Oxford is Oxford,
but Zubiena is Zubiena. What would Zubiena think of Kant’s contest idea? While
Castelli was active during the period of fascist rule in Italy, his focus was
not on the regime itself but on developing a distinctive Italian existentialism
that emphasized a positive, constructive, and civic dimension, in contrast to
the more defeatist and individualistic forms sometimes associated with
existentialism. the demise of
Giovanni Gentile’s scholarly and philosophical influence during the interwar
period. It recounts how Gentile’s stance and agenda came under attack, from the
Catholic quarter, where his archenemy, Agostino Gemelli, sponsored a Neothomism
and thus a renewed medievalism, countering the modern mainstream, and also from
within, as some of his former students, in line with European concerns,
vociferously called for the “problematization” of Gentile’s actual idealism and
the philosophical task tout-court. At the same time, this chapter examines the
concerted, indeed, collaborative efforts of a younger generation of
existentialists who, relying on smuggled French and German sources, succeeded
in definitely overcoming, in critical assimilation, the “hegemony” of Italian
idealism. Notable among the latter group of young thinkers given to the
“deprovincialization” of Italian philosophy are Enrico Castelli (1900-1977),
who, inspired by Maurice Blondel, sponsored a Catholic existentialism and, more
influentially, Nicola Abbagnano (1901-1990), who, through a newly discovered
Heidegger, came to conceive of a distinctively Italian existentialism that
would be “positive,” “constructive,” and “civic” as opposed to defeatist and
solipsistic. The chapter makes the case that only with this philosophical
background in mind can some of the most influential interpretive paradigms in
postwar Renaissance scholarship be fully grasped. ENRICO
CASTELLI GATTINARA, Strane alleanze. Storici, filosofi e scienziati a confronto
nel Novecento, Milano, Mimesis, 2003; 213 pp., ISBN 88-8483-186-5, € 16,00.
Nel 1855 ebbe luogo a Parigi la prima Esposizione Universale. In quella
circostanza Ernest Renan - il quale con la sua Vie de Jésus (1863) avrebbe
cercato di naturalizzare la metafisica - affermò che si trattava di
dimostrazioni di vanagloria industriale e tecnologica e che la filosofia era
colpevole di non aver messo in guardia da simili feste della materia, che
distoglievano lo spirito umano dai suoi doveri etici. Quasi mezzo secolo dopo,
in occasione dell Esposizione Universale del 1900, Êmile Boutroux -
l'antipositivista teorizzatore di un'assenza di meccanicità nelle leggi di
natura - formulava il parere che celebrazioni del genere sancivano invece
l'alleanza fra tecnica e scienza, lavoro e pensiero, reale e ideale e in
conclusione costituivano una festa dello spirito. Partito preso, quello di
Boutroux rispetto a Re-nan. Era accaduto, proprio nell'ambito delle
manifestazioni della nuova Esposizione Universale parigina del 1900, che la
filosofia, per un lungo tempo concentrata su un'attività troppo dottrinaria,
aveva aperto alla riflessione sulle trasformazioni scientifiche e sociali in
atto, mettendo in piedi il suo primo Congresso Internazio-nale. Tale tentativo
della filosofia di uscire dallo sdegnoso soggettivismo per confrontarsi con
l'ingegno contemporaneo e con eventi di massa che rivoluzionavano la visione
del mondo, trovava precisa parabola nella torre Eiffel (edificata nel 1889), che illustrava l'unione tra
siderurgia ed empireo.ENRICO CASTELLI GATTINARA, Strane alleanze. Storici,
filosofi e scienziati a confronto nel Novecento, Milano, Mimesis, 2003; 213
pp., ISBN 88-8483-186-5, € 16,00. Nel 1855 ebbe luogo a Parigi la prima
Esposizione Universale. In quella circostanza Ernest Renan - il quale con la
sua Vie de Jésus (1863) avrebbe cercato di naturalizzare la metafisica -
affermò che si trattava di dimostrazioni di vanagloria industriale e
tecnologica e che la filosofia era colpevole di non aver messo in guardia da
simili feste della materia, che distoglievano lo spirito umano dai suoi doveri
etici. Quasi mezzo secolo dopo, in occasione dell Esposizione Universale del
1900, Êmile Boutroux - l'antipositivista teorizzatore di un'assenza di
meccanicità nelle leggi di natura - formulava il parere che celebrazioni del
genere sancivano invece l'alleanza fra tecnica e scienza, lavoro e pensiero,
reale e ideale e in conclusione costituivano una festa dello spirito. Partito
preso, quello di Boutroux rispetto a Re-nan. Era accaduto, proprio nell'ambito
delle manifestazioni della nuova Esposizione Universale parigina del 1900, che
la filosofia, per un lungo tempo concentrata su un'attività troppo dottrinaria,
aveva aperto alla riflessione sulle trasformazioni scientifiche e sociali in
atto, mettendo in piedi il suo primo Congresso Internazio-nale. Tale tentativo
della filosofia di uscire dallo sdegnoso soggettivismo per confrontarsi con
l'ingegno contemporaneo e con eventi di massa che rivoluzionavano la visione
del mondo, trovava precisa parabola nella torre Eiffel (edificata nel 1889), che illustrava l'unione tra siderurgia
ed empireo.


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