Powered By Blogger

Welcome to Villa Speranza.

Welcome to Villa Speranza.

Search This Blog

Translate

Thursday, June 19, 2025

GRICE E SINI

 ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA DI BOLOGNA FACOLTA? DI LETTERE E BENI CULTURALI Corso di laurea in DAMS Discipline delle Arti Figurative, della Musica e dello Spettacolo (L-3) Curriculum Teatro. RI-TRACCIARE LA MENTE la genealogia nel pensiero di Carlo Sini Tesi di laurea in Filosofia teoretica Relatore: Prof. Presentata da: LUCA GUIDETTI ALBERTO ARISTA Sessione III Anno accademico 2020-2021 INDICE Introduzione 1. La comprensione genealogica dellesperienza. 1.1 Dallevento alla prassi. 1.2 La verit cruciale. 1.3 Letica della scrittura. 1.4 Il cammino della verit. . Ri-tracciando la mente. 2.1 In principio  il movimento. 2.2 Lo strumento. 2.3 Lo sguardo. 2.4 La voce. 2.5 Il segno. 2.6 Laritmetica dellesperienza. 2.7 La conoscenza. 2.8 Le soglie della scrittura. 2.9 La maschera. 2.10 Linconscio. Conclusione: letica della scrittura per ri-tracciare il soggetto. Bibliografia Introduzione Carlo Sini ha frequentato, durante la propria formazione, la fenomenologia (di Hegel e Husserl), il pragmatismo americano (in particolare la semiotica peirciana), lermeneutica heideggeriana e il pensiero di Nietzsche; il suo lavoro  rivolto alla comprensione genealogica della prassi umana al fine di rievocarne e comprenderne i gesti originari. In particolare Sini ha affrontato varie discipline del sapere (centrali per il pensiero occidentale, come la scienza, la psicologia, lantropologia ecc.),} mettendone in mostra la peculiare frequentazione di mondo, per riscoprire il senso del loro operare secondo il metodo genealogico.* Il nodo dei nodi, come scrive Redaelli,  proprio questo: ricercare il senso delloperare delle differenti discipline rende evidente come i significati colti siano tali per il metodo che li ha analizzati; in altri termini il significato della prassi analizzata non  la prassi, piuttosto ha senso per quella differente prassi che ne ha compiuto lanalisi. Il problema della semiosi infinita (per cui non si pu trovare origine alle interpretazioni se non in altre interpretazioni) coinvolge la crisi del senso di ogni scienza, da quando la fenomenologia ha iniziato a farne questione. Nel pensiero di Sini il problema della ricerca del senso della propria prassi viene superato grazie allincontro con la semiotica peirciana, in particolare nella forma che egli chiama etica della scrittura. Come verr mostrato, non si tratta di assicurare le verit e il fondamento della prassi teoricamente, appunto perch la semiosi infinita  irrisolvibile. Si tratta invece di praticarne la verit diversamente: come esercizio che trasformi la postura (lethos) del soggetto. Si pu considerare etico questo metodo in una doppia accezione: da un lato perch si tratta di una prassi che, riflettendo su se stessa, potr evitare di assumere superstiziosamente i propri significati come verit in s, imponendoli dogmaticamente. La superstizione della verit, secondo Sini, fa capo alla illusione del lE, Redaelli, // nodo dei nodi. Lesercizio del pensiero in Vattimo, Vitiello, Sini, Edizioni ETS, Pisa, 2008, p. 219. Per affrontare il pensiero di Sini mi sono avvalso del saggio critico di Redaelli e di Cristiano, citato poco oltre. Lt Cristiano, La filosofia di Carlo Sini. Semiotica, ermeneutica e pensiero delle pratiche, Mimesis Edizioni, Milano, 2014, pp. 9, 14 e 32. ? Cfr. C. Sini, Opere, vol. V, Editoriale Jaca Book, Milano, 2012. e. Sini, /doli della conoscenza, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000, p. 205.  E. Redaelli, op. cit., passim.  Cfr. Ivi, pp. 11 e 219.  Ivi, p. 260. possesso e del potere: lillusione di poter ridurre lestraneo [...] al proprio, prendendolo in figura di cosa stessa.* Se una prassi non riconosce che i propri significati (in senso lato i propri oggetti) hanno senso entro il proprio modo di frequentare il mondo, finir per imporli come verit assolute. Questo perch la verit diventa una superstizione quando viene vissuta come possesso dellassoluto, ovvero come garanzia contro il pericolo mortale dellerrore. D'altro canto, ed  questo il senso pi pregnante delletica della scrittura, il metodo genealogico viene proposto come esercizio, come educazione ad una diversa pratica della verit: si potrebbe dire che il senso della verit  nelle abitudini che essa produce, dunque nei soggetti che forma. Per questo lesercizio etico  volto a formare un nuovo abito, una nuova figura del soggetto che sappia lasciare cadere le proprie verit qualora le conseguenze del proprio agire lo richiedessero. Per riassumere: visto che la verit riguarda gli abiti di risposta (ci che si  pronti a fare) del presente, ma anche le abitudini che questo agire produrr, lesercizio delletica della scrittura vuole farsi carico del proprio divenire. Questo esercizio procede mostrando gli strumenti e le figure che lo caratterizzano: esibendosi potr riflettersi, osservando e indirizzando il proprio divenire. Come dice Redaelli: noi siamo le pratiche che esercitiamo, diveniamo cio via via quelli che siamo.! La genealogia mostra come le prassi abbiano formato i soggetti e il mondo, con la speranza di poter ricostruire quel cammino per il quale il mondo si  venuto svolgendo nella sua 11 +: x x e 12 7  Questo esercizio  per autogenealogico  perch, reduplicazione agita, parlata, scritta. mostrandosi, ha il fine di formare un nuovo soggetto consapevole della particolarit del proprio sapere. Dal momento che lesercizio del dubbio necessita di tempi lunghi perch possa trasformare la postura del soggetto, ai fini di questa tesi ho cercato di delineare la genealogia della mente nel pensiero di Sini, cercando di mostrarne la prassi; cos facendo ho potuto frequentarne gli strumenti, apprendendoli e imparando ad affrontarne la Kinesis (il divenire).  C. Sini, L'uomo, la macchina, lautoma. Lavoro e conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2009, p. 49. ? Cfr. L. Cristiano, op. cit., p. 37. ! E. Redaelli, op. cit., p. 276. i  Sini, Idoli della conoscenza, cit., p. 122. ! Ivi, p. 127. 1. La comprensione genealogica dellesperienza. Seguendo il percorso compiuto da Redaelli, riporto qui alcuni temi del pensiero di Heidegger da cui Sini  partito e rispetto cui svilupper un cammino differente, grazie allincontro con la semiotica di Peirce. Detto molto schematicamente: se intendiamo con essente il fenomeno, ci che si manifesta, lessere indica lorizzonte stesso di manifestativit dei fenomeni. Orizzonte che, come tale, non si manifesta, essendo la condizione di ogni apparire. Comprendere questo sfondo non manifesto, secondo Redaelli, permetterebbe un nuovo accesso alla comprensione di tutti i fenomeni.! Seguendo Heidegger, il primo passo lo compiamo ripensando lessere come evento, dunque concependo lessere come nulla in s che si d di volta in volta, in ogni fenomeno. Il movimento dellessere  perci attivo, nel senso che, velandosi, si svela quale ente, ovvero come segno. Scrive Redaelli: ci che non si manifesta [...] d segno di s nella sua assenza poich anche lassenza (Abwesen) viene a noi come ci che ci riguarda, anche lassenza viene avvertita nella presenza, per cui si tratta di osservarla tentando di coglierne il senso profondo.!* E il segno che permette allassenza di manifestarsi in presenza: il segno  ci che sta al posto dellassente, evocandolo. Qui si aprono due vie da percorrere, quelle che Sini chiama levento del significato e il significato dellevento. Abbiamo detto che ci che non c d segno di s; per Sini ci che non c  appunto levento (del significato). Levento non c perch ci che c  nel segno: tutto  segno ripete con Peirce, ed  grazie alla semiotica peirciana che Sini procede in questo cammino. Pensare lessere come evento permette di considerarlo prospetticamente; in questo senso chi guarda  anche colui che accoglie levento: se ogni cosa  segno, chi guarda sar dunque colui che interpreta. Pi precisamente la semiotica peirciana intende linterpretazione, o levento del significato, secondo una relazione segnica triadica, per cui ogni cosa  segno, ovvero un rappresentante (Representamen, dice Peirce) che rinvia al suo significato (al suo Oggetto), esigendo inoltre un terzo termine che Peirce chiama /Interpretante: ci che mette allopera il processo di significazione! ! E. Redaelli, op. cit., p. 23. 14 Cfr. Ivi, pp. 28 e 32. 5 Ivi, p. 222. Il problema di come poter intendere levento rimane, ma ora si tratta di pensare la distanza tra evento e significato per uscire dalla dicotomia tra una pura riduzione dellevento a significato e una divisione netta (assoluta) che renderebbe levento inconcepibile.! Come intendere allora la distanza? Si potrebbe iniziare dicendo cos, che  latto dellinterpretazione a dare il significato, il che comporta pensare levento del significato pragmaticamente: levento  la prassi che d, e che supporta, il significato. Il problema permane, infatti ora  la prassi a non poter essere ridotta in alcun significato. Dal punto di vista del significato, o meglio della relazione segnica, vediamo che linterpretazione interpreta un significato che le  presupposto: in questo senso se interpretasse la prassi, la coglierebbe nuovamente come significato. Questo , come dice Redaelli, i! problema ermeneutico. Questo  il problema della semiosi infinita, per cui sempre si interpreta avendo gi interpretato e producendo un segno che verr a sua volta interpretato, senza poter trovare alcun fondamento, senza poter cogliere la verit ultima dellevento, se non cogliendola in un ulteriore significato (di cui cercare nuovamente il fondamento); per poter uscire da questo problema, dicevo, Sini pensa in termini di distanza tra evento e significato, innestando la relazione segnica in quella che chiama relazione simbolica. 90 vi; pe22f ! Ivi, p. 224. 1.1 Dallevento alla prassi. A questo punto Sini individua una seconda relazione (che chiama simbolica), in grado di far luce sul problema dellevento; scrive: Ci a cui il segno rimanda, ci che nel segno si sottrae  la relazione simbolica a mostrarlo, in uno col suo accadere nel segno e col segno.!* La relazione simbolica accade col segno,  levento del segno. Pu essere pensata come originaria sfessit che accade nelle due parti della relazione: ad esempio il s e laltro, o labito di risposta e loggetto. La parte  abituata a corrispondere in un certo modo al proprio altro e per questo, fin tanto che questa corrispondenza accade, le due parti si ritrovano e si ricongiungono nella loro stessit originaria, nella loro verit. Scrive infatti Redaelli: Per Peirce ogni segno  uno stimolo a rispondere, ad attivare cio un abito di risposta: di fronte a x ci comportiamo in modo y. La Risposta (o abito di risposta)  dunque ci che si  pronti a fare di fronte a un segno ed , in questo senso, la manifestazione di una relazione segnica concretamente attivata. In questo senso linterpretante va pensato come un codice (per cui a sta per d), ovvero come funzione: ci che attiva la relazione 19 In definitiva la relazione simbolica segnica traducendola e manifestandola come Risposta. pu essere intesa come quellabito di risposta interpretante che, nel momento in cui riconosce il segno cui  solito corrispondere, gli d significato. Pragmaticamente possiamo pensare alla coazione a ripetere dellabito di risposta come a quella predisposizione che, venendo attuata e confermata, ritorna a s. Ad esempio, quando il bambino riconosce la luna, coglie la luna come segno di una precedente esperienza: Scrive Redaelli: Tale relazione  costitutiva anche del bambino, che guardando e riguardando la luna imparer via via a trovarla in cielo e successivamente a riferirsi ad essa come al satellite 9920 della terra. Frequentando il bagliore della luna con lo sguardo, il bambino apprender a corrispondere alla luna; il chiarore della luna diventa un segno che accade come Risposta, dal momento che il bambino ha appreso a riferirsi al proprio altro come Oggetto-luna. Insomma, la relazione simbolica viene pensata come il fotogramma di una azione che sta avvenendo e che fa accadere quella segnica (la distanza bambino-luna). ! Nel riconfigurare 18 Ivi, p. 252. ! Ivi, pp. 245 - 246. 20 Ivi, p. 247. 2! Cfr. Ivi, pp. 247 e 265. levento in termini di prassi scopriamo che  la relazione corpo-ambiente a costituire la pre- comprensione: scrive Sini che avendo pre-compreso, noi possiamo interpretare, cio elaborare la pre-comprensione nella significativit del mondo. Viene cos riproposta la stessa differenza che avevamo visto tra evento e significato: portare il pensiero a pensare il proprio evento e il proprio fondamento in termini di prassi lo arresta davanti alla non coincidenza di prassi e significato, poich nessuno di essi  la prassi! Ogni nuovo significato  custodito da uno sfondo, da una sinergia che assume gli elementi di altre prassi, e che li d cos come li d: ogni chiarificazione infatti non  che una ulteriore interpretazione, supportata da una pre-comprensione pragmatica che ne custodisce e ne adombra la verit. Sini fa lesempio del foglio di carta tracciato, per aiutare a comprendere la relazione simbolica. In questo caso levento sarebbe immaginato come un foglio di carta ancora bianco, ovvero come supporto della traccia e sua condizione. Tuttavia quel foglio bianco  retroflesso a partire dallo stacco della figura:  per differenza dalla traccia che vediamo quel bianco come sfondo o supporto della traccia. Per cui il foglio bianco presupposto  una retroflessione posta nel momento della traccia, un Uno posticcio; la domanda allora  la seguente: se la traccia non fosse tracciata, come potrebbe essere ancora uno sfondo quel foglio bianco? Scrive Sini: il supporto (lo sfondo) non era affatto tale, non era de-terminato secondo quel significato che ora accade, n era alcunch di indeterminato. Esso era precedentemente definito, e diversamente esperito, entro altre pratiche di vita.?* Ad esempio le pareti della caverna erano esperite entro altre pratiche, prima di venire usate come sfondo per le figure tracciate, acquisendo una rilevanza e una evidenza differente. Ogni sfondo, ogni evento, accade assieme al significato,  il suo accadere e nulla in s; ritracciarlo lo renderebbe un uno posticcio, perch sarebbe il significato di un ulteriore evento. Levento, di per s, non pu essere predicato, piuttosto il suo accadere pu essere praticato differentemente. Dice Sini: lo si pu esperire prima che esso si traduca in un esperito, ci si pu educare per darsi l'occasione di fare esperienze differenti su cui riflettere e, soprattutto, esperienze vere perch conformi al presente. In nessun caso levento passato sar ripristinato, perch non  questo che pertiene alla verit. La sua legittimit [della prassi] non si misura pi sul piano teorico della 22 L. Cristiano, op. cit., p. 22. 23 E. Redaelli, op. cit, p. 230. 24 Ivi, pp. 295 - 296. 25 Ivi, p. 267. fondatezza ma sul piano pragmatico della sua efficacia, scrive Redaelli, e cos la verit dei significati va piuttosto lasciata alla riprova delle proprie conseguenze. Cos facendo si pu esperire diversamente la verit, attuando una prassi che tenga conto dellimpermanenza del proprio operare, ovvero che lo esibisca, per divenirne consapevole; che accolga la differenza, quel qualcosa (di non ancora definito entro quellintreccio di pratiche) che si dis-loca, muta contesto, assumendo unevidenza e unimportanza che prima non aveva e si staglia, si rende visibile, istituendo un nuovo orizzonte, una nuova apertura di senso. Per cui ri- tracciare il proprio evento, esibendo le proprie figure, diventa il modo di trasformarsi, di divenire ci che si , apprendendo ad abitare il circolo ermeneutico [...] nella maniera giusta. 2Ivi, p. 272. 2? Ivi, pp. 43 e 270 - 271. 1.2 La verit cruciale. A questo punto  entrato in campo il tema della verit cruciale:* si pu immaginare la semiosi infinita come una linea orizzontale che non pu giungere n ad una origine n ad una verit finale, non potendo cos pretendere un fondamento certo per la propria verit; sulla linea verticale, invece, possiamo vedere levento di ogni interpretazione, intesa come relazione simbolica (relazione tra s e laltro, data dalla prassi che li con-costituisce), sempre vera nel suo accadere. Sempre vera perch pensata pragmaticamente: dal momento che labito di risposta (ci che si  pronti a fare, dunque che si ha da essere) riconosce ed interpreta, questa prassi di mondo ha colto un significato efficace. La verit, insomma,  posta come meta di un cammino di verificazioni infinite, ma vere perch efficaci a questo mondo, di volta in volta: ogni interpretazione  in cammino verso la non-verit della sua verit; questo essere in cammino  appunto lesperienza della verit.?? Con abito di risposta Sini intende labitudine a relazionarsi alla cosa in un certo modo: ogni prassi  un incontro col mondo, per cui il vivente conosce il mondo, se lo configura, nei modi in cui lo pratica. Dice al riguardo Cristiano, nel suo saggio sul pensiero di Sini: secondo questo ordine di ragioni, se un comportamento  da considerarsi come un abito di risposta, da questa posizione discende pragmaticamente che ogni azione non  che un significato incarnato e implicito.? Ogni abito di risposta messo in pratica  l'occasione per un nuovo incontro con le cose: da un lato permette di riconoscerle (appunto perch ne custodisce il significato), dallaltro apre alla possibilit dellerrore e dellefficacia, che confermeranno o meno labitudine. Come dice Cristiano:  possibile gettare un ponte tra il senso dellabito di risposta del pragmatismo peirceano e il motivo heideggeriano delle azioni come pragmata, nellesplicitazione della significativit del mondo (Sein und Zeit) nei termini del circolo ermeneutico: linterpretazione  dunque intesa come donazione di significato a partire da una pre-comprensione pragmatica, le cui figure umbratili, emotive, vengono assunte e analizzate dal saper dire riflessivo.?! Detto molto sommariamente: la prassi d senso ai significati, al contempo questi significati non sono la prassi che dicono, dunque non  possibile raggiungere una fondatezza ultima del conoscere. 28 Ivi, p. 259. 2 Ivi, pp. 236, 238 e 258.  L. Cristiano, op. cit., p. 37. 31 Cfr. Ibidem. 10 Come dice Redaelli: Il senso (inteso come direzione) dellesperienza va allora ricercato proprio in quella kinesis, [...] in questa coappartenenza della non-verit dellinterpretare (il quale, poich accade, anche cade) rispetto alla sua verit evenemenziale. [...] Ci che ha senso, allora,  proprio lesperienza di questo cammino. Non si tratta dunque di dire levento, quanto di abitarlo secondo una nuova prassi, di abitare il problema del fondamento esercitandosi allincontro con la non-verit, anzich tentare di risolverlo teoricamente. La prassi che Sini ha in mente sar trattata nel paragrafo successivo. In questo senso la prassi genealogica  un espediente etico che come fine non ha la verit universalmente vera dellevento, piuttosto il produrre una certa postura del soggetto, [...] 33 una nuova ermeneutica, che sappia abitare levento, svincolandosi dalla superstizione delloggetto, accettando il suo dileguarsi. 22 E, Redaelli, op. cit, p. 260. 33 Ivi, pp. 301 e 305. 11 1.3 Letica della scrittura. Riprendo una pagina de Il profondo e lespressione, testo in cui il conoscere  declinato nei termini del conoscere laltro per la prassi della fenomenologia psichiatrica. Qui Sini affronta la relazione simbolica apertura allaltro, come via duscita dallimpasse che vede nellobiettivare laltro lunico modo di conoscerlo, misconoscendone in fondo lalterit. Questo atteggiamento dogmatico  proprio di quelle prassi che intendono i propri oggetti come cose in s, non osservando di averli configurati e conosciuti secondo il proprio metodo. Dal momento che una prassi mantiene un atteggiamento conoscitivo-contemplativo ergendosi in pratica a normativit e a criterio di normalit, finisce, nel descrivere laltro, per valutarlo e implicitamente a normalizzarlo, diciamo ad appiattirlo nella propria riduzione. Cos non  attinto un con-sentire come un reale con-agire, poich lazione stessa di questo 9934 attingere resta inosservata e incompresa.' Di contro, Sini invita non a una contemplazione conoscitiva della cosa stessa ma a una prassi trasformativa in cui i soggetti sono allo stesso titolo in gioco, essendo il prodotto in cammino di questa prassi e non il loro presupposto. Il metodo fenomenologico, andando a fondo nelle pratiche, si introduce nel profondo che lo costituisce. In questo modo esso mette capo, si potrebbe dire, a unetica della scrittura, cio allimpegno di riscrivere la sua stessa prassi per abitarla consapevolmente. Ci non significa, evidentemente, scrivere la teoria della propria teoria (o non soltanto questo), ma fare della riscrittura un comportamento, unetica, un appaiamento concreto con laltro, con loralit e la scrittura dellaltro.* Sini mira a una con-costituzione di una terza scrittura come reale Paarung? attivamente promossa e trasformatrice di entrambi i poli di partenza, (appunto il s e laltro).? In primo luogo  la condivisione di una prassi la condizione per lappaiamento dei due soggetti, per la loro reciproca comprensibilit. La condivisione della prassi  la condizione per il senso entro cui la verit verr fatta. Per di pi il fine della prassi, essendo condiviso, sar rivolto al bene comune piuttosto che a quello privato. Per fare questo, per, questa prassi deve rendere conto del proprio operare perch 1 soggetti siano consapevoli della particolarit delle proprie verit. C. Sini, J/ profondo e lespressione, cit., p. 66. 3 Ivi, p. 67. 36 &   (0 RO 3    Rie Un atto di accoppiamento per cui mi  reso possibile appaiarmi con laltro e con-sentire (sentire con lui), in virt di una analogia trascendentale, cio con-costitutiva, [una parola, un segno] e non meramente psicologica, il suo modo di essere nel mondo Ivi, p. 62. 37 Ibidem. 12 Altrimenti come ci si potrebbe rendere conto del senso assunto dalla propria prassi, come si saprebbe, ad esempio, di non stare operando individualisticamente? Il sapere contemplativamente atteggiato, dunque, condivide col sapere mitico la cosiddetta logica del fantasma: entrambi non riconoscono la propria impermanenza, ovvero la particolarit e la caducit della propria verit. In questo senso Sini li chiama superstizioni. La catastrofe del sapere?"  proprio ci che la superstizione non pu accettare o non pu vedere. Sini definisce limpermanenza come il fondamentale essere-in-errore del sapere: da un lato il sapere apre alla possibilit dellerrore, possibilit che rievoca la morte nella misura in cui il sapere non risulti pi efficace, avendo perduto la propria presa sul mondo; dallaltro lessere-in-errore riguarda la particolarit di ogni sapere, il suo essere relativo alla prassi entro cui ha significato.? In questo caso lerrore coincide con la verit di quel sapere; questo paradosso risulta inaccettabile finch non cambia la prospettiva da cui il problema  osservato: non si tratta di cercare fondamenti perch la verit risulti intramontabile, piuttosto di fare i conti con limpermanenza di ogni prassi. Aperta al costitutivo errore della propria verit, questa postura sa di essere vera fintanto che risulti efficace; si tratta insomma di un sapere che imiti il movimento vivente (impermanente), non pi i propri fantasmi (in primo luogo il possesso della vita eterna nellaffermazione della verit individuale). 38 vos. ax 1 *1%/3 . . ds Levento  il non senso del senso, cio la sua eterna possibilit e apertura, il suo rinascere e costituirsi dallerrore e come errore. C. Sini, Filosofia teoretica, Editoriale Jaca Book, Milano, 1992, p. 80. 9? C. Sini, Opere, cit., pp. 818 - 819. Gi Sini, Filosofia teoretica, cit., p. 80. ua  Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., pp. 109, 115 e 124. 13 1.4 Il cammino della verit. Riprendendo alcuni punti si pu dire che la cultura venga intesa da Sini come interpretazione del vivente incontro col mondo, incontro altrimenti immemoriale, non conoscibile se non nella particolarit di un sapere; incontro cui si riferisce col termine evento del significato.* Se la sinergia delle prassi indica quellinsieme di abiti che supportano il significato, gli abiti, presi come potenzialit (come aver da essere in questo o in quel modo), costituiscono lapertura del vivente al mondo. Lapertura percettiva e affettiva delluomo, il suo essere- nel-mondo, si configura in base ai propri abiti di risposta; per fare un esempio, il bambino  predisposto ad afferrare gli oggetti con le mani e non con i piedi. Cos mano e mondo afferrabile sono cresciuti insieme: la cosa afferrata conferma la mano, [...] la mano plasma la cosa, le assegna confini definiti e un percorso di infiniti possibili afferramenti: afferramenti conoscitivi, euristici, cio aperti alla scoperta del mondo. Dice Sini: Sono appunto le pratiche a produrre un effetto di verit. Questo discorso  cos la mia verit relativamente assoluta, cio assolutamente vera nella particolarit di questa prassi. D'altronde proprio la sua affermazione mette in moto le condizioni del suo abbandono. Insomma la verit ed il suo destino si fanno negli effetti che la pratica ed il sapere producono, fino alloblio per inefficienza, disinteresse o trasformazione dei metodi e delle prassi della societ.' Di questo sfondo, di queste configurazioni che ci destinano, possiamo divenire consapevoli trascrivendole in quel saper fare che  il saper dire, dunque perseguendo metodologicamente le verit del sapere.** Interpretare una figura, dispiegarla e svilupparla, estenderla e concentrarla, svolgerne e penetrarne laura disvelando i suoi supporti non  che un percorso di figurazioni, di segni incisi su un altro supporto provvisorio, nella prospettiva infinita di ci che sono solito chiamare foglio-mondo .! 4 Cfr. Ivi, p. 110. 4 Cfr. C. Sini, J/ profondo e lespressione, cit., pp. 18-20, 47 e 80. DE Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 111. 4 C. Sini, Inizio, cit., p. 83. 4 O verificate. Cfr. Ivi, pp. 77, 152 e 161. 47 Ivi, p. 83. 8 Cfr. C. Sini, // profondo e lespressione, cit., p. 20.  L. Cristiano, op. cit., p. 146. 14 Come dire che ogni evento del significato sia laccadere di un foglio-mondo, e che ogni riconfigurazione del mondo, ogni comprensione, sia un modo per ri-tracciarlo.? Gli abiti di risposta intramano lo sfondo che il saper dire pu analizzare secondo la propria prassi: il sapere genealogico adopera i propri strumenti (i propri segni) per analizzarne il senso, ma il senso che coglie  piuttosto il percorso compiuto dalla propria pratica: riflettere sul senso della prassi la indirizza verso nuove figure, dunque verso nuove pratiche di mondo. La genealogia, quale metodo rivolto allanalisi dello sfondo,  perci soltanto una delle possibilit per quel cammino collettivo che fa la verit; in particolare lauto-bio-grafia, come anche dice Sini, proponendosi come etica della scrittura, si propone come un altro tipo di scrittura, una scrittura simbolica che non nasconda il proprio gesto, ma che esibisca la materialit e il supporto che la rendono possibile;?! in questo caso la ricerca del sapere ha come fine il viver bene piuttosto che l'immortalit. Analizzare il supporto (la sinergia delle prassi) che accoglie il significato permette di interpretarne genealogicamente le figure, che costituiscono lontologia fondamentale e dunque il supporto dei saperi epistemici. Se per Heidegger levento pu essere mostrato solo da un Dire originario, cio da un dire non riflessivo, come nel caso del dire poetico o mitico, per Sini l'analisi pu essere efficace, soprattutto come espediente etico per farsene carico. Cos conclude Redaelli: accade che il soggetto si imbatta nellesercizio del disincanto e che, soggiogato a questesercizio, ne accolga le istanze e le faccia proprie. La filosofia [...] non ha di che giustificarsi, ma solo da esibirsi nel proprio esercizio etico e pedagogico. Sini, dal canto suo, lo ripete con una osservazione di Nietzsche: quel che mi importa  la a n si 54 sopravvivenza della mia specie.  E. Redaelli, op. cit, p. 269. 9! Ivi, p. 305.  C. Sini, Idoli della conoscenza, cit., pp. 74 e 122. 9? Cfr. L. Cristiano, op. cit., pp. 37 e 39. 94 Ivi, p. 316. 15 2. Ri-tracciando la mente. Secondo quanto detto nel capitolo precedente diventa ora possibile delineare una genealogia della mente, seguendo alcuni testi di Sini. Verranno ri-tracciate le soglie della mente, le occasioni del suo divenire, senza la pretesa di poterle dire tutte, n di ridurre in questi significati ci che comunemente viene inteso come mente. A questo punto credo sia utile ripartire proprio dal concetto di soglia. Il doppio  la soglia, dice Sini, ovvero levento in figura.? La soglia pu essere intesa come occasione: caduta, o evento del significato. Per esempio: sulla soglia della mano accade la mela, nel senso che labitudine a prendere la mela trova conferma, riconoscendo la mela (il che significa che la mela  sempre in figura). Pi precisamente per lo slancio prensile  lesecuzione di un abito di risposta che aveva nella figura della mela il proprio fine e dunque lorigine del proprio movimento; al contempo quella mela fa da specchio alla fame (allimpulso) che vi si dirige. La soglia della prassi  lincontrarsi dellorigine col fine, dove latto di varcare la soglia  lo stesso che latto di interpretare il segno. Si pu dunque pensare alla soglia come a una oscillazione, in cui lorigine (labito) giunge in fine a s, ed  proprio il momento del riconoscimento il contraccolpo in cui si verifica la buona o cattiva riuscita dellabitudine.? Questa oscillazione Sini la chiama anche coazione a ripetere degli abiti di risposta: nel senso che, fin tanto che funziona, il vivente  pronto ad agire in quel modo. Il contraccolpo, il ritorno che configura,  il doppio cosciente; per cui la soglia  loccasione del riconoscimento,  un evento cosciente. Con Sini si potrebbe dire che il corpo si interiorizza nellanima, cos come lanima si esterna quale corpo. Il contraccolpo cosciente  il momento di questo distacco: la distanza del sapere appunto (saper fare, ecc.), il momento della divisione (e dunque della relazione) tra anima e corpo. Le soglie affrontate nei paragrafi successivi sono viste come le occasioni che pi hanno determinato il formarsi dellanima.  C. Sini, Opere, cit., pp. 142 e 145.  Cfr. Ivi, p. 139. Avi po 143, 16 2.1 In principio  il movimento. La prima soglia dellesperienza viene pensata da Sini nella prospettiva heideggeriana dellessere-nel-mondo delluomo: luomo  collocato nel mondo, nel senso del suo farne esperienza originaria.* Essere collocato nel mondo coincide con lesserne a distanza, nel senso che il vivente  posto in relazione al mondo per via di un dislocamento originario. Per fare un esempio possiamo immaginare il passo che, a differenza della radice, si disloca percorrendo il terreno. Il mondo, in figura di vivente, fa esperienza del mondo (del proprio ambiente) appunto perch non vi si identifica, piuttosto lo configura. Il corpo in azione si pro-tende in concrete pratiche di vita e il protendersi del corpo  il modo, di volta in volta differente, in cui il corpo fa esperienza, nei modi particolari in cui si espone. Scrive Sini: Lessere attivo del corpo in azione si specifica [...] in abilit e usi strumentali del corpo stesso. [...] Lagente utilizza infatti la passivit stessa del suo corpo cosa per trasformarla in uno strumento, per esempio di difesa e di offesa. Cos il vivente, abbassatosi alla passivit di una mera cosa, si concede alla buona e alla cattiva sorte, come il bufalo che, facendo uso del proprio corpo per attraversare irruentemente il fiume, sperimenta questo uso strumentale nellincontro coi coccodrilli; luso di un mezzo che pone in relazione il vivente e il mondo, diventa il banco di prova per lo stesso uso. Cos facendo Sini configura il movimento originario, la kinesis, nei termini della relazione segnica; dice infatti: dove c distanza c segno. Il fenomeno della distanza pertiene alla natura stessa della relazione segnica, e la natura segnica pertiene a sua volta alla natura di ogni comprensione, di ogni risposta, di ogni esser pronti a fare, cio di ogni significato. Ogni cosa, commenta Redaelli, in quanto segno rinvia al significato per lInterpretante, 9964 ovvero lagente che mette allopera il processo di significazione.' Tenendo a mente quanto detto possiamo intendere questo primo rimbalzo di coscienza nei termini di Sini: lo slancio del corpo in azione genera, per retroflessione e contraccolpo, il senso dellessere corpo 98 E. Redaelli, op. cit, p. 221. 9 Ibidem. uu ei Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 41. 0 Ivi, p. 82.  Cfr. Ivi, p. 53.  E. Redaelli, op. cit, p. 260.  Ivi, pp. 221 - 222. 17 vivente (Leib); cos il vivente si avverte come origine interna della sua stessa azione 9 Detto altrimenti, in questo protendersi il vivente  cosciente di quella strumentale esterna. configurazione di mondo che ne ha motivato lazione. La configurazione fa segno allinterpretante, il quale si protende in una azione conseguente; cos, mentre persegue il proprio fine, il suo corpo incontra il mondo, vi impatta, e ogni incontro far segno, ad esempio sollecitando il vivente ad aggiustare la presa. Ognuno di questi segni  l'occasione di una interpretazione, dunque di un contraccolpo cosciente.  Ivi, pp. 53 e 82. 18 2.2 Lo strumento. Dalluso del proprio corpo quale strumento si passa alluso di strumenti esterni, esosomatici. Si possono riconoscere differenze e continuit tra luso di strumenti esosomatici compiuto dagli animali, ad esempio luso di un bastone allo scopo di stanare le formiche, e quello che inizia a caratterizzare gli ominidi. Il bastone in generale potenzia ed estende il braccio, scrive Sini. Ecco una prima soglia di emergenza di azioni propriamente intelligenti (non iscritte gi nelleredit genetica e in ci che si suole chiamare istinto). Per entrambi il bastone agisce come il braccio. [...] Una lamina di selce, invece, ricavata da un blocco di pietra, esige, per la sua preparazione, una doppia azione corporea: in primo luogo il trasferimento dellazione in uno strumento, poi luso di questo strumento per produrne un altro, cio il resto che era stato prefigurato. Per fare un esempio pensiamo allatto di prendere una selce al fine di colpirne un'altra, ricavandone una lamina. La lamina a sua volta pu essere usata per un ulteriore fine, e cos via. E dunque la prefigurazione, il saper pro-gettare, che fa la differenza dellominide rispetto agli altri animali. In effetti, che gli animali usino strumenti lo diciamo noi, per analogia rispetto ai nostri usi strumentali, ma, a differenza delluomo, essi non curano n conservano i propri strumenti: gli animali sono nellimmediato essere in azione, appunto non lavorano, non progettano n conservano i resti del proprio lavoro. Perch uno strumento sia considerato tale deve essere stato costruito per un fine. Dal momento che il corpo, agendo, discrimina dal mondo lo strumento, |[...] rispetto al fine dellazione, questo strumento diventa lunit di misura che consente di analizzare linsieme di partenza e di ricomporlo sinteticamente nel sapere riflesso che ne deriva.? Per esempio, dapprima il pugno batte, poi la mano afferra un sasso per battere, cosicch il sasso rappresenta lazione al soggetto attivo, in una generalit trasferibile: il sasso si trasferir in tutti i casi di quel battere, di modo che i/ battere stesso si specificher e si  C. Sini, Inizio, cit., p. 34. Tee, Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 63.  Ivi, p. 64. 9 Ivi, p. 43. 7 Ivi, p. 64. 19 estender, suggerendo nuove mediazioni e nuovi strumenti, sino al martello del fabbro preistorico. Quando il sasso diventa il mezzo per un nuovo uso, ecco che si articola il senso che esso (0, in generale, la cosa) ha per noi: di uso in uso, di protensione in protensione, conosciamo in maniera pi articolata.? Ora  possibile comprendere che i/ lavoro  conoscenza, dice Sini. Il lavoro infatti produce un resto,) disponibile a un uso generico, e a una funzione analitica, in cui un aspetto dellazione immediata, [...] viene analiticamente estratto, cio astratto, dallinsieme e trasferito nelluso specializzato dello strumento.* Questo  quello che potremmo chiamare un significato ancora incarnato (una figura, una cosa); queste protensioni non sono ancora propriamente protesi perch manca la sostituzione rappresentativa, ovvero la parola tramite cui riferirsi a quella figura: sar 74 6 questa a istituire la differenza tra una reazione immediata e la consapevolezza:'' non solo ? Prima del linguaggio, dunque, le prassi saper fare, ma saper che cosa (ecco la parola) si fa. condivise stavano costituendo quegli abiti di risposta comuni che il linguaggio indicher come propri significati. Per fare un esempio, la caccia, imponendo la cooperazione allinterno del gruppo, ha avuto una grande influenza nella spartizione dei ruoli: mentre i maschi abili si procuravano il cibo, le donne rimanevano al campo per occuparsi dei bambini e dei malati. Cos, proprio la necessit di organizzare la caccia e la complessit delle precise nozioni che la crescente eredit culturale richiedeva, influirono sulla trasformazione dei mezzi comunicativi animali. Osserviamo questa trasformazione dal punto di vista della vocalit. Il corpo vivente  in relazione ad altri viventi, coi quali scambia segnali. Il segnale ancora non significa, non veicola informazioni ma, piuttosto, induce a una reazione laltro; pensiamo ad esempio al ringhiare del cane. Scrive Sini: ? Ivi, p. 65. ? Cfr. Ivi, p. 66. ?? Ivi, p. 64. 2 Cfr. Ivi, p. 53. ? C. Sini, Inizio, cit., p. 35. 7 E. Anati, Le radici della cultura, Jaca Book, Milano, 1992, pp. 54 e 61. re Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 43. 20 Dapprima la voce  un mero gesto, e come tale  solo un prolungamento del corpo: strumento atto a emettere segnali. Poi diviene veicolo e supporto di significati, cio di abiti di risposta comuni. [...] Linteriorizzazione in tutti i membri della comunit di queste effettuali e potenziali risposte comuni costituisce lintersoggettivit spirituale: lo spirito oggettivo, direbbe Hegel, il noi /8 fig ela  A  cio quando i ruoli Il verso diventa significativo quando caratterizza labito di risposta che si era pronti ad assumere e ad agire (le risposte comuni), vengono indicati e e-vocati. Questo  ci che fa la sostituzione rappresentativa: il segno indica e cos riporta in presenza loggetto di una prassi che, altrimenti sarebbe assente. Poi, proprio evocandolo, diventa possibile progettarlo ed educarsi a nuovi abiti. ?8 Ivi, pp. 83 e 84. 99 Ivi, p. 45. 21 2.3 Lo sguardo. Per comprendere meglio alcune condizioni dellevento del segno, Sini affronta la soglia dello sguardo. Si pu dire, innanzitutto, che il vedere ha il proprio doppio nellesser visto. Cos i i nt alura 80 emerge il segno del potenziale esser visibile del mondo, segno che  la soglia di ogni prospettiva. Il segno, in questo caso, pone la relazione tra un vedente e lessere, ovvero ci che  visto. Ad essere visto  appunto il mondo, per cui Sini conclude dicendo che, siccome il mondo si raddoppia nellocchio del vedente, ecco che emerge la prospettiva come specchio del mondo; scrive: lo psichico non  altro che linteriorizzazione riflessa del visto nel poter vedere? .! Un passo ulteriore lo compiamo considerando che ogni prospettiva coglie differenze progressivamente, prende continue distanze. Considerando poi la sinergia dello sguardo (che coglie un /d) e del tatto (che coglie un qui differente, ovvero un non ancora l), si apre la distanza (un / per un qui) e la possibilit di colmarla in un certo modo, dove il modo sar appunto la misura di quella distanza. Ad esempio la lattuga stimola la tartaruga a colmare una distanza configurando un percorso da seguire, quella che noi potremmo chiamare una distanza di trenta passi: cos viene costituendosi lanima percorrente della tartaruga.** Questa anima misurante, tuttavia, si risolve nel misurare, non si vede misurare (in questo senso non misura esplicitamente). Redaelli riporta lesempio della relazione della madre col bambino, trattata in diversi testi da Sini, in cui  possibile vedere come lunivocit della relazione simbolica sia loccasione per la divisione segnica. Scrive: Linfante  cos il guardato dallo sguardo della madre, e perci anche salvaguardato: egli si ri-conosce in questo essere guardato. Ri-conosce perci, attraverso lo sguardo che lo colloca nel mondo come il guardato e salvaguardato, la propria provenienza, [...] ovvero ci a partire : + 183 da cui egli . Lo sguardo diventa segno di riconoscimento. Per questo motivo sapere di essere visibili equivale a sapere di essere interpretabili, nei modi interiorizzati in cui si  stati interpretati. Lo sguardo, in questo senso,  quellinterpretante che occasiona levento della forma; per di pi 8 C. Sini, Opere, cit., p. 148. 8 Ivi, p. 149.  Cfr. Ivi, p. 152. 8 E. Redaelli, op. cit, p. 235. 22 lo sguardo materno diviene segno della madre per il bambino. Si instaura quella relazione simbolica costitutiva (la madre  tale per il bambino, e viceversa), per cui la parte trova il proprio senso nella figura che la attrae. Scrive Redaelli: Loriginario  allora il rinvio entro cui quella met  presa, nel senso che loriginario (ad esempio la verit del bambino in s) non c, se non nella particolarit della relazione che ha costituito i due poli.** 84 Cfr. Ivi, pp. 235 - 237. 23 2.4 La voce. Levento del segno estroflesso, anche se non ancora tracciato sopra un supporto esterno,  dato dalla voce significativa. La voce come gesto  connessa allazione delludito, infatti la voce attrae a s loggetto dellinteresse; il fine cui mira  quello di imporre e regolare il comportamento di un altro vivente. Sini fa l'esempio dellelefante che barrendo chiama a s il piccolo, facendolo accorrere.* La voce si esosomatizza perch il suo rimbalzo non accade sulla soglia del corpo, ma in un l fuori: sulla soglia delludito la voce ritorna come risposta ma la sua provenienza non ha un dove; proprio per questo la voce delinea, a seconda del suo senso, la propria provenienza e la x propria destinazione. La voce mostra da chi, da quale emozione,  mossa e quale prassi 6 impone. A differenza della vista, solitaria per eccellenza, la voce  comunitaria: collega nellazione i membri della stessa specie; tuttavia  necessaria ancora una soglia (quella del segno estroflesso) perch tutti coloro che ascoltano possano appaiarsi in un dire comune, che segni prassi comuni.* Lasciando questo passaggio ai paragrafi successivi, seguir per ora alcuni passi di Sini in cui tratta della voce, nel momento in cui  divenuta significativa. Il l fuori comune da cui ritorna la risposta significativa dellaltro, a questo punto, permette la spiritualizzazione del vivente: il vivente, nel momento in cui comprende il significato comune, viene riflesso come soggetto: in altri termini il l fuori comune riflette 1 relativi qui dentro. Il momento originario  quello dellascolto, non quello del dire, per cui, secondo lesempio di Sini,  innanzitutto un altro a dirmi girati! Quando il vivente apprende i significati (dunque apprende a riferirsi alle prassi che vive tramite certi segni), apprende a riferirsi a s, soggettivandosi. Al contempo apprende questi significati sentendoseli dire, dunque scoprendosi laltro di chi parla; sapendosi laltro dellaltro, ovvero la retroflessione dellaltro generalizzato (del significato girati!), si ritrova nella distanza del dire. Dicendo 1? girati!, in fondo, non faccio altro che apprendere e interiorizzare la risposta dellaltro come mia risposta possibile.5 8 Cfr. C. Sini, Opere, cit., p. 158. 8 Cfr. Ivi, pp. 159 e 161. 87 Cfr. Ivi, pp. 163 - 164. 24 2.5 Il segno. Ne consegue che  il rimbalzo interno del risuonare esterno della voce la radice prima della nascita dellautocoscienza.** Scrive Sini: In una comunit linguistica si  pronti a fare qualcosa in comune in base a risposte estroflesse. La parola in questo modo retroflette il locutore: egli  in grado di dire contemporaneamente a se stesso ci che significa agli . 3,89 altri. Il significato estroflesso nella voce indica il saper fare, evocandolo: dicendo scappa laltro capisce di dover scappare; il saper dire  dunque una prassi che, attuando il proprio senso, fa emergere le proprie protesi (i propri significati). Se lazione animale  una pro- tensione del corpo verso il proprio scopo, la soluzione di questa continuit  data dalluso di protesi: la protensione viene trascritta (segnata) sopra un supporto (la voce, la pietra, ecc.) che cos la discrimina e ne retroflette un agente consapevole. Scrive Sini: In quanto il nome raddoppia il mondo vissuto-agito trascrivendolo su quel supporto materiale che  la voce, allora il nome incarna o rappresenta una sorta di unit di misura analitico-descrittiva del mondo. In sostanza, il nome  come un primo algoritmo, ed  cos che gli umani entrano nellacquisto e, contemporaneamente, nella alienazione del sapere. [...]  il mondo che si fa segno, o accade nella figura del segno, per il lavoro dei nomi. Dicendo che il nome incarna, Sini sta anche indicando la materialit del mezzo. Quale strumento usato per un fine, il significato ha un che di materiale, una qualche incorporazione, , ad esempio, un certo suono, un segnale; al contempo ha un certo senso, . Da un lato ogni strumento tende alla per quella prassi che d senso al significato. generalizzazione (lagente lo usa come unit di misura, unit che come tale  trasferibile), dallaltro c per un limite di efficienza, determinato appunto dalla sua natura: non si 9993 abbattono con un bastone le mosche. Prendendo come esempio la voce si pu dire che, adoperandola come supporto (cio passivizzandone il corpo e usandolo per progettare), questa sua matericit imporr i propri limiti colorando il sapere. Il risultato di questa operazione 88 Ivi, p. 84. 99 Ivi, p. 46.  C. Sini, J/ profondo e lespressione. , cit., p. 47. GE Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 56. ? Ivi, p. 46. C. Sini, Inizio, cit., p. 37. 25 metodica sono quelle modulazioni del messaggio e delle cose che danno vita alla grammatica verbale. La materia della protesi colora il sapere che ne deriva: ad esempio conosciamo il mondo articolato in gesti vocali, in linee grafite e cos via. In definitiva il supporto esterno permette di tracciare un segno che rimandi allassente, esosomatizzando la prassi in una protesi; tuttavia propria la peculiarit della materia del supporto determiner i limiti di quel sapere: non  lo stesso articolare il mondo in gesti vocali, piuttosto che in linee graffite. In definitiva, considerando la peculiarit empirica della voce, Sini descrive il linguaggio come una macchina eminentemente pervasiva e astraente, che si estende a tutto, ricopre tutto (ogni cosa); il segno graffito, invece, grazie al suo supporto, diventa o Cagant96, ; . un segno visibile. Ogni supporto alleva una mente e un mondo conformi. #0, Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 59. * C. Sini, Inizio, cit., p. 37.  Ne tratter nel paragrafo 2.8: Le soglie della scrittura. 26 2.6 Laritmetica dell'esperienza. La protesi  dunque una sostituzione rappresentativa: lazione viene segnata sopra un supporto esterno, divenendo unit di misura astratta, ma questo segno ha il proprio senso nella prassi che lo adopera e un limite costitutivo nella materia che lo supporta. Tuttavia, prima di venire estroflesso, il segno emergeva nel momento del riconoscimento, perch  proprio riconoscendo che si fa esperienza di ci di cui prima non ci si poteva rendere conto. In questo caso il segno  il doppio (levare) di un primo (battere) che non c. Per comprendere meglio questa ritmicit dellesperienza seguiamo lesempio di Sini. Il momento della nascita  descritto come quella zona in cui lorigine (intrauterina) vissuta viene meno, occasionando e conformando lesperienza dal neonato. Cos scrive Sini: dapprima [...] il bambino  il battito cardiaco della madre. Egli  la madre, la Stessit e la totalit dellintero: ovvero niente. Poi egli ha il battito [...] come sua distanza e provenienza. Si pu dire che il battito vissuto venga riconosciuto nel momento in cui si ripresenta. Il vivente pu ri-conoscere qualcosa solo perch lo ha gi vissuto, ma  proprio nel momento in cui riconosce il battito che diventa un vivente cosciente del battito. Abituandosi a corrispondere al battito si pone a distanza; accade una distanza: la relazione tra labito di risposta, che fa del neonato quel vivente che riconosce il battito, e loggetto del suo interesse (il battito). La distanza ha ed  gi in s ritmo,? ovvero misura della distanza. Il ritmo del battito viene dunque riconosciuto dal neonato che ora lo misura e lo configura come ;/ battito (ad esempio il battito rappacificante). Quanto detto ha il fine di svelare come, a partire dallazione, tutto ci che c, che  in presenza, chiama in causa la memoria, cio quel riconoscimento attivo e pratico che presiede alla formazione dellabito: attitudine a rispondere in certo modo e ad aver da essere le proprie risposte incarnate. Nient'altro che questo  la prassi, il che significa che il corpo in azione  costituito da memorie archeologiche o ancestrali.?9 Per linfante il mondo  costituito da emozioni, immaginazioni non verbali e da pratiche concrete. Linfante non percepisce tanto i singoli atti della madre, piuttosto comprende 99100 linsieme delle sue gestualit apparecchianti, accudenti, ecc. In altri termini labito di C. Sini, J/ sapere dei segni, cit., p. 106. * L. Cristiano, op. cit., p. 136. ? Ivi, p. 141. ! C. Sini, // sapere dei segni, cit., p. 86. 27 risposta volge il vivente verso il proprio stimolo, lo e-moziona, lo pone in-tensione verso lo stimolo. Ecco dunque un passaggio fondamentale:  lemozione il puro ritmo che configura in un dato modo lo stimolo.!! il ritmo del vocalizzo, con la voce o con dei colpetti.! Questa ritmicit  la materia prima del linguaggio emozionale e conoscitivo, dunque  la musicalit del comportamento [forma, ritmo e intensit] a costituire lespressivit originaria, [...] la sostanza stessa sia delle esperienze sia delle cose del mondo; sostanza sulla quale si modellano poi i segni del linguaggio! La relazione tra neonato e mondo si instaura a partire da questi ritmi affettivi inconsapevoli, gesti poi condivisi che danno forma alle esperienze personali. Al momento opportuno la madre inizia a variare la risposta. Il bambino scopre cos la propria differenza rispetto allaltro. Infrangendo il rapporto speculare la madre permette al bambino di fare esperienza della reciproca differenza: diventa possibile, sulla base di queste forme comuni del sentire, la lettura delle intenzioni altrui (lempatia). Solo a questo punto il bambino si rivolge interrogativamente alla madre, per sapere come debba reagire o come debba comportarsi in condizioni di incertezza.!* Questo cammino di soggettivazione diventa propriamente tale quando, alla conoscenza di s, il bambino perviene per inferenza: in primo luogo associando il detto allatto (imparando ad assimilare la propria vivente esistenza con il nome che gli  stato affibbiato, dicendo Io, cio Pierino, ho fame, ho sonno);! poi inferendo dallignoranza e dallerrore la propria esistenza, ad esempio constatando con la propria pelle che la stufa 99106 scotta veramente. Ecco il momento in cui il bambino apprende a riferirsi a s tramite il segno Pierino, e a dirlo veramente, cio constatando come dirlo risulti efficace, permettendogli ad esempio di non avere pi fame. 0! Cfr. L. Cristiano, op. cit., p. 135. 2 Cfr. C. Sini, // sapere dei segni, cit., pp. 85 - 87. 3 Ivi, pp. 86, 88, 90 e 106.  Cfr. Ivi, pp. 90, 94 e 111.  Ivi, p. 101.  L. Cristiano, op. cit., p. 28 (cors. mio). 28 Lazione protesa nel mezzo fa esperienza, ma perch la prassi divenga esplicitamente ritmica!  necessario poterla contare tramite le protesi linguistiche,  necessario che il riconoscimento che conosce si innesti nel semplice riconoscere. Cerco ora di esporre questultimo passaggio. Sini distingue il riconoscimento che non conosce dal riconoscimento che conosce. Ad esempio il predatore che riconosce la preda non la identifica, semplicemente la ravvisa e reagisce di conseguenza. Sperimenta lassenza per differenza dalla presenza;  lassenza a muoverlo alla ricerca. Tuttavia lanimale non sperimenta lavere a distanza, il trattenere un oggetto in presenza quando questo  assente (possibilit propria delluso del segno). Luomo, potendosi rappresentare loggetto in assenza, resta nellattesa progettante in cui configura il riconosciuto come ci che conosce (trasformando cos l'impulso in intenzione). ! Come intendere dunque il riconoscimento che conosce? Riassumendo quanto detto, si parte dalla attivit tattile e manipolatoria delle mani, dalluso del proprio corpo come strumento, dalle protensioni in usi strumentali di corpi altri, analizzando cos le circostanze. Il mezzo, che come detto  una prassi, incarna lunit stessa del contare e crea le condizioni per la trascrizione della vita nel sapere.!! Questa aritmetica implicita del corpo percettivo conforma e configura il mondo secondo i propri ritmi (i propri modi di corrispondervi riconoscendolo). Il riconosciuto, nellonda emozionante della zona del ritmo, [...] pu allora sl11 fungere come unit di misura ritornante.  Il segno, in questo caso,  ancora implicito: Ogni evento dellespressione, potremmo dire noi, nella sua ripetizione assimila nuovi contesti e perci si espande nella direzione di nuove significazioni. Da ci deriva quel fondamentale ed ulteriore processo che chiamiamo astrazione. [...] Sono questi processi che fanno emergere segni dentro le cose e cose dentro i segni educando via via la mente e proiettandola nel linguaggio.!! Come detto il riconoscimento coglie un significato, dunque accoglie una differenza: riconoscendo faccio una esperienza differente che, tuttavia, va sotto lo stesso segno. Ci che x viene riconosciuto  estratto e astratto; cos viene tenuto conto (viene indicato) il ritorno: ? C. Sini, J/ sapere dei segni, cit., p. 111. rl Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 105.  Cfr. Ivi, pp. 98 e 104 - 105. ! C. Sini, // sapere dei segni, cit., pp. 108 e 110. !l Ibidem. SIC Sini, Idoli della conoscenza, cit., p. 185. 29 viene misurato, cio trasferito su un indice, ad esempio lindice che accenna e/o la voce che denota.!!? Sebbene lindice resti in una connessione di fatto, non significativa, con loggetto, gi questo trasferimento favorisce il sorgere della domanda: quante volte??!!* A questo punto subentra quella esteriorizzazione che inaugura la conoscenza propriamente detta. La parola, invero, innescatasi e modellatasi sul ritmo emozionato della voce, retroflettendo il S agente, innesta la prassi del saper dire sul saper fare. Il dire inizia ad articolare il saper fare, a fissarne gli accenti nel ricordo: rituali, liturgie, norme gerarchiche 99115 regolanti le pratiche: ecco i nomoi primigeni. Le cose si costituiscono entro questo battere e levare in comune della comune mousike che coinvolge corpo, canto e parola.!! La logica della parola si configura, dunque, nel ritmo dellesperienza, come distanza prima esperita e poi trascritta nella distanza del ritmo segnato: logica del racconto, cio del conto, che mette irrevocabilmente in fila secondo la logica del prima e del poi.!! Cos, assieme al racconto, ecco che la ritmicit dellesperienza diventa aritmetica: con le sue protesi oggettive e oggettivanti, scrive Sini, il numero trae fuori il ritmo purificato dalle emozioni, [...] scarnifica la parola, individuando in essa lo schema ritmico del quanto e dellin che ordine: ratio geometrica dellesperienza nei suoi ritorni destinati.!!* Giunti alla sostituzione rappresentativa, al segno che rappresenta la cosa sul supporto della voce, vengono operate le riduzioni dei differenti metodi del sapere, ovvero la scansione analitica dellintero che  lazione vivente.!! ZE, Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 29. 4 Cfr. C. Sini, // sapere dei segni, cit., p. 110 e 116.  Ivi, p. 113.  Ivi, p. 112. ? C. Sini, Opere, cit., p. 832.  C. Sini, // sapere dei segni, cit., p. 113. ve Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 58. 30 2.7 La conoscenza Distinguendo tra riconoscimento e conoscenza, Sini sottolinea ci che  proprio del vivente (il riconoscere) e ci che  proprio del Dio, ovvero del sapere (il conoscere); luomo, potremmo dire, si situa ne/ mezzo. Da un lato dunque il riconoscimento senza conoscenza (dellanimale), dallaltro la conoscenza senza riconoscimento (del Dio), nel mezzo il riconoscimento che conosce (delluomo). La creazione di macchine semoventi, di automi tecnologici, o di algoritmi, sono il prodotto delluomo, prodotti a immagine e somiglianza delle protesi, di cui proprio luomo  il prodotto. Cerco ora di analizzare queste figure. '? In questi termini il Dio pu essere inteso come lautoma primario (mechan): automa  in sostanza una protesi attiva, cio semovente, che simula il movimento originario proprio del vivente. Ecco allora cosa manca allautoma: la vita in azione. In altri termini questo movimento era stato detto come evento dellinterpretazione. Se il sapere raddoppia e misura il mondo, ci che non pu fare  essere queste interpretazioni, perch per re-interpretare  necessario poter dimenticare ( il nulla a darsi, avevamo detto), dunque la protesi non  il movimento en-ergetico che si d di protensione in protensione. Oppure, riprendendo lesempio dellominide, si pu dire che il lavoro  coscienza e che questo progettare  uno slancio che lascia resti, che li cura e li ripensa; ma il progetto, esosomatizzato, viene reso un resto, per cui non  pi vita sapiente. E proprio il ricordo quel supporto in cui si riconfigura e torna in presenza loggetto,  il ricordo il corpo segnato del riconoscimento che conosce. Nel ricordo ci che  trattenuto  trascritto, trasferito e tradotto, e quindi reso prospettico a partire da unaltra differenza e in tal modo intimamente tradito ,!? nel continuo riconfigurarsi del sapere. Il movimento, la kinesis, lessere sono qui sinonimi di ci che manca al sapere. A questo punto diventa chiaro come sia la macchina del sapere a occasionare la trascendenza del soggetto e delloggetto, assieme al fantasma della morte e della verit. Dice Sini: La macchina della cultura, muovendosi per imitazione simulata, cio secondo la logica dellautoma, evoca lorigine per muoverla a proprio vantaggio; nel contempo fa muovere i membri 120 Cfr. Ivi, p. 108. 121 : Ivi, pp. 86, 97 e 102. 122 Ivi, p. 112. 31 della comunit, assoggettandoli [e normalizzandoli] secondo la (sognata) volont dellorigine, cio secondo la logica del fantasma." E la macchina a produrre laltrove del fantasma, questo situarsi altrove, cio nella . ) 2 124 si . ) . trascendenza immaginaria. * Al segno  costitutiva questa permanente impermanenza 125 Larte della memoria delloggetto e del soggetto, che si presentificano nel nulla del segno. vivente consiste proprio in questo riportare in presenza, ri-cordando: moto di simpatia che, assimilandosi allorigine, sogna di orientarne in tal modo il movimento: radice prima di ogni preghiera.! Ogni sapere si afferma come controllo sul mondo e limpermanenza della presa di ogni preghiera non basta a far uscire dallincanto del possesso, perch proprio il possesso (la verit del sapere) funge da garanzia per la vita eterna. Il corpo in azione vive un tempo eternamente dinamico (en-ergetico scriveva Sini), tras- formativo, cio secondo una configurazione catastrofica che  ci che gli umani chiamano morte. In realt l'espansione vitale transita per tutte le forme; vi transita nella forma, se cos si pu dire, di via da tutte le forme e via da tutti i transiti.?* Questa en-ergia catastrofica rinvia senza fine, sicch il nostro s non  che questo trascorrere assentandosi. Ed ecco che proprio la memoria, riportando nel cuore del presente il passato, rende il passato tale; configurando al contempo il presente: il presente  sempre unazione, un atto di presentificazione rimemorativa o rimemorante.! Cos nel segno, operando coi segni, si tiene il conto della catastrofe della memoria (del proprio essere aperti al mondo), e nel proprio differire, riconoscendosi differenti, ci si trova a domandare nuovamente; ci si trova cio difronte a quel resto, prodotto dallo stesso operare, a quel resto inerte e angosciante cui dare nuovamente senso, interpretandolo. Ci si trova difronte al segno dellassente. Dice Sini: La conoscenza spiega e conferisce senso allabisso degli accadimenti e delle cose alluomo: colui che si vede perduto nel terrore e 23 Ibidem. 24 Ivi, p. 101. 2 Cfr. C. Sini, Il sapere dei segni, cit., p. 136. 2 Ivi, p. 106. 27 Cfr. C. Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p.102. 28 Ivi, p. 92. 2 C. Sini, Opere, cit., pp. 864 - 865. 32 nellangoscia della morte. Cosicch il lavoro della protesi  mosso dalla necessit di 4 3  3 2 3 130 produrre resti come cibo e riparo: luoghi comuni fecondi. Se  cos, si comprende che il primo resto  determinato dalla visione della morte. Il resto  il cadavere. [...] [Ecco] lavere familiare dei parenti ancora in vita: i loro morti, bisognosi di cure e di memoria. Inizia cos quel grande lavoro conoscitivo e interpretativo che si giova, come di suoi attrezzi di lavoro, di protesi ideatrici e nominative peculiari. Per esempio lidea dellantenato, custodito o 131 addormentato nella morte. Il tentativo di simulare il movimento vivente (il suo protendersi) tramite lautoma del sapere  mosso dallintenzione di fermare la catastrofe, nellillusione di controllarne il movimento. Trattenerne il movimento  proprio di ogni trascrizione analitica, che ne segna il ritmo appunto trascrivendolo. Cos il sapere aggiunge oggettivit e potere alle nostre vite, senza fermarne davvero il movimento. Come si diceva lazione naturale  irriducibile a 5  da 2 qualsivoglia analisi! Realizzare una immortalit meccanica significherebbe estraniare la vita dal proprio evento. Daltronde questo stesso fine metodicamente intrapreso , in quanto tale, destinato alla propria catastrofe. Allora quellumano che cancella il fantasma dallautoma per imparare dal suo doppio, ancora e sempre dallautoma, un destino oltreumano, sarebbe appunto lumano intendo a divenire consapevole delle proprie prassi, x sca $ di $ p ast s-55133; praticando 1 esercizio di morire unitamente con le proprie superstizioni. si I Sini, L'uomo, la macchina, lautoma, cit., p. 68. 3! Ibidem. 2 Ivi, pp. 90 e 122. 33 Ivi, p. 124. 33 2.8 Le soglie della scrittura. Per introdurre al tema delle arti dinamiche come luogo di formazione del soggetto, credo sia utile partire da quel gesto che ha reso il segno finalmente visibile. Come dicevamo il modo di operare delle prassi pu essere inteso come una scrittura incorporata, dal momento che lesperienza stratifica abiti di risposta che configurano il mondo dellanimale secondo le ritmicit dellesperienza.'* Abbiamo visto come il saper dire inizi ad articolare il saper fare, ma la domanda restava: come potrebbe un segnale segnare qualcosa daltro da s, come pu diventare significativo? Per Sini il segno propriamente detto appare quando viene tracciato sopra un supporto esterno (esosomatico): divenendo visibile potr allevare una specifica mente, in grado di vedere e sapere segni.! Per Sini  il segno ad aver solcato il punto di non ritorno che divide la vita animale, con le sue ritualit (ma questo dire  una nostra retroflessione), con le sue prassi e i suoi richiami intraspecifici, e il sapere umano, che ha la propria peculiarit nel sapersi riferire, segnicamente, al proprio essere vivente (avendolo, cos, a distanza). Scrive Sini: Concentriamoci ora sul grande gesto inaugurale consistente nel procacciarsi un effettivo supporto di scrittura, cio un luogo di segni e di iscrizioni propriamente detti. Ecco le misteriose linee geometriche incise da mano umana sui ciottoli preistorici, centinaia di migliaia di anni fa; le tracce intaccate sui bastoni, sulla creta dei vasi o, prima ancora, gli 136 animali, e gli uomini, graffiti sui massi e sulle rocce, o dipinti sulle pareti delle caverne. In primo luogo, Sini sottolinea la comunanza etimologica della parola rito e della parola arte: entrambe derivano dalla radice [sanscrita] rt: ritus e ars. Suoi contrari sono invece irritus (in-utile, non valido) e iners (inerte, senza arte): ci che non si muove [...], o ci che 137 non danza. Vita e morte, come vedremo nel paragrafo sulla maschera, sono il primo sapere propriamente umano. Dunque  il segno tracciato loccasione del sapere sacrale, con le sue scritture rituali evocative: dai segni graffiti ai dipinti e alle danze. Il sapere sacrale  rituale ed  il rito a determinare ci che  vero (salvifico) e ci che  errato (e dunque 3 Mi riferisco a quanto scritto a pp. 9 e 27. C. Sini, Opere, cit., p. 200. 3 Ivi, p. 192. 37 Ivi, p. 785. 34 x 30 245 vota . : 138 pericoloso): il rito  ci che rende valida lazione. Il rito, in quanto metodo,  quel saper fare alla luce del quale la prassi eseguita pu essere ritenuta corretta oppure sbagliata. Per di pi, essendo condiviso, il metodo forma i soggetti che lo praticano; daltra parte il metodo verr trasmesso nella misura in cui risulti efficace per quella comunit; praticarlo  poi loccasione per la sua verifica e la sua trasformazione, dunque per il suo divenir vero. Come scrive Sini: il rito  cos connesso originariamente alla ripetizione e soprattutto a quella ripetizione che avviene col linguaggio: [...] nominando il sole comparso allorizzonte avvaloro il fatto che di questo appunto si tratta,!? proprio del sole che sorge. Il passo di danza, durante le feste rituali, costituisce invece il ritmo fondamentale cui si accompagnano i miti, gesto che assume la funzione pedagogica e cosmogonica del teatro, come vedremo. Il passo di danza inteso, come ritmo fondamentale, determina lordine della rappresentazione; per di pi  proprio apprendendo quel passo che si apprende ad eseguire la danza. Immaginiamo di riportarci, scrive Sini, a quella fase orale in cui il sapere  trasmesso dal mito.!*! La parola qui  accompagnata e nutrita dalle componenti plastiche e visive: sono 9 esse che collaborano a mostrare come si fa. Apprendere a fare il rito equivale ad apprendere a con-figurare il mondo, di-segnarlo permette di conoscerlo veramente: il come del raccontare dellorigine  cos ogni volta il medesimo di quel vero che dice. Si tratta, in 999 questa fase, del sapere sacrale di una tradizione indubitabile che si ripete dagli Dei e dagli antenati.!* x In sostanza, possiamo dire ora, il rito non  altro che muoversi ad arte, sicch ogni azione x finalizzata e intelligente, ogni azione sapiente,  allinizio rituale [...]. Levarsi al mattino, andare a caccia, preparare il cibo, fare lamore [...] tutto  rito, regolato da una specifica arte dinamica, come diciamo noi, e accompagnato da specifiche invocazioni.!* Come scrive Sini, c una differenza sostanziale tra luso del segno per le prassi sacrali e l'uso che ne fa una mente razionale. Finch i segni venivano eseguiti durante 1 riti di invocazione, si 38 Ivi, p. 784. 39 Ibidem. 4 Ivi, p. 786. 4! Ivi, p. 886. 4 Ivi, pp. 884 - 885. 43 Ibidem. 35 esperiva esclusivamente lunit di senso dellazione: lazione si definiva nel suo complesso e per il suo fine!**. Quando la scrittura inizia ad essere usata con funzione comunicativa, cio allo scopo di registrare scambi, e non pi per evocare il divino, si sviluppa una scrittura differente, la pittografia: [...] che mostra direttamente le cose o i messaggi che si vogliono significare. Col tempo la scrittura si stilizza e convenzionalizza, finendo per raffigurare il dire stesso, cio il parlato della voce. Con lalfabeto viene operato il grande salto della idealizzazione e dellastrazione. [...] I suoi segni interamente astratti mirano unicamente a classificare i suoni della voce, analizzando il linguaggio orale cos da riprodurlo per locchio come farebbe uno spartito musicale: le a, le b, le c ecc. Una scrittura che informa su come eseguire il detto. 145 . DIE ?* continua Sini: da La tecnica performativa fa cos divorzio dalla comprensione del senso, un lato chi non sa leggere, sa di non sapere il significato, il valore fonetico, di quei segni; sotto un altro aspetto il detto trascritto viene decontestualizzato dalla situazione in cui sarebbe stato ascoltato, e questo educa il lettore ad interrogarsi sul senso perduto e ad immaginarne la verit al di l del testo, iniziando cos ad intendere le parole come cose in s. Detto meglio: Con lalfabeto si entra nel regno della analogia del significato, distinto dal senso. Proprio a questa soglia tuttavia si deve quel distacco critico che distingue i contenuti dallo strumento di enunciazione, permettendo di inventare e trascrivere sperimentalmente una 39146 quantit idealmente infinita di nuovi enunciati. Per riassumere, possiamo dire che al sacerdote manca la definizione, la capacit di definire logicamente ci che si fa, il suo oggetto. [...] La sua azione si concentrava [...] sullaspetto della cosa che la sua azione fa accadere, ripetendone D ; Dia a 147 figurativamente la forma. Tutto questo in greco si dice idea. Di contro il saper scrivere inaugura la scrittura logica: segreto della rivoluzione filosofica e sogno della verit epistemica.! In questi termini vediamo come lalfabeto sia la soglia della mente razionale. 4 Ivi, p. 862. 4 Ivi, p. 887. 4 Cfr. Ivi, pp. 888 - 889 e 891. #7 Ivi, p. 886. 48 Ibidem. 36 2.9 La maschera. Per Sini  nella maschera che possiamo ravvisare la radice della intersoggettivit spirituale. Scrive: La maschera emerge come decisivo strumento di assimilazione e simbiosi tra vivi e morti e tra umani e animali-Dei. La maschera come strumento che consente di essere per un altro. E nella 3 . PIE 149 maschera che  opportuno leggere la prima origine del segno. Poi conclude dicendo che ogni parola  una maschera: essa allude allaltrove innominabile della vita-morte, nasconde ambiguamente la vita-morte stessa del parlante.!? In questo senso lalterit che la maschera evoca  quella degli di che, sulla soglia della maschera, possono dimorare di nuovo tra noi e non soltanto apparire, nello stesso tempo per rimanere lontani, conservando la loro distanza.!! Gli di, ad esempio gli antenati, che tornano a visitare i sogni dei viventi, tramite la maschera possono venire evocati, ingraziati e controllati. Proprio per questo la maschera dona il possesso della vita e dunque la mortalit. In primo luogo va notato che la fissit della maschera spaventa. In effetti la fissit del disegno del volto trattiene nel segno il vivente, facendolo apparire fermo, inerte, morto. Il dio evocato nel segno  lo spirito del morto, ovvero il vivente che, una volta assentatosi, ritorna (ad esempio nei sogni). Ma laccadere di questa unione della vita con la morte la cogliamo considerando che  proprio il vivente a mascherarsi: in questo modo lunione si compie nellanima del portatore della 152 maschera. Il portatore della maschera si identifica col defunto (limmortale), imita le sue movenze e il ritmo del suo passo, apprende la ritualit in grado di evocare linvisibile. Cos facendo, ovvero danzando, cantando e nominando il dio, educher gli astanti a diventare consapevoli della propria differenza rispetto alla maschera (di essere una comunit vivente riunitasi per evocare, ed esorcizzare, il dio). Luomo isola la funzione dello schermo, scriveva Lacan, e ne gioca: nel senso che si distanzia dalla cattura delle proprie figure. La maschera, giocata in quella sinergia di prassi,  loccasione per la presa di distanza dalle figure, dalle intenzioni che catturano la vita animale, dal momento che diventa possibile riferirsi ad esse nominandole, dunque riportandole in presenza nella distanza del sapere. C. Sini, // sapere dei segni, cit., p. 24.  Ibidem. ! C. Sini, Il profondo e lespressione, cit., p. 150. 2 Ibidem. 37 Diventando consapevole del nascosto, dellal di l dalla maschera, il soggetto si scopre nel proprio al di qua, si scopre come un /ui stesso. ! Scrive Sini: Le due relazioni essenziali della maschera, lo spaventare e il nascondere, sono qui collegate e unificate. La maschera evoca, mediandola, lalterit invisibile e indicibile che appartiene [...] ai regni della morte e dellamore. Cos rivolgendosi nell Aperto, luomo apprendere ad affrontare il rischio del linguaggio che avvicina lalterit della morte.!* La maschera, e dunque la parola, nasconde il vivente mostrandone il doppio, e questo sapere spaventa perch ci che sa  anzitutto limpermanenza dellevocazione. Linvisibile  il raddoppio del visibile ma ne  anche il limite, ad esempio luomo sa di non essere laltro da cui deriva, n laltro che diverr; sa di essere esposto ad una fine che non pu conoscere. Al contempo, oltre la propria maschera luomo sa che c lo sguardo che lo salvaguarda, sa di essere lo sguardo che vede la maschera: il Iui stesso che  dietro la maschera e che  solo per mezzo di una maschera che si potr vedere.! Saper giocare comporta per il saper ingannare; saper dire di essere una certa figura comporta il saper progettare un qualsiasi inganno differente. Dunque  proprio laver isolato la funzione dello schermo, avendola appresa come significato, a porre ogni verit in-errore e a rendere ogni verit un possibile inganno. Anzi, proprio perch il sapere sa in primo luogo della morte, anche sa dellerrore della propria verit.'? Considerando che il bambino scopre la propria origine nel segno dello sguardo materno che lo riconosce e salvaguarda, considerando che la Risposta ha reso cosciente il soggetto adombrandone lorigine, e che lui stesso non- la maschera, il conoscersi non pu che condividere la stessa natura dellinganno e della verit, nei giochi di distanze del s.  Cfr. Ivi, pp. 148 - 149. 4 Ivi, pp. 151 e 153.  Cfr. Ivi, pp. 147 - 148.  Cfr. C. Sini, // sapere dei segni, cit., p. 131. 38 2.10 L'inconscio. Emozioni e immagini psichiche, fantasie ad occhi aperti e sensi simbolici profondi abitano il linguaggio, e pi in generale lesistenza, in una dimensione che  largamente pre-soggettiva e pre-oggettiva. E sul terreno del cosiddetto inconscio che la coscienza trova luogo, e con essa il mondo degli oggetti [...]; [qui ] il senso peculiare e pregnante delle verit genealogiche e fondative.! Incontrare lalterit, per Sini e per Lacan, getta nello stupore di stare allaperto, al cospetto del cielo e delle stelle che, da ovunque, guardano luomo. Scrivono laperto come la costellazione del visibile e dellinterpretabile, come il luogo del sogno e del messaggio degli dei, che segnano il cammino delluomo; come il luogo del reale, aggiungendo che il soggetto  fatto per essere l.!* Riprendo il percorso da unaltra prospettiva (e, visto l'argomento, non posso che assecondare questa fenditura).! Quando il mondo delloralit, scrive Sini, viene a fare parte del mondo alfabetizzato e della sua conseguente mente logica, le sue figure (quelle aperture affettive al mondo) progressivamente si emargina[no] dalla verit pubblica per entrare nei luoghi umbratili delle nostre fantasie e dei nostri sogni. Cos il senso delle fantasie infantili resta legato alle rispettive corporeit bambine e ai rispettivi incontri di mondo.' Il mito e il pensiero infantile vedevano limpermanenza a loro modo (magari come figure angoscianti), il che porta alla necessit di ricomprendere quelle figure in una mentalit razionale, dunque di fare esperienze diverse che rinnovino gli abiti, per una corporeit che vive relazioni differenti. In questo senso gli abiti fuori fase sono prassi che non hanno pi 99161 modo di realizzarsi, terreno di coltura di nevrosi.  D'altronde avevamo detto che le prassi intersoggettive esprimono il significato di verit! e che, per questo, restano linvisibile evento del dicibile. Dunque lincontro tra il soggetto e laltro (mondo, inconscio o persona)  un incontro metaforico, empatico e trasformativo, ed  lapertura affettiva la soglia 9 C. Sini, /l profondo e lespressione, cit., p. 205. 9 Cfr. Ivi, pp. 141, 143 e 146.  Come scrive Lacan: Linconscio  ci che vacilla in un taglio del soggetto. Potremmo dire che la schisi dellessere in cui gli enti si dispongono sia il gioco della maschera. Cfr. Ivi, p. 139 e 149.  Cfr. C. Sini, Opere, cit., pp. 188 - 189. ! C. Sini, Il sapere dei segni, cit., passim.  Ivi, cit., p. 116. 39 dellincontro con lalterit: visibile innominato in cui immergersi per trascrivere, nellinvisibile del concetto, il significato del soggetto. ! 163 Cfr. C. Sini, Opere, cit., p. 214. 40 Conclusione: letica della scrittura per ri-tracciare il soggetto. Potremmo chiamare la verit delloriginaria relazione espressa dallessere-nel-mondo dellEsserci come relazioni segniche di natura cosmico-emozionale. [...] Larte manifesta il legame indistruttibile e irrinunciabile delluomo con le radici dellessere-nel-mondo e avere un mondo.!* Sini vede le opere rupestri come luoghi impliciti di formazione ontologica e psichica e non [mere] attivit estetiche,) sottolineando quanto sia miope labitudine odierna di relegare larte nel regno della fantasia e dellemozione soggettiva, quasi che essa rivestisse il mondo di figure ingannevoli e patetiche.! Ad esempio nessuno vide la nudit prima della rivoluzione figurativa del Rinascimento o di Leonardo, o dellopera di Cartesio, nessuno laveva potuta vedere in precedenza cos come sar configurata a partire da quella soglia.'! I n questo caso larte, come ogni scrittura, modifica le condizioni dellin-visibile. Per comprendere meglio come Sini intenda lestetica, si pu ripartire dalla sua analisi della prassi artistica dei primordi. Si immaginino atti rituali in cui preghiera, incisione e danza accadevano assieme, in una prassi che ne custodiva il senso. Come mostra Sini, rifacendosi al lavoro di diversi studiosi, tanto i segni dellodierno alfabeto quanto i tratti dei disegni infantili derivano dai segni tracciati durante 1 rituali celebrativi; ma in che senso vi derivano? I segni divenuti alfabetici (pensiamo alla linea curva divenuta la C), venivano segnati unitamente a certe invocazioni dal suono gutturale (non a caso la C ha il suono che ha), configurando cos certi significati: la C come figura della bocca che emette il suono, ma anche come figura dellutero femminile contenente, della cavit ginecologica, del cibo 99168 Ge Vista questa singolare concorrenza di significato tra segno scritto e suono verbale, soprattutto evidente nella parte iniziale e finale delle parole, [...] ci conferma che il linguaggio dei primordi era costituito da simboli bisferici, cio acustico-visivi, ovvero da 3 astra a ; ; LORI sm Li x ws segni sym-ballici Sini chiama engrammi questi segni visivo-acustici, intesi come primi  C. Sini, Il profondo e lespressione, cit., p. 207.  C. Sini, Opere, cit., p. 201.  Ivi, p. 202. C. Sini, Il sapere dei segni, cit., passim.  C. Sini, Opere, cit., p. 202, cors. mio.  C. Sini, Il sapere dei segni, cit., p. 37. 41 mattoni sia del linguaggio, sia dei segni comunicativi! Come si vede la figura (latto significativo di tracciare la C) proviene da altre pratiche condivise e, venendo tracciata, viene riconfigurata: ad esempio il partorire, nel segno di una curva tracciata durante la preghiera, assume il senso di una invocazione per la nativit. Queste figure perdurano sullo sfondo della mente razionale, come abiti di risposta che attendono le circostanze adeguate per realizzarsi, senza perdere loccasione di stupire per la propria alterit. In conclusione, da un lato quella che potremmo chiamare la scrittura del profondo si scrive, ad esempio nel gioco dei vuoti e dei pieni nel tratto di un pennello,!! o nellemergere del dire poetico; dallaltro, quando si vuole analizzare questa scrittura, non si pu che interpretarla secondo la verit della prassi analizzante: cos facendo chi analizza tenendo conto della propria prassi potr scoprirsi a sua volta. In questo senso riscoprire genealogicamente quegli engrammi potrebbe permettere di scoprire abiti di risposta che, ad oggi, restano relegati nelle zone umbratili dellincoscienza. Tuttavia non  possibile, analizzando la traccia, risalire al significato dellevento che lha tracciata; piuttosto  sprofondando nella propria prassi interpretante che la traccia far da specchio allinterpretante, in modo che egli possa riscoprire le proprie figure, le quali restavano irriflesse prima di questo incontro.'? In fondo, dopo aver mostrato e praticato, per come mi  stato possibile, letica della scrittura sulle pagine di questa tesi e nei fogli-mondo del pensiero, credo possa venire considerata estetica ogni  . Der i ; 173 . P Tr Sh prassi che rinnovi il mondo e ri-tracci la mente,  ovvero che sappia congiungere le radici 99174 dellessere-nel-mondo  con la Kinesis del sapere. ? C. Sini, Opere, cit., p. 202. "! Cfr. C. Sini, // sapere dei segni, cit., pp. 46 e 52. ? Cfr. E. Redaelli, op. cit, pp. 295 - 296. ? Psych non  altro che kinesis e disthesis, la soglia sensibile che cogliendo le forme ne tras-forma il senso. Cfr. C. Sini, Opere, cit., pp. 120 e 128. 2 C. Sini, Il profondo e lespressione, cit., p. 207. 42 Bibliografia Anati E., Le radici della cultura, Milano, Jaca Book, 1992. Cristiano L., La filosofia di Carlo Sini. Semiotica, ermeneutica e pensiero delle pratiche, Mimesis Edizioni, Milano, 2014. Redaelli E., // nodo dei nodi. Lesercizio del pensiero in Vattimo, Vitiello, Sini, Edizioni ETS, Pisa, 2008. Sini C., Il profondo e lespressione. Filosofia, psichiatria e psicoanalisi, Lanfranchi editore, Milano, 1991. Sini C., Filosofia teoretica, Editoriale Jaca Book, Milano, 1992. Sini C., Idoli della conoscenza, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000. Sini C., L'uomo, la macchina, lautoma. Lavoro e conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2009. Sini C., Opere, vol. V, Editoriale Jaca Book, Milano, 2012. Sini C., Inizio, Editoriale Jaca Book, Milano, 2016.

No comments:

Post a Comment