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Thursday, June 19, 2025

GRICE E SINI

 RECENSIONI de  IL PENSIERO  (voi. Ili  n. 2, maggio-agosto 1958) Aspects de la dialectique,  Recherches de Philosophie , II, Paris, Descle de Brouwer, 1956, pp. 380, in 8. Il secondo dei volumi delle Recherches de Philosophie, pub- blicati dellAssociation des Professeurs de Philosophie des Facults et Instituts C'atholiques de France, si annuncia con un tema di estremo interesse, che si fa ispiratore e ideale filo conduttore di otto saggi, ai quali segue una vivace appendice di Note e cronache. Degli otto saggi ( Mthode et dialectique, di Andr Marc; Ngativit et affirmation originaire, di Paul Ricoeur; Le logos fondateti r de la dialectique, di Isostas Axelos; Dialectique et ontologie chez Platon, di Dominique Dubarle; Dialectique et processimi chez Piotili, di Christian Rutten; Univers dionysien et unvers auguslinien, di Jean Pepin; Dialectique hglienne et dialectique marxiste, di Henri Niel; Dialectique hameli- nienne et philosophie chrtienne, di Augustin Sesrnat) abbiamo trascel- to, fra quelli di carattere pi spiccatamente teoretico, tre che, a torto 0 a ragione, ci  sembrato rivestissero particolari motivi di interesse. Essi sono, secondo lindice, il secondo, il settimo e 1 ottavo. E se i lavori del Ricoeur e del Niel gi col solo assunto suscitano un ampio interesse (che tuttavia dal Niel verr, a nostro avviso, un poco tradito), il saggio del Sesmat ci  parso ben rappresentare un determinato mo- do di impostazione del problema filosofico, oggi ancora ben vivo tra 1 filosofi cattolici, e una sua possibile fase evolutiva di avvicinamento alle scienze contemporanee, quale  auspicata dal Sesmat, che ci sem- bra faccia sorgere curiosi motivi di avvicinamento con correnti di pensiero inglesi e americane. Avvicinamento forse comprensibile alla luce del comune realismo di impostazione nelle due pur differenti men- talit. Ma veniamo senzaltro ai singoli saggi. Il lavoro di Henri Niel ( Dialectique hglienne et dialectique marxiste ) ci presenta levoluzione del significato e del compito della dialettica in Hegel e nel marxismo, secondo un disegno schematica- mente chiaro ed efficace. Tale schematica chiarezza contribuisce, con le doti di eccezionale dottrina, a suscitare linteresse per lo scritto del Niel, ma nel contempo, ci sembra, costituisce anche il limite di que- sto lavoro, che con qualche leggerezza supera, o d per scontati, al- cuni difficili passaggi dellesegesi hegeliana e marxista. Fenomenologia, Scienza della logica, Filosofia del Diritto, costituiscono le tre tappe secondo le quali il Niel ci presenta la dialettica hegeliana nella sua evoluzione. Nella prima di queste tre tappe viene descritta e fondata levoluzione della realt naturale nella realta umana, vale a dii e il passaggio natura-storia; esso  reso possibile dalla conquistata con- sapevolezza, da parte dello Hegel, della funzione mediatrice (e nega- trice) delluomo, la quale a sua volta permette una  concezione es- senzialmente storica dello Spirito. Il vero significato della dialettica hegeliana consiste dunque, per il Niel, neHesprimere il movimento non della Natura o dellEssere, ma dello Spirito inteso come attivit storica. Questa puntualizzazione conduce il Niel a sottolineare la ori- gine  tutta religiosa  dello Spirito hegeliano e della sua rinvenuta 216 RECENSIONI storicit; affermazione che non ci sentiremmo di fare nostra per la complessit di motivi donde trae ispirazione la Fenomenologia hege- liana; si tratta del resto di una questione gi ampiamente discussa, che qui converr dunque accantonare. Ci che caratteiizza 1 evoluzione del- lo Spirito dalla fase puramente naturale a quella umana  laccetta- zione della morte da parte delluomo; accettazione che  espressione della libert come  possibilit di lare astrazione, di sopprimere, di negare. Latto mediante il quale luomo nega il suo naturale  egocen- trismo primitivo , crea nel contempo una superiore realta dove alla vita dellindividuo si sostituisce  la vita della societ e del gruppo  ; nasce cos quel processo  di reciproco riconoscimento  che lo Spi- rito, principio superindividuale e, precisa il Niel, di origine tutta cri- stiana, esprime nel suo storico evolversi.  Ben inteso lo Spirito non esiste al di fuori della storia, afferma TA.; esso infatti si manifesta nel prender coscienza di s, nel riconoscersi attraverso lattivit dell uo- mo che, edificando il suo mondo sulla base della realt naturale, edi- fica nel contempo se stesso. Il senso e il fine della storia umana con- siste dunque, per il Niel, nel riconoscersi dello Spirito come  riconci- liazione delluomo con se stesso e con il mondo  (la Fenomenologia c. fu scritta per stabilire la realt di un tale fine ) e nella completa li- berazione delluomo in una totalit razionale dove Dio e lUmanit si implicano in indissolubile unit. Solo in rapporto a questa totalit, a questo tutto, la dialettica hegeliana ha, secondo lA., una funzione, c la Fenomenologia un senso,  Ma  si chiede il Niel  quale  la struttura di questo tutto?  Appunto per determinarla Hegel sareb- be stato indotto a costruire, nella Scienza della Logica, una Ontologia. Si entra cos nella seconda fase evolutiva della dialettica hegeliana, ca- ratterizzata dal passaggio, gi tanto discusso e mai definitivamente ri- solto, Fenomenologia-Scienza 'della Logica. Che questo passaggio, tutta- via, sia sufficientemente chiarito dal Niel non diremmo, tanto pi che della Logica si parla davvero troppo poco, mentre ci che viene detto dellEssere, come atto di automanifestazione, o di Dio, come tragico processo di autorivelazione, ben potrebbe attribuirsi anche allo Spi- rito della Fenomenologia. Lo stesso Niel daltronde riconosce che  al- linterno dellEssere e dello Spirito si ha identit di struttura, donde consegue una identit di funzione per la dialettica; ma in che consi- sterebbe allora il nuovo aspetto assunto dalla dialettica hegeliana in questa fase? E se non si tratta di un nuovo aspetto, a che scopo passare attraverso la Scienza della Logica per arrivare alla Filosofa del Diritto? La Logica, dice il Niel,  ci ha mostrato che questa universalit (quel- la conquistata dalla Fenomenologia )  di tipo essenzialmente raziona- le ; la Filosofia del Diritto determiner a sua volta listituzione in gra- do di attuarla. Ma, ci chiediamo, era davvero necessario, per Hegel, dimostrare che luniversale della Fenomenologia   essenzialmente ra- zionale ? Ed  essenzialmente e semplicemente questo il compito e il significato della Grande Logica ? Noi ne dubitiamo. Del resto la con- clusione stessa che il Niel trae per la dialettica hegeliana (dopo il suo ultimo approfondimento come  legge di realizzazione della libert  RECENSIONI 217 nello Stato)  secondo la quale la dialettica sarebbe legata  ad una filosofa dellesistenza storica e concreta , conseguente ad una ispirazio- ne di origine religiosa e cristiana  ci sembra inadeguata, in gene- rale, al pensiero complessivo dell Hegel, e particolarmente inadatta a queirimmenso e ancora un po misterioso capolavoro che  la Scienza della Logica. Quanto alla dialettica marxista, se ne tracciano, in modo molto succinto, due successivi sviluppi : il primo vede una naturalizzazione della dialettica hegeliana, ma sempre secondo un significato storico (anche se allo Spirito si  sostituita leconomia e il lavoro); il secondo, invece, segna il passaggio a una dialettica che  non esprime pi il movimento della Storia, ma quello della cosa . Una evoluzione cui il Niel suppone non sia stato estraneo linflusso delle opere del Darwin che intorno al 1850 vedevano la luce. Veramente pi che di evoluzione si dovrebbe parlare di involuzione, dal momento che si passa, secondo lo schema del Niel, da una dialettica filosofica ad una dialettica par- titica del tutto subordinata alla marcia inarrestabile del tempo e delle cose. Ili questo senso si esprime infatti il Niel, cui tuttavia sta parti- colarmente a cuore di mostrare come tanto la dialettica hegeliana quanto quella marxista  postulino lidea di una totalit intelligibile alla qua- le sono sospese  e commettano dunque lerrore di una grave presuppo- sizione; non senza ragione infatti il Niel aveva precedentemente ac- cusato la dialettica hegeliana di essere  un metodo a posteriori , dal momento che essa  suppone data la totalit dellesperienza . Tutto le- same dunque della dialettica hegeliana e marxista  succintamente condotto a questa sorta di identificazione nellerrore. Di qui la breve conclusione dellarticolo :  la dialettica riposa sulla possibilit per luo- mo di apprendere la totalit dellesperienza  ; ma ci  forse possi- bile?  La risposta  evidentemente che noi dobbiamo accontentarci del tempo e lasciare a Dio leternit . Salutare conclusione, non priva tuttavia, come ci sembra, di una medesima, seppur contraria, presup- posizione cui si accompagna per di pi linconveniente di impedire, con la sua assolutezza negativa, ogni ulteriore approfondimento ed impegno speculativo. Tanto aperta e feconda di molteplici possibilit di sviluppo era la prima presupposizione, quanto questa, che risoluta- mente nega nelluomo la possibilit di impadronirsi del problema del- lesperienza che egli stesso si  posto, ci sembra povera e infeconda. Il compito che si propone Augustin Sesmat (Dialectique hame- linienne et philosophie chrtienn)  quello di un perfezionamento del- lontlogia classica, cos da costruire una nuova ontologia cristiana che possa, come lA. auspica, stare a fronte dellopera di Aristotele e di Tomaso senza sfigurare. Ma, innanzi tutto, quali inconvenienti indu- cono ad una siffatta renova tio dellontologia classica (e per classica lA. intende la tradizione aristotelico-tomista)? Appunto per individuarli il Sesmat occupa buona parte del suo saggio in una esposizione dei fon- damenti della filosofia antica con intento critico positivo. Al ter- mine della lunga analisi si rileva come allinterno della filosofia classi- ca si generi una frattura tra le sostanze e i loro caratteri inessenzial; 218 recensioni frattura dannosa non tanto allessere in s e per s delle sostanze come il lettore potrebbe ritenere alla luce della nostra esposizione (il Sesmat infatti  fiero di  proclamare senza ambagi di credere alle essenze ontologiche e al loro carattere trascendente ), quanto allunit e orga- nicit del sapere.  Nella filosofia tradizionale si pongono sullo stesso piede tutti i caratteri immediatamente percepibili degli esseri  e per di pi di questi caratteri ci si disinteressa quasi completamente; la filosofia riguarda cos solo gli elementi primi del reale e si chiude in uno  splendido isolamento  per nulla encomiabile. La filosofia, se- condo lA., viene cos smarrendo il senso della complessila del leale e il problema dei molteplici rapporti tra gli infiniti caratteri qualitativi e le essenze. Ma il risultato pi pregiudizievole di siffatto isolamento sembra consistere in una irrimediabile frattura tra filosofia e scienza :  il solo mezzo per riunificare il sapere  che i nostri metafisici e i nostri filosofi si mettano coraggiosamente a studiare le scienze. 11 Sesmat invita calorosamente ad accettare con fiducia tutti i postulati scientifici  nella misura in cui sono solidamente stabiliti  (quale sia questa misura non viene per espresso), e di ricavarne tutte le possibili conseguenze e  di accettarle anche quando contraddicano a postulati contrari di Aristotele. Laudace proposito dovrebbe condurre, se po- sto in pratica, a formare una schiera di giovani filosofi cristiani la cui preparazione non sia pi essenzialmente storico-letteraria; dal che po- trebbe derivare una fattiva collaborazione tra scienziato e filosofo: il primo fornirebbe al secondo tutti quei dati e risultati di cui il secondo si servirebbe per operare una universale organizzazione ed unarmonica sintesi del sapere. Ma per arrivare a questo risultato bisogner prima modificare, in acconcia guisa, i fondamenti della metafisica, cosi che essa possa  studiare dal suo punto di vista superiore tutto ci che vi  di fondamentale nella realt . La seconda parte del saggio di Sesmat si propone di perseguire appunto questo scopo proponendo  una teo- ria delle nozioni prime autentiche , delle loro caratteristiche, e delle loro relazioni. Per soddisfare la curiosit del lettore facciamo seguire lelenco pressoch esaustivo d tali nozioni: Relazione. Numeio. Tempo. Spazio. Movimento. Massa e Forza. Corpi naturali, semplici, composti, e loro interazioni. Vita vegetativa. Vita sensibile. Vita razio- nale... Dio... (lo spazio bianco  per gli eventuali angeli o spiriti supe- riori). Le caratteristiche di queste nozioni prime saranno: la coestensi- vit alla totalit degli aspetti del reale, la irriducibilit, la precisione; in pi queste nozioni dovranno essere fondamentali, vale a dire non derivate. Le nozioni derivate, dice lA.,  non si possono definire se non ricollegandole in qualche modo alla nozione fondamentale da cui di- pendono , invece le nozioni fondamentali  dovranno poter essere definite indipendentemente da quelle (derivate). Da che cosa vengano poi definite le nozioni fondamentali non  chiarito. Restano infine le relazioni delle nozioni prime, col quale problema si entra finalmente nel dominio della dialettica. LA. non ha simpatia per la  legge di opposizione e di sintesi  che governa la dialettica dei moderni (e per moderni dialettici si deve pensare, egli dice,  sopra tutto a Fiegei, pri- RECENSIONI 219 ma di lui a Fichte e anche a Kant, dopo di lui a Engels, a Marx ecc. ):  essa (dialettica) consiste nel partire da un concetto, la tesi, nellop- porgli un altro concetto, lantitesi, poi nelFunire i due opposti in un ter- zo concetto, la sintesi dei due precedenti . (Anche noi confessiamo di non nutrire simpatia per una siffatta dialettica; pensiamo che Hegel lavrebbe senzaltro definita intellettualistica.) Il Sesmat intende invece rinnovare e riprendere lipotesi dialettica dellHamelin, quale venne espressa neHEwfl/ sur les lments prncipaux de la repvsentation. Ta- le dialettica si basa su un duplice processo di variazione e di costruzio- ne. I due processi rendono ragione e del divenire aristotelicamente in- tso (passaggio dalla potenza allatto) e dellorganizzazione gerarchica delluniverso per la quale  ogni sintesi  pi ricca della sintesi prece- dente , ma nel contempo ne conserva i caratteri essenziali, fondando cos quellinsopprimibile principio di analogia che lega Dio a tutte le sue creature. Il saggio di Paul Ricoeur, che abbiamo tenuto per ultimo perch ci  parso rivestire linteresse maggiore ( Ngativit et affirmation orgi- naire)  diretto contro  i filosofi che, dopo Hegel, fanno della nega- zione la molla della riflessione, o anche identificano la realt umana con la negativit . Nel contempo il saggio si propone la ricerca di un essere che  abbia la priorit sul negativo  e cos si annunci per  un singolare potere di negazione.  Ma nellaffrontare tale difficile assun- to,  donde cominciare  si domanda lA.?  Dalla riflessione sulla realt umana , risponde, essendo la riflessione, come coscienza della nostra finitezza nellatto di superarla, il luogo della fondamentale ne- gazione. LA. procede quindi ad una analisi fenomenologica, sulla fini- tezza e sul suo superamento, di eccezionale acutezza e grande interesse, anche per gli spunti espressamente, ed accortamente, tratti dallo Hegel e dallo Husserl. Tale analisi si basa su di una considerazione del cor- po come  apertura sul  mondo; apertura che si rivela secondo cinque aspetti (mancare di..., subire, ricevere, esprimere, potere), dei quali la percezione (il ricevere)  il pi caratteristico e il pi adatto al com- pito proposto. Dallanalisi della percezione emerge il concetto di limit cme prospettiva (ogni percezione ha una sua particolare prospettiva che  sempre limitata    o limitante  rispetto alla cosa, potendo sempre io stesso  oppormi un altro punto di vista ), ma un limite che non , dice lA.,  il contorno del mio corpo, n la sua struttura, bens un tratto della sua funzione mediatrice, un limite inerente alla sua apertura . Col venir in luce del nostro  esser-l 1 limitato in quan- to prospettiva  si  cos nel contempo rivelato il nostro  atto limi- tante  ;   il mio atto come limitante che rivela il mio esser-l come limitato, pressa poco nel senso in cui Kant dice che non  la sensibilit che limita la ragione, ma la ragione che limita la sensibilit nella sua pretesa di erigere i fenomeni come cose in s . Latto limitante, dice il Ricoeur,  latto stesso di esistere,  che si manifesta solo per opporsi, per dire di no , proprio come il dmone socratico; e che con la sua negazione trascende il mio io limitato come punto di vista, in un io nuovo e pur sempre identico. Tuttavia tale conclusione non autorizza. 220 RECENSIONI secondo il Ricoeur,  ad ipostatizzare latto di negazione in un nulla che sar, come dice Sartre, la caratteristica ontologica delhessere uma- no; egli intende, al contrario, instaurare una riflessione sulla rifles- sione che permetta di recuperare laffermazione originaria. 11 tra- scendersi diviene cos una  negazione della negazione , mentre la pri- mitiva negazione verrebbe ad essere quella del finito medesimo (il punto di vista della percezione) in rapporto allinfinito (Dio). 11 Ri- coeur cita Cartesio ( io comprendo la stasi e le tenebre come nega- zione del movimento e della luce ) deducendone che il finito  onto- logicamente un distinto che prende coscienza di s come di un con- tingente ( io sono il vivente dallesistenza non necessaria ) rispetto allinfinito, di cui  originaria negazione, dalla quale deriver la nega- zione della riflessione come negazione mediata. Non possiamo tuttavia concordare col. Ricoeur in questo passaggio dal fenomenologico al- lontologico, che ci  parso privo di un adeguato fondamento e quin- di incomprensibile (come comprendere i distinti  prima  della nega- zione? La disgiunzione si genera nellatto stesso del trascendersi, che nega e conserva, come aveva detto lo stesso Ricoeur, o come nec... nec..., et... et..., secondo lo schema, qui opportuno, dellhegeliano sil- logismo disgiuntivo). Il passaggio al piano ontologico, e alla successiva affermazione dellEssere, viene ad inserirsi, a nostro avviso, in modo alquanto estrinseco, come si pu anche osservare nella successiva po- lemica dellA. contro Sartre, diretta a mostrare che  una negazione non pu cominciare da s  e che quindi ad essa deve antecedere una positivit di partenza. Lo schiavo che si rivolta al padrone, dice lA. citando Camus, invoca tacitamente un valore; ma questo va- lore, diciamo noi,  qui estrinseco rispetto al movimento dialettico di negazione, e lesempio del Ricoeur, che chiaramente si rif allo Hegel, ne tradisce il vero significato Originario per il quale la negazione del servo rispetto al signore  possibile solo perch il primo   la verit  del secondo, e la verit del signore   piuttosto la coscienza inessen- ziale e linessenziale operare di essa medesima , da cui deriva che  la verit della coscienza indipendente  la coscienza servile  (1), e cos la possibilit stessa della negazione. La negativit di cui parla il Ricoeur, ricevendo il suo significato e valore dal di fuori (da un essere di cui il Ricoeur si  preventivamente chiesto  come debba essere perch sia lanima della negazione) viene a trovarsi, in se stessa, vuota almeno quanto quella del Sartre, contro il quale pure si era detto, forse non senza ragione, che  la sua filosofia del nulla  la conseguenza di una filosofia insufficiente dellessere . La negativit del Ricoeur  un  sopprimere ogni cosa , come egli dice citando Plotino, per riaffermare lUno, o lEssere  originariamente dialet- tico determinante ed indeterminato , secondo lintuizione di Anassi- mandro che il Ricoeur fa sua. Solo che un siffatto essere non  in grado, a nostro avviso, di render conto, e di generare, il movimento dialettico stesso, dal momento che la negativit, pur essendo definita (1) Cfr. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, trad. it. De Negli, 1, p. 170. RECENSIONI 221 . il cammino privilegiato del risalire al fondamento , gli  estrinseca nel suo  sopprimere , cos come sono estranei allessere ( indeter- minato  s, ma come dunque  determinante? ) i momenti soppres- si, e cos anche la dialettica medesima che da loro non pu andare disgiunta. Sarebbe forse giovevole rammentare che in Hegel la ne- gativit come momento di  nulliflcazione , come dice il Ricoeur,  tale solo dal punto di vista dellintelletto nel suo movimento di astra- zione; in s, o per la ragione, la negativit non sopprime, ma giusti- fica e conserva, costituendo essa, come  noto, la molla del movimento dialettico secondo il quale lEssere si viene disvelando e con il quale esso stesso si identifica (solo cos, infatti, gli  intrinseco). I gravi inconvenienti, tuttavia, dai quali anche lEssere e la dialettica hege- liana non vanno esenti inducono a riprospettarne il problema : forse uno dei nodi pi intricati della filosofa contemporanea. Lavere cos apertamente e coraggiosamente indirizzato la discussione su di un argomento a tal punto complesso dellodierno speculare costituisce, a nostro avviso, uno dei meriti maggiori del Ricoeur. Carlo Sini

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