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Monday, August 11, 2025

Grice e Bernardi

 ESSENZA, 

ORIGINE E RETTO 

USO 
DELL'UMANO 
LINGUAGGIO... 

Jacopo Bernardi 



9 

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Ear. da! Gioì. Li Givi min . 
Voi. III. 



ESSENZA, ORICI! R RETTO USO DELL'UMANO LINGUAGGIO 




DELL' AB. IACOPO BERNARDI 



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Fin-iuc, Tip Galilei*™ Ai * Cellini c C, 18«:t. 



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Quando , o Signori , una legge nuova fra il numero delle 
moltissime che con prodigiosa , nè credo utile , celerità abbiam 
veduto in questi ultimi anni rinnovarsi , venne a colpire anche 
il fiorente nostro Collegio; e questa illustre e cara citta , e il cir- 
condario nostro dolorosamente decimava dello ammaestramento 
filosofico per concentrarlo dalle sparse membra vivificate nel 
cuore della provincia , abbiamo deplorato insieme e altamente 
quella sentenza ferale. Indarno per molte voci autorevoli e per 
quella dell'insigne vescovo nostro, che risonò francamente al co- 
spetto di quel ministro, che già era al promulgatore della legge 
succeduto, indarno si perorò la causa dello insegnamento scienti- 
fico pinerolese. La splendidezza e salubrità del sito; le condizioni 
da dieci e piii anni pei negati prodotti bersagiiatissime dei citta- 
dini e degli altri finitimi abitatori delle più popolose , e un tempo 
ricche borgate; l'attenzione richiamata alle nostre valli meritevoli 
di riguardi specialissimi; il convitto sì frequente di eletti giovani 
e sì acconcio e chiamato a venire in gloria onorevole e giusta; 
le memorie anco vicine di valenti magistrati, di ragguardevoli 
uomini politici, ambasciatori e ministri , e d'altri nelle lettere, 
nelle scienze e nelle armi segna latissimi , che voi tutti quanti 
conoscete, e de' quali avete deplorata la perdita non lontana, 
che furono educati, e che forse altrimenti non sarebbero stati 
tolti all'ombra delle oneste sì, ma non doviziose lor case; tutte 
queste e parecchie simigliami ragioni, che sarebbero per avven- 
tura in altri mome nti sembrate , anche nel senso più liberale , 
efficacissime , tutte caddero vane dinanzi al pertinace progetto df 



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quel a concentrazione ; e lo sludio GlosoGco, del quale avea da sì 
lunghi anni e con tanto profitto goduto la nostra Pinerolo, fu co- 
stretto inesorabilmente a tacere. Non tacquero però i lamenti : la- 
menti di cittadini che vedevano spogliata di un bello ed utile de- 
coro la loro citta ; lamenti di padri impediti a far proseguire fino 
al compimento degli studii liceali Y educazione dei propri figli in 
questo convitto; lamenti di altri, costretti a troncare, anche nelle 
più liete speranze, lo studio di giovani intelligenti per le stret- 
tezze domestiche e l'assoluta impossibilita di collocarli a più lar- 
ghi dispendii nella capitale o in altre maggiori città del Regno: 
lamenti di madri , cui sanguinava il cuore , nè potean reggere , 
alla tema di vedersi que' loro cari, sì teneri ancora di anni e così 
inesperti, staccati dall' amoroso seno e dai vigili loro sguardi, e 
lanciati alla ventura e in balìa di sè stessi in mezzo a inganne- 
voli seduzioni e a perigli, resi troppo frequenti e troppo facili 
della vita ; che tre anni ancora in seno di una buona famiglia , 
o di un convitto, il meglio che si possa diligentemente presie 
duto, tre anni son pur qualche cosa a raffermare le oneste con- 
suetudini e a salvare la gioventù. Nè questi lamenti giustissimi 
rimasero infecondi. Molti li intesero , nè qui vi ripeto nomi di 
parenti , che ben conosciamo ed amiamo ; molli li intesero, e nel- 
l' intimo convincimento, così il municipio, così la deputazione 
provinciale, così il vescovo nostro, di provvedere al decoro e al 
bene di questa città prediletta , del circondario e della istruzione 
in generale, instaucabili si restarono a poter compiere, in onta 
agl'impedimenti frapposti minutamente, quant'oggi celebriamo 
solennemente compiuto. 

Ed è questo , o Signori , il motivo per cui a me , che nel 
desiderato riaprirsi degli studii filosofici in Pinerolo ho la gloria, 
non ambila certamente , ma cara di appartenere al numero eletto 
di tali insegnanti , a me fu dato in questo giorno parlarvi ; per- 
chè il mio solo mostrarvisi da questo luogo, e in circostanza 
tanto solenne vi fosse manifestazione dall' un canto dell' apri- 
menlo desiderato del patrio liceo, e dall'altro di quella gentrlezza 
squisita che gli studii letterari ed i cortesi loro cultori accompa 
gna. E quantunque dapprima per molte cause, che agevolmente 
potete argomentare , mi sottraessi alla voce affettuosa dell'amici 
zia e declinassi l'onorevole incarico, tuttavia più non seppi re- 
sistere, allora che il mio apparire oggi in questo luogo, e la mia 
voce, quantunque debole e di gran lunga inferiore ad altre mol- 



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— 5 - 

tissime, che sarebbero state in diritto di farsi intendere, poteva 
essere aperto segno di queir intimo accordo e preziosissimo degli 
animi, che regnar deve e regnerà sempre tra noi che vegliamo, 
sebbene divisi nelle varie parli di che componesi il comune in- 
segnamento , nullameno uniti insieme tutti quanti nel sacerdo- 
zio del bene, e volenterosi e Hdenli a raggiungere lo stesso fine, 
che quello si è di educare sapientemente questo vivace e fre- 
quentissimo fiorire di gioventù , raccolta oggi fra le pareti del 
maggior tempio a ricevere il premio delle fatiche onoratamente 
nel trascorso anno sostenute e ad inaugurar quelle che ora ap- 
pena ebbero cominciamento ; fra le pareli del maggior tempio, 
anco a mostrare che la religione e la scienza , come qui tra noi , 
procedono senza invidia e senza dispetto amicamente congiunte. 
Infatti e questa e quella , cessato ogni spirilo di reo partito e di 
esagerazioni indiscrete e malfide che le corrompe , null'allro aver 
devono per iscopo che il bene , ma il vero bene della sociale fa- 
miglia ; e se 1' una è l'aurora, I' altra é il meriggio; se l'una ad- 
dita la via da percorrere, l'altra scorge direttamente e sicura- 
mente alla meta. E tra le scienze che additano questa via , che 
vengono in aiuto alla mente per conoscerla ed alla volontà per se- 
guirla, la filosofia propriamente detta tra le profane ottiene indub- 
biamente il primato ; per cui non a torlo con breve ed energica 
frase fu da una delle piti alte intelligenze che negli ultimi tempi 
onorato abbiano la carissima nostra patria ed il mondo scientifi- 
co , chiamata lo annunzio e il crepuscolo del Divin Verbo. Siccome 
poi ella affidasi alla parola dell'insegnante, che la ferma negli 
scrini , che dalla cattedra la insegna, e nutrita e .fortemente me- 
ditata nell'anima, per questo mezzo nelle significazioni e nelle 
indefinibili modificazioni sue inconcepibilmente meraviglioso, si 
estrinseca e si manifesta; così non v' increscerà , io penso, che in- 
torno alla essenza, alle origini, al retto uso dell'umano linguag- 
gio, io vi parli; argomento di minute e perseveranti indagini e di 
profondi studii , impresi massimamente dalle più elette e sonili 
intelligenze della tenace e meditativa nazione alemanna ; causa 
di gravi discussioni e di fiere lotte che non finiranno s\ tosto 
fra i propugnatori del sovrannaturale rivelalo , e i fabbricatori 
di sostanze e di successivi ordinati , squisitissimi mutamenti a 
lor senno , oggetto principalissimo alle pensale definizioni de' filo- 
sofi , ed agli arguti ed eleganti esami critici dei filologi ; fonda- 
mento indeclinabile d' ogni scienza e d' ogni più stupenda sco 

• 



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perla così nell'ordine intellettivo e morale, come nel fisico; che 
pel linguaggio unicamente si stabilisce , e con fulminea ( ora la 
parola ha ricevuto il suo pieno significato), con fulminea celerità 
si propaga. Nò più , o Signori , cbe V argomento è troppo vasto 
e troppo breve tempo mi si concede a trattarlo perchè indugi 
davvantaggio ad entrarvi djretlamenle , e mi trattenga oltre a 
chiedervi in prò della semplice parola mia quella confortevole be- 
nevoglienza , alla quale per lunghe, non mai smentite e dolcissime 
prove che ne ebbi , pienamente mi affido. 

Che cosa è mai quest'umano linguaggio, o Signori ? in che cosa 
è mai riposta V intima sua essenza ? donde ripete la origin sua ? Il 
fatto è questo. Una grande umana società , oltre novecento mi- 
lioni di viventi, spartita in rami e famiglie numerose e diverse 
che occupano la faccia della terra , che qua toccano pressoché 
gli ultimi ghiacci del Nord, là sparsamente viaggiano, sarei per dire 
sulle bianco-natanti isolette delle acque australi ; si appoggiano 
alle radici dei monti altissimi dell' Himalaya, alla rocciosa catena 
e lunga delle cordigliere , secondano il corso operoso del Danubio, 
dell'Amour, del Volga, o l'ampio delle Amazzoni, e il troppo 
ora ferocemente contrasto del Potomac. E questa società umana 
ha la parola sua , e questi rami e queste famiglie diversa a tale 
da costuire il numero di 800 linguaggi e 5000 dialetti , odier- 
namente dagli etnologisti, giusta la classificazione del nostro 
Adriano Balbi contati , che li legano a gruppi che per jsalti stra- 
nissimi li rannodano, che di tutti iudagano il primo vincolo , la 
comune radice, il latto supremo che li ha costituiti, e come tronco 
fecondissimo di sparsi ed iutralciatissimi rami pigliati. Per non 
dire che molti di questi rami già caddero ed altri crebber sovra 
essi , ch'altri si rinnovellaron per modo da non più riconoscerli 
per quelli di prima che parecchi si decomposero e si dilegua- 
rono senza lasciare alcun vestigio di sè ; che altri si vanno di- 
scoprendo perchè lo impressero nei marmi, nei vasi, nei monu- 
menti dopo secoli molti dissotterrati , offrendosi però alia mente 
dell'erudito in tale oscura povertà da lasciarlo peritoso del vero 
discernimento, come ce lo ripeterebbero il Micali, il Lanzi ed il 
vivente nostro eruditissimo Fabretti. E con questo indescrivibile 
tramestio di antiche e nuovo favelle , con questi mezzi inenar- 
rabilmente diversi che si lanciano da pertutto a manifestare la 
intima condizione degl' intelletti e dei cuori umani , con questi 
segui per intima struttura fra Tuna e l'altra umana famiglia , 



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— 7 - 

per desinenze e per modi innumerevoli maravigliosamente di- 
stinti , ma gli uni per gli altri convertibili tutti quanti ad espri- 
mere e notar fermamente il pensiero e la cosa che rappresentano, 
tal che la lingua inaccessibile a chi non l'apprese , torni facil- 
mente intelligibile e trasmutabile nella propria o in altre da sè 
conosciute in chi per istudii o per consuetudine la impari; di- 
nanzi a questo spettacolo maraviglioso nè meditato abbastanza . 
trascuralo anzi per la comune , l'anima , per quanto ella fosse 
ardimentosa e vivace, rimane da stupore compresa, e direi quasi 
altamente sbalordita. Così trapassano gli umani pensamenti di 
secolo in secolo , di nazione in nazione ; così le storie , così le 
più profittevoli e mirabili scoperte rammentano i passati , par- 
lano ai presenti ed agli avvenire, e raccolgono per questo mezzo 
e recano, concedetemi l'ardita metafora, recano in mano i lumi 
del sapere a rischiarar grado a grado le intelligenze create , e 
spingerle quando a rilento , quando a velocissimo passo per la 
via degli utili e veri , se onesti , progressi materiali , dei buoni 
e sempre securi perfezionamenti morali. La mia mente mi raffi- 
gura una di quelle intelligenze sovrane che stancano qualche 
secolo nel produrle , che sono rare sì ma non soverchiamente a 
paragone delle altre nazioni tra noi ; mi raffigura una di queste 
intelligenze che raccolte le antiche e nuove forme degli umani 
linguaggi , queste a sè intorno richiama , quelle ridesta, e le une 
e le altre a volontà padroneggia e V intelletto aguzza; e l' imma- 
ginazione fa obbediente , e piega e svolge la lingua nella ster- 
minata moltitudine dei suoni e dei segni che usavano i nostri 
antichi, che usano i moderni popoli disperatissimi ; in gui*a che 
dinanzi alla sovrana intelligenza di cui parlava , si tolgano lo 
insuperabili divisioni dei tempi , le disparatissime separazioni dei 
luoghi, e rechino ad un medesimo tempo e nel medesimo sito, 
anzi si concentrino nella medesima persona , diciamo più stret- 
tamente e veramente ancora nel sottilissimo , che mai dissi , 
nello umanamente impercettibile io, ci e non sono per fermo nè le 
membra, nè la nervosa e gangliar tela che le ricopre, riconcen- 
trino in questo impercettibile io i linguaggi degli uomini che fu- 
rono , di quelli che sono. E questo prodigio se può cresca an 
cor maggiormente , in veggendo come allo affacciarsi di scono- 
sciuto e non mai prima inteso linguaggio , quest' io si rivolga in 
sè meditando , e desti gli elementi che in sè ritrova , e con l.i 
subita e luminosa velocità del baleno, chiamatili ad obbediente 



rassegna per la stupenda facoltà di analisi e di sintesi che so- 
pra fondo così sterminatamente ricco si esercita , in brevi istanti 
a sè riveli e componga le forme e i segni che a rappresentare 
pensieri e cose adopera il popolo del linguaggio a prilla giunta 
ignorato. Son tali i fatti. E questo il prodigio per tacere di altri, 
che Roma ultimamente vide ed il mondo ammirò nell'esile ed 
umilissima persona, perchè i veri grandi uomini sono umili sem- 
pre , nel suo Mezzofanti ; quel Mezzofanti che a ricambiare il 
mondo dell' ammirazione che gli donava e a mostrarla degna , 
dovea , come fece, valergli d'interprete presso il comune Ponte- 
fice padre dei credenti, dinanzi a cui nella eterna Citta conveniva. 

Ora, o Signori, dall' ordine dei fatti che tentai più nettamente e 
vivamente che ho potuto descrivere , passiamo a quello delle 
essenze, che li pone e fa che siano e permangano tali., ossia , lo 
«lirem con le scuole , fa che si mostrino determinati e immanenti 
contro ogni assalto di scapestrate sottigliezze e di umane teme- 
rità , le quali nou avendoli essenzialmente posti , non hanno la 
facoltà di distruggerli ; chè altrimenti lo avrebber fatto. Lasciamo 
che si compiano le indagini profonde e accurate della moderna 
glossologia ; che la Germania vi rechi la tenacità de' suoi studi 
l' Inghilterra e la Russia la ricchezza dei loro viaggi e dei mo- 
numenti ; che vi spiri , anche in siffatta maniera di avide e mi- 
nutamente sottili ricerche, la sua vita la Francia; accorrano l'Ame- 
rica e gli altri paesi dell' universo ad offrire il proprio tributo ; 
lasciamo che vi si associno gli eletti ingegni e capacissimi del- 
l' Italia nostra, de' quali mai non fu spoglia, come oggidì pure 
col provano, m'allieto in dirlo, ; il Nestore de' nostri filologi, il 
Peyron , il Vercellone e l' illustre interprete del Ramayana , il 
Gorresio, il rivendicatore ammirato delle integre lezioni de' libri 
santi contro i lemerarii accolti , mossi in ispecial guisa da' filo- 
logi egbeliani della Germania ; lasciamo che tutta questa potenza 
ardimentosa e sterminata ricchezza di studi si compiano, e giu- 
gneremo pur là «love molti di questi ricercatori non avrebbero 
mai creduto di pervenire , giugneremo a sperimentalmente cono- 
scere e dottamente provare l'unità delle schiatte e degli umani 
linguaggi ; siccome le scienze fisiche e meravigliosamente pro- 
gredienti per l'affinità scoperta ne' principi troveranno l'ele- 
mento principalissimo ed uno che gli altri informa , rannoda , 
ritempera; e sopra l'unificante e supremo degli elementi, so- 
pra 1' unilà dello schiatte e degli umani linguaggi troveremo 



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— y — 

mediche in Italia e che coraggioso insieme si mostra con raro 
esempio fra' più illuminati credenti , che mi suggerisce questa sen- 
tenza, quanto acuta altrettanto fecondissima, di Platone, che cioè 
troveremo Yatto creativo, che, usando dell'esemplare effettua Videa 
e la forza (1); troveremo che nel loro essere intero gli elementi 

E quelle cose che di lor si fanno 
Da creata virtù sono informati; 

che 

Creata fu la materia eh' egli hanno ; 

che 

. . . nostra vita senza mezzo spira 
La somma benignanza ; 

infine troveremo Iddio. Lo che ben vide un altro acutissimo 
ingegno , negli studi esegetici assai versato , e che basterebbe 
quasi solo , io mi credo almeno , per la difesa del più gran li- 
bro, cos* chiamato per eccellenza , che posseda l'umanità, a 
reggere contro la pressa tumultuosa dei tenebrosi nominalisti e 
mitici Alemanni coi lor seguaci , quando si togliesse alla ombra- 
tile meditazione e agli indefessi e solitari studi della sua cella 
per mostrarvisi a viso aperto. Ben lo vide allorché in erudita e 
profonda orazione recitata dinanzi gl'illustri soci dell'accademia 
delle scienze in Torino asseriva che le forze e le leggi che go- 
vernano l'ordine attuale del mondo presuppongono un fatto pri- 
mitivo di cui non possono dar ragione perchè ne dipendono; fatto 
non già transitorio ma perenne , che in sè racchiude ogni forza 
del suo operare, cioè V atto continuo ed immanente del Creatore, 
che si estrinseca in varii modi e si rivela manifestamente nel 
composto umano e nel linguaggio che ne è la sintetica espres- 
sione (2). Ed ecco i sommi intelletti che tanto la filosofia italica 
negli ultimi nostri anni inalzarono , e furono ahi troppo immatu- 
ramente con altri sommi rapiti alla gloria della lor patria e allo 



[i] Puccisotti Prof. Fiancesco - Preludio al X Congresso degli Scienziati 
italiani, pag. 13. 

[t] Gbirinchello Cav. Prof. — LelU'ia fatta nelle alunanze 24 Aprile ed 
« Maggio 4862 della R Accademia dello Se. : enz..' - Veggasi la Gazzetta Offi- 
ciale del Regno . n 106 e 118. 



— 10 — 

Vallo creativo E forse il più grande vivente maestro delle scienze 
universale ammaestramento della umanità ; eccoli ripeterci la 
parola essere il mezzo fra l'intuito e la riflessione, essere il 
segno e quindi l'espressione naturale della idea, per cui si 
ripiega sopra di sè , ed ha lo spirito uno stromento a ritenere 
in sè medesimo il lavoro intuitivo , o a dir meglio a copiare in- 
tellettualmente il modello ideale ; essere P estrinsecamento del- 
l' idea per mezzo d'un sensibile che la ferma, che la concentra, 
che circoscrive e fa percepire riflessivamente V infinità ideale , 
come 1' occhio dell' astronomo attraverso piccolo foro e coli' aiuto 
di un esile cristallo contempla a suo agio e diletto le grandezze 
celesti. E altrove leggevo : che la parola è quasi angusta cornice 
^ntro cni si rannicchia l'idea interminata e si accomoda all'ap- 
prensiva della cognizione riflessa. Intelligenza pertanto , io dico , 
obbedita da organi, parola pregna dello spirito intelligente che 
la muove e feconda : ecco la più stupenda manifestazione della 
onnipotenza creatrice e della umana virtù, aver trovato un 
mezzo semplice , indefinitamente vario , comunemente accessibi- 
le , senza limiti diffusivo , senza determinazione di tempo dure- 
vole , che tutte le interne modificazioni dello spirito fino all' ul- 
time sfumature più delicate esternamente significasse ; e a que- 
st'uopo ogni acconcio organo in pronto per esprimere quel suono, 
per formar quella lettera , per modular quelP accento, e affidarlo, 
o all'aria che il ripercotesse, e chiaro e distinto all'orecchio al- 
trui sulle proprie ali il riportasse , o alla carta che imperituro 
il raccogliesse e dall' un capo all' altro del mondo e di genera- 
zione in generazione per mezzo dell' arte dall' ignorato Feltrese 
inventata , e dal Maguntioo celebralissimo attuata il recasse. Ed 
altro prodigio inaudito che in ciò ravvicina alcuni popoli barbari 
tali origini primitive : vedere genti che non sanno pur seminare 
un campo, diceva uomo autorevole e veneratissimo , non tessere 
una rozza tela , non fabbricarsi un abituro , che ignorano ogni 
arte, che si contentano d'una tenda di scorza d'alberi per rico- 
vero , d' una pelle ancora sanguinolenta per veste , d' un brano 
di carne cruda per cibo , ignoranti in ogni cosa , in ogni cosa 
improvvidi , inetti , inconsiderati , quasi stupidi ; in una sola 
periti; fini, eultissimi nella lingua, abbondante, variata , com 
prensiva a tale che. a mo' d'esempio la parola figlio , siccome 
accenna il Garnier , la parola figlio non finisce allo stesso modo 
se si parli di un figliuolo vivo . o d' uno morto , o d' uno che 



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— 11 — 

verrà (4) ; queste ed altre simigliatiti essenziali condizioni del 
linguaggio ne cooducono alla origine sua , a trovare 

■ 

« La divina bontà che il mondo imprenta b 

e creò , come la storia , la fede, la ragione concorrono a dimo- 
strare ( dettava lo stesso ardito e liberissimo ingegno di Vincenzo 
Gioberti), creò il padre del genere umano col dono nell'ordine 
suo perfetto della parola, come nell'ordine suo perfetto era l'in- 
telligenza (2) : gli fece risplendere nella mente la luce d'ogni 
necessaria ed utile idea , chiara , distinta , armoniosamente con- 
creta ; gli eccitò nella fantasia le immagini pittrici ; gli mosse 
il cuore a dolci, puri e nobili affetti , e all'animo così informato 
fece rispondere l'attitudine pronta e sicura degli organi della 
loquela , e nel concorso maraviglioso di tutte le potenze spiri- 
tuali e corporee l'arcana virtù di quel congiunto eh' è il vero 
uomo che pensa , che vuole , che parla. Operazione naturale ; 
ma di natura apparecchiata da Dio a un primitivo straordinario 
ufficio, che non può adempire la natura presente degli uomini, 
nascenti bambini ed infanti e bisognosi della educazione della 
famiglia, per aprire l'intelletto e sciogliere la lingua alla parola; 
che se originalmente dovette essere aggiustatissima , avendo nel 
proprio oggetto il suo principio , dovette pur soggiacere appresso 
per la diversità del principio parlante dalla cosa parlata a quella 
imperfezione ideale eh' è comune a tutti i linguaggi che succe- 
dettero al primitivo (*); 

a Poiché vostra natura 

Qual fu creata fu sincera e buona . 
Ma per sè stessa pur fu isbandita 
Di Paradiso , perocché si torse 
Da via di verità , e da sua vita. 

E così, o Signori, guidati per mano di confortevole e sicura hlu- 
so6a, trovato Iddio alla sommità della scala di tutti gli esseri contin- 
ui Adolfo Garxibr, Delle facoltà dell'anima, Parigi 4862, voi. Il, pag. 995; 
e Laotroschim , Intorno al linguaggio umano , Lettera II al «gnor Gherardo 
Nerucci, nel Giornale La Gioventù, Voi. II . pag. 604-5. 
(?) Gioiwm , Introduzione allo Studio della Filosofia. 



— 12 — 

genti, Egli assoluto, necessario, immenso, creatore; lo ve- 
diamo formare P umana famiglia , che prima non esisteva ; 
mentre gli uomini successivi la trovarono formata ed ebbero in 
essa la propria scuola ; lo vediamo nel primo uomo attuar la 
natura di lui nella integrale sua perfezione; mentre nei discen- 
denti fu F uomo già in atto che mosse l' altro uomo , cagione 
questa delle innumerevoli accidentali modificazioni, cui sog- 
giacque P umana stirpe e delle variazioni indefinite , cui secondo 
i tempi e i luoghi , e i climi e le consuetudini soggiacquero e 
soggiaceranno i linguaggi umani ; che non distruggendo la na- 
turale essenza , nè smentendo la origine , non possono sottrarsi 
nella immanenza del fatto primitivo alle conseguenze indeclina- 
bili dello sviluppo diverso delle umane facoltà e all' intervento 
continuo della libera volontà : e così pure risponderò per quanto 
in me la scienza , gl'intimi convincimenti, e la meditazione ri- 
petuta di questo stupendo e pienamente oggidì discusso e con- 
trastato prodigio mi consigliavano, risponderò circa l'essenza e 
l'origine dell'umano linguaggio. Rimane a discorrere del retto uso 
di esso : lo farò brevemente. 

Verbo dell' intelletto la verità , e la verità pure vita della 
parola : argomento d' ogni affetto il bene , ed il bene medesimo 
scopo principale della parola : luce della mente, gioia del cuore 
il bello, e il bello decoro e forma della parola. Ma quando veggo 
questa parola dolorosamente abusata , abusata dalle strane filo- 
sofie che diedero fondo ad ogni maniera di errori , abusata dalla 
malvagie individualità e dalle politiche doppiezze, che oguì gloria 
fanno consistere nelP inganno più sottilmente ordito ; e rendono 
troppo giusta quella sentenza malignamente arguta : essere 
la parola data a nascondere e travisare la verità ; abusata da 
ciarlatori inesauribili ed importuni , che tanto più abbondano in 
parlari scapigliati e insolenti , quanto minore è la forza intellet- 
tiva che li animi, e lo studio della generosa e valida eloquenza 
che li sorregga ; quando la veggo tutta intesa qui ad impugnare 
la reale esistenza delle cose 'per bocca di coloro che si fanno 
chiamare filosofi , e menan vanto e fanno strepito grande : là 
a combattere fino i più alti principii dell' umano ragionamento , 
appoggiandosi a' quali ragionan essi, ingratamente combattendoli; 
altrove a togliere di mezzo Iddio per gettar questo universo co- 

(4) Gioberti e Lammuschim 



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— 13 - 

gli esseri che lo compongono d'ordine e di virtù mirabilissimo 
in balta del cieco ed inconsapevole caso; quando a sovvertire 
ogui sentimento e speranza della immortalità, a cacciare gli uo- 
mini , tutti quanti coloro che lavorano e che putiscono massima- 
mente , nella disperazione, e a perGdamente abbrutirli , togliendo 
ogni vincolo di comune fratellanza dinanzi a Dio e di comune 
ristorazione dalle feroci ingiustizie di questa vita ; quando a 
proclamare con albagia da non dirsi e con singoiar prepotenza 
d 1 imporre altrui, che P uomo levatosi fino ad ora dal senso alla 
fede, è mestiere che passi dalia fede e dal simbolo alla ragione, 
sorgente della idea e della autorità unica, decisiva ed assolu- 
ta (i); che siccome il greco idealismo aperta aveva la via al 
Cristianesimo , così V idealismo germanico sta già preparando la 
religione eh' è duopo al Cristianesimo succeda , la quale avrà il 
suo Pietro , il suo Paolo , il nuovo suo Cristo (2) ; che essendo 
già compiuto il tempo delle Chiese Cristiane , la vera credenza 
dev' essere il Verbo sociale (3) ; che partendo dalla dualità primi- 
tiva e dallo informe schematismo di Kant , dall' idealismo tra- 
scendentale di Fichte , dalla esistenza eterna , una , immutabile 
dello Schelling , e de' seguaci suoi giungeva a conchiudere Dio 
essere uno , essere tutto ciò che è, essere tutto in Lui, tutto per 
Lui, tutto Lui , che ci si manifesta sotto due principali aspetti: 
come spirito e come materia , che si fa oggetto e subbietto ad 
un tempo, che muove quanto esiste e che in sè transustanzia ; 
poiché altrimenti per I 1 umanità sarebbe inaccessibile e incom- 
prensibile , e la sua incomprensibilità addiverrebbe per noi l'ar- 
gomento della sua distruzione (4); quando leggo ed ascolto que- 
ste ed innumerevoli altre e simili e peggiori rumoreggianti 
ed applaudite stoltezze, di cui tristamente ed assai dolorosamente 
per chi vuol tanto bene alla patria sua , echeggiano anche le 
cattedre delle italiane università , fino all'altro ieri da codeste 
sciagure del pensiero e del cuore intemerate, anche, diciamo, o 
Signori, pure la verità tutta intera, anche le aule che dovrebbero 
essere manifestazione solenne del senno securo e della fortezza 



Mj Tissot, Della smania del suicidio e dello spirito di rivolta. 
C2) Anonimo , Opera inlitoln ta : Al di là del Reno, Voi. IL 
3 Michelet , Introduzione alla Storia. 

(4; E>po>izione della dotti ina San Smotti a Da. Boccbitté , Razionalismo. 
Codsik Frammenti filosofici. 



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unanime delle nazioni ; allora in faccia a questo dono meravi- 
glioso del linguaggio pel formidabile abuso che ne fanno le gen- 
ti che si dicon civili e le intelligenze che si vantano saggie , 
e talvolta pure con rea confusione di bene e male , di giusto e 
d'ingiusto si predican grandi; mi cade l'animo quasi disperato, 
e mi soccorrono al pensiero le parole acutamente motteggiatrici 
di un eloquente misantropo della filosofica schiera, che € i filosofi 
ricercatori della verità e propagatori di essa in continua lotta 
fra loro , si mostrano tutti intesi a distruggere , ma edificare 
non sanno ; non sanno quel che si vogliano , non sanno più 
quel che sappiano ; solo fannosi beffe V uno dell' altro , unico 
punto in che vadan d'accordo, ed unico pure in che abbian ra- 
gione ». Queste sono le desolazioni terribili della filosofia , che 
vuol andare scompigliata e ardimentosa da se e non essere al- 
bore e crepuscolo del Verbo di Dio , e lascia estrinsecati o fer- 
mi nella parola i segni delle sue ruine. Se non che, vicino alle 
desolazioni vi hanno pure i conforti e le glorie: e il linguag- 
gio che le esprime , il linguaggio che le ferma e stabilisce , è 
divina luce che si riflette e rischiara, è aura vitale che ab- 
bella e feconda. Ma per essere tale, è duopo che rechi seco 
le doti che la scienza filosofica domanda , che gli studii filolo- 
gici anch'essi a buon diritto pretendono. Arduo, lungo, minuto 
faticoso , ma nelle fatiche e nelle veglie , come sia alquanto 
progredito, assai caro e soddisfacente lavoro. E se la parola 
è la nobile veste del pensiero , s' è dessa che dopo averlo fer- 
mato a noi perchè la riflessione lo medili e scruti , fuori di 
noi lo porta e altrui lo rappresenta , se tornerà tanto energico e 
caramente persuasivo quanto più ritrarrà della natura essenziale 
che lo ha concepito , e della precisa e inalterabile bellezza di 
forme che lo incarna e lo affida ai secoli avvenire ; essendo 
questo appunto , al dir di Platone , lo aroma che i parti dello 
ingegno umano alla immortalità raccomanda ; ne segue non es- 
ser vero che i gran pensatori non debbano scriver bene, quasi 
che segno del rettamente ed altamente pensare fosse quello di 
perversamente e disacconciamente scrivere. E se vi hanno ec- 
cezioni di alcuni sublimi pensatori e scrittori trascuratissimi in- 
questo loro difetto e manchevolezza , o cari giovani, non li imi- 
tate, voi spezialmente che andate sopra gli altri segnalati, e 
che oggi eicevctc \\ premio polla onorate fatiche del trascorso 
anno; voi che avete sortito una lingua qual 1 è la nazionale 



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nostra, ricca, sonante, bella, divina. Se amate la patria, ed 
è tanto degna di forte, non leggiero, schiamazzante, dissoluto 
ma forte amore ; se amate la patria vostra , amatene pare lo 
spirito , e il più gran segno della sua vita intellettiva e morale, 
il linguaggio. Non lasciatevi traviare da facilita indiscrete e da 
pretensioni insolenti d' inesorabili scribacchiatori , in cui V ine- 
sattezza e il forestiero storpiamento delle parole è indizio di 
quello delle idee , il contorcimento nebuloso e il falso taglio delle 
frasi è manifestazione della nebbia e della falsa leggerissima eru- 
dizione ond' è imbevuta la mente ; che parlan male perchè pen- 
san peggio , e al par dei traini che fan più strepito allorché son 
vuoti , anch' essi molto strepitando passano. Amate la patria , 
amate, o giovani, la lingua sua, e ineditamente e accuratamente 
coltivatela. Se il pensiero sarà netto , giusto , preciso ; se avrete 
imparato ad esprimerlo con proprietà , con precisione secura e 
con eleganza , permettete che aggiunga parlando di studi filo- 
sofici , con eleganza severa , avrete raggiunto quella meta che 
sarà compenso onorato e confortevole alle fatiche vostre , tor- 
nerà a gloria della patria e più specialmente di questo paese, a 
cui propriamente appartiene la nobile ed illustre famiglia di quel 
Gianfrancesco Napione, che molti anni addietro con tanta perse- 
veranza e con tanto coraggio i diritti propugnava della italica 
lingua : voce che non è morta , ma che risuona tuttavia alta- 
mente , e sarà non dubito . partendo dalla reggia , dall' uno 
all' altro capo dell' italico regno pienamente esaudita. E. ripeteremo 
tutti insieme, dal monarca al più umile cittadino , dal filosofo 
più provetto al giovinetto che nell'atrio presentasi dei filosofici 
studi , per esservi accolto , quello che testé ripeteva Mons. Fe- 
linski , il magnanimo e dotto arcivescovo di Varsavia : Io sono 
polacco (quanto mi è dolce pigliare a prestito queste parole 
pronunziate da labbra sacerdotali sì ragguardevoli , si fedeli , 
sì rispettate!) io sono polacco e voglio morire polacco , secondo 
il diritto divino ed umano ; e ciascuno di noi : Io sono italiano , 
e voglio morire italiano. Io considero, ei proseguiva, e noi con esso 
proseguiremo , io considero la nostra lingua , la nostra storia , 
i nostri costumi nazionali come preziosa eredità dei nostri pa- 
dri, che dobbiamo lasciare intatta ai nostri discendenti dopo 
averne arricchito per opera nostra il tesoro. Non dimenticate , 
o giovani . eh' è pure il sentimento della cattolica religione che 



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parla così per bocca d' un Vescovo illustre , e mai non vi fugga 
dall' animo che l'errore avrebbe disciolto e snervato quello che 
la verità tiene unito e fortifica. 

Annotazione. 

Merita speciale riguardo quanto di quest' ultimi giorni circa 
l'orìgine dell' umano linguaggio scrivevasi dal Peiretti nel suo 
Trattato di logica , dal Bottaro in quello di antropologia , e se- 
gnatamente da Niccolò Tommaseo, annunziando nell ' Istitutore 
il libro del siciliano Gattuso che , discorrendo della letteratura 
latina , ascendeva alle origini della umana favella. E il Tomma- 
seo nello approvare l'argomento, ch'io pure sceglievo per la pro- 
lusione agli studi fra noi , dopo aver detto : Credere che non è 
necessario , nè conveniente il figurarsi che Dio al primo uomo 
imboccasse lutto intero il linguaggio, e gli fosse grammatica e 
vocabolario , soggiungeva : a Que' tanti che fanno da esclama- 
ti «ioni inarticolate e dal sentimento animale germinare la lingua , 
« suppongono, dopo la formazione, umanamente inesplicabile, 
a dell' uomo senziente , una seconda ancora più inesplicabile 
« (perchè assurda quando dividon di tempo dalla prima) del- 
c r uomo intelligente , e così per negare il mistero , moltiplicano 
« i misteri togliendone però quel sublime , che li fa degni della 
c umana ragione ». Questo scriveva a* 20 Novembre 1802. Es- 
sendo infatti 1' uomo stato creato nella pienezza delle sue facoltà, 
come pieno e perfetto nell'esser suo era l'esercizio della intelli- 
genza , ne consegue necessariamente che pieno e perfetto do- 
vesse essere quello della parola. La proposizione è di tale evi- 
denza che non ha bisogno di prova. Ammeno il fatto della crea- 
zione , l'altro non è che l'esplicazione essénziale. 



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