Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Macedo: la ragione conversazionale e l’orto romano –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Macedo was a philosopher and a
friend of Aulo Gellio. Macedo. Keywords:
Livio. Macedo.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Machiavelli:
l’implicatura conversazionale del principe di Livio– Machiavelli at Oxford – la
scuola di Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina – scuola di
Firenze -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo fiorentino. Filosofo italiano. Firenze,
Toscana. Grice: “While Strawson prefers ‘The Prince,’ my favourite Machiavelli
is the dialogo, discorso, ovvero dialogo intorno della lingua –“ Grice: “The
full title makes it sound slightly analytic – ‘whether it should be called
‘florentine, Italian, or tooscana’ I mean, a stipulation!” -- Grice: “Like me,
we can call Machiavelli a philosopher of language – the trend being very
Florentine between Machiavelli and Varchi.” -- possibly Italy’s greateset
philosopher – Noto come il fondatore della scienza politica moderna, i cui
principi base emergono dalla sua opera più famosa, Il Principe, nella quale è
esposto il concetto di ragion di stato e la concezione ciclica della storia.
Questa definizione, secondo molti, descrive in maniera compiuta sia l'uomo sia
il letterato più del termine machiavellico, entrato peraltro nel linguaggio
corrente ad indicare un'intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata e,
proprio per questa connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari
viene preferito il termine "machiavelliano". L'ortografia del
cognome è, purtroppo, ambigua: la versione "Macchiavelli", quella
della statua a lui dedicata agli Uffizi, in attesa di chiarimenti dell'Ufficio
Culturale del museo o dell'Accademia della Crusca, andrebbe considerata
ugualmente corretta in lingua italiana. L'analisi della firma del filosofo,
riportata qui accanto, farebbe propendere per la "c" singola[senza
fonte]. «Nacqui povero, ed imparai prima a stentare che a godere.»
(N. M., Lettera a Francesco Vettori.) Niccolò M. (scritto anche Macchiavelli
sulla statua a lui dedicata all'ingresso degli Uffizi) nacque a Firenze, terzo
figlio, dopo le sorelle Primavera e Margherita e prima del fratello Totto; figlio
di Bernardo e di Bartolomea Nelli. Anticamente originari della Val di Pesa, i M.
sono attestati popolani guelfi residenti almeno dal XIII secolo a Firenze, dove
occuparono uffici pubblici ed esercitarono il commercio. Il padre Bernardo era
tuttavia di così poca fortuna da esser considerato, non si sa quanto
veritieramente, figlio illegittimo: dottore in legge, risparmiatore per
carattere o per necessità, ebbe interesse agli studi di umanità, come risulta
da un suo Libro di Ricordi che è anche la principale fonte di notizie
sull'infanzia di Niccolò. La madre, secondo un suo lontano pronipote, avrebbe
composto laude sacre, rimaste peraltro sconosciute, dedicate proprio al figlio
Niccolò. Cominciò a studiare latino con un certo Matteo, l'anno dopo si
dedicava allo studio della grammatica con Poppi, all'aritmetica e l'anno seguente affrontava le prove scritte
di componimento in latino. Opere in questa lingua esistevano nella biblioteca
paterna: la I Deca di Tito Livio e quelle di Flavio Biondo, opere di Cicerone,
Macrobio, Prisciano e Marco Giuniano Giustino. Adulto, maneggerà anche Lucrezio
e la Historia persecutionis vandalicae di Vittore Uticense. Non conobbe invece
il greco, ma poté leggere le traduzioni di alcuni degli storici più importanti,
soprattutto Tucidide, Polibio e Plutarco, da cui trasse importantissimi spunti
per la sua riflessione sulla Storia. S'interessò alla politica anche prima di
avere degli incarichi istituzionali, come dimostra una sua lettera, la seconda
che di lui ci è pervenutala prima è una richiesta al cardinale Giovanni Lopez, affinché
si adoperi a riconoscere alla sua famiglia un terreno contestato dalla famiglia
dei Pazziindirizzata probabilmente all'amico Ricciardo Becchi, ambasciatore
fiorentino a Roma, nella quale egli si esprime in modo critico contro Girolamo
Savonarola. Due sono le fasi che scandiscono la vita di Niccolò M.:
nella prima parte della sua esistenza egli è impegnato soprattutto negli affari
pubblici; nella successiva nella scrittura di testi di portata teorica e speculativa.
Si apre la seconda fase segnata dal forzato allontanamento dello storico e
filosofo toscano dalla politica attiva. «Della persona fu ben
proporzionato, di mezzana statura, di corporatura magro, eretto nel portamento
con piglio ardito. I capelli ebbe neri, la carnagione bianca ma pendente
all'ulivigno; piccolo il capo, il volto ossuto, la fronte alta. Gli occhi
vividissimi e la bocca sottile, serrata, parevano sempre un poco ghignare. Di
lui più ritratti ci rimangono, di buona fattura, ma soltanto Leonardo, col
quale ebbe pur che fare ai suoi prosperi giorni, avrebbe potuto ritradurre in
pensiero, col disegno e i colori, quel fine ambiguo sorriso» (Roberto
Ridolfi, Vita di Niccolò M.) Caterina Sforza Riario, ritratta da Lorenzo
di Credi. Niccolò aveva già presentato al Consiglio dei Richiesti, la propria
candidatura a segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina,
ma gli fu preferito un candidato savonaroliano. Pochi giorni però dopo la fine
dell'avventura politica e religiosa del frate ferrarese, M. fu nuovamente
designato ed eletto il 15 giugno dal Consiglio degli Ottanta, elezione
ratificata dal Consiglio maggiore, probabilmente grazie all'autorevole
raccomandazione del Primo segretario della Repubblica, Marcello Virgilio
Adriani, che il Giovio asserisce essere stato suo maestro. Per quanto i
compiti delle due Cancellerie siano stati spesso confusi, generalmente alla
prima si attribuivano gli affari esterni, e alla seconda quelli interni e la
guerra: ma i compiti della seconda Cancelleria, presto unificati con quelli della
Cancelleria dei Dieci di libertà e pace, consistevano nel tenere i rapporti con
gli ambasciatori della Repubblica, cosicché, essendogli stata affidata, ianche
questa ulteriore responsabilità, M. finì per doversi occupare di una tale somma
di compiti da essere storicamente considerato, senza ulteriori distinzioni, il
«Segretario fiorentino». Era il tempo nel quale, conclusa l'avventura
italiana di Carlo VIII, la maggiore preoccupazione di Firenze era volta alla
riconquista di Pisaresasi indipendente dopo che Piero de' Medici l'aveva data
in pegno al re di Francia- e alleata di Venezia che, intendendo impedire
l'espansione fiorentina, aveva invaso il Casentino, occupandolo a nome dei
Medici. Il pericolo venne fronteggiato dal capitano di ventura Paolo Vitelli, e
la mediazione del duca di Ferrara Ercole I, iriconsegnò il Casentino a Firenze,
autorizzandola altresì a riprendersi Pisa. In marzo venne inviato a Pontedera,
dove erano acquartierate le milizie del signore di Piombino, Jacopo d'Appiano,
alleato di Firenze. In maggio scrisse il Discorso della guerra di Pisa
per il magistrato dei Dieci: poiché «Pisa bisogna averla o per assedio o per
fame o per espugnazione, con andare con artiglieria alle mura», esaminate
diverse soluzioni, si esprime favorevole a un assedio di «un quaranta o
cinquanta dì ed in questo mezzo trarne tutti gli uomini da guerra potete, e non
solamente cavarne chi vuole uscire, ma premiare chi non ne volesse uscire,
perché se ne esca. Dipoi, passato detto tempo, fare in un subito quanti fanti
si può; fare due batterie, e quanto altro è necessario per accostarsi alle
mura; dare libera licenza che se ne esca chiunque vuole, donne, fanciulli,
vecchi ed ognuno, perché ognuno a difenderla è buono; e così trovandosi i
Pisani voti di difensori dentro, battuti dai tre lati, a tre o quattro assalti
sarìa impossibile che reggessero». Il 16 luglio 1499 si presentò a Forlì
alla contessa Caterina Sforza Riario, nipote di Ludovico il Moro e madre di
Ottaviano Riario, che era stato al soldo dei fiorentini, per rinnovare
l'alleanza e ottenere uomini e munizioni per la guerra pisana. Ottenne solo
vaghe promesse dalla contessa che era già impegnata a sostenere lo zio nella
difficile difesa del Ducato milanese dalle mire di Luigi XII e dovette
ripartire senza aver nulla ottenuto. Era nuovamente a Firenze in agosto, quando
le artiglierie fiorentine, provocata una breccia nelle mura pisane, aprivano la
via alla conquista della città, ma il Vitelli non seppe sfruttare l'occasione e
temporeggiò finché la malaria non ebbe ragione delle sue truppe, costringendolo
a togliere l'assedio. Invano ritentò l'impresa: sospettato di tradimento,
quello che «era il più reputato capitano d'Italia» fu decapitato. Nessuna
prova vi era che il Vitelli fosse stato corrotto dai Pisani ma la
giustificazione di M., a nome della Repubblica, in risposta alle critiche di un
cancelliere di Lucca, fu che «o per non havere voluto, sendo corropto, o per
non havere potuto, non avendo la compagnia, ne sono nati per sua colpa infiniti
mali ad la nostra impresa, et merita l'uno o l'altro errore, o tuct'a due
insieme che possono stare, infinito castigo». Conquistato il Ducato di Milano,
in risposta alla richieste fiorentine Luigi XII mandò suoi soldati a risolvere
l'impresa di Pisa le cui mura furono bensì abbattute nel luglio del 1500 ma né
gli svizzeri né i francesi entrarono in città anzi, lamentando che Firenze non
li pagasse, levarono l'assedio e sequestrarono il commissario fiorentino Luca
degli Albizzi, che fu rilasciato solo dietro riscatto. A M., presente ai fatti,
non restava che informare la Repubblica, che decise di mandarlo in Francia,
insieme con Francesco della Casa, per cercare nuovi accordi che risolvessero finalmente
la guerra di Pisa. Il cardinale di Rouen Georges d'Amboise raggiunsero la
corte francese a Nevers, presentando al re e al ministro, cardinale di Rouen,
le rimostranze per il cattivo comportamento dei loro soldati; sapendo che
Firenze non aveva al momento denari sufficienti a finanziare l'impresa,
invitarono Luigi a intervenire direttamente nella guerra, al termine della
quale la Repubblica avrebbe ripagato la Francia di tutte le spese. Il rifiuto
dei francesiche richiedevano a Firenze il mantenimento degli svizzeri rimasti
accampati in Lunigiana e minacciavano la rottura dell'alleanzamise i legati
fiorentini, privi di istruzioni dalla Repubblica, in difficoltà, acuite dalla
ribellione di Pistoia e dalle iniziative che frattanto aveva preso in Romagna
Cesare Borgia, i cui ambiziosi e oscuri piani potevano anche indirizzarsi
contro gli interessi fiorentini. Occorreva, pagando, mantenere buoni
rapporti con la Franciascriveva da Tours il 21 novembree guardarsi dalle
macchinazioni del papa: così, ottenuto dalla Signoria il denaro richiesto dalla
Francia, M. poteva finalmente ritornare a Firenze. Quella lunga permanenza
nella corte francese verrà dislocata negli opuscoli De natura Gallorum, dove i
francesi verranno descritti come «humilissimi nella captiva fortuna; nella
buona insolenti più cupidi de' danari che del sangue vani et leggieri più tosto
tachagni che prudenti», con una bassa opinione degli Italiani, e nel successivo
Ritratto delle cose di Francia, dove, spostandosi su un piano d'analisi
prettamente politica, finisce col fare della Francia l'esemplare dello stato
moderno. Soprattutto egli insiste sul nesso fra la prosperità della monarchia e
il raggiunto processo di unificazione nazionale, sentito come la lezione
peculiare delle "cose di Francia". Cesare Borgia «Questo
signore è molto splendido e magnifico, e nelle armi è tanto animoso che non è
sì gran cosa che non gli paia piccola, e per gloria e per acquistare Stato mai
si riposa né conosce fatica o periculo: giugne prima in un luogo che se ne
possa intendere la partita donde si lieva; fassi ben volere a' suoi soldati; ha
cappati e' migliori uomini d'Italia: le quali cose lo fanno vittorioso e
formidabile, aggiunte con una perpetua fortuna» (M., Lettera ai Dieci) La
minaccia del Borgia si fece presto concreta: fermato dalle minacce della
Francia quando tentava d'impadronirsi di Bologna, si volse contro Piombino,
entrando nel territorio della Repubblica e cercando di imporle tributi, dai
quali Firenze fu nuovamente fatta salva dall'intervento di Luigi. Fra una
missione a Pistoia e un'altra a Siena, Niccolò ebbe tempo di sposare. Marietta
Corsini, donna di modesta origine, dalla quale avrà sei figli: Primerana,
Bernardo, Lodovico, Guido, Piero e Baccina. Padrone di Piombino il 3 settembre
1501, il Borgia, per mezzo del suo sodale Vitellozzo Vitelli s'impadronì di
Arezzo, dove si stabilì Piero de' Medici, poi delle terre di Valdichiana, di
Cortona, di Anghiari e di Borgo San Sepolcro e di lì passò a investire Camerino
e Urbino, chiedendo nel contempo di intavolare trattative con Firenze che, nel
frattempo, vistasi stretta dai due Borgia, padre e figlio, aveva rinnovato gli
accordi con la Francia. lo stesso giorno della caduta della città nelle
mani di Cesare, partirono per Urbino M. e il vescovo di Volterra, Francesco
Soderini, fratello di Piero: ricevuti, si sentirono ordinare di cambiare il
governo della Repubblica, pena la sua inimicizia. La crisi fu superata grazie
all'intervento delle armi francesi: avvicinandosi queste ad Arezzo, la città fu
sgomberata e restituita, insieme con le altre terre, ai Fiorentini. Riferimento
a questi casi è il breve scritto dell'anno successivo, Del modo di trattare i
popoli della Valdichiana ribellati, nel quale, preso esempio dal comportamento
tenuto dagli antichi Romani in caso di ribellioni, rimprovera il governo
fiorentino di non aver trattato severamente la ribelle città di Arezzo. Pensa
che come i Romani «fecero giudizio differente per esser differente il
peccato di quelli popoli, così dovevi fare voi, trovando ancora nei vostri
ribellati differenza di peccati giudico ben giudicato che a Cortona,
Castiglione, il Borgo, Foiano, si siano mantenuti i capitoli, siano vezzeggiati
e vi siate ingegnati riguadagnarli con i beneficii ma io non approvo che gli
Aretini, simili ai Veliterni ed Anziani non siano stati trattati come loro. I
Romani pensarono una volta che i popoli ribellati si debbano o beneficare o
spegnere e che ogni altra via sia pericolosissima.» Di fronte a quelli
che apparivano tempi nuovi e tempestosi, nei quali occorreva che uomini capaci
prendessero pronte risoluzioni, come prima riforma nell'organizzazione dello
Stato fiorentino fu resa vitalizia la carica di gonfaloniere, affidata a Pier
Soderini, che appariva uomo accetto tanto agli ottimati che ai popolani. La
prima missione che egli affidò a M. fu quella di prendere nuovamente contatto
col Borgia il quale, formalmente capitano delle truppe pontificie e finanziato
da quello Stato, intendeva tuttavia agire nel proprio interesse e in quello
della sua famiglia, stringendo un nuovo patto col Luigi XII e ottenendone
libertà d'azione nei suoi piani di espansione, non solo nei confronti di
signorotti quali gli Orsini, i Baglioni e il Vitelli, già suoi alleati, ma
anche contro lo stesso Bentivoglio di Bologna. Seguendo la tradizionale
politica di alleanza con la Francia, Firenzepur diffidando del
Valentinointendeva confermargli la sua amicizia, per non essere investita dai
suoi aggressivi disegni. M. giunse a Imola dal Borgia il 7 ottobre,
confidandogli che Firenze non aveva aderito all'offerta di amicizia propostale
dagli Orsini e dai Vitelli, congiurati a Magione contro il duca Valentino, e ne
ricevette in cambio un'offerta di alleanza, alla quale Niccolò, affascinato
dalla figura di Cesare Borgia, guardava con favore più di quanto non facesse il
governo fiorentino. Fu al seguito del Valentino per tutta la durata di quei tre
mesi di campagna militare e, due ore dopo l'uccisione a tradimento di
Vitellozzo e di Oliverotto da Fermo, ne raccolse le parole «savie e
affezionatissime» per i Fiorentini, invitati nuovamente a unirsi a lui per
avventarsi contro Perugia e Città di Castello. Firenze, a questo punto, decise
di mandare presso il Borgia un ambasciatore accreditato, Jacopo Salviati, così
che il nostro Segretario lasciò il campo di Città della Pieve per fare ritorno
a Firenze. Vitellozzo Vitelli, ritratto da Luca Signorelli. «Vitellozo, Pagolo
et duca di Gravina in su muletti ne andorno incontro al duca, accompagnati da
pochi cavagli; et Vitellozo disarmato, con una cappa foderata di verde, tucto
aflicto se fussi conscio della sua futura morte, dava di sé, conosciuta la
virtù dello huomo et la passata sua fortuna, qualche ammirationeArrivati
adunque questi tre davanti al duca, et salutatolo humanamente, furno da quello
ricevuti con buono volto Ma, veduto il duca come Liverotto vi mancava adciennò
con l'occhio a don Michele, al quale lLeverotto era demandata, che provedessi
in modo che Liverotto non schapassi Liverotto havendo facto riverenza, si
adcompagnò con gli altri; et entrati in Senigagla, et scavalcati tutti ad lo
alloggiamento del duca, et entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca
fatti prigioni venuta la nocte al duca
parve di fare admazare Vitellozzo e Liverotto; et conductogli in uno luogo
insieme, gli fe' strangolare Pagolo et el duca di Gravina Orsini furno lasciati
vivi per infino che il duca intese che a Roma el papa haveva preso el cardinale
Orsino, l'arcivescovo di Firenze et messer Jacopo da Santa Croce; dopo la quale
nuova, a dì 18 di giennaio, ad Castel della Pieve furno anchora loro nel
medesimo modo strangolati» (M., Descrizione del modo tenuto dal duca
Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor
Pagolo e il duca di Gravina Orsini). La morte di Alessandro VI privò Cesare
Borgia delle risorse finanziarie e politiche che gli occorrevano per mantenere
il ducato di Romagna, che si dissolse tornando a frammentarsi nelle vecchie
signorie, mentre Venezia s'impadronì di Imola e di Rimini. Dopo il brevissimo
pontificato di Pio III, M. fu inviato a Roma per il conclave che il 1º novembre
elesse Giulio II. Raccolse le ultime confidenze del Valentino, del quale
pronosticò la rovina imminente, e cercò di comprendere le intenzioni politiche
del nuovo papa, che egli sperava s'impegnasse contro i Veneziani, le cui mire
espansionistiche erano temute da Firenze. O la sarà una porta che aprirà loro
tutta Italia, o fia la rovina loro. A Roma gli giunse la notizia della nascita
del secondogenito Bernardo: «Somiglia voi, è bianco come la neve, ma gli ha il
capo che pare velluto nero, et è peloso come voi, e da che somiglia voi parmi
bello», gli scrive la moglie Marietta. E M., che lungamente in questo scorcio
di tempo aveva frequentato la casa del cardinal Soderini, al quale forse
prospettò già il suo progetto di costituire una milizia nazionale che
sostituisse l'infida soldatesca mercenaria, s'avvia per Firenze. In
Francia Ingresso a Genova di Luigi XII, Le fortune della Francia in
Italia sembrarono declinare dopo la cacciata dal Napoletano ad opera
dell'armata spagnola di Gonzalo Fernández de Córdoba. Firenze, alleata di Luigi
XII, e timorosa delle prossime iniziative della Spagna, del papa e della nemica
tradizionale, la Siena di Pandolfo Petrucci, era interessata a conoscere i
progetti del re e a questo scopo alla sua corte mandò M. «a vedere in viso le
provvisioni che si fanno e scrivercene immediate, e aggiungervi la coniettura e
iudizio tuo». M. e a Milano per conferire con il luogotenente Charles II
d'Amboise, che non credeva in un attacco spagnolo in Lombardia e rassicurò
Niccolò sull'amicizia francese per Firenze. Raggiunse la corte e
l'ambasciatore Niccolò Valori a Lione, ricevendo uguali rassicurazioni dal
cardinale di Rouen e da Luigi stesso. In marzo ripartiva per Firenze e di qui
si recava per pochi giorni a Piombino da Jacopo d'Appiano, per sondare la
posizione di quel signorotto. È di questo tempo la stesura del suo primo
Decennale, una storia dei fatti notevoli occorsi degli ultimi dieci anni volta
in terzine: M. non è poeta, anche se invoca Apollo nell'esordio del poemetto,
ma a noi interessa il suo giudizio sull'attualità della vicenda politica
italiana e su quel che attende Firenze: «L'imperador, con l'unica sua
prole vuol presentarsi al successor di Pietro al Gallo il colpo ricevuto duole;
e Spagna che di Puglia tien lo scetro va tendendo a' vicin laccioli e rete, per
non tornar con le sue imprese a retro; Marco, pien di paura e pien di sete, fra
la pace e la guerra tutto pende; e voi di Pisa troppa voglia avete. Onde
l'animo mio tutto s'infiamma or di speranza, or di timor si carca tanto che si
consuma a dramma a dramma, perché saper vorrebbe dove, carca di tanti incarchi
debbe, o in qual porto, con questi venti, andar la vostra barca. Pur si confida
nel nocchier accorto ne' remi, nelle vele e nelle sarte; ma sarebbe il cammin
facile e corto se voi el tempio riapriste a Marte» (Decennale primo) I
tentativi d'impadronirsi di Pisa fallirono ancora: battuta a Ponte a Cappellese
il 27 marzo 1505, Firenze doveva anche guardarsi dalle manovre dei signori ai
loro confini. M. andò a Perugia l'11 aprile per conferire col Baglioni, ora
alleato con gli Orsini, con Lucca e con Siena, poi a Mantova, per cercare
invano accordi con il marchese Giovan Francesco Gonzaga e il 17 luglio a Siena.
In settembre, fallì un nuovo assalto a Pisa e M. ne trasse spunto per
presentare la proposta della creazione di un esercito cittadino. Rimasti
diffidenti i maggiorenti della cittàche temevano che un esercito popolare
potesse costituire una minaccia per i loro interessima appoggiato dal Soderini,
M. si mosse per mesi nei borghi toscani a far leva di soldati, istruiti «alla
tedesca», e finalmente, Firenze puo vedere la prima parata di una milizia
«nazionale» che peraltro non avrà nessun ruolo nella successiva conquista di
Pisa e si rivelerà di scarso affidamento nella difesa di Prato. Con la
pace concordata con la Francia, la Spagna, con Ferdinando II d'Aragona, aveva
preso definitivamente possesso del Regno di Napoli. I piccoli stati della
penisola attendevano ora le mosse di Giulio II, deciso a imporre la sua
egemonia nell'Italia centrale: nel luglio, il papa chiese a Firenze di
partecipare alla guerra che egli intendeva muovere al signore di Bologna,
Bentivoglio, che era alleato, come Firenze, dei francesi, e perciò teoricamente
amico, oltre che confinante, dei Fiorentini. Si trattava di temporeggiare,
osservando gli sviluppi dell'impresa del papa al quale fu mandato M., che lo
incontrò a Nepi. Giulio II gli dimostrò di godere dell'appoggio della Francia,
che aveva promesso di inviare truppe in suo aiuto, cosicché fu agevole a M.
promettere aiuti a sua voltadopo però che fossero arrivati quelli di re Luigie
seguì papa Giulio che, con la sua corte curiale e pochi armati se n'andava a
Perugia, ottenendo, il 13 settembre, la resa senza combattimento di Giampaolo
Baglioni che, con stupore e rimprovero del M. e, un giorno, anche del
Guicciardini, non ebbe il coraggio di opporsi alle poche forze allora a
disposizione del Papa. La corte papale, dopo aver atteso a Cesena fino a
ottobre l'arrivo dei francesi e, dopo questi, dei Fiorentini di Marcantonio
Colonna, entrò trionfante a Bologna l'11 novembre. M., tornato a Firenze già
alla fine d'ottobre, s'occupò ancora dell'istituzione delle milizie fiorentine:
il 6 dicembre furono creati i Nove ufficiali dell'Ordinanza e Milizia
fiorentina, eletti dal popolo, responsabili militari della Repubblica. In
Germania Massimiliano I d'Asburgo Il nuovo anno si apre con le minacce
del passaggio in Italia del «Re dei Romani» Massimiliano, intenzionato a
ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola, a espellere i francesi e
a farsi incoronare a Roma «imperatore del Sacro Romano Impero». Si valutò a
Firenze la possibilità di finanziargli l'impresa in cambio della sua amicizia e
del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica: fu inviato a questo
scopo l'ambasciatore Francesco Vettori e lo stesso M.. Giunse a Bolzano, dove
Massimiliano teneva corte, e le lunghe
trattative sull'esborso preteso da Massimiliano s'interruppero quando i
Veneziani, sconfiggendolo più volte, gli fecero comprendere la velleità dei
suoi sogni di gloria. Da questa esperienza M. trasse tre scritti, il
Rapporto delle cose della Magna, compost il giorno dopo il suo rientro a
Firenze, il Discorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, del
settembre 1509, e il più tardo Ritratto delle cose della Magna, una
rielaborazione del primo Rapporto. Rileva la grande potenza della Germania, che
«abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e
bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in
una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per
uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini
loro armati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli
giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e
chi con un'altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si godono.
In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si truova
ricca in publico». Importano e consumano poco perché «le loro necessità
sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che quasi
condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita e
libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono
soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle
loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro
principe». Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e
militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate
dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe
tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui
avessi stati o fussi potente, è domerebbe e abbasserebbe e principi e
ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non
quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi,
quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che
ancora oggi si vede». La conquista di Pisa Decisa a concludere le
operazioni militari contro Pisa, Firenze mandò M. a far leve di soldati: in
agosto condusse soldati prelevati da San Miniato e da Pescia all'assedio della
città irriducibile. Riunite altre milizie, si incaricò di tagliare i
rifornimenti bloccando l'Arno; poi, il 4 marzo del 1509, andò prima a Lucca a intimare
a quella Repubblica di cessare ogni aiuto ai Pisani e, il 14, si recò a
Piombino, incontrando gli ambasciatori di Pisa per cercare invano un accordo di
resa. Raccolte nuove truppe, in maggio era presente all'assedio: Pisa, ormai
stremata, trattava finalmente la pace. M. accompagnò i legati pisani a Firenze
dove fu firmata la resa e l'8 giugno poté entrare in Pisa con i commissari
Niccolò Capponi, Antonio Filicaia e Alamanno Salviati. Un ben più vasto
incendio era intanto divampato nell'Italia settentrionale: stipulata un'alleanza
a Cambrai, Francia, Spagna, Impero e papato si avventavano contro la Repubblica
veneziana che a maggio cedeva i suoi possedimenti lombardi e romagnoli e, in
giugno, anche Verona, Vicenza e Padova, consegnate a Massimiliano. Firenze, da
parte sua, doveva finanziare la nuova impresa imperiale: consegnato un primo
acconto in ottobre, M. era a Verona per consegnare il saldo a Massimiliano, che
era stato però costretto alla ritirata dalla controffensiva veneziana, resa
possibile dalla rivolta popolare contro i nuovi padroni. E M. commentava dei
«due re, che l'uno può fare la guerra e non vuol farla, l'altro ben vorrebbe
farla e non può», riferendosi a Luigi e a Massimiliano che se n'era tornato in
Germania a chiedere soldati e denari ai principi tedeschi. Atteso
inutilmente il ritorno dell'Imperatore, se ne tornò a Firenze. Venezia si salvò
soprattutto grazie alle divisioni degli alleati: mentre Luigi XII aveva tutto
l'interesse di ridurre all'impotenza Venezia per avere le mani libere nella
pianura padana, Giulio II la voleva abbastanza forte da opporsi alla Francia
senza averne contrasto alle proprie ambizioni di espansione. Per Firenze, amica
della Francia ma non nemica del papa, era necessario spiegarsi con il re
francese, e M. fu mandato a Blois, dove Luigi teneva la corte, incontrandolo.
M. confermò l'amicizia con la Francia ma disse di dubitare che la Repubblica
potesse impegnarsi in una guerra contro Giulio II, in grado di volgere contro
Firenze forze troppo superiori: meglio sarebbe stata una mediazione che
evitasse il conflitto e sottraesse, oltre tutto, Firenze dalla responsabilità
di un impegno nel quale era difficile trarre un guadagno. Dovette tornare a
Firenze il 19 ottobre, convinto che la guerra fosse ineluttabile. Le vittorie
militari non furono sfruttate da Luigi XII e la sua indizione di un concilio a
Pisa, che condannasse il papa, provocò l'interdetto di Giulio II contro
Firenze. Il 22 settembre 1511 M. era ancora in Francia, ottenendo dal re
soltanto un breve rinvio del concilio: dalla Francia andò a Pisa e riuscì a
ottenere il trasferimento del concilio a Milano. Il ritorno dei Medici a
Firenze Le fortune di Luigi XII volgevano al tramonto: sconfitto dalla nuova
coalizione guidata dal papa, era costretto ad abbandonare la Lombardia,
lasciando Firenze politicamente isolata e incapace di resistere alle armi
spagnole. Pier Soderini fuggì a Siena, i Medici rientrarono a Firenze: disfatto
il vecchio governo, anche M. venne rimosso dal suo incarico, il successivo 10
novembre fu confinato e multato della grande somma di mille fiorini e il 17 gli
fu interdetto l'ingresso a Palazzo Vecchio. Giuliano de' Medici
duca di Nemours Il nuovo regime processò Pietro Paolo Boscoli e Agostino
Capponi, accusati di aver complottato contro Giuliano de' Medici, condannandoli
a morte. Anche M. è sospettato: arrestato il 12 febbraio 1513, è anche
torturato (gli fu somministrata la corda o, com'era chiamata allora a Firenze,
la "colla"). Scrisse allora a Giuliano di Lorenzo de' Medici duca di
Nemours due sonetti, per ricordargli, ma senza averne l'aria e in forma
scherzosa, la sua condizione di carcerato: «Io ho, Giuliano, in gamba un
paio di geti e sei tratti di fune in sulle spalle; l'altre miserie mie non vo'
contalle, poiché così si trattano i poeti Menon pidocchi queste parieti
grossi e paffuti che paion farfalle, né mai fu tanto puzzo in Roncisvalle o in
Sardigna fra quegli arboreti quanto nel mio sì delicato ostello» Giulio
II moriva intanto proprio in quei giorni e dal conclave uscì eletto l'11 marzo
il cardinale de' Medici con il nome di Leone X: era la fine dei pericoli di
guerra per Firenze e anche il tempo dell'amnistia. Uscito dal carcere, M. cercò
di ottenere favori dai Medici attraverso l'ambasciatore Francesco Vettori e lo
stesso Giuliano, ma invano. Si ritirò allora nel suo podere dell'Albergaccio, a
Sant'Andrea in Percussina, tra Firenze e San Casciano in Val di Pesa.
L'esilio dalla politica. «Il Principe» Qui, tra le giornate rese lunghe
dall'ozio forzato, comincia a scrivere i Discorsi sopra la prima Deca di Tito
Livio che, forse nel luglio 1513, interrompe per metter mano al suo libro più
famoso, il De Principatibus, dal solenne titolo latino ma scritto in volgare e
perciò divenuto ben più noto come Il Principe. Lo dedica dapprima a Giuliano di
Lorenzo de' Medici e, dopo la morte di questi nel 1516, a Lorenzo de' Medici,
figlio di Piero "fatuo"; ma il libro uscì solo postumo, nel 1532.
Certo, non doveva farsi illusioni che un Medici potesse mai essere quel
«redentore» atteso dall'Italia contro «questo barbaro dominio», ma da un Medici
si attendeva almeno la sua propria «redenzione» dall'inattività cui era stato
relegato dal ritorno a Firenze di quella famiglia. Sperava che l'amico
Vettori, ambasciatore a Roma, si facesse interprete del suo desiderio che
questi signori Medici mi cominciasseino adoperare», dal momento «che io sono
stato a studio all'arte dello stato e doverrebbe ciascheduno aver caro servirsi
d'uno che alle spese d'altri fussi pieno d'esperienza. E della fede mia non si
doverrebbe dubitare, perché, avendo sempre osservato la fede, io non debbo
imparare ora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatré anni che io
ho, non debbe potere mutare natura; e della fede e bontà mia ne è testimonio la
povertà mia». Delle ombre della sua povertà, ma anche delle sue luci, M. scrive
al Vettori in quella che è la più famosa lettera della nostra
letteratura: L'Albergaccio di M. a Sant'Andrea in Percussina
«Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio
mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni
reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli
antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che
solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e
domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi
rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni
affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco
in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere
inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale,
e composto uno opuscolo de Principatibus» (Lettera a Francesco Vettori)
Ritornato il 3 febbraio 1514 a Firenze, continuò a sperare a lungo che il
Vettori, al quale spedì il manoscritto del Principe, lo facesse introdurre in
qualche incarico nell'amministrazione cittadina, ma invano. Tutto dipendeva
dalla volontà del papa, e Leone non era affatto intenzionato a favorire chi non
si era mostrato, a suo tempo, favorevole agli interessi di Casa Medici. M., da
parte sua, scriveva al Vettori di aver «lasciato i pensieri delle cose grandi e
gravi» e di non dilettarsi più di «leggere le cose antiche, né ragionare delle
moderne: tutte si sono converse in ragionamenti dolci». Si era infatti
innamorato di una «creatura tanto gentile, tanto delicata, tanto nobile e per
natura e per accidente, che io non potrei né tanto laudarla né tanto amarla che
la non meritasse più». La guerra, ripresa in Italia dalla discesa del
nuovo re di Francia Francesco I, si concluse nel settembre 1515 con la sua
grande vittoria a Marignano (oggi Melegnano) contro la vecchia «Lega santa»:
Leone X dovette accettare il dominio francese in Lombardia e la stipula a
Bologna di un concordato che riconosceva il controllo reale sul clero francese.
Si rifece impossessandosi, per conto del nipote Lorenzo, capitano generale dei
Fiorentini, del Ducato di Urbino. A quest'ultimo invano dedicava M. il suo
Principe: la sua esclusione dalla gestione degli affari di Firenze continuava.
Si diede a frequentare gli «Orti Oricellari», latineggiamento che indica i
giardini del Palazzo di Cosimo Rucellai, dove si riunivano letterati, giuristi
ed eruditi come Luigi Alamanni, Jacopo da Diacceto, Jacopo Nardi, Zanobi
Buondelmonti, Antonfrancesco degli Albizi, Filippo de' Nerli e Battista della
Palla. Qui vi lesse probabilmente qualche capitolo di quell'Asino, poemetto in
terzine che voleva essere una contaminazione fra l'Asino d'oro di Apuleio e la
Divina Commedia dantesca, ma che lasciò presto interrotto: e al Rucellai e al
Buondelmonti dedicò i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio. M. si era già
cimentato, quando ricopriva l'incarico di segretario della Repubblica, in
composizioni teatrali: una imitazione dell'Aulularia di Plauto e una commedia,
Le maschere, ispirata a Nebulae di Aristofane, sono tuttavia perdute. Al 1518
risale il suo capolavoro letterario, la commedia Mandragola, nel cui prologo
egli inserisce un accenno autobiografico «scusatelo con questo, che
s'ingegna con questi van pensieri fare el suo tristo tempo più suave,
perch'altrove non have dove voltare el viso; ché gli è stato interciso mostrar
con altre imprese altra virtue, non sendo premio alle fatiche sue.»
Intorno a quest'anno vanno collocate la traduzione dell'Andria di Terenzio e
stesura della novella di Belfagor arcidiavolo o Novella del demonio che pigliò
moglieil suo titolo preciso è attualmente stabilito in Favolail cui tema di
fondo è la visione pessimistica dei rapporti che legano gli esseri umani, tutti
intesi al proprio interesse a danno, se necessario, di quello di ciascun
altro. Il ritorno alla vita politica Lorenzo de' Medici morì, lasciando
il governo di Firenze al cardinale Giulio. Costui, favorevole a M., lo incaricò
della stesura di una storia della città sotto lauta retribuzione. M.,
galvanizzato dall'incarico, diede alle stampe l’Arte della guerra, dedicandola
allo stesso cardinal Giulio. Nello stesso anno fu inviato in missione
diplomatica a Carpi presso il governatore Francesco Guicciardini di cui, pur
avendo opposte visioni della Storia, divenne buon amico. Nel 1525 cercò di
guadagnare il favore di papa Clemente VII offrendogli le Istorie fiorentine.
Nel frattempo giunsero la revoca ufficiale dell'interdizione dalla vita
pubblica e l'affidamento di missioni militari in Romagna in collaborazione col
Guicciardini. I Medici furono
cacciati da Firenze e venne instaurata nuovamente la repubblica. M. si propose
come candidato alla carica di segretario della repubblica, ma venne respinto in
quanto ritenuto colluso coi Medici e soprattutto con papa Clemente VII. La
delusione per M. fu insopportabile. Ammalatosi repentinamente, cominciò a
peggiorare vistosamente fino alla morte. Abbandonato da tutti, fu sepolto nel
corso di una modesta cerimonia funebre nella tomba di famiglia nella basilica
di Santa Croce. La città di Firenze fece costruire un monumento nella basilica
stessa; esso raffigura la Diplomazia assisa su un sarcofago marmoreo. Sulla
lastra frontale sono incise le parole Tanto nomini nullum par elogium (Nessun
elogio sarà mai degno di tanto nome). Pensiero M. e il Rinascimento Con
il termine M.co si è spesso indicato un atteggiamento spregiudicato e
disinvolto nell'uso del potere: un buon principe deve essere astuto per evitare
le trappole tese dagli avversari, capace di usare la forza se ciò si rivela
necessario, abile manovratore negli interessi propri e del suo popolo. Ciò si
accompagna a un travaglio personale che M. sentiva nella sua attività
quotidiana e di teorico, secondo una tradizione politica che già in Cicerone
affermava: "un buon politico deve avere le giuste conoscenze, stringere
mani, vestire in modo elegante, tessere amicizie clientelari per avere un'adeguata
scorta di voti". Con M. l'Italia ha conosciuto il più grande teorico
della politica. Secondo M. la politica è il campo nel quale l'uomo può mostrare
nel modo più evidente la propria capacità di iniziativa, il proprio ardimento,
la capacità di costruire il proprio destino secondo il classico modello del
faber fortunae suae. Nel suo pensiero si risolve il conflitto fra regole morali
e ragion di Stato che impone talvolta di sacrificare i propri princìpi in nome
del superiore interesse di un popolo. La politica deve essere autonoma da
teologia e morale e non ammette ideali, è un gioco di forze finalizzate al bene
della collettività e dello stato. La politica, svincolata da dogmatismi e
princìpi teorici, guarda alla realtà effettuale, ai "fatti": "Mi
è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa
piuttosto che alla immaginazione di essa". Si tratta di una visione
antropocentrica che si richiama all'Umanesimo quattrocentesco ed esprime gli
ideali del Rinascimento. Nel “Dialogo intorno alla nostra lingua” dà un
giudizio severo su Alighieri. Alighieri è rimproverato di negare la matrice
fiorentina della lingua della Commedia. Il passo assume i caratteri dell'invettiva
contro Aligheri, accusato di aver infangato la reputazione di Firenze:
«Alighieri il quale in ogni parte mostrò d'esser per ingegno, per dottrina et
per giuditio huomo eccellente, eccetto che dove egli hebbe a ragionare della
patria sua, la quale, fuori d'ogni humanità et filosofico instituto, perseguitò
con ogni spetie d'ingiuria. E non potendo altro fare che infamarla, accusò
quella d'ogni vitio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi
et delle legge di lei; et questo fece non solo in una parte de la sua cantica,
ma in tutta, et diversamente et in diversi modi: tanto l'offese l'ingiuria
dell'exilio, tanta vendetta ne desiderava. Ma la Fortuna, per farlo mendace et
per ricoprire con la gloria sua la calunnia falsa di quello, l'ha continuamente
prosperata et fatta celebre per tutte le province, et condotta al presente in
tanta felicità et sì tranquillo stato, che se Alighieri la vedessi, o egli
accuserebbe sé stesso, o ripercosso dai colpi di quella sua innata invidia,
vorrebbe essendo risuscitato di nuovo morire. Poi, durante un altro
scambio immaginario con Aligheri, M.i rimprovera il carattere
"goffo", "osceno", addirittura "porco" del
registro utilizzato nell'Inferno: «Aligheri mio, io voglio che tu
t'emendi, et che tu consideri meglio il “parlare” fiorentino et la tua opera;
et vedrai che, se alcuno s'harà da vergognare, sarà più tosto Firenze che tu:
perché, se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi
versi non hai fuggito il goffo, come è quello: "Poi ci partimmo et
n'andavamo introcque"; non hai fuggito il porco, com'è quello:
"che merda fa di quel che si trangugia"; non hai fuggito
l'osceno, com'è: "le mani alzò con ambedue le fiche"; e
non avendo fuggito questo, che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi haver
fuggito infiniti vocaboli patrii che non s'usano altrove che in quella» Autografo
delle Historiae Fiorentinae Per M. la storia è il punto di riferimento verso il
quale il politico deve sempre orientare la propria azione. La storia fornisce i
dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare, ma indica anche le strade
da non ripercorrere. M. si basa su una concezione ciclica della storia:
"Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi". Ma ciò
che allontana M. da una visione deterministica della storia è l'importanza che
egli attribuisce alla virtù, ovvero alla capacità dell'uomo di dominare il
corso degli eventi utilizzando opportunamente le esperienze degli errori
compiuti nel passato, nonché servendosi di tutti i mezzi e di tutte le
occasioni per la più alta finalità dello stato, facendo anche violenza, se
necessario, alla legge morale. Non a caso il Principe, nella conclusione,
abbandona il suo taglio cinico e pragmatico per esortare i sovrani italiani,
con una scrittura più solenne e venata di un certo idealismo, a riconquistare
la sovranità perduta e a cacciare l'invasore straniero. Non c'è rassegnazione
nel Principe, né tanto meno sfiducia nei confronti dell'uomo. La storia è il
prodotto dell'attività politica dell'uomo per finalità terrene esclusivamente
pratiche. Lo stato, oggetto di tale attività, nella situazione politica e nel
pensiero del tempo si identifica con la persona del principe. Di
conseguenza l'attività politica è riservata solo ai grandi protagonisti, ai
pochi capaci di agire, non al "vulgo" incapace di decisione e di
coraggio. L'obiettivo è creare o conservare lo stato, una creazione individuale
legata alle qualità e alla sorte del suo fondatore: la fine del principe può
determinare la fine del suo stato, come capitò ad esempio a Cesare Borgia. Il M.
ha dunque un'importanza fondamentale per la scoperta che la politica è una
forma particolare autonoma di attività umana, il cui studio rende possibile la
comprensione delle leggi da cui è perennemente retta la storia; da quella
scoperta discende, come suo naturale fondamento, una vigorosa concezione della
vita, incentrata unicamente sulla volontà e sulla responsabilità
dell'uomo. Una errata interpretazione del Novecento fece del M. un
precursore del movimento unitario italiano, ma la parola nazione ha assunto
l'attuale significato solo a partire dalla seconda metà del Settecento, mentre
il M. la usò in senso particolaristico e cittadino (es. nazione fiorentina o,
nel senso più generico di popolo, moltitudine). Tuttavia, M. propugna un
principato in grado di reggersi sull'unità etnica dell'Italia; così facendo, e
denunciando in tal modo una chiara coscienza dell'esistenza di una civiltà
italiana, M. predica la liberazione dell'Italia sotto il patrocinio di un
principe, criticando il dominio temporale dei Papi che spezzava in due la
penisola. Ma l'unità d'Italia resta in M. un problema solo intuito. Non
si può dubitare che avesse concepito l'idea dell'unità italiana, ma tale idea
restò indeterminata, poiché non trovò appigli concreti nella realtà, restando
perciò a livello di utopia, cui solo dava forma la figura ideale del principe
nuovo. M. dunque intraprese un viaggio che identificò come spirituale in giro
per il mondo. In seguito, tornato in patria, ebbe una nuova visione sia del
"popolo" che della "nazione" (di qui quello che oggi
definiamo rinnovamento culturale). Il principe o De Principatibus. Niccolò
M. nello studio, Stefano Ussi, Emblematico è il modo di trattare argomenti
delicati, quali le mosse necessarie al Principe per organizzare uno stato ed
ottenerne uno stabile e duraturo consenso. Per esempio vi troviamo indicazioni
programmatiche, quali l'utilità nello "spegnere" gli stati abituati a
vivere liberi di modo da averli sotto il proprio diretto controllo (metodo
preferito al creare un'amministrazione locale "filo-principesca" o al
recarvisi e stabilirvisi personalmente, metodo però sempre tenuto da conto in
modo da avere un occhio sempre presente sulle proprie terre, e stabilire una
figura rispettata e conosciuta in loco). Altro elemento caratteristico
del trattato sta nella scelta dell'atteggiamento da tenere nei confronti dei
sudditi, culminante nell'annosa questione del "s'elli è meglio essere
amato che temuto o e converso" La risposta corretta si concretizzerebbe in
un ipotetico principe amato e temuto, ma essendo difficile o quasi impossibile
per una persona umana l'essere ambedue le cose, si conclude decretando che la
posizione più utile viene ad essere quella del Principe temuto (pur ricordando
che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo,
fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Qua appare indubbiamente
la concezione realistica e la concretezza del M., il quale non viene a proporre
un ipotetico Principe perfetto, ma irrealizzabile nel concreto, bensì una
figura effettivamente possibile e soprattutto "umana".
Ulteriore atteggiamento principesco dovrà l'essere metaforicamente sia "volpe"
che "leone", in modo da potersi difendere dalle avversità sia tramite
l'astuzia (volpe) che tramite la violenza (leone). Mantenendo un solo
atteggiamento dei due non ci si potrà difendere da una minaccia violenta o di
astuzia. Spesso alla figura evocata dal Principe di M. viene associata la
figura di un uomo privo di scrupoli, di un cinismo estremo, nemico della
libertà. Inoltre gli viene erroneamente associata la frase "il fine
giustifica i mezzi", che invece mai enunciò. Questo perché la parola
"giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre M. non vuole
"giustificare" nulla, vuole solo valutare, in base ad un altro metro
di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico,
l'unico fine da perseguire è il mantenimento dello Stato. M. nella
stesura del Principe si rifà alla reale situazione che gli si presentava
attorno, una situazione che necessitava essere risolta con un atto deciso,
forte, violento. M. non vuole proporre dei mezzi giustificati da un fine, egli
pone un programma politico che qualunque Principe che voglia portare alla
liberazione dell'Italia, da troppo tempo schiava, dovrà seguire. Fuori dai suoi
intenti una giustificazione morale dei punti suggeriti: egli stende un
vademecum necessariamente utile a quel Principe che finalmente vorrà impugnare
le armi. Alle accuse di sola illiberalità od autoritarismo, si può dare una
risposta leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di
un principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del
Principe nato dal consesso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari
feudali. Non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno troviamo
un'ampia trattazione di pregi e dei difetti. Controversie sul Principe
«Quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori gli allor ne sfronda, ed
alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue» (Ugo Foscolo,
Dei sepolcri) La gelida obiettività e un certo cinismo con cui M. descriveva il
comportamento freddo, razionale ed eventualmente spietato che un capo di Stato
deve mettere in atto, colpì i critici. Così, da una parte vi è la linea di
pensiero tradizionale, secondo la quale "Il Principe" è un trattato
di scienza politica destinato al governante, che tramite esso saprà come
affrontare i problemi, spesso drammatici, posti dal suo ruolo di garante della
stabilità dello stato. Dall'altra, troviamo un'interpretazione secondo cui il
trattato di M., che era originariamente un repubblicano, ha come vero scopo
quello di mettere a nudo, e quindi chiarire, le atrocità compiute dai principi
dell'epoca, a vantaggio del popolo, che di conseguenza avrebbe le dovute
conoscenze per attuare le precauzioni al fine di stare in guardia e difendersi
quando si dimostra necessario. Il principe è visto anche come figura assai
drammatica, la quale, per il bene dello stato stesso, non si può permettere di
lasciare spazio al proprio carattere, diventando così quasi un uomo-macchina. Secondo
alcuni, M. venne in realtà accusato da subito di nicodemismo, e: «...di
non aver mirato ad altro, in quel libro, che a condurre il tiranno a
precipitosa rovina, allettandolo con precetti a lui graditi...»
(Attribuita a Niccolò M.[28]). M.smo § L'antiM.smo e il repubblicanesimo. Gli
esponenti di questa seconda interpretazione (la cosiddetta
"interpretazione obliqua", diffusa dal XVII secolo, e avanzata per la
prima volta da Alberico Gentili spirandosi a Reginald Pole, poi ripresa da
Traiano Boccalini e in seguito Baruch Spinoza)[31], furono numerosi soprattutto
in ambito illuminista (anche se venne rifiutata da Voltaire), che vedeva in M.
un precursore della politica laica e del repubblicanesimo: la sostennero, dal
Settecento, Jean-Jacques Rousseau[33], Vittorio Alfieri[34], Baretti, Galanti,
gli enciclopedisti (in primis Diderot[3 Opere: Discorso 8] edAlembert),
Foscolo e Parini[, e ha avuto diffusione soprattutto nell'Ottocento, prima e
durante il Risorgimento; ne è un esempio quello che Foscolo scrive nei
"Sepolcri": «Io quando il monumento / vidi ove posa il corpo di quel
grande / che temprando lo scettro a' regnatori / gli allor ne sfronda, ed alle
genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue». Forse alcuni di essiad
esempio, per quanto riguarda Foscolo, è un'ipotesi alternativa di Spongano e
riportata anche da Mario Pazzagliaritenevano anche che, pur essendo Il principe
un'opera fatta per i tiranni e i governanti, fosse utile lo stesso per svelare
al popolo gli intrighi del potere, ritenendo valida l'interpretazione obliqua,
qualunque fossero le intenzioni di M.. In generale, per i sostenitori di questa
lettura, Il principe avrebbe, come le satire (ad esempio Una modesta proposta
di Swift), uno scopo opposto a quello apparente, come avverrà anche per alcuni
scritti di epoca romantica (Lettera semiseria di Grisostomo di Berchet o alcune
Operette Morali di Giacomo Leopardi). In epoca più recente, tuttavia,
nella maggioranza dei critici è prevalsa la prima interpretazione, quella
tradizionale, dal quale risalta la libertà e concretezza, anche spregiudicata,
del pensiero di M., che non descrive mondi utopici, ma il mondo reale della politica
dei suoi tempi,e la sua concezione anticipatrice del realismo politico e della
cosiddetta realpolitik. L'interpretazione obliqua è stata riproposta in modo
minoritario, ad esempio in alcuni monologhi del drammaturgo e attore Dario Fo. Il
modello linguistico prescelto da M. è fondato sull'uso vivo più che sui modelli
letterari; lo scopo, esplicito soprattutto nel Principe, di scrivere
qualcosa di utile e chiaramente espressivo lo induce a scegliere spesso modi di
dire proverbiali di immediata evidenza. Il lessico impiegato dall'autore si
rifà a quello boccacciano, è ricco di parole comuni e i latinismi, seppure
abbondanti, provengono per lo più dal gergo cancelleresco. Nelle sue opere
ricoprono un ruolo assai rilevante anche le metafore, i paragoni e le immagini.
La concretezza è una delle caratteristiche salienti, l'esempio concreto ed
essenziale, tratto dalla storia sia antica che recente, è sempre preferito al
concetto astratto. In generale si parla di uno stile "fresco",
come lo ebbe a definire il filosofo Nietzsche in Al di là del bene e del male,
con un riferimento particolare all'uso della paratassi, a una certa
sentenziosità delle frasi, costruite secondo un criterio di chiarezza a scapito
di un maggior rigore logico-sintattico. M. rende evidenti concetti che, se
espressi con un linguaggio più elaborato, sarebbero molto difficili da
decifrare, e riesce a esprimere le sue tesi con originale capacità
espositiva. Opere Discorso fatto al magistrato de' Dieci sopra le cose di
Pisa, Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, Descrizione del modo
tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da
Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, De natura Gallorum, Ritratto
delle cose di Francia, Ritratto delle cose della Magna, Il Principe, Discorsi
sopra la prima deca di Tito Livio, Dell'arte della guerra, La vita di
Castruccio Castracani da Lucca, Istorie fiorentine, )Riedizione Istorie
fiorentine, Venezia, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, Decennali
Mandragola, commedia teatrale Belfagor arcidiavolo, Epistolario, L'asino, Edizioni
critiche in pubblico dominio: Legazioni, commissarie, scritti di governo.
Chiappelli. Laterza, Roma-Bari. Drammaturgie minori Clizia, Andria,
traduzione-rifacimento dell'Andria di Terenzio. Alitalia gli ha dedicato uno
dei suoi Airbus Nella cultura di massa Il suo nome, modificato in
"Makaveli", venne usato dal rapper statunitense Tupac Shakur tper
firmare molte sue canzoni e un album uscito postumo. Niccolò M. viene proposto
anche nel videogioco Assassin's Creed 2 e il seguito Assassin's Creed:
Brotherhood, in veste di Assassino. Proprio in quest'ultimo assume un ruolo
particolarmente importante, insieme ad altri personaggi dell'Italia
rinascimentale. Niccolò M. è, assieme a John Dee, il principale antagonista
della serie di romanzi fantasy I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale (come
capo dei servizi segreti francesi), scritta da Michael Scott. Nella mostra
"Il Principe di M. e il suo tempo" (Roma, Complesso del Vittoriano,
Salone Centrale, promossa dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e dalla
sezione italiana di Aspen Institute, la sezione "M. e il nostro tempo: usi
e abusi" presenta, tra altre "opere", Figurine Liebig, pacchetti
di sigarette, schede telefoniche, trading card, cartoline, francobolli, giochi
da tavolo e videogiochi dedicati a M.. Nella serie I Borgia di Neil Jordan è
interpretato da Julian Bleach. Machiavel è una band belga, catalogabile sotto
il genere progressive rock. Il nome della band è un chiaro omaggio a Niccolò M.
Nella serie I Medici è interpretato da Vincenzo Crea, Edizione nazionale delle
opere Edizione Nazionale delle Opere di Niccolò M., Salerno Editrice di
Roma: Il principe, Mario Martelli, corredo filologico Marcelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio,
Francesco Bausi, L'arte della guerra. Scritti politici minori, Masi, Marchand,
Fachard, Opere storiche, Alessandro Montevecchi,
Carlo Varotti, ITeatro.
Andria-Mandragola-Clizia, Pasquale Stoppelli,
Scritti in poesia e in prosa, Antonio Corsaro, Paola Cosentino, Rèndina,
Grazzini, Marcelli, coordinam. di Bausi,
ILegazioni, Commissarie, Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Legazioni.
Commissarie. Scritti di governo, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Jean-Jacques
Marchand, Matteo Melera-Morettini, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo Denis
Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina, Legazioni. Commissarie. Scritti di
governo, Marchand, Guidi, Morettini, Legazioni.
Commissarie. Scritti di governo. Denis Fachard, Emanuele
Cutinelli-Rèndina, Legazioni. Commissarie.
Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Andrea Guidi, Matteo
Melera-Morettini. La famosa frase
"Il fine giustifica il mezzo" (o "i mezzi"), usata spesso
come esempio di M.smo, è del critico letterario Francesco de Sanctis, con
riferimento ad interpretazioni fuorvianti del pensiero di M. espresso nel
Principe. Il passo di De Sanctis, dal capitolo XV della sua Storia della
letteratura italiana, dedicato a M., recita: "Ci è un piccolo libro del M.,
tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell'ombra le altre
sue opere. L'autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato
giudicato non nel suo valore logico e scientifico, ma nel suo valore morale. E
hanno trovato che questo libro è un codice di tirannia, fondato sulla turpe
massima che il fine giustifica i mezzi, e il successo loda l'opera. E hanno
chiamato M.smo questa dottrina. Molte difese sonosi fatte di questo libro
ingegnosissime, attribuendosi all'autore questa o quella intenzione più o meno
lodevole. Così n'è uscita una discussione limitata e un M.
rimpiccinito". Celebrazioni per il
V centenario del Principe di M., Accademia della Crusca, Opera di Santa Maria
del Fiore, Libri dei battesimi: Niccolò Piero e Michele di m. Bernardo M.di
Santa Trinita, nacque a dì 3 a hore 4, battezzato a dì 4 Dal Villani, nella sua Cronica. In Discorsi
di Architettura del senatore Giovan Battista Nelli,La sua trascrizione del De
rerum natura è nel manoscritto Vaticano Rossiano L. Canfora, Noi e gli antichi, Milano Giovio,
Elogia clarorum virorum, 1546, 55v: «Constat a Marcello Virgilio graecae atque
latinae linguae flores accepisse» R.
Ridolfi, Lettera Riccardo Bruscagli, "M.". Il Senato romano fece
distruggere Velletri e indebolì Anzio sottraendole la flotta: cfr. Livio, "La
sua vicinanza a Pier Soderini, vexillifer perpetuus, si accentua
progressivamente in uno sforzo di sottrarre Firenze a un immobilismo indotto
dal timore di un potere esecutivo più forte e irrispettoso di una lunga
tradizione di libertà repubblicano-oligarchica": Grazzini, Filippo, Ante
res perdita, post res perditas: dalle dediche del Decennale primo a quella del
Principe, Interpres: rivista di studi quattrocenteschi:Roma: Salerno,. Lettera. È un'ipotesi del Ridolfi, cDiscorsi
sopra la prima Deca di Tito Livio, «Giovanpagolo, il quale non stimava essere
incesto e publico parricida, non seppe, o, a dir meglio, non ardì, avendone
giusta occasione, fare una impresa, dove ciascuno avesse ammirato l'animo suo,
e avesse di sé lasciato memoria eterna, sendo il primo che avesse dimostro a'
prelati quanto sia poco uno che vive e regna come loro. Ed avessi fatto una
cosa, la cui grandezza avesse superato ogni infamia, ogni pericolo, che da
quella potesse dependere» Nella sua
Storia d'Italia, il Guicciardini esprime lo stesso giudizio di M. Ritratto delle cose della Magna, in «Tutte le
opere storiche, politiche e letterarie. Lettera ai Dieci, Il carcere, la
tortura e il ritiro all'Albergaccio, su viv-it.org. Ottenendo un giudizio
evasivo: cfr. la lettera del Vettori Lettera a Francesco Vettori, David Quint, Armi e nobiltà: M., Guicciardini
e le aristocrazie cittadine, Cadmo, Studi italiani. De credulitate et pietate;
et an sit melius amari quam timeri, vel e contra. Il M.smo, su dizionariostoria.wordpress.com.
M.smo, Treccani, 2Citata in Niccolò M., Periodici Mondadori, A. Gentili, De
legationibus. R. POLE, Apologia ad Carolum V Caesarem de Unitate Ecclesiae che talvolta elogiarono però anche alcuni
consigli pragmatici dati al principe, come quello della religione come
instrumentum regnii; ad esempio Voltaire, nel capitolo Se sia utile mantenere
il popolo nella superstizione, del trattato sulla tolleranza, afferma
l'utilità, entro certi limiti, di una forma di religione razionale per il
popolo La fortuna di M. nei secoli, su
windoweb «M. era un uomo giusto e un buon cittadino; ma, essendo legato alla
corte dei Medici, non poteva velare il proprio amore per la libertà
nell'oppressione che imperava nel suo paese. La scelta di Cesare Borgia come
proprio eroe, ben evidenziò il suo intento segreto; e la contraddizione insita
negli insegnamenti del Principe e in quelli dei Discorsi e delle Istorie
fiorentine ben dimostra quanto questo profondo pensatore politico è stata
finora studiato solo dai lettori superficiali o corrotti. La Corte pontificia
vietò severamente la diffusione di quest'opera. Ci credo... in fondo, quanto
scritto la ritrae fedelmente. il libro dei repubblicani fingendo di dare
lezioni ai re, ne ha date di grandi ai popoli. Rousseau, Il contratto sociale. Dal
solo suo libro Del Principe si potrebbero qua e là ricavare alcune massime
immorali e tiranniche, e queste dall'autore son messe in luce (a chi ben
riflette) molto più per disvelare ai popoli le ambiziose ed avvedute crudeltà
dei principi che non certamente per insegnare ai principi a praticarne...
all'incontro, il M. nelle Storie, e nei Discorsi sopra Tito Livio, ad ogni sua
parola e pensiero, respira libertà, giustizia, acume, verità, ed altezza
d'animo somma, onde chiunque ben legge, e molto sente, e nell'autore
s'immedesima, non può riuscire se non un fuocoso entusiasta di libertà, e un
illuminatissimo amatore d'ogni politica virtù» (Del principe e delle lettere,) «Con quel libro, se la sapessimo tutta, egli
si pensò forse di pigliare, come si suol dire, due colombi ad una fava:
presentando dall'un lato a' suoi Fiorentini come schietta e naturale una
caricata e mostruosa immagine d'un sovrano assoluto, affinché si risolvessero a
non averne mai alcuno; e cercando dall'altro di tirare insidiosamente i Medici
a governarsi in guisa che s'avessero poi a snodolare il collo, seguendo i
fraudolenti precetti da lui con molta adornezza sciorinati in quella sua
dannata opera.» G. Galanti, Elogio di N.
M. cittadino e segretario fiorentino
Alessandro Arienzo, BORRELLI, Anglo-American Faces of M., Voce "M.smo"
dell'Encyclopedie Franco Ferrucci, Il
teatro della fortuna: potere e destino in M. e Shakespeare, Fazi Editore, Mario
Pazzaglia, Note ai Sepolcri, in Antologia della letteratura italiana, cfr.
l'inizio del Dialogo di Tristano e di un amico.
Introduzione a: ORIANI, M. //repubblica/rubriche/la-parola news/realpolitik
Realpolitik Video di Fo che parla di M.
(trasmissione tv Vieni via con me, su youtube.com. Il Principe di M. e il suo
tempo. Catalogo della mostra, Roma Istituto dell'Enciclopedia Italiana, La su M. è sterminata. Tentativi di redigerla
sono stati realizzati da Achille Norsa, Il principio della forza nel pensiero
politico di M., seguito da un contributo bibliografico, Milano Silvia Ruffo
Fiore, M.: an annotated bibliography of modern criticism and scholarship, New
York‑Westport‑London; Daria Perocco, Rassegna di studi sulle opere letterarie
del M., in "Lettere italiane", Cutinelli‑Rendina, Rassegna di studi
sulle opere politiche e storiche di M., in "Lettere italiane", Nell'Istituto
della Enciclopedia Italiana Treccani ha pubblicato in 3 volumi l'opera M.:
enciclopedia M.ana. Di seguito una selezione di studi. Gilbert, M. e la vita
culturale del suo tempo, Bologna, Il mulino, LEFORT, Le travail de l'oeuvre M.,
Paris, Gallimard, Marchand, M.: I primi scritti politici Nascita di un pensiero
e di uno stile, Padova, Antenore, Riccardo Bruscagli, Niccolò M., Firenze, La
Nuova Italia editrice, Roberto Ridolfi, Vita di M., Firenze, Sansoni, CHABOD,
Scritti su M., Torino, Einaudi, John Greville Agard Pocock, Il momento M.ano:
il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone,
Bologna, Il mulino, Dionisotti, MACHIAVELLERIE, Torino, Einaudi, SASSO, M.: Il
pensiero politico; La storiografia,
Bologna, Il mulino (Napoli); Procacci, M. nella cultura europea dell'età moderna,
Roma-Bari, Laterza, Gennaro Sasso, M. e gli antichi e altri saggi, I-IV, Milano-Napoli,
Ricciardi, Viroli, Il sorriso di Niccolò, storia di M., Roma-Bari, Laterza, Cutinelli-Rendina,
Chiesa e religione in M., Pisa, Istituti editoriali e poligrafici
internazionali, Dotti, M. rivoluzionario: vita e opere, Roma, Carocci, Bausi, M.,
Roma, Salerno editrice, INGLESE, Per M.: l'arte dello stato, la cognizione delle
storie, Roma, Carocci, Corrado Vivanti, M.: i tempi della politica, Roma,
Donzelli, Andrea Guidi, Un segretario militante. Politica, diplomazia e armi
nel Cancelliere M., Bologna, il Mulino, Pedullà, M. in tumulto. Conquista,
cittadinanza e conflitto nei 'Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio',
Roma, Bulzoni,. William J. Connell, M. nel Rinascimento italiano, Milano,
FrancoAngeli, Attilio Scuderi, Il
libertino in fuga. M. e la genealogia di un modello culturale, Roma, Donzelli, Ciliberto,
Niccolò M.. Ragione e pazzia, Roma-Bari, Laterza,. Altri contributi A.
Montevecchi, M., la vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano E. Janni, M.,
Milano S. Zen, Veritas ecclesiastica e M., in Monarchia della verità. Modelli
culturali e pedagogia della Controriforma, Napoli, Vivarium (La Ricerca
Umanistica, Cosimo Scarcella, M., Tacito, Grozio: un nesso "ideale"
tra libertinismo e previchismo, in "Filosofia", Torino, Mursia, M.
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Tra realismo e utopia, Aracne, Roma, Ferri, L'opinione pubblica e il sovrano in
M., in «The Lab's Quarterly», Pisa. Giuseppe Leone, Silone e M.: una scuola...
che non crea prìncipi, Centro Studi Silone, Pescina. M. i Guicciardini, Lublin, Marietti, "M.:
l'eccezione fiorentina", Fiesole, Cadmo, Marietti, Machiavel, Paris, Payot
et Rivages, Enzo Sciacca, Principati e repubbliche. M., le forme politiche e il
pensiero francese del Cinquecento, Tep, Firenze Verrier, Sforza et M. ou
l'origine du monde, Vecchiarelli, Cutinelli-Rendina, Introduzione a M.,
Roma-Bari, Laterza, Lettera a Francesco Vettori Letteratura italiana Francesco
Guicciardini Teoria della ragion di Stato Istorie fiorentine Barbara Salutati M.smo.
Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M. in Enciclopedia Italiana, Istituto
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Liber. openMLOL, Horizons Unlimited Progetto Gutenberg. Audiolibri di M. su
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italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi. M. su Internet Movie Database,
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Enzo Quaglio, M., Niccolò, in Enciclopedia dantesca, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Franceschini, M. Enciclopedia dell'italiano, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, -. il Principe, ediz. Istorie fiorentine, ediz. Le
opere minori di M., su M..letteraturaoperaomnia.org. Opere di M. con giunta di
un nuovo indice generale delle cose notabili, Milano, per Silvestri, Rassegna
bibliografica degli studi M.ani: una ricognizione dei contributi scientifici
dedicati al M. negli ultimi decenni. Grice: “L. J. Cohen told me that he once asked for the
MS of The Prince at his college – and they told him: ‘We cannot find it!’ --. Niccolò di Bernardo dei Machiavelli. Niccolò
Machiavelli. Marchiavelli. Keywords: Livio, storia romana – H. P. Grice on the
history of England – Livio, storia romana –la storia romana come fonte d’essempi
nella filosofia romana --il principe, Macchiavelli fascista – l’ossessione dal
duce per Machiavelli, la dottrina fascista dello stato machiavellico,
impiegatura Machiavelli. Refs.: Luigi Speranza,
"Grice e Machiavelli," per il club anglo-italiano, The Swimming-Pool
Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Machiavelli.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e
Macrobio: l’implicatura conversazionale -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza. (Roma). Filosofo italiano. Adere al
Platonismo. E praefectus praetorio Hispaniarum, proconsole d’Africa,
praepositus sacri cubiculi, gran ciambellano. È ignota la patria di M. Certamente
M. dove essere legato da stretti rapporti alla famiglia dell’oratore Simmaco, a
un figlio o nipote del quale dedica un saggio. Scrive un commento al Sogno
di Scipione di CICERONE, che ci è giunto intero, e i Saturnalia,
lacunosi. Dal saggio "De differentiis et societatibus graeci
latinique verbi", Delle differenze e concordanze del verbo greco e
del latino," restano soltanto estratti, nulla può risultare
sull’argomento. Nel "Commento", dedicato al figlio Eustachio,
cerca d’interpretare in senso platonico il saggio di Cicerone, accumula molta
erudizione e perciò spesso si occupa di argomenti che poco hanno da fare col
suo oggetto. I frequenti riferimenti al "Timeo" e le lodi del
Platonismo -- Platone e Plotino sono chiamati, i principi della filosofia -- fa
supporre che Macrobio si sia servito di un commento platonico a quel dialogo,
probabilmente di quello di Porfirio, derivato in ultimo dal commento di
Posidonio.Si è anche pensato a una fonte latina intermedia e sulla questione
sono state presentate svariate ipotesi.In ogni caso, anche se non si giunge a
considerare Macrobio come un semplice trascrittore di una o due opere altrui,
che non mette nulla di suo, si può sospettare che non abbia letto i numerosi
autori che cita, Posteriori al Commento sembrano i Saturnali in 7 libri,
scritti prima della pubblicazione del commento virgiliano di Servio, pure
dedicati al figlio Eustachio, al quale volle presentare i risultati dei suoi
studi di autori di cui generalmente riprodusse le parole. Però cerca di
organizzare tali temi fingendo di riprodurre le conversazioni che, durante banchetti
fatti in occasione delle feste dei Saturnali, avevano tenuto persone insigni
per cultura su argomenti svariatissimi. Quest'opera, che e espressione del
genere letterario dei simposio o convito iniziato da Platone, contiene
materiali molto diversi, sia per il significato delle questioni trattate, che
per l’importanza delle notizie riferite. Macrobio cita numerose fonti, ma
non è sicuro che le conosca direttamente tutte, tanto più che non nomina quelle
di cui deve essersi servito più largamente, Plutarco ("Questioni
conviviali") e Aulo Gellio. I libri più significativi sono quelli
IV-VI, che riguardano VIRGILIO, di cui si esalta la universale e profonda
sapienza su ogni argomento. Le dottrine filosofiche che M. espone nel
commento al Scipione di Cicerone si conformano al Platonismo di
Plotino. Il divino o il buono, causa prima e origine di tutti gl'esseri,
che trascende il pensiero e il linguaggio umano, e l’intelletto (nous o mens)
che include in sè la idea o il modello originali della cosa.L’intelletto è poi
identificato alla monade o unità prima pensata col neo-Pitagorismo, non come
numero, ma come la sorgente e l’origine dei numeri. L’intelletto, a sua
volta, genera l’anima cosmica, identificata a GIOVE, che è principio di
vita per tutte le cose corporee che essa forma imprimendo nella materia
l’immagine dell'idea.Così una sola luce divina illumina tutte le cose, connesse
tra loro da vincoli reciproci e ininterrotti. Nei corpi del cielo e delle
stelle il principio animatore è una pura attività razionale.Nella filosofia
psicologico, M. dice che nell’uomo ad essa anima si uniscono l'anima sensitiva
e l'anima vegetativa, che sole si trovano negl'esseri
inferiori. Rispetto alla esistenza dell'anima, prima e dopo la sua unione
col corpo, alla sua discesa dal cielo e alla ascesa ad esso, È pp alla
reminiscenza, alla sorte che l’attende dopo la morte.Macrobio si conforma alle
dottrine che il Neo-Platonismo deriva dalla tradizione pitagorico-platonica e
che appartenevano al patrimonio comune della coscienza dell’età sua. Anche
per M. il corpo è un sepolcro dell'anima (soma sema), sicchè la filosofia deve
insegnare all'uomo a liberare l’una dai vincoli dell’altro.Perciò, riprendendo
la teoria plotiniana delle virtù, Macrobio pone su quelle politiche (dell’uomo
nella vita sociale) la virtu purgativa, che lo purificano dal contagio del
corpo, che sono proprie di chi vuole immergersi nella contemplazione
filosofica, quelle di chi ha raggiunto tale scopo, liberandosi completamente
dalle passioni e al di sopra di tutte, la virtù contemplativa
dell’intelletto. Il commento ha così trasmesso al pensiero medioevale la
conoscenza di numerose teorie platoniche e neo-platoniche, fra le quali ha
particolare importanza l’identificazione dell'idea a un pensiero divino. Ambrogio
Teodosio Macrobio. Macrobio raffigurato in una miniatura del Medioevo Ambrogio
Teodosio M. (in latino: Ambrosius Theodosius Macrobius) è un filosofo Italiano.
Studioso anche di astronomia, sostenne la teoria geo-centrica. Una pagina
dei Commentarii in Somnium Scipionis di M.. Della vita di Macrobio non si sa
molto e quel poco che è stato tramandato dai suoi contemporanei non è del tutto
affidabile. Così è dubbio se vada identificato con il M. che fu proconsole
d'Africa o col Teodosio prefetto del pretorio d'Italia, Africa e Illirico, identificazione
oggi condivisa dalla maggior parte degli studiosi. Due cose appaiono però certe
agli storici moderni: che M. nacque nell'Africa romana e che non professasse il
Cristianesimo (come creduto nel corso del Medioevo), ma fosse pagano.
Opere Lo stesso argomento in dettaglio: Saturnalia (M.). I Saturnalia, la
sua opera principale, sono un dialogo erudito che si svolge in tre giornate,
raccontate in sette libri, in occasione delle feste in onore del dio Saturno.
L'opera ha un carattere enciclopedico ed è centrata principalmente sulla figura
di VIRGILIO, anche se i suoi contenuti spaziano dalla religione alla
letteratura e alla storia fino alle scienze naturali. M. contribuì
significativamente all'esegesi dell' “Eneide” e dell'opera di Virgilio più in
generale. Inoltre è grazie a lui se ci sono pervenuti frammenti di vari autori
famosi, tra i quali spiccano Ennio e Sallustio, e se si è mantenuto il ricordo
di autori meno conosciuti come Egnazio e Sueio. Nei Commentarii in Somnium
Scipionis, partendo dal Somnium Scipionis di Cicerone, scrive un commentario in
due libri, dedicato al figlio Eustazio. In questi due libri emerge il pensiero
filosofico neoplatonico: Dio, che è origine di tutto ciò che esiste, crea la
mente (noûs), che crea l'«anima del mondo; a sua volta l'anima del mondo, a
poco a poco, volgendo indietro lo sguardo, essa stessa, incorporea, degenera
fino a diventare matrice dei corpi. M. compose anche un'opera grammaticale
dedicata al verbo greco e latino, De verborum graeci et latini differentiis vel
societatibus (titolo da preferire al più diffuso de differentiis vel
societatibus graeci latinique verbi, basato sia su fonti grammaticali come Apollonio
Discolo, Gellio, e una fonte utilizzata anche da Carisio e Diomede. L'opera
nella sua forma originale non si è conservata ma ne restano ampi estratti, i
più importanti dei quali sono quelli realizzati nel IX secolo molto
probabilmente ad opera di Giovanni Scoto Eriugena. Un altro gruppo di estratti,
più limitato ma testualmente molto valido, è conservato in alcuni fogli di un
manoscritto bobbiese scritto fra il VII e l'VIII secolo. Infine l'operetta
macrobiana è stata ampiamente utilizzata da un trattato grammaticale sul verbo
latino, composto forse in area orientale e tramandato anch'esso da un codice di
provenienza bobbiese. Tutte queste testimonianze ci consentono di farci un'idea
piuttosto precisa del contenuto della perduta trattazione macrobiana, che
sembra destinata, più che ad una utilizzazione scolastica, a fornire esempi e
discussioni erudite sul sistema verbale latino, utile soprattutto per un
lettore colto, in possesso di una buona formazione linguistica. Va inoltre notato
come questa sia in pratica l'unica opera latina dedicata esplicitamente ad
un'analisi sistematica del sistema verbale latino, che trova qualche analogia
solo in alcune sezioni della grammatica di Prisciano. Ampie parti dell'opera
furono citate in un manoscritto del IX secolo attribuito a Scoto Eriugena. Durante
il Medioevo Macrobio fu identificato come cristiano e per questo poté godere di
una buona reputazione, che gli permise di essere letto, studiato e citato dai
più illustri filosofi come Pietro Abelardo. Le sue opere furono copiate dagli
amanuensi nei monasteri e così non venne dimenticato, ma, terminato il
Medioevo, in un primo tempo non venne considerato dagl’umanisti, che poi invece
lo ripresero. Non ha avuto tuttavia grande considerazione nel XV secolo,
poiché, al Neoplatonismo, la maggior parte degli studiosi preferiva le opere di
Platone stesso. L'appartenere ad un periodo così tardo della storia antica non
gli ha mai giovato e solo oggi si sta riprendendo lo studio delle sue opere in
modo più approfondito, pur con meno intensità rispetto al Medioevo. In effetti
gli studiosi oggi non analizzano tanto l'opera di Macrobio per conoscerne e
apprezzarne il pensiero, ma cercano più che altro di dargli una datazione e
un'identità. Codice teodosiano. ^ P. De Paolis in Lustrum, Cicerone, De re
publica, lib. VI. ^ Macrobio Ambrogio Teodosio, su romanoimpero.com. In Somnium
Scipionis, Venetiis..., Per Augustinum de Zannis de Portesio : ad instantia Do.
Lucam Antonium de Giunta, 1513 Die xv. Iunii). M., Commento al sogno di
Scipione, testo latino a fronte, Saggio introduttivo di Ilaria Ramelli,
traduzione, bibliografia, note e apparati di Moreno Neri, Milano, Bompiani,
Macròbio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Modifica su Wikidata Alessandro Olivieri, MACROBIO, in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ambrosius Theodosius Macrobius,
su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata
(LA) Opere di M. su Musisque Deoque.
Opere di Ambrogio Teodosio Macrobio, su digilibLT, Università degli
Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro. Modifica su Wikidata Opere di
Ambrogio Teodosio Macrobio, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di
Ambrogio Teodosio Macrobio, su Open Library, Internet Archive. Modifica su
Wikidata Pubblicazioni di M. su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur,
de la Recherche et de l'Innovation. Macrobio a Ravenna Internet Archive., su
patrimonioculturale.unibo.it V · D · M Grammatici romani V · D · M Platonici. Portale
Antica Roma Portale Biografie Portale Filosofia
Portale Letteratura Portale Lingua latina Categorie:
Scrittori romani Grammatici romani Funzionari romaniScrittori del V
secoloRomani del V secoloNeoplatonici. Macrobio is best known as the author of
Saturnalia, a semi-philosophical dialogue that covers a wide range of topics,
although its principal one is the poetry of Virgil. However, there are also
some reflections on religion and matters of psychology. More interesting
philosophically is a commentary he wrote for his son on the Dream of Scipio by
Cicerone – an extract from his Republic). In it Macrobio explores the nature of
the soul, mainly from the point of view of the Accademy. The ssoul’s immortality
and divine nature are discussed in the light not only of philosophy but also in
that of the science of his day. Ambrogio Teodosio Macrobio. Keywords: Macrobio.
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Màdera: l’implicatura
conversazionale della carta del senso – la scuola di Varese -- filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Varese). Filosofo italiano. Varese, Lombardia. Grice:
“I like Madera; especially because he uses words I love, like ‘sense’ – ‘la
carta del senso’ and soul – anima --.” Insegna a Milano. Ha insegnato a Calabria
e Venezia. È membro dell'Associazione italiana di psicologia analitica, del
Laboratorio analitico delle immagini (LAI, associazione per lo studio del gioco
della sabbia nella pratica analitica), e fa parte della redazione della Rivista
di psicologia analitica. Fonda i Seminari aperti di pratiche filosofiche
di Venezia e di Milano e PhiloPratiche filosofiche a Milano. Studia Jung.
Define la sua proposta nel campo della ricerca e della cura del senso
"analisi biografica a orientamento filosofico", formando la Società
degli analisti filosofi. Fondat l'”Analisi Biografica A Orientamento Filosofico”,
pratica filosofica volta a utilizzare e a trasformare il metodo psico-analitico,
nata agli inizi Professoree oggi praticata in diverse città. La pratica
dell'analista filosofo si rivolge alle dimensioni “sane” ed è volta alla
ricerca di senso dell'esistenza dell'analizzante. L’orientamento filosofico è
inteso come ricerca di senso che, a differenza della filosofia come modo di
vivere dell’antichità, parte dalla biografia storicamente, culturalmente e
socialmente incarnata. Questo è un tentativo di risposta alla crisi delle
istituzioni tradizionalmente riconosciute come orientanti l’esistenza;
l'analista filosofo si propone di riformulare su base biografica i processi formativi
integrandoli con le psicologie del “profondo”. L’aver cura “terapeutica”
dell’insieme della personalità e della vita dei gruppi è stato da sempre
vocazione della filosofia, riproposta come contenitore di diversi approcci e
discipline delle scienze umane, dalla psicoanalisi alla pedagogia. Il senso è inteso
come il fattore terapeutico fondamentale. L'analisi biografica a
orientamento filosofico non si occupa della cura delle psicopatologie, a
meno che l'analista filosofo non sia anche uno psicoterapeuta, psicologo o
psichiatra. Essendo una pratica filosofica, sono richiesti all'analista
non solo la competenza professionale ma anche l'indirizzo vocazionale della sua
vita alla filosofia, dedicandosi agli esercizi filosofici personali e
comunitari. L'ambito di esperienze e teorie da cui deriva riunisce
l'eredità delle psicologie del profondo, la filosofia intesa nel suo valore
terapeutico e come stile di vita, la pedagogia del corpo e le pratiche di
meditazione, la psicologia sistemica, il metodo autobiografico e biografico, la
narrazione delle storie di vita in una prospettiva sociologica. Saggi: “Identità
e feticismo” (Moizzi, Milano); “Dio il Mondo” (Coliseum, Milano); “L'alchimia
ribelle” (Palomar, Bari); ““Jung. Biografia e teoria,” Mondadori, Milano,
“L'animale visionario,” Saggiatore, Milano); “La filosofia come stile di vita, Mondadori, Milano, Ipoc, Milano, Il piacere di
vivere, Mondadori, Milano, "Che cosa è l'analisi biografica a orientamento
filosofico", in Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Jung
come precursore di una filosofia per l'anima”, in, Il senso di psiche. Una
filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica. La carta del senso” Psicologia
del profondo e vita filosofica, Cortina, Milano,, Ipoc,
Una filosofia per l'anima. All'incrocio di psicologia analitica e
pratiche filosofiche, Ipoc, Milano Jung. L'opera al rosso, Feltrinelli, Milano. Sconfitta
e utopia. Identità e feticismo attraverso Marx e Nietzsche, Mimesis, Milano “Che tipo di sapere potrebbe essere quello
della psicoanalisi?”, in Psiche. Rivista di cultura psicoanalitica, “Dalla pseudo-speciazione al capro
espiatorio", in, Tabula rasa. Neuro-scienze e culture, Fondazione Intercultura,
Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Le pratiche filosofiche
nella formazione, Adultità, Guerini, Milano Bartolini P., Mirabelli C.,
L’analisi filosofica: avventure del senso e ricerca mito-biografica, Mimesis,
Milano-Udine Campanello L.,
"L'analisi biografica a orientamento filosofico e le cure palliative”, in
Tessere reti per una buona morte, Rivista Italiana di Cure Palliative, Campanello
L., Sono vivo ed è solo l'inizio, Mursia, Milano Daddi A. I., Filosofia del profondo,
formazione continua, cura di sé. Apologia di una psicoanalisi misconosciuta,
Ipoc, Milano, Daddi A. I., “Principio
Misericordia, perfezionismo morale e nuova etica. La proposta màderiana per
l'Occidente del terzo millennio”, in Rassegna storiografica decennale, Limina
Mentis, Monza, Diana M., Contaminazioni
necessarie. La cura dell'anima tra religioni, psicoterapia, counselling
filosofici, Moretti, Bergamo, Galimberti U., Dizionario di psicologia.
Psichiatria, psicoanalisi, neuro-scienze, voce “Biografico, Metodo”,
Feltrinelli, Milano Gamelli I.,
Mirabelli C., Non solo a parole. Corpo e narrazione nella formazione e nella
cura, Cortina, Milano Janigro N., La
vocazione della psiche, Einaudi, Torino
Janigro N., Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, Milano Malinconico A., "Dialettica di redazione
(ancora in tema di analisi biografica a orientamento filosofico)", in, Il
senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica, Malinconico
A., Psicologia Analitica e mito dell’immagine. Biblioteca di Vivarium,
Milano Montanari M., “Per una filosofia
del profondo”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di
psicologia analitica, Montanari M., La filosofia come cura, Mursia, Milano Montanari M., Vivere la filosofia, Mursia,
Milano Moreni L., “Intervista a tre
analisti filosofi”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista
di psicologia analitica, Sull’analisi biografica a orientamento filosofico Analisi biografica e cura di sé Una nuova formazione alla cura Psiche e città. La nuova politica nelle
parole di analisti e filosofi
Quattordici punti sull’analisi biografica a orientamento filosofico. Romano Màdera. Madera. Keywords: la carta del
senso, “profondo” “la grammatica profonda” “la grammatical del profondo” Tiefe
Grammatik – implicatura del profondo, implicatura del superficiale. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Madera” – The Swimming-Pool Library. Madera.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Maffetone:
l’implicatura conversazionale – filosofia campanese – filosofia napoletana –
scuola di Napoli -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice:
“I like Maffetone; he tries, like I do, to defend Socrates against Thrasymacus;
in the proceedings, he provides his view on the foundations of Italian
liberalism – and has recently explored the topic of what he calls ‘il valore
della vita.’” Si laurea a Napoli. Ha contribuito al dibattito scientifico sui
temi di bioetica e etica dell'economia e della politica, alla Rawls,, tentando
di ricostruire i principi del liberalismo applicandoli al contesto dell’economia.
Insegna a Roma. Presidente della Fondazione Ravello. Saggi: “I fondamenti del liberalismo” (Laterza,
Etica Pubblica, Il Saggiatore); “La pensabilità del mondo” (Il Saggiatore, “Rawls”
(Laterza). “Un mondo migliore. Giustizia globale tra Leviatano e Cosmopoli,
“Marx nel XXI secolo,” Luiss University Press. Radio Radicale. Sebastiano
Maffettone. Maffetone. Keywords: contrattualismo. Rawls on Grice on personal
identity. Keywords: quasi-contrattualismo conversazionale, i due contrattanti –
il contratto come mito – contratto – marxismo, comunismo, laburismo. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Maffetone” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Magalotti:
l’implicatura conversazionale – di naturali esperienze – filosofia lazia -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano.
Roma, Lazio. Grice: “I like Magalotti – very philosophical” – Grice: “When a
philosopher is a count, we don’t say that he was a professional philosopher,
but not an amateur philosopher either – ‘philosopher’ does!” – Grice: “I like
his ‘saggi’ on ‘natural experience’ – he is being Aristotelian: there is
natural experience and there is trans-natural experience – and there is
supernatural experience!” Appartenente
all’aristocrazia, figlio del prefetto dei corriere pontifici. Studia a Roma e
Pisa, dove e allievo di VIVIANI e MALPIGHI. Segretario di Leopoldo de' Medici,
segretario dell'Accademia del Cimento, fondata da de’ Medici. Fa parte anche
dell'Accademia della Crusca e dell'Accademia dell'Arcadia, Dall'esperienza al
Cimento nacque i “Saggi di naturali esperienze, ossia le relazioni
dell'attività dell'Accademia del Cimento”. Passa al servizio di Cosimo III de'
Medici iniziando così un'attività che lo porta a una serie di viaggi per
l'Europa (raccolse in diverse opere le sue vivaci e brillanti relazioni di
viaggio). Ottenne il titolo di conte e la nomina ad ambasciatore a Vienna. Si
ritira alla villa Magalotti, in Lonchio. Si dedica alla filosofia, con
particolare attenzione per la filosofia naturale di Galilei Opere: “Canzonette
anacreontiche di Lindoro Elateo, pastore arcade” “Delle lettere familiari del
conte M. e di altri insigni uomini a lui scritte, Firenze, Diario di Francia,
M.L. Doglio, Palermo, Sellerio. “La donna immaginaria, canzoniere, con altre di
lui leggiadrissime composizioni inedited” (Lucca); “Lettere del conte M.
gentiluomo fiorentino dedicate all'Ecc.mo e Clar.mo Sig. Senatore Carlo Ginori
Cav. dell'Ordine di S. Stefano, Segretario delle Riformagioni e delle Tratte,
Lucca. Lettere contro l'ateismo, Venezia. Lettere odorose, E. Falqui, Milano.
Lettere scientifiche. “Lettere” (Firenze). “Saggi di naturali esperienze fatte
nell'Accademia del cimento sotto la protezione del Serenissimo Principe
Leopoldo di Toscana e descritte dal Segretario di essa Accademia, Milano.
“Scritti di corte e di mondo” Enrico Falqui, Roma. “Varie operette del conte
Lorenzo Magalotti con giunta di otto lettere su le terre odorose d'Europa e
d'America dette volgarmente buccheri” Roma.Dizionario biografico degli
italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.Saggi di naturali
esperienze fatte nell'Accademia del Cimento sotto la protezione del serenissimo
principe Leopoldo di Toscana e descritte dal segretario di essa Accademia
(Firenze: per Giuseppe Cocchini all'Insegna della Stella); “La donna
immaginaria canzoniere del celebre conte M. ora per la prima volta dato alla
luce e dedicato alle nobilissime dame italiane” (Firenze: Bonducci);
“Canzonette anacreontiche di Lindoro Elateo pastore arcade” (Firenze: per Gio.
Gaetano Tartini, e Santi Franchi); “Il sidro poema in due canti di Filips
tradotto dall'inglese in toscano dal celebre conte M. ora per la prima volta
stampato con altre traduzioni, e componimenti di vari autori” (Firenze:
appresso Andrea Bonducci); Charles de Marguetel de Saint-Denis de
Saint-Évremond, Opere slegate: precedute da un carteggio tra Magalotti e
Saint-Évremond, tradotte in toscano” (Roma: Edizioni dell'Ateneo). Scienza in
Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di
Firenze, Elogio storico nell'edizione de La donna immaginaria canzoniere del
conte M. con altre di lui leggiadrissime composizioni inedite, raccolte e
pubblicate da Gaetano Cambiagi, In Lucca: nella stamperia di Gio. Riccomini,
Dizionario critico della letteratura itLuialiana, Torino, POMBA, M., Relazioni
di viaggio in Inghilterra, Francia e Svezia” (Bari, G. Laterza). Treccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Crusca, Relazioni di viaggio in
Inghilterra, Francia e Svezia Lettere scientifiche ed erudite Comento sui primi
cinque canti dell'Inferno di Dante, e quattro lettere del conte M. Canzonette
anacreontiche di Lindoro Elateo pastore arcade Lettere scientifiche ed erudite
La donna immaginaria Novelle (il volume contiene anche opere di altri autori)
Gli amori innocenti di Sigismondo conte d'Arco con la Principessa Claudia
Felice d'Inspruch. DICE poldo di Toscana . Lettera III.
SopralaLuce.AlSignorVincenzo Vi Sopra ildetto del Galido, il Vino Signor Carlo
Dati. Lettera V. 111 P relazione 13 28 un composto d'umore e di luce. Al 48 394
refazione medesimo . Lettera II. . Fiore. Al Serenissimo Principe L e o .
Delveleno dellaVipera.AlSignorOt 78 ne d'osservar la Cometa l'anno 1664.
Leltera VII. Donde possa avvenire, che nel giu dicar degli odori cosi sovente
si prenda abbaglio. Al Signor Cavaliere Giovanni Battista d'Ambra. Lettera re
Giovanni Battista d'Ambra.Lette Descrizione della Villa di Lonchio.Al Strozzi.
Lettera X. Intorno all'Anima de'Bruti,Al Padre secondo. Al Padre Lettore Don
Angiolo Maria Quirini. Lettera. Sopra un effetto della vista in occasio Al
Sigoor Abate Oilavio Falconieri. . Sopra gli odori . Al Signor Cavalie Signor
Marchese Giovanni Battista Sopra un passo di Tertulliano.Al Pa Sopra un passo
del Concilio Niceno Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera XIV. .
Monsignor Leone Strozzi . Lettera XVII.. . 170 252 ra IX. VIII, Іоо Letiore Don Angiolo Maria Quirini. Lettera XI. dre
Lettore Don Angiolo Maria Q u i rini.Lettera XI. Sopra la lanugine di
Beidelsar. A N. N. Lettera XV. 85 157 279 Sopra la lanugine di Beidelsar. A N.
N. Lettera XVI. 282 Sopra un intaglio in un diamante. A 289 300 7 Conte
Ferrante Capponi . Lettera XIX. Sopra la lettera B, e perchè ella s'a doperi
cosi spesso nel principio de 396 INDICE. Sopra un passo di S. Agostino.Al Si
gnor Abate Lorenzo Maria Gianni. Lettera XVIII . . Sopra il Cascii . Al Signor
Cavaliere Cognomi. Al Signor Tommaso Buo naventuri . Lettera X X . FINE.
SilAJilUsCEn il poeta per una lelva, per la quale tutta notte aggiratosi, la
mattina in su falba si trova a piè <l'uQa colliuciui. Kipoaatosi alquanto ^
•! per voler aalire f quando y fattuegli incontro una lonza, un leone e una
lupa, h costretto a rifuggirsi alla selva. In questo gli apparisce Fombra di
VIRGILIO, il cui ajuto è da esso caldamente implorato contro alla lupa, dalla
quale il maggior pencolo gli soprastava. Virgilio discorre lunga* mente della
pessima natura di quella 6era, onde cam« porne lo strazio, offerendogli sè per
guida | a tener altra a Canto via lo conforta. Dante accetta Tofferta di
Virgilio « e tenendogli dietro ti mette in cammino. V. I. Nel mezzo del cammin
tee. Keir età di 35 anni. Ciò non t'aTguìtee per congetture; ma provasi
manifestameute da un luogo del tuo Convivio, nella aposizione della canzone: Le
dolei rime eTamor, eh* io eolia; dove 9 dividendo il cono della vita umana in
quattro parti, che tutte (anno il numero d'anni 70 « resta, che la metà del suo
corso, secondo la mente del poeta, sia ne' 35 . Che poi questo primo verso
debba intendersi letteralmente, cioò del numero degli anni, e non
allegoricamente, come alcuni vogliono: si dimostra da un luogo deir Inferno,
caut. XV, nel quale domandato il poeta da Ser Bnmetto di sua venuta, esso gli
risponde, V. 49; Lassù di sopra in la vUa serena * JUrpos* io lui • mi smarrì
*n una valle, 1 Avanti (he Vetà mia fosse piena: riferendoli a questa selva»
nella quale racconta essersi smarrito nel mezzo del commin del suo vivere. V,
per una selva oscura. Forse questa selva ^ oltre al senso letterale, che fa
giuoco al poeta per 1* intraduzione del suo viaggio, ha sotto di s^ ((ualche
senso allegorico • dei quale sono arricchite molte parti di questo primo canto;
e vuol per avventura s guilicare la selva degli eiTori, per entro la quale
assai di leggieri si perde l' uomo nella sua FRIICO. a<h>1etccnu; e cìie
iia *1 vero nel topraccitato luogo del •uo CoFwivio ti leggono queite formali
parole; È adunque dà f opere, che y ticcome quello, che mai non fosse stato in
una città, non saprebbe tener le vie -, senza l' insegnamento di colui, che le
ha usate : ro/1 V adolescente » che entra nella teloa erronea di questa vita,
non saprebbe tenere il buon co/mmino y se da suoi maggiori non gli fosse
mostrato; nè il mostrar vatrebbe, se alli loro coaiafidamenti non fosse
obbediente, V. 8. Ma per trattar del ben ecc. Del frutto, il qual ti ritrae
dalla meditaiione di quel miserabile stato pieno di pene e di rimordiinenti,
mediante la quale s' arriva alla caDtemplaaione d' Iddio, che è la fine
propostasi dal poeta. V. 1 3. Ma po* eh* »* fui appiè ecc. Il colle è forse
inteso per la virtù, la qual si solleva dalla bassezza della selva. V. l6 vidi
le sue spalle VestUe già de* raggi del pianeta ecc. Il senso letterale è
aperto, volendo dire, che la cima del colle era di già illustrata da' raggi del
nascente sole. Ma forse, che sotto questo senso n' è chiuso un altro ^
pigliando il sole per la grazia illuminante, la quale all' usctr Dance dalla
selva degli errori cominciava a trapelare con qualche raggio nella sua mente.
V. ao. Che nel lago del cuor ecc. Por che voglia insinuare, nella passione
della paura commuoversi e fortemente agitarsi il sangue nelle due cavità del
cuore, dette volgarmente ventricoli; de' quali, 4 Canto prrò eh’ e' parla in
lingolare, pigliando la parte pel tutto, vuol forae dir principalmente del
destro, che del sinistro i maggiore. ALIGHIERI lo chiama lago, credendosi forse
che il sangue che v’ è, vi stagni, non essendo in que’ tempi alcun lume della
circolazione. Qui però cade molto a proposito il considerare un luogo
maraviglioso del Petrarca nella seconda canzone degli occhi, finora, che io
sappia, non avvertito da altri; nel quale dice cosa intorno alla circolazione
da far facilmente credere, eh* egli quasi quasi se l’indovinasse, arrivandola,
se non con l'esperienza, con la propria speculazione. Dice dunque così : Dunque
eh' i’ non mi sfaccia, Si frale oggetto a s\ possente fuoco Non i proprio
valor, che me ne scampi, Ma la paura un poco, Che 7 sangue vago per le vene
agghiaccia, insalda ’l cor, perchè più tempo avvampi. Non ha piti dubbio-, eh*
e’ si parrebbe forte appassionato del poeta, che volesse ostinarsi a dire, che
il sentimento di questi versi suppone necessariamente la notizia della
circolazione del sangue; la quale, a dir vero, so fosse stau immaginata, non
che ricooosciuu dal Petrarca, non ha del verisimile, eh’ ella si fosse morta
nella sua mente, ma, da lui conferita e discorsa con altri, per la grandezza
del trovato avrebbe mossa fio d' allora la curiosità de’ medici e de’ notomisti
a procacciarne i riscontri con resperienze. E ben degno di qualche maraviglia
il vedere, come, il poeta altro facendo, e forte altro intendendo di voler
dire, gli è venuto detto cosa, che spiega mirabilmeote quesu dottrina; poiché,
se ben si considera il lento de' lopraddetti Tersi, ^ tale : Ma il cuore
rìsalda un poco, cioè ritorna al suo esser di fluidezza il sangue, il quale nel
vagar per le vene s'agghiaccia dalla paura, e ciò a fine di farlo arder
miseramente più lungo tempo. Puoss' egli dilucidar più chiaramente Teffetto,
che opera nel sangue il ripassar cb* egli fa per la fornace del cuore, dove si
liquefi, s'allunga, s'assottiglia, e si stempera, caso che nel vagar per le
vene lontane o per paura, come in questo caso nel PETRARCA, o per qualsivoglia
altra cagione si fosse punto aggrumato e stretto; onde poi, novellamente fuso,
e corrente divenuto, potesse ripigliare il nuovo giro ed allungar la vita (la
qual tanto dura, quanto dura il sangue a muoversi), e si a render più luogo r
incendio amoroso del poeta? Ma ciò, per chiaio ch'ei sia ed aperto, ò tuttavia
assai oscuramente detto in paragone d'un luogo, del Davanzati nella sua Lezione
delle monete. Il luogo ò il seguente : Jl danojo è il nerbo della guerra, e
della repuhhlica, dicono di gravi autori, e di jolenni* Ma a me par egli più
acconciamente detto il secondo sangue; perchè, siccome il sangue, eh' è il rugo
e la sostanza dei cibo nel corpo naturale, correndo per le vene gì-osse nelle
minute, annaffia tutta la carne, ed ella il si Bee, com* arida terra bramata
pioggia, e rifà, e ristora, qucaUunque di tei per lo color naturale s'asciuga,
e svapora: così il danajo, eh* è sugo e sostanza ottima della terra, come
dicemmo, correndo per le borse grosse nelle minute, tutta la gente rineaneuina
di quel danajo, cheti spende, evaviacontlnuatnente nelle cose, che la vita
consuma, per le quali nelle medesime borse grosse rientra, e cos't rigirando
mantiene in vita il corpo civile delta repubblica. Quindi assai 6 Canto éi
leggler ti tomprende, eh* ogni ttato vuol una quantità di moneta, che rigiri^
come ogni corpo una quantità di sangue, che corra» Che dunque diremo di queit*
autore ? Nuli* altro ceiv tamente, te non che, dove i profeMori delle mediche
facoludi non giunsero, se non dopo un grandissimo guasto d* inomnerabili corpi,
egli senz'altro coltello che con la forza d'un perspicacissimo ingegno penetrò
nel segreto di questo aumiirabile ordigno, c tutto per filo e per segno ritrovò
raltisstmo magistero di quei movimenti, che noi vita appelliamo* V. 31 . £ qual
è quei, che con Una af annata ecc. MaravigUosa similitudine. V. 35. CoA /'animo
miò, eh* ancor fuggiva ecc. Rara maniera d'esprimere una paura infinita.
Bocc.*, Novella 77. Allora, quasi come se *l mondo sotto i piedi venuto le
foste meno, le fuggi Canitno, e vinta cadde ropaa '/ battuto della terre. V. 3
o* Si che 7 piè fermo ecc. Solamente camminandosi a piano : dicansì quel che vogliono
1 commentatori, in ciò manifesraniente conviensi dalla dimostrazione e dall'
esperienza. £ vero, che il piè fermo retu sempre Ìl più basso. Onde convien
dire, che Dante non avesse ancor presa l'erta, il che si convince anche più
manifestamente da quel che segue: V. 3 i. £d ecco, quoti al cominriar dell’
erta» La voce quoti vuol significare ( e tanto più accompagnau con l'altra al
cominciar t che denota futuro), che PRIVO. 7 Verta era ben vicina, ma non
cominciata; c pure in fin allora avea camminato, adunque a piano. Nè li opponga
quello, ch’egli dice ne* veni innanzi, y. l3. Ma po’ eh’ i fui appii d" un
colle giunto; poiché appiè d'un colle li dice anche in qualche distanza; anzi
t' e’ doveva comodamente vedergli le spalle, v. l 6 . Guarda’ in alto e vidi le
sue spalle, tornava meglio eh’ e’ ne fosse alquanto lontano. Molto meno dà
dilEcoltà il seguente v. 6 l. Mentre eh’ i’ rovinava in basso loco; dicendo:
dunque se ora egli scende, mostra, che dianzi saliva. Saliva, ma dopo aver
prima fatto il piano, per lo qual camminando il pie fermo sempre era il più
basso. Del resto il leone e la lonza non poteron impedirgli il salire :
solamente la lupa gli fe’ perder la speranza dell’ altezza, cioè di condurti in
cima del colle. Di qui avvenne eh’ egli prete a rovinare in basso loco, V. 3a.
Una lonza ecc. Una pantera. Per essa, come animai sagacissimo, intende
veritimilmente la lussuria. V. 36. Ch’i’ fui, per ritornar, pUi volte, volto.
Bisticcio. Tibullo ti fe’ lecito anch’ egli per nn^ volta un simile scherzo,
Ub. IV, corm. VI, v. 9 . Sic bene compones : ulli non ille puellat Seruire. 8
Canto £ Properzio te ne volle aacor etto cavar la voglia, elcg. Xin, Ub. I, V.
5. Vum tiU Jecepiiì augfiur fama puellis, CtTtus et in nuìlo quaeris amore
moram. V. 39 quando V amor divino Mone da prima quelle cose belle Direi, che
per la motta di quelle cose belle non intendette altro il poeta, che
rattuazione dell* idee, o tì vero lo tpartimento dell* idea primaria nell* idee
tecondarie, che è il diramamento dell* uno nel diverto tignificato nel
triangolo platonico. In tomma la creazione dell* univerto, allora quando formò
il mondo temibile tutta a timile al mondo archetipo o intelligibile creato ab
eterno nella mente divina. £ non è inveritimile, che ALIGHERI abbia voluto toccare
quetta dottrina platonica, nella quale, come appare maoifettamente da altri
luoghi della tua Commedia, e principalmente nell* XI del Paradito, egli era
vertatittimo, donde ti raccoglie e 1* intento amor delle lettere e la
pertpicacia del tuo finittimo intendimento, mentre in un aecolo coti barbaro
pot^ aver notizia delle opinioni platoniche, quando i principali autori di
quella tcuola o non erano ancor tradotti dal greco idioma, o t*egli erano,
grandittima penuria vi aveva de’codici tcritti a penna dove vederli e
ttudiarli. Na t* io ben m'avvito, tal dottrina Incavò egli a capello da BOEZIO,
del qual aurore il poeta fu ttudioiittimo, dicendo nel tuo Convivio queite
formali parole : Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente» che s'argomentava
di tonare » provvide ( poi ne*l ai/o, nè Taltrui consolare valeva ) ritornare
al modo» che F ni u o. 9 alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi; e ansimi
ad allegare e leggere quello, non conosciuto da molti, libro di Boezio ) ìlei
quale » cattivo e discacciato, consolato si aveva. Quivi adunque potè egli
facilmente apprendere a intender Puniverso aotto il nome di bello, e ti per la
moMa delle cose belle intender la mossa del mondo archetipo disegnato ab eterno
nella mente d'iddio. 1 versi * di BOEZIO sono i seguenti: lib. Ili de consol.
etc.^ metro 1\. O qui perpetua mundum radane guhemés» Terrarutn caeUque salar,
qui te/apus ab aeuo Ire iuhes, stabilisque nianeru das cuncta moueri; Quent non
extemae pepulerunt fingere caussae Materiae fluitantis opus uerum insita sutnmi
Forma boni, liuore carens : tu cuncta superno Ducis ab exeinplo : pulcrum
pulcherrimus ipse Mundum mente gerens, similiqtte imagine formans, Perfectasque
iubens perfectum absoluere partes. In numeris elemento ligas, ut frigora
fiamtnis y Arida conueniant liquidis : ne purinr ignis Fuolet, aut mersos
deducane pondera terras. Tu triplicU mediam naturae cuncta mouentem Connectens
animam per consona membra resoluis, etc. Che poi per la motta intenda
l'attuazione delle idre mondiali, ciò si convince apertamente da un luogo
maraviglioso del suo canzoniere nella canzone : Amor y che nella mente mi
ragiona; dove parlando della sua donna dice cV ella fu T idea, che Iddio si
propose quando creò il uiondo sensibile, il qual atto di creare vien quivi
espresso con la voce mosse. IO Canto Però qual donna sente sua beliate,
Biasmar, per non parer queta ed umile ^ Miri costei, eh' esemplo è d’umiltate»
Questuò colei, che umilia ogni perverso. Costei pensò, chi mosse l* universo.
Altri forse intenderà (tutto che i comentatorì in questo luogo se la passino
assai leggìensente ) per la mussa di quelle cose belle, la mossa data ai
pianeti per gli orbi loro; ma trattandosi d"una mossa data dall" amor
divino, panni assai più degna opera la creazione dell'universo, che r imprimere
il moto a piccol numero di stelle. Dire dunque, che il sole nasceva con quelle
stelle, eh* eran con lui quando Iddio creò il mondo : cioè eh' egli era in
Ariete, nella qu^d costellazione fu creato secondo Vopiniooe di molti. V. 41 *
a bene sperar vera cagione. Di quella fera la gaietta pelle, L*ora del tempo, e
la dolce stagione. Può aver doppio significato : primo in questo modo, cioè :
51 che Vara del tempo, e la dolce stagione tu erano cagione di bene sperare la
gaietta fera di quella pelle; cioè, Si che l'ora della mattina e la stagione di
prima^ vera (avendo detto che il sole era in ariete) mi davano buon augurio a
rincer l'incontro di quella fiera, e a riportarne la spoglia. £ in quest' altro
: Sì che aggiunto all' ora e alla bella stagione l' incontro di quella fiera
adorna di sì vaga pelle non poteva non isperar felici successi. Così rincontro
d'uno o d' un altro animale recavasi anticamente a buono o a tristo augurio. .
(I V. 45. Za vista, che m'apparve étun leone. Il leone è preio dal poeta per
limbolo della superbia. V. 4^. £d una lupa eco. L'ararizia. V. Si. £ molte
genti fe' già viver grame. Ciò si può intender di coloro, l'aver de' quali è
ingordamente assorbito ddl' avwo, e per gli avari medesimi, che ai consumano in
continui affanni per l'insaziabditi della lor cupidigia, onde chiama la lupa
bestia senza pace. V, 53 . Con la paura, eh’ uteia di sua vista. Qui paura con
bizzarra significazione vale spavento in significato attivo, ed è forse l'unico
esempio che se ne trovi. Cosi l'addiettiva pauroso è preso attivamente, Infer.
cant. 3, V. 8 H. Temer si dee di sole (fucile cote, eh’ hanno potenza di far
altrui male, Deir altre no, che non son paurose. Cioè non danno paura; ma
questo non è tanto sin» gulare, quanto il sostantivo paura in significato di
terrore, e f.tcllmente se ne troveranno esenipj simili cosi ne'Crecif come nei
Latini. Uno al presente me ne sovviene, ed ò di Tibullo, eleg. IV, lib. Il, v. q, Stare uel
insanis cautes obnoxia uentit, Naufraga quae uatii tunderet unda maris ! V. 60 dove il sol tace. Verso l'onibra della selva.
Canto V. 63 . Chi per lungo silenzio parta fioro. Quriti è Virgilio, «otto la
periona del quale pare, che debba intendersi il lume della ragion naturale
risvegliato nella mente del poeta dalla teologia figurata per ranima di
Beatrice de* Portinan in vita amata da Dante. V. 63 parta fioco. Dal sento
delle parole par, che Dante •* accorgesse, che Virgilio era fioco dalla
semplice vista, ma a bea considerare non è così. Perchè allora eh' egli scrisse
questo verso avevaio già udito favellare, onde può ben dire qual era la sua
voce, oltre al dire eh* e* Paveva veduto. Che poi lo faccia fioco, ciò è furila
per tacciar la barbarie di quel secolo, in cui allorché Dante si pose a cercar
lo suo volume, cioè a leggere e studiar TEneide, nino altro era che la cercasse
o studiasse, onde poteva dirsi Virgilio starsene muto ed in silenzio perpetuo.
V. 70. Nacqui suh JuliOt ancorché fosse tardi. Dice esser nato sotto Giulio
Cesare ancorché fosse tordi, cioè ancorché esso Giulio Cesare rispetto al
nascer di Virgilio fosse tardi, cioè indugiasse qualche tempo ad aver Tassoluto
imperio di Roma, onde si potesse con verità dire che la geme nascesse sotto di
lui. £ veramente Virgilio nacque avanti a Cristo anui 70, agridi d'ottobre, e
per conseguenza avanti che Giulio Cesare fosse imperatore. V. 90. Ch" ella
mi fa tremar le vene e i polsi, piglia i polsi universalmente per Parterìe, le
quali eo\ loro strigoersi e dilatarsi con contraria corrispondenza alla sistole
e alla diastole del cuore continuamente R I li O. i 3 dibatt^nfti. E qui è da
notare ravvedutezza deì poet mentre dice, che gli tremavano le vene ancora,
come quegli che beni»iÌmo sapea, che per non andar mai diigiunte dall* arterie,
in una violente commozione di queite, non può far di meno che quelle ancora
tanto quanto non •'alterino. V. 91. A te convien tenere altro viario. Quasi
dica; ben li può luituria e tuperbia vincere, ma superare avarizia, ciò è all*
umane forze impossibile. V. 100. Molti son gii animali 1 a cui t’ammoglia.
Molti vizj veogon congiunti con Tavanzia. V. lOi. ... in finckè’l veltro ecc.
Questi è messer Cane della Scala veronese, onde la sua patria, dice Dante, che
sari tra Feltro e Feltro, perchè tra Monte Feltro dello Stato d' Urbino e
Feltro del Friuli si ritrova in mezzo Verona. Fu messer Cane uomo d'alto affare
in que' tempi, e d'animo grande e liberale; ed essendo desideroso, che la sua
generosità fosse per opera conosciuta, intraprese ad onorare e soccorrer tutti
coloro, che di gran saliere fosser dotati, fra quali ricoverò anche il nostro
poeta, allorch'e'fu di Faenze cacciato co* Chi~ bellini intorno all'anno i 3
oS. V. io 3 * terra, nè peltro» Peltro^ stagno raffinato con lega d’argento
vivo. Qui per metallo in genere, onde il scntimeaio è questo; V. io 3 . Questi
non ciberà terra, nè peltro, Questi non si ciberà, cioè non sarà signoreggiato
da ambizione di stato > uè da cupidigia d'avere. . V. ic 6 . Di queìF umile
Italia» Vinile y atteso il tuo miserabile stato in que* tempi per rintestioe
discordie, ond' ella era sempre infestata. V. 111. Là onde invidia prima ecc. O
sia la prima invidia di Lucifero contro Iddio in Ciclo, o contro l'uomo nel
paradiso terrestre, o pure: V. IH. Là onde invidia prima dipartiìla\ Là onde da
prima inridia la diparti, preso quel prima avverbialmente. V. iiS. Che la
seconda morte ciascun ^rida. Allude al desiderio, che hanno i dannati della
morte deir anime loro dopo quella de* corpi per sourarsi alla crudeltà de'
tormenti, onde S. Luca, cap. aa, io persona di quelli : Monies cadile super
noi, et colles operile nos. V. lai. Anima fia ecc. Beatrice de' Portinarì, la
quale, siccome à detto di sopra, fn io vita ardentissimamente amata dal poeta.
In questo, che segue nel primo canto, si consuma un giorno intero, eh' è il
primo del viaggio di Dante. Si fa dall’ ioTOcar le muae e l'ajuto della propria
mente. Dipoi acconta, com' egli peniando all' impreia di tal viaggio . cominciò
a •gomrntoraeoe, e a motirare a Virgilio eoo molte ragioni, di' e' non era
dovere, ch'ei ti mettewe ]>er niun conto a cimento >1 pericoloio. Dopo di
che narra, come Virgilio lo ripreie della tua viltà; e con dirgli, ch'egli
veniva in tuo aoccorto mandatovi da Beatrice, tutto di buon ardire lo iraarrito
animo gli rinfranca, ond'egli ti ditpone al tutto di volerlo teguitare. V. 4 .
ATapparetfhiava a sostemr la putirà, Si del cammino, e ti delta pittate. Il
Boti, il Vellutello, ed altri comentatori tpiegano qneito luogo coti;
M'apparecchiava a tiiperar le ilitEcultà del viaggio, e tollerar la noja della
pietà, di' eraii per farmi quei crudeliitimi tirar), ond’ era per veder
tormentare l’anmie de’ dannati. Io però ardirei proporrej6 Canto un* alfr.i
roiuMcrazionc, le a sorte Dante avesse piuttosto voluto dire, eh’ ci
•'apparecchiava a sostcoer la {guerra della pirtare, cioè a ftf forza al suo
animo per non prender pietà de’ peccatori, avvegnaché U crudeltà de’ «upplizj.
fosse per muovergli un certo naturai affetto di comjiafsione, al quale ciafcun
uomo fi seme ordinariamenTc incitare per la miseria altrui. £ veramente il
senso letterale pare, che favorisca mirabilmente questo sentimento; poiché,
s’ei s’apparecchiava a sostener la guerra della pietà, cioè la guerra, ch’era
per Wgli la pietà, segno è eh' e* non voleva lasciarsi vincer da quella, ma si
resistere e comb.ucere con la considerarione, che quegl' infelici erano puniti
giustamente, anzi, come dicono t teologi, citra meritumt mentre avendo offeso
una Maestà inBnita, e sì infinita venendo a esser la loro colpa, questa non può
con pene finite soddisfarsi. Dico finite quanto all' intensione, non quanto
all* estensione, la quale non ha dubbio, che durerà eternamente. E chi porrà
ben mence ad altri luoghi dell’Inferno, ne troverà di quelli, che armano di piu
salde conjetture il sentimento da me addotto in questo passo. Tale è quello
dell’Inferno, canto XIII, dove, dopo il primo ragionamento dì Pier delle Vigne,
Dante dice a Virgilio, eh* c’ seguiti a domandare all* anima del suddetto Piero
qualche altro dubbio, imperocché a lui non ne dà Tanimo, tanto si sente
strignere dalla pietà del suo infelice stato, v. OntV io a lui : dimandai tu
ancora Di quel, che credi ^ ch‘ a me soddisfaccia; eh* i non potrei: tanta
pietà in accora. E piià apertamente si vede questo star su la difesa, che fa
Dante contro l’ importuna pietà de* dannati, la qual tenta di vincerlo al canto
XXIX dell’ Inferno, quando arrivato in tu ruldina costa di Malebolge dice cosi,
v. 43^ Lamenti saeltaron me diversi, Che di pietà ferrati avean gli strali :
Ond" io gli orecchi con te man coperti. Il qual terzetto par, che esprima
troppo maravigliosamente un fierissimo assalto dato dalla pietà all’ animo del
porta, e la difesa di quello con turarsi gli orecchi. £ non solamente si
troverà difendersi dalla pietà, ma sovente incrudelire contro di essi, negando
loro conforto e compatimento. Così Inf. cant. XXXIII, richiesto da Branca
d’Oria, che gli distaccasse d' insieme le palpebre agghiacciate, non volle
farlo, v. 148. Ma distendi ora mai in guà la mano, Aprimi gli occhi I ed io non
gliele aperti, E cortesia fu lui tesser villarto. E Inf. XIV, vedendo Capaneo
disteso sotto la pioggia di fuoco, dice stargli il dovere, v. ^t. Ma, com' io
dissi lui, li tuoi dispetti Sono al suo petto assai debiti fregi. Io però
confesso di non aver per anche si fatta pratica SU questo poema, eh' e' mi
sovvengano così a un tratto tutti i luoghi, ov’ e' favella di pietà in questa
prima Cantica dell’ Inferno; e considero eh’ e’ mi se ne può addurre taluno ora
non pensato da me, il qual mostri così chiaro il contrario, eh’ e' metta a
terra tutto il presente ragionamento. E considero, che altri potrebbe
rispondermi, che il far dimandare da Virgilio Pier delle Vigne, e ’l coprirsi
gli orecchi con le mani posson i8 Canto ambedue etter effetti dell' cuer
Taiiimo del poeta troppo vinto dalla pietà, e non dall' eaier a lei repugnante;
ma io non piglio per aaiunto di provare, che egli si picchi di non calerti mai
piegato a pietà de' dannati, anzi che in molti luoghi confeita la aua caduta,
qual è quella, Inf. canto V, v. 70. Poscia eh' i' thhi il mio dottore udito
Nomar le donne antiche e cavalieri, Pietà mi vinse, e fui quasi smarrito. Nel
qnal luogo non meno ti pare la perdita del poeta, che il contratto antecedente;
mentre, te egli non ti fotte potto in animo di non latciarti andare alla
compattione, non avrebbe indugiato fin allora ad arrenderli, avendone avuta
occatione molto prima, cioè tubito eh' ei vide la miteria dei peccatori
carnali. Ivi, v. 3S. Or incomincian le dolenti note A [armisi sentire : or son
venuto, Xà dove molto pianto mi percuote. Ma egli Ita forte il più eh' el
potette : però, allora ch'egli ebbe riconoteiuto quivi tanti valoroti uomini, e
coti alte donne, piegò l'aaimo alla compattione; ond'egli dice, eh' ei fu quoti
smarrito, cioè ti perdè d' animo, vedendoti vinto il pretto. Per lo che
concludo, che, te bene da quetto e da muli' altri luoghi ti comprende la
vittoria della pietà, ciò non toglie il vigore alla ipotizinne del preiente
patto, potendo benitiimo ilare inlieme l'un e l'altro : cioè che Dante ti
ditponeiie a toitener la guerra della pietà, cioè a non compatire i dannati; e
poi, come di animo gentile ed umano, di quando in quando cedette. V. 8. O
mente, che scru/etti ciò eK io vidi ecc. Dopo ÌDTOcate le Muse, invoca la sua
memoria, chiamandola mente che tcriite ciò eh' egli vide; cioè, in cui a'
impretaero le tpecie degli oggetti vedati. V. IO. Io cominciai; Vi a’ intende a
favellar di qncato tenore, e queata è maniera uaitatiaaima di Dante per
iafuggir la proliaaità dell' introduaioni de' ragionamenti; coal ed io a lui ed
egli a me; cio^ diaai e diaac, ed infiniti altri aimili facilisaimi ad
intenderai. Y. l 3 . Tu dici, de di Silvie lo parente, CoirutlUile ancora, ad
immortale Secolo andò, e fu tentibilmente. Tu dici. Tu hai laaciato aerino
nella tna ENEIDE, che ENEA padre di Silvio, eaaendo ancora nel corrunibil
corpo, andò a aecolo immortale, cioè diaceae airinferno, e ciò non fu per aogno
o per eataai, ma aenaibilmente, cioè in carne e in oaaa. V. 16. Però se I
avversario d'agni male Cortese fu, pensando I alto effetto, Ch'uscir dovea di
lui, e ’l chi, e 'I guale L’avversario d* ogni male è Iddio, e ‘I chi, Romolo
fondator di Roma, e 'I quale, e le aue alte qualità; onde il aenao de' aeguenti
terzetti è tale : Se Iddio, penaando la aerie delle coac, che doveano farai per
Enea c la aua aucceaaione, conaentì l'andata e '1 ritotoo di lui dall'Iuferno :
ciò non parrà punto di atrano a qualunque abbia punto d'intendimento,
conaiderando eh' egli fu eletto per .vutore di Roma e del romano imperio. La
qual* e *l quale ecc. La qual Roma, e '1 qual imperio. V. 14. U* siedv il
xuff<//or del «o^ior Piero. Qui Piero per Pontefice, onde il maggior Piero
viene a eMer Cristo, e non S. Piero, come vogliono ì coni» mentatori; perchè
s'e* parlaste di S. Piero, non direbbe del maggiore y il qual ti dice solo
comparativamente ad altri minori; il che toma appunto bene, però eh* e* parla
di Cristo, il quale rispettivamente a $. Piero può vcrar mente chiamarti il
maggiore* V. aS. Per quest* andata, onde li dai tu vanto ecc. Onde cotanto T
esalti fra gli uomini per ralcissimo privilegio concedutogli. V. a6. Intese
cose che furon cagione Di sua vittoria, e del papale ammanto. Allude alla
predizione fatta da Anchise ad Enea nel sesto deir Eneide; per la quale egli
intese la sua vittoria, da cui dopo lunga serie di avvenimenti fu stabi** lito
in Roma il papale ammauto, cioè l'imperio sacro. V. a8. Andovvi poi lo Vas
delezione ecc. S. Paolo, quando fu rapito al terzo cielo. £ veramente ne recò
conforto alla nostra fede con l'oculata tettimoniaaza delle cose credute da
essa. E notiti che Dajite da principio di questo suo discorso, fatto qui a
Virgilio, non si ristrinse a dir solo di quelli, i quali ancor viventi
pass;u*ono all* Inferno, ma di ciascuno, il quale, sendo ancor corruttibile,
andò a secolo immortale. Laonde non solamente di Enea, ma del celeste viaggio
di S, Paolo ancora saggiamente piglia a ragionare. ai V. 34. Perchè se del
venire C tn ahhanJono ecc. M* abbandono oon vuol dire, d* io mi tgomento di ve«
iiire, come spiegano tutti i couieou, ma come chiosa il Rifiorito : Perchè s* ì
mi lascio andare a venire, assai dubito del ritorno, V. 37. E qual è quei che
disvuoi ecc. Ci mette con mirabil similitudine davanti agli occhi i contrasti
d' un' anima, che dal male al ben operar si rivolge. V. 41. Perchè» pensando
consumai t impresa y Che fu nel cominciar cotanto tosta. S'accorge Dante
d'averla un po' corsa» allora che nel primo canto, senza pensar nè che, nè
come, s'impegnò ad andar con Virgilio, dicendo, v. i 3 o. Poeta t i ti richieggio
Per quello Iddio, che tu non conoscesti, jicciò eh* i' fugga questo male e
ptggio. Che tu mi meni là dov* or dicesti, Si eh* i vegga la porta di S.
Pietro, E color, che tu fai cotanto mesti. Onde ora confessa, che, sbigottito
dalle suddette con> siderazioni, l'amor dell'impresa, da principio con sì
lieto animo incominciata, era per tali pensieri consumato e svanito. V. 43. Se
io ho ben la tua parola intesa, Rispose del magnanimo quell ombra, Vanima tua è
da viltate offesa. Rispose Virgilio : Con queste tue riflesiioni, s' io 1 * ho
ben'imesa, in loitanza tu ba* paura* Cauto V. Ss. I* tra tra color elle son
tospeti, Nel Limba, dove nè godono, nè dolgonti ranìme. V. 53 . E donna mi
chiamò beata e bella. Beatrice, la quale, ticcome è detto nel IV canto, è poeta
per la grazia perSciente o consumante, secondo i teologi dicono, anzi per la
stessa teologia; e ciò, secondo nota il Cello nella Lezione duodecima topra F
Inferno, per due cagioni : Una, perchè, siccome non ci è scienza, la quale più
alto ne levi nostro mortale intendimento all’ altissima contemplazione d' Iddio
e della teologia, così non avea Dante, mentre eh’ e’ visse, trovato oggetto,
che più gli facesse scala all’ intelligenza delle celestiali cose, che, siccome
scrive io più luoghi, le sublimi virtù e l’altre doti esimie dell' anima di
Beatrice. L'altra cagione, per la quale sotto il nome di Beatrice intenda
allegoricamente la teologia, è per mantener la promessa, ch'egli avea fatta
nella sua Vita Nuova; dicendo, che, se Iddio gli avesse dato vita, avrebbe
scritto di lei più altamente, che aveste scritto altr' uomo di donna mortale.
Il che veramente ha egli molto bene osservato, avendola posta in così bella e
maravigliosa opera per la scienza maestra in divinità. V. 54. Tal che di
comandar i la richiesiLa richiesi. In pregai, ch'ella alcuna cosa mi
comandasse. V. 55. Lucevan gli occhi suoi più che la stella. Più che’l sole. V.
60. E durerà quanto 7 moto lontana. Lontana, dal verbo lontanare. Quanto il
molo lontana. Quanto il moto s' allontana dal tempo presente : cioè la tua fama
durerà quanto dura il tempo. a3 Piglia moto per tempo ella peripatetica,
definendo Ariatotile il tempo : Tempus tJt aumenu mottu seoundwa prius et
poiierUu. V. 6i. L’ amico mìo, e non della ventura. Dante, il quale per aver amato
di puriaaimo amore le bellezze dell' anima mia, e non le doti eaterne, che la
fortuna coraparte a' corpi terreni e corruttibili, fu veramente amico di me,
cio^ di quel eh' era mio, e non {Iella ventura, e non della bellezza, per la
quale altri di lui men faggio m’ averà riputata felice e ben avventurata. V.
63. Nella diterta piaggia i impedito Si nel cammin, che volto, e per paura.
Impedito dalla lupa, e volto indietro per paura di cita. V. 64. E temo eh' e'
non ria già zi smarrito, Ch’ io mi sia tardi al soccorso levata. Dubito, che
postano i vizj aver già preto in lui tanto piede, che l'ajuto celeste non
giunga in tempo. Or muovi ecc. Muoviti, vanne : così il Petrarca : Or muovi,
non smarrir t altre compagne. V. 71. Vegno di loco, ove tornar disio. Toma
egualmente bene al senso letterale e allegorico, cioà e a Beatrice e alla
teologia, il desiderio di ritornare in cielo; il che imitando per avventura il
Petrarca nella canzone : Una donna più bella asstù che ’l sole; disse della
teologia : Cakto costei batte t ale Per tornar all* antico suo ricetto. V. 72.
Amor mi mosse ecc. É Vamor d* Iddio, pel qual e' desidera che ciascun nomo ti
salvi, e questo è il eeoso allegorico o vero secondo la lettera; la mosse la
dolce memoria di quell* aniur eh* eli* avea portato nel mondo a Dante, ond*
ella il chiamò, v. 61, L'amico mio. V. 73 dinanzi al Signor mio» Avanti a Dio.
V. 74. Di te mi loderò sovente a lui. Gran promessa, dicono alcuni, fa qui
Beatrice a VirgUio 1 non intendendo questi tali qual utile possa ritornare dair
adempimento di essa a uu* anima divisa per sempre dalla comunicazione della
grazia e della beatitudine. Dice in contrario il Vellutello, che Beatrice con
tal promessa promette a Virgilio in premio quello, che da lei dare, e da lui
ricevere in quello stato si potea maggiore; ma non dice poi, perchè, nè di ciò
adduce alcuna prova. Na il Cello nella Lezione sopraccitata spane, che anche
all* anime perdute si può (come dicono t teologi ) giovare con levar loro
qualche parte di cagione di dolore, e in fra gli altri mudi in questo, che
sentendo elleno celebrar le lor memorie o esser qualche compasiione di loro in
altrui, elle pigliano alquanto di conforto ( » ei però può chiamarsi tale ) di
non si vedere abbandonate al tutto da ogn* uno, e tiiassituonieuic quelle, le
quali non son dannate per fallo alcimo enorme e brutto, ma solo per non aver
avuto cognizione della fede cmtiana, come VIRGILIO. Diremo dunque « cYie non
»ia ota d'ogni conaoUziune tal promeMa di Beatrice. V. ^ 6 . O donna di virtù,
sola, per cui L'umana spezie eccede ogni contento Da quel Ciel, ch'ha minor li
cerchi sui. Qui piglia itrettUaimamentc Beatrice nel «eoso allegorico; e dice,
che per ewa, cioè per la teologia, fuomo supera, ed è più nobile di tutte le
creature contenute dal ciel della luna;, essendo, che sopra di quello si dà
subito neir intelligenza movente Torbe lunare, la qual •enza dubbio sì per
pregio, si per eccellenza di chiarissimo intendimento è alT uomo superiore. £
che Dante portasse opinione delT intelligenze moventi secondo la dottrina d'
Aristotile, è manifesto per quel clT ei dice in altro luogo di esse. Par. cant.
Vili, v. 37. r’oiy che intendendo il terzo Ciel movete. Ciò potrebbe anche
intendersi in quest* altro senso : O scienza, per cui l'uomo eccede, cioè
trasvola con T intelletto dalle sublunari cose alle celestiali e divine. V. 80.
Che Vuhhidir, se già fosse, m'à tardi. Che se io Tavessi obbedito in questo
punto stesso, che m'hai comandato, pure la mia obbedienza mi parrebbe tarda:
tale e sì fatto è il desiderio, che ho di eseguire i tuoi cenni. Or venga
qualunque si pare, e mi poni da altri poeti forme così maravigliose e piene di
si forte espressiva. Y. 91. Jo son fatta da Dio, sua mercè» tale ^ Che la
vostra miseria non mi tange, Nè fiamma cTesto incendio non m* assale. l6 Canto
Io lono, la Dio mercè, talmente fatata per Tacque della gloria, che la vostra
miseria, cioè die T infeliciti di voi altri ioaprai, non mi tocca, nè fiamma
deir incendio de' dannali non m' assale. E notili, die quella dei aoapeai la
chiama raiirria, non conaiaiendo in arnao dolorifico, ma in pura afflizione di
apirito per la diiperata viaion d' Iddio; dove quella de' dannau la chiama
fiamma, perchè tormenta poaitivamente il aenao. V. 94. DoTina e gentil nel
Ciel, che si compiange Di questo impedimento, ov" io ti mando, Si che duro
giudicio lassù frange. Quella donna, il cui nome è taciuto dal poeta, è inteaa
generalmente da' commentatori per la prima grazia detta da' maeatrì in divinità
grada data; la quale, perchè viene per mera liberalità divina, è anche detta
preveniente, dal prevenir di' dia fa il merito dell' azioni umane. Queata
dunque addirizzando la volontà del poeta nel buon proponimento d'uacir della
aelva del peccato, e di aalire il monte Bgurato per la virtù e per la contemplazione,
piega e rattempera il rigoroso giudicio d'iddio; onde dice: che dal
compiangerai di quella donna per l'itupedimento, che trova della lupa, il buon
voler del poeta, duro giudizio laaaù frange, cioè muove Iddio a conipaaaione,
vedendo, che gli manca più il potere, che il volere; onde merita d'aver in
ajuto la aeconda grazia deiu illuminante, la quale ( ipongono i commentatori )
da Dante è chiamata Lucia, dalla luce, eh' ella n'infonde nell'anima Questa
seconda grazia chiama finalmente la terza, detta perficiente o coniumante,
espressa per Beatrice o per la teologia; dalla quale vien condizionata la
niente umana alla contem) dazione della divina etienza : il che Ottimamente li
conacguiice col mental TÌaggio dell* Inferno e del Purgatorio, cioè a dire con
la meditazione di quelle pene; •! come avviene al noetro poeta, il qual per tal
cammino li conduce alla fruizione del Paradiio, e ai alla contemplazione d'
Iddio. V. 97. Questa chiese Lucia in suo dimemdo, £ disse, Ora abbisogna il tuo
fedele Di te, ed io a le lo raccoaiando. Lucia nimica di ciascun crudele Si
mosse, e venne al loco, dov V era : Che mi sedea con l'antica Rachele. Questa
donna, cioè la grazia preveniente, richieee con tua dimanda Lucia, cioè la
grazia illuminante, che ajutatte il tuo fedele, cioè Dante; il quale in altro
luogo dice di tè, eh* egli fu fedele a creder quella, in che la grazia
illuminante TammartlTava: e Lucia ti mette tubilo a chiamar Beatrice, la qual
ti sedea con l'antica Rachele; e ciò per tignificare, che la teologia è indivitibil
compagna della contemplazione, poiché Rachele (che in verità fu moglie di
Giacob ) nel vecchio teitamento ti piglia per la vita contemplativa. V. Io 3 .
Disse: Beatrice, loda di Dio vera. Che non soccorri quei, che t'amò tanto, Ch'
uscio per te della volgare schiera ? Disse, cioè Lucia Disse. Loda di Dio vera.
Chiama la teologia e la grazia vera lode d' Iddio, forte perchè dalla prima
comprende l'uomo gli ecceUi attributi di quello, ond* avvien a intiniiarne
conceui più adeguati di qualunque altra lode, che privi del lume di lei tlamo
capaci di udirne; e dalla teconda ti nvuùfctu raltiiiiiuo pregio delle tue
miaericordie. a8 Canto V. ic5. eh’ uscio per le /iella volgare schiera. Per te
toma bpne nel temo allegorico e nel letterale; poiché Dante non t|nccò meno al
tuo tempo per la profonda notitia della tacrata teienza, che per le rime e per
gli altri parti, a' quali tollerò il tuo nobilittimo ingegno Tecceitivo amor di
Beatrice. V. ic8. Su la fiumana, ove'l mar non ha vanto ^ Qui il Fioretti, non
rinvenendoti qual tia qiietta fiuDtana, poitilla in queata forma : Che fiumana
? ieslia. Ma noi, per ora latciando il Fioretti nella tua tfacciata ignoranza,
terberemo ad altro luogo la tpotizionc di quetto verto. V. 109. Al mondo non
fur mai ecc. Dice Beatrice, che al mondo non fu mai pertona coti aoUecita a
cercare il tuo bene e fuggire il tuo male, com' ella dopo tale avvito del grave
pericolo di Dante fu pretta a venir laggiù dalla tua tedia beata. V. 114.
Ch'onora te, e quei, ch’udito V hanno. Perché le poetie di Virgilio non
tolamente onoran lui, che l’ha fatte, ma qualunque ne diviene ttudioto; onde
ditte di té medeiimo nel primo canto, T. 86. Tu se’ solo colui, da cui io tolsi
Lo hello stile, che m’ ha fatto onore. V. lao. Che del bel monte il corto andar
li tolse. Ti fe' ritornare indietro, quando poco di viaggio ti rimaneva per
condurti alla cima del bel monte, cioè al tommo della virtù o della
contemplaiione. V. i 39- Or va, eh" un tot volere è efamendue. D’amendue
noi; il tuo cT andare, il mio di venire. V. 143. Entrai per lo cammino alto, e
tilvettro. Spoogono i commentatori alto, cioè profondo. Io però m'aRerrei al
parere del Manetti nella tua ingegnoaa operetta circa il silo, forma, e misura
delf Inferno di Dante, dove intende alio nel ano proprio tignificato, cioè
d’elevato e aublime; con ciò aia coaa che egli pone Teotrata deir Inferno in
aur un monte aalvatico, per entro il cui aeno ruoli eh’ e’ ai cominci
immediatamente a acendere. Ma di ciò non fia mio intendimento al preaente di
favellare I potendo ciaacuno in queato ed in ogn’ altra particolarità del aito
e della forma della atupenda architettura di queato Inferno aaaai ampiamente
aoddiafarai con ana breve lettura del aoprammentovato autore. ]\^0STiiA in
qaetto terzo canto (*) c Tettersi condotto per lo canunino alto e ailreitro
alla porta dell* Inferno» la cui Menzione comincia ex abrupto al principio del
canto» come l'ei leggeue. Di poi, acendendo per J' interne vie del monte,
arrivato in quella concaviti o caverna della terra, che è quali come un veitibolu
dell' Inferno, ed è immediatamente sopra il primo cerchio, cioè sopra il Limbo,
vede quivi Tanime degli teiaurari, cioè di coloro, che mentre vissero non furon
buoni ni per aè, nè per altri, ninna buona o rea cosa operando. Questi dice eh’
hanno per tormento il correr perpetuamente in giro dietro un' insegna che tutti
li guida, c (*> Dira qvslceia di riè che dir« il CrlU con r«atorità dal
iigliolo a dal nisota dì Dante, cha dal prima vcr.o dal quinta canta comincia
la narrationa dal paama. Calli, Uh. X..3a Cauto chr in cotal cono ton punti e
fieramente trafitti da tafani e da moaclie. Attraversato quello spazio poi
destinato alla girevoi carriera di quegf infelici, dice essersi condotto al
fiume d’ Acheronte, e quivi aver veduto venir Caronte per l'anime de' dannati,
e dopo, euer tramortito in su la riva di quello. V. I. Per me si va ecc. Si
finge, che parli essa porta. Ferme, il senso it Per entro me. Y. 4 . Giustizia
mosse ‘I mio aito fattore. Veramente il motivo di fabbricar P Inferno venne dalla
giustizia, la qual si dovi far di Lucifero e degli angeli suoi seguaci. V. 5.
Feeemi la divina potestafe. La rowaui sapienza, e 'I primo Amore. La Santissima
Trinità, della quale spiega le persone per gli attributi: il Padre per la
potenza, per la sapienza il Figliuolo, per l’amore lo Spirito Santo. V. 7 .
Dinanzi a me non far cose create, Se non eterne ecc. Seguita a parlar la porta
per esso Inferno; e dice, che avanti a lui non fu altra specie di creature se
non eterne. Per queste intendono assai concordemente i commentatori la natura
angelica; la quale, siccome dovette esser punita per la sua ribellione, cosi
par molto verisiiuile, che il carcere d' Inferno fosse fabbricato dopo il
peccato degli angeli; e sì dopo la loro creazione. Che poi Dante se li chiami
eterni, cioè in ritguardo dell'eternità avvenire. p«r la qaal dureranno, onde i
teologi U chiamano eterni a pitrte post^ o, come ad altri dì essi è piaciuto di
no« minarli, sempiterni, a distinzione delT eterno a parte ante, il che si
conviene solamente a Dio. Na siami qui lecito il metter in campo una mia
considerazione, la qual mi dichiaro, eh' io non intendo di proferire
altrimenti, che ne’ puri termini del potrebb* essere, a fine di sottoporla al
savio accorgimento di quello, al quale è unicamente indirizzata questa mia
deboi fatica. 10 discorro così : L’ Inferno ( secondo Dante ) fu creato col
mondo, e ’l mondo fu creato in istante. V. la. Perch* io : Maestro, il seruo
lor m è duro. Onde io ( vi s’ intende, dissi ) : O Maestro, il senso lor m* è
duro. Duro, cioè aspro, e non, com* altri vo~ gliono, oscuro. Perchè leggendo
Dante l’ immutabil decreto di non uscire della porta d’ Inferno, a ragione di
bel nuovo s’ intimorisce. V. i3. Ed egli a me, tome persona accorta i Qui si
convien lasciar ogni sospetto. Da questa risposta di Virgilio si conferma il
detto di sopra, che Dame non disse essergli duro, cioè oscuro, 11 senso deir
iscrizione dell’ Inferno, ma duro, cioè aspro, spaventoso; perchè Virgilio non
piglia ora a chiosargli la suddetta iscrizione, ma lo conforta a francamente
entrarvi. Così la Sibilla ad Enea nel VI, v. a6i. Nunc aiwuis opus, Aenea ^
nane pectore firmo. Ma io di qui avanti non mi fermerò a conciliare i luoglìi
simili di questo canto col sesto delP Eneide, come benissimo noti, a chi
scrivo, le non dove m'occorra di 34 Canto fare apiccare l'eccellenia di alcuna
di queati col paragone di quelli. V.i8 il ien étW intelletta. La viltà e la
cognoicenaa d'iddio. V, ai. Quivi sospiri, pimti, e ahi guai. Ne* tre arguenti
terzetti par, che Dante abbia voglia di auperar Virgilio nell' eipreaiione
della niiieria de’ dannati. S'ei ae lo cavi o no, giudichilo chi farà confronto
di quello luogo con quello del VI dell’ Eneide, v. SS^, Bine txauJiri gemi/us,
et saeua sonare. V. iq. Sempre 'n queW aria, sema tempo, tinta. I comineo
latori apirgano eoa): Tinta senza tempo, eioh lenza variazione di tempo al
contraria dell' aria noatra, la qual ai tigne a tempo come la notte, e ai
riachiara da' raggi del aopravvegnrnte iole. La Cruaea legge diagiuntamentr, Ària
senza tempo, fintai onde il Rifiorito apiega quel senza tempo, eterna, quaai
che il aentimento aia tale, aria eterna, e tinta. Coi) nel canto che aegue la
chiama eterna, v. i6. JVon avea pianto, ma che di sospiri. Che l'aura eterna
facevan tremare, Cooiidero di pii), che l'epiteto di eterna in quello luogo del
terzo canto corria[>oude al perpetuo aggirarli delle voci de' dannati, v.
a8. Farevan un tumulto, il qual s'aggira Sempre in quell' aria, senza tempo,
tinta; poiclià, a’ e' a'aggira eternamente, torna molto brne il dire, che
eterna aia l'aria, nella quale s'aggira. £ poi nè meno può dirti, che rana deir
Inferno aia tìnta senza tempo, cioè ( come tpongono i commentatori )
eternamente, perchè ancorché Dante dica di etta, Inferno, cant. IV, r. io. Oscura,
profonda era, t nebulosa ’ Tanto, che, per ficcar lo viso al fondo, r non vi
disccrnea alcuna cosa, Ciò non toglie, eh' ella in alcuni luoghi non fotte di
continuo illuminata dal fuoco, come nel terto girone de’ violenti, ed in queito
medetimo degli teiaurad, dove te non altro vi balenava, v. i33 La terra
lagrimota diede vento, Che balenò una luce vermiglia. V. 3l. £d io, eh' avea
d'errar la tetta tinta. Cinta d’errore, adombrata dall'ignoranza di ciò ch’io
ndiva. V. 35. Che visser sansca infamia, e sanxa lodo. Che in queito mondo,
nulla mai virtuoiamente operando, non latciaron di tè alcuna memoria. V. 37 .
Mischiate tono a quel cattivo coro Degli jingeli, che non furon ribelli, Ni far
fedeli a Dio, ma per te foro. £ opinione, che nel fatto di Lucifero fotte una
terza Lizione d' angeli, la qual nè t'accottaiie a Lucifero, nè ti dichiaraite
per Iddio, ma ti teuetie neutrale. Di queiti parla il poeta, e in pena della
loro irreiolutezza li mette con gli teiauratì. Canto V. 4 o> Cacciarla eie!,
per non tster men belli: Nè lo profondo Inferno gli riceve, Ck‘ alcuna gloria i
rei avrebber d elli. n tentimcnto ì tale; Pel Cielo ton troppo brutti, per
rinferno aon troppo belli; coti ti atanno in quel mezzo, ciof nel veaubolo di
euo Inferno. Notiti ben, eh' egli dice, V. 41. Nè lo profondo Inferno gli
riceve; volendo dire per Io profondo Inferno, coli, dove ti tormentano i rei
> i quali avrebbono alcuna gloria cT averli in lor compagnia. Non come
dicono gli i|>otitori.' ti glorierebbero per vederti puniti del pari con
etti, che non commitero altro peccato, che d’etterti indiflfereoti tenuti, ma
alcuna gloria v'avrebbero, perchè agli occhi loro la piccola macchia di tale
indifferenza non varrebbe ad appannare il lustro di loro eccella natura, dalla
quale ritrarrebbe alcun taggio della gloria, e ti della celette beatitudine. V.
47. E la lor cieca vita è tanto batta, Che ’nvidioti ton i ogn altra torte. Non
tolaniente di quella de' beati, ma in un certo modo di quella de' peccatori.
Tanto è riera, cioè vile ed oscura la lor misera vita, onde dice, che
misericordia e giustizia gli sdegna, quella che di loro non è avuta, questa,
che per cosi dir li disjirezza con distinguerli sì di luogo, come di pene da’
peccatori. E credo, che P intendimento del poeta sia J* inferire, che la
maggior pena di costoro èia vergogna di non esser almeno stati da tanto, poich’
a perder s’aveano, di perdersi, come suol dirsi, per qualche cosa. Ond' egli
arrabbuno e mordonsi le lani di noo aver avnto tanto «pirito da irritar almmend
la divina giuttisia, la quale in « fatta guisa punendoli) par loro, eh* ella «
per così dir y non gli •cimi, e ai li Timproveri e facciasi beffe della lor
dappocaggine. V. Sa 9Ìdi un insegna y Che y girando, correva tanto ratta, Che
d’ogni posa mi pareva indegna* Mette costoro rutti sotto un* istessa bandiera a
dinotare la simigUanaa dell* indegna lor vita. Li fa correre per giustamente
punir Tozio e Taccidia del tempo, eh* e* vissero. V. S 4 . Che ^ogni cosa mi
pareva indegna. Spiega il Vellntello, eh* egli erano indegni d* alcun riposQ.
Il Buti: Correva quest* insegna t che mai non mi parca si dovesse posare, e
forse meglio. Non credo però, che nè Tuno, nè Taltro la colga. 11 Daniello e'I
Bonanni •e la passano senza dirne altro. In quanto a me direi : che la mence del
poeta sia stata di pigliar in questo luogo indegno per incapace, o altra cosa
equivalente; e nel resto io credo, che Dance abbia forse voluto dar da
strologare a* grammatici toscani; come fece Ennio a* Latini in quello indignas
turres, dove da Girolamo Colonna r indignas viene spiegato per magnaSy e dal
medesimo vien allegato in conformazione di ciò un luogo di Servio, il quale
spiegando quel verso di Virgilio nelP Egloga X indigno cum GaUus amore periret,
spone indignutn per magnum, e quell* altro pur di Virgilio nelle Ceiri: Verum
haec sic nobìs grauia atque indigna fuere. Nel quale Giulio Cesare Scaligero
spiega indigna y cioè inefiabile, e per trasUto, immensoCarto V. 59 - Guardai,
e vidi l’ombra di colui. Che fece per viltatt il gran rifiuto. Intende di Piero
d«l Murrone, che fu Papa Celestino V, il quale, tra per la tua sempliciti e
l'altrui sottigliezza, s* indusse a rinunziare il papato. Questi fu ne' tempi
di Dante, onde non debbe tacciarsi d' iinpietà il poeta, sapone nell’ Inferno
l'anima di colui, che non essendo per anche dal giudizio mai non errante di
Santa Chiesa annoverato tra' santi, come poi fu, poteva lecitamente credersi
soggetto ad errare, e si interpretarsi in sinistro i (ini delle sue per altro
santissime operazioni. V, 63. ji Dio spiacenti, ed a’ nemici sui. Corrisponde a
quel eh' ha detto di sopra, eh’ e' non eran nè di Dio, nè del Diavolo. * • V.
64 . che mai non fur vivi. Morde acutamente con questa forma di dire la perduta
loro vita. V. 65. Erano ignudi, e stimolati molto. Stimolati, risguarda anche
questo la lor pigrizia. V. yS per lo fioco lume. Traslazione mirabile di quel
eh* è proprio della voce, per esprimer con maggior forza quel che s' appartiene
alla vista. Similmente nel primo canto, v. 60, per significare l'ombra della selva
disse, dove'l sol tace: qui con non minor vaghezza un lume assai languido lo
chiama fioco. V. 83. Un vecchio bianco, per antico pelo. Forma assai rara e
nobilissima per esprimer la canizie del vecchio Caronte. Gridando : Guai a coi
anime prave : Non isperale mai veder lo cielo ecc. Coinime mirabilmente
otaervato, ioduceme mollo maggiore ipavento, l' imrodur Caronte minacciante
l'anime nell' atto d'accottarti alla riva, che introdurlo muto verao di eaae,
aiccome la Virgilio, il quale non lo fia parlar* ae non con Enea. V. 88 viva,
Partili da codesti, che son morti. Kon diaae da codette, che aon morte, perché
come anime eran vive; ma diaae, da codesti, cioè uomini, de’ quali ti potea
veramente dire, eh' e' foatcr morti. V. 91 . Disse; Per altre vie, per altri
porti Verrai a piaggia, non qui, per passare : Più lieve legno eonvien, che ti
porti. Intendono i commentatori,, che Caronte predica a Dante la tua
aalvazione, e che però gli dica, che egli arriverà • piaggia per altre vie, per
altri porti, intendendo del porto d' Oatia poato vicino alla foce del Tevere,
dove finge il Poeta, che l'anime imbarchino per l' itola del Purgatorio; e che
queato più lieve legno aia il vattello con cui vien Vangelo a caricarle, di cui
Furg. cani, n, V. 4 ^’ e quei s‘en venne a riva Con un vasello snelletto, e
leggiero, Tanto che t acqua nulla n inghiottiva. Il Rifiorito però aaviamente
contiderando (aecondo io pento ) quanto era cota impropria il porre in bocca
d'un Demonio coti fatto vaticinio, mi tpiega queato patto in 40 Canto diverto
lentimento. Prende egli altri porti in quetro luogo per altra condotta, cioè
per altri die ti portino, e per lo più lieve legno intende l'angelo, che pattò
Dante aJdormentato dall' altra riva, tenta che egli te n' accorgeue. Il che
toma aitai meglio al rihuto che fa di lui Caronte; mentre di lì a poco li vede
verificato quel eh’ egli dice, cioè che egli per altra via verrà a piaggia,
ticcome vedremo più a batto. V. 94. £ ‘I Duca a lui ecc. E Virgilio ditte luì.
V. 99 ave' di fiamme ruote. Ave' con Tapottrofo per avea, non ave terta pertona
del meno nel preiente del verbo avere, come hanno alcuni tetti. V. 104 e‘l teme
Di lor temenza, e di lor nasciiuenti. Gli avi e padri. Quelli tono il seme di
lor semenza, quelli di lor nascimenti, perchè da etti immediatamente nacquero.
Coti il Rifiorito. V. Ili qualunque s'adagia. Qualunque ti trattiene, non
qualunque » accomoda nella barca, come tpone il Daniello, che tarebbe alato
tpropotito. V, li». Come t Autunno si levan le foglie, L’una appretto delF
altra, infin che 'I rama Rende alla terra tutte le sue spoglie. Similitudine
tratu da Virgilio nel VI, v. 309. Quam multa in tyluit autwnni frigore prima
Lapta cadunt jolia etc.; ma adattata asiai meglio da Daate, nel cui InTerno
niuna deir anime era eacluia dall'imbarco, liccome niuna delle foglie riman tu
Palbero; al contrario di quel di Virgilio, nel quale tutti coloro, che non eran
sepolti, erano lasciati in terra. E poi elf i grwdemente nobilitata col
proseguimento di essa fino al restare spogliato del ramo, paragonato al restar
voto il lido j dove Virgilio la regge solamente nella prima parte del cader
delle foglie, e dell' imbarcarti fanime; passando poi subito a quella degli
uccelli, che passano oltramare. V. 1 18. Cori seis vanno tu per f onda bruna. Bellissima
ipotipoti, e che mette sotto agli occhi il camminar della nave. V. lao. Anche
di qua nuova tchiera t'aduna. Di quelli, che continuamente e per ogni stante di
tempo muojon dannati. V. laS. Che la divina giuttizia gli tprona. Si che la
tema ti volge in detto. Chiese innanzi Dante a Virgilio : perché quell* anime
paressero si volonterose di passare il fiume, v. qi. Maettro, or mi concedi,
Ch’ io tappia, quali tono, e qual cottume Le fa parer di Irapattar ri pronte.
Ora gliene rende la ragione, mantenendogli nello stesso temp^ la promessa, che
glien' avea fatta in quc* versi 76. le cote li fien conte. Quando noi fermerem
li nottri patti Su la tritta riviera d Acheronte. £ dice, che ciò accade,
perché la divina giustizia le sprona ai, che la tema §i volge in diblo. l*^eIU
epoai/ione di queato paaao i coumieotatori a* aggirano per diverae strade t non
mancando di quelli, che ae la paaaano eoo la mera apiegaaione allegorica, lo
però, fìntanto che non trovi meglio da aoddiafarmi, atarù nella mia npinionet la
qual è : che Dante abbia preteao d'eaprimere un terribile effetto delia
diaperazion de' dannati, per la quale paja ior nuir anni di precipitarai ne'
tormenti, ed empier in ai fatto modo l'atrociià delia divina giuatiziat la
quale, secondo loro, è sì vaga della loro ultima uiìaeria. Coai abbiamo veduto
di quelli i che oda rabbia, oda gelosia, o da altra violenta paaaione ai tono
indotti a darai morte volontaria per un diadegnoao guato di aaziare il fiero
animo di donna o di principe contro di loro adegnato. Cosi Inf. cant. i3. Pier
delle Vigne, segretario dì Federigo imperatore, dice essersi per un aioiile
guato data la mone, v. L*anÌMO mio per disdrgnoso gusto, Credendo col morir
fuggir disdegno, Ingiusto fece we, contro me giusto^ Un a’imil disperato affetto
ai vede raramente eapreaio da Seneca nel coro dell' atto primo drlT Edipo, dove
parlando in persona de' Tebanì ridotti all* ultima diaperaaione per quell'
orribile peauleoza, fa dir loro cosi : v. 88. Prostrata iacet turba per orai,
Oratque mori : solum koc facilee Tribuere Dei. Delubro petunt; Jlaud ut uoto
nuinina placent, Sed iuuat ipsos satiare Deot.Ancora il Boccaccio fa proromper
la diaperata Fianimetta in una aiiuil bettemmUf tacciando gli Dii dell*
ingordigia, ch'egli hanno, di rovinar coloro, die da esai aono inaggtormeote
odiati. Fiam. lib. 1 . Ma gl* Iddìi a coloro, co* cfuali essi sono adirati,
benché della lor salme porgano segiu>, nondimeno gli privano del
conoscimento debito. E COSI ad un* ora mostrano di fare il lor dovere « e
saziano f ira loro» V. 117. Quinci non passa mai anima buona» Tutte ranime, che
di qua pattano, aon dannate; però tu Dante puoi ben comprendere la ragione,
ond* egli ai motte a rigeuard dalla tua nave. V. i 3 o. Finito questo, la bufa
campagna TVemà forte, che dello spavento La mente di sudore ancor mi bagna. La
terra lagrimosa diede vento, Che balenò una luce vermiglia, La quai tu vinse
ciascun sentimento: E caddi, come Vuom, cui sonno piglia, Quetto luogo è a mio
credere oteurittitno, e tengo per fermo, che a volerne capire il vero
tignificato, aia necettario intenderlo affatto a roveteio di quel di' egli ò
arato letto e apiegato 6nora. Poiché dicono i commentatori, che la luce
vermiglia fu l'angelo, il qual venne, e addormentò Dante col terremoto, e coti
addormentato lo prete e lo pattò all' altra riva. Io qui non domanderò loro,
com' e' tanno, che Dante fotte pattato dall* angelo e non pintcotto da Virgilio
o da qualche demonio, potto che egli non ne dica da per tè nulla, dicendo
tolaiueute nel principio del IV canto, che, coin' e' fu desto, ti 44 Canto
♦roTÒ «Ter pasiato i! fiume Acheronte. Tuttavia, perché di ciò ftimo, che §e ne
potsa addurre qualche probabi) conjettura, mi riitrignerò domandare : «e la
luce vermi> glia naace dal vento esalato dalla buja campagna nel auo tremare
( intendo tempre di star tu la fona della lettera, che col tegreto dell'
allegoria benÌMÌmo ao guarirti di questi e d'altri maggiori inveritimili ),
come ti può mai intender per etta vermiglia luce un angelo venuto dal cielo ? E
poi qual nuova virtù hanno i tuoni e baleni di far addormentar le persone ? O
qual necessità v'era d'addormentar Dante ? E per averlo addormentato e pattato
dormendo, qual grande avvenimento ti cav' egli da questo tonno ? Il Vellutello
è stato a tocca e non tocca d* indovinarla, facendo nascere non il baleno dal
terremoto, ma il terremoto dal balenare; ma non ha poi •piegato come ciò post*
estere, stante il sentimento dei versi seguenti: i33. La terra lagrimota diede
vento ^ Che balenò una luce vermiglia* Spiega il Landini; Che, cioè il qual
vento balenò una luce vermiglia. Dunque se fu il vento, che balenò, non fu il
baleno, che fe' tremar la campagna e spirare il vento; e per conseguenza, se il
baleno fu parte dell' aria infernale, non ti può dire, eh' e' fosse l'angelo.
Io però credo, che con pochissimo la lezione del Vellutello si farebbe diventar
ottima, cioè con legger quel Che per Perchè, o Perciocché, o Conciossiacusachè;
si che il •enso fosse; La buja campagna tremò, la terra lagrimosa diede vento;
Perchè ? Ecco : Perchè balenò una luce vermiglia. Cosi toma quello, eh' io
diceva da principio, che a capire e a voler dar qualche sentimento aquetto
luogo era necenarìo intenderlo a roretcio di quello, eh' egli era inteso
universalmente; cioè dove gli altri intendevano il baleno per effetto del
terremoto e del vento, intender il vento ed il terremoto per effetto di esso
baleno. In tal modo non i più veritimile, anzi torna mirabilmente l'
interpretare il baleno per la venuta deir angelo; il quale, oltre a quello, che
n’accennò Caronte quando disse, v. 91. Per altre vie, per altri porti y errai a
piaggia, non qui, per passare, Più lieve legno convien, che ti porti. si rende
molto credibile, che foste più tosto egli, cioè l’angelo, che Virgilio, o un
demonio, il quale passasse Dante, si per la gloria della luce, che balenò agli
occhi del poeta, ti perchè estendo il passar Dante di là dal fiume opera
soprannaturale e miracolosa, molto maggior dignità è farla operar per un
angelo, che per un’anima o per uno spirito; e ti finalmente perchè altre volte,
quando è stata da superare qualche gran difficoltà, come alla porta della città
di Dite, dice espresso, che venne un angelo a farla aprire. Che poi alla venuta
dell’ angelo la buja campagna tremaste, è nobilissimo accidente, e proporzionata
corritpondenia alla grandezza dell’ avvenimento. Lo stesso sappiamo esser
avvenuto, quando v’arrivò Tanima di Cristo Signor nostro per liberare i tanti
del vecchio testamento; come ti legge in S. Mattea al cap. XXVII e al cap.
XXVIII più strettamente; dove, scrivendo la venuta d’un grandissimo terremoto,
ne dà per cagione la scesa iTun angelo; Et ecce terraemotus factus est ntagnus;
Angelus enim Domini descendiS de taelo. Dove notisi, che quell' zaùn ha la
stessa forza, che Canto io intendo dare a qnel che, cioè di perchè o di
percioc- ché, o di conciossiacotoché, arnia clic interroghi, nè ciò aenia molti
eaempj di prosa e di versi, come si può vedere al Vocabolario, e più
difltusamente appresso al Cinonio. Un simil costume si vede anche osservato da'
poeti gentili, come eh' e' lo conobbero benissimo adattato alla dignità de’
celesti personaggi. Servio : Opinio est sub oduentu Deorum moueri tempia.
Seneca, nell’ Edipo, atto 1.*, scena prima, dove Creonte ragguaglia lo stesso
Edipo della risposta dell’ Oracolo, v, ao. Vt sacrata tempia Phoehi supplici
intraui pede, Et pias, nutnen precatus, rile summisi manus; Gemina Parnassi
niualis mrx trucem sonitum dedit, Imminens Phoeboea laurus treiimie, et mouu
doutuau E Virgilio, Eneide, lib. Ili, v. 90. Vix ea fatus eram, tremere omnia
uisa repente Limina, laurusque Dei, totusque moueri Mons circum, et nugire
adytis cortina reclusis. Precede questo alF Oracolo d'Apollo; luogo imitato da
Callimaco nel principio delf inno in lode della stessa Deità, V. I. *Oso« S
Ttt’nóAAswoc iaiiaaro Só^iroq ‘Ola, f ZXov TÒ fiéXaipoo' enàf, inàif, Sant
dXtSpót, Come s'e' egli mai scosso questo ramo £ alloro sacro ad Apolline; Come
s' e’ scossa questa spelonca l Fuara profani: fuora: Lo Scoliaste dice, che ciò
avvetiiva per la venuta dello Dio. Le sue parole sono : itetdfigovvTOt Tov
dfov. Come t"e’ icotto quitto ramo, come i e' scossa questa spelonca! Non,
Quanto s' è scosso questo ramo ree.; come traalata il traduttore di Callhnaco,
lenza ponto avvertire, che Io Scolialte greco l’ ha inteio in lenio di coinè e
non di quanto: Olov 5 rà ’II^A.X«vo{ ) 'Atri Toó o2at, Siro(. Or reggili le l’
interprete doveva mai tradurre otog ovvero Sicmf per quantus; e pur era un
lolenne tradut- tore, e che li piccava iniioo di icrivere veni greci. Virgilio
nel VI fa lervire un limile avvenimento a no- bilitar la venuta della Sibilla
nelf Inferno, v. iS5. Ecce autem primi sub lumina solit, et ortut, Sub pedibus
mugire solum, et juca coepta numeri St/luarum, tùtaeque canet ululare per
umbram, Aduentante Dea : Procul, o procul ette profani. Coll Claudiano de Rap.
Froterp., lib. 3, alla venuta di Plutone, V. iSa. Ecce rrpens mugire fragor,
confligere turres, Pronaque uibratis radicibus oppida uerti. Che poi Dante non
dica apertamente dell’ angelo, ciò è fatto ( come awertiice il Boti nel Comento
lopra il canto IV) con grandiiiimo accorgimento i poichò egli non potea dire le
non quel tanto, eh’ ei vide; e te dice, che la luce vermiglia lo fe’
tramortire, vincendogli cia- •cun tentimento, e che in questo fu panato di là
dal fiume, sarebbe stato molto improprio, eh* egli ci aveste dato conto di quel
eh’ accade durante questo suo sveni- mento. Dico svenimento, non sonno, al
contrario di tutti gli tpositori, i quali, mi maraviglio, come in cosa tanto
manifesta abbiano preso un sì grosso equivoco EQUIVOCO GRICE. Dice Dante, che
la luce vermiglia gli vinse ciascun 48 Canto lentimento, cadde come Tuoma preio
dal loono. Dunque, a' ei piglia la limilicudme da colui, che cade addormen-
tato, ^ troppo chiaro, ch'egli cadde per altra cagione; che non li piglia mai
il paragone dalla iteiia cola para- gonata. Qual freddura larebbe mai queita ?
Caddi addor- mentato, come cade quegli, che l' addormenta’ Tramortito bensì; e
ciò' intende molto bene, come polla derivare dallo ipavento del terremoto, e
dall’ abbagliamento della luce vermiglia; ma non già il lonno, il quale è ami
•cacciato, come vedremo nel principio del leguente canto, e non luaingalo per
un tuono. Un caio asiai limile li legge in Daniele al cap. X, dove egli icrive
di lè medesimo, che la vennta deir angelo, che avea combattuto col re di
Persia, avea ripieno di tale spavento quelli eh' erano col profeta, che l'erano
fuggiti; ond'egli, vinto in ciascun sentimento e abbattuta ogni lua virtù,
rimase solo a veder la visione; yidi auttm ego Daniel solus uisionem. Porro
uiri, jui erant mecwn non uiderunt, ted terror nimiue irruit super eoe, et
fugeruni in aiscondilum; ego autem relictut solus nidi uisionem grandem lume,
et non remansit in me fortitudo, ted et species mea immutala est in me, et
emareui, nec habui quiiquam uirium. E poi diremo noi. Dante esser caduto morto,
per quel eh' ei dice al canto V dell’ Inferno, v. 140. E caddi, come corpo
morto cade ? Dunque con qual ragione or, di' e' piglia la similitu- dine dal cadere
d'uno, che l'addormenta, dir vorremo, eh' egli si cadesse addormentato ? Nè
meno volle Dante cavarci di questo dubbio della venuta dell' angelo, fa-
cendosela narrare a Virgilio, siccome nel IX del Purga- torio li fa dir, che
Lucia Io prese dormendo, v. Sa. Dianzi ntìf alba i cKe precide il giorno,
Quando f anima tua dentro dorniia, Sopra li fiori, onde laggiuso è adorno,
Venne uno donna, e ditte : /' ton Lucia; Latcialemi pigliar cotlui, che dorme :
Si t agevolerò per la tua via. avendo fone in ciA mira non tanto alla varietà e
alla bizzarria, quanto (come avvertUce io Smarrito ) a lalvar la modeitia, per
la quale non vuol coti pretto farti bello d'un tì alto favore; riapetto, che
manca poi nel Purgatorio, dove la tua anima per la meditazione delr Inferno era
divenuta piti monda, e ti pili vicina a pervenire all' altittima contemplazione
d' Iddio. Veduto del concetto principale di quetto luogo, è ora
contegnentemente da vedere con brevità d'alcune cote, che rimangono, per aver
una piena intelligenza anche de’ pai-ticolari tentimenti. V. i3o. Finito
quetto, la huja campagna Tremò ri forte, che dello tpavenlo La mente di tudore
ancor mi bagna. Qui mente per fantaiia; e 'I tento à; La fantatia, rimembrando
l'alto tpavento, ancor ancora muove tudore, il qual bagna me, e non \a mente,
come t'accordano con gran bontà a intendere il Vellntello e 'I Daniello. Coti
ancora vediamo quell' azione, liati dell' anima, o degli tpiriti, che i'
etprime con quetto vocabolo di fantatia, per allungare al palato, e romper Pagrezza
de’ frutti acerbi gagliardamente immaginati, muover taliva. V. i33. La terra
iagrimota diede vento ere. So Canto terzo. Qurito è confuroie la volgare
opioionei che crede il terremoto produrti da aria terrata nelle vitcere della
tetra; la qual opinione tappiamo ettere tlata leguitata da Dante, come ti
raccoglie da un luogo del XXI del Purgatorio; dove in perenna di Staiio rende
la ragione de' terremoti, che t'odono intorno alla falda di quella montagna con
quetti versi 55 e aeg. Trema forse quaggiù poco, od assai ; Ma per venSo, che
irs terra sì nasconda. Non h dunque gran fatto, che, portando egli quetta
credenza, dica, che nel terremoto della buja campagna otc) vento di terra,
volendo inferire di quell' ana, che nello tcotimento, e forte nell' aprimento
della suddetta campagna ti sprigionava. Raccolta, eom’ an tuono Io f«ce
ritornare in, e come trovò aver pattato il (ìamc Acheronte dalP altra riva, la
qual fa orlo al catino de!!' Inferno, chiamato da lui valle dolorosa d'abiuc. Dice poi, d'eticre tcrio nel primo cerchio <^’
etto Inferno, che è il Limbo. Dimanda a Virgilio della venuta di Critto in quel
luogo, ed ode la tua ritpotta. Quindi patta a veder 1' anime de* bambini
innocenti, e dopo quelle di coloro, che visterò secondo il lume delle virtò
morali ; e con la motta per discender nel secondo cerchio, termina il canto. V.
1 . Rufptmi t alto tonno nella lesta Un greve tuono, ti eh' i" mi
riscossi, Come persona, che per forza è desta. Statuì dio della similitudine presa
da chi dorme; onde chiama sonno quello, che in realtà era tmarrimento di
spiriti, e svenimento. Chiamalo alto, a differenza del Digitized by Google Sì
Canto «ODDO naturale: anzi, a fine d'eeprimerlo alùiiiraot dice, che un greve
tuono a gran pena lo ritcofte, rome ai rìacuote persona, che per forza è desta*
£d ecco retta la comparazioDe fin all' ultimo^ dopo averla fatta operar con
grandisiimo artifizio in tutte le «uè parti. Il tuono potrebbe a prima viata
parere non eaaere auto altro, che il rumore degli alilaaimi pianti, e delle
mìaere atrida de* danoati, chiamate da Dante poco pid abbaaao tuono. J tu la
proda a mi trovai Della valle d * abisso dolorosa, Che tuono accoglie d*
infiniti guai. Goal di aopra nel terzo canto, t. 3o, rasaomiglia i gemiti degli
aciauratì allo apìrar del turbo : qui, ove ai aeote il pieno del triato coro
dell' Inferno li rasaomiglia al tuono. Potrebbe forse anclie dirai, che questo
tuono venne dall' aria del terzo cerchio della piova, dove aon puniti i golosi
; non essendo punto fuor di ragione il credere, che insieme con la gragnuola
venisiero aoche de* tuoni, siccome veggiamo accadere nella noatr* aria, il che
nell* Inferno ajuu a far crescer la peoa e lo apa> vento de* peccatori.
Considero dall* altro canto, che in sì gran lontananza, qual è quella del terzo
cerchio, volev* essere un gran tuono per esser sentito da quei, eh* erano in su
la riva d* Acheronte. Ma bisogna ancora considerare, che quivi non tuona all*
aria aperta, come fa a noi, ma nel chiuso della valle ' d* abisso sotto la
volta della terra, che rintrona e rimbomba per ogni banda, e sì lo strepito
vien portato, come per cana> le, all* orecchie di Dante ; e a chi farà
rifiessione, a qual distaiza arrivi la voce d* uno, che parli aoche pianamente
per una canoa forata, forse non parrà tanto gUAKTo. 53 HiTerUtroile queito
pensiero. Senxa che delle campane alla campagna aperta, dov' elle abbiano il
vento in favore, •'odono dieci o dodici miglia lontano^ e rartiglierie tirate
alta marina di Livorno s'odono talvolta Hn di Firenze, che per retta linea aWà
ben cinquanta miglia di lonta* nanaa. Più coerentemente però al costume non
meno, che alla grandezza della fantasia di Dante, si dirà, che il tuono non fu
altro, che quello incominciato nel canto antecedente, di cui nel ritornare il
poeta in s^, udendo lo strascico, non rinvenendosi (come accade a chi dorme, e
molto meno a chi è svenuto) quanto tempo fosse stato fuori de* sensi, lo
credette ( stando assai bene io sul verisimile ) un altro tuono. E di vero, per
passare il fiume su l'ali d'una potenza soprannaturale, non vi volea cosi lungo
tempo, che giunto su l'altra riva non potesse ancora udire il rintuono di quel
tuono stesso, che scoppiò col baleno, allorché Dante si ritrovava al di là dal
fiume ; maravigliosa osservanza di costume. Si desta naturalmente, perchè già
il miracolo della sua trasmignv «ione era fornito, e udendo in quello tuonare,
mostra di credere d'essere stato desto dal tuono, come farebbe ognuno, che si
abbattesse a destarsi in quel eh* e' tuona. V, 1. Rupptmi tolto tonno ecc.
Questo luogo si vede imitato, o per meglio dire stemperato dal Bocc. Itb. I.
Fiam, Fù it grave la doglia del €uore t quella aspettante, thè tutto il corpo
dormente ritrosie, e ruppe il forte sonno. V. XI. Tanto che per ficcar lo viso
al fondo. Per invece di quantunque, ed opera graziosissimamence. Il senso è :
Tanto che, quantunque io ficcassi lo 54 C A H F o viso al fondo. Piglia ficcar
la viltà per Guare gli occhi ; maniera aliai biiiarra. V. i5. r tarò primo, e
tu sarai teconio. Queite parole di Virgilio aono aliai chiare quanto alla
lettera; ma vuol fon' anche lignificare euer egli nato il primo a entrar a
deicriver l' Inferno, lì come fece nel VI dell' Eneide, e Dante dover eiiere il
lecondo. A chi lia riuicito più felicemente queito viaggio, aitai leggiermente
ai può comprendere dal paragone. V. 15 . Ed egli a me; V angoscia delle genti.
Che son quaggiù, nel viso mi dipinge Quella pietà, che tu per tema tenti.
Spiega r effetto dell' impallidire per la lua cagione, che è il compatimento de'
mortali affanni de' peccatori : forma di dire veramente poetica, anzi divina.
V. ai che tu per tema tenti. Che tu interpreti per effetto di timore. V. a3.
Cosi ti mise, e coti mi fe' ‘ntrare Ne! primo cerchio, che V abisso cigne. Qui
incominciamo a icender dal piano dell' atrio dell' Inferno, cavato lotto la
volta della terra, dove abbiamo veduto eiier puniti gli iciaurati, e corrervi
il fiume Acheronte. Entran dunque nel primo cerchio, che è il Limbo. V. a5.
Quivi, secondo che per ascoltare, Non uvea pianto, ma che di sospiri. S*
intende nel primo verto : Secomlo che ti potea comprendere; cioè. Secondo che
per l'udito ti potea quakto. ss Mcrorre ; poiché gli occhi non icrvivano a
ditccrnerlo, mercé dell’ aria oicura, profonda, e nebuloia d' abliao. Ma che
vale eccetto, aalvo, fuorché, aolaniente, pid che. Forae da magit quatti de*
Latini; onde con tal particella vuol lignificare, che non v’ era maggior pianto
eh’ un leniplice lamentar di aoipiri, lecondo che l’anime del Limbo non erano
tormentate (dirò coli) nel corpo, ma lolamente nell’ animo, per la privazione
d’ Iddio. Queito viene apiegato mirabilmente nel verio arguente a 8 . E ciò
avvenia di duol senza martiri. V. 33 innanzi che più ondi. Andi leconda peraona
dell’indicativo preaente del verbo Ando diauaato, dalla railice uiata andare. •
V. 34 e t' egli hanno mercedi. Non basta, perch" e' non ebher batletmo;
Ch‘ e' porta della fede, che tu credi. Qui mercedi lo iteaao che meriti; nè
qurata è l’unica volta, che Dante l’ ha preao in tal lignificato. Farad.
Dunque, senza merci di /or costume, iMcate son, per gradi diferenti. Parla
dell’ anime, che in quello, che tono create, h.mno da Iddio, lenza lor merito o
demerito, maggiore o minor dote di grazia. Chiama il batteaimo porta della
Fede. Coll vien chiamato da’ maeitrì in diviniti lanua Sacramentoruia, V. 37. E
s' e’ fuTon dinanzi al Cristianesmo, Non adorar debitamente Iddio. Parla de*
gentili innocenti» cbe furono avanti alla venuta di Cristo ; i quali » ancorché
non peccaiiero, anzi adorassero la Divinili, non Tadoraron debitamente, cioè
secondo il verace concetto, che si dee aver d* Iddio, e secondo il legittimo
culto prescritto dalla Legge mosaica; ma lo riconobbero o nel Sole, o nella
Luna, o nelle Statue, e sì Tadororono con riti profani ed abbominevoU. V. 41 e
soi di tatuo efesi. Che senza speme vivemo in disio. Vi •* intende siamo. Cioè,
e soì di tento, o vero » e sol io CIÒ siamo efesi. Questa dice Virgilio esser
la sola pena di quei del Limbo, Ira* quali ha riposto sé ancora ; Aver vivo il
desiderio, e morta la speranza. V. 47* per ooler esser certo Di quella fede,
che vince ogni errore. Per aver un riscontro della verità della nostra fede. V.
49. Uscinne mai alcuno, 0 per suo merto, O per altrui, che poi foste beato ?
Credeva Dante ( che non v* é dubbio ) U liberazione degli antichi Padri operata
da Cristo nella sua resurrezione ; pure da eh* egli avea sì bell* occasione di
chiarirsi del vero, e con ottimo fine d* armarsi contro qualunque titubaziooe
gli potesse venire di così alto mistero, non si potè tenere di domandar
Virgilio, s* e* n* era uscito mai alcuno. E notisi, com* egli dissimula bene il
suo animo : domanda prima di quel che sa, che non è, e che nulla gl* importa il
sapere, cioè s* e* n* uscì alcuno per suo proprio merito, per farsi strada a
domandar» di quel, che gli preme aMaÌMÌmo Tesier fatto certo, lenza che
Virgilio potaa ombrarvi sopra od accorgersene. V. Sa. Rispose : I* era nuovo in
questo sfato, Quando ci vidi venire un possente, Con segno di vittoria
incoronato. Era di poco venuto Virgilio nel Limbo, quando ci vide venir Cristo
nostro Signore, che mori intorno a quarantott* anni dopo la morte di esso
Virgilio; il quale, perocché si non conobbe Cristo, però non lo nomina. Dice
solo, eh* ci ci vide venire un possente incoronato di palma. Possente dalle
maraviglie, che gli vide ope« rare in quel luogo, traendone sì gran novero d*
anime, ond* a ragione si persuadeva, quegli non poter esser altri, che un
grandissimo, e potentissimo principe. V, 6o. £ con Rachele, per cui tafito fe\
Vuol dire del lungo servizio di XIV anni reso a Laban padre della fanciulla,
per averla in isposa. V. 64. JVon lasciavam rondar, perch' e* dicessi. Ancorch*
e* favellasse, badavamo a ire. Lo stesso con« cetto lì ritrova replicato al
XXIV, v, i del Purgatorio, ma con dicitura così bizzarra, che ben duuostra la
ric« chezza della gran mente del poeta. . Nè 7 dir l'andar, nè l'andar lui più
lento Ratea { ma ragionando andavam forte* V. 66. La selva dico di spiriti
spessi. Qui selva per moltitudine : metafora assai f<untgliare Dante. Così
nel piiiuo di questa cantica selva chiamò 6 S8 Canto gli errori giovanili, per
entro la quale dice etieni egli amarrito, e più apertamente nella »opraccitata
apoiizione della canzone : Le dolci Time d amor, eh' io eolia, dice amarrirviii
l’uomo all' entrare della tua adolezcenza. Ancora nel primo libro, cap. XV
della tua Volgare Eloquenza, rispetto ai diversi idiomi, che si parlavano
allora in Italia, chiama quell’ opera Italica telva; e selva finalmente chiama
in primo luogo una moltitudine di spiriti. Così abbiamo nelle scritture : Secar
decurtus aquarum plantauU dominus uineam iuttorum. Qui molto giudiziosamente,
trattandosi d'anime dannate, piglia la metafora più ruvida di «/va. della
quale, avvegnaché si sia servito ancora S. Bernardo, è tuttavia da notare una
doppia limitazione. La prima, eh’ egli parla in quel luogo delle anime, o più
verisimilmenle delle diverse adunanze de’ nuovi cristiani, non già di quelli
della circoncisione, i quali erano toccati a S. Pietro, ma di quelli venuti
corì nudi e crudi dal paganesimo, onde oltre T esser forse tutti per ancora e
male istruiti nella fede, e peggio riformati ne’ costumi, ve ne potevano esser
molò de’ reprobi. La seconda, che in questo luogo selva è propriamente metafora
di metafora, non pigliando il santo per piante di questa selva le anime a
dirittura, ma più tosto le varie adunanze delle anime, velate prima tali
adunanze sotto l’altra metafora di vigne, per viti delle quali vengono a
intendersi le anime particolari, e di ciascheduna di queste vigne cosi numerose
ne forma, per dir cosi, le piante d’una vastissima selva, che è la metafora
secondaria, come si vede manifestamente dalle seguenti parole, che sono poco
dopo il mezzo del sermone XXX su U Cantica ; Merito et Paulo inter gentet tam
ingens tylua eredita ett uinearum. Anclir appresso gli Arabi si trova usata la
stessa figura, come si può vedere da quest* esempio d' Harireo Basrense nel suo
primo • Le sue parole sono le seguenti : dLJLsNwc jivervio io dunque penetrato
nelt interna densissima teha per saper la cagione di quei pianti. Nè altro
intende per sehat che una grandusima calca di gente, che s'affollava d'intorno
a un ceno romito per udirlo predicare. V« 67. Non era lungi ancor la nostra via
Di qua dal sommo; quancT 1 vidi un foco, CK ejairpm'o di tenebre vincia. Credo,
eh’ ei chiami sommo l'erta, per la quale d«l piano di sopra, dove corre
Acheronte, erano calati nel Limbo; e credo, eh' ei voglia dire, ch'egli erano
caiuminati ancor poco per la pianura di esso, quando ei vide un fuoco, che
illuminava un emisferio di tenebre. Questo fuoco non si rinviene molto
chiaraiuente, dov'egli fosse, e come ei si stesse; nè i commentatori si fermano
troppo a esplicarlo. Pure dal chiaiuarlo col nome di lumiera, e dal lume, eh*
aveva a rendere non meno fuori che dentro alle mura de) castello, m'induco
volentieri a credere, eh* ella fosse una (ìsunnia librata in alto nell* aria,
come vergiamo alle volte alcune meteore di fuoco, le quali durano a vedersi
nello stesso luogo, inhn tanto che dura la lor materia a ardere, e prestar
alimento alla bo C A K T O 6(unina, pfT cui •! rcndon vi«ibili. Nè è da star
attaccato alla fona delle parole, dicendo, che, te quetto fuoco illuacrava un
eniieferio di tenebre, bitognava, eh’ ei fotte in terra, poiché alando in aria
veniva ad lUuttrare una porzione maggiore della mezza tfera: poiché Dante in
quetto luogo debbe intenderti come poeta, e non come geometra; né è veritimile,
eh’ ei pigli itte allora le tette per miturare il giro dell’ aria illuminata.
V. 73. O tu, eh' onori tee. Parole di Dante a VIRGILIO. V, y(j V onrata
nominanza > Che di ior suona sii ne la tua vita, Grazia acquista nel ciel,
che gli avanza. La fama e ’l pregio, che riman di loro nella tua vita, cioè
nella vita mortale, la qual tu godi ancora, o Dante, impetra loro quetta grazia
dal Cielo. V. 81. L’ombra sua torna, eh' era dipartita. Partitti allora dal
Limbo Virgilio, quando a’ preghi di Beatrice andò a trovar Dante nella telva
oteura. V. 84. Sembianza avean né trista, né lieta; e però conlacevole al loro
alato nè di gioja, nè di tormento. V. 91. Peroeehb eiaseun mero si eonviene Nel
nome, ehe sonò la voee sola; Tannami onore, e di ciò fanno bene. Mi fanno
onore, e fanno bene a farmelo ; perchè a tutt’ e quattro ti conviene il nome,
che la voce d’ un •olo diede a me» cio^ in quello di pòeta. In «ustanza: fanno
bene a onorarmi, perchè siamo tutti poeti, e f onore, che è fatto ad uno, toma
sopra tutti. Y. 94. Cast vidi adunar la bella scuola Di quel signor dell’
altissimo canto, D' Omero, dal quale hanno cavato tanto i poeti, e in
particolare i quattr(\ posti qui da Dante. V. 9y. Da eh’ ehber ragionato
insieme alquanto, Volsersi a me con salutevol cenno : £ ’l mio maestro sorrise
di tanto. Qui non accade strologar molto quello, che Virgilio a costoro
dicesse, vedendosi manifestamente ( tanto è artifizioso questo terzetto), eh'
egli li ragguagliò dell* esser di Dante, del suo poetico spirito, e della sua
profondissima scienza- Ciò si discuopre dalla cortesia del saluto, eh* essi gli
fecero, e dal sorrider, che ne fece Virgilio ; poiché quel sorrise di tanto
altro sicuramente non vuol signiBcare, che di questo, cioè di tcmto che fu
fatto. Nè quei grandissimi spiriti si sarebbero mossi a far tanto di onore a
Dante, se da Virgilio non ne fosse loro stata fatta un* assai onorevol
testimonianza, della quale essendo frutto il cenno salutevole, esso ne sorride
per compiacenza di vedere, quanto fossero «tate autorevoli le sue parole. V.
ICO. E più d’onore assai ancor mi fenno ; C/f ei si mi fecer della loro schiera,
St eh’ V fui sesto tra cotanto senno. Cosi n andammo insino alla lumiera,
Parlando cose, che ’l tacere è bello, Si co/u era' i parlar, colà dop’ era. 6j
Cauto A chi noD aTCMC ancora Bnito d’ intendere quel, che VIRGILIO ditcorreHe
con Omero, e con gli altri tre, Dante con questi tenerti finiace di
dichiararlo, volendoci in austanza dire, che da quello, che diaae di ane lodi
Virgilio, fu di comun conaentiuiento giudicato degno d' eaaer nirsao nella
prima riga, e ai annoverato tra' maggiori poeti, eh* abbia avuto il mondo. Più
dilhcile iin. presa stimo, che sia I' indovinare quello, eh’ e’ discorressero
in sesto, poiché Dante si fu accoppiato con esso loro, non aprendosi egli ad
altro, se non di' e' parlaron cose, delle quali A bello il tacere, com' era
bello il parlare colà, dov' egli era. I commentatori hanno avuto in tal
veocrazione quest' arcano, eh' e' non si son pur anche ardili e spiarlo con l'
immaginazione. A me quadra molto un pensiero sovvenuto al sottibssimo ingegno
del Rifiorito. Stima egli, che tutto il discorso fosse in lodar Dante, e perchA
mostra, che ancor egli favellasse, mentre dice, v. io3. andammo infino alla
lumiera. Parlando cose, che ‘l tacer è hello. Il suo parlare non fu per
avventura altro, che recitare qualcuna delle sue canzoni, secondo che da que'
poeti ( siccome s' usa per atto di gentilezza ) ne fu richiesto. E ciò non
solamente torna bene al costume, ma ( che più si dee attendere ) al sentimento
de' versi ; essendo verissimo, che orala modestia fa diventar bello il tacere
quello, che allora bellissimo era a parlare. V. Ila. Centi v' eran, con occhi
tardi e gravi, Di grand' autorità ne’ lor sembianti : Parlttvan rado, e con
voci soavi. Quello tertetto paò lerrir di norma a qualunque pi> glia,
deicrtvendo, a rappreiencare il coitnme di gran perionaggio. V. il5. Traemmoei
co/l dalF un de' canti In luogo aperto, luminoso, ed alto ; Si che veder si
potén tutti quotili. Dal dire, eh' e' li trauero da un canto del caatello, ai
convince manifeicamente, eh' ei non era murato a tondo, come alcuni si
persuadono, e fra gli altri il Vellutello : tanto pid eh' e' non si può nè
anche dire, che il castello era tondo bensì, ma che v' erano diverse piazze o
strade, le quali venivano a formar degli angolii poiché non pare, che Dante
figuri questo castello per altro, che per un dilettevol prato intorniato di
mura ; e s' ei potè mettersi in luogo da poter veder tutti quanti, chiara cosa
è, eh' e' non vi doveva essere impedimento di mura, o di case, o d'altri
edifizj. A tal che questo canto, dond' e' si trassero Dante e Virgilio, mostra,
che la pianu delle mura non dovea esser circolare. Molto meno è veriiimile, eh'
elleno abbracciaiser il foro della valle, come è opinione cfalcuni, i quali si
lon falsamente immaginati, che tutto il piano dello scaglione del Limbo fosse
diviso, come in due armille concentriche, una esterna e maggiore, dove non
arrivasse il lustro della lumiera, e quivi stessero l' anime degl' innocenti
morti senza battesimo sospirando continuameote, onde dice, v. a6. ffon avea pianto,
ma che di sospiri, Che laura eterna facevan tremare. minore l'altra ed interna,
ed illustrata dalla lumiera, è questa facesse prato al castello de' Savj e
degli Eroi. £ 64 Canto invrrUimile I dico, tal optDÌone. Prima, perchè in
pro> porzione dell* altr* anime del Limbo y piccolisaimo è U numero di
quelle* che sono ammesse per tspecialissima grazia dentro al delizioso castello
; per lo che* rimanendo loro un luogo sì vasto, vi sarebbero seminate più rade
che per un deserto. Secondo* perchè in qualunque luogo del prato si fosser
tratti Dante e VIRGILIO posto die nel centro non potessero starvi per essere
sfondato * e terminar ivi la sboccatura del secondo cerchio * sarebbe •tato
impossibile discemer tutti quanti* a non supporre* eh* e* sì fosser ridotti
tutti in un mucchio vicino all* entrata * perchè da distanza assai minore, che
non è quella del solo semidiametro di questo prato * a farlo cale * qual se lo
figurano costoro, si smarrisce di vista un uomo dì statura ordinaria. Direi
dunque * che il castello fosse da una porle del piano o pavimento del Limbo * e
che per avventura nè meno arrivasse con le mura in su la sboccatura del secondo
cerchio- E che sia *1 vero* usciti eh* e’ ne furono*, dice Dante, eh* e*
tornarono nelf aura* che trema* cioè in quella, dove sospirano i padani
innocenti, che l'aura eterna farevan tremare. Che se per lo contrario il
castrilo fosse stato abbracciato dall* armilla esteriore* per discender nel
secondo cerchio, non occorreva, eh’ c* ritornassero in quella, dove l’aria tremava.
Kè vale il dire* che per aria tremante si può intender anche l'aria del secondo
cerchio; perchè la sua agitazione (si come vedremo nel seguente canto) era
altro che un semplice tremare, dicendo il poeta di questo cerchio, v. a8. J*
venni in lungo <t ogni luce muto, Che mugghiai come fa mar per tempesta,
S" e* da contrari venti è combattuto. Ecco dunque, che il catCello era
tutto dentro all* orlo del Limbo io su la mano, tu la qual camminavano : e
torna ottimamente allo scemarti la sesta compagnia in due, essendo Omero,
Orazio, Ovidio e Lucano rimasti dentro al castello, e Dante e Virgilio
essendone usciti o per altra porta, o per la medesima, ood* erano entrati, ma
voltando all* altra mano, e incamminandosi per altra via da quella, ond' erano
venuti. Così si condussero, dov' era il passo per discendere nel secondo
cerchio ; si come vedremo nel canto seguente. >eccato, che ii punisce in
questo secondo cerchio, è la lussuria, come il più compatibile all' umana
fragilità, c per avventura il meno grave. Fmge il poeta di trovare al primo
ingresso Flinos giudicante 1' anime. Di poi passa più oltre, e vede la pena de'
peccatori carnali, la qual dice essere un furiosissimo, e perpetuo nodo di
vento, il qual rapisce, e porta seco voltolando in giro queir anime. Virgilio
gliene dà a conoscere alcune, che erano già state al suo tempo, ma di Francesca
da Ravenna intende dalla sua propria bocca la cagione della sua morte, e
insieme di quella di Paolo suo cognato, con r ombra del quale si raggirava per
1' aria del secondo cerchio. Cori discesi del cerchio primajo Giù nel secondo,
che men luogo cinghia, E Scatto più dolor, che pugne a guajo. Discesi ; Io
Dante diacesi. Men luogo cinghia ; si dimostra peripatetico f ponendo il luogo,
distinto dall* esteiH sione della cosa locata. Quindi è, eh* ei dice il
pavimento del secondo cerchio cignere, abbracciare, occupar minor luogo, in
sostanza girar meno del primo, secondo che per lo digradar della valle gii\
verso il centro si discendeva. Così veggiamo ne* teatri dalla lor sommità i
gradi infmo all' iullmo venire, successivamente ordinati, sempre risirignendo
il cerchio loro. C ben vero, che quanto meno luogo cinghia, contiene in sè
altrettanto più di dolore, che non fa il primo. Poiché, dove quello per esser
solo dolor della mente, svapora in sospiri, questo, che alFligge il senso,
pugne a guajo, cioè arriva a trar guai, pianti e lamenti dolorosissimi. Y. 4. 5
rauvs Afinos orriòilMente « e ringhia. Qui orribilmente ha forza di esprimere P
orrida residenza, il tribunale formidabile, la fiera accompagnatura de*
ministri, e forse il ferocissimo aspetto dell* infernal giudice. Bocc. Fdoc.
Kb. 6, 42. Quivi ancora si veggono tutti i nostri Iddìi onorevolissimamente
sopr ogn altra figura posti. Dove notisi, che per 1 * avverbio onorevolis^
simamenie ci dà ad intendere la preminenza del luogo, quanto la ricchezza degli
ornamenti sacri, ed ogni altra nobile accompagnatura pertinente al culto degli
Dii suddetti. Ringhia: accresce lo spavento, dicendosi il ringhiare de* cani,
quando irritati, digrignando i denti « e quasi brontolando, mostrano di voler
mordere. V. 6. Giudica, e manda, secondo eh* awvinghia. Qui avvinghiare per
cignere. Ciò che Ninos ai cigneise, viene spiegato appresso. Vede qu«l luogo
Inferno è da essa. Da in luogo di Per, ed esprime attitudine, proprietà, c
convenevolezza. Cioè qual luogo d'infemoèprr essa, o vero convenevole ad essa.
Veggasi di ciò il Cinonio. V. li. Cignesi con la coda tante volte ^ Quantunque
gradi vuol ^ rAe sia messa. Conosce il poeta T obbligo, ch'egli ha d* uscire il
piti eh* ci può dall’ ordinario, rispetto al luogo, e a* personaggi, eh’ egli
ha alle mani. Quindi va trovando maniere strane ed inusitate di significare ì
loro concetti ; come in questo luogo fa, che Minos si cinga tante volte la
coda, quanti gradi hanno a collocarsi gid 1 * anime condannate. Quantunque per
quanto, nome indeclinabile. Bocc. introd. n. i. Quantunque volte, graziosissime
donne ^ meco pensando riguardo ecc. V. i3. Sempre dinanzi a lui ne stanno
molte: Vanno ^ a vicenda y ciascun al giudizio: Dicono, e odono, e poi son giù
volte. In questi tre versi è compresa un* esattissima e pun> tualissima
forma di giudizio. V. a3. Vuoisi cosi colà » dove si puote Ciò che si vuole ; e
più non dimandare. Le stesse parole per appunto furono usate da Virgilio a
Caronte nel canto terze, v. 9 S. V. a 8 . t venni in luogo d* ogni luce muto.
Notisi, come stando sempre su la medesima bizzarra traslazione d* attribuire il
proprio della voce al proprio della vista, va continuameDte crescendo» Nella
selva, ~e Casto dove r oicurit.\ e T ombra erano accidentali per l' impedimento
de' rami e delle foglie, diwe aolamcnte tacerai la luce, V. 6o. Mi ripigneva
là, dove 'I sol tace. Nell* atrio dell' Inferno dà al lume aggiunto di JSoco,
accennando io tal guiaa, non eaier ciò per accidente > tua per natura ;
cauto HI, v. 75. Com’ io discerno per lo fioco lume. Qui finalmente, dove a' ò
innoltrato nel profondo della valle, muto lo chiama; e vuol denotare, che le
tenebre di queato cerchio non aono accidentali, nè a tempo, nè aaaottigliate da
qualche apruzaolo di languidiaaima luce, ma apeaae, folte, oatiuate, ed eterne.
V. 3l. Za bufera
infernal, che mai non retta. Mena
gli spirti con la tua rapina: Voltando, e percuotendo gli moietta. Il Buti
definiace eoa! : Bufera è aggiramento di venti, lo qual finge l’ autore, che
sempre sia nel secondo cerchio dell" Inferno. A chi pareaac queata voce o
poco nobile, o troppo atrana, ricordiai, che ai parla d' un vento infernale, e
che merita maggior lode il cercar la forza dell' eapreaaione, che 1'ornamento
delle parole; ed è queata una pittura, che non richiede vaghezza di colorito,
ma forza; e tanto piti è bella, quanto è meno liaciata ; estendo il naturale
coti risentito, che non può bene imitarsi, te non è fatto di colpi, e
ricacciato gagliardo di sbattimenti. Questa bufera adunque leva e mena gli
spiriti con due movimenti. Con uno gli aggira secondo il corto della tua corrente,
che va turno torno al cerchio ; con F altro ( e ciò fallo con la sua rapina,
cioè col tuo grandissimo impeto ) li va voltolando in lor medesimi. Cosi
veggiamo la pillotta e '1 pallone, i quali, se vengono spinti lentamente per
Taria, son portati con un solo moto ^ che è secondo la linea della direzione
del lor viaggio, ma dove urtino in muro, od in legno, osi, cadendo in terra,
ribalzino mcontanente, ne concepiscono un altro, Bglio di quel novello impeto,
che gli aggira intorno ai proprio asse. V. 34. Quando giungon dinanzi alla
mina; Qmvi le strida t il compianto t e*l lamento'. Bestemmian quivi la virtù
divina. Qual sia questa rovina, i commentatori non lo dicono, o se lo dicono,
io confesso di non intendere quello che dicono. Crederei, che per rovina intendesse
l’autore il dirupamento della sponda, giù per la quale egli era venuto ; e che
questa fosse la foce, d' onde metteise il vento, il quale foue cagione di
maggiore sbatiimento a quelle pover* anime, che vi passavano davanti. A
similitudine d* un legno o d'altro corpo, cui la corrente d'un fiume ne meni a
galla, il quale, se s* abbatte a passare, dove sbocca un torrente, o altra
acqua, che caschi con impeto da grand'altezza, questa se se lo coglie sotto ^
lo tuffa e rìtufia per molte fiate, e in qua e in lè con mille avvolgimenti T
aggira, e strabalza, in fin tanto eh' ei non è uscito di quella dirittura, e
non ha ritrovato il filo della nuova corrente. Di dove, e come possa quivi
nascer questo vento, vedremo allora, che si dirà della fiumana dell' eterno
pianto, di cui nel canto seeondo mi rìserbai a discorrere in altro luogo. E
(ome gli stornei ne portan F ali Nel freddo tempo a schiera larga e piena ;
Così quel fiato gli spiriti mali. Brllisùma iimiUtudlne, e cavata ( «ì come la
«cgitcnte poco appretto delle gru) con finitsimo accorgimento da animali tenuti
in niun pregio, e per ogni conto vilittimi. V. 43. Di qua, di là, di giù, di tu
gli mena : Nulla speranza gli conforta mai Non che di posa, ma di minor pena.
Eipretiione felicistima ed inarrivabile di quel tormento, e che vince quati il
vedere ttetto degli occhi. V. 48. Cori viiF io venir, traendo guai, Ombre
portate dalla detta briga. Qui briga vai lo ttetto che noja, fattidio,
travaglio; e briga preto nello ttetto significato d’ agitamento di venti.
Farad, can. Vili, v. 67. £ la bella Trinacria, che caliga Tra Pachimo e Petoro
sopra '/ golfo, Che riceve da Euro maggior briga. cioè sopra ’l golfo, eh’ è
più battuto dallo scirocco. V. Si. Genti, che faer nero ri gastiga^ Corrisponde
al detto di sopra, v. 18. I' venni in luogo iT ogni luce muto. E cerumente la
pena de’ carnali è pena data loro dall’ aria, poiché l’aria col solo agitarsi
si li tormenta. V. 54. Pu Imperadrice di motte favelle. Ebbe imperio sopra
nazioni, che parlavano diversi idiomi. Modo usato altre volte da Dante :
distinguere, o denotare i paeii dalle lingue, che vi ai parlano. Infer.. Ahi
Pila, vituperio delle genti Del bel patte là, dove 'I ri tuona. V. 55 . A vizio
di Lutturia fu ri rotta. Che ’l libito fe' licito in tua legge, Per torre ’l
biatmo, in che era eondoita. Aaaai è nota la legge della diioneatà promulgata
da Semiramide, per cui ella penaò di aottrarai all' infamia de’ suoi vituperj.
A vizio di Lutturia fu ri rotta. Forma di dire assai singolare. V. 60. Tenne la
terra, che ’l Soldan corregge. Dice il Daniello, che Dante in questo luogo
piglia un equivoco EQUIVOCO GRICE ; e che abbia voluto dire, Semiramide aver
regnato in Egitto, ingannato dal nome di Babilonia, con cui nel suo tempo
chiamavasi volgarmente il Cairo, allora signoreggiato dal snidano, non
rinvenendosi dell' altra Babilonia fabbricata da Semiramide nell’ Astiria. Di
questo errore pretende scusarlo con fargli nome di licenza lecita a pigliarsi
da' poeti grandi, tra' quali gli dà per compagno Virgilio in un certo patto,
non so già quanto a proposito, e con quanta ragione. Se io avesti a esaminarmi
per la verità dell' intenzione, che io credo, che abbia avuto Dante ; direi
forte ancor io, come il Daniello : tanto più che in que' tempi non ti aveva
coti esatta notizia della geografia, che sia sacrilegio l'ammettere, che un
poeta anche grandissimo abbia preso un equivoco intorno a una città, nella
quale era facilittimo l’equivocare, 6 74 Cauto intrndendoii allora comuneniente
per Babilonia quella d'Egitto; ticcome oggi per Lione templicemente
('intenderebbe sempre quello di Francia, e per Vienna quella di Germania; e
quanto a questo, che Babilonia vi fosse in Egitto, e che fosse la stessa, che
dagli Europei si chiama oggi il Cairo, l' afferma Ortelio. Boccaccio nel Decamerone,
di tre volte, che nomina il Soldaoo, intende sempre quello d' Egitto ; e Dante
stesso nell' XI del Farad., t. loo. E poi cht per la sete del martiro Alla
presenza del Soldan superba, Predici) Cristo, e gli altri, che 7 seguirò. Farla
di S. Francesco, il quale i certo, che parla del Soldano d' Egitto, e non di
quello di Bagadet. Il Fetrarca dice anch' egli nel Sonetto; L'avara Babilonia
ecc. non so che di Soldano. 1 commenti l' intendono per quel d' Egitto ; e il
Gesualdo, se non erro, lo cava da una sua epistola, nella quale fa menzione
delle due Babilonie, d' Egitto e d' Assiria. Ma chi volesse anche sostenere,
che Dante non abbia errato, potrebbe farlo con dire, che per Soldano intese
quegli stesso, che nel suo tempo signoreggiava la vera Babilonia di Semiramide,
essendo la voce Soldano nome di dignità, e perciò convenevole ad ogni principe;
e da Cedreno si raccoglie essere stata comune ancora ai Coliifi di Soria,
particolarmente dove parla di uno di essi, che ebbe guerra con Alessio Comneno.
Siccome e converso il Soldano d' Egitto aveva titolo di Cohffa, prima che dal
Saladino fosse unito l'un, e l'altro titolo insieme, quando egli di semplice
Sultano, eh' egli era, diventò Fun e l'altro, avendo ucciso il ColilTa nell'
andar a pigliar da lui lecoudo il lolito l' ioicgne di Soldano. Fu anche
Soldano titolo d' ufTizio coinè ai cava da quoto luogo del Ponti 6 cale romano
citato dal Meunio ; Circa Pontifiiem, aliquando ante, aliquando poit, equilabat
Mareicallus, siile Soldanus Curiae. lila per vedere adeiao, con quanta poca
ragione il Daniello tacci Virgilio d’un timigliante equivoco, laiciaio di
riapondere a quello eh’ ei dice, che egli nel Sileno confondeaae la favola d*
lai e di Filomena, e nel terzo della Georgica acambiaaae Caatore da Polluce,
nel che vien Virgilio difeao molto giudiziosamente dalla Cerda, vediamo il
terzo equivoco notato dal aoprammentovato apositore di Dante ne’ seguenti versi
dell' Egloga del Sileno, T. 74 . Quid loquar? aut tcyllam Nisi? aut quamfama
secuta est. Candida surtinctam latrantihus inguina monstris, DutUhias ue rosse
rales, et gurgite in allo, Ah, timidos nautas canibus lacerasse marinis ? Qui
dice il Daniello, senza allegarne alcuna ragione, che Virgilio equivoca da
Scilla hgliuola di Forco e d'Ecate, o, cum’ altri vogliono, di Creteide, a
quella figliuola di Niso re di Megara. Io credo però di ritrovarla, e dubito
che si possa dir del Daniello nella sposizione di questo luogo di Virgilio,
quello che di Virgilio disse il Berni nell' imitazione di cpiell’ altro d’ Omero;
Perch’ e' m hem detto, che Virgilio ha preso Un granciporro in quel verso d
Omero, Chi egli, con reverenza, non ha inteso. Noteremo dunque di passaggio,
come bisogna, che quest’ autore si sia cieduto, che Virgilio parli d’ una loU
Scilla, e che a queita attribuendo i moitri marini, e r ingordigia degli altrui
naufragi, liaii dato ad intendere, eh' egli abbia voluto dire di quella di
Forco 1 ond* egli nota r equivoco in quelle parole : Quid loquar ? aux tcyllam
Nisi ? Sapendo, che Scilla figliuola di Niao fu cangiata in uccello, e fu, come
altri vogliono, appiccata alla prora della nave dell’ amato Minoi) e finalmente
gettata in mare, e non mai trasformata, come quella di Forco, in moitro marino.
Ma la verità ai à, che Virgilio intese di parlare dell' una e dell' altra
Scilla; e, toccando di passaggio quella di Niso, si ferma a discorrer più
diffusamente dell' altra di Forco, come dalla lettura del luogo è assai facile
a comprendere ; ma forse il Daniello non s’ avvide di questo passaggio, e
trovandosi inaspettatamente nella favola di Scilla di Forco, la credette
vestita a quella di Niso, equivocando egli medesimo nell' equivoco immaginato
di Virgilio. V. 61. L'altra è colei, che e’ aneUe amorosa, E ruppe fede al
centr di Sicheo. Didone, seguendo in ciò anch' egli 1 ' orribile anacronismo,
ed accreditando T infame calunnia d' impudiciaia datale da VirgUio. Eneide IV,
v. SSa. IVon servata fides eineri promissa SUhaeo. V. 64. Siena vidi, per cui
tanto reo Tempo ti volse. Tocca di passaggio, e con maniera nobilissima la
guerra de’ Greci, e l' ultime calamità de’ Trojani, CK amar di nostra vita
dipartille. Della morte delle quali fu cagione Amore illecitOi V. 7». i'
cominciai; Poeta, volentieri Parlerei a que‘ duo, che ’nsieme vanno, E pajon st
al vento esser leggieri. Gli accoppia ioaieme, perchè iniieme avevano peccata.
S’accorae, ch’egli erano leggieri al vento, dalla facUitè, anzi dalla furia,
con la quale il vento li portava; e ciò molto convenientemente, atteao il loro
gravitaimo peccato, eaaendo atati per affinità al atrettamente congiunti, come
più abbaaao udiremo. Per quell' amor, eh' ei mena, t quei verratmo. Per quell'
amore, eh' e' ai portarono, il qual fu cagione di queato loro eterno infelice
viaggio. Efficaciaaima preghiera, e convenientiaaima a due amanti, acongiurarli
per lo acambievole amore. Y. 80 O anime afannate. Aggiunto di mirabil
proprietà, e aenza dubbio il più proprio, che dar mai ai poaaa ad anime
tormentate da ai latta pena. Quali colombe dal disio chiamale Con f ali aperte
e ferme al dolce nido Volan per F aere dal voler portale. Grazioiiaaima
aimilitudine, e piena di tenero e compaaaionevole affetto. Nè traendola Dante
da coti gentili animali, quali anno le colombe, vien a intaccar punto della
lode, che le gli dette poc’ anzi, per aver paragonato gli apiriti di queito
cerchio agli atomelli e alle Cauto gru, 1’ una e l’altra ignobile «pezie
d'uccelli, poicliè in ciueato luogo ha maggior obbligo di far calzar la
similitudine all' andar di compagnia, che facevano i due amanti, il che ottimamente
si ha dalla comparazione delle colombe, che ad avvilire con un paragone
ignobile quegli spiriti in generale, come fece da principio. Del resto gli
ultimi due versi di questo terzetto posson aver due sentimenti, l’un e l’altro
bello. Il primo è: Con Vali aperte * ferme al dolce nido volan per Vaere, cioè
volan per l’aere con l’ali aperte o ferme, cioè diritte al dolce nido; o vero
volano al dolce nido con l’ali aperte e ferme, descrivendo in cotal guisa il
volo delle colombe, quando con l'ali tese volano velocissimamenie senza punto
dibatterle, e in questa maniera di volare par che si ratbgiiri un certo non so
che pid di voglia e di desiderio di giugnere. O animai graziosa e benigno, Che
visitando vai per V aer perso Noi, che tignemmo'l mondo di sanguigno. Ninna
cosa odono o parlano pid volontieri gli annuiti che del loro amore. Quindi è,
che quest’ anima chiama Dante grazioso e benigno per atto di gentilezza usatole
in darle campo, raccontando i suoi avvenimenti, di dar alquanto di sfogo al
dolore. Per V aer perso. Il perso è un colore oscuro, di cui lo stesso Dante
nel suo Convivio sopra la canzone Le dolci rime ecc. dice esser composto di
rosso e di nero, ma che vince il nero ; e Inf. caut, VII, V. io3. L' acqua era
buja molto più, che persa. Noi che lignemmo il mondo di ttmguigno. Scherza in
la contrarietà di queiti due colori ; Fai visitando per F aria di color perso
noi, che, per eaiere arati ucciai in pena del noatro Callo, tignemsno il mondo
di color di aangue. V. 94. Uh Jttel, che udire, e che parlar ti picKe : Noi
udiremo, e parleremo a vui. Non ì gran coaa (dice aaaai giudiiioaamente il
Landino), che coatei a’ indovinaaae di quello, che Dante deaiderava d' udire.
Una, perché di niun' altra coaa, fuori che de’ auoi avrenimenti, potea
ragioneTolmente credere, eh* egli aveaae curioaità di domandarla ; 1' altra,
perché il coatume degli amanti é creder, che tutti abbiano quella voglia, che
hanno eaai d' udire e parlare de’ loro amori, tanto che aenza forai molto
pregare non fanno careatla di raccontarli anche a chi non ai cura aiperli. Che
riapondeaae la donna pid tosto che l’ uomo, ciò é molto adattato al coatume
della loro loquacità e leggerezza. V. 96. Mentre che ’/ vento, come fa, si
tace. n ripoaarai del vento non é coaa impropria, anzi é accidente confacevole
alla natura di quello, dimoitrandoci r eaperienza, che egli non aoffia con
aibilo continuato, al come corrono i fiumi, ma a volta a volta ricorre, come
fanno Tonde marine. Oltre che non aarebbe inveriaimile il dire, eh’ ei ai
fermaaae per divina diapoaizione, acciocché Dante potesse ammaestrarsi nella
considerazione di quelle pene, e riportar frutto dal suo prodigioso viaggio.
Per questa ragione vediamo nel canto IX spedito un angelo a fargli spalancar le
porte della Canto cittì di Dite, e altrove molt’ altre graxie tingolariuime, le
quali la bontà divina gli concedè, per condurlo finaluiente alla contemplazione
della aua euenza. V. 97. Siede la terra, dove nata fui, Su la marina, dove ‘I
Pò diicende Per aver pace co' teguaci tui. Bavenna ; poco lontano dalla quale
il Po inette nelr Adriatico. Discende per aver pace co’ sui seguaci. Maniera
veramente poetica. Dicono alcuni, per aver pace, cioè per trovar pace in mare
della guerra, ch'egli ha nel auo letto da' fiumi tuoi teguaci ; perocché, fecondo
che quelli tgorgano in lui, lo conturbano e P agitano, onde ti può dire, che
gli facciano guerra. Ma te Dante volette ttar tu l’allegoria di quella guerra,
non li chiamerebbe legnaci ; poiché, fintante che uno è teguace d’ un altro,
non gli fa guerra, e, facendogli guerra, non |i può chiamar più teguace. Diremo
dunque, eh' ei voglia dire, che il Po co' tuoi teguaci diiceode in mare per
ripoiare dal lungo corto, eh' ei fa, per giugnervi, a fine di unirai come parte
al tuo tutto, eitendo queita unione la lola pace, alla quale tutte le creature
tono d.a inviiibil mano guidate. Veduto della patria, è ora da vedere chi folte
coitei, che favella con Dante; per Io che è da taperii, che quetta è Francetea
figliuola di Guido da Polenta tignor di Ravenna ; la quale, eitendo ttata dal
padre mariuta a Lanciotto figliuolo di Malatctta da Rimici, uomo valoroto in
vero, e nella teienza e inaeitria dell’ armi eiercitatittimo, ma zoppo e
deforme d' atpetto troppo più che ad appajar la grazia e la delicatezza di
conci non era convenevole, fu cagione, che ella t' invaghiate di Paolo tuo
cognato, il quale non meno grazioio, e arvenente del corpo, che leggiadro dell’
animo e de' coatumi, del di lei amore ferventiiiimamence era preao4 Ora arvenne
che, mentre, tcambievolmence amandosi, in gran piacere e tranquillità si
Tiveano, indistintamente usando, appostati un giorno da Lanciotto, furono da
esso colti sul fatto, e d'un sol colpo uccisi miseramente. VICO. jimor, eh’ al
cor gejuU ratto s' apprende. Prete costui della bella persona, Che mi fu tolta,
e '/ modo ancor m' offende. Platone nel Convivio, tra le lodi, che dà Agatone
ad Amore, dice eh’ egli i ancora delicatissimo, argumentandolo da questo, eh’
egli i ancor più tenero e gentile della Dea Ati, cioè della calamità, la quale
esser mollissima a delicatissima / argomentò Omero dal vedere, che ella,
schifando di toccar co’ piè terra, si tiene per t ordinario in tu le lette
degli uomini. Iliad.Tvt pio 9 * ateahol sróStc iv fàp in' ovSit nlAra^as, <2
A A’ apa f/j'S xai^ óvfpóv xpoara fiaùani. Ma amore non solamente non mette mai
piede in terra, o in tu le teste, le quali, a dire il vero, non sono molto
toffei, ma di tutto V uomo la parte più gentile calpesta, e sceglie per tua
abitazione. Negli animi dunque, e ne’ temperamenti degli uomini, e degli Dii
pone il tuo trono Amore ; nè ciò fa egli alla cieca, e senza veruna distinzione
in ogni sorta <t animo la sua tede locando, ma quelli solamente, che in fra
tutti gli altri p'ut gentili tono, e pieghevoli con delicatissimo gusto va ritcegliendo.
suStò 9 fizaiipii(;ipfits 6 pi^a tixpiipiusnpi *Epura Xtc araAòc óv qdp iirì
TÙt fiaivit, ovff tiri npavietr. 8a Cahto ( S, larn iravv fiaX«ut<i) cy roif
fMi^xararoig TS* S*T»T> KoÀ fiaivti Koì oisut' iw )'àf> v6$at KOÌ XM
àiiUpixfn rhf Sixqffiv iSpvxau,’ »ai oò» av f{>7( ir xóacui rati dXÀ,’ ^
riti iv vKXtipòv vio( i;^ot<rv >* ’^XP dxtp^^iToi' ^ 9’ àt ftoAouiùy,
oÌKÌ(ixcu. £'l Petrarca nel toaetto : Come't ccmdido piiecc., ricavando con
maniera più morbida lo ateaao originale, fini di copiarlo anche nella parte
tralasciata da Dante, che rijguarda 1' avversione, che Amore ha ordinariamente
agli animi rosai e dori, dicendo : Amor, che tolo i cuor leggiadri invesca, Nè
cura di mostrar sua forza altrove. E nella canaone; Amor, se vuoi, eh' io tomi
ecc., parlando con Amore, tocca leggiadramente in ogni sua parte il
sopraccitato luogo di Platone, dicendo dell’ impeWo, eh' egli ha non meno sopra
gli Dii, che sopra gli uomini, con questi versi : £ s’ egli è ver, che tua
potenza sia Nel Ciri s) grande, come si ragiona, E neir abisso ( perchè, qui
fra noi Quel che tu vali e puoi, Credo, ehe’l senta ogni gentil persona). V.
loi. Prese costui della bella persona che mi fu tolta. Lo prese del bellissimo
corpo che mi fu spogliato dalla morte, e ’l modo ancor m’ offende, perchè mi fu
' data violentemente, e mentre mi suva tra le braccia del caro amante. V. io3.
jimor, eh' a nullo amalo amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m' abbandona, Belliiiiina repetizione : Àmor, eh' al cuor
gentil ratto s' apprende, prese cosuù come gentile. Amor, eh' a nullo amalo
amar perdona, prese me come amata. Mi prese del costui piacer, del piacer di
costui. Costui nel secondo caso senza il suo segno si trova spesse volte usato
dagli autori. Veggansene gli esempi presso il Cinonio. Questo lungo può aver
doppio significato. Hi prese del piacer di costui, cioè del gusto, del
piacimento, della gioja d’amar costui. E mi prese del piacer di costui, cioè
del piacer che io faceva a costui, e questo corrisponde ottimamente al detto
poco innanzi : Autor, eh' a nullo amato amar perdona ; mostrando non tanto
essersi innamorata per genio, quanto per vaghezza d' accorgersi di piacere e
d’esser amata, e per cert’obbligo di gentil corrispondenza. V. io6. Amor condusse
noi ad una morte. Arroge forza con la terza replica, e con granditaim' arte
diminuisce il suo fallo, rovesciando sopra di amore tutta la colpa. Tib. lib. l
.° el. VII, v. aq. Non ego te laesi prudens : ignosce fatemi, lussi! amor.
Contro quis ferat arma Deos ? E'I Boccaccio, giornata IV, nov. I, conducendo
GuU scardo alla presenza del Principe Tancredi, non gli sa porre in bocca nè
altra, nè piò forte difesa per iscusar sè, che r incolpare amore, il quale,
cioè Tancredi, tome il vide quasi piangendo disse : Guiscardo, la mia benignità
verso te non uvea meritato l'oltraggio e la 84 Casto vtrgogna, la quale nelle
mie cose fatta m' hai; eiccome io oggi vidi con gli occhi miei. Al quale
Guiscardo niun altra cosa ditte te non questo. Amor può troppo più che nè io ni
voi pottiamo. V. IO/. Caina attende chi'n vita ci spente. Calila è la
g)iiaccia, dove nel canto vedremo euer paniti coloro, che bruttaron le mani col
sangue de’ lor congiunti. Dice dunque, che questa spera detta Caina sta
aspettando LANCIOTTO marito di lei, e fratello di PAOLO, che fu il loro
uccisore. Ila O latto, Quanti dolci pentier, quanto detto Menò costoro al
dolorato patto ! Tenerissima riflessione, e propria d* animo gentile, ma che
non s’ abbandona a soperchia vilU col dimostrar dolore. E qui notisi, come
Dante per ancora sta forte all’ assalto della pietA, la cui guerra si propose
di voler sostenere al principio del secondo canto, v. l. Lo giorno te n andava,
e f aer bruno Toglieva gli animai, che tono in terra dalle fatiche loro; ed io
sol uno m’apparecchiava a tottener la guerra fi del cammino, e sì della
pietose. £ che ciò sia’l vero, dopo eh’ ei non potò pid rattener le lagrime,
dice, che in questo pietoso oflìcio egli era insieme, v. 117, tristo e pio-,
dove mette in considerazione, se quel tristo si potesse in questo luogo
intendere per iscellerato, malvagio, empio, e non per malcontento, mesto, e
maninconoto, come vien preso universalmente, e (1 come io con gli altri
concorro a credere etier reritirailmeote alata l' intenzione del poeta. Pure
nel primo significato abbiamo nel Inf. triatitiimO) r. 9I. Tra qutJt’ iniqua e
trutitiima copia Correvan genti ignude e spaventate. E di vero tristo in
aendmento d’ empio (a un belliatimo contrapposto con pio, venendo a estere il
poeta in un medesimo tempo empio per compiagner la giusta e dovuta miseria de’
dannati, del cbe nel XX di questa cantica si fa riprender acremente da
Virgilio, e gli la dire, che è sciocchezza averne pietà, e somma scelleraggine
aver sentimenti contrarj al divino giudicio, che li punisce, V. a 5 . Certo V
piangea poggiato a un de' rocchi Del duro scoglio, zi che la mia scorta Mi
disse : Ancor se' tu degli altri sciocchi ? Qui vive la pietà-, quandi è ben
morta. Chi è più scellerato di colui, Ch' al giudicio divin passion porta ?
Driaza la letta, drizza ; e vedi, a cui ecc. E pio poteva dirsi il poeta, per
non poter vincere la naturai violenza di quell' affetto, che contro a tua
voglia lo cottrìgneva a lacrimare ; dove pigliando tristo in significato di
metto, avendo di già detto', eh' ei lacrimava, vi vien a esser superfluo ; e
non solamente tristo, ma pio ancora ; chiarissima cosa estendo, che chi piange
r altrui miseria, n' ha rammarico e compatimento. V. lao. Che conosceste i
dubbiosi desiri? Pubiioti per non esserti ancora l’ un F altro diKoperd. 86
Canto. I3I. Ed ella a me; nerrun maggior dolore. Che ricordarsi del tempo
felice nella miseria, e dà sa il tuo dottore. Quella lentenaa h di Boezio nel
lecondo libro de Consol. proia IV, Le lue parole iodo : In omni aduer sitate fortuna»
infelùissimum genus inforlunii est, fuisse felieeiu. Tanto che questa volta per
il tuo dottore non debbo intendersi VIRGILIO, come, dal Daniello in fuora,
quasi tutti gli altri si sono ingannati a credere, ma lo stesso BOEZIO, la cui
sopraccitata opera Dante nel suo esilio aveva sempre tra mano, e leggeva
continuamente ; onde nel suo Convivio scrive queste formali parole. Tuttavia,
dopo alquanto tempo, la mia mente, che i argomenta di sanare, provvide ( poi nè
'I mio, I altrui consolare valeva ) ritornare al modo, che alcuno sconsolato
avea tenuto a consolarsi ; e misimi ad allegare e leggere quello, non
conosciuto da molti, libro di BOEZIO, nel quale, cattivo e discacciato,
consolato si aveva. V. ia4- Ho, s‘ a conoscer la prima radice Del nostro amor
tu hai cotanto affetto, farò, come colui, che piange, e dice. Sed si tantus
amor casus cognoscere nostros, Et breuiter Troiae supremum audire laborem.
Quamquam animus meminisse horret, luctuque refugit, Incipiam. £n. lib. Il, v.
io e seg. V. i» 7 - Noi leggiavamo un giorno per diletto Di Lancillotto, come
amor lo strinse. Qui, prima di passar più avanti, giudico, che sia bene chiarir
l’intelligenza del rimanente di questo canto, con riportar la atoria di
Lancellotto cavata da' romanzi franzcsi dal libro di Lancilolto Du Lac, e
riferita in quella dottiatiuia acrittura di Lucantonio Bidol6, nella quale in
un dialogo fìnto in Lione tra Aleaaandro degli liberti e Claudio d’Erberé
gentiluomo franzeae apiega ingegnoaamente varj luoghi diSicili de' tre noatri
autori Dante, il Petrarca, e '1 Boccaccio. Farla Claudio Dovile dunque eapere
> eome avendo Galeaui figliuolo della iella Geanda acquitlalo per sua
prodezza trenta reami, s ave a posto in cuore di non voler <t essi
coronarsi, se prima a quelli il regno di Logres dal Re Arius posse- duto
aggiunto non aveste ' £ per ciò, avendolo egli man- dato a Sfidare, furono le
genti deir uno e dell' altro più volte alle mani. Dove Lancilolto avendo in
favore di Artus futa maravigliose pruove contro di Galeaui, e avuto un giorno
fra gli altri l'onore della battaglia, fu da esso Galealto pregato, che volesse
andare quella sera alloggiar seco; promettendogli, se ciò facesse, di dargli
quel dono, che da lui addomandato gli faste. Accetta Lancilolto con quel patto
l’invito, e poi la mattina seguente, partendoti per ritornare alla battaglia
dichiarò il dono, che da Ga- lealio desiderava : il quale fu di richiedere, e
pregare esso Gale alto, che quando egli combattendo fatte in quella gionuila
alle gerui del re Artu superiore, e certo d averne a riportare la vittoria,
volesse allora andare a chieder merci ad esso Re, e in lui liberamente
rimetterti. La qual cosa avendo Galeallo fatta, non solamente ne nacque tra
Lancillotto e Galealto grandissima dimestichezza e amistà, ma ne divenne ancora
etto Galealto, per cosi cortese e magnanimo alto, molto del Re Artu, e della
Regina Gi- nevra tua moglie familiare. Alla quale per tal pubblico PUI5T0 Amor,
eh a null’amato amar perdona, mi prese del costui piacer it forte, che, come
vedi, ancor non m’abbandona. Qui ribadisce : Questi, che mai da me non fia
diviso. Nel che ti ponga niente a quante volte e in quanti modi rioforra V
espressioni d'un ferventissimo ed ostinato amore, e con quant' arte s’ingegna
d’attrar le lacrime e sviscerar la pietà verso que luiserissimi amanti. V. i3y.
Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse. Il libro ) e Tautor, che lo scrisse,
fece tra Paolo e Francesca la parte, che fece Galeotto tra Lancillotto e
Ginevra; onde l’Azzolino nella sua Satira contro la lussuria. In somma rime
oscene, e versi infami dell’altrui castità sono incantesimo, e all’onestade
altrui lacciuoli ed amU Tal eh* io ti dico, e replico il medesimo. Se stan
cotali usanze immote e fisse, la poesia diventa un ruSianesùno. E questo è
quel, eh apertamente disse il Principe satirico in quel verso. Galeotto “ il
libro, e ehi lo scrisse. Qui è da notare incidentemente, come alcuni hanno
voluto dire, che il cognome di Principe Galeotto, attri- buito al Centonovelle
del Boccaccio, possa da questa storia esser derivato; perchè, dicono essi,
ragionandosi in codesto libro del Boccaccio di cose per la maggior Cauto
quinto. parte alle gii dette di Ginevra e di Francesca simiglianti, pare che
quel cognome di principe Galeotto meritamente te gli convenga. In questa guisa inferir
volendo, estere il Decamerone il principal libro di tutti quelli, che
contengono in loro cose attrattive alla carnale concupiscenza; che tanto è a
dire, quanto dargli titolo di Primo Ruffiano, o vero di principe de' ruffiani.
Na di ciò reggati più particolarmente il Ridolfi nel soprammentovato dialogo,
ove parlando assai diffusamente di tal opinione ti sforza di mostrare, essere
molto veru simile a credere tal disonesto cognome, come anche quello di
Decamerone estere stato posto al Centonovelle più tosto d’altri, che dal
BOCCACCIO; il quale nel proemio della quarta giornata avere scritte le tue
novelle senz’alcun titolo apertamente si dichiara. Quel giorno più non vi
leggemmo ovante. Aocenna con nobil tratto di modestia l’ inferrompimento della
lettura, ed in conseguenza il passaggio da’ tremanti baci agli amorosi
abbracciamenti. Il conte Lorenzo Magalotti. Villa Magalotti. Magalotti.
Keywords: di naturali esperienze, ‘naturali esperienze’ --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Magalotti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Maggi:
l’implicatura conversazionale -- implicatura ridicola – la scuola di Pompiano
-- filosofia lombarda – filosofia bresciana – scuola di Brescia -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Pompiano).
FIlosofo italiano. Pompiano, Brescia, Lombardia. Grice: “I like his portrait” – Grice: “My favourite of his essays
is on the ridiculous; but his most specifically philosophical stuff is the
‘lectiones philosophicae’ and the ‘consilia philosophica.’” La famiglia aveva
possedimenti e anche un negozio di farmacia. Il padre Francesco, uomo di
lettere, fu il suo primo maestro. Studia a Padova con Bagolino e
frequenta attivamente gli ambienti culturali della città. Si laurea e insegna
filosofia. Degl’Infiammati, strinse amicizia con Barbaro, Lombardi,
Piccolomini, Speroni, Tomitano, Varchi, entrò quindi a far parte del circolo di
Bembo, frequentando insigni filosofi come Paleario, Lampridio e Emigli. Conobbe
Pole, Vergerio, Flaminio e Priuli. Il dibattito sulla questione della lingua e
sui temi estetici legati soprattutto all'interpretazione della Poetica
aristotelica condusse alla preparazione di un commento allo scritto di
Aristotele che, iniziato da Lombardi, fu proseguito, concluso e fatto
pubblicare da M., con altra sua opera dedicata ad ORAZIO, a Venezia: le “In
Aristotelis librum de Poetica communes explanationes: Madii vero in eundem
librum propriae annotations”, dedicato a Madruzzo. Lascia Padova per
entrare al servizio del duca Ercole II d'Este come precettore del figlio
Alfonso e, insieme, per insegnare filosofia a Ferrara. Si conservano appunti
delle sue lezioni sulla Poetica. Anche della vita culturale della città estense
fu protagonista, divenendo principe dell'«Accademia dei Filareti», che
vanta membri come Bentivoglio, Calcagnini, Giraldi e Cinzio, oltre a essere
amico degli umanisti PIGNA, PORTO, e RICCI, che gli diede pubblicamente merito
di essere stato «il primo interprete della Poetica di Aristotele».
“Mulierum praeconium” o “De mulierum praestantia” e dedicata ad Anna d'Este, la
figlia di Ercole e di Renata di Francia, che nello stesso anno fu tradotta “Un
brieve trattato dell'eccellentia delle donne.” Comprende anche una Essortatione
a gli huomini perché non si lascino superar dalle donne, attribuita a Lando,
che si pone come corollario dell'orazione di M. Alla chiusura temporanea
dell'Università, ritorna a Brescia, partecipando alle riunioni dell'Accademia
di Rezzato, fondata da Chizzola. Abita nella quadra della cittadella vecchia,
in contrada Santo Spirito. Sposa Francesca, figlia del nobile Paris Rosa,.
A Brescia sede nel Consiglio Generale e fu incluso nell'elenco dei consiglieri
comunali della città destilla reggenza delle podestarie maggiori del
territorio. Fu destinato alla Podestaria di Orzinuovi, ma vi rinunciò, come
rinunciò anche alla podestaria di Salò, e partecipò alle sedute del Consiglio
Generale. Altre saggi “Un brieve trattato dell'eccellentia delle donne,
Brescia, Turlini “In Aristotelis librum de Poetica communes explanationes:
Madii vero in eundem librum propriae annotationes, Venetiis, Valgrisi; De
ridiculis, in Horatii librum de arte poetica interpretatio, Venetiis, Valgrisi,
“Lectiones philosophicae” Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. Expositio in libros de Coelo et Mundo, Milano,
Biblioteca Ambrosiana, ms, Expositio de
Coelo, de Anima, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Quaestio de visione, Milano,
Biblioteca Ambrosiana, Espositio super primo Coelo, Piacenza, Biblioteca Passerini-Landi,
ms Pollastrelli, Mulierum praeconium, Modena, Biblioteca Estense, ms Estensis latinus.
Oratio de cognitionis praestantia, Ferrariae, apud Franciscum Rubeum de
Valentia, Consilia philosophica, Vincentii Madii et Jo. Bap. Pignae in favorem
serenissimi Ferrariae ducis in ea praecedentia, Archivio di Stato, Casa e
Stato, Modena. Note In Sardi, Estensis latinus 88, Modena,
Biblioteca Estense. G. Bertoni,
«Giornale storico della letteratura italiana», C.. Fahy, Un trattato sulle
donne e un'opera sconosciuta di Lando, in «Giornale storico della letteratura
italiana», Bruni, Speroni e l'Accademia
degli Infiammati, in «Filologia e letteratura», XIWeinberg, Trattati di
retorica e poetica, III, Roma-Bari, Laterza, Bisanti,
interprete tridentino della Poetica di Aristotele, Brescia, Geroldi, Giorgio
Tortelli, “Quattro M. in cerca d'autore”, in «Quaderni del Lombardo-Veneto»,
Padova, Vincenzo Maggi, su Treccani Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Vincenzo Maggi, in Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Vincenzo Maggi.
Maggi. Kewyords: implicatura ridicola, Eco, il nome della rosa, Cicerone, il
tragico, filosofia tragica, pessimismo, l’eroe tragico, Nietzsche, la tragedia
per musica – I curiazi, catone in Utica – tragedia per musica --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Maggi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Magi:
l’implicatura conversazionale nell’uso delle parole – il mistico – I mistici –
la scuola di mistica fascista – il veintennio – la scuola di Pesaro -- filosofia
marchese -- filosofia italiana – filosofia fascista -- Luigi Speranza (Pesaro). Filosofo italiano. Pesaro, Marche. Grice:
“A fascinating philosopher – “journey around the world in ten words,’ a gem!”
-- Insegna a 'Urbino. Si dedica alla
psicologia “trans-personale”. Fonda il Centro di Filosofia Comparativa (cf.
‘implicatura comparativa’) e “Incognita” a Pesaro, tesoreggiando
‘l’intelligenza del cuore’ e il principio dell’interiorità. Scrisse “I 36
stratagemmi” (Il Punto d'Incontro; dal, BestBUR). Il suo “Il Gioco dell'Eroe.
Le porte della percezione per essere straordinario in un mondo ordinario” vede
un clamoroso successo. “I 64 Enigmi. L'antica sapienza per vincere nel mondo” (Sperling et Kupfer )è
segnalato al primo posto dei libri più
attesi. Lo stato intermedio tratta l’argomento rimosso dei nostri tempi: la
morte, e abbraccia l'orizzonte ampio degli ambiti cari agli autori: filosofia, mistica,
psicologia transpersonale, esperienze ai confini della morte. Esce un
aggiornamento ampliato del Gioco dell'Eroe con il sottotitolo “La porta
dell'Immaginazione”. Vgetariano dichiarato., si focalizza sui modelli mistici per
approfondirne, oltre la portata metafisica e auto-realizzativa, i concetti di
efficacia ed efficienza: nel libro I 36 stratagemmi declina il taoismo nei suoi
aspetti di strategia psicologica; nel saggio "Le arti marziali della parola"
in La nobile arte dell'insulto (Einaudi) evidenzia come l'arte del
combattimento diventi arte retorica e dialettica. Nei saggi Il dito e la luna,
La via dell'umorismo e Il tesoro nascosto mostra il rilievo della comunicazione
metaforica e umoristica. Elabora e sviluppa la dimensione della psicologia
trans-personale all'interno del Gioco dell'Eroe, disciplina da lui creata e
imperniata sulla capacità umana dell'immaginazione. Altre saggi: “Il dharma
del sacrificio del mondo” (Panozzo); “La filosofia del linguaggio eterno” (cf.
Grice: ‘timeless’ meaning, versus ‘timeful’?). Urbino, “Quaderno indiano,” Scuola
superiore di filosofia comparativa di Rimini, “Il dito e la luna,” Il Punto
d'Incontro); I 36 stratagemmi (Il Punto d'Incontro, BestBur); Sanjiao. I tre
pilastri della sapienza, Il Punto d'Incontro, Einaudi, Uscite dal sogno della
veglia. Viaggio attraverso la filosofia della Liberazione, Scuola superiore di
filosofia comparativa di Rimini, La Via
dell'umorismo (Il Punto d'Incontro); La vita è uno stato mentale. Ovvero La
conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente, Bompiani, Kauṭilya, Il Codice del Potere (Arthaśāstra).
Arte della guerra e della strategia” (Il Punto d'Incontro, "Lo yoga
segreto del perfetto sovrano"; “Il gioco dell'eroe” (Il Punto d'Incontro);
“I 64 Enigmi, Sperling); Lo stato intermedio,, Arte di Essere,. Il tesoro
nascosto. 100 lezioni sufi, Sperling); Il gioco dell'eroe. La porta
dell'Immaginazione” (Il Punto d'Incontro, 101 burle spirituali, Sperling); Recitato
un cameo, nel ruolo di se stesso, nel film Niente è come sembra, di F. Battiato,
a fianco di Jodorowsky. Jodorowsky scrive in seguito la presentazione di La Via dell'umorismo.Blog. «Fondai a Rimini il Centro di Filosofia Comparativa”.
Per spaziare in temi altissimi con una narrazione transdisciplinare. Attraverso
immaginazione, religioni, filosofie, arti e scienze». Incognita. Advanced Creativity Il Secolo XIX
(Onofrio) " 'Incognita' di Pesaro. Diario di viaggio nell'Oltre,
un'immersione interiore al di là dello spazio-tempo"31 Il Secolo XIX
(R. Onofrio) "Advanced Creativity Mind School. Per capire l'entrata
nell'epoca del post-umano" Per il titolo del suo album Dieci stratagemmi,
Battiato si è ispirato a I 36 stratagemmi di M. Il sottotitolo,
"Attraversare il mare per ingannare il cielo" è il primo stratagemma
dei trentasei che compongono che il libro.
Stralcio della quinta puntata (youtube)
Modelli strategici. Corriere della Sera, (Camurri) wuz
Panorama (Mazzone) wuz Panorama (Allegri) Il Secolo XIX Onofrio) "Aprite le porte
all'Immaginazione, c'è un mondo oltre la quotidianità" M., I 64 Enigmi,
Sperling et Kupfer, Milano: «Diversi anni fa, in un’intervista, mi chiesero perché
sono vegetariano. La mia risposta fu molto sintetica (e la penso ancora così):
Non mangio animali. Non riesco a digerire l'agonia». La Repubblica (Michele Serra); Il Riformista
(Luca Mastrantonio); Il Venerdì di Repubblica (Schisa) Il Gioco dell'Eroe, Il Punto d'Incontro,.
Libro/CD con prefazione di Battiato Il
Gioco dell'Eroe Gianluca. Scena del film ove compaiono e A. Jodorowsky (yout ube) La Via dell'umorismo, Il Punto d'Incontro,
Vicenza, La Stampa (Il Premio è stato conferito dalle autorità della Repubblica
di San Marino con la motivazione: «Lo scrittore che ha costruito attraverso la
sua produzione e l'attività del Centro di Filosofia Comparativa di Rimini ponti
di comunicazione tra le antiche saggezze d'Oriente e d'Occidente, attualizzandone,
in teoria e in pratica, il loro messaggio filosofico, psicologico e spirituale
per l'uomo contemporaneo»). Gl’altri premi sono stati conferiti a: Battiato
(Musica), Jodorowsky (Teatro), F. Mussida (Arti visive), S. Agosti (Cinema), M.
Gramellini (Giornalismo), Gabriele La Porta (Televisione). Sito ufficiale di Gianluca Magi (in cinque
lingue) Incognita ◦ Advanced Creativity "Psicologia transpersonale. Che
cos'è?" Video Lectio brevis riflessionisul
Senso della vita su riflessioni. Gianluca Magi. Magi. Keywords: l’uso delle
parole, il mistico, ‘implicatura comparativa’ mistico, scuola di mistica, l’uso
di ‘scuola’ mistica -- Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Magi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Magli: il deutero-esperanto – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Anti-Babele
– “Antibabele: la vera lingua universale” (Roma, Zufli). Vikipedio Serĉi Anti-Babilona internacia planlingvo
proponita Lingvo Atenti Redakti Anti-Babilona aŭ Antibabele estas internacia
planlingvo proponita de Halien M. (eble plumnomo de M.), kun elementoj prenitaj
el aziaj, afrikaj kaj eŭropaj lingvoj. Ĝi uzas kiel alfabeton la arabajn
nombrojn kun punktoj supren aŭ malsupren la ciferoj. Geografiaj nomoj estas
anstataŭigitaj per koordenadojn kaj personaj nomoj per la dato de naskiĝo kaj
morto. M. pensis ke estis inteligentaj
vivantoj en aliaj proksimaj planedoj, kiel Marto, kaj oni bezonus logike
matematika lingvaĵo por interkomunikigi al ili. Laŭ li, la nombro 365 signifus
interplanede Tero, ĉar la Tera jaro havas 365 tagojn, kaj 224 estus logike
Venuso. La aŭtoro konis la projekton
Lincos, kiu eble influis lin.
Bibliografio redakti Antibabele "la vera lingua universale.",
M., Roma, Tip. A. G. I. [1952] Ĝermo pri planlingvo Ĉi tiu artikolo ankoraŭ
estas ĝermo pri planlingvo. Helpu al Vikipedio plilongigi ĝin. Se jam ekzistas
alilingva samtema artikolo pli disvolvita, traduku kaj aldonu el ĝi (menciante la
fonton). Laste redaktita antaŭ 1 jaro de CasteloBot RILATAJ PAĜOJ Laŭbita
logiko Pruvo per disputo Predikata logiko Vikipedio La enhavo estas disponebla
laŭ CC BY-SA 4.0, se ne estas alia indiko. Regularo pri respekto de la
privatecoUzkondiĉojLabortablo. Poeta visivo e performer sperimentale, Paolo
Albani è anche autore di vari saggi e repertori su ogni tipo di "bizzarrie
letterarie e non". Le ricerche (già praticate da personaggi quali Raymond
Queneau e Umberto Eco) su scritti e teorie strampalate in ogni sfera dello
scibile umano si concentrano in questo caso sui "mattoidi" del Bel
Paese, ovvero autori che pur sostenendo tesi del tutto folli non hanno mai
soggiornato in manicomio. Decine di informate schede di taglio enciclopedico
prendono in esame, suddivise per argomento, casi relativi perlopiù al periodo a
cavallo tra Ottocento e Novecento, in parte attinti dall'archivio storico
dell'antropologo Giuseppe Amadei. Troviamo quindi linguisti utopici come il
"brevista" Carlo Cetti, che s'ingegna nel ridurre al minimo l'uso del
vocabolario (riscrivendo a mo' d'esempio in versione "smagrita" I
promessi sposi), o come Gaj Magli, ideatore del linguaggio numerico
internazionale Antibabele. Tra i poeti e scrittori ci sono autori di audaci
imprese quali un remake della Divina Commedia, preservando le rime dantesche ma
con la guerra per l'indipendenza italiana come soggetto (Bernardo Bellini),
mentre tra i filosofi si distinguono il panteistico Tu-sei-me-ismo di Antonio
Cosentino e la Psicografia di Marco Wahlruch, esposta per mezzo di bizzarre
tavole verbo-visuali. Particolarmente inquietanti alcune proposte di scienziati
e medici, impegnati nel dimostrare la quadratura del cerchio ma anche nel
teorizzare mostruosi incroci uomo-animale o l'assorbimento di fluido vitale da
"animali sani espressamente uccisi" (nonché da uova bevute con
cannuccia direttamente dal sedere della gallina!...). Anziché lasciarsi andare
a facili commenti derisori, Albani redige le voci mantenendo un distaccato e
scientifico aplomb, rendendo così ancor più surreale e "patafisica"
la sconcertante carrellata sul risaputo genio italico. E il pensiero va,
inevitabilmente, al gran numero di visionari blogghisti, fanatici
cospirazionisti, politici ed economisti estemporanei (anche, ahinoi, sui banchi
del Parlamento) che ancor oggi popolano la nostra benamata Penisola. Gaetano
Magli. Gaj Magli. Magli. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magli”. Magli
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Magnani: l’implicatura conversazionale della linea e il punto –
la scuola di Sannazzaro de’Burgondi -- filosofia lombarda – scuola di Pavia -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Sannazzaro de’ Burgondi). Filosofo italiano. Sannazzaro de’
Burgondi, Pavia, Lombardia. Grice: “I like Magnani; he has written about
conceptual change, which I enjoyed!” -- Grice: “I like Magnani; his treatise on
the philosophy of geometry is brilliant!” --
essential Italian philosopher, not to be confussed with Tenessee
Williams’s favourite actress, Anna Magnani --. Insegna a 'Pavia, dove dirige il Computational
Philosophy Laboratory. Dedicatosi allo studio della storia e della
filosofia della geometriai, i suoi interessi si sono poi rivolti all'analisi
della tradizione neopositivista e post-positivista. Si è poi dedicato al tema
della scoperta scientifica e del ragionamento creativo. Studia tematiche
riguardanti il ragionamento diagnostico in medicina in collegamento con il
problema dell'abduzione, presto diventato fondamentale nella sua ricerca. La
sua attenzione si è anche indirizzata verso il cosiddetto model-based
reasoning. Fonda una serie di conferenze sul Model-Based Reasoning. Trattai
problemi di filosofia della tecnologia e di etica, rivolti anche al tema
trascurato in filosofia dell'analisi della violenza. I suoi interessi di
ricerca includono dunque la filosofia della scienza, la logica, le scienze
cognitive, l'intelligenza artificiale e la filosofia della medicina, nonché i
rapporti fra etica e tecnologia e tra etica e violenza. Ha contribuito a diffondere
il problema dell'abduzione. La sua ricerca storico-scientifica ha riguardato
principalmente la filosofia della geometria. Dirige la Collana di Libri SAPERE. Opere:
“Conoscenza come dovere. Moralità distribuita in un mondo tecnologico”
“Filosofia della violenza” “Rispetta gli altri come cose. Sviluppa una teoria
filosofica dei rapporti fra tecnologia ed etica in una prospettiva
naturalistica e cognitiva. Note Web Page
del Dipartimento di Studi Umanistici
Computational Philosophy Laboratory Web Site [Cfr. le varie pagine dedicate a questi convegni
in//www-3.unipv/webphilos_lab/cpl/index.php Computational Philosophy
Laboratory], Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione di Filosofia, Pavia,
Pavia (Italia)] Sun Yat-sen Award Cerimonia
Book Series SAPERElesacademies. org. Edizione cinese: Philosophy and Geometry Morality in a Technological WorldAcademic and
Professional Books Cambridge University Press
Abductive Cognition Understanding
Violence The Abductive Structure of
Scientific Creativity Author Web
Page Handbook of Model-Based
Science Logica e possibilità, su RAI
Filosofia, su filosofia.rai. Filosofia della violenza, su RAI Filosofia, su
filosofia.rai. Grice: “Philosophy of geometry, so mis-called – I call it the
theory of the line and the point – always amused me since Ayer misunderstood it
in 1936! Hoesle and Magnani prove that it’s less geometrical than you think!”
-- Lorenzo Magnani. Magnani. Refs. Luigi Speranza, "Grice e Magnani," per
il Club Anglo-Italiano -- The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria,
Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Magni:
l’implicatura conversazionale – filosofia lombarda – scuola di Milano –
filosofia milanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “I love
Magni – He has gems like ‘Petrus is Petrus’ – I’m talking about his “Principia
et specimen philosophiae” – The titles for the chapters are amusing, and he
refers to ‘ratio essendi’ – and other stuff – *Very* amusing --.”Figlio dal
conte Costantino Magni e da Ottavia Carcassola, si trasferì a Praga. Entrò nei cappuccini della provincia boema a Praga.
Insegna filosofia entrando, grazie al suo insegnamento, nelle grazie
dell'imperatore. Presto fu eletto Provinciale della Provincia austro-boema
dell'ordine e divenne apprezzato consigliere dell'imperatore e di altri
principi europei. Il re Sigismondo III gli affidò la missione cappuccina nel
suo paese. Ferdinando II lo inviò in missione diplomatica in Francia. Fu uno
dei consiglieri del duca Massimiliano I di iera. Dopo la battaglia della
Montagna Bianca, sostenne l'arcivescovo di Praga Ernesto Adalberto d'Harrach
nella cattolicizzazione della popolazione e nelle riforme diocesane. Prese
parte in nome dell'imperatore ai negoziati con il cardinale Richelieu sulla
successione ereditaria al trono di Mantova. Divenne consulente teologico nei negoziati per la pace
di Praga e missionario apostolico per l'elettorato di Sassonia, Assia,
Brandeburgo e Danzica. Riprodusse a Varsavia di fronte al re e alla corte
l'esperimento di Torricelli usando un tubo riempito di mercurio per produrre il
vuoto. Riuscì a convertire il conte Ernesto d'Assia-Rheinfels e sua moglie.
Dopo che l'Praga venne affidata ai Gesuiti, entrò in contrasto con i gesuiti,
che lo fecero arrestare a Vienna. Rilasciato dalla prigione per intervento dell'Imperatore
e tornò a Salisburgo, dove morì quello stesso anno. Frutto della sua polemica
con i protestanti è “De acatholicorum credendi regula judicium” in cui sostene
che senza l'autorità della Chiesa, la Bibbia da sola non era sufficiente come
regola di fede per i cristiani. Trata lo stesso argomento in “Judicium de
acatholicorum et catholicorum regula credenda”, le cui debolezze argomentative
scatenarono la contro-offensiva dei protestanti. Si occupa di metodologia,
logica, epistemologia, cosmologia, metafisica, matematica e scienze naturali.
Rifiuta i principi aristotelico-scolastici, ispirandosi alle dottrine di
Platone, Agostino e Bonaventura. Altre saggi: “Apologia contra imposturas
Jesuitarum,” “Christiana et catholica defensio adversus societatem Jesu,” “Opus
philosophicum,” “Commentarius de homine infami personato sub titulis Iocosi
Severi Medii,”:Concussio fundamentorum ecclesiae catholicae, iactata ab Herm.
Conringi, “Conringiana concussio sanctissimi in christo papae catholici
retorta,” “Echo Absurditatum Ulrici de Neufeld Blesa” “Epistola de responsione
H. Conringii” “Epistola de quaestione utrum Primatus Rom. Pontificis,
“Principia et specimen philosophiae, Acta disputationis habitae Rheinfelsae
apud S. Goarem, “Organum theologicum”; “Methodus convincendi et revocandi
haereticos”; “De luce mentium”; “Judicium de catholicorum ei acatholicorum
regula credendi, “De atheismo Aristotelis ad Mersennum, Demonstratio ocularis,
loci sine locato: corporis successiuè moti in vacuo, Bologna, Benatij. Vedi la
voce nella Enciclopedia Italiana. J. Cygan, “Vita prima”, operum recensio et
bibliographia, Romae, “Opera Valeriani Magni velut manuscripta tradita aut
typis impressa, «Collectanea Franciscana», A. Catalano, La Boemia e la
ri-conquista delle coscienze. Harrach e la Contro-Riforma, Roma, Storia, M.
Bucciantini, La discussione sul vuoto in Italia: Discussioni sul nulls, M.
Lenzi e A. Maierù, Firenze, Olschki, A. Napoli, La riforma ecclesiastica in
Boemia attraverso la corrispondenza della Congregazione de Propaganda Fide,
Centro Studi Cappuccini Lombardi, Biblioteca Francescana, Milano. Relatio
veridica de pio obitu R. P. Valeriani Magni, Lione, Ludwig von Pastor, Storia
dei papi, Roma, Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, M. Bihl,
G. Leroy. Ad universam Philosophiam. De Ordine &Jl)lo Dottrimt. Oftii
Theophilc nullum entium affitmiri de alio ente, fed fingula negari de singulis
quae verd affirmantur de entibus non lunt entia, sed habitudines, quae
intercedunt entia. Ego enim illa duntaxat nunc upaui entia, qu3e per al iquam
potentiam pofluni efTe, 6c intelligi, feorfum abomni alioente. Harum
habitudiuum, ut docui, aliae funtiden: itatise (Tentiae, ut, “Petrus est Petrus”.
Alias identitatis rationis, ut “Petrus est Paulo idem m ratione naturae
humanae. Demum aliac funt efle aut principium, aut ter- n)inumalicuius motus –
vt: “Petrus generat”, “Paulus generatur”. Ex quibus duntaxat potest demonstrari
et existentia, et natura entium.Verum non sunt negligendae reliquae: Ille,enim,
qua: referent identitatem essentiae sive affirmatam, sive negatam, inuoluunt
Frequenter niotum nostrae rationis a cognitione imperfecta, ad perfectionem:
v.g huius propositionis, “Homo est animal rationale”. Praedicatum licec sit
identicum subiecto, ipsum tamen explicat diftin&ius. Qux autem consistunt
in identitate rationis, sive affirmata, sive negata, coordinant cognoscimentum
et praedicamenta, et in omni di£lione, iudicio, ac ratiociatione praetendunt
terminos, qui ab identitate rationis, communi pluribus entibus, denominantur
universales. Et licet eiusmodi identitatesr ationis non inferantur syllogismo,
sed cognoscantur sola collatione, seu comparatione terminorum, cognitorum aut
immediate aut mediante illatione: tamen hae habitudines tum fubeunt illationem,
cum ex identitate rationis affirmata, aut negata de duobus principijsali cuius
motus, infertur proportionalis identitas rationis, inter terminus illorum
motuum, v.g. Quae est ratio entitatis inter Petrum et Paulum, ea eft mter
filios Petri et Pauli. Quoniam vero in primo libro de per se notis, per
didboncm connexam ordinavi in cognoscimento, et praedicamentis entia per se
nota: coordinationem graduum entitatis, nomino cognoscimentum, et A per iu* X 2
Vakriani M. per iudicium conncxum exhibui in clau^diftin &asomnes entiurn
per se notorum pra:cipuos motus per se notos, quorumillos. quos quifquc confcit
in se, ennarraui (atis accurats, inlibro demeiconlcicntia: fupercft, ad
complementum appararus philosophici. exhibere illas propoauioncs. quarum
veritasnon dependeat abentium cxiftentiajeda rarionc a?tcrn^ > et
incommutabili, cuius modi debent cffe i!la?,qutfin syllogismo denominancuc
maiores: Minores enimper se nota propoliciones, exararaz in cra#atu de per se
noris, habenc verit3tem,pendulam ab exifteruia Ennum; v. g. Luna mouetur, qua?,
fi corrumpatur,inducit Falfiratem iliius propofitionis, Ac vero hxc: Id, quod
mouctur, neceiIari6 movetur ab alio : eft vera,tametfi corrumpancuromnia mouentia
et mobilia. Harum vero propofitionum incommutabilium funt innumera nequecft
vllaclfYerentia motus, quaenon sibi vendicetpropiias vericate'S mcommutabiles:
puta has.Id, quod Loco-movetur 5 neccessari6 Loco movetur ab alio: ld, quod
alteratur, necelTari6 alteratur ab alio; U> qnod generatur, neceflano
generatur ab alio. Veium hae omnes deriuanc (ibi incommutabilitatem ab hac: Id
quod mouetur, neccessariu mouecur ab aho>oporcetergo congercre invnum
craclacumillasimfnutabilium,quas nulla ipccialis pars philosophiae
pcrcra&ac, quatenuSjvbiv.g. ventum ficad tra&a cum de generatione.
Ha?c, fd, quod geiif ratur, neceflario generatur ab alio demonftracurperhanc :
id, <juod mouetur, necefl.ui6 mouetur abalioj quae supponatur dcmon(trata m
ipfo vestibulo Philosophia?,ica vc non fic opus in vllo ratiocir nco repetere
demonftiacionem fadtam. Hiccrgotra&atus comple&iturhas propositiones
ajternas, et ir>» commucabiles>in quas neccirario refoluancur omnes
lllacioncs. quas habebir,& habere poteft vniucrfa philosophia: has nuncupaui
Axiomata, et licniiTec denominarc Maximas, veluc, quac influanc vim iliatiuam
propofitionibus maioribus. Exordioraucemtraclatum ab habitudinibus idcmitatis
elTentiar, deinde profequar illas,quac funt efle pi incipium et ccrminum motus,
casvero, quae funt ex idcncitareracionis, poftrcmo loco commemorabo.nimirum
ilIas, quacafficiunc motum: mocum, in quam, icalem cx quo duntaxar argumentor
entium exiftencias et nacuras. Scd veiitus, nemeusftylustibi vfquequao^ue
probccur, voloprius ^cxcufareilla. qu^forcaflis exiftimabisnofacii congrua
fini,mjcintcdo Obijciturprimo loco oblcuritas, quxfuperec vulgarem conditionem,
j4xiowata S ncm rhilofophantiura. Respondeo, quod obscurafas obuenit vcl ab
obie&o, ve! a ftylo (cribentis. Meum stylum audafter dico tam darum quam
quicflepoifitnatioenimfcribendicum clarirate est mihi et rcopeccisfima, et
familiaris.cxcerum grarulor philosophiae obfcuriracem ab obie&o,quae aiceac
plerofque ab hoc ftudio, qui Reipublica: vnlius opera,& aecace impendent in
agro>in mechamcis^in bcllo et iimilibus Laudatur pasfim rraditio
do&rinae per quarftiones, quae rnouentuc de (uL,ie&o alicuius
fcicnciae>placecque numerata partino earum.Hanc methodum refolutiuam Ego non
adhibeo, fed compofiriuam : Haec enim exordicur a nonslimis et prarcendens
lucem eacenus partam, reuelat semper obfcuriora : qui verdmouec
quxftionem,obijcit tenebras,quas fubmoueac,(olucndo qua^ftionem propofiram.
Uli,qui per qusftiones cradunt lcientiam,ducunt argumenta ex omnibus locis
diale£ticis:Ego proiequor lineam mocus, tfnde dunraxac infero enrium
exiftencias,tSc nacuras,ijsargumcncis, quadola poflunt efle
dcmonftrariua,quarue,adnumerata Diale&icis, digniratem propriam peflundant
Memineris vero, Theophile, argumentum, quod inihi est demonstrativum, alicui
fortasfis vixerit probabile:(untenim plerique, quibus opus fu pharmaco magis
quam syllogismo. Quoniam vero motiu func fubordinati > demonltrationes
anrece- dentesnancifcuntur,maiorem certitudinem, et evidentiam a
lubfeouentibus:fcilicer > exiftencia,& natura primi mouentis confirmatur
iecundis,alijfque fubfequentibus. Hxc conditio ratiocinancis ex motu,e(t
oppofita illi,quae ducitur ex nacura Quanti difcreci f 6c continui, nam in
Mathematicis vix aliqua demonftrationum anteccdentium pendec a iubfequentibus.
Tibiver6,legentimeostra£htus, occurent frequenter nonnulla amcnegle&a, qiu?
tuo iudicio debuiflenc dici; ied fcuo mehorrere confufionera,vcl
minimam,mareriaium>quas fuis locis deftinaui rra£Undas;Ide6,Licet fciam
mulcum lucis acceflurum rci, quam expono.fi eo loci cognofcacur aliquid,alio
loco referuarum, ramen id fepono,& pra:ftoloL loco congruo
do&rinam,qua: no debec anticipari. Nil pono moieitius obueniet cibi m m ea
Philofophia, quam quod fcpono obiediones manifeftas,dn#as ab exiftencia reru
contra conclufionnsillacasa racionibusanernis,v.g.infero mouentem non pcfle
quietcece in termino trafeuntcqui fu fibi iCqualis in entitate.Cui coclufioni
videcur aduerfan expeucua omniu generaciu fibi fimile in na- A i wraj, -
r" ta....\....^x V zlcriam M. tttra^fed (tperpendasfolutiones eiufmodi
obiedlionurnj facile intelliges eas^fi anteuertantur, neceflai io (us deque
conuerfuras vmuerlam Philosophiam, fine quarlira evidentia. Ponofi vim
a.gumenti conclufionisillataealTequans facile inteliigcsrcrum exiftennas,
&naturas dependcrea rationeaetcrna.a.rumpra in
fyllogifmo.&fupponeslatere aliquid in entibus concretis,vndecaptas
occafionem errorrs. Confulcoabftineoa quamplurimis, quce alioqum magna
contentionecontrouertuncurintei Philofophos, fi tamenhzc ncghgentu non
detrahatfcientia^quamprxtendo : Commemoroadexempkira differentiam
interdiftin&iones formalem*rationis ratiocinat*e,&modalem.Eiufmodi enim
contenrione.splunbus feculis agirarae, non habent momentum ad veritatcm
quaefuam,quod pofcat dispucationern zuternam. Non infero ex conclusionibus
primo illatis, reliquas omnes, qur inferripoflunt ed illas duntaxatj quae cx
ponunt natura mcntis, quoi fub»jciturratiocinio : immopleraquc rranfilio,
quxexdcmonftrati non obfciueprodcuntinlucem. s :
DemumnouerismenondocererespervocabuIa,fed res, confueta oratione declaratas,
significo per vocabuU vfitata,fi Hippetant, vci adhibeo aha ad placitum meum.
Capvt ir. -dxiomata ex identiutt ejfentiali. Ursauternpr^miffisaggredior
habitudincs identitatfs eflenti». A Afeddebeopnusaflignarcrationem communem
omnibus cnti' bus quatenus hxc dodnna fit vniuetfal.ffima, Nofti Theophile.
fpecierum. quascognolcituri adhibcmus . jffiW eflc lenfib.les a . as
imag.nabiles.ali.. intelligib.tes/ enlib.lcs refeW aliquod lenfib.le.non lolum
quod aftu exiftat.fed et quod fi, p S n t.ffimum fent.ent.: At vero
imaginab.les. &,nrelh#b,lcs r-fe r ..m . J nutum, magmantis &intcllige.
Hisnonrolumentia ^uexiftem praefenua.fed abient, a,pr^erita,futura,poffib,), a,
ac dcmum ab ft ra Exphcaturuserg Rationem communem omnibusentibus eim
affignaredebeo. quxaffirmetur deentibuspr. sentibus affirmVk dc
pwtcri^affirmabitur defuturis, affirmaretur de poflibSus^f! Tcnirenc X
jixiomata S venirent ad a£tum,qu#ue affiimatur de his, qux inrelliguntur,
abftrahendoabimentione praeteritorum praefentiumjfuturorum^ ac poflibilium.
Dicoigitur Ensefleid, quod exerceta&um eflendi, vt v.g amans c(l id,quod
exercet adtum amandi: Ctrm cogito Theophilum, coguo id ; quod cxercet a&um
eflendi Theophilum. Leo exercet a&umelfendi Leonem et quodlibet entium
exercct a&urn eflendi feipfum,fecundum praecifam entitatem vniufcuiufque,
ita vt Ego, quinon fuin Theophilus, non poflim exercere a&um eflendi
Theophilum: nec Leo poteft exercereadtum eflendi hominem. Qnaproprer ratio,
communis omnibus entibus, abftrahit ab omni fpeciali exercitio entitatis : ita
vt nuila fit,aut poflit intelligi communis omnibuscntibus, quam quae nuuraliter
concipuur ab omnjbus, quaeue habetur in ipfo communi
vocabulo.£«i:nimirum.id.quodaaumeflendi autexercet, autexercuit,aut
exercebit,aut potelt exercere,concipitur vt Ens, quod aut eft, aut fuit,aut
ent,auc efle poteit. Seclufa (citra negadonem ) omni praecisa rationeentitatis
vllius. Itaque id, quod non exercet actum eflendi, non est ens. Pneterita non
(unt.fed fuerunt entia. Futura non sunt/ederuncemia. PofTibilianonlunt/
edpofluntefle entia, &confequentcmil ho r»meflens. Ens vero abftraftum ab
intentione praefentis, prarteriti, futuri, &C posfibi!is,denotat praedicata
cflentialia Entis,mter, quae nil eflentialius ipfo exercitio eflendi. Porio
Gntiopponicur Non Ens,quodeft inintelligibile noncomteIle&o Ente:
quienimdormiensnilomnium cogitat, non ideointclligit Non-Ens,quia nil entitim
intclligat. Qm autem, int?Heclo Ente,intelligitnilcfletefidui,tiensccirecab
aaueflendi, isdemum intclHgit, feucogitatNon-Ens. Quaproptcr dico, Rationem,
communem oronibus enubus, elie Rationcm Non-Entis, fi, poiitiua intelleaione,
intellicatur sublata: scilicet Non Ens est ens coguatum, vt ceflauit ab
a&ueflendt vel qua tenusnonvcnita4 aaumexiftcndi. VerumNon-ens
habetfuasd.tfcrentias,& quidcm plures.has pcr ordinem narrabo, exorfus a
mimma Nonentitatcvfquead maximam. Lapis, cxpeiscaloris,noneft calidus,
arpotcftcalcre, fceatenusdi<icorcaiidiKin pocentia. Eflcensin potcntia cft
minimus gradum M. Nan-E ntitatis:nam id,dequo negatur caIor,eftens,tametfi
Non-ca* lor fit Non- Ens:non tamen lapidi cfl mcrum Non-Ens, quandoquidem lapis
potcft efie cahdus. Lapis non eft vifiuus colorati,nec poteft efle vifiuus :
Non eflr vifiuum.nccpofleefle vifiuum,eft Non Ens:at verd h*c negatio pocen*
i\x vifiua?, eft de lapide^qui eft pns;ita vt, lapidem non efle vjfiuum, non
fic mcrum Non-Ens. Socrates ccrto certius generabit filium; quifilius eft
Non-homo: non tameneftfic Non-homo.vtfunt Non homines illi, qui nonerunt. Sed
est homo futurus. At vero sunt alh, qiuceflcpoflunt.ncc tamenerunc;quotfunt
animantium,quotex hominibus,qui poflent gcnerarcfilios. ncctaracngcncrabtint?
Haccnon funtcntia fucuta, fed denominantur posfibilia,qua: magis recedunt ab
entitatc, quam quod sunt futura. Entibus possibilibus proxime accedunt entia
prastcrita : haec enim fic non funt,vt nequeant efle ; nec tamen deficiunc ab
omni encitatc, quandoquidem fuerunt aliquando. Denique illa quae neqne
(unt,ncque erunt ; neque fuerunt, nec esse pofliint videntur esse mera non
entia.-puta corpus re&ilincum biangulareiid enim imposfibilc eft eflc,
fuifle,aut fore. Non-cntium autem quaedam intelliguntur oppofica negatiue
alicui cnti prxcifo,ac fignato. Vnicum vero Non-Ens incclligicur oppolitum
negative omnibus entibus absolutc confideratis Si ribi oppono ncgatiu
Non-Ens,id Non entitatis,nuncupatur Non-TheophiiusCuiulmodi fonr Non-Pcti us,
Non-hic Leo, et a!ia innumcia. Non- nsautcm
oppofuuiuomnibusenribus.abfolutcconfidcratis nun cupatur nihil. Porro
intell.gereaut confiderare prxfata Non ! Entia cftcautelaamulnphcibus, grauis
fimifquecrroribus. proucnicoiibus ex confufa sub.eaione, et predicationc
huiulccmodi Non-Ennunv a quibus tibi caucbis haud d.fficulcer, f, nouucris
accurat8 . qu* (uh * lungo. iUU V.x est aliqua differentia non cnritntis,
qaamnon folcamus aut Lapis non est, fc J potcft eflc calidus,' d nuncupatut E W
in potcn cun L d U P m g Td. eft P 0 linsi posfibncfc. Anti Jlxionuts
Antichristus efl furuius, dicitur Ens fumrum. Filiusi ; em non cognituri
mulierem, dicitur ensposfibile. Abraham fuit homo dieitur Ens praereritum.
Corpus reiiilineum biangulare dicitut Ens abfolute imposfibile Non-Theoph:Ius
dicitur Negatio vniuscntis. Nihil, dicitur, Ncgario omnium entium. Porr6 nil
horum por eftcfFc< aut subjectum aut praedicatum reale, fi exciptas ens in
potentia, et ens imposfibile secundum quid:Iapis enim,
quiaftirmaturcaIidusinpotentia, quiue abfolute negaturviftuus. Eft ens. Cetctum
nil cntis eitquod fubijcias reliquis Non-entibus, quod per singular exempla demonstro.
Anti-Christus est futurus. Anti-Christus stat loco subiecti, qui in eadem
propofulone supponitur Non- ens,cum aiTeratur futurus. quocirca fubiedtum
illius propofitionisnon est ens. Eadem est conditio huius. Filius Petri, non
cognituri mulierem, est possibilis. Scilicet subjectum illius propofuionis non
est ens, sed poteftetfe ens, vt fupponitur, haec etiam Abraham fuit Homo: Habet
fubiectumj quod fuppomturnoncfie, fed fusse Ens : dc naum ifta: Corpus
reSiIineum biangulare eft imposfibile, non fu bijcit en<\ cum in ipfa
propositione afteratur non folum Non ens.led Sc cfie imposfibi)e,quod fu
cns:Cauebis crgo ubi a multiplici er rore,fi lupra didum confuetum modum
enuntiandi ndh:beas conlcius,ennumerata fubie&a di&arum propofitionum
non erte entis. His ergo eatenus explicaris, staruo primas propositiones
universalissimas formatascx Ente& Non ente, abftradasab omni
difterentiaentitatis. Vidcote'1 heophiIum,&tuaccuratcin fpecT:us enuntias
v.gde te ip(o,quodfis coloratus, quod fiscerta figura determinatus, quae
propositiones non sum illatae l et tamen dependent a te, ut a termino
simpliciterdiiao.quiaccurareinfpeaus de se enuntiar prasrata, et aha eiufmodi.
Verum hoc loco non ccnfidero habitndmcs, quarinterccdunr terminos realiter
diftinaos, sed eas duntaxat, quas nos comminifcimur inter ens, relatum ad lemet
ipsum, et ad non ens, cumcnim priroum, quod obiediue cadit in mentcrn nostram,
fitcns, ftlfl M. fit Ens, fiid simpliciter dictum, seu apprehensum, referarur
ad femet ipsum, fefe pertinacifiime enuntiat, acrepetit Ens. Unde habemus hanc
propositionem. “Ens est ens.” Qux est prima omnium per se notarum
incommutabilium, non solum quia non sit lllata sed etiam quia non sit
enuntiata, aut exarata abaho termino simpliciore, a nobis accurate in(pe&o.
Ex hac propositione habetur haec. “Non ens est non ens.” Quae est notisima,
citra ullam illationem: ignorarem tamen illam fi nelcirem hanc Ens eft ens.
Porro quod ensfit ens,^£quipollere videtur huic. Ens est se ipsum. Hinc vero
fubinfero alias propositiones:Vnam ex eo, quod ens est ensi in numeras ex eo,
quod ens sit se ipsum vfic ergo argumentor; Hoc, “Ens est ens.” Ens vero est
impossibile, fit Non-ens: Ergo hoc ens non est Non ens. Hoc Ens est se ipsum:
ld autem, quod est se ipsum, impossibile est sit ullum aliorum entiu. Ergo hoc
ens non est ullum aliorum entium, scilicet: Hoc: “Ens non est ens”, nunc upatum
A.nequc ens nunc upatum E, neque vJlum aliud, ex omnibus,quae exiftunt. Quoniam
vero enri, vniuerfalisfime confiderato, licet fubfumere quotquot funt entium cxiftentium6c
exindeformare propofitiones, et ilIanones, prasfatis analogas, uno exemplo
commonstro, ut ld fiat. “Theophilus est Thcophilus.” “Theophilus est se ipsum.”
Hmc fic argumentot “Theophilus est Theophilus” Id quod eft Theophilus
imposfibile eft. sit simul non Theophilus. Ergo Theophilus non est simul non
Theophilus.” “Theophilus est se ipsum.” Id, quod est se ipsumi impossibilc est,
sit vllum ahorum cntium. Ergo Theophilus non est vllum nlioium cncium. Scilicet
Theophilus non ctl Pctius; non hic Lco, non hic lapis, non vllumaliorurn
cntium. Quoddixidc Theophilo, idv erificatur de quocunquc alioente, quo
Axiomata quomodo libet confidermo. v.g. Ens ad tu est enfac5 Hi ; est re ipsum.
Ens m porcnua,cft cns in porcntia, elUe iplum. i. urrens elt curtens, est se
ipsum. Quin iramo aufim diceie Non ens eft non-ens.est se ipsum. Sic enim
argurnentor Non-Ens est non-ens At Non-ens est impossibile fu Eus Ergo Non ens
non est Ens. Non Theophilus est non Theophilus, At non Theophilus est
impossibilc quod sit non-ens, aliud anon Theophilo. Ergo Non-Theophilus non est
non-ens, aliud a non-Theophilo. Neque bexiftimes harum propositionum luillum ef
cvsum in Philosophuv. tu iple ex pericris freqnent! flimum, £ximiumque solatium
ex-cuidentiflima incommutabiluatehuiul modi propohuonum: faepius enim infertur
condufio tam recondita, tantique momenti in PHILOSOPHIA, vt trepidi exhibeamus
noftrum aflinfum. Verum conie&i incam necessitatem qucc nos compellat, aut
aflentiri illatfe conclusionem, aut negare ens esse se ipsum, inttepidi
aflentimur illatae conclufioai. Ni> Haenimeftillatio, quae vimillatiuaranon
fibi derivet ab hacptopofuione. “Ens est ens.” Id uno syllogismo ostendo Luna
loco movetur Id, quod-loco mauetur, neceflari61oco-inoiieturabaHo: Ergo luna
Loco movetur ab alio. Quod Locob meueatur, cernisoculocorporali, quod vcro Ens
loco-motum incommutabiluer moueatur ab alio.cernis oculo mentali. lraque
pr^bueris assensum duabus illis prasmiflis, et tamen trepides affeiuui
conclusioni, cogeris praebere affcnfum, fi animaduertas, ex negata conclusione,
et conceflis premissis necessario sequi, Lunam simul moveri et non moveri. Quod
moveatur supponitur in minore: quod loco morum neceflario
moucaturabalio,concediiurin maiore. Ac impossibile est junam moueri Localiter,
et non moueri locabiliter, si non sit possubiIe, Ens simul esse ens, et
Non-ens.id sctb est impossibilccum ens necessario sit ens. Hoc confirmatio
cuiuscunque illationis dicitur a Philofophis probatio pet impossibile Itaqueens
quod cunquc simpliciter dictum fefc ex erit in propositionem hanc identicara. I
o VtUrUni Mtgni Ens est Ens; Ens est se ipsum Ex quibus citra illationem
habemus has, “Non ens est non ens.” Non-Hns.eft fe ipsum I:x quibus
qualitcrcunqjtc ratiocinando habcmus has, Ensnondt Non Ens Non Ens non eit ens
Habes ergo Theophilo ex rarione, comrauni omnibus entibus, unam primam, vniuet
falisfimamque propolirionem, incommutabilem, per se notam, ex qua ratiocinando
intuli alias. At vero nulla cearumillationumfunr reales, quandoquidemhabitudo,
aut affirmata, aut neg3ta, non est realis. Negata non est realis, quia non
negatuc habitudo vlla, sed ipsum Ensdealio ente: Habitudo autem non est
affirmata non est realis.-nam termininon sunt realiter distin- ens cthpraratae
enim habitudines affirmatae, funt habitudines identitatis, inquibusens, vt
fubijcitur, non diueifificatur afe, vt praedicatur. lllx enim propolirones,
quas in Logica denominavi identicas, non fuiil i eales, immo nec sunt
propofuioncs, sed dnftiones. Ut enira is, qui dicit, fecernit ens dictum a rdiquis
entibus, fic qui statuit lllud ipsum Ens clTe se ipsum et: non esTc ullum
aliorum entium, concipic ens catenus cognitum, velut sit indiuisum in fe,&
d uifum ab alijs, jicl vero nolTe de aliquo cnte, est dicere ens illud. Non
tamen inuoluo dictioni mdicium, fcdaio, iudicium de illis propositiombus non
esse realcjecquidem icio eiufmodi affirmationes et negationes elle notitias
intellectuales entium,cognitorum infra intelledioncm ed hanc distinctionem
reieruo in alium locum. Grice e Grice, Grice ha Grice, Grice izz Grice, Grice
hazz Grice. Valeriano Magni. Magni. Keywords: implicatura. Luigi Speranza,
“Grice e Magni: ‘Paolo e Paolo: assiomi e principi metafisici” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Maierù:
la ragione conversazionale – la scuola di Roma -- filosofia lazia -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza per il gruppo di gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Lessico
intellettuale europeo – Terminologia logica della tarda scolastica – centro di
studio del C. N. R., Ateneo Roma. Secondo le norme del lessico intellettuale europeo
il saggio di M. è stato sottoposto all'approvazione di MAURO (si veda) e GREGORY
(si veda). M esprime la sua gratitudine al prefetto della biblioteca apostolica
vaticana e ai direttori delle biblioteche angelica, Casanatense, nazionale centrale
Vittorio Emanuele II e Universitaria Alessandrina di Roma; Ambrosiana di
Milano; dell’archiginnasio di BOLOGNA; Padova; Marciana di Venezia; Corpus
Christi, Cambridge; della Biblioteka Jagielloriska di Cracovia; della
Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt; della Bodleian Library di
Oxford; della Bibliothèque Nationale di Parigi; della Oesterreichische
Nationalbibliothek di Vienna. Deve alla loro cortesia se lei è stato possibile
utilizzare i fondi manoscritti o a stampa sui quali è stato condotto il lavoro.
Ringrazia di cuore MINIO-PALUELLO (si veda), che lui ha fornito preziose
indicazioni relative alla traduzione boeziana degl’elenchi sofistici; Pinborg,
che ha messo a mia disposizione le notizie da lui raccolte su Maulevelt; MAURO
(si veda) e Dazzi, che hanno avuto la bontà di leggere e discutere con M. il
manoscritto. E ancora Zafarana, Crapulli, Bagliani, e Stabile. Un
ringraziamento particolare vada a GREGORY (si veda), che ha indicato M. un
metodo e lui ha aiutato costantemente e conctetamente durante la preparazione,
la stesura e la stampa del saggio. Senza i suoi consigli e il suo
incoraggiamento non avrei potuto superare le non poche difficoltà incontrate.
Spera che i risultati non siano del tutto inadeguati alla fiducia accordatami.
Roma. Nel corso dell’esposizione sono utilizzati i seguenti simboli: CP a D',
‘G’, ‘1°, ‘5 variabili proposizionali; ~ “non,” segno della negazione (~p, P);
‘3° «se... allora», segno dell’implicazione (p > q); «e», segno della
congiunzione. In genere è omesso. pq si legge: “p e q”; «0 », segno della
disgiunzione (pvg); = « equivale », segno dell’equivalenza (p = g). Per quanto
riguarda le citazioni di testi, si noti: dei testi tratti da manoscritti o da
antiche edizioni sono state normalizzate le grafie secondo l’usus scribendi del
latino classico; si è unificato l’uso delle parentesi per tutti i testi
(compresi quelli ricavati da recenti edizioni); le parentesi acute, ( )m indicano
sempre integrazione. Le parentesi quadre, [ ], indicano espunzione, o includono
una frase o un rimando utile alla comprensione del passo in esame. Gli studi
dedicati alla storia di quella parte della filosofia del linguaggio detta ‘dialettica’
dimostrano che l’insieme delle dottrine fiorite nella storia non può essere
ricondotto, puramente e semplicemente, al patrimonio ereditato dagl’antichi
romani. Possiede una propria autonomia e una fisionomia ben definita. È vero
però che ciò che i filosofi hanno elaborato non è spiegabile senza tener conto
dell’eredità degl’antichi. Proprio per questo, qualsiasi tentativo di delineare
una storia anche parziale dei concetti di filosofia del linguaggio deve
prendere le mosse da un esame di quanto i filosofi hanno ricevuto
dall’antichità. Ricorderemo quindi, brevemente, i filosofi italiani e i testi
di logica antica noti nel medioevo italiano. Cfr. Bonner, Medieval logic:
an outline of its development, Chicago, Moody, Truth and consequence in logic,
Amsterdam; Bochenski, A history of formal logic, trans. and ed. by I. Thomas,
Notre Dame, Ind; W. and M. Kneale [citato da H. P. Grice], The development of logic,
Oxford – originally, ‘The Growth of Logic,’ an Oxford seminar. Si tralascia qui di
ricordare e discutere opere come quella di Prantl, Geschichte der Logik im
Abendlande, Leipzig, utile per le notizie che fornisce ma superata
nell’imposizione. Di essa esiste una traduzione parziale con il titolo Storia
della logica in]. Maestro di logica per eccellenza è Aristotele. La sua
autorità è incontrastata. Con le sue affermazioni i filosofi fanno i conti
anche quando si è ormai operato un notevole distacco dalle posizioni
aristoteliche. Il complesso di opere aristoteliche che va sotto il nome di organon
-e cioè, “Categorie”, “De interpretatione” – su cui H. P. Grice ha datto
seminari publici a Oxford con J. L. Austin e J. L. Ackrill e J. O. Urmson --, primi
analitici, secondi analitici, topici ed elenchi sofistici – ma non la Retorica
o la Poetica, o Dell’anima --, a mano a mano che è conosciuto nelle sue varie
parti, è utilizzato e assimilato grazie a un’assidua ‘lettura’ nelle scuole,
especialmente al primo studio europeo a BOLOGNA, fondato in 1201. La storia della filosofia del linguaggio è,
per molti aspetti, la storia della penetrazione e dell’utilizzazione delle
opere dello Stagirita. Accanto alle dottrine aristoteliche sono da ricordare
quelle del “Portico,” -stoico-megariche. Esse hanno operato in modo meno
scoperto, grazie alla mediazione di BOEZIO (si veda), soprattutto, specie per
quanto riguarda la dottrina delle proposizioni ipotetiche e dei sillogismi
ipotetici, del resto sviluppate anche, nell’ambito della scuola del ‘Lizio’ aristotelica,
da Teofrasto e Eudemo. Ma per comprendere l’ ‘evoluzione’, p unita
longitudinale della filosofia del linguaggio e la posizione storica di certi
problemi è necessario tener conto, oltre che dei contributi dei due grandi
filoni della filosofia del linguaggio ricordati, anche di altri autori e testi
che hanno avuto notevole importanza per la conoscenza e lo studio delle
dottrine. Innanzi tutto, oltre alle opere retoriche, vanno segnalati i “Topica”
di CICERONE (si veda). Poi, il “De Interpretatione” attribuito ad Apuleio di
Madaura che, con le sue due parti dedicate rispettivamente allo studio
dell’enunciato e [del Occidente -condotta da LIMENTANI (si veda), Firenze).[Sta
in Apuler Mapaurensis Opera quae supersunt, De pbilosophia libri, Liber De
interpretatione, ed. Thomas, Leipzig. Per questo testo si veda Sullivan,
Apuleian Logic. The Nature, Sources, and Influence of Apuleius's De
interpretatione, Amsterdam] 11 sillogismo categorico, è stato a lungo il
manuale su cui si sono formati i filosofi. Ancora, l’Isagoge di Porfirio,
dedicato ai predicabili o quinque voces -genere, specie, differenza, proprio e
accidente -che, nelle traduzioni di VITTORINO (si veda) e BOEZIO (si veda), è
stato sempre ben noto e diffuso e ha fornito ai filosofi la formulazione del
problema degl’universali, che infatti prende le mosse dalle parole del proemio.
Inoltre, le opere enciclopediche di Marciano Capella (De Nuptiis), Isidoro (Etymologiarum
sive Originum), dedicate alla sistemazione delle nozioni fondamentali delle
arti liberali e che riservano quindi una parte alla grammatica, la dialettica e
la retorica, riprendendo dottrine aristoteliche mediate prevalentemente dal De
interpretatione attribuito ad Apuleio, almeno per quelle che si trovano in
esso; il Liber de definitionibus di Vittorino; le opere di Boezio, siano esse
le traduzioni di tutto l’Orgaron di Aristotele o di Porfirio, siano commenti
alle opere di Aristotele (uno alle Categorie, Si veda la trad. di Boezio in
Categoriarum supplementa, Aristoteles latinus, ed. L. Minio-Paluello adiuv.
Dodd, Bruges; i frammenti della trad. di Vittorino; v. la posizione del
problema degl’universali. Martrani Minner Fericis Capellae De nuptiis
Philologiae et Mercurii, ed. Dick, Leipzig; Cassiopori Senatorris
Institutiones, ed. Mynors, Oxford; Isidori Episcopr Etymologiarum sive Originum,
ed. Lindsay, Oxford. L’opera è edita tra quelle di Boezio in P. L. In
Categorias Aristotelis libri quatuor, P.L. Per l’ipotesi dell’esistenza d’un
secondo commento cfr. P. Hadot, Un fragment du commentaire perdu de BOEZIO sur
les Catégories d’Aristote dans les codex Bernensis, Archives d’histoire
doctrinale et littéraire] due al De Interpretatione?) o a Porfirio (due
commenti), o, ancora, ai Topica di CICERONE (si veda), siano monografie
(Introductio ad syllogismos categoricos, De syllogismo categorico, De
syllogismo bypothetico, De differentiis topicis, De divisione). Sono opere che
fissano una terminologia (che alla lunga soppianta quella di CICERONE e di
Apuleio e s'impone definitivamente) ed offrono ampio materiale per
l’approfondimento delle dottrine di filosofia del linguaggio. Infine, un’opera
anonima, Categoriae X, uscita forse dai circoli temistiani (MINIO PALUELLO l’ha
edita di recente sotto il titolo di PARAFRASI TEMISTIANA nell’ARISTOTELE LATINO,
‘lanciata’ da Alcuino, il quale forse per primo l’attribuì ad Agostino, con
un’edizione dedicata a Carlo Magno. Sono da ricordare ancora i Principia
dialecticae attribuiti ad Agostino, il De doctrina christiana e il De ordine
certamente di Agostino, più per lo stimolo fornito dall’autorità d’Agostino
allo studio della dialettica, della quale egli sottolinea spesso l’importanza
in quelle opere, che per un effettivo contributo dottrinale (esso, comunque, è
di matrice del PORTICO. Anic Mani Severini BoertHm Commentarii in librum
Aristotelis IIEPI EPMHNEIAXZ, rec. Meiser, ed., Lipsiae; Anrcrr Manti Severini
Boethii In Isagogen Porphyrii Commenta, rec. Schepps-Brandt, Vindobonae-Lipsiae.
In Topica di CICERONE commentariorum, P.L. 64, 1039D-1174B. 1? Introductio ad
syllogismos categoricos, P.L.; De syllogismo categorico libri duo; De
syllogismo bypothetico; De differentiis topicis; Liber de divisione. Cfr.
Ryk, On the Chronology of BOEZIO Works on Logic, Vivarium. Cfr. Anonymi Parapbrasis
Themistiana, PsEUDO-AUGUSTINI Categoriae decem, ed. L. Minio-Paluello,
Aristoteles latinus, Bruges. Cfr. P.L.; cfr. ora De doctrina
christiana, recensuit et praefatus est Green, Vindobonae. Cfr. P.L. Questo patrimonio
di testi e di dottrine non e tutto utilizzato nei vari periodi. Mentre la
cultura filosofica è dominata prevalentemente dai manuali ricordati, e
segnatamente dall'opera di Isidoro, Alcuino, per scrivere la sua Didlectica,
utilizza un corpo di testi comprendente Isagoge, Categoriae X, De
Interpretatione dello ps. Apuleio e il primo commento di BOEZIO al De
interpretatione. Nel successivo si diffondono, oltre all’opera
pseudo-agostiniana Categoriae X che lascia in ombra quella originale di
Aristotele (pure non ignota), il De Interpretatione dello ps. Apuleio,
l’Isagoge, il De interpretatione di Aristotele, i Topica di CICERONE e il De
dialectica dello ps. Agostino. Intanto, cominciano a diffondersi gl’altri
commenti di BOEZIO e tutta l’opera di Boezio (traduzioni, commenti, monografie)
s’afferma decisamente: la 1? Cfr. praefatio a De interpretatione vel
Periermenias, ed. L. Minio- Paluello-G. Verbeke, Aristoteles latinus, Bruges-Paris;
il De dialectica di Alcuino è in P.L. Una prima sistemazione dei dati relativi
alla diffusione di questi testi è in A. VAN pE Vyver, Les étapes du
développement philosophique, Revue belge de philologie et d’histoire. Per la
diffusione delle Categorie d’Aristotele, cfr. gli studi di Minio-Paluello: The
Genuine Text of BOEZIO Translation of Aristotle’s Categories, Studies; The Text
of the Categoriae: the Latin Tradition, The Classical Quarterly; NOTE
SULL’ARISTOTELE LATINO MEDIEVALE, Rivista di filosofia neoscolastica. Oltre
alla praefatio alle Categoriae vel Praedicamenta, ed. L. Minio-Paluello,
Aristoteles latinus. Cfr. L. Minro-Paluello, praefatio a De interpretatione. Per
la diffusione del De interpretatione, cfr. Isaac, Le Peri Hermeneias en
Occident de BOEZIO ed AQUINO. Histoire littéraire d'un traité d’Aristote, Paris]
sua influenza dura praticamente incontrastata. In questo periodo si rafforza e
consolida una tendenza, affiorata già nei secoli precedenti, a raccogliere in
un solo manoscritto più opere destinate a coprire un ampio arco di dottrine
logiche e perciò poste a base dell’insegnamento. Un gruppo di tre opere,
Isagoge, Categorie di Aristotele e De interpretatione, circola stabilmente
insieme; ad esso si affiancano le opere di Boezio, e soprattutto le monografie
De divisione, De differentiis topicis, De syllogismo categorico e De syllogismo
bypothetico che, insieme alle tre opere ricordate, costituiscono i septem
codices posti da Abelardo alla base delle sue esposizioni di logica. Altre
opere, come il De Interpretatione dello ps. Apuleio e i Topica di CICERONE,
sono oggetto di lettura. Ad esse si e intanto affiancato il Liber sex
principiorum, esposizione di sei categorie -principia: azione, passione,
quando, dove, situazione, abito) che integra quella di Aristotele, che ad
alcuni di questi temi non ha fatto molto spazio. Il Liber risulta composto da
uno o due frammenti di un’opera riguardante la expositio delle Categorie di
Aristotele dovuta ad un anonimo autore. Intanto nelle scuole cominciano a
penetrare le altre opere di Aristotele tradotte da BOEZIO e tutte tradotte di
nuovo dal î Cfr. per tutti, L. Minro-Paluello,
Les traductions et les commentaîres aristoteliciens de BOEZIO, Studia
Patristica, e Chenu, La théologie, Paris
(Aetas Boetiana). Cfr. Perrus AsarLarpus, Dialectica, the Parisian Manuscript by Rijk,
Assen. Ch; L.
Minio-PALUELLO, Magister Sex Principiorum, Studi Medievali. Per la storia della
cultura IN ITALIA nel Duecento e primo Trecento. Omaggio ad ALIGHIERI (si
veda). Il testo (AnonvMI Fragmentum vulgo vocatum Liber sex principiorum) è in
Categoriarum supplementa,; si veda 13 e — mem greco specialmente ad opera di
Veneto; Abelardo ha conoscenza degl’elenchi sofistici e dei primi analitici; i topici
(già però in parte noti ad Abbone di Fleury, Gerberto d’Aurillac e Notkero) e
gl’elenchi sono utilizzati da Adamo Parvipontano nell’Ars disserendi; Giovanni
di Salisbury per primo dà notizia dei Secondi analitici, venuti in circolazione
ma non ancora normalmente in uso a Chartres. Tutte queste opere sono già
oggetto di lettura a Parigi. Si ricostituisce allora il corpus delle opere
logiche di Aristotele, con o senza aggiunta di altre opere. Si denomina ars
nova il complesso di opere aristoteliche di recente acquisizione -Primi e
Secondi analitici, Topici ed Elenchi --, mentre con l’espressione quivi la
praefatio dell'editore; l’opera è in capitoli. Uno tratta della forma, cinque
delle prime cinque categorie ricordate, uno dell’habitus, uno de magis et
minus. Su Veneto, cfr. i contributi di L. Minio-Paluello: Giacomo VENETO Grecus,
Canonist and Translator of Aristotle, Traditio. Note sull’Aristotele latino
medievale, Filosofia scolastica; Veneto e l’aristotelismo latino, in Venezia e
l'Oriente fra tardo medioevo e rinascimento, a cura di PERTUSI (si veda), Firenze.
Cfr. M.T. Beonio BroccHieri Fumacatti, La logica di Abelardo, Firenze. Cfr.
Mio-ParueLto, Note sull’Aristotele latino medievale, Rivista di filosofia
neoscolastica, Cfr. Minro-PaLueLro, Adam of Balsham Parvipontanus and his Ars Disserendi, Mediaeval and
Renaissance Studies, Joannis SarissERIENSIS Episcopi CarnoTENSIS Metalogicon, rec.
Webb, Oxonii. Sui programmi di studio a Chartres e a Parigi cfr. Isaac; in
generale, cfr. GRABMANN, Aristotele, Mediaeval Studies, ora in
Mittelalterliches Geistesleben, Miinchen. Cfr. Minio-PaLueLLO, Magister Sex
Principiorum: il ars vetus si designano i testi in uso da tempo, anche se, in
seguito, l’espressione viene usata dai filosofi a designare prevalentemente le
tre opere: Isagoge, Categorie, De interpretatione, alle quali risulta quasi
sempre aggiunto il Liber sex principiorum. Queste sono, in sintesi schematica,
le linee storiche dell’acquisizione del patrimonio logico da parte dei filosofi.
Ma essi, mediante un assiduo studio e commento dei testi, giunsero ben presto a
elabotare gl’elementi fondamentali di un corpo di dottrine. Due contributi
dottrinali sono decisivi in tal senso. Da una parte, la dottrine della
GRAMMATICA RAZIONALE O FILOSOFICA, raccolte da Donato nelle Artes grammaticae e
da Prisciano negli Institutionum grammaticarum libri, sono oggetto di studio e
di commento, diventano testi di scuola e vengono distribuiti secondo criteri
scolastici. Di Donato si legge l’Ars zizor, l’Ars maior -libri primo e secondo
dell’ Ars maior -e il Barbarismus -libro terzo dell’Ars maior. L’opera di
Prisciano è divisa in Priscianus maior (comprendente i libri I-XVI degli
Institutionum grammaticarum libri) e Priscianus minor (libri XVII-XVIII). Tra i
commentatori di Prisciano corpus aristotelico ricostituitosi circola in due
forme, la FORMA ITALIANA (o italo-germanica), senza l’aggiunta di opere di
Boezio, l’altra francese, che ha in più il De divisione e il De differentiis
topicis di Boezio. Cfr. Aristoteles latinus, codd. descripsit Lacombe, in societatem operis
adsumptis Birkenmajer, Dulong, Aet. Franceschini, pars prior, Roma. Prosi Donati Serva
qui feruntur De arte grammatica libri, ex rec. Mommsenii, in Grammatici latini,
ex rec. Keilii, Lipsiae: Ars minor, Ars maior, Prisciani GrammaTICI
CAESARIENSIS Inustitutionum Grammaticarum libri XVIII, ex rec. Hertzii, in
Grammatici latini, cit., Lipsiae. Cfr. Roos, Die Modi significandi des Martinus
de Dacia. For- occupano un posto di rilievo Guglielmo di Conches e Pietro Elia.
Ma l’approfondimento delle dottrine grammaticali è stato possibile grazie alla
filosofia di Aristotele mediata da Boezio (compreso il Boezio degli opuscoli
teologici). Il secondo contributo è rappresentato dall’inserimento delle nuove
opere di Aristotele e soprattutto degli Elenchi sofistici nell'ambito
degl’interessi logico-linguistici in sviluppo. Gli Elenchi, commentati a
Costantinopoli da Michele di Efeso, tradotti e commentati da Giacomo Veneto,
rappresentano in Occidente il contributo di Aristotele e della tradizione greca
e bizantina mediata dal Chierico Giacomo alla chiarificazione dei problemi che
traggono la loro origine dall'uso equivoco EQUIVOCO GRICE delle parole nel
discorso. Essi sono il primo dei testi nuovi di Aristotele ad entrare in
Occidente, e innanzi tutto IN ITALIA, per poi passare in Francia, dove e già in
atto lo sviluppo delle dottrine logico-linguistiche, e quindi nel resto
d’Europa. Lungo tutto questo arco, da un lato l’analisi delle parti del
discorso proposto dalle grammatiche di Donato e di Prisciano, dall’altro
l'indagine sui termini di cui si compone l’enunciato, quale è nel De
interpretatione e nei commenti boeziani ad esso, contribuirono a individuare
alcuni temi, che vanno da quello della vox a quello della SIGNIFICAZIONE
(SEGNO) e della consignificatio, dall’indagine sui rapporti tra piano della
realtà, piano mentale e piano [schungen zur Geschichte der Sprachlogik, Beitràge
zur Geschichte der Philosophie, Miinster W.-Kopenhagen. Cfr. Minio-Paluello,
Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino; Rrjk, Logica modernorum. A
Contribution to the History of Terminist Logic, On the Theories of Fallacy,
Assen; un bilancio del contributo grammaticale e del contributo proveniente
dalla dottrina delle fallacie si trova in In, Logica modernorum, Il, i: The
Origin of the Theory of Supposition, Assen] linguistico a quello, più complesso, tra oratio ed
enuntiatio da un lato e realtà SEGNATA – SIGNIFICATA -e intelletto che compone
e divide i concetti espressi dalle parole, dall’altro. Fino all’articolazione
dei termini componenti l’enunciato in categoremi o parti significative,
soggetto e predicato, e sincategoremi, particelle consignificative o operatori.
Dottrine semantiche ed enucleazione di strutture rilevanti da un punto di vista
sintattico sono ben presto sistemate in appositi trattati de proprietatibus
terminorum, detti anche parva logicalia in relazione alle dottrine propriamente
aristoteliche rappresentanti per eccellenza la logica, e che nel nuovo genere
della letteratura logica, le summulae, fanno seguito ai trattati nei quali le
dottrine aristoteliche sono riassunti per la scuola. Ma, contemporaneamente, ci
si dedicò allo studio dell’inferenza logica, elaborata a partire dagli stessi
testi aristotelici — Primi analitici e Topici — e da elementi del PORTICO. Si
comincia a parlare delle conseguentiae e si avvia la costituzione di dottrine
della logica degl’enunciati che trovarono posto in trattati autonomi. Questo
corpus di dottrine, appartenenti sia alla logica o CALCOLO DEI PREDICATI che
alla logica degli enunciati, è designato con l’espressione logica moderna, o
logica modernorum, mentre logica antiqua è detto l’insieme di logica vetus e di
logica nova. I trattati più significativi nei quali si concretizza la logica modernorum
sono i seguenti [Cfr. In Arist. Periermenias; e ancora DE Rijk, Logica
modernorum, Cfr. I.M. BocHENSKI, De consequentiis Scholasticorum earumque
origine, Angelicum; ma si vedrà con profitto di BòHNER, anche Does Ockbam know
of Material Implication, Franciscan Studies, ora in Collected Articles on
Ockbam, ed. Buytaert, Louvain-Paderborn. Una prima sistemazione in BòHNER,
Medieval Logic, Proprietates terminorum: studiano i vati categoremi, e
comprendono: de suppositionibus o dottrina della funzione di un termine che
occorre in una proposizione in luogo della cosa di cui si parla. Essa si
articola in varie specie; — de armpliatione; — de restrictione; — de
appellatione; — de copulatione; — de relativis, studio della supposizione del
pronome relativo, condizionata dal rapporto che esso ha col termine
(antecedens) al quale è ordinato. Queste dottrine hanno molto spesso, al di
fuori delle surzzzulae, sistemazione in trattati autonomi; Tractatus
syncategorematum: è lo studio delle particelle consignificative, o operatori
logici. Essi sono talora espliciti, talora impliciti in un categorema. Omnis è
un semplice sincategorema. “Differt” è un *categorema* che ha un importo
sincategorematico. Lo studio dei categoremi comprendenti un sincategorema trova
spesso posto nei trattati de esponibilibus. Ma sincategoremi e categoremi
aventi un importo sincategorematico condizionano la supposizione dei termini
che ad essi seguono, confondendoli. Si hanno così anche alcuni trattati de termiinis
confundentibus. Tutti i trattati dedicati ai sincategoremi hanno avuto alterna
fortuna. Spesso sono stati assorbiti nei Sophismata, raccolta di problemi
vertenti su proposizioni che richiedono particolari analisi proprio a causa dei
sincategoremi e termini con importo sincategorematico in esse presenti di: e
L.M. De Ryk, Logica modernorum. Cfr. anche, per una valutazione in termini di
logistica di alcuni temi, Prior, The Parva logicalia in Modern [Griceian] Dress, Dominican Studies;
WersnerpL, Curriculum of the Faculty of Arts at OXFORD (H. P. GRICE), Mediaeval
Studies, ha fatto il punto sulla questione (cfr. anche: Developments in the
Arts Curriculum at OXFORD. De consequentiis, dedicati alla dottrina
dell’inferenza logica e in genere alla logica degli enunciati; De
obligationibus: analizzano e sistemano le regole della disputa scolastica, che
hanno avuto origine dal quotidiano esercizio della disputa sulla traccia,
probabilmente, dei luoghi dialettici; De insolubilibus, dedicati all'esame di
proposizioni antinomiche secondo la tradizione del paradosso del bugiardo. La
discussione è condotta con l’aiuto di dottrine sematiche e serve a precisare il
significato di una proposizione; De veritate propositionis: è un genere di
trattato che si ricollega agli insolubilia e ripone in discussione il
significato della proposizione; trattati de probatione propositionis, trattati
de sensu composito et diviso. Quanto la logica debba a influenze bizantine e
arabe è ancora oggetto di indagine. Ma due fatti sembra siano definitivamente
acquisiti. Il primo è che di nessuna delle opere; ma si veda M. GrABMANN, Die
Sophismataliteratur mit Textausgabe eines Sophisma des Boetius von Dacien. Ein
Beitrag zur Geschichte des Einwirkens der aristotelischen Logik auf die
Ausgestaltung der mittelalterlischen philosophischen Disputation, Beitràge zur
Geschichte der Philosophie, Miinster. Cfr., per una presentazione
generale, Brown, The Role of the Tractatus de obligationibus, Franciscan
Studies. Secondo Birn, The Tradition of the Logical Topics: Aristotle to Occam,
Journal of the History of Ideas, queste dottrine hanno avuto origine dai
Topici. Cfr., per
alcune note storiche, Prior, Some Problems of self- reference in Buridan, The British
Academy; RiJk, Somze Notes on the Mediaeval Tract] comprese nell’Organon di
Aristotele, fatta eccezione per i Secondi analitici, esiste una traduzione
dall'arabo, né risulta sia mai esistita, mentre, per quanto riguarda i Secondi
analitici, perduta la versione boeziana, essi sono tradotti dal greco da
Giacomo Veneto e poi da anonimo. Solo dopo Giacomo Veneto, Gerardo da CREMONA
(si veda) ne fece una traduzione dall’arabo. Ma tutto Aristotele, con eccezione
di poche parti, giunse ai latini prima dal greco che dall’arabo. È questo un
elemento in più a testimonianza che i rapporti culturali con l'Oriente greco
non furono mai interrotti. Per questo canale passa anche il commento agl’elenchi,
tradotto dal greco e attribuito ad Alessandro d’Afrodisia, peraltro perduto în
greco (il testo greco del commento agli Elenchi pervenutoci è di Michele di
Efeso. IN LATINO restano alcuni frammenti del commento di Alessandro - e il commento
ai Secondi analitici di Alessandro d’Afrodisia, del quale parimenti manca il
testo greco, entrambi tradotti da Giacomo Veneto. L'altro fatto è che l’Isagoge
alla logica di Avicenna, unico trattato logico dello Shifa tradotto in latino,
e la Logica di al-Ghazali circolarono ed ebbero influenza, insieme con le opere
di De insolubilibus, with the Edition of a Tract, Vivarium. Roure,
La problématigue des propositions insolubles suivie de l’édition des traités de
Shyreswood, Burleigh et Bradwardine, Archives d’histoire doctrinale. Un bilancio puntuale delle
traduzioni dal greco in latino è in L. Minio-Paluello, Aristotele dal mondo
arabo a quello latino, in L’Occidente e l'Islam nell'alto medioevo, CENTRO
ITALIANO DI STUDI SULL’ALTO MEDIOEVO, Spoleto, oltre che nel già cit. Giacomo
Veneto e l’aristotelismo latino. Cfr. Minro-Paruetto, Note sull’Aristotele
latino medievale. Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino] Averroè e degli
altri filosofi arabi, in una direzione ben precisa: se della determinazione
delle intenziones o concetti, e quindi È ; ; ; h; scorso considerato a livello
mentale, e della discussione di problemi appartenenti alla metalogica. Filosofi
e testi della logica modernorum Il periodo di storia della logica oggetto
d’indagine in questo lavoro è limitato ai secoli XIV e XV. Ma l’esigenza di
rendere conto dei precedenti, o del formarsi di alcune dottrine, ci ha condotto
spesso a tener presente non solo opere del secolo XIII, ma anche i testi,
disponibili in edizioni, del secolo XII. Diamo qui di seguito uno sguardo sommario
ai filosofi e ai testi utilizzati. Ci si è limitati alla Dialectica di
Garlandus Compotista, alle opere di Abelardo (Introductiones Cfr. la Logica di
Avicenna in AviceNNAE perbypatetici phi i medicorum facile primi Opera in lucem
redacta È pon rota potuit per canonicos emendata, Venetiis mandato ac sumptibus
haeredum nobilis viri domini Octaviani Scoti per Bonetum Locatellum
Bergomensem, ff. 2ra-12vb; la Logica di AL-GHAZALI è in C.H. LoHR, Logica
Algazelis, Introd. and Critical Text,
Traditio. ma si tenga presente anche il Liber de intellectu di ax-Kinpi
(o Liber introductorius in artem logicae demonstrationis collectus a Mabometh
discipulo ALquinpi philosophi) ed. in Nacy, Die philosophischen Abbandlungen
des Ja “qb ben Ishàq al-Kindî, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster.
Di recente ha sottolineato l’importanza dello studio delle intertiones, e
quindi dell’influenza araba, J. Pinporc nella rec. a RiJk, Logica modernorum,
Vivarium, Dialectica, Edition of the Manuscri i i I ; pts with an Introduct the
Life and Works of the Autor and on the Contents of dhe: Passent Work by Rijk
Ph. D., Assen, dialecticae, Logica Ingredientibus, Logica Nostrorum ®,
Dialectica), all’Ars disserendi di Adamo di Balsham, detto il Parvipontano, a
quanto ha pubblicato Rijk nella Logica modernorum: sia nel primo volume,
dedicato alla penetrazione e ai commenti agli Elenchi sofistici (Glose in
Aristotilis Sopbisticos elencos, Summa Sophisticorum elencorum, Tractatus de
dissimilitudine argumentorum, Fallacie Vindobonenses, Fallacie Parvipontane),
nonché ai testi editi nello stesso volume sotto il titolo Frustula logicalia ma
relativi al secondo commento di BOEZIO al De interpretatione; sia nella seconda
parte del secondo volume, nel qual esono edite alcune sumzzzulae (i testi
utilizzati sono, nell’ordine: Excerpta Norimbergensia, Ars [Sono la prima parte
(comprendente Editio super Porphyrium, Glossae in Categorias, Editio super
Aristotelem De interpretatione, De divisionibus) degli SCRITTI DI LOGICA, ed. PRA
(si veda), Firenze. La seconda parte, Super Topica glossae, fa parte della
Logica Ingredientibus, e sarà citata in modo autonomo. La Logica Ingredientibus
è edita da Geyer, Abaelards philosophische Schriften, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster W. 1919-27 (la numerazione delle pp. continua da un
fasc. all’altro); ad essa si ricollegano le Glosse super Periermenias XII-XIV,
ed. da L. Minto-PALUELLO, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma; la
Logica Nostrorum petitioni sociorum, è edida da GEYER, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster (la numerazione delle pp. continua quella della
Logica ‘Ingredientibus’). 48 Perrus Asaearpus, Didlectica, cit. (cfr. n. 21).
59 Apam Barsamiensis Parvipontani Ars Disserendi (Dialectica Alexandri), in
Minio-ParueLto, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma. Cfr. De Ryxk,
Logica modernorum.; i testi elencati sono, nell'ordine: Glose in Aristotilis
Sophisticos elencos; Summa Sopbisticorum elencorum; Tractatus de
dissimilitudine argumentorum; Fallacie Vindobonenses; Fallacie Parvipontane. Emmerana,
Ars Burana, Tractatus Anagnini, Tractatus de univocatione Monacensis,
Introductiones Parisienses, Logica Ut dicit, Logica Cum sit nostra, Dialectica
Monacensis, Tractatus de proprietatibus sermonum. Ma si utilizzano anche le
Fallacie Londinenses e le Fallacie Magistri Willelmi®, che in realtà trattano
temi riguardanti gli Elenchi sofistici); sono stati presi in esame e utilizzati
anche i testi che Rijk riporta ampiamente nella prima parte del secondo volume
(Ars Meliduna, Summe Metenses) e quanti altri testi egli utilizza al fine di
ricostruire le origini della logica terministica confluita nelle summulae. Queste
costituiscono il tramite naturale tra l’insegnamento di Abelardo e le summulae,
secondo quanto ha suggerito Grabmann e ha dimostrato Rijk. I testi, tutti
anonimi, delle summulae edite sono datati dallo studioso olan[Cfr. De Rijk,
Logica modernorum, II, ii, Texts and Indices, Assen: Excerpta Norimbergensia;
Ars Emmerana; Ars Burana; Tractatus Anagnini; Tractatus de univocatione
Monacensis; Introductiones Parisienses; Logica Ut dicit; Logica Cum sit nostra;
Dialectica Monacensis; Tractatus de proprietatibus sermonum; Fallacie
Londinenses e Fallacie Magistri Willelmi. Cfr. Rijk, Logica modernorum, Ars
Meli duna e Summe Metenses. Cfr. GrABMANN, Handschriftliche Forschungen und
Funde zu den philosophischen Schriften des Hispanus, des spàteren Papstes
Johannes XXI, Sitzungsberichte der
Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor. Abteilung, Miinchen, e
soprattutto Bearbeitungen und Auslegungen der aristotelischen Logik aus der
Zeit von Abaelard bis Hispanus. Mitteilungen aus Handschriften deutscher
Bibliotheken, Abhandlungen der Preussischen Akademie der Wissenschaften,
philos.-histor. Klasse, Berlin,
e Kommentare zur aristotelischen Logik im Ms. lat. Fol. 624 der Preussischen
Staatsbibliothek in' Berlin. Ein Beitrag zur Abaelardforschung,
Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor.
Klasse, Berlin] dese al periodo che va dalla seconda metà del secolo XII alle
prime due decadi del secolo XIII (sono collocati agli inizi di quest’ultimo
secolo solo il Tractatus de proprietatibus sermonum e le Summe Metenses. i |
Per i secoli successivi, ci si è limitati ad esaminare i testi appartenenti
alla tradizione delle summulae o singoli trattati rientranti nella tradizione
della logica modernorum. Così sono state prese in considerazione le Sumule
dialectices la cui attribuzione a Ruggero Bacone è stata rimessa in
discussione, e dello stesso Bacone le opere, certamente autentiche, Summa de
sophismatibus et distinctionibus e Compendium studii theologiae; quest ultimo
ha notevoli affinità con le Sumule dialectices ricordate. Sono state,
naturalmente, consultate sia le Introductiones in logicam che i Syncategoremata di Shyreswood (f dopo
Cfr. Rogeri Baconi Surzmza gramatica nec non Sumule dialectices, nunc primum
edidit Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, OXONII. ; | Già P.
Grorieux (Répertoire des Maîtres en théologie de Paris, Paris) aveva collocato
l’opera tra quelle dubbie; v. ora L.M. De Rj, Logica modernorum, che avanza il
nome del domenicano Roberto Bacone. R. SreeLE, nell’Introduction all’ed.
cit.,fa riferimento al Compendium per sostenere l’autenticità. Roceri Baconi
Liber de sensu et sensato nec non Summa de sophismatibus et distinctionibus,
nunc primum edidit R. Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, Oxonii.
FrarrIs Roceri Bacon Compendium studii theologiae, ed. H. Rashdall, Aberdoniae.
L'edizione è in GraBmann, Die Introductiones in logicam des Shyreswood, Sitzungsberichte
der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos-histor. Abteilung,
Miinchen; si veda ora SHERWOOD'S Introduction to Logic, transl. with-an Intr.
and Notes by Kretzmann, Minneapolis Minn. In O’DonneLt, The
Syncategoremata of Sherwood; le Sumemulae logicales, il Tractatus exponibilium
e il Tractatus syncategorematum di Pietro Ispano, divenuto papa col nome di
Giovanni XXI; per le Surzzzulae logicales di Lamberto di Auxerre, abbiamo
utilizzato i cenni che ha fornito Prantl nella sua Geschichte der Logik im
Abendlande. Di Vincenzo di Beauvais si è consultato lo Speculum doctrinale, che
raccoglie tanta parte dell’insegnamento grammaticale e logico del tempo.
D’AQUINO, gli opuscoli “DE MODALIBVS” e “DE FALLACIIS.” Tutte queste opere si
collocano intorno alla metà del secolo, con la sola eccezione del Compendium di
Bacone. Alle esposizioni e ai commenti al corpus tradizionale degli scritti
Mediaeval Studies; cfr. SHERWO0D'S Treatise on Syncategorematic Words, trans.
with an Intr. and Notes by Kretzmann, London. Perri Hispani Summulae logicales,
quas e codice manu scripto Reg. Lat. edidit Bochefiski, Taurini. In
Muttatry, The Summulae logicales of Peter of Spain, Notre Dame Ind. In Perri
Hispani Summulae logicales cum VersorI Parisiensis clarissima expositione.
Parvorum item logicalium eidem Petro HisPANO ascriptum opus, Venetiis Apud
Jacobum Sarzinam; cfr. ora PETER OF Spain, Tractatus syncategorematum and
Selected Anonymous Treatises, trasl. by Mullally, with an Intr. by Mullally and
Houde, Milwaukee Wisc.; le pp. saranno fornite di volta in volta. Per la datazione
dell’opera, cfr. ora Rik, Note on the Date of Lambert of Auxerre’ Summule,
Vivatium; per il testo, v. LampERTO DI AuxERRE, Logica (Summa Lamberti), prima
ed. a cura di F. ALESSIO (si veda), Firenze. Vincentit BeLLovacensIs Speculum
doctrinale, Duaci (ed. anastatica Graz). Useremo il testo che sta in BocHENSKI,
Sancti Thomae AQUINO DE MODALIBVS opusculum et doctrina, Angelicum. In AQUINO, Opuscula philosophica,
ed. SPIAZZI (si veda), Taurini-Romae] logici si farà riferimento solo
occasionalmente, e anche in tal caso si farà riferimento solo alle expositiones
di Alberto Magno e alle In librum primum priorum Analyticorum Aristotelis
quaestiones, attribuite a Duns Scoto e certamente databili al tempo del doctor
subtilis; si utilizzeranno inoltre le In libros Elenchorum quaestiones,
certamente di Duns Scoto. I filosofi e i testi presi in esame possono essere
distinti in tre gruppi. Va considerata innanzi tutto l’opera dei logici inglesi
nel suo complesso. Essa rappresenta il contributo più originale € più coerente
allo sviluppo e alla sistemazione delle dottrine logiche medievali. Di Occam, sulla
cui personalità è qui inutile soffermarsi tanto è universalmente riconosciuta
la sua importanza nella storia della logica, si sono esaminate, nell ordine,
l’Expositio aurea in artem veterem, la Summa logicae (nell edizione del Bohner
per la parte da lui pubblicata Be per il resto nell'EDIZIONE VENEZIANA), il
Tractatus logicae minor Le expositiones di ALsERTO Macno delle opere logiche
d’Aristotele stanno nei primi 2 voll. di Opera, cd. Borgnet, Parisiis. _ In
Opera omnia, I, ed. Wadding, Lugduni Sumptibus Laurentii Durand. n Ivi. n ©
Cfr. GuiieLmi pe OccHam Expositio aurea et admodum utilis super Artem veterem,
cum questionibus ALBERTI PARVI DE SAXONIA. Impensis Benedicti Hectoris
Bononiensis artis impressorie solertissimi Bononieque Impressa s. pp. Ockuam,
Summa logicae. Pars prima. Pars secunda et tertiae prima, ed. by Ph. Bohner,
St. Bonaventure N.Y-Louvain-Paderborn (la numerazione delle pp. continua da un
volume all’altro; perciò non sarà indicato il volume da cui è tratta la cit.).
Macistri GuieLMI (!) OccHam Summa totius logice, VENEZIA per Lazarum de Soardis
e l’Elementarium logicae, da collocare dopo il Tractatus logicae minor)".
Avversari di Occam sono Burleigh e Riccardo di Campsall. Il primo e maestro a
Parigi. Compose molti trattati di logica: sono expositiones della logica
antigua, oppure opere legate più propriamente alla tradizione della logica
modernorum. Di queste ultime sono state prese in esame le due redazioni
incomplete del De puritate artis logicae e il trattato De probationibus, sulla
cui attribuzione al nostro maestro sono stati di recente avanzati dubbi. Il
secondo — fellow del Balliol, poi del Merton ricordato come maestro [m È in Buyraert, The
Tractatus logicae minor of Ockbam, Franciscan Studies; per la datazione di de
sta e della seguente opera di Occam, cfr. ivi, pp. 51-53. In Buvraert, The
Elementarium logicae of Ockbam,
Franciscan Studies: poiché non citeremo le ultime pp. della seconda
parte, la numerazione delle pp. non dà luogo a confusione tra le due parti;
omettesue mp l'indicazione del volume e dell’annata della rivista. er le
notizie biografiche relative ai maestri inglesi che seguono, Empen, A
Biographical Register of the arida of OXFORD to (Di 1500, 3 voll., Oxford; per
il nostro autore, cfr. MARTIN, Burley, in Oxford Studies presented to Callus,
Oxford, Rio. NI ties E Ockham and Some Mertonians [LIKE H. P. GRICE], Mediaeval Sudies,
e Repertorium ivi ferergicig, Mertonense, De puritate artis logicae Tractatus
longior. With a Revised Edition of the Tractatus brevior, ed. by Bshner, St.
Bonaventure N.Y.-Louvainna e 1955. È contenuto nel ms. Erfurt,
Wissenschaftliche Allgemeinbibli Amplon. Q. 276, ff. 6ra-19va; l’indice del ms.
è in Tesio, Lea klung der Sprachtheorie im Mittelalter, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster. Pinborg avanza dubbi sull’autenticità dell’opera] reggente
nelle arti e come sacre theologie professor — scrive, fra l’altro, una Logica
valde utilis et realis contra Ocham e delle Questiones super librum Priorum
analeticorum: di entrambi utilizzeremo quanto ha pubblicato Synan. La
generazione successiva annovera Guglielmo Heytesbury: fellow del Merton, e tra
i fellows fondatori del Queen's, e poi ancora fellow del Merton, è ricordato
come maestro in teologia; e due volte cancelliere di Oxford. Compone la sua
opera maggiore, le Regulae solvendi sophismata, e i Sophismata. Di lui si
ricorderanno le Regulae, il De sensu composito et diviso, il De veritate et
falsitate propositionis (questi testi sono Cfr. Synan, Richard of Campsall, an
English Theologian, Mediaeval Studies,
Introduction alle Questiones (di cui alla n. seguente); v. WersHEIPL,
Repertorium Mertonense. Rispettivamente: Svnan, The Universal and Supposition in a Logica
Attributed to Richard of Cempsall, in Mediaeval Thinkers. A Collection of
bitherto unedited Texts, ed. O'Donnell, Toronto; e The Works of Richard of
Campsall, I: Questiones super librum Priorum analeticorum. Ms. Gonville and
Caius 688, ed. by Synan, Toronto. Cfr., oltre a Empen, op. cit., ad L: J.A.
WrrsHerPL, Ockbam and Some Mertonians (in part.: il suo testamento), e
Repertorium Mertonense. Cfr. Erfurt, Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek, ms.
Amplon. F. 135, f. 17r: Explicit quidem tractatus optimus datus OXONIE a mag.
Hytthisburi; cfr. W. ScHum, Beschreibendes Verzeichniss der Amplonianischen
Handschriften-Sammlung zu Erfurt, Berlin. Cfr. A. Mater, Die
Vorliufer GALILEI, Roma. Gregorio da RIMINI (si veda) cita i Sophiswata di
Heytesbury nel suo commento alle Sentenze. stati editi a Venezia, e il trattato
De propositionum multiplicium significatione, conservato in un solo
manoscritto. Billingham, poi, e maestro nelle arti e reggente e fellow del
Merton. Di lui si sono studiati lo Speculumz puerorum sive Terminus est in quem
e il De sensu composito et diviso Wyclif compose una Summula de logica e tre
trattati che vanno sotto il nome di Logice continuacio: sono stati tutti
pubblicati da Dziewicki nell'edizione delle opere latine di Wyclif sotto il
titolo Tractatus de logica. Condiscepolo di Wyclif al Merton e Strode, maestro
nelle arti, poeta e uomo politico: la sua Logica [Cfr. GuiLeLMI HENTISBERI
Tractatus de sensu composito et diviso. Regulae eiusdem cum
suphismatibus. Tractatus HENTISBERI de veritate et falsitate propositionis. Conclusiones eiusdem.
Impressum VENEZIA per Bonetum Locatellum sumptibus Octaviani Scoti. I capitoli
delle Regulae saranno citati autonomamente. Essi sono: De insolubilibus, De
scire et DVBITARE, De relativis, De incipit et desinit, De maximo et minimo, De
tribus praedicamentis. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. lat. VI, 160
(= 2816), ff. 252ra-253vb. 87 Cfr. Maierù, Lo Speculum puerorum sive Terminus
est in quem di Billingham, Studi Medievali, A ERMINI (si veda); notizie
biografiche; testo dello Speculum puerorum sive Terminus est in quem; testo
parziale del De sensu composito et diviso (dall’unico ms. noto, Parigi,
Bibliothèque Nationale, lat. 14715), ivi, appendice. J.
WycLir, Tractatus de logica, Now First Edited from the Vienna and Prague Mss.
by Dziewicki, London (First repr. New York-London-Frankfurt):
la Logica occupa le pp. 1-74 del vol. I; il tr. I Logice continuacio è ivi, pp.
75-120; il tr. II Logice continuacio è ivi, pp. 121-234; il tr. III Logice
continuacio occupa i voll. IT-III dei Tractatus de logica. Cfr.
Dictionary of National Biography, ed. L. Stefen-S. Lee, London, ad /., e EMDEN, op. cit.,
ad I. in sei trattati (uno dei quali dedicato alle Conseguentiae) è tutta
conservata nel ms. Bodleian, Canon. 219”. Un autore del quale non si sa altro
se non che e inglese” è Maulevelt: i più antichi manoscritti delle sue opere,
diffuse prevalentemente nell’Europa, sono della metà del secolo XIV”. I
trattati qui presi in esame sono Per il testo dei trattati ancora inediti ci
serviamo del ms. Oxford Bodleian Library, Canon. 219, ff. 13ra-52vb: la
successione dei trattati nel ms. non è quella voluta dall'autore; qui si darà
solo l'indicazione dei ff, non del trattato. Per il testo delle Conseguentiae
ci serviamo della seguente ed.: Stroni Consequentie cum commento ALEXANDRI
SERMONETE. Declarationes GAETANI in easdem Consequentias. Dubia Magistri PAULI
PERGULENSIS. Obligationes eiusdem Stropi. Consequentie RicarDI DE FERABRICH.
Expositio GAETANI super easdem. Consequentie subtiles HENTISBARI. Questiones in
Consequentias Strodi perutiles eximii artium doctoris domini ANtoNI
FracHantiani Vicentini. Impressa fuerunt VENEZIA que in hoc volumine
continentur per Lagarum de Soardis, sumptibus Heredum nobilis viri domini
Octaviani Scoti civis Modoetiensis et Sociorum 1517 Die 8 Aprilis. Risulta dai
sgg. ms.: Erfurt, Amplon. Q. 255
Explicit tractatus fallaciatum lectus Lovanii per mag. Thomam Anglicum
dictum Manlevel (f. 27), e Amplon. Q. Hec questiones fuerunt compilate per
Manlevel Anglicum doctorem solempnem. Non serve molto alla identificazione del
nostro autore quanto si legge in PRANTL (che ricorda il Tractatus obligationum
di Martin Molenfelt, per il quale cfr. Murtaty, The Summulae logicales); F. EHRLE, Der
Sentenzentommentar Peters von Candia des pisaner Papstes Alexander V.,
Miinster, che identifica Tommaso con Martino; GraBMann, Handschriftliche
Forschungen und Funde; K. MicHarsri, Le criticisme et le scepticisme dans la
philosophie, Bulletin international de
l'Académie polonaise des Sciences et des Lettres, Classe d’hist. et philos.,
Cracovie, ora in La philosophie au XIVE siècle. Six études, herausg. und
eingel. von K. Flasch, Frankfurt. Ma cfr. J. Pinpore, Die Entwicklung der
Sprachtheorie ..., cit.,146 n. 23; il Pinborg mi ha comunicato le notizie di
cui a questa e alla seguente n. con lettera del 18.8.70. Cfr. Gottinga,
Universitàtsbibliothek, ms. Theol. 124. De suppositionibus e De terminis
confundentibus. Un’adeguata datazione può essere proposta dopo un accurato
esame delle sue opere. Per la scuola parigina sono state invece considerate le
opere di tre autori: Buridano, Alberto di Sassonia, e Inghen. Buridano e
rettore dell’università. Delle sue opere
utilizzeremo il Compendium logicae (il Tractatus de suppositionibus sarà
citato L'incipit del trattato De suppositionibus è: Expedit ut terminorum
acceptio lucide cognoscatur, e l’explicit: Utrum istae propositiones de virtute
sermonis sint verae hoc patebit in libro de Consequentiis et sic sit finis
huius operis causa brevitatis ; del trattato De terminis confundentibus
l'incipit è: Affectuose summariam cognitionem terminorum vim confundendi
habentium, l’explicit: consequentia negatur quia antecedens est verum et
consequens falsum. Il secondo trattato rinvia al primo, ma i codici consultati
presentano varianti a questo proposito: il Vat. lat. 3065, f. 26ra, ha: aliquae
regulae positae sunt in tractatu de suppositionibus sic incipiente: Intentionis
praesentis in hoc tractatu etc. , e ciò è anche (meno in hoc tractatu etc. )
nell’Amplon. Q. 30, f. 141r; il ms. Cracovia, Biblioteka Jagiellotfiska, ha
invece (f. 295v): incipiente: Expedit
etc. , mentre i mss. Cracovia 2178 (f. 43v) e 2591 (f. 80r) omettono l’incipit,
pur conservando il rinvio al De suppositionibus. Il trattato De
suppositionibus, a sua volta, ha un rinvio all’altro: de quibus patebit [così i
mss. Cracovia 2178, f. 40v, e 2591, f. 75v; il Vat. lat. 3065, f. 68ra, ha
patuit] in libro de terminorum Confusione . Maulevelt parla dunque di tre
trattati (De suppositionibus, De terminis confundentibus, De consequentis) che
potrebbero essere parti di un'unica opera logica, o surzzza. Utilizzeremo il
testo dei due trattati secondo il ms. Vat. lat. 3065 (De ter minis
confundentibus, ff. 25vb-28ra, e De suppositionibus, ff. 65vb-68rb), per il
quale cfr. il mio Lo Speculum puerorum
..., cit., pp. 312-314. Cfr. Joannis
BuripaNI Perutile Compendium totius logicae cum praeclarissima sollertissimi
viri JOANNIS DORP expositione. Impressum Venetiis per Petrum de Quarengiis
Bergomensem. Anno domini 1499, die XI Maij, s. pp. I '''+—m_1 r o_o
T_—1-P-P1_1_.u nell’edizione della Reina #), i Sophismata®, le Consequentiae”;
si ricorderanno anche i Capitula a lui attribuiti dal ms. Vat. lat. 3065%. Alberto
di Sassonia e anch’egli rettore a Parigi, quindi, e rettore dell’università di
Vienna e poi vescovo di Halberstadt: ricorderemo le sue Quaestiones in Ochami
logicam, la Logica!” e i Sophismata. Inghen, professore a Parigi e rettore,
primo rettore dell’università di Heidelberg, ha lasciato molte opere, ma qui
saranno utilizzati solo i Textus dialectices. Le opere di questi filosofi, per
la diffusione avuta in tutta Europa, servono a caratterizzare [Burano,
Tractatus de suppositionibus, prima ed. a cura di Reina, Rivista critica di storia della filosofia. Burani
Sopbismata, per felicem balligault parisius impressa die 20 Novembris 1493, s. pp. (ma con
paginazione a mano nell’esemplare utilizzato). Burani Consequentiae. Impressus
parisius per Anthonium caillaut, s. a., s. pp. 9 Ms. cit., ff. 105-107vb; per
essi cfr. G. FepERICI VESCOVINI, Sw alcuni manoscritti di Buridano, Rivista
critica di storia della filosofia. Per le quali cfr. l’ed. dell’Expositio aurea
di Occam. Arsertuci Logica. Perutilis Logica excellentissimi Sacre theologie
professoris magistri ALsERTI DE SAXONIA ordinis Eremitarum Divi Augustini.
Impressa Venetiis ere ac sollertia Heredum Domini Octaviani Scoti Civis
Modoetiensis et sociorum. Anno a Christo ortu. Die XII. mensis Augusti. 101 Cfr.
ArseRTI De SaxonIa Sopbismata nuper emendata. Impressum est Parisiis hoc
opusculum Opera ac impensa Magistri
felicis Baligault Anno ab incarnatione dominica, s. pp. (ma l'esemplare
utilizzato ha la paginazione a mano).Stanno in Parvorum logicalium liber
continens perutiles Perri HispAnI tractatus priorum sex et [MARsILII
dialectices documenta, cum utilissimis commentariis perCONRADUM PSCHLACHER congestis, Viennae Austriae, Johannes
Singrenius. I trattati di INGHEN sono: Tractatus suppositionum, ivi, ff.
146v-166r; Tractatus ampliationum, ivi, ff. dottrine ampiamente conosciute e
accettate. Non più di un cenno è riservato al Tractatus exponibilium di Pietro
d’Ailly (} !%. Il terzo gruppo di FILOSOFI è quello ITALIANO. Pietro di Mantova
[si veda], studente a Padova, lettore di filosofia a BOLOGNA. Pietro ha
lasciato una Logica di notevole interesse. Gli altri filosofi o vissero a
cavallo tra il secolo XIV e quello successivo, come Paolo Veneto. Poiché
tuttavia le loro opere testimoniano che IN ITALIA l'insegnamento della logica e
impartito spesso su testi di filosofi inglesi o derivati da questi, essi sono
posti accanto ai filosofi del secolo XIV quali loro legittimi epigoni. NICOLETTI
(si veda), noto come Paolo Veneto, studia, fra l’altro, a Oxford e insegna in
varie università italiane e soprattutto a Padova; citeremo 168v-173v; Tractatus
appellationum, ivi, ff. 175v-179v; Textus de statu, f. 180; Tractatus
restrictionum, ivi, ff. 181v-182r; Tractatus alienationum, ivi, f. 182v; Prima
Consequentiarum pars, ivi, ff. 184r-193r; Secunda Consequentiarum pars, ivi,
ff. 194v-208v. Al titolo Textus dialectices seguirà solo l'indicazione dei ff.
103 Cfr. MacistRI PetrI DE ArLLvAco Tractatus exponibilium, Parisius Impressus
a Guidone Mercatore. In campo gaillardi. Id. Octobris, s. pp. (ma l'esemplare
consultato ha la paginazione a mano). Petrus MANTUANUS, Logica. Tractatus de
instanti, Padova, Johann Herbort; l’ordine dei trattati è diverso dai mss. alle
stampe; l’ed. utilizzata è s. pp., ma l'esemplare che ho consultato ha una
paginazione a mano; la segnatura della Bibl. Vat. è Ross. 1769; cfr. la
bibliografia in Lo Speculum puerorum ..., cit.,299 n. 16. La più completa
trattazione d’insieme del pensiero di NICOLETTI è ancora quella di F.
MomicLiano, NICOLETTI e le correnti del pensiero filosofico del suo tempo,
Torino; pet il soggiorno ad Oxford, cfr. B. NarpI, Letteratura e cultura
veneziana del Quattrocento, in La civiltà veneziana del Quattrocento, Firenze, dove
si afferma che NICOLETTI rimane a Oxford almeno 3 anni, e si le sue opere:
Logica parva, Logica magna, Quadratura. Paolo da PERGOLE (si veda) e discepolo di NICOLETTI a Padova e resse la
scuola di Rialto a Venezia; la sua Logica segue da vicino la Logica parva del
suo maestro; il trattato De sensu corpositio et diviso dipende dall'omonimo
trattato di Heytesbury !°; i Dubiz sono legati ai temi delle Consequentiae di
Strode. Altro discepolo di NICOLETTI e il vicentino Gaetano da THIENE (si
veda), professore a Padova, che ha
legato il suo nome soprattutto al commento delle opere di Heytesbury (Regulae e
Sophismata). Si ricorda di lui l’Expositio delle Consequentiae di Strode. Il
domenicano Battista da FABRIANO (si veda) riporta il seguente documento. Die 31
Augusti 1390: Fecimus studentem fratrem Paulum de Venetiis in nostro studio
Oxoniensi de nostra gratia speciali cum omnibus gratiis quibus gaudent ibidem
studentes intranei. Item eidem concessimus quod tempore vacationum Lundonis
possit libere morati. Cfr. ora A.R. PerreraH, A Biograpbical Introduction to NICOLETTI, Augustiniana. Pauri VENETI Logica, [Venezia,
Cristoforo Arnaldo], s. pp. AI titolo Logica parva seguirà solo l’indicazione
del trattato. Pauri Veneti Logica magna. Impressum Venetiis per diligentissimum
virum Albertinum Vercellensem Expensis domini Octaviani Scoti ac eius fratrum
opus feliciter explicit Anno D. 1499 Die 24 octobris. Macistri Pauri VenETI
Quadratura. Impressum Venetiis per Bonetum Locatellum Bergomensem iussu et
expensis Nobilis viri Octaviani Scoti civis Modoetiensis. Anno ut supra. Cfr.
B. NARDI, op. cit., pp. 111-118. Cfr. Pau or PercuLA, Logica and Tractatus de
sensu composito et diviso, ed. Brown, St. Bonaventure N.Y.-Louvain-Paderborn
1961. Si tenga presente anche I. Bon, Paul of Pergula on Suppositions and
Consequences, Franciscan Studies , XXV
(1965), pp. 30-89. Cfr. per l’ed. dei Dubia, n. 90. Cfr. su Gaetano da Thiene: P. Silvestro
DA VaLsanziBIo, Vita e dottrina di Gaetano da Thiene, Padova 1949; per l’ed.
dell’Expositio (che citeremo col titolo Super Consequentias Strodi), cfr. n.
90. professore di filosofia e teologia a Padova, Siena, Firenze e Ferrara,
cominciò la sua carriera accademica un decennio dopo Gaetano da Thiene;
compose, fra l’altro, una Expositio del De sensu compositio et diviso di
Heytesbury. Il senese SERMONETA (si veda),
magister artium et medicinae , figlio del medico Giovanni, insegnò a
Perugia, poi a Pisa (per quattro anni) e finì la sua carriera a Padova;
ricorderemo i suoi due scritti di logica: Super Consequentias Strodi!5 e
Expositio in tractatum de sensu composito et diviso Hentisberi!*, Un’Expositio
dello stesso trattato De sensu composito et diviso scrisse anche il carmelitano
senese Bernardino di LANDUCCI (si veda)), che divenne generale del suo ordine.Cfr.
J. Quérrr-J. Ecuarp, Scriptores Ordinis Praedicatorum, I, Lutetiae Parisiorum
1719,847; G. Brorto-G. ZonTA, La facoltà teologica di Padova, Padova. Cosenza, Biographical and
Bibliographical Dictionary of Italian Humanists and of the World of Classical
Scholarship in Italy, Boston, ad L’ed. dell’Expositio è in Tractatus de sensu
composito et diviso magistri GuLieLMI HENTISBERI cum expositione
infrascriptorum, videlicet: Magistri ALEXANDRI SERMONETE (impressum Venetiis
per Jacobum Pentium de Leuco, a. d. 1501, die XVII julii), Magistri BERNARDINI
PETRI DE LANDUCHES, Magistri PauLi PercuLENSIS et Magistri Bapriste DE FABRIANO.
Si veda ora L. GARcan, Lo studio teologico e la biblioteca dei Domenicani a
Padova nel Tre e Quattrocento, Padova, Battista da Fabriano. Cfr. J.
FaccioLATI, Fasti Gymnasii Patavini, I, Patavii; A. FagroNI, Historiae
Academiae Pisanae, Pisis; Ermini, Storia dell’università di Perugia, Bologna
1947,501. Cfr. l’ed. cit. inn. 90. Cfr.
l’ed. cit. in n. 113. Cfr. l’ed. del testo in n. 116; si vedano per le notizie
biografiche: J. TritHEMIUS, Carmelitana Bibliotheca sive illustrium aliquot
Carmelitanae religionis scriptorum et eorum operum catalogus magna ex parte
auctus auctore P. Petro Lucio BeLGA, Florentiae apud Georgium Marescottum
Contemporaneo del Landucci dovette essere il lodigiano POLITI, artium doctor:
alunno di MARLIANI (si veda), insegna calculationes a Pavia! e compose vati
trattati di logica: un De sensu composito et diviso, una declaratio della
Logica parva di NICOLETTI e una Quaestio de modalibus, che sarà qui utilizzata,
scritta al tempo di BORGIA (si veda). VETTORI (si veda), di Faenza, insegn a BOLOGNA,
medicina a Padova e poi di 1593, pp. 20-21; C. ne VrrLiers, Bibliotheca
Carmelitana, I, Aurelianis (ed. anast. Romae), nr. LXV, Bassani Porti Quaestio
de modalibus, Venetiis apud Bonetum Locatellum 1505; l'incipit è (ivi, f.
2ra): Excellentissimi doctoris magistri
Bassiani Politi Laudensis quaestio de numero modorum facientium sensum
compositum et divisum. Quaestio est difficilis in materia de modalibus, utrum
tantum sex [....] , l’explicit è (ivi, f. 4rb): iam patet ex dictis quid sit
dicendum. Finis ; cfr. ivi la lettera dedicatoria a Rodrigo Carvajal, dalla
quale risulta che fu alunno di Gerolamo Marliani, vivente quando l’autore
scriveva (insegnò a Pavia nel 1486-87 e nel 1507: cfr. Memorie e documenti per
la storia dell'università di Pavia , Pavia 1878, ad I.), figlio di Giovanni
Marliani (per il quale cfr. M. CLaceTT, Giovanni Marliani and Late Medieval
Physics, New York 1941. Sul Politi cfr. C. DionisortI, Ermolao Barbaro e la
fortuna di Suiseth, in Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di B. Nardi,
Firenze. Cfr. Quaestio de modalibus, cit., f. 3va: Pro cuius declaratione praesuppono mihi unum
fundamentum Petri Mantuani in primo capitulo De instanti anno elapso dum Papiae
calculationes profiterer per me fortissimis rationibus comprobatum ; il suo
Tractatus proportionum introductorius ad Calculationes Suiset è edito insieme
con la Quaestio ai ff. 4va-8vb. 120 Quaestio, cit., f. 3va: stante fundamento diffuse declarato in
tractatu nostro De sensu composito et diviso , e f. 4rb: Hoc autem diffuse declaravimus in tractatu
nostro De sensu composito et diviso . 121 Ivi:
optime poteris sustentare definitionem Pauli de suppositione absque
aliqua limitatione, ut diffuse contra modernos declaravimus super Logica patva
. 12 Ivi, f. 3va: Alexandro nunc summo
pontifice .] nuovo a Bologna !*; ha lasciato molte opere di medicina e due
opere logiche, composte entrambe al tempo in cui insegnava logica a Bologna: la
prima è Collectaneae in suppositiones Pauli Veneti, la seconda è Opusculum in
Tisberum de sensu composito et diviso; utilizzeremo solo quest’ultima. Non di
tutti questi trattati si troverà qui un’analisi approfondita, ma ad alcuni si
farà solo un riferimento.La struttura della summzula, o summa, ha subìto una
notevole evoluzione. Essa risulta composta di alcuni trattati che riassumevano
le dottrine dell’Isagoge e dell’Organon (in questo caso, l’esposizione del De
interpretatione occupa il primo posto) ai quali seguivano altri trattati sulle
proprietates terminorum. Con la Summa logicae di Occam cade la distinzione tra
elementi della logica antiqua ed elementi della logica moderna. La materia è
ristrutturata, secondo un criterio ‘naturale’, in parti che studiano l’elemento
più semplice o termine, la proposizione, e il sillogismo o strutture logiche
complesse. Questo criterio naturale non corrisponde alla distinzione tra logica
elementare o degli enunciati e logica o CALCOLO DEI PREDICATI. Ma con il De
puritate artis logicae di Burleigh si fa un passo [Cfr. S. Mazzetti, Repertorio
di tutti i professori antichi e moderni della famosa Università e del celebre
Istituto delle Scienze di Bologna, Bologna. Cfr. per entrambe: BenEDICTI
VICTORII BononiensIS Opusculum in Tisberum de sensu composito ac diviso cum
eiusdem collectaneis in suppositiones Pauli Veneti. Expositio Benedicti
Victorii Bononiensis ordinariam logicae Bononiae publice profitentis feliciter
explicit. Laus deo. Finis. Bononiae. Cfr. Bonner, Medieval Logic] avanti.
L’opera, si è detto, ci è pervenuta in due redazioni. Se il tractatus longior
risulta di due trattati (de proprietatibus terminorum e de propositionibus et
syllogismis bypotheticis) e risente ancora del criterio naturale che presiede
alla Summa logicae di Occam, il tractatus brevior avrebbe dovuto risultare di
parti dedicate alle regulae generales -e cioè consequentiae, syncategoremata e
suppositiones --, all’ars sophistica -dottrina delle fallaciae --, all’ars
exercitativa -o de obligationibus -e all’ars demonstrativa -o sillogismo. Nel
iractatus brevior, dunque, la distribuzione della materia non obbedisce più che
a criteri puramente logici, ponendo in primo piano la logica degli enunciati.
Ma per avere un quadro più completo delle modificazioni subite dall'impianto
dei manuali di logica, è opportuno accennare ancora alla struttura di due
opere. Le Regulae solvendi sophismata di Heytesbury sono una surzzza !” (ma
vanno anche sotto il nome di Logica), ma della summa tradizionale conservano
ben poco. Si articolano infatti in capitoli dedicati agli insolubilia, al de
scire et dubitare, alla supposizione del relativo (de relativis), alla
expositio de incipit et desinit, ai problemi de maximo et minimo e a quelli,
compresi nel capitolo de tribus praedicamentis, relativi al moto locale,
quantitativo (de augmentatione) e qualitativo (de alteratione). Più
tradizionale la distribuzione della Logica di Strode. In un primo trattato Strode
ricapitola la materia dei seguenti libri: De interpretatione (con in più la
trattazione delle proposizioni ipotetiche), Isagoge, Categorie e Primi
analitici, nel secondo si toccano i seguenti argomenti: termine, proposizione,
de obligationibus (è, [Cfr, l’Introduction del Bonner a W. BurLEIGH, op. cif.,
pp. VI-XI. 127 Op. cit., f. 4va: traderem brevi summa e Et in sex capitula
nostram dividens summulam . 128 Così,
secondo ScHum, op. cit.,88, è nel cit. ms. Erfurt, Amplon. F. 135. questo, un
trattato dedicato, come avverte l’autore, ai
principia logicalia e che deve
servire ad introdurre i giovani in
tractatus graviores !®); seguono gli altri quattro trattati: conseguentiae de
suppositionibus et exponibilibus, obligationes, insolubilia. i Si può notare
che in queste opere nuove esigenze e nuovi problemi si fondono con esigenze
tradizionali d’insegnamento. Ma emerge sempre più l’affermarsi della logica
degl’enunciati o consequentiae rispetto alla logica dei termini, giacché la
logica dei termini è sottoposta a verifica mediante consequentiae. Ciò è stato
già rilevato a proposito della suppositio, ma trova ora nuove conferme
soprattutto nella dottrina della probatio propositionis. La logica elementare,
specie nella probatio, è il presupposto indispensabile di tutta l’articolazione
del discorso e delle analisi proposte. Contemporaneamente, anche a livello di
organizzazione di un corpus di dottrine logiche, la consequentia va a prendere
il primo posto. Si è ricordata la collocazione che essa ha nel tractatus
brevior De puritate artis logicae di Burleigh. Ma si pensi che, spesso, il
sillogismo è considerato, come dev'essere, un tipo di conseguentia (Riccardo di
Campsall parla di consequencia sillogistica e Alberto di Sassonia ha de
consequentiis syllogisticis) fino a giungere con SERMONETA (si veda), all’affermazione
del primato delle consequentiae rispetto ai sillogismi. Le corseguentiae sono
communissima pars libri Priorum, aut ad ipsum isagogicon. Tutto ciò è
testimonianza di un lavoro che lungo i secoli Fa Cfr. Logica, cit., f. 19vb: Et
haec dicta de principiis logicalibus ad iuvenum introductionem in tractatus
graviores sufficiant . 19 Bonner, Medieval Logic, cit., pp. 29-31. 131
Cfr. Questiones ..., cit., 12.34,205. { sa” Logica, IV, 7: De consequentiis
syllogisticis hoc est de syllogismis, . 28vb. È 133 Cfr. Super Consequentias Strodi, cit.,
f. 2ra: Ad secundum dico libellum hunc esse communissimam partem libri Priorum
aut ad ipsum isagorgicon, et per consequens immediate postponi debere ad librum
ha avuto di mira l’identificazione di strutture logiche sulle quali fosse
possibile operare. Ma è ben noto che la logica è, nel medioevo, una delle arti
del trivio e HA PER OGGETO IL LINGUAGGIO (è quindi una scientia sermocinalis) come la
grammatica e la retorica, differendo però da la GRAMMATICA e la RETORICA perché
DIALETTICA mira a discernere le proposizioni vere da quelle false, mentre la
grammatica e la retorica insegnano, rispettivamente, a SERVIRSI del linguaggio
con correttezza – LA GRAMMATICA -e con eleganza – LA RETORICA. A sua volta, IL
LINGUAGGIO-OGGETTO d’indagine è una
lingua storica, il LATINO. È da chiedersi perciò fino a che punto i risultati
dello sforzo compiuto per identificare strutture linguistiche sulle quali fosse
possibile operare validamente da un punto di vista logico autorizzino a parlare
di logica formale; o, in altri termini, se le strutture siano autentiche forme,
siano trattate SENZA FAR RIFERIMENTO AL SIGNIFICATO delle parole e al senso
delle espressioni. Quando si cerca una risposta, la difficoltà maggiore
s'incontra nel fatto che la proposizione studiata ha un ineliminabile importo
esistenziale, per cui elementi extra-logici -ontologici, gnoseologici -finiscono
per condizionare la trattazione della logica. È tuttavia utile indicare alcuni
elementi che documentano il progressivo affermarsi di una concezione formale
della logica. Oltre alla distinzione, troppo nota, tra materia e forma di un
argomento, ricordiamo che Buridano considera la copula est “formale
propositionis;” essa cioè è l’elemento Periermenias et anteponi ad librum
Topicorum, Elenchorum et Posteriorum. Patet hic ordo, quia de consequentia hic
tamquam de subiecto agitur, quae communiot est omni specie argumentationis seu
syllogismo simpliciter, de quo agitur in libro Priorum . Cfr. Moopy, Truth and
Consequence ..., cit.,10. 134 Cfr. R. CarnaP, Sintassi logica del linguaggio,
tr. it. A. Pasquinelli, Milano 19662,33. 135 Cfr. Tractatus de suppositionibus,
cum copula debeat esse formale propositionis; Reina legge: esse (verbum) formale
, ma l'integrazione è superflua. Ma v. BURIDANO, Consequentiae, cit., tei] formale
della proposizione categorica o atomica; che Alberto di Sassonia parla di “formale
propositionis” per le ipotetiche: sono tali le particelle sincategorematiche
(come “si” – sillogismo ipotetico; “vel:, sillogismo disgiuntivo) che fungono
da connettivi tra proposizioni atomiche in modo da formate proposizioni
molecolari; che Heytesbury usa il termine forzza per indicare una struttura
logica, considerata solamente dal punto di vista operativo, nella quale le
variabili stanno per proposizioni. Il progressivo, cosciente affermarsi del
primato della logica degl’enunciati va dunque di pari passo con
l’individuazione di forme logiche. Infine, in un testo in cui si discute della
diversità delle logiche, proprie delle varie scienze, all’interno dell’unica (universalis)
logica comune a tutte le scienze, e quindi della diversità della rationalis
logica fidei e della logica naturalis, Holcot scrive. Sed quid est dicendum:
estne logica Aristotelis formalis, an non? Dico, quod si non vis I, 7
(distingue tra materia e forma della proposizione o della consequentia e
precisa quali elementi siano da considerare spettanti alla forma). 156 Cfr.
Sophismata, cit., II, 8° Non Socrates currit vel non curtit , f. [4lra]: quia formale, scilicet nota disiunctionis, in
utraque affirmatur , e Non aliquis homo
currit si aliquod animal currit , f. [4lra-b]: [..] eo quod in illo sensu
negatio cadit supra formale propositionis, scilicet supra notam conditionis.
157 Cfr. cap. VI, app. 2, nn. 8 e 9 (in entrambi i casi si tratta della
proposizione copulativa. 158 Cfr. HoLcor Opus questionum ac determinationum
super libros Sententiarum, Lugduni 1518, I Sent., q. 5J: Eodem modo rationalis logica fidei alia debet
esse a logica naturalis. Dicit enim Commentator secundo Metaphysicae commento
XV quod quaedam logica est universalis omnibus scientiis, et quaedam propria
unicuique scientiae; et si hoc est verum, a multo fortiori oportet ponere unam
logicam fidei, et similiter alia logica utitur obligatus certa specie
obligationis, et alia libere respondens secundum qualitatem propositionum. Modo
philosophi non viderunt aliquam rem esse unam et tres; ideo de ea in suis
regulis mentionem non fecerunt. Sunt igitur in logica fidei tales regulae: quod
omne absolutum praedicatur in singulari de tribus, et non in plurali; alia,
quod unitas tenet suum consequens, ubi non obviat relationis oppositum. Et ideo, concessis
praemissis dispositis Terminologia logica della tarda scolastica 43 vocare
logicam formalem nisi illam, quae tenet in omni “agi sicut dicit Commentator
primo Physicorum commento XXV: ermo concludens per se debet concludere in omni
materia, tune patet, quod non. Si vis vocate logicam formalem illam, quae per
naturalem inquisitionem in rebus a nobis sensibiliter a non capit instantiam,
dico quod sic !®: secondo Holcot, la
logica aristotelica è logica naturale, e la sua validità non trova eccezione
nell’ambito della nostra esperienza. Essa è quindi formale nell'ordine della
natura. Ma la logica aristotelica non è una logica universale valida in ogni
materia (non è applicabile, ad tr pio, al dato rivelato, come al problema della
trinità) e in tal senso non è logica formale. Forse altri testi potranno ts
mentare meglio e chiarire con quale coscienza i maestri Fa ev si servissero dei
propri strumenti scientifici, e quindi della logica Ma sembra incontestabile
che qui s’affaccia 1 esigenza di una logica formale, la cui validità si estenda
ad ogni campo del sapere e non dipenda dalle particolarità della materia
trattata, De sia cioè condizionata dai princìpi di questa, ma ubbidisca solo ai
propri princìpi. Prima di concludere, è il caso di spendere qualche parola per
presentare questo lavoro e per collocarlo in rapporto ai temi ora accennati. na
. Ciascuno dei capitoli nei quali esso si articola è dedicato ie studio di un
termine o gruppo di termini, e quindi di una dotin modo et in figura, negatur conclusio,
quia in conclusione obviat cera oppositio; sicut si arguitur sic: haec essentia
est pater, haec essentia t.filius, ergo filius est pater; et utraque
praemissarum est vera, et app: ispositio tertiae figurae . . de" Ivi
(continuaz. del testo della n. prec.). Il passo è gar w F. Horemann, Holcot.
Die Logik in der Theologie, in Lo ssd Mediaevalia, 2: Die Metaphysik im
Mittelalter. Vortrige des si mi nalen Kongresses fiir mittelalterliche Philosophie
(Kéln 31 Aug.-6 Sept. 9 herausg. P. Wilpert-W.P. Eckert, Berlin 1963, p. 633. 44
Alfonso Maierà trina, che ha un certo rilievo nel quadro dell’insegnamento
logico della tarda scolastica. L’ordine con cui si succedono i capitoli non è
quello strettamente alfabetico. Il criterio alfabetico si compone con quello
dell’affermarsi cronologico delle dottrine. La combinazione dei due criteri ha
portato a una disposizione che, pur salvando la varietà dei temi trattati,
forse conferisce una certa unità all’esposizione. Le dottrine, proprie della
logica modernorum, relative ai termini e alle proposizioni hanno trovato una
particolare sistemazione in due specie di trattati che corrispondono a diversi
punti di vista. Uno è quello fornito dal de sensu composito et diviso: si pensi
al trattato di Heytesbuty). L’altro corrisponde a quello della probatio
propositionis -quale si trova, ad esempio, nello Speculum di Billingham. Si è
dato un certo rilievo a questi temi per due motivi. Primo, perché sembra siano
le dottrine verso le quali confluiscono le altre. Si vedano i rapporti tra
appellatio e senso composto e senso diviso, tra ampliatio e propositio modalis,
tra suppositio confusa, descensus e probatio, tra propositio modalis e
probatio, tra la dottrina della probatio e quella del senso composto e del senso
diviso: è una fitta rete di nessi che corre da un tema all’altro. Secondo,
perché i due punti di vista, in certo senso concorrenti, finiscono per
unificatsi. Il de sensu composito et diviso è in genere analizzato per mezzo
della dottrina della probatio dai filosofi italiani. Il rapporto tra di essi
costituisce uno dei temi più interessanti della filosofia scolastica del
linguaggio. I capitoli appellatio, ampliatio-restrictio, e copulatio affrontano
una problematica che, pur presente nella tarda scolastica, non ha ricevuto un
impulso notevole in quel periodo. Essi infatti svolgono una tematica
caratterizzante: le prime discussioni sulle proprietates terminorum. Segue un
capitolo che studia un aspetto della suppositio. La dottrina della suppositio
rappresenta il frutto più maturo dei parve logicalia e apre la strada allo
studio dei termini dal punto di vista della logica degli enunciati. Qui se ne
tratta un capitolo particolare, la confusio, al quale i logici della tarda
scolastica fanno continuamente riferimento e che mostra la tendenza a una nuova
organizzazione della dottrina in un quadro più ampio. Seguono capitoli dedicati
alla propositio modalis, alla probatio propositionis, al sensus compositus e al
sensus divisus, che dovrebbero meglio documentare la capacità di analisi dei filosofi
alle prese con un linguaggio storico e informale come IL LATINO mentre aspirano
a fondare un linguaggio scientifico, ideale, o formale. Quanto di tutto ciò la
logica derivi dalle dottrine grammaticali si vedrà nei singoli casi. Rijk, nella
sua Logica modernorum fa un primo bilancio dei termini che la logica fa propri RICAVANDOLI
DALLA GRAMMATICA FILOSOFICA O RAZIONALE. Di essi ricordiamo suppositio,
appositio, appellatio, IMPLICATIO, IMPLICITVM-EXPLICITVM, incongruu. Ma bisogna
aggiungere che la logica necessariamente fa leva sulle dottrine grammaticali
nella sua indagine sulle strutture linguistiche
del LATINO. Si pensi allo studio delle parti del discorso, in
particolare del NOME con i suoi casi (si veda la funzione dei casi obliqui in
contrapposizione al caso rectus), e del verbo e del tempo di esso. Del pronome
relativo e l’ANAFORA, la CATAFORA, l’ENDOFORA, e l’ESSOFORA, in rapporto al
problema della supposizione, la prae-suppositio, e l’implicatura. Si pensi al
rapporto tra forma avverbiale e forma causalis o nominale del modo; e, ancora,
a quanto siano presenti le dottrine delle costruzioni sintattica – SINTASSI,
SEMANTICA, PRAMMATICA -grammaticali, indipendenti, nella vox attiva o vox passiva,
e dipendenti (dictu72) e, in particolare, all’importanza che esse rivestono per
l’esame del senso composto e del senso diviso. Si vedrà se, e quale, utilità
possa venire alla discussione di problemi affrontati dai filosofi del
linguaggio del nostro tempo, come H. P.
GRICE, dalla lettura di testi del genere. Segnaliamo soltanto alcuni punti nei
quali il confronto risulta immediatamente interessante: 140 Op. cit., I, pp.
20-22; ma cfr. tutta la prima parte del secondo volume della stessa opera. la
dottrina dell’impositio richiama alla mente la critica della dottrina del nome
avanzata da ‘Vitters.’ La consignificatio temporis è negata’ da Russell. La
dottrina della copula e della predicazione può essere esaminata alla luce dell’ONTOLOGIA
– come rama della metafisica, come ha fatto D.P. Henry, sequendo H. P. GRICE –
“Semantics and METAPHYSICS,” Part II to his “Studies in the Way of Words”. Per
quanto riguarda i modali. Si veda l'esame dei particolari egocentrici e degli
atteggiamenti enunciativi operata da Russell. Si tratta solo di alcuni
argomenti e punti di contatto che permettono però di notare come il ripropotsi,
a distanza di tanti secoli, degli stessi temi sottolinei quanto siano
insoddisfacenti le formulazioni e le soluzioni finora affacciate, se la ricerca
intorno ad essi continua con impegno. Cfr. Ricerche filosofiche, ed. it. a cura
di M. TRINCHERO (si veda), Torino: ad es., $ 40, pp. 31-32. 14 Cfr. A Inquiry
into Meaning and Truth, tr. it. di L. Pavolini col titolo Significato e Verità,
Milano. Cfr. Henry, The De Grammatico of AOSTA: The Theory of Paronymy, Notre
Dame Ind.., che utilizza C. LEJEWSKI, On Lesniewski's Ontology, Ratio; per i particolari egocentrici, e per
gli atteggiamenti enunciativi. APPELLATIO. Appellatio —mpoonyopia
nell'antichità. Il valore primo e fondamentale dei termini appellatio e
appellare è, rispettivamente, atto di NOMINARE (DESSINARE) o semplicemente
‘nome’, e ‘nominare’, ‘designare’ DESSINARE. DISENNARE. Ma appellatio rende la
“rpoonvopia”, fra l’altro, in due contesti: quello aristotelico o LIZIO delle “Categorie”
e quello del PORTICO delle dottrine grammaticali. In rapporto al testo
aristotelico e all’insegnamento DEL PORTICO si sono costituite due tradizioni.
Di esse la più antica, e più ampiamente testimoniata, è senza dubbio la
seconda. Un primo cenno si trova nel spagnuolo Quintiliano, il quale,
discutendo del numero delle parti del discorso, si chiede se npoonvopia sia da
considerare una specie di nome o una autonoma parte del discorso -in questo
secondo caso, NOMEN è quella parte del discorso indicante una qualità propria,
individuale, esempio: ‘SOCRATE,’ o GRICEVS, STRAWSONIVS e PEARSIVS -mentre
appellatio è la parte del discorso indicante una qualità comune, esempio:
‘uomo’ -e se il termine “npoonvopia” sia da rendere indifferentemente con “vocabulum”
o [Cfr. Thesaurus linguae latinae, appellare, appellatio. Cfr. però L. ApAmo, BOEZIO
e VITTORINO traduttori e interpreti dell’ Isagoge di Porfirio, Rivista critica
di storia della filosofia, il quale rileva che Vittorino rende prevalentemente “xamyopeiv” con “appellare,”
xaxmyopla con “appellatio”, xatnYyopobpevos con appellativus. appellatio,
oppure se “vocabulum” debba essere distinto da appellatio, indicando il primo
termine i nomi comuni di corpi, visibili e tangibili, e il secondo i nomi
comuni di cose invisibili e non tangibili. Come è noto, per i grammatici
filosofici della tarda antichità il NOMEN può essere PROPRIVM *o* APPELATIVO. Un
NOME PROPRIO DESIGNA i nomi di persona
(o animale – H. P. GRICE, “Bellerophon rode Pegasus”). IL NOME APPELLATIVO i
nomi comuni: la dottrina del PORTICO è qui evidentemente ripresa. In questo
contesto è frequente il richiamo, esplicito [Institutiones oratoriae, ed.
Radermacher, Lipsiae. Paulatim a philosophis ac maxime Stoicis PORITCO auctus
est numerus (sc. partium orationis), ac primum convinctionibus articuli
adiecti, post praepositiones: nominibus appellatio, deinde pro-nomen, deinde
mixtum verbo participium, ipsis verbis adverbia. noster sermo articulos non
desiderat ideoque in alias partes orationis sparguntur, sed accedit
superioribus interiectio. alii tamen ex idoneis dumtaxat auctoribus VIII partes
secuti sunt, ut ARISTARCO et aetate nostra PALEMONE, qui vocabulum sive
appellationem nomini subiecerunt tamquam speciem eius, at ii, qui aliud nomen,
aliud vocabulum faciunt, novem. nihilominus fuerunt, qui ipsum adhuc vocabulum
ab appellatione diducerent, ut esset vocabulum corpus visu tactuque manifestum
‘domus lectus’, appellatio, cui vel alterum deesset vel utrumque ‘ventus caelum
deus virtus’. adiciebant et adseverationem,ut ‘eheu’, et tractionem ut
‘fasciatim’: quae mihi non adprobantur. vocabulum an appellatio dicenda sit
tpoonyopla et subicienda nomini necne, quia partvi refert, liberum opinaturis
relinquo. Ma appellatio vale nomen per Quintiliano: cfr. ivi, XII, 10, 34, vol.
II,408: res plurimae carent appellationibus. Più generalmente, per il valore
del termine APPELLATIO IN RETORICA, cfr. H. Lausserc, Handbuch der
literarischen Rbetorik. Eine Grundlegung der Literaturwissenschaft, Miinchen, Registerband.
Stoicorum veterum fragmenta, ed. Arnim, Lipsiae, $ 21 Diocles Magnes apud Diog.
Laért. VII, 57: toù Sì Xbyov tori pépn Evie, die gno Avoyévne TE Èv TD Tepi
pwviig xa Kpbatrrog * $voua, mpoonvopia, pfua, oiviecos, &pipov e $ 22:
Diocles Magnes apud Diog. Laért. VII, 58: tot Sì mpoonyopla pév, xatà tèv
Atovivnv, pépos Xbyov omuatvov xouviy Toubenta, olov “Uvapwroc”, “Immoc”. dvopa
SE tot pepog Abyov SnXoiy idtav mowrtnta, olov Atoyévng, Zwxpktng. Presso il
PORTICO tpoonyopia è parte del discorso accanto a $vopua, non una sottoclasse
di esso, come sarà PER I LATINI. per i latini.] o implicito, alla distinzione
tra vocabulum e appellatio. La tradizione aristotelica è legata a due passi
delle Categorie. Aristotele pone la definizione dei termini denomi[Prisciano
però ripete la dottrina originale. In Grammatici latini. Secundum stoicos PORTICO
vero V sunt eius (sc. orationis) partes: nomen, appellatio, verbum, pronomen
sive articulus, coniunctio. nam participium connumerantes verbis participiale
verbum vocabant vel casuale, e aggiunge, in Grammatici latini. Sic igitur supradicti
philosophi [del PORTICO] etiam participium aiebant appellationem esse
reciprocam, id est dvTavaNALO TOY mpoomyoplav, hoc modo: LEGENS EST LECTOR et LECTOR
LEGENS, CVRSOR EST CURRENS et CVRRENS CVRSOR, AMATOR EST AMANS et AMANS AMATOR,
vel nomen verbale vel modum verbi casualem. La lettura di alcuni passi dei
grammatici mostra quanto fosse articolata la discussione relativa a appellatio
in rapporto al nome (per altre occorrenze, cfr. Thesaurus linguae latinae,
appellatio): DiomEDIS Artis grammaticae
libri III, ex rec. H. Keilii, I, in Grammatici latini, cit., I, Lipsiae. Dopo
aver definito il NOMEN pars orationis
cum casu sine tempore rem corporalem aut incorporalem proprie communiterve
significans, aggiunge. Sed ex hac definitione SCAURO dissentit. separat enim a
nomine appellationem et vocabulum. et est hotum trina definitio talis:
appellatio quoque est communis similium rerum enuntiatio specie nominis, ut HOMO
VIR femina mancipium leo taurus. item vocabulum est quo res inanimales vocis
significatione specie nominis enuntiamus, ut arbor lapis herba toga et his
similia. Ma cfr. Appellativa nomina sunt quae generaliter communiterque
dicuntur. haec in duas species dividuntur, quarum altera significat res
corporales, quae videri tangique possunt (i altera incorporales, quae
intellectu tantum modo percipiuntur, verum neque videri nec tangi possunt; Ex
CWarISsII arte grammatica excerpta. Nomina aut propria sunt aut appellativa e
Appellatio dicitur quidquid praeter proprium nomen est. appellativa nomina sunt
quae generaliter communiterque dicuntur. haec in duas species dividuntur. alia
enim significant res corporales, quae videri tangique possunt, et a quibusdam
vocabula appellantur, ut HOMO arbor pecus. Alia quae a quibusdam appellationes
dicuntur et sunt incorporalia, quae intellectu tantum modo percipiuntur, verum
neque videri nec tangi possunt, ut est VIRILITA – H. P. GRICE, “HORSENESS” --, pietas
iustitia. ea nos appellativa dicimus ; PrIScIANO, in Grammatici latini. Quidam
autem IX dicebant esse partes orationis, appellationem addentes separatam a
nominibus, alii autem nativi o paronimi
(distinguendoli da quelli univoci e da quelli aequi-voci) nel seguente modo, secondo
la traduzione di Boezio. De-NOMI-nativa vero dicuntur quaecumque ab aliquo solo
differentia casu secundum nomen habent appellationem [tv xatà tobvoua
mpoomyopiav éxe], ut a grammatica grammaticus, et a fortitudine fortis . Sono
partonimi quei termini che hanno appellazione, cioè traggono la loro funzione di
NOMINARE e quindi la loro forma lingui, alii XI. his alii addebant etiam
vocabulum et interiectionem apud Graecos. Proprium
est nominis substantiam et qualitatem significare. hoc habet etiam appellatio
et vocabulum. Ergo tria una pars est orationis. Hoc autem interest inter
proprium et appellativum, quod appellativum naturaliter commune est multorum,
quos eadem substantia sive qualitas vel quantitas generalis specialisve iungit;
Donato, Ars grammatica, in Grammatici latini. Nomen unius hominis,
appellatio multorum, vocabulum rerum est. sed modo nomina generaliter dicimus.
Qualitas nominum bipertita est, aut enim propria sunt nomina aut appellativa .
appellativorum nominum species multae sunt. alia enim sunt corporalia alia incorporalia;
POMPEO Commentum Artis Donati, ex rec. H. Keilii, in Grammatici latini, Lipsiae. Qualitas nominum principaliter
dividitur in duas partes. omnia enim nomina apud Latinos aut propria sunt aut
appellativa. Sunt nomina appellativa quae appellantur corporalia, sunt quae
incorporalia, e ConsENTII Ars grammatica, ex rec. H. Keilii. Qualitas nominum
in eo est, ut intellegamus, utrum nomen quod positum fuerit appellativum sit,
an proprium. appellativa enim nomina a genere et specie manant. Appellativa
autem nomina, quae a genere et specie manare diximus, plures differentias
habent. nam vel rem corporalem vel incorporalem significant. Della distinzione
nomen-appellatio-vocabulum resta traccia nei commenti a Prisciano: cfr. quello
di Guglielmo di Conches, (in Rijg, Logica modernorum), quello d’ELIA (si veda)
e la glossa Promisimus (ivi, p. 260). 6 Cat. 1, la 12-15 (l’espressione messa
in parentesi è alla r. 13); transì. Boethii, Aristoteles latinus; cfr. STEINTHAL, Sprachwissenschaft
bei den Ròmern, Berlin. Nur ist allerdings xxtnyopia bei Aristoteles nicht véllig gleichbedeutend
mit rpoonyopia und Uvopa, so wenig wie xamnyopeiv] stica, da un altro termine,
che può essere detto principale o primitivo – RYLE, “FIDO”-FIDO --, con la sola
differenza, rispetto ad esso, della terminazione, o suffisso. Invece, dopo aver
precisato che le sostanze prime significano l’individuo (q68e qu, hoc aliquid),
Aristotele afferma: In secundis vero substantiis videtur quidem similiter ad
appellationis figuram [o sub appellationis figura, sub figura appellationis: o
oynua tig mpoonyoplas] hoc aliquid significare, quando quis dixerit HOMINEM
HOMO hominem vel animal. Non tamen verum est, sed quale
aliquid [motéy 7v] significat (neque enim unum est quod subiectum est
quemadmodum prima substantia, sed de pluribus homo dicitur et ani mal). Non
autem simpliciter qualitatem significat, quemadmodum album (nihil enim
significat album quam qualitatem), genus autem et speciem circa substantiam
qualitatem determinant (qualem enim quandam substantiam significant). Secondo Aristotele, mentre
i nomi delle sostanze prime designano la realtà individuale, un nome di una
SOSTANZA SECONDA desi[dasselbe ist wie rpoonyopevtw; sondern xatmyopia in der
hier gemeinten Bedeutung entspricht noch eher dem platonischen Ausdrucke
èrwwwyia. Wahrend nimlich évopa, Wort, nur das lautliche ovuforov, Zeichen, der
Sache ist, und in npoonyopia die Anwendung dieses dvoua auf die mit demselben
bezeichnete Sache liegt: ist xatnyopta das Wort, insofern es nicht bloss
Zeichen ist, sondern zugleich das Bezeichnete in sich fasst, d. h. das Wesen
und die Bestimmung der Sache aussagt und insofern Begriff ist . È da notare che
PrISCIANO (in Grammatici latini) dà come DE-NOMI-NATIVO il SOSTANTIVO rispetto
all’AGGETTIVO [cfr. H. P. GRICE, “FIDO IS SHAGGY”] (es. SAPIENS SAPIENTIA), che
è il contrario di quanto si può vedere in Aristotele (del quale si veda anche
Cat.). Per principale: cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., 168A; per primitivo:
cfr. Martino DI Dacia, Modi significandi, in Opera, ed. Roos, Hauniae (cfr.
PriscIano, in Grammatici latini. Transl. Boethii, Aristoteles latinus; la prima variante è in
apparato critico, la seconda è corrente. 9 Cfr. Cat.; transl.] gnano il genere
e la specie. PRIMA SOSTANZA: ‘quest'uomo’ o ‘questo cavallo’ e SOSTANZA in
senso proprio. LA SECONDA SOSTANZA, ‘uomo’ o ‘animale’, pur utilizzando gli
stessi nomi che designano le sostanze prime (‘quest’'UOMO’ e ‘UOMO’), in realtà
designano di esse le qualità comuni. Sono — precisano i filosofi — degl’UNIVERSALI.
E l’UNIVERSALE, secondo la definizione aristotelica, è ciò che è predicabile di
più. Così, questo testo si presta ad essere accostato da un lato alla
definizione di NOMEN appellativum – SOSTANTIVO COMUNE --, poiché nome
appellativo è il nome comune, e ciò che in grammatica è detto ‘COMUNE’ in dialettica
è detto ‘universale’; dall’altro, al primo testo dello stesso Aristotele,
giacché, se ad esempio grammaticus deriva da grammatica, e grammatica è una
qualità, come album deriva da albedo e designa principalmente una qualità, sarà
lecito chiedersi, per un verso, se LA SOSTANZA SECONDA va considerate nella
categoria della qualità e, per un altro verso e soprattutto, se, e come,
‘gramma-] Boethii, Aristoteles latinus. Cfr. Copulata tractatuun parvorum
logicalium (ed. Colonia) che fa derivare la dottrina dell’appellatio da questo
passo (in BòHNER, Medieval Logic). Cat., De interpr. Cfr.
Introductiones Parisienses, Quidam terminus COMMUNIS SIVE UNIVERSALIS SIVE
APPELLATIVVS [“shaggy”]; Cfr. Occam, Summa logicae. Et ita omnia illa nomina
communia, quae vocantur secundae substantiae, sunt in praedicamento qualitatis,
accipiendo esse in praedicamento pro eo, de cuius pronomine demonstrante ipsum
praedicatur qualitas. Omnia tamen illa sunt in praedicamento substantiae,
accipiendo esse in praedicamento pro illo, de quo significative sumpto
praedicatur substantia. Unde in ista propositione: ‘Homo est animal’, vel:
‘Homo est substantia’, ‘homo’ non supponit pro se, sed pro suo significato. SI
ENIM SUPPONERET PRO SE, HAEC ESSET *FALSA*: ‘Homo est substantia’, et haec VERA:
‘Homo est qualitas’. Sicut si haec vox ‘homo’ supponat pro se, haec est FALSA:
‘Homo est substantia’, et haec VERA: ‘Homo est vox et qualitas’. Et ita
secundae substantiae non sunt nisi quaedam nomina et qualitates praecise
significantes substantias. Et propter hoc, et non propter aliud dicuntur esse
in praedicamento substantiae. Si noti però] tico” o ‘bianco’ possano designare
una sostanza. All’impostazione del problema contribuiscono due dottrine, cioè
la definizione di NOMEN data da Prisciano. Proprium est nominis significare
substantiam et qualitatem. O, come leggeno i filosofi substantiam cum
qualitate, e l’affermazione boeziana relativa alla costituzione degli esseri. In
una sostanza diversum est esse et id quod est. L’ id quod est è la sostanza
completa, ed è tale grazie a un esse, a una forma, che è un quo est, ciò grazie
al quale la sostanza diviene quello che è, ciò di cui la sostanza partecipa. La
dottrina grammaticale del nome, substantia et qualitas , si presta ad essere
interpretata alla luce della dottrina boeziana, per la quale la sostanza,
designata dal nome, è un composto, un quod est, e si costituisce in virtù di un
quo est, una forma. Ci si chiede: ciò è vero di tutti i nomi, non solo dei
denominativi e dei nomi di sostanza seconda, ma anche dei nomi di sostanza
prima. E come si può articolare nella PREDICAZIONE tale distinzione: ponendo a
soggetto la substantia, secondo la terminologia grammaticale, o il suppositum, secondo
la termi[che Boezio, In Arist. Periermenias, forma nomi di qualità dai nomi di
individui. Alia est enim qualitas singularis, ut Platonis vel Socratis, alia
est quae communicata cum pluribus totam se singulis et omnibus praebet, ut est
ipsa humanitas. Age enim incommunicabilis Platonis illa proprietas PLATONITAS,
SOCRATITAS, GRICEITAS, STRAWSONITAS, PEARSITAS, appelletur. eo enim modo
qualitatem hanc PLATONINATE – Platonitatem -ficto vocabulo nuncupare possimus,
quomodo hominis qualitatem dicimus humanitatem. È il problema posto nel De grammatico
d’AOSTA. Prisciano, op. cif., II, 18 (cfr. la prec. n. 5); per l’uso,
cfr.CHENU, La théologie au douzième siècle, Paris (è qui ripreso e parzialmente
modificato l’articolo Grammaire, Archives d’histoire doctrinale. Cfr. Girson,
La philosophie au moyen dge, Paris CHENU), e a predicato ciò che vien detto
rispettivamente la qualitas il
significatum. I filosofi hanno sviluppato questi temi, mentre nei secoli
successivi le dottrine fissate vengono tramandate in modo sostanzialmente
immutato. La storia della teoria dei paronimi o denominativi (o derivati) è
stata di recente ricostruita da Henry che ha studiato il De grammatico d’Aosta.
Riprendiamo qui le linee generali della dottrina anselmiana e seguiamo lo
sviluppo del problema. È noto che Boezio pone tre condizioni perché si abbiano
i termini denominativi: Tria sunt autem necessaria, ut denominativa vocabula
constituantur. Prius ut re participet, post ut nomine, postremo ut sit quaedam nominis
TRANS-FIGURATIO, ut cum aliquis dicitur a FORTITUDINE FORTIS, est enim quaedam
fortitudo qua fortis ille participet, habet quoque nominis partecipationem,
fortis enim dicitur. At vero est quaedam transfiguratio, fortis enim et
fortitudo non eisdem syllabis terminantur. ALBERTO Magno, I Sent., d. 2, a. 11,
sol. (cit. in CHENU, Duo sunt attendenda in nomine, scilicet forma sive ratio a
qua imponitur, et illud cui imponitur; et haec vocantur a quibusdam
significatum et suppositum, a grammaticis autem vocantur qualitas et
substantia. L’influenza di
Porfirio è stata determinante per una impostazione del problema in termini di
predicazione: cfr. Moody, The Logic of William of Ockbam, London, in part. p.
74. 19 MartINno DI Dacia, /.c.; ma cfr. Cassionoro, Irstitutiones, cit., II,
iii, 9, p. 113: denominativa, id est derivativa [....] . 20 Cfr. Henry,
The De grammatico ..., cit., pp. 79-101 (per la ricostruzione
storica del problema: in questo saggio sono sistemate le ricerche precedenti
dell’autore), e The Logic of St. Anselm, Oxford. In Cat. Arist., cit., 168A-B.
L’analisi delle tre condizioni in HenRry, The
De grammatico A fondamento di
questa interpretazione è la dottrina boeziana della costituzione dell’essere
mediante la partecipazione a una forma, e quindi al nome che la designa: il
denominativo si ricava dal nome della forma, e si differenzia da questo
soltanto nella parte terminale. Con ciò non è ancora risolto il problema, se il
nome ottenuto significhi principalmente la forma o il soggetto al quale
inerisce. Altrove, però, lo stesso Boezio afferma che ALBUM [SHAGGY] è detto
denominative di un corpo e perciò può essere predicato del nome di corpo, ma
non è possibile che la definizione di album o SHAGGY, e tutto ciò che essa
contiene, possa essere predicata del subiecium, cioè del nome che funge da
soggetto. Diverso è il caso di animal, detto di homo: animal non solo può
essere predicato di homo, ma, essendo esso posto nella definizione di homo, la
definizione di animal può essere predicata di homo. Vengono così a configurarsi
due tipi di predicazione secondo Boezio: una predicazione secundum accidens, e
si ha quando si predica del subiectum ciò che è in subiecto, e una predicazione
de subiecto (o in eo quod quid) o essenziale – H. P. GRICE, IZZING, NOT HAZZING
--, e si ha quando una parte della sostanza è predicata della sostanza stessa.
Questo secondo modo di predicazione ha luogo quando le sostanze seconde sono
dette di sostanze prime (non solo, in tal caso, è predicabile il nome, ma anche
la ratio o definitio del nome. Ma quando un denominativo è predi[Cosa siamo
soggetto (“FIDO”) e predicato (“SHAGGY”) è detto da Boezio, In Arist.
Periermenias. Termini autem sunt nomina et verba, quae in simplici propositione
praedicamus, ut in eo quod est Socrates disputat, “Socrates” (FIDO) et disputat
(IS SHAGGY) termini sunt. et qui minor terminus in enuntiatione proponitur, ut
Socrates (FIDO), subiectus dicitur et ponitur prior; qui vero maior,
praedicatur et locatur posterior, ut disputat (IS SHAGGY); cfr. HeNRY, The
Logic of St. Anselm. Boezio, In Cat. Arist.; cfr. HENRY, The Logic of St.
Anselm] cato di un subiectum, la PREDICAZIONE attiene al nome, non alla ratio o
definitio del nome. Si vede bene, dunque, che altro è il modo in cui uomo
(SHAGGY) è detto di Socrate (FIDO), o ‘animale’ di uomo, altro è il modo in cui
album (SHAGGY) è detto di una sostanza qualsiasi. E poiché album (o grammaticus
o SHAGGY) non è il nome della qualità (albedo, grammatica, SHAGGINESS,
HORSENESS, PLATONITAS), ma di un quale, cioè di un soggetto cui la qualità
inerisce (è nome cioè non della sua razio, ma del subiectum), bisogna precisare
in che modo esso denoti il subiectum. Anselmo nel De grammiatico fa porre così
il problema dal Discepolo. De grammatico peto ut me certum
facias utrum sit substantia an qualitas. I termini usati sono quelli della definizione del
nome data da Prisciano, ma posti in disgiunzione -substantia an qualitas. Ben
presto però, nel corso della discussione tra Maestro e Discepolo, si cerca di
spiegare come grammaticus sia substantia ET qualitas. Per comprendere la
risposta data dal Maestro nel testo di Anselmo, si consideri innanzi tutto
l’analisi che egli fa di homo: Nempe nomen hominis per se et ut unum significat
ea ex quibus constat TOTVS VEL OGNI homo. In quibus substantia
principalem locum tenet, quoniam est causa aliorum et habens ea, non ut
indigens illis sed ut se indigentia. Nulla enim est differentia substantiae sine qua
substantia inveniri non possit, et nulla differentiarum eius sine illa potest
existere. Quapropter quamvis omnia simul velut unum totum sub una
significatione uno nomine appelletur ‘homo’, sic tamen principaliter Boezio, In
Cat. Arist., cit., 191A-B. All’origine della distinzione tra definizione
nominale e definizione essenziale è Anal. post. II, 10 (93b 29 sgg.)
secondo ScHnoLtz, Storia della logica,
tr. MELANDRI (si veda) Milano. Cfr. De Grammatico, in S. Anselmi Opera omnia,
ed. Schmitt, I, Edimburgi; Anselmo stesso c’informa che il problema e molto
dibattuto al suo tempo. Tamen quoniam scis quantum nostris temporibus DIALECTICI
certent de quaestione a te proposita hoc nomen est significativum et
appellativum substantiae: substantia est homo et homo substantia. Si legga di seguito la
risposta fornita al Discepolo per quanto riguarda grammaticus: Grammaticus (SHAGGY)
non significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam (SHAGGINESS) per
se et hominem per aliud significat. Et hoc nomen quamvis sit
appellativum hominis, non tamen proprie dicitur eius significativum; et licet
sit significativum grammaticae, non tamen est eius appellativum. Appellativum autem nomen
cuiuslibet rei nunc dico, quo res ipsa usu loquendi appellatur. Secondo
Anselmo, dunque, ciò che distingue l’uso di homo e di grammaticus è che il
primo per se et ut unum significat ea ex quibus constat homo, il secondo non
significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam per se et hominem
per aliud significat; il primo è un nome di sostanza e quindi,
boezianamente, praedicatur de subiecto:
esso significa e nomina la sostanza -est significativum et appellativum
substantiae --, cioè, ancora boezianamente, esso può essere predicato di un
sudiectum non solo come nomen, ma anche quanto alla ratio o definitio del nomen.
Il secondo è nome di un composto di sostanza e accidente, composto denominato
dall’accidente che inerisce alla sostanza: non qualitas, quindi, ma quale. Il
suo nome è predicabile del subiectum-composto, non lo è la sua definitio, 0
ratio: la praedicatio secundum accidens importa che ciò che è predicato non
costituisca sostanzialmente un unum aliquid con la sostanza cui inerisce e da
cui dipende sostanzialmente. Cfr. AristoTELE, De interpr. 11, 21a 7-15; transl.
Boethii, Aristoteles latinus. Eorum
igitur quae praedicantur et de quibus praedicantut, quaecumque secundum
accidens dicuntur vel de eodem vel alterum de altero, haec non erunt unum; ut
homo (FIDO) albus (SHAGGY) est et musicus, sed non est idem musicus et albus. Accidentia
enim sunt utraque eidem. Perciò altra è la significazione, altra la funzione
nominativa di grammaticus. Esso significa per se l’accidente, ma nomina il
subiectum, l’uomo che ha la grammatica; il subiectum è significato
obliquamente, o secondariamente, per aliud, ma è propriamente nominato. L’accidens
è significato primariamente, ma non è nominato. Vengono così differenziandosi
due funzioni proprie del nomen: una è la significatio, l’altra è l’appellatio. Anselmo
usa poco questo ultimo termine, ma usa molto appellativus, appellare. La prima
è ordinata al significato, l’altra al REFERENTE (DESIGNATUM, DENOTATUM); e
l’appellatio è qui lontana anticipazione della teoria della supposizione. Nelle
sue opere, Anselmo prospetta, fra l’altro, la possibilità di considerare il
rapporto tra i nomi come humanus SHAGGY e humanitas SHAGGINESS; poiché tuttavia
tra di essi non corre un vero e proprio rapporto di paronimia, egli non ne
affronta l’analisi. La considerazione di casi come questo avrebbe però permesso
di dare al problema un respiro più ampio, come si vede in Occam. Qualche
decennio dopo AOSTA, Abelardo riprende il problema in un contesto in cui la
presenza di Prisciano si è fatta più determinante. Va notata, innanzitutto, la
distinzione che Abelardo scorge tra il diverso valore di qualità in Aristotele
e [Nec si album musicum verum est dicere, tamen non erit album musicum unum
aliquid. Secundum accidens enim MUSICUM ALBUM, quare non etit ALBUM MUSICUM. Quocirca
nec citharoedus bonus simpliciter, sed animal bipes; non enim secundum accidens
; cfr. Henry, The Logic of St. Anselm. Un cenno in tal senso in BòunER,
Medieval Logic; ma cfr. D.P. Henry, The Early History of Suppositio; sonlin Stadics, ripreso in The
Logic of St. Anselm; ev appendice 2, n. 1. Henry rende significatio
per se con meaning e appellatio con
reference (cfr. The De grammatico ). Per
appellatio in AnseLMo, cfr. De Grammatico. Cfr. Epistola de incarnatione Verbi,
in Opera omnia, Romae; ma v. Henry, The
De grammatico . in Prisciano: mentre per Aristotele qualità denota tutto
ciò che è considerabile sotto la categoria della qualità, Prisciano ritiene che
qualità sia nome di tutte le forme: omnium formarum nomen accipitur. Ciò
permette di considerare qualsiasi forma, quindi anche le forme sostanziali,
come qualità, e spiega come si siano moltiplicati i nomi astratti per indicare
le forme (es. deus/deitas), e si sia posto il problema di ciò che li
differenzia dai corrispondenti nomi concreti. Per quanto riguarda più
direttamente il problema dei paronimi, è da dire che Abelardo include questi
termini tra i nomina sumpta, i quali si distinguono dai nomina substantiva
perché sono detti delle cose semplicemente per significare la forma che ad esse
inerisce: essi #0 determinano la sostanza delle cose, ma denotano ciò che è
affetto da una certa qualità. 32 AseLARDO, Dialectica, Cfr. CHENU, pet quanto
riguarda i nomi divini.Ma già Anselmo parla di nomen sumptum (cfr. Henry, The
Logic of St. Anselm, cit., p. 64; s. ANSELMO, Epistola de incarnatione Verbi,
cit., p. 13; cfr. glossa Promisimus, in De Rx, Logica Modernorum, Il, i, cit.,
p. 262. Per AseLARDO, cfr. Logica ‘Ingredientibus'. Sunt autem omnia
denominativa vocabula sumpta, non autem omnia sumpta sunt denominativa. Sumpta
autem vocabula ea dicimus, quae simpliciter propter adiacentem formam
significandam reperta sunt, ut “rationale”, “album”, “FAT,” “SHAGGY.”. Non enim
‘rationale’ dicit animal rationale vel ‘album’ corpus album, sed simpliciter
‘rationale’ ponit affectum rationalitate, ‘album’ affectum albedine, non etiam
substantiam rei, quid sit, determinat. Sumptorum veto tria sunt genera, quia
quaedam cum nomine formae in materia vocis ex toto conveniunt, ut “grammatica”
o Letizia nomen mulieris cum grammatica nomine scientiae o stato d’animi.
Quaedam vero penitus a nomine formae differunt, ut studiosus a virtute, quaedam
autem cum per principium conveniant, per finem disiuncta sunt, ut fortis
fortitudo, quae cum in primis syllabis conveniant, in ultimis differunt. Et
haec tantum sumpta, quae scilicet principio conveniunt cum nomine formae et
fine differunt, denominative esse determinat. Denominativa dicuntur subiecta
illa quae habent appellationem ab aliquo, hoc est vocabulum quodcumque
significans ex forma adiacente secundum nomen, id est similitudinem nominis
ipsius formae, ut iam est expositum. Cfr. Dialectica. Sicut autem nomina
quaedam substan[Ci si chiede quindi in quale categoria vadano considerati i
nomina sumpta, e si risponde: quando contingit idem vocabulum res diversorum
praedicamentorum significare, secundum principalem significationem in
praedicamento ponendum est, ut album quod albedinem principaliter significat,
propter quam maxime repertum est atque ubique eam tenet, quam etiam praedicare
dicitut; e ancora: Cum enim tradat grammatica omne nomen substantiam cum
qualitate significare, album quoque, quod subiectam nominat substantiam et
qualitatem determinat circa eam, utrumque dicitur significare. Sed qualitatem
quidem principaliter, causa cuius impositum est, subiectum vero secundario.] tiva
dicuntur, quae rebus ipsis secundum hoc quod sunt data sunt, quaedam veto
sumpta, quae scilicet secundum formae alicuius susceptionem imposita sunt, sic
et definitiones quaedam secundum rei substantiam, quaedam vero secundum formae
adhaerentiam assignantur. Cfr. AseLarDOo, Logica ‘Ingredientibus’. Il tentativo
di ricondurre le parti del discorso studiate dal grammatico alle categorie
aristoteliche è già in Distributio omnium specierum nominis inter cathegorias
Aristotelis, ed. Piper, che ha attribuito il trattato a LABEONE (cfr. P. Pier,
Die Schriften Notkers LABEONE und seiner Schule, I, Freiburg i.B.-Tibingen, e
in Zeitschrift fiir deutsche Philologie.
Ma il sec. IX è il terminus ante quem per la composizione del trattato secondo
il De Rx: cfr. On the Curriculum of the Arts of the Trivium at St. Gall Vivarium
Cfr. Dialectica, cit., p. 113; v. anche ivi, At vero in his definitionibus quae
sumptorum sunt vocabulorum, magna, memini, quaestio solet esse ab his qui in
rebus universalia primo loco ponunt, quarum significatarum rerum ipsae esse
debeant dici; duplex enim horum nominum quae sumpta sunt, significatio dicitur,
altera vero principalis, quae est de forma, altera vero secundaria, quae est de
formato. Sic enim ‘album? et albedinem quam circa corpus subiectum determinat,
primo loco significare dicitur et secundo ipsius subiectum quod nominat. Alle
pp. 596 sg. della Didlectica, AseLARDO si chiede se la definizione formatum albedine , sia di 4/bum in quanto
voce oppure della sua significatio, e poiché sembra ovvio che sia definizione
della significatio, chiede ulteriormente se sia della significatio [Richiamando
quanto si è detto della soluzione anselmiana e confrontando ad essa quella
proposta da Abelardo, si può rilevare una stretta analogia tra le due
posizioni: per Anselmo, come per Abelardo, il termine denominativo significa
principal mente la qualità o forma da cui è tratto, e secondariamente il
subiectum che nomina. Il termine NOMINARE di Abelardo ha lo stesso valore
dell’appellare di Anselmo. Non è venuto alcun contributo originale tardo alla
interpretazione del problema dei paronimi.] prima (albedo) o seconda, e mostra
le difficoltà dell’uno e dell’altro caso. Conclude però a proposito della
significatio prima. Dicatur itaque illa definitio albedinis esse non secundum
essentiam suam, sed secundum adiacentiam acceptae. Unde et eam praedicari
convenit et de ipsa albedine secundum adiacentiam, hoc modo: omne album est
formatum albedine, et de omnibus de quibus ipsa in adiacentia praedicatur, e
per la significatio seconda: Potest etiam dici definitio eadem esse huius
nominis quod est album, non quidem secundum essentiam suam, sed secundum
significationem, nec in essentia sua de ipso praedicabitur, ut videlicet
dicamus hanc vocem album esse formatam albedine, sed secundum significationem,
se scilicet consignificando, ac si (si)c diceremus: res quae alba (HORSE,
PLATO) nominatur est formata albedine (HORSENESS, PLATONITAS) Cfr. De Rik,
Logica modernorum, Vincenzo DI BeauvEAIS si limita a richiamare la differenza
tra il procedimento aristotelico della derivazione del paronimo (da fortitudo,
fortis) e quello di Prisciano (da fortis, fortitudo): cfr. n. 6; PreTRo Ispano,
Summulae logicales, ripete la dottrina d’Aristotele e di Boezio, impostando il
problema in termini di predicazione; così, riprende anche la distinzione dici
de subiecto esse in subiecto, che ricorda quella boeziana praedicari de
subiecto-praedicari in subiecto. Eorum vero, quae dicuntur de subiecto, omnia
praedicantur nomine et ratione, ut homo de Socrate et de Platone. Eorum autem,
quae sunt in subiecto in pluribus quidem, neque nomen neque ratio de subiecto
praedicatur, ut haec albedo (SHAGGINESS, PLATONITAS, HORSENESS) vel hoc album
(SHAGGY, PLATO, HORSE). In aliquibus autem nomen nihil prohibet praedicari
aliquando de subiecto, rationem vero praedicari est impossibile, ut album de
subiecto praedicatur, ratio vero albi de subiecto numquam praedicabitur. Le
Sumzyle dello Ps. BACONE riprendono la terminologia e i problemi noti:
dezominativum, sumptum (è il concreto, mentre astratto è il termine dal quale
suzzitur il concreto); diversità del [Ma Occam ha fornito un’analisi esemplare
del nostro problema, inquadrandolo in quello più vasto del rapporto tra nomi
concreti e nomi astratti, dal momento che poi con Duns Scoto, i nomi astratti
formati sulla base di nomi concreti si erano moltiplicati sempre più. Andavano
quindi analizzate tutte le possibilità di rapporti tra nomi concreti e nomi
astratti in modo da poter individuare i paronimi e indicarne correttamente le
valenze significative. Secondo Occam, quattro sono i tipi di nomi concreti e di
corrispondenti nomi astratti; in tre casi però il nome astratto e il nome
concreto sono sinonimi, in quanto le forme astratta e concreta non importano
cose differenti. Innanzi tutto sono sinonimi le forme astratte e concrete della
categoria di sostanza (homo-humanitas), della categoria di quantità
(quantum-quantitas) o che riguardano la figura e sono riconducibili alla
quantità (curvum-curvitas), e della categoria di relazione (pater-paternitas).
Non c’è alcuna distinzione, infatti, nell'unità dell’indi[procedimento del
logico aristotelico e del grammatico di Prisciano. I nomi concreti sono tali
perché significant rem in concrecione et inclinacionem ad subjectum, sive ad
materiam in qua est accidens, quia album idem est quod res alba, res enim
nominat subjectum sive materiam in qua est albedo. Ma è bene ricordare che non
tutti i concreti sono denominativi, giacché, oltre a quelli che designano la
forma accidentale in congiunzione al suo subiectum, ci sono i concreti che
designano la forma sostanziale in unione con la sua materia. Cfr.
Summa logicae. Stricte dicuntur illa synonyma, quibus omnes UTENTES INTENDUNT
(users intend) uti simpliciter pro eodem; et sic non loquor hic de synonymis.
Large dicuntur illa synonyma, quae simpliciter significant idem omnibus modis,
ita quod nihil aliquo modo significatur per unum, quin per reliquum eodem modo
significetur, quamvis non omnes UTENTES CREDANT ipsa idem significare, sed
decepti existimant aliquid significari per unum, quod non significatur per
reliquum. Isto secundo
modo intendo uti in isto capitulo et in multis aliis de hoc nomine synonyma, o
cognomina. Un’esposizione molto chiata in Moopv, The Logic of William of
Ockbam, Occam, Sura logicae] -viduo, tra la realtà di esso e il principio
formale che lo fa essere quello che è, né si può supporre che la quantità, la
figura, la relazione siano cose distinte dalla sostanza quanta, o che ha
figura, o che sia in relazione. Alla domanda: che cosa significa dunque la
forma astratta humanitas rispetto alla forma concreta homo, Occam risponde che
la prima designa tutto ciò che designa la seconda, ma in modo differente,
giacché humanitas equivale a homo in quantum o qua homo, cioè alla forma
reduplicativa del nome. Infatti il nome astratto rende reduplicativa ed
esponibile la proposizione in cui è posto. Sono, inoltre, sinonimi i nomi la
cui forma astratta equivale a quella concreta con in più un sincategorema, o un
avverbio, e simili. Sono, infine, sinonimi i nomi la cui forma astratta è un
nome collettivo e quindi designa molte cose simul sumptae, mentre la forma
concreta può essere verificata pro uno solo (populus-popularis). Ma, oltre a
questi casi, vi sono nomi astratti che non sono sinonimi dei corrispondenti
nomi concreti, e costituiscono il quarto tipo. Essi sono di tre specie: innanzi
tutto, si dà il caso che la forma astratta abbia supposizione per un accidente
o forma che inerisca a un subiectum, e il concreto abbia supposizione per il
subiectum dell’accidente o forma predetta: così, ALBEDO sta per l’accidente,
album per il subiectum, cioè per IL CORPO BIANCO (il contrario si ha per ignis-igneus: ignis,
che è la forma astratta — sostantiva, meglio — sta per il subiectum, e igneus,
che è la forma concreta — aggettivale — sta per l’acci[4 Ivi, pp. 22 sgg.; per
la expositio in generale, cfr. cap. VI, $ 4; per la reduplicativa in part.,
cfr. Moopy, op. cit., p. 63. 4 Occam, Summa logicae: l’autore insiste sul
carattere arbitrario -ad placitum instituentis -della utilizzazione di un
termine in luogo di più altri. Possunt enim utentes, si voluerint, uti una
dictione loco plurium. Sicut loco istius totius ‘omnis homo’, possem uti hac
dictione “A?, et loco istius totius ‘tantum o qua homo’, possem uti hoc
vocabulo ‘B’, et sic de aliis.] dente);
inoltre, il termine concreto in molti casi può stare per una parte di una cosa
e la forma astratta — sostantiva — per il tutto (homo sta per il tutto in anima non est homo , mentre humanus sta per
una parte in anima est humana. L’anima infatti è una parte dell’uomo, o
viceversa: anima sta per una parte, ANIMATVM per il tutto; infine, talora il
concreto e l’astratto stanno per cose distinte, per le quali non valgono i
rapporti accidens-subiectum, parte-tutto, già esaminati, ma valgono altri
rapporti: quello tra causa ed effetto (homo che indica la causa, e humanus che
indica il prodotto dell’azione dell’uomo), tra luogo e ciò che sta in esso
(Anglia, Anglicus), tra signum e significatum (la differenza essenziale
nell'uomo non è l’essenza, ma è segno di una parte dell’essenza, la razionalità.
Orbene, denominativi in senso stretto sono i concreti inclusi nella prima
specie di concreti e astratti non sinonimi, mentre in senso largo sono
denominativi tutti i concreti che non siano sinonimi della corrispondente forma
astratta. Terminus autem denominativus ad praesens potest accipi dupliciter,
scilicet stricte, et sic terminus incipiens, sicut abstractum incipit, et non
habens consimilem finem et significans accidens dicitur terminus denominativus,
sicut a ‘fortitudine’ ‘fortis’, a ‘iustitia’ ‘iustus’. Aliter dicitur large
terminus habens consimile principium cum abstracto sed non consimilem finem,
sive significet accidens sive non; sicut ab ‘anima’ dicitur ‘animatus’. In Expositia aurea ...,
cit., ad l., però OccaMm aveva affermato: denominativum multipliciter
accipitur, scilicet large, stricte et strictissime: la prima accezione (large)
è esemplificata, fra l’altro, proprio con animatus (occorre come esempio della
secunda differentia dei nomi concreti e astratti non sinonimi, cfr. Summa
logicae; la terza accezione strictissime è quella aristotelico-boeziana; la
seconda è così formulata. Secundo modo dicitur denominativum cui correspondet
abstractum differens sola terminatione importans rem in alio formaliter
inhaerentem et ab eo totaliter differente, et isto modo dicitur materia formata
a forma. Si noti, infine, che sempre nell’Exposito aurea, la trattazione dei
denominativi è limitata al richiamo degli elementi boeziani e alla riconduzione
[Ma Occam va più oltre nell'esame di questo problema. Vi sono dei nomi che sono
detti absoluta, che significano primo tutto ciò che significano -quidquid
significatur per idem nomen, aeque primo significatur. Tali sono tutti i nomi
della categoria di sostanza e i nomi astratti della categoria della qualità. I nomi
non assoluti sono detti connotativi. Nomen connotativum est illud, quod
significat aliquid primario et aliquid secundario. Dei nomi connotativi è
possibile, a differenza dei nomi assoluti, dare una definitio quid nominis,
cioè una definizione nominale, che esprime ciò che è importato dal nome; di
album, ad esempio, la definizione nominale è aliquid HABENS [HAZZES] albedinem:
orbene, secondo Occam, album significa primariamente ciò che nella definizione
nominale è al nominativo -nell’esempio, aliquid -e significa secondariamente
ciò che nella definizione nominale è al caso obliquo: albedo . Nomi connotativi
sono tutti della praedicatio denominativa alla praedicatio univoca o alla PREDICATIO
ÆQVIVOCA. Al testo di Occam fa seguito un lungo passo che a un primo giudizio
sembra richiamare elementi di Buridano, incluso tra le lettere maiuscole F e M.
così: «F. Quamvis ista dicta venerabilis inceptoris clarissima sint ut notatur
hic per venerabilem nostrum expositorem magistrum Guilielmum de Ocham. M; esso
è dovuto all’editore, frate Marco da BENEVENTO (si veda). Summa logicae, cit.,
p. 33. #1 Cfr. ivi, p. 35, e Moopy, op. cit., p. 56, il quale rileva che la
differenza essenziale, della categoria di sostanza, è invece termine
connotativo. 4 Summa logicae, cit., p. 34. 4 Così il Moopy, op. cit., p. 55, e
L. Baupry, Lexigue philosophique de Ockbam, Paris, s.v. connotativum; si veda
sw. connotatum una citazione dal II Sent., q. 26, O: Illud quod ponitur ibi
(sc. in definitione nominali) in recto est significatum principale et quod
ponitur in obliquo est connotatum: il termine connotativo connota ciò che
significa secondariamente; e s.v. significare, la quarta accezione. Ma cfr.
Bacone, Compendiumi. Deinde diligenter considerandum est ulterius, quod nomen
inpositum alicui rei soli extra animam, potest i termini concreti non sinonimi
dei corrispondenti astratti, e quindi tutti i denominativi (assumendo il
termine in senso stretto o in senso largo), e, più generalmente, tutti i
termini contenuti nelle categorie diverse da quella di sostanza, compresi i
nomi concreti della categoria della qualità. La terminologia, e quindi la
soluzione, occamista non è diffusa al tempo del maestro [Dopo di lui, Strode
ritiene, semplicemente, che connotare vale secundario significare, mentre multa
simul significare extra animam, et hec vocantur in philosophia cointellecta, et
apud theologos connotata . 50 Ivi, pp. 34-35. 51 Cfr, BurLEIGH (Super artem
veterem Porphyrii et Aristotelis, VENEZIA) che distingue semplicemente (sotto
Denominativa vero, nel commento alle Categorie) due tipi di nomi concreti: il
concretum substantiale e il concretum accidentale. Di essi, solo il secondo è
denominativo. Iste terminus homo est concretum substantiale, quia sibi
correspondet aliquod abstractum, scilicet humanitas, et non praedicatur
denominative; ideo dico quod omne denominativum est concretum sed non e contra;
nam concretum quoddam est accidentale et quoddam substantiale. Concretum
accidentale est denominativum, sed concretum substantiale non est denominativum
respectu illius cuius est substantiale. Srrope, Logic. Item, terminorum quidam
dicuntur abstracti et quidam concreti. Abstracti sunt illi qui ultra illud pro
quo supponunt non connotant aliquid inhaerere sibi, ut hic: li ‘homo’, li
‘albedo’. Sed concreti sunt illi qui connotant illis pro quibus supponunt aliquid
inhaerere, ut fere omnia adiectiva, ut ‘album’, ‘nigrum’ et alia adiectiva, ut
alibi magister declaravit. E? sic patet differentia inter suppositionem,
significationem et connotationem, vel inter supponere, SIGNIFICARE et
connotare. Supponere nam est pro aliquo capi ut subiectum et praedicatum in
propositione. Sed SEGNARE vel
SIGNIFICARE est aliquid repraesentare. Connotare vero est secundario
significare, ut li ‘album’ non significat principaliter, sed supponit pro
substantia quam etiam significa et connotat sibi inbaerere albedinem; v. anche
ivi, f. 15vb: terminus qui principaliter
significat substantiam, ut ‘lignum’ vel ‘lapis’, dicitur ex dicuntur esse
substantiae vel in praedicamento substantiae; sed qui connotant qualitatem,
‘album’, ‘nigrum’, sunt in praedicamento qualitatis, qui quantitatem, in
praedicamento quantitatis. Butidano e Wyclif accostano sempre a comnotare
l’avverbio accidentaliter: per l’uno ciò che è ‘connotato’ è ‘appellato’ dal [Burano,
Compendium logicae, cit., III, sotto Denominativa vero:Circa quam est primo
notandum quod triplicia sunt denominativa: quaedam sunt denominativa voce
tantum, quaedam significatione tantum, quaedam voce et significatione simul;
esempi del primo sono homo-bumanitas, che sono sinonimi: et alia denominativa
reperiuntur in terminis essentialibus et absolutis, e continua. Sed
denominativa significatione tantum sunt concreta habentia abstracta cum quibus
non conveniunt in principio vel non differunt in fine litteraliter vel
syllabaliter sed comnotant aliud accidentaliter pro quo sua abstracta supponunt
principaliter, ut li ‘studiosus’ est denominativum significatione tantum
respectu huius abstracti ‘virtus’, quia li ‘studiosus’ connotat accidentaliter
vittutem pro qua supponit li ‘virtus’. Sed denominativa voce et significatione
simul sunt concreta habentia abstracta cum quibus quantum. est ex parte vocis
conveniunt in principio litteraliter vel syllabaliter et differunt ab eis in
fine et connotant illud accidentaliter pro quo supponunt sua abstracta
principaliter, ut li ‘album’ dicitur denominativum voce et significatione simul
respectu huius abstracti albedo; quest’ultima specie sono i denominativi veri e
propri, i quali secundum illud nomen habent appellationem, id est connotant
illudaccidentaliter pro quo supponunt sua abstracta principaliter. WycLir,
Tractatus de logica, Terminus substancialis est terminus qui significat naturam
rei sine conmotacione accidentalis proprietatis; ut iste terminus, homo,
significat essenciam humanam sine connotacione extranea. Sed terminus
accidentalis est diccio significans essenciam rei, connotando accidentalem
proprietatem: sicut iste terminus, albus, significat substanciam et similiter
albedinem, que est proprietas extranea ab essencia, que est substancia. Terminorum
alius est concretus, alius abstractus. Terminus concretus est terminus
significans rem que indifferenter potest contrahi ad supposicionem simplicem
vel personalem; sicut iste terminus, homo, significat in proposicione tam
personaliter pro persona; quam eciam simpliciter pro natura. Sed terminus
abstractus significat pure essenciam rei sine connotacione aliqua ad suppositum
cui inest, sicut iste terminus deitas, bumanitas, albedo, CANITAS etc. Et sic
ex omnibus terminis concretis possunt abstracta capi. La definizione di termine
denominatus o denominativo non fornisce elementi notevoli. Si veda invece im.
Miscellanea philosophica, ed. Dziewicki, London. Nota primo quod “abstractum”
in terminis vocatur terminus qui termine concreto, come si vedrà; per l’altro
l’accidente è il significato primario del termine. I paronimi costituiscono
dunque una classe particolare di nomi, che pongono all’attenzione del logico il
problema del rapporto tra significatio e appellatio. Ma che cosa un nome
significhi, che cosa nomini, e se la funzione nominativa del nome sia primaria
o del tutto secondaria, sono domande che i filosofi si pongono per *tutti* i
nomi, non solo per i paronimi. Viene così in primo piano la considerazione del
momento istitutivo del nome, dell’atto, cioè, per il quale il nome è costituito
come vox significativa. Si constata che
all’origine del nome sta l’esigenza di designare le cose e che quindi la vox
diviene significativa innanzi tutto perché l’uomo possa parlare delle cose
usando segni fonici in luogo delle cose stes[significat formam substancialem
vel accidentalem primarie; sed concretum est terminus qui formam et suppositum
cuius est talis forma significat. Suppono quod cuilibet termino significati est
dare primarium significatum.Pro i ntellectu tamen, nota quod primarium
significatum alicuius termini est significatum ad quod intellectus tali audito
immediate fertur intelligendus; ex quo sequitur quod omnis terminus communis
significans habet duplex significatum, scilicet primarium et 2ndarium; sequitur
quod omnis terminus habens predicatum debet principaliter sumi pro significato
suo primario. Exempli gracia, cum proponitur, Homo est animal, INTELLECTVS
AVDIENTIS hanc proposicionem non fertur super Socrates nec Platone, sed
absolute super significato primario, quod est species humana que est humanitas.
Si autem proponitur cum predicata humanitate, videndum est si predicatum
limitat ipsum subiectum racione primarii significati vel secundarii. Et sic
revertitur nobis illa antiqua regula et famosa: Talia sunt subiecta qualia
permittuntur ab eorum predicatis [cfr. De Ryx, Logica modernorum, II, i, cit.,
p. 561]. Exemplum ad significatum primarium. Hec est regula vera: “Homo
communicatur multis, eo quod predicatum non potest com[e 5; si constata anche,
d’altra parte, che la vox resta significativa anche in assenza della cosa da
nominare e che quindi le due funzioni del nome non sono strettamente
interdipendenti. Altro è il significato, altro il referente del nome. Delle
occasioni che si offrono ai filosofi nei testi in uso nelle scuole come luoghi
per dibattere questi problemi, dobbiamo richiamarne due: una è rappresentata
dal secondo passo delle Categorie d’Aristotele e dalla sua utilizzazione nella
definizione delle fallacie’. L’altra è la definizione che Prisciano dà di NOMEN.
Esaminiamo brevemente i risultati in questo paragrafo. Ricordiamo che un’ampia
documentazione per lo studio di questi temi è fornita da Rijk nella sua Logica
modernorum. Come avvio allo studio di questi temi si tenga presente
l’insegnamento di Abelardo, il quale, esaminando la dottrina della petere
significato primario huius termini 40mz0, cum Socrates non communicatur multis,
licet Socrates sit illa humanitas que communicatur multis”. Exemplum, scilicet
significati secundarii, homo currit et predicatum limitat subiectum ad
significatum secundarium, cum non potest competere significato primario, eo
quod humanitas, sive species humana, non potest currere, nisi sit currens. Et
suppono quod significatum termini concreti accidentalis primarium est accidens
sive forma talem substanciam denominans; ut huius termini, album, significatum
primatium est albedo substanciam albisans. Similiter huius termini iustumz, est
iusticia subiectum iustificans. Ista supposicio tenet per primam Aristotelis
auctoritatem allegantem. Album solam qualitatem significat; quod intelligitur
primarie; sed substanciam cui inest albedo secundarie. Et cum omne denominans,
ut huiusmodi, sit prius denominato, ut huiusmodi, sequitur quod a principali
debet capere suam primariam significacionem sed omnem etsi non sequitur quod
album omnem substanciam significaret quod factum est. La prospettiva diversa di
Wyclif rispetto a quella di Occam è condizionata dalla soluzione REALISTICA – e
non NOMINALISTICA - al problema degli universali. Per la distinzione tra
significatum primarium e significatum secundarium, cfr. ancora m., Tractatus de
logica, I, cit., in part. pp. 7 e 76-77 (si veda p. 77: tripliciter contingit signum significare
secundarie quodlibet designandum, ecc.). 55 Cfr. cap. IV, $ 1. 56 In
particolare, cfr. la prima parte del secondo volume] impositio, o institutio
voluntaria, che è quell’atto libero dell’uomo che attribuisce a una vox una
significatio, distingue molto chiaramente la funzione propria della vox
significativa di essere signum, e quindi
di generare o constituere intellectum, e la funzione, secondaria secondo
Abelardo, di designare le realtà estra-mentali, detta, quest’ultima, nominatio
o appellatio. Nel procedimento istitutivo della vox, l’inventor ha guardato a
fondo nella natura delle cose: su questo stretto rapporto, in sede di
institutio, tra natura delle cose e nomen, si fonda la funzione secondaria
della vox. Perciò i nomi dicono riferimento (nominant, appellant) alla realtà
attualmente significata, perché tale è una quaedam imponentis intentio, e cioè
tale è la volontà dell’inventor. Nel caso di distruzione della realtà esterna
(“Roma”, il nome di Roma), però, il nome perde il suo potere appellativo -la
significatio rei - mentre sussiste la
significatio intellectus. La prima è appunto funzione secondaria, la
seconda è funzione primaria della vox; e proprio perché la prima è funzione che
viene meno rebus deletis, essa è irrilevante ai fini della determinazione della
significatio vera e propria. La significatio si allontana così dalla nominatio.
Questa distinzione abelardiana tra significare e appellarenominare è netta,
specie nella discussione sugli universali, giacché in questa indagine non ha
peso la nominatio. Per quanto riguarda, poi, la distinzione tra sostanze prime
e sostanze seconde, Abelardo glossa l’espressione aristotelica sub 5 Cfr.
Logica ‘Ingredientibus’, qui vocabulum invenit, prius rei naturam consideravit,
ad quam demonstrandam nomen imposuit; Logica ‘Nostrorum. Impositor (Compositor:
Geyer) namque nominum rerum naturas secutus est: così legge Rijk, Logica
modernorum. Logica ‘Ingredientibus’. Rerum quippe significatio transitoria est,
intellectus vero permanens; cfr. BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI; De Ru] figura
appellationis così: ex similitudine
nominationis . Il Maestro Palatino, cioè, ritiene che, mentre le sostanze prime
nominano le res subiectae ut
personaliter discretae , cioè in quanto distinte l’una dall’altra, le sostanze
seconde sembra significhino anch'esse le cose come distinte, ma in realtà il
modus nominandi dell’uno e dell’altro tipo di sostanze differisce: le seconde
infatti sunt impositae propter
qualitatem substantiae, e nominano le cose ut convenientes, in quanto cioè le
cose nominate dalle prime convengono in certo modo tra loro. Abelardo perciò
afferma che generi e specie, cioè le sostanze seconde, sono in sensibilibus
positae per appellationem, extra vero per significationem: essi infatti
nominano le cose sensibili e in certo senso le significano, ma non le
significano in guanto cose sensibili, dal momento che se queste perdessero le
loro forme attuali, sarebbero ancora nominate da generi e specie; perciò la
significatio di essi non è esaurita dalle realtà sensibili, che non sta in
queste. Anche per le sostanze seconde (anzi, a maggior ragione per esse) vale
quindi la distinzione tra significatio e appellatio-nomi[Logica
“Ingredientibu’, In secundis vero. In primis videtur et est, sed
in secundis videtur similiter, ut scilicet significent rem subiectam ut
personaliter discretam, sed non est verum. Et unde videtur similiter, supponit:
ex figura appellationis, id est ex similitudine nominationis. Similes namque
sunt secundae substantiae cum primis in eo quod casdem res quae discretae sunt,
nominant, sed in modo quidem nominandi differuntur, quia primae, in quantum hoc
aliquid sunt, nominant eas, id est ut personaliter discretas et ab omnibus
differentes, secundae vero easdem appellant ut convenientes. Sed wmagis.
Secundae non significant res suas ut hoc aliquid, sed potius ut quale aliquid,
quia cum primae substantiae maxime propter discretionem substantiae sint
impositae, secundae impositae sunt propter qualitatem substantiae. Logica
‘Nostrorum. genera et species quaedam, non omnia, in sensibilibus sunt posita,
hoc est sensibilia habent nominare, et ponuntur extra sensibilia, id est res
habent significare et non cum aliqua forma quae sensui subiaceat, quia si res
omnes formas quae sensui subiacent, amittefent, non ideo minus a genere et
specie nominari possent. Sunt igitur] [natio, tanto più, in quanto la
convenienza su cui si fondano non può essere esaurita dalla denotazione di una
singola res subiecta. Questo stesso tema è affrontato da alcuni dei primi
commenti agli Elenchi sofistici nella discussione della figura dictionis, che
dai grammatici viene definita:
proprietas constandi ex dictionibus sive ex sillabis tantum: la stessa
vox, ad esempio homo, proprio perché può denotare più individui, sembra che
significhi la sostanza individuale, mentre in realtà la significa soltanto sub
figura appellationis, cioè, non la significa in senso proprio, ma la nomina; CIÒ
CHE È SIGNIFICATO IN SENSO PROPRIO È L’UNIVERSALE – cf. Speranza, “Platone e il
problema del linguaggio” – Grice, “Meaning and Universals” --. I testi che
affrontano il problema fanno tutti riferimento, esplicito o implicito, a
Categorie genera et species in sensibilibus posita per appellationem, extra
vero per significationem Cfr. Fallacie Parvipontane, cit., p. 586. 6 Cfr. Glose
in Aristotilis Sophisticos elencos, cFigura dictionis secundum appellationem
est quando aliqua vox eadem figuracione appellat plura et ex hoc videtur
significare hoc aliguid. Ut hoc nomen ‘homo’ appellat Socratem et Platonem
eadem figura et ex hoc videtur quod significet Socratem et Platonem; non tamen
est verum; Summa Sophisticorum elencorum, cit., pp. 334-335, e TRACTATVS DE
DISSIMILITVDINE ARGVUMENTORVRA, che dipende dalla Summa riportandone perfino un
esempio; Fallacie Vindobonenses. Ex similitudine appellationis, ut hoc nomen ‘homo’
videtur significare hoc aliguid, [non: add. Rijk, ma sembra vada espunto] quia
appellat hoc aliquid, idest INDIVIDVVM, sed non significat hoc aliquid, immo
significat aliquid, idest VNIVERSALE. Il testo non ha in questo caso un
riferimento esplicito alle Categorie, ma la terminologia risente delle
discussioni sul passo ricordato. In Fallacie Parvipontane non occorre il
termine appellatio nella discussione della figura dictiones, ma si sofferma che
il sesto modo di questa fallacia è quello in cui si confonde hoc aliguid con
quale quid. Ut autem hoc facilius intelligatur, sciendum quod dictiones
determinate significantes dicuntur hoc aliguid significare, ut propria nomina
et prono-] [C'è da aggiungere che in questi testi si trova talora un
riferimento al nomen appellativum, che è appunto il nome comune, o
l’universale. Nell’Ars disserendi di Adamo Parvipontano, appellatio ha un ruolo
di primo piano e denota la funzione del nominare. Essa è propria del termine
comune, usato come comune, il cui corrispettivo, o designato, è detto
appellatum. L’appellatio dà luogo a sofismi O IMPLICATURE (entanglements), se
non se ne precisa opportunamente di volta in volta la portata. Ma è bene
seguire lo svolgimento del pensiero dell’autore. Adamo nella sua opera si
propone di illustrare quanti e quali siano i generi del discorso, e quali i
fini dell’arte che li studia. I generi del discorso — insegna — sono due: l’uno
si realizza attraverso interrogazione e risposta, nella disputa, l’altro si
realizza senza di queste, nella esposizione. Il fine è insegnare come
discorrere e come intendere ciò che è comunicato attraverso il discorso nelle
discipline filosofiche. Constatato che ogni discorso parte ab interrogatione
vel enuntiatione, che entrambe hanno due parti, il de quo si parla, e il quid
de eo o ciò che si dice £, e che ciascuno di questi può essere considerato da
due punti di vista, qualiter de quo o cosa designata, e qualiter quid o termini
designanti, Adamo comincia il suo studio dal de quo o soggetto, precisando che
la designazione di esso può essere chiara o oscura, mina. Dictiones autem
indeterminate significantes dicuntur quale quid significare, ut nomina generum,
nomina specierum. Indeterminate caratterizza il termine communis o universalis
che ha confusio. Ma cfr. Logica ‘Cum sit nostra’, per i rapporti tra confusio e
quale aliquid.Cfr. Glose..., cit., p. 222 (a proposito di De sopb. el. Cfr. L.
Minio-PaLueLLO, Introduction a ADAM or BALSHAM PARVIPONTANUS, Ars disserendi;
ci serviremo dell’introduzione del MinioPaluello per l’esposizione dello schema
dell’Ars. 6? Cfr. Ars disserendi] e'che la designazione oscura può avere
duplice origine: o perché si applica a differenti cose, o perché il designatume
è difficile da cogliere. Passando ad esaminare le designazioni sofistiche, egli
distingue quelle incomplexe, cioè consistenti di una sola vox, e quelle
complexe, consistenti di più voces. Le prime possono aver luogo per aequivocatio,
per univocatio, o con termini collettivi. Le seconde possono aver luogo, se il
sofisma è causato da un solo termine, in quattro modi, di cui qui ci preme
ricordare solo l’aequivocatio e l’indistinctio. Se il sofisma sorge dal
rapporto tra più termini, in molti modi, di cui ricordiamo solo il termine
collettivo. All’esame di ognuno di questi livelli di sorgenti di sophismata
Adamo fa seguire una esposizione delle regole che permettono di dominare le
difficoltà. In tutti i casi ricordati, il Parvipontano fa ricorso al termine
appellatio, per caratterizzare l’origine del sofisma, e una volta a nominatio.
Per la designazione sofistica incomplessa: — l’aequivocatio è definita eadem
diversotrum non eadem ratione appellatio, cioè ha luogo quando si ha la stessa
appellatio di più cose non allo stesso titolo, in quanto il nome usato non
conserva, nei vari casi, la ratio, la significatio, o definitio grazie alla
quale l’appellatio è stata data — l’univocatio invece è eadem 9 Cfr. ivi, pp.
18 sge. 20 Ivi, pp. 25-31 (eguivocatio), pp. 31-32 (univocatio), pp. 32-33
(termine collettivo). 71 Ivi, pp. 42-44 (aequivocatio), pp. 44-46
(indistinctio), pp. 62 sgg. (termine collettivo). 72 Ivi, p. 26; definizione
alternativa è: Aequivocatio est eadem diversorum huius aliter quam illius
appellatio. equivoce enim dicuntur omnia quorum duplex significatio [GRICE,
VICE e VICE], ma anche: Ex quibus igitur que aequivoce dicantur comperiri
difficile, duo: plurium pluribus ignorabilis differentia nec tamen nulla;
plurium modus appellationis pene idem nec tamen idem; cfr. Rik, Logica
modernorum, dove sono esaminati alcuni casi di
ratione diversorum eadem appellatio
”: essa si differenzia dall’aequivocatio perché non causa, di per sé,
sophisticam duplicitatem come si ha in quella; l’univocatio perciò non è un
vero e proprio principio sofistico, e si può vedere meglio ciò nei commenti
agli Elenchi sofistici ispirati al Parvipontano; l’uso dei termini collettivi
dà luogo a sofisma quando si ha plurium
ut non unius appellatio: nel caso della proposizione contraria non sunt
concedenda, il sofisma sorge dal fatto che contraria (termine incomplesso)
designa due realtà opposte, e si può dubitare se si parla dei due contrari
separatamente o di entrambi considerati insieme. Per la designazione sofistica
complessa in cui il sofisma sorge dal fatto che un termine è applicato a
designare differenti cose, l’aequivocatio ha luogo in tutti i modi in cui si
può avere nella prima classe; l’indistinctio è definita: cum quod ipsa verbi
variatione distingui solet, in quibusdam non distingui contingit, ed è così
distinta dalla aequivocatio: Differt autem ab equivocatione indistinctio quod
illa ex diversorum est eadem nominatione, hec ex unius indistincte variata (sc.
nominatione). DI si può notare che nominatio prende il posto di appellatio in
questo caso. Infine, per la designazione sofistica complessa in cui il sofisma
sorge dall’uso di un nome collettivo in connessione con altri termini, Adamo
pone le stesse condizioni poste nella prima classe e fornisce l'esempio, duo
contraria non sunt conequivocatio secondo Adamo, e op. cit., II, i, p. 495, n.
1, dove ratio è resa con definition. Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p.
32. 75 Ivi, p. 32 (22 rec.). % Per ulteriori considerazioni, cfr. RiJk, op.
cit., I, p. 75. TI Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p. 32. 8 Ivi, p. 45;
nella proposizione verisimilis falsi
probatio falsi similis non est, verisimilis può riferirsi a probatio oppure a
falsi; di qui l’îndistinctio, giacché non è chiaro quale caso abbia
verisimzilis.] cedenda , nel quale il termine incomplesso contraria è
sostituito dal termine complesso duo contraria. Il valore di appellatio nel
testo di Adamo può essere ulteriormente chiarito da altre occorrenze:
appellationum novitas, appellatio permanens, appellatio secundum accidens e
così via; tutte confermano che l’accezione fondamentale è parallela a quella di
nominatio. Si è detto che appellatio è funzione propria del termine comune in
quanto comune. Ciò fa sì che, data l’ampiezza della possibilità di designazione
di esso, appellatio s'accompagni sempre nel testo all’indicazione di una
pluralità (pluriumz, diversorum) nei confronti della quale va operata una
precisazione, una determinazione limitativa. I seguaci del Parvipontano
sviluppano questo elemento elaborando la dottrina dell’ampliatio e restrictio
dell’appellatio, in alcuni trattati di arte sofistica. L’anonimo autore delle
Fallacie Parvipontane definisce l’aequivocatio in rapporto all’appellatio, così
come si è visto nel testo di Adamo. Aequivocatio est eadem diversorum non eadem
ratione; è un caso di congiunzione (altro esempio: duo et tria sunt quinque – 2
+ 3 = 5. Si quos autem appellationum talium perturbet novitas, sufficiat eis
eorum que distinximus sine nominibus cognitio, ne incognite distinctis
incognita etiam nomina adhibentem horreant. appellationum autem novitatem non
horrebit appellatorum tam frequentem usum quam necessariam disciplinam
perpendens . 82 Ivi, p. 36 (28 rec.): Advertatur autem secundum ea que predicta
sunt non ex omni translatione equivocationem contingere, sed ex qua permanentem
appellationem fieri accidit et que eius sit ad quod transfertur . 83 Ivi,
p.4(2? rec.): quoniam secundum accidens
est huiusmodi certorum appellatio. contingit autem et hoc his que secundum
accidens fiunt appellationes frequenter, ut cum dicitur ‘pater istius est
albus’. Cfr. l’indice analitico dell’ed. cit. curata dal Minio-Paluello, per
avete un quadro completo dell’uso di appellatio. Terminologia logica della
tarda scolastica 77 appellatio; l’univocatio è compresa sotto l’equivocatio e e
questa può essere intesa in senso lato
quando (sc. est) ex variata appellatione sive ex variata suppositione :
in questo caso, suppositio è concorrente di appellatio; ma suppositio vale qui
subiectio, cioè è funzione del termine che è soggetto grammaticale in una
proposizione *; appellatio, accostata a suppositio, ne assume in certo senso il
valore: infatti ora appellatio è proprietà del termine posto in una
proposizione. Univocatio quindi viene definita:manente cadem significatione
variata nominis suppositio; quia, etsi vatiatur suppositio, manet tamen eadem
significatio ®. L’anonimo autore precisa
che si hanno tre specie di umivocatio: « Prima est quando aliqua dictio sumitur
ad agendum de se vel de suo significato ; esempi sono: « ‘magister’ est
nomen e « ‘homo’ est species ; « Secunda
species est quando aliqua dictio transsumitur modo ad agendum de aliqua rerum
alicuius maneriei, modo de tali manerie rerum, ut cum dicitur: ‘homo est
dignissima creaturarum’. Potest enim sic intelligi ut fiat sermo de aliquo
appellatorum huius nominis ‘homo’; potest etiam intelligi ut fiat sermo de tali
manerie rerum; maneries vale ‘universale natura’ o ‘forma’ di una specie”; si
noti l’uso di appellata per designare i subiecta di homo”; Tertia species est
quae consistit in ampliatione et restrictione alicuius dictionis, quemadmodum
accidere solet in nominibus appellativis ®: 85 Fallacie Parvipontane; essa è
duplice: alia est principalis et per se, alia ex adiuncto . 86 Ivi, p. 561:
«Item. Univocatio ex dissimili acceptione unius termini accidit; sed
equivocatio eodem modo habet accidere; quare ratione similitudinis univocatio
sub equivocatione continetur . 87 Ivi, p. 562. 88 Cfr. De Rijk, op. cif., II,
i, p. 532. 89 Fallacie Parvipontane, cit., p. 562. % Cfr. De RyK, op. ciz., II,
i, p. 588. 9! Cfr. appendice 1 a questo capitolo. ® Fallacie Parvipontane,
cit., p. 562. 78 Alfonso Maierù il nomen appellativum è condizionato nella sua
funzione di soggetto dal tempo del verbo, di modo che può avere appellatio
rispetto a cose presenti, passate o future”, Il Tractatus de univocatione
Monacensis, che mostra parecchie somiglianze con le Fallacie Parvipontane, definisce
l’univocatio e la distingue dall’eguivocatio come segue. Est igitur univocatio
manente eadem significatione variata nominis appellatio, quando scilicet aliqua
dictio variat appellationem. (Nota) quod equivocatio consistit in variata
nominis significatione, univocatio consistit in variata nominis appellatione 9.
Se risulta chiaro che urivocatio è proprietà che appartiene ai termini in base
alla loro funzione significativa”, è altrettanto chiaro che, confrontando
questo testo e quello delle Fallacie Parvipontane, sempre più suppositio e
appellatio appaiono termini concorrenti; nel nostro Tractatus si parla di
ampliatio e restrictio dell’appellatio”. Nelle Fallacie magistri Willelmi, la
univocatio è ripresa sotto la figura dictionis e definita: eiusdem dictionis in
eadem significatione et terminatione varia appellatio , e si aggiunge; « Et
notandum quia variatur univocatio usu et accidente consignificatione. Accidit
enim ex hiis appellationem restringi vel ampliari 9. Anche questo testo conferma l’uso ormai
accertato 9 Cfr. ivi, e De RiJx, op. cit., II, i, pp. 494-497 e 528-533; cfr.
anche cap. II, $ 2. % De Ru, op. cit., II, i,p. 533. 95 Tractatus de
univocatione Monacensis, cit., p. 337. % Cfr. De RIJK, op. cit., II, i, p. 496.
9 Cfr. cap. II, $ 2. 98 Fallacie magistri Willelmi, cit., p. 691. Nelle
Fallacie Londinenses, cit., p. 665, si legge:
In tertia acceptione (sc. figure dictionis) dicitur appellatio
dictionis, scilicet quedam proprietas que inest dictioni ex eo quod supponit
unum vel plura. Il contesto indica che qui suppositio ha il valore tecnico più
tardi comune (cfr. p. 668, e De Rjx, op. cit., II, i, p. 541); appellatio
perciò è inglobato nella suppositio. Terminologia logica della tarda scolastica
79 di appellatio come funzione della vox
significativa capace, nella
proposizione, di ampliazione e restrizione. Il contributo dato dai grammatici
alla dottrina dell’appellatio è rintracciabile in alcuni commenti a Prisciano,
là dove occorre la definizione di rozen ( substantia et qualitas ). Guglielmo
di Conches distingue quattro gruppi di nomi: Nomina igitur vel significant
substantias vel ea que insunt substantiis vel quedam figmenta animi vel modos
loquendi; substantias, ut hec nomina ‘Socrates’, ‘homo’; vel ea que insunt
substantiis, ut ‘albedo’, ‘nigredo’; figmenta animi, ut hec ‘yrcocervus’,
‘chimera’; modos loquendi de rebus, ut ‘omnis’ 9. I nomi del primo gruppo
sigrificano l’intelligibile, o essenza di qualcosa ‘9, ma rorzinano le realtà
individuali, anche se nel testo non si fa alcun esplicito riferimento
all’esistenza di esse!%; ciò non è vero solo dei nomi appellativi (ad es. di
horzo) ma anche dei nomi propri (Socrates) !. Per i nomi del secondo gruppo,
Guglielmo distingue tra ® Il testo del commento di Guglielmo di Conches,
secondo il ms. Firenze, S. Marco 310, è ampiamente riportato dal De Ru, op.
cit., II, i; il passo cit. è a p. 223. . 100 Ivi, p. 224: Significat ergo hoc nomen ‘homo’ et similia
appellativa substantiam, et non aliquam. Quod igitur ab hac voce significatur,
ita ut significatur potest intelligi, non tamen esse. Unde dicimus quod solum
intelligibile significat et non actuale
(cfr. le considerazioni del De Ryx, ivi, 1227), i 101 La p. 224: Quamvis igitur ‘boo’ significet communem
qualitatem omnium hominum et non ipsos homines, tamen nominat ipsos homines et
non ipsam qualitatem. Unde dicimus quod aliud significat et aliud nominat (per il riferimento all’esistenza, cfr. n.
100 e quanto ne dice De Ru, ivi, ; 227), Ù 102 la p. 224: hoc proprium nomen significat substantiam ita
quod aliquam individuam, et significat propriam illius qualitatem . Nominat
vero eandem substantiam quam significat, sed non qualitatem; ma cfr. il testo
di Boezio] forma astratta e forma concreta del nomen, albedo e album: pet
entrambi Guglielmo stabilisce cosa significhino, cosa nomini. no: ‘albedo’ significat solam qualitatem, hoc
commune accidens. Nominat tamen sua individua, ut ‘hec albedo est albedo 18.
Più articolato è il discorso per 4/b4m, e ci riporta a quanto sappiamo dei
paronimi: ‘album’ idem accidens signific
sl a i AR nto € denti at quod et albedo’, sed aliter, ; ‘at inherentiam illius
accidentis et subiecti, quod hoc nomen albedo non facit. Ergo hec duo nomina
non in re significata differunt, sed in modo significandi 1%; e alla domanda,
se album significhi sostanza e qualità, risponde: pg: ita, sed secundario, quia
cum determinet inherentiam acciale et subiecti, quia certum est quia sola
substantia est subiectum accidentium, secundario, idest innuendo, significat substantiam 15, | Della terza classe di nomi
Guglielmo afferma che figmenta
animi quoddam significatum animi
significant et nominant , mentre di quelli della quarta afferma che nec substantiam (nec) qualitatem significant
nec aliquid nominant !%, ; Guglielmo,
dunque, precisa per ogni specie di nome cosa significano, cosa nominano. Ciò è
particolarmente importante per i nomi delle prime due classi. La funzione del
nome in quanto designa qualcosa (zozzinatio) è identica a quella che nei testi
precedenti, abbiamo visto, era chiamata appellatio. In Guglielmo essa assume
sfumature che, a lungo andare, confluiranho nella dottrina della suppositio; in
particolare, per quanto riguarda i nomi della prima classe, Guglielmo afferma
che essi, nella propo193. Ivi, 1% Ivi. ist, iuziio 6 A Ivi; cfr. anche p.
225: Adiectiva igitur nomina nominant
illas substantias quibus insunt accidentia que significant, ut ‘4/44’ rem cui
inest albedo . 106 Ivi; p. 225, Terminologia logica della tarda scolastica 81 sizione,
possono designare se stessi o la specie!: si tratta di quelle funzioni che
saranno chiamate appellatio
materialis e appellatio manerialis 0 simplex ‘!® e che saranno dette più tardi suppositio materialis e
suppositio simplex . Di diverso avviso è Pietro Elia, il quale, nella
Sumzza super Priscianum, commentando la definizione che Prisciano dà di nomen,
riferisce le opinioni dei suoi contemporanei: dai ragguagli di Pietro Elia, si
può ricavare che ormai la dottrina di Prisciano si è incontrata con quella di
Boezio ( quod est , cioè res existens , e
quo est o forzza) e che Prisciano viene spiegato con Boezio !”. Dopo
aver esposto una prima opinione, secondo la quale tutti i nomi significano
sostanza e qualità !, perfino omnis e nichil!!!, e una seconda, che sembra
essere quella di Guglielmo di Conches !, ne enuncia una terza, per la quale
ogni nome significa una substantia, oppure modo substantie: i nomi propri e
appellativi significano la sostanza, giacché sono 107 Ivi, p.224: Sed quamvis
proprie nominat (sc. ‘homo’) ipsa individua, aliquando tamen ex adiuncto
nominat speciem quam significat — ut hic: ‘bomo est species” —; aliquando se
ipsum tantum, ut hic: ‘homo est nomen? . 18 Cfr. De Ru, ivi, p. 526; cfr. la
glossa Promzisimus; v. quanto si dirà più avanti a proposito del testo del ms.
Vienna, lat. 2486. 19 Il De RiJk riporta ampi passi dal ms. Paris, Arsenal 711:
cfr. ivi, p. 231: Hoc autem est illud quod plerique dicunt, scilicet quod omne
nomen significat gu0 (quod: De Rijk) est et id quod est, ut hoc nomen (‘bomo’)
significat id quod est, idest rem que est homo, et illud quo est, scilicet
humanitatem qua est homo, quoniam homo ab humanitate est homo . 110 Ivi: Et rursus hoc nomen ‘albedo? significat rem
pro substantia que est albedo, et facere album sive albedinem, ut fingam vocabulum,
pro forma. Et hoc idem de cetetis nominibus dicunt . ill Ivi: Quidam tamen
nimis ridiculose dicentes quod ‘omnis’ significat formam que debet dici
omnitas, fingentes nomen ad similitudinem huius quod est ‘buzzanitas’. De hoc
nomine quod est ‘richil’ dixerunt quod significat rem que non est pro
substantia et nichilitatem pro forma . 112 Ivi, pp. 231-232. 82 Alfonso Maierù
stati trovati dall’imzpositor per parlare delle sostanze !5; gli altri nomi,
che sono nomi di accidenti, significano non la sostanza, ma modo substantie !: così pure i sincategoremi e i figmentorum nomina !5. A quest’ultima opinione sembra aderire ELIA
(si veda) !!, In altri commenti a Prisciano vengono riprese alcune dottrine
nelle quali le correlazioni significatio (primaria) —forma e significatio
(secondaria)—substantia (o subiectum d'una qualitas) si vanno sempre più
accentuando, di modo che appellatio cessa di valere nominatio per limitarsi a
designare una natura universale, o anche l’intellectus di essa. Così, le
Glosule in Priscianum del ms. Colonia 201 affermano che il nome nozzinat la
substantia per via dell’imzpositio ricevuta, ma significat la qualità !”,
giacché la qualitas è in realtà la causa
[Dicunt ergo quod nomina propter substantias primo reperta sunt. Qui enim
nomina primo imposuit, ad loquendum de substantiis ea invenit . 114 Ivi: Sed
postea dilatata est locutio, ita scilicet ut non solum de substantiis, verum
etiam de ceteris rebus vellent homines loqui. Imposuerunt itaque accidentibus
nomina quibus de illis agerent, sed positio eorum est secuta positionem nominum
prius impositorum propter substantias. Data sunt itaque nomina accidentibus sed
ita ut quamvis significarent illa accidentia, tamen modo substantie
significarent et in natura communi vel propria (vel) ut in natura communi vel
propria. Scis quid est modo substantie significare: significare aliquid sine
tempore et in casuali inflexione communiter vel proprie, vel quasi communiter
vel quasi proprie . 115 Ivi: i sincategoremi (omzzis, neullus) nichil significant sed tantum consignificant,
ut ‘omnis’ consignificat quoniam universaliter et ita quod sine tempore in
casuali inflexione et quasi communiter. Nichil enim commune pluribus designat,
sed quasi commune aliquid significaret plura complectitur . Hec vero habent
alia nomina huiusmodi, ut ‘quis’, ‘nichil et figmentorum nomina, ut
‘hircocervus” et ‘chimera’, ita scilicet quod nichil possit obici contra . 16
Ivi, p. 234. 17 Ampi passi ivi: cfr. p. 228, n. 1: nomen substantiam tantum
inventionis nominum !!, dal momento che
la pluralità di qualità, cioè di forme, è la vera causa della pluralità di
nomi. Il commento anonimo a Prisciano, contenuto nel ms. Vienna, lat. 2486,
fornisce elementi, decisivi nel senso indicato, commentando le espressioni significare substantiam e
significare qualitatem . Per la prima, l’anonimo autore riferisce
un’opinione secondo la quale ogni nome significa sostanza e qualità: ‘homo’ significat essentiam que est horzo et
istam proprietatem, scilicet humanitatem; et ‘albedo’ significat rem albam et
aliquam proprietatem, scilicet albere vel facere album. Et sic omnia alia !!.
Per la seconda, si afferma: Significare qualitatem est de notare de quo genere
rerum aliquid sit vel de qua manerie. ‘Album’ bene denotat de quo genere rerum
aliquid sit, scilicet quod ‘album?’ dicitur nomen corporum et quod semper
intelligituralbum corpus !®. Le
espressioni rem albam del primo passo e nomen corporum del secondo non devono trarre in inganno: non
si tratta di un significare che denoti realtà esterne, ma di un rinvio alla
realtà specifica, astratta, universale, cioè alla forma che è oggetto
dell’intelletto (intelligitur), come ben indicano i termini essentia, genus,
maneries occorrenti nei testi. C'è uno slittamento della nominatio, 0 significazione
secondaria, o appellatio, verso il piano mentale, comunque intralinguistico.
Ciò trova ulteriore conferma nella dottrina secondo la quale se albume, posto a
parte praedicati; nominat, quia ei fuit impositum, qualitatem vero significat
non nuncupative, immo representando et determinando circa substantiam propter
quam tamen notandam substantie fuit impositum ; perciò, continua il testo, ogni
nome ha due significazioni: unam per
impositionem in substantia, alteram per representationem in qualitate ipsius
substantie . Similiter ‘album? per impositionem significat corpus — idest
nuncupative, quia qui dixit: dicatur hec res alba”, non dixit: “substantia et
albedo dicantur alba”; in quo notatur impositio —, albedinem vero significat
per representationem ut principalem causam. Riportato ivi, p. 241. 120 Ivi, pp.
242-243. 84 Alfonso Maierù significa una qualità, posto però 4 parte subiecti
significa una essenza !!, La prima parte di questa affermazione testimonia di
una particolare interpretazione dell’appellatio come proprietà del predicato,
il quale come tale appellat formam o
rationem , come si vedrà; di modo che la dottrina dell’appellatio, se fa
leva sul momento istitutivo della vox, dice riferimento alla realtà
estramentale attualmente indicata; e se fa leva, invece, sul momento
‘significativo’ (nel senso più forte), dice riferimento alla qualità o forma
che è causa del nome. La glossa Promisimus, infine, riprendendo la distinzione
tra nomi propri e nomi appellativi presente in Prisciano, analizza i rapporti
tra significatio, appellatio e nominatio, riporta varie opinioni sullo sfondo
della quadripartizione dei nomi di Guglielmo di Conches, e precisa che, secondo
un’opinione, il significare substantiam
et qualitatem è del nome proprio come
del nome comune o appellativo !2; per un’altra opinione, invece, solo i nomi
propri hanno appellatio-nominatio della sostanza significata, non della
qualità, mentre i nomi appellativi hanno appellatio, e appellant i loro
appellata in linea di diritto, ma non li nominant di fatto !*. Per quanto
riguarda i nomi astratti della categoria [Modo opponitur eis de hoc quod dicit
Boetius: “album michil significat nisi qualitatem”. Ita exponunt quod
intellexit: quando ponitur ex parte predicati, tunc significat qualitatem. Sed
bene potest poni in subiecto; et tunc significat aliquam essentiam ut ‘album
est corpus’: tunc ‘album’ quoddam corporeum significat . 12 Dal ms. Oxford,
Bodl. Laud. lat. 67, citato ivi, p. 258: Et eorum que significant substantiam
quedam determinant qualitatem circa substantiam, sive communem, ut ‘homo’, sive
propriam, ut ‘Socrates’, que ‘Socratitas” a Boetio appellatur [cfr. n. 13].
Concedunt ergo quod utrumque istorum nominum ‘homo’, ‘Socrates’ significat
substantiam et qualitatem; neutrum tamen eorum plura, licet alterum sit
substantia et alterum qualitas, que sunt plura, tamen significare substantiam
et qualitatem non est significare plura . 13 Ivi: Nomen proprium nominat, idest
appellat, cam substantiam quam significat, sed nullam qualitatem. De nulla enim
qualitate agitur per Terminologia logica della tarda scolastica 85 della
qualità, essi, — si dice, ed è dottrina più comune — sigrificant ma non
appellant '*. I nomi concreti della categoria della qualità, infine, nominant, idest appellant le sostanze cui ineriscono gli accidenti, e
significant primariamente la qualità. Per questa seconda opinione, dunque, i
nomi astratti significano, i nomi concreti della categoria di qualità
significano e nominano-‘appellano’, i nomi propri significano-nominano-‘appellano’
l'individuo ma non significano una qualità, i nomi comuni significano e
‘appellano’, e talora nominano. Il valore di appellare non coincide con quello
di nomzizare, come si è constatato finora: l’appellare dei nomi appellativi non
dice necessariamente rinvio al referente estralinguistico, ma, sulla scia di
quanto si è visto negli altri commenti a Prisciano, rinvia solo agli appellata,
al correlativo mentale designato dal termine. Ci sono, anche da un punto di
vista grammaticale ormai, gli elementi per una considerazione della funzione
appellativa di un nome, all’interno di una proposizione, che sia condizionata
appunto dalla struttura logico-linguistica della proposizione stessa. Già con i
Tractatus Anagnini la dottrina dell’appellatio, alla proprium, ut hoc nomen
‘Socrates’ et significat et appellat hunc hominem. Appellativum vero significat
substantiam et omnem appellat, sed non omnem, cui convenit proprietas designata
per ipsum, scilicet humanitas, nominat, sed quamlibet substantiam cui ipsum
convenit appellat, quia pro unoquoque eorum habet poni. Ut hoc nomen ‘boro?
significat hominem et omnem appellat et quemlibet hominem, sed nullum
determinate . 14 Ivi: De hoc vero nomine ‘albedo’ dicunt quod solam qualitatem
significat, scilicet a/bedinem, sed nullam appellat, tamen omnem significat .
125 Ivi, p. 259: Nominant autem, id est
appellant, adiectiva substantias illas quibus insunt accidentia illa que eis
significantur, ut ‘albus’ principaliter significat qualitatem (substantiam: De
Rijk) determinando eam inesse, secundario subiectum albedinis et illud nominant
. 86 Alfonso Maierù fine del secolo XII, non ha più una funzione centrale, ma
il suo posto è occupato dalle dottrine della sigrificatio e della suppositio.
L’autore, anonimo, richiamandosi alla distinzione tra nomi propri e nomi
appellativi ‘%, caratterizza l’appellatio come proprietà di un termine di aver
riferimento ai suoi appellata: in questo senso occorre a proposito della
supposizione di un termine in presenza della dictio ‘alius’ '? e a proposito
della supposizione conseguente all’uso comune ( de communi usu loquentium ), e
in particolare discutendo de nominibus
articularibus , o nomi di dignità e cariche pubbliche, che, assunti al caso
obliquo, hanno appellatio ristretta !8, Appellatio dunque occorre nella
discussione più generale dell’ampliatio e restrictio d'un termine, di cui si
dirà nel seguente capitolo !?, Ma tra la fine del secolo XII e la prima metà
del secolo XIII circa fiorì quel genere letterario noto col nome di sumzzulae;
in esse la dottrina dell’appellatio, pur non svolgendo un ruolo centrale nella
trattazione dei parva logicalia , appare
ormai matura da un punto di vista logico: l’appellatio non è più considerata
come proprietà del nome in quanto tale, ma proprietà di un termine in una
proposizione, cioè in un contesto sincategorematico, in una struttura
sintattica logicamente rilevante, nell’ambito della quale si precisano le
possibilità operative dei termini. Se ancora nella Logica ‘Cum sit nostra’ il
riferimento sintattico non è decisamente affermato e sussiste una
considerazione del nome assunto nella sua atomicità, il discorso si fa più
completo e interessante negli altri trattati. 126 Tractatus Anagnini, cit.,
cfr. ad esempio pp. 301 e 316-317. 127 Ivi, p. 271: tunc precedens terminus restringitur ad
supponendum illa que cadunt sub appellatione sequentis termini , e ancora: sub appellatione sequentis termini , nello
stesso contesto. 128 Ivi, pp. 274-275:
nomina articularia sumpta per obliquum restringunt appellationem, ut
‘video regem’, ‘loquitur de rege’ . Cfr. cap. II, $ 2. 130 Logica ‘Cum sit
nostra’, cit., p. 449: Et est appellatio sermonis Terminologia logica della
tarda scolastica [Le Introductiones Parisienses, dopo aver definito i termini
suppositio, significatio, consignificatio, definisce così l’appellatio:
Appellatio, ut solet dici, est presentialis convenientia alicuius cum aliquo;
vel: quedam proprietas que inest termino ex eo quod pro presenti significat, ut
solet dici. Ut hoc nomen ‘Antichristus’ non appellat Antichristum, immo
subponit et significat !, Perché un termine abbia appellazione, si richiede la
conside razione della struttura proporzionale (convenientia) e il riferimento
al tempo presente. Manca, nel testo, qualsiasi cenno all’appellatio come funzione
del predicato !°. } Anche il Tractatus de proprietatibus sermonum definisce
l’appellatio indicando come elemento caratterizzante la connotazione temporale
del tempo presente ‘*, che deve aver luogo in un contesto proposizionale !*. E
poiché l’appellatio è inferiore alla suppopredicabilis significatio sine
tempore . Vel: appellatio est proprietas termini communis quam habet secundum
quod comparatur ad sua singularia, que comparatio inest ei secundum quod
appellat. Ut cum dicitur: ‘homo est animal’, iste terminus ‘homo? habet
comparationem ad singularia, que comparatio inest ci secundum quod appellat
Socratem vel Platonem : interessante il rilievo relativo alla predicabilità, ma
il prosieguo del discorso mostra qual è il vero interesse del nostro testo. Si
noti che la suppositio è definita substantiva rei designatio, idest
significatio termini substantivi; è chiaro, dall’analisi di homo contenuta nel
primo testo, che suppositio e appellatio non si escludono. 131 Introductiones
Parisienses, cit., p. 371. 132 Seguono (ivi, pp. 371-373) sei regole relative
all’ampliatio e alla restrictio di suppositio e appellatio. 133 Tractatus de
proprietatibus sermonum, cit., p. 722:
Appellatio est proprietas que inest voci ex eo quod assignet aliquem
mediante verbo presentis temporis. Per hoc patet quod ille terminus tantummodo
appellat qui vere potest sumi cum verbo presentis temporis; ille vero nil
appellat qui vere non potest sumi cum verbo presentis temporis, ille scilicet
qui nil potest significare presentialiter. Appellare est assignare aliquem.
Unde terzzinum appellare nil aliud est quam terzzinum convenire alicui, hocest
esse assignare alicui mediante verbo presentis temporis . 88 Alfonso Maierù
sitio, in quanto è un capitolo di essa !%, l’appellatio può essere anche
definita come la coartatio (o restrictio) della suppositio mediante il verbo di
tempo presente !%, La Dialectica Monacensis, agli elementi già rilevati della
connotazione temporale in un contesto proposizionale, aggiunge che 4ppellare è
accidentale per il termine, e che la funzione del termine che appellat è quella
di essere predicato !”. Ancora, le Suzzzze Metenses caratterizzano in modo
molto chiaro l’appellatio come suppositio del termine pro iis qui sunt , pro existente , a differenza della
supposizione, che è funzione del termine non legata ai presentia supposita !*. 135 Ivi:
cum suppositio et appellatio se habeant quasi superius et nferius . 136
Ivi, pp. 722-723: Quoniam (autem)
variatur per verbum presentis emporis vel preteriti vel futuri, et cum talis
variatio sit suppositio coartata et talis suppositio coartata per verbum
presentis vel preteriti vel futuri dicatur appellatio. Dialectica Monacensis,
cit., p. 616: Dicitur autem terminus
appellare id de quo vere et presentialiter et affirmative potest predicari. Ut
patet in hoc termino ‘bomzo’, qui appellat Sortem, Platonem, et omnes alios presentes.
Et notandum quod terminus communis hoc quod appellat, supponit. Sed non
convertitur, quia multa supponit que non appellat. Iste enim terminus ‘bozz0?
supponit Cesarem et Antichristum, non tamen appellat cos, eoquod. non sunt
presentes. Unde accidentale est termino appellare id quod modo appellat, quia
iste terminus ‘hozz0” appellat Sortem cum ipse est, cras non appellabit ipsum
dum ipse non est, sed tamen supponit . La supposizione è comunque superior
all’appellazione; di essa si afferma:
terminus communis pet se sumptus supponit pro omni quod potest
participari formam eius: , dove è presente un riferimento alla forzz4 (natura
universale) come residuo delle interpretazioni dell’espressione: substantia et qualitas . 1388 Cfr. Summe
Metenses, cit., p. 458: Quoniam appellatio est nota corum. que accidunt termino
inquantum est in propositione, ideo viso de suppositione termini videndum est
de appellatione eiusdem et de differentia que est inter appellationem et
suppositionem. Sciendum tamen quod appellatio termini est suppositio eius pro
iis qui sunt. Unde appellata dicuntur presentia supposita; suppositio est tum
pro existente tum pro non Terminologia logica della tarda scolastica 89 Questa
caratterizzazione è prevalente nel secolo XIII, e non solo nelle varie
sumzzzulae, ma anche in testi come lo Speculum doctrinale di Vincenzo di
Beauvais !*. Lamberto di Auxerre ricorda quattro accezioni di appellatio, ma
afferma che il valore principale resta
acceptio termini pro supposito vel suppositis actu existentibus !°. Pietro Ispano a sua volta definisce
senz'altro: Appellatio est acceptio
termini pro re existente , il che rende questa funzione del termine diversa
dalla significatio e dalla suppositio !!. La necessità dell’attuale esistenza
della cosa appellata fa sì che Pietro attribuisca l’appellatio non solo ai nomi
comuni, ma anche ai nomi propri quando designano una realtà esistente ‘4°.
Bisogna però distinguere due casi existente. Et ex hoc patet differentia inter
appellationem et suppositionem . Non autem terminus appellat nisi pro eo qui
vere est. Et propterea manifestum est quod multos appellavit quos modo non
appellat, et multos postea appellabit; item multos appellabat (appellat: De
Rijk) quos modo non appellat nec postea appellabit . 139 Vincenzo DI BEAUVAIS,
op. cit., 240: Appellatio vero dicitur
quaedam proprietas quae inest termino, eo quod ille potest accipi pro aliquo
supposito actu existente. Unde differt a suppositione, eo quod suppositio est
indifferens respectu entium, et non entium: unde suppositio communior est quam
appellatio ; per la distinzione tra nomi comuni o appellativi e nomi propri,
cfr. ivi, 95-98. 140 In PRANTL, Appellatio dicitur quatuor modis: propria
nominatio, proprietas nominum, acceptio termini pro supposito sub suo
significato, acceptio termini pro supposito vel pro suppositis actu
existentibus... Quarto modo est principalis intentio... . 141 Summulae
logicales, cit., 10.01, p. 102; continua così il testo cit.: Dico autem “pro re
existente”, quia terminus significans non ens nihil appellat, ut “Caesar” vel
“Antichristus”, et sic de aliis. Differt autem appellatio a suppositione et
significatione, quia appellatio est tantum de re existente, sed suppositio et
significatio sunt tam de re existente quam non existente, ut “Antichristus”
significat Antichristum et supponit pro Antichristo, sed non appellat, “homo”
autem significat hominem et supponit de natura sua tam pro hominibus
existentibus quam non existentibus et appellat tantum homines existentes . 14
Ivi, (10.02): Appellationum autem alia
est termini communis, ut 90 Alfonso Maierù riguardo all’appellatio del termine
comune: se il termine ha supposizione semplice (se cioè sta per l’essenza
comune d’una cosa), allora idem
significat, supponit et appellat ; se invece ha supposizione per i suoi
inferiora, esso significat la natura comune, supponit per quegli inferiora per
i quali viene quantificato e appellat gli inferiora esistenti !9. L’uso dei
termini appellatio, appellare da parte di Guglielmo di Shyreswood merita un
discorso più ampio. Innanzi tutto, va precisato che secondo Guglielmo
appellatio è la generale predicabilità del nome in una proposizione che abbia
il tempo presente !*. Ma il maestro ci informa che, secondo alcuni (guidar), il
predicato ha appellatio mentre il soggetto ha suppositio 5. Ora, la “homo”,
alia termini singularis, ut “Socrates”. Terminus singularis idem significat,
supponit et appellat, quia significat rem existentem, ut “Petrus” . 143 Ivi,
10.03, pp. 102-103: Item, appellationum termini communis alia est termini
communis pro ipsa re in communi, ut quando terminus habet simplicem
suppositionem, ut cum dicitur “homo est species” vel “animal est genus”; et
tunc terminus communis idem significat, supponit et appellat, ut “homo”
significat hominem in communi et supponit pro homine in communi et appellat
hominem in communi. Alia est termini communis pro suis inferioribus, ut quando
terminus communis habet personalem suppositionem, ut cum dicitur “homo cutrit”.
Tunc “homo” non significat idem, supponit et appellat, quia significat hominem
in communi et supponit pro particularibus et appellat particulares homines
existentes. Introductiones în logicam, Appellatio autem est presens
convenientia termini i.e. proprietas, secundum quam significatum termini potest
dici de aliquo mediante hoc verbo: est . Appellatio autem (sc. est) in omnibus
substantivis et adiectivis et participiis et non in pronominibus, quia non
significat formam aliquam, sed solam substantiam (abbiamo tenuto presente le correzioni
suggerite in KNEALE, op. cit., pp. 246 sgg., al testo che il Grabmann ha
fissato nell’ed. cit.), e p. 82:
Appellatio autem inest termino, secundum quod est predicabilis de suis
rebus mediante hoc verbo: est ; cfr. DE Rik, op. cit., II, i, pp. 563 sgg. In
questo senso il BocHENSKI, A History of Formal Logic, cit., p. 176, intende
appellare come ‘nominare’ le cose presenti. GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif.,
p. 82: Dicunt igitur quidam. quod
terminus ex parte subiecti supponit et ex parte predicati appellat .
Terminologia logica della tarda scolastica 9i supposizione può essere
duplice: aut secundum actum aut secundum
habitum; della supposizione abituale (che ha riscontro nella supposizione
naturale di Pietro Ispano 19), scrive:
Secundum autem quod est ‘** in habitu dicitur suppositio significatio
alicuius ut subsistentis. Quod enim tale est, natum est ordinari sub alio ; la
supposizione attuale è definita
ordinatio alicuius intellectus sub alio
!: un termine, in quanto tale, è naturalmente capace di fungere da
soggetto e in tal caso ha supposizione abituale; se è usato in una
proposizione, esso è attualmente ‘ordinato’ a un predicato, ed ha supposizione
attuale. Ciò premesso, Guglielmo commenta così l’opinione dei quidam: Et
sciendum, quod ex parte subiecti supponit (sc. terminus) secundum utramque
diffinitionem suppositionis (sc. actualem et habitualem), ex parte autem
predicati supponit secundum habitualem suam diffinitionem. Scieridum etiam quod
terminus ex parte subiecti appellat suas res, sed non secundum quod est
subiectum. Ex parte autem predicati appellat. Secundum autem quod predicatum,
comparatur ad subiectum suum per aliquam suarum rerum et secundum hoc appellat
199. Sembra di poter ricavare dal testo le seguenti affermazioni: la
supposizione attuale non importa l’appellatio; la supposizione abituale,
propria del termine in quanto tale, importa l’appellatio; l’appellatio è perciò
proprietà del termine in quanto tale: il soggetto appellat in forza della sua
ineliminabile supposizione abi tuale, il predicato appellat in quanto esso ha
solo supposizione abituale; e poiché il predicato significa una forma che
inerisce alla substantia del soggetto, il termine predicato designa solo una 16
Ivi, p. 74. . o 147 Summulae logicales, cit., 6.04, p. 58; cfr. DE Ru, op.
cit., II, i, pp. 566 sgg.; cfr. anche cap. II, nn. 67 e 69. : 188 Nel testo di
GueLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cit., p. 74, si legge sunt, che è riferito insieme
a suppositio e copulatio. 149 Ivi. 150 Ivi, p. 82. 92 Alfonso Maierù 151 x n
forma e appellat secondo che è ordinato al soggetto, e grazie al soggetto; il
predicato è quindi assunto nella sua intenzione e aa; ; inerisce’ al soggetto
che riceve estensione dalla copula !2. Da quanto si è detto, appare evidente
che la dottrina della appellatio proposta da Guglielmo è ancora legata
all’analisi grammaticale della relazione che intercorre tra nome appellativo e
realtà designata. Ma resta vero ancora, per Guglielmo, che il nome, per sua
natura (de se), supponit pro presentibus
!* cioè ha la funzione, che gli deriva, come si sa, dalla sua impositio,
di nominare le cose presenti: è questa la ragione per cui l’appellatio è legata,
come a sua conditio sine qua non , alla
connotazione temporale della copula di tempo presente. 151 Cfr. ivi, p. 78:
Queratur, utrum dictio, que predicatut, predicet solam formam et si stet
simpliciter aut non. Et videtur, quod non. Si enim ita esset, vere diceretur:
quedam species est homo sicut dicitur: homo est species. Dicendum, quod hoc non
sequitur. Omne enim nomen significat solam formam et non absolute, sed
inquantum informat substantiam defferentem ipsam et sic aliquo modo dat
intelligere substantiam. Nomen ergo in predicato dat intelligere formam, dico,
ut est formam substantie subiecti. Et ideo cum illa substantia intelligatur in
subiecto, non intelligetur iterum in predicato. Unde predicatum solam formam
dicit . Si ricordi che significatio è definita (ivi, p. 74): presentatio alicuius forme ad intellectum :
forma è una natura universale; per il De Rij€, op. cit., II, i, p. 563, n. 3,
l’espressione significatum termini del primo testo della n. 144 vale the universal nature the term signifies . 12
Così il De Rug (ivi, p. 564) intende il passo di Guglielmo: di contro ai quidam
che appaiono sostenitori della teoria dell’identità per quanto riguarda
la copula (soggetto e predicato hanno la stessa estensione, indicata dalla
copula), Guglielmo è sostenitore della teoria dell’inerenza (per la quale cfr.
Moopy, Truth and Consequence..., cit., pp. 32 sgg., e cap. III). sa Cfr.
GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif., p. 85: Et dico, quod ille terminus: homo
supponit pro presentibus de se, quia significat formam in comparatione ad suas
res. Hec autem comparatio tantum salvatur in existentibus. Solum enim est suum
significatum forma existentium et proprie pro hiis supponit de se ; per forma,
e significatum, cfr. n. 151; per l’interpretazione proposta, cfr. KNEALE, op.
cit., pp. 247-248. Terminologia logica della tarda scolastica 93 Di contro alla
dottrina che interpreta l’appellatio come una specie di suppositio, e
precisamente quella specie che vale in relazione al tempo presente, dottrina
che deriva dall’affermarsi della suppositio come teoria generale del termine
nella proposizione in sostituzione dell’appellatio (ben illustrata dal De
Rijk'*), sopravvive nelle sumzzzulae l’interpretazione dell’appellatio come
proprietà del termine derivante dalla primitiva impositio: essa è documentata
dall’Ars Meliduna, dalle Sumule dialectices attribuite a Ruggero Bacone, ma
anche nel Compendium studii theologiae di Ruggero Bacone. Se, per parte sua,
l’Ars Meliduna afferma ancora le tesi dell’appellatio come risultato immediato
dell’institutio 9, della 154 Cfr. Logica modernorum. Causa institucionis vocum
fuit manifestacio intellectus, idest ut haberet quis quod alii intellectum suum
manifestaret [....]. Notandum tamen quod institucio vocum non fuit facta ad
significandum, sed tantum ad appellandum, quippe cum appellacio vocum magis sit
necessaria ad loquendum de rebus subiectis quam significacio. Quod autem ad
appel landum fuerint voces institute, satis probabiliter coniectari potest ex
illa inposicione vocis que fit cum puero nomen inponitur: ibi enim non queritur
quid significabit illud nomen vel quo nomine puer significabitur sed pocius
quid appellabitur. Amplius autem ex hoc quod ubicunque proprie ponuntur nomina
in supposito semper ponuntur ad agendum de appellatis tantum, ut dicto quoniam
horzo currit. Appellant ergo nomina res illas propter quas supponendas fuerunt
instituta. Verba quoque similiter, saltem casualia, idesi participia. Licet
autem ad appellandum tantum fuerint institute voces, tamen preter appellacionem
habent etiam significacionem, sed hanc ex appellacione contraxerunt sive ex
institucione facta ad appellandum . Discutendo della significazione dei nomi,
l’autore c’informa che, secondo una tesi, essi signi ficano le forme ideali,
per cui desinente re appellata, manet
vocis significatio (ivi, p. 295); ciò
ricorda da vicino quanto scrive GIOVANNI DI Sa LIsBURY, Metalogicon, cit., IV,
35, p. 205: temporalia uero widentur
quidem esse, co quod intelligibilium pretendunt imaginem. Sed appellatione
uerbi substantiui non satis digna sunt que cum tempore transeunt, ut nunquam in
eodem statu permaneant, sed ut fumus euanescant; fugiunt enim, ut idem (sc.
Plato) ait in Thimeo, nec expectant appellationem ; cfr 94 Alfonso Maierù
necessità del riferimento al presente e della priorità logica della significatio
e della suppositio rispetto all’appellatio, giacché il nome conserva quelle
quando perde questa in seguito alla distruzione della cosa ‘appellata’ !*, il
discorso diventa più articolato negli altri due testi. L’autore delle Sumzule
scarta sia la dottrina della suppositio come proprietà del soggetto !”, sia
quella dell’appellatio come proprietà del predicato: l’appellatio è ordinata
agli appellata e perciò è proprietà del soggetto come del predicato, giacché
entrambi sono ordinati agli appellata; e poiché i termini che hanno
appellazione sono usati nella loro valenza significativa, ogni 4ppellatio è
personale (‘personale’ indica che il termine è usato a denotare le realtà
significate) e si può articolare a somiglianza della supposizione personale ‘*.
L’autore, inoltre, ricorda due opinioni Timaeus a Calcidio translatus
commentarioque instructus, ed. T.H. Waszink,
Plato latinus , IV, Londini et Leidae 1962, p. 47. Cfr. MurraLry, The Summulae logicales ..., cit., pp. lviti-lix. 156 Ars Meliduna,
cit., p. 316: Significat enim hoc nomen ‘Cesar’ adhuc illud individuum quod
olim significavit. Neque enim nomen re (ce)dente significationem amisit quam
prius habuerit, sed appellationem, — que est per verbum presentis temporis vera
attributio sive copulatio. Unde et semper exigit rem existendi. Distat ergo
inter suppositionem, significationem, appellationem, quia duo prima precedunt
tertium, ut in hoc nomine ‘Antichristus’; semper etiam post ipsum manent, ut in
hoc nomine ‘Cesar’; ipsa vero simul. Significat itaque ‘Cesar’ individuum, non
quod modo sit individuum, sed quod est vel fuit vel erit. Et ita significat
individuum quod non est nec tamen (erit) aliquod individuum. Sicut supponit
vel, secundum alios, significat boro qui non est et tamen quilibet homo est,
quia significatio dictionis appellationem ampliat . 157 Sumule dialectices,
cit., p. 268: quarto modo dicitur supposicio ‘proprietas termini subjecti’,
sive subjecti in quantum alii supponit et subicitur in oracione ; quindi è
scartata la tesi che intende la suppositio come
substantiva rei designacio (ivi).
1588 Ivi, p. 277: dicitur quod
appellacio est termini predicabilis sine tempore significatio (significato:
Steele). Quod est falsum: quia appellacio dicitur per comparacionem ad
appellata que respicit. Cum igitur subjectus terminus equaliter respiciat
appellata, sic terminus predicatus erit appellacio Terminologia logica della
tarda scolastica 95 relative al riferimento temporale del nome che ha
appellatio: una, più diffusa, sostiene che il termine comune denota tutti i
suoi (possibili) appellata, senza alcun riferimento temporale (su questa
affermazione, legata all’analisi del momer appellativum, fa leva la dottrina
dell’ampliatio e della restrictio); l’altra, invece, intende l’appellatio del
termine come riferita al presente, giacché
terminus est solum nomen presencium
!’. Questa seconda è l’opinione condivisa dall’autore delle Sumzzle; fra
i vari argomenti addotti a sostegno di essa, uno è ricavato dalla dottrina
della ampliatio: se il termine avesse appellazione per il presente come pet il
passato e il futuro, l’ampliazione non avrebbe senso !, e conclude: Dicendum
est igitur quod terminus est solum nomen presencium vel existencium, nomen dico
significacionis . Quare terminus de se solum concernit presencia, et supponit
pro illis de sui materia; pet naturam autem verbi de preterito et futuro, vel
habenti materiali eorum ut verba ampliandi, poterunt stare pro preteritis et
futuris!9!, All’obiezione, che si può formulare contro la tesi che sostiene
essere elemento caratterizzante dell’appellatio il riferimento al tempo
presente, che cioè il nome, a differenza del verbo, non connota il tempo, e
quindi non è giustificato alcun riferimento subjecti sicut predicati. Cum
igitur omnis appellacio sit respectu significacionum, omnis appellacio erit
personalis. Sicut autem supposicio personalis dividitur sic appellacio potest
dividi; alia discreta, alia communis etc., et competunt eadem exempla tam a
parte subiecti quam a parte predicati ; cfr. Duplex tamen est sentencia de
appellacionibus, quia quidam dicunt quod terminus appellat de se appellata
presencia, preterita et futura, et est communis entibus et non-entibus. Alii
dicunt quod terminus est solum nomen presencium et nichil est commune enti et
non-enti, sive preterito, presenti, et futuro, secundum quod dicit Aristoteles
in primo Metaphysice . 160 Ivi, p. 280. 161 Ivi. 96 Alfonso Maierù temporale
‘2, l’autore risponde che il nome, di per sé, né significa né consignifica il
tempo, ma, piuttosto, l’imzpositio che è all’origine del nome è in relazione
alla res praesens da nominare, e la significatio che ne
consegue non può prescindere da ciò !9, Dalla stessa posizione muove Ruggero
Bacone nel Corzpendium: in polemica con Riccardo Rufo di Cornovaglia, nega che
il nome designi un esse habituale indifferente alla connotazione temporale e
quindi valido per presente, passato e futuro!” e si richiama all’originaria
imzpositio del nome che esige la presenza della cosa designata. E all’obiezione
che il nome significat sine tempore ,
risponde che ciò è detto quantum ad
modum significandi, non quantum ad rem , che anzi, usare un termine per
designare una realtà non più esistente o non esistente è usarlo equivocamente
e, in fondo, dare ad esso una nuova impositio !£; e ancora: una vox petde la
sua significatio una volta distrutta la
res signata ; se dunque una vox significa una realtà non più presente,
lo fa perché riceve una nuova imzpositio 19. 16 Ivi, p. 283: His suppositis, est
dubitacio super jam dicta quod nomen significat sine tempore, igitur hujusmodi
termini ‘homo’ ‘Sor’, cum sint nomina, non determinant sibi tempus aliquod, nec
appellata magis presencia quam preterita vel futura . 163 Ivi: inponitur enim nomen rei presenti et
appellato presenti. Oportet enim quod sit presens et ens actu cui nomen
inponatur. Set hoc dupliciter: aut ens actu et presens in rerum natura, ut
‘homo’ ‘asinus’, aut secundum animam, ut ‘chimera’ et hujusmodi ficta apud
intellectum et cognicionem . Compendium . Nunquam enim homines, quando inponunt
nomina infantibus vel animalibus suis, respiciunt nisi ad res presentes sensui,
et ideo non abstrahunt a presenti tempore, nec ab actuali ; cfr. Ars Meliduna,
in n. 155. 16 Ivi, p. 57: Sic possumus inponere illis nomina, set alia
inposicione et alia quam illa que entibus fit, et equivoce; ut Cesar potest per
nouam inposicionem significare Cesarem preteritum vel futurum vel mortuum, set
equiuoce enti et non enti . 167 Ivi, p. 60: in part.: Si enim non est pater,
non est filius, nec Terminologia logica della tarda scolastica 97 I testi ora
esaminati rappresentano indubbiamente i documenti d’una sopravvivenza di tesi
tradizionali, talora riprese polemicamente (da Bacone) contro l’affermarsi di
quella considerazione dell’appellatio che abbiamo detto sintattica: il termine
può essere considerato nel momento della sua utilizzazione in una proposizione,
e in tal caso ha appellatio quando la supposizione di esso è rapportata al
presente. Una tale considerazione è possibile grazie al sostituirsi della dottrina
logica della suppositio, come dottrina generale del termine nella proposizione,
a quella dell’appellatio, che, muovendo da premesse prevalentemente
grammaticali (nomen appellativum), si era affermata prima come dottrina del
rapporto intercorrente tra il momzen comune e i suoi appellata e poi come
dottrina del zomzen condizionato dal tempo del verbo nella proposizione; i due
modi di considerare l’appellatio sono esemplificati, fra l’altro, dalle due
opinioni che abbiamo visto nel testo delle Suzzule dello ps. Bacone. Ma,
insopprimibile, rimane l’esigenza di rapportare il nome al suo momento
istitutivo, quando si pongono le premesse dell’appellatio e della significatio;
la tesi del decadere della vox dalla sua significatio quando vien meno la res appellata
sostenuta da Ruggero Bacone finisce, però, per distruggere la
possibilità non solo d’un discorso logico, ma d’un qualsiasi discorso. Niente
di nuovo, rispetto a quanto si è detto, si trova nella tradizione dei commenti
ad Aristotele fioriti nel secolo XIII !8. e contrario: set signum et signatum
sunt relatiua, ergo perempto signato, non erit vox significatiua . 18 Si veda,
ad esempio, ALserto Magno, Praedicamentorum liber I, in Opera, I, cit., pp.
157b (i derominativa) e 158b: Et quod dicitur appellationem (quae dicitur quasi
ad pulsum, et componitur ab 4 praepositione et pello, pellis) notat, quod
alienum pulsum sit ad id quod denominatur, sicut et nomen proprium appellatio
vocatur proprie, quia ex collectione accidentium ad id significandum appulsum
est. Nomen enim commune propter hoc dicitur appellativum, eo quod in eo multa
pelluntut in unum, et ideo est commune multorum . Ma si veda, per questi riferi[La
trattazione della dottrina dell’appellatio qual è svolta dai maestri del secolo
XIV presuppone la conoscenza dei problemi finora esaminati, da quello dei
patonimi a quello del nomen
appellativum a quello, ancora, che è
posto dalla domanda se l’appellatio sia una proprietà del predicato e se
rimandi a una forma o natura universale. Di Occam si è parlato a proposito dei
patonimi; si è visto che la sua dottrina è punto di arrivo di una tradizione di
analisi, puntualizza lo status dei problemi e fissa una terminologia. Per quanto
riguarda l’appellatio, il Venerabilis
Inceptor ne precisa il significato una
prima volta in rapporto a suppositio, una seconda distinguendo due accezioni di
appellare. Ecco il primo passo, tratto dalla Sumzmza logicae: Est sciendum, quod ‘suppositio’ accipitur
dupliciter, scilicet large et stricte. Large accepta non distinguitur contra
pes arena sed appellatio est unum contentum sub suppositione. Aliter accipitur
stricte, secundum quod distinguitur contra appellationem !9, Il secondo passo
si legge nell’Elementarium logicae: ‘Appellare’ autem et ‘appellatio’
dupliciter accipitur; uno modo pro significare plura, per quem modum dicuntur
quaedam nomina esse nomina appellativa, non praccise quia significant sed quia
significant plura. Ideo nomina propria non sunt nomina appellativa . Aliter
accipitur appellare pro termino exigere vel denotare seipsum debere sub propria
forma, id est ipsummet praedicari in aliqua alia propositione. Et sic solebant
(dicere) quod praedicatum appellat suam formam et subiectum non appellat suam
formam. Nel primo testo Occam afferma che
appellatio est unum menti e per altri, Miztellateinische Worterbuch,
s.w. appellatio e appellativus. 169 Summa logicae, cit., pp. 175-176. 0
Elementarium logicae, cit., pp. 217-218. i Terminologia logica della tarda
scolastica 99 contentum sub suppositione
nel senso che essa è un capitolo della supposizione !; appellatio invece
si contrappone a suppositio solo se si intende che questa è proprietà del
soggetto e quella del predicato: a chiarire il secondo valore giova il testo
dell’Elementarium. La prima accezione di appellatio, appellare è legata alla
dottrina del nomen appellativum , la
seconda invece caratterizza l’appellatio come proprietà del predicato che appellat suam formam . Ma cosa valga questa
espressione si ricava da altri passi: nella Sumzzza logicae l’espressione
vale: ipsum (sc. praedicatum) et non
aliud !2, nell’Elementarium essa è
glossata con praedicatum ipsum non
mutatum seu variatum nec alio sibi addito
!#: dal punto di vista logico, una proposizione il cui predicato appellat suam formam è vera quando lo stesso termine, non mutato,
cioè assunto per tutto ciò che esso importa dal punto di vista della
sigrificatio, è predicato de illo, pro
quo subiectum supponit, vel de pronomine demonstrante illud praecise, pro quo
subiectum supponit ! facendo una
proposizione vera; così, perché sia vera la proposizione album fuit nigrum , è necessario che sia
stata vera una volta la proposizione:
hoc est nigrum . Ora, non è richiesto in tali proposizioni che ciò valga
anche per il soggetto !5: è noto infatti che il verbo condiziona ciò che segue
ad esso, non ciò che precede, e che il soggetto di una proposizione con verbo
di tempo o comunque di valote diverso dal semplice presente ha supposizione per
ciò che è o pet ciò che può essere (o per ciò che fu, o sarà), mentre il
predicato ha 171 Per Pu. Bonner (Ockbam's Theory of Signification, Franciscan Studies, VI [1946], pp. 143-170,
ora in Collected Articles on Ockham, cit.: v. in part. p. 230, n. 51) e il De
RiJ€ (op. ciz., II, i, p. 564) è quel capitolo che riguarda la supposizione di
un termine in relazione a cose esistenti; ma cfr. nn. 186 e 187. 172 Summa
logicae, cit., p. 195 (l’espressione occorre anche a p. 242). Elementarium
logicae, Summa logicae, cit., p. 195.
175 Elementarium logicae, cit., p. 218. 100 Alfonso Maierà supposizione, nel
suo valore specifico, per il tempo e il valore indicato dal verbo !. Nella
dottrina dell’appellatio di Riccardo di Campsall vanno distinte due fasi: la
prima è quella che emerge dalle Questiones super librum Priorum analeticorum,
la seconda si riscontra nella Logica. Nel primo testo, appellare occorre sia in
concorrenza con supponere, almeno in un caso in cui si tratta della suppositio
del predicato !”, sia nell'espressione « predicatum appellat suam formam , che
è usata come medium di argomentazione 18. l’autore non fa riferimento ad alcuna
connotazione temporale in questi contesti, e l’esclude esplicitamente là dove
definisce il nome comune o appellativo come quello che « significat naturam
communem habentem supposita !?: qualora
non avesse un « suppositum presens
o 412 Alfonso Maierù In
conclusione, Wyclif conosce due grandi generi di probazio: una legata ai
termini mediati, l’altra, meno formalizzata, che si ricollega forse a una
tradizione vicina a quella testimoniata dai Tractatus Anagnini”. Infine, è
importante rilevare che i maestri di formazione parigina, ma anche Occam, non
conoscono altro tipo di probatio che non sia la expositio: da questo, che è il
più diffuso, cominceremo l’esame dei singoli modi di ‘prova’ della verità delle
proposizioni. 4. L’« expositio I termini
exponere, expositio hanno una loro storia anteriore all’uso che ne fanno i
logici nel medioevo, sia nel campo blema possit pluribus modis concludi. Ad
quod dubium sine verbis respondeo quod particularis affirmativa et universalis
negativa de subiectis non transcendentibus ad minus quadrupliciter probari
possunt: a priori, a posteriori, aeque et indirecte; ut ista propositio: ‘homo
currit’ a posteriori potest probari sic: ‘hoc currit et hoc est homo, igitur
homo currit*; a priori sic: ‘omne animal currit, homo est animal, igitur homo
currit’; ab aeque sic: ‘risibile vel animal rationale curtrit, igitur homo
currit*; indirecte sic: quia contradictoria istius significantis principaliter
quod homo currit est falsa, igitur ista est vera ‘homo cutrit’ . C'è da notare
che il procedimento a priori, quale qui esposto, ricorda molto da vicino
l'operazione contraria alla resolutio che Billingham chiama compositio; quello
4 posteriori, stando all’esempio addotto, si identifica con la resolutio
stessa; la probatio ab aeque non contiene alcun accenno all’expositio, che è
invece presente in Wyclif; infine, la probatio indirecta è identica alla
probatio indirecta ex opposito di Wyclif. La dipendenza di Pietro da Wyclif non
è proprio documentabile, come si vede: va piuttosto detto che una stessa
tradizione è giunta ai due autori, probabilmente da fonte inglese; in Wyclif
l'utilizzazione di questa quadruplice probatio è puntuale e normale, mentre
Pietro, per quanto mi risulta, non va oltre questo cenno. 5 Manca in Wyclif
ogni riferimento alle « probatio per habitudinem Terminologia vogic. delta
tarda scolastica 413 della retorica ® che in quello delle tecniche di approccio
agli auctores oggetto di lectio ®. Il Mullally nota che l’origine del termine
va ricercata nell’esigenza di chiarire i vari sensi del discorso, compito che
già Cicerone assegnava alla dialettica 2. L’affermazione torna nel medioevo *,
in un contesto in cui si discute del compito che spetta al commentatore di
Prisciano; in verità, l’esigenza stessa della expositio, a tutti i livelli, ha
la sua origine nel bisogno di chiarire, illustrare, mostrare qualcosa mediante
discorso. Nel secolo XII troviamo in testi di logica due usi di expomere: uno,
relativo alla vox che « exponitut per significationem alterius
predicabilium che ha una lontana
parentela con la probatio officialiter, come si dirà nel $ 6; cfr. Tractatus
Anagnini, cit., pp. 285 sgg. 9 Per la retorica, cfr. LausBERG, op. cif., pp.
700 sg., sv. exponere ed expositio. 61 Cfr. Boezio, In Arist. Periermenias, I
ed., cit., p. 132; II ed. cit., p. 157: expositor è il ‘commentatore’; e p. 7:
« Cuius expositionem nos scilicet quam maxime a Porphyrio quamquam etiam a
ceteris transferentes Latina oratione digessimus ; Cassionoro, Institutiones,
cit., I, VIII 16, p. 32: « nequaquam vobis modernos expositores interdico . Per
la distinzione tra autentici, disputatores, introductores e expositores cfr. E.
R. Curtius, Europdische Literatur, Bern 19619, p. 264. MutLaLty, The « Summulae logicales ..., cit., pp. lxxiv sgg., in part. p. lxxiv
n., cita Cicerone, Bruto, xLI, 152: « latentem explicare definiendo, obscuram
explanare interpretando [....] . Il MuLLaLty, ivi, cita anche De doctrina
christiana di S. Agostino, III, dove le ambiguità verbali sono chiarite con
l’applicazione di regole grammaticali.
GucLieLMo DI ConcHes, De philosophia mundi, P. L. 172, 101-102: «Antiqui
vero glosatores in expositione
accidentium erraverunt. Quod ergo ab istis minus dictum est dicere proposuimus,
quod obscure exponere, ut ex nostro opere causas inventionis predictorum
aliquis querat et diffinitionum Prisciani expositiones (il passo è cit. dal De Rixk, Logica
modernorum, Il, i, cit., p. 110, che segue il testo corretto da E. JeaunEAU,
Deux rédactions des gloses de Guillaume de Conches sur Priscien, Recherches de théologie ancienne et médiévale
, XXVTI [1960], p. 218). 414 Alfonso Maierà vocis #, l’altro relativo alla propositio 9. Questo
secondo solo, opportunamente precisato, diviene corrente nella logica
medievale. Che a questo stadio l’accezione sia generica, si può constatare
anche in Abelardo #; ma ben presto essa si fa più rigorosa. La propositio in
tal caso è detta exporibilis. Ma poiché essa è tale in virtù di una vox 0 dictio,
è necessario individuare quali dictiones rendano esponibile la proposizione. Si
afferma quindi che le dictiones aventi tale proprietà sono quelle
sincategorematiche o aventi un importo sincategorematico. Pietro Ispano, nel
Tractactus exponibilium, così definisce la propositio exponibilis: Propositio
exponibilis est propositio habens obscurum sensum expositione indigentem
propter aliquod syncategoreuma in ea implicite vel explicite positum vel in
aliqua dictione [....] mentre Buridano afferma: expositio non est nisi
explanatio significationis syncategoreumatum $, La ricerca dell’identificazione
dei termini esponibili è operata % Glose in Arist. Sopb. el., cit., p. 212:
Figura dictionis secundum significationem est cumz una vox exponitur per
significationem alterius vocis, ut hec vox ‘quid’ exponitur per quale vel
quantum, quia iste voces non videntur differre in significatione, tamen
differunt (cfr. anche De RK, op. cit.,
II, i, p. 500, n.). 6 Introductiones dialetice secundum Wilgelmum, ms. Vienna
lat. 2499, f. 27r, cit. in De Rik, op. cit., II, i, p. 132: Sed quocumque modo
ipsi exponant istam propositionem: ‘quoddam animal est homo’, absurdum est eam
dici regularem, quia absurdum est ut illud quod prorso continetur ab aliquo in
ordine predicamenti, de continenti regulariter predicetur : si tratta
semplicemente della conversione della proposizione. $ Cfr. cap. V, n. 74; v.
anche KneaLE, The Development of Logic, cit., pp. 212-213. ST Op. cit., p. 104.
6 Consequentiae, cit., III, 1; cfr. cap. IV, n. 147. Terminologia logica della
tarda scolastica 415 nel contesto proposizionale, giacché è fatta in vista di
chiarire il senso dell’intera proposizione f, con l’aiuto delle dottrine
grammaticali, oltre che della tradizione aristotelico-boeziana. L’Ars Meliduna individua
in particolare le dictiones exclusivae” e i quantificatori”, ma non usa la
terminologia dell’expositio, mentre il quinto dei Tractatus Anagnini, che
tratta de quinque dictionum generibus (distributive, infinite, aggettive,
esclusive, relative) ? e che può essere considerato un trattato de
syncategorematibus come ce ne saranno nel secolo XIII”, usa il termine exponere
collocandolo in un contesto che è importante perché vi si distingue la propositio que exponitur e quella per quam exponitur , anche se la
terminologia è in concorrenza con quella della resolutio””. Tra quelle
dictiones che l’anonimo autore chiama distributive sono individuati i
comparativi, e tra quelle dette aggettive, i superlativi 9, la cui analisi 6
L’Ars Meliduna, cit., p. 329, trattando della contraddizione, afferma che
dictiones come tantum, praeter, nisi, adbuc modificano il consueto rapporto tra
le contraddittorie secondo il noto schema del ‘quadrato’ delle proposizioni, e
perciò richiedono un’attenzione particolare che tenga conto dell'intero
contesto della proposizione condizionato da quelle dictiones. © Ivi, p. 333. ©
Ivi, p. 322. © Op. cit., p. 297 (argumentum del 5° trattato). 73 Come ad es. il
trattato Syrncategoremata di SHYRESWOOD, cit. © Op. cit., p. 317: Nos autem admittimus
eas et dicimus quod frequenter ca que exponitur est incongrua et illa per quam
exponitur, congrua, ut ‘Romanus est fortissimus Grecorum’, hec est incongrua;
hec autem: ‘Romanus est unus Grecorum et est fortior omnibus Grecis aliis a
se’, hec est congrua. Similiter ea que exponitur est congrua, sed ea per quam
exponitur est incongrua, ut “Socrates et Cesar sunt similes’, hec est congrua;
sed hec est incongrua: ‘Socrates est talis qualis est Cesar”. Sed fottasse
nulla illarum resolutionum est congrua] ha origine grammaticale” ma ha
giustificazioni aristoteliche ®. Nel secolo XIII Guglielmo di Shyreswood, fra
l’altro, analizza l’expositio dei verbi incipit e desinit. Ma Pietro Ispano,
nel testo citato, così enumera i termini o dictiones (signa, nel testo) che
rendono esponibile una proposizione: Pro quo notandum est quod ea, quae faciunt
propositionem exponibilem, sunt in multiplici differentia. Nam quaedam sunt
signa exclusiva, ut tantum, solum ;
quaedam exceptiva, ut praeter , nisi ; quaedam reduplicativa, ut inquantum ,
secundum quod ; quaedam important inceptionem vel desinitionem, ut incipit ,
desinit ; quaedam important privationem finis, ut infinitum ; quaedam important excessum, ut
nomina comparativi et superlativi gradus; quedam important distinctionem,
ut differt , aliud ab , et sic de aliis; quaedam important
specialem modum distributionis, ut totus
, quilibet , et sic de aliis. Unde
propter ista, propositio redditur obscura et indiget expositione, et ideo
dicuntut facere propositionem exponibilem 8, Alla metà del secolo XIII, dunque,
i principi dell’expositio sono già stabilmente fissati, come testimonia l’opera
di Pietro Ispano. © Il MuttLALLy, op. cit., p. lxxvi, rinvia, per i
comparativi, a PRISCIANO, op. cit., III, 1 e 8, in Grammatici latini, II, cit.,
pp. 83 e 87. 78 ARISTOTELE, in Cat. 5, 3b 33-4a 9, afferma che la sostanza non
è suscettibile di più o meno, mentre ivi, 8, 10b 26-30 afferma che lo è
l’accidente. Cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., ad I, e De differentiis topicis,
cit., 1178C: Namque ad comparationem nihil nisi accidens venit, hoc enim solum
recipit magis et minus . Ma v. m., In Isag., II ed. cit., p. 253: Quae uero
secundum accidens differentiae sunt insepatabiles, ut aquilum esse vel simum
vel coloratum aliquo modo, et intentionem suscipiunt et remissionem . 79 Syncategoremata, cit., pp. 75-78. 80
Tractatus exponibilium, cit., p. 104. In luogo di desinitionem, l’ed. legge
definitionem. Il trattato mostra l’expositio dei vari termini: esclusivi (pp.
104-108), eccettivi (pp. 108-110), reduplicativi (pp. 110-114), incipit e
desinit (pp. 114-118), infinitus (pp. 118-122), comparativi e [ Il secolo XIV
però riprende la dottrina, ne riesamina i fondamenti e ne fissa rigidamente le
regole operative. Innanzi tutto, vengono riesaminati i termini che rendono
esponibile la proposizione. Nel Tractatus de suppositionibus, Buridano afferma
che delle voces incomplexae, o semplici dictiones (distinte dalle voces
comzplexae o orationes), che significano sempre in stretta dipendenza dai
concetti ®!, alcune hanno puro valore di categoremi, cioè significano le cose
concepite mediante concetti, e perciò possono essere soggetto o predicato nella
proposizione; altre hanno puro valore sincategorematico perché significano solo
quei concetti che sono le operazioni mentali, come 707, vel, ecc.; altre,
infine, sono miste: o perché, oltre ai concetti che significano immediatamente
e da cui traggono la funzione sincategorematica, significano le cose concepite
ma zor possono essere soggetto o predicato, o perché hanno insieme funzione di
categorema e di sincategorema ®©. In altre parole, alle voces incomplexae
possono corrispondere concetti incomplessi o complessi *; questi ultimi,
sincategoremi come fat? o categoremi con sincategorema come chimaera, vacuum,
rendono esponibile la proposizione, nel senso che i loro molteplici significati
devono essere resi espliciti per
orationes illis aequivalentes in significando
*. La proposizione superlativi (pp. 122-124), differt e aliud (pp.
124-126), fotus (pp. 126-128), quaelibet e quantumlibet (p. 128). 81 Sul
rapporto tra concetti e discorso mentale da un lato, voces e orationes
dall’altto in Buridano, cfr. REINA, Il problema del linguaggio in Buridano, I,
cit., pp. 412-413. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 187-188; cfr.
REINA, op. cit., I, p. 405. 83 Tractatus de suppositionibus, cit., p. 189, e v.
Sophismata, 1, £. [Sra-vb], dove si afferma che tutto il racconto della guerra
di Troia ( conceptus valde multipliciter complexus ) è stato significato con la
vox incomplexa Iliade , come vacuum sta
per locus non repletus corpore , che implica tre concetti: locus, repletio,
corpus. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 189 e 190 (duodecima regula).
27 418 Alfonso Maierù exponibilis, una volta operata l’expositio, è propositio
exposita; le proposizioni ad essa corrispondenti sono le exporentes: tra la
prima e le altre c'è equivalenza e la regola fondamentale sul piano operativo è
la seguente: Sunt consequentiae formales per exponentes
syncategorematum ab exponentibus ad expositam aut ab exposita ad aliquam
exponentium £. Abbiamo fatto precedere
il discorso su Buridano a quello su Occam perché Buridano, posteriore a Occam,
esplicitando il rapporto vox incomplexa conceptus complexus, aiuta a capite Occam
(anche se la posizione dei due filosofi è diversa: alla stretta subotdinazione
del linguaggio al pensiero in Buridano, fa riscontro in Occam la concezione del rapporto fra discorso mentale
e discorso vocale come rapporto fra due ordini paralleli di segni, rispetto ad
un unico ordine di significati *), il
quale tiene il discorso più sul piano dei rapporti formali e operativi. Nel
capitolo De propositionibus
aequivalentibus hypotheticis Occam
scrive: quaelibet categorica, ex qua
sequuntur plures propositiones categoricae tamquam exponentes, hoc est
exprimentes quid ista propositio ex forma sua importat, potest dici propositio
aequivalens propo sitioni hypotheticae ®. Si tratta di proposizioni
apparentemente categoriche: sono le proposizioni exclusivae®, exceptivae ®,
reduplicativae” o inclu85 Burmano, Consequentiae, cit., INI, 1. 86 REINA, op.
cit., I, p. 413 (cfr. Occam, Summa logicae, cit., p. 179: suppositio
materialis, simplex, personalis, per concetti e per voces) e pp. 411-412
(suppositio materialis solo per i termini vocali e scritti secondo Buridano).
Summa logicae] denti termini connotativi e relativi (come sizzilis) o
collettivi”, oppure il relativo gui”, o termini privativi (es. coecus) e
infiniti (immateriale), o i termini designanti figmenta animi (es. chimaera)*; incipit e desinit*, il verbo
fit": tutte queste proposizioni hanno una loro expositio, ad opera di
exponentes di cui numero e forma variano di caso in caso”. Diamo un esempio per
tutti: per la verità di Socrates est albus è necessario che siano vere: Socrates est
e Socrati inest albedo ®. Alle proposizioni ricordate, Occam aggiunge
le universali costruite con i distributivi utergue, neuter”; di tutte, poi, dà
le regole della conversione !%, S'è detto che il secolo XIV stabilisce una
volta pet tutte le regole operative nell’ambito dell’asserita equivalenza tra
la pro9 I (per i connotativi, v. cap. I, $ 2). 92 Ivi, pp. 260-261. 9 Ivi, pp.
255-257 (De propositionibus in quibus ponuntur termini privativi et infiniti),
e c. 13, p. 258 (De propositionibus in quibus ponuntur termini privativi non
aequivalentibus terminis infinitis): la differenza sta in ciò che le prime
hanno due exponentes, mentre le seconde
plures habent exponentes quam duae . 9 Ivi, pp. 258-260. 95 Ivi, pp.
280-285. 96 Ivi, pp. 286-287. 97 È detto dei privativi non equivalenti ai nomi
infiniti, ivi, p. 258: « De talibus autem non potest dari certa regula, quia
secundum varietatem terminorum talium propositiones, in quibus ponuntur,
diversimode debent exponi . A maggior ragione differisce l’expositio da tipo a
tipo di proposizione. 98 Ivi, p. 253: « ad veritatem talis propositionis
requiruntur duae propositiohes, quae possunt vocari expomentes ipsius, et una
debet esse in recto et alia in obliquo. Sicut ad veritatem istius: ‘Sortes est
albus’, requiritur, quod haec sit vera: ‘Sortes est’, et quod haec sit vera:
‘Sorti inest albedo’ (cors. mio). 99
Ivi, p. 254; esclude però le universali costruite con omzis. che invece saranno
incluse dagli altri autori] posizione exponibilis e le proposizioni exponentes,
per cui la congiunzione delle exponentes IMPLICA, ed è IMPLICATA da,
l’exponibilis. Ma anche a questo proposito va ricordato qualche tentativo
precedente. L’Ars Meliduna, analizzando le ipotetiche compositae, considera
come terza specie di esse le propositiones IMPLICITE, che hanno luogo con il
relativo !%: la proposizione che implicat et continet vim alterius
propositionis è detta IMPLICANS, l’altra
è detta IMPLICITA (cf. IMPLICITVM); mentre, quanto ai rapporti d’inferenza tra
le due, si afferma che alla proposizione IMPLICITA segue la sua simplex, quella
proposizione que remanet sublata relativa particula et verbo quod ei redditur;
ad esempio: si Socrates est aliquid quod cutrit, Socrates est aliquid. Ma
all’implicita può seguire illa quam implicat nel rispetto dell’habitudo
terminorum, cioè dei rapporti tra i termini in essa posti. L’analisi, condotta
con l’ausilio della consequentiae, non giunge tuttavia a riconoscere le
strutture dell’equivalenza vera e propria. Un tentativo ancora è nel secondo
dei Tractatus Anagnini. Sotto il titolo de equipollentiis cathegoricis si
discute, fra l’altro, di un argomentare secundum inferentiam, quando sia
presente in rapporto inferenziale uno di questi termini: ‘idem’, alie habent
aliquid implicitum per relativam particulam. IMPLICITA dicitur propositio que
preter principalem significationem, — idest preter significationem que ex
principalibus attenditur —, tamen implicat et continet vim alterius
propositionis. Ut ‘Socrates est aliquid quod currit’ IMPLICAT istam: ‘aliquid
currit’; et ‘homo qui est albus, est animal quod currit’ has duas: ‘homo est
albus’, ‘animal currit’. Unde magis proprie diceretur ista IMPLICANS, ille
IMPLICITE. Et generaliter: numquam ad IMPLICITAM sequitur illa quam IMPLICAT,
nisi hoc operetur habitudo terminorum. Ut ‘si liquid est homo qui est Socrates,
aliguid est homo.’ Sed non: ‘si aliguid quod est Socrates est homo, aliquid est
Socrate; quia non coaduniatur hic consecutio habitudine terminorum . ‘indifferens’,
‘differ, ‘scitur’, ‘prete’, ‘nisi, ‘nunò’, ‘incipit’, ‘desinit’ !*. Si tratta
di un tentativo, in cui il procedimento proprio della expositio s’inttavvede
solo nel caso dei termini incipit e desinit. Ma
la dottrina è già fissata: basti per tutti Pietro Ispano. Tuttavia si raggiunge
il massimo di chiarezza e di formalizzazione, definendone le regole sul piano
operativo. Burleigh ne dà una formulazione molto chiara. Discutendo della
expositio di termini come tantum, solum, incipit ecc., Burleigh ne richiama le
regole fondamentali: la proposizione exponibilis aequipollet, cioè equivale, e
quindi IMPLICA ed è IMPLICATA, dalla congiunzione delle sue exponentes; perciò
(si ricordi la regola fornita da Buridano) dall’exposita ad aliquam
exponentium vale la conseguenza, giacché
da tutta la copulativa (e l’exposita ne è l'equivalente) a ciascuna parte è
valida l’inferenza (pg 2 p, oppure pq 2 q)!”, ma non viceversa; mentre la
falsità di una parte è sufficiente alla falsità del tutto !®, Alberto di Sassonia
considera proposizioni equivalenti alle ipotetiche quelle che contengono
dictiones exclusivae (tantum, solus, solum, unicus ecc.), exceptivae (praeter,
praeterquem, nisi 1% Op. cit., p. 240. 105 Ivi, p. 241: «Item. ‘Socrates
incipit esse; ergo Socrates nunc primo est’. Item: ‘Socrates nunc ultimo est;
ergo Socrates desinit esse. De puritate artis logicae. Item notandum pro
regula, quod omnis propositio exclusiva aequipollet copulativae factae ex suis
exponentibus ; per la proposizione exceptiva, cfr. p. 165, e così via; p. 171:
« exceptiva et exclusiva non sunt simpliciter categoticae sed sunt implicite
hypotheticae; valent enim copulativam factam ex suis exponentibus . 107 In
part. l’exclusiva implica la sua praeiacens: op. cit., p. 138: « Contra. Omnis
exclusiva infert suam praeiacentem; ergo cum ista ‘Pater est’, sit praeiacens
huius: “Tantum pater est’, oportet quod sequatur: Tantum pater est, ergo pater
est . 198 Ivi, p. 243: «Item notandum pro regula, quod ad hoc, quod copulativa
sit vera, requiritur quod utraque parts sit vera, et ad hoc ut copulativa sit
falsa, sufficit, quod altera pars sit falsa.] ecc.), reduplicativae (inquantum, secundum
quod) e quelle che contengono incipit e desinit. Il discorso è molto
particolareggiato per ciascun caso, discutendosi ogni volta dei vari valori
delle dictiones sincategorematiche, delle regole di ciascuna proposizione, dei
sofismi che di solito vengono formulati in ordine ad un certo tipo di
proposizione; noi ci limiteremo a riprenderne le linee generali. La
proposizione exclusiva ha esposizione per mezzo di una copulativa composta di
due categoriche, una affermativa, l’altra negativa: « ‘tantum homo currit’,
exponitur sic: homo currit et nihil aliud ab homine currit . Tutta la
copulativa è detta da Alberto exponens dell’esclusiva e per essa valgono le
regole, già viste, che reggono la copulativa !”, Alberto, inoltre, parla di
expositio propria e impropria: la prima si ha quando l’expomens è data nella
forma tradizionale e regolare, la seconda quando l’una o l’altra parte
dell’exporens contiene elementi non appropriati: ad esempio, della proposizione
« Socrates est tantum albus , il cui predicato è un termine connotativo, si ha
questa expositio impropria: Socrates est
albus et Socrates non denominatur aliquo alio accidente . La seconda
proposizione categorica non è regolamentare, e tutta la congiunzione è falsa.
L’expositio propria invece è questa:
Socrates est albus et Socrates non est aliud ab albo , che è vera 159,
19 Arserto DI Sassonia, Logica, cit., III, 6, f. 20ra: et ista copulativa
dicitur exponens istius exclusivae, et utraque illarum (sc. propositionum,
affirmativa et negativa) sequitur ad illam . Ex isto sequitur quod quaelibet
pars categorica quae est pars exponens exclusivae sequitur ad exclusivam:
propter quod quaelibet pars copulativae sequitur ad ipsam copulativam cuius est
pars . 110 Ivi, f. 20rb; oltre che in tal caso, Alberto pone expositio propria
€ impropria quando dictio exclusiva
additur termino significanti totum integrale
come è domus (f. 20va, 8% regola); quando la stessa dictio additur termino significanti numerum , (ivi,
92 regola), o additur termino communi
distributo habenti plura supposita (ivi,
10° regola). Terminologia logica della tarda scolastica 423 Anche la
proposizione exceptiva ha esposizione per mezzo di due categoriche, una
affermativa, l’altra negativa, che costituiscono una propositio copulativa!!.
Così omnis homo praeter Socratem
currit ha la seguente expositio: Socrates non cutrit et omnis homo alius a
Socrate currit , mentre di nullus homo
praeter Socratem cuttit l’expositio
è: Socrates curtit et omnis homo alius a
Socrate non currit !, Inoltre, ogni
exceptiva ha una praeiacens, che si ottiene da essa ( dempta dictione exceptiva
et parte extra capta, residuum dicitur praeiacens exceptivae !!5): il rapporto dell’exceptiva con la
praeiacens è regolato nel modo seguente:
Si praeiacens exceptivae est vera, exceptiva est falsa. Unde si ista est
vera: ‘omnis homo cutrit’, ista est falsa: ‘omnis homo praeter Socratem
currit’ 14, Anche la reduplicativa ha
esposizione per mezzo di una copulativa !5: il numero dei membri di essa varia
però a seconda del numero dei termini dissimili in essa presenti !!°. 111 Ivi,
III, 7, f. 21va: Ex hoc patet quod omnis exceptiva aequivalet uni copulativae
in significando compositae ex una affirmativa et alia negativa: diversimode
tamen, sicut iam patuit, exponendo exceptivam affirmativam et exceptivam
negativam . 12 Ivi. 113 Ivi, f. 21vb; v. GuLieLMo DI SHyREswooD,
Syrcategoremata, cit., p. 62: Item si praejacens est in toto vera, exceptiva
est falsa et e converso ; anche un’altra accezione di praeiacens è fornita da
ALBERTO: Ulterius sciendum est quod copulativa composita ex duabus categoricis,
cui copulativae propositio exceptiva aequipollet in significando, dicitur
praeiacens exceptivae . u4 Ivi. 115 La controprova è fornita dal caso in cui la
negazione praecedit reduplicativam et
verbum principale , giacché allora fit
propositio contradictoria reduplicativae ; così la proposizione aequivalet uni disiunctivae , e cioè ha
probatio per causas veritatis : ivi, III, 8, f. 22va; cfr. $ 8 di questo
capitolo. 116 Se la proposizione ha tre termini dissimili (es. homo in quantum animal est sensibilis ), ha
quattro proposizioni esponenti ( ad veri424 Alfonso Maierù Marsilio dà molto
spazio all’expositio nella seconda parte delle sue Conseguentiae. In undici
capitoli discute delle proposizioni includenti termini exceptivi (praeter, nisi
e praeterquam)!", le dictiones exclusivae (tantum, solum) "® le
reduplicativae (inquantum, prout, secundum eam rationem e simili)!, incipit'? e
desinit'*, o signa alietatis (differt, aliud, non idem, alterum e simili) ‘2,
infinitum'*, aggettivi di grado comparativo e superlativo !4, signa collectiva
(omnis)!®, totus !%, ita e sicut'?. Di tutte Marsilio fornisce l’esposizione
mediante proposizioni in congiunzione, nel modo ormai noto !*. tatem istius
requiritur veritas unius copulativae, compositae ex quattuor propositionibus;
v.g. istius copulativae: ‘homo est animal, et homo est sensibilis, et omne
animal est sensibile, et si est aliquod animal illud est sensibile’ , ivi, f.
22va); se la proposizione ha due termini simili ( homo in quantum homo est
risibilis ), quattro sono le esponenti ( requiritur quod haec sit vera: ‘homo
est homo’, et quod homo sit risibilis, et quod omnis homo sit risibilis, et si
aliquod est homo quod illud sit risibile , ivi, f. 22va); se invece tutti i
termini sono simili ( ens in quantum ens est ens), propter coincidentiam propositionum solum
habet tres exponentes, seu unam copulativam pro exponente, compositam ex tribus
propositionibus [....]: requiritur quod ens sit ens et omne ens sit ens, et si
aliquid est ens quod illud sit ens. Per incipit e desinit, cfr. C. WiLson,
Heytesbury. Medieval Logic and the Rise of Mathematical Physics, Madison Wisc.
In Textus dialectices. de comparativis. de superlativis. De exceptivis sit haec
regula: a qualibet istarum ad suas exponentes simul sumptas vel e converso est
bona formalis consequentia: Terminologia logica della tarda scolastica 425 C’è
da aggiungere che, per le proposizioni esclusive, Marsilio esige che la
praeiacens costituisca il primo membro della congiun. zione di proposizioni
mediante la quale si opera l’expositio !?. Naturalmente, il rapporto tra
l’exclusiva e la praeiacens è definito in modo diverso rispetto a quello che
vige, secondo Alberto di Sassonia, tra l’exceptiva e la sua praeiacens: quando arguitur ab exclusiva ad suam
praeiacentem consequentia est bona 199.
Anche Pietro d’Ailly, epigono della scuola parigina, dedica un trattato alle
proposizioni esponibili !#, nel quale non si discosta molto dalla tradizione di
Buridano, Alberto e Marsilio. quia ibi arguitur ab aequivalente ad aequivalens
; così per gli altri casi. La proposizione negativa è in genere prodata per disiunctivam de partibus contradicentibus
partibus copulativae . 129 Ivi, f. 197r: Et propositio quae remanet deposita
dictione exclusiva vocatur ptaeiacens . Prima est affirmativa, ut ‘tantum
animal est homo”, quae exponitur per copulativam bimembrem cuius prima pars est
praeiacens et secunda universalis negativa. 130 Ivi, £. 197v. 131 Cfr. op.
cit.; sono sei capitoli: cap. I, f. [2v]: i termini privativi, negativi o
infiniti sono esponibili, ma de talibus
non possunt poni regulae generales vel, supposito quod possent poni, nimis
longum esset et nimis tediosum, et etiam cognito quid nominis talium dictionum,
facile est exponere propositiones in quibus ponuntur (contro Buridano: cfr. n. 84); afferma: illud
dictum non erat verum generaliter, scilicet, omnes propositiones in quibus
ponuntur termini relativi vel cognotativi (!) aequivalent propositionibus
hypotheticis (f. [3r]); ff. [3v-4r]: la
proposizione universale è esponibile se il quantificatore è ufergue o neuter,
non lo è se il quantificatore è omnis, o nullus, o quilibet; cap. II De
exceptivis, ff. [6r] sgg.; cap. III De exclusivis, ff. [14r] sgg.; cap. IV De
reduplicativis, ff. [21r] sgg., e in part., f. [21v]: Sed tamen apparet mihi
proprie dicendum quod in propositione proprie reduplicativa reduplicatio nec
est pars subiecti nec est pars praedicati, sed se tenet ex parte formae
propositionis, ideo denominat propositionem reduplicativam; et ita potuissem
dixisse de dictione et de propositione exceptiva quando locutus sum de dictione
proprie exceptiva in secundo corollario primae dubitationis principalis secundi
capituli, quamvis autem probabiliter dixerim oppositum ; cap. V De incipit et
desinit, ff. [24r] sgg., e in part., f. [25r]: Ex hoc La logica inglese posteriore
a Occam ha sviluppato queste dottrine, soprattutto in tre direzioni: da Sutton,
Burleigh e Occam !° è stata elaborata la dottrina dell’expositio dei relativi,
che poi ha ricevuto una buona sistemazione nel terzo capitolo delle Regulae di
Heytesbury; all’expositio de incipit et desinit sono stati dedicati vari
trattati, fra cui quello che costituisce il quarto capitolo delle Regulae di
Heytesbury; alla trattazione dell’expositio del comparativo e del superlativo
si è riallacciata in particolare la dottrina de maximo et minimo, di cui ancora
una volta Heytesbury ha offerto un esempio d’un notevole livello nel quinto
capitolo delle sue Regulae (ma va tenuto presente che in esso la terminologia
propria dell’expositio non è frequente !*). In questo contesto, vengono
introdotti nuovi temi, nell’analisi dei quali sono applicate le regole
dell’expositio: sono i temi propri della filosofia della natura che
caratterizzano il secolo XIV come secolo che ‘precorse’ (si prenda
l’espressione con la precauzione usata dalla più recente storiografia) il
secolo di Galileo, discutendo il ‘limite’ di una potenza attiva o passiva, o il
primo ‘quando’ di un processo di trasformazione. Il metodo applicato
nell’analisi di questi e analoghi problemi è quello logico-calculatorio, cioè
una sintesi di procedimenti logici e di procedimenti propri della filosequitur
corollarie quod quaelibet propositio de incipit vel desinit exponitur pet unam
copulativam compositam ex una de praesenti et alia de praeterito vel de futuro,
sed tamen per aliam exponitur propositio de incipit et per aliam propositio de
desinit ; cap. VI, altri verbi: fit (factum est, fiet) ed equivalenti, ff.
[29r-30v]; in part. il termine che segue questi verbi appellat suam formam (f. [30r]). 13 WersHEIPL, Developments in the
Arts Curriculum..., cit., p. 159. 133 Per i tre capitoli ultimi delle Regul4e
di Heytesbury, cfr. C. WiLsoN, op. cit., pp. 29 sgg.; per il De relativis, cfr.
un cenno nel mio articolo Il Tractatus de sensu composito et diviso di G.
Heytesbury, Rivista critica di storia
della filosofia. Salvo errore, in De maximo et minimo occotte una sola volta il
termine exponitur al f. 31vb; ma cfr. n. 48. Terminologia logica della tarda
scolastica 427 sofia della natura (calculationes): il risultato più celebre è
il Liber calculationum di Riccardo Swineshead. Ma, contemporaneamente, su di un
piano più propriamente logico-formale, Billingham viene inquadrando l’expositio
in un contesto che sistema, come si è detto, tutta la trattazione della probatio propositionis . Il termine
exporibilis è definito come quello che ha
duas exponentes vel plures cum quibus convertitur !*. È importante rilevare che, mentre gli
autori esaminati, specie quelli di forma zione parigina e lo stesso Occam,
danno una notevole importanza alle proposizioni exclusivae, exceptivae e
reduplicativae, Billingham dà invece importanza a proposizioni contenenti altri
termini quali omnis !, primum e ultimum'*, maximum e minimum, comparativo !* e
superlativo !’, incipit e desinit, e ai termini exceptivi ed exclusivi, come a
differt, aliud e aliter, riserva solo un cenno !4, e alle reduplicative neppure
quello. Tutto ciò testimonia di un interesse spostato verso gli argomenti di
filosofia della natura che fiorivano ad Oxford in quel tempo. Billingham non
sviluppa nel senso delle tecniche ‘calculatorie’ questi temi, ma la scelta è
indicativa di un clima culturale. Strode, nella Logica, discute dei termini
exporibiles, trattando, di seguito, le proposizioni exclusivae (con un cenno
alle exceptivae), le universali, semper totum infinite immediate, incipit e
desinit, differt, i gradi positivo, comparativo e superlativo (e a questo
proposito precisa che i termini maximum e minimum, primum e ultimum,
intensissimum e remississimum, velocissimum e tardis[Cfr. Speculum] simum,
propinquissimum e remotissimum, utilizzati dalla filosofia della natura, sono
superlativi e perciò esponibili) e le reduplicative 42. Anch’egli definisce la
proposizione esponibile in rapporto alle exponentes: Nam dicuntur exponentes
cum duae propositiones simul inferunt aliquam propositionem formalem, vel
plures, sic quod consequens sit determinatio antecedentis cum hoc quod nulla
illarum per se sufficiat istam inferre, et ad utramque istarum tam coniunctim
quam divisim ex exposita valet consequentia, per quod excluduntur tam
singularia quam causae veritatis 193, Questa definizione può essere così
illustrata: a) le exponentes sono due proposizioni che in congiunzione (sirz4!)
fungono da antecedente in un’inferenza logica rispetto a un’altra proposizione
(exposita); b) in modo tale che l’inferenza non valga da una exponens al
consequens; c) mentre l’exposita può fungere da antecedente rispetto alla
congiunzione o a una delle due exporentes ( tam coniunctim quam divisim ) !#.
L’accenno all’esclusione dei singularia si giustifica per il fatto che il
contesto riguarda l’expositio delle universali, e l’autore nega che l’expositio
di esse possa essere fornita dai suoi singularia!S: infatti scrive: 14 Op.
cit., ff. 24ra-26vb; per i superlativi elencati, cfr. ivi, f. 26ra. 18 Ivi, f.
24va. 14 Strode scrive: sic quod
consequens sit determinatio antecedentis ; la determinatio consiste in ciò che,
da un punto di vista formale, la congiunzione di più proposizioni (cui
l’expesit4 equivale) non infertur da una di esse: ciò è precisato nel testo. Ma
forse non è da escludere che l’autore intenda di più: si ricordi che si ha
conseguentia formalis secondo Strode quando il conseguens è de intellectu
antecedentis (cfr. Moony, Truth and
Consequence..., cit., p. 71). 145 Op. cit., f. 24va: Solebant tamen antiqui
dicere quod univetsalis exponitur per sua singularia, quod tamen non dico
servando quid nominis de li ‘exponi’ ; ma cfr. ivi, f. 21ra: Mobiliter supponit
cum ratione illius sufficienter contingit propositionem in qua ponitur concludi
ex una copulativa facta ex omnibus suppositis vel, nt verius dicatur, ex
omnibus] [ ‘omnis homo currit’ sic
exponitur: homo currit et nihil est homo quin ipsum, vel quod non, curtat, ergo
etc. !4; l’expositio non può essere data neanche mediante induzione: iste homo currit et iste homo currit et iste
homo curtit all’infinito, ergo omnis
homo currit ; ma sappiamo che la proposizione universale può essere probata
mediante inductio !. Tralasciamo per il momento il riferimento alla dottrina
delle causae veritatis che verrà chiarito più avanti.Wyclif affronta la
trattazione dei termini exponibiles, precisando che la proposizione esponibile
è equivalente ad una congiunzione di proposizioni !9. Nella Logica, egli tratta
delle proposizioni exclusiva !9, exceptiva, universale affermativa‘, delle
proposizioni includenti uno dei termini differt, aliud, non idem', incipit o
desinit'*. Nella Logice continuacio, l'esame della expositio emerge a vario
titolo nei tre trattati di cui essa si compone. Nel primo trattato si discute
della universale affermativa ‘5. eius singularibus, et etiam cum constantia
debita eorum suppositorum contingit omnes singulares et illarum quamlibet ex
tali propositione concludere, et primus modus dicitur probatio vel inductio, ut
iste: ‘homo currit et iste et sic de singulis et isti sunt omnes homines, ergo
omnis homo currit (testo già cit. nel
cap. IV, $ 5), e f. 22ra: Probatur etiam
quod illa ‘omnis homo currit’ non formaliter inducitur ex omnibus suis
singularibus sine tali medio (il
medium, o constantia, è la proposizione isti sunt omnes homines ). 146 Ivi, f.
24va. 147 Cfr. cap. IV, n. 194. 14 Cfr. $ 8. 149 Cfr. Tractatus de logica] ; va
notato che Wyclif conserva, a differenza di Strode, la probatio per singulares.
Essa può essere provata nei quattro modi già esaminati (4 priori, a posteriori,
ex opposito, expositorie). Per quanto riguarda l’expositio della universale,
l’autore precisa: pro regula est
tenendum quod quelibet universalis affirmativa exponenda debet exponi per suam
subalternam, et universalem negativam convenientem in subiecto, sed de
contradictorio predicato !8: cioè
di omnis homo est animal le exporentes sono homo est animal (subalterna) e nullus homo est quin sit animal (universale negativa). Avverte però l’autore
che l’expositio vatia a seconda del quantificatore, del soggetto (che può
essere un solo termine o più termini), del verbo (di tempo presente, o passato,
o futuro, oppure ampliativo), del predicato (che può contenere, ad esempio, un
relativo implicativo, come nella proposizione
omnis pater generat individuum de sua substancia cui est similis in
specie. Anche per la universale negativa Wyclif pone la quadruplice probatio
!8, ma, di esse, la probatio ex
equo non è data per mezzo di exponentes,
bensì per suam simpliciter conversam vel
quomodolibet aliter equipollens !. In
modo analogo, la probatio della particolare affermativa è data in quattro modi
!9, Nel secondo trattato Wyclif affronta
ex professo il tema
dell’expositio, che infatti resta qui caratterizzante, nel senso che vengono
talora accantonati, o meglio presupposti, gli altri modi di probatio. L’autore
tratta, nell’ordine, dell’expositio delle proposi[Quadrupliciter ergo contingit
exposicionem huiusmodi variari; vel racione signi, vel racione subiecti
compositi vel simplicis, vel racione verbi, vel racione predicati ; in part.
racione verbi (con la ripresa dell’ampliatio), pp. 94-97; racione predicati, p.
98. 158 Ivi, pp. 100-106. 159 Ivi, p. 105; ma vedi p. 106: Exponentes autem
talium universalium non inveni, quamvis cum diligencia sum scrutatus . 160 Ivi,
pp. 107-115 (ex equo, cioè ex sua
simpliciter conversa , p. 115). Terminologia logica della tarda scolastica 431
zioni con i termini differt, aliud (e aliter, sic) !%; o exclusivae !® e
exceptivae 8, con i termini incipit e desinit'#*, o con le espressioni per se —
per accidens!©, con infinitum e inmediate'%; delle proposizioni includenti
aggettivi di grado comparativo !” o con termini de plurali (tali sono, ad
esempio, quattuor sunt duo et duo ; duo homines sunt homo ) !9. Nel terzo
trattato, egli discute delle reduplicative ! ancora sulle comparative !”°. Di
tutti questi casi egli fornisce un’analisi ampia e dettagliata, con esempi
(sophismata) dai quali si traggono conclusiones che riecheggiano (specie a
proposito de incipit et desinit, de maximo et minimo ecc.) le discussioni di
filosofia della natura correnti a Oxford. Non riteniamo di doverci soffermare
su questi temi. Segnaliamo soltanto che, in fondo, Wyclif nella Logice
continuacio torna sui principi enunciati nella Logica svolgendo la trattazione
con più ampio respiro. In Italia, Pietro di Mantova fa un discorso del tutto
analogo a quel che abbiamo visto fare dagli altri maestri, per quanto attiene
alla expositio delle proposizioni universali, exclusivae, exceptivae,
reduplicativae, o contenenti i termini infinitus, totus, aeternaliter, ab
aeterno, semper, differt, aliud, non idem, o comparativi e superlativi, o
immediate !". Anche per Pietro l’expositio 9 e ritorna [Tractatus de
logica, ( de maximo et minimo ). 171
Cfr. Codices Vaticani latini. Codd. 2118-2193, rec. A. Maier, Romae 1961, pp.
31-33 (l’ordine dei trattati, come s’è detto, è diverso nelle edizioni 432
Alfonso Maierù è operata per mezzo di una congiunzione di proposizioni e per
essa valgono le regole della copulativa !?, L’expositio è dottrina fondamentale
nelle opere di Paolo Veneto, ed egli ne tratta a più riprese: nel quarto
trattato della Logica parva!®, nella prima parte della Logica magna, e sia nel
primo trattato, dove si discute dei termini esponibili, resolubili e
officiabili *, sia nei trattati dal quarto al diciottesimo sche trattano delle
dictiones che richiedono l’expositio '%, ma anche nel trattato diciannovesimo,
dove si parla della expositio dei termini modali in forma avverbiale !%, sui
quali torneremo; infine, in più luoghi della Quadratura!”. Le regole che
presiedono alla expositio sono così sintetizzate da Paolo: [1] Ab omnibus
exponentibus simul sumptis ad suum expositum est bona consequentia, et e
converso. . [2] Ab omni exponibili ad quamlibet suarum exponentium est bona
consequentia, sed non e e nei manoscritti); v. n. 331 per incipit e desinit.
1?2 Logica, cit., f. [22rb]: Et valet consequentia ab ista exposita ad istam
copulativam et ad quamlibet eius partem principalem, et e converso ab ista
copulativa ad illam expositam et non a qualibet parte istius copulativae et
principali ad istam expositam valet consequentia ; f. [28vb]: Oppositum tamen arguitur quod ab exclusiva ad
suas exponentes est bonum argumentum
ecc. 173 Nell’ordine, viene qui discussa l’expositio dell’universale
affermativa (non della negativa, che è probata dupliciter, aut per sua singularia aut per suum
contradictorium ), dei comparativi (positivo « comparabiliter sumptus , cioè in
comparazione di eguaglianza, comparativo [es. fortior] e superlativo), differt,
aliud e non idem, le exclusivae, exceptivae, reduplicativae, immediate, incipit
et desinit, totus, semper, ab aeterno, infinitum. 174 Logica magna, cit., I, 1,
4, f. 13rb. 115 Si tratta, nell'ordine, di exclusivae, exceptivae,
reduplicativae e sicut, comparativo e superlativo, de maximo et minimo, totus,
semper et aeternum, infinitum, immediate; v. n. 337 per incipit et desinit. 176
Ivi, I, 19, f. 7ira-vb, ma anche nel trattato quarto della Logica parva, cit.
177 Soprattutto nella prima parte, ma anche nelle altre. Terminologia logica
della tarda scolastica 433 converso nisi gratia materiae Ex cuiuslibet
exponentis contradictorio sequitur contradictorium expositi, sed non e converso
Paolo da Pergola affronta gli stessi temi trattati da Paolo Veneto e perciò non
ci dilungheremo oltre. Per concludere, notiamo che l’expositio non è
un’operazione logica che riconduca i termini mediati a quelli immediati. Ad
essa è più appropriata la descrizione fornita da Occam, e già ricordata,
secondo la quale i termini connotativi devono essere ricondotti a quelli
assoluti: ma quest’ultimi sono appunto termini mediati. Nella expositio,
inoltre una delle exponentes è negativa: ciò perché i termini exporibiles sono
caratterizzanti e quindi, in certo senso, limitanti la proposizione: petciò
essi hanno un certo importo negativo, che va esplicitato. 5. La « resolutio
L’operazione logica che realizza pienamente l’esigenza di ricondurre i termini
mediati a quelli immediati è detta resolutio. Essa, infatti, meglio d’ogni
altra si riallaccia alla dottrina aristotelica già ricordata, per la quale la
proposizione mediata ha il suo principio di dimostrazione in quella immediata,
e in particolare in quella prima e più nota a noi secondo il senso !°. Ma i
termini che designano questa operazione, cioè resolutio e resolvere, non hanno
avuto un’accezione tecnica per molti secoli. Impiegati per designare la
risoluzione della proposizione o del sillogismo nei loro termini, come si è
visto !, nel secolo XII essi vengono usati in concorrenza con expositio,
exponete. Lusi si È 178 Logica parva, cit., III. 179 Logica] già accennato,
avviene nei Tractatus Anagnini!®, nei quali, c'è peraltro da aggiungere, si
parla di resolutio con una frequenza che non abbiamo riscontrato per expositio.
Nel terzo trattato, a proposito della dictio ‘qui’, considerando che, quando
essa è presente, la proposizione è apparentemente categorica (dal momento che
equivale a più categoriche avendo in sé ‘implicita’ un’altra proposizione),
l'anonimo autore parla di resolutio della prima « in copulativas ; nello stesso
contesto, parla di una « resolutio in adiectivis diversa da quella che ha luogo « in substantivis
, cioè della resolutio che una proposizione includente un relativo ha quando
contiene un aggettivo o un sostantivo come predicato, e della possibilità che
questa resoluzio sia impedita !*. Nel trattato 182 Cfr. n. 74. 183 Tractatus
Agnagnini, Iudicium predictarum implicitarum potest haberi ex resolutione
ipsarum in copulativas. Debet autem talis fieri resolutio ut loco relativi
ponatur antecedens et loco antecedentis ponatur relativum pronomen cum
coniunctione. Unde istas concedimus: ‘aliquis bomo qui desiit esse, non est’,
quia copulativa vera est: ‘aliguis homo desiit esse et ipse non est®. Hanc
autem iudicamus incongruam: ‘gliquis homo qui non est, desiit esse’; ponit enim
aliquem hominem non esse, quod falsum est. Secundum predictum iudicium omnes
iste videntur incongrue: ‘Socrates erit album quod est nigrum’; ‘Socrates erit
senex qui est puer. Omnes istas dicuntur esse nugatorias et ita resolvuntur:
‘Socrates erit album quod est nigrum’: idest album est nigrum et Socrates erit
illud. Predictam resolutionem implicitarum non recepimus et dicimus aliter
faciendam resolutionem in adiectivis, aliter in substantivis. Et predictas ita
resolvimus: ‘Socrates erit album quod est nigrum’ idest quod est vel erit album
est nigrum et Socrates erit illud; similiter ‘Socrates erit senex qui est puer®
idest qui est vel erit senex, est puer et Socrates erit illud. Verumtamen
dicimus quod hee voces que sola significatione sunt adiectiva, possunt resolvi
sicuti pure substantiva et secundum hoc ista erit incongrua: ‘Socrates erit
senex qui est puer. — Quandoque inpeditur resolutio predictarum implicitarum in
copulativas vel propter signum universale vel propter defectum recti vel
propter aliquid aliud. Propter signum universale, ut cum dicitur. ‘omnis homo
qui currit, movetur® vel ‘omnis homo currit qui movetur; hec non potest
resolvi; nam si diceremus: ‘omnis Terminologia logica della tarda scolastica
435 quinto, resolvere occorre a proposito della presenza in una proposizione di
un termine infinito (ad es. zon albus)!*, o di solus!9, per indicare
l’esplicitazione di quel che in tali casi la proposizione implica. Anche nel
secolo XIII il valore di resolvere resta generico, e può essere equivalente di
exporere !. Ma è nel secolo XIV che il significato di questo termine viene
restringendosi e specializzandosi. Per la verità, ciò non è riscontrabile né in
Occam o Burleigh, né in Buridano, Alberto di Sassonia e Marsilio, ma solo nei
testi degli autori inglesi fioriti intorno alla metà del secolo, e in quelli
degli italiani. Billingham, nello Speculuzz, scrive: Terminus resolubilis est
quilibet terminus communis, sicut nomen vel participium, qui habet aliquem
terminum inferiorem se secundum homo currit et ipse movetur®, esset non latina,
quia ad dictionem confuse positam non potest fieri relatio per relativum
postpositum in alia c(1)ausula. Similiter: ‘exaudio precem que fit ab illo’,
ista non potest resolvi, quia non dicimus: ‘prex fit ab illo et ego exaudio
eam? . 184 Ivi, p. 313: Sciendum etiam
est de nominibus infinitis. Ut cum dicitur: ‘Socrates fuit non-albus’, non est
sic resolvendum ‘Socrates fuit non-albus’ idest: Socrates fuit et non fuit
albus, sed sic resolvendum est: Socrates fuit aliguando et tunc non fuit albus
. 185 Ivi, p. 319: Nos autem dicimus quod talis locutio potest esse congrua et
vera, etiam dictione transsumptive posita, quia non sic resolvimus ‘solum
flumen currit idest: non alia res currit, sed ‘solum flumen currit, idest non
alia res fluit. — Dubitatur de hac dictione ‘solus’, quam exclusionem habeat
quando adiungitur nomini proprio pertinenti ad non existentia cum verbo
pertinenti ad existentia et ad non existentia. Quidam eas non recipiunt, immo
dicunt eas positas propter resolutionem, ut ‘solus Cesar non est’, idest Cesar
non est et non aliud non est . 18 GueLIELMo DI SHyreswoon, Syncategoremata,
cit., p. 65: Quod patet si comparetur affirmativa conclusionis ad affirmativam
praemissae et negativa ad negativam, cum tam praemissa quam conclusio
resolvitur in affirmativam et negativam . 436 Alfonso Maierù praedicationem; et
tunc resolvitur quando capitur inferius eo in eius probatione, et componitur
quando capitur superius eo !87, Un termine si dice resolubile, secondo
Billingham, quando nella probatio si fa ricorso ai suoi inferiora; ciò non è
vero solo dei nomi e dei participi, ma anche dei verbi ( Consimiliter fit
resolutio verborum ad substantiva, ut: ‘homo currit, ergo homo est currens’, et
e contra compositio ) !8*. Tale probatio per inferiora è la resolutio,
propriamente parlando; il ricorso ai termini superiores è detto compositio !9.
Per quanto riguarda la resolutio, il discorso si sposta di conseguenza sul
rapporto tra i termini inferiori e superiori, spesso affrontato nei trattati de
consequentiis. Billingham ne tiene conto e riprende le seguenti regole: 1) ab inferiori ad suum superius sine aliqua
dictione habente vim negationis valet consequentia ; ad esempio è valida la
conseguenza homo cuttit, ergo animal currit
. Ma l’inferenza vale talora anche cum
dictione habente vim negationis quali
sono i termini esponibili, il non e i termini privativi e infiniti; così è
valida l’inferenza: tantum homo currit,
ergo tantum animal cutrit ; 2) Ab
inferiori ad suum superius cum constantia subiecti et cum dictione habente vim
negationis post superius et inferius tenent consequentia ; 3) Ex prima regula sequitur alia, quod negato
superiori negatur inferius, quia sequitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo
homo currit’, quia ex opposito consequentis sequitur oppositum antecedentis.
Nam sequitur: ‘non homo cutrit et hoc est homo, ergo hoc non currit’ 19, Secondo Billingham, la prima regola regge
il sillogismo expo[Speculum..., cit., pp. 340-341; ma cfr. pp. 367-368, e
passim, dove resolvere e resolutio hanno valore generico. 188 Ivi, p. 342. 189
Cfr. n. 45, e capp. VII, nn. 36 e 37. 190 Speculum..., cit., pp. 341-344.
Terminologia logica della tarda scolastica 437 sitorius affermativo; la
seconda, il sillogismo expositorius negativo: entrambi questi sillogismi sono
alla base, secondo il maestro oxoniense, di ogni disputa, anzi della
possibilità stessa della dimostrazione, giacché essi sono fundamentum di ogni
altro sillogismo !9. Il richiamo all’espressione syllogismus expositorius merita qualche cenno che ne chiarisca il
significato. Essa è già in uso nel secolo XIII!?. Nel secolo XII, invece, l’Ars
Meliduna ha l’espressione sillogismus
expositionis : richiamandosi all’autorità di Aristotele, il testo afferma: Per
sillogismum expositionis fatetur Aristotiles probari posse sillogismos tertie
figure, ubi duo dicuntur de tertio e
aggiunge: Et dicitur merito talis
sillogismus expositionis, quia quodammodo exponitur medium per suum inferius .
Ma dagli esempi addotti si può ricavare che non si tratta del nostro sillogismo
‘*. Più probabile che 191 Ivi, pp. 341-342: Super quam regulam fundatur
syllogismus expositorius in tertia figura
et iste syllogismus est fundamentum omnium syllogismorum affirmativorum.
Super quem syllogismum fundantur alii syllogismi negativi, quo syllogismo
expositorio affirmativo vel negativo negato, non erit ulterius disputatio, nec
potest arguens aliquid pro bare nec improbare aliquid esse; quod si arguat per
syllogismum in modo regulato et negatur illud, et tunc statim veniet ad
syllogismum expositorium . 192 Cfr. ad es., M. Fernanpez Garcia, Lexicon
scholasticum philosopbico-theologicum, Ad Claras Aquas 1910 (basato sulle opere
di Duns Scoto), pp. 667a-668a, dove esso è definito come quel sillogismo che ha
per medium un terminus discretus; cfr. anche rs. Duns Scoto, In librum primum
priorum Analyt. Arist. quaestiones, cit., q. XI, ff. 289b-290b. 193 Ars
Meliduna, cit., pp. 381-382; infatti il testo, tra i due passi, contiene quanto
segue: Exempli gratia: ‘omne animal est res, omne animal est substantia, ergo
quedam substantia est res’. Quod conclusio vera sit potest ostendi ostenso
utramque extremitatum de hoc inferiori medii Socrate probari per tertium modum
prime, hoc modo: ‘omne animal est res, Socrates est animal, ergo Socrates est
res’; similiter ‘omne animal est substantia, Socrates est animal, ergo Socrates
est substantia’ . Basti esaminare questi esempi alla luce di quanto detto e di
quanto diremo appresso. 438 Alfonso Maierù si avvicini al sillogismo
expositorius quello che l’Ars Meliduna chiama inmiediatus, cuius maior propositio est inmediata , con
preciso riferimento al rapporto inferius-superius'*. Guglielmo d’Occam nella
Suzzzza logicae scrive: syllogismus
expositorius est qui est ex duabus praemissis singularibus dispositis in tertia
figura, quae tamen possunt inferre conclusionem tam singularem quam
particularem seu indefinitam, sed non universalem, sicut nec duae universales
in tertia figura possunt inferre universalem 195, A chiarimento di questa
definizione Occam precisa che le due premesse singolari non richiedono soltanto
che il soggetto sia un termine singolare, ma che la realtà designata da esso
non sia di fatto più cose distinte '%, Per Occam il sillogismo espositorio è di
per sé evidente, per cui, se un argomento può essere ricondotto ad esso, questo
argomento è corretto !”. Un'ultima osservazione Nel testo aristotelico
richiamato (Anal. pr. I 6, 28a 23 sg.) a expositio corrisponde Exeo oppure
txtiderdar. 1% Ivi, p. 383: Alius
mediatus, alius inmediatus. Inmediatus dicitur cuius maior propositio est
inmediata, idest terminos habens inmediatos, scilicet tales quorum alter non
potest de altero probari per medium demonstrativum, idest per tale medium quod
sit causa inferioris et inferius superioris . 15 Summa logicae, cit, p. 367. 16
Ivi, p. 368: Est igitur dicendum quod syllogismus expositorius est, quando
arguitur ex duabus singularibus in tertia figura, quarum singularium subiectum
supponit pro aliquo uno numero quod non est plures res nec est idem realiter
cum aliquo quod est plures res , e p. 306:
Est tamen advertendum, quod ad syllogismum expositorium non sufficit
arguere ponendo pro medio pronomen demonstrativum vel nomen proprium alicuius
rei singularis. Sed cum hoc oportet, quod illa res demonstrata vel importata
per tale nomen proprium non sit realiter plutes res distinctae. Est autem
probatio sufficiens, quia syllogismus expositorius est ex se evidens nec
indiget ulteriori probatione. Et ideo multum errant, qui negant talem
syllogismum in quacumque materia , e p.
306: Eodem modo, quando aliquis
discursus potest reduci ad talem syllogismum va fatta in merito alla
definizione di Occam: egli afferma che il sillogismo espositorio ha luogo nella
terza figura (il termine medio, in tal caso, è soggetto in entrambe le
premesse), nella quale i sillogismi non hanno mai una conclusione universale
(neppure quando hanno due premesse universali), ma possono avere solo una
conclusione singolare, particolare o indefinita. Billingham recepisce questa
dottrina, come si può rilevare confrontando quanto abbiamo riferito sopra con
quanto è detto da Occam: per lui, infatti, il sillogismo espositorio è
fundamentum di tutta l’argomentazione (e ciò perché, come afferma Occam, esso
è per se evidens); le premesse sono
costituite di termini inferiori ai termini comuni e perciò non possono essere
che singolari. Billingham però si discosta da Occam perché estende a tutte le
figure il sillogismo espositorio '*, ma, ancora come Occam, proibisce ch’esso
possa concludere con una proposizione universale (e non potrebbe essere
diversamente: la conclusione non può mai essere più ampia delle premesse,
secondo il noto adagio scolastico
amplius quam praemissae conclusio non vule ); infatti egli fa ricorso
alla resolutio solo per la probatio della indefinita affirmativa (e della
particularis affirmativa, quae semper
convertitur cum indefinita affirmativa ) !?: essa deve essere provata per duo demonstrativa , giacché non est indefinita quin habet vel habere
potest demonstrativum sibi correspondens, nec e contra 2°, Le due derzonstrativae fungono da
premesse del sillogismo, la indefinita (o particularis) da conclusione. E va
rileexpositorium vel per conversionem vel per impossibile vel per propositiones
acquivalentes assumptas, non est fallacia accidentis . ù 1 198 Speculum...,
cit., p. 342: Potest tamen syllogismus
sr esse in qualibet figura: item in prima figura: ‘hoc currit et homo est ! si]
ergo homo cutrit’; exemplum secundae figurae: ‘homo est hoc et anim: est hoc,
ergo animal est homo? . 19 Ivi, p. 351. 200 Ivi, p. 350. 440 Alfonso Maierù
vato che questo distingue l’expositio e la resolutio: la propositio exponibilis è convertibile con le sue exporentes in
congiunzione, mentre le proposizioni immediate non sono convertibili con
la propositio resolubilis . Questa è
dottrina comune a tutti i logici in questo periodo 2, Quanto alla indefinita
negativa, essa può essere probata o mediante il sillogismo espositorio
negativo, o mediante una con201 BrLLincHaM, Speculum, cit., p. 344: Terminus
exponibilis est qui habet duas exponentes vel plures cum quibus convertitur, Et
in hoc differt a resolubili, quia licet sequitur formaliter , non sequitur e
contra; sed in exponibilibus bene sequitur sic et e contra; STRODE, Logica,
cit., £.18vb: Regula tamen est quod a resolventibus ad resolutum est bona consequentia;
sed non oportet quod valeat e contra; si (!) pro omnibus expomentibus ad earum
expositam consequentia tenet generaliter et e contra (cfr. anche f. 24va); WwcLte, Tractatus de
logica, I, cit., p. 83: Ex istis elicitur talis regula, quod universalis
proposicio exposita convettitur cum suo antecedente debite exponente, licet non
universaliter. Sed quandoque proposicio resolutorie vel officialiter proposita,
cum suo antecedente, gracia materie, convertitur ; PreTRo DI MANTOVA, Logica, cit, f. [76vb]: semper a resolventibus ad resolutam arguitur
componendo et valet consequentia et non e contra de forma ; PAoLo VENETO,
Logica parva, cit., III: a quanto riferito sopra (v. n. 178), va aggiunto: [4]
A resolventibus ad resolutum est consequentia bona, sed non e converso. Ab
officiantibus ad officiatum est consequentia bona, sed non e converso . A
descriptione ad descriptum est bona consequentia, et e converso , e ancora, ., Logica magna, cit., I, 1, 4,
f. 13rb: Ex istis elicitur talis regula,
quod universalis propositio exposita convertitur cum suis exponentibus sumptis
simul, sed propositio resolutorie vel officiabiliter probata cum suo
antecedente resolutorie vel officiabiliter ipsum inferente non convertitur nisi
gratia terminorum , e I, 20, f.
73vb: Et in hoc est differentia inter
propositionem exponibilem, descriptibilem, resolubilem et officiabilem: quia
propositio exponibilis cum suis exponentibus convertitur, propositio
descriptibilis cum suis descriptionibus convertitur, sed propositio resolubilis
non convertitur cum suis resolventibus: Ita similiter propositio officiabilis
non convettitur cum suis officiantibus; propterea, si ab officiantibus ad
officiatam est bona consequentia, non oportet quod e contra sit bonum
argumentum.] sequentia, il cui antecedens sia la corrispondente proposizione
universale negativa 2°, Strode ha una dottrina del tutto analoga a quella di
Billingham: la resolutio o resolutio per duo demonstrativa non è altro che
il syllogismus expositorius , che è in
funzione del termine comune °*; la resolutio è la probatio della proposizione
indefinita o particolare, anche se nella proposizione sono presenti altri
termini che richiederebbero un altro genere di probatio (tali sono verbi
ampliativi o di tempo passato e futuro, incipit, intelligitur, e i termini
privativi ?*). I fondamenti del sillogismo espositorio sono quelli posti da
Billingham; ma, oltre alle regole di inferenza che definiscono i rapporti tra
termini inferiores e superiores, Strode richiama altre regole, fondate sull’autorità
di Aristotele: una afferma che quando un termine è predicato di un soggetto che
sia suo inferior, tutto ciò che si dice del predicato si dice del soggetto;
l’altra afferma che, se in un sillogismo il medio è un pronome dimostrativo,
gli altri due termini debbono costituire soggetto e predicato nella
conclusione; c'è da aggiungere che Strode chiama anche ‘resolutorius il
sillogismo espositorio nega22 Cfr. Speculum. Logica, cit., f. 18vb: Similiter tenet iste modus arguendi, ut:
‘iste Socrates hoc non est, et iste Socrates est homo, igitur homo hoc non
est’; ‘haec non est vera et haec est aliqua propositio, igitut aliqua
propositio non est vera’. Et iste modus arguendi vocatur syllogismus
expositorius vel resolutio propositionis ratione termini sui communis; omnis
nam terminus communis non impeditus est sic resolubilis per duo pronomina , e
f. 21rb: Et consimiliter respectu cuiuscumque casus scripti; nam cum talis
terminus ‘omnis’ praecedit, ad resolvendum propositionem in qua ponitur ille,
deleatur ille, et loco illius ponatur pronomen demonstrativum sui suppositi cum
affirmatione eiusdem in recto de illo pronomine et erit syllogismus
expositorius . Resolvere è usato anche per indicare la prova dell’officiabile;
perciò l’aggiunta per duo demanstrativa per la resolutio (cfr. ivi, f. 18vb).
20 Ivi, f. 19ra: Debet .amen ad concludendum particularem vel indefinitam de
verbo ampliativo quandoque aliter capi constantia quam in illis mere de
praesenti, ut ista: ‘homo cu*rebat’, sic resolvitur: ‘hoc cur442 Alfonso Maierù
tivo 2°; resolutorius ed expositorius sono quindi sinonimi, come confermano i
Dubia di Paolo da Pergola 2%. rebat et hoc est vel fuit homo, ergo homo
currebat’. Similiter ‘puer fuit senex’, sic resolvitur: ‘hoc fuit senex et hoc
est vel fuit puer, ergo puer fuit senex”. Et consimiliter sic dicitur de
futuro, ut ‘senex erit puet’, sic resolvitur: ‘hoc erit puer et hoc est vel
erit senex, ergo senex erit puer?. Similiter ‘coecus potest videre’, sic
resolvitur: ‘hoc potest videre demonstrando aliquem hominem, et hoc est vel
potest esse coecus, etgo coecus potest videre’. ‘Socrates incipit currere’ sic
resolvitur: ‘hoc incipit currere, et hoc est vel incipit esse Socrates, ergo
etc... ‘Album desinit sedere’ sic resolvitur: ‘hoc desinit sedere, et hoc est
vel desinit esse album, ergo etc.’. ‘Chimaera intelligitur: hoc intelligitur,
et hoc est vel intelligitur esse chimaera, ergo etc.’ Consequentiae, cit., f.
26va-b: Si tamen ex uno termino
formaliter infertur alter, et non e converso, respectu cuiuscumque verbi tam a
parte subiecti quam a parte praedicati in recto, terminus inferens dicitur
inferior et illativus dicitur superior, de quibus datur ista regula: ab
inferiori ad suum superius sine aliqua dictione habente vim negationis nec
confundendi praeposita est bona consequentia, quae fundatur super multa dicta
Porphytii et Aristotelis, scilicet de quocumque dicitur inferius, ut species,
de eodem dicitur superius, ut genus. Item Philosophus in Praedicamentis dicit:
quando alterum de altero praedicatur ut de subiecto, id est de inferiori,
quicquid dicitur de illo quod praedicatur dicitur de isto quod subicitur, quod
intelligitur de directa praedicatione. Item confirmatur regula per rationem .
Et super hac regula fundatur syllogismus qui vocatur expositorius, cuius
praemissae sunt mere singulares, cum quibus habet omnis indefinita vel
particularis resolvi, ut: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’, et
sicut in tertia ita et in prima figura, ut ‘hoc est currens et homo est hoc,
ergo homo est currens’, et sicut in prima etiam in secunda. Et hoc est quod
dicit Philosophus secundo Priorum quod medio existente hoc aliquid, id est,
pronomine demonstrativo, necesse est extrema coniungi, id est constituere
conclusionem. Et nota quod similiter est syllogismus resolutorius negativus, ut
‘hoc non currit, et hoc est homo, ergo homo non currit?. — Et notandum quod in
omni tali syllogismo oportet quod solummodo illud quod demonstratur in maiori
demonstretur in minori, et sic iste modus syllogizandi tenet ab inferiori ad
suum superius sine negatione er sine termino confundente. Sed iste modus
negativus tenet per istam regulam: ab inferiori ad suum supetius cum negatione
postposita inferiori et superiori Terminologia logica della tarda scolastica
443 Wyclif, sia nella Logica?” che nella Logice continuacio ”*, tratta dei
termini resolubiles, o comuni e mediati, che vanno probati per mezzo dei
termini immediati ?”. La resolutio è riconducibile al sillogismo expositorius,
e Wyclif nota che, sebbene esso sia più comune nella terza figura, si può avere
in tutte le figure purché la cosa denotata dal pronome hoc sia, diciamo con
espressione occamistica, una numero ”°, La resolutio è probatio cum debita constantia superioris de
inferiori. Similiter tenet cum quacumque dictione habente vim confundendi
postposita (cors. mio). 206 PaoLo pa
PercoLA, Dubia, cit., f. 66va: In hac secunda parte principali huius tractatus
tria agere propono . Secundo,
syllogismum resolutorium suis conditionibus limitabo. Tractatus de logica, cit.,
I, p. 4, e ancora p. 6: Termini
resolubiles sunt termini communes qui possunt resolvi usque ad terminos
singulares; ut isti termini, anizzal, homo, etc. . 208 Ivi, p. 82: Sunt enim,
quantum ad propositum pertinet, aliqui termini resolubiles: ut termini
communes, puta nomina, verba, adverbia, et participia habencia signa ipsius
inferiora . 209 Ivi, p. 68: Et semper
terminus mediatus, si sit resolubilis, debet probari per terminum immediatum,
ut iste: homo currit, sic resolvitur: Hoc currit: et hoc est homo, igitur homo
currit. Alia proposicio: Cras ero episcopus, sic resolvitur: tunc ero
episcopus: demonstrando crastinam diem per ly “tunc”; et tunc erit cras:
igitur, etc. Ista proposicio: alicubi Deus est, sic probatur: ibi Deus est, et
“ibi” est alicubi; ergo etc. Et ista proposicio: aligualiter ego moveor, sic
probatur: Taliter, vel sic, ego moveor; et “taliter” est aliqualiter; ergo,
etc. . 210 Ivi, p. 37: Et notandum quod
in qualibet figura potest fieri syl/ogismus expositorius. In prima figura sic:
boc est homo, et Sor est hoc: ergo, Sor est homo. In secunda figura, sic fiet
syllogismus expositorius: virtus est hoc, et bonitas est hoc; ergo, virtus est
bonitas. In tercia figura sic fiet syllogismus: boc diligit Deum, et hoc est
homo; ergo, homo diligit Deum. Et iste syllogismus expositorius in tercia
figura est maxime usitatus. Et sciendum quod oportet bene notare rem pro qua
supponit hoc pronomen hoc in syllogismo expositorio; quia si fuerit diversa
supposicio in antecedente et consequente, tunc syllogismus non valet: ut hic:
hoc est Petrus (demonstrando naturam humanam) et hoc est Paulus (demonstrando
eandem naturam): ergo Petrus est Paulus. Hoc argumentum non valet . 444 Alfonso Maierù a posteriori della particolare affermativa: si tratta però
di una probatio a posteriori inferiori ,
distinta da quella probatio che l’autore chiama
a posteriori totaliter separato
(0 demonstracio 4 signo, vel
demonstracio quia )?!, Anche la particolare negativa ha probatio a posteriori , ma inferendo talem particularem negativam ex
singulis ; gli esempi addotti tuttavia sono vere e proprie resolutiones??, Nel
caso di proposizioni come chimera non
intelligitur a te , Wyclif introduce un altro modo di probatio (si ricordino i
modi 4 priori, a posteriori, ex equo e indirecte), che è detta captio ?*; anche
questo è un modo di probatio 4 posteriori 4. 211 Ivi, pp. 107-108: Secundo modo probatur particularis a
posteriori, et hoc dupliciter: vel a posteriori totaliter separato, vel a
posteriori inferiori. Exemplum primi: în corpore quod videtur a me sunt
subiective opera ciones vitales; ergo: corpus quod videtur a me est vivum. Et
illa probacio est famosa aput philosophos natutales, et vocatur demonstracio 4
signo, vel demonstracio quia. Exemplum secundi est tale: hoc currit, et hoc est
homo, ergo homo currit. Et isti modi probandi innituntur sophiste, de quo datur
talis regula: Quod ad particularem affirmativam aut sibi equivalentem
inferendam resolutorie oportet maiorem esse singularem proposicionis inferende
et minorem esse singularem de subiecto sinonimo cum priori, et verbo ac
predicato proporcionalibus verbo et subiecto proposicionis principaliter
inferende. Verbi gracia, inferendo istam, homo currit, sic arguitur: hoc
currit, et hoc est homo; ergo, homo currit. Secundus modus probandi est a
posteriori, ut inferendo talem particularem negativam ex singulis; de quibus
utendum est arte consimili, sicut dictum est de inductione particularis
affirmative. Ut, homo non est papa, quia hoc non est papa, et hoc est homo, igitur
etc. Homo non fuit ad bellum troyanum, quia hoc non fuit ad bellum troyanum, et
hoc est vel fuit bomo; igitur, etc. . 213 Ivi, p. 118: Sed forte contra illud
arguitur inducendo quintum modum probandi proposicionem, qui capcio dicitur.
Nam tu intelligis istam proposicionem: aliguid quod non intelligitur a te est,
cum intelligere potes quod claudit contradiccionem. Intelligis ergo subiectum
huius proposicionis, et per consequens eius primarium significatum; et cum
solum primarie significat aliguid quod non intelligitur a te, sequitur quod tu
intelligis aliquid quod non intelligitur a te. Sic enim probatur quod #4 scis
aliguam proposiTerminologia logica della tarda scolastica 445 Pietro di Mantova
discute del sillogismo espositorio, del quale scrive: in quolibet syllogismo
expositorio terminus qui est medius est terminus discretus aut aggregatus ex
termino communi et discreto 25, ma non
parla di sillogismo risolutorio; nelle edizioni, si può leggere solo il seguente
titolo d’una parte: De eodem syllogismo resolutorio, sotto il quale è trattata
la dottrina della resolutio. Pietro, a questo proposito, afferma: quaelibet propositio cuius primus terminus
est resolubilis resolubiliter tentus non verbalis, probari debet per duo
demonstrativa 2!6; cioè
all’espressione terminus discretus aut
aggregatus ex termino communi et discreto
del testo precedente, cortisponde qui l’espressione duo demonstrativa , e poiché non quilibet terminus discretus est
immediatus, nec quilibet terminus demonstrativus est immediatus ?”, la probatio della proposizione resolubile
non può essere opera d’un qualsiasi sillogismo espositorio, ma solo di quello
che abbia come premesse proposizioni immediate: il sillogismo sarà allora
‘resolutorio’, caso particolare del sillogismo espositorio. Per i sillogismi
espositori, si precisa ch’essi possono aver luogo in tutte le figure, e che
concludono validamente se affertivi, mentre alcune accortezze richiede la
conclusione nei sillocionem esse veram quam non scis esse veram, capiendo talem
proposicionem scitam a te: aligua proposicio est vera quam non scis esse veram.
Sed dicitur quod conclusio intenta est impossibilis. Ulterius dicitur quod
modus probandi per capcionem est modus probandi a posteriori; nam posterius est
me scire illam proposicionem: aligua proposicio est vera quam nescio esse veram
sic significantem, quam me scire aliquam proposicionem esse veram quam nescio
esse veram. Ideo ille modus probandi, sicut quilibet alius significabilis,
continetur sub aliquo predictorum . 25 Logica] gismi negativi, specie se in
quarta figura 2!5, Analogamente, il sillogismo ‘resolutorio’ concluderà secondo
le stesse regole in tutte le figure, dal momento che, ripetiamo, non è altro
che il sillogismo espositorio applicato alla probatio delle proposizioni
resolubili, Il termine resolubile è definito: terminus communis aut discretus
non demonstrativus terminus, quo contingit aliquem terminum immediatum notiorem
reperire eandem rem significantem per quem concludi potest ?. La proposizione in cui il termine è posto
si dice probabilis®!. Pietro precisa anche che nel resolvere le parti del
discorso diverse dal verbo, il termine notior è tale a posteriori, mentre nel
caso dei verbi il termine è notior a priori, ed è il verbo esse 2. Pietro
chiama resolvenda o composita la proposizione mediata, e resolvens la
proposizione immediata grazie alla quale si opera la probatio; una volta
effettuata la resolutio, la proposizione mediata è resoluta 3. 218 Ivi, f.
[73ra-b]. 219 Ivi, f. [76va], sotto il citato titolo De eodem syllogismo
resolutorio : Ostendemus nunc quas propositiones etiam concludere possint
expositorii syllogismi, et praemittamus quod terminorum secundum quos et per
quos probari possunt propositiones. 20 Ivi, f. [76va-b]. 21 Cfr. n. 30, [4]. 22
Op. cit., f. [76vb]: Refert tamen in
resolvendo et alias partes ora tionis, quia in resolvendo alias partes
orationis a verbo, capitur terminus qui est notior a posteriori; in resolvendo
vero verba capitur terminus qui est notior a priori, scilicet verbum
substantivum ; per i termini e le propo sizioni immediati a priori o a
posteriori, cfr. il testo di f. [76va], in n. 39; per quanto riguarda il
resolvere verbum, esso è definito (f. [77vb]): est notius verbum exprimere,
scilicet substantivum et eius correspondens participium ; ci si chiede anche
(f. [77rb-vb]): utrum quodlibet verbum adiectivum sit resolubile in verbum
substantivam et suum participium . 23 Ivi, f. [76vb] (continuaz. del passo
della n. preced.): Huius enim resolvendae
‘hoc currit’ resolvens est haec: ‘hoc est currens’. Ideo bene Terminologia
logica della tarda scolastica 447 La resolutio vale come probatio delle
proposizioni affermative indefinita, particolare e singolare, purché il primo
termine sia resolubile 24; nelle corrispondenti negative vere la resolutio è
lecita solo quando il termine, in virtù del quale è operata la resolutio, ha
supposita, altrimenti bisogna assegnare, come medium di prova, le
contraddittorie di esse 5. Paolo Veneto conserva ancora un valore piuttosto
generico dei termini resolvere, resolutio, con riferimento al relativo
implicativo qui, che equivale a et (0 vel) e ille”, e alla resolutio di
sequitur tamquam a priori: ‘hoc est cutrens, igitur hoc currit’, et ideo a
resolvente ad resolvendam vel compositam in verbis valet argumentum de forma et
non e contra. In aliis autem partibus orationis non valet de forma a resolvenda
vel composita ad resolventem nec e contra, sed de forma bene valet a
resolventibus ad resolvendam. Convenit autem inter verba resolvenda et alias
pattes orationis, quia semper a resolventibus ad resolutam arguitur componendo,
et valet consequens, et non e contra de forma; cfr. anche f. [78rb]: non valet argumentum de forma a composita ad
resoìventem, sed bene e contra a resolventibus ad compositam tam in verbis quam
in aliis . 24 Ivi, f. [80ra]: De
indefinita autem sive particulari et singulari teneatur quod ipsa est probanda
a primo termino a quo in ea potest sumi probatio. Ex quo sequitur quod est
diligenter advertendum quod non quaelibet indefinita sive particularis probari
potest per duo demonstrativa, et ideo
illa ‘tantum animal est homo’ per duo demonstrativa non habet probati quia
sumeretur falsum . 25 Ivi, ff. [79va-b], e [79vb-80ra]: Pro omnibus igitur propositionibus negativis
veris resolubiliter probandis dicatur quod, si termini ratione quorum probandae
sunt supposita habeant, sunt resolubiliter probandae, sed si suppositis carent
capiendae sunt contradictoriae concludendo istas esse veras indirecte eo quod
contradictoriae sunt falsae, et ita conceduntut conclusiones ibi illatae
secundum istam regulam probandae ; per suppositurm, cfr. cap. IV, nn. 62 e 99.
26 Quadratura, cit., II, 22, f. 34va:
Patet consequentia, quia relativum non confusum est resolubile in pronomen
relativum et notam copulationis, aut in pronomen relativum et notam
disiunctionis , e f. 34vb: Nulium relativam nominis confuse limitatum est in
pronomen relativum et notam copulationis universalite(r) resolubile , ecc. 448
Alfonso Maierù qualsiasi verbo nel presente del verbo esse 2. Ma, naturalmente,
prevale l’uso tecnico dei termini. Scrive nella Logica magna: est sciendum quod omnis terminus communis pro
aliquo suppositivus, et omne verbum praeter verbum substantivum praesentis
temporis et numeri singularis, est resolubilis; omnis enim propositio in qua
subicitur huius(modi) terminus habet probari per duo pronomina demonstrativa
sibi correspondentia 28, C'è però da notare che, in concorrenza col termine
resolubilis, Paolo usa talora resolutorius?. La probatio resolutorie è propria, secondo il nostro autore, delle
proposizioni indefinita e particolare, e della singolare che non abbia come
soggetto un pronome dimostrativo 2°. Le corrispondenti negative possono essere
provate in tre modi: o resolutorie, o assumendo la contraditdittoria e dalla
falsità di questa ricavando la verità di quella, 21 Ivi, II, 37, f. 40rb: Omne
verbum praeter verbum substantivum praesentis temporis est resolubile in verbum
substantivum ; subiectum enim huius:
‘omnis homo currit’, supponit pro omni homine qui est solum ratione
resolutionis illius verbi ‘cutrit’ in ‘sum, es, est’, sed aeque bene
resolvuntur illa verba ‘erit’, ‘fuit’ in ‘sum, es, est’, sicut illud verbum
“currit’ , ecc. Ciò in un contesto in cui si discute de suppositione termi norum respectu verborum
praeteriti ac futuri temporis . 28 Op. cit., I, 1, 4, f. 13rb. 29 Ivi, f.
13va: Exempla de adverbiis resolutoriis,
ut: ‘aliqualiter est” resolvitur isto modo
Logica parva. Qualiter propositiones illative probentur praesenti
doctrina dignoscitur satis plene. Et primo namque a resolutione est inchoandum,
qua indefinitae, particulares et singulares de subiecto non pronomine
demonstrativo rationabiliter inferuntur. Quaelibet ergo talis est taliter
inferenda, ut pro antecedente sumantur duo demonstrativa, in quorum primo
praedicetur praedicatum resolvendae et in secundo subiectum: verbi gratia,
‘homo currit’ sic resolvitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’ ;
la Logica magna, cit., I, 1, 4, f. 13rb, afferma che tale probatio è propria
della indefinita, e non menziona le altre proposizioni. Terminologia logica
della tarda scolastica 449 o mediante la universale negativa corrispondente ?!,
Il sillogismo che ha come premesse due proposizioni dimostrative è detto
expositorius o demonstrativus: può essere affermativo o negativo e ha luogo
solo nella terza figura °°. È evidente che il sillogismo demonstrativus è
riconducibile alla probatio mediante demonstrativa, ma Paolo Veneto non insiste
nel collegare le due dottrine né nella Logica parva, né nella Logica magna.
Paolo da Pergola, nella Logica, considera
propositio resolu21 Ivi, f. 13va, scrive: Indefinita vel particularis negativa potest
tripliciter probari: uno modo per duo demonstrativa quemadmodum est (haec)
indefinita affirmativa ut ‘homo non currit: hoc non currit et hoc est homo,
igitur homo non cutrit’. Secundo modo potest probari recurrendo ad eorum
contradictoria ipsa probando vel improbando, quo facto statim patebit veritas
indefinitae vel particularis negativae. Tertio modo potest probari per
universalem negativam sibi subalternantem, ut ‘aliquid non currit’ probatur
sic: ‘nihil currit, igitur aliquid non currit’ . 232 Ivi, II, 13, f. 175vb: Et
iuxta tertiam reductionem est notandum quod syllogismus expositorius non potest
fieri nisi in tertia figura. Et ratio, quia ad syllogismum expositotium
requiritur antecedentia duarum demonstrativarum (ex demonstratarum) inferentium
propositionem mediatam; modo hoc non potest fieri in aliis figuris. Si enim
dicitur in secunda figura: ‘animal est hoc et homo est hoc, ergo homo est
animal’, consequentia bona est et formalis, sed non syllogismus demonstrativus
propter causam dictam. Similiter si dicetur: ‘hoc currit et homo est hoc, ergo
homo currit’, syllogismus expositorius vocari non debet, sed syllogismus
irregularis, optima consequentia formalis existens. Eodem modo est dicendum de
negativis .. Numquam tamen est dicendum quod aliquis horum sit syllogismus
expositorius vel demonstrativus; ubi autem syllogismus demonstrativus non ita
stricte sumetur, potest sine periculo dici quod in qualibet figura talis
reperitut sicut exemplificatum est. Verumtamen est advertendum de pronomine
demonstrativo ne supponat pro aliquo communi, quia tunc impediret syllogismum
demonstrativum, aut quia esset terminus communis, aut quia ratione eiusdem
suppositio mutatur, sicut hic: ‘hoc est pater et hoc est filius (demonstrando
essentiam communem), igitur filius est pater’ . Salvo errore, il syllogismus expositorius non è menzionato nella Logica parva, né,
nelle due opere logiche fondamentali, è messo in relazione alla resolutio.]
bilis sia l’indefinita e la particolare,
che la singolare non dimostrativa 2; le loro corrispondenti negative possono
essere provate sia resolutorie, sia per
suum contradictorium 4, in modo analogo
a quanto ha affermato Pietto di Mantova. Nei Dubia, invece, Paolo affronta la
trattazione del sillogismo ‘resolutorio’, del quale si afferma che è fundamentum omnium syllogismorum . Perché si
abbia un tale sillogismo sono necessarie, tra le altre, le seguenti condizioni:
Quod si syllogismus (in rapporto alle quattro proprietà: che risulti di tre
termini; quod semper minor fit in recto
; quod conclusio sit omnino conformis maiori
; quod sit in figura: nam in omni figura
potest fieri syllogismus resolutorius ); Et won in modo ( quia si esset in
aliquo 19 modorum non esset syllogismus resolutorius per immediata procedens,
sed per mediata ); Et medium sit hoc aliquid et non quale quid ( Id est, sit
terminus demonstrativus pro uno solo supponibilis et non pro pluribus ). La resolutio deve avvenire per immediata
apud sensum vel intellectum 5, Da questi
elementi risulta che il syllogismus resolutorius altro non è che il tradizionale syllogismus expositorius . Ma risulta anche,
dal richiamo a ciò ch’è immediato rispetto al senso o all’intelletto,
confermato quanto s'è detto, che cioè esso va ricondotto alla dottrina
aristotelica dei Secondi analitici. 23 Op. cit., p. 45: Resolubilis est
triplex, scilicet indefinita, patticularis, singularis non demonstrativa
simpliciter quae probantur sumendo duo pronomina demonstrativa simpliciter,
primum conforme subiecto propositionis resolubilis et secundum in recto ut
patet in exemplis. Particularis vero indefinita, et singularis negativa possunt
probari dupliciter, primo resolutorie et hoc ubi subiectum pro aliquo supponit,
ubi vero pro nullo supponit non potest probari resolutorie quia minor est
falsa, debet igitur tunc aliter probari scilicet per suum contradictorium . 25
Op. cit., ff. 68vb-69ra, Terminologia logica della tarda scolastica 451 6. I
termini officiales Quanto alla grafia dei termini occorrenti in
questo paragrafo, va precisato che la tradizione manoscritta del secolo XIV ha
officialis, officialiter e così via, mentre manoscritti e stampe del secolo XV
hanno officiabilis** e così via. Noi scriveremo generalmente officialis, e
useremo come equivalente italiano ‘officiabile’. Officialis deriva da officium:
quest’ultima termine vale sia ‘funzione’, sia ‘compito’ e ‘fine’ ”. Il nostro
officiaiis non va confuso con quei termini
officiales che designano dignità
e cariche pubbliche #*, anche se il valore nei due casi è analogo: alcune
persone hanno un officiuz: nella società, alcuni termini hanno un officium
nella proposizione e nel discorso; si può, anzi, seguire un graduale passaggio
dal primo al secondo valore del termine: i maestri hanno un loro officium??, le
arti hanno un 236 Ma si vedano i mss.: Vat. lat. 3038, f. 8r: Et sicut dictum est de praedictis
officiabilibus vel officialibus (il
testo è quello di BILLINGHAM, Speculum..., cit., p. 367, in apparato alla r.
34), e Cambridge, Corpus Christi College 378, f. 42r (cit. in n. 185 del cap.
VII). 237 Cfr. LAauSBERG, op. cit., p. 765. 238 Nei Tractatus Anagnini, cit.,
p. 274 (cfr. cap. II, n. 56); cfr. anche Occam, Summa logicae, ‘angelus’ est
nomen mere absolutum, saltem si non sit nomen officii sed tantum substantiae .
Secondo M.-D. CrÙenu (Tbhéologiens et canonistes, in Études d’histoire du droit
canonique dediées è Gabriel Le Bras, II, Paris 1965) il termine officium in S.
Tommaso deriva da Ismoro, Etyz., cit., VI, xix, 1, per il quale le funzioni
dell'anima sono officia che si esercitano nell’unità d’una natura (p. 838):
ministerium, in sinonimia, assicura la sacralizzazione dell’officium, sia per i
teologici che per i canonisti, in ecclesiologia come in liturgia (ivi). 239
Cfr. di RosceLLINO, la lettera ad Abelardo (in J. ReINERS, Der Nomi nalismus in
der Friibscholastik, Beitrige zur
Geschichte der Philosophie des Mittelalters , VIII, 5, Miinster i. W. 1910, p.
80): « Quia igitur suscepto habitu doctoris officium mendacia docendo
usutpasti, utique monachus esse cessasti, quia beatus Hieronymus monachum,
monachus ipse, diffiniens: ‘Monachus’ inquit ‘non doctoris sed plangentis habet
officium, qui se vel 452 Alfonso Maierù loro officium?, le arti sermocinales
studiano gli officia delle vatie dictiones *!, Per le Summe Metenses e per il
Tractatus de proprietatibus sermonum, officium è proprietas dictionis o sermonis,
mundum lugeat et domini pavidus praestoletur adventum’, e GoFFREDO DI Fontames,
Quodl. XII, q. 6, ed. J. Hoffmans, Louvain 1932: « Utrum liceat doctori
praecipue theologiae recusare quaestionem sibi positam »; la risposta è che il maestro in teologia è
« doctor veritatis habens officium publicum docendi » (pp. 105 e 107); nella
disputa scolastica, l’opponens e il respondens hanno « diversa officia »
(Tractatus Anagnini, cit., p. 260). 20 Cfr. Cassioporo, Institutiones, cit.,
II, I, 1, p. 94: «officium eius (sc. grammaticae) est sine vitio dictionem
prosalem metricamque componere »; e ms. Oxford, Bodl. Library, Laud. lat. 67,
f. 6ra (cit. dal De RiJk, Logica modernorum, II, i, cit., p. 165): « Officium
eius (sc. dialetice) est docere, argumenta invenire ad probandam questionem
propositam et de eisdem iudicare »; considerare l’officium è un topos delle
introduzioni alla dialettica nel sec. XII (DE Rtjk, op. cit., II, i, p. 148);
cfr. ms. Vienna, lat. 2486, f. 17r (in De RK, op. cit., II, i, p. 235, sotto
Quod officium): « Officium uniuscuiusque artis est quod convenit opifici
secundum ipsam artem » e ancora: huius
artis officium est considerare proprietatem litterarum in sillabis,
proprietatem sillabarum in dictionibus, proprietatem dictionum et uniuscuiusque
accidentis earum in sintasi »; Summa Sophisticorum elencorum, cit., p. 267:
Officium eius (sc. opificis agentis ex arte) est sic disputare ut videantur
circa propositum ea esse que non sunt ». 21 Cfr. ms. Chartres 209, f. 37rb (in
Hun): del verbo est si dice: quantum ad
officium quod exercet in oratione in ui substantiui consideramus » e
aliud est agere de uocibus per se consideratis, aliud de eisdem ad uim
et officium quod habent in oratione posite relatis »; Fallacie Parvipontane,
cit., p. 569: Et notandum quoniam nomina
supponentia verbum duplex habent officium. Supponit enim quandoque nomen pro
aliquo suorum appellatorum, quandoque pro nullo ». ABELARDO (Introductiones dialecticae,
cit., pp. 73-74) parla di officium delle voces, ma anche delle litterae; per
l’officium del verbo est, si veda, cap. III, n. 26. 22 Cfr. Summe Metenses,
cit., p. 474: Est ergo locus sophisticus in dictione qui provenit ex
proprietatibus dictionis. Que sunt significatio, consignificatio, officium,
transumptio, constructio, ordinatio, prolatio, terminatio eic.», e Tractatus de
proprietatibus sermonum, cit., p. 707:
utile videtur instituere tractatum de sermonibus et diversitate
proprietatum et Terminologia logica della tarda scolastica 453 mentre le dictiones officiales » sono quelle quarum constructio est deservire partibus
aliis » %. La caratterizzazione del termine officiabile come quello che ha il
compito di ordinare il discorso o determinate un contesto presuppone l’analisi
sintattica delle strutture della proposizione. Poiché il compito di ‘costanti’
e ope ratori nella logica medievale è svolto dai sincategoremi ?#, questi
saranno i termini officiabili per eccellenza per lungo tempo, dalle Summe
Metenses* a Guglielmo di Shyteswood #9 e Ruggero Baofficiorum que considerantur
iuxta sermonem. Que sunt copulatio, appellatio, suppositio, et multa alia de
quibus dicemus inferius ». Si noti la differenza tra i due testi: nel primo,
officium è elencato tra le proprietates, nel secondo officia è in endiadi con
proprietates: ma si può supporre un passaggio dalla posizione del primo testo a
quella del secondo. Cfr. anche DE Rijk, Soze Notes on the Mediaeval Tract De
insolubilibus..., cit., p. 100 (v. cap. II, n. 91) e p. 112: Sequitur de secunda specie insolubilium. Que
provenit ex officio vocis vel ex his que circumstant vocem. Que sunt tria:
significatio, suppositio, appellatio. Unde videndum quod, quando ex aliquo
officio quod est in voce vel circumstat vocem, provenit insolubile, id est
cassandum, si sit accidentale. Cfr. Summe Metenses: tra queste dictiones sono
anno[verate pva). exponentium sui
oppositi. Nec dicuntur exponentes nisi significantur copulative, nec causae
veritatis nisi significantur disiunctive. Secondo Strode, dunque, le causae
veritatis sono opposte alle exponentes. Queste operano in congiunzione -significantur
copulative --, quelle in disgiunzione – disiunctive. Per le causae veritatis
valgono quindi le regole della disgiunzione (p > p v q – “She is in the
kitchen; therefore, she is in the kitchen or in the bedroom”), mentre per le
exporentes valgono le regole della congiunzione (pq 2 p – “She likes peaches
and cream; therefore, she likes peaches”). Strode se ne serve per la probatio
delle negative dell'esclusiva, eccettiva e reduplicativa, ma anche delle
proposizioni in cui compaiono i termini incipit e desinit. Quanto a
quest’ultimo caso, va rilevato che Heytesbury aveva assegnato alle proposizioni
contenenti incipit o desinit una duplice expositio, tra cui si doveva scegliere
di volta in volta quella più conveniente al problema in esame *%; i due modi
dell’expositio non costituivano però una disgiunzione di proposizioni in
congiunzione. Strode, invece, as54 Logica, cit., f. 19rb; cfr. anche f. 24rb:
Et hoc est generaliter (notandum): cum aliqua propositio habet exponentes, eius
contradictorium habet causas veritatis . 35 Ivi, f. 26va: Ista tamen ‘Socrates
non est asinus in quantum est homo? et consimiles debent dici reduplicativae et
habent (probari) per causas veritatis oppositas exponentes reduplicativae,
sicut convenienter dictum est de exclusivis et exceptivis , ma cfr. f. 24rb,
dove si assegnano le causze veritatis anche all’opposta dell’esclusiva
negativa. 36 De incipit et desinit, cit., f. 23va: Incipere dupliciter solet exponi: videlicet
per positionem de praesenti et remotionem de praeterito, ut quod in praesenti
instanti est et immediate ante instans quod est praesens non fuit; aut per
remotionem de praesenti et positionem de futuro, ut quod in praesenti instanti
non est, et immediate post instans quod est praesens erit. Desinere etiam
dupliciter potest intelligi, scilicet vel per remotionem de praesenti et
positionem de praeterito, ut quod in praesenti instanti non est, et immediate
ante instans quod est praesens fuit; vel per positionem de praesenti et
remotionem de futuro, ut quod in praesenti instanti est et immediate post
instans quod est praesens non etit . Cfr. agg analoghe in GueLieLMO DI
SHyrEswooD, Syncategoremata, segna piuttosto la disgiunzione di due
congiunzioni di proposizioni (pq v rs), e cioè le causae veritatis 7. La stessa
cosa fa Marsilio, ma solo limitatamente al caso in cui il verbo incipit affirmatur de subiecto singulari
substantiali (ad es. di Socrates) Tra i
filosofi italiani, Pietro di MANTOVA (si veda) si serve della probazio per
causas veritatis per l'esclusiva ®, l’exceptiva mere negativa” Logica, cit., f.
25ra: Incipit communiter debet exponi per positionem de praesenti et remotionem
de praeterito, ut: ‘hoc nunc est et immediate ante hoc instans quod est
praesens hoc non fuit, ergo hoc incipit esse’; vel per remotionem de praesenti
et positionem de futuro, ut: ‘hoc munc non est et immediate post hoc instans
quod est praesens hoc erit, ergo hoc incipit esse’. Et e converso modo debet
exponi li ‘desinit’, ut dicunt, per remotionem de praesenti et positionem de futuro,
ut: ‘hoc nunc non est et immediate ante instans quod est praesens fuit’, vel
per positionem de praesenti et remotionem de futuro, ut: ‘hoc nunc est et
immediate post instans quod est praesens non erit’. Sed ego dico quod tales
potius debent dici causae veritatis et non exponentes, ut patet in praecedenti.
In istis ergo servetur haec regula, quod non oportet aliquam propositionem de
incipit et desinit exponi nisi ut propositio simplex et singularis numeri. WycLIr,
nel porre il problema, non esplicita il riferimento alle causae veritatis , per
cui è difficile intendere se si sia staccato dal modo di Heytesbury; cfr.
Tractatus de logica. Sor incipit esse, sic exponitur: Sor nunc est, et ipse
immediate ante hoc non fuit: igitur etc. Vel sic: Sor iam primo est et ipse
inmediate ante hoc non fuit: ergo, Sor incipit esse , e p. 191: Et hoc est quod solet dici: hoc verbum,
incipit, debere disiunctim exponi per remocionem de presenti et posicionem de
futuro; vel per posicionem de presenti et remocionem de preterito; ut, si Sor
munc est effectus et non prius fuit, tunc incipit esse. Vel si non est in
instans quod est presens, et inmediate post illud erit, tunc incipit esse. Et
sic de desinit . 328 Cfr. Textus dialectices, cit., f. 201r. 329 Logica, cit.,
f. [29ra-b]: exclusiva in numero plurali affirmativa habet duas causas
veritatis, quarum una est gratia alietatis et alia est gratia pluralitatis:
verbi gratia, ‘tantum 12 sunt apostoli dei’ altero illorum modorum verificari
potest: ‘12 sunt apostoli dei et nulla non 12 sunt apostoli dei’, vel sic: ‘12
sunt apostoli dei et non plura quam 12 sunt apostoli dei’. Unde talis
propositio exclusiva in numero plurali non debet exponi quia propositio
exponibilis copulative significat et non veri480 Alfonso Maierù e le
proposizioni de incipit et desinit. Paolo Veneto avvia il processo mediante il
quale questa forma di probatio diventerà con Paolo da Pergola un procedimento
autonomo, fissando nella Logica parva la seguente regola (che, si noti, segue
quelle relative alla probatio mediante expositio, resolutio, officiatio,
descriptio, e a senso composto e senso diviso):
ab una causa veritatis ad propositionem habentem illam causam ficatur
disiunctive (ex distiunctive), et ab exposita ad quamlibet suarum exponentem
est bonum argumentum formale, sed talis propositio neque verificatur copulative
neque ab ista exclusiva ad quamlibet esponentium valet consequentia:
convertitur enim cum tali disiunctiva cuius quaelibet pars principalis est
copulativa, igitur etc.. Come si può notare, la probatio qui è data mediante la
disgiunzione di due copulative. Ai ff. [41vb42ra], invece, Pietro di Mantova
scrive: Sed ista ‘a te differt omnis asinus’ habet duas causas veritatis, quia
primus terminus in ea mediatus est resolubilis et exponibilis. Ideo ista
significat disiunctive sic: ‘a te differt quilibet asinus, id est a te
differens est quilibet asinus’ resolvendo, vel exponendo sic: ‘omnis qui est
asinus est tecum et nullus asinus es tu, igitur a te differt quilibet asinus’,
et hoc est verum et ideo illa est vera ‘a te differt quilibet asinus’: in
questo passo l’accezione di causae
veritatis sembra essere generica. 35
Ivi, f. [33va]: exceptiva mere negativa non habet exponi, sed habet causas
veritatis disiunctive, et regula superius data de expositione exceptivae vera
est de exceptivis non mere negativis . 31 Ivi, £. [47rb-va]: Incipit solet sic exponi: ‘Socrates in instanti
quod est praesens est et non immediate ante instans quod est praesens fuit veli
Socrates in instanti quod est praesens non est et immediate post instans quod
est praesens erit, igitur Socrates incipit esse’. Sed haec consequentia non
valet quia in primo esse mundi ; et quod illa disiunctiva sit vera patet quia
eius prima copulativa est vera in illo casu , f. [47va-b]: Ideo dicitur quod illae dictiones ‘incipit’
et ‘desinit’ et huiusmodi non habent exponi sed habent causas veritatis, e f.
[48ra]: Aliquando autem li ‘incipit’ non
habet illas causas veritatis per positionem de praesenti et remotionem de
praeterito vel negationem de praesenti et positionem de futuro, sed aliquando
habet easdem causas veritatis quas li ‘desinit’, quia illae convertuntur:
‘Socrates incipit non esse’ et ‘Socrates desinit esse’ ; cfr. WiLsoN]mest bona
consequentia *. In questo contesto, le
causae veritatis sono assegnate alla proposizione denominata ab ablativo consequentiae : data
la proposizione homine currente risibile
cutrit , poiché l’ablativo assoluto può essere risolto in una proposizione
condizionale ( si homo currit ), o temporale ( dum homo currit ), o causale (
quia homo currit ), la proposizione originaria sarà vera quando almeno una
delle proposizioni alle quali x equivale l’ablativo assoluto è vera**. Ma,
ancora nella Logica parva, si afferma che la proposizione esclusiva negativa
ha duas causas veritatis, oppositas
exponentibus exclusivae affirmativae **.
Nella Logica magna, invece, si fa ricorso alla probatio per causas veritatis,
oltte che per l’esclusiva negativa *5, anche per la reduplicativa negativa 9 e
per incipit e desinit *", in modo analogo a quanto afferma Pietro di
Mantova. Infine, 332 Logica parva, Logica magna, cit., I, 5, f. 35va. 336 Ivi,
I, 8, f. 4irb: Si autem (sc. negatio) cadit in totum et super reduplicationem,
non habet exponi sed solum habet causas veritatis quae sunt contradictoriae
exponentium reduplicativae sibi oppositae ; nella Logica parva, cit., IV,
invece, aveva scritto: Negativa vero
reduplicativa, cuius negatio praecedit notam reduplicationis, non est exponenda
sed probanda per suum contradictorium ut saepe dictum est. 337 Mentre nella
Logica parva, cit., IV, l’autore ritiene che
dupliciter exponitur , nella Logica magna, cit., I, 18, f. 65va, dopo la
discussione di molte opinioni, scrive:
Propositio ergo respectu huius verbi ‘incipit’ vel ‘desinit’ exponi non
habet, sed habet causas veritatis quarum quaelibet propositionem de incipit vel
desinit potest inferre, et disiunctiva ex eisdem cum ipsa propositione
convertitur. Unde haec propositio ‘hoc incipit esse’ habet duas causas
veritatis, quarum una est copulativa duarum demonstrativarum, unius de
praesenti affirmativae et reliquae de praeterito negativae cum determinatione
huius dictionis ‘immediate’, ut: ‘hoc nunc est et hoc immediate ante instans
quod est praesens non fuit’, Secunda causa veritatis eiusdem est una copulativa
talium duarum, unius de praesenti negativae et alterius de futuro affirmativae
cum consimili determinatione, ut: ‘hoc 31 482 Alfonso Maierà Paolo da Pergola
scrive: Probabilis per causas veritatis
est illa propositio quae habet multas causas veritatis disiunctive sumptas,
sicut incipit, desinit et ablativus in consequentia 38: per quanto riguarda incipit e desinit,
non c'è bisogno di altri riferimenti dopo quanto si è detto. L’ ablativus in
consequentia ci riporta alla Logica
parva di Paolo Veneto, dal quale il Pergolese, al solito, dipende *’, Tuttavia
egli allarga il discorso, riservando questo tipo di probatio alle
contraddittorie di ciò che può essere provato non solo mediante expositio, ma
anche mediante resolutio, descriptio e officiatio, e in genere a tutte le
proposizioni negative: Nota quandocumque propositio probatur copulative, sive
resolubiter sive exponibiliter sive officiabiliter sive descriptibiliter, eius
contradictorium est probabile per causas veritatis, scilicet per disiunctivam
compositam ex partibus contradictoriis #9, nunc non est et hoc immediate post
instans quod est praesens erit’. Similiter haec propositio ‘hoc desinit esse’
habet duas copulativas causas veritatis, quarum una componitur ex duabus
categoricis, una de praesenti negativa et alia de praeterito affitrmativa, cum
hac determinatione ‘imme: diate’; ut: ‘hoc mune non est et hoc immediate ante
instans quod est praesens fuit’. Secunda causa veritatis ipsius est una
copulativa composita ex duabus talibus, quarum una est affirmativa de praesenti
et reliqua negativa de futuro cum simili determinatione, ut: ‘hoc nunc est et
hoc immediate post instans quod est praesens non erit’. Vel, si tibi placet,
potes dare causas veritatis cum prioribus convertibiles breviores, ut: ‘si hoc
nunc est et immediate ante munc non fuit, hoc incipit esse’; et: ‘si tu non es
albus et immediate post nunc eris albus, tu incipis esse albus’. Eodem modo
dico de li ‘desinit’. Non ci addentriamo qui nella determinazione dell’atteggiamento
che Paolo Veneto tiene rispetto a Pietro ALBOINI di Mantova. Logica, cit., p.
79. 33 Si noti che manca ogni cenno alle
causae veritatis per la esclusiva
negativa (ivi, pp. 57-60); nella trattazione De consequentiis, però, si trova
la regola riferita da Paolo Veneto nella Logica parva (ctr. ivi, p. 98). 30
Ivi, p. 84; e ancora (ivi): Si vero est
mediata (sc. propositio) debes videre an sit affirmativa vel negativa; si est
negativa, debes cam probare per causas veritatis, aut per contradictorium, aut
per singulares, ut supra Terminologia logica della tarda scolastica 483 Il
riferimento all’expositio è stato ampiamente illustrato; altrettanto chiaro
risulta il cenno alla resolutio, officiatio, descriptio quando si pensi, come
si è detto, che in tutti questi casi la probatio è data mediante congiunzione
di proposizioni, la cui negazione è una disgiunzione di proposizioni negative.
dictum est . Questo passo può essere chiarito ricordando che BILLINGHAM
(Speculum..., cit., p. 357) ha assegnato l’oppositum per la probatio di
dimostrativa e universale negative o con soggetto infinito, e per l’indefinita
negativa ha assegnato una probatio disiunctive: cioè universale negativa o due
dimostrative (quest'ultime sono il sillogismo espositorio negativo); che PaoLo
Veneto (Logica megna, cit., I, 1, 4, £. 13va) ha assegnato tre modi di probatio
alla indefinita o particolare negativa: sillogismo espositorio negativo,
contraddittoria, universale negativa, e che per la universale negativa (ivi, f.
14ra) ha assegnato il contraddittorio; Wyclit e Pietro di Mantova hanno svolto
quel discorso che abbiamo richiamato nel $ 3. Qui Paolo da Pergola, parlando in
generale della proposizione mediata negativa, richiama tutti questi vari modi
di probatio accanto a quella per causas
veritatis. Il trattato contenuto nei ff. 6ra-19va del ms. Amplon. Q. 276 della
Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt! si compone di varie
guaestiones, per ciascuna delle quali si adduce una lunga serie di argomenti
(cominciando in genere, dalla parte negativa: videtur quod non), ai quali si
risponde (in oppositum) spesso dopo aver formulato una determinatio brevissima,
magari di una sola proposizione; ma talota si risponde di volta in volta dopo
ciascun argomento. L’autore — chiunque sia — si preoccupa di fornire una
casistica delle difficoltà che possono sotgere nell’obiettare, e nel rispondere
alle obiezioni, contro i sophismata?. Il trattato si colloca quindi tra quelli
che intendono offrire sussidi ai protagonisti della disputa scolastica. E
poiché le difficoltà nascono sempre dall’uso dei termini cui si fa ricorso, la
trattazione verte necessariamente sul valore dei termini e sui modi di
‘provare’ le proposizioni che li contengono. 1 Cfr. Introduzione, n. 79. Il
microfilm del ms. di cui mi sono servito non è eccellente; manca il fotogramma
del f. 14r; il f. 15 del ms. dev'essere corroso in una delle col. 2 Ms. Amplon.
Q. 276, f. 6ra: Quoniam in(n)ata est nobis via a communibus ad propria, ideo
nos de modo opponendi contra sophismata cen E PA primo de communi modo
opponendi et respondendi dicamus. Gli argomenti trattati possono essere così
riassunti: 1) ci si chiede se l’inductio sia un modo valido di probare la
proposizione universale 3; 2) a) se la
probatio per contradictorium sia
bora, e cioè valida ‘ e b) se la
probatio a destructione consequentis , o anche la probatio ex opposito conclusionis inferendo
oppositum praemissae sia valida 5; 3) ci
si chiede de probationibus incidentibus
in multiplicibus, ut in aequivocis : an
sufficiat cognoscere aliquod multiplex in uno significato 9; ma la quaestio si articola in varie
questioni: a) an aliquod nomen sit aequivocum
ÆQVIVOCVM GRICE 7; b) an... significatio dictionis
sit eius forma accidentalis 8; c) utrum sufficiat probare multiplex in uno
probato significato vel non, et ad illud persuadendum oportet inquirere utrum
aequivocum significet per modum copulationis sua significata aut per modum
disiunctionis 9; d) an nomen aequivocum
possit distribui pro omnibus suis significatis sive pro quolibet singulari
cuiuslibet significati simul a signo universali sibi addito 1%; e)
an sit contradictio in aequivocis
!!; f) an propositiones habentes terminum aequivocum debent dici una vel
plures !2; 4) a) sulla base di quanto si
è detto ci si chiede poi an copulativa
sit una !5, e 3 Ivi. 4 Ivi, f. 6va 5 Ivi, £. 7vb. 6 Ivi, f. 8vb. 7 Ivi, quod
non est, videtur: f. 8vb; Quod umne nomen sit aequivocum sic videtur : f. 10ra.
8 Ivi, f. 10vb. 9 Ivi, f. 11rb. Cfr. ps. Duns Scoro, In librum I priorum
Analyticorum Aristotelis quaestiones, cit., q. x, ff. 230b-231b: Utrum terminus
aequivocus contineat sua significata per modum copulationis. 10 De
probationibus, cit., f. 11vb. 11 Ivi, f. 12rb. 12 Ivi, f. 12vb. 13 Ivi, f.
14va. 486 Alfonso Maierù b) an sit
(contradictio in copulativis) 14; 5)
analogamente, a) quaeritur an
disiunctiva sit una vel plures 55; b) an sit contradictio in disiunctivis ‘6; ” 6)
quaeritur an haec propositio ‘homo albus currit’ sit una (vel plures) 17; i 7) an falsitas implicationis falsificet
propositionem 18; 8) an una negatio
possit negare plures compositiones 19;
9) infine, si discute de incipit et desinit:
Quaetitur de expositione et significatione istorum verborum ‘incipit’ et
‘desini’. Primo quaeratur quid significent, secundo utrum suum significatum
ipso (?) esse syncategorema vel categorema : a) De primo sic quaeritur, utrum
significent motum vel mutationem 2;
b) Deinde quaeritur an si(n)t
syncategoremata 8; c) quid ponitur in
huius(modi) praedicationibus (?) proposi tionibus, et videtur quod hoc quod
dico ‘incipit’ et ‘desinit’ 2; d) (D)einde quaeritur de negatione istorum, et
primo utrum habeant intellectum negationis secundum quod possunt confundere,
dato quod aliquo modo sit ibi negatio 8;
e) utrum possi(n)t confundere ratione
istius negationis #; f) j; oppure 7 D LC, .v.#), e non viceversa !. I
sersus di una proposizione in disgiunzione sono causae veritatis di essa: basta
perciò che sia vero uno dei sensus perché sia vera l’intera proposizione. Così
non è per i sersus in congiunzione, poiché in tal caso è necessario che siano
veri tutti i sensus perché si abbia la verità vede in ciò un’accettazione della
dottrina occamistica della suppositio simplex da parte di Heytesbury. l De
propositionum multiplicium significatione, cit., ff. 252vb-253ra: Unde et si arguitur sic: praecise tot scis
quot sunt aliqua quae Plato scit esse, ergo non scis plura quam sunt aliqua
quae Plato scit esse, non valet argumentum. Nam per id antecedens non probatur
id consequens nisi pro altero sensu : si tratta della singolare negativa; il
procedimento è analogo a quello di cui alla n. 9; ancora, ivi, f. 253ra: Si tamen arguitur sd istam probandam, sic
incipiatur: talis propositio sic praecise significans potest esse quod rex sedet
et quod nullus rex sedet? (...) tunc ista est impossibilis, igitur non potest
esse sicut ista significat, et ista significat praecise quod potest esse quod
rex sedet et quod nullus rex sedet, igitur non potest esse quod potest esse
quod rex sedet et quod nullus rex sedet: neganda est consequentia; nam
consequens id, ut praedictum est, suos sensus copulative significat, quorum
tamen alter sequitur ex isto antecedente; per la proposizione in esame, cfr. n.
18; il modo della probatio richiama il procedimento della probatio
officialiter. Probare occorre un’altra volta al f. 252va, nella discussione
della universale; A Ivi, f. 252va: Ex quo etiam apparet, cum cuiuscumque
propositionis copulative solum significantis contradictorium disiunctive
significet quod cuiuscumque multiplicis plures sensus copulative solum
significantis contradictorium disiunctive significat opposito modo quo etiam
talis universalis multiplex significat copulative . Terminologia logica della
tarda scolastica 495 della proposizione cui la congiunzione equivale '. Anche
l’espressione causae veritatis ha dunque il valore noto; nel caso speci fico,
designa solo i sensus in disgiunzione !*. Questo è il primo dei casi esaminati
nel trattato. Seguono poi il caso in cui la proposizione universale affermativa
non significa tutti i suoi sersus in forma universale, ma uno di essi in forma
universale e un altro in forma particolare ‘5; la proposizione particolare
affermativa o negativa !; la proposizione singolare affermativa o negativa !”.
L’autore passa quindi ad esaminare le ipotetiche, e comincia dalla proposizione
de copulato extremo!*. Si discute poi della [Nam si copulative significaret, ad
eius veritatem cuiuslibet sui sensus veritas requiretetur (è detto della particolare, cfr. n. 16). 14
Cfr. ivi: est fallacia consequentis arguendo
a propositione habente plures sensus disiunctive ad unum sensum, e f.
253va: Ca] arguitur a propositione
plures causas veritatis habente ad unam istarum, ideo est fallacia consequentis
. L'espressione causae veritatis occorre ancora altre tre volte, ai ff. 252va,
253rb, 253va. 15 Ivi, f. 252vb: Quaedam tamen universales sunt multiplices, non
tamen sensu; quaedam enim sunt universales multiplices quae in uno sensu sunt
universales et in alio particulares vel singulares existentes . Se affermativa, tale proposizione significa
i suoi sensus in disgiunzione; se negativa, in modo opposto, e quindi in
congiunzione (ivi). 16 Ivi: Patet igitur quod quaelibet particularis affirmativa
multiplex, et etiam negativa quae in quolibet suo sensu est particularis, suos
sensus disiunctive significat , e: Nam
ad hoc quod verificetur particularis aliqua sufficit quod verificetur aliquis
eius sensus . 17 Ivi: Consimiliter etiam de singularibus est dicendum pro parte.
Negativa autem singularem (!) singulari affirmative disiuctive significanti
[segue vuoto di circa sci lettere] copulative significare suppono . 18 Ivi, f.
253ra: Consimilis etiam responsio est ad propositiones hypotheticas
multiplices, ut sunt propositiones de disiuncto et de copulato extremo,
copulativae, disiunctivae, temporales, conditionales: non potest esse (una)
responsio. Unde primo est sciendum quod quaelibet affirmativa 496 Alfonso
Maierùà copulativa !. Sia data la proposizione [1] tantum Socrates est homo et aliquod istorum
et plures homines sunt ; essa può essere intesa come composta di due
proposizioni, delle quali una risulti una proposizione de copulato extremo. Gli
elementi che possono essere presi in considerazione sono perciò i seguenti:
[2] tantum Socrates est homo ; aliquod
istorum et plures homines sunt ; [4] tantum Socrates est homo et aliquod
istorum ; [5] plures homines sunt . La
[3] e la [4] sono proposizioni de copulato extremo, ciascuna delle quali ha in
comune con l’altra l'elemento aliquod
istorum (l’extremzuze copulato è il
soggetto nella [3], il predicato nella [4]). I sersus della [1] possono essere
dati indifferenter dalla congiunzione della e della, o dalla congiunzione della
e della. Poiché non si ha motivo di preferire una congiunzione di sersus
all’altra, la [1] significherà i suoi sersus mediante una disgiunzione, il cui
primo multiplex et hypothetica quae est particularis, indefinita vel singularis
ut praemissum est, suos sensus disiunctive significat. Unde et ista: ‘potest
esse quod potest esse quod rex sedet et nullus rex sedet . Si noti che l’autore
include le proposizioni de copulato extremo tra le ipotetiche; l’esempio
addotto è quindi una proposizione de copulato extremo, propriamente categorica
(del resto, non avrebbero altrimenti senso le indicazioni circa la quantità
della ‘ipotetica’. Negata, la proposizione in esame significa i suoi ‘sensi’
oppositis modis copulative (ivi). La conclusione di questa discussione è: Idem
etiam de propositionibus multiplicibus de disiunctis extremis et affirmativis
(ivi). 19 Ivi, sotto: Pro copulativis est tunc sciendum ex suarum partium
principalium captione solum significans copulative, sive utraque eius pars
copulative sive utraque disiunctive, sive una eius pars disiunctive et alia
copulative significet illis duobus modis quibus et istae partes significant
copulative, et cuiuslibet talis contradictorium oppositis modis quibus istae
partes significant disiunctive significabit . Terminologia logica della tarda
scolastica 497 membro sarà la congiunzione della [2] e della [3] e il secondo
membro sarà la congiunzione della [4] e della [5] ?°. Anche nel caso della
proposizione [6] Socrates currit vel
Plato currit et Socrates non curtrit , si possono avere interpretazioni
diverse: la si può cioè intendere come una congiunzione di proposizioni,
formata da [7] Socrates currit vel Plato
currit , e da [8] Socrates non curtrit ,
oppure come una disgiunzione di proposizioni formata da [9] Socrates currit , e da [10] Plato currit et Socrates non cutrit . Poiché
l’una o l’altra interpretazione si addice a simili proposizioni ( indifferenter
copulativae vel disiunctivae possunt esse ), i sensus della [7] saranno
espressi da una disgiunzione, di cui un membro sarà una congiunzione e l’altro
ancora una disgiunzione . La negazione premessa alla disgiunzione dei sensus
della [7] (e così della [1]) darà luogo a una congiunzione di proposizioni
negative 2. Heytesbury esamina ancora proposizioni il cui dictum può essere
inteso multipliciter®, proposizioni che hanno vari sersus in funzione di un
pronome relativo in esse presente che può riferirsi a due diversi
antecedentes”, e conclude la discussione 20 Ivi, f. 253ra-b; le [1]-[5] sono
indicate da Heytesbury con le lettere dalla
alla e; l’analisi è già nel testo, dunque. 21 Ivi, f. 253rb. 2 Ivi: Ex
quo satis patet eius contradictorium istis duobus modis significare copulative
. 3 Ivi: est sciendum quod sunt quaedam
propositiones multiplices quarum est dictum multiplex, a quibus ad suum dictum
arguendo fallit processus ; esempio è: non scis propositionem falsam esse
propositionem veram vel propositionem falsam sciri a te . 2 Ivi, f. 253rb-va;
esempio è: aliquid differt ab animali quod non differt ab animali: antecedens
del relativo quod può essere sia animal sia aliquid; esso significa disiunctive
(causae veritatis). 32 498 Alfonso Maierù con un'analisi dei sersus delle
proposizioni comprendenti una condizionale ®. 25 Ivi, f. 253va-b. Sono di vario
genere (ivi, f. 253va): Quaedam tamen
sunt conditionales quae indifferenter copulativae vel conditionales, et quaedam
disiunctivae vel conditionales, possunt esse. In entrambi i casi significano i
loro sensus disiunctive, mentre le contradicentes significano i loro sensus
copulative. I termini “compositio” e “divisio rendono “oivdeois” e “Sraipeote”
occorrenti nelle opere aristoteliche, principalmente in due contesti: quello
del De interpretatione, dove, a proposito dell’enunciato, che risulta di più
termini, si dice che la verità e la falsità sono attinenti alla compositio, o
affermazione di un termine dell’altro, e alla divisio, o separazione di un
termine dall’altro; e quello del De sopbisticis elenchis, dove si parla delle fallacie
secundum compositionem e secundum divisionem. Ci soffermeremo sulla seconda
delle dottrine aristoteliche, ma non è inutile un rapido esame preliminare dei
valori che i due termini e i corrispondenti aggettivi assumono [Non ci
occupiamo della Suxipeoig platonica (cfr. ad es. FEDRO). Per i valori degli
stessi termini in RETORICA, cfr. LAUSBERG. De interpr.; cfr. transl. Boethii,
Aristoteles latinus: circa compositionem enim et divisionem est falsitas
veritasque ; cfr. anche 6, 17a 25-26, transl. Boethii, ivi, p. 9: Adfirmatio vero est enuntiatio alicuius de
aliquo, negatio vero enuntiatio alicuius ab aliquo , e Metaph. VI 4, 1027b 19
sgg. e XI 11, 1067b 26; in part. per obvieowe cfr. Top. VI 13, 150b 22 e 14,
151a 20.31. 4 Cft..6.2; 500 Alfonso Maierùà nei testi logici. Dei due termini,
compositio è privilegiato rispetto all’altro, per il maggior numero di
accezioni con le quali occorre. Nel suo Tractatus syncategorematum Pietro
Ispano fornisce una sistematica esposizione dei vari modi in cui può essere
inteso il termine compositio *. Compositio può essere rerum o modorum
significandi: compositio rerum è quella della forma con la materia,
dell’accidente con il suo subiectum, delle facoltà con l’essenza (potenze
dell’anima con l’anima), delle parti integrali tra loro in un tutto (nella
linea, le parti della linea rispetto al punto e della superficie rispetto alla
linea), della differenza con il genere nella costituzione della specie 5. La
corzpositio modorum significandi può essere o di una qualità con la sostanza,
espressa dal nome $, o di un atto con la sostanza ed è espressa dal verbo”. La
compositio di un atto con la sostanza può essere duplice: si può intendere
l’atto in quanto habet inclinationem ad
substantiam, secundum quam inclinationem dicitur de altero , cioè in quanto
l’atto è considerato ut distans , ed è
il verbo di modo finito; ma può intendersi l’atto unitus
alla sostanza, in quanto privatus
ista inclinatione, et sic est in participio
®. La compositio actus ut
distantis è ancora duplice: può essere
in rapporto con una substantia exterior
, come nel caso della proposizione
Socrates 4 Cfr. op. cit., pp. 483 sgg. Ma si veda anche la traduzione
inglese di Mullally (PETER OF SPAIN, Tractatus syncategorematum..., cit., pp.
17 sgg.). Si confronti quanto dice Pietto Ispano con la triplice distinzione di
compositio (rei, intellectus, sermonis) di Dialectica Monacensis, cit., p. 569.
5 PetrI HIsPANI, Tractatus syncategorematum, cit., p. 484B. Per la composizione
degli accidenti con il subiectum, si veda il Liber sex principiorum, cit., p.
35: Forma vero est compositioni contingens, simplici et invariabili essentia
consistens. Compositio etenim non est, quoniam a natura compositionis
seiungitur . 6 PerrI HISPANI, op. cit.,
p. 484B. 7 Ivi, p. 484C. 8 Ivi, p. 485F. currit °, o può essere in rapporto con
una substantia intra , x quando il soggetto
è sottinteso, come nel caso di
currit !°. In tutti questi casi,
si può dire che il concetto di compositio, in quanto fa riferimento agli
elementi di cui esprime un rapporto, rientra nella categoria di relazione !!.
Opposta alla composizione è la negatio !?. Particolarmente importante è la compositio actus ut distantis perché sta alla base del costituirsi della
proposizione 5. Il caso più semplice è quello del verbo est: esso consignificat compositionem , ma poiché
rispetto agli altri verbi esso è natura prius giacché in eis intelligitur !, tutto quello che di esso si dice vale per
gli altri verbi. Alla radice di questa interpretazione sta un passo già
ricordato di Aristotele 5, ampiamente sviluppato dalla grammatica speculativa
!. Che il verbo est, e 9 Ivi, p. 491D. 10 Cfr. ivi, e p. 486D: Quod autem in
verbo fit compositio actus ut distantis, patet per hoc quod actus significatus
per verbum semper significatut ut de altero; cum nam dico “‘cutrit’, oportet
intelligere substantiam determinatam, de qua dicatur ‘curtit’, ut praedicatum
de subiecto . 11 Si veda ivi, p. 484A: Sciendum ergo quod compositio ad aliquid
est, quia compositio est compositorum, et compositio et composita sunt
compositione composita quare compositio in praedicamento relationis erit . Cfr.
anche H. Roos, Das Sophisma des Boetius von Dacien Omnis homo de necessitate est animal in
doppelter Redaktion, Classica et
Mediaevalia , XXIII (1962): la
necessitas habitudinis terminorum
(p. 190) non è altro che
necessitas compositionis (pp.
191-192). 12 Perri HisPANI op. cit, p. 490D: Cum secundum diversitatem
compositionis (ex compositionem) diversificetur negatio, ideo post
compositionem, dicendum est de negatione ; ma cfr. L.M. DE Rjk, On the Genuine
Text of Peter of Spain's Summule logicales, II, cit, p. 89: natura divisionis
non potest cognosci nisi cognoscatur natura compositionis . 13 PerRI HISPANI,
op. cit., pp. 487A sgg. 14 Ivi, p. 483F. 15 De interpr. 3, 16b 22-25 (cfr. cap.
ILI, n. 8). 16 Cfr. ad esempio Tommaso DI ERFURT, Gramzzatica speculativa, in
Duns ScotI Opera omnia, I, cit., xxvii, $ 1, f. 59b: Verbum habet quendam modum significandi, qui
vocatur corzpositio, de quo antiqui 502 Alfonso Maierù quindi ogni altro verbo,
significhi quella compositio che è rapporto fra due termini nella proposizione
è dottrina comune; non altrettanto comune è la dottrina che suo opposto sia la
regatio. Si legga Guglielmo di Shyreswood: Sequitur de hac dictione ‘non’, et
videtur quod debeat esse verbum quia significat divisionem et haec, ut videtur,
opponitut compositioni denotatae per hoc verbum ‘est’, et sic debet esse verbum
sicut et ipsum; contraria enim ejusdem sunt generis. Et dicendum quod haec
ratio peccat dupliciter, tum quia haec dictio ‘non’ cum significet divisionem
tantum — haec dictio ‘est’ non significat compositionem tantum ut dictum est
prius et sic non significant contraria — tum etiam quia compositio denotata
sive consignificata per hoc verbum ‘est’ non opponitur ei quod est ‘non’, quia
compositio est modus significandi dependenter, ratione cujus exigit sibi
nominativum et hoc est illud quo propositio est unum ex suis partibus. Cum
autem huic consentit Grammatici mentionem expresse non fecerunt, quem tamen
modum moderni Verbo attribuunt, moti ex dicto Philosophi I. Perihermenias, cap.
3. ubi dicit quod hoc Verbum est, significat quandam compositionem, quam sine
extremis non est intelligere; et tamen hoc Verbum, est, in omni Verbo
includitur, tanquam radix omnium, ideo compositio omni Verbo inhaeret, per quam
Verbum distans a supposito, ad suppositum principaliter inclina tur (ma cfr. xviii, $ 10, f. 53b, dove l’autore,
trattando della figura, afferma che essa
sumitur a proprietate rei e che
le proprietà comuni in rebus sono tre,
proprietas simplicis, proprietas compositi, et proprietas decompositi ,
e continua. Ab his tribus proprietatibus imponit Logicus tres voces, ad
significandum scilicet Terminum, Propositionem, et Syllogismum, licet aliter
sumatur simzplicitas, compositio, et decompositio in nomine figurae simplicis,
compositae et decompositae, quam in Termino, Propositione, et Syllogismo. In
Propositione enim et Syllogismo sumitut compositio secundum distantiam circa
diversa significata diversarum vocum cadens. Sed in nomine compositae, et
decompositae figurae, sumitur compositio secundum distantiam vocum circa idem
significatum eiusdem dictionis cadens ). Cfr. anche Martino DI Dacia, Modi
significandi, cit., nr. 112, p. 53: Huic autem modo significandi essentiali
generali iungitur alter modus significandi immediatior qui dicitur compositio,
et ille complectitur ab omni verbo. Et est compositio modus significandi sive
intelligendi uniens exttemum distans cum altero extremo ; R. BACcONE, Surzza
gramatica, cit., p. 80. Terminologia logica della tarda scolastica 503 anima,
asserit et est affirmatio; cum autem dissentit, deasserit et est negatio. Est
ergo compositio hujus verbi ‘est’ sicut subjectum affirmationi et negationi et
opponitur negatio ejus quod est ‘non’ affirmationi et non compositioni, nisi
affirmatio vocetur compositio, et hoc est aliud a compositione hujus verbi, ut
dictum est !. In breve, la compositio è anteriore all’affermazione e alla nega-
zione, e perciò la particella zor non si oppone a compositio; ma se si assume
compositio nel senso di affirmatio, la negazione non vale divisio, e si ha una
contrapposizione. L’equivalenza tra com- positio e affirmatio, divisio e
negatio è affermata da Boezio !* ad I? Cfr. Syncategoremata; ma cfr. anche: Sed
vi- detur adhuc quod quando ‘est’ est tertium adjacens, non sit ibi
praedicatum, sed solum compositio (cfr.
W. or SHERWwooD'°s Introduction to Logic, cit., p. 27, n. 25), e Introductiones
in logicam, cit., p. 33: Sed (sc.
verbum) consignificat compositionem, quae est copula et omne aliud verbum sic
con- significat per naturam illius. Cfr. MARTINO DI DACIA, Quaestiones super
librum Peribermeneias, in Opera, cit., q. 12
Utrum eadem compositio in numero est in affirmativa et in negativa , pp.
246-247: Ad quaestionem dico, quod
certum est, quod quaestio nostra non est de compositione, quae est actio
intellectus, qua componit unum cum altero. Nam talis compositio solum est in
affirmativa. Sed tantummodo quaerit de illa compositione, quae est modus
intelligendi et datus verbo pro modo significandi, et de tali dico, quod ipsa
est eadem numero affirmativa et negativa
. 18 Cfr. In Arist. Periermenias, II ed., cit., p. 49: Igitur quotiens
huiusmodi fuerit compositio, quae secundum esse verbum vel substantiam
constituat vel res coniungat, adfirmatio dicitur et in ea veri falsique natura
perspicitur. et quoniam omnis negatio ad praedicationem constituitur igitur
quoniam id quod in adfirmatione secundum esse vel constitutum vel coniunctum
fuerit ad id addita negatio separat, vel ipsam substantiae constitutionem vel
etiam factam pet id quod dictum est esse aliquid coniunctionem, divisio
vocatur. Ma già in Boezio è l’affermazione dall’anteriorità della compositio
intellectuum (e conseguentemente verborum, che su quella si modella) rispetto
all’affirmatio e alla negatio (ivi, p. 75): Nunc vero quoniam in intellectibus
iunctis veritas et falsitas ponitur, oratio vero opinionis atque intellectus
passionumque animae interpres est: (quare) sine conpositione intellectuum
verborumque veritas et falsitas non videtur existere. quocirca praeter aliquam
conpositionem nulla adfirmatio vel ne504 Alfonso Maierù Abelardo ”, da Occam® a
Billingham® e Strode?, Burleigh, poi, afferma in generale che il sincategorema
è dispositio compositionis * e, in particolare, che i sincategoremi
possono essere riferiti o alla
compositio materialis , cioè alla proposizione intesa materialiter (in
quanto sta per se stessa), o alla
compositio formalis , cioè alla proposizione assunta nella sua valenza
significativa *. Ma si ricordi che tutta la discussione sulla proposizione
modale verte sulla questione se il 7z0dus determini o non determini la
compositio o l’inhaerentia costituente la proposizione #5. Se la compositio
fonda la proposizione tanto che omnis
progatio est (cors. mio). 19 Cfr.
Introductiones dialecticae, cit., p. 75:
Compositionem vocat affirmationem quia ostendit coniungi praedicatum
subiecto. Divisionem vocat negationem quia dividit praedicatum a subiecto . Ma
come Boezio, anche AseLARDO ritiene che la compositio intellectuum sia
anteriore all’affirmatio e alla negatio (Logica ‘Ingredientibus’): Sed tamen
consignificat (sc. ‘est’), id est cum aliis significat quandam comzpositionem,
id est quendam compositum intellectum sive affirmativum sive negativum, et per
compositionem tantum compositionem intellectus accipimus. Cfr. Prooemium libri
Periermenias (in Expositio aurea, cit.):
Nam in compositione et divisione est veritas vel falsitas e sine compositione et divisione, hoc est,
sine affirmatione et negatione non sunt vera nec falsa . 2 Speculum..., cit.,
p. 338: Terminus est in quem resolvitur propositio, ut praedicatum et de quo
praedicatur, apposito vel diviso esse vel non esse, id est in propositione
affirmativa vel negativa , e il ms.
Venezia, Bibl. s. Marco, Z. lat. 277 (= 1728), f. 2r, espone (cit. ivi, p.
323): composito vel diviso, esse vel non
esse, idest in propositione negativa vel affirmativa . 2 Cfr. Logica, cit., f.
13rb: Et dicuntur sola verba significare
cum tempore, quia ipsa sola sunt instrumenta quibus mediantibus [anima est]
anima est apta pro certo tempore componere vel dividere, id est affirmare vel
negare . 23 Cfr. De puritate artis logicae, cit., p. 221. 2 Ivi, pp. 141,
224-225, 227, 235, ecc. 25 Cfr. cap. V, $ 3: compositio e inbaerentia sono
sinonimi per le Sumzze Metenses e Guglielmo di Shyreswood positio est
compositio *, la proposizione composita
però è la proposizione ipotetica: così per lo ps. Apuleio ”, per Ars Meliduna*,
per Averroè ?, per Alberto Magno Un'altra accezione meno stretta di compositio
è quella che denota l’unione di più voces costituenti un’oratio, non
necessariamente una enuntiatio o propositio 8; in tal caso il termine è
equivalente del boeziano comzplexio ®, e terminus compositus sta a designare
anche l’unione di nome e aggettivo #. Ma compositio 2% L.M. De Rijk, On the
Genuine Text of Peter of Spain's Summule
logicales , III, cit., p. 46 (è il commento a Pietro Ispano di Robertus
Anglicus). 2 Cfr. Peribermeneias, cit., 2, p. 177 (v. cap. V, n. 26); cfr.
SULLIVAN, Apuleian Logic, cit., pp. 24-30. 28 Op. cit., p. 352: Deinceps ad compositas ypotheticas
transeamus. Compositarum, prout hic accipitur ‘composita’, quatuor sunt genera
. 2 Cfr. AristoTELIS Opera cum AverROIS commentariis, I, i, Venetiis 1562 (ed.
anastatica Frankfurt a. M. 1962), De interpretatione I, 721: Oratio
est vel simplex vel composita Composita vero est, quae ex duabus constat
orationibus simplicibus . 3 Liber I Peribermeneias, in Opera, I, cit., p. 410b:
enuntiatio simplexcomposita o hypothetica. 3 Cfr. PETER or SPAIN, Tractatus
syncategorematum..., cit., p. 20 (proposizione imperfetta). 32 Cfr. Boezio, In Cat.
Arist., cit., 169A: Sine complexione enim dicuntur quaecunque secundum
simplicem sonum nominis proferuntur, ut homo, equus: his enim extra nihil
adjunctum est. Secundum complexionem dicuntur quaecunque aliqua conjunctione
copulantur, ut aut Socrates aut Plato, vel quaecunque secundum aliquod accidens
conjunguntur ; e 181A (il testo è nella n. 6, cap. III). Si noti però che
cormzplexio vale anche conclusio e ‘dilemma’ in Cicerone (cfr. KNEALE, op.
cit., p. 178). 3 BrLLincHAM, Speculum..., cit., p. 351: Sic cum terminis compositis, ut ‘homo albus
currit: hoc cutrit et hoc est homo albus, igitur etc.’ ; il termine compositus
nell'esempio è homo albus. Cfr. Pietro DI MANTOVA ALBOINI, Logica, cit., f.
[66vb]: nomen compositum è vox incomplexa risultante di più parti: Verumtamen quia consuevimus scire quid
vocabulum significaret extra compositionem, cum veniunt duo vocabula in
compositione, vocabulum illud resultans dicimus significare aut connotare illud
quod istae duae dictiones significant per se sumptae antequam intrarent
compositionem 506 Alfonso Maierù designa
anche l’unione di termini significativi nella proposizione o nel periodo #.
Un’accezione più tecnica di compositio, ma poco diffusa, è quella che denota il
procedimento logico della probatio quando si procede dai termini superiori:
così in Billingham *, e forse i precedenti sono da rintracciare nei Tractatus
Anagnini* e nelle Summulae di Pietro Ispano ”. Nella dottrina della conoscenza
(in particolare del giudizio), compositio si oppone a resolutio e designa o,
platonicamente, il processo dal molteplice all’unità oppure, aristotelicamente,
il processo dal semplice al complesso *. (esempio può essere respublica);
invece, nota il Mantovano (ivi, f. [65ra]): quilibet conceptus mentalis est
simplex, ita quod nulla est pars orationis in mente quae sit composita, quia
tunc partes orationis significarent separate . HevrEsBury, De sensu composito
et diviso, cit., f. 3a-b, ha terminus aggregatus (es. duo homines ). * HevTesBury, De scire et
dubitare, cit., f. 14vb: et quod illa
propositio significat praecise iuxta compositionem terminorum , e f. 15va: et
quod haec propositio ‘hoc est homo? significat primo et principaliter iuxta
compositionem terminorum ; STRODE, Conseguentiae, cit., f. 32ra: Sed omnes istae regulae debent intelligi
generaliter cum significant praecise ex compositione suarum partium primarie
praecise significantium . 35 Cfr. cap. VI, n. 55. 3% Tractatus Anagnini, cit.,
p. 225: Contra hoc quidam dicunt: illud quod est superius cognitione, etiam fit
pars in constitutione inferioris, perhibentes speciem constate ex genere et
substantialibus differentiis. Hoc verbo quidem simplices abducti dicebant genus
esse quasi materiam, differentias vero quasi formas ex quibus iunctis
constitueretur species. Sed dicit Magister Adam: “omne significatum dictione
est simplex et incompositum”; et dicit ‘componitur’, idest diffinitur,
‘constitutio’ pro diffinitio, ‘constitutio specie? pro diffinitio speciei. Item,
compositio illa, secundum quam reducuntur inferiora ad sua superiora, opposita
est illi compositioni, secundum quam superius reducitur ad sua inferiora ; il
procedimento, caratterizzato da Billingham come compositio, è il primo, se per
reducere si intende ‘ricondutre’, ‘riportare’ logicamente. 3 Cfr. GarceAU, Iudicium ..., cit., pp. 268-269; cfr. n. 5 al
cap. VI Terminologia logica della tarda scolastica 507 Per quanto riguarda,
infine, la terminologia impiegata nella trattazione del senso composto e del
senso diviso, notiamo che vengono usate le seguenti espressioni: fallacia
compositionis fallacia divisionis, o semplicemente compositio (o
coniunctio)divisio; sensus compositionis sensus divisionis; sensus
compositussensus divisus®. 2. Aristotele Le fallaciae del ‘senso composto’ e
del ‘senso diviso’ sono illustrate da Aristotele negli Elenchi sofistici, ai
capitoli 4° e 20 #!. Incluse tra gli errori dipendenti dal linguaggio usato
(rapà TÙv Mew, secundum locutionem, o dictionem) esse sono stretta. mente
connesse, tanto da rappresentare l’una il reciproco dell’altra. Infatti, si ha
fallacia in senso composto quando si congiungono termini che vanno tenuti
divisi, e si ha fallaci in senso diviso quando si dividono termini che vanno
presi in congiunzione tra loro. Perciò, nel corso del capitolo 20, Aristotele sugge 39 La schedatura del De sensu composito
et diviso di HevresBurY ha dato i seguenti risultati: oltre a sensus compositus
e sensus divisus, l’autore usa, per designare senso composto e senso diviso:
compositio e divisio (ivi, ff. 2ra, 2rb tre volte, 3va, 4ra), fallacia
compositionis et divisionis (f. 3ra-b) e ancora: sensus divisus significat
divise (f. 2vb), diversitas componendi vel dividendi (f. 2ta),
componere vel dividere (f. 3rb);
usa inoltre compositio per indicare l’unione di più termini che segua un altro
termine, ad esempio possibile (f. 2rb, 2va tre volte); simplex compositio —
duplex compositio (f. 3rb). Per
le occorrenze nelle Regulae, cfr. n. 147. 4 De soph. el. 4, 165b 26 e 166 a
23-38. 41 Ivi 20, 177a 33-b 34. . 4 Ivi, 177a 34-35; transl. Boethii (rivista
in base alle indicazioni fornitemi da L. Minio-Paluello con lettera del
23.12.71) in Boezio, Elenchorum sophisticorum Aristotelis interpretatio, P. L.
64, 1029C (si tratta della traduzione boeziana elaborata sul greco dal Lefèvre
d’Etaples: Manifestum autem et eas, quae
propter compositionem et divisionem, quomodo solvendum, nam 508 Alfonso Maierù
risce di assumere in congiunzione i termini che, intesi divisi, dànno luogo
alla fa/lacia in senso diviso e, viceversa, di assumere divisi i termini che,
congiunti, dànno luogo alla fa/lacia in senso composto. I medievali hanno poi
fatto propria la raccomandazione aristotelica: ripetono spesso ubi peccat
compositio, ibi solvit divisio , e viceversa ‘, e trattano insieme le due fallaciae
come due complementari possibilità di errore. Gli esempi con i quali Aristotele
dà una prima illustrazione del senso composto sono: a) possibile est sedentem ambulare, et non
scribentem scribere ; b) discit nunc
litteras, si quis didicit quas scit ; c)
quod unum solum potest ferre, plura potest ferre *. È evidente che l’errore si divisa et
composita oratio aliud significat cum concluditur, contratium dicendum ; ma v.
anche De sopb. el. 23, 179a 11-14; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1032B.
4 Cfr. Glose in Aristotilis Sophisticos elencos, cit., p. 246: Conpositio est solvenda per divisionem, et
divisio per conpositionem ; Fallacie Parvipontane: Ubi enim fallit divisio, ibi
solvit compositio, et econverso ; Vincenzo DI BEAUVAIS, op. cit., 277: Iuxta
quod dicit Aristoteles, ubi fallit compositio, ibi soluit divisio, et e
converso e ad haec omnia docet
Aristoteles simul soluere, scilicet ut si concludatur divisim, dicendum est
quoniam coniunctim concessum fuit, et e converso ; Ps. BACONE, Sumule
dialectices, cit., p. 342: Nemo enim debet dubitare quin fallacia composicionis
decurrat super hanc maximam, ‘si conjunetim ergo divisim’, divisio super hanc
maximam, ‘si divisim ergo conjunctim’; ergo (in) fallacia composicionis
conceditur composicio et probatur divisio, et in fallacia divisionis e
contrario ; ALBERTO M., Liber I Elenchorum, in Opera, IL, cit., p. 547b: Adhuc autem notandum, quod licet semper simul
sint compositio et divisio in oratione quantum ad hoc quod si compositio
fallit, divisio solvit, et e converso ; ALBERTO DI Sassonia, Logica, cit., V,
4, f. 40rb: omnis syllogismus peccans per fallaciam compositionis solvitur pet
divisionem et e converso ; BILLINGHAM, De sensu composito et diviso, in Speculum...,
cit., p. 387, ma cfr. n. 97. % De sopb. el. 4, 166a 23-32; transl. Boethii in
Boezio, op. cit., 1010D1011A. Teniamo presente anche le osservazioni di COLLI
(si veda) in ARISTOTELE, Organon, trad. it. e note, Torino. Per il terzo
esempio, il Colli rinvia a PLaToNE, Euthyd., 294A. Terminologia logica della
tarda scolastica 509 nasce in tutti i casi dal porre in congiunzione termini
che vanno presi separatamente: la prima proposizione va intesa così: ‘chi sta
seduto può camminare, chi non scrive può scrivere’, mentre, assumendo congiunti
i termini sedentem-ambulare, scribentemscribere, si cade in errore; la seconda
va interpretata: ‘intende le lettere, giacché ha imparato ciò che ora conosce’
e non: ‘intende le lettere, giacché ha ora imparato ciò che conosce’,
congiungendo didicit-nunc; la terza: ‘chi può portare un solo oggetto, può
portarne più’ uno per volta, non contemporaneamente. Gli esempi che Aristotele
utilizza per il senso diviso sono: a)
quod quinque sunt duo et tria, paria et imparia, et quod majus aequale,
tantumdem enim est majus et adhuc amplius ; b)
ego posui te servum entem liberum ; c)
quinquaginta virum centum heros liquit Achilles 4. In questo caso, gli enunciati vanno così
interpretati. Il primo: 5 è uguale a 2 e 3, e il 2 e il 3 sono rispettivamente
pari e dispari; non è vero che 5 è uguale a 2 e 5 è uguale a 3 (separatamente)
e quindi che 5 è insieme pari e dispari; né è vero che qualcosa è maggiore ed
uguale a qualcos'altro, che seguirebbe se si ritenesse che 5 è uguale a 3 e che
5 è uguale a 2 (mentre è maggiore di entrambi) per il fatto che 5 è uguale a 3
e a 2. Il secondo: ‘io ho fatto di te che eri schiavo un uomo libero”, mentre
non è corretto intendere (separatamente) ‘io ti ho fatto schiavo e io ti ho
fatto libero’. Il terzo: ‘di cento uomini il divino Achille lasciò cinquanta’,
ma non separando la parola virum da centum e congiungendola a quinquaginta. Nel
capitolo 6, poi, dove tutte le fallacie sono ricondotte all’ ignoratio
elenchi ‘, Aristotele afferma che
composizione e divisione derivano dal fatto che il discorso, nonostante l’appa4
De sopb. el. 4, 166a 33-38; transl. Boethii in BoEzio, op. cit., 1011A; il
secondo esempio, che ha riscontro in TERENZIO, Andria (v. 37: Scis: feci ex
seruo ut esse libertus inihi ), probabilmente deriva da una commedia greca; il
terzo, forse da un poema perduto. 4 De sopb. el.] renza, non è lo stesso se
inteso in un modo o nell’altro, e perciò i due sensi vanno distinti alla
ricerca di quello corretto ”, Infine, nel capitolo 20, dove mostra la soluzione
da dare a questo tipo di fallacia, Aristotele dà un altro buon numero di esempi
di enunciati, nei quali l’interpretazione in un senso o nell’altro conferisce
al tutto un valore diverso. Ricordiamo tre di essi che hanno avuto una certa
fortuna nel medioevo. Il primo: Putasne
quo vidisti tu hunc percussum, illo petcussus est hic? et quo percussus est,
illo tu vidisti? , donde appare la differenza tra il dire videre oculis percussum e il dire
oculis percussum videre (‘vedere,
con gli occhi, colui che è percosso’ e ‘vedere, colui che è percosso con gli
occhi’): esso avrà fortuna nel secolo XIII, in concorrenza con il secondo
esempio del senso composto sopra riportato. Il secondo è: Putasne malum sutorem bonum esse? sit autem
quis bonus, sutor malus, quare sutor malus
® e mostra la difficoltà che nasce dal fatto che attributi opposti sono
congiunti con lo stesso nome; il calzolaio, buon uomo e cattivo artigiano, non
può essere ciabattino buono e cattivo insieme. Il terzo esempio è: Putasne ut potes, et quae potes, sic et ipsa
facies? non citharizans autem habes potestatem citharizandi, 47 Ivi, 168a
26-28; cfr. anche 7, 169a 25-26. nei 20, 177a 36-38 e b11; transl. Boethii in
Borzio, op. cit., 1029D# Ivi, 177b 14-15; transl. Boethii in BorzIo, op. cif.,
1030A. L’esempio occorre anche in De inferpr. 11, 20b 35-36, dove si discute
della liceità di affermare unum de
plutibus vel plura de uno e quindi di
operare un’inferenza valida da due proposizioni in congiunzione tra loro con
predicati differenti e identico soggetto (ma è da notare che la transl.
Boethii, Aristoteles latinus , II, 1-2,
cit., p. 24, ha citharoedus dove Aristotele ha oxvTEÙS) a una proposizione con
soggetto immutato e predicati in congiunzione tra loro. fa Terminologia logica
della tarda scolastica 511 citharizabis igitur non citharizans 9; esso si ricollega al primo degli esempi
del senso composto sopra ricordato. La dottrina di Aristotele, per quanto
riguarda il nostro argomento, è tutta qui. Un contributo potrebbe ticavarsi
dalla discussione dei sillogismi modali a premesse in senso composto o in senso
diviso, ma le due pagine della logica aristotelica non sono accostabili
immediatamente 5. Per l’una, come per l’altra, saranno i maestri medievali a
fornire analisi più precise e puntuali. 3. Da Boezio alla fine del sec. XII La
prima patte della Logica modernorum di De Rijk è, come s'è detto, uno studio
sulla dottrina dei sofismi nel medioevo fino al secolo XII incluso. I risultati
cui l’autore è giunto sono i seguenti: a) la prima fonte per la dottrina dei
sofismi nell’alto medioevo è Boezio, che ne fornisce alcuni elementi nel
secondo commento al De interpretatione © e nell’Introductio ad syllogismos
categoricos *. Ma tra i sofismi esaminati da Boezio in questi testi non
figurano quelli secondo la composizione e la divisione; De soph. el. 20, 177b
22-25; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1030A. 51 Cfr. BocHENSKI, La
logigue de Théophraste, cit., che registra a p. 136 ( Index des termes
techniques grecs ) solo Statpeote, che però occorre, alle pp. 63 sg. e 114, a proposito
della ‘scala ontologica’ platonica, dalla quale trae origine il sillogismo
aristotelico, e del rapporto tra i termini di questo. 52 In Arist.
Periermenias, II ed., cit., pp. 129-134, cit. in De Rgk, Logica modernorum, I,
cit., pp. 25-27; le fallaciae ricordate sono quelle secundum aequivocationem,
secundum univocationem, secundum diversam partem, secundum diversum relatum,
secundum diversum tempus, secundum diversum modum: cfr. ivi, pp. 27-28. 5 Op.
cit., 778B-780A e 803B-D; cfr. DE Rik, op. cit., I, pp. 4041. 5 Cfr. il
prospetto in cui sono confrontati i risultati raccolti dai due testi boeziani
in De Rik, op. cit., I, pp. 42-43. Ma cfr. Frustula logicalia, cit, p. 616:
Queritur cur Boetius non enumeravit divisionem et coniunctionem et amphiboliam,
que magis proprie impediunt propositionum dividentiam 512 Alfonso Maierù b)
sulla traccia di Boezio si muovono le varie Glosule in Peribermeneias fino ad
Abelardo 5; c) il primo cenno in Abelardo al sensus per divisionem e al sensus
per compositionem quale indicato dagli Elenchi sofistici è nella Logica
‘Ingredientibus’, a proposito delle modali: la modale in senso composto è
modale de Sensu, la modale in senso diviso è modale de re *; d) Adamo
Parvipontano nell’Ars disserendi enumera i sofismi ex coniunctione ed ex
disiunctione, corrispondenti al senso composto e al senso diviso di
Aristotele”, segno di una più decisa penetrazione degli Elenchi sofistici nelle
scuole medievali. Ma è con i primi commenti agli Elenchi sofistici prodotti
dalla scuola di Alberico di Parigi e poi con i commenti dei Parvipontani che si
hanno le prime esposizioni sistematiche del senso composto e del senso diviso,
tanto che esse penetrano anche nelle esposizioni del De interpretatione, là
dove Boezio aveva introdotto le fallaciae 8. Noi cercheremo di ripercorrere
brevemente il cammino della dottrina utilizzando i testi editi dal De Rijk. Le
Glose in Aristotilis Sophisticos elencos dànno un’analisi abbastanza elementare
del testo aristotelico, e riferiscono opinioni di maestri precedenti. La
conpositio è definita [....] proprietas
orationis secundum quam ea que divisim data sunt, coniunctim accipiuntur, ut
‘iste veronensis valet bunc panem et hunc, ergo vale duos panes’. Non sequitur,
quia datum est istum veronensem quam que enumerat . Cfr. n. 58. 55 Cfr. De
Rijx, op. cit., I, pp. 44-48. $ Op. cit., p. 489, e Glosse super
Periermenias..., cit., p. 13; cfr. De Rijk, op. cit., I, pp. 57 sgg., dove si
discute della conoscenza che Abelardo aveva degli Elenchi sofistici. 5 Op.
cit., pp. 63 e 65; cfr. De Ru, op. cit., I, pp. 72 sgg. 5 Cfr. Frustula
logicalia, cit., p. 613, pp. 616 sg. (cfr. n. 54) e p. 619: Videntur tamen quedam esse que impediunt
contradictionem, que Boetius non ponit, scilicet divisio, compositio, accentus,
amphibologia . Terminologia logica della tarda scolastica 513 valere hunc et
hunc panem divisim, sed non coniunctim
9. Ciò che distingue la compositio e la divisio è questo: quando la
seconda è vera e la prima è falsa, si ha il sophismza conpositionis, quando la
conpositio è vera e la divisio è falsa, si ha il sophisma divisionis®. I modi o
le specie di composizione sono tre, per il nostto testo: quandoque conponimus plura uni, ut ‘iste
veronensis valet bunc et bunc pane; quandoque unum pluribus, ut ‘Socrates et
Plato habet unum caput’; quandoque plura inter se, ut ‘possibile est album esse
nigrum’ vel ‘hic et hic veronensis valet istum et istum panem’ ®®. Nel testo si
introduce una distinzione importante: senso composto (corpositio) e senso
diviso (divisio) possono avere otigine in voce, cioè nella struttura
linguistica della frase, o securdum intellectum, cioè nella diversa
intelligenza della frase stessa °°. Apprendiamo che Maestro Giacomo Veneto
riteneva che oggetto dell’analisi del logico sia la struttura della frase ®
giacché il logico in essa individua le difficoltà o deficienze che dànno luogo
ai sofismi. Un esempio di questo modo di considerare il senso composto e il
senso diviso può essere il seguente, relativo al senso composito: ‘omne non-scribens potest scribere, sed
Socrates est nonscribens, ergo potest scribere, ergo Socrates scribit’ dove
datum est Socratem scribere cum potentia (sc. potest scribere) et postea
divisum est a potentia, cum intulit: ‘ergo Socrates scribi *. 5 Op. cit., p. 209. 9 Ivi. s Ivi. 6 Ivi,
p. 246 (a De sopb. el. 20, 177b1): Due
sunt species divisionis et conpositionis, (una) secundum intellectum, et altera
secundum vocem . 6 Ivi, p. 209: Magister
vero Iacobus dicit conpositionem et divisionem tantum esse in voce, et non
secundum intellectum. Est autem conpositio secundum ipsum quando aliguid
conponitur cum aliquo et postea accipitur divisim et seorsum . # Ivi. 33 514
Alfonso Maierù Il nostro autore, per la verità, almeno in due luoghi riconosce
che Aristotele tratta della corpositio e della divisio secundum vocem , e sottolinea il primato
dell’oratio che esprime l’intellectus ©. Questi rilievi sono importanti perché
permettono di notare come i maestri medievali mirassero a trasferire sul piano
linguistico il discorso sui sofismi, in modo da trovate su questo piano
accorgimenti formali atti a evitare errori. Un altro testo, quasi contemporaneo
alle Glose, cioè la Surzzza Sophisticorum elencorum, critica questa tesi e il
tipo di analisi in vocibus o in sermonibus o în terminis % e sostiene che il
sofisma in senso composto (compositionis) o in senso diviso (divi sionis) ha
origine in intellectibus, nel fatto cioè che una proposizione si presta ad
essere interpretata secondo diversi punti di vista. Si richiama l’attenzione,
ad esempio, sulla proposizione possibile
est sanum esse egrum , la quale, intesa in senso diviso, è vera, in senso
composto è falsa, senza che la diversa considerazione implichi modificazioni
nella struttura linguistica 65 Ivi, p. 222 (a De sopb. el. 6, 168a 26): Ad quod dicendum quod Aristotiles loquitur
hic de conpositione et divisione que fit secundum vocem et non secundum
intellectum. Et conpositio et divisio secundum intellectur continetur sub
oratione, quia oratio continet amphibologiam et conpositionem et divisionem (cors. mio), e p. 246 (a De soph. el. 20,
177b1; continua il testo cit. in n. 63):
Sed cum dicit Aristotiles: “quod est secundum divisionem, non est
duplex”, tunc loquitur de divisione vocis, quia alia vox est divisa et alia
conposita. Quidam enim dicunt quod hec conpositio fit in intellectibus; quidam
alii dicunt quod tantum fit in vocibus . Illi qui dicunt quod fit in sermonibus
vel in vocibus , e p. 314: Et ideo sciendum est quod secundum illos qui dicunt
sophisma conpositionis tantum esse in terminis: Hec autem sententia, scilicet
quod compositio dicatut tantum in terminis, nobis non placet. Sed dicimus quod
fallacia compositionis fit in intellectibus, et hoc videlicet quod plura
significantur vel intelliguntur in aliqua oratione ; lo stesso vale per la
divisio, pp. 317 sgg. Terminologia logica della tarda scolastica 515 della
frase. Lo stesso testo ammette, però, che i sostenitori della tesi opposta
evitavano l’errore in senso composto o in senso diviso ricorrendo ad
accorgimenti riguardanti la disposizione dei termini nell’enunciato.
L’opposizione del nostro anonimo autore, in realtà, non vale a negare una linea
di tendenza che riconosce nella constructio, nella ‘sintassi’, cioè nella
diversa disposizione dei termini nell’enunciato, l’unica possibilità di fissare
regole stabili per il riconoscimento dell’un senso e dell’altro. Semmai, le sue
critiche sottolineano la necessità di un’analisi approfondita, i cui risultati
valgano a fugare ogni dubbio. Et ideo sciendum est quod secundum illos qui
dicunt sophismata conpositionis tantum esse in terminis, fit illa talis
conpositio duobus modis, aut scilicet quando prius coniungimus duas voces et
postea separamus, scilicet cum relinquimus unam et concludimus aliam, ut
superius diximus [è il caso di potest
scribere nell’antecedente e scribit
nella conclusione], aut quando prius aliquod adverbium iungimus cum
aliquo verbo, postea illud idem iungimus cum alio verbo, ut in supradictis
paralogismis patuit [è il caso, ad esempio, di
verum est nunc Socratem fuisse conclusum, ergo nunc verum est quod
Socrates fuit conclusus ]. Et etiam sciendum est quod secundum istos nulla
orationum predictarum est multiplex. Unde non est dividendum, sed dicendum quod
alia est conposita et alia divisa. Ut in istis est: ‘veruzz est nunc Socratem
fuisse percussum’, hec est composita: ‘ergo verum est quod Socrates fuit
percussus nunc’, hec divisa . 70 Sulla scia della Summa, almeno per quanto ci
riguarda, si muovono le Fallacie Vindobonenses, cit.: analoga è la
caratterizzazione della fallacia in base all’intelligere (p. 508: Fallacia
compositionis est quando compositio est falsa, et divisio vera, ut ‘omnia
individua predicantur de uno solo’. Si velis intelligere coniunctim, falsum
est. Si vero divisim, verum est, idest quod unumquodque individuum predicatur
de uno solo. Fallacia divisionis est quando divisio est falsa et compositio
vera, ut ‘duo et tria sunt quinque?. Si velis intelligere divisim, falsum est;
si vero coniunctim, verum est), come è analoga la distinzione dei paralogismi
secundum habundantiam e secundum defectum (cfr. la Summa, cit., p. 320: Item. Vel alii paralogismi qui fiunt secundum
habundantiam et defectionem, de quibus dubium est sub [Più interessante la
trattazione della compositio e della divisio contenuta nelle Fallacie
Parvipontane. Precisato che senso composto e senso diviso sono pertinenti alla
substantia vocis, cioè alla ipsa vox, mentre accentus e figura dictionis
spettano agli accidentia vocis, compositio e divisio sono così descritte:
Compositio itaque est fallax coniunctio aliquorum que voce et intellectu dividi
debelre)nt vel intellectu tantum. ‘Fallax coniunctio’ dicitur ideo quia nisi
sit fallacia, non est compositio. Hoc enim nomen ‘compositi’ prout hic sumitur,
nomen fallacie est; ‘voce et intellectu ideo dicitur quia compositionum alia
fit voce et intellectu, ut hec: ‘possibile est album esse nigrum’, alia
intellectu tantum, ut hec: ‘ista navis potest ferre centum homines”. Divisio
est fallax divisio aliquorum que voce et intellectu coniungi deberent".
Riteniamo che ciò che è detto di compositio valga anche di divisio, anche se
non risulta esplicitamente dal testo. Compositio e divisio sono dunque i nomi
delle fallacie, la prima delle quali è una congiunzione erronea, la seconda una
divisione erronea di termini: congiunzione e divisione erronee che hanno la
loto radice non solo nella vox ma anche in intellectu, o addirittura soltanto
nell'intelletto ??; con ciò il testo assume una posizione media tra chi qua
specie fallaciarum reducantur , e le Fa/lacie Vindobonenses, cit., p. 509: Item
fiunt paralogismi secundum compositionem. (Qu)orum quidam videntur fieri
secundum superhabundantiam, quidam (secundum) defectum : ma il rilievo è già in
DE Ry. Più oltre ci si chiede quale differenza vi sia tra la fallacia secundum
plures interrogationes ut unam e compositio e divisio: Eadem enim est oratio sophistica ex
compositione et divisione et secundum hanc fallaciam. Verbi gratia: ‘quingue
duo sunt et tria’. Sub hac forma proponuntur plures propositiones velut una.
Potest etiam intelligi composita, similiter et divisa. Et videntur adtendi
omnes iste fallacie secundum idem quod secundum copulationem terminorum. Et
tamen adtendenda est differentia quia compositio vel divisio fit secundum
coniunctionem vel disiunctionem vocis cum coniunctione vel disiunctione
intellectus; fallacia Terminologia logica della tarda scolastica 517 sosteneva
che la radice del sofisma è la vox e chi sosteneva ch'è l’intellectus. i; 3
L’anonimo autore presenta poi un’accurata analisi dei vari ‘modi’ sofistici
propri del senso composto e del senso diviso. Essi sono undici: cinque sono
comuni ai due sensi, tre del senso composto, tre del senso diviso. Esaminiamo i
primi cinque modi comuni. Primus est quando
aliqua dictio ita sumi potest ut sit subiectus vel predicatus per se vel
determinatio predicati ?3. La proposizione
possibile est album esse nigrum
può essere interpretata in modo da considerare possibile soggetto e il
resto predicato, o viceversa, e meglio, che il dictum album esse nigrum sia soggetto e possibile sia predicato: in
tal caso, la proposizione è in senso composto ( erit oratio composita ) e
falsa; oppure, si può intendere che possibile sia determinatio pre dicati , cioè che a/bum sia
soggetto e possibile est esse
nigrum sia predicato; qui possibile
determina solo il predicato determi. nando la copula est, e non è uno degli
estremi della proposizione: essa interponitur, la proposizione è in senso
diviso e vera”. Secundus modus est quando aliqua dictio ita sumi potest ut sit
predicatus cuiusdam cathegorice vel determinatio consequentis cuiusdam
ypothetice ”. Data la proposizione
Socratem esse animal si Socrates est homo autem secundum plures
interrogationes ut unam facere fit secundum modum proponendi qui fit tanquam
una proponatur, cum plures proponuntur. Unde non adtenditur secundum vocem
ideoque extra dictionem dicitur esse hec fallacia; la prima interpretazione
intende la proposizione come un sermo de
dicto , la seconda come sermo de re; v.
cap. V. 75 Ivi, p. 577. 318 Alfonso Maierùà est necessarium , si può intendere
che mecessarium sia predicato del dictum di
si Socrates est homo, Socrates est animal : in tal caso la proposizione,
composta di un soggetto (che è il dictum di una ipotetica) e di un predicato, è
categorica, è in senso composto e vera; ma può intendersi che wecessarium
determini solo il conseguente dell’ipotetica
si Socrates est homo, Socrates est animal in modo tale che antecedente sia si Scenes
est homo e conseguente sia tutto Socratem esse animal est necessarium : in
questo secondo caso è in senso diviso e falsa ”. PA foce fee si qa aliqua
propositio ita sumi potest ut È lusdam ypothetice copulate vel i i cuiusdam
condicionalis 7, 7 iabnianicaii Sia data la proposizione Cesar est animal et Cesar est substantia, si
Cesar est homo : se la si intende come proposizione copulativa, le sue due
proposizioni componenti congiunte da ef sono
Cesar est animal , Cesar est
substantia si Cesar est homo ; in tal caso la proposizione è in senso diviso e
falsa; se invece la si intende come una proposizione condizionale tuo
antecedens è si Cesar est homo e suo consequens è Cesar est animal et Cesar est substantia :
qui Cesar est animal è parte del
conseguens: la proposizione è in senso composto e vera ®, Quartus modus est
quando dictio di i A ; istrahi potest ad di diversorum potest esse
determinativa”9, si VSS IRE Nella proposizione
quicquid est verum semper est verum , l’avverbio semper può intendersi
in congiunzione col primo est o col secondo est: se si intende quicquid est semper verum est verum.] la
proposizione è in senso composto e vera; se si intende quicquid est verum, semper est verum , è in
senso diviso e falsa ®0. Quintus modus est quando aliqua dictio non posita
intelligitur apponenda, vel semel posita intelligitur repetenda 8; Nella
proposizione Socrates videt solem ubi
sol est si può sottintendere existens, e
se si congiunge a Socrates ( Socrates existens videt solem ubi sol est ) si ha
senso composto falso ©, se invece si congiunge con solerz ( Socrates videt
solem existentem ubi sol est ), si ha senso diviso vero. Invece nella
proposizione tu es vel eris asinus si può intendere ripetuto un termine: se è da
ripetere #4, si ha la proposizione tu es
vel tu eris asinus che è una
disgiunzione in senso diviso e vera (è vera la prima proposizione che la
compone); se è da ripetere 4sir4s, si ha
tu es asinus vel eris asinus che
è una proposizione de disiuncto
predicato , in senso composto e falsa ®. I modi propri del senso composto e del
senso diviso sono dati nel testo in parallelo e mostrano come un senso sia il
reciproco dell’altro. Primus modus qui
est compositionis proprius, est quando aliqua predicantur de aliquo divisim que
volumus fallaciter de eodem predicari coniunctim; Primus modus qui est proprius
divisionis, est quando aliqua coniunctim predicantur que fallaciter volumus
divisim predicari de illo *. 80 Ivi, p. 579. 81 Ivi. 8 In realtà, si può
chiedere a chi vada riferito existens, se a Socrates, o a sol in ubi sol est;
dalla conclusione del paralogismo seguente si ricava che va riferita a
Socrates: Potest enim intelligi hec
dictio ‘existenten’, et sic propositio vera est; vel hec dictio ‘existens’, et
sic propositio falsa est. Fit ergo secundum hoc talis paralogismus: ‘Socrates
videt solem ubi sol est, sed ubicumque Socrates videt, ibi sol est, ergo
Socrates est ubi sol est’ (ivi). 83 Ivi.
84 Ivi, p. 580. 520 Alfonso Maierùà L'esempio che illustra il modo del senso
composto è: hec ypotetica est simplex et
est propositio, ergo est simplex propositio
nel consequens noi congiungiamo erroneamente due termini (& siva
plex propositio ) che andavano tenuti divisi. Per il modo del senso diviso il
testo fornisce quest’esempio: iste homo
est albus monachus et iste homo est monachus, ergo iste homo est albus : nella
conclusione noi predichiamo albus di homo erroneamente separato (‘diviso’) dal
termine monachus ®. i Secundus modus secundum compositionem est quando aliquid
attribuitur pluribus gratia cuiuslibet eorum et postea assumitur tam uam attribuatur
eis gratia eorum simul; Secundus modus secundum Siivi stonem est quando aliquid
attribuitur aliquibus gratia eorum simul postea autem sumitur ac si attributum
sit eis gratia singulorum *, i Anche qui gli esempi illustrano come il modo
della composizione e quello della divisione siano reciproci. Per il senso
composto: individua predicantur de uno
solo, sed ista duo Socrates e Plato sunt individua, ergo predicantur de uno
solo ; è evidente che predicari de uno
solo è proprio di ciascuno individuo non
di più insieme. Viceversa, per il senso diviso:
isti duo hatiliies desinunt esse, si aliquis desinit esse, ipse moritur,
ergo isti duo moriuntur ; desinere esse qui è predicato di duo homines insieme
considerati, mori è predicabile solo di ciascuno singolarmente preso: posto
perciò che solo uno dei due uomini muoia, è vero che isti duo homines desinunt
esse , ma non che tei duo moriuntut ,
Tertius modus qui est secundum compositionem, est quando aliquid attribuitur
alicui respectu diversorum temporum, postea fallaciter infertur ac si
attributum sit illud respectu unius temporis tantum 88; Tertius modus qui
proprius est divisionis, est quando aliqua negando sive affirmando attribuuntur
alicui coniunctim, postea vero separatim inferuntur ®, Anche in quest’ultimo
caso si ha, come nei due precedenti, una diversità di predicazione. Socrates fuit in diversis locis, ergo verum
fuit Socratem esse in diversis locis e album fuit nigrum, ergo verum fuit album esse
nigrum sono esempi che illustrano come
ciò che è predicato va inteso divisimz secondo una diversa verificazione
temporale e non coriunctim, cioè con simultanea verificazione; sono perciò
esempi del senso composto. Socrates non
potest esse albus et niger, ergo Socrates nec potest esse albus nec potest esse
niger : la negazione qui riguarda la contemporanea predicabilità di due
contrari, non la predicabilità anche ‘divisa’ di essi; è un esempio di senso
diviso”. Questa lunga analisi dei vari modi — che trova riscontro in parte nei
Tractatus Anagnini* ed è presupposta dalle Fallacie 89 Ivi, p. 582. 90 Ivi, pp.
581-582. 9 Op. cit., pp. 331-332: si esaminano congiuntamente compositio e
divisio. Il testo annuncia septem
principales modos (p. 331), ma
s’interrompe dopo il sesto. I primi due modi corrispondono ai primi due modi
comuni delle Fallacie Parvipontane (ivi: per il primo modo è dato l'esempio
album possibile est esse nigrum ; il secondo segue il primo senza soluzione di
continuità ed ha il seguente esempio:
necessarium est Socrates esse animal, si Socrates est homo ); il terzo
modo ( deceptio proveniens ex diversa transsumptione partium orationis , ivi)
può essere così illustrato: data
quodlibet animal est de numero hominum , se si intende che est è il
predicato e tutto il resto costituisce il soggetto, la proposizione è vera e
vale quodlibet animal de numero hominum
est , cioè vive; se invece quodlibet
animal è soggetto, est la copula, de numero hominum il predicato, allora è falsa. Manca il quarto
modo. Il quinto è deceptio proveniens ex
diversa determinatione orationis ad orationem, dictionis ad dictionem (ivi, pp. 331-332): dato l'esempio decem et octo homines sunt decem et octo
asini , se si intende come se fosse
decem et octo homines sunt totidem asini , la proposizione è falsa; se
invece si sostantivizza decemz, essa vale
Londinenses® — va tenuta presente perché rappresenta un tentativo serio
di fissare, nella struttura della proposizione, elementi per individuare
l’origine degli errori e quindi fornire la soluquanto decem res sunt decem homines et octo asini ed
è vera. Infine: Sextus modus est
deceptio proveniens ex diversa coniunctione vel disiunctione: data verum est
Platonem et Ciceronem et Socratem esse duo , se la congiunzione “et” è sempre
copulativa -- cioè congiunge proposizioni --, l’enunciato è falso. Se una sola
volta è copulativa, l’enunciato è vero e il senso è: ista duo enuntiabilia sunt
duo. Questi modi non hanno riscontro nei modi comuni delle Fallacie
Parvipontane, anche se l’ultimo ricorda il procedimento del quinto delle
Fa/lacie (dove però è data la disgiun- zione) e il penultimo quello del quarto:
ma gli esempi appartengono a una tradizione diversa. ® Op. cit., pp. 657 sgg.,
ha tredici modi, di cui sette comuni e tre propri alla composizione e alla
divisione. Cominciamo dai modi propri: essi ripe tono, talora migliorandola, la
formulazione delle Fallacie Parvipontane (in particolare, cfr. p. 661: Secundus trium propriorum modorum composi-
tioni provenit ex eo quod aliquid in una propositione predicatur collective et
post predicatur distributive. Secundum hoc sic paralogizatur: ‘Socrates et
Plato habent quatuor pedes, ergo sunt quadrupedes’ , dove formulazione ed
esempio illustrano meglio lo spirito del modus, e p. 662: Tertius et ultimus
propriorum modorum divisioni provenit ex eo quod in una propo- sitione aliquod
verbum copulatur ratione unius instantis, in conclusione ratione plurium , che
è formulazione che allinea bene al corrispettivo modo del senso composto il
terzo del senso diviso). Dei modi comuni, il primo, il secondo e il sesto
corrispondono rispettivamente al primo, secondo e quarto delle Fallacie
Parvipontane. Il terzo modo [Tertius modus septem communium provenit ex eo quod
sub eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice ) si articola in una
tri- plice suddivisione, di cui il primo elemento è accostabile al terzo modo
comune delle Fal/acie. Gli altri due elementi sono: Secundus subdivisorum provenit ex eo quod sub
eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est
conditionalis, reliqua disiuncta e Tertius subdivisorum provenit ex eo quod sub
eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est
copulativa, reliqua disiuncta. I rimanenti modi comuni sono: Quartus septem
modorum communium provenit ex eo quod aliqua dictio potest determinare aliquam
orationem totalem vel partem illius : data la proposizione omne animal
Terminologia logica della tarda scolastica 523 zione di essi. Se è vero che,
come riconosce Rijk, le analisi grammaticali hanno contribuito allo sviluppo
della logica nel secolo XII più di quanto non abbia fatto la dottrina delle
fallacie, è da ritenere che la stessa analisi dei sofismi, almeno per quanto ci
riguarda, è condotta con criteri che hanno origine gram- maticale. In
conclusione, nel secolo XII le strutture linguistiche in cui si concretizzano
le fallacie del senso composto e del senso diviso vengono sottoposte ad attenta
analisi”. Un testo delle Sentenze di Pietro di Poitiers è illuminante per
quanto riguarda un orientamento che si fa luce: quello di individuare
attraverso la stessa disposizione dei termini in una proposizione il senso com-
posto o il senso diviso: rationale vel irrationale est homo , ome può
distribuire animal rationale vel
irrationale e la proposizione è falsa, o
solo animal rationale e la proposizione è vera. Quintus septem modorum communium pro- venit
ex eo quod oratio potest subponere verbo vel pars orationis : data la
proposizione verum est Socratem esse
hominem et Socratem non esse hominem , si può intendere che soggetto sia Socratem esse hominem et Socratem non esse
hominem che è il dictum di Socratem esse hominem et Socrates non sunt
homo , e la proposizione è vera; se invece Socratem ogni volta che occorre è
soggetto, il dictuz già formulato deriva da
Socrates est homo et Socrates non est homo e la proposizione è falsa (ivi). Septimus et ultimus septem modorum communium
provenit ex eo quod aliqua dictio potest intelligi preponi vel postponi :
in album est omnis homo , album può
essere il predicato di omnis homo est
albus e la proposizione è vera, oppure
la proposizione può valere: hoc album est omnis homo e in tal caso è falsa (p. 661). Tutti questi
modi, salvo qualche analogia, non hanno un preciso riferimento in quelli dei
testi precedentemente esaminati. 9 Cfr. Logica Modernorum, cit., II, i, p. 491.
% Oltre ai testi esaminati, cfr. l'Ars Meliduna, cit., che ha un cenno alla
fallacia secundum compositionem et divisionem. È un esame delle difficoltà che
sorgono dall’uso dei numerali, cui si fa ricorso da Aristotele in poi: duo et
tria sunt aliqua, aliqua sunt quinque, ergo aliqua sunt duo et tria, ecc.); per
le Sumzzze Metenses, cit., cfr. p. 477. 524 Alfonso Maierù Et assignant hic
compositionem et divisionem, sicut si dicatur: Iste potest videre clausis
oculis, id est oculis qui sunt clausi, per divisionem verum est; si oculis
clausis, id est quod simul sint clausi et videat per compositionem falsum. Si
tamen ex parte subiecti dicatur: clausis oculis potest iste videre, magis est
sensus divisionis, et verum est Ita etiam de impenitentia finali potest iste
penitere, sed si peniteat iam non erit finalis, et ideo his positis in
predicato magis erit sensus compositionis et falsitati propinqua est locutio 9.
Il tentativo fatto dai vari maestri è stato quello di analizzare la
proposizione per vedere quale senso fosse corretto attribuirle. Ma ora si mette
in rilievo che a seconda che alcune dictiones stiano a parte subiecti o a parte
praedicati fanno meglio senso diviso o senso composto. Questo principio si
tradutrà più tardi in regole precise: si individueranno strutture che
permetteranno di valutare facilmente il senso della proposizione e quindi la
sua verità o fal- sità. Si tratterà di regole convenzionali, arbitrarie, ma che
hanno grande importanza. Il periodo che va ad Occam non apporta notevoli novità
nella dottrina del senso composto e del senso diviso. Ciò va detto anche di
Buridano e di Alberto di Sassonia, che i i, pure vissero quando una vera svolta
veniva operata nella | trattazione di questo tipo di fallacie. Il discorso
degli autori, ora, si muove in genere sulla traccia del testo aristotelico e
solo qua e là affiora una notazione di un qualche interesse. i Vediamone
qualcuna in via preliminare. 95 Perri PrcravensIs Sententiae, II, 17, edd. PS
Moore-J.H. Garvi DIG 5 È -J.H. Garvin1% Dee: Notre Dame Ind. 1950, pp. 128-129,
cit. in De RuK, op. cit.,, Ds 175. % Il rilievo è già in Wirson, William
Heytesbury..., cit., pp. 12-13. Terminologia logica della tarda scolastica S25
Sappiamo che Aristotele suggeriva di risolvere la fallacia della composizione
intendendo divisi i termini e viceversa, ma ora si tileva che non ogni
composizione o divisione dà luogo a fallacia. L’affermazione tradizionale va
dunque intesa in senso restrittivo: là dove c’è fallacia della composizione, la
soluzione è la divisio, e viceversa”. Un altro tema che talora affiora è quello
della riduzione del senso composto e del senso diviso ad altre fallacie, per il
quale si è visto che Aristotele offre la traccia con la riduzione all’
ignorantia elenchi . Ma alla fine del secolo XII in quei commenti a Boezio
editi dal De Rijk sotto il titolo Frustula logicalia si sosteneva che Boezio
non aveva accennato alla comzpositio e alla divisio perché intendeva comprenderle
sotto l’aeguivocatio, da intendere in senso lato”. Invece Pietro Ispano,
Tommaso 9? Cfr. Tommaso D'Aquino, De fallaciis, cit., nr. 657, p. 230; Occam,
Elementarium logicae, cit., pp. 121 e 123. È per lo meno equivoco EQUIVOCO
GRICE ciò che si legge nei Tractatus Anagnini, cit., p. 330: quas (sc. fallacias compositionis et
divisionis) ideo mixtius tractamus quia ubicumque est fallacia compositionis
potest esse fallacia divisionis, et e converso ; si vedano invece Fallacie
Vindobonenses, cit., p. 508: Et est
sciendum quod ubicumque est compositio, ibi est divisio, et e converso; sed non
ubicumque est fallacia compositionis est fallacia divisionis, nec e converso ,
e Dialectica Monacensis: numquam in
eodem paralogismo debent assignari hee ambe fallacie, sed altera tantum ; così
va intesa la Surzzza Sopb. el., cit, p. 313: iEt notandum est quod ubicumque
est conpositio, ibidem est divisio. Sed quando compositio facit fallaciam, tunc
est sophisma compositionis; quando autem divisio facit fallaciam, sophisma est divisionis
. E si legga Occam: Circa quas non est
curiose disputandum an sint una fallacia vel plures, aut quis vocandus sit
sensus compositionis et quis divisionis. Hoc enim parum vel nihil prodest ad
alias scientias intelligendas (Tractatus
logicae minor). Comprehenderat Boetius enim sub equivocatione amphibologiam,
coniunctionem et divisionem, quorum sophismata habent fieri secundum termini
alicuius diversam acceptiorem , e p. 619:
Ad quod dicendum quod ‘eguivocatio’ laxo modo accipitur a Boetio, ut dicatur:
equivocatio idest proprietas secundum quam aliquid significat plura equivoce à
d'Aquino !, Duns Scoto !" e Occam ‘® pongono il problema del rapporto tra
arzphibologia e compositio et divisio, anche se lo stesso Occam finisce per
considerarlo problema non rilevante dal punto di vista della logica applicata
!®. Ma in questo periodo la discussione sul senso composto e sul senso diviso
trova il suo centro nella identificazione del tipo di ‘molteplicità’ che
occorre in queste fallacie e delle ‘cause’ che la determinano. Già le Glose
distinguevano le fallaciae in
dictione secondo una triplice
molteplicità: attuale per l’anfibologia e l’equivocità, potenziale per
composizione e divisione (e, sarà specificato in seguito, per l’accento),
fantastica per la figura dictionis,
forse seguendo il commento d’Alessandto (senza dubbio l’Afrodisio), ora perduto
‘9. Tutti gli autori che se ne occupano nei secoli XIII-XIV !% confermano che
la molteplicità potenziale ha luogo nel senso composto e nel senso diviso. Per
quanto riguarda le cause, i testi ne identificano due in rapporto a tutte le
fallacie: causa apparentiae e causa non existenprincipaliter; et in hoc sensu
amphibologia, compositio, divisio, accentus sunt equivocatio. Summulae
logicales. In libros Elenchorum quaestiones, cit., q. xix, $ 2, p. 240b. 102
Cfr. Summa logicae, III, iv, 8, cit., f. 99rb (dove si discute delle modali), e
Tractatus logicae minor, cit., p. 87 (trattando dell’alternativa proposizione
categorica—proposizione ipotetica). Elementarium logicae, cit., p. 121 (a
proposito delle modali); v. n. 97. 10 Op. cit., p. 222. 105 Ma v. ALEXANDRI
quod fertur in Aristotelis Sophisticos elenchos com:mentarium, ed. M.
Wallies, Commentaria in Aristotelem
Graeca , II, m, Berolini 1898, p. 22; cfr. PreTRo IsPANO, Surzmzulae logicales,
cit., 7.08, p. 67. 106 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p. 569; Pietro IsPANO,
op. cito; ALserto M., Liber I Elenchorum; VINCENZO DI BEAUVAIS, op. cit., 276;
Tommaso D'Aquino, op. cit., nr. 656, p. 230; Duns Scoro, op. cit., q. xix, in
part. p. 241; Buripano, Compendium logicae, cit., VII, 2. Terminologia logica
della tarda scolastica 527 tiae (o defectus, o deceptionis, o falsitatis); esse
possono facilmente essere ricondotte a una definizione scolastica di fallacia
che troviamo in Pietro Ispano: fallacia
est apparentia sine existentia !”. Nel
caso del senso composto e del senso diviso, si cerca di individuare la causa
della confusione tra i due sensi ( causa apparentiae ) e il principio
dell’errore ( causa non existentiae , causa defectus ). Ma la discussione sulle
cause chiarisce come vada intesa la molteplicità potenziale chiarendo i vari
punti di vista dai quali può essere considerato il discorso fallace.
Molteplicità potenziale si ha quando le dictiones o voces occorrenti
nell’enunciato sono materialmente le stesse, ma dànno luogo a diversi
significati. L'identità materiale (o ‘sostanziale’) delle voces è causa apparentiae , la pluralità dei sensi, o
pluralità formale, o attuale !%, è causa
non existentiae . Tuttavia detta pluralità formale è spesso ricondotta al
diverso pronuntiare ', alla diversa prolatio !!° opunctuatio!!! che inter107
Op. cit., 7.03, p. 66. 108 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p. 570; GUGLIELMO
DI SHYRESWOOD, Introductiones in logicam, cit., pp. 89-90; Pietro ISPANO, op.
cit., cit., 7.25, p. 74, e 7.28, pp. 75-76; Ps. Bacone, Sumule dialectices,
cit., pp. 334-337; ALserTo M., op. cit., p. 548a; Tommaso D'AQUINO, op. cif.,
nr. 657, p. 230; Occam, Tractatus logicae minor, cit., p. 86; BurIpANO, op. cit.,
VII, 3. Si notino, in particolare, nel testo di Tommaso d’Aquino, le
equivalenze potentialiter-materialiter, formaliter-actualiter, e si legga
BuRIDANO (op. cit., VII, 2): Multiplicitas potentialis dicitur cum vox,
existens eadem secundum materiam et diversa secundum formam, habet multas
significationes . 19 Arserto M., op. cit., p. 545b: Divisa sic pronuntianda est . Composita autem
oratio sic pronuntiatur ; v. n. 113. Per
la pronuntiatio nella retorica classica, cfr. CICERONE, DE INVENTIONECiceRoNnE,
De inventione: pronuntiatio est ex rerum et verborum dignitate vocis et
corporis moderatio; ma cfr. LAusBERG. V. anche ps. BAcoNE, Sumule dialectices,
cit., p. 331. 110 Cfr. Dialectica Monancesis, cit., p. 569: ex modo proferendi
; Ps. Bacone, Sumule dialectices. -it., pp. 331 e 337. Il Occam, Suzzrza
logicae, cit., III, iv, 8, f. 99ra:
Causa non existentiae est diversitas punctuationis , e Elemzentarium
logicae, cit., p. 121. 528 Alfonso Maierù viene nella utilizzazione pratica dell’enunciato
!!, Alberto di Sassonia, invece, definisce:
Causa autem defectus est diversitas constructive orationis earundem (sc.
dictionum), sicut patet in illa ‘quidquid vivit semper est’ !!. Il riferimento alla constructio!!* indica
che alla base di questa dottrina può esserci una preoccupazione di origine
grammaticale, che più chiaramente traspare, presso lo stesso Alberto e presso
altri autori, proprio nella descrizione della compositio e della divisio: una
oratio è composita quando dictiones
ordinantur secundum situm magis debitum , ma è divisa quando dictiones ordinantur secundum situm minus
debitum !5, mentre altti maestri non
privilegiano la compositio rispetto alla divisio 9 (ma il riferimento alla
construc[12 Cfr. ALBERTO M., op. cif., p. 535a-b: Modi autem arguendi sunt duo, scilicet secundum apparentiam
acceptam in dictione, secundum quod dictum est idem quod voce litterata et articulata
pronuntiatum est sive prolatum: omne
enim quod dicendo profertur, hoc vocatur dictio: unde hoc modo et oratio dictio
est: forma enim dictionis hoc modo accepta prolatio est: et quae una continua
prolatione profertut, una dictio: et quae pluribus, plures est dictiones . Logica, cit., V, 4, f. 40va. 114 Per i
rapporti tra comstructio, congruitas e perfectio come proprietà del discorso
secondo Martino di Dacia, cfr. PinBoRG, op. cit., pp. 54-55. 115 Così Pietro
IsPANO, op. ci., 7.25, p. 74; cfr. Aquino, op. cit., nr. 657, p. 230; SASSONIA,
op. cit., V, 4, f. 40rb, parla di magis apte construi e minus apte construi rispettivamente per sensus compositus e
sensus divisus. . 116 Cfr., ad esempio, SHyreswooD, Introductiones in logicam,
cit., p. 89: Est compositio coniunctio
aliquorum, que magis volunt componi. Divisio est separatio aliquorum, que magis
volunt dividi » (si ricordi che in altro senso Guglielmo privilegia la
compositio: cfr. n. 17);VINCENZO DI BeAUVAIS, op. cit., 277, dove distingue
composizione e divi sione essenziale e composizione e divisione accidentale e
precisa che l’oratio è composta in rapporto alla composizione essenziale e
divisa in rapperto alla divisione essenziale e, se falsa, è resa vera
rispettivamente dalla div'-io
Terminologia logica della tarda scolastica 529 tio è rintracciabile in testi
della fine del secolo XII !!?). Per chiarire la natura di tale posizione,
esaminiamo l’esempio addotto da Alberto: è il noto sofisma quicquid vivit semper est ». Ci si chiede con
quale verbo più propriamente semper vada congiunto, e si risponde ch’esso va
congiunto con est: dunque, congiunto con es fa senso composto, congiunto con
vivit fa senso diviso. Che gli avverbi
de natura sua habent determi nare verbum », come scrive Pietro Ispano
!!, è dottrina grammaticale; se ne conclude che semzper potius determinabit verbum principale quam
minus principale » !'9, cioè es? piuttosto che vivit. Guglielmo di Shyreswood
ricorda che secondo Prisciano adverbia
magis proprie habent precedere suum verbum »!2: di qui dunque i cenni al situm magis debitum » che troviamo
accidentalis » e dalla compositio
accidentalis »; BurIDANO, op. cit., VII, 3. 117 Per un verso cfr. la Diglectica
Monacensis, cit., p. 569; Est itaque
quedam compositio sermonis que nil aliud est quam constructio sive ordinatio
alicuius sermonis componibilis vel incomponibilis ad alterum cum quo videtur
potius quam cum alio coniugi, sic tamen se habens quod ab illo possit dividi et
ordinari cum alio cum quo videtur minus coniugi et ordinabile. Divisio autem
est separatio alicuius ab aliquo cum quo natum est ordinari secundum debitum
sicut qui debet esse in partibus illius orationis. Ex hoc patet quod ista
oratio que multiplex est ex compositione et divisione, quantum est de se,
sensum compositionis semper habet actualiter et principaliter, sensum vero
divisionis protestate »; pet l’altro cfr. le Fallacie magistri Willelmi, cit., p. 687: Fallatia secundum compositionem est quando
infertur coniunctim ex divisim dato tamquam coniunctim dato. Dicitur autem in
dictione quia fallit ex proprietate dictionis, scilicet compositione, cum sit
compositio dictionum constructio innitens compositioni. Fallatia secundum
divisionem est cum infertur ex coniunctim dato quasi divisim dato. In dictione
dicitur esse quia fallit ex proprietate dictionis, ut ex divisione, cum sit
divisio dictionum constructio innitens divisioni. Ideoque secundum divisionem
nominatur hec fallatia ». 118 Op. cit., 7.25, p. 74. 119 Ivi. 120
Introductiones in logicam, cit., p. 91; cfr. PRISCIANO in Grammatici latini,
nei testi. Ma sem di i i bra un’indebita estensione caratterizzare senso È pra
il testo più illuminante tra quelli sfogliati in ordine al ‘Porto tra queste
analisi e la dottrina grammaticale dell: constructio sono le quaestiones » di Duns Scoto sugli Ele, chi
sofistici. La sua analisi è tutta impregnata delle dista È delle esigenze
derivanti da un’impostazione in linea con la ram. matica speculativa. In essa
trovano posto e sistemazione o i temi della pronuntiatio, prolatio e punctuatio
che abbiamo vi accennati e utilizzati dagli altri autori. i Di cit., VII, 3,
primo modo. Occam, nella Sunzza logicae, cit A » 99ra), per questo sofisma fa
riferimento solo alla diversa puachia: Tractatus logicae minor, cit. 86. i È
sotto il pri : ‘-, p. 86, i due esempi sono dati di segui ae polo continua poi
affermando che, se c'è una lea compositus în quo dis composto e diviso, essa è
che ille sensus est di duo siiae di ictio componitur cum alia dictione; et ille
est divisus ictio cum nulla alia immediata sibi componitur » (p. 119): in
un’altra, non si ‘compone’ i tra, ; npone’ con una terza dictio nella si izi
cfr. l'esame dei modi, più avanti (nn. 133 e 134), COCAINA 531 Terminologia
logica della tarda scolastica Conviene perciò seguire il suo discorso fin
dall’origine. Distinta una triplice molteplicità !2, egli afferma che la
molteplicità potenziale si ha quando est
ibi identitas vocis secundum materiam, et non secundum formam » ‘, e che la
forza non è altro che la prolatio 4.
Causa apparentiae » della fallacia in senso composto e in senso diviso
è: unitas materialium cum similitudine
orationis compositae ad divisam et e
converso in divisione »: non si tratta soltanto della materiale identità delle
dictiones, ma anche di una diversa somiglianza dell’un modo all’altro che sulla
materiale identità si innesta; questa diversa somiglianza si fonda sui
diversi modi proferendi compositim vel
divisim , che sono di specie differenti '”. Ora, precisa l’autore, modus proferendi est quidam modus
significandi Logicalis, per quem unus intellectus ab alio distinguitur !%. Accanto ai modi significandi
grammaticali, che stanno a base della constructio !”, Duns Scoto pone dunque i
modi significandi logicales che fondano la diversità dei ‘sensi’ (inzellectus)
anche là dove è una stessa constructio. Essi 12 Op. cit., q. xix, $ 4, f. 24la.
13 Ivi. 14 Ivi: Actualis multiplicitas est, quando est ibi identitas vocis
secundum materiam, et formam, quae est prolatio . 15 Op. cit., q. xxiv, $ 5, f.
247a: Unde dicendum, quod unitas mate.
rialium cum similitudine orationis compositae ad divisam, est causa apparentiae
in compositione, et e converso, in divisione. Et licet istae similitudines
radicaliter proveniant ex unitate materialium: istae tamen similitudines super
modos proferendi compositim, vel divisim fundantur, qui tamen sunt specie
differentes . Perciò le due fallacie non vengono unificate dall’autore (cfr. q.
xxiii, f. 245: Utrum compositio et divisio sint duae fallaciae distinctae
specie ). 126 Ivi, q. xxvi, $ 4, f. 249a. 127 Ivi: Ad rationes. Ad primam dicendum, quod si
maior intelligitur solum de modis significandi Grammaticalibus, qui sunt
principia construendi unam dictionem cum alia, tunc falsa est maior. Sed si
intelligatur, quod omnis diversitas in oratione, vel provenit ex diversitate
significati, vel modorum significandi Logicalium, tunc vera est, et minor falsa
. sa Alfonso Maierù sono infatti ex
parte nostra !® e si traducono in una
diversa prolatio e in un diverso punctuare, che non toccano la constructio in
quanto tale !®. Ma la constructio operata dai
modi significandi grammaticali dà
luogo (naturalmente, si potrebbe dire) al senso composto, mentre il senso
diviso interviene facendo quasi violenza alla natura delle dictiones e alla
loro disposizione nella orazio: 0, meglio, il
modus proferendi che sta alla
base del senso composto è più rispettoso della constructio che non il modus proferendi che fonda il senso diviso; ciò risulta
dall’esame dei tre modi, concretizzati in tre esempi, che Duns Scoto assegna
alla composizione e alla divisione !, 128 Ivi, $ 2, f. 248b: Dicendum, quod diversitas modi proferendi est
ex parte nostra. Sed quod oratio sic prolata, hoc significet, et sub alio modo
proferendi significet aliud, hoc non est ex patte nostra . 129 Ivi, q. xxi, $
6, f. 243a, discutendo del rapporto tra molteplicità attuale e molteplicità
potenziale: Est tamen intelligendum, quod licet determi nata (ex terminata)
prolatio determinet orationem multiplicem secundum actualem multiplicitatem, et
potentialem, sicut accidit in compositione, et divisione, una tamen
multiplicitas ab alia differt. Nam determinata pio: latio orationis multiplicis
secundum potentialem multiplicitatem, punctuando ad alterum potest ipsam
determinare, manente semper eodem ordine vocum. Sed determinata prolatio,
manente eodem ordine vocum, punctuando, non determinat orationem multiplicem
secundum actualem multiplicitatem ad alterum sensum, sed ipsa transpositio
terminorum. Si enim dicatur Pugnantes vellem ma accipere, ly pugnantes, non pet
punctuationem ad alterum sensum potest determinati. Per il primo modo (sedentem
ambulare est possibile), cfr. ivi, q. xvi, $ 3, ff. 248b-249a: Sed ulterius oportet videre, quis modus
profe: rendi facit sensus compositum et divisum. Et dicendum est, quod continua
prolatio eius, quod est sedentem, cum hoc quod est ambulare, causat sensum
compositum. Iste autem modus proferendi possibilis est in oratione, nam sic
modi significandi Grammaticales ad invicem dependentes terminantur et quae nata
sunt coniungi coniunguntur. Iste autem sensus accidit orationi praeter aliquam
violentiam, ideo iste sensus magis appropriatur orationi. Sensus autem
divisionis accidit ex discontinua prolatione earundem partium. Et quia quae
nata sunt coniungi ad inviTerminologia logica della tarda scolastica [Sembra
che queste precisazioni possano illuminare testi che, mancando di espliciti
riferimenti, altrimenti risulterebbero oscuri 15, cem, separantur, ideo iste
sensus minus appropriatur orationi, unde accidit ei cum quadam violentia ; per
il secondo modo (quingue sunt duo et tria), ivi, q. xxx, $ 1, f. 25la: Ad
primam quaestionem dicendum, quod Coniunctio, vel copulatio, per se copulat
inter terminos: per accidens autem inter propositiones. Et huius ratio est: nam
cum Coniunctio sit pars orationis, habet modos significandi secundum quod cum
aliis partibus orationis consttui potest; sed non construitur, nisi cum illis,
inter quae copulat, oportet igitur ista habere modos significandi sibi
proportionabiles, qui sint principium constructionis; ergo non copulat inter
orationes. Sed tamen, quia terminos inter quos copulat accidit partes unius orationis
esse, vel diversarum, ideo dicitur copulare inter terminos, vel inter
orationes. Magis tamen proprie potest dici, quod coniunctio posset copulare
inter terminos unius orationis, vel inter terminos diversarum orationum ; per
il terzo modo (quod unum solum potest ferre plura potest ferre), ivi, q.
xxxiii, $ 3, f. 253a: Circa tamen modos intelligendum est, quod tot sunt modi
secundum compositionem, et divisionem, quot modis componere contingit, quae
nata sunt componi, et illa ad invicem dividere, resultante diversitate
sententiae. Sed ad videndum quae nata sunt componi, intelligendum est, quod
Priscianus dicit, in maiori volumine, quod omnis determinatio, et omnia
Adiectiva Nominaliter, vel Adverbialiter designata, praeponuntur aptius suis
substantivis, ut fortis Imperator fortiter pugnat, et ratio potest esse, nam
Adiectiva de se quasi infinita sunt, et ideo per sua Substantiva determinantur.
Dicit etiam Priscianus, quod licet omnia postponere, exceptis monosyllabis, ut
nunc, turc, et huiusmodi, sed hic videtur esse dicendum, quod quando
determinatio componitur cum deter- minabili subsequenti, tunc dicitur oratio
composita; et quando ab eodem removetur, dicitur divisa: sed huic modo dicendi
repugnat iste paralogismus, Ex quinquaginta virorum centum reliquit divus
Achilles, nam si praedicta oratio dicetur composita, quando ly wvirorum
componitur cum ly Quir- quaginta, tunc propositio est falsa, cum tamen ille
paralogismus sit para- logimus divisionis, et tunc dicitur esse vera in sensu
composito, sed tunc dicendum est, quod haec est littera, Quinguaginta ex centum
virorum, etc. vel quod paralogismus ille est compositionis, ponitur tamen inter
paralo- gismos divisionis, etc. . 131 In particolare, cfr. Ps. BACONE, op.
cif., pp. 334-336 e 341-342, oltre al testo di Occam, in n. 117. * 534 Alfonso
Maierù Accenniamo, per concludere, ai modi posti da ciascun autore. Pietro
Ispano assegna due modi al senso composto e due al senso diviso ‘©, mentre le
Sumzyle attribuite a Bacone forniscono due modi per il senso composto e due per
il senso diviso, e ne aggiun- gono per ciascun senso un terzo in forma
dubitativa !8. Il testo 12 Op. cit.:
Compositionis duo sunt modi. Primus modus provenit ex co, quod aliquod
dictum potest supponere pro se vel pro parte sui, ut haec: “sedentem ambulare
est possibile” . Et sciendum quod soleat huiusmodi orationes dici de re vel de
dicto. Quando enim subiicitur pro se, dicitur de dicto, quando subiicitur pro
parte dicti dicitur de re. Et omnes istae propositiones sunt compositae quando
dictum subiicitur pro se, quia praedicatum competentius ordinatur toti dicto
quam parti dicti. Secundus modus ‘provenit ex eo quod aliqua dictio potest
referri ad diversa, ut “quod unum solum potest ferre, plura potest ferre” (ivi, 7.27, p. 75); Divisionis duo sunt modi.
Primus provenit ex eo quod aliqua coniunctio potest coniungete inter terminos
vel inter propo. sitiones ut hic: “duo et tria sunt quinque” (ivi, 7.29, p. 76); Secundus modus provenit ex co quod aliqua
determinatio potest refetri ad diversa, ut tu vidisti oculis percussum”. Haec
est duplex ex eo, quod iste ablativus “oculis” potest referri (ad) hoc verbum
“vidisti”, vel (ad) hoc participium “percussum”
(ivi, 7.30, p. 76). 133 Op. cit: Et sunt duo modi secundum hunc locum
(sc. fallaciam compesicionis); primus, quando aliquid componitur cum uno et cum
dividitur “non componitur cum alio, ut ‘possibile est sedentem ambulare’ Edi et
universaliter, omnis oracio que est ex modo nominali dicitur esse secundum quod
est de re et dicto (p. 335); Secundus modus
est quando aliqua diccio componitut cum uno et cum dividitur potest cum alio
componi, ut ‘quicumque scit litteras nunc didicit illas [...}' (ivi); [..] 3.48
modus est quando determinacio componitur cum uno, et cum dividitur componitur
cum alio subintellecto (p. 336); Primus est modus (sc. fallaciae divisionis)
quando aliquid dividitur ab uno et non componitur cum alio, ut ‘quecumque sunt
duo et tria sunt paria et imparia;
Secundus modus est quando aliqua determinacio dividitur falso ab uno et
componitur cum alio posito in oracione, ut ‘deus desinit nunc esse’ (altro esempio è quadraginta virorum centum reliquit dives Achilles ) (p. 337); In hoc tamen
paralogismo dicitur esse 3.48 modus divisionis, quia cum dividitur determinacio
ab aliquo actu posito in oracione componitur intellecto, set hoc forte non
facit composicionem de Terminologia logica della surda scolastica 535 delle
Suzzule è riecheggiato abbastanza da vicino dalla esposizione di Alberto Magno,
il quale attribuisce tre modi alla compo sitio e tre modi alla divisio !*.
Vincenzo di Beauvais, che segue qua hic loquimur, et propter hoc est ibi primus
modus (ivi). 14 Cfr. op. cit., pet il
senso composto: primus provenit, quia
aliqua dictio in oratione est composita cum aliquo, et tamen non dividitur id
quod est in oratione: et tales sunt hae duae orationes, ut posse sedentem
ambulare, et posse non scribentem scribere;
Secundus modus provenit ex hoc quod aliquid componitur cum aliquo in
oratione eadem posito, et dividitur etiam ab aliquo posito in eadem oratione:
et hujus exemplum est, discere nunc litteras, siquidem didicit quas scit (pp. 545b-546a); Tertius modus est, quando componit cum aliquo
in oratione posito, sed sub intellectu in eadem oratione; et hujus exemplum est
quod dicitur, quod unum solum potest ferre, plura potest ferre: sensus enim
compositionis est secundum quod continua et composita est prolatio inter haec
duo, 747 solu:, cum hoc verbo infinitivo, ferre, sic, quod potest ferre unum
solum, ita quod nihil amplius plura potest ferre: sic enim composita est et
falsa: et sic dictio exclusiva respicit infinitivum ferre: quia quod sic unum
solum potest ferre, et nihil amplius, non potest ferre plura: quia sic dictio
exclusiva ponit formam suam circa hunc terminum, unu, et excludit id quod est
oppositum uni ab infinitivo super quod ponitur posse vel possibile: et ideo
quod sic unum solum potest ferre, non potest plura ferre. Si autem discontinua
et divisa sit prolatio inter haec duo, unu solum, tunc dictio exclusiva
excluditur ab isto termino, unutt, et conjungitur cum participio subintellecto
quod est ens vel existens solum, potest ferre: et hoc est verum: et ideo divisa
est vera, composita falsa; per il senso diviso: Primus ergo modus erit, quando
aliquid dividitur ab aliquo in oratione posito, et cum nullo componitur in
eadem oratione posito: et de hoc duo sunt exempla sic, quinque sunt duo, et
tria: et formatur sic: quaecumque sunt duo et tria, sunt quinque: duo et tria
sunt duo et tria: ergo duo sunt quinque, et tria sunt quinque, quod falsum est.
Adhuc alia oratio: quaecumque sunt duo et tria, sunt paria et imparia: quinque
sunt tria et duo: ergo quinque sunt paria et imparia. Adhuc autem penes eumdem
modum accipitur et haec oratio, quae est majus esse aequale et formatur sic: quod
est majus, est tantumdem et amplius: sed quod est tantumdem, est aequale, et
quod est amplius, est inaequale: ergo quod est tantumdem est aequale et
inaequale. — Cum autem in his orationibus sit multiplicitas in hoc quod eadem
oratio secundum 736 Alfonso Maierù da presso Aristotele, ammette tre modi di
paralogizzare per il senso composto e tre per il senso diviso '5. Tommaso
d’Aquino conosce tre modi che valgono sia per il senso composto che per il
senso diviso, i quali però non aggiungono niente di nuovo al materiam in
omnibus his divisa et composita non eadem significat, sed aliud, in omnibus his
significat divisa et composita. Exemplum autem ; juod est quando aliquid in
eadem oratione componitur cum aliquo, et ii ab isto componitur cum aliquo in eadem
oratione posito, ut ég0 te posui cane entem liberum: et est in hac oratione
multiplicitas, ex eo quod oc participium, erfemz, potest componi cum hoc
nomine, servum, et si est oratio composita et vera: vel dividi ab illo et
componi cat e nomine, liberum, et sic est divisa et falsa: et hoc juxta
secundum oa compositionis. Exemplum
autem ejus quod est tertius modus co
sitionis (scilicet quod divisum ab aliquo in oratione posito ine cum
aliquo non in eadem oratione posito, sed sub subjecto intellecto) i hoc: quadraginta
virorum, centum reliquit divus Achilles: et est h multiplicitas ex eo quod haec
dictio, certurz, potest componi cum res termino, viror4m, et tunc est
adjectivum ejus et est casus genitivi: et Sic Rae est composita et vera sub hoc
sensu, centum virorum ita orco cigno quadraginta. Vel iste terminus, centum,
potest addi ad hunc um, reftguit, et tunc componitur cum hoc termino
subintellect st: est virorum, et sic est divisa et falsa sub hoc sensu, quod de
prezà qua aginta virorum, centum reliquit divus Achilles, quod est impossibile.
sti ergo sunt modi compositionis et divisionis. Ma l’aut a Di gere chiarisce
ulteriormente il meccanismo del senso composto pei ee pag: Si autem quaeritur
penes quid accipiantur modi compoonis et divisionis? Satis patet per praedicta:
quia divisum ab aliquo i oratlone posito: aut non componitur cum aliquo in
eadem a sic est primus modus: aut
componitur cum aliquo: et si componitur, ta "gn cum aliquo in oratione
posito, aut non posito, sed subintellecto. primo modo est secundus modus,
altero autem modo tettius t: in pine quam in divisione . > sn pat ei senso
composto: Primus fit eo quod parti È og
soin 1 intellectae, potest ordinari cum diversis verbis, bre sie > si ile
est ambulare, possibile est ut ambulet; possibile agi ipa cun ser re “N ut
stano ambulet. Minor muli ;, est vera; distingui niter de re vera, de dicto (ex
dicta) falsa. Secandas inte rn Terminologia logica della tarda scolastica 537
testo dei suoi predecessori. Anche Duns Scoto assegna tre modi, come si è visto,
e sono comuni ai due sensi !”; ma Guglielmo adverbium possit componi cum uno
verbo, vel ab illo dividi, et componi cum alio, ut hic: Quod scit aliquis nunc
didicit; sed magister litteras nunc scit; ergo nunc didicit, non valet ;
Tertius fit, eo quod nota exclusionis possit componi cum diversis verbis, ut
hic: Quod unum solum potest ferre, non potest plura ferre; per il senso
diviso: uno modo, eo quod dictio
copulativa vel disiunctiva potest copulare dictiones, vel orationes; secundum
quem sic paralogizatur: Quaecunque sunt duo et tria, sunt paria et imparia;
quinque sunt duo et tria, ergo etc. Secundo modo, eo quod participium possit
coniugi cum diversis nominibus, ut hic: Ego posui te servum entem liberum;
entem potest coniungi huic nomini servum, et sic est vera composita, quia
priori nomini natum est plus componi; vel ab eodem dividi, sic est falsa
divisa. Tertio modo hoc idem contingit, quando aliquod nomen cum alio nomine
potest coniungi vere, vel ab codem dividi false; ut hoc nomen centurz in exemplo
Aristotelis, cenzum quinquaginta virorum reliquit Achilles. Iteque secundum
divisionem potest fieri paralogismus, quoties a coniunctim dato, infertur
divisim; et e converso secundum compositionem sic: Iste est bonus, et est
clericus; ergo est bonus clericus, et e converso potest argui similiter
secundum divisionem . 1386 Op. cit.: Primus modus est quando aliquo dictum
potest supponere verbo vel ratione totius vel ratione partis: si ratione totius
supponat, erit oratio composita, si ratione partis, erit oratio divisa:
corrisponde al primo modo del senso composto di Pietro Ispano, fa leva
sull’esempio base: possibile est album
esse nigrum , e richiama la distinzione della modalità de dicto dalla modalità
de re; Secundus modus provenit ex eo quod aliquando praedicatum, in quo pluta
adunantur per coniunetionem copulativam vel disiunctivam, potest attribui
subiecto coniunctim vel divisim. Si coniunctim, est oratio composita; si
divisim, oratio est divisa (nr. 659, p. 230): anche qui, l'esempio è classico,
ma è dato al negativo: quinque non sunt duo et tria: la discussione verte
sull’interpretazione del rapporto tra soggetto e il predicato duo et tria;
Tertius modus est, quando una dictio potest coniungi diversis dictionibus in
locutione positis: erit autem tunc secundum hoc composita oratio, quando
coniungitur cum dictione cui magis apparet, vel apta nata coniungi; divisa
(diversa: Spiazzi) vero, quando ab ea disiungitur. Sicut in hoc paralogismo
patet: Quod potest unum solum ferre, plura potest ferre (nr. 662, p. 231). 137 Op. cit. gli esempi
sono: (a) sedentem ambulare est possi d’Oc i i lea atti due modi comuni al
senso composto e al senso n Pe gl 5 stessi occorrono anche nei trattati di
Burleigh editi er !. Alberto di Sassonia, invece, torna ai tre modi, ma 5 adem
aut aliquibus eisde i b ‘m replicata vel repetita, eadem dicti i cum una vel
pluribus (Elezentarium logicae, cit.,
pp. 119-120; di. Tresa 139 Per il pri i imo modo con i termini i . i modali,
cfr. D i i i di do 9 . De puritate ar, ass per il secondo modo con et, cit,
ivi, a 242: fa pio, oa pini tra pg inter
duos terminos ia $ 5 est locutio, ex eo d i : I, IG È quod potest inc bag cà
propositiones. Et haec distinetio e rit deg a mitrigria Ma iena secundum quod
copulant inter terminos È ergono meine 8 secundum quod copulat inter
propositiones sic rotta sig con vel, cfr. ivi, p. 243: Et est sciendum faod “gu
Legea cp ‘vel? ponitur inter duos terminos, uiciea csbieg 3 hei potest
disiungere inter terminos vel inter proposi. ri Arg Propositiones, sic est
disiunctiva, si disiungat inter ‘minos, e disiuneto extremo. Et h: istincti
;ecun Lernia la le d j laec distinctio est s o eri Le Secundum quod disiungit
inter duos = O nis, si !s divisionis; secundum quod disiungit i, Li ionis; quod
disiungit intel SIC est sensus
compositionis ; e con si, cfr. la dieci hi e Terminologia logica della tarda
scolastica 539 anche questi sono comuni ai due sensi !°. Più interessante
l’esposizione di Buridano, il quale, dopo tre modi comuni ai due sensi che ben
rispecchiano quelli dei testi finora ricordati ‘4, esamina altri tre modi,
anch'essi comuni: la negatio può cadere sull’intera proposizione categorica,
è negatio negans e rende composta e falsa la proposizione, o
può cadere sul soggetto soltanto, è
negatio infinitans e rende divisa
e vera la sofisma Socrates dicit verum
si solum Plato loquitur , ivi, p. 250, e del sofisma omnis homo, si est Sortes, differt a Platone
, pp. 42 sg. 14 Il primo riguarda le modali (cfr. Logica, cit., V. 4, f.
40va: oratio respectu alicuius modi );
il secondo riguarda le proposizioni che
ratione alicuius coniunctionis vel adverbii possono essere intese come proposizioni
categoriche o ipotetiche (ivi, f. 40vb); il terzo sorge ex co quod in aliquibus
propositionibus aliqua dictio ex diversis coniunctionibus ad diversas dictiones
eiusdem orationis causat diversos sensus, sicut de illa: ‘quicquid vivit semper
est’ (ivi, f. 41ra). 141 Primus modus est per hoc quod una
determinatio potest coniungi cum utroque duorum determinabilium et separari ab
altero, vel unum detetminabile cum utraque (ex utroque) duarum determinationum,
ut in illa oratione: ‘quaecumque scit litteras nunc didicit illas’ , et in hac
oratione ‘quicquid vivit semper est . Similiter in illa: ‘quadraginta virorum
centum reliquit divus (ex dives) \Achilles®. In hoc autem modo sensus
compositus vocatur quando illa dictio coniungibilis diversis coniungitur cum illo ad quod habet situm
magis convenientem et divisus (ex divisis) vocatur quando separatur ab illo ad
quod habet situm magis convenientem, ut quando coniungitur cum illo ad quod
habet situm minus convenientem. Secundus modus est per hoc quod diversi termini
possunt coniunctim esse unum subiectum vel unum praedicatum, vel possunt
divisim unum esse subiectum et alterum praedicatum, ut in hac oratione
‘sedentem ambulare est possibile’. Potest enim totum dictum subici et modus
praedicari et e converso, et est sensus compositionis; vel potest una pars
dicti subici et alia praedicari et quod modus se teneat ex parte copulae, et est
sensus divisus et propositio divisa . Tertius modus ponitur prout plures
termini possunt simul coniunctim subici vel praedicari in una propositione
categorica, et possunt etiam divisim subici vel praedicari, et aequivalent tunc
uni propositioni hypotheticae, ut in hac propositione: ‘quinque sunt duo et
tria’ (op. cit., VII, 3). sia Alfonso
Maierù proposizione (è il quarto modo) !®; la negatio negans può cadere
sull’intera proposizione ipotetica, e rende la proposizione co: ‘ posta e
falsa, o può cadere solo sulla prima categorica e la pro “ sizione allora è
divisa e vera (quinto modo) !*; infine data lino. tetica homo est asinus et equus est capra vel deus
est Îae può avere una disgiuntiva, e la proposizione tutta è composta e vera,
oppure una congiuntiva, ed è divisa a falsa (sesto modo) !4, Buridano, il quale
non esclude che possano darsi altri modi ritiene che questi siano i principali
!5, i 5. La logica inglese da Heytesbury a Billingham La trattazione del senso
composto e del senso diviso nel secolo XIII e fino ad Alberto di Sassonia è
caratterizzata da due elementi: a) innanzi tutto, come si è detto, un
accostamento diretto al testo aristotelico, scavalcando la mediazione delle
summulae o dei commenti agli Elenchi sofistici fioriti alla fine del secolo
XII: questo accostamento è rivelato dai ‘modi’ presi in esame della maggior
parte degli autori che sono riconducibili in genere ad esempi occorrenti in
Aristotele; b) in secondo luogo, da un’analisi condotta con i mezzi forniti
dalla grammatica speccilerive; ed è singolare che se nel solo Duns Scoto, tra
gli autori esaminati, le dottrine vengono in luce sistematicamente, l’uso di
certa termi: nologia e certe interpretazioni vadano ricondotte alle dottrine
della lasagne speculativa nelle quali trovano la loto giustificazione, L. sie
sea come in Occam e Buridano, esse sono in via di Nel secondo quarto del secolo
XIV in Inghilterra alcuni logici 12 Ivi, 13 Ivi. 14 Ivi. 145 Ivi. Terminologia
logica della tarda scolastica 541 impostano diversamente il problema. Emergono
sugli altri Guglielmo Heytesbury prima e Riccardo Billingham poi. Entrambi
dedicano un trattato ai problemi del senso composto e del senso diviso. Ma
Heytesbury ne parla a lungo anche nel secondo capitolo delle Regulae solvendi
sophismata, cioè il De scire et dubitare, e s'è detto che le Regulae vanno
datate al 1335 ‘9, di modo che, a questa data, Heytesbury aveva elaborato la
sua dottrina, almeno per quanto riguarda un capitolo fondamentale !. È
probabile che 14 Cfr. Introduzione. Ma nei vari capitoli delle Regulae, cit., è
presente la dottrina del senso composto e del senso diviso: cfr. De
insolubilibus, f. Tra: Sed ista obiectio
et ratio nimis cavillatoria est, et bene potest dici sophistica, quia vadit
solummodo ad verba et non ad intellectum, cum intelligantur omnia superius
posita i sensu diviso; arguit autem iste cavillator contra ista in sensu
composito: nimis enim esset prolixum in verbis tantum instare, ut nihil
diceretur quod cavillatorie non posset impugnari. Ideo non tantum ad verba
nuda, sed ad sententiam referas argumentum et videbis quam potenter concludit ;
De relativis, f. 21rb: ‘Tam incipit aliquis punctus moveri qui per tempus quod
terminatur ad instans quod est praesens quiescet, ergo iam incipit aliquis
punctus moveri et ille per tempus termi natum ad instans quod est praesens
quiescet’: notum est quod non valet consequentia, quia antecedens est verum in
casu et consequens impossibile. Unde universaliter hoc nomen relativum relatum
ad terminum stantem confuse tantum non habet sic exponi. Arguitur enim in
huiusmodi expositione a sensu composito ad sensum divisum , e f. 21va, a
proposito di casi col verbo apparet (altri casi con apparet in De scire et
dubitare, f. 14va); De incipit et desinit, f. 26rb: Ad aliud cum arguitur quod
Socrates in aliquo instanti desinet esse antequam ipse desinet esse, optime
respondetur distinguendo illam penes compositionem et divisionem. Sensus
divisus est iste: ‘in aliquo instanti antequam Socrates desinet esse, Socrates
desinet esse’, et ille sensus claudit opposita. Sersus compositus est iste:
‘Socrates desinet esse in aliquo instanti antequam desinet esse’; in isto sensu
tenendo totum illud aggregatum a parte praedicati, satis potest concedi illa
propositio ; De maximo et minimo, f. 31va-b:
Sed arguitur forte quod primum est falsum quia non est possibile quod 4
punctus sic movendo ita cito tangat punctum ultra 4 sicut 5, ergo 4 non poterit
ita cito tangere aliquem punctum ultra 6 sicut %. Huic dicitur concedendo
conclusionem, et ex ista non 542 Alfonso Maierù in Inghilterra le Regulae siano
state al centro di discussione al loro apparire; è certo però che del De scire
et dubitare è stato fatto un adattamento incentrato sulla dottrina del senso
composto e del senso diviso, adattamento che, sotto il titolo (che è l’incipit)
Termini qui faciunt 8, ha avuto una certa fortuna nelle scuole !9. Viene da
chiedersi quale dei due trattati di Heytesbury sia anteriore all’altro, se le
Regulae o il De sensu composito et diviso: la fortuna arrisa al secondo
capitolo delle Regu/ae, che non si spiega se fosse stato disponibile l’altro
trattato, farebbe pensare all’antecedenza della composizione delle Regulae;
l’altro trattato, in tal caso, sarebbe stato composto per l’esigenza di
sistemare tutta la materia nel corso della discussione nell’ambito
universitario. Ma questa è solo un’ipotesi e non abbiamo elementi sufficienti a
confortarla. È un fatto però che, oltre ai termini modali, vengono in primo
piano in questa discussione i termini che riguarsequitur quin ita cito sicut 4
poterit tangere, poterit ipsum etiam tangere aliquem punctum ultra è, quia ista
significat sensum divisum et alia concessa denotat compositionem , e ivi, f.
3lvb: antecedens nam significat secundum
divisionem, consequens autem secundum compositionem (cors. mio).
Cfr. appendice 1 a questo capitolo. Ma è da tener presente che anche il
primo capitolo delle Regulae, cioè il De insolubilibus, ha avuto fortuna: cfr.
WersnereL, Repertorium Mertonense; il primo testo citato dal Weisheipl è l’expositio
che ne fa Johannes Venator: cfr. il mio Lo
Speculum ..., cit., p. 313 n. 67. 149 Il trattato fra l’altro è in due
codici, Padova, Bibl. Univ. e Worcester,
Cath. F. 118, che contengono, nella prima parte, una successione di piccoli
trattati che potrebbero aver costituito un corpus di manuali per principianti
negli studi di logica, corpus formatosi nella seconda metà del sec. XIV in
Inghilterra (il ms. padovano è inglese); il cod. di Worcester porta
l'intestazione Sophistria secundum usum
Oxonie , mentre il rilievo per il codice padovano è dovuto al compilatore del
catalogo manoscritto (cfr. c. 341). Il confronto fra il contenuto dei due
codici merita un’analisi più approfondita. Il WersHEIPL, The Development...,
cit., p. 159, rileva che al De scire et dubitare, comunque, si affiancano
discussioni analoghe a Oxford: si ricordi fra l’altro, la discussione di John
Dumbleton (primo libro della Surzzza) sull’intensio e remzissio della credenza,
ecc. Terminologia logica della tarda scolastica 543 dano ‘atti dell'anima’,
come si vedrà in seguito; che termini modali e verbi designanti actus animae
sono ferzzini officiales secondo la dottrina della probatio
propositionis !°; che il De sensu composito et diviso di Billingham tratta
prevalentemente dei zermini officiales!!; che in un adattamento anonimo !°
dell’altro trattato di Billingham, lo Speculum, la dottrina della probatio dei
termini officiales è ricondotta a quella del senso composto e del senso diviso,
come non è nello Speculum di Billingham. : Tutto ciò fa pensare che i temi del
De scire et dubitare di Heytesbury, più che non quelli del De sensu composito
et diviso, abbiano avuto fortuna in Inghilterra per la dottrina che ci
riguarda, a meno che non si postuli l’esistenza, in ambiente universitario, anteriormente
a Heytesbuty e a Billingham e quindi ai manipolatori dei loto trattati, di un
testo o di un dibattito che abbia condizionato e convogliato lo svolgimento
successivo delle elaborazioni relative al senso composto e al senso diviso sui
termini che saranno poi detti officiales !*. In tal caso però il De sensu
composito et diviso di Heytesbury con la sua ricca articolazione resterebbe
sempre più un fatto isolato che non trova precedenti, se non quelli lontani (e
non sappiamo quanto noti in ambiente oxoniense) del secolo XII. Forse per
sciogliere questo nodo sono necessarie altre indagini sui manoscritti. Ciò che
caratterizza le analisi del senso composto e del senso diviso proposte in
ambiente oxoniense rispetto a quelle dei secoli precedenti e dei contemporanei
che operano in continente! è 150 Cfr. cap. VI, $ 6. 151 Vedi più avanti, p.
556. 152 Cfr. Cambridge, Corpus Christi College ms. 378, ff. 34v-45v; per esso
v. il mio Lo Speculura ..., cit., pp.
302 e 323-324. 5 153 L’ipotesi è stata già avanzata in Lo Speculum ..., cit., pp. 389 390 n. 128, sulla
base d’un primo confronto tra i testi di Heytesbury e di Billingham. ; i : d
154 Quando Occam scrisse il Tractatus logicae minor e l’Elementarium (nel quale
ultimo dà ampio spazio alla dottrina delle fallaciae) era in con544 Alfonso
Maierà l’abbandono sia del testo aristotelico — che non viene più seguito da
vicino e costituisce così solo il lontano punto di partenza della discussione —
sia dell’impostazione mutuata dalla grammatica speculativa, quale abbiamo
trovato in Duns Scoto: resta, di questa, un’esigenza che ormai la logica ha
fatto propria da tempo, e cioè l’attenzione alla ‘struttura’ della proposizione
esaminata; non sono però più rodi significandi o proferendi a fornire la
intellectio dei vari sensus della proposizione, ma la ‘posizione’ occupata
dalle varie dictiones. Il tema ha avuto uno sviluppo notevole grazie alla
discussione sulle proposizioni modali, come abbiamo visto nel capitolo quinto,
ma ora viene esteso a tutta la trattazione del senso composto e del senso
diviso, e, più generalmente, diventa punto cruciale delle analisi logiche di
questo periodo, giacché è su di esso che si incentra, come si è detto, anche la
discussione della probatio propositionis. Un altro elemento caratterizzante è
il controllo dei rapporti tra senso composto e senso diviso effettuato mediante
corseguentia che, accennato qua e là in precedenza!5, viene esaltato
nell’analisi proposta da Heytesbury. Ci siamo già occupati in altra sede del
trattato di Heytesbuty !%; tinente da tempo (v. Introduzione. Quanto ai
rapporti d’inferenza dell’un senso dall’altro, già ABELARDO, Glosse super
Periermenias, rilevava a proposito delle proposizioni con possibilis: Et
videtur semper affirmatio ‘possibilis’ de sensu inferre affirmativam de rebus;
sed non convettitur. E contratio autem negationem ‘possibilis’ de rebus inferre
negationes de sensu, e p. 32: Cum autem
affirmative de ‘possibili’ de sensu inferant affirmativas de rebus (sed non
convertitur) et negative de rebus negativas de sensu (sed non convertitur) .
Cfr. Occam, Elementarium logicae, cit., p. 123: Est autem sciendum quod, licet
talium orationum sint semper distincti sensus, tamen saepe unus sensus infert
alium ita quod saepe impossibile est quod unus sensus sit verus sine alio . Gli
altri testi pongono paralogismi (figure sillogistiche), non conseguentiae. Cfr.
Il Tractatus de sensu composito et
diviso di Guglielmo Heytesbury, Rivista critica di storia della filosofia] a
questa esposizione rimandiamo per problemi particolari e ci limitiamo qui a
richiamare gli elementi fondamentali che carattetizzano l’opera !7. Il maestro
individua otto modi del senso composto e del senso diviso. Essi sono
classificati in base ad elementi sincategorematici o che hanno importo sincategorematico.
Il primo ha luogo con i termini ampliativi o modali 8: si ha senso diviso
quando il ‘modo’ viene a trovarsi tra le parti del dictum e, se verbo, è in
forma personale; si ha senso composto quando il modo precede il dictum e sta 4
parte subiecti: il modo in tal caso, se verbo, è impersonale !9. Il secondo
modo ha luogo con i verbi dotati di vis
confun157 Sarebbe da discutere lo stato del testo, anche in ordine ai commenti
che esso ha avuto in Italia, ma è questione che ci porterebbe troppo lontano.
Ci limitiamo qui a utilizzare l’edizione veneziana del 1494, che raccoglie le
opere di Heytesbury. Nel prossimo paragrafo, parlando dei maestri italiani,
diremo qualcosa circa il testo ch’essi avevano presente, almeno per quanto
riguarda la distinzione dei vari modi. 158 De sensu composito et diviso, cit.,
f. 2ta-b: Et primus modus sicut in
principio fuit exemplificatum est mediante hoc verbo ampliativo ‘possum’ vel
quocumque consimili ampliativo, sicut ‘convenit’, ‘verum’, ‘possibile’,
‘impossibile’, ‘contingens’ et sic de aliis, quibuscumque similibus accidit
compositio et divisio . 159 Ivi, f. 2rb: Et sciendum est quid sit sensus
compositus et divisus respectu primi modi, sicut et respectu aliorum modorum,
et generaliter respectu quorumcumque modorum positorum, et primo cum hoc verbo
‘potest’ sive fuerit suus modus, qualis est ille terminus ‘possibile’,
‘necesse’, ‘necessario’ vel ‘de necessitate’ et sic de talibus. De quibus
sciendum est quod quando aliquis ipsorum invenitur in aliqua prmpositione absque
alio relativo implicativo sequenti [v. il 3° modo], tunc est sensus divisus et
tunc tenetur illud verbum ampliativum in tali proposittone personaliter . Sed
quando illud verbum ‘potest’ vel suus modus totaliter praecedit in aliqua
propositione, tunc est sensus compositus et tunc sensus compositus significat
identitatem instantaneam possibilem respectu istius compositionis sequentis
illum terminum ‘possibile’ et tunc tenetur ibi talis terminus dendi 1: si ha senso composto quando il verbo
precede gli altri termini, e senso diviso quando tale verbo non è il primo
nella proposizione 181, ì Il terzo modo si verifica con il pronome relativo !£.
Il caso più semplice è quello del pronome gui: esso può avere expositio in et
ille; se ha expositio, la proposizione categorica equivale a una ipotetica,
cioè alla congiunzione di due proposizioni categoriche; se non ha expositio, la
proposizione resta categorica. Si ha senso composto nel secondo caso, senso
diviso nel primo !£, ampliativus impersonaliter
; v. cap. V, $ 7. 10 Ivi, £ 2rb: Secundus modus est mediante termino
habente vim confundendi, sicut sunt huiusmodi verba: ‘requiro’, ‘indigeo’,
‘praesuppono’ incipio’, ‘desidero’, ‘cupio’, ‘volo’, ‘teneo’, ‘debeo?’,
‘necessarium’, ‘semper’, ‘in aeternum’, ‘aeternaliter’, ‘immediate’, et sic de
aliis . ” del Nel primo caso non è lecito il descersus dal termine confusus ai
suoi inferiora, mentre nel secondo il termine non confusus ha supposizione
dreraioit Ma Heytesbury non si sofferma su tutto ciò. ; "Ivi: Tertius modus est mediante termino relativo
‘qui’, ‘quae’ quod’, qualiscumque?, ‘quicquid’, et hoc maxime respectu termini
communis stantis confuse tantum, sicut sic arguendo: immediate post hoc erit
instans quod immediate post hoc erit, ergo immediate post hoc erit instans et
illud immediate post hoc etit . ; 163 Ivi, £. 2va-b: Nota hic duas regulas pro
relativis. Prima est quod illud relativum ‘qui’, ‘quae’, ‘quod’ vel ‘quid’,
quandoque exponitur per unam coniunctionem ‘et’ et per illud relativum ‘ille’,
‘illa’, ‘illud’, et aliquando non exponitur, quando ipsum praecedit negatio vel
terminus includens negationem, [2] et quando refert terminum stantem confuse
tantum, [3] et quando praecedit verbum principale, sicut patet in proposi
tionibus antedictis in tertio modo. — Secunda regula est, quod quando relativum
ponitur in eadem categorica, supponit sicut suum antecedens ut ‘omnis homo est
animal quod est rationale’, sed relativum positum in alia categorica variat
suppositionem, ut ‘omnis homo est animal et illud est rationale’: quia terminus
relativus numquam debet sic exponi dum refertur ad terminum communem stantem
confuse tantum (cfr. [2]), sive post negationem (cfr. [1]), sive post terminum
distributum immediate positum, quod fit quando propositio est in sensu composito.
: tunc est sensus divisus quando illud relativum subsequitur verbum principale.
Li] Terminologia logica delli tarda scolastica 547 Il quarto modo si ha con i
termini infinitus e totus che, quando precedono tutta la proposizione, hanno
valore sincategorematico, altrimenti hanno valore di categoremi: nel primo caso
la proposizione è in senso diviso, nel secondo in senso composto !*. Il quinto
modo si ha con la congiunzione ef !9 posta fra termini che stanno 4 parte
subiecti o 4 parte praedicati 16. essa fa senso composto quando dalla
proposizione originaria non è possibile inferire una congiunzione di
proposizioni, senso diviso nel caso contrario o quando sia possibile inferire
una proposizione contenente uno dei due termini senza l’altro col quale in origine
stava in congiunzione !. Il sesto modo si verifica quando occorre la
congiunzione tune est sensus compositus quando illud relativum praecedit verbum
principale (cfr. [3]), et hoc sive illud relativum sumatur in recto sive in
obliquo . 16 Ivi, f. 2rb: Quartus modus
est mediante termino quandoque categorematice sumpto quandoque
syncategorematice, cuiusmodi est terminus ‘infinitus, -ta, -tum’, TOTVS, -ta,
-tum’; et ad hunc modum possunt reduci isti termini prius positi adverbialiter,
scilicet ‘semper, ‘in aeternum?’, ‘aetetnaliter? et sic de aliis (l’autore li ha posti anche nel secondo modo,
n. 160); f. 2vb: Unde generaliter quando iste terminus ‘infinitum’ vel aliquis
huiusmodi terminus syncategorematice praecedit
totaliter propositionem ita quod istum non antecedit aliquis terminus
qui est determinatio respectu istius termini stantis syncategorematice, tunc
est sensus divisus : se ne inferisce che nel caso contrario si ha senso
composto (ma cfr. f. 3ra: sed quando
aliquis terminus determinabilis respectu istius praecedit ipsum quando ponitur
a parte subiecti, tune tenetur categorematice, sicut quando ponitur a parte
praedicati ). 165 Ivi, f. 2rb: Quintus
modus mediante illa copula coniunctionis ‘et’, sicut sic arguendo: isti homines
sunt Romae et Ausoniae, igitur isti homines sunt Romae . 166 Si ricava dagli
esempi che occorrono ivi, ff. 3ra-b. 167 Ivi, f. 3ra: Respectu notae huius coniunctionis ‘et’, si
fiat compositio vel divisio, faciliter potest cavillari, quia differentia
faciliter apparet inter sensum compositum et divisum; è infatti uno dei modi
più tradi zionali. L'ultimo caso ha riscontro nel testo della n. 165. sa
Alfonso Maierà vel'®: si ha senso diviso quando è possibile interpretare la
proposizione originaria come una disgiunzione di proposizioni categoriche, e
senso composto quando ciò non è possibile !9, Il settimo modo ha luogo con le
determinazioni ita o sicut in quanto esse hanno il potere di limitare ‘a un
certo tempo’ (passato, presente, o futuro) la supposizione dei termini seguenti
!”; se una proposizione è preceduta da una tale determinazione e non è de simplici subiecto et de simplici
praedicato 17, si da senso composto; se
invece la determinazione manca, si ha 1 Nel primo elenco dei modi, questo
appare come settimo (ivi, f. 2rb):
Septimus modus mediante ista disiunctione ‘vel’, ut patet in hoc
sophisma(te): ‘omnis propositio vel eius contradictoria est vera’ . Ma
nell’esposizione dei modi esso è discusso come sesto (£. 3rb). 19 L’autore non
fornisce molti elementi. Precisa tuttavia, nell’ambito della validità delle
regole della disgiunzione note dalla logica degli enunciati (ivi, £. 3rb): si
vero fuerit post distributionem vel negationem vel aliquem terminorum habentem
vim negationis distribuendi vel confundendi, tunc [non] fallit argumentum
tamquam ab inferiori ad suum superius cum negatione vel distributione, quia
universaliter disiunctus est superior quam aliqua eius pars; ideo non sequitur:
tu differs ab asino, ergo tu differs ab homine vel ab asino (differo è termine confundens). È sesto nella prima elencazione dei modi;
ivi, f. 2rb: Sextus modus est mediante illa determinatione ‘ita’ vel ‘sicut’,
ut “ita erit’, ‘ita fuit, ‘ita est’, ‘sicut est’, ‘sicut fuit’, ‘sicut erit’,
ut sic arguendo: ita est quod Socrates erit tantus sicut Plato, ergo Socrates
erit tantus sicut Plato, vel e contra . I Ivi, f. 3rb: Quando arguitur
componendo vel dividendo mediante hac determinatione ‘ita est’, ‘ita fuit’,
‘ita erit’, ‘ita potest esse’, vel respectu termini distributi, vel respectu
duplicis compositionis, vel negationis, vel alicuius habentis talem vim
cuiusmodi est iste terminus ‘necesse’, frequenter fallit ille modus, ut sic
arguendo: ita erit quod tu es omnis homo existens in ista domo, igitur tu eris
omnis homo existens in ista domo . Respectu tamen compositionis simplicis, de
simplici subiecto et de simplici praedicato, bene valet consequentia: ita erit
quod tu eris episcopus, ergo tu eris episcopus , et causa est, qui ad idem
instans refertur determinati et illa propositio, sed non est sic de aliis .
Sembra quindi che, per Heytesbury, quando la proposizione che segue la
determinazione ha lo stesso tempo della determinazione, è valida l’inferenza,
se invece il tempo della proposizione è senso diviso, giacché in tal caso
soggetto e predicato, la il tempo del verbo non è al presente, si comportano
come in qualsiasi proposizione di verbo ampliativo. eda) L’ottavo modo è
proprio dei verbi che designano atti dell dia letto o della volontà !?; alcuni
di essi sono elencati nel secon " modo tra i termini aventi vis
confundendi . Essi hanno quia i capacità di ‘confondere’ i termini seguenti, ma
oltre fa ciò ue il potere di far sì che il dictum seguente appellat se pi Si ha senso diviso quando il
verbo sta tra = parti del Ing Um; se invece totalmente lo precede '® o lo segue
!, allora si ha senso composto. Mo Le A questi otto modi Heytesbury fa seguire
in una p 14 cazione un nono modo, che poi tralascia nella span pren zione,
perché ritiene sia da considerare sotto la E e ca niîs , ma che avrà fortuna
presso i commentatori del seco ; Ecco il testo: Nonus modus, mediante termino
nie poso a ser legni | 5 > a i i de futuro ad eundem termim r respectu verbi
de praeterito vel d i eun È È a parte praedicati; respectu eiusdem verbi qui
modi possunt redu i i i eno diverso da quello della determinazione, l’inferenza
non è valida (così alm i o i 1 n * DIRCI n Se ruta Octavus modus mediantibus terminis pe reni
volusitatisi sive intellectus significantibus, sicut sempe en oc verl ;
‘haesito”, ‘credo’, ‘volo’, ‘desidero’, ‘appeto’ et sic de aliis . s 173 Cfr.
n. 160. 17 Cfr. cap. I. | 3 RE 5 De sensu composito et diviso, cit., f.
3va: et tunc est So È pins ue divisus
in istis propositionibus, nre ed pr gen i i jat inter huiusmodi casi
intellectus seu voluntatis media i | È : infinitivi modi . Sed quando huiusmodi
verbum praecedit totaliter, tunc t sensus compositus . . . : ha Questa precisazione è solo nel De scire et
dubitare, cit., f. 13rb (è pic attenuata nel trattato De sensu composito et
diviso?), ma è Ra a incertezza dall'autore: cfr. il mio Lo Speculum ..., cit., pp. 3899 ni Alfonso
Maierù ad compositionem vel divisionem, sed magis est fallacia figurae
dictionis, ut ‘album erit nigrum, ergo nigrum erit album’: non sequitur 1”, Per
tutti i modi, Heytesbuty precisa che l’inferenza dal senso composto al senso
diviso, o viceversa, non vale a meno che ciò non sia possibile gratia terminorum 19: così, per l’ottavo modo, quando occorre
il pronome hoc in una proposizione il cui verbo sia scio, senso composto e
senso diviso sono equivalenti 1? De sensu composito et diviso, cit., f. 2rb: il
testo ha 4 parte praeteriti invece di 4 parte praedicati. 178 Per il primo
modo, cfr. ivi, f. 2va :« Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum, ubi
sensus divisus verificetur per huiusmodi successionem respectu diversarum
partium temporis cuius compositio est possibi lis pro instanti, consequentia
non valet. Sed respectu terminorum in quibus huiusmodi compositio est
possibilis per instans nec aliunde per aliquam relationem implicativam aliud
denotatur per sensum divisum quam per sensum compositum, vel e contra, valebit
consequentia ; per il secondo modo, ivi: « Arguendo a sensu composito ad sensum
divisum mediante aliquo termino habente vim confundendi terminum sicut prius
est dictum, generaliter consequentia non valet ; per il terzo modo, ivi: «Item
respectu terminorum relativorum non valet consequentia a sensu composito ad
sensum divisum communiter, nisi fuerit gratia materiae (ma un discorso più complesso si vedrà nei commenti);
per il quarto, ivi, £. 2vb: « respectu terminorum qui sumuntur aliquando
categorematice, aliquando syncategorematice, inferendo sensum compositum ex
sensu diviso fallit consequentia ; per il quinto, ivi, f. 3ra: «Sed satis
possunt faciliter aliqui respondere dicendo quod non valet consequentia
arguendo a sensu diviso ad sensum compositum seu e converso mediante illa nota
coniunctionis ‘et’ post terminum distributum. Similiter cum ista coniunctio
‘et’ copulat duos terminos a parte subiecti positos quorum unus est distributus
alius non, difficilis est responsio (ma la differentia fra i due sensus
faciliter apparet: cfr. n. 167); per il sesto, cfr. n. 169; per il settimo,
cfr. n. 171; per l’ottavo, ivi, f. 3va: «In omnibus (sc. exemplis) nam est sensus
divisus impertinens sensui composito et e converso et proptetea est
consequentia mala e « potest igitur
dici quod non valet consequentia huiusmodi arguendo a sensu diviso ad sensum
compositum nisi gratia terminorum . 551 Terminologia logica della tarda scolastica
i ALE i drianii giacché è irrilevante che il termine immediato (hoc) preceda o
segu ; 179 verbo !?. Ho E: E° î Il trattato di Heytesbury non è privo di ge sog
testo che abbiamo esaminato !°, e non sempre gli eleme La valgono a chiarire la
portata delle affermazioni del ce (slide i i in ciò sia ir i i trina. Ma
aiutano in ciò s : fissarne con chiarezza la dot i . e a quanto sappiamo delle
dottrine precedenti (per bm o a le proposizioni cum dicto, specie le moda li, e
i ta ig pe tutto, mentre per quanto riguarda i relativi ca der ci sun i che
però no! Yh, Occam, Sutton ‘*, 1 e s'è detto, a Burleigh, pe a Lnccvis in
termini di senso composto e La diviso), s mi ro Wo Siae zan] i sedi de scire —
ha Su tutti i modi, l'ottavo — ge in Heytesbury la trattazione più estesa nel
De sensu sonpasie Ù i i sta ivi. Itre a quella delle Regulae). Questi verbi,
cui è i ap i ione 12, nel secolo XIV ricepre riservata una particolare
attenzione "*, cer vono, come si è detto, un’accurata analisi. Nella
Logica i ini i i insieme i verbi scio,
dubito, volo e i termini modali sono trattat izi ivisione: si ha senso composto
i i e e alla divisione: si np ordine alla composizione e ( cl cina uno di
questi termini precede il resto ar Line pa i i i tra gli elemen i ivi ndo il termine
sta le del ice i 5 in fine della proposizione (cioè dictura; quando invece sta
in tin mana icati izione s assi a parte praedicati), la proposi? id Art probata
in senso composto o in senso A i iu Cit., pp. 254-255. 19 ivi, f. 3va, e Il
Tractatus ..., cit., PP. 4? sala 180 iaia a e e alla successiva eliminazione
del nono ;i basta scorrere i rilievi fatti nelle note precedenti. 181 . VI, n.
132. : nu: . dr 182 ‘n dall'Ars Meliduna, cit., p. 348, dove i verbi | piso | A
sono detti verbi quorum significatio
proprie ce si sg i Strope, Logica, cit., f. 19ra: Et ideo quando in dun ga orum: ‘scio’,
“dubito”, ‘volo’ et terminus rogge peo grin : ; ° i i ici Opos: i iti dictum,
dicitur talis pr s A iragiorg pg sorde
‘possibile est album esse nigrum’. F posito, ut ‘scio Socratem currete’,
pos 952 Alfonso Maierù più che al posto
occupato dai verbi indicanti atti dell'anima e dai modi, bada, come si è visto
!#, alla supposizione che essi conferi scono ai termini sui quali operano: nel
senso composto causano supposizione semplice, nel senso diviso supposizione
personale. La stessa tesi di Strode è sostenuta dall’anonimo adattamento dello
Speculum contenuto nel ms. 378 del Corpus Christi di Cambridge: si ha senso
composto quando uno dei detti termini (e sono zerzzini officiales) precede il
resto della proposizione, senso diviso quando sta per i termini del dictum;
quando sta in fine, allora indifferenter si può avere senso composto o senso
diviso 185, quando mediat accusativum et infinitum verbi in propositione, ut ‘album
possibile est, vel potest esse nigrum’, dicitur sensus divisus. Sed quando
finaliter sequitur, dubitandum est arguentem, an velit tenere talem
propositionem arguens in sensu composito vel in sensu diviso, sicut in ista
‘omnem hominem esse animal est necessarium’. Si sumatur in sensu composito,
conceditur quod sic tunc debet probati: talis propositio est necessaria,
scilicet ‘omnis homo est animal’, praecise significans quod omnis homo est
animal, ergo omnem hominem esse animal est necessatium. Et si capiatur in sensu
diviso, debet probari ut universalis, scilicet per singularia vel pet
exponentes, quarum quaelibet est falsa ; cfr. anche ff. 19rb e 26vb. 14 Cfr.
capp. V, $ 7, e VI, $ 6. Op. cit., f.
42r-43r: Termini officiabiles sunt omnes termini facientes sensum compositum et
solum talis propositio in sensu composito est officiabilis. Et termini
facientes sensum compositum sunt omnia signa modalia, ut ‘possibile’,
‘impossibile’, ‘contingens’ et ‘necessarium’, et omnia verba significantia
actum mentis, ut ‘scire’, ‘nolle’, ‘credere’, ‘imaginari’, ‘percipere’,
‘dubitare’, ‘haesitare’, ‘demonstrate’ et similia. Unde quando aliquis istorum
terminorum totaliter praecedit dictum propositionis facit sensum compositum
(tantum 4dd. inferl.), ut ‘scio deum esse’, ‘possibile est hominem esse
animal’. Sed quando aliquis istorum terminorum intermediat dictum
propositionis, scilicet (ponitur) inter accusativum casum et infinitivum modum,
tunc facit sensum divisum tantum, ut ‘hominem possibile est cuttere’. Sed
quando aliquis istorum terminorum finaliter
subsequitur dictum propositionis, tunc ista propositio potest
indifferenter sumi in sensu composito vel in sensu diviso, ut ‘hominem cutrere
est possibile’. Omnis propositio in sensu composito est officiabilis, ut ista ‘necesse
est deum esse’ sic officiatur: talis propositio est necessaria ‘deus est”
propter eius Terminologia logica della tarda scolastica 553 Il trattato Termini
qui faciunt, a proposito degli stessi termini (modali e verbi designanti atti
dell'anima), scrive quando aliquis
praedictorum terminorum vel consimilium praecedat totaliter dictum
propositionis vel finaliter subsequitur, tunc ii illa propositio in sensu
composito , e aggiunge: sed quando quis
dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est ponitur in medio inter
accusativum casum et modum infinitum, tunc illa propositio est totaliter
accepta in sensu diviso !; ica SAR la stessa tesi ritroviamo nell’anonimo
trattato Termini cu. quibus ®8. Il trattato De sensu composito et diviso di
Riccardo Billingham è da ricondurre a queste ultime discussioni. be L’autore si
interessa a quello che considera il primo modo primarium significatum ‘deum
esse’, igitur necesse est deum esse. Li Lay propositio in sensu diviso est
resolubilis, si primus e sit reso! ni vel exponibilis, si primus terminus sit
exponibilis. tì um prim: ; ‘hominem possibile est currere’ sic resolvitur: hoc
possibile est nn fa hoc est homo, igitur etc. Exemplum secundi: ‘omnem esi pe
est currere’ sic exponitur: hominem possibile est currere et nih | est homo
quem vel quam non est possibile currere, igitur etc. Unde propositio è rg
diviso debet probari per primum terminum mediatum in illa i proposi ros : Il
primo termine sul quale la probatio si opera può essere impedito Si A DI s° Sed
nota quod primus terminus. probabilis impeditur sex mo; 1 ni modo, per
propositionem hypotheticam, ut ‘si homo currit, “1 currit?. Secundo modo, per
propositionem modalem in sensu composito, ut pe cutrere est impossibile’.
Tertio modo, per exceptivam et per exe cp ut ‘omnis homo praeter Socratem
currit?. Quarto modo, in propositione p cr ralis numeri, ut ‘duo homines habent
duo capita’. Quinto modo, pa 5 relativum ponitur a parte praedicati et refertur
ad terminum stantem discre e vel determinate, ut ‘homo currit qui est albus?.
Sexto modo; per ig tionem negativam, quae debet probari per eius oppositum, ut
n us e currit’ A_ parte l’ultimo modo, ben noto agli altri sostenitori E"
pro pei i primi cinque non sono ricordati come impedienti la probatio del primo
mine: ma essi richiamano regole del senso composto note in past (1° e 2°, 4°) o
al tempo dell’autore (5°); per il terzo modo, cfr. il cap. IV. 186 Cfr.
appendice 1. 187 Cfr. appendice 2. 554 Alfonso Maierà e che ha luogo con i
termini officiales: modali e verbi significanti actum mentis! Degli altri modi,
egli ricorda quello che può essere luogo con e?! o con vel!9, Ma, per quanto
riguarda il primo modo, egli afferma categoricamente ! che si ha senso composto
quando il termine comune è preceduto da un termine officiabile e senso diviso
quando il termine comune segue il termine officiabile ‘2, giacché la probatio
propositionis può essere fatta solo in base al primo termine della proposizione
!?, Per il resto, il trattato non contiene novità né a proposito della dottrina
che qui ci interessa, né per quanto attiene alla probatio della proposizione
quale la conosciamo. i È necessario rilevare, concludendo queste note, che la
dottrina della probatio si è così impadronita di quella del senso composto e
del senso diviso, che in Heytesbury si presentava come una sistemazione dei
vari capitoli della logica di quel tempo-in funzione di un preciso punto di
vista. Questo predominio della probatio sul senso composto è sul senso diviso
dopo Heytesbury permetterà, come vedremo, ai maestri italiani di spiegare il
testo . de [Voco autem officiale omnem terminum verbalem significantem actum
mentis, ut ‘imaginor’, ‘intelligo’, ‘scio’, ‘credo’, ‘dubito’ ‘significat’,
‘supponit’ et huiusmodi, quae communiter verba non sunt vera actus singulis
simplicis sicut sunt huiusmodi verba ‘percutio’, ‘vendo’, ‘do’ et huiusmodi ;
ma si veda, per i modali, ivi e Speculur, cit., pp. 345-346. o Ms. Paris, B.N.,
lat. 14715, f. 82ra: Penes secundum
modum compositionis et divisionis fiunt per o" (notam?) copulationis ut
‘quinque sunt duo et tria’, quae falsa est . DE Cfr. ivi, f. 82ra: Similiter in
sensu diviso cum disiunctione, ut contingit hoc esse, igitur contingit hoc esse
vel non esse; tu scis 4 vel b igitur tu scis 4; haec significat 4 esse, igitur
significat et esse vel £ non esse : Evidentemente Billingham, che non si rifà
al trattato di Heytesbury, adotta uno schema tradizionale in due o tre modi, al
quale si riferisce, 191 BILLINGHAM polemizza contro chi sostiene che si abbia
senso composto anche quando l’officiabile segue gli altri elementi della
proposizione: cfr op. cit., pp. 389 sgg. ° 192 Ivi, pp. 387-389. 19 Cfr.
Speculum..., cit., p. 373. —1 Terminologia logica della tarda scolastica 553 di
Heytesbury con le nuove regole, in modo da eliminare ogni incertezza
dall’opuscolo del maestro. 6. I trattati italiani dei secc. XV-XVI In Italia la
dottrina che studiamo ha avuto due forme, legate a due diverse tradizioni. La
prima (per la quale basti ricordare Paolo Veneto), è quella più diffusa nella
logica inglese, incentrata sui termini officiales; l’altra — della quale
esamineremo, nell'ordine, i testi di Paolo da Pergola, Battista da Fabriano,
Alessandro Sermoneta, Bernardino di Pietro Landucci e Benedetto Vettori — segue
invece da vicino il resto di Heytesbury, che in Italia ha avuto enorme fortuna.
Paolo Veneto tratta ex professo del senso composto e del senso diviso nel
trattato 21 della prima parte della Logica magna. Riconosciuto che la
dottrina ortum trahit a terminis
officiabilibus !*, egli respinge la tesi
di coloro che assumono la proposizione in senso composto quando il modus!
precede il dictum o lo segue e in senso diviso quando esso sta tra le parti del
dictum '6, ma respinge anche la tesi di chi (come Pietro di Mantova) ritiene che
si ha senso composto solo quando il modus precede il dictum, mentre quando esso
sta tra le parti del dicturz 0 lo segue si ha senso diviso !”. Per parte sua si
schiera con coloro che 14 Logica magna, cit., I, 21, f. 76rb. 195 Si ricordi
(cfr. cap. VI, n. 279 e il cap. V, sulle proposizioni modali), che Paolo Veneto
ammette varie specie di ‘modi’; cfr. ivi, f. 76rb-va: Pro quo est notandum quod omnes illi modi
superius explicati, puta nominalis, verbalis, participialis et adverbialis,
sensum compositionis et divisionis exprimere possunt, sed qualiter est
difficultas . 196 Ivi, f. 76va: Dicunt
quidam quod universaliter quandocumque modus simpliciter praecedit orationem
infinitivam vel finaliter subsequitur eandem, sensus compositus firmiter
nominatur, ut ‘possibile est Socrates currere’, “Socratem currere est
possibile’; sed quando mediat dictum, sensus divisus vocatur, ut ‘Socratem
possibile est currere’ . 197 Ivi: Alli
dicunt quod quando modus simpliciter praecedit est sensus 256 Alfonso Maierù
ritengono che il modus posto in fondo fa sì che la proporzione sia assunta
indifferenter in senso composto e in senso diviso: Dico ergo aliter tenendo
medium istorum, quod quandocumque modus simpliciter praecedit dictum categoricum
vel hypotheticum facit sensum compositum, et quando mediat verbum dicti et
primum extremum tenetur in sensu diviso; sed quando finaliter subsequitur idem
potest indifferenter sumi in sensu composito et (in) sensu diviso 18, Li Quando
è in senso composto, la proposizione è officiabile in ragione del termine
officiabile che precede o segue il dictum (la proposizione, con l’officiabile
che segue il dicturz, aequipollet ‘9 a quella con l’officiabile che precede);
ma quando è in senso diviso essa è resolubile. Ma bisogna fare attenzione: quando
la proposizione in senso diviso ha il zzodus a patte praedicati , se un termine
comune precede il verbo di modo infinito, la probatio comincia dal termine
comune; ma se il verbo è preceduto solo da un termine immediato, la probatio
comincia dall’officiabile anche quando questo sia preceduto da un termine
comune posto comunque dopo compositus ut prius, sed quando mediat vel finaliter
subsequitur est sensus divisus, ut “4 scio esse verum’ et ‘4 esse verum est
scitum a me. Cfr. PieTRO DI MANTOVA, Logica, cit., f. [105va]: Item,
praemittamus quod verba pertinentia ad actum mentis faciunt sensum compositum
et sensum divisum. Faciunt autem sensum compositum cum totaliter praecedunt
dictum propositionis, ut ‘scio hominem currere’; sensum autem divisum faciunt
cum inter partes dicti mediant aut totaliter sequuntur: ideo haec est in sensu
diviso ‘hominem scio currere’, aut ‘hominem cutrere scio’ (è il trattato De scire et et dubitare, e la
giustificazione è che questi verbi operano la e a sui termini seguenti, non su
quelli precedenti; si veda cap. VII, 198 ; i " Ried ale Logica magna,
cit., I, 21, f. 76va; in luogo di surzi, In sensu composito est falsa (sc.
propositio ‘creantem esse deum est necessarium’) quia tunc aequipollet huic
‘necessarium est creantem esse deum’ et officiabilis, sicut illa valet:
propositio est necessaria ‘crean: est deus’ sic primarie significando, quod
falsum est . i Terminologia logica della tarda scolastica 557 il verbo di modo
infinito ?°, Degli officiabili, i termini modali nella forma verbale fanno
senso composto se sono presi impersonalmente, senso diviso se presi
personalmente ?", mentre la loro forma avverbiale, che è esponibile, si
comporta in tutto come la forma nominale ?®. La proposizione interpretabile in
senso composto e in senso Est ergo pro toto notandum quod quando talis modus
finaliter subsequitur et tenetur in sensu diviso, si verbum infinitivi modi
terminus mediatus praecedit, ab ipso incipiatur probatio propositionis. Si
autem fuerit terminus immediatus, a modo incipiatur probatio propositionis per
officiantes, non obstante quod ipsum praecesserit terminus mediatus existens
post verbum, verbi gratia dicendo: ‘hoc esse creans est necessarium’, illa
propositio officiabilis est sicut illa cui aequipollet: ‘hoc necessarium esse
est creans’. Sed dicendo: ‘hoc creans esse est necessarium’, propositio illa
est resolubilis respectu istius termini ‘creans’, sicut illa ‘hoc creans
necesse est esse’. Ita ergo quod si dicerem ‘deum esse creantem est
necessarium’, primus terminus probabilis est li ‘deum’ et secundus est li
‘necessarium’. Sed si dicerem: ‘deum cteantem esse est necessarium’, primus
terminus est li ‘deum’ et secundus li ‘creantem’, dato adhuc quod sit appositum
verbi infinitivi . È da notare che, allo stesso proposito (senso diviso con
modo in fine), l’autore ha sostenuto che la proposizione creantem esse deum est necessarium è resolubile grazie al termine creanferz,
così: hoc esse deum est necessarium et
hoc est creans, ergo creantem esse deum est necessarium , e che la proposizione hoc esse deum est necessarium va officiata ( Et in sensu diviso similiter,
quia debet officiari immediata facta resolutione primi termini , ivi). 201 Ivi,
f. 76vb: Verumtamen est notandum quod huiusmodi verba ‘potest’ et ‘contingit’
non habent huiusmodi distinctionem. Quandocumque nam personaliter sumuntur
faciunt sensum divisum, ut ‘antichristus potest esse’, aut ‘Socrates contingit
currere’; sed quando impersonaliter sumuntur, tune faciunt sensum compositum,
ut ‘potest esse quod antichristus sit, vel currat”, ‘contingit hominem currere’
aut ‘contingit quod Socrates legit, vel disputat’ etc. Quaecumque igitur dicta
sunt de terminis officiabilibus possunt etiam in terminis modalibus
exponibilibus confirmari, ita quod quando modus praeponitur facit sensum
compositum, ut ‘necessario omnis homo est animal’, quando mediat inter
subiectum et praedicatum facit sensum divisum, ut ‘omnis homo necessario est
animal’; sed quando finaliter subsequitur potest 558 Alfonso Maierù diviso può
essere vera o falsa in entrambi i sensi: ma è necessario distinguere questi
sensi, a meno che la proposizione non sia vera in entrambi 2°. Regola generale
è la seguente: A sensu composito ad
sensum divisum et e converso non valet argumentum 24, anche se in casi particolari l’inferenza
può essere valida 25, I maestri che commentano il testo di Heytesbury ne
espongono la dottrina in sette o otto modi 2%: in genere i modi 5 e 6 di
Heytesbury sono trattati in uno solo, il quinto 2”, mentre c'è oscillazione a
proposito dell’ultimo modo appena accennato da Heytesbury: alcuni ne trattano,
altri no ?®, indifferenter sumi in sensu composito vel diviso, ut ‘omnis homo
est animal necessario’ , . i Ivi, f. 76va:
Dico quod quaelibet istarum (sc. propositionum) et consimilium cum
proponitur est distinguenda secundum compositionem et divisionem nisi in
utroque sensu fuerit vera . 24 Logica parva, cit., III, e Logica megna, cit.,
I, 21, f. 76vb: Ex ista sententia infero istam conclusionem, quod a sensu
composito ad sensum divisum cum termino officiabili frequenter fallit
argumentum [....]. Similiter a sensu diviso ad sensum compositum non valet
talis forma arguendi . ca Ivi, f. 74va:
Et si ex his concluderes quod sensus compositus convertitur cum sensu diviso,
dico quod verum est quando utrobique modus est primum probabile . Sed quando
modus non utrobique est primus terminus, tunc sensus compositus non convertitur
cum sensu diviso . Si tratta, in tal
caso, dell’equivalenza (convertitur) tra i due modi. 206 Invece di Unde octo vel novem modis accidit del f. 2rb dell'edizione 1494 del testo di
Heytesbury, il ms. Roma, Bibl. Casanat. 85, f. 8rb, il ms. Venezia, Bibl.
Marciana, Z. lat. 277 (= 1728), f. 12v, e l’ed. 1501 col commento di Sermoneta,
cit., f. 3rb, leggono Unde septem vel
octo modis . ar Il testo del 1501, cit.,
f. 12rab: Quintus modus mediante illa
copula coniunctionis ‘et’ et ‘vel’ ; il
ms. Marciano, al f. 12v, pone solo la
copula coniunctionis ‘et’ e non
accenna a vel; ma a f. 14r tratta di e£ e al f. 14v, di seguito, di vel. 208 I
mss. Casanat. e Marciano non hanno l’ottavo modo (il nono di Heytesbury) né,
dei commenti, lo hanno quelli di Paolo da Pergola e di Benedetto Vettori, come
si vedrà. Terminologia logica della tarda scolastica 559 Il primo di questi
commenti è quello di Paolo da Pergola. Il maestro discute sette modi e di
ciascuno considera analiticamente gli elementi differenzianti l’un senso
dall’altro e i casi in cui l’implicazione di un senso da parte dell’altro è
lecita. Il primo modo ha luogo con i termini modali ( sive sumantur
nominaliter, sive verbaliter, sive adverbialiter ), e si ha senso composto
quando il modo praecedit vel subsequitur
dictum propositionis , e, se è verbo, esso ha forma impersonale; quando invece
il modo (se verbo, in forma personale)
mediat inter partes dicti seu extremorum
si ha senso diviso ?”. In tre modi differiscono senso composto e senso
diviso: innanzi tutto, il senso composto esige, a differenza del senso diviso,
che i termini della proposizione abbiano una verifica istantanea; inoltre, la
proposizione in senso composto richiede che si possa formulare la
corrispondente proposizione de inesse insieme con la proposizione modale senza
che ne segua alcun inconveniente, ma ciò non è richiesto dal senso diviso 210.
infine, il senso composto va provato officialiter, mentre il senso diviso va
provato secondo che richiede il primo termine della proposizione ?!!, Dall’uno
all’altro senso, e viceversa, vale l’inferenza solo quando si verificano le
seguenti tre condizioni: che anche il senso diviso come il senso composto
richieda una verifica istantanea (l’esempio addotto ha il verbo potest)”; che
il relativo implicativo qui, Cfr. PaoLo pa PercoLA, De sensu composito et
diviso, cit., p. 149. 210 Ivi; forse è un po’ forte intendere l’espressione ponere in esse come formulare la proposizione de inesse
corrispondente, ma cfr. n. 239. 21 Ivi. 212 Cfr. gli autori seguenti. Credo che
questo sia il senso della frase di Paoto (op. cit., p. 150): Prima, quod
compositio sit verificabilis pro instanti et non exigat tempus limitatum. Ideo
non sequitur: Tu potes proferre A propositionem, ergo potest esse quod tu
proferas A propositionem . Qui compositio non vale senso composto (ché
altrimenti avremmo una ripetizione di ciò che si sa) ma vale ‘complesso’ dei
termini che costituiscono una quando è presente nella proposizione, non denoti
altro nel senso composto e altro nel senso diviso; che i termini occorrenti non
siano repugnantes o opposti (es. iustus-iniustus)?, Nel secondo modo, con i
termini confundentes, si ha senso composto quando il termine comune ha
supposizione confuse tantum e senso diviso quando ha supposizione determinata:
poiché la supposizione determinata è verificabile mediante disgiunzione, ciò
che differenzia l’un senso dall’altro è che nel senso diviso si ha la verifica
con disgiunzione che nel senso composto non si può avere. Perciò dall’uno
all’altro senso e viceversa non vale l’inferenza, almeno da un punto di vista
formale, anche se può valere gratia
terminorum ?!, Il terzo modo ha luogo
con i pronomi relativi. Senso composto e senso diviso possono aversi in due
modi: innanzi tutto, si ha senso composto quando occorre nella proposizione qui
(relativo implicativo) e senso diviso quando in luogo di qui si ha et ille; ma
in entrambe le proposizioni può occotrere lo stesso pronome qui: in tal caso il
senso composto si ha quando il pronome precede il verbo principale ed è unito
al suo antecedente; quando invece esso segue il verbo principale, si ha senso
diviso 2! Nel primo caso, il senso diviso costituisce una ptoposizione
ipotetica di contro al senso composto che è proposizione categorica; nel
secondo caso il senso diviso è magis
distributus rispetto al senso composto.
Perciò, nel primo caso l’inferenza tra i due sensi vale solo eccezionalmente
?!5; nel secondo, l’infeproposizione o un dictum, e quindi sta per la
proposizione stessa in senso composto o in senso diviso. Cfr. StropE, Logica,
cit., f. 23vb: ali quando verbum
requirit instans pro supposito, id est pro quo debet propositio probari vel
verificati, et aliquando tempus . 213 PaoLo DA PERGOLA, op. cit., p. 150. 214
Ivi: il testo ha solo non valet
argumentum de forma , ma pare che ciò importi che può valere gratia materiae . 215 Ivi. 216 Ivi, p. 151: A
resolutione de gui in et et ille, illa, ilud valet arguTerminologia logica
della tarda scolastica 561 renza vale dal senso diviso al senso composto, e non
viceversa CA Il quarto modo, che si verifica con totus e infinitus, è spiegato
da Paolo con gli stessi elementi forniti da Heytesbury: si ha senso diviso
quando uno di essi precede tutti gli altri; se invece segue il verbo
principale, o è preceduto da un altro termine, si ha senso composto. La
differenza fra i due sensi è quella che deriva dalla funzione di categorema o
di sincategorema che i due termini possono avere, e dall’uno all’altro senso e
viceversa non vale Vinferenza 28, . Il quinto modo ha luogo con et o vel
(oppure 442): si ha senso composto quando i termini congiunti da e? o vel
stanno collective e senso diviso quando stanno divisive; oppure: senso composto
è quando i termini in congiunzione o in disgiunzione stanno dalla stessa
‘parte’ della proposizione (cioè dalla parte del soggetto o del predicato),
senso diviso quando stanno in parti diverse. La differenza tra l’un senso e
l’altro è data dal fatto che il senso composto richiede la verifica di tutti i
termini della congiunzione 0 della disgiunzione insieme, mentre il senso diviso
comporta la verifica di ciascun termine per sé (e quindi anche di uno in
assenza degli altri). Perciò, infine, dal senso composto al senso diviso DO
viceversa non vale la consequentia”?. Per quanto riguarda în particolare la
disgiunzione, poiché da un elemento di essa all’intera disgiunzione vale
l’inferenza ( hoc est homo, ergo hoc est homo vel asinus ), Paolo da Pergola
avverte che questa non ha luogo quando la disgiunzione è preceduta da un
termine distrimentum quinque conditionibus observatis. Prima quod non referatur
antecedens stans confuse tantum. ...]. Secunda quod non praecedat terminus
distributus. Tertia quod verbum principale non sit negatum. (tesa FA Quarta
quod non praecedat terminus qui indifferenter potest teneri categorematice et
syncategorematice. Quinta quod non praecedat terminus modalis de sensu
composito . 217 Ivi. 218 Ivi, pp. 151-152. 219 Ivi, p. 152. 562 Alfonso Maierù
butivo o avente importo distributivo ( tu differs ab asino, ergo tu differs ab
homine vel ab asino : non vale) ?®, Il sesto modo si ha con la determinazione
ita fuit ?!, ita erit, ita potest esse: una proposizione è in senso composto
quando è preceduta dalla determinazione (e il verbo in tal caso è di tempo
presente, come si ricava dagli esempi), altrimenti è in senso diviso (e il
verbo non è di tempo presente, ma ha il tempo che ha la determinazione del
senso composto). Il senso composto importa che la determinazione restringa la
proposizione al tempo o al modo indicato dalla determinazione, mentre il senso
diviso considera la proposizione absolute 2. Dal senso composto al senso diviso
l’argomentazione non vale quando intervengono altri elementi sincategorematici
2*; se invece è in terminis simplicibus
, l’argomentazione vale dall’un senso all’altro senso e viceversa ?*. Infine,
il settimo modo si ha con i termini mentali: quando il termine mentale precede
o segue il dictum della proposizione, si ha senso composto (come per il primo
modo), quando esso sta tra le parti del dictuzz si ha senso diviso. Nel senso
composto, essendo il dictum determinato dal termine mentale, i termini del
dictum sono disposti alla confusio e alla appellatio rationis 3, ciò che non
avviene per il senso diviso. Per quanto attiene ai rapporti fra i due sensi,
l’autore elenca nove regole, delle quali la sesta, la settima e l’ottava
riguardano 220 Ivi, p. 153. 221 L’editore legge Il/la fuit (ivi). 22 Ivi. 223
In tre casi secondo l’autore: Primo cum
termino distributo ; Secundo mediante
termino confundente confuse tantum. Tertio respectu duplicis compatationis (ivi, p. 154). 224 Ivi: Sed in terminis simplicibus et sine
distributione et sine termino confundente confuse tantum respectu simplicis
comparationis, a sensu composito ad sensum divisum, et e contra valet
argumentum . 25 Ivi: sensus compositus
est aptus natus ad confusionem et appellationem rationis, dummodo terminus
fuerit capax; divisus hoc non exigit simpliciter . Per l’appellatio rationis,
cfr. cap. I, $ 6. a Terminologia logica della tarda scolastica 563 i sillogismi
6 e la nona dà raccomandazioni per l’utilizzazione del settimo modo nella
disputa e nei casus obligationis ?: petciò tralasciamo queste ed esaminiamo le
prime cinque. Prima regula est ista, a sensu composito ad sensum divisum et e
contra non valet argumentum nisi in
tribus casibus; primo, cum termino demonstrativo simpliciter sumpto ut: Hoc
scio esse verum, ergo scio hoc esse verum . Secundo, cum prunomini
demonstrativo additur determinatio palam convertibilis cum praedicato. Ideo
bene sequitur: Hoc album scio esse album, ergo scio hoc album esse album, et e
converso. Tertio cum pronomini demonstrativo additur determinatio palam
superiori praedicato ut: Hoc coloratum scio esse album, ergo scio hoc coloratum
esse album 28. Ma questi tre casi non valgono con i termini dubito, credo,
imaginor, suspicor, apparet 2. Per quanto riguarda le regole successive, bisogna
premettere che Paolo distingue, con Heytesbury,
termini omnino noti (come ens,
aliguod, hoc), termini medio modo noti (substantia, corpus, homo, Socrates), e
termini omnino ignoti (come le variabili
A, B, C). La seconda regola è la seguente:
A termino magis noto ad minus notum vel omnino ignotum in terminis
mentalibus non valet argumentum, nec a minus noto ad magis notum 2°, Le regole tre e quattro ? riguardano
proposizioni contenenti termini omznino ignoti: si tratta di problemi de scire
et dubitare (quando si può dire che una proposizione è scita, dubitanda,
neganda ecc.), che non esaminiamo in questa sede. Infine, la quinta regola è la
seguente: A sensu diviso ad sensum
divisum de forma non valet argumentum : ad esempio, 226 Ivi, pp. 156-158. 21 Ivi,
p. 158. 228 Ivi, pp. 154-155. 29 Ivi, p. 155. 230 Ivi. 231 Ivi, pp. 155-156.
564 Alfonso Maierù non vale A scio esse
verum, ergo verum scio esse A , giacché non si tratta di conversione semplice
della proposizione; la conversa di A
scio esse verum secondo Paolo è scitum esse verum est A? Il testo di Paolo
dipende strettamente da quello di Heytesburye ne rappresenta una lettura
attenta alle minime pieghe del discorso, condotta secondo il criterio
della probatio propositionis (in particolare nel primo modo), che però non
è spinto, mi pare, fino a forzare l’originale carattere del testo. Ciò che
Paolo viene esplicitando si irrigidisce però in piatte formule scolastiche, che
del resto ben rispondono alla intenzione dell’autore, il quale vuole fornire,
come dice nella dedica a Pettus de Guidonibus, una tavola o prontuario ordinato
della materia, già nota e diffusa in modo disordinato, come strumento cui
ricorrere per evitare i sofismi con l’ausilio di regole certe ?*. La seconda
expositio del testo di Heytesbury che esaminiamo in questa sede è dovuta a
Battista da Fabriano. Egli premette all'esame dei singoli modi alcune
osservazioni. Innanzi tutto, arguendo a
sensu composito ad sensum divisum aut e converso ut plurimum et frequenter
consequentia non tenet 24: la
proposizione in senso composto e quella in senso diviso non si implicano
reciprocamente, né l’una in qualche modo implica l’altra, da un punto di vista
generale. Inoltre, non è possibile dare un’unica descrizione del senso composto
e del senso diviso, essendo i modi più di uno; quindi, ad esempio, non si può
caratterizzare la proposizione in senso composto come quella in cui il modo
precede o segue il dictum e la proposizione in senso diviso come quella in cui
il modo sta tra le parti del dictum: infatti non tutte le proposizioni in senso
232 Ivi, p. 156. 233 Cfr. ivi, p. 149. 234 BarTISTA DA FABRIANO, Expositio...,
cit., f. 4ra. composto o in senso diviso hanno un modo e un dicturz. Quindi è
necessario fornire, per ogni modo, una descrizione appropriata dei due sensi
”5. L’osservazione è impottante, specie se si tiene presente che lo stesso
Paolo Veneto impostava ancora la determinazione dei due sensi sulla posizione
del termine officiabile nella proposizione. Battista da Fabriano ricava il rilievo
dall’esame dei vari modi di Heytesbuty. I modi esaminati sono otto. Rispetto al
trattato di Paolo da Pergola, Battista considera in più il modo caratterizzato
dai termini connotativi. In breve, seguiremo l’esposizione di Battista,
sottolineandone gli elementi di novità. Nel primo modo (con i termini modali),
la forma verbale del modo (ad es. potest) assunta personaliter fa senso diviso
?*, assunta impersonaliter fa senso composto #”; la forma nominale (possibile,
impossibile) fa senso composto quando precede o segue il dictum, se cade inter partes dicti fa senso diviso 8. Le differenze fra i due
sensi sono quelle stesse elencate da Paolo da Pergola”? e sostanzialmente allo
stesso modo è fissata qui la possi235 Ivi, f. 4ra-b. 236 Ivi, f. 4va: personaliter quando (sc. potest, non potest)
construuntur cum recto a patte ante , cioè quando il verbo è preceduto dal
nominativo (rectus). 237 Ivi: Sed ista verba sumuntur impersonaliter quando non
recipiunt suppositum per rectum, sed totaliter cadunt super adaequatum
significatum alicuius propositionis . 238 Ivi. 239 Ivi, f. 4vb: Prima, quia propositio in sensu diviso
universaliter probatur secundum exigentiam termini mediati praecedentis, si
quis fuerit talis, de sensu composito autem probatur officiabiliter. Secunda
est, quia propositio de sensu diviso cum li possibile non ponitur in esse sed
de sensu composito cum li ‘potest’ vel ‘possibile’ ponitur in esse, sicut ista:
‘possibile est te esse Romae? aut ‘potest esse quod tu sis Romae’; istae duae
debent poni in esse, id est, si possibile est te esse Romae et ponatur: ‘tu es
Romae’, nullum sequitur impossibile; et similiter, si potest esse quod tu
curras, et ponatur in esse quod tu curras, hoc admisso, nullum sequitur] bilità di inferenza da un modo all’altro 9.
Nel secondo modo, con i termini confurndentes, il senso composto si ha quando
il termine confundibilis segue quello confundens; quando invece il termine
confundibilis precede quello confundens si ha senso diviso #!, Le differenze
fra i due sensi sono fornite qui molto più chiaramente che nel testo di Paolo
da Pergola: impossibile. Et hoc modo intelligitur: possibili posito in esse
nullum sequitur impossibile. Sed de sensu diviso non ponitur in esse, ut ‘album
potest vel possibile est esse nigrum’ non ponitur in esse, quia de facto album
possibile est esse nigrum et tamen, si ponatur in esse, sequitur impossibile
[cioè album est nigrum], ut patet.
Similiter de ista ‘sedentem possibile est currere’: si ponatur in esse,
sequitur impossibile, videlicet ‘sedens currit?. Tertia differentia est, quia
propositio in sensu composito cum li ‘possibile’ vel ‘potest’ requirit
verificationem instantaneam respectu compositionis sequentis, hoc est requirit
compositionem sequentem posse verificati pro instanti mediante ista nota ‘est’,
ut patet, sed de sensu diviso hoc non requirit, sed significat successionem
respectu diversarum partium temporis respectu illorum terminorum positorum in
illo dicto . 20 Delle regole di BATTISTA, la quinta (ivi, f. 5vb) riassume le
tre condizioni di validità poste da Paolo; la prima (ivi, f. Sra), la terza
(ivi, f. 5va) e la quarta (ivi, f. 5va-v) sottolineano separatamente la
mancanza delle stesse condizioni. Nuova è la seconda regola (ivi, f. Srb-va):
Secunda regula: arguendo a sensu composito ad divisum cum li ‘possibile’ vel
‘potest’ in terminis compositis non valet consequentia formaliter et
simpliciter. Unde non sequitur: ‘possibile est te esse omnem hominem, ergo tu
potes esse omnis homo’ . 241 Ivi, f. 6rb; ma Battista caratterizza la differenza
tra i due sensi servendosi di varie formule (ivi): est sensus compositus in hoc modo cum
terminus communis stat confuse tantum sequens aliquem istorum terminorum vel,
melius, sensus compositus est cum terminus communis stat confuse tantum vel
immobiliter, sensus vero divisus est cum terminus capax confusionis stat
determinate vel mobiliter; nam dicendo: ‘promitto tibi omnem denarium’, haec
est in sensu composito quantum ad hunc modum, et terminus communis non stat
confuse tantum; vel dicatut quod sensus compositus est cum terminus
confundibilis ab his terminis sequitur aliquem horum termi norum, divisus vero
cum terminus confundibilis praecedit vel cum idem terminus stat determinate. differt
sensus compositus a diviso quantum ad istum modum dupliciter. Primo, quia ista
de sensu composito est probabilis ratione termini facientis sensum compositum,
sed illa de sensu diviso ratione termini praecedentis. Secundo, quia propositio
de sensu diviso requirit verificationem disiunctivam vel copulativam, ut ‘denarium
promitto tibi’ aut ‘omnem denarium tibi promitto’, illa vero de sensu composito
non requirit talem verificationem, ut ‘promitto tibi denarium’ non requiritur
quod promittam tibi 4 denarium vel quod promittam tibi et denarium, et ita de
aliis similiter 2. I due sensi sono ad
invicem impertinentes e perciò non è
lecita l’inferenza dall’uno all’altro *, a meno che i termini che insieme a
quello confundens formano la proposizione non siano singolari e semplici,
giacché in tal caso la supposizione non varia, sia che il termine segua sia che
preceda il verbo confundens. Così sono lecite le conseguentiae: incipio videre Socratem, ergo Socratem
incipio videre , promitto tibi 5
denarium, ergo b denarium tibi promitto
?f. Nel terzo modo, con il pronome relativo, si può avere senso composto
in tre forme: quando l’antecedens del relativo ha supposizione confusa tantum (es.
promitto tibi denarium quem tibi promitto ), quando il relativo è
congiunto all’antecedens che sia distributum (cioè quantificato da omnis) senza
che tra antecedens e relativo sia posto il verbo principale ( omnis homo qui
est albus curtit ), o quando il verbo principale è preceduto dalla negazione (
chimaera quae currit non movetur ). Quando non si verifica nessuno di questi
casi, si ha senso diviso (es. ali242
Ivi, f. Grb-va. 243 Ivi, f. 6va. Aggiunge l’autore (ivi): Et notandum quod ‘indigeo’, ‘requiro’,
‘praesuppono’ et huiusmodi non confundunt confuse tantum nisi cum gerundio.
Unde si dicatur: ‘indigeo oculo”, li ‘oculo’ stat distributive, sed dicendo:
‘indigeo oculo ad videndum’, li ‘oculo’ stat confuse tantum immobiliter . 24
Ivi, f. 8va. 568 Alfonso Maierù quis homo qui est albus currit )?5. Tenendo presente
che il pronome qui in una proposizione in senso composto non può essere risolto
in ef e ille e che il pronome relativo, posto nella stessa categorica, ha la
supposizione del suo artecedens, mentre, posto in una categorica diversa da
quella che contiene l’antecedens (si tratta quindi di una proposizione
ipotetica composta di due categoriche), ha supposizione determinata e replicat totam compositionem sui
antecedentis (così, data omnis homo est animal et illud est rationale
, la seconda categorica vale animal quod
est omnis homo est rationale , di modo che illud ha supposizione determinata ma
replicat [cioè richiama] tutta la compositio precedente) 24, argomentando dal
senso composto inteso nella prima forma al senso diviso non vale la
conseguentia perché l’antecedente è vero e il conseguente è falso 2”;
argomentando dal senso composto inteso nella seconda forma al senso diviso la
consequentia non vale”, ma vale se si argomenta dal senso diviso al senso
composto ?*; argomentando dal senso composto nella terza forma al senso
diviso, non valet consequentia de forma
licet valeret quandoque gratia materiae
9. Per quanto riguarda il quarto modo (con infinitus e totus) l’autore
non fornisce altro rispetto a quanto sappiamo ?! se non 245 Ivi, ff. &va-b
e 9vab. 26 Ivi, f. 8vb. 27 Ivi, ff. 8vb-9ra. 248 Ivi, f. 9ra. a Ivi, f.
9rb: Arguendo tamen e converso in
omnibus his, consequentia est bona, quia in his quicquid significat sensus
compositus significat sensus divisus, et plus, ut dictum est . 250 Ivi, f. Iva.
251 Senso composto è quando il termine è categorema, cioè quando è a parte praedicati,
o a parte subiecti, ma preceduto da una determinatio (ivi, ff. 9vb e 11ra);
dall’un senso all’altro e viceversa non vale la consequentia (ivi, ff. 10ra e
11rh). Terminologia logica della tarda scolastica 569 la determinazione chiara
della differenza fra senso composto e senso diviso: Et differt valde sensus
compositus a diviso mediante hoc termino ‘infinitus, ta, tum’. Primo, quia in
sensu composito significat aliquod certum et determinatum esse sine principio
et sine fine . Sed in sensu diviso syncategorematice significat, quocumque
finito dato vel dabili, dari maius in quacumque proportione . Est enim una alia
differentia, quia syncategorematice est signum confusivum et re(d)dit totam
propositionem exponibilem. Unde haec est exponibilis ‘infinitus est aliquis
numerus’ et praedicatum stat confuse tantum, ut patet. Sed haec ‘aliquis
numerus est infinitus’ non est exponibilis sed resolvitur, et praedicatum stat
determinate ??; Differt sensus
compositus a diviso cum isto termino ‘totus’ etc., quia in sensu diviso reddit
propositionem exponibilem, in sensu composito est ferminus resolubilis. Item in
sensu diviso convertitur cum universali et est terminus confusus, sed in sensu
composito neutrum sibi convenit, ut patet. Item differunt in significato, quia
in sensu diviso et syncategorematice ‘totus’ idem est quod ‘quaelibet
pars’ sed in sensu composito significat
ens integrum et perfectum cui nihil deest, ut patet ex usu loquendi et
accipiendi hos terminos 25, î Dall’uno all’altro senso l’inferenza non vale; né
si dica che argomentazioni come infinita
sunt finita, ergo finita sunt infinita
sono consequentiae valide perché si procede a conversa ad convertentem ;
risponde il maestro: Dicatur quod nulla
illarum est bona conversio, cum continue in una tenetur idem terminus
categorematice et in alia syncategorematice
25, Il quinto modo, come è noto, ha luogo con le congiunzioni et e vel:
si ha senso composto quando i termini congiunti da una delle due particelle
stanno collective e senso diviso quando i ter mini stanno divisive ; ciò
significa che, mentre le proposizioni; a deest il testo aggiunge est. 254 Ivi,
f. 1lva. 25 Ivi. 570 Alfonso Maierù in senso diviso equivalgono,
rispettivamente, a una congiunzione di proposizioni se si tratta della
particella ez, e a una disgiunzione di proposizioni se si tratta di vel *, le
proposizioni in senso composto richiedono che la verifica della congiunzione o
della disgiunzione avvenga rispettivamente coniunctim o divisim?". Ecco
alcuni esempi. Le proposizioni Socrates
et Plato sunt duo homines e omnis numerus est par vel impat sono in senso composto perché non equivalgono
a Socrates est duo homines et Plato est
duo homines e a omnis numerus est par vel omnis numerus est
impar ; le proposizioni tu es homo et
albus , tu es homo vel asinus sono in
senso diviso perché equivalgono, rispettivamente, alle proposizioni
molecolari tu es homo et tu es albus
, tu es homo vel tu es asinus , per le
quali valgono le regole operative della congiunzione e della disgiunzione. Se
però il complesso di termini congiunti dalle suddette particelle è preceduto da
un signum confusivum , distributivo o
negativo (es. differt, aliud), le proposizioni sono in senso composto e le
regole della congiunzione e della disgiunzione non sono applicabili 8. Per
quanto riguarda il sesto modo, le notizie date da Battista 256 Ivi, f. 1lvb: Et
ex his patet differentia inter sensum compositum et divisum quoad hunc modum,
quoniam in sensu diviso copulatum aequipollet copulativae et disiunctum
disiunctivae, sed in sensu composito non. Patet etiam alia differentia, quia in
sensu diviso a copulato ad quamlibet eius partem et a qualibet parte disiuncti
ad totum disiunctum valet consequentia, sed in sensu composito non valet . 251
Ivi, f. 1lva per la congiunzione ef:
Sensus veto compositus requirlt verificationem totius copulati
collective et non divisive , f. 11vb pet vel:
Sensus vero compositus [....] requirit
quod verificetur totum disiunctum collective . 28 Ivi, f. 12ra-b.
Infine, l’autore si chiede se, poste le particelle 4 parte subiecti, i termini
congiunti o disgiunti siano tutti distribuiti oppure solo il primo; es. omnia
duo et tria sunt quinque , omnis homo
vel asinus est asinus : cfr. ivi, f. 12rb-va. Terminologia logica della tarda
scolastica 571 sono analoghe a quelle fornite da Paolo, comprese le regole
riguardanti la validità dell’inferenza dall’un senso all’altro, con la sola
aggiunta della non validità nel caso sia presente un relativo implicativo ?. È
da notare però la precisazione relativa al valore della copula est della
proposizione che nel senso composto segue la determinazione: Universaliter
in omnibus huiusmodi propositionibus li ‘est’ non significat tempus quod
iam e(s)t praesens, sed tempus quod tunc in illo instanti ad quod fit limitatio
fuit praesens vel erit praesens. Il verbo “est”, cioè, PERDE LA CONNOTAZIONE
TEMPORALE AD ESSO PROPRIA, e conserva il solo valore sincategorematico,
lasciando che la connotazione temporale sia affidata al tempo del verbo posto
nella determinatio. Anche per il settimo modo l’autore ritiene la dottrina
tradizionale: con i termini designanti atti dell'anima la proposizione è in
senso composto quando il verbo, sive praecedat sive sequatur, determina il
dictum, e allora la proposizione va provata in funzione del verbo che causa
senso composto; è in senso diviso quando il verbo sta tra le parti del dictum
ed è da probare in funzione del primo termine della proposizione stessa. Perciò
le proposizioni esprimenti i due sensi sono
valde ad invicem impertinentes et raro vel numquam convertibiles 24, a meno che la consequentia dall'uno
all’altro senso non valga gratia
materiae et terminorum. L’ottavo modo è qui per la prima volta discusso.
Facendo leva sulla distinzione tra termini substantiales e connotativi o
accidentali, ricavata da Occam?, l’autore afferma che l’ottavo 259 Per le
regole, cfr. ivi, ff. 13rb-14va; per il relativo, ivi, f. 13vb. 260 Ivi, f.
13rb. 261 Cfr. capitolo III, e capitolo IV, $ 2. 22 , f. 14vb. Ivi. 264 Ivi, f. 15va. 265 Summa logicae,
cit., pp. 33-36; v. cap. I, $ 2. 572 Alfonso Maierù modo ha luogo con i termini
accidentali o connotativi, e aggiunge che, se questo modo è meglio assimilabile
alla fallacia figurae dictionis o dell’accidente, se ne discute nel senso
composto e nel senso diviso perché quei termini, posti 4 parte praedicati,
hanno appellatio rationis se costruiti con i verbi designanti atti
dell'intelletto, e appellatio
temporis se sono costruiti con il verbo
al tempo passato o futuro *. Si ha senso composto quando il termine connotativo
ha appellatio ( animal fuit album ,
cognosco venientem ), se il termine non ha appellatio la proposizione è
in senso diviso ( album fuit animal,
venientem cognosco ) ?”, L’inferenza dall’un senso all’altro non vale,
se non talora gratia materiae 24. Né è da dire che la consequentia vale, ad
esempio, nel caso di album erit hoc perché si considera hoc erit album come conversa della prima: infatti la 266
BATTISTA DA FABRIANO, ., f. 17rb-va:
Iste est octavus et ultimus modus. Et fit mediantibus terminis
accidentalibus vel connotativis positis quandoque a parte praedicati quandoque
a parte subiecti respectu verbi de praeterito aut de futuro aut verbi
concernentis actum mentis vel intellectus , e f. 17va-b: Notandum tertio quod appellatio temporis est
acceptio termini habentis respectum ad solum tempus importatum per verbum, ut
“hoc erit album’: li ‘album’ respicit solum tempus futurum et ad hoc (ex huc)
ut ista sit vera requiritur quod aliquando erit ita quod hoc est album; sed in
illa ‘album erit hoc”, li ‘album’ stat ampliative et supponit divisive pro eo
quod est vel erit album et non requiritur quod erit ita quod est album; et
similiter dicatur respectu verbi de praeterito. Appellatio autem rationis est
acceptio termini limitati a termino praecedente concernente actum intellectus,
ut ‘cognosco venientem’: ibi est appellatio rationis [est], quia terminus
sequens terminum concernentem actum intellectus supponit pro suo significato
sub ratione tali; unde ipsa significat quod cognosco aliquid sub ratione
venientis; sed sic non significat illa ‘venientem cognosco’, sed quod illa(m)
rem cognosco et illa est veniens, et ideo patet quod valde differunt ; il cenno
alla fallacia figurae dictionis e alla
fallacia accidentis è al f. 17va. 267
Ivi, f. 17va. 268 Cfr. in part. ivi, f. 18rb. Terminologia logica della tarda
scolastica 573 conversione della prima proposizione è: hoc erit quod est vel erit album ?9. Ancora più analitica l'esposizione di
Alessandro Sermoneta rispetto a quelle esaminate; di essa ricordiamo gli
elementi nuovi e caratteristici. Scopo dell’opuscolo di Heytesbury, secondo
Alessandro, è quello di facilitare la soluzione dei sofismi e di aiutare ad
evitare gli errori, giacché compito di quella parte della dialettica che si
chiama sofistica (o sopbistaria) non è quello di far sì che gli altri cadano in
errore, quanto quello di evitare gli errori ?°°. L’opuscolo perciò è da
pospotre a quello dei Primzi analitici !: questo mostra la corretta formazione
del sillogismo, il nostro trattato mostra le deceptiones; infine, esso fa parte
della dialettica ??, Del senso composto e del senso diviso non è possibile dare
una descrizione univoca — ritiene Sermoneta ”* con Battista da Fabriano —
giacché i modi sono otto, e può succedere — aggiunge Alessandro — che una
stessa proposizione, considerata secondo vari modi, può essere ora in senso
composto, ora in senso diviso 7°. Primo modo. Quando un termine modale totaliter praecedit 269 Ivi, f. 17vb. SERMONETA, Expositio..., cit., f. Sva: Non
enim inventa est ut aliis concludamus falso, sed ut deceptiones vitemus . zm
Ivi. 22 Ivi: Ad tertium dicitur quod utilitas huius non parva est sicut et
totius dialecticae cuius est pats . Item a progenitoribus nostris ars artium et
scientia scientiarum dicta est; ad omnium nam methodorum principia viam
habet (cfr. Prerro Ispano, Surzzzulae
logicales, cit., 1.01, p. 1). 23 Op. cit., f. Svb. 214 Ivi: Secundo est
notandum quod ex quo octo modis causatur sensus compositus et divisus, non
inconvenit ut respectu diversorum terminorum potentium causare sensum
compositum et divisum una et eadem propositio sit de sensu composito et diviso
sicut ista. ‘tu potes esse hic et Romae in 4 instanti’: est enim de sensu
diviso primi modi et de sensu composito quinti modi merito li ‘et’ . 574
Alfonso Maierù aut finaliter subsequitur dictum propositionis, fit sensus
compositus, quando vero mediat inter pattes dicti erit de sensu diviso 5; in particolare il verbo potest, assunto
personaliter, fa senso diviso, assunto imzpersonaliter fa senso composto ?”. Le
differenze fra i due sensi costruiti con potest e possibile e le loro negazioni
sono queste: la proposizione in senso composto è officiabile, quella in senso
diviso resolubile o esponibile; la prima
requirit verificationem instantaneam
?*, la seconda non la richiede; da ciò segue, in terzo luogo, che la
prima de possibili può essere
posita in esse , ma non così la seconda ”?, La discussione delle
obiezioni fornisce ulteriori chiarimenti: il modo necessario, che, essendo
avverbio, dovrebbe essere exponibilis %, in realtà equivale al modo wecesse e
petciò fa senso composto, mentre possibiliter non equivale a possibile e quindi
è esponibile e non fa senso composto ?8!; né fanno senso composto e senso
diviso verum e falsum: evidentemente, Sermoneta non ritiene che questi due
termini siano propriamente modali. 25 Ivi, f. 6ra. 26 Ivi, f. 6rab. 201 Ivi, f.
6rb. 218 Ivi, ma cfr. ff. 6vb-7ra: per
verificationem instantaneam in proposito non intelligimus quod praedicatum
requirat mensuram instantis, sed ponatut in esse id quod importatur per
propositionem; et ideo concedit magister quod possibile est te moveri, quia
licet motus non mensuretur in instanti, tamen debet poni in esse hoc totum in
hoc instanti, veritas haec, scilicet, quod tu moveris: non tamen quod sit ita,
sed quod sibi non repugnat pro tali instanti verum esse te moveri (nella
risposta alla quarta obiezione non esaminata da noi). 299 Ivi, f. 6rb. 280 Cfr.
capitolo VI, $ 6. 281 Obiezione e risposta in SERMONETA (si veda): Ad secundum
dicatur quod non inconvenit li ‘verum’ et ‘falsum’ non facere sensum compositum
et divisum nisi in voce aut in scripto, non tamen proprie, cum intellectus hoc
non faciat; et ratio est, quia li ‘verum’ non ponit neque aliud dicit quam si
non poneretut; ideo, Terminologia logica della tarda scolastica 575 L’inferenza
dal senso composto al senso diviso e viceversa non vale generalmente 28.
Secondo modo. Con un termine corfundens,
sensus compo- situs fit quando terminus communis confunditur confuse
tantum a tali termino praecedente . Sensus vero divisus fit cum sequantur
huiusmodi signa terminum ab eis confundibi- lem 4. Le differenze tra i due sersus sono
quelle note 28, così come ci è nota l’imzpertinentia dei due sensus e quindi
che la consequentia non è lecita ?*. Terzo modo. Dopo aver precisato, secondo
la tradizione, qual è il senso composto e quale il senso diviso con i relativi
e le diffe- renze fra i due sensi ?”, Sermoneta fornisce un lungo elenco
di documenta de mente He(nti)sberi , in
cui ricapitola la dottrina e le condizioni di verità, anche in rapporto agli
altri modi: Primum, quod sensus compositus causatur mediante hoc relativo ‘qui’
cum antecedens stat confuse tantum. Ex quo sequitur quod tunc non valet
argumentum a sensu composito ad divisum, scilicet cum relativum resolvitur.
Probatur, quod a termino stante confuse tantum ad eundem quia omnis propositio
infert suum dictum fore verum, ut scribitur in Postpraedicamentis; et ad
oppositum negatur assuntum, nec terminum modalem dixerunt logici mobilitare,
nisi cum est aptus natus facere sensum compositum et divisum . Tralasciamo le
altre due obiezioni. 283 Ivi, f. 6rb; al f. 7ra-va l’autore elenca quattuor documenta tratti da Heytesbury e un corollario,
relativi alle condizioni di validità caso pet caso, che sostanzialmente niente
aggiungono a quanto hanno affermato i commenti già esaminati. 284 Ivi, f. 7vb.
285 Ivi, f. 7vb-8ra; i verbi careo, indigeo, requiro, ecc. faciunt con- fundere confuse distributive
mobiliter cum absque gerundiis ponuntur in propositione, ut ‘careo pecuniis”.
Quando vero cum gerundiis collocantur, confuse tantum, ut ‘indigeo oculo ad
videndum; cfr. il testo di Battista da Fabriano, di cui alla n. 243). 286 Ivi,
ff. 7vb e 8rab. 287 Ivi, 9va. 576 Alfonso Maierù stantem determinate non valet
argumentum 28; Secundum docu- mentum est
quod sensus compositus fit cum immediate hoc relativam ‘qui’ additur termino
distributo, sic scilicet quod non mediat inter relativam et terminum
distributum verbum principale; divisus vero cum resolvitur relativum actualiter
aut cum inter ter- minum distributum, scilicet antecedens, et relativum cadit
verbum principale, ut ‘omnis homo qui est asinus currit’. Ex hoc sequitur non
valere argumentum arguendo a sensu composito ad divisum; patet, quia tunc maior
est distributio in sensu diviso quam in composito 9; ‘Tertium documentum, quod
etiam causatur sensus compositus mediante hoc relativo ‘qui’ cum principale
verbum negetur, sive relativum prae- cedat sive non; divisus autem cum resolvitur
relativum 29; Quartum documentum: sensus compositus fit cum hoc termino
relativo ‘qui’ quando coniungitur termino potente stare categorematice et
syncate- gorematice, sive immediate coniungatur sive non, dummodo praecedat
talis terminus stans syncategorematice; divisus vero cum resolvitur relativum
aut non praecedit talis terminus ipsum relativum 2. Quin- tum documentum:
sensus compositus fit cum praedicto relativo ‘qui’, cum praecedit terminus
modalis faciens propositionem de sensu com- posito; divisus vero cum ipse modus
aut verbum termini modalis facit ipsam de sensu diviso aut cum actu resolvitur
relativum 22; Sextum documentum: sensus compositus fit cum hac determinatione
‘ita erit’, ‘ita fuit’, ‘sic est’, ‘sic fuit et cum hoc relativo ‘qui’ simul,
divisus vero cum non ponitur li ‘ita erit’ etc. 29. Di questi sei docuzzenta, i
primi tre riprendono le tre forme del senso composto di Battista da Fabriano, e
gli altri tre ricol- legano questo modo al primo, al quarto e al sesto. Niente
di nuovo aggiunge Sermoneta per i modi quarto RE 288 Ivi, f. 9vb. 289 Ivi; in
luogo di distributo, il testo ha distributivo. 290 Ivi, f. 10ra. DI Ivi. 22
Ivi, f. 10rb; al secondo au2, il testo aggiunge si. 29 Ivi. 294 Ivi, f. 1lrb-vb
(differenze tra senso composto e senso diviso, non validità della conseguentia
dall'uno all’altro senso, discussione di difficoltà). Terminologia logica della
tarda scolastica DIT quinto ?5 e sesto 2%, Al settimo modo, invece, dedica una
lunga analisi della quale ci limitiamo a ricordare qualche punto: si ha senso
composto quando un verbo designante atti dell'anima determina il dictum della
proposizione; ciò avviene, secondo Sermoneta, sia quando il termine precede il
dictu72 sia quando esso lo segue (e ciò è secondo l’intenzione di Heytesbury)?;
si ha senso diviso solo quando il termine sta tra le parti del dictumz ?*; ma
se il verbo cade su di un solo termine ( cognosco Socratem ) o su di un
incomplexum che significhi un complexum ( scio 4 propositionem ), si ha senso
composto quando il verbo precede e senso diviso quando segue ??. Tre sono le
differenze tra i due sensi: innanzi tutto, i verbi in questione confundunt confuse tantum terminum capacem
confusionis cum faciunt sensum compositum, sive se teneant in dicto
propositionis a parte subiecti sive a parte praedicati; unde ‘scio quod homo
est animal’: tam li ‘homo’ quam li ‘animal’ confunduntur; in sensu vero diviso
non confunditur nisi illud quod se tenet a parte praedicati, ut ‘alterum
istorum scio esse verum’: solum li ‘verum’ confunditur ; inoltre, in sensu composito terminus supra quem cadit
talis terminus faciens sensum compositum appellat suam formam, et non in sensu
diviso ; ma esse acquistano luce dalla differenza fondamentale, cioè: de sensu composito propositio est
officiabiliter probanda aut descriptibiliter, de sensu vero diviso secundum
exigentiam primi termini probanda est
®°. Perciò, continua Sermoneta,
arguendo a sensu composito ad divisum aut e 295 Ivi, f. 13ra-vb (come
sopra). 296 Ivi, ff. 14rb-15ra. 297 Ivi, f. 16rb: ut arguitur velle magister ;
Sermoneta però ricorda: Ali vero dicunt: solum cum dictum praecedit talis
terminus fit sensus compositus (ivi).
298 Ivi. 299 Ivi, f. 16rb-va. 300 Ivi, f. 16va. 37 578 Alfonso Maierù contra in
his terminis non valet argumentum: probatur merito differentiae ratione
appellationis formae et confusionis in sensu composito quae non servatur in
diviso *. Ma poiché appellatio e
confusio non hanno luogo ( esse non possunt ) quando il soggetto della
proposizione è il pronome hoc non accompagnato da un aggettivo che lo determini
( absque aliquo determinabili ), vale l'argomento dal senso diviso al composto
e viceversa perché ciò che si intende con la proposizione in senso composto si
intende con la proposizione in senso diviso, e quindi le due proposizioni si
equivalgono ( convertuntur )®*%; ciò si ha anche quando oc, posto a soggetto
della proposizione, è accompagnato da un determinabile, purché il determinabile
sia palam convertibile cum praedicato oppure superius ad esso ®%, Per quanto
riguarda, infine, l’ottavo modo, che ha luogo con i termini connotativi, si
deve rilevare che Sermoneta limita la possibilità del senso composto e del
senso diviso ai casi in cui i termini connotativi siano posti in una
proposizione che abbia il verbo di tempo passato o futuro, o participi
equivalenti, oppure abbia incipit o desinit: si ha senso composto quando il
connotativo segue il verbo e ha
appellatio temporis , e senso diviso quando il connotativo precede il
verbo, cum a parte ante non appellet 4; nessun accenno si fa qui ai verbi
designanti atti mentali (che secondo Battista da Fabriano fanno sì che il
termine connotativo che segua il verbo abbia
appellatio rationis ) giacché di questo Alessandro ha già parlato nel
settimo modo, come si è visto. La trattazione del senso composto e del senso
diviso svolta 301 Ivi, f. 16va-b. 302 Ivi, ff. 16vb-17ra. 303 Ivi, f. 17ra.
Seguono altre regole (ff. 20va-22vb), che riesaminano i vati temi toccati da
Heytesbury. da Bernardino di LANDUCCI (si veda)è la più sistematica tra quelle
finora esaminate: essa utilizza e discute i trattati di logica dei maestri più
rinomati IN ITALIA al suo tempo, ed accenna almeno due volte alle opinioni di SERMONETA
(si veda), che designa come quidam doctor, di modo che può essere considerata
come il punto di arrivo di una tradizione di interpreti della dottrina del
senso composto e del senso diviso. Secondo Landucci, il trattato fa parte degli
Elenchi sofistici e perciò esso non è da porre dopo i Primi analitici, come
vuole il Sermoneta *”, Inoltre, l’autore fa sua la tesi secondo la quale non è
possibile dare una descrizione univoca di ‘senso composto’ e di ‘senso diviso’,
giacché di volta in volta diverse sono le raziones che presiedono alla
individuazione dei vari modi ®%. 305 Lanpucci, Expositio..., cit.: autori
espressamente ricordati, oltre ad Aristotele, Averroè e Heytesbury, sono
Strode, Pietro di MANTOVA (si veda), NICOLETTI, e Paolo da PERGOLA (si veda).
Si legga il seguente passo relativo alla discussione circa la capacità di omnis
di distribuire tutto il disiuzcium o il copulatum’ a parte subiecti: Ad hoc
dubium inventi sunt plures modi respondendi. Primus est Petri Mantuani, qui
tenet quod totum disiunctum et totum copulatum sit subiectum. Secundus est
Pauli Veneti, cuius opinio in diversis operibus est diversificata: nam
Sophismate nono tenet quod prima pars solum sit subiectum, et in Quadratura
tertio dubio secundi principalis, et in Logica magna et etiam in Parva tenet
quod totum disiunctum vel copulatum sit subiectum, attamen solum prima pats est
distributa, et illa appellatur ab eo subiectum distributionis. Tertius modus
est Hentisberi, Sophismate septimo, qui dicit quod talis propositio est
distinguenda eo quod subiectum potest esse totum disiunctum aut una pars
tantum, quapropter utramque partem sustentando respondetur ad argumenta
probantia quod non distribuatur totum . 306 Cfr. ivi, f. 2rb (posizione del
trattato della suzzzza della logica) e f. 3vb (per la verificatio instantanea ): cfr. nn. 307 e
325. 307 Ivi, f. 2rb: Circa secundum dicit quidam doctor quod iste libellus est
pars libri Priorum et quod immediate postponendus est ad illum librum, quod
quidem, salvo meliori iudicio, non puto esse verum . Ideo puto aliter esse
dicendum, videlicet quod iste libellus sit pars libri Elenchorum . 308 Ivi, f. 2vb. 580 Alfonso Maierù L’esame
degli otto modi segue uno schema costante: in una prima parte si descrivono il
senso composto e il senso diviso e se ne mostrano le differenze, in una seconda
vengono poste le regole dell’inferenza dall’uno all’altro senso, in una terza
vengono poste obiezioni (con le relative risposte) a ciò che è detto nelle
prime due parti. In questa sede noi trascureremo quanto Landucci afferma circa
i modi terzo ®”, quarto *°, quinto ®!, sesto ®!° e ottavo (con appellatio temporis soltanto) ?: in essi infatti l’autore non
prospetta nulla di nuovo rispetto a quanto già sappiamo dai commenti
precedenti. Diverso è il caso dei modi primo, secondo e settimo, che sono
simili tra loro, e nei quali si propone un discorso unitario che mira a fissare
per ciascuno di essi caratteristiche tali che lo distinguano dagli altri due.
Il primo modo ha luogo con i termini modali. Ora, il termine modale è così
descritto da Landucci: Terminus modalis
est terminus determinativus alicuius dicti et connotativus alicuius passionis
propositionis, non habens vim faciendi tale dictum appellare formam *!*. I modi sono i quattro classici, più
veruzz e falsum: Landucci non accetta la definizione di Occam secondo cui qualsiasi
termine che possa predicarsi di un dictum è da considerare modus?*5; egli
ritiene invece che solo quei modi che determinino una proposizione connotandone
una qualche caratteristica siano termini modali. Termini come scitum, dubium,
intellectum, cognitum non sono modali perché, oltre ad avere ciò che è proprio
dei modali, fanno sì che il dictum
appellet for309 Ivi, ff. 9vb-12vb. 310 Ivi, ff. 12vb-15rb. 311 Ivi, ff.
15rb-17vb. 312 Ivi, ff. 17vb-20rb. 313 Ivi, f. 23vb-24vb. 314 Ivi, f. 3ra. 315
Cfr. cap. V, $ 6. Terminologia logica della tarda scolastica 581 mam 355: essi rientrano propriamente nel settimo
modo, come vedremo. Senso composto e senso diviso così sono caratterizzati:
Ideo sensus compositus in primo modo causatur quando terminus modalis totaliter
praecedit aut finaliter subsequitur totum dictum totius propositionis in qua
ponitur, aut finaliter subsequitur (!); sensus vero divisus causatur quando
terminus modalis mediat inter partes propinquas totius dicti; unde partes
propinquas dicti appello totum quod regitur a parte ante et a parte post
respectu verbi illius dicti, id est a verbo orationis infinitivae vel
coniunctivae 317. Ma Landucci, dopo aver
precisato che questa è l’opinione di Heytesbury, Paolo Veneto e Paolo da
Pergola !, ricorda le opinioni di Strode*? e Pietro di Mantova ° e
conclude: Istarum opinionum unaquaeque
est sustentabilis et nulla est demonstrativa, et ideo eligat scholaris illam
quae sibi magis placet ®!. 316 Op. cit.,
f. 3ra-b et non habet vim faciendi
appellare formam tale dictum, quod dico ad differentiam istorum terminorum
‘scitum’, ‘dubium’, ‘intellectum’ et ‘cognitum’, quia, licet possunt
determinare dictum propositionis et ‘connotare passionem, non tamen sunt
termini modales primi modi, ex eo quia habent vim faciendi tale dictum
appellare formam . 37 Ivi, f. 3rb. 318 Ivi: Prima opinio est communis tenens
quod diximus, et est opinio etiam Hentisberi, Pauli Veneti in Logica parva et
Pauli Pergulensis in hoc tractatu . 319
Ivi: Secunda est opinio Sttodi in Consequentiis suis, qui ponit quod quando
modus totaliter praecedit est in sensu composito et quando mediat est in sensu
diviso; sed quando finaliter subsequitur, tunc est distinguenda, quia potest
capi in utroque sensu . 320 Ivi: Tertia est opinio Petri de Mantua in capitulo
de modalibus, ponentis modum praecedentem facere sensum compositum, mediantem
vero et subsequentem facere sensum divisum, et hoc potest etiam elici ex
tractatu soppositionum, ubi ipse tenet in octava regula quod termini modales
non habent vim confundendi nisi terminos sequentes, et ideo quando finaliter
subsequuntur non confundunt aliquem terminum, et per consequens tunc faciunt
sensum compositum. Le differenze fra senso composto e senso diviso sono
quattro; le prime due sono generali. Per la prima, la proposizione in senso
composto va provata in funzione del termine modale, mentre la proposizione in
senso diviso va provata ratione primi
termini, dummodo talis terminus fuerit mediatus
#2; per la seconda, nella proposizione in senso composto il termine
modale confundit tutti i termini comzunes presenti nel dictumz; non è così nel
senso diviso, giacché la confusio non si esercita sui termini che precedono il
modus *. Le altre due differenze riguardano potest, non potest e possibile,
impossibile. Precisato che potest fa senso composto quando è usato
impetsonalmente e senso diviso quando è usato personalmente **, Landucci pone
la terza differenza, per la quale la proposizione in senso composto ( cum dicto
praesentis temporis soltanto, cioè con
il verbo del dictum all’infinito presente) richiede una verificatio instantanea , che non è richiesta
dalle proposizioni in senso diviso. Cosa sia da intendere con verificatio instantanea è un problema che Landucci si pone. Rifiutata
la tesi di Sermoneta ( quidam doctor )®5 e di chi 322 Ivi, f. 3va, e
continua: Voco autem terminum mediatum
omnem terminum excepto pronomine demonstrativo singularis numeri; pronomen vero
demonstrativum singularis numeri appello terminum immediatum, et quando ponitur
pro subiecto in propositione, talis propositio dicitur immediata, ut haec: ‘hoc
est homo’ demonstrato Socrate. Et notanter dico ‘singularis numeri’, quia in
numero plurali est terminus mediatus et communis, ut vult Paulus Venetus in
Logicula ; cfr. cap. VI, n. 41. 32 Ivi, f. 3va. 324 Ivi (ciò vale anche per
contingit; tra i modi è incluso anche il verbo oportet, e di tutti e tre i
verbi è detto: personaliter vel
impersonaliter sumpta : f. 3ra). Ivi,
ff. 3vb-4ra: Unde requirere
verificationem instantaneam diversi diversimode exponunt. Nam quidam doctor
dicit quod propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc. requirit huiusmodi
verificationem, ut puta ista: ‘possibile est te moveri’, non quia praedicatum
seu res importata per praedicatum mensuretur instanti, quia motus non
mensuratur instanti ex quo est de numero successivorum, sed quod ponantur in
esse id quod Terminologia logica della tarda scolastica 583 ritiene che la
verifica istantanea di una proposizione esige che sua de inesse sibi correspondens pro infinito
modico tempore possit verificati *5,
egli così spiega la frase: propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc.
requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc quod sit vera quod
arguendo a sua de inesse de praeterito vel de futuro ad suam de inesse de
praesenti cum tali determinatione ‘ita fuit’, seu ‘ita erit’ si sit de futuro,
consequentia valeat, ut, verbi gratia, haec propositio de sensu composito
‘possibile est te esse Romae’ requirit verificationem instantaneam, id est
requirit ad hoc quod sit vera quod arguendo ab ista de praeterito ‘tu fuisti
Romae’ vel sibi consimili ad talem de praesenti ‘tu es Romae’ cum ista
determinatione ‘aliquando fuit ita quod’, consequentia valeat; et quia
huiusmodi consequentia valet, scilicet: ‘tu fuisti Romae, ergo aliquando fuit
ita quod tu es Romae’, ideo illi de sensu composito correspondet veritas
instantanea; ideo illa est vera, immo est necessaria, quia omnes tales
propositiones de sensu composito verae sunt necessariae, et eodem modo dicatur
de futuro; et si talis consequentia non valeret de praeterito aut de futuro,
tunc illa propositio de sensu composito non posset esse vera, immo esse(t)
impossibi- lis. Vel dicatur, et brevius, quod propositio de sensu composito de
li ‘potest’ etc. requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc
quod sit vera quod sua de inesse de praesenti, si sit in mundo, sic adaequate
significando sit possibilis, et si sit illa de sensu composito de negationibus
praedictorum terminorum ‘potest’ et ‘possibile’, requi- importatur per
propositionem, ut puta veritas illius propositionis seu signi ficatum, ut sit
sensus quod in hoc instanti tu movearis, non tamen quod sit ita, sed sibi non
repugnat pro tali instanti verum esse te moveri. Sed iste doctor iudicio meo
volens istam differentiam declarare intricavit se et nescivit eam exprimere, et
dictum eius est falsum. Nam quaero: per verificationem instantaneam aut ipse
intelligit quod sua propositio de inesse sit vera in instanti, aut quod suum
significatum sit verum in instanti, aut quod sibi non repugnet esse verum in
istanti. Modo quocumque intelligat, sequitur quod omnis propositio vera
requirit verificationem instantaneam, quod est falsum et contra Hentisberum in
tractatu De incipit et desinit, ubi ponit quod aliqua est propositio quae pro
sui veritate requirit tempus limitatum; unde omnis propositio vera, est vera in
instanti, quod probo ; cfr. il testo di
SERMONETA (si veda) in n. 278. 326 Ivi, f. 4ra. 58 rit quod sua de inesse, id
est indicativa illius dicti, absque negatione sit impossibilis etc. #7, La
verifica è risolta dunque dall’autore in prima istanza in una operazione logica
complessa, nella quale sia posta come antecedente una corseguentia e come
conseguente la proposizione in senso composto; in seconda istanza in una
consequentia nella quale sia posta come antecedente l’affermazione della
possibilità della proposizione de iresse e come conseguente la proposizione in
senso composto, ad esempio, la verifica di
possibile est album esse nigrum
nel secondo caso va data così:
‘album est nigrum’ est possibile sic adaequate significando, ergo
possibile est album esse nigrum , dove sia l’antecedente che il conseguente
sono falsi. La quarta differenza afferma che per i suddetti modi (potest,
possibile e non potest, impossibile) la proposizione in senso composto esige
che se è posta ir esse, cioè si
accipiatur sua de inesse sibi correspondens
come spiega Landucci, allora
nullum sequitur inconveniens , petché si talis propositio de sensu
composito sit vera, sua de inesse sibi correspondens, si sit in mundo, erit
possibilis ; ciò invece non è vero per il senso diviso, giacché la proposizione
può essere vera e la sua de inesse essere impossibile: così album potest esse nigrum è vera, ma la sua de inesse album est nigrum è impossibile ®8. Quanto alla liceità
dell’inferenza dall’un senso all’altro, Landucci afferma che con potest e
possibile non vale l’inferenza dal senso diviso al senso composto né e contra
negative quando un verbo o participio
richiede tempus limitatum pro veritate
talis propositionis (cioè non vale: tu
potes pertransire hoc spatium, ergo possibile est te pertransire hoc spatium »:
prima regola) *; né vale dal senso composto al senso diviso vel e contra 327 Ivi, f. 4rb. 328 Ivi, f.
4rb-va. 329 Ivi, f. Ava. Terminologia logica della tarda scolastica 585
negative con gli stessi modi in terminis
compositis seu distributis a parte praedicati
(esempio: non vale possibile est
te esse omnem hominem, ergo tu potes esse omnis homo : seconda regola); né,
sempre nello stesso caso, vale dal senso diviso al senso composto aut e contra negative cum terminis per se aut
per accidens repugnantibus ( album
potest esse nigrum, ergo possibile est album esse nigrum : terza regola)*!; né
dal senso composto al senso diviso ( et e contra negative ) con il relativo
implicativo ( possibile est antichristum esse hominem qui est, ergo
antichristum potest esse homo qui est: quarta regola) *°. Più generalmente
(quinta regola) con tutti i termini modali non vale de forza l’inferenza
dall’un senso all’altro e vecevetsa, date le differenze che sussistono tra
senso composto e senso diviso, purché nella proposizione siano posti termini
comuni 53, Il secondo modo ha luogo con i termini che hanno vis confundendi , cioè mediantibus terminis potentibus confundere
confuse tantum vel distributive mobiliter vel immobiliter #4, purché essi non connotent passionem propositionis nec
faciant appellare formam *5: la prima
precisazione distingue il secondo modo dal primo, mentre la seconda lo
distingue dal settimo *%. Né si 330 Ivi, f. Sra. 331 Ivi, f. 5rb; e: Unde voco
terminos per se repugnare oppositos contrarie (ut ‘album’ et ‘nigrum’),
contradictorie (ut ‘homo’ et ‘non-homo?), privative (ut ‘caecus’ et ‘videns’),
relative (ut ‘dominus’ et ‘servus’); etiam generaliter illos terminos appello
per accidens repugnare qui non opponuntur proprie aliquo istorum modorum, tamen
non possunt de eodem affirmative verificari, ut 4 locus et 4 locus, et esse
adaequate in 4 et esse adequate in © instanti
(f. Srb-va). 332 Ivi, f. Sva. 333. Ivi, f. Svb. 334 Ivi, f. 7vb. 335
Ivi, 336 Ivi, f. 8ra: Et notander dixi a principio: ‘dummodo tales termini 586
Alfonso Maierù dica, aggiunge LANDUCCI (si veda), che tali precisazioni sono
superflue giacché una stessa proposizione può essere in primo modo o in
secondo, o in secondo e in settimo, per diversi motivi *. L’autore, pur
definendo probabilis questa opinio, titiene che i modi vadano tenuti ben
distinti **: se così non fosse, il secondo modo includerebbe il primo e il
settimo come suoi casi particolati, ed Heytesbury avrebbe dovuto cominciare dal
secondo la sua trattazione, come invece non ha fatto’; fra l’altro, avverbi
come necessario e contingenter fanno senso composto nel secondo modo, anche se
sono modali, e solo impropriamente si dice che lo fanno nel primo, così come
impropriamente connotano una passio della proposizione #°;. sono infatti
esponibili, non officiabili, come si è tante volte ripetuto. Le differenze fra
i due sensi sono così formulate: Prima est, quoniam propositio de sensu diviso
ad hoc quod sit vera requirit verificationem in suppositis termini communis cum
descensu copulativo vel disiunctivo; propositio veto de sensu composito non,
quia uterque descensus sibi repugnat . Secunda differentia est, quoniam
propositio de sensu composito ut plurimum probanda est ratione termini
confundentis, sed sua de sensu diviso non
#4. non sint connotativi’ etc., ut pet hoc differat secundus modus a
primo; dixi etiam: ‘non facientibus appellare formam’, ut pet hoc differat a
septimo . 337 Ivi. Una posizione analoga a quella respinta aveva sostenuto
SERMONETA nell’introduzione alla sua Expositio:
Ad hoc respondetur quod, licet haec opinio sic arguens sit probabilis,
tamen magis consonum videtur veritati secundum mentem Hentisberi ipsum [!, cioè
i modi 1°, 2° e 7°] separari quam non. 339 Ivi, f. 8ra-b: Etiam si secundus
modus non separaretur ab illis, tunc Hentisber errasset in isto suo tractatu,
quoniam secundus modus esset communior et subalternans primum et septimum: sed
communiora sunt praemittenda in doctrina, teste Aristotele et Commentatore in
primo Physicorum t.c. LVII et etiam tertio Physicorum t.c. II, ergo Hentisber
debuisset tractatum suum incipere a secundo modo et non fecit, ergo errasset . 30
Ivi, f. 8rb. MI Ivi. Terminologia logica della tarda scolastica 587 Esse
riaffermano che la proposizione in senso diviso è probata mediante descensus,
mentre la proposizione in senso composto, richiedendo la probatio in funzione
del termine confundens, sarà exponibilis oppure officiabilis. Di qui la regola
generale fornita da Landucci: Arguendo a
sensu composito ad sensum divisum aut e contra in isto secundo modo non valet
consequentia #%, Il settimo modo ha
luogo con i verbi che riguardano atti della mente: ma questi verbi possono
designare atti della volontà (volo, nolo, malo, cupio, desidero, opto, odi) o
operazioni dell'intelletto: absque formidine
come scio, teneo, cognosco, concedo, nego, o cum formidine come dubito, credo, imaginor, suspicor, apparet
e simili 8. Questi verbi possono cadere su di un complexum verbale , cioè un dictum
all’accusativo e l’infinito o con quod e il congiuntivo, o sopra un terminum incomplexum (Socrates,
a propositio ): nel primo caso, se uno di essi precede o segue il
dicturm fa senso composto, se sta tra le parti del dictu72 fa senso diviso; nel
secondo caso, se esso precede il termine, si ha senso composto, se segue a
questo, si ha senso diviso *4. Il senso composto e il senso diviso differiscono
perché il primo ‘confonde’ i termini comuni seguenti capaci di ‘confusione’ e
fa sì che il dictum o il termine seguente
appellat formam , e il secondo non fa ciò *5; inoltre, la proposizione
in senso composto è officiabilis, la proposizione in senso diviso non lo è #4,
342 Ivi, f. 8rb-va. 34 Ivi, f. 20rb-va. 34 Ivi, f. 20va. 35 Ivi, f. 20vb; e
ancora (ivi): Quid autem s[c]it appellatio formae puto notum esse ex Logica
parva, quoniam ille terminus appellat formam qui repraesentat suum significatum
sub conceptu proprio . Ivi: Landucci
precisa che il primo termine della proposizione in senso 588 Alfonso Maierù Di
qui le regole generali: [1] Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum aut e
contra in praedictis terminis non valet consequentia #7; Arguendo a sensu
diviso ad sensum compositum et e contra in praedictis terminis ubi praedicatum
sit iste terminus ‘hoc’ et subiectum, in sensu diviso, non sit terminus pet se
notus non valet consequentia 4, si foret
ter. minus per se notus bene valeret consequentia *’; [3] Arguendo a sensu
diviso ad sensum compositum ubi subiectum fuerit terminus pet se notus absque
aliquo determinabili, et praedicatum fuerit hoc pronomen ‘hoc’, consequentia
est bona, et e contra, mediante verbo importtante scientiam vel certitudinem ;
notanter vero dixi ‘cum verbo importante scientiam’, quia cum isto verbo
‘dubito’ non valet consequentia 59, Tralasciando le regole non riguardanti
strettamente l’inferenza, concludiamo ricordando le due regole relative a hoc
quando è soggetto della proposizione: l’inferenza è valida dall’un senso
all’altro e viceversa se il pronome è
absque aliquo determinabili 5,
oppure cum suo determinabili palam
convertibili cum praedicato aut palam superius ad ipsum #*. L’operazione compiuta da Landucci, come
si può rilevare, è consistita nel fissare criteri distintivi in modo da
giustificare pienamente l’articolazione dei modi proposta da Heytesbuty; egli
ha mirato a precisare la dottrina tradizionale che aveva unificato modali
(primo modo) e verbi designanti atti dell’anima (settimo) sotto lo stesso
motivo della probazio officialiter, e ha identificato composto dev'essere
immediato perché essa possa essere
probata officiabiliter ; così è nel caso di ego scio hominem esse animal . 347 Ivi, ff.
20vb-21ra. 38 Ivi, f. 21ra. 349 Ivi, f. 21rb. 350 Ivi. 351 Ivi, f. 21vb. 352
Ivi, f. 22ra. Terminologia logica della tarda scolastica 589 motivi precisi che
non permettono la riduzione al secondo modo del primo e del settimo. Di diverso
orientamento è la trattazione di Benedetto Vettori: più vicina al testo di
Heytesbury nel ritenere l’articolazione in otto modi con la distinzione del
quinto (con et) dal sesto (con vel) e con la mancata inclusione del nono,
accennato e non sviluppato dal maestro inglese, relativo ai termini
connotativi, la discussione del Faventino si svolge su di una linea generale
che non ritiene niente della impostazione dei quattro commenti finora esaminati
e sembra anzi in diretta polemica con la matura esposizione di Landucci, le cui
tesi in certo senso vengono capovolte. Nell’esame di questo trattato, ci
limiteremo a segnalare questi motivi di dissenso all’interno della tradizione
più comune e che servono a chiarire l’origine e la destinazione di certe
precisazioni, specie di Landucci: otterremo così un quadro più chiaro
dell'esame finora condotto. L'esposizione si articola in lezioni, e sono otto
in tutto; di esse una è introduttiva, mentre la sesta discute insieme i modi
cinque e sei. Nella prima lezione Vettori chiarisce il suo atteggiamento in
questo trattato. Innanzi tutto afferma che il senso composto e il senso diviso
possono essere considerati o secundum se
et absolute , oppure unius per rispectum
ad alterum . Considerata in se stessa, la nozione di senso composto è fondata
sulla nozione di verità o falsità istantanea (quindi sulla verifica istantanea)
della proposizione corrispondente al dictu7z, che ha una sua determinazione ad
opera di un modo; perciò la proposizione in senso composto de modo non exponibili vel verbo concernente
actum mentis è officiabilis, giacché
tale probatio explicat 353 VertORI,
Opusculum in Tisberum..., cit., lect. I, 1:
Et sic notitia sensus compositi secundum se causatur ex notitia
instantaneae veritatis vel falsitatis propositionis significantis dictum vel
determinatum a modo reddente sensu(m) compositum. propositionem significantem
dictum categoricum propositionis officiandae, cuius praedicatum denotatur
inesse subiecto secundum idem tempus imperceptibile. Considerato in se stesso,
il senso diviso a sua volta può essere mostrato (potest ostendi) in due modi:
aut explicatione propositionis, aut expositione eiusdem #5; perciò la nozione di esso è legata alla
explicatio o alla expositio; la explicatio di
tu non potes pertransire 4 spatium
è: tu non habes potentiam ad pertranseundum 4 spatium , che è falsa;
mentre la expositio (0 resolutio, dice Vettori) esige che sia vera in un tempo
percettibile la proposizione hoc
possibiliter currit ; per questo si suol dire che il senso diviso deve verificari temporaliter 3%, Considerati poi l’uno in rapporto
all’altro, i due sensi rientrano nella dottrina della conseguentia come specie
nel genere ?7. Da queste considerazioni deriva la determinazione del posto da
assegnare al trattato tra i libri logici: in quanto i due sensi sono
considerati in sé, la nozione di senso composto e di senso diviso è legata alla
conoscenza della proposizione e in tal senso è
pars determinationis libri Periermenias ; in quanto essi sono
considerati in rapporto tta loro, il trattato va posto immediatamente dopo il
trattato delle conseguenze e immediatamente prima dei Primi analitici. 1 fini
del trattato possono essere interno o esterno alla logica; fine interno è la
soluzione dei sofismi, fine esterno è servire a tutte le scienze ?. Per quanto
riguarda le cause del senso composto e del senso diviso, è da tenere presente
che ‘causa materiale’ è il 354 Ivi. Si ricordi come è data la probatio
officialis: Talis propositio est...,
quae praecise significat ..., ergo...
dictum verbale o un suo
equivalente, giacché compositio e divisio sono proprietà logiche di cui la
prima inferi cioè esige l’istantanea verifica della proposizione, e l’altra la
verifica temporale, e si sa che la verifica è proprietà delle proposizioni o
dei dicta soltanto *. Inoltre, il modo, o il termine comzponens vel dividens,
dà nome e definizioni al dictum composto o diviso ! e quindi la capacità di
confondere (virtus confusiva), propria del termine che è modo, opera o su tutto
il dictuzz o solo su di una parte di esso e fa senso composto e senso diviso
*°: perciò la virtus confusiva del modo ne è la causa formale; e poiché la
confusio è opera dell’intelletto ( est de operatis ab intellectu ), senso
composto e senso diviso sono legati all’apprebensio, della capacità di un
termine di ‘confondere’ un dictumz, da parte dell’intelletto *4, il quale così
ne è causa efficiente. Di qui seguono due affermazioni di notevole importanza:
innanzi tutto, senso composto e senso diviso non hanno luogo senza la confusio
del termine; inoltre, non hanno luogo senza il riferimento all’intelletto (sine
intellectu). Come si può notare, la seconda affermazione riprende il vecchio
tema del rinvio all’intelletto, del resto già presente in Heytesbury, per il
quale senso composto e senso diviso sono molto simili quanto alla struttura
linguistica (vox) ma omzzino impertinentes quanto all’intelletto, in ordine
alla verità e alla falsità e quoad
formam arguendi #7, Ma sulla prima
affermazione si fonda tutta la struttura del trattato di Vettori. Egli si
chiede infatti, subito dopo, se si possa 36 Ivi, lect. I, 2, supponitur primo,
e prima conclusio. 361 Ivi, supponitur secundo. 362 Ivi, supponitur tertio. 363
Ivi, secunda conclusio. 364 Ivi, supponitur quarto. 365 Ivi, tertia conclusio.
Ivi. 357 HeyTEsBuRY, De sensu composito et diviso, cit., f. 2ra. 592 Alfonso
Maierà dare un’unica definizione di senso composto e senso diviso. Ricordata
l'opinione che abbiamo visto essere propria di Battista da Fabriano, Sermoneta
e Landucci, egli la rigetta come falsa
imaginatio *8; egli afferma che, non essendo il concetto di senso composto e
senso diviso mere aequivocus , esso può
fungere da concetto comune e indifferenziato (indifferens) rispetto ai concetti
propri causati dai vari modi 9, Ora, la ratio communis propria di questo
concetto è quella che si è detto: non c’è senso composto e senso diviso sine virtute confusiva + Da questa affermazione seguirebbe che la
proposizione possibile est Socratem esse
istum hominem non è in senso composto
perché nessuna parte del dicturz ha confusio, € che la proposizione possibile est Socratem esse hominem è in senso diviso giacché solo una parte del
dictum ha confusio: entrambe, invece, secondo la dottrina tradizionale, dovrebbero
essere in senso composto perché il modo precede totaliter il dictum; seguirebbe
inoltre che la congiunzione e?, la disgiunzione vel e il relativo implicativo,
non avendo capacità di confondere, non farebbero senso composto e senso diviso,
e quindi i modi tre, cinque e sei non sarebbero tali”. Per rispondere a ciò,
Vettori afferma ancora una volta che un termine fa senso composto quando
‘confonde’ o tutte le parti del dictum o almeno la principale, cioè il
soggetto, e fa senso diviso quando confonde la parte più remota, cioè il
predicato; perciò, continua Vettori, alcuni termini che non hanno tale
capacità, non possono fare senso composto 0 senso diviso, ma possono causare
corzpositio e divisio (giacché altro è compositio, altro senso composto, e così
via); tali sono tutti termini elencati da Heytesbury ad eccezione di quelli del
primo e dell’ottavo modo, VETTORI (si veda), dubitatur primo. 39 Ivi. ; .
; Ivi (in particolare il secondo
corollario al primo dubbio). 371 Ivi, dubitatur secundo. Terminologia logica
della tarda scolastica 593 dei quali si parla communiter quando si tratta di
senso composto e di senso diviso *; perciò non
ex diversa applicatione modi ad dictum
nascono le diversità tra i due sensi, ma dalla diversa confusio *: ci
sono proposizioni, il cui modo (in forma nominale) precede il dictum, che non
sono officiandae perché il soggetto di esse non è confuso (es. in possibile est Socratem currere solo il predicato è ‘confuso’), e perciò sono
in senso diviso (come Socratem possibile
est currere e Socratem currere est possibile ; ma, mentre
quella è explicanda, queste sono resolubiles); proposizioni come possibile est hominem esse Socratem sono invece in senso composto perché il
soggetto è confuso e quindi sono da probare officiabiliter o exponibiliter.
Ora: se non c'è confusio e il modus precede tutto il dictum, si avranno
proposizioni compositae, non in senso composto, e se il modus sta tra le parti
del dicturz, si avranno proposizioni divisae, non in senso diviso; le
compositae possunt probari vel
explicative, ut in sensu diviso, vel officiabiliter aut expositive ut in sensu
composito 3, Ciò premesso, egli accetta
le osservazioni relative alle proposizioni « possibile est Socratem esse istum
hominem e « possibile est Socratem esse
hominem ; ritiene inoltre che ez, vel e qui facciano compositio e divisio, ma non
senso composto e senso Ivi, supponitur
primo; in part: «Quia autem stat aliquos esse terminos non habentes vim
assignatam, ideo ab actione sensus compositi vel divisi auferuntur, licet ex
eisdem causetur compositio vel divisio in propositione: hi igitur erunt qui
assignantur a Tisbero in littera, praeter hos de primo et octavo, quibus
communiter utimur in locutione sensus compositi vel divisi . È evidente qui il
riferimento alla tradizione, per la quale modali e verbi designanti atti di
volontà (1° e 8° modo) fanno senso composto e senso diviso essendo officiabili;
l’autore non accenna, infatti, al secondo modo, che per Heytesbury è appunto
«cum terminis confundentibus . 373 Ivi, supponitur secundo. 374 Ivi, supponitur tertio. 38
Alfonso Maierù 594 diviso. Egli è cosciente che quest’affermazione nega la
dottrina di Heytesbury e degli altri logici e perciò la dà come sua IDE
personale ?. Egli continuerà così a parlare di “senso composto’ e di ‘senso
diviso” secondo la terminologia tradizionale, anche in quei casi in cui avrebbe
dovuto semplicemente parlare di Lp e divisio, e continuerà a descrivere i modi
nella maniera tradizionale. N Tralasciando i modi terzo, quarto, quinto e
sesto, cl soffetmiamo brevemente sui quattro rimanenti, limitandoci ad esaminare
la caratterizzazione fornita da Vettori. a Primo modo. Ha luogo quando i
termini ampliativi o, bageg si operano su di un dictum verbale o un suo «prec
Ss a senso composto quando il modo precede ° segue i ic n mentre quando sta tra
le parti del dictum si ha ce De È, il termine modale, sia quando è officiabile
che quando cp ; nibile, è sempre in primo modo 8; i verbi potest e contingi 375
Ivi, in fine: «Et sic his habitis facilis est responsio ad gup dum corollarium,
concedendo id Laren gra soir pa er) pro
aliis autem tribus negatur notam cor n be hdi i implicativim non facere
compositionem vel divistonem, quan ipa e nullum illorum facere sensum
compositum La cap cum nullum horum habeat vim confusivam, ut pro egg ir 3 Gu
hoc arguatur fere omnia in tertio articulo esse contra core Lodi logicos,
concedatur. Ideo volui haec dixisse Reni prop: hear noster habeat quod obicere,
et hoc de tertio articulo et per q hodierna Pad; A her 376 Ivi t. rimo. da n è
ia la tesi di Strode e di -_ ko; Lei magna), relativa alla distinzione da fare
quando il modo s gr ps Ivi, fertio, fra
cui: Ex quo sequitur è pen lic nomen sensus compositi in propositionibus
modalibus ut = uerunt q cai SI cfr. ad es. il Landucci, per il quale in questo
caso si e unta modo; cfr. anche il testo del VETTORI, 0p. cit. lect., i ‘ubi sl
fis ; prima conclusio, dove si ripropone il problema per g men pira si
risponde: Termini modales adverbialite=
sumpti componuni Terminologia logica della tarda scolastica 595 assunti
impertsonalmente fanno senso composto; personalmente, senso diviso; il dictum
vero segue alla proposizione vera: deum
esse è dictum di deus est ; quindi, vera questa, segue che è
vero quello e non viceversa; triplice è la differenza tra i due sensi: a) il
senso composto ha verificazione istantanea, sia perché tutta la compositio è
determinata dal modo, come vuole Heytesbury, sia perché tutte le parti della
comzpositio sono ‘con- fuse’ dal modo, come si è detto, mentre il senso diviso
richiede, a sua volta, una successione temporale, sia perché il modo determina
una parte del dicture, sia perché è confuso solo il pre- dicato; b) il senso
composto è officiabile o esponibile, mentre il senso diviso probatur ratione termini mediati ; c) la
terza dif- ferenza proviene ex parte
illativae positionis ; cioè la proposi- zione in senso composto implica una
proposizione nella quale il modo sia affermato della proposizione de inesse
corrispondente al dictum (es. necesse
est hominem esse animal, ergo haec est necessaria ‘homo est animal’ ) e ciò non
è possibile per il senso diviso (non vale l’inferenza: homo contingenter est animal, ergo haec est
contingens ‘homo est animal’ ) 1, Secondo modo. Si ha con un termine che ha vis confundendi (confuse tantum, mobiliter o immobiliter) nei
riguardi di un proprie et per se in primo modo , e ciò contro Heytesbury,
che ratione suae confusionis vel
immobilitationis li tratta nel secondo
modo. Ivi, lect. II, 1, quarto. Ivi,
quinto; continua: Ex quo patet error nostri aemuli conce- dentis esse id ad
quod esse verum sequitur suam propositionem esse veram. Jam enim scripsimus
circa notitiam insolubilem aliquam propositionem esse falsam, cuius dictum
adaequate est verum, ut haec ‘Socrates dicit falsum’, posito quod nihil aliud
dicat, et tunc ipsa est falsa, et Socratem dicere falsum est verum ut sequens,
ergo etc. Et hoc idem militat contra ponentes obiectum scientiae-vel
dubitationis esse significabile complexe et non ipsa conclusio ; quest’ultima è la posizione di RIMINI
(vedasi) Gregorio da Rimini (ma cfr. cap. I, appendice PERGOLA (vedasi). Ivi, sexto. dictum © d'un
suo equivalente: termini aventi la capacità di “confondere” sono di tre specie:
alcuni esercitano mediate tale capacità (così omnis nella proposizione
universale affermativa, e non causa compositio
), altri la esercitano immediate (come le
dictiones exclusivae , e non causano
compositio ); altri infine la esercitano sia immediate che mediate,
purché non siano im- pediti da altro sincategorema: di essi, alcuni confundendo immo- bilitant , altri no; fra i
primi, sono incipit, desinit, promitto, debeo, obligor, necesse, necessario €
impossibiliter; fra i secondi, scio, credo, volo, cupio, immediate **; si ha
senso composto quando sono ‘confusi’ quei termini che possono esserlo: se si ha
confusio mobilis, la verità o falsità della proposizione è mostrata dalla dalla
verità o falsità del descersus a una proposizione de di- siuncto exttemo ; se si ha confusio
immobilis, la verità o falsità sarà provata mediante descensus alla equivalente
proposizione in senso diviso; si ha senso diviso quando un termine comune della
proposizione non è confuso perché antecede il termine confundens: la verità o
falsità di essa sarà provata con descensus dal termine comune non confusus,
descensus che non è possibile col senso composto. Di qui deriva l’analisi dei
rapporti tra primo e secondo 382 Ivi, lect. III, 1, conclusio. Ivi, supponitur
primo: cfr. LANDUCCI, f. 7vb. 34 VerTORI, op. cit., lect. III, 1, supponitur
tertio, e cfr. supponitur quarto: Et ex
hoc supponitur quarto quid nominis sensus compositi et divisi in secundo modo.
Sensus enim compositus tunc est, cum vis terminorum confundentium confusiva et
per consequens vel illius immobilitativa est in terminum communem, ratione
cuius veritas vel falsitas datae compositionis, si ex confusione et
mobilitatione est, habetur verificata vel falsificata proposi- tione de
disiuncto extremo compositioni correspondente ut descensus; et si compositio
fuerit ex immobilitatione consequente aliqualem confusionem termini, erit verificata
vel falsificata propositione exprimente descensum illius termini communis in
divisa propositione compositae correspondente, ad mo- dum quo ea(n)dem declarat
compositionem ex vi immobilitationis termini factam. Et sic sensus divisus
erit, cum vis illorum terminorum confundentium modo: il secondo modo è superior
al primo, che è inferior a quello ( Le. ] differentiam secundi modi
compositionis a primo esse sicut superioris a suo inferiori ) #9; ciò è contro
l’opinione di Landucci ( Senensis quidam
scrive Vettori), ma alla obiezione di Lan- ducci, che non si capisce
perché, se così fosse, Heytesbury avrebbe cominciato il suo trattato dal primo
modo anziché dal secondo Vettori risponde che questo si deve al fatto che
comunemente si parla di senso composto e senso diviso a proposito dei termini
che denotano la possibilità, inclusi perciò nel primo modo *%, Accostiamo
subito a questi due l’ottavo modo. I verbi desi- gnanti atti della mente sono
di due specie: alcuni designano un atto interiore (intelligere, scire, velle),
altri designano un atto este- non transcendit in terminum communem per
praecedentiam illius ad ipsos ratione cuius veritas vel falsitas datae
propositionis divisae habetur ES descensu illius termini communis repugnante
eidem in sensu composito. L'esempio addotto per il secondo caso del senso
composto è niecessatio: omnis homo est
animal : l’autore non illustra come va operato il descensus in questo caso; si
limita a ribadire che datae
propositionis veritas habetur verificato vel falsificato descensu attributo
illi termino i S diviso extraneo eidem in sensu composito . sana sa Ivi,
supponitur septimo; continua così il testo: Quilibet enim terminus qui ratione
sui significare posse esse vel non posse esse facit sensum compositum in primo
modo cum quilibet talis habeat vim confun- dendi tantum ratione suae
confusionis, faciet sensum compositum vel divisum in secundo modo et non e
contra; patet enim aliquem esse terminum com- ponentem vel dividentem in
secundo qui nullatenus significat posse esse vel non posse esse et sic a
ratione compositionis primi modi secluditur . Tuttavia vii [..] supponitur
sexto, quod licet quilibet terminus ‘cdimponena vel dividens in primo modo
possit ratione suae confusionis componere vel divi cà in secundo modo, aliqua tamen
est propositio in sensu composito vel ; iviso in primo quae nec est composita
vel divisa in secundo modo, ut hi ‘necesse est Socratem esse istum hominem’ et
‘Socratem necesse est fees istum hominem?. Et hoc patet per quid nominis sensus
compositi o divisi in secundo modo (cfr.
n. 384) sith 386 Ivi, sotto supponitur septimo. riore (video, tango,
audio)". Solo i primi fanno senso composto e senso diviso in questo modo.
Tali verbi possono cadere su di un termine incomplexus, o su di un dictum
complexum (di qui la distinzione tra probatio descriptibilis e officialis); se
cadono su di un complexum, o dictum categoricum, perdono ogni vis appellationis
formae , giacché appellare formam est
restringere terminum ad sui definitionem, sed dictum categoticum nullam habet
definitionem, igitur non appellabitur appellatione formae 39; del resto, solo con un complexum si ha
senso com- posto e senso diviso ?, e precisamente si ha senso composto quando
il verbo precede o segue il dictuz, mentre se sta tra le parti del dictum si ha
senso diviso 32. il primo ha probatio offi- cialis, il secondo va provato
secondo il termine mediato precedente, se è presente nella proposizione ®”. Per
concludere, esaminiamo l'impostazione che Vettori dà del settimo modo, che ha
luogo — egli dice — con le determi nazioni ita est, ita fuit, ita erit. Egli
così procede: dei termini am- pliativi, alcuni significano la possibilità (
consignificant posse esse vel non posse esse ) e appartengono al primo modo;
altri invece consignificano il tempo, sia se sono considerati in sé (al tempo
passato o futuro), sia se considerati nella forma di participio Ivi, lect.
VIII, 1, supponitur primo. Ivi, supponitur secundo. 389 Ivi, supponitur tertio.
:, Ivi, supponitur quarto; continua: Hoc
idem patet quia sequitur tamquam ab eodem idem: ‘tu intelligis hominem esse
animal, ergo hominem esse animal intelligis’, quod non contingeret si dictum
illud formaliter appellaretur, sicut hic non sequitur: ‘tu (ergo textus)
hominem intelligis, ergo intelligis hominem’, ut patet intuenti . Ivi, supponitur quinto. 392 Ivi, supponitur
sexto. . Ivi, supponitur septimo, e
conclude: Et scias istam differentiam non causare omnimodam impertinentiam inter
hos sensus, quia aliquibus conditionibus observatis sensus illi erunt
pertinentes. Adam est praeteritus, antichristus est futurus: il participio è
detto distractivus; considerando che ampliatio est dilatatio verbi, vel ratione
sui, vel ratione participii distractivi ultra propriam sui consignificationem
ad plures scilicet temporis differentias , può accadere che unì verbo ampliato
possa essere restrictus di fatto ad unam
temporis differentiam tra quelle
richieste dall’amzpliatio; così avviene nel nostro caso, giacché ita, (e solo
per accidens l’espressione aliquando
fuit ita ) limita a un istante del tempo connotato la verità della proposizione
#9, e quindi l'aggiunta di if4 a un dictum è causa formale del senso composto
in questo settimo modo ?, Di qui deriva che il senso composto si ha con
l’aggiunta di ifa che restringe l’arzpliatio del tempo del verbo nella
proposizione a un istante del tempo con- notato dal verbo che fa parte della
deterzzinatio, e che è il passato o il futuro; il senso diviso è dato dalla
proposizione senza deter- minazione e col verbo ampliato -- es. senso composto:
aliquando fuit ita quod Socrates EST albus, senso diviso: Socrates FUIT albus. Di
qui ancora risulta che il senso diviso sta al senso composto come il più ampio
al meno ampio. Nel primo caso quella compositio che è il senso diviso ha verità
verificabile nel tempo 3% Ivi, lect. VII, 1, conclusio, e praemittitur primo.
praemittitur secundo; cfr. anche: Quantum ad primum prae- supponitur primo quid
nominis restrictionis. Unde restrictio est acceptio termini in propositione pro
paucioribus quam in propositione ampliata. Dico ‘acceptio termini in
propositione’, ut denotetur restrictionem non fieri extra propositionem: est
enim species suppositionis, quae est proprietas termini proportionaliter capti.
Dico ‘pro paucioribus quam’ etc., ut deno- tetur terminum discretum non posse
restringi . Supponitur secundo quod
terminum restringi ad pauciora in propositione potest dupliciter intel- ligi:
vel ad pauciora scilicet supposita personaliter termino attributa, vel ad pauciora,
id est, ad pauciores temporis differentias connotatas per verbum cui accidit
ampliatio vel ratione sui vel ratione participii ampliativi, et haec erit
restrictio ampliationis cui committatur compositio septimi modi . 39 Ivi, 1,
praemittitur tertio. Ivi, praemittitur quarto. Veritas compositionis divisae
proportionatae illi de sensu composito est temporalis et non istantanea), nel
secondo invece è istantanea (veritas limitatur ad certum instans proportionatum
propriae connotationis verbi restricti : propor- zionato, cioè, al passato o futuro,
secondo i casi) **. 398 Ivi, supponitur septimo. Il testo del trattato “Termini
qui faciunt” si trova in due manoscritti: PADOVA, Biblioteca Universitaria
1123, ff. 10va-11vb, e Worcester, Cathedral Library, F. 118, f. 30v sgg. Ho
esaminato il ms. Padovano. Il testo, ANONIMO, ha, al f. 10va, Incipit :termini
qui faciunt” e, al f. 11vb, Expliciunt termini qui faciunt. Il trattato quindi
trae il suo titolo dall’incipit. Anche a una prima lettura si può rilevare che
ci si trova di fronte non a un’opera originale, ma ad un adattamento di un capitolo
delle Regulae solvendi sophismata di Heytesbury, intitolato “De scire et
dubitare”. Il materiale del capitolo di Heytesbury è qui organizzato in modo da
offrire in primo piano la descrizione del senso composto e del senso diviso,
alla quale seguono VI casus con le relative risposte. Nel suo testo, invece,
Heytesbury vuole chiarire le difficoltà relative all’uso di scire, dubitare,
ecc.; per far ciò, egli formula gli stessi VI casi; passa quindi a descrivere
senso composto e senso diviso. Infine risolve i casus. Heytesbury e il suo
anonimo manipolatore si propongono fini diversi. A conferma della dipendenza
del trattato “Termini qui faciunt” dal testo di Heytesbury diamo di seguito in
sinossi i passi più importanti dell’uno e dell’altro (si noti la successione
dei fogli dei passi riportati: si constaterà quanto diversa sia la collocazione
dei brani paralleli nel testo di Heytesbury e nel nostro trattato. Ms. Padova,
Bibl. Un. 1123 (f. 10va) Termini qui faciunt propositiones aliquando sumi in
sensu composito et aliquando in sensu diviso et sunt isti et consimiles: scie,
dubitare, imaginari, nolle, velle, ‘perci- pere’, CREDERE, ‘intelligere’, POSSIBILE,
impossibile, ‘contingens’, NECESSARIUM, et alii consimiles. Unde notandum est
quod quando aliquis praedictorum terminorum vel consimilium praecedat totaliter
DICTUM PROPOSITIONIS vel finaliter subsequitur, tunc sumitur illa propositio in
sensu composito, ut illa ‘Scio deum esse’, ‘Dubito Socratem currere’, ‘Possibile
est album esse nigrum’, ‘Hominem esse album est impossibile’. Et significant
tales propositiones sic: Scio deum esse, id est scio QVOD deus est. Credo
Socratem cutrere, id est: credo QVOD Socrates currit; ‘possibile est album esse
nigrum’, id est: “Hoc est possibile: quod album est nigrum, et sic de aliis.
Sed quando aliquis dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est
ponitur in medio inter ACCUSATIVVM CASUM et, modum infinitum, tunc illa
propositio est totaliter accepta in sensu diviso. Et tales sunt istae: ‘4 scio
esse verum’, ‘SOCRATEM percipio currere’, ‘album possibile est esse nigrum’
etc. Et istae significant sic: ‘4 scio esse verum’, id est illud quod est 4
scio esse verum; ‘Socratem percipio currere’, id est: illud quod est Socrates
percipio [De scire et dubitare. Ad cuius evidentiam est notandum quod aliquando
accipiuntur propositiones quaedam in sensu composito quibus consimiles sumuntur
in sensu diviso quae non convertuntur cum illis acceptis in sensu composito.
Item sciendum quod huiusmodi propositiones maxime fiunt per terminos actum vel
habitum animae importantes, aut posse esse vel non posse esse, seu esse
necessario vel non esse, vel impossibile esse vel non esse. Eiusmodi sunt isti
termini: scire, dubitare, intelligere, imaginari, percipere, velle, nolle,
possibile’, ‘impossibi- le’, necesse et sic de aliis multis. Quod autem cum his
terminis fiant tales propositiones satis apparet iuxta communem modum loquendi
[H. P. GRICE, “ORDINARY LANGUAGE”], ut cum dicitur: ‘scio 4 esse verum’ et ‘4
scio esse verum’. Propositiones istae multum sunt similes, sed non convertuntur.
Una enim accipitur in sensu diviso et alia in sensu composito sicut et hic. Aliquam
propositionem dubito esse veram’ et ‘dubito aliquam propositionem esse veram,
intelligo vel imaginor aliquem punctum esse medium huius corporis’ et ‘aliquem
punctum intelligo vel imaginor esse medium huius corporis. Et ita apparet quod
multae sunt propositiones similes sicut istae iam praemissae et aliae huiusmodi quae non convertuntur, cum
una accipiatur in sensu currere; ‘album possibile est esse nigrum’, id est
illud quod est album possibile est esse nigrum postea, vel sic: de re quae est
alba potest fieri res nigra, et sic est de aliis. Ad istam conclusio- composito
et alia in sensu diviso, quia sensus compositus rato vel numquam convertitur
cum sensu diviso, sed in maiori parte quantumcumque sint similes sunt tamen
sibi invicem impertinentes sicut inferius patebit. Item tamquam pro regula est
observandum quod cum aliquis istorum terminorum vel similium praecedit
totaliter dictum alicuius propositionis seu sequitur finaliter, tunc talis
propositio accipienda est in sensu composito, sicut sic dicendo: ‘scio 4 esse
verum’; tota illa propositio accipitur in sensu composito, et tunc convertitur
cum hac propositione ‘scio quod 4 est verum’, et ex hoc sequitur quod talis
propositio ‘a est verum’ vel aliqua propositio significans quod a est verum est
scita a me. Multi tamen sunt termini prius accepti qui non multum competenter
sequuntut finaliter huiusmodi dictum propositionis, quia improprie diceretur:
‘4 esse verum scio”, ‘aliquam propositionem esse veram scio’. Aliqui tamen
istorum competenter possunt sequi huiusmodi dictum finaliter. Convenienter nam
dicitur: ‘4 esse verum est possibile’, ‘hominem currere est possibile',
‘hominem esse asinum est impossibile’: sive igitur totaliter praecedit talis
terminus dictum huiusmodi sive sequatur finaliter, erit totalis propositio
dicta accepta in sensu composito. Prima supponatur nem probandam arguitur sic, et primo
supponitur ista propositio: suppono quod omnis propositio, de qua consideras
quam non scis esse veram nec scis esse falsam, sit tibi dubia. Deinde ponitur
iste casus, quod tu scias quod 4 sit altera istarum duarum propositionum ‘deus
est vel ‘homo est asinus’ et lateat te quae istarum s[clit 4... (f. 11ra) Ad
eandem conclusionem probandam arguitur sic, et ponitur iste casus, quod tu
scias quod a s[cJit unum istorum contradictoriorum: ‘rex sedet’ et ‘nullus rex
sedet’, ita quod tu scias quod quodcumque istorum sit verum quod illud sit 4 et
e contra, nescias tu tamen quae istarum sit 4, sicut nec scias quae ista- rum
scit vera; isto casu posito, facio tibi istam consequentiam. Tertio ad eandem
conclusionem arguitur sic, et ponitur quod Socrates sit coram te et scias tu
bene quod ‘hoc est hoc demonstrando Socrate et nescias tu quod hoc est
Socrates, scias tamen bene quod ista propositio ‘hoc est Socrates’ significat
praecise quod hoc est Socrates, tunc isto posito sequitur quod ista propositio
‘hoc est Socrates’ est tibi dubium quod quaelibet propositio de qua considerat
aliquis quam ille nescit esse veram nec scit esse falsam sit dubia eidem. Deinde
ponatur quod tu scias quod 4 sit altera illarum: ‘deus est’, ‘homo est asi-
nus’, quarum unam scias esse ve- ram et necessariam, scilicet istam ‘Deus est’,
et aliam scias esse falsam et impossibilem, scilicet istam ‘homo est asinus’,
et te lateat quae illarum sit 4. Item arguitut ad idem sic. Ponatur quod tu
scias quid sit ve- rum istorum, demonstratis istis contradictoriis tibi dubiis:
‘rex se- det’, ‘nullus rex sedet’, sic quod scias quod, quodcumque istorum sit
4, quod ipsum sît verum, et quod solum ipsum sit 4 et e con- tra, et cum hoc
scias quod 4 est verum istorum, nescias tamen quid istorum sit 4 sicut nescis
quid istorum sit verum. Istis po- sitis, fiat haec consequentia... Item ad idem
arguitur sic. Po- natur quod tu scias quod hoc sit hoc, demonstrato Socrate, et
ne- scias tu quod hoc sit Socrates, scias tamen quod haec propositio ‘hoc est
hoc’ significat praecise quod hoc est
hoc, et etiam quod ista propositio: ‘hoc est Socrates” significat prae(f.
12vb)-cise quod hoc est Socrates. Sit enim Socrates coram te quem scias esse
homi- nem et nescias ipsum esse Socra- tem, quc posito cequitur quod
Terminologia logica della tarda scolastica Quarto arguitur [sic] ad ean- dem
conclusionem sic, et ponatur quod Socrates sit coram te, scias tu bene quod
ipse est Socrates vel Plato, nescias tamen quis istorum ipse sit, scias tu bene
quod ista propositio ‘hoc est Socrates” signi- ficat praecise quod hoc est
Socra- tes, tunc ista propositio ‘hoc est Socrates’ est tibi dubia... Quinto
arguitur ad eandem conclusionem probandam sic, et ponitur quod tu scias quid
demon- sttetur per subiectum huius pro- positionis: ‘hoc est homo” et quod
aliquid scias esse hominem et nihil dubitas esse hominem et quod tu scias istam
propositionem ‘hoc est homo’ sic significantem praecise quod hoc est homo, tunc
ista propositio ‘hoc est homo” est scita a te esse vera vel scita a te esse
falsa... (f. 1lva) Sexto arguitur ad probandum conclusionem sic: po- natur quod
4, è, c sint tres propo- sitiones quarum duae primae, sci- licet 4, d sint
scitae a te, tertia sit c dubia; et dubitantur sic istae propositiones vel
removean- tur a te, ita quod nescias quae istarum s[clit 4 nec quae d nec quae
c nec quae sit tibi dubia. Isto posito, arguo sic: aliqua ista- rum est scita a
te et quaclihet haec propositio ‘hoc est Socrates” est tibi dubia. Item posito
quod scias quod hoc sit Socrates vel Plato, nescias tu tamen an hoc sit
Socrates nec scias an hoc sit Plato, et tunc erit ista propositio tibi dubia:
‘hoc est Socrates’... Item suppono quod tu scias quid demonstretur per
subiectum huius propositionis: ‘hoc est homo” et scias quod illa propositio
signi- ficat praecise sicut termini illius preetendunt, et quod scias aliquid
esse hominem et nihil dubites esse hominem; quo posito, sequitur quod ista
propositio: ‘hoc est homo’, sit scita a te esse vera vel quod illa sciatur a te
esse falsa... Item sint 4, d, c tres proposi. tiones, quarum duae sint scitae a
te, scilicet 4 et 2, et tertia, scili- cet c, sit tibi dubia, et nescias quae
illarum sit 4 vel b, et simi- licter lateat te (f. 13ra) quae illa rum sit tibi
dubia. Istis positis, sequitur quod aliqua illarum pro- positionum sit scita a
te, quia tam a quam È sciuntur a te per casum, et sequitur etiam quod quaelibet
illarum sit tibi dubia... 606 istarum est dubia, ergo conclusio... Septimo
arguitur ad eandem conclusionem sic: tu scis quod hoc est Socrates et dubitas
an hoc sit Socrates eodem demonstrato, ergo illud est scitum a te et tibi
dubium; et antecedens arguitur sic, et ponatur quod heri vidisti Socratem et
neminem alium, et scias tamen bene quod adhuc ille homo quem heri vidisti est
So- crates, et sit Socrates hodie coram te et lateat te quod iste est So-
crates, tunc sic: tu scis quod iste homo est Socrates; hoc arguitur sic, quia
demonstrato isto homine quem heri vidisti, scis bene quod iste est Socrates,
sed neminem heri vidisti nisi istum hominem, ergo demonstrato isto scis bene
quod iste est Socrates et dubitas an iste idem sit Socrates per ca- sum, igitur
sequitur conclusio. Alfonso Maierù Item tu scis quod hoc est Socrates et
dubitas an hoc sit Socra- tes, eodem demonstrato; propter quod ponatur quod
heri videris Socratem et scias adhuc quod ille homo quem heri vidisti est So-
crates, et videas Socratem modo, et lateat te an sit Socrates, sed credas quod
ille homo quem nunc vides sit Plato, et non videas ali- quem nisi Socratem;
istis positi scis quod hoc est Socrates d monstrato illo quem heri vidisti,
quia absque haesitatione conce- deres quod hoc est Socrates, de- monstrato illo
quem heri vidisti, quia scis bene quod ille quem heri vidisti est Socrates
demon- strato illo quem heri vidisti. Scias nam gratia exempli quod neminem
vidisti heri nisi illum qui est So- crates, et tunc sequitur quod tu scis quod
hoc est Socrates, de- monstrato illo quem heri vidisti, et eodem demonstrato
dubitas an hoc sit Socrates, quia, demonstrato illo quem iam vides, dubitas an
hoc sit Socrates, et idem est quem iam vides et heri vidisti, igitur eodem
demonstrato scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit Socrates. Alfonso
Maierù. Maierù. Luigi Speranza, “Grice e Maierù”.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Mainardini: l’implicatura conversazionale del popolo romano di
Livio – filosofia veneta – filosofia padovana – la scuola d Padova -- filosofia
italiana – il consorzio degl’eroi -- Luigi Speranza (Padova). Filosofo
italiano. Padova, Veneto. Grice: “Padova tries to institute the ‘regnum’ as
between Aristotle’s ‘polis’ and the modern ‘stato,’ but in which case, we
wouldn’t call it ‘politeia’ anymore!” --
Grice: “When I studied change I focused on von Wright – but then there
is Padova and his ‘grammatica del mutamento’!”
Nato da una famiglia di giudici e notai – il padre: ‘di Giovanni’ -- che
viveva vicino al Duomo di Padova, completò i suoi studi a Parigi dove fu insignito
dell'autorità di rettore. Il tempo trascorso a Parigi influì moltissimo
sull'evoluzione del suo pensiero. Gli anni parigini furono molto importanti e
fecondi per l'evoluzione del suo pensiero e la visione dello stato di
corruzione in cui versava il clero lo portò a diventare anti-curialista.
A Parigi incontrò Occam e Jandun, con cui condivise passione politica e
atteggiamento di avversione verso il potere temporale della Chiesa. Con Jandun
rimase legato da grande amicizia e assieme a lui subì l'esilio.
Mainardini dopo le sue dure affermazioni contro la Chiesa venne bollato con
l'epiteto di “figlio del diavolo”. Mainardini si trova a Parigi quando si
sviluppò la lotta tra Filippo, re di Francia, e il Papato. Tutto ciò, assieme
al vivace contesto culturale in cui si muoveva, lo portò alla compilazione
della sua opera maggiore il Defensor Pacis, l'opera cui deve la sua fama e che
influì moltissimo sia sul pensiero filosofico-politico contemporaneo che su
quello successivo. A Parigi sperimentò una monarchia decisa ad accrescere
il proprio potere e la propria autorità su tutte le forze politiche centrifughe
del momento ivi compresa la Chiesa di Bonifacio VIII. Diventato consigliere
politico ed ecclesiastico di Ludovico il aro lo seguì a Roma in occasione della
sua incoronazione imperiale e qui fu nominato dallo stesso Ludovico vicario
spirituale della città. L'incoronazione imperiale avvenne ad opera del popolo
romano anziché del papa inaugurando, così, quella stagione dell'impero laico
che Mainardini vagheggiava e che avrebbe aperto la strada alla laicizzazione
dell'elezione imperiale e alla cosiddetta Bolla d'Oro di Carlo IV di Boemia. Con la Bolla
d'Oro fu eliminata ogni ingerenza del papa nell'elezione imperiale diventando
così un fatto esclusivamente tedesco. Fu ancora con Ludovico quando questi si
ritirò, dopo il fallimento dell'impresa romana, in Germania dove rimase fino
alla morte. È del periodo immediatamente antecedente la sua morte la
compilazione di alcune opere minori tra cui spicca il “Defensor Minor,” un
piccolo capolavoro. Si può definire l'opera di M. come il prodotto di tempi in
cui confluiscono la virtù del cittadino, il nazionalismo francese e
l'imperialismo renano-germanico. Il Difensore della pace” è la sua opera
più conosciuta in cui, fra l'altro, tratta dell'origine della legge. Il
suo fondamento era il concetto di ‘pace,’ intesa come base indispensabile dello
Stato e come condizione essenziale dell'attività umana. Si tratta di un'opera
laica, chiara, priva di retorica, moderna e per alcuni versi ancora attuale. La
necessità dello Stato non discendeva più da finalità etico-religiose, ma dalla
natura umana nella ricerca di una vita sufficiente e dall'esigenza di
realizzare un fine prettamente umano e non altro. Da questa esigenza nascono le
varie comunità, dalla più piccola alla più grande e complessa, lo Stato. Ne
deriva la necessità di un ordinamento nella comunità che ne assicuri la
convivenza e l'esercizio delle proprie funzioni. Per Marsilio questa esigenza
ha caratteristiche prettamente umane che non rispondono a finalità etiche ma
civili, contingenti e storiche. Alla base dell'ordinamento c'è la volontà
comune dei cittadini, superiore a qualsiasi altra volontà. È la volontà dei
cittadini che attribuisce al Governo, “Pars Principans,” il potere di comandare
su tutte le altre parti, potere che sempre, e comunque, è un potere delegato,
esercitato in nome della “volontà popolare.” La conseguenza di questo principio
era che l'autorità politica non discendeva da Dio o dal papa, ma dal “popolo,” inteso
come “sanior et melior pars.” In questa ottica egli propone che i vescovi
venissero eletti da assemblee popolari e che il potere del papa fosse subordinato
a quello del concilio. Ludovico il aro Marsilio pone il problema, che
tratterà anche nel Defensor Minor, del rapporto con il Papato e con i suoi
principi politici costruiti. occulta
valde, qua romanum imperium dudum laboravit, laboratque continuo, vehementer
contagiosa, nil minus et prona serpere in reliquas omnes civitates et regna
ipsorum iam plurima sui aviditate temptavit invadere segretamente, con i quali
aveva cercato, e continua a cercare, di insinuarsi subdolamente in tutte le
altre comunità e regni che aveva già tentato di attaccare con la propria enorme
avidità (Defensor pacis) Il giudizio di Mainardini sulla chiesa come
istituzione è molto negativo e lo manifesta con la crudezza di linguaggio che
gli è solita quando affronta l'argomento dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa.
Lo scalpore suscitato da questa opera obbligò Mainardini a fuggire presso
l'imperatore Ludovico il aro, con il quale scese in Italia. Il Defensor minor
si colloca fra le opere minori di Mainardini, ma si distingue per la sua
importanza. Si differenzia dal Defensor pacis per essere un'opera più
propriamente teologica mentre l'altra è prevalentemente politica. Lo studio
condotto nel Defensor Minor riguarda la giurisdizione civile ed ecclesiastica,
la confessione auricolare, la penitenza, le indulgenze, le crociate, i
pellegrinaggi, la plenitudo potestatis, il potere legislativo, l'origine della
sovranità, il matrimonio e il divorzio. Il Tractatus de iurisdictione
imperatoris in causis matrimonialibus che Mainardini compila in occasione del
divorzio di Giovanni di Moravia e Margherita di Tirolo-Gorizia si trova
nell'ultima parte del Defensor Minor. Le relazioni tra i coniugi erano
tanto insostenibili che la sposa preferì fuggire. Intervenne l'Imperatore,
imparentato con la sposa, e progettò il matrimonio tra la fuggitiva e Ludovico
di Brandeburgo ma a ciò ostavano il precedente matrimonio e alcuni legami di
sangue. Il “Tractatus de translatione imperii” – “Trattato della translazione dei imperii” -- è un'opera che niente aggiunge alla fama
derivatagli dal Defensor Pacis anche se ebbe una certa diffusione. Si può
considerare questo trattato come una storia sintetica dell'Impero dalla
fondazione di Roma da Romolo (alla LIVIO) fino al secolo XIV. In M. lo
“stato romano” è concepito come prodotto umano, al di fuori da premesse
teologiche quali il peccato o simili. È fortemente affermato il principio della
legge quale prodotto della comunità dei cittadini, legge dotata di imperatività
e co-attività oltre che ispirata ad un ideale di giustizia. Questo ideale di
giustizia deriva dal con-sorzio o concerto civile, l'unico soggetto che può
stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Per M., l'uomo deve essere
inteso come libero e consapevole. Nel Defensor Pacis appare diffuso un
costituzionalismo affermato fortemente nei confronti sia dello Stato che della
Chiesa. È tra i primi studiosi a distinguere e separare la legalita (ius) dalla
moralita (ethos, mos), attribuendo il primo alla vita civile e il secondo alla
coscienza. Mainardini è sempre un uomo del suo tempo, saldamente ancorato nella
sua epoca, ma con intuizioni che ne fanno un uomo nuovo, anticipatore per certi
versi del Rinascimento. La definizione del nuovo concetto di Stato, autonomo,
indipendente da qualsiasi altra istituzione umana o, a maggior ragione,
ecclesiastica è il grande merito di M.. Anche nella Chiesa viene
affermata una forma di costituzionalismo contro il dilagante strapotere dei
vescovi e dei papi. È ancora l'universitas fidelium a prendere, attraverso il
Concilio, ogni decisione riguardante qualsiasi materia di ordine spirituale. Il
nostro autore non teme di scagliarsi contro la Chiesa, a negare il primato di
Pietro e di Roma, affermare la necessità del ritorno del clero a quella povertà
evangelica tanto cara ad alcune sette riformiste di cui lui certamente conobbe
e comprese il pensiero. Lotta contro la Chiesa ma solo per conservarne o
rivalutarne il più vero, autentico e originario contenuto e significato. Quasi
riformista e conservatore nello stesso tempo, riformista là dove è contro la
corruzione dilagante nella Chiesa di quel periodo, conservatore là dove accetta
la necessità di un ordine costituito, della religione, della morale, intese nel
senso più puro. La modernità di M. consiste anche nel metodo della sua
trattazione e della terminologia che usa, sempre stringata ed esaustiva, aliena
da qualsiasi di quelle forme di retorica che era caratteristica degli autori
medievali. Altri saggi:: “Il difensore della pace,” C. Vasoli. POMBA,
Torino, BUR, Milano, Ancona E., C. Vasoli, MILANI, Padova (collana Lex
naturalis; Battaglia F., La filosofia
politica del medio Evo, Milano, CLUEB Battocchio R., Ecclesiologia e politica,
Prefazione di G. Piaia, Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Beonio-Brocchieri
Fumagalli M.T., Storia della filosofia medievale (Bari, Laterza,), Berti E.,
“Il ‘regno’ di Mainardini: tra la civis romana e lo stato italiano,” Rivista di
storia della filosofia medievale, Briguglia G.,
Carocci Editore, Cadili A., Amministratore della Chiesa di Milano, in
Pensiero Politico Medievale, Capitani O., Medioevo ereticale, Bologna, Il
Mulino, Capitani O., Il medioevo, Torino, POMBA, Cavallara C., La pace nella
filosofia, Ferrara, Damiata M., Plenitudo potestas e universitas civium,
Firenze, Studi francescani, Del Prete
D., Il pensiero politico ed ecclesiologico, Annali di storia, Università degli
studi di Lecce Dolcini C., Bari, Laterza, Merlo M., Il pensiero della politica
come grammatica del mutamento, Milano, F. Angeli, Passerin d'Entréves A., Saggi
di storia del pensiero politico: dal medioevo alla società contemporanea,
Milano Piaia G., Mainardini e dintorni:
contributi alla storia delle idee, Padova, Antenore, Piaia G., La Riforma e la
Controriforma: fortuna ed interpretazione, Padova, Antenore, Simonetta S., Dal
difensore della pace al Leviatano, Milano, UNICOPLI Toscano A., Marsilio da
Padova e Machiavelli, Ravenna, Longo, Defensor pacis Defensor minor Tractatus
de translatione Imperii Tractatus de iurisdictione imperatoris in causis
matrimonialibus Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Marsilio
da Padova, su sapere, De Agostini. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. marsilio: essential Italian philosopher. Marsilio
dei Mainardini, Marsilio di Padova. Mainardini. Keyword: il popolo italiano, consorzio
conversazionale, difensore della pace, leviatano, allegoria del buon governo –
allegoria del buon governo, Livio, Romolo, Machiavelli -- Refs.: Luigi
Speranza, "Grice e Mainardini" per il Club Anglo-Italiano; Luigi
Speranza, “Grice e Mainardini – la massima del consorzio conversazionale.” –
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Malfitano:
all’isola -- l’implicatura conversazionale dei quattro – il complesso sociale
-- la scuola di Siracusa -- filosofia siciliana
– filosofia italiana -- Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Grice:
“Malfitano, like me, is an emergentist – each ‘complesso’ grows (cresce) and
the ‘complexity’ is thus best characterised as ‘crescente,’ – Malfitano uses
‘complexities’ in the plural – a theory of ‘complessita crescenti’ – The whole
point is that you get from one complex to the other.” Grice: “I like Malfitano.
His theory of ‘complessita crescente’ is admirable: he distinguishes various
‘complesso’ – the material (subdivided into atomic, and the ‘crescente
complessita’ of the molecular), the biological complex (which comprises the
complex of the tissue, and the complex of tthe articular), the social complex,
i. e., the human being in his
inter-subjetctivity -- nd the ideological complex, the abstracta – ideation,
cognition, and conviction – there is a superior geometry, too!” Nacque da Carmelo, commerciante e navigatore, e Santa
Veneziano. Era l'ultimo di sette fratelli. Frequentò il Liceo Classico Tommaso
Gargallo, dove iniziò a nutrire l'interesse per la materie scientifiche. Già da
giovanissimo frequentava assiduamente una nota farmacia del centro storico
della città natale acquisendo notevole interesse per la chimica e la
biologia. Si iscrisse dunque alla facoltà di chimica dell'Università degli
Studi di Catania per frequentare le lezioni del professor Alberto Peratoner.
Malfitano continuò gli studi universitari a Palermo, dove si trasferì al
seguito di Peratoner e ottenne la laurea nel capoluogo
siciliano. Abbandona la Sicilia per spostarsi a Milano, dove intraprese
una breve carriera lavorativa nel campo della chimica industriale agli
stabilimenti Pirelli. Contemporaneamente frequentava la scuola di microbiologia
dell'Università degli Studi di Pavia, retta all'epoca da Golgi, futuro Premio
Nobel per la medicina. Stimolato dall'ambiente favorevole, Malfitano pubblica
I” Comportamento dei microrganismi sotto l'effetto delle compressioni gassose”
-- Inizia in questo modo a farsi notare da colleghi e professori, sia per la
materia dei suoi studi, sia per il carattere disponibile e solare, come ricorda
iPensa, celebre anatomista milanese. La carriera prese una svolta definitiva quando, durante un
congresso internazionale a Pavia, venne notato dal futuro successore di Pasteur,
Duclaux. Venne dunque invitato a trasferirsi a Parigi, avendo ricevuto
l'offerta di un impiego all'istituto Pasteur. Una volta arrivato nella capitale
francese, Malfitano si dedicò in un primo momento alla micro-biologia,
pubblicando come risultati delle sue ricerche: Protease de l'aspergillus niger,
Influence de l'oxygen sur la proteolyse en presence de Clorophorme e
Bactericidie charbonneuse. Decise di ritornare a studiare la chimica pura,
campo d'indagine scientifica che lo rese definitivamente famoso. I suoi studi
sulla chimica colloidale, arrivarono a dimostrare la natura elettrochimica
delle micelle, e riuscì a misurare con notevole precisione la conducibilità
elettrica dei colloidi. In campo pratico, mise a punto i cosiddetti
ultrafiltri, necessari per gli studi in campo teorico sui colloidi. Divenne
capo di un laboratorio chimico all'Istituto Pasteur. Gli studi si interruppero
durante la gran guerra. Al termine di essa, sposò Vera, una studentessa russa.
Subito dopo il grande conflitto ebbe inizio l'elaborazione della più nota
dottrina del chimico siracusano, ovvero la teoria delle “complessità
crescenti,” concetto alla luce del quale Malfitano non indagò solo le micelle,
ma l'esistenza in generale. Pubblica Complexité et micelle, e Les composés
micellaires selon la notion de complexité croissant. Le conclusioni non vennero accettate da subito, ma si
dovette attendere l'esperimento del premio Nobel Theodor Svedberg che dimostrò
l'esattezza delle intuizioni di Malfitano. Elaborò negli anni Venti una
teoria che tentava di spiegare la materia, attraverso l'esame dei diversi
livelli atomici e molecolari che la caratterizzano strutturalmente. La materia,
secondo lo scienziato siracusano, è suddivisibile in atomi, molecole, plurimolecole
(polimeri e complessi) e micelle. In ognuna delle classi citate si possono
distinguere tre tipi di unità materiali: ioniche, polari e ionopolari. L'analisi
compiuta sulla materia venne estesa in campo social-ogico da Malfitano. Tenta di
ricondurre la complessità socio-antropologica alla complessità atomica. I
quattro ordini di “complesso” che costituiscono il mondo sono dunque. Primo, il
complesso materiale (suddiviso in due sub-complessi – primo sub-complesso: “complesso
atomico” e secondo sub-complesso materiale: “complesso molecolare”), il
complesso biologico (suddiviso in primo sub-complesso biologico: complesso istologico
e – secondo sub-complesso biologico: complesso citologico). Terzo, il complesso
sociale (l'essere umano). Al culmine di un'ipotetica piramide il quarto
complesso: il “complesso ideologico” (suddivisi in tre complessi: il primo
sub-complesso ideologico: ideazione; il secondo sub-complesso ideologico: la conoscenza,
il terzonsub-complesso ideologico: la convinzione). L'ultimo passo della
speculazione e il concetto di geometria superiore, un'armonia equilibrata e
simmetrica che domina gli eventi e la materia, una variabile fondamentale e al
tempo stesso fuggevole dell'esistenza, un concetto che rappresenta la libertà.
In ultima analisi, il compito era dunque quello di comprendere le leggi
dell'armonia ordinatrice del cosmo e di preservarne la bellezza e l'equilibrio.
Soleva spesso tornare in Sicilia seppur per brevi periodi, dovette rinunciare a
questa abitudine. L'aggravarsi della sua malattia, una cecità che gradualmente
lo privò della vista, e le sue convinzioni anti-fasciste, non gli permisero di
rivedere il paese natale. Morì inell'alloggio assegnatogli dell'Istituto
Pasteur dove aveva trascorso gran parte della sua vita. Pubblica le sue
convinzioni filosofiche servendosi dello pseudonimo "Aporema",
termine che indica l'impossibilità di ottenere una risposta precisa dallo studio
di un problema. Introdusse per primo a Siracusa la moda di bere il latte acido,
quello che abitualmente viene chiamato yogurt, come era già frequente nella
capitale francese. Durante una tempesta patita in mare Carmelo Malfitano
aveva fatto voto a Santa Lucia, patrona siracusana, di sposare un'orfana se
fosse riuscito a tornare incolume sulla terraferma. Carmelo sposò per questo
motivo Santa Veneziano, orfana di
entrambi i genitori. Da tale unione nacque Giovanni. Ad Repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche Ad repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche122. Antonio Pensa, Ricordi di vita universitaria (Citato
nel testo Ad Repellendam Pestem Storie di Medici e di Sanità nella terra di
Aretusa), Cisalpino Istituto Pasteur, su webext.pasteur.fr. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche124.
Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa,
Tyche126. Ad repellendam Pestem Storie
di Medici e Sanità, Tyche. Ad
repellendam Pestem. Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche,
Siracusa, TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. TreccaniEnciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “Malfitano is right about the ‘social
complexus’ – however, as Talcott Parsons has shown there is more complexity in
the social compexus than Malfitano, a Sicilian, allows!” -- Grice: the fourth
stadia: -- il complesso sociale -- Giovanni Malifitano. Malifitano. Keywords: i
quattro. Refs.: H. P. Grice, “Pirotology,” – “The pirotological ascent,” in
“From the banal to the bizarre: a method for philosophical psychology” -- emergentismo
di Grice – emergentismo di Malfitano – l’organicismo della diada in Malfitano
--. Il complesso di azione e il complesso di
inter-azione, il complesso sociale --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Malifitano” – The Swimming-Poo Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Malipiero:
l’implicatura conversazionale del trionfo della ragione; ossia, confutazione
del sistema del contratto sociale – the breach of contract – or Romolo e Remo,
I due contrattanti – la scuola di Venezia -- filosofia venta -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Venezia).
Filosofo italiano.
Venezia, Veneto. Grice: “I love Malipiero’s approach to philosophy: hardly a
profession! As if someone were to be called ‘amateur cricketer’ – Malipiero
loves (‘ama’) philosophy and it shows!” – Grice: “There is philosophical wisdom
in any endevaour he finds himself in!” Grice: “One must love him for his
attempted ‘confutazione’ of Rousseau’s ‘sistema del contrato sociale’ as a
‘triumph of reason’!” -- Nacque da Angelo di Troilo e da Emilia Fracassetti. Entrambi i genitori erano patrizi: il padre provene dalla storica casata dei Malipiero (ramo
"delle Procuratie Vecchie"), mentre la madre apparteneva a una
famiglia di mercanti bergamaschi nobilitata. Dichiarava di abitare in un
palazzo a Santa Maria Zobenigo (ereditato dal padre dopo l'estinzione di
un'altra linea della famiglia), cui si aggiungevano quattro botteghe nei
centralissimi quartieri di Rialto e San Moisè; altre cinque case si trovavano
tra Santa Margherita, San Gregorio e San Martino.Esordì in politica con
l'elezione a savio agli Ordini. Divenne provveditore alle Pompe, ma non riuscì
a prendere possesso della carica a causa della caduta della Repubblica. A
questo punto, lasciò la vita pubblica per dedicarsi alla filosofia analitica
del linguaggio ordinario. Fu un autore poliedrico, capace di spaziare
dall'attualità politica alla letteratura e alla tragedia di ambito neoclassico.
La prima opera pubblicata è il saggio di matematica “Dimostrazione sulla tri-plicazione
e tri-sezione dell'angolo effettuato colla retta e col cerchio.” Più tardi si
cimentò nella filosofia presentando l'opuscolo “Saggio sugli sforzi della
passione nell'intelletto e su' di lei effetti nel cuore,” in cui sostiene di
moderare il razionalismo perché nell'animo umano esso convivi in armonia con le
passioni. Questa idea, in contrasto con quanto
asserito da Rousseau, fu ribadita ne “La felicità della nazione realizzata dal
politico e dal sovrano,” uno dei suoi primi scritti in filosofia morale. In
questo lavoro Malipiero prese in esame la tendenza allo sfarzo di una parte
della società, analizzando come i governi avessero reagito al fenomeno in
epoche diverse. Nell'opera emerge la condanna al lusso sfrenato, ma anche
all'appiattimento estremo dettato da rivoluzionari e giacobini. Lo stesso pensiero moderato è ripreso nel “Trionfo
della ragione; ossia, confutazione del sistema del contratto sociale” -- ristampato,
senza grosse variazioni, come “Il trionfo della verità nella difesa dei diritti
del trono ossia Confutazione del contratto sociale.” Grice: “I find this
interesting, since I also oppose contractualism to rationalism!” -- Qui M.
cercò di dimostrare come la migliore forma di governo non fosse la democrazia,
ma la monarchia. La sua linea anti-rivoluzionaria
fu affermata anche quando si tenne distante dagli organi della Municipalità
istituita sul modello, o ‘sistema’ del contratto. Accolse perciò con favore
l'arrivo degli Austriaci, come dimostrano il ‘Testamento della spirata libertà cisalpine”
e l'annesso sonetto “Confronto fra il genio della Romana Repubblica e quello
dell'Austria.” Di grande importanza è quanto emerge nella “Voce della verità,” una
memoria autografa inviata al governatore austriaco Székhely all'indomani del
suo insediamento a Venezia. Nell'opera, divisa in capitoli dedicati ai problemi
dell'amministrazione asburgica (polizia, zecca, commercio, diritto ecc.), si
chiede quale dovesse essere il criterio di scelta per la nuova classe dirigente
veneziana. Dimostrandosi critico nei confronti degli ex funzionari della
Repubblica di Venezia (ceto a cui lui stesso apparteneva), nominati non in base
ai meriti, ma per favoritismo, auspicava di non concedere spazio a coloro che
vivevano nel lusso, poiché entravano in politica solo per il proprio tornaconto,
e soprattutto verso i trasformisti che cambiavano opinioni con l'avvicendarsi
delle amministrazioni. Con questo lavoro
anticipò le scelte del governo austriaco che, in effetti, estromise il
patriziato dalla vita politica e assegnando le cariche amministrative a
personalità lombarde o delle province ereditarie. Si dedicò, con un certo successo, anche alla
stesura di tragedie, a tema biblico, storico o mitologico, che potessero
presentare allo spettatore esempi da seguire o da evitare. Tra queste “Il
sacrifizio di Abramo,” “Camillo,” “Prometeo ossia La prodigiosa civilizzazione
delle genti,” “Medea.” Altre opere degne di nota sono “La bottega del caffè” “Quadro
critico morale, Lo scultore e la luce, azione mitologica in apoteosi del cav.
Canova,” Il conte Ugolino in fondo alla torre di Pisa. Sciolti, Atabiba ed
Huascar. Azione tragica di spettacolo; La Verità nello spirito dei tempi e nel
nuovo carattere di nostra età (sul congresso di Verona), Zanghira e Lemanza.
Quadro poetico nelle nozze Malipiero/Martinengo dalle Palle; Elogio di Giovanni II del mr. co. Martinengo
dalle Palle; Descrizione della Montagna ov'è la chiesa della Madonna della
Corona nelle alture di Montebello. Fu confermato nobile dell'Impero Austriaco,
assieme ai figli Angelo e Angela, nati dal matrimonio con Contarina diPisani. Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “I
would often rely on contractualism, but [Welsh philosopher G. R.] Grice made a job out of it! I
saw the cooperative principle as a matter of quasi-contract – whatever that is.
And if it’s a MYTH, what’s wrong with it? Romolo mythically killed Remus
because of a breach of contract, too!” Grice: “My thought exactly replicates
that of Malipiero back in the good old days of Venetian republic – only there
was more rhyme to reason in HIS scheme!” -- Troilo. Malipiero. Keywords: il trionfo della ragione, ossia,
confutazione del sistema del contratto sociale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Malipiero” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia,Grice e Mamiani:
l’implicatura conversazionale di Beltrami contro Euclide – filosofia emiliana –
filosofia parmese – la scuola di San Secondo Parmese – la scuola di Parma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Secondo Parmense). Filosofo italiano. San
Secondo Parmese, Parma. Emilia Romagn. Grice: “I like Mamiani; unlike us at
Oxford, he takes ‘science’ seriously! But in an amusingly Italian way! He has
explored Newton on the apocalypse! My favourite of his treatises is the one on
space which reminds me of Strawson – Beltrami, unlike Strawson, is
non-Euclideian, and thinks Italian needs Euclideian verbs to match!” Lincei. Membro dell'Accademia dei Lincei ha
insegnato Storia del pensiero scientifico all'Parma, Udine e Ferrara. Si è occupato soprattutto di Isaac Newton,
del quale ha trascritto un trattato inedito sull'Apocalisse, di Cartesio e
dell'origine delle enciclopedie moderne.
Saggi: “J. M. Guyau Abbozzo di una morale senza obbligazione né
sanzione,” Firenze, Le Monnier, “Newton filosofo della natura” Le lezioni di
ottica e la genesi del metodo newtoniano, Firenze, La Nuova Italia, “Teorie
dello spazio” -- da Descartes a Newton, Milano, Angeli, “La mappa del sapere.” La classificazione
delle scienze nella Cyclopaedia di E. Chambers, Milano, Angeli, “Il prisma di Newton,”
Roma, Laterza, Introduzione a Newton, Roma: Laterza, “Trattato
sull'Apocalisse,” Torino, Boringhieri, I. Newton, Firenze, Giunti, Storia della
scienza moderna, Roma, Laterza, Scienza e Sacra scrittura, Napoli, Vivarium. I. Newton, Trattato sull'Apocalisse,Torino,
Bollati Boringhieri, Scienza e teologia studi in memoria, Firenze, Olschki, Studi
sul pensiero scientifico Ricordando M., "I castelli di Yale", Il
Poligrafo, Padova 2 La Rivoluzione scientificaI domini della conoscenza: La
sintesi newtoniana in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Newton e l'Apocalisse. Grice: “Mamiani should have left Newton to
the Lincolnshiremen, and concentrate on Galileo!” Maurizio Mamiani. Mamiani.
Keywords: Beltrami contro Euclide. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mamiani” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mancini:
l’implicatura conversazionale del kerygma – la scuola di Schieti -- filosofia
marchese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Schieti). Filosofo italiano. Schieti, Urbino,
Marche. Grice: “I like Mancini: he has expanded on the ethos of cooperation –
and he has explored what he calls ‘linguaggio ontologico’ and ‘alienazione’ in
connection with language – he reviewed Pittau’s philosophy of language, and
published a little thing on ‘language and salvation.’ So how can you NOT like
him?” Grice: “I like Mancini; if I dwell
on philosophical eschatology, he dwells on the real thing!” Grice: “He has
studied Kant thoroughly; all the interesting bits, like his idea of
MALEVOLENTIA!” “La filosofia è il
passaggio dal senso al significato, attraverso le mediazioni culturali,
dottrinali, attraverso la struttura del puro pensare e attraverso le mediazioni
della prassi.” Studia a Fano e si laurea a Milano dove insegna. Bo lo vuole ad
Urbino. Studia i massimi teologi, curato le opera di Barth, Bultmann e Bonhoeffer
pubblicando, su quest'ultimo, anche una biografia e un'analisi dottrinale. Ha
fondato l'Istituto superiore di scienze religiose di Urbino, unico esempio, per
molti anni, di "facoltà teologica" in una università laica. Tra
i filosofi, si è dedicato molto a Kant, pubblicando una Guida alla Critica della
ragion pura. In questo senso è ancora
più importante "Kant e la teologia” dove tratta la filosofia della religione kantiana,
fondata su una concezione morale rigorosa resa possibile dall'Imperativo
categorico, che prospetta una trascendenza per l'uomo, attraverso i postulati
dell'immortalità dell'anima e dell'esistenza di Dio. Questa filosofia della
religione, in cui Kant mette in rapporto la “religione razionale” con la “religione
rivelata” (e che si contraddistingue per i concetti di “male radicale” e di “chiesa
invisibile”), è considerata feconda. Si è anche confrontato con Marx, allora
dominanti nella cultura filosofica e politica italiana. In Marx, tiene in
grande considerazione il concetto di “alienazione” -- presente soprattutto nei
Manoscritti filosofici. Questo concetto, che esprime l'estraneazione
dell'operaio in rapporto al lavoro salariato, a causa dei modi di produzione
capitalistici, capaci di sfruttare il lavoro come fosse una merce, deve essere
stimolo per la Dottrina Sociale della Chiesa. Ciò che Mancini critica in Marx è
l'ateismo e il materialismo, attraverso l'uso della dialettica hegeliana in una
prospettiva materialistica (materialismo storico). Questa concezione infatti
mette in discussione la libertà dell'uomo, inteso come persona, riducendolo
all'insieme dei suoi rapporti economici. Inoltre fa parte della redazione della
rivista Concilium. Fonda “Hermeneutica” ed edita da Morcelliana. La sua
posizione di pensiero verte su un cristianesimo di matrice liberale e
democratica d'impronta sociale, che cerca uno spazio autonomo e libero, dando
una risposta da credente alla cultura laicista e marxista di quegli anni sulle
orme del Concilio Vaticano II. Opere:“Ontologia fondamentale,” La Scuola,
Brescia “Rosmini” “la metafisica inedita, Argalìa, Urbino “Filosofi
esistenzialisti” Heidegger, Marcel, Wahl, Gilson, Lotze), Argalìa,
Urbino“Linguaggio e salvezza,” Vita e Pensiero, Milano “Filosofia della
religione,”Abete, Roma “Bonhoeffer, Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia
utopia”Queriniana, Brescia “Kant e la teologia,”Cittadella, Assisi “Futuro
dell'uomo e spazio per l'invocazione”L'Astrogallo, Ancona “Con quale
comunismo?” Locusta, Vicenza, “Con quale cristianesimo” Coines, Roma,
“Novecento teologico”Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia utopia” Queriniana,
Brescia “Fede e cultura”Genova, Marietti “Come continuare a credere” Rusconi, Milano “Negativismo giuridico” QuattroVenti,
Urbino “Guida alla Critica della ragion
pura” I, QuattroVenti, Urbino “ Lettera a un laureando” Urbino, Quattroventi “Il
pensiero negativo e la nuova destra”Mondadori, Milano “Il quinto evangelio come
violenza ermeneutica” in “Apocalisse e ragione”, testi di Carlo Bo e altri,
Urbino, Quattroventi “Hermeneutica”
“Filosofia della prassi,”Morcelliana, Brescia “Tre follie, Camunia, Milano “Guida
alla Critica della ragion pura”“L'Analitica” QuattroVenti, Urbino “Il male
radicale per Kant, in “La ragione e il male. Atti del terzo colloquio su
filosofia e religione”, Genova, Marietti 1 De profundis per la dialettica, in
“Metafisica e dialettica”, Genova, Tilgher Tornino i volti, Marietti, Genova Giustizia
per il creato, Urbino, Quattroventi, coll. "Il nuovo Leopardi"
L'Ethos dell'Occidente. Neoclassicismo etico, profezia cristiana, pensiero
critico moderno, Marietti, Genova Scritti cristiani. Per una teologia del paradosso,
Marietti, Genova Opere postume Diritto e società. Studi e testi, Urbino,
Quattroventi Come leggere Maritain, Brescia, Morcelliana Ethos e cultura nella cooperazione di
credito, Piergiorgio Grassi, Urbino, Associazione per la ricerca religiosa “S.
Bernardino”, Quattroventi Bonhoeffer; Morcelliana,
Brescia Frammento su Dio, Brescia,
Morcelliana Per Aldo Moro. Al di là della politica, Carlo BoMario LuziItalo Mancini,
Urbino, Quattroventi Opere scelte. Brescia,
Morcelliana Mancini Giorgio Rognini, Metafisica e sofferenza. Un itinerario critic
(Verona, Mazzian); A. Milano, Rivelazione ed ermeneutica” (Urbino, Quattroventi
"Biblioteca di Hermeneutica" P. Grassi, Intervista sulla teologia (Urbino,
Quattroventi "Il nuovo Leopardi"; La filosofia politica” (Urbino,
Quattroventi, Francesco D'Agostino, Filosofo del diritto, Urbino, Quattroventi,
"Il nuovo Leopardi" G. Ripanti, P. Grassi, Kerigma e prassi, Brescia,
Morcelliana, Hermeneutica, Studi in memoria, Napoli, Scientifiche, G. Crinella.
Dalla teoresi classica alla modernità come problema, Roma, Studium, A. Areddu,
Cristianesimo e marxismo Una rilettura in memoriam, Pistoia, Petite Plaisance
tra filosofia e teologia, in "Riv. di teologiaAsprenas", I A. Pitta, G.
Ripanti P. Grassi (a cura), Filosofia, teologia, politica. A partire da Mancini,
Brescia, Morcelliana, Hermeneutica Mariangela Petricola, Pensare la differenza
-- la questione di Dio nell'epoca della disgregazione del senso. Una rilettura
in “Dialegesthai. Riv. telematica di filosofia", mondo domani.org/
dialegesthai/ mpe. M. Petricola, Pensare
Dio. Il cristianesimo differente, Assisi, Cittadella Editrice Antonio Ascione, Fedele a Dio e alla terra.
L'avventura intellettuale di Italo Mancini, Benevento, Passione Educativa Valeria Sala, Italo Mancini. Filosofo del
diritto, Torino, Giappichelli, "Recta Ratio"sapere, Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Seminario in
memoriam, su pesaronotizie.com. Centro socio culturale M" presso il suo
paese natale Schieti, su centro M. . . FB cronologica, su uniurb. L'Istituto di
Scienze Religiose fondato da lui su uniurb. Biblioteca personale "Ca'
Fante", su uniurb. Rivista "Hermeneutica" fondata da Italo
Mancini, su uniurb. A. Aguti, Italo Mancini, in Il pensiero filosofico-religioso
italiano.org. Italo Mancini. Mancini. Keywords: kerygma, “male radicale” “Kant”
“radical evil” --. “cooperative di credito” – “la massima della benevolenza
conversazionale”, il problema del vaticano – patti laternai, ventennio fascista
e patti laterani --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mancini” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mangione:
l’implicatura conversazionale d’alcuni aspetti del nazionalismo culturale nella
logica italiana – logica matematica – la scuola di Bagnara Calabra -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bagnara Calabra). Filosofo italiano. Bagnara calabra, Calabria. Grice:
“I like Mangione; for various reasons: He notes that logic is more related to
mathematics – indeed, for logicism mathematics IS logic – so the opposite to
‘formal’ logic is ‘material’ logic, not ‘informal’ as Ryle and Strawson want –
Mangione has studied ‘categories’ and talks of ‘logica matematica’ – he has
studied Frege’s ideografia, as he aptly translates his grundscrift, and he
tried to improve on the ‘nationalism’ which was ubiquitous in logic in Italy in
the ‘primo novecento’!” Insegna a Milano.
Diresse le due collane matematiche della casa editrice Progresso tecnico
editoriale di Milano, appendice della A. Martello editore. Presso l'editore
Boringhieri di Torino ha diretto “Testi e manuali della scienza contemporanea.
“Serie di logica matematica.” Contribuito alla Storia della filosofia
pubblicata da Geymonat per Garzanti con specifici contributi sulla storia della
logica matematica. Amplia e sistematizza tali contributi nella Storia della
logica. Da Boole ai nostri giorni”. Il saggio costituisce un ampio ed esaustivo
lavoro di ricognizione e sintesi sugli ambiti di ricerca e sui risultati della
logica. Dirige la collana Muzzio scienze. Insieme a Ballo, Bozzi, Lolli e Pagli
cura Gödel (Boringhieri). Saggi: “Logica matematica” (Torino, Boringhieri);
“Giocando con l'infinito: matematica per tutti, traduzione di G. Giorello
(Milano, Feltrinelli); “Matematica e calcolatore, Le Scienze quaderni, Milano,
“Filosofia: saggi in onore di Geymonat, Milano, Garzanti “Storia della logica,
CUEM “Storia della logica”“Da Boole ai nostri giorni” (Garzanti); “Frege.
Logica e aritmetica” -- Torino, Boringhieri. Regny, «Breve storia di una lunga
amicizia», Franco Prattico, «Pubblicate tutte le opere di Godel» dalla
Repubblica, articolo disponibile sul database SWIF dell'Bari. 6.Peano, A.Nagy, Delbcedp,
Logiqìie algorithmique. Revue Philosophique quindi idem. Liège et Bruxelles
Liard L., Les logiciens anglais contemporains {ISIS). Logique. Masson, Paris. —
Cours de philosophie. Logique CouTURAT L., La logique mathémaiique de M, Peano,
" Revue de Métaphysique et de Morale „, a — La logique de Leibniz d'après
dea documents inédits. Paris, Alcan. L’Algebre de la logique. Paris,
Gautliiers-Villars, ed. Peano G., Calcolo
geometrico secondo VAusdehnungs- léhre di H, Grassmann, preceduto dalle
operazioni della logica deduttiva, Torino Arithmetices principia, nova methodo
exposita — I principi di geometria logicamente esposti Torino, Bocca. Elementi
di calcolo geometrico Principi di logica matematica. R. d. M., t. I. Formule di
logica matematica. R. d. M., t. I. Sul concetto di numero. R. d. M., t. I. Sui
fondamenti della geometria R. d. M., Saggio di calcolo geometrico Studi di
logica matematica Les définitions matJtématiques Formulaire mathématique. Nagy
a., Fondamenti del calcolo logico. Giornale di matematica. Napoli Sulla
rappresentazione grafica delle quantità logiche. Rend. R. Accademia dei Lincei.
Lo stato attuale ed i progressi della logica. Rivista italiana di filosofia. C.
Burali-Forti, G. Vacca, G. Vailati, A. Padoa, M. Pieri, F. Castellano, C.
Ciamberlini, Giudice, Nagy a., Principi di logica esposti secondo le dottrine
mo- derne. Torino, Loescher I teoremi funzionali nel calcolo logico, Riv. di Mat.,
Ueher Beziehungen zwischen logischen Ordssen. Mo- natshefte fur Mathematik.
Wien, La logica tnatematica e il calcolo logico. Riv. Itai. di Filos. Roma, I
primi dati della logica. Id. Roma, Ueber
das Jevons-Cliffordsche Problem. Monatshefbe far Mathematik. Wien, t. Sulla definizione e il compito della logica.
Roma, Balbi Alcuni teoremi intorno alle funzioni logiche. Riv. di Mat., BuaAn-FoKTi C,
Logica matetnatica. Milano Exercice de traduction en symholes de Logique
Mathématique. Bulletin de Mathématiques élémentaires
Sui simboli di logica matematica. Il Pitagora, Padda A., Note di logica
matematica. Riv. di Mat., t. 6,
Conférences sur la Logique Mathématique. Université non velie de Bruxelles
Essai d'une théorie algébrique des nombres entiers, précède d'une introduction
logique à une théorie déductive quelconque. Congresso internaz. di filosofia. Parigi, Vailati G.,
Un teorema di logica matematica. Riv. di Mat., t. Sul carattere del contributo
apportato dal Leibniz allo sviluppo della logica formale. Rivista filos. e
scienze affini. Maggio-Vacca G. Sui precursori della logica matematica. Riv. di
Mat., Bettazzi, M. Chini, T. Boggio, A. Ramorino, M. Nassò, ecc. in Italia.
Tutti questi ultimi A. appartengono alla scuola del Peano, al quale si deve la
prima introduzione della Logica matematica in Italia con Peano, esposti
lucidamente gli studi dello Schrodbr, del Boole, ecc., dimostra l'identità del
calcolo sulle classi, fatto da questi autori, col calcolo sulle proposizioni di
Peirce, del Me Coll, ecc. L'opera de\VS9 {Arithmetices principia contiene per
la prima volta la teoria dei numeri interi completamente ridotta in formòle
facendo ricorso ad un limitatissimo numero di idee logiche che espresse coi
simboli: €, D, = n, u, --, A. Di qui trasse origine la sua ideografia, in cui
ogni idea è rappresentata con un segno, e il suo strumento analitico andò
perfezionandosi rapidamente. Formulaire de Mathémathiques; Introduction quindi
la pubblicazione completata, con nuove formule ed arriccbita di numerose
indicazioni storiche per la collaborazione di valenti seguaci, procedette
alacremente, raccogliendo e trattando completamente in simboli tutte le
proposizioni della matematica. L'importanza filosofica di questo movimento
scientifico non è ancora stata apprezzata convenientemente dai filosofi, e
l'opera di PEANO (si veda) comincia solo ora a richiamare sopra di se
l'attenzione degli insegnanti di logica pura. Questo ritardo filosofico è tanto
più strano quanto più chiara è la filiazione filosofica di questa ideografia.
Peano stesso non cessa mai di far notare che essa è basata su teoremi di
logica, scoperti successivamente da Leibniz fino ai giorni nostri. È noto
infatti che l'ideografia completa o pasigrafia e intravista da Leibniz, col
nome di characteristica. Ma se, con definizioni opportune, si potè ridurre le
Pastore, Logica formale. Meriti dell' analitica moderna, Da questo rapido cenno
dello sviluppo storico dei postulati del càlcolo logico e degli autori che più
hanno contribuito al progresso della logica pura e sim- bolica in largo senso
della parola (simboli lette- rali, aritmetici, algebrici, geometrici,
ideografici, ideofisici e via dicendo), e pure in mezzo alle di- vergenze
profonde e attraverso i vari modi onde le forme logiche si manifestano e a
quelli onde vengono interpretate, è possibile scorgere il filo conduttore. Le
dottrine più recenti sopratutto, parte cri- ticando i metodi e i principi sui
quali le antiche erano costruite, parte proponendo metodi di di- mostrazione
più atti all'indagine logica, parte svolgendo fuori dalla stessa analitica
germi di idee nuove che vi rimanevano prima come oscu- rati ed occulti, sono
come una successione in- calzante di fiotti vitali che, scaturendo dalle vette
del pensiero, sono penetrati nell'organismo della logica formale alimentandolo
e sospingen- idee di logica che si incontrano in molte parti della ma- tematica
ad un numero sempre più piccolo di idee pri- mitive, attualmente ancora si
desidera una riduzione analoga di tutte le idee di logica che si incontrano
nella logica pura. Questa riduzione presenta invero seriissime difficoltà, ed e
più facile il riconoscere quante e quali siano le idee primitive in Aritmetica
e in Geometria, che in Logica. (Peano). In questo saggio, continuando le
ricerche cominciate nel precedente, che mi converrà di supporre conosciuto al
lettore, tento di portare un contributo alla soluzione del problema suddetto.
Corrado Mangione. Mangione. Keyword: “logica matematica” “divertente”, “Sidney
Harris” Peano, “not” “no” “and” “e” “or” “o” “if” “si” “some (at least one)”
“all” “the” “il”, Mangione, simbolistica, logica simbolica, logica formale,
logica materiale, semantica, semantica per un sistema di deduzione naturale,
SYMBOLO, whoof and proof, w’f ‘n’ proof. -- -. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
la proclama di Mangione: logica matematica, la logica matematica deve essere
divertente!” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manfredi:
l’implicatura conversazionale del liber de homine – filosofia emiliana – la
scuola di Bologna -- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Bologna).
Filosofo italiano. Bologna, Emilia Romagna. Grice: “I like the “liber de
homine.” It reminds me that among my unpublications there’s a ‘Why’!” Grice:
“While the Italians aptly use the same particle for ‘why’ and ‘for’, the
Anglo-Saxons didn’t! That must be because ‘for’ is usually otiose: “Why are you
eating.” “For I am hungry, say I!” cf. “I am hungry.” – Studia a Bologna e
Ferrara. Entra in contatto con circoli umanistici. Insegna a Bologna. Riceve un
compenso superiore alla media ed è il docente più citato nei Libri partitorum.
Esercita l'astrologia ee attaccato da PICO (si veda) (“Disputazione contro
l’astrologia divinatrice””). La sua
opera “Il Perché” fu un successo per secoli.
Altre saggi: “Tractato de la pestilentia,” Bologna, Johann Schriber,
“Pro-gnosticon” (Bologna, Bazaliero Bazalieri) “Liber de homine,” Impressum Bononiae, Dizionario biografico
degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Girolamo Manfredi. Keyword:
divination. Those clouds mean rain – Those clouds mean death. --. Grice: “The
present budget means that we will have a bad year – Prognosticon. “The present
budget means we’ll have a hard year, but we shan’t have.” – x means that p
entails p. Pico approaches Manfredi, “You said that the budget for 1490 meant
that we would have a hard year, but we
didn’t!” – Girolamo Manfredi. Manfredi. Keywords: liber de homine, la
tradizione pseudo-peripatetici dei problemi – il problema – la questione di
‘per che’ – Grice sulle tipi di domanda – la domanda dei bambini – la domanda
di Grice a bambini, “Can a sweater be red and green all over? No stripes
allowed? – The philosopher’s question – ‘why is there something rather than
nothing? Why I am me and not you? Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Manfredi: l’implicatura divinatrice” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manicone:
l’implicatura conversazionale della filosofia del gargano – la scuola di Vico
del Gargano -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vico del Gargano). Filosofo italiano. Vco del
Gargano, Foggia, Puglia. Una delle personalità più caratteristiche del suo
tempo della Capitanata. Definito il “monacello rivoluzionario” a causa
della sua bassa statura, che sembrerebbe di 1,40 m, la sua indole illuministica
consiste in una sete di sapere che non si placa con il dogmatismo, ma con
l'esperienza diretta, lo studio approfondito dei fenomeni naturali e della
scienza, un'osservazione empirica che poteva fornire una risposta valida e
concreta alle varie problematiche e quindi un aiuto pratico all'uomo, al suo benessere
e sviluppo, alla sua felicità. Ciò gli costò l'inimicizia di chi, seppur in
pieno illuminismo, diffidava e demonizzava la scienza. Lo sviluppo
economico-sociale che teorizza M. consiste in uno sviluppo connesso e, per
certi versi, dipendente dall'ambiente, perché egli riteneva che la natura fosse
una fonte primaria di ricchezza e la sua distruzione avrebbe potuto segnare la
fine dello sviluppo. Manicone può essere considerato un profeta dello
sviluppo sostenibile, perché in pieno Settecento, quando le industrie erano
inesistenti, ebbe un'ampiezza di vedute che gli consentì di prevedere le
conseguenze disastrose che avrebbe portato l'uso improprio e scriteriato delle
risorse naturali. Le opere in cui Manicone tratta, tra gli altri, il tema
dello sviluppo sostenibile, sono La Fisica Appula (cioè dell'Apulia) e La
Fisica Daunica (cioè della Daunia, antico nome della Capitanata). Secondo il
“monacello”, uno dei peggiori atti compiuti dall'uomo del suo tempo era la
cesinazione selvaggia dei boschi garganici, un tempo rigogliosi, come anche
attesto da Orazio nelle Epistole: «Garganum mugire putes nemus». Riferisce
che il disboscamento del promontorio iniziò nel 1764, con il taglio “barbaro”
dei pini nel territorio “Difesa” di Vico del Gargano e la cesinazione degli
ischi ad Ischitella, talmente “furiosa” che, ad inizio Ottocento, l'Abate
Longano denunciò la carenza di legna da ardere per gli ischitellani. La
causa di questo disboscamento fu la volontà di destinare i suoli a coltura,
anche quelli non adatti a questo scopo e più utili al pascolo e alla produzione
di legname, vista la “rocciosità” della terra sul promontorio del
Gargano. Manicone spiega anche la diminuzione della fauna selvatica nel
Gargano, sempre dovuta alla cesinazione, che diminuiva i nascondigli per gli
animali selvatici, e li rendeva più vulnerabili. Ne “La Fisica Appula”,
il frate dedica un intero libro al Mefitismo (insalubrità dell'aria) e alle
cause che lo generano. Egli sostiene che l'inquinamento può avere cause
naturali o accidentali (provocate dall'uomo), può essere anche indigeno
(proprio della zona) o esotico (derivante da altre zone). Secondo il Manicone
le principali cause accidentali del mefitismo erano: 1. Le condizioni
igieniche precarie delle strade e delle abitazioni; 2. L'insana abitudine di depositare
gli escrementi nelle strade; 3. La sepoltura dei centro abitato (consuetudine abolita con
l'Editto di Saint-Cloud, ma anticipata nel 1792 a Vico del Gargano da Pietro de
Finis, che fece costruire il cimitero monumentale di San Pietro); 4. Il taglio
dei boschi (invece gli alberi sono importanti perché emettono ossigeno e
assorbono anidride carbonica). Lo studio del frate sul territorio garganico fu
talmente minuzioso da fargli notare un mutamento climatico dalla metà del
Settecento all'Ottocento; in alcune zone del Gargano, ci furono sbalzi di
temperatura che provocarono un sensibile calo di precipitazioni nevose e
mitigarono parecchio gli inverni. Secondo il Manicone, la causa è attribuibile
al disboscamento. Il taglio delle foreste avrebbe consentito al sole di
riscaldare prima e maggiormente i suoli e soprattutto non avrebbe bloccato i
venti provenienti da Nord e da Sud, quindi le zone meridionali rispetto alle
alture garganiche si sarebbero raffreddate a causa dell'arrivo della Tramontana
da Nord, mentre nel Gargano settentrionale sarebbero arrivati maggiormente i
venti caldi del Sud. Un rimboschimento avrebbe reso più fertili le terre
coltivabili, ma Manicone stesso, dopo aver dato questo suggerimento, esprime la
consapevolezza di “aver cantato ai sordi”. Viaggiò molto per l'Europa,
studiando Medicina a Vienna e a Berlino, Scienze Fisiche a Londra e Scienze
Naturali a Bruxelles. È noto soprattutto per il suo trattato, La Fisica
Appula. in cui analizza le caratteristiche fisiche delle terre di Puglia e
soprattutto del Gargano. A M. è intitolato il Centro Studi e
Documentazione del Parco Nazionale del Gargano sito presso il Convento di San
Matteo a San Marco in Lamis. Descrizione di Vico Del Gargano nella Fisica
daunica Al tempo di M. la popolazione vichese era di 6131 abitanti, circa lo
stesso numero di residenti effettivi attuali. L'area abitata era più ristretta
e consisteva nel nucleo originario (Casale, Civita e Terra) e i quartieri nuovi
di San Marco, Carmine, la Misericordia e Fuoriporta. L'incuria delle
istituzioni si manifestava nella scarsa attenzione verso l'igiene delle acque
del Casale (quartiere affollatissimo), originariamente buone e dolci ma
inquinate dall'incuria generale; anche le strade strette e ombrose della Civita
erano soggette ad abbandono e perennemente sporche. Soltanto i quartieri nuovi
erano larghi, puliti e soleggiati. Le Istituzioni mancavano anche laddove
era necessario rendere più agevole il lavoro dei contadini e dei pastori
vichesi, costruendo strade per diminuire gli ostacoli a cui erano sottoposti
quotidianamente questi uomini quando si recavano nelle loro campagne, poste
spesso in profonde valli o zone impervie. La popolazione vichese era
laboriosa e onesta e non c'erano grandi disuguaglianze economiche, tuttavia M. descrive i suoi compaesani come barbari e
incivili, infatti non hanno riguardo per l'ambiente, ad esempio i pastori
lasciano distruggere dalle loro bestie le pianticelle fruttifere e le vigne,
sono dediti all'alcol e spesso ciò li porta a risse feroci. Le donne sono
laboriose come gli uomini e sempre gentili, il frate però critica fortemente
l'usanza vichese, e delle donne dei paesi del Sud in generale, di urlare e
strepitare ai funerali, di portare il lutto a vita e di vestire sfarzosamente i
defunti; il primo comportamento denota la selvatichezza della popolazione, il
secondo uso può essere anti-economico e negativo per la società e il terzo è
uno spreco di denaro, dato in pasto ai vermi. Un difetto presente in
tutte le abitazioni vichesi dell'epoca era il forno in casa, che poteva
provocare incendi domestici e inquinare l'aria interna. A Vico molti boschi furono tagliati per lasciare
spazio ai campi di grano, ma ciò fu improduttivo economicamente e causò lo
smottamento dei terreni in pendenza, non più trattenuti dalle radici delle
piante. Nella raccolta dell'ulivo, i vichesi distruggevano gli alberi,
picchiando forte con i bastoni per far cadere le olive; questa errata abitudine
provocava la mutilazione della pianta e una maggiore esposizione al freddo, e
conseguentemente minori raccolti per gli anni successivi. Per M., il
mancato sviluppo del Gargano e da imputare anche alla pigrizia e indolenza dei
suoi abitanti, che non erano capaci di valorizzare i loro prodotti (olive,
agrumi, vino, fichi, etc.) e talvolta acquistavano prodotti meno pregiati e ad
alto prezzo da altre regioni. Al fine di comprendere come le istituzioni
del tempo fossero distanti dalle reali necessità della popolazione, è
interessante la situazione che riguardò l'uso delle acque di Canneto, infatti
veniva impedito ai vichesi (anche con la forza) di utilizzare l'acqua per
l'irrigazione dei campi, perché avrebbero disturbato l'attività di un mulino
sito nel territorio di Rodi Garganico. Il giudice diede ragione ai rodiani ma,
per fortuna, questa sentenza ingiusta e ingiustificata fu annullata dalla Regia
Camera. Dalla lettura di alcune pagine delle opere di Manicone è emerso
che, pur cambiando i tempi, gli usi, le risorse a disposizione, le conoscenze e
le attività, l'uomo garganico (e non solo) viveva e produceva nell'ottica del
profitto immediato, sottovalutando gli effetti che avrebbero potuto causare i suoi
comportamenti errati nella vita della futura comunità. Opere M. contesto – il contesto del contesto.
"Philosophers often say that context is very important." "Let us take this remark seriously.’ "Surely, if we do,
we shall want to consider this remark in its relation to this or that problem,
i. e., in context, but also in
itself, i. e., out of context.” H. P. Grice, "The general theory of
context." Michelangelo Manicone. Manicone. Keywords: la filosofia del
gargano. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Manicone” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manilio:
il portico romano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Porch. Astronomer and poet. He writes a long poem on astronomical
matters, part of which survives. He takes and extreme position on the subject
of fate, believing that not even thoughts – or the will -- are exempt from its
influence. Marco Manilio. Keywords: liberta, il libero. Manilio.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mannelli:
l’implicatura conversazionale degl’eroi di Virgilio – la scuola di Grimaldi -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Grimaldi). Filosofo italiano. Grimaldi, Cosenza,
Calabria. Grice: “Like me, Mannelli loved Kant, Goethe, Schiller, Virgilio –
and he has his own ‘palazzo’!” -- Fequenta il ginnasio a Cosenza. Si trasferì
con la famiglia prima ad Aosta, dove termina gli studi liceali, e poi a Roma.
S’interessa sempre più al mondo politico e dopo la laurea, conseguita con il
massimo dei voti, ritorna a Cosenza e venne
eletto Consigliere Provinciale. Proprio
in qualità di membro del consiglio provinciale, si adoperò in prima persona per
arricchire e promuovere l'ampliamento della Biblioteca Provinciale di
Cosenza Si dedicò in tempi e con modi
diversi all'attività di approfondimento e divulgazione. Firmò una versione
metrica della Xenia di Goethe (Roma, Paravia.
E tra i maggiori contributori della più importante rivista di arti e
lettere della regione, la Calabria Letteraria. Presidente dell'Accademia
Cosentina, l'istituzione accademica calabrese che vanta un'esistenza
plurisecolare e che nel XVI secolo ebbe come presidente Telesio. Opere: “Inaugurandosi il monumento al caduti
grimaldesi: scultura di Cambellotti, Reggio Calabria, Editore Il Giornale di
Calabria, Paravia, Le storiche Terme Luigiane: passato-presente-futuro,
Cosenza, Cronaca di Calabria, L'Accademia Cosentina nella sua storia secolare e
nell'oggi, Cosenza, Tip. Vincenzo Serafino. Biografia in
Calabriaonline.com M. Chiodo,
L'Accademia cosentina e la sua biblioteca. Società e cultura in Calabria. Xenia Edizione Paravia. nna Vincenza Aversa,
Dopoguerra calabrese: cultura e stampa, Editore Pellegrini, Catanzaro, Accademia Cosentina Biblioteca Civica di
Cosenza Goethe Poesia "Mamma"
da "Come le nuvole” su Grimaldi Grimaldesi da ricordare, su digilander.libero.
Filippo Amantea Mannelli. Mannelli. Keywords: gl’eroi di Virgilio, gl’eroe di
Virgilio, l’eroe stoico, Acri, Enea come eroe stoico, gl’eroi di Vico. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Mannelli” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mantovani:
l’implicatura conversazionale dei curiazi – percorsi di comunicazione – la
scuola di Moncalieri -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Moncalieri). Filosofo italiano.
Moncalieri, Torino, Piemonte. Insegna a Roma. Membro della Società Tommaso
D’Aquino. Gli ambiti delle sue ricerche spaziano sulla Filosofia della Storia,
l'Ontologia, la Teologia filosofica, e loro rapporti con la scienza. Ha
compiuto studi sulla storia del tomismo (cf. griceianismo). È uno dei maggiori
studiosi e conoscitori del realismo dinamico e di Demaria. Opere: “Fede e
ragione: opposizione, composizione?” Scaria Thuruthiyil, Mario Toso, Roma, LAS,
“Quale globalizzazione?: l'uomo planetario alle soglie della mondialità,” Scaria
Thuruthiyil, Roma, LAS, “Eleos: l'affanno della ragione: fra compassione e
misericordia,” Roma, LAS, “Sulle vie del tempo: un confronto filosofico sulla
storia e sulla libertà, Roma, LAS, “Paolo VI: fede, cultura, università,” “An Deus sit (Summa Theologiae). Fede, cultura
e scienza, Città del Vaticano, Libreria Vaticana, Didatttica delle scienze: temi,
esperienze, prospettive,” Vaticano: Libreria editrice vaticana, “La discussione
sull’esistenza di Dio nei teologi domenicani” “Oltre la crisi: prospettive per
un nuovo modello di sviluppo: il contributo del pensiero realistico
dinamico Demaria. Roma, LAS,,”Momenti
del logos: ricerche del "progetto LERS" (logos, episteme, ratio,
scientia): Roma, Nuova cultura, “Per una
finanza responsabile e solidale: problemi e prospettive, Roma, LAS, “Una
ricognizione sulla Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino” in Un pensiero per
abitare la frontiera: sulle tracce dell’ontologia trinitaria di Hemmerlie, Roma
Incisa Valdarno, Città Nuova Istituto
universitario Sophia, Lorenzo Cretti, La
quarta navigazione: realtà storica e metafisica organico-dinamica, Associazione
Nuova Costruttività -Tipografia Novastampa, Verona, Francisco de Vitoria, Sul
matrimonio, Roma, Scritti teologici inediti. Demaria; Roma,Editrice LAS. Pontifical
University of Saint Thomas Aquinas, su Angelicum. su avepro. glauco. L’Università
Salesiana, un servizio per l’educazione e la comunicazione La Stampa Autorità
accademiche «Il nostro impegno per la “civiltà dell’amore”. Come vuole don
Bosco» La Stampa, su lastampa,Conferenza Rettori delle Università e Istituzioni
Pontificie Romane, su cruipro.net. redazione, Nuovi accordi di co-operazione
interuniversitaria, su FarodiRoma, Pontificia Accademia di Aquino, su
cultura.va. Direttorio, su S.I.T.A.. Premio Mediterraneo. su Fondazione
mediterraneo. org. Mantovani, “Vita tua, vita mea”: l'insegnamento di Demaria è
più che mai attuale. Fondazione Adriano Olivetti. Mauro Mantovani. Mantovani. Keywords:
i curiazi, percorsi di comunicazione, Aquino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mantovani” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marafioti – la scuola di Polistena -- filosofia
calabrese – Luigi Speranza (Polistena).
Filosofo italiano. Polistena, Calabria. Filosofo, umanista, storico e
presbitero italiano. Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di
Calabria. Le notizie biografiche su di lui sono molto scarse e desunte per lo
più dalle sue opere o da una storia ottocentesca della sua città natale. Croniche
et antichità di Calabria. Sacerdote appartenente all'Ordine dei Frati Minori, M.
si prefisse il compito di continuare la storia della Calabria dell'umanista
Barrio. La prima edizione di quell'opera, infatti, si era rivelata talmente
piena di errori e di lacune che lo stesso Barrio aveva tentato di emendarla in
vista di una seconda edizione, ma ne era stato impedito dalla morte, avvenuta
attorno al 1577. Intenzione, parzialmente disattesa, del padre francescano era
inoltre quella di ricordare le vite i santi calabresi, specialmente coloro di
cui si era persa la memoria. Le Croniche et antichità di Calabria, in
cinque libri, venne edita una prima volta a Napoli mentre una seconda versione
accresciuta e corretta venne edita a Padova. Di padre M. sono rimasti
anche un'opera teologica[10] e un trattato di mnemotecnica in lingua latina, che
ebbe un certo successo tanto che venne tradotto poco tempo dopo in lingua
italiana. Non è noto dove e quando Girolamo M. sia morto. Giovanni Russo,
ex direttore del Museo civico "Francesco Jerace" a Polistena, ha
suggerito che M. sia deceduto presso il
convento nel suo paese natale. Opere: M., Croniche et antichità di Calabria.
Conforme all'ordine de' testi greco, et latino, raccolte da' più famosi
scrittori antichi, et moderni ..., Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601.
Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, Google Libri. Note ^ D. Valensise,
1862. books.
google.it/books?id=LlawjHUbv9U C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false
Consultabile on line su Google Libri ^ L. Accattatis. ^ Franco Carlino, M.. Un
sacerdote con la passione della storia, in Il Nuovo Corriere della Sibaritide, Barrii
Francicani De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque. Romae : apud
Iosephum de Angelis, Parise, La nascita della storiografia calabrese (PDF), in
Voce ai Giovani, Crupi, Conversazioni di letteratura calabrese dalle origini ai
nostri dì, Pellegrini. M., Opera del r.p. fra M. di Polistina dell'Ordine de'
Min. Oss. Delle croniche, et antichita di Calabria, secondo le città,
habitationi, luoghi, monti, fiumi, e fonti di quella, con l'historie di tutti
gli huomini illustri calabresi, quali in diuerse scienze, e arti fiorirno, col
Catalogo de gli beati, e santi, In Napoli: nella Stamperia dello Stigliola a
Porta Regale, M., Croniche et antichita di Calabria. Conforme all'ordine de'
testi greco, et latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, et moderni,
oue regolarmente sono poste le città, castelli, ville, monti, fiumi, fonti, et altri
luoghi degni di sapersi di quella prouincia. Dal r.p.f. M. da Polistina
teologo, dell'Ord. de Min. Osseruanti, In Padoua : appresso Lorenzo Pasquati ad
instanza de gl'Vniti, 1601 ^ F. Hieronynimi M. Polistinensis Calabri Ordinis
minorum, Annotationes euangelicae lucidissimae a feria quarta Cinerum vsque ad
feriam tertiam Paschatis inclusiue, Cum duplici indice, materiarum scilicet, ac
rerum notabilium, Neapoli : ex typographia Ioan. Baptistae Subtilis. : apud Scipionem
Boninum, 1608 ^ F. Hieronymi M.Polistinensis, Calabri theologi Ord. Minorum
obseruantiae. De arte reminiscentiae per loca, et imagines, ac per notas, et figuras
in manibus positas. Opus delectabile, omnibusque literarum studiosis, et praecipue
oratoribus, concionatoribus, et scolaribus, qui ad doctoratus apicem ascendere
satagunt apprime vtile, Venetijs : apud Io. Baptistam Bertonum sub insignae
peregrini, 1602 ^ Ars memoriae, seu potius reminiscentiae: noua, eaque maxime
perspicua methodo, per loca et imagines, ac per notas et figuras, in manibus
positas, tradita et explicata: authore Hieronymo Marafioto Polistinensi
Calabro, theologo, Francofurti : ex officina typographica Matthiae Beckeri,
1603 ^ Girolamo Marafioti, Noua inuentione et arte del ricordarsi, per luoghi,
et imagini; et per segni, et figure poste nelle mani. Del R.P.F. Girolamo
Marafioto da Polistene di Calabria, Opera diletteuole tradotta di latino in
lingua italiana, da p. Theseo Mansueti da Vrbino, Stampata in Venetia, et in
Fiorenza: ad instanza di Sebastiano Zannetti, 1605 ^ Museo civico
"Francesco Jerace", su beniculturali.it, Ministero per i beni e le
attività culturali, Russo, Accattatis (a cura di), Girolamo Marafioti, in Le
biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza, Tipografia municipale,
Valensise, Monografia di Polistena, Napoli, Tipografia di Vinvenzo Marchese,
1862, pp. 95-96. URL consultato il 21 settembre 2018. Giovanni Russo, Girolamo
Marafioti : teologo, storico e musico, Polistena, Centro Studi Polistenesi;
Storico Complesso Bandistico Città di Polistena, Opere di Girolamo Marafioti,
su Open Library, Internet Archive. Portale Biografie: accedi alle voci di
Wikipedia che trattano di Biografie Categorie: Umanisti italianiStorici
italiani del XVI secoloStorici italiani Presbiteri italiani Presbiteri italiani
Nati a Polistena[altre]. Girolamo Marafioti. Marafioti. Keywords: implicatura.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marafioti” – Marafioti.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marassi:
l’implicatura conversazionale degl’eroi di Vico – la scuola di Cardano al Campo
-- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cardano al Campo). Filosofo italiano. Cardano al
Campo, Varese, Lombardia. Grice: “I like Marassi; he has written a ‘natural’
history of ‘man’ – which is interesting, ‘progetto uomo,’ he calls it!” -- Grice:
“I like Marassi; he has explored hermeneutics in the German tradition,
Schleimacher to be more specific; but has also written an essay on Heidegger;
his links with me come with his idea of metaphysics and transcendental
arguments which he takes from Kant, who he reads in both German and Italian,
unlike I, or me.” – Grice: “He has written an introduction to a comparative
study of the approaches to ‘the antique’ in both Italian and German philosophy
– a fascinating topic. I suppose the Oxonian approach, indeed Cliftonian, is a
mixture of both!” Allievo di Melchiorre, si laurea a Milano con la tesi “La differenza ontologica
in Heidegger, sotto la direzione di Melchiorre e con la co-relazione di Bontadini.
Ha discusso “Il profilo della presenza: Heidegger e il regno della pluralità”
con Melchiorre e Grassi. Insegna filosofia a Milano. Ha coordinato l'edizione
dell'Enciclopedia filosofica (Bompiani, Milano). Direttore del Dipartimento di Filosofia a
Milano. Dirige la Rivista di filosofia neo-scolastica. Dirige per la casa editrice AlboVersorio la
collana Epoche ed è membro del comitato del festival La Festa della
Filosofia. Si occupa di storia
dell'umanesimo (BRUNI (si veda), ALBERTI (si veda), VICO (si veda)), della scolastica,
di ermeneutica (Grassi), di filosofia trascendentale, del pensiero postmoderno.
I temi della sua ricerca ruotano attorno a tre temi principali: la riflessione
sui modelli storico-teorici della filosofia della storia, l'interpretazione
dell'umanesimo italiano (Alberti, Bruni, Vico) in riferimento alla dimensione
storica e morale, l'analisi della fondazione trascendentale del sapere. Saggi:
“Ermeneutica della differenza in Heidegger, Vita e Pensiero, Milano, Schleiermacher,
“Ermeneutica,” Rusconi, Milano, Bompiani, Milano; Kant, “Critica del giudizio,”
Bompiani, Milano, Metafisica e metodo trascendentale,” Lotz, “La struttura dell'esperienza, Vita e
Pensiero, Milano; “Metamorfosi della
storia. Momus e Alberti,” Mimesis, Milano/ Coordinamento generale e direzione
redazionale della Enciclopedia filosofica, Bompiani, Milano. docenti.unicatt.
Marassi. Massimo Marassi. Marassi. Keywords: gl’eroi di Vico, Alberti, Bruni,
Vico, metamorfosi della storia – Alberti, Momus, il concetto d’eroe in Vico,
l’uomo come eroe – l’eroico, l’altruismo eroico, la nudita eroica – la nudita
eroica nella representazione degl’imperatori romani, la nudita eroica in Giulio
Cesare, la nudita eroica dell’atleta – la postura eroica dell’eroe in nudita
eroica – napoleone in nudita eroica – Mussolini in nudita eroica, la statua
equestre di Mussolini, la nudita eroica del stadio dei marmori, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marassi” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marcello: la filosofia sotto Giulio Cesare – Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. A pupil of Cratippo. He has a career in public life
and is one of those who opposes to Giulio Cesare. Cesare pardons him but he is
still murdered. Marco Claudio Marcello. Keywords: Livio, Machiavelli. Marcello.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marcello: il principe filosofo – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. The nephew of Ottaviano, and until his death, his chosen
heir. A pupil of Nestore. Marco Claudio Marcello.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marcello: del sillogismo – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Writes about
logic, including a book on syllogisms. Tullio Marcello.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marchesini:
l’implicatura conversazionale dell’educazione del soldato – l’implicatura del
capitano – e l’amore sessuale – la società eugenica – la scuola di Noventa Vicentina -- filosofia
veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Noventa Vicentina). Filosofo italiano. Noventa
vicentina, Vicenza, Veneto. Grice: “Cassatta has unearthed some opinions by
Marchesini which are revolutionary!” Esponente del positivismo. Alievo di Ardigò, insegna filosofia a Padova.
Direttore della Rivista di Filosofia.Diresse, anche, un Dizionario delle
scienze pedagogiche, edito dalla Società Editrice Libraria di Milano. Tradusse,
inoltre, un testo di Locke Pensieri, edito da Sansoni. Opere: “La vita,” –
Grie: “Sounds promising: a treatise on life! Cf. my ‘Philosophy of Life’”). Montagnana,
Tip. di A. Spighi, “Saggio sulla naturale unità del pensiero,” Firenze,
Sansoni, “Elementi di Psicologia tratti dalle opere filosofiche di Ardigò,” Firenze,
Sansoni, “ Elementi di logica” -- secondo le opere di R. Ardigò, St. Mill, A. Bain
ecc., prefazione di Ardigò, Firenze, Sansoni,” Grice: “A fascinating little
book: it reminded me of Strawson’s Introduction to Logical Theory! Only
Strawson would rather die than axe me to foreword it!” –[ whereas Marchesini
commissioned his tutor to drop a word “or two””].—Grice: “Marchesini shouldn’t
be so reverential towards Ardigo.” Grice: “I count Marchesini’s oeuvre as being
by Marchesini; if I want to read Ardigo, I read Ardigo!” – “Elementi di morale,
ad uso anche dei licei, secondo le opere degli scienziati moderni, prefazione
di Ardigò, Firenze, Sansoni, “Il positivismo e il problema filosofico, Torino,
F.lli Bocca, “Le amicizie di collegio” – Grice: “I should note that Marchesini
uses ‘amecizia’ in quotes! So it doesn’t really apply to my Clifton days!” -- (con prefazione di E. Morselli e in
collaborazione con Obici), Roma, Società Ed. "Alighieri ", “Elementi
di pedagogia: Con un'appendice di cento scelte citazioni, Firenze, Sansoni, Doveri
e diritti: ad uso delle scuole tecniche e complementari, Milano-Palermo, R.
Sandron, “La teoria dell'utile,” principi etici fondamentali e applicazioni, Milano-Palermo,
R. Sandron, “ Il Simbolismo nella conoscenza e nella morale, Torino, Bocca, “
Il dominio dello spirito, ossia Il problema della personalità e il diritto all'orgoglio,
Torino, F.lli Bocca, Pedagogia, Torino, Paravia, Il principio della
indissolubilità del matrimonio e il divorzio, Pakdova-Verona, Fratelli Drucker,
“Elementi di logica,” ed. interamente rifusa, -- Grice: “This makes me laugh!
It’s like saying: my previous, Ardigo-based stuff, was nonsense!” -- Firenze,
Sansoni, Disegno storico delle dottrine pedagogiche, Roma, Athenaeum, “La
dottrina positiva delle idealità,” Roma, Athenaeum, “L'educazione morale,
Milano, F. Vallardi, “I problemi fondamentali della educazione,” Torino,
Paravia, “I problemi dell'Emilio” di G. G. Rousseau, Firenze, R. Bemporad e
Figlio, “La finzione dell'educazione o la pedagogia del Come se,” Torino,
Paravia, “L'educazione del soldato, con 50 problemi per esercitazioni,” Firenze,
Ed. La Voce, “Il problema della scienza nella storia delle scienze: per i licei
scientifici, Milano, Signorelli, “Dizionario delle scienze pedagogiche: opera
di consultazione pratica con un indice sistematico, direttore Marchesini,
collaboratori: Antonio Aliotta, Giuseppe Aliprandi e altri, Milano, Soc. Edit.
Libraria, Vedi Treccani L'Enciclopedia Italiana. Ultima ristampa: Firenze,
Sansoni, Mariantonella, M. e la «Rivista di filosofia e scienze affini». La
crisi del positivismo italiano, Collana di filosofia, Angeli, Treccani L'Enciclopedia
Italiana. A proposito dei sofismi di parole ricorderemo ancora quel
capitano che avendo conchiuso col nemico
una tregua di dieci giorni, si credette lecito attaccarlo di notte. E
ricorderemo i seguenti sofismi di Eutidemo: Qualcuno che si trova
in Sicilia e vede in questo momento, col pensiero, il porto
d’Atene, vede egli le due triremi che vi si trovano? E se non vede
le due triremi, come può egli vedere il porto d'Atene? Quelli che
imparano sono essi sapienti o ignoranti? Se sono gli ignoranti che imparano,
devono apprendere ciò che non sanno; ma come si può imparare quando non
si sa neppure ciò che si devo imparare? E se Clinia risponde che sono i
sapienti che imparano, la difficoltà resta la medesima: come possono i
sapienti imparare dal momento che sanno? Chi Ba qualche cosa possiede il
sapere, eli’ 6 tutto: dunque chi sa qualche cosa sa tutto. Origine ed evoluzione
del linguaggio. La questione del linguaggio è ancora un po’ oscura, ma
fra le ipotesi cbe su tale questione si proposero, si può stabilire
quale è la più legittima. Si esclude innanzi tutto l ipotesi che il
linguaggio sia stato inventato da un uomo più intelligente, e adottato
dagli altri in virtù d’nna convenzione -- ipotesi attribuita a Democrito. Si
esclude altresi che il linguaggio sia stato l’opera di una rivelazione, o
di un miracolo. Due filologi contemporanei, Renan e Muller, attribuirono
l’origine del linguaggio a una specie d’istinto. Nell’umanità primitiva
ogni idea avrebbe suggerito per sé stessa una parola, e la medesima
parola a tutti gli spiriti. Questo istinto, col tempo, si sarebbe
atrofizzato. +A proposito di questa ipotesi si osserva ch’essa non spiega
nulla, essendo questo istinto per sé medesimo inesplicabile, ed esscudo
esso stesso, per cosi dire, un miracolo. È strano infatti che quei 400 o
500 tipi fonetici, a cui il Muller riduce le parole delle varie lingue,
aspettino, a manifestarsi, le idee rispettive. Il linguaggio, dice Humboldt, è
il prodotto necessario dello svolgimento dello spirito umano. E sta bene.
Ma questo svolgimento non è spiegato dall’istinto di Réuan o Muller,
mentre importa appunto stabilire come il linguaggio si
produca. Whitney, nella “Vita del linguaggio”, dice che l’origine
del linguaggio è dovuta al concorso di tre cause, che s’ incontrano nella
specie umana: 1° la facoltà di emettere un’infinità di suoni e di
riprodurli a volontà; 2°: il desiderio, determinato da un bisogno di
socialità superiore, di comunicare le idee per mezzo di segni; 3: la
facoltà di generalizzare, di giudicare, di concepire dei concetti e di
percepirne i rapporti. E queste sono infatti le condizioni del sorgere e
svilupparsi del linguaggio, ma come effettivamente il linguaggio sia sorto e si
sia sviluppato, Whitney non dicono. Si paragonò l’origine del
linguaggio nelle razze all’origine del linguaggio nel bambino. Il bambino, per
attività puramente riflessa, emette un grido che manifesta in lui un
dolore, un bisogno. Al grido accorre la nutrice, e accorre ogni volta che il
grido si ripete. Cosi, si va fissando un’ associazione mentale tral’atto
dell’ emettere il grido e il successivo accorrere della nutrice, onde, a
chiamar questa, finuli j^ uXr ri- peterà, ma coscientemente, intenzionalmente,
il'^-WyoHl il grido assume un significato. Più tardi, altri suoni
esprimeranno il pensiero del bambino, come quando il bambino indica gl’oggetti
imitandone in qualche modo l’impressione sensibile che ne riceve. Dice ad
esempio “Jcolcò” per indicare il pollo; “mìàou” per indicare il gatto. Il
bambino produce un dato sensibile, nel nostro caso uditivo, a cui si
associeranno altri dati sensibili, come quelli visivi. Da prima il bambino
designa con questo suono non soltanto gli oggetti dai quali l’ udì, ma anche
altri oggetti consimili, che hanno in comune, oltre a quelle, altre
qualità sensibili. Con lo stesso suono e ad esempio dal bambino indicato,
da prima, ogni uccello. Le distinzioni di linguaggio verranno piti tardi,
mano mano che si distingueranno e aumenteranno nel bambino le
percezioni. Questa è, a larghi tratti, la formazione e lo svolgimento del
linguaggio, nel bambino, a cui contibuiscono in modo particolare gli
ammaestramenti speciali che il bambino riceve da chi gli apprende la
lingua. Si puo inferirne che l’origine e lo sviluppo del linguaggio
d’una razza, avviene come nel bambino. Con tale inferenza si
dimenticherebbe un fatto importantissimo, ch’è fondamento d’una netta
distinzione. Il fatto che il fanciullo nascendo porta anche per il
linguaggio delle disposizioni funzionali organiche-psichiche, diverse da quelle
che potevano avere gl’uomini primitive. Il paragone adunque, e l’
inferenza, non reggono. L’ipotesi piu accreditata intorno all’origine
del linguaggio è quella di Darwin, illustrata particolarmente da Spencer,
per cui il linguaggio è opera dell’evoluzione, come ogni altro fatto naturale
ed umano. Originariamente gl’uomini si servivano di un gesto,
indicativo o imitative. Poi, provveduti, per evoluzione organica, di
organi capaci di mandar suoni articolati, accompagnarono questi al gesto,
ed espressero cosi le proprie sensazioni e i propri bisogni, e designarono
gl’oggetti. Tale espressione e tale designazione avevano da prima
carattere essenzialmente imitativo, conservatosi, quanto al suono articolato,
nell 'onomatopeici, ed erano piuttosto istintive. In progresso di tempo, i
movimenti del gesto e dell’ articolazione si utilizzarono più largamente, e
venne cosi a sostituirsi al linguaggio naturale un linguaggio
convenzionale. Cominciato per evoluzione, il linguaggio di un Popolo, come
quello dell’individuo, continuò a svolgersi pure per legge evolutiva,
mediante i rapporti sempre più ampi e riflessi che si stabilirono
successivamente tra i segni e la cosa significata. Si ebbero cosi
nel linguaggio la forma mimica, l’ideografica, e la fonetica, e la parola
divenne per ultimo il linguaggio per eccellenza. Presso certe tribù selvage,
la parola non può comprendersi senza il gesto. Anche presso gli antichi, la
mimica aveva la massima importanza, come presso i sordo-muti, che devouo
esprimere il pensiero col gesto proprio, naturale e artificiale. La
l'orma ideografica, che troviamo presso gl’egiziani, i chinesi e
altri popoli, è un disegno abbreviato e più o meno convenzionale,
in cui ogni carattere esprime direttamente un'idea. I popoli ocei- [Innumerevoli
sono le forme che la parola assunse presso i vari popoli o razze, poiché
ogni popolo o razza ha la sua lingua. Tuttavia si riuscì a
ricondurre tutte le lingue a un piccolo numero di tipi, che sembrano
corrispondere agli stadi successivi dell evoluzione della parola. 1° Tipo:
Lingue monosillabiche (es. la chinese). Sono composte di sillabe che
costituiscono ciascuna una parola rappresentante un’idea astratta e
generale. Secondo l’ordine nel quale i monosillabi si dispongono, si
esprimono le diverse combinazioni e modificazioni delle idee. 2°
Tipo: lingue agglutinanti o poli-sintetiche (es. le lingue delle tribù
americane). Sono composte di radici di cui le une esprimono le idee più
importanti, le altre le idee accessorie: messe insieme, cosi
dal costituire spesso una parola straordinariamente lunga e complessa,
esprimono sia le modificazioni d’un idea principale, sia una combinazione
più o meno complessa di idee principali e accessorie. 3° Tipo: lingue a
flessione: (es. le lingue semitiche, e indo-europee). Sono composte di
parole ciascuna delle quali esprime un’idea principale modificata da
una accessoria. Le diverse modificazioni dell’idea principale si esprimono per
il modificarsi, per l’inflettersi, della terminazione delle parole stesse]
dentali non se ne servono più se non per certi usi (cifre, segni algebrici
eoe.). Usano invece della scrittura fonetico, in cui ciascun carattere è
il seguo non d'nu idea uia di un suono. Di questi tre tipi, il secondo
sarebbe derivato dal primo, per l’addizione delle radici accessorie alle
radici principali; e le lingue a flessione sarebbero derivate da lingue
agglutinanti piu antiche, per la fusione delle radici accessorie con le radici
principali. Con le parole non comunichiamo soltanto delle idee, ma anche
delle credenze, dei fatti. E poiché le nostre credenze, le nostre
rappresentazioni dei fatti, e la interpretazione di questi, mutano,
mutano anche i significati delle parole. Una mutazione che si può
ritenere primitiva, quanto è costante, l' abbiamo nella trasformazione del
senso di una parola, da proprio a traslato -- ciò avviene per
quella certa somiglianza che si riconosce tra il significato proprio (Sidonio:
EX-PLICATVRA), o etimologico, e quello traslato (IM-PLICATVRA). Una casa
grande e sontuosa oggi si chiama impropriamente “pallazzo,” parola che indica
prima costruzione dei Romani più antichi, eretta in onore della dea “Pale,”
nel monte Palatino. La parola “palazzo” sopravvive, ma con significato
diverso dal primitivo. “Pagano” significa propriamente l’abitante
del “pagus”. Poi, significò l’idolatra, l’adoratore di una divinità esoterica,
perché a Roma, mentre gl’abitanti delle città erano i primi a render
colto a Marte, gl’abitanti non-romani della campagna sono gl’ultimi. “Villano”
si dice propriamente chi e soggetto a minori oneri, ed e, per
conseguenza, oggetto di disprezzo da parte dell’ aristocrazia militare. Al
villano si attribusce, con qualche esagerazione, i vizi e delitti. Per
implicatura, ‘villano’ divenne perciò una qualifica ingiuriosa. Il significato
adunque di questi tre termini -- palazzo, pagano, villano -- si trasforma
generalizzandosi, come si trasformarono generalizzandosi., per citare ancora
due esempi, il termine “sale,” che propriamente designa il cloruro di sodio, e
il termine “olio” che propriamente indica soltanto l’olio d’oliva. Nella
trasformazione della parola si ha pure un processo inverso, di
specializzazione. Cosi il termine “vitriolo,” da “vitruni,” propriamente
significa ogni corpo cristallino, poi si attribui a una specie
particolare. Il termine “oppio” (da ònòg succo) propriamente vuole dire
un i succo qualunque, ora indica per implicatura soltanto il succo del
pa- J pavero. E il termine “fecula” (da foex, feccia) proprio a
significare ogni materia che si depositi spontaneamente in un liquido,
poi lo si applica per implicatura al1’ amido che si deposita quando si agita,
nell’acqua, della farina di frumento. E il significato di “fecula” si
specifica per implicatura poi ancor più, venendo a indicare un principio
vegetale particolare che, come l’amido, è insolubile nell’acqua fredda,
ma è completamente solubile nell’acqua bollente, con la quale forma
una soluzione gelatinosa. Il cocchiere chiamai suoi cavalli “le mie
bestie”. Un cacciatore può intendere per “uuccelli” le pernici. V’ è
adunque nel significato di una parola una transizione, della quale, nel suo
uso, devesi tener conto. Si consideri, ad esempio, il vario significato
della parola “lettera” (propriamente, lettera dell’alfabeto, per implicatura: lettera
missiva, letteratura) e della parola “gusto” (sentimento estetico, e
facoltà di distinguere il bello). E quanto alla *metafora*, si consideri, ad
esempio, il significato che la parola “luce” acquista quando si applica
all’istruzione, e la parola “fuoco” applicata alla collera e allo zelo. E
si considerino le parole “nascere” e “morire”, che si usano in un senso
molto piu largo che non sia quello propriamente e strettamente
biologico. A tale varietà di significato in una medesima parola,
contribuiscono anche la *metonimia* (es. “corona” per re- (/no), i
suffissi (es. pre-giudizio, di-fetto, il-limitato), le perifrasi (es. padre
della storia), la composizione (es. strada-ferrata, acquavite
ecc.). Vediamo adunque come, o per circostanze accidentali, o per bisogni
veri, si trasformi il significato di una parola, cosicché non sarebbe né
possibile né utile restar fedeli al significato proprio primitivo. E ciò
dicasi sia del linguaggio tecnico di una scienza, che si muta col
progredire e con lo trasformarsi di questa, sia del linguaggio
familiare. Non possiamo pertanto accontentarci del dizionario, dove il
senso di una parola è spesso piuttosto indicato che non esattamente precisato.
La precisione del significato deriva dall’uso, nel quale pertanto
trovasi il migliore ammaestramento. Chi tenesse a sola guida il
dizionario, non riconoscerebbe somiglianze e differenze, e anche semplici
sfumature di significato, di cui il dizionario non tiene conto. Come
avvertiamo facilmente in chi parla una lingua di cui non ha il più sicuro
e largo possesso. Giovanni Marchesini. Keywords: “L’educazione del
soldato” --. Marchesini. Keywords: l’educazione del soldato, con il capitano
Ercole Meoli, la Societa di Genetica e Eugenica SIGE – Societa Italiana
diGeneica ed Eugenica – il simbolismo – la dottrina del simbolismo – I
simbolisti – I filosofi simbolisti – I artisti simbolisti – Welby, Ogden,
Grice, ‘il simbolo del simbolo’ -- il cammino del cavaliere, codigo
cavalleresco, cavalleria, cavallo, equites romano – tutii questi appartneno
all’altro Marchesini – questo Marchesini e tradizionale --. Resf.: Luigi Speranza, “Grice e Marchesini” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marchesini:
l’implicatura conversazionale -- postumanar, trasumanar – sovrumanar – età
degl’uomini – vico -- umanar – equites romani – filosofia emiliana – la scuola
di Bologna -- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Bologna).
Filosofo italiano. Bologna, Emilia Romagna. Grice: “I don’t think Marchesini
has a philosophical background, but he fascinates me! I especially liked his
idea about ‘virility’ and the idea of a knightly code – ‘codice cavalleresco’ –
The other field that fascinates me is his research on ‘inter-subjectivity’ in
the living form – which he now extends to plants – ‘vivente’ – Surely we don’t
refer to a cat as an object – and the philosophical keyword here is
‘threshold,’ that Marchesini aptly uses.” Cardine della sua proposta
filosoficariconducibile, seppur con caratteristiche proprie, alla più ampia
corrente del Post-humanè lo smascheramento di quell'errore prospettico che pone
l'uomo al centro e a misura dei suoi predicati. «Comincerò il mio viaggio
dal prato più bello, quello che l'aria non abbandona un istante, il sole vi si
intrappola da splendere pur di notte ed i profumi vergini coesistono con quelli
gravidi. È qui che il dio Pan cadde la notte dei tempi, da qui iniziò il suo
girovagare incerto, all'unico desiderio d'amare» (M., Il dio Pan). Da
sempre affascinato dalla natura e, in particolare, dal regno animale, consegue
la laurea a Bologna. Parallelamente agli anni di formazione universitaria,
spinto da un forte interesse verso il comportamento animale, stringe una
feconda collaborazione e amicizia con Celli, con il quale inizia a indagare le
interazioni sociali degli imenotteri. Per cinque anni conduce ricerche “sul
campo” e, con l'ausilio della macrofotografia, è in grado di immortalare quegli
attimi di vita animale altrimenti nvisibili all'occhio nudo: rituali di
corteggiamento, di accoppiamento e di trofallassi tra gli insetti che
diventeranno il viatico per tutta la sua ricerca futura. Nei suoi studi
di entomologia approfondisce l'analisi dei sistemi feromonali che saranno tema
di alcune pubblicazioni e della successiva ricerca sul comportamento e sul
benessere animale. Nella seconda metà degli anni ottanta, sotto la guida del
professor Franco Pezza, dell'Università degli Studi di Milano, studia i metodi
di allevamento, i parametri di benessere nelle aziende zootecniche, i fattori
di incidenza del rischio in zootecnia, le modalità di individuazione dei
sinistri, pubblicando alcuni lavori sulla medicina veterinaria delle
assicurazioni. Inizia così la sua collaborazione con diversi atenei sui
temi del comportamento animale, tenendo corsi e master di etologia applicata e
medicina comportamentale. Alla metà degli anni novanta entra nel Consiglio
Direttivo della Società di Scienze Comportamentali Applicatedi cui diverrà
Presidente focalizzando la propria attenzione sul comportamento degli animali
domestici, sugli stili di relazione interspecifica, sui problemi e sulle
patologie comportamentali. Osservando sul campo le espressioni comportamentali
e i processi di apprendimento degli animali, inizia a considerare anacronistici
e contraddittori i modelli esplicativi tradizionali. In sintesi, quello
che Marchesini propone nel panorama delle scienze cognitive è un superamento
dei tre modelli interpretativi al comportamento animalequello behaviorista,
quello etologico classico e quello antropomorficoin virtù di un modello
mentalistico unitario (un'unità necessaria che la mente, come fenomeno unico,
richiede), che valga sia per i processi consapevoli che inconsapevoli e che
descriva espressione e apprendimento in termini elaborativi dell'informazione,
sistemici o composizionali dellecomponenti, solutivi e non reattivi, evolutivi
e relazionali nella realizzazione ontogenetica. Questo porterà alla
pubblicazione di tre testi dal forte impatto innovativo: Intelligenze plurime e
Modelli cognit ivi e comportamento animale ed Etologia cognitiva. Alla ricerca
della mente animale. Gli assunti di base della proposta di Marchesini sono i
seguenti: il soggetto è immerso in un campo di possibilità filogenetiche
che definiscono il tipo di intelligenza propensionale o specie-specificada cui
l'idea di pluralità cognitiva dove le diverse intelligenze sono comparabili ma
non commensurabili; il processo ontogenetico di costruzione dell'identità si
realizza grazie alle dotazioni innate, che ricche di virtualità evolutive,
possono essere organizzate in una molteplicità di modida cui l'idea di rapporto
dimensionale o direttamente proporzionale di innato e appreso; l'espressione
del soggetto è sempre proattiva, mossa cioè da un obiettivo, e quindi frutto di
una condizione problematica che il soggetto cerca di risolvere attraverso
ricette solutive fino al raggiungimento dell'obiettivoda cui il superamento del
concetto di rinforzo. Vi è quindi una ridefinizione della soggettività animale,
come possesso del suo qui e ora, e come capacità di mettere in dialogo tutte
quelle istanze (ontogenetiche e filogenetiche) che gli appartengono nella sua
relazione con il mondo. Bioetica e diritti animali Alla fine degli anni ottanta
si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Bologna, con l'intento di
sondare il rapporto uomo-natura da una prospettiva pedagogico-filosofica.
In questi anni inizia a portare nelle scuole percorsi progettati appositamente
a misura di bambini per permettere loro di conoscere la varietà del mondo
animale evitando letture antropomorfiche, quelle viziate, ad esempio, dai
sedimentati repertori culturali. È in questi anni che avviene uno degli snodi
cardine nell'attività di M.: egli si accorge che le potenzialità che è in grado
di esprimere il binomio bambinoanimale (o più in generale uomoanimale) è da
ricercarsi non nella performatività quanto piuttosto nelle dinamiche che la
relazione, unica e irripetibile, è in grado di generare. L'animale coinvolto
nelle attività didattiche non è più un oggetto dal quale attingerequasi fosse
una fonte miracolosaelementi benefici al percorso formativo del bambino, ma è
nel suo essere soggetto e capace di stipulare un patto con il proprio
interlocutore che lo fa divenire elemento imprescindibile di ogni percorso
formativo. L'esperienza condotta all'interno delle scuole porta M. alla
stesura del volume Natura e pedagogia, inizialmente nato per divenire la sua
tesi di laurea, ma pubblicato prima della conclusione degli studi umanistici.
Le attività con i bambini lo conducono in tutta Italia portando in evidenza due
aspetti: il divorzio che si è andato realizzando tra l'uomo e le altre
specie nella cultura contemporanea, con bambini che non sono in grado di
relazionarsi con gli animali e spesso nemmeno conoscono le specie domestiche;
la svalutazione degli animali e l'incapacità della società contemporanea di
avere consapevolezza dell'importanza della relazione con le altre specie per lo
sviluppo della personalità. Per Marchesini la svalutazione operata dalla
società contemporanea parte dalla perdita di quel rapporto di convivenza e di
ospitalità che viceversa ancora caratterizzava la cultura rurale. Nasce così il
Concetto di soglia (che esprime il bisogno di uscire dalla dicotomia
novecentesca dell'antropomorfismo e della reificazione dell'eterospecifico.
Temi già affrontati in due saggi precedenti, Animali di città, critico verso
l'antropomorfizzazione degli animali da compagnia, Oltre il Muro, critico verso
la reificazione dei cosiddetti animali da utilità. Sono gli anni in cui
riflette sul pensiero animalista e sulla bioetica animale fondando, insieme a
colei che diventerà la sua storica collaboratrice, Sabrina Golfetto, la casa
editrice Apeiron con lo scopo di creare un luogo dove ospitare riflessioni e
dibattiti su tali tematiche. Sono gli anni in cui abbraccia, senza più
abbandonarlo, il vegetarianesimo e dà vita assieme a Battaglia e a Hack a
un'intensa attività convegnistica che confluirà nella collana Quaderni di
bioetica di cui sarà direttore. Nel
sostituisce Caffo, che ne era stato fondatore e primo direttore, nella
direzione di Animal Studies: Rivista Italiana di Antispecismo. Nel
maggio esce per le Edizioni Sonda Contro
i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista. Il saggio
affronta il tema dello specismo passando in rassegna le incongruenze e le
incoerenze nascoste nelle maglie di un dibattito filosofico e culturale che
pretende di sospendere l'antropocentrismo, rimanendo all'interno di una cornice
umanistica. Il testo vede i commenti finali di Rodotà, Sax, Vallauri e
Fadini. Porta la neonata zooantropologia in Italia, disciplina all'interno
della quale compie una sistematizzazione sia a livello teorico, accanto a Fiorani
e Tonutti, sia a livello applicativo con la delineazione di protocolli
operativi nelle aree educative e assistenziali. Per ciò che concerne la
zooantropologia teorica, l'ipotesi di fondo proposta da M.i, e riconducibile
alla sua teoria della zootropia, è che gli animali nel corso della storia non
abbiano funto solo da produttori di prestazioni o di collezioni di modelli da
imitare ma altresì da alterità referenziale nei processi antropopoietici.
Marchesini sviluppa il concetto di "referenza animale", inteso come
contributo di cambiamento offerto all'uomo dalla relazione con l'etero-specifico. Gli
uccelli non hanno insegnato all'uomo l'arte di volare -- il modo di realizzare
questa attività -- ma gli hanno ispirato la dimensione esistenziale del volare.
Per M.i i predicati umanicome la danza, la musica, la cosmesi, la tecnicavanno
considerati come frutti ibridi, esito cioè dell'incontro relazionale con le
altre specie. Il motore della cultura umana è quindi per M. rintracciabile
nell'incontro con l'alterità animale che, nella forma di una vera e propria
epifania, è stato capace di re-direzionare l'uomo lontano dal suo centro
filogenetico e dalla sua solipsia di specie dando vita a nuove possibilità
esistenziali. Per ciò che concerne la zoo-antropologia applicata,
opera una trasformazione in alcuni settori delle attività di relazione con gli
animali, dalla pet therapy alla pedagogia cinofila, impostando i
"protocolli dimensionali", vale a dire individuando nel rapporto
delle dimensioni di relazione, ciascuna dotata di specificità sia di ordine
relazionale che referenziale. In pet therapy lavorare secondo l'approccio
dimensionale significa evitare l'incontro generico tra un paziente e un animale
ma individuare le dimensioni di relazione che sono utili al fruitore secondo i
suoi bisogni specifici e renderle operative attraverso attività
specifiche. Allo scopo di formare nuovi operatori in grado di lavorare
secondo i protocolli dimensionali fonda “Scuola di Inter-Azioone Uomo-Animale
on sede a Bologna. Sii fa co-promotore di Carta Modena (Carta dei Valori e
dei Principi della Pet-Relationship) che riceve il patrocinio del Ministero
della Salute. Il documento mira a tutelare, all'interno del panorama della
attività assistite dagli animali (A.A.A.) sia il fruitore, il benessere
dell'animale coinvolto e il principio inter-relazionale che dal binomio
scaturisce. Pubblica “Etologia filosofica: alla ricerca della inttersoggettività
animale” con il quale inaugura la riflessione ontologica sul carattere
dell’intersoggettività animale, vale a dire su che cosa differenzia un “oggetto”
da un essere “vivente.” Rilegge l'ontologia animale in termini di
"desiderio". “Essere animale” (essere vivente) significa prima di
tutto "essere desiderante", una condizione di *non*-equilibrio che
rende due animali protagonisti de loro divenire nonché capaci di definire il
corso della filogenesi di specie. L'etologia filosofica diviene ben
presto un campo di ricerca entro il quale dialogano allo scopo di ridefinire i
contorni di ciò che intendiamo con essere animale. Inizia la ricerca
filosofica che va a innestarsi nella costellazione di studi definita come
post-human. È di questo period della ri-definizione dell'umano quale
entità ibrida, puntualizzato nel dettato che vede l'uomo non più misura del
mondo ma nemmeno misura di se stesso. In tale corrente filosofica ci sono per
Marchesini le giuste premesse per poter articolare la propria riflessione in
quanto il concetto di “alterità” nel progetto post-human assume un significato
molto più vasto, abbracciando di fatto le entità non umane animali e
macchiniche. Collabora con la rivista Virus inaugurando una nuova
estetica basata sull'ibrido come manifestazione contemporanea del sublime. In
tale luce il Manifesto del Teriomorfismo rappresenta il documento attraverso il
quale gli artisti rifiutano il dettato antropocentrico e riconoscono la natura
ibrida di ogni processo creativo. All'interno di tale campo d'indagine
pubblica Animal Appeal e una feconda collaborazione che travalica i campi disciplinari
e rivela ancora una volta i debiti che la cultura, in questo caso l'arte, ha
contratto con le alterità. Conosce Salsano, storico, sociologo ed editor della
casa editrice Bollati Boringhieri, che affascinato dal lavoro di M. decide di
pubblicare un primo saggio sul rapporto tra bios e techne dal titolo La
fabbrica delle chimere, testo che si pone a cavallo tra le precedenti
esperienze in zooantropologia e bioetica e la nuova riflessione
postumanistica. Esce Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, testo
corposo, concettualmente denso e dalla molteplicità di riferimenti, che ha
suscitato un grande dibattito nel mondo accademico portando il suo autore a
divenire punto di riferimento per ogni ricognizione che vada ad indagare i
rapporti che intercorrono tra vivente (sia esso umano o animale) e tecnica.
Sempre nel medesimo anno fonda Il Centro Studi Filosofia Postumanista allo
scopo di promuovere e sviluppare le tematiche legate al post-human da diverse
prospettive, arte, letteratura, cinema, new media, formazione. Innumerevoli
saranno poi le pubblicazioni sul pensiero postumanista, che vedranno la
pubblicazione del saggio Il tramonto dell'uomo. Inoltre, traduce, cura e scrive
la postfazione dell'edizione italiana del testo The Companion Species Manifesto
di Haraway. Esce per Mimesis Epifania animale. L'oltreuomo come
rivelazione nel quale Marchesini evidenzia come la cultura non vada pensata in
modo antropocentrico come l'esito autarchico di un processo creativo
interamente svolto dall'uomo, pur avvalendosi di materiale zoomorfo, ma come
una rivelazione epifania ispirata dal non umano. Torna in libreria con un
volume interamente dedicato al rapporto tra bios e tecnica, Tecnosfera.
Proiezioni per un futuro postumano (Castelvecchi). Rilegge il connubio tra
essere umano e tecnologia come una partnership emersa dal corredo filogenetico
della specie Sapiens, mettendo in luce le potenzialità ibridatrici e
plasmatrici della tecnologia. Da questa prospettiva, ogni invenzione, ogni
scoperta, ha un effetto epifanico; apre, cioè, una nuova dimensione di
imprevisto e di opportunità che modifica i confini e la percezione di ciò che
definiamo umano. Il mondo degli insetti (“as I observed squarrels” –
Grice) così minuziosamente osservato risulta essere particolarmente evocativo
anche da un punto di vista estetico e narrativo tant'è che dà alla luce la
raccolta di racconti lirici “Il dio Pan,” frutto in parte anche delle
osservazioni compiute tra gli imenotteri. Nei brevi racconti dedicati al
dio agreste della mitologia greca, cerca di sfatare il mito di una natura, da
un lato meccanicistica (mera esecutrice dei dettami della genetica) e
dall'altro lato bucolica e idealizzata che nulla o poco rappresenta ciò che
l'autore mira ad affrescare: una natura reale, un mondo del vivente a volte
crudele ma in grado di interconnettere profondamente tutti i suoi abitanti: la
preda e il predatore, la cavalletta e la mantide. Il testo, recepito
positivamente dall'ambiente culturale bolognese, porta Marchesini a stretto
contatto con il Roversi, altra figura che influenzerà profondamente la sua
attività futura portandola a spingersi in plurimi territori e a cavallo di
numerosi discipline: dalla narrativa alla poesia, passando per la
filosofia. Pubblica il romanzo Uscendo da Lauril e la raccolta di racconti Specchio animale che
ospita la postfazione di Leonetti. Con la pubblicazione di Uscendo da Lauril in
particolare,intraprende l'esperimento di trasferire sul piano narrativo le
evocazioni postumanistiche partendo dalla poetica cyber-punk. In entrambi i
lavori è possibile ritrovare quegli elementi che contraddistinguono la speculazione
filosoficai: la dialettica tra identità alterità, il rifiuto di qualsiasi mito
della purezza originaria e di ogni forma di antropocentrismo. Esce per la
casa editrice Mursia Ricordi di animali, l'autobiografia volta a raccogliere la
storia di vita dell'etologo osservata tramite la lente dei numerosi animali che
ne hanno scandito le tappe fondamentali. -- è invece la volta de La filosofia del
giardiniere, pubblicato dalla Graphe edizioni nella collana Parva. Il libro è
composto di due parti, nella prima il lettore è condotto dalle parole a
passeggiare nel giardino, novello atelier darwiniano, con stupore e riverenza.
Nella seconda sono le immagini di alcuni giardini del mondo a far continuare la
riflessioni sulla cura, portate avanti da M. M. nel Centro Studi di
Galliera (Bologna) Progetti esteri Roberto Marchesini tiene regolarmente
conferenze in diversi paesi del mondo tra i quali: Stati Uniti, dove dal tiene annualmente una lecture presso
l'Harvard, Brasile, Messico, Cile, India, Australia, Francia, dove è stato
ospite della Sorbona, Spagna, Portogallo. Cura la rubrica etologia a
cadenza settimanale "Gli animali che dunque siamo" per Il Corriere
della Sera. “Intelligenza emotiva versus intelligenza cognitive” in
Pluriverso, 3, La Nuova Italia, La via vegetariana per un mondo migliore,
Vimercate, La spiga vegetariana, pagina 2:// novalogos/drive /File/ LIBRO% 20ANIMAL
%20 STUDIES %201- novalogos// drive/File/
animalstudies. R. Marchesini, Teriomorfismo, Bologna, Apeiron. Bioetica,
diritti animali, pedagogia e scienze cognitive. Oltre al muro, Torino, Franco
Muzzio Editore, Natura e pedagogia, Roma, Theoria, Il concetto di soglia, Roma,
Theoria, Io e la natura, Forlì-Cesena, Macro Edizioni, La fabbrica delle
chimere. Biotecnologie applicate agli animali, Torino, Bollati Boringhieri, Bioetica e scienza veterinarie, Edizioni
Scientifiche Italiane, "Intelligenza emotiva versus intelligenza
cognitiva", In Pluriverso, Firenze, La Nuova Italia, Bioetica e
biotecnologie. Questioni morali nell'era biotech, Bologna, Apeiron,
Intelligenze plurime. Manuale di scienze cognitive animali, Bologna, Peridsa,
“Il galateo per il cane” Milano, Giunti, “Modelli cognitivi e comportamento
animale: Coordinate di interpretazione e protocolli applicative;; Contro i
diritti degli animali? Proposta per un anti-specismo post-umanista,
Alessandria, Edizioni Sonda, Vivere con
il cane. Come migliorare il rapporto fra cani, adulti e bambini, Firenze, De
Vecchi, Il bambino e l'animale. Fondamenti per una pedagogia zoo-antropologica,
Roma, Anicia, Etologia cognitiva. Alla
ricerca della mente animale, Bologna, Apeiron, Pluriversi cognitivi. Questioni
di filosofia ed etologia, Milano, Mimesis, Geometrie esistenziali. Le diverse
abilità nel mondo animale, Bologna, Apeiron, Zooantropologia. Animali e umani: analisi di
un rapporto, Como, Red, Animali in città. Manuale di zoo-antropologia urbana,
Como, Red, Homo Sapiens e mucca pazza. Antropologia del rapporto con il mondo
animale, Bari, Dedalo, R. Fondamenti di zooantropologia. Zooantropologia
applicata, Bologna, Perdisa, Manuale di zooantropologia, Roma, Meltemi, Il codice degli animali magici, Firenze, De
Vecchi, L'identità del cane. Storia di una implicatura conversazionale tra
specie; Bologna, Apeiron, L'identità del gatto. La forza della convivialità,
Bologna, Apeiron, Cane et Gatto. Due stili a confronto, Bologna, Apeiron, Etologia filosofia. Alla ricerca della inter-soggettività
animale, Milano, Mimesis, Emancipazione dell'animalità, Milano, Mimesis, Posthuman.
Verso nuovi modelli di esistenza, Torino, Bollati Boringhieri, Il problema del
corpo, tra umanesimo e postumanesimo, in Janus, Tecno-scienza e approccio post-umanistico,
in Millepiani, M., Il tramonto dell'uomo. La prospettiva postumanista, Bari, Dedalo,
M., Filosofia postumanista e antispecismo, in Liberazioni. Rivista di critica
antispecista, L. Caffo, M., Così parlò il postumano, a cura di. Adorni,
Aprilia, Novalogos, M., Epifania animale. L'oltreuomo come rivelazione, Milano,
Mimesis, M. Ibridazioni e processi
evolutivi, in Formazione e post-umanesimo. Sentieri pedagogici nell'età della
tecnica, Milano, Cortina, Etologia filosofica. Alla ricerca della inter-soggettività
animale, Milano, Mimesis, Alterità. L'identità come relazione, Modena, Mucchi, Tecno-sfera. Proiezioni per
un futuro postumano, Roma, Castelvecchi, Eco-ontologia. L'essere come
relazione, Bologna, Apeiron, R. Teriomorfismo, Bologna, Hybris, Poetiche postumaniste in Polimorfismo,
multimodalità, neobarocco, Dusi e Saba, Silvana Editore,, M., "Ontani. Argonauta
dell'ibridazione", in Ontani incontra Morandi. Casamondo, Montanari, Il Dio Pan. Racconti lirici, Firenze, Firenze
Libri, Graphe edizioni, Perugia, Uscendo da Lauril, Roma, Theoria, Specchio
animale. Racconti di ibridazione, Roma, Castelvecchi, Ricordi di animali, Milano,
Mursia, Il cane secondo me. Vi racconto quello che ho imparato dai cani, Alessandria,
Sonda, La filosofia del giardiniere. Riflessioni sulla cura, Perugia, Graphe edizioni.
Blog ufficiale, su marchesini etologia. vegetti
della letteratura fantastica, Fantas cienza Academia.edu. Sito ufficiale (Scuola
di Inter-azione Uomo-Animale). Centro Studi Filosofia Postumanista diretto da. Grice:
“There are two Robeto Marchesini – but only one is a philosopher. The other
writes on ‘il cammino del cavalier’ and the ‘codice caavlleresco’ and the
equites romani, but he is not recognized as a philosopher!” -- Roberto
Marchesini. Marchesini. Keywords: terio-morfismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice
e Marchesini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marchetti:
l’implicatura conversazionale della natura delle cose – la scuola d’Empoli -- filosofia
toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Empoli). Filosofo italiano. Empoli, Firenze,
Toscana. Grice: “I love Marchetti; for once, he had to find vulgar terms for
all of Lucretius’s learned ones! The Italians used to call their own tongue
‘volgare’ then --; this is not easy matter (to translate Lucretius, not to call
your tongue volgare), especially since Lucretius was often unclear to himslf –
talk of my conversational desideratu of conversational perspicuity [sic]!” -- Grice:
“I like him because he axiomatised Galilei!” Professore a Pisa, contina le
ricerche di Galileo come Viviani. Collabora con Papa. Scrive rime morali ed
eroiche. L’opera cui deve la sua fama è la traduzione “Della natura delle cose”
di LUCREZIO. Considerata come un manifesto di razionalismo, “La natura dellle cose” influì
notevolmente sul gusto arcadico per la purezza della lingua e l'eleganza dello
stile. La diffusione di idee
materialiste attira su M. l'accusa di empietà. Pur rifugiatosi nella poesia,
non riusce ad evitare le indagini del Sant'Uffizio, ispirate soprattutto da VANNI.
Per altre sue opere di successo e attaccato dagli oppositori di GALILEI. Dei “Disuniti”,
Arcadii, Fisio-critici, Risvegliati, Accademia della Crusca e Accademia
Fiorentina. Saggi: “De resistentia solidorum” (Firenze, typis Vincentij Vangelisti
e Petri Matini (Grice: “Opera abbastanza
interessante, basata sulla teoria galileiana, cui Marchetti dà una struttura
assiomatica – ripetto, ‘assiomatica’ -- rigorosa. Tratta in larga parte il
problema dei solidi di uniforme resistenza, precedendo di mezzo secolo l'importante
trattato di Grandi), “Exercitationes mechanicae” (Pisa, Ferretti); “Della
natura delle comete,” “Lettera scritta all'illustriss. sig. Francesco Redi,”
Firenze, alla Condotta, “Saggio delle rime eroiche morali e sacre,” dedicato
all'altezza reale di Ferdinando principe di Toscana” (Firenze, Bindi); “Anacreonte,”
radotto in rime toscane, e da lui dedicato all'altezza reale di Ferdinando
principe di Toscana, In Lucca, per L. Venturini. “Della natura delle cose libri
sei” (per Pickard) Vita e poesie da Pistoja filosofo e matematico all'illustrissimo
sig. cavaliere F. Feroni marchese di Bellavista patrizio fiorentino e
accademico della Crusca (Venezia, aValvasense (Contiene poesie con la “Vita” scritta
dal figlio Francesco). G. Costa, Epicureismo e pederastia: il Lucrezio e l'Anacreonte secondo il
Sant'Uffizio, Firenze, Olschki, Dizionario
di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario biografico degli
italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Mario Saccenti, “Lucrezio in
Toscana: Studio su Marchetti” (Firenze, Olschki); De rerum natura Razionalismo, Treccani Enciclopedie,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Crusca. Alessandro Marchetti. Marchetti. Keywords:
implicatura, lucrezio, della natura delle cose, pederastia, il poeta filosofo,
l’essamero di Lucrezio, l’essameri di Lucrezi, il poema filosofico latino, il
genero filosofico nella poesia latina. Lucrezio, alma figlia di giove, inclita
madre. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchetti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marchi:
l’implicatura conversazionale della missione di Roma – la religione civile di
Mussolini – la scuola di Potenza -- filosofia basilicatese -- filosofia italiana
– Luigi Speranza (Potenza).
Filosofo italiano. Potenza, Basilicata. Grice: “Marchi displays a few features
hardly found at Oxford: He edited a magazine, “filosofia mazziniana” – I can
imagine Bradley wanting to edit “Hegeliana” at Oxford – and we do have a
Gilbert Ryle Room, and an Occam Society! The other trait is illustrated by his
manifesto, “La missione di Roma,” – Churchill would have equaled with something
Anglian!” Generale di corpo d’armata italiano, Medaglia d'oro dei Benemeriti dell'Educazione
Nazionale. Insegna a Roma. Cura la pubblicazione di diverse riviste in cui si
confrontarono alcuni studiosi del primo Novecento italiano come Varisco. Tra
queste Dio e Popolo e “L'idealismo realistico.” Dio e Popolo, rivista di
ispirazione mazziniana, accoglie scritti miranti alla ricostruzione della filosofia
religiosa di Mazzini e i rapporti tra religione e stato; nega l'ateismo e
persegue l'ideale di “repubblica”. “L'idealismo realistico” raccoglie teorie
filosofiche di stampo anti-gentiliano. A
lui è dedicato il Premio tesi di Laurea “Vittore Marchi”, bandito da Roma Tre
per i neolaureati che abbiano sostenuto tesi su un argomento concernente il
pensiero filosofico antico degne di essere pubblicate; e un parco al Municipio IV.
Saggi: “La filosofia religiosa di Mazzini, in Dio e Popolo, “La missione di
Roma” o, Atanòr Ed., Il concetto e il metodo della ‘storia della filosofia,’ –
Grice: “His apt implicature is that if
you are an idealist, don’t shed your idealism when discussing J. J. C. Smart!”
-- Filosofia e religione, La perseveranza Ed., Potenza, La filosofia morale e giuridica di Gentile,
Stabilimento Tipografico F.lli Marchi, Camerino, Relazione tra la filosofia teoretica
e la filosofia pratica – Grice: “I would strongly assert that it’s the same
thing: ‘Poodle is our man in practical philosophy’ sounds obscene’” -- in L'idealismo realistico, Roma, “Le prove
dell'esistenza di Dio, in L'idealismo realistico, Roma, Gli è stato dedicato un
parco a Roma. Gramsci (Buttigiec), Turris, Fenomenologia dell'individuo
assoluto, Roma, Edizioni Mediterranee. //uni roma3/ news.php? news=603. Vittore
Arnaldo Marchi. Vittore Marchi. Marchi. Keywords: la missione di Roma, Mazzini,
filosofia mazziniana, rivista di filosofia mazziniana, gentile. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Marchi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marchi:
l’implicatura conversazionale dell’anima del corpo – la scuola di Brescia -- filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Brescia, Lombardia. Grice: “His ‘poesia del desiderio’ is
confusing – he means tenderness, as Scruton does in his book on “Sexual
arousal”” -- Grice: “Perhaps Marchi’s most provocative piece is “L’anima DEL
corpo.” If I were to be tutored on that by Hardie, I can very well imagine
Hardie – he was a Scot – ‘what d’you mean, ‘of’?” Psicoterapeuta di formazione
reichiana, umanista, autore di scritti talvolta controversi perché a scopo provocatorio,
si define Solista ed ama stare «fuori dall'Accademia». Psicologo
clinico e sociale, politologo e autore di numerosi saggi, è stato protagonista
di varie battaglie per i diritti civili e sessuali, riuscendo con una sentenza
della Corte Suprema sulla “Vertenza tra il Presidente del Consiglio dei
Ministri, On. Emilio Colombo, e M.”, ad
ottenere la revoca dei divieti penali all'informazione e all'assistenza anti-concezionale
e ad avviare la realizzazione di una rete di migliaia di consultori
sessuologici e familiari pubblici. Fonda l’'AIED, guidando l'Associazione in
qualità di Segretario. Ha dato per oltre quarant'anni un contributo
determinante non solo alla segnalazione della pericolosità dell'esplosione
demografica (da lui definita “la madre di tutte le tragedie”) e dei suoi
corollari (fame, guerre, genocidi, disastri ambientali, disoccupazione di
massa, migrazioni disperate, crisi energetica mondiale) ma anche al chiarimento
dei meccanismi psicologici che hanno finora impedito di comprendere e di
affrontare questa tragedia planetaria. Dimostrato con alcuni foto-romanzi
interpretati da noti attori (Paola Pitagora, Pagliai, Gassman, Zavattini e Valdemarin) che i messaggi mass-mediatici
associati alla psicologia motivazionale sono lo strumento più efficace per
indurre le masse alla regolazione delle nascite: una tesi oggi confermata da
varie organizzazioni internazionali. --Presidente italiano di tre
importanti Scuole di Psicoterapia da lui fondate: quella psico-corporea di Reich,
quella bioenergetica di Lowen e quella umanistica di Rogers. M. matura un
diverso punto di vista nei confronti degli approcci teorici di Reich, Lowen e
Rogers (a suo parere non avevano colto fino in fondo l'importanza della
coscienza e dell'angoscia della morte nella genesi delle patologie psichiche
umane) e propone una teoria della cultura
e della nevrosi in un libro (“Scimmietta ti amo -Psicologia Cultura Esistenza:
da Neanderthal agli scenari atomici ” Ed. Longanesi “Lo shock primario”, Ultima
Ed. Rai-Erit) che viene proclamato “Libro del Mese”. Fonda a Roma l'Istituto di
Psicologia Umanistica Esistenziale, oggi diretto da Filastro. Pioniere della ricerca psico-sociale, è stato
Presidente Onorario della Società Italiana di Psicologia Politica. I suoi
contributi in questo campo sono stati: 1) la fondazione della Psicopolitica (un
metodo di analisi psicologica dei fenomeni socio-culturali che propone una “lettura” psicologica di tali
fenomeni, diversa da quelle di carattere marxista, idealista o istituzionalista
finora prevalse, con risultati fallimentari, nelle scienze sociali e politiche
tradizionali); 2) l'elaborazione d'una nuova "Psicologia Politica Liberale".
Si è interessato anche al teatro e alla televisione, creando programmi di cui Fellini
scrisse: “Ecco una nuova televisione culturale di cui c'è, oggi, bisogno”. E
per oltre due anni ha condotto un programma di psicologia su RaiUno ” La chiave
d'oro” con Baldini. Guzzanti ha scritto di lui: “ è un felice incrocio tra
Russell ed Allen”. Attivista per il riconoscimento dei diritti alla
contraccezione, al divorzio, all'interruzione di gravidanza e all'eutanasia, ha
fondato il Centro informazioni sterilizzazione aborto) che anticipò la legge sull'aborto
in Italia, e l'Associazione italiana per l'educazione demografica. Ha costantemente sostenuto l'importanza del
problema della crescita demografica e dei problemi economici, ecologici,
sociali e psicologici ad essa connessi. Pur essendo favorevole alla
chiusura dei manicomi, ha criticato la legge Basaglia in quanto scaricava sulle
famiglie il problema dei malati psichiatrici pericolosi; parlando dei delitti
in famiglia, evidenziò come il nucleo familiare resti il luogo principale in
cui avvengono gli omicidi, a suo giudizio "frutto del fallimento"
della legge 180 sulla salute mentale. Propose «una riforma radicale e
l'apertura di cliniche psichiatriche che non siano i vecchi manicomi ma
strutture umanizzate, oltre che di centri per l'attività riabilitativa».
Aderente al Partito Radicale, ha tenuto per tredici anni la rubrica
bisettimanale "Controluce" su Radio Radicale, in cui ha trattato temi
che venivano altrove trattati con conformismo: il sesso e l'amore, la
procreazione e la contraccezione, le malattie e la morte, il lavoro e le
rendite, la libertà e l'autoritarismo. È stato autore della "Teoria
liberale della lotta di classe", nel volume O noi o loro!. Istituto di
Psicologia Umanistica Esistenziale Modello, Fondatori e Storia della Scuola -- è
mosso dalle radici comuni teoriche ed epistemologiche riconducibili alla
fenomenologia e all'esistenzialismo, fondamentali correnti filosofiche del
‘900, e da alcuni autori significativi del movimento della psicologia
umanistico-esistenziale in particolare Rogers, Rank, Frankl, Binswanger, Boss, Jaspers,
Minkowski. Eredita la particolare concezione dell'uomo e della vita, che
rivendica all'essere umano il diritto e la capacità di scelta.
Consapevole della sovrabbondanza di Scuole Psicologiche esistenti in Italia
esitò prima di fondare l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale. Preferì
lavorare nell'ambito di indirizzi già affermati, che sentiva geniali e creativi
e fu l'iniziatore della Scuola Reichiana in Italia Presidente dell'Istituto di
Bioenergetica W. Reich di Roma e per 6 anni Presidente dell'Istituto di
Psicologia Rogersiana (FDI) e inoltre concorse a riscoprire e valorizzare
l'opera pionieristica di Rank con la
pubblicazione della sua opera: "Rank pioniere misconosciuto" Melusina,
Esperienze personali drammatiche e ricerche in campo clinico e antropologico
imposero alla sua attenzione l'importanza dell'angoscia di morte come uno dei
più importanti fattori che contribuiscono alla sofferenza psicologica e
psicopatologica. Sentì allora l'esigenza di creare una nuova Scuola che
riuscisse a riconoscere la rilevanza di questa angoscia primaria dell'uomo e di
sviluppare un approccio originale, pluralista e non dogmatico alla sofferenza
umana, fondato sull'integrazione sinergica delle tre dimensioni, di approccio
simultaneoall'essere umano in terapia verbale, corporea ed esistenziale.
Si tratta di un modello che nasce sulla scia della filosofia esistenziale,
dalla quale eredita la concezione dell'uomo e della vita che rivendica
all'essere umano il diritto e la capacità di scelta e, intende: offrire la
possibilità di elaborare e affrontare le tremende tensioni esistenziali di ogni
essere umano anche nel percorso di malattia psichica e somatica nel clima di
contatto empatico, di solidarietà, convogliando nel processo terapeutico il
grande potenziale di crescita e comunicazione del paziente, la sua conoscenza
dei propri bisogni, la sua creatività, l'apporto decisivo della sua
esperienza. 2) che si presenta multidimensionale, integrato e non
dogmatico alla sofferenza umana e psichica e costantemente aperto ad arricchire
la propria prospettiva teorica e clinica attraverso un confronto critico e di
fertilizzazione con altri approcci psicoterapici, e interviene su 4 dimensioni
fondamentali dell'esperienza umana: la dimensione empatico relazionale,
che definisce il nostro modo di essere nel mondo con gli altri; la
dimensione corporea, che spesso esprime sotto forma di tensioni e dolori
muscolari la sofferenza psicologica; la dimensione esistenziale, che
riconosce l'importanza del senso che si riesce a dare alla propria
esistenza; la dimensione cognitiva, che riconosce la rilevanza sintomatica
della sofferenza psicologica e psicopatologica. Un esempio di testo provocatorio, scritto
senza avere alcuna competenza in infettivologia, è il seguente sulla cospirazione
dell'AIDS: AIDS......affare multi Miliardario, su mednat.org. e Aids, la grande truffa continua in: L.M., Il nuovo pensiero forte. Marx è
morto, Freud è morto e io mi sento molto meglio; altri scritti di critica, più
documentati, hanno riguardato le sue critiche alle prassi della chemioterapia
dei tumori e gli effetti collaterali, come in Kaputt tutta la ricerca sul
cancro? sempre in De Marchi, op. cit. lo
psicologo che inventò l'Aied Repubblica
Addio a Marchi, lo psicologo che
inventò l'Aied L. De Marchi, Il Solista Autobiografia
d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali, Luca Bagatin, articolo su Politica Magazine,
su lucabagatin.ilcannocchiale. Opere:“Sesso e civiltà,” Laterza; “L’orgasmo” Lerici,
Sociologia del sesso, Laterza, Repressione sessuale e oppressione sociale,
Sugar, Wilhelm Reich Biografia di un'idea, Sugar, Psico-politica, Sugar, Vita e
opere di Reich, Sugar, Scimmietta ti
amo, Longanesi, Lo shock primario. Le radici del fanatismo da Neandertal alle
Torri Gemelle, Poesia del desiderio, La Nuova Italia, Seam, Perché la Lega,
Mondadori, Il Manifesto dei Liberisti Le idee-forza del nuovo Umanesimo
Liberale, Seam, Aids. La grande truffa, Roma, Seam, O noi o loro! Produttori
contro Burocrati, ecco la vera lotta di classe della Rivoluzione Liberale, Bietti,
Il Solista Autobiografia d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali,
Psicoterapia umanistica. L'anima del corpo: sviluppi (Franco Angeli, Reich Una formidabile avventura scientifica e
umana, Macro Edizioni, Il nuovo pensiero forte Marx è morto, Freud è morto e io
mi sento molto meglio, Spirali, Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi
combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori, Armando Curcio Editore, La
Psicologia Umanistica Esistenziale Rivista delle Psicoterapie, Roma “La
Sapienza”, Associazione italiana per l'educazione
demografica, Reich luigidemarchi.blogspot.com
openMLOL Horizons Unlimited srl. Radio Radicale. Istituto di Psicologia
Umanistica Esistenziale IPUE, su ipue. Archivio IPUE, su M.. wordpress.com.
Archivio della rubrica "Controluce" che Marchi teneva su Radio
Radicale,, Renato Vignati Luigi De Marchi, un pioniere della psicologia
italiana in Psychomedia, R.Vignati Lo sguardo sulla persona. Psicologia delle
relazioni umane, Libreria universitaria edizioni, Padova. Luigi De Marchi.
Marchi. Keywords: l’anima del corpo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchi” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marziano: il principe filosofo – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Abstract. H. P. Grice, the Oxford philosophers, once joked about the
Martians. This was in a commissioned essay for a collection to be edited by
Butler. Grice possibly did not have in mind that “Marziano” was a proper Latin
name! Filosofo italiano. Marziano is a philosophy teacher to Ottaviano. Marziano
Luigi Speraza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Marco: filosofo principe – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. There is a
tradition that Marco is a philosopher who rules the Roman empire between the
death of Gordian III and the accession of Philip. Marco
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marconi:
l’implicatura conversazionale del linguaggio privato – la scuola di Torino -- filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino). Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice:
“Perhaps his most brilliant exegesis on ‘Vitters’ is that about what Marconi
calls ‘linguaggio private,’ as in Robinson Crusoe. Not!” -- Grice: “Marconi has
attempted to ‘formalise’ dialectic – as in Oxonian dialectic – which is what
Zeno was trying to do with his reductio ad absurdum.” Grice: “While Marconi
starts alright, with Frege, he gets entangled with ‘Vitters;’ p’rhaps his
innovative approach is best seen in phrases like ‘il significato eluso’, which
may describe my implicature; but points to an etymology: ‘eluso’ is indeed
‘eluso,’ and means ‘ex-ludic,’ out of the game. The idea being that the game is
a simulated fight, and by eluding a punch from your adversary, you are, well,
‘implicating’!” Professore a Torino, studia con Pareyson a Torino e con
Rescher, Sellars e Thomason a Pittsburgh, dove studia Hegel. Grice: “In Italy, it is not considered
Italian to get your PhD without – not within – Italy. Similarly, at Oxford, you
cannot get your B. A. Lit. Hum. anywhere
else if you want to be regarded as Oxonian. That’s why I never considered B. A.
O. Williams an Oxonian!” -- Noto per i suoi contributi su ‘Vitters,’presenta
diversi risultati, specie riguardo alla semantica. Su questi temi ha pubblicato
“Filosofia e scienza cognitiva (Laterza). Cura con Ferraris la nuova edizione
della Enciclopedia filosofica Garzanti ed è stato presidente della Società
Italiana di Filosofia Analitica. Saggi: “Il mito del linguaggio scientifico” studio
su Vitters, Milano, Mursia, Dizionari e
enciclopedie, Torino, Giappichelli, “L'eredità di Vitters” Roma, Laterza, Lampi
di Stampa; “La competenza lessicale,” Roma, Laterza, “La filosofia del linguaggio.” Da Frege ai giorni
nostri, Torino, Pomba, “Filosofia e scienza cognitiva,”Roma, Laterza, “Per la verità: relativismo e la filosofia,”
Torino, Einaudi, “Verità, menzogna” – Grice: “The etymology is an interesting
one; since menzogna is cognate to my meaning, so Marconi actually means ‘truth’
versus ‘trust’ – or honesty versus dishonesty – seeing that one can ‘lie’ while
asserting a truth – provided the utterer thinks ‘p’ is ‘false’.” Grice: “But
this is a commissioned thing, so it shouldn’t count as it is Marconi discussing
with a priest!” Trento, Il Margine,; “Flosofia e professionismo,” – Grice: “His
implicature, and a right one, too, is that philosophy is a profession, which
reminds me of ‘A Room with a view’: “And what, Sir Cecil, is your profession?”
“I don’t HAVE a profession!” -- On the
other hand, his translation of my ‘metier’ (mestiere) is an interesting one
(The tiger’s métier is to tigerise). Torino, Einaudi,.“La formalizzazione della
dialettica”: Hegel, Marx e la logica,”Torino, Rosenberg); “Guida a Vitters Il
«Tractatus», dal «Tractatus» alle «Ricerche», Matematica, Regole e Linguaggio
privato, Psicologia, Certezza, Forme di vita. Roma, Laterza, Filosofia analitica,
Prospettive teoriche e revisioni storiografiche. Milano, Guerini, Vercelli,
Mercurio, Scritti sulla tolleranza di Locke, Torino, POMBA, Saggi su Marconi, “Il
significato eluso” saggi in onore di Marconi, numero monografico della «Rivista
di estetica», Treccan Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Intervista di M. Herbstritt, Rivista italiana di filosofia analitica,
sito dell'Università degli Studi di Milano. Diego Marconi. Marconi. Keywords:
linguaggio privato, il significato non eluso, alusione ed elusione, eludire,
aludire, l’alusion elusa, l’aluso eluso. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marconi”
– The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza –GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mariano:
l’implicatura conversazionale – la scuola di Capua -- filosofia campanese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Capua).
Filosofo italiano. Capua, Caserta, Campania. Grice: “I like Mariano: his study
of Risorgimento applying the philosophy of history is brilliant” Fedelissimo
allievo di Vera, insegna a Napoli. La sua indagine e prevalentemente orientata verso
l'interpretazione di Hegel. Si colloca insieme a Vera in quella tendenza che
privilegia l'interpretazione sistematica e razionale. Inserì talvolta temi non
strettamente legati al pensiero di Hegel affermando tra l'altro che la
filosofia deve essere compiuta dalla religione" (Dall'idealismo nuovo a
quello di Hegel, Motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane),
trattando riguardo a ciò che dell'idealismo di Hegel è morto e di ciò che non
può morire", argomento precedentemente trattato da Croce, il quale
risponde aspramente alle argomentazioni proposte da M.. “M. non ha mai capito
nulla di tutto ciò che vi è di più sostanziale in Hegel come non ha meditata
seriamente nessuna grande filosofia; e (ora si può aggiungere) non ne ha mai
letto le opere. Immaginarsi che M. si
afferma hegeliano, mentre sostiene che la conoscenza non è assoluta; che rimane
insuperabile il mistero; che dio esiste fuori del mondo e sarebbe dio anche
senza il mondo; e che la filosofia deve essere compiuta dalla religione! Insomma,
ciò che di Hegel "non può morire" sarebbe ciò che Hegel non ha mai
detto perché affatto indegno della sua mente altissima.» Si schierò a
favore del mantenimento della pena di morte in un dibattito sul tema, in accordo
con iVera (La pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera Napoli. ), uno
dei più autorevoli difensori del mantenimento di questa pratica. È ancora Croce
che commenta con grave disappunto l'argomento. “Notiamo in ultimo che sempre
riecheggiando i vaniloqui di Vera, M. si professa filosofico difensore della pena
di morte: come se la maggiore o minore opportunità di mettere i delinquenti in
segregazione cellulare, o d'impiccarli, ghigliottinarli, garrottarlie
impalarli, costituisse una questione filosofica. Ma Mariano ama tutte le cause
generose; e non è da meravigliare se per esse trascenda persino i limiti della
filosofia.» E anche saggista con un gusto per la "critica della
critica" (cit."Storia Letteraria d'Italia, Balduino") –
filosofica -- non trascurando l'arte che annetteva strettamente alla morale.
Rivolse la sua indagine anche al rinascimento con un Saggio biografico critico
su Bruno La vita e l'uomo. Pubblica nche una monografia "apologetica"
di Vera. La sua produzione fu in un secondo momento soprattutto riferita alla
storia, in particolare la storia del cristianesimo e quella delle religioni in
genere, argomenti affini anche alla materia insegnata presso l'università
napoletana. Non sono presenti particolari innovazioni nella sua ricerca, ma fu
uno dei primi a discutere la tesi proposta da Croce riguardo alla riduzione
della storia al concetto di ‘arte. Saggi: “L’Eraclito di Lassalle: saggio
sulla filosofia hegeliana” (Cf. Speranza e ill suo Grice: saggio sulla
pragmatica oxoniense”), “Il Risorgimento
italiano secondo i principi della filosofia della storia,” ““La libertà di coscienza,” Milano, Hoepli, “Vera.”
Saggio critico, Roma, Civelli, “L'individuo e lo Stato nel rapporto sociale.
Milano, Treves, “Il Machiavelli di Villari,
Roma,” Loescher, (cf. “Il Grice dello Speranza”), Leopardi, Roma, Tip. Botta, La
pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera, Napoli. Carlo Maria Curci,
Milano, Vallardi, Vera. Necrologio, Annuario Napoli, Dio secondo Platone,
Aristotele ed Hegel, Acc. SMP Napoli. Atti, Biografie del Machiavelli, 1Arte e religione, Il brutto e il male nell'arte. Il brutto e il
male nel romanzo moderno, Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel, Motivi,
risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane, La vita e l'uomo, I rapporti
dello stato con la religione, Firenze, Civelli, Il problema religioso in Italia,
Roma, Civelli, La riforma ecclesiastica in Italia, Il diritto, Cristianesimo,
cattolicesimo e civiltà, Papato e socialismo ai giorni nostri. Studio, Roma,
Artero, Buddismo e cristianesimo, La Storia è una scienza o un'arte?, «Fanfulla
della Domenica», La conversione del mondo pagano al cristianesimo, Il cristianesimo
dei primi secoli. Capua, gli ha dedicato una strada, sede, tra l'altro, del
Banco di Napoli. La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta
da Croce, Armando Balduino, Storia
letteraria d'ItaliaL'Ottocento, III,
Piccin Nuova Libraria, Piero di Giovanni, Gentile, La filosofia italiana tra
idealismo e anti-idealismo, Milano, cf. Luigi Speranza, “La pragmatica
conversazionale: tra griceianismo e anti-griceianismo.” Franco Angeli, Paolo
Malerba, Luciano Malusa,, sito della Società filosofica italiana Guido Calogero, Enciclopedia Italiana, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Raffaele Mariano. Mariano. Keywords:
implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mariano” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marin:
l’implicatura conversazionale e l’ottimo precettore – la scuola di Venezia -- filosofia
veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo italiano. Venezia, Veneto. Grice:
“I like Giovanni Marin; for one, he loved, like I do, rhetoric – in his own
Venetian kind of way!” Nato dal nobile
Rosso Marin, studia con profitto sotto l'insegnamento di Feltre, dal quale
apprese la retorica. Frequenta il ginnasio, presso il quale recita eloquenti
orazioni in encomio agli uomini illustri veneziani. Si laurea a Padova. Ambasciatore
della Repubblica di Venezia presso gli Estensi e quindi presso Firenze.
Rosmini, Carlo de' Rosmini, Idea dell'ottimo precettore nella vita e disciplina
di Vittorino da Feltre e de' suoi discepoli, Rovereto. Giovanni Marin. Marin.
Keywords: l’ottimo precettore. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marin” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Marliani:
l’implicatura conversazionale – la scuola di Milano -- filosofia lombarda –
filosofia milanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice:
“I like Mariliani; especially the cavalier way in which he refers to
philosophers in his brilliant “De secta philosophorum.” Austin would say that
there possibly are sects and sub-sects!” Fglio del patrizio milanese Castello
Marliani. Studia a Pavia sotto PELECANI. Entra nel Collegio dei intraprese una
carriera nell'insegnamento della filosofia e astrologia. Attivo a Milano e Pavia. Con l'ascesa della dinastia degli Sforza a
capo del Ducato di Milano, appartenente a una famiglia ghibellina, aumenta il prestigio.
Ottiene la concessione in esenzione dei diritti di sfruttamento delle acque del
Secchia nei pressi di Moglia, nel Mantovano.
Alla morte del duca Francesco Sforza, scrisse una lettera al nuovo duca
Galeazzo Maria Sforza in cui dichiara di essere stato richiesto da molti Studi
in diverse città d'Italia, sperando di poter essere trasferito da Pavia a
Milano e di ricevere un aumento di salario. Il Consiglio segreto di Milano
intercedette presso lo Sforza in favore di Marliani, esaltando la sua fama
anche oltre i confini del Ducato. Il duca Galeazzo Maria, dopo alcuni indugi,
acconsente per conferirgli un'assegnazione annua di 1 000 fiorini, il più alto
salario riconosciuto a chiunque nel Ducato. Sotto la reggenza di Ludovico il
Moro ottenne i dazi di Gallarate e della sua pieve. I suoi studi lo portarono
ad essere tra i più grandi scienziati dell'epoca e riuscì a mettere in
discussione Bradwardine e Sassonia. Nel
suo saggio, “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore hyemis et estati
set de antiperistasis distingue la
temperatura dell'organismo dalla quantità e dalla produzione del calore
naturale del corpo e sostenne che la produzione del calore naturale è più
elevata in inverno che in estate. Si reca a Novara dal conte Vimercati, colpito
da problemi respiratori e cura Rinaldo d'Este da una gravissima malattia che lo
colse durante una visita alla corte milanese. Raggiunse i vertici della propria
carriera e presta le sue doti di medico a Federico I Gonzaga. Le opere del
Marliani furono oggetto di studio da Vinci, che lo cita in diverse occasioni
nel suo Codice Atlantico. Ebbe tre
figli: Paolo, Gerolamo e Pietro Antonio, la discendenza del primo dei quali
ottenne all'inizio. Saggi: “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore
hyemis et estati set de antiperistasi,” “Disputatio cum Iohanne Arculano de materiis
ad philosophiam pertinentibus,” “Quaestio de proportione motuum in velocitate,”
“Algebra Algorismus de minutiis,” “De secta philosophorum,” “Probatio cuiusdam
sententiae,” “Calculatoris de motu locali.” Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Giovanni Marliani. Marliani.
Keywords: implicatura, Vinci. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marliani e le
sette filosofiche” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marotta:
l’implicatura conversazionale di Mario l’epicuro – la scuola di Napoli -- filosofia
campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice:
“I like Marotta; the idea of a library for the Istituto Italiano per gli studi
filosofici’ at Via Monte di Dio, 11, is a geniality!” Si laurea con il massimo
dei voti a Napoli, presentando la tesi, La concezione dello stato in Hegel.” Si
interessa presto di storia, letteratura e filosofia, avvicinandosi dapprima
all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Croce, poi fondando
l'associazione Cultura Nuova che diresse organizzando manifestazioni e
conferenze rivolte ai filosofi che richiamarono tutte le più grandi personalità
della cultura Italiana. Incoraggiato
dagli auspici dell'allora Presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei
Cerulli, di Piovani e di Carratelli, fonda a Napoli l'Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, del quale è Presidente. Donato, all'Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, la biblioteca personale, con una dotazione di oltre 300.000
volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importantissimi
apporti al mondo della filosofia ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di
ricerca e di formazione di rilievo internazionale. Ha vinto la sezione Premio Speciale del Premio
Cimitile. Gli è stata conferita la laurea ad honorem in Filosofia
dall'Bielefeld, dall'Università Erasmus di Rotterdam, dalla Sorbona di Parigi e
dalla Seconda Napoli. All'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è stato
conferito, nell'aula magna dell'Roma, il Prix International pour la Paix
Jacques Muehlethaler, "Bidone d'Oro" per la cultura del Movimento
artistico culturale "Esasperatismo Logos et Bidone". G. Capaldo, Fondatore
dell’Istituto Studi Filosofici, su Diario Partenopeo, Claudio Piga (cur.), Per
Gerardo Marotta. Scritti editi e inediti raccolti dagli amici di Marotta, Arte
Tipografica, Napoli, Registrazioni di Gerardo Marotta, su Radio Radicale, Cinquantamila
Giorni de Il Corriere della Sera. Gerardo Marotta. Marotta. Keywords: Mario
l’epicuro, il concetto del stato, il risorgimento – la recezione di Hegel in
Italia --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marotta” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marramao:
l’implicatura conversazionale del kairós – apologia del tempo debito – la
scuola di Catanzaro -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Catanzaro). Filosofo italiano.
Catanzaro, Calabria. Grice: “Surely Marramao’s theory of time-relative identity
is more complex than Myro’s! (Myro never read Heidegeer and was proud of it,
can you believe it! He was born in
Russia and studied in the New World – so that’s understandable!” - Grice: “I
like Marramao – he has philosophised on many things, usually homoerotic: Kairos
– the opportune time – and its iconography, and Jesus against power” Essential Italian philosopher. Allievo di Garin, si laurea Firenze. Pubblicato Comunismo, laburatismo e
revisionismo in Italia, rintraccia in Gentile la chiave di volta filosofica del
comunismo italiano. Insegna a Napoli. -- è uscito il suo saggio Il politico e
le trasformazioni, nel quale pone a confronto le tematiche del
comunismo/laburismo, con le analisi delle trasformazioni. A partire da “Potere
e secolarizzazione” elabora una teoria simbolica del potere (e del nesso
politica-tempo) incentrata sulla ricostruzione archeologica' dei presupposti
del razionalismo. Fondamentali, nel dibattito politico-culturale e filosofico le
sue collaborazioni a Laboratorio politico e il Centauro. Direttore della
Fondazione Basso-Issoco. Insegna a Roma. Muovendo dallo studio del comunismo italiano
(comunismo e laburatismo e revisionismo in Italia, Austr-omarxismo e socialismo
di sinistra fra le due guerre), analizza le categorie politiche (Potere e
secolarizzazione), proponendone, in dialogo con i francofortesi (Il politico e
le trasformazioni) e con Weber (L'ordine disincantato), una ricostruzione
simbolico-genealogica. Nelle forme di organizzazione sociale si depositano
significati che derivano da un processo di secolarizzazione civile di un contenuto
sacro religioso, ossia dalla ri-proposizione in dimensione mondana o secolare dell'orizzonte
sacro simbolico. Il laico o pro-fano ha il suo centro in un processo di
temporalizzazione della storia, in virtù del quale le categorie del tempo (che
traducono l'escatologia in una generica apertura al futuro: progresso, ri-voluzione,
liberazione, etc.) assumono centralità crescente nelle rappresentazioni
politiche. Su queste considerazioni, riprese anche in “Dopo il Leviatano, Passaggio
a Occidente. Filosofia e globalizzazione, La passione del presente, Contro il
potere, si è innestata via via una tematizzazione esplicita del problema della
tempo, che per molti aspetti anticipa sia le tesi oggi in voga intorno all’accelerazione
e al rapporto politica-velocità, sia i temi della svolta spaziale. Contro le
concezioni di Bergson e Heideggeri, che delineano con sfumature diverse una
forma pura della tempo, più originaria rispetto alla sua rappresentazione spaziale,
argomenta l'inscindibilità del nesso spazio-tempo e, richiamandosi tra l'altro
alla fisica, ri-conduce la struttura del tempo a un profilo a-poretico e
impuro, rispetto a cui la dimensione dello spazio costituisce il riferimento
formale per ri-solvere i paradossi. (Minima temporalia, e Kairós. Apologia del
tempo debito. Lectio magistralis. Roma
Tre, Enciclopedia di filosofia, Garzanti libri, Milano. Figure del conflitto.
Studi in onore. a c. di A. Martinengo, Casini,
Roma, D. Antiseri, S. Tagliabue, Storia della filosofia, Filosofi italiani contemporanei, Bompiani, Milano.
Roma Tre, su host.uniroma3. Video intervista al Festival della Filosofia su
asia. Giacomo Marramao. Marramao. Keywords: Grice – ontological Marxism,
marxismo ontologico, lavoro e essistenza, comunismo, Kairós – apologia del tempo debito, la filosofia
della storia nella antica Roma, storia lineale, storia circolare, l’eterno
retorno nella scuola di Crotone, Gentile, dopo il leviatano, il comune. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Marrameo,"
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Marsili:
l’implicatura conversazionale del cimento – la scuola di Siena -- filosofia
toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Siena). Filosofo italiano. Siena, Toscana. Grice: “I
like Marsili, and the founder of the ‘accademia del cimento.’ ‘Cimento’ you
know, means ‘experiment,’ – only in Florence!” Si laurea a Siena. Insegna a
Siena e Pisa. Conosce Galilei. Dei cimentanti. Le sue convinzioni
dichiaratamente lizie gli impedirono di coglierne lo spirito innovatore. Propone
un esperimento per capire se lo spazio lasciato libero nel tubo barometrico
durante l'esperienza di Ruberti contenesse esalazioni di mercurio. Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Alessandro
Marsili. Marsili. Keywords: il cimento. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Marsili” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Martelli:
l’implicatura conversazionale -- etica e storia -- l’assassinio di Giulio
Cesare – la scuola di San Marco in Lamis -- filosofia pugliese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (San
Marco in Lamis). Filosofo italiano. San Marco in Lamis, Foggia, Puglia. Grice:
“I like Martelli: he wrote on Croce, Gramsci, and Nietzsche!” Insegna a Urbino.
Prtecipato a lungo alla lotta politica in formazioni marxiste nate a cavallo
del Sessantotto. D Ha diretto il master interfacoltà «Management etico e
Governance delle Organizzazioni». Collabora con MicroMega (periodico). I suoi studi si sono concentrati su Nietzsche,
Gramsci, e di numerosi autori del Novecento, affrontando alcune tra le più
dibattute vicende e problematiche filosofico-politiche dell'ultimo secolo. Si è
occupato di temi di forte attualità, elaborando l'idea di una filosofia volta
ad una critica radicale del dogmatismo e del fondamentalismo religioso e in
generale di ogni forma di assolutismo che minacci la libertà di pensiero, i
diritti civili, le istituzioni democratiche e la pace tra i popoli. Il suo aimpegno
di saggista è rivolto in particolare alla difesa della laicità, contro
l'interventismo politico delle gerarchie ecclesiastiche e vaticane. Saggi: “La
felicità e i suoi nemici: apologia dell'agnosticismo,” Manifesto, “Il laico
impertinente: laicità e democrazia nella crisi italiana,” Manifesto, “La Chiesa
è compatibile con la democrazia?” Manifestolibri, “Italy, Vatican State, Fazi,
“Quando Dio entra in politica, Fazi, Senza dogmi. L'antifilosofia di Papa
Ratzinger, Editori riuniti, Teologia del terrore. Filosofia, religione,
politica dopo l'11 settembre, Manifesto, Il secolo del male. Riflessioni sul
Novecento, Manifesto, Etica e storia. Croce e Gramsci a confronto, La città del
sole, I filosofi e l'Urss. Per una critica del «Socialismo reale», La città del
sole, Gramsci filosofo della politica, Unicopli, Nietzsche inattuale, Quattroventi,
Filosofia e società in Nietzsche, Quattroventi, Urbino "Carlo Bo"
Antonio Gramsci Friedrich Nietzsche Laicità
Il laico impertinente: il blog di Michele Martelli, su
michelemartelli.blogspot.com. Michele Martelli. Martelli. Keywords:
l’assassinio di Giulio Cesare, il laico, la religione civile dell’antica roma
-- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martelli” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Martellotta: il deutero-esperanto – la scuola di Bari –
filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bari). Abstract. The Oxford philosopher H. P. Grice once
joked: “Language, or meaning, has nothing to do with convention, in spite of
what people like Schiffer has said – I can invent a new language, call it
Deutero-Esperanto, and decree what is proper! Keywords: artificiale. Grice
refers to an ‘artificial’ system of representation in ‘Retrospective Epilogue.’
Filosofo italiano. Bari, Puglia. Si spira
al lavoro di PEANO (vedasi) per il suo Latinulus o Piccola Lingua Latina,
pubblicato nel libro Latinulus. Grammaticas de Latinula Linguas a Bari. Si
tratta di un caso piuttosto interessante perché si configura come una lingua a
posteriori composta da lessico latino, sistema fonetico italiano e morfologia e
sintassi oxoniana! Ad uno sguardo più attento infatti, si nota che la frase in
Latinulus «Leos abeo crassa capus circumdata cum longa et ticca comas de fulva colos»,
in it. il leone ha una grande testa circondata da una lunga e folta chioma di
peli rossi', ricalca in realtà l'ordine sintattico oxoniano (cfr. the lion has
a big head surrounded by long and thick tawny colour); e in questo inciso
l'autore si è spinto oltre, creando una sovrapposizione con l'inglese anche a
livello di lessico, come è evidente in «ticca» - non giustificabile
etimologicamente tramite il latino - e thick. VITO M. __e-&e c_ * : radi LI
LATINULUS uu Grammaticas. i DE LATINULA LINGUAS E oro de Auctoris I (£ 09
RIPPZZZA i 9° BARI Stab. Tip. CASINI Via Argiro s . PET. le 4 È hh “ " Mr
« LS w erat Marica s'sà VITO M. L Aaa 6 € -c@0—€—€&6 A e | i LATINULUS
Grammaticas DE eee LATINULA LINGUAS PARTIS FONOLOGIAS et MORFOLOGIAS O a È ; (O
BARI } Stab. Tip. CASINI, Via Argiro. Il grande sviluppo materiale e morale che
ha avuto la civiltà nel nostro secolo si deve senza dubbio in gran parte ai
rapidi e molteplici mezzi di comunicazioni che, avvicinando i popoli più
lontani e di diverse nazioni, ne hanno maggiormente favorito lo scambio delle
idee e dei comuni bisogni; però non si può negare che tale incre- mento sarebbe
stato ancora più agevole se questi popoli, anzichè servirsi di più lingue per
intendersi, avessero po- tato usarne una sola. Convinto di ciò l'illustre Dr.
Zamenhof sin dal 1855 pubblicava come tipo di lingua unica il suo Esperanto; ma
son passati tanti anni e l’Esperanto non è riuscito a diventare popolare, forse
per le difficoltà ch’esso presenta. Ond’è che io, mosso dagli stessi intendimenti
dello Zamenhof, ho voluto tradurre in atto un’idea che vagheg- giavo da qualche
tempo, quella cioè di comporre un altro tipo di lingua che racchiudesse i
maggiori possibili ca- ratteri di facilità e tali da renderne più agevole
l’appren- dimento e l’uso. Questa lingua non tende alla. riduzione delle
parole, all’impoverimento della terminologia e alla composizione puramente
artificiale di essa mediante l’uso di molti pre- fissi e di molti suffissi da
scegliersi dopo un attento esume di riflessione, poichè in tal caso si
perderebbe la bellezza di una lingua che consiste appunto nell’abbondanza e
nella varietà di terminologia per potersi prestare a tutte le specie di
composizioni letterarie; essa invece tende esclusivamente alla riduzione del
numero di molti vocaboli per le voci femminili, alla soppressione di tutte
quelle regole o voci morfologiche superflue riguardanti gli aggettivi e i
verbi, senza nuocere minimamente alla chiarezza della dizione, €, sopratutto,
alla stabilità di pronunzia e alla unicità della terminologia. A comporre una
lingua che fosse facile nella fono- logia mi parve rispondessero bene le leggi
della fonologia italiana e per la facilità della morfologia e della sintassi
quelle della lingua inglese. Bisognava però trovare una lingua che, modellata
secondo la fonologia italiana e se- NOZIONI GENERALI MORFOLOGIA di maggioranza:
plus. ...... +. quam a pDiù....... di, che plus pulcra quam cara più bello che
caro 40 — di minoranza: Minus ....... +. quam meno .......di,che minus pulcra quam
cara :- meno bello che caro 41 Quando il secondo termine di paragone è un
pronome personale, questo va al caso nominativo: plus pulcra quam tu più bello
di te Superlativo. Il superlativo è di due specie: | assoluto il quale si forma
aggiungendo il suffisso ma alla voce dell'aggettivo, e spostando l'accento di
una sillaba verso destra quando l'aggettivo è sdrucciolo; o diventando
sdrucciolo se l’aggettivo è piano: tristisama tristissimo dura duro durama
durissimo 43 == relativo | il quale si forma preponendo l’avverbio mdximam o
minimam alla voce dell’aggettivo : mdaximam tristisa de minimam tristisa de il
più triste di il meno triste di 44 — L’avverbio froppo si rende con nimiam:
nimiam cara troppo caro 45 — Gli avverbi molto e assai si rendono con valdeme
valdem cara molto caro caro assai L’avverbio di gran lunga seguito dal
superlativo relativo si rende con /ongem mdximam : longem màaximan cara de di
gran lunga il più caro di L'aggettivo una innanzi a parole comincianti per
vocale si tronca in un: un 4rboris. un albero un actorisf un'attrice È
Vocabuluse Adiectivuse. adolescéntisa adolescente culpabilisa co/pevole adulta
adulto pinguisa grasso macra magro alta alto loa basso acerba acerbo ° matura
maturo longa /ungo curta corto diligensa diligente negligensa negligente crassa
grosso subtilisa sottile mbllisa molle dura duro docta dotto indocta ignorante
stricta strefto lata largo iuvénisa giovane sénesa vecchio utilisa utile
inutilisa inutile dulcisa dolce amara amaro virtuosa virfuoso viziosa vizioso
laboriosa /aborioso socorsa poltrone curagiosa coraggioso vilisa vile f6rtisa
forte subdébila fievole leta /ieto tristisa triste cicura domestico silvAtica
selvatico cAinda cortese uncàinda scorfese credensa credente miscredensa
mi/scredente audaxa dudace timida fimido viva vivo mortua morto innocensa
innocente dominansa dominante dominata dominato fortunata fortunato infortunata
sfortunato cdlida caldo | frigida freddo robusta robusto debilisa debole cara
caro cippa mercato ilarisa allegro melancolica melanconico \ smuta /iscio roffa
ruvidu mordlisa morale immordlisa immorale pulcra bello feda brutto anestética
anestetico terapéutica ferapeutico emetica emetico emisférica emisferico kimica
diimico fisica fisico | monomaniaca monomaniaco morbifera morbifero matematica
matematico minerealògica minerealogico bactereoldògica batferiologico
galvanoplastica ga/vanoplastico idro-eléctrica idro-elettrico |
idro-terapéutica idro-terapeutico alba dianco albina a/bino azura azzurro blua
blu cerulea ceruleo, turchino cinérea bigio, grigio clara chiaro crocea carico
flava giallo a flò6rida vivo fulva fulvo Sf indica indaco nigra nero nuùbila
smorto obscura oscuro opaca opaco orengia aranciuto aluminea di alluminio
amiàntea dl amianto dquea acqueo argéntea argenteo, d’argento durea aureo,
d’oro beddairea di ghisa bractéea di /atta calibea di acciaio cartàcrea di
cartone cartea di carta cautsciea di caucciù ceméntea di cemento coriea di
cuoio cornea corneo cliprea di rame ésea bronzeo férrea di ferro filea di filo
purplirea porporino rubra rosso subnigra bruno violetta violetto viridisa verde
gdsea di gas gossipiea di cotone gimmea di gomma idrargirea di mercurio lanea
di lana linea di lino marmea di marmo nikélea di nichel 6ssea osseo, di osso
pétrea di pietra pilea di pelo platinea di platino sellulbea di celluloide
serîcea di seta stinnea di stagno téfea di tufo vimea di vimini vitrea di vetro
Exerciziuse I Scnjvete Je. tre specie di comparativo di 10 aggettivi. II
Scrivete le due specie di superlativo di 15 aggettivi. VI LEXIOS 48 — Numerali
Cardinali Ordinali 0 zero 1/4 uno quartus 1/2 semis 3/4 tres quartus 1 uno
prima . 1a opp.l 2 duo secunda 28,8, 3 tres terzia 3a, III 4 quàtuor quarta =
4r., IV 5 quinque quinta 5a , V 6 sex sexta 6a, VI 7 septem séptima 78» VII ni
8 octo 9 novem 10 decem 11 undecim 12 dudédecim 13 trédecim 14 quatubrdecim 15
quindecim 16 sédecim 17 septéndecim 18 octédecim 19 novéndecim 20 viginta 21
viginta uno 22 viginta duo 23 viginta tres 24 viginta quatuor 25 viginta
quinque 30 triginta 31 triginta uno 32 triginta duo 33 triginta tres 40
quatuorginta 41 quatuorginta uno 42 quatuorginta duo 50 quinqueginta 51
quinqueginta uno 60 sexginta 70 septenginta 80 octoginta. 90 novenginta 100
centum 101 centum uno 102 centum duo 103 centum tres 200 duo centum 201 duo
centum uno 202 duo centum duo 300 tres centum 400 quatuor centum 500 quinque
centum 600 sex cenium octava nona décima undécima duodécima tredecima
quatuordécima quindécima sedécima septendécima octodécima novendécima
vicéstridiem I giorno dop’, quòrasem ogni ora, quotidiem ogni giorno, gior-
nalmente, qlebd6madem ogni settimana, quomensem ogni mese, mensilmente,
quannusem ogni anno, annualmente, quoséculem ogni secolo. 211 — Le Locazioni
Avverbiali 1) di giorno; 2) di notte; 3) di mattina; 4) di sera; 5) d'inverno;
6) d’estate e simili si rendono rispettivamente con 1) diesem; 2) nòctisem; 3)
manesem; 4) véspesem; 5) iémisem; 6) éstasem; cioè col rispettivo nome più il
suffisso em. Allora le pa role piane diventano sdrucciole, e le parole
sdrucciole per conservarsi tali spostano di una sillaba vers» destra l’accento
tonico. 212 — Innanzi ad alcuni avverbi di tempo si usano nimiam e valdem:
nimiam sunum troppo presto, valdem serom molto tardi 70. 213 — VIII - Modi
Avverbiali adium addio, aproposim @ proposito, bona dies buon giorno, bona
meridies buon pomeriggio, bona noctis buona notte, bona vespes buona sera,
déniquem insomma, alle corte, eccem ecco, etcéteram eccetera, giustim appunto,
proprio, graziam grazie, tante grazie, gràziamam grazie infinite, instam per
esempio, nemandim niente, niente affatto, nilominum nientemeno, niente di meno,
nonnem ? non è vero? è vero? obsécrom per piacere, per favore, orom fi prego,
vi prego, la prego, pòzium piuttosto, pozium quam piuttosto che, quesom di
grazia, per cortesia, rursum di nuovo, salvem salve, sanem sia pure, sitisem
basta, valem arrivederci, arrivederci a..... Avverbi Derivati da Aggettivi
indefiniti 214 — Gli aggettivi indefiniti si fanno avverbi in quattro maniere :
con l’aggiunzione di un’m, ed allora indicano parte : in dliquam in qualche
parte, ex 4Aliquam da qualche parte versi dliquam verso qualche parte I con
l’aggiunzione di /am dopo aver tolto l’a finale, ed allora indicano | luogo in
idémiam nello stesso luogo, ex aliquiam da qualche luogo in aliquiam (n qualche
luogo versi néutriam nè verso l’uno né verso l’altro luogo e l'accento tonico
ssi sposta di una sillaba verso destra. con l’aggiunzione di es, ed allora
indicano vol/fa e l'accento si sposta di una sillaba verso destra: | N aliquaes
qualche volta, complurésaes parecchie volte IV con l’aggiunta di quem, ed
allora indicano mado, ed in questo caso le parole diventano piane: | aliquaquem
/n qualche modo, quicunquaquem in RT ‘modo una quicunquaquem in un modo
qualunque ci Vocabiuluse Substantivuse Professiose Le Protessioni accauntantis
7 ragioniere “advocatus l'avvocato agricultoris l'agricoltore arkitectus
/’architetto directoris i/ direttore enginiris /’/ngegnere farmacòpolas i/
farmacista iùdes /! giudice maéstros maestro compositore di musica magistes (/
maestro médicus // medico musicistis i! musicista notaris (// notaio poétas /!
poeta professoris // professore scribas /o scrivano ‘scriptoris /o scrittore
veterinàrius i/ veterinario Endcreftise / Mestieri I i àurifes orefice aurigas
cocchiere , armores armaiuolo bdiulus facchino calceolàrius calzolaio
cementarius muratore doliàrius botfalu ebenistis ebanista fabes fabbro
falignàrius falegname ‘ furnarius fornaio Civilisa et Religiosa Dignitase
arkiepiscopus arcivescovo canònicus canonico cardinalis cardinale cOnsulis
console czaris czar députis deputato diaconus diacono episcopus vescovo S
imperatoris imperatore Tituluse baronetiis baronetto baronis barone Cavaliris
cavaliere commendatoris commendatore contes conte gidineris sf/pettaio litografus
/ifografo orologiàrius orologiaio printris stampatore sartoris sarto Servus
servo tipégrafus f/pografo tonsoris barbiere vasculàrius vasaio vitràrius
vetraio Dignità civili e religiose ministris ministro piris pari (inglese)
pontifes pontefice presidentis presidente pristis prete regis re senatoris
senatore sindicus sindaco sultanus su/fano Titoli viukis duca markios marchese
principis principe viscontes visconte Exerciziuse Commodate mibis, quesom,
vostra librise. 2 - Tu legeo et
scribeo raram, quio tu non esseo diligensg. 3 - Plemquem. vos exio Domendies
per deambulare. 4 - Quotidiem go recipeo niuspepes et una
quotidiana Revius. 5 - Iemisem go viveo sempem in urbis et estasem go io ad
contris in una pulcrama villas. 6 - Vos io ad scolas anxiem quio vos non abeo discetum
benem vostra lexiose. 7 - Nos audio libentem sonus de pianofortis et cantus de
tua soros. 8 - Tu affirmao inmeritom ke ces ludus esseo dividiosa, erursum
iddis esseo delectabilisa. 9 - Erimanim go punivi severam aliqua molesta scola-
rise. 10 - Nuncodiem socialisa equalitas \esseo certam completum. Giustim nunc
treinus adventao ex Roma et mea consobrinuseiî advenibo, quisef abivi quinque
mensis abincam. 12 - Crammanim nos abibo et poscramvespim nos redibo per venire
tecum ad cinemas Proxima ebdomadas nos abibo per Napoli et inteream nos restabo
in ica otellus. 14 - Graziamam per magna bonitas vos abeo per me. Compluresaes
nos abeo accordatum ica strumentus et nunc nos sonabo. 16 - Adpresem nos abitao
in contris, sed quatuor mensis abincam nos essebam at Roma. Go non posseo acceptare tua propos statim. 18 -
Identidem nos legeo vostra conrespondenzias Aproposim, quandom redibo tua
patris? 20 - Poscrammanim. Valem cram. Il Componete e traducete 10 proposizioni
usando le regole di questa lezione.LEXIOS Congiunzione Le congiunzioni sono:
Alternative Conclusive Disgiuntive Avversative Condizionali Finali Causali
Consecutive Temporali Comparative Copulative Dichiarative Concessive
Correlative Asseverative Diamo qui per ogni classe una lista delle più comuni:
Congiunzioni Alternative aut... auto0...0,0...0vvero,0...Oppure,o...0 piuttosto
et...ete...e,sia0... sia, sia che; nec... necnè... nè num...aut se...0;
Ssivo.,.,.sivosiache...sia che; tamo... ke tanto che, tanto . .. da; tamo . . .
quamo fanto . . . quanto. Congiunzioni Avversative alito altrimenti, se no,
intequo anzichè, piuttosto che, atquo d’al- tronde, d’altra parte, per altro,
àutio poi, cetero del resto, cummo mentre, laddove, dove per l’opposto,
enimvero in verità, per verità exepto eccetto, fuorchè, tranne, salvo, ideo se
non che, iétto eppure, pure, immo, anzi, lesto per paura che, nilosecio,
nondimeno, quam- viso nonostante ciò, ciò nonostante, quonio però, sed ma,
tameno tuttavia, pure, con tutto ciò, tametso malgrado, uereso inquantoche,
utcunquo comunque. Congiunzioni Causali céumo siccome, dacchè, cumo giacchè,
conciosiacchè, cur? perchè ? per quale ragione? (domanda), enimo poichè, dal
momento chè, éinto a causa di, per cagione di, quando quando, una volta che,
quio perchè per la ragione che, (risposta). Congiunzioni Comparative ao come,
qualmente, aom if come se, idesto cioe. prouto secondo che, a seconda che,
quaso quasi, quippo in quanto a, tanquamso non altrimenti che, tillo finchè,
utcunquo comunque, véluto quasi che. Congiunzioni Concessive etso benchè,
evenifo quarid’anche, eziamso ancorchè, liceto ammesso che, concesso che,
quanquo sebbene, quantunque, quandio per quanto, quidemo densi, invero, per
verità,itino oh se, volesse ll cielo che. Congiunzioni Conclusive ergo dunque,
adunque, éteno infetti, idcircom quindi, ideo perciò, itaquo pertanto, préindo
/aonde, proptéreo a causa di ciò, in se- guito a ciò. vI- Congiunzioni
Condizionali if se, qualora, modo purchè, num se 0 no, se 0 meno, quodso che
se, nel caso che, siquido se pure. Congiunzioni Consecutive consequentlo per
conseguenza, néduo in quanto, in quanto che, obcduso di guisa che, cosicchè,
tanto che, di modo che, in guisa che, quamobro per il che, per la qual cosa,
per la qual ragione, tumo cosi, in tal guisa, di tal guisa. Congiunzioni Copulative
bisdido /noltre, e per di più, oltre a ciò, et e, et ezio ed anche. nonchè,
ezio anche, pure, ito altresì, ancora, ke che, nitro neanche. | neppure,
nemmeno, quoquo perfino, finanche, anche. X - Congiunzioni Correlative a0 ezio
come pure, quoquo if anche se, soéso tanto da, così da, in modo da.
Congiunzioni Disgiuntive aut 0, ovvero, oppure, nec nè, sivo sia. Congiunzioni
Finali É dummodo a condizione che, purchè, pur di, solo che, it se, unlesso a
meno che non, ut affinchè, perchè, acciò, acciocché, per. Congiunzioni
Temporati déneco fino, finchè, fintanto che, dum mentre, nel mentre che, exquo
dacchè, da quando, postquo dopo che, priusquo prima che, prima di, avanti che,
vixdo appena che, come. Congiunzioni Dichiarative utetsto è quanto dire, è tutto
dire, vidélicio cioè, cloè a dire, vale a direCongiunzioni Asseverative éteno
infatti, rapso in effetto, in sostanza. Vocabiluse Substantivuse Teatrus Teatro
agnosterius /eggio, applausus applauso, artistis artista, a-solos a sola, aulis
urlo, baritonus baritono, bas basso, boxis palco, ceris sedia, comedias
commedia, contraltus contralto, coristis corista, corus coro, dramas dramma,
duettos duetto, fars farsa, fiskius fischio, ingressus Ingresso, librettos
/ibrefto, melodramas melodramina, operas opera, . operettas operetta, orkestras
orchestra, parva-poltronis poltroncina, pianofortis pianoforte, pittis p/atea,
poltronis poltrona, proscenius boxis palco di proscenio, quartettos quartetto,
quintas quinta, rous fila, siparius s/pario, sopranos soprano, spectatoris
spettatore, stegis palcoscenico, tenores tenore, terzettos terzetto, tikettis
officius ufficio dei biglietti, tragedias tragedia. ‘15 Exerciziuse I 1 - Aut
vos abio odiem aut vos abio cram sempem vos adven- tabo tempim in vostra
taunis. 2 - Alumnuse non studevi omninom et consequentlo los non essevi
promovetum. 3 - Go preferreo facere una naisa deambulazios in vostra viridarius
antequo ludere cum mea ‘comese at clubis. 4 - Mea sorose colligebam sempem
omnisa flose in lostra viridarius exepto rosasef per timoris de spinase. Go ve-
nibo et prandebo tecum, sempem, quonio, if vos venibo posteam ad teatrus cum me
et mea fratris. 6 - Cur fleo tu, beibisf?. Quio mea mammas abeo punitum mef.
Quanquo is esseiam maiora quam . go, ietto go occupao un officius ‘superiora ad
suus. Utino tua: patris invenirem illa cartase quemise is perdevi nusterzium. 9 - De- livebote: tu mea literas
ad professoris et bisaido dicebote isbis venire cram. 19 — Quasom omnisa mulierise amao giuellise et pulcra
stoffise, ideo losf spendeo libentem lostra nummus in similisa emoziose. 11 - Doneco is essebo bona
mecum go essebo bona iuscum, sed vixdo is mutabo, go mutabo' eziom. 12 - Cur non abeo tu numeratum omnisa ica librise
priusquo conservare iddiuse?. 13 - Quio go delivevi ca- talogus ad directoris
et go non abebam abetum tempusantim. 14 Nostra directorisf esseo affectuosa et
instrueta, quamobro convicto- risef amao et respectao iusf. 15 - Quesom voleo
vos dicere mibis ubim go debeo postisare ica literase?. Enimo go debeo ire ad
stazios go postisabo iddiuse illikim. Graziamam, tu non possebam reddere mibis,
eteno, una maiora favoris. 18 - Aom vos sapeo, so abibo cram, et if vos posseo
venire mecum abite nos simulim. 19 - Fu abeo facetum tua ona diutis, quoddis
utetsto. 20 - Dummodo .nos organisarem ica magna societas nos esseo disposita
facere omnisa sacrificiuse. Componete e traducete 10 proposizioni usando le
regole di questa lezione. LEXIOS Preposizione Diamo una lista delle principali
preposizioni: érgai a, verso (morale), ad a (luogo determinato), inviti
malgrado, ab da (agente), ex da (provenienza), at a, in (stato in luogo) de di,
in in, cum con, per per, ob per, a cagione, a causa di, cò- rami /n presenza
di, In faccia a, duransi durante, butforri se non fosse per, se non era per,
infri fra, fra, intusi entro, intomi -in (verso dentro), instari come, a guisa
di, a modo di, peni presso, in cura di, prei rispetto a, proi pro, a favore di,
propteri mediante, propti lungo, quateni in quanto a, in quanto, quanto a,
secundi secondo, troduti per tutto, attraverso tutto, ténusi fino, fino a (di
luogo), usqui fino, fino a (di tempo) versi a, verso (luogo indeterminato).
Tutte le altre preposizioni si formano dagli avverbi ri spettivi. togliendo l’m
a quelli che terminano in im, ed aggiungendo If a tutti gli altri avverbi che
non terminano in im: I monosillabi , restano intatti: circumi intorno a, contri
contro di,incontri incontro a, invici invece di, propi vicino a, \inami insieme
con, sub sotto. Interiezione di Affermazione édepon appunto!, ndenen affé mia!
davvero!, perdéon perdio! Li | di Avversione dpagen via di qua!, cùion oibo!,
infandum orrore! prùin via! | mibis mi ) scilicen “ tibis den tl |; sta! |
isbis gli \ » 235 = di Carezza e d’Incoraggiamento agen suvvia!, benen bene!,
dudun orsu!, eian su/!, éusan bravo! elisaman benissimo !, eugen coraggio!
optiman benissimo! utinan Dio voglia, vabrodan da bravo ! 236 — di Dolore ensun
akime!, pron ahi! . a di Gioia È | bafon abbasso!, vion viva! di Meraviglia
emen fo! davvero!, lon ah! oh! di Minaccia ciden accidenti!, vien guai!
Vocativo éun Hel: 0 0, odon o/a, quiritomon accorruomo. Vocabiuluse
Substantivuse ; Ces Ludus Giuoco degli Scacchi ; albus blanco, biscioppis
alfiere, ceckis scacco, cecmetis scaccomatto, ces scacchi, cesbordis
scacchiera, columnas colonna, fegatellos fega- fello, frustus pezzo, gambettos
gambetto, latusculus fianchetto, les . legge, ludus giuoco, mozios movimento,
naitis cavalio, nigrus nero, partitas partita, perdezios perdita, ponis pedone,
quinis regina, re- gis re, rous fila, squeris casella, tractus tratto, turris
torre, turri- sare arroccare, turrisazios arroccatura, vincezios vincita.
Exerciziuse Pietas ergai infelixa omose indicao bona animus. 2 - Nos ibam ad
directoris leta abere completum nostra diutise. 3 - Propi vias geritis
impingebam flose ad victora soldatuse. 4 - Pron, tu abeo ‘ calcatum mea callus,
ensun, quanta doloris go sentio! 5 - Alumnuse clamabam: vion regis! bafon
inimicuse! 6 - Lon, tu ikim, mea bona amicus! Eusan. 7 - Eian, eugen, iuvenise;
vos abeo facetum vostra ona diutis et essebote premiatum. 8 - Vabrodan, mea
filius; essete tusempem onesta et loiala et tu essebo amatumì et estimatum. 9 -
Vaen tibis if tu non abeo itum ad scolas, dicevi matris ad sua parva-filius. .
10- Cuion; moderna societas estimao potissimam denarius, sed non ingenius,
nonnem? 11 - Propteri mea auxilius tu abeo superatum ‘ felixam tua examese.
Terras turnao circumi solis. diceo nobis sScienzias,. et non viceversam. 13 -
Multa aquatica plantase nascio propti ica flumes. 14 - Inviti mea consiliuse
atollim contrillum, is non ivi ad scolas et consequentlo is essevi severam
punitum. 15 - Ob mala uetris tota messis essevi perdetum. 16 - Utinam in tota
mundus rediiam pas. 17 - Pron quanta luctuse ica bellus abeo generatum. Ensun!
quis dabo pas ad tua opprimeta spiritus ? 19 - Emen! abeo tu vincetum ica
pulcra donus at lotteris de beneficenzias? 20 - Ciden, quesa aquas! Iddis
luccao una diluvies. Il n Componete e traducete 10 proposizioni usando le
regole di questa ezione. PARTIS SINTAXIS BI ug SINTAXIS I LEXIOS Nomes + 1 —.Il
sostantivo, quando è soggetto della proposizione, pre- cede il predicato
normalmente, tanto nelle frasi affermative quanto nelle negative, segue cioè la
costruzione diretta. una puerisf non possebam previdere talisa rese ma non si
deve dire non possebam una puerisf previdere . I casi in cui il soggetto può
essere posposto al verbo sono tre: I - coi verbi dicere, exclamare, refragare,
respondere e simili, quando questi seguono le parole dette, esclamate, ecc.
.bona vespes, dicevi mea soros benem! optimam! refragavi coquus II - quando la
frase comincia con un avverbio o con una forma avverbiale : quam magna esseo
vostra bonitas! quam pulcra essevi vostra matris in sua iuventus | IIIl'-
quando si vuole sopprimere la congiunzione if che prescce il congiuntivo dei
verbi indicanti un desiderio: esserem mea patris tam divesa quam vostrus aberem
tua fratris tua intelligenzias Il sostantivo, quando è complemento oggetto,
segue il predicato normalmente, dopo di esso vengono gli altri complementi.
Oltre alla detta costruzione secondo la regola generale, possiamo usare
un’altra costruzione speciale che consiste nel far pre- cedere il complemento
di termine, privato dell’ad, al complemento oggetto : date illa pueris tres
pennas invece di date tres pennas ad illa pueris ; cur non dao vos illa equus
soma seges? invece di cur non dao vos soma seges ad illa equus? Ma questa
costruzione non si deve usare quando lo stesso verbo regge due complementi di
termine: go mittevi soma liquoris ad tua fratris et un armillas ad tua soros 6
— I sostantivi che indicano /a causa o l’effetto di azioni piuttosto
particolari, si rendono in italiano con l’infinito presente dei verbi della
stessa natura: discoveris de illa secretus divesavi ius lo scovrire quel
segreto lo arricchi lo scovrimento di quel segreto l’arricchi vostra itus
essevi inutilisa il vostro andare fu inutile la vostra andata fu inutile
SINTAXIS I sostantivi derivanti da temi verbali e terminanti in z/os indicano
/a maniera di eseguire l’azione o l’atto di esecuzione, e si possoho rendere
sia con l’infinito sostantivato, sia col sostantivo della stessa natura: vostra
izios esseo ponderosa t{ vostro andare è pesante la vostra andatura è pesante
discoverizios de illa secretus essevi difficilisama lo scovrire quel segreto fu
difficilissimo lo scovrimento di quel segreto fu difficilissimo I verbi
sostantivati all'infinito presente preceduti da un, aggettivo possessivo,
terminanti in fs o /sf si rendono coi corrispon- denti verbi italiani
sostantivati all’infinito presente e l'aggettivo posses- sivo si cambia nel
pronome corrispondente: vostra facereis icus non esseo iusta Il fare voi ciò
non è giusto vostra facereisf icus non esseo iusta il fare voi (donna) ciò non
è giusto. Lo stesso procedimento si segue per i verbi sostantivati all'infinito
passato preceduti da un aggettivo possessivo: mea abere facetumis l'aver io
fatto tua abere essetumis /’esser tu sfato tua abere essetumisf l’essere fu
stata vostra abere essetumisef amicusef de illa omos l’esser voi state amiche
di queil’uomo vostra abere essetumise amicuse de illa omos l'essere voi stati
amici di quell’uomo. Usus de Substantivus Il sostantivo al vocativo può essere
usato con o senza l’interiezione 0/ o mea matris! go amao tef o madre mia!
t'amo mea filius! velleo tu deserere mef? Invece dell’o si possono premettere
al vocativo i pro- nomi personali: salven, tu, omnipotensa Deus! 12 — Alle
volte il sostantivo astratto si può usare per il con: creto: Ù celebritas per
celebrisa omos existenzias » —personis officialitas » Cfficialise servitus ,
Servuse umanitas 3; omose SINTAXIS ea 13 — Il sostantivo si usa come
complemento avverbiale per determinare l'estensione di spazio e di tempo, e il
valore delle cose: una vias tres kilometris longa bellus duravi quatuor annus
illa laboris costavi multa denarius illa libris costao lirase 16.75 Nelle
denominazioni e nelle specificazioni il sostantivo generalmente si appone ad un
altro sostantivo: Luigi Amendolara (idesto Luigi de familias de Amendolara-se)
Borghese Villas in Roma; Thames flumes; Victoria lacus Usus de Pluralis de
Substantivuse LI I nomi di derrate, materie, sostanze e simili si usano al
plurale quando si vogliono indicare qualità diverse della stessa so- stanza,
quantità o complesso di parti di essa, gli oggetti e gli uten. sili fabbricati
della stessa materia: i negoziatoris in vinuse et liquorise sciainate aluminise
de areoplanus I sostantivi astratti come adversucas, amenzias, amoris,
arbitrius, beatitas, bonitas, divizies, dulcitas, fortunas, generositas, in-
diligenzias, insolenzias, invidias, malitas, mortis, nativitas, negligenzias,
nequizias, odius, origos, pulcritudos, timoris, veritas, vindicazios e si- mili
possono usarsi al plurale, quando con essi vuolsi indicare diversi atti, casi,
maniere, manifestazioni, specie di una stessa idea. La proprietà, le cose
possedute da ciascuna persona o da ciascun oggetto nominato precedentemente in
una proposizione si usano al plurale solamente se indicano cose distinte,
numerabili e prese in senso distributivo : clounise tingeo lostra faciese
milese adaquao lostra equuse convivase deponevi lostra pileuse omnise tollevi
lostra capuse 18 — Le cose uniche, però, o non numerabili restano al sin-.
golare : scolarise ostendevi tota lostra diligenzias petizios de negoziatorise
essevi acceptatum Alcuni nomi, presi in sè stessi, vanno per lo più usali solo
al plurale; ma se si vogliono specificare separatamente allora vanno al
singolare. I Eccone i più comuni: alase ali, aurise orecchi, abenase redini,
brakiuse braccia, calca- neuse-calcagni, calceuse scarpe, caligase calze,
capilluse capelli, ci- liuse ciglia, circinuse compassi, conspicilluse
occhiali, cubituse gomiti, dentise denti. digituse\dita, diviziese ricchezze,
talculise artigli, fau- cise fauci, femoralise calzoni, forficese forbici,
genuse ginocchi, lebase zolle, glovise guanti, graziasaxiose ringraziamenti,
lentise enti (occhiali), manicese manette, manuse mani, narise narici, no-
tiziase notizie, nupziese nozze, oculuse occhi, pese piedi, pincise pinze,
poise zampe, pulmose polmoni, pulsuluse polsini, reilise rotaie (fer-
roviarie), scefise covoni, soccuse pantofole, spicase spighe, subliga culuse
mutande, superciliuse sopracciglia, taxilluse dadi, vectise stanghe, vestise
vesti. 20 — I nomi di membra o parti del corpo possono essere usati al
singolare nello stesso senso del plurale: oculus esseo una valdem delicata
organus I sostantivi folius, fructus, lignas, mercis e piscis pos- sono
prendere al singolare significato collettivo ed essere usati invece del RIZZA
Usus de Piuralis de Propria Nomese Il plurale dei nomi propri si torma in due
modi; I - se il nome termina in ssi aggiunge solamente l'e preceduta da una
lineetta IT - se il nome non termina in s si aggiunge se, preceduta dalla
lineetta : Jeffries-e, Johnson-se, De Amicis-e, Carducci-se 23 — in entrambi i
suddetti casi se il nome’ è sdrucciolo al prc si sposta di una sillaba verso
destra l'accento tonico, se poi piano diventa sdrucciolo: Kurtanos Kurtanos-e,
Thegetoff Thegetoff-se 24 — Il plurale dei nomi propri si usa: I - per indicare
le persone, le famiglie, gli individui dello stesso nome, specialmente quelli
d'importanza storica, e il nome delle opere fatte dagli Autori, in figura di
metonimia: Brown-se non abitao plus in ica domus Quanta America-se esseo terem?
Roma esseo urbis de Caesar-se Tu possideo multa Dante-se et pauca Raffaello- se
II - per dare maggiore enfasi e per mettere in più ‘evidenza un personaggio: |
credeo vos ke omnisa Basilio-se esseo infamisa ? per adoperare il nome proprio
come tipo di tutta una classe di persone, di una virtù, di un vizio, ecc., in
figura di antonomasia: Seculus de Barinto-se, de Tantalo-se, et de Acroto-se .
Ma se al nome proprio segue il titolo della parentela o del grado, il nome
resta invariato e il titolo si fa plurale: Dominusef et Mise Cassel essebam
nobiscum Generalise Trickbuck essevi assumetum ad commandis tu possideo sex
copias de operase de Dante « et duo quadrus de Raffaello. SINTAXIS I nomi
Fratrise e Sorose, nelle ditte ‘commerciali, ven- gono posposti al nome
proprio: Robertson Fratrise abeo fallitum Greenfield Sorose abeo fallitum 27 —
Tutti i sostantivi, aggettivi. o avverbi italiani che sono usati nella
grammatica della musica, e tutte le parole prese come esempi vanno trattati a
guisa dei nomi propri: duetto-se, terzetto-se, multa “ affettuoso-se ,, “
pianissimo-se ,, pauca vodka-se, Ali-se, Calif-se Exerciziuse Corrigete
eventuala errorise in sequensa proposiziose: 1 - Flumes Mississipi et Missouri
esseo in America. 2 - Fratrise Westend
esseo fallitum. 3 - Date ad illa puerisf soma panis. 4 - Clou- nise tingevi
facies et manuse. 5 - Mis et Dominusf Brillo-se esseo bonama mulierise. 6 - Abere essetumisf vostra amicusf de illa omos
generavi ruinas vostra. 7 - Abivi patris et filius quio non possebam supportare
miserias. 8 - Sorose Mirback-se abeo abelum malama stoffise. 9 - Scolarise!
Ostendete sempem tota diligenziase vostra 10 - Montis Everest esseo maximam
altama de mundus. Il 1 - Bona dies, bona dies, mea filiuse, respondebam caindam
ma- gistes. 2 - Date illa puerisf soma calida aquas. Doctoris, vostra itus
essevi valdem utilisa. Tua abere essetumisf inimicusf de mea soros essevi tibisf
valdem damnosa. 5 - Conflate vius, vos slevise, et rumpete vostra catenase! 6 -
Ica servitus non esseo valdem fidelisa ad lostra mastris. 7 - Quam terribilisa
essevi terremotus de 1908 in Italia: 8 - Tu mittevi duo columbus ad tua soros
et uno agnulus ad mea fratris. 9 - Domazios de illa equus essevi una
difficilisama pensus, 10 - Vellerem tua soros mea manus, isf reddeverim me
felixa. III Sequindum regulase datum in ica lexios componete et traducete 10
proposizios. Traduxios Egregia luvenise, essete bona et studiosa. Icus esseo
consilius quemis go dao vobis cum ica mea prima literas. Colete valdem bonitas,
quis includeo educazios et amate stu- dius, quis includeo laboris. Vos quise studeo et video quanta
sacrificiuse vostra parentes faceo per vius, date sempem bona exemplus ad ius
quis esseo minora et minus docta quam vos. Cogitate ke odiem vos esseo
iuvenisa, sed brevim vos essebo omose, et ideo vos debebo scire aom actare et
ao omose et ao civise existensa in caos de vitas. Non uostate vostra tempus in parva insolenziase et in
scolastica parva despectuse; non quatete vostra sciuldrise, aom if vos dicerem:
“ques refertao nobis? ,,, quandom vostra professorise increpao vius. Los faceo icus quio los amao
vius et quio los vellen directare vius per bona ites. Auscultate et respectate lius.
Ét tam minus calamistrate vostra nasuse mibis, quis scribeo icus vobis. Inteream go salutao vius cordialisam. Vostrus V. M.
LEXIOS Adiectivus II posto degli aggettivi è sempre davanti al nome a cui si
riferiscono, anche quando sono preceduti da avverbi: un altam respectabilisa
personis 29 -- L'aggettivo va dopo il nome: I - quando è complemento di numero
e si riferisce ad un sostantivo determinato che fa da soggetto; e quando
l'aggettivo spiega ln qualità del sostantivo a cui si riferisce: foliuse abeo
pediculus longa et subtilisa omos bona per nils makinas utilisa ad omnise perchè
se l’aggettivo è inderminato allora si segue la regola generale: foliuse abeo
una longa et subtilisa pediculus Il - quando è apposizione, ed allora
l'aggettivo diventa sostantivato: Vittorio Emmanuele III (terzius), regis de
Italia George VII (septimus), regis de Ingland Cato Maiorus, Cato Minorus,
Alexander Magnus, Plinius Iuvenis, Roberto Magnanimus IIl - in alcuni termini
commerciali: Notarius Publica, Procuratoris Generalisa, Consulis Generalisa,
Eques Frransa, Cortis Marzialisa, Principis Regensa, Cauntis Currensa.
L'aggettivo va dopo il verbo: I - quando è predicato nominale, cioè quando
trovasi dopo uno dei verbi apparere, essere, fierire, luccare, morire, nascire,
remanere, vivere. Il - quando trovasi dopo una delle voci verbali : essere
creatum, credetum, declaratum, estimatum, facetum, iudicatum, proclamatum,
putatum, seligetum, vocatum. Dueo più aggetiivi riferentisi allo stesso nome lo
precedorfo tutti in ordine decrescente, cioè si mette per primo quello su cui
maggiormente si vuol richiamare l’attenzione: Latinulus ao internazionalisa
officialisa supplementus Alle volte trovansi due sostantivi uno di seguito
all’altro, senza nessuna congiunzione o lineetta che li congiunga. In tal caso
SINTAXIS il primo sostantivo fa da aggettivo al secondo. Ciò si usa fare quando
si vuole indicare l’uso a cui un oggetto serve; la provenienza, il luogo e il
tempi a cui gli oggetti o le persone appartengono. Queste locu- zioni si
rendono in italiano con le preposizioni a, da, di, usate nello stesso significato.
London et New York postuse esseo maxima; New York scaiscre- pese esseo altama;
scolas scamnus; manes niuspepese; una vaporis makinas; tabulas. mantiles; maris
aquas; una vinus ciatus. Ma quando si vuole specificare bene la cosa allora si
usa la costruzione diretta: scamnus de scolas, mantiles de tabulas, aquas de
maris, una ciatus de vinus. Altre volte possono trovarsi più nomi che si
seguono senza alcuna preposizione fra loro; tutti i nomi, meno l’ultimo, sono
aggettivi che indicano la qualità, il carattere dell’ ultimo che forma
l'oggetto di cui si parla. Queste frasi si rendono in italiano comin- ciando
dall’ultimo nome e collocando gli altri secondo il senso e po- nendo le
proposizioni o le parole che sono richieste: ‘Panama Canalis Companis, New York
et London Vaporis Navi- gazios Companis, Molvas Epas Oleus, Assam et Calcutta
Tis Companis. Un grandissimo numero di sostantivi, specialmente quelli che
indicano le parti del corpo e dei sensi, le parti e la forma delle cose,
possono fungere da aggettivi mediante una lineetta fra essi e l’aggettivo che
per lo più li precede: una longa-crus omos un uomo dalle gambe lunghe una
curta-crus omos, una curta-visus omos u.id rubra-capillus puerisî, una
subnigra-carnazios mulieris Il nome proprio si congiunge con l’aggettivo
mediante un nome indicante il genere, quali omos, urbis, e simili: Socrates,
sapiensa omos i! sapiente Socrate London, populosa urbis, Columbusf, timida
animalis Substantivata Adi.ctivuse Gli aggettivi si sostantivano in due modi: 1
- quelli che termino in sa perdono l’a: dives // ricco equalis /'eguale tristis
// friste II - tulti gli altri perdono l’a finale ed in sua vece prendono us:
bonus i/ buono —malus // cattivo poeticus il poetico pulcrus il bello tenaxus
il tenace verus il vero I Numerali cardinali si sostantivano aggiungendo is
alla voce del numerale cardinale e spostando l’accento tonico di uno 0 due
posti verso destra. a seconda che il numerale è piano o sdruc- ciolo : una
duois un paio, aliqua decemise alcune decine compluresa duodecimise a/cune
dozzine pauca vigintaise poche ventine, multa centumise molte centinaia una
milleis un migliaio. RR | SINTAXIS Gli aggettivi sostantivati si adoperano: I -
per qualificare una classe, condizione, specie intera di per: sone sia al
singolare che al plurale: dives, pauperus, pulcrusef, fedusef, doctus, stultus,
divese, pauperuse Il - per indicare un individuo qualsiasi, o una persona
ricordata in precedenza. In questo caso possono funzionare da sostantivi anche
gli aggettivi verbali: avidus; sceleratusef; tum amentis procedevi in sua ites
tum vocatusef aperivi ostius Ill - per indicare un concetto astratto: pulcrus
bonus Verus IV - e come pronomi: date mibis pozium alba libris quam rubrus V -
per specificare individui e linguaggi delle varie nazionalità: Italianus esseo
difficilisa . Ingliscius esseo facilisa Latinulus esseo facilisama , Italianuse
et Inglisciuse Gli aggettivi se si trovano nella seconda parte di una
proposizione e si riferiscono ad un nome espresso prece dentemente sia questo
di persona o di cosa distinta e numerabile restano aggettivi e il secondo nome
resta sottinteso: icamanim quatuor Ingliscia toracatus et tres Italiana abeo
adventatum Ma se gli aggettivi suddetti si riferiscono a nomi di cose
numerabili, come valori, materie, sostanze e simili, allora si sostan- tivano:
acerba fructuse non esseo tam sana quam maturuse utite solam rubrus antequo
viridis aut violettus Alle volte il nome si pone all’ultimo: in nostra vitas
nos incontrao aliqua bona et aliqua mala personise Gli aggettivi sostantivati
seguono tutte le regole dei sostantivi. ì Relativa Adiectivuse Un aggettivo
relativo vien reso in in italiano coi corri spondenti pronomi nei vari casi in
cui esso è adoperato: Verdi, quisa omos abeo noscetum commovere cum sua musicas
Verdi, uomo il quale Verdi, cuia omos multa rese esseo dicetum Verdi, uomo del
quale.... Verdi, quemisa omos go amao Verdi, uomo il quale. Galiteo Galilei,
grandisa omos, cuisa genius nos debeo multa disco- verise . ...,UQl genio del
quale. Il pronome relativo: diventa aggettivo anche quando precede il nome:
electorise eligevi una cifis, quisa cifiss.../ quale capo n È » 0» » Cuia >
3 + + + del quale capo si = +», Cuisa 3». QI quale capo , quemisa € , ,... dl
quale capo London et New York, ‘quisa ambusf esseo maximam magna urbise de
mundus . .. . « + + le quali sono entrambe . SINTAXIS Comparativus Quando si
deve formare il comparativo di un aggettivo o avverbio eccettuato e di uno
regolare riferentisi entrambi allo stesso sostantivo, può derogarsi dalla
regola usando il plus una sola volta dinanzi ad entrambi i termini: plus bona
et familiarisa quam... plus propim et familiarisam quam. Quando la frase non ha
il secondo termine di para- gone l'aggettivo precede regolarmente il nome: una
plus dividiosa canzios essevi nunquam auditum nunquam vos invenibo una meliora
opportunitas Ed anche quando il secondo termine di paragone è dato l'aggettivo
può precedere il nome: go non nosceo una puerisf plus pulcra quam vostra neposf
Opp. go non noscéo una plus pulcra puerisîf quam vostra neposî 9 Per dare
maggior enfasi alla frase si può ripetere il plus e il minus del comparativo
interponendovi la congiunzione ef: egrotus fieribam plus et plus pallida . +. +
sempre più pallido x minus et minus . . +. . Sempremeno ,, feritus fieribam
plus et plus fortisa, aut minus et minus fortisa Quando il secondo termine di
paragone è un verbo questo va sempre nella forma positiva: bellus essevi plus
longa quam gentis putabam . .. non credeva 51 — Per dar maggiore enfasi alla
frase, due comparativi di- pendenti fra loro sia nel senso diretto che inverso
si possono stac- care dal p/us intromettendo fra le due voci il soggetto e il
predicato: plus go esseo indulgensa plus tu fierio indiligensa minus ,, , Ù
minus, , plus go esseo indulgensa minus tu fierio studiosa opp. plus indulgensa
go esseo minus studiosa tu fierio Quando il secondo termine di paragone è
rappresentato dal pronome dimostrativo quello, questo pronome può sopprimersi:
malusef de illa arboris esseo plus matura quam de icus Quando il paragone si fa
tra due oggetti solamente o fra due gruppi di persone o di cose si deve usare
il comparativo ; se si fa tra più si deve usare il superlativo: maiora summas
(fra due) ‘maxima summas (di tutte) plus senexa fratris (di due) maximam senexa
fratris (di tutti) Superlativus Il superlativo relativo è seguito sempre dal
de; meno spesso dall’infri. A Le locuzioni formate: I - dal superlativo
assoluto dell’aggettivo a cui si riferiscono a | guisa di apposizione e col
sostantivo al singolare; Il - o da unus de seguito dal superlativo relativo e
dal sostan- tivo al plurale; SINTAXIS corrispondono alle locuzioni italiane uno
dei più, una delle più : Tizius, celebrisama medicus Tizius, unus de maximam
celebrisa medicuse. Al grado superlativo assoluto o relativo l'aggettivo pre-
cede sempre il sostantivo a cui si riferisce, Anche qui, però, si ap- plicano
le regole date ai numeri 29 e 30 di questa lezione. Exerciziuse I Corrigete: 1
- Vostra fratris essebo generalisa consulis in.africa, 2 - Oleus de epas de
molvas esseo utilisa ad aliqua morbuse. 3 - Iua matris, mulieris quemisf go
amao valdem, essebam egrota, sed nunc isf esseo benemam. 4 - Sermos essevi plus
longa quam gentis non putabam. 5 - Tu abeo emetum una utilisa makinas ad
omnise. 6 - Vostta patris esseo valdem meliora et plus familiarisa quam vostra
matris. 7 - Alberto, una de celebrisama medicus, essebam nepos mea. 8 - Una
omos altam docta essevi eligetum presidentis. Sapiensa Socrates bibevi cicutas.
10 - Una capillus-rubra puerisf morivi nusterzium. È 1, Il 1 - Pulcrus esseo
poetica et poeticus non sempem esseo pulcra. 2 - Mea cognatus abeo vendetum 5
duodecimis de ovuse. 3 - Aliqua scolas scamnuse esseo lignea et aliquise esseo
ferrea. 4 - Scamnuse de ica scolas esseo rumpeta quio los esseo fracida. 5 - Assemblis essebam componetum
de pauca iuvenisa dominusef et de multa se- nexa. 6 - Go abeo rumpetum una
vinus ciatus. Go abeo bibetum duo ciatus de vinus. 8 - Brilliantis de tua
uxoris esseo valdem plus cara quam de meus. 9 - London et New York, amba
quemisa urbise tu visitavi, esseo duo maximam magna portuse de mundus.
Electorise eligevi una cifis, cuisa cifis los iuravi ceca obedienzias. IH Componete et traducete 10 proposizios. Traduxilos
Egregia luvenise, go nosceo multa studentise, quise, quum esseo incitatum ad
stu- dius respondeo: “ terem esseo sempem tempus! Go studebo paste. am .,. Et
invici studere los preferreo aufugere ex lostra domuse et ludere cum lostra
comese, aut perdere lostra tempus una quicunqua- SINTAXIS 9ì quem. Tumo los
cresceo indocta et malem educata, amussim quio los esseo privata de illa
scienzias, quis ornao mentis et gentilao animus. Sed antim aut postim ica talisa
studentise penitebo amaram, quio tum los, indocta aom los essebo, non obtinebo
aliqua occupazios et tam minus los dabo aliaua pruvis de lostra sapienzias.
Velleo vos facere eziom ao istuse? No aut si? No. Nunc ke vos abeo commoditas
de studere studete. Studete nunc ke vostra cerebruse esseo itum tenera; quio
quum illuse essebo indurata, tum compellere et submittere iddiuse ad stu- dius
essebo difficilisama. Promittete mibis ke vos studebo omnise, ke vos non essebo
mala, ke vos non perdebo vostra tempus et mentala facultase in facere nils.
Promittete mibis, ezio vos, quoddis una comes de vostruse abeo promittetum
mibis, cuia uordise go excribeo ikim: “ Professoris, “ lisa uaisa et paterna
consiliuse essebo completum integram + ab me, quio iddise esseo datum mibis ab
un omos, quis summam + prediligeo uelferis de classis de studentise. Go esseo
certa ke, com- “ plendum illuse, go assequibo illa metas, quemis go abeo
statuetum mibis consequire. “Go graziasageo leis vivam, Professoris, et go
offerreo libis mea “ omagise. Lisus R. C., Imitate omnise vostra coinea: mea
iuvenise. Vostrus Sinceram V. M. LEXIOS Adiectivus La maggior parte degli
aggettivi non sono usati come sostantivi in nessun senso speciale, ma
generalmente sono seguiti dal sostantivo: dextra manus, sinistera manus, recta
lineas, curva lineas Gli aggettivi apta, idonea, utilisa e simili e contrari
vo- gliono l’ad, quando viene specificato it motivo dell’attitudine : apta ad
laboris, idonea ad laboris utilisa ad pronunciazios, nonidonea ad laboris Quando
l'attitudine è espressa da un verbo che segue la preposizione ad, questo va al
modo infinito presente passivo: utilisa ad essere legetum Gli aggettivi cara,
grandisa, prima, ultima, vera, ed altri possono essere usati in un senso
avverbiale unendoli ai sostantivi: in bellus tempus omnisa rese esseo cara una
grandisa magistes; generalis cadevi prima in certames vera sapiens loquio
paucam SINTAXIS Si può adoperare l'aggettivo invece dell’avverbio corri
spondente quando questo esprima lo stato del soggetto come appo. sizione: | I -
con molti aggettivi participiali : is sciensa calumniavi iusf; is callida
calumniavi iusf H - con aggettivi e participi che esprimono lo stato d’animo,
quali leta, sobria, trepidansa, ecc. go leta scribevi illa literas; is trepidansa
aperivi ostius 62 — Ma quando si vuole esprimere la maniera con cui è fatta
un’azione dal soggetto allora si deve usare l’avverbio: is calumniavi iusf
sciensam; is calumniavi iusf callidam Usus de Numeralise Cardinalisa Numeralise
I cardinali si usano per segnare gli anni, i giorni, le ore. L’ultimo anno di
un secolo denota il secolo seguente quando è espresso in numeri cardinali; in
tale circostanza per abbre- viazione si può tralasciare anche la parola mille:
in mille duo centum, opp. in tredecima seculus in duo centum, opp. in mille duo
centum, opp. in tredecima seculus Ed anche per indicare nelle iperboli una
indeterminata quantità sia grande che piccola: iddis esseo mille annus go non
abeo videtum iusf go dicevi quatuor uordis ad mea amicus Ordinalisa Numeralise
66 — Gli ordinali si usano per indicare la serie di secoli, anni, giorni, ore;
per indicare le parti di un tutto; per la serie nelle suc cessioni di principi,
papi, ecc. Graduse de Adiectivuse La comparazione di un aggettivo si può fare:
1°- fra persone o cose diverse: London esseo maiora quam New York II - tra
proprietà o qualità di una stessa persona o cosa: tu abeo pius vinus quam
aquas, tu esseo plus bona quam pulcra III - fra qualità diverse in due persone
o cose anche diverse: iddis esseo plus insidiosa vizius quam egriebla virtus.
Gli aggettivi inferiora e superiora vogliono l’ad: tu esseo inferiora ad tua
comese Shakespeare esseo superiora .ad omnisa Ingliscia poetase SINTAXIS Alle
volte il termine di paragone di un superlativo re- lativo si abbrevia: invece
di maximam pulcra infri poemase de Italia si può dire maximam pulcra poemas de
Italia Il superlativo assoluto non si può usare come comple- mento invece del
superlativo relativo: non si può dire umana naturas esseo perfectama de omnisa
naturase ma si deve dire umana naturas esseo maximam perfecta de omnisa
naturase. Usus de Indefinita Adiectivuse Una 71 — Corrisponde agli articoli
indeterminativi italiani e si ado pera nello stesso modo in generale. Alle
volte esso traducesi anche per /o, quando indica carica, condizione, grado,
mestiere, professione, qualità e simili : quum ica puerisf essebo una mulieris
vostrus esseo una bona patris matris de ica puerisf essebam una distincta
doctorisf et icusf fieribo una... /o diventerà lu esseo una calceolarius et tua
soros una sartorisf ica barrakis olim essebam una monasterius et itum iddis
luccao una... /o sembra vos esseo una professoris Taranto, una militarisa
portus Hamlet, una tragedias ab Shakespeare Dionisius una tirannus Dante una
poetas 73 — Innanzi ad aggettivi corrispondenti ai nomi astratti ar- bitrio,
bontà, cattiveria, disgrazia, fortuna, generosità, insolenza, mal- vagità,
negligenza, sciocchezza, tenerezza, trascuratezza e simili e quando è seguito
dalla parola casus ed actus de essò può essere tradotto in italiano sia
letteralmente, sia col sostantivo astratto al sin- golare o al plurale: un
arbitraria actus aut casus, un actus de arbitrius un arbitrio un insoiensa
actus aut casus, una casus de insolenzias un’insolenza 74 — Può essere usato
anche invece dell’aggettivo quisqua, ed allora si rende in italiano con la
preposizione a o 4/0 con l'articolo determinativo seguito dal nome: quantus
lucrao vos una dies? isf abeo pagatum digitu:.sc decem liras una duodecimis 715
— Una non deve essere confuso coi numerale uno » Uno ,, nl (di numero) SINTAXIS
Soma È usato solamente come partitivo ed equivale a de/, un poco di, un poco,
ne: date mibis soma panis go davi vobis soma vinus Se il nome è preso in senso
generale allora non si usa: abeo vos bona aquas in vostra urbis ? Il pronome
indefinito corrispondente alle volte traduce il ne, riferentesi a persone: tu
diceo ke terem essebam multa mulierise, sed go non videvi somuse Quanta Tanta
Innanzi ad altri aggettivi vanno tradotti con l'avverbio quam o tam, seguiti
dall’aggettivo, poi dal soggetto e infine dal verbo: quam bona vos esseo! tam
bona vos essevi, ke î Omnisa Tota | Omnisa indica futto nel senso di ogni,
ciascuno : omnisa operaziose de bankis omnisa membruse de illa clubis ommnisa dentise
esseo alba Tota indica fuffo nel senso di infero, interamente: lota vuperazios
ivi benem tota membruse esseo rubra tota dentise esseo Ciarminga Naisa Pulcra
Ciarminga indica dello, grazioso, piacevole : una ciarminga dies una ciarminga
puerisf una ciarminga libris una ciarminga visius Naisa indica bello come
pleonasmo: is davi mibis mille naisa aurea monetas Pulcra indica bello come
astratto di bellezza: una pulcra mulieris una pulcra equus Raita Ronga Raita
indica adatto, diritto, esatto, giusto, vero, quello che ci vuole, quello che
ci deve essere :. Ronga indica il contrario di raita: Icus esseo raita linguas
per omnisa populuse vos abeo datum mibis ronga ciatus raita omos in raita situs
In italiano non c'è nessuna parola che traduca esatta- mente i suddetti due
aggettivi. Con essi più che le precise parole date come la traduzion: si
traduce l’idea dell'essere o no atto, giusto, vero, ecc. 5! a c SINTAXIS
Exerciziuse I Corrigete: Guis esseo illa superiora poetas quam tota mundialisa
poe- tase? 2 - In certames cadevi ultima generalis. 3 - Erim emevi un naisa
canis et un paiva-avis ciarminga. Vos esseo professoris et | soros vostrus
esseo professoris. 5 - Un pueris studiosa et un pue- rist bona esseo
consolazios de familias. 6 - Minora de Paris esseo Roma, sed maiora de Venezia.
7 - Iddis esseo odiem un dies ciar- minga. 8 - Vos videvi multa pueris
deambulare et ludere in villas; sed go non videvi somus. 9 - In urbis nostra
terem esseo una bona aquas et uno vinus optimus. Olim tota derratise costabam
pauca ; - sed nunc ointo bellus costao multa. Essete tu iusta et onesta, et tu
essebo raita omos per essere iudes. 2 - Pauperuse esseo infelixa, quamobro
sepem los invideo divese. 3 - In contris gof videvi multa omose idonea ad
laboris de agrise. 4 - Omnisa umose abeo duo crus et duo brakius. 5 - Me-
dicus, indocta, non noscevi morbus et egrota mulieris morivi. 6 - Ve- rus,
iustus et onestus esseo preziumatum ab bonuse. Multa mala personise faceo
malumis sciensam. 8 - Matris remorabam amorosa et trepidansa reditus de sua
filius ex bellus. 9 - Non sapete tua dextera manus quoddis faceo sinistera. 10
- Italianus esseo facilisa ad essere legetum, sed Kines esseo difficilisa ad
essere pronunciatum. HI Componete et traducete 10 proposizios. Traduxios
Violodoratas ab Moschen: Zoologias et Botanicas Violodoratas abeo una subtilisa
rizumas et una nonapparensa, brevisama fustis. Rizomas portao filusforma,
paucam-alba radise et aliqua ramuse, quise conservao se viva quoquo posti
mortis de prin- cipalisa rizomas, quis durao cirkim uno annus. Brevisama fustis
pro- duceo at umus superficies una tui:is de foliuse, ex cuia axillase sub-
tilisa ramuse nascio, quise reptao supri solus; at lostra noduse iddise abeo
una tuftis de foliuse et aliqua radise, quise dao locus ad for- mazios de nova
parva plantase. Foliuse abeo pediculus longa et sub- tilisa, munita at basis
cum stricta stolkis, et cordisforma aut reni- SINTAXIS sforma laminase cum
smerlata margos. Flose esseo solitaria at summus de: pedunculuse, quise nascio
in axillas de foliuse et esseo ornata versi dimidius cum duo stricta et
lanceolata bracteas. (iddis continuao) LEXIOS Interrogativa Adiectivuse et
Pronomese Il pronome interrogativo cuius quando è seguito dal nome della cosa
posseduta passa immediatamente innanzi al nome e diventa aggettivo: per cuia
beneficius? a beneficio di chi? Quando il nome è accompagnato da un aggettivo
dimo. strativo la costruzione è la stessa come sopra, ma l’aggettivo dimo-
strativo diventa pronome: cuia libris esseo illus? di chi è quel libro ? Quando
il nome è acconnpagnato anche da un aggettivo qualificativo allora possiamo
avere due costruzioni: I - o con la sopraccennata: cuia pulcra domus esseo
istus ? Il - o ricorrendo ad una perifrasi e usando il verbo pertinere: cuis
ista pulcra domus pertineo ? Quando il pronome cuius è unito al nome della cosa
posseduta, la frase si rende con una locuzione ellittica a seconda dei tempi,
seguita da una frase specificativa ed estensiva principiante col pronome che:
cuius domus voleo vos vendere? di chi è la casa che volete vendere ? cuius
equus essevi uretum? di dii era il cavallo che si bruciò ? cuius areoplanus
essebo premiatum? di chi sarà l’areoplano che...? Nelle frasi enfatiche il
pronome ques diventa aggettivo: quesa pazienzias! quesa tempuse! Ma se il
sostantivo è al numero singolare ed indica per sona o cosa numerabile, allora
si fa precedere dall’aggettivo urna, e il pronome non diventa aggettivo: ques
una grandisa mulieris! ques una fortunata dies] Il pronome quoddis spesso si
rende in italiano con he, equivalente a cosa, dhe cosa: in quoddis consisteo
felicitas ? I pronomi quis? e quoddis? quando sono preceduti da una
preposizione possono essere staccati da essa, e la preposizione va all’ultimo.
In questo caso la soppressione del pronome è impos sibile : , quemis prendeo
vos me per? quoddis esseo go accusatum de? I detti pronomi possono trovarsi
anche in frasi né in terrogative dirette né indirette, come in identiche
locuzioni italiane, ed allora mantengono lo stesso significato: go non sapeo quis
construevi ica dirigibilis tu sapeo quemis isf nubebo is non sapebam quoddis
isf intendebam facere SINTAXIS Il pronome qualis? spesso in italiano si rende
col pro- nome chi? qualisf de illa puerisef csseo vostra soros? Usus de
Possessiva Adiectivuse et Pronomzese Gli aggettivi possessivi non si ripetono
innanzi a sostan- tivi che si susseguono nella stessa frase: mea patris,
matris, sorose cet fratrise esseo. I nomi delle parti del corpo, del vestito,
delle facoltà intellettuali, di tutte le cose appartenenti alla persona o che
si riferi- scono ad essa, delle parti componenti un tutto, se vengono riferiti
alla persona o al tutto a cui appartengono ricevono l’aggettivo pos. sessivo. E
ciò si fa costantemente. In italiano gli aggettivi spesso non vengono espressi,
o in loro vece trovasi l’articolo determinativo: mea medicus precavi me
detegere mea pecttis prendete vostra supellese et laborate ‘go abeo invenitum
vostra orologius tua soros esseo egrota in mea peras in tua manus Lisa, Listra,
Lisus, Listrus Si usano allorchè per rispetto si parla in terza persona: lisa
consilius essebo completum ab me qualisa consiliuse essebo completum ? Lisuse
listra uordise esseo valdempungensa "d qualisa uordise esseo pungensa?
Listrusc Sua, Lostra, Suus, Lostrus Si usano quando le cose appartengono al
soggetto prin- cipale della medesima proposizione, sia questo rappresentato da
per- sone, animali e cose: is vendevi sua libris is perdevi collase de sua
amicuse et eziom suuse los amao sorose de lostra amicuse et eziom lostruse
bovis esseo ligatum at sua presepes tua patris esseo cara mibis per sua
merituse I medesimi si usano anche quando non si riferiscono al soggetto della
medesima proposizione, sempre però se il senso della frase lo permetta e non si
generi confusione: pueris arripevi avis in sua nidus è “ avise in Jostra niduse
a ti x 5 avis in lostra nidus SINTAXIS Fia, Losa, Eius, Losus Si usano quando
il possessivo si riferisce a persone diverse dal soggetto principale della
medesima proposizione: is videvi sua amicus in eia automobilis in qualisa
automobilis essebam sua amicus? in eius los videvi lostra amicuse in losa
automobilis in qualisa automobilis essebam lostra amicuse? in losus isf
complevi. eia ordinaziose lost complevi losa ordinaziose is amao tua patris per
eia merituse Iddisa, Iddistra, Iddisus, Iddistrus Si usano quando il possessivo
si riferisce ad animali o cose diverse dal soggetto principale della medesima
proposizione: bovise videvi ovisef in iddistra septus in qualisa septus essebam
ovisef? in lostrus in qualisa septus videvi bovise ovisef ? in iddistrus bovise
videvi ovisef in lostra septus in qualisa septus videvi bovise ovisef? in
lostrus Alle volte in italiano non si possono rendere le espres- sioni
possessive latinule con precisione. I due seguenti esempi hanno due significati
differenti: vulpes arripevi ekinus in sua scrobis vulpes arripevi ekinus in
iddisa scrobis Entrambi gli animali hanno tane; ma la prima frase ci spiega che
il riccio trovavasi nella propria tana. Queste distinzioni si devono fare
quando i soggetti sono di terza persona e compresi nella stessa proposizione,
poichè nelle proposizioni indipendenti è molto facile. vedere quale aggettivo o
pronome si deve usare: go nosceo ius benem et admirao sua ingenius ma si deve
dire tua patris nosceo Tizio benem et admirao eia ingenius perchè l’ingegno è
di Tizio. Tutti gli aggettivi possessivi spesso vengono resi con le particelle
pronominali mi, fi, si, gli, ci, vi, me, te, se, ce, ne, ve. In tal caso la
costruzione della frase italiana viene un po’ alterata: ponete vostra calceuse
mettetevi le scarpe icus extolleo mea spiritus ciò mi solleva lo IRIETO ” ” tua
” ” ti ” ” ” etc. ecc. Yorkson, grandisa generalis! Omnise onorao sua ingenius
et nomes | Tutti ne onorano l’ingegno e il nome Il sostantivo indicante la
proprietà posseduta da più individui contemporaneamente va al plurale e non al
singolare: inimicuse vertevi lostra sciuldrise los prendevi lostra pileuse et
ivi nos rumpevi nostra nasuse SINTAXIS I pronomi possessivi non si possono
usare mai da soli e sottintendere il sostantivo che indica la cosa di cui si
parla se questa cosa non è stata ancora espressa nella proposizione precedente.
Si deve perciò dire: kernellis facevi abdere sua soldatuse infri alta itincuse
Î suoi mea parentes velleo me sempem propim Î miei ilia benefactoris legavi
tota sua proprietas ad pauperuse il suo I sostantivi che in italiano sono più
spesso sottintesi ed usati in-questo senso sono: azioni, compagni, denari,
disgrazie, genitori, parenti, parte, patrimonio, percosse, territorio, usanze,
ecc. Quando si vogliono indicare cose della stessa specie ma appartenenti a
persone diverse la prima voce possessiva deve essere l’aggettivale e la seconda
la pronominale: tu agnosceo tua merituse et meuse i tuol e | miei meriti 108 —
Le voci possessive non sono precedute dagli aggettivi dimostrativi, indefiniti,
numerali e quantitativi; quindi le espressioni latinule composte 1 -
dall’aggettivo qualificativo seguito dal nome, poi la preposi- zione de e poi
il pronome possessivo al plurale, come: ica libris de meuse tres soros de tuuse
aliqua amicuse de meuse multa defectuse de nostruse opp. II - quando è
possibile e quando la frase non sia preceduta da aggettivi dimostrativi,
dall’aggettivo qualificativo trasformato in pronome, poi ia preposizione de e
poi l’aggettivo possessivo seguito dal nome al plurale, come: aliquise de mea
amicuse; tres de tua sorose; multuse de nostra amicuse vanno rese in italiano
con questo mio libro tre sorelle tue alcuni amici miei molti difetti nostri Il
primo dei suddetti due modi è applicabile sempre, mentre il secondo è
applicabile solamente quando non venga alterato il senso della frase originale.
Si noti infatti il diverso senso in frasi come le seguenti: mea fratris abeo
vendetum quatuor pulcra equus de suuse e mea fratris abeo vendetum quatuor de
sua pulcra equuse auctoris publicavi tres nova comedias de suuse e auctoris
publicavi tres de sua nova comediase 110 — Per dare maggior forza alla frase,
agli aggettivi si ag- giunge l’aggettivo ona nello stesso senso: dell'italiano
proprio; ai pro- nomi si affigge il suffisso fes e fesf: mea ona canis mea ona
ile cuia canis esseo icus? meustes ; meustesf SINTAXIS La voce possessiva
italiana proprio corrisponde alle varie voci aggettivali possessive : omnis debeo
vivere cum suus go, tu, is ) ( mea, tua, sua ) nos, vos, los ) ( nostra,
vostra, lostra ) ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno vissuto con le proprie
sostanze. abeo vivetum cum substanziase Exerciziuse I Corrigete: 1 - Ques
dicebo patris vostrus quum vos redibo domus? 2 - Mea patris, mea matris, mea
soros, tnea fratris et go nunc esseo sex. 3 - Isf amao fua matris per sua
merituse. Quis prendebam vius me per? 5 - Cuia equus essevi vendetum 15000
lirase? 6 - Mea matris no- sceo tua soros benem et admirao ius per sua
ingenius. Go abeo duo parva-librise in peras. 8 - Quis de illa librise essco
vostra? 9 - Cuisa ista pulcra caveas pertinebam ? 10 - Ques tempuse los esseo
odiem |! Omnisa parentes amao lostra filiuse sed non omnisa filiuse amao lostra
parentes. 2 - Ques una deliciosa canzios! 3 - Quoddis dicebo tua patris quandom
is noscebo ke tu abeo cadetum ? 4 - Per cuia beneficius essevi spectaculus de
erivespim datum? 5 - Per be- neficius forsitam de ica comitatus de Rubra
Crucis? 6 - Miles abevi feritum sua cruse et brakiuse in bellus. 7 - Go abeo videtum tres mis;
qualisf de liusf esseo tua soros? 8 - Mea patris, matris, tua fratris et soros
abeo itum Roma. 9 - Cuis pertineo ica pulcra virida- rius? Mibis. 10 -
Cuius.illa graziosa parva-avis vos abebam in illa caveas? Meustesf. Ill Componete
et traducete 10 proposizios. IV Violodoratas (finis) Calis abeo quinque oblonga
sepaljus, quise esseo levisam ine- qualisa, longinquata versi lous in una
libera parva-laminas et spurca viridisa colorata. Corollas abeo quinque
inequalisa petalus, plus longa quam sepaluse, duo verteta versi altus et tres
versi lous; inferiora | petalus, maiora et ovata inversam, abeo basis
longinquata soeso iddis promineo ex calis calcasformam; cummo duo vicina
petalus esseo elliptica, equalisa infri iddiuse et munita cum una parva-pul-
vinus de piluse; duo superiora petalus esseo elliptica, equalisa infri iddiuse
et smuta. Androceus constao de quinque stames coniungeta in una tubus, quis
claudeo gineceus. Ex dorsus de duo inferiora stames duo longinquazios abio, quise
penetrao intri calcas de corollas; SINTAXIS i anterise terminao cum un orengia
parva-laminas. Gineceus abeo ovarius superna, monolocularisa, conica; stilus
esseo subtilisa et stigmas plicata dorsum. Fructus esseo un ovata cassulis,
quis, quandom esseo matura, esseo dividetum in tres frustus aut valvas.
Fructuse esseo producetum ab parva flose, quise extricao se posti ebovim de-
scribetum apparensa flose, quis: non perficeo fructus. Violodoratase esseo
frequensa sub cespise, infri sepese et in ne- muse; iddise esseo coletum eziom
in viridariuse. Iddise floresceo ex lanuarius aut
Februarius usqui Aprilis, LEXIOS Personalisa Pronomese I pronomi personali
soggettivi precedono sempre il verbo; quelli di complemento lo seguono. I detti
pronomi sono posposti al verbo: I - nell'imperativo; II - nelle interrogazioni;
Ill - nei casi in cui si vuol dare maggiore enfasi reiterando la frase: esseo
go quis sono io che facevi go iddius quio. I medesimi pronomi sono soppressi
dinanzi a verbi che si susseguono nella stessa frase, o nello stesso eno o
nello stesso modo, o se sono uniti da congiunzioni: is manducao, bibeo et
dormio solam In una proposizione secondaria se il pronome comple- mento si
riferisce al soggetto della proposizione principale viene tra- dotto con se,
corrispondente all’italiano lui, lei, loro: in tutti gli altri casi si
adoperano le forme complementari di /s : mea amicus precavi tua patris cogitare
per se (mea amicus) mea amicus precavi ifua patris cogitare per ius (tua
patris) A complemento dei numeri 4 e 5, pag. 81, dobbiamo far notare che la
costruzione speciale della soppressione dell’ad non si deve fare quando il
complemento oggetto è rappresentato da un © pronome personale: - rai go mittevi
iddius ad mea soros e non go mittevi mea soros iddius Le varie voci pronominali
da noi studiate, a seconda del genere e del numero dei nomi e delle persone a
cui si riferiscono vanno tradotte colle particelle pronominali me, mi, te, ti,
ce, ci, ve, vi, lo, la, gli, li, le, ne. L’avverbio sfc quando è retto da uno
dei verbi audirc, cogitare, credere, facere, imaginare, putare, repetere,
supponere e si- mili; o quando si riferisce ad un aggettivo o ad una locuzione
che richiama alla mente una qualità indicata in precedenza va tradotto con la
particella italiana /0: Non abetam go dicetum vobis sic antim? Vostra filius
esseo egrota et vosf luccao sic plus quam isf Alle volte non è espresso il sic
nella frase latinula ed allora in italiano si rende con /o come riempitivo: go
putabam: vos esserem professorise, quio vos luccao esseo omnisa membruse de ica
clubis Italiana ? Los esseo. Il segno f si omette per eufonia o nei pronomi
soggetto o nei complementi tutte le volte che trovasi vicino ad un altro pro:
nome pure con lo stesso segno. E ciò avviene principalmente: I - nei
riflessivi; dovendosi dire tuf lavao te nosf lavao nius opp. tu lavao tef nos
lavao niusf Il - nelle concordanze col pronome metis: dovendosi dire gof metis
nosf metise Opp. go metisf nos metiset Quando il metis si stacca dal soggetto,
il segno f si può omettere quando non generi confusione: posso dire: tuf facevi
iddius metis; isf occidevi ius metisf ma non posso dire: isf occidevi ius
metis, perchè qui il metis si rl- ferisce ad i_s che è maschile, e vorrebbe
dire ella uccise lui stesso. Per dare maggior forza al discorso si adopera il
pro- nome metis nell’identico senso dell’italiano proprio, stesso; il quale
segue i nomi ed i pronomi che vuole rinforzare: regis metis; go metis; is
metis; tuf metis; tu metisf. Alla seconda persona singolare e plurale
dell’imperativo va subito dopo il verbo: | ite metis; ite metisf; ite metise;
ite metisef . Masetrouvasi anche il complemento oggetto il pronome va
all’ultimo: facete iddius tu metisf Se il soggetto della proposizione è un
pronome per- sonale, il metis può anche essere messo all’ultimo, purchè la nuova
costruzione non cambi il senso della frase: go facevi ica rese metis; isf amavi
ius metisf ma devo dire: los metise auxiliavi lostrta inimicuse, perchè se si
di- cesse: los auxiliavi lostra inimicuse metise la frase vorrebbe dire:
aiutarono i loro nemici stessi. Le espressioni go metis, tu metis ecc. vanno
tradotte anche con da me stesso, da te stesso, ecc. adoperate in italiano nel
senso di io stesso, tu stesso, ecc. go facevi iddius metis; tuf facevi iddius
metis losf facevi iddius metise Preceduti da preposizioni i pronomi personali
vanno in accusativo. Relativa Pronomes Preceduto da preposizioni il PEORARIE
relativo va in accusativo. Il pronome relativo può essere omesso quando è com-
plemento oggetto del verbo che lo segue: | puerisf go amabam; domus vos emevi;
equuse vos vendevi 130 — L’omissione può farsi anche quando il relativo segue
un superlativo: losf esseo maximam pulcra puerisef go unquam videvi SINTAXIS Ma
l’omissione non si deve fare: I - quando il relativo non segue immediatamente
il nome a cui si riferisce; II - quando la proposizione relativa esprime una
circostanza estensibile al soggetto della proposizione principale: ‘vostra
literas cirki Dom S. & T., quemis go abeo recipetum icamanim... iddis
essevi una stranea circumstanzias, quemis go non possevi imaginare Se il
pronome relativo è retto da una preposizione si può: I - o togliere la
preposizione davanti al pronome e trasportarla all’ultimo dopo il predicato
espresso: beibisf, quemisf tuf emevi ica toise per, esseo moritum II - oppure
eliminare addirittura il pronome e trasportare la pre- posizione dove si è già
detto: beibisf, tuf emevi ica toise per, esseo moritum Quando il pronome quis
serve da personale antecedente e da relativo conseguente, si sdoppia in due
pronomi, uno che fa da complemento e l’altro che fa da soggetto della
proposizione che segue. Si hanno tre casi: I - entrambi i pronomi al
nominativo: Is, quis abeo salutatum nius, esseo mea fratris. II - entrambi
all’accusativo: nos defendeo iusf, quemisf vos accusao. un pronome al
nominativo, l’altro all’accusativo: nos debeo eterna gratitiudis ad lius, quise
instruevi nius abeo vos obliviscitum ius, quis lenivi vostra dolorise ? Usus de
Pronomese Personalisa Pronomese Nelle esclamazioni si usano i pronomi soggetto:
felixa go; felixa tu 135 — Il pronome di prima persona piurale viene adoperato
in-vece del singolare dai sovrani, dai magistrati e dagli scrittori in senso
maiestativo. fl pronome fu si usa parlando fra colleghi, o con in- fe.iori di
dignità, o ad animali, o ad esseri sacri. Il pronome di seconda persona plurale
si usa sovente invece del singolare quando si parla o si scrive ad una sola
persona. Il pronome di terza persona singolare e plurale /eis e lelse si usa
invece del pronome di seconda quando si parla o si scrive ad una, persona di
riguardo. Il pronome iddis si usa: I - riferito ad animali, astri, cose
astratte, oggetti, piante, a tutto ciò che non sia persona o ente ragionevole.
II - per reggere i verbi unipersonali, come refertare, ‘ecc. III - per reggere
i verbi che hanno per soggetto o l'infinito di un altro verbo che li segue, o
una proposizione unita ai detti verbi per mezzo delle congiunzioni: iddis esseo
benem essere preparatum iddis luccabam ke condiziose de egrota omos esserem
gravisa SINTAXIS nelle espressioni: aom io iddis? Iddis io optimam, e simili,
corrispondenti alle italiane: Come la va? La va benissimo. V - per tradurre le
particelle ci, vi, lo, quando queste sono usate rispettivamente per a ciò, a
questa cosa, a questo fatto: Casus esseo advantagiosa, go cogitabo iddibis
...ci penserò vos odisseo me, go nosceo iddius ...lo so. VI - per tradurre la
particetla ne, quando significa con esso, con essi, per esso, per essi: go
legevi vostra laborise et essevi satisfa- cetum cum iddiuse; terem essebam flose
in magna quaatitas; viridarius essebam exornatum cum iddiuse. Dopo le
preposizioni si usano i pronomi oggettivi. Demonstrativa Adiectivuse et
Pronomese /ca, Icus si usano per le persone o cose vicine a chi parla e a chi
ascolta: qualisa libris esseo parva? icus. J/sta, Istus si usano per le persone
o cose vicine a chi ascolta e lontane da chi parla: qualisa libris esseo parva?
istus. Ylla. Illus si usano per le persone o cose lontane da chi parla e da chi
ascolta: qualisa libris esseo parva? illus.Nelle frasi, siano o no comparative,
in cui il dimostra- tivo quello, spesso seguito dal de, accenna ad un
sostantivo prece- dente, la traduzione si può omettere: tua buckes esseo maiora
quam de tua fratris nulla auxilius essevi mibis plus utilisa quam de mea patris
Nes Usasi riferito sempre a nomi comuni od astratti, mai ad esseri animati e si
accorda in numero e genere: abeo tu nes? re hai? go abeo soma nes ne lho un
poco abco tu amigdalusef? go non abeo nesef; nos abeo uno Kg nes. go sapeo nils
nes abeo vos baculuse? nos non abeo nese Indefinita Adiectivuse et Pronomese —
Quidama, Una, Quidamus, Unus, si usano par indicare persona o cosa indefinita,
che non si conosce, presa in senso generico. Nulla è aggettivo ed usasi per le
persone e per le cose. Nullus è pronome ed usasi per animali e cose Nemos è
pronome ed usasi solamente per le persone. /dema, idemus equivalgono a
medesimo, stesso, quando questa parola sfesso può essere usata nel senso di
medesimo: idema res /a medesima cosa, la stessa cosa Jpsa e Ipsus equivalgono a
sfesso, nel senso che è la stessa persona o cosa che compie due o più azioni
diverse: regis ordinavi bellus et ipsa regis vincevi iddius ipsa personis
vincevi duo argentea numismas Exerciziuse Corrigete: | 1 - Metis regis ivi
bellus; et quio non velleo vos ire vius? 2 - Go putabam vosf esserem doctoris
quio vos luccao iddiusf. 3 - Go nosceo multa personis, sed nullus esseo amicus
meus. 4 - Non abebam 7 cerasusef vos in manus? N), go abebam 5 solam nes.
Vostrus telegrammis cirki mea propos, nos abeo recipetum ica- manim, abeo
essetum regularisam transmittetum. 6 - Non abebam imaginatum nos iddius erim? 7
- Tua sorosf abeo adventatum; id- disf luccao multam contenta de eia travelis.
8 - Felixa te if tu abeo vincetum illa dives premius! 9 - Vos debeo gratitiudis
eterna cuis benefaceo vos. 10 - Lavao tef tuf quisqua manes? Si. Il i j 1 - Ica libris esseo modernama. 2 - Ubim
abeo vos emetum ista ciarminga canulus ? 3 - Vostra soros abhco illa pulcra
libris cuius vos . loquivi mibis erim. 4 - Abite tu cram, m:2 filius, et
scribete tu mibis subitom., 5 - Tu cantao una ciarminga canzios et go auscultao
te cum plesciuris. 6 - ls esseo una scienziata omos; omnise diceo sic.Nos
metise adiutavi ius complere illa difficilisa enterpris. 8 - Vostra natalisa urbis
quemisf tam vos amao, esseo Roma. 9 - Abeo vos co- gitatum ad mea propos? Go
cogitabo iddibis cram. 10 - Puerisef quemisef isf amabam essebam valdem docta.
Componete et traducete 10 proposiz os. Silvatica Felec ab Guelfo Cavanna:
Zootogias Silvatica feles abeo capus rotunditansa, membruse pozium crassa et
posteriora illuse plus extricata; caudas tam* longa quam dimidia truncus. Tota
corpus cum sua feciurise et per sua flexuosa moziose monstrao robus et agilitas
simulim. Iddis esseo una nocturna animalis; sua oculuse, magna et verteta
poruordim abeo iris flava aut cinerea- paucam-viridisa. Pupillas tam plus
dilatao se rotundam quam plus lus esseo inopsa tumo colligere plus nes; iddis
restringeo se et fierio verticalisa-elliptica et eziom linearisa quandom lus
esseo viva tumo colligere minus nes et evitare visus essere ocustringetum. Auricula- risa papiliose, lata et directa, iatus
verteta poruordim, valdem mobilisa posseo essere vertetum ad diversa direxiose
per colligere quoquo maximam levisa rumose. Supri superiora labrus esseo longa
setase aut mostescise, tactila organuse sensibilisa ad omnisa oscillazios de
aeris, quise esseo de magna subsidius ad animalis quandom iddis tendeo insidies
ad sua predas in obscuritas. (Iddis continuao) LEXIOS e ld Verbus I verbi non
possono essere usati col soggetto sottin teso, ma devono essere sempre
preceduti dal soggetto espresso. Il soggetto può essere: un nome, un pronome,
un infi: nito, una intera proposizione, o un complesso di proposizioni. Quando
ci sono le congiunzioni che uniscono: due azioni eseguite dallo stesso soggetto
nel medesimo tempo non si ripete il soggetto innanzi alla voce verbale: go
redivi domus, aperivi armarius et invenivi mea rivolvris I verbi possono essere
transitivi ed intransitivi. Molti verbi possono essere contemporaneamente tran-
sitivi ed intransitivi, quali: draunare, coquere, desertare, fallire, con-
valescere, transire, resuscitare, siccare, terminare, variare, obedire,
effugere, ecc. Quando i suddetti verbi indicano azione semplicemente
accidentale allora sono intransitivi. Se -poi esprimono azione dipen- dente da
proposito deliberato volontario allora diventano transitivi e riflessivi.I
verbi transitivi possono farsi passivi e riflessivi. Non tuttii verbi
riflessivi italiani sono tali anche in latinulo. Si rendono con la forma
riflessiva ia italiano i seguenti verbi: abstinere astenersi, adrepete
arrampicarsi, colloquire abboccarsi, penitere pentirsi, persivere accorgersi,
querire /agnarsi, surrendere arrendersi, ecc. Sono anche riflessivi in italiano
ma non in latinulo quei verbi che non esprimono un’azione fatta dal soggetto su
sè stesso come potrebbe farla su altri, quali: egrotare amma/arsi, evigilare
sve. gliarsi, irascire adirarsi, meminiscere ricordarsi, pdtire impadronirsi,
pudere vergognarsi, recubare coricarsi, retairare ritirarsi, uonderare
meravigliarsi. Alcuni verbi intransitivi possono reggere il complemento oggetto
di un nome della loro medesima radice o di significato analogo: cenare cenas,
certare certames, currere cursis, currere stadius, do- lere doloris, dormire
somnius, duellare duellus, gaudere gaudius, lurare iusiurandus, /udere ludus,
nunziare nunzius, prandere prandius pugnare pugnas. La costruzione normale
della frase è quella diretta, cioè al primo posto il soggetto, al secondo il
verbo, al terzo il pre dicato, e poi i complementi. Se il complemento è quello
oggetto, questo va subito dopo la voce verbale. SINTAXIS L'uso dei modi e dei
tempi è per la maggior parte simile a quello di tutte le lingue moderne. e Usus
de Moduse Infinitus È il modo che esprime l’idea generale del verbo e in modo indeterminato
l’azione e il verbo.Si adopera come soggetto e come oggetto. Quando i verbi
indicano idee astratte o generali in italiano sono preceduti dall’articolo / o
/o: errare esseo umana; omnise desiderao vivere felixa; facere nils esseo
melium quam facere malem; legere et scribere esseo necessaria ad omnise.
L’infinito presente si può sostantivare aggiungendo /s alla voce verbale se
l’azione è fatta da persona maschile; ed aggiun- gendo isf se l’azione è fatta
da persona femminile: facereis il fare, facereisf il fare (se è donna) 166 —
All’infinito passato l’'/s e l’isf si aggiungono alla seconda voice verbale,
cioè al participio passato: abere facetumis /’aver fatto, abere facetumisf
/’aver fatto L’accento tonico resti invariato, e le parole diventano sdru:ciole
per conseguenza. In modo ellittico viene usato: I - nelle espressioni di
maraviglia, sdegno e simili effetti morali; ed allora è preceduto dalle voci
pronominali al caso accusativo: me facere icusl te non ire illikim| II - dopo
aom, ques, quom, ubim: aom facere? ques facere? ubim essere? quom ire? III -
nelle risoluzioni ferme e recise: pozium morire quam furare IV - nell’infinito
storico per dar vivezza di colorito al succedersi dei fatti. Nello stile
elevato può costruirsi con le preposizioni. In dipendenza dei verbi indicanti
intenzione, opinione, pensiero, permesso, proibizione, r.soluzione, timore e
simili può essere preceduto spesso dalla preposizione de: go intendeo abire,
oppure de abire; go putao facere benem, opp. de facere benem; go cogitao ire
Opp. de ire. Le proposizioni attive o passive precedute dalla con- giunzione Xe
al modo indicativo o congiuntivo e col soggetto espresso possono essere
cambiate in proposizioni implicite coll’infinito attivo o sopprimendo il ke: go
affirmao ke omnisa lese abeo essetum facetum cum iusta criterius opp. go
affirmao omnisa lese abere essetum facetum cum iusta criterius; go timeo ke vos
non possebo vincere illa straifis Opp. go timeo vos non possere vincere illa
straifis. Indicativus È il modo dell’affermare, del riconoscere, della realtà,
poichè enuncia un fatto come cerlo ed assoluto. Fa .75 SINTAXIS Si usa nelle
proposizioni condizionali quando queste si presentano come un’affermazione: if
Deus existeo Is esseo eterna. I pronomi quivis e quicunquus, l'aggettivo
quicunqua e gli avverbi ubicunquertr e quocunquem, quando trovansi nel di-
scorso diretto vogliono l’indicativo: quivis vos esseo; quicunqua axios vos
faceo; ubicunquem vos essco; quocunquem vos io. Coniunctivus È il modo della
concessione, del desiderio, dell’esorta- zione, dell’incertezza, del
pentimento, della possibilità, del rammarico, della supposizione. Esprime
un’azione soltanto come possibile e per lo più ha luogo nelle proposizioni
dipendenti e subordinate. Le congiunzioni che vogliono il congiuntivo sono: le
alternative: sivo ...sivo; aut ...aut; num ...aut. le comparative: aom if;
quaso; tamquamso; veluto le condizionali: if; modo le concessive: tutte,
eccetto quidemo le finali: tutte. Condizionalis Esprime azione dipendente da
una circostanza e da una condizione espressa o sottintesa in modo incerto e
condizionato. Si usa nelle preghiere, nelle interrogazioni per dimo- strare
sottomissione; e’ per indicare un fatto come un detto o un pensiero o
un’opinione altrui. Im perativus Li È il modo del comando, del divieto, del
consiglio, della preghiera. A rendere meno dura l’espressione del comando si
adoperano obsecrom, orom, quesom. Qualsiasi voce dell’imperativo vuole subito
dopo il sog- getto; ma la voce senza soggetto usasi sempre per la seconda per-
© sona plurale ed anche per la seconda singolare quando si da del voi: facete
fate, ibote anderete, non facete non fate, non ibote Se alla voce imperativa
segue un altro pronome rife- rentesi alla persona il soggetto si omette: facete
ducere te ab me; non facete ducere te ab ius. L’imperativo si usa per tradurre
tutte le voci di comando, anche quando il soggetto di terza persona singolare o
plurale è un sostantivo con o senza altre parole qualificative ed anche quando
in altre lingue si adopera il congiuntivo: parate sceffris automobilis;
appronti lo chaffeur l'automobile. i Quando alla voce imperativa segue una
proposizione secondaria, questa prende al principio la congiunzione ke: scite
nostra SINTAXIS bona amicusf ke nosf abeo adventatum; sappia la nostra buona
amica che not siamo arrivate; essete maledicetum culpabilis sia maledetto Il
colpevole, chi ci colpa. L’imperativo futuro si usa per ordinare o prescrivere
sia le azioni da compiersi non all’istante in cui si parla, ma nel futuro; sia
un precetto da seguirsi costantemente o abitualmente. Exerciziuse Corrigete :
Ambulabam in viridarfus cum mea soros. 2 - Go ambulabam in plateas, go
nanciscivi un amicus meus et go invitavi iddius venire cum ine. 3 -
Embassadoris de Potenziase liguata colloquivi se at Paris. 4 - Inimicuse
surrendevi se posti nisuse desperata. 5 - Galluse evi- gilao se at soloriens. 6
- Nos omnise affirmabam ke infelixa omos abere dicetum veritas. Quicunqua res
tu diceiam aut faceiam per me essebo sempem benem facetum aut benem dicetum. 8
- Sivo tu abio, sivo tu remaneo gof sequibo sempem et ubicunquem te. 9 -
Directoris ordinavi: iiam scolarise ad domus. 10 - Matris ordinavi filiuse sua:
cram vos non ibo ad scolas quio debebote vos remanere at domus. 1 - Natare,
equitare et sketisare esseo utilisama exerciziuse de gimnastica. 2 - Mea
infelixa consobrinus Carlo draunavi miseram in una naufragius. 3 - Non
possendum sustinere plus longam sua mo ralisa dolorise is draunavi se. 4 -
Posti gravisa adversucas accidetum mibis go recubavi tairdama et dormivi un
agitata somnus. 5 - Man. ducare esseo necessaria ad omos; sed is debeo
manducare per vivere non vivere per manducare. Ques facere? Ire forsitam
illikim? Nos putabam de facere benem in mutare senexa abitazios posti gravisa
morbus quemis mea soros abebam sufferretum. 8 - Nos es- severim felixama if
nos posserem videre te trimmatum cum argerftea numismas. 9 - Abite tu subitom,
obsecrom. 10 - Professoris dicevi ad sua discipuluse: cram discebote nova
lexios et legebote attentam enarrazios explanatum ab me. Componete et traducete
10 proposizios. Silvatica Feles (continuazios) Dentiseries esseo completa:
incisiva dentise esseo parva; caninuse, longa, curva et acuta, esseo bona
prensios armase; molarisa den- tise, cuspisata et insecansa, actao infri
iddiuse ao bledise de una SINTAXIS f forficis; duo infri iddiuse in quisqua
maxillas plus crassa quam al teruse et vocalum ferina dentise, prodesseo cum
caninuse avellere et dilaniare carose. Anteriora poise abeo 5 digitus;
posterioruse 4, omnise armata cum fortisa recurva unguise, vocatum falculise.
Quise, simulim cum ultima falangise ad quemise iddise esseo attaccata, posseo
essere retraetum quum animalis esseo restisim, et, sic protegetum, iddise
posseo non essere obtundetum. Animalis
stendeo iddiuse per adrepere aut per offendere aut per defendere se. At
pulpastris de digituse supri quemise Feles ambulao, et eziom at plantase,
pellis et subiceta arvinas formao aliqua elastica parva-pulvinuse, quise reddeo
incessus de ica feras mollisansa et silenziosa; sic iddis posseo appropinquare
non videtum sua victimase in nocturna quies. Feles esseo vocatum digi- tigrada.
(Iddis continuao) LEXIOS Usus de Moduse (Finis) Gerundius È il modo che indica
il momento in cui si compie un’azione; quando si faceva, o il mezzo di farla.
Oltre che col gerundio italiano esso si può tradurre anche con le espressioni
verbali precedute dalle congiunzioni co/ e da: .facendum icus, vos... facendo
ciò vol, col far ciò voi... go non abeo alterus facendum non ho altro da fare
istus non esseo libris legendum cotesto non è libro da leggersi istuse non
esseo librise legendum cofesti non sono libri da leggersi Nelle frasi
consecutive si ripete: nos non abebam alterus facendum quam indum Quando si
vuole indicare un dovere di circostanza il gerundio si adopera molto col verbo
abere nei significati essere da, avere a, dover fare una cosa, toccare a,
spettare a; e le voci verbali vengono coniugate personalmente: nunc go abeo
scribendum adesso tocca a me scrivere, opp. adesso devo scrivere io, opp.
adesso ho da scrivere io. 190 — Il gerundio può essere anche aggettivo e allora
termina in nda; può essere anche sostantivato e allora termina in ndus:
scolastica legenda pensus esseo valdem plus facilisa quam scribendus il compito
scolastico da leggere è molto più facile di quello da scriversi. Il gerundio
posposto al verbo ire corrisponde alle espres: sioni italiane andare a...
seguite dal nome dello sport o seguite dal gerundio: | ire venandum andare a
caccia, opp. andare cacciando irè piscandum andare alla pesca, opp. andare
pescando Il gerundio del verbo ire, preceduto dall’ausiliare essere 4 uo 0.1
vin SINTAXIS e seguito dall’infinito di un altro verbo significa: averé
intenzione di; essere per; stare per: ques esso vos indum facere? che avete
intenzione di fare? che pensate di fare? che state per fare? go esseo indum ire
illikim cram penso df andare là domani. Il gerundio può anche funzionare da
avverbio in frasi avverbiali: isf venivi curtendum e//a venne correndo; is venivi
flendum Participius I participi hanno la proprietà di essere anche aggettivi;
ed allora terminano in nsa e fa e sostantivi ed allora terminano” in ns e fus.
a Come aggettivi i participi fungono -da apposizione, da attributo e da
predicato nominale e prendono pure i gradi comparativo e superlativo. Come
verbi i participi si costruiscono con complementi oggetti e avverbiali.
Presensa Participius Come verbo indica azione in atto di compiersi e spesso si
traduce coi pronomi relativi italiani che, il quale, seguiti dal verbo:
magistes dansansum maestro che balla makinas suensum macchina che cuce aspicete
illa omose ludensum guardate quegli uomini che giocano Come aggettivo indica
stato naturale; si usa anche nei nomi composti, come si è veduto, quando indica
l’azione che si fa abitualmente: dansansa-magistes maestro di ballo;
suensa-makinas macchina da cucire Quando si vuole esprimere un’azione in corso
di ese- cuzione il participio si fa precedere dal verbo essere: go esseo
remoransum treinus sto aspettando il treno isf esseo oransum in ecclesias;
video vos illa omos ambulansum in vostra viridarius ? Quando non vi è un
aggettivo speciale per esprimere la natura e la qualità intrinseca o l’uso a
cui un sostantivo serve si può quasi sempre usare come aggettivo il participio
presente dei vl che hanno un significato corrispondente al nome espresso in
Italiano: | fluensa aquas acqua fluente ; ambulansa baculus bastone da pas-
seggio ; odoransa salise sali per odorare ; cadensa stellas stella cadente ;
suensa filus filo per cucire; requiscensa locus luogo di riposo; venansa abitus
abito da caccia ; ambulansa abitus abito da passeggio. SINTAXISO Preterita
Participius Come verbo indica azione compiuta dal soggetto: portas esseo
aperitum /a porta è aperta, vlenéè aperta — Come aggettivo indica stato
naturale o posizione di una cosa qualunque: portas esseb aperita /a porta è
aperta, sta aperta, st trova aperta. Bisogna quindi notare mollo bene ciò che
il participio indica prima di assegnargli la desinenza. Assoluta Construxios È
un modo di dire latinulo che pu? risolversi anche in una proposizione
incidentale con durante, mentre, quando, poiché allorchè e simili. 205 -- Per
poter fare la costruzione assoluta è necessario che i participi e i gerundi
della proposizione secondaria non concordino in nessun modo coi termini della
proposizione reggente. La costruzione assoluta si forma col sopprimere tulle l:
congiunzioni e col mettere il verbo al gerundio o al participio, pe sposto
sempre al nome: tua patris vivendum ) opp. tua Sani vivensum ) rese essebam
diversa tua patris moritum ) opp. tua patris abendum moritum ) IESE IUavi le
quali cosfruzicni possono anche risolversi in quum tua patris morivi postquam
tua patris morivi posti mortis de tua patris rese mutavi Il participio e il
gerundio possono usarsi anche da soli. senza nome ed indicare azione:
adventatum ad bivius is commoravi per seligere sua vias. Se il soggetto della
proposizione assoluta è rapprese! tato da un pronome personale, questo va al
nominativo: tu vivendum; gof abitum; is vivensum Questa costruzione può farsi
anche coi sostantivi, sol tintendendosi il verbo essere: Cicero consulis opp.
quum Cicero essebam consulis Usus de Tempuse Presens, Indica azione che accade
e dura nel tempo in du parliamo. 211 — Si adopera: I - nelle sentenze ed
asserzioni generali Il - nelle narrazioni animate invece del tempo passato ei
ian a | num mn mnn‘nRk_ ‘| 0° dee SINTAXIS - nelle indicazioni di azioni che
ricorrono periodicamente nei riferimenti di opinioni e di detti degli scrittori
antichi, contenuti nei libri ancora esistenti V - invece del futuro in
espressioni in cui precede un altro verbo al tempo presente, quali: go sperao
ke nunc vos esseo satisfaceta per fare il sommario di narrazioni contenute nei
capitoli e il riassunto di racconti o di drammi. Imperfectus Ì Indica azione
che dura nel passato o non ancora finita quando un’altra ne accadeva. — Si
adopera: I - nelle narrazioni e nelle descrizioni | Il - nelle indicazioni di
azioni che accadevano nel. passato Ill - nelle indicazioni di usi, costumi e
caratteri dei popoli IV - per indicare fatti di una certa durata o continuità
Proxima Preteritus Indica azione compiuta nel passato, i cui effetti durano
ancora in relazione col presente. Questa relazione può avvenire: I - o per la
brevità del periodo di tempo trascorso tra il fatto passato e il momento
presente: icamanim nos abeo deambulatum; non abeo vos auditum ista rumos ? II -
o perchè l’azione dura ancora nei suoi effetti: aliquise abeo scribetum cirki
filosofias, aliquise cirki literase, alteruse cirki scienziase o perchè
l’azione viene riferita ad un periodo di tempo sia pure lunghissimo e
determinato da parole speciali o dal senso del discorso i cui effetti durano
ancora: in ica seculus, in ica annus, in ica mensis, in ica oras, in ica
minitis uonderosa eventuse abeo accidetum. Perfectus 216 — Indica azione
avvenuta nel passato. Si usa per le narrazioni, per l'esposizione cronologica
di azioni compiute nel passato. Proxima Pertransitus ; Indica azione già
compiuta in effetto ma non in atto, in relazione col succedere di un’altra
azione pure passata. Plusperfectus Indica azione compiuta nel passato prima che
un’altra azione pure passata fosse compiuta. SINTAXIS Si usa per mettere in
rilievo il compimento di un'azione che il Perfectus indicherebbe come in atto.
Futurus Indica azione da svolgersi in un prossimo o in un lontano avvenire.
Anteriora Futurus Indica azione già compiuta in relazione ad un’azione da
compiersi. Entrambi i futuri usansi come nelle lingue moderne, eccetto: I -
quando il verbo esprime un’azione da compiersi nel futuro si userà sempre
questo tempo, anche se siavi il presente GriLind, cativo: cram abibo domani
parto infri tres dies go adventabo fra tre giorni arrivo go facebo iddius if
(go) possebo /o farò se posso Il - nelle espressioni in cui l’azione della
proposizione secondaria è anteriore all’azione della proposizione principale si
deve usare il futuro anteriore anche se siavi il futuro semplice: quandom go
essebo adventatum (go) scribebo tibisf quando arriverò ti scriverò IIl - le
espressioni in cui l’azione principale è anteriore alla se- condaria si rendono
con due futuri anteriori, anche se siavi il futuro semplice : quandom vos
essebo adventatum vostra patris essebo moritum quando arriverefe vostro padre
sarà morto Exerciziuse I Corrigete : 1 - Go admoneo te, cara filius mea, Hi
icus facendum vos per- debo estimazios de tua professorise. 2 - Multa venatoris ivi
venandunr vulpese et lepus, et nes occidevi multa. 3 - Nunc nos finindum abeo
icus laboris difficilisa. 4 - Nos esseo ire indum teatrus icavespim, sed nos
non io, if uetris essebo mala. 5 -
Parentes amansa filiuse essebo bona civise. 6 - Legetum libris ab me erim
contineo multuse precepziose utilisa. 7 - Revius quis legebam mea consobrinusef
esseo dirigeta ab una illustrisa professoris. 8 - Nos omnise nondecideta
essebam supri quoddis facendum abebam. 9 - At stazios nos essebam remoransa
soma consanguineuse nostra quis adventabam ab Roma illa manes. 10 - Dominusf
abebam in eia marsupius travelansa un para fialas de salise odoransa. au ndir:
sati alla & utt” [um SINTAXIS Quasom omnisa venatorise utio soma venansa
abituse facetum cum velvettis et soma gami-marsupiuse. 2 - Dum soldatuse
certabam, , lostra matrise, uxorise, sorose et desponsatusef orabam proi lius.
3 - Seneca diceo: per discere aom vivere ite et consultate tu mortuuse. 4 - Nos
putao ke nunc vos esseo contenta, quio bellus esseo finita. 5 - Mea fratrise et
go legebam una pulcra libris, sedeta iuxti stovis, dum pluebam. 6 - Erim go ivi
ad mea villas, prendevi soma flose, deambulavi dium ; posteam go nanciscivi
soma amicuse de meuse et 4 silatusavi cum lius. 7 - Nos abebam iam acquirelum
ica stoffis, quan- dom tu muneravi illa abitus nobis. 8 - Go essebo bona; go
studebo; go facebo sempem mea diutis, diceo pueris quum is esseo punitum ab sua
parentes. Quum tuf essebo adventatum non obliviscite tuf telegrafare mibisf. 10
- Quandom vosf abe » telegrafatum isf essebo iam adventatum. . | HI Componete
et traducete 10 proposizius, Traduxios Silvatica Feles (finis) Feles sepem
incedeo saltusim. Per flingare se anteam iddis talusao se et incurvao sua
dorsus, posteam iddis streitenao et stendeo se nitindum fortisam supri
posteriora artuse, quise elabio instari sprin- guse. Sua pilormus esseo softa
et ticca, pauca-rubra cinerea cum nigra striase, pauca-fulva supri ventris;
caudas esseo anulata cum nigrus et abeo nigra acies. Felesef parturio
compluresa filiuse in unuses; iddisef adlactao iddiuse cum abdominalisa
mammillase, iddisef defendeo iddiuse strenuam; quum iddisef timeo per iddiuse,
iddisef portao iddiuse ad secura locus, arripendum iddiuse delicatam cum lostra
dentise. Aom nos abeo innuetum iam, Feles esseo una carni- vora predos. Iddis
abitao solitariam nostra forestise. In pauca Jus de :‘’ crepusculuse aut in
obscuritas de noctise iddis faceo strages de lepuse, de minora mammiferuse et
de avise; idcirco iddis esseo molesta competitoris cum venatorise. Iddis esseo
una feroxam indolesim animalis; quum iddis esseo irritatum, iddis rufflao sua
piluse, incurvao sua : dorsus tollendum se supri sua poise, plicao sua aurise,
contraendum : sua labruse iddis monstrao sua dentise et sufflao fortisam. Sua
vocis : esseo vocatum eiulazios. Ad tempus de nupzies iddis emitteo craise, ‘
aulise et lamentuse quise luccao umana. Infri animalise affinisa ad : Feles per
lostra formas et mose, et vocatum ao iddius “ felina ”, terem esseo eziom Leos,
Tigris, Panteras, Leopardus, Lincis, Guepardus, Giaguaris, et Pumas, aut
Americana leos, SINTAXIS LEXIOS Abere Come ausiliare abere serve per la
coniugazione dei tempi composti. Come transitivo si usa per indicare il
possesso ed è sinonimo ‘di possidere in molti casi: tu abeo una morbus; tu abeo
una domus; tu possideo una domus: ma non posso dire: tu possideo una morbus.
226 — Si usa nelle espressioni adere ao avere per, stimare come: go abeo iusf
ao magistesf; go abeo vos ao mea patris. Come ausiliare ESSERE serve per la
coniugazione passiva. Spesso è seguito dal predicato nominale. Come
intransitivo si usa per indicare l’esistenza ed in tal caso è sinonimo di
existere: Deus esseo; opp. Deus existeo; go esseo; opp. go existeo. — Col nome
o pronome al caso dativo usasi: 1 - per indicare il possesso: una libris esseo
ad Tizius; una domus esseo mibis. II - per indicare: essere di, riuscire di,
ridondare o tornare a: illa rese essebo tibis advantagiosa Le espressioni possessive
essere de o pertinere ad si usano nel senso di essere di, oppartenere a, quando
dopo di esse segue un sostantivo; se poi segue .un pronome, essere vuole il pro
nome possessivo: illa libris esseo meus; e pertinere vuole il pronome al caso
dativo: il'a libris pertineo mibis. Le espressioni composte semplicemente dal
predicato nominale si rendono con é o è da: iddis esseo stulta facere icus,
opp. facere icus esseo stulta; opp. facereis icus esseo stulta. Le espressioni
essere compelletum, propelletum e simili si rendono co..: vedersi costretto,
trovarsi spinto, sentirsi indotto. vedersi perduto. Si usa inoltre nelle
espressicni: essese unus de mea, tua, sua, amicuse, inimicuse, consangul neuse,
ecc. Facere seguito da un sostantivoViene usato nel senso materiale come fare,
costruire, creare, formare, ed anche nel senso morale come fare, agire,
effettuare. in altri casi si traduce con i verbi creare, componere, É producere
e simili, a seconda l’idea che indica. Spesso il verbo facere non è espresso
integralmente ma è reso col verbo che esprime oggettivamente l’azione
esplicata: SINTAXIS ed allora esso viene tradotto con speciali locuzioni
idiomatiche tutte delle varie lingue moderne: ambulare duo kilometris fare due
km. a piedi, balneare fare un bagno, bagnarsi, calidare far caldo, commodare
attenzios fare attenzione, complimentare faure complimenti, despectare fare
dispetto, indispet- tire, encuragiare far coraggio, incoraggiare, facere
aliquis cerziora far noto ad alcuno, rendere alcuno consapevole, formidare far
paura, impourire, graziasagere fare ringraziamenti, ringraziare, illucescere
fare giorno, farsi giorno, reddere omagis fare omaggio, silatusare fare
colazione, silere far silenzio, zittire, testimoniare far testimo- nianza,
testimoniare, velificare far vela, veleggiare, vesperare Jar sera, farsi sera,
visitare fare una visita, visitare. Quando nel verbo c'e l’idea di un effetto
materiale al- lora si rende con facere: facere una deambulanzios fare una
passeggiata, facere una plesciuris fare un piacere, facere una servis fare un
servizio, facere inventarius fare l’inventario, facere testamentus fare
testamento. Alle volte si rende col verbo della medesima radice del sostantivo:
bellare bellus far guerra, bettare una bettis fare una scommessa, enarrare un
enarrazios fare un racconto, querere una questios fare una domanda, vivere una
vitas fare una vita, e così via. 240 — Quando indica la professione, il
mestiere e simili si rende con essere: essere professoris fare il professore,
essere fali- gnarius fare il falegname. Ma se indica le contraffazione della
professione, del mestiere e simili, allora si rende con facere: Quoddis faceo
vos, professoris, cum ista ligos in vostra manus ? Go? Go faceo agricolas.
Altre volte si rende a seconda l’idea precisa che vuole esprimere: pronunciare
una sermos fare un discorso (a voce) legere una sermos ,, , è (leggendolo)
scribere una sermos ,, ,, i (scrivendolo) abere una sermos ,, , > (in
generale). Facere seguito da un verbo Viene usato nel senso di causare, costringere,
forzare, ordinare, procurare. Le frasi che seguono questa costruzione possono
essere attive o passive. 245 — Se sono attive il soggetto del secondo verbo
viene si- luato subito dopo la voce del verbo facere, e poi si fa seguire l’in-
finito del secondo verbo: ‘go facevi pueris legere feci leggere il ragazzo,
feci, causai, ordinai, procurai ecc. che il ragazzo leggesse; tu facevi tres
omos venire facesti venire tre uomini, opp. facesti, causasti, costringesti,
forzasti, ordinasti, procurasti, che tre uomini venissero. 246 — Se le frasi
sono passive l’infinito del secondo verbo viene situato subito dopo la voce del
verbo facere: go facevi legere literas feci leggere la lettera, feci, causai,
ordinai, ecc. che la let- tera fosse letta; tu facevi ferrare equuse facesti
ferrare i cavalli, opp. facesti, ordinasti, ecc. che i cavalli fossero ferrati.
| pronomi vanno regolarmente situati secondo l'ufficio che fanno nella frase:
isf faceo me ridere ella mi fa ridere; go fa- cevi iusf flere /a feci piangere;
is facevi sepelire iusf /a fece seppel- ‘lire; go facebo arrestare iusf /a farò
arrestare. Le voci riflessive del verbo facere si formano regolarmente: go
faceo respectare me; tu faceo respectare tef; ecc., e Si rendono con le varie
voci riflessive Farsi. Con alcuni verbi che indicano azione abituale il verbo
essere viene reso col verbo fare: go esseo scevatum duo-es una eb- domadas mi
faccio sbarbare due volte la settimana. Il verbo causore si rende con far
venire, nel senso di causare, cagionare e simili: carburus odoris causao mibis
capus ekis; opprimereis populuse causao revoluzios. Le espressioni: facere
videre se, facere invenire se, fa- cere precare se, equivalgono alle
espressioni idiomatiche italiane: farsi vedere, farsi trovare, farsi pregare.
Espressioni idiomatiche: facere amendis fare ammenda, facere benem fare bene,
facere malem fare male, facere bonumis fare il bene, facere malumis fare il
male, facere bellus aut pacis fare guerra o pace, facere bisnise fare af. fari,
facere cum fare di, fare con, facere raitam fare bene, agire bene, facere
rongam fare male, agire male, facere ke fare che, fare in modo che, facere mea,
tua, sua possibilis fare ‘/ possibile (to, tu, egli), facere sinim fare a meno,
far senza, facere sunum fare presto, facere un exercizius fare un esercizio,
facere una favoris fare un favore, facere una grazias fare una grazia, facere
una nisus fare uno sforzo, facere una selexios fare una scelta, fare la scelta,
rai tare fare giustizia, essere giusto verso, rongare fare torto, essere Inglusto
verso. aliqua res abere ‘ nils ‘ facendum cum iddius aut in iddius I paucam )
‘averci qualche cosa, niente, poco che fare, che vedere; ingerirsi,
‘mischiarsi. | ri ei SINTAXIS Exerciziuse Corrigete Una amicus mea possideo un
mala morbus. 2 - Illa consi- lius essevi ad tibis damnosa; sic daddis essevi
compelletum dicere sua filius. 3 - Érim go facevi duo kilometrise et ezio
balneavi in flumes. Quoddis vos faceo doctoris cum lista secas in manus |
vostrus? 5 - Gof me faceo respectare sempem; et vosf? 6 - Tuf tef facevi
precare nimiam antim cantare illa romans pulcra. 7 - Vos malem faceo ire
illikim et posteam penitebo amara. 8 - Pluvias faceo crescere fructuse et solis
faceo matura iddius. 9 - Los facebam lostra plantase aquare posti solcadens sic
los non flaccescebam. Tu faceo ridere me quandom diceo mibis ke velleverim
essere regis. Il 1 - Cram tu facebo una deambulazios, nonnem? Si. Sed go facebo
inventarius de mercise in tua negozius. 2 - Ilia domus per- tinec mibis et illa
alterus eziom; sed illus quis esseo in dimidius esseo tuus. 3 - Ista iuvenis
esseo unus de mea amicuse, et illus unus de mea inimicuse. 4 - Facete mibis una
favoris: postisate ica literas at stazios, quio iddis esseo pla 5 - Abebam isf
forsitam aliqua res facendum in illa omicidius? 6 - No, Dominusf, isf abebam
nils facendum cum iddius. 7 - Facele mea automobilis venire crammanim, et
vostra carrucas icavespim. 8 - Go facebo punire quivis disobedio ica
ordinazios. 9 - Icus esseo una makinas de una delicatama con- struxios; et go
putao vos faceverim benem facere construere iddius in New York. 10 - Vos abeo
facetum me spendere nimiam. No, mea cara amicus, non abeo essetum go is'quis
abeo facetum te spendere niniam, sed mea fratris. Componete et traducete 10
proposizios. IV Traduxios Leos ab
Webster, LL. D. Un Americana Lexicos de Ingliscia Linguas Editoris: Conkey
Company, Chicago (U. S. A.) Leos abeo crassa capus circumdata cum longa et
ticca comas de fulva colos, quis tegeo iddibis anteriora partis de. corpus.
Leosf SINTAXIS abeo capus minora et iddisf esseo carensa comas. Sua caudas
esseo longa, smuta, terminansa cum una floccus de piluse, fortisama. Sua aspectus esseo nobilisa; sua incessus stetla; sua
rugitus tremenda. Americana Pumas et Giaguaris ab Nova Enciclopedica Atlas et
Geografica Lexicos de Mundus Editoris: P. F. Collier & Son: New York
Carnivoruse de Nova Mundus esseo inferiora in magnitud»s, strengas et ferocitas
ad illuse de Asia et Africa. Invici leos, America abeo minora et minus potensa
Pumas. Tizris de Sud Asia esseo re- presentatum ab Giaguaris, maximam
potensa'de Americana carnivoruse, Quatuor varietas de leose occurreo: illus de
Nord Africa; illus de viciniase circumi Senegal; illus de Sud extremitas versi
Orange flumes et illus de Asia. LEXIOS Specialisa Usus de Aliqua Verbuse
Possere Quire Possere esprime potere assoluto o capacità materiale di fare
un’azione, la quale capacità risiede nelle forze del soggetto, ed equivale ad:
essere capaxa: tu posseo spendere quio tu esseo divesa; go possebam vindicare
mea offensios Quire esprime potere relativo, o facoltà di fare un’a- zione;
usasi nelle frasi che esprimono augurio, convenienza, dubbio, eventualità,
imprecazione, obbligo morale ed equivale ad: essere pro- babilisa: © vos quio
essere secura de mea fidelitas vostra bisnise quiverim ire melium Nei casi
dubbi, in cui non si può proprio vedere chia- ramente la differenza di senso
usasi possere. 256 — L’avverbio non, premesso ai detti verbi nega recisa- mente
l’azione; posposto, invece, indica una eventualità negativa: go non posseo
venire; go posseo non punire, sed go posseo eziom punire. i Il futuro di quire,
quibo, equivale anche alle espres. sioni italiane dubitativè: sard, potrà
essere, può darsi che, è pro. babile che, e simili: iddis quibo essere aom vos
diceo. - Debere Oportere Necessere Niddare Debere indica: dovere, bisognare,
dovere assoluto, imposizione di volorità ed equivale ad: essere obbligatum aut
cogetum. Oportere indica: bisognare, esser d’uopo, essere con- veniente, dovere
di circostanza, convenienza, accordo, appuntamento, Necessere indica: essere
necessario. TE i.—rr_ÒùÀùÒÀAmauamo__t1n1n0n0nknh1l(q@2020@mkÒ8@ò—tm nm —rr.Ui‘d’eoee‘
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cei Gi) | i Vi i SINTAXIS Niddare indica: aver bisogno di... Questi verbi si
coniugano sempre personalmente, ed in italiano spesso si rendono con altra
costruzione, composta dagli stessi verbi ma col pronome al caso dativo; o
costruendoli anche im- personalmente. Le circostanze più o meno impellenti a
parere dello scrittore guidano alla scelta di ciascuno di essi: go debeo ire
debbo andare, bisogna ch'io vada (assolutamente) go oporteo ire debbo andare,
se è conveniente, se è d’uopo go necesseo ire debbo andare, se è necessario
ch’lo vada In italiano i detti verbi possono anche render.i imper- sonalmente :
go debeo ire, tu debeo ire, is debeo ire, bisogna andare, si deve andare 265 —
Se il verbo all’infinito è transitivo ed è seguito dal com- plemento è meglio
usare la forma passiva: ‘ frumentus necesseo essere metetum Alle volte può
usarsi anche il gerundio seguito dal verbo essere: frumentus metendum esseo
Quando i detti verbi indicano un senso astratto vo- gliono il soggetto unus:
unus debeo studere per essere estimatum Il verbo dedere, nel senso commerciale
o morale di essere debitore di, con o verso, va col dativo: go debeo vobis
mille liras; go debeo ad tua medicus mea salus La forma impersonale /ddis debeo
abere, seguita da un participio passato si può rendere in italiano col perfetto
o col pas- sato prossimo del verbo dovere, quando indica la conseguenza di una
premessa espressa o sottintesa: iddis debeo abere grandinatum la dovuto
grandinare Debere traduce anche alcune frasi imperative col verbo andare:
Panama pileus debeo essere lavatum cum specialisa aciduse. Vellere Desiderare
Vellere indica: volere, volontà assoluta. Desiderare indica: volere, desiderio,
piacere.Le espressioni verbali del desiderio si rendono col con- dizionale:
omnise velleverim essere felixa. Le espressioni come la seguente: go velleo
vius dicere veritas si rendono in italiano cof che seguito dal congiuntivo:
voglio che diciate la verità. Se poi trovasi la congiunzione Ke e il passivo
allora la forma passiva si applica al congiuntivo italiano: go velleo ke mea
patris esseiam respectatum. Le espressioni: velleo vos me, nius? ecc. seguito
dal- l'infinito si rendono con: volele che io, che noi? ecc. seguite d@al
congiuntivo: velleo vos me legere literas? volete ch'io legga la lettera?
velleo vos nius ire domus? vo/ete che andiamo a casa? e" SINTAXIS
Exerciziuse I Corrigete: | Tu possebo emere illa villas quum tu esseo dives.
Nos debeo nostra parentes nostra vitas. Go possebam reicere ica tur- bulenta
operariuse. Ad agricolas oporteo colere umus per ripere messis bona et
abundansa. 5 - Nos non quibam putare ke tu aberem essetum egrotus. 6 - Go
niddao de te, bona amicus mea. 7 - Patris vostra posseo essere secura de mea
affexios. - Nus debeo abire cram quio nostra matris esseo remoransa nos. 9 -
Mea amicus pos- sebo venire cram ab Roma. 10 - Vos vellebam legere illa literas
ke continebam multuse secretuse, sed nius non permittevi iddis. II 1 - Go
desiderao manducare caros cram et poscram. 2 - Aliqua mulierise desiderao
sempem soma pulcra vestise et giuellise. 3 - Tu velleverim essere divesa. -
Professorise vellebam nius studere om- nisa lexiose. 5 - Velleo tu me ire ad
teatrus? 6 - Virtuosa matris debeo educare filiuse benem. 7 - Vellebo daddis
nius emere ista domus? Nos debeo amare et auxiliare nostra parentes. 9 - Nos
velleo ica tlose essere colligetum. 10 - Nos velleverim essere felixa, sed per
consequire ica metas nos debeo superare omnisa adversitase de vitas. Componete
et traducete 10 proposizios. Traduxios Adamas ab Doct Altredo Bordî: Botanicas
et Mineralogias Adamas esseo maximam preziosa gemmas quis esseiam noscetum.
Iddis scioao vitrosa aspectus, quamobro iddis esseo imitatum cum spe- cialisa
qualitase de vitrus (strass). Quum iddis esseo pura iddis scioao se in
transparensa et sini colos cristalluse, quise sepem abeo curva faciese. Sua
maximam communisa formas esseo illus de una poliedrus limitatum ab 48 scalena
triangularisa facies. Adamas esseo maximam dura infri osmnisa corpuse et
idcirco iddis formao X semplis de durizies skeles. Iddis esseo quonio valdem
fragilisa et esseo rumpetum facilisam quum iddis cadeo aut quum iddis esseo
comprimetum aut percutetum. Adamas esseo formatum cum pura carbonius. Sua
pregius consisteo in essereis valdem refrangensa, videlicem splendensa cum
vivaxa co: lose sub axios de lus; in essereis inalterabilisa et rara. Adamas
esseo ì eni Î] i Lr SINTAXIS in Sud Africa et in Brazil; iddis esseo
recolligetum in sabuluse et glarease de torrentise, quom iddis essevi
transportatum ab aquase. Sua sumptus esseo valutatum caratusim, quise
correspondeo cirkim ad V partis de uno grammas. Per augmentare iddisa
splendoris, iddisa naturalisa frustuse esseo cooperitum cum numerosa parva-faciese,
quise esseo obtinetum cum essendum comprimetum et consumetum contri calibea
discuse, quise turnao rapidam in un orizontalisa pleinis. Ceumo Adamas non
esseo scabetum ab aliqua altera corpus, discuse esseo necessariam illinetum cum
pulvis, oblinetum cum oleus, de idema mineralis. Limpida Adamase esseo adibetum
per facere giuellise; tur- bida illuse per insecare vitrus, per scribere supri
ica ultimus, et friatum, per laborare dura petrase. X LEXIOS Advocare Deessere
Deficere Occurrere Advocare indica: impiegare, volerci, nelle espressioni di
impiego o mancanza di tempo: 1, 2, 1000 oras, dies, annus, seculus advocao
per... ci vuole, ci vo- gliono...; terras advocao uno annus per turnare circumi
solis. Deessere indica: volerci, mancare: tres sovrenis deesseo per completare
summas Deficere indica: volerci, mancare, nel senso sottinteso di: altrimenti
non bastano: tres dollaris deficeo per pagare illa omos. Questi tre verbi si
costruiscono personalmente ed im- personalmente: treinus advocao 4 dies ex New
York ad San Francisco iddis advocao 4 dies ad treinus ex New York ad San
Francisco I pronomi vanno al caso nominativo nella costruzione diretta, e al
caso dativo nell’indiretta: go advocavi 5 dies aut iddis advocavi mibis 5 dies
m/ ci vollero. Occurrere indica: occorrere, ed è transitivo: nos occurreo mille
sovrenis ci occorrono mille sterline. Il verbo occurrere, seguito
dall’infinito, si rende in italiano con: occorre che, è necessario che, seguito
dal congiuntivo: vos occurreo ire, occorre, è necessario che andiate. Volendo
dare alla frase la forma impersonale si deve dire: iddis esseo necessaria per
vius ire Stare Essere Abere se Remanere Stare, indica: stare in piedi, stare
eretto, stare fermato, ed è contrario di sidere. ESSERE (GRICE: IZZING) Essere
indica: stare, essere. ABERE (GRICE: HAZZING) se indica: stare, stare in
salute. ln questo senso abere vuole sempre in accusativo il pronome personale
di cui si domanda lo stato di salute, e nelle interrogazioni non vuole il
soggetto pronominale : aom abeo te? come stai? aum abeo vius? aom abeo viusf?
aom abeo se vostra matris? aom abeo se vostra soros? 288 — Remanere indica:
stare, rimanere, restare, trattenersi: remanete mecum una paucus plus dium,
fraffehetevi meco, state meco, restate meco ancora un po’, un po’ più a lungo.
Le espressioni: iddis' esseo meus, tuus, suus, eius, 0 iddis esseo de...
seguite dal nome e dall’infinito solo, o con altre parole equivalgono alle
espressioni italiane: sta a me, a te, a lui, ecc. Accidere Evenire 290 —
Accidere indica: accadere, avvenire, succedere per caso. Evenire indica:
accadere, avvenire, succedere per con- seguenza di cose. . 292 — Sono
impersonali e personali: Quando è specificato il nome o il pronome reggono il
dativo: ques accideo iddis: che c’è? Quoddis evenivi? che avvenne? ques accideo
vobis? che avete? che vi è successo? ques evenivi vobis? che vi succedette?
(dopo una pre- messa) Nils. Tangere Obtingere Tangere indica: toccare, palpare.
Obtingere indica: toccare a..., toccare in sorte, spet- tare a..., e regge il
caso dativo: | go tangco libris; libris obtingevi mibis equus obtingevi tibis
sed equusf mibis 295 — Le locuzioni: iddis esseo mea, sua diutis, seguito dal.
l'infinito, oppure dal de seguito da sostantivi e dall’infinito si rendono con:
tocca a, spetta a, nel senso di: è mio, tuo, ecc. dovere...: iddis esseo tua
diutis servire tua ona patrias iddis esseo diutis de fortisa iuvenise servire
lostra ona patrias 296 — Quando toccare a..., spettare a... indicano un doyere
di circostanza vanno tradotte col gerundio e il verbo abere, come si è già
detto. Servire Prodessere Ciatissare Utire — Servire indica: servire, prestar
servizio a, far servizio a... milese serviv lostra ona sovranus fidelisam mea
fratris servibam in 36a regimentis de artilleris 258 — Prodessere indica:
servire a, essere buono a, essere utile a, essere di uso per: go non velleo
iddius, quio iddis non pro- desseo me. Quoddis prodessebam flere ? 299 —
Ciatissare indica: servire a tavola Ciatissare se cum servirsi di (cose da
mangiare o da bere) ciatissate vius dominuse cum vuoddis vos desiderao
servitevi signori di ciò che volete SINTAXIS Utire indica: servirsi di, usare,
valersi di, adoperare: vos posseo utire mea automobilis potete servirvi della
mia automobile. 301 — Servire si adopera anche con speciali locuzioni: iddis
non serviverim mea propositus vendere frumentus nunc non mi converrebbe vendere
il frumento adesso - icus servio mea, tua, sua propositus, ecc. questo fc per
me, per te, eccc. Fxerciziuse I Corrigete : 1 - Duo orase deficeo ad meridies.
2 - Una noctis deesseo per ire ab Bari ad Roma. 3 - Pauca dies deficeo per
finis de annus sco- lastica. 4 - Bona dies, amicus mea cara, ao abeo vos? Et ao
abeo tua matris et tua soros? 5 - Iuvenis dissoluta non ciatissao nec sua
familias nec societas. 6 - Vos posseo prodessere vius cum illa cibuse quis vos desiderao. Erim go
obtingevi ica pulcra libris de gerrese et de novelise. 8 - Quio esseo tu sic
tristisa? Ques abeo accidetum te? 9 - Iddius non servio nostra propositus
vendere ica viridarius quemis esseo tam pulcra. 10 - Vos posseo ciatissare vius
cum mea ciatus quis go abeo emeta giustim nunc. Il 1 - Duo annus advocao ut mea
fratris gottaiam sua diplomas. 2 -
Go velleverim gottare un abitus, sed go deficeo quinqueginta liras per
assequire summas. 3 - Illa paupera familias occurreo mille liras per pagare una
cekis et una billis. 4 - Tu occurreo ire cram ad sco- las, quio professo1is
dabo una classis exercizius. 5 - Remanete mecum una paucus plus dium, quio
vostra consorzios esseo valdem gradita mibis. 6 - Iddis esseo de magistes
kippare disciplinas de scolarise. Erim una gravisa reilueisa disastris accidevi
in nostraiurbis. 8 - Tu posseo utire mea biciclis per ire intomi contris. 9 -
Ica domus servio realisam mea propositus. 10 - Iddis non serviverim mea pro-
positus emere illa pianofortis nunc, quio iddis esseo nimiam cara. HI Componete
et traducete 10 proposizios. IV Traduxios Mundus anti Creazios de Omos ab
Camille Flammarion, traducetum ab Doct. Diego Sant'Ambrogio Editoris: Società
Editrice Sonzogno, Milano (Italia) Giurassica Periodus Dum marise essebam
sulcatum in omnisa direxios ab gigantea ittiosaura, plesiosaura, pliosaura,
notosaura reptilise, cuiuse nils de 126 SINTAXIS actualisa naturas posseo dare
nobis minima ideas, nos dicebo cum Dom Sauvage, dum supri continentis
dinosauruse regnabam sovranam, maximam curiosa forsitam quam omnisa animalise
quemise antiqua etase abeiam transmittetum nobis, ezio celuse essebam populatum
cum non minus stranea binguse, nec avise, nec reptilise, quise scioabam curiosa
caracteris de essere simultaneam avise carensa pennase et armata cum dentise,
et reptilise cum calida sanguis, quise posseo nec natare nec ambulare. “ Propriam
illuse esseo draconis de fabulas; et maximam infrenisa imaginazios non posseo
filiare, in sua maximam audaxa impetuse, una monstrus collexios, quise non
abeiam vivetum in giurassica epocas., (1). (iddis continuao) LEXIOS Gottare si
adopera come transitivo e come intransitivo. 303 — Come verbo transitivo,
seguito dal nome o dal pro- nome in caso dativo significa: avere, venire in
possesso di, procurare procurarsi: populus gottavi totus is vellebam mea
amicus, gottate mibis illa libris ex libellios tu abeo gottatum una bona
castigazios per tua indolenzias ques gottabam vos in vostra manus? Come verbo
intransitivo, seguito dall’aggettivo, dal par- ticipio passato e dall’avverbio
significa: diventare, passare allo stato di; ed in questo caso è quasi sinonimo
di flerire: quatuor omos gottavi dronca { quattro si ubbriacarono bibete vostra
coffis, non facete iddius gottare frigida aom gottavi vos noscetum cum ius?
Come faceste la sua conoscenza? iddis esseo gottansum serom, ite nos sf fa
fardi, andiamo — Come verbo intransitivo, seguito dalla preposizione e
dall’avverbio esprimente posizione oppure movimento significa moto accompagnato
da difficoltà od ostacolo e si traduce con quel verbo italiano che rappresenta
l’idea del moto contenuta nella preposizione o nell’avverbio: quum treinus
commoravi nos gottavi daum et passengese gottavi op non gottate in viridarius —
Come verbo transitivo, può anche essere seguito dal- l’avverbio e dalla
preposizione; allora è necessario che il complemento oggetto segua subito il
verbo, e poi venga l’avverbio e la preposizione: isf cadevi intomi fossas et
cum difficultas nos gottavi iusf extrim posseo tu gottare ovri illa murus? si,
sed go non posseo gottare mea equus ovri iddius Contejian: “ Elementuse de
geologias et paleontologias ,. nos SINTAXIS Nel senso di: pervenire o arrivare
a... gottare usasi anche innanzi a verbi come i seguenti: gottare amare,
gottare essere, gottare placere, gottare scire: is gottavi essere prima omos de
sua tribus if vostra matris gottao scire ke tuf abeo itum illikim ques dicebo
isf? vos abeo gottatum amare iusf quio isf esseo nimiam bona et virtuosa 8 —
Diamo un elenco di locuzioni molto comuni col verbo gottare : i gottare ad
arrivare a, gottare benem ristabilirsi (salute), gottare di- vesa arricchirsi,
gottare engrisa andare in collera, gottare frigida farsi freddo, raffreddarsi,
gottare in entrare, gottare intom entrare, penetrar dentro, gottare macra
dimagrare, diventar magro, gottare noscetum fare la conoscenza, gottare ondrim
mettersi sotto, gottare ovrim superare, passare per sopra, gottare peium
peggiorare, got- tare ponim mettersi dalla parte di dietro, gottare ‘poruordim
avan- zarsi, farsi avanti, gottare punitum essere punito, gottare serom farsl
tardi, gottare suprim mettersi sopra, gottare uisim mettersi alla parte di
dentro, gottare alba imbianchirsi, rischiararsi, gottare daum scendere, venir
giù, gottare draunata annegarsi (per accidenti), gottare extrim uscire, gottare
illikim arrivarci, gottare informatum essere informato, gottare longim
svignarsela, gottare melium miglio- rare, gottare obscura oscurarsi, farsi
oscuro, gottare op /evarsi, montar sù, gottare paupera impoverirsi, gottare
pinguisa ingrassare’ ingrassarsi, gottare porrim mettersi dalla parte di
avanti, gottare- promovetum essere promosso, gottare senesa invecchiarsi,
gottare simulim riunirsi, raccogliere, gollare transversim fraversare, giungere
alla fine. Verbuse cum Possessiva Adiectivuse Molti verbi intransitivi quali
surrendere, abstinere, ge- nibusare, querire, penitere corrispondono
rispettivamente alle voci italiane arrendersi, astenersi, inginocchiarsi,
lagnarsi, pentirsi, i quali verbi, pur-non essendo riflessivi si coniugano con
le particelle pro- nominali mi, ti, si, ecc. in italiano. Molti altri verbi
seguiti da aggettivi possessivi si ren- dono in italiano anche con le
particelle pronominali corrispondenti alle varie voci possessive: tu rumpevi
tua crus fl rompesti (a gamba is rumpevi sua crus s/ ruppe la gamba isf
fasciavi nostra vulnuse cì fasciò le ferite go vittavi mea oculuse mi bendai
gli occhi — Vi sono inoltre in latinulo moltissimi verbi che sono transitivi,
mentre in italiano non lo sono, o sono seguiti dalle RIFDO sizioni. Ne diamo un
elenco di alcuni: adversare opporsi a, adimplere adempire a, aspirare aspirare
a, co- gitare pensare, pensare a, congratulare congratularsi con, consentire-
consentire a dedignare avere a sdegno, equare pareggiare a,.uguagliare a,
iuvare giovare a, merere rattristarsl di o per, obedire ob: bedire a, olere
aver odore di, mandare odore di, odorare di, piacere far piacere a, resipere
aver sapore di, sapere di, sectare andare dietro a, cercare di ottenere,
anelare anelare a, attendere affendere a, bau- bare abbaiare a contraire essere
contrario a, conquerire lagnarsi di, dolere dolersi di, effugere sfuggire a,
gemere gemere dio per, inire entrare In carica di, miserere far compassione a,
orrere avere in orrore, avere orrore di, potire impadronirsi di, reformidare
aver paura di, paventare, ridere frovar da ridere su, sitire aver sete di,
utire far uso di, servirsi di. Exerciziuse I Corrigete : 1 - Gottate ad me mea
baculus; vos invenibo iddis poni ostius de mea cameras. 2 - Furisf essevi
videta, sed is gottavi seposti sini essere agnoscetum. 3 - Is gottavi valdem
engrisa quandom essevi informata de quis essebam accidetum. 4 - Dum is
ambulabam supri scopuluse, cadevi et gottavi draunatum. 5 - Go esserem valdem
obli- gatum ad vobis if vos posserem gottare me una copias de icus la. boris. 6
- Quum inimicuse essevi sorprendeta in eia latibulus lius ‘surrendevi. 7 - Vos
anelabam ad glorias, et tandem vos abeo gottata . iddis. 8 - If vos non io
intomi contris vius non gottabo nunquam benem. 9 - Aom abeo se vostra fratris?
Benem, is esseo gottansa sempem plus pinguis. 10 - Cancellus esseo nimia
stricta; carrucas non posseo gottare in. Il 1 - Nos abeo gottatum nils in domus
giustim nunc, sed vos posseo gottare quoddis vos desiderao ex restorantis ikim
circum. 2 - Vos debeverim nunquam gottare engrisa sini una seria razios. 3 -
Alberto, gottate tu mibis mea altera calceuse; icuse esseo nimiam levisa; viase
esseo spurca et balneata. 4 - Quandom vos abeo got- tatum ovri prima
difficultase tota reliquus essebo facilisa. 5 - Go ad- versao tua principiuse
quio iddise esseo diversa ex meuse. 6 - Cum multa difficultas pomperise gottavi
equuse extrim de stabulus priusquo fumus asfixiarem iddiuse. 7 - Go mereo mortis de tua
paupera mam- mas. Isf essebam un optima mulieris. 8 - Quesa prezius putao vos go posseverim gottare per
ica senesa carrucas? Forsitam vos posse: verim gottare 400 liras. 9 - Nos
omnise debeverim orrere vizius quio iddis brutesceo nostra animus. 10 - Is
gottao engrisa quum aliquis loquio isbis de eia salus, sed infortunitase
forsitam facebo ius got: tare uaisa. Componete et traducete 10 proposizios.
SINTAXIS Traduxios Mundus anti creazios de Omos (finis) Iddis non esseo solam
per sua magnitudos ke classis de rep- tilise annunziabam sua preeminenzias in antiqua
tempuse; iddis éssev eziom per varia et plus singularisa formas de illa
magnitudos quemis iddis assequivi nuncodiem. Eccem aliquise infri iddiuse,
quise volabam non cum lostra costese ao draconise, nec propteri uno alas sini
di- stingueta digituse, ao illus de avise, nec propteri uno alas, cuia polles
solam abeverim essetum libera, ao illus de vespertiliose, sed propteri uno alas
principalisam sustinetum supri uno valdem protraeta digitus cummo alteruse
abebam conservatum lostra ordinaria longitudos et lostra unguise. In idema
tempus, ica volansa reptilise, quasom con- tradictoria denominazios, abeo una
longa collus, un avis billus, omnis tandem quis debebam dare iddibise un
eteroclita aspectus. Ica stranea animalise esseo pterodactiluse. LEXIOS Verbuse
cum Indeterminata Pronomese ao Subiectus 312 — Il pronome indeterminato
italiano “ si” corrisponde a parecchie locuzioni: | I - ad unuso aliquis in un
senso astratto e senza rapporto a nes- suna persona determinata; nelle massime
morali; nelle verità universali: unus non posseo essere sempem felixa non si
può essere... Il - a gentis in un senso meno universale, ma non restringibile a
persone determinate: gentis sufferreo paucam duransi iemis in Italia si soffre
poco... III - a los in un senso restringibile ad alcune tali persone: los
expectao regis icavespim si aspetta... - ai pronomi soggetto se la persona che
parla o a cui si parla è inclusa nell’azione: ques possebam go, tu, is, etc.
facere? che si poteva fare? V - alla forma passiva che si usa moltissimo, anzi
è l’unica da usarsi in tutti quei casi in cui il senso della frase è dubbio: go
essevi ordinatum facere iddius m/ si ordinò... tu esseo putatum abere dicetum
icus fi s/ crede di aver... multa vinus esseo bibetum in Italia si beve
molto... Tizio, quis, aom is essebam putatum... 7/zio, il quale, come si... |
verbi esprimenti operazioni mentali si costruiscono comunemente con la forma
impersonale : iddis esseo timetum ke isf moribo iddis esseo expectatum ke
quisques daiam aliqua res (1) G. Cuvier: © Disquisizios supri fossilisa ossise
, SINTAXIS Masi può usare anche la forma passiva seguita dal- l'infinito: . |
quisques essebam expectatum dare aliqua res quisques essebo expectatum dare
aliqua res Quando si esprime un fatto che ha corso nel presente o nell’imperfetto
si usa la forma passiva cot gerundio e il pancino passato : — domus esseo aut
essebam essendum construetum | | si sta o si stava costruendo... Ùi I verbi
dicere, enarrare e simili possono costruirsi: . I - con los o gentis; II -
impersonalmente ton iddis esseo di. cetum ke; III - passivamente con is (0
altro pronome soggetto) esseo dicetum essere: los o gentis diceo ke Dom X esseo
divesa iddis esseo dicetum ke Dom X esseo divesa. — Dom X esseo dicetum essere
divesa 317 — I caso diretto e il caso indiretto possono fare da soggetti mea
fratris essevi dicetum factus © . :. - aut factus essevi dicetum ad mea fratris
— I verbi ire e venire seguiti dalla congiunzione ‘ef e da un verbo allo stesso
tempo del primo si rendono con i Verbi andare e venire seguiti dalla
preposizione a : | is ivi et firmavi egli andò a firmare is venibo et videbo
egli verrà a vedere I verbi che indicano moto verso vogliono dopo di : sè la
preposizione ad se il luogo è determinato ; ‘e versi se è indeterminato: go
ibam versi domus andavo verso casa, dalla parte di casa go io ad teatrus vado
al featro Ma non vogliono per lo più nessuna preposizione quando il luogo è
specificato coi nomi domus e villas; e con nomi di . città: LS ibam domus
andavo a casa; 80 ibo villas andrò in villa; go io Roma vado a Roma . Le
espressioni: mea nomes esseo 0 go esseo vocatum... si rendono con mi chiamo, mi
chiamano, il mio nome è... mea nomes esseo Enea { mio nome è Enea, mi chiamo,
mi chia- mano Vito. I verbi audere, commensare, cupere, debere, possere, scire,
vellere ed altri sono detti verbi servili, perchè non esprimono da soli un
senso compiuto. Essi vogliono dopo di sè l infinito che serva a chiarirlo. I
verbi decere, dedecere, penitere, sha pudere, te- dere si costruiscono
personalmente e sono transitivi: go pigebam urere illa scittis mf rincresceva
bruciare quel foglio Quando i suddetti ‘verbi sono retti all’ infinito da un
verbo di declarare, dicere, monstrare, ecc. hanno il pronome corri- spondente
alle varie persone in caso accusativo: tu diceo te abere penitetum tua
negligenzias dici che ti sei pentito... is diceo se abere penitetum sua
negligenzias dice di essersi pentito... SINTAXIS mentre se si dicesse: is diceo
ke is abeo penitetum sua negligenzias vorrebbe dire; egli dice che quegli,
(cioè parlando di un’altra per- sona) si è pentito della propria negligenza.
325 — I verbi indicanti colpa, come accusare, lusvocare e si- mili vogliono la
preposizione de quando è indicata la colpa: is essevi accusatum aut iusvocatum
de fraudis . Il verbo condemnare vuole la PEFBOAZione: oe FALAnCo è specificata
l’estensione della colpa: is essevi condemnatum ad triginta annus I verbi
absolvere e delivrare vogliono la preposizione ex: is essevi delivratum ex
accusazios I verbi cogitare, commandare, credere, desiderare, dicere, dirigere,
expectare, ordinare, permittere, poscere, precare, pro- mittere, supponere,
vellere, ed alcuni altri di significato analogo pos- sono essere costruiti in
due maniere: I - o come verbi transitivi col complemento oggetto seguito
dall’infinito: iudes ordinavi ius essere pu- nitum i! giudice ordinò che fosse
punito; II - o come verbi intran- sitivi.nella stessa maniera italiana : iudes
ordinavi ke is esserera punitum 329 — Quando i suddetti verbi sono usati
transitivamente possono prendere la forma passiva col verbo della proposizione
tal pendente all’infinito : is essevi ordinatum ab iudes essere punitum I verbi
commandare, desiderare e precare possono farsi passivi solamente se il soggetto
è una persona. Alcuni modi impersonali come iddis essebo aut iddis esseverim
benem, difficilisa, facilisa, melium, advantagiosa e simili, se-. guiti dall’
infinito o dal congiuntivo sono resi nella stessa maniera: iddis essebo,
esseverim benem ire Roma iddis essebo, esseverim benem ke vos irem Roma Se è
specificata la persona a cui la cosa è più vantaggiosa, allora si può usare il
per seguito dal nome e poi dall’intinito: iddis esseverim melium per vius, per
Pietro, per Brown, ire Roma 333 — Le dette locuzioni impersonali se sono
specificate dal nome o pronome possono farsi anche personali mettendo per
soggetto il nome o pronome, sostituendo le voci verbali essebo ed esseverim col
futuro e il condizionale del verbo fare, e cambiando il CONGIUDLVO in infinito:
vos facébo benem ire Roma sarà bene che voi andiate a Roma. vos faceverim benem
ire Roma sarebbe bene che voi andaste a Roma Exerciziuse I Corrigete : 1 - Quum
nos io intomi un regios estera et nos non scio linguas, posseo formare una
iusta ideas de sua abitanse cum multa difficul- tas. 2 - Quoddis essebo facetum
icavespim ? Nius facebo quoddis
vos SINTAXIS velleo. 3 - Vos posseo nunquam essere secura de cram. 4 - Gentis
esseo discutens un progectis cirkim un nova pontis supri flumes Mis souri. 5 -
Isfessebo delivratum ab accusazios ? Go non sapeo nils nes. 6 - Iudes abebam ordinatum
ke ius esserem punitum sed posteam is absolvevi is. 7 - Ubim io vos? Go io ad
Paris et posti go ibo at New York. 8 - Isf essebam putata essere maxima onesta
mulierisf in urbis. 9 - Los bibeo
multus biris in America et Ingland, sed in Italia los bibeo plus vinus quam
biris. 10 - Los debeverim studere quum los esseo
iuvenise. | Il 1 - Is ivi et firmavi illa billis, quio sua firmas essevi
indispen- sabilisa. Qualis esseo vostra nomes? Mea nomes esseo Luigi Milella. 3
- Isf diceo sef abere penitetum non abere studetum quum isf essebam plus
iuvenisa. 4 - Cerealise esseo seminatum in iemis et ripetum in estas. 5 - Ques
possebam nos facere in illa circumstanzias ? Nils alterus quam fugere; nonnem?
6 - Iddis esseo timetum ke Mis Maria non cantabo'cramvespim at concertus.Mea
fratris pigebam urere illa scittise quio iddise continebam multa et cara
memoriase de sua infanzias. Ad quanta annuse abeo accusatuse essetum
condemnatum? Unus ad quindecim annus; alterus abeo es- setum absolvetum ex
iniqua accusazios. - Multa meccanica supel- lese esseo invenitum in America. 10
- Unus non posseo dormire in ica cubiculus per rumos de vias. Il Componete et
traducete 10 proposizius. Traduxios Erudizios et Divizies ab Charles Blount:
Ingliscia Lecturis Libris Una divesa omos,.iddis esseo dicetum, olim petevi una
erudita omos qualis essebam razios ke scientifica omose essebam raram videtum
at portase de divese, cummo divesa omose essebam sic sepem videtum at portase
de erudituse. “ Iddis esseo — respondevi eruditus, quio omos de scienzias
nosceo velius de divizies, et divesa omos non sempem nosceo velius de
scienzias; Duo Frariais ab Idemus Duo fraiaris, unus Dominicanus, alterus
Franciscanus, travelandum simulim, venivi ad una rivus. Dominicanus dicevi ad
Franciscanus, ke ceumo is ivi discalceata, is essebam obbligatum ab caritas
portare ius uldrisim; if is non facerem icus, iddis esseverim una peccatus.
SINTAXIS Franciscanus consentivi et prendevi ius supri sua sciuldrise. Quum los
venivi ad medius de strimis, Franciscanus petevi alterus num is aberem monetas
uldrisi se. Dominicanus respondevi: “ Si, duo rea- lus ,,, Franciscanus
audindum icus dicevi: “ Patris, parcete me, sed nostra ordos positivam proibeo
nobis portare aliqua monetas ,,. Dicen- dum sic, is turbavi ius intomi rivus.
Nimiam Serom ad Idemus Una scurras, at regias de Francis I, querivi ad regis ke
una grandisa lordis minitabam de grassare ius per abere proferretum aliqua
faceziese circumi ius. “ If is faceo iddius, dicevi Francis, — is essebo
engalum quinque minitis postim ,.. “ Go desiderao ke vostra maiestas abeiam
bonitas engare ius quinque minitis antim ,, respondevi scurras. Uno Pennis
Velius de Sagacitas ab !demus Una paupera fellos mendicandum ex diukis de
Northumberland, dicevi “ Is sperabam ke is daverim isbis aliqua res, neduo los
esse. bam ambus de idema familias, essendum ambus descendetum ex Adamus ,,. “
Certam dicevi diukis eccem uno pennis per te; et if tota reliquus de tua
consanguineuse dabo tibis tantundemus, tu essebo una omos plus divesa quam go
esseo longem Uncaindnes ab Iidemus Quippo traiflise faceo summas de umana rese
Et dimidia nostra miserias ex nostra foiblise surgeo eva Quippo de vitas optima
gioise consisteo in pas et commoditas Et paucuse posseo sevare aut servire, sed
omnise posseo plisare: O, nongentila spiritus disceiam ensefortim : Una parva
uncaindnes esseo una grandisa offensas ,.LEXIOS Verbuse Sequita ab Preposiziose
I verbi che hanno il complemento retto da una prepo- sizione possono essere
costruiti anche passivamente. In questo caso il complemento diviene soggetto e
la preposizione può restare insieme col verbo: tu abeo scribetum ad tua soros
auf tua soros abeo essetum scribetum ad ab te. I verbi flagitare chiedere con
istanza, petere chiedere per ottenere qualcosa, poscere chiedere 0 domandare,
postulare chie- dere con esigenza, querere chiedere per sapere, per
informazioni, rogare chiedere con preghiera; vogliono la preposizione ab, e
corri. spondono a chiedere a... is flagitavi ab amicus una colloquius con
istanza chiese all'amico. SINTAXIS La preposizione per si adopera dopo molti
verbi per sostituire : abere, acquirere, invenire, obtinere, prendere,
procurare, e simili : | go scribebo ad London aut New York per iddius . ..per
averlo Quando i verbi seguiti da preposizione sono seguiti da pronomi, hi preposizioni
vengono sostituite dai rispettivi casi dei pronomi. Alle volte s’incontrano dei
verbi seguiti da preposizione, i quali non possono tradursi egualmente in
italiano. In questo caso si ricorre ad una espressione speciale, rendendo la
preposizione col verbo e il verbo con un modo avverbiale : is ivi intomi
viridarius andò nel giardino is raidavi ,, ù entrò nel giardino sul veicolo |
is equitavi ,, » - entrò nel giardino a cavallo, cavalcando is currevi ,, si
entrò nel giardino correndo is reptavi ,, 3: entrò nel giardino strisciando is
reptavi extri ostius uscì dall’uscio piano piano vulpes reptavi versi gallusef
‘i! volpe si avvicinò piano piano alle... fenestras essebam tam parva ke go
possebam vix reptare in la iii. era tanto piccola che appena potevo entrarci
strisclando equimilese galoppavi transversi flumes I soldati a cavallo
traversarono il fiume a galoppo i: .: + los equitavi offim sf allontanarono a
cavallo los currevi offim si allontanarono correndo Nella stessa guisa si
procede con verbi transitivi che non esprimono un movimento: cartase essevi
uretum /e carfe furono bruciate domuse essevi uretum daum /e case furono rase
al suolo dal fuoco i ‘ mulieris essevi sufflatum intomi maris - la donna fu
spinta in mare dal vento pontis essevi sufflatum op cum dinamites .il ponte fu
fatto saltare con la dinamite illuminate ica dominus ad eia cameras
accompagnate col lume questo signore alla sua camera Alle volte un verbo
intransitivo può diventare transitivo mediante le preposizioni o gli avverbi:
ite ad lectus et dormite offim effectuse de vinus ‘ andate a letto e fate
passare col sonno gli effetti del vino is raziocinavi me intomi sua opinios col
ragionamento mi ha indotto nella sua opinione beibis abeo essetum curretum
ovrim ab una carrucas il bambino è stato travolto da una carrozza Diamo qui un
elenco parziale di verbi seguiti da pre posizione: — accauntare per rendere
conto di, dar conto di; accredere ad accon- discendere a; actare secundi essere
coerente a, agire secondo; audire de sentir parlare di; audire ex aver notizie
da; concedere per fener conto di; congratulare de congratularsi di o per;
dependere ex dipendere da; gaudere at godere di; .impedire ex /mpedire di;
incubare ovri pensare sempre, pensare a lungo e con pena sopra un fatto;
laborare ‘ex. aver male a, soffrire di; onerare cum caricare di; per- tinere ad
appartenere a; prebere cum fornire di; prendere daum notare ‘in ‘iscritto;
provvidere cum provvedere di; punire cum punire di; regioisire at rallegrarsi
di; regioisire cum ra/legrarsi con; respon- dere ad rispondere a; respondere
per rispondere di; essere responsa- bile di; ridere at ridere di; tegere cum
covrire di; uonderare at ma- ravigliarsi di. 3 Moltissimi nomi possono rendersi
verbi della prima coniugazione aggiungendovi are. In questo modo essi possono
espri mere -per' lo più l'uso a cui l'uomo fa servire o l'uso che ‘l’uomo fa
delle cose espresse: dai nomi: anHis: amo, amusare prendere con l’amo, lapis
matita, lapisare seri: vere-colla matita, oculus occhiò, oculusare fener d’occhio,
skistus lavagna, skistusare covrire di lavagna, teguias tegola, eguiaBare co:
vrire di tegole. Ma. possiamo esprimere la stessa idea anche con altre
locuzioni: prendere. cum amus prendere con l’amo, scribere cum lapis, tegere
cum skistus, tegere cum tegulase. L'espressione mutuam corrisponde a l’un
l'altro, scam- bievolmente. L'espressione a/tefus altera... seguita dal
sostantivo e dal verbo, ‘Corrisponde a: chi in un... chi in un altror alterus
-altéera locus essebam chi éra ‘in’ un luogo chi in un altro Si L’espressione
nils alterus quam, seguita dal verbo“in un tempo di modo infinito indica: non
fare altro che; non fare Lit sé non che: los nils alterus quam imitavi lius':
non fecero altro se non imitatti tu nils alterus quam dormibam non facevi altro
che dormire: da cui si vede che il passato remoto è divenuto infinito, e la
voce del verbo è stata sostituita la quella del verbo fare. Per Consecuzios de
Tempuse s'intende l'insieme delle regole che insegnano în quali . tempi del
congiuntivo si devono porre i verbi delle proposizioni di- pendenti rette da
congiunzioni subordinative. A seconda che l’azione espressa dalla proposizione
se- condaria sia contemporanea o anteriore all’azione principale: 1 - al tempo
presente, futuro semplice e futuro anteriore nella proposizione principale:
corrisponde un tempo presente 0 passato: ‘del congiuntivo: - go sperao, go
sperabo, g0 abebo speratum ! ke is studeiam aut abelam studetum; ia ‘Il S V 4
> VI ssi " VII A È VIII si È be) be) II PARTIS Sintaxis pag. II IIl IV
V VI VII VII IX X XI XII XII XIV XV Va) INDICE GENERALE ALFABETICO I PARTIS
Abbaco Accento . 3 : i ; ; 9 Addizione . Aggettivi dimostrativi . indefiniti A
possessivi A relativî 48 Aggettivo ; 17:Alfabeto . : ; . 5 Alterazione degli
Aggettivi i » Avverbi x dei Colori » Nomi Articolo Avverbi derivati da
Aggettivi n definiti Avverbi di affermazione È 62 È » dubbio 63 » » luogo 65 e
» maniera . 64 % » moto da luogo Verso luogo Negazione Quantità n » Stato in
luogo tenpo : 3 = » futuro A $ passato s s n presente Avverbio : : A ; Casi dei
Pronomi Personali Classi Varie di Numerali Comparativo, Grado Irregolare
.Congiunzione ; . 25;12 Congiunzioni Alternative . 72 A Asseverative 74 %
Avversative 73 s Causali 73 È Comparative 73 n Concessive . ù Conclusive
Condizionali Congiunzioni Consecutive i Dichiarative i Copulative . s
Correlative . a Disgiuntive Finali . Temporali Coniugazione Attiva Passiva
Consonanti e Vocali. Declinazione Derivazione degli Aggettivi 0" dei Nomi
Dittonghi Divisione A delle parole in sillabe ERRATA-CORRIGE Esercizio di
Dettatura e di Lettura Espressioni Numeriche Femminile dei Nomi. Fiori
Fonologia . Frutta. Giorni, Nome dei . Gradi di Comparazione Indice delle
Lezioni . Indirizzi per le Lettere Interiezione Locuzioni Avverbiali. Macchine
Mesi, Nomi dei. i Modi Avverbiali ì i Modi e Tempi dei Verbi. | Moltiplicazione
Morfologia Nome Numero Ore Paradigmi delle Coniugazioni. Parti del Discorso. a
Piante o Positivo, Grado Piurale dei Nomi & S n » Composti i » Segni
Grafici Preposizione 3 Pronome Pronomi Dimostrativi Indefiniti Interrogativi
Personali Possessivi . Relativi Pronunzia . sis is Sillabe Sottrazione .
Suffissi Costanti degli Aggettivi A : dei Nomi x Mobili degli Aggettivi ; » dei
Nomi. Suoni . ; è ; Superlativo Grado ? s è i Irregolare Tempi dei Verbi Verbi
Impersonali Verbo . î Vocali e Consonanti. II PARTIS Nomenclature: Celus et
Maris ; Ces Ludus . . . è. . Civilisa Dignitase . ; ; =. LIL Contris . 3 A . x Pronomese, Usus de .
Personalisa Pronomese 101:103 Possessiva Pronomese, Usus de. 97 Relativa
Pronomes 102 Proxima Pertransitus Preteritus . ; i 113 Pulcra , E : j a 04 Quam
Quandom Quanta Quire Raita . . A ; Remanere Ronga Servire Si Soma Stare 4 Sua
Suus Sub ; Substantivus,. ia de : . Usus de Pluralis de REDALHiO use. 83 Superlativus Supri .
Tangere Tanta . : 94 Tempuse, Usus de 112 Tota Traduxiose . Adamas . Ces Ludus : Commercialisa
Literas . Duo Fraiaris . Erudizios et Divizies Leos Literas ad Îuvenise London
Postis Mundus anti Creazios de Onde 125; Nimiam Serom Partis de Soliloquis de
Hamlet. Pulcritudos in laponia . Silvatica Feles
105;109;115 Telegrammis . i 147 e ad un Otellus Pro- prietarius Uncaindnes Uno
Pennis Velius de Sagacitas. Violodoratas Ubim Uisi Una Undri Utire Vel'ere
Verbus ; 106 Specialisa Usus de Aliqua Verbuse 120 Verbuse cum Possessiva
Adiectivuse î cum Indeterminata Prono- mese ao Subiectus 129 » = sequita ab
Preposiziose vpi is» Pag. Da) ERRATA CORRIGE T cerziabrakidactilus
abbriccagnoio abbriccagnolo T gionstocarius accomandatarlo 8 subligaculus
mutanda 16 è 32 sia ggiunge 60 $ personaie Locazioni Tituluse Titoll 87 $ 32
postuse 91 & 57 dextra 96 riga 3 bracteas $ voleo $ 1 $ oppartenere $
deambulanzios & 241 le Duo Frariais accomandatario subligaculuse mutande si
aggiunge personale Locuzioni Titoli portuse dextera bracteis velleo v
appartenere deambulazios. © i la Fraiaris eta AGGETTIVI, SOSTANTIVI E VERBI
CONTENUTI NELLA GRAMMATICA LATINULUS Le parole senza apostroio sono piane.
L’apostroîo indica che Sulla vocale precedente cade l’accento tonico. abdere
nascondere abdomes addome abdomina'lisa addomina- abenas redina [le abere avere
abere se stare in salute a’bies abete abire partire a'bitans abitante abitare
abitare abitazios abitazione a'bitus abito abno’rmisa strampalato abscessus
ascesso absolvere assolvere abstinere astenere abstracta astratto abstrusa
astruso abundansa abbondante abundanzias abbondanza aca’cias acacia à’caius
acagiù acanto’pterus acantottero acanturus acantfuro a’'cantus acanto a’'carus
acaro accauntantis ragioniere accauntare conteggiare » per dar conto di
accauntazios contabilità accelerata accelerato accendere accendere accentus
accento acceptans accettante acceptare accettare accessibi’lisa accessibile
ACCESSUS accesso accidentare accidentare accidere accadere, avve- nire,
succedere accli’visa acclive accomodare accomodare accordare accordare
accredere ad accondi- scendere a accrescere accrescere accusare accusare
accusativus accusativo accusazios accusa ace’fala acefalo àcerba acerbo
acetaris insalata aci’culas spilla A a'cles punta aco’litus accolito
acquiescere acquietare acquirere acquistare acquisizios acquisto a’crisa acre
acrobas acrobata acro’corus acrocoro acro’polis acropoli actare agire actare
secundi agire se- condo, essere coerente a actoris attore actua’lisa attuale
actus atto acuta acuto a’'damas diamante adaquare abbeverare adesios adesione
adiantus capelvenere + adibere adoperare adiectivus aggettivo adimplere
adempire a adinvenire inventare adiposa adiposo adiudicata’rius aggiudi-
catario adiutare dare aiuto a adiactare allattare administratoris ammini-
stratore administrazios ammini- strazione admiralatus ammir#gliato admirare
ammirare admiratoris ammiratore admonere avvertire adolesce’ntisa adolescente
adrepere arrampicare adulta adulto advansare inoltrare advansata avanzato advantagiosa
vantaggio- advenas forestiero [so advenire giungere adventare arrivare
adverbius avverbio adversare opporsi a adve'rsitas avversità adve'rsucas
disgrazia adverta’is pubblicità advocare impiegare, vo- [lerci advocatus
avvocato ae'rea aereo àa'eris aria affexios affezione affi'nisa affine
affirmare affermare affluentis affluente A’frica Africa : agi’litas agilità
agitata agitato agmes squadra (militare) à’'gminis squadrone agnoscere
riconoscere agnosterius leggio agnus agnello agri’cola agricolo agri’colas
contadino agricultoris agricoltore agris campo agrumis agrume - aironare
stirare aisbergos ice-berg alarmare allarmare alarmis allarme alas ala alba
bianco albina albino a'leas giuoco d'azzardo aliena alieno a'liqua alcuno,
taluno aliquanta alquanto a'llius aglio alta alto a’'Itera altro alterabi’litas
alterabilità alte’rutra l’uno o l’altro altitudos altezza altople’inis
altopiano altus alto, la parte alta aluminis alluminio alumnus alunno à'lveus
alveo amara amaro amare amare amatoris amatore amba ambedue ambulacrus
corridoio ambulare camminare ambulazios camminata amendis ammenda amensa
sciocco amentis pazzo amenzias sciocchezza America Ame'’rica America Americana
americano Ame’rico americo amica amico amicizias amicizia amicus amico
amigdaletus mandorleto ami’gdalus mandorlo amoris amore amorosa amoroso amovere
allontanare amplificare amplificare amus amo amusare prendere con l’a- anas
anitra {mo androce’us androceo anelare anelare aneste’tica anestetico
anfiteatrus anfiteatro a'ngaris hangar Anglicana anglicano Anglicanismus
anglicani- Anglo Anglo [smo a’nguis serpe a’'ngulus angolo animalis animale
a’nimas anima a'nimus animo annunziare annunziare annus anno anses oca
anteriora anteriore anteris antera antibra’kius avambraccio antica’meras anticamera
anticipare anticipare antidisco’veris avansco- antiqua antico [perta
antitre’inus avantreno a’'nulus anello aperire aprire apis ape apparatus
apparato apparensa apparente apparizios apparizione appiransis apparenza
appla’usus applauso approcciare approcciare appropinquare accostare,
‘avvicinare a'pricas percoco Aprilis aprile apta adatto, atto aptitiu'dis
attitudine a’puas acciuga aquare innaffiare aquarius acquario aquas acqua
aqua'tica acquatico a’ quea acqueo a’quilas aquila aquilina aquilino aquitrinus
acquitrino aquosa acquoso ara’cnidis aracnide arangus arringa aratoris aratore
aratrus aratro arbitraria arbitrario arbi'trius arbitrio a’'rboris albero
arbutus corbezzolo arcessere incolpare arde’lios faccendone areodromus
areodromo are’olas aiuola areo’'metrus areometro areona'’utica areonautico
areona’utikis areonautica areona’utus areonauta areopianus areoplano areostàkis
areostatica areo’stas areostato areo’stis areostiere argentus argento argillas
argilla argumentare argomenta- arlas aia [re aristocra’tica aristocrati- : [co
arkiepi’scopus ar vo arkitecturas architettura arkitectus architetto.
arkitravis architrave arkivistis archivista armamentus armamento armare armare
armas arma armentus armento armillas braccialetto armis armata armores armaiuolo
arnes finimento a'rrabos caparra arrangiare assestare arrangimentis assesta-
arras arazzo [mento arra’sseris arazzeria arrestare arrestare arripere
acchiappare, af- arros freccia (ferrare arsinalis arsenale arterio arterio
artistis artista artri’tica artritico artritis artrite artus arto arvinas
grasso ascendere sormontare ascensios ascensione ascensoris ascensore a2ura
asfixiare asfissiare Asia Asia a’sinus asino a-solos a solo aspectus aspetto
aspicere guardare aspirare aspirare assemblare assembrare asseQquire
raggiungere assolistis assolista ussolutismus assolutismo assortire assortire
[to assortmentus assortimen- asteriscus asterisco (*) astillis asticciuola
astis asta astro’nomus astronomo astrus astro atlas atlante atmosferas
atmosfera atroxa atroce attaccare attaccare attendere attendere attenta attento
attenzios attenzione attractivis attrattiva auctoris autore auctorisare
autorizzare audaxa audace audere osare audire udire aufugere scappare
augmentare aumentare Augustus agosto a’ulas aula a’ulis urlo auricula’risa
auricolare a’urifes orefice aurigas cocchiere ‘ a’uris. orecchio a'urus oro
auscultare ascoltare A’ustro austro automo’bilis automobile automobilistis
automobi- [iista autoscafis autoscafo autosecare autosegare Autumnus autunno.
auxiliare aiutare auxilius aiuto avellere strappare avenas avena aviatoris
aviatore a'vida avido avis uccello avus avo, nonno axilla’risa ascellare
axillas ascella a’xios azione, agire azura a7zurro bacinus bacinus bacino
bacteriolo’gica batterio- baculus bastone [logico ba'feus tintore bafi'as
tintoria baggagis bagaglio baiu’lus facchino balare belare balaustradis
balaustrata balconis balcone balenas balefia ballunis pallone balneare bagnare,
fare un bagno ba’Ineus bagno bambus bambù bankis banca barbas barba bardotis
bardotto baris bar bari’tonus baritono baro’metrus barometro baronettis
baronetto baronis barone barrakis caserma barricare barricare barrire barrire
bas basso basi’licas basilica basis base batillus badile cabinettis gabinetto
cabinis cabina cablografare cablografa- cada’veris cadavere [re cadere cadere
ca’inda cortese ca’indnes cortesia calamarius calamaio calamistrare arricciare
calca’neus calcagno calcas sprone calceola’rius calzolaio ca’lceus scarpa
calefacere riscaldare - calefaxios riscaldamento ca’libis acciaio ca’lida caldo
calidare far caldo ca’ligas calza calis calice ‘ca’llida accorto, scaltr callus
callo calumniare calunniare B batracomio’makis batra- [comiomachia baubare
abbaiare baubazios abbaiamento bedda'iris ghisa bedellus bidello be’ibis
bambino belis balla bellare guerreggiare bellis campana bellus guerra
benefacere beneficare benefactoris benefattore beneficius beneficio. Berlin
Berlino bettare scommettere bettis scommessa bibere bere bibliotecas biblioteca
biciclis bicicletta bidentis bidente billis cambiale billus becco bingus essere
binoclis binocolo biris birra biscioppisalfiere(scacchi) bisnis affare
bisnistis affarista bivius bivio bla’teros chiacchierone ca’meras stanza
caminus camino, fumaiuo- canalis canale [lo cancellis cancello canina canino
canis cane cannonis cannone cannonisare cannoneg - {giare cano’nicus canonico
cantare cantare cantus canto canzios canzone caos caos capaxa capace capillus
capello capitalis capitale capitellus capitello Capras caprone captenis
capitano capus capo, testa cara caro cara’cteris carattere casseris bledis lama
blua blu bollis palla bombardare bombardare bombardazios bombarda- bona buono
[mento bo’nitas bontà bo'numis bene bordis bordo Bosno Bosno bota’nica botanico
bota’nicas botanica boviles bovile bovis bove boxis palco bra’cteas latta
bra'’cteis brattea bra'kius braccio bra’ssicas cavolo Brazil Brasile bre’visa
breve brilliantis brillante bris brezza Britiscia britannico bronco bronco
brutescere abbrutire buckes libreria butirus burro buttonare abbottonare
buttonis bottone buzzare ronzare caratus carato carbasarius veliero ca’rbasus
vela carbonius carbonio carburus carburo ca’rceris carcere cardinalis cardinale
cardina’lisa cardinale cardis cartolina carensa privo di ca'’ritas carità
carnazios carnagione carni’vora carnivoro carobis carrubo caros carne carras
carraia carrutas carrozza ‘ca’rtacras cartone cartas carta carta’'us tettoia
cartis carrettone ca’seus cacio, formaggio ca’'sseris cassero cassulis
ca’ssulis cassola castellus castello castigare castigare castigazios castigo
castras accampamento castrasare accampare — ca’sulas casina Casus caso
catacombis catacomba cata’logus catalogo catedralis duomo, catte- {drale
ca’tedras cattedra catenas catena ca’udas coda ca’unteris banco di nego- ca’untis
conto [zio cauponas bettola ca’us cagione, causa causare causare ca’usas causa
ca’usias cappello di paglia ca’utscius cautsciù cavaliris cavaliere ca’veas
gabbia ceca cieco ceckis scacco cecmetis scaccomatto cedrus cedro cekis assegno
bancario, cheque cele’brisa celebre cele’britas celebrità cellarius dispensa ,
cellula’risa cellulare celus cielo cementarius muratore cementus cemento
cempinis campione cena’culus soffitta cenare cenare cenas cena centra’lisa
centrale centrus centro cepas cipolla ceras cera cerasus ciliegio cerea’lis
cereale ce’rebrus cervello cerinus cerino ceris sedia certa certo certames
battaglia certare combattere cerziabrakida’ctilus ram- pichino, abbriccagnolo
cerziofacere accertare ces scacchi cesbordis scacchiera . cespis cespuglio
cestus cintura ciatissare servire a tavola ‘ » se cum servirsi di cia'tus
bicchiere cibare cibare cibus cibo ci’catris cicatrice ciclas gonna ciclis
ciclo ciclos ciclone ci’ cura domestico cicurabi’litas addomesti- chevolezza
cicurare addomesticare cicutas cicuta cifis capo cikis pulcino ci’lius ciglio
ci’mbalus cembalo cimbas barca cincti’culus grembiale ci'nemas cinema cine’rea
bigio cinis cenere cippa mercato ci’rcinus compasso ci'rculus circolo
circumdare circondare circumdarius circondario circumstanzias circostan- circus
circo [za cirpare cinguettare cistas cesta i citaras chitarra ci’'tisus
aborniello civi’lisa civile civis cittadino clamare gridare classis classe
cia’uda zoppo claudere racchiudere clavis chiave clo’unis pagliaccio clubis
club, circolo clu’dinis temperino clunis culatta clunisare acculattare, cu-
[lattare coagulare rappigliare coaxare gracidare co’cleas cucchiaio coffia’us
caffé (negozio) coffis caffè (pianta) coffis caffè (bevanda) cogere forzare
cogitare pensare cognatus cognato cognizios cognizione cognomes cognome [re
cognominare cognomina- è» . coincidenzias coinciden- coincidere coincidere [za
componere colere coltivare collas colletto collegius collegio collexios
collezione, rac- [coglimento collibus aggio colligere raccogliere collinas
collina collis colle collocare collocare colloquire abboccarsi, parlare con uno
collo’quius colloquio collus collo co'lonis due punti (:) colonus
affittavolo,colono colorare colorare colos colore colo’ssica colossale coltis
puledro columbus colombo columnas colonna comas chioma come’dias commedia comes
compagno cometes cometa comitatus comitato [te co'mmandans comandan- commandare
comandare commandis comando commas virgola (,) commatris commare, ma- {drina
commendatoris commen- [datore commensare cominciare commercia’lisa commer-
[ciale commerciare commercia- commodare prestare [re commo’ditas agio, como-
co’'mmodus comodo [dità commorare fermarsi commovere commuovere communes comune
commu’nisa comune co’'mpanis società, com- [pagnia compa’ssios compassione
compellere costringere competitoris competitore complere compiere completa
completo completare completare complexios complessione complimentare compli-
mentare, far complimenti RARE to complu'resa parecchio componere comporre
composizios composizios PR ne comprimere comprimere concedere concedere
concertare concertare concertus concerto concinnare acconciare concinnazios ini
ra concordare concordare concordias concordia condemnare condannare condemnatus
condannato condizionalis condizio- [nale condizios condizione co’'ndoris condor
[larsi conflare sollevare, ribel- conflictus conflitto confluenzias confluenza
confutazios confutazione congenulare cadere gi- {nocchioni congratulare
congratula- co’nica conico [re coniunetivus congiuntivo coniungere congiungere
coniu’nxios congiunzione conne’xios connessione cono’peus cortina conquerire
lagnarsi di conrespondenzias corri- {[spondenza conrespondere corrispon- [dere
consangui’neus parente consarcinare imballare consarcinazios RO gio consecuzios
consecuzio- ne consentire secon consequire conseguire consernis azienda
Conservare conservare consilius consiglio consistere consistere consobrinus
cugino consolazios consolazione consorzios compagnia conspici’Iluse occhiali
constare constare constellazios costellazio- ; [ne construere costruire
construxios costruzione . Li
consuetudos consuetudi- consulatus consolato [ne co’nsulis console consultare
consultare consumere consumare contemptus dispregio contenta contento contes
conte continentis continente, terraferma . continere contenere continuare
continuare continuazios continuazio- ne contradictoria contradit- contraere
contrarre [torio contrafortis contrafforte contraire esser contrario contraltos
contralto contraria contrario contrastare contrastare contris campagna
controbassis controbasso controlloris controllore convalescere guarire
conventus convento conversare conversare convictoris convittore convictus
convitto convincere convincere . convivas commensale cooperire coprire copias
copia coquere cuocere co’'quus cuoco cordas corda di strumen- cordia’lisa
cordiale [to cordis cuore cordisforma cuoriforme coristis corista co’rius cuoio
cornus corno corollas corolla corpus corpo corrigere correggere corroborare
corroborare corses busto (indumento) corsis portata (a tavola) cortis corte
corus coro Corvus corvo cos cote costare costare costas costa costes costola
costomma’us dogana czaris covris posata cCoxas coscia cra'is grido crammare
impinzare Crassa grosso creare -creare creazios creazione credensa credente
credere credere, aver fede cre’ ditus credito crepu’sculus crepuscolo crescere
crescere cribrus frullone, staccio crikis insenatura crispata ricciuto
cristallus cristallo - crite’rius criterio crocitare gracchiare crocodilus
coccodrillo croiare fare chicchirichi cros incrocio crossare incrociare crucis croce
cru’is ciurma crus gamba Cuare tubare cubi’culus camera cu’bitus gomito
cucullus cappuccio cu’cumis cocomero cucu’rbitas zucca cules zanzara culinas
cucina culmes comignolo culpabi’lisa colpevole culpas colpa cultoris cultoris cultrus
coltello cuni’culus coniglio cupere bramare Cuprus rame curagiosa ein ite 0 .
cu’ragis corag curbis barbazzale curiosa curioso currere correre currus carro
cursis corsa Cursus corso curta corto curva curvo curvis curva cuspisata
cuspidato custodire custodire custos custode, guardiano czeris czar, zar daddis
daddis babbo damnosa dannoso dare dare deambulare passeggiare deambulazios
passeggia- debere dovere ta debi’lisa debole decere convenire a, esse-. re
decente decidere decidere declarare dichiarare dedecere sconvenire a, essere
indecente dedignare sdegnare, ave- re a sdegno deessere mancare, voler-
defectus difetto [ci defendere difendere deficere mancare, volerci
delectabi’lisa dilettevole .delectare dilettare delectazios diletto delfinus
delfino delicata delicato deli’cies delizia deliciosa delizioso delineare
delineare delivere consegnare delivrare prosciogliere delivris consegna
delucidare .delucidare delucidazios delucidazio- demis dama ne demonstrare
dimostrare demonstrativa dimostra- i [tivo denarius danaro denominazios
denomina- dentis dente [zione dentise'ries dentatura dependere dipendere
deponere deporre depositare depositare de’putis deputato derratis derrata
descendere discendere describere descrivere deserere abbandonare, la- [sciare desertare
disertare desiderare desiderare deskis desco, tavolino despacciare dispacciare
despectare indispettire despectus dispetto desperare disperare desperata
disperato desperazios disperazione D despondere fidanzare desponsatus fidanzato
destraere distrarre detegere discoprire, sco- deturbare buttar [prire devastare
devastare de’xtera destro (parte de- dia’conus diacono [stra) dicere .dire
dida’ctica didattico di’es giorno dievenire scadere differenzias differenza
differrere differire diffici’lisa difficile diffi’cultas difficoltà difterites
difterite digitales ditale digiti’grada digitigrado di’gitus dito digna degno
di’gnitas dignità dilaniare dilaniare dilatare dilatare diligensa diligente
«diligenzias diligenza dilucidare delucidare, . schiarire dilucidazios
delucidazio- [ne, schiarimento dilu’vies diluvio dimidia, mezzo, metà dimidius
metà, mezzo, parte di mezzo dinamites dinamite dinosa’ura dinosauro dinosa’urus
dinosauro diplomas diploma directa diritto directare indirizzare directoris
direttore direxios direzione dirigere dirigere - dirigi’bilis dirigibile
disastris disastro discalceata scalzato scal- discere imparare {zo disciplinas
disciplina disciplinata disciplinato disci’pulus discepolo - discordias
discordia discoverire scovrire (scienze) disco’veris scoperta discus disco
discutere discutere dismissere accomiatare, diso bedire disobbedire duellare
disponere disporre dispo’sita disposto disquirere ricercare disquisizios
ricerca disrumpire scoppiare per risuse scop- piare dalle risa dissoluta dissoluto
distincta distinto distinguere distinguere distribuzios distribuzio- ne,
dispensa districtis distretto diuw'kis duca diu’tis dovere diversa diverso
di’vesa ricco divesare arricchire dividere dividere divi’dias noia dividiosa
noioso divizies ricchezza , docere insegnare docta dotto prat dottore gbeddere
cucciare dogbeddus cuccia dokis dock dolere dolere doliarius bottaio do’llaris
dollaro doloris dolore domare domare dome’stica domestico, di casa dominansa
dominante dominata dominato Dominicanus Domenica- do’minus signore [no domus
casa donus dono dormire dormire dorsus dorso, schiena dotare dotare draconis
dragone dra’ia asciutto draiare asciugare draidokis bacino maritti- dramas
dramma [mo drama’tica drammatico draunare annegare dreftis tratta dre’inis
fogna dronca ubbriaco dropas depilatorio ducere guidare ductus condotto
duellare duellare duellus duellus duello duettos duetto du’Icisa dolce
ebdo’madas settimana ebenistis ebanista e’'boris avorio ebri’etas ebbrietà,
ebbrez- eccle’sias chiesa {za e'culus salotto ecus sala e'deras edera edificius
edificio editoris editore edocere addestrare, am- _ maestrare educare educare
educazios educazione effectus effetto efficaxa efficace efficiensa efficiente
effuggere sfuggire e’gestas bisogno egregia egregio egrie’bla- piacevole egrota
malato egrotare ammalare eiulare miagolare eiulazios miagolio ekinus riccio di
terra ekis male, dolore tempo- raneo elabire scattare ela’stica elastico electa
eletto electoris elettore ele’ctrica elettrico e’lefas elefante elegansa elegante
elementus elemento eligere eleggere eliotropius eliotropio elli’ptica ellittico
** embassadoris ambascia- tore embassis ambasciata emere comprare eme’tica
emetico emisfe’rica emisferico emissarius emissario emittere emetter emploiare
impiegare emulazios emulazione enarrare raccontare 9 dulcisagra agrodolce
du’Icitas dolcezza dunas duna enarrazios racconto encuragiare incoraggiare
endcreftis mestiere engare impiccare enginiris ingegniere engris collera
e’ngrisa collerico enlistare assoldare - enrollare arrolare e’nterpris impresa.
enumerare enumerare epas fegato epi’scopus Vescovo e'pocas epoca equa’lisa
eguale equa’litas uguaglianza equare eguagliare, pareg- giare equatoris
equatore equazios equazione eques cavaliere equilabius barbozza equiles scuderia
equimagistes dn zo equimiles soldato a ca- vallo equinoxius equinozio equitare
cavalcare e’quus cavallo erbas erba erina’ceus riccio di mare errare errare
erroris errore erudita erudito erudizios erudizione, sa- erupzios eruzione
[pere es bronzo essere essere Estas estate e’'stera estero estimare stimare
estimazios stima estua’rius estuario etero’clita' eteroclito etas età
etnogra’fica etnografico e’tulus piantagione di ‘ piante a fusto piccolo ed
erbaceo extrinseca dura duro durare durare durizies durezza ‘ etus piantagione
di alberi di alto e medio fusto legnoso Europa Europa evaporazios DAEPAT ne
evenire avvenire, acca- e’venius filare {dere eventuala eventuale evigilare
svegliare evitare evitare exacuetoris arrotino exames esame excavare scavare excedere
eccedere excellensa eccellente excellenzias eccellenza excengis cambio
exclamare esclamare exclusiva esciusivo excribere trascrivere exemplus esempio
exequire eseguire exe'rcitus esercito exigua esiguo exiliare esiliare exire
uscire existenzias esistenza existere esistere exornamentus addobbo exornare
adornare exornata adornato, il no expectare aspettarsi expectazios aspettativa
expedire spedire explanare spiegare explicare spiegare, di- stendere expres
treno diretto expressios espressione e’xtera esterno exteriora esteriore
extollere sollevare extraotdinaria straordi- [nario extrema estremo extre’mitas
estremità extricare sviluppare extri’nseca estrinseco fabas fabas fava fabes
fabbro fabricare fabbricare fa’'bulas favola facere fare facezies facezia
fa'cies faccia faci’lisa facile facilitare facilitare fa’ctoris fabbrica factus
fatto fa'cultas facoltà falangis falange fa’lculis artiglio falignarius
falegname fallire fallire familia’risa familiare fami’lias famiglia fanalis
fanale fanta’stica fantastico farmaco’polas farmacista fars farsa . farus faro
fasces fascina fasciare fasciare fascinazios fascinazione fascis fascio faselus
fagiuolo fasis fase fa’uces foce » fa’ucise fauci fauntenis fontana favoris
favore favus favo fe'ciuris fattezza feda brutto fegatellos fegatello (scac-
feles gatto feli’citas felicità felina felino felis fiele felixa felice fellos
poveraccio, diavo- lo, misero uomo fe’minas femmina . feminina femminino, fem-
femora’lise calzoni minile fenestras finestra feras fiera, bestia feries
vacanza ferire ferire fero’citas ferocia feroxa feroce ferrare ferrare
ferribotis ferry boat, chiat- [ta E° ferrus ferro fe'scionis moda festus festa
fia’'las fiala ficus fico fide’lisa fedele fide’litas fedeltà fidere fidare
fierire diventare figuras figura filiare filiare filius figlio filtrus filtro
filus filo filusforma filiforme finirè finire finis fine fiordis fiordo firmare
firmare firmas firma fi'sica fisico fi'sicas fisica fisk.are fischiare fiskius
fischio flabellus ventaglio flaccescere appassire flagitare domandare con
istanza flammi’ferus fiammifero flebi’lisa flebile flere piangere fiexibi’lisa
flessibile flexuosa flessuoso flingare slanciare flittis flotta floccus fioclo
fiorescere fiorire flos fiore fluere scorrere flumes fiume fo’iblis debolezza,
mora- folius foglia fonologi’as fonologia fons fonte forestis foresta fo’rficis
forbice formare formare formas forma formazios formazione formidare impaurire
formidos paura fornas fornace fornis volta, (architettura) fo’rtisa forte
fortres fortezza militare fortunas fortuna futurus fortunata fortunato fossas
fosso fo.satus fossato fossi'lisa fossile foto ‘grafia fotografia. ri- tratto
fo’veas ‘fossa fra’'cida fracido fragas fragola fragi’lisa fragiie fra'iaris
frate franare franare franas frana Franciscanus Francesca- frangere frangere
[no fratris fratello fraudare barattare fra'udis frode fraus baratteria,
baratto fraxionaria frazionario frenare frenare frenatoris frenatore frenus
freno frequensa frequente fretus stretto di mare friare polverizzare fri'Ègida
freddo fringillas tringuello fri'vola frivolo frontis fronte fructus frutto
frumentus frumento frustus pezzo fugere fuggire fulcimentus puntello fulgurare
lampeggiare fulgus lampo fulmes fulmine fulmetra'es parafulmine fulminare
fulminare fumare fumare fumus fumo fundamenitus fondamento fundare fondare
funis fune, corda funxios funzione furare rubare furcillas forcina furis ladro
furnarius fornaio furnus forno fuscinas forchetta fustis fusto futpes
marciapiede futura futuro futu us futuro galerus galerus berretto gallina’ceus
tacchino gallus gallo galoppare galoppare galvanoplastica galvano- plastico
gambetto (RCACCN) gamis cacciagione ga'ragis garage gariofillus garofano
garrire garrire gas gas gasosa gassoso gaudere godere gaudius gaudio gelare
gelare gelazios gelamento gemere gemere gemmas gemma genas guancia gendris
genere generalis generale genera’lisa generale generare generare generis genero
genero’sitas generosità genetli’acus genetliaco genibusare IRRIROCCHAre
genitoris genitore gentila gentile gentilare ingentilire gentis gente genus
ginocchio geografi’as geografia gambettos lacere giacere iacintus giacinto
ja’nuas portone iasminus gelsomino ia’'tus apertura ictuctus picchiotto ideare
ideare idea’lisa ideale ide’as idea ide’ntica identico idrargirus mercurio
idra’ulica idraulico idro idro idrografi’as idrograf'a idroplanus idroplano
ieiu’nius digiuno ielpare squittire, shiatti- iemare far freddo {re l’emis
inverno Il geogra’fica geografico geologi’as geologia geometri’as geometria
gerres novella gerundius gerundio gestus gesto gettis giavazzo giagua’'ris
giaguaro giakettis giacchetta gibbas gobbo gibbosa gobbo gibbus gobbo giga’ntea
gigantesco gimna’sticas ginnastica ginece’us gineceo gingivas gengiva
gio’ineris stipettaio gio’is gioia gionstocans Sn te gionstacare accomandi-
[tare gionstoca’rius accoman- [datario gionstocus accomandita girus giro
giue’llis gioiello gura’ssica giurassico glacia’rius ghiacciaio gla’cies
ghiaccio glia’'ndulas glandola gla’reas ghiaia . glebas zolla gliris ghiro globus
globo ignis funco ignoranzias ignoranza ila’risa allegro i’lias fianco
illecebrosa carezzevole illinere spalmare illucescere far giorno illuminare
illuminare illu’strisa illustre imaginare immaginare imaginazios immagina-
imbris acquazzone (zione imitare imitare immora’lisa immorale immora'litas
immoralità immu’nisa immune impedire impedire imperativus imperativo
imperatoris imperatore Cd incisi va glocitare chiocciare glomerare avvoltolare
glorias gloria glovis guanto giutire ingoiare, SEE tire gossipius cotone
gradire gradire gra'dius gradino, scalino gradus grado grammas gramma
grammaticas grammatica grandinare grandinare gra’ndisa grandioso, gran- grandos
grandine [de granus grano grassare assassinare gratitiu’dis gratitudine
gra’visa grave grazias grazia graziasagere ringraziare graziasaxios ringrazia-
[mento graziosa grazioso gres gregge grunnire grugnire guascapus guascappa
guastus guado (erba) guberna’culus timone (na- gube’rnius governo [ve)
guepàrdus guepardo gulas gola gulfus golfo gummis gomma . gustius fusto
imperfecta imperfetto imperfectus imperfetto i'mpetus impeto impingere gettare
impiu’vius abbaino importansa importante importanzias importanza levatura
importare importare inalterabl’lisa inalterabi- | e inalterabi’litas
inalterabi- ina’uris orecchino [lità incedere incedere incendere incendiare
incendius incendio incessus andatura incipere principiare incisiva incisivo
incitare incitare incitare includere accludere inclu- Ì dere incredibi’lisa
incredibile increpare biasimare, ri- [prendere incubare covare incurvare
incurvare indefinita indefinito indes indice Indiana indiano - indicare
indicare indicativus indicativo indigere abbisognare indigna indegno indignare
indignare indiligensa trascurato indiligenzias trascuratez- za indispensabi’lisa
indi- i {spensabile indocta ignorante indolenzias indolenza i'ndoles indole
inducere indurre indulgensa indulgente indurare indurire indu’sius camicia
indu’strias industria inepta inetto inepzias inezia inequa’lisa disuguale
infa’misa infame infanzias infanzia infelixa infelice i°nfera sottano inferiora
inferiore i'nfima infimo ‘infinita infinito , inflare gonfiare informare
informare informazios informazione ke'is tastiera kelonitis chelonite kepis
capo (geografia) kernellis colonnello ke’rubis cherubino kes astuccio kescis
contante laborare lavorare laboratoris lavoratore laboriosa laborioso laboris
lavoro labrus labbro infortunata sfortunato infortu’nitas sventura infre'nisa
sbrigliato ingenius ingegno Ingland inghilterra Ingliscia inglese ingressus
ingresso i*nguinis inguine iniqua iniquo inire entrare in carica di inmissarius
immissario innire nitrire innocensa innocente innuere accennare inopsa scarso
insecare tagliare insectis insetto insidies insidia insidiosa ingidioso
insolensa insolente insolenzias insolenza instruere istruire instrumentus
strumento ‘ (notarile) instruxios istruzione Integra intero integra’lisa
integrale intelligenzias MELE za intendere intendere i’nteres interesse
interesare interessare interie’xios interiezione interiora interiore
internaziona’lisa interna- [zionale interrogativa interrogativo interrogazios
interroga- {zione intestinus intestino Intima intimo kiavettis chiavetta. rubi-
[netto kili’fera chilifero kilificare chilificare kilificazios chilificazione ‘
kilo’metris chilometro kilus chilo (chimica) LL lacernas mantello lactis latte
lacus lago lagunas laguna lamentus lamento landare inuti’lisa inutile
invaletudos debolezza (fisica); infermità invenire trovare inventarius
inventario inventoris inventore inversa inverso investire investire invidere
invidiare invi’dias invidia invitare invitare invo’is fattura lo'nica ionico
io’ttis yacht iras ira ; irascire adirare ire andare: iris iride irritare
irritare irrumpere irrompere Ist est. i istmus istmo l'teris- cammino ites
strada . ittiosa’ura .ittiosauro itus andata iu’des giudice ludicare giudicare
ludi’cius giudizio lu’gas giogaia (monti) jugus giogo u'ncus giunco” iurare-
giurare iusiurandus giuramento lusta giusto iustizias giustizia lusvocare
citare in corte luvare giovare iu’venis giovane luve’nîsa giovane iuventus
gioventù izios andatura ki'mica chimico ki'micas chimica‘ kimus chimo . .
kio’skis chiosco . kippare mantenere kiro'grafus chirografo kirurgus chirurgo
la’minas lamina lampas lampada lanàs lana lanceolata lanceolato landare
approdare lapidare lapidare lapidare, piove- {re pietre Ja'pidis lapide lapis
matita lascivias lascivia lata largo la’'teris mattone lati'bulus nascondiglio
Lati'nula Latinulo Lati’rnulus Latinulo latitu’dinis latitudine latitudos larghezza
latrare latrare latrinas latrina latus lato latu’sculus fianchetto - (scacchi)
laudare lodare la’us lode lavare lavare lectosurgere lecturis lettura lectus
letto legare lasciare in eredità legere leggere legios legione legumes legume
le’monis limone lenta lento lentis lente leopardus leopardo le’os leone lepus
lepre les legge levare da [letto L | macellus macello macra magro mae’stros
maestro com- positore di musica màafrontis frontone magistes maesiro magna
grande magnecus salone magnitudos grandezza maia’lis maiale maie’stàs maestà
maindare badare maiora maggiore maioranzias maggioranza maio’ritas maggiorità
ma’is granone, granturco ma’kinas macchina mala cattivo maledicere maledire
ma’litas cattiveria ma’lumis male malus melo malusarmis albicocco 13: = leia
lieto le’visa leggiero, lieve le’'xicos vocabolario le’xios lezione libellios
libraio libera libero liberare liberare librettos libretto musicale libris
libro ligare legare livatoris legatore lignas legna lignus legno ligos zappa
limitare limitare li'mitis limite Ji'mpida limpido lincis lince lineaducere
tratteggiare linea’risa lineare linguas lingua letteraria lifnteas cravatta
linus lino liquoris liquore liras lira (moneta Italiana) liris lira (strumento)
li'teras lettera lito’grafus litografo lo'a basso loaple’inis Yassopiano
lobstes aragosta locamplus largo locare appigionare locomotiva locomotivo
mammas mamma mammi’ferus mammifero mammillas mammella manarripere abbrancare
mandamentus manda- [mento mandarinis mandarino mandolas mandola © mandolinis
mandolino manducare mangiare manes mattina i manicavillos manicotto ma'’nices
manetta manicesàare ammanettare ma’nneris maniera manovrare manovrare mantiles
tovaglia manus mano mapa’lias capanna marcare marcare mar conigrafare marconi-
[grafare matris locomotivus locomotiva locula’risa loculare lo’culus loculo
locus luogo lodgingus quartiere lo’iala leale London Londra longa lungo
longinquazios prolunga- [mento longitudinis longitudine longitudos lunghezza
loquire parlare, ragionare lordis lord lo’'tteris lotteria, lotto lo’us basso,
la parte bassa luccare sembrare lucius luccio lucrare guadagnare luctare
lottare luctus lutto ludere giocare ludus giuoco lugere vestire di nero lunas
luna luncandens tramonto del- [la luna lunoriens levata aella lu- lupinus lupino
[na lupus lupo ius luce luscardis carta da giuoco lusitare scherzare lutosus
pantano marconigrammis marco- [nigramma maremotus maremoto margos margine
maricanis pescecane marina marino maris mare maritus marito markios marchese
marmos marmo marosus maroso marsupius borsa martes faina marzia’lisa marzia'e
massiva massiccio massivis massiccio mastis albero di (nave) mastris padrone:
mastrucas pelliccia. matema’tica matematico matema’ticas matematica
materia’lisa materiale matris madre matronas matronas matrona matura maturo
maxillas mascella ma’'xima massimo mecca’nica meccanico medianoctis mezzanotte
me’dicus medico medius mezzo, la parte di mezzo, il dito medio me’ilis corriere
postale melanco’lica malinconico melinsanas melanzana meliora migliore mellis
miele melodramas melodramma membrus membro meminissere ricordare me’mora memore
memorabi’lisa BOESI, i le . memoranda memorando memorias memoria mendicare
chiedere l’ele- mensis mese {mosina mensurare misurare mentala mentale mentas
menta mentis mente mercatus mercato mercìs merce merere rattristare di o per
meridianus meridiano meridies mezzogiorno meritare meritare me'’ritus merito
me’rulus merlo me’spilus nespolo messis raccolta messoris mietitore metàs meta
mete’ieris mezzadro na’itis cavallo (scacchi) nanciscire incontrare napkinis
salvietta, tova- naris narice [gliolo narrare narrare nascire nascere nasus
naso Natalis Natale natare nuotare nates natica nati’vitas nascita natura’lisa
naturale naturas natura naufragius naufragio na’utas marinaio navigare navigare
mete’iris mezzadria metere mietere metris metro (misura) miles soldato
mineralis minerale minera’lisa minerale mineralogi’as liga gia minerealo’gica
BRL, mi’nima minimo [logico ministe’'rius ministero ministris ministro minitare
minacciare mi’nitis minuto minora minore mirtus mirto mis signorina miscredensa
miscredente mi’sera meschino miserias miseria mittere mandare mixtios
mescolanza mobi’lisa mobile moderna moderno modus modo mola’risa molare molesta
molesto moletrinas mulino mo'Ilisa molle mollisare molleggiare molvas merluzzo
momentus momento monasterius monastero monetas danaro contante monire guaire
monomani’aca monoma- [niaco monstrare mostrare monstrus mostro montis monte
monumentus monumento N navis nave mfa’'vitas nocchiero naziona’lisa nazionale
nazios nazione nebu’las nebbia necessaria necessario negativa negativo
negligensa negligente negligenzias negligenza negoziatoris negoziante nego'zius
negozio nemus bosco nepos nipote ne’quama malvagio nequizias malvagità ne’utra
neutro nocturna mora’lisa morale morbi’fera morbifero morbus malattia morenas
morena (geo Ha ì ia morfologi’as morfologia morire morire mortis morte mortua
morto mortuus morto mos costume mostescis baffo motociclis motocicletta
motoscafis motoscafo mozios movenza muccinius fazzoletto mucros baionetta
mugire muggire muliebri’'sa muliebre muli’eris donna multa molto multiplicare
moltiplicare mulus mulo mundia’lisa mondiale mundus mondo munerare regalare
municipius municipio munire munire munizios munizione munus regalo mura’lisa
murale, di mu- ro, da muro murenas murena murus muro mus topo muscas mosca
muse’us museo mu’sicas musica musicistis musicista mustelas donnola mutare
cambiare neutra’lisa neutrale niddare aver bisogno di nigra nero ni'kelis
‘nichel nils niente nimia troppo ninfas ninfa ningere nevicare nis neve nisus
sforzo nitire poggiare nittis maglia (di filo) niuspepes giornale nobi'lisa
nobile noctis notte nocturna notturno nodus nodus nodo nomes nome Nord nord
noscere condscere notarius notaio notizias notizia notoria notorio notosa’ura
notosauro nova nuovo novalis maggese obedienzias obbedienza obedire obbedire
obiectus oggetto , obligare obbligare oblinere impastare obliviscire
dimenticare obnitire contrariare obscura oscuro obscu’ritas oscurità obsidere assediare
obsonius pietanza obstetris ostetrico obstupescere allibire obtinere ottenere
obtingere toccare a obtrectare sparlare obtundere ottundere occasumire
tramontare occidere uccidere occultare occultare occupare occupare occupazios
occupazione occurrere occorrere oce’anus oceano o’creas stivale o'culus occhio
odissere odiare odius odio odoramentus profumo odorare odorare . odoris odore
offendere offendere offensas offesa offerrere offrire «officialis ufficciafe
officia’lisa ufficiale officia’litas ufficialità officinas officina pacfondis
argentone pagare pagare pagus borgata, borgo palas pala palazius palazzo
no’velis romanzo novercas matrigna nubere sposare nubes nuvola, nube nuges
bagattella numera’lisa numerale numeràare numerare numerosa numeroso nu’merus
numero numismas medaglia officius ufficio olere odorare di, aver [odore di
o’leus olio olivus olivo omagis omaggio oma'ulicus cortigiano omicidas omicida
omicidius omicidio o’mnibus omnibus omos uomo ondulare ondulare onerare
caricare onerata caricato, carico o’neris carico onesta onesto onoraré onorare
onos onore operarius operaio o’peras opera (teatro) operettas operetta
Opificius opificio opinios opinione, giudi- o’pius oppio {zio oportere
bisognare, esse- {re conveniente opportuna opportuno opportunitas opportunità
opprimere opprimere Optare optare o’ptima ottimo opunzias ficodindia opus opera
orare pregare orarius orario oras ora oratoris oratore o’'rdeus orzo palearis
giogaia paleontologi’as paleon- [tologia palestras palestra palmas palma palus
nummus moneta nu’ndines fiera (di bestia- [me) nunziare annunziare nupzies
nozze nurus nuora nus noce nutris nutrice nuttus cenno ordina’lisa ordinale
ordinare ordinare ordinaria ordinario ordinazios ordinazione, ordos ordine
[ordine orengia’dis aranciata crengis arancio organisare organizzate
organisazios organizza- organus organo [zione orientalistis orientalista origos
origine o’rizas riso (pianta) orizonta’lisa orizzontale o’rizos orizzonte
orkestras orchestra ornare ornare orografi’as orografia orologiarius orologiaio
orologius orologio orrere aver orrore di, a- vere in orrore orros orrore ortus
orto 08°bocca oscillazios oscillazione oscitare sbadigliare o’sculus bocchino
ospitalis ospedale OSsis 0sso ostendere dimostrare osti’olus sportello ostius
uscio otellus hotel, albergo ovarius ovario ovata ovale, ovato ovis montone
OVUs uovo pa'Imeus palma (albero) palotteris pallottoliera palottis pallottola
paludis palude palus palo panis panis pane panteras pantera papilios padiglione
parare approntare parcere perdonare parcus parco parentes genitore pare’ntesis
parentesi () Paris Parigi pars rata partiaquas spartiacque participius
participio partire spartire partis parte partitas partita (giuoco) parturire
partorire parva piccolo parvexillus banderuola pas pace pa'ssenges passcggiero
passus passo pastinare zappare pastinatoris zappatore vastoris pastore paterna
paterno pa'tinas piatto patrias patria patris padre pa'truus zio pauca poco
pa’ueris forza meccanica pa’upera povero pa'upertas povertà pavimentus pavimento
pazienzias pazienza peccatus peccato pe’ctulus pettino pectus petto pedi’culus
picciuolo pedu’nculus peduncolo peggus attaccapanni peimentis pagamento peiora
peggiore pellis pelle penas pena penat=s penati penetrare penetrare penitere
pentire pennas penna pennis penny pensilinis pensilina pensus compito peplus
peplo pepos popone ;eras tasca percutere percuotere perdere perdere perdezios
perdita perfecta perfetto perfectus perfetto perficere perfezionare peri'odus
periodo permittere permettere permutazios permutazio- persivere accorgere [ne
persona’lisa personale personis persona pe'rticas pertica pertinere appartenere
pertransire trapassare pes piede pessima pessimo pe’talus petalo pe’tasus
cappello a tuba pe’tticos sottana petere domandare, chie- petras pietra [dere
petronas macigno p:trose’linus prezzemolo pia pio pianofortis pianoforte picas
gazza picciare beccheggiare picciazios beccheggio piceggis ciglione picturas
pittura pi’Petas pietà pigere rincrescere pigra pigro pi'leus cappello pilormus
pelaine pilus pelo pi’ncise pinze, pinzette pi’nguisa grasso pitninus merletto
pinsere pestare pinus pino pipe’ritis peperone pi'pios piccione piris pari,
(dignità ingle- pirus pero [se) piscare pescare piscatoris pescatore piscis
pesce pistillus pistillo pistrinus palmento pisus pisello pittis platea
pixina’uticas bussola placere piacere pianetas pianeta plan:izies pianura
plantas pianta pla’teas piazza pla’tinus platino ple’inis piano, pianura piena
pieno ple’sciu:is piacere plesiosa’ura plesiosauro plicare, piegare, ripiegare
plicati’lisa pieghevole pliosa’ura pliosauro prebere plisare compiacere
plostrus carriuola pluere piovere piumbus piombo piu’rima moltissimo
plusperfectus piucche- plu’vias pioggia {perfetto po'esis poesia poe’tas poeta
po'is zampa poliedrus poliedro poli’tica politico po’lizzes polizza polles
pollice poltronis poltrona polus polo pompare pompare pompas pompa pomperis
pompiere ponderosa pesante ponere porre, mettere ponis pedone (scacchi)
po’ntifes pontefice pontis ponte popinas locanda popis papa populare popolare
populazios popolazione porcus porco porrare tornire, far lc fusa portare
portare portas porta portazios portamento portfolis portafoglio portus porto
poscere chiedere, doman- . dare, richiedere positiva positivo possere potere
(materia- [le) possessiva possessivo possibi’lisa possibile possidere possedere
posta’lisa postale po'stera postero © posteriora posteriore postes imposta
postis posta postisare impostare postrema postreino postulare chiedere con
[esigenza po’'stuma postumo po:ensa potente podero- potenzias potenza [so
potire impadronire prandere pranzare prandius pranzo prates prateria . pratus
prato prebere fornire piccare precare pregare precepz'os insegnamento predas
preda prediligere prediligere predos predone preeminenzias premi- [nenza
prefecturas prefetiura preferenzias preferenza preferrere preferire pregius
pregio preiudicius pregiudizio premiare premiare premittere premettere premius
premio prenijere prendere prensios presa preparare preparare preposizios
preposizione presensa presente presepes mangiatoia preses preside presidentis
presidente preterire passare (tempo) pretoria pretorio previdere prevedere
preziosa prezioso — preziumare apprezzare prezius prezzo principa’lisa
principale pri'ncipis principe principius principio printris stampatore pristis
prete priunare rimondare — priunatoris rimondatore priunazios rimonda quadernus
quaderno quadrupes quadrupede Quadrus quadro qua’litas qualità quanta quanto
quartettos quartetto Qquatere scuotere radiotelegrafare radio- Re
tadiotelegra'fica radio- [telegrafico radis radice ra’fanus ravanello ra'las
razza (pesce) privare privare privignus figliastro proa’vus bisnonno. bisa-
proba probo [vo probabi’lisa probabile procedere procedere proclamare
proclamare procurare procurare procuratoris procuratore prodere tradire
prodessere servire a proditoris traditore producere produrre productus prodotto
produxlos produzione proe’mius proemio — proferrere profferire professios
professione professoris professore progectis progetto proibere broibire
prolatare allargare prominere sporgere promittere promettere promovere
promuovere pronomes pronome pronunciare pronunciare pronunciazios pronunzia
propellere spingere propos proposta propo'’istus proposito proposizios
proposizio- propria prorio [ne propri’etas proprietà proras prora, prua
proscenius proscenio protegere proteggere quercus quercia querere chiedere per
sa- [pere querire lagnare questionis questione ques’tios domanda quicca svelto
raidare andare sopra o {dentro un veicolo ra'ita adatto, diritto, esat- to,
giusto, vero raitare far giustizia, es- [sere giusto verso ramus ramo ‘ rastrus
protestare protestare protraere prolungare provenire provenire providere
provvedere provincias provincia pro’xima prossimo prui’nas brina pru’numis susino
prunus pruno pruvis prova pteroda'ctila pterodattilo pu’blica pubblico
publicare pubblicare pudere vergognare pu’eris fanciullo pue’rperas puerpera
pugnare tenzonare, pu- pugnas tenzone [gnare pulcra bello pulcritudos bellezza
pullus pollo puilu’sarius pollaio pulmos polmone pulpastrs polpastrello
pu’isulus polsino pulvinus cuscino pulvis polvere pumas puma punctua'litas
puntualità punctus punto punimalus melograno punire punire pupillas pupilla
puppis poppa (nave) pura puro putare credere, avere pu'teus pozzo [opinione
qui’es quiete quietare quietare quinis regina (scacchi) quintalis quintale (kg.
quintas quinta {100) quire potere (morale) quotidiana quotidiano ranas rana
rancoriìs rancore rankis grado (dignità) ra’pida rapido rapus rapa rara raro
rastrus rastrello ratis ratis zattera raziocinare ragionare razios ragione
rea’lisa reale, di realtà rea’Itus rialto rea’lus reale (moneta) recconare
calcolare receptus ritirata (militare) recipere ricevere reclamare reclamare
reclamus reclamo reconcinnare racconciare recta retto recubare coricare recurva
ricurvo redarus rimessa reddere rendere redire tornare re’'ditus ritorno
referrere riferire refertare importare, in- [teressare reformidare aver paura
[di, paventare refragare replicare refrangere rifrangere rega’lisa reale,
regale regere reggere re’gias reggia, corte regimentis reggimento regioisire
rallegrare regios regione regis re registrare registrare regnare regnare
regula’risa regolare re’gulas regola reicere scacciare re'ilis rotaia reilue’is
ferrovia reilue’isa ferroviario relativa relativo re’ligios religione religiosa
religioso relinquere lasciare sa’'bulus sabbia SACCUS sacco sacrarius cappella
sacrificius sacrifizio saga’citas sagacia salis sale saltus salto salus salute
salutare salutare salvias salvia sana sano i reli’quus resto remanere rimanere,
res- [tare, trattenere remorare aspettare - remorazios attesa remulcare
rimorchiare renis rene repentina repentino repetere ripetere replere riempire
representare rappresen- {tare | ronga inadatto, inesatto, reptare strisciare
re’ptilis rettile requiescere riposare res cosa resi’duus resto resipere sapere
di, aver [sapore di respectabi’lisa rispetti e respectare rispettare respendus
ciondolo respondere rispondere restare restare restaurare ristorare restis riposo
restorantis ristorante restringere restringere resuscitare risuscitare
retalrare ritirare retraere ritrarre re’viu® rivista revoluzios rivoluzione
ridere ridere rieligere rieleggere rikisare abbicare rimborsare rimborsare
ringir» ringhiare ripas riva | ripere raccogliere (cere- risakis risacca [ali)
riscare arrischiare riscus rischio ritirare ritirare (commer- [ciale S
sa’'nctitas santità sanguis sangue sapiensa sapiente sapienzias sapienza sardas
sarda sarissas piccone sartoris sarto satisfacere soddisfare satisfaciensa
soddisfa- [cente, soddisfattorio sboccare sboccare rollare arrotolare sCatebras
riuscire riuscire rivolvris rivoltella ri'vulus rigagnolo rivus rivo, ruscello
rizomas rizoma robus robustezza robusta robusto . roffa ruvido rogare chiedere
con pre- {ghiera romans romanza {torto, ingiusto, falso rongare fare torto,
esse- [re ingiusto verso rorare cadere la rugiada ros rugiada rosas Fosa
rosmarinus rosmarino rostras ringhiera rotas ruota rotunta rotondo rotunditare
tondeggiare ro’us fila rube’culas pettirosso rubra rosso rubus rovo rubusi'deus
lampone rudentes sartiame rudentis cavo rudere ragliare rufflare arruffare
rugire ruggire rugitus ruggito rui’nas .rovina rullare rullare rumorosa
rùmoroso ‘rumos rumore | rumpere rompere rupes rupe ruptoris rompitore rustare
arrugginire rustica’rius massaio rusticedes masseria sboccus sbocco scabere
scalfire scabiles predellino scafis scafo scAiscrepes grattacielo scalarus
gradinata scalas scala scalena scaleno scamnus banco, scanno scatebras sorgente
sceffris sceffris conduttore di automobili, chaffeur scefis covone scelerata
scellerato scelfis scaffale scelus scelleraggine, scel- [leratezza sce’mises
camicetta scenas scena ‘’ scenografi’as scenografia sceptrus scettro sceris
azione (commer- [ciale) sceristis azionista scevare sbarbare sciainare lucidare
sci’as scia sciensa sciente scienti’fica scientifico scienzias scienza
scienziata scienziato scintillare scintillare scioare- presentare sci’olus
saccente sci’pios gruccia scire sapere scirrus scirro scittis foglio sciu’ldris
spalla scolaris scolaro scolas scuola scola’stica scolastico sco’pulus scoglio
scopus scopo scribas scrivano scribere scrivere scriptoris scrittore scrobis
tana scrus vite scrusare avvitare scurrare buffoneggiare scurras buffone se’cales
segala secare segare secas sega seclare attenere a, stare a secogitare
fantasticare. secrétus segreto sectare cercare di otte- [nere se’culus secolo
secura sicuro securare assicurare sedere sedere sefis cassaforte seges biada
selexios scelta seligere scegliere sellulo’is celluloide sema’foris semaforo
semaforistis semaforista semicolonis punto e vir- (gola (;) seminare seminare
seminazios semina semitas scorciatoia semplis campione senatoris senatore
senectus vecchiaia senes vecchio se’nesa vecchio sensibi'lisa sensibile sentire
sentire se’palus sepalo sepelire seppellire sepes siepe septus recinto
sepulcretus cimitero sequensa seguente sequire seguire se’ria serio se’ricus
seta sermos discorso . abere una sermos fare [un discorso serpentis serpente
serras serra servare salvare servatoris salvatore servire servire servis
servizio se’rvitus servitù servus servo setas setola sevare risparmiare severa
severo sibilare sibilare siccare seccare sideru’rgica siderurgico si’gares
sigaretta sigas sigaro signalis segnale silatus colazione silenziosa silenzioso
silere zittire, far silenzio silurans silurante silurare silurare silurus
siluro silvas selva silva’tica selvatico simi’lisa simile simpa'’tica simpatico
si'mplexa semplice simulta’nea simultaneo sincera sincero si’ndicus sindaco
si’ngula singolo + singula’risa singolare sini’'stera sinistro sintaxis
sintassi siparius sipario si’'sonis stagioue spinas sistemas sistema sitire
aver sete sitis sete situs sito, posto skecciare abbozzare skeccis abbozzo
skeinare annaspare skeles scala (di propor- skemas schema [zione sketis pattino
sketisare pattinare ski’dias scheggia - skismas scisma skistus lavagna, ardesia
slanta sghembo slendra smilzo slevis schiavo smerlare smerlare smuta liscio
snappare azzannare sobria sobrio soccus pantofola 8so’cerus suocero
sociabi’lisa socievole socia’lisa sociale soci’etàs società socorsa poltrone ©
softa soffice, morbido sola solo solaArius terrazza solcadens tramonto del 80
soliloquis soliloquio solis sole solitaria solitario solo’riens levata del sole
solstizius solstizio solus suolo somniare sognare somnius sogno somnus sonno
sonare suonare sonus suono sopranos soprano $ores sorcio soros sorella.
sorprendere sorprendere sovrana sovrano sovrenis sterlina spa’iglas
cannocchiale spargere spargere specia’lisa speciale specta’culus spettacolo
spectatoris spettatore specus grotta spellere compitare spendere spendere
sperare sperare spicas spiga spina’cias spinace gspinas spina spiritus
spi’ritus spiriio splendere splendere sple’ndida splendido splendoris splendore
splenis milza spoliarius spogliatoio springus molla spumas spuma, schiuma
spurca sporco squeris casella (scacchi) squiccare stridere (topi) sta’bulus
stalla sta’dius stadio stagnus stagno, acqua [morta stames stame stamnus stagno
stare stare ritto statuas statua statuere stabilire, prefig- status stato [gere
stazios stazione stegis palcoscenico stela stantio stellas stella stendere
stendere stereoscopis stereosco- stetla maestoso [pio stigmas stimma stilis
stile stilus stilo sti’meris piroscafo stivas stiva stoffis stoffa stolkis
stipola sto'macus stomaco storis deposito (magaz- [zino) tabernas taverna
ta’bulas tavola tacere tacere ta’ctila tattile tactis tasto tacui’nis taccuino
ta’idis marea ta’irda stanco ta’lisa tale talpas talpa talusare accoccolare ac-
i [cosciare tanger= toccare tantu’ndema altrettanto tapes tappeto tapesare
tappezzare tardare ritardare tardazios ritardo ta’uelis asciugamano 20 stovis
stufa strages strage stra’ifis gara stra’nea strano streitenare raddrizzare ‘trengas
forza (bruta) stre’nua strenuo stri’'as stria stricta stretto stridere stridere
strimis corrente stritcas tranvai stro’fius fazzolettone strumentus strumento
musicale etru’xios accatastamento studentis studente studere studiare studiosa
studioso stu’dius studio stulta stolto stupere stordire sua’vitas soavità
subde’bila fievole subdiuere assoggettare subicere sottoporre subiectus
soggetto subiunctivus congiuntivo sublandire lusingare subligacu’luse mutande
submaArinus sottomarino submergere profondare submittere sottomettere
subsi’dius sussidio substantivare sostanti- vare substantivus sostantivo
substanzias sostanza ta’unis paese ta’urus toro taxillus dado teatra’lisa
teatrale tea’trus teatro tectus tetto . tedere annoiare tegere coprire te'gulas
tegola telefonare telefonare telefo’nica telefonico télegrafare telegrafare
telegra’fica telegrafico telegrammis telegramma telescopis telescopio temos
timone tempestas tempesta tempus tempo tendere tendere tickettis subterra’'nea
sotterraneo subti’lisa sottile succurrere soccorrere Sud sud suere cucire
sufferrere soffrire sufflare soffiare sulcare solcare sulfumentus zolfanello
suitanus sultano summa sommo summaria sommario summarius sommario summas somma
summus sommità sumptus costo supelle’ctilis suppelletti- su'pera soprano [le
superà’'bitus soprabito superare superare; sor- [montare superba superbo
superbias superbia superci’lius sopracciglio superfi’cies superficie superiora
superiore superna superno supplementus supple- [mento supponere supporre supportare
sopportare suprema supremo surgere sorgere surrendere arrendere sus verro
suspendere sospendere suspicare sospettare sustinere sostenere tenens tenente
te’nera tenero tenores tenore terape’utica terapeutico terape'uticas
terapeutica termala termale : terminare terminare terras terra terremotus
terremoto ’ terrere atterrire terribi'lisa terribile territo’rius territorio
terroris terrore terzettos terzetto testamentus testamento testimoniare
testimonia- textiles tessuto [re ticca folto tickettis biglietto tigris 4
tigris tigre timere temere ti'mida timido timoris timore timus timo tingere
tingere tinnus tonno | tintinna'bulus campanel- tipografi’as tipografia [lò
tipo’grafus tipografo tipus tipo tis the (pianta) ti'tulus titolo tofus tufo |
toilettis ritirata (latrina) to’is giocattolo tollere alzare tombis tomba
tometos pomodoro tonare tuonare tongues lingua (muscolo) to’nitrus tuono tonnis
tonnellata (kg 1000) tonsoris barbiere toracatus corazzata torpedineris
torpedinicra torquis collana . ua°isa savio, saggio uelferis benessere uera'us
magazzino uescottis panciotto Ue’st ovest ue’tris tempo ul’ndes arcolaio ulmus
olmo ulteriora ulteriore u’ltima ultimo ululare ululare vadus guado, uado
valdexpres treno direttis- va’lleis vallata [simo vallis valle valorosa
valoroso valutare valutare valvas valva vangas vanga vaporis vapore varia vario
variare variare vari’'etas varietà va’riusa svariato vascula’rius vasaio
torrentis torrente torrere abbrustolire, to- tota tutto —_ [stare tota’lisa
totale tractare trattare tractus tratto (scacchi) traducere tradurre © traere
trarre tragedias tragedia tra’iflis frivolezza transbordare trasbordare
transbordazios trasbordo transennas persiana | transire passare transkiurare
trascurare transmittere trasmettere transparere trasparire transportare
trasportare transversare traversare trapetus frantoio trasciare trebbiare
trasciazios trebbiatura travelare viaggiare travelatoris viaggiatore tra’velis
viaggio. tre’inus treno tremenda tremendo U ‘ umana umano uma’nitas umanità
umus terra uncainda scortese unca’indnes scortesia underue’ris maglia (cami-.
u’nguis unghia u’nitas unità uonderare meravigliare uonderosa meraviglioso
uo’rdis parola [cia) WV va’sculus barattolo vasta vasto vaticanus vaticano
vectis stanga velificare veleggiare ve’lius valore veli’volus velivolo vellere
volere velo’citas velocità velus velo velvettis velluto venare cacciare, andare
a [caccia venatoris cacciatore ‘versare tremere fremare trepidansa trepidante
triangula’risa triangolare tribunailis tribunale tribus iribù tridentis
tridente trientalis bottiglia trimmare freg'are tri'stisa triste . triturare
triturare tro’lléis trolley truncus tronco tuberosus tuberosa tubus tubo tuftis
ciuffo tuittare zirlare tunda tondo tundras tundra tu’nnelis galleria, tunnel] tu’rbida
torhido turbulenta turbulento turdus tordo turmas branco turnare girare turris
torre turrisare arroccare (scac- [chi) uostare sprecare urbis città urgensa
urgente urere bruciare urpes erpice urpesare erpicare uUSsus uso, voga uti’lisa
utile uti’litas utilità utire usare, adoperare, uxoris moglie venatus caccia
vendere vendere venditoris venditore venire venire ventomovere sventolare
ventris ventre venturare avventurare ventus vento vepretus macchia (bosco) vera
vero i Veris primavera ve'ritas verità versare versare (danaro) versificatoris
versificatoris versificato- [re, rimatore versus verso vertere volgere,
rivolgere vertica’lisa verticale ves barella vespas vespa vesperare fare sera
vespertilios pipistrello vespes sera vesti’bulus vestibolo vesti’gius traccia
vestimentus abbiglia- vestire vestire [mento vestis veste veterinarius
veterinario vexillus bandiera vi’as via viatritas carreggiata vi’cias veccia
vicina vicino vici’nias contrada vi'ctimas vittima vi’ctora vittorioso vi'culus
vicolo vicus vico videre vedere xilos bambagia zoologi’as zoologia vi’lisa vile
villas villa vi’llicus fattore vimes vimine vinarius cantina vincere vincere
vincezios vincita vindicare vendicare vindicazios vendetta vinus vino violinis
violino violinistis violinista violodoratas mammoletta violoncellis violoncello
viretus verdura viridarius giardino virtuosa virtuoso vis forza (mo-ale)
vi’'sceris viscere viscontes visconte vi’sios visione, vista visitare visitare
vi’sius veduta . visus vista vitas vita vitis vite vitrarius vetraio >.
contraire contrarre contraere contrastare contrastare controbasso controbassis
controllore controlloris convenire decere convento conventus conversare
conversare convincere convincere convitato convivas convitto convictus
convittore convictoris copia copia8 i coprire tegere dado taxillus dama demis
danaro denarius dannoso damnosa dare dare aebole debilisa debolezza (fisica)
invale- [tudos debolezza (morale) toiblis decente, essere - decere decidere
decidere degno digna delfino delfinus delicato delicata delineare delineare
delizia Qelicies coraggio curagis coraggioso curagiosa corazzata toracatus
corbezzolo arbutus corda Va funis corda (suono) cordas cordiale cordialisa
coricare recubare corista coristis corno cornus coro corus corolla corollas corpo
corpus correggere corrigere corrente strimis correre currere corridoio
ambulacrus corriere (poste) meilis corrispondenza conre- [spondenzias
corrispondere conrespon- [dere corroborare corroborare corsa cursis Corso
Cursus corte cortis corte (palazzo) regias cortese cainda cortesia caindnes
cortigiano omaulicus corlina conopeus corto curta corvo Corvus cosa res coscia
coxas costa costas costare costare costellazione constellazios costo sumptus
costola costes costringere compellere delizioso deliciosa delucidare delucidare
delucidazione delucida- [zios denominazione denomina- : [zios dentatura
dentiseries dente dentis depilatorio dropas deporre deponere depositare
depositare deposito (magazzino) sto- deputato deputis [ris derrata derratis
desco deskis descrivere describere difterite costruire construere costruzione
construxios costume mos cote cos cotone gossipius covare incubare covone scefis
cravatta linteas creare creare creazione creazios credente credensa . credere
(aver fede) credere (avere opinione) putare credito creditus crepuscolo
crepusculus crescere crescere 5 cristallo cristallus criterio criterius croce
crucis cucchiaio cocleas cuccia dogbeddus cucciare dogbeddere cucina culinas
cucire suere cugino consobrinus culatta clunis .culattare clunisare cultore
cultoris cuocere coquere cuoco Ccoquus cuoio corius cuore cordis cuoriforme
cordisforma curioso curiosa curva curvis curvo curva cuscino pulvinus cuspidato
cuspisata cusfo.de custos custodire custodire czar czaris desiderare desiderare
destro dextera devastare devastare diacono diaconus diamante adamas diavolo,
(misero uomo) [fellos dichiarare declarare didattico didactica difendere
defendere difetto defectus differire differrere differenza differenzias
difficile difficilisa difficoltà difficultas difierite difterites @ digitigrado
digitigrado digitigrada digiuno ieiunius dignità dignitas dilaniare dilaniare
dilatare dilatare dilettare delectare dilettevole delectabilisa (diletto
delectazios diligente diligensa diligenza diligenzias diluvio diluvies
dimandare petere. dimenticare obliviscire dimostrare (manifestare) [ostendere
dimostrare demonstrare dimostrativo gi va dinamite dinamites dinosauro
dinosaura, di- [nosaurus dipendere dependere diploma diplomas. dire dicere
direttore directoris direzione direxi0s dirigere dirigere dirigibile
dirigibilis diritto directa, raita disastro disastris discendere descendere
discepolo discipulus disciplina disciplinas disciplinato disciplinata disco
discus discordia discordias eba nista ebenistis ebbrezza ebrietas ebbrietà
ebrietas eccedere excedere eccellente excellensa eccellenza excellenzias edera
ederas edificio edificius editore editoris. educare educare educazione
educazios Sa effectus 'ficace efficaxa efficiente efficiensa egregio egregia
eguagliare equare eguale equalisa elastico elastica elefante elefas elegante
elegansa discorso sermos discutere discutere diseguale inequalisa disertare
desertare disgrazia adversucas dispacciare despacciare dispensa distribuzios
dispensa (stanza) cellarius disperare desperare disperato desperata
disperazione desperazios dispetto despectus disporre disponere disposto
disposita dispregio contemptus dissoluto dissoluta distinguere distinguere
distinto distincta distrarre destraere distretto districtis disubbidire
disobedire ditale digitales dito digitus diventare fierire diverso diversa :3
dividere dividere dock dokis dogana costommaus dolce dulcisa dolcezza dulcitas
dolere dolere dollaro dollaris dolore doloris, ekis domanda questios domandare
poscere domandare con esigenza [postulare E eleggere eligere elemento elementus
elemosina chiedere l’ men- [dicare eletto electa elettore electoris elettrico
electrica eliotropio eliotropius ellittico elliptica emetico emetica emettere
emittere emisferico emisferica emissario emissarius empire replere emulazione
emulazios entrambi amba enumerare enumerare epoca epocas equatore equatoris
equazione equazios esistere domandare con istanza | [flagitare domandare con
preghiera [rogare domandare per ottenere [petere domandare per sapere {querere
domare domare domenicano Dominicanus domestico domestica domestico
(addomestica- | (to) cicura dominante dominansa dominato dominata donna
mulieris donnola mustelas dono donus dormire dormire dorso dorsus dotare dotare
dotto docta dottore doctoris dovere debere, diutis dragone draconis dramma
dramas drammatico dramatica duca diukis duellare duellare duello duellus duetto
duettos duna dunas duomo catedralis durare durare durezza durizies duro dura
equinozio equinoxius erba erbas erpicare urpesare erpice urpes errare errare
errore erroris erudito erudita erudizione erudizios eruzione erupzios esame
exames esatto raita esclamare exclamare esclusivo exclusiva eseguire exequire
esempio exemplus esercito exercitus esiguo exigua esiliare exiliare esistenzu
existenzias esistere existere espressione espressione expressios essere essere;
bingus est Ist estate Estas esteriore exteriora esterno extera fabbrica
(opificio) factoris fabbricare fabricare fabbro fabes faccendone ardelios
facchino baiulus faccia facies facezia facezies facile facilisa facilitare
facilitare facoltà facultas fagiuolo faselus faina martes falange falangis
falegname falignarius fallire fallire falso ronga famiglia familias famigliare
familiarisa fanale fanalis fanciullo pueris fantasticare secogitare fantastico
fantastica fare facere farmacista farmacopolas faro farus farsa fars fasciare
fasciare fascina fasces fascinazione fascinazios fascio fascis fase fasis
fattezza feciuris fatto factus fattore villicus fattura invois fauci faucise
fava fabas favo favus favola fabulas favore favoris fazzoletto muccinius
fazzolettone strofius fedele fidelisa Fedeltà fidelitas fegatello (scacchi)
fega- fegato epas [tellos felice felixa felicità felicitas felino felina
femmina feminas 30 estero estera estremita extremitas estremo extrema
esfrinseco extrinseca estuario estuarius età etas femminile feminina femminino
feminina ferire ferire ferita vulinus fermarsi commorare feroce feroxa ferocia
ferocitas ferrare ferrare ferro ferrus ferrovia reilueis ferroviario reilueisa
festa festus fiala fialas fiammifero flammiferus fianchetto (scacchi) latu-
fianco ilias {sculus fico ficus ficodindia opunzias fidanzare despondere
fidanzato desponsatus fidare fidere fiele felis fiera feras fiera (bestiame)
nundines fievole subdebila figliastro privignus figlio filius figura figuras
fila rous filare evenius filiare filiare filiforme filusforma filo filus filtro
filtrus fine finis finestra fenestras finimento (cavalli) arnes finire finire
fiocco floccus fiordo fiordis fiore flos fiorire florescere firma firmas
firmare firmare fischiare fiskiare fischio fiskius fisica fisicas fisico fisica
fiume flumes flebile flebiliea flessibile flexibilisa fred do eteroclito
etercclita etnografico etnografica Europa Europa evaporazione evaporazios eventuale
eventuala evitare evitare flessuoso flexuosa flotta flittis fluire fluere foce
fauces foglia folius foglio scittis fogna dreinis folto ticca fondamento
fundamentus fondare fundare fonologia fonologias fontana fauntenis fonte fons
forbice forficis forchetta fuscinas forcina, furcillas foresta torestis
forestiere advenas forma formas formaggio caseus formare formare formazione
formazios fornace fornas fornaio furnarius fornire prebere forno furnus forte
fortisa fortezza fortres fortuna fortunas fortunato fortunata forza (bruta)
strengas forza (meccanica) paueris forza (morale) vis forzare cogere fossa
foveas fossato fossatus fossile fossilisa fosso fossas fradicio fracida fragile
fragilisa fragola fragas frana franas franare franare francescano Franciscanus
frantoio trapetus frate fraiaris fratello fratris frazionario fraxionaria
freccia arros freddo frigida freddo fare- iemare fregiare fregiare trimmare
frenare frenare freno frenus frequente îrequensa fringuello fringillas
frivolezza traiflis frivolo frivola frode fraudis fronte frontis gabbia caveas
gabinetto cabinettis galleria tunnelis; gallo gallus galoppare galoppare
galvanoplastico ‘galvano- gamba crus {plastica gambetto (scacchi) gam- gara
straifis [bettos garage garagis garofano gariofillus garrire garrire gas gas
gassuso gasosa gatto feles gaudio gaudius gazza picas gelamento gelazios gelare
gelare gelsomino iasminus gemere gemere gemma gemmas generale generalis, gene-
ralisa generare generare genere gendris genero generis generosità generositas genetliaco
genetliacus gengiva gingivas genitore genitoris genitori parentes gente gentis
gentile gentila geografia geografias geografico geografico geologia geologias
geometria geometrias geruzdio gerundius gesto gestus gettare impingere
ghiacciaio glaciarius ghiaccio glacies ghiaia glareas ghiro gliris ghisa
beddairis giacca, giacchetta gta [tis frontone mafrontis frullone cribrus
frumento frumentus frutto fructus fuggire fugere fulminare fulminare fulmine
fulmes fumaiuolo caminus fumare fumare giacere iacere giacinto iacintus
giaguaro giaguaris giardino viridarius giavazzo gettis gigantesco gigantea
gineceo gineceus ginnastica gimnasticas ginocchi, cadere in - con- [genulare
ginocchio genus giocare ludere giocattolo tois giogaia iugas, palearis giogo
iugus gioia giois gioiello giuellis giornale niuspepes giorno dies far —
illucescere giovane iuvenis, iuvenisa giovare iuvare gioventù inventus girare
turnare giro girus giudicare iudicare ’ giudice iudes giudizio iudicius giunco
iuncus giungere advenire giuoco ludus giuoco d’azzardo aleas giuramento
iusiurandus iurare iurare giurassico giurassica giustizia iustizias far —
raitare giusto iusta, raita essere = verso raitare glandula glandulas globo
globus gloria glorias gobba gibbas gobbo gibbosa, gibbus godere gaudere gola
gulas golfo gulfus gomito cubitus gusto fumo fumus fune funis funzione funxios
fuoco ignis fusa, far le — porrare fusto fustis futuro futura. futurus gomma
gummis gonfiare inflare gonna, gonnella, ciclas governo gubernius gracchiare
crocitare gracidare coaxare gradinata scalarus gradino gradius . gradire
gradire grado gradus, rankis gramma grammas grammatica grammaticas grande
magna, grandisa grandezza magnitudos grandinare grandinare grandine grandos
grandioso grandisa grano granus granone granturco mais grasso arvinas, pinguisa
gratitudine gratitiudis grattacielo scaiscrepes grave gravisa grazia grazias
grazioso graziosa gregge gres grembiale cincticulus gridare clamare grido crais
grosso crassa grotta specus gruccia scipios grugnire grunnire guadagnare
lucrare guado (fiume) vadus guado (pianta) guastus guaire monire guancia genas
guanto glovis guardare aspicere guardiano custos guarire convalescere guascappa
guascapus guepardo guepardus guerra bellus guerreggiare bellare guidare ducere
gusto gustus hangar hangar angaris iceberg aisbergos idea ideas ideale idealisa
ideare ideare identico identica idraulico idraulica idrografia idrografias
idroplano idroplanus ignorante indocta ignoranza ignoranzias illuminare
illuminare illustre illustrisa imballaggio consarcina- [zios imballare
consarcinare imitare imitare —. immaginare imaginare immaginazione imagina-
{zios immissario inmissarius immorale immoralisa immoralità immoralitas immune
immunisa impadronire potire imparare discere impastare oblinere impaurire
tormidare impedire impedire imperativo imperativus imperatore imperatoris
imperfetto imperfecta im- impeto impetus [perfectus impiccare engare impiegare
emploiare impiegare tempo, volerci [advocare impinzare crammare importante
importanta importanza importanzias importare importare importare a refertare
imposta (finestra) postes impostare postisare impresa enterpris inadatto ronga
inalterabile inalterabilisa inarcare incurvare incedere incedere incendiare
incendere incendio incendius incisivo incisiva Hi hotel otellus incitare
incitare includere includere incolpare arcessere incontrare nanciscire
incoraggiare encuragiare incredibile incredibilisa incrociare crossare incrocio
cros indecente, essere — dede- [cere indeciso nondecideta indefinito indefinita
indegno indigna indiano Indiana indicare indicare indicativo indicativus indice
indes indignare indignare indirizzare directare indisciplinato nondiscipli-
[nata indispensabile indispen- [sabilisa indispettire despectare indole indoles
indolenza indolenzias indulgente indulgensa indurire indurare indurre inducere
industria industrias inesatto ronga inetto inepta inezia inepzias infame
infamisa infanzia infanzias infelice infelixa inferiore inferiora infermità
invaletudos infimo infima infinito infinita, infinitus informare informare
informazione informazios ingegnere enginiris ingegno ingenius ingentilire
gentilare inglese Ingliscia Inghilterra Ingland inghiottire glvtire
inginocchiare genibusare ingiusto ronga essere — verso rongare ittiosauro
ingresso ingressus inguine inguinis iniquo iniqua innaffiare aquare innaspare
skeinare innocente innocensa inoltrare advansare insalata acetaris insegnamento
precepzios insegnare docere insenatura crikis insetto insectis insidia insidies
insidioso insidiosa insolente insolensa insolenza insplenzias integrale
integralisa intelligenza intelligenzias intendere intendere. interessare
interesare interesse interes interiezione interiexios interiore interiora
internazionale internazio- [nalisa intero integra interrogativo interrogati-
{va, interrogativus interrogazione interroga- [zios intestino intestinus intimo
intima ‘inutile inutilisa inventare adinvenire — inventario inventarius
inventore inventoris inverno lemis inverso inversa investire investire invidia
invidias invidiare invidere invitare invitare ionico lonica ira iras iride iris
irritare irritare irrompere irrumpere istmo istmus istruire instruere
istruzione instruxios ittiosauro ittiosaura labbro labbro labrus [laborioso
laboriosa ladro furis lacnare querire lagnarsi di conquerire lago lacus laguna
\agunas lama bledis lamento lamentus lamina laminas fampada lampas lampeggiare
fulgurare lampo fulgus lampone rubusideus lana lanas lanceolato lanceolata
lapidare \apidare lapide \apidis larghezza latitudos largo lata, iocamplius
lasciare relinquere lasciare (testamento) le- [gare lasciare (abbandonare)
[deserere lascivia lascivias latinulo Latinula, Latinu- latitudine \atitudinis
[lus latrare \atrare latrina \atrinas latta bracteas (metallo) - latte lactis
lavagna skistus lavare lavare lavorare laborare lavoratore laboratoris lavoro
laboris macchia (bosco) vepretus macchina makinas macello macellus macigno
petronas madre matris madrina commatris maestà maiestas maestoso stetla maestro
magistes maestro (compositore) [maestros magazzino ueraus maggese novalis
maggioranza maioranzias maggiore maiora maglia (camicia) underue- magro macra
[ris 4 LL leale loiala legare ligare legatore ligatoris legge les leggere
legere leggiero levisa leggio agnosterius legione legios legna lignas legno
lignus legume legumes lente lentis lento lenta leone leos leopardo Ieopardus
lepre lepus lettera literas letto lectus lettura lecturis levare da letto
lectosur- ere levatrice obstetrisf levatura importanzias lezione lexios
liberare liberare libero \ibera libraio libellios , libreria buckes libretto
(musicale) libret- libro libris [tos lieto leta lieve levisa limitare \imitare
limite \imitis limone lemonis limpido limpida lince lincis M maiale: maialis
malato egrota. malattia morbus male malumis, ekis maledire maledicere
malinconico melancolica malvagio nequama malvagità nequizias mamma mammas
mammella mammillas mammifero mammiferus mammoletta violodoratas mancare
deessere mandamento mandamen- mandare mittere [tus mandarino mandarinis mandola
mandolas marciapiede lineare \inearisa lingua (letteraria) linguas lingua
(muscolo) tongues lino linus liquore liquoris lira (moneta) liras lira
(strumento) liris liscio smuta litografo litografus locanda popinas locomotiva
locomotivus locomotivo locomotiva loculare locularisa loculo loculus lodare
laudare lode laus loggia xistus Londra London longitudine longitudinis lord
lordis lottare luctare lotteria lotteris luccio lucius luce lus lucidare
sciainare luna lunas levata di — lunoriens tramonto di — lunca- [dens lunghezza
longitudos lungo longa luogo locus aver luogo abere locus lupino lupinus lupo
lupus lusingare sublandire lutto Iuctus mandolino mandolinis mandorleto
amigdaletus mandorlo amigdalus manetta manices mangiare manducare mangiatoia
presepes manicotto manicavillo8 maniera manneris mano manus manovrare manovrare
mantello iacernas mantenere kippare maravigliare uonderare maraviglioso
uonderosa marcare marcare marchese markios marciapiede futpes marconigrafare
marconigra fare marconi- [grafare marconigramma marconi- mare maris [grammis
marea taidis maremoto maremotus margine margos marinaio nautas marino marina
marito maritus marmo marmos maroso marosus marziale marzialisa mascella
maxillas massaio rusticarius mfsseria rusticedes massiccio massiva, mas- massimo
maxima sivis matematica matematicas matematico matematica materiale materialisa
matita lapis matrigna novercas matrona matronas mattina manes mattone lateris
maturo matura meccanico meccanica medaglia numismas medico medicus medio medius
melanzana melinsanas melo malus melodramma melodramas melograno punimalus
membro membrus memorabile memorabilisa memorando memoranda memore memora
memoria memorias mendicare mendicare menta mentas mentale mentala mente mentis
mercalo cippa mercato (fiera) mercatus merce mercis narice naris narrare
narrare .. nascere nascire nascita nativitas nascondere abdere nascondiglio
latibulus naso nasus natale Natalis natica nates . natura naturas mercurio
idrargirus meridiano meridianus meritare meritare merito meritus merletto pinnus
merlo merulus merluzzo molvas meschino misera mescolanza mixtios mese mensis
mestiere endcreftis meta metas metà (mezzo) dimidia, di- [midius metro
(lineare) metris mettere ponere mezzadria meteiris mezzadro meteieris
mezzanotte medianoctis mezzo dimidia, dimidius, [medius mezzogiorno meridies
miagolare eiulare miagolio eiulazios miele mellis mietere metere mietitore
messoris migliore meliora milza splenis minacciare minitare minerale mineralis
mineralogia mineralogias minerealogico minerealo- minimo minima [gica ministero
ministerius ministro ministris minore minora minuto minitis mirto mirtus
miscredenie miscredensa miseria miserias misurare mensurare mobile mobilisa
moda fescionis moderno moderna modo modus moglie uxoris naturale naturalisa
naufragio naufragius nave navis navigare navigare mazionale nazionalisa nazione
nazios : nebbia nebulas necessario necessaria negativo negativa negligente
negligensa ninfa molesto molesta molla springus molle mollisa molleggiare
mollisare moltiplicare multiplicare moltissimo plurima molto multa momento
momentus monastero monasterius mondiale mundialisa mondo mundus moneta nummus
moneta contante monetas monte montis montone ovis monumento monumentus morale
moralisa morbido softa morbifero morbifera morena morenas morena (animale)
mure- [nas morfologia morfologias morire morire morte mortis morto mortua,
mortuus mosca muscas mostrare monstrare mostro monstrus motocicletta motociclis
motoscafo motoscafis movimento moziòs muggire mugire muliebre muliebrisa mulino
moletrinas mulo mulus municipio municipius munire munire munizione munizios
murale muralisa muratore cementarius muro murus museo museus musica musicas
musicista mugsicistis . mutande subligaculuse negligenza negligenzias
negoziante negoziatoris negozio negozius nespolo mespilus neutrale neutralisa
neutro neutra. neve nig i nevicare nevicare nichel: nikelis ninfa ninfas ©
nipote nipofe nepos nitrire innire nobile nobilisa nocchiere navitas noce nus
nodo nodus: noia dividias noioso dividiosa nome nomes nonno avus obbedienza
obedienzias obbedire obedire obbligare obligare oca anses occhiali
conspicilluse occhio oculus occorrere occurrere occultare occultare occupare
occupare occupazione occupazios oceano oceanus odiare odissere odio odius
odorare odorare odorare, mandar odore di [olere odore odoris offendere
offendere offesa offensas officina officinas offrire offerrere oggetto obiectus
olio oleus olivo olivus olmo ulmus omaggio omagis omicida omicidas omicidio
omicidius omnibus omnibus pace pas padiglione papilios padre patris padrone
mastris paese taunis pagamento peimentis pagare pagare — paglia (cappello)
causias pagliaccio clounis pala palas palazzo palazius palco (teatro) boxis
palcoscenico stegis paleontologia paleontolo- [gias | nord Nord notaio notarius
notizia notizi notorio notoria notosauro notosaura notte noctis notturno
nocturna novella gerres nozze nupzies nube nubes O ondulare ondulare onesto
onesta onorare onorare onore onos opera opus opera (teatro) operas operaio
operarius operetta operettas opificio opificius opiniore opinios oppio opius
opporsi adversare opportunità opportunitas opportuno opportuna opprimere
opprimere optare optare ora oras orario orarius oratore oratoris orchestra
orkestras ordinale ordinalisa ordinare ordinare ordinario ordinaria ordinazione
ordinazios ordine ordos orecchino inauris orecchio auris orefice aurifes
organizzare organisare palestra palestras palla bollis pallone ballunis
pallottola palottis pallottoliera palotteris palma (albero) palmeus palma (di
mano) palmas palmento pistrinus. palo palus palude paiudis panciotto uescottis
pane panis pantano lutosus pantera panteras parte numerale numeralisa numerare
numerare numero numerus numeroso numerosa nuora nurus nuotare natare nuovo nova
nutrice nutris tn organizzazione organisa- organo organus [zios orientalista
orientalistis origine origos orizzontale orizontalisa orizzonte orizos ornare
ornare oro aurus orografia orografias orologiaio orologiarius orologio
orologius orrore orros aver — di orrere orio ortus orzo ordeus osare audere
oscillazione oscillazios oscurità obscuritas oscuro obscura ospedale ospitalis
osso ossÌs ostetrico obstetris ottenere obtinere cercare di — sectare ottimo
optima ottundere obtundere ovale ovata ovario ovarius ovest Uest pantofola
soccus papa popis parafulmine fulmetraes parco parcus parecchio compluresa
pareggiare equare parente consanguineus parentesi parentesis ( ) pari (dignità
inglese) pi- Parigi Paris . . [ris parlare loquire parlare con qualcuno col-
parola uordis [loquire. parte partis | participio participio participius
partire (andare) abire partie (dividere) partire part.:a (giuoco) partitas
partorire parturire passure transire passare (tempo) preterire passeggiare
deambulare passeggiata deambula- [zios passeggiero passenges passo passus pastore
pastoris paterno paterna patria patrias pattinare sketisare pattino sketis
paura formidos aver — di reformidare paventare reformidare pavimento pavimentus
pazienza pazienzias pazzo amentis peccato peccatus pedone (scacchi) ponis
peduncolo pedunculus peggiore peiora pelame pilormus pelle pellis pelliccia
mastrucas pelo pilus pena penas penati Penatese penetrare penetrare penna
pennas penny pennis pensure cogitare pensilina pensilinis pentire penitere
peperone piperitis peplo peplus percoco apricas percuotere percutere perdere
perdere perdita perdezios perdonare parcere perfetto perfecta, perfec- periodo
periodus [tus permettere permittere permuta permutazios permutazione permuta-
pero pirus [zios persiana transennas persona personis personale personalisa
pertica perticas pesante ponderosa pescare piscare pescatore piscatoris pesce
piscis pescecane maricanis pessimo pessima pestare pinsere petalo petalus
pettino pectulus pettirosso rubeculas petto pectus pezzo frustus piacere
placere, plesciuris piacevole egriebla pianeta planetas piangere flere piano
pleinis pianoforte pianofortis pianta plantas Ì piantagione di alberi di alto e
medio fusto le- gnoso eius piantagione di piante a fusto piccolo ed erba- ceo
etulus pianura planizies piatto patinas piazza plateas. piazza d’armi manovran-
[sa septus picchiotto ictuctus piccione pipios picciuolo pediculus piccolo
parva piccone sarissas piede pes piegare plicare pieghevole plicatilisa pieno
plena pietà pietas pietanza obsonius pietra petras pigro pigra pino pinus pinze
pincise pio pia pioggia pluvias piombo plumbus piovere pluere piovere pietre
lapidare pipistrello vespertilios piroscafo stimeris pisello pisus pistillo
pistillus pittura picturas piuccheperfetto plusper- platea pittis [fectus
platino platinus plesiosauro plesiosaura pliosauro pliosaura poco pauca
poderoso potensa poesia poesis poeta poetas poggiare nitire poliedro poliedrus
preferire politico politica polizza polizzes pollaio pullusarius ©. pollice
polles pollo pullus polmone pulmos polo polus polpastrello pulpastris polsino
pulsulus poltrona poltronis poltrone socorsa polvere pulvis polverizzare friare
pomidoro tometos pompa pompas pompare pompare pompiere pomperis ponte pontis
pontefice pontifes popolare populare popolazione populazios popone pepos poppa
(nave) puppis porco porcus porre ponere porta portas portafoglio portfolis
portamento portazios portare portare portata (tavola) corsis porto portus
portone ianuas posata covris positivo positiva possedere possidere possessivo
possessiva possibile possibilisa posta postis postale postalisa posteriore
posteriora postero postera posto situs | postremo. postrema postumo postuma ‘
potente potensa potenza potenzias potere (materiale) possere potere (morale)
quire povero paupera povertà paupertas pozzo puteus pranzare prandere pranzo
prandius prateria pratas prato pratus preda predas predellino scabiles
prediligere prediligere predone predos preferenza preferenzias preferire
preferrere prefettura ; prefettura prefecturas prefiggere statuere pregare
orare, precare pregio pregius pregiudizio preiudicius premettere premittere
premiare premiare preminenza preeminen- premio premius [zias prendere prendere
preparare preparare preposizione preposizios presa prensios presentare stioare
presente presensa preside preses presidente presidentis prestare commodare
prete pristis pretorio pretoria prevedere previdere prezioso preziosa
prezzemolo petroselinus prezzo prezius primavera Veris principale principalisa
principe principis principiure încipere principio principius privare privare
privo di carensa quaderno quadernus quadro quadrus quadrupede quadrupes qualità
qualitas quanto quanta racchiudere claudere raccogliere colligere raccogliere
(cgreali) gira re raccoglimento collexios raccolta messis racconciare reconcinnare
raccontare enarrare racconto enarrazios raddrizzare streitenare radice radis
radiotelegrafare radiote- | [legrafare radiotelegrafico radiote- [legrafica
raggiungere assequire probabile probabilisa probo proba procedere procedere
proclamare proclamare procurare procurare procuratore procuratoris prodotto
productus produrre producere produzione produxios proemio proemius professione
professios professore professoris profferire proferrere profondare submergere
profumo odoramentus' progetto progectis proibire proibere prolungamento
longinqua- [zios prolungare protraere promettere promittere promuovere
promovere pronome pronomes pronunzic pronunciazios pronunziare pronunciare
proposito propositus proposizione proposizios proposta propos proprietà
proprietas proprietario proprietarius proprio propria quartetto quartettos
quartiere lodgingus quercia quercus questione questionis quietare quietare RX
ragionare loquire, razio- ragione razios (cinare ragioniere accauntanvis
ragliare rudere rallegrarsi regioisire rame cuprus ramo ramus rana ranas
rancore rancoris ranocchia ranas rapa rapus rapido rapida rappigliare coagulare
rappresentare represen- raro rara [tare rastro rastrus reggimento prora proras
proscenio proscenius prosciogliere delivrare prossimo proxima proteggere
protegere protestare protestare prova pruvis provenire provenire provincia
provincias provvedere providere prua proras pruno prunus pterodattilo
pterodactila pubblicare publicare pubblicità advertais pubblico publica
puerpera puerperas pugnare pugnare pulcino cikis puledro coltis puma pumas
punire punire punta acies puntello fulcimentus punto punctus (.) due punti
colonis (:) punto e virgola semico- [lonis (;) puntualità punctualitas pupilla
pupillas puro pura quiete quies quinta quintas quintale quintalis quotidiano
quotidiana rala pars rattristare di 0 per merere ravanello rafanus razza
(pesce) raias re regis reale (moneta) realus reale realisa, regalisa recinto
septus reclamare reclamare 4eclamo reclamus redina abenas regalare munerare
regalo munus reggere regere reggia regias reggimento regimentis regina regina
(scacchi) quinis regione regios registrare registrare regnare regnare regola
regulas regolare regularisa relativo relativa religione religios religioso
religiosa rendere reddere rene renis repentino repentina replicare refragare
restare restare resto (matematica) resi- resto reliquus [duus restringere
restringere rettile reptilis retto recta rialto realtus ricchezza divizies
riccio (di mare) erinaceus riccio (di terra) ekinus ricciuto crispata ricco
divesa ricerca disquisizios ricercare disquirere ricevere recipere richiedere
poscere riconoscere agnoscere ricoprire cooperire ricordarsi meminissere
ricurvo regurva ridere ridére rieleggere rieligere riempire replere riferire
referrere rifrangere refrangere rigagnolo rivulus sabbia sabulus ‘ saccente
sciolus Sacco 8acCctis sacrificio sacrificius sagacia sagacitas saggio uaisa
sala ecus sale salis salone magnecus salotto eculus salto saltus salutare
salutare salute salus salvare servare salvataggio servazios salvia salvias
sangue sanguis sano sana rimanere remanere rimatore versificatoris rimborsare
rimborsare rimessa (stanzone) reda- rus rimonda priunazios rimondare priunare
rimondatore priunatoris rimorchiare remulcare rimorchiatore remulcato- rincrescere
pigere [ris ringhiare ringire ringhiera rostras ringraziamento graziasa- [xios
ringraziare graziasagere ripetere repetere ripiegare plicare fiposare
requiescere riposo restis riprendere increpare risacca risakis riscaldamento
calefaxios riscaldare calefacere rischio riscus riso (pianta) orizas
risparmiare sevare rispettabile respectabilisa rispettare respecta risplendere
splendere rispondere respondere ristorante restorantis ristorare restaufare
risuscitare resuscitare ritardare tardare ritardo rardazios ritirare (danari)
retraere ritirarsi retairare ritzata receptus Sì santità sanctitas sapere scire
sapere di, aver sapore di [resipere sapiente sapiensa sapienza sapienzias sarda
sardas sartiame rudentes sarto sartoris savio uaisa sbadigliare oscitare ‘sbarbare
scevare sboccare sboccare sbocco sboccus sbrigliato infrenisa scacchi ces .
scacchiera cesbordis scacciare reicere scarso ritirata (Iatrina) toilettis
ritornare redire ritorno reditus ritratto fotografis ritrovare invenire
riuscire riuscire riva ripas rivista revius rivolgere vertere rivoltella
rivolvris rivoluzione revoluzios rizoma rizomas robustezza robus robusto
robusta romanza romans romanzo novelis rompere rumpere rompitore ruptoris
ronzare buzzare rosa rosas rosmarino rosmarinus rosso rubra rotaia reilis
rotondo rotunda rovina ruinas rovo rubus rubare furare rubinetto kiavettis
ruggire rugire ruggito rugitus rugiada ros cadere la — rorare rullare rullare
rumore rumos rumoroso rumorosa ruota rotas rupe rupes ruscello rivus ruvido
roffa scacco ceckis scaccomatto cecmetis scadere (pagamento) die- scaffale
scelfis [venire scafo scafis scala (arnese) scalas scala (di proporzione)
scaleno scalena [skeles scalfire scabere scalinata scalarus scalino gradius
scaltro callida scalzato discalceata scanalatura strias scanno scamnus scappare
aufugere scarpa calceus scarso inopsa - r—r -—"<r ——m scattare scattare
elabire scavare excavare scegliere seligere scelleratezza scelus scellerato
scelerata scelta selexios scena scenas scenografia scenografias scettro
sceptrus scheggia skidias schema skemas scherzare lusitare schiarimento
dilucidazios schiarire dilucidare schiattire ielpare schiavo slevis schiena
dorsus scia scias sciente sciensa scientifico scientifica scienza scienzias
scienziato scienziata scintillare scintillare sciocchezza amenzias sciocco
amensa scirro scirrus scisma skismas scoglio scopulus scolaro scolaris
scolastico scolastica scommessa bettis scommettere bettare sconvenire dedecere
scoperta discoveris scopo scopus . scoppiare disrumpire » dalle risa , per
risuse scoprire detegere » (scienza) discoverire scorciatoia semitas scorrere
fluere scortese uncainda scortesia uncaindnes scrittore scriptoris scrivano
scribas scrivere scribere scuderia equiles scuola scolas A scuotere quatere
sdegnare dedignare seccare siccare secolo seculus sedere sedere sedia ceris
sega secas segala secales segare secare segnale signalis segreto secretus
seguente sequensa seguire sequire 1 ì selva silvas selvatico silvatica semaforo
semaforis sema forista semaforistis sembrare luccare semina seminazios seminare
seminare semplice simplexa senatore senatoris sensibile sensibilisa sentire
sentire sepalo sepalus seppellire sepelire sera vespes farsi — vesperare serio
seria serpe anguis serpente serpentis serra serras servire servire servire a
prodessere » (a tavola) ciatissare servirsi di una cosa utire servitù servitus
servizio servis servo servus seta sericus sete sitis aver — sitire setola setas
settimana ebdomadas severo severa sfortunato infortunata sforzo nisus sghembo
slanta sfuggire effugere sibilare sibilare sicuro secura siderurgico
siderurgica siepe sepes sigaretta sigares sigaro sigas signore dominus
signorina mis silenzioso silenziosa silurante silurans silurare silurare siluro
silurus simile similisa simpatico simpatica simultaneo simultanea sincero
sincera sindaco sindicus singolare singularisa singolo singula sinistro
sinistera sintassi sintaxis sipario siparius sistema sistemas smerlare smerlare
smilzo slendra spartire soavità suavitas sobrio sobria soccorrere succurrere
sociabile sociabilisa sociale socialisa sociela societas soddisfacente
satisfacien- soddisfare satisfacere [sa soffiare sufflare soffice softa
soffitta cenaculus soffrire sufferrere soggetto subiectus sognare somniare
sogno somnius solcare sulcare soldato miles sole solis levata del sole
soloriens tramonto del - solcadens soliloquio soliloquis solitario solitaria
sollevare conflare, extol- solo sola [lere solstizio solstizius somma summas
sommario summaria; sum- somniità summus [marius sommo summa sonno somnus
sopportare supportare soprabito superabitus sopracciglio supercilius soprano
sopranos, supera sorcio sores sorella soros sorgente scatebras sorgere surgere
sormontare ascendere, a, {superare sorprendere sorprendere sospendere
suspendere sospettare suspicare sostantivare substantivare sostantivo
substantivus sostanza substanzias sostenere sustinere sottana petticos sottano
infera sotterraneo subterranea sottile subtilisa sottomarino submarinus
sottomettere submittere sottoporre subicere sovrano sovrana spalla sciuldris
spalmare illinere i spargere spargere sparlare obtrectare spartiacque
partiaquas spartire partire speciale speciale specialisa. spedire expedire
spendere spendere sperare sperare sperone calcas spettucolo spectaculus
spettatore spectatoris spezzare frangere spiegore explicare, expla- spiga
spicas [nare spilla aciculas spinace spinacias spingere propellere spina spinas
spirito spiritus splendere splendere splendido splendida splendore splendoris
spogliatoio spoliarius sporco spurca sporgere prominere sportello ostiolus
sposare nubere sprecare uostare spuma spumas squadra agmes (militare) squadrone
agminis squittire ielpare stabilire statuere staccio cribrus sfadio stadius
stagione sisonis stagno (acqua) stagnus » (metallo) stamnus stalla stabulus
stume stames stampatore printris tacchino gallinaceus taccuino tacuinis facere
tacere tagliare insecare tule talisa talpa talpas tana scrobis tappeto tapes
tappezzare tapesare tasca peras tastiera keis tasto tactis tattile tactila
faverna tabernas tavola tabulas favolino deskis teatrale teatralisa featro
teatrus tegola tegulas 40 stamperia tipografias . stanco tairda stanga vectis
stantio stela stanza cameras stare (essere ritto) stare » (in salute) abere se
» a (attenere) seclare stato status statua statuas stazione stazios stella
stellas stendere stendere stereoscopio stereoscopis sterlina sovrenis stile
stilis stilo stilus stima estimazios sfimare estimare stimma stigmas stipettaio
gioineris stipola stolkis - stirare aironare stiva stivas stivale ocreas stoffa
stoffis Sfolto stulta stomaco stomacus stordire $tupere strada ites - sfrage
strages strampalato abnormisa strano stranea straordinario exstraordi- [naria
strappare avellere strenuo strenua telefonare telefonare telefonico telefonica
telegrafare telegrafare telegrafico telegrafica telegramma telegrammis
telescopio telescopis temere timere temperino cludinis tempesta tempestas ‘
fempo tempus, uetris tendere tendere fenente tenens tenero tenera tenore
tenores tenzonare pugnare tenzone pugnas” terapeutica terapeuticas terapeutico
terapeutica termale termala AI “ sud Sud timo sfretto stricta, fretus stria
strias stridere stridere » (sorci, topi) squiccare , strisciare reptare
strumento (musicale) stru- [mentus (notarile) instrumentus studente studentis
studiare studere stucio studius studioso studiosa stufa stovis succedere
(avvenire) ac- [cidera sultano sultanus suocero socerus suonare sonare suono
sonus Superare superare superbia superbias superbo superba superficie
superficies superiore superiora superno superna suppellettile supellectilis
supplemento supplemen- supporre supponere [tus supremo suprema susino prunumis
sussidio subsidius svariato variusa - svegliare evigilare svelto quicca
sventolare ventomovere sventura infortunitas sviluppare extricare terminare
terminare terra terras, umus, solus terraferma continentis terrazza solarius
ferremoto terremotus terribile terribilisa territorio territorius terrore
terroris terzetto terzettos fessuto textiles testa capus testamento testamentus
testimoniare testimoniare tetto tectus tettoia cartaus the tis tigre tigris
timido timida timo timus timone timone gubernaculus, te- timore timoris [mos
tingere tingere tintore bafeus tintoria bafias tipo tipus tipografia
tipografias tipografo tipografus tirare traere titolo titulus toccare tangere “
a obtingere fomba tombis tondeggiare rotunditare tondo tunda tonnellata tonnis
tonno tinnus fopo mus forb:do turbida tordo turdus tornare redire tornire (far
le fusa) por- toro taurus [rare torpedbiera torpedineris torre turris torrente
torrentis torto ronga far — rongare uado vadus ubbriaco dronca uccello avis
uccidere occidere udire audire ufficiale officialis, offi- [cialisa ufficialità
officialitas ufficio officius vacanza feries valigia vulgas velocità velocitas vendere
vendere vendetta vindicazios vendicare vindicare venditore venditoris venire
venire ventaglio flabellus vento ventus ventre ventris verdura viretus
vergognarer pudere verità veritas vero raita, vera verro sus toslare torrere
totale totalisa tovaglia mantiles tovagliolo napkinis traccia vestigius tradire
prodere traditore proditoris tradurre traducere tragedia tragedias tramandare
transmittere tramontare occasumire tranvai stritcas trapassare pertransire
trasbordare transbordare trasbordo transbordazios trascrivere excribere
trascurare transkiurare trescuratezza indiligenzi- trascurato indiligensa [as
fras'nettere transmittere trasparire transparere trasportare transportare
tratta dreftis trattare tractare tratteggiare \ineaducere tratto (scacchi) tractus
trebbiare trasciare taebbiatura trasciazios uguaglianza equalitas ulteriore
ulteriora ultimo ultima ululare ululare umunità umanitas umano umana unità
unitas unghia unguis uomo omos W versare versare Verso Versus verticale
verticalisa vescovo episcopus vespa vespas veste vestis vestibolo vestibulus
vestire vestire vestire di nero \ugere veterinario veterinarius - vetraio
vitrarius vetro vitrus vetroso vitrosa via vias. viaggiare travelare vallata
valleis: +» vecchiaia tremare tremere tremendo tremenda freno treinus treno
diretto expres treno direttissimo valdex- [pres trepidante trepidansa
triangolare triangularisa tribù tribus tribunale tribunalis tridente tridentis
triste tristisa triturare triturare trolley trolleis fronco truncus troppo
nimia trovare invenire tubare cuare tuba (cappello) petasus luberosa tuberosus
tubo tubus tufo tofus tundra tundras tunnel tunnelis tuonare tonare tuono
tonitrus turbolento turbulenta futto tota UOVO OVUS urgente urgensa urlo aulis
usare utire uscio ostius uscire exire Uso uUsus utile utilisa utilità utilitas
valle vallis valore velius valoroso valorosa valutare valutare valva valvas
vanga vangas vantaggioso advantagiosa vapore vaporis vapore (nave) stimeris
variare variare varietà varietas vario varia vasaio vascularius vasto vasta
vaticano vaticanus vecchiaia senectus Lo N 112%. 764899" 2 pene 9 né, #0
alfirb: N00 PPTOrE di fr nAg ‘I #40 n, vecchio vecoh:o senes, senesa veccia
vicias vedere videre veduta visius veicolo, andare sopra 0 [dentro un raidare
vela carbasus veleggiare velificare veliero carbasarius velivolo velivolus
velluto velvettis velo velus viaggiatore travelatoris viaggio travelis vicino
vicina vico vicus vicolo viculus vile vilisa villa villas vimine vimes zampa
pois zanzara cules zappa ligos zappare pastinare zappatore pastinatoris vincere
vincere vincita vincezios ‘vino vinus violinista violinistis violino violinis
violoncello violoncellis virgola commas (,) virtuoso virtuosa viscere visceris
visconte viscontes visitare visitare vista visius, visus vita vitas i vite
(pianta) vitis » (di metallo) 8crus vitello vitulus vittima victimas vittorioso
victora vituperare vituperare vituperevole vituperabilisa yacht iottis zattera
ratis zio patruus zirlare tuittare zittire silere zolfanello sulfumentus CO =
EIA (‘cc _’@‘’.—..Ù'éà.-@-@-;@@—ì’@é LU Zucca vivace vivaxa vivere vivere vivo
viva vizio vizius vizioso viziosa vocabolario lexicos voce vocis voga usus
volare volare ? volerci (impiegare tempo) [advocare “ (mancare) deessere volere
vellere volo:tà voluntas volpe vulpes volta (architettura) fornis volume
voliumes, volumes vomero vomis voto votus vulcano vulcanus / zolla glebas
zoologia zoologias zoologico zoologica zoppo clauda zucca cucurbitas Vito
Martellotta. Martellotta. Keywords: artificiale -- lingua universale,
deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martellotta.” Martellotta.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia Grice e Martinetti:
l’implicatura conversazionale -- i veliani e l’amore alcibiadico – la scuola di
Pont Canavese -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pont Canavese). Filosofo italiano. Pont Canavese, Torino,
Piemonte. Grice: “I like Martinetti; he wrote about eros, or as the Italians
call it, ‘amore,’ – a different root from cupidus, too! He edited a platonic
anthology.” “He also has a strange treatise on ‘the number’ which post-dates
Frege!” -- «Di sé soleva dire di essere un neoplatonico trasmigrato troppo
presto nel nostro secolo» (Cesare Goretti). Professore di filosofia, si
distinse per essere stato l'unico filosofo che rifiutò di prestare il
giuramento di fedeltà al Fascismo. E il primo dei quattro figli (tre maschi
e una femmina, senza contare una bambina che morì piccolissima) di un avvocato.
Dopo aver frequentato il Liceo classico Carlo Botta di Ivrea, si iscrisse a Torino,
dove ebbe come insegnanti Allievo,
Bobba, Ercole, Flechia e Graf, laureandosi con una tesi, “Il Sistema
Sankhya: un Studio sulla filosofia nell’India” discussa con ERCOLE, docente di
filosofia teoretica, pubblicata a Torino da Lattes e, grazie all'interessamento di Allievo,
risulta vincitrice del Premio Gautieri. Dopo la laurea M. fa un soggiorno
di due semestri presso l'Lipsia, dove poté venire a conoscenza del fondamentale
studio di Garbe sulla filosofia Sāṃkhya. Si può dunque "ipotizzare che tra
gli scopi del viaggio vi fosse anzitutto quello di approfondire gli studi
dell’India, iniziati a Torino con
Flechia e 'Ercole." Iinsegna filosofia nei licei di Avellino,
Correggio, Vigevano, Ivrea, e per finire al Liceo Alfieri di Torino. Compone la
monumentale “Introduzione alla metafisica” e “Teoria della conoscenza”, ch
edopo che consegue la libera docenza in
Filosofia teoretica a Torino gli valse di vincere il concorso per le cattedre
di filosofia teoretica e morale dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano,
che diventa Regia Università degli Studî, nella quale insegna. Divenne socio
corrispondente della classe di Scienze morali dell'Istituto lombardo di scienze
e lettere, fondato da Napoleone sul modello dell'Institut de France.
Il rifiuto della politica e la critica della guerra Martinetti fu una singolare
figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come
ai contrasti politici che viziarono il suo tempo, non aderì né al Manifesto
degli intellettuali fascisti di Gentile né al Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce. Fu uno dei rari intellettuali che criticarono la prima
guerra mondiale; scrisse infatti che la guerra è «sovvertitrice degli ordini
sociali pratici ed un'inversione di tutti i valori morali dà un primato
effettivo alla casta militare che è sia intellettualmente sia moralmente l'ultima
di tutte subordinando ad essa le parti migliori della nazione strappa gli
uomini ai loro focolari e li getta in mezzo ad una vita fatta di ozio, di
violenze e di dissolutezze. In seguito a quelle che qualifica di circostanze
pesantissime -- la marcia su Roma e la successiva nomina di MUSSOLINI a
presidente del Consiglio -- rifiuta la nomina a socio corrispondente dei reali
lincei. Mentre nelle sue lezioni sviluppa un sistema di filosofia della
religione, inaugura a Milano una Società di studi filosofici, formata da un
gruppo di amici in piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico dove
si riunirono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e in cui
organizzò una serie di conferenze. Le prime conferenze furono tenute da Banfi e
da Fossati oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre relazioni,
riunite sotto il titolo comune di “Il compito della filosofia nell'ora
presente” segnano la sua rottura con Gentile. In seguito ad una denuncia per vilipendio
della eucaristia» presentata a Mangiagalli, dove sottoscrivere un memoriale in
difesa dei propri corsi sulla filosofia della religione. Incaricato dalla
Società filosofica italiana, organizza e presiedette il congresso di filosofia.
L'evento e sospeso dopo solo due giorni da Mangiagalli a causa di agitatori. Il congresso e poi chiuso d'imperio dal
questore. Da un lato incise l'opposizione di Gemelli, fondatore dell'Università
Cattolica, che fac parte del Comitato organizzatore (quale rappresentante
dell'Università Cattolica) ma che, per scelta di M., non e tra i relatori. Dall'altro
lato la partecipazione, fortemente voluta da M., di Buonaiuti, scomunicato
"expresse vitandus" dal Sant'Uffizio, dette ai filosofi cattolici
neoscolastici la scusa per ritirarsi dal congress. Le minute cronache del
congresso hanno già messo in luce come M. nell'assolvere al compito di
organizzatore dell'incontro, assunto con una apparente riluttanza, operasse
assai poco da ingenuo filosofo fuori dal mondo. Al contrario, ricorrendo a una
certa qual abile ruse egli mise assieme un programma che costituiva quanto di
più ostico potesse risultare ai palati dei cattolici fascisti sia dei filosofi di
regime. Martinetti firma con Goretti (segretario del Congresso) una lettera di
protesta al rettore Mangiagalli: «Compiamo il dovere d'informarla che
conforme al suo ordine il congresso si è sciolto senza incidenti. Sciogliendosi
ha votato all'unanimità il seguente ordine del giorno di protesta: Il Congresso
della Società filosofica italiana riunito in Milano: avuta comunicazione che è
stato rivolto alla Presidenza un invito superiore achiudere i lavori del
Congresso. Protesta in nome della libertà degli studi e della tradizione
italiana contro un atto di violenza che impedisce l'esercizio della discussione
filosofica ed invano pretende di vincolare la vita del pensiero.» M. fu
il direttore della Rivista di filosofia, ma per prudenza il suo nome non vi
comparve mai come tale. Tra i collaboratori della rivista vi furono: Carando,
Bobbio, Geymonat, Fossati (che
ufficialmente ne era il direttore responsabile), Solari, Levi, Grasselli, e
Goretti.. Quando il ministro dell'educazione Giuliano impose ai professori il Giuramento di fedeltà al Fascismo,
Martinetti fu uno dei pochi a rifiutare fin dal primo momento: “Eccellenza!
Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato
le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le
considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un
atto di obbedienza. Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in
nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più
profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto
quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di
funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso
vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza. Ho sempre diretta la mia
attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso
in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste
esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così ho sempre insegnato che
la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere
nella vita è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra
considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col
giuramento che mi è richiesto io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a
smentire con esse tutta la mia vita; l'E.V. riconoscerà che questo non è
possibile. Con questo non intendo affatto declinare qualunque eventuale
conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'E.V. mi abbia dato
la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione
ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai principî
che hanno retto tutta la mia vita. Dell'E.V. dev.mo Dr.” In una
lettera a Cagnola scrive: «Ella ora saprà che io sono uno degli undici
(su 1225 professori universitari! ne arrossisco ancora) che hanno rifiutato il
giuramento di fedeltà e che perciò sono stati o saranno fra breve espulsi
dall'università. Mi consolo d'essere in buona compagnia: Ruffini, Carrara, De
Sanctis, Vida, Volterra, Buonaiuti e qualche altro. Mi rincresce non tanto la
cosa, quanto il modo: e mi rincresce che si sia fatto e si faccia rumore
intorno al mio nome. Ma come fare? Giurare per me era tanto impossibile quanto
una impossibilità fisica: sarei morto d'avvilimento. E in un'altra lettera ad
Adelchi Baratono. Io non ho voluto giurare (e così credo molti degli undici)
per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della
terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste e annuncia
oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori.» Come
scrive al proposito Minazzi. M. ha infine opposto un netto rifiuto a sottostare
al giuramento preteso e voluto dalla dittatura da tutti i docenti universitari
italiani. Giustamente occorre sempre sottrarre, criticamente, questo
straordinario gesto martinettiano, invero assai emblematico, da ogni ottundente
e vacua retorica antifascista, onde comprenderlo in tutta la sua genesi specifica.
Nel caso di M. non può allora essere certamente negato, in sintonia con Alessio,
il carattere dichiaratamente religioso di questa sua scelta che, non per nulla,
lo ha infine indotto ad essere l'unico filosofo italiano universitario che ha
avuto l'incredibile capacità critica di sottrarsi nettamente e senza
compromessi all'imposizione del regime. In questa prospettiva M. non ha giurato
proprio perché nutriva una particolare percezione critica dello stesso
"giuramento" in connessione con i suoi più profondi convincimenti
morali che avevano peraltro guidato tutta la sua attività di filosofo.
Tuttavia, nel riconoscere questa precisa matrice religiosa della sua scelta,
non deve essere neppure negato il suo specifico valore e il suo preciso
significato civile, culturale e anche filosofico.» Scrive in proposito
Vigorelli. Una certaretorica resistenziale si è impadronita anche di M.,
impedendo un approfondimento più serio e radicale dei tratti originali del suo antifascism0.
L'atto di M. non era cioè solo un monito
contro l'oppressione totalitaria e antidemocratica, ma contro ogni forma di
politica compromissoria e concordataria, contro l'ambiguo connubio fra
religione e politica, sintomo di una profonda immaturità religiosa e premessa di
forme più o meno larvate di condizionamento della libertà di coscienza, non
sempre si ama ricordare che l'avversione di M. al fascismo era innanzi tutto
avversione a ogni forma di retorica nazionalistica, ma anche all'esaltazione
demagogica delle masse popolari. Prima che della dittatura, Martinetti fu
critico altrettanto risoluto del socialismo marxista e della democrazia, di cui
colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e
dell'ultraparlamentarismo» In seguito a questo suo rifiuto, M. venne messo
in pensione d'autorità e si dedicò
unicamente agli studi personali di filosofia, ritirandosi nella villa di
Spineto, frazione di Castellamonte, vicino al suo paese di nascita. In questo
lasso di tempo tradusse i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer), studiò
approfonditamente Spinoza e ultimò la trilogia (iniziata con la Introduzione
alla metafisica e continuata con La
libertà) scrivendo Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo; Ragione e fede. M.
propose come suoi successori a Milano Baratono e Banfi. Lontano da ogni forma di impegno
politico e critico severo sia nei confronti del socialismo marxista che delle
degenerazioni del parlamentarismo, prese ad annotare minuziosamente sul suo
diario gli episodi di corruzione e di violenza in cui erano coinvolti esponenti
fascisti. così ad esempio a fronte di una serie di scandali annotava "è
dunque l'associaz[ione] dei malviventi d'Italia!" Come persuadersi che uno
stato senza leggi, senza traccia di onestà pubblica, sostenuto soltanto dal
terrore che desta nel popolo inerme un'organizzazione di ribaldi messa al
servizio del despota, odiata da tutte le rette coscienze, disprezzata dagli intelligenti
possa resistere, senza condurre il popolo che lo soffre all'estrema rovina? Si
scagliava nei suoi appunti contro il dispotismo che accomunava socialismo
marxista e fascismo: "Tutto deve servire alla propaganda e alla educazione
di stato. Non vi è più libertà di pensiero, non vi è più pensiero". A
questo proposito Vigorelli evidenzia «il
valore pedagogico, di educazione alla libertà, che l'esempio morale di M. ebbe
per quella generazione di intellettuali antifacisti, che trovò negli anni
Trenta un decisivo punto di riferimento nella “Rivista di filosofia”, da lui
informalmente diretta» L'arresto e il carcere M. e arrestato in casa d Solari,
dov'era ospite, in seguito a una delazione fatta da Pitigrilli (Dino Segre),
agente dell'OVRA (delazione che porterà all'arresto e alla condanna al confino
di Antonicelli, Einaudi, Foa, Giua, Levi,
Mila, Monti, Pavese, Zini e di due studenti, Cavallera e Perelli, e
all'ammonizione di Bobbio), ed e incarcerato a Torino per sospetta connivenza
con gli attivisti anti-fascisti di Giustizia e Libertà, benché fosse del tutto
estraneo alla congiura anti-fascista degli intellettuali che facevano
riferimento a Einaudi. Al momento dell'arresto, a detta della
signora Solari, M. dice una frase che aveva già sentito pronunciargli più
volte. Io sono un cittadino europeo, nato per combinazione in Italia. Il suo
declino fisico comincia in seguito a una trombosi che menomò le sue capacità
mentali, consecutiva ad una caduta accidentale da un pero nella tenuta di Spineto.
Alla fine ubì una prima operazione alla prostata. La sorella Teresa scrive a
Cagnola: "Il Professore è da oltre un mese degente in quest'ospedale, ove
venne d'urgenza trasportato ed operato in seguito ad intossicamento urico
grave. L'intervento chirurgico avviene in questo caso in due tempi: operazione
preliminare alla vescica, per ovviare immediatamente alla causa diretta
dell'intossicamento, e susseguente operazione alla prostata che ne è la causa
originale. La prima operazione già venne effettuata e con buon esito, e
l'operatore non attende che il tempo opportuno per procedere alla
seconda."[ M. fu ricoverato
all'ospedale Molinette di Torino, sfollato a Cuorgnè, dove muore, dopo aver disposto che nessun prete
intervenisse con alcun segno sul suo corpo. Nonostante "l'invito del
parroco di Spineto di non dare onore alla salma dell'eretico, ateo e scandaloso
anche nella morte perché aveva disposto di essere cremato" una decina di
persone seguirono l'autofurgone che portò il corpo di M. alla stazione, da dove
partì in treno per Torino, per la cremazione. In prossimità della morte M.
lascia la sua biblioteca in legato a Nina Ruffini (nipote di F. Ruffini), G.
Solari e Cesare Goretti. La Biblioteca verrà poi conferita dai rispettivi eredi
alla "Fondazione M. per gli studi
di storia filosofica e religiosa" di Torino; oggi è posta nel palazzo del
Rettorato alla Biblioteca della Facoltà di
Filosofia. La sua casa di Spineto
è attualmente sede della "Fondazione Casa e Archivio M.", che intende
promuovere la diffusione del suo pensiero e della sua operae. FiLa
filosofia di M. è un'interpretazione originale dell'idealismo post-kantiano,
nella linea dell'idealismo razionalistico trascendente che va da Platone a
Kant, nel senso di un dualismo panteista trascendente, un'interpretazione che
lo avvicina a quel post-kantiano atipico che fu Spir, il quale (ancor più di
Kant, Schopenhauer o Spinoza) fu il filosofo preferito di M., quello a cui fu
più particolarmente legato, sulquale scrisse molti studi e un denso saggio monografico
e al quale fece consacrare il terzo
numero della Rivista di filosofia, filosofo che fu come lui profondamente
inattuale. Professò una altissima stima per l'opera di questo solitario
filosofo, tanto da considerarla "immortale: in essa infatti vede un
tentativo d'un rinnovamento speculativo-religioso di tutta la filosofia. Il carattere speculativo dell'interpretazione
d iMartinetti dipese da particolarissime circostanze. La speculazione di Spir
esercitò sul pensiero suo un influsso profondo sin dagli inizi; e anche nella
costruzione dell'idealismo trascendente di M. la speculazione di A. Spir
rivestì un peso pressoché decisivo. Oltre che in Kant, in Schopenhauer e in
Spinoza, le radici e la linfa dell'idealismo di M. si trovano nella
speculazione di A. Spir. In nessun altro pensatore A. Spir occupò tanto spazio
ed ebbe un pari rilievo. D'altra parte, senza perdere la configurazione sua
propria, il pensiero di Spir viene trasposto da M. entro la sua propria
filosofia, riferito in modo diretto al suo proprio pensiero, così intimamente
consonante con quello di Spir e cresciuto, per così dire, anche su di esso.
Proprio questo condusseMartinetti a penetrare e nell'atto stesso a svolgere in
armonia con il proprio il pensiero di Spir e questo si trova come penetrato e
attraversato da quello di M. In nessun altro pensatore A. Spir fu tanto
intimamente valorizzato e, in qualche misura, continuato in ciò che della sua
speculazione parve propriamente essenziale. La lettura di M. insiste sul nucleo
metafisico di Spir, che gli pare incarnare "la forma pura della visione
religiosa". L'affermazione fondamentale, in cui per Martinetti si riassume
tutta la filosofia dello Spir, è quella della dualità fondamentale tra il vero
esserel'Unità incondizionata, assoluta e trascendente in cui si esprime il
divinoe l'essere apparente e molteplice rivelato dal mondo dell'esperienza.
L'approccio alla rivelazione di tale realtà dualista mediante la teoria della
conoscenza (l'idealismo gnoseologico di Spir) non è che premessa e introduzione
all'autentico nucleo metafisico della sua filosofia, consistente in una forma
di dualismo acosmista. Il dualismo di realtà e apparenza è in effetti esso
stesso apparente: "non è fra due effettive realtà, ma fra un'unica realtà
assoluta e l'irrealtà in cui il mondo sprofonda."» Si può così dire
che in M.: «il motivo desunto probabilmente da Spir, il contrasto tra
"anormale" (il mondo dell'esperienza empirico e molteplice) e
"norma" (il principio d'identità, rivelazione incoativa del divino in
noi) si spoglia qui dell'originario aspetto dualista per confluire in una
visione coerentemente monista dell'esperienza di coscienza. Monismo coscienzialista,
quello martinettiano, che non sfocia però in una forma di panteismo, in quanto
il termine finale di questa unificazione formale rimane trascendente. L'unica
realtà metafisica assolutasi afferma in conclusioneè l'"Unità formale
assoluta", che trascende l'intero processo dell'esperienza, che di tale
unità è solo un'espressione simbolica.» Della filosofia di Spir, M.
mantenne sostanzialmente inalterata la morale, di derivazione kantiana, aveva
d'altronde dichiarato che dopo Kant nessun filosofo serio può non essere in
Etica kantiano. L'intero percorso del pensiero martinettiano parte dal suo
anticlericalismo", e aggiunge: "la natura del suo anticlericalismo lo
portava a detestare la Massoneria. Ripetutamente mi disse di non essere mai
stato massone, di essere anzi assolutamente contrario a questa Chiesa cattolica
di segno rovesciato." Questo suo anticlericalismo l'ha portato ad un
antimarxismo, il marxismo essendo "secondo i termini in cui egli si
sarebbe espresso, la massima secolarizzazione concepibile della
religione". ENoce conclude: "Ora a mio giudizio il pensiero di M. si
situa appunto come momento conclusivo del pessimismo religioso e come la sua
posizione più coerente e rigorosa. L'antologia Il Vangelo scrive M. «lasciando
da parte l'elemento leggendario e dogmatico, cerca di disporre il materiale
evangelico nell'ordine logicamente più appropriato. Tutto quello che i vangeli
contengono di essenziale per la nostra coscienza religiosa è stato qui
conservato.» Il risultato di questo ordinamento logico è l'espunzionein
quanto elaborazione teologica successiva ai lòghia di Gesù o ancora propria
all'ebraismo da cui Gesù stesso non è immunedel Vangelo di Giovanni, degli Atti
degli Apostoli, delle Lettere (anche le Lettere di Paolo) e dell'Apocalisse.
Gesù di Nazaret, e non di Betlemme, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più
grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, nemmeno resuscitato dalla morte,
né apparso realmente ai suoi, Gesù in quanto Messia annuncia un regno
messianico a cui succederebbe escatologicamente il regno dei cieli, quello di
Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è
soprattutto un maestro di dottrina morale che esorta a rinunciare al mondo per
unirsi spiritualmente e interiormente a Dio, il bene supremo, amando il
prossimo. Per Martinetti bisogna aspirare ad una "Chiesa
invisibile", in cui si possano compendiare i valori moralmente più elevati
di tutte le culture religiose, dando vita così ad una società universale
fraternamenteunita, egli scrive: «In tutti i tempi, ma specialmente nelle
età come la nostra, la vera Chiesa non risiede in alcuna delle chiese visibili
che ci offrono il triste spettacolo dei loro dissensi, ma nell'unione
invisibile di tutte le anime sincere che si sono purificate dall'egoismo
naturale e nel culto della carità e della giustizia hanno avuto la rivelazione
della verità e la promessa della vita eterna» Gesù Cristo e il
Cristianesimo fu messo sotto sequestro dalla Prefettura non appena stampato, come M. scrive a Cagnola: «Il mio libro
venne terminato di stampare e in tale giorno furono mandati i 3 esemplari al
Prefetto. Il 3 di mattina venne il permesso; alle 17 dello stesso giorno esso
era ritirato. Per quali influenze? Io non lo so. Così il libro stette due mesi
in sospeso: il 10 ottobre giunse (da Roma) il decreto definitivo di
sequestro.» Con decreto, “Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo” e
Ragione e fede furono messi all'Indice dei libri proibiti della Chiesa
cattolica. La rinascita del pensiero filosofico-religioso martinettiano
scaturisce alla fine degli anni novanta del secolo scorso in virtù della
rinnovata proposta ermeneutica di Chiara che cura l'inedito L'Amore, Il Vangelo
(Genova) e Pietà verso gli animali (Genova); in particolare l'interpretazione
elaborata da Chiara mette in luce gli aspetti gnostici della filosofia della
religione martinettiana per poi proporne una rilettura in chiave kantiana anche
attraverso un confronto con alcune sette separatiste vicine alla tradizione
spirituale dei quaccheri. Capitini rese visita a Martinetti, che a
proposito della nonviolenza gli disse: "Forse se discutessi con lei mi
convincerei, ma ora come ora le assicuro che se mi fosse detto che con
l'uccisione di diecimila persone si estirperebbe il male che c'è in Europa,
firmerei la sentenza senza esitazione." Negli scritti La psiche degli animali e Pietà
verso gli animali, Martinetti sostiene che gli animali, così come gli esseri
umani, possiedono intelletto e coscienza, quindi l'etica non deve limitarsi
alla regolazione dei rapporti infraumani, ma deve estendersi a ricercare il
benessere e la felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti (cioè
provviste di un sistema nervoso) che come l'uomo sono in grado di provare gioia
e dolore: «Nella relazione sulla psiche degli animali M. tra l'altro
affronta il problema dello scandalo morale suscitato dall'indifferenza delle
grandi religioni positive occidentali di fronte all'inaudita sofferenza degli
animali provocata dagli uomini: gli animali hanno una forma dell'intelligenza e
della ragione, sono esseri affini a noi, possiamo leggere nei loro occhi
l'unità profonda che ad essi ci lega. M.
cita le prove di intelligenza che sanno dare animali come cani e cavalli, ma
anche la stupefacente capacità organizzativa delle formiche e di altri piccoli
insetti, che l'uomo ha il dovere di rispettare, prestando attenzione a non
distruggere ciò che la natura costruisce. Nel proprio testamento dispose
che una somma significativa fosse versata alla Società Protettrice degli
Animali; egli personalmente nutriva per gli animali una profonda pietà e tale
sentimento lo aveva persuaso a darsi al vegetarismo, una scelta che assumeva
per lui quasi il carattere di un valore religioso. Scrive al proposito Vigorelli:
«La scelta del vegetarianesimo non era "generica simpatia, e neppure un
ideale politico, bensì meditato atteggiamento filosofico", da porsi in
relazione sia con la sua profonda conoscenza della filosofia indiana sia con
convinzioni radicate in una personale metafisica, sulla "unicità"
della sostanza vivente e sul destino di "perennità" dello
spirito.» La scelta della cremazione M. fu un fautore della cremazione e
una testimonianza "ci dice come M. portasse sempre con sé, in una busta,
le ceneri di sua madre."Secondo Paviolo, per i M. la cremazione era una
specie di tradizione familiare e la cosa appare strana in quei tempi nei quali,
specie nei piccoli centri era pressoché ignota a tutti, e oggetto di scandalo
per il gran rumore che, in questi casi, ne facevano i parroci. Non è però da
escludere, nel caso preciso di M., che questa scelta, come quella del
vegetarianesimo, avesse anche una relazione con il suo interesse per la
filosofia indiana, e dunque un valore filosofico e religioso. I suoi resti sono
tumulati nel cimitero di Castellamonte in provincia di Torino. Opere: Una
" martinettiana" C. Ferronato si trova nel fascicolo speciale
della Rivista di Filosofia Pietro Rossi: nel cinquantenario della morte, Dopo
questa data, di M. sono stati pubblicati. “Ragione e fede, Italo Sciuto,
Gallone, Milano, Luca Natali, Morcelliana, Brescia,. Il Vangelo, Alessandro Di
Chiara, il nuovo melangolo, Genova, L'amore, Alessandro Di Chiara, Il nuovo
melangolo, Genova, “Pietà verso gli animali” Alessandro Di Chiara, Il nuovo melangolo,
Genova, “La religione di Spinoza” Amedeo
Vigorelli, Ghibli, Milano, “La Libertà” Aragno,
Torino, Schopenhauer, Mirko Fontemaggi, Il nuovo Melangolo, Genova, “Breviario
spiritual” Anacleto Verrecchia, POMBA, Torino, “L'educazione della volontà” Domenico
Dario Curtotti, Edizioni clandestine, Marina di Massa, “Conoscenza in Kant” Luca Natali, Franco Angeli, Milano, Pier
Giorgio Zunino, Piero Martinetti, “Lettere”, Firenze, Olschki, “Gesù Cristo e
il Cristianesimo” Castelvecchi, Roma,; edizione critica Luca Natali,
introduzione di Giovanni Filoramo, Morcelliana, Brescia, “Il Vangelo:
un'interpretazione” Castelvecchi, Roma,
“Spinoza, Etica, esposizione e comment”, Castelvecchi, Roma,. Il numero,
introduzione di Argentieri, Castelvecchi, Roma,
Luca Natali, Le carte di Piero Martinetti, Firenze, Olschki, “Spinoza”
Festa, Castelvecchi, Roma,. Riconoscimenti Nella seduta del Senato Accademico
dell’Università degli Studi di Milano, è stata approvata ufficialmente la
decisione del Dipartimento di Filosofia di intitolarsi alla figura di M.. La
città di Roma gli ha intitolato una piazza, nel Giorno della Memoria. A Milano
Martinetti figura tra i nuovi Giusti che saranno onorati al Monte Stella dal
" nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo. Goretti, “M”, Archivio della
Cultura Italiana. Fiori, I professori che dissero "NO" al Duce, in La
Repubblica, «Ebbe molta influenza sulla
scelta che M. fece di iscriversi alla facoltà di Filosofia, fu suo professore,
ma non un Maestro. Scrisse di lui M.: "Era un uomo; quando andai a
visitarlo l'ultima volta, pochi giorni prima della sua morte, mi disse di avere
un'unica certezza, che dopo questa vita non c'è nulla. Le mie idee erano
assolutamente opposte alle sue, su questo come su tutti gli altri punti. Ma non
potei non ammirare la fermezza delle sue convinzioni"»: Paviolo. «che morì proprio durante l'iter scolastico
di Martinetti ma che ebbe con lui, forse per la comune origine canavesana, un
particolare rapporto»: Paviolo 2 «Di una reale affinità tra Martinetti e i suoi
maestri torinesi si può parlare forse solo in un caso: quello di Arturo Graf,
del cui dualismo e pessimismo si può trovare qualche traccia nel pensiero del
Nostro e alla cui poesia, piena di dolente (e a tratti cupa) riflessività
filosofica, Martinetti tornerà anche negli anni maturi, come a una sorgente di
ispirazione e conforto spirituale. Più documentata è l'influenza su M. di
un'altra singolare figura di poeta-filosofo: quel Ceretti da Intra (noto anche
con lo pseudonimo poetico di Alessandro Goreni e con quello di Theophilo
Eleuthero), alla cui postuma riscoperta si adoperarono intensamente Ercole e Alemanni,
nell'ultimo decennio del secolo scorso e ai primi del nostro. Nel breve verbale
relativo all'esame di laurea (qui il laureando è indicato come Pietro M.) si
dice semplicemente che il candidato ha sostenuto durante quaranta minuti
innanzi alla commissione la disputa prescritta, sopra la dissertazione da lui
presentata e sopra le tesi annesse alla medesima; e ha sostenuto anche la prova
pratica assegnatagli dalla Commissione. La tesi ottenne la votazione di 99/110.
Il lavoro di tesi non ebbe, come noto, il riconoscimento che meritavaanche a
motivo di certe resistenze accademiche nel settore filologico della Torino e
forse per questo lo studioso sentì il bisogno di attingere direttamente alle
fonti dell'erudizione tedesca, fuori dal chiuso ambiente provinciale. Del resto
il suo intent e più filosofico che
filologico, e la prima suggestione a interessarsi del “Samkhya” poté venirgli,
piuttosto che dalle lezioni di Flechia, dalla conversazione con Ercole. Proprio
del Samkhya, Ercole si era interessato alcuni anni primi in una breve Memoria
uscita sulla Rivista Italiana di Filosofia diretta da Ferr. Di suo interesse
costante per la filosofia indiana testimonia il corso di lezioni tenuto a
Milano e pubblicato a Milano da Celuc, “La sapienza indiana. Corredata da
un'antologia di testi Indù e Buddhisti. Ma è antefatto significativo, giacché
lascia intravedere ancora una volta, questa volta sotto il rispetto particolare
dei suoi primi contatti coi testi di A. Spir, l'importanza della permanenza a
Lipsia nella sua formazione filosofica. Nella Lipsia conosciuta da lui
sopravvive Drobitsch, lil maestro herbartiano di Spir e dalla sua Lipsia si
diffondevano le edizioni di A. Spir entro il moto allora nascente in Germania
dell'interesse per la filosofia sua. Il pensiero di Spir, Torino, Albert Meynier.
Anno che fu per lui particolarmente
duro, vedi Lettere ai famigliari dalla Siberia dell'Italia meridionale",
Minazzi, Il Protagora, Lettere. Prima che della dittatura fascista, e critico
altrettanto risoluto del comunismo e della democrazia, di cui colse gli aspetti
degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo. Non si vede in chi e
in che cosa un uomo come lui che, per sua scelta culturale ma anche per
disposizione personale, agiva in modo disgiunto da ogni partito, movimento,
gruppo avrebbe pouto trovare un legame per immettersi in un flusso di attivo
anti-fascismo. Tra dittatura e inquisizione negli anni del Fascismo", in Lettere,
Firenze. Ringrazio la S.V. Ill.ma della cortese partecipazione e la prego di
esprimere la mia profonda gratitudine ai membri di codesta R. Accademia che
hanno voluto conferirmi un sì ambito onore. Ma circostanze pesantissime, sulle
quali non è il caso di [parola illeggibile] mi vietano nel modo più reciso
di poterlo accettare»: Lettera al presidente dei Lincei, e a L. Mangiagalli. Il
Congresso non ha altro fine che di essere una manifestazione della filosofia
italiana in quanto libera e appartata da ogni contingenza del momento: come
deve essere in qualunque tempo la filosofia. A T. Scotti. Che accusa M., ricambiato,
di disonestà intellettuale nel riguardo della filosofia scolastica, cf. Goetz,
Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze. Per
M.. Gemelli è tutto fuorché un filosofo. Varisco, in: Lettere 33. H. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti
universitari e il regime fascista, Firenze, Il congresso di filosofia. Tutto
l'affare è una montatura (come del resto anche il ritiro dei cattolici dal
Congresso), la quale ha la sua origine nel fatto che io non ho permesso a Gemelli
di spadroneggiare nel Congresso e di prepararvi qualcuna delle sue
rappresentazioni ciarlatanesche. Varisco, a Goretti a Mangiagalli. Quando M.,
con il rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo, abbandona l'insegnamento
non rinuncia a quegli incarichi o a quelle adesioni che non erano a tale
giuramento connesse: guarda di non compromettere quella sua creatura che era
diventata La Rivista di Filosofia e non ne volle la direzione effettiva ma
continua l'intensa e puntuale collaborazione redazionale sino a che le sue
condizioni di salute glielo permisero. Giuliano, Cagnola,
Baratono, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: Barié, Banfi,
Milano. Ella già saprà certamente che io, in seguito all'affare del negato
giuramento, sono stato collocato a riposo. Non appartengo quindi più all'Milano
e non posso più esserle utile che indirettamente»: a C. Gadda, in:
Lettere. «del resto io sono
perfettamente sereno come chi ha fatto ciò che doveva fare: e non mi sarà
discaro poter d'ora innanzi applicare tutto il mio tempo ai miei studi, cioè
agli studi veramente miei, fatti per mè, per la mia personalità e la mia vita»:
Lettera M. a Alfieri, Sulla cui porta fece mettere un'indicazione che diceva:
"M. agricoltore": Paviolo «Perciò
appunto non ho dimenticato i tuoi interessi e sarei lieto che fossi tu a
succedermi. In questo senso ho scritto, "richiesto da Castiglioni
stesso", che ora è preside, a Castiglioni. Ho consigliato lui e con lui la
facoltà ad accaparrarsi te per la Filosofia e Banfi per la Storia della Filosofia. A A. Baratono, Nel registro di
entrata delle Carceri Nuove di Torino egli è l'unico che nella scheda personale
si faccia registrare, nell'apposita voce, come "ateo", mentre tutti
gli altri non di religione israelitica (ossia Bobbio, Einaudi, Pavese,
Antonicelli, Salvatorelli e così via) si dichiarano "cattolici"alcune
schede, peraltro, tra cui quella di Mila, sono andate perse (il registro è
conservato all'Archivio di Stato di Torino, sezioni riunite, Casa circondariale
di Torino, Registro matricole)", in: Lettere. "M. veniva rinchiuso in una cella sulla
cui porta veniva apposto il cartellino "Politico: sorveglianza
particolare". Il giorno successivo cominciavano gli interrogatori che si
ripetevano finché dopo alcuni giorni d'arresto M. veniva finalmente
scarcerato.", Giorda, M., Castellamonte, «Devo darle una notizia
terrificante, relativamente. Lunedì passato 8 corrente sono caduto malamente da
una pianta, per fortuna senza gravi conseguenze di nessuna specie, salvo un
leggero tramortimento durato qualche ora»: Lettera, M. a Nina Ruffini, in:
Lettere Cit. in: Lettere. «Si può comunque, in base a testimonianze diverse,
ritenere che M. sia deceduto all'Ospedale Molinette sfollato a Cuorgnè, ove si
tentò inutilmente di salvarlo e che il corpo sia stato immediatamente
trasferito (abitudine che rimase in uso per decenni in circostanze analoghe)
alla casa d'abitazione, per evitare lungaggini burocratiche e maggiori spese
funerarie. L'atto di morte recita:
" il g alle ore quattro e minuti zero, nella casa posta in frazione
Spineto n. 106 è morto M., residente in Torino, professore pensionato"»:
Paviolo. Paviolo. "Per ultimo desidero di essere cremato e
che le mie ceneri riposino nel Camposanto di Castellamonte", frase finale
del testament, Paviolo. Il testamento di Martinetti, da lui riscritto, "in
una grafia incerta e in una forma in cui non si trova lo stile abituale del nostro
filosofo"(Paviolo) fu considerato da sua sorella Teresa come estorto:
"Le opere che al tempo del decesso di Piero erano ancora solo allo stato
di manoscritto vennero devolute ai beneficiari della biblioteca, la quale, a
dirtelo in assoluta confidenza, cadde in mano a tre estranei alla famiglia, per
un testamento fatto fare a nostra insaputa a Piero, a oltre un anno da che era
stato colpito da un insulto di trombosi al cervello la preziosa biblioteca, che
per volontà recisa, assoluta di Piero a me da Lui ripetutamente espressa alcuni
mesi prima che fosse colpito dalla trombosi, doveva andare all'Milano, prese
altre vie e e sta presentemente ancora peregrinando in attesa di destinazione
definitiva." Lettera di Teresa Martinetti al cugino Bertogliatti, in:
Paviolo Fondazione Casa e Archivio. Allo Spir, un singolare pensatore
solitario, al quale mi legano tante affinità e tante simpatie, sarà dedicato il
fascic. 3 della "Riv. di Filosofia", che non mancherò di spedirle a
suo tempo. Quante dottrine dello Spir, specialmente nel rapporto morale e religioso,
sembrano pensate per il nostro tempo! Ma esse passeranno, come passarono,
inavvertite. La lucequesto passo del quarto Vangelo lo Spir volle inciso sul
suo sepolcrovolle penetrare le tenebre, ma le tenebre non l'accolsero»: Lettera,
M. a Ruffini, in: Lettere. «io sono
sempre stato un filosofo inattuale»: Lettera, M. a Giorgio Borsa, in: Lettere Agazzi, La filosofia di M.,
Milano, Unicopli. Ma è stato Alessio a dimostrare l'importanza e l'anteriorità,
rispetto ad altri autori, della lettura di Spir per la maturazione della
metafisica martinettiana»: Vigorelli, Alessio, Vigorelli Vigorelli, M.,
Breviario spirituale, Bresci, Torino,
Lettera M. a Cagnola, Lettere. Sulla riflessione religiosa di M. vedi
Franco Alessio, L'idealismo religioso di M., Brescia, Morcelliana, (Tesi di
Pavia: relatore Michele Federico Sciacca)
Paviolo Paviolo Amedeo Vigorelli,
"M. e Capitini: attualità di un confronto", in: Vigorelli, La nostra
inquietudine. M., Banfi, Rebora, Cantoni, Paci, De Martino, Rensi,
Untersteiner, Pra, Segre, Capitini, Mondadori, Milano. E si conversa a lungo
della inumazione e della cremazione (aveva fatto cremare il cadavere della
mamma, per avere vicine le sue ceneri)" Capitini, Antifascismo, Célèbes
Trapani, Paviolo Paviolo. L'eretico Martinetti,
italiano per caso", Recensione di Liucci su Il fatto quotidiano, Libera cittadinanza Il Dipartimento di Filosofia "M. a Milano,
Battista, "Le vie dedicate ai razzisti spettano ai professori eroi che
dissero no al fascismo", Corriere della Sera, S. Chiale,
"Dall'attivista curda al pioniere green I nuovi Giusti del Monte
Stella", Corriere della Sera, Cronaca di Milano13. "Monte Stella I nuovi Giusti in
diretta", Corriere della Sera, Cronaca di Milano9., Commemorazione
dTorino, Accademia delle Scienze, Giornata Martinettiana, Torino, Edizioni di
"Filosofia", Rivista di Filosofia, Agazzi, "La storiografia
filosofica", Rivista critica di storia della filosofia, Agazzi, Mancini,
Vigorelli e Zanantoni, Unicopli, Milano, Alessio, L'idealismo religioso,
Brescia, Morcelliana, Alessio, introduzione Il pensiero di Spir, Torino,
Meynier, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: M., Barié, Banfi,
Milano, Guerrini, Banfi, M. e il razionalismo religioso", in: Filosofi
contemporanei, Firenze, Parenti, Bersellini Rivoli, Il fondamento eleatico
della filosofia -- Milano, Saggiatore, Guido Bersellini Rivoli, La fede laica, Appunti
sul confronto religioso e politico (in Italia e nel villaggio globale), Lecce,
Manni, Rivoli, Appunti sulla questione ebraica. Da Rosselli a M., Milano, Angeli,
Boatti, Preferirei di no, Le storie dei dodici professori che si opposero a
Mussolini, Torino, Einaudi, B. Bonghi,
La fiaccola sotto il moggio della metafisica kantiana. Il Kant, Milano,
Mimesis, Minazzi, Sulla filosofia italiana, Prospettive, figure e problemi,
Milano, Angeli); ranco Bosio, "L'uomo e l'assoluto", in: Filosofie
"minoritarie" in Italia tra le due guerre Ceravolo, Roma, Aracne, Remo
Cantoni, "L'illuminismo religioso” in: Studi filosofici, G. Colombo, La
filosofia come soteriologia. L'avventura spirituale e intellettuale di Milano,
Vita e Pensiero, E. Colorni, La malattia della metafisica. Scritti
autobiografici e filosofici, Torino, Einaudi, Noce, Filosofi dell'esistenza e
della libertà, Milano, Giuffrè, Pra, "Momenti di riflessione
sull'esperienza religiosa in Italia tra idealismo e razionalismo critico",
in: La filosofia contemporanea di fronte
all'esperienza religiosa, Parma, Pratiche); C. Ferronato, "Filosofia e
religione”, in: Percorsi e Figure Filosofi italiani, Salvatore Natoli, Genova,
Marietti, Filoramo, Letture M. "Gesù Cristo e il Cristianesimo" nel
pensiero religioso, "Rivista di filosofia", Gervasio, M.: l'interpretazione
di Kant nel quadro della filosofia italiana tra Ottocento e Novecento, Giorda, M.,
Castellamonte, Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e
il regime fascista, Firenze, La Nuova Italia, C. Goretti, Il pensiero
filosofico di Piero Martinetti, Bologna, Accademia delle Scienze, Mariani,
Esperienza ed intuizione religiosa: saggio sul pensiero di M., con appendice
sugli inediti, Roma, Mazzantini, L’'Oriente", Filosofia, Valerio Meattini, Ragion teoretica e ragion
pratica. M. interprete di Kant, Pisa, Vigo Cursi, Franco Milanesi, La filosofia
neognostica, in: "Paradigmi", Morelli, tesi di laurea in Filosofia
(Aliotta), Biblioteca Facoltà di Lettere e Filosofia, Napoli); Paviolo, M.
aneddotico. L'uomo, il filosofo, la sua terra, Aosta, Le Château Edizioni, Alfredo
Poggi, Vicenza, Collezione del Palladio, 1ora Riedizione Cosimo Scarcella e
Introduzione di . Mas, Milano, Marzorati, Rambaldi, Voci dal Novecento, Milano,
Guerrini; Romano, Il pensiero filosofico di M., Padova, Milani, Santoro, Il
problema della libertà, Lecce, Milella, Scarcella, La dottrina politica di M.:
aspetti teoretici ed aspetti pratici, in Il Pensiero Politico, Firenze, Olschki
Editore, Cosimo Scarcella, M. Politica e filosofia. Con alcuni ‘Pensieri'
inediti, Napoli, Collana La Cultura delle Idee diretta da Tessitore e Marini,
Edizioni Scientifiche Italiane, Terzi, La vita e il pensiero originale,
Bergamo, Editrice San Marco, Carlo Terzi, "Lettere inedite di M.",
in: Giornale di metafisica, Torino, Vigorelli, Agazzi e la fortuna di M.",
in:, L'impegno della ragione. Per Agazzi, Cingoli, Calloni, Ferraro, Unicopli,
Milano (nuova ed. "Agazzi e la "fortuna milanese" di M., in:,
Vita, concettualizzazione, libertà. Studi in onore di Alfredo Marini, R.
Lazzari, M. Mezzanzanica, Storace, Mimesis, Milano, Vigorelli, Piero
Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato, Milano, Mondadori,
Vigorelli, "Nuove pagine", Rivista di storia della filosofia, Vigorelli,,
"L'eredità contestata. Lettere di Banfi e Solari", Rivista di storia
della filosofia, Vigorelli, "Plotino, Spinoza, Spir. La reviviscenza
neoplatonica nel razionalismo religioso (Atti del Convegno “Presenza della tradizione
neoplatonica nella filosofia del Novecento”, Vercelli), Annuario Filosofico,
Mursia, Milano, Vigorelli, La nostra inquietudine. Banfi, Rebora, Cantoni,
Paci, De Martino, Rensi, Untersteiner, Dal Pra, Segre, Capitini, Mondadori,
Milano, Vigorelli, Lettore di Spinoza. Il tempo e l'eterno", in:, Spinoza
ricerche e prospettive. Per una storia dello spinozismo in Italia (Atti delle
Giornate di studio in ricordo di Emilia Giancotti, Urbino), Bostrenghi e C.
Santinelli, Bibliopolis, Napoli, Vigorelli,
"Piero Martinetti una apologia
della religione civile", in:, Le due Torino. Primato della religione o
primato della politica?, Cuozzo e Riconda, Trauben, Torino, Spir, Scuola di
Milano Solari Goretti Basso Baratono Banfi, Giuramento di fedeltà al fascismo, Treccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. siusa. archivi.beniculturali, Sistema
Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Torino, Biblioteca
della Fondazione M., Torino. Fondazione Casa e Archivio M., su Fondazione piero
martinetti. D. Fusaro sul sito Filosofico.net. Colombo, La filosofia come
soteriologia. La prima forma di comunione fra esseri, quella che fonda le prime
forme di società, quella che sussiste anche in quei gradi della vita animale
onde è esclusa ogni altra forma di socievo lezza, è l’amore. Che cosa non è
stato detto e iscritto in ogni tempo intorno all’amore? Io non intendo qui
certamente aggiun gere su questo argomento nuove ed inutili speculazioni :
voglio solamente trattarne in quanto aneli’esso è nella vita umana una
sorgente di importanti doveri. L’amore, qualunque possano essere le
complicazioni senti mentali che ne mutano profondamente la natura e possono
dargli finalità più elevate, non ha originariamente altro fine che la (pro
pagazione Astica della specie. L’unione fisica di due individui di sesso
diverso ha per effetto l’estensione della vita organica nel tempo : per essa
l’individualità effimera si sottrae in un certo modo alla morte e celebra
l’eternità sua confondendosi per un istante con la serie delle generazioni
venture. La voluttà fisica non è che una forma di quel piacere che accompagna
ogni esten sione dell’individualità, ogni fusione delle coscienze singole in
un tutto capace d’una vita più alita e più larga. Sotto questo aspetto la
voluttà riveste un carattere ideale e direi quasi sacro : e tutta la poesia
dell’amore non è che la poesia del primo, del più universale ideale umano. Ma
il desiderio antico che in questo senso trae tutti i mortali è diventato
attraverso le innu merevoli generazioni mn istinto : e l ’ uomo avendo volto
lo sguardo verso forme più alte di unità e di vita si è abituato a'Vedere in
questo dovere della propagazione della vita solo il compimento d’una funzione
organica e nella voluttà un .semplice fremito del senso che non deve
interessare la personalità superiore e che anzi può essere per la medesima un
ostacolo ed un arresto. Di qui il duplice carattere dell’amore e della voluttà
: da un lato essi sono la secreta aspirazione d’ogmi vivente, il movente di una
gran parte delle attività umane; dall’altro appariscono come una debolezza, una
vittoria dell’essere inferiore sull’es sere superiore e veramente umano. Nel
pudore che accompagna l’unione dei due .sessi e tutto ciò che la riflette vi è
qualche cosa della riverenza che impone un sacro mistero e della vergogna che
desta l’esercizio di tutto ciò ohe è vita puramente animale. Il complesso delle
attività e delle facoltà che si riferiscono a questa funzione costituisce,
forse in modo più marcato che iper ogni altra funzione umana, un tutto ben
distinto, che si stacca nella personalità complessiva come una personalità
mi nore e subordinata : vi è in ogni individuo umano una perso nalità
sessuale che, per quanto non sempre chiaramente co sciente, ha la sua sfera di
visione, la sua vita, le sue oscure tendenze e spesso influisce in misura non
indifferente sopra lo svolgimento e il destino di tutta la persona. Questa
personalità sessuale è già in un certo senso, per l’individualità organica
bruta chiusa, nel suo egoismo repulsivo, un essere ideale : l’in dividualità
atta all’amore appare come qualche cosa di deside rabile e di bello : ed è
precisamente in questo carattere di idea lità che circonfonde tutto ciò che
all’amore serve, che ha avuto origine il senso umano della bellezza. Il tipo
estetico che le donne in genere e molti uomini cercano di realizzare con tutti
i mezzi che l’arte e la moda suggeriscono non è altro che la presentazione
della personalità sessuale : questa costituisce per molti l’apice di tutte le
aspirazioni e di tutti gli ideali. D’altra parte la vita non si arresta
all’amore e vi sono ideali più alti che la perpetuazione fisica, della specie :
quindi di fron te alla personalità morale ed all’umanità vera la personalità
sessuale appare come qualche cosa di inferiore e di miserabile. Quando perciò
essa si svolge in noi senza alcun legame od in opposizione con i nostri
sentimenti più elevati, noi possiamo bensì cedere per un istante al suo
fascino, ma la sua vita resta pure sempre per noi qualche cosa di straniero che
più tardi rigettiamo con vergogna e con disprezzo. Non è però affatto
necessario che la vita sessuale si svolga nell’uomo senza alcuna continuità e
senza accordo con le sfere più alte della vita interiore. Nello stesso mondo
animale essa svolge nella maternità e nella famiglia una vera attività di
ordine morale che la compie e la nobilita : e nell’uomo tutta la storia
dell’evoluzione della famiglia che altro è se non il moralizzamento progressivo
della funzione sessuale? Così puri ficato ed elevato, il desiderio del senso
si intreccia con i più nobili e delicati sentimenti della vita morale, con i.1
sentimento della, protezione e della carità, dell’amicizia, della solidarietà,
della fedeltà; anzi, intellettualizzandosi vieppiù e collegandosi con le
aspirazioni più elevate, diventa comunione di vita inte riore, di gioie alte e
pure : l’amore animale e sensuale si tra sforma nelle forme più nobili
dell’amore umano. Certo il fattore sensuale non scompare mai : l’amore
platonico non esiste o, se esiste, non è una forma viva e sana dell’amore. Ma
anch’esso si raffina e si assimila : il piacere medesimo del possesso di
venta, per la confusione della spiritualità di due esseri elevati, più delicato
e più profondo. Sopra tutto poi esso elimina gra dualmente da sè tutto ciò che
urna viva sensibilità estetica e morale giudica o ignobile o incompatibile con
le tendenze della personalità superiore : così sorgono le virtù dell'amore, la
leal tà, la fedeltà, la castità. L’ amore sensuale vive del piacere
dell’istante e cerca nell’oggetto suo soltanto il soddisfacimento del suo
ardore : esso non è che il contatto superficiale e momen taneo di due
personalità sessuali che si avvincono e si confon dono mentre le anime restano
straniere l’una all’altra diffi denti, sordamente ostili. L’amore veramente
umano si completa con l’unione delle volontà, che esige urna reciproca
dedizione intiera, leale, duratura ed esclude come cose indegne la men zogna,
l'ingiustizia e tutto ciò che diminuisce questa perfetta comunione di vita.
Così è possibile un amore che sorge non dal senso, ma da tutta la personalità;
un amore che purifica e no bilita, che ispira ad alte cose e ¡santifica la
voluttà stessa. Questo concetto dell’amore traccia ad ogni uomo la via che deve
seguire se egli sinceramente sdegni di degradare sè stesso ; essa, è del resto
anche la via più saggia sotto l’aspetto della felicità. Certo può sembrare
un’ingenuità chiedere alla ragione consigli contro una passione che si mde
della ragione : mentre l’eperienza quotidiana ci mostra con mille esempi come
essa sconvolga talora le menti più equilibrate, soffochi i sentimenti più
sacri, precipiti nell turbamento e spesso nella più irrepa rabile rovina
esistenze, che l’educazione, l’intelligenza, i vincoli sociali e morali
sembravano assicurare contro la prevalenza di ignobili tendenze. Tanta è del
resto la potenza di questo «niver i-sale e profondo istinto che esso è il
movente secreto o palese di gran parte dell’attiviità umana : la massima parte
dei ritrovi, delle feste, dei divertimenti sociali, la moda e per molti ri
spetti anche l’arte non hanno altra ragione d’essere; e i vizi che esso
alimenta danno origine ad un vero pubblico mercato e ad industrie fiorenti.
Come sperare dunque che la ragione possa qualche cosa contro una volontà oscura
e ribelle che sembra avere la violenza e la regolarità delle forze di natura?
La mo rale predica contro questa passione quasi soltanto come per sod disfare
un debito : la giovinezza, la fantasia e l’arte la rivestono dei più brillanti
colori e si ridono della morale : ed anche i predicatori più severi del resto
non sanno, tra un sermone e l’altro, esimersi da un sentimento che sta fra il
compatimento e la malrepressa invidia. Io non credo tuttavia che qui la
riflessione sia del tutto mutile. L’esperienza della vita insegna (e ciascuno
lo ricono scerà in stesso) che vi sono nella vita interiore dei momenti
decisivi nei quali una parola, un pensiero che sono caduti un giorno nell’anima
indifferente, si risvegliano e fortificano una nobile ispirazione, soffocano
una passione nascente, provocano un deciso cambiamento d’indirizzo. Questo è
vero anche della pas sione dell’amore. Certo è inutile invocar la ragione
quando la passione è ingigantita e il vizio è inveterato : ma questo non vale
egualmente di tutte le passioni? La ragione non può di struggere l’istinto, ma
può dirigerlo : e può dirigerlo se, come un medico accorto, cura il male nei
suoi inizi. Ora l’origine del male sta, come già videro i saggi antichi, nelle
illusioni che noi ci formiamo circa la realtà. L’uomo, sopratutto nella giovi
nezza, non si precipita verso i piaceri che l’amore promette se non perchè la
sua fantasia presenta al desiderio le immagini più allettatrici e riveste ila
¡realtà delle forme più ¡belle e più desi derabili. Lo spirito soggiace allora
ad una specie di limita zione del proprio orizzonte : esso si
chiude nei propri sogni e diventa cieco all’aspetto del vero essere delle cose.
In questo appùnto può intervenire efficacemente la ragione. Lo sforzo che si
deve e si può compiere in quel momento in cui sorgono le prime illusioni, è di
dissipare1queste visioni ingannevoli col tenere viva e presente diinnanzi al
pensiero la realtà che esse nascondono, col rievocare le esperienze dolorose,
col ravvivare le intuizioni profonde che ci svelano l’intima e vera natura
delle cose. In fondo a tutte le cose sta la tristezza, ha detto Amici : e
veramente l’aspetto ultimo delle cose è triste, mia anche fecondo di salutare
saggezza. L’aspetto supeSiciale della realtà è lieto, vario e giocondo come
l’aspetto d’una folla che popola le vie d’una città in un giorno di festa. Ma
quante cose sordide e tristi non nascondono anche qui le varie e splendide
apparenze! Ora in nessuna parte la fantasia è tanto fertile d’in ganni quanto
nelle cose dell'amore : ed in nessuna parte l’in- gànno è così lusinghiero ed
ostinato. Tanto anzi che qualcuno hai voluto vedere nell’amore una specie
d’inganno della natura ; che si serve dell’individuo per la propagazione e lo
sacrifica, viìttimn volontaria, alla specie. Ma la natura non è in questo caso
che la nostra natura inferiore; noi soggiacciamo all’inganno solo perchè
l’istinto ci oscura l’intelligenza e noi non sappiamo più vedere che con gli
occhi della sensualità. Questa ci dipinge la via tutta sparsa di dolci
desiderii e di soavi ebbrezze; l’amore ci si offre dinnanzi come un palazzo
incantato pieno di misteri e di delizie. Bisogna invece che l’intelletto nastro
si sforzi di mantenere sempre a sé presente questa prima, considerazione: che
l’illusione sessuale ci mostra sotto un solo aspetto un es sere che
freddamente considerato ¡nella sua 'realtà, è il più delle volte tutt’altro che
desideratile. La personalità sessuale non è che un aspetto, uno stato della-
persona; è una specie di trasfi gurazione di tutto l ’ essere che in fondo
rimane così straniera alla persona come se fosse veramente un’altra
personalità. Per ciò quando la persona amata non è per sè stessa degna di
sti- una e d’amore, l’illusione sessuale è seguita inevitabilmente
da una profonda delusione : soddisfatto il desiderio l’immagine ideale, oggetto
d’un’adorazione appassionata, isi risolve in un essere prosaico e volgare che
ci 'meravigliamo d’avere deside rato. Bisogna, in .secondo luogo tener
presente quest’altra, consi derazione: che la «tessa personalità sessuale,
dato che in noi potesse persistere lo stato passionale corrispondente, è ben
lun gi dall’essere una sorgente di gioie pure ed immutabili : la sen sualità
è, come ogni passione, un fuoco che consuma se stesso. Un amore puramente
sensuale, non potrebbe lessero che un triste ed insaziato ardore : la vita
dominata dalla lussuria ap pare, freddamente considerata, dolorosa ed ignobile
nello stesso tempo. L’amore d’ una donna non rende beati che quando può
trasformarsi in un sentimento più alto, come accade nella fa miglia, od
associarsi la sentimenti ideali e diventare una co munione morale ed
intellettuale di due nobili spiriti. Anzi, nelle persone di più profondo
sentire l’attrazione sessuale maschera quasi sempre un’oscura aspirazione
spirituale, il bisogno d’una comunione di vita, che riempia l’anima loro, la
elevi e la consoli ; è un vago presentimento ideale sperduto nella sfera
sessuale. Perciò quando esse non riconoscono la vera natura del senti mento
che le attrae e, nella loro cecità, ne cercano la soddisfa zione nel senso, la
loro illusione finisce, il più delle volte, in una tragedia dolorosa. Bisogna
in terzo luogo ancora aver presente che, mentre per ogni animo 'ben nato vi
sono nella vita aspira zioni e soddisfazioni 'ben più alte che quelle
dell’amore, l’amore è spesso l'impedimento più forte a questa vita superiore.
La donna, come puro .essere sensuale, è la nemica naturale degli interessi
ideali dell’uomo; essa non vive che per sè stessa e per i suoi istinti : la
volontà sua egoistica è tutta tesa verso il piacere, il lusso, i godimenti
della vanità. In cambio della vo luttà l’uomo deve il più delle volte
sacrificare alla sua vanitosa ed insignificante persona il suo lavoro, il suo
benessere, il suo valore spirituale e disperdere in una vita di agitazioni vane
í quelle preziose qualità che potevano servire ad un ben più no
bile scopo. Quante nobili esistenze non ha /perduto il fuoco oscuro della
sensualità! Quante volte l’influenza funesta della donna non è stata causa dei
più gravi turbamenti nella vita dell’uomo; della decadenza della volontà, della
rinunzia ai fini più alti, e infine della completa rovina morale! Sopratutto
quindi è necessario, per resistere a queste sollecitazioni della vita
inferiore, suscitare e tener vivo nello spirito qualche alto e degno amore che
lo ©levi sopra la sfera della bellezza sensi bile. La passione ardente ohe
travolge qualunque considera zione e saggezza puramente umana, s’arresta
dinanzi alle vo lontà più aJlte dello spirito, che aprono all’uomo una realtà
d ’ un valore infinitamente superiore. E ’ vero che non sempre noi possiamo
rivolgere il nostro pensiero verso queste realità idea, li con tanta fermezza
che non possa essere vinto degli ardori del senso: ma la contemplazione e
¡l’amore delle cose ideali tra sforma sempre il nostro modo di vivere ed apre
i nostri occhi ad una luce che non va più .perduta. Quindi anche quando questo
amore non è per sé abbastanza forte, esso favorisce lo svolgersi della
riflessione critica e induce nell’anitmo una disposizione abituale in cui il
germe della passione non trova un terreno fa vorevole e viene soffocato prima
di svolgersi. Inoltre la con suetudine con una sfera più alta di vita crea un
sano e salutare orgoglio che respinge da sè, senza esitare, ogni ibassezza.
Un’i stintiva fierezza, permette al selvaggio di sopportare con viso
impassibile i più aspri tormenti : un uomo che sopporterebbe la povertà, la
fame e qualunque strazio per il suo dovere ed il suo onore, vorrà diventare lo
zimbello dei suoi istinti e sacri ficare tutto quello che di grande e di safro
ha per lui la vita per il possesso d’una donna? Da queste considerazioni
discende anzitutto la condanna di ogni degenerazione ignobile dell’amore.
L’istinto che tende ciecamente verso la sua isoddisfazione è soggetto a
singolari aberrazioni : e l’istinto sessuale umano può essere anche
aiutato in queste sue deviazioni dal ritorno atavico della associazione
sua con altri istinti ed altre tendenze; per es. coll’impulso alla crudeltà.
Anzi anche dall’associazione con sentimenti superiori non ignobili : come è
avvenuto' per es. nell’amore omosessuale greco. La cura estrema con la quale
queste tendenze vengono tenute segrete le fa apparire come eccezioni : ma
coloro che se ne occupano per dovere professionale sanno che esse sono tutt’altro
che rare, anche fra individui delle classi elevate. Esporre i pericoli e le
vergogne a cui queste degenerazioni con ducono è cosa inutile : coloro stessi
che vi soggiaccione li cono scono. Ogni animo non ignobile deve del resto
essere trattenuto sull’orlo di questo abisso dal rispetto di sè stesso. Ma se
ciò noni bastesse, egli deve rappresentare a sè chiaramente che, degradando la
sua vita in queste turpitudini, sacrifichereb be a misere, bestiali voluttà
tutto ciò che di migliore e di desi derabile può offrire la vita dell’ uomo. L
’ atto dell’ uomo non è qualche cosa che si possa isolare dalla natura sua e se
ne stacchi, appena compiuto, come il frutto che cade dall’albero : esso ri
mane anche dopo e non si cancella. Seguire l’istinto nelle sue depravazioni
vuole dire rassegnarsi a diventare un essere be stialmente istintivo : non
bisogna illudersi di potere dopo ciò conservare in sè qualche cosa di veramente
elevato. E vuole dire quindi anche abbandonare la propria vita a tutte le mi
serie dolorose che accompagnano la vita d’un essere tutto con finato nella sua
animalità. Ma vi sono anche altre forme ddl’amore in apparenza più normali ed
elevate che vengono coinvolte in questa condanna. Non parlo dell’amore
prettamente mercenario, che è anch’esiso una forma di degenerazione : parlo
dell’amore vago che, pure fuggendo ogni attaccamento saldo, circonda il
godimento d’una parvenza di sentimentalità che sembra 'redimerlo e nobilitarlo
: è l’amore per l’amore, l’amore libero che comincia generalmente fra le rosee
illusioni e finisce quasi sempre nella vergogna e nel pianto. Non vi è uomo
quasi che non abbia- lasciato fra- le sue spine qualche illusione di
giovinezza insieme con qualche brandello di felicità e di onore, che, se avesse
la magica arte dello ^scrittore, non potrebbe scrivere anch’egli, come romanzo,
una pagina della 'sua vita e dedicarla a suo figlio «quando avrà vent’aoani».
Non vi è da illudersi quindi che la saggezza degli altri possa sostituire
totalmente l’esperienza vissuta; ma essa potrà, se non altro, aiutare a
formarsi rapidamente questa esperienza e a non consumare dolorosamente anni
preziosi ad inseguire un vano fantasma che ci allontana dalia felicità vera e
durevole. L’amore tende per sua natura, in ogni animo ele vato, a stringere
un’unione indissolubile; quindi il correre ap presso ad un amore che noi già
sappiamo non poter condurre ad una simile unione è un preparare a sè stesso, a
scadenza più o meno lunga, una sicura infelicità. Vero amore è soltanto l’a
more che è legato da un senso profondo di pietà e di respon sabilità : e
questo senso impone all’uomo di rimanere sino alla fine della vita al fianco
della donna che gli si è data e di non ab bandonarla in balia dell’incerto
destino. Perciò ogni abbandono, ogni mutamento lascia amari rimpianti e rimorsi
: la slealtà e l’ingiustizia che l’uomo addossa alla propria coscienza, quando
viene meno alle ¡menzognere promesse, è una bassezza che avvi lisce chi la
commette. Del resto già sappiamo che un amore pu raímente fìsico è sempre
deluso : di qui ]’universale ed infrenabile desiderio degli uomini attratti
verso le donne non ancora cono sciute. Ma anche questo errare, dato che
potesse sempre avere soddisfazione, non sarebbe che un passare continuo di
delusione in delusione, di rimpianto in rimpianto. Non vi è quindi in realtà
vita più triste di quella passata nei facili amori : vita che è inseparabile
dal sentimento della propria degradazione, perchè l’amore che non termina in
altro, che non isi associa con i senti menti più elevati della natura umana, è
un ben misero fine : esso non è in ultimo, se lo si spoglia di tutti i fronzoli
sentimen tali, che pretta e pura sensualità. La ricerca affannosa della donna
11011 è che la ricerca di una donna : l’amore vago e libero è la
conquista, attraverso molte amare esperienze, di questa semplice verità : che
non vi può essere amore veramente felice se non nel nobile sentimento che lega
l’uomo con una sola donna per tutta la vita. Ohe l’amore pertanto, io direi al
giovane dinnanzi a cui si apre questo mondo di vaghe lusinghe, non si disisoci
mai in te, dai nobili principi d’urna coscienza retta e pura! Anche at
traverso le passioni e gli errori, sii un uomo onesto! Non acqui stare il
piacere d’un’ora a prezzo della rovina d’un povero essere debole e indifeso :
questo sarebbe un tradimento vile che nes suna riparazione pecuniarda
cancellerebbe dalla tua vita. Pensa che nessuna violenza di passione può
scusare la disonestà di chi non esita, per soddisfare un desiderio, a gettare
la vergogna e la disperazione in una famiglia : sebbene la leggerezza del mondo
biasimi l ’ adulterio quasi sorridendo, non vi è dinnanzi alla retta coscienza
morale infamia più bassa. E sopratutto pensa alla condizione di quelli che la
viltà dei loro genitori ha lasciato in abbandono e che una fredda carità cresce
agli stenti, alle tristezze, alle umiliazioni di all’esistenza miserabile. Se
vi è un pensiero che valga a farci vergognare dei bassi amori, questo è bene il
sospetto che forse ora in qualche parte del mondo vi sia qualcuno che deve a
noi la vita e che ha ragione di impre care, in mezzo alle sue miserie, al
nostro egoismo inumano. Sii dunque casto : la castità è la virtù dell’amore.
Essere casti non vuol dire andare in cerca d’una virtù soprannaturale, ma saper
rinunciare a ciò che è al di sotto della nostra natura, alle soddisfazioni dei
sensi che sono ignobili ed ingiuste. Essere casti vuole dire anzitutto dunque
essere forti, saper tenere lon tano da sè i vizi vergognosi che minano ila
salute e corrompono la, delicatezza e la dignità del carattere : vuole dire
inoltre essere giusti e pietosi e non cercare ili nostro piacere a prezzo del
disonore e della rovina di altri. Se tu vuoi che l’amore non sia per te fonte
di infelicità e di rimorsi, fa sì che esso sia l’armo, nia di due volontà
nobili e pure, per le quali l’amore non è che l’inizio d’una comunione più alta
di vita. Piero Martinetti. Martinetti. Keywords: l’amore velia, antologia
platonica, amore socratico, sezione sull’Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Martinetti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Martini:
l’implicatura conversazionale – la scuola di Cambiano -- filosofia piemontese
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cambiano). Filosofo italiano. Cambiano, Torino,
Piemonte. Grice: “One would think that his ‘discorsi filadelfici’ are about
brotherly love, but they were delivered at the Philadelphia American-Italian
Philosophical Society!” – Grice: “He wrote on Emilio and Narciso, and a story
of philosophy – starting not from Thales but Gioberti!” – Grice: “His science
of the heart – scienza del cuore – is a mystery!” Compì studi classici a Chieri
e poi, ospitato al Real Collegio di Torino, si rivolse allo studio delle
scienze naturalistiche. Con la laurea in medicina, cui seguirà anche quella in filosofia, ottenne
l'insegnamento al predetto Istituto, prima di conseguire una brillante carriera
nell'ateneo torinese. Qui, infatti, ottenne prima la docenza in fisiologia e poi quella di medicina legale, cattedra quest'ultima,
istituita di cui fu il primo insegnante in assoluto. Di Torino fu anche rettore, negli anni in cui
ebbe numerosi riconoscimenti, tra cui l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro. Ma non
mancarono episodi tragici, allorché, pochi anni dopo le nozze, perse la moglie,
dalla quale ancora non aveva avuti figli, né li avrebbe avuti in seguito, visto
che non si risposò, per dedicarsi completamente all'insegnamento e alla stesura
di saggi e manuali nelle discipline mediche. In questo filone, il più ricco,
vanno almeno segnalati gli “Elementa physiologiae” e “Lezioni di fisiologia”
così come “Medicina legale”, accanto agli Elementa medicinae forensis, politiae
medicae et hygienes, cui avrebbe fatto seguito il Manuale di medicina legale. Il variegato percorso saggistico non si limitò
(e non si esaurì) a studi a carattere medico-fisiologico e medico-legale. Anzi,
forte del curriculum studiorum seguito fin da giovanissimo, cercò di
approfondire i pensatori classici, come nel caso di un “Coompendio” dedicato a
Platone, di cui peraltro riuscì a terminare il manoscritto poco prima di
morire, arrivando persino a stilare, sia
pure non in forma sistematica, una Storia della filosofia. Risultati migliori li ebbe, tuttavia, nel
campo educativo-pedagogico. Questo indirizzo è testimoniato, oltre che dal
saggio sulla Riforma della prima educazione dai dodici volumi dell'Emilio. Qui,
facendo leva della sua vasta cultura, tratta emblematicamente di argomenti in
cui si fondono, senza soluzione di continuità, il "viver sano" e il
"maritaggio", il "governo della famiglia" e la felicità, le
"tendenze morali" e la "moderazione nella prosperità",
passando per i modi attraverso i quali "sopportare le avversità". Saggi:
“Elementa physiologiae” (Pica, Torino); “Dei vantaggi che la medicina apporta
alle nazioni” (Chirio, Torino); “Mdicina legale” (Marietti, Torino); “Medicina
curativa” (Marietti, Torino); “Polizia medica” (Fontana, Milano); “La scienza
del cuore” (Fontana, Milano); “La colera indica” (Fodratti, Torino); “Elementa
medicinae forensis, politiae medicae et hygienes,” Marinetti, Torino “Manuale d'igiene,” Fontana, Milano “Lezioni di fisiologia,” Pomba,
Torino “Patologia generale,” Elvetica,
Capolago “Invito a' medici piemontesi all'occasione
del cholera morbus,” Cassone, Torino “Storia
della fisiologia,” Cassone, Torino “Manuale
di medicina legale,” Fontana, Milano;
“Emilio, Marietti, Torino “Della
solitudine,” Marietti, Torino “Narciso o regalo agli sposi,” Marietti,
Torino “Guerra e pace dei sensi,”Tip.
Marietti, Torino “Emilio o sia del governo della vita,” Tip. Fontana, Milano “Discorsi
filadelfici; ossia, fasti dell'ingegno italiano,”Tip. Marietti, Torino “Riforma
della prima educazione,” Marietti, Torino “Della sapienza dei greci,” Cassone, Torino;
“Storia della filosofia,” Pirotta, Milano “Platone compendiato e comentato,” Elvetica,
Capolago “Alcune vite di donne celebri,”
Fontana, Milano “De clarissimo viro Thoma Tosio ex ordine Oratorum sacrae
facultatis professore in regio Taurinensi Athenaeo, Regia, Torino Vita del
conte Gian-Francesco Napolio, Bocca, Torino
Vita Francisci Canevarii, Torino Cenni biografici di Lagrangia, Cassone
e Marzorati, Torino Curatele A. von Haller, Poesie scelte, Reale, Torino J.L. Alibert, Riflessioni sulla fisiologia
delle passioni o nuova dottrina de' sentimenti morali, Marietti, Torino, F.
Redi, Consulti medici, Elvetica, Capolago, D. Alighieri, La Divina Commedia, Marietti,
Torino; G. Gianelli, L'uomo ed i codici
nel nuovo Regno d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico.
Repertorio di studi applicati alla prosperità e cultura sociale», Milano.
G. Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo
risorgimento, F. Predari, Pomba,
Torino); S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti del professore cavaliere,
s.e., Bologna); Emilio, Tip. Marietti, Torino); S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti
del professore cavaliere, s.e., Bologna); G. Corniani, I secoli della
letteratura italiana dopo il suo risorgimento, F. Predari, Pomba, Torino G. Gerini, Due medici pedagogisti.
M. Bufalini, Tip. Bona, Torino, G. Gianelli, L'uomo ed i codici nel nuovo Regno
d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico. Repertorio di studi
applicati alla prosperità e cultura sociale»,
Milano. Lorenzo Martini. Martini. Keywords: storia della filosofia,
ingegno italiano, il cratilo di Platone -- . Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Martini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Martino:
l’implicatura conversazionale -- la religione civile della prima e unica Roma!
– magismo -- filosofia italiana meridionale – filosofia del sud – la scuola di
Napoli -- filosofia campanese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice:
“I like Martino – and his interviewees – there is indeed a ‘discepolato’ around
him.” Grice: “We don’t have anything like Martino at Oxford – Hollis is the
closest I can think.” Grice: “In his strictly philosophical explorations,
Martino aptly clashes with Croce!” -- Dopo la laurea a Napoli con una tesi in
Storia delle religioni sui gephyrismi eleusini sotto la direzione di Adolfo
Omodeo, si interessa alle discipline etnologiche. Si iscrive ai GUF e alla
Milizia Universitaria, collaborando a L'Universale di Berto Ricci e facendo
circolare in una cerchia ristretta di collaboratori un Saggio sulla religione
civile poi rimasto inedito. L'ingresso nel circolo crociano «Erano quelli
gli anni in cui Hitler sciamanizzava in Germania e in Europa, e ancora lontano
era il giorno in cui le rovine del palazzo della Cancelleria avrebbero composto
per questo atroce sciamano europeo la bara di fuoco in cui egli tentava di
seppellire il genere umano: ed erano anche gli anni in cui una piccola parte
della gioventù italiana cercava asilo nelle severe e serene stanze di Palazzo
Filomarino per risillabare il discorso elementarmente umano altrove
impossibile, persino nella propria famiglia». Il suo saggio, “Naturalismo
e storicismo nell'etnologia” è un tentativo di sottoporre l'etnologia al vaglio
critico della filosofia storicista di Croce. Secondo M., l'etnologia solo
attraverso la filosofia storicista avrebbe potuto riscattarsi dal suo
naturalismo (tratto che accomuna, per de Martino, tanto la scuola sociologica
francese che gli indirizzi "pseudostorici" tedeschi e viennesi). Fu
lo stesso Croce a introdurre il giovane de Martino all'editore Laterza,
suggerendo la pubblicazione del libro, in cui, nonostante qualche ingenuità, si
può già scorgere in nuce l'idea del successivo lavoro sul "magismo
etnologico". Scritto negli anni della seconda guerra mondiale e pubblicato
nel 1948, Il mondo magico è il libro nel quale M. elabora alcune delle idee che
rimarranno centrali in tutta la sua opera successiva. Qui M. costruisce
la sua interpretazione del magismo come epoca storica nella quale la labilità
di una "presenza" non ancora determinatasi, viene padroneggiata
attraverso la magia, in una dinamica di crisi e riscatto. In quel periodo, de
Martino comincia a militare nei partiti di sinistra. Lavora come
segretario di federazione, in Puglia, per il Partito Socialista Italiano; influenzato
da Gramsci e da Levi, cinque anni dopo,
entra a far parte del Partito Comunista Italiano. Anche per questa ragione,
negli anni che seguono, M. comincia a interessarsi sempre di più allo studio
etnografico delle società contadine del sud Italia, in contemporanea con le
inchieste di Vittorini e l’opera documentaristica di Zavattini. Di questa fase,
talvolta detta "meridionalista", fanno parte le opere più note al
grande pubblico: Morte e pianto rituale, Sud e magia, La terra del rimorso.
Innovativo nelle sue ricerche fu l'approccio multidisciplinare, che lo portò a
costituire un'équipe di ricerca etnografica. La terra del rimorso è la sintesi
delle sue ricerche sul campo (il Salento) affiancato da uno psichiatra
(Jervis), una psicologa (Jervis-Comba), un'antropologa culturale (Signorelli),
un etnomusicologo (Carpitella), un fotografo (Pinna) e dalla consulenza di un
medico (Bettini). Nello studio del fenomeno del tarantismo vengono utilizzati
anche filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina. A queste monografie segue
la pubblicazione dell'importante raccolta di saggi, “Furore Simbolo Valore”. E stato
collaboratore di R. Pettazzoni all'Università "La Sapienza" di Roma,
nell'ambito della Scuola romana di Storia delle religioni. Come ordinario di
Storia delle religioni e di Etnologia, dha insegnato all'Cagliari, dove ha
avuto uno stuolo di allievi. Con Cirese, Lilliu, Cases, la sua assistente Gallini,
e in seguito altri studiosi, quali Cherchi, Angioni, Clemente, e Solinas,
saranno esponenti di una significativa, sebbene mai formalizzata, scuola
antropologica all'Cagliari, della quale de Martino è considerato uno dei
fondatori. È considerato uno dei più importanti antropologi dell’età
contemporanea, fondatore in Italia dell’umanesimo etnografico e
dell’etnocentrismo critico. La presenza La presenza in senso
antropologico, nella definizione di de Martino è intesa come la capacità di
conservare nella coscienza le memorie e le esperienze necessarie per rispondere
in modo adeguato ad una determinata situazione storica, partecipandovi
attivamente attraverso l'iniziativa personale e andandovi oltre attraverso
l'azione. La presenza significa dunque esserci (il "da-sein"
heideggeriano) come persone dotate di senso, in un contesto dotato di senso. Il
rito aiuta l'uomo a sopportare una sorta di "crisi della presenza"
che esso avverte di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria stessa
vita. I comportamenti stereotipati dei riti offrono rassicuranti modelli da seguire,
costruendo quella che viene in seguito definita come
"tradizione". 11spedizione in Lucania Se si vuole rintracciare
in de Martino un filo comune e unitario tra l’influenza marxista e gramsciana
della “triade meridionalista” (esplicita anche attraverso la sua militanza
diretta nel PCI negli anni ‘50) di Morte e pianto ritual, Sud e magia e La terra del rimorso e gli appunti e i
dossiers preparati per La fine del mondo, in cui è presente un’elaborazione
filosofica più marcatamente sui piani ontologico, esistenzialista e fenomenologico
e che vedranno la luce solo posteriormente dal riordino delle carte ad opera di
Brelich e Gallini, bisogna rendere centrale il nesso tra
presenza/crisi/riscatto e il processo di destorificazione del negativo ad opera
dell’ethos del trascendimento; l’immaginazione simbolica collettiva è la
realizzazione di un’ethos del trascendimento che, come un mito di fondazione
per il senso di appartenenza o la sacralizzazione dell’”oggetto” per scopi
espiatori, rende possibile il superamento di una crisi, della “presenza” in
quanto soggetto che opera nella natura, che rischia di perdersi in essa senza
riscatto (escaton). Il soggetto dunque si ricolloca nella storia tramite la
cultura, e la crisi si rivela esistenziale nel rapporto tra se’ e il mondo
“altro da se’”. Ma la crisi affonda sempre nelle materiali condizioni di vita e
nelle modalità concrete di una prassi che deve tendere e tende incessantemente
alla trasformazione rivoluzionaria (che è escatologica nelle religioni) come
base insopprimibile della costituzione di sè come soggetto: “Vi è dunque
un principio trascendentale che rende intellegibile l’utilizzazione e le altre
valorizzazioni, e questo principio è l’ethos trascendentale del trascendimento
della vita nel valore: attività dunque, ma ethos, dover-essere-nel-mondo per il
valore, per la valorizzante attività che fa mondo il mondo, e lo fonda e lo
sostiene.” Costante, inoltre, nella ricerca sul campo, come nelle analisi
ed elaborazioni degli ultimi anni, fu l’indagine sul valore euristico assegnato
ai dati psicopapatologici, sempre legato a una riflessione critica sulla
trasferibilità delle relative nozioni in contesti culturali diversi e sulle
loro implicazioni sul piano antropologico e filosofico più generale: dalla
figura dello sciamano come “Cristo magico” ne Il mondo magico, ai fenomeni di
dissociazione e possessione (influenzato dalle letture di Shirokogoroff e PJanet)
nei riti della taranta, fino alle note sulle “apocalissi psicopatologiche” ne
La fine del mondo. Il folklore progressivo Il concetto di folklore, come
concezione del mondo regressiva, secondo le “osservazioni sul folklore” del
Quaderno XXVII di Gramsci “un agglomerato indigesto di frammenti di concezioni
del mondo e superstiti documenti mutili e contaminati”, ma anche di positiva
creatività delle classi subalterne (come i canti popolari), in opposizione alla
cultura dotta delle élite dirigenti, fu oggetto di riflessione dell’antropologo
partenopeo, con il saggio “Intorno ad una storia del mondo popolare
subalterno”, pubblicato su Società sul nr.3 di quell’anno, in cui riprende
studi e indagini della nuova etnologia sovietica (Tolstov, Hippius, Cicerov,
ispirati da Propp). In un saggio lo define come proposta consapevole del popolo
contro la propria condizione socialmente subalterna, o che commenta, esprime in
termini culturali, le lotte per emanciparsene.” Il concetto fu poi ripreso,
discusso problematicamente e allargato in particolare da Cirese (in rapporto a
Gramsci) e Satriani (il folklore come cultura di contestazione). I “folkloristi”
erano stati oggetto di critica di de Martino già nella sua prima opera del
1941, Naturalismo e storicismo nell’etnologia, in quanto puri descrittori e
catalogatori con criterio naturalistico e non storico-culturale: per cui il
folklore rimane, pur categorizzato come “progressivo”, come fenomeno di
indagine antropologica nei termini più complessivi di cultura popolare.
Crisi della presenza e destorificazione del negativo In quanto alla “crisi
della presenza” come spaesamento, ne La fine del mondo, M. racconta di una
volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori
fecero salire in auto un anziano pastore perché indicasse loro la giusta
direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza.
L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e
propria angoscia territoriale, non appena dalla visuale del finestrino sparì
alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile
rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio
domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo
riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal
finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo
quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò. In un altro
esempio, per esprimere il medesimo concetto, De Martino racconta degli Achilpa,
cacciatori e raccoglitori australiani, nomadi da sempre e per sopravvivenza,
che avevano però l'usanza di piantare al centro del loro accampamento un palo
sacro, intorno al quale celebravano un rito ogni volta che
"approdavano" in un luogo nuovo. Il giorno che il palo si spezzò, i
membri della tribù si lasciarono morire, sopraffatti dall'angoscia. Il
concetto di spaesamento, come una condizione molto "rischiosa" in cui
gli individui temono di perdere i propri riferimenti domestici, che in qualche
modo fungono da "indici di senso", viene inserito dunque da M. nelle
sue categorie di “crisi della presenza” e destorificazione del negativo.
La crisi della presenza caratterizza allora quelle condizioni diverse nelle
quali l'individuo, al cospetto di particolari eventi o situazioni (malattia,
morte, conflitti morali, migrazione), sperimenta un'incertezza, una crisi
radicale del suo essere storico (della "possibilità di esserci in una
storia umana", scrive de M.) in quel dato momento scoprendosi incapace di
agire e determinare la propria azione. La destorificazione del negativo
permette l'universalizzazione della propria condizione umana in una dimensione
mitico-simbolica, mediata dalla religione e presente nel rito. Secondo
Signorelli, antropologa ee collaboratrice della spedizione nel Salento,
"Il dato esistenziale che ha scatenato la crisi (morte, malattia, paura e
altro ancora) viene mentalmente astratto dal contesto storico per entro il
quale è stato esperito e viene ricondotto a un tempo e a una vicenda
mitici". Se il mito è narrazione, il rito è un comportamento
orientato ad uno scopo e ripetuto con parole e gesti di significato altamente
simbolico. È così che mito, rito e simbolo diventano un circuito volto alla
soluzione della crisi, astraendo dalla storia reale in cui agisce il
negativo. Quando è il negativo a prevalere, e questo accade in fasi
particolarmente drammatiche dell’esistenza umana (come la morte di una persona
cara), può manifestarsi una crisi radicale, una “funesta miseria esistenziale”,
per cui l’ethos del trascendimento non riesce più a risolvere la crisi nel
valore e la mancata valorizzazione fa perdere anche l’operabilità sul reale.
L’attività etica della valorizzazione è necessaria per impedire la
destrutturazione dell”esserci”, in quanto il “vitale” vede per intero invaso il
suo spazio, quello dell’intersoggettività e il rapporto con il mondo. Avviene
allora che “la presenza abdica senza compenso”. L'elaborazione del lutto
ed il pianto rituale antico Magnifying glass icon mgx2.svg Morte di Gesù negli studi antropologici e
Planctus. Organizza una serie di spedizioni di ricerca in Lucania, accompagnato
da un’equipe interdisciplinare, tra cui Vittoria De Palma, anche lei etnologa e
compagna di vita e con l’utilizzo di strumenti quali il magnetofono e la
cinepresa, innovativi rispetto all’indagine folklorica classica.
Riconnettendosi a Il mondo magico, decide di concentrarsi sul lamento funebre e
la “crisi del cordoglio”, ai segni, al simbolismo delle ritualità legate ad una
crisi esistenziale tra le più gravi, come quella che segue la perdita di un
caro, e il pianto e il dolore collettivi che rappresentano la “crisi della
presenza”, della propria e di tutti, minacciata dalla morte. Il pericolo del
lutto è dunque quello dell’annullamento totale. In Morte e pianto
rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria affronta anche il senso
della morte di Cristo in rapporto alla condizione esistenziale dell'uomo nel
mondo ed al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari. Di
fronte alla "crisi del cordoglio" che può portare al crollo esistenziale,
emerge la esigenza di elaborare culturalmente il lutto, nella forma socialmente
codificata del rito. La consolazione offerta dal credo religioso riconduce a
forme sopportabili la carica drammatica del lutto, riferendola simbolicamente
alla morte tragica di Cristo sulla croce, forme che consentono di ritrovarsi
uguali nel dolore, ma che diventano anche promessa di resurrezione. «È
possibile interpretare la genesi del protocristianesimo come esemplarizzazione
di una storica risoluzione del cordoglio che trasforma Gesù morto in Cristo risorto
e il morto che torna nel morto-risorto presente nella chiesa e nel banchetto
eucaristico. Le apparizioni di Cristo dopo la morte testimoniano la
Resurrezione e la presenza di Cristo nella chiesa sino al compimento del piano
temporale di salvezza. Dopo l'Ascensione la discesa dello S.S. inaugura l'epoca
in cui il morto-risorto è con i credenti sino alla fine, per donare la spinta
alla testimonianza missionaria. Il Cristianesimo diventa un grande rituale
funerario per una morte esemplare risolutiva del vario morire storico e come
pedagogia del distacco e del trascendimento rispetto a ciò che muore (il che
poteva aver luogo solo in quanto il morto era l'unto dell'Uomo-Dio)".
Abbiamo un esempio storico di soluzione della crisi e la garanzia mediante la
fede della presenza del Risorto nella comunità. La celebrazione eucaristica
rappresenta contemporaneamente l'evento passato di un Cristo al centro del
piano temporale di salvezza (mito che garantisce e fonda la salvezza futura) e
l'evento futuro della definitiva Parusia.» De Martino indaga la
persistenza, nelle realtà marginalizzate della Lucania, del pianto funebre,
come “riplasmazione” del planctus irrelativo, rito antichissimo e diffuso prima
del Cristianesimo in tutta l'area mediterranea. La destorificazione dell’evento
luttuoso, soggettivamente vissuto, permette di riportarlo ad una dimensione
mitico-rituale, e dunque al superamento della crisi. Su questi temi si è
soffermata una sua studentessa e collaboratrice, lEpifani, nella commedia La fuga,
scritta a dieci anni dalla sua scomparsa. Saggi: “Naturalismo e
storicismo nell'etnologia” (Laterza, Bari) – l’ennico – Grice: “Italians cannot
pronounce ‘-tn-‘ so that the etnico becomes ‘ennico’!” --; “Il mondo magico:
prolegomeni a una storia del magismo” (Einaudi, Torino); “Morte e pianto
rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria” (Einaudi,
Torino); “Sud e magia La terra del
rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud” (Feltrinelli, Milano); -- cf. Grice, magismo – two kinds of magic
travel, carpet route-travelling, routeless travel – the exercise of judgment --“Furore,
simbolo, valore” (Saggiatore, Milano); “Magia e civiltà. Un'antologia critica
fondamentale per lo studio del concetto di magia in occidente” (Garzanti, Milano);
“Mondo popolare e magia in Lucania” (Basilicata, Roma-Matera) -- Grice: “There
are two types of magic actually: carpet flying and disappearance!” – “La fine
del mondo -- contributo all'analisi dell’pocalissi” (Einaudi, Torino); “La collana
viola” (Boringhieri, Torino); “Re-ligione, comunismo [lavorismo] e psico-analisi”
(Altamura, Roma) Compagni e amici” (La nuova Italia, Firenze); “Storia e Meta-storia”“i
fondamenti di una teoria del sacro” (Argo, Lecce); “Note di campo: spedizione
in Lucania” (Argo, Lecce); “L'opera a cui lavoro: apparato critico e
documentario alla Spedizione etnologica in Lucania” (Argo, Lecce); “Una
vicinanza discrete” (Oleandro, Roma); “I viaggi nel Sud” (Boringhieri, Torino);
“Panorami e spedizioni” (Boringhieri, Torino); “Musiche tradizionali del
Salento” (Squilibri, Roma); “Scritti filosofici” (Mulino, Bologna); “Dal laboratorio
del mondo magico” (Argo, Lecce); “Ricerca sui guaritori e la loro clientele” (Argo,
Lecce); “Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel
Salento” (Argo, Lecce); “Promesse e minacce dell'etnologia”; G. Angioni, Una
scuola antropologica sarda?, in “Sardegna: idee, luoghi, processi culturali” (Roma,
Donzelli); “Antropologia e il comunismo del lavoro”; “Marxismo e religione”, “Il
folklore pro-gressivo, in l’Unita’, “Teoria antropologica e metodologia della
ricerca, L'asino d'oro ; Il mondo magico, ed., Torino, Rèpaci, G. Angioni, Fare
dire sentire. L'identico e il diverso nelle culture, Nuoro, Il Maestrale, M.
Baldonato e B. Callieri, Soglie dell'impensabile. Apocalissi e salvezza, Rivista
sperimentale di freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale (Torino: [Milano:
Centro Scientifico; Angeli). R. Beneduce, Un'etno-psichiatria della crisi e del
riscatto, "aut aut", S. Fabio Berardini, Ethos Presenza Storia. La
ricerca filosofica, Trento Giordana
Charuty, Le precedenti vite di un antropologo, Angeli, Milano, P. Cherchi, Dalla crisi della presenza alla
comunità (Napoli, Liguori); P. Cherchi, Il peso dell'ombra: l'etnocentrismo critico
e il problema dell'auto-coscienza culturale, Napoli, Liguori, P. Cherchi, Il
signore del limite: tre variazioni critiche (Napoli, Liguori); S. Matteis, Il
leone che cancella con la coda le tracce. L'itinerario intellettuale, Napoli,
d'If, Donato, La Contraddizione felice? Martino e gli altri, ETS, Pisa, M.
Epifani, La fuga. Opera teatrale, Roma, riedita da La mongolfiera edizioni e
spettacoli; F. Faeta, I viaggi nel Sud, Boringhieri, collana «Nuova Cultura», F.
Cecla, Perdersi. L'uomo senza ambiente. Laterza, Bari); Dizionario Biografico degli
Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani Mariannita Lospinoso, Enciclopedia
Italiana, Appendice, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani M. Massenzio, L’antropologia, in Il
Contributo italiano alla storia del Pensiero Filosofia, stituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani A. Momigliano, Recensione a "La terra
del rimorso", in Rivista storica italiana, Quarto contributo alla storia
degli studi classici e del mondo antico,
Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, G. Sasso, M. Fra religione e
filosofia, Napoli, Bibliopolis, Taviani, Ridere un mondo, Roma, Aracne, Zanardi,
Sul filo della presenza. Fra filosofia e antropologia. Unicopli, Tabacchini,
Dramma e salvezza: il carattere protettivo del mito in G. Leghissa, Enrico
Manera, Filosofie del mito nel Novecento, Carocci, Roma. A. Rigoli, Magia ed
etno-storia, Boringhieri, Torino); B. Croce Vittorio Lanternari Claude
Lévi-Strauss Diego Carpitella, “Tarantismo” -- Altan Alberto Mario Cirese G. Angioni
Antropologia culturale P. Cherchi Scuola antropologica di Cagliari A. Gramsci
Storia delle religioni Etnologia Pizzica, Treccani Enciclopedie on line,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M.
Lospinoso, Enciclopedia Italiana, Appendice, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, VDizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, siusa. archivi.beniculturali, Sistema
Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Massenzio, M. e l'antropologia, in Il contributo
italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Recensione a Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al
pianto di Maria. Recensione a Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del
magismo. Pagina autore Liber Censor.net
di Ernesto de Martino, Istituto Ernesto De Martino, su iedm. Società di
Mutuo Soccorso Ernesto de Martino, su sms de martino.noblogs.org. Interpretazioni
dell'apocalisse: le tre edizioni de La fine del mondo di Ernesto de Martino, su
L’analisi e la classe, "Intorno a una storia del mondo popolare
subalterno", su Academia.edu. Grice: “The more Martino speaks of
‘meridionale’ and ‘sud’ the less I’m willing to qualify him as an Italian
philosopher simpliciter – so I categorise him as a representative of ‘filosofia
del sud’ or ‘filosofia meridionale’. Ernesto de Martino. Martino. Keywords:
religione civile, magismo – essercizio del giudizio – viaggio magico en route –
carpet route travelling – o routeless --. Luigi Speranza, “Grice e Martino” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Masci:
l’implicatura conversazionale -- critica della critica della ragione –
implicatura solidale – la scuola di Francavilla al Mare -- filosofia abruzzese
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Francavilla al Mare). Filosofo italiano. Francavilla al Mare, Chieti,
Abruzzo. Grice: “But perhaps more interesting that his explorations on the
judicative are Masci’s conceptual analysis, and fascinating ‘natural’ history
of the will, with a focus on Aristotle!” Grice: “Like Masci, I make a
conceptual connetction between willing and free-will.” – or “volonta” e
“liberta” in his words!” -- Grice: “I like Maci; he has philosophised on forms
of intuition and instincdt – cf. my “Needs’ – and what he calls the
psycho-physical materialism. Also on what he calls the psychological parallelism
– He spent a few essays on quantification and measurement in atters of the soul
-- -- and speaks of an ‘indirect measure’ in psychology. He has opposed
‘conoscenza’ to ‘credenza’ (cf. my knowledge and belief), and further,
‘conosecenza and pensiero’, knowledge and thought. Nato in una famiglia della borghesia abruzzese, perse
il padre all'età di 4 anni. Frequenta il collegio Giambattista Vico di Chieti
e, completati gli studi liceali, e allievo di MOLA, che gli insegna filosofia.
Inizia gli studi di giurisprudenza all'Napoli, dove si laureò ed in seguito
studiò scienze politico-amministrative. Comincia ad approfondire le sue
conoscenze filosofiche grazie alle lezioni tenute da Spaventa nella stessa
città. Influenzato dalla sua formazione universitaria e dallo stesso Spaventa,
al centro dei suoi primi studi c'era il pensiero di Kant e Hegel. Ottenne la
cattedra di professore reggente di filosofia a Chieti, prima dell'abilitazione
che gli fu consegnata a Pisa. Inoltre venne nominato vincitore di un concorso
della Reale Accademia delle scienze morali e politiche grazie ad un saggio
sulla Critica della ragion pura. Divenne libero docente di filosofia teoretica
all'Napoli e, l'anno successivo, di storia della filosofia presso l'Pavia.
Abbandona l'insegnamento a Chieti per recarsi a Padova, dove era stato nominato
professore straordinario di filosofia morale. All'istituto scolastico lasciò
numerosi scritti sulla filosofia antica. Un anno dopo divenne Professore
all'Napoli. Ottenne la carica di rettore dell'Napoli e di consigliere comunale
della medesima città. Nel corso della sua carriera politica fu eletto deputato
dal collegio di Ortona al Mare per la legislatura e fu un sostenitore di
Annunzio. Entra nel Senato del Regno, dove intervenne più volte sul tema
dell'istruzione pubblica. Sosteneva la maggiore importanza della formazione
classica rispetto a quella tecnica o scientifica nelle scuole secondarie. Liceo
scientifico "Filippo Masci" a Chieti Fu Presidente dell'Accademia di
lettere ed arti della Società Reale di Napoli, socio della Regia Accademia dei
Lincei, membro del Consiglio superiore dell'Istruzione Pubblica e di altre
istituzioni culturali. Presso i lincei difese l'importanza di Kant e Fichte in
contrasto con le parole di Luzzati che li aveva criticati per essere filosofi
tedeschi. S’erige un busto commemorativo a Francavilla al Mare e il neonato
liceo scientifico di Chieti fu intitolato in suo onore. Nel corso della sua
carriera conobbe Scarfoglio e Annunzio, che continuò a frequentare negli anni
successivi. Inoltre fu tenuto in grande considerazione da Spaventa. Compone
“Pensiero e conoscenza”, in cui sono racchiusi gli aspetti più importanti della
sua filosofia. Ha molteplici interessi (filosofia, psicologia, sociologia,
pedagogia, diritto e storia) ed è considerato uno dei più importanti esponenti
del neo-kantismo o neo-criticismo, avendo rifiutato sia alcune posizioni di
Spaventa, sia l'affermato positivismo di Ardigò, che esclude ogni possibile
principio a priori della conoscenza. La ripresa della filosofia di Kant e segnata
dalla convinzione che e sbagliato ridurre la realtà a pura rappresentazione, ma
anche dal tentativo di studiare la genesi psicologica delle categorie e quindi
negare la loro formulazione numericamente rigida. Nel materialismo psico-fisico
cerca di dimostrare l'unità tra anima e natura in una concezione psico-fisica
della realtà, ma la sua filosofia e criticata da Gentile, anche a causa della
mancata adesione al ne-oidealismo. Altri saggi: “Le forme dell'intuizione”
(Vecchio, Chieti); “L’istinto” (Società Reale, Napoli); “Il materialismo
psico-fisico”“Il parallelismo in psicologia, “Atti dell'Accademia di Napoli”,
Napoli Intellettualismo e pragmatismo, “Atti della Regia Accademia delle
Scienze morali e politiche”, Napoli, “Quantità e misura nei fenomeni psichici”Memoria
letta all'Accademia di Scienze Morali e Politiche della Società Reale di
Napoli. Napoli: Federico Sangiovanni et Figlio, “Della misura indiretta in
psicologia.”Conoscenza scientifica e conoscenza matematica. Napoli: Federico
Sangiovanni et Figlio, “Credenza e conoscenza” -- “I like the latest bit, where
he discusses the reciprocity of the faculties” – Grice.) Atti dell'Accademia di
Napoli”, Napoli, “Pensiero e conoscenza,”Bocca Editori, Commendatore
dell'Ordine della Corona d'Italian astrino per uniforme ordinaria Commendatore
dell'Ordine della Corona d'Italia Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e
Lazzaro nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi
Maurizio e Lazzaro Note Schede di personalità abruzzesi importanti nel campo
della filosofia, Regione Abruzzo). Storia del liceo M. e biografia, Liceo M.).
Discorso di commiato per la morte di Masci, su notes 9. senato. Pietrangeli, M.
e il suo neocriticismo, Milani, Padova, Gentile, M.: dal criticismo kantiano al
monismo psicofisico, Noubs, Chieti. Giuseppe Landolfi Petrone, M., Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Atreccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M., in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere M., su Liber Liber. Opere
di M., su open MLOL, Horizons Unlimited srl. M., su storia.camera, Camera dei
deputati. M. su Senatori d'Italia, Senato della Repubblica. Differenza tra la
filosofia e le scienze pparticolari. Oggetto della Filosofia. La Gnoseologia e
la Filosofia prima come parti fondamentali della Filosofia generale.
Distinzione dei sistemi filosofici, loro significato e importanza. Distinzione
delle altre parti della Filosofia generale ed applicata, partizione e limiti
della Filosofia elementare. LOGICA PRELIMINARE. CONCETTO DELLA LOGICA E SUE
ARTI. La Logica come scienza formale e dimostrativa, sua definizione.
Importanza della Logica. Suo rapporto con le altre parti della Filosofia e con
la scienza. Pensiero e conoscenza; divisione generale della Logica. Nozioni
preliminari sulle formo elementari, concetto, giudizio, sillogismo; forme
metodiche. I PRINCIPII LOOICI. Determinazione dei principii. Il principio
d'identità. Il principio di contraddizione, valore di questo principio. Il
principio di terzo escluso. Il principio della ragion sufficiente. Valore dei
principii logici. Illustrazioni filologiche. Logica, dialettica, annliticn,
elementi, c oncetto, nota, rappresenzione, teoria. Teorema,
problema/Speculativo. Astratto e concreto, soggetto ed oggetto, contenuto ed
estensione, analisi e sintesi. Teoria delle forme elementari. Il concetto.
Formazioni: k natura dei. concetto. Il concetto e l’astrazione. L'iinagine
concettuale. Il concetto e la parola. Caratteri del concetto. Il concetto e
l'essenza. Il concetto e il giudizio. II. CONCETTO CONSIDERATO IN SE STESSO. Lo
note, loro significato rispetto all'unità del concetto, e loro ordine in esso.
Concetti nstrutti e concreti; qualità, generi, specie, forme diverse
dell'astrazione. Nota e parte, concetti di relnzioue, Contenuto ed estensione
dei concetti, rapporto tra il contenuto e 1' estensione. Contenuto ed
estensione nei concetti di relaziono. Della chiarezza del concetto. Il concetto
considerato in rapporto ad altri concetti. Rapporto d identità e diversità,
concetti equipollenti e concetti reciproci, significato delle parole sinonimo
ed omonimo. Rapporto d'opposizione, concetti limitativi e privativi, concetti
in opposizione contraria reciproca. Rapporto «li subordinazione e coordinazione,
contiguità ed interferenza dei concetti, i sistemi dei concetti. Subordinazione
e coordinazione dei concetti di relazione, condizione e condiziauato, principio
e conseguenza. Le categorie. Categorie grammaticali, logiche e gnoseologiche,
classificazione aristotelica delle categorie, differenza tra le categorie
logiche e le grammaticali. Le categorie gnoseologiche, la classificazione
kantiana, Le categorie di .sostanza e di causa; il numero come epicategoria.
Grammatica e Logica. Elementi materiali ed elementi formali del linguaggio.
Influenza del pensiero sul carattere formale della lingua. Influenza delle
forme grammaticali sullo sviluppo del pensiero. Il Giudizio. Del giudizio in
generale. Definizione logica del giudizio, le definizioni realistiche e le
logiche, teoria del Brentano, Elementi dol giudizio, Della classificazione dei
giudizu. La classificazione tradizionale dei giudizii e il suo fondamento
logico. Discussione delle obiezioni contro d i essa, Forme dei giudizii secondo
la qualità -- il giudizio affermativo e le varie specie d'identità da esso
espresse; il giudizio negativo, sua essenza e sue forme principali, limite
della predicazione negativa; r) il giudizio infinito, se è una forma a sé
rapporto te» l affennaaione e la negazione nel giudizio infinito,’ Jorme dei
giudizi! secondo la quantità; il giudizio universale, sue forme quantitativa e
modale; il giudizio par- 6 ÌUdUttÌV “' se sia ™specte «ordinata de universa ' 6
;^! 1 giudeo individule, sue forme si laro Polme ?-’ sua,.,rre f ucibiIità al
giudizio universale, p. ICO Forme de. giudizi, d, relazione; a) il giudizio
categorico sua funzione sua irreducibilità; ») il giudizio ipotetico, se Sia .m
giudeo Ino g j 17 - 1 1 ?°|. etl ° 1 ' c> ’’ S lm,izio disgiuntivo, suo
significato logico condiziom di validità; si mostra che non iuchiudfn con catto
della re^rocità d' azione ed è un giudizio dell’estensione, ft* e giuiUzi.
modali, critica delle obiezioni del Sigivi | deMVundt Dki GIUDIZII COMPOSTI. Natura dei giudizii composti,
loro specie. U Ghi notti ::rr u >i r f eiazìoue <,mogen,;u 172 -§ m. (h^
CO m- post. a relazione eterogenea, Giudizii contratti, Qnadro generale di
tutte le forme dei giudizii, p. no. Giudizi analitici e sintetici. r t i I | GÌ
j d !? ÌÌ analitici - sintetici, e sintetici a priori, II -ritmile della teoria
dei giudizii sintetici a priori, significato vero di questa teoria, Giudizi!
empirici e giudizii a priori. Delle relazioni dei concetti nei giudizii DELLE
RELAZIONI DEI GIUDIZII. Attribuzione del predicato ni soggetto nei giudizii,
Dipendenza delle relazioni dei giudizii dulie relazioni del loro contenuto,
relazioni immediate, e mediate, e specie della prima tecnica dei raziocina
immediati, e schema della subalternuzioue e dell opposizione dei giudizii.
Delle trasformazioni dki annui Trasformazioni quantitative e modali per
subalternazione, Trasformazioni quantitativo-qualitative e modali por
opposizione, Trasformazioni por equipollenza qualitativa, per equipollenza
della relazione, per equipollenza tra la quantità o la modalità, Teoria delle
reciproche, suo valore logico; teoria delle reciproche universali affermative ;
caso delle reciproche condizionali, (teorema di Hauberì. Lo reciproche
universali negative. Lo reciproche particolari affermative e negative, Teoria
della contrapposizione, Si prova che le reciproche e le contrapposto delle
proposizioni universali sono, quando sono possibili, vere illazioni, Il
Sillogismo. Ragionamento e Sillogismo. I gradi del sapere e le vie della
ricerca, sillogismo e induzione, Strutturo del sillogismo e sua definizione, La
sillogistica aristotelica e la sillogistica delle scuole, generalizzazione
logica e generalizzazione scientifica, l'universale come fondamento ili
qualunque dimostrazione, Il sillogismo categorico. Regole gonerali del
sillogismo. Figure sillogistiche, Modi generali del sillogismo, e modi speciali
di ciascuna figura, Valore delle figure sillogistiche, la quarta figuro, Specie
del sillogismo; 1' entimema, la sentenza entimematica, l'epicherema, il
polisillogismo, Il sorite; sorite deduttivo e sorite induttivo, Rapporto tra la
vorità dell’ illazione e la verità delle premesse SILLOGISMO IPPOTETICO E IL
SILLOGISMO DISGIUNTIVO. Il sillogismo ipotetico: impossibilità di ridurre 1 una
all altra le forme del sillogismo; sillogismo ipotetico con termine medio,
sillogismo ipotetico senza termine medio e suoi modi, Il sillogismo disgiuntivo
e sue formo, Il dilemma, sue forme, sue regole, Del riii Nciptp e dui. valore
del sillogismo. Esposizione ed esame delle obiezioni contro il valore
dimostrativo del sillogismo, Critica della teoria del Mill, che ogni
ragionamento, e quindi anche il sillogismo, e un inferenza dal particolare al
particolare, Esame della quistione se il sili ogismo sia la forma generale del
raziocinio, Del principio fondamentale del sillogismo; se sia materiale o
formale; i principii aristotelici e quelli del Lambert. Si dimostra che il
sillogismo si fonda sugli assiomi logici e sul principio della sostituzione
dell'Identico, Teoria pei. Metodo Metodo sistematico Oggetto e parti del
metodo; oggetto e parti del metodo si stemutico, La definizione. Elementi della
definizione ; come 1' individuazione del concetto sia effetto della loro
composizione, Le definizioni come principii proprii nelle scienze deduttive e
induttive, Concetti indefinibili e loro specie ; forme approssimate della
definizione, e loro valore assoluto e comparativo, Definizione nominale e
definizione reale, specie della definizione nominale, la definizione nominale
induttiva; la definizione reale, definizioni riversibili, difficoltà opposte
delle definizioni metafisiche «d empiriche, metodo delle definizioni reali
induttive, definizioni reali deduttive, Definizioni analitiche e sintetiche, la
definizione genetica, Regole delle definizioni, Divisione e Classificazione.
Concetto della divisione, e sue regole, Da dicotomia, sue specie, suo valore
logico, La classificazione scientifica, suo fino; le classificazioni per
qualità apparenti; la classificazione tassonomica e la classificazione per
serio, La classificazione per tipi, sue specie; inferiorità della
classificazione per tipi alla classificazione per definizioni, Le
classificazioni genetiche ; come siono apparecchiate dalla fase comparativa
delle scienze; Jifficoltà delle classificazioni genetiche, loro perfezione
rispetto a tutte le altre,PnOVA DEDUTTIVA K J'HOVA INOUTTIVA. Oggetto della
prova; i principii di prova e loro specie; specie della prova, La prova
deduttiva, sue forme logica e causale, analitica e sintetica. Procedimenti e
modi varii della prova deduttiva analitica, Sqhema della prova induttiva; la
teoria dell’induzione in Aristotele, Bacone, Hume e Milli; verità ed errore
della teoria del Mill; so il calcolo dello probabilit à, o il principio d'identità
possano essere fondamento deU'induziono, Differenza dell'induzione dall'
associazione psicologica; solo fondamento della logica dell'induzione la
dipendenza della realtà da principii a da cause come una legge necessaria del
pensiero e dell'essere. L'induzione come operazione inversa della deduzione,
limiti di questa teoria, Delle forme di ragionamento che sembrano, ma non sono
induzioni II postulato dell'uniformità delle leggi di natura, come debba
intendersi, e quali sieno propriamente leggi ili naturu: rapporto del postulato
col principio di causa; si mostra che questo assicura non solo l’uniformità
degli effetti, ma anche l'uniformità delle cause, Gradi dell'induzione; di
verse condizioni della sua val idità nelle scienze della natura e in quelle dello
spirito; l'induzione nelle Matematiche, La PROVA ENTIMEMATICA E L'ANALOGICA. La
prova entimematica, sue specie, suo uso o valore essen¬ ziale nelle ricerche
scientifiche, suo carattere deduttivo, Tecnica del ragionamefl4£jmjjlo£ieo,
somiglianze e differenze dall induzione, in che senso e in che limiti debba
intendersi che è un’inferenza dal particolare al particolare, Rapporto tra
l'analogia c l'as sociazione psicolo gica: il nesso tra la funziono logica e la
psicologica come causa dell'uso larghissimo dell'analogia nella prova
scientifica, e dei facili errori ili cui è causa, L a ngioma perfetta e l'impe
rfetta, grudi di quest'ul- tima, e limiti della~sua validi^, p.,'!tt "Tj
Y. L'analogia d'identità e l'analogia «li coordinuzione, La prova indiretta.
Tecnica della prova indiretta, sue forme contraddittoria e disgiuntiva; e rrore
d ella L gica tradizionale che ammette solo l a prim a: critica delle contrarie
teorie del Sigsvart e del Wundt, La prova indiretta disgiuntiva multipla, e l’
alternativa; la prova indiretta contraddittoria, Paragono tra la prova diretta
e l’indiretta; casi del loro uso cumulati vo, e funzioni in essi della prova
indiretta, 1 PUINUIPII DI PROVA. Necessità che vi siano princi pii primi ; j vr
indpii proprii, Specie dei principii; d efinizi oni, ipotesi, postulati, a ssio
mi; caratteri logici di ciascuno di essi e loro funzioni; discussione sui
caratteri dell’assioma, Il criterio della certezza consiste
nell'inconcepibilità del contraddittorio, e nei postulati della verit à d ell'
esperienza ~~e ifolLy informità della natura, Sofismi . Se la Sofistica sia una
parte della Logica, Difficoltà di dare una buona classificazione dei sofismi,
esame delle classificazioni di Aristotele, del Whately e dello Stuart Alili;
ragioni di ridurre i .sofismi a tre classi secondo che riguardano o le
premesse, o l'illazione, o la conseguenza logica della prova, n. 3( il -
Sofismi verbali e so fismi morali, p. Sili Sofisrnìuigici relativi alle
premesse; loro specie, premesso apparentemente vere, petizione di principio,
inversione tra principio e conseguenza, Sofismi relativi all'i llazi one, loro
specie, 1 'ignorano elenchi, e il ai- auto» probare nihil probare, So fismi r i
rr» |a conse- Metodo inventivo. Oggetto o parti del metodo inventivo, Dei
metodi ikdutitvi. Analisi dell'idea di legge; leggi normative, causati,
matematiche. Definizione della legge, Oggetto della ricerca induttiva sono le
leggi causali; distinzione ili esse dalle leggi di consistenza. Il
concetto.sperimentale della causa. Caratteri fondamentali della causalità nella
natura; la pluralità delle cause, lu molti- plicità delle serie causali, hi
composizione a collocazione delle causo, la trasformazione delle cause, la
causalità unilaterale e reciproca, L’osservazione scientifi ca: il suo carattere
fondamentale è la prevalenza del ragionamento sulla percezione. Precetti a cui
deve conformarsi. Le tre operazioni nelle quali si risolve sono, l'analisi,
l'eliminazione, la generalizzazione. Osservazione esterna od interna,
L'esperimento, suo maggior valore rispetto all induzione. Necessità di mezzi
superiori di ricerca sperimentale, i metodi induttivi, Logica. ? o: t guenza
logica della p rova: s ofismi dedu ttivi, loro specie, sofismi di conversione e
di opposizione, sofismi por inosservanza delle regole sillogistiche circa la
qualità o quantità dell'illazione in rapporto alla qualità e quantità dello
premesso, sofismi di divisione e di composizione, sofismi a dirlo secondimi
quid ad ilictum simplieiter, et secundunr alterimi quid. Sofismi induttivi;
sofismi di osservazione, loro specie; sofismi di generalizzazione, loro specie;
i sofismi di falso analogio derivanti dall'uso delle metafore sognano il limite
di transizione dai sofismi di pensiero ai verbali p. Dki metodi induttivi.
(muti nuaz unir) Metodi induttivi in Bacone, Herschell e Stuart Mill, Il metodo
di concordanza, Il metodo di differenza, e il metodo di concordanza negativa,
Il metodo delle variazioni, Il metodo dei residui; uso cumulativo dei metodi
induttivi, Limiti del valoro dei metodi induttivi dipendenti dalla mol
teplicità delle cause p ^dOili di uno stesso effe tto, e dalle complicazioni
delle cause. Necessità dell'integrazione deduttiva per ricollegare le parti del
procedimento induttivo, Dei. metodo deduttivo. Oggetto e forme del procedimento
inventivo deduttivo ; uso di questo procedimento nelle scienze razionali, il
valore delle ijw- tcsi in queste dipende dall'inversione del procedimento
deduttivo. Applicazione del metodo alla risolupiona dei problemi ; necessità
della dcdueione dei concetti come fondamento di esso, 11 proce dimento
deduttivo nelle scienze eimteri che causali; suppone l'induzione anteriore
delle leggi causali più semplici, o consiste o in una riduzione o in una
sintesi. Necessità j ella itjerificazio D e. Il procedimento deduttivo da i
uotegi causali. C ondizioni cIVih i- missibilità delle ipot esi, Condizioni di
neiificazione ; verificazione completa e incompleta.gradi di ciascuna, osompii.
p.tòO. Discussione delle cr itiche mosse all'uso dol imi unteci. Importanza
dello ipotesi, e largo uso di esse in ogni ramo di scienze come condizione del
loro progresso ; condizioni soggettive ed oggettivo delle vere ipotesi
scientifiche, Haitouti tua l'induzione e la deduzione. Divisione delle leggi in
primitive e secondarie, o delle secondarie in empiriche e derivate ; limiti
relativi della loro estensione, Si mostra con l'esame dei variimodi di
spiegazione di un fenomeno, che spiegare è dedurre. Limiti della
generalizzazione nella scienza, Significato relativo della distinzione delle
scienze in induttive e deduttive ; tendenza generale delle scienze a diventare
deduttive ; difficoltà di tale trasformazione, ed Muti che riceve
dall'applicazione del Calcolo, I P li O. Definizione logica del problema,
distinzione dei problemi in ipotetici ed assoluti, e modo di risolverli, I
problemi antitetici, modi di risolverli, VEBISIMIOLIANZA QUALITATIVA.
Verisimiglianza Qualitativa e verisimiglianza quantitativa: norme logiche della
prima, Delle ragioni di non credere alle testimoniauzo contrarie a leggi
causali note, Ul. e alle uniformità non causali, Delle ragioni della
incredibilità delle coincidenze e delle serie, Veiusisik; manza quantitativa.
II calcolo delle probabilità e le sue norme fondamentali, I suoi presupposti:
in che senso e in che limiti è vero che il calcolo dello probabilità suppone
l'ignoranza delle condizioni qualitative dell'evento, Il calcolo delle
probabilità come procedimento di eliminazione del caso; concetto logico del
caso, Eliminazione del caso rispetto all'effetto; olimiuaziona del caso
rispetto alla causa, Metodi delle Matematiche. Le Matematiche come scienze
deduttive, I Metodi dell'Aritmetica come metodi di formazione dei numeri; il
sistema di numerazione, e le operazioni, L' Algebra come scienza delle funzioni:
notazioni algebriche; l'Algebra come scienza dell'equivalenza dei modi di
formazione delle quantità, La Geometria come scienza dell'equivalenza delle
grandezze; i tre metodi principali della Geometria elementare, la risoluzione
delle figure; le c ostruzioni ausilia rie, le c ostruzioni genetiche.
L'induzione in Matematica, Estensione e limiti dell applicazioue dello
Matematiche allo altre scienze, METODI DKU.K SCIENZE BTOBIOHK. La testimonianza
come nnirp [iri-mH-Jal Wvoi!i|-à 'lei fatt i stormi; valore Tjel rritijrio I
ntrinse co, la verisijjiigliuuza; necessità del criterio estrinseco, cioè
desumo dalle reiasioni di tempoo luogo del racconto col fatto. Valore della
leggenda per la storia. S li.Monumenti; monumenti preistorici, f ihdmria o s|^
ri,i p .ts-. g m. Monumenti storici, maggior valore di essi in confronto con lu
testimo- niuiiza; le due quistioni possibili rispetto a questa, l'autenticità e
la credibilità; Iti credibilità è tanto maggiore (pianto più è possibile
riportare il racconto alla percezione diretta come a causa- Maggior valore
della tradizione scritta e suoi limiti, L'autenticità è tanto maggiore quanto
maggiore i- la possibilità di escludere lo falsifica - zioni e le alterazioni,
i ncertezza e limiti della tradizione orale, esempio del valore storico dell’
epopea francese, I criteriidei numero e della credibilità dei testimoni,
Passaggio dai fatti alle leggi ; s cienze storiche e sociul i. p. Dei metodi
ueij-k scienze storiche, Tre specie di melodi por la ricerca delle leggi
storiche: critica del metodo deduttivo astratto,Critica della teoria
antropologica. Critica dell'analogia biologica, Critica dal materialismo
storico .Critica della aeuola .dorica, L'indeterminismo storico, e la scuola
psicologica, Il metodo deduttivo inverso o storico, funzione essenziale
dell'Induzione in esso, le leggi storiche come lci/</i di tendenze. \ ili
Insnflii-ionza iL-1 |n'i n• i < 1 i nn •( 1 1• » induttivo desunta dalla
natura delle uniformità accertate dalla Statìstica, p. òli Si IX. Si mostra che
lutti i metodi hanno n p valore limit ato nella rìcercu delle leggi storiche,e
che tutti possono essere utili, se subordinati al metodo deduttivo inverso.
Concetto della Filosofia della storia, LA SOCIETÀ, IL DIRITTO, LA MORALITÀ.
L'aspetto sociale perla coscienza di sè, S I. L'io sociale, sua formazione, sue
fasi di sviluppo, Identificazione dell'io sociale con l'io formale, l'io come
principio sociale, LA SoCIETA. Condizioni comuni della vita sociale animale ed
umana, e condizioni proprie di questa. Le società animali, Diffe renza tra la
società umana e l'animale. La teoria biologica, e l'ato
mistico-contrattualista. Se la società sia una realtà indipendente dalle
coscienze individuali, Definizione della S o cietà.LE FoRME soCIALI PRIMITIVE E
IL LoRo svILUPPo. Il gruppo sociale primitivo, il costume, la sanzione
religiosa, organizzazioneprimitivadell'assicurazionesociale. Ori gine dello
Stato, il diritto e lo Stato, DIRITTO E MORALITA'. Unità primitiva delle regole
della condotta, separazione pro gressiva della religione, della morale e del
diritto. Dif ferenze tra la morale e il diritto, Caratteri differen ziali
derivati, Rapporto fra il diritto e la moralità; concetto dell'Etica come
scienza, La Coscienza morale. I GIUDIzn vALUTATivi MoRALI. Giudizii di cognizione
e giudizii di valutazione, i giudizii valutativimorali, La teoria dei valori in
Economia, La teoria che pone il principio della valutazione m o rale nel
sentimento, Una forma speciale di questa, la teoria dei valori normali, Esame
della teoria sentimen talistica, Il senso morale, la simpatia, la pietà, I
GIUDIziI VALUTATIvi MortALl. Il sentimento non può essere principio di
valutazione morale, perchè è mezzo non fine, e perchè è correlativo delle idee,
e prende nome da esse. Il sentimento del rispetto morale (Achtung) secondo
Kant. Si mostra che la ragione può operare sul sentimento, e che
èilgiudiziodivalorequellochelodetermina, Esame della teoria appetitiva e della
volontaristica dei valori morali, La teoria biologica dei valori,Il carattere
ra zionale della valutazione morale provato, a) dalla necessità del cre terio
morale, e dalla dipendenza del sentimento da esso; b) dalla sistemazione
finalistica dei valori morali; c) dal carattere scientifico dell'Etica; d)
dalla idealizzazione progressive del sentimento morale, ANALISI DELLA cosCIENZA
MORALE. Coscienza morale e coscienza psicologica, genesi della c o scienza
morale nell'individuo, l'equazione personale della moralità, Genesi della
coscienza moralesociale, suo procedimento dal particolare all'universale,
Contenuto ed unità della coscienza morale, Autorità della coscienza morale, san
zione, Sentimento morale, affinità del sentimento m o rale col sentimento
religioso, L'idea del dovere come categoria morale ultima; essa suppone il
dualismo morale, ed è la condizione del progresso morale. Critica della teoria
psicologica. Dovere e diritto. La subordinazione dei doveri dipende dal grado
della loro universalità. Coincidenza del dovere e del bene.ANALISI DELLA
CosCIENZA MORALE. La volontà morale, esame della teoria che il fine giustifica
i mezzi,Il carattere psicologico e il carattere morale, Teoria aristotelica
della virtù, che è un abito, che è una medietà; critica di questo secondo
carattere. Classificazione ari stotelica delle virtù. La teoria kantiana, e sua
opposizione con la precedente. La loro conciliazione si può avere se si
concepisce la virtù come la sintesi superiore della coscienza morale, Se possa
concepirsi l'estinzione della coscienza morale, Le basi della moralità. LA
LIBERTA' MORALE. Rapporto teorico tra la libertà e la moralità, antinomia tra
la libertà e la causalità, vicende storiche del problema, i tre punti di vista
dai quali deve essere considerato, La libertà d'indifferenza, argomenti
indeterministici, il numero infinito, il nuovo, i casi d'indeterminazione nella
natura, il caso, la statistica. La li bertà intelligibile di Kant; teoria di
Bergson, la causalità ridotta all'identità, e la libertà creatrice. La
libertàela testimonianza della coscienza; argomenti opposti dei deterministi e
degl'indeterministi; il risultato della disputa non è favorevole alla libertà
d'indifferenza, LA LIBERTA' MORALE. La libertà e l'ordine morale, libertà e
responsabilità, loro nesso necessario. Contro di questo non valgono nè la
critica dell'idea di sanzione, che lo nega, nè l'idea dell'autonomia che non lo
spiega, La libertà d'indifferenza in contrasto con la respon sabilità, questa
ammette la causalità del motivo; ilrimorso e lo sforzo morale ne sono prova,
Esame del criterio della pre vedibilità degli effetti dell'azione, La libertà
morale s'identifica con la causalità dell'io; la teoria psicologica dell'auto
coscienza e quella della volontà, come potere d'inibizione e d'im pulso proprio
dell'io, sono la dimostrazione di questa causalità. I n stabilità delle
condizioni psicologiche della causalità dell'io, con solidamento di esse nel
carattere morale, La respon sabilità morale richiede come suo fondamento una
formazione psi cologica identica per tutti, quindi non potrebbe riconoscerlo
nel temperamento o nel carattere psicologico. Differenza del consenso teoretico
e dell'adesione pratica in cui consiste la libertà. Rapporto della
responsabilità con lo stato d'integrità della causalità dell'io,e loro
variazioni correlative. Suo rapporto con l'educazione della v o lontà. La
libertà e la vita sociale, intimo rapporto della libertà con la solidarietà. LA
solIDARIETA' MORALE. Libertà e solidarietà; suggestione individuale e
suggestione collettiva della solidarietà; la solidarietà nel dolore e la
solidarietà nel progresso; la solidarietà e l'eguaglianza, p. La soli darietà
economica, sua causa la divisione del lavoro; influenza di questa causa sulle
forme superiori della vita sociale; anomalie. Li bertà, solidarietà, giustizia;
loro nesso necessario, giustizia ed egua glianza, Se la divisione della voro
possa essere considerata come il principio morale della solidarietà nelle
società superiori; solidarietà nel diritto, nella storia, nell'arte, nella
scienza, nella religione. L'unità morale della natura umana, e la giustizia
come condizione della solidarietà, LA Giustizia, La giustizia come idea morale
fondamentale; la giustizia come virtù, cenni storici, La giustizia come norma;
teoria aristotelica, Teoria di Mill, La giustizia come unità della libertà e
della solidarietà;lagiustizia nell'ordine economico, Giustizia e carità; il
progresso morale, La legge morale.I sisTEM1 MoRALI. Classificazione dei sistemi
morali. La morale eteronoma, La morale autonoma; isistemi sentimen talistici e
gl'intellettualistici, I sistemi aprioristici e gli empirici, I sistemi
universalistici e gl'individuali stici, I sistEMI MORALI. I sistemi soggettivi,
l'edonismo e l'eudemonismo, I sistemi oggettivi, l' utilitarismo; utilitarismo
individuale e utilitarismo sociale, l'utilitarismo nella filosofia dell'
evoluzione (Spencer). Altre forme della morale oggettiva, la morale della
perfezione, la morale del progresso, la morale del vi vere secondo natura, La
morale biologica, socialismo e individualismo biologico, Critica della morale
bio logica. Necessità di una morale razionalistica. LA LEGGE MORALE. Differenza
tra la legge naturale e la legge morale, carattere di obbligazione, altri
caratteri della legge morale, Concetto del Bene; la prima formula della legga
morale, l'univer MAscI– Etica. salità. La seconda formula della legge, la
finalità. La terza formula della legge, l'autonomia. Unità delle tre formule.
Il sentimento m o rale, Il carattere formale della legge morale kantiana;
vecchie e nuove critiche contro di esso; parte innegabile di verità che è in
esse. Risoluzione del formalismo kantiano dal punto di vista gnoseologico, S
Risoluzione del formalismo kantiano dal punto di vista oggettivo,
L'accentuazione formalistica della dottrina kantiana come conseguenza
dell'opposi zione contro l'empirismo morale, necessità della negazione del for
malismo morale, e del dissidio tra la ragione morale e il sentimento morale.
Valore storico e teorico dell'etica kantiana. LE FORME DELLA COMUNITÀ MORALE.
INTRODUZIONE S I. L'Etica come scienza sociale; suoi aspetti ideale e storico.
Le diverse forme della vita sociale: la famiglia, la società civile, lo Stato,
la società religiosa. LA FAMIGLIA. S I. Cenni sulla storia della famiglia, la
famiglia paterna, L'idealità morale nella famiglia. La famiglia dal punto di
vista giuridico e dal morale; monogamia, fedeltà, indisso lubilità, divorzio.
Critica della teoria che considera la famiglia come una forma transitoria della
comunità morale, Il m a trimonio civile e il religioso; i rapporti tra i
coniugi, e tra i geni tori e i figliuoli; la patria potestà, LA SOCIETA'
CIVILE. Concetto della società civile; in qual senso e in quali limiti si può
dire che la società civile derivi dalla famiglia, la società ci vile e lo
Stato, Le classi sociali, gli antagonismi so ciali e lo Stato, LA SoCIETA'
CIVILE COME SISTEMA DEI DIRITTI PRIVAT1. Diritti personali e diritti reali,
loro comune fondamento. D i ritto di libertà e sue specificazioni, la
personalità morale e giuridica –della donna, limitazione della seconda nella
sfera del diritto pubblico; carattere sociale dei diritti personali, Dei
diritti reali, la proprietà, suo fondamento psicologico e suo sviluppo sto
rico; impossibilità di dare un fondamento esclusivo all'una o all'altra delle
sue forme, la proprietà delle opere dell'ingegno, Le obbligazioni,lorospecie;
il diritto contrattuale, sua natura, suoi limiti, Il diritto di associazione,
sua natura, suoi fini, sua storia; le corporazioni medievali e le libere
associazioni moderne. Varie specie di associazioni; le associazioni e lo Stato,
DEL CONCETTO E DEI FINI DELLO STATO. Necessità dello stato, elementi ideali del
concetto dello stato, Elementi materiali, il popolo e il territorio; fattori
naturali e fattori spirituali della nazionalità, La sovranità, suo fondamente
razionale; lo Stato di diritto, la costituzione, la personalità dello Stato,
Definizione dello Stato, I fini dello Stato, loro distinzione in proprii e
d'inte grazione, Limiti dell'azione dello Stato, I POTERI DELLO STATO. S I.
Modi varii di distinguere i poteri dello Stato, Della divisione dei poteri, suo
carattere relativo, Il diritto punitivo, suo sviluppo storico, Esame delle
varie teorie sul fondamento del diritto di punire, G i u stizia civile e
penale, delitto e pena, la pena come limitazione della libertà; la pena di
morte, l'infamia, la gogna. Valore relativo degli altri fondamenti del diritto
di punire. LA cosTITUzioNE E LE FORME DELLO STATO. Le costituzioni degli Stati,
definizione, loro carattere storico, moltiplicità dei loro fattori,Le forme
dello Stato, divi sione aristotelica, quali siano ancora vitali; necessità del
governo rappresentativo, sue forme repubblicana e monarchica, e caratteri
differenziali di queste, LE RELAZIONI FRA GLI STATI E LA PATRIA. Del diritto
internazionale, se sia un vero diritto, sua distin zione in diritto pubblico e
privato, Cenni storici, Diritto internazionale pubblico; la sovranità e le sue
limitazioni; la sovranità territoriale e la libertà dei mari. Diritto di guerra
e sue limitazioni. L'ideale della pace universale, Diritto internazionale
privato, statuti personali e reali, dispo sizioni speciali, Se l'idea di patria
sia un'idea transi toria, sua necessità storica e psicologica e doveri che ne
derivano. Elementi più generali di questa idea, e formazione storica diversa pei
diversi popoli. Patriottismo e imperialism. LA COMUNITA' RELIGIOSA, CHIESA E
STATo. S I. Concetto della Religione, ReligioneeReligioni. SII. Le religioni
positive e la cultura; perennità dellavitareligiosa;suo adattamento ad ogni
grado di coscienza, Importanza sociale delle religioni positive, e unità
primitiva della società reli giosa e della civile, Ragioni della loro
separazione, l'universalità della religione, e il principio della libertà di
coscienza; impossibilità per lo Stato di subordinare la cooperazione sociale
alla fede religiosa, I quattro sistemi di regolamento dei rapporti tra la
Chiesa e lo Stato; loro irrazionalità relativa, e confusione dei medesimi nella
politica pratica, Dif ficoltà teoriche e pratiche del regime della separazione,
Difficoltà speciali del regime della separazione nei paesi cat - tolici; la
separazione come meta ideale nei rapporti tra la Chiesa e lo Stato, p. Nati ra
e classificazione dei fatti psichici. Il fatto psichico come l'atto
psicofisico, Differenze trai fatti psichici e i materiali; che s’intende per
stato di coscienza, conscio ed inconscio. La teoria delle facoltà e quella
dell’ unità di composizione dei fenomeni psichici; il rifesso psichico
primitivo, le forme piu generali delle attività psichiche cóme suoi momenti,
loro distinzione progressiva, Svi l,t'PP O DEI PATTI PSICHICI. La coesistenza e
la successione nei fatti psichici, fatti psichici primarii e secondarii;
l’associazione come loro legge generale; fatti psichici di terzo grado, loro
rapporto con gli altri. Partizione della Psicologia, La subordinazione
progressiva dei fatti psichici alla coscienza è indirizzata alla conoscenza Il
mondo dello spirito oggettivo. La Psicologia della sensibilità. Delle
sensazioni in P£w.v« Definizione e classificazione delle .sensazioni in loro
stesse e in rapporto agli stimoli, Rapporti fra la geu sa- /ione e lo stimolo
quanto all intensità e all’estensione: soglio e <iifferensa;quantità
negativa; stimolo, eccitazione, sensazione, So ggetti vità delle sensazioni:
limite del principio delle energie specifiche; moltiplicità di sensazioni per
uno stesso stimolo, sensazioni di consenso. Le sinestesie. In che senso le
sensazioni si possono sostituire .L’ eccentricità non è, come la spazialità,
una proprietà primitiva delle sensazioni, Qualità, intensità, t ono delle
sensazioni. Irredncibilità delle qualità. Lpgge di Weber sul rapporto tra la
sensazione e lo stimolo. La legge di Fechner,c eltica de lla medesima, Che s‘
intende per tono delle sensazioni; rapporto tra la qualità e l’intensità delle
sensazioni e il loro tono. Le. sensazioni in particolare. Le sensazioni
particolari si distinguono in piterne edjtf terne. e le prime "in
organiche 0 e muscolari" Le sensazioni orga¬ niche.'la coinestesia o senso
vitale; le sensazioni organiche speciali. norma li e patologiche, loro funzione
biologica, loro tonalità, loro dipendenza da stimoli periferici e da stimoli
centrali e psichici, Le s ensaz i oni musco lari; diverse teorie intorno ad
esse; si mostra che sono sensazioni centripete del movimento eseguito, non
dello stato organico del muscolo. Contenuto qualitativo e tono delle sensazioni
muscolari. Coinestesia, cinestesia e cinestesi. Le sensazioni esterne;
differenziazioue ed isolamento degli organi relativi, il loro numero un fatto
d'esperienza soltanto. Il senso del tatto, sensazioni di contatto e sensazioni
di tamperàTuraT^SS^Tia ed altezza di stimolo per le sensazioni termiche:
rapporti tra la sensibilità termica e la tattile. Sensazioni di pressione, di c
ontatto . di discriminazione locale. Teoria del Weber intorno alla
discriminazione; i segni locali. Le sensazioni di forma, 1 sensi chimici, loro
carattere biologico; mancanza di figurabili e quindi minore oggettività del
loro contenuto. Il gusto, stimoli e condizioni di questo senso, varie specie di
sensazioni gustative. Loro fusione e rimemorabilità, penetrazione e intensità.
L’olfatto, natura dello stimolo, penetrazione delle sen¬ sazioni olfattive,loro
intensità e fusione, loro classificazione, e scarso valore oggettivo, loro valore
emotivo e rimemorativo. L’ udito, stimoli delle sensazioni uditive. Qualità
delle sensazioni uditive, rumori e suoni. Percezioni spaziali dell’udito.
L'udito e il linguaggio, la musica. Altezza, intensità, timbio. Armonia,
melodia, ritmo, La vista., stimoli delle sensazioni visive, corpi luminosi,
opachi, trasparenti. L'organo visivo.Percezione di spazio e di forma; teorie
empiriche e teorie nativiste. Percezioni di luce e di colore. Colori
tondamentali e derivati, acromatismo. Somiglianze e deferenze tra la gamma dei
colori e la scala musicale. Contrasto successivo e contrasto simultaneo.
Luminosità proprie dei diversi colori . colori caldi e freddi, saturi e non
saturi. Il sentimento sensiti ivo. Definizione del sentimento, piacere e dolore
indefinibili e di qualità opposta, soggettività dei sentimenti, finalità
biologica dei sentimenti sensitivi, loro differenza dalle sensazioni.
Fisiologia del piacere e del dolore. Dipendenza degli stati emotivi dai
presentativi, II sentimento sensitivo e il sentimento vitale 4 \\ punto neutro,
Dipendenza del sentimento dallo stato del soggetto, dall’intensità dello
stimolo, Rapporti vari! dei sentimenti sensitivi con l'oggettività, la
frequenza, e la qualità delle sensazioni. Dimostrazione particolari raggiata
del primo di questi rapporti, Sentimenti sensitivi di natura estetica, loro
dipendenza dalla forma delle sensazioni, armonia, euritmia, proporzione. L\
TEND5ì^U-B L’ISTINTO. L’istinto. L’ azioni? riflessasue proprietà e differenze.
Impulsività delle sensazioni, legge di diffusione e legge di specificazione. La
tendenza, Definizione della te nden za, sua dipendenza dal sentimento che ne è
causa; ten denze primitive e derivate; la tendenza, come stato psichico per sè,
è il prodotto dell’inibizione. Carattere biologico della tendenza, legge di
riversione tra l’azion volontaria e la riflessa. S viluppo dell’attività
pratica mediante l’isolamento e la combinazione dei movimenti. Differenza di s
viluppo dell’attività prat ica nell’animale e nell’uomo, e differenza di finalità.
Funzione dell'imitazione in tale sviluppo. L atti vità pratic a dir etta alle
rappresentazioni, forme dell'attenzione spontanea, L’istinto ; teorie opposte
sulla sua natura ed origine; teoria della lapsed intelligence (Romanes). Errori
del Komaues circa la natura dei fattori dell istinto, e circa il loro rapporto.
Natura dell’esperienza che è base dell istinto, 1 intelligema adattatine), suo
carattere frammentario, sua meccanizzazione. L’istinto cpme uno sviluppo ol-
latepale deU’ attività pratica, senza continuità con le forme superiori, p. Le
condizioni dello sviluppo psichico. L’ ATTENZIONE. Natura dell attenzione;
attenzione spontanea e attenzione volontaria, specie della prima: attenzione
esterna ed interna. Fenomeni fisici dell’attenzione, Intermittenza e ritmicità
dell’ attenzione, Attenzione e percezione, attenzione e coscienza. Carattere
emotivo dell’attenzione spontanea, origine e sviluppo dell’attenzione nella
serie animale, L’ attenzione d’esperienza: e le sue forme singolari dell'
attenzione aspettante, dell’ inversione delle imagini, e dell at tenzione
marginale. L’attenzione interna. La memoria. Analisi del fatto della memoria,
memoria organica e memoria psicologica, loro riversione e sostituzione. Non ci
è una memoria come facoltà generale, ina un numero grande di memorie
particolari. IL Condizioni della memoria, anomalie mnemoniche, Stato primario e
stato secondario nella memoria, loro differenze, e loro rapporti, Sviluppo
della memoria, prova desunta dalle amnesie, La memoria psicologica e le sue
leggi. La collocazione nel tempo. L’ ABITUDINE. Dell’abitudine dal punto di
vista fisiologico e psichico, Effetti dell’abitudine, l’attenzione e
l’abitudine, I' abitudine come educazione di tutte le funzioni psichiche,
L’abitudine e la volontà. La psicologia della conoscenza. LA PERCEZIONE. Natura
della percezione, sua differenza dall’associazione: la percezione come
integrazione. Condizioni della percezione,. |percezione ed appercezione Altre
prove dell’integrazione percettiva, Cause soggettive ed oggettive delle
integrazioni percettive, Misura del tempo della percezione, equazione
personale,[variazioni, percezione e sensazione, Percezione sensitiva e
percezione intellettiva, La percezione interna, Le illusioni percettive e loro
specie, Le allucinazioni, diverse ipotesi sulle loro cause. L’ ASSOCIAZIONE.
Associazione e percezione, serie percettive e serie rappresentative, Teorie
intorno alla reviviscenza delle rappresentazioni. Critica della teoria
herbartiana, la teoria morfologica, dell'associazione, Se siano riducibili,
Condizioni prossime delle associazioni, Tempo di associazione, L’oblio. I sogni
come fenome ni dell’associazione psicopatica. Il son no. Diverse specie di
sogni. Cause, Rapporto tra le cause positive e le negative dei sogni, la volontà
nel sogno. Sogni telepatici, L’io. Associazione e coscienza, continuità e
dinamismo delle serie rappresentative, il pensiero delle cose e il pensiero
dellMo. Varii significati della parola cosciente: la. fase irrelativa e
l’integrale oggettiva, La.^u?cifenza \li sé (formale) e 1' empirica o storica,
elementi di quest’ ultima, (u- deducibilità della coscienza di sè
dall’associazione e dall’astrazione, unità e continuità della coscienza di sè.
Lacoscienza dell’identità dell’io; funzióne della'memoria e dell’associazione,
casi di coscienza doppia, La coscienza di sè e l'astrazione come caratteri
distintivi della psiche umana dall’animale. L’astrazione, Il concetto, Il
giudizio. Il principiod'identità come fondamento del raziocinio, natura
dell’identità logica e sua invenzione. Sintesi e analisi. L’intelligenza
animale e l’umana. Il genio scientifico, Dimostrazione del doppio procedimento
del raziocinio nel raziocinio quantitativo e nel qualitativo, Le forme dell'
intuizione e le categorie, Psicologia e linguistica: l’origine del linguaggio,
Vili. Rapporto tra la parola e il pensiero. Azione reciproca tra la parola e il
pensiero. Natura logica della lingua: suo sviluppo dal concreto all' astratto,
L’ IMAGINAZIONE. Rapporto dell’imaginazione con l’intelligenza e con 1
associazione; l’imaginazione riproduttrice. IL Rapporto dell’imaginazione con
la sensibilità e col pensiero astratto, L’imaginazione artistica, sue funzioni,
L’imnaginazione neiia scieuza. L’imaginazione nell’Arte: momeuto realistico e
momento idealistico. L’Arte e la Scienza,. Relatività i>ei sentimenti. La
legge della relazione nel sentimento, Il sentimento e le altre funzioni
psichiche, L’ associazione e la memoria dei sentimenti, Affetti e passioni. Gli
affetti, p. Le passioni. Classificazione dei sentimenti. Metodo della
classificazione; classificazione dello Spemi e ilei Nahlosvski. La
classificazione biologica e genetica, e sua integrazione con la
rappresentativa. Passaggio dai sentimenti primitivi ai derivati. 1 SENTIMENTI
MORVU. Le teorie intorno ai sentimenti morali. Esame della teorìa empirica; se
il sentimento morale sia il riflesso delle sanzioni esterne. Impossibilità di
spiegare con la morale empirica il sacrifizio defini tivo, Erroi-' logico della
dottrina empirica, parte di verità che è in essa. La teoria razionalista; la
direttrice psicologica e la socia ;; la ragione e il sentimento,
Classificazione ed a .a- lisi dei sentimenti morali, La carità e la giustizia,
I sentimenti religiosi. Natura del sentimento religioso, sua forma primitiva,
direzione di sviluppo. Il sentimento morale e il sentimento religioso. Rapporto
tra l’intelligenza, il sentimento e la volontà nella religione. La forma
superiore del sentimento religioso. Le tre forme del sentimento religioso. I
SENTIMENTI ESTETICI. Il sentimento estetico e il sentimento del gioco. I
fattori del sentimento estetico. La simpatia estetica. I fattori intellettuali.
La verità in Arte. Idea e forma. I SENTIMENTI INTELLETTUALI. Le origini dei
sentimenti intellettuali ; la curiosità e il dubbio pratico. IL II sentimento
intellettuale della ricerca, e quello del possesso della verità. Il sentimento
intellettuale e il sentimento di sé. Dei sentimenti estetici in particolare. Il
sentimento del bello in generale, IL li sentimento della bellezza finita e le
sue forme: la bellezza plastica, il arioso, il drammatico. Il sentimento del
sublime, sua natura, sua forma; il sublime naturale, l’intellettuale, il
morale. Il sentimento del comico, sua natura, suo rapporto col sentimento di sè
e col sentimento della libertà. Comicità ed umorismo. Il sentimento della
natura, sue forme diverse nell' età antica e nella moderna. Perche è la forma
più evidente della catarsi estetica. La Psicologia della Volontà. Il desiderio
e la. volontà. Il desiderio, Fenomeni intensivi del desiderio. Le azioni
volontarie nelle loro forme derivate e contingenti; elementi essenziali
dell'atto volontario. Il problema della causalità della volontà. Teoria della
volontà. La teoria metafisica della Volontà. La teoria associazionista. La
volontà come facoltà del fine. e dei valori razionali; la funzione d’inibizione
come suo momenti essenziale, Il sentimento del conato volitivo, In che
consistono e come sì producono l'inibizione e l’impulso. L’attenzione
volontaria e le sue forme p&- K tologiche. La misura del tempo nelle
volizioni. Le malattie della Volontà, e l'ipnosi. L'aboulia e la forza
irresistibile, il capriccio isterico. L’estasi, Fenomeni
sensitivo-rappresentativi, mnemonici, e volitivi dell'ipnosi; suoi gradi. La
suggestione normale e l’ipnotica; somiglianze e differenze tra il sonno
naturale e l’ipnosi: cause specifiche della suggestione ipuotiCa. Temperamento
e cvrattere. Natura del temperamento, suo rapporto col sentimento vitale, sua
dipendenza dall’eredità. Il carattere, sua natura, sua unità col temperamento,
La teoria ippocratico-galenica dei temperamenti, e le sue interpretazioni
fisiologiche. La classificazione psicologica riunisce il temperamento e il
carattere: forme varie di essa, la classificazione del Ribot. Della
modificabilità del temperamento e del carattere. Forme patologiche. La volontà
e le altre attività psichiche. L’EDUCAZIONE DELLA VOLONTÀ. La Volontà e P
inconscio. Mezzi di azione della volontà sull’ intelligenza : necessità della
limitazione della valutazione; forme patologiche, e forme estreme, ma normali,
dì questa limitazione. Modi d’azione della volontà sul sentimento. Azione delia
volontà su sè stessa; genesi della volontà comune, azione reciproca
dellajiilpiUàindividuale e della volontà comune, il costume, la/fm(fl*A.'
Influenza della volontà iudividuajeV sulla vomW^ comune: l’educazione, la
gerarchia, la dittature/<Qe sue du^rfiel la militare e la morale. L’idea di
giustizia comprende le eguaglianze aritoteliche, e il carattere imperativo e di
necessità rilevati dallo Mill; ma perchè sia ben compresa ha bisogno di essere
guardata in rapporto alla solidarietà morale, dalla quale l’eguaglianza in cui
consiste deve attingere la norma. Se la giustizia si fa derivare dall’utilità
sociale, se ne assegna una derivazione che può spesso esser falsa, (p. es. la
necessità che taluno muoia pel popolo); e se si oppongono la giustizia e la
carità, si crea una scissura nell’ordine morale, che toglie alla giustizia quel
caldo sentimento di simpatia che deve renderla operosa, e si fa della carità
qualche cosa che va oltre il dovere, e che può essere anche ingiusta e nociva.
Se della giustizia si fa invece la sintesi, soggettiva e oggettiva, come virtù
e come norma, della libertà e della solidarietà, essa non solo oltrepassa la
sfera del diritto, ma appare come la sintesi superiore della moralità, come
progressiva nella ragione stessa dei suoi due fondamenti. Che siano progressive
la libertà e la solidarietà è fatto indubitabile della storia umana; la prima
tende a ricomprendere tutti gli uomini in un rapporto d’eguaglianza dal punto
di vista morale; e la seconda da questo stesso punto di vista, che è quello del
valore di fine che ogni persona morale ha in sè, tende ad estendersi dalle
opere alla persona come tale, a conservarla, a promuoverla, anche quando
soggiace all’avversa fortuna e al dolore. Noi concepiamo la giustizia come la
forma dell’ unità della libertà e della solidarietà già raggiunta dalla
coscienza morale; cioè come il giudizio della proporzionalità degli utili agli
sforzi, e della loro migliore ripartizione tra gli sforzi individuali e i
sociali, posto un minimum di utilità spettante a ciascuno in forza del valore
di fine che ha la persona morale, e della solidarietà che stringe gli uomini
tra loro. A chiarire questo concetto gioverà vederne l’applicazione ad uno dei
problemi più gravi del tempo nostro, quello relativo alla migliore
distribuzione della ricchezza, che ha preso il nome di giustizia sociale.
Fouillée indica tre teorie intorno ad essa, la individualistica degli
economisti smithiani, la collettivista ed egualitaria del socialismo,
l’idealistica che cerca di con temperare i diritti deirindividuo e quelli della
società. La teoria economica considera troppo il lavoro come merce, e i
lavoratori come cose o come macchine di produzione. Ma dal punto di vista
sociale e morale il lavoro rappresenta le energie accumulate di esseri viventi,
sensibili e consapevoli, tra i quali ci è necessariamente la solidarietà che
deriva dal fine comune e dal lavoro comune. Di più questi esseri e queste
energie sono parte della società, e questa è una solidarietà più vasta che
abbraccia come abbiamo visto tutte le energie dello spirito. Nella prima metà
del secolo passato T individualismo economico ebbe libero corso, e la merce
lavoro fu considerata a parte dalla personalità del lavoratore, e dalla
solidarietà sociale. Il lavoro fu sfruttato prevalendosi della concorrenza dei
lavoratori, e fu sfruttato di più quello pagato meno, il lavoro delie donne e
dei fanciulli; cosi Tingiustizia più aperta fu legge. La sorte dei lavoratori
fu abbandonata al meccanismo della concorrenza, alle leggi che si dissero
naturali, e la società si disinteressò della protezione dei deboli. Pareva che
pei seguaci di questa scuola la ricchezza tosse tutto, l'uomo nulla. La legge
di MALTHUS e il darwinismo biologico fecero il resto sottomettendo la persona
umana alla concorrenza vitale, ed elevando la voluta giustizia della natura a
giustizia sociale. Della solidarietà sociale non si davano nessun pensiero. Ma
una società di esseri morali non ci è solo per la produzione della ricchezza, e
1’ uomo è qualche cosa di più che un accumulatore di capitale. La società umana
sussiste per realizzare l’ideale umano; P idea di giustizia è umana, e non può
quindi prendersene il modello dalla natura, perchè essa non esiste nel senso
morale se non è fondata sulla solidarietà. Anche Peconomia collettivista
inculca una giustizia che non è quella dello spirito, ma quella della natura.
Facendo della lotta di classe una necessità sociale, e del trionfo della classe
più numerosa e [più forte l'esito necessario di quella,cangia i termini della
lotta economica, non la natura; la lotta di classe non è meno brutale della
concorrenza, ed è pari o maggiore il disdegno delle ideologie nei collettivisti
e negli economisti smithiani. Se non che 1 primi non tengono conto che del solo
lavoro materiale nella produzione, e non badano che non ci è giustizia senza
libertà. Invece la parte del fattore sociale nella ricchezza, e specialmente quella
dovuta all'addizione di esso nel tempo è così grande, che mal si potrebbe
confonderla con quella che vi ha il lavoro mate¬ riale in un'epoca determinata.
Basta riflettere all’importanza capitale che hanno le scoperte scientifiche in
generale e le tecniche in particolare nella produzione della ricchezza, per
persuadersi che la parte della mano d'opera è assai minore di quella che il
collettivismo afferma. Questa parte sociale, ovvero buona parte di essa è
dovuta all’iniziativa individuale, alla forza individuale di lavoro, e non
sarebbe giusto di togliere ad esse quello che senza di esse non sussisterebbe,
e sopprimere lo stimolo che le fa operare togliendo loro quello che producono.
Anche solo nella produzione della ricchezza non si può giustamente sopprimere V
alea a cui la potenza di lavoro individuale va incontro con una speciale
costituzione sociale. Poiché è impossibile sopprimere le disuguaglianze
naturali, come la forza fisica e morale, la bellezza, il valore, il genio, così
non si può prescindere dalla potenza individuale di lavoro, perchè il
prescinderne è contro la giustizia distributiva, contro la libertà, e quindi
contro il bene sociale. L'idea di giustizia è la sintesi della libertà e della
solidarietà e solo quella forma di essa è vera, che non ripudia l’una per
l’altra. Non si può negare airindividuo la proprietà di quella parte di
ricchezza, che esso ha prodotto, più di quello che si possa negare a un popolo
la proprietà del territorio sul quale si esercitò per secoli il suo lavoro trasformatore
e creatore. Sotto questo rispetto la negazione della proprietà individuale non
sarebbe ingiustizia minore dì quella di negare al popolo italiano o francese la
proprietà del territorio della patria in nome del diritto dei selvaggi bruciati
dal sole tropicale, o di quelli agghiacciati dai geli delle regioni
circum-polari. La giustizia, che accorda la libertà e la solidarietà, considera
il lavoro come una forza propria di un essere personale, che deve essere
padrone di se stesso. Quindi essa riconosce la libertà di associazione e di
resistenza dei lavoratori, riconosce ad essi il diritto di trasportare dovunque
la loro forza di lavoro, ed evita che la libertà del lavoro sia manomessa con
la schiavitù forzata del lavoratore, qualunque forma questa possa assumere.
D’altra parte rassicurazione dagl’ infortunii, il riposo festivo, le ore di
lavoro, il divieto del lavoro notturno, la disciplina del lavoro delle donne e
dei fanciulli, e il riconoscimento infine del diritto al lavoro, sono tutti
atti di giustiziaci quali sostituiscono la carità indeterminata e di pura
coscienza che prima vigeva. È in forza del principio della solidarietà che la
società deve oggi far profittare anche gli esclusi e i diseredati, dei beni
strettamente necessarii alla sussistenza, e di quelli che sono inesauribili
dall'uso/come i beni superiori dello spirito, la cultura, l’arte, la religione,
È in forza dello stesso principio che la società deve evitare che il profitto
individuale danneggi il sociale in rapporto al futuro. La società deve
conservare alle generazioni che verranno i beneficii del passato, come la
potenza di lavoro e la sanità della razza, cosi dal punto di vista fisico che
dal morale. E rispetto al presente, il regolamento del lavoro non può essere
più quello di una volta, quando il lavoratore animato essendo la sola fonte del
lavoro, e l’utensile un semplice organo aggiuntivo dell’individuo, tutti i
rapporti del contratto di lavoro potevano essere abbandonati al regolamento
privato. Oggi il la’ voro è collettivo, l’utensile si è trasformato in
macchina, e la forza di lavoro umana è diventata un accessorio della forza
naturale e meccanica resa dalla scienza strumento dei fini umani.Il grande
lavoro è oggi, pel numero e per la qualità, un’opera sociale, e vuole quindi un
regolamento sociale. Se si considerano gli stadii dello sviluppo etico-sociale,
il primo è rappresentato da una giustizia nella quale prepondera l’elemento
della solidarietà, quindi la libertà individuale o non esiste, o è in tutti i
modi limitata dalla regola sociale. Diventati sempre più complicati e più
numerosi i rapporti sociali, si va necessariamente all* individualismo, e la
giustizia s’identifica con la libertà individuale. Nel terzo stadio, il grado
di massima complicazione dei rapporti esige il loro regolamento sociale; ma
questo non deve dimenticare gl' interessi connessi con la libertà, e che non
sono più individuali che sociali. La giustizia, in questo terzo stadio, è il
contemperamento della libertà con la solidarietà, che è anche il suo ideale. Filippo
Masci. Masci. Keywords: implicatura, critica della critica, criticismo,
neo-criticismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masci” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Masi:
l’implicatura conversazionale -- i peripatetici del Lizio – la scuola di
Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Firenze). Filosofo italiano. Firenze,
Toscana. Grice: “Unlike Masi, I don’t think ontology has reached its end – il
fine dell’ontologia” – Grice: “Masi has elaborated on the power of reason not
from an Ariskantian perspective but from a Plathegelian one! – Masi: “Il potere
della ragione: Eraclito, Platone, Hegel.” -- Grice: “It’s amazing Masi was implicating the
same things as I was on S izz P and P hazz S; he even managed a coinage, ‘uni-equivocity’
– I love it!”. Figlio di Enrico Masi, generale dell'Esercito Italiano, e Leda
Nutini. Ha compiuto i suoi studi a Bologna, conseguendo la maturità classica
presso il liceo statale L. Galvani. Iscrittosi a Bologna, vi si laureò con lode
con una tesi sul diritto di famiglia
negli Statuti Bolognesi. Assolse agli obblighi di leva e fu trattenuto alle
armi in base alle disposizioni di emergenza del periodo. Congedato, riprese gli
studi di filosofia a Bologna, dove conseguì la laurea con lode, discutendo co
Battaglia la tesi, “Individuo, società, famiglia in Rosmini”. La tesi gli valse
l'ammissione, con borsa di studio a Milano. Dopo il primo anno, fu richiamato
alle armi nel periodo bellico. Ottenuto il congedo definitivo, insegna
filosofia a Bologna. Participa ai principali convegni e congressi, come quelli
del Centro Studi Filosofici di Gallarate, come attesta la sua collaborazione
alla Enciclopedia filosofica quel Centro. Dona su collezione alla Pinacoteca
comunale di Pieve di Cento. L'interesse storiografico che muove M. alla
ricostruzione di Kierkegaard da un profondo e originale impegno teoretico,
volto ad approfondire il concetto metafisico di "analogia", cui il
discorso di Kierkegaard, come l'A. si propone di illustrare nel suo saggio,
risulta fortemente legato. Sotto un profilo strettamente storiografico, M.
approda, attraverso un'attenta rilettura delle "opere edificanti" di
Kierkegaard, ad un'interpretazione che ridimensiona questo pensatore,
scoraggiando molti luoghi comuni della critica.." (Baboline). "Nel linguaggio filosofico contemporaneo
l'aggettivo "platonico", riferito a una qualsiasi entità, vuole
denotare l'immobilità a-storica, il suo permanere in un'assoluta identità con
sé medesima al di sopra delle alterne vicende del divenire. Ciò deriva da una
tradizione ermeneutica del platonismo. Uno degli aspetti più rilevanti del
volume di M. risiede appunto nello sforzo operato a de-mitizzare una tale
ermeneutica... questa ricerca del Masi costituisce un lucido esempio di come
oggi una filosofia, che si presenta spiritualistica e umanistica, sappia
ripiegarsi a cogliere con consapevolezza trasparente e spregiudicata, le
proprie radici alle fonti più vive della tradizione culturale
dell'Occidente" (A. Babolin).
"Le zitelle è un libro divertente, curioso, strano. Il pregio
maggiore di questo libro è di essere tutto su di uno stesso tema musicale.” Saggi:“Esistenza”
(Bologna); “La verità” (Bologna); “La libertà,” Bologna, “Metafisica,” Milano,
“La fine dell'ontologia,” Milano, “Disperazione e speranza. Saggio sulle categorie
kierkegaardiane” (Padova, “Il potere della ragione,” Padova, “Il problema aristotelico,” Bologna,
“L'esistenzialismo,” “Grande antologia filosofica. Il pensiero contemporaneo,” Milano
“Il pensiero ellenistico,” Bologna, “L'uni-equivocità dell'essere in Aristotele
(Genova: Casa Editrice) – cf. Grice, “Aristotle on the multiplicity of being”
-- Tilgher “Lo spiritualismo” antico. Il pensiero religioso egiziano classico,
Bologna: Clueb, “Lo spiritualismo ellenistico.” La grande svolta del pensiero
occidentale, Bologna: Clueb, Lo spiritualismo dalle origini a Calcedonia,
Bologna: Clueb Origène o della riconciliazione universal, Bologna, “Lo
spiritualismo Dalle Upanishad al Buddha, Bologna: Clueb Lo spirito magico.
Saggi sul pensiero primitivo, Bologna: Clueb, Studi sul pensiero antico e
dintorni, Bologna L'idea barocca. Lezioni sul pensiero del Seicento, Bologna:
Clueb, Il concetto di cultura, Bologna:
Clueb, Commento al Timeo” (Bologna: Clueb); “Dell'eternità, e altri argomenti,’
Bologna: Clueb); “Penombre,” Torino: Casa Editrice A.B.C. S), “L'esile ombra, Torino:
Casa Editrice A.B.C. Le zitelle, Milano: Todariana Editrice, Il cane cinese, Roma:
Vincenzo Lo Faro Editore Il gatto siamese, Roma: Vincenzo Lo Faro Editore. Il figlio
dell'ufficiale, Marta, L'ultima estate, Firenze: Firenze Libri “La carriera di
un libertino,”La dea bambina, Firenze: Firenze “Oltre le dune,” Firenze:
Firenze Libri Le donne, Roma: Gabrieli); L'ignoto. Il sogno, Firenze: L'Autore Libri, Tra le quinte del
liceo. L'orologio a Pendolo, Firenze: L'Autore Libri, Il palloncino rosso e
altri racconti, Firenze: L'Autore Libri, La partenza, Firenze: L'Autore Libri
Il sogno, Roma: Gabrieli Angelina e altri racconti, Firenze: L'Autore Libri La
croce di Sant'Elpidio. Il cane cinese, Firenze Il lupo di Sestola, Firenze:
L'Autore; Apollo e Dafne, Padova: L'Edicola Le stagioni e i giorni, Padova:
L'Edicola, La tomba d'erba, Padova: L'Edicola Maremma tu, Milano: Todariana
Editrice. Premio Montediana di poesia, A. Babolin, rec. a Disperazione e
speranza, in "Riv. di Fil. Neosc.", A. Babolin, rec. a il potere della ragione, in:
"Riv. di Fil. Neosc.", F. Tombari, rec. a Le zitelle, Milano:
Todariana Editrice Nunzio Incardona. Giuseppe
Masi --. Keywords uni-equivociat dell’essere in Aristotele. Giuseppe Masi. Masi.
Keywords: i peripatetici, la carriera di un libertino. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Masi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Masila: l’implicatura conversazionale – Ercole -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. A reference to him as a philosopher in a papyrus
found at Herculaneum. Masila.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Masnovo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio.
Aquino IN ITALIA. Nel tracciare in poche pagine le vicende del neotomismo
italiano fermerò l’attenzione piuttosto su le situazioni che su gli uomini: la
quale cosa, se torna utile sempre nella storia della filosofia, molto più torna
utile quando il periodo a cui si guarda è abbastanza recente. Le ragioni sono
di prima evidenza. Entriamo in argomento. Non ò possibile caratterizzare
secondo verità il neotomismo po¬ steriore al 1870 senza prima formarsi un’idea
esatta del neotomismo anteriore dal 1800 al 1870. Certo le scuole domenicane
italiane e straniere mantennero sempre in qualche efficenza il loro tomismo e
prima e dopo il 1800. Nonpertanto se il neotomismo italiano (da cui dipende lo
straniero) si afferma vivamente e risolutamente agl’inizi del secolo XIX e via
via negli anni successivi, ciò è dovuto principalmente al canonico piacentino
Buzzetti, le cui lezioni, erano già diffuse in manoscritti per l’I¬ talia, e i
cui scolari avevano già iniziato al tomismo, più o meno fortunatamente, il
Taparelli, il Liberatore e tant’altri dentro e fuori della compagnia di Gesù.
Giuseppe Pecci a Perugia è certamente sotto, l’influsso di Serafino Sordi,
piacentino e scolaro del Buzzetti: è lecito pensare il medesimo del canonico
napoletano Gaetano Sanseverino. M., Il Neotomismo in Italia, (Società Editrice
« Vita e Pensiero», Milano. Cfr. «L’amico d’Italia», Torino. Quivi Don Carlo
Gazola, tessendo l’elogio In morte dello zio Buzzetti, ci fa sapere che lo zio
« tracciò egli un corso breve di filosofia, che tiensi nel seminario vescovile
di Piacenza e nelle pubbliche scuole di Reggio e in quelle di Napoli; filosofia
in che null’altro difetto ritrovasi fuor quello di sommamen¬ te piacere a tutti
i giovani d’ingegno». (3) A. Masnovo, Il Neotomismo in Italia. Buzzetti
rimetteva a nuovo il tomismo, consapevolmente o no, sotto la spinta del
movimento romantico, e l’inseriva, certo consapevolmente, nella reazione che,
tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, si scatenava anche in Italia,
compreso il ducato di Parma, avverso l’empirismo del Locke e il sensismo del
Condillac. Anzi si può e si deve dire che in Italia il Buzzetti è (cronologica¬
mente almeno) il primo grande rappresentante della reazione anti- sensistica.
Certo non può venire in gara col Buzzetti il Rosmini, la cui attività
letteraria comincia quando il Buzzetti è morto. Quanto al Galluppi la sua
reazione all’empirismo data dal 1819: anno nel quale egli inizia la
pubblicazione del «Saggio filosofico sulla critica della conoscenza». Or noi
sappiamo che Buzzetti professava il suo battagliero tomismo in con¬ trasto al
sensismo. Infatti il P. Serafino Sordi, entrato nella Compagnia di Gesù, aveva
già seguito il corso tomi¬ stico dettato nel Seminario di Piacenza sotto
l’ispirazione del Buzzetti. Questo tomismo, per cosi dire, buzzettiano, che
riprende non già come un effimero capriccio ma come sforzo e forza davvero
vitali, e che, col Sordi e col Taparelli col Liberatore e col Sanseverino, si
svolge perennemente a contatto del pensiero e delle preoccupa¬ zione ambienti,
a che punto trovasi del suo svolgimento nel decen¬ nio? A questa dimanda
risposi ampiamente in altra circostanza. Qui basti ricordare che il Liberatore
aveva già scritto i due volumi « Della conoscenza intellettuale » destinati ad
affermare la dottrina tomistica della conoscenza frammezzo alle opposte
correnti del tradizionalismo, dell’ontologismo e del rosmi- nianesimo; che nel
1875 aveva terminato il trattato «Dell’uomo» risultante dei due volumi «Del
composto umano» già pubblicato nel 1862 e dell’« Anima »; che aveva impresso
alle sue « Institutiones » l’indirizzo decisamente tomistico, svolgendovi la
metafisica generale e la speciale. Quanto al Sanseverino, egli L’opuscolo
galluppiano «Dell’analisi e della sintesi», scritto fino dal 1807, prescindeva
dall’origine semplicemente sensistica o no delle idee che en¬ trano a formare
le nostre conoscenze ossia i nostri giudizi (Galluppi, Saggio filosofico). M.,
// Neotomismo in Italia. M., Il Neotomismo in Italia. Cfr. «Institutiones
Philophiae .. Romae, Typis Civilitatis Catholicae. Quivi da pag. 3 a p. G è
riportata la prefazione dell’edizione; la quale prefazione appunto ci avverte
del deciso indirizzo tomistico che ormai assumono le «Institutiones»
liberatoriane. E l'avvertimento non è disdetto dall’opera. 41 era sceso sì nel sepolcro, ma ci aveva lasciato di suo
« I principali sistemi della filosofia sul criterio», e la monumentale «
Pliilosophia Christiana cum antiqua et nova comparata. Non occorrono aggiunte
per convincersi che, mentre il decennio fila i suoi giorni, la restaurazione
del tomismo quanto a metafisica, cioè per la sua parte capitale, è già un fatto
compiuto. Il dualismo di Dio immobile e del mondo diveniente, nonché l’altro
dualismo di potenza e di atto in ogni cosa creata e più precisa- mente di
materia e di forma nelle cose corporee, il Neotomismo li ha già affermati
risolutamente. Di più il Ncotomismo ha già ap¬ plicato l’ilemorfismo ai viventi
in genere (dove la forma è l’anima) e in particolare al composto umano che è
una unità sostanziale vivificata da un’anima sussistente, spirituale,
immortale. A proposito della cognizione umana il Ncotomismo ha già proclamato
l’irridu¬ cibilità della medesima a semplice risultato di senzazioni, e insieme
riconosciuto per ciascun uomo la necessità dell'intervento di un proprio e
intimo principio spirituale (l’intelletto agente) affine di universalizzare il
dato del senso. I principii poi onde si svolge la vita conoscitiva dominano
soggetto ed oggetto. Passando dall’ordine speculativo a quello pratico, Dio
(ben inteso, personale e trascendente) è già stato proclamato fonte del dovere
nella vita morale e fonte dell’autorità nella vita sociale. Ma il Neotomismo
italiano del periodo oltre a trovarsi dinnanzi a la metafisica dell’Aquinate,
già restaurata, ha piena consapevolezza della cosa. Sulla Civiltà Cattolica il
Liberatore dichiara che « rimessa oggimai in onore la vera metafisica, è
mestieri porre in armonia con essa la scienza fisica»; parimenti lo stesso
Liberatore nell’ultima pagina del suo « Dell’anima umana » ripete che « la
vittoria per ciò che riguarda la parte metafisica sembra assicurata
massimamente dopo che il movimento ristoratore dall’Italia si propagò nella
Francia, nella Germania e nella Spagna. Ma il trionfo della sana dottrina non è
compiuto se non viene esteso anche alla fisica, compilandone una che stia in
perfetta armonia colla metafisica, e che, facendo tesoro Com’è detto nel
Monitum Editorum apposto al primo dei sette volumi della « Philosophia
Christiana, Signoriello, dopo la morte del Sanseverino suo maestro, « bisce
voluminibus manus admovit eaque in meliorern ordinem redegit, et quartum
Logicai voliimen condidit prae- cedentibus omnino aequale». Civiltà Cattolica. di
tutti i progressi delle scienze esperimentali, mostri come essi, lungi dal
contrastare, confermano anzi la parte razionale dell’antica filosofia. A questo
convien che sieno volte quinci innanzi le cure dei veri sapienti; e io non
dubito che il provvido Iddio susciterà tra breve tra i cultori delle scienze
naturali chi sappia trionfalmente applicarvi l’ingegno e la fatica». Al
Liberatore fa eco il Card. Giu¬ seppe Pecci, il quale aH’inaugurazione
dell’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino pronunciava queste parole
all’indirizzo degli accademici: «Dunque la vostra restaura¬ zione (filosofica)
si stende per indiretto ma efficacemente alla restaurazione eziandio di tutte
le scienze. E quanto alle scienze razionali, richiamata una volta in luce la
dottrina di San Tommaso, la restaurazione può dirsi quasi fatta: non rimane che
arricchirla e ampliarla nelle applicazioni. Più lungo studio richiederanno dal
vostro ingegno le scienze naturali. Adunque secondo Pecci, come secondo il
Liberatore, non vanno cercati nel decennio gl’inizi del neotomismo: che anzi,
secondo loro, il movimento neotomistico propriamente filosofico si conclude in
questo stesso decennio. Che se particolari caratteri assume,
comeassumeeffettivamente.il Neotomismo in questo decennio, uno possiamo riporlo
fin d’ora, come autorizzano e ce ne fanno dovere Liberatore e Pecci, nel
tentativo di porre a contatto la filosofia scolastica, ormai risorta, con il
mondo delle scienze fisiche e naturali. Col bisogno di penetrazione nel campo
scientifico si fa sentire anche il bisogno d’intensificare la volgarizzazione.
Appunto sui mezzi di diffondere la ristorata filosofia chiama l’atten¬ zione
una serie di articoli della Civiltà Cattolica, comparsi nel 1870. Mentre
caratterizziamo cosi il neotomismo non vogliamo escludere da questo periodo
ogni sviluppo di speculazione; come non vogliamo escludere dal periodo
precedente l’opera di volgarizzazione e di penetrazione scientifica.
Caratterizzando, ci basta guardare agli elementi che, pur non essendo
esclusivi, hanno una prevalenza indiscussa. Vediamo dunque quali forme concrete
vanno assumendo i propositi di penetrazione scientifica e di volgarizzazione.
Guardiamo anzitutto all’opera di volgarizzazione. Se la restau¬ razione del
tomismo nel secolo XIX è dovuta all’iniziativa privata L’accademia Romana di S.
Tommaso d’Aquino (pubblicazione periodica). che deve superare autorevoli
contrasti, la divulgazione si compie in gran parte per l’intervento
dell’autorità ecclesiastica e più pre¬ cisamente dal Pontificato Romano. Ed è
naturale. Filosofia e Chiesa, in fondo in fondo, risolvono il problema della
vita. Quando le due soluzioni armonizzano, benché ottenute dalla Filosofia e
dalla Chiesa con mezzi propri anzi finché cosi ottenute, il mutuo appoggio
torna onorevole e vantaggioso per entrambe, e risponde certo a un diritto, ma
più ancora a un preciso dovere. Nell’opera di volgarizzamento possiamo
distinguere due aspetti: uno positivo consistente nell’emissione di documenti
ecclesiastici a favore d’AQUINO (si veda), nell’istituzione di accademie, nella
pubblicazione di riviste e simili; uno, per cosi dire, negativo consistente
nell’eliminare dalla circolazione dottrine che si fanno passare come di
ispirazione d’AQUINO (vedasi), ed effettivamente tali non sono. I due aspetti,
idealmente distinti, praticamente si confondono. L’aspetto positivo richiama
subito alla mente l’enciclica Aeterni Patris ossia «De Philosophia Christiana
ad mentem AQUINO (vedasi) doctoris Angelici in scholis catholicis instauranda,
promulgata nella festa di San Domenico da Leone, fratello dell’ex gesuita e
fervido sequace d’AQUINO PECCI (vedasi). Da questa enciclica i cattolici sono
invitati a dare il loro nome alla filosofia che si ispira ad AQUINO (vedasi). S’imprende,
per ordine e per munificenza del pontefice, una grande edizione delle opere d’AQUINO
(vedasi). AQUINO (vedasi) è proclamato da Leone patrono delle scuole
cattoliche. È facile comprendere l’influsso capitale di questi documenti, che
non creano certo l’AQUINISMO d’AQUINO (vedasi); cooperano però validissimamente
alla sua diffusione. Le accademie all’AQUINO (vedasi) pullulano per ogni
diocesi accanto ai vescovadi e ai seminari. Si può convenire che il movimento
guadagnando in estensione perde in proti). Basti pensare all’intervento dello
stesso superiore generale contro quei gesuiti che a Napoli tentarono la
restaurazione della filosofia d’AQUINO (vedasi). (Cfr. M.. AQUINO (vedasi) in
Italia). Se GENTILE (vedasi), dedicando sulla «Critica» un capitolo della sua
Filosofia in Italia ad AQUINO (vedasi), — e parimenti SAITTA (vedasi) nel suo
Le origini della filosofia d’AQUINO— avessero ben notato il momento esatto e il
significato preciso dell’intervento ecclesiastico a prò’ d’AQUINO, già
spontaneamente affermatosi non avrebbero tratto motivo da questo stesso
intervento per svalutare AQUINO. Fatto questo rilievo, è giusto tributare
omaggio tanto a Gentlte quanto a Saitta per l’interesse addimostrato verso AQUINO]
fondita. Ma è questa la naturale vicenda delle cose umane, e meravigliarsene
sarebbe da ingenui. Tra le accademie del periodo che c’interessà merita
particolare menzione l’Accademia Romana d’AQUINO. Suo organo è il periodico
omonimo « L’accademia romana d’Q1UINO, che inizia le pubblicazioni subito dopo
la sua inaugurazione ed esce annualmente in due fascicoli. 1 collaboratori
principali sono, oltre PECCI (vedasi), SATOLLI (vedasi) LORENZELLI (vedasi),
PRISCO (vedasi), ZIGLIARA (vedasi) e MAZZELLA (vedasi), tutti cardinali della chiesa
romana. Si aggiungano LIBERATORE (vedasi) e CORNOLDI (vedasi), SIGNORIELLO
(vedasi), TALAMO (vedasi), FABRI (vedasi), ZANON (vedasi) ed altri ancora.
Abbondano naturalmente i commenti ad AQUINO. Pecci pubblica la sua « Parafrasi
e dichiarazione dell’opuscolo d’AQUINO «De ente et essentia. Altri si fermano
di preferenza intorno agli articoli che AQUINO dedica alla cognizione umana
nella Somma Teologica. Questi commenti anche oggi si possono leggere con
profitto. Oltre i commenti ad AQUINO, trovano largo posto gl’attacchi a ROSMINI
(vedasi), come porta la necessità del momento. Non è infatti possibile
diffondere la genuina filosofia d’AQUINO senza incrociare le armi con ROSMINI e
suoi sequaci, i quali tenenno a far apparire coincidenti ROSMINI ed AQUINO:
coincidenza perfettamente illusoria, sopratutto dopo che, morto ROSMINI, è
venuta alla luce la sua «Teosofia», sdrucciolante ornai, sulla buccia dell’ente
ideale, troppo apertamente ancorché preterintenzionalmeute, verso l’ontologismo
o intuizionismo divino che dir si voglia, e verso il panteismo. A mente calma e
fredda, con animo scevro da ogni passione di parte, oggi si può convenire che
il sistema ideologico del « Nuovo Saggio sull origine delle idee » predispone
ai mali passi. Ebbi altra volta occasione di scrivere che [A Napoli, ricorrendo
il sesto centenario della morte d’AQUINO, èstata istituita un’Accademia d’AQUINO;
e pure in Roma incomincia a vivere l’Accademia filosofico medica d’AQUINO. Dalla
tipografia vaticana usce, sotto il velo dell’anonimo, la celebre Rosminianarum [ROSMINI
(vedasi) propositionum quas S. R. U Inquisitio, approbante Leone, reprobavit,
proscripsit, damnavit Trutina theologica. Si sa di poi esserne autore
iMazzella. IL NE0T0M1SM0 IN ITALIA] Rosmini disimpegna una funzione veramente
utile in prò’ della filosofia d’AQUINO, sospingendone i cultori a prendere
contatto con la filosofia ambiente estranea od aversa. Aggiungo ora che gli si
può e gli si deve riconoscere il merito di aver insistito, sia pure deviando,
sull’elemento divino nella cognizione umana. Il domani filosofico ritorna
sicuramente su questo elemento. Ma è, almeno almeno, un gran perditempo quel
volersi da troppi e sistematicamente indurare, o per illusione o per arte
polemica, nel difendere una coincidenza assolutamente irreale. Questo nocque
oltremodo a ROSMINI nel giudizio degli uomini imparziali ed equilibrati, che
dovettero scorgervi o troppa ingenuità o troppa, come dire?, virtuosità. Certo AQUINO
non ha nulla di comune con le debolezze intuizionistiche e panteistiche di
Rosmini: senza dire che AQUINO attribuisce proprio all’astrazione la formazione
degli universali, mentre il misconoscimento di questo potere dell’astrazione è
la base stessa della speculazione di ROSMINI nel « Nuovo saggio sull’origine
delle idee ». Fra coloro che sulle pagine dell’Accademia Romana d’Aquino
polemizzarono più diffusamente e più autorevolmente contro ROSMINI va ricordato
Liberatore. AQUINO ha chiarita e giustificata le sua posizione speculativa di
fronte a ROSMINI ed alla sua ideologia pericolosa fino dall’opuscolo di SORDI
(vedasi) 6,P Svill, PP° dell ° he g elis
"'° SUl !° He sei, dopo aver affermato che il gran mento dello H. sta
nella scoperta della dialettica come relazione sintesi di opposti e aver
soggiunto che oltre la sintesi degli opposti c è la sintesi dei distinti, conclude
che il torto dello H è di aver confuso quella dialettica con questa. Oltre gli
opposti, essere e nulla, spiiito e natura, vero e falso, ecc., i quali non sono
reali che nella sintesi di cui costituiscono i momenti astratti ; ci sono,
dunque, pel Croce, i distinti: bello, vero, utile, buono, i quali non si
trovano fra loro nella stessa relazione degli opposti, reali solo nella
sintesi- ma sono, invece, egualmente, tutti reali e concreti, così da poter
sussistere I nno accanto all’altro. Posto ciò, il rapporto fra i gradi orme
dello spinto è, pel C., questo: esso procede per diadi (invece che per triadi),
nelle quali il primo termine sussiste da sè cornar 0 ’ PU k aV, end ° anch ’
esso una sua sussistenza concreta come tale, assorbe .1 primo: così, l’arte, si
è visto, è alogica, ma filosofia, sintesi di intuizione e concetto, è anche
arte, cioè ha etica^ ° rC espress . lv ° : la volizione economica è amorale, ma
quella senni n* V, ’T economica > la volizione morale essendo anche sempre
utile Lo spinto, poi, è di natura circolare, e però passa da un grado all
altro: passa dal grado intuitivo al logico, all’econo¬ mico, all etico, e
dall’ultimo trapassa ancora al primo, all’intuitivo ornendo .1 contenuto
pratico alla nuova intuizione, e così in eterno’ nfa°tfi ni a gra t ÌmP ' ÌCÌta
resistenza di tu, “ i quattro gradii nfatti, appunto perchè nel grado
intuitivo, ad es., è già implicito 11 ’° glC0 Sl P uò P assa re dall’uno
all’altro. E il passaggio consiste¬ rebbe, infine, nel divenire esplicito ciò
che era Lplidtò L’IDEALISMO ITALIANO Ili Ora è necessario osservare subito, che
in questa teoria del Croce vengono così in contatto due dialettiche contrarie:
quella degli opposti e quella dei distinti. Sono, dunque, due differenti specie
di rapporti che concorrono al ritmo dialettico, crociano, dei gradi: il mutuo
rapporto dei gradi in quanto tali, cioè distinti, concreti, e quello degli
stessi in quanto astratti momenti di ognuno dei gradi concreti. Il grado
intuitivo, ad es., ha due significati ben diversi, quello di momento della
sintesi a priori logica (sintesi, si è visto, d’intuizione e concetto), e
quello di sintesi a priori estetica, grado concreto e indipendente, come tale,
dal grado logico, che, a sua volta, come tale, è in egual relazione verso di
quello. Ove è palese, che, nel primo caso su accennato, si ha una relazione di
opposti, e nel secondo una relazione di distinti. È in questo punto
dell’incontro delle due dialettiche, che si sono soffermati più a lungo i
critici del Croce. È stato osservato, ad esempio, che le due dialettiche si
annullano l’un l’altra; che il concetto dell’implicito-esplicito, che deve
spiegare il passaggio da un distinto all’altro, è un semplice mito, non
differente, essen¬ zialmente, da quello del passaggio dall’inconscio al conscio;
che il concetto stesso di circolo è mitologico, e così via. Il carattere
espositivo di questo scritto c’impedisce di entrare nella questione: si è
ricordato ciò per informazione del lettore. Fin’ora si è discorso
dell’estetica, della logica, della filosofia della pratica: veniamo ora alla
Teoria della storiografìa (1917) che conclude il sistema della filosofia dello
spirito quasi con una brusca correzione. In quest’ultima opera il C. vuole
integrare la sua unificazione precedente della filo¬ sofia e della storia nel
giudizio percettivo, col concetto della con¬ temporaneità della storia. La
storia, antichissima o recente che sia, è storia contemporanea, cioè sempre
relativa al soggetto presente, che col pensarla la suscita, la fa; badando però
a intendere questa presenza come assoluta e ideale, tale, cioè, che condizioni
essa e superi l’empirico presente e passato del tempo. Ma intesa così la
storia, come procedente dall’universalità del soggetto, come attualità piena
dello spirito, essa appaga allora l’esi¬ genza filosofica di possedere la
realtà nella sua pienezza e totalità, e la filosofia come Logica, come un
distinto momento dello spirito, viene sminuita di valore. In relazione,
infatti, al nuovo concetto di storia, la filosofia, nel senso più adeguato e
profondo, viene ad [Ruggiero, La Filosofia Contemporanea. [Spirito, Il nuovo
idealismo italiano, p. 26. 112 VOLPE essere il momento trascendentale della
conoscenza storica, alla quale appresta le categorie necessarie a pensare la
totalità del reale. « La filosofia non può essere altro che il momento
metodologico della storiografia, dilucidazione delle categorie costitutive dei
giudizi storici...». Dilucidazione che «si muove nelle distinzioni dell’Este¬
tica e della Logica, dell’Economica e dell’Etica; e tutte le congiunge nella
filosofia dello spirito. Il pensiero del C. conclude, dunque, ad una
sopravvalutazione della storia, o filosofia in largo senso, di fronte alla
logica, o fillsofia stricto sensu: conclude, infine, parrebbe a due concetti di
filo¬ sofia: la logica, o filosofia stretta, che come tale resta al di qua dell
'atto storiografico, o filosofico in senso profondo. Ecco quel ch’è sfato
chiamato, anche recentemente, l’umanismo del Croce. Umanismo, si è detto,
perchè tutta la storia della storiografia assume il valore di una storia della
filosofia incentrata nel concetto dell’uomo, del mondo ch’è il suo mondo
(Vico), e dei suoi bisogni spirituali (1). È stato ancora osservato, che quel
ch’è la funzione della filosofia rispetto al problema della scienza nei
filosofi del neo-criticismo positivista, si ritrova nel Croce, come coscienza
critica immanente all’atto storiografico, di cui essa è il momento puramente
trascendentale (2). IL La formazione mentale di G. Gentile ha origini diverse
da quella crociana. A Bertrando Spaventa, e, attraverso questi, a Hegel,
Fichte, Kant, Cartesio, e ai nostri Gioberti, Vico e Bruno, si riallaccia, fin
dagli inizi, la meditazione del fondatore dell’idealismo dell’atto. È, poi,
partendo in particolare dallo Hegel, con la riforma ch’ei propone,
indipendentemente dal Croce, e sulle orme dello Spaventa, della dialettica
hegeliana, che il pensiero del G. dà i primi frutti originali. Lo Spaventa,
studiando le tre prime categorie della Logica hegeliana, essere, non-essere, divenire,
aveva osservato, sorpassando i precedenti interpreti (Trendelenburg, Vera
etc.), che « questa posi¬ zione imbrogliata dell’essere e del non-essere (lo
stesso e non-lo stesso) è la viva espressione della natura del pensare. Se si
toglie di mezzo il pensare non se ne capisce niente». Amato Masnovo. Masnovo.
Keywords: scolastica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masnovo.” Masnovo.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massarenti:
l’implicatura conversazionale -- stramaledettamente implicaturale – la scuola
d’Eboli – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Eboli). Filosofo Italiano. Eboli, Salerno, Campania.
Grice: “His dictionary of non-common ideas I would give to Austin on his
birthday; he would hate it! He was all for common lingo!” -- “I like
Massarenti: he can be provocative. I like his study on what he calls a
‘neologissimo’ – and the idea of the pocket-philosopher! I know I’m one! On the
other hand, he has written on ‘la buona logica,’ but isn’t ‘logica’ already a
value-paradeigmatic expression? His study on god-damn logic is good – since
that’s what I do, with my theory of implicature. To say, “My wife is in the
kitchen or the bedroom” when I know where she is – and thus when I have
truth-functional grounds to utter the stronger disjunct, it’s still goddamn
logic – I haven’t lied! True but misleading – aka god-dman logic!” Responsabile
del supplemento culturale Il Sole-24 Ore-Domenica, dove si occupa di storia e
filosofia della scienza, filosofia morale e politica, etica applicata, e dove
tiene la rubrica Filosofia minima. Armando
Massarenti vive a Milano, dove dirige il supplemento culturale Domenica de Il Sole
24 Ore. Scrive L'etica da applicare. Redatta il Manifesto di bioetica laica,
che ha suscitato un vasto dibattito. È stato membro dell'Osservatorio di
Bioetica della Fondazione Einaudi di Roma e dal
fa parte del Comitato etico della Fondazione Veronesi, presieduto da
Amato. Direttore della rivista Etica ed economia (Nemetria). Cura e introduce
diversi volumi di argomento filosofico-scientifico, come “L'ingranaggio della
libertà” (Liberi libri, Macerata), la “Storia dell'astronomia” di Leopardi (Vita
Felice, Milano), “Rifare la filosofia di Dewey” (Donzelli, Roma). Per Feltrinelli cura e introduce “Laicismo
indiano” (Milano), una raccolta di saggi di Sen.Cura il numero monografico
della Rivista di Estetica dedicato al dibattito su analitici e continentali e,
con Possenti, “Nichilismo, relativismo, verità. Un dibattito (Rubbettino,
Mannelli). Cura la collana I Grandi Filosofi (trenta volumi sui protagonisti
della storia del pensiero, da Socrate a Wittgenstein, per i quali anche scrive
le prefazioni, confluite ne Il filosofo tascabile. In corso di pubblicazione
una serie analoga dedicata ai grandi della scienza. Scrive “Il lancio del nano
e altri esercizi di filosofia minima” per il quale gli sono stati conferiti il
Premio Filosofico Castiglioncello e il
premio di saggistica "Città delle Rose. "Il lancio del nano” è anche
oggetto di un esperimento didattico, promosso dalla Società Filosofica Italiana
attraverso il quale viene proposto un metodo di motivare allo studio della
filosofia e alla capacità di argomentare in proprio. Dal saggio è stato tratto
anche uno spettacolo teatrale, per la regia di Longhi prodotto da Mimesis). Cura
“Bi(bli)oetica. Istruzioni per l'uso (Einaudi), un dizionario di bio-etica sui
generis, dal quale il regista L.Ronconi ha tratto l'omonimo spettacolo teatrale
andato in scena a Torino, per il progetto Domani delle Olimpiadi. Scrive
Staminalia. le cellule etiche e i nemici della ricerca, una ricostruzione del
dibattito etico e scientifico sulla ricerca sulle staminali. Scrive Il filosofo
tascabile. Dai presocratici a Wittgenstein. 44 ritratti per una storia del
pensiero in miniatura. In contemporanea è uscito “Stramaledettamente logico.
Esercizi filosofici su pellicola (Laterza, Roma-Bari) una raccolta di saggi su
cinema e filosofia (di Roberto Casati, Achille Varzi) di cui ha scritto introduzione
e saggio conclusivo. Insegna a Bologna, Lugano, Siena, Milano. Dirige per
Mondadori la collana "Scienza e filosofia". Fa parte delle giurie di due premi per la
divulgazione scientifica: il Premio Pace, promosso dalla SISSA di Trieste, il
Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, legato al Campiello
(Padova), e il premio Serono. È stato anche nella giuria del Premio del Giovedì
"Marisa Rusconi", conferito ogni anno a Milano a un romanzo italiano
opera prima. Ha vinto diversi premi: il Premio Dondi per la Storia della Scienza,
delle tecniche e dell'Industria (Padova); n il Premio Voltolino per la
divulgazione scientifica (Pisa); il Premio Mente e Cervello (Torino); il premio
Capri, il premio Argil e il premio Capalbio; il Premio Città di Como. Altri
saggi: “L'etica da applicare: una morale per prendere decisioni,” Milano, Il
Sole-24 Ore libri, “Il lancio del nano” -- e altri esercizi di “filosofia minima,”
Parma, Guanda); “Staminalia. “Le cellule” etiche e i nemici della ricerca,
Parma, Guanda, “Il filosofo tascabile” “dai
presocratici a Wittgenstein”“ritratti per una storia del pensiero in
miniatura,” Parma, Guanda, “Dizionario delle idee non comuni,”Parma, Guanda,.“Filosofia,
sapere di non sapere: le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del
pensiero” Firenze, Anna.“Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi
conviene” e altri saggi di etica politica, Parma, Guanda,.“Istruzioni per
rendersi felici.”“Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni, Milano,
Guanda,.“La buona logica.” Imparare a pensare, Milano, Cortina, “Metti l'amore
sopra ogni cosa: una filosofia per stare bene con gl’altri” Milano, Mondadori, Treccani
Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana su italia libri.net. tangenti
e moralità, su filosofia rai. Armando Massarenti. Massarenti. Keywords:
stramaledettamente logico, stramaledettamente implicaturale --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Massarenti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Massari: l’implicatura conversazionale -- l’implicatura
logistica di Petrarca e Boccaccio – la scuola di Seminara -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Seminara). Filosofo filosofo
calabrese. Filosofo italiano. Seminara, Reggio Calabria, Calabria. Bernardo
Massari -- calabro -- Barlaam: -- Grice: “Should it be under B – Barlam, under
Seminara, like Occam?” Barlaam Calabro –
di Calabria – Scrive di aritmetica, musica e acustica. E uno dei più convinti
fautori della riunificazione fra le Chiese d'oriente e occidente. È considerato
insieme ai suoi due allievi Leonzio Pilato e Boccaccio uno dei padri
dell'Umanesimo. Studia in Galatro, Calabria. Pare che il suo successo come
filosofo (un suo trattato sull'etica degli stoici è preservato) e ragione di
gelosia da parte di N. Gregorio. Nell'ambito delle trattative per la ri-unificazione
tra le due Chiese di Oriente e di Occidente, a lui venne affidata la difesa
delle ragioni greche; in tale occasione sviluppa le sue critiche verso
l'esicasmo e a sottolineare la differenza di valore tra la teologia scolastica
e la contemplazione mistica. E protagonista di una violenta polemica contro i
metodi ascetici e mistici di alcuni monaci dell'Athos e del loro sostenitore G.
Palamas. Il dibattito divenne sempre più acceso fino a culminare in un concilio
generale alla fine del quale venne costretto a sospendere ogni futuro attacco
verso l'esicasmo. Epigrafe a Gerace, tutore di Petrarca e Boccaccio, inviato
dall'imperatore Andronico III Paleologo in missione diplomatica a Napoli,
Avignone e Parigi per sollecitare le corti europee ad una crociata contro i turchi.
In quell'occasione costrue delle relazioni e una rete di amicizie su cui puo
fare conto quando, in seguito alla decisione conciliare, decise di aderire alla
Chiesa d'Occidente. Ad Avignone conosce Petrarca, a cui iniziò ad insegna il
greco. Petrarca si adoperò per fargli assegnare la diocesi di Gerace, così e nominato
vescovo di Clemente. La bolla relativa alla sua elezione al vescovato di Gerace
riporta, Monachus monasteri Sancti Heliae de Capasino Ordinis Sancti Basilii
Militensis Diocesis, in sacerdotio constitutum. Tutore di Petrarca e Boccaccio
che da un importante contributo, attraverso la riscoperta dei testi antichi,
anche a tutto ciò che non molto tempo dopo svilupa il movimento umanista. È
proprio Manetti il primo a menzionarlo nella sua biografia del Petrarca. Venne
inviato in missione diplomatica da Clemente in un rinnovato tentativo
ecumenico. Data la grande influenza di Palamas il tentativo, ancora una volta,
si risolse in un insuccesso. Fa ritorno ad Avignone dove muore. Saggi: Si
occupa anche di matematica lasciandoci una “Logistica” in cui spiega le regole
di calcolo con interi, frazioni generiche e frazioni sessagesimali. D. Mandaglio,
Barlaam Calabro: una vocazione unionista. C. Nanni Editore (Maggio). Salvatore
Impellizzeri, Calabro, Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Mercati, Calabro, Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ratisbona. Simone Atomano. Barlaam Calabro
di Seminara. BARLAAM Calabro. - Nacque a Seminara
(Reggio di Calabria) sul finire del sec. XIII, probabilmente verso il 1290. Il
nome Barlaam par che sia quello assunto in religione, ma non è documentato che
il nome di battesimo fosse Bernardo, come si ripete sulle orme dell'Ughelli
(Italia Sacra). Mancano notizie sulla sua formazione spirituale e culturale e
sulla sua attività in Italia fino al suo passaggio a Bisanzio. La bolla di
Clemente VI (Reg.Vat.), che lo elevò al seggio episcopale di Gerace, ci informa
soltanto che B. si preparò al monacato e al sacerdozio nel monastero basiliano
di Sant'Elia di Capasino (Gàlatro), nella diocesi di Mileto. Certo è ormai,
dopo gli studi recenti (Schirò, Jugie, Giannelli), che B. nacque e fu educato
nella fede dissidente della Chiesa di Costantinopoli, cui molti continuavano ad
aderire nell'Italia meridionale di quell'età, nonostante l'unione alla Chiesa
cattolica proclamata dal concilio di Bari. È B. stesso a dirlo in uno degli
opuscoli contro la processione dello Spirito Santo a Patre Filioque (punto
fondamentale di dissenso tra le due Chiese: gli ortodossi credono che lo
Spirito Santo proceda e Patre solo): "Tale è la mia fede e la mia
religione riguardo alla Trinità, fede nella quale io fui allevato fin
dall'infanzia e nella quale sono vissuto sin qui" -- cod. Parisinus
graecus. Problematica è invece la ricostruzione della sua formazione culturale.
Appare infatti evidente che le conoscenze del monaco calabrese, le quali non si
limitano a filosofi greci, quali Platone e Aristotele, ma si mostrano invece
profonde anche riguardo al pensiero di Tommaso d'Aquino e agli ultimi sviluppi
nominalistici della Scolastica occidentale, esorbitano dalla tradizione
culturale dei monasteri italo-greci di Calabria e presuppongono contatti più o
meno prolungati di B. con scuole filosofiche e teologiche dell'Italia
meridionale e centrale. Quando il potere imperiale passò da Andronico II
ad Andronico III, troviamo B. a Costantinopoli, dove egli era giunto dopo
essersi trattenuto prima ad Arta, in Etolia, e a Tessalonica. Nella capitale
bizantina incontrò il favore della corte: vi dominava allora Anna di Savoia,
figlia di Amedeo V, sposata nel 1326 ad Andronico III, favorevole ai Latini e
all'unione delle Chiese. Presto ottenne larga fama di dotto e di filosofo e
divenne abate (igumeno) di uno dei più importanti conventi, quello di S.
Salvatore. Si diffondevano a Bisanzio i suoi scritti di logica e di astronomia
e il gran domestico Cantacuzeno gli affidava una cattedra nell'università della
capitale. Ma la sua fama crescente doveva presto urtarsi contro il tradizionale
nazionalismo latinofobo dei Bizantini. Il primo scontro avvenne col più
cospicuo rappresentante dell'umanesimo bizantino, Niceforo Gregoras, che teneva
cattedra nel monastero di Cora. In una sfida accademica i due dotti più in
vista della capitale si trovarono di fronte a discuteresui campi più vari dello
scibile, astronomia, grammatica, retorica, poetica, fisica, dialettica, logica.
Di questa tenzone noi sappiamo soltanto attraverso un libello del Gregoras
02,OpiVrLO9 ~ 7rEpì GOCPL'2q (Jahn, Archiv für Philologie und Pddagogik,
Supplementband). Il libello, una specie di dialogo mitico di imitazione
platonica, o meglio lucianea, naturalmente tendenzioso, asserisce che l'agone
si concluse con la completa sconfitta del dotto calabrese, che dimostrò di
avere soltanto qualche conoscenza di fisica e di dialettica aristotelica e una
certa superficiale infarinatura di logica. Ma nella persona di B., Niceforo
Gregoras vuol mettere in ridicolo tutta la scienza occidentale limitata a poche
nozioni aristoteliche e del tutto ignara di matematica, fisica e astronomia,
scienze in grande onore allora a Bisanzio. Secondo il Gregoras, inoltre, in
seguito a questa sconfitta, B. avrebbe abbandonato Costantinopoli per
rifugiarsi a Tessalonica. Par più probabile invece che egli facesse la spola
tra i due massimi centri culturali dell'impero. A Tessalonica comunque il suo
insegnamento continuava con successo e tra i suoi allievi si contavano
personalità di spicco come Acindino, Cavasila, e Cidone. Ma nemmeno
presso la corte e gli ambienti ecclesiastici della capitale il prestigio di B.
dovette subire un offuscamento, se proprio lui fu scelto dal patriarca Caleca,
come portavoce della Chiesa ortodossa, quando giunsero a Bisanzio i due
domenicani Francesco da Camerino, arcivescovo di Vosprum (Ker~-'), e Riccardo,
vescovo di Cherson, incaricati dal papa Giovanni XXII di rimuovere gli ostacoli
dottrinali che si frapponevano alla riconciliazione delle Chiese. La
discussione tra i prelati latini e il monaco calabrese si svolse ad un alto
livello teologico-filosofico. M. cercava di abbattere la barriera dogmatica
della processione dello Spirito Santo ricorrendo a un tipico argomento
nominalistico: egli si opponeva alla pretesa di poter conoscere Dio e di poter
dimostrare apoditticamente le cose divine. Ora, se Dio èinconoscibile, che
valore potevano avere discussioni sulla processione dello Spirito Santo basate
sui sillogismi apodittici? Sia i Latini, sia i Greci, quindi, in questioni di
questo genere non potevano rifarsi che ai Padri della Chiesa, la cui fonte di
scienza è la rivelazione e l'illuminazione divina. Ma poiché i Padri non sono
sufficientemente espliciti riguardo alla processione dello Spirito Santo, non
restava che assegnare alle divergenti dottrine un posto nelle opinioni
teologiche particolari, senza fame un ostacolo per l'unione. La posizione
di M. è in netto contrasto col realismo di s. Tommaso, assunto quale
atteggiamento ufficiale dalla teologia cattolica: essa si inserisce chiaramente
nel movimento volontaristico contemporaneo a B., che ebbe i suoi maggiori
rappresentanti in Duns Scoto e in Guglielmo d'Occam, teso a porre un netto
confine di separazione tra i campi della ragione e della fede. Non è un caso
che B. avesse consacrato il suo insegnamento universitario dalla cattedra di
Costantinopoli all'esegesi dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, il rappresentante
più coerente della dottrina "apofatica", della inconoscibilità, cioè,
del divino, la cui autorità era riconosciuta in Oriente e in Occidente.
Le trattative non approdarono a nulla: le tesi di B. difficilmente potevano
essere accettate dai legati latini, esponenti dell'ordine stesso cui
apparteneva anche AQUINO e inviati dal papa Giovanni XXII, che, elevando agli
onori dell'altare Tommaso, aveva fatto propria della Chiesa di Roma la sua
dottrina. Ma l'agnosticismo nominalistico di M. doveva anche urtare le
concezioni mistiche bizantine, rappresentate allora specialmente dal
monachesimo atonita. A campione di tale misticismo si ergeva Gregorio Palamas,
un monaco dell'Athos, che aveva già scritto due Discorsi apodittici contro la
processione dello Spirito Santo Filioque. Egli attaccava il metodo di
discussione tenuto dal calabrese dinanzi ai legati latini, dichiarando
perfettamente dimostrabile la posizione ortodossa in virtù della grazia
illuminante che al cristiano discende dall'incamazione, per cui la conoscenza
soprannaturale è eminentemente reale, più di qualunque conoscenza
filosofica. Intanto M. veniva a conoscenza delle pratiche mistiche dei
monaci atoniti, che si isolavano per abbandonarsi ad una quiete contemplativa
Tali pratiche consistevano nel ripetere indefinitamente la preghiera:
"Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me!", trattenendo
il fiato, col mento appoggiato al petto e guardando l'ombelico, fino a
raggiungere la visione corporea della luce divina vista dagli Apostoli sul
Tabor, nel giorno della trasfigurazione. Questa concezione psico-fisica della
divinità e, soprattutto, il metodo di preghiera degli esicasti (così si
chiamavano i seguaci di tal metodo) provocarono gli attacchi ironici di M., che
vedeva nell'esicasmo una grossolana superstizione, i cui seguaci designò con lo
sprezzante appellativo di umbilicanimi. Ma la controversia ben presto si
allargò sul piano filosofico-teologico. M., coerentemente alla sua formazione nominalistica,
non poteva ammettere contaminazione tra il divino e l'umano, tra l'etemo e il
temporale. La luce del Tabor, per esser vista nell'ascesi, dovrebbe essere
etema e coincidere con la divinità stessa, che sola è eterna e immutabile. Ma
poiché la divinità è invisibile, invisibile è anche la luce taborica. Palamas
oppose una sottile dottrina emanazionistica di derivazione neoplatonica, che
distingueva una sostanza divina trascendente (oùaía) e delle energie divine
(gvp-'pyztcxt o Suváp.rLq), operazioni eterne di Dio, che per esse agisce nel
mondo degli uomini. E appunto la luce taborica visibile agli asceti, come
l'amore, la sapienza e la grazia di Dio, è una energia divina operante come
intermediaria tra Dio e gli uomini, un ponte tra l'etemo e il transeunte.
Tra le due opposte tesi non poteva essere accordo. La controversia
filosoficoteologica ebbe anche implicazioni politiche, come sempre avveniva a
Bisanzio. M. allora mosse accusa di eresia contro il Palamas dinanzi al
patriarca Giovanni Caleca, presentando il suo scritto Kwrà MoccrcrocXtocvCùv
(Contro i Massaliani) in cui la dottrina del Palamas veniva assimilata a
precedenti eresie. Il Palamas riuscì a ottenere una dichiarazione, favorevole
alla fede esicasta, sottoscritta dai monaci più importanti dell'Athos ('0
&ytopsvrtxòq -ró[Log), mentre il patriarcato e il governo imperiale, pur
non favorevoli al palamismo, preoccupati com'erano di mantenere la pace
religiosa tra i pericoli incombenti dall'estemo, desideravano evitare una
controversia dogmatica e cercavano di far giungere le due opposte parti a una
conciliazione. Si giunse così alla riunione di un concilio in Santa Sofia,
presieduto dall'imperatore Andronico III in persona. La sera dello stesso
giorno il concilio si chiudeva con un discorso dell'imperatore che celebrava la
riconciliazione generale. Ma in realtà fu il Palamas a trionfare: la dottrina
di B. venne formalmente condannata e il monaco calabrese dovette fare pubblica
ammenda agli esicasti e promettere di non dar loro più molestia. Il patriarca
pubblicava un'encicláca con cui condannava "ciò che il monaco M ha detto
contro i santi esicasti" e imponeva a tutti gli abitanti di Costantinopoli
e delle altre città di consegnare alle autorità gli scritti di M. perché
fossero pubblicamente distrutti. Questa scottante umiliazione e la morte di
Andronico III, avvenuta subito dopo indussero M. a lasciare Costantinopoli e a
ritornare in Occidente. A tal decisione forse non erano state estranee le
impressioni riportate nel viaggio in Occidente, e le conoscenze che aveva avuto
occasione di fare (forse aveva conosciuto anche il Petrarca). Nel vivo della
lotta esicasta, M. era stato richiamato da Andronico III, da Tessalonica, per
un'importante missione diplomatica. Urgeva che l'Occidente facesse una
spedizione per allontanare da Costantinopoli l'avanzata dei Turchi ottomani.
Pare che allora B. avesse preparato un nuovo progetto di unione, che aveva
sottoposto al sinodo di Costantinopoli, in cui ribadiva le posizioni teologiche
che aveva sostenuto cinque anni prima, nelle discussioni coi legati latini del
papa. Il progetto non dovette soddisfare il sinodo e d'altra parte un senso
realistico della situazione politica doveva consigliare di evitare lunghe
quanto inutili dispute teologiche. B. accompagnato da un esperto militare, il
veneziano Stefano Dandolo, si era recato presso Roberto d'Angiò e Filippo VI di
Valois per chiedere aiuti militari dal Regno di Napoli e dalla Francia, e
infine presso la Curia di Avignone per ottenere il consenso papale alla crociata.
Al papa aveva presentato dei memoriali in cui, facendo presenti i pericoli che
sovrastavano alla cristianità tutta per l'incombenza della minaccia turca,
chiedeva che i Latini, mettendo da parte i tradizionali odi, mandassero subito
aiuti in Oriente per la guerra contro gli infedeli; dopo, ottenuta la vittoria,
si sarebbe riunito un concilio ecumenico che avrebbe trattato dell'unione. La
missione di B. era fallita sia perché il papa pretendeva la realizzazione
dell'unione prima di affrontare uno sforzo militare, sia perché le condizioni
politiche dell'Occidente (relazioni tese tra Filippo VI ed Edoardo III
d'Inghilterra) difficilmente avrebbero permesso l'organizzazione di una
crociata. M. torna in Calabria e prosegue il suo viaggio fino a Napoli,
dove aiutò, per la parte greca, l'umanista Paolo da Perugia nella compilazione
della sua opera sulla mitologia dei pagani (Collectiones) e nell'ordinamento
dei manoscritti greci della libreria angioina, che era in rapida espansione.
Poi, nell'agosto, passò alla Curia avignonese, dove a Benedetto XII era
successo Clemente VI. In questo periodo egli si legò di amicizia col Petrarca,
a cui insegnò i primi rudimenti di greco, da lui acquistando familiarità con la
lingua latina, nella quale, per la sua educazione prevalentemente greca e per
la lunga dimora in Oriente, provava difficoltà ad esprimersi (Petrarca,
Famil.). Allora passò anche alla fede cattolica e fu utilizzato dalla Curia per
un insegnamento di greco, fino a che, pare per intercessione del Petrarca, non
fu elevato al seggio episcopale di Gerace e consacrato da Poggetto. Oscuri e
duri furono gli anni dell'episcopato nella piccola diocesi calabrese a causa di
aspre dispute con la curia metropolitana di Reggio. Ma gli veniva
affidata la sua ultima missione diplomatica, questa volta da parte di Clemente
VI, per condurre trattative unioniste con l'imperatrice Anna di Savoia,
reggente l'impero di Bisanzio in nome del figlio Giovanni V. La situazione a
Bisanzio rendeva però ogni trattativa impossibile. Un sinodo aveva deposto il
patriarca Giovanni Caleca, divenuto avversario dichiarato del movimento
esicasta, in conseguenza dell'evoluzione della situazione politica dopo la
morte di Andronico III (veva fatto arrestare il Palamas e l'anno successivo
aveva fatto pronunciare contro di lui la scomunica da un sinodo patriarcale), e
aveva confermato la condanna di M.. La stessa sera Cantacuzeno, favorevole agl’esicasti,
entrava nella capitale e costringeva Anna ad accoglierlo come coimperatore
accanto al figlio. A B., considerato eresiarca, non restava che la via del
ritorno, per lasciare ad altri la ripresa delle trattative. Rientra ad
Avignone. Infatti la bolla di nomina del suo successore, Simone Atumano, nella
sede episcopale di Gerace afferma come recente la morte di Barlaam. (Archivio
segreto vaticano, Reg. Clem.). Scrive molto. Quantunque una parte della
sua opera sia andata perduta, tuttavia si conservano ancora di lui un buon
numero di opuscoli di vario contenuto, in genere brevi, ma densi di pensiero.
La maggior parte di essi sono ancora inediti. Un elenco coi titoli e gli
incipit si trova in Fabricius, Bibliotheca Graeca, Hamburgi riprodotto in
Migne, Patr. Graeca, CLI. I più numerosi sono quelli di carattere teologico e
riguardano l'attività unionista del monaco calabrese: 3 contro la processione
dello Spirito Santo Filioque, e sul primato del papa. Tali opuscoli si trovano
in un gran numero di manoscritti. Ne contiene 20 (escluso uno sul primato del
papa) il cod. Parisinus. Di essi uno solo sul primato dei papa, è stato
pubblicato prima da Luyd, con traduzione latina, Oxford, e poi dal Salmasius,
in greco, Hannover riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI, Coll.. Due
discorsi greci sull'unione delle Chiese sono stati pubblicati e illustrati da
Giannelli, Un progetto di Barlaam Calabro Per l'unione delle chiese, in
Miscellanea Giovanni Mercati, III, Città del Vaticano. Il primo di essi
contiene il progetto di unione elaborato da B. prima della sua missione
diplomatica ad Avignone e presentato al sinodo di Costantinopoli; il secondo,
pronunciato probabilmente dinanzi al sinodo stesso, doveva illustrare il
progetto contenuto nel primo. Di tenore diverso sono tuttavia i due discorsi
latini recitati, o piuttosto presentati in forma di memoriali, in
quell'occasione, al pontefice Benedetto XII. Essi furono editi per la prima
volta da L. Allacci, De Ecclesiae Occidentalis atque Orientalis perpetua
consensione...,Coloniae Agrippinae, donde furono riprodotti dal Migne, Patr.
Graeca, CLI, e poi dal Raynaldi, Annales Ecclesiastici. Alla sua attività
apologetica in favore della Chiesa cattolica svolta dopo la conversione si
riferiscono varie lettere ed opuscoli, di cui cinque, in latino, si trovano in
Migne, Patr.Graeca, C LI. Poco ci resta degli scritti contro gli esicasti, che
furono condannati alla distruzione, dopo il concilio, dalla enciclica del
patriarca Giovanni Caleta (Synodicae Constitutiones, XXII, in Migne,
Patr.Graeca,CLII, COI.). L'opera principale, più volte rimaneggiata, che
portava il titolo KotTà Mocaaa?,tocvi""v (Contro i Massaliani) da
un'antìca setta ereticale a cui B. polemicamente assimilava gli esicasti, ci è
nota soltanto attraverso le citazioni degli avversari. Di notevole importanza
sono quindi le otto lettere pubblicate con ampia introduzione da Schirò:
Barlaam Calabro, Epistole greche. I primordi episodici e dottrinari delle lotte
esicaste, Palermo, che rivelano i primi sviluppi della controversia. Ma
se più nota è l'attività teologica di B., di non minore importanza, anche se
finora meno studiata, è quella filosofica e scientifica. Nell'operetta latina
in due libri, Ethica secundum Stoicos ex pluribus voluminibus eorumdem
Stoicorum sub compendio composita,edita per la prima volta da Canisius,
Ingolstadt 1604, riprodotta in Migne, Patr. Graeca,CLI, coll., B. dà una chiara
esposizione della morale stoica e mostra ampia conoscenza di Platone. Inedita è
ancora un'altra opera di carattere fìlosofico, Le soluzioni dei dubbi proposti
da Giorgio Lapita (A~astq siq T&q è7rsvsy,0d'aocq ocù-ré,-,) &7rop(otq
7rocpì ro,3 ]Pe⟨,)pytou roú Aa7r'tOou, contenuta in vari codici, di
cui il più noto il Vatic. Graer. Di matematica trattano l'Arithmetica
demonstratio eorum quae in secundo libro elementorum sunt in lineis et figuris
planis demonstrata,corfimentario al secondo libro di Euclide, edito
nell'euclide di C. Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e riprodotto,
nel solo testo greco, nell'edizione di Euclide curata dallo Heiberg, V, Lipsiae
(Teubner); e la Aoytcr-rtx~ sive arithmeticae, algebricae libri VI, edita per
la prima volta,dallo stesso Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e
poi, con un commento, da Chamberus, Logistica nunc primum latine reddita et
scholiis illustrata, Parisiis 1600, trattato di calcolo con frazioni ordinarie
e sessagesimali con applicazioni all'astronomia. Inedite sono due opere
di astronomia: un commentario alla teoria dell'ecclissi solare dell'ahnagesto
tolemaico, contenuto in parecchi manoscritti, in duplice redazione, e una
regola per la datazione della Pasqua. B. si occupò anche di acustica e di
musica. Abbiamo di lui la confutazione al rifacimento degli 'AptovLx&
tolemaici di Gregoras, pubblicata da Franz, De musicis graecis commentatio,
Berlin. Difficile è esprimere un giudizio preciso che illumini di piena
luce la personalità di B., sia perché moltissimi dei suoi scritti sono ancora
inediti, sia perché l'attenzione degli studiosi si è concentrata
particolarmente sulla sua attività teologica e diplomatica, che fu occasionale,
lasciando nell'ombra la sua opera di filosofo, di scienziato e di umanista, che
rispondeva alla sua vera vocazione. Sufficientemente chiara è ormai la
posizione del monaco calabrese verso le due Chiese. E sincero credente nella
fede ortodossa fino a quando non passò al cattolicesimo, ad Avignone, in
seguito alla condanna espressa dal concilio. E fu sincero unionista, anche se
le sue posizioni teologico-filosofiche non dovevano contribuire alla
chiarificazione dei rapporti tra le due Chiese. A Bisanzio porta lo
spirito nuovo delle più avanzate speculazioni filosofiche dell'Occidente, che
preludevano all'umanesimo e alla Rinascita. Non facilmente valutabile è invece
il peso che egli ebbe nell'introduzione del greco nel mondo occidentale. Certo
è che, oltre alle sue lezioni avignonesi, iniziò alla cultura ellenica Paolo da
Perugia e il Petrarca. I suoi interessi per matematica, astronomia,
fisica e musica, oltre che per teologia e filosofia, gli assegnano un posto
eminente nella storia della cultura e lo fanno apparire uno degli spiriti più
versatili della sua età. Fonti e Bibl.: N. Gregoras, Byzantina
Historia, a cura di L. Schopen, I. XI, c. 10, in Corpus scriptorum historiae
Byzantinae, Bormae, Cantacuzeno, Historiartum libri, a cura di Schopen,
AYLOQEVILZò1; Tó~10(; in Migne, Patr. Graeca,
Filoteo, Gregorii Palamae encomium, CLI, Contra Gregoram, XII;
i:uvobL>còg rópo; (Atti dei concilio Bénolt XII, Lettres closes, patentes...
se rapportant à la France, a cura di G. Daumet, Paris; Taccone-Gallucci,
Regesti dei romani pontefici per le chiese della Calabria, Roma, Schaefer, Die
Ausgaben der apostolischen Kammern unter Benedikt XII, Klemens VI und Innocenz
VI, Paderborn; Petrarca, Famil., I.XVIII, ep. 2, a cura di Rossi, Firenze, BOCCACCIO,
Genealogia deorum gentilium, a cura di Romano, Bari; Mandalari, Fra Barlaamo
Calabrese, maestro di PETRARCA, Roma; Gay, Le Pape Clément VI et les affaires
d'Orient, Paris; Parco, Petrarca e B., Reggio Calabria; Gl’ultimi oscuri anni
di B. e la verità storica sullo studio del greco di PETRARCA, Napoli, GENTILE,
Le traduzioni medievali di Platone e PETRARCA, in Studi sul Rinascimento,
Firenze; Jugie, Barlaam de Seminaria, in Dict.d'Hist. et de Géogr. Ecclés.,
Barlaam est-il né catholique?, in Echos d'Orient; Schirò, Un documento inedito
sulla fede di B. C., in Arch.stor. per la Calabria e la Lucania, Sarton,
Introduction to the history of science, III, Baltimorem Weiss, The Greek
culture of South Italy in the later MiddIe Ages, in Proceedings of the British
Academy, Meyendorff, Les débuts de la controverse hésychaste,in Byzantion, L'origine
de la controverse palamite: la première lettre de Palamas à Akindynos, in
OEoloyca; Un mauvais théologien de l'Unité: Barlaam le Calabrais, in L'Eglise
et les Eglises. Etudes et travaux offerts à Dom Lambert Beauduin, II,
Chévetogne, Introduction à l'étude de Palamas, Paris; St. Grégoire Palamas et
la mystique ortodoxe, Paris; Giannelli, Petrarca o un altro Francesco, e quale,
il destinatario del "De Primatu Papae" di Barlaam Calabro?, in Studi
in onore di Funaioli, Roma, Setton, The Byzantine background to the Italian
Renaissance, in The Proceedings of the American Philosophical Society,
Loenertz, Note sur la correspondance de Barlaam, évéque de Gerace, avec ses
amis de Grèce, in Orientalia Christ. Periodica, Beck, Kirche und theologische
Literatur im byzantinischen Reich, München, Schmitt, Un pape réformateur...
Bénoft XII, Quaracchi-Florence; Pertusi. La scoperta di Euripide nel primo
Umanesimo, in Italia Medievale e Umanistica. Bernardo Massari.
Massari. Keywords: implicatura, logistica, Petrarca, Boccaccio, Gentile – il
latino, il volgare – e il greco! Accademia, Platone, Rinascimento italiano,
Firenze.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massimiano
– il principe filosofo -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. A philosopher who encourages Giustiniano and Giuliano -- to pave the
floor of Hagia Sophia with silver. Massimiano.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massimo:
l’orto romano -- la costituzione di Roma – Roma -- filosofia italiana – Luigi
Speranza
(Roma). Filosofo italiano. L’orto. A friend of PLINIO Minore. He is sent by
Rome to refer and reform the constitutions of six Greek cities, but he declines
the idea. He knows the theory of Epittetto, and a discussion between them is
preserved in Discourses III. 7. Massimo.


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