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ANALISI METAFISICA DEGLI ELEMENTI DEL LINGUAGGIO OPMA affo òfctuho òeivixe
Viutxoilujioi c)t tutte fé fi DOMENICO PANDILLO PROFESSORE DI BELLE LETTERE E
DI LINGUE ESTINTE E VIVENTI, * NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI,
Dìgitized by Google Essendosi adempito a quanto prescrive la legge, la presente
opera è sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL NOBIL UOMO IL SIGNOR
BARONE D. FRANCESCO NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o- noratissimo
Signore , la mia Gram- matica. Non bramosìa di laude , non sete di novità, non
basso fine indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico mio scopo si
fu segnar più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti L’idioma gentil ,
sonante e puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe. Fortissimo stimolo
a farmi accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il riflettere che , chiamato
io da propizia stella a svelare ai figliuoli vostri gli altissimi concetti e le
bel- lezze, copiose oltre ad ogni stima, Digitized by Google dei sublimi
classici dell’ itala favel- la , con più ardente impegno ne avrebber eglino
apparato le dottri- ne contenute in un libro fregiato dell’ illustre nome di
chi loro ha dato V essere , e composto da colui che ha la cura d incaminarli al
ben- essere. Prego intanto il Dator d’ ogni bene che lungamente e prospera-
mente conservi la vostra persona , per marche di onore , per grandez- za
d’animo e per buona riputazio- ne , Eccellente , alla cospicua vo- stra
famiglia , preziosa , agli amici e devoti vostri , carissima. Di Napoli, a’dì
12 Gennaio i835. Di Vostra Signoria Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e
clcvotis. m ° servitore D. PANDTJLLO. Digitized by Google PREFAZIONE. 5 % Vox
diversa sonat populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo
per cui comu- nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del
pensiero. Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan,
tutte , i suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali
un tutto sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11
pensiero , oggetto puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ?
La LjOgica , mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto
indivisibile dello spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V
oggetto j osserva le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del
rapporto eh’ esse han tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee par -
Digitized by Google 6 ziali di un medesimo pensiero son con- catenate le une
con le altre in una suc- cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di
esse e al tutto. Or a questa successione dar puossi il nome di ordine analitico
, per esser ella al tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed
il fondamento dell' analisi del discorso in tutte le lingue. Il linguaggio ,
fondato in tutto e per tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il
meccanismo intellettuale , diviene V i strumento comune della manifestazione
dei pensieri e della ragione umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle
affezioni , l' organo prezioso della carità universale che legar dee tutti gli
uomini per lor fe- licita , e 'l legame necessario della società che gli
unisce. Le differenze che ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per
così dire , che superficiali j esse provengono da quel- le dei tempi , dei
luoghi , dei costumi e degl' interessi , i quali , variando senza fine ,
lascian sempre sussistere il mede- simo fondo. Digitized by Google 7 La Grammatica
, la scienza delle scien- ze , quella che le abbraccia tulle , che ha per
oggetto l' enunciazione del pensiero per mezzo della parola pronunziata o
scritta , ammette dunque due sorte di princìpi. Gli uni , d’una verità
apodittica immutabile universale , son fondati sulla natura del pensiero
medesimo , ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno che una verità
ipotetica e dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e mutabili che han
generato i differenti idiomi. I primi costituiscono la Grammatica gene- rale ,
i secondi son l'oggetto delle diverse Grammatiche particolari. LjU Grammatica
generale è dunque la scienza ragionata dei princìpi immutabili e generali del
linguaggio pronunzialo o scritto , in qualunque lingua si sia. Una Grammatica
particolare è V arte di applicare ai princìpi immutabili e ge- nerali del
linguaggio pronunziato o scritto le istituzioni arbitrarie ed usuali d' una
lingua particolare. La Grammatica generale è una scien- za , perchè non ha per
oggetto se non la Digilized by Google 8 specolazione ragionata dei princìpi im-
mutabili e generali del linguaggio. Una Grammatica particolare è un' arte,
perchè ha per oggetto V applicazione pra- tica delle istituzioni arbitrarie ed
usuali di una lingua particolare ai princìpi ge- nerali del linguaggio. La
scienza gramaticale è anteriore ad ogni lingua , perchè i suoi princìpi sup-
pongono la possibilità delle lingue , per- chè dirigono la ragione umana nelle
sue operazioni intellettuali'. L’arte gramaticale, al contrario , è po-
steriore alle lingue , perchè gli usi delle lingue deggion esistere pria di
esser rap- portali artificialmente ai principi generali del linguaggio , e
perchè i sistemi ana- logici che f orman l'arte non posson essere che il
successo delle osservazioni fatte su- gli usi preesistenti. Io mi occuperò di
quest' ultima, e , sic- come la conoscenza di ciò che operasi nel nostro
spirito è assolutamente neces- saria per comprendere i fondamenti della
Grammatica , la qual verità , se avesse d- luminato ogni scrittore di grammatiche
, Digitized by Google 9 non si sarebbe imaginato di far teorìe dei segni pria
di aver approfondito la conoscenza della lor formazione e quella della lor
espressione e deduzione , così V ordine da me tenuto in questa IN uova
Grammatica Ragionata Italiana, ossia Ana- lisi Metafisica degli elementi dei
Discorso, è diverso affatto da quello che general- mente si osserva , ed è
proprio quello da natura e da ragione segnato. lo non farò motto da prima di
sostan- tivi e di aggettivi , del lor accordo in ge- neri e in numeri , nè
delle regole da sta- bilire perchè le diverse terminazioni del verbo indichino
le persone , i numeri , i tempi , i modi , nè della maniera onde queste parole
riunite formar possano una proposizione. Ciò facendo , sarebbe lo stesso che cominciar
dalla fine , partire da una situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore
e la falsità di tutte le grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1
ideologìa. Tosto che nasciamo , noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo ,
parliamo j noi abbiamo un linguaggio , prendendo Digitìzed by Google IO queste
parole nel lor più esteso senso , e con verità possiam dire di esser noi so-
vente eloquentissimi , pria di sapere e di poter pronunziare una sola parola
arti- colata. Questo linguaggio primitivo , il solo che possiamo parlare , non
è mai da noi abbandonato : noi lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente
lo perfezio- niamo , sinché ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di
esserci caduto nelV animo il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali
dirigono queste opera- zioni e eli esse sian conseguenze imme- diate e
necessarie della nostra organizza- zione medesima, lo non fo adunque che
seguire gradatamente i progressi del no- stro spirito , senza perder mai di
vista la filiazione delle nostre idee. Ij esame del discorso in genere ; Varia-
tisi dei suoi veri elementi , ecco V oggetto delle mie ricerche in questa
Grammatica. Le informi decisioni dei primi grama- tici , scrupolosamente da età
in età ripe- tute , senza essere state mai fuse nel cro- giuolo delV esame e
dell' analisi , han ser- vito a moltiplicare gli errori e a via più Digitized
by Google II spessore le tenebre del pedantismo. Ep- però dissimular non deggio
che il mio si- stema di Grammatica , rovesciando la maggior parte delle false
idee ricevute e degli erronei principi , sarà agramente ripreso dall ’
ignorante ciurma e dai Zoili pedanti cui paragono alle sucide Arpìe le quali
lordano tutto ciò che toccano , in- sensatamente proclamando V inviolabil ri-
spetto dovuto alle opinioni dall’uso e dalla propria antichità accreditate :
Clament periisse pudorem , . . Vel quia nil rectum , nisi quod placuit sibi ,
ducunt ; Vel quia turpe putant parere minoribus , et quae Imberbes didicére ,
senes perdenda fateri. Horat. II Epist. j , 80 . lo risponderò loro con questa
sentenza del giudizioso Quintiliano : Quidquid est optimum , ante non fuerat.
Instit. orat. X, a. Adunque se la mia propria ragione , se le mie particolari
esperienze di parec- chi anni nell’ insegnamento non mi fac- Digitized by
Google 12 ciano spacciar cV assai , fonimi asperare che questo mio metodo sarà
per riuscir semplice , agevole , breve ed uniforme agli apparanti la favella
italiana e per servir d' introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche
tutte kan delle regole tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà
intellettuali e d'onde emergono i princìpi del raziocinio. Le poche anime
seguaci del vero e del bello , al rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la
gente ignara , vana , invidiosa e superba , sapran al certo compatirmi s' io
non abbia saputo nè potuto far meglio , rammentando io loro le parole del
divino Alighieri .... Queste due proprietadi ha la Gramatica , che per la sua
infinitade li raggi della ragione in essa non si termina- no in parte. Convito.
Veggio infine avvertire gl' imparanti che il pensiero dello stesso Dante dal
Sanzio così sviluppato : Grammaticorum sine ra- tione testimoniisque auctoritas
nulla est ( in Minerv . , lib. i , c. 2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il
gramatico limi- tar non deesi ad una esposizione dogma- Digitized by Google i3
tica delle regole grammaticali j ma che dopo averle dedotte dai principi della
ragione e della sana logica , avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho
sem- pre giunto al precetto gli esempli , tratti dai creatori della nostra
lingua e dai clas- sici più puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola ,
Fedi , Buonarroti , ec. Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai
miei leggitori pregando le persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che
meritamente han fama nella repubblica delle lettere , di additarmi per le vie
aperte alla comunicazione lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver-
tenza o per ignoranza , potuto cadere. Tantum abest ut
scribi contra nos no- limus , ut id etiam maxime optemus . . . Nos qui sequimur
probabilia , nec ultra id quod verisimile occurrerit progredì pos- sumus , et
refellere sine pertinacia, et re- felli sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7
use. disp. ij. Digitìzed by Google Digitized by Google i5 CAPITOLO I. Analisi
del Discorso. Ogni sistema di segni è un linguaggio : ogni impiego di un
linguaggio , ogni emis- sione di segni è un discorso. Essendo dun- que ogni
discorso la manifestazione delle nostre idee , la conoscenza perfetta di que-
ste idee può sola farci scoprire la vera organizzazione del discorso e svelarci
com- pletamente il segreto meccanismo delia sua composizione. Sentire e
giudicare , ecco tutta la nostra intelligenza , tutto il nostro essere , tutto
ciò che siamo , l’intiera nostra esistenza* Giovanetti , è questo un fatto che
ognun di voi ha già dovuto in sè provare , è questa la fonte , onde emanar
deggiono tutte le conoscenze gramaticali , debb’csser questo il lilo d’ Arianna
per non farvi Digitized by Google i6 smarrire negrinestricabili andirivieni del
la- birinto edificato dai Clamatici non filosofi. Quando giudichiamo , sentiamo
dei rap- porti tra le nostre idee, sentiamo che un essere qual si sia , o piuttosto
l’idea che se ne ha , giacché non sentiamo che le nostre idee, rinserra una
qualità, una' pro- prietà , una circostanza qualunque. Giu- dicare, è dunque
sentire che una idea ne rinchiude un’altra. Quando io penso a Ce- sare, e
giudico che Cesare è dotto, sento che l’idea di Cesare comprende l’idea di
egser dotto e ch’ella la novera nel nume- ro degli elementi che la compongono
at- tualmente. Imperò , quando abbiamo una percezione , una idea , noi sentiamo
} e quantunque volte sviluppiamo una circo- stanza in questa percezione , noi
giudi- chiamo. È questo, giovanetti , un punto capitale che non bisogna perder
mai di vista. Per esprimer un giudizio , fa di mestieri enunciar le due idee di
cui l’una contie- ne l’altra, più l’atto dello spirito che rav- visa questo
rapporto. Ciò appellasi il sog- getto, l’attributo ed il segno deU’afferma-
Digitized by Google *7 zione che gli unisce. Ecco ciò che costi- tuisce una
proposizione. L’essenza del di- scorso adunque è d’ esser composto di
proposizioni , di enunciazioni di giudizi. Son questi i suoi veri elementi
immedia- ti 5 quindi impropriamente vengon appel- lati elementi , parti del
discorso , quelli che sono realmente gli elementi , le parti della
proposizione. La decomposizione a- dunque della proposizione sarà l’oggetto
delle nostre ricerche. 2 Digitized by Google i8 CAPITOLO II. Decomposizione
della proposizione nei suoi elementi . Giovanetti, voi siete ora nella certezza
ch’ogni proposizione debb’esser l’enunzia- zione d’un giudizio e che il
discorso non puote avere significazione veruna quando non esprime un giudizio
qualunque. Ri- flettendo ognun di noi su la natura della nostra intelligenza
che tutta consiste a sentire e a giudicare , non puossi affatto dubitare di
queste verità. Si è dimostrato nel precedente capitolo che per esprimer un
giudizio fa d’ uopo enunciare le due idee di cui 1’ una con- tiene 1* altra ,
più 1’ atto dello spirito che osserva un tal rapporto. Qual maraviglia debb’
esser ora la vostra nell’ udire che sovente un solo de’ nostri suoni articolati
rappresenta una proposizione intera, espri- me un giudizio completo! Non 7 per
esem- Digitized by Google pio , vuol dire : io non sento ciò , o io non credo
ciò , o io non voglio ciò , se- condo le occasioni diverse. Si, vuol dire del
paro : io lo credo , o io lo farò , o ciò è certo , secondo i vari casi. 11
nostro semplice grido ah! significa: io sono do- lente. Il grido oh! può
significare: io sono attonito , stupefatto. Avviene lo stesso di tutte le
nostre in- teriezioni, d’un gran numero di congiun- zioni e di parecchie di
quelle parole chia- mate da alcuni gramatici particelle : esse son tante
enunciazioni di interi giudizi. Dir puossene altrettanto , in molte cir-
costanze dei nostri pronomi. Essi rappre- sentan sovente una intiera proposizione.
Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la guerra alla Spagna:
soggiun- go : siatene sicuro , credetelo , ciò vai quanto dire : credete questo
giudizio , siate sicuro di questo giudizio; la Fran- cia ha dichiarato la
guerra alla Spagna. Ne e lo significano esattamente questa proposizione : in
un’altra circostanza , ne significheranno un* altra. Da un altro lato abbiamo
parole , in ★ Digitized by Google 20 gran numero
, che non esprimono nep- pure una intera idea , le quali non rap- presentano ,
per così dire , che un fram- mento d’idea : tali sono le nostre prepo- sizioni
, gli avverbi , gli aggettivi , com- presivi i participi e gli articoli. Il ,
di , virtuoso , diligentemente , non significan assolutamente nulla , e non si
potrebbe fare verun uso di sì fatte parole , isolate e separate da ogni altra.
Questi stessi se- gni uniti ad altri , il dinoterà in qual e- stensione debb’
esser presa una idea. Di , posto tra due idee , indicherà che 1’ una è in un
certo rapporto con l’altra. Vir- tuoso disegnerà una qualità di un ente.
Diligentemente , la maniera onde un’azio- ne è eseguita. Ma il non è mica il
nome dell’estensione j di non è quello del rap- porto j virtuoso , non è quello
della qualità, nè diligentemente quello del modo. Non son dunque questi , veri
segni , ma real- mente frammenti di segni. Non havvi proposizione senza verbo
e- spresso o sottinteso. Desso costituisce solo la proposizione e determina il
senso di quella nella quale Digitized by Google 21 entra. Ma quando il verbo è
impiegato al modo participio , non evvi enunciazione di giudizio } quindi non
havvi proposi- zione. Quando dico : un uomo leggente , una donna pregiata , una
cosa finita , enuncio semplicemente delle idee isolate ed uniche. 11 verbo a
questo modo , è un vero aggiunto ed è questa la sua forma essenziale e
fondamentale , come vedrassi quando si esporrà la teorìa del verbo. Il verbo
all’infinito non forma uè anco proposizione , nè per seguenza enunzia- zione di
giudizio. Esso è un vero nome , mediante il quale si disegna ed il verbo
medesimo e lo stato eh’ esprime. Lo stato primitivo d’ogni proposizione, è,
come di sopra si è accennato , d’ esser composta d’ un sol grido. Ma quali ele-
menti necessari deggian contenersi in que- sto segno unico , il vedremo tosto.
Essendo ogni proposizione l’enunciazio- ne di un giudizio , ed ogni giudizio
con- sistendo a sentire che una idea esiste nel nostro spirito , che un’ altra
idea esiste in quella, bisogna necessariamente che il se- guo unico il quale
esprime una proposi- Digitized by Google zione contenga in sè almeno due altri
se- gni 5 l’ uno rappresentante una idea esi- stente in sè stessa, e l’altro
rappresentante un’altra idea come non esistente che nella prima. Son questi al
certo due elementi necessari del discorso: vediamo ora quali essi sieno e
poscia se sienvene altri del pari indispensabili. Il nome che si concepisce
come sussi- stente in sè e come il soggetto di ciò che in lui si concepisce , è
il primo di questi due segni. In effetti , sono i nomi che rappresentano tutte
le idee che hanno nel nostro spirito una esistenza assoluta ed indipendente da
ogni altra idea. Che que- sta esistenza sia positiva e reale come quella degli
esseri sensibili , o pure fittizia ed imaginaria come quella degli esseri
puramente intellettuali, poco rileva. Que- ste idee esistono in sè stesse e non
son subordinate ad alcuna altra. 1 nomi adun- que , ed i pronomi che ne fan le
veci , posson solo esser i subietli dei nostri giu- dizi e delle nostre
proposizioni 5 e tutti gli altri elementi del discorso non rappre- sentano che
idee a quelle relative. Nulla Digitized-by Google a3 di meno le altre parole ,
ed anco frasi intere , divengon assai sovente soggetti di proposizioni j ma ciò
avviene quando so- no impiegate come nomi assoluti o sog- gettivi , vai quanto
dire riguardati come esprimenti idee aventi un’ esistenza propria ed assoluta.
Gli aggiunti propriamente detti, o mo- dificativi y e per seguenza tutte le
parole e le frasi impiegate aggettivamente , son le parole che compongono la
seconda spe- cie dei segni indispensabilmente necessari per formar una
proposizione. Ma essi non sono attributi completi : esprimono bensì una idea
che fa parte d’ un’ altra, ma con astrazione dell’idea di esistere. Valoroso ,
rappresenta , è vero , l’ idea valore come appartenente o piuttosto come
dovendo appartenere ad un soggetto , ma non già come effettivamente esistente.
Imperocché per significar completamente che una idea è rinchiusa in un’altra ,
bisogna prima si- gnificare eh’ ella è , eh’ ella esiste. Or di questa
proprietà sono scempi , per una singolare astrazione tutti i nostri aggiun-
tivi , proprietà di cui va solamente adorno Digitized by Google 24 il solo
aggiunto essendo , esistendo od esi- stente che in sè racchiude I’ idea di esi-
stenza , idea che lo rende completamente attributo e che per mezzo suo è
implici- tamente negli altri aggettivi compresa . Questi aggettivi sono appunto
i verbi. 1 verbi son dunque altrettanti aggiunti chiu- denti in sè medesimi 1’
aggiunto essendo che noi chiamiamo participio , eli* è la lor forma essenziale
e fondamentale. Quindi fassi aperto perchè gli aggettivi propria- mente detti
son verbi mutilati , e i verbi sono aggettivi interi , e perchè i primi uniti
ad un sostantivo non producon mai una proposizione, e perchè non si richie- de
che un vèrbo e ’1 suo subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio
forma la proposizione imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo
leggen- te , voi accoppiate due idee, una esistente in sè stessa ed una che non
puote esistere che in un’ altra , e nulla d’ avvantaggio. Ma quando dite :
Pietro legge od è leg- gente , voi pronunziate un giudizio for- male , cioè che
l’ idea di legge o è leg- Digitized by Google 25 genie esiste in una maniera
positiva ed attuale in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi addotte non
puote esservi proposi- zione quando il verbo è all’indefìnito. . In ogni
proposizione dunque si conten- gono due termini, un soggetto ed un at- tributo
, un nome ed un verbo. Tutto il rimanente del discorso risolvesi in acces-
sorii di subietti o di attributi. Eccoci or- mai pervenuti alla decomposizione
com- pleta della proposizione : facciamci ora a percorrere le divisioni della
medesima. Digitized by Google 26 CAPITOLO III. Della divisione delle
Proposizioni . Giovanetti, si è dimostrato nell'antece- dente capitolo che in
ogni proposizione contener deggionsi due termini : il sog- getto che è il segno
dell’ ente giudicato , quello del quale si afferma, o si nega, il predicato ,
quello dell* idea in lui conte- nuta , quello che si afferma o si nega. Il
soggetto esser può semplice come in questa proposizione : Beatrice mi guardò
con gli occhi pieni Di faville d'amor — Dante. Il soggetto puote esser
moltiplice , allor- ché , in virtù della elissi che tanto suona quanto difetto
o mancamento , si attri- buisce a più oggetti una intenzione mede- sima , come
in questi versi del Petrarca: Amor , natura , e la helValma umile Ov' ogn alta
virtute alberga e regna , Contra me son giurati. Digitized by Google 2 7 Se non
avesse in questo luogo il Poeta fall’ uso della elissi , sarebbesi convenuto
dir così: amor contra me è giuralo } na- tura contra me è giurata 5 e la
bell'alma umile ove ec. , contra me è giurata , e però avrebbersi , in vece d’
una , tre pro- posizioni. Il soggetto è complesso come in questa proposizione :
Lucevan gli occhi suoi più. che la stella . Dante. Dario re di Persia fu vinto
daAlessandro. Le formule gli occhi suoi , nel primo esempio } Dario re di
Persia , nel secon- do , sono i soggetti complessi. Non havvi lingua, per
doviziosa di vo- caboli che sia , la qual non manchi pur sovente di segni,
propri ad esprimere con una sola voce ciascuna idea e ciascun concetto che
venir ci possa nello spirito : in tal caso ci convien far uso d’una peri- frasi
, ossia d’un largo giro di più parole ad un sol termine equivalenti 5 quindi in
questi versi di Dante : Tu proverai si come sa di sale Lo pane altrui , e
cornee duro calle Lo scendere e’I salir per V altrui scale ; Digitized by
Google a8 l’ aggregamento dei segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale ,
ritraenti sì fatto concetto , forma il soggetto della seconda proposizione. Del
paro che il soggetto , 1 T attributo esser può semplice, moitiplice, complesso,
ed enunciato con una parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa
proposizione ; Dio è eterno. — È molti- plice in questa : Dio è giusto ed
onnipos- sente. — È complesso in quest’ altra: Ce- sare fu il tiranno d* una
repubblica di cui doveva esser il difensore. — - È finalmente l’attributo
enunciato per mezzo d’una pe- rifrasi in questa proposizione : Il vivere
onestamente è il solo mezzo per essere scempio dell ’ altrui maldicenza. Ciò
pre- messo passiamo a discorrere le differenti specie di proposizioni. Non è
mia idea , o giovanetti, far qui parola di tutte le specie di proposizioni che
distinguonsi nella Filosofia. La Gra- matica non si occupa che della forma
delle proposizioni , e sotto questo ragguar- damento dello spirito esse posson
essere i .° semplici o composte ; 2 . ° complesse od Digitized by Google 2 9
incomplesse ; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.° principali od
incidenti, e que- ste esplicative o determinative. 1. Le proposizioni sono
semplici o com- poste , secondo la natura del lor soggetto e del lor attributo.
Una proposizione sem- plice è quella di cui il soggetto e 1’ attri- buto sono
egualmente semplici cioè, igual- mente determinati da una sola idea tota- le ,
come : la saggezza è preziosa ; la considerazione che si accorda alla virtù è
preferibile a quella che si accorda alla nascita. Una proposizione dicesi
composta quan- do il soggetto o l’attributo son composti, cioè determinati da
differenti idee totali. Una proposizione composta pel soggetto può decomporsi
in tante proposizioni sem- plici quante son le idee totali integranti contenute
nel soggetto composto; ed esse avranno tutte il medesimo attributo e sog- getti
differenti. Demostene e Cicerone fu- rono oratori : sonvi qui due soggetti ,
De- mostene e Cicerone ; quindi due propo- sizioni semplici aventi lo stesso
attributo : i. Demostene fu oratore ; 2 . Cicerone fu, oratore. Digitized by
Google 3o Una proposizione composta per V attri- buto può decomporsi in tante
proposizioni semplici quante idee totali integranti sonvi nell’ attributo
composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed attributi dif- ferenti
Cicerone fu filosofo ed oratóre: qui havvi due attributi , fu filosofo e fu o-
ratore : imperò due proposizioni semplici col medesimo soggetto : i° Cicerone
fu filosofo \ 2 ° Cicerone fu oratore . La de- composizione fassi
sensibilissima in qnesta veramente aurea strofa di Orazio, II. Od. io. Auream
quisquis mediocritalem Diligiti tulus caret obsoleti Sordibus tedi , caret
invidenda Sobrius aula. II. Le proposizioni sono a un pari com- plesse od
incomplesse , secondo la forma deli’ enunciazione del lor subietto e del lor
attributo. Dicesi proposizione complessa quella di cui il soggetto o
l’attributo sono complessi. i°. Proposizione complessa pel soggetto: La
possanza legislativa è rispettabile. Digitìzed by Google 3i 2. 0 Proposizione
complessa per 1* attri- buto : Dio governa tutte le parti dell' u- niverso. ,
Una proposizione incomplessa è quella di cui il soggetto é 1’ attributo sono
pari- mente incomplessi. Esempi : la saggezza è preziosa : mentire è una viltà.
III. Chiamasi proposizione relativa quel- la la quale dipende da altra
proposizione sottintesa. Tale si è la seguente : Lassando l'atto di cotanto
uffizio , Dant. la cui correlativa sottintesa si è : quanto è l' atto del
giudicare. IV. Quella eh’ ha neve il volto , oro i capelli. Petr. — - Chiamasi
proposizione in- tegra quella in cui contengonsi tutte le parti necessarie
all’intendimento del concetto che vuoisi esprimere, come nella seguente : quel-
la ch'ha neve il volto. Ma se tacciasi in essa il soggetto o il verbo, o l’uno
e l’altro, la proposizione , per tal manco difettiva , dicesi proposizione
elittica , siccome la se- guente, finimento dei precitato verso: oro i capelli
, il cui intero costrutto si è , e quella che ha oro i capelli. V. Quando le giunte
fatte , sia al su- Digilized by Google 32 bietto , sia all’ attributo , sia a
qualche al- tro termine modificativo dell’ uno o del- 1’ altro , sono esse
stesse proposizioni , tali proposizioni parziali sono incidenti } e quel- le di
cui esse son parti integranti , sono principali. Per esempio , quando dicesi :
i savi , che sono più istrutti del comune degli uomini , dovrebber pure
sorpassarli in sag- gezza , questa è una proposizione com- plessa : che sono
più istrutti del comune degli uomini , è una proposizione parzia- le , legata
al soggetto i savi , di cui è un compimento esplicativo , perchè serve a
svilupparne l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1* enunciazione della
propo- sizione principale , i savi dovrebbero sor- passare gli altri uomini in
saggezza : la proposizione parziale , che sono più istrutti del comune degli
uomini , è dunque una proposizione incidente. Parimente quando dicesi : la
gloria , che proviene dalla virtù , ha uno splendore im- mortale , è questa una
proposizione com- plessa : che proviene dalla virtù , è una proposizione
parziale , legata al subietto Digilized by Googl 33 la gloria , di cui è un
complimento de- terminativo , perchè serve a ristrignere il significato troppo
generico , vago ed inde- terminato del nome gloria , mediante l’i- dea della
causa particolare che la procu- ra , cioè , la virlù : così la proposizione
parziale , che proviene dalla virtù , è una proposizione incidente. Sonvi
dunque due sorte di proposizio- ni incidenti : 1’ una esplicativa , e 1’ altra
determinativa . L’ esplicativa serve a sviluppare la com- prensione dell’ idea
parziale alla quale è legata : è una semplice spiegazione. Esem- pio : i savi ,
che sono più istrutti del co- mune degli nomini , dovrehher pure sor- passarli
in saggezza. La proposizione in- cidente , che sono più istrutti del comune
degli uomini , è puramente esplicativa , perchè è lo sviluppo dell’ idea di
savi. La proposizione incidente determinativa è quella che giugne un idea
accessoria alla comprensione dell’ idea parziale cui è le- gata , per
ristrignere l’ estensione del sog- getto. Esempio : la gloria , che proviene
dalla virtù , ha uno splendore immortale. 3 Digitized by Google 34 La
proposizione incidente , che proviene dalla virtù , è determinativa , perchè ag-
giugne all’ idea antecedente di la gloria , l’ idea accessoria di provenire
dalla virtù , di aver la virtù per causa 5 e questa ad- dizione ristrigne l’
estensione del nome glo- ria , escludendo ogni gloria che non viene dalla
virtù. E della proposizione basti ciò che se n’ è parlato , e trapassiamo ora a
discor- rere i suoi diversi elementi e mostrar l’o- » rigine e l’uso di
ciascuno di essi. Digitized by Google 35 CAPITOLO IV. Degli elementi della
proposizione. Giovanetti , dopo avervi parlato della natura della proposizione,
dopo di avervi fatto conoscere i veri elementi ond’ è ne- cessariamente
composta e le divisioni di essa , fa di mestieri or esaminare le dif- ferenti
sorte di parole di cui fassi uso in una lingua perfezionata per render
l’espres- sione del pensiere più completa e più fa- cile. lo non mi occuperò
punto delle di- verse classificazioni che i grammatici han fatte di queste
parole, nè del numero, nè dell’ordine delle lor denominazioni $ del lor uso e
delle lor funzioni bensì. E però foni- mi a considerare gli elementi del
discor- so come si offrono al mio spirito, parten- do dallo stato primitivo
della proposizio- ne in una lingua nascente. E siccome nel- 1’ origine del
linguaggio , una proposizione * Digitized by Google 36 non è composta che di un
sol gesto , di un sol grido, così le prime parole che si presentano al mio
spirito , son quelle le quali , anco attualmente , esprimon da sè sole una
intiera proposizione. Or queste parole , questi segni ideali , questi gridi
inarticolati , nomansi dai grammatici in- teriezioni. Di esse dunque conviene
far capo. Digitized by Google 37 CAPITOLO y. Delle Interiezioni. Ahi! serva
Italia, di dolore ostello! D. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo
originale del linguaggio. Tutte le al- tre parti del discorso non sono che
fram- menti di questa e non son destinate che a decomporla ed a risolverla nei
suoi ele- menti. Le interiezioni adunque sono segni naturali della nostra
organizzazione, espres- sioni sincopate , vere frasi elilliche , spri- inenti
quei gridi di piacere o di dolore , di gioia o di tristezza, di approvazione o
di disprezzo , e di sensibilità , onde sia- mo affetti. L’uomo ha apparato
questo lin- guaggio dalla stessa natura , eh’ è uno in tutti , e di cui la
moderna favella è una semplice traduzione in suoni articolati ed arbitrari.
Ogni interiezione, per le ragio- ni dianzi addotte , è una compendiata e-
Digitized by Google 38 spressione d’un giudizio, ossia d’una pro- posizione
intiera j adunque ella debbe im- plicitamente inchiudere uu soggetto ed un
predicato. In fatti il grido ah ! significa : io sono soffrente , o io soffro.
II grido oh! vuol dire : io sono attonito , stupefatto. _ Doh! suona quanto: io
sono sdegnato , incollerito , cruccialo ; e così dee discor- rersi degli altri
siffatti segni. Delle interiezioni , alcuni son semplici gridi naturali ,
siccome ah ! oh ! ec. \ al- tre un aggregamento di voci articolate com- miste
ad alcun grido come oim 'e , ahimè , ec. Quantunque volte avvenga eh’ altri
suoni articolati trovinsi giunti al semplice grido naturale , ei possono
risguardarsi in due diversi aspetti ; cioè o come elementi d’una proposizione
elittica che la forza della pas- sione e quindi la foga del dire non per- mette
esprimere per le solite formule del favellare e ci lascia poca libertà di
spirito per analizzarli , o come una interpretazio- ne della semplice
interiezione , voglio di- re , come una traduzione in voci artico- late ed
arbitrarie del grido medesimo. A- dunque colui che compreso da forte do- lized
by Google 3 9 lore , sciama : oimè ! viene a dire : oi ! cioè io sono da
soverchio dolore oppres- so } me , vale a dire ; soccorrete me. Ma in questo
verso di Dante : ahi ! quanto egli era nell'aspetto fiero ! la formola quan- to
egli era nell' aspetto fiero , è una pretta traduzione in voci articolate del
sentimen- to contenuto nel grido ahi ! Imperò chiameremo le prime , pssia i
semplici gridi inarticolati ahi oh! ec. in- teriezioni pure f le seconde ,
ossia l’accop- piamento d’ alcun grido con altro artico- lato suono , saran da
noi chiamate interie- zioni miste. ANALISI Delle interiezioni e delle parole
impiegate come interiezioni nella nostra lingua . A. Ah ! ( io mi sento
inorridire ); — Ah! fiera compagnia . — Dante, Ahi ! ( io mi sento da grande
ira e cruc- cio commosso forte ) 3 * — Ahi ! dura Digilized by Google 4 "
terra , perchè non t' apristi ! — Dante.— Ahi ! nuli' altro che pianto al mondo
dura ! — Petrarca. Ahimè o aimè ! ( io mi dolgo compian- gete me )! — Aimè! che
piaghe vidi ne' lor membri ! Dante. Ahi ! lasso ! ( io sono dolente ,
soccorrete me lasso ) j Ahil lassa me ! ( io mi lamento cosi per ) che assai
chiaro co- nosco corri! io ti sia poco cara. — Boc- caccio. B. Beato me!
(mirate me bealo") $ Bealo te! ( io ammiro te beato ). Pur beato ! ( io
posso pur chiamar me beato )j — Pur me beato ( poi ) che noi abbiamo giudice
che non mi lascerd piu far versi. Davanzati. D. Deh ! ( io mi sento commosso
forte pen- sandovi j — Deh ! amico mio , perchè vuo' tu entrare in questa
fatica ? Boc- caccio. Digilized by Google 4 * Doh ! ) io maravigliando il dico
)$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l budello , Buonarroti , Tancia. E. E ! ( la
memoria di quella vista mi spa- venta ancora ) j — E quanto a dir qual era è
cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono quasi incollerito ) j — Ehi che V . Sig.
Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla fine delle frasi interrogative, questa
interiezione significa 5 non dico io vero ? Tu ti dai forse ad intendere eli
io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola. Ehi ! ( io sono maravigliato ) — Ehi !
messere , che è ciò che voi fate ? Boc- ' caccio. Eia ! ( di' su ) j — Eia !
Calandrino , che vuol dir questo ? Boccaccio. Eimè ! ( io sono dolente ,
compiangete me) E ime , lasso! che ora intendo quello che non intesi. Crusca.
Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im- Digitized by Google V#» 4a pazienza )\
— Eimei ! state a udire , Firenzuola. H. Hi ! ( ciò mi spira nausea e disprezzo
) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure ui! (io sento acuto dolore )} Alto
sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise fuor pria , Dante. O. 0 ! ( io
chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola. Oh! [io sorco pieno di
maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di Natan , quanto se ’ Zu
maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco maravigliato , io sono maravigliato
)/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola? Firenzuola. 01 / o pure ohi ! [ io sorco
dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor desio ed amo , Crusca. Oìbò! [io sdegno e
sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi , oibò ! Buonarroti. OiVrcé / od ohimè ! o
pure omè ! [io sona Digitlzed by Google 43 dolente , compiagnete me)', — Oimè ,
Zawo/ — Oimò! il bel viso ! Oimè! il soave sguardo ! Petrarca. Oimei! (oi mez)
(zo son dolente , abbiate pietà di me)', — i/ messo comincia a dire : oimei !
Crusca. O io! o pure oio ! ( io sono stupefatto). Oio! disse il monaco, se vi
di lungi .... Boccaccio. Oisè! ( gridava eh* egli era dolente, che „
compiangessero sé)} Oisè ! dolente se! che il porco gli era stato imbolato.
Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu sei degno di com- pianto )} — Oitu !
Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V abborro ) — Pu! Buonarroti. U. Uh! ( io
inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio tei perdoni ! Firenzuola. Le interiezioni
di cui abbiam fatto molto sono le più usitate } facciamo ora Digitized by
Google 44 l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una sorta
d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai bravi
! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu sei
brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C. Cànchero
! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il pode- stà
qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga se io non
dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira ! ( mi
venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! —
Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io
son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero
, Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che )
cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin (
diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti
porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba?
Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo
tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui
non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati)
a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo
! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il
periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M. Madesì!
( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è manco
che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come questo
eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove se ’ ?
Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli gli
curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su ) ,
giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni.
Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape
, Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero
) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta
cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i
piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o
andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape.
Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore.
Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle
dormono. Buonarroti. Digitized by Google CAPITOLO VI. 48 Dei JSomi e dei
Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto conoscere ad evidenza nel precedente
capitolo che pos- siamo esprimere una intiera proposizione con un sol segno. Or
conviene farvi osser- vare che tosto che cessiamo di voler espri- mere una
proposizione per mezzo d’ una sola parola , il primo bisogno che fassi in. noi
sentire si è quello di un segno che rappresenti il soggetto di questa proposi-
zione , che disegni la cosa di cui vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne
attri- buisca un’ altra. Questo seguo non puote esser altro che il nome, esso
solo adem- pier può questo ufizio nel discorso ; i soli nomi posson essere i
soggetti delle propo- sizioni. Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi
propri ed individuali , come Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized
by Google 49 rali e comuni , come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri
reali o nomi di ge- neri , di classi , di specie , di modi , di qualità ed
altri esseri intellettuali i quali non hanno esistenza che nei nostro inten-
dimento. L’uso che dobbiam farne nei no- stri raziocìni è la sola cosa di cui
abbiamo ad occuparci. E però investigando , o giovanetti , la filiazione delie
nostre idee , parmi assai verisimile , e direi pur certo , che i nomi di
persone sieno stati i primi, e forse as- solutamente i primi inventati dagli
uomi- ni. Iu fatti , appena cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido
od un ge- sto , un sentimento , una passione , un movimento dell’ anima ,
sembrami che il primo bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di
specificare chi provava un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea.
Quindi 1’ origine dei nomi perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo
per sè parlante \ tu , nome d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ;
sè , nome dell’ individuo in relazione d’ identità col soggetto: nel numero del
più , noi , voi , sè . 4 Digitìzed by Google 5o Avendo i creatori delle lingue
attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’ idea dell’ individuo con
la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò esser do- vrebbe
potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui con appaia- mento
speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la libertà di dar loro il
nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle proprietà e virtù di sì
fatti segni. , Variazioni del nome personale io. Singolare, Plurale. Soggetto
io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza l n1 *, a ,ne * • ci, ne,
ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . . ci , ne, noi Variazioni
del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu voi L di le .... di voi
Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da te .... da voi Oggetto
ti , te .... vi , voi Digitized by Googte 5i Variazioni del nome personale sé.
Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non
può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a
sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due
forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi
, a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a
sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal
verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi
, si : Mi ritrovai per una selva oscura. D. * Digitized by Google 5a a. 0 Pel
rapporto di dipendenza deggionsi impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi
, 5i , quando non havvi che un sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola
mi piaci. Petrarca. 3.° Allorquando in una serie di propo- sizioni similari
sonvi più oggetti o più rap- porti di dipendenza , con una sorta di op-
posizione tra un termine e un altro , o più, non debbonsi mica impiegare le
forme mi, ci, ti, vi, si , ma queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto ,
e a me , a noi , a te , a voi , a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle medesime
bellezze che presero e vinser te , hanno di poi preso e vinto me. Firenzuola. —
Così la ma- dre al figlio par superba , coni ella par- ve a me. Dante. La
ragione di questa differenza è nella natura stessa , la qual vuole che la forza
delle parole sia conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te, noi, e c. ,
hanno maggior forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. , a causa che
le prime han l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive , e per
conseguenza il loro suono è senza vigore. Digitized by Googl 53 4-° Si fa pur
uso delle forme me , te , ec., nei casi in cui l’ellissi sottintende una delle
due proposizioni similari : Io parlo a te {e non parlo ad altri ) però che
altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al mondo è spento. Petrarca. 5. °
Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le parole mi , ci , ti , vi , si ,
affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in una sola parola : Porgimi ,
alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni celeste grazia . Buonarroti.
6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste medesime particelle deggion
precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se il verbo sia all’
indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec. si uniscon al
medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi. Dante, e se
quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne sopprime una :
trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci, Digitized by Google H
ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto , rendono 1’ espressione
più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non puoi tenerti. 9. 0 Le
stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il verbo , al partici-
pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze eterne. Dante. . Venuto
è il tempo che io farò portar pena alla malvagia femmina della ingiu- ria
fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .® Colonna. Mi ... . lo • • •
« melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti .... lei .... tela » te la. Vi
... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... . sene. » se ne. . io. Allorché una
della forme della pri- ma delle tre colonne sovrapposte , è se- guita da una di
quelle della seconda co- lonna , vengonsi a comporre delle due pri- me le forme
della terza colonna, col can- giamento dell’ i in e, nelle particelle mi.
Digitized by Google 55 ci , li , vi , si — ... Con quella fascia Che la morte
dissolve , men vo suso. D. Questo cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un
principio generale d’ armonìa, il quale esige che quando una parola senza accento
, terminata in i , si giugne ad un altra, igualmente priva -di accento, si cam-
bi T i della prima in e , senza di che si avrebber parole di due sillabe ,
senza ac- cento tonico , ciò eh’ è- ijnpossibile. 11. Se una delle forme
semplici, mi, ti , ci, ec. o delle composte , melo , te- lo , ec. , sia posta
dopo un verbo all’im- perativo che ha subito un troncamento , come di', da',
fa', ec. , debbonsi legare in un sol corpo il verbo e la forma se- guente ,
semplice o composta , sopprimen- do 1 ’ apostrofo o l’ accento del verbo e
raddoppiando la consonante della forma seguente. Avviene lo stesso dei verbi
com- posti di più sillabe e terminati in vocale accentata : — Dimmi , per
cortesìa , che gente è questa. Petr. — Riguardommi. 12. Nelle proposizioni abbreviale,
de- corni, decoti, le particelle mi, ti, situate dopo , formano con la parola
ecco , un Digitìzed by Google 50 dattilo che, per la sua rapidità, dinota
perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere con un gesto : — Éccomi (
ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le forme /ne, /e, se , sien
se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale del pronome , per comporne
le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for- me usuali melo , telo ,
velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la ti , la si , il mi o lo
mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo , ec. rendon l’
espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al dialetto toscano :
— La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella forma il mi , per melo
, collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del pronome il : — Di- telmi. 1
5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale che le forme mi , ci , ti , vi
, ec. melo , telo , ec., debban collocarsi innanti al verbo tranne l’imperativo
, l’infinito ed i participi. Hassi oltre a ciò ad osservare che quando il verbo
è terminato in vo- Digilized by Google 57 cale accentata , anco in altro tempo
si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre , raddoppiando la
consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui- sta un carattere
particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa analoga , un’azione
più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi aperto dall’esem- pio
che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra si volse 'ndietro , e
ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser impie- gata fuori dello
stile familiare nel mede- simo senso e nelle circostanze medesime che la
particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo il troncamento della voca-
le, termina in m, si trasforma questa let- tera in w, per renderne più agevol
la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al monte. D. Qui mai più , no , ma
rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire con me , con te , con se , con
noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco , e in verso solamente Digitized
by Google 58 nosco , vosco : — Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco.
Dante. 18. L’idioma italiano nell’ impiego dei nomi personali offre dei
vantaggi che le altre lingue non hanno j sia per esprimere certe gradazioni del
pensiero , quelle va- rie tinte, quelle sfumature, per cosi dire, sia per dar
all’espressione l’incanto dell’ar- monia , più analoga al sentimento. Esempi.
Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a voi. Rendami a voi. A voi mi rendo.
Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual circostanza impie- gar debbasi l’una
anzi che l’altra di que- ste differenti forme. Rendo me a voi. Questa
espressione e- spiime che chi parla , vuol far sentire a colui cui dirige la
parola, i.°il valore che attacca alla sua propria persona 5 2. 0 l’esclu- sione
assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe rendersi. Esprimerà ancora la
sua idea con maggior forza , se dice : a voi Digilized by Google *9 rendo me j
ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.° l’armonìa non
avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe intendere eh’ e’non
si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto il suo sentimento
alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la sua espressione più
rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe : rèndo- mi a voi. Se
vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per la persona a cui
parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me , l’interesse principale
dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la persona ch’esprime il
suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a pena il tempo di
enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima. Eccovi , o
giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua italiana }
quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le altre lingue.
Digitized by Google 6o DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati
distribuiti in due appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una
comprende gli esseri maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile ,
l’altra comprende gli esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’
ultimo genere attribuito. Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla
natura delle cose conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il
maschile, il femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo ,
siccome nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso.
Ma i i creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che
sarebbe da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo
dell’imaginazione , anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a
quanto per occhio e per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at-
tribuirono il geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni
analoghe agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i
ad essi pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi prodotti,
ed anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel femminil
ge- nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso, rassomigliavansi
maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’ imposizione del genere ,
dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto degli enti inanimati con
gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar- damento e all’ atto del
comparare e dello scernere le convenienze e le discrepanze dei diversi popoli ,
ne segue , che i nomi medesimi aver deono nelle lingue disfor- me genere ,
quantunque volte nella com- parazione vengono ad affrontarsi due qua • lità
disformi. Quel popolo, per esempio , il quale d’un ente disanimato considerò
principalmente la fecondità e la vaghezza delle forme o altre qualità al
femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa ragione il genere
femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò principalmente la
for- za , la robustezza o altra proprietà degli Digitized by Google 62 enti del
maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile.
Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai
diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi
nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da
altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano
essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed
ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o,
tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme (
voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I
nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5 le
consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario insegneranno
agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau soggette.
Digitized by Google 63 Son femminili ; 1. I nomi terminati in a : tranne ana-
tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma , problema , tema , ed altri de-
rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati abbiccì , bar- bagianni , di , e
i composti di questo me- desimo nome, lunedì , martedì , ec., brindi- si ,
guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai pure tutti i nomi terminati in
t che non han singolare. 3. I nomi in n : fuorché Corpi , /neu, pianta , Perà ,
e qualche altro. Parole d’ambi i generi. Aere , arbore , carcere ( il plurale 9
carceri , è sol femminile ) , cenere , ( il plurale ceneri , è femminile ) ,
dimane , significante il principio del giorno , è fem- minile } nei senso di
dimani , è maschile} Jine e folgore , fonte , fronte , ( in prosa, femminile, e
in poesia , dei due generi), Genesi , margine , e solo femminile nel senso di
cicatrice , noce , ordine , è pre- feribilmente maschile 9 nel senso di ordi-
Digitized by Googie 64 ne religioso , oste , nel senso di esercito, è femminile
, quando significa albergato- re , è maschile , trave , serpe. DEL NUMERO Nomi
maschili. Regole. Singolare. Plurale. a mutasi in i. Dramma, drammi. e i Padre
, padri. o i. Fratello, fratelli. io j o ii . Tempio, tempj o tempii. io ìi.
Natio, natii. ckio chi. Occhio , occhi. glio gli. Periglio, perigli. ciò ci.
Bacio, baci. gio , gi. Agio , agi. . aio aj o ai. Portinaio, portinaio
portinai. ca chi. Duca , duchi. co chi. Cuoco, cuochi. go ghi. Luogo, luoghi. I
nomi maschili , qualunque sia la lor desinenza nel minor numero , comune- mente
finiscono in i nel numero maggio- re. Ravvi ciò non ostante alcune parole Digitized
by Google 65 d’ una cadenza irregolare , come uomo , uomini j Dio , Dei j bue ,
ùuoi. Le terminazioni cìiio , gZù) , c/o , g/o, diyentan plurali mediante la
soppressione dell’ultima vocale, 1’/ non essendo al sin- golare che come
lettera modificativa del suono. Tutti i nomi in co , e in go , compo- sti di
due sillabe solamente prendono una h al plurale avanti l’ultima vocale , salvo
i tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno greci , magi , porci. Nelle
parole in co composte di più di due sillabe, questa desinenza trasformasi in
chi, quantunque volte venga preceduta da una consonante -, ma se poi sia
preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne i seguenti : abaco ,
antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico , fondaco , manico,
opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che prendon Yh al plu-
rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se questo finimento
sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come albergo ,
alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale , trasformasi
parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec. , che fanno
asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare. Plurale. a
cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani. eia ce.
Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca che.' Parca
, Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a , can- gian
questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste vocali in i , al
plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste cadenze in ce e in ge ,
a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima vocale, come in bugìa j
allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale l ’ i del singolare ,
per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte integrante della parola
, men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera modificativa del suono.
Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza veruna eccezione.
Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è Piè , piè. i
Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola terminata in
vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro , salvo la
voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari. Anello ,
Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno , al
plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google 68
ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’ altra
, o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare per 1’
uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne , legna.
La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno da
bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia ,
moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale.
Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo
punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora ,
letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da
Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che
, dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor
origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole
, mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu-
rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero
Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del
maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di
sopra fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J '
Canzona , ) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a
que- sto secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile ,
cioè del genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i
nomi propri d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio ,
ec. , non si potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per
conseguente nè sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché
sotto vesta di figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie,
ad accennare i sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran
poeti, quali furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no
aneli’ essi la nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni ,
ec. Degli Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi
discorra di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il
quale fassi col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione
dell’idea pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van
soggetti a questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso
sì soave grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo
in tanti e sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la
mente che con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I.
Cavallo , Donna , Cavallone. Donnone. Digitized by Google 71 Gli aumentativi
formansi col mutar de- gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla
quale si è data l’ attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola
femminile , aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge-
nere maschile. E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche ,
l’ indi- viduo prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio,
Donna , Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso
l’idea del disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste
cadenze son pure nota di di- sprezzo. Digitized by Google 7 2 IV. Belli ,
Grasso , Fresca , Grande , Giovane , Bacio , Belloni. Grassotto. Ì Frescozza.
Frescoccia. Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo. Queste terminazioni sono ancor
proprie degli aumentativi 5 il tempo e lo studio posson soli mostrarne agli
studiosi il senso ed il valor preciso. Diminutivi. I. Fianciullo , Fanciullino.
Figliuolo , Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta , Poetuzzo. Libro ,
Libricciuolo. Prato , Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo , ( Omicciatto i n •
• . . 1 Omicciattolo. Digitìzed by Google 73 A ritrarre le modificazioni per
mezzo di sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato
primiero dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di
ciascheduna delle precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la
picciolezza dell’ oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza
che la natura c’ ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso.
I nomi in tal foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano ,
una grazia ed una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner
sembra questa idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea
di picciolezza, come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse :
presero inverso un giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un
tempo e la grazia , come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante
dis- se : per le sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di
picciolezza e di disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente esempio
di Caro : dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a dir vil-
lanìa in casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na- turalmente
un’idea di picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di disprezzo o di
grazia. Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un esempio del primo
senso nella parola carruccio , dicendo : si può far portare .... con carrucci.
Matteo Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella voce cappelluccio ,
dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona un esempio della
terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La quarta , uzzo ,
impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una persona , indica
un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto delle pro- porzioni
ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime la prima idea nella
forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi parete. Si ravvisa .
1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di occhio , nel seguente esempio,
cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più quegli occhiuzzi ribaldi , che
mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La quinta , icciuolo , può dinotar sem-
plicemente la picciolezza, ma puote esser anco l’espressione del poco conto che
fassi dell’ individuo così qualificato. L’ Ariosto ci dà 1’ esempio della prima
significazione nella parola omicciuolo dicendo : gli di- mostrò 7 bruttissimo
omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta l’altra significazione nel- 1’ esempio
seguente : era un buòno omic- ciuolo d' un loro bellissimo giardino or- tolano.
La sesta, elio, può disegnare una sem- plice idea di picciolezza tìsica oppure
di disprezzo per la persona così qualificata. Boccaccio offre la prima idea
nella parola campanella , dicendo : quando udirete so- nar le campanelle ,
venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino cC oro esprime l’ altra idea con la
voce procuratorello , allorché disse : che dirai tu d' un certo procurato-
rello il quale , perciocché e’ disse non so che contro di lei , ella il fece diventare
un montone ? La settima , icello , può dimostrare , i .° la semplice
picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per 1’ oggetto } 3.° un certo iu-
Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’ individuo. Si rav- visa la
prima di queste signifizioni in tra- vicello , quando Boccaccio disse:
sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola fraticello , adoprata
dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella parola medesima ,
allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e i bianchi. La
ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza dell’oggetto ed anco
l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi ci fornisce
l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella , dicendo ; i
libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda nella voce
pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello , disse mona
Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più pro- fondo
disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione abbia l’in
— tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La Crusca ce ne
sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto , che non è
nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. Digitized by Google La
decima desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la precedente ,
ma è nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’ esempio
seguente , tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà fiaccare
con armi si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel gran Dio ?
Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in italiano
espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più dilicate
modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai seguenti esempi
: Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla al lume avvezza.
P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il nome e 1’
aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D. Così le
idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace pensiero.
Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di modificazioni
onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson soli farle conoscere
ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti avverbi suscettibili di
queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai bene , benone ,
benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi : ladro , ladrone ,
ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna desinenza esprime una
particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la voce vecchio è
suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello , vecchiot- to ,
vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo , vecchino , evvi
una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a gradatamente sentire.
Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir- regolarità e che , per
conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami , co- me amarognolo ,
un poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto, cattivo rossigno ,
rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo , medico ignoran- te.
Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni, posson ricevere due
ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio , che è la parola
oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio , occhietto )
occhiettuzzo , all’espres- Digitized by Google SI» 79 sione occhìettuzzaccìo ,
son comprese tre differenti modificazioni cioè: i.° il dimi- nutivo semplice
etto , occhietto j 2. 0 la mo- dificazione di carezza , uzzo , occhielluz- zo j
3.° quella di dispetto e di corruccio, accio , occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI.
Variazioni del pronome Egli. Singolare. Plurale. Soggetto . . egli eglino. di
lui di loro. a lui , gli , li . . a loro , loro. da lui da loro. Oggetto ...
lui , lo, il ... . loro, gli, li. Rapporti di dipendenza Variazioni del pronome
Ella. Singolare. Plurale. Soggetto . . Rapporti di dipendenza Oggetto . . ella
di lei ... . a lei , le . . da lei ... . lei, la . . . • elleno, di loro, a
loro , loro, da loro, loro , le. Digitlzed by Google 8o In qnesti pronomi sonvi
, o giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel rap- porto di dipendenza }
1’ uso di esse è fon- dato su lo stesso principio che si è stabi- lito per
l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te, ec. Gli stessi princìpi
accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi occupar debbono nel di-
scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di dipendenza al singolare , sia
per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi ad una parola nè per vocale nè
per s seguita da un’ altra consonante : E li condanna a sempiterno pianto. P.
Innanzi ad un verbo che non comincia nè per vocale nè per s impura , puossi impiegare
il per lo, ciò che rende l’espres- sione più graziosa : Tu 7 dei saper , poiché
tu oien con lei A tornii ogni mia pace. Buonar. Il pronome il , preceduto dalla
parti- cella non , legasi con essa per comporne la fonila noi : Io noi oidi, e
però scriver noi posso. D. La forma gliel ( glielo ) risulta , quando Digitized
by Google 8i il pronome gli , è accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le
, ne , e for- masene una sola parola, frapponendosi la lettera e per conservare
alla forma gli il suono infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto
gli el apersi. D. Invece delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il
nome personale se in qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme
sono identiche col soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa
contorse. P. La elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme
lei e lui : OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le
parole che nelle seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi ,
evidentemente ci dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano
non come soggetto , ma bensì come oggetto , o co- me complimento della
preposizione in sot- tintesa : Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con
un bastone tutto rotto. B. Io v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi
forte Tedaldo , che alcuno . 6 Digitized by Google 82 intanto il somigliasse ,
che fosse credulo ( essere in ) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e
disprezza. P. — ( Io chiamo ) felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie
forme dei pronomi egli , ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce.
D. E' per egli. — Quel di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei
son fra V anime più nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $
fossero. B. Elle per elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un'
attenzione particolare. Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli ,
quell’ uomo Questi pronomi usansi ordinariamente per disegnar individui della specie
umana Digitized by Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a,
colui che parla : Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap-
presso a colui cui si parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que-
gli accenna l’individuo lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. —
Que- ste parole rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il
pronome quei è una sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E
come quei che con lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge
all' acqua perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti ,
quegli , usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo ,
co- me nel Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae
giustissimo sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro
a mia natura in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il
pronome altri è pur adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la
parola chi : * Digitized by Googl 84 Altri fa remi , ed altri volge sarte. D.
Il pronome altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar
non dee il soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te
stesso vile , altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde.
Buonar. L’ elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e
di : Io reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le
forze dello ( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui
presenti , E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente
dalla preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da
questo pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere
di ) altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli ,
ella , consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri
Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati ,
quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’
altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso
, dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re ,
sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere
un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi
par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi
costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero
costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è
costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui ,
quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano
persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui
che 7 mondo chiama Amore. P. Digitized by Google 86 Questi pronomi posson esser
impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan- do son collocati nel
discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se, pere- leganza , vengan
collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna assolutamente
sottintendere la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al colei grido. —
B. Lui e lei posson essere una sincope di colui e colei , Ringrazio lui Lo qual
dal mortai mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’ miei detti onoro. P. La
particella ne , impiegata come pro- nome , significa di questo , di quello ,
ec.: Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui , quest’ uomo , co-
test ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro , sebben oggi poco in uso
, pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma sol per indicare le
persone vicine a colui cui volgesi per punta il discorso : Se colestui se ne
fidava , ben me ne pos- so fidar io. — B. — Digitized by Google «7 Perchè
battete voi cotestoro ? — No- velle antiche. Allorché il verbo d’ una
proposizione determinativa riferiscesi al soggetto della proposizione
precedente, accordarsi dee col soggetto medesimo il verbo della proposi- zione
determinativa ! Jo son colui che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federigo . —
D. Digitized by Google 88 CAPITOLO VII. Dei Verbi e dei Participi. Nella
decomposizione della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara-
mente vedere eh’ ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea
sen- tita esistere nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella.
Vi si è fatto, se ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar
per parole i propri concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi ,
per sospiri , per atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato
della proposizione si fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì
fatti se- gni. Ma quando incominciarono i primi uomini a decomporla ed imaginarono
di tradurre nella lor artifiziata favella il gri- do o’I gesto ordinato a
dimostrar resisten- za deli’ individuo , per sè semplicemente, Digitized by
Google 89 o per sè e per altrui parlante , ed uniro- no queste parole all’
interiezione , è chiaro che questa non ebbe ad esprimer più il soggetto , ma
bensì 1’ attributo. Or , noi abbiam veduto che, degli elementi della
proposizione , i veibi sono i soli che e- sprimono un attributo. Adunque ,
l’inte- riezione eh’ era una proposizione intiera , è ridotta a non esser più
che un verbo. Quando dico ahi , questa interiezione , questa esclamazione,
questo grido, signi- fica l’intera proposizione io soffro. Ma to- sto che dico
io ahi , ahi non significa più che l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co
dunque , o giovanetti , il secondo ele- mento del discorso , il verbo , questa
pa- rola sì maravigliosa , sì ineffabile , trovata naturalmente, scoverta
necessariamente, che ha sortito in particolare il nome che co- munemente a
tutti è dato , per mostrar la preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli
umani intendimenti. Il verbo non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio
senza un soggetto $ del paro che il soggetto non esprime alcun giudizio senza
un verbo. Esso esprime l’i- Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come
esistente real- mente e positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude
l’idea di esistenza j però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata
ad esistervi e a modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il
verbo l’idea sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in
numero ed in persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e
di modi dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia-
meremo participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del
ver- bo , quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non
tanto per la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere
stata pria d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la
primitiva maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è
dun- que un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a
un soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j
consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in
genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere
, o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione ,
scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’
introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman-
dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali ,
altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’
ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato
, perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra.
Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o
durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre ,
nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a
questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona ,
si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le
anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta ,
Digitized by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di
essere , come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro
equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è
to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in
ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto amante
, o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello significato
dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione che s’ ha a
fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o di più
parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così dire ,
dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione , i
verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea
gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza,
e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno
di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha
fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma
quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di
formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva
, come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora
ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si
formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti
tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono
amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi
come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di
due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece
d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli
aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed
esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente
1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro
spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale
, indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un
vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che
esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi
che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza ,
di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti }
essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in
riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi
appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’
ho di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi ,
onde son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed
altri una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser
complimento dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar
regolarmente le variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po ,
numero e persona , è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare ,
coniugazioni \ voci formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione
curri , Dlgilized by Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo
stesso giogo. Questa ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e
degli aggiunti , e però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose
tanto analoghe. Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le
variazioni dei verbi , per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren-
deremo sotto questo nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma
pri- mitiva. I verbi , come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza,
sia una esi- stenza astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una
esistenza particola- re , una certa maniera di essere determi- nata , come
fanno tutti i verbi aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente
questa esistenza generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla
sua semplice enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa
esi- stenza , sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio ,
è il nome di questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96 consiste
ad essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di questo
stato particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste ad
esser leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle
modificazioni , se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la
maniera d’essere, cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come
potendo e dovendo appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che
appellasi il modo participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le
funzioni. Ma se invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una
forma aggetti- va , gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro
della proposizione , allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un
vero attributo , un modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola
che fa successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è
questa una prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre
stati di attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by
Google 97 d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a
disegnare i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello
stato di nome soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di
notare i numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue
proprie modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe ,
come gli altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi
accordare coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è
attribu- to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo
soggetto. Ma i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei
tre differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno
ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è
destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad
essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi-
stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione
ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare.
Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di
entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo
un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare
d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la proprietà
di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da tutti gli
altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre funzioni sono
maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di- stinti di sua
esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo sostanti- vo ,
modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate illudere dalle
moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non filosofi hanno
appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le quali ridotte
alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi , risolvonsi sempre ai
tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui quali estenderemo
ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi , rappre- senta
egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è compresa in
un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ; nel secondo ,
vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di dipendenza da
un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione , un uso
particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un cangiamento di
tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di futuro , od
almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo indicativo ad
un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome che Caesar ,
giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è tanto vero
che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze in cui s’
impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j e
certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea essere
è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son dunque
veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro un
caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo
attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura
del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che
nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le
declinazioni dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi-
tuiscono le declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i
numeri e le persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e
che tutte que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò
basti dei modi e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei
Verbi. Sono tre maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di
riguardarla come Digitlzed by Google IOI passata , come presente , o come a
venire* Quindi puossi il tempo partire in tre epo- che principali : presente ,
passato , e fu- turo. Le idee di passato e d’avvenire non sono che relative
all’idea di presente. Or, nella durata come nello spazio , non po- tendosi
determinar un punto se non me- diante le sue relazioni con un punto co-
nosciuto , considerar perciò dobbiamo il presente qual termin fisso, ove appuntansi
le dimensioni delle diverse parti del pas- sato e del futuro. Il presente , nel
discorso , s’ha dunque a riguardar in un aspetto , perchè è sem- pre compresa
nell’ istante dell’ alto della parola. Non avviene lo stesso del passato nè del
futuro , perchè un ente può essere stato in tempo più o men remoto dall’ at-
tuale istante della parola , e puote aver ad essere in tempo all’ istante
medesimo più o men lontano. Essendo il carattere essenziale del verbo di esser
un aggettivo , come di sopra si è mostrato , il quale diviene un attributo od
un sostantivo , secondo le idee che • vi si aggiungono o che se ne tolgono \ ed
Digitized by Google 102 entrando il modo participio od aggettivo nella
composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come offer-
tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom parlante.
Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio passato
stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se dal
modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’ è
necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in-
finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo
attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che
quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua
significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun-
que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono.
Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si
parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe com- Digitized by Google io3
porre , se non del participio presente , sono essendo , il che formerebbe un
so\erchio ripieno , una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato ,
esprime una esistenza passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo
in cui l’attual mo- mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato
assoluto primo. Il terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione
del precedente , e differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’
esistenza stata in un periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo-
mento è contenuto e che chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto ,
fui stato , ha la virtù di ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e
anteriore ad un periodo eh’ è pure fuor del presente , cui chiameremo passato
as- soluto terzo. Superfluo affatto si giudica questo tempo, poiché la formola
sono sta- to , distendesi a quanto è trascorso dall’i- stante della parola al
di là. Il quinto, io era , esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma
1* esprime nel medesimo tempo come presente rela- Digitized by Google io4
tivamente ad nn’ altra epoca. Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e
me- glio appellerebbesi passalo presente. Puossi pur accennare per esso
l’esistenza attuale, come , per esempio , se rompendo uno il mio pensamento ,
io sciamassi : io era fe- lice in questo momento. Il sesto , io era stato ,
esprime pure un’esistenza contemporanea ad una passata , un’esistenza presente
in nn periodo passa- to , ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già
passalo $ è un secondo passato relativo , un secondo grado del passato im-
perfetto. Dopo questi due passati che sono nel medesimo tempo presenti sotto un
altro aspetto e che per questa ragione chiame- remo tempi relativi , per
opposizione ai tre primi che sono assoluti , seguono due futuri. Il primo, io
sarò , pigne puramente e semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe
chiamare il presente del futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato ,
giacché esprime un’ esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a
seguirla poi. by Googk io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi ,
perchè esprimono un’ esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà
adempita od una supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io
sarei. Questo tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi
im- perfetti o relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei ,
significa io sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal
supposizione si realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della
parola : esprime una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad
un’altra esistenza , e però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi
relativi. Esprimendo inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione,
ad una supposizione, partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o
subordinalo'. I tempi dun- que detti condizionali sono realmente i tempi
relativi od imperjetli dei tempi a venire. La seconda forma è , sarei stalo ,
esat- tamente la stessa che sarei , giugnendovi un’ idea di passato. Essa
accenna un’ esi- Digitized by Google io6 stenza la quale , se avesse avuto
luogo r sarebbesi incontrata con altra di là da que- sta in ch’io parlo. È un
vero futuro pas- sato relativo e subordinato ad uua condi- zione. Riguardo all’
imperativo , diciamo che i grammatici l’ han distinto con tal nome, perchè
l’esistenza futura di cui egli è il seguo , accennasi per esso imperativamen-
te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap- partengono evidentemente al
soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al soggiuntivo , esso non si
puote adoperare , se non in una proposi- zione dipendente , il quale accidente
è ciò appunto che costituisce il carattere e la virtù sua propria. Le sue
formole sono , che io sia , la quale accennar puote un’ esistenza con questa
eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia stato. Questa formola
accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento della parola. C/i io
fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera, accennar puote un’e-
Digitìzed by Google 107 sistenza di là dall’ istante della parola o di qua dal
punto stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola accennar puossi
un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola. Di questi
quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a due tempi
assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi tempi
relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di
dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il
valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è
subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso
obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor
denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni,
per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a
considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto
ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by
Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e
io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti.
Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro
circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi
relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io
sarei stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’
esistenza che dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’
essa debb’ esser necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che
perciò condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto
risulta , come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non
è un modo , ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come
caso diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso
obliqua non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro
tempi delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia
stalo , sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le s0 il nome precede il numero , quello deb- b’
essere al plurale , anni ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al singolare:
Poi per la medesima via par discendere altre novant' una rota. — D. Convito.
Dopo i nomi di sovrani , per disegnar colui che vuoisi nomare nella serie degli
individui dello stesso nome, deesi far uso dei numeri ordinali , come :
Federico se- condo 5 Carlo terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due , tutti
tre ; oppure tutti e due , tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due , tutti a
tre , ec. La pri- ma e la seconda di queste forme sono più ★ Digitized by Google i48 usitate :
Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. — Pecorone. — Là Ve già tutt'
e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati lutti a due? — Firenz. Pare
che colui che fa uso della secon- da maniera insista più sul numero degl’in-
dividui che compongono la collezione, che sulla collezione stessa j ei vuol
diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec. La co- struzione piena della
forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro numero giu- gne a due , a
tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de- terminato dall’ aggettivo ambo,
ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale , vuoisi interporre tra
l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da tutti sette i colli. P.
Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle espressioni a uno , a due ,
ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente che questa forma di
enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva- mente : Come le
pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed by Google *4o e
f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l quinto dì ed
sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza, degli
antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te : da
uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque ,
in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti Possessivi.
Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui proprio valore si
è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un oggetto che vien
determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni di cotal virtù
potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia. Tuo. Tua. Suo.
Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Digitized by Google i5o Plurale Maschile.
Plurale Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. " Nostri. Nostre. '
Vostri. V ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi alle quali son
queste parole sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta gli aggettivi
possessivi collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso dell’articolo:
Morta e la donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi miei cosa mortale.
Buonar. Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo possessivo preceda il
nome , sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee mai aver luogo ; Chi
ni allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia buona voglia. D. La
elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la parola loro dalla
serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi. Desso è un pronome , e
nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è ellissi della
preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col concorso del
possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa- rentela o di
dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. , maestà ,
eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco? D. Loda a
cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi
trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco
innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura ,
— D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto
umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto ,
Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello ,
accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante
situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui
di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto ,
la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto eh’
è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè appresso
a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena in terra
i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ; Buonar. Partiti
da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si canta , Llinno
che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta quanta. — D. A
determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi pur uso degli
aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si vedesse in que ’
tempi nel mondo. — B. Pensa che questo dì mai non raggiorna. Dante. Le medesime
parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in questo stes- s’ ordine
: questo , la più vicina $ quello , la più lontana : Amore e crudeltà tri han
posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m > ancide , e quel mi tiene
in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està > o dell’antica ista ,
non è più in uso che nelle forinole avverbiali stamane o stamattina , stasera ,
stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed istanotte. Tacesi leggiadra-
mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa , quello o quella ,
s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. , il cui pieno sarebbe,
in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale , ec. .. . L’
aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad amendue i generi e
ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi, accenna il sog-
getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri animati, sia per
gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V alma uccide. —
Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Digitized by Google 154 Che
gentil core udla pensoso e lieto ? P. O voi che sospirate a miglior notti. P.
Cui , è parimente invariabile e serve ad ambi i generi e numeri , potendo esser
impiegato in tutti i rapporti possibili, tran- ne per disegnar il soggetto.
Questa forma pare più propria a determinar gli esseri ragionevoli, ma impiegasi
pure per le cose: Questi V orme di cui pestar mi vedi. D. L’ aggettivo quale ,
in virtù della sua terminazione in e , conviene egualmente ad ambi i sessi e
determina tutti gli es- seri , potendo esser impiegato per ogni rap- porto :
Contro la qual non vai forza nè in- gegno. — P. Qual vaghezza di lauro ? Qual
di mirto ? — P. Nelle frasi interrogative si fa uso di chi per disegnar le
persone } di che per le co- se , e di quale per le qualità delle une e delle
altre : Chi mi difenderà dal tuo bel volto ? Buo. ... E disser : Tu guardi si ,
Padre , che hai ? — D* Quale può parimente esser impiegato Digitized by Google
1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di chi : , Qual fior cadea sul
lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si posava in terra , e qual su V
onde y Qual , con un vago errore Girando , parea dir : qui regna a- more. — P.
Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j — P. $ significa quella
perso- na la quale. In quest’ altro esempio rap- portato dalla crusca : i
tavarnieri e chi questo sostengono , significa quelle perso- ne le quali. Ma
quando questa parola è impiegata nelle enumerazioni , non può di- segnare che
un solo individuo dell’ uno o dell’ altro sesso : Chi ribalte da proda e chi da
poppa. D. Quando dicesi chi canta e chi balla , 1’ analisi c’ insegna che una
tal frase è sin- copata e che per la sua pienezza fa di me- stieri dire uno
individuo è il quale can- ta , e un individuo è il quale balla. Le espressioni
quello che o quel che 9 e ciò che , significano la cosa che : Digitized by
Google i56 Quello che la speranza ti promette. D. Percompassiondiquel ch’i vidi
poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove ciò eh * e * tocca ? — D. Il
che , o per una doppia elissi , che , significa la qual cosa : L'un fratello
l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i padri e le madri i lor
figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di individuo tale quale è
quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. — D. L’ aggettivo che
puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per oggetto e- ziandio :
Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa ( lingua ) con eli io
parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura ( In ) che la diritta
via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per- sone 5 ma dai buoni
scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a ) chc l pian- ger
giova. — D. Digitized by Google i5 7 Le preposizioni di e a posson ometter- si
innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era. B. Voi cui fortuna ha posto
in mano il freno . Delle belle contrade. — P. In questi esempi v . Colui lo cui
saver tutto trascende ; — D. — Il cui pensie- ro } — B. — evvi ellissi e
trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il pensiero di cui.
Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi or- dinare in tre
modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il pensiero di cui ma
il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può rappresentar egual-
mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto solamente , soprattutto quando
evvi anfibologia , in modo che non possa di- stinguersi se , usando il
congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od al se- gu ente nome. Ecco
esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna gentil cui piange A -
more . — D. Digitized by Google i58 Forse cui Guido vostro ebbe a disde- gno. —
D. Un cavalier eh’ Italia tutta onora. P. È da osservarsi infine che quale va
dis- giunto dall’ articolo i . , nelle interrogazio- ni ; quali novelle mi
recate voi ? 2 . nelle proposizioni dubitative : non so qual sia j 3. quando è
in correlazione di tale : Qual i fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi ,
poi che'l sol gl'im- . bianca , Si drizzan tutti aperti in loro stelo , Tal . .
. D. Digitized by Google CAPITOLO IX. »5 9 Delle preposizioni. Afferma il
maestro di coloro che sanno, niuna cosa potersi sapere se prima i primi
princìpi , i primi elementi , e le prime ca- gioni di lei non si sanno. Con
questo pro- cedere che tanto assottiglia la mente , ver- rà a comprendersi
nell’analisi che fare- mo di questi segni detti volgarmente pre- posizioni ^
primamente qual sia l’ uficio vero e’1 loro uso nella nostra lingua j se-
condamente , che ognun di essi , in ogni formola e guisa del dire , si
appresenta o- gnora in un aspetto medesimo , cioè col- l’ impressa qualità del
primiero suo essere, per quanto ad essa diverso , e spesso an- che contrario ,
per lo material costrutto apparir possa } terziamente , che niun di questi
segni può -mai in luogo d’un altro sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda-
Digitized by Google i6o mento della mente , che quello al quale fu da prima
ordinato $ infine , che quan- tunque volte due popoli accennan le stesse
relazioni con segni diversi, ciò nasce, non da capriccio , non da cieca usanza
, lin- guaggio ordinario de’ grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e
ragione : giacché se ciascun popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo
1’ oggetto della sua in- tesa, accennato avrebber tutti con un segno unico e
solo le relazioni medesime , men- tre avviene il contrario , e ciò per l’atto
disforme della mente che , per via diver- sa , giugne sovente ad un fine
medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti , me- todicamente e gradualmente la
generazione dei segni delle nostre idee, eccoci giunti ad un elemento del discorso
altamente no- tabile. Esso ha due importantissime pro- prietà j l’ una d’
incorporarsi in un gran novero di voci e , per tal congiungimen- to , diventar
parte integrante e necessaria alla formazione e al significato delle voci
medesime $ come , per esempio , nelle se- guenti , congiungere , soprapporre ,
impor- re , deporre , apporre , ec. j l’altra qualità Digitized by Google è 1 6
r si è quella di collegar coi segni delle idee relative quelli coi quali essi
sono in relazio- ne diretta. Questo elemento è dunque se non assolutamente
necessario, almeno mol- to essenziale. Sonvi delle lingue , come la basca e la
peruviana che non han preposizioni } pe- rocché dinotano per mezzo del
cangiamento delle sillabe desinenziali tutti i rapporti che noi invece esprimiamo
per mezzo di quei segni } ma molte lingue , come la no- stra, non han casi, e
quelle che ne han- no , ne contengono sì picciol numero che non sono
sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una idea aver può con un’al-
tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste , sebbene in grandissimo
nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i diversi rapporti tra i
nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e pel- metafore , ha
ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque analogici. Ev- vi più
} se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le lingue , non troveremo,
nella lor origine , che alcuni gridi più o inen articolali , come di sopra si è
per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato , alcune parole , la più parte
monosillabe, formate il più sovente per ono- matopeia e facendo l’ uffizio di
nomi. Tutte queste sillabe che sono state successiva- mente sopraggiunte ai
segni originari , che formano tutti i derivati di quei primi ra- dicali e per
mezzo dei quali gli uni e gli altri son divenuti , secondo il bisogno , verbi ,
aggettivi , avveri j , ec. , tutte que- ste sillabe , dico , non son esse ad
evi- denza vere preposizioni ? disegnazione sem- pre insignificante e sovente
falsa , per la proprietà , sì capitale , che hanno d’incor- porarsi con la
parola che modificano e di formar tutti i composti e derivati dei ra- dicali
primitivi d’ogni lingua, e che però appellar dovrebbersi composizioni anzi che
preposizioni. Quantunque non si possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi
segni } è certo non- dimeno eh’ essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne
derivan ordinariamente per abbreviazione, giacché è nella natura del- l’uomo
impaziente d’ esprimer le sue idee , di compendiare al più possibile il
discorso ed in ispezie le parole di cui più frequen- Digitized by Google 163 te
è T uso. Essi son dunque nomi od ag- gettivi originari , impiegati
prepositivamen- te , e scemi delle lor primitive sillabe de- sinenziali , e
però indeclinabili in tutte le lingue : e qui comincia la classe delle pa- role
invariabili. Ciò basti della lor origine e trapassiamo a mostrar di ciascuno di
questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso. Della Preposizione di. L’ operazione
propria di questo segno si è manifestar conceputa idea di qualità , cioè il
rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica 1’ altro : Come raggio di sol
traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma , come sovente accade che l’uno
dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o giovanetti, il mezzo, di
ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per esser fi' ( ) di Pietro $
dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer Palmieri di messer Ugo , ei
sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse : gli mise innanzi Digitized by
Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse : messivi su di valenti uomini ,
sottintendendo la parte dell’ oggetto qualificato da di valenti uomini , che
puot’ esser un buon numero. 3. Il medesimo scrittore disse : a' ca- valli e
all’ armi usatasi j dunque , quando scrisse : di tali sen'igi non usata , sottin-
tese P espressione all' esercizio. 4- Dante dice: vicino ai monti } adun- que
nella frase : vicina di Napoli , Boc- caccio sottintende alla città. 5.
Petrarca scrive : presso al giorno } e la Crusca cita la frase , presso alla
città di Parigi , dunque in questa locuzione di Dante , presso del mattino , il
poeta sot- tintende all'ora o al tempo } e quando si dice presso di Parigi , si
sottinteudon le parole alla città. 6. II Dante disse : pàrliti da cotesti che
son morii \ dunque, allorché disse: di Fi- renze partir ti conviene , ei
sottintende 9 dalla città. 7 . Bembo , dietro l’ordine della costru- zione
diretta , disse : comlatteronsi più di sei ore con incredibile gagliardìa } ma
nel- l’ esempio che cita la Crusca , di grandis- Digitized by Google i65 sima
forza combatteo , piacque all’ autore di sottintendere con impeto . 8. Il Dante
scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^ dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso
della sua bellezza , sottin tendesi nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto
quello in che avrà offeso Iddio } così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ?
sottintende evidente- m ente per elissi in fatto o in materia. 10. Si è
dimostrato con l’autorità, sì bene con la ragione , che il secondo ter- mine
del paragone è preceduto in italiano dalla preposizione di , in virtù
dell’espres- sione a comparazione. È dunque evidente che in questo esempio ,
tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è certo che la natura umana è
perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù , fu pensier del- 1’ autore sottintendere
1’ espressione a com- parazione. 1 1 . Petrarca , seguendo 1 ’ ordine della
costruzione diretta , dice : ogni impresa crudel par che si tratti j così, il
Dante, quando dice : ma per trattar del ben eli 1 vi trovai , sottintende la
parte dell’oggetto Digitized by Google iG 6 qualificato da del ben , ec. Questa
parte esser può gli effetti. 12. Petrarca disse : che meritò la sua invitta
onestate , 1 dunque, allorché il Dante scrisse : s’ io meritai di voi ,
sottintende la grazia o il favore. 1 3 . Il Dante disse: aver diletto ; dun-
que , nella frase del Boccaccio : io ho di belli gioielli , ha sottinteso 1 ’
espressione certo numero o certa quantità , di cui di belli gioielli è il
qualitìcativo. 14. La Crusca cita questo esempio: du- rò di cosi fare ogni
notte per ispazio di uno mese } dunque, nell’esempio seguente eh’ essa rapporta
, durando questo modo di parlare bene di due miglia , si sottin- tende per
ispazio o per lo spazio , espres- sione qualificata da di due miglia. 1 5 . Si
legge nel Pecorone : ti comando che tu lo lasci venire in camera per di e per
notte ad ogni sua posta 5 egli è dun- que aperto che quando Boccaccio disse :
non tornerà di questi sei mesi , ei soppri- me per elissi 1’ espressione per lo
tempo. 16. Dante disse: quando ne liberò con la sua vena } dunque , l’esempio
seguente, Digitized by Google 167 citato dalla Crusca : e di quelli danari
liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot- tintende col mezzo o con la
somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca, ci obbliga a dire pigliare
una cosa * è dunque evidente che F irenzuola , dicendo anche delle golpi si
piglia , sottintende la parte dell’ oggetto qualificato da delle golpi la quale
è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge nella Crusca ed in parec- chi dei
nostri classici scrittori: riconoscere alcuno per suo liberatore } dunque ,
nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca : creandoli conti paladini , e
per di sua famiglia , si sottintende il complimento della preposizione per, eh’
è il nome mem- bri, qualificato da di sua famiglia. 19. Il Dante disse: Ciano
che quella gente allor cantaro j dunque, allorché dis- se : e canterò di quel
secondo regno , sot- tintende l’oggetto qualificato dalla prepo- sizione di , e
’l suo compimento le pene e lo stato. 20. Dietro l’autorità di tutti i nostri
classici , si dice essere in tale luogo } dun- que in questa frase del Dante :
mentre eh Digitized by Google i68 io fui di la , le parole nel mondo , qua-
lificate da di là, sono sottintese: nel mon- do di là. 21. Boccaccio disse: con
li quali , ra- gionando , incautamente s' accompagno j dunque, nell’esempio che
cita la Crusca: accompagnossi di buona compagnia , si sottintendono le parole
con gente. 22. Avendo detto il Boccaccio : egli si è innamorato a una donna , è
chiaro che quando dicesi : innamorarsi di una don- na , evvi elissi d’ un nome
, complimento della preposizione a j e che per seguenza, le parole sottintese
possono essere alle bel- lezze : innamorarsi alle bellezze d y una donna. Della
Preposizione a. Naturata è questa preposizione delia pro- prietà d’accennare un
rapporto di attribu- zione o di tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che ,
esplicitamente od implici- tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso }
.l’analisi additerà il mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili
frasi ita- liane in cui aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by
Google 169 1. Boccaccio disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse
: al primo sonno , impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’
essere : in tempo vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore
detto: volse i passi verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello
stesso autore, se ne fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi
verso a Rodi. 3. Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio
seguente citato dal- la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la
parola devoto , esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si
legge in Boccaccio : sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai
nostri classici , stare a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a
padrone . 5. L’ uso , approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete
nella città ? dunque , in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle
avete a città ? vi è elissi e la costruzione piena debb’ essere : che novelle
avete nel giro attenente alla città ? Digitized by Google 170 6. La Crusca cita
questo esempio : eles- sela in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la
frase ch’ella adduce , eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione
piena è : in grado appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto
il morto cuore } ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del
Dante , Jerniò le piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8.
Boccaccio disse : solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun-
que l’espressione del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a
grado. 9. Si legge nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi
disegna il punto della partenza j per pervenire al termine opposto bisogna
dunque dire da ivi , cioè : movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza
percorrere lo spazio interme- dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do
: movendo da ivi , e andando per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La
Crusca cita l’espressione a due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore
, a tre anni , ec. Puossi reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi ,
riflettendo che il tempo non può pervenire al termin disegnato senza per-
correre lo spazio che si frappone } lo che ci fa vedere che queste espressioni
sono un’abbreviazione di: il tempo avendo scorso per ispazio eguale a due anni
, a due ore , a tre anni , ec. 1 1 . Questo esempio di Petrarca : i ho pregato
Amore... che mi scusi appo voi , c’insegna a supplire all’ elissi nella frase
del Boccaccio: alle belle donne si scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2.
Allorché il Boccaccio disse : gli fece pigliare a tre suoi famigliari , non è
egli manifesto che mette la preposizione a da- vanti alle parole tre
famigliaci, per dise- gnare questi individui come il termine al quale i suoi
ordini son diretti , e che per conseguente , la sua espressione è sinco- pata
di gli fece pigliare , comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1
3 . Il Dante disse: volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la
Crusca : V animo suo era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto
a ? poveri. 14. Nell’ esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72
Crusca : noi abbiamo casa d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla
dice dietro la comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l
numero degl’ indi- vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di
esservi elissi di com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla
famiglia , ec. : giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira.
15. Questo esempio della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che
nel se- guente ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo
sottintendere esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare
Pelissi nella frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi
ragionar così : fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che
puote esser atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter-
min disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb*
essere ; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte
} fare in modo } fare in guisa , e simili , Digitized by Google , 7 3 c’
insegnano qual debb’ essere la costru- zione piena di questa locuzione citata
dal- la Crusca : fare a lascia podere. Dite dunque ; fare le cose in modo
simile a colui che lascia il podere. Delle P reposizioni in e ne. V vidi duo
ghiacciati in una buca. D. Queste preposizioni , di cui la seconda puot’esser
uu’alterazione di en , impiegata dai nostri antichi e derivata dal celtico come
le due precedenti di e a , poten- ziate sono della virtù d’ accennar un’ idea
di stato in luogo dal nome che n’ è il se- gno , determinato. Ma come spesso
avviene d’esser l’agget- tivo ch’esprime un tal rapporto , sottinte- so , e
talvolta la stessa preposizione anco- ra , si esporranno per noi gli esempli
più difficili in cui Questa elissi ha luogo , e s’ indicheranno i mezzi di
rimenar le frasi alla costruzione dell’ordine diretto. i. La Crusca cita questa
locuzione, an- dare in punta di piedi j il che ci ammaa- Digitized by Google j
74 stra che in quest’altro esempio : tornando a casa in propri piedi , si
sottintende egli andante : egli andante in propri piedi. 2. Per l’espressione
che adduce la Cru- - sca : porre in . . . si apprende che nella frase da lei
citata , colle mani in croce , si sottintende poste : poste in croce. 3. La
Crusca cita questo esempio : una donna il domandò in compra , di cui la
costruzione piena è : il dimandò per modo consistente in compra. 4- In questa
frase che cita la Crusca : in queste parole Panuzzo tornò a casa , si dee
sottintendere il discorso stando : il discorso stando in queste parole. 5.
Petrarca disse : credendo esser in del } dunque, in questo esempio che cita la
Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in cinque anni , è soppresso essendo :
essendo in cinque anni. 6. In questo esempio che adduce la Crusca , l'eròe sono
buone da mangiare } ma non perchè sieno colte il tal dì , la preposizione in o
ne è sottintesa : il tal dì , cioè , in il o nel tal dì. 7. La Crusca cita
questi esempi : ac- Digitized by Google 17 $ ciocche voi siate in della corte
dello im- peradore \ coloro che sono in dell’ amor di Dio. Welle forme in del ,
in dello , esi- mili , che i moderni hanno affatto abban- donate, la parte del
reggimento della prepo- sizione in qualificata dalle espressioni del- la corte
, ec. , e dell’ amor v ec. , è sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’
ab- breviazione di in compagnia della corte j e in dell’ amor di Dio è
sincopata di in fuoco dell ’ amor di Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da
voi ni è dolce onore. P. Deh , dimmi , Amor , se muove . Da te , che donna a
fedel servo sia Nemica. Franco Sacchetti , citato dalla Crusca. Amor , la vaga
luce Che muove d(ì begli occhi di costei , Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La
qual via muove dal castello diPralo... e viene insino alla porta. Crusca. Più
che tu non speri , S’appressa un sasso che dalla gran cerchia Si muove. D.
Digitized by Google mG * Così dall imo della cerchia scogli Movcn. D. Movendo
la radice di questa distinzione dalla natura. Crusca. La preposizione da , pur
trasferita nel nostro idioma dalla lingua celtica , è de- stinata ad indicar un
rapporto di partenza o d’allontanamento. Gli esempli di sopra citati ne sono
una prova incontestabile. Ma potendo , come il più sovente ac- cade , esser
sottinteso l’aggettivo che espri- me sì fatto rapporto , esporransi da noi
alcuni esempli in cui questa dissi ha luo- go , per insegnare agli studiosi a
ravvisa- re , in ogni caso possibile , il principio unico che abbiamo stabilito
e nel mede- simo tempo i mezzi di ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse,
parlando di Enea , che venne da Troja \ la ragione , di ac- cordo con gli
esempli , ci dimostra che questa frase è un’ abbreviazione di : che , movendosi
da Troja , venne in Italia. 2. Boccaccio disse : chi da voi non de- sidera
(Tesser amato : or , leggendosi nei nostri classici amar d’ amore , amar per
amore , ec., è evidente che la costruzione piena dell’ esempio di sopra debb’
essere : Digitized by Google 1 7 7 chi non desidera la fortuna di esser ama- to
con amore moventesi da voi. Analizzate del paro le frasi classiche : amar da
padre , cioè ; con amore moven- tesi da padre $ amar da figliuolo , cioè ; con
amore , ec. Pei seguenti esempi, ci limiteremo a ri- stabilire tra parentesi la
parola esprimente T idea di allontanamento disegnata dalla preposizione da. 3.
Che mi disvia ( movendomi ) da tutti gli altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia
giovanez- za . 13 . 5. Questo è segno ( moventesi ) da Dio. Crusca. 6 .
Ristrette ( con forza moventesi') dei vo- leri ... de padri. B. 7 . ( Con
volontà mossa ) da me non venni. D. 8 . Andatevene ( nel luogo moventesi ) da
lui. B. 9 . In una valle ombrosa ( per V ombra moventesi ) da molti arbori. B.
10. Essendo in età da ( cui muovesi il tor ) marito. B. 12 Digitized by Google
178 1 1 . Non le rispondo ( cose moventi si ) da medico , ma bensì ( cose
moventi si ) da buon amico. Redi. 12. Essa incontrogli ( sino al luogo } da (
cui muovono } tre gradi discese. B. 1 3 . Sono passato ( perii luogo movente }
da casa vostra. Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi } da ( il } capo.
Crusca. 1 5 . La forza di essi dipende ( nella forza movente } dalla potenza
romana. Davanzati. 16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente ) da tutti.
Crusca. 1 7 . Serrerai bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18. Aveva una
casa (nel luogo movente ) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono (operante per
impulso mo- vente} dalla sua (parte}. Crusca. 20. La torre è forte ( per forza
mo- vente } da sè. Crusca. 21. Divino sguardo da ( cui muove il} far Vuomo
felice. Una chiara pruova della giustezza e della precisione di sì fatta
analisi si contiene nel terzo dei seguenti versi del Petrarca : Digitized by
Google I 79 Pace tranquilla senz alcuno affanno, Simile a quella che nel cielo
eterna , Move dal loro innamorato riso. Della preposizione per. Questa
preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han tolto dal greco poros ,
che ha generato egualmente la preposizione par francese, e la spagnuola por ,
rappre- senta un’ idea generale di traversamento dall’uno all’altro estremo
d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa proprietà ella fu destinata sin
dalla sua nascita ad esser nota del movimento che fassi , passando per alcun
luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di questa regola sien gli esempli:
Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella contrada molto spesso passava .
B . Ma sovente accadendo che il rapporto del luogo per cui si passa , espresso
sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla prepo- sizione stessa , sono , l’uno
o l’altra , o en- trambi sottintesi, metteremo sotto gli oc- chi degli
apparanti una serie di esempi in cui evvi siffatta elissi , con le parole re- ★ Digitized by Google i 8 o stituite
tra parentesi , perchè imparino gli allievi a ristabilire da sè stessi cotali
difetti. i. (passando) Ferme si va nella città dolente , Per me si va nell’eterno
dolore , Per me si va tra la perduta gente. D. i. j E venni qui ( passando )
per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta come stata ( il tempo del suo
esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere una cosa (la scienza di
quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri di Firenze... alte (la
loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una. Crusca. Dietro questo
principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir posso } il Boc- caccio
: lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di pietra. 6 . Quelle
vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il comandamento pas- sando )
per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel sasso non si potrebbe muovere
( con forza passante ) per cinquanta paia di buoi. Crusca. Digitized by Google
i8i 8. Ella non. ci può , (V effetto passando') per potere che abbia , nuocere.
B. g. Quivi soavemente spose il carco soave ( passando ) per lo scoglio. D. i
o. Io sono ( Tesser mio passando ) per non esser pih. B. 1 1 . Questa donna è
sufficientemente bel- la ( il suo esser bella passando ) per (esser) moglie.
Crusca. 12. Credono in Dio ( il loro credere passando ) per parole. Crusca. 1 3
. Mandare ( alcuno , il motivo di ciò passando ) per ( chiamare ) uno. Cr. 14.
Io ti giuro ( con giuramento pas- sante ) per quello indissolubile amore che 10
ti porto. B. 1 5 . Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per ( essere nel
numero ì dei primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando) per molle
tabulazioni sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. 17. Il principio da
cui nasce una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa colleganza e
consorterìa con la causa , onde un effetto deriva } e però col principio unico
Digitized by Google i8a da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi
ne’ seguenti esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa
mobil per natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per
allentar d'arco , non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi
terrà per morto. P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione
con; Questa preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di
compagnia , ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per
dar più forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale.
— D. Con quello giugnendosi. — B. Con amor congiunto. — P. La mia anima si
congiugnerà con la tua. — B. Questo aggiunto ch’esprime il rapporto, esser può
sottinteso , in virtù dell’origine; di questa stessa preposizione , derivata
dal celtico con, significante unione 9 congiuri- Digitized by Google i83
pimento : Ragionando ( egli essendo giunto ) con meco , ed io ( essendo giunto
) con lui — P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano
ristabilito tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare
molte persone , le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso
( essendo giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo ,
( giunto') con gli altri giovani messo a giocare. B. 3. La reina ( essendo
giunta ) con le altre donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar
cominciarono. B. 4- Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra
, tra o intra. La preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione,
deriva dal celtico tra . I latini avean attinta alla medesima sor- gente la
stessa preposizione ira che non è più nsitata se non nei verbi trajicio ,
traluceo 5 ec. Era e tra diseguan un’idea Digitized by Google 1 84 di posizione
trasversale ; le composte infra ( ln j ra ) e intra ( in tra ), accennano una
idea di più , quella d’ interiorità. Non son mica queste parole che espri- mon
da sè sole una tal idea , ma bensì con l’ aiuto d’ un aggiunto generalmente
sottinteso , come fassi aperto dai seguenti esempi , e dai verbi Jraporre e
traporre. Così si sporranno da noi alcuni esempi con questa parola ristabilita
tra parentesi, perchè gli apparanti ravvisino in ogni caso possibile questo
principio unico. 1. Un dì ad andare ( per lo luogo stante') fra V isola si
mise. — B. 2 . Una sera ( stante ) fra V altre. — B. 3. {In consiglio formato)
fra sè deli - berarono. — B. 4- ( Nel tempo corrente) fra qui e otto dì. — B.
5. ( In istato stante ) fra paura e spe- me. — P. 6. ( Nel luogo posto ) fra
via. — P. 7* Si che venne ad imperare ( in tutto il tempo stante ) fra ( lo
essere ) solo , e ( lo essere ) accompagnato , ( per ) anni cinquanta sei. —
Crusca. Digitized by Google i 85 8. Quando ( il tempo ) fu un pezzo ( stante )
fra notte. — Crusca. 9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e passante ) per
paura e ( stante fra e pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva. — Crusca. 10. Già
terra in ( luogo posto') fra te pietre. — P. 11. (Nel tempo posto) in ( tempo
cor- rente ) fra pochi giorni. — B. 12. Io era (nel luogo stante) tra color che
son sospesi. — D. . 1 3 . E in breve , (la roba stante ) ira ciò che v' era non
valeva oltre due cento fiorini. — B. 14. Sarà poi ( nel luogo stante ) tra noi
due tutto questo avere. — Crusca. 1 5 . Essere (nello stato posto) tra'l si e 7
no. — Crusca. Digitized by Google i86 Spiegazione , analisi ed uso di tutte le
parole od espressioni adoperate nella favella italiana come preposizioni. A
Accanto (a canto ; a il canto) (in luogo confine al canto attenente a). Accosto
(accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a dosso , a il dosso ) ( in
luogo attenente a il dosso appartenente a ). Adentro ( a dentro , a il luogo
dentro ) ( nel luogo attenente a il luogo dentro appartenente a , o pure ,
stante in ). Anzi (in luogo stante in anzi , guardando al luogo di , guardando
a ). Appetto ( a petto ; a il petto ) ( in luogo confine a il petto attenente a
). Appiè ( a piede , a il piede ) ( in luogo confine a il piede di). Appo (
appressato ) ( in luogo appo al luogo di j appo a ). Appresso ( appressato ) (
in luogo o in tempo appressato al tempo o al luogo di j appressato a). Attorno
(a torno; a il torno) (nel luogo volgente a il tórno attenente a). Digitized by
Google 187 Avanti. Gli elementi di questa forma sono le parole celtiche ab ,
seguo di allonta- namento , e ant , donde il latino ante , segno di
opposizione. Così i’amdisi della parola avanti puote essere ( nel luogo movente
avanti , guardando a j guar- dando al luogo di, guardando al luogo movente da
). La forma avante per avanti è poetica. C Circa ( in circa , in cerchio ) in
luogo stante nel cerchio dij nel cerchio atte- nente a). Contra. Questa parola
componesi degli elementi con e tra , parole prese dal celtico , e di cui la
prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo ( trach ) , significa verso. Si
dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il lato ) ( movendo da il lato
attenente a ). Dappoi (da poi) ( movendo da il tempo Digitized by Google a 88
corrente poi , e andando a ) — Movendo da il poi , in che ciò fu fatto. Dattorno
( da torno } da il torno ) ( in misura movente da il torno attenente a j da il
torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti ) ( nel luogo movente da ante ,
guar- dando a } movendo da o dal luogo di ). Dentro (nel luogo dentro
appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo da). Questa parola
componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di retro) (nel luogo
o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo elemento onde
questa parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in anzi) (nel
luogo dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da ). Di presso
( vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di rietro ( vedete
dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La forma primitiva ,
divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se- Digitized by
Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di rieto , di
rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni. Dirimpetto o di
rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j guardando al
luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua- lificazione }
la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a un altro j im
è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso figurato.
Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che la pre-
cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella può
dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo determinato ,
ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di verso ( stando in
o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il latino versus.
Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al tempo o al luogo
di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo eccetto che è ) .
Questa parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus. Entro. Vedete
Dentro. F Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine appartenente a j
contenuto in ; mo- vendo da ) . Questa parola deriva dal celtico fin o fiin f
fine. Fore , finora , fuore , fuori ( nel luogo o nel tempo stante in fuori ,
movendo da j movendo dal luogo o dal tempo di'). Di queste forme igilalmente
impie- gate dai nostri antichi , la prima e la terza son rimaste ai poeti \ e
l’ultima è la più usi tata. Il Dante ha detto pure furi per fuori. L’ origine
di questa pa- rola è il celtico fior , d’ onde il dorico fora , il latino
fioris e fioras , e ’1 fran- cese fors , cangiato in hors. A fronte o alla
fronte ( in luogo volto a fronte , riguardando a ; guardando al Digitized by
Google * 9 * luogo di'). Questa parola fronte , la lati- na frons e la francese
front , derivano dal celtico fron , significante davanti. G Giusta o giusto (
in maniera giusta o in modo giusto ). Par mi che questa parola sia una sincope
di aggiustata , o ag- giustato , derivata dal celtico ajusta , d’onde il
francese ajuster. I. Incontra 0 incontro ( in con tra ) ( al cam- mino volgente
in luogo stante contro a ). In queste forme , la preposizione in espri- me
un’idea di contrarietà, con , un’idea di unione di forze che agiscon insieme j
tra , un’idea di traversa. Vedete Contra. Infino ( in fino } in fine ) ( in
fine con- tiguo a $ contiguo al luogo di } mo- vendo da $ contenuto in ).
Infiora } in fuori. Vedete Fare. Innanzi ( in anzi ) in tempo corrente anzi ,
riguardando a ). Digitized by Google IQ2 J/isino ( in sino \ in fine). Vedete
Infitto. Intorno ( in torno } in il torno ) ( in il torno appartenente a ;
appartenente al luogo di , movendo da. Il nome torno deriva dal celtico lor ,
cerchio. Inverso ( in luogo verso ) ( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o
in confronto verso a. Vedete Verso. L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano ,
movendo da j riguardando a \ guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante
lungi , movendo da , riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo ,
guardando a ; guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo
che e). N. Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par
che nanzi 5 nel senso di innanzi. Digitized by Google ig3 O. Olirà , olire ( in
luogo stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di ). La prima di
queste forme è più usitata in verso. Presso ( presàato } appressato ) ( in
luogo o in tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ; presso , movendo da
). La parola presso è derivata dal celtico prem, vicino ", d’onde l’antico
francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue , prèmere , deprimere.
Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ). Q. Quanto ( in tanto
volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per quanto è dato a ,
ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto , a ri mp etto , di
rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. i3 Digitized by Google 194 Rispetto , a rispetto
, in rispetto , per ri- spetto ( la considerazione passando per il rispetto
riguardante a , o pure ris- guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) (
questo essendo salvalo che è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata
in senza e di cui la forma pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9
difetto , mancanza. Il latino sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans ,
emergono dalla medesima sorgente. Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto
sopra , guardando a \ guardando al luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e
le antiche forme sor , sur , son derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino
super. Sotto ( in luogo posto sotto , guardando a } guardando al luogo di ,
ovvero in tempo corrente sotto , riguardando a). Questa parola , e la latina
sub , subtus , Digitized by Google iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete
Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme suvi o suvviy e suso per su , son poetiche.
V. Verso. Vedete Inverso. La forma ver , per verso, è poetica. * Digitized by
Google CAPITOLO X. 196 Degli Avverbi. Senza farci mai scappar di mano il filo
delle nostre idee , eccoci giunti , o giova- netti , alla seconda specie della
classe delle parole invariabili , ed alla prima di quella delle elitticlie ,
cioè agli avverbi , a meno che non vogliansi già riguardare come pa- role
elittiche tutti i verbi aggettivi , per- chè in sè rinserranti il verbo essere
ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli studi de’sommi ingegni ebber alzato il
parlare a un certo grado di perfezionamento , agevol cosa fu a discernere che
resistenza e le qualità , siccome le lor differenze relative , pote- vansi in
altrettante guise modificare, quanti erano gli accidenti loro. Si fu allora che
scorta l’analogìa tra il modo d’essere d’un ente e il luogo e tempo iu che egli
è 9 Digitized by Google *97 cominciossi a dire : cantare in tuono doL ce ,
scrivere in istile elegante j trattare con maniere cortesi } fiero in modo
dolce j venite in questo luogo \ partì nel giorno di ieri. Tal si fa l’origine
di siffatte forme mo- dificanti, e cotale il procedere dell’nmano ingegno ,
sinché , pervenuto il linguaggio al suo colmo di perfezione e di finezza e
avvedutosi l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri di fuori , secondo i de-
siri e gli altri affetti che ci affigon dentro, imaginò di rappresentar le
figurazioni ester- ne degli enti per quelle ond’esse han prin- cipio, cioè per
quelle dell’anima j e avendo fatto segno di lei la voce mente , s’ inco- minciò
da prima a far uso delle forme cantare con mente dolce } piangere con mente
pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle prime formule : cantar con
tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto pietoso j in atto doloroso ,
ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo del suo più bel fiore, s’ebbe
in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla massima lor semplicità ,
sottintendendo in prima il Digitized by Google 198 segno del rapporto , e
formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente ,
dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce
maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal
celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte
le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella nona
della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non
potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri
imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in
altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre
infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando ,
sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter
risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte
maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite
alle composte al di d y oggi j in molta Digitized by Google *99 copia ; in
tempo eterno $ in questo luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos-
sono le seguenti conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far
cre- dere che queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le
modifi- cazioni dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco
altri avverbi , come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto
, ec,,* e però parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note
di modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le
preposizioni derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri-
mitivo. 3. Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui
, per quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati
furono gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni
articolati e arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che
direttamente riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere
una circostanza fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un
Digitized by Google 200 verbo , hanno ad essere , siccome sono di fatto in
tutte le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che subirebbe una
variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola. 6. Gli avverbi
servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si dovrebbero mediante
una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice e la dipendente de-
gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo , al modo , alla
qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi la diversità
delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica- zioni in che
sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di tem- po }
qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità. Oltremo-
do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo ora a
sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali , in cui
la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi , sono
il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se quell ’
una. P. Digitized by Google 201 In questo esempio il nome mente , ma- niera,
essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende la desinenza in a che
conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo degli aggettivi.
Soavemente disse ch'io posassi. — D. Qui l’aggettivo soave non subisce alcun
cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e, conviene
igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o per le ,
si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono dell’espres-
sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. — B. — Bene e leal-
mente le sue cose guidarono. — B. I nostri antichi scrittori non han sempre
fatto una cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi :
TJmilemente vi prie- go. — B. Similemente il mal seme d'Adamo. D. Digitized by
Google 302 CATALOGO ALFABETICO Delle parole e delle espressioni adoperate come
avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole e queste espressioni' si
sporranno per noi in due sezioni separa- te } parleremo nella prima delle
parole ge- neralmente chiamate avverbi, e delle espres- sioni che , sebben
composte di più paro- le , scrivonsi in una sola 5 e nella secon- da , si
sporranno le espressioni avverbiali formate col concorso delle preposizioni di
, a , da , ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che appellansi , or
preposizio- ni , or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura delle cose ed esser
debbe un grande ostacolo ai progressi della scienza. Noi ab- biam rimediato a
questo disordine collo- cando le parole in quella delle due classi che natura
ha lor assegnata. A. Adagio ( ad agio ) ( in modo simile ad agiato passo}.
Digitized by Google 2o3 Adesso ( ad esso ) ( in tempo attenente ad esso tempo
). Addoppio o a doppio ( in modo simile a corpo doppio , cioè doppiato ).
Affatto ( a fatto ) ( in modo simile a atto fatto ). Allora (a la ora) {in
tempo contiguo a quella ora'). Allor fu la paura un poco queta. — D. Allotta
per allora è voce poetica. Almanco ( a il manco) ( all'atto o al vo- lume manco
a comparazione ec. ) Almeno (a il meno). Questa espressione » è la medesima che
la precedente e si analizza del paro. Alquanto ( alcun tanto ) ( alcun volume o
tempo tanto quanto egli sia). E se questo mio ben durasse alquan- to. P. Alto (
in luogo alto o in tuono allo ). — Gridavan sì alto. — D. Evvi un gran numero
di espressioni av- verbiali composte d’ una preposizione , d’un nome e d’un
aggettivo, nelle quali l’elissi sopprime i due primi elementi. Tali sono le
seguenti , rimenate all’ or- Digitized by Google 204 dine della costruzione
diretta per servir di modello ad ogni altra forma della sorte. Aperto ( in modo
aperto ) ; asso- luto ( in modo assoluto ) j basso ( in luogo basso o in tuono
) j breve ( in discorso breve) ; caro ( per prezzo ca- ro ) ; continuo ( in
tempo continuo ) 5 eterno ( in tempo eterno ) , ec. Altramente ( altra mente )
( con mente altra ). Le forme altramenti e altrimenti , sono variazioni della
prima forma. Altresì ( altro si) ( con altro atto fatto si come questo o quello
). Altrettale ( altro tale ) ( in un altro modo tale , quale . . . ).
Altrettanto ( altro tanto ) ( un altro volu- me o atto tanto quanto è questo o
quello ). Altrieri (altro ieri) ( in lo altro ieri). Altronde ( altro onde ) (
in altro onde ). Altrove (altro ove) ( in altro ove). Anche , anco , ancora ( a
o in questa o quella ora ). Più vago di veder eh ’ io non fossi anco. P.
Digitized by Googli 205 Ancoi , voce poetica (a o in questo oggi). Appena o a
pena ( in modo simile a pena). Appieno ( a pieno ) ( in modo simile a luogo
pieno ). T non posso ritrar di tutti appieno. D . Appunto ( a punto ) ( in modo
simile a punto accostato a punto ). Assai ( a sazietà , molto ). Avaccio (in
modo avacciato ), prontamente. Avale ( a eguale ) ( a tempo eguale al presente
). B. Bene , benissimo. Bensì ( bene sì ) ( il fatto sta bene ( ve- ramente )
sì come io dico ). Boccone o bocconi. C. Ci (in questo luogo). Colà ( in quel
luogo o tempo ). Vuoisi così colà dove si puote Ciò che si vuole. — D. Colaggià
o colaggiuso (colà giù o giuso) ( in quel luogo stante in luogo basso). Colassù
o colassuso ( colà su o suso ) ( in quel luogo stante in luogo alto ).
Digitized by Google 2o6 Come (con o in che maniera , ovvero in quella maniera
che ). Contrattempo (coatra tempo) (in tempo stante contra a tempo opportuno ).
Cosi ( co sì ) (così . . . . come dico , come dissi , ec. ) Costà (in cotesto
luogo). Costaggiù (costà giù) (in cotesto luogo stante in giù). Costassù ( costà
su ) ( in cotesto luogo stante in su ). Costì (in cotesto luogo). Costinci (da
cotesto luogo ). — Ditel costinci , se non, Varco tiro . — D. Cotale (cotale)
(con tale atto , quale). Cotanto ( co tanto ) ( con o in tanto vo- lume in
quanto ....). Cotanto V esser vinto gli dispiacque ! P . D. Daddovero ( da vero
, da vero ) ( dico , o dice .. . cose moventi da fatto vero ). Dimane o dimani
( nel giorno di il se- guente mane , cioè mattina). Quando fui desto innanzi la
dimane , Digitized by Googli 207 Pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
Ch' erano meco , e dimandar del pane. D. Dimanisera ( nel giorno di dimani
nella sera ). Domattina ( domane nella mattina ). Dove ( nel luogo nel quale ).
Dovunque ( dove unque ) ( in ogni luogo io che mai ). E. Ecco ( vedi } vedete j
odi , udite'). Essempigrazia o esempligrazia (per gra- zia d ' esempio ).
Eziamdìo o eziandìo (anche Dio volente ). F. Finora (fino a o da quest' ora).
Fiore ( per quanto è picchia qualsivoglia particella che sia). Forse ( ciò è in
forse ). G. Già ( in tempo passato } in tempo pre- sente ). Digitized by Google
2o8 Giammai ( già mai ) ( in alcun tempo mai ) . Giu o giuso ( in o nel luogo
stante in lasso luogo ). Gli (in quel luogo'). ( Gnaffe ( in mia fè ). Guari.
Credo che questa parola , sì che la francese corrispondente , guères , de-
rivino dal celtico gerr , picciolo j d’onde il latino gerrae , bagattelle. I.
Jersera (ieri sera) (in ieri nella sera). Immediate ( senza mezzo ; senza
mettere tempo in mezzo). Imprima o in prima (in ora prima). Indarno ( in vano $
in luogo vano ). Indi (da o per quel luogo). Ìndiritta ( in diritta ) (in via
non diritta ). Questa forma non è più in uso. Insembra o insembre (insieme).
Voci an- tiche. Insieme. Questa parola , sì che la latina simul , e la francese
ensemble , deriva- no dal celtico eng , folla , e syml , adu- nato. Digitized
by Google • 209 Intanto (in tanto tempo, in quanto....) Intrafatto ( in modo
interamente fatto'). Jntrocque ( intra hoc ) ( intra questo tem- po ). Forma
oggi inusitata. Invano ( in luogo vano ),. Issa ( in questa stessa ora). Voce
poetica. Issofatto^ in ipso facto) («e/ fatto stesso). Ita (ita est) ( così è,
si). Questa parola è poetica. Ivi (in quel luogo). L. Là ( in quel luogo ). —
Pon mente se di là mi vedesti unque. — D. Laci (in quel luogo). Forma poetica
com- posta di là e ci. Laggiù ( là giù ) ( in quel luogo stante in giù ). Lassù
(là su) (in quel luogo stante in su). Li (in quel luogo ). Liei. È la stessa
parola li , cui i poeti han giunto , per la rima , ci. Linci (da quel luogo).
*4 Digitized by Google 210 M. Madesì ( mio Dio sì). Le forme madie . e madiò (
mio Dio ) , siccome la prece- dente , appartengono al dialetto toscano. Muffe (
per mia fé). Mainò ( mio Dio , no ). Maisi ( mio Dio si). Male ( in modo malo o
per mio male). Malgrado ( con malo grado). Manco ( in grado $ in peso j in
volume mancato ). Massime ( in modo sommo). Maunque ( mai , mai \ mai in nessun
tempo). Voce non più in uso. Mediate ( con mezzo } con termine mez- zano ).
Meglio ( in qualità migliore a compara- zione dì ). Meno ( in quantità minore a
compara- zione di). Mica ( per quanto è piccìola una mica). Mo ( in questo
momento). Molto ( in quantità grande). Digitized by Google ili N. No ( voglio
negativamente. — ) Non. O. Oggi (in questo oggi j in questo tempo ). Oggidì ,
oggigiorno ( oggi m questo di ; oggi in questo giorno'). Oggimai ( oggi mai )
movendo da oggi e andando in mai). Ognindi ( in ogni di ). Ognora (ogni ora) (
in ogni ora). Ornai , ormai , oramai ( movendo da que- sta ora e andando in
mai). Onde ( nel luogo in che o da che o per che ). Ondunque ( onde unque ) (
in ogni luogo per lo quale mai). Ora ( in questa ora). Orinci ( in luoghi da
qui lontani ). Ove (i'w o nel luogo nel quale). Ovunque (ove unque) (in ogni
ove mai). * Digitized by Google 212 P. Pai te ( in quella stessa parte di tempo
). Peggio ( pia male a comparazione di...') Più ( in quantità più grande a
compara- zione di...). Poco (in volume poco). Posdomane , posdomani (post ,
cioè poi , movendo da domane o dimani). Punto (per quanto è picciolo un punto).
Q. Qua ( in questo luogo ). Questa voce di- segna un luogo men circoscritto di
qui. Quaggiù ( in questo luogo stante in bas- so). — Venni quaggiù del mio
beato scanno. — D. Qualora ( qual ora ) ( in ora tale in ora (in volta tale in
quale volta). Quando ( latino : qua in die } il giorno o il tempo in che ).
Quandunque ( quando unque ) ( in ogni quando mai ). Quasi. Questa parola viene
dal celtico casi. quale ). Qualvolta Digitized by Google 2l3 Quassù ( qua su )
( in questo luogo stante in su ). Qui ( in questo luogo'). Quicentro ( quivi
entro ) ( in questo luo- go entro ). Quid ( in questo luogo). La particella ci
è aggiunta alla forma qui per licenza poetica. Quinci (da o per questo luogo ).
Quiritta ( in questo luogo per via ritta). Quindi (da o per o in quel luogo).
Quinoltre o quindi oltre (movendo da qui e andando oltre). Quivi ( in quel
luogo ). Quiviritta ( quivi per via ritta ). R. Repente (in atto repente ). S.
Sempre (senza fine). Questa voce risulta da due parole celtiche, chemp , o semp
y senza , e ar , ed in composizione er, fine. SI (il fatto sta si , come io
dico ; come tu dici ). Digitized by Google ai4 Si (si, come io dico , tu
dici...). SI ( in modo fatto si , come conviene es- sere per questo che è ..
.). Con quest’ analisi , ciascuno può ridurre a un principio unico i quaranta
signifi- cati differenti che si attribuiscono alla particella si. Sipa (sì),
forma del dialetto bolognese, adoperata dal Dante nel i8.° canto del- F
Inferito , nel senso di si. Sossopra o sottosopra o sozzopra (la parte di sotto
stando nel luogo di sopra ). Sovente (in tempo sovente). Supino ( in alto
supino ). — Supin ricad- de , e più non parve fuora. — D. T. Talora ( in ora
tale in quale ora ciò av- viene ). Talvolta ( in volta tale in quale volta ciò
avviene ). Tampoco (tanto poco quanto poco si vo- glia ). Tanto ( in tanto
volume in quanto volu- me . . .). Digitized by Google 21 5 Tanto sio ( tanto
tosto quanto tosto è pos- sibile ). Tardi ( in tempo tardo'). Teste ( in questa
ora presente o passata o futura ). Tosto ( in modo tosto). Trabene poltra
bene). Troppo (in truppa). Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico
tropa , truppa. Tuttavìa ( in tutta via ). Tuttavolta ( in tutta volta ).
Tuttora o tutC ora o tuttore ( in tutta ora , in tutte ore ). U. XJguanno o
unguanno (per o in questo anno ). Urnbè ! ( ora bene ). U adunque (da onde
unque). TJnqua o unque ( mai in alcun tempo ). Pon mente se di là mi vedesti
unque. D. Unquanche o unquanco ( unque anche , unque anco ) ( mai insino a
questa ora. Queste , e le due precedenti , son voci poetiche. Unque mai (mai,
mai). Digitized by Google 2l6 V. Vi ( ivi in quel luogo). Volentieri o
volontieri ( con animo vo- lente ). Delle espressioni avverbiali formate per
mezzo delle preposizioni di , a , da , in , ec. Queste espressioni che sono una
delle sorgenti della prodigiosa ricchezza della nostra lingua , sono del paro
una delle principali difficoltà per gli apparanti l’ ita- lica favella. Epperò
noi ci faremo a sporre ai discenti un mezzo sicuro di sommettere al nostro
metodo analitico sì fatte espres- sioni quasi senza novero , operazione dello
spirito senza la quale impossibil cosa è comprenderne esattamente la forma e la
significazione. Pongano ben mente gli stu- diami a questa parte affatto nuova
della nostra grammatica , alla quale ci lusinghia- mo sarà fallo, da coloro a
cui l’altrui sa- pere non fa ùggia , assai grata accoglienza. Digitized by
Google I. 217 Di (in maniera ) Di brigata. „ {per modo) Di caso. ( nel luogo)
D'intorno ( di luogo stan- te in torno ). ( nel luogo) Di là. ( in modo) Di
buona voglia). (in spazio) Di corto {tempo). S nel tratto ) Del continuo {
tempo ). con passo) Di pari {passo). Fassi aperto dai precedenti esempi che
ogni espressione avverbiale formata della preposizione di , e d’ una o di più
paro- le , altro non è che la parte qualificativa d’ un nome e d’ una
preposizione cui l’e- lissi sotti nteude sempre. Il nome sottin- teso non puote
esser indicato che dal sen- so del nome espresso, e ’1 verbo dall’e- spressione
avverbiale modificato, può solo farci trovare la preposizione di cui il nome
elittico è il complimento. Digitized by Google ( movendo dal giorno') D' oggi (
andan- do in poi). ( in tempo ) Di bel mezzo di. ( movendo da stato ) Di bene (
essere , andando ) in meglio ( essere ). ( movendo da un termine ) Di tempo (
andando ) in ( altro ) tempo. Vedesi ad evidenza da quest’analisi che se una
delle espressioni di cui abbiam par- lato sia seguita da un nome, complimento
della preposizione in , questa formula è il termine della parola andando ,
dalla elissi sottintesa. I. ( in modo appartenente) A bocca. ( in compagnie
simili ) A branchi. - ( in modo eguale ) A briglia sciolta. ( in quantità
simile) A bizzeffe. (co» intaglio appartenente) A bulino, (in tempo
conveniente) A buona sta- gione ). ( per prezzo eguale) A buon mercato. ( in
tuono eguale ) Ad alta voce. ( per cammino verso) A destra (mano). Digitized by
Google 219 (con animo inteso') A diletto. (in luogo appartenente) Ad imo ( luogo
). (in tempo appartenente ) Ad uri ora. ( con caratteri simili ) A lettere
maiu- scole. \ . \ ‘ ( in luogo verso ) Allo ( luogo stante ) in giù. La
preposizione a disegna il termine a cui tende V essere o la cosa \ questa ten-
denza do vrebb’ esser espressa da un agget- tivo che , in cotali espressioni
avverbiali , è sempre sottinteso. Questo aggettivo^ è sempre uno di quei che
reintegrati abbia- mo nelle precedenti frasi j cioè apparte- nente j simile y
eguale y conveniente j vol- gente j verso. a. > (in maniera simile) A brano
(presso) a brano. ( in tempo confine ) Ad ora ( seguen- te ) ad ora. (in luogo
presso) A terra (presso) a terra . In queste espressioni avverbiali : ad ora ad
ora , a terra a terra , ed altre simili , evvi una doppia elissi che reintegrar
deesi nella guisa stessa delle forme semplici. Digitized by Google aao 3 .
Mangiare ( in modo simile ) a ( modo che ) crepa ( il ) corpo. ( in modo simile
) A ( modo che') fiacca ( il ) collo. È sempre il medesimo principio $ al-
leghiamo questi esempli per far vedere come empier debbansi le elÌ6Si ueile
espres- sioni in cui entra un verbo. 4 . ( in proporzione eguale ) Ad assai (
quantità ). Se T espressione avverbiale compongasi della preposizione a e d’un
avverbio o d’un aggettivo , questo determina o qualifica un nome sottinteso. 5
. (in modo simile) A fine forza (forzata). Quest’esempio è destinato a
dimostrarci un errore generalmente sparso , che in sì Digitized by Google 221
fatta espressione la parola forza sia no- me , mentre è aggiunto. 6 . ( nello
spazio appartenente ) Al (luogo) di fuori. L’ articolo legato alla preposizione
a determina con l’aiuto dell’espressione qua- lificativa di fuori , o simile ,
il nome luogo od ogni altro nome relativo alle cir- costanze e che è sempre
sottinteso. Se , in- vece della preposizione di , siavi ogn’ al- tra
preposizione , supplir deesi la parola eh’ esprime il rapporto , di cui la
preposi- zione è il segno j come per esempio nella f orma alla per fine , eh’ è
sincopata di giunto alla parte passante per fine. 1 . Da ( in luogo movente )
Da banda. ( in luogo movente) Da (luogo) alto. ( in luogo movente) Da lunga
(via). Digitized by Google 222 ( in prezzo movente ) Da meno ( va- lore a
comparazione di ... ). ( movendo ) Dalla ( via ) lontana. ( in luogo movente )
Dalla ( parte stante ) lungi. La preposizione da disegna il termine della
partenza espresso dall’aggettivo mo- vente , sempre sottinteso in siffatte
espres- sioni avverbiali ; questa parola è adunque in esse il primo mobile
dietro il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse al
pensiero* 2 . ( movendo ) Da ( una ) banda ( an- dando fino ) a ( l'altra )
banda. ( movendo ) Da ( luogo passante ) per lutto ( luogo ) . ( movendo ) Da
indi ( vegnendo ) in qua. Se una di queste espressioni avverbiali sia seguita
da una preposizione con un complimento, il discente restituir dee l’ag- gettivo
esprimente il /apporto di cui la preposizione è il segno. Digitized by Google
223 f. In In ( luogo ) allo. In ( tempo ) breve. Per reintegrar Pelissi in queste,
espres- sioni avverbiali , basta sapere ch’ogni ag- gettivo suppone un nome cui
qualifica ed a cui si raffibbia come la qualitate alla sostanza. 2 . ( nel
luogo stante ) In ( luogo posto ) là. ( nel luogo stante ) In ( luogo posto')
oltre. Nelle espressioni avverbiali composte d’ una preposizione e d’ un
avverbio, av- verta bene lo stu diante che l’avverbio mo- difica sempre il suo
aggettivo sottinteso che fa parte del complimento della pre- posizione , sì
come nei due precedenti e- sempi. Digitized by Google aa4 1. Per ( V azione
passando ) Per costà. ( la dimostrazione passando ) Per e- sempio. ( l’azione
passando ) Per ( luogo ) di- retto. ( l’ azione passando ) Per forza. In ogni
espressione avverbiale composta della preposizione per e cl’una o più altre
parole , la elissi sottintende sempre 1’ ag- gettivo esprimente l’idea del
rapporto on- de la preposizione per disegna il termine. * , \ 2 . ( il
desiderio passando ) Per ( tempo appartenente ) al presente ( tempo ). Se la
prima parte dell’ espressione av- verbiale sia seguita dalla preposizione a col
suo complimento , fa di mestiere so- stituire , sì nell’ una che nell’altra ,
1’ ag- gettivo che può solo esprimere il rapporto di cui la preposizione non fa
che indicare il termine. Digitized by Google 3. ( il motivo dell' azione
passando ) Per ( lo adoperarla ) in casa. Dassi l’ analisi di
quest’espressione, Per- chè si è creduta una spezie d’irregolarità di cui
impossibil cosa era render ragione. Delle espressioni avverbiali che forman
classe a parie. Già ( lungo ) tempo ( è passato ). Infine ( in fine ) ( movente
) da sera. Injìn ( movente ) da ( questa ) ora. Viva son io , e tu sei morto
ancora , Diss' ella , e sarai sempre injìn che giunga Per levarti di terra l'
ultirn ora. P. Injino ( in fine ) ( appartenente ) a ( questa ) ora. Injino (
appartenente ) allora (a quella ora ). Là ( in quel tempo ) intorno ( in tor-
no )• (in ) L' altrieri. ( con ) Armata mano. i5 Digltized by Google ( in )
Ogni ora. ( in modo stante ) Oltra (al ) modo ( convenevole ). Più che tanto (
quanto basta ). ( il tempo scorso da quell' ora alla pre- sente ) Poco ( tempo
) fa. Poco ( tempo ) stante ( fra V uno e V altro fatto ). ( come) Punto
(passante) per punto. ( movendo ) Quindi ( andando ) a pochi di. Quivi ( in
quel lnogo ) medesimo . Quivi ( in quel luogo ) ( posto in ) su. Quivi (
andando ) oltre. ( in ) Tutte le più ( spesse in nume- ro ) volte. ( movendo )
Indi ( andando ) a po- chi di. Digitized by Google CAPITOLO XI. • 227 Delle
Congiunzioni o Interiezioni congiuntive. Le differenti spezie di parole che so-
nosi fino ad ora da noi considerale , sono gli elementi o le parti integranti
delle pro- posizioni , ed esse vi entrano più o men necessariamente, a ragione
della natura pro- pria di ciascuna e dei differenti bisogni dell’ enunciazione.
Non avviene lo stesso delle congiunzio- ni. Esse sono, al certo , elementi
dell’o- razione , giacché son parti utilissime nei nostri discorsi, ma non sono
elementi delie proposizioni } esse servono solamente a legarle le une alle altre.
Tal è di fatto , o giovanetti , il carat- tere distintivo di questi segui della
fa- vella che congiunzioni addimandansi : es- se ordinate sono a legare una con
altra ★ Digitized by Google 228
proposizione \ ed errano coloro che fansi a credere che le congiunzioni legar
pos- sono pur anco una con altra parola, men- tre sempre due sentenze realmente
con- giungono. E in vero, quando dico: Demostene e Cicerone furori eloquenti ,
io dico in realtà Demostene fu eloquente , e Cicerone fu eloquente : od in
altri termini , Demo- stene fu eloquente , a ciò aggiungo che Cicerone fu
eloquente. Del paro , quando dico ; questo prin- cipio è cero o falso , è come
se io di- cessi , questo principio è vero o questo principio è falso : e
traducendo o, si ha, questo principio è vero a una condizione la quale è , che
non si possa dire che questo principio è falso. La congiunzione o , esprime
realmente tutto ciò che ve- desi in carattere corsivo , tra queste due
proposizioni , questo principio è vero , questo principio è falso \ e così ella
ap- picca l’una con l’altra. Dir puossi altrettanto delle congiunzio- ni che
adopera nsi nell’ interrogare \ co- mechè non paiano da prima due propo- Digitized
by Googl 229 sizioni congiugnere , perchè la prima è soppressa. In effetti ,
nelle formule; co- me siete voi entrato? perchè siete voi sor- tito ? esprimo
realmente queste idee , io domando come voi siete entrato j io do- mando perchè
voi siete sortilo. E svilup- pando il sentimento delle congiunzioni , risulta :
io domando una cosa la quale è la maniera onde voi siete entrato. Io do- mando
una cosa la quale è la ragione per la quale voi siete sortito. Le con-
giunzioni come e perchè collegano in real- tà le proposizioni sottintese, io
domando , con le proposizioni espresse, voi siete en- trato , voi siete
sortito. Dai soprascritti esempli adunque evi- dentemente conoscesi che questi
segni so- no , è vero , un elemeuto del discorso , ma non precisamente un
elemento d* una proposizione in particolare } esse son pa- role elittiche , ma
differenti da tutte le al- tre } elle hannosi a riguardare qual for- inola
compendiata d’ una intiera proposi- zione , il cui senso relativo e imperfetto
s’appicca alla proposizione che le precede, e perdesi in quella che le segue e
in lor si confonde. Digitized by Google a3o La voce che dalla cui virtù ricevon
tutte le altre e nome e proprietà di congiun- zioni , è propriamente la
congiunzione u- nica, la congiunzione per eccellenza. Essa deriva dal primitivo
qhe o quhè, che signi- ficava legame , cordone , possanza unitiva. Imperò , chi
non considera delle cose la material forma, manifestamente può vedere che la
congiunzione che non è altro che l’ aggettivo congiuntivo , di cui a suo luogo
ragionossi, il quale, adoperato siccome con- giunzione , è il nesso che due
proposizio- ni fra loro collega. Quando dico , per e- sempio : voglio che siate
buono , è lo stes- so che: voglio una cosa , la quale è , siate buono.
Estimiamo affatto superfluo produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel
seguen- te catalogo si sporranno , all’ uopo , trenta frasi. Quindi non
dobbiamo maravigliarci delle tante inutili distinzioni fatte di questo se- gno
, nè dei tanti e sì diversi nomi im- posti alle congiunzioni , appellandole,
al- tre causali , altre copulative , condiziona- li , sospensive , dubitative ,
negative , ag- Digltized by Google a3i giuntile, elettive , conclusive ,
dichiarati- ve , diminutive , ec. Perchè le vane appellazioni dall’ errore e
dall’ignoranza prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a disaminare tutte le
for- mule , che a dritto o a torto congiunzioni addimandansi , procurando di
far apparare il vero uficio e ’l valor proprio di ciasche- duna. Catalogo
alfabetico ed analisi di tutte le parole e frasi adoperate come • congiunzioni.
A. Acciò ( a ciò ) ( con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che
). Abbenchè ( a bene che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo
inteso a un fine che è, ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo
una cosa che è , ec.). Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ).
Anzi che ( in tempo anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ).
Digltized by Google a3a Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo contiguo a
tempo presso a quello in che ) fa > facciamo , fate , fanno. Face- Digitized
by Google 3o9 va , ec. J Feci , facesti , fece , facemmo , * faceste, fecero.
Farò , ec. Farei, ec. Fa, faccia , facciamo , fate , facciano. Che faccia , ec.
Che facessi , ec* Stare. Stando. Stato. Sto , stai , sta 9 stiamo , state ,
stanno. Stava, ec. Stetti , e non stiedi , ec. stesti , stette , stemmo 9
steste, stettero. Starò, ec. Sta, stia, stia- mo , state, stieno o stiano. Che
stia, ec. Che stessi , ec. , e non già slassi , ec. Seconda Declinazione.
Partiamo questi verbi in due classi , di cui la prima comprende quelli ch’han T
ac- cento tonico sull’ antipenultima vocale } e la seconda quei ch’han quest
accento sulla penultima. I verbi della prima classe non hanno d’ irregolare che
il perfetto assoluto e ’I participio passato , o pure l’ uno o l’altro
solamente , tranne i verbi che seguono e i lor composti : bdttere , cdpere ,
crede- re , empiere , ésigere , fèndere , frèmere , gémere , miètere, méscere ,
pàscere, pèn- dere, prescindere, ricévere, resistere, ri- Digitized by Google
3io flèttere , ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere , splèndere ,
sprèmere , stridere , ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere . Quelli della
seconda classe hanno altre irregolarità, salvo persuadere e solere che hanno
irregolari persuasi , ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima Classe. np a
lor cere , tòr « tòrto. Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór gere, accòr 5 /
accòrto (a). Fri g&re , fri fritto . Có gliere , cò còllo. Distin gi/ere ,
distin « distinto. M e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi prèsso. Espr
intere , espr èssi esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5). (i) Cedere ;
cèssi o cedetti ; cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto. Esigere ; eì ,
esatto. Cingere -, insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò) Flettere ; Jlcssi,
Jlesso. (4) Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo. Digitìzed by Google 3 1 1
Ass ólvere, ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr appi corrotto . ' Cór rere
, cor si corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto. Discu tere , discu ssi
discusso. Pres umere pres unsi presunto. C uocere , c òssi còtto (2)* Pere
uotere , pere òssi percosso. Comm uovere , comm ossi commòsso. Vi vere , vi ssi
vissuto. Nàscere , fa nacqui , nato j e piòvere , piovve , piovuto. Verbi della
seconda classe. Condurre , sincope di Conducere . Conducendo. Condotto.
Conduco. Con - duceva. Condussi. Condurrò. Condurrei. Conduci f conduca. Che
conducessi. (1) Dicesi pur assoluto. Sólvere: et o etti ; utos Involgere : invòlto.
(2) Nuocere: nàcqui, nociuto. Digitized by Google 312 Severe , per contrazione
Bere. Beendo o bevendo. Beo o bevo , ec. Beeva o beveva. Bevvi bevei o bevetti
, la prima forma è più usitata. Berò o beverò. Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o
caggio. Caddi. Son caduto. Caderò j e cadrò , solo nel verso. Chiedere.
Chiedendo. Chiesto. Chiedo o chieg- go , chiedono o chieggono. Chiesi 9 Chie-
da o chieggo. Dire , sincope di Dicere. Dicendo. Detto. Dico , dici o di ' ,
ce, diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ , cùca. CAe dicessi. Digitized by
Google Dolere (si). 3 1 3 Dolendosi. Dolutosi. Mi dòlgo o dò- glio , ti duoli ,
si duole , ci dogliamo , vi dolete , si dolgono , o dogliono. Mi dolsi. Mi son
doluto. Mi dorrò. Duoliti, dò! gasi, o dógliasi , dogliamoci , dolete- vi )
dólgansi o dógliansi. Dovere. Dovendo. Dovuto. Debbo o deggio , devi o dèi ,
deve, dèe o dèbbe , dobbia- mo , ec. Dovei o dovetti , ec. Dovrò. Che debba ,
ec. Nuocere. Nocendo. Nociuto. Nuoco o néccio , nuoci j nuoce , nocciamo ,
nocete , ec. No- ceva. Nócqui. Nocerò. Nuoci , nuoccia o néccia. Parere.
Parendo. Paruto o parso. Paio , pari , pare , paiamo , parete , paiono. Parvi.
** Digitized by Google 3i4 Parrò. Pari, paia, paiamo , parete , pa- iano.
Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec. Piacqui. Piacerò. Piaci,
piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere. Porre , sincopato di Ponere
► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo , ponete , pongono. Posi.
Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso , puoi , può , possiamo,
potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere. Rimanendo. Rimaso o
rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri- mangliiamo nè
rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec Sapere . 3i5
Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno. Seppi. Saprò.
Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre. Scegliendo. Scelto.
Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga , o sce- glia.
Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo o seggiamo ,
sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi, segga o sieda ,
sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e per sincope
Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o sveglie ,
sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii svelga ,
sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo , ec.
Digitized by Google 3 1 G Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac- ciamo ,
tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto. Tengo ,
f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni ,
tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli, toglie
, ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli, toglia o
/o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae, traiamo o
traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga, ec.
Digitized by Googl 3i7 Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale ,
vagliamo , ec. Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere.
Vedendo. Veduto. Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e
non , ec. Vedrò , ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto.
Vàglio ovo*, vuoi , vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso
vonno. Volli , ec. Vorrò , ec. Che voglia , ec. Digitized by Google 3i8 Verbi
Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver-
bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto
dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e
la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j
scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o
unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme,
apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire ,
coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei
verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al
presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa
abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di
siffatte differenze gli stu- diosi. Digitized by Google 3i9 Verbi della, stessa
declinazione , Degni di nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo.
Morto. Muoio , muori , muo- re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi
, ec. Morrò , ec. Muori , /Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , ,
ec. w " #C Nome compiuto: Pandullo.


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