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Friday, June 20, 2025

GRICE E SERBATI

 i .mi OPUSCOLI riLOsopci  m^ OPUSCOLI FILOSOFICI OPUSCOLI FILOSOFICI VOLUME IL MILANO DALLA TIPOGRAFIA FOGLIAN MDCCCXXTIU. .# f  (g 7*aiiliim abtst ut seribi cntra noa noUmuj ut id eliam maxime opUmus  in ipsa enim Gnecia^ phUsophiit uuUo in honore nun" quamjiuei, pisi doetMmanm cpfiter|- Uonibus distensionibus^ue viguitset. Cic, Tusc. q, II, 2. N, 1 KL Volarne preaeale si contengono due Opu- scoliy aopra i promessi. Em non prendono gi a trattare dimltamente nessun nuoro punto di fiio" s(^a , ma sono pi tosto indirizzati a sgombrare la yia dagli ostacoli che si frappongono agli avan zamenti della Tera filosofia* Uno di questi ostacoli^ e non certo il meno dannoso,  la disacconcia maniera onde gli umini dedicati allo studio talora comunicano insieme i pensieri e le diverse loro opinioni. Questa vor- rebbe pur essere serena e tranquilla, quale  ne- cessario di onservare la mente e l'animo ac- ciocch sieno- idonei alla verit; ma in quella vece  bene spesso commossa, azzuffata e turbo* leuta; e in molte scritture ohe si pubblicano presso di noi di letterarie controversie, egli par di vedere anzi le idee sollevate in tumulto a difesa dello scrittore o a rovina dell' avversario^ che lo scrittore stesso sorto alla propugnazione delie idee salutari e della verit.  a tor via 160 TI un vizio s nocevole ai progressi del vero^ a torlo via massimamente dalla italiana letteratura , che dovrebb^ essere essenzialmente sincera ed essen- zialmente gentile 9* tende uno de^ due Opuscoli aggiunti^ intitolato: Galileo de' Letterati, L'altro^ che ba per titolo: Eresie esposizione della filosofia di Melchiorre Gioia, procaccia di mostrare in tutta la sua nudit ed abbiezione la filosofia di Elvezio', riprodottsl sgraziatamente in veste italiana da taje^ che se avesse, in vece di copiar servilmente il male dagli stranieri, ricer- cata liberamente col suo iogegaola verit, mon avrebbe giammai prescelto d'estinguere^ qoant^era da lu, nell'uomo l'intelligenza riducendoia alla sensazione, e la morale rivocandola tutta al pia* cere. Come tutto ci che pu render nobile la filo* sofia teoretica, si  la distinaione dell' /cfea dalla sensazioney cos non v' ha nulla nella filosofia pratica di elevato e di sublime,. che noi discenda dalla distinzione fondamentale fra una legge cke obbliga, ed una semplice inclmazione che alletta. Se non v'ha nulla nell'umano intelletto che diffe- risca essenzialmente dalla sensazione, non v'ha n pur liulla che costituisca una differenza essenziale dell'uomo dai bruti-, e se non v'ha altra legge morale che l'inclinazione a ci che  piacvole,  tolto via con questo ogni ^znVto^ e non- esiste che un fatto. Una tale filosofia distrugge adun- que V umanit, e non lascia per oggetto della filosofica investigazione che V animale: ella  dunr ^ Masij perch nuiiGa^li llqo;(ia^due oaaratteri cfae dMiDfiiono la yer filosofia ^xCM>' (a). ..  . i. . 'i '  .-.. '>. . : ; Ini fatti ^ ridiioendo essa alb seassione eorpe^ lea tutto ci che  nello spirito uoianO;^ non le reatai adlog^etto- del suo sapere che lab: materia^ 0 per' meglio dre^ i puri ociden della ^^nlate^ ria (3): e la materia  suhhiefcto di. divisione- an^ definita^ e non :pu^ somminiatrare^alla ideate/ al- cuna Qosione di vera noit; gli' accidenit perdono aoehe quella unit che ayer pob^bbero ove ven gaoo dal; subbietto divisi nel quale esistano^: o per parlare pi aeciiratamente, del quale for* mM0 il mode d' esistere. Solo' lo spirito  il fonte della unit; e salo le; essenze che per lo spirito esistono y sono quel legumii intim ; e .spi/ (i) Vedi la PreCsizone al L"" Valams, paj;. s. (a) Ivi, pag. XI. &\ Ycd* ili.* Volarne, pag.. 87. Iftfll UuiUcke mizzano^pei^eooi dire, yeraceinMAe k cose i,\ le  iMenze ^md' avdr possiamo uo sublnetto unico, indivisibile , e onde la* materia -stesfta che di natura sua indcfinitamenle ai moltiplica e sperdyvesto'juna. .fopina semplice e CMtante, e render dx^nea ia fsirsi oggette de^ nostri in- iQUettuali. ooneelli e de^ nostri ragionamenti Qamdi ilellil filteofia* 4eUai*eeiisazione  a35, a;^ 4 altrove pure ai roonoaceva il medesimo vero; che forza a conosoerlo i'esperensa di un decadimento precipito0) sofferta dall^ umanit Mito F educa-* isione materiale de' sofisti ^ cio sotto un' educa^ zione parziale e priva di scopo 3 e cosi si di* ceva  Scoprire il segreto (1) di questa grande  armonia interiore^ tale  lo studio cbe deve  tempi , i' quali ostentando nna fiilaa modestia (a), affeimafrano (i) If. Organ. I, 120. Va pensiero simile abbiamo is ma delle lettere di' Seneca : ecco le pargole : Viinam ^ f uemcutmodum unwtrti mundi facie$ in tonspeetum ve- flit, fi pkUowphia tota potiti oceurrerty tiirdUimum MUNDO spcetaadtml Prqfcto enim omnes mortales in admirtionem sui raper^^ r^UcUs hitj qum nune magna, magnorum ignorantia^ credimus (Sen^^ ep. LXXXIX). Unniverso, Topera della divina Previdenza, presenta il tipo della vera filosofia, dotata de^ due caratteri, deHa totlitl^ e della vmwk^ perfetta. Un gentile non poteva che fame no desiderio^ Bacone ne parla pia snimosamente e piJL SttUimeiaente , percb cristiano. (1) U buon senso italiano non si lascia gi sempre ia*' porre da una simil modestia. Egli i gran tempo che iL Lami ossenrsf a, che questa gente  piena di contraddi- noni , e che si trova intricata nelle proprie idee senza sa pere onde uscirne: indi qual maraviglia che sia modesto dii si sta ravviluppalo ncHa rete e vi sbatte innlUaeiiUt Ecco le parole del Lami in occasione di rifoiire le cose del GerdiI contro alia Lockiana filosofia: Facendo qui eH  nosccre il P. Gerdii le cootraddzloni qoas cootinae dol  Locke, cessa Ut maraviglia di vederlo A propenso a d->  btare^ e m scuopre chiaramente Porigiae ; dr qneU mo  desUa , per la quale riene egli tanSo elebrato  ( iVb ^sUc UUer.^ T. XII , n. 39). Questi dobb perpetui , queste die r uomo non pu cooo^oere quegl'  intimi e enefico nella  civilt;  dovuto visibilmente alla direzione e e che sola merita il nome di sapienza^  propria del solo Dio, come ho detto nel I.^ Vo). degli Opuscoli (pag. 248 e sef;g. e pag. 64 e segg ) : e P nomo non pu appren- derla che mediante la rirlarione dirina, dalla quale egli jriccFe quelle uidme proposizioni sommamente a lui ne- cessjirie ^ che sons il risultato di tutta la scienza^ e la ve* riti delle quali Dio solo pu a lui garantirla perch co nosce tutte le cose (Voi. I, pag. 76). I gentili medesimi nel tempo che conoscevano la vera scienza non poter es- ser che quella fornita de' dae caratteri della unit e della UMUtd^ sentivano il bisogno d una rivelazione per averla, t dicevano: Sed hmc maior es$e raii^ f^idtiur^ qudun ut hominum possit sensu^ aut cogitationt eomprchen4i ( V(d. la nota qui sopra, pag.. xxvii.). La filosofia i T amore e la ricerca della sapienza, come eipraac V origine della parola. Che cosa dunque vorr dire una Filosofia fornita de' caratteri dell' a/iil e della tota>' Ut? Nient' altro, se non una. filosofia diretta alla vera icienza : un amore , ana ricerca mediante la qaale Tuomo si studia colla propria ragione di avvicinarlesi pia ch'egli possa , di avridnarlesi indefinitamente quasi a limite de^ suoi voti e de' suoi pensieri. (1) Ved. Voi. I, XII e segg., 70 e segg., a4S e segg. (1) Il march, di Beavfort ne^ suoi articoR sopra la G* visitazione. XKt ^ aUMhflueisa oompoteate della sovranit spi  rituale. I disordini che impediscono la societ  di pervenire aliar sua perfeone y non hanno  altra causa che la ribellione contro, il potere   tutto occupato a dimostra* re le limitazioni dell'umana ragione ne' giudizi intomo la divina Proi^idenga; come si i^de fino dal titolo ) 5. {Uaatore benissimo si cura di sapere fin dove la Rivelazine permeUe, e fin dove proibisce il cercare le ragioni della divina Provi-- denza^ e tratta a lungo que* sto argomento intutto ilpri* mo Saggio. Essendosi curato dUnddgare un punto s ri* levante^ egli ritrov che la Rivelazione i.^ ni proibisce interamente V indagare le ragioni della divina Piwi* denza , a. n permete che l'uomo le indaghi ilHmita* tamente e temerariamente). (i) Come inai parlare di filoiofla chi non ta n poire che eomprea^ dot D9n ignifica.je non perfittamente conoscere? t elU questa vera motim parlare aenteiiiioMaiente d tali argomenti aema saper n |Hire il significato delle pi ovvie parole Jiloeofickef  ^ fe duoqiie falso che ci che  ncompreneibile f esclada qualunque oogoiiionc, qualunque ricerca, l confondere i diversi gradi del oonosenvi pia  eoo oscuramente, fu Parte di cui tanto abusarono gtUocreduI^ per hr credere agli sciocchi , che la religione proponendo delle ooir in* ^ttmprtneHiUy proponga con ci delle cose di che sia impofiibllo irere qualunque specie di cognifione. Il vesso drgt^nerMlttli  qat alitato dair autore delP articolo della Biblioteca Italiana: lungi da e r attribuire allo 9tuo i sentinenti di quelli, de* quali egli co- pia e ripete le insulse obbiesioai. (a) Con tatto questo discorso sembra che Pautore delParticoIo della ^I. Teglia stabilire che badando alla Rivelasiooe si deve sospendere cfaalanquo estrciiio di ragione umana iutorao alla dirins Providenaa. *% xxxri Ptti forse mostrarci Tautore degli opuscoli che Dio ab- bia voluto soddisfare alla no- tra curiosit o non piuttosto prescriverci di venerare una Maest occulta infinita e di osservare i precetti della giu- stisia^dciPonest e della ca- rit? Di d non si cura Pmu* tare degli opuHoU* I. La Rivtlatione non proibisce la ricerca delle ragioni della Proyidenza. Pag. 4* Proibisce forse il legislatore sapientissimo che ricerchiamo le ragioni delle leggi onde i beni ed i mali dispensa, se siamo da tanto? Ansi a ci tutti c'invita. Pag. f. Egli  appunto col permettere che insorgano nMla mente delPoomo delle dobbiesse o per dir meglio delle difficolt, che (Iddio) riscuote la inenia di Ini, che lo provoca alla riflessione ed alla tnvestigasioDe del vero. Pag. 6. Non vuole dir tutto egli stesso Pottimo Creatore delP uomo , perch P uomo Primi, stabili che ti deve are dtla ngioiie, e mi imputa oome gnvsuno peccato l'aver io voluto assrbirey eom^egli spaccia, ogni pernier  umano nelVadoriione religiosa e conquistar tutto Vuomo eolla eoi/de speda' . La roiuegaenza di ipiette me propotiiioiii sarebbe, che dnoque non si dttre badare alla Rivclamone perch in tal modo si proibi- rebbe al P nomo il pensare. Rilevando stmili oontraddiBioD io non voglio attribaire (lo ripeto') ^entmeoti cosi empi e funesti alPaotore delParticdo della Biblioteca italiana: conosco troppo gli effetti della disatteoaioDe sollc conse* fvente delle scnlenie che si pronnnciano,  so quanto abbia d^iti- Aienta P istinto della iinitasione, comVsso apra Padito in certe menti a tutte quelle idee che si credono nooete correnti f e metta sul lab* bro delle parole convensionali che si rpetoifo perch si odono, e che scusano de^ solidi pcmieri e delle dottrine di un acquisto diA* ile e faticoso. Quanto al merito della cosa. Il nostro avviso espresso a lungo nel Volume I degli Opuscoli, si  che nella Rivelatiooe ci sia deiroscu- rit d'^adorare, e nello stesso tempo immensi campi di Inoe pe^ qnaK spaziare liberamente quasi a dclitia romana iaielligenu. XXXVII non flt rimanga neghittoso ed inerte: e d^ altro iato non ^ ama di levare alla sua cre'a tura diletta il nobile piacere ^- ed il merito d^instruirai in pi cose da se medesima. Per questo fine air uomo diede la facolt di conoscere 9 ac ciocch^ egli potesse onesta* mente rallegrarsi nello svol- gere a se stesso la acienca) ncir essere egli medesimo in parte il proprio maestro. Pag. rxy. La ragione, creata tutta per la verit ^ rattamente anela ad imbere quel raggio celeste, che solo F appaga. Pero amico di e^sa  il Cri- stianesimo^ ed i Pastori della Chiesa (1) eccitarono mai sempre gli uomini dotati d^in- gegno ad fiutare con questo la umana debolezza , che fa Poomo immaturo a ricevere pienamente le rivelate dot- trine. Cosi Leone X, nella Vili sessione del Concilio V Lateranese , imponeva sapien- temente a^ filosofi de^ tempi suoi di escogitare gli argo- menti che il puro lume na- turale offerisce^ co' quali ri- futare ed abbattere gli errori degli Arabi che allora ap- (1) Questi tono i maestri che noi vorremmo posti salU attedra  al palpito : ro^2iBio fivf tof Zim 1 fmtrs immuo / pro/trM di fauanf xxxTin punto danneggavan la Chic- aa  conciossach , diceva |  non potendo il vero essere tf giammai opposto al vero,  tutti gli argomenti loro  sono colla pura ragione  solubili  Pag. 35. Dalla sola cogni* zione di queste vie e di que- sti sentieri ( della divina Pro- vidensa ) ^ aspettava il reale Salmista quel conforto di che r afflitto suo spirito abbiso- gnava^ dalla cognizione, come espongono Eusebio e Teodoro Eraclense, degli scopi della Providenza> delle lontane ve dute , secondo le quali Iddio comparte i beni ed i mali (i). II. La Redazione proi" bisce la temert e la pre sanziona neWinvestigarc le - ragioni della Providenza. Pag. ij. Il primo modo d*u sare della nostra rsgione in- torno la Providenza divina* t proprio di loro che eoa animo reo e con mente dura o superba investigano le di- vine disposizioni ^ bramosi , quasi direbbesi, unicamente di potere in quelle trovare onde condannarle, e quinci coglier cagiono di negare av- vero di formare quel Dio (0 Questo diaortra w noi fum, ripntum udU oUa rtUffone di indentare U ragkim umana* che non amano, e che, con perpetuo loro affanno , fiera* mente paventano.   colpa di costoro tutto il disprezzo e tutta Tonta, onde poscia si rcnoprc dal pubblico grido questo bene preclaro , la ra gion*^ questo ampio fonte di consolazione, il sapere. Pag 37. Le Scritture me- desime, che pure imprendono ad addottrinarci ne^ consigli della Providenza divina , raf- frenano la foga e la baldanza della nostra avidit di cono- scere, e n'avvisano cht per inuoltrare della nostra mente nelle pia alte cognizini, essa verr sempre finalmente ad una ultima u linea, la quale di trapassare con inutile fa- tica travaglier. Coree que* sta linea fatale fra il finito e r infinito assoluto (i)^ e (1) Qaesto limita da noi tts|ilito alla ragione nella divina Provi* deaza^  rooato contso.di noi ia queste jparale Chiederemo a lai  come mai uno icrttore posta ra^anare dei coDMgli della divina  ProvaUnaa osse se egli fosse Pintimo eonfidcnte dei pepaieri di JDo-  owneddia nell^tto cliVgli pone 'osse teorema fondaioentale  eh  le intelligenze create non possono avere il coneetto dello siruo Et*  sere diTino ? A coi e facile rispondere oosi a Se noi poniamo per  limite delU -ragiona nana nei giudisi iolomo alla divina Provi^ densa la annoanaa. d^ooa idea pcMtiva ed.adegwita di Dio, perch  Il quteha cosa non tuoI ^ir tatto : i loflsti H^ineontro vanno i due eeoMt) ore iembre ohe tutto li eaiMpM eolP amuia ragione, ore che non si ooooma nvla. 00 E qu^lo' diittotCra he nel tenpo che noa vogliaio annientare la i*agloe uavaiia , oon la- Togliano n pur rendere temeraria. (S) Presmne donque troppo la mia regione r non  danqae Toro ehe io la voglia difttroggere. (f> Riirocedere da mia falsa strada  aTansaret Torrete dafique voi ehe lo sprito umano avanii coHamemnt ft^ quMUJda stradm intta, fmU eoi petet 9i miiet Per salvare P animo vostro, debbo pensare che non sapete M he vi dite. 3.^ilfteoatiiiio ilUaiUlD Opus. Fil. T. JL voglioDO risaoDiC cari , rsuo- nar enerati ai lontani po- steri. Pag. VII.  rivolto il quinto .Saggio  a dimostrare le agi- tazioni del cuore umano , quando rifuggendo dalla pa- tente luce del Cristianesimo^ iTOam souTAaio iHDiE^ao sui passi gi fatti dalFuman genere, e ai costituisce iso- lato fra nazioni pagane, s^ ab- bandona alle loro Uusom come alle loro abbominazioni: egli percorre tutta la serie de gringanni; e finalmente cerca orrbilmente Ja requie non mai trovata, neiringanno stes- so, che perpetuamente rinasce e perpetuamente svanisce. {Alla pag.igesegg.si parla a lungq del continuo progresso Mia societ urna* na^ che det^e essere aiutato e promosso ). IL Circa la ueechia filo* sofia scolastica^ ecco quello che io scrissi, Pag. g6. Perchi questa (la filosofia) ritomi in amore ed in credito appo gli uomini, io credo che bisogni riconci* liarsi in parte colle opinioni degli antichi, e in parte dare ad esse il metodo de' moderni, lo stile facile, le applicazioni pili larghe e vicine alPumana f XLII fta, e fioalmente Ponicne dd tutto ed il oonpinnnto. E forse gli scolaatci caleati A al basso aono Taneilo che rag- giangele filosofie antiche colle moderoe, e che conviene dili gentemeote conoscere. Per- ciocch la scolastica era ia vero degradata, diventata pue- rile e ridicola negli ultimi tempi ^ ma non cosi appari- sce ne^ suoi grandi scrittori, fra^  xtlll iste nel non confndere il lume naturale, col lume so* prannaturale^ che pur sem- pre debbe rimanere distnto. Io ammetto che tutti e due vengano immediatamente da Dio, tuttavia ii distinguo spe- cialmente dalia diversa na- tura de' loro oggetti : que- sta distinzione  ci che se- para immensamente , come ' altrove ho osservato , il si- stema platonico dal sistema cristiano. Pag. 57. Tutte queste li- mitazioni e tutte queste leggi, da cui r intelligenza umana . vincolata e ristretta, non portano alcuna alterazione ne- gli oggetti che da lei ven- gono percepiti, immediata- mente^ ond'essa si rimane sempre un istromento atto alla verit. Le fatiche che questa nostra potenza sublime  ob- bligata di fare, onde perve- nire alla verit e onde fruire pienamente del suo aspetto divino y i sentieri anche tor- tuosi che talora debb'essa calcare, la luce immensa, in cui finalmente s* immerge e da cui resta vinta e beatifi- cata^ tutto ci non toglie punto che non sia tutto verit pura e semplicissima quanl' ella giunge a vedere^ non toglie XLir che r nomo non possa assi' cararsene, anzi ch^cgli final- mente non possa non assica- rarseiie. Onde noi conosciamo la distidzone della verit dal Perrorc? Se le nostre facolt intellettive create non fossero per la luce del vero; chi mai insegnato ci avrebbe che il vero esste; chi ci avrebbe fatto nascere il dubbio che ci che percepiam sia men- zogna? Non avremmo avuta giammai alcuna inquietudine sul vero e sul falso de^ no- stri concetti, se le nostre in- tellettuali potenze non fossero al vero ordinate. Lo scettici- smo adunque, il pi assoluto pirronismo  un sistema che non potrebbe esser inventato se non da u essere creato per la verit* Egli rende per- ci testimonio contro se stesso; egli dimostra e che il vero esiste, e chVgli  P oggetto delle potenze intellettive del- Puomo, e che queste possono di lor natura al ver perve Dire a cui tendono incessan- temente; mentre ogni potenza i proporzionata al suo og* getto : ogni potenza , se non  guasta da accidentale ma* lore e se  direttamente ado- praU, alP oggetto suo na- J. Sili permesso di domaa- dargli una risposili ai seguenti quesiti : I. Se alla causa della re* ligione nuocano pia le di* spute teologiche, od i sofismi de' filosofi (^)  XLV taralmente e infallibilmente coDgiungesi (i). ly. (Circa il Teocratismo^ mi rimetto a ci che ho scritto nella nota^pag.xwu). 7. ( / nostri sentimenti sulle questioni furono i se* guenti). Pag. 2191. Le quali parole esortano gli uomini alla li* bera comuncazion del sapere, a mettere insieme d che sa ciascuno , d che eia* senno seppe , per fame un pubblico e ben assicurato te- soro; terminando questa mo- lesta propriet esclusiva d'una sdensa individuale, per la quale T individuo aspira a nulla meno che alla tirannia alla spede intelligente, e i molti individui dsputantsi lo stesso scettro immaginario alla distruzione fra loro: e le na- zioni ed i secoli pugnano pur fra loro in tanto pazza e in tanto /eroce battaglia. Pag. 979. E la variet delle opinioni in tutte le parti della filosofia insegner alla troppo celere e confidente giovent la cautela in giudicare, U (1) Questo non  un mettere sulla cattedra maestri die annientano Itrafione. (a) Le dispute teologiche, come pure le filosofiche, ove sieno fatte con amore della Venia e drgli uonini, possono essere giovevolissime: i sofismi non aono giovevoli mai XLVI 8. II. Se la causa della religione eaiga di aDuientare la ragiope umana. 9. Uordine poi delle cose fuori di noi ai  quello per cui siamo costretti a portarci d?un tratto quasi con ni" pidissimo volo aW ultimo anello della catena di fotte le cose^alla ragione uUimaf a Dio. Questa doUriua della totale abdicasione di se stessi e dello assorbimento totale nella causa del tutto vien predicata anche dai Bramini indiani ecc. tardit in condannare, la lar ghezza in comportare opinioni contrarie alle proprie, e il pe- ricolo dello stringersi sover- chiamente ad alcuno degli umani sistemi : dalle quali virt nasce la urbanit e la dolcezza delle dispute, la fa- cilit della convivenza, e la scoperta stessa della ritrosa verit. 8. {Fed. i passi arrecati di sopra ai num. i , 3 , 5 ). 9. I. (Ecco ilpa^so non mutilato ) Pag. a35. Lo spirito del mondo 0 togliendo dalla na- tura Dio, 0 a lui non pea* sando , 0 pensando mozza- mente a quello che gli con- Ycnga , non pu concepire la grande unit e semplicit del- l'ordine di tutte le cose^ ma introduce in esse il disordine e lo scisma. AlP incontro i cristiani cammitiando al gior- no della fede vedono colla mente loro tutte le cose com- poste in un rdine solo ri- splendente di mille pregi , ma accolli tutti in perfettissima unit, mirando alla quale noa  lor conceduto giammai di limitare i pensieri fermandoli dal loro corso in qualche og- getto sparso in sulla via che XLVII percornHM^ na moo coatietti a portadi Pan tratto quasi 00 rapidiasimo volo alPuU thno anello th catena di 'tutte le cose, alla ragione altima, a Dio. IL SuU'akdicazione di se stessi gone poscia condiaeende ai bisogni ed alle infermit della non adulta e perfetta natura umana. lla sa bene, cbe V no- moin questa vita, dove il con- sidera come sempre fanciullo, non pu tasere col suo spi- rito attuato continuamente nel solo Do, e per tempera il gran precetto di dovere sempre orare e vegliare in s dolce modo, che non di^ vieti Fuso delle cose umane, degli amminicoli necessarii a questa povera vita, e altres delle cognizioni intorno alle opere di Dio, qnando per qule cose nelF animo del- IVoihio tengano oonlinua sog- gettone e av^amento a quel solo fine di tolte le eose, per qudPiinico mexzo. Pag. 95a. La Religione in- coraggia tutte le scienze e le arti anche quelle ch'hanno per ' dcopo gli onesti godi* menti di qusta terra. Xl/VIfl iwft.fii cootengona nella ma opera, per \ l^ai o^aret pnwao ^hicdiesaia col dimostrare , mentendo , la ma ^ilm^\pfsdc^sa ed imprudente (pag. 269, Feb- braio i-Sft&tdiAla'iiBibl. *ltal.)- Quanto a me, io non rico- ;-9aiC0'jMiUa..>.di. e che vibra incessantemente contro alle ^ tenebra liiftiDaiiriwa che queste giammai la comprendano. SULLA SPERANZA CONT&O ALCVNE IDEE DI UGO FOSCOLO SAGGIO QUINTO. PIUEtOKDU FAarfJI QUASr ROTA CARRI: ET QUASI AIIS VERSATILIS COGITATITS ItLIUS. EceleiiMrtictJ^ma. LIBaO FRIMO DELLA SPERANZA INGANNEVOLE tem fifoni tMfertfacUi$ ^ mu fino sa certo- aegao e a certo tempo, fino cbejawraaieiite non ha ^tlato il dono inappreabiie della aua likfert^ di*fieata forza aaraviglioaa e miaterioea ebe il solleva 9 tate la natara aieccanica: via. dopo di c& egli  condiiienalp dalla floa innata tendenza a segatre il bene cV^gti ti ha pre- sentato , ch^ egli ha costituito a se medesimo. Non  in ano potere sognire an bene od nn male; quantunque aia in suo potere acguir questo o pur quello oggetto, rendendosi Fune 0 P aitilo bene o male a se stesso. Conservata adunque al- Tuomo la libert di appetire e di abborrire i diversi og getti, di scegliere- fra la virtA e fra il vizio; fermiamoci VD momento a considerare quella tendenza che lo porta al bene, e non lo lascia * cende; e in somma veggo d' essere anch'io nh pezzo  qncUa grande rappresentazione. In me pet sento altres le canse d^l muovermi , i fini deir'^rreoarml in ' qhesta e in qaela banda , perch- a qulP 4rz usoii , toroai a qn^ at^ altra: n panni trovare in- ci mislerio- di sorte.; ApAe stessa. Laonde il non volere star male , lnafli uoafB>^ sembrano escludere da lei la n^fiofM, anti ra ^Kww  n&iura pure le faQciano cose opposte. Ma ogni qual volta eolla parola natura Togliono intendere Vessenza delPuomo, non pot- tono eseluderne la ragione senza dar nelP errore. La nostra natura in Ul senso  formata principalmente dalla ragione. E questa ra- gionevol natura sente P intima Necessit di amar Tonello per se tflssoy e senza- interesse) anzi di pi essa trova il suo bene, e perci interesse massimo nel massimo disinteresse: cose ebe sem- brano disparate y e pur son congiuntissime. Dei conformarsi alla natura nn antico scrive: Beata est ergo vita conveniens naturcc juee:  non ideo tamen qxdsquam fiUcia dxerit, quibuM non est ft* Ucttatis inuUectun.  Status enim nemo dici poust extra rn^iTATEU proiectuss beata ergo pifa est in recta certoqu indido stabilita ef iRiRutoiiif. Seneca, De i. beata. % u imwm due a b ateaMi: il tuoJntarav 4 U mio^ ab- tf Mina u cuoi di cigMle nobilt tut imporUnaa ^ qd l'amore cbe mDvei tuoi. paAi' nel filagio, xU mpla^ a a' miei nel tagiirio^ qed priedipifr iM il^wo ^ateoza  le tae aplendide sollecitudini,  quello cbe d Peaiataiva  alle mie occsure: motb da usa eomuM lorigiae attn it giano U motore la Tta ainredua . Ricoaftici perci ia tf me il tao inule ji.. . Che te eguali nm tulli gli*^09u. i queata Mommk voglia di migliarar at ateas  dfi .abbeaociare qaaute. .atta Felicit appaffiitne^iO panaaM pparteoert^ tutti altvcal debbono awecs il diKitla .di aoddiaarU. Di pi: poicb quaata i la vaca- pia feiiC) e che in mi gianaaai nan laee^ dalla KaUura; qiHadi  anelli il {n. Carta e il pi geoaraU lfitlo , a queilrt: quelle perdo finiacane in sa atease^ afiia portano, 8 ilicdite csteti ^it, In si il loro oggtttb^ U'wcoofro U cognirionc  la libert rapiicoao a s oggetti aoche fuori Ji e iDedei.OiWlc se io qnelle vi  una 6sica necessit che otteogano J fiie loro, in ' fosse n di conoscete . ii volere.  dunque l'oggetto sempre in relazioac colla facolt sua : sicch in quella maniera che non s saprebbe n pure la esistenza di lei^ se non avesse un oggetto in cui operare^ GOtt sapendosi la esistenza sua , conchiuder si debbo che P oggetto esiste. E se aodie non vi avesse qnesU ragione, indotta dalla costante analogia che si vawsa in tutte le cose della natura, e dalla necessit di riconoscere le trae* ee di una sapienza che presiede alla medesima v > dii eonoace un Cnatore nonpu^ non essere chiarissimo, che un desiderio essenziale alla nostra natura, quando oggttto alcuno possibile non avesse (i), Paccuserebbc di crudelt e di stoltezza: dacch egli ci sarebbe un etemo afanno, e un aEanno cornano, all^uomo piik giusto come al pia reo; t avremmo tutti noi una natura stolta, perch. braaseNbbe eternamente V impossibile. Ma ohe esser vi debba nell^ universit delle cose alcun oggetto, o alcun essere, il quale satoUia piemsttm rumano desiderio dcHaFelioit; dico, che non solo  vero, ma che  anche un vero si chiaro e si necessario, che nessuno riut mai negato n pu negarlo. \. > ;'-.. III.  bens avsvenuto, che nello stabilire P oggetto di questa Fdicit gli uomini abbiano commessi errori infiniti, ed abbiano concepito stravolti pensamenti oltre ad ogni credere; 0) Si parla di unt fimpoMibiliU atsolutft^ eoBM sarebbe M ma&- caite V oggsl|Oy ehe si potesse render feli^. 9 Gi gfi anticldf AmoS, nUe liro divcne sriitaiMe, affer WWQ i 6li principali di tutte le poatibili opinioo ed i pos- sibili errori in tale argomento. Poich cU la poae nel pia- cere come gli Epicurei , chi nella rirt come gli Stoici , chi nelU contemplanone delle eMena:^ come Platone^, e ehi in latte queste cose insieme come Aristotele. Ma queste quattro gran classi delle opinioni intomn al-* P oggetto della Felicit amm^tomo innomerevjoli particokri, che in gran parte sono stati svolti , e talora come nuori trotati proposti si dagli antichi che da' modemL d an^ cera nel particoUveggiare quelle generali senteoae.si cctt*^ pano tutti , anche i plebei *) che in ci lutti filosofimo \ r nessuno in cosa tanto stretta con s , e necessaria , pu statai dal seguire aVcona seulensa. E per voi stulile ih ^olgo parlarti seo^pre di hcoe e di male, o veniie ideun* dori f pi grossolane e diwene FtUt^ e chi psedicam heato il rcqo perch possiede riccheaze , chi creder laie il voluttuoso perch ha copia di piaceri cosporei^ chi l'oosh fato perch ne pasce Tambirione, e chi uno e chi altro; nascendo cos tante FelicitA quanti sono i cervelli, o an* cora di frequente quante V ore del di : sicch al pvanao v' ha chi la tien nel cibo , ma colmo di questo la oceca nel sonno, e cos d^ una in altra cosa la nsegue. Anche fra i moderni questa questione fu trattala molto,  con gran sottigliezza e verit. Ma non mancarono i so- fisti, che scrissero in questo argomento, come in lutti gii altri delle cose pi stravaganti che mai, e pia ignobili i ogni plebea credenza. L' arte intiera de' quali consiste ad iraveslire cose vecchie ^ volgari, con molto artificio e gusto del tempo. IV. Di questi  uscita la pi desolante e strana sentenza aolP oggetto della Felicit, una sentenza che parrebbe im- possibile a primo aspetto poter cadere in capo umano, ma che pie attentamente esaminata, si trova comune quari direi C^ust. FU. a. 10 fra gli uooiioi : voglio porkre della sentenia che eoHota la felicit unana nella speransa^ fttoah Tesser felici debba risolverai oon in tltro che in m coRfinao sperare di eoa- segaire felicit. l)i cos singolare opinioiif ,  eontradditoria cor se mede- sima (i), non awei io fatto TargooMito di questo Saggio se, Ctonie dicefa, ella 'non fesse pi che non paia diSiisa fra gli ttoaiini, almeno praticatMute^ e se non Cosse stalo anche in Italia in questi nostri tempi tale, a cai piacque di profondere una non volgare acutezza d^ingegno a soste- nere ei 9 che altre tolte avrebbe procacciato titolo di for- sennato: il qual vezzo tuttavia di gittarsi alle opinioni pi nuove- e pazze, non  un raro fatto v giacch egli seokbra ohe questo tempo voglia toccate da tutte le 'parti le estre- ntttt e che si compiaccia di abbracciare in se medesimo oose, penone^ virt, visi, opinioni e caratteri disparatssimi , scuole perfette di morale sublime, e di pazzie squisitisaime: le quali due manieve di cose sono per atte egualmente a dimoatrare quel continuo viaggio, sebbene opposto, nel quale . spinto innanzi, e forzato infaticabilmente lo spirito Per tanto i sostenitori dalla sopraddetta. sentenza., cho ripone la Felicit nella speranza, spiegano il loro concetto in questo modo. Essi affermano, stare la felicit in qu^lo sforz che fa P uomo, mosso dalla iperanza di conseguirla^ cono, la vita esser nel moto, nella quiete la morte con- sistere: e perci quanto Tuomo  pia agitato, sia di do^ lore sia di piacere, tanto pia esser''felice> come quegli ehe ha pi' vita^ sebbene n T animo debba mai Conseguire i suoi piaceri, n Pintelletto la verit, perch allora ces CO II Savio d^ Aquino preride qualche cosa di simile a questa opi- niene Ik dove dimostra colla sua solita acute iza , di' egli  assurdo ammettere una ^accessione interminabile di fini, e che perci ri debb* essere una felicit, vmjine tltimo dell* umana rite. Vedi nella Parte I. della II. Q. I. art. IV. le sue sottili conaideraiioni sopra dj ii saodo d'operare, ogni tiu e neil'intdktto e BtfU'tnivo  spegnerebbe (i ) - Chi coniidera nuetto teitenca n poco addentro , per ripagnante ch^ella sembri atF aoiana rampone ^ trova eh' ella pu sorgere assai naturalmente oel cuore d aleoot uomiuij giaccbPaomo assai pia che da' priocipii astratti della ragione, deduce te. suo coodasiotii da d.ehe cspetimoata in se stesso quotidianamentei U che considerato , si aMotra assai naturale , che cadano in quella scntcnsa , ehe la F^ licita nella sola speranta racchiude e nelP assiduo moli- mento per conseguirU, tst^ coloro^ che n i bem deBa calma hanno mai esperimentaCi, n quelli d'un armonioso moto delle umane heolt. Questi avvezzi a ternbtle guersa intesthia per lo sbilancio delle facolt proprie, prodotto di solito da eccedente immaginativa , credono in tutti gli uo- mini dovervi avere- quella . agi tasione di desiderii continua^ e di sforzi, e quella* vice di dolori quando non si soddi* slanno, e di piaceri quando soddisfatti ripullulano. E cosi del correr sempre senza asai giungere alla meta, fanno gP io- felici la loro gloria , e del faticare senza corre mai il frutto delle fatiche, fanno il loro premio : fingendosi per (i) Qifita infeKe teodenaa che hanno gli uo mni ad ingannarsi perpetuamente suU' indole della felicit e ad. inseguire successivamente delle sempre vane,speranee. Questo fatto,  l'inclinazione che ha P uomo alle occu- pazioni clamorose. L' anima , diee questo scrittore , non riaviene in s niente che l'appaghi^ anzi niente vi scorga (he non rattristi. Per questo ella s'ingegna di dissiparsi*  Nella educazione, a' giovani s' insinua la cura dell'onore e de' beni.  Si stancano collo studio delle lingue , delle scienze, d^ii esercizi, dell'arti. Si aggravano d'af&iri,si dice loro non potere esser felici  se non s' adoprano in conservare l'onore e la fortuna.  Ecco, direte, maniera ajsai strana di farli felici, che farebbesi di pi per renderli infelicissimi Z  Basterebbe, io vi rispondo, tor loro tutte ({aeste sollecitudini^ che allora vedrebbero s, e a sd pen- serebbero : cosa loro insopportabile. Che per , prosegue , dopo essere caricati di tanti af&ri, se hanno tempo di sol- lievo^ procurano perderlo in divertimento che gli occupi tutti, e li tolga da se medesimi. E inoltrandosi nel ragio- nare, perch (viene egli ctiicdendo) disgusto tale ha l'uomo t4 di s quando dalk reKfpoie non * locoono, w im pa- che in fl* rinfieft! n oggtUo disamabile , debile , HMKro ? Che in vero il disgustarsi di una cosa , e il trovare disgu- stosa la cosa stessa , torna al medesimo* Si , chi solo  tratto dagli affetti che ritrota nella sua natura, impossi- bile e , che viva in quel ripose , che gli d luogo a con- siderarsi. Gran cosa! queir uomo che non ama che s, niente teme quanto tfovaim solo eoa s. Egli nulla ricerca se non per s, e nulla fugge quanto s ^ perch se si mira, non si vede qusl dcAidera, ma s^ abbatte in un cumulo di miserie incvitabftt, ed in un vto di beai reali, che  in- capace dt riempiere. E qui Pascal disamina, le umaoc oou- dizioni pi riputate felici , e vede che in tutte , quesU supposta* Felicit mettesi io cose esterno, r^ditvitfl abbiano di tor noi da noi stessi^ e che in qualunque affluenza di beni anche rcgSi, infelice  Puomo se non  distratto, ma sr lascia a s ritornare. Che v^ha, dice egli, di pi lusio- ghevole per un re, che V aspetto di sua grandosza?  bene, se ne faccia prva. Lascisi' un ro tutto solo, senia. solle- citudini dello sprito , senza compagnia , con tutto V agio di pensare a s che  s grande. Vedrassi, un te che mira se stesso, essere uomo pien d miserie, cui risente al pari d'ogn' altro (i). Quindi 'gran curai si pone a impedire ch'egli si trovi solo , col non lasciare mancar cortigiani, che i piaceri fac- ca^no succedere agli* affari: sicch non vi sia per esso un momento proprio. Per questo stesso dagli uomini s^ amano (0 Non sembra cbe abbia tolto il Pascal questo tratto dal libro Della consolazione altributo a Cicerone? Ecco il luogo: Stdfac He- gem esse a bellonan imptu, et a castrorum puluere remotum, sua pacate pssidentem , nulla hottiwn incursione vexatwn s suin iecirco tutiorf a miseriis seeuror? quia immo^ ut otvm aatt^H^ s^tvba jrotf FEJI7, ipte sibi molestiamy ac soUicitudinem exhibtit. nam aut de augendis t>cctgalifus , aut de produeendis finibus ^ deque urbius ad imperwn acquircndis , aut de iungendis cum potentiorius propin- quUalibus atque amicitis cogitabit. quee qui animo agitai^ stMc a mo- zw^rr^ ifBEK EST, nec alios securot ac quUtos esse siniu i5 i pie msoisi soHaari , ta caccia^ 9 ballo^ e altri mmil^ e per giiesto la prigione  un Mipplizio co^i orrendo. Ecco Pirro che si propone goder la quiete co' suoi binici, dopo ay^r conquietata gian parte del mondo. Cinica lo con- ligiia d'anticipar egli medeaimo la felicit u, godendo tantosto quella pace senza andarla cercare per mezzo di tanti percoli In fatti che contraddisionei cercare le fatiche per avere il riposo? Piace il riposo immaginato e lontano, dispiace il presente. Dalf una parte tutto si fa per una qliete, dalP altra si cercano i rumori che tolgano da questa quiete. Cosi v' hanno due tendenze nelP uomo. L' una gli dice, Nella tranquillit e nella pace  il tuo bene. L'altra il disgusta della pace ^ lo tira al moto, lo stimola a fug- gire da se medesimo. ... VH. Qiesta strana e opposta lusinga , che trova l'uomo in se stesso , fu osservata sempre. Vedete Orazio , non mcn filosofo che poeta, esaminarla nella 1. Satira. Tutti sono io moto, dice^ ognuno desidera .lo stato altrui^ trava- gliano sempre : domandategli perch? kac mente laborem Sese ferve y senes ut in otia tuta recedant, Aiunt Paivula^ nam exemplo eH , magni formica laboris^ Ore trahit quodcumque poteste atque addii aoer^o^ Quem st'uii haud ignara , ac non incauta futuri. E bene, dice il savio poeta; la formica . cessa al fine dal suo lavoro, trova il riposo^ e voi lo trovate? Mai^ * > mm te njauefon^idus aestus Demot^eat lucro , neque hiem$, ignis^ mare, ferrumy ^il obstei tibi, dum ne sii te ditior alter (i), (0 NcirOde XVI del lib. II osierva U csa stessa, riflettendo di pi , che le copidit deiranimo rendono X aomo nemico di s e qaiodi i6 Cos Epicuro ed Aristippo poman ntambi la Felicit nel* piacere* Ma quegli ossenrava, che Paomo ha per ai- timo scopo di tutti i tentativi suoi la quiete^ e jperi di- cea, il piacere stare nella oxiosk^* del corpo e deU?.ani- ma (i): Aristippo alFoppoato vedea Tuoni tirato a godere il faDDo contiMiaBcnte testar di fuggire k te ttesM, inmergemlo in ooenpzioBi tnmultvose. Io queste, Ira Oiille nuli che trova, de- sidera quella quiete che fogge. Veggasi se non  questa U MTa r^ ^^S9(De di Orazio nef versi seguenti : OTifim DQS rogai in pdUrai Prewtus AEf^eeo , simul atra nubes Condidii Lunam, neque certa Jugertt ' Sidero-nautis r Otwm btlUfitriosa 7%race, Otwm Medi pharetra decori ^ Grosphe^ non gemmi ^ ntque purpura f^tf* naie, neque auro. Non enim ga%ty neque consularis Summouet lctor miseros tumuUus Mentis , et curas laqu^tHa cireum Tecla ifolanUs.  '7 degli attuali di1fct&, t per facfa consistere il piacere nella veemenza delPatto del godimento (i). Vili. Fra i moderni nessuno ha confessato pia chiaro di El- vezio questa verit. Egli senxa accorgersi la svolge assai bene nella Sezione Vili del suo Uomo :  L^ artigiano y K dice, non v'ha dubbio,  sposto al travaglio. Ma il  ricco ozioso alla noia. Quale di questi due mali  mag*- tf gioTe  ? Dopo , prova che il travaglio non  male. Ma perch? u Perch con esso si sfugge il mal fisico della  noia  {i). Non  questo V istesso pensiero di Pascal ? Voltaire fa qui una osservazione al ragionamento da Pa ical insttuito, e vi scopre una inesattezza^ ma per lo scopo nostro egli, lungi da scemare, aggiunge forza al medesimo; giacch egli non nega quel fatto che a noi importa di fare osservare, quella perpetua inclinazione che ha Fuomo di fuggire da se medesimo , e di spargersi al di fuori nelle (i) Questo Tiene a significare anche Lattanzio, lib. Ili, e VII, ficendo: Epicirus iwnmum bonum in ifolupiau animi ttse cen$et, ristippus in 4^upuae corporis. Poich hk priyaiione di dolore, aia Ite! corpo aU neirahimo, ottiene quella pacateaza delPoomo, che (hU^ animo  gustata; alPincontro le Tolatt corporee, disgustando r animo, terminano nel' corpo. {2) tt La noia  ansi malattia deiraninui. Quale ne e il principio f 4 La mancanxa di sensasioni assai vive che ci occupi ao *. Cosi TEI Clio, iri, e. VI. Questo autore mette tatta la felicit nelP occupa- me, cio I.* nelle sensazioni viye quando ^disfacciamo ai bi iogni corporei y e a. soddisfatti questi , nella fuga dpUa noia che isrge dalPozio. Egli annorera totti i trovati del mondo per iscaur *tf qaata noia delP abitar seco stesso, assai pi minutamente che ^ Pascal. Nessuno di qnelll pu soddisfare quando non si cerchi ietto iptrito del Crbtianciimo. In questo T avrebbe trovato VEU nio, come trovoUo Pascal, se avesse preso a disaminarlo. E per ^ fare in Inogo di ci un Capitolo sopra idee vaghe e false di re legione, come fece nel X/I di questa Sezione? Esporre qualche riflesso sopra rarle religioni in generale, noA  penetrare nello spi- nto di verana. Opusc. Fil. T. IL 3 i8 occupazioni esterne e clamorose^ ^li anri lo contesU^lo dichiara intrioseco all' umana natura , necessario. L'errore di Pascal non era di aver male osservato ^ era di volere inferirne dalla sua osservazione una conseguenza che necessariamente da quella non proveniva. Dall' ^sser Puomo insufficiente a se stesso, dal non poter viver con s solo , dal sentirsi dentro un insuperabile impulso che lo caccia al di fuori , che lo fa cercare nelle esterne cose agiUzione, svagamento, felicit^ egli volle inferirne la sua miiera.* bastava che si fosse contentato d'inferirne la sua limitazione. Quindi VolUire ebbe campo di riflettere, che V uomo  portato alP azione fuori di s necessariamente : che le sue stesse potenze sono cosi costituite , che abbiano gli oggetti al di fuori: che dentro a s col pensiero non pu stare che un imbecille ed un insensato ^ in cui P at- tivit sia morta, e le potenze sieno ottuse ed inerti. In vero nella mente di Pascal V umana limitaone, e V umana miseria (i) si confusero insieme^ e quella venne messa nel luogo di questa, o pure di tutte e due ae no fece una cosa: facile e sottile errore, ma prolifico d'altri errori innumerevoli. Nello spargersi che Puomo fa al di fuori di s, noi dobbiamo distinguer due fatti, che per essere insieme, senza molta diligenza ed attenzione non si disccrnonp. i .* L' uno di questi fatti  il non potere in so medesimo trattenersi e d s bearsi, e questo non prova che y umana limitazione $ a.** P altro  lo spargersi al di fuori nelle creature per modo ch'egli cerchi. e speri rinvenire in quelle il bene che appieno lo appaghi^ il che apporta alPuo* mo un interminabile inganno, e dimostra PecceS&o della sua miserici. Questa miseria dell'uomo, questa illusione fatale, questo inganno ripullulante che si osserva negli uomini mon* dani, non pu essere che P effetto di un disordine originale e primitivo. Ma quel bisogno di uscire da s, d'avere un altro oggetto in cui trasfondersi , doveva essere proprio di CO Chi bene sserva trover, che non  quello tanto un errore del- Puomo, quanto della scuola di Porto Reale. 9 lui Dche sttjyponenclolo in uno stato perfetto e intero. La dflrrnza non consisteva se non in ci, che nello stato di na- (orale integrit ed innocenza egli si poteva trasfondere in un essere maggiore di lui e perfettamente eccellente , capace di Ratificarlo; mentre netto stato di disordine e di corruzione, perduta la traccia che a quest^ essere lo conduceva, egli si rovescia naturalmente nelle cose materiali di lui minori, ed in esse vanamente cerca Itf' felicit che non pu giam- mai ritrovare. Il riversarsi e smarrirsi al di fuori d sf nel . Bendo visibile, negli esseri limitati,  il fonte de' suoi errori come de' saoi affanni: giacch  portato a ci da ona fatale speranza ch^ essa stessa  un errore^ e che viene continuamente frustrata, e cosV produce un affanno: que- Ito peso che lo tira , che lo abbandona alle creature , lo abbassa e lo avvilisce al di stto della sua dignit e della sua n2tura primifiva. Ma Taver bisogno d'un essere fuori di s che lo beatifichi^ nel tempo che Io mostra limitato, che lo fa vedere incapace di supplire e soddisfare a se stesso ,  altres il germe della sua grandezza : egli appa* lesa con ci V immensit de' suoi voti , la nobilt della sua destinazione : Puomo, o dir pi tosto qualunque crea- tura intelligente, non  grande se non perch ha un grande oggetto fuori di si a cui intende incessantemente, e nel quale si slancia co' suoi desiderii. Se qualche cosa dentro in noi potesse appagarci , se a noi bastasse quel poco onde la nostra natura si compone; le nostre facolt non avreb- Wro alcuno sviluppo; noi saremmo infinitamente pi& li aitati, pi poveri che non siamo: al pi saremmo uomini-, aa , come dice Voltaire , uomini imbecilli ed insensati. V uomo adunque non ha n pure ad inorgoglire di sua grandezza , se questa nasce dalla sua limitazione: non ha una natura eccellente , se non perch essa non basta a se medesima, e verso un altro grand' essere migliore si spinge fuori di s: l'uomo non  grande, se non perch f%\\  bisognoso. Come per dalla limitazione dell'uomo, da questo bi- sogno ch'egli ha di godere di un oggetto fuori di s e di abbandofitrvisi iDtieramente, avviene fa aaa grandczia, quando pu soddisfarai e pu trovare quelFoggetto s grande che valga ad empire il suo voto , a saziar la sua fame ^ cosi quella limitazione stessa e quel bisogno si cangia in miseria, ove il sublime oggetto che richiede gli sia sot* tratto, e tolta la possibilit di rinvenirlo. . Egli  questo lo stato presente delPaomo che non si vuol giovare de' beni della religione. Iddio  l'oggetto richiesto dal suo cuore ^ quel solo che pu quasi direi compire V umana natura, e toglierle, unendosi ad essa, quella limitazione necessaria, che la rende scontenta di se medesima, e he la spinge , non conoscendo quest' oggetto , a scorrere nelle cose umane e diffondersi in esse cercando sempre, e sempre in vano, u surrogato all' oggetto da lei smarrito, e dai suoi sensi in- teriori scomparso. E in questo stato lo analizzava Pascal. E scegli errava non distinguendo ci che a lui era natu- rale , il bisogno d' uscir da s , con ci che a lui era acqui* sito per un disordine deplorabile in lui avvenuto, la gra- vezza che continuamente lo prostra ed inclina a spargersi "per le creature e a perdersi nei clamorosi sollazzi \ non  per manco vero, manco profondo il fatto osservato da Pascal, quella contraddizione perpetua onde Tuomo mon* dano fugge dalla quiete per gittarsi ad un moto incessante ^ e tuttavia non si d al moto se non per la lusinga d^una quiete futura, balestrato continuamente quiqci e quindi, e sempre ingannato da' suoi desiderii , giacchi la quiete presente egli abborre , ma s' ella  futura la vagheggia , la vede abbellita di felicit, e sperando di conseguirla, per essa affatica. IX. Ma se tale i l'indole del cuore umano, se di due con- trari uno solo pu esser vero, quale de' due avr la ra- gione? quegli che pensa di trovare nel travaglio la feli- cit, o chi se la immagina nella quiete/ L'uno e l'altro, risponde Pascal istesso, suppone, che l'uomo si possa ap- SI pa^r di i, e de* beni sot piteteoU, senza ri.eiBpicre il Tto del suo caore di speranze immagiiiare^ il che  falso. Ecco adunque di d la necessaria conseguenza : quelli che non conoscono ci che fienipie il gran voto del cuore mano , debbono per necessit conchiudere , che V unica felicit dell'uomo consiste nelP illusione* E seguono tutti gli uomini mondani queste illusioni pra- ticamente, come si dicea^ cercando torsi da s, darsi alle cose Tsibili fuori di s, e sperando sempre ne' disegni futuri e neUe intraprese di rinvenire appagamento: e quelli fra questi, che con ingegno pi elevato osservano, che pur mai non lo trovano , ignorando ormai che dirsi f conchin- doQo: appunto in questa continua agitazione di cercare il bene state la felicit delP uomo ^ di questa illusione gio vam la natura per renderlo operativo ; e se T uomo tro vaase qtuiato cerca , dover oire di operare,' e pejc a lui dovere mancare la vita, Qam distinguer ion si debba la vita che sta nel cercare, dalla vita che sta nel godere, e questa a quella non meriti di preporsi. X. Quanto dunque  miserabile il sistema di quelli , che la religione non voglion conoscerei Sono costretti a met- tere la felicit umana nelle illusioni e negl'inganni. Non arrossiscono tuttavia di questo sistema, ma pale* semente, il producono quasi ingegnosa invenzione. Se per confessano, che ogni felicit dell'uomo si contiene in il* lusioui della immaginativa, in fantasimi che a lui sommi* Distrano i sensi , in isperanze da cui viene continuamente ingannato, e che appunto per tale inganno egli si sostiene , vive e opera ^ non confessano dunque , che gli oggetti tutti che loro rimangono (esclusala religione), aono chi* menci e falsi ^ Ma se all'inganno, e alla falsit si abban- donano , e non lo niegano \ non dovrebber vedere, che il contrario del falso  il vero, il contrario dell'inganno la sicortaza ? Perch adunque vogliono pascersi d' inganni 7 ^rch appagtrsi di chimere ? Donandate perch {  ben chiaro. Temon la faccia del vero. Se anmctteMero veri i beni della religione, non riporrebbero ia felicit nelle il* Insoni. Ma dato non si vogliano riconoscere- i|uesti beni, altro non resta che o negare qualunque felicit, o fin^^er- sene una immaginaria. Negare all^ uoom> ogni felicit,  im- possibile^ perch ogni uomo ne sente ia propensione nata con s, ogni uomo la cerca ,#ogni uomo buono o malva* gip, religioso od empio va sempre dietro a quello che stima a s bene, fugge sempte quello che stima male. Coloro dunque che i beni veri della religione non cre- dono , altrove cercarla non possono che ne^ beni terreni. Ma quanto  facile riconoscere, che in tali b^ non v'ha pregio assoluto, ma solo un pregio .immaginario, chimerico, ^ ingannoso  Che cerca ogni uomo l di soddisfare a' desi* derii di sua natura. Ma nessuno coi beni umani non  con- tento mai. -S^iiumagina chi non ha beni di fortuna, che avendo ricchezze, troverebbe in quelle un perfetto appagamento. Le ottenga. Allora si mette in capo , che avendo quel dato , posto, niente pi bramerebbe. Consegua anche quel posto. Tantosto quegli pensa a qualche cosa altro, e di cosa in cosa va ideandosi la felicit colla mente, non la ritrova mai in nessuna delle ottenute, ma la vede e la vaghegpa in quelle che ancor gli mancano. Tutto questo  facilis- simo ad osservare nella vita. I filosofi adunque del^ mondo, che ci considerano in altrui, e provano in se stessi, non sanno pia come spacciarsi. Dovrebber conchiudere , se vo- lessero ascoltare il buon senso e la ragione: Ah non  fatto Tuomo per queste cose, vi debbe essere un* altro ordine di oggetti maggiori di questi visibili , dove V uomo possa soddisfare quesU sua gran facolt di felicitarsi, perch  assurdo che v^ abbia facolt senza scopo. Essi all'incontro, lontani dal conoscere cosa alcuna fuor degli oggetti sensi- bili, conchiudono tutto diversamente, e dicono : La natura fa federe alP uomo di trovare in una e poi in un'altra cosa il suo bene, e' cosi lo inganna sempre: e con questo con- tinuo inganno, con questa continua speranza il sostiene , e il rende felice. - i3 Ebbts vide la cm steist : senti ciie P uqid6 mondano, i/ guaio tatti  suoi beni ripone m questa vita^ non cerca k sua boatitudine cbe in un snccessifo inganno : e non voIcAdo al lutto riconoscere altra specie di beni ^ yen por* tato al sistema di sapporre che lo sperar sempre e V in- gannarsi tempre sia qualche cosa che il renda felice. Ecco le sue parole: u Convien sapere, che la felicita della vita  preacnte non consiste gi nella tradqnillit e nella requie  deiranimo>-*-Non pu vivere colui,  dederii del quale  sieno pervenuti al lor fine, non pi che il possa quegli  di cui i sensi, la memoria sono periti. La felicit .uii tt continuo progresso d^ una cupidigia alleai tra.  i^accj^ui* u sto di ci che prima s bramava^ non  che la via al- ce r acquisto di ci che si brama da poi  (i). U sistema. adunque che ripone. la felicit neUa ^eranea, e che da Ugo Foscolo fu introdotto neJla letteratura ita liana (2), non  gi nuovo: ma egli fu suggerito sempre agli uomini riflessivi dalia natura stessa delle cose , quandi dalla religione ssquo dipartiti e ubarono fde al mondo invisibile. Allora per essi T universit delle cose  ristretta a quanto cade sotto i lor sensi : questo solo  V ambito dentro* al quale qualche uosa per essi esiste, qualche bene che li consoli. Egli  vero che tutto trova ao fragile, tutto illttsoTto: ma possono essi forse negare a se stessi ogni bene? Non gi^ percioccfai noi consente la loro natura, che senza la vista 0 P aspettaiione di qualche bene non potrebbe sostener Resistenza. Ridotti cosi fra questi due estremi, cio fra il bisogno di esistere d^una parte e di ammettere perci una felicit ^ e fra T evidenza dalP altra della impotenza delle visibili cose a felicitarli^ non potendo n fuggire da una parte perch serrati da una legge della natura, n fuggire dall'altra, perch forzati dair evidenza della ragione} non resta loro che di anunettere una feli- ce leviathan, P. I, . XI. C3) In fatti dopo il Camm dei StpoUii t furono ben molti ^ che  piac({uoro di ripetere ed aVudert alle stetae idee. 4 cita illmorit, e apingarc cori tTMiti il lor traviamento da dover credere, clie nella sola illosione conaiaU la fe- licit ) diffinendola un moto eontinuo ^ an pnigtosiD ntor*^ lainable da uoa alPaltra ItuiDghevok capidigia. XI. Ha il sofista 4 Malmesburj, sponendo tin simigllante si* stema, ne reca una pia particolare ragione osi soggiun- gendo :  La causa di questo fatto si  , che P oggetto u deir umano desiderio non pu essere gi con ristretto  che basti siruomo goderne una sola volta e quasi pec  un momento solo di Aempo; ma egli vuole rendersene  sicuro il godimento anche per tutto il tempo futuro.  Laonde le azioni dell'umana volont non tendirioio sla*  mente a procacciarsi il bene, ma ben ancora a render* tf selo certo in perpetuo. Le quali azioni per non proce  dono sempre per la stessa via , per la variet delle' pas u sioni da cui gli uomini sono spinti, e parte ancora per u la differena^a delle opinioni circa le cause da cui il bene ti desiderato pu esser prodotto  (t). In somma un bene sicuro^ immuuMle^ perpHuo desidera Puomo; e non pu renderlo beato a pieno se non un og- getto che sia fornite di queste doti. Le cose umane e vi- sbili, se non avessero che questo solo difetto di essere cio incerte, mutabili e corruttibili, non potrebbero per questo solo esser atte ad accontentare P animo umano, che uno im mutabilmente fisso, e imperdibile oggetto sospira. IVIa il dirle inette a produrre felicit,  cosa impossibile, come dice- vamo, a colui che non ha nulla a sostituire alle medesime, che ci dicendo si nega la possibilit d'esser felice, e si rende assurdo P esistere. Questi adunque si volger a tentare perpetuamente di supplire alPincertezza delle cose col rammassarne quante pi pu, di rimediare alla loro uutabiiit col variarle incessantemente ,' e alla loro corru- p) Leviathan, P. I, . XI. Mue ed :WMfoe dtht Mzktt deUe ,-vefsdiie ide' empire MMW , a|i|citL Man a itIimtalaqciiUf ^ffatjcaB sepza -troYjir mai u tefflpei^.e 4n|vagliar.(^r.c%sa cketmai n pieoq noo gli, riesce n riu8Cf0Mg|i.piiP:y'qiiiiti si guttcf >fin^e^tc.a. saBclttMkne,'ch0:&Uo ateaso bavaglio inces^aote, io qce- ^o.aot, in iinesl'agilBteiie, io . queste perpetuo iogjiniu la natura Jb^oeficat dichiarata tale per disperazione, il tnie dW 'gMmo. att^^al^o via pia iiyianf i , lo liofie 9qcpato ,. divagalo^ iperanaata-, e ^ gK d tutto quel b^e, tutta' 7ieUi| feliciti dr cai egU  jac((ttiMl ma solo un optai aiiniLcao delia feiiert (9)? Non avc ripone Seneca ad insegnare^ CO Plm., ^mpos. , Rh- IV. q. 4. ii) Ariiiot: , Sthi^.y X, 9. F>iis tnim immrtaHu$ Mmi vita kettt^ WtquMi|' ombra di felicit, che a lei era concesso descryere. Peri vedete Epicuro stesso seriamente decretare , che la laorte non s abbia per un male (2), e n pure i dolori e fiUcUattm suam fmdtngna^, Neft^jn^i^ nos #olof 'g^cr^ |r^r^ inviare: jf iftsfi Stilponis obiut^^itor . Epicurus , simiUm UU pocmh. emi^ p- SL cui , iw^uit, %\x\ non videhtub amplis^^ma, licet totius nfuodi dpminus st, tamen miser est -^ Ut'iciat hum ho^ heriU^ . ' . I^'e^t beatvA^^ene e qui non ^tat, . . , , \.\ :*.:; : M vi* - " .:  ;  . - ;  Sogginnge ner^ che i) solo ; sapiente pu credersi beato,  che omnis sfldtia jtahortdyasiiiio sui] con cui egli confessa, che non basta que- sta "opinfbne d. ficitli , ma he bisogna possedeila Teramente. Or ete 9^ ne' aei^ piino pu egli credersi lnetol Non solo cfaft. si fltvde.miseft, ma qiM*gli che pu credersi, tale tten j sppitpo.felio. (a) Epiouro, nelP Epistola a Mepeceo ao^j^iyrv^taci 4a Diogene Laer* zio Jib. X. Efcquisita portx) notia, quod mors nihil perlneat adnos^ prwstatf ut hac vita mortali Jr^amur, no^ quidpiam incerti' temporis adjicikns, ted bupidiiate'm ihiMortdtitatii bjiiiens, Arendo tlta la' fitosoea stMoa per iscojjo' la feWdt, tutti dovettero cercare, ette i'vnmo di9prc9asse la morte, selAene per diverse rie. Sed hoc ibie4 ditatum ab adolescentia tkbct esse, dicea Catane presso Tullio ( />e SettecL XX), mortem ut mgligamus; sine qua mediuuin troi^uilio A^ ^nim9 nemo potest. Ma come potevano ci fare con vere nagioni , ^ fi^. p9ltof((^c#n QpDiooi inoerte, nientre non avevano rralasione cicnF altra vita? Mtle imsert idefitaWi (i);rcfae anzi si ^irdtio piene di heai^ 'i^i^i'teiiia l'ioftfmoj n si cceda (3):.repicureo'Z* none ed' ^AlistppO'- sUsao rolere ^ cbe si ^avazai ne' presnti dttett^ n, si estendanola domani le core ^. ma si rada il. fa* taro dalla mente, acci non vengano molestie. o.ttnon(3)c quasi tuMf gridare^ nella ^ moderazione dei desiderii slajrf la regola de4r ornano 'contentamento: e fai ogni isfqirs^ con pomposi detti per sottrarre Puomo airincastaosay ed alla fallacia- dei beni esterni, dalla quale instabilit e 'in* soffieienza a sasiare^ son tutti amareiggiati, e in veri mali convertiti: per il che que^ Savi costretti ..ai tmvavaoo 4i conefanadere, che se torre potessero alVuomo i mali suoi, crederebbeto- di avergli fatto toccar V estremo della poi- (O Ctc; lusij. dispai., liK'in, 3: Epicuro aidem placet ^ opU rdon mali etgritudintm eie, non natura, ut t/uicumque intUBatur, in aHiquad ntaiut auduaif si i4 ^i^ acdisse opinetur, sii contimi in ^egritudine Vedi la sopraccitata lettera a Meoeoeo preaso Laertip, e Cicerone TViJCu/. lib. Il, e Seneca Epist, 78. (i) Per questo dogma di noa ammetter P inferno, credea Epicaro di lerar dalla vita anuioa il timore; ed eooo come ne vien' lodato da Iiucresio: 1 k Primum Graus homo mortaleis tolUre conCra Est oculos ausus , primuufue obsistere- eontra :  Quem necjamadeumy necJuUmna^ nee nattnti .. . Murmure compressit a^lum, ssd eo magis mertm^ yirtutem irritai animi y confiittgtra ut arcta " 1 '. JPfatwxp primus poriarum claustra cupireU Ma credeva Plutan:o esaere pia facile dificare una citt soUe mihi , ch^ costituire uno stalo senza credenzar delle cose divine (^Contra Coten. ). Onde il rimedio di Epicaro non guarir mai gli utteiai dalla paura. 0) Qicehone (TWc. 1II>, scendo la mente delPepicureo 2eMne, dice: Ehun esse beatum qui prasentibut iH}luptatibu3 Jruo^ttUTf co>tt' ri0SasTquM, sefrmiurum aut in omni aut in magna parte tritai do- ore non interveniente f aut si intervenireii si summus fimei ,fuiumm hrwemf iproduciior, plus haiturum iummdi quam maiif haa^cah ^tTAfTEM ' /ore beatum , prasertim si Anta prmceptis oms * ^^tt^ necmpriem nec Deoa extimasttPtU stbile felicit (i). E Zenone, prin quasi morbis vobdt earers sapiauem. Cie. tib. I jcad,, e da per tutto nelle lettere di Seneca.  13) Cicerone stesse in qnetU sentensa dicea: A maUs mors Mkt^ eit, non a bonis (^DispuL TascuL lib. I ). (4) Seneca, Epist. 75. Non eupidUas nos, non timor pellet ; inagitaii terroribus, incorrupti voluptatibus, nee mortem hombinms, nec ds ; sdemus mortem maIwH non esse, dbs maias kov bssm. Vedi anche He/ra. If,e. XXVII. . '  I : . . Ma perch noor ^- tum hoc quo oontinmmrf et num est et Dems estt et sodi ets H membra sumus. (i) L** orgoglio stoico somigliava al Fariseismo presso gli Ebrei. Queste due sette incinavano agli stessi tzi, essendo somiglianti nellef dottrine y come alleata Giuseppe Ebreo nella sua vita; Qum $me secUL (PharismoramytUi Stoicortun ap%id Gracos maxima est eonsenUnea. ii) In generale gli Stoici medesimi bdo credevano possibile il loro piente fra gli uomini , e distinguevano da hii il ffrofienUf cbe era pcMsibile 9 come da per tutto nelle lettere di Seneca. AHrave per lo ammetCOBO. Jfon estj t/tmet Ocm^ scrive Seneca stesso (^De Constant. Mp. e. V1I>) ife ut soes, kune sapie^tem nostrtmn muquam tiventH- If OH fingimms istud humam ihgefdi vamam decus , nee ingenlem ima* pnemJaUes rei concipimu: sedifuaUm cot^rmamus ExmiBirimtrs et UBtsBttfts. Rarojrntan etc. L^amore alU felicit loro faoea imma- gimiie possibile fuello, che l'amore al vere ler mostrava impossibile. Ilecetsaeiiiiente dovea 1* uohm allora easaare in oontraddirione. (3) Uo dubbio su tutto sMntradnsaeaneke'iMU^iiecademia; mentre cos avea scritto Platone ; ^eritsu prqfieto tum Diis tum homubus dm omnium eet honorum': cuius quifiUs eatustfuejiuurus ett, sta mab ihilio partieeps sse debet, HI in penate plurimmm tempii' iam ogat (^[h ieg, lib. V). Eooeoi di nuovo fra Scilla e Cariddi.  riunite queste sentente non fanno una confeMoee degli antichi, che impossibiie era loro oeooscere'la felicit, a ohe hi felicit da lare da- critta era perci immaginaria f 3o noi (come Apelle^ cbe noti nu6cendd a piafeDe la sqbniiaa ad un cavallo, stizzato gett nel quadro la spugna ove net tavai pennellile questa lasci intorno alla bocca del ;ca- vallo la schiuma egregrameote osprtasa) neg^do di dare assenso ad opinione* aUii^a , cheioscjgni il tranquillo vi- vere, conseguiamo la tranquillit delP ani|Lo fuori, de)le agitazioni di.-qojeali filosofi conten^eftli (i)* r Sicoli tutti gli antichi Savi 0 neUfc opiniooi poneant F.eaaeci felici , o. liegayaoo. poter coaosc che dalla divinit di t{aesto si debba ripetere la diversit de^ s* stemi. Qui autem de summo bono dissentita dice Gicereoe {De fif^^ 3t ck firtt qii^ites^AlMlze netta MUira Mossa del^nonoy 111' altro lume, trovavano cootra^diaione ed ostacolo*. Poich s rintrt^ttt de' lieiii'foto^ aaggervaiqosIFo* miaio , ; .o l'ngam yei , quod animos hominum immhi tdie tue cNdiuf^bmUin rroj fico mihi Auncarroreai; quo dtUctor^ ^*w..' Ci^ Lan9l,.CMeJl)(. . .> . . ; ,i |C)) Vii. \f Q(ie* XI.. Ditme cbe si possa slonufe Ja ipcmte datfii* turo colla for^ {Ielle sposaxioni preseiDti ^ ma cessate queste ^ giacch non possono dprar sempre, come si riterr il pensiere deir avvenire? Epicaro, contraddicendo a qnell sentenza di non pilsar che al pre*' aenle', inftegaa nella ietter A'Menfo diasMMfarsIcoila'meditaxiotie alla morte : pensando, che niente di noi sar pi. Si appaga il nostro aaimo di Gi6?.Ecoa come quesO anioio risponde eoa Cieerooe (^Pa* radox. II) : Mon terri^iUs est iis , ifuorum cum witm anmink estingutmf tur; e nel libro De SenecL e. XXIII osserva, he T amore di lasciara al mondo una gloria di noi  an sentimento chq.ha Toomo della Im* mortalit. dare debent {i)' ' * : r.'v  .. -i .>{;.,. , .^  Ancora il noa potere satollar V igjni^Q^ dcaderip del cuot nostro preeetlaya, la niod^s^figM^ sfi %C4{V|i dico al poeta tcssd usKivitur pofVQs .^ca^m^^ pakiT^uai ^^pUfuUt immensa tenui saUnum. (a)Jla:iiit|vi^o.Up)9r? imi^?^ l.eontrario negli i^nstt degli tiominit^-i^gli^spKwiavji a4.a(yefe! aempre pi^ e {a IoAofii stessa cke era costretta.^ njptkr/o, noni a questa natura.^ ad altri face^.cQa^o^larJa vastifi delPaman cuore, che da nulla s'empie , e tende al sommo ^ e dettava a Senecb, Magna Hgn^rosd resesi nin^ms: humanusz nlts siH poni , nisi eommunes eum Btit rmins patitur{3) i e noti s contentava per nulla 'di ifp^a feliciu negativ^i, e condanna^va altrove quella sentenza, Omni.pmaiioM dahrif -^terminari swnvtfim vo^Uk-^ tem {i^)ymai aggnsafSi'st beai reali e^poailjv; e diceva,* laprrazion del dolore esser comiine colle* pietre '*e -con tutti gli esseri privati di sen^o, * distinguersi da tutto il mondo la vpce piacere da quella ai privazion ili Solor^' perch conchiiide^^ con Tullio^ ^uf Epi4iru4r,,qf^idt^sjit volaptasy^iamnes morialesquiuii^uesantyAes^iuU (5)J N qiiegK'Scetfid\ osservatori di tadte eontrddiEotii e di tante ineettezze' nella natura i^^ e hll ragione, tro- varono partito miglidre col sostenere rsscnso da oghi sen- tcn^:. dacch Jnsiaigaii d'evitare gjli. scogli,, che quinci, e, quindi vedevano possi dalla no8tca Seneca Ep. CU. (4)Cic Defin,\h, I,c. XI. e/&t. lib.ll,c. III. 33 Pirrotif^ quando segava il .vero^ irtttj et bummwji hoscjntum. Cicerone, De fin, , lib. V , e. VII, dico, che la prudenza della vita dipende dal sapere il fine dei beni, il quale consiste in d, he il primo di tutti ioTiti a se Tappetilo dell'anima} dice appresso: ttafity ut, quanta differentia est in principiis naturaUus , tanta sit in finibus honorum mahrum^ que dUsimiitudo; cio, quante sono le prop rifa un>iinmaginario rimedio? Se  dunque reale il retiti- mento , che nelP anima noatn dimaodU fe^thr^' ab fe- licit reale ai richiede per satollarlo. XV. .. 1-.  Ma voi altri, che vi date taoto al fantasticare, vai altri che disperate della felicit, e aaaerrte gravemente^ ilPome esser solamente conceduta una lusinga di lei , un^Msbra che sempre sMosegae e non si raggiunge mai; vi che* per- ci con una disconostenaa inaudita verso lanatmraye-verso Dio, nominate falso e mensogtiero il seotimentb, eh^'^alla felicit sprona tutti i mortali^ sapete voi a quali conseguente reca il vostro sciagurato sistema ? sapete vei che cor ci tron* cate fino'dalla radice qualunque amore virtuoso, qvialunque nobile passione^ rendete bugiarde tutte le virt, e indegne perci che a loro si dia retta (i)^ N certo vi sar uomo*, (i) Lett al Pmid. Bisletherbes (s6 geirn. 176'). L'illusione e r inperCezionf di tutti i piaceri del mondo  cos Tillenlf^ die apehf dai pi mondani filosofi si confessa. Che elogio non fa-Di4^rol (.Ved. Philosophie ancienne et moderne par H. Naigeon^ art Dide- rot. )y come a una gran verit^ a quel detto di Lucrezio medio de Jhnte 'Upo Siurgit amari aiquid qm4 vhe con annK> btn ^Uspoato amerete voi la patria ciif aiief tenete in.'ipii i sentimenti doieiasimi della fattiglia,7 gii affetti di padre, di '.aposo 7 che coltimete le difiqc virt della benecenaai[,. deiramicizia , e di lina tenera compas- sione /che trova il ano bene nel mescere ir proprie lagrime con quelle ei miaaii? CI tare io affreava il pasto e misura che mi avvicinava eX fine del u mio viaggio: 'rgg e scrivo R e natie:  qusto 'Punico mw-cdrf* u /rto. Oh ocM' ttii sono gravi pe^le t^egUe^ la mia mano 4 stanca u sK scriver, eM tmo cuore  tonsum^io dal(e,cure^ Bramo di essere u CQ^oscMSt/9 d ffosur^ i fpvp, ci non mi venga fiM^t suro cono- u sciato dal mio secolo, o almeno dagli amici miei. Sarei skUo pago u di poter io conoscere me stesso f,ma in questo non riuscir mai n Dopo di ci il Postolo immediatamrnte soggiunge  k chp pr'' ona u riHa cosi spesa?, a cpal ftnetaBie notti vigilate, e tamil giorni li la- a boriosi ? tanti saggi di n nobila genio, e d; un onora bene^lon? Cosi bisogna che dimandi il segnace del sistema della speranna ttu- soria: egli non pu vedere nn fine, un premio della Tirt; questa' drvenU un trtiviglio ^atnilo, una soHeitodiae' vems hsebsati: Per nna eooUuddisiBe peii ssmi fsHcis o safol II rsaeMoutAgti slessb nellii prattaH MO isteaiat s^^mcW oi laan pin siiggf delle eoe f- Iklke letterarie^ dove wh menar appariso un gmO|ardentoli molta contenzione a sforao di spirito ooii Ut natura ricalcitm aA governo deHa ragione trarlata.  (t)  iittposfibile Ae L'uomo non ai la verM^. Goiie ^sque malti eridensKpte la odiftao? Ho ncontiatA, TsjMinde Ay^stinoy ^ben molti, ebe, voWno.iogannare; nessuno mas che volesse Siert tt ingannato.*-- La ii{eiti si ama in modo tale, che tutti qaellhe tt imano qualcosa altro fuori* di. lei, vorrebbero ohe ciniche diano tt fosse la rarit: e non volendo csserai ingannati y moatrano coA ei di na Toler n pure ifev- UifutMUfannatori; Onde odiano hi verit par iitili altrui, nestreiaegate la atessa utilit? Che se rptete,>neDMo|^aarsl appunto ctooststoie V utile; la vostra eneficema. dunque si.cidurri in ttn^arte d^ ingannare gli aitar. Cb aoUit pertanto di simtire. po- tr in voi essere^ se le pi belle virt siete astaettildi avffle per frodi ? e chi con questo nero concetto della virt si chiamer virtuoso , se anche ne esercitasse gli atti este- riori? Ma non pu esercitarli senza lipugo^za. Non pu adunque un uomo, pieno delle vostre chimere ,. ae. con se stejtso consente , sentir aua le pure sensaaibni delta virt; ma essa gli 'dovr parere sempre cosa odisa, nauseante, putrida. 0 dovete adunque depoir P inganno, 0 tibuttare da voi come una ipocrisia della natura ogni santissimo ambre di lei.  appena che vi sentita sorgere i pijimi moti e nr iti a iir*bie agli altri, aeeodo il vostro aiatema dovete (i> JSri librJMrino MitolslO lUumt IttUn^.i Mcopo.Oriis, lUutort Imi 4e8elcitto si yIvo!} SmmUmim^ftOtU eh psmofie smoroM ia a 9MTaiietAaBiiente.f li uomini per T ardore di e  sere- riamate, saranno sempre Tittime tordi pontile della lofo \  credulit 9. 9 rifuinlarl  r pirla del wto, e Cfr.tii* i^j., che ia lui tolo.  ir Miro beii. Si rinfim (n. U plebe nel gmdino intoni tlk felici^ (cio oC^ra al tetto dell' Mmo) i pi saggio, ed  pia ghitto del 6h^ Mfo spoglio di reltgwie, 0 ta^clM fibaofo ti diMmi^ aedito ^piesto cose^ e A tu stoSM se, cladend Prec* ckio alla Matara, non li metti sotto ai pi A ignorante dei. Aoftali ! pcrdKB dificile non  aU^aoBio pi ignonurie^iw- dere, che io non pooso eradtf Woe quello ^ cbe viro .no, iredo^  se piesto  nn ercore, crrisaio pure bnvelD* ticri, memve enra eoa -noi Um^ura^ii geaero* imbabo (), ma con noi U Venta. .,j: ;. XIX. Ma ie i^gltni vedere cdnie afeono possa gnogefe a qael penaste Cosi rovescio, che il & cjirnefee di se stesso} a noi bis6gn' discendese nel fondo d^i aniali, e cercare le moHe segrete che M maovooo^ E non  dobbio elcan che V Orgoglio e la * Libidine sieno le piA potenti forte inianislie deir amanita {%).* Pei* che Otto apj^to corranone del principio pi nobile,  del principio pie doke dell^ nomo r cio POrgogK^  orrniioiia del deatderip di altessa , ' e Iti 'Libidine  corninone AA desiderio di godimento. E qaanio migliore  ki cbsa ohe ci corrdmpe,' tanto  peggiorer corvueions di li^ clfti di quella porte deiruomo ^ che pM gK  eslsle, bia^^ rtmenfo  pi& funesto il cor^otnpi mento: conle anche ogpitlio^ vede nel corpo nman, che il guasto d'un piede n^  si grave cosa come quello del petto* o dei visceriy E perch 'quel nobilissimo*desiderio di sitesa allora I' corrotto, che ad una ltezaa Cilsa ci reca; e quel eoa (0 Con$uliku stf ti rrandimk es^ tfuod cum ipt9 mre hum^n^. "rare pidtamur, S. Aug. De ud. crtd. e. VII. CO QaesU coMy essendo stata sempre, fu anche sempre conosciuta. Cosi dieetttfS^ Glo. Griaostono (Jin MtUk. Hom. LXXa)t /UUiite- srm; cmum inereduUiais ut, rtTd nempe coBMUPtJdf et 4t.tM jaMs Opusc. FU. T. II. e viBsimo dcrierio di godimeirto pmneote  guito, qiMda ci porte ad un falso godimeato: gli  di ncccniil, be se queste due tendesse in ooi si coirottpoiio , >deMa^ avere degli oggetti illasorii ed apparenti: e qatadi tiaaec che in. quest fabi beai alcuno si apinga. A^eoc ancora, che da coloro, i quali hanno ingegno pi perspicace ,  viconoaeano qne' beni per falsi ed illasorii ^ e quindi, o  abbandonano ae tanto vigore ha in loro la rsa del lero^  ^i$i Luxuriam uuun in PhUosopkUe simi ^hHmuim$, SeDeciyi)F. kmUk, .  a finir qtiril vanto; Taonio gi  sovrertito^, t eome fnri Aimico dtV amverso. E se d queste beke mafiie a vantaggioso nudrre i mondo, Pins^gnao i principi sbatzat dai troni, e la societ di tanti popoli orribiimcvte confusa. XX. Che se i veicoli ne piace trascorrere per cui si arriva a tal fondo ,  da sapere , che POrgoglio e PAmore disor- dinato irretiscono con piacere di tale indole, che pad cre- scere a grandissimo termine. L* orgoglio gode di nna grandezza immaginata: e cosi queir amore gode non solo della sensazione corporea at taale'(che forse  la cosa minore, perchi sola e mornen* tanca), ma cP infiniti icfofi di bellezza, dt fusin/^he tenaci sime, di desfderff e sperane petulantissime. Poich sebbene tutte It creature della immaginativa sieno o richiami delie godute sensazioni, o immagini delle aspettate; tuttavia queste sono pia (orti , o pi tenaci almanco di quelle stessei non sol perch si moltiplicano al sommo, in ogni parte perseguono , e da per tutto' rinvengono nutrimento , ma ben ancora perch a discrezione delP avidissima fantasia elle s^ ingrandiscono, e si rinforzano: ^i guisa che qusl piacere, che goduto  come' uno, sperato e indoleggato diviene come cento , e come mille. Quindi il diletto del- F amore cosi vivo, cosi moltiplica ^ cosi rinascente, cos necessario alP uomo che se n'  reso schiavo , viene tolto da quest'uomo per h sola felicit^ e dalPistante che la felicit umana non si vede e non si trova altrove che in questa specie di amore, e tutta in essa si chiude, forz'  che al- meno col tempo P uomo riconosca che tutta la sua felicit  illusoria e sfuggevole , com'  illusorio e sfuggevole quel VITO diletto nel quale egli la fa consistere (i). E in questa (0 Confessa Io ttes Ugo Foscolo rabhandoDO necessario che hi d* suoi seguaci una speranza illusoria posta nelPamore, cosi parlando 4i tfutania aeiw ceoigewi vflgoa a netteni ippaai pec ft m^vilP^nto turale dfl Uro anrno e de' Ijorcf pepsieri, 4i cui OOP ctnoscoQO le coDRgipfnsei^gli uqidui die. alla dolceMI ddU easibli c^ ^affeiionano ed in quella auasi diattenti alcuna volta si soffermano. Sicch non i a stupire se la societ del prigioniero di S. Elena dopo aver letto un tratto della Nuova Eloisa discorrendo^ come avviene, conversevolmente delP amore, conchiudesle che' m 1! amore perCptto er^ la felicit ideale, che s Pano che m TalUa erano egualmente aerei, egualmente fuggiti^ # u egualmeiiiU miafterioii , eguaimcole injesplicahiU.' (t). XXI. La felicit riposU nelPamore dell^ltrt H9U i una aen- tenza di tetU V antica poesia , eove pure la confessione deir illusioiie si di quesU che di quello. LUwed^ra di Psiche^ applicata 4a^ poeti greci agli amori uiMtfii, coutieoe la Slesia dottrina 5. che un elegantf scrittore, descrivendo quella Civola dipinta da loascenzo^ Fvaucucci nel Casino della Viola di Ferrara, cosi espone: u Que^ trovatori di  favoleggiato senno C0i^ideraf. Seggi sul Porareay pag. 327. Per altro il Petrarca ebbe sempre anche ne' snoi vaneggiamenti una sponda a cui attenersi , nella religione, e non darsi gi in queir abisso ve condurre V avrebbe potuto la sua seguace passione. 0) Las Cases, Memorial de Stante- Hlne , T, l, 7 De. 181 5. 45 u mdo ftU'iuftika m^ltkiidiiie cbc si stoplsce alle pene, ff alle inosUn9e,ai pfntmenti di lui, si stupisce allWio tf o.ai dispretzo 4: al vergognaisi clie lo accompa^^naiu) 0 a gli succedono,: si stupisce in vano , e non conosce la tf natura di amore. Essi con beiiissimo avvertimento ce la tf mostrarono in quella favola di Psiche, ossia delP anima *t inoamorata : dove ci rivelarono , Amore non esser altro  che illusione, colla quale ci figuriamo delP amata per- ir aooa mille beai. E petch' malagevolmente pu questa e illusione trovarsi aguale ad un medesimo tempo in due^ if quindi rarissimo Tamore ptenamente ed ugualmente re-  ciproco. Tanto poi maggiore la dffiiolt che alla iUn* a sione succeda nello stesso punto in entrambi il disin* ' Iranno: qumdi A dolore e i lamenti deU\io(eUcissimo , m che dofo il ravvedersi deir altro si continua all^ amato U' errore.  secondo .queste inteozioni dicevano di Psiche,  bellissima e semplicissima giovinetta , che avendo sprtito  no spasa giocondissimo , il proprio figliuolo della bel*  lessa , sbbe da lui precetto che stesse contenta al go-  derlo, fuggisse di conoscerlo; ed appena P incauta cu- u riosit vide, ed esplorato con attenta lucerna conobbe e l'aatoffe di tanti diletti, Pamore crucciato battendo Pali  faggi. In vano s affatic la dolorosa fanciulla^ di rte-  nerlo pei piedi* Ella cadde. E le furono intorno tre an- te celle della madre di Amore^ AiWJtfmuoiUy Malinconia^ a Inquietudine y che maligne tormentavano la poverina.  Cosi la favola fiivoleggii di Amore, il cui impero qnasi  non evitabile a ninaa giovent, spesso tiranneggia Peta  dedite alla pandenaa, alP ambiaione , alP avarzia .  ad ingrandire P idolo di quesP amore illusorio e Pim* maginato godimento opera tutto il sentire delPuomo, per altro nobilissima prerogativa^ si^ quello che viene dalla vivacit de^ sensi , aia dall' abbondanza della fantasia , o sia dal pensare medesimo per altro nobile , eccellente^ vi** goroso. Poich quegli che pia sentir 0 le sensazioni cor- poree, o le immagini della bellezza interna ed esterna, o le ragioni dello stesso pensare filosofico) che sopra di quelle accresce luce; questi avr pia metri di mpiilicsBii fj^m magtnati godimenti , e modi di retiderseli pie credibili , pi antoreToli^ e fino (con eccesso d'Uiganno) augusti e sacri.  non sono i titoli di aagvsti  sacri , dTni ^ cbe essi danno ai pia stemperati amori? XXII. Lo stesso aumento del bene idoleggiato soccele per fona di fanUsia nella passione delP ambinone e delP orgoglio. Prestano aiuto aiP immaginaria grandezza delPamUsioso o del superbo tutte le sue intellettuali potenze, la forza del P ingegno massimamente col corredo delle sue cognizioni: sicch quale bs pi dMntdletto e di sctenza , tale ha pi modo di amplificarsi e scolpirsi e rendere a se mederimo verisimile la immaginata eccellenza di se stesso , p proba* bile il concupito ingrandimento. Ma quanto  poi facile riconoaeeme PiUttStoiie?  Il  suo matrimonio, dice Las Cases dei pi fortunato guer* cr riero de' nostri tempi,. era P ultimo tratto della for* u tuna: d^ allora egli non aveva avuto altro malcontento,  se non quello che nasccvi^U dal non esseve soddisfatta a P ambizione, ci che si trova in tutte le classi, o quat  che vegliardo intrattabile, o vecchia femmina piangente  la sua passata influenza  (i). Ma pi delP ambizione P orgoglio, pi di una immagi* naria grande/za fabbricata e immaginata nelle cose este- riori sovverte Puomo la baldanza interiore, quella cupa per- suasione di una eccellenza tutta sua propria ed indipendente da quanto  al di fuori. Quanto  tristo, quanto  labo- rioso questo inganno che PorgogKoso ingegnosamente tesse a se stesso^ altrettanto  sottile, e come una tela di ragno ai propri occhi si squarcia in alcuni momenti riposati nei quali Puomo stanco  visitato e sorpreso quari direi dalla Verit, che anche dopo molte ripulse ritorna. (0 Memorial de SahUe-Hlne^ T. I, i6 Kov. i9i5. 47 XXDL Ma col lungo miftere^ col costante rifiuto di quella anoreTole visitatrice , diventano certi uomini , a cui grande ingegno e grande sentimento accresce la miseria, cosi eb- bri e cesi firiliottdi nella doppia . passione ^ che a s. non veggono pi Scampo (, n a  s^ dato per intiero ad ma cosa, non ha pia io s vigore per altra ^ essi giovano a s medesimi di volere in quelli. alare io eterno, e aumentarsi quegli spassi, che in loro hanno presa tutta la. signoria, ed hanno occupata ogni parte del loro cuore* Onde non gustando , n per conoscendo piacere veruno fuori che. i loro, U negano tutt^ e percM escludono h vel^^one, die appunto, stabilisee ima pienena' di piaceri ila quelli divani: e jier^ eh a loro niente  ptA assurdo d inconcepibile, quanto altri piaceri (2) ^ perci quella Religione , che ipsegoa la beatitudine, essi la chiamano assurda ^ e la condannano come quella che renda gli uoojiqi tristi, mettendo -freno ai piaceri loro f ed iamascherandolL Sicch di l appunto donde dovrebbe essere la religione amatissima come ap- portatrice d^ogn bene,  odiata al sommo come crudia e nimica ! E tal diventa V uomo infedele , giudicando men* zognera la religione perch, stabilisce dei beni da lui non 0) Ia iMsrione del wnto  quell cke pi avviliioe P omo 0 def^rada. Dovrebbe pere anefae umilierlo $ e pure fk qa enpre il contruio. Il diifolnlo confesaa la tua debolema, e a oulrrla io* steme d'or^pn^lio. u Nob pure  quasi impoMibile, dice egli, retiitere.  alle attratiTe di bella donna ; ma non y'  che un imbecille che ri o pOMa Tcnstere i>. leti, CabaL^ T. IV.  Gonfesaano aempra che etti non intendono i beni della wligione { cbumaogli inoonoepibiii , e di coi non t^ abbia idea veruna, eone ti ^^S8 non si afIi colla ragione d' un sano : e questo dire  egli forse ingiusto ? Non vi sono adunque delle regole nella ragione, per cui si pu federe se quanto si fa e si dice sia ad essa conforme o difforme l .Per tal modo  vero e chiarissimo che quelli vaneggiano, e hanno un sentire e un immaginare ammor- baio che fa lor sentire e vedere diverso dal veto: e vero  , che meritano compassione di si enorme paazia : e vero per  ancora , che se egli Ut conoscono^ dovrebbero amane la mediana e Ja salute*  se non vogliono esser eondao* nati j come non si condanna ichi ha una febbre ( a loro atessi per m'appello se pura sia la volont nell'acquistare s fatta Cebbre ) ; almeno amar dovrebbero d' essere com passionati e oompianti(i). Ma se U compiangete, vi dicono scimunito. E questo appunto  l'effetto del male, non d'un male del corpo (si noti), ma di un morbo dell'anima. Anzi che si pu dire di pi miserando, se questo morbo dell' anima ha la sede sua nella volont , cio in quella parte che presiede alio scegliere delle cose, e al determi- nare il bene e il male/ Onde chi pu negare, che s'essi (i) Alicuni scusano le eccessive passiooi col dire che sono una feb- bre. Cosi rIvezio Dello Spirilo, e P autore delle citate Lettere del- r Ortis. Anche S. Ambrogio conviene con essi a Ftbris  Gli artifici degli uomini malvagi sono gi tatti onoidnti e svelati in millcn anco ch'egli  si grande , $i eccelso^ si dieao, che se potassero inie i contpmsto e invaderio^ avrebbero una vittoria di cui non saprebbero immagiaara la maggiore* Impotenti sforai l voi ricadete seoipre sopra voi sterni, vi trucidate colle proprie maut, stabilite solidi simameole quel Cielo cbe vorreste annullare l Non sapendo dunque come vofgersi per torsird^attorao lo spavento che li pcrsegoe, non pongono per gi la Spe* rama, eziandio che nel fondo dell'animo la sentano smen^ tta e confosa#  per questo tal gente si pronta ed avida a* nuovi si* sterni scientifici, che ad ogni voce di novit nelle dottrine, pare che loro baleni un raggio di inta nel cuore, lusingati di ritrovare sempre nel nuovo la condanna del veediio viao^ e qualche opinione o scoperta cbe li giustifichi, o almeno alcuna apparenza cbe li sostenga colla maschera del sofi (0 Lueresio, lib. I. Jtque, dice S. CtprADO (/> idol uanit,^ hac t9t summa kUey mllm jghoscme qnm oxomjme o mssss^ Qpusc. FiL T. IL 8 sma^ e iBufo  mondo cosi por no poco prolnggi la loio infamia. Por queito stoaio i eattoKci vori vc^i li vedete p coDtiderati e aggi nel disaminare, p knti neirab* bracciare opioiooi sulle quali il tempo non ha recato sen- tenza y e scevri 4a quella smama pr le alraneise sdenti- fiche e per gb assurdi che ricompariscono ogni giorno in vestito nuovo e con maniere spesso seducentissime. Quo* gli che  appagato e contento dei proprio sislema non pu& esser inquielo e fomeKco di qualche altro. E se di solita li veggono gP increduli essere in suIF avvilire plcheiamente i placiti (Uesofici del tempo addietro, ( petchi pia in quelli non si nutre )a Speranza di una vera od apparente apo* logia: essendo dalP universale gi o provati vori e cosi 4 loro sfavorevoli, o nascherati , se Clsi, e cos loro non favorevoli. Por tanto il mutare ogni giorno' dogmi filoso&Q  una confessione quotidiana che fanno deU' ignoranza e dello scontento che loro opportuna sempre le proprie opnionL Ma oh leggieri tanto , che come foglie sempre vi mena un* aura di speranza &Uace ! confidate dunque negP ingegni degli nomini , che vi daranna principii a giustificare e rappattumare voi con voi stessi, e a torvi il timore che v' agita , mentre vedete , che quanti uo- mini al proprio intelletto s^aQidano , tanti eorsi prendono per arrivare al luogo stesso, e nessuno v^ arriva mai? e se fra le tante contraddizioni a sistemi nuovi ve n^ avesse pur uno capace d^acquetsre Paniino umano; perch, non fu scello ancora^ 0 perch non lo scegliete tutti unanimi^ ma vi partite in quella vece secondo mUe diverse lusinghe? Se ciascuno vanta il suo pensare , chi avr ragione? Non vuol dire che se tutti differite gli uni dagli altri , gP in- telletti vostri non sono valevoli a reggervi? cheijerrate ten tone senza guida e lume 7 dacch quando una stella co- stante serrisse a voi altri di conduttrice, n^andrestea corso uniforme : ed  chi erra H>certo , e non ha regola n co* gnizioQ di via , che pef mille andirivieni lontano ai aggira smarrito. Debole speranza pu esser quella che uomo ap- poggia al suo ingegno! Un tale barcoller sempre a caso^ e senza la religione  peggio assai che nave al Tento af- fidala, dacch il^favore dell' aria la puA sospngere a riva: ffla aclasa k religione ^ esclnde T ingegno vostro tannico vento a s propisio. Vale Piligcgno pel vero , e non il vero per P in^gno. Tolta per la religione alF ingegno,  come 1 occhio privato delia Ince. Egli non vi giover a niente: non v'insegner ai la maniera di ammansar la paara, per- ch sebbene la cerchiate sempre, sempre ancora la esclndete, rifaggendo da Dio (i). Poich donde nasce ella questa paura se non daHa Divinit offesa f voi l offendete^ e poi coMro di lei cercate uno scherno. Ecco la sorgente d'ogni timore , e la ragione d 4{aeUa confessioni spontanee onde ?! dichia* rate a4- un tempo aenz'avvedervene e colpevoli e timorosi ^ com' ^ ipiesta del Militare Filosofi} che trova impossibile Fartiar Dio , e che dimanda  E come potrei amare nn a Signore dei gaale io debbo infinifameote pid temer che  sperare j (a)? IV. In 6tti gli Umini. iireBgioal sentitono sempre dentro a se stessi questo timore enorme* Essi giammai non sono cosi eloquenti come qnando ra- gionano di Ini : ce lo dipingono A come belt orribile che inferocisce nell^uman genere. Che dice per opposito l'd- man genere ? che dicono i buoni intomo a Dio  Voi ve- drete mai sempre j quanto  Puom pia perverso | pi esa- gerare il timore che la Divinit ingerisce air uomo: e quanto  Tuom pi retto e pi pio, pi Cavellarvi di soavi consolazini, di non mendaci speranze^ che deduce dal medesimo fonte. Ecco T Epicuro romano che cosi canta ' Praeterea, cui non animus formidinc diputn ' Contrahiiur? cui non conrepunt membm pauorty (0 IHxenirtf i>eo: Mectd a nMs. Job. jXl. 6o Falminis horribiti cum phga iorrin uUui Coniremit, ei magnum pereurruni murmum icoelum f Non populiy gentesque tremunt ? regesqu supai Cnripiunt divum perculsi membra timore ^ Ne quod o admissum foedcy didumve superbe Poenarum gfwe sk sohendi tempus adaetiun {i)f Ecco Didrrot sserirvi u II pensate che non vi  Dio non e ha nai spavenUto nessuno^ bens il pensare che ve n^  uno tal quale si propone dalla fede  {i). Sentite voi in queste parole come lo spavento che hanno al solo pen- siero d^ un Dio, ^ la cagione che muove a negarlo? Ma il negarlo , il pensare che non vi sia non ha m spaven- tato nessuno ! qnesto pensiero 6glio dd timoie non i egU quello che lo accresce, die ne rende incalcolabili le Sae Ibrse? S)^ il pensare che non vi ^ Dio genera il timore^ non un timor dolce , ma un timor disperato di Do^ come lo genera sempre il delitto. Le stesse cose dalPautore del Sistema della Natura^ e da tutti quasi gP increduli si ri* petono (3). Le loro descritioni* del terrore della Divinit dimostrano n^ animo .silerrita. Ma mentre asseriscono costoro da un canto con inore dtfail franchccca^ che tutto U mondo si giace miserabile setto questo ferreo pavento \ non sentite voi dalF altro Puomo retto e trtaoso^) che nel suo Dio ha tutte le sue rcchesee ed i uoi 4sifocti? I.pi& onesti fra gli stessi gea* 0) Lib. V, V. 1217. (2) Penst Philosophique , n. 9. (3) P. II e. I e III. Il Raynal d molti luoghi fa pittare nerissime  4i bi]i->. Vedi e. XIX della tua Sioria filosofica e politica eoe. Simili terrori t^ incontrano per tutto nel P opere di questi pavidi eroi: e singolarmente nelle Bioerche sul dispotismo omenlale p che si pu in v^ero chiamare un monumento innalsato alla tristezza ed alk) spaventa. 6i tib TI spingono IddUo colpii mabifi colori: yi parbiife tldia sua ptoTridehia iopra ikll^nomo on amaiirabiU d scrisioni. Ve lo Kceno Jbaono, g^neroto , ienefioentiiMio (i)f a imitarlo vi apronano {%) ^ e yr iosno nangnaTano^ die JoveVa ossero IP uomo g usto ia morte dolco perch V aira cogli Dei (i), Vlatone se e andava ancora piA innanzi, e nei godimento di i>ip lipooeva la felicit (4)* Ho  dttn J^ol. J>er^1ib. II ddxx ) rimo la fioe. . (a) Era fpraocllo cpedaloMole 4e(U Stoiei TMutaiiofM 4 Dm, onte 91 pu vedere in Seneca, in Cieevonei id Apnlek oc, cke tOer* maVano-, Dio fare ielaneate del bene, e non noocera a vernno. An* ohe Platone, e prima l'ilagara InsegnaTtno Vimiimct di Diot e tt Vangelo ci eomaoda Zar del bene  tatti 4i appunto, dice, perdi u anche il voitio Padre elette fa orsere il ole tanto so^ buoni che m tu^ cattivi (.MMUh. V). XJuelli ee u meritano j/i aitifo, ricooo- aoio ^Innqae il male da te tetti (S) y. il Fedone di Platone, ed il Sogno di Stipiant o a libra Detta veodu%9a di Cicerone. Fra fjL Stoici alenai tenevano, che r anima umana si ricongiongette , ttaocata dal -corpo, a Hio, di ni U facevano parte. Laerxio lib. VII , Cic Tute, l tea , Cf) PUaoniei dkcnral, beatwm #j hominem fitunUm Dto, non l'cait torpore i^tl stipao fivitur animus , aui sictU amicut amico ; sed cnt btce oaUus. Aug. lib. VII! De C D, Vedi Platone nel Timeo. (S) Indirsaarooo tempre oottoro le loro tpeculazioni filotofiehe a rnTenire nn modo di torti- la paora della Diyinitii; perch qaetta  idea per Joro di feUdtli, ettsr liberati dal timore Giordano Brani, 6% btti altro scopo noti avte in tali $km che di alleggerire 01 stessi della paura: sapete to quaoto caro coalerebbe al ttMiiido quel bene ridicole, che volete fare a voi stessi t quanti cooforti toimte vq^ agP infelici, quanti sollievi a^ giusti, quanti rifiigi agP innocenti perseguitati, togliendo via la Religione? L^uomo virtuoso, che fedele. aUa giustiiia rha sostenuta nella sua vita, Pha difesa, P ha preferita a tutti i beni della terra, vede con. occhio imperterrilo ^ ami con viso ridente (nerela credensa d^un giusto Dio) il punto della sua aorte, come il punto dal gttiderdone'{i); prefionore de^ moderni  nel libro della Cmim , principio ^ ed uno (^y inezia i584), confessa anch'agli d'avere volto il tisieilia suo a torre la paura delV inferno, a attesoch, dic^, lei toglie il fosco velo  del passo sentimento rca POrco, e P avaro Caronte, onde il pi  dolce della nostra vita ne rape e avrelna n. Tatto il Sistema della Kamraf e i libri simili a  , lutt non liberavano punto da questa paura, e che ami erano la sor- gente di leti e per questo le condannava (V. Laert. in Epicuro, e Cie. De Fin. lib. t): l dove ai novelli Epieofel piace U principio, e non la conseguenta. Ma quando animettestero la conaeguenta, non importerebbe loro pia niente i quel principio. Cosi sono condannati a contraddirsi sempre Differisce ancom V autore del Sistemm delle Naturm da Epicuro beH^ ammettere una necessit , di coi Mirabeau rende sebiavo Puomo con tutte Piltre cose (par. I, o. XIV). Epicuro aiP incontro teder, che questo altres era un contraddirsi: e- che se si temevano gli Dei, che si possono fendere amici col ben fare, o phar ed* preghi; molto pA si -debbo temere una neoeaiit sorda ed inesorabile. V. la lett a Meneceo, e i Gomentar a questo luogo del Oassendo. ' (i) La Natura ingannerebbe Puomo giusto, che nelPintiOfo senso ^i promette Un premio della sua wiit forte nelle persecusioni. Non dispiaceranno di sentire a questo proposito i bei veni laUni di Aonio Paletrio, De hrim. Jnimor. lib. II, v. 4i3. jtf n uen> tot muneribus fiUciter enetuM Ifet/dapiom , ad lacrjnaas tantum natura tuUaet HUmahum geniti f 6 e qami^ al mortale^ aiPappieatare^di quel terribil lao* menCo, vengooo meno tutt^ le cose j e s aaoera la laoe ^ e ceata b ItHnga di tatti i heni,  Mote a poco a poco r abbaii4oDO voiversak : ah oottCorto iinica e potenlissimo il penaiere e la sicureiaa di naacere alkra aUaia appunto ad una Tta nuova, e ala|rik| e iieata etemamestc! Fino io queato istante ultiaio acoompagaa la Religiose V uomo infelice, e terge le lagrime degli occhi suoi: e gli dice negli orecchi con tocc autorevole, oonsolntisttma, di ri- pararlo fra unvpoeo a dovizia di tutti i torti soateputi, di tutte le ingiu9tbio jofikrte, di tutte le angosoie di questo vivere mortifero e travagliato. Quale v^ avr dunque vicenda nella vita delPuomo misero, cod rea, sopra eui la Reli- gione non isparga un balsamo divino? Ma qnal conforta avr il mortale giusto -e infelice dal filosofesche domanda;   che potreble dirsi del nostro aspettare Fimmort^ tf lit, che tutto non sia compreso p spiegatc AeUa e^ ft> gueole invoca^nonf della Spe^uiza?    a Assisa, o Dea, sorriderai sicura V Su le rovine, e atlumerai tua face  i^ la funerea pira db Natura  (t). Vedi per tanto, o incredulo, quanto male tu fai al monda per torre a te una molestia! tu levi agli infelici ogni con* forto: tu introduci nella terra la dispecazione, Oon quanta barbarie adooi confiwid e' vi amiDtttolisces Voi non sa- pete aodalr nnansi fta plesso nello spiqpre la tt$akvLk e l^artificio del minimo 4e^ suoi predirtli^ non feiftte tispod^ dere al tninimo quesito die ti propone^ e (fui hanm fine le Yostfe ventose declamazioni. Vllf. Quando adunque vantate , che il timotv a to sisgonl'* bra datr animo perch conoscete la natura, e sapete spie gare i fenomeni di lei; allora mostrale appnnto ^ non conoscerla niente anche per^iqaeslo solo, olle anpponele possibile liei petto di un. uomo pottcsi osotenere le lio^ chea^e delb scienau delt^nitvaso^ poidr su non le avete in voi raccolte t(|e , gi vi wstaiiu delle cose acofa a spiegare. . ' Ita v^ ha di pi. tn qocMa tessa speransa che avete di. trovare cosa che tolga a voi il timor di Dio collo studio naturale, mostrate dMgnoftre al tiitto P indole di questo studio , e la logica si sana e retta , per cui i moidenri dotti (espulse le ipotesi) s sono veramente inoltrati nella scoperta di molti fenfheni -e loro leggi. Sappiate dunque che per quanto s^ osserva e si studia' la -natura , ella non ci d ' che de* fatti ; uva uniformi ora varii , ma sempre i^TTi. Quando adunque voi assegnate le cause di questi fatti, ella  una operazione della vostra mente, un luzio- cinio^ una ipotesi che componete pi o meno adeguata per ispiegare i fatti che vi son dati. Per modo d^ esempio i corpi celesti tendono d* avvicinarsi P uno alP altro: questa universale gravitazione  un fatto, e questo itto ve lo mo- stra la natura. Che la forca poi sia aderente al corpo, o sia faori del corpo e venga da quuiebe altro essere, que* sto la natura non ve lo dice^ e siete voi che lo supponete, e ve lo create io testa per ispiegar que* fenomeni. Newton stesso non vide mai nella gravitazione altro che un fatto, e tion ^eteM d^iDie^rc eoj(petta UQt C4Ufa; e 4e*prc^ teso lo aveise, JNewton avrebbe errato. QttM4 nkenlD di cantici al loro Creatore pr le infiaiCe aoaravglic che contiene , taiyto nel pia piccolo de* vermi, ch^ nel ]ii vasto degli astri (s): eHa Igrda perci tcfriirife flnts^gli empi, ed avvera continannte - ^oel detto divinai i^^^pmc it aun ilio ^rUi terrmum oAtitE- insmsuosi^). . . Ma voi altri, die Aon per lo stdio della natura, coA cai si malamente vi coprite, ma per P impulso delta ver* stra fantasia agitata aggibngete delle forze agli enti natu- rali, le quali pur debbono essere inTisibHi, perch la na^* tura non vi' mostra mai cause, ma sempre effetti, come dicevamo: voi , dico, die contro tutti i principi del retto ti) V. Gie. ^cc. ], 4 -- Tme. V. 4* C>) FunNiO Mritti molti libri,  Sap. V 70 pcn^Mt ifltrodMto nella Kisici^ i in^dcmi | puntate delle tM}c(JiM ipotesi per tor via b Beoenil di un Dio, e USerUe girafuitamente tolte le coae (i): come poi le fon* date queste ipotesi, coive le vestite di verisimiglianu f come mostrate la probabilit di queste nuove vostre immaginazioni aopta P antckissimo e universale dogma deU^esistenaa di- vina? Per sostenete F ipotesi prima, ne chiamate in soc- corso flelie altre, sentendo voi stessi, die non -basta intro- durre nella natura delle cause o forae invisibili aderenti agli esseri naturali, in vero similissime alle qualit occulte de^ 'Peripatetici ^ ma che vi  necessario peporr^ delle, al- tre ipoiiat, da cui sieno fiaBchcggiate : colle qqs^li aasal- liate il sistema noiitrario. Quel sistema dunque cbe si so* ateue. edn lrgnaentiiid? ogni 'aorte , voi pensate di tter- tarlo eolie ipotesi^ siiiili a que^ visionari che combattono c'tron&no degli eserciti che veggono correre la nptte nel P^ria. . . Ma dn guarda oltre .91 d^* queste ipotesi, le vede fog giate* tutte pet modo^ ohe ^lesaoo da qual &m^sia spa ventata >procedaRn.s^: hanno tsolore nero e terribile. Voi vi deliziate in tutto ci che trovate di orribile nelP anti- chit : voi trapassate i termini d^ ogni memoria , d^ ogni possibilit: ci fate descriaioni orrende di catastrofi imma- ginate: la vostra mente perturbata d caca d^Ii spavento- sissimi ^convol^menti del globo, gli esagera e fi dipinge odie tinte pid oscure, tacenti le stori^. Lo stile fosco e quasi tragico dUn Boulanger e d^un Mirabeau ci opprime colle diaav^'cnture , che conghietturano avvenute alla terra ne' tempi antM^issimi : essi vigono in quella oscurit| in (X) li signor Castilhon nella confutacioiie del Shtema della Wd^ 9urm toglie s Mostrare fra le altre cose, che aminettendo tale sistena si debbe ammettere altres grattiitameote otto misien, cio otto snppo Stsitfiii ioeapItraMii, nella ola ^rma parte defr opera ; e dando fede sUa iecotada biogoa credersi de^ misteri pia che due cotanti : di che eoDchiude n; rischUtra^  lalaee.del K mondo' essere slata smarrita, il cdrs del sole e d^ pia^ u net alfet^fo; 'tin regno, d' iiiieeiKli , ' innoadarf^rti ^ Ur^*  muoti  tenebre^ traboc  esercitare il potere fatale di perdermi senza rimedio, ol- tf (raggiando o disconoscenda V arbitro di mia sorte l non  avrebbe Dio mostrato meglio la bont sua onnipotente  Terso me, e operato pi efficacemente alla propria gloriai^. tf se m'avesse forzato a rendergli t miei omaggi , e quindi i  meritarmi un bene infinito 99? Non si vede lo stesso fine ne' tanfi sforzi, che si trovano pe' libri di .tali scrittori,' cio di degradar 1' uomo alle bestie , e renderlo schiavo > solo di brutale istinto? Kn  vero, che da per tutto ap- parisce = che gfttdicand da se stessi? 0 almen cke si vo gUono ingannare^ se potesse essere , per timuoversi quella molestia dello -spavento ? Che ha fatto a costoro la propria libert per cosi odiarla ? u Qaesta libert , il confessava u un'altro dei loro numero, non  considerata come dono  fatale snon da quegli, che sono tentati di abusarne  (i). Ma se siete liberi^ perch non fate* bene, e perch amate piuttosto di meritarvi l' ira di quel Nume che vi spaventa  se la vostra miseria viene dalla libert, come dite^ non  questo un male da voi procacciato, mentre potete schivarlo? Ah s i Gentili talora si mostrano dubitosi se fosse bene o male una intelligenza per essi (l) , sfenturati com'erano ed erranti nel buio , presentano con, ci un fatto quasi direi naturale, oti argomento anzi del - nulla dell'umana natura abbandonata a se stessa , che una colpa lor pro- pria^ ma che cosi dicano quelli che nacquero nella luce delCritftianesimo, sarebbe al tutto inesplicabile, se non vi avesse appunto n^ir uomo ' quella forza sublime della li berta eh' essi talra negano , talora odiano , ma che sempre CO Beliate, PhU, Nat. T. I. C3> CotU presso Cicerone, lib. Ili De NoL Deor. e. XXVII: IJaud scioj dice , an mtlius fuerit humano generi , motiun istum celerem co- g^txitUmis , acwnen , solerlam , quam raonem focamut , tjitoniam ptsjera tit mlth , paucis admodum talutaris^ non dari omnino quam tam munifice et tam large dari, Opuft. FU. T. II. 10 74 contestano, colla, quale r||tlano il lcpe vero, e da} male se ne traggoao, se ne creano ano illusorio, e si rendono cosi possibile V amore del male ! m. Ma se si concede a cost. e non sono pia avversi d^ ammet- tere un Dio. RoQsseau in questo caso trae anzi partito dalF altra vita: sente allora anch^ egli, che quella pu essere un bel sol- lievo per gP infelici. Vi dice tosto cosi:  Ah troppo io ho  sofferto in questa vita per non attenderne un^ altra* Tutte cf le sottigliezze della metafisica non mi faranno dubitare ce .un momento delU immortalit dell^ anima, e d'una prov- tf videnza benefattriGc. Io la sento, io la credo, io la vo- ^ glio, io la spero ' (i). Ma come non Of^riscono qui i soliti terrori? Ye lo dice Rousseau nella lettera, stessa.  EgU  a credere, son sue parole,, che gli avvenimenti a particolari di quaggi sieno un nulla agli occhi del pa- ce drone dell^ universo; che la sua provvidenza  soltanto u universale; ch^egli si contenta di. conservare i generi  e le specie , e di presedere al tutto senza darsi inquie-  indine intomo al modo, onde ciascun individuo passa  . questa breve vita. Un re saggio , il quale vuole che eia-  senno viva felice negli statf suoi, ha egli bisogno d^in-  formarsi se i bettolieri stieno a dovere  (a) l Se perd a. Dio si leva il castigare gli empi , come gi ,dair esser tiranno) , e tanto pi caro amico, quanto  pi grande e potente: poich per ci appunto libralissimo e misericordiosissimo. Ma si parla e si scrve da molti del Cristianesimo senza conoscere il soo spirito I (a) Lo stesso, eap. Ill^ dopo altrettali che aveano detto il simi- gliante. 11 Montesquieu osservava il contrario nello Spirito Mie Leggi lib. XXIV, cap. III. u La religione, dice, fra i cristiani rende u  principi meno timidi, e perci meno crndeli. Il prncipe si affida u ai sadditi , e i sudditi al prncipe. Cosa varamente ammirabile l u La religione Grstiana, la quale sembra avere per solo oggetto la ce felicita deir altra vita, forma la nostra felicit andie in questa  s( La religione Cristiana ha impedito che il dispotismo si stabilisse ft neU^ Etiopia, non ostante la vaitit delIMmpero e il viiio del dima. 77 quale igoMe sensazione della pftnra maggiori sono i se- cali presso questi forti, qnando viene il punto della morte ^ de' quali aoao piene le loro vite^ come tutti sanno. Allora quelli che osano dire, essre il timor di Do il principio della paz;Ba, cominciano a riconoscere come possa essere il principio della aa^enxa (r). Bla ben pi felici coloro p che non aspettassero, tal punto a ^cessare dalle bravate \ e eoi darsi rinti a queir avversario , che non pu perdere, A rendessero una volta vittoriosi , e annientassero la ra gione di quelP infausta paura, amicandosi T oggetto stesso che tanto li fa temere. . XIV. Ma  ben ridicolo d^ altra parte , se pur vogliono 'se gtttare nella lor vita piena di paura , che capovolgano tutte le cose e i nomi loro tanto, che fortezxa nominino s) grande vh. Pure; se si disaminano i contegni e le parole di costoro intorno le mutazioni pubbliche , di cui sono sempre aridi e promotori , non si scorge in vero sentimento alcuno in essi, die, spogliato di un certo .fasto, non sia proprio dei popo- lari.  Tale  la natura de^ popbli, dice il nostro storico u immortale Guicciardini, inclifnata a sperare pi di quel a che si debbe , e a tollerare manco di qul eh'  neees-  sano,, e ad avere sempre in fastidio le cose presentii (a). E questa natura i di .costoro. Non disaminare diritti,,, non consultare ragioni, non prevedere danni e steroEiinii, mw sentire voce di' prudenza , di piet, di misura:- ma ogni  ed hft portate nel messo delP Affrica i cotaau e le leggi europee , Qaaoto aia la rrigione nostra opposta alla Bchiavity V. netto stesso autore lib. XV e VII. , 0) Il Boalnger, che nel Ofion^Mio s$eUao scrsse, che il ti- mor di Dio, dtto dalla Serttara il pnocipio della sapienza,  pi losko il principio de 11^ pania ; all' oltimo della vita si eoaverti a Dio, e detest i snoi errori. 0) LK IL 7 cosa gridare insopprttblU , ogni leggo ingiiwti , ogni stato presente crudo e barbaro , nel futuro sempre spe- rare felicit e rgeneraaioiie , ascoltare in sottaa P impeto delle passioni, ehe f della plebe piik ^e al tatto proprio, ed  anche d costoro ; n Uro da quella differMono che dal grado della pertersHA , tenendo in essi IMngegno guasto il luogo , che In essa tiene V ignoiransa e la ros* sena (i). (0 La oorratlela profonda de^ costami non solo ^ il germe delle rlbelliofoi coiitro g] stati, ma ben anco delle ribellioni eentr I Chiesa. Grande istruzione debb^ essere it governi il vedere oome la medesima causa che forma i nemid della religione  qodla che forma altres i nemid deir ordine politico. Della corrottela di quelli che si ribellarono alla Chiesa, innumere- voli Catti si potrebbero addurre: bastino i seguenti de^ quattro prn- dpali riformatori del secolo XVI. *- i.^ Lutero eomind la sua rtfoma olio sposale el iSaO Gattevnm de Bore, giovane religiosa, ehe aveva fatta uscire del. suo oowrent due anni prima per 4techiiuila e per sedarla. Cristiano JancW , dotto sassone y d ha conservato odia vita di Lutero la preghiera che soleva fare dalP abbondanza del cuore: u Mio Dio, per vostra bont^ u provedeted di abiti, di cappeitt, d cappotti e di mantelli'; d vt- u telli ben grassi, dU tmidi* Ifouioneru.im PUardM $cnmm et rerum pintt- umuntnwmmmia! in ilUs oAm hodU JtgUur Jo^mnem hwc Colpi* u man, todom^ cowicium, ex EffUecfi et MapsttatMU imbdtfentia u solo stigmate in tergo notatwn, urbe exceetUte: nec eiutJkmiUm  homettissimi viri adkue sUf^erstites] imparare kacunu poiuerwit, it M hiugjacti memria, qam totijkm&im nttam aUqstmm imirii, e u ciuids ilUs monumends ac scriniis eraderetur . 3.* Zoinglio, fondatore della riforma Jllvetiea, ben dimoitr lapu- rtii del motivo che P impegnava ad abbraodare il nuore evangelio, posando una ricca vedova. Ecco la confessione fatta da lai stesso  Io non saprei dissimulare, cos scrive di s, 0 fuoco che-mi bru* iGBNT (i). Laonde se questi tali , come dicon talora, cercassero gloria, dovrebber vedere che M feili ni hanno troppo tinto addotto dei rimproveri ditonoranti  nelle chiete f> (/ra Parenae, ad Helt^eL T. I, pag. 1 13). 4*^ Ol archiTi del Gabinetto di Saiot-James contengono un gran nomer di monumenti della parit de^ costumi di Enrico Vili fon^ datore della chiesa Anglicana: etti attestano, dopo trecento anni, che saetto principe non si separ dalla Chiesa cattolica se non perch Roma condann la tua unione adulterina con Anna de Bonlen^ che egli Bpoi vivente la sua legittima sposa Catterina d^ Aragona, colla quale era vivoto congiunto dieiott^annl Appresso, tocco dalla bellezsa di Giovanna di Seymour, fece mozzar la testa ad Anna di Boulen. Morta Giovanna di parto, le surrog Anna di Cives, della quale si lisgott dopo sei mesi e la ripudi sostituendole Catterina Oward ; ma fatta questa decapitare nel 1543^ prese Catterina Parr, giovane vedova d** una beiletia rara, e che fu presso a subir la sorte d quella che la precedette nel talamo di Enrico. Tali uomini si separarono dalla Chiesa; ma prima daUa morale:  una contraddizione rimaner attaccati al maestro quando se ne ab- bandona la dottrina, ed amare il giudice quando si conculca la legge. (0 ^MC lib. IV. Altra sentenza dello stesso Tacito  : Sapientibus ifuUtiM H rtipubUca cura\ lantgimuM quisque tt futuri nprouidus spe vana Umuns, Multi adflcta fide in paQt , ac turkatis rtbus jXucmms, et per mmcxt^ tvtssimu Lib. J. questa no  gran fatto rtda ched ena mni, ma beiai che calcano M cnticro , cai quahmque utmo Tlisaflao pa calcare , e ha foraa che basti per superale la prpria natura, che gK proibisce di esacre scellerato. Ma Tagioae pi alta mette in moto costoro : lo sfogo dell'interiore animo , e il non Tedeare di fuori se non quello che dentro sentono, e l'andare in traccia dovunque di una immaginata vendetta* contro qntHa vkaiT', che per tatto sta sicura dalle lor' furie. ^ ^ ' \ * LIBRO TE&ZO^ DELLA RELIGIONE CHE TOGLIE. LE ILLUSIONI DELLA SPERANZA E GLI AFFANNI DEL TIMORE Ptrftct caritasjhrag mUtit tbnortm. Jo. Ep, I . IV. .Al^dilino pevlaolo filiti i monarchi qaesiic ireriCi Con* sderio it torna a conto colle loro leggi promuovere nna razza di genle^ cbe-neUe convulsioni del loro animo ri pongono il loro bene , ed in un continuo moto di aperanzo creato dalla fanUsia^ e guardino se egli non  cosa na tarale, che costoro anche al di fuori tutta tentino per som* muovere le pubbliche cose , e agtaro in ogni parte le Caci della discordia. Conciossiach sono le esterne inquietudini che danno U pascolo, e saziano, se esser potesse, le in* teriori. Ma dopo di questo pronfondino di pi i loro pensieri; cerchino la radice ultima di tanti mali nella natura me* desima degli uomini : pensino a quello che diceva il Pa scal, che, quando ancora terrai a costoro le loro dottrine si disperate , e solo riguardemi V uomo come egli nasce , rinverrai sempre in lui un incitamento di pervenire alle medesime, se guarito non  dalla religione. Poich qua looque uomo , ancora che non sia di capo stravolto , tttt tavia per sua natura non pu vivere con solo se stesso , e cerca il moto e V agitazione esteriore. E qa^^p moto lo cerca per una quiete, E questa quiete , s'  in cosa umana, la fugge , perchi lo disgusta. Per {a quiete nojo la scena Opusc. FiL T. II. n 8a mii veramente; ma fia due sceglier sempre un moto tpn' lonque sia : perch in qaesto  sostenuto e ricreato da una quiete, che vede in lontananza abbellita yagamente dalla speranza, e dipinta sempre co^ pi bei colori della immaginativa: laddove la quiete, se ella  disgustosa, come trova essere tutte le umane, non ha n pure conforto di q>eranza veruna. Di pi un tal moto si suole accelerare tanto , quanto r nomo vedesi ingannato nelle speranze; quasi per risar* cir il tempo perduto, o per una ira che gli nasce, o per arrivare pi presto al fine. Cosi di sua natura V uomo  un essere mobile e instabile; e se non  diretto dalla re* ligione, se ne va sempre pi veloce  sfrenato di tracollo in tracollo. No , non valgono niente, o princpi, i rmedii negativi contro agli estremi, ove  addotto Puomo da questo impulso alP agitazione : sodo snervatissimi e frivo- Kssimi tutti i vostri provvedimenti onde impedire i disor- dini delle societ, se non prendete Puom pel suo verso , non appagate la sua natura procacciando ^odienti, onde sia illuminato, e acquietato in quel bene positivo, che il suo cuore ricerca. Questo solo P avrete col fare fiorire lo spirito verace del Vangelo : non punto con mezzi forzosi, o legali e politici, che son- freddi, atolti e gettati; ma con caldo e sincero amore, col quale solo fu diffuso il Van* gelo a principio, e piantato ne^ cuori. Cristo  la luce unica che dirige gli uomini ne* loro avviamenti; che acquieta le loro angoscie ; che tempera gP impetuosi trasporti del cuore umano, appagandoli. Oh Religione santssima di Ges Cristo ! Religione benefattrice! Quegli che ti disamina ti trova la conoiliafrice delPuomo con se medesimo. Tu con verit spieghi al mortale la ragione perch fugge se stesso, e perch cerca sempre se stesso: gli mostri perch sia un esser debole, misero, impotente; e ci colla storia di sua origine, e del suo primo padre: gH sveli perch egli senta ^ se stesso una forza, che il tira al disordine, mentre ha una ragione che lo chiama alP ordine; e perch aenza di te egli venga sempre atterrito, e non mai conso- 83 lato da/le poterne infimbili. Dici ancora alF nomo perch , elle d tutte le cose del mondo persegua continuo la 6cC senza troTarla mai mai^ ed in fine tu gliela apri questa tanlo sospirata felicit , e tanto nascosta ^ e T ac certi cosi) ohe non  la Speranza V ultima Dea^ ma ve n'ha un^ altra non vacua, non menzognera, non cruda* Vuomo che staggir da te lontano, sente il bisogno che ha di te , e pro^mpe involontario in darli mille Iodi. Io veggo V infelice Roossean nella sua solitudine di Montmo- renci fastidiato degH uomini cercare il suo riposo ed il suo appagamento nel seno della natura campestre. Un lago, e de^ bei colli, e de^ campi rdenti danno in vero ampio pascolo alla brillante sua immaginativa, e alla fona del uo sentimento, tanto pi suscettibile delle sensazioni sem- pliei della campagna,  (t) AtuoB. Carm. SO9 84 ^ IL Ed  cosi. L'uomo desideri, P aomo vuole una cosa che [appaghi, e non sa che ma. Quando tatto gli venisse coq* cesso ci che dionanda, ancora  scontento. U solo lame della Religione rischiara le tenebre del suo coore, e spiega a lui medesimo le sue voglie: e gli d la ragione di queste tenebre e di queste inc^rte*e: gK ia intendere come non pui trovare nella terra la felicit , perch tutte le cose della terra sono assai ppicciole della mente e delP animo suo; e con ci lo certifica della sua eccellenza, gli a c* noscere la grandezza delle brame della natura sua, e quel vasto vto del suo animo in cui tP ingoiano tutti i beai finiti senza giamm empirlo. E quel nuovo ordina di beni infiniti, eterni, puri, e capaci di riempierlo, che egli e sospetta, e desidera, e non conosce, gli schiude davanti^ e 111 qiirati  che gli promette la quie&e che cerca, e gliela descrire non molestata da alcuna voglia che il punga, n illanguidita da saziet che V annoi , n deturpata da iner- zia che rinvilisca; ma gliela descrive quale appunto la desidera P animo suo^ cio pienissima, e scevra dagl'in comodi deHa fatica, e alacre, e gustosa, e senza Tim- portunit di nuovo desiderio, e attivissima in grado sommo senza il languore della inazione. In somma egli gliela di- pinge come un amore e non come un desiderio, come un godimento e non come una speranza: e tatto questo infi nito, pieno, soverchiante. Ed una Religione che parla all'uomo in tal modo; che soddisfa nelle sue promesse a' segreti pi riposti della na- tura di lui; che non lascia parte ne' desiderii, nelle incli- nazioni, nelle molle di tutto questo maraviglioso essere, su cui consultata non dia risposta all'uomo, che piena- mente gli soddisfaccia e l'appaghi: una Religione tale, non si palesa solo per questo evidentemente vera e divina ? Quale Religione fuori di quella di Ges Cristo soddisfa tanto a tutte le umane necessit , alle necessit pi intime che 1' uomo il pi perspicace del mondo appena discuopre? 98 Fui eifef questi idTciaotte d^ altri fuori .ek^ i dotar , che fece V umana natura / e pot adattarvi per questo una Iteiigione aulle stesse basi eterne ^delia pif^pria osMRxa*? Quando anche dnnqre non sapessimo cke cosa questa. Re^ Kgone Usantenga^ da qoeild che prometleisolo ia dobbiamo credere divina : perch Olie sue promesse si nteiio de iufiota e compiuta sapienza (i). - r  f , '  '   IH.- '-; Ma oltre a ci la Cristiana Religione d una caparra atichc a questo mondo delfe sue proiesse alT altro. Sicch quantunque queste promesse sole per la loro sa^ pienza e profonda conveniensa colla natura nostra, chia' rumente mostrino la propria veritik'; futtaria eUa non- si contenta di eiiy. riha al cttore delTuomo fa pfesaggiare delle dolcezze, che Ibdamo si crSAirebhe^ imiijfgtnare da quelli che non le avessero sentite inai. Una profonda tranquillit delT animo, una cahnia di tutte le passioni ree, nn^ armonia di tutti gli affetti , una serenit e chiarezza della mente, una tenerezza di cuore che niente invidia a nessuno e che* a tutti profondere vorrebbe quel concento che dentro innonda, un 1uon testimonio delia propfk co* scienza^ immagini lietissime di tutte le cose, purit ed ele-i vatezza di sentimenH , sicurezza d' essere caro al Cirfo e a tutti i buoni della terra ! Ed una amabilit della voce di Ges Cristo che sempre dentro risuona ^ e una fratellanza , e diffusione di carit universale^ e un gaudio, e una gioia, (i) Trovo tale argomento accenoato ancora da Mauperluis nel suo Sggio di Filosofia moraU e. VII. a Se io voglio , dice , iitrairmi  neir eternit: una pace in somma, una deliiia, un'amorosa estasi, sensa noia, senza amarezza, senza termine! E questo godono i buoni quaggi su questa terra, dove vivono da questa tena stac cati,  spesso ancora privi d'ogni bene che dakiveoga; e questo io mostrano negli aspetti ridenti, e ne', volti pla- cidi ed affabili, e ne' contegni pieni sempre d'ineffabile amore: quantunque ignorino si, e non credano ponto tali cose coloro, che mai non le gustarono in se medesimi. Ma  peri tutto vero. E con qntsjtii ft^ligione piena di delizie  solo che l' uomo non fogge $^ stesso, perch in s non trova volo, ma  pjenp di filo.: con pibtts vis barjmr ladetf Belloramqe /dees^ empiale in pace rapinae, Nec ius forte daUan potrit preiiove repensunt In^ictos anhnos et E^ra frangere corda (i). E M sostengono tutto Ptmpotente sforzo delle umane cose^ ma nei loro petti hanno la Verit, cbe le condanna con occulto , e peri pi terribile giudizio. E noir portano negli occhi un fosco e truce vetro , eoo cui gli empi veggono per tutto nero , e la societ ilnion di belve , e i regni ti- rannie,  quei the presiedono fiere immani. Ma giusd- danno i aegtnd di Cristo a tetti il sooi e mentre aoHe^* vano gli Bomiai dalPiagionlo, giogo della ecbiknt& (y^ non hanno d^tra parte bisogno di perturbazioni a nudrir le furie, che in s tengono i trati ^ e per cui anelano scam** par da s , subissandosi, le potesse ssere, nelle rovine del mondo. IV. Nessuna Religione quindi ha tanti testimoni, die salla propria esperienza depongano in suo &vore: che depon* gano essere propriet di lei quello infondere nelPuomo una allegrezza ed un gaudio, e da ci stesso aoa gran* dezza e magnanimit di animo, come la nostra. Tutti i Santi dicono unanimemente, che la dolcezza da loro sen- 0) Scip. Gapcii De Princ. rerum Uh. il.  vandovi nulla di terreno. Cosi propone agli uomini que^ pratici esercizi delio spirito e del corpo, i qtfaK ad un teiapo invitino a godere detto sprito e del vero, e rr- chieggano svestito V amore alla carne ed al lasto. Basterebbe per tanto che Tempio risolvesse darsi a buon frutto : e saprebbe ben ella la sapienza di questa Religione come far pullulare e fiorire il suo buon desiderio, e nu drirlo con pratici esercizi, che essendo acconcissimi e a spegnere insieme il ilso amore e ad accendervi il vero, mostrano chiarameute in lei una coerenza con se stessa ed una sapienza senza confine. vni. La sola spiritualit finalmente della ReKgion cattolica basterebbe a provare la divinit sua. Perch non pu ;essere invenzione d' uomo qiielh Reh- gione, clic propone un fine, e richiede un operare sopru* mane : in modo che dimanda un sacrifizio di tutto Tuomo per beatificar V uomo. ^ Se V uomo creasse una religione , porrebbe a fine natu- ralmente se stesso , e non tenderebbe mai a sacrificare se stessow Non  adunque uomo quegK che fece tal Religione; la quale  cosi spirituale , che iPuomo per attaecarvisi ve- ramente , debbe abbandonar tatto col cuore. Poich se que* sto bene spirituale fosse niente,  assirdo che un uomo atesae inventato di privarsi d^ogiA suo bene per un niente; e se egli non  un niente, debbe anche esser cosa mag* giore di tutto il mondo perch a tutto il mondo la ante* g6 ponga. Dunque la Religione  ver^i e non uouoa. Tanto pii che questo bene apirituale, ben conosciuto,  diverso da tutto il mondo in modo, che non vi ha nessuna  Tutti 1 pmsM ^nmti con astriMo nel detto ippme^io, sono ag- fiftmti dopo useUa Im ritpoata villana del signor Giou 1 (3> ImM il suo libello lUfpost agli Oirtrogoti. (jSy n din u il mio Uologo ha rMUt di mmdre n,  pia ingiu' rioto che il dire u f^ci avtU meniiio n. Questo modo esprime una mm^ 90gna$ itfuel primo esprne tma prefissione di menufgnd unita al^i- pocrisia rifposm. (4) Pretenda che ahbia rubato da lui injtto di morale, cosa strana f Per altro y GaoUbtt TtcuD oonm latrone jator. (5) I>ieendo ad uno u direte detto uno sproposito da frusta n^ vei $2 Su ch^egU  degno difiusta. Per altro non prmdiamo la cosa a rigore , essendo principio del JGioia che u chi non esagera non desta che ite npreMione  ( N. G. , pag, 34o)* ^ ^ impretsiont . c& i dSepf cercane non la terital rie (i): cose tuUe che io^ sona ben lungi dal ci" Ure ai tribunali^ a dal fare n pure seria ri* sposta {2)y bastandomi di far osseruare che una simile irritabilit i imprudente (3). Essa mi d per un diritto di cui io user y ed i quelTo di scufirre pi francamente gU errori* perniciosi di (jutsf autore a vantaggio pubblico , senza' que^ rlgUi^ che ct^ewz prima dowiti alla sua huoiia fde ed atta sua dottrina j ed ai quali gU viene nd^ avere col suo imbfzzrrire rinunziato. Col secondo y' terzo e quarto opuscolo che se* guon al primo ^ intomo i sig. Gioia ^ io comincio *  ''^t\QumA t^ t$egna ftet iUnv* CahUO au il diseorto , per u, ^f/^/iNuu!^, 119M -tucestario che da ingumoMo, e die la u$nt et, noa perde alcun diriw> ijuando  presentata con modi gentili $* Ci.^ed. Mitan,\pag. aA(); iUorad nttoca protra della verit del t^erso ^Ofifidctf.VlBo tMliom proboqun cletfiionk scqoor 9. . (l) SeiHf^ndoci jUU^ 7)l)ifi del ^a ad fllustrare il Galateq de' ietterati^ non U preeendamo no( per risposta : atnremmo saputo dir H^io, Jt at^stim tUu rfspndem,  Il Gima d, pt' cfdcoUute Ufi^giw'^ i dm eUmenli seguenti : u"* gravit 9 %.^ pubblicit (N. GaL^ pag. 5$). Quanta alia gravit egU non pu credere di JUrd grande ingiuria tacciandoci di bugiardi ^ perch ammette che si possa talora cercar rotile  pMe 4i4la -Velata ( N. Gal., pmg. 3$7). Se suri avessimo tro^ tOo il nostro onta a mBttitn, mvmhih seguito il suo prinei/fia ,  meriteremmo la su hdb't U dirci hiar. i%ii ha ternata eerto d'ingimiarci pubbiUamenUt ma grafie alla toerefnm th^suei prineipH che si distruggono pugnando seco medesimi, l^inguia gU  evanita in mano. Potendosi mentire per utitit , col dirci bugiardi ci ha detto prodenti e sari: pecceito che 4fuesta tod iiuale sarebbe secondo i suoi prtcipii,  ecreditata gi neW ongtne^ uscendo dalla bocca d^uno che si dichiara mentitore!  ad usare di questo irtky; ed in ragione cK e^ mi insulter, io prosegua F esame delle sue opens con tutta la franchezza e F aperta mani/estazione della inerita, senza per contraccambiare nessunm parola gratuita d^ ingiuria (i>, e per rendere vantag- gioso al pubblico il torto che a me vien fatto. Che se l'autor nostro muter stile j e si render pi umano e ragionesH>le} anch' io mi creder in dos^ere di usargli giustizia y e di tornare a trattarlo con qu^ riguardi e con quel rispetto che e dos^uto ad un uomo i cui errori non sono V effetto d un per- vertimento^ ma della labilit y di cui tutti esp&- rimentiamo tante prove, della ragione. 0) Non crtiamo di far* ingmra ^fuondo mostriamo gli errori S uno scrittore: sebbene dai medesimi venga a lui ntessariamenU ata> disonore maggiore o minore secondo che sono pi o men gravi. Questsi specie di pena the siamo eostretU di far soffrire al nostro at^uersamo^  inevitabile t noi non possiamo se non proustre che non vogliamo entrar punto nelle sue intenzioni pia di 4fUeUo eh' egli sUsso ne^na- Ttt/sta. Cosi ipmndofacdam vedere le male conseguente degli errori^ non t'Odiamo gf attribuirle aW autore de^ errori : nuUa c'interessa Vuomoi la perita sola ci sta a cuore. D'altro lato  egli possibile difndersi da uno che vi d a torto il titolo di bugiardo y senza che il facciate ricadere sopra di lui? Supponete che io poglia dimostrane Vabbienone e la materialit U questa /rase , tanto assurda quanto empia f colla quale il Gioia vi assicura u che una buona digestione u pale cento ante d'immortalit n , pretendendo che u la salute co^ u porle sia f oggetto pia interessanU per gli uomini n (Jf. Gtlate% 4.* ed. Jlfit , pag, 355): potrei io farlo senza che pi avesse V apparenta ch'io volessi collocare il sig. Gioia nel filosofico gregge dei porci? B pure io sono intimamente persuaso che molte e molte volu in sua vita egU avr anteposto ai fisici i piaceri intellettuali e morali, e^che forse V amore delle scienze o deljar bene a^ altri uomini jgfi Mvn fhtt^ dimenticare se stesso, e la sua salute corporale. * AUeCTIORIS INGENU INDIGIUtf EST , COBPOMS STUDIO IM910&AR]. ^pidU Man, e XL. 1 ESAME DELLE OPINIONI DI MELCHIORRE GIOIA IN FAVOR DELLA MODA A DON PAOLO ORSI Vi mando ^ come Toi mi avete chiesto^ un piccolo esame di quegli argomenti con cui Mel- chiorre Gioia nfl suo Nuoto Galateo {*) tolse a difendere la moda rispetto alia onest de' co- stumi. Procede questo esame per brevi osserva- zioni y le quali ae sono giu^e , come a me pa- iono^ mostraiip ben chiaro come anaorsi i rari ingegni) fra^ quali onoriamo il Gioia ^ non sieno giammai abbastanasa sicuri da quelle apparenze di vero in cui s spesso il falso s' involge ^ quando forse per soverchio ardore di novit ^ abbando- nano il senno antico fermato dalla esperienza. E mi duole vedere assai di frequente nelF opere di questo - chiaro uomo delle affrettate conclu- sioni^ e degli errori di pensare; ma questo Sag- gio ^ che n^ picola prova ^ non c'insegni gi a far minor conto di lui^ m^ a non presumere troppo della mente umana. A Dio. C) T. I, pag. i33 e legg., Milano i8ia. Opus. FiL Z Jl. j4 ARGOMENTO DI MELCHIORRE GIOIA IN FAVOR DBLL MODA BliaUAlOO ALLB CLAaiI POPOLARI  ^e la donna fende ^ dunque b d^nopo che TaoBio et possegga i mezzi per comprare.  I mezd debbono essere tanto maggiori, quanto  mag- tf gore il costo de' regali da presentarai. tf II costo di queste cose cresce in ragione delle varia- u sioni della moda. u Ora i mezzi per comprare nelle, classi popolari ( escluso  il caso de' ladri ) non si ottengono oke col lavoro.  Se dunque la moda induce la donna a vendere , in tf duce Puomo a lavorare. a Ora aunMBlo di lavoro  uguale a deeremen|o di cor-  raziono . OSSERYAZIONE I. Il Gioia considera la moda da due parti; do daparA della donna . e da parte * dell' uomo. Ora da parte della donna egli concede a' suoi avversari, chela modaijn&iee  vendm. Comincia, pare a noi, da una oooeessione poco bene pondemta per la migfiore della sua causa. OSSERYAZIONE H. I Rispetto all' uomo: Jumento di Iwor^  uguah a A* cremento di corrusioffo. Accordo , quando non m lavora per corrompili. io8 Secondo il GMt a* ivafnta il livoro per aumeDtare T mein da comperare. Io primo luogo adunque il lavoro si smairiace dal suo fine legittimo , e si volge a fine pravo. La moda guasU perci il bene che per s suole apportare il lavoro, in se- condo luogo y non ascendo da^ principii del Gioia , il suo avversario ba luogo di fargli questa argomentanone : Aumento di lavoro  pari ad aumento di messi da coni* perare : Aumento di mezzi da comperare  pari ad aumento d corruzione. ' Dunque aumtento di lavoro , nel caso del Gioia ,  pari ad aumento di corruzione. Non dovea concedere tanto all^ avversario, se voleva so- stenere la causa, da lui assunta. OSSERVAZIONE IH.  egli poi vero che la moda induca l' uomo a la^om fwre , e udii: aumento di Iworo ^ o lo prova il Gioia nel suo argomento? . r ' : 'T  Quanto pia sono gli ostacoli che si frappongono alP ot- tenimento d^ una cosa , tanto meno di quella .cosa si con-' segue. Se poi in ragione degli ostacoli cresce in noi il de- siderio di ottenerla 9 e per la forza di propulsarli, allora otteniamo egualmente di quella cosa. Ora il Gioia afferma, the la moda incarendo la comizioiie, mette im ostacolo di pi a conseguirla. Se avesse diiuso qui Pargomento infe- rendone, che dunque Tuomo ne' tempi di moda otterri nono di corruzione, perch ha un ostacob di piada sai deir intrigo, industria rovinosa per le naaioni, mentre U  non produoe gi, ma solo entra a parte dei prodotti altrui? Da tt quel punto l'uom tristo mette fuori tutti gP ingegni del suo dispre- u gevole genio; il litigioso specola sulP escurit delle leggi; il p* u lente iFcnde alla frode ed alla malvagit, la protezione ch^egli deve cef ' 11 sig. Gioia ei dice che se s'introduoesse fra' selvaggi r fra"" turchi la moda ed il lusso, si diminuirebbe l'efiemi- ri8 %atec2a e cornirion di que' popoE Ma  ella passibile , io vorrei dimandare al sigoor Gioia, questa ntrodustone? Quando presso i Romani la moda ed il lusso avea dis- seccati i fonti deir industria, e resa impossibile la ripro- duzione per un consumo immenso che non si poteva equi- librare con quella ^ quando il lusso giunse per tal modo a distrugger se stesso; quando perci nell^ impero romano si fini per troppo lusso a non esservi pia n moda n lusso ; se alcun economista si fosse levato a dire u Noi t siamo cosi miseri, cosi corrotti perch non c^ il lusso  e la moda: guardatevi addietro e troverete che mentre  c^era il lusso e b moda noi non eravamo in tanta velenare e mortificare la coltura, ed il sofisma tende di oscuraire la verit. * Per altro ritornando all'argomento del Gioia, che sup- pone il capitale disponibile per la corruzione essere cosi tao fisso e eastante, cbe quanto pi nQ oomo iconsuma io mode , Unto eno coosttBi a comperare la corrasione^ merita di osservarai come il sao errore provenga dal non aver roc- chio fisso che io casi particolari, e da qicsti volerne in- dorre generati teore. I popoli pi corrotti sono quelli, da cui trae gli esempi ; e non pens che i popoli pi corrotti formano pia tosto Teccesione che la legge. Egli pot della Turchia presentare il quadro seguente  Serraglio delP imperatore, per es. looo donnt^ tt de' bascii lOO tf de' signori . .   5o tf de' mediocri cittadini 3 a 4  Nella Pentapoli cirenaica *   i it (i). Da questo quadro cpnchiuse , la cornicione essere in ra- gione del capitale disponibile. Per vederne l'errore baste- rebbe sostituire la |tessa scala coi nomi de' signori di un'al- tra nasione non corrotta^ il che non si potrebbe fare senza insulto al sovrano e a' ricchi proprietari di quella , e sensa u' evidente falsit. Il capitale adunque disponibile per la eornizionc  solo fisso l dove la nazione  corrot- tissima (a) ; allora un tal capitale  aguale o almeno pro- porzionato all' intera sostanza delle famigfie, come in Tur- chia (3)^ e in tal caso non il lusso e le mode capriccioK bisognerebbe introdurre per ovviare a quel male, ma la coltura dello spirito e del cuore, che porterebbe pur seco (i) iV. Galateo, 4' ediuone Milanese, pag. 6^3. (7i) La Turchia $ pu dire corrotta relatTamente alle oailoD ou^ reprr { si pu dire non eorrotta verso eerti popoli selvaggi  ruzione sia uguale al capitale disponibile per essa. * Non  P uomo una macchina. La ricchezza e la corra* xion dell' uomo non sono due fluidi che debbano sempre livellarsi in un tubo a due braccia: oltre l'istinto, v'ha la forza morale e libera che presiede nell' uomo all' uso delle ricchezze. Ci) If. Prospetto delle Seknzs eeonrnche^ T. IV, paff. 81. 4tpiiS. FU. T. IL 16 * Rendete Vnomo pi iUniito, e voi dalla vanit deVfe ' mode e dalla prodigatila del lusso lo condarrete alla mo- derazione e ad ana savia economia, sena bisogno che diminaiate le aue ricchezze^ che gli sottriate questi aeasi che non sono necessariamente mezzi i corrompemi. * Rendete Toomo pia i^irUOso, e voi senza bisogno che lo sproniate alla leggerezza della moda e ad on lusso stolta, r avrete reso liberale e benefico : egli user de' suoi led- diU, ma con sapienza: se non comprer delle cuffie o de^ sciali^ stabilir de' premii per le opere virtuose : se noa empier la sua casa di bijou ^ far scorrere le lagrime ddU gioia in sugli occhi dei miseri, animer le arti, costruir delle opere pubbliche, migliorer Tagricoltura, e insieme con una memoria immortale lascier a^ suoi figliuoli un patrimonio onde potranno imiUre e perpetuare i suoi esempi, miglior retaggio dello stesso patrimonio* " In somma se ne^ nostri tempi prevale F economia e pre- vale insieme la ricchezza^ se non si rinnovano pi quegli obbrobri degli Apici e dei Lncnlli, e quelle stolte magni- ficenze di Semiramide e di Cleopatra:  perch la ragione umana ri  riformata pel corso di duemiP anni ^ perch il Cristianesimo ha portato la luce nel mondo ^ e perch  predicatori del Vangelo declamando costantemente con tro la vanit, contro le pazze pompe, la moda ed il lusso, come contro tutte le altre umane follie, hanno eccitata V industria fli pari passo che hanno aumentata ^ V intelli* gonza, e per mezzo della virt hanno condotte le umane ric chezae^ in una parola hanno migliorati gli uomini. OSSERVAZIONE Vili. La moda ^ dice il Gioia , diminuisce il capitale dis-* ponibile per la corruzione. Se quello che trae di saccoccia al ricco la moda, lo cava dal capitale disponibile per la corruzione; alloca, ri- spondo, non lo diminuisce, ma lo consuma pi presto. Quando un economista ommette di calcolare il tempo, sba- 123 gfiri sempre tutte le ragioni. Qii adopera ia tre me mille zecchini, cotisoma il qaarto pia di colui che in u anno iie spetidesse tremila. La moda  Inirabil nell^ ac- crescere Tcloclt a^ danari che escono , e nel fare andar le famiglie di galoppo in malora.  veto che diminuisce il capitale disponibile pet la corruzione ^ perch la casa non ispnd piA , quando pi& non ne ha * Per aver noi osatb di scriTcre queste parle, il Gioi% ci dichiara autorevolmente ignoranti in econoitiia pubblica. * L^ errof'e , secondo lui , consiste a non vedere che  la e moda scioglie le ricchezze straordinarie di pochi, e le a distribuisce con minore sproporzione sopra molti (i)^. * Noi Uc^iettiamo di buon grado il titolo insieme col ignor Say, il quale scrive in questo modo  Che se  si pretendesse che il sistema che incoraggia le prodiga- la lit, non fiiverendo che quette dei ricchi y tendesse a  produrre un bene, la dilninusione della ineguaglianza u nelle fortune \ mi sarebbe facile di provare che la pro tf fusione de' ricchi trascina dietro a s quella delle classi  medile e delle classi povere ^ e son queste che toccano *f pii presto i limiti della loro entrata: di guisa che la  profusine ' generale aumenta aiizieh diminuisca Pegua- u gtianza delle fortune n (a). ' Non avendo trovato il Gioia da opporre che delle gra- toite affermazioni a questa dottrina, il Saj ed io riter- remo enza incomodo, intanto ch'egli studia qualche cosa di maglio , il titolo che ci ha fatorito OSSERVAZIONE IX. Aficota : Quello che si mette ne' cocchi , ne' casini , ne' teatri, in abiti, e orologi, e gioidU , o altre leggiadrie 0) i^. GaL^ 4* edis. Mil., pag. 619. Si pu vedre UlU risposM pi estesa a qusta obbiezione nel Sa^io BoUa DifflniMCpe tklU (a) ThtiPconamie politique , T. II. 4 ne^ teapi di voda , pai privare il Gom ,  provi die He^ tempi dove le mode boq sodo^ i spenda tatto cgaaU nente^ e tutto oeUa comittone/ Se hon prova questo , che vale il auo argomento? Se qoeate speae le h. are la moda, dove non  la moda non sarebbero queste spese. Il dire che tutto si volgerebbe a comperare altra merce ^  gratuito. E s potrebbe forse pi facilmente provare il contrario^ non essendo, pare a noi, difficile dimostrare , che la moda con tutte le sue Itggerezxe snerva ed effe- mina V uomo, e apre un veicolo , o piuttosto mille voi* coli, per cui il cuore se ne va a^ turpi desiderii. Soste- nere il contrario sarebbe un affermare che il sottoporre agli occhi de^ ghiotti cibi e manicaretti lavorati con tutta Parte d^ fuochi, esaurisca e acqueti in parte: i desiderii del palato avvezzato alle ghiottomie. Tutte le raffinatezzi; deUa moda sono stimoli m* desideri! ^ sono spese le quall^ dove anche non si dicano fatte a comperar? immediata^* mente la cocrusione, provocano le spese che immediata* .mente la corruzione comperano Ed avviene in ci spesso come al vtUano , a cui la prima mezzetta di buon vino ^ che beve in citt, non tempera gi il suo desiderio ^ mt r ammaestra ed affina, e il trae spesso nella citt, e non solo alta onesta mezzette^ ma al boccale degli ubbriaooni^ OSSERVAZIONE X. Accorda il Gioia, che si spende di pi ne' tempi di mode ^ e per noi  chiarito come anche con quelle spese n cotaipera. Gli si potrebbe dimandare: Chi i disposto a fare mag gior sacrificii per avere una cosa, non d segno che ama pi quella cosa? Dunque se in tempo di moda i .ricchi sono acconci a spendere di pi per comperare, ci che equivale a corruzione, amano pi la corruzione. Ora presso il filosofo, e anche presso Puomo di buon senso, amorp di corruzione  corruzione 4on9 l^ stessa C9sa* 195 Ma fi Oiei tembra che non eooMca altra corruzione jche. fsterna ,  ignori come la corrasione delf uomo con Mta nelle disposisiooi del suo animo. Egli ce la i da ecoDomisf a , e crede di mia?irare la cerrusone umana come n niiaurerbbe il frumento. Ikllissima e utiliasima scienza  la pubblica economia^ ma non so onde avvenga ( e non vogliamo tacerlo ). che i seguaci suoi vogliono si spesso recarla per tutto, e specialmente l dove meno bisogna, e farle fare, maU vista, ed acquistare mala voce, quando colle partite delle industrie del mercatante, o del colono, entrano a ragguagliare le diverse ragioni del cuore del- r uomo. OSSERVAZIONE XI. IMce il Gioia, che regnando la mode, il capitale del r6Go viene impiegato in cocchi, cavalfi, casini, teatri^ abiti 5 orologi , gioielli , e simili altre inezie : e che ci gkc si spende per un cappello non si pub spenderlo per unaa^fiay e ci che si d ad un tappezziere non si pu darlo ad una mcrdrice. Di quelle spese che la moda ci fa Care, altre aono intorno alla dama , coU^ altre il damerino adoma se stesso. Sospetto alle prime il Gioia ci lascia un dubbio ^ poi* che sembra , che fra i tempi di mode , e quelli in cui le mode non reggino, egli ponga una sola 'differenza; cio che ne^. secondi si comperi coir4>ro, e ne^ primi si comperi colle cose. Quando dunque ri compera un gioiello o una cuffia , allora non si paga, secondo il Gioia^ la me* retric : e pure per chi si compera il gioiello, per chi la cuffia? per colei a cui si dona. Perci anche quello che se ne va. in gioielli ed in. cuffie, si spende in egual modo per la corruzione. Rispetto alle seconde, perch il seguace della moda com- pera quelle molte inezie per s f perch vuol farsi avve* nente e amabile e grazioso. Sarebbe forse questo, in vece di imperare colle c^se, un comperare eolPayvenenza stessa ii6 della persona ? Se s'adoma perch sia veduto , ae vuoi esser veduto per piacere , se vuoi piacere per avere aniquali si pu trovare la sensibilit fisica delP uomo , cio nello stalo di nullo diletto, e in quello di soverchio diletto; e avrisiamo che quello appetito nello stato di mezzo, dove le diletta- zioni non sieno n troppe n scarse , s* acqueter prima che negli estremi. Non avere alcuno sollevamento  incre Kcvole alPttom, sempre mai stimolato dalla ueceasil in '*7 Btta di Motire; t ^ti dove, non abbia aollaiio onesto^ cercher il diaoneftQ : Paveme troppi  intemperante , e fiiappa nella stessa natura del nostro senso quel morboso appetito che jpl vede ne* ghiottoni , e in tutti gf intempe* rant , ed  quasi direi il piziicore dello scabbioso , e la sete dell^idropico. Questo sarebbe stato da dire^ m;^ que- sto Don insegna lasciare ire la moda sensa alcun. freno e governo , e n pure a struggerla interamente , bui a lem^ perarla (i). ' U errore in questo caso de^superfirali moralisti  si- mile a quello de^ superfidali idraulici. Quando V ha un fiume che fa delle rovine, questi sono pronti a suggerire di dividerlo in pi canali, sperando che le acque cosi di- vise debbano indebolirsi. Intanto il fatto succede contrario alla loro povera previsione: ed avviene che Tacque rem * Qui per modb inteDdo TelofM usile fogge dd rtrtire s iktP fernimentl. Oi) L'errore dei Gioia Tiene da ira errore pia aRo, da qael tue solenne principio o Si pu riiguardare la teBtibiHtk-deir aemo come  una quantil/^oftUnte in tuttr i secoli n (if. Gat, 4*. ediz. Milanese, peg. 5 IO): principio di cai non adduce la snenoma pcova. Sopra ma tal ipiOui egli fabbrica ininiti errori. K oi non possiamo trsKenewi i>8 che passa nel fiaoc oresee, o eab seconde U[ eeleritk^ e perci sftcondo il maggiore o minore sfregamento che sof fra nel fondo e nelle pareti de^ canali , ed altre civco* a mosCraiT rrrrore d'una nmile aMenialle, ma ei conl^leremo di oMcnrar, i * che  vn falfo tnetodo di ngiooare qaello di piantare nu^ ipoten gratuita, e poi fabbricar opra etaa dei aistfmi} %.^ che il principio lupposto dal ig. Gioia  coii contrario al aenao cooiiune, che fu impossibile al sig. Gioia stesso di non lo smentire in pi luoghi delle sue opere. Bastino i luoghi seguenti , tratti dal suo Prt^ spetto ddU Seienge tconotmcluy T. I , pag. ai , s).  A misura che ti CI sviluppa la nostra sensibilit , s** allarga progressiramente il eiroolo u degli oggetti pregiati , s' estende di paele in poeta, giunge ai con- tt fini del gif bo , e s^ aTania sino ai punti lucidi del firmamento con u coi si rof ttooo in contatto i telescopi! \ ed  noto che il marinaio u il quale ci adduce i prodotti de^ climi pi rimoti , abbisogna in u meno ai deserti delT Oceano di eonsaltare i satelliti di. firioTe n. Se la sensibUiU si sriluppa a tal segno a seconda della cTitiiiaaionc^ dunque n6n ti pu nguaidare oome una 4pantii cattante in cum' s JTCOl. u La somma delle cose roereate per bisognoJuico eotianU comune  a tutti gli uomini sta alla somma delle cose ricercate per Npomodb  e per piacere, oome uno a mille e pi ; quindi il numero delle aaioni  cresce indefinitiTamente negli stati nciTiiti , ed  quasi nullo in u molte aitoaxioni selTaggie. V  pi movimento in un giorno di la- te Toro a Londra, che non T^era pel vastissimo impero del Per pria u della sua scoperta t. V* ha dunque i.^ un bisogno fisico comune a tutti gli uomini il quale  costante, e a.* v'ha per opposto una aeit- ibiUt crescente a seconda della cTIixiaiione che moltiplien le asioni degli uomini in ragione dei luoghi e dei tempi pi incTlitt: 9o& si pu adunque, in generale parlando , considerare la teositlU come una quantit costante in nati i secoii. a I meni prmarii per u accrescere la ci? iliiaazione d' un paese consistono nelP accrescere  r intensit e il numero del bisogni e la cognizione degli oggetti che u li sodisfanno. Siccome la somma de* desideri  sempre maggiore e della somma degli oggetti acquistati i quindi aocresoendo  primi si  tiene Tuomo in uno stato costaste di carestia, stato che diriene u caum di moto perpetuo . Per quanto contenga di falsila questo principio, egli dimostra per l'opinione delP autore che i desiderii delPoomo si possano accrescere indefinitamente, e che perdo ia eensihiUi costanU in ditti i secoli sia e non sia ^iniooe del gnor Gioia. sUnze (i). Le paidoD dunque delPuomO) da cui viene stabiiile il ca|Atale disponibile per U eoiruzioiK, sono. bene., spesso cosi perenni e cosi inesauste ^ come sono le (boli cbe alimentano i fiumi. * Perci il GioiaijDon mostra meno imperizia nella scienza idraulica che nella mocale, quando, volendo persuadere che col moltiplioar gli oggetti delle passioni si diminuisce la loro forza verso ciascuna^ rassomiglia la passione umaiia ad un fiume, le cui acque si diramino in pi canali (a)^ OSSERVAZIONE XUL Il Gioia dice, che nel regno della corruzione tanto Vuomo vale Quanto spende^ e il risparmio  un gran ri^aU P)oich, come abbiamo detto ^ il legn della cprrazione non ha sede altrove che nel cuore umano / mi parrebbe da dire , che la corruzione si misuri non da quanto spepde Tuomo, ma da quanto vorrebbe spendere e com* pelare. Il Gioia ha fissa la mente ne^ contratti di merca* tura ^ ma nel regno della corruzione questi contratti non sotio sempre lucrosi ^ ma bene spesso gratuiti 9 o per dir inolio non sono sempre cambi di merce e danari, 0 d^una con altra merce , ma di una merce con merce dello stesso genere: del qual genere di contratti non  esempio nel-. (0 DoTendo passare per ogni sezione perpndiooUre del fiume in ogni tempo la medesima quantit d^ acqua, egli  necessario ehe dove r acqua Incede pifi lentafainte, iti 1^ mole diraeqnS sia maggiore. Ora, accrscendo i tauftli^ n dimiuisoe lacderiU perch si aamii- tano la superficie fregata dalP acqua e gl'intoppi, e perci il ano corso ti rallenta. Questo rallentamento dovendo essere compensato dalla mole dcir acqua che passa in ogni tempo, pu avvenire, e benissimo avviene che questa mole erapisca il nuovo eanale senza togliere 'I danno che faceva il primo. Ca) Il Gioia usa di qneela sinuliladHie del flome diramidO> n^ PT, Gaiaieo^ 41 edia. Milante^ pag. 619. (^US. FlL T. IL 17 iSo Pecotitfmia civile. Le regole danque delP ecttftooii pttb* blica j et il Gioia ha endpns in mente, Dot Biipolivap- pBcarle bene al caao noitro. u Consultando la toria trovavio, che ne^ tempi di roz-  zezt i feudatari, ne^ quali erano concentrate le rie- achezze, si riservavano deMiritti solle donne plebee clic v attualmente farebbero orrore; i loro emissari andavano a (c comprare la bellezza ovunque ai ritrovava ^ e la compra 'u doveva essere tanto pi frequente quanto pi i corn- ee pratori erano disoccupati , e la loro sensibilit fisica ^ meno distratta. OSSERVAZIONE XIV. Il Gioia appella alla esperienza de' tmpi barbari , e attribuisce alla mancanza ddla nfoda t diritti che i feuda^ tari si riservavano sulle donne plebee , e altre simili cose. In qudla scienza cbe n'apprende il pensare noi'abbiamo questo isegnamento, ch'essere due cose contemporanee non  Pistiiisso , the essere l'una cagione dell'altra, debito  dutiqu del Gioia dimostrare come i vizi enormi di qne' signorotti venivano dal non regnare allora la moda. Per isventura di sua causa egli si dimentica al tatto di &rlo. OSSERVAZIONE XV. Dice che in que' rozzi tempi ed oscuri t compratori di lurpezi eraiio disoccupati^ e l loro sensibilit fisica meno distrala. V uomo uccupato per il Gioia sembra essere l'eroe del Panni (i), 0) * fai AMti 11 liff. GidA Mii iMuia uells alPsrini tasto resto eon- tro alla taiitistiina morale figlia della moda , t cosi lo garrisco  Il i3i Se la sensibilit fiica di que^ sgoort fosse meno di- stratta, questo parr un problema proposto, ma non isciolto dal Gioia , a coloro che sanno come que' castellani, erano ravvoili mai sempre in guerre o private delle case, e pub- bliche deir imperio, o degli altri maggiori partiti ne^ quali si mettevano, e spesso ancora in giostre ed in pompe, e somiglianti sollazzi.  MSK Parini doTera ooQtentani di ofaemire i Tisi dtlllt nobikk u del tao tempo, e il mmpo era ben aalo. 9Ca questo grand^ amo ti mi iembra cha cada nel difetto di Plinio e di Seneea , aHoreh a ecrca di far ridere il suo lettore a spese de* purpurei tivalctti^ u delle sottilissime bende, dei diKeati nngnenti , della serisa zt- Ifoi el alten'amo pia toste*alP antorit di Piim'o , di Seneca, di tatta Panticbit, del senso cornane, che a quella individuale dell^u- Core della TWta cMg t penU Al Divoniot Per altre non  gi ebe il Gioia' non sappia la piceaUmm ifidet che suppone la moda in quelli ebe vi perdono dietro la vita. Egli anai la mette nel suo Galateo airarticolo u Scrfdito per atti infellt* u toali , e cosi ne para : er mostfvre ebe dopo averne parlato contro^ ne * ben anco parlare in fayore. Per altro nel modo di difender la ptccolesM ddU idu cerio gU ha conseguito la lode di quel retore, ebe nel tempo stesso che dava i precetti delP eloquenra, ne somministrava ancora gli eseayfl* / i32 OSSERVAZIONE XVI. Perch vttole il Gioia attribaire U acostamatexia Ae^tea- datari ne' baasi secoli alla sola mancanxa della moda t La prima causa (i) che ci viene in mente d' an fatto, i (i) * Qai il Gioia mena grande fracasso perch noi ahbiam detto ch'egli aurihuitce ala mancanza di mode la scostamatezaa de^ (tv- datari de^ secoli di meno (i\r. Gal, 4*. ediz. Mil., pag. G6o). Egli vuol abusare d* una sottigliezsa metafisica circa il valore delle parole, che il buon sen^o de^ leggitori dispreger, rendendo a noi giostiiia. In fatti il ano argomento in favore della moda il segiMnte:  La u oorruiiene e uguale o proponiontU al oapiUle disponibile per essa. La moda diminuisea il capitale disponibile. Dimifoe la moda u diminuisco ^ eomisione. Perci i feudaUr se aiftsa^ro avuto ce la moda sarebbero sUti meno corrotti it. Ora il buon senio dt^ leggitori giudichi se alPassenia della moda egli venga o non venga con d ad attribuire la oornif ione dif feudatari II Ooia scolastica- mente risponde un bel m pistingoo: come a pprine| e di tirsi esempia di magnanimo e pubblica ravvedimento. Era necessaria una nobilt ^ una grandezza di spirito , che trionfasse dei riguardi estemi mediante un amore intenso della verit e della giustizia , peir assogget- tarsi agli antichi canoni penitenziali ddla Chiesa e per piangt^re i propri eccessi pubblicamente: a questi grandi atti , a queste umiliazioni che sona quanto V umana na- tura pu aver di pii grande e di pia dignitoso, nessun tempo e cosi paco acconci come quello ove ha piantato il suo impero il lusso e la nloda, la morbidezza e la dis* soluzione. In qusto degradamento si riceve come neces* cessario sistema L^iNDiFrsENa (a). lP emendazione ^ al (i") Io sono bea langi dalP abbracciare tutte le epinioni del signor Bonald. (9) Quanto pi s' accresce la corhixione , tanto pi si spegne Pin- telligenza e rtma la barbarie. Vindifirerua  il primo passo verso r imbarbarimento ^ coin la stupidit  il Ibtomo della consumata aaWaticbexia. E poich Vindjffrtnza  V ultimo grado della falsa col- tura ddlfe quale insurperbiscono gli uomini fuori della religione:, perci UJlsa cUwra si pu dif&nire  Firenze regnando la 1/ casa de' Medici^ la Francia sotto Francesco I e Luigi XIV u sono esempi che provano la gran verit , che la volutt a marcia di pari' passo colla mollezza e col lusso (e per ce colla moda), e che per eonseguenza l'una  il ter- u materiali y o irEMere raprenumente iotdligentts indi aaice che  il materialisnio conduce alP indifferenza speculativa , e per conte- u gaenia alPimbrutioiento, nel mentre che la Religione innalzando tt Taomo a Dio, famigliarszandolo coi pia alti pontieri e colle dot-  trine pi tpiritoali, perfeziona alTinfiaito la tua intelligenza, e non M gli concede dVttere indifferente topra nulla di  che lo interetta tt ettenzialmente fi Opusc. Fil T. IL i8 i38  mometro delP altra  (i). Qaesti eiempi e^ parr cbt valgano di pi del aob aempio de' barbari feudatari. Potr rispondere il Gioia , che quegli cbe si oppone sia nemico della civilt. A noi pare, che quegti non faccia che parlare di fatti, i quali a lui non ibt infingere o mutare: e che con questa allegazione di fatti egli non si mostri gi nimico della civile , ma desideroso che altri in vece di fare V apologia alla moda cos in genere^ e senza ve-, run limite (a) ( quella che non si pu &re), avesse pensato dar regole per iscansarne i mali, e volgerla a bene: pro- prio officio di un savio che procaccia co' suoi scritti Tati* lit degli uomini (3). Il sig. Omodei j giacch siamo in medicina , nel suo Giornale medico (4) i^ostr che la propagazione de' can i posti si sieno recati da H06 che erano , a 63o v. Kn^ Italia e nella Spagna non t^  apparenza che il numero de^ pazzi aia tanto accresciuto , r*me in quetle tre nazioni. Dopo % anni che H Dott. Esquirol arca scrtto V articolo che ci- tiamo sulla pazzia, tratt P argomento dell'aumento de^ pazzi in un discorso a parte, e lo stamp nelle Memorie dM Accademia reale di mdicinm di quest'^anno 1838. Egli mostra bensi nel medesimo die i nigliorameati fatti agPInstitnfi de' pazzi concorsero in Francia a fame credere il numero aumentato ancor pini che non sia realmente^ ma per oouchiude che vii est incontestable que les vicea, que les ex-'  cs inseparables dea progrcs de la civilisation , ont fait augraenter (c le nombre dee faisenas \ mais eette augmsntation est lente et pr*  greasire^ i4o questa parte (i), sciagara che fa osservato gi pEocederc sempre di f/Sri passo colla coltura ^ E se fosse utile il nascondere questi fatti, sarebbe egli onestai sarebbe egli possibile t Ma non v' ba che ona cosa sola di veramente utile, la perita; come non vMia che una cosa sola d ve ramente dannoso, l'errore^ e T orgoglio delPuomo, unico padre, in ul li n>a analisi, itW errore {t). (0 Ogouno conosce il gran nomer de' suicidii saocetii Panno scorso nella sola citt di Milano. (a^ Il sig. Gioia stabilisce per principio, che bisogna cercar V utile anche a spese del vero ( N.GalaUo^ 4*- ^i'* Milan., pag. 389, 388 \ ed ammette che vi sieno dei casi in cui la menzogna sia pi utile della va-tt. Ci posto noi siamo eerti che il sig. Gioia dioe sempre ci che crede utiUy ma non siamo certi che dica sempre ci die crede pero. Quindi si spiega assai bene perch noi meritiamo da lai il titolo di ostrogoti e mi! T altre rillaoic: egli  perch osiamo palesare i mali che ha seco congiunti la civilt: che sebbene sieno rari, non debbono esser t^erij perch non  utile il dirli perL Egli non pensa che a dar risalto, cornagli si esprime, alt attuale ineuilimento iN. Galateo , pag. 5oi >; dunque tutto ci che non gli d risalto, debbo esser falso per naturai conseguenza. Per altro il suo  ano di que' principii della moderna filosofia che hanno bisogno d** esser tenuti secreti, perc^ valgano qualche cosa t s* egli lo palesa, che gli varr affermare che noi siamo ostroigoft, e assi- curare che lutto va bene neWattuale eitfilt? Facendo sapere cfa^egli regola le sue parole secondo V utilit, egli viene con ci a dire a^ suoi leggitori: ce Amici, la cosa  cosi i io bene ve ne assicuro; ma arri- u cordatevi di non credermi n ( Ved. il GaL d^ Letterati^ e IL  io> egg.). Se a Rousseau sfuggi che *> la menzofpa non sarebbe vizio se p*  tesse esser utile i, ^gli mise almeno in dubbio  pi tosto neg che sia mai utile. Il Gioia adimqoe non ha le idee di Rousseau he  noi attribuisce, perch egli le ha peggiori. Per altro relativamente ai mali della civilt e ai beni della barbina non  Rousseau 9, ma Leibnizio che scrive cosi u Conviene (x>nlesoca de^ sofisti, creando di baonsi fede la Terit, n avendo biaogno di sostenere il pr ed il coa- tra d*ogni cosa, videro quanOera pericoloso l'attingere gli esempi diP leoeli barbari , dove I* umanit > per cosi dire, rovesciata fuori dalle sue leggi.  Exempla, dice Grozio , quo meUorum sunt Umportun tic /opttlonim, eo plus habent auctoritatisi ideo Graca et Romana yetera^ u cmUris prmudinms n (l>e iure et ,' Proleg. n. 4^.)- Conriene stndiwr la natura dove non  alterata , per conoscerla , e poterne indicare Opusc. FiL T. IL ' 9 H Gm tripaM a vtdere la com da un altro lato.  L'amore, dic,  di su natura esckisiTo; egli vuol a esaere proprietario assoluto, e oenaa divisione. cr Aumento di affezioni amorose  dunque aguale a .di ii minu2ione d godimenti comuni. u Ora in generale le affezioni amorose crescono in ra- tf gone della bellezza . OSSERYAZIONB XXI. Alla prima di questo tre propomioni non  che rispon- dere , ma solo da fare un'aggiunta per dare un liimc mag- giore alla natura dell' amore sulla quale il Gioia innalza U suo argomento. L'amore si deve considerare ndFamante e nell'amato. L^amante non vuole li conoorreotr, n emuli, .  Vuftddtk di Elena  trattatat bea pi aoleaiie-  mente. Meaeiae  oKraggiatov ma san v^ka akimo che a cerchi io  1 i5i OSSERVAZIONE XXV. Crede il g. Gioift ohe la poligaua aia il segue certo della connnione d^iHtt gente? Se lo crede, a'iiiganoa. Pei- che dove U paligania aHsaiete ajpfoee, ok^elia , beacb sorgente in se stessa d disordini , non ne prodace p^r tali e taiit^, si eke gK nofliiBi aprendo da se slessi f^ occhi j B* indacano ad estirparla. La poiigana sarebbe V ultima rovina d^ una nazione colta e raffinata : e s i(i tale naaipne fosse permessa ^ dimostrerebbe quegli uomini venttti all' ltm grado oli inciviliti j poich questa operazione doloro-  9fUf(^ ricercano ed ambiscono 4t gii anM di nune o ^^^ilXi meU^Ho^ i ptni di ttetr^ ed altri corpi  iitcmii,  c^ amali fs|f^QSA la/ronu, |e fionce, le orecchie, le na- u fUijt^ (e. IMm w adornane. La passione per gli ornamenti non e u durufue un ^elia della cwitizzazionen {^N. GaL^ ediz. 4-* Milanese, pag. 5o5V Orquici l|a fericfio cho V Apologista della moda venga alle aniie^ pcicb questi toglie alla civilizzazione il me* rito della passione per gli ornamenti : e mette questa passione nel numero de* vizi. Certo V Apologista deUa moda non dichiara il signor Gioia QD tm/rmlista ptdant^t uo utocents, un ostrogoto. Non c^ altro che il pfwcipM d^ utilit b^i intesa che possa conciliare questi due strani pecsonaggi I (^O ^ JBlla insaUaUcherebbe : t^e  il caso de^ selyaggi. Questo caso da noi qui afioinoato il Gioia ce lo porU contra di noi. I selvaggi non sono popoli nwff^mente roa^ i, come tante volte abbiamo avuto Tocca* sione di dire , ma corrotti a^zi degradati. La poUgasa  toUerabik in n popolo nascente , che sia rozzo , ma oan eorrptto: in qyiestp caso l' esistere di essa  una prova della bont di quel popolo Se questo popolo si rende adulto e corrotto, e s^introduce in esso qualche specie di* eivilizzaaione o d raffinamento, allora deve succe* (dere x. o che la corruzione la Ynca sui^ principii morali e sulle \n^ ^e&to tlB si ^te solo quasi Dell^ esordio delle nssioni ^ quando yivendo nella semplicit e neUa rozxesza ^ no cercando ne^ maritaggi rhe la prtipagasone della specie , e ti soddisfacimento di questa ioclinanooe aatorale.  qoq istmotata dall^arte,  loro deskiani erano moderati e eoo* iCitasioni, e in qnesto ciao qqeste aono troppo deboli per abolire la folifainia: elli resU, e mluppa 4t* danni incaloolabiU che condueono la naoDe di grado in grado fino alT ultimo imhnitimento ed alla sai- Taiichesia} a.* o die trovandosi pi forti i principii morali e intel- lettuali della corruzione , si risolTe di mettere de* provTedimenti all crescente corrusione, e di far delle leggi che Tanno a togliere la po- ligamia ; e queste seno le nazioni che hanno poi un corso lungo e glorioso, elevandosi ad un grado pi o meno alto di vigore intellel- tnale, di polenta e di gloria; 3.^ o finalmente non ai giunge a sradi- care la poligamia, ma solo a metter de* ripari ai mali disella apporta^ formando de* serragli, come in Turchia; e queste nazioni non possono arrivare ad  sa grande cirilt , come le seconde, a per diaeendona al totale imbrutimento come le prime. Ecco le osservazioni di Montesquieu al nostro proposito sulla po- ligamia.  Ne*gran& stati vi sono per necessit grandi signori. Quanta u pi sono agiati di beni di fortuna, tanto pi trovanti in 'grado d tt tener le donne in un* esatta dausnra, e d* impedire che entrino  nella societ. Per questo appunto negP imper dd .Tureo f di Per-  sia, del Mogol, della China e del Giappone, nirabiU aono i os  stumi delle femmine n (a)  Non pu dirsi lo stesso delle Indie, che I* infinite isole, e la sW  tnazone del terreno, hanno divise in infiniti piccoli stali, che dal  grandissimo numero di cagioni , ch*io non ho qui agio di riferire^ tt vengono fatti dispotici li. tt Col non vi sono che miserabili che rubano, e miaerabiK che aon u rubati. Coloro che chiamauiii grandi, hanno piccolissimi modi:qnelK tt cJm diconsi ricchi, pi non hanno della lor sussistenza. Non vi pn^ tt essere si esatta la clausura delle femmine; non vi si possono pren-  dere precauzioni cosi grandi per contenerle; vi  mconcepibile fai  corruzione de' costumi  In Patana la lubricit delle femmine vi tt  ki grande, die gli nomini sono costretti a farai certe guerniture tt per ripararsi da* loro attacchi. Secondo il sig. Smith le cose noa tt van meglio ne* piccoli regni di Guinea. Pare che in qn* paesi i tt due tessi pevdano fino le proprie leggi w. Lib. XVt, e. X# () Noa biiAB , aa ainbK rcUtivaate  i* clic polrebbre eMre. Si cftvoM i53 tentabili. Per qoeslo la troviamo anche nello sUto patriar- cale permessa da Dio , usata da uomini santi y e la tro- viamo nella legge di Mos. Laonde quantunque si opponga la poligamia alfa perfezione e alla natura del matrimonio , tuttavia ella pot essere tollerata sul principio delle nazioni , nella stato in cui non erano ancora corrotte: e per  il segno bens della loro imperfezione , ma non della loro corruzione.  E cosa naturale, dice il Montesquieu ( Spir.^ ce L. XVI, e. IO. ), che l ove il vino  contrario al clima, tf e quindi alla sanit, l'eccesso ne sia punito eoa severit  maggiore che ne^ paesi ove f ubbriachezza produce po a chi effetti cattivi . Ma che la poligamia non sia segno della corruzione d'un popolo, ma della sua imperfezione , e insieme della primitiva e naturale sua semplicit ed in-- nocenza , lo ha provato un sommo scrittore , a cui io mi rimetto, il sg. Bonald, nella sua opera sopra il DivorzK), cap. yi.  Nella rozza e feroce Sparta P adulterio avea perduto tf il carattere del delitto : neir incivilita e umana Atene tt V adulterio non era ignoto , ma V opinione pubblica e e le leggi lo comprimevano r*. OSSERVAZIONE XXVI. Non intenderanno que^'aavi lettori, a cui corra aott' oc- chio questo brano del Gioia ^ come egli introduca- Atene per dimostrarci che la civilt e T umanit non conducano alla dissolutezza de' costumi: e crederanno ch'egli dovesse farlo , avendoselo proposto , con qualunque altro esempio prima che coli' esempio di Atene , nella quale si trova in tutti gli scrittori deUe sue storie ,' che di pari passo colla civilt e coltura mont la dissolutezza, e oe^ tempi di Pe- ricle come non vi fu citt alcuna pi colta , cosi parve . che non ve ne fosse alcuna pi dissjluta : nel che trova- rono sempre i savi la ragiume principale della sua caduta^ Opus. Fil. T. II. 20 i54 OSSERVAZIONE XXVIL Dair esservi leggi io Atene contro T adulterio , e non io bparU, ai potr inferire che fossero pi' frequenti gli adttlterii presso gli Spartani che tra gli Ateniesi f E non sa il Gioia ^ che k leggi e i costumi di solito stanno in ragione contraiffo? non sa che le leggi si fanno contro i disordiniate solo allora che questi traboccano f Secondo r argomento del Gioia si dovrebbe inferire che vi fosse stato minor lasso in Roma negli ultimi tempi della repub- blica che nei primi, perch in questi ultimi tempi vi erano molte leggi suntuarie che proibivano il lusso , mentre non erano ne- primi tempi ^ ma ci prova appunto tutto il con- trario. * Wallace cadde nello stesso errore del Gioia, quando si mise a provare la grande popolazione degli autichi dalle leggi che la incoraggiavano, iAogaa conoscerli. E per nasce che dove  pia conoscenza, vi sieno anche vizi maggiori \ dove  pA ignoranza , come ne^ ppoli rozzi, ma non ancor guasti, vi sieno henA miaoti virt ^ Bla insieme minori vizi , cio minor corruzione. Perci sapientemente Giustino scrive, che meglio giov a^ barbari V ignoranza de' vizi, che ai Greci la conoscenza delle virt, , OSSERVAZIONE XXXIL Lo stesso  a dire de' Germani antichi. Non si pu con uno, Sciocchezze f distruggere tutto quello che racconta Tacito in favore de' Germani (i). Se il Gioia avesse detto che Tacito pu aver^ esagerato nella narrazione della con tinenza germanica per fare arrossire i suoi concittadioi , sarebbe stato da comportare; ma negare tutta intera quella virt , chiamarla un mero infingimento d Tacito , spac- eiare anzi tutto il contrario di que' popoli, questo  troppa ingiura al snno di quel sommo istorlco. Poich non avrebbe certo ottenuto che i suoi cittadini vergognassero di se slessi, ma rdessero di lui narrando fatti patentemente falsi ; e presumere altramente sarebbe stato da sciocco. Si ram- menti il Gioia , che i Germani ne' tempi di Tacilo erano gi apprsso i Romani sufficientemente conosciuti per le guerre , che in qne' luoghi vi avevano fililo, e vi facevano. rende degno nuovamenle di omparire, come noi, Ostrogoto agU oc- bi di colui , i cui meriti Terso atla civilinazione sono d^ aver ritro- vato il modo d'^nnestarr la morale, e la veriti come rami sai tronco della pubblica econonia! (Ved. il Galat. U^ ZetUraii, e. IV,  ^ ). (i) "^ Tacito ha autorit solo quamlo parla a sfavore de^ Geriuani. Allora il Gioia lo clU con rispetto (iV: GaL^ edit. 4.* Mil., pag. 5o4, 5o6). Eccellente principio di eritica, uon dar fede agli lrtori ed ai fatti che quando favoriscono il proprio bittema!  ^arte crtiea che i) signor Gioia idiegna ai gioranetti; i6i OSSEBYAZIOIfE X2CXIIL JNbn  lsolo Taeito, che descriva i costami ieyeri e cod* tneoti dei GermaBi. Anche Cesare ci dice diiaro: Infra ani9um rigesimum foeminat notitiam habuisse^ in tur* pisMmis kaent rebus; e ancora poco innanzi: Qui dia* tissim impuer&s permansisrunt maximam inicr suos ferunt kauUm: hoc ali staturam^ ali hoc 9rcs neryos* ifue confirmari putant (\)\ e Quintiliano nella declama* zioue in favore del soldato Mariano la cui pudiciia era stata offesa : Nihil tale nouere Germani , et fonetius apu4 Oceanum t^iVifur. Ma senza le autorit, non conviene con questi austeri costumi tutto il modo di loro vita? Poich essendo dati i Germani interamente alla caccia ed alle armi, ogni mollezza rifiutavano' e avevano in obbrobrio : vita omnis 5 dice Cesare io questo luogo Ut$so , in i^cnatio^ nibus y aiqufi studiis rei militaris conwtit: abpan^utt$ labori oc dariiiaa student. OSSERVAZIONE XXXIV. Ma basta un pochissimo di filosofia per intendere, ri* lossc le autorit, pur col solo ragionamento, come il ri* gido clima della Germania dovesse raffrenare la lussuria^ ed esser questa meno nel settentrione che nel mezzogiorno. Lo sviluppo del corpo ne^ climi freddi  pia lento, e per pia lenti sono gli. stimoli della libidine, fion solo Cesare ci dice come fardi loro la pubert, ma anche Pomponio Mela (a) chiama la loro puerizia lunghissima*, a cui a capello risponde quello di Tacito: Sera iuvenum venus coque inesausta pubertas nec iHrgincs festinantur (3), Laonde la narrazione di Tacito ha il suggello della espe^^ rienza e della filosofia. CO De httto Gali lib. TI.  De GirmmdL Opus. FiL T. IL ai OSSERVAZIONE XTST. Quanto sippifeaie interno a' Germani antichi ai alEk colia torii 4i tatti i popoli roai ,' ma non ancata corrotti^ t in particolare eoA ({Utilo cha  detto de' Lacedemoni. 'Po* che leggi e poche canlet contro aHa dissoluteraa, peacM $9d oh errnm neccaiarie. Non aolo Tacito e Cesare ci dicono la lavo ondili^ e  promiscui hitacri me^ fiumi ^ ma ancora Seaeca e Mela od altri. B mwafigiano quegli an* fichi t civili scrittori come questo non fcsa cagioite di gravi sconei; e gli adulteri! fossero rarsslB^esolto l'anno vigesimo ittrplsrimo fosse appreasp di loro , e pere molto di rado awefilsae, che nomo avesse avut notlis di donna. Narrando le quaH cose Filippo dtvetia nella Germania untica, e considerati i costumi de' suoi tempi) non si tiene dallo sdamare: Sed pn>k dolor quanta rnukitol Nane fere sla Germania inter Europaeos . . . non modo brachia ac lacertosa sed omnem pect0ris pmrUm tegit^ nuditatemque heic in aliis gentibus miratiir et abhor- rei: non tamen rtm^ 9enus ittieita^ non rara adulterio. Tegere omnem eorporis partem in gemina quae libi- dinem irritare possit , laudabile equidem est^ maxime' 'que pudicitit eondwsibile: at ubi animus eosrtxputs est, neqaid^uam vestii egit , quae ille adpetii. Il che torna a quel fenedesinio che tioi osserviamo, cio che ne' popoli rozzi la libert del vestire e del conversare bench sia no- cevole , non  Cosi nocevole e ruinosa come ne' civili , per- ch meno corrotto hanno P animo. OSSERVAZIONE XKXYL Una riflessibne aocora in- su' popoli rozai, au non guasti*^ ed  questa. Gli stessi popoli rozzi conoacono qoeslo danno delia civilt 9 il quale s'intromette facilmente nelle nazioni che si fanno civili, e prima d^li tessi beai che essa ad duca: conoscono cioi come la civilt apporti mollezza, e  snervi i costumi. Quando Catone temeva he le greche lei* terc c9nmfi$89to la giofcnti fMPftaM^ e ahciata^ro k Kepablklica, vfdeva ndU natura 411 Go#e, e' G dalla coltura sta il raffioameato del vizio; alta qual oo^a dchbe atteoderr il savio e Boufiascoadcrk)^ ma studiarao  ria^dii.   un fatto .attestato ad uoa voce dai viaggiatori, che  la degradasione delle donne cresce in rsgioBa della liar-  barie aaaionale ^. OSSERVAZIONE XXXVII. Non neghiamo il fatto, dove per la parola degradazione a* intenda assoggettamento a dure fatiche, e vita penosa. Quest' awilimeiito delk donoe certamente  un male ^ ma non segno d maggiore dissolutezzji. Mi pare siogoiara trovare doe aomiai ,  quali conveneodo in uno stesso fatto, ne tirino due ooosegoenae totalmiente opposte. Questi sono il Gioia ed il fionald. U Boaald nel* r opera sai Oivoryio ohe abbiamo di 9efee ditata, vede odio stato di avvilimento, in oui atamio le donne pres^ i po Nel Saggio auIP Idillio e eaUa^iaova Lettiratora Itatiana, ho partioolamieiite avuto lo mira di tcatUre la rUzione fra la Veliera* tura e la inerita. Lo scopo principale di questa eperetta  di trattare la relazione che ha colla t^erit la gentilezza, Parmi che pi si medita pi ancora si troya e intimamente si conosce come tutto ci che in- teressa Puomo in ultima analisi si risolva e termini nella (verit. Questo risultato , che senza che io me lo proponga vedo per sem- pre presentarmisi spontaneamente nella fine delle mie ricerche fifo- sofidie , giustifica e spiega ci che ho dett nella prefazione del primo olome^ pag. X e segg.{ eio che Tuno de^ due caratteri della filo- sofia da me seguita  una incessante tndenza che conduce alla URITA^ ove non il sapienle ma si vegga il piccolo ambizioso abu- sare dellMngfgno a trovar qualche artificio rettorico, qual- che luogo comune , qualche vigliacca ingiuria di cui af- fliggere Tavversario , intenebrare il vero, ingannare momen- taneamente il pubblico pi volgare sul grado d'onore da s e dair emulo meritato^ allora tutto il bene  perduto che 0 dairuso de' giornali o d'altro modo di pubblica corrispondenza potrebbe e dovrebbe la nazione, e princi- palmente l'italica^ aspettarsi ed esigere. E pi volte io ho concepito in' animo il desiderio, che alcuno si levasse contro tanta domestica ignominia ^ traendo sicuramente in palese e additando singolarmente i modi spiacevoli e le sconcezze tutte, che fanno cosi sovente non che agresti e barbare, ma parer ben anco scurrili o turpi le scritture de' letterati presso di noi , e cosi fanno inutile, fanno disorrevole e pernicioso alla nazione un eser- cizio di sua natura utilissimo , la libera e nobile comu- uicazion del pensiero e delle varie opinioni. Di che ne sa- rebbe riuscito quasi un piccolo codice della letteuria ur- banit, un galateo de' letterati ^ ed io medesimo, ov' altri non ponesse mano a tal opera , di dar ad essa alcun av- viamento , secondo la mia possibilit , divisava. Ma veg- gendo come lo scrvere sarebbe tornato vano e perduto l dove coir evidenza degl' indegni esempi , de' quali e libri e giornali gran copia mi avrebber fornito, non avessi com- mosso il pubblico ad un giusto disprezzo di coteste lette- rarie batoste che tutto di c'intronano col loro strepito e ci annoiano colla loro sciocchezza ^ indugiavami a ci per non dovere spiacere forse a troppi involontariamente , a cui il vero tornasse grave , e io non fossi altrui parato un cer- cator di brighe con quello stesso trattato che per ispe- gnerle dettava. Del quale impaccio una buona occasione che mi si d innanzi ora mi trae , la qual cogliendo ,' quella operetta io far che divisava: mettendo in vista le maggiori scon- venevolezze e le villanie che imbrattano principalmente le dispute de' letterati , i quali pur dovrebbero esser fiore di 174 dvilt: e qui almeno , oel^baon volere di aiutare il venire avanti di qoefta, ai parr il mio amore per lei: che noo poco ella gHadagnerebbe, ove altri gungeaae a mettere in univcrsal odio i modi radi e orgogliosi, e sbandirli dalle letterarie contese, e a far che i letterati gareggiassero in- sieme qoinci innanxi di gentilezza e di generosit, e le parole, T abito de^ lor pensieri fosse tntto cosi mondo e decente ^ quale Ila verit , a coi solo qaelli tender deb- bono, si conviene. Ma io debbo, prima di por mano al lavoro, render conto della occasione che mi vien dafa , per la qaale io m^ho acquistata ricca materia da illnstrare  peccati che mi conviene accennare contro il galateo de^ letterati e contro la vera civilt , con degli esempi reali , nuovi e solenni. Sono adunque pochi anni, che nsciva in Italia U teria ediaione di un libro assai pernicioso al retto pensare ed a' buoni costumi (i), e forse pia die T altre opere deU Fautore stesso; non perch egli non avesse anche in ana, nessun acume o puntura , sebbene la grossezza degli errori l'avrebbe potuto altri suggerire: m'ingegnai di conciliare, quanto io sapessi , la causa della verit e la minor vergogna del- P autore che ae ne allontanava: mi sono fatto un devere di non accennare a ncssui^ mala conseguenaa morale e reli* giosa che venir potesse da que* principii , consapevole, che ci che l'uomo ha di pi delicato e di pi prezioso  la sua morale riputasiooe: e per una delicateaza che potrebbe (0 Esmme deUe opinini "di Melchimre Gioim in/kiffm Mia moda ioterilo fra le Mtmari di Ri^oney di Morale e di LeUeiulura che ti itaai^iio m Modrna , Tomo VI. Qarsto Eiabm* si 'ciU nel preseate Qllro wetono la namerata di questa edizione la quale contpoe uo^ Ostenraiioiie di pi Mi' ediiione Modenese. (a) T. 1 , pag. i33| e m> dMk tersa edisioue del Nuovo GaUteo. 176 parer soverchia , noo ho fatto pare ob motto di quelle sue espreasiont (h trivio e da bordello , nelle quaK aporca lo alile, cosi impolite e achfoae^ apecialmente in un libro pe' giovanetti (1)9 e delle allusioni satiriche cosi rancide e inette contro d(f' religiosi (a): per non dovermi partir giammai da quel grave carattere che aveva assunto di semplice e quasi freddo ragionatre : parendomi d^ una parte che pr* vata la falsit de^ principii, il lettore medesimo avrebbe potuto conostem^ il danno, e dalP altra, che la muder- xione e il passartni di tatti gli accessorii, mi avrebbe do voto conciliar l'animo dclF autore medesimo, del quale d^ altro canto mi riputai obbligato di dichiarare con can- dore chMo onorava l'ingegno e le cognizioni, e di prote- tare, che mettendo fuori gli errori dov'egli era incespi- cato, io non intendeva dar mostra del suo personale di- fetto, ma di presentare una nuova prova della labilit della umana ragione (3). 0)11 portare della soostamateua aotto la i&iHtadioe di oq mercato che fanno di se donne ed uomioi,  maniera la pi laida e la pi ri- buttante. Sembra che non si calcolino per nulla i gradi intermedil Mia oormiione, e che si Yoglk spingere sempre P immaginanone agli oltimi gnidi deUa medesima: sembra che non ci aia altra oorru- aioae che dei bprdclli} o pure che tutto il mondo non sia che un Tasto bordello. Con quelle espressioni in fatti scriverebbe con pro- prit^ta ^h parlasse della immoralit di questi luoghi di prostituzione $ ma non gi chi ragiona della scorrezione de^ costumi' nella comune eriet; H molto meno dii ha in mira le societ colte e gentili, pe^ membri delle qnali si suppone fatto pi^che per altri un Galateo. (^a) Il Gioif  in collera co^ poeti satirici quando dicono mal delia moda : allora essi per  colpire fortemente V immaginaaione de^ loro u lettori , sono costretti ad esagerare , e nelle loro pitture violar tutte  le gradasioni ff. Quando satireggiano i religiosi, od altre cose atte* nenti alla religione, o checchessia non piaccia alPumore del sig. Gioia; allora essi 'fanno testo. Tutto il IfuoVo Galateo  irigrossato de^ loro ersi : v*  taglinazato dentro il Salvator Rosa cogli altri che si di* wtbhe proprio aver il Gioia composta Popera sua in comune con essi. Scartare i poeti satirici perch passano nelle loro pitture tutte le misure; fare nno'smnurato abuso de' poeti satirici: eooo il ofiata. (pi) HeiU lettera che precede le Ouervasiom. 77 Ora Pautore scritexootro quelle osservaiioiii (e parche ttedifaase tre anni) ud Capitolo (i), che di RipoU noa ha che il titolo^ perch ttttta la sostanaa  fatu di villa- nie, le quali ha saputo co^ beue iuaieme agggruppaie ^ che io poco spaaio mi offeriece uoa nuova e copiosa miaiera d' esempi, onde io possa chiarire e mostrare cornee in realt ogni maniera di sozao fallo quasi direi che mi venga O) Es  intitolato RUpona agli Ostrogoti. Noi tiamo Ottrogod perch pensiamo dTersamente del Gioia che  la Civilt in persona, come ognun veda. Qoesta bella parola. Ostrogoti, gli va ioftnitamento a fangoe , e molto si compiace delP invenzione : gi eredeai in poa- aesso d^ un talismano generale per annichilare tntti gli avversari suol^ ed anche quplli che non gli sono avversari ^ questi per una cotale valentera. Ma se le parole vote di senso operarono grandi coae a' d nostri, e incantatono gli ifomlni eiviliisat^ siccome hiscie al sonato del cefrelano; giover nulla d meno oiK inventore di questa il non Carne troppo sdalacquo, com'egli ci paro ne &|Dcia, poich'ella per* iiercbbe ogni suo prestigio. In fatti la generosit con cui distribuisco il titolo , fa crescere sempre pi il numero de^ nostri compagni Ostro- goti : e poco fa oon un suo decreto dichiar siccome noi Obtrogoti anche tutti gH autori della Betnu Bhcjrciopdufue, Il nuovo eroe della Manica non teme d^ ingrossare le no8ti barbariche schiere: u Orazio sol contro Toscana tutta * ! ta promulgatrice del decreto inesorabile fu la Biblioteca Itslian| e la Ifet^ue (mai, 1898) osando dir qualche ooaa in diacolfMi, comincia coti  Le Cahier de mara 1838 de la BibUoiUe^ ftmtiana^ qui se po- MblieMilan, contient un artide, ou pi.ot4t vsb m^Taiis, de a M. lelchior Giou contre un article de la Revtu ncjrclopdi^u , u intitute : De Pobjet et de VutiUti des statistiques. '4 cette occasion , w nou sommes compars  une acadmie d^Ostrogoths , et Tauteur ts de Farticle (H. J. B. SAY) est veprsenU comme un swicmi d!is u humres. Il 7 a va pbu o'ivoaATrnmB ^nunaas; car lea ouvrages a de li. Say , tool ennemi qn'il est dea lumires , oiyt foomi  u M. Gioia une bonne partie de lon livre anr rconomie politique, '  QVI b'bST qV^JiMM MKOVB PBArsaASB DBS BOBS AOTaUBS 9OI OBI u icaiT sua cbtts matibbb .  dopo aver dato un saggio della dia- triba del Gioia, senia perdersi pi oltre a confntaria conchiode u xa U mAme JVSTICB WS fcA MMB lOMS ffOI SS SSIBOWBIIT 1i3H%^WS AOT* a BBS CaiTl^UBS 9^ Op^isc. FiL T. li. a3 in capo contro la letteraria ari>afii(: delia quale miniera io penao^ cia dicea, di giovami. Bea ni dnole cbVgtt volesse vedere nello scritto eontro di Ui un atto ostile , dor gli sarebbe stalo tanto agevole' di ravvisar solo m. caosa delk verit trattata con rettitadDe, iKacTezione ed amore : e che con uno atik armto d* ira e di citationi siasi consigliato far mostra contro il pacifico avversario de^ suoi errori , di tutti gli argomenti di chi ha il torto. Che chi ha il torto ) e non vuole o non sa riconoscerlo,  ne- cessitato a dimostrarsi incivile, e quasi solitario e forestiero nel genere mano. Non essendo egli io grado di far uso in propria difesa della forta della verit, non gli rimano che dar di piglio per sostenersi a^ bassi artifizi di una falsa eloquenaa, ove per si sente sempre che manca qual- che cosa, cfae ha un cerio vano, una certa inefficacia ii^ e medesima^ che la rende inetta a produrre na piena, un^ intima persuasione^ quegli stesso che la adopera per quanto si creda ingegnoso e potente a prestigiare le menti colla sua loquacit, tuttavia  conscio di ^uellMntima de- bilezsa che conservano le sue parole: egli si sforza di ac- crescerne il calore naturale, egli esagera, egli si sdegna, egli pronuncia pi francamente quanto pi si sente sfug* gire di mano la verit : egli scarica finalmente nn rovescio dMmpropori suir avversario , che non debbe essere cosi indiscreto da risentirsi di quelle ingiurie, le quali anzi che nn^ animosit personale contro di lui, sono uno sfogo ed un soHie^ che cerea Fumana natura aggravata: sono una confessione spontanea della natura ragionevole in ossequio delU verit, 'confessione onde Tuomo espia involontaria- mente la propria volontaria ostinazione nell^ errore. Attinger adunque a questo fonte tutti gli esempi de^ vizi che offendono IV urbanit e la letteraria gentilezza , e mi studier di laceorli come sapr in questo pccol trat* tato, ove i letterati veder possano^ quasi in un quadro^ quelle sconvenevolezze che loro  bisogno sfuggire per non parer forse, senza ohe infinita erudizione gli scu^^ sca- bri e selvaggi^ e le loro lettere, principaioMnte juelle che 79 umane oievaosi dirq anticamente, or qnasi con yiao ar- dgQd e 4>a?cntevole non isgaoiAotina e caccino da si. gir uomini y manii grazio^/e tA amorevoli^ e tntle cidentl gP in- vitino a s , ed aflabiUnent^ li tnggano. C per dare alcnn ordine aUa materia, toccher prou alcune di q,aeUe brutture che macchiano la %eM de^ pen* eri, cio le parole e lo stile , e mostcano aoimo sco#tu mato e rozzo: posqia on poco pi addentro mostrer quali %no i segni della zotichezza negli argomenti co^ quali gli scrittori cercano dMnsDuarsi negli animi de^ leggitori, e d' ingerrri prevenzioni a s favorevoli, agli avversari con- trarie, ma che troppo spesso a contrario effetto loro rie- scono : e finalmente caver fuori le principali incivilt che si commettono nel anodo di trattare lo stesso assunto prin- cipale dellescrittiire: e da questa analisi delle letterarie scoQvenieose ^ kk alcuna dette -quali troppo icile  dMn- eappaie agli scriUoti s soj^a di. s molto non istanno, ukimamonte fac prova a^ vedere .9t cj vico dato di sol levarci ad un principia unico deUa bella cosIfimatefaUi, e ad un nnive^saU concetto del gainteo, cio delParte della gentilezza e della urbanit. CAPITOLO II. Scow^eniea^t melle/erme sodo U quali si presentano U proprie idee. Pefcfa nQi veliamo quali ieno. i modi soan e plebei che Mubrattpno le parole e In stile 91 egli baator ^e noi poniamo V occhio a vedere* e notare ci , che pia xauta^ mento sfuggono* qiielk, die di gentili e colli sciittori so- gliono av^ grido* ^ e quali' cose fur4)no e aono tuttavia* pi avute a schifo e punite: di pregia da quelle nasioni e da que^ tempi, ove la cirilt fu* ed i pi in fiore ^ e il senso di ci che  notabile e bello apparii pi fino, dlicato e qaasi sdegnoso. Il qaal principio qnasi tome regolo noi osando a reet et che diritto e ci che torto sia in ragione di civilt nelle maniere dello scrittore , troreremo che nb' tempi pi colti e nelle societ Tenute pi innanzi ne' progressi del iver civile e nel gusto di ogni gentilezza,  modi che ora IO diro A nel parlare come nello' scrvere sono mai sem- pre come sconvenevoli e vili riprovati e sfoggiti. Ed essi son quetti che ora ad uno ad uno enumerer Segni iP ira. Il primo  P usar parole iraconde: poich Tira fa sen- tire in se medesima un non so che' di triste e d* irrazio- nale ; come alP opposto la placidezza rallegra gli uomini, dimostrando in essi al di dentro un animo lieto ed una mente serena. Laonde saviamente il Gasa mette fra^ modi da evitare nella privata conversazione il lasciarsi prender dallMra in altrui presenza^ perch, egli dice,  come gli  agrumi che altri mangia te veggente, allegano i denti  anche a te , cosi il vedere che altri si cruccia , turba te^ fi (i). ^r quanto pii. da sfuggire questo vizio dagli scrittori che non in presenza di piccola brigata , ma por in pub- blico e in cospetto di tutti gli nomini conversano e stanno colle loro scritture? e le parole de^ quali si suppongono non uscite improvvise al momento del bollore, ma lunga- mente appensate , e corretto dalla meditazione ? L' officio del letterato oltracci esclude essenzialmente ogni turba- zion dMra: perciocch pare cfa^egli non consista in altro, che in una piena e continua ragionevolezza, se pure  vero che lo scriver de' libri altro non sia che un grave e un perautnoiltie lugionare ad utilft degli nomini. CO S 3^ i8i Laonde noiosi e molesti al pubblico riescono xjaegli scrit- tori , che incontanente che vengano contraddetti danno se gni di grave dolore , e imbiuarriscon contro il loro av- versario ; discuoprendo cosi inawedatamente agli occhi del pubblico una spiacevole deformit e debolezza in se me- desimi ; com^  quella di non saper resistere a' moti della passione non pure in secreto, ma n anche in palese ; e dandosi a credere di dover tenere a bada il mondo di questo loro privato dolore d^ essere contraddetti , mentre pur non dovrebbergli parlar d^ altro che d^ suoi grandi intereari, come esige da essi, della verit^ e di tutto ci che rileva al bene universale. Vero i, che difficilmente riesce velare il proprio risen* timento a chi se ne lascia dentro in6ammare^ perciocch quella brutta perturbazione si riversa al di fuori e traspira da se medesima dondechessia , e non solo in aperte in- giurie , ma ed in motti pungenti ed in sali ed in ironie , e sopra tutto nelle esagcrarioni , e fin nel colore dello stile, e neir atteggiamento e positura delle parole. Laonde lo scrittore che vorr esser. puro di questa schifezza, avr una sola regola sicura, quella d^essere moderato e imper- turbato interiormente. Lo scrittore del Nuovo Galateo con queste parole annun- zia di essere stato impugnato:  Fenne im mente alPautore a delle Memorie di religione, di morale e di letteratura, tf che si stampano in Modena , di farvi voluminosa con- ce futazone ^ ,(i): e quel t^ voluminosa 9, quel solo tf Venne in niente n basterebbe a svelare lo sdegno chV- gli ne prese ^ perciocch quella  maniera particolarmente di sprezzo , la quale sembra significare che le idee del- r avversario non sieno da alcun vigove d^ intelligenza go- vernate, ma come a caso svolazzino in qua e in l, quasi nella mente di un fatuo , e le prime che a lui s^ affac- clano^ quelle egli abbracci. Con si poco uom turbato tra- -disce e teuopre se medesimo ! Or quanto pi d trista idea CO Paf. 6ia 18% di s a^ l^gitori qodio scrittore di cosi iicile levatura ^ che brontoli da un capo all' altro della sua risposta col- r avversario t E molto pi che que' piccoli e ({Man indiretti indizi di collera, voglions da' costumati scrittori sfuggire le maniere apertamente colleriche ed esagerate^ come sarebber que- ste del Nuovo Galateo :  Egli ( V avversario ) va ingol- a fajidott in sempre piA dense tenebre h :  Precipita di tt abisso in abisso  :  Dimostra la pi supina ignoran- ^ za M (i)  ed altte cotli viUanie, di cbe l'autore del Nuovo Gabteo ad ogni pie sospingo regala il suo avver- sario: i quali modi turbati ed eccessivi ptostrauo un uomo mollo pien di s , ed offendono U modestia , mettendo fuor quella petulanza c^ pronuncia in propria causa e previene il giudizio de' leggitori v da' quali , direbbe il  vecchio Galateo , siccome da diritti e legittimi giudici tf non si dee 1' uomo appellare a se medesimo  (a)*  >. Mansuetudine simulata. E lasciata un tratto apparir fuori l' ira da cui lo scrit- tore  dentro turl^ato^ a v6to egli cerca poscia con accon- ciate parole di ipedicare il fallo : e d' indurre nel pub- blico suo giudice persuasione, ch'egli sia anzi che ad altro tutto composto ad amore e a beoevolenza nel suo avversario da lui svUaneggiato : il che voler dare ad inten- dere  pur solo da zotico e idiota , e dal colto pubblico 4 spregiato. Il costi^mato scrittore adunque sar sollecito ebe tutte le sue parole sieno. d''un tenore^ e bea consenta- nee insieme ^ ipostrando per tutto benevolenza ; perciocch ove pugoino sconyenevolmente fra loro sicch alle maniere sprezzanti e irose succeda qualche ricercatura di amore- di non per maliaia, ma per trascurag-  gine e per cattivo uso ^ non di meno perch egli si mo- ie strerebbe superbo negli atti di fuori, converrebbe cb*egli  fosse odiato dalle persone: imperciocch la superbia non   altro che il non isdmarc altrui^ e . . . ciascuno appe- 4 tisco di essere stimalo ancora che egli noi ^glia * () 5- IKmostraMion di 4chioeekezta. II BMi mostrar di sapere come alla propria causa imoca mai sempre la presunzione e Tinsolensa,  una dimostra* ion di sciocchexta. E non  peccato che pia rigorosa- nenle il pubblico castighi negU scrittori, della scioccheaza: perciocch per essa egli si' trova ingannato e frustrato nel fin? che si propone in leggendo , il quale non  altro che V istruzione e il piacere intellettuale. E avvegnach tal di- fetto si perdoni forse negli altri uomini illetterati, quando per la stolidezza loro non venga dalla presunzione, che allora  in tutti schifosa ^ ne^ letterati non si rilascia giam- mai: a quella guisa che non si rimette P ignoranza del proprio mestiere' a chicches4a , eziandio che iion si faccia colpa a veruno del non sapere P altrui.  in molte ma- niere pu lo scrittore parer sciocco , ove sottilmente non iitisuri le sue parole: ma non ve n^ha forse alcuna pi sgraziata di quella di promettere assai, e non attenere^ (0 s 34. 187 pcfciocdi PaatoiVsi ssol gMdiair mai wmpre da ci che propon di fare : e cosi chi promlteMe di racchiuder in UD 90 volume tutto il sapere umano colle aue particolarit, o di essere iofallibile, questi come sciocco 0 pazzo si scher- nirebbe, eziandio che per altro molte belle cose dicesse , ma per questo solo ch^cgK non fece ci che propose, e non mantenne il promesso^ che nella promessa  il tema che espone egli medesimo , e la legge secondo la quale vuole essere giudicato. Ridicolo ancora  ove altri volendo difender s ed.offeader altrui, dice cosa che toma al con* irario > e senza ch^ egli se n' avvegga si d della zappa in , sul pie : della quale incivile disavvedutezza non pochi esempi m potrebbero trar foori dalP autore del Nuovo Galateo, ma baster uno. A lui non conveniva, volendo abbassare lo scritto delP avversario , nominarlo i^oluminosa confuta-' Mione (f): perriocck^ con quel rimprovero egli richiama alla mente de' kggitori cosa , che in suo grave danno ritorna: i quali veggeudo, quella confutazione essere scritta con breve e conciso stile, e non esser che una semplict enumerazine d errori manifesti, forte si maravigleranno ^ome tuttavia ella crebbe a segno, di dover fs^ere t^olumi^ nosa. E .poscia , per chiarirai meglio , osservando  tro vaodo come in quella confutaneoe, che vkn denominala voluminosa per vituperio, si rilevino pi di quaranta sviste ed errori massicci (a), e nello spazio di sole quaranta pa- gine si dimostrino: e come alP incontro fautore che pres^ a rispondere alla medesima, e che dclU esser vohmUnosa volle farl^ un^ignominta , n^empie dlie pagine pia di cin- quanta^ e non gi trattando tutti gK argomenti di quella, ma restringendosi a parlar di due proposizioni accessorie alla question principale (3)^ essi non si potranno tener Ci) Paf. ei& (a) I#e Ot^ervsiioBi sopra ^JpoU^m tUUa mtda, tentalA di fare e DOB iatta d] tig. Gioia, aono 44* Ognuna contiene per lo Meno una ivisU od errore. Ma alcune ne oooleugona due o ire. (3) Il ftig. Gioia dimeMica, o motira dimeniicare cbe VJpohgim 4elU mok  T nonio prncipals. Lasciati aduo^ae pmdciiCeaieole dalle risa, e dirantto seco BiedatH : Or redi oottin, cIm 8i i^la oelk propria tete. 6. Indole /erita. Si riaiaiie adaoque addietro oella cirilt qaelio scritlove diiattcoto^ che volendo schcmir rawersaro, non a^accorge di olEHider ae aleaao ; e ai fa rimile a quella gente dan- nate di cai dice il Poeta  che col maao sbnffa.  E colle paline ae medeama picchia . Ma via maggiornanle della sdocdietsa offende Tindole benigna della civilt certa teaipera leriia e crodele, la tL prte tut^ ali aifopupiti to' fiMli e^ dilige drettneole la mocUf perch mostrali soppicar  I. Ommettere il confronto de^ beni e de^ mali delle eose: qoi farne il panegirico e l la satira separatamente $ a.** accusare di menzogna V aTversario {>ereli oensera H panegirico isolato , addioendo per iscBsa che in altro kioge n^ ha ttto la satira; S.* stxgHere Patten* ' 2one de' leggitori dal pisnto ptincipide della questione dove si senti la propria dcficenta, e richiamarla sopra oa aeetis&H dove si crede d'ayer ragtone 9 affenaando francamente die quert* actessari  il punto principale : ecco 1} sofiita. 9 filale dalla ptmia dell' inrbano acrittore trae de' modi 9gfr e iomnaiM , pe' ^ nafi direbbesi a Che tiene an^T dei monte e del nacigno . La qale fiereaaa a cbi vira nella calla naatra aociet aesz'easera potuto mai matnvare  perder la nativa acer* beaza ,  impatata a difetta d' muna anzi ehe d' altro ^ e i dtfetti delP animo^ oome moraK de&nnilk , amai piik ribattano e nnettecevoli sana che non quelli della nat|^ra e dello intelletto: fra' qnal potrebbero mattarsi  nominati di sopra, V ira e V arroganza e la sciocchezza^ giacch  proprio vizio di natura rustica emere amara ed irosa, come quella nella quale la ragione a raffrenar le passioni  an- aora impotente, ed  piaprio viaio dalF intelletto Pigno^ ranza : ma il desiderio del nuocere  una cotale tristezza propria di animo fiero, che amnmamefte apiace, eome scortese e brutale. Qaando adunque li accade di dover dire :  Questo i u un cmr. grave, tu guardali dal dire cali' autore del Nuovo Galateo:  Questo i uno sproposito da frusta  (i); se pure non vuoi dar segno d'animo dadla presente civilt al tulio strano e pecoresca; perctocdi quel modo appena ohe si comportasse nella bocca di un moszo di stalla: es aendo disonesto a pesare, non che a dire, che gli errori dell' inteUeOa.umam) aUiiansi a punir colla frusta, come gli scappucci de' oavaUi e de' muli. E aempre l'usar modi onde senifara f eziandio che eii non s'ahbki nell'animo ) che si tengan gii uoiMtti in conto di mandre , d indizio di tristo o vile , o per lo meno selvaggio animo: .e la buona societ so ne tien vilipesa : perciocch come l'idea dq[li uomini suol, farsi da quelli co' quali si uai; cosi il trattar gli nomini da bestie egli sembra non poter tuet che di oohtt, il quale abbia menata la vita sua tutta in ad uonnni bestiai ; se pur non abbiasi a dire ^he (I) Pag. 655. 9 a taluno, tnco ntmd^ colle ttinik |ieioiic, non mn mai fatto di disboscare o dissodare il ao terrea dom^ al quale zoticone in mesao alla universal civilt converrebbe me- glio che la penna e t libri , studiar la vanp e aaneggiare a traverso gli armenti suoi il vincastro. Egli awmi poi che lo aoriltort si asiM|{i aatmlvente in s) ridicole minaect t faismnrio,. k quale plon d^ ar- nento, ove ima retta coacienza lo avvisi finftmsf niente die Allibile  r tfNio ; e die non iat bene a neasano di fare a* filli altrui ma troppo severa legge, eha poA ntaiocfii alcuna volu in danno di Ui medofiaao.  y. . . . 4 rigor smmtl^ Nessun eWile srrittoiie forra adunq per io awiao a fir da giudice criminale sol suo avversario, evolto meno a condannarlo senza precesso alla frusta de' maMittori e de* somari: ansi eviter ogni rigor soverchio, non aolo perch agP inciviliti uomini suol far ribrezzo fit vedere altrui metter tosto luor Pngae, e ogni tiUto saostrwrco- stuBM di animale feroce anzi che di benigno e damealco^ ma perch ancora quella rigidezza e femeia incita a farne vendetta ^ e provoca il pubblico a gfqdfcar con maggior severit , e puoir d^tnfamia ove trovi Ontta queiParroganza e furor leimino non essere da ragiott aonretto, ma pur nato dalla troppo viva ragione delP avversano , |a qnale laloc balenando non vale a vincer le tenebte doiP ahmi miei- letto , ma ad accender V esca delf animo orgoglioso. ' E tutto eie che sa di puntiglio , o di aommo diritto , o d' iperbolica nel tassare le colpe dell' avversario^ ai sfng* gira come contrario aHa oifilt ed. alla modestia dal ben creato scrittore. Laonde quegli , a citi la' gentilezza del viver civile abbia levato d* addosso le scaglie della nativa rozzezza , non vorr dir tosto del suo avversario , come suol far V autore del Nuovo Galateo ,  Egli ha men- 9 tf tHd  (i) ^ qoand* in vece potr dir di Jai  Egli mi  ha naie kiteso, e Mi ha mate piegato n.Hi ac lo tro^- yer coDvenire con lui ia qualche concetto , V accuser per questo immantinn aspra n y come insegna il vec chio Galateo^ molto men si conviene che col pubblico, al quale  richiesta pia di riverenza, si faccia sentire il suono d^ un animo fiero e quasi sanguinario.  ci che parr qui mirainle si ^ che come i delatori sono sempre lo scolo pitt fetido delia societ^ cosi quegli scrittori che ap pongono altrui con tutta facilit le meosogoe , sogliono essere i pi bugiardi (3): e quelli che si querelano che CO Pag. 616. Chi Ma il bugiardo, se il Gioia o il tuo avvertano, apparir nel corto di qoetio piorol trattato. (X^ Pag. 619. Si potrebbe domandare te tia furto rubare a] ladro. In fatti io vorrei domandare al sig. Gioia che cosa crede d** aver in- ventato egli di nuovo circa i limiti della moda , che non sia frtto e rifritto in mille libri tcritti prima di lui ? Se il convenire in que. te dottrine , che a dir vero non tono peregrine, egli chiama forte, viene con ei 1.* o a dar mostra dMnconcepibile ignonmta, ereden* dosi il primo inventore di un taper vecchio^ e che il solo boon tento taggeritce, 3.* o a condannar altrui di furto in malajide^ o almeno tenza accorgerti che topra di lai cade la ttessa condanna : anzi sa tolti gli scrittori che espongono delle dottrine comuni , tenza inten* der per qaetto di dichiarartene autori. I.* Immaginarti dVttere autori di cote rance ; 9.* pretendere ehe gli altri tieno venuti da t a prenderle, mentre le poterono attingere dallo spaccio generale dlle medesime o dal proprio buon tento , e gridare arrogantemente , AI ladro : ecco il to&sta. Itfa di pi vedi la nota (.0 alla pagina seguente. C3) Che il Gioia voglia mentire io noi dir, perch non entro nelle ine intcnzbnl non avendone il diiitto : che gli sfuggano innomera* bili falsit dalla penna, apparisce da tutto ci che siamo per dire. lor ria rubai j nAe volte baoiio coia die da loro ter ai vokase (t):  ae pur ne faaiiDo alauu, ella  piava po ticda, rabacchiata qua e li da queste comacckiaccie a* pavod. 5 8. Meccanismo nel compor l^ri. Cornacchia vien detto un autore, i libri del quale non aieno da capo a fondo che un centone e un ricucivAento d citazioni : cornacchie  facitori di zibaldoni \ V arte de^ quali  d fare in brani, quasi direi come il capo dlp- polito, ogni libro capiti loro alle mani, e spargerne le squarciate membra in tante cassettine numerizzate, classi- ficate: e indi da^ que' sepolcreti del sapere, al priego forse di stampatori disoccupati, cavar qua e l di que* morti brani , e raggiungerli insieme ili varie forme e mirabili , e cosi dar esistenza a nuovi mostri lettera'rii: arte vile, ma^ benefica , direbbe qualche corto economista , perch fa sentire il dilettevol ticchio d^ esser uom letterato a chi non r avrebbe sentito mai^ nuovo guadagno nella somma de^ pubblici piaceri^ e perch schiude un novello fonte di la- voro e di traffico fra librai e scrittori , e nutre ambedue queste classi di pane a spese de^ semidotti, che pascono intanto le loro menti di vento: crescendo il lavoro e sce- mando P ozio degli uni e degli altri , e de' terzi ancora mediante una cattiva occupazione : e finalmente perch mette in celere circolazione le cognizioni positive ed i fat- tarelli inesatti , i quali dove fossero inaneggiati solo da chi l trae fuori a proposito e li racconta con esattezza , avrebbero un moto troppa lento e quasi stagnante, e non   (t): perocch parmi che con questa debilzza di consentire a' pi importuni, volendo evitar noi uno scoglio , rompiamo nel suo contrario^ e per non riuscir forse molesti a quelli che irragionevoli sono e non degni (0 Quo3 cbc lor si badi , con noi medesiii e colla Ymtk noi ci rendiamo inginsti e &bi , e perci a tutti i colti e savi uomiai akresi piacevoli ^ cbe  troppo maggiore incivilt e yiUania di quella prma : e di tanto, di quanto la verit  pi reverenda degli uomini , cio infinitamente ^ e di quanto lo piacere a cl ha ragione,  pik villano peccato cbe lo piacere a chi ha il torto.  se quelle parole di Monsignore csiandio pel conversar privato sembrano peccare io queato , ohe insegnano una soverchia condiscendenza ^ jDoUo meno agli scrittori si conviene mostarsi ddicati di soverchio , ed al vero timidi amici \ ma nobili debbon es sere ed aperti, e seguire il documento di Galileo , il quale Yolea cbe nelle sciillure de^ letterati  si pariasse con quella u libert che molto ngionevofanaite dee potersi usare da u qucUi , ohe piA ansiosi sono della verit cbe della osti*  nazione  (i).  que' letterati che non soffrono d^ essere mai contrad- detti, fanno grande ritardo aUa civilt, pecche impediscono la nobile Iranchcsza , colla quale pi insieme trattando ma- terie scientifiche, si vuol venire a conoseenia perfetta delle medesime. E se neUa privata societ  1' esser tenero e u vexaoso anco si disdice assai ; e massimamente agli uo  mini ^ peiqjiocch V usare con si fatta maniera di per- c' sene non pare compagnia ma servit ; molto pi nella societ pubUica, e non a' volgari :ma a^ dotti questa mor- Lidezza disdice e nuoce : che l'aver da ir con essi scri- vendo altro da' lor pensieri  ninna akra cosa  che im-  pacani fra tanti ^^^(tilissimi vetri ^. Sicch a recano le u persone a tale, che non johi li possa patir di vedere^  perciocch troppo amano se medesimi fuor di misura  (&), e troppo si mostrano nimici alla vera ed alla comune ci- vilt. Ma se rutile verit occultar non si debbe per -non dis- gustar altrui cbe forse non Fama ^ il che sarebbe pec- co Opa^, T. Ili, pag. 381 . w s 43. cito  u vano alle carte ^ e rappreaentavano anche delle commedie: ma in it messo a questo abbandono di gioia esse si rispettarano , e dagli  uomini erano rispettate. Mai un gesto , una parola , uno sguardo ai non oltrapassara la barriera delicata che separa la libert dalla li- et censa ; e la loro vi'gnale ihnocensa non fo mai contaminata dal m pi leggero alito ddio sciAdalo e del aospetto m io non ao, come diceva, fin dove si pssa credere a questo racconto, che solo la na- tura del clima rende in parte credibile. Or quelli che escludono Pi- fluensa di questa cagine sugli amam costumi , che consegaensa trar^ niDBO da nn simil fatto ? Questa. Egli fu possibile a Losanna, dunque debb^ esser possibile dovecbessia : vi vorranno perci instituire a foraa qdla soet di ftiactr in tutti i luoghi delia terra egualmente, e oosi sacrficheran'kio al loro errore ostioato rinnocansa e la costuma- tessa d^tnnomerabile giovent. Togliete air incontro un uomo non si- atematico, come il sig. Gioia, un uomo che segua Pesperienia, e che aecondo i riunitati di questa dia peso altres al clima neiaistemi dVdu- catione; egli dob cadr gi in falli s perniciosi Ecco come scrve Madama Campan rel^vamente ali^educasione da temperarsi ai dimi de^ diversi paesi : u Esiste a . Londra un altro uso che io ben mi  guardai dadP imitare. La domenica il ballare essendo vietato dalla  Chiesa anglicana, tutti i sabbati per terminare i lavori della sett-  mana nivanai insieme delle pensioni di maschi  dalle penuoni di femmine^ ma the fpreauboy e thejroung must deglMnglesi u hanno n prolungamento d^ infanzia di tre o quattro anni, effetto u del dima e dei costumi del paese. In Francia tali unioni sarebbero troppo pericolose . 1 fatti adunque recati dal Gioia per provare che sotto i climi fred- dissimi si trovano de^ popoli dissoluti, non valgono a distruggere Pinilaensa del dima sulle inclinazioni umane: ed il voler tor via questa inAnensa a dispetto della natura, non fa che produrre un n^ tUmm falso che porta le pi gravi e pi foneite pratiche cooseg> ^^> Qaalclie>olU ^ la debo- Ifzza di mutare le parole d rali: ceco il tao solito vezzo' (Oasery. ztiii ). Egli come non aTCsic inteao, attuine nella tua risposta il tuono di maestro, e si propone dMnsegnare a^ giovanetti Paso logico de^ fatti: poi accusa altrui dello stesso Tiiio. Egli m^Trebbe aec osato dS^iifto se io avessi fatto altret* tanto!! ^11 E ftle ttgione. Ndla qttettitiie della contioenia gema- Bica e della romana trattavaai a cki doveate darti il van* faggio de^ fcuon costumi , se a' Romani , o a^ Gersani : la questione era de' tempi antichi di Cesare e di Tacito,  in qael Umio. Or V uno de' de scrittori grida baldan- zpsamente aU' allro : Tu sei ano scempio: tu hai dimen* teaii i primi ekmenti di geografia moderna/ (i)  Geografia moderna? non parliam noi di tempi antichi, di popoli nascenti? -1- Eh sciocchezze le tue: odi i miei estratti di giornali e gazzette, ch'io ben te ne scioriner un cen- tinaio  Ma , amico , stam fuar d' argomento  Nalla monta, .pedante, teologo che tu se': Nella Svezia  pa- renti non restano offesi (e qui una trombettata d'estratti e di citadoni che ammazza ). -^ Ammiro invero la vostra fatica \ e ben mi vincete colla lena de' vostri polmoni: ma se voi volete a tutta forza che parliam di tempi moderni, ebbene, io son con voi: Con vostra buona pace, leggete meglio la mia scrittura: leggete particolar- mente l'Osservazione XXXV, e vedrete che, trattata prima la questione de' tempi antichi, ivi discendo appunto ai moderni : ed ivi medesimo reco un passo lampante di Fi- lippo Cluverio a provare qnadio i moderni costumi de^ Grei^ mani sieno rimutati dagli antichi , e la corruzione sia pur entrata anche ne' climi freddissimi ; e come anche col la scostumatezza possa montare ad of^i maggior grado, ove la licenza del vestire e del conversare e l'altre cause morali rendano inutile il vantaggio del clima rigido e quasi direi continente. Laonde se noi non vogliam dire che questi sbagli ma- dornali e che portan lo scrittore incivile a mirar fuor del segno , e come a dire a tramontana in vece che a mezzo- CO Vuoilo Galateo , |Mig. 696w Egli non sarebbe mica credibile die un uomo poteste Unto sragioaare, e anzi uscire al tutto d^ gan- gheri y come qi)i fa il Gioia , se non se n^ avesse documento stampato cornee cotesto che ognuno pu^ vedre  rivedere a Mia posta cogli #cchi suoi ! ^1% giorno , sieno prette malitie e gaglioffaggini ; nflo. Popoli rozzi ma non corrotti sono state tutte le grandi nazioni nei loro esordio ; e debbono a quelP antica incorruzione lo sviluppo t^ loro posteriore grandezza. Popoli rozzi  corrotti ci presentano t secoli di mezzo, imbararki dalle orde settentrionali e marciti nelia eoltiira meridionale. Il popolo corrotto pu essere rosiso e coito. Popolo corrotto e rozzo sono i selvaggi che toccano V estremo sa della rozzezza che della corruzione. Popolo corrotto e colto erano i Romani al tempo dei Gestri: la loro eorrusione avrebbe distrutta la loro cottura se anche non foa- aero sUti vendati ai barbari dalla propria moUezzm e dal propri epicureismo. Considerando questo marciume Cicerone che Tdeva un poco pi addentro nelle cose politiche della sua Repubblica del no* stro Gioia, diceva che la repubblica apparentemente si conservava , ma in sostanza era gi perduta da lungo tempo : rempuklicam specit qwkmTetinmmu f re autem un pridak tumimm. nire, e mm gli staaiooarii o gi fraeidi: e H pia ivi ai afferma , che dove la corruaione si mette in un rozzo dch polo, come ne' selvaggi e se' settentrionali quando inval- sero IMmpero romano (i), quella debV esser un male di (i) In eemisione dei eolu romam non si difTase ne* barbari inra- sori itttantaneainenlej ci wm polea pssere; ma penetr io essi net corso di alcani secoli dopo che stabiliti si furono nelle contrade del mezzod, e solo ne* secoli X e XI, essa sembra essere giunta al suo colmo. Perci ,r autore del libro De gabematione muntU, attribuito a Salviano, ebbe ancora campo d fare, nrl V secolo, arrossire i romani coprt col confronto della barbarica castumaUzza, e di giustifieartt la Provvideaaa rendicatrtce della loro estrema perversit. Egli non parlava, come Tacito, di popoli lontani , ma presenti, i costumi de* quali eran sotto gli occhi di tutti ; e in tra V altre cose diceva : inter ptidicos barbaros impudici swnus. Plus auBiuc dicof offnduniur barbari ipsi impuritfOibus nostris. Esse inter gtHhos non licei scoria* torem goihum: soU inUr eos iiuUdo, pretiisdicio nationis et nominis parmiituntur iit^mri esse. romani. Et 4fiue nobis rogo spes ante Deum est? Impudicitiam nos diiigfmus; gothi txecrantur: puritatem nos fu* gjum*Si illi amani. QckPSte autorit universali e costanti di tutti gli asttichi scrittori in favore de' costumi de* barbari a preferenv de* romani , valgono un poco pi di tatto il disprezzo filosofico che ne ostenta il sig. Gioia, sostenuto da chiacchiere interminabili e da ira* conde sentenze, ma privo pwr di una menoma autorit comtempo- ranea od antica, cio fornita di qualche peso. Mi si permetta ancora 'un* osservazione di confronto fra il buon senso deir autore citato e aJUosofia inappellabile del sig. Gioia. L* autor citato, di un basso secolo com*egli , confronta i due popoli e diee Tuno pudico, Taltro impudico non assolntanvcnte ma r^ativamente r il Gioia, nel nostro tempo, si dispensa da ogni confranto. L* autor itato non crede di do- ver chiamar corrotti i goti perch v*abhia fra essi qualche donna pubblica ; ma anzi di far osservare che quelle donne fra* goti veni- vano pubblicamente dichiarate tali, infamate, segregate  mentre i romani erano si guasti , che il loro solo nome bastava a dar loro II diritto di prostituirsL L*osscrFar queste differenze che segna il diva- rio fra la debolezza umana e la innoltrata corruzione, o^ostra buon senso , e mette sulla via per discernere quando la prostituzione in un popolo sia prova di corruaione e quando non sia. Il Gioia si abbatte al fitto di Tamar nella Scrittura, e senz* altri esami grida: Ecco ba- fascie: ecco corruzione; e cos mostra che la filosofia da lui seguita tira assai pi cotto dell* antico buon senso. Finalmente qual segno d 1* autor citato di corruiiono? Vamore della medesima} non un fatto ai6 tslti grtfistBO, e quui ineptribile, perch Tumm oom guasto neir animo non ht n pure vn vi?o lane dallo in- telletto che gli mostri la brattexsa de^ mali sno, e la strada d^uscime. N le parole colle quali affermavasi darsi de^ popoli rozzi insieme e corrotti, erano oscure ed incerte; perocch cosi dicevano:  Un esempio di questi popoli u rozzi insieme e corrotti si ha nel medio evo, quando u i barbari usciti da^ loro confini, e datisi alle conquiste  delle contrade incivilite , bevvero tutti i vizi che vi tro- te varono^ e questi stessi vizi^ senza sapere imitare le virt tf che distrussero , recarono alP eccesso , come nasce iie^ u barbari aiutati dalla licenza e dalla baldanza militare u nella vittoria. E sempre quando una nazione rozza viene tf insegnata ne^ vizi, non ha pi modo^ ma allora i il  tempo in cui alla nativa rozzezza congiunge la corrut- u tela  (i). Delle quali io non so che cosa aver vi p* tesse di pi chiaro :; n quelle erano da ribattersi con isto* rie di selvaggi, cio di popoli venuti alla corruzione noQ solo , ma allo stesso degradamento: n con tutte quelPal- tre lunghissime tiritere e narrazioni d^ infamit commesse da genti rozze ^ perocch quand^anco quelle provar potes- sero che esiste scostumatez^a sfrenata senta incit^ili^ mento (2), come si propone di provar Fautore, non rom-  V altro visioto. Vedete un popolo che pecca, ma mottfs nello flteaao tempo eiecrasione ed abborriraeDl^ del peccatot dite eh' egli  un p* contro il ieCleralo , che frequentemente si mostra subdolo e ingannatore., non trova grazia n pare allora che dice il vero , eccetto forse da quelli eh' egli liscift , o da' set- tari! e EMitori suoi; ed il civil pubblico incontrandosi ne^ suoi libri a cosa buona e vera , parr sempre acconcio 9 ptesto di dir di lui quelfe^ che una gentildonna diceva d' nn cavaliere che solca spesso mentire : il c|nale affer mando un giorno non so io che, e nessuno a lui voten- dol credere, wd, alcuno della brigata ad accertar che pure era il vero ; a aoi- Ha incontanente : li E s' egli  tt il vero j ioggiinse , perch  veniamo ad altre incivilt. Il pariar laido e sboccato  pure ripresa A vecchio Ga- lateo, il qual dice:  N di alcuna bruttura si dee favel-  lare, come che piacevole cosa paresse ad udire: per- qpiu. FU. T.IL ^9 2^ tf ciocchi alle ncsle pers^De non ial bee (i). Il qual pre* cetto avvegnach non cos appuntino e sempre Posservasae quegli tefso che il diede j appar non di meno giusto e ragionevole ^ ed egli forse pi attentamente vuol guardarsi ne^ tempi presenti che in altri mai , come in quelli ai quali sembra la diffusa civilt aver aggiunto. una singolare dilicatesaa e quasi moQessa morale (non piccola lode a dir vero ) , per la quale dalle nobili noatre brigate noi reggiamo aversi sommaaiente a schifo ogo? ombra d^ im- purit ne^ ragionamenti 9 e pi al vivo conoscersi e acn tirsi quasi con finissimo tatto spirituale quanto indecente e sconvenevole sia di cotale materia metter discorso ^ cha oltre aver nna cotal turpitudine In se stesai quando senta bisogno se ne parla o motteggia,, esce.altrea molesta agli orecchi ben- costunmti come al naio cosa che puzzi ^ ed inquieta e imbarazza T altrui verecondia e dignit. IL perci .n anche il nobik^ acfftt^re nstt se ne debbe mo* strar ago, nut anzi quanto e^ poissa la af^gif^ e dove non posfa al tatto perla necessit deVar^mento, almeno con si coperti e dilicati nands ne tratter, che il suo li- bro possa tuttavia leggersi. liberamente., se^za.che pure il giovinetto e la giovinetta nella lezione a quando a quando debba arrossare : e massiinamente se iljibro vuoi dirin gersi air innocente e aopor .candida ^t. Il non saper toccar la passion d'amore con dilicate pa- role ed oneste, e non fermandosi mai alle gradazioni ondi gli umani costumi da quella leggiadramente e variatamente si colorano, correr sempre a toccar le ultime sue estre- mit che pur sole d' un velo coprir si dovrebbero ^ suole parimente essere usanza di malcreato e di plebeo se non di scostumato uomo : perciocch egli pare che quegli che cosi parla non abbia giammai avuto occasione .di vedergli accidenti delP amore in alte e genlili persone ^saa pur nel* r infima e pi vii classe della societ, o peggio, ancora; 0)44. , , ove Pamore in somma  ridotto al positivo ed al mate- rialr^ e delPelevato e dello, spirituale nulla conserva: nel quale stato egli  spoglio di ogni buona gentilezza e di- gnit, e s mostra nelU forma sua pi abbietta e quasi disadorno ed ignudo:; nella qual forma non di porgerlo al- trui da considerare quasi piacevel cosa , ma di rimuoverlo dalPaltrui attenzione, come schifa e deforme, ogni urbano scrittore quanto pu il pi procaccer. Perciocch, senza contare P altre ragioni, di un cotal vizio del favellare la buona societ se n^ offende , quasi a lei ingiurioso : egli pare allora o il letterato non curarla punto , e non iscr- vere per altri che"" per treccole, sensali, mondane e simil gente ^ o reputare anche t costumati cavalieri e le nobili ed oneste donne d^uaa stessa fazione con quella greggia, e degli stessi cosumi, e a coi uno stsso parlare ^asso e sboccato si confaccia. Laonde intollerabii cosa sarebbe che un precettore , il quale a gentili donzelle in qualche nobil casa insegnar dovesse i belli e buoni costumi , cos loro incominciasse, ammaestrandole, a favellare: Signo-  rine mie riverite , voi belle e graziose siete ^ e potrete  certamente a molti e molti piacere. Ma se badate a me, a io v'insegner a vender pi cara che non sappiate far a da voi stesse, qaesta vostra mercanzia. Perciocch saper  dovete che in generale s' abbassa il prezzo delle cose u tuUCy a misura che il bisogno di i^endere a pi pa- M lesi segni si mostra hel vendiiore. E perci sebbene a io dal vendere non vi sconforti, che anzi Parte ve ne tf intendo insegnare ; tuttavia voi dovrete infingervi cosi  sottilmente, come sanno far le pi accorte donne, quasi tf di essere mercantesse non aveste pensiero alcuno. E per tt questa ragione il pudore ne' vestiti vostri , e il tener  mezzanamente coperte le merci molto vi raccomando, tt Che aspettando i compratori, il 'mercato della roba vo- tf atra meglio si condurr , che non andandoli voi mede- a sime ricercando .(i)* (0 Egli sembra incredibile cbe con rimile parlare prenda il Gioia ad ioatilUre il padore alle giovantttt nel ano Galateo; ina perch n8 Or io bcD credo j che e il eaialierB o la geotildoima, a evi qll LBiuUe fossero figlie, a qaella lecioDo prestoti si ritroYafscfo, eoa ragicoe si sdegnerebbero fieramente ^ Doredibi non tembri, ecco le sue parole, che trarrete alla ptf. i5S dflU 4-* edUonr df 1 Nuovo GaUtMu u La dpona fa dalla aatarm u dotata di tali sentimenti, che vuole unir P onore della difesa al u piacer delia sconfitta; u La donna, come sai , ricuta e bramai  Quindi, allotrch ella, per coti dite, aaMdc in vece d'^eaiere ama  lita} allorch, ih vaca dUpbtta.iis i coifPfiiToai, va  aiCBaoLaLi, u mostra speciale bisogno di vendere. Ora in generale s** abbassa il u prezzo delle cose tutte , a misura che il bisogno di vendere a pi 4t palesi segni si mostra nel venditore 9. Per eccitare maggiormente le donne a conservare il pudore , nella faccia preacdenle avea recnto loro V esempio della celebre Poppea. Meritano di esaere sentite anehe quelle parole ^ perch meglio s^ intendano le filosofiche ragioni di cui si arma il nostro predicatore del femminile pudore: a Esse (,le tto giaeerri una diaiolateita pA cbe altrove rotta^ casi gi patefser per cpealo aolo ne' lor coatMii pi ^ieta- nent^ dormire e pi aaporkameote. Le qaak villaoie $om tutte . recate a aioda da' aafisti , ckt nel secala passata borosaiBcnte filosofi voleaao essere Boninati^ i quali corrappsro U gusto de' dTiii costumi del letterato^ e nella letteratura ntrodassero i modi fai e Tillani o turpi , de' ifaz gi non pochi fin  SnppoQamo che io Volessi qui riportare la lista di tattr i pro cessi criminali , e di lutti i delitti eommessi nello spasio di soli io anni in qualunque delle nationi pi colte d^ uropa : sup^ouiamo di pi cb^ io mi restringessi anche al solo regno Lombardo* Veneto. Certo io presenterei de* misfatti che fanno orrore^ degli eccessi da fremere, rrei forse prorato con ci che il regno Lombardo- Veneto  il paese de^ popoli errottif Non gi. Ora il Gioia vi ffaette faori una lista di scelleraggini che empiscono quaranta o cinquanta pagine: pren- dendole da tutti i secoli ; perch comincia a raccoglierle da! princpio del mondo fino al nostri tempi, da tutti i popoli antichi e moderni j e ci per prorarri che i popoli rossi sono correttissimi. Ecco quali qitao gli argosoienti de^ sofisti l!I fer; non perch quelli aleno tali sceondlo H TaikMr della, parob ^ ma perch  peccati e V ntetna corr azioB di que* sii nolla si contano , a quelK paragonati. AUa stcfloa guisa chi dicesse, che i desdier del povero tono pi derati d qae del rieco , non von*ebbe etcludere ne^ po^fcri rin* temperala de' deaiderii^ ma vorrebbe solo dire che il ricco, come quegli ebe pia beni alle mani ha e tuttod ne esperimenta, pi altres ne desidera, pi coooscendono; e pi bisogni , che il potere, patisce l ove qoelli gii ven* gan meno (i):-meii*re il povero laen cenooct e men brama. Dalla vilbMia dinKfue e sconvenevolezaa neltr materia re ligiose non  mai scompagnata nn^ altra deformit , che consste nella mancanza di vn ben connesso vagioftamento e di cortesia. CAPITOLO HI. Sconi/enienze negli ateessorii al priocipaU mrgwaenu^, E non le parole aole e le maniere del dire , ma i pcn* aier ancora contengono una cotal bellezaa e graaia lor propria onde piacciono agrintelletti, ower^ nna deformit e disgrazia onde a qneU dispiacciono: e i letterali che di dar altrui quel piacere o di allontanar quel dispiacere co^ loro scritti punto noq corano^ parimente incivili si pos- son chiamare^ e a tanto maggior ragione, quanto che ad una pi eccellente facolt dello spirito amano si fanno molesti e rncrescevoK. Se non die quel merito lor de^ pensieri pe^ quali graditi si rendono e cari ,  nna bel* lezza di uu genere lur peculiare , che dalla verit si scorge Ci) Le contraddizioni del Gioia sono noqmerabili : per esempi egli dice, pag, G^a m In queste situaeioni economiche (dor si esige e nelle cose, che sparge in esse l'amabiliti e F amore, e dbe^lBama latto il genere ummio ad na immensa uniformit, e risponde al potente senti* mento di nna immnaa esistenia sociale. Ove il principale argomento di alcuna scrittnra sia vero, pu dirsi , eh* ella abbia quasi un* anima retta  buona in se medesima : ma ove sia lalso ., essa pu somigliarsi ad un essere invasato da ano spirito immondo e malefico, che tolta la contrafflk e ritorce , e in tutte k sue parti la ioaozza. Poich quegli che favella o scrive, tiene in tutto rocchio rivolto. at suo principale argomento, e ad esso tutto il resto del suo discorso che prende colore e forma da 4|aeIIo V ^ perci s'egli  ialso, falsifica altres que'auoi accesaorii onde si suol preparai F adito alla persuasione del prtiictpale, e pur le maniere e le frasi aUo stesso aceoii sentono, e auicchiate appariscono d^una medesima falsiti e quasi complici dello stesso delitto. E giacch circa le parole e k naaniere delle scritture gi vedemmo a qnai segni si riconoscano per falsate^ e perdo per incivili al tres e guaste ^ ora veder dovremo quak sia la falsit e la incivilt da sfuggirsi negli argomenti accessori! , e come questi vengano a dar di s brutta mostra , ed a rinscire al colto e savio pubUieo noisi e molesti. a38 Indur prevenzioni a danno deW a^ersario. Il gentile letterato adunqae si , e gli argomenti poi non debbano esser che purissima luce. A lui parr che dove Ma P errore ivi stiano le tenebre , s dove sta la ve- Opusc. FU. T. II. 3i rit iti itia k loce : e che per dimostrar quelle osserva- zioni esser cope e tenebrose , come si predicano , non ci avesse altra via sicura che di mostrarle falise ^ via abban- donaU dair autore del Nuoro Galateo. 3. Luoghi comuni. Una spiacevolezza che cagionano i letterati incivil ,  al* tresl quella di usar troppi luoghi comuni e vieti , a so- stentare de' soEsmi e deprimere P avversario. Perciocch sebbene la verit sta sempre bella e mai non sia antica , non assi per a credere avvenir il medesimo delPerrore; che questo non ha alcuna amabilit e vaghezza in se me- desimo, ma ne trae talvolta dalfesser nuovo, e ingegnoso: colla qnal novit e ingegnosit gli riesce di sorprender gli uomini e di allucinarli. Ma un gran bene  , che per quanto ingegnoso esser possa V errore , e sottilmente tra- mato y tuttavia dandosi tempo agli uomini da pensare^ que- / sti penetrano nella sua falsit e la discuoprono *, e cosi conosciuto e svelato, nessun pi credito ha n piacevolezza alcuna. Laonde il regno deir errore  labile e breve, e se non fosse che degli error nuovi continuamente si surrogano ai vecchi,  quali rinnovellan T ingann, in breve volger d' anni la verit sola regnerebbe pacificamectte ; ma per quella moltiplicit che delP errore  propria , onde come la testa dell'idi! egli rinasce, v'ha sempre di contro al trono del vero eretto qui in sulla terra quello del falso : se non che su questo i regnatori giustiziati per dir cosi Pun dopo l'altro si succedono rapidamente; l dove su quello la verit senza successione alcuna sebben perseguitata regna immortale. . Molto pia degli error vecchi, i quali hanno perduto fede , sono d' aversi in conto di villania e d' inurbanit  lor puntelli, come sono le accuse gratuite contro i difensori a43 del vero, gi dal tempo corro e guasti. E di questi grande caso facevano i sofisti francesi poco fa , cpiando abbatter volevano h religione e i loro errori sostenere: I quali per molto usarli, come arliao con tonm da oracolo? ( N, G, pag. 652). 45 quasi da un eto ri sentoo ripetere. E non vaele sapere il leggitore se le osseryaxioni eontro di voi sien netafisicht 0 fisiche o d^ altra scienxa j ma a* Ile sien vere o pur 61se. E se 2 peccato rotto e villano contro il proprio avver- sario questo battargli in faccia anti che ragioni la iac- a d'esser involto in una tenebra metafisica^ molto pia  colpa contro la oniversal civilt quello sforco incessante de' predetti sofisti d' impoverir V universo scientifico d' o gni soperior ricerca o circa lo spirito umano , o circa k pi sublimi nature: ma le verit vitali pia che dagli uo- mini stessi sono lor conservate da una fatai prowidenta. N per questo meno peccano quelli, se ancor ve n'hanno fra noi, i quali non tendono a meno quanto  da s, che di decurtare l'umano sapere nella sua pia gran parte ^ e che seriamente sembran vietare agli uomini di non pen- sare e d non sollevarsi alle pi eccellenti ricerche del loro spirito, sotto pena della loro indegnacione^ ma di costringersi nello studio degli oggetti naturali e sensibiK^, che  il primo passo onde l'uomo estingue la propria in- tdligenta, e da se stesso pitnendosi pettoruto discende a collocarsi nella linea de' bruti. N altra scusa hanno-, fuorch non veggono il termine al quale d'avviar cercano 1' umanit ^ che le sciente si rimarrebbero estinte ed il mondo indubitatamente inselvagirebbe, ove il principio n(.o* rale si spegnesse dalle menti degli uomini : quest' anima d tutto il sapere ^ questa luce, che si difibnde a ravvivar la natura e che tien viva l' intelltgenta : poich da quel solo morale principio a tutte le cose sensibili (i) superiore e da tutte indipendente, l'intelKgenza si puA dir che nasca e che continuamente si accenda. E questo avviso giovi mas- simamente all'italica giovent: si guardi da quelli che in tutti i tempi cercarono di spegnere quella luce e quella rital, e U riconosca a questo segno. Non si lasci limitar da eo  a foggia della vite, cio mettendo in- sieme co^ fruttiferi de^ tralci inutili e superflui, i  islituzioni assai libere peih sieno in armoni^ coU^ indipendenza 256 aperta ai nobili seiitimeiiti , men carante di f e pi ddla dignit della 8oa azione (i)? forse in quello tato dove il piacere dei aensi T ubbriaca, ed abbriacato fonda teore cbe sollevano questo piacere ed ssere il principio ed il solo termine delPacione e deiresistensa/ La stessa me mora dov'  pia tenace e pii tnpft, oolla giovent o nella vecchiezza dei popoli (2)? E cbi sono i'veri autori finalmente degli stessi beni della civilt, se non quelli che ingratamente poscia dai poster infiacchiti e lassi si o de^ nostri spiriti , bm atsai mofisrchiche perch soiteD^no la de- fli bilena dei nottr cottomi t. In somma la deipocraxia fin qui oonosdqta  un sistema pabblioo, he non pu sussistere in una nazione avansata orila civilt, per la stessa ragione onde non pu sussistere nella medesima il sistema do- mestico della poligamia. Si Ptino che Paltro (prescindendo rispetto a questo secondo da altre ragioni maggiori ) hanno in s una impera fiiioru cagione d^ insopportabili mali in popoli che abbiano una pro- fonda cognitiotu d^ 1^ come sono i popoli colti $ ed air incontro cagione di minori mali e sopportabili in popoli che abbiano ancora Vignorartza d^ p^ e delle abitudini semplici ed innocenti. Ha il sig. Chateaubriand , autore del passo riferito, sar anch' e^U sicuramente un Ostrogoto! Il (i) u Per un popolo ammollito dalla dvlinaaione sovvsaiKK  il u pi grande de^ mali ; per li popoli nella giovent dello stato so- u ciale e che consumano i loro giorni ne^ pericoli e nelle lotte fisiche, .  la virt ? La disinteressata virt non trova grazia appresso il Gioia da poter formar parte delP incivilimeoto: tutti gP interessi terreni ^ en- trano: la rirt sola  barbaral!! Serva questa osservazione a non laaciarti abbagliare dalle belle parole di rojgMiie eUU che dichiara madre della civilt alla pag. S. Gerealene la spiegaiione , e voi tro^ verete che questa ragion sodU nella boooa del Gioia non  ohe sn cmlcoU d^ uiility e non gi un Auam$ ^ cittitk a6 la politezza soddisfa ai bisogni esteriori ed aDeort li crea, li noltiplica: ma che alPiDContio la civilt risponde ai saprenii bisogni delia intelligenza e della moralit, bisogni immatabili in tutti i tempi come la stessa umana natura, come T anima Immortale; ai bisogni, dico, di una giustisia interiore, di lina coscienza stiblimemente tranquilla > di una grandetta e quasi onnipotenza edificata ndP uomo dai rispetto costante alla inflessibile verit, alta legge eterna, e dalla incessane adorazione deU^Ente degli enli  dunque una stoltezza ifichiarare incivili le case de' patriarchi perch eran pa-^ Btor , e i disordini che in quelle avvennero recarli i mezzo come frutti della incivilt nella quale erano que* virtuosissimi e perci civilissimi:  una stoltezza mostrarsi cosi cbbrio della mollezza ridondata in noi da tutte le arti fiorenti, la massima parte delle quali e le pi importanti  dovuta ad invenzionf fatte dai nostri maggiori, mostrarsi, dico, ^oai cbbrio da mettere in cielo il nostro , e tutti i secoli scorsi air inferno : i setoli scorsi in monte , que stMdea cosi confusa (i): quasi che sessanta e pi secoli, che tanti n' ha il mondo , cosi vari di civilt e di poli- tezza , dove tante nazioni sursero e caddero , fiorirono ed isterilirono , presentarono tanti aspetti e tante vicissitudini , si possano rammassare insieme come un sol tempo tutto d'u solo colore e d'una sola barbarie, e raffrontare in poche pagine , e con alquanti fattarelli piccanti, sfrondati delle lor circostanze, scelti tutti d'una stessa mena, e appareggiarli col nostro tempo, e mostrar questo infinitamente a lor supe* riore, per dar cos una lezione di maneggiare logicamente i fatti e cavarne conseguenze^ sicure a' giovanetti inesperti; o pi tosto, a me sembra , per mettere in piena luce la propria mancanza d'ogni criterio, e dar un segnalato ^esempio dell' abn^o de' Catti , acciocch imparino ad evi* 0) Il Gioia parla teiB|ire A* secoU sconi cosi in monte ; e in po- che pagine setrrte per Piomwnao campo dilla storia eome nn poledro, Qf ihaente e di buon umore. i6i tarlo , come ricura cagione  fidiaci e danDoemime con- legaenze (i).  " False idee sul progresso della dinli e della politezza.  perch P errore i fecondo d'errori; questa confaaione delb cTilt colla politezza, questo sarrogamento di questa a quella , V agiatezza alla virt : questa baldanzosa spe ransa ehe ingenera ne* cuori degli uomini superficiali V a farebbe una fatica infinita ed inutile f ci& Tergognerebbe beoA T au- tore, foa non farebbe neMon Tantaggie alle maaaime le quali sole aono lo aoopo e la ragion per cai ti debbo scriTere. Egli vi trascegli  presenta tenpre I fatti e le circostanze pi debbio ed incerte della storia on nn^ assoluta ctflrtcna, oone fosse stato egli presente agli Tvenimenti ; qvando per^ fanno per tL Ognuno se ne potr con- vincere da s quando abbia la parzienia di esaminare criticamente i soli fiitt della storia romana come sono narrati dal Gioia , e special- mente que^ de' luoghi segnati pag. 64o, VI, VIII5 64a, XII5 643, XIVi ^4, XV, XVII) eB, eoe. eoe. 0^ indotte a credere che k dtiltit ti polesfe misurtre ed esprmere quasi per una progression contioua in ragione dclPet che lia il genere umano. Quindi il sistema 'oppo- sto a quello racchiuso nel verso tf Declina il mondo e peggiorando invecchia  : il quale senz^ esser vero, non rende vero il contrario. Semplice a dir vero  il sistema. Volete voi segnare i gradi della bar- barie quasi eopra sicnro termometro ? Divideteli in ragione do? tempi: qnanto pi vi arfctrerete dal secol nostro, tanti passi far^ altres indietro dalla dvill degli omini Ascendete a' primioaia^ li trovenle o bestie, o vicini alle bestie (i)^ 0) n Gfoia ve ne Mseuni.  Ut* primordi dell sorH, egli ia m in generala , g U oomM aon si diilIngvoDO gran fittlo dai bratt  ( pag. 0a6 ). Voi vodcle qui e m tanti altri logU tegviCa dal Gioia 1^ ipotesi d* politici leorat del secolo tcorao, che partono dallo stato di natura y e succeuTameote conducono rumaoiU alla coltura pi faffinala, dandosi a credere che l'uman genere segua proprio le leggi di' essi trovano bene di prescrivergli colla loro fantasia. Questi sono i dottori che pretendono insegnare la maniera di adoperare i fatti a cavarne delle stenns ooiianio sta'bilite da Dio, e nacque la comunit delle donne e gli accoppiamenti fortuiti : ae farete loro osservare che 41 medesimo debbo esser succeduto dopo il diluvio la seconda voltai ina solo paqrfal mente: e che fu solo quando alcuni popoli ai aol leva- rono da questa sccoada estrema decadenza di oeUame per ritornare 963 a alia {[eneront de' n^tri filosa parr di far tal graaia col lasciar loro ancora un tantoim di ragione, e non tatH porli o pesei o belve rampicanti in quattro piedi, o meno ancora', eaaeri inaenaati prima, oirganiaaat poada, e animati per ultima da na operazione interna, arcana, nelle viscere della terra operata, d'una terra dotata aUora di una portentosa fecondit che ba perduto per sempre. I pt generosi peri e cortesi, come dicea, vi faranno gli uomini muti, dal solo iktinCo diretti; pi fortanati dell' altra belve perch perven nero i primi ad inventare il linguaggio e a prevalere ad esse e a tiranneggiarle. In somma eccovi in quel singolare stato di natura, che i il aero del loro termometro intellettuale e civile. Q'oesl' quello stato di natnra dal quale partendo il genere umano a'imials grado grado fino alla presente ci* vilt , tutto opera della sua portentosa scaltreaaa , e della sua pia portentosa organisaaaionei quello stato di natum sol quale si soo edificate tante chimere morali e politiche, incognito ai monumenti piA antichi del genere umano , ma non a iadabitstsme ntt meaio di contro a sostCBer^v Mud vilUAm ed odiosimml f^i nodi del oAita^ meatvt yie$cmto cari e pregiai questi el gentHe scrittore : i tfmtH nessans digml  , nessma eievatma n modesti, lA verit u tir ti ^ hi cpicsti luce ini oare sentimenlo d mantf deearo , im sobBnie disiateresse , quasi direi una dimemioaiiia A at stesso , ed una dilicatiasivia sotKeituw ditte delia Tetki , delk giostiaia, della paressa di sue p rok , le quali Aon al i^ento ma si rnrolge al genere mayn ttttegpa^ di qaella riveitiuca e di qaelP aaiore eke a laciea uditola  derulo. Laonde peee Paiftore' del Nuoro Galateo^ il quale er- dendos ripreso (i) dellUrtr fatto f apologia della oukd^^ tolse a giosti&eursi dPermando ehe a farla fa mosso d^ vedere come t dal pergamo Hnefm giormmlmenU da m^ensmu n (%} : quasi P esser nua cosa oeHe ohteK cai- toliche ogtfR \ biasiouta, sid usa bvona tagion di lodarb; ^ P addurre Ihnie Scusa noo rechi altrui a rsgionevol ao- spetto ehe a un Sale autor piaccia diconpurire la seimia di que' sofisti oltramontani , pe* quali eerto non era ra gion mq[ltor o pi eficuce di fevoreggiare uaP opinione che deHP essere dalla rdigion riprovata ^ o dieondaunkda  vilipenderla , cbe dtlP esser dalla religione approvata  favorita. Egualmente frvolo riesce ^1 sario pubblico qur- st^ argomento delP autor nostro :  Altri scrittori biasima- ^i>  db OMervani some tifile OMervsionl f Ate IPApotogia deOa odo, io BOB iipefor la mia opinione u pr n contro la mtdesiuia ae non in senerale diotodo , ebe e*  da dir qaino e quindi, e che il risaltato non pu trovarti ae non da chi calcela esatlamente ci ebe sta per le due parti. In 000 le OstaH^tiom non danno alcuna doMroa intorno alla moday ma solo dimostrano che P^/roIcgifM fwn t ha djjfis* kaH% il che ivi mi sembro dimostrato 'Uno all^ evidensa. VauloM del Nuovo Galatto senza* badare a questa ritenntena di Tarlare , si scaglia col suo impeto barbarico contro di me come un nineo dichiarato della jnod!a non solo, ma ben anche di ogni cM^i/tyl: ^tiasflh la causa della moda e queUa deUa civilt fosse proprio la UBdesiman (a) V*^. 61^. ^6  TOQ la moda ; danqae io la voUi difeodcM  (i). Bella ragione da vero! ella vai quanto uo dirvi manifesto:  Sap  piate che io sono nn sofista r> \ perciocch non possono essere se non i sofisti ed i pasci che diCendoiio ua^ opi- nione perch altri la biasimano. E come nessuno vuol mai comparir pasto , cosi nessuno dovrebbe voler comparir u sofista^ e dovrebbesi vergognare non che a dire ma pur a pensare dC egli scriva alla foggia di un avvocato ( come avwen di dire al nostro autore )^ acciocch il publ^lico uditi gli altri e udito lui , poscia giudichi (a). Certo il pubblico  giudice degli scrittori^ ma giudice in appello. Guai a .quello scrittore che non ha prima giudicato se stesso! Laonde ciascuno a cui  caro V esser avuto per gentile ed oaes^ , non ragioni e scriva se non ci che V intimo sen- timento gli detta per vero e per buono, e sfugga quasi iu ima ogni anche minimo indirio di que^ modi e di que^ costumi del nauseoso sofista^ e chi da un sofistico spirito  preso, guardisi almeno dal aon perdere anche il pu- dor, dal non far quasi professione pubblica di sofista , dal non arrossire a palesarsene come femmina svergognata , M vantarsene^ dal pubblicar siccome qu^lo sia un me- stiere lotto pro/N)rzJoiiato alle sue Coiue ed al suo gusto (3). (3) Ecco tutto il passo del Koovo Gaaieo alla pag. 617; a Altri CI scrittori ayendo fatto la crosura della moda, e, buona o cattiva, . 69 $ >. ConsMerur te cose da un soio lato. Detto aotico i j che tutte le cose sono come degli orriaoU a dae manichi. Questi due manichi sono cariasinii a' ao- fisti, perocch possono pigliare cosi ora uno ora T altro aecoodo che meglio loro incontra al momento. Come noi abbiamo veduto, essi giammai non cercano l'ultiasa con- clusione di o argomento , quasi integri giudici , ma eome mercenari awocat arringando per una sola parte. -Questo ataneggiare o mostrar le cose da u lato solo , acconcia loro assai per pi ragini: prmieramente se cos iion fa- cessero non potrebbero sostenre il pr ed it contira di tutto, a piacimento degli orecchi a cui parlaho o delPesi- - gema loro: di poi ci d loro campo di mostrK piA sotti- gliesia, e potenza di lingua , e di comparir nella mento della plebaglia quasi direi gli arbitri del vero e del falso, che muta faccia e natura nelle lor mani; il che  pur sem pre il supremo punto a cui aspiri rumano orgoglio: finalf^ mente tal modo loro presta un'apparente difesa ' scheinio quandochessia a tutte le obbiesioni che contra kr si mo vesser; perciocch a chi li rimprovera di eccesso in qual* ehe .assunto, eccoli acconciati a rispondien : n Mentite scioccamente ji, e a Vedete ci che bo detto in quelPak -tf tro tempo ,  ci che ho scrtta in quelP altro luogo , e a troverete il contrario!  avendo essi sostenuta ora una. cosa ed ora un'altra. I quali aftificii tutti e giochi sebbene- possano essere ingegnosi^ sono tuttavia spregevoli, e p* sticci senza rad)ce alcuna^ e non fanno impressione %nona sugli animi de' civili uomini^ ma cagionano loro grave e jintoUerabile molestia , ed eccitano un gravissimo tedio e fastidio dello scrittore csi garrulo y e ardito e villano. Tal vesso incivile degli scrittori sofistici V imit ed espresse, pi vivamente che non bisognasse V autore del Nuovo Ga- lateo: di che dar un solo esempio. Gli veniva fatta la. censura di un suo capitolo intitolato jpotogia della moda^ i t fra r altre cose gli si notavi ch^egli per fare qnelPa^ pologia rafpooevolmente doveva prima d^ogo^ altra cosa Mtter la moda dentro i sno giiuti limili y e o stabilita chiara e precisa la tesi, difenderla. Or egli risponde e grida: Alla mmiaogaat Mai menzogna !   perch? forse dia voalf Apotagia restrisgetc voi la moda entro certi e ginati kmMt ^^ QiMsto do ^ ma  , . .   Cke volete dire cai^ ftfsato ma^- cke non esclade il primo mo -^ ehm cpi.e arbarel sui quali non si pu mercanteggiare u accre- scer' la ricchezza degli stati ? o pi tosto il moto della rie- chezza t che ignoranza di politica economia ! far cos poco conto degli abbigliamenti di moda f che cattivo gusto! Ma quello che  pi,, ia rmgione si , ptr u che una distoluiezza ne tim eeeo sempre unlakran, I bisogni adun- ca SKtnaati dal sig. Gioia, che discordano dal sistema della poli- gamia , non vengono gi soddtfiitii da qwaliinque altro sistei^ j e ^ella serie di desiderii non discorda gi fftu dalla roonogamia che Bon faccia dal suo sistema contrario: n perci frono bene cratte risiati qoando li chiam u bisogni e desiderii discordanti dal sistema u della monogamia n.  Opus. fL r. IL 36 a2 ed intanto tragittar gli errori. Rousteau per altro non era almeno , come quelli , interamente perverao e finto : era sofista; ma una bolgia meno gi di costoro. N tutto ci ohe Rousseau scrsse, fu falso ; talora bello e buono. Qua! timore, a ragione d'esempio, pi nobile e pi rispettabile di quello eh' egli dimostra qua e li per T estinzione della moralit ne' nostri tempi materiali ? qua! cosa pi vera , pi evidente che la descrizione de' filosofi de' suoi tempi (i)? Quale domanda pi dignitosa, pi importante di questa, qub DEVIENDRA X.1 VERTU QUAMD IL FAUDRA s'BHRlCHia A QVELQOK PRix QUE CE soiT? La qual sola basta ad annullare de' vo- lumi in quarto di dna brodosa e materiale politica eco- nomica. Le quali cose , tutti i savi le sanno. Laonde non pu fruttar troppo bene al nostro autore il fare l' avver- sario suo seguitator di Rousseau, senza dire in che pajte^ se nel buono o se nel cattivo : senza citarne un passo : tutto confidente di spaventare i leggiti timorati con lina sola voce, col nome di Rousseau, cosi come le femmine ^aolevan gi fare impaurendo i fanciullini col nome della l^efana. 7. Principio deW interesse. E sebbene l' intendimento di questo piccol libretto non sia quello di entrare addentro nell' intime ragioni delle (0 II Gioia dovrebbe 1.* dimottrare quali aieno le proposiiioni in eui il suo avvertano conviene con Botmeao \ a.^ dimottrare che quelle tono falte. Egli dimentica di fare ti Pnna che P altra di qaette due ootet grida che il tuo awenario  tegnaoe di Rontteau, ed i tcimu- niti Patooltano, e c^'edon la cauta finita. In prova di ci eoco le parole della Biblioteca Italiana. Etta an* nuDsiando la quarta editiooe del Nuovo Galateo, con mirabile tem. plicit coiii dice : a Nella ftitpotta agli Ottrogoti P autore impugnando  i tofitmi di Routteau contro delP incivilimento , risponde ad un mpo alle obbietioni che (atte furono contro la tua Apologia della i possa dedurre i loro doveri verso i ma- te gistrati che queste foi^ giornalmente mantengono, e quindi inne- u stare questo ramo di morale sul tronco della pubblica economia *. Io tengo per certo che il Gioia non avverta il male che contengono qtirste parole: e perci lungi da me Pimputargli male intenzioni. Ma lasciando sempre da canto le iotension, e favellando solo del valore delle parole, non posso ommettere le seguenti osservasioni. i.^ Ci che caratterizza il diverso sistema di quelli che aromettons una morale di fatto, e di quelli che l'ammettono solo di nome ma nel fatto la negano, , che i primi ritengono la morale come il tronco, e l'economia e le arti di piacere come rami da innestarsi in su qnel tronco s mentre i secondi ammettono recononia o qualche arte di piacere come il tronco, e la morale vogliono renderla un ramo d questo tronco. a. Quando la morale  cangiata in un ramo di economia f essa  distrutta : alP incontro quando V economia  innestata sulla morale e resa un ramo di lei , questa non  distrutta , ma  conservata insieme la morale e Veconomia : di pi, P economia acquista allora una nuova dignit; ella viene si pQ dire santificata. 3.* Quando voi volete innestare la morale sulla economia, facen- dola diventar niente pi che un ramo di questa ; voi adombrate il moralista; voi lo costringete a far guerra alP economia come ad una scienza usurpatrice. V innestare alP incontro l'economia sulla morale vi guadagna lo stesso moralista , che diventa il difensore della eco- nomia come di untarle buona e benefica. Dite lo stesso d tutte le altre scienze , ^di tutte le arti utili , di tutti i piaceri della vita *. vo; lete salvarli? costringeteli ad entrare nei loro confini: ad ordinarsi , e a non azzuffarsi colla morale. Voi allora sarete benemerito verso P iiman genere perch non P avrete lasciato privare di questi beni i glieli avrete conservati , ed egli se li potr godere in pace e senza hotiL  scusare gli aitnit difetti aache a spese della ve r rt, aHorch non ne viene danno ad altri n (i); egli vi mette per lionite alia noda' il. pudore^ ma carne nn meczo onde le femmine possano rendere piA forti i loro vezai, e signoreggiare gli nomini (a), facendolo do A ser- vire al loro interesse : e perch tutti gli altri limiti ^son pure all' interesse ridotti , non resta limile alcuno vera- mente morale che T autor nostro ponga alla moda^ e quindi quand' anche il suo avversario Tavesse di qaeslo tassato (3), rimorsi: ro in Ul modo arrete generalizzati que^ godimenti perch i buoni tessi ne godranno in comune coi cattivi. Filosofi che dispreuate la morale, cercando solo il piacere! t ricorda Tonnipotenza della morale : non la offenderete impunemente : se non vi prirer dei vostri beni , li sparger di un amaro che ve li render disgustosi e fonesti. (i) Nella nota alla pag. BS7, conferma il suo principio colla sen- tenza di un re, riferita da Mustadin Saadi , la quale  la seguente: u La menzogna che fratta an bene f vale pid della verit she pro- it duce un danno n. Ha sapete voi tutte le conaegaense di una meo- zogna, e tutte quelle della verit? Qoal uomo pu calcolarle? Ecco a che si riduce il principio deir inurtsst : ognuno crede di bene in* tenderlo; intanto perch fosse ben inteio bisognerebbe avere una sa- pienza divina che calcolasse tutta la catena delle cause e degli effetti: che intendesse in somma a fondo il satenui intiero delP ontverso , e la natura deH' infinito che  il punto su cai si sottiene. Intanto la presanzione della falsa filosofia che non vede questa difficolt, dopo arer distrutta la morale ridncendola air economia, distrugge in egoal modo la ferit, ridncendola aWinteressej e ci ^necessariamente, giacche la t^eril  il principio della morale. (9) Pag. 1 5i iSS. Fa da ridere il Gioia quando nelP Apologia della moda, dopo di^arer parlato delle donne oome fossero tutte da chiasso, , si scusa dello stil poco delicato dicendo che 1 difendendosi dai la-  dri, non si pu pensare alla delicatezza del sentimento w (pag. 178). Sono i soli ladri che a lui fsnno paura: fi comperare e'il vendere fra uomini e donne  >ene incoraggiarlo :  un ramo di pubblica eco* nomia!!! Per questo forse usa lo stesso stile da per tutto nel suo libro y anche quando non confata obbiesioni e non si difende dai ladri, come alla pag. i5i 153. Vedi ci ehe ho osservato pi soprm cap 11,8 5. (S) Il suo avversario gli rimprover non aver egli messo limiti alla moda nella sua Apologia, e nnll^ltro : il far supporre di pi  im^ impostura del signor Gioia. non poteva dirsi memognero sensa riientre: e se rantore^ forte del suo princpio dell'in terease, reputasse qaesla stessa calunnia da lai apposta al sao avversario esser cosa mo* rale ,. secondo il solito abuso' che h di questa voce per- ch a lui utile ; non iscinvcrebbe per questo la figura di stolto ) giacch non gli pu essere appresso g^ intendenti se non dannosa: poich  impossibile opprimere P inten- dimento del genere umano , schiacciare il cervello con ona parola di tutti gli uomini. CAPITOLO V. Prncipii generali del Galateo. Ora che, enumerando le impolitezze letterarie, abbiamo procurato di ridurre il raziocinio a sensazione cogli esempi che V autore del Nuovo Galateo ci ha riccamente fomiti ^ prendiamo commiato da lui, e con sua buona pace tea* tiamo un tratto di sollevarci un poco pia so, se ci riesce^ ad alcune idee universali, le quali ci possano condurre ad acquistare un chiaro concetto di quest' arie delle buon creanze , di cui molti scrissero , ma pochi si diedero cura di direi precisamente che cosa ella sia. $ I. Il mezzo proprio e perfetto di comunicare colta societ pubblica  la scrittura, come il proprio mezzo di comu- nicare colla privatr  la parola. Laonde il nostro Galateo de^ letterati alla societ pubblica appartiene, cosi come quello del Casa o altro tale spetta alla privata. La societ privata vien prima a qualche grado di per fezione, che poscia comunica alta pubblica. La societ pubblica cosi migliorata , finisce di perfezionar la privata , e fa insieme la perfezion di se stessa. Perci era naturale che prima si scrivesse il galateo della privata societ: e molto dopo quel della pubblica: sebbene questo sia di molto maggior rilcraiiza , e poaia iolo einilur quello alU soa peifexione. . Il galateo della societ pri?aCa-, ed il griateo della so- ciet pubblica non possono essere, rigorosamente parlando, che due parti d^ un' arte stessa, perch con uno stesso nome di galateo* si possano convenevolmente chiamare. N un'arte stessa sar, se non vi avr nn.solo princi- pio il quale sostenga : due applicaaioni per forvia, che, ap- plicato alla societ privala, ci dia quella serie di avvertenie e di precetti che, raooolti issieoie, galateo della societ pri- vala si nomina, ed applicato alla sociel pubblica ci ge- neri pure un'altra serie di documenti che fiarmino la so* stanza del galateo della societ pubblica. M. Uintendimento di questVte, ohe noi con una sola voce ' di Galateo chiamar soffiamo, non altro pu essere che quello di ammaestrarci a renderci piacevoli e cari alle persone colle qoaU noi uspmo o tcattiamo^ al che ottenere il V buon senso del Casa tocca un principio assai generale l dove dice che  le nostre maniere sono atfera diette- tf voli, quando noi abbiamo riguarda alPallrui, e non. al tf nostro difetto  (i)r Certo tal principio  comune tanto al galateo che insegna a gove snar le maniere che si usano colhi societ privata , quanto al galateo che i modi addita convenevoli da tener colia pubblica , perch o sia da quella 0 sia da questa noi siamo. tvilti cari ed amati e riveriti. E Pesperienza ci mostra che questo principio dagli scrit- tori gentili  naturalmente seguilo^ c.in quef tempi e in qne' luoghi ove V urbanit e k buona piacofoleaza  in fiore, v^ne pi A sottilmente/ osservato. Veramente quanto V uomo  pia wwao , tanto aeao cgb  conoeio di tra* sporUrsi colla sua immaginativa negli altri iioniini, e, in- nanzi di proferire o d^ agire, considerar quello ch^esot sieno disposti di giudicare di sue parole ed aaioni: e al- r opposto  pi inclinato a giudicar ciecamente tutti gli altri da se steasoy e ad.atlrilNiir loro le proprie passioni f le sue accidentali pertorkaiioni (i). Mbdesimameate i tempi ed i popoli roazi avvertono mena a questa rotieaxa degli scrittori, dove anche questi la mo^ strino: mentre d popolo gi molto kmansi proceduto nella eiflt, di molto s^ adonta se Tede quella groaseaza della scrittore di non sapere uscir di si , di applicar a tutti le proprie afierioni , di non aceo^nt cbe * aL pubblioo doa cale punto de- suoi particolari interessi , che non ha ra fione d'esoeme impegnalo e riscaldato siccome Tha egli. Quindi i civili popoli sono dilieati censori di tale quasi inerzia di mente , e non la perdonano a verun patto ^ Iad dove i popoli che poca coltura hanno, sono cogli scrittori loro indulgenti^ sicch questi riescono senza quella fina deHeatezza ed avvertenza che tanto piace in quelli di na- soni coltissime Cos la coltura detta nasone esige e forma quella dello scrittore , come d^ altro lato pu lo scrittore correggere e limare in parto h scabrosit deHa nazione. I peccati contro il Galateo de^ letterati, che noi ahhiamo in questo Khretto raccolti , tutti eritar li potavbbe quello scrittore che quest' unico principio, di riscontrare Je pr** prie parole col- giudisio che hanno diritto d'aspettarsi dalk pubblica aoeiel, e col piacer 4i questo, timtM sempre presente. M.   '  .  Tuttavia troppo vag4 ad indetennato  ancora questi^ principio, perche irgli nom d mastri e facda conoscere ci (0  il principio del Vico t u L'uomo per P indiffiniU natura della Beute umana, ove qnesU si roveaci neiri|oonuiza, egli fa. s regoU dell' universo n, Sdana tTutH^a^ Ljb. L 1 6he iBi sociel pkbblicrMglia coaumcineate pi|oeitt.X2er- chtMiofie adanque un altro pi alletto, che ci fia cgme di criterio col quale poaaiam discernere ci che alla ab** ciet pakbiiea piaccia, e ci cbe dispiaccia. Il priueipio 0 il criterio 'che a ci conoscer ci acorge, sar in generale, che gli omini a richieggono che nelle tf maniere di coloro co' quali usano , sia quel piacere che u pu in cotale alto essere i (i): il cbe  ragionevole e giosto. Perocch maggior piacere che quello che pu es- sere in tiascnh atto , nessuno pu ragionevolmente desi. derare^ che  cosa impossibile^ e ehi ne d minore che V atto possa riceverne in se medesimo , gli pare che de- fraudi gli altri d^un bene che potrebbe loro senza suo in* comodo dare, il cbe suol esser tenuto poca gentilezsa o^ beifevolenaa. N si fatto principio  manco del primo ac^ coficio a' due galatei , che distinti abbiamo : ma govecb che alleandolo brevemente :al trattare cosi colla sodet privata cbe colla pubblica, veggiamo come nella sua ap plicaafpne esso si m^odifichi , e da esso i due galatei, o se si vuole pia rigorosamanle , le due distinte parti d'un m),d\i|QmcM^.. palla qatpn, e d' infinito nella stessa divinit. E cii^ cbO'OsveffiaiBo de^ ragiosttmeati privati  pabbUci, fi pn parimeote.osfrsvarp- della privata vita e delia pub* Mica. Poichtaebibeno la verit^ la betlesia e la virtA ornar debbono tatti gli atti 'della nostra; vita privata, che aoo 4aUa|.cogmxiono 4lel v^^, dalla por^^M del bello ^ e d^tt'f^rciaio dfUCi^nctto. al njeva sopra quella degli alta aniaMliV'tiillavia  nella eoeiot pMUili^a. ohe .questi nobi* Ussiini: beni.ddl^ apinto apiegfmo tuttavia loro.magnifi- i;cmsa , e lo ^pet^colo iootmparabile dalle loro attrattive, fuan la semplicissima baos' del vero io tante cooseguenio, in. tantc^applicasisnf ella SrOpre e biiUa in na vagbea&a ipqin^T^ e iMci^ ve variate, veMe U pia soblime catat- tere , ed innalza la libert df Ilo spirito su tutto |^i pMrtQ^  la cosa dall'uomo presen- tata y. quel nuovo, vero, quella statua, quelU virt, che sono t4itte eoas amabili indipen4e]le2za e dellf virt^. La dolce, la pia benevolenza che impone il Galateo, vien per fai modo a maneggiare con mezzi dilicatissimi e onestissimi T altrui amor proprio onesto^ laonde si appeo a do^ bisogni naovi, e a procurar nuovi coniodi e piaoerir il piale aitmanle 4i 4iUiUidinbe soperare le altre tn dottrina o probit, senza che pf^ qusto neceisiTfamente le su|^erasse in richetxa nel senso pr- . -p^otMi fitttU. La dbttrna, tk verit e la virtA sono eerto pi che ta riecheita mmtaiatej tn. non formano f oggetto della ficono- mfa ak non in qdanto esse tnfloiscoBo solla ricchzza nutkriaU , o l^ehsM aiutano Ta phubtoin,  perch si possono coli quella aMual- tbedtSe cofliauitare: per propria natura quei behi' apt^^rcengono al altre scienze. Vi sono delle virt e delle scienze che non influiscono se non in minio asai lontano sufi* Ecoliomia , e che non soddisfanno meno par questo d^ ^erf bisgni detl kpirto. Quando si rolease parTare in Conomia di tutto ci Att  atto a soddisfare un bisogno, o a pi^urar all^nomo un piacere , converrebbe in essa parlar di tolto: eira Vioscirebbe una ieseoknt confusa d^ idee svariate, ^di- .strnggeuftbbc, assorbendoli in s, tutti gli altri rami ilei sapece. Il Ciota che (in va pA intero esente da questo difetto nel modo di trattare la scienza economica , deve il medesimo alla sua 'filosofia ^ssa e materiale { qiiesta rduc^ tu^to 1* uomo al suo corpo,  perci tittk ta sapienza umana a d^le specufazioifi economiche. ^^ In terzo luogo ^ vi i^aasono essere degli oggetti materiati die soddisfacciano a dei bisogni e producano dei piaceri , e che tMttsrvia 3 IO ^ 3.'' I truporti del qobmmMo, il qaale fteando i pr- dotti ddr^^icoltuia e dellUrti ne^ luogU pii aocpod ad emtft contattati. oMia diaCributndoli m ragme dei ksogai e dl deaidoni, li reode eoa ci.pi4 otti a aod- disfare si qoeUi cbe questi) giacch veagooo a' medesifl accostati e qaasi applicati ^ mentre restando loataoi da essi on polevabo giannai rispondere alle esigeoie. Questa maggior attitudine o /acuit di soddisfare de' bisogni e di prodorri de^ piaceri  ai valofe ed una ricdieasa ag* giaata o al tatto di- nuovo creatar per questo solo non si considerino come ogfetto dell' EooDomia: Ule  Paria y il sole eoe ComiiM^no questi a direntare oggetto della EcoiuNDia, solo dal momento che comincaoo ad esigere della spesa o dfl travaglio .p^ mantenerli, o che oonviene diffnderli dai troppi eonaumatori: in tal. caso possono essere Tsodalti comperati, Fino cke abbondano'a ti\|lti senaa spesa s traTaglio, ncMuno  dUposlo a cambiar con essi un^altra cosa per minima eh^ella sia, non hanno vn prezzo, sebbene gi suppliscano ai bisogni pi (grandi della Titar in tale stato sono csdosi dai novero .delle eoseappresubUi, di che tratta P Economia. , La riccutaa adunque^ in quanto  il oggetto deirqsnomia ed in un senso ancora alquanto largo,  formata i.^ da quelle cose ma- Uriali che sono atte a soddisfare un bisogpo p procnrare^nn piacere, o. da quelle cote tpUitnaU che influiscono sulP aumento di quelle; quando per ottenere quelle o queste si esiga ui^ qualche 4pea o travaglio, o insomma perdita di altra cosa che costituisca Iqro il l^rrsao mmirole, e le renda atte a4 esser mutate ad essere con^e- rate e vendute Una definizione stretta e precisa della rochena  che deteni|ina reggette del P Economia, volando trattare qnesta scienza con ^me- todo rigoroso sarebbe, secondo mio credeif , la seguente: ** Quegli  oggetti materiali che sopravanzano alla sussistenza propria , e che  possono essere usati nc^ propri piaceri od essere impiegati alla suf-  sistenza ed ai bisogni altrui, formano la ricchezza n. In questa de- finizione, oltre evitarsi i tre difetti accrpoati^ i^ si determina, in qualche modo dove comincia ci che si pu chiamare abhondaiitAf a. sMnchiude Pidc^ della possibilit attuale d'ausare ci che sover- chia alla sussistenza: il qual uso o Atvt^) apportar piaceri % wt.o hy consstere nel cambio con altre cose , ioch quel sorerchio ptsa essere oggetto (delP altrui affezione. Su 4/ Tatte I abilit personali qa^tde possono aeddi- sfare un bisogno, 0 produrre on piacere, od eaaer can- giate con cose he haDOo qoest'attitiidD6, e infloir in qualunque maniera a produrle. ' In tutu questa enumeraiione si vede che P lenenlo principale che costituisce la ricchezza,  V attitudine di un oggetto qualunque a soddisfare de* bisogni , o ad p- portare de* piaceri. Di pi : Vattitudine che ha un oggetto a soddisCne de'U* sogni o a produrre de* comodi e de' piaceri, pu essere immediata o mediata. Il pane ed il yino, le vest, V ailii di un cantore quand' presente, o di un medico sono cose che hanu. attitudine immediata a soddisfare de* bisogni, e procurarci de* comodi e de* piaceri ; poichi noi non abbiamo che a mangiare il pane e bere il vino per 'riparare alia fame e alla sete, non abbiamo che a porte indosso la roba gi costruita per ripararci dal freddo, non ha il cantore ed il medico che ad aprir la bocca per dilettarci gli orecchi il primo, per consigliarci sulla nostra salute il secondo. AU* incontra il frumento non ha un'attitudine immediata a nutrirci , ma deve prima esser ridotto in pane ^ la lana ed il lino non ci vestono se non dopo che sono stati tra* sformati in abiti ^ VaUlit delPorologista non ci procac- cia il comodo di conoscer le ore se non mediante 1* oro* logio jche costruisce ^ e lo scrittore di musica non ci di* letta Et non mediante il cantore 0 il sonatore che esegui- sce la sua composizione. " Le aUitudini dopo di d possono essere mediate pi o meno, secondo che hanno una serie pia 0 meno lunga di mezzi o di pasi da fiire prima di pervenire allo scopo prefisso delta soddisfazion de* bisogni , e deU produaion  de* piaceri. Se jrumento ha bisogno, a ragion d^esem- . jno,, di (are un passo per nutrirci, cio quello di essere con- ertito in pane ^ 1* abiUt del coltivatore del frumento ha Pattitudine di nutrirci mediante due passi, o P intervento di 3i due DMzii^ d i/ b prodncione del {mment, %.^ U fili- masknc del pane: PabUil dello scrittore che imegpa li DgiUre collivatioae del fruaientO) contribuisce a nutrirci mediante tre passi, ossia usando una serie composta di tre messi ^ tio) i/ P istruzione sua comunicata alPagncoltore^ x* Peper delPsgricollore che produce il frumentp , 3/ Po mia in molti errori Uq^ altra conseguenza dlie cose dette si  che rkchttsM pro- priamente parlando non sono che gli oggetti atti immediatamente a soddisfare un bisogno e produrre nn piacere t 'tutti gli oggetti die tendono a ci mediatamente, non sono riechtMa gifirmataf ma solo istrumenti onde si forma: sono ,/Wi S ricchtzza, ma non rie* chetUj esattamente parlando. Come per nella causa si contiene r effetto, cosi si pu dire ricchezza in un senso meno rigoroso anche a quegli oggetti che hanno VattitudinB non di soddisfare i bisogni e ^i apportare i piaceri, ma di influire afi^caistenia di qnelli che la hanno. Opuse. FU. T. II. 4^ 3i4 tnerolmente nelP inventario delle ricchezze di una na* zione* Vuso adunque di qualunque oggetto che pu fermar parte della ricchezza,  doppio: i.^ o aoddiafa de^biaognt e produce de^ piaceri, a.*^ o influisce alla produaone d altri oggetti eaffaci di soddisfare de^ bisogni o di produrre de^ piaceri. Neir ano o nelP altro di questi due modi onde si uaaoo le ricchezze j succede Tono o Paltro di questi tre acci* denti: i.^ o che la cosa usata  migliora, come le forze e le abilit di un agricoltore o di una cantatrice, usate con discrezione, si accrescono fino ad un certo segno; a.^ o che la cosa usata mutando interamente di forma, si consuma del tutto, come il frumento che si consuma interamente sotto la prima forma quando si cangia in pane, o il pane che si consuma interamente quando si mangia; 3.* o final- mente che la cosa non si consuma interamente coir usarla, ma solo in parte, come gli anelli che si portano in dito ,. o Paratro onde si fende il terreno; nelPoso de^ quali oggetti il consumo  insensibile, malconsiderato in lungo tempo distrugge interamente. la cosa e rientra nel secondo degli indicati accidenti. Egli  evidente che i.^ rispetto alla cosa di cui si t fatto uso nel primo accidente, vi  un guadagno; a.^ nel se^^ondo e nel terzo vi  una perdita, essendovi la distra- rione di una ricchezza o totalmente o parzialmente. Ora qual  il compenso  JV Pro-tnettO, T- I, pag. 390^ 3ao Mon  dunque pia h riccbeiia V miuifsa delie OMe atte a produrre le senaarioD aggrtdevoli , aa oia sano le scnaazioni stesse che formano la rcchena. In questo caso ben comprendo che chi pia gode, chi pi si procaccia sensazioni aggradevoli, quegli sar il pii ricco: quindi per esser ficco in questo nuovo senso, P un- nico modo  di moltiplicare i consumi di lusso che ap- portano piaceri : egli  vero in tal caso che i consumi di lusso lungi di nuocere aHa riccbesza, sono quelli soU che la producono. L\ avaro , quando ci sia, che ha colme le arche di oro accumulato , o il grande speculatore che am* massa i suoi tesori ne' fondachi e sui navigli , sono gente povera ^ V uomo dissoluto che d fondo alla sta facolt moltiplicandosi i piaceri, il prodigo che tutta la spende per acquistarsi dtle set^azioni Aggradetfoli j sar Tuomo ricco a giudirio del sig. Gioia. Basta annunciare una si- mile teoria per sentirne P assurdo, per conoscere che  contro il significato aggiunto da tutto il mo^do alla parola ricchezza ed alla parola povert , che in somma in un tale ragionamento si chiama ricco il povero e povero il ricco, si chiama produttore quegli che consuma e con- sumatore quegli che produce ed ammassa. E pure questa  una delle maniere onde il sig. Gioia difende i consumi di lusso, una delle maniere onde ne L il panegirico. Ella  cosi strana ed incredibile , eh' io mi credo tenuto di dover arrecare pi passi del nostro autore dove ripete lo stesso argomnto, perch non aem* bri chMo lo calunni e che gli apponga quello eh' egU non disse. Alla pag. 293 del T. I del Nuo90 Prospetto opponendosi alla raccomandazione di risparmio che fanno gU scrittori di Economia, e di accrescere i capitali anzich consumare i redditi, quando si voglia aumentare la ricchezza^ egli si fa a dimostrare il contrario. A tal fine pianta la sua nuova definizione della ricchezza cosi: tf La ricchezza pubblica si riduce ad una abbondanza  di piaceri diffusi per la massa nazionale 1. 3i Qaindi icile gli discende la confotazione degli a^yersari. Dal momento che la ricchezza si riduce a' piaceri atesai e non consste pia nelFammasso degli oggetti atti a produrre j piaceri ed i comodi e a soddisfare i bisogni , egli  ben delle dimostrare ch/c V accumulazione de^ capitali non  il modo di rendere una nazione pi ricca, ma anzi il liberale impilo de^ medesimi. Perci egli prosegue cosi : tf L'accumulasione d^una specie di questi oggetti, oltre  di npn essere seguita da una accumulazione corrispoii- c dente di piaceri, ci toglie i mezzi di procurarci gli altri di cui siamo suscettibili. "^ Se di fatti voi moltiplicate allVccesso gli abiti, le scar- tf pe, le camicie, la mobiglia ... (i)^ voi non avrete un  cuoco che vi cucinile rivande, un servo che vi rassetti  la stanza, un barbiere che vi rada la barba .  . , una tf bella sinfonia, una rappresentazione drammatica, un u fuoco d'artifizio^ tutto ci che solletica momentanea-  mente l'odorato, il gusto, F udito > sar estraneo albi  vostra sfera vitfle  SI, sar estraneo alla vostra sfera imitale tutto ci che solletica Inodorato, il gusto y V udito \ sarete privo d'una moltitudine di comodi e di piaceri : ve lo accordiamo : non  questo che negano gli economisti : la questione non ist punto qui: si tratta solo di sapere se dando voi tutti questi solletichi al vostro odorato, gusto ed udito, sarete dopo di ci pi o meno ricco f si tratta di decidere se dopo aver impiegata, in procacciarvi tali diletti, parte della propria ricchezza, vi siate reso ancor pi ricco di qiiel che sardbbe se aveste quella ricchezza posta a frutto , impiegata a com* perare e migliorare de' terreni, ad instituire ed ampliare (i) GN scrittori di eoonomt non niooMiiaiidno 4i aoeomalar io  , qwstia^ O'edtoty dico, non  dhe P opinione ddftf rechesva, lapofeensa dt aver queU quando d voglia, in una parola una potaibililli di potsi- bilit. Gli uomini sistematici che Torfebbero clie hi natura delle cose fosse semplice come le lono teste, eclodono queste diMlnziont reali e le mettono* nel novero delle soolastiehere, per nessun^altm ragiono se non perch sono loro incomodo. Bil possono formarsi un mondo adattato alla loro eapaoit, ma non mutart il teslc^ 3^4 prodoce ima tilit in gnere,  tmvagUo' produOore . i produttore d'an piacere ancke qael travaglio che (anno le naacelle de' ghiottoni qnando divorano i cibi, e quello che &nne le gambe de' baUerni che non per altrui ma per proprio aoUazio si dimenano danzando. Ci per d cui oi tratta si  di sapere qaal sia il travagUo produttore di ricchezza j,i), giacch qnesto-^ Pargomento deU'economi sta^ e non qual sia un travaglio produttore d^zuiilitd in genere. Ora il travaglio produttore di ricchezza noa produce il piacere che indirettamente, cio creando quella ricchessa che diventa mezzo onde chi la possiede pub conseguire i piaceri. Fermo in questo errore il Gioia oppone a Smith e agli altri scrittori che raccomandano Veconofiia (2), ossia i ri sparmi annuali, come mezzo di aiutare il progresso della ricchezza aumentando i capitali necessari alla produzione della medesima, oppone, dico, che questo  un volere a che u si lavori senza godere n (3).  1 proprietari del suolo e i (i) In fatti la denominazione di travaglio produttore  alquanto inleteroiinata : questo diede luogo al sofisma. (a) il senso eomone ohe ha. attaccato a questa |aro1a di JBconomi il Talore di risparmio, depone in favore di Smith. Il senso comune rderebbe di un Economista, che parlasse contro T Economa. (3) Contro Paccumulaiione de^ capitali raccomandata da Smith, fra l^altre cose il Gioia die che i prodotti delle fabbriche institiiite con que^ capitali y agli esteri noto si potranno vendere giacch ti predica a $U99a twria anche ad esn (T. IV, 78). Ma oltrech tutte le naiioni , dato anche che eenoscessero egualmente questa teoria 9 non la potrebbero eseguire egualmente per la variet de^ prodotti ne^ di- versi climi, e delle diverse abilit, abitudini e geni degli uomini, sicch mancherebbe sempre ad uno ci the alPaltro abbonda; oltre a ci, dico, conviene osservare quanto sia falsa T obbiezione del Gioia anche per un altro lato. Sopponiamo pure predicata a tutte le nazioni la teoria de^ risparmi ; che ne verr? che tutti la eseguiranno? Nulla pi di quello che eseguiscano la legge morale : per essere a tutti comunicata, non da tutti  adempita, n in egual grado. Quindi le nationi meno pigre, meno corrotte, e pi industriose, pi econome, saranno quelle che avanteranno J^ altre in rcchessa: la provvidcnaa promicr eon ci 1$, loro laboriosit, in loro inteUigenca e la lora 3a5 jr Gt^taUili^ tgli ioggiiMige^ pBttcrud ciMcan tao  PeccedeDle della loro rendita al sao aumento, vedreb^ m htfo ciaflCVD anno aceumularsi i loro capitali, senza e/*  sere pia /lici ^ simili alFavaro che nella contediplaiionoi tf de' suoi tesori gosta tutti i godimenti, assomiglia la pos*  siblit alla realt, la sopposizione al fatto, essi non  sarebbero 9^enunenU riechi che al momento in coi de*  ponendo V idea dell' attmento indefinito, darebbero ai loro tf capitali altra direnone a (i). Quando tutto ciibsse vero, non sarebbe meno evidente che il Gioia nei passo citato esce intieramente della questione economica: qui non si esamina gi in che modo l'uomo riesca ad essere pi/- UcCf ma in che modo egli pu aumentare la sua ricchez" sa / non si pu . coufondere V idea di felicit e l' idea di ricchezza.* il pi ricco pu benissimo essere il pi misero. Se l'avaro  infelice, questo non toglie ch'egli poasa in sieme possedere molte ricchesse: sar immorale la sua avi dita 9 0 il suo esclusivo amore posto in un bene materiale come  la riccheasa: il Moralit per questo, o pu es- aere anche V Eudemonologisia ( mi si permetta di dire con una parola greca il maestro dell'arte d'esser fielice) lo cor- regger: davanti all'economista egli non  colpevole se non quando contempla la om ricchesaa giaoenk ne' forzieri in luogo di larla fruttare e produrre dtra ricchezza coU'am- tempertnsa. Qoindi ma emnlsstone baona fra le naoni: ena pad- fica gaerra non fatta colPame, ma eoli* industria : U quale a oneiCa fino a che T amore della rodimia li rimane rafoBevole, i neisi che ^adoperano per superare sodo giotti, e la contensiona scambleTole non entra negli animile non t semina la gelosie nasiooali, i paaa orgogli, le inlmidaie: Il Gioia eoi suo argomento direbbe ad un Go- Temo, che si occupasse a rendere la naaione pi forte e pi munita col migliorare la tattica o la discipltna militare, u Chi vi ba inse* M gnato.di migliorare la disaiplioa militare, vi ba data una fidsa tee*  riat tanto e vero che predicando la stessa cosa a tutte le naiioni, mt*  gliorerebbero tutte egualmente lo stato delle loromilisief e perci M nessuaa si renderebbe proporzioniltamente pi forie n. Bravo uomo d Slato cbe sarebbe il nostro economista! . (0 iV^. Protpttto^ T. IV, pag. fi. 36 j^Have i c0Biiepei, tender U flibbriditf, e Mirare la cohura d^ nrc^ih Dt^ cM m Peeoooflitata tmm ncdrjp rfgi bada aoiafo, e d'afta affnione awMaa, eebbma ai^aato aiate daanihiala. Questa teda ao nen fogNanio a lu soenarla : se' P abbia tutta: dielaaiO' safo che la tali kofM spastse l'economi- sta, ed entra ne* giardini della Slosoin Ctf alla pag. 79 del T. 1 9 dchr egfi> stesso conviene dei daatfo the nasce alla ric* ohfe f aix>l?atio, ma mA&jrimetr n**loro'or-edii; slfinooiftrO'ildiMflore d*diia MtMoa'dt panni da eoi, por etempo, eseono Sooo pene air anno, noe proliice aieaa piaoeM immedisto ne* sensi del proprietario, ma in fine dell^aano, riuscito lo amcrcio, empie a Ini le taaohe di sonanti lE^tttiini. l97 ^acMe f (Mie idi Imm in far puoir piantagioni , in ac ifusidri , stau y c^ehi , ehiaea^ gUere: allora caochiudet Ecco qiiaato ricco attorniato di una mollitttdine di piaaeri che non aveva prima 1 adeiao ai cb' egli i meramente ricco (). Ma m quel a|^ora, dopa (0 ^' Pr^tptao, T. IV, pa|[. ^9. Ca) Quetta spresfione di veramenU ricco e luatt dal Gioia pnr Cor inteadere la ao I4ea ^el pMio cbe ebbiano llegaie di aopra pag. 3a5. Egli  comp ae dtceave tt Chi h^ aolo le ^iodkeYze  rioco faameote^ u ma qufgli che le uaa  ricco reramente . Il bisogno d^aggiangere queVatfverbio, ipdica che quello che gode  piaceri non s dice ncco nel senso proprio della parola , nia in un senso traslato che bAogoa aTyertire con una spiegazione: come, con un altro traslato pu Lu- creaio diiamar ricchezza la parvit della vita , avvertendo la muta* zione del seniio dato a yicehetze coirepiteto grandi^ Ditfititg grandet homini nmi, vi^^ert pm^e JBquo animo . 3S dito il consglio M Gioia, gli lifpottdMe 'u fligoor Ectt- u DomisU, voi mi volevate ioaegaaie ad eaoer pie ricco r  per altro in fine alP anno io ho conattmatn lo aleaao :  m vero che i miei prodotti ai anmentnono, ma ^nctto aa- u mento secondo voi non mi h pie ricco: io debho in- j piegarlo in ahri oggetti d piacere per esser tale. Onr r per giacch non trattasi che di caogiar piacerr con  pisceri , sappiate che la mia sanit da voi riconoaciatai  come fonte dj onesti piaceri, Irioo pia soddirfslla col mio u imponente seguito di cavalli e di servi , che con tatti f gs6 a e diletti che mi sngfgerite. Che volete chMo vi dica? io u sar forse di cattivo gusto: ma quando si tratta di gusti tf bisogna lasciare che ognuno segua i suoi i. Io non credo certo che questo ricc^ U ridke#M cominerciale, T. I. L^ MUt de^ artisU  I suoni e i canti gi eseguiti non possono certo Cur tf parte della ricchesia nazionale, come non lo possono Iure  lo zucchero consumato, i liquori bevuti  i merletti dt u strutti j ma i suoni e i canti che si possono eseguire^  e di cui il suonatore ed il cantante hanno ripiena la te* u sta , loro fondaco o bottega, faranno benissimo parte della u ricchezza, nazionale , se vi saranno de' compratori, come  lo faranno i liquori del caffettiere, le cuffie del modi* tf sta , se qualcun! vorr farne acquisto  (i). Con queste parole il Gioia risponde al sig. Simonde^ Popinione del quale , come vedemmo, che VaUlit del sonatore e del cantante sia bens ricchezza , ma uon i canti ed i suoni che dilettano e non arricchiscono. 11 Gioia non si contenta che sia^messa V abilit del cantore o del sonatore fra le ricchezze nazionali^ vuote che sieno messi fra le ricchezze nazionali anche i suoni ed i canti possibili: i quali a dir vero essendo indefiniti, faeebbero essi- soli una ricchezza interminabile (a) (0 if. ProspeUo dette Seienu eeonomi^^ T. I, pag. 990. ii> Ciatevio rte che il Gioia s condotto in questo tofiaina dal- 1^ ftbnto 4r0i aalntli I suoni ed i canti peeiili non sono die un^attnisione : essi non esistono reslmenle oome esistono le sedie, i 336 Ma m aik amrda di oMdeiuc ciUf Amt \ diverse i."" rabilil del cantore e ilei ianalore, %."* i canti ed i Moni possibili, viene smentito tosto appressa dal Gioia medesimo : il quale perduta di vista la ridicoh distiBone, non parla pi di suoni e di canti possibili, ma deU^ abi- lit stessa del sonatore e del cantore, cosi soggiungendo dopo le pargle surriferite  In somma V abiUt del suo^ 'u motore e del cantante si eambia con tanta bcilil io ' danaro (i) con quanta le oCelle ed i confetti. Un ter u reno anco sprovisto d'alberi e di frutti  una riccbciaa.  ed ha un vidore, perch  scuscettUUc di prodotti^ eoa u il musico ed il cantante debbono* essere valori , perch a capaci d'eccitare sensazioni che, sebbene momentanee,  si comprano colla cessione delle cose pi,pretiose (a) j. sof, I fonieri  ftlegnime oettmiti e che Mspiono la soa bot- tega. Che osa aono adanqae i no potMUt Non altro che l'abi- lit ttesM del cantore acconcia a produrli: questa solo v^ di reale. Quando adunque il nostro filosofo si d vanto di seguire fedelmente la via de^ fatti, egli ci fa delle prometse di buon me^Mlo, che non mantiene. (i) Quando il sonatore od il cantora venda i tuoi anoai o ^nti ai sooi oonnasionali, allora segoe un cambio fra ricchessa e piacere : la riccheaia nazionale non si aumenta punto, ma solo cangia di luogo: ci pu ben rilevare per la dittribworu della ridie%zaf ma non sucofde con ci veruna produzione. Quando il sonatore ed il cantore vende i canti ed i sooni ad una nazione estera , e tortia a casa con nolta riocbf zza ; allora  aecresoiota la riccbezza nasionale. Tale an- laento per  solo relativo alla nazione del sonatore o cantore, gi** che d^altretlanta ricchezza venne a scemare la nazione da lui diver- tita colla sua perzia in quesl^ arti di piacere. N pure in questo caso adunque Vha una vera prodazione} v^ha solo una trasmutazione. Come nel primo caso era seguita una trasmutazione da indTidoo a Indivadoo,. cosi nd seoondo segui ana trasmuUziene da nazione a nazione. Conviene adunque dlstingnere Panmento di riccbezza rato- tiyog dail^auraento di ricchezza assoluto s nel primo caso trattandoai solo che una nazione acquista d che Paltra perde, non c^ alcuna vera produzione $ mentre questa. cV nel seoondo. Siodi si pn.dire a tutto rigore che le arti di piacere non Steno mtii propriamente produttrici di riochcva in un modo 4iit(to , di che noi p^^**"*^ 337 Ma obi ha negato che H moaico d il eadtante non sieno ricchezza? Questo s accorda: la questione sta a vedere se il musico ed il cantante , cio V abilit loro , sia una ricchezza distinta dai canti e dai suoni possibili : giacch gli eseguiti non sono ormai pi igicchezza , a detta del Qioia medesimo. Nel caso del confetturiere, oltre VatiUt sua ossia oltre le confetture possibili ^ si debbo calcolare, per ricchezza narionale anche i confetti gi fatti. La bottega di falegname  piena di mobili, coin la testa del can- tante ^ piena "di canti. Ebbene: in questo secondo caso i canti possibili che empiscono la testa del cantore, sono la stessa cosa che l^MUi del cantore^ allMncontro  mo- bili cegitt dal ialegqiiM, sono cosa diversa 4McAiUt AJkUgname osrfa da quelli ch'egli pn.a sua volont esHeguire. ^Per tal modo .con una serie di sofismi v^n molto acuti a dir vero, ma lidi per a cui, come mostra resperienza^ non pochi disattenti leggitori presso di noi restano tutto di pMN^ il Gioia t GalaUo, |>ag. $09. {Ed. 4.* mil.X Sauth, Saj e Daaoyer looo dichiarati nemici de* governi europei Ut 39 EU mk pMvft idet r*polgi^ ceonoaiet dei piaem, del hsiOy deUft eda, ad iniegoerci Fartt di godere prefu* euKDle ,' e di readerd vme i Mairi ecost BberaU. Noft iniitakiii, perehi troppo evari eone a eoo gindieie gli uo* mini del ostro lecoio oalcolatore ed austero ! Egli peri da queeta cenfoeiette dMdee, e da qiieoto dppio eeoeo che in diverse parb ddP opere eoe attriboi* sce alla voce ricehezMa^ rorioa necessariasiente in molti akfi errori e contraddizion Poichi qnegK che si i impe* gnato nella diCraa di un sistema assmrdo, non pai stare tanto vigilantemente in guardia di sae parole , ehe la ve- rit sfiiggenddglt repentina dal labbro , noi HMtta alle mam con se medesimo. Cosi nel eoo Prihma di ^lUtfiare PaUuuUe miseria del popolo in Europa {\)y egfi venne sensa avvedersi condotto a distioguere nella naaione ona miseria reale, e una miseria apparente; e ad affermare ehe tf la miseria tt d'nna naaone  reale qaando i tolto agli individai il  potere di spendere, la miseria d'una naaione  appa  rente, qaando la sospensione della spesa dipende da  alterazioni nel volere . Come aduaque vi sono dae mi- serie secondo il sig. Gioia, Fona reale P altra apparente j cosi vogliono esservi due ricchezze , Tana reale P altra ap- parente. Questo era Tunico modo di conciliare in qualche modo fra se stesse le sue due definizioni della riccbezsa. Egli viene a dire, che piando ha riposto la ricchezza nel* r oso delle cose, nel lusso, nel maggior nnmero de' con sumi apportatori di sensazioni aggradevoli , allora ha de- finito la ricchezza apparente: e quando Tha collocata neirammasso delle cose usabili , allora ha definito la ric^ tketza reale. Concedo anchMo che quanto pi la nazione  brillante per il grand' uso di tatti gli oggetti di lusso, e quanto pii si veggono ori, argenti, gemme , finissime stoffe , e mense imbai\dite di ci& che tributano alia mol- lezza i pi lontani climi \ tanto pi i a' sensi visibile upo  ehe cootendcvano seriamente a sapere a ck di -loro apparteoette Pinveozioiie di mangiare il fegato del Poca ingrassata a merle ^ e rigoairdandola cen ecobe fib- sofico j trova . di paragonarti al bedefioo trovatore delP in- nesto delle piante (i)! i lisci ed i serdidi imbeliettamenti delle femmine, i soawsmi unguenti, de^ quali aspersele galanti donne romane lasciavano dopo di s un Inngo e durevole solco nelT aria , onde attirare nel loro passaggio anche gli uomini che non le avevao vedute , non hanno la menoma colpa, n pectano punto contio V economia n contro la morale , a sentimento del (iioia ! Cos la dignit umana  sparita dagti occhi suoi, cos  smarrita la mo- rale , e dietro a questa tutto ^ e P economia stessa  per* modirmwione dal tig. Gioia predicata!! Le panie di loaio e di pisoeri ehe SODO indicate pii sotto, non hanno pur case nulla che ceceda 1 limili che il sig. Gioia pdne alla vanit ed al fasto piacevole I Guai per a chi dicesse chVgli eccita ad un lusso sfrenato: questi sarebbe un bugiardo: il Gioia stabilisce anzi dei limiti, predica anzi una mo- derasion al lusso, alla moda, al piacere!!  poi vietato Tesaninare ae questi tieno veri od apparenti: sarebbe ci un inoltrarsi troppo addentro nei segreti del sig. Gioia e di tutti gli altri sofisti , che con parole indeterminate, avciti comunemente un senso buono, cuoprono egoarentiseno agli occhi della moltitudine le dottrine pi false e le massime pi depravate. (i) a Assolvo quindi da ogni laooia le pia gentili e galanti donne u Romane 9 se di grati e soavissimi unguenti asperse lasciavano dopo  di a un lungo e durevole solco neli^ara^ onde attirare nel loro  passaggio anche gli uomini che non le avevano vedute n ( If. Pro- spetto, T. rV, pag. 47')$ il che Plinio, autor gentile, riferisce come ar- gomento di UBA estrema oonruttela morale. Il nostro astore proseguo col solito suo tuono assoluto u JE cmrio wn nurkovano deun nm^ u prot^gro allorch ai tempi di Tito e di Vespasiano onwvano le M chiome grondanti di unguento con corone, Indiane di seta a vari- u color, e intrecciate con foglie di nardo n. Voi udiste ? Il sacerdote della dea volutt usa la parola solenne, Aatqhfo s il filosofo della ci- viliaiiasione pronuncia cd tripode della sua ragione J? cerio non aie- rU4wano. BasU cosi! osereste voi timre il fiato mentre si promm* esano tali accenti sovraumani? sareste nn barbaro: un Ostrogoto, 34^ aata. Il JSaarlm che m ddoh ti ripigMi che fa 4i sotto il Mo flDoa ima; i^Ma di toa, sarebbe il piik oseritarote di lotti i nisrtsB, gioila la teerb de' piieri del aaatro astore , se con qaesta slia stosibtiit eecemva effi mm et esponesse poi anche a nake seosaaioni disaggradeil(i). Ma per tecaare alPeeooosia, di vena che per latta qve. sia rieebesaa appaiente che agli occhi dei Gioia a ona mpressioDe cosi dilelteTole che P abbaglia, nsa so che aosBCBlo Mila- naaiove sia per acquistate la rechetsa reale. Spora fofse die oeHa dissohileasa de' costami fiartscaoo le case , e 1^ naaione che delle case sngole si eompoae, ne- sea pia dovinosa? Intanto converrebbe essere eeceasWa* niente ciechi nel lustro delle esterne cese^ per non vedere che questa licchetaa apparente di natura sua  un cooti- Buo consumo della reale. Certamente ricchissima era Roma delle spoglie di tutte le nazioni , quando per V eccedente lusso , secondo Fespressione di Sallustio , sono i oostoaii in modo di torrente precipitati. Laonde in quel fatto avrebbe avuto almeno il Gioia da poter dire che quello sfarxo, queiP apparenza di ricchezza et segno non Callace di rie* chezsa reale. Ma QpuUntia politura max cgfisiaUm / i%ylS(iN,Pr9MpmOy T.IV,pftff. 47, dke: Si pu rignariaro one u tovercba U mc^lesaa del SiiMmU, che onricaioM aopra un strato  oopcrta' i rate, dolettsi d'alcuna faglia ripiegata sotto il sii# fian-  co, giacch questa sensibilit cooessitra lo esponera a moiCB teiisa*  tioni disaggradevoli, o lo oaodamiava ad osa perfetto ommImIM m Di questo poco di biasiiDa cbe il Gioia d al Sibarita, ^en questi eompensato in altro luogo, doro il uottro amabile scriCtore toglie a difendere il esatoaie che era fira^ Sibaritt, d^inyitar le donne  ai fe u itioi e pranti pubblici un anno prina, acdocch avessero iMipo u di prepararsi e coasparirvi con tutto lo sfarao della belletta e daf^enx td^ tccdeot ricckeiM id tetta 'cttte , di Ligi OUV? Ma aMlanetile oaflcnif' i(Saj)  o. u- ambe 1ealiioiiib iMracc deUa icdiil,qiikla sasiatav: per gli nogobri sfarai di fiie):iiilklalrtava i|iif I dMo ^, tfMo feci alla Francia povart.rtrowAi^Xtttlocfar amlarpii A tranefaotrJo sbi lanctt ideile fioMn ooUdkuiM il fdebit: Ji deUlo codmai ilmakaotealot iAflaakaaltnl'iprl Maone a.ipial bm- lioi|riiiidi pmMan' e aibisMi ui avem il lisao ^adasiniA aUmcQtafti^ e fi.k)l hiuialdai^ft'iKtli/le Msnli'Vevcol w voiire(:fM -U frandaaiq^lfttadMci., detta ftfolazianr. Il liHMi adi|M > DM* . di tinliiai se .inw iL sgno the la rie* cbesaa f iy.etli?ella]flid dicbena .leeei'^ aapfxribi di:i^ifdni|tof^ciie.ta^ tempkllsff odale? dai 4naliMei^'BliUpi,^a ^pnai Ihtiti gli. aadiph aarittaria !( aonnnabaa^ bei pdagi e h atataev o:tlti gii ^MMuaantJ niialfii jJU^arti batte, a i giaacfai ,10 yfmaiffi, a ttatle ifei^oUeaariidel i?ae, eraaa'piB aaiiHatloi detti; ateasa ipUica]llfel:doniiaaMe ^ cbe voleva coprire agli occbi del volgo le veraci miserie dello slato, e far tacere il foi^ip ilb .pagha .pl^fipOde 344 di cifoj CQDcioiMckii fa iCMpte al.popob, e fra il p- Itolo fate che qui :si jQe8C0U.ii lig. Gioia, argoneoto dalla prosforit Dauooaky la navonak, o dir j^ onBeote la ettadineica ed^minlataza.  Lo teito amore di vedere la nasione pattoeto brllaote ohe rcca^ e. di con&indere la riccheva appaiente colla reale, oiaiiifeata il nostro fieooooista quando teoto buh ttras lusingato e sedotto dal moto e ddla Mito Agi Itoti tnoJern II moto e la^ vita degli stati oiidenii  iit> vero una aeosasione ii|[|[nKlevle: ma aoa so eoa quanta* ragione il Gioia ae ean ima lode^ al lusso do* rodii in jpiesto niodo:i  li' ambialone de^riehi cke profondoiio , a die* egliy Sem* d'esca ai'vogli|siid*rricebirsi. DalPab* tf *bassanieotQ di iodtdiiv ribcUo^daU^elevaziofle A indi- ca vidni.lab9rosi ed -economi:, deriva Pemulasione di tntte u le dami , la sperafesta df sdrpaUami , la migiiora di tolte tf le condizioni f il mnco^e la vita degli Stati moderai (i). Non v* ha dubbio iebt; per mm 'ptpvvida - legge mceate dalfai aatmra'idtUe cooo^- noU' tragga il supremo Prowisore molti beai'dagfi eM mutamenti dielle fortune , dagU atessi rvro^tmeoti de' popoli y^ daHs stesse guerre pia accanite ohe allagano la terra di' oangne^ fa osservato,' che 'per una - rrvobisiono die' awnnga , si sregla lo spirito nasio fiale, si la pia enesgicaianaiiaaey si- sviluppano talenti di molti gremii 4 '.:.:.,.... . : estiano i Per oqminciart da queat^althuo parola la aMda adunque nuoca al pofero: la moda nuoce a tutti quelli de^ quali fomentando m va- niy e mettendoli in voglia di gareggiare co' ricchi signori senz^a* T^re il modo di farlo, mandano in malora le proprie famiglie per KMnltre a* propri capried fuspiratt dalla maapna fede.- In qiianto ai fl^n patrimoni, scegli aia un bene o no che vengano diminuiti, noi non vogliam ora deddere; questo olo d basU, fl dire che se anche fosse bene che venissero diminuite le fortune co- lossali; non sarebbe per mai un bene che veiiissero diminuite me- diente i vili /mediante un eceessiTO lusso, >ddle oBd^eaprieooie} ma solo mediante la liberalit, la beneBoenaa, e la carit ohe  U modo indicalo dal Vangelo per togliere le noeyoli dianguaglianae ra gli uomini. La moda vana ed il lusso soverchio resteranno sem- pre riprovevoli, e non saranno degni di una seria apologia; come il vizio resta sempre vizio ancorch produca indirettamente qualche bene, e come la corhuione reste sem|>re cetruiiene anoordi dipi- iiaisea i soyefdiiamente piogui patrimoni. 347 Ma con perpetua coi(tra un fine : ecco la prima idea deli^ intelligenza e dell^ in- tf dttstria.  pig- 3o ejeg.> Opusc. FU. T. U. 45 354  L^Ddustria del canarino risalta da dae ide associato (i ). te i.^ Il pane bagnato nelP acqua s^ ammollisce ^ tf %^ Il pane ammollito si mangia meglio  (a). II. Llntelligenza delPuomo non dififerisce che per gradi da quella del canarino e della scimmia. Dal numero tuttavia delle idee associate  si scorge Firn* tf mensa differenza che passa tra intelligenza delie bestie u e quella degli uomini. I mezzi de^ quali fauno uso le  bestie, non sogliono oltrepassare le due o tre idee, men- tf tre ne' mezzi umani compariscono le venti, le cinquanta^ u le cento. Per toccare con mano questa dififerenza , pa- u ragonate V arte natatoria de^ pesci e delle oche , colla  sublimit della nostra liautira, le tele di ragno coi finis- ci simi veli di cotone, le grotte de' castori coi maestosi r> nostri tempii, il canto degli usciguuoli colle arie di Pae-  si'ello 0 Pergoiesi ecc.  (3). (i) Il Gioii TI aaserisoe francameot che li cagione di qoesti movi- menti del canarino mdo delle idee a$$ociaU, n poteva dir altro non ODOioendo la vera distiBiione fra le $en*taiomt le idui se Paveue conesduta, si sarebbe contentato di riporre quella cainone ndle.jcn^ Mttiwd asaodaX, Non si ferma per qui : wM^JStereio ogieo diatri- baisce anche i vari gradi d^ intelligenia bestiale , e molta egli ne d alle cimici, alle tignnole, alle sanzare, alle foehe ecc., e^e gli vor- ranno certo saper buan grado della sua generosit. Sembra j^er che dubiti dairDgpgno delPoca, ma non dubita punto del suo cuore, giac- ch, Hiee, a Si pu disputare seriamente sull'intelligenza deiroca,  ma nissuno porr in dubbio la sua affeiione pe' suoi Bgliooletti n (pag. 149;. Noi da vero nob osiamo metterci in una disputa tanto seiia. (2) EUmen di Filosqfia, Milano i8aa^ T. I, pag. ia5. (5) Elementi di Filosofia^ 1, pag. 127 e segg. Ammesso il principio, he quando negli atti ,  (i)- IV. Veduto, che P intelligenza dell' nomo non  gi es senzialmente diversa da quella delle bestie^ e che i gradi di estensione maggiore, che gode l'intelligenza dell'ani- male uomo sopra quella degli altri animali, si spiega 6e- nissimo colla organizzazione pi perfetta che ha il corpo dei primo, .e co' suoi effetti^ bisogna ora che vediamo, che cosa sia questa intelligenza. Ecco perci la spiega- zione dell' intelligenza.  Un garofano e una viola agiscono sulle mie narici ^ io  sento l'uno e l'altra: ecco due sensazioni prnUtye: u sento che l'ima  diversa dall'altra: ecco una sensazione tf secondaria. Giedicare si riduce a sentire (a) i rapporfi u tra due sensazioni primitive. CO Ia Mgooe per U quale le bestie non parlano,  perch hanno meno giudizio e meno paura delP uomo. NelP uomo u il maggiore u giudizio e la maggiore paura debbono fargli apprezzare Potiiit u che pu trarre daH aooeorao de^ suoi timil  Quindi da per tutto une trovato un linguaggio articolato pi o meno perfezionato^ cbe e facilitando la reciproca comunicazione de^ bisogni, facilita Peier- u cizio de^ mezzi di aoddisiarli ^ linguaggio tempre meno imperfetto *t di quello che si osserva tra gli animali  {EUmend iU Filosofia p T.Il,|iag.a39). (a) Il rapporto di due teasamoiii  egli una sansazione ? E ae la senmziooe  una modificaone della materia nervosa, il rapporto fra due *modificasioni della iMiteria nervosa , sar egli pare una mo- difieaaiaae della nuteria medesima 7 Un rapporto congionge insieme i dae termini fra cui egli si trova t dunque se il rapporto fra due modificazioni delia materia nervosa  pure una modificazione di essa, le due prime modificazioni saranno nello stesso htofp di quest^ ulti- ma. Ma le due senaacionl o le due modificazioni della materia di coi si cerca il rapporto, stanno t$tt nello stesao punto della materia? o* non possono essere sensazioni di diversi organi ? queste dufe modifi- cazioni come ti trasporteraoDO in tal caso in u solo ponto materiale? 96o  Tatti gli oggetti de' nostri giudizi , OMit fatta P iin  mensa massa ideile sensazioni primitive^ o eceitate o ri*  chiamats, pu essere ridotta a tre classi: i.* sensizioiii come tnsporlindori in un solo ponto materiale noe si coofondemiBo insieme, ma tenendoti aepantq e distinte produmone ana tersa mo- dificasione nello steaso pasto poro non confusa, anxi ben distinta dalle duo prime ? Questo sono delle diffiooll, a ed il nostro aatoro Bon credette iil^s di rispondere (Zmeoa'dk'/^tojo/^T.I,p^ i4o). Ignoro per, se in un** opera posteriore ( JErsrctsio logico, BG- hno i8a4) egli abbia inteso di richiamar ci che dice nel passo so- praccitato, giacche in essa cosi si esprime: u La facolt di comUnare  U sensatmi  dlrorsa dalia JkeU di scntirt. In fatti  1.^ La iacoll di soalire pu rimanere intatta, mentre  alterata  o parsisi mente o totalmente la facolt di oooabinare, come ai vede  negr imbecilli e ne^ passi j u a.* Si pu giudicarti combinare, riflettere sensa prorare alcuna # sensasione n ( psg. 33). Qaal  per questa di?rsit riconosci nta dal nostro autore fra la facolt di combinare le sensasioni, e la facolt di sentire? Egli  la apiega con una similitudine, a Queste operssioni, egli dioe poriando a del combinare insieme sensasioni , non si possono confondere colle  semplici sensasioni, come le macchine che uniscono, Tagliano, u crivellano il grano, non si possono confondere ool grano stesso n  egli solo pu essere astratto.  tesi bene spesso assurde, come quella che abbiam toccato: ma eooone qui alcune messe in riga : I.* ipoUsi gratuita ; che i nerridel corpo umano terminino latti in un solo centro , cio in quella mirabile particella unica die aU tende i e quindi sia quella stessa che a tutte le operazioni umane : a.* i/K>tW gratuita : che una particella del cerrcUo possa esser aemplioe , mentre fra i filosofi per lo meno si dubita ancora ae en- tono degli elementi materiali semplii ( d^ altro lato t^ sUa non fosie 363 ^ BM stessi^ die cola m la. noitra editenzi, die da cm die ^ abbiam veduto , non pui easer diversa esseoaialiiieQte da semplice, non sarebbe uni particella sola , ma molte, t quindi sta- rebbe a Tedere qaale di qaeste t qaeila che attende ") : 3.^ ipeua gratuita : ebe una partoella di oiateria sempliee, ciofi qacat^csaert ipotetico rieeTm couleaiporanflBaent pia impalai i 4.* ipiOesi ff-attsUaz che reafiica ai medesimi impaM senta con- fonderli insieme , ossia che nella reaxione congianga in s pia moti in diverse direzioni , se nxa che tatti questi moti non si distruggano n si confondano in un solo : 5.* ipoten gratuita ; che la reasioat di on corpo loeeo da nn altro corpo, cio on mto sia lo stesso che VattenaiaUf ipotesi che  tanto intelligihile quanto queat^altra a Supponiamo che il peso di due M oncie sia lo atessso che il color bianco 1. Se una sola di queste ipotesi  trovata falsa, la teora del nostro au- tore stramxxa; onde ciascun vede qoant' ella aia Mirabile , cammi nuido so cinque piedi ideali , ipotetici ed assurdi. Belle cinfune ipotesi indicate quella che sembra meno assurda delle altre si  la pWpa , la quale per  come f altre quattro gratuita perfettamente, dee che i filamenti nerrost vadano tutti a terminare in un centro, che gli anatomisti non ha^no giammai scoperta ' tato,' come fa il noatro' antere, pi'otestandoti per altro di esser ieguaoo df iitt metodo rgoraso, e del fatti. Dico, che  la meno assurda pren- dendola in un senso grosiolano , cio non intendendo per centro una particela veramente semplice , come rchiede 1* unit df I subietto aenxienfe e intelligente , man punto fisico , una parte del certello minala seUiene non semplice; che e quanto dire un ctntro che non  centro, in fttli se * intradesse tana fMnrtioella veramente semplice ( quand* anche qoeMa fosse pOaiblle)| non potrebbero terminare in essa i nervi senza che le loro estremit si confondessero in on punte, qnasi fossero linee matematiche: in qul punto non' potrebbe nascere n pare vcruMi laiprteMione, n ammetterebbe in  alcun cangia- mento, giaeeh eaiendo privo di parti non potrri>be avere un molo dentro- di so, e quindi n pure modificasione di sorte. Ma se non assorda , ipotetica  pure la supposixione di nn punto fisico, in cui i diversi nervi si concentrino $ giacch questo non f . L^amiaettero il midollo allungato oome il punt in eoi confini- seno le origini di tutti i nervi,, non  ancora ' ridur le orgini di tutti ad Uba soh. I progressi delPanatomia sembra che ci allontanino amiche avvienarci a^ rinvenire ima origine comune de^ nervi del 364 ^adla di tuoi gli altri caieri animati: il che dpo & eke fa detto, ntn trova difficolt a dacoprff.  Tutta la nostra esistenza  un movimento contimi u d sensazioni i.^ eccitate o reali, primitive e seconda* u rie; a.^ richiamate o immaginarie, cio idee e sentii u meati. u Da una parte tutte le sensazioni primitive traggono tf orgine dai sensi  ; dalP altra, qualunque idea o seoti- u mento si spiega colle sensazioni reali richiamate dalla a memoria , modificate dalP immaginazione  (i). corp amano. Gali e Sponheim ctederano d^air ritioyala che la sottanaa cinerea foMf la matrice t\ ncrrL Ma le onore OMcrrasiom deir italiano Rolando sembrano prosare in contrario, che oiaacnn tessofo ha un organitmo proprio, una propria nutrnoiie, cheper* ci ripugna che un tetiuto dia origine ad un altro. E se il fenomeno del sentire non comincia se non quando rimprcMone  portata nel supposto orntro de^ ner?i, se questo centro ooUa smreaaione  quello che sente, a che fiorerebbero .i diversi tessuti, mentre un oeiitro semplice non pu esa^r toMoto o organiaato in nessun modo e non. pu reagire se non con una reaaiooe senpliory con una reaiioiie che non prende se non, egualmente un punto? In somma cooTien ccnchiudere che nitsuno  riusciio a s^rigre, come dice il nostro Gioia, in che modo la reaaione della materia possa essere V atUnMUme : perch una cosa assurda per ogni lato  inesplicabile. Questo almeno ! sar di vero nella dottrina det no-* stro autore : egli vi dice a Sappiate che la rtagione dd oerrello   ci che si chiama attenilones la oosa sta osi, sebbene non solo a non v^ argomento ehe ci sia, ma non ^ n pura ai^menlo u onde si prori che ci possa essere } ?e ne tono anai motti dke lo dimostrano impossibile. Vedete in che consista la modestia filosofica ? in confessare che non si sa spiegare la possibilit di ci che si sa Icancamenle asserire. (t) EUnun di Filosofia^ I, pag. i4o. A primo aspetto aembrerebbe difficile ad intendere eonie in questo sistema si apieghi colla ala aen- saiione reale de^ suoni rintelKgensa stessa delie paroles ma ci che  impossibile di spiegare colla rtgione, ri riuscir famliitiBa a apie- garlo se adnprcrete in vece la vostra fantasia. FigarateTdie*.il pen- siero sia come un oerpicciuolo^ il quale dopo aver attraversalo l'aris ' ondeggiando per essa sostenuto e portato dal suono delle parola quasi da piccole ali o da navicelle leggre, venga approdando ne* vo- stri orecchi eiiattcndp io essi i ecco il pnukro portalo negli orecci 365 Ora se i. fotta la noatra esistenza censiste nelle sensa* aioD^ se 2.^ le sensazioni tatte vengono dai sensi ^ non resta se non a vedere che cosa sieno questi sensi: allora noi cooosceregio noi stessi perfettamente.  1 sensi sono parti del nostro eorpo, che delle qualit u delle cose esteriori ci avvertono, e di quanto neirin* m temo della nostra macchina succede i (i). VI. Concludiamo adunque: i.^ i sensi sono parli dlao atro corpo ^ a.^ i sensi venendo modificati dalle qualit dei corpi esteriori, e da quanto nelIMntemo della nstra mae china succede, producono insieme colla reazione del cer- vello le sensazioni^ 3/ lo sensazioni formano tutta la nostra esistenza: dunque la nostra esistenza consiste in certe inodificazioni della materia: quod erat.demonsirandum. Questo sistema apporta un bene notabile, ed , che le bestie non sono pi esposte al pericolo di elevarsi in su* perbia pretendendo* a quel ((rado di esistenza, al qmle Punititi delFuomo filooofe a diffevensa dei volgo ignorante e prosontooso si abbassa. con Hn InUe immaginuione lo Mpiagtctteal cervello, il qoale rcMiffodo frk Tatlo drIlVUnBtiawo occettcrio a riceverlo. Che co v'ha ora .di pie facile e di pi lffia4^ dell' intcllgeBM delle pa role ridotta alle sensaiioni reali ? Tale  la apieganone iofegaosi- aioM delPoutor nttroi a Setiaa rddito, dic^egli iacedo l'elogio di  questo sento , l^ueno sarebbe ridotto al linguaggio d^asioae, e m  jiM ntelligeMa avrebbe gli stessi limiti cbe il soo linguaggio. Non a sono in fatti soiamciite i ramori pia o meno farti, i svoni pia o meno- u meMioai , le aDoiiie|iia o meno araioolche die V edito fa giasgero .  a noi } il pennm^ jAmso lnuM#o mUra^ert de^ria ^fmg al no- ( tiro orscdkio n ( JBwrciaio logico^ pag. 96). Chi sa che col pragreaso dello sdente natarali non sMoventi un microscopio cosi perielio da pater vedere anche il pensiero che attraversa Paria leggiadramente per ventre a colpirci Torecchia? Intanto per che s^iaventa la macchinetta, colla qaala' si possa aocorgerai deU'*esisleoaa di questo oorposcoTo che nuota insieme col suono nelParia, e che si chiama pensiero , Ibrs^ ammetterla per ipotesi: giacch in tal modo noa rbione. della fanta- sia si rende un esaere reale s e quindi un esacre necessario al sistema c;he apiega tatto clle aensaaioni reali, e che il nostro autore 1^ assi- cura esser verissimo. io Elementi (U Filosofia ^ I, pag. 1 1. PARTE PRATICA L Nozioni preliminari. VII. Come fatta T enstenn delPoemo ti rdaee a delle MttBakiom ^ cosi a delle sole sensarioni ai ridocooo gii sti- moli del stto operare, e tolta la morale^ cbe egli avr co-^ mmie cogli altri animali suscctiUiili di seosaaoo (i). Vili. Qoiodi ai conosce Pignoranaa di tutti i moraKst antichi e moderni , che hanno cercato V origine dei doveri in ttttf altro che noi piacere (y). (0 Sebbene parli  lango il nettro autore delle rirtm vere o top- poste degH tniroali e de* loro riti , e tttrbttisen toro ! potenst cal- colabriee de* piaceri e de* dolori ( Eserefio iogieoj paf. i39 e aeffg.), nella U aaa morale; tuttiTa qfli TTeffe ehe  Pi a scrittori trasformarono i corti di storia natarale in altrettanti cale* u chismi di morale. Questo metodo, trasmessoci daLIUnticltk , natte a con giudizio pu essere utile, ma conduce ad errori quando  ma-  neggiato daHa preTeniiofie. Avidi di migloTare P uomo col pnn- ttgolo della vergogna- , pareedri nalnnlisti athibuirono alle bestie ir de* prf^i immaginari onde far arrostire qnlU cbe ne sono privi tp i. Erravo logico, XIT). (py. Ecco il dispresto , di cui la modetta superiorit del nostro filosofo carica gli autori di morale e di politica ia generale, m Gli an- tt tori , die* egli, cominciano le loro opere con addurre io scena le beiK il ImgM, cene ablnni detto ^  uno staio inifimto e doloroso i nostri otgani, e perci non  anch^essft che ant modificasiotte del corpo ^ tot* Uvia diftingueremo tre maoiere di biaogoi, fisici^ inUl^ kuuaii^ morali (i). (i) JBUmenti di FUo9ofia^ II 9 pff- 9ii. SMotraileri aae ci m potsibUe da ci che gerire il noslro autore aiiUe enuiiooi: u Le aensazioni richiamate o tono una riprodaiione fedele , nna  pittura, onMmmagine delle sensazioni reali, e le chiano lee; ot* u vero sono combhailB delle sensazioni reali, ma dTerse da case u nel nimero, nelP iateml , nella ditposiiione, e le dico^Sutfoste.  , avvezzi a rispettare qne^ Tooiboli ,.per Passociaztone delle idee rispetteranno altreo le nostre dottrine , e riceveranno pi dolcilmente ^li utili sofismi. In scnma Tom delle parole accrediUto pu essere utilissimo per acquie- tare gli scrupoli sopra le dottrine pia screditote. Se alle dottrine di Aristippo e di Elvezio il nostro autore non aveue fatto che aggiin- ;ere una veste di vocaboli joocsti e generalmente uditi eoa riverenza 369 XII. Dalla nnggior vivacit della memoria e della m magiiiazione , come abbiamo vedata ( n."* Ili ), nasce che' ^ ruomo abbia due classi di bisogni in vece d'ana sola, do i.^ i bisogni naturali comani colle bestie, 3.* i bi- sogni immaginari propri delP uomo : a queste due classi- si riducono tutti i bisogni umani ( n.^ IH ).* I bisogni naturali comuni alle bestie sono i.^ i bisogni fisici, a/ parte de^ bisogni morali ^ come il bisogno di aociet (i). I bisogni immaginari propri delPuomo sono i.^  bisogni inUUeUuali , a.^ parte de' bisogni morali. Egli  evidente che noi , ammettendo queste due ultime specie di bisogni, non contraddiciamo a ci che abbiamo detto siili' uomo^ che tutto in lui finisca e si riduca ai nervi ed al cervello j supposto centro de' medesimi (a). e con amore dagli uomini, egli sarebbe per questo aolo tmmenfamentc benemerito di quelle t si come  altamente benemerita delle agaaldri* nelle quella attuta vecchia che loro insegna a yettinf oen deeenia e a contenrare un esterno pudore pe meglio aodalappiare nelle dolci reti i merlotti. (0 Bementi di Fliotjl, II , pag. ai 1. (a) tt II eentro, in eui s^uniseono te sensatlonii o fl cerrello negli t animali che lo posseggono , abbisogna 4elP asiane da^ nervi, eome u le maeclitne abbisognano delP asione de' motori. Ma se vorrete spie  gare i dirersi prodotti di qaeste , fark d* nopo che esaminiate e I 4 motori eie macchine; giacch, per es., la stessa acqua pn mnorere . Alla po gina 909 e seguenti dello stesso libro parlando a lungo delle qua- lit affettive degli animali a sangue ealdo e a sangue freddo, d  agli uni cbe agli altri la prtitiont ^ fiau^ bisogni , la sensiilii Me oUn syenturef il daidmo del bene altrui , e la capacit di fare d/ *9erifiM eroici i  quali cose tutte sembrano supporre , nel sistema del nostro autore , un calcolo di piaceri e di dolori. (a) Teoria dtnU e penale del divoraiot Milano i8o3, pag. 93. Que- sta neUia di vk Umtmsdmo av^mbrt k utilissima immaginazione per rendere pi piaccroU i successivi btanti che compongono questa vitiu 374 vita presente , quanti pregiaditi cadono a terra d^ nn ob colpo! Ogni aostert di morak perisce: e vengono distro tte quelle massime severe  con cui un perfido asceticismo u corrompe la mente da molti secoli  (i). Essendo la virt figlia del piacere (a), o pi& tosto nello stesso piacere insistendo, si riguarderanno per cause delia virt solamente quelle che accrescono i piaceri della vita.  Inarcheranno per istnpore k ciglia i pedanti, mora"  listi f\o dir cfat le nostre virt sono figlie della va- tf riet introdotta n^li alimenti e nelle bevande non iib  briacanti, della coltura ne^ giardini, dell' eleganza ne* (O Ttmia U  penale M umrm^ pig. VL Ghianando un perfido atcelicUmo tutte le leggi monli, die io vece di piegarsi al piacere de^ tenti si uniformano alla severa ginstsia ed alla yeriU, si ottengono due vantaggi nel sistema del nostro autore: i.^ si copre di dispreuo la morale della radume , a cui si Tuoi sostituire quella d^ eenei i a.^ si dii una botta al Crstianeaimo, che troppo rigido sostiene i diritti ^la ragione e predica alPnomo T onest in vece del piacere. . Par che dubiti pure della morale delle beitie, giacch dopo aver par- lato delle loro y'itt , mette n paragrafo con questo titolo  AUre u wrt euppoete o reali n ( Eeereixio logico y pag. aai). Questa titn- bansa espressa con qualche sfuggevole parola , che sembra insorger nelP animo, del sig Gioia quando si tratta di dedurre delle oonse- guenxe d^ suoi principii, non si ravvisa per nelP ammettere i prn- cipii medesimi : in questi ci sembra costante i * La senssxione cor- porea  ci a cui tutti si riducono i fenomeni, e forma il principio della sua filosofia teoretica ; a. Il piacevole corporeo  c a cai tutte si riducono le aiioni umane , e forma il principio della aoa filosofia pratica. Il giocare di parole e di sofismi utili , non rende meno chiacm ed espressa tale costanaa del aostro eotore ne^ saoi principii 375 M mobili a negli abbigUanenti ^ dei progressi sella ma- tf sica nella letteratura e nelle scienze  (i). Di pi. Chi tf predica V astinensa dai piaceri va spar-  gendo pel mondo il seme de' Vizi pi grandi e delle  passioni pi nocive ff (l)  ^. L^ astinenza  dai piaceri, . la mortificaiione dei sensi , V ansterit ' della morale ,  come ci vengono prssentate dagli antichi e moderni stoi- M ci j non solo svolgono i semi di tutti i vizi , ma chi-  dono la fonte delle pi dolci virt  (3), In una parola V esistenza delP uomo non essendo che sensazioni , e tutta la sua morale un calcolo de! piaceri , ne viene che u vergognarsi di cedere al piacere e al do lore  vergognarsi d' esser uomo n (4). XYIIL Ora giacch il piacere  V unico stimolo deU V uomo (5) , ne viene che al piacere tutto il resto deb- b' essere sacrificato , non esclusa u pure la merita. (0 Temn'm cnU  pmutU M dwniOf paf. 77. Ca) Ivi, pai?.. 79- (3^ lyi, pag. 83. Gli antichi 4 i modtnd stoici e ant di qndle de- nominazioni odioie che sostitaite in luogo di ragione , fanno il loro buon effetto, e sono guttlficaUdlU utiKti. C4)Ivi,pg. 8:^. (5) Secondo il nostro autore a in qnalnnqae istema mm ti dk ae  non per ricevere n (Pel mero eoe., I, pag. i85). Egli non vede ne pur powibile che Tuonw dia ^s|ohe oeaa alPaltr^uotto te non pel fine di riceverne il cmbio. Ittuatra' il tuo detto nel modo aeguentes u Ho d^to che in qualunque siatema non si k se non per ricevere. u In fatti il prncipe pi A saggio e pia buono dando earche ed onori u alle persone pt accreditate e piA- degne d'esserlo, riceve la pub* iVrcrt, appunto perch essa non  piacere. {}).&, Agostino. Ca) JM merito 'e ddU rieompenu^ 1 1 aS i. $77 Mustadin SaaJi nel suo Ihsarum polticum riferisce che un certo re condann a morte uno de^ suoi schiavi: a cui un suo cortigiano tent salvare a vita con una men- zogna.  Un altro cortigiano, iniquo per carattere,, facendo  rimproveri al primo, gli disse che non conveniva ad  un uomo del suo rango il mentire alla presenza del * re  Il re offeso da questa gratuita e inopportuna mal- tf vagita. Ci pu ben essere, replic^ ma la menzogna  che voi gli rimproverate, pia che la vostra verit  prege*  vole^ giacch con questo mezzo egli procacci di salvare  la vita ad un uomo, mentre voi tentate di togliergliela : tf ignorate voi questa massima f La menzogna che /rutta  un iene 9 i^aU pi della ^ferit che produce un ,a danno  (1). XX. La verit si pu^ sacrificare al piacere tanto allor- ch ci si rende vantaggioso al piacer nostro, come se si rende vantaggioso alP altrui. In quanto al piacer proprio.  Alfieri neg d'essere autore bell'opera intitolata Del  principe e delle lettere ^ quando lo svelarlo avrebbe  prodotto un delitto di pi contro le lettere, nissun van^* u taggio reale al pubblico, e sommo danno all'autore (s). XXI. tf Allorch poi si tratta di verit che, dette ad u ztx, frutterebbero loro dispiacei^e senza corrispondente (.1) N. Galateo y 4.' eduione milanete, pag. 387, (a) Del merito ecc. ^I, a3i. Perch tante rettrizioni ? Il mtenu del piacere  semplicissimo di raa oatara. $fi il piacere  V aniea re gola deir operare , basta che il negare d^ etser antere d* un libro , ili cui si  autore, faccia evitare il dolore, apportando insieme il maggior piacere. Il vantaggio del pubblico non pu entrare in que- sto sistema che come una cosa piacetele al nostro bugfardo\ il quale se non ha il enso per un tal piacere, chi mai lo potr condannare, mentre non c^ altra regola , secondo la quale giudicarlo , se non la sensazione piaccTQle ? L^ introdurre adunque nel nostro sistema il vaniamo del pubblico, lo scredita: pare che P autore ne senta l' insof fidenza , e tenti d* inserinri ancora alcnno di qie^ vecchi prncipii moraii proclamati da que' moraUsU pedanti ehe seguivano la ragione anzi che la sensazione. Oput. FxL T. II. 48 37 u vantaggio, non v^ motivo di seguire la masamai degli a Esaenj i (i) , che  facevano voto di prendere a^mprc u il partito della verit (a). 0) t^ merito ecc., I, 23t. Cai) Del merito ecc., I, aSi. Pereuer oerenti nel sistema del piacere^ onrerrebbe dire i .' che se il dispiacere altrui a noi  iodi/fn-eotr , in tal cas non c' ragione di dire altrui pi tosto parole piaoerol che dispiaoevoli , pi tosto rere che false : a.^ se il dispiacere attrai m. BOI  spiacevole, dovreno dire altrui parole piacevoli, tieiio poi vere o-sieno false , questo  indifferente : 3.^ se poi il dispiacere ahrui a noi  piacevole, dorremo cercar parole che altrui dispiaooiano , es* tendo seapre indifferente che sieno vere o che sieno false , parche ottengano questo fine del piacere. Questo terzo caso sarebbe  care l'altrui bene pi tosto che Taltrui danno, se oltre non fesser. dannoM) il bene altrui, non ci  altres piacevole: a. che qaando  egualmente piacevole la verit e la menzogna, si debba anteporre la verit} e pure non c^  alcuna ragione di far ci nella detta ipotesi: noi non potremo \d tal caso nulli pi che essere indifferenti alVana ed alPaltra. Altrimenti il dire che noi dobbiamo preferire il bene altrui anche nel caso che egli sia a noi indifferente,  un tnpporr che il bene altrui sia rispettabile anche indipendentemente dai pia- cer nostro: il dire che la verit, sopposta egualmente piacevole della menzogna , si deve preferire a questa,  un ammettere qualche pre- gio assoluto nella verit, diverso dal piacere t  un ricadere in quel perfido asceticismo che ammette un'altra fonte delle obbligazioni morali, diversa affatto dal piacere, e che corrompe da tanti secoli U morale de' sensi, e quelle dolci virt che colle bestie accomunano gli uomini. ^79 te L^oomo buono scusa gli altmi difetti anche a spese ti della verit, allorch non ne viene danno ad liltr y> (i). XXIL La licenza che accorda il nostro autore di poter dire delle menzogne,  comodissima. Siete in tempi di per- secazioni? le menzogne (i) vi aiuteranno a acamparne. Eccovene un esempio:  Parecchi tra i primi Cristiani, detti libellatiei^ imitarono CI in qualche modo la condotta di Bruto ^ ecco in quali  occasioni. I governatori delie provincia romane, troppo  prudenti per non combinare lo zelo pel paganesimo a col loro interesse (3), vendevano ai Cristiani, in tempo u di persecuzione, de' certificati  de^ libelli^ ne^ quali  Questi govemator prudenti conoscevano asMi bene la morale, d^ piaceri. ro- scrivere agli nomini- ci che lor debba piacere? Non lo sapranno eaai stessi quello che a loro piacer ? E se a loro piacer , lo faranno j altrimenti nessuno avr il diritto di ooslrngerli a far cbecchesaia. L^ esser loro piacevole questo o quello,  un fatto, e non pu esser dovere alcuno: perci ognuno nel sistema del piacere rimane nella piena sua Ubert. Tanta  questa libert, che alla fine il piacere stesso, quand'anche fosse una persona in carne ed ossa, non potrebbe imporre dovere alcuno. La sua roce non sarebbe che questa: a La tal u cosa  piacevole, dunque tu falla , se vuoi godere; ma se non ti tt cale di godere , sei dispensato n. Ecco la roce di un legislatore di nuova specie: VobUigatione morale in somma  sparita;  rimasta sola la inalinasione a ci che diletta, che di natura sua resta in u> bitrio delPuomo. (1) Del merito ecc. , I, psg. a33. (a) Perch mai il nostro autore preferisce la verit air errore , quando con quella si pu ottenere un utile uguale ? Forse perch la verit ceeteris parOfus sia pi utile ? questo  escluso dalP ipotesi : abbiamo supposto egualpsente ultlt Terrore come la venta. Forse perche la yert abbia un pregio in se stessi indipendentemente dal- l'utilit che ne pu venire alPuomo, il quale la renda venerabile a preferenza dell' errore? in tal caio il nostro autore assdereUie al piacere qualdie altro principio morate ^ e contraddirebbe al fou^ mento del suo sistema , la sentawme reaU, 383  a.* Che tra le opinioni erronee, ia parit d^effieacia, u fa d'uopo scegliere quelle delle quali  impoisibile o qaasi  impoasibile dimostrare la falsiti nella data situazione u della pubblica intelligenza;  3.^ Che  permesso ricorrere alle accennale opinioni u soltanto n^ casi d'utilit manifesta e d'importanza spe ' ciale (i);  Da ci segue ad evidenza (a) che , siccome le idee  erronee perdono l'efficacia a misura che l'opinione publ- ic blica si illumina, perci non conviene far uso nel se- tt colo XIX di quegli espedienti che riuscirono nel X  od XI  (3). XXV. Ma per abbattere maggiormente il pregiudizio de' teologi pedanti, che suppongono esistere una distinzione morale fra la verit e la menzogna, mentre non esiste che fra l'utile e il dannoso, e piil propriamente fra il piacere e il dolore; sentiamo altres le ragioni con cui il nostro autore difende la risoluzione del sopraddetto problema. Ecco quali t^Mit sono: (0 Prdi Bei soli cui ^imporUuita speeialeT Se U verit non ]ia nulU di preferbile aV errare iDdipendentemente dalPatile che apporta, egli  ragionevole di servirti deirg. aSS e s^;. Skxlie , perch i governanti possano mentire Uberamente, si richie^ i.^ che la menogna sa olile a loro giadtxio, su** che non possano essere scoperti o basMatL Ca) Questa massiba, non c^ meizo alouno, o oonTene rniet* lerla in tul|a la sua generalit , o bisogna condannarla del tutto. I prineipii de! nostro autore stanno per la prima sentenza, percii i.** il solo piscere  il 6ne di tatto, e a.** anche la mensogna la riconosce Sita  apportare il maggior piacere. (3) Questo  il calcolo che ne fa il nostro ntore : per altro al ConsaTi sar sembrato pi piactifoU il contrario. In tal caso c^t potr condannarlo, te il baicelo del piacere gli  riuscito diverso? ehi pu aspmre in sisiili caleoli alPinCrillbilit f ' (4) IM mefii eoe, |, pag. nBS. (5) L^ onesto  ci che si deue fare : l'utile  ei che ^mee di fare. V*ha donqoe distiniSon essenziale fra l*ntile e Pooesto: ed  falso ebe coloro che riconoscono (|nesta distniiryiie, dhnentiebino di consi- derare che altro  T utile inoifBsnto/ieo ed altrt> flauro. Essi affer- mano che tutto Potile momentaneo e di pi il futuro, losse pare di tat infier questa vita, nofi mUoritta nessuno a tidre i ano do* Vere; questo dorerc po^ esiitere indipendentemente dal piacere, per* 88^ fi kn^l&t tdativaoiCBt il progetto di temistocle, sul  quale questi non vi)Ue spiegani che a lui solo. 'Il pro  getto di Temistoc^  ntilisaimo, disse Aristide, al popolo fi adunato^ ma  ifeigiustiaBinio. Si crede di seorgeire qui^ K aggiunge Bentham, un'opposizione decisa tra Inutile t  il giusto, e si inganna^ qui aftro non v'ha che un con-  fronto tra i beni e i mali. Ingiusto  una parola chtf  presenta 1^ linipn di tutti i nali risultanti da una situai  ziooe^ in cui gli uomini non possono pi fidarsi gli ni u agli alfri (i) Aristide avrebbe potuto dire: Il progetta a di Temistocle  utile al presente, ma nocivo pel future^  ci ch'egli vi d  nulla a fronte di ci che vi toglie  (a). che il dovere viene di Una te^e cti^ I^aomo riceve dal di fuori ^  die  bon diverst dalla sua* aen$aiione. Dico nari auaritia^ perch it dire obbliga sarebbe nna eontraddizione ih termioi, secondo Tespres* sione de^ logici (O Falsa defihitione^ ma tile ^ secondo ^il giudizio delPautor no- stro ! in fatti , ella ha per iscopo V utilit stessa. La definizione vera della itigiustizia , sebbene meno utile ^ giacche 1^ utilit  da essa lclasa in quel mado che nna essenza esclude Paltra, sarebbe questa!  Ingiustizia  H tort*e fdUrui 5:'per esempio, levando to la yita ad un uomo che passa con voi per una foresta, nella quale nessuno "Vi ved^y nessuno vi scopre, Voi siete iogiusto, sebbene vi arricchiate impunemente delle ricdhezze ond^ carico qucll^innocente viaggiatore. >, avesse potuta dire a  utile al presente, ma nocivo pel futuro n $  una asserzione he non si prova , ed oso dire , che non si pu& provare. In fatti il progetto di temistocle era quello di abbrnciare i vascelli de' Greci tutti raccolti nel porto Giteo, onde assicurare T imperio del marei e perci il dominio della GrecU agli Ateniesi. Aristide esamin que sto progetto, e non fttrono gi le conseguenze del medsimo che lo impaurirono : ansi egli vedeva che il progetto poteta riuscire, e che poteva assicurare la grandezza di Atene. 9e egli avesse temuto qual- che conteguenia fuifestat per Atene dalP incendio della dotta greiia^ non v^ha dubbio che avrebbe parlato diversamente agli Ateniesi i egli avrebbe detto loro: u 11 progetto di Temistocle ha a dir vero  una utilit apparente^ ma In realt  molto pericoloso, perch io M ben prevedo che trarr seco delle funestissime conseguenze n. Ma- egli nulla di questo diste, si bens: a Ateniesi^ nalia Ji pia atiia 388 XXVIII. T ha feto di pi& io furore della falsila. Essa  colkgaU s tKtUmcDtc; col Utema del piacere, che u io rtrTO M progetto di Teaisloele, ma nnlU di pUk Dgiiuto  Il pretende che Ariftide dicesM co^ non pereb Tette nn^idee delP onest, distinta esseniialmente da quella dcH^ utilit, ma tolo perch prcyedctse delle coniegueuM sinistre da quel progetto,  cos gratuito, come tutto ci che si jUsume dalla storia per far serrire al proprio sistema colla tiolena logica, propria degli uonni state- natid. Aristide in Ul caso ayreUe parlato contro il sento eomape e oontro il valore comunemente attribuito ai Tocaboli. Di pia, altre sono le basi da assumersi Tolendo gMidicare n pro- getto simile a quello di Temistock, contrario alla giustiaia; ed altrt Tolendolo giudicare contrario alla utilit. Per giudicarlo contrario alla giustizia , bastaya rilerarc i.* che era un riolare la propriet altrui sema bisogno di difesa, na per una anbiiionc d'*ingrandi mento; a.^ che era un Tiolarla perfidamente* AlP incontro per giu-^ dictre che quel progetto fosse stato contrario alP utilit, bisognava prevedere le oonseguense del medesimo, e calcolare, tconcSo In Te- risimiglianaa , come U cosa sarebbe aildata a finire. Sono dunque cose diverse T utilit e la giustizia, esigono nn krtn edcola e dipendono da diversi prncipii. Io richiedo ancora se si sentirebbe in caso il Bentham, o U Gioia tuo seguace, di dimostrare veramente che il progeUo di TemUio^U sarebbe italo dannoso agli Atenies Per me io lo credo impossibile tanto pi che trattandosi di calcolare le conseguenze di un>^peni- zione, opn si pu in nessun modo instituire una vera dimostrazione f ma non si pu che fare un calcolo di mera probabilit: un calcolo, che appunto perch non si tratte che di probabilit, ya riera in tenti modi quante sono le teste che lo fanno : un calcolo, nel fare il qoale un uomo forse si avviciner pi delP altro, secondo che possiede maggiore esperienza, e maggiori cognizioni delle minute ciroatlanze delle cose e delle persone ; ma che si pu per sempre francamente asserire, essere superiore a tutte le foi^ze delP ingegno umano ritro- yarne il risultato certo s perch nelle cose future contingenti vi tono tempre delle circostenze occulte e nascono teli accidenti impreye- duti, che fanno trovare poscia in errore i pi grandi cakolater. Per tei modo il pretendere che V uomo trovi ci dhe  giusto mediante Il calcolo di ci che  utile,  un piretendere P impossibile :  nn yo* lergli far prendere una yia interminabile, quand'anche queste ci fisse e menasse allo stesso termine, in vece d^una comoda e breve^ Il so- stituir poi alla giustizia P utilit, oltee che  un annientar quella fino nella sua essenza j  ancora a abbandonar gli uomini a tcguira 38^ secondo ijuesto aiateifla,  in essa che coesiste la ^lA b^a parte della morale , e la pi umaua viiit. ei giudifi Tarid>ilMiiii e faHaeftsimi, i quali DOn potrebbero in alcun BMdo atcre in a ci che si richiede per formare qoaklio iihh rale auCorit. Ma di nuore, e non poteya forse rlascr ntile afii Ateniesi Pn* giusto progetto di Temistocle anche in futuro? Chi mai presume di veder tanto nel futuro da poter affermare indubitatamente il con- trario ? Non T^ ha dubbio , che i Greci da quel fatto sarebbero stati degnati. Bla c^i pu assicurare che non s fossero potute rinvenire delle vie per calmarli 7 Intanto la fona sarebbe rimasta tutta nelle mani degli Ateniesi : in questo Aristide era d' accordo con Temsto* eie: agli altri greci non sarebbe rimasta che la ragione diMumaim, HM-Vepiniotu stessa chi pu affermare che non si fosse potuta divi* dere ed elidere col tratto del tempo ? Chi pu dimostrare che gli Ateniesi non avrebbero potuto inventare qualche pretesto specioso, cbe tirasse molti a dar loro ragione ? Supponiamo che avessero dt- iliiarato di far ci per loro difesa , per difesa di tutta la. Grecia con- tro la prevalente potenxa degli Spartani , che erano alla testa della fona navale. L^ odiosit gettata sopra questo popolo guerriere ed aspirante anch^egli realmente al. dominio delia Grecia, ben colorita^ resa verisimile con dei fatti interpretati astutamente , con degli aned* doti inventati I con delle parole equvoche raccolte e interpretate aalisiosamente dagli Ateniesi $ non avrebbe egli potuto diminuire in gran parte l'esecrazione del tradimento i se non fors'anco eangiailo in un pubblico bene6zio ? Sarebbe egli assurdo che gli Ateniesi dopo quel fatto avessero mantenuta la loro prevalenza sopra tutta la Grecia a quel modo stesso che la mantennero i Romani, pubblicando aolennemente a suono di tromba la libert greca, e facendo ricevere il beneficio della medesima dalla magnanimit de^ vineitori , o pi& tuiiii ingiusfina universale. In fatti un principio  di natlun toa umventolc: ora cangiata nello menti degli nomini Pidettdella ginetii in qneli deHPutilitii, deve nascere nna teoreta dMtnza , e m qocHo stalo che presenta p V unione di tutti i mali risullaAtI da na titnaaioney in cui gli u^k* ^ mini noti pottono pi fidarsi gli noi agH altri w In- tal caso il t- ftlk# th^iHitU e ingidit, findi^^tepMido i printipq di'cgla sto iMc  il dmpo dcHa monle nwoM (o.* HI),  diJTc- rcmia deUa bestiale ^ giacch le bestie smo melasse nel mondo reale. L^ illusione apporta on piacere immensamente pia grande della realt \ perci egli  evidente T importanaa della il Iasione sili nostri doveri, i quali tutti consistano nel ten- dere al piacere.  In itti vi sono paracelHe aitnasiomi d^aaimo e d'ii-  telletto , nelle quali talvolta Pinten'sit delle idee vere  u minore dclP intensit delle opinioni erronee od afTenoDi  coQtr^e  (i). Ed abbiamo gi veduto come ci che ffimpaginaaiane aggiunge alla realt delle cose, aia immcn'r aKrb" consiste la ntntna dignit, tanto superiore alla dignit Bestiale. XXIX. Nel sislema morale del piacere , tanto adunque  kmgi che si debbano distruggere k fidsit, che anai non ai deve se non ae occnparsi ad aoeiescere le falsit ^ta- ret'ofi facendo goerra solo a quelle che sono piacem^li, It piacere i di sua natura individuale (a): Puomo sa- riebbe:. un perfetto egoista ae non avesse qualche illusione Misoet cgK ha ia M il geroM del proprio anlb: e rotilitk , dopt aver liflnitU la giaatiiia, laogi .dal poter godere delP morpoU ti- muiu, dtmgge kimansiite te laedetiiiu: aa rende tino inpot* Jibile la propria eitoUnia. L^ ammetterti dal aotlro autor la menwogmm come atile in akeoiM aai, e lo tabiiint il ealcolo deVutilit per prDcpio della morale , dimoitMcbe egli parla deiruii^ii raodiua dentro a^ limiti deU vita preaeDtej giaoekae & trattarne delb futura, non ai narrerebbe air utilit per eonoaaece oi ebe  giuttOy ma ai ricorrerebbe aOi ifiattiaia per ooaotceic ci obe  utile. Ho aggiunta questa dichiara^ mone a si lunga aola per togliere altrui apcbe la voglia di cariUare. eiiti iiB't|ipareiiza che noi rispettiamo gli altri coitar /&t| ina ella non  che apparrnia) in fondo noi non possiamo nella teoria de^ piaceri che considerar gli altri come mtzii : essi rispett a noi non sono propriamente persone, ma cse. D** altro lato il nostro au- tore sembra oooTenire in pi luoghi , che si debba considerare come un assurdo morale riguardar gli altri come fossero cose e non per^ sohe. Ma chi pu indovinare che cosa egli intenda per persona ? le bestie possono certo aspirare alla personalit : nac non differiscono che in gradi dair uomo. 0) Distrutta in noi ogni altra fonea f eccetto il piacere , non resta he una orribile idea delP umanit : la feroea dei ragni  ben poco a confronto di qiiest^ uomo umiliato dalla filosoGa. Tale idea triste e desolante  quella che presenta dell' uomo il Mostro autore. Ma dopo ayer cosi avvilita V umana natura , sembra che si compiac- cia ad insultarla aggiungendo alla sua similitudine del fagno queste parole: u Sema calunniare la -natura umana si possono spiegare i 4 pi generali fenomeni del mondo morale^ eombinando P azione 4 degli interessi personali col concorso delle, circostanze esteriori ; ecco come : if Due galliae amorosissime ilatino in una capponaia : finch^ io pre- t sento loto della carne in modo che tuttaddue riescano a pascersene 4 a beir agio , restano tranquille , quiete , amiche , attendendo eia- 4 scuva ad empirsi il gozzo a pia non posso : ma se io presento la 4 carne da una banda ed in maniera che una sola gallina giunga a u beccare nella mia mano ^ quella che ne rimane priva , picchia col 44 becco r altra e tenta di caocia*rla per eollocarsi al di lei posto. S^io 44 torno colla carne nel mezzo della capponaia, le galline si mostrano ft di nooTO tranquille , pronte per ad inimicarsi s^ io ritorno colla 44 carne ad un angolo. Eoco gli uomini : essi sono nemici quando un *4 solo pu corr il vantaggio cho molti vagheggiano, e tornano amici t4 quando il campo resta aperto egualmente a tutti n (^DW ingiuria^ dei danni ecc., II, 3iS). L^ amore che possono avere que^ losofi che a principio della mo- rale hanno il solo piacere, e Palnora di qoeste galline! Se volete ancor meglio conoscere la natura di un tale amore, aggiungete al fiero istinto dei cibo delle galline Varnhizionsy la vanit, V amore delle ricchezze, r avidit in una parola de* piaceri illusorii propri delP uomo , co^ quali questi sopra le bastie si eleva \ e voi ben vedrete , come gli. Opasc. FU T. IL 5o 394 (( ragni che corrono addosso a qialiiii. (3) Qui il nostro autore va negli astratti : la Jbrza pubblica non pu essere che una collezione \for%e private. La forza privata ossia il piacere, unica forza morale^ pu tendere al bene altrui -per va- nil  per compassione istintiva ; in questo caso sembra che il no- stro autore la chiami^orza pubblica. Ma se altri non avesse il pia- cere della vanit o della compassione, chi gliene far un dovere? nessuno: perch il dovere non emana che dal piacere: se questo non c^, il legislatore  assente, o dorme, o al tutto non esiste.  il caso in cui ajbna sottentra al diriho , come vedremo pi a basso. (4) DeW ingiuria y dei danni ecc. , II , Q17 , 3f8- La vanit qui rf suppone che sia diversa dalla virt. E pure questa vanit  utile. V^ ha dunque qualche virt diversa dalP utile? v'ha qualche C019 nella vanit di deforme , anche quando ella apporta delle utili con- seguenze?  questa una di quello tante confessioni involontarie, colle quali la ragione smarrita ricomparendo nel nostro autore , dichiara falsa la sua teoria dei piaceri:  in tali confessioni , nelle quali per XXX, La aoit  qd* illoaioDe ntite^ ana neccamii, pcrcb V uomo tia Trtuoso dcI sistema del piacere, cio  acciocch sottrigga qualche cosa al bene penonalc a tf vantaggio del bene pubblico n (). L'autore dice, che la causa per la quale le fanaioni dell' animo possono essere egualmente aggradevolt che quelle del corpo ,  si rifonde nel piacere d'essere applaa- a dito, ammirato 1 ricompensato  (a): di che la virtA che uiometiti ifag^eToli la ragiru riprende il posto usurpatole dal pia ceref che il nostro autore  accomuna coi teologi pedanti e coi jbo- rmlitti ciarlatani. (i) Dicendo u i sentinenti rirtuos, o sia le sottrazioni al bene u personale a yantaggio del bene pubblico n (^DcW ingiuria It, ai^^, sembra che il nostro autore non riconosca virt nell'uomo indlT- duate, ma solo ^elle sue relazioni colla societ; il che  ropinione di Elrezo. D^altro lato egli d dei doveri all'uomo disfiafo dal cic- tadino (Elemtnti di Filosofia y II, ao8 e segg.); e airabitttJine di eseguir dei doveri sembra che non si possa negsre il nomi? d tnri. (^Jtfiy pag. 31^. Questa contraddizione non si pu spiegare ae non col sistema del nostro autore :  utile di adoperare il nomerai doveri e di virt in sensi diversi per imJ)arazzare il le|tore e persuadergli dei sofismi utili ; dunque questo  un dolere nella morale della utilit. (a!) Elementi S Filosofia, I, 189. Sebbene qui riduca tutti i mo- tivi , pe^ quali V uomo ama d'*aoqustare i pregi delP animo u nel pia-  cere d''essere applaudito, animato, ricompensato , tuttavia altrove con una felice incoerenza riconosce la fona delPidea astratta della giustizia :  Portare l'idea astratta delia giustizia a tale ioleosit che a riesca a superare le forze associate della vanit, del P ambizione,  dell'interesse, delP amore della vita,  un Jhnonuno infinitamente *t raro , e che solo air influenza abituale della religione pnossi attr- u buire e delP onore n (^Del merito ecc., I, !i79)b Se alla parola gin- clizia non si annettesse che l'idea del piacere; questo periodo non avrebbe alcun senso: la vanit , P ambizione, l'interesse, U viCa, in quanto soho accozzati insieme per modo d^apportarc il maggior pia- cere, sarebbero gauiixia. Potrebbe per darsi che sotto la voce di giustizia intendesse il nostro autore un' illutione, una cJUmera for- nita di un piacere suo proprio, diversa dagli altri piaceri: il anppor ci  l'unica maniera d conciliarlo con se stesso, ma noi non v^ , gliamo abbracciarla. 397 . nasce dalla morale del piacere  'laminosa, perchi. sarebbe impossibile di operarsi alP oscuro (i). L^ illusione della vanit per tal modo  base della virt I.* perchi accresce i piaceri, a/ perch  un motivo ne- cessario deir umana benevolenxa: 1.^ tf La somma delle sensazioni aggradfveli che la  natura ha destinata alPuomo, non  eccedente; quindi M in vece di censurare t modi d^ accrescerle (a) , conviene u lodarli. La vanit sa corre queste sensazioni si da og- u getti di nessun valore come da oggetti d^ valore aN u tissmo (3). a.*  La serie degli ornamenti che va riproducendo co*  staotemente la moda , presenta perenne occasione di la* (0 L^ illustre autore delle Osstrytmcni sulU MoraU CattoUca 'parlaodo d ci che narra l'anonimo che tcrase la Tifa d^ElTezio, cio che queati disse al suo cameriere, testinionio d'alcuni suoi atti benefici,  Vi proibisco di raccontare quel che ave^e veduto , anche u dopa la mia morte n\ soggiunge  Qaestai scrittore non ricorde- * rehbe una tale ciroostania se non fosse d^ opinione che la Tolont u di celare i heneficii che si fanno,  una disposiione Tirtuosa. Essa   tale senia dubbio; ma nel sistema di HcWetius  impossibile das- u sificarla fra le virt n. Il Gioia stabilendo che nella finzione, se questa ^ piacerote, possa consistere la virt, c'insegna un modo a noi molto spiaccTole dUnterpretare la modestia d^Elvesiot egli Ter- fobbe a Csrcl credere che TElTeiio fosse Trtuoso in quelle parole per averle dette aocioochc poi fossero pubblicate e fors^anco regi* trate, come furono, nella sua vita. (a) La sentenza  assoluta e illimitata, come quelP altra che di- chiara buoni egualmente tutti i mezzi, purch acconoi al fine, il quale  il piacere. Osservate che il nostro autore qui si appella alla natura^ e che egli solo ha il diritte di questo appello: a^ suoi avrcr- sarl che qualche volta osarono di appellarsi pur essi alla natura , egli rispose oo|i u Ignoro profondamente cosa sia la natura , e mi  rido de^ suoi dettami, quai ch>ssi sieno h ( Teoria dei Divorzio ^ pag. ay ). V uso della parola natura in sua bucca  com fri'qnente come quello di filosofia:  la natura stessa,  la filosofia slessa in persona, che parla per la bocca di tale che rinnega la natura, e che estingue la filosofia. 0) I{ Prospetto delle Seienze economiche, T. IV, pag. ^. 398  voro a pi arti e nestiert. Le persone superficiali non tf veggono che la causa della dimanda^ la Tant (i}^ ii  filosofe che segue questo' movimento ne' suoi cffetd, ac-  certa (n) che se il ricco non fosse vano, il povero mo*  rirebbe dt fame  (3). Laonde u in. delicatezza degK u oggetti consumati, o la inanit in chi li consuma, non le olirono motivo di censura, e la parola lusso  aoa pa- ce rola insignificante  (4)*  Come osserva elegantemente Rayna)*; il travaglio della u fame  limitato come essa ^ il travaglio delP ambizione  cresce con questo vizio stesso  (5). (1) Se la vanita non fosse male, giudicata secondo i prncipi del senso comune , si potrebbVIla condannare anche vedendola sola ? e sVIla  male, potr scusarsi pe** buoni effetti ? E nelt^uno e nell'altro caso sarebbe un confessare che ella ha nna deformit in se stessa, che ella  male; i) che nuocerebbe alla filosofia del nostro aatorcf come quella che autorixzerebbe il male. (q) La filosofia del Gioia nmi sa dubitare: egli vi' accerta che tatto cb che a Ini apparisce vero ,  indabitabile. (3) If/ProMpetto, IV, 93. Il nostro antore non distinguendo, o al- meno non potendo distinguere senza contraddirsi, gli onori dal giusto o dair ingiusto, ma solo dal piacere e dal dolore, suppose cke tutti egualmente sieno cagione di un piacere che egli chiama con nome generico di vam'fd M Non dimenticando, egli dice, che qualunque a ricompensa pubblica porta seco un sensibilissimo piacere di vanit, u perch ci rende oggetto degli altrui sguardi, pensieri e discorsi, u andr svolgendo qurlle aggradevoli sensazioni fisiche, colle quali u \ legislatori tentarono di trarre a se la Tolontli de"* popoli e di ft convalidare P azione della vanit con quella de^ gusti sensuali n (^Del merito ecc., Il, i83). In alcuni luoghi parla con dispregio de- gli uomini vani, e della Tanit: si concili egli con ae medesimo; che noi abbiamo tolto ad esporre le sue opinioni, quali sono, e non a conciliarle insieme : Frigida pttgnabant calidis , humentim siceit . . . (4> N. Prospetto, IV, 57. (5) Pel Gioia  massima assoluta questa  4umrRto di lavro   uguale a decremento di corruzione  (iV. Gal,, pag. 174). Quindi rambiiione  la madre della virt, e nella teoria del piacere le mas- sime morali sono le segueqti u Quanto siete ambizioso, taOto siete  (f sioni che seducono $ perci a filo^fia non pu biasimare la brama  di stima pubblica , la quale sostituendo alP interesso naturale lau- a guentc, un interesse ariificiaU pi sensibile e pi costante, diviene  stimolo airesecuzione de^' doveri, fonte di servigi importanti, osta- u colo a mali innumerabili n (^Del merito , I, 245). Secondo il nostro autore , perch noi operiamo costantemente il bene anche in que* casi in cui noi vediamo connesso col nostro in- teresse, fa bisogno che succeda in noi un inganno utile, ed ecco quale : u Siccome P avaro comincia a ricercare Poro pe* beni che rappre-  senta, poscia, quasi dimentitando i beni, ricerca Poro per se stesso,  e la sua fclicitii cresce o decresce, secondo che crescono o decre* u scono le raccolte monete ; cosi nella roerca della stima , anehe non ti vedendo distintamente i vantaggi sociali che la seguono, rt^stiano  che le imma-  gittate:  'Qaanto si mMtfa man y tanto  pi bella * ^ a giacch la ftintasia , allarch inuDagina una cosa , la  veste , l' additia di tutti i pregi , e si compiace a co- u lorirls -) n questo succede quando la fantasia si trova (f dai limiti della realt circoscritta : il perch Ltcui^ , ti il quale voleva diminuire il potere delle donne tair a-  nivM degli nomini, permise che qaelle dannssero ignude. tf  Il qaadto d' Aczione, che rappresentava le nozze di u Alessandro e di Rosane, ed in cai vedcvasi Efestione che u portava le faci d^lmeneo, quindi Imeneo stessono finalmente  una trba d'Amorini, alcuni de' quali intomo alle armi u d'Aiossandffo scherzavano, mentre altri sollevavano il velo  di Rosane , e parte de' suoi vesti coprivano e delle sue a attrattive , questo quadro , dico , inebbrio V animo de' tf Greci di pia voluttosa sensazione , che non il quadro d tf Parranio, il quale rappresentava Atalanta immersa nelle  pia sozze dissolutezze dlie donne di Lesbo  (i) XXXIV. Una finta pudicizia ed un finto pudore nella morale del piacere deve raccomandarsi alte donne non solo pel piacere degli uomini, ma anche pel maggior piacere di loro medesime.  In fatti la donna Ai dalla natura dotata di tali sen- tf timenti, che vuole unir l'nore della difesa al piacere  della sconfitta: tf La donna , come sai , ricusa e brama n (a). (0 ^'  vincoli di fa- ci miglia^ gelosia di possesso, e Parte della, civetteria o (^Esereizio logfc, pag. i53). CO iV. Galateo, pag..i53. (a) jy. Galateo, pag. i5j| 16^ I|ifQitr9 aqtere insegna alle dqnpt i loro interessi , ossia la morale ben di frequente nelle opere sue. Nel- l'opera Del Meritq ecc., I, 3o5, cosi ripete u Sarebbe desiderabile che u tutte le donne intendessero gPinteressi della loro uttnit come Pop>  pea y la quale, secondo P espressione di Tacito, si mostrava tfelata  parte orie, ne eaiiaret aspectum fel quia sic deeebaL Le donne  che svelando tutto allo sguardo escludono il gioco della fantasia ,  btWingiuria, ilei Janni ecc., II , 137. (a) K. GaiaUo, |m^ 1731 173. 4o5 tf Le TDYetixioni della musica e della pittora, per essere u finte ed illasorie, lasciano forse d'essere piacevoli f.  Producono lo stesso effetto le invenaioni della moda  cr I fior che adornano i cappelli , i nastri che agita il u vento ,  crini che scherzano sulla fronte , i vrl che i datori. u SopDopeie un uomo yelU akeMaf:Cfi)tiMq9,JWNK>nfre, per a esempio, un c^o^ero odl'altioio spq j^eijoda Iq questi pfj|i Je it medicina iion si permrtte altro. che l'uso dell'oppio in dosi, gene-  rose.  egli permesso fare qualche cosa di pi ? u Considerata l caso entra i HimH d^ rapporti sociali , Inatto 'che u troneaaa la vila, sara|>be, oaU^eMitto, uguale a oriiaiAeDe 'dl^toic tt nel paziente e orali aslaot^ e oeUa q^fMik MHf^ y^\f^ ^V ^^ u che taglia on braccip spenato od. infetio  ^fiel asrtto.c^c, I, 236). La limitaEione posta entro i lfttU de* rappfifU sociali. t sup^prfloa, i.*^ perch la virtii non isr clie ne^ rapporti sociali, a.*^ perch la ragione che si d  un oalcdio  piaceri e' tK idofOri, a eoi tutto 'dere cedere, e in cui tutta la morale consiste, la rnora}^ inlad del 'no- stro autore. L^esempio di ci che ai fa colle bestie troaca fiaalmcote ogni questione. In fatti  unMngioria tuatti^? r.ilWi^^Qma aj grattano i bruti, per esempio come uo bufi perch, qgli fiOii .multiplo nel aup Talore di un apimale bru(o), bisagoa' tratlnvlo 9ome cfU fosse uo dieci buoi, un mille buoi: t^n h\fQ\p^, ^ c^gpne. d^esfipD dif- tt ferisce come 10 dal boa che tira rimira nnf^^V?- >l profcssfire dif- tt ferir dalle stesso animale cpme>ilOQAr (Jteif ftfgiuri^ t dfs' dan- ni tee, 1, 34X Ma quesU 4iffereo;|a oan foglie. c^e^i p^i^a af^ic^re all'uomo quella ragipqe per Ui quale. s^^pimi^zaoo ihrut f:rili a morte: anzi quella ragipne di^eoM^ pirfor|enpes i?uof|io c|ie.equi- rale a io, e talor ^ncb* a ioeo,l^>i^ti. i.r  ., . ; ... Jn.tal modo  meiaa in laeiftpr.P9flt|.l9 digpi|^- oimo^ ! 0) Teoria ci$^i^ f pejifdf 44, 49f7m \8f S5- i . ' 4o7  li divorzio latokindo* k^sflbHttM U potosa i gasCare  attri jpieeri fisici > faorlt, deVe ^slir- un fondo tl^m^ K mortiztazioii ^^ Vaghi ed '^rriMti d^es&drii che li ri* u coreano  (i). XXXIX. Ed infanS ottd' (tei pacire equiftito de' priu iatati tV Unione nfeariul ? Prtacipalmente dalla illuskim'e. '  L' allegrezza attaale degli sposi novelli  prodotta te dalVillusione della speranza (a), la quale promettendo a, loro una felicil indefinita , impedisce alla fantasima di  scorrere soUe Aoie, suHe dissensioni, sugli odti che te segaofto costanteBienre il matrimonio inissoliAile (3), (X) Teoria duiU e penale del divorzio^ pag. 62. Qiyi\ sistema delP illiisione della speranza  qaello in cui neccn- saramente eade V uomo clip abbandona la giustizia e la yerii, come ho mostrato nel V degli Opuscoli fllosfici. Ugo Foscolo e Melchiorre Gioia sono verniti a! mededmo centro da due vie dlverse: il primo seguendo Hobbes, fi secotfdo ElVezfo. (3) Quando si supponga Aie due sposi non possano esser congiunti dhe dal piacere e* ensi , 10 ^daTle illusioni dlia fantasia; qnando non ai conosca quen** unione indissolbile che nasce fra due esseri morali da un sentimento doveroso e veram'enUe morale >, il quale santifica tutti gH altri legami, e che rendendo le persone giuste, le rende in* sieme infinitvaente l' una afl'' altra rispettabili e care , le rende forti a sopportarsi quanto sollecite a prevenirsi, e )e rafferma in una ele- vata ed invariabile volont di stringersi ognor pi insieme co^ bene- ficii : questi, privo della cognizione di un fatto importante della na- tura om^na, deve necessariamente discendere nella sentenza , che V odio segua cstantemeMe alP amore negli indissolubili matrimoni , e che le noie e le dissensioni succedano ai piaceri ed alla pace ap- parente prodotta dalla novit dei piaceri. L^ illusione svanisce di sua satura , il piacere manca : i due sposi sono sciolti per P essenza della eosa , se altro non era il loro vincolo che il sensibile godi- ineniOa Che cosa  in tal sistema la fede coniugale ? Un effetto del pia* cere, o per dir meglio il piacere strsso. Quand^ he ^Jelicit de- $ gli Sposi ( dimanda il nostro autore ) e quindi la fede coniugale u gtmgotto 1 maximum ? Quando l'amore  vivissimo, a me sem- u bra. Parimenti , pare che V una e V altra languano e s* estinguano u a flusura che P amore si rtifredda e s^ annienta.  Siccome  legge 4e8  L^ illuMone dIU peraasa po paragoatrsi all'UlwioiK  dell^ occhio, il quale riguardando da lungi un peata ia  prmavcra, induce ranimo a crederlo una anperficie con* tf tDua di fiori senza permettergli di pentare alle erbe u molto pia numerose che sono loro trameazo (i). Se fra gli sposi in fatti non v^ il saldo glutine di una virt diversa dal piacere, come pretende la ciurmaglia del coor umano che T amor* vada lanf oendo , languir dunque q- u che la felicitk , e quindi la fede eonlugale n ( Teoria eunU e fM- naU del dit^or^ pk^ 6S, 64 ). Se non T^ha alU fona che M ^Mccre, aita a tenere uniti gVi i poai , il raiioctnio  giuatMinio : ma se si Am- mette che oltre il piacere t^ abbia la coscirnsa del proprio dovere, in tal caso si spiegher un fatto che tutto di avviene fra i coniugi buoni e cristiani, cio, che sebbene fra di loro seeniino i piaceri sen- ibili col progresso delP et , tuttsTia si r|^forti T attaocarocnto e la fede mutua , e cresca P unione de^ loro spiriti talora io ragione oon- irara appunto a quella de^ corpi : come pure qoesO altro fatto, che V amore ^it^iatimo delP et giovanile non sia punta scompagnato da in- fedelt. Ma nella supposisione AA nostro autor^ che, scemando i pia- ceri, debba scemare la coniugai fede, egli tro?a utile il divoreio, perch alla mancanza di frde rimedierebbe, fino ad un certo segno, ooP im- pegnar le donne a MmuLare per interesse quella fede che non hanno nel cuore: u II div4irsio, egli dice, le costrnger a regularsi aeoondo f i prncipii d^ogni calcolo commerciale  pagare per avere del ero- u dito  esser vero per ottener oonfidensa  servire per essere ser- u Tito n (^Teoria e. e p. del dwartioy pag. 5o). Infelice il giovaac marito , persuaso di una simile filosofia ! egli non creder alla fede della sua sposa che oome crede alla durata de^ suoi gioranili piicert Egli sa ci di che il nostro autore tanto istantemente P avvisa, che tt credere alla perfezione delP oggetto amato, credere alP eternit  della passione che si sente e che s^ inspira, sono illusioni perdo* u nabili a due ragazzi nell^accecamento delP amore n ( Teoria ce p. del divorzio j pag. 19): egli oonchiude dicendo a se stesso: Ahi questa bella yeiie costante non e diversa da questa illusione fugace! Dispre- gevole oggetto che  alP occhio di questo filosofo una sposa piena forse delle pia sublimi virt e per una eterna bellezza morale ama- bile oltre il sepolcro! una sposa che sarebbe custodita come un og- getto venerabile  sacro da un marito probo e religioso  non addot- trinato nell'abbiczione di tale filosofia! Certo se il divorzio potesse giustificarsi , egli sarebbe per la spasa di un filosofo materiale \ (i) Teore^ e. e p, del diyoro, pag. 33. e' moralisti (i): se il solo piacere  ci che pu tenerli insieme^ egli i evidente che l' unione verr a mancare allo scemare della piacevole illusione che gli occupava, il luogo della quale pronta occupar deve la noia.  L'esperienza giornaliera dimostra che il poeta aveva  ragione allorch disse: . Ca) Nella teoria morale del piacere non si studiano gi i fatti per istabilire un diritto, ci che fu rimproverato a Grow noi non po- siamo passare una linea oltre de^ puri fatti: essi sono tutto, perch tutto  il piacere y e il piacere  un fatto. Fra le ragioni, onde T autor nostro commenda il divorsio e P eco- nomia $ perch cosi egli ragiona: u l fisici e morali appetiti (dei ma- tt rito annoiato della sua moglie ) non soddisfatti coniugalmente, ri- ci chieggono una secondai spesa per soddisfarli con unioni fortuite > ( Teoria e. e p. del ditnir. 9 pag. 9 >. Questi appetiti moraU che hanno bisogno di unioni fortuite per essere aoddisfatti, fanno ben intender quale aia V idea della moralit che ha il nostro aatore. ^1.  scrivesse le donzelle , le levatrici , le edueatrici , le co- u nosceaze , le amicizie , le parentele . . '. Dunque noa  potendo la legge impedire il concubinato, deve sancirlo  0 tollerarlo soltanto (i). Aggiunge che unb fra gli altri bni del concubinato sarebbe quello  d^ iniziare molti ce tf libi al matrimonio, e di ritenerli fors^anche a vita y> (2): iniziamento santissimo a ricevere un sacramento ! XLI. Conscguente alle sue idee V autor nostro fra gli altri fonti di secure. noti aie , che suggerisce a^ giovanetti, indica le donne prostitute (3). XLII. Stabilito che la morale deve ndtirsv tutta al pia- cere; che la venti non ha alcun pregio se non relativo al piacere ; che la falsit  preferbile , quando questa si reputa di magi^iori piaceri feconda; finalmente che, la mag- gior parte de' piaceri umani trovandosi neir indefinito campo delP immaginazione , la illusione  un fonte infini- tamente pia ampio che la realt , di piaceri e di felicit per gli nomini: tutte queste dottrine, l'una colPaltra in- dissolubilmente congiunte, da noi stabilite e fermate; re- sta a ve4re in che modo si faccia Jl calcolo de' piaceri , per rilevare in ogni accidente della vita, qual sia la somma maggiore che di essi si possa ottenere. NoQ esistendo al mondo che individui , questo calcolo non pu esser fatto cbe da individui : quindi egli deve riuscir diverso, secondo che gli uomini hanno pi 0 meno di abilit nel calcolare, e massimamente in certi casi difBcilt. Grave  a la difficolt def calcolo allorch vogliamo tf confrontare beni e mali s per intensit che per specie M diversi, giacch sebbene tutti si riducano a sensazioni  dolorose 0 piacvoli, ci non ostante non  cosa agt*  vole il porli in equazione. Un giovane lacedemone si  spezz la testa piuttosto cbe abbassarsi i servigio degli  schiavi ; eguale calcolo non avrebbe fatto un Perdano ^ (.1) Teoria e. e p, del divorzio, pag. 187, 188. (2) ivi, pag 189. (3) Elmmti di filotofia ad ma de* gfd^anetUf T. I , fBg. 9$* 4ia  e i Romani al Mmpo d^Annitek calcolavano b^i djer u sameote che al tempo d^ Alarico  (i). Quale avr ragione di questi diie? chi ha fatto meglio il calcolo i^ Poieh questo non pu dipendere che dal gtado di piacere e di dolore^ e poich v'hanno de' piaceri m- maginarii come de' piaceri reali, non si trova nna tegola onde poterlo giudicare, altro che il gusto de^ singoli: ae al Lacedemone fu pi piacevole quell'atto di estrema fierexza che il vivere, ebbe tanta ragione, quanta n'ebbe il Per- siano, al cui gusto riusci nullo il piacere di quell'eroismo^ e piccolo il dolore della schiavit verso al piacere del vi- vere E di vero il pretendere che gli altri si conformin ai nostri gusti,  un assurdo nella teoria de' piaceri: bi- sognerebbe che potessimo mutar loro gli organi corporei, la memoria, l'immaginazione, e le altre facolt clie dal l'immaginazione procedonp. XLIli. Quello che  certo si , che ridacendosi tutte a le determinazioni degli uomini a cambi di piaceri e di  dolori  (a) , nessuno pu avere per fine altre che se stesso: il suo doyert (3) non pu consistere che nel pr- CO EUm, di fi, II, ali. (a) DeiV ingiuria^ dei danni eoe. , T. I, pag. xiu. (2) Kitengo la parola dovere, perch il DOitro autore troTa utile di tenerla. Per altro, secondo Posserrazione gi d^ noi fatta altre Tolte, questa paiola non ha senso nella morale del piacere. In hti cbi di- cesse questa praposition  L^aomo det^e acure il piacere , e si volesse esprimere eon quel deue un dovere morale , si potrebbe ri- spondere cosi u Come provate voi che l'uomo deve seguire il pia- cere, se il piacere solo  Punica forxa che determina l'uomo? a La vostra proposizione, sostituendo il significato ohe .date il db- tt fere, s? potrebbe tradarre in questuai tra: a L'uomo ha il piacere tt di segnire il piaeere , il che  un nen-sensor O dovete adunque u cettre la ragione del doverfuri del pi4u;ere: o pare dorete oon- u venire che perdete ogni diritto di usare una parola, a col voi nos ce annettete alcun senso diverso dal piacere stesso 99. Forale dunque convenire, che ogni qual volta il nostro autore usa la parola dx^en, egli pronunzia nna parola o^ata e rispettata , a cui sottrae colla tua teoria ogni significato,' e colla quale egli copre P estinzione di ojni morals e ranQuliomento fino della psfsibilt de^ doreri. 4i caccarif i maggiori piaceri de' senai , e ctnsare da si piik ch'egli possa i doleri corporei. Se per non vi pai essere an cakolo fisso e generale dei piaceri e dei dolori , a cai latti gli nomini si debbano conformare; giacchi il giudice di questo calcolo ciascano lo porta ne* propri organi e nella propria immaginazione: e perci se non si d ana legge sola morale , ma altretr tante quanti sono i gusti e i capricci umani; potremo al meno esporre quale sia il gusto particolare, in questo fatto, delP autor nostro , quale il calcolo ch^ egli arriva a fare coir acume del suo ingegno sul piacere o dovere (percioe* . che queste due parole riescono sinonime ) degli uomini. XLIV. Io posso avere dei piaceri e dei dolori tanto da me stesso come dalla societ d^li altri nomini: il -calcolo sui piaceri e sui dolori che posso avere da me stesso , cio dalle mie facolt, produce que' doveri che s possono chiaM( 44 XLVI. la qoante al primo, cioi ad accrescere le pr* prie facolt, ^ la sanit  la base di totti i piaceri; ie ma- le lattie sono fonti d^incessanti dolori. Senza la sanit, tatti u i beni altro frutto non danno cke il dispiacere di oon u poterne godere (i). tf La debolezza del corpo trae seco la debolezza dello e spirito, la pusillanimit e tutte le piccole passioni che u r accompagnano. tf Le care che richiede un corpo valetudinario, sono ff altrettanti momenti sottratti^ ai piaceri dello spirito. tf L^obbligo di accrescere le forse intellettoali  appog- giato a motivi forse maggiori. a Se la vita delfaemo ignorante  un tessuto di timori  abituali ^ se i timori abituali , oltre di diStruf^ere la  felicit ^ impediscono *le azioni produttrici e conserva-  trici;;  chiaro che il primo m^zzo per esser felice  tt r istruzione  (a). L'istruzione  necessaria in molte maniere ad accre- scersi i piaceri , le ricchezze , e la stima altruL (0 Cm pure ndropera Del Merif ecc., T. I, pag. 64 a La Tta es- ci tendo la condisione neoeasaria al coDaegainaito d ci stolte, sebbene i, sommamente difficili, e x^ rispetto agU al- tri sommamente utili. Non pare che nel suolo sacro d^ Italia un sistema cosi filosofico possa allignare:  Vi  negli uomini una potenza, dice un Italiano,  ohe gli sforza a disapprovare tutto ci che appare loro esser falso ^ u e come essi non possono disapprovare le virt disinteressate, cosi a vogliono. un sistema, nel quale esse entrino iiome ragionevoli n iOsserfaxioni sulla Morale Cattolica, Gap. III). (3) Elementi di Filosofia, II, ai 5, 316. Del timore, dal quale  sono sempre affaccendati di liberarsi i sofisti, senza mai rivacnie/ fa ngionato a lango nel Lil|ro XI del SasQ titUtC SpprantUL , 4*5 XLTII. Le ragioni del econdo dovere, cio d^mpiega^e le proprie forze ^ secoDdo il calcolo dell' autor nostro so^o le seguenti: tf Non al gusta il piacere del riposo se non da chi ha tf traTagliato , come non s gusta il piacere del cibo se non  da chi ha fame. ^^  Inattivit  ottimo antidoto contro la noia che  la u pi mortale malattia di quelli che non fanno nulla.  U occupazione  uno de* pi sicuri preservativi ^con- tf tro i disordini ed i languori dell' animo.  Ella  una tf verit dimostrala dall'esperienza, che nell'ozio noi siamo tf pi sensibili ai mali fisici e morali (i)^ e i pensieri mo- M lesti fissandosi nell' animo -^ degenerano in pazzia. tf L' inazione fa che irrugginiscano le facolt dello spi* tf rito, come irrugginiscono gli strumenti che non s'ado-  prano -*- ; il che equivale a perdita d* eventualit fa* ^ vorevoli e a realixgazione di eventualit sinistre.  L' ozio e P inerzia sono disposizioni che conducono  infallibilmente al vizio. Senza desiderii , senza progetti  -  la vita non  che tristezza e languore (a). (i) Come un buon mcito di fuggir P osio , il noitro tutore eoiD menda le occufMiiiom della moda : 19 Del resto ( ecco le sue parole ')  tale   r indole delP nomo, che d^ oocupaaione abbisogna e di (t trastullo: T uniformit lo annoia , la novit lo diletta. Gli orna*  menti dcHa persona sono una specie di trattenimento per lo u stesso selvaggio: nel dipingere figure sul suo corpo ^ forse pi al (I bisogno di sentire egli cede che al desiderio di piacere. Per le u persone che la noeessit non costrnge a lavoiare per vivere , ere* u scerebbe la somma de^ momenti noiosi, e quindi gli stimoli alla  corruzione, se intorno a"* loro a^ilx, a^ loro vezai, alloro gioielli.  seriamente non ai oocnpassero  '^fwwo GmUUeo, pag. i6a  163>. Non  adunque il. nostro autore troppo severo quando prescrive di fuggir Fozio; menti concede che si fugga co^ trastulli della va* Dita, e colle ineiie della moda. - C^) Sebbene queste ragioni possano essere tutte buone, quando si propongano come siharo alla coscienia de^ propri dot^er , oome stimoli aoc(*ssoriji al piineipale che  V obUgauon morale ; tuttavia esse diventano litibcoln e nulle in quel sistema nel quale il dovere non esiste, l'obbligauone morale non  che rlnelinssione al piacere 4i6 tf Un nono che lascia passare il teaupo seaza aegnario tf coD atti utili,  un uomo che rilene nello scr^oo il  denaro in vece di trafficarlo y o lascia il campo senza u coltura. it Un uomo attivo trova de^ soccorsi, perch pu pce- 'starne^ ottiene de^ capitali a credilo, perch pu resti- u tuirli i  chiamato api incumbeoze lucrosf ^ perch pu tf disimp^guarie (i) u U uomo oiioso , riguardato come un calabrone cbc a vive a spese delfapi,  dispreazato da tutti.  V indipeodenia  il primo bisogno del saggio  ^ dan-  que se i vostri meati di sussistenza sono scarsi , appli- tf catevi ad un mestiere per accrescerli y. al quale, appunto perch e una tempice inclinazione, ognano puh aensa al alla quale la yert sua la condanna. Ma IHllusione  momentaiiea: qua e l ella sparisce; allora la filosofia insegna ad ogni individuo d^ isolarsi da tutti, e gli dice di non isperars che in se stesso, (pi) Questa ragione non ritrari*k molti dall'eccesso de^ piaceri; p^ rocche chi si persuader che la disgrazia di diventar pazzo tocchi  lui ? chi non riputer anzi pazzi gli altri che se stesso ? Pure ella sarebbe buona se fosse presentata come la sanzione di un dotter morate s ola ove questo non esiste , poca forza pu essa avere : la paz- zia non che una crudelt, una imperfezione dellf nostra natura,' un male fisico senza una colpa che lo spieghi. Opuse. FU. T. IL 4iS a quelle, accondo Fodere, che favoriscooo di fk il de- tt aiderio eoccMvodi onori e di ricchezze (i). ce Tra i poveri , le caase principali del delirio aoBo la tf spefattsa o la tentazione di divenire ricchi acna lavoro, u ed il libertinaggio (2). u Le profcaaioni che esgono un esercizio cooIdoo di  corpo sono quelle che garantiacono di pia da qneaCa tf crudele malattia (3).  Ove finisce il bisogno ivi coaaincia la saziet 9 e chi  non sa moderarsi ne^ piaceri , vede qnesti appasre nel-  Fatto che voleva coglierli. Tale si  la coatitozione de? u nostri organi 9 che  necessario un. intervallo tra la aod- u dis&zione d'un bisogno e la sua riproduzione (4). u Si osservano effetti consimili nell^abuao di tutti i pia- ce ceri fisici , e aono i seguenti : ce 1.^ Diminuzione di forze fisiche. A misura che ace- cc mano queste, i beni della vita si riducono al rincresci- ci mento di non poterne far uso^ non si pu pi A andare ce al teatro quando si vuole ^ fa d' uopo privarsi d' una ce conversazione che si bramerebbe ^ riesce impossibile d^as- i sistere ad un pranzo d' amici ce a.^ Malattie d^ ogni specie pi 0 meno dolorose.  ce Ciascuno pu vedere xhe gli uomini intemperanti im- ce piegano una parte della vita a rendere infelice P altra, ce e ad aCTrettaroe il termine. Oltre i dolori di cui ci zg^"  vano qua^ vizi, ed i piaceri di cui ci privano , fa d^oopo CO N per questo ti prmadeninio gli uomini d* smart  poco meno gli onori e le rioclietsp , che tono i mezzi dei dmfm mttL mth raU del nostro autore, cio de^ piacri, (a) N piire i poveri corranno lasciare per quecto il mmriio M* rarriocfaire osando i meta pi comodi al ^ne loro; merito ce viene loro assicurato dai principii del nostro autore. (9) EUm. di Filos., 11 , a^O e segg. (4) Vuol (Kre che le fibre non contiene tenerle in continuo moto, ma lasciarle rallentare, perch'ielle possano di poi esser tocche pia piaceirolmente. Qui non c' in vero quell* austerit bpida di morale che Tigeya in secoli pregiudicati- 4'9 u ealeolare i lucri cessanti per impedito lavoro , e i danni  emergenti per spete di medicine e aervizio, senza par- u lare del fiore della bellezza che si perde pria della con-  sueta et , e dclP alito fetido cui talvolta ci assogget- tf tano/  3.^ Diminuzione di forze intellettuali.  4*^ Pericolo d^eseguire azioni nocive agli altri, quindi u soggette alle leggi penali,' come succede spesso per ub- a briachezza e lussuria (i). u 5.^ Perdita, di piaetri sociali. a. 6.^ Perdita di eventualit lucrose. cr ^.^ Da un lato decrescendo i beiti colPabuso de^ pia* c ceri, dalP altro crescendo il bisogno colP abitudine, si ce gioDge ad urto stato oostantetnente penoso.  8.^ L' intemperanza diminuisce il piacere delle anime  nobili, la libert; giacch esausto il nastro fondo, o u non contenti di esso, andiamo mendicando soccorsi od a impieghi, cio vendiamo il nostro teuipo per una libbra  di carne od un boccale di vino. ff Alla fine de' conti si trova che talora , rendendo i tf piaceri meno frequenti, si guadagna nelP intensit cii  che si perde nel numero; e che talora si pu accre- u scere il numero moderando P intensit  (a). In uba parob P uomo deve godere fino dbe le forze fisiche del suo corpo gli ba^no-, sensa peri guastarle, e senza che incolga in altri mali (3y. (i) EUsehdo soggetto He U^ penali , tu ti esponi a un dolore : quindi pecchi se nuoci, con tal pericolo, agli altri! Un'altra cosa sa- rebbe se le leggi penali non fossero, o tu avessi modo di sottrarti ad esse. (a) EUm. di FiL, II, aaS t te^^. (3) Qaodi la temperanza  notabilmente diversa per uot Ubo robusto , per un poUnte ecc. Il primo potr arrivare assai pia nire nelP uso de^ piaceri, che un debile : non dico gik ne^ piaceri leciti so- lamente , perch la distinzione fra il lecito e V illecito  una pedaa teria de"* teologi : fin dove V uomo robusto pu arrivare evitando g)i scogli descritti, v^ arrivi:  sempre nella temperanza della cosi detta morale del nostro auter^. Il medesimo dicasi del pottrUe, che p\i 4^ E di pi 8i def osservare , che  le cure per la coa^ et servazione delle forze fisiche possono giungere alTeccesso u e degenerare in vilt: allora si cambia il mezio in fiae^ u giacch noi cerchiamo la salute per travagliare e go- te dere , mentre quella pusillanimit sacrifica il travaglio a e il godimento alla salute  ed imita V avaro che cerca u il denaro per se stesso, non pe^ piaceri che pu pr- ce curargli  (i). A malgrado di questo  la salute  P oggetto pia infie- ti ressante per gli uomini  {^}\ e quindi  i miglonUbr u di morale sono i libri di medicina  (). Ed ecco quanto  pi semplice questa morale nostra di quella de^ pedanti: questa diminuisce i libri inutili, e le sciente chimeriche , una delle^ quaU era ci che s chia- mava fio qui inorale: la medicina sottentra in suo luogo: e V economia viene in appresso a suppUre a carte part, a cai la medicina non si estenderebbe (4). L.  L^economia  alcun poco diversa dalla temperaiue. u La somma de^ piaceri compatibile colla temperanza si  estende sino al punto in cui restano intatte le nostre  facolt^ la somma de^ piaceri che permette reconona evitare i mali delle leggi: il calcolo de^ piaceri saoi puh tutrio enere pia liberale che quello delle persone plebee: giaceb le tesse Icfgi civili ooo sono che reoomandate dal calcolo de^ piaceri. (I) Elsm. di ni, JI, aia, aSS. (a) Nuot^o GalaU0, pag 355. Ci che aggiunge qui il nostroantore, tt che una buona digestione vale pid di cento anni d^ immortalit i, mostra quanto poco calcolino I sofisti P Ulusiont, su cui Togtion pura aTTare la perfettibilit del genere umano: in fatti cento anni ^im- mortalit, d* una immortalit che yal meno di una buona digeitone, non pu essere che una mera illusione, (3) lem. di FU, li, aag. (4) Ma perch tuttavia osfiuarsi a ritenere questo nome di morale, s'odia non  alla fine che la medicina, e P economia Dseme con- giunte? La ragione di ci  per far nascere con q sesta parola una illusione utile: sentendo risuonare ad ogni tratto questa parola mo- rale, gi consacrata a delle idee venerabili e indistruttibili , il Tolgo crede che l'autore che ne fa uso, ve le aggiunga pure; ed inlaotr 4" f  alquanto minore : V uomo economo si risparmia. Puso ^ di beni che sarebbero innocui, per due ragioni (i): a 1.^ Per avere un fondo o pi larghi che quelli messi a^'inedesimi dalla medicina. (q) JOementi di Filosofia 3 U, 2. . ? \ .. . ' E qui pure si ha il vantaggio di eliminare la moralt t^olgarte surrogare ad eisn l' economia che , iosieme colla medicina^ la morale de^ sfistT, morale che rdoceado ogni motivo al piacere ed alP interesse , sterpa dalPaman cuore ogni elef ato e pur motivo delP operare , e inaegna loro a perseguitare fieramente i teologi , la pedantera de^ quali vorrej^ condur gli uomini dietro la ragione , senza accorgersi delPimpossibilit del loro malinconico tentatiTo. IIL Doytri del eittadino. LL  La somma totale delle azioni umane tende a far u cessare un dobre od a produrre un piacere, qnalun- 9 que ne sia la specie. DaiP ottentotto che vegeta sta-  ptdamente nelia sua capatina , sino al SfosoA cbe m^- ce dita sul sistema delF universo, non v^ha altro principio u d^ azione  (i). LII. Per questo principio,, tutto cip che dobbiamo alla aocieti , BOB  poBlo altro che i piaceri che dtrfditBmB a Boi stessi. ' I piaceri, come abbistB veduto, dipendono AzWau' mentare, impiegare^ e conservare le proprie /cot:h societ aluta a far , d : dunque ci torna a conta il rispet^ tarla: ecco Pobbligo, secondo il calcolo del soste autore, che abhinmo terso la societ. LU. Che la societ ci aiuti a far ci, il nostro autore cos lo prova : -  il.bi&ugno di procreare, inernte alla natura umana, ce avvicina il maschio alla Commina come il ferro nlla cala*  mila, e dandio nascita alla prole , sviluppa il sentisaentn  della paternit.  La societ non 2, non fu e non sar giammai altro  che. un mercato generale, in. cui ciascuno vende le sue me dunque sostitai al dolere il pia- cere, eosi por disse che il rimorso non  altra cosa se non la vista dt* dolori a cui il delitto ei espone. L^Ehrzio, che Tiene dal Gioia qua e li punzecchiato quasi ininiicoy e copiato da per tutto^  anche in questo la stella del nostro filosofo. Ci che questi riconosce negli scellerati,  u dilBdesza abituale^ sonni u interrotti da neri fantasmi , laceraxioni d' animo risultanti da ri*  membranae atroci, da vergogna attuale, da timori, figli della per- u suasione che meritando P altrui esecrazione | le altrui foric pot- u sano rivolgersi contro di noi  (^Jhl merito, I, 364)* Parlando di Lord dive, che ci per le sue concussioni ed avanie feoe perire (, u cVgli') due o tre milioni d^ Indiani n, attribuisce le sue smanie, i suoi furori, il suicidio a u quel sentimento di dolore che in noi  nasce dalla vista deiraltrui dolore  .Quegli infelici, scarnati dalla  fame 9 cadenti per languore , in atto di chiedergli alcune on^ie di M rso, si riproducevano al suo pensiero e gli rendevano odiosa la M vita n {Del merito, I^ a4o). La coscienza della iriolazionfi dlia legge non s"* introduce a spiegar que^ rimorsi : s' introduce solo la r^mpassione di que^ miser in un uomo spoglio di ogni compassione. 4*4 a nito , t^ndo sempre possibile un cambio tra com da  u sieme eonftiw*,' ed  neoeataria qoalehe destreua di calcolo per u separarle, onde scoprirne la differenza n (^Teoria ettnle e penala del diifanio, pag. VI). Se questo non  parlare da aracolf non  che manchi il tuono assoluto , inappellabile :  che  un parlare da ' eco, che ripercuote i suoni del Lucrezio oltramontano: e Pltalia allorn solo perde tutta la sua dignit , rinnega tutto quel buon senso che le  si proprio 9 quando ad una volontaria servit assoggetta il raro dono del suo pensiero, e mette il sue genico net ceppi stranieri. Opuse. FU. T. II. '54 4i)6 tilit e sui propri gesti (i)^ queiti diiirefn eaUoli momU, eo' {uali ttgeiiQo considera solo se stesso, csercitaorfo Catta la ttioraie filosofia, SMllerebbsro a pericolo Pesstessa del- V uman genere. Ci vuol dunque una forza, colla quale si sottomettano lutti  gusti ad un gusto solo, e il calcolo di ciascuno sia obbligato di arrendersi ad un calcolo solo, fatto da UBO o da pia , secondo che la farsa prevalcotc  nelle mani di un solo, ovvero di pia: nel qoal caso questi 0 devono distruggersi fino che prevale il gusto d^tm solo , ovvero ciascuno far deve qualche sacrifizio del pro- prio gusto, perch dal gusto di tutti (n) riesca un solo gusto che passa in legg. Perci  se voi oscite dalla societ, voi nou vedote pi it che bisogni rinascenti e focosi da una banda, braccia e (0 NoDie il vieU avrati U legge civile: nwkVobkU^i^ perch non tttie; non la^^nuii^gale, perch  fVM. d^aoo Uto a fneiU anteriore. (a) Non e**  nna ragione nalla morale dal piaeera par istabilre die aia pi giusto queato Moood modo nel qnate i goati di luUi lono insieme ooniemperaiU in modo che n^ana un aolo, anaidi il primo , nl quale il gusto d^un solo si renda prevalente, perch non esiste n pura T idea di ^utaia. Il dire che  giusto aver riguardo a^ gusti degli altri cosi assolatamente,  assordo nel satcma dal pis> aere: si deve aggiungere a m il badare ^ guai olCni  soaopid il vostro gusto: s^egU vi accresce il piacer voskro. Perch mai PoUiona bader al giuto * suoi aahiavi, ai quali non garberebbe dVasar get- tati nelle peschiere di movono ohe mantneva oUe loro ovm', men secondo l'autor nostro: (i) Eitrdsio logico ecc., pa^. 3oi. ei Jlftriooe.J, IO I i.IlcoDtcstoconqi]eIlodiefeg;e,eooB tutto il tUtf ma del nostro autore, d luce a queate ed aHe preedenii parole. (4) AbusTamente , cio contro il senso della pareb ai chiam^ di' riuo ci che noB  che una/nM $ un fatto. Nel liateaMi del noitrs 4^4  Ancora pi strani (coti egfi) sono i ragionamenti di  Rousseau contro lo stabilimento della propriet (i). Egli cr pretende ohe V idea della propriet supponga anteriori u progressi nelle cognizioni e neir industria, e quindi un a lungo corso di generaiioni , a coi la propriet era ignota* a  Mi pare che il sentimento della propriet (a) sia ine* tf rente alta natura d' ogni essere sensibile , si sviluppi ne^ tf primi istanti della Wta e divenga presto abituale. In autore non restano chetiti, eome pi yqlte abbiamo 088frrato:'i ritti noD tono n pur possibili $  una parola affatto Tla di senso ,  una chimera della fantasia. Ma il dire apertamente che non si am* inettono che dt^/atti,t non t? diriui^ nuocerebbe alla propria causa la quale apparirebbe qual  : couTien dunque parlare sempre di di ritti y come pure di dweri, di tnrij di moraU ecc., ma spiegar tutte queste parole in modo che altro significhino dal senso ordinario : e poi dichiarare , che a le diverse opinioni religiose estesero il signi-  eoe eoe (^Elementi di Filosofia^ II, 1 13). (0 Ecco qual  in due parole la caom di Rousseau e del nostro au- tore. Rousseau cerca il modo , onde gli nemini stabilissero quel S* ritto di propriet che  presentemente nelle societ stabilito : egli trova dilGcilissimo il dedurlo da principii di ragione. Non paija mica Rousseau di un possesso di fatto , di un attaceame nto di affetto ad una cosa , possesso che si difende anche colla forza ^ e che hanno an- che le bestie. Per ispiegar P orgine di questo possesso di fatto non si richiede alcun principio di ragione, ma solo la sensibilit, P istinto r abitudine : n ci voleva tutta V erudizione del nostro autore per sa- pere che gli uecelli difendono i loro nidi , le fiere i loro covili ecc. In questa causa il nostro autore dissimula il nodo della questione, non essendogli utile il manifestarlo : suppone che la questione prima non esista: che diritto voglia dire possesso di fatto, e nulPattro, ed esclama u Chestranessa di Rousseau a trovar tanta difficolt nello spiegare Pori- e pia forte cbe riusc a levar di bocca V osto ai piA debole : non c^  oaibim qvi di propriet , ma solo di un possesso diJaUo (3) Le parole metaforiche eredit, Muurpatoref assdio e hoooo, tolt^ da ci che fanno gli uomini secondo i principii di giustizia e di ragione, e trasportate a significare ci che fanno l. op nnm^ cMnmmo'dk farti pplQare il detto cvangtl^co uEficeprimuM tteaken 4r4JruFt ud n, - iO'BtroitiQ lgiso co., pag. k53 e  oolo d^ esser colto dalle leggi penali? tarebbe un dUiUo V atsalre? tarebbe on c^srs Della morale del nottn autore ? Certo : qoesb espressione , entro i limiti dMm difisOy non discende da' suoi priocspb: egli r avr trovata vecchia nella memoria, adita forse da qculcifte p dre predicatore in saa gioTent. Tali incocrense don ti possono spie gare in altro modo in un nomo che vi assicura ohe ogni Morale di- versa da quella del piacere ,  nna morala da prgmm , com^ egli a suole esprimere. (3) Eatra forse fra questi anche il primo che disse : DiUgtt M^ micos t^stros, hmefaciu hit qui oderuni nof , tt ermte pr pen' bero provato nel primo, ed  u rinfitnuaa la fiat eoniugaU i^Ttor, ciV. e ptn, del dw.j pag. 161 ). (3) Due sono le dottrine circa ia morale ; T una  la morale del piacere, P altra  il Vangelo.  mirabile la tendenza* e P effetto di- Terso d queste due morali. La morale M piacer  tolta sollecita nel fare il calcolo dt* pis- ceri, per riosrire ad ottenerne la massa maggiore $ e in questo unl^ alndio # tutu oacnpaU, n in altro che in questo essa conais^e. 436 k parie il mal del delitto, o Ut vergogna risoltanle  dair insulta. Voi dite elisio aono un pitocco^ io traggo La morale evangelica anf i \ limitar T oomo a qoesto solo ilcol^ fP infonde quasi un obblia de^ propri pacfr e di te stnao: Poont eoD qu^fta morale abbandona la causa della tua felicit ai ano Crea- tore y ed egli antieb de' snei /riViorri si occupa solo de^ oi dbpcri. . Il calaolo de^ piaceri conduce il seguace deUa morule dei piaont a trovar necessaria la fiereasa contro i propri ocuiici, u raccDaMnWjr la rendetta, Podio, la persecusione de^ medesimi. Il Tanto della bravura soatenut dalla punta della spada. L^ oasenrania de* propri doveri conduce il seguace del Vangf^o al pcrdone delle ingiurie , alla diletione dei nemici , ad una nnsncla* dine dichiarata dai moralbti del mondo debiletaa e pasci. Qual  1' effetto di questi due sistemi di morale , rispetto al bene degli uomini nella vita presente T esaminiamo i fatti. Il sistema della vendetta dura fino al Vangelo ; e con questo prin- cipio, onde gH uomini sUrgomentano di procacdarri la maggiore y- Kcttf non esiste in sulla terra, per quaranta senili, che Mtrocitk e barbarie : con^istatori e conquistati, tiranni e schiavi, inplics perch privi de^ piaceri, e pi infelici ancora perch in possesso della forza. Il sistema della dilezion de' nemici si generalitsa coUa diffusion dd Vangelo ; e con questo principio gli uomini s* argomentano di pr* cacciarsi la maggiore wirt, e non che dimenlicbi, ma ai naoatrano Uno ad un certo segno inimici de^ piaceri de^ senti : io tanto i piaceri retcono alP umanit in ragione che questa eoo oocIho aaatero H mirat un aumento di benevolensa universale calma le ire , rannoda i cuori , mette una pacata luce nelle menti , e gli uomini ai ricono- aoono simili, si proclamano fratalli, si riabbracciano con un amore |Mri  qnello di due amici che ritornano da nn lungo viaggio e pica di sciagure, e che ai riveggono rioonoacendo Pano nelT altro le an- tlche sembianse. htJiUmofiM ( cosi detta ) tent^ di fare a  cf di tasci m pugna d^ oro  vi confonilo (i): yoi dite  chMo sono n pile {)i io gnoino la spada e mi no*  st^o disposto a battermi. ) Ifi cotale atto alto la fronte e o guardo fiso quella capagtia ohe , ioooraggiata dai vo tcsivoea pOttiaU cht fitere i OMCttr  e i propagatori della miseriai t quelli chf non peoMo the a lui, troTno soli la frlcit di cui sem- brano ti neghinoli; aerioorb apparisca the a lui ubbidicce il tutto e ch*^ egli ha posto con sapiensa aH^CTaTters le atte leggi (0 Quett^atto plebeo di cavar fuori un pugno d^oro per moAtfArai ricco; non ptoTA abllai: il pia grii'igiiorQBotidiTrlN-mi f|ugno d'oro, DCofliediaiiBDjpe] no pepe, in ap^oooia ; e qualcJie mezza camicia , come ai dice in qualche parte d"* Italia, portando aero tutto ci che possiede o in proprio o a prestito , potr benissimo darsi un ruAo cosi insulso y cosi insolente, csi sofistico. (a) Per una piiiohi voi TtHefe tffetMggei^ la filn'd^fi'4aio zi meglio ^maseare gli altrifcbfteofftirQ d'iesfer qhieii^to vie^i Tale e la oonsegueosa-deUimff^e: del^iqoirt: di qifeWe morale che i^see dal eonaMerar V nomp come un peiao di materia ^  che finisce col trorarPapice della felicit ne^ piaceri iUutorU, in tal' calo ancb;^ queste due atllabe di cui  composta la parola mie, possbno essere ntt^ offse  maggion della morte, giech Pilliisiooe M iia confini \ wme-i^ 'eltt sillabe, elee |perela Aravo, poaaotie' eontenere in s la Toslni felMt , se -rpi #iele 'cos p^i^ao ti riuTenire in esfc colla ina'magina- sione tutto il paaooo della Tostra vanit. In fatti la morale del pie- nere suppone seriamente che colla pania gli uomini possadiO^formafe le loro felicit, u Non pochi st troyano in quella situasione d'animo, ft dice il nostro autore, io coi troyaTasi il passo Ateniese , il quale u rigeerdendo come sue propriet tutti i faseelli che entraTano nel  Pireo I enfiUce pel si|0.atesio errore: sarebbe stato barbarie il *i disingannarlo (Dei Afitrilo eoe, I^aSa). Questo esempio poetico egli  lo prende a rigore ^lofofice e ne indo^ pi che non comprenda, do non solo ohe taWre non si debba disingannare altrui , ma ben ' eneo che ai debba ingannere, come pi ^pra accennai  Per altro lo | orrei redeee un aofirta, nud reggcntesi della persona per effetto della morale dc^ piaeer, chiamato iFle da un ^rm^. colla spada alla mano, a i haBoees della stra4a a beffeggiarlo | e son persuaso che in tale frangente aaprebbe ben egli trovar delle buone ragioni per dimostrati he la brafura delPuomo non ist nella robustezza e nella destrezze del corpo,  ch'egli non resterebbe d'essere quelPacuto' sofista chVgli , etbbene non asppia o esi ebbia il ore di baUersi 0S u stri detti ^ iraa iotiaiorita ndaUfl Itgff^ disponeva a fcr-  veg^arn, t eilinguo od di lei an4iio le naie voglie 9 (t). LXIV. in. La terza eonsegueosa 4eUa morak, a cui il piacere e la forza sno i due perni su. cui rigira ^ sar r elogio della maldicenza che pu supplire alla Corta se questa vien meno l>ia ma naggiore io matto, e purch giovi al nostra piacre^ '  hie ei nmac,  utile a se stesso ? Che cosa arrerrebbe da d, se non queUo cho abbiamo vcdolOf o che Teggiamo aTTcnire tatUyia f 44t hnqve cravensiMe fri gli iitoiinL Neisoao  Ubligito a lare alle convemiooi con proprio daono^ ae non fosse per evitare un danno maggiore.  ISon personificate adunque la conifgtuiotu temo avete  personificala la niUum {i)y t rieordatevi che la fona  di naa convenzione non  la oonvenxione alessa, ma ti a vantaggio mutuo delle parti contraenti: colla scorta  di questo vamta^io si distinguono i casi, ne* quali la u convenzione debb^ essere conferauta, dai. casi , in cui  defab^ essere disciolta; Se la convenzione facesse , a cosi  dire , lgge per se stessa, avrebbe sempre lo stesso ef-  fetto^ma se la sua tendenia perniciosa la rende nulla,  dunque la sua tendenza utile, ed essa sola la convalida*  giaeah  il pia- cere che crea e distrugge la medesima vcritii. Opuse. FiL T. IL 56 4** a cadono da loro stesse. Pretendere Topposto, i pretendere  che una pietra priva, di sostegno, resti in aito io vece u di cadere (i). ^ ce Ma gii obblighi finiscon forse, quando finisce il pia-  cere? Si, e no, si pu rispondere^ d, quando la aomma  degli obblighi , ossia degfi aggradii (s)  uguale alia  809nia de^ piaceri ottenuti^ perci cessa nei servitore u TobbKgo di. servire il suo padrone, quando questi cessa  dal pagargli 1^ onorario (3)^ no, quando i piaceri otte-  nati sono msggior degli aggravi! sofiferfi^ perci conti- tf nua nel marito robi>tigo di mantenere la moglie nel u declinar delP et dopo aver colti nel di lei seno i pia- ce ceri deir amore nelPet pi fresca (4)- LXYII. VI. La sesta conseguenia sar che non essendovi m giusto n ingiusto, ma solo piacevole e dispiacevole, il legislatore dovr oreore gli obblighi, cio degli a^frarii fer- mati dalla fona , non secondo de^ prncipii intrinseci ed immutabili di giustizia, ma unicamente i pi piacevo/i che per lui si possa, secondo il calcolo ch'egli sa &nie (5).  (i) Teoria cU e penale del dHnrtio , pag. 3x (a) Ma non itt egli meglio chi gli rimane pi piaceri die aggrtTi? perdi dovr mitehiarc i piaceri ottenuti oon degli aggcaTi di^ ei pn afaggirer parlate rat di an calcolo di piaceri, o di equiif  Ecco la legislazione personificata: sciogliete questa persona pia* tonica in uomini reali: questi non si propongono altro problema che di pascersi di tutti i piaceri possibili. Ecco i legislatori! (a) Anche i desideri! della corruzione origi|iale, riconosciuta dal nostro autore , sono desiderii costanti :  da ei he il nostro autore cava V elogio della vanir,. deiramMMORe eoe. per non opporsi ad un desiderio costante. 444 u eoa Ittita r impeto da quel ada meato , die on resta u aperto (i)* Secondo il detto calcolo, y^Ie $ iark il bosIto au- tore ( porche il calcolo varia oecondo k aUlil de^ cal- colatori), coBoegiie che il desiderio eostanfe die ngavdt Tuaione de' sessi, non po eisere soddisblto eolia maggiore utilit mediante vincoli indissolubili. E per aiutare il legislatore nel calcolo de^ piaceri , il nostro autore somministra i seguenti principii : 1.  Tale  T indole del cuor umano^, che la facolt (I di soddisfare un appetito qualunque, ne secma la lorsa,  eome Tmpossbiiil pi viokolo lo rende, nitimur in u iFttiUun n (i): di che converrebbe senza lmitaaioDe la- sciar vagar gli appetiti. a."" In altro luogo pori loda bens il lasdarli vagare , ma non senza confine. tf U divonio dohb' essere permesso, ma iv cm precisi u e ben determinati dalla legge: h filosofia non richiede CI nulla di pi. Ella sa che P inquietudine del deadeni e tt inerente ^ necessaria , inseparabile dairuomo; perci u dia permeUe aUa speranza d^ errare sopra vario evea-  tualit , persuasa che queste scorse (3) siano taofle sot- M traaioni alla forza recalcitrante degli umani afi'ttis (4). 3.^ Bisogna avere una morale rilassata, perch una mo- rale severa  hnpossibile, giacch il solo piacere  ia molla dciruomo.  La morale austera paeey  yero, ia teoria (5)| perch (0 T99na aU^Ue  penU dil dltfoniof pay. rx (s) Teorim duiU e f^enaU del ditHtrtio, pag. 6i. (3) Queste scorte, questo errore nel cogliere i piaceri, confema quanto dicevamo , che la monile del nostro autore non estendo che mediciaa ed eoooomia, proibisce Peeeesao dcgK atti imtnorali, ma noi alcuni y che possono crescere ano al limile della salate e della borsi (4) 7*eori4i cwiU  pamU del Stnrtio, pag. 6g, C5> Qui send)ra che il Gioia conceda che la morale anstcn meltt e* innaliii riconosce adunque qualche pregio intrinseoo in essa: noe  dunque che per manoanM di coraggio di^ egli la rifiuta. Dove ci: ia, io mi asterr bene dal dirgli file, perch non mi sfidi al dutlh* 44* m piace tutto che o mtlt c^innaba a malto ci deprime.  Sia che mi pingiate eoo forti colori il saggio degli stoici u ohe sta ritto e fermo aolle rovDc del mondo ; sia che  mi atrasciaiale al Cmmo de^ sepolcri , per mostrarmi i fc miserabili avanzi delP umano orgoglio, siete sicuro di tf piacerini j e questo piacere fa tutto il successo dei pre-  dicatori da pergamo (i). Ma non si tratta qui dei tuo-  ghi topici della rettorica , ma delle basi su cui deve u inalzarsi la morale e la politica, tfra consultate la sto*>  ria (u) ed dia vi ^r die una morale severa destando  solo una steifle ammivaiiofie non  mai seguita in pra- u tica che in drcostanze momentanee d^ entusiasmo n (3). 4.* Finalmente dovendo il governo secondare tutti gli appetiti perch non ha forza bastevole da raffrenarli, deve sacrificare ad essi anche la verit : la veriti egualmente come r errore) conviene ohe all^utik dia tributo.  Collocato al centro di tutte le opinioni,  governo (* deve prestar a tutte la stessa protesone , perch in ma*  teria d^ opinioni, Terrore ha gli stessi dritti della ve- ce rit*-^La sola difficolti consiste nel decidere quali sieno  le coae indlEerenti. Si trova per sempre la soluzione  di questo problema in un esatto catalogo dei piaceri e ce dei dolori privati e pubblici (4). (1) Almeno em predicHM mb he molte e^innslta : to eonfetMte ^ allenerriy col non ndrii, s c6 che t abbaMS. (,> Siamo dfi nooTO nei generali s la storia pgrtrdficaUi Cve n^ao- certa P autor ooitto) depone od tcaftimotiio IsTOrevole alla morale de* piaceri. E non t^ ha dobbioi porche ii cancellino da csm dician- noTe secoli , quelli del Gratianeatmo. (X) Teoria eiV. e ptn. del Suortio, pag. 80 ai. Ghi mmclU le illaaioni delk fantasia come fnti di piaceri  condanner ogni itm- Mjfiio pel vero 9 pei bene? Qoando ci& fotae, io non la direi una contraddixiones "nn tale entusiasmo  ben altro ehe una illusiono. (jO TVotmi etV. e /ren. del dwwmOf pag ni. Ghi potr tessere que- sto esatto catalogo de* plaeeri ? chi prevederli tatti f che cosa sono i piaceri pobblid ? forse piaceri, di cui gode qulebe ente reab ehe si ohiama pmikU^o? o non pit tosto una aoHtzione i ffiaceri prpioi 446 LXVin. Ma vediamo meglio qol sia roficlo dd kgj^b* tore. SappoDamo primieramenU ^ ci che  oasurdo nella morale de' piaceri , avervi ano o pik legialatori, che eateoclo pazzi atlisimi e commeodabiliaaimi (1)9 s propongano di (1) Queit Mrebbera paisi nel sUtema M pnere, peicfa fMve rebbro contro ragione: in fatti ad una chimera, ad ona iibuione, ad una lemplice idea senza nessuna realt, sacrificherebbero il proprio piacere reale. La filosofia del piacere tottaria l trova commendabi- lissimi, perch sono quelli che accrescono i piaceri fra gli ltr ao. mini, cio Tutilitk comune. Per meritar lode, secondo questa teoia, bisogna esser iUusi, bisogna operare cxmtio la realtk delle ooae, con- tro ragione. Per altro questa filosofia impone essa un dolere a questo legisla- tore d** illudersi stoltamente ? questo  impossibile nel senso proprio della parola dovere t come tante Tolte abbiam detto, non c^ che il fatto in tale sistema ; manca il principio per provare che debba esi- stere questo stimabile pano: egli  un todente, che un uomo ab- bia il gusto di esser tale: o l^nomo ha questo gosto d^ esser boopo, o non lo ha : non e**  luogo a censura od a lode,- se pur forse non convien fingere anche una censura ed una lode perch  utile , cio oonvien lodare o biasimare quello die non ha nulla in se stesso che il renda lodabile o biasimeTole ; e ci di nuovo perch  lile, per creare un interesse illusorio vantaggioso a molti Ma chi  qae^ sto Filosofia che eosi prescrive? Una femmina non credo, sebbene pur seduttrice di molti. Egli  un uomo, che parla come fosse la Fi- losofia in persona; e vi assicura di predicare questa dottrina unica- mente perch gli piace. Ma siete voi obbligato di badare a quest^ uomo coperto sotto la maschera femminina d^ioa idea astratta ? solo se "fi piace, perch non potete far altro che seguire il piacer vostro. Ma se una dottrina predicata non ha nessuna ibrza in se stessa di strngervi , nessuna necessit di ragione o di morale^ perch predicarla? perdi posbono esser pia;evoli anche le chimere, le visioni, i sogni, sebbene non contengano alcuna ragione da creder loro. Quando sia cosi , a me non piace di abbracciare simile fikwofia ^ A belPagio: badate quello che dite:  se piacesse a^ filosofi che la predicano, di tempestarvi d'insolenze e d'ingiurie perch oon siete del loro gusto? se vi vomitassero addosso tutta quella bile, che  la sanzione unica delle loro parole .... ? Come il loro ffusto li porta a stabilire la societ civile sppra i due elementi del piace^ e della Jrzoy e come da questo connubbio del piacerf* e della forza vogliono figliato tutto ci , a cui em danno il nome di diri^ 0 di dotterei 447 ottenere colle loro leggi la massima felicit divisa pel mag gior numero , e ci costantemente , anche in que' casi , in cui il loro interesse privato viene in collisione con questo loro irragionevole (i) ma nobilissimo scopo. Ecco ci che queste persone, che hanno in mano T autorit perche hanno in mano la forca prev^ente, dovranno fare per soddisfare a quella loro illusione che li fa esser curanti della fe- licit comune pi che de^ propri piaceri e della propria dicit. V interesse priifat ^ secondo il nostro autore , non va d^ accordo .coir i/ilercM6 pabtUco. Ma Tuomo non pu agire che per interesse privato: dunque il legislatore deve colle pene e colle ricompense creare un interesse artifi* ciale priifato , cio far diventar utile al privato ci che  utile al pubblico (2).  Siccome la tendenca dell^ uomo a farsi centro di tutto tf agisce gi naturalmente contro Pidea dei doveri (3) ; per- cosi qatl maraviglia che non piaccia loro di striogere in una simile schiaTit di ferro anche il mondo letterario , come vi hanno stretto il mondo civile , e che sieno gelosissimi di qaei diritti che nascono loro dalla potenza di una vile ed insolente loquacit maritata al pia- cere di un orgoglio che aspira a trionfare della ragione? CO Se non si d qualche fede ad una illusiene, di essa non si pu godere $ e il dare ad essa alcuna fede,  irragioneyole essenzialmente, perch  un assenso dato alla falsit. .(-ai) Il nostro autore non  mai obbligato di esser coerente a se stesso, giacche il piacere ama la ^arUt. Non  dunque maraviglia se in altri luoghi parli in modo da far credere che T interesse pub- blico sia sempre immedesimato coir interesse privato.    forte uno de^ siatemi pia caratteratki delta depravaaioBe d? im  popolo. In altri tempi ai pu off^'ndere la virt; ci non natante  te ne riconoioe ancora la sua autorit , quando le ti aiaegnano de^  limiti f ma quando si giunge sino a spogliarla del auo noBe^ ella  perde i suoi diritti al trono , e il Tizio se ne impadronisce e ri ti . a.* Altri pretendono bens che VmUres$e prpoSo di natura sua roiocida e sMmmedesimi oolP interesse pubblico, ma non credbo che i privati conoscano da se stessi questo interesse : t^ interesse pri- ato non coincide colP interesse pubblico ^e non quando  ben intesOf 0 non  cos facile ben intenderlo, n tutti bene Pintendono. Quindi debbono gli uomini esaere istruiti sul loro interesse privato, perch questo, diretto maeitrerolmente, riesca una cosa collMnteresse oo* mune. 3.^ Altri sostengono che quand'anche i privati sapessero calcolare perfettamente il loro interesse, e perci lo intendessero benissimo; ne pure in questo caso P interesse privato e l' interesse pubblico coior ciderebberoy ma sarebbero, in un gran numero di casi particolari, opposti fra loro: e questa  P opinione (IclPautor nostro, sebbene egli non sia sempre coerente con s medesimo, e parli talora per forma da far credere che P interesse privato, purch sia ben inteso, formi lo stesso interesse pubblico, aenz''altro. Or dunque non con- venendo P interesse privato ed il pubblico di lor natura, fa bisogno^, dice il nostro autpre, che il governo crei un interesse artificitde, me* diante delle pene e delle ricompense; il quale interesse giovi a fare che dovunque P interesse privato s'* allontana dal pubblico , incontri nn dolore, dovunque con esso coincide incontri un piacere prevalente :  in tal modo si renda artificialmente il bene pubblico di tal qualit, ch^ egli sia sempre anche il privato. Questo sistema y se non foss^ altro, riposerebbe sopra una sa))po*> sizione gratuita, cio che sia possibile nel fatttf una eoincidenza r- 45a fi siderando non alconi momenti della vita d^ vn individuo y a ma la somma di tutti i momenti ossia la di lai intrra et esistenza , si pu affermare che non v* ha nomo , il qaale ^  per quanto dipende da lai, non tenti di sacrificare la tf parte, che gii tocca nelP azienda pubblica al suo inte- u resse privato (i)  Restando dunque con tutta ragione tf fissate delle pene ai delitti e delle ricompense alle vir^ a tu (a), crescono i motivi che s^ oppongono ai primi, e a promovono le seconde. LMdea delia pena reagisce con- a tro la spiata del delitto 9 e T estingue in molti animi ^  Tidea della ricompensa reagisce contro T inerzia gene-  rale , e rende V uomo pia attivo (3). tificiale de^ due intereisi coti perfetta che ti aTTcri per dascun uoaM in particolare, e in tatti i momenti della sua vita. L^eaperema oom aomminiatr mai P esempio d'una tal tociet, che larebbr il preteso sialo giuritiieo di Kant ; e tutto ei che abbiamo oasenrato nella nota precedente a quetta, lo dimostra irapoitible. Scegli poi fotte patti* bile, sarebbe lo stato di una inaudita servit del genere umano, e della pi inesorabile tirannia. (1) Eitmenti di Filosofia, U, 373  973. Cosi dovrebbe esaere nella morale del piacere: e se fosse, la societ sarebbe impossibile: ma la societ esiste; dunque gli nomini non operano pel solo piacere. (^a) Pene e ricompense aensa colpa e senza merito: punire colui che non pu che seguire il suo piacere, perch Io segue! colui che seguendo II suo piacere esercita dei doveri morali ! Cosi la societ he si vuoi erigere sulle sole due basi della fona e del piacere, ae anche non fosse assurda , sarebbe un edificio che si erige sui supplizi degli innocenti ! sarebbe un patibolo ertto dal piacere ! ed a chi ? non alla coi^a, ma a se medesimo: perch egli solo esiste: il piacere di alcuni uomini sacrificato al piacere di altri nomini , ecco tutta Is legislazione, tutto il secreto della societ de^ sofisti. (3) Elementi tH Filosofia , Il , 27$. Questo avverr in gesurale; ma in particolare milla fa al nostro caso. Perch F uomo sia tirato co- stantemente al ben pubblico, bisogna che non si poika mai trovare in casi in cut la pena o la ricompensa noi segna : bisogna eh' egli non abbia mai in vista un interesse maggiore della pena minacciata , o della ricompensa promessa :* bisogna che quelli che hanno In mano P autorit pubblica, abbiano sopra di t un'altra autorit, altre pene, altre riaompense, altii magistrati: nel secolo scorso ^ sono prese* tati i sofisti ed hanno gridato all'* universe, Questi aaagiatratl tm 453 LXDC II nostro autore peri s* accorge che ae  neces- saria nna data distribusone di pene e di riconpense per dare^una direzione alP interesse privato tile al pubblico; dunque ih descrivere i vantaggi della societ civile in ge- nere , come fece di sopra , non  un sufficiente motivo per impegnare gli uomini a rispeCtarb: conviene di pi chVssi ne sieno costretti d fatto dalh presenza continua della forza e del piacere fattizio (i): ed in questo la tendenza noi. Era il topo che veniTa s porlur Pdefante che porta ralla soa schiena la terra. Ci) Nella teoria del noatro autore gli aomini dovranno riapettare i diritti altrai ed eiegoire i doveri solaiaeote allora quando k ocfefd ciVile in cui vTono sarii eoitituita per forma ctie rkiteretsc pabbliro e rtnteresie privato verranno neeetiaramente e perfettamente a coin- cidere: in fatti  impossibile in detta teoria che l%iomo prefeiisca l'in- teresse pubblico, fino a tanto che il suo interesse privato vuole altra mente } e il nostro autore vi assieora che non v^ha n por un nomo solo che ci& faoda, considerando la sua vita in generale  .non qualche mo- mento d^entnsiasmo Cn.^ LXXIII'). La morale aduoqae deirantor no* stro  una morale pel tempo futuro , per qoH tempo lontano lonta- no, indeterminato, a cui  sperabile che T umana perfettibilit con- durr il genere umano. Intanto contentiamoci di rimanere scusa morale t contentiamoci di mcriftcare il ben pubblico al 'ben nostro privato in tutti quei casi ne^ quali crediamo dia questi due beni non Tsdan d* accordo. Ella  por bella quella prcvidenta filoaofica che prepara nna morale ai nostri posteri, una morale che sar solo ap- plicabile dopo una lunga serie di secoli, quando verr qnel tempo felice che  ancora Incerto, quello stato di cose che non si sa an- ora se sia possibile, quella conformazione di societ che probabil- mente non i che un sogno filosofico, un arbitrario sistema, una spc- rania illusoria senta realt, ma cara, troppo cara ai leggiadri sofisti, perche intanto li dispense realmente da ogni legge, e li scioglie da ogni obbligazione. Gente benemeiita dell^ umanit t iXaCro Ul regala del hr piactrt , unica forza attiva dell^uomo, essi intanto fanno tutti i tentativi y tutti gli sforzi per ridurre la societ presente in uno slato tale in coi T interesse privato ogni qoal volta tenta di diverger dal pubblico abbia una pena.  per riuscire a ci ch^ essi si vantano gli amici , i protettori dei governi esistenti , e accusano di nemici di questi tolti quelli che non pensano come loro (if. Gml- , pag. Sog). Ma come ? essi non hanno altro modo che le pene e le ricompense  per far coincdere Plnteresse privato col pubblico, e pensano di rio- 454 continui deir interesse privato a sottrarsi ^ qaette dae bar- riere, trover. bene spesso via 4i sormontarle ioooccote- menle: a cui risponde cosi: scirri ? chi  qa#ta idea ^olfettra a cai dal^ il nome di pubbUea^ e non PuDoiie di molti privati? Mniono qiH^sti privati ch^ {ormano d che chiamate pubblico, il mtggior numero? ma perch il ma^or Somaro dovr prevalere opra il minorf ? per qiial principio T per quello del piacere? ognuno ha il tuo gusto, e come dimostrereste voi che il gusto dei molti debba prevalere sopra il gusto dei pochi ? perch^ egli  pi retto ? ma che regola avete voi da mianrare questa rettitudine se non lo stesso piacere? perch il maggior numero  pi forte ? ma perch non pa& esser la forca prevalente nelle mani del minor oomcvo? sar egli ci iugioslo? ohi v^autorssa a dirlo se non ammettete nessun principio di ginsticia che vi diriga in que- sto giudiio ? volete forse per pubblico intendere il bene di tutti ? sa* rebbe gratuitamente: ma in tal caso ogni astone di qualunque citta- dino dovrebbe riuscire d\m vantaggio a ciascun altro , o non dovrebbe reeare nessun dispiacere ai gusti, ai capricci ^ alle passioni di neasoa altro t giaech rimossa la ra^ontf a lascialo il ^'cerv, questo trovasi ancora ne^ eaprieci e nelle pi scellerate passioni. Pretendere ci sa- rebbe impossibile t giaech ciascun nomo rimarrebbe nelle catene pi4 dare: mentre n v^  quasi nessuna aione particolare (e tolte aono particolari, non essendovi aaiooi astratte) che giovi a tutti egualmente, o che con oertetia s possa asserire non dover recare dispiacere a ve- runo, n pure alPinvidioso , n pare al tristo Questo principio por- terebbe I.* una schiavit di ciascuno, non solo insoffribile ma ancora impossibile assolutamente; %? tenderebbe ad una uguaglianza per- fetta in tutto, cio ad una chimera impossibile: uguagliansa consi- stente appunto in una uguale assoluta dipendenza e schiarito di cia- scuno da tutti , si qufoto alle persona che quanto alle cose: I fautori filosofici della rivolnzione francese nel. mentre che si pro- ponevano una assoluta libert ed assoluta eguaglianza nelle loro menti alterate da una immaginazione eccitata soverchiamente; lavoravano senza accorgersi nel fatto > e tutti i loro passi tendevano a sacrificar l'uomo reaU ad nna chimera chiamata pjubblico: essi avrebbero rea- lizzato, se la natura umana avesse potuto tollerare un progresso naa^ giore |Ie^ loro piani a lei ripugnanti, questi due ultimi termini: I.* una schiavit di ciascuno piena y assoluta: a.^ una uguaglianza perfetta in questa schiavit o nel troncamento di tutti i piaceri pri- vati, cio a dire di tuoi i piaceri ^ nel rigoroso senso della espres- sione, perch i piaceri non sono che, essenzialmente privati. Bla le pene e le ricompense onde si vnol realizzare questo sistema, non vT u Si dir che se P interesse privato s'oppone spesso al- le r interesse pabblico, cosicch  necessario reprio^ere e quello colla minaccia di sensazioni dolorose, noi veniamo  a distraggere i vantaggi della societ che abbiamo van- tf tati di sopra. CDtrano che come un Murdo i in fatti si le pene che le ricompense ioiio beni e mali che si fanno soffrire o godere ai privati; esse alte- rano adunque Passoluta uguaglianza: esse non sono di quelle axioot che a tutti egualmente piacciono, o che a nessuno dispiacciono. Non  dunque possibile che sotto il nome astratto o collettivo di pubblico si voglia intendere realmente tui, nessuno eccettuato, i cui piaceri si debbano procurare egunlmente^ i coi dolori egualmente rimuovere. Bester adunque che i pochi debbano esser sacrificati ai molti, o per dir meglio i deboli ai forti. Voi non potete gi dire che r colpevoli solo debbano essere sacrificati : perch chi sono i colpevoli , secondo voi , se non quelli che fanno azioni dannose air interesse pubblico ? Se dunque il senso della parola pubblico non  altro che Punione di quelli n.elle mani de* quali  la forza prevalente, ne verr che quelli che hanno la forza in mano potranno dichiarar asi'om' criminose, o delitti tutte quelle che si oppongono a^ loro gusti , a^ loro piaceri , e questi non diretti da regola, se non dal calcolo che fanno essi me- deiimi de^ lor piaceri ; ne verr che questa sar quella immedesima- tione delP interesse privato col pubblico a cui tende la perfettibilit umana, e a cui aspira P immaginazione de^ nostri filantropi: una im- medesimazione in cui I. P interesse privato di ala'uni  sacrificato (^BCnza nessun riguardo aliatigliela, perchj' questa resta esclusa fin dal principio del sistema) u\V interesse di alcuni altri il quale si chiama interesse pubblico, perch  sostenuto da una forza prevalente; a.** che i privati che non hanno la forza prevalente in mano , noti hanno altri diritti n altri doveri , che quelli di una ubbidienza Jr- zata quale vien loro comandata dal volere di queHi che hanno la forza in mano, il qual volere si chiama legge civile^ 3.^ che quelli che hanno la forza prevalente in mano, i quali pochi o molti che sieno e ragione o torto che abbiano si chiamano governo , il oui in- teresse privato si denomina interesse pubblico , il cui volere ha II ti- tolo di legge civile, possono piantare questa massima : la somma legge della societ  l'interesse del pubblico: tutto debbe cedere a questa legge: non c^ altra giustizia che quella che da questa legge suprema come conseguenza risolta. Si osservi che questa conseguenza fu carata da quelli stssi che hanno formeto questo mostruoso sistema. L^EIrezio stabilisce preci* pamente come conseguenzn la massima seguente : a tutto diventa 456 u Alla qaale obbieoae ti rispondk che ebbene tatti i u tass ^ di coi  composta ana casa, tendano a cadere (t)^ u non ostante la casa i ottima in?enaione , perch ci r-  para dalle intemperie delle stagioni e ci difende dagli u animali feroci^ per la stessa ragione, benck cno ne*  cessane delle pene per enere in piedi V edifio della A CI Icfgittino ed anche Trtuoto per U mI vetta pubblica n {De tEtprUy Oifc. II, e. VI). Questa matsima fu roerata cune principia a^ noatrt giorni t la pratica della aedetima Ten a torrenti il pi paro tan^ue della Franda: il nostro autore , e vuol esser coerente a se stesso, non ha nulla a rimproTerare a xpielli che V hanno versato l^oissencs. Secondo PElTCtio, mal fecero gringlesi ad annoyerare fra i Bartiit Carla L Essi avrebbero  dovuto farlo considerare come una Tittiois u immolata al bene generale  (Ds VMtpritf Disc, li, e XXII). Non si tratta di giudicar la sua causa : il suo interesse privato scom- pare agli occhi del pubblico: diritti privati non ce ne sono : trattasi di sapere quali viitime il k^ne gm&raU esiga, questo bene misterioso, q4esto nuovo nuo^l filosofioo, a cui certo altro non piace che il pi pingue sacrificio, che delle Tittime le pi prelibate, delle carni e del sangue umano. (0 La similitudine va soggetta a qualche cooetione. l sassi di cai  conposta una casa tendono tutti al centro , ma vi tendono in uni sola diretone : quindi  facile sostenerli collocandoli gU uni perpeih dicolarmente sopra degli altri. AlPincontro gli uomini non sono sassi: ooncfdendovt anche che tutti tendano in generale al centro del pro- prio bene, tuttavia i.^ questo bene non e gi un punto fisso e de- terminato come il centro a cui tende il sasso, ma  vario indefioita- mente, e indefinitamente variabile secondo che i diversi nomini, nei diversi. istanti della loro, vita, mettono il proprio bene, cio il pro- prio centro f ora in una cosa ora io un^altra. Voi dunque dicendo che Pttomo tende al bene come al proprio cenljro, abusate, secondo il vo* stro solito, di un termine generajej in vece di andar dietro alla realt delle co^ ^ voi andate dietro ad una idea tistratta e dietro a qnelU vi smarrite in un sofisma ridicoloso. Questo bene  bens una parola sola, ma con questa parola sola voi significate cento mila cose e pi, cio tutti i beni veri e chimerici che poesono essere sraati dalPuomo. I centri adunque deIPnoao reali, cioe'i beni a cui egli pu tendere, sono infiniti ; e non  gi limitato a quel termine unico a coi  lin- tato un grave nella sua caduta. a. L^uomo non e comparabile si sasso anche per la moltiplicit dellf vie o de* ess, pe^ quali tende si jSne che si  propot9- Snpponele ehc tatti- i sassi di cui  con- 457  aodet, ci non ostante la vita sociale  infinitamcote  superiore alla vita errante e selvaggia ^ (i)*  IV. Religione. LXX. L'nomo non ha altro motivo impeUente che il piacere e il dolore , o questi rducansi a delle sensazioni reali o ad immaginazioni. La verit non ha nessun pregio ae non relativo air utilit cio al piacere e al dolor/e. JSoi^ si deve dunque n si pu cercare quale sia la re* Kgione vera, qwle la falsa, ma qual sia la religione utile, quale la dannosa agi' interessi della vita presente (2): posU U casa voUrt diveQtaMei:9 vivi alPifUnie e riceveMero un'^anina e una potensa di muoversi come hano* g!i uomiiii, e tutti Tolessero coottani al centro della terra: starebbe essa in ppdi la vostra casa ? o come ritarretie voi i tassi che da tutta le parti vau via ? agoi s^sso vedendo che gli  iippedito di sef aire la via perpendicolare, uscirebbe ipimaQ^inente dal suo luogo, e prendendo una via obli(|ua, andrebbe per la pia oonoda a collocarsi io sul terreno. Voi potreste circondar qualche sasso da dfgli altri che il ritenessero da tutte le parti : ma come siterrete questi che hanno la atessa voglia di fuggire al bssso 7 l.a supposta aoeieU civile fatta di uomini che non tendono n pos- sono tendere se non al ceptro del piacere ( s^nsa rguarde a nessun altro prioelpio di giusti^a) starebbe in piede appunto come questa casa incantata, le cpi pietre rese vive scappano da tutte parti. Gonvieii dire che i nostri sofisti fabbrichiao di somiglianti castelli, perch '^im- magioano che gli uomipi sieno pietre^ e questi loro castelli faooo paura I hanno dentro il foretto, viaggiano i tetti e camminano le muraglie 9 e il potvero fabbricatore trovasi sempre a cielo scoperto occupato in  meditar qualche nuova fattucchieria che tenga a dovere i diavoli stessi,  (i> ELemend di Filosofia ^ U  276. (9) Non essendovi altra molla neH^uomo che il piacere 9 non ^6 succedere se npn che T individuo scelga queUa religione ch'egli cal- cola pi oenfacente a^ suoi piaceri, e, se reputa pi^ confacente ne*- suna averne, che tutte le abbandoni. Al mondo non esistono^realmente che individui : dunque con ci k detto tutto ci& che pu avvenire. Ma per descrivere le diverse mo- Opusc. FU. T. l. 58 458 u La storia di tutte le societ presenta questo muJfato;  Don s d associazione civile senza culto. i Merito eoe II, 17$.) Quindi la necessit della pena e della ricompensa, perch anche il gusto re- ligioso de^ particoleri si arrenda al pubblico bene, cio al gusto de^ pi forti. Quindi s^ intende perch la religione filosofica sia essen- zialmente intollerante. Questa religione filosofica  una parte della legge eivile : e la legge civile  quella che crea i doveri col mexzo della forza: quindi anche la religione cnU non  che  fotta, rirotm. al pubblico bene, cio al bene di quelli che Phanno in mano , i quali non possono far altro che seguire il proprio piccere nnioa forza at- tiva che li muove. Pu ben darsi il caso che questi nomini pi forti degli altri fingano una passione anche pel bene ovvero pen^ zieno aueoondati andic i gusti altrui , giacch P e^rienza fa loro oono- aoere che in questo modo otterranno maggior rispetto e maggior pia- cere, ti l rispetto ff (alP autorit) cosi insegna il nostro autore u scema u a misura che si veggono prevalere i gusti privati e personali sulJa a passione pel pubblico bene o snllo scopo cui  diretta P autorit  i Del Merit ecc., II, ^5). Questa passione per gli gusti oomnni i.^ basta che sia finta; ed  essenzialmente finta ogni qnal volta non nasce che da un calcolo del proprio piacere; e quindi, 3.^ non pu essere che finta in un filosofo seguace ((ella filosofia del paere, poi- ch In essa non vede alcuna dignit e bellezza, n^ solo vi aerea i buoni effetti per se medesimi ; 3. pu esser yera in qualdbe teologo pedante, il quale nel fiir bene altrui trova una essenziale bellezza , indipendentemente dagli cffetjti che a lui vengono da quel bene chVgli fa, V dalla contemplazione di quella, cava un diletto squisito che il fa dimenticare se medesimo per gli altri : in tal modo il nostro con* templatiTo  utile a tutti , perch non  filosofo e non ha per unico principio P utilit ,* 4**^ finalmente anche qualche Btosofo delP utilit sente alcuna volta le attrattive di ci che  conveniente, varo, retto, giusto , benefico, in certi momenti della Tta in cui la filosofia Pah- 459 tf Quasi tutti  calti ammisero una vita futura nella  quale stanno preparate pene ai delitti e ricompense alU  virt : tf Bisogna rinunciare al senso comune per non rcono- u scere i uaniaggi di questa idea. In fatti la presensa  d' un ^ere onniscio e onnipotente , giusto e buono :   I.* Tende ad atterrire quelli che abusano del potere  a danno de^ popoli, e pu agire sul loro animo pi che  n^n agisce Pidea delP infamia e della gloria presso i u posteri (i) :  2.^ Sparge il balsamo' della speranza (a) sulle rina'- iMindoiui, da sua natura trionfa, $ensa ch^egli possa resistere, della sua mente , di quella sua mente tutta ingombra di una spregiudicata filosofia che tende a distruggere la natura. Tornando air intollepmsa della religione filosofica , ecco la diffe renza coir intolleranza del Cristianesimo. La filosofica dice agli uomini: u Voi .dovete professare questa re-  Ugione non gi perch sia vera o sia falsa, ma perch t^ ha chi la u giudica conicenle al pubblico bene : quindi chi non la professa sar CI reo di stato, sar punito colle tali pene fisiche n. Lai Chiesa cattolica dice agli uomini :  Voi dovete professare que- tt sta religione perchVIla  vera, e perch Dio stesso Tha data agli M nomini: chi ricusa di professarla non ha nessuna pena corporale, tt ma  solo escluso dalla partecipazione de^ doni spirituali di questa u religione nella presente e neir altra vita n. Ecco le due intolleranze. Di pi : la filosofia pretende di ottener colla fhrza fitioa dagli uor mni rimpossibilet in fatti egli  impossibile alla natura umana di professare una religione non perch ella si creda %fera , ma solo per- ch essa si creda utile: egli annunzia con ci di fare pi che mira- coli, giacche annunzia di fareNci che  contradditorio in se stesso. Non si pu oonchiudefe se non che questo annunzio sia ya^o, e ch^ essa intenda distruggere ogni religione servendosi di una /al" sita utile. (i) Nel solo caso per ch^essi ammettano la religione come fera ^ e non solo come uU : in somma nel caso che non professino la filo- ofio del nostro autore. (a) Si tratta qui d^una speranta ih^oria o reale? Nel sistema del nostro autore non pu essere che illusoria, e per tale riconosciuta; ae la religione non  scelta che seguendo futilit e. non la verit^ sar in tal u nna spgranMi ht maUa tperu, ptrcb n^lia orrM sulla verit, u risolta che un uomo onesto non predicher mai deUe raaa- u sime contrarie alP utilit pubblica, ma. non s^ impegner in una  guerra civile, come si racconta de^ Russi, per fare il aegno della  croce con due dita piuttosto che con tre  {Del Merito eoe, I, pag. a3a'). Cosi  resa pari la causa della uerii con quella. di nna esleron religiosa: come di sopra ha resa pari la causa de IF fsnbrifd f^i> gosa colla religione medesima. Dico di una esinioni wjyoNi , per- ch il Gioia si ferma ai segni estemi : dalPisUnU che ai pu^ mentire, 1p parole, i riti, le cerimonief i simboli, tulli in somma i segni p^ quali succede la comunicazione de^ pei|sir, non sono clw mere inezie: 46i  crificare il fine al mezzo , itaittaDclo V avaro che eomD- lora in esso V ignoranza popolare che u sostituisce le chimere u della imaagioasionc alla reaU delle co^e n. Bla il aittema dd no- stro autore consiste forse 4n volere ridar P uomo alla fredda realt delle cose? non mai: egU pose per carattere distintTo delPaomo sopra le bestie i maggiori prodotti della immaginazione, e mostro come i bisogni delPaomo ed i suoi piaceri procedano immensim^nte pi abbondanti dalla fonte della immaginazione cbe daRa realit d^lle cose. Perch adunque qui s' abbaruffa colP ignorana volgare percbc alla realt delle cose preferisce i prodotti della immaginazione ? Ma osservate: tutto ci che trova nelh religione, e di cui egli non vede P utilit sociale , fraMcamentt ve lo dichiara chimera della immaginazione: il vero od U falso egli non cura: cura sola l^ utiie sociale, e 1' utile calcolato da lui, il che non pu esser altro , per- ch ciascuno che parla on pu giudicare che colla sua mente. Or bene; e^iisro  ci che egli non vede itttVs. N^n si accorge dun^pie che eolla parola chimera egli fa uso di quella riprovazione naturale, che d non dir P uomo, ma 1' umana nstura a ci.ch4 jalao^ per rendere odioso ci che  disutUe 7 Cosi strappa i suoi diritti alla ye- fity per darli alP uttiir; ma nello stesso tempo rende testimonio a quella, giacch usa della sua autorit i delPapprovazione .che danno a quella gli uomini in favore di questa. Ma finalmente che osa  dunque ci che nella a^ligionc non  chimera della fantasia secondo il nostro filosofo? Forse ci che  vero e non lalso ? nulla meno; ma ci che  utiTe, sia poi egli vero , sia falso. Anzi il aooJaUo resta che non sia chimera , mentre una religione che non si consideri che come mezzo all' utilit sociale ,  essenzialmente /a2a e chimerica. Per tal modo chi dice falso al vero ,  costretto di dir poi vero al falso. Il 'nostro autore dichiara chimerico nella religione tutto ci che non sia mezzo alP utilit sodile; dice peixi chimerica It religione considerata sotto il solo aspetto di una giustizia che gli uomini rcn* dono a Dio; dice falso al vero: egli  costretto dopo ci di dire vero al falso : non rimanendogli nelle mani che nna reUf^ume finta dagli uomini , egli  costri>tto a dichiarare che questa sola non  dmerica, pereh^ ella possa pure essere qualche cosa, A tali contraddizioni conduc4 il sistema di Elveaio ; ed il Gioia non  il primo ad essere stato spinto e infrantosi in esso. Ssint -La* bert, il cantore delie stagioni, e Pautort della vitandi Elvezio ebbe l sventura di seguire il suo amico, e di comidcrare U religiatto come 463 ad essa si debbano antepone i ponti e le strade perch caie pi reali della religione.  Debbono ottenere ne^ consumi la preferenza qaelle cose  cbe migliorano FesisteBaa fisica, e procuraio piacere in  ogni tempo  Sarebbe strana cosa cbe presso una naee a'^cate doTCttero rettituir tutto eie che hanno preto o pnre imparato dalla (fgitlasiooe di Giottiniano. . (3) E te altro richiedo lo ttito, dtro la religione, come dunque Tolete tottomettere la religione allo atato ? Tolete oon fio ^Iraggert ci ehe rehiede la religione? Se la religione alito ricUedo ctacn ?iolBrnte perch adunque afTemate talora- che qnetta debba mt* fterfif 0 P uno o Taltri deye annullarti. 467 (x  nazioni delP nniverso  (i). Quindi *tf introdurre qae- u itv  qtfelPidei teltgrosa nella costruzione dell' edificio tf civile  introdurre delle parzialit nocive , ed esporlo ti agli ^ti derP i^ctsi e del nitM  (ol). Ma se non si deV infrodcrrr msstkna idea religiosa nelP edificio civile, come il governo' ptotr servirsi deflsT retfgfone in iftHfSr pubblica , e ^rch avr e^Ii , o in' che modo di- rigeli ({neHa specie d^impirgati che vuol il nostro aufr eh' esso abbiar ,  cb s? ^aoiafnlo clitb 1 LXXIV. Intanto die iT nostiro autore trova mdor di ri- spondei'e'  questa dotnaifida, noi seguiamo  sentir da lui quatl sta il catcol' de'* piaceri che il fegislatoVe , se (os- /e^, forgerebbe nella scelta delle reKgloni. Ili generale egli ^infsegn che  se il govern fsse u costretto a de'cilei'si per qualche opinione rIigio ,  egfi non dovrebbe da^ h preferenza n alla pi severa,  (4). LXXT. Quindi 1^ autor nostro vi loda egualmente TI ^a- gane^Amo ed il Cristianesimo, dov, secondo il suo calcolo, trova che 0 quello coUa superstizine 0 questo coa ye rit accresca la ioifama de* piaceri : in fatti abbiamo gi (i) Teoria dviU  p$riaU del dit^cnUo , Vili. Ca) Teora tiyte e pnale dedltforzio, tl. I tDDistri della reli- fione non possono esistere fuori dello stato, non pouono formare uif cffo da $e (Ved, MKTI)! nello ^toada si deV intrbdiirre neuuna idea religiosa: 1 rdifione ilkibque iF neessaVianrenti 1hS*>' ^lla tetra abitala da* aoftsU^  da odMk adb foto dotr* trine edificate. ^ 0) Deir esser vera o dell^ esSer^ai^a u pure una parola > io non hi d4 far nuUa. (4) Teora eitnU e penale del divortio, pag. i|3  il 4- H calcolo  hnpossibile a. farsi, eome yedemmo: ma si eonosce eg|i impo|sibiUtk da^ sofisti? e non hanno la massima sjjeditezxa a fare qualunque cal- colo if possibile ? seosa dubbie: la loro aritmetica  il proprio gt#: il calcolo e infaUibile. 468 slabilito pi& sopra che il gveroo deve anebe iagaonare il. popolo se ci crede utile, o non cevcare di trarlo d'in- ganno. u Convien dunque trarre partito da queste forze diverse  (deir opinione), e talora associarle alla forza deir inte*  resse, talora farle agire isolate^ acci Fattivit e la vita u circoU per tutte le vene del corpo sociale , e ciascan u istante, sia fecondo d^ un nuovo prodotto. Cosi il saggia 4 Numa , per esempio , impieg F apparecchio imponente a della religione per accostumare i Romani a far oso del u pane , od almeno a mangiare il loro grano cotto , in  vece di mangiarlo crudo. Ad imitazione di Numa ano u scrittore inglese propose come nezzo d^ aumentare il u commercio dell' Inghilterra ^ di spedire de'. Missionari u presso i Negri ed i Selvaggi del nuovo mondo. Il pro-  getto di questo scrittore ^ o per dir meglio negoziante, tf non tendeva ad estendere P impero della fede, ma ad tt indurre i Selvaggi ad abborrre la nudit, quindi a ve* a stirsi, e perci consumare stofie inglesi, indi assumere tt il gusto delle superfluit che accompagnano il vestito ; ,tt in somma creare in essi de' pungenti bisogni , i qu^  gli inducessero a lavorare', affine di procurarsi i mezzi tt di soddisfarli fi (i). La superstizione e la falsit fecero dei gran beai al mondo nelle mani de' filosofi!  Allorch Numa servendosi et delle idee popolari per farne sostegno ai diritti, converU tt  termini de' poderi in altrettante divinit (2), rese un tt servzio tf i. Che si estendeva a tutti i proprietarii erettamente, u ed indirettamente a tutta la nazione ^ tt a.^ Che nella valutazione comune supera tutti gli al- tt tri servigi, se si eccettuano quelli che salvano la vita^ tt 3.^ Che doveva decrescere col tempo, a misura che. 0) Nuwo Prospetto eoe, I, 372. (a) Queste diyinitk noa sod chimere^ sono cose reali perckc/idtt ma ttfi7f.  te inen feioci i cosliiui e rinfomto P ordine sociale, tf n potesse sostituire Ma /alsa^ idea di Nunui il timore tf della legge che panice i ladri e dlP opinione che gli V infama * (i)* iir incontro qoegli che non approvasse in simili casi V idolatria y e cercasse di togliere la sapcrstizione, sarebbe un teologo pedante e non nn filosofo, perch avrebbe 1 seiocchezaa di preferire la inerita M^ utilit. Eccone il caso.  Diocleaano innalz presso Elefantina un tempia e de  gli altari comuni' ai Romani ed ai Barbari, acci la par  tecipazione alle medesime preghiere ed ai medesimi sa  crifizi gK unisse coi legami d'un' amicizia sacra ed in  violabile^' scemarono cosi le discordie, le liti^ gli omi i^-) Del Meri ftfM.,1,1%5. 47? non d^utiKt, e dichiarando Taltie religieiii false, ella diTcnMrl daimdsar ai piacevi e dstoiber la (Mce d^gU omoni:  Tanto pggio ptp la ReK]{ne cattobca^, oosl if a nostro autore, sVssa fosse intollerante. Ella mefitereU>e  PeBtr proscritta da ogai paese, eome gi Ai pi^cnUs m Jati'IngtteiVa. Ma, beridb i di lei ninistri abfcwno  predicata la tolteranz qtAoilo an deboK , Vimifrm^ tf quando divennero pallnti , ci non ostante r pniieipii di u questa Religione sono toUerantissiiBi -^ L^aMsite d di^  in^rve s dimoallra q4iindi cosi ignorante nella RelgaQe i che diisndc, darme fttrvn* cittadino. Giacch sP^ip^e- a tende che la aa ReK^one proscriva tolle le altn*, eia*  cana di queste araMT' la' steasa pvetaaar, edr eco orga-  nifefeataf la gaerra civile*  (i). Non  per chu ai de^ crefenw i) filbofe oovIfo tl krahte come qa  diinostlra : egli condanna UniUroHza dei falso, perch vuote sotifnSta Invera intoHeranxa fiJo- sofica, che"  qi^^a- cht tion toliera ci che spoppane al piafoere, ^ia eaao verit osia falaft: di cb^ baciano fde le partfli^ ohe imnfedatattKente snasegoono alle rferke', & che aono tate ainro cKe foUefnntissimt a Quiio teologa tf cbo Viene a prdlcard uns^ religione intollefWnle , me- u- ffiur d' esaere trattata M governo cio r ciaciatanl, che  spacciano delle droghe nocive  (2). In fatti ciarlatani sono tatti quelli cbr spargion il i^ero, droga nociva aozi mortale alia falsit ntile de* sofisti. V'ha dt pi: qui aopra egli vi dice chc( i principi! della setigione oattolieia sono ottn^ntisnmi^ e d il eoo voto (f) Teoria auiU e penale del divorzia^ pag. 1 16! N'on ci pa s- serp guerra civile proditU da una religioBe che non ha altro ib" lineiti aicetici ri promettono mever eento per no^ e pi che cento. oc il ealeolo gi latto dal loro apo e maettro : u Ognuno che la* u teiera la eaia, oi fnitatli, o le soralle^ o l^padre, o la madre,   come il ooatro autore VaooeEta, non aveva alcon traTaglio flaico n iolellettuale n morale, o Dol reato  anche grilletlerati ateaai negli eremi aoqniatarono le cognizioni oe-  ceaaarie alla lor perferiono per le ialmzioni, che gli aomta dotti u della aolitudine loro facevano o ttelle viaite acambievoK, o aeile  radunante ordinarie n iM coiimi tifi aiMcaraia egam e #- naci, operetu del Con. F. C h\ .  3* TVof agito morale t Se per monde a^ intende il eakolo dei* pia- ceri de^ aenai; l'oraaiene e reaereizio della carit del proaaimo naato dagli anacoreti della Tdbaide, cerio non erano alcnn morale traTaglio. 0) Tali impoatmre atili non meriterdibero d^caaere coofatate. Senta dir nulla della atorinra de* prncipii, aceonttntiamocf di ret- tificare i fatti, a Qoeate manifatture n (^parla delle manifattore degli ' anacoreti egisiani e airiaci) u erano portate a laoghi abitati da per-  Bone y che^ prendeane cairn dei aolitarii , riportando ai medeaimi il u lor biaognevole, come pane, aale, olio, libri, abiti. . . Ordinaiia-  mente quegli uomini indefeaai lavoravano aaaai pi di quello, che u abbiaognaaae al loro tenuatimoaoatentamenlo, e tutto il aaperflott a veniva dai medeaimi proearatori d^li anacoreti diatribdito in li- ei moaina ai poveri  I penitenti che vivevano in aociet, ovrcio i  monaci , avevano V iateaaa maniera di vivere coi propri aadori  Queati eaercitavanai in fonnare aporie, atuoie, corde, ed altre ai> a mili coae , che portavanai alle citt per vendere, e molto andavano  anche nel coltivare le terre. I poveri dei pacai vitini a tali rada- ci nanie d monaci laboroai e caritatevoli, aolevano aentirae molti  aoeoorai $ poich la loro paraimonia nel vivere e nel vestire ren a deva molte volte aaperfloe le loro fatiche, e queste erapo desti* I nate in tali limoaine i ( Bh, opera eitaU).  non quando diviene stimolo alle nostre fotze, come non   lodevole la speranza di vincere nel soldato quando ne u scema la celerit e il coraggio. a Se  certo eh' egli ( il Creatore ) lascia agire le cause  Del Merito ecc. , II , 78. Sono un mesxo di ottenere da Bio le grazie \ non unicamente di eccitar V uomo al larroro. 9 Cf) 7Von ciV/e t pwnaU d$l dirwo f pag, tofi. 486 Egli d lo stesso litoh di magit^ a certe stfpenliom de' Turchi:  Regna in Twcka ropkione che la rvafe, tt ripetendo perle parole miilenose e ftceodo alcsoe ce-  rioione magiche alIMslante iella celebra^Me d^ un  matrmoDto , pei riaociM ad ingaimare i desiderii degli ff sposi e sospendere reserciaio delta virilit  (f). E pianta per massima universale la s^ucnle:  In gc u nerale , siccone le parole in qqahwqoe modo pranno*  ciato e i moti della mano noe possono nvHa su? corpi  inanimati e distanti, perci patri dirai tanto maggiore  P ignoranza qnanto maggiore sar 1* effetto ch'essa a tf questi attribuisce i (2). LXXXX. Quindi si pu conoscere Fides del nostro r ri- stiano intomo la fde , principio del Cristianesimo :  La  fede^ die' egli, eonsideratat in ae stessa, non  un me- tf rito, giacch le manca l'elemento della difficolt Wota ^3).  In fatti, lungi che P intelletto umano sa rentfeiHea cre- *t dere, vi k indinatissimo ; non v*  alcono sArro nel cre- (0 La eerimoBla de'* Tordii  certo una lupmticiooe: ma ai pu^ eonahadere da est alla maasiffia generale cbe il noitro autoce tuoIc stabilire? (a) Jkl Menu fa., I, 33$. Parlando il Dfstro autore eH Padre Trtael incaricato della difTufioBc dcUe indulgenze dalla aaola S^c, lo paragona  ai ciarlatani che Tantano V effioacia indefinita delle loro tt pillole, droghe, elixir, apeciftci, segreti . .,nCDel Merito ree, n, 16). Gli oa ganti che osa la Chiesa cattolica, rgli II collocs aef an- nero della tupcrslizioni ^ a per far cradert, al suo solila, cii'e^K non tooca ci ohe fa la Chiesa presentemente, ne parla codio di uas illusione di s. Gregorio papa che Tirer nel seoolo VI 1 acooinpa- gnando Taooaaa saa di lodi in questo sodo: h Si pA dire che Gre- tt gorio trovayasi al ponto pia devoto dello spirilo umano od VI se* u colo. Ora se un cosi gran uomo, del quale aissmo pu porre ia  dubbio la buona fede, ai ksoiaya illuder da idee falae  auppo- u nera nagli olii nn' effioacia ohe aan esiste, in quali rortici teoc tt brosi di falsi gindisi non mtwMtu nIroTara le oacati delle daasi Ci inferiori n? ( Pel Marito ano., I, 921). C3) Se ci fosse ?ero in tutta l'estenaioo della propomtoae, le- atcrebhe da spiegava un fioio che avviene giovnaflicDle  Perch  ^* (^aL , pag. 63o e segg., eoe eoe >. Quando qualche ooaa non gli acoomoda, egli la eniuneni fra i sofismi de padri della Chiesa. ( Ved. Del Merito eoe., Il, 8). Le decisioai della Chiesa qaaado non gli Tanno a grado, Te rigetta aUrbuendole ai teologi, agli ascetici, ai fflonaei, agl^ iiitisi dei sacerdoti ecc., come abbiamo aToto occasione di vedere in alcuni hio- ghi. di sopra arrecati. (a) J>el Merito, eoe , Il , 46. (3) Mille Tolte fu risposto a questo luogo comune degP increduli, rhf> nei rTflati misteri c^  tanta loee quanta b^ita per sredcre, e 489  sotttniialiti del Verbo, fai precessione dello Spirito Santo, u la maternit divina di Maria cose tutte rispe^*  tabilissime e che hanno infinitti peso sulla bilancia della ce teologia , ma che non sembrano influire nella pratica a delie tirf sociali (i).  Richiamate qy gli Ussiti che si batterono furiosamente  nei XV secolo per essere comunicati sotto ambe le spe-  eie , come us ne' primi tempi della Chiesa ^ il the fu  u Un iota, con egli, agganto o sottratto vi faoera di- tf vcDre grande o piccolo  dotto o ignorante , buono o tf malvagio , angelo o demonio (i) u Vi toglieva la carica e Vi cacciava in esilio u LMmperatore Costanzo, se nel vostro siii^>0lo entrava la u parola homoouMs, ce Teodosio homoHisios,  A giudizio del primo eravate ignorante, bciceone, reo a di stato (2) y se davate al Figlio il titolo d^ uguale , u un ?ejr dottore n ecc. {pel Merita ecc., I, Q7*f N, GmlaUo , ecc. ). (1) Del Merito ecc., II, a5. (%) Nulla di tutto questo y ma solo ereiioo. (?)D$lMerit0 eocl, II, 25. FRAMMENTO DI LETTERA SULLA CLABSmclZIORB DE' SISTEMI FILOSOFICI  SULLB DISPOSIZIONI NECESSARIE A RITROVARE IL VERO SAGGIO DECIMO. FRAMMENTO DI LETTERA JLe qoestieni fitoaofiehe che mi pro^^nt nella sua Ut- fera , eome Ella nedesima ben vede , potrebbero estere soggetto non che di una lettera famigliare, ma di un li* bro , ami di molti. Ella sa quanto le varie parti della filosofia stieno connesCie fra di loro^ come ciascuna riceva lame da tntte P altre ; ed a pena che io mi creda p* tersi rendere al tatto chiara qualche verit, qnand\lia non ai mostra a suo luogo , non si espone insieme eon tutto il sistema delle verit a cui quella appartiene: ciascuna di questo verit  piccolo membro a un gran tutto*, ni sMn* tende a fondo, o almeno non ci pare d' intenderla a fondo, se non si concopiace non solo la sua natura , diri cosi , ma ben anche le sue relazioni, quelle verit che la pre cedono o che la susseguono, e delle quali essa o  la ra* gione   la conseguenza. E tuttavia non posso negarmele a esporle con brevit akane cose che io penserei sulle questioni proposte, pregandola, non gii a ricevere queste eonsiderazioai che io esporr^ come quelle che a me soddi* sfacciano compiutamente, e molto meno come quelle che esauriscano le importantissime risposte da Lei desiderate, ma solamente come quelle che mi concede nna lettera fa- migliare e la brevit del tempo. La sua prima dimanda riguarda la clasiificaaione dei diversi sistemi filosofici Mi sembra, a questo proposito, che i sistemi filosofici si possano classificare in due maniere : i .^ o col nome de' loro inventori, %^ o colla diversit dei principii che pongono. 494 1U mostra nella sua lettera i seguire il pcimo neCoiIa. Ma sebbene io ai tutto non U rigetti, tuttavia n pure M esso non potr mai essere recato a quella csattesca^ e fornito di quella distinzione precisa che nelle dottrine filosofiche  desiderabile e necessaria.  bens semplice , e, come il primo che viene alla mente, fu commieneale adoperato. Ma questa divisione mi pare che riposi, se Le debbo dire il vero, in quel soverchio d'autorit, che io altri tempi fu conceduto ad alcuni maestri, i quali per le loro dottrine essendosi partiti dai comune degli uomini, furono dagli uomini, veggendoli si alti, venerati quasi altrettante deit.  di questo soverchio d' autorit io dubito non {orse ancora si ritenga V effetto nel tempo nostro , senza che noi pure ce ne avvediamo, e bene spesso anche ma- ritando questo difetto col suo opposto, cio con quello d una frunchezza soverchia in portare giudizio di uomini gran- dissimi' certamente, e delle dottrine loro, giacch nello spi- rito umano simili contraddizioni non sono rare. E veramente questo modo di partire le filosofie co' nomi degli inventori, suppone che i diversi maestri ed in ventor di t8$e sieno sempre coerenti con se medesimi per tal maniera, che Tuno s'abbia un corpo di dottrine al tutto compaginato e perfetto , e diviso da tutti gli altri corpi 0 sistemi di dot|rine.  comunemente quelli che hanno voce di fondatori di cotesti sistemr, procedono cosi alti nelle loro promesse, almeno in tutta qaella parte nella quale confutano le dottrine altrui, che mostrano di non vo lere aver nulla di comune cogli altri , e presumono di avere cavata tutta intera da s soli, quasi facendola esister dai nulla, la filosofia. Promesse di prosunzione umanal Se noi gli esaminiamo imparzialmente , massimamente l dove, dopo aver distrutti gli altrui sistemi, cominciamo a edifi- care i propri, veggiamo che per quanto procurino di di- vidersi dagli altri con nuova disposinone di cose, vengono per sempre ( negandolo essi ) presso a poco ne^^i stessi sentimenti: talora ponendo alcun principio diverso , non consentaneo ad principio, deducono le conseguenze^ ed en- 495 trano, senza pare avredenene, nel stateaa altrui. Per quanto io abbia riflettuto, non mi.  occorso giammai di vedere un sistema al tutto compaginato e stretto con se medesimo e perfetto i almeno mi riesce impossibile il credermi in caso di affermare , che questo sistema vi sia : per dir oi do- vrei credere, che vi sia qualche libro, il quale contenga tutti i procipii necessari! per iscioglere qualunque pr* biema della filosofia. Come adunque  nomi di due filo* sofi sono totalmente diversi T uno dalP altro ^ cosi venendo a classificare i sistemi secondo questi nomi , sembra cho si supponga , i sistemi stessi essere interamente P uno dal F altro diversi, ci che non si avvera o difficilmente si pu verificare, essendo cosi vasta la filosofia. Di vero la filosofia, e anche se vogliamo, la sola me ta fisica  un aggregato di pi scienze (i)^ e quando an- che due filosofi in alcuna di queste scienze realmente e non di sole parole discordassero, potrebbero concordare in qual che altra: laonde co' nomi degli autori potr bens distin- guere materialmente i libri dello filosofie, ma non mai formalmente le stesse filosofie. Poich quando si vogliono dividere le specie , non debbe entrare nelP una quello che neir altra, altrimenti non sono bene divise. Per sono ve- nuto pi volte in questo pensiero, cho non si possa aver giammai una classificazione perfetta, ed una storia della filosofia , fino a che non  stata fermata la perfezione stessa della filosofia. Allora raffrontando alla perfetta filosofia le altre non perfette o false, si potr determinare in quali parti discordino: e di ciascuna discordanza si potr formare la base di un sistema falso , e quasi il germe di tutlo il sistema (). (0 Sebbene So creda che le seieoie filotofiche si posMne 'ridurre 4 HD solo prDdpio f onde acquisUno quella unit che di molte una sola scienza superiore a tutte > della quale quelle sono parti, ne rie* sce; tuttavia a me non  noto che questo sia staio ancora fatto per* rettamente da nessuno. (a) Anche gli errori  necessario che sleno dassificati e registrati direi qustfi negli arduvi dello spirito nm|io : sono gli scariche fanno Ma pf rohi queste* cose skno ekiirits d alcm pio, prcndiame nsn |p tutta la filosofia^ pokhi oon  stata ancora ridotta ad un aenpiice pracipio^ e no ^eac Significata con questa parola una acienaa aub^ au pren* diamo por usa parte della filosofia^ che di an aulo pnn pio , o da una soia questione dipenda. E sia Quella di cai pi s occupa oggid il Aondo y e che Ella aii tecca Bella sua lettera^ deU^ origiae delle ideo. Queda  liduoe ad un solo principio, o per dir laegiio ad una aula dimanda: In che modo lo spiritn nostm venga in possesso delle idee. Le (ar una classificazooe di alcune delle prDcipali opi nioni tenute sulla questione. Queste opDioai dTerae o questi principii diversi, riduceifedosi ad un solo oggetti , dTeo- tano naluralmeiite germi d vari sistemi, i quali, scno o non sieno abbracciati dagli autori ^ aono per fra d loro totalmente diversi perch sono figli di un priilcipio solo totalmente diveno E prmieramente osservo ebe alcuni filosofi m aono il pie occupati ad eaamkiaito la potenza di produrre o d^avere le cognizioni delle coa e le idee: altri hanno fetmatal aaag* giormente la loro attendoae sui messi o aiuti ealenit onde quella potenza ha bisogno per operare, l sistemi adunque suir origine delle idee si possono dividere d4 questi due capi di divergenti opinioni : A. dalla diflerenza dello opi aioni de^ filosofi intorno la poUaza di conosoeie, B. e daBa diifereaza delle opinioni intorno gli aimi storni della po- tenza di Qonoacere* A. Cominciando dal primo capoy . I. Alcuni peosatlono che bastasse davo aH*aaima ufaapo* te'jsa o facolt , e per oggetto di questa potenza le sen* . sazioni ricevute per gli organi corporei. Cosi prima delle aensasToni, non posero nello spirito umano nessua traeeia di cognizione: Di questi Ella vede cho  il Locke, ) Coa- Miste ecc. rlevare i chAri,* aoiif gli seogUcd i buncbi di leua aeaaaU sulle earU ^c^ navigaiifti. 497 n. Altri dissero che la facolt di pensare non bastava concepirla nell'uomo prima del suo sviluppo , come una mera potenza, ma bisognava dare a lei qualche traccia di cognizione non ricevuta dai sensi, lasciando poi d^esa* minare se questa cognizione innata formasse parte essen-* ziale e s' immedesimasse colla stessa facolt di pensare , 0 si dovesse dbtnguere fra la facolt di pensare e questa innata cognizione. Ad ogni modo costoro non si appagavano di cousiderare la facolt di pensare come una potenza in genere e quasi diremo di natura incognita, come i Lockiani; ma volevano protrarre pi A innanzi la loro investigazione (i), e non sem- CO Vedendo da questo lato il Bstema di quelli che ammettono nelto ipjrto umano cfotlche cosa dMnnato, apparisce chVgli e meno eontrario al Loekismo di quello che si crede comunemente ; e che roppoeiiione fra i Loc^ini e gli altri  minore fhe non si sfonano di far credere gli itessi contettd*nti. Io prendo il Loekismo quale si troTa ne^ iMiont scrittori ^ e non disguisato e guasto dai materialisti: di pia, non parlo di tutte le proposisioni di Locke, ma della princi- pale proposiiione del suo sistema, o per dir meglio, parlo di ci che un tal sistema ha di positivo, e non di ci ch^esso ha di negdtfo. Quando il Lockiano dice agli altri .  FUosqfi chg ammetu qualche cosa d^in- nato : u Or sareste to disposto di entrare con me ad esamioAre cfa (I qualit e requisiti debba ayere la potenza di conoscere, perck^ella a sia atta a giudicare e fare gli altri atti che le s altribuWoono*?  Lockiano: h Questa questione possiamo bene trattarla: io aono^ u eon voi n. Ora sapponiamo che i due filosofi entrassero in questa ricerca , e ohe quegli che ammette qualche cosa d^ innato nello spirito amano, conducesse il Lockiano a convenire che quella potenza di oonoacere cb^ egli ammette nclP uomo, per esser Uje, per poter fare gli atti a cui ella  destinata deve aver qualche cosa di peculiare da tutte le altre potenze j e contenere in se medesima qualche primitTa na- sone : che cosa creder il Lockiano di buona fede d^ aver fatto con ci? Forse mutato il suo sistema? Non gi; almeno a prima giunta. Egli piuttosto M accomiater contento dal filosofo che lo ha tirato in lina tanto sottile ricerca, cosi dicendogli: Vi ringrazio che m'*avete (c condotto a conoscer meglio la poienza di pensare , che io anunet-  teva bens nelP uomo, ma che non mi dava poi cura di esaminare u ulteriormente di che maniera ella dovesse esser fatta , e di quali  propriet fornita; bastandomi d^ ammetterla tale che possedesse in  s tutto ci ohe e oecefsaro a fare gli atti alla stessa appartenenti, - ^> tentiamo da Leibnizio stesso il genuino suo sentimento: a Si l'ane reaacvibloii   ces tablettes vuides, les rerit seroient en nona somme la figure ft d^Hercule est dVns un marbr, quand le marbr est tout  UH A indiff^rent  receyoir ou celte figure ou quelque autre. Mais s^^il j  avoit dea veinea dans la pierre, qui marquaaaent la figure d^*r- . cule prfnblemcnt  d?autjres fignrea erfete pierre j seroit piw  deterraine , et Hercule y seroit oommc ione eo quilfoe fa^a , tt quoy qu^il fallt du trarail pour dcouvrir ces veines et poor Ir  nettoyer par la politure , en relranchant oe qui les empche de tt paroftre. Cest ainsi que les idees et les reVileVs nous sont innes, u oomme des Indo'ations , des dispositions , des habitudes ou dei u rirtualits naturelles, et non pas eomme des adtonsi qonyque ee$  Tirtualit^s soient toujours accoiqpagaes des quelquea artions so a rent insensibles, qui y repondent n {Nouveaux Euidt jtir fEn- Undement huniain etc, Amsterdam et Leipzig MOCCLXV , pg 7 - In queste passo egli sembra che Leibnizio contrapponga la simit- tudine del pfzzo di marmo colle vene nel suo intemo che detemi- nano le figure, alPaltra similitudine usata da Hobbes della stallia eoo tenuta nel marme senztf che fesse in esso tracciata da Tcae. Ecco k Sol btto si creasse per ttna fotta dciraoiflM detemiiiata col presentimento o coU^iaslioto aUc idee, E parai questo il sistema di Leibaizio. lY. Ka^t pu ayere avuto da qnesti instinti, omie Leb* niaio iceva T anima mossa alk idee (i) (quasi queste idee stesse fossero potenze separate che si riducessero ai- Patto per una forsa Uro intrnaeca ), it primo concetto deUe sue forme iwiate,.le quali mm soao dltro ehe determina- zioni dello spirito venute a lui dalla sua propria atura ^ per le quali egli  costretto a veder le cose in un deter- minato modo subbiettivo, vestendo tutti gii oggetti si del senso esterno cke del senso interno , come delP MteUefCo, e della ragione (secondo la divisione ch'egli & delle fa- colt delP anima), di queste forme; o per dir meglio con- siderando tutte le cognizioni come fenoaseni dello sprito. A questo viene Kant; e faciloMnte Ella comprende come abbia chiamato filosofia trascendentale It sua dottrina, giacchi parla della forma di cui tutte le nostre possibili cognisioni nef^essaris mente sono vestite, della quale perno non le possiamo giammai svestire; sicch il parlare di esse piglia un oggetto che trascende lo stesso conoscere; e vede ancora perch la sua principale opeiia egli la denomini: Critica detta ragione fura^ assumendo a fare la critica prole di. qoest^altimos Mend ergo ium^ et totitts Mundi fiUa Phi- htofim in u ip$o tstf nontbumJrtasttJqiftraUiy wed gtniton Mundo quaUs 0rat in Prindffio ifrmi simitis. Faendum srgo Ubi ut quod jaciunt statiutriif ifui maUriam excupentes suptr^acanemm ^ Imagi* ntm non/kciuni $ed weniunt ^Lettera al Lettore, premetta alla tea Filotofia^. Per aKre la timiKtiidine materiale che ate Leffmizio, per la rpiale P anima e pangonata ad un marmo deteimioato a firme partkolari da delle vene interne ^ mottre ebisramsnla P origine del pirronkmo eritieOf natcente come abbiamo altrove veduto, dall' applicare allo tpirito df Ile lifoitazioni timili a qaelle di cui  fornita la materia. Ved. Volume I degli Opuscoli, pag. g e teggi (f) Kant approfitt assai da Leiboixio^ e leggendo le opere di que- sti due aiotofi attentamenSr, si vede ebe II primo copia bene spesso le frasi del secondo e le immafoi sensa ctairls. 502 Ila stessa ragione^ o a sciorre la questione, prima di tutt^ se questa stessa critica sia possibile. Questi quattro sistemi differiscono, come diceva ^ dal di- verso modo onde considerano la facolt di conoscere: il primo ristringendosi a considerarb come ana meta potenza di conoscere, senza esiger pi oltre; gli altri tte Radi- cando necessario di considerarla altres nella soa peculio natura : e fra questi 41 primo pretendendo che in ea sia . necessario di supporre ancora delle idee al tutto forviate; il secondo a volere che queste sieno solamente certe po- tenze che si attuano quasi instinti primitiri; il terzo final-  mente insegnando' necessario il concepire la ragione for- nita di modi 0 forme venienti dalla sua stessa natara^ - e dicendo questi tre ultimi d^ accordo che non pu spie-  garsi come P uomo si procuri le cognizioni col solo im lagioare una potenza conoscttlva, se anche non ne disa- . mina la natura. B. L'altra classe di ideologi si divide non tant per la diversit nella quale considerano le stesse facolt di pen- sare , quanto per la diversit nella quale conriderano la necessit di oggetti primitivi , su cui operando la facolt di conoscere, ecciti o formi o crei a se medesima le cogni- zioni. I. E di questi alcuno vuole che non bastino le sensa- zioni ricevute per gU organi corporei , ma gli oggetti da cui viene affetta. la facolt di conoscere, e da^ quali colla sua attivit crea a se medesima la scienza, sieno, oltre le sensazioni, tutti i sentimenti interni: ed Ella riconoscer in questo , per nominare alcun recente , il Laromigniere. II. Altri esigono , oltre gli esterni oggetti influenti sul- r animo, un continuo lume della divinit che a ki ri- splenda: e qui vede il Malebranche. III. E Platone aveva certo veduto il sistema di Male- branche, e travalicatolo, aggiungendo i molti lumi delle sue idee eterne sussistenti quasi esseri al di fuori della divinit, emendato in questo da s. Agostino, che fece la via al filosofo francese dcU^ Oiatorio. Soi IV. Alciioi poi ( maisiinanente fra' moderni) non oon- teot di quelli vari peosamenti, giunsero a credere che. alia facolt di conoscere, oltre le seosarioni, ci voleva, un altro aiuto anch^csso esteriore fra il sensibile, dir cosi, e r intelligibile, cio una favella, e dissero che Puomo non poteva accorgersi del suq pensare giammai senz^ avere l'espression del pensare. Di cui nacque al visconte di Bo- nald il suo sistema. E si avvicinano a lui alcune sentenze di Platone e di Socrate ; e molti altri lo avevano gi prima traveduto. Tra' quali il vide, prima di fionald, un Italiano che ne fece un orrendo abuso. 11 quale in alcun luogo scrive ; u E questa facolt di articolare la voce applicandone i u snoni agli oggetti,  ingenita in noi , e contemporanea tf alla formazione dei sensi esterni e delle potenze men-* tf tali, e quindi anteriore alle idee acquistate da' sensi e a raccolte dalla niente: onde quanto pi i sensi Pinvigo* tf riscono alle impressioni, e le interne potenze si eserci- if tano a concepire, tanto gli organi della parola si vanno tf pi distintamente snodando . E in altro luogo ancora dice cosi: t La ragione, che avvertita continuamente dalle tf alterne oscillazioni del piacere e del dolore, equilibra a e dirige per mezzo del paragone e della esperienza tutte ^ le potenze della vita, ove fosse destituta della parola, u non sarebbe prerogativa dell' uomo , ma , come negli K altri animali, ridurrebbesi all' instinto di misurare i beni it e i mali imminenti colla forza delle sensazioni 9). Tutti e due conoscono T assoluto bisogno del parlare per dare origine ai pensiero; se non che il secondo non vede da questo di necessit assoluta, che il parlare sia velluto al > Puomo da tradizione; mentre.il Bonald crede cop .ci stesso diffinito, che come la facolt di parlai;e  in noi nativa, cosi l'arte di parlare sa io noi acquistata: quan- tunque poi dica:  Soit que PlLtre supri&me ait cr Thommc (f parlaut, soit que, par des moyens qui nous sont incon-, u nus, et qu'il nous est inutile de connoitre, il lai ait u donn($ la parole apris Pavoir cr " Sai Questi altri quattro sistemi admqve differiacono Ab ariet dfgli oggetti ed aiati ^ da cai credono cbe sieM . essere assistita la facolt nostra di pensare, perdk elb giunga al pensare. Ora essendo questa questione delP orgine delle idre nnca e semplice, si possono benissimo, com'E//j recfe, classiS^are con tutta esattezza i diversi sistemi saNc me- desima anche per mexzo dei nomi degli aator ^ aeoaa dare loro una soverchia autorit , e presupporli DCalilxIt nel tirare le conseguenze dai diversi princtpt.  danque necessario, prima di classificare i sistemi della filosofia o di qualunque altra scienza, di rdur quelli ad un principio solo, 0 se questo non si pu&, di ridurle a quel minor ou- mero di principii che  possibile , e poi per ogni princpio fare una diversa classificazionoi In tal caso poich da un semplice priocipio nasce va sistema di conseguenze direi quan infinite, quando io ho classificati i principii , vengo ad avere ancora ,'classificato accuratamente i sistemi che o sono stati giustamente tirati da quei principii, ovvero si possono tirare da qaelli. Iton m^ allungo con altri esempi per non essere infinito: ma diri solo , che chi volesse classificare i sistemi aeeonde i sommi criterii della certezza, allora avrebbe on^ altra questione pure semplice onde potrebbe cavare una esatta classificazione. Che se poi dimostrasse, che tanto la que- stione deir origine delle idee , cose la questione del sommo criterio della certezza dipendono da an solo prin- cipio antecedente, allora avrebbe trovato il modo di di- atinguere con qna classificazione i sisteibi che vengono dalle due proposte questioni , non formando esst in questo caso se non due parti di un altro sistema maggiore. E facilmente Ella da questo intende, come, se tutta la filo- sofia potesse ridursi ad mi solo principio , allora solo si po- trebbe ben classificare tutta la filosofia con una sola das- aificazione , bastando distinguere bene le dtrerse opinioni sol principio da cui dipende. So5 Ma  .ben tempo che io passi a dire una parola snlla seconda richiesta che Ella mi fa, colla quale aspetta la mia of^iniooe sopra i vari sistemi della filosofia. Ella vede, che la risposta che io Le posso fare, dipende atrettameate dalla prima che le ho fatto. Sarebbe forse possibik rspoodtre bene o male aopra qualche panto della filosofia partieolare^ ma sopra i vari sistemi di tatta l filosofia non. mi pare che si possa dir naila di ferino e aenxa equivoco, meotrt trovo, come dissi, tanta difficolt solo in cnvenire io che differiscano questi sistemi. D' altra parte,, per mio credere, non si pu giudicare con siciireaza e senxa pr.'^onzione degli altrui sistemi se non p^r mcazo di un altro sistema gi formato j pel quale sia veivita in animo grandissiaia persuasione di aver con seguito la. verit che  sola giudice dell' errore: e quando anche alcuno fosse venuto a questo, sarebbe cosa assai ar* dua esporlo chiaramente Oelle angustie di una lettera. Mi conceda adunque che in luogo di risposta io attenda pia tosto P indieasionc d qualche questione particolare , sopra la quale Ella desiderasse sentire quello che mai mi riu* scisse dirle : e per questa le faccio una sola osservazione generale. Io credo giovevole e iodesta cosa considerare i sistemi de' filosofi, coir occio pi Civorevole. Mi  parato di ve- dere che quasi sempre essi sieno caduti in ergere per im- perfezione dUdee, non per bbaglio nel ragionamento; e per che tante volte bastasse aggiungere in luogo di mutare ^ e ricondurvr alla naturale interezza i germi che ossi hanno posti in luogo di distruggerli e gettarli di nuovo. Molte volte ancora due filosofi trattano di un argomento diverso, e credono di trattare lo stesso argomento , e vengono alle mani come inimici \ mentre che V uno batte una strada , e r altro ne batte un' altra , sensa incontrarsi (i): Pano chiarisce un punto deU'urliaao sapere, P altro ne chiari* sce un ahco a quello contiguo bens, ma che non  quel- 0) VedL un sicmpio di ci ila noU (r) della pag. 497- Opusc. FU. T. IL 64 5o6 lo : e perch sono nelU stesso tenritorio , mt !}?* UD^at- tra parte di esso , si avmaoo di combattere. iiMese per lo stesso ponto di terra. Li conduce a questo ^ ootifcssis- molo ingenaaflMnte , mio caro Signore ed amico , qaeli presunzione e quella baldanza che Unto insensatamcote entra nell^ animo delPuomo che aspira al conquisto della scienza , senza arer ricevuto e portalo il soave giogo della venti. Peri mi riesce dolorosa cosa e importevole il v^ere come .tutti quasi i filosofi si assaliscano e oaordano scam- bievolmente: vogliano che tutto sia nuovo ne' loro libri; 0 basta che rinvengano nuove vesti ad un aulico pensiero per dichiararsi creatori di un nuovo sistema, e scopritori di una verit non isplenduta giammai agli occhi de|^ uo- mini che gli hanno in terra preceduti.  queste male disposizioni si proprie de^ mortali non i a dire quanto impediscano i progressi del vero sapese, e eolla discordia ddle sette quante verit venute li* aperto non rimettano forse per secoli novellamente sotterra colla derisione e collo spregio del sistema nel quale enuio coo- tenote; Cosa lontaniasioia dal dolce e concorde spirito che mette in noi solaJa Religione della verit! E cosi non facevano il grande Agostino ed il gran Tomaso, n al* euno dei sommi splendori della Chiesi , che ^puuto per questo sono dalla. piceoleaaanfiaila. degli' uomini tenuti meno in pregio di filosofi e men seguiti perch non hanns spacciato se stessi a fondatori di sistemi, solo partecipi della verit e di tutti gli altri sistemi distruttori* Ed Ella vede che con questo stesso io ho cominciato a rispondere alla sua terza interrogazione: Come arrivare alla scoperta del vero. . Le belle disposizioni delP animo suo, mi pnre, sena alcun dubbio le ||^i precipue di tulle: di poi la eleva- tezza, della mente: la fermezza sulle basi della Religione cristiana, che quanto pia si studia, piA fa creseer Tali al* V ingegno. e spiegarle ai metafisici voli: nel medesimo tempo la libert dai ceppi tatti che mette ^I progresso dell^ in- gegno la piccolezza degli uomiai : avezzai|i a contemplale Soj le idee stesse prive delP involucro delle parole, degli schemi, de' metodi: sapere avvisare la verit sotfo qua- lunque forma e colore; amarla sotto tutti: abborrire la setta e il sistema in quanto limita queste forme della ve- rit , e studiare assai nelle parole. Nelle parle ( questo vero discende dalle osservazioni di Bonald, e prima so- nava alto nel Vico ) nelle parole sono contenute le scienze delie nazioni: per guardarsi dairakerarne il /senso fisso lore dai popoli , dir di pi dalla Providen^ , da Dio : la propriet delle parole strettamente conservata,  Panico mezzo alla chiarezza delle idee, a fisiarlf , a concordar- le. Di questa propriet fu sottilissimo investigatore, fermis* Simo mantenitore s; Tomaso. Il volere alterare il valore delle parole fu Parte di molti antichi e moderni. sofisti, e di molti filosofi profani : appena ^ inganna il mondo ie non con questa alterazione : di quasi tutte le parolo filosofiche e politiche si abus, e t mostramento di ci furono fatti molti scritti. Chi osservasse gli errori venuti dalP abuso della parola zTtcr nella scienza del diritto e della morale, dlie parole siRSAsiom, pugiiui^ solorc nella metafisica, delle parole vouiGLunzA e libkrta^ nella poltica', della parola rigchbzz nella economia, e di molte altre consimili, alle quali comunemente non si fece che aggiungere un senso pie estieso del senso dato loro dal eomane uso; avrebbe raccolto le orgini d'incredibili in- ganni alla mente, o d'incredibili guai alla Umanit.. . t Pi Eeverelo, il M i ol^brt i8^. i n E INDICE i^aggio sulla Speranza contro alcune idee di Ugo Foscolo  1 LiB. I. Della Spendn^^ ipgann^t^oU. . . n 3 LiB. IL Del timore che si mesce alla Spe* ranza ingtinne^ole >* 55 Li. lU. Della Religione cke toglie le iUu- sioni della Speran^^ e gli affanni del Timore n 8i Arrso sui quattro Opuscoli seguenti . . n loi Esame delle opinioni di Melchiorre Gioia in fasfor della Moda. ...,. io5 Galateo de* Letterati *> 169 Cap. I. Occasione di quest^ operetta. . . .  17 { Cf. II. Scom^enienie nelle fonne sotto le quali si presentano le proprie idee, n 179  1. Segni d^ira  180 $ a. Mansuetudine simulata. .... 9 182  3. Ingiurie  184  4' Asserzioni gratuite  i85  5. Dnostrazion di schiocchezza. . .  186  6. Indole ferina  188  7. e rigor sof^erchio  190  8. Meccanismo nel conipor libri. . .  iga $ 9. Lusinghe del pubblico '^ ^94  IO. Bugie e imposture I. Famiglia, Tran" camenti di luoghi, .... 2^5  ifi. Parlar^ irreligioso. >.  . .  . ^ 229 Cp. III. ScQni^enienze negli aceessorii al principale argomento i> a36  I. Indur prei^enzioni a danno deWav* versano " ^38  a. Continuazione  a4o  3. Luoghi comuni y !i4^  4* Disprezzo dell'alta metafisica. . . i> ^43  5. Accusa di odiar la civilt. ...  14^ $ 6. Continuazione. ........ 9 a49 $ 7. A/^e idee intorno la civilt. . .  !i5o  8. Continuazione  25i $ 9. Causa della civilt confusa colla causa de' tempi 9 aSy  10. Mancanza di distinzione fra la ci" vilt e la politezza  a58 11. False idee sul progresso della ci' vilt e della politezza 9 261 Gap. IV. Sconvenienze nella trattazione del principale argomento. . .- . . . n a64 $ I. Ignorare la dignit della letteratura, m a65  a. Considerar le cose da un solo lato, n 269  3. Continuazione 9 271  4- Mancanza di definizione. . . . .  273  5. Abuso d^ fatti.  276  6. Abuso d? autorit  278  7. Principio dell'interesse  282 Gap. y. Prineipii generali del Galateo. - Pa. s86 Saggio sulla definizione della Rtcehezia. n 'oy Partb I .. ^ .'.... 3o8 Vkwsm II. . .  33 Breve esposizione della Filosofia di Mei* chiorre Gioia  335 Parie Teoretica Parte Pratica. .........  ^^^ %L Nozioni preliininari* .  . . \ $ IL Doveri dell'uomo  ^li $ III. Doveri del eiuadino^ n 422 $ IV. Religione.  n ^Bj JFhtnunenio di lettera sulla class^razione ds? sistemi filosofici e sulle disposizioni necessarie a ritrovare il vero. . .  4^ AVVISO  prtgmo M po^sudt il primo pUmui 'dtgU OpuMoli iloMiei 4 fiune tul unduimo ie spgmn c^rrmord importami. OH Paf. ziL lin. 7. pia v^ la  98. te medesimi cMi medesimi 38. n. aSw colefta questa sa ^ 9 iu tua 88. n M> penrtrsitk noireirmlil .. 96. i . Dl primsipio  Del mn nel principio e nel Anc 111. n i3. edato poco aTTedato ai& n , \, Porgano formato . Porgano .fonnato aa3. aeeonda . tutti proclamano U prima 378. n 18. i quali suscitano rma iUnti nel bene che la a4. n II. dell^rdire dalP ordine ^9- ranmenlargliene a54. 99 a5. cada alle aoffcrrnie ceda alle sofferense !l6l. n 9; che ingenera evi ingenera ^ 471- n 17. tacer a voce  tacer a voi 373.  i3. qaeati scaltretcamante si qnellt scaltrcicamente si taodono tMDdono ^^ ' 6. ttnito fcnao 399. n 99. iiell*oBo dairnoBO m 4r* >6. iionie aecresoe nome noti nocreaoe 374- 9 4 oMflte ' morale tl n 92. d^esso eaclutiTamente 1  .  * V . d* esso solo eadoiTa- mente ti. 9 37. piacevole piacere lA.pMaeme.Qfyera e posto sotto la aalvagoarda delle leggi* et* praaorivoao. ^ -.f Dalla libreria Pogliani si trottano ttndibiU le seguenti Opere dello stesso autore. Delle lodi di 8. Filippo Neri. Venexia 1821. Del modo di catechizzare gV idioti , libro Ji 6. Agostino volgarizzato. Idem 182 1. Saggio sopra la felicit. Rovereto 1822, in 8. Volgarizzamento della Vita di s. Girolamo , testo di lingua. Roveredo x824) q 4- Breve esposizione della Filosofia di Melchiorre Giojd) raccolta dalle sue opere. M<l. 1828. (  una Confutazione di questo Autore ). Nuovo Saggio suirOrigine delle Idee. Roma i83o, tom. 4) Q S* Principi della Scienza Morale. Mil. i83i, in 8. Della Ecclesiastica Eloquenza. Discorso pronun- ciato nel Seminario di Trento il sgMarzo iSSi.  I

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