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Thursday, June 19, 2025

Grice ed Alfonso

 SO 

AEREI DC : 


A; A 1 Pd 151 fp 


PSICOLOGIA DEL LINGUAGGIO 


(SECONDA EDIZIONE) 


ROMA 
SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI 


— "a 
1899 ... 


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— 


calle 


AVVERTIMENTO 


Ogni anno, nel R. Liceo Umberto I, ho fatto seguire le 
mie lezioni di psicologia e di logica da un breve corso di 
psicologia del linguaggio, che si può dire un compimento 
di quelle. A nessuno sfugge l’importanza della trattazione 
di questo argomento che fa acquistare ai giovani la con- 
sapevolezza dell’eleva!a natura dell’uomo, mentre dà loro 10 
fondamento per intendere il processo della cultura în gene- 
rale. Pubblico ora lo schema di questo corso che era prima 
anvoluto in un opuscolo di poche pagine, Pensiero e lin- 
guaggio, edito nel 1857, per dare ai giovani del mio 
liceo un ricordo sommario delle lezioni fatte a voce. Credo 
ancora che questo breve libro sarà per essere utile agli stu- 
diosi di pedagogia, i quali potrebbero vedervi le leggi fon- 
damentali dell’insegnamento, ed a quanti si occupano di 
psicologia, normale e patologica. 


Roma, 7 novembre 1808. 


NicoLo L’ALFONSO. 


Digitized by Google 


PSICOLOGIA DEL LINGUAGGIO 


I. — PRELIMINARI. 


Oltremodo intricata e complessa è la funzione del lin- 
guaggio e, quando si voglia pienamente intenderla, non 
si deve considerarla come un fatto a sè, indipendente da 
altri fatti o come un fenomeno accidentale che si sia 
prodotto nell’uomo, chè allora più si avvolgerebbe in fitte 
tenebre, ma si deve invece studiarla in tutti quegli altri 
elementi, in tutte quelle altre condizioni, che hanno con- 
tribuito al suo formarsi e che tuttora esercitano una parte 
importante alla sua produzione. 

Ed anzi tutto, quantuuque la nota specifica del liu- 
guaggio sia quella di essere un'attività psicologica, pure 
è l’attività psicologica più alta e più complessa che possa 
concepirsi ; perchè presuppone tutto il processo psicologico, 
tutta una vita interiore psichica e tutto cio che questa 
presuppone, chè altrimenti non potrebbe darsi. Cusìi, non 
potendosi scindere i fenomeni psichici dai fatti organici, 
bisogna vedere quali organi debbano intervenire alla 


RL IP 
funzione del linguaggio : ciò che costituisce la parte ana- 
tomica nello studio di 6330, la parte più immediata, quella 
dalla quale si deve partire per intendere gli aspetti funzio- 
nali più fini e più elevati. 

Ma se l’attività psichica propriamente de.ta implica 
l’attività organica, vi sono p?rò vari gradi cella energia 
psichica, che possiamo distinguere in quelli più elevati e 
più complessi che richiedono molte condizioni, esteriori 
all'organismo e interiori per prodursi e funzioni molecolari 
finissime ; e in quelli più rudimentali ed immediati che 
sono condizione pei primi ma che possono però avve- 
nire senza di essi. Questi ultimi costituiscono un aspetto 
particolare nella funzione psichica del linguaggio e che 
si può chiamare fisiologico, che è più immediatamente 
connesso all’anatomico. Conosciuti gli aspetti anatomico 
, @ fisiologico del linguaggio, si è sulla buona via per inten- 
. dere quest’attività dal punto di vista puramente psico- 
- logico. 

Studiando la psicologia del linguaggio nell’individuo, 
‘si è cotretti a riconoscere che tale funzione ha il suo fine 
nella vita sociale e che questa serve di maestra all’uomo 
nell’apprendimento di essa. Onde senza la vita collettiva 
il linguaggio non avrebbe ragion d'essere e non potrebbe 
intendersi; per cui nello studio psicologico di esso biso- 
gna distinguere l’aspetto individuale dal sociale, l’uno 
in intimo rapporto con l’altro. 

Come in ciascun individuo il linguaggio può essere 
studiato in rapporto alla sua storia psicologica, deve 
avvenire lo stesso in tutte le nazioni che hanno una lingua. 
In una nazione vivente le lingua è immobile ? E perchè 
vl sono varie lingue nel mondo ? E que!le tuttora cono- 


serra 

sciute sono le sole apparse ? Risolvere questo problema 
è trattare il linguaggio sotto l’aspetto storico. E si può 
studiare anche il linguaggio sotto l'aspetto preistorico; 
cio avviene quando ci storziamo d’indagare le leggi psi- 
cologiche secondo le quali i primitivi linguaggi si son 
potuti formare. Si possono studiare ancora le varie lingue 
‘comparativamente quando si nota la identità e la diffe- 
renza, che esistono circa al contenuto e alle forme di tutte 
le lingue morte o viventi. 

Ma l’attività della loquela è inscindibile dall’attività 
logica ; giacchè senza di questa, come si dimostrerà, non 
potrebbe sussistere linguaggio o lingua; bisogna perciò 
vedere che cosa sia la logica e come essa sia condizione 
e parte necessaria del linguaggio : ciò costituirà l'aspetto 
logico di questo. 

Se l’uomo abbandonato alla vita sociale apprende una 
lingua, bisogna però riconoscere che l’apprende in molto 
tempo e con poca perfezione e che per raggiungere il fine 
d’impararla presto e bene occorrerà l’intervento dell’arte 
suidata dalla scienza. È questo il lato pedagogico nella 
trattazione del linguaggio. i 

Avviene poi che l’individuo che ha attinto un alto grado 
nella funzione della loquela, per morbi o vecchiezza, perda 
quest'attività o lentamente o in modo brusco; si entra 
allora in un’altra sfera del linguaggio che è la patologica. 
E se non vi è linguaggio senza base organica, l’altera- 
zione di esso non può essere senza l’alterazione degli 
organi; e d’altra parte, essendo complessa la funzione del 
linguaggio, complessi sono ancora gli organi che lo sosten- 
gono e manifestano, sia che vengano considerati isolata- 
tamente, sia nei loro rapporti; onde un’alterazione della 


iii 


loquela può dipendere da svariatissime alterazioni orga- 
niche. Ora investigare quali progressive alterazioni orga- 
niche corrispondano alle progressive alterazioni della lo- 
quela (i fatti morbosi sono essenzialmente storici : o ritor- 
nano allo stato d’integrità o procedono aggravandosi) è fare 
la clinica delle funzioni della loquela. Se l'individuo che ha 
presentato tali alterazioni muore e si vuole constatare con 
la necroscopia degli organi interni la supposta alterazione, 
si entra allora in un campo nuovo che è l’anatomia pato- 
logica degli organi per la loquela. Avviene ancora, quando 
l'individuo è stato colpito da disordini della loquela nel'a 
sua giovinezza, che essi rimangano per molto tempo 
stazionari e si vuole tentare ogni via per farli sparire in 
tuito od in parte, si ha allora la pedagogia patologica del 
lin: uaggio. 

Come tutti sénno il bambino nasce muto: ma è in lui la 
potenzialità ad attingere per mezzo dell’educazione i più 
alti gradi nella funzione della loquela. E qualche volta 
può avvenire che per cause organiche, che importa bene 
d’indagare, non solo non si raggiunga la perfezione, ma, 
anche quando si mettano in azione tutte le cure educa- 
tive ordinarie, non si può nè anco pervenire a far com- 
picre questa funzione nel modo più volgare e puerile; 
allora si è innanzi alla teratologia o alle anomalie del 
linguaggio, le quali possono essere considerate come forme 
di regresso individuale in questa funzione che d’ordinario 
negli altri uomini dovrà compiersi perfettivamente. Tali 
anomalie possono essere svariate secondo le varie cause 
che le producono ; ed indagare dopo morte quali organi 
non hanno raggiunto in quel dato individuo la forma 
perfetta normale alla quale deve corrispondere una per- 


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fetta funzione e per quali cause, è fare l’ anatomia 
teratologica ed etiologica per gli organi del linguaggio. 
Data però una speciale anomalia del linguaggio, si può 
tentare, quando non dipenda da assenza assoluta di vita 
interiore psichica, di esagerare la funzione degli altri 
aspetti o degli altri strumenti del linguaggio per colmare 
quel difetto o renderlo meno grave. Allora si ha una pe- 
dagogia speciale per quelle speciali anomalie del linguaggio. 

Quando è coltivato da uomini di molta coltura cd 
intelligenza il linguaggio può dare per risultato un’opera 
d’arte; anzi si possono considerare tutte le forme del- 
l’arte e tutte le esecuzioni artistiche come forme del lin- 
cuaggio. Considerare questo aspetto del linguaggio, parlato 
o scritto, in relazione con le altre forme dell’arte e vedere 
quel che vi è d’identico e di differente fra di loro è com- 
pito di colui che tratta la psicologia del linguaggio nella 
sua ampiezza. 

Ma nel linguaggio si ris:ontrano due aspetti: l’interiore 
e l’esteriore. Fare vedere come il primo si formi e costi- 
tuisca quasi tutta la vita interiore mentale e come questa 
si estrinsechi nel lingnaggio esteriore è trattare un argo- 
mento che tutti gli altri presuppone e che perciò è il 
più alto e complesso della psicologia. 


IU. GLI ORGANI PEL LINGUAGGIO E LA LORO FISIOLOGIA, 


Quando sì vogliano studiare gli organi indipendente- 
mente dalla loro funzione e dalla energia psichica «i 
cui sono strumento si fa una certa violenza alla realtà; 
perchè, essendo essì veramente inscindibili dalla loro 


x bi 


funzione e dal loro rapporto con la psiche, debbono es- 
sere considerati come scissi da essa: ciò che a prima 
giunta deve renderli incomprensibili. Ma è questo uno 
stato empirico temporaneo della mente verso l’oggetto, 
un punto di partenza necessario per elevarsi alla funzione 
dalla quale gli organi verranno poi vivificati ed espli- 
cati. Nondimeno, volendo fare tale studio, dobbiamo pro- 
vare immediatamente una delusione ; giacchè non troviamo 
organi particolari per la funzione del linguaggio, come 
avviene per le altre dell’organismo e siamo costretti 
invece a riconoscere che per esse sono messi a profitto 
organi ed apparecchi, i quali sono primitivamente desti- 
nati a funzioni fondamentali dell’organismo. Si direbbe 
che si fosse fatto un risparmio ed un’economia di organi 
per funzioni che si son prodotti tardi nella storia della vita. 

Si può infatti immediatamente dire che sono organi 
pel linguaggio il polmone, i bronchi, la trachea, il laringe, 
il faringe, le cavità nasali; ima sideve subito riconoscere 
che questi sono gli organi per la respirazione e non basta 
respirare per parlare. Vi è un periodo della vita in cuì 
si respira e non si parla; la respirazione è comune a 
tutti gli animali inferiori all’uomo ; ma essi non parlano. 
Si deve ancora dire che sono strumento pel linguaggio gli 
organi costituenti la cavità boccale, come il gutture, la 
lingua, i denti, le guancie e le labbra; ma la cavità boc- 
cale è prima di tutto deputata anche essa alla respira- 
zione e poi alla masticazione e alla deglutizione del cibo. 

Si può constatare che di organi puramente speciali per 
la produzione della loquela abbiamo solamente le corde 
vocali vere o inferiori che sono alcune pieghe della mu- 
cosa laringea, che si trovano quasi in tutti i mammiferi 


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ed uccelli; da non confondere con le corde vocali supe- 
riori, la cui funzione non ha parte attiva nella loquela. Ma 
poichè, quando l'individuo non parla, le corde vocali 
infer'ori sono rila-ciate in modo da permettere liberamente 
il passaggio all’aria respiratoria e quando parla o canta 
esse debbono essere sollevate e più o meno avvicinate 
fra di loro pei margini liberi e questo lavoro non si dà 
senza l'intervento della contrazione di piccoli muscoli. 
potremo anche questi chiamare organi particolari pel 
linguaggio ; come si può dare anche tale nome a quelle 
speciali escavazioni che sono tra le corde vocali supe- 
riori e le inferiori, che si dicono ventricoli del Morgagni 
vere camere di risonanza) e all’epiglottide che può s0c- 
chiudere il forame superiore laringeo. I quali organi pos- 
sono essere considerati come lievi modificazioni di un 
organo destinato alla respirazione quale è il laringe 0 
pure come lievi aggiunte ad esso. 

Inoltre, come la respirazione non è la loquela, ma 
questa non è senza quella nella quale devono intervenire 
speciali muscoli, anche questi possono essere considerati 
come organi indiretti per la luquela. E poichè i muscoli 
non si contraggono senza nervi, senza, cioè, correnti ner - 
vose centripete e centrifughe, dobbiamo ammettere che 
quei nervi che intervengono alla funzione respiratoria e 
quei centri nervosi ai quali i detti nervi si connettono 
sono anche organi del linguaggio. 

Ma se i centri speciali dei nervi della respirazione sono 
alcuni gangli simpatici e il midollo allungato, questi non 
possono dirsi centri della loquela ; invece ad essi deve 
connettersi il centro massimo del sistema nervoso cioè i 
due emis‘eri cerebrali. Però, considerando che gli emisferi 


ne 
si hanno in tutti i vertebrati e tra questi non parla che 
l’uomo, si deve ammettere che in questo gli emisferi ce- 
rebrali assumano forme e costruzioni più meravigliose e 
tunzioni più complesse che non negli altri vertebrati e 
che si sovraggiungano a quelli dei centri immediati dei 
nervi respiratori. 

Si può dire che l’aspetto puramente fisiologico del lin- 
guaggio sia rappresentato da quella serie di movimenti 
che rendono possibile la respirazione, cioè la contrazione 
dei muscoli toracici e del diaframmatico, la dilatazione 
e il restringimento polmonare; da quei movimenti delle 
tibre centripete nervose per le quali l'essere vivente av- 
verte gli stati degli organi che intervengono alla respi- 
razione. E poichè questo avvertimento si dà nel centro 
nervoso dove le fibre centripete approdano e donde par- 
tono le fibre centrifughe che si diramano negli organi 
nei quali inducono il movimento che è continuazione del 
centripeto che si è ritlesso immediatamente nel secondo, 
passando pel centro nervoso, quantunque questo movimento 
nervoso sia ancora psichico, pure implica l’infimo grado 
di attività psichica che è puro fisiologismo. 

Finchè siamo nella sfera puramente respiratoria siamo 
nella regione dei moti riflessi, non siamo entrati ancora 
nella sfera del linguaggio il quale è rappresentato da 
qualche cosa di psicologico che si aggiunge al fatto fi- 
siologico e che si forma sulle basi di esso. 


*— — e ee ne n LL 6 


III. — FONDAMENTI PSICOLOGICI DEL LINGUAGGIO, 


Essendo il linguaggio un fatto psicologico, bisogna ve- 
dere a quale ordine dei fatti psichici appartiene prima 
di studiarne il contenuto e ivari aspetti. Ed anzi tutto si 
son divise in tre ordini tutte le attività psichiche. Il primo 
comprende quelle centripete o d’intrinsecazione (sensa- 
zioni e percezioni) ; il secondo le attività centrali quali 
sono le rappresentazioni di ogni stimolo avvertito e di 
ogni oggetto percepito, della loro organizzazione, del pen- 
siero e di tutti gli stati atfettivi e passionali che dal do- 
lore o dal benessere sensitivo vanno ai più alti gradi di 
godimento o di dolore e a quegli stati di privazione del- 
l’uno e dell’altro che sono l’indifferenza e la noia; il 
terzo ordine comprende tutte le attività centrifughe o di 
estrinsecazione, cioè tutti i movimenti nella loro immensa 
vari:tà e gradazione, che gli animali e l’uomo possono 
compiere 

Questi tre ordini di attività psichiche non sono ciascuno 
indipendente dagli altri, ma legati solidariamente fra di 
loro e l’uno presuppone e compie l’altro. Così un per.etto 
sistema sensitivo contribuisce immensamente ad un per- 
fetto sviluppo del secondo ordine delle attività psichiche, 
cioè. l’attività rappresentativa, l’intellettiva e la passio- 
nale; e, viceversa, le attività int:ri»ri per/ette, inerenti ad 
una perfetta costituzione cerebrale, dànno un più alto va- 
lore alle semplici sensazioni e percezioni alle quali co- 
municaro, elevandole, la propria natura. Similmente il 
terzo ordine delle attività psichiche allora ha il suo più 


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alto e vero valore quando non è che la estrinsecazione 
dell'ordine precedente. 

Questo terzo ordine comprende tutti i movimenti, in 
tutte le loro gradazioni, degli animali e dell’uomo, dal 
moto riflesso all’impulsivo e all istintivo, al trasferimento 
del proprio organismo da un punto ad un altro, che tutti 
gli animali, in forma particolare a ciascuna specie, deb- 
buno compiere; alla deambulazione in tutte le sue varietà, 
quali sono la corsa, il salto, il ballo, il nuoto; al lavoro 
muscolare che l’uomo può eseguire (che ha forme mol- 
teplicissime e svariatissime se si considera che vi è una 
grande varietà di mestieri, di arti e «di professioni, che 
richiedono ciascuno una forma speciale di lavoro musco- 
lare); alle espressioni fisionomiche, al grido, all’esclama- 
zione, al canto, al pianto, al riso, all’imitazione dei vari 
suoni o rumori della natura, al gesto, alle esecuzioni 
musicali ed artistiche, al linguaggio parlato e allo scritto. 

Fra tutta questa immensa varietà di movimenti i riflessi 
sono i più semplici e i più :ondamentali ; giacchè impli- 
cano una rapida traduzione di una sensazione în movi- 
mento ; e qui il centro non funge che come punto di 
riflessione ; onde si può dire che, data la preesistenza 
della via nervosa, il mondo esteriore, in quanto agisce da 
stimolo sull'organismo, produce tali movimenti. L'anima 
vi è interamente passiva. Quantunque essi siano come la 
base degli altri movimenti di ordine più elevato, i quali 
possono essere considerati coine una complicazione di essi, 
per cui sono in fondo a tutti i gradi delle funzioni ps'- 
chiche centrifughe, avendo una larga parte nei fenomeni 
di moto degli animali inferiori ed in generale negli atti 
primordiali ed elementari e quasi organici della ps’che 


- —- — * ee T_T T___-- - - ia a — e 


== 
ed una piccola parte negli atti più elevati che sono la. 
manifestazione e l'espressione di particolari fatti o stati 
psichici umani, del pensiero, dei sentimenti etici, artistici, 
ecc. pure non sono affatto da confondere e da equiparare 
con la ricchezza di contenuto che essi acquistano quando 
sono l’espressione di questi fatti delle alte stere della psiche. 
Questi non sono il prodotto di una sensazione, ma di 
speciali stati interiori e di rappresentazioni che agiscono 
per mezzo dei nervi di moto come stimolo su speciali mu-. 
scoli, producendo il movimento determinato mediante cui 
si estrinsecano. Ogni fatto, ogni movimento animale che 
non trovasse nei fatti interiori psichici il suo punto di 
partenza ed ogni movimento umano che non fosse la ma- 
nifestazione di una rappresentazione, di un pensiero, di 
un concetto o di stati affettivi interiori, sarebbe un puro 
movimento meccanico ed inconscio, cioè sarebbe il puro 
moto riflesso o il puro moto fisiologico. 
Vì è dunque una grande differenza tra il moto ritfesso 
e gli altri movimenti, anche quelli che più vi si avvici- 
nano in quanto sono il prodotto non più d’uno stimolo 
esteriore, ma di un fatto interiore, come l'impulso e l'i - 
stinto ; la differenza poi è grandissima quando vengano 
paragonati coi fatti psicologici centrifughi più complessi. 
In generale si può dire che così l’animale come l’uomo 
tendono ad estrinsecare i loro fatti psichici interiori e 
ciò li mette in relazione col mondo esteriore, senza di 
che la loro esistenza sarebbe monca o impossibile. E, 
poichè questi fatti e stati interni non sono gli stessi nel- 
l'uomo e nelle diverse specie animali, ne segue che i fatti 
di estrinsecazione non hanno lo stesso valore e lo stesso 
contenuto neì vari esseri viventi 


- — — 


Pra 


Ci 


E primieramente si possono ridurre tutti questi fatti 
interiori psichici che sono molteplicissimi nell’uomo di 
elevata cultura e che possono ridursi ad nna ben povera 
cosa negli animalie soprattutto negli animali inferiori, a 
tre specie : alla rappresentazione di tutte le sensazioni 
esteriori o interiori all'organismo e di tutte le percezioni 
che l'essere vivente può avere avuto ; agli stati di benes- 
sere, di malessere o d’indifferenza che accompagnano le 
rappresentazioni, continuazione e ripetizione di stati i- 
dentici che necessariamente furono connessi alle sensazioni 
e alle percezioni avute ; e ai legami e ai rapporti che 
passano tra rappresentazioni e rappresentazioni, ciò che 
costituisce l’attività logica del soggetto. 

Gli animali infimi (monere, microbii, ecc.) che non pos- 
sono elevarsi alla percezione e alla coscienza, alla di- 
stinzione, cioè di sè dal mondo esteriore e che sì nutrono 
assorbendo per endosmosi i materiali nutritivi che trovano 
intorno a sè, non possono avere che rappresentazioni di 


‘sensazioni interne che provano quando hanno bisogno 


dell’alimento e dopo che hanno colmato il loro vuoto, 
alle quali si collegano stati di malessere e di benessere 
organico. Essi si muovono indeterminatamente ; e quando 


il movimento non è che fine a sè stesso, non è cioè che 


mezzo all’esplicazione di energia animale, onde esso si 
conserva ed emette per esosmosi i materiali ridotti. deve 
necessariamente tendere ad assorbire i materiali nutritivi 


per colmare i vuoti che continuamente si producono nel 
piccolo organismo. Tutto il suo movimento estrinseca così 


questi pochi e poveri stati interiori. 


Se si eccettuino gli animali menzionati, tutti gli altri 
percepiscono e distinguono da sè il mondo esteriore ; ma 


il modo e le vie di percepirlo non sono gli stessi per 
tutti, giacchè ognuno lo distingue più o meno indeter- 
minatamente. Il soggetto percepisce indeterminatamente 
il mondo circostante quando delle molte zone e dei molti 
oggetti che lo costituiscono non vede i limiti e la circo- 
scrizione di ciascuno, ma vede gli uni come continuantisi 
con gli altri o, se distingue oggetto da oggetto, questi 
non appariscono innanzi a lui che come risultanti di una 
o due proprietà. È questa la posizione degli animali di- 
rimpetto al mondo esterno, così di quelli d’inferiore or- 
ganizzazione che cominciano ad eseguire le prime perce- 
zioni brute, come dei mammiferi superiori che hanno una 
più avanzata potenza percettiva. La grande ricchezza e 
molteplicità di oggetti e la grande quantità di proprietà 
e qualità di cui questi sono costituiti sfugge a loro. 

L'animale però vede qualche determinazione nel mondo 
naturale che costituisce il suo ambiente nel quale vive, 
sì muove e sì conserva; e poichè vivere e conservarsi 
nel presente costituisce il filo regolare della sua attività 
e tale fine non può raggiungere senza entrare in rap- 
porto col mondo esteriore, questo esso si sforza di per- 
cepire e di scrutare in quegli oggetti e in quelle deter- 
minazioni di oggetti che possono entrare in relazione di- 
retta con esso. Così percepisce bene e distingue da sè e 
da altro ciò che può servirgli da cibo, ciò che può dis- 
setarlo, percepisce bene e ricorda le vie che lo conducono 
ai luoghi dove può trovare da alimentarsi e che possono 
servirgli da ricovero, come percepisce bene tutto ciò che 
ha altre volte provato e che tenderebbe a contrariare la 
sua esistenza, onde lo sfugge. 

Poichè ogni oggetto percepito lascia l’immagine di sè 


en. e 


nell’anima, che è la rappresentazione, essendo povero 
nell’animale il campo delle percezioni, egualmente po- 
vero è il mondo interiore delle rappresentazioni. E la 
connessione che queste possono avere fra di loro o con 
gli oggetti percepiti è d’infimo grado, cioè di coesistenza 
e di successione. Vi è ancora una connessione tra alcuni 
oggetti e alcuni stati piacevoli o dolorosi che essi pro- 
dussero nell’anima animale, per cui i primi possono ri- 
chiamare i secondi e questi possono spingere l’animale a 
muoversi per andare in cerca di essi o per fuggirli. 

Rimanendo l’animale escluso dalla percezione della 
molteplicità degli oggetti di cui è ricco il mondo este- 
riore e del gran numero di determinazioni di cui è ricco 
ciascun oggetto, deve necessariamente ancora essere e- 
escluso dal gran numero di connessioni intime che gli og- 
getti e le proprietà di ciascun oggetto hanno tra loro. 

Inoltre, poichè ogni percezione, quando non è indiffe- 
rente per l’animale, può contribuire o a conservare il 
suo organismo, e perciò ad accrescere in esso, il benes- 
sere organico, o pure può contribuire a turbarne l’esi- 
stenza, questi stati si connettono con le rappresentazioni 
e seguono le vicende interiori che queste subiscono ; tali 
stati, piacevoli o dolorosi, sono anche essi negli animali 
limitati alle poche percezioni e rappresentazioni determi- 
nate che l’animale può avere. 

Questo così povero mondo interiore l’animale manifesta 
per mezzo dei movimenti e degli atti suoi; giacchè per 
‘ciascuno di essi sì mette in relazione un fatto interiore 
col mondo esteriore; si può perciò notare come per l’a- 
nimale sia assai povero il mondo circostante, indizio che 
egli non pu) vedere la ricchezza del contenuto di esso, 


PE [-SSEZA 
ma vede solo ciò che può contribuire ad alimentarlo 
e aconservarlo. Benchè vario sia il mondo delle rapp vesen- 
tazioni in ciascun animale, secondo che vario è il mondo 
esterno delle percezioni e secondo che ‘ è costretto, in 
ragione delle proprie condizioni organiche, ad esercitare 
in modo speciale la sua attività su di esso, è però sempre 
limitato a pochi oggetti del suo mondo esterno, quan- 
tunque ciò nun avvenga egualmente in tutti gi animali. 

Ma il mondo interiore, così povero in tutti gli animali 
inferiori all’uomo, si eleva in questo ad una complessità 
e ad un organismo meravigliosi. Per le speciali condi- 
zioni dei suoi centri nervosi e dei suoi organi percettivi 
e per l'educazione che questi possono ricevere, egli ha 
un ammirevole potere determinativo e distintivo su tutti 
ì fatti naturali ed umani che costituiscono il suo am- 
biente, per cui ogni cosa può apparirgli nella sua limi- 
tazione dalle altre ; egli mette in esercizio tutti i suoi 
organi sensitivi per potere percepire tutte le qualità e le 
proprietà delle cose di cui per ogni organo sensitivo afferra 
proprietà particolari. 

Così per mezzo dell’occhio l’uomo può vedere la forma 
ed il colore, esterni od interni, di una melarancia, la gran- 
dezza, la posizione, la distanza da sè. Per mezzo del più 
perfetto organo tattile che è la mano percepisce della 
melarancia anche la forma (e questa, avvertita per mezzo 
della mano aggiunge una nota particolare alla forma av- 
vertita per mezzo della vista); percepisce, facendo scor- 
rere la mano su di essa, i piccoli rilievi ed infossamenti 
della sua superficie, come anche lo stato termico. Quando 
poi si adopera la mano non solo come organo tattile ma 
ancora come crgano muscolare (ed in questo lavoro in- 


dé 

terviene la con'razione dei muscoli deli’avambraccio e 
del braccio), si può percepire della melarancia il peso 
e, quando si comprime fra le due mani o fra una mano 
e un oggetto èsterno, la sua resistenza. Percossa col dito 
dà una vibrazione particolare secondo che è più o meno 
pregna di succo e contiene più o meno di gas, come av- 
viene se cada dall'alto, vibrazioni che posso essere av- 
vertite per mezzo dell'orecchio come per mezzo della 
mano. Si può percepire ancora il suo odore con l’olfatto e 
assaporarla con la lingua. 

Tanta molteplicità di note avvertite per vie diverse e 
riferite tutte allo stesso oggetto sono altrettante deter- 
minazioni che contribuiscono tutte a meglio limitarlo e 
distinguerlo dag:i altri oggetti. 

Ma, oltre alle qualità inerti, vi sono anche le speciali 
attività, sieno meccaniche, chimiche o organiche, che noi 
possiamo percepire nelle cose, secondo che queste si ar- 
restano alla zona meccanica e fisica della natura, ovvero 
si elevano alla zona chimica o all’organica o alla psi- 
chica. A percepire tali energie l’uso immediato degli or- 
gani sensitivi dell’uomo non sempre è bastevole. Però, col 
progresso che si è fatto nella conquista delle leggi mec- 
caniche, fisiche e chimiche della natura, si son potuti co- 
struire speciali apparecchi per sempre meglio scrutare le 
energie meccaniche, fisiche, chimiche e fisiologiche, i quali 
hanno reso facile all’uomo percepire con precisione feno- 
meni naturali che senza quelle scoperte e senza quell’uso 
non si sarebbero mai potuti percepire nella loro preci- 
sione. 

Così con la scoperta di leggi fisiche si son potuti co- 
struire apparecchi i quali han servito a scoprire nuove 


SSW = 


leggi fisiche e fisiologiche. Inoltre noi possiamo attribuire 
alle cose qualità che non hanno nulla di percepibile, ma. 
invece hanno qualche cosa di tradizionale. Quando di- 
ciamo : questo bastone è nostro e ci è stato donato da 
Giulio ed appartenne a Goethe, ecc., io. aggiungo nuove 
qualità all’oggetto le quali connesse alle qualità percepibili 
lo rendono più distinto dagli altri. La rappresentazione 
che dell'oggetto rimane nel soggetto dopo di averlo iu 
tal modo percepito e contrassegnato dev'essere egualmente 
complessa. | 

Poichè per l’esercizio dei vari mestieri e delle varie 
professioni gli uomini sogliono limitarsi a studiare e a 
percepire certe date provincie della natura e della vita. 
sociale, essi hanno di questi oggetti rappresentazioni de- 
terminate e distinte, mentre rappresentazioni relativa- 
mente indeterminate conservano delle altre s ere della 
realtà. Ma vi sono individui che dedicano tutta la loro 
esistenza allo studio di tutte le varie regioni della na- 
tura e della vita sociale, essi dovranno perciò conservare 
rappresentazioni assai vive e complesse di tutti gli og- 
getti sui quali hanno esercitata la loro attività. E se è 
vero che vi sono alcuni che conoscono la realtà o una 
regione di essa siccome disgregata nelle sue parti, vi 
potranno essere altri che o giuvandosi dei frutti dell’at- 
tività degli altri studiosi che lo han preceduto o dell’at- 
tività speculativa propria, possono vedere nell’oggetto un 
sistema o, che è qualche cosa di più, un organismo. 

Non si arriva a quest’alta zona della conoscenza senza 
vedere i molti oggetti o le varie provincie di cui la realtà 
risulta o le varie proprietà di cui ciascuna cosa risulta, 
connessi fra di loro da legami intimi, veri, scientifici, e- 


| —_— 8 — 

terni, necessari; così un obbietto o tutto l’obbietto è con- 
siderato come una unità in cui le varie parti o le varie 
proprietà debbono tutte essere fra di loro necessaria- 
mente connesse, non potendo essere l'una senza l’altra. 
A differenza dell’animale che si sforza di percepire le 
cose in quanto possono essere utili alla sua esistenza, 
l’uomo non solo può far questo, ed ii modo assai più 
meraviglioso, ma ancora altro. 

In fondo alla grande attività umana, sia che la si con- 
sideri nel presente, sia nel passato, possiamo scorgere uno 
sforzo per conoscere la natura esteriore ed adattarla ai 
fini dell’uomo, sforzandosi di renderne più facile e com- 
piuta l’esistenza, col fargli godere una grandissima quan- 
tità di beni che la natura e l’industria possono produrre. 
Ferò se la maggior parte degli uomini conoscono perl'u- 
tile, ve ne sono altri che si sforzano di conoscere il gran- 
dioso organismo dell’universo indipendentemente dal gio- 
vamento materiale che essi possono cavarne ; come, se la 
maggior parte degli uomini mette a fine della propria at- 
tività il procurarsi un gran numero di beni individuali, 
ve ne sono altri che possono dedicare la propria attività 
al bene sociale. 

Tali individui si elevano al grado massimo di attività 
conoscitiva e pratica; perchè immenso è il numero delle 
rappresentazioni che debbono possedere, come immenso è 
il numero dei nessi che debbono vedere tra rappresenta- 
zioni e rappresentazioni. Quelli poi che si dedicano alla 
più grande attività pratica debbono al lavoro precedente 
connettere una serie di movimenti che contribuiscono al 
raggiungimento del fine, onde ogni movimento deve essere 
connesso coi movimenti precedenti e con le rappresenta- 


— 19 — 


‘zioni e i nessi logici interiori e nello stesso tempo dev'es- 
:sere visto in redazione coi movimenti che dovranno com- 
piersi. 

Ma oltre all’immensa serie delle rappresentazioni e 
«delle energie logiche, abbiamo un altro aspetto della vita 
‘interiore ed è il passionale che nell'uomo può elevarsi a 
forme complesse e a gradi vari d’intensità. 

Quando attività animale è limitata a soddisfare i bi- 
‘sogni dell’orgamismo, ogni percezione come ogni rappre- 
:sentazione, se non è divenuta indifferente, ha la nota del 
‘benessere o del malessere organico. Ma quando, come 
nell'uomo, l'attività conoscitiva e pratica si esercita lar- 
gamente come sì è visto, nel mondo esteriore e la sog- 
sgettività dell’anima si eleva conformemente alla cono- 
:scenza e al domivio che es3a esercita sul mondo circo- 
stante, diviene sempre pi complesso ed elevato il mondo 
passionale dell'uemo. 

Anche in quest’alta regione dell’attività psicologica ogni 
‘percezione può contribuire ad elevare o a deprimere l’e- 
‘nergia soggettiva, può cioè essere conforme o pure avversa 
:alle aspirazioni che il soggetto può avere. Così ogni per- 
«cezione può avere un colore piacevole o doloroso pel s0g- 
.getto. Ma dobbiame ancora ammettere le percezioni indit- 
ferenti che si dànne o quando l'oggetto che si percepisce, 
‘per la ripetizione, ha cessato di esercitare un'azione viva 
‘sull'organismo o sull’animo del soggetto o quando, non es- 
‘sendo considerato dal soggetto come una cosa che possa 
‘interessarlo, diventa assolutamente estraneo ad esso. 

La nota passionale @ affettiva che è insita alle perce- 
‘ion si conserva nelle rappre:entazioni. Andando queste 
soggette a molteplicissime vicende nel campo psichico e 


a 

cosciente, per cui se alcune di esse tendono a sminuire e 
a sparire col tempo da l’anima, altre all'incontro che 
prendono parte immediata al lavorio mentale, sia che 
vengano in questo considerate come fine che come mezzo, 
sono quasi sempre presenti nell’animo, dobbiamo dire lo 
stesso della nota passionale che è inscindib'l2 da esse ;. 
giacchè lo stato passionale non esiste di per sè solo senza 
che sia connesso agli oggetti o alle rappresentazioni di 
essi. Onde si deve riconoscere che più complessa è una 
mente, più vasta e ricca è la tela delle rappresentazioni, 
dei nessi logici, dei fini che il soggetto si propone e più 
complessi ancora e molteplici sono i colori, sentimentali 
affettivi e passionali che ciascuna rappresentazione contrae. 
con le altre. 

- È facile riconoscere quale grand: importanza abbia per 
la vita intellettuale e pratica il colore passionale delle 
rappresentazioni e delle percezioni. Senza di esso la pil 
fredda indifferenza sarebbe tra l’uomo e il mondo este-. 
riore ed egli contemplerebbe passivamente le propri? rap- 
presentazioni. La nota passionale sveglia nell'uomo la più 
grande attività a raggiungere i più grandi fini nel mondo. 
subbiettivo ed obbiettivo e gli procura i più grandi piaceri 
e i più grandi dolori. 

Ma, dopo questo, l’attività passionale, anche conside— 
rata in tutte le sue immense gradazioni e neile difte- 
renze d’intensità, è sempre qualche cosa d’indeterminato. 
Quando diciamo oggetto percepito o rappresentazione di 
esso vogliamo indicare sempre qualche cosa che ha ter- 
mini, confini, limiti, molteplicità di proprietà percepibili: 
o immaginabili e pensabili, anche ammettendo che non 
In ogni grado di soggettività l’oggetto apparisca come 


«SOL 
compiuto ne!le sue note; e perciò siamo nel campo della 
«determinazione. Anche le energie logiche che sono nelle 
cose e nelle loro rappresentazioni sono qualche cosa di 
«determinato in quanto manifestano il movimento, l’ atti- 
‘vità che è in esse, una o più proprietà cioè che si mani- 
festano, sì rivelano, estrinsecandosi. 

Ma i fa*ti passionali sono qualche cosa di puramente 
subbisttivo e non abbiamo noi un mezzo per fissarli e 
misurarli percettiramente. Le cose per 3} stesse, siano 
zanche le opere d’arte, non hanno alcun movimento pas- 
sionale, il soggetto si commuove e s’interessa per esse e 
ne gode o soffre; ma questo stato commotivo e passio- 
nale è circoscritto all'energia soggettiva ed è una crea- 
zione tutta propria del soggsatto. Di questa sua attività 
nulla può il soggetto comunicare alle opere naturali od 
artistiche, le quali rimangono perfettamente inerti ed in- 
comunicabili e sono inconsapevoli dei moti interiori che 
possono destare in chi li contempla e perciò non in tutti 
i soggetti destano gli stessi moti, riuscendo indi terenti 
per alcuni. 

Perchè indeterininati questi moti dell’animo, variano 
d’indi:iduo ad individuo, variano per variare di con- 
dizioni soggettive, per variare di età, di stagioni, di luoghi, 
di climi, per variare di condizioni organiche ; onde non è 
possibile fissarli in certi stati particolari ed applicarli 
come talia molti. È vero nondimeno che nelle varie lingue 
si possiede una nomenclatura speciale di una moltepli- 
cità di stati psichici, ciò che a prima giunta ci può far 
credere che essi sino determinabili e distinti gli uni dagli 
altri nella loro serie; ma, se si riflette, si osserva che essì 
sonostati determinati si, ma indeterminatamente. Giacchè 


_ 2929 


i poeti sopra tutto che hanno meglio scrutato e studiato- 
questa attività interiore dell’anîina e che sf sono sforzatr 
di riprodurla con la parola, confessano di non poter maî 
pienamente riprodurre o comunicare agli altri ? loro go-- 
dimenti e i loro dolori. E nessun poeta che abbia fatto 
per obbietto dell’arte sua le proprie passioni dovrebbe 
confessare di essere perfettamente riuscito a tradurle con 
le parole psicologiche del comune linguaggio poetico ; al- 
l’istesso modo che noi non possiamo essere sicuri che,. 
quando leggiamo un’opera poetica nella quale l'artista ha 
voluto riprodurre i moti e le lotte del suo. animo, noi 
possiamo riuscire, attraverso alle parole che eglì ha usato,. 
di provare i medesimi dolori o i medesimi godìmenti nello 
stesso grado e nella stessa intensità che furono provati 
dall'artista, quantunqu: non si debba sconoscere che una 
certa comunicazione dei suoi moti interrori avvenga nel— 
l’animo del lettore. 

Vi è dunque nell’anima dell’uomo qualche cosa che non 
è perfettamente comunicabile agli altri, per quanto grande 
sia l’arte del poeta; e questa è il mondo della passiona- 
lità; ma può essere meglio comunicabile # mondo delle 
rappresentazioni nelle loro energie quande vi è un’ade- 
guata perizia nell’artista Si potrebbe meglio dire: le 
rappresentazioni possono estrinsecarsi determinatamente,. 
mentre i moti interiorì si estrinsecano indeterminatamente. 

Ma, considerato nel suo organismo, questo così com—- 
plesso mondo interno dell’uomo deve estrinsecarsi ; giacchè, 
sopra tutto nella vita psichica, non vi è fatto interno che, 
presto o tardi, consapevolmente o inconsapevolmente per 
l'ente psichico, non si traduca in esterno ; ed ha vie mol- 
teplic per estrinsecarsi, come molteplici sono gli aspetti 


Pe e 
di esso. Ino!tre, nella sua più grande perfezione, esso è 
il risultato di una storia educativa ; però la sua manite- 
stazione non si ha solamente quando esso ha raggiunto 
l’ultimo termine della sua storia, ma si comincia ad a- 
vere dal suo primo formarsi ed è più o meno cumplessa 
secondo il grado della sua formazione. 

È stato detto che la vita interiore risulta dal processo 
delle rappresentazioni, delle energie logiche e dele pas- 
sionali. Questi tre elementi d’ordinario progrediscono e si 
complicano fra di loro armonicamente ; ina quelli fra que- 
sti tre elementi che hanno più qualche cosa di determi- 
nato o che si determinano progressivamente sono ultimi 
a prodursi e a mani:estarsi; ed anche qui è una gradua- 
zione ; giacchè cio che diciamo determinato nel principiv 
della sua storia si determina indeterminatament? o cio che 
può essere determinato per molte vie si determina per 
una sola. All'incontro quei fatti interiori che sono per sè 
stessi qualche cosa d’indeterminato, come i passionali, 
per quanto possano essere inscindibili dai determinati, 
sono primi a mani:estarsi ed hanno vie particolari a ciò. 

Se vi è qualche periodo nella storia dell’individuo in 
cui tutta la vita di estrinsecazione è di fatti interiori indeter- 
minati, nelle epoche ulteriori, quando si estrinsecano 1 
fatti interiori determinati, possono i primi unirsi a_ que- 
sti e comunicar loro una nuova energia. Così tra tutti i 
movimenti centrifughi che sono fatti di estrinsecazione 
psichica ve ne sono alcuni che esprimono i moti interiori 
in varie loro forme. Fra questi il primitivo e il tondu- 
mentale è il grido che è l’espressione di una sensazione 
dolorosa o piacevole violenta ovvero di una percezione 
che turba o minaccia di turbare lo stato di ordinario bu- 


nessere o di una percezione che da uno stato di males- 
sere riconduce o promette di ricondurre ad uno stato di 
benessere ; ovvero di una rappresentazione dolorosa che 
entra bruscamente nel campo della coscienza quando il 
soggetto si trova in uno stato di relativa tranquillità 0, 
viceversa, di una rappresentazione piacevole di stati già 
provati o ancora da provare prossimamente. 

Il grido perciò, in tutti i suoi gradi e nelle sue varie 
forme, è di tutte le età dell’uomo in qualsiasi periodo del 
suo sviluppo mentale ed occupa gran parte delle espres- 
sioni degli stati interiori di un gran numero di mammi- 
feri e di uccelli Poichè nel grido al movimento ritlesso 
respiratorio si unisce la voce che è la vibrazione delle 
corde vocali non siamo più nel puro campo fisiologico 
ma nel psicologico: è un’attività nuova che si unisce alla 
respiratoria. Perciò se nel grido abbiamo una inspirazione 
od una espirazione, che è più frequente, con passaggio 
dell’aria attraverso il forame laringeo, ristretto pel sol- 
Jevamento delle corde vocali le quali sono così messe in 
vibrazione da essa, come le corde del violino dall’arco, 
abbiamo la manifestazione di un ‘atto interiore. 

Ma se il grido è l’espressione di fatti che violentemente 
si producono nell’animo, i movimenti interiori più tran- 
quilli si esprimono per mezzo di vibrazioni più calme 
delle corde, come si esprimono ancora movimenti più ele- 
vati di piacere o di dolore per mezzo del canto che negli 
uccelli, per le speciali condizioni del loro organismo, può 
assumere forme graziose e complesse e che nell'uomo puo 
elevarsi ad una forma artistica, divenendo musica, ed espri- 
mere moti interiori delicati e vari. 

D'altra parte i movimenti dell'organismo negli animali 


NR) 

‘e nell'uomo manifestano .ancora gli stati interiori nelle 
Joro gradazioni ed intensità, come avviene in un modo parti- 
«colare ancora per mezzo delle espressioni del volto. 

Si ha poi nell’uomo il pianto ed il riso, che sono espres- 
sioni più speciali di stati interiori piacevoli o dolorosi e 
che implicano insieme movimenti respiratori, vocali e del 
volto. Il bambino che non ancora è giunto a determinare 
qualche cosa del suo mondo circostante esprime col pianto 
e col riso gli stati indeterminati dell'animo suo, le sue 
sofferenze organiche o il suo stato di soddisfazione. Anche 
l’uomo che per morbi o vecchiezza ha perduto le facol:à 
del linguaggio determinato che richiede un lavoro psico- 
logico complesso e difficile, esprime col pianto e col riso 
la sua vita interiore come i suoi rapporti col mondo e- 
steriore. 

Vi è poi il sospiro che è un atto respiratorio profondo 
che può essere accompagnato da vibrazione delle corde 
e si ha quando stati passionali gravi e dolorosi occupano 
l’anima. In tali casi il movimento psicologico moleco- 
lare è lento e perci) anche gli atti respiratori. Questo 
stato avendo la tendenza ad aggravarsi per il poco ossi- 
geno che affluisce al cervello, le energie più attive del- 
l’anima si sforzano di risollevarsi per mezzo di tali atti 
respiratori. 

Così gli stati psicologici indeterminati si estrinsecano 
prima e più facilmente de’ determinati, ciò che avviene 
quando si vogliono indicare oggetti che si percepiscono 
o si vogliono comunicare ad altri rappresentazioni di og- 
getti percepiti. Se si vogliono indicare oggetti presenti 
basta fare un gesto e il gestire in generale può servire 
per indicare anche stati interiori dell'animo e qualche 


— 26 — 

volta oggetti lontani o fa'‘ti passati. In tal modo il gesto 
apparisce come una forma di passaggio dalle espressioni. 
interiori alle rappresentative di cose esteriori. 

Quando si tratta di dovere rendere ad altri rappresen 
tazioni di oggetti lontani e complicati o di avvenimenti 
passati e complessi, allora sarà necessario di riprodurre 
con immagini materiali gli oggetti, prima origine del-. 
l’arte; ma essendo questo un lavoro molto lungo e dif- 
ficile, si tenta di riprodurre, imitandola, la vibrazione 
degli oggetti, prima origine della loquela. Come ogni 
attività umana, la loquela o il linguaggio parlato ha la 
sua storia, come nell’umanità, così nell’indivi luo. Per 
meglio intenderla in quest’ultimo bisogna intenderla prima 
in quella. | 


IV. — LA PREISTORIA DEI LINGUAGGIO. 


Col linguaggio entriamo nella sfera di estrinsecaziona 
dei fatti psicologici determinati interiori; e tra tutte le 
attività centrifughe è la più complessa e la più maravi- 
gliosa, sia che si consideri dal punto di vista fisiologico 
che dal psicologico e logico: è un argomento intricato e 
difficile, soprattutto se si voglia studiare nella sua storta; 
giacch> il linguaggio, come ogni attività psicologica, come 
ogni fatto della nasura e del'o spirito, ha avuto la sua 
storia, il suo sviluppo, così in ciascun popolo come ne!- 
l'umanità in generale; esso non è sempre stato quale lo 
riscontriamo nelle nazioni civili. 

Nel senso più largo noi crediamo poter definire il lin-- 
guaggio per quella funzione psichica mediante la quale 


BEER, Ger 

con segni, voci o parole più o meno comp'icate l’uomo - 
esprime gii stati interni dell'animo, i suoi timori, le sue: 
speranze, i suoi desiderii, le sue rappresentazioni, i suoi 

concetti o tutta una tela di rappresentazioni e di con-- 
cetti. Se ciò è vero, poichè ogni attività centrifuga esprime. 
lo stato interno quale si sia della psiche, e vi sono via 
che esprimono stati interni determinati ma inferiori, il 

linguaggio rappresenta una specializzazione funzionale 

tra una serie di fatti, che perciò acquista maggior pre— 
cisione e perfezione ; perchè esso esprime quel che il canto,. 
il riso, il gesto, l'atteggiamento del volto o qualsiasi altro 

movimento non possono esprimere, quantunque riceva. 
dagli altri movimenti maggior forza e vigore, all’istesso. 
modo che dà a quelli un più-alto significato. 

Benchè questa funzione nella sua forma più concreta. 
sia proprietà esclusiva dell’uomo, pure è indubitato che. 
si trovino i primi rudimenti di essa negli animali inferi .ri. 
Coloro che hanno studiato i costumi di questi animali: 
privi di organi fonici hanno osservato come essi, quando. 
sono in rapporto od in società fra di loro, facciano fa-. 
cilmente dedurre all’osservatore che abbiano alcune vie. 
speciali per comunicarsi i loro bisogni, come per appa-- 
garli, per fuggire alcuni pericoli, come per prestarsì scam- 
bievole aiuto. i 

Negli animali superiori si cominciano a manifestare 
gli stati psichici determinati per mezzo degli organi del 
respiro (che, all’istesso modo del cuore, sono stretta-- 
mente legati, mediante speciali nervi, al gran centro del' 
sistema psico nervoso ; e ad ogni avvenimento psichico,. 
di qualunque grado sia, corrisponde una modifica: ione 
nel ritmo cardiaco e respiratorio). Perciò nella ispirazione: 


n Ola 

“e nella espirazione si deve cercare il primo . passo del 
linguaggio. Così una ispirazione od una espirazione vio- 
lenta, risultato di una emozione profonda, fa avvertire 
-&lcuni rumori; come. mediante alcune contrazioni dei 
muscoli esterni ed interni del laringe, onde le corde vocali 
vengono sollevate, della lingua, dei muscoli, del'e ma- 
‘scelle, de'le labbra, i primitivi rumori respiratori subiscono 
una modificazione, acquistando miglior qualità e maggior 
‘quantità di vibrazioni, per cui divengono suoni o voci. 

È da notare però che gli animali superiori con pochi 
‘speciali rumori o suoni o con varie gradazioni di uno 
stesso suono son costre:ti ad esprimere tutte le varietà 
-dei loro stati psishici indeterminati, quantunque alcune 
specie di uccelli, a preferenza dei mammi‘eri, per le 
condizioni particolari del loro apparato respiratorio, es- 
sendo dotati di forti muscoli pettorali e di speciali tasche 
.aeree, per cui possono fare protonde inspirazioni ed espi- 
razioni, ed essendo dotati di una lingua esile (proprio il 
contrario dei mammiferi) che si presta ad una varietà di 
movimenti, possano compiere una serie meravigliosa di 
note. 

Dagli animali non si va d’un salto agli uomini nei quali 
si ha un linguaggio perfetto. Anche ai nostri tempi si 
trovano alcune tribù nomadi nell’Oceania, nell’A ffrica me- 
ridionale e nell’America del sud, che fanno vedere sola- 
mente un limi:ato progresso relativamente agli animali 
circa al modo di esprimersi per le vie foniche ; il con- 
‘tenuto però del linguaggio è differente. E se, al presente 
si fa uno studio comparativo tra i linguaggi di tutti i po- 
poli della terra, sarà facile scorgere in essi un progres- 
sivo e graduato complicarsi e specializzarsi del rumori e 


OG 

delle voci più elementari comuni agli animali fino a che. 
non sì raggiungano le lingue più complesse dei popoliì 
civili. Si ha insomma nello spazio i vari gradi di ciò che 
è avvenuto nel tempo mediante un lungo ed elevato svi- 
luppo di queste facoltà dell’uomo. 

Il linguaggio entra nella storia e può fornire materia. 
di studio quando gli elementi che lo costituiscono si con- 
servano, sia vivi che simboleggiati, nella memoria degli 
uomini o in segni esteriori. E se lo studio storico de? 
vari linguaggi ci dà un progressivo complicarsi ed or- 
ganizzarsi di voci e di parole primitive, bisogna stabilire. 
una linea di qua dalla quale entra il linguaggio storico 
propriamente detto e di la dalla quale si ha la sua prei- 
storia, che è in generale il formarsi di tutte le condizioni 
che preparano un avvenimento nella sua forma primitiva. 
Trattandosi del linguaggio umano la sua preistoria è 
rappresentata da una serie di sforzi, dei quali non si 
conserva memoria, che gli uomini han dovuto fare per 
addurre il linguaggio storico o pure in una serie di forme 
rudimentali e indeterminate che lo hanno precorso. Es- 
sendo la preistoria del linguaggio il presupposto della 
storia di esso, la quale se ne puo dire una continuazione 
ed uno svolgimento, è necessario ammettere che ambedue 
procedano da un solo principio per quanto complesso sia. 

Ma se, volendo considerare i linguaggi storicamente si 
ha una materia di studio nei documenti vivi o signifi- 
cati, ciò non si ha per la preistoria la quale d’altro canto 
non potrà essere conosciuta ; perchè di essa nessuna me- 
moria o documento esiste; giacchè se esistessero, questi 
entrerebbero nella storia: ciò dovrebbe fare perdere la 
speranza di conoscere la preistoria del linguaggio. 


Aa 
Ma è questo un argomento che bisogna affrontare per 
. îintenderlo, sia retrocedendo dalla storia alla: preistoria 
‘ed applicando a questa le stesse leggi della storia del 
linguaggio, semplificandole ancor più e riducendole alla 
forma fondamentale, e sia facendo, aiutati dalla psicologia 
e dalla logica, un trasferimento di attività; applicando 
cioè ad un’epoca della vita umana in cui il linguaggio 
non esisteva, quei tentativi che il bambino fa per par- 
lare, prima che egli abbia appresa questa facoltà. 

Per trattare perciò logicamente e psicologicamente la 
preistoria del linguaggio, bisogna immaginare ed ammet- 
tere un’epoca in cui il linguaggio non esisteva ; però do- 
veano esistere le condizioni organiche e fisiologiche per 
la sua produzione e gli uomini si erano per la prima 
volta uniti in comunione fra di loro; giacchè non è pos- 
sibile formarsi un concetto così della preistoria come 
della storia del linguaggio se non lo consideriamo come 
una necessità della vita comune. L'uomo solo o gli uomini 
isgregati fra di loro non haano alcun bisogno di lin- 
guaggio. 

Le basi organiche, fisiologiche e psicologiche, dell’uomo 
în quest'epoca sono perciò il presupposto più immediato 
del primo linguaggio. Oltre all’apparecchio respiratorio 
coi suoi annessi e con le sue funzioni, si richiede un cer- 
vello atto a percepire possibilmente per tutte le vie il 
mondo esteriore e a conservarne memoria ed atto ad 
essere il punto di partenza di una serie di movimenti 
centrifughi; ma non ancora atto a compiere quei movi 
menti muscolari particolari che richiede la loquela nella 
sua forma più complessa. 

In questo periodo non vi sono vie cerebrali per l'ese- 


Ra 
«cuzione del linguaggio, all’istesso modo che in tempi più 
progrediti, quando il linguaggio è già un’acquisizione di 
‘parecchie generazioni di uomini, le vie possono esservi; 
«ma la funzione della loquela, che è un fatto di educa- 
zione, non è già bella e data con esse. In questo periodo 
.sì presuppone ancora che esistano le forme dì estrinse- 
cazione inferiori alla loquela, che abbiamo indicate, come 
esiste la voce. 

Inoltre abbiamo precedentemente detto che per mezzo 
.della loquela si vogliono comunicare ad altri, immedia- 
tamente, per le vie più brevi, le rappresentazioni di 0g- 
getti lontani e non riproducendone le immagini visive. 
In questo caso la più facile a riprodurre e a imitare delle 
qualità degli oggetti naturali è il loro movimento vi- 
bratorio ; ed in ciò l’uomo ha due grandi mezzi di aiuto : 
1° La propria voce che si presta per mezzo di varie mo- 
diticazioni degli organi boccali e laringei ad imitare più 
o meno perfettamente le varie vibrazioni della natura, le 
‘varie voci animali ed umane ; 2° le varie vibrazioni della 
natura medesima, le quali sono svariatissime e che pos- 
.sono dividersi e specificarsi in rumori, suoni e voci. 

Un fatto d’incontestabile verità che bisogna tenere pre- 
.sente nello studio del linguaggio è che gli uomini, come 
gli animali, così nell’origine della formazione del lin- 
guaggio come posteriormente, si studiano d’imitare e di 
assimilarsi la voce, i suoni, i rumori che odono attorno 
.a4 loro. Si sa che i fanciulli apprendono quella lingua 
speciale che si parla dal popolo e dalla famiglia, in 
mezzo a cui son cresciuti. E se ogni animale ogni uomo ha 
la sua voce particolare ed ha originariamente attinto 
nell’imitazione dei moti della natura e degli esseri do- 


_ 32- 
tati di vita la produzione della voce, crediamo di nore. 
errare dicendo che ogni cosa, ogni oggetto de'la natura 
è atto a dare vibrazioni o suoni o rumori anche essi tutti 
particolari, essendovi tra le cose differenza ed insieme 
identità di struttura e di costituzione molecolare, e che 
questa differenza di vibrazione delle cose abbia contri- 
buito ad una differenza di voce. 

Non vi sono corpi, quale che sia il loro stato, che, per-. 
cossi od urtati, non sieno atti a vibrare ed a comunicare 
all'orecchio e all'organismo dell'uomo, secondo le note 
leggi della fisica e della fisiologia (1), le loro vibrazioni. 
I corpi solidi, sia che vengano considerati come semplici 
che in mescolanza od in composizione chimica con altri 
corpi, presentano ciascuno vibrazioni particolari e ditte- 
renti da quelle degli altri; avviene lo stesso per le so-- 
stanze vegetali el ani nali. I liquidi, quando vengano a- 
gitati, dànno una varietà di vibrazioni secondo la loro 
composizione chimica. Secondo la loro quantità, come 
secondo l’altezza dalla quale cadono ed incontrano l’aria. 
od altri corpi, vibrano in modo speciale. 

Il mare dà varietà di vibrazioni secondo l’impeto col 
quale il vento e la pioggia softiano su di esso, secondo 
che si è in alto mare o nelle vicinanze del lido o tra gli 
scogli. Tutti i fiumi nel loro corso dànno anche essi va- 
rietà di vibrazioni secondo la quantità dell’acqua e i ma- 
teriali che la corrente gonfia trascina con sè, secondo 
l’indice d’inclinazione del loro letto, secondo che scor-- 
rono tra roccie, tra valli o in una pianura. Il veato si ode 


- - 


(1) V. D’'ALFONsO, Sensazioni vibraforie. — Roma, Società editrice 
Dante Alighieri. 


9 
variamente secondo che si è in una valle, in un punto ele- 
vato od in una pianura, secondo che si è tra alberi di 
mediocre o di straordinaria grandezza e secondo la strut- 
tura e le dimensioni delle loro foglie. Anche i grandi fe- 
nomeni, i grandi fatti, i grandi cataclismi della natura, 
come gli uragani, i terremoti, le frane, presentano una 
varietà di vibrazione nel loro prodursi e nel loro succe- 
dersi, in ragione della loro intensità ed estensione. 

Abbiamo ancora speciali vibrazioni delle cose secondo 
che è messa in gioco la loro attività meccanica, la fisica, 
la chimica o l’organica. Il fuoco può dare varietà di 
vibrazioni secondo la qualità e la quantità dei combu- 
stibili; così le sostanze che fermentano, l’elettricità, il mo- 
vimento delle cose, possono dare vibrazioni particolari. 
Nel mondo animale poi le vibrazioni sono molteplicissime 
e svariatissime, non solo per quelle che si possono pro- 
durre in loro in quanto sono considerati come corpi e 
per quelli che in loro si producono pel meccanismo fun- 
zionale; ma perchè vi-sono negli animali superiori or- 
gani che dànno vibrazioni particolari che costituiscono la 
voce; ed in molte specie di animali inferiori abbiamo spe- 
ciali vibrazioni rumorose e sonore per movimenti di al- 
cuni apparecchi organici, come particolarmente avviene 
in molte specie d’insetti. 

Vi è poi la voce umana la quale ha qualche cosa di 
particolare in ciascun uomo per tutta la sua vita, prin- 
cipiando dall’infanzia. Nei gridi e nelle voci di alcuni 
bambini riscontriamo un timbro tutto particolare relati- 
vamente ai gridi degli altri bambini. E ciò perchè è im- 
possibile che tutti gli organi che con la loro funzione 


contribuiscono alla formazione della voce, abbiano lo 
Fi 


coi 

stesso.grado di sviluppo”; che le corde vocali abbiano in 
tutti le medesime dimensioni, la medesima costituzione 
molecolare e perciò dieno le medesime vibrazioni ; che i 
muscoli abbiano in tutti lo stesso volume, l’istesso grado 
di contrattilità ; che le camere di risonanza abbiano in 
tutti la medesima ampiezza, come la cavità laringea, fa- 
ringea e nasale, ecc.; sicchè ogni bambino ha la sua voce 
particolare. Questa particolarità di voce, per quanto possa 
subire alcuni mutamenti in ragione dell’età e del genere 
di vita, si ha, finchè si vive, per ogni uomo. Sicchè pare 
riesca impossibile trovare due uomini che abbiano iden- 
tico timbro di voce. 

È degno di osservazione che tra tutte le qualità e pro- 
prietà degli oggetti che si percepiscono la nota vibrato- 
ria è quella che lascia di sè l immagine più viva nel sog- 
getto, soprattutto quando sì tratta di voci di animali; 
mentre la ricordanza delle altre proprietà dell'oggetto 
tende ad affievolirsi ed a sparire. La voce dell’uomo poi, 
massime se è stata udita parecchie volte ed ha esercitato 
una grande azione su di noi, ci lascia una viva ricor- 
danza di sè, che sì conserva anche dopo parecchi anni. 
Si può ricordare con grande precisione, anche dopo venti 
anni, la voce di un attore che ci abbia fortemente im- 
pressionato nella rappresentazione di qualche opera dram- 
matica. Vari poeti hanno intravisto la memorabilità della 
voce umana e ne hanno tenuto conto nelle loro opere. 

In tempi dunque in cui il linguaggio umano parlato 
non ancora esisteva vi era il linguaggio della natura; e, 
come quando il linguaggio è già formato, il fanciullo che 
compie bene le sue attività percettive, specialmente l’a- 
custica, ode bene e conserva l’immagine fonica delle pa- 


= 95: 

role, sforzandosi di renderla con gli organi della loquela 
come l’ha ricevuta, deve avvenire lo stesso quando esso 
non è ancora formato. L'uomo cioè fa suoi i rumori, le 
mille voci della natura; e quando vuole comunicare ad 
altri che si trovano nelle sue identiche condizioni psi- 
cologiche la rappresentazione di una cosa lontana che ha 
una vibrazione particolare, sì sforza d’imitar questa. 

Non altrimenti fa il bambino quando, pure vivendo nel 
mondo delle parole, egli è estraneo al loro significato: 
‘egli, volendo indicare un oggetto che ha una vibrazione 
particolare o un animale che ha una data voce, si sforza 
.d’imitare quel rumore o quella voce. La natura è stata 
«così la prima maestra del linguaggio all’uomo. 

Ma, essendo ciascuna regione della superficie terrestre 
‘variamente formata relativamente alle altre, per mon- 
tagne, per valli, per fiumi, avendo ciascuna una varietà 
speciale di alberi, di animali, per la varietà dei climi, 
dello stato del suolo, ecc. si debbono in ciascuna di esse 
avere vibrazioni particolari. Anche questa grande varietà 
dei grandi rumori della natura, che vengono imitati dagli 
uomini primitivi, contribuisce sempre a rendere più varia 
la loro voce. i 

Gli stati psichici, come le emozioni, le commozioni, i 
‘sentimenti, gli appetiti, gli stati passionali, creano negli 
vomini una disposizione speciale a percepire con più o 
meno di vivacità alcuni dati suoni o rumori ed a ripro- 
durli ancora con più spiccata particolarità ; perchè me- 
diante questi stati psichici e secondo il loro grado si ac- 
centuano e si affievoliscono alcuni rumori o voci, che si 
emettono. Sicchè, se ogni uomo ha suoni particolari per 
l’indicazione delle cose che lo circondano, segue che cia- 


— 30 — 
scuno deve avere originariamente un modo a sè di espri— 
mersi tutto differente da quello degli altri. 

E pure, se non fosse che così, oltre che sarebbe inutile: 
l’esprimersi, sarebbe anche impossibile l’intendersi. L’in- 
tendersi fra gli uomini, che è il fine del linguaggio, al- 
lora solo è possibile quando quel dato suono o rumore 0 
quel sistema di suoni o di rumori è riconosciuto, se non 
da tutti, almeno da un numero, per quanto ristretto sia, 
d individui, come l’espressione di quella cosa o di quel 
dato stato psichico o di quel sistema ed intreccio di av— 
venimenti e di cose ; e perciò è qualche cosa di comune, 
di universale, senza di che sarebbe una funzione isolata 
e vacua. | 

Ma dopo una serie di tentativi e di sforzi che alcuni 
hanno dovuto fare per comunicare integralmente le loro 
rappresentazioni agli altri e questi per intenderli, si è 
dovuto riuscire all'intento: si è dovuta trovare e ricor— 
dare da un gruppo d’individui una forma di vibrazione 
che fosse l’unità della vibrazione della cosa e di quella. 
della voce dell’ uomo, connessa a quella della cosa. 
Così dovette avvenire per molte forme di vibrazioni spe— 
ciali rispondenti a cose. Si ebbe così la parola la quale 
nel suo significato primitivo è quella vibrazione determi— 
nata e riconosciuta almeno da parecchi uomini, che si ha 
per mezzo degli organi vocali, che si connette a una data 
cosa e che ne rappresenta il segno o l'indicazione fonica, 
di modo che l’esecuzione della parola richiami la cosa; 
senza di che essa non sarebbe parola ma pura vibrazione. 
L'espressione degli stati passionali interiori non sono pa— 
role; perchè non esprimono nulla di determinato nel 
mondo esteriore. Convivendo un gruppo di uomini insieme, 


ia 
dovette necessariamente prodursi un certo numero di parole. 

Ma le parole hanno una storia; e, se nel loro primo 
prodursi, sono, è vero, qualche cosa di determinato, ma di 
semplicissimo e quasi d’individuale, col tempo sì deter- 
minano e complicano sempre più. 

Però se noi vogliamo fare la preistoria e la storia del 
linguaggio indipendentemente dalla storia delle altre e- 
nergie che costituiscono la vita sociale, non riusciremo 
ad intenderla; giacchè in un organismo così complesso, 
che ha aspetti così molteplici, come nessuno di questi 
può essere conosciuto se non è messo in connessione con 
gli altri aspetti, avviene così della storia di ciascuno di 
essi. La preistoria e la storia del linguaggio si connet- 
tono dunque con tutta la preistoria e la storia dell’u- 
manità in tutti i suoi aspetti e gradi. 

Ora, dato una volta un complesso di parole determi- 
nate in un piccolo agglomeramento di uomini, bisogna 
ammettere che questo non avrebbe potuto sussistere se 
non avesse avuto un'attività economica ; nè possiamo dire 
che a questo primo aggruppamento di uomini si deve fare 
rimontare il primo nucleo della preistoria come della 
storia dell’umanità ; nè che esso sia stato sempre fisso in 
un punto. La logica della storia dell’economia ci obbliga 
ad ammettere che i primi uomini, ignari dell’arte di pro- 
durre i beri necessari per vivere (e ciò solo avrebbe po- 
tuto obbligarit a fissarsi in un luogo al quale si fossero 
affezionati ; perchè offriva loro minori disagi alla vita), 
doveano vivere esclusivamente dei prodotti della natura, 
animali e alcune piante delle quali l’esperienza avea in- 
segnato che gli uomini potessero nutrirsi. E, poichè questi 
beni non sono abbondanti ed inesauribili in tutti i punti 


Et CORNI 


della superficie della terra, anzi, perchè venivano cercati 
e consumati, doveano divenire sempre più rari, gli uo— 
mini, piuttosto che sottomettersi a morire per mancanza. 


di cibo, dovettero spingersi ad andare in cerca di esso 
ovunque si trovasse. Nè si deve ammettere che a queste 
faticose imprese i primi uomini si accingessero tutti 
compatti fra di loro, poichè, anche se il risultato della 
conquista fosse stato certo, dovea di sicuro prodursz 
una lotta fra di loro per la divisione della preda; onde. 
un certo numero di uomini doveano rimanerne privì.. 

È più logico perciò ammettere che, per andare in cerca. 
del cibo e per conservarsi, dovessero gli uomini dividersi 
in gruppi e sottogruppi, seguendo ciascuno la propria via. 
e allontanandosi sempre più dagli altri. In questo periodo 
della vita umana gli uomini furono perciò costretti ad 
una grande mobilità e spinti ad avventure pericolose e- 
spesso fat ili, onde la luro attività percettiva e pratica, 
per la continua esperienza che delle cose e sulle cose 
doveano fare, diventava sempre più fine ed esperta. Ciascun 
gruppo doveano adoperare, per le necessità della vita un 
certo numero di parole; ora, anche ammettendo che 
questi gruppi derivassero da un disgregamento del primo 
nucleo di uomini, il quale avea già conquistato il suo 
linguaggio, non si può ammettere che i sottogruppi con— 
servassero integralmente il linguaggio del gruppo primi— 
tivo. E ciò perchè le condizioni naturali esteriori non 
essendo pei vari gruppi le medesime del gruppo primitivo, 
doveano gl’individui avvertire nuove varietà di vibrazioni 
della natura e perciò nuove forme di vibrazioni da imi- 
tare; se a ciò si aggiunge la varietà della voce nei varì 
uomini, si vede la necessità di dover ammettere che ì 


— 99 - 
vari gruppi disgregantisi continuamente fra di loro assu- 
messero nuove forme di linguaggio. 

Ma vi è un altro fatto che ci obbliga ad ammettere 
ciò. Come ogni altra attività psichica che ha una storia, 
quella del linguaggio va soggetta a continui mutamenti 
progressivi quando concorrano tutte le condizioni neces- 
sarie; ma, se alcune di esse mancano nel principio della 
sua formazione ovvero quando si è în cammino, vi può 
essere non solo un arresto nel suo miglioramento ma. 
anche un regres:0. Questo principio domina così la pre- 
istoria come la storia del linguaggio, così l’individuo come 
la vita sociale. 

Inoltre, anche anunettendo che il mutare delle condi- 
zioni esterne non induca un progresso od un regresso 
nello sviluppo del linguaggio, esso esercita però sempre 
un’azione a far mutare la vibrazione fonica e l'esecuzione 
delle parole e la forma di esse riconosciute come parole ; 
tende così a fare acquistare un nuovo linguaggio. Anche 
le condizioni psicologiche di colui che parla tendono a 
mutare continuamente ; egli cioè tende a dimenticare la 
forma fonica o pure la cosa a cui quella si connette 0’i 
movimenti che si debbono fare per comunicarla agli 
altri: queste tendenze debbono indurre sempre un muta— 
mento nell'esecuzione del linguaggio, che può essere anche 
favorito dal mutare delle condizioni psicologiche degli 
altri uomini che ci costringono più o meno ad eseguire 
certe date parole. 

Così il linguaggio preistorico non potè avere forme 
stabili, all’istesso modo che nè anco le prime famigli? e 
i primi gruppi di uomini eran fissi in particolari siti. Del 
linguaggio di questo primo stadio di vita umana indeter- 


— 40 — 


minata nessuna traccia dovea rimanere, venendo tutta 
l’attività occupata da interessi poveramente egoistici e 
dai bisogni più immediati della vita, che non lasciano 
tracce durature; perchè si può dire che allora non si 
viva che nel presente e pel presente. Rimane nella me- 
moria degli uomini solo ciò che ha un valore costante, 
universale e sociale. 

Così si ha ragione ad opinare che nei primordi della 
vita del linguaggio dovettero esservi speciali gruppi di 
rumori, di voci e di parole perspeciali gruppi di uomini 
e di famiglie e che questa specie di linguaggio rudimen- 
tale, non esprimente da prima che la rappresentazione 
arbitraria ed egoistica della cosa, dovette subire alcune 
metamorfosi in ragione del vario dirimersi e del nuovo 
aggrupparsi dei vari gruppi di uomini e di famiglie e 
che allora solo acquistò un valore stabile ed universale, 
divenne cioè parole e sistema di parole, quando si co- 
minciò ad usarlo ed a 1iconoscerlo da un numero grande 
d’indivi lui siccome esprimente quel che vi ha di uniforme 
e di costante nelle cose. 


V. — LA STORIA DEL LINGUAGGIO. 


Più tardi, quando un maggior numero di uomini si. 
strinsero in rapporti fra di loro e furono animati dal fine 
comune di aiutarsi nel superare le difficoltà per la vita, 
onde si vide il grande vantaggio del lavoro collettivo, 
questo fatto ebbe una grande importanza per quegli 
uomini e pei primordi dell’umanità in genere. Fu allora 
necessaria la dimora fissa in un luogo, ciò che dovea 


— 41 — 


diminuire loro i disagi e le incertezze del domani. Si 
preferì di dimorare presso le rive dei fiumi, dei laghi e 
del mare, che offrivano certi vantaggi. 

Risoluto il problema dell’esistenza nell’oggi, fu reso 
possibile il tentativo di produrre pel domani, allora sì 
principiò ad allevare il bestiame ed a coltivare la terra, 
prendendo insegnamento, come potevano, dalla natura. 
Allora fu reso maggiore il bisogno di esprimersi e d’in- 
tendersi in un più largo ambito e nacque nell'uomo il 
desiderio di ben provvedere al suo avvenire, a quello 
della tribù o della piccola società ed a ricordare la vita 
passata per trarne insegnamento per l’avvenire; fu reso 
ancora necessario il tradurre in segni materiali, e perciò 
più memorabili, irumori e le voci di espressione : prima 
origine della scrittura e della lettura. 

Ma, anche in questo caso, quando non si trattava di do- 
vere riprodurre l’immagine sensibile delle cose, ma di u- 
sare segni più o meno facili ad eseguire e da connettere 
alle parole, ciascuno dovette significare da principio in 
modo aftatto arbitrario ed inintelligibile agli altri le pro- 
prie rappresentazioni ; e solo posteriormente per mezzo di 
accordi alcuni segni furono ricunosciuti da parecchi sic- 
come esprimenti alcune date rappresentazioni. Sì sta- 
bilirono così tanti segni per quante erano le parole in uso. 

Però un cosiffatto costituirsi della società primitiva 
non avvenne per un aggruppamento solo, in un solo sito, 
di uomini e di famiglie. Dato invece il continuo dirimersi 
e disgregarsi degli uomini preistorici, bisogna ammettere 
che sia dovuto avvenire, isolatamente, in vari punti della 
superficie della terra; e per ciascuna piccola società 
dovettero stabilirsi speciali segni di scrittura e di lettura. 


BOO, O er 


Queste società col vivere a lungo in un sito andarono 
incontro ad alcuni disagi per lo sfruttamento del terreno 
non ancora coltivato secondo le leggi naturali o per la 
distruzione degli animali boschivi o infine perchè il loro 
sviluppo sociale dovea far loro avvertire nuovi bisogni o 
per dar nuove esplicazioni alle loro energie. Nacque 
perciò in loro o in parecchi di essi il bisogno di avvici- 
narsi ad altre società, sia per offrire a queste i prodotti 
particolari del loro suolo e della loro industria e rice- 
verne altri; sia per offrire loro le proprie energie orga- 
niche dalle quali volevano trarre un profitto. L’avvici- 
namento e poi la reciproca compenetrazione degli animi 
avvenne per via pacifica o per la violenza e la forza, onde 
la società sopravvegnente sottomise a sè l’indigena. 
Questi movimenti d’emigrazione e d’immigrazione, di con- 
quiste, raggiunte con la violenza o con la calma e l’astuzia, 
furono più frequenti nei primordi della storia; poichè 
in quei tempi non tutti i bisogni individuali e sociali 
dell’uomo potevano essere sollecitamente soddisfatti, quan- 
tunque fosse stato prepotente in lui il desiderio di sod- 
disfarli. E poichè ogni gruppo sociale migrante, come avea 
un complesso di parole, così poteva avere un complesso 
di segni a quelle corrispondenti, avvenendo lo stesso per 
la società che subiva l'immigrazione o il dominio, con la 
mescolanza degli uomini dovette ancora avvenire una me- 
scolanza di differenti linguaggi parlati e scritti. In questo 
caso il gruppo sociale più potente dovea esercitare il suo 
dominio sul popolo nuovo arrivato o sul debole ; era neces- 
sario perciò che gl'imponesse anche il proprio linguaggio 
e la propria scrittura, altrimenti non sarebbe stata possibile 
la comunicazione degli animi, prima condizione al vivere 


23 49; 

sociale. Ma si deve anche ammettere che il popolo vinto 
o il nuovo abbia in parte contribuito a modificare il lin- 
guaggio dell’altro, non potendosi ammettere che esso 
si fosse potuto così facilmente e presto privare del suo. 
linguaggio abituale e l’altro non ne avesse subìta alcuna. 
modificazione. 

Così, come la parola, anche i segni di scrittura e di 
lettura dovettero subire molteplici metamorfosi in ragione 
del vario congregarsi e disgregarsi degli uomipi, in ra- 
gione dei vari influssi che quelle società esercitarono fra. 
di loro. E quando in mezzo alla vita indeterminata delle 
società primitive sorse un popolo energico e forte che 
acquistò di sè una coscienza superiore a quella degli altri 
popoli che si sforzò di soggiogare e di dominare ed im- 
pose loro i suoi costumi, le sue credenze, fu quello il 
primo popolo veramente storico e allora il linguaggio di 
esso, con quel dato sistema di scrittura e di lettura, fu 
imposto ai vinti ed ammesso e riconosciuto da questi. 

Ma un popolo che sappia esercitare il suo dominio è 
destinato a vivere e a perpetuarsi. È necessario allora 
che esso diventi qualche cosa di organico, che abbia un 
ordinamento interno, che abbia leggi ed istituzioni. Un 
popolo così costituito è costretto a conservare ed a co!- 
tivare il proprio linguaggio e la propria scrittura, dando 
un valore determinato alle proprie parole; perchè solo 
così è possibile il governo che deve implicare la stabilità. 
delle leggi e dell» istituzioni alle quali deve perciò con- 
nettersi un linguaggio determinato e fisso, altrimenti quel 
popolo ricadrebbe, come, malgrado ciò, tende sempre a 
ricadere, allo stato primitivo di disgregamento. 

In un popolo che vive e dura il linguaggio deve non 


ce: Afei 

solo fissarsi ma le parole di cui consta debbono molti- 
plicarsi. E ciò non può non ammettersi se si considera 
che una società che vive non può non compiere, per 
mezzo degli individui che la costituiscono, un’attività 
psicologica scrutativa e conoscitiva sulla natura circostante. 
Questa che da principio apparisce come qualche cosa di 
molto semplice, come un tutto a sè, in ragionè che più 
sì esercita l’attività umana sopra di essa, apparisce distinta 
in una molteplicità di gradi o di oggetti i quali alla loro 
volta da prima appariscono indeterminati nelle molte 
proprietà di cui risultano e, progressivamente, appariscono 
sempre più determinati. Tale è stato il movimento della 
conoscenza dai primordi della storia sino ai nostri tempi 
e non si è peranco arrestato. Di nessun oggetto si può 
dire che esso sia stato così studiato ed analizzato in 
tutte le sue note, in tutti i suoi rapporti, che un ulteriore 
studio nulla di nuovo potrebbe darci. 

Quantunque questo processo di scrutazione e di cono- 
scenza sì sia eseguito sopra ogni cosa, pure non tutti i 
popoli hanno all’istesso modo fatte le loro conquiste in 
ogni ramo della realtà ; giacchè alcuni hanno scrutato un 
ramo ed hanno lasciato intatto un altro di essa e, conse- 
guentemente, il linguaggio si è più arricchito in quella 
regione della natura che non in un’altra. Inoltre è avve- 
nuto nella storia che, come gli uomini hanno fatto un 
progresso nel campo della conoscenza, si sono ingegnati 
di servirsi delle loro cognizioni per modificare la natura 
esteriore a loro profitto, producendo una molteplicità di 
beni e sovrapponendo così all’opera della natura una nuova 
creazione che è quella dell’arte. | 

Tutte le istituzioni sociali sono creazioni dello spirito, 


27 ne ae 


Lada 
nelle quali se la natura interviene, essa non vi è come 
puramente tale, ma rianimata da un nuovo soffio. La storia 
ci fa vedere che ogni società civile ha prodotto qualche 
cosa di particolare în un ramo delle istituzioni sociali; o 
nelle leggi o nell’industria, nel commercio, nell’arte mi- . 
litare, nelle belle arti, nella religione, nella scienza. Cor- 
rispondentemente a questo progresso nell’attività intellet- 
tuale e pratica, nuove forme particolari debbono sorgere 
che contribuiscono ad accrescere la somma delle parole 
di un popolo. 

Così quando un popolo emerge nell’arte della guerra e 
delle conquiste, come il romano ed il greco, deve anche 
creare una nomenclatura in cose militari e guerresche; 
giacchè, anche in questo caso, ogni nuova veduta, ogni 
nuova invenzione, per quanto possa sembrare poco apprez- 
zabile, pure deve essere contrassegnata dalla sua parola. 
Tale linguaggio non poteva riscontrarsi .nei popoli che, nel 
movimento storico, precedettero quelli. Ed allora il nuovo 
linguaggio potrà in prosieguo divenire patrimonio di nuovi 
popoli; perchè le conquiste di una nazione nel campo 
della conoscenza e dell’attività pratica tendono a divenire 
patrimonio ed eredità delle altre nazioni, 

Una nazione che emerga nel mondo pel suo dominio 
sul mare, ciò che non può avvenire senza la costruzione 
di vascelli di meravigliosa complicazione, come in questo 
secolo l’inglese, deve creare una nomenclatura marinaresca, 
sia per le varie parti edi vari apparecchi di cui consta un 
vascello, come per la loro funzione e per gli uomini che 
vi si addicono, nomenclatura che prima della formazione 
di quei vascelli non avea ragion d’essere e che ora deve 
essere accettata dalle altre nazioni che vogliono costruire 


— 46 


navi di quei tipi o forme, onde quelle parole inglesi deb- 
bono in massima parte essere accettate come tali dalle 
altre nazioni. 

Anche una nuova e grande religione, come il Cristia- 
nesimo, dovette formarsi un nuovo linguaggio relativa- 
mente alle antiche religioni, quantunque alcune parole 
di queste siano state conservate nella nuova religione, 
all’istesso modo che qualche cosa del contenuto delle 
prime religioni si perpétua nel contenuto delle altre. E, 
poichè la religione, sopra tutto il Cristianesimo, compe- 
netra ed informa tutti gli aspetti della vita individuale 
€ sociale, esercita la sua azione modificatrice nel linguaggio 
di tutte le istituzioni sociali. Nei Vangeli e in S. Paolo 
troviamo parole che hanno un contenuto differente da 
quello che avevano nei popoli precedenti o che non 
ancora hanno accettato il Cristianesimo, quantunque 
ie stesse parole possano prima essere state usate. E, 
poichè il Cristianesimo è stato il punto di partenza di 
un grande e lungo svolgimento artistico, teologico e 
filosofico, informato ai suoi principii, si è dovuto ancora 
produrre un linguaggio atto a rendere in tutti i loro ele- 
menti le nuove e grandi concezioni. 

Così l’attività pratica sociale e le istituzioni contribui- 
scono a fare arricchire una lingua. Ma in fondo a questo 
progresso linguistico sociale dobbiamo trovare come prin- 
cipale fattore l’attività individuale. Come avviene delle 
nazioni che non fanno un passo innanzi nel progresso 
dell’umanità se non per l’opera dei grandi uomini che 
esse nondimeno hanno creato e educato, avviene anche 
pel progredire del linguaggio sociala. Giacchè gl’individui 
in quanto vedono aspetti nuovi della natura o della vita s0- 


— 47 — 


ciale contribuiscono a formare il linguaggio ed impri- 
mono parole nuove a nuovi fatti reali che si sono sco- 
perti od escogitati. Ippocrate che fu il fondatore della 
scienza medica nell’antichità fu anche il creatore del lin- 
guaggio medico che si conserva in fondo al complesso 
linguaggio medico moderno. Cesare dette nuove determina- 
zioni ed una più grande precisione al linguaggio militare. 

Però da principio essi hanno ricevuto dalla società in 
seno alla quale sono nati e cresciuti un linguaggio che 
era patrimonio comune a molti; essi l’hanno solamente 
arricchito in quel ramo di attività nella quale hanno espli- 
cato la loro energia e, se questa riguarda immediatamente 
la vita del popolo, potranno le nuove parole divenir po- 
polari, altrimenti rimarranno sempre chiuse nella cerchia 
dei pensatori e degli studiosi. Così il linguaggio filosotico 
non è popolare come non è popolare la filosotia, mentre 
il linguaggio della religione e dell’arte potrà più fa- 
cilmente scendere sino al popolo e divenire suo patrimonio; 
perchè esse al popolo sopra tutto s’indirizzano ed in esso 
debbono trovare alimento. 

Pertanto se il linguaggio dell’arte, della filosofia, della 
storia differiscono in qualche modo fra di loro, differisce 
anche il linguaggio di un cultore di quella data branca 
di attività umana da quello di un altro. Così il linguag- 
gio di Platone differisce da quello di Aristotele e di Hegel; 
il linguaggio di Omero differisce da quello di Dante, di 
Shakespeare e di Goethe; il linguaggio di Tucidide e di 
Erodoto differisce da quello di Livio, di Tacito, di Ma- 
chiavelli. E ciò perchè ciascuno scrittore impiega nella 
realtà che studia e perciò nel linguaggio che trova e 
contribuisce a creare, quella sua attività particolare che - 


RIME (- PR 
lo spinge ad usare nuove parole o a dare un nuovo con- 
tenuto a vecchie parole o « nobilitarle o a degradarle. 

In questo modo il linguaggio di un popolo che, come 
ogni conquista dell’uomo e dell’umanità, tende a sminuire 
e a perdersi, è sostenuto dalla vita nazionale ed è mi- 
gliorato dal progresso che essa fa in ogni ramo dell’atti- 
vità umana. Il suo progresso va di pari passo col pro- 
gresso dell’umanità, all’istesso modo che il decadere di 
questa trae seco il decadere del linguaggio. Una nazione 
mantiene integralmente il suo linguaggio quando una sola 
vita ed un solo pensiero circolano in essa quando vi è, 
cioò, unità nazionale, onde tutti i cittadini hanno la 
stessa educazione, la stessa coltura, le stesse aspirazioni, 
volgono la loro attività allo stesso fine collettivo, par- 
tecipano intimamente agli avvenimenti nazionali, sono 
animati dello stesso spirito religioso, artistico, 

Quando lo spirito nazionale si affievolisce o cade, ten- 
dendo allora la lingua a degradarsi, la scuola apparisce 
come una sostituzione alla vita sociale, la quale può creare 
il culto della lingua nazionale, facendo interpretare e 
gustare i capilavori letterari, storici e politici che quella 
data nazione possiede. In questo caso la scuola può creare 
un movimento per. un nuovo risorgimento nazionale 6 
per mezzo di essa può la lingua durare e vivere anche 
quando le istituzioni che la formarono e la sostennero 
son decadute; ma se in quei casi la scuola manca, tutto 
va in rovina. 

Nella scuola va incluso anche il culto per l’arte, quando 
questa non rappresenti il punto saliente della vita na- 
zionale, come avvenne in Grecia la quale dovette la popo- 
larità di quella meravigliosa lingua primieramente al 


sas: 495 


culto per Omero i cui canti, artistici e religiosi insieme, 
venivano imparati a memoria e ripetuti e cantati da tutto 
il popolo. La religione ha anche essa una grande potenza 
a mantenere in vita una lingua, quando ogni altra isti- 
tuzione sia perita in una nazione; perchè essa, tendendo 
a ditondere un complesso organico di principii e di mas- 
sime a tutto un popolo, in modo che tutti gl’individut 
vengano illuminati e spinti all’azione da essa (e già la 
religione esercita la sua azione in tutti i fatti della vita, 
onde il linguaggio religioso penetra in ogni cosa), deve 
tenere percio vivo il culto per la lingua nazionale. Quando 
queste condizioni mancano la lingua si discioglie, soprat- 
tutto se quella nazione continua ad essere il centro d’im- 
migrazione di altri popoli, come avvenne dell’Impero Ro- 
mano dopo la sua caduta, in cui, con la invasione dei 
barbari, quando la scuola mancava, nuovi linguaggi 
e nuovi costumi penetrarono che dovettero atfrettare la 
disorganizzazione di quela lingua in tanti linguaggi par- 
ticolari a varie provincie e luoghi, varianti fra di loro 
secondo che varie erano le nuove condizioni di ciascuno. 

Alcuni di questi particolari dialetti più tardi divennero 
anche essi nuove lingue, quando apparvero i poeti, gli 
oratori, gli storici, i legislatori, i religiosi, i quali, per 
adattarsi al popolo al quale doveano volgere l’opera loro, 
dovettero bene conoscere il nuovo linguaggio ed, usan- 
dolo, gli accrescevano prestigio e destavano il culto per 
esso. In questo modo una grande lingua si discioglie e 
gli altri linguaggi che vengon fuori da quella disso:uzione 
possono di nuovo nobilitarsi e divenire storici. 

La lingua tedesca non sarebbe divenuta una nobile e 
bella lingua se Lutero, col movimento religioso che egli 


A. 


ssa! Bic 


fondo ed iniziò, in cui dovea avere gran parte la cultura 
del popolo, non avesse destato un culto per essa, I grandi 
poeti tedeschi, gli storici, i filosofi, gli scienziati, animati 
‘dallo spirito della riforma, contribuirono poi a rendere 
‘importante nel mondo e nella storia quella lingua. L’a- 
vere la Grecia conservata, dopo la sua caduta, la sua 
antica lingua la quale, tenuto conto dei mutamenti ne- 
cessari che in essa son dovuti avvenire pel progresso del 
pensiero umano, si è continuata nella lingua greca mo- 
derna, si deve all'essere essa, dopo la sua caduta, stata 
quasi tagliata fuori dal grande movimento del mondo, il 
cui centro divenne Roma, e al non essere più essa stata 
fatta segno alle invasioni e alle immigrazioni di altri 
‘popoli. 

Risulta da quel che si è detto che non è stato un solo 
il popolo storico, ma vari, quantunque però si debba am- 
mettere che questi si sieno manifestati in una regione 
‘piuttosto che in un’altra del mondo e che vi sieno stati po- 
poli storici di cui non sono rimaste vestigia; perchè la 
parte che essi hanno rappresentato per la storia dell’u- 
manità in genere'non è stata di grande importanza, onde 
non sono divenuti centro di attrazione di altri popoli e 
non hanno avuto perciò l’energia di sottometterne e di 
dominarne altri. 

All’istesso modo che ogni popolo ha una storia parti- 
‘colare e comparisce e sparisce dal teatro del mondo e ad 
un popolo si succedono altri popoli ed ognuno ha la ere- 
dità degli altri ed ha insieme aspirazioni, tendenze ed 
uno spirito proprio, si foggia ancora in modo particolare 
la propria lingua. E come il suono o la voce è l’espres- 
sione dello stato interiore psichico indeterminato dell’a- 


E 


mnimale o dell’uomo, anche la lingua, nel complesso si- 
‘stematico delle sue parole, è l’indice dello stato intellet- 
tuale di un popolo, della sua storia, del grado della sua 
‘eticità, della sua energia, delle sue aspirazioni economi- 
«che, artistiche, sociali, religiose, scientifiche. Sicchè, co- 
‘nosciuta la lingua di un popolo, ci è dato conoscere la 
‘sua vita naturale e spirituale; perchè nulla è nella vita 
naturale e spirituale degli uomini che non sia in qualche 
modo nel suo linguaggio. Diciamo in qualche modo, per- 
«chè la lingua non è l’espressione perfetta della vita e del 
movimento della psiche. 

Le parole di cui il linguaggio consta sono sempre vi- 
‘brazioni tradizionali, empiriche ‘0 convenzionali per espri- 
‘mere alcune rappresentazioni o azioni o energie delle 
-cose ; sono perciò involucri naturali ed estrinseci in cui 
‘si avvolge la coscienza e la mente per esprimere la realtà 
«delle cose e degli avvenimenti ; la cui ricchezza di par- 
‘tisolari, d’intrecci e di energie è profonda ed inesauribile. 
Sono perciò una pallida immagine della realtà e della 
mente, quantunque siano però qualche cosa di superiore 
«e di più perfetto relativamente al linguaggio indetermi- 
nato. E quando vi è diss'dio tra realtà e lingua, di modo 
-che quella apparisce alla mente nel suo progresso di 
«complicazione, mentre la lingua si pietrifica, questa diviene 
un impaccio alla espressione della mente che di continuo 
si muove e si svolge; ed è solo rompendo questo in- 
‘volucro sensibile e dandogli un valore più nuovo e più 
alto che si possono intendere e manifestare le più ascose 
pieghe del pensiero e della mente; giacchè per inten- 
«dere il pensiero non vi vuole che il pensiero. 

Quando, dopo la rovina dell'impero romano, il pen- 


— 52 — 
siero cristiano che portò seco ura nuova civiltà, più pro— 
fonda e più complessa della romana,.a poco a poco st 
sostituiva alle vecchie istituzioni, la lingua del Lazio mn 
potè essere pi adatta ad esprimere il nuovo pensiero, 
sopra tutto dopo le invasioni barbariche; e se fu colti-- 
vata dalla Chiesa e dai dottî, questi per-entrare in re-- 
lazione col popolo e partecipare perciò alla vita. nazio-- 
nale, dovettero usare il volgare. 

Ad ogni modo la mente nella sua progressiva forma-. 
zione si sforza di creare il suo linguaggio; perchè il 
lingnaggio serve pel pensiero ; e foggia nuove parole o 
nuove combinazioni di parole o dà un nuovo significato. 
alle vecchie parole. E percio la storia ci fa vedere che 
quelle nazioni che sono state rieche di pensiero, co:ì ne!la 
sfera di attività pubblica e sociate, come nella s'era ar-- 
tistica, religiosa, scientifica, hanno avuto una lingua an- 
cora ricca di parole, di locuzioni, di flessioni per espri- 
mere i più fuggevoli moti della realtà e. dello spirito ;. 
ed in quella nazione in cui la vita del pensiero è stata 
povera o nascente si è ancora avuta una lingua povera. 
di parole e di uso. 

Ciascuno di questi gradi dell'evoluzione del lingnaggio: 
è l’espressione dello stato psichico e cerebrale di quei 
dati popoli, stato in parte ereditato in parte acquisito; 
dello stato degli organi vocali e dell'ambiente così na- 
turale come etico che gli uomini si sono ereato ed in cui’ 
sono vissuti. Queste tre serie di fattori hanno la parte: 
principale nella storia del linguaggio e, secondo il grado: 
del loro accordo # dello svituppo' di esso, costitu’scono il 
linguaggio peculiare di un dato popolo. 

Qualche cosa di analogo avviene nella storia dell’in— 


ape 

‘dividuo. Come il grido indefinibile che l’animale emette 
‘è l'espressione dello stato indeterminato dei sentimenti 
che lo agitano e dello stato informe delle rappresenta- 
‘zioni che lo muoveno, come della povertà dei centri del suo 
: sistema nervoso, così il bambino che nei suoi primi anni 
è psicologicamente molto simile agli animali, emette an- 
‘che esso dei suoni indeterminati. Ma in ragione che ac- 
«quistano maggior sviluppo i sistemi del suo organismo e 
:gli organi vocali e le sensazioni acquistano maggior pre- 
cisinne funzionale, il bambino si assimila gli elementi 
«delle voci o delle parole che ode intorno a sè, assimila- 
‘zione che è resa facile da predisponenti condizioni ere- 
ditarie, le riferisce alle cose con cui è in rapporto, le 
fissa nella memoria, si sforza di pronunciarle, riuscendovi 
male da principio ; ma dopo una lunga esercitazione, ar- 
riva a pronunziare bene ed a mano a mano non solo al- 
cuni monosillabi, ma anche parole più o meno semplici. 
Nella storia del fanciullo si ha insomma come riepilogo 
quello che è avvenuto nella lunga storia dell’umanità ; 
“cosi il bambino da poco nato non ha altro modo per 
esprimere i suoi stati interni che il grido, il pianto, che 
“sono poco pil che un moto riflesso, una forte sensazione 
-che si estrinseca per le vie del respiro. 

Abbiam9 usato promiscuamente la parola l'nguaggio e 
lingua; ma è benas dichiarare che la lingua implica mag- 
‘giori determinazioni che non il linguaggio che è qualche 
cosa di più generale ed inderminato relativamente ad essa. 
La lingua è un linguaggio divenuto classico o storico, con- 
nesso cioè ad una vita nazionale, per cui ogni parola ha 
una storia e .le cui origini si possono seguire anche in 
:altri linguaggi che sono presupposti della lingua che si 


oa 

studia. Si può dire linguaggio della natura, linguaggio» 
degli animali, dei bambini, ma non lingua. L'uomo che 
per morbi perde la facolti di parlare che prima posse— 
deva in modo perfetto, non parla pil la lingua, ha però. 
un linguaggio. La condotta dell’uomo si può chiamare 
un linguaggio in quanto manifesta per mezzo di una. 
serie di atti tutto un concetto interiore della vita. 

Dopo che le parole son divenute storiche, sono state: 
cioè connesse ad un segno materiale, possono continuare, 
sopra tutto in tempi in cui le lingua si formano, ad a- 
vere una storia circa alla loro struttura. Ed anzi tutto 
pare non si debba ammettere che, quando il linguaggio pre- 
istorico abbia principiato a divenire storico, si fossero tra- 
dotte in segni materiali tutte le parole parlate. Invece sf 
deveaminettere che queste dovettero essere moltissime nella 
loro gradazione di pronunz'a da individuo ad indiv’'duo, 
da tribù a tribù, per la ragione detta precedentemente. 
Equando si volle tradurre in segni una parola la quale: 
aveva immense gradazion , essi furono appunto quasi una. 
somma di una molteplicità di parole parlate le quali se: 
poterono fissarsì in segni non poterono però definitivamente: 
fissarsì in un tipo di vibrazione fonica ad esse corrispon- 
denti, quantunque pero questo fosse stato il fine dell’in- 
venzione dei segni materiali e della scrittura e questo. 
fosse anche il fine dell’insegnamento della lettura. Da ciò. 
segue che le parole parlate furono moltissime relativamente 
alle impresse. | 

Stabilitasi la forma della parola parlata e della im— 
pressa non si tenne più alcuna ricordanza della deriva- 
zione primitiva di essa nè si pensò più a modellare le: 
parole sulle forme delle vibrazioni naturali. Dovette per— 


RESA 

ciò necessariamente ammettersi che i primi popoli storici 
dovettero avere ciascuno una nomenclatura e corrispon- 
denti forme d’impressione e di scrittura e, nel loro con- 
tinuo movimento di espansione e di concentrazione, tutto 
dovette mutare fino a che un popolo non raggiunse la sua 
stabilità; ma anche allora la stabilità della lingua non 
fu definitiva. 

Abbiamo detto che la parola è qualcosa di molto più 
complesso del semp'ice suono o della semplice voce 0 
esclamazione o della semplice imitazione di suoni o ru- 
mori naturali, quantunque derivi da essi; è già un suono 
o più suoni e rumori connessi che complessivamente e- 
sprimono una rappresentazione formata od un’azione od 
un concetto. Vi sono perciò parole di pure voci o suoni, 
altre di puri rumori ed altre infine risultami degli uni 
e degli altri. Studiando l’acquisizione della loquela nel- 
l’individuo vedremo come egli dall’attività più semplice’ 
passa alla più complessa, cosa che, come avviene ora nel- 
l'individuo, si veritica anche nella storia dell’umanità. 
in genere. Dovettero percio ì primi uomini da principio 
pronunziare parole risultanti di pure voci o di puri ru- 
mori; anche allora, o più tardi poterono pronunziarsi 
monosillabi, che sono l’unità di un rumore e di una voce. 

Il monosillabo è perciò la paro'a più conforme alla 
possibilità fisiologica e psicologica di esecuzione fonica. 
dei popoli primitivi e rappresenta la vibrazione primitiva 
della cosa, trasformata dall’attività fisiologica e psicolo- 
gica degli uomini. Le lingue dei primi popoli furono per- 
ciò monosillabiche. Ed a questo proposito possiamo not 
indagare se le lingue primitive fossero più o meno ric— 
che di parole delle lingue moderne o in generale delle: 


See; pe 
lingue più complesse. E bisogna dire di sì se si pensa 
che, quantunque pei primi popoli storici il mondo este- 
riore fosse qualche cosa di molto semplice, pure, nel ri- 
produrre gli oggetti essi teneano conto solo della vibra- 
zione la quale era varia d’intensità nelle cose ed era 
ancora più variamente ripetuta od imitata dagli uomini 
di una popolazione e dalle varie popolazioni. Onde varie 
parole doveano primitivamente indicare la stessa cosa; 
anche perchè, potendo una stessa cosa dare vibrazioni di- 
ferenti, essa veniva indicata con quella tale vibrazione della 
quale più s’interessava il soggetto. Cosi il cavallo poteva 
essere indicato pel suo nitrire, per lo scalpitare, pel mo- 
vimento della criniera, pel rumore che fa nei masticare 
il cibo, per la velocità nella corsa, ecc. 

Per questa ragione le parole dovettero molto più delle 
‘cose essere prese in considerazione. Ma in tempi più pro- 
.grediti abbiamo lingue più complesse, in cui cioè le pa- 
role o la maggior parte di esse sono risultanti di più 
sillabe; e in questo caso le parole monosillabiche non 
spariscono. Sono queste le lingue polisillabiche o le 
agglutinanti o le articolate; perchè in esse le sillabe sì 
collegano o si articolano con le sillabe. La parola po- 
lisillabica potè divenir tale o perchè monosillabi di dif- 
ferenti linguaggi si vide che corrispondevano alla stessa 
cosa, di modo che, pronunziandole insieme due o più 
esigenze venivano conciliate ; o perchè una sola sillaba 
assumeva voci nuove secondo che la cosa assumeva 
nuovi movimenti; perchè le cose assumono ancora nuove 
energie se l’attività scrutatrice del soggetto si esercita 


su di esse. 
In tal caso la parola mono:illabica primitiva” si dice 


dei sa 

radice la quale non cessa di essere parola, perchè espri- 
me una rappresentazione, per quanto indeterminata, ma 
è considerata come una parola elementare la quale è 
come il ceppo comune ed originario di altre parole. 
Essa, entrando in rapporto con altre parole più o meno 
‘semplici o pure assumendo varie flessioni, si complica in 
modo da esprimere una rappresentazione più complessa 
o un concetto. 
. Se le lingue monosillabiche, esprimendo rappresenta- 
zioni indeterminate, sono le lingue primitive, le agglu- 
‘tinanti o articolate segnano un progresso relativamente 
alle precedenti; perchè in esse le parole sono un com- 
plesso di monosillabi e perciò si parlano da quei popoli 
nei quali è più sviluppata l’attività rappresentativa, onde 
un solo monosillabo non sempre è sufficiente ad espri- 
mere una rappresentazione molto complessa. | 

Le lingue, la maggior parte delle cui parole hanno fles- 
sioni, in cui la radice ed il tema assumono varie forme 
terminali, si chiamano flettenti ; sono quelle che hanno 
raggiunto il maggior sviluppo possibile e possono costi- 
tuire l’espressione di una tela organica di concetti e di 
un pensiero dalle più ricche gradazioni e di sfumature 
appena apprezzabili. In tali lingue il nome ed il verbo 
assumono flessioni e mediante tali forme si esprimono i 
vari rapporti delle cose e l’avvenimento dell’azione nei 
vari gradi di tempo e di condizione in rapporto con 
l'avvenimento di altre azioni. 
. Le lingue flettenti sono perciò posteriori anche alle ag- 
‘ glutinanti, quantunque non bisogna credere che, quando 
esse appariscano, le parole agglutinanti e monosiilabiche 
non esistano più. Esse sono le ultime apparse nella storia 


4/08 


delle lingue, e sono state parlate e scritte da popoli ricchi 
di pensiero e di azione. 

Se dunque le lingue ultime dei popoli civili, che noi 
crediamo le più perfette, perchè ricche di flessioni (onde 
tra queste bisogna comprendere la latina e la greca) 
hanno avuto una così lunga e avventurosa istoria ed alla 
loro formazione hanno, più o meno immediatamente, con- 
corso tanti e così disparati elementi e lingue di minore 
perfezione e lingue anche complesse e ciascuna lingua, 
per quanto immediata sia, risulta di elementi moltepli-. 
cissimi ed accidentalissimi (per quanto vi sia qualche cosa 
di costante), comparisce chiaro quanto debba essese dif 
ficile, far: una compiuta anatomia di una lingua cd 
assegnare a ciassuno elemento di essa, a ciascuna parola 
di cui essa risulta, il suo vero valore e la sua vera istoria. 


VI — Linevagcio E Locica. 


Con lo sviluppo del linguaggio va di pari passo lo svi- 
luppo del mondo logico ; giacchè sono due aspetti di una 
stessa cosa: il pensiero e. la sua manifestazione sensibi'e- 
Non si può ban comprendere l’importanza del linguaggio 
senza vedere l’importanza dell’energia logica che è in- 
clusa in esso, la quale sottratta, l’attività della loquela ri- 
marrebbe un fenomeno puramente fisiologico o pure sa- 
rebbe l’espressione degli stati interni indeterminati. 

Abbiamo detto che l’uomo, vivendo, compie psicologica— 
mente un lavoro di distinzione e di determinazione sul 
mondo circostante e su sè stesso: ciò che è conoscere- 
E, poichè il conoscere è pel soggetto un lavoro essenzial—- 
mente storico, per cui si deve, come in ogni fatto che 


50 

implica una storia, partire da un punto in cui conoscenza - 
non vi è per raggiungere l’altro in cui si ha la conoscenza 
compiuta, la prima volta che il bambino comincia a distin-- 
guere il mondo esterno da sè, egli non conosce nulla di esso, 
perchè gli apparisce come un qualchè di omogeneo, risul- 
tante di una nota sola, come la nebbia che tutto nasconde. 
Ma, vivendo egli, la sua attività soggettiva si educa e 
complica e l’oggetto gli appare progressivamente suddi-- 
viso o in parti distinte fra di loro o in qualità differenti; 
questo progresso continua con la vita, quantunque rag- 
giunga il suo massimo grado nell'epoca della maturità 

Data la prima molteplicità nell’oggetto, è dato ‘1 primo: 
movimento logico così nella realtà come nel soggetto; 
giacchè questo, in quanto conosce, fa suo, intrinseca il 
mondo esteriore e senza di questo non sarebbe quel che. 
è. Durante la sua vita il soggetto, non potendo fare a 
meno dal progredire nel campo della conoscenza, quan-. 
tunque questo progresso sia più o meno lento secondo le 
condizioni organiche, psicologiche e esteriori in cui il sog- 
getto si trova, secondo l’educazione a eui viene sottomesso 
che deve aver per fine di esercitare le sue energie psi- 
chiche a conoscere presto e bene il mondo esteriore, egli 
s'interna sempre più nel regno della logica. 

Avendo detto che la logica è la molteplicità nelle cose, 
bisogna aggiungere che essa non è costituita dalle cose 
in quanto tali, ma sì bene in quanto esse appariscono ir. 
rapporto fra di loro, di qualunque grado questo sia ; tolto 
il rapporto, il nesso, la relazione, che è lo stesso, fra le 
cose, se ciò fosse possibile, queste perderebbero ogni po- 
tenzialità logica, ricadrebbero nella materia indetermi- 
nata primitiva nella quale nessuna molteplicità o deter- 


— 60 — 
‘minazione apparisce. Sicchè le cose, se non fossero una 
molteplicità, non potrebbero essere nulla di logico e d’altra 
parte la logica nom potrebbe essere quella che è senza 
‘Ta molteplicità delle cose Se nell’universo non esistesse 
‘ che una sola sostanza, uniforme ed immobile, some per 
‘esempio l’etere, non vi sarebbe logica nella natura ; perchè 
“mancherebbe la varietà, il movimento e la molteplicità. 

Abbiamo detto che i popoli e le nazioni, vivendo, pro- 
. grediscono nella conoscenza della molteplicità delle cose ; 
.l’eredità che nel campo della conoscenza essi hanno degli 
:al‘ri popoli rende più facile il loro progresso. L'individuo 
nella sua storia riproduce il cammino dell’umanità, as- 
.similandosi le conquiste logiche della realtà. 

Se lo studio dei nessi delle cose, non scissi da queste, 
perchè debbono essere nessi tra cose, forma l’obbietto 
‘della logica, questo deve implicare una varietà di nessi 
«che debbono essere seguiti gradatamente e storicamente 
nel Joro intreccio e nel loro processo. E anzi tutto i nessi 
possono essere tra cosa e cosa, tra grado e grado della 
‘realtà ed anche tra qualità e qualità, tra proprietà e pro- 
prietà della stessa cosa; perchè così in questa come in 
‘quella vi deve essere molteplicità. 

Questi nessi possono essere di puro meccanismo tra le 
«cose o le loro proprietà, come quando una cosa si connette 
‘ad un'altra in modo estrinseco, accidentale ; perchè, data 
l'una, non è data l’altra necessariamente e non si vede 
l'una andare unita sempre con l’altra, l'una seguir sempre 
l’altra; nè si potrebbe vedere la ragione di tale indissolu- 
bilità. Così non si potrà mai vedere una necessità tra 
un macigno ed un elefante; fra essi vi è sempre un’ac- 
scidentalità d’incontro, a meno che non si considerino da 


— GL 
un punto di vista molto alto, da quello cioè della scienza . 
della natura ed allora apparirà la necessità dell’esistenza . 
così dell'uno come dell'altro e si vedrà l'identità e la 
diferenza tra l’uno e l’altro; ma dal punto di vista del- 
l’uomo ordinario non si vede alcuna necessità. 

Tanti incontri tra cosa e cosa, tanti avvenimenti che 
si succedono ad avvenimenti, al popolo sembrano acci- 
dentali; ma il pensatore e lo scienziato sanno vedere. 
tra essi un legame intimo e necessario. Dato un oggetto, 
questo deve risultare di una molteplicità di note di cui 
lo scienziato sa vedere la necessità; ma per l’uomo 
irriflessivo le note sono ivi aggregate le une accanto alle 
altre senza ragione alcuna. Onde vi è una regione della 
conoscenza in cui le cose appaiono connesse accidental-. 
mente fra di loro ; da questa regione le cose del mondo 
appaiono come mescolate le une accanto alle altre e 
non si pu) vedere l'uvità, l'armonia e la bellezza del 
cosmo. Anche una cosa considerata in sè stessa appa- 
risce come una mescolanza nelle proprietà di cui risulta. 
mentre allo scienziato potrà comparire come un sistema. 
od un organismo. 

Da questa regione della conoscenza che è propria del-- 
l’uomo incolto e del fanciullo, ci eleviamo ad un’altra che 
possiamo chiamare del chimismo logico in cui ogni cosa 
apparisce connessa ad un'altra necessariamente, inti- 
mamente, come ogni proprietà apparisce connessa ad 
un’altra della stessa cosa, e si vede non solo l’indisso— 
lubilità dell'una dall’altra, ma la ragione di essa. È questa 
la zona della scienza in cui si vedono nessi manifesti o 
reconditi tra cosa e cosa, per cui un grado della realtà,. 
come un fenomeno fisico, un minerale, una pianta, un 


“(600 
-animale, possono essere studiati in tutte le loro manife- 
. stazioni, in tutti gli elementi che li costituiscono. 

Ma, se questa conoscenza intima di un grado della 
‘ realtà può essere coltivata e raggiunta da molti, bisogna 
.riconoscere che vi è un grado superiore a questa, in cui 
tutti i gradi della realtà, come le proprietà nella cosa, 
.debbono apparire connessi in una sola unità, in un solo 
-organismo. È questa la regione del pensiero filosotico. Per 
. quanto difficile sia raggiungere questo punto, pure si ha 
ragione di aspirarvi, essendo questo un bisogno dell’uomo, 
una necessità obbiettiva ; giacchè l'universo costituisce 
un tutto organico. Queste tre regioni della conoscenza 
“hanno immense gradazioni e non sono divise fra di loro 
.da linee insuperabili. Ogni uomo deve necessariamente 
partecipare come può ad una di esse; e se si eccettui 
la regione della filosofia assoluta, in cui l’universo deve 
apparire all’istesso modo a tutti che si muovono in quel 
‘punto di vista, nelle altre regioni ogni uomo deve for- 
marsi un particolare concetto della realtà, un modo 
particolare di intendere il mondo, differente più o meno 
-da quello degli altri, secondo il vario grado di educazione 
ricevuta. 

A questi differenti modi d’intendere la realtà l’uomo 
‘associa più o meno uniformemente la propria condotta; 
-e, parlando e operando, egli manifesta lo stato e il grado 
«della sua conoscenza, che alla loro volta tendono a ri- 
produrre la realtà. Ora, per mezzo della parola, egli 
‘può esprimere agli altri o la realtà naturale e sociale o 
gli avvenimenti individuali o quelli di famiglia o gli 
avvenimenti sociali. Una parte di questi fatti impl'cano 
‘l’esistenza del molteplice e si descrivono, come i fatti 


PRESSE 10 E 
-celesti, i minerali, i geologici e geografici; le piante, gli 
‘animali, gli uomini, alcuni ordinamenti e disposizioni e 
‘istituti dello stato. 

Nella descrizione, sforzandosi colui che parla o scrive 
di riprodurre l'esistenza del molteplice o delle qualità e 
proprietà nelle cose o delle cose, in mescolanza od in 
sistemazione fra di loro, deve passare da proprietà a pro- 
prietà, partendo dalle più importanti e andando verso le 
meno importanti o viceversa. E qui si nota una differenza 
fra colui che descrive ed ha studiato a fondo l’oggetto, 
servendosi anche degli studi che altri prima di lui hanno 
fatto sullo stesso obbietto, e colui che descrive superfi- 
.cialmente e indeterminatamente. Questi accenna ad alcune 
proprietà e trascura le altre, vede alcuni rapporti fra di 
esse ma in modo accidentale ; quegli si sforza di mettere 
in evidenza tutte le proprietà e di vederle in un sistema 
in cul ognuna di esse apparisca connessa intimamente e 
‘razionalmente alle altre. 

Un'altra parte del mondo interno che l’uomo deve per 
mezzo del linguaggio esprimere sono i fatti che divengono, 
‘avvenimenti che si succedono ad avvenimenti e che sono 
punto di partenza di altri avvenimenti : ciò è narrare. Ed 
anche qui comparisce la difterenza tra il narratore super- 
ficiale che vede estrinsecamente il succedersi di avveni- 
menti ad altri, trascurando di mettere in rilievo tutti gli 
aspetti di essi e la necessità del passaggio da l’uno 
all’altro e il narratore che fa assistere per mezzo delle 
parole ad una vera riproduzione degli avvenimenti che 
vuole rendere, perchè tutti i gradi di essi vengono posti 
in un legame intimo di successione degli uni dagli altri 
ed uno non potrebbe essere tolto senza che una lacuna 


oi 
apparisse nella trama del racconto. Si fa tale distinzione 
tra il descrivere ed il narrare, quantunque, rigorosamente 
parlando, l’uno non sia senza l’altro, però l’uno può 
predominare sull’altro. Così i fatti geologici come a noi 
ora si presentano, i geografici, i mineralogici si descri- 
‘ vono; ma essi hanno avuto una storia e, se lo studioso 
sì s‘orza di rintracciarla, di seguirla e di farla intendere, 
egli fa entrare nel campo della storia ciò che ora sembra 
immobile. 

Vi sono altri fatti che possono essere descritti, ma che 
nello stesso tempo harino avuto una storia più recente 
che può facilmente essere rintracciata: un giardino, un 
bosco possono essere descritti, ma sono quel che sono. 
per mezzo di una storia che hanno subita. Fare l’anato- 
mia di una pianta o di un animale è già fare una de-. 
scrizione; ma la pianta è risultato di un germe che ha 
dovuto attraversare una storia; l’animale è anche esso 
il risultato di un processo storico di un uovo. 

Quantunque la narrazione debba predominare sulla 
descrizione quando si tratti di avvenimenti naturali, come 
un uragano ; di avvenimenti di famiglia o della società 
civile, pure essa indica sempre la successione di qualche 
cosa che coesiste o che è stato percepito; onde la narra-- 
zione non può scompagnarsi dalla descrizione. I veri 
storici narrano e descrivono insieme; così fecero i poeti 
degli avvenimenti che vollero riprodurre. Anche nel lin- 
guaggio comune non sì fa che descrivere o narrare o 
l’una cosa e l’altra insieme. 

Coloro che descrivono e narrano meccanicamente e 
riproducono poveramente la realtà si trovano nella sfera 
del meccanismo logico. All’incontro coloro che riprodu- 


Casp a 

cono nella loro integrità le cose e gli avvenimenti si 
trovano nella sfera del chimismo logico che ci fa vedere 
la realtà non più come una mescolanza (ciò che si ha 
nel grado precedente), ma come un sistema od un orga- 
nismo. L'uomo dunque parlando rivela il suo grado di 
energia logica. 

Nel primo periodo della vita dell’uomo in cui l’attività 
psicologica si esaurisce nella funzione sensitiva tutte le 
emissioni foniche non sono che l’espressione di' sensazioni, 
interne o esterne, immediate o mediate ; ed în tale espres- 
sione non si manifesta che una nota, sola od un solo 
aspetto della cosa che stimola e, se questa ha una vibra- 
zione particolare, si tenta di riprodurla, imitandola. Nella 
pura sensazione e nella rappresentazione di sensazioni, 
trattandosi di modificazioni indeterminate dell’animo, non 
vi è nulla di logico, vi è invece qualche legame quando 
cominciano ad essere molteplici le rappresentazioni sen- 
sitive, ma l’anima allora non vede che l’infimo grado 
della estrinsechezza. | 

In un ulteriore sviluppo della psiche l’uomo non espri- 
me solamente gli stati suoi più immediati e sennplici, 
ma quelli mediatìi e complessi (gli oggetti delle percezioni 
e le loro rappresentazioni) in tutti i loro stadi meccanici, 
anche in quelii più alti che contengono il minimum di 
qualità logiche chimiche. Qui siamo nel campo logico 
non solo perchè molteplici sono gli oggetti delle perce- 
zioni e le loro rappresentazioni; ma anche perchè ciascun 
oggetto è un molto di qualità e di proprietà, quantunque 
però non si esca dalla zona meccanica e dalla mescolanza. 
Tuttavia è questo un nuovo e più elevato periodo della 
storia logica del linguaggio; perchè l’espressione della 
5. 


— 66 — 


rappresentazione presuppone non solo uno sviluppo cor- 
poreo ed una più compiuta funzionalità psichica, ma un 
maggiore sviluppo ed una maggiore pieghevolezza fun- 
zionale degli organi della voce. 

È da notare che nella espressione della rappresenta- 
zione, così informe come in gran parte formata, l’uomo 
deve manifestare per via di rumori e di voci un com- 
plesso di note che costituiscono la cosa che viene rap- 
presentata, tra le quali non sempre è qualcuna che indichi 
la vibrazione particolare della cosa, ciò che quasi avviene 
sempre per l’ anima meramente sensitiva, ma spesso 
altre proprietà di essa. E ciò in modo sempre vario se- 
condo i vari uomini; per cui quella nota della cosa che 
interessa un uomo, non interessa o non interessa all’istesso 
modo un altro e quel che interessa oggi non interessa 
domani. In ragione di questo stato vario del soggetto 
verso la cosa si esprime la rappresentazione di essa me- 
diante suoni o rumori speciali, tutti differenti nei vari 
uomini; perchè la rappresentazione è lo stato psichico 
più proteiforme che si possa immaginare ; igiacchè pre- 
suppone un maggiore e più complicato intreccio di con- 
dizioni cerebrali e psichiche e vari sono gli stati del 
soggetto dirimpetto ad essa. La rappresentazione del 
cavallo viene espressa in modo diverso secondo che si è 
più o men impressionati dal suo nitrire, dal suo colore, 
dal suo movimento, dalla sua altezza, dalla sua forma, 
dalla sua irrequietezza, dall'uso che se ne può fare. In 
tal caso si debbono foggiare nuove vibrazioni o servirs 
delle usuali, dando loro un nuovo contenuto. 

La sfera rappresentativa nel linguaggio appartiene sem- 
pre alla zona meccanica della logica, perciò i molti in essa 


SR e 

sono una mescolanza. Questa ha un vantaggio relativa- 
mente alla sfera precedente perchè è ricca di molteplicità, 
mentre quella ne è povera. È vero che la molteplicità 
isgregata non è ancora il concetto, il sistema, l’orga- 
nismo logico, ma è prossima a divenir tale, a divenire 
ciò che vi è di più alto nella logica ed a cui si arriva 
dopo molti sforzi e tentativi. Per quanto questa zona 
abbia una vasta latitudine ed una lunga graduazione, 
perchè comprende da una parte il fanciullo che principia 
2 rappresentare e dall’altra l’uomo colto che vive nel- 
l’arte e perl’arte o colui che è sul limitare della scienza, 
pure chi si muove in essa, quale che ne sia il grado, 
manifesta più o meno parlando o una molteplicità 
indeterminata di rappresentazioni, come fa il fanciullo, 
connesse per lo più fra di loro accidentalmente o ca- 
sualmente; 0 rappresentazioni, come fa l’uomo incolto, 
di cui alcune sono connesse intimamente, ma chi parla 
non ne vede la ragione, ed altre accidentalmente che 
intercorrono nelle prime ; 0, come fa l’uomo colto, mani- 
festa un complesso sistematico di rappresentazioni, ma 
nou tutte appariscono nella loro intimità vera, reale e 
razionale. Solo l’uomo che vive nella regione del concetto, 
cche è la scienza, o nel concetto dei concetti che è la 
filosofia o il pensiero, può esprimere un complesso siste- 
matico ed organico di rappresentazioni o di nessi intimi, 
reali e razionali rispondente alle varie regioni del mondo 
reale, esistente o storico. 

Quantunque il pensiero venga d’ ordinario confuso 
con la somma delle rappresentazioni e degli stri fatti 
psichici centrali, nel fatto è essenzialmente nesso e sistema 
di nessi costanti ed universali, unità e distinzione di 


- GR 
rappresentazioni logiche e di concetti e sistema di rap-- 
presentazioni logiche e di concetti. È funzione logica 
che può preesistere alle nominate rappresentazioni nel 
soggetto, benchè allora non sarà pensiero attivo e con- 
creto; come può, inconsapevolmente al soggetto, costi-- 
tuire l’energia della realtà naturale e spirituale, benchè 
allora non sarà una perfetta funzione logica perchè 
ignora sè stessa. 

Il pensiero soggettivo ha dunque bisogno delle rappre- 
sentazioni, dà loro il nesso ed il sistema, innalzandole. 
ad una più alta realtà, ma non si esaurisce in esse; a. 
tal segno che possono sparire le singole immagini sulle- 
quali il pensiero sì esercitava, venendo sostituite da altre 
nuove, sulle quali si esercita ora; ma rimane quella 
cnergia logica soggettiva che è il pensiero. E ciò può. 
avvenire in tutte le gradazioni della vita cosciente, dalla 
coscienza volgare che si muove nel campo della rappre-- 
sentazione logica, scissa e frammentaria o incompiuta,. 
alla mente filosofica che si studia di abbracciare l’unità 
Sistematica dei concetti delle cose dell'universo. Raggiun=- 
gere quest’alta sfera del pensiero è per l’uomo il risultato 
di un lungo e difficile cammino attraverso le regioni del. 
meccanismo e del chimismo logico. E quando il soggetto 
.non solo vede l’unità s'stematica ed organica dell’uni-. 
verso, ma unitorma alla sua conoscenza la propria con-. 
dotta nella vita pubblica, allora egli ha raggiunto la più 
alta conoscenza e concretezza logica. 

Ma il mondo logico che l’individuo a gravi stenti rag-- 
giunge è anche il risultato di lente conquiste che l’uma-. 
nità ha fatto attraverso i secoli, conquiste che sono state 
tramandate e aumentate di generazione in generazione. 


in 
e di nazione in nazione. Onde, come avviene per l’indi- 
‘viduo che non può conquistare d’un tratto la regione 
logica, questa non comparisce d'un tratto tra gli uomini 
ma ha bisogno di un lungo periodo di gestazione, me- 
diante il quale dalla rappresentazione bruta ed amorfe e 
«dal nesso meccanico delle rappresentazioni si passa al 
loro nesso logico o al pensiero, al concetto più o meno 
organico ed al sistema dei concetti che sono qualche cosa 
‘di comune, di costante, di universale. 
| Lo studio della storia ci fa vedere questa lenta e pro- 
gressiva conquista che l'umanità ha fatto nella logica; 
giacchè i linguaggi primitivi, come quelli dei popoli bar- 
bari, rivelano per mezzo delle parole le rappresentazioni 
indeterminate rispondenti a cose indeterminatamente per- 
cepite : la povertà dei nessì di coesistenza e di successione 
‘nella riproduzione della realtà, la instabilità continua 
di questa. In tali linguaggi non troviamo nessi logici 
‘stabili, i quali appariscono più tardi quando le tradizioni 
cominciano ad avere un peso sulla vita dei popoli e co- 
minciano a formarsi le leggi, i costumi sociali e politici, 
le credenze religiose, l’arte; quando comincia a vedersi 
un’economia naturale, individuale e sociale. 

Sono queste istituzioni che, secondo che si vedono allo 
‘stadio rudimentale o a mano a mano ad uno stadio di 
sviluppo più o meno concreto e perfetto, accennano a un si- 
stematizzarsi o, ci» che è più complesso ed elevato, ad un 
organizzarsi del pensiero nella realtà sociale. Giacchè 
‘uno stato perfetto che risponda al concetto più alto e 
più vasto di organismo in cui tutte le energie possibili 
sono in attività, così le spitituali come le pratiche, ed 
‘in cui le attività individuali sono in armonia cun le esi- 


ME | ygre 
genze sociali, realizza la più alta energia logica. Corri 
spondentemente a questo alto grado di realtà logica, il 
linguaggio si eleva anch’esso, divenendo atto a rendere- 
le complessità delle istituzioni sociali e scientifiche. 


VII. — PSICOLOGIA E PEDAGOGIA DELLA LOQUELA. 


Il parlare, il leggere e lo scrivere sono tre forme deli 
linguaggio di cui la seconda è più complessa della prima e 
la terza è più complessa della seconda e della prima. Per 
imparare perciò a parlare si richiedono minori condizioni’ 
fisio-psicologiche che non per imparare a leggere; e per: 
imparare a scrivere sì richiedono più condizioni funzionali 
che non per parlare e per leggere. È necessario perciò che 
il bambino apprenda a parlare prima di leggere; ed a 
leggere prima di scrivere. 

Come è noto, queste tre funzioni appartengono a quel-- 
l’ordine dei fenomeni psichici che son detti di estrinseca- 
zione e che presuppongono una certa organizzazione in-- 
teriore dei fatti psichici, senza la quale non potrebbero 
prodursi; perchè mancherebbero di un qualcosa d’interno 
di cui sono la manifestazione. E noto ancora che questa. 
organizzazione interiore non può darsi senza un altro or-- 
dine di fenomeni psichici, che-è suo presupposto e che è. 
detto di recezione (sensazioni e percezioni); e che questi 
tre ordini di fatti, di recezione, di organizzazione interna 

‘ di estrinsecazione, in un uomo che venga compiutamente 
educato, sì svolgono insieme solidalmente; per cui ad 
un dato grado di sviluppo delle funzioni interiori va con— 
nesso un dato altro grado di sviluppo delle funzioni dì 
esplicazione, come di recezione ; e così di seguito. 


cea 

È un fatto noto a tutti che il bambino nei primi mesi di 
sua vita non emette alcuna parola ; e ciò perchè mancano 
in lui le condizioni psicologiche interiori che rendono pos- 
sibile la parola esteriore. E, perchè queste condiz'oni in- 
terne mancano, si ha di più che il bambino a cui sì parla o 
che ode parlare, è del tutto estraneo al significato delle 
parole che ode. Ma, poichè la parola emessa è la estrin- 
secazione della parola che si è udita, quando il bambino 
è più inoltrato nei mesi ed è atto a compiere un certo 
lavoro psicologico, afferra e conserva l’immagine fonica 
delle parole; la quale potrà, più tardi, date nuove con- 
dizioni fisio-psicologiche centrifughe, essere estrinsecata ; 
per cui l'organo dell’udito è il primo fondamento per 
imparare a parlare e, quando quest’organo non funziona, 
il bambino rimane muto. Similmente quel bambino che, 
pure avendo l’organo dell'udito integro, vien cresciuto in 
un ambiente affatto privo di parole, finchè questo stato 
dura, non imparerà a parlare. Potrà solamente apprendere 
a riprodurre i rumori od i suoni che ode d’intorno od 
emetterà solamente alcune voci. 

D'altra parte il linguaggio parlato o la serie delle parole 
di cui esso risulta, se lo sì considera come sussistente 
per sè solo e non come una serie di segni o di simboli 
delle cose, è una semplice serie di vibrazioni senza valore. 
E il bambino che arriverà a pronunziare parole od a par- 
lare senza conoscere od intendere le cose e l’azione che 
le parole esprimono, ripeterà semplicemente, non inten- 
derà le parole che pronunzia; giacchè intendere è appunto 
riferire le parole alle cose e agli avvenimenti. Così un buon 
metodo per fare pervenire ì bambini a parlare si ha al- 
lora quando si fa conciliare l'apprendimento delle parole 
con l’apprendimento delle cose che esse esprimono. 


-—_ i er... 


Ma da principio il bambino può avere appreso l’im- 
magine della cosa e del suo movimento prima di avere 
appreso la parola che a quella corrisponde, come può 
avere appreso la parola a cui non corrisponde la cosa 
che essa significa; in un fatto più complesso può avere 
appreso l'immagine della parola rispondente alla cosa e 
può non sapere rendere questa parola. E ciò, perchè rendere 
la parola è un lavoro molto più complesso e difficile che 
non acquistare l’immagine della cosa e l’immagine della 
parola che le corrisponde. Ad ogni modo la prima cura che 
bisogna avere quando cì proponiamo di avviare i bambini 
a parlare si è quella di pronunziare bene innanzi a loro 
alcune parole, mostrando loro gli oggetti a cui esse corri- 
spondono. Così avviene un’associazione nell’animo del bam- 
bino tra la parola e la cosa che le corrisponde, di modo 
che, sempre che egli poi vedrà l'oggetto, questo gli richia- 
merà l’immagine della parola ad esso associata, come la 
parola gli richiamerà l’oggetto. Quei bambini che, al primo 
affermarsi dalla loro coscienza, non sono sottoposti da coloro 
che nella famiglia li circondano, e più tardi nella scuola, 
a questa esperienza oggettiva (per cui devonsi anche loro 
manifestare le principali proprietà degli oggetti e le pa- 
role ad esse corrispondenti), quei bambini avranno un 
campo psicologico molto povero d’immagini di cose e di 
parole; e tutto lo sviluppo cosciente verrà ritardato, do- 
vendo allora il bambino, piuttosto che giovarsi immediata- 
mente dei frutti dell'esperienza altrui, imparare a propria 
esperienza e secondo che il caso lo metta in rapporto 
colle cose e gliene faccia più o meno tardivamente ap- 
prendere le proprietà e le parole corrispondenti. 

Ma, oltre a ciò, il bambino è indotto, fin dai suoi primi 


— (3 — 

mesi, istintivamente, a rendere ed a riprodurre anche 
esso coi suoi organi le parole che ode. Ed in questo la- 
voro incontra grandi difficoltà; perchè egli non può ri- 
produrre a prima giunta e bene una data parola ; ma a 
mano a mano è atto a rendere prima una serie di pure 
voci indeterminate, e poi più o meno determinate, il più 
semplice lavoro fonico che possa fare, comune agli ani- 
mali. La voce, in generale o indeterminata, implica prin- 
cipalmente una vibrazione espiratoria delle corde vocali; 
ma, se a questa vibrazione si unisca uno speciale ncco- 
modamento linguale e labiale che modifichi la emissione 
della voce primitiva, dando speciali tipi di voce, si hanno 
allora le voci determinate che sono le vocali. 

Questo lavoro di accomodazione va crescendo ed è reso 
più complicato dalla pronunzia della vocale A, all’0, all’ 7 
allE ed all’/, essendo queste le principali voci determi- 
nate fondamentali, mentre le vocali intermedie a queste 
possono nelle varie lingue ascendere complessivamente 
sino a trenta. Ed in fatti per rendere la vocale A bisogna 
compiere una emissione fonica a bocca interamente aperta. 
Per l’O bisogna invece restringere ed allungare l'apertura 
boccale, spingendo alquanto indietro il corpo della lingua. 
Per l’U bisogna ancora più restringere ed allungare l’a- 
pertura boccale, spingendo ancora più indietro ìl corpo 
della lingua. Per rendere poi la vocale E bisogna semi- 
chiudere l’apertura boccale, spingendo alquanto in fuori 
ciascuno dei due angoli che le labbra formano a destra 
ed a sinistra e nell’istesso tempo abbassando un pochino 
lau punta della lingua e contraendo ed insensibilmente 
spingendo alquanto in alto il corpo di essa. Per la pro- 
munzia poi dell’I si richiede che il corpo della lingua, 


“= 


contratto, si avvicini molto al palato duro in modo che 
la emissione fonica si compia attraverso ad uno spazio 
boccale ristretto e lungo. Da principio queste vocali sono. 
pronunziate dal bambino isolatamente l’una dall’altra e 
solo in un più complicato lavorìo fonico può renderne 
una subito dopo un’altra, pronunziando quel che si 
dice un dittongo. In alcune lingue poi si possono rendere 
vocali complesse, risultanti da due o tre vocali primitive 
e insieme da una vibrazione piu o meno alta c bassa 
delle corde vocali. 

Più tardi il bambino è atto a produrre speciali rumori 
insieme con le voci che emette, facendo vibrare l’aria 


espiratoria attraverso ad un restringimento che si pro-. 


duce mediante speciale contrazione ed accomodamento 
delle labbra e della lingua, insieme con speciali vibrazioni 
di questi stessi organi. Ora questa può situarsi colla sua 
punta dietro una leggiera fessura che si produce tra i 
denti incisivi superiori e gl’inferiori, o può formare una 
fessura coi denti incisivi superiori; 0 può spingersi indietro 
avvicinandosi molto al palato posteriore o molle. Si ha 


così una serie di rumori che il bambino può pronunciare, 


facendoli insieme precedere o seguire da vocali. Pronun- 


ziati senza di queste i rumori dànno vibrazioni che rie-. 


scono ingrate all’orecchio e costituiscono le così dette 
consonanti pure. Precedute o seguite da vocali prendono 
il nome di sillabe. Le consonanti pure secondo lo speciale 
restringimento degli organi per cui son prodotte, si dicono : 

Labiali (P, B, F, V, W, M, R labiale che non sitrova 


nelle lingue europee). Di queste però la F, la Ve laW, 


le quali si possono dire gradazioni di uno stesso rumore. 
si producono facendo vibrare l’aria attraverso ad una 


ca 

leggera fessura che si produce tra il labbro inferiore ed 
i denti incisivi superiori. Inoltre la pronunzia della con- 
sonante M è accompagnata da una risonanza del cavo 
faringeo per un rilasciamento che si produce del velo- 
pendolo del palato. Nella P si ha una vibrazione delle 
labbra chiuse che finisce con una improvvisa apertura delle 
medesime. Nella B si ha di più una risonanza del cavo 
boccale e laringeo. 

Linguali (T, D, S, Z, L, Ci, Gi, Sch dura, Th inglese, 
N, R linguale). Di queste la T, la D, ed il Th, gradazioni 
anche esse di uno stesso rumore, si producono facendo 
vibrare l’aria attraverso ad un ristretto forame che si 
forma tra la lingua ed i denti incisivi superiori, mentre 
la S e la Zsi producono per una vibrazione alta dell’aria 
espiratoria, crescente dalla prima alla seconda, attraverso 
ad una fessura che si forma tra i denti incisivi superiori 
e gl’inferiori d’innanzi e la lingua di dietro. La L, si ha 
mettendo in contatto la punta della lingua con la volta 
anteriore del palato e facendo passare l’aria espiratoria. 
La Ci, la Gi, la R linguale, la Sch tedesca che sta tra la 
S e la C, si producono attraverso a forami che si fanno 
tra la lingua e la parte anteriore del palato duro. La N 
poi è più o meno accompagnata nelle varie lingue da una 
risonanza del cavo faringeo per un maggiore o minore 
rilasciamento del velo palatino. 

Gutturali (H, Ch tedesco, Ca, Ga, K, Q, N, R, gutturale). 
Si ha anche un H laringeo. Di queste le due prime si 
hanno facendo passare dolcemente l’aria attraverso ad un 
forame che si produce tra il corpo della lingua e la volta 
posteriore del palato. Il Ga, il Ca e il K sono gradazioni 
di un rumore che si ha prima restringendo, progressiva- 


cea 

“mente dalla prima alla terza, un forame formato dal corpo 
della lingua e dalla volta posteriore del palato, messi in 
vibrazione e poi immediatamente rilasciati. Nella pro- 
nunzia del Q si ha lo stesso fatto di contrazione e di 
vibrazione che nei rumori precedenti, però la dilatazione 
del forame gutturale avviene mentre le labbra sono nella 
stessa posizione nella quale viene pronunziata la vocale U. 

È da notare però che se questi sono i principali rumori 
che l’uomo può emettere, possono questi nelle varie lingue 
presentare sfumature di pronunzia differenti. Il bambino 
inoltre non pron.nzia a prima giunta determinatamente 
questi rumori, ma li pronunzia in modo impreciso ; e solo 
dopo un lungo tentativo li rende in modo determinato. 

Ora dalla pronunzia delle consonanti labiali alle gut- 
turali il bambino deve compiere un lavoro contrattivo ed 
accomodativo sempre più complesso. Poichè a causa del 
movimento per la suzione del latte, che egli dal suo primo 
giorno esegue per le vie riflesse, mette ben presto in fun- 
zione prevalentemente i musccli delle labbra, per ciò 
questi sono ancora pre:llisposti al eseguire facilmente 
una funzione vibratoria. Alquanto più tardi può il bambino 
‘adoperare la parte anteriore della lingua, giù esercitata 
anche essa nei movimenti della suzione, per rendere le 
consonanti linguali. Ultime a essere prodotte sono le gut- 
turali, perchè implicano un lavoro maggiore, cioè una 
contrazione della parte posteriore della lingua, la quale, 
‘avvicinandosi al velo del palato, produce così in quel sito 
un restringimento per dove si fa vibrare l’aria espiratoria. 
È chiaro inoltre che, per pronunziare una consonante su- 
bito dopo un’altra, si richiede maggior lavoro che non 
per pronunziarne una sola, dovendosi rapidamente arti- 
colare la prima con la seconda. 


=: 

Come si è detto, la produzione delle consonanti è ac- 
compagnata ordinariamente da una vocale; ora la con- 
sonante chiaramente preceduta o seguita da vocale od 
una vocale la quale è insieme seguita e preceduta da 
consonante è già una sillaba. E, poichè vi sono sillabe 
le quali sono atte a significare cose o movimenti o stati 
particolari delle cose così alcune di esse possono essere 
anche parole. Ma, nelle lingue complesse ed in alcune 
più che in altre, sono relativamente poche le parole ri- 
sultanti di una sola sillaba; e predominano invece quelle 
di due, tre o più sillabe Ed è chiaro che se il bambino 
è arrivato a pronunziare facilmente una sillaba, incontrerà 
difficoltà nel rendere una parola composta di varie sillabe 
ed articolare due o più di esse ; finchè col tempo anche 
qnesta dillicoltà è vinta ed egli può rendere le parole più 
complicatamente articolate. Così il bambino è a mano a. 
mano adatto a compiere una serie di movimenti vibratori 
dalla voce primordiale ed indeterminata alla parola più 
complicata. 

Si comprende agevolmente come sì possa pervenire a 
questo risultato. Dalla voce indeterminata alla voce più 
determinata egli deve compiere una serie di movimenti 
gradatamente più complessi in modo che, quando è atto 
a rendere movimenti fonici complessi, è ancora più adatto 
a compiere con facilità e perfezione i movimenti elemen- 
tari i quali servono di base per la esecuzione dci primi. 
Similmente, per eseguire la serie delle consonanti, dalle 
labiali alle gutturali, si deve compiere un lavoro sempre 
più complesso, di modo che, quando si è atti ad eseguiro 
una linguale, si è ancora più adatti ad eseguire una la- 
biale e, quando si è pervenuti ad eseguire le gutturali, 


i («SE 

con molto più di facilità si è atti ad eseguire le linguali 
e le labiali; in questa esecuzione di consonanti sì trova 
implicata la esecuzione delle vocali. All’istesso modo, nel 
rendere parole complicate si devono implicitamente ese- 
guire le varie consonanti connesse a vocali; e si deve di 
più compiere un lavoro di articolazione delle varie sillabe. 
E questo lavoro di articolazione, cioè di connessione di 
una sillaba con un’altra, non è possibile se non si ese- 
guiscono prima facilmente le varie sillabe. Così il lavoro 
complesso è reso possibile ed è preparato dal lavoro 
semplice. 

Ma passare gradatamente dalla esecuzione delle sem- 
plici voci alla esecuzione delle parole più complesse non 
è unlavoro agevole pel bambino ; si richiede a ciò invece 
un periodo di quattro a cinque anni, in cui egli grada- 
tamente fa le sue conquiste nelle funzioni della pronunzia. 
Come si è detto, il bambino tende a parlare istintiva- 
mente, perchè sono preformati ed ereditati in lui gli 
organi adatti al linguaggio e vi sono le vie atte ad ese- 
guire i movimenti centrifughi nervosi e muscolari che lo 
rendono possibile; ma queste vie che nel principio della vita 
non sono funzionanti bisogna sempre più rendere aperte 
ed attive in modo che l’onda centrifuga che, dal centro 
superiore nervoso per i nervi motori, va ai muscoli sonori 
e fonici, venga reso con grande energia e sollecitudine. 
Ed a ciò non vi è che una condizione sola a stabilire, 
l'esercizio ; più questo è accentuato e frequente più si ar- 
riva presto a compiere la funzione della pronunzia. 
‘Ma il bambino non potrebbe riuscire a parlare senza 
la memoria dei singoli speciali movimenti che gli organi 
della parola debbono eseguire per ciascun vocale e con- 


RELA 

sonante. Se questa condizione mancasse il parlare sarebbe 
impossibile o difficilissimo ; perchè quegli speciali movi- 
menti sarebbero sempre nuovi per lui; o solamente egli 
potrebbe eseguire alcune parole udite lì per lì, che sa- 
rebbero ineseguibili qualche tratto di tempo dopo la loro 
udizione. Invece la ricordanza di essi fa sì che egli non 
perda nulla delle conquiste fatte in quest'ordine di fun- 
zioni; onde è sempre atto a compiere nuovi e più com- 
plicati e rapidi movimenti in ragione che, mediante un 
lungo esercizio, rende sempre più con facilità e ricorda 
quei movimenti elementari che furono primi ad essere 
eseguiti da lui, insieme con altri e più complessi. 

Quando il bambino comincia a parlare, è facile osser- 
vare che egli compie un lavoro pronunziativo analitico ; 
egli distingue e fa distinguere chiaramente, parlando, le 
vocali dalle consonanti ed una sillaba da un’altra, lavoro 
difficilissimo di memoria che egli deve compiere. E ciò, 
perchè non ancora ha reso, mediante l’abito e l’e- 
sercizio, facili quei determinati movimenti e non ancora” 
ha acquistato pienamente la memoria di essi. Col tempo 
questo lavoro di analisi non si compie più e l’esecuzione 
del linguaggio diventa una funzione automatica e non 
costa altro lavoro fuori della ordinaria contrazione mu- 
colare e dell'ordinario lavoro psicologico. 

Si osserva inoltre facilmente nel fanciullo che quando 
egli arriva al punto da potere eseguire con facilità qual- 
siasi parola e può connettere molte parole fra di loro, 
non è ancora nello stato di eseguire un vero discorso od 
una serie non interrotta di parole; giacchè questo è il 
più alto ed il più difficile lavoro nell'esecuzione del lin- 
guaggio ed è una funzione che si acquista cogli anni e 


LL 0 
mediante un frequente e prolungato esercizio. Questa fun- 
zione a cui sì può dare il nome di coordinazione dei mo- 
vimenti articolati degli organi del linguaggio deve anche 
implicare una ricca messe di fatti psichici centrali ed una 
grande varia ed ordinata mobilità psichica e presuppone 
già l’attività pensante vigorosa ed adulta, connessa ad un 
proporzionato grado di organizzazione e di educafone 
cerebrale. Per fatti morbosi può perdersi questa facoltà 
coordinata dei movimenti pel discorso parlato, mentre 
puo restare la facoltà di articolar bene le parole o di 
connettere parecchie di esse. 

Ma la memoria del movimento necessario alle parole 
presuppone un’altra condizione importantissima, cioè non 
solamente l’immagine primordiale delle parole udite pre- 
cedentemente, ma la ricordanza viva di esse. Se questa vien 
meno, come si riscontra per fatti morbosi, quantunque 
sieno integre le vie centrifughe per l’esecuzione del lin- 
guaggio parlato, non solo non è più possibile la coordi- 
nazione dei movimenti del linguaggio, ma nè anco l’ese- 
cuzione di una sola parola, se di essa non si conservi 
l’immagine acustica. Ciò fa vedere come la memoria sia 
condizione ancora importantissima del linguaggio e che 
in ragione che l’attività ritentiva d'immagini di parole è 
grande, mediante un lavorio intellettivo, sì connettono fra 
di loro le varie parole, il linguaggio diviene una funzione 
sempre più complessa. È superfluo però dire che non 
basta una ricchezza di sole immagini di parole, si richiede 
ancora che queste parole sieno l’immagine delle cose 
esteriori che esse rappresentano; altrimenti non si avrà 
che un linguaggio vuoto. Cio ancora fa vedere come un 
fancfullo sia atto ad eseguire un linguaggio sempre più 


“ 


E 


complesso e ccordinato in ragione che la molteplicità 
delle immagini che ha del mondo esteriore si va sempre 
più organizzando in lui. E, poichè questo non può avve- 
‘nire che molto tardi e dopo una lunga lotta per la co- 
noscenza, che egli deve sostenere col mondo, per cui si 
richiede anche una età matura, non è mai possibile che 
un fanciullo, mediante qualsiasi cura educativa, possa ese- 
guire una lunga serie coordinata di parole sopra qual- 
s'asi argomento prima che abbia acquistato quella energia 
unificatrice psichica di una moltiplicità d’immagini di 
parole, rispondenti ad una moltiplicità di cose e delle loro 
attività. | 

Date le condizioni istintive pel linguaggio, dato il lin- 
guaggio che si ode d’intorno e che fornisce al bambino la 
rappresentazione delle parole, corrispondenti a cose o ad 
avvenimenti, che si sforza di eseguire, egli renderà le 
parole o gli elementi delle parole secondo che è pervenuto 
a quel dato grado di esecuzione di movimenti; e, dei 
movimenti rumorosi e fonici necessari per una parola, 
egli rende solamente quelli che può, trascurando il resto. 
Perciò il bambino da principio non ‘rende integralmente 
le parole che ode; o rende solamente le vocali o queste 
insieme solamente con alcune consonanti e, quando sarà 
atto ad eseguire: tutti i movimenti necessari pcr qual- 
siasi parola, potrà rendere tutte le parole udite. 

Poichè lo sviluppo del linguaggio parlato dipende da 
condizioni così molteplici come quelle a cui abbiamo ac- 
cennato, risulta chiaro che esso sarà reso possibile sola- 
mente dal graduale sviluppo delle altre condizioni psichiche 
cerebrali e, solamente quando le funzioni psichiche cen- 
trali avranno raggiunto il loro più alto stato e le vie 


é. 


_ 82 
centrifughe cerebrali, aventi il loro punto di origine nella 
zons grigia delle circonvoluzioni ed andanti a distribuirsi 
xi muscoli degli organi del linguaggio saranno pienamente 
aperte. e educate, sarà possibile il linguaggio coordinato. 
Questa perfezione di esecuzione che si può raggiungere 
in un’età adulta, l’uomo arriva a compiere, senza spe- 
ciale istruzione, come si è detto, mediante l'esercizio e 
la memoria dei movimenti. Anche la pronunzia delle pa- 
role e degli elementi di esse il bambino apprende con 
ua lavorio ed una esperienza tutta propria. l’erò è indu- 
bitato che qualche cosa si può fare dalla madre per 
rendere al più presto esplicita e facile questa funzione 
della pronunzia. | 

Come è noto, quando il bambino comincia ad entrare 
in rapporto di coscienza colla madre e con quelli che lo 
circondano egli imita facilmente gli atti loro. Di questa 
disposizione del bambino bisogna approfittare per fargli 
apprendere a dare lc voci determinate che sono i primi 
elementi del linguaggio. L’andare di quando in quando 
ripetendo, innanzi a lui, quando egli è ben disposto, le 
votali, dalla più facile ad eseguirsi alla più difficile, darà 
senza dubbio per risultato che egli cominci ad éseguire 
quelle voci molto più sollecitamente e con più precisione 
che se il bambino fosse abbandonato a sè stesso. E se 
gli si fa sotto forma di cantilena si riuscirà più facilmente 
allo scopo ; giacchè questa attira e diverte più il bambino 
e l'eseguirla per lui imp'ica minor lavoro psicologico che 
non l’eseguire le voci pure e semplici. ll fare eseguire 
sollecitamente al bambino quei movimenti vocali che 
egli eseguirebbe dopo molto tempo non è poco per la 
storia del suo sviluppo psichico; giacchè una funzione 


_ è —- 

«che si compie prematuramente aiuta le altre fun- 
‘zioni psichiche nel loro sviluppo. E si può dire che 
fo scopo dell’educazione sia questo, abbreviare il lungo 
cammino dello sviluppo organico e psicologico del bam- 
bino, mettendo a suo profitto il lavoro e la esperienza 
‘altrui ; così egli compie in poco tempo quel che senza 
iuna speciale educazione compirebbe molto tardi. Il fare 
poi replicatamente osservare al bambino i movimenti che 
la madre fa per eseguire quelle tali voci contribuisce 
non poco a far sì che egli le eseguisca ben presto. Si sa 
quanto utile si cava per la educazione dei sordomuti dal 
fare vedere a questi alcuni movimenti eseguiti colla bocca 
accompagnati da speciali espirazioni e corrispondenti a 
certe lettere dell’alfabeto. Il sordomuto arriva così a 
pronunziare suoni e voci che non ha mai udito e può 
«così imparare anche a pronunziare parole ed a leggere, 
.date altre condizioni. 

Dopo che il bambino avrà con facilità appreso a ren- 
«dere con precisione le voci determinate, con lo stesso 
metodo sì potrà fargli apprendere l’esecuzione delle con- 
sonanti e delle sillabe e, quando renderà queste con pre- 
‘cisione, si potra indurlo ad articolare due o tre sillabe 
formando cosi le parole. Quando poi lo si sarà fatto per- 
venire al punto da pronunziare parole, è di primaria 
importanza il fare associare nell'animo suo la parola con 
da cosa di cui è l’espressione; essendo questo accordo 
tra la parola e la cosa l’unica via perchè le parole e le 
rappresentazioni delle cose mettano radice profonda nel- 
d’animo dell’individuo. Su questa associazione delle cose 
«colle parole corrispondenti si basa l’ulteriore sviluppo non 
solamente del linguaggio ma dell’editizio mentale più 
complicato. 


cei a 


VII. — PsicoLo6ra E PEDAGUGIA DELLA: LETTURA 
E DELLA SCRITTURA. 


Se la lettura implica condizioni più complesse che non 
il semplice parlare, quantunque le condizioni che si ri- 
chiedono per questa ultima funzione siano tutte ancora 
esse necessarie e comprese nella funzione della lettura,. 
è chiaro che non bisogna affrettarsi ad avviare il bam-- 
bino alla lettura se prima non sia nello stato di pronunziare 
con precisione e correttezza le parole..E poichè lo sviluppo 
psichico e la prima educazione son. vari nei bambini, per - 
cui non tutti in una epoca fissa sono atti a pronunziare 
bene le parole, è chiaro che non tutti possono in una 
data epoca della loro vita principiare ad essere avviati 
alla funzione del!a lettura. Il voler far leggere ai.bam—- 
bini prima che abbiano appresu a pronunziare bene le 
parole e prima che abbiano raggiunto un certo grado di 
sviluppo della coscienza, ed abbiano avuto una. certa espe—- 
rienza delle cose, essendo contrario al successivo e gra- 
duale sviluppo delle funzioni, renderebbe lungo e penoso: 
l'apprendimento della lettura. Come per imparare a par-. 
lare il bambino ha dovuto apprendere ad eseguire un 
processo di complicazione funzionale psicologica e fisiolo-- 
gica, dalla semplice voce alla parola più complicata,. 
anche per la lettura bisogna tenere lo stesso metodo. 

La lettura è quella funzione fisio-psicologica mediante - 
la quale noi traduciamo in parole vive, rispondenti alle- 
immagini od ai concetti che abbiamo delle cose od agli: 
avvenimenti esteriorì alcuni segni convenzionali. in gene-. 


=90 
irale. Di questi segni alcuni possono essere perccpiti dagli 
‘organi della vista, altri dagli organi tattili ed altri 
*dagli uni e dagli altri insieme. Perciò se le sensazioni 
acustiche sono il mezzo precipuo ed ordinario per im- 
parare ad eseguire il linguaggio parlato, le sensazioni 
‘visive e tattili, accompagnate dalle acustiche, costi- 
tuiscono‘i mezzi principali per poter tradurre in lin- 
.guaggio parlato o semplicemente pensato una serie di 
‘segni. La percezione dei segni mediante il tatto si può 
utilizzare solamente quando fan difetto le sensazioni visive; 
e perciò quei dati segni, per essere percepiti, devuno 
‘risultare di rilievi o di infossamenti prodotti su determi- 
nate superficie. Quando la visione è integra, possono, 
come è naturale, essere anche percepiti i segni accessibili 
‘mediante le vie tattili; ma ordinariamente, e questo è 1l 
‘caso della lettura ai nostri giorni, si debbono vedere segni 
colorati impressi sulla carta o sulla superficie di altri og- 
getti. Ciò che è un qualche di più facile, sia per coloro 
che vogliono tradurre in segni il pensiero, come per coloro 
che debbono interpretare quei dati segni, potendosi in 
pochissimo tempo, col mezzi d’impressione che ora pos- 
:sediamo, estendere una grande quantità di segni inter- 
-pretabili. E si comprende come ciò riesca ancora più 
.agevole quando essi s'imprimano o sulla carta, mediante 
la stampa, siane impressi o ripetuti sopra una molti- 
tudine di fogli, potendosi allora una data serie di segni 
«comunicarsi ad un gran numero d’individui. Questi segni 
non hanno altro valore fuori di quello che loro è statu 
‘assegnato dal consenso degli uomini e dalla tradizione; 
‘sonn perciò segni puramente convenziona!i, quantunque, 
.-quando si studia la loro storia attraverso i popoli del- 


ce Rin 


l’antichità e la loro trasformazione da un popolb ad un 
altro, si potrà vedere che essi non sone venuti su a caso,. 
ma mediante una necessità naturale, psicologica e storica. 

Come la grande quantità delle parole parlate in una 
lingua risultano dal connettersi di poche voci e rumori 
elementari che noi abbiamo noverati, anche la grande 
varietà di parole significate risulta da un piccolo numero. 
di segni corrispondenti alle speciali voci o ai rumori del. 
linguaggio parlato. Sischè per avviare un bambino alta 
lettura non si ha a prima giunta altro compito che quello 
di fargli associare quelle date voci e rumori elementari 
a quelle tali vovali o consonanti significate. Dopo che 
egi ha associato le vocali toniche alle vocali signiticate, 
dovendo passare ad associare le consonanti eseguite cogli 
organi della parola alle consonanti significate, bisogna ri- 
cordare che il far precedere o seguire la consonante dal 
segno esprimente una vocale, è di grande agevolazione 
neil’ulteriore apprendimento della lettura, come è anche 
avvenuto pel linguaggio puramerte parlato. Perchè im— 
plicando l'esecuzione di una consonante anche l’esecuzione 
di una vocale, cio è già una sillaba. E questo è anche 
un passo innanzi che si fa nell’apprendimento della lettura,. 
tanto più perchè le consonanti pure come non fanno parte 
del linguaggio parlato nelle lingue classiche così non 
costituiscono nè anco parole nelle lingue scritte o impresse. 
Sì comprende poi che così per la connessione di sillabe 
significate che possano costituire immagini significate di 
parole sonore, come per l’interpretazione coordinata delle 
parole significate che costituiscono un discorso,.si richieda 
una funzione sempre più complicata d’ interpretazione 
d'immagini significate di parole in parole sonore ed in— 
teriori, connesse a cose. 


si Sa 

Se tutte le funzioni fisio-psicologiche che si richiedono: 
pel linguaggio parlato si richiedono ancora per la lettura, 
quel che però vi è di particolare in quest’ultima funzione 
si è che bisogna associare alla memoria delle parole so0- 
nore e delle cose o delle azioni rispondenti alle parole 
sonore, l’immagine impressa dele parole, per cui sì ri- 
chiede ancora la ricordanza dei segni esprimenti le pa- 
role. Se questa memoria e questa a:=sociazione manca la. 
lettura è impossibile 

Come pel linguaggio parlato il bambino doveva da prima. 
compiere un processo sonoro e sillabico analitico, anche per 
l’interpretazione del linguaggio impresso da principio 
esegue un processo di analisi, finchè coll’abito, coll’eser— 
cizio e con la memoria del valore dei segni arriva 
ad eseguire questa funzione rapidamente e -intetica— 
mente. Però bisogna anche nella formazione di questa 
funzione tenere il metodo graduale complicativo, facendo 
prima leggere al bambino le parole monosillabiche, poi 
le bisillabiche, le trisillabiche, ece.; facendo leggere le 
parole più Iunghe e complicate quando legge senza dif- 
ficoltà le parole di più semplice articolazione. 

Poich*, quando il bambino impara a leggere, si deve 
fare associare nell’animo suo l'immagine impressa delle 
parole all'immagine parlata Celle cose, il farlo leggere a 
voce alta gli dà il campo a meglio conciliare questi due 
aspetti delle parole; così la parola s'imptime più profon- 
damente nel suo animo ed egli acquista anche l’imma- 
gine sonora interiore delle parole, che fa tanta parte del 
linguaggio interiore psichico che è condizione principale 
del parlare, del leggere e dello scrivere e, senza di cri, 
queste ultime funzioni non potrebbero compiersi. 


lin: iii Di RE re rai RSA ii È 


88 


Oltre all’immagine ricordata delle cose e della loro at- 
tività e delle parole sonore, esteriori ed interiori, rispon- 
denti alle cose, e dei movimenti articolati e coordinati 
necessari ad estrinsecare queste stesse parole e della me- 
moria di questi movimenti; oltre alla conoscenza dei 
segni impressi degli elementi vocali e rumorosi di cui le 
parole significate risultano e della loro connessione e della 
loro ricordanza, si richiede, per potere scrivere, una serie 
di movimenti articolati e coordinati della mano e del 
braccio, comunicati alla penna, ed atti a rendere sulla 
carta quella serie di segni rispondenti agli elementi delle 
parole, dalla cui connessione queste nascono. Da ciò si 
comprende come la scrittura sia una funzione molto più 
complessa che non il leggere od il parlare ; giacchè queste 
due ultime funzioni sono un presupposto ed una neces- 
sità per essa. S'intende poi che per imprimere i segni in 
vari oggetti, siano di marmo o di legno, o pure per stampare 
i segni sulla carta si richiedano strumenti e mezzi speciali. 

Non si può perciò scrivere senza avere presente nel 
campo interiore psichico e l’immagine delle cose di cui 
si scrive e le parole udite che loro corrispondono e l’im- 
magine dei movimenti necessari a rendere le parole udite 
e l’immagine impressa delle parole ed î movimenti cen- 
trifughi atti ad estrinsecare sulla carta queste stesse im- 
magini. Se una o più di queste condizioni mancano, non 
si avrà la scrittura come funzione psicologica compiuta 
ed autonoma, quantunque si possano a.lora avere forme 
di scritture inferiori a questa : 0 può essere compiuta- 
mente sospesa questa funzione. Così si può copiare anche 
da chi ignori il significato dei segni e delle parole im- 
presse, come sì può copiare conoscendo i segni che com- 


_ 39 — 
pongono la parola scritta senza sapere a quale cosa cor- 
risponda; e si può scrivere sotto dettatura traducendo in 
segni grafici le parole udite senza intenderne il signifi 
cato. Ma se manca la ricordanza delle parole udite e 
dei movimenti interiori necessari per estrinsecare colla 
parola parlata la parola udita, come è impossibile il lin- 
guaggio fonico, anche la scrittura è impossibile, quan- 
tunque si possa allora copiare. E, se manca la ricordanza 
.del valore fonico dei segni impressi e la memoria dei 
movimenti necessari per estrinsecarli sulla carta, anche 
la scrittura non può effettuarsi. 

Se queste sono le condizioni necessarie ed indispensa- 
bili per la scrittura, in quanto alta e perfetta funzione 
psichica, è chiaro come esse debbano essere tenute pre- 
senti dal maestro quando avvia alla scrittura i bambini. 
Egli deve insistere molto ‘perchè nell'animo del bambino 
acquistino una connessione intima le condizioni psicolo- 
giche accennate e che sono indispensabili per la scrittura 
come funzione compiuta. | 

Ma questo lavorio di associazione deve essere prima pre- 
ceduto da un lavorio puramente meccanico, preparativo, 
mediante cui il bambino acquista la facilità ad eseguire 
da prima i movimenti più elementari del braccio e della 
mano, atti a rendere i segni che entrano come elementi 
nei segni scritti più complessi; e questi segni elementari 
.sono la linea retta e la linea curva. Dopo che queste 
linee sono eseguite in tutti i modi possibili e con facilità 
dalla mano, si passa a far rendere sulla carta gradata- 
mente le vocali e le consonanti, dalle più facili alle più 
difficili; e poi si passa al lavorìo articolato delle sillabe 
per scrivere le parole. È chiaro che dopo un lungo eser- 


se 


cizio di articolazione grafica si è atti a raggiungere il 
grado di coordinazione grafica che implica un grande e 
rapido lavorio di movimenti ed insieme di memoria di 
movimenti e di segni impressi, rispondenti a segni sonori. 
e fonici. 

E, poichè i segni che comunemente si scrivono non 
corrispondono che imperfettamente ai segni impressi me- 
diante la stampa sulla carta, nell'animo del bambino bi- 
sogna fare associare i segni scritti, differenti, si può dire,. 
in tutti gli uomini ai segni stampati. E quando ai segni. 
che si scrivono si danno forme simmetriche ed armoniche 
e si dà allo seritto una forma artistica, si ha quel che 
si dice calligrafia. 

Ma poichè queste ultime e così elevate funzioni di 
strittura coordinata non si raggiungono che alcuni anni 
dopo che il bambino ha principiato a scrivere, e perciò, 
quando egli può principiare ad eseguirle anche imperfet- 
tamente, è allora il tempo per fare associare nell’animo 
di lui queste funzioni agli altri fatti psichici predetti. 

Se non possiamo principiare ad avviare: il bambino alla 
lettura se prima non pronunzia bene le parole e se è 
ancora vero che è impossibile fare scrivere al bambino 
un segno rispondente a quel dato suono od a quella data 
voce se prima non ha visto il segno e non gli ha attribuito. 
quel dato speciale valore fonico (per cui in massima è 
impossibile scrivere se prima non si sa leggere), d’altra 
parte è bene avviare il bambino alla scrittura anche: 
prima che abbia raggiunto la perfezione nella lettura. 
Così la funzione espressiva grafica dei segni si unisce 
alla interpretazione dei segni e queste due IIizioni: gh 
compiono l’una l’altra. 


Oo 


IX. — Lincuaccio E MENTE. 


Il soggetto, percependo l’oggetto, conserva l’immagine- 
di esso dopo che è stato sottratto ai suoi sensi. Quest’im- 
magine è tanto più complessa, cioè risulta di un numero 
tanto più grande di proprietà e di energie, per quarto- 
più complesso è l’oggetto e per quanto maggiori sono 
state le vie per le quali lo ha percepito. 

Nessun animale ha più dell’uomo la potenza di poter: 
usare di un gran numero di organi differenti per perce—- 
pire l'oggetto in tutte le sue proprietà e in tutte le sue 
energie meccaniche, chimiche, fisiche e fisiologiche. Qu: 1- 
cuno può superarlo nella per:ezione di percepire qualche - 
particolare proprietà delle cose per le condizioni partice.— 
lari di qualche organo sensitivo che è in armonia con la 
speciale costituzione del suo organismo; ma ressuno pro: 
superarlo rel'a potenza di abbracciare armonicamente. 
tutte le qualità, tutte ie determinazioni delPoggetto, tutte 
le attività delle parti e degli organi di cui risulta, s a iso- 
latamente considerate che connesse nel tutto. 

Quando l’uomo ha bene percepito il suo mondo circo-- 
stante in tutti gli elementi e le parti che lo costituiscono,. 
egli, conservando l’immagine delle cose, deve certo com- 
piere un grande lavoro di ritentiva e, secordo il grado. 
della sua cultura e della sua educazione logica, deve 
continuamente compiere un grande lavoro di cornessione 
tra rappresentazioni e rappresentazioni, tra rappreser.—- 
tazioni e oggetti che si percepiscono. Colui che si trovi in 
tali condizioni e vi sia cresciuto fuorì il consorzio umano, se 
ciò possa avvenire, e sia vissute esclusivamente in con- 
tatto diretto con la natura e solamente da essa sia stato- 


Pe i eten 


SEZ 07 A 


‘istruito e educato, possiede certamente un numero grande 
‘di rappresentazioni delle cose e riferisce a ciascuna di 
‘esse un'immagine più o meno adeguata secondo che gli 
‘organi sensitivi sono intervenuti tutti o in parte nel 
percepirle. 

Questo è un lavoro grande di memoria che egli deve 
ifare. Ma se invece costui si è educato nel mondo umano 
‘ed ha avuto un'istruzione sulla natura e sulla vita s0- 
«ciale per mezzo della scuola nella quale si parla una 
lingua già formata, il lavoro psicologico che egli deve 
sostenere è ancora più grande; perchè ad ogni cosa che 
gli si fa percepire, ad ogni qualità della stessa cosa, ad 
“Ogni movimento, ad ogni attività, ad ogni energia parti- 
colare di essa si deve necessariamente connettere una pa- 
:rola pronunziabile o udibile che egli è costretto a ricordare. 

E se egii non solamente vuole intendere il linguaggio 
‘parlato e conservarne memoria, ma vuole alla sua volta 
.anche parlare, il suo lavoro diventa ancora più grande ; 
«perchè ad ogni parola da eseguire andando connessi par- 
.ticolari movimenti nervosi e muscolari, egli deve avere 
.Appreso a compiere tali’ movimenti e deve conservare 
:sempre memoria della loro esecuzione. 

Ma il lavoro del soggetto diventa sempre più complesso 
«quando vuole partecipare ad altri aspetti del linguaggio 
squali sono la lettura e la serittura; giacchè per leggere 
«deve avere appreso a tradurre in parole parlate speciali 
‘gruppi di segni impressi e ricordare bene a quali voci, 
a quali consonanti eseguibili con gli organi della loquela 
.essì debbano corrispondere; e per scrivere, tradurre cioè 
in segni impressi le parole parlate, deve apprendere a 
«compiere con la mano particolari movimenti per rendere 


e] 


Lo 09 


sulla carta il tipo di quei segni di cui deve conservare. 
viva memoria. 

In un uomo che sia pervenuto a compiere con perfe-. 
. zione ed armonicamente tutte queste forme del linguaggio 
non è facile immaginare quale immenso lavoro di me- 
moria egli debba fare per potere connettere all’imma-. 
gine fondamentale delle cose e delle loro proprietà una 
seria d'immagini foniche che ad esse corrispondono, una. 
serie speciale di movimenti per potere eseguire e comu- 
nicare agli altri queste stesse immagini ed una serie an- 
cora speciale di movimenti per renderle in segni visibili 
e percepibili sulla carta e poi di nuovo tradurle in parola . 
viva. Non è facile immaginare quale immenso lavoro lo- 
gico egli debba essere atto a compiere quando voglia. 
esporre in forma perfetta ed artistica, con la parola 
parlata o con la scritta, le cose esistenti nella natura o 
le cose e gli avvenimenti che hanno avuto uua storia o- 
uno sviluppo. 

E ciò che fa meraviglia è che l’uomo che abbia avuto 
la più elementare cultura è atto ad eseguire immedia- 
tamente una serie di giudizi o di proposizioni su qualunque 
rappresentazione o su qualunque oggetto che percepisce: 
ciò che è discorrere. Ma, quando la sua cultura è vastis-. 
sima e nello stesso tempo è educata e disciplinata la sua 
facoltà di esteriorazione, egli può, parlando o scrivendo,. 
descrivere un fatto naturale o esporre un disegno attua- 
bile nella realtà naturale o sociale e far vedere le con- 
dizioni della vita sociale in un dato grado della sua storia - 
o riferire un grandioso avvenimento conforme è avvenuto,. 
con tale precisione, con tale sistema ed ordine e disposi-- 
zione delle parti, con tale connessione tra le varie fasi. 


sid) 


«dell’avvenimento da costituire ‘una vera e perfetta opera 
d’arte. . 

In tal caso l’oratore o lo scrittore, prima di principiare 
ad esporre od a narrare, deve vedere nella sua mente, 
.@ perciò anche come fuori di sè ed innanzi a sè, |: ma- 
teria che egli deve esporre nel suo sistema o nel suo 
‘organismo o conformemente è stata immaginata 0 è av- 
venuta. Questa visione dell’oggetto può essere il risultato 
di una lunga preparazione, di un lungo studio, come è 
. dovuto avvenire per le opere d’arte più importanti, per 
le quali l’artista ha dovuto lentamente costruire il di- 
. segno interiore dell’opera sua prima di renderlo sulla 
carta; o pure, come quando si tratta di esporre una pro- 
vincia di una grande regione della scienza, che già l’ora- 
tore ben conosce o un periodo storico precedentemente 
studiato, può essere d’un tratto visto nelle sue linee prin- 
. cipali. È questo il presupposto necessario di un discorso, 
. di una lezione o di un’orazione. 

Si comprende che, quando la materia che si deve esporre 
| viene scritta dall’autbre in molto tempo e con grande 
tranquillità, per cui ogni parola, ogni proposizione può 
. essere ben giudicata e messa in relazione con l’economia 
di tutto il lavoro, si può fare un’opera perfetta. Ma si 
. deve riconoscere che, dal punto di vista psicologico e lo- 
. gico, è più da ammirare colui che riesca a fare un bel 
- discorso innanzi al pubblico il quale è ragionevolmente 
esigente verso l'oratore e non gli dà tempo per meditare e 
. costruire li la sua orazione : questo lavoro colui che parla 
. deve aver fatto prima. S’intende perciò che il pregio del- 
l'oratore scema di molto quando egli ha precedentemente 
: scritto od imparato a memoria il suo discorso. Il vero 


oratore deve improvvisare la forma della sua opera e deve 
lì per li trovare il metodo per la trattazione speciale del 
suo argomento. 

Un oratore che si presenti al pubblico, come un pro- 
fessore ai suoi scolari, deve avere qualche cosa di nuovo 
a dire che gli altri debbono ignorare ed il fine della riu- 
nione è di far sì che ciò che l’oratore vede venga comu- 
nicato agli altri. In questo consiste l’arte somma del por- 
gere. Se il pubbjico potesse vedere d'un tratto ciò che 
l’oratore vede, quasi fotografando il pensiero di lui, non 
vi sarebbe arte oratoria ; invece si tratta che questa co- 
municazione deve farsi per mezzo di un lungo giro di 
parole, che deve avere quel risultato, cioè di far vedere 
a molti in modo sistematico ed organico qualche cosa di 
reale, di naturale o di spirituale, che prima uno solo vede. 

Perciò tutte le parole che l’oratore pronunzia debbono 
‘anche esse costituire nel loro insieme, dopo che sono 
state pronunziate, un tutto perfettamente rispondente al- 
l’obbietto nella sua complessa realtà. Così che, dopo che 
il discorso è stato compiuto, si deve riconoscere come 
nessuna parola, nessuna proposiz'one, nessun periodo 
avrebbe potuto mancar3 senza che l’unità ne avesse sca- 
pitato ; come si dovrebbe ancora dire che nessuna parola 
‘vi dovrebbe esser superflua. 

Profondo e complesso è il lavoro psicologico che l’o- 
ratore deve fare per rendere il suo pensiero; e se 
parlando, egli deve pronunziare una serie di parole, 
bisogna ricordare che queste debbono avere per risultato 
di rendere la realtà nella mente di chi ascolta. Onde 
l’oratore deve. fare una connessione tra un fatto od 
un'energia della realtà che vuole esprimere e la sua cor- 


- 6 — 


rispondente parola durante tutto il discorso ; inoltre, pro— 
nunziando egli una serie di parole, ognuna di esse deve 
essere messa in relazione con le parole, già pronunziate 
e con le altre che dovranno essere pronunziate e vedere 
continuamente se corrispondano alla realtà. Ma l’oratore 
è costretto a udire il discorso che egli pronunzia e lo 
giudica come se fosse il discorso pronunziato da un altro : 
ciò contribuisce a far sì che egli eserciti un maggiore 
dominio ed nna maggiore scrutazione sulle parole che 
pronunzia per metterle in relazione con le altre dette e 
da dire ed anche con la realtà. 

Mentre l’oratore parla e il pubblico assolta, questo 
deve fare un lavoro d’interpretazione delle parole di lui 
per riferirle alla realtà e, se ogni parola è riuscita intel- 
ligibile per esso, alla fine del discorso deve possedere 
quell’organismo di cognizioni riferite alle cose con l’i- 
stessa perfezione con la quale era prima vista da colui 
che parlava. 

Ma se vi sono uomini chs conoscono una sola lingua 
nella quale parlano e scrivono pefettamente, vi sono altri 
che pervengono a conoscere parecchie lingue che colti- 
vano con molta cura e nelle quali parlano e scrivono- 
con grande maestria. In tal caso il lavoro di ricordanza. 
che il soggetto deve fare deve essere straordinario ; perchè 
se la realtà è una, se è la stessa pei vari popoli della 
terra, se la conoscenza delle varie lingue non ci fa pro-. 
gredire di un passo nella conoscenza della realtà, se si 
eccettui la storia del linguaggio che è anche esso una. 
realtà, lo stesso oggetto però ha un nome particolare per: 
ciascuna lingua e richiede movimenti particolari per essere 
pronunziato e scritto come la stessa proposizione può 


“00 


avere una struttura logica differente nelle varie lingue; 
ciò che deve moltiplicare il lavoro logico del soggetto che 
parla e scrive in molte lingue. 

Da quel che si è detto comparisce come la lingua sia 
parte costitutiva della mente. Se per mente intendiamo (1) 
l’unità sistematica od organica, che il soggetto ha rag- 
giunto, di tutte le rappresentazioni rispondenti agli og- 
getti reali, onde la vera mente è l’unità della mente 
soggettiva e dell’oggettiva nel soggetto, a prima vista 
potrebbe sembrare che potessero bastare a costituire la 
mente le semplici immagini fondamentali delle cose, viste 
nella loro unità, che si è detto formare la base della 
lingua. Ma, avendo detto ciò, abbiamo inteso dire che 
anche le immagini delle cose debbono costituire parte 
integrale del linguaggio, perchè senza di esse le parole 
non avrebbero alcun appoggio, non sarebbero che vacue 
vibrazioni. E d’altra parte le sole immagini delle cose 
in connessione sistematica o organica fra di loro, escluse 
dal mondo delle parole, costituirebbero la mente incomu- 
nicabile agli altri uomini. Senza questa comunicazione la 
quale contribuisce alla formazione e alla educazione della 
mente, nè anco la mente delle sole immagini potrebbe 
raggiungere un certo organismo; sarebbe piuttosto una 
miscela di rappresentazioni. E poichè senza. rappresen- 
tazione delle cose non potrebbe nè anco esservi mente, 
bisogna conchiudere che il linguaggio in tutti i suoi 
aspetti rappresenta la mente. ‘ 


(1) V. D’ALFonso. Psicologia Normale — capo XVII — la mente 
e il suo territorio. — Roma, Trevisini-Paravis. 


7. 


— 98 


X. — LA LOCALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI 
| DEL LINGUAGGIO. 


La storia del linguaggio nell’umanità è così una sola cosa 
con la storia della mente nell’umanità e nell’individuo: 
però ambedue sono due aspetti dello stesso tutto. La 
mente o il pensiero è qualche cosa d’interiore ; il lin- 
guaggio è l’espressione sensibile di esso ed ambedue esi- 
gono la funzione più profonda e più complessa che il 
centro nervoso possa compiere. Onde, se il linguaggio u- 
mano ha avuto una storia non indipendentemente dalla 
mente, ciò non è nè anco avvenuto indipendentemente 
dallo stato cerebrale degli individui; giacchè il cervello 
è organo in modificazione molecolare continua in ragione 
della formazione della mente e delle sue funzioni ed un 
dato linguaggio è impossibile senza certe date condizioni 
del massimo dei centri nervosi. 

Precedentemente abbiamo detto che tra gli organi del — 
linguaggio bisogna noverare il cervello; ma ora bisogna 
aggiungere che tra quegli organi esso rappresenta la parte 
più importante; perchè le funzioni centripete nervose ne- 
cessarie alla storia e alla funzione del linguaggio sareb- 
bero impossibili senza la loro comunicazione col cervello 
e d’altra parte nessun movimento centrifugo e muscolare 
potrebbe avvenire senza l’intervento di un impulso che 
parta dal cervello; sicchè, tolto questo di mezzo, non 
potrebbe darsi linguaggio nè mente. 

Ma dire che il cervello è l’organo della mente e del 
linguaggio è dire qualche cosa d’indeterminato. Altrove (1) 

(1) V. D’ALrFONSO, Op. cit. e specialmente i capitoli: Le fungioni 


fandamentali del sistema nervoso. — Divisione dei fatti psichici 
e la mente il e suo territorio. 


_ 99 - 


‘abbiamo creduto di dovere ammettere, autorizzati da uno 
studio largo della fisiologia e della patologia moderne e dalla 
‘clinica delle malattie nervose, che alla funzione mentale 
«è deputato lo strato esteriore grigio di ambedue gli emi- 
sferi cerebrali o, per meglio dire, le cellule nervose che 
:sono nella sostanza grigia delle circonvoluzioni. E non vi 
ha una sola di queste cellule che sia estranea al grande 
avorio del pensiero e che perciò non sia in comunica- 
‘zione con tutte le altre cellule, come fanno ammettere gli 
.studi istologici più recenti sul cervello. Onde una cellula 
di un dato punto della zona grigia periferica è messa in 
relazione con qualsiasi altra cellula di un’altra circonvo- 
Auzione, se non sempre per la stessa sola sostanza grigia 
nella quale i poli delle cellule mettono queste in comu- 
micazione, mediata o immediata, con tutte le altre cel- 
lule, anche per la sostanza bianca sottoposta alle circon- 
voluzioni. 

È noto che la sostanza bianca degli emisferi risulta di 
tre sistemi di fibre, di cui uno serve a mettere in rela- 
‘zione ciascuna circonvoluzione con tutte le altre dello 
:stesso emisfero ; un altro mette in relazione ciascuna cir- 
«‘convoluzione di un emisfero, simmetricamente, con quelle 
«dell’altro, costituendo il corpo calloso che connette fra di 
loro i due emisferi ; e il terzo che mette in relazione la so- 
stanza grigia periferica delle circonvoluzioni coi nuclei 
grigi centrali prima (nucleo caudato, anteriormente, talamo 
ottico, posteriormente, e nucleo lenticolare, lateralmente in 
fuori ai due) e poi, attraverso a questi, eccettuati pochi 
fasci che non li attraversano, col ponte di Varolio e col 
midollo allungato. 


I due primi sistemi di fibre dunque contribuiscono a 


— 100 — 


mantenere ìin comunicazione fra di loro le cellule della 
zona periferica grigia delle circonvoluzioni. Una molte— 
plicità di vie mette dunque in comunicazione fra di loro. 
quelle cellule. E forse è bene quì ricordare che la fun- 
zione psichica e mentale è sostenuta dall’attività solidale 
di tutte le molecole del protoplasma e del nucleo delle: 
cellule, rimanendovi estranei il nucleo e la membrana in- 
volgente ; la funzione psichica dunque si compie dentro. 
le cellule e si deve ora dire che nessuna molecola delle: 
cellule della zona grigia è estranea al grande lavorio. 
del pensiero. 

Se il linguaggio non è che la manifestazione del pen-- 
siero e della mente, è chiaro come il suo prodursi non: 
debba essere che un atto o una serie di atti che hanno. 
per punto di partenza il centro risultante dalla funzione: 
solidale di tutte le molecole delle cellule della sostanza. 
grigia delle circonvoluzioni Non vi è dunque, noi cre— 
diamo, interruzione funzionale tra l’attività molecolare del 
vasto centro superiore mentale e le vie centrifughe che: 
dànno le varie forme di linguaggio e queste non sono che: 
l’estrinsecazione di quelle. 

In questi ultimi quarant'anni, per opera di grandi pato- 
logi, molto progresso si è fatto circa alla conoscenza della 
localizzazione delle funzioni del linguaggio. Si è princi— 
piato così a vedere come il cervello avesse una parte non. 
poco importante in queste funzioni. I morbi, creando negli. 
organi certe alterazioni funzionali, possono essere consi- 
derati come tante esperienze che la natura fa sull’orga— 
nismo vivente, che ci fanno meglio comprendere le fun- 
sini normali. L’anatomista patologo poi che ha studiato. 
nell’infermo l’alterata funzione degli organi, dopo la morte: 


— 101 — 


di esso, riscontrando sul cadavere quali alterazioni degli 
‘organi rispondano all’alterata funzione, può stabilire una 
legge che faccia vedere come ad un organo che fun- 
‘zioni normalmente corrispondano certi dati fenomeni nor- 
mali della vita e che all’alterazione di questi ultimi fe- 
nomeni vadano connesse alterazioni chimiche, istologiche e 
‘grossolane degli organi. 

Poichè una funzione così complessa quale è il linguaggio, 
‘che comprende varie specie di fatti centripeti, centrali e 
centrifughi, considerati in tutti i gradi ed aspetti possi- 
‘bili, non può non avere una certa vastità di localizza- 
‘zione nel cervello, può avvenire che una lesione ovvero 
‘un processo morboso limitato ad una provincia partico- 
lare del vasto territorio del linguaggio produca la cessa- 
‘zione funzionale di un aspetto o di un grado di esso. E, 
«quando si riscontri in una molteplicità di casi che quella 
data cessazione di una forma particolare o di un grado 
particolare del linguaggio coincida con un processo mor- 
boso circoscritto sempre in quel dato sito, si concluderà 
‘che questo allo stato normale sostiene quel dato aspetto 
‘0 grado del linguaggio. 

Così parecchie osservazioni sono state fatte in infermi 
dei quali dopo morte è stata fatta l’autopsia, dalle quali 
sembra si possa stabilire che la prima circonvoluzione 
temporale dell’emisfero sinistro sia la sede della memoria 
uditiva delle parole. Un’emorragia che avvenga in questo 
sito o un rammollimento o un tumoretto che visi svolga 
‘fa sì che l’individuo che prima, udendo parlare, inten- 
deva il significato delle parole, perda ora questa facoltà. 
Egli però ode tutte le vibrazioni del mondo circostante e 
8a riferirle alle cose : ode anche le vibrazioni che costi- 


— 102 — 


tuiscono le parole connesse a cose, solamente non sa in- 
tenderle, non sa cioè riferirle ad esse. Questo fatto mor—- 
boso è stato indicato con la parola sordità verbale. 

Similmente da molte osservazioni che sono state fatte 
risulta che il lobulo parietale inferiore dell’emisfero si- 
nistro sia il centro della memoria della visione delle pa- 
role impresse. Una lesione, come quella indicata per la: 
sordità verbale, che si produca in questo sito fa sì che 
l’individuo che prima poteva leggere un libro o una 
scrittura qualunque, non sappia più interpretare quei segni 
in modo che pronunzi dentro di sè e ad alta voce quelle tali 
parole e le riferisca a quelle tali immagini od azioni cor- 
rispondenti. Egli è allora divenuto cieco delle parole, egli 
cioè vede tutto, vede anche quei tali segni impressi, ma 
non sa leggerli. 

Inoltre si è omai nettamente stabilito, per gl’innumere- 
voli casì registrati, che una lesione nel terzo posteriore 
della terza circonvoluzione frontale dell'emisfero sinistro 
tragga la perdita della memoria dei movimenti coordì- 
nati necessari all’articolazione delle parole, fenomeno che 
si esprime con la parola afasia; onde è stabilito dai pa- 
tologi che quella è la sede della memoria di tali movi- 
menti. Si ha ancora che da un piccolo numero di casì 
raccolti sembra risultare che il piede della seconda cir- 
convoluzione frontale dello stesso emisfero sia l'organo 
in cui ha sede la memoria dei movimenti coordinati delle 
dita, della mano e dell’avambraccio, necessari per scri- 
vere ; onde una delle solite lesioni che si limiti in quel 
sito produce il fenomeno della perdita della memoria di 
quei movimenti cioè l’agrafia o l’afasia della mano. 

Si vede da ciò che tutti e quattro i nominati centrì 


VI ae ea al 0 ali rutti 


— 103 — 


sono quasi limitrofi fra di loro, sono tutti nei dintorni 
dell’insula che è nella scissura di Silvio ; cioè i due cen- 
tri motori anteriormente alla scissura ; i due centri per- 
cettivi delle parole, vista ed udito, posteriormente ed in- 
feriormente. 

È molto raro che una lesione si presenti circoscritta 
esclusivamente in una delle sedi indicate e che le altre, 
some il resto del cervello, siano perfettamente integre ; 
giacchè le lesioni sono più o meno estese. E già una le- 
sione del cervello, se si eccettui il caso in cui un piccolo 
grumo sanguigno (embolo) proveniente, per mezzo della 
corrente sanguigna, dalla parete del ventricolo sinistro del 
cuore infermo, otturi un vasellino che allo stato normale dia 
sangue ad una regione ben circoscritta del cervello, è raro 
che non sia accompagnata o preceduta da altre lesioni 
dello stesso organo. 

Come è stato dunque esposto, pei patologi del sistema 
nervoso abbiamo piccoli centri e ben circoscritti della me- 
moria delle parole udite e viste, dei movimenti necessari 
per l’esecuzione delle parole parlate e delle scritte. Il 
resto del cervello è per loro perfettamente estraneo a quei 
tali centri. Questa teoria è ben diversa da quella che da 
molti anni noi propugniamo e che abbiamo sostenuto 
prima nel nostro saggio sull’educazione morale pubblicato 
nel 1883 ; nella prima edizione di questo lavoro (pensiero 
c linguaypio), pubblicato nel 1837; e poi nella psicologia 
normale edita nel 1891. 

Un'ulteriore e diuturna meditazione su questo obbietto 
ed uno studio continuo della casistica delle malattie ce- 
rebrali ci ha confermato sempre più nella nostra opinione 
€ per conseguenza non possiamo considerare che come urna 


— 104 — 


veduta empirica e bruta quella dei patologi che scindono 
il territorio cerebrale in tante piccole provincie autonome 
ed indipendenti le une dalle altre senza vederne l’unità 
e l’organismo. Noi riconosciamo che l’esistenza dei pre- 
detti centri potrà dalla scienza assodarsi sempre più, come 
potrà darsi che altri centri nelle funzioni percettive o mo- 
trici potranno ulteriormente scoprirsi, come, per esempio, 
un centro per la coordinazione dei movimenti necessari 
all'esecuzione musicale; ma per noi tali centri non sa- 
ranno che di conduzione centripeta a tutta la zona grigia 
periferica o pure centrifuga da essa e perciò non vera- 
mente centri. 

In questo stesso senso noi diamo il nome di centri spe- 
ciali di attività conduttrice centripeta a vari punti della 
regione posteriore e mediana degli emisferi, come diamo 
quello di centri speciali di attività centrifuga a speciali 
punti della regione anteriore e mediana degli emisferi, 
ma di veri centri psichici o mentali non ve ne ha che un 
solo e questo è tutta la zona grigia periferica delle cir- 
convoluzioni. 

Potrebbe a prima giunta sembrare strano che in quel 
centro che diciamo di essere il vero siano ancora centri 
centripeti e centri centrifughi; ma non potrebbe assolu- 
tamente essere nè immaginarsi questo centro del sistema 
nervoso, la cui funzione è essenzialmente di viabilità, in 
un organismo così complesso quale è quello dell’uomo ed 
in cui si deve avere una grande specializzazione di fun- 
zioni, se non fosse il centro di arrivo di vie sensitive e 
percettive così diverse le quali non possono tutte avere 
una sola porta d’ingresso nella zona grigia; e se non 
fosse il punto di partenza degli svariatissimi movimenti 


— 105 — 


che l’uomo può fare. Ciascuno dei quali, richiedendo una 
particolare educazione ed essendo qualche cosa differente 
dagli altri, deve avere ancora centri e vie particolari di 
produzione. 

Così se è stabilito ‘che il centro dell’audizione delle 
parole sia quello riconosciuto dai patologi e che questo 
‘centro sia in relazione con l’altro della esecuzione delle 
parole parlate, se la parola udita non si è diffusa per 
tutta la trama grigia periferica, se non si connette con 
tutto il lavorio mentale e si arresta invece nel punto in- 
dicato, si potranno avvertire le semplici vibrazioni che co- 
stituiscono la parola, ma questa non sarà compresa. E 
d’altra parte l’uomo che parla, intendendo egli ciò che 
dice, le parole che egli pronunzia debbono essere l’espres- 
sione di un lavorio delle molecole di tutta la zona grigia 
periterica. Ma se la parola udita, invece di passare pel 
vasto pelago di tutte le circonvoluzioni, segue la via più 
breve per tradursi in parola parlata, allora abbiamo il 
fenomeno della ecolalia ; cioè l’individuo pronunzia lì per 
fì le parole che ode senza intenderle, come avviene quando 
î due suddetti centri rimangano integri, mentre il resto 
della scorza grigia è seriamente compromesso in fatti 
morbosi; perchè chi parla: come chi legge ed ascolta è 
la zona grigia funzionante. 

La nostra veduta trova nella casistica stessa delle ma- 
lattie nervose la sua conferma; giacchè moltissime volte 
sì son potuti riscontrare disordini della loquela con in- 
tegrità dei siti cerebrali indicati dai patologi: e ciò non 
solo per morbi acuti prodottisi in qualsiasi età dell’uomo 
nella zona grigia periferica ; ma soprattutto per vecchiezza 
‘cerebrale 


— 106 — 


È assodato omai dall’istologia patologica che il fatto 
anatomico cerebrale che è a base della vecchiezza è rap- 
presentato dallo sviluppo e dallo induramento del tes- 
suto connettivo il quale così comprime le cellule e le 
fibre cerebrali, inceppando il movimento funzionale delle 
molecole; ed è rappresentato ancora dalla degenerazione 
chimica dei vasi cerebrali i quali, perdendo così la loro 
elasticità, non possono più spingere il sangue tra le ul- 
time cellule. Onde le molecole di queste si nutrono poco 
sia perchè poco alimento arriva a loro per mezzo dei 
vasi e sia perchè sono compresse dal connettivo ; per cui, 
venendo impedita la loro funzione, esse debbono degene- 
rare chimicamente e la loro attività psichica deve pro- 
gressivamente decadere insieme col progresso del fatto 
morboso; perchè comincia a venir meno quella sinergia 
funzionale di tutte le molecole necessarie ad una mente. 
In conseguenza di che tutti gli aspetti di questa, così la 
ritentiva di tutte le rappresentazioni come l’energia lo- 
gica e la passionale, debbono necessariàmente diminuire. 

I patologi non psicologi sono sicuri nell’affermare che 
un individuo può perdere la ricordanza delle parole delle 
cose, mentre può ricordare le cose o ricordar queste e 
perdere la ricordanza delle parole; o perdere l’attività 
passionale e non l’attività logica e viceversa. Ma tale 
credenza è l’effetto di una imperizia nel trattare e nel 
giudicare i fenomeni psichici; poichè coloro che hanno 
studiato più profondamente i disordini della loquela e 
della mente negli individui hanno dovuto constatare che 
ad un'alterazione, per quanto lieve, o ad un affievolimento 
di un aspetto della vita mentale, deve necessariamente 
associarsi un’alterazione od un affievolimento di tutti gli 


— 1070 — 


altri aspetti o gradi della mentalità e per conseguenza. 
anche del linguaggio. E ciò si verifica appunto quando, 
per morbi o vecchiezza, la mente decade insieme con: 
l’alterarsi dell’organismo cerebrale. 

Per questa ragione crediamo di potere stabilire che 
come il compiersi con grande perfezione e rigoglio delle 
funzioni del linguaggio, in tutte le sue forme complesse, 
è indizio di una mente vigorosa e robusta e di un cervello 
integro ed integralmente funzionante, il decadere all’in-. 
contro di questa funzione, a meno che non si tratti dì 
una diminuzione 0 mancanza di esercizio il quale ha tanta 
parte nella funzione della loquela, è indizio del decadere 
della mente e di morbi e di vecchiezza cerebrale. La 
localizzazione della funzione del linguaggio è dunque lì 
dove è la localizzazione della mente, cioè in tutta la zona 
grigia periferica di entrambi gli emisferi. 

Come si è’ visto, i patologi localizzano i vari aspetti 
della funzione del linguaggio nell’emisfero sinistro. A noi 
sembra che questo sia un errore di apprezzamento ; giacchè 
se all’attività della loquela prendono parte organi ed ap- 
parecchi i quali se si considerano divisi da una linea lon- 
gitudinale e mediana, sono risultanti di muscoli che ap-. 
partengono insietne alla metà destra e alla sinistra 
dell’organismo, anche ammettendo che le fibre che, par- 
tendo dalla periferia grigia degli emisferi e concentrandosi 
per costituire i peduncoli, s’incrociano poi, proseguendo, 
nel ponte di Varolio e nel midollo allungato in modo che 
le fibre di sinistra vadano a destra e viceversa, questo. 
deve farci ammettere che i movimenti degli arti di destra 
che si compiono senza l’intervento degli arti di sinistra, 
hanno il loro centro centrifugo nell’emisfero sinistro e vi- 


— 103 — 


‘ceversa. Ma non ci fa spiegare come a funzioni che sì 
‘compiono da organi in cui prendono parte muscoli delle 
‘due metà dell’organismo debba prendere solamente parte 
l'emisfero sinistro. 

Vero è che quando un individuo scriva o giochi di 
‘scherma il movimento specializzato che egli fa è l’espres- 
sione di tutto il suo volere che ha il suo punto di par- 
tenza in tutto il territorio mentale. E qui si deve ammet- 
tere che il centro centrifugo di tali movimenti che d’or- 
dinario si compiono col braccio destro, sia nell’emisfero 
‘sinistro, all’istesso modo che questo sarebbe a destra se 
l'individuo si educasse a scrivere ed a schermire col braccio 
sinistro. Ma non vi è alcuna ragione ad ammettere che 
ì movimenti che si debbono compiere col laringe, con la 
lingua, coi muscoli della mascella, per potere parlare 
‘debbano avere il loro centro centrifugo nel terzo posteriore 
«della terza circonvoluzione frontale dell’emisfero sinistro s0- 
‘lamente e non anche in quella del destro, mentre dobbiamo 
ricordare che le due metà degli organi della loquela sono 
innervate da paia di nervi (trigemino, facciale, glosso—-fa- 
ringeo, ipoglosso) che si distribuiscono simmetricamente 
a destra ed a sinistra nei suddetti organi. Considerando 
‘che le fibre che costituiscono i due peduncoli cerebrali, 
tra le quali debbono essere noverate le fibre dei predetti 
nervi, s'irradiano simmetricamente verso la periferia grigia 
degli emisferi, siamo invece indotti ad ammettere che per 
la loquela vi siano due centri centrifughi, l’uno a sinistra 
‘e l’altro, simmetricamente ad esso, a destra: altrimenti 
non vi sarebbe ragione che vi fossero paia di nervi per 
.gli organi della loquela, basterebbe un solo dei predetti 
nervi, quello proveniente dall'emisfero sinistro. 


— 109 — 


I patologi sono stati indotti ad ammettere un solo centro. 
per le varie forme e ì vari gradi del linguaggio dal fatto 
che l'emisfero sinistro offre, più del destro, il fianco ai 
morbi; per cui la casistica registra un maggior numero. 
di lesioni nell’emisfero sinistro che non nel destro. E la. 
ragione è la seguente: 

Come è noto, gli emisferi cerebrali, oltre che dalle due 
arterie vertebrali posteriormente, ricevono grandissima. 
copia di sangue dalle due carotidi interne anteriormente 
ed inferiormente, le quali irrigano, tra l’altro, di sangue 
le regioni indicate dai patologi, come centri dei vari 
aspetti dal linguaggio. Ora delle ‘due carotidi primitive 
la sinistra ha il suo asse in direzione dell’asse ventricolare 
sinistro dal cuore, mentre la destra lo ha obliquamente 
a questo. Da tale condizione anatomica deve seguire che 
le pareti della carotide sinistra ricevano una pressione 
laterale fortissima ; per cui la degenerazione ateromatosa 
è frequentissima nell’albero della carotide sinistra, onde, 
date certe contrazioni violente dal cuore, è facilissima la 
rottura di un ramo vascolare dell’albero di quest’arteria ; 
e si ha emorragia. | 

Per queste stesse condizioni si produce nei detti rami 
un altro processo morboso che è la periarterite, per cui, 
distruggendosi la membrana elastica delle arterie, si svi- 
luppano gli aneurismi miliari i quali, con la contrazione 
violenta del cuore, si rompono e producono ancora emor= 
ragia. Ma, per la posizione particolare della carotide 8i- 
nistra, gli emboli che, staccandosi dalla parete del ven- 
tricolo sinistro, quando essa si trova in condizioni anormali, 
sono - portati via dalla ‘corrente sanguigna, penetrano 
molto più facilmente in qualche ramo dell’albero rasco- 


— 110 — 


lare di essa ed allora la circolazione in quel dato terri- 
torio è abolita in quanto subisce il rammollimento per 
anemia compiuta ; onde quella data provincia cerebrale 
cessa dal funzionare. Per questa ragione i morbi infieri- 
scono nell'emisfero sinistro più che nel destro e per questa 
stessa ragione i patologi, avendo riscontrato in caso di 
disordini della loquela il maggior numero di lesioni a 
sinistra, han dovuto conchiudere che in questo emisfero 
han sede gli organi di tali funzioni. | 
Ma qualche raro caso non manca in cui si è potuto ri- 
scontrare perdita della facoltà di parlare con lesione del 
terzo posteriore della terza circonvoluzione frontale del- 
l'emisfero dritto. Se ciò è, si potrebbe opporre, quando 
‘il centro sinistro, non funziona, non potrebbe supplire 
il destro ? Ed inoltre una lesione del centro sinistro, 
piuttosto che dare la cessazione assoluta della fun- 
zione, non dovrebbe piuttosto dare l’affievolimento o la 
diminuita coordinazione dei movimenti per la loquela ? 
Non considerando che qualche volta quest’ultimo caso 
può avvenire, sì deve ammettere che quando una funzione 
è sostenuta da organi appartenenti alla metà destra e 
alla sinistra dell’organismo, cioò ad essa prendono parte 
muscoli di ambedue le metà, e nervi che hanno la loro 
più remota provenienza nella zona grigia degli emisferi, 
deve questa funzione implicare tale un’educazione che, se 
venisse meno l’attività funzionale dei nervi di una metà, 
l’altra sarebbe insufficiente a lavorare in modo da sup- 
plire la prima. Come avviene di un carro che debba essere 
tirato da due buoi; se l’uno di questi manca da l’un lato 
del giogo, l’altro del lato opposto non può esso solo ti- 


— Ill — 


rare innanzi il carro, per cui si arresta ; così deve av- 
venire di una funzione in cui prendono parte muscoli e 
nervi di ambedue le metà dell’organismo. 

Il trovare, come alcuni patalogi fanno, la ragione della 
localizzazione dei centri del linguaggio nell’ emisfero si- 
nistro, nell'essere questo per lo più un poco di mag- 
gior volume del destro, è cosa che non basta ad espli- 
care il fatto. Questo potrebbe al più connettersi all’abito 
e all’istinto che l’uomo ha di compiere preferibilmente 
la maggior parte dei movimenti singoli con gli arti della 
metà destra dell’organismo ; onde i muscoli di questa sono 
alquanto di maggior volume di quelli degli arti di destra, 
ciò che può connettersi con un maggior volume dei centri 
centrifughi corrispondenti nell’emis‘ero sinistro. 


X. — LINGUAGGIO INTERIORE ED ESTERIORE. 


Quanto è vero che il centro produttore del linguaggio 
sia l’istesso centro della mentalità, questa funzione uni- 
ficatrice ed organizzatrice di tutte le nostre rappresenta - 
zioni e dei nostri concetti, lo prova il fatto stesso che 
noi abbiamo un linguaggio mentale ed interiore che pre- 
cede, come può star senza, il linguaggio sensibile o fonico 
e di cui questo non è che una semplice estrinsecazione. 
Quando noi proviamo il bisogno di segregarci dal mondo 
per rinchiuderci in noi stessi e per godere della quiete e 
della solitudine e sciogliamo il freno alle nostre rappre- 
sentazioni e queste invadono tumultuariamente il campo 
della nostra attività spirituale o diamo un ordine ad un 


— 12 — 


gruppo speciale di rappresentazioni o c’indirizziamo a. 
studiare un dato sistema di esse, allora è facile contem- 
plare e udire in noi stessi il linguaggio interiore. 

Si osserva allora che ogni rappresentazione ‘tende ad 
apparire nella coscienza in tutte le immagini o gli aspetti 
che di essa furono percepiti per mezzo degli organi sen- 
sitivi ed in tutte le immagini convenzionali sopraggiunte 
alla cosa che ci rappresentiamo, la quale perciò ci sembra 
che sia presente a tutti i nostri sensi se tutti questi in- 
tervennero nel percepirla. Fra tutte queste immagini,quella 
fondamentale che il soggetto cerca di vedere nelle sue 
rappresentazioni e alla quale sì addossano, si può dire, 
tutte le altre note percepibili o convenzionali, è la visiva. 
Se questa manca, o perchè manca nel soggetto la fun- 
zione visiva o perchè solo quel dato oggetto non è stato 
visto, funzionerà da immagine fondamentale la tattile, se 
il tatto è intervenuto nel percepire l’oggetto, e allora le 
altre note si addosseranno ad essa. 

Se queste due immagini son mancate, il soggetto si 
sforza di considerare come immagini fondamentali le vi- 
bratorie, se dell'oggetto egli percepì qualche vibrazione. 
Se questa è mancata ed ha avuto la percezione olfattiva, 
l’immagine fondamentale sarà questa, giacchè la perce- 
zione gustativa è anche tattile. Non si vedono nel lin- 
guaggio interiore immagini di cose che non siano state 
in alcun modo percepite. Le percezioni vibratorie ed ol- 
fattorie, non associate ad oggetti, visti o toccati, che d’or- 
dinario debbono essere connessi alle prime, sono inde- 
terminate ; così deve dirsi delle rappresentazioni di esse. 

È tanto necessario per |’ uomo che pensa (pensare è 
anche parlare internamente) di dare un'immagine visibile 


— 113 — 

alle rappresentazioni che passano per la sua coscienza, 
che, quando egli non sia nato cieco o non ha visto gli 
oggetti che si rappresenta, si foggia in qualsiasi modo- 
un'immagine visiva di essi, servendosi delle sue esperienze 
anteriori. Ciò avviene anche sempre che egli oda parlare. 
di cose che non ha visto e sulle quali pensa. Così se 
è costretto a pensare avvenimenti in una città che 
egli non ha visto, immagina una qualsiasi città, per lo 
più conformemente a quella nella quale vive o ad altre che 
ha visto. Se le immagini visive non vengono foggiate, se 
mancano l’immagini tattili le quali del resto non si pos- 
sono avere con precisione se non delle piccole cose che.ci 
circondano, tutte le rappresentazioni che dovrebbero es- 
sere connesse alle cose rimangono allo stato d’indetermi- 
nazione. | 

In un uomo che eserciti molto tutte le sue attività 
percettive e, perchè nato sordo, non partecipi affatto 0, 
anche udendo, partecipi poco al mondo delle parole, per- 
chè vive fuori il consorzio umano, non sentendo egli dare 
una parola particolare ad ogni oggetto che percepisce e ad 
ogni qualità dell'oggetto, il linguaggio interiore risulta 
sopra tutto di rappresentazioni di oggetti percepiti. Ma 
se egli partecipa egualmente al mondo delle cose ed in- 
sieme a quello delle parole udite, meditando e pensando 
non selo avrà come d’innanzi a sè le cose sulle quali 
medita e pensa; ma a ciascuna cosa o a ciascuna pro-. 
prietà di esse egli associerà la parola; e a lui sembrerà, 
meditando, di udire pronunziare dentro di sè le parole 
corrispondenti alle cose ed avranno quella voce partico— 
lare degli individui dei quali ha udito più frequentemente 
le parole. 


8. 


— ll4 — 

Se poi colui che pensa partecipa al mondo delle cose 
e delle parole udite non solo, ma anche a quello delle 
parole parlate con l’istesso grado d'intensità, egli, cioè, 
esercita tutte e tre queste forme di attività, percepire il 
moudo esteriore, udir parlare e parlare, il linguaggio in- 
teriore allora in lui sarà qualche cosa di più complesso. 
A lui, pensando, sembrerà non solo di percepire le cose 
che pensa, ma ancora di pronunziare dentro di sè le pa- 
role che pensa connesse alle cose; gli sembrerà inoltre 
di eseguire quei tali movimenti necessari per pronunziare 
le parole le quali saranno da lui interamente udite ed 
aventi un timbro particolare di voce che, quando non sarà 
il proprio, che è più frequente, sarà di coloro dai quali 
più frequentemente ha udito ripetere le parole. 

E poichè l’uomo non compie i soli movimenti per la 
parola fonica, ma anche quelli perla scrittura, che eser- 
cita sia componendo che copiando o per dettatura, e 
compie anche movimenti spsciali per i vari mestieri, per 
le varie arti che si coltivano, par le varie professioni, per 
le particolari occupazioni alle quali l’individuo dedica la 
vita, se questi movimenti non si esercitano da meno delle 
altre forme di linguaggio, diventano anche essi parte del 
linguaggio interiore. Di modo che all’individuo che pensa 
potrà sembrare tra l’altro di compiere quei tali movi- 
menti con la mano e col braccio, che si devon fare sulla 
carta quando sì scrivano le parole corrispondenti alle 
rappresentazioni che passano per la coscienza: come al 
pittore che pensa i quadri fatti o da fare sembrerà di 
compiere quei movimenti particolari che fece o dovrà 
fare quando ritrarrà sulla tela i personaggi che ha 
immaginato. E si comprende come anghe la particolare 


— 115 — 
condotta dell’individno, risultato di lunghi ed abituali 
movimenti, può divenire parte del linguaggio interiore; 
‘talchè egli, pensando gli avvenimenti esteriori; li critica, 
«‘contrapponendo @ pure uniformando ad essi la propria 
condotta. 

Anche quande leggiamo un libro senza la menoma e- 
‘strinsecazione fonica, è facile osservare e udire in noi 
stessi il Hnguaggio interiore ; perchè le parole che suc- 
cessivamente noi vediamo sulla carta sarebbero quasi da 
moi illeggibili ed incomprensibili se non avvenisse interior- 
mente a noi una corrispondente serie di rappresentazioni 
foniche di quelle date parole, tanto che ci sembra udirle 
pronunziare dentro dì noi e di eseguire movimenti neces- 
sari per pronunziarle. Lo scrivere sarebbe anche impos- 
sibile senza la precedente rappresentazione fonica interna 
«delle parole che successivamente scriviamo e senza le rap- 
presentazioni dei movimenti necessari per pronunziarle e 
per eseguirle sulla carta. 

Leggenda, la mente ha poi le stesse esigenze che ha 
quando compie il linguaggio interiore; vuole cioè rap- 
presentarsi nel tempo e nello spazio l’obbietto del quale 
legge. E, se si tratti di cose che ha ben percipito, gli 
sarà facile richiamare l’immagine visiva di esse; ma, 
quando legge di cose che non ha mai percipito, si foggia 
un'immagine qualsiasi, servendosi di altre rappresenta- 
zioni. Se legge lo scritto di una persona a lui nota o fn- 
miliare, gli sembrerà di vederla, di udire la voce di essa, 
di vedere il gesto col quale suole accompagnare la pa- 
rola. Se legge un gran dramma che ha già visto rap- 
presentare da valorosi attori, a lui sembrerà di vedere 
gli attori, di vederli muoversi, di udire la loro voce 


— Il5U — 
sempre che interloquiscono ì personaggidel'dramma. Mà,. 
se invece legge un dramma che non ha visto mai rap— 
presentare, egli è costretto ad immaginare certi attori: 
che operino, che si muovano che parlino in modo parti- 
colare ed abbiano ciascuno una voce speciale. 

Lo stesso avviene se qualcuno legge un romanzo o un: 
libro di storia o un’orazione. Leggendo i commentari’ di: 
Cesare, non possiamo fare a meno di foggiarci una spe— 
ciale figura d’uomo che narra ed opera; ma, se abbiamo» 
visto la statua di Giulio Cesare; le forme di essa si hanno 
sempre presenti quando si tratti di vederlo narrare o di 
parlare all’esercito, e gli diamo anche una voce particolare.. 
Avviene lo stesso quando leggiamo: un’orazione di Cicerone. 
Coluì che scrive drammi o romanziha le stesse esigenze sui’ 
personaggi di cui parla o che fa parlare. Soddisfare queste 
esigenze che sono sempre qualche cosa di esteriore, è per: 
alcuni scrittori il compito più importante. 

Ora, essendo il linguaggio interiore il linguaggio della. 
mente, deve essere sostenuto da tutta la zona grigia 
delle circonvoluzioni; ed il linguaggio esteriore o sensi-- 
bile, essendo una riflessione: del linguaggio interno o men- 
tale, non può essere rappresentato dal terzo posteriore- 
della terza circonvoluzione frontale dell'emisfero sinistro- 
come indipendente dalla detta zona grigia. 

Un altro fattore necessario al linguaggio interno ed e- 
sterno, come alla scrittura, è il movimento, non solo mu-- 
scolare, ma anche molecolare cerebrale. Si è detto che 
all’attività mentale prendono parte tutte le cellule della 
sostanza grigia periferica delle circonvoluzioni e le mo-- 
lecole psichiche di ciascuna cellula;. e,. peichè il linguaggio. 
è la manifestazione della. mente e non. vi. è discorso senza. 


— 117 — 

‘passaggio da rappresentazioni a rappresentazioni le quali 
“sono sostenute da particolari «disposizioni delle molecole, 
il passaggio de una rappresentazione all’altra deve impli- 
care un mutamento di orientazione di tutte le molecole 
-cerebrali, di maniera che il discorrere non può essere senza 
sun continuo movimento melecolare.E, mentre questo è mas- 
:simo negli uomini di una più elevata mentalità e di una 
:ricca vita interiore, è rinfimo nel fanciullo, nell’uomo vol- 
«gare, nell’idiota ; talchè ad un deperimento delle più alte 
«attività psichiche va di pari passo unita una progressiva 
diminuzione di movimento sinergico molecolare cerebrale. 
Perchè poi abbia luogo «il linguaggio esteriore, parlato 
-0 scritto, è necessario che al movimento cerebrale faccia 
continuazione, per mezzo dei nervi centrifughi, il movi- 
«mento muscolare, che è una serie coordinata ed artico- 
‘lata delle contrazioni dei singoli muscoli deputati alle vie fo- 
niche, e perciò alla formazione delle parole, o dei muscoli del 
‘braccio e della mano per la scrittura. Non bisogna però cre- 
-dere che quella serie coordinata di movimenti che costituisco- 
no il linguaggio parlato o scritto sia una funzione facile 
per il fanciullo, come per l’uomo adulto. Fa bisogno di 
run lungo lavoro di esercitazione, perchè dai tentativi in- 
«certi ed indeterminati di tali movimenti si arrivi all’e- 
secuzione perfetta di essi. Nel bambino che nasce sono, 
:è vero, ereditate e latenti le vie di tali movimenti ed 
‘insieme .la possibilità di altri nuovi e più complessi, non 
eseguiti dai suoi maggiori; ma bisogna, mediante l’edu- 
«cazione e i.lunghi esercizi, aprire e cercare di rendere fa- 

«cli queste vie. 
È di una grande importanza concepire il meccanismo 
per cui il linguaggio interiore diviene esteriore. E perciò 


- —_T—_y———_€y-—rr——rr_r___—m_m——_ Tomo eci ie arm nile 


— 118 — 


bisogna ricordare che dobbiamo distinguere rappresenta. 
zioni inconscienti da rappresentazioni coscienti. Le prime 
non possono tradursi in parola parlata se non nel sonno 
o per fatti morbosi ; ed allora non sono rappresentazioni 
assolutamente inconscienti; perchè debbono-im certo modo 
accentuarsi ed imporsi alle altre più incenscienti, as- 
sumendo una certa energia, tanto che possano tradursi al 
di fuori per le vie centrifughe. Ma, anche quando tali 
rappresentazioni sì traducano in parole parlate, non ar- 
rivano a formare un giudizio o parecchi gHidizi o parec— 
chie proposizioni o un vero discorso. Questo può darsi so— 
lamente con le rappresentazionì coscìenti. E d’altra parte 
è saputo che ogni rappresentazione di cosa percepita di- 
viene inconsciente, potendo di nuovo divenire cosciente.. 
E, chiamando inconsciente o psichico quel campo dove 
le rappresentazioni inconscientà si accumulano confusa— 
mente ed indeterminatamente durante la vita dell’uomo, 
e cosciente quello dove vengono distinte dall'anima, bisogna 
a prima giunta ammettere una dualità tra i fatti psichici 
interiori. 

Ora questa dualità è davvero in atto finvhè la coscienza 
si afferma ; sparisce e rimane il solo campo psichico quando 
essa intermette dal funzionare, come nel sonno La pa— 
rola dualismo tra campo cosciente e campo psichico è bene 
adoperata ; giacchè l’anima cosciente esercita un vero di- 
spotismo su tutto il mondo inconsciente delle rappresenta 
zioni, richiamando a suo libito tutte quelle che vuole fare 
intervenire nel campo cosciente che è molto. angusto e li- 
mitato, per quanto perfetto sia; perchè in esso la rap— 
presentazione apparisce in tutta la sua complessità e pre- 
cisione innanzi ad essa. Ma d’altra parte, essendo angusto. 


— 119 — 


il campo della coscienza, il soggetto non può per.nettere 
che le rappresentazioni rimangano indetinitamente in esso, 
cio che addurrebbe una noiosa monotonia, invece vi pas 
sano, una, due per volta, per ritornare di nuovo nel campo. 
inconsciente donde potranno ancora venire evocate. 

Con un colpo d’occhio, il soggetto che deve fare un di— 
scorso vede il complesso delle rappresentazioni che deb- 
bono costituire un sistema od un organismo ; ma per poter 
rendere al pubblico il suo disegno, occorre ii processo delle 
rappresentazioni pel campo cosciente. Ora la differenza. 
tra il parlare interiormente e il parlare esteriormente con- 
siste in questo, che nel primo caso l: rappresentazioni 
passano pel campo della coscienza, venendo ciascuna co- 
stituita dall'immagine percettibile, dalla corrispondente 
parola udibile, con quel dato colore di voce, e pronunzia- 
bile e visibile nella sua forma impressa sulla carta o ese- 
guibile su di essa per mezzo dei movimenti della mano e 
del braccio : ciò costituisce in tutta la successione delle 
rappresentazioni il linguaggio interiore. 

Perchè queste rappresentazioni interiori divengano este- 
riori è necessario che, quando una di esse occupa per un 
istante il campo della coscienza, prima di rientrare nel 
campo psichico,sitraduca davveroin parola parlata o scritta. 
Edalloraè necessario che dal campo cosciente parta un’onda 
di movimento il quale, passando per speciali fibre nervose, 
vada a fare contrarre quei tali muscoli che producono quei 
tali movimenti necessari a fare pronunziare quelle date 
parole la cui immagine tipica il soggetto conserva. E quel 
che avviene per una parola deve avvenire successivamente 
per tutte le altre costituenti il discorso, in modo che 


n rem . 
7 —— — Sila i 


— 120 — 
vengano fra di loro connesse logicamente ed organica- 
mente (1). 

Così si può dire che il linguaggio esteriore sia la conti- 
nuazione del linguaggio interiore ; per cui nulla è nel lin- 
.guaggio esteriore che non sia nell'interiore. E si comprende 
come questo assuma forme più complesse e vaste in ra- 
gione che tutta l'energia mentale si accresce e diventa 
più intima, mentre è qualche cosa di povero, quando la 
mente è in formazione. 

È facile anche constatare quando la coscienza ha lasciato 
libero il campo alle rappresentazioni inconscie, come av- 
viene nel sonno, come tutte le rappresentazioni che costi- 
tuiscono i sogni sieno accompagnate dalle loro corrispon- 
«denti parole che hanno il colore della voce delle persone 
dalle quali si è udito pronunziarle o, ciò ch’è più frequente, 
della nostra voce. In quello stato intermedio che è tra la ve- 
glia e il sonno e che precede il sonno profondo, quando la 
coscienza non è ancora pienamente sospesa, udiamo parole 
e voci dentro noi. Quando poi siamo bruscamente svegliati 
udiamo le ultime parole appartenenti alle rappresenta- 
zioni che nel sonno occupavano il campo psichico. 

Abbiamo qui tracciato il linguaggio interiore nell’uomo 
che esercita egualmente tutte le forme del linguaggio; 
ma, se alcune di esse vengono esercitate più delle altre, 
è chiaro che esse avranno un predominio su queste. Per cui 
sc alcuni esercitano più la loro attività visiva, viaggiando 
ed osservando, per gran parte della: loro vita, o la varia 
natura o le varie città e le opere d’arte, in costoro l’im- 


. (1) V. op. cit. il capitolo NV, Processo delle rappresentazioni. 


— 121 — 

magine visiva delle rappresentazioni che passano per la 
coscienza sarà più viva, mentre saranno meno accentuate 
le altre forme di linguaggio interiore Se altri all’incontro 
è costretto a passare la più gran parte della sua vita, 
udendo parlare professori o oratori nelle pubbliche as- 
semblee o quotidianamente in chiesa o pure si farà leg- 
gere libri e giornali, egli avrà il suo linguaggio interiore 
risultante più di parole udite che degli altri aspetti delle 
parole. 

Coloro poi che leggono per molte ore del giorno, pen- 
sando e meditando, vedono quasi impresse sulla carta le 
parole connesse a rappresentazioni che passano per la 
coscienzi e, quando hanno letto e riletto un libro in modo 
di averne imparato a memoria alcuni brani, pervengono 
a ricordare il sito della pagina dove certe parole si trovano. 

Per coloro poi che son costretti ad esercitare l’arte 
della parola, sin insegnando con frequenza che parlando 
nel foro od in altre adunanze pubbliche, il linguaggio in- 
teriore assume la forma motrice fonica ; per costoro il 
semplice pensare è parlare più che altro; ed a coloro 
che passano gran parte della loro vita scrivendo e com- 
ponendo, sembrerà di scrivere quando meditano. 

Ma, se l’individuo è turbato da forti passioni, allora il 
linguaggio interiore si accentua tanto da proiettarsi al 
di fuori. Si hanno allora allucinazioni e forme limitate di 
delirio. Così egli puo vedere davvero campagne, città, 
individui, che non esistono dinanzi a lui, o udir parlare 
individui che non vi sono; o parlare mentre crede di non 
parlare, ma di pensare semplicemente. 

Il linguaggio inter’ore sarà poi manchevole in qualche 

9, 


— 122 — 


aspetto più o meno importante se l’individuo è nato privo 
di qualche importante funzione sensitiva o, avendola, non 
esercitata. Così, se è nato cieco, mancherà in lui un 
aspetto importante del linguaggio interiore, l’immagine 
visibile degli oggetti. E se è nato solamente sordo, egli 
sarà escluso dal suono delle parole esteriori e non avrà 
perciò le parole udibili genuine nel suo linguaggio inte - 
riore. 

Da ciò che precede comparisce chiaro come il linguaggio 
interiore formi gran parte di quel che si dice pensiero ; 
ma il punto che bisogna aver presente è che il linguaggio 
interiore, anche considerato nel suo triplice aspetto della: 
visualità, dell’auditività e della motilità non esaurisce il 
pensiero, Il pensiero concreto, cioè non è senza il linguaggi» 
interiore, ma questo senz’altro non costituisce il pensiero, 
quantunque sia l’avviamento al pensiero che è l’unità 
delle rappresentazioni e del mondo logico. 


XII. — Musica E LINGUAGGIO, 


La musica è anche essa una forma speciale di lin- 
guaggio che sta però tra l’indeterminato e il determinato. 
È un linguaggio indeterminato nel senso che essa non è 
il simbolo o un sistema di simboli fonici e grafici delle 
cose più o meno determinate del mondo reale o delle pro- 
prietà ed energie di esse. Talchè tutte le opere musicali 
che sono state prodotte non ci fanno vedere la realtà na- 
turale o sociale nè ci danno la scienza di essa. Ciò si 
può raggiungere solo per mezzo della lingua parlata e 
seritta. 

Ma anche quando a un’opera musicale si voglia con- 
nettere un’opera letteraria, facendo comparire questa come 


si 
tino schema di quella, tale connessione il più delle volte 
non è che estrinseca ; giacchè si vede che l’opera musi- 
cale sta per sè, tanto che è raro che il compositore parta 
dall'opera letteraria per elevarsi alla concezione musicale ; 
anzi per lo più egli adatta e fa adattare la prima alla 
seconda o pure quella sarà per lui un punto di partenza 
secondario e formale per la composizione musicale. 

Del pari coloro che ammirano l’opera in musica sono 
più attirati dalla tessitura delle note musicali che dallo 
schema letterario che è importante solo in quanto è come 
lo scheletro che sostiene l'organismo ; ma lo scheletro è 
sempre la parte inferiore e più umile dell’organismo. 

Se la musica non è il linguaggio della realtà determi- 
nata è però il linguaggio degli stati affettivi e passionali 
dell’uomo, come il canto. Esso però, storicamente, in quanto 
è qualche cosa di vago senza la musica, ha preceduto 
questa. Nei tentativi e nelle esperienze che l’uomo dovette 
primitivamente fare per comunicare agli altri tutto il suo 
mondo interiore si avvide ben presto che, per mezzo del 
canto più che per mezzo della parola, poteva rendere un 
aspetto importante della vita psichica, il passionale. Ma 
ciò non esclude che alcune volte possa esservi un vero 
accordo tra opera letteraria e musica, come tra parola e 
canto. In questo caso la musica e il canto danno alle pa- 
role quella nota passionale che esse non potrebbero ma- 
nifestare, come le parole dànno una certa determinazione 
alla musica e al canto. 

La voce dell’uomo che nel canto può adunare e con- 
centrare in sè le più delicate, varie ed armoniche vibra- 
zioni che si possono udire in natura dovette essere, come 
è anche ora, un campo di grande godimento per l’uomo 


— 124 — 
stesso. Ma, non contenti di ciò, gli uomini vollero, appro- 
fittando del fatto che ogni cosa della natura può dare vi- 
brazioni particolari, servirsi di alcuni oggetti o creare 
speciali strumenti per produrre ancora speciali vibrazioni 
dalle quali potessero trarre nuovi godimenti. Fu inventata 
poi una scala musicale fondamentale dei suoni o delle 
note, di cui ciascuna corrisponde ad un dato numero di 
vibrazioni ‘del corpo atto a vibrare e dal cui vario in- 
treccio l’artista compie opere musicali molteplicissime 
e più o meno organizzate ; all’istesso modo che con poche 
lettere dell'alfabeto possono scriversi milioni di volumi. 

In tal modo per mezzo di varie combinazioni di suoni 
che procedono sempre per intervalli, cioè, nettamente se- 
parati gli uni dagli altr', si procurano impressioni piace- 
voli all’udito e all’anima. Inventata la scala dei suoni, 
che fu il principio di una grande epoca per la musica, 
questi dovettero allora tradursi in segni i quali rispon- 
dono a vibrazioni particolari nei vari strumenti musicali ; 
giacchè ogni strumento, se ha vibrazioni comuni ad altri 
strumenti, ne ha anche altre aventi un colore particolare. 
La scala musicale, essendo stata allora applicata al canto, 
contribuì a disciplinarlo e a toglierlo dall’ indetermi- 
natezza in cui si trovava prima presso ciascuno che 
cantava. 

Inventate e tradotte in segni le note, la musica prin- 
cipiò ad essere qualche cosa di determinato ; ma divenne 
il determinato solamente di una proprietà del mondo 
reale, cioè la vibratoria ; a tutta la grande realtà ri- 
mase perfettamente estranea. Anche ora che la musica 
ha raggiunto un alto grado di perfezione, essa è sempre 
un linguaggio indeterminato. Essa si confà molto agli stati 


— 125 — 

affettivi e passionali dell’uomo e ne può essere un prodotto 
come può svegliarli o produrli. Se si eceettuino i rari casi 
in cuì la musica è determinata dalla parola e la deter- 
mina, il soggetto innanzi all’audizione di un’opera in mu- 
sica si crea un mondo di dolori, di godimenti, di speranze, di 
ricordi, lieti e tristi, a modo suo, tutto diverso da quello 
che gli altri possono foggiarsi nell’istesso tempo e nel- 
l’istesso luogo, mentre si esegue la stessa opera. 
. Ma dal punto di vista psicologico la musica, che ha un 
contenuto più povero del linguaggio parlato, ha gli stessi 
fondamenti di questo e richiede anche difficili condizioni 
educative per potere essere conquistata. Già anche essa 
ha avuto la sua storia ; e s'intende che solo così ha potuto 
in questo secolo raggiungere forme assai complesse e dif- 
ficili. Perchè, all’istesso modo che nessuno può divenire 
{grande oratore o scrittore se non si è assimilata la lingua 
nazionale che egli può del resto contribuire a perfezio- 
nare e ad arricchire di nuove parble, così non si può dare 
un gran musicista che non abbia ricevuto quella cduca- 
zione musicale che era possibile nel suo tempo e che non 
abbia avuto il suo ambiente musicale che egli si è sfor- 
zato di assimilarsi prima e poi di perfezionare o di com- 
piere. i 

Presentemente vi sono moltissimi i quali odono eseguire 
per parecchie volte opere in musica, tanto che i tratti 
più salienti di esse, lasciando un’immagine viva nell’a- 
nima, vengono da questa ritenuti e ripetuti col canto. Ma 
se costoro esercitano molto il loro potere acustico, uden- 
do frequentemente e gustando opere in musica, acqui- 


stano una profonda at:itudine a ritenere gran parte di 


= 196 — 


quelle opere, anche nei tratti meno impressionanti. F 58€ 
non assistono passivamente a tali opere ma col più vivo 
interessamento, allora le reminiscenze musicali delle 0- 
pere udite ed eseguite con quei dati istrumenti intercor- 
rono nel processo quotidiano dei fatti psichici di costoro 
e con queste reminiscenze si connettono quelle del luogo, 
del tempo e delle persone che eseguirono l’opera in mu- 
sica, questa cioè diventa parte importante del suo lin- 
guaggio interiore. 

Ma, quantunque l’opera abbia una fina tessitura mu- 
sicale e sia bene eseguita, gl’individui che ascoltano sem- 
plicemente ne vedono solo un aspetto, per quanto questo 
possa essere il più importante, cioè le note vibratorie che, 
scisse dalle note in segni sulla carta e dai movimenti 
con le mani sugli strumenti, sono qualche cosa d’indetermi- 
nato e di vago. E, perchè indeterminate e vaghe, non avendo 
un obbietto circoscritto nel mondo reale, possono essere ri- 
tenute ed eseguite col canto anche da bambini che non an- 
cora parlano. I bambini infatti prima di principiare a par- 
lare possono eseguire un motivo che hanno inteso riprodurre 
molte volte sopra istrumenti musicali o hanno inteso ese- 
guire a voce. E ciò avviene, perchè il cantare è molto più 
facile per loro che non il parlare. Se abbiamo presente 
quali complesse e difticili condizioni questo richieda, men- 
tre per eseguirsi un motivo che non ha altro contenuto 
che le semplici vibrazioni foniche delle corde vocali, vi- 
brazioni che oscillano dai suoni bassi agli acuti, si 
debbon fare pochi e limitati movimenti delle labbra, 
della lingua e del gutture, se si ha presente questo, sì 
trova molto naturale che il bambino canti primg di par- 
lare. 


— 127 - 


E quanto è vero che il canto è qualche cosa di molto 
più semplice e di meno determinato, e perciò di più fa- 
cilmente eseguibile del parlare, lo prova il fatto, che, 
quando l’individuo per morbi o vecchiezza ha perduto la 
facoltà di parlare, sia parzialmente the totalmente, ciò 
che implica una dimenticanza d’immagini e di movimenti, 
può cantare quando lo stato morboso cerebrale non si 
sia molto aggravato. 

In un caso più complesso l’uomo può non solamente 
udire opere in musica o udir cantare frequentemente; 
ma conoscere a quali segni sulla carta corrispondano 
quelle tali note eseguibili sugli istrumenti musicali o can- 
tate. S'intende che per acquisire questa conoscenza si 
richiede l’insegnamento. E, se avviene che qualcuno voglia 
abitudinariamente seguire con l'occhio sulla carta di mu- 
sica le opere che si cantano e si eseguono sugli stru- 
menti musicali, col tempo avverrà in lui tale intimità tra 
quelle date opere di musica impresse e le eseguite, che 
qualche volta che egli debba fare a meno della carta, 
udendo l’ esecuzione, gli sembrerà di seguire sulla carta 
l’opera che sì sta eseguendo. Se costui passa molte ore 
del giorno in tale occupazione, gran parte del suo lin- 
guaggio interiore sarà costituito da sistemi di suoni uditi 
e visti. I 

Se altri vorrà non solamente intendere quale accordo 
passi tra le note impresse sulla carta e le note eseguite 
su speciali istrumenti, ma eseguire lui stesso quelle note 
su qualche istrumento, come per esempio il pianoforte, 
allora occorrerà un lavoro più complesso. Egli allora do. 
vrà apprendere con quali tasti del pianoforte possano 


= og 


rendersi quei tali suoni rispondenti a quelle tali note im- 
presse sulla carta e quali particolari movimenti si deb- 
bono fare coi muscoli del braccio e della mano per ren- 
derle con precisione sull’ istrumento; e per far ciò egli 
deve avere presente nella memoria il tipo del suono di 
quelle date note e di quei tali tasti, lavoro difficilissimo. 

Ma quando si tratti, cio che è più frequente in musica, 
non di riprodurre note dopo note, ma più note armoniz- 
zate insieme, note divise fra di loro da intervalli brevis- 
simi ed appena immaginabili, sì deve eseguire allora una 
serie complicatissima di movimenti coordinati e più o meno 
rapidi, con"’ormemente alla complicata coordinazione di 
note che è signiticata sulla carta e che noi dobbiamo udire 
sul piano’orte. 


Colui che principia a tradurre sul pianoforte un lavoro 
in musica e quel pianista che ha dinanzi a sè un’opera 
difficilissima da riprodurre sul piano, dovendo compiere 
un lavoro d’interpretazione e di riproduzione non deb- 
bono mancare dall'aver presente la carta mentre suo- 
nano. Ma dopo le molte ripetizioni che esperti e valorosi 
pianisti hanno eseguito di un’opera, essi conservano viva 
la memoria delle note impresse e possono riprodurle sul 
piano con grandissima perfezione ; perchè essi suonando 
hauno presente il tessuto armonizzato delle note impresse 
sulla carta e, udendole essi stessi.riprodotte sul piano, 
diventano i critici della loro esecnzione. 

Il linguaggio interiore del pianista che passa gran parte 
della sua vita eseguendo opere in musica, è certo molto 
complesso; giacchè risulta prevalentemente di note im- 
presse, udite e di movimenti atti ad eseguirle sul piano 


— 1299 — 


:talchè l'una di queste serie d’immagini richiama l’altra 
necessariamente. 

Se si crederà possibile che un grande musicista possa 
nello stesso tempo essere grande oratore e grande scrit- 
tore, si dovrà ancora immaginare quale immenso e mul: 
tiforme lavoro di memoria d’immagini e di movimenti in_ 
teriori ed esteriori e quale grande lavoro logico deve es- 
‘ .sere atto a compiere il cervello di quell’uomo. 


XIII. — ('ONSIDERAZIONI GENERALI SUL LINGUAGGIO, 


Come si è visto, la produzione del linguaggio, così e- 
sterno come interno, è impossibile, senza certe date con- 
dizioni che ci sono fornite dagli organi dei sensi, dal 
sistema delle rappresentazioni che di sè le sensazioni e 
le percezioni lasciano nel campo psichico, da un deter- 
minato sistema di movimenti muscolari che rendono pos- 
sibile la parola e la scrittura, come anche dalla memoria 
di questi movimenti. Queste stesse condizioni debbono 
intervenire per la produzione del linguaggio musicale, 
così esterno come interno, il quale perciò deve essere 
localizzato nello stesso centro nel quale è localizzata la 
mente ; giacchè, per la complessità degli elementi percet- 
tivi e rappresentativi che lo costituiscono, come per la 
difficoltà dei movimenti coscienti che richiede, per quanto 
il suo fondo sia indeterminato, implica un così grave lavoro 
psicologico che non può essere sostenuto che dalla mente 
la quale in tal modo è costretta a moltiplicare la sua 
‘ energia. 

Tra le sensazioni e le rappresentazioni, le olfattive e 


— 130 — 

le gustative contribuiscono alla produzione del linguaggio. 
solamente in quanto servono a fare acquisire una più com- 
piuta rappresentazione dell'oggetto che si percepisce, 
mentre le acustiche e le visive vi esercitano la più grande 
azione. Le percezioni e le rappresentazioni tattili e ter- 
miche contribuiscono poi a dare anche esse maggior 
compimento alle percezioni e alle rappresentazioni visive 
ed alle acustiche; giacchè mediante il tatto possiamo- 
avvertire le vibrazioni di alcuni corpi. 

Le sensazioni muscolari poi hanno gran parte nella 
produzione dei movimenti che rendono possibile il linguaggio 
fonico e la scrittura, come hanno una più o meno piccola. 
parte nella produzione di tutte le sensazioni; perche 
l'esercizio sensitivo richiede l’intervento di speciali muscoli. 
Si sa che, parlando, avvertiamo il movimento contrattivo 
dei muscoli che prendono parte all’esecuzione fonica ; 
avviene lo stesso nei movimenti per la scrittura e nei mo- 
vimenti per l’esecuzione musicale. Ognuno avrà avvertito 
che, quando tali movimenti sono protratti, si avverte la 
stanchezza che è una forma grave di sensazioni muscolari. 

E perchè i movimenti e le sensazioni muscolari sono 
tanta parte del linguaggio parlato, dello scritto e delle 
esecuzioni musicali, essi sono anche molta parte del lin- 
guaggio interiore; giacchè è facile constatare che, pen- 
sando, anche tenendo chiusa la bocca ed i muscoli vocali 
in perfetta inerzia, ci pare di eseguire interiormente a 
noi movimenti ai quali non sembrano estranei i muscoli 
che concorrono all’esecuzione delle parole e senza i quali 
ci parrebbe di non poter pensare. E solo quando questi 
movimenti sono forti passano nelle vie muscolari, per cui,. 
anche essendo soli, il pensiero diviene parola esteriore. 
Lo stesso deve dirsi dei movimenti per la scrittura, come 


— 1Rl — 


per l’esecuzione musicale. E chiaro anche qui come senza 
la ricordanza di questa complessa e coordinata serie di 
movimenti e di sensazioni muscolari non potrebbe aver 
luogo il linguaggio, così esterno come interno, e nè anco. 
il pensiero nella sua concretezza, come non si potrebbe - 
sentire nè eseguire la musica. 

Le percezioni acustiche sono la condizione più neces- - 
saria per la produzione del linguaggio fonico, a tal segno 
che coloro che nascono sordi sono necessariamente muti: 

, e perciò privi della facoltà di mettere mediante la parola 
il loro pensiero in comunione col pensiero degli altri. 
E ciò perchè, quando sì ha una percezione acustica, ri-. 
mane un’immagine di essa nel campo cerebro-psichico, . 
la quale, come ogni rappresentazione, è una energia che 
tende a tradursi di nuovo per le vie muscolari nel mondo 

| esterno : e può dall’individuo stesso. per mezzo di deter-- 
minati movimenti degli organi fonici, venire estrinsecata ; 
così avviene di una parola come di un discorso. 

Noi possi:mo dividere in tre ordini tutte le percezioni 
acustiche : le percezioni dei rumori, le percezioni dei suoni : 
e le percezioni delle parole Ciascuno di questi particolari 
ordini di percezioni non è possibile che in certi dati gradi 
dello sviluppo cerebrale e psichico. La percezione della 
parola che è la riproduzione dì una rappresentazione ogget- 
tiva o di un concetto, presuppone un grado molto elevato . 
dello sviluppo psichico, altrimenti non sarebbe che la perce- 
zione di un rumore o di un suono privo di significato, mentre 
la percezione dei rumori è possibile anche negli infimi stati ' 
cerebrali e psichici. La percezione dei suoni musicali sta . 
in mezzo al due gradi precedenti; giacchè se esige un 
certo grado di sviluppo psichico, non presuppone neces— 
sariamente un grandissimo sviluppo psichico, come è pro-- 


— 132 — 
vato dai casì di progressiva degenerazione psichica e dai casi 
patologici in cui il territorio mentale viene diminuito; perchè 
. anzitutto sparisce la percezione come la memoria delle 
‘ parole; e, solamente in un grado di avanzata lesione, spa- 
risce la percezione e la memoria dei suoni musicali ; ul- 
tima a sparire è la percezione e la memoria dei rumori. 
Ma se le percezioni acustiche rendono possibile il lin- 
| guaggio fonico, le percezioni visive degli oggetti e di quei 
‘-segni convenzionali che costituiscono la parola scritta e 
- che apprendiamo mediante le immagini acustiche che 
loro corrispondono e che apprendiamo dai nostri simili, 
rendono possibili la lettura e la scrittura. Le esecuzioni 
— musicali non potrebbero farsi con qualsiasi istrumento da 
musica, senza la precedente visione delle note musicali, 
senza la precedente audizione del valore fonico di esso, 
. come senza la luro attuazione*sull’istrumento mediante 
la memoria di coordinati movimenti. 
Quando consideriamo quale numero di condizioni or- 
. ganiche, cerebrali, sociali, storiche, pedagogiche si deb- 
‘ bano richiedere nell’uomo, perchè egli acquisti con perfe- 
zione tutte le forme del linguaggio ; e può benissimo 
riuscirvi; e notiamo d’altra parte come, tra i bruti, quello 
che sembra più avvicinarsi all'uomo per le forme este- 
riori non può, anche mediante le più grandi ed intelli- 
genti cure educative che esperti psicologi e_ pedagogisti 
possono spendervi, pervenire ad eseguire questa funzione 
nella forma più rudimentale, dobbiamo riconoscere quale 
‘ immensa distanza esista tra l’animale e l’uomo. 
Ma bisogna ricordare che il linguaggio è inscindibile 
. da tutti gli altri aspetti della vita umana in cui il pro- 
. gresso in una sfera di attività induce un progresso in 
tutte le altre sfere. Così sarebbe una vera bizzarria il 


— 1339 — 


volere sperare di poter condurre un animale a parlare - 


come parla l’uomo senza considerare che a ciò dovrebbe 
richiedersi l’identità di tutte le forme organiche tra il bruto 
e l’uomo, l'identità della storia organica e psichica, l’i- 


4 


dentità della preistoria, che è quanto dire che il bruto - 


dovrebbe cessare di esser tale per divenire uomo. Se 


una sola di queste condizioni mancasse non sì potrebbe 


raggiungere il fine. 


Allo stato organico, cerebrale e perciò anche psichico - 


in cui il bruto si trova, non può elevarsi a compiere le 


alte funzioni logiche che può compiere solo l’uomo, fun- 


zioni che sono la condizione indispensabile per la loquela, 
Esso può pervenire a compiere solo l’infimo grado del mec- 
canismo logico che non può mai superare (1). Per le stesse 
condizioni organiche cerebrali e psichiche, esso non può 
compiere che un lavoro limitatissimo di memoria e perciò 
di connessioni logiche meccaniche ; mentre si è visto 


quale immenso e straordinario lavoro di memoria e perciò - 


di connessioni logiche l’uomo può essere atto a compiere : 


ciò che non si potrebbe compiere senza quelle date . 


forme cerebrali inerenti alle forme organiche umane. 


Mentre la natura psichica animale non è suscettiva che - 


di un limitatissimo progresso nel meccanismo psichico, 


l’uomo normale all’incontro è, dentro certi limiti, suscet= - 


tivo di un progresso funzionale psichico straordinario per. 


mezzo dell’educazione. E, poichè non vi è trasformazione 
funzionale psichica senza trasformazione di movimenti, di 


energie molecolari cerebrali, bisogna conchiudere che il. 


cervello dell’uomo può elevarsi a sempre nuove e più 
complesse ed elevate funzioni per mezzo dell’educazione 


(1) V. op. cit. cap. XVI: Nessi meccanici e nessi logici tra le - 


rappresentazioni e i miei Principii di logica reale. 


e TR 


-che ha la potenza di elevare l’attività organica cerebrale 
umana. 

È da notare però che mentre il linguaggio è patrimonio 
della vita sociale, l'individuo ha la potenzialità di ele- 
varsi a raggiungerlo, non fuori della vita sociale, per 
mezzo di un lavoro individuale di acquisizione. La virtù 

. del linguaggio non è dunque qualche cosa di ereditario ; 
: sono ereditari solamente i centri e le vie cerebrali, sprov- 
viste della funzione specifica del linguaggio, ma però su- 
scettivi per mezzo dell’educazione di elevarvisi. Si eredita 
perciò l’organo che è solamente atto da prima alle 
funzioni psichiche più immediate e grossolane. Abbando- 
nato il fanciullo a sè stesso, fuori della vita sociale, non 
raggiungerebbe le forme del linguaggio, le quali, come le 
più alte attività umane, sono il risultato dell'educazione 
: sociale e dell'educazione individuale. 
Un individuo che voglia divenire grande pianista, potrà, 
per mezzo di un lungo e indefesso studio, raggiungere 
tale mèta ; ed allora si dovrà dire che per mezzo dell’e- 
-ducazione egli ha obbligato il cervello a compiere quelle 
funzioni che altrimenti non si sarebbero potute compiere, 
e le molecole cerebrali si sono elevate ad una nuova e 
| più alta organizzazione e nuove vie centripete e centri- 
fughe si son dovute formare, le quali sono la manifesta- 
‘zione di quest’alto e nuovo lavoro interiore. Quel che 
.diciamo della musica dobbiamo dire di tutte le alte fun- 
‘zioni psichiche le quali si raggiungono solo per mezzo 
«dell'educazione. 


3 © Be 


—_ 


INDICE 


Preliminari . ì A È 


Gli organi pel linguaggio e la loro fisiologia 


Fondamenti psicologici del linguaggio 
I.a preistoria del linguaggio 

Ls storia del linguaggio 

Linguaggio e logica n 

Psicologia e pedagogia della loquela 


Psicologia e pedngogia della lettura e della 


scrittura . ; : * ; 


Linguaggio e mente : . 


Linguaggio interiore ed esteriore 
Musica e linguaggio 


Considerazioni generali sul linguaggio 


. — La localizzazione delle funzioni del linguaggio 


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