M Treasure %oom *.'* • *• - X. A ■ 2£/ I O^ «l^ ^^^ify^^ 44 Digitized by the Internet Archive in 2012 with funding from Duke University Libraries http://archive.org/details/psafonetrattatod01zopp Ali). & PSAFONE # «TRATTATO «5 H D'AMORE fg m *> & rft »€r lungi da quella credenza, che noi illuflrati dalla ferità confefi- fiamo ; imper cioche altrove il fauellar con loro , altro è il credei con loro . La feconda è, cheperciòfìamo coftret- ti dyyfare i nomi frequentati da fimil forte fcrittori , in quella ìfiejfa fignifi- catione , che da efsi tal'hor non cefi he ne intefa 3 & abufata fi leg^e ;ì quali per fodisfattione dell'orecchie più feue re sfaranno anco talvolta non con ogni approuatione addotti . Tu come odi mentou are Fortuna , Defililo 3 Infiuf- A 2 fo, 4 fo ,e fintili , di licenza ahnòme,& f enfia qualmente noi fiamo gouernati dalla prouida mano di Dio y & dalla libertà dell'arbitrio noflro . Simil- mente quando fentirai nominar Dia Tfafone , dimore ; ò chi chefia ; con- fiderà effer yoce d'eccelli 3 i quali coli cantano ,& non fanno bene quel che importi il lignificato della loquela . Viui lieto y &leggi bmeuolo > fé troni cofa a tuo guflo,approuala ; fé al conr trarlo , b abbila per non detta y & in qualunque modo fcuféLy- fàno di fàcrificare i cuori humani . Io cer- tamente, come che fàppia il ferro lodarli in mano del mietitore3bianmarfi in mano del feditiofos lanaue dirfi buona invfo del mercante, dannofa in vfo del corfaroj fimilmente Amore, fecondo la varietà de ifoggetti , ne i quali fi riceue poterfi ap- { sellare da altri crudele , da altri piaceuo- e, da altri fraudolente, da altri femplicet to, e folle, eingegnofo, e fedele e perfi- do , micidiale , viuificatore 5 col verifi- carne cento fimiglianti contrarietadi, feri 7.Z incorrere in contradittion veruna 3 no- umeno rifguardando , no tanto quel che dir ne potrebbe sppafTioriato accufàtore$ quanto ciò che fi conuenga à fincero inuc fiigatore , mi propongo àdifeorrerne fi , che s'egli è nel vero colà, diuina, in nefìu- na parte li C\ pregiudichi, ond'ei fi corruc ci co noi,che troppo lo temiamo5& fé an- cora no è tale, quale vien celebrato, & noi fiano aperti in qual fi voglia modo gli oc- chi alla cognitione di lai, accioche non ri «saniamo in vna trafeurata cecità perpe- tuamente fedotti da falfè opinioni , com- mendàdo vna cola per vn'altra. Così piac eia airiHefTo Amore, che quanto io pren««- A 4 do t ?KOÉMIO. do à trattare con la mediocrità corrifpon* dente all'intelletto mio, & ancora a qual» che poco d'oilèruatione pratticata per l'e- fperiéza , che forfè in me farebbono in maggioranza 5 fé meno fcarfi fodero flati ifauori attirai da lui , habbia àtrouarc cortefia nel colpetto di quella Donna, che m'ha fatto co la bellezza incompara- bile conofcer'in parte l'amorofe perturba tioni, & hami indotto alcuna volta à (pie- gare in verfi il nome d'Amareni fuo,quà tunquefoauementenoncantafs'io mai. - Te moderatrice al mio fauellare > te fom- miniftratrice a i miei concetti inuoco ò gè nerofa Donna, confi dando che fé minima gocciola della gratia tua inftiliare sde- gnerai nell'aridità mia, fia quato fi voglia imperfetta ogn'opra,che da me germogli porrà apparire in alcuna delle lue parti r> guardeuole. Norma del mio difcorfo, di- iti nto in quattro parti, farà il propolto Psafon e, in perfona del quale prima fi cercherà : Chi fia queflo Amore . Indi nell'Hefperidi coltiuatrici de gli horti : Qual fia il fuo obietto. Poi ne 1 Pomi au- rei prodotti ne gli horti dell' Hefperidi 3 I modi d'acquietarlo, e nutricarlo. Vltima mente ne gli Vcceili celebrati ilìnaeftro 5 I foggetti facili ad eflere irretiti ne gli a- morofi lacci 5 & infieme ne i canti loro, gli effetti deli'iièefTo Amore . H or perineo* cainciar dal pano cap 0, Pah- # PARTE .PRIMA. L r antichi fauoleggia* tori, tanto facili , e prò- fufi nel deificar le cofèj che bé di loro era in prò uerbio . Adorano ogni pietra polita^ancora che follerò di molta derilio- ne meriteuoli appreflò gli intédenti , nel» l'annouerarefra gli Iddi) 5 nonfolo lepar ti della Natura principali , come Cielo > Sole, Foco , fotto nome di Celio , di Fé* feo ,. di Vulcano 5 mafeco molti acciden-l ti) che 'nulla hanno ragione d'eflèré per fc mèdefimi , come Quiete , Vittoria, Ter- mine : eftèndendo etiandio quella diui«» fikà à certi , che non poflono eflère da al- cuno riputati, più Numi dariuerirh* , che «difètti da fchifarfì 5 come Febre,Timore5 Pouertà , e limili . Nondimeno fé , ò per vaghezza di mantener gli huomini nella loro fuperftitiofarelligione, ò per coper- ta di làpienza , ammantata di fauole, me- ritarono d'effer'in parte alcuna afcoltati giamai j in neiluna (per quanto io me ne giudichi ) ne fono più meriteuoli , che in quella oue di quelli dne fauoleggiarono* di Fortuna, e d'Amore } rifguardanti Tv na la diftributione de gli eftrinfeci beni, e P altro il godiméto della.be llezza : i qua- li come 4wo jtiui da Yn'ifteiTo fonte fgor- gamij y lo PARTB ganti, fecondo che fono variamente rice- uuti, (corrono irrigandola natura huraa- na , e quafi ad hora ad hora rinfrefcando-. la, con varietà mirabile, e con giocondi^ (imo riffcoro la rendono feconda , e dilet- teuole.Ma io m'appiglio ad Amore, eco* sì della Tua fauoleggiata dilaniti difcorro Quelle cofe> che nò fi apprendono co'ì Jenfo (come dice Plutarcno) altre per fa* uole, altre per leggi, altre per ragioni tro uano fede da principio, la opinione de gli Iddij hebbe autori i Poeti, per le fauole 3 i Legislatori , per le leggi 5 i Filofofì ,,per, PRIMA. il (ero d'animi tra fé molto alieni, e difeor- danti j, confentirono nodimeno nella elet tione di Solone , che li mettefle d'accor- do : così quelle tre fette , in tanta diflèn- fìone de gli Iddij , confentirono tutte nel folo Amore, e quello vnanimipofero nel numero de gli Dei -, e così dall' Elicona l'introduflcro neirAcademia, e Io coro-* narono di commune'cocordia Efìodo co-» me Poeta, Solone come Legislatore, e Platone come Filofofo 3 cantandolo, ho- fiorandolo , ecèlebrandoloper gran Nu- me : alle voci de i quali, applaudedo ì po- poli andauano accoppiando le loro , foli- ti d'hauere in opinione di Numi quei, crTeflendo flati cari,& ammirabili ì i mag gi ori, follerò nella memoria della pofte- rirà conferitati, ò per meriti di valore, com' Hercole , che debellò tanti moftri j ò di doni, come Cerere, per l'inuentione del grano 5 ò d'arti com'Efculapioperla medicina; ò di ^iouamento , come l'Oca c'haueifè faluatcli Campidoglio, deflado le guardie} ò di comodità, e di piaceri có- celli, come dille il latino Poeta. " -Q¥eft* 0Cìj ° Melihéo riha [all'un TS^ume^ Verche quegli farà femore à me 2s[ume, Che fé ciafeuna di quelle cofe per fé era balla « te à fare , chVn fufie riputato da o\i anti- chi tale 3 che debbe dirli , oue fi veggano tutte, come fi veggono pitiche chi arame- le in Amore accolte l II cui valore fé nf- A j guajr- «i PARTE guardiamo , non fole fi eftende fopra glj. nuomini, e fopra le fiere 5 ma toglie il rul mine ( come dille quell'antico fcrittore ) di mano i Gioue,la fpada à Marte, le frec eie ad Apollo, la mazza ad Hcrcole, 1] ca duceo i Mercurioj e fi ch'egli voglia, fpo glia i fuperni della poflànza loro , gli im- piagagli incatena, ne B quelli firatij,che pare à lui> eftendendo l'autorità fua infin nell'infimo Acherontejtalehevienrifpet-. tato da Plutone, apprefib tutti gli altri in-» esorabile : il quale non ftima, ne equità, ne gratia,à gli amanti folo non è implaca- bile, non indomito 5 ma.fi arréde alle Al- ceftì i alle Euridici . I cui doni fono tan-j ti, e fi preciofi) che vn minimo dono ch'i «oi venga dalla liberalità d'Amore , non bene fi commuterebbe con le ricchezze de i Crefi : le care fp ole 5 e i dolci figliuo- li fon pur doni fuoi, fé d'altro mai non ne {offe largo . le cui arti fono così ingegno-* fé, che battano- in yn fubbito à far'eloqué- tifiìmi i balbutientx>cantoriirauci, inge- gnofili ftupidi , infirgna mufica., ìnfegtu accortezza ,infegna leggiadria^ che non iblo dil'arti , ma etiandio l'intelletto fe- co . I cui giouame iti fon così profitteuo- li, che non pur ci rende accorti, e vigilan ti , ma ci foJleua fpefìo fopra noi medefi- mi, onde per teftimonio d'Homeroèda i celelh detto Aiatiene, rimouendoci da i j>enfien vili ; e codardi ♦ I-cu i piaceri fon «0J4 PRIMA. j3 così diletteUoli , che fono ballanti à farci odiare > e difpregiare quante fodisfattio- ni ci poffanoefferfomminiftrate al mon- do . con quanta ragion dunque dùTe Vir- gilio } Mi/èra quanto Dio le feda in grembi . : 2^p» sa Dido . & Horatio Dio Dio mi vieta di fornire i giambi, * - In confermatione del che, io mi facci© da vn'altro capo , e così meco medefimo ragiono . Dalla doppia operatione riputa ta da* Filolbfi diuina,cioè aifoluta, con la quale produce «li effetti ftraordinarij 3 & ordinaria , conia quale dìfponei fempre conformi , pendonojdue principali effetti trahenti in confequenzà qualche Danni- ti,.che immediatamente quelli produca . l'vno è la perpetuità, l'altro la varietà^ co l'ignoranza della cagione . a i quali n'ag- giungeremo vn'altro 5 che ilriferifce nel modo, col quale molte cofe, che à noi hu manamenteconuengono,srattribuifGono eminentemente'àiNumi : equeftoèvna certa più che fegnalata magrioranzafo? pfa l-'vfo humano. così dal fempre confor memouimento del Cielo, dallacontinua corrifpondenza deirvniuerfo, dalla inde- fenafcambieuolezza della generatione, e corruttione nelle creature 3 non eflendo fuffìciente alcuna cofain fé finita ad infì- nitaoperatione , oue da infinita cagione uoa fu eternata) fi perfuade al contempla 14 PARTE tiuo qualche Deità , che porla con la im- mobilità fua , quella vniuerfità delle cofe nell'incuflblubile concordia correggere, e mantenere. Così gli auuenimenti , oue ò non ha cagione , ò fé pur v'ha, non v'ap pare , che ordinario corfo di natura con- uinca , vfìamo di riferire in Dio 3 come in caufa , che fciolta le mani d'ogni legame di neceflìtà operi, fecondo il beneplacito fuo. quinci ne i moftri,e ne i prodigij s'ha ueua à gli oracoli anticamere ricorfo.Co- sì apparangonanfì quegli alli Iddij,che in qualche notabile eccellenza , ò di bel'ez* za, ò di forza foprauanzanb altrui > effen do gli huomini per participatione ciò che Dio è perle , & eflèndo femore maggior- mente tale, chi è per fé tale 5 che non è chiunque l'altrui qualità partecipa, nel «mal lignificato fu detto. E la faccia, e U /palle a Dio f.mile , Hor, per cogiungere Fortuna,& Amo re , com e babbiamo accennato da princi - pio . chi fiiofofica , ò poeticamente paria** do, mi narrerà l'origine di quella acci òca faria commutabilità d'auuenimenti ? chi m'aflegnerà la nafeita di quefta variatrice de i beni humani,e quando mai s'interrc- pa ? e quando fia per celiar giamai? nif- funo cred'io , che non me la faccia coeta- nea al tempo, e ciò é pur farla perpetua 5 ma chi porrà co Democrito il modo pro- dotto à cafo , non me l'anteporrà egli ar- ' cora PRIMA, iy Cora al tépo ? eccola fempiterna. chi m'in uelìigheri la cagione , e l'ordine di tanta permutatione, e perche quelli in vn pun- to dall'infima grado delle miferie fia fol- Ieuato alfommo de gli honori, donde ne viene precipitato quegli , pur dianzi teli* cif&imo riputato ? lanfbluerà al fin qui, cred'io,ogni intendente: ch'è cagione fèn za ragione , ordine con difbrdine . ecco- la occulta, e della poifóza di lei chi me ne darà contezza , zecio ch'io vaglia à prò- uedere a i mali * quando mi louraflanno > e flabilirmi ne i. beni, quando ne fono pof feflore, contrale minacele, l'impeto, eia violenza di lei ? non so per me cho, altro fé ne polla dire ,_fe non conchiuderla con molti JPilofofi ) che ouuque é minima por tione d'intelletto , ini èaflàiffima di For- tuna 5 e conuertendola .; molto ingegno , poca fortuna, eccola vigorofa . Forfe,che Amore è manco di Fortuna durabile,me- rauigìiofoj efficace . ò efficacia d* Amore, vn' amante ogni cofa (pera, ogni cofa ten- ta, ogni cofa ageuola, ogni cofa efpugna. Quelli le ricchezze non pregia, non teme la tirannia, non pauenta Thorrore, non la morteiilefla . a quello le fiere fon manfue te, Tarmi ottufe, le procelle nauigabili,il precipitio pianura, il foco di Dite, i laghi d' Acheronte ageuole «rada . quelli è nel- la pouerti ricco , nella fèruitù prencipe > nelle colè bombili confidente, nelle fati.» cofe i(o' 7 so ; mx ferito ciòforfi , e mi crucio , • Quanto fia antico di generatone Amo re, comprender puodi , non folo da que- llo 5 che non fu gente al mondo mai così barbara, e feroce 5 non animale cosi atro- ce, efeluaggio, che d'Amor non fenriflej ma fufficiécifsimo argomento ancora del- l'antichità di lui ne viene fignificato dalla tanta difeordia delle opinioni intorno à i progenitori Tuoi . Ariftofane dirle , eh* Amore fu figliuolo di Zefiro, e della 1SJ ot te . Alceo «Li Zefiro, e della Lite . Saffo del Cielo, e di-Venere . Simònidi di Ma- te, e di Venere . Altri di Mercurio , e pur di Venere . fa chi dille di Mercurio , e di Diana. Acufilao della Notte, e del Fuoco. Theocrito non parue, che fé ne fapelìe ri- fòluerej folo, che i padri d'Amore fo fie- ro Iddij . delle quali opinioni , ne alcuna perfe, ne tutte infieme àme fi rendono òltra modo prouate ( faluo nell'allego- rie iparfeui per entro ) péroche vera méte ou'è cocorfo di mafehio ; e di feminaper figli generare , iui anco eflendo Amore'^ che gii accoppia infieme j ouero fenza a- morefarebbefi generato Amore, che far non fi può : òpurc Amore farebbe ftat 9 auanti limose, che nonpar conuéneuole. Àppt® 18 PARTE Approuo io|per tanto più Hefiodo riduce te l'origine d'Amore nella prima confu- sone, auantiche dilli nta foftp, ne forma- ta la natura , ouero Empedocle -, il quale ponédol'amicicia, e la lite principij nella aratura , generò prima d'ogn' altra cofa Amore, à cui alcuna volta fottoferiuendo Flacone, aliai più mi viene i fodis are,per la ragione antedetti che quado con Dio- tima l'afferma figliuolo di Penia oppre{Ta da Poro,con Tocca /Ione del celebrare fra gli Dei la nafeita di Venere 5 quafi che Ve nere, nonfolofoiie concetta lenza Amo- re, ma ancora foife nata auanti, che e^li fi §enei\.iTe,non efléndo mai fiata Bellezza, chenonvifia {fato infierne Amore, so io che la Platonica -fliblimità riduce quelìa iZ'dòh ;ì fènfì miiteriofi . come che Vene- re fia la Bellezzai gli Dei, le Idee 5 II có- Uito, il Beneficio della vita , per la diftin- tione delle IdeesPoro, la facoltà intellet- tuale , con la quale fi apprende la cofa in- telligibile 5 Penia il Mancaméto della bel* lezza , che in nói cagiona il desiderarla : Gli horti di Gioue , il Ricettacolo della bellezza5la Vbriachezza del Nettare^fia, non folo la cognitione , ma anco l'appro- uatione della bellezza iitefia, principio d'ogni piacere: & altri concetti fimili tut- ti e(quifiti,& inwe^nofi v'aggiungono i Platonici 5 à 1 quali accontentiamo trala- sciandoli, come quelli > die non fanno di pre- PK I MA. 19 preferite al proposto noftro , che attedia*, ino all'antichità d'Amore 5 il quale , non perche non fìa ne canuto , ne barbuto , e però fanciullo 5 ma è più antico di Satur-. no, e dell'Antichità iitena. Perle quai co fé tutte atte i fare eh* vno fìa con ragione riputato Nume confermati ; poliamo be noi in lode di qiiefta noftro amorofo Pfa fone,concordado le proprie voci co quel- le del belMìm.0 , & amorofifUmo Fedro, che intuona appreiTo Platone allegrame- le catare . vn Gran Nume Amore, vn Gra Nume Amore, grande nella podeftà, gra de nelle operationi, grande per IVniuer- falità, grande pe'l vigore 5 Amor'vn Nu- me y vn Nume grande . Il che non folo così poeti camere come difeorrcndo, ci fi rende verifìmile 5 ma fe- condo il vero più realméte confi derando, e fecondo Platone, e fecondo la ragione lfteifoaltrefì credibile 5 intendédo per co- sì fatto nome, no già quella inefabilc ma- iefti , à cui conl'ineila antonomafìa , che ftrole applicare vn nome commune alfog | getto e mi néte,s' attribuisce il Tempre tre- médo, e reuerédo nome di Dio ; ma efté- dédolo, fecondo li fcrittori profani i quei minori Iddij, che dalla prima caufa depé- déti, con vna natura incorrottibile,&: im- materiale., hauédo l'intendere per efìen- za,e'l mouimentoper operatione, difpó- gono ad vtilità neutrale cofe, chenoiveg ae> PARTE giano 5 ouer© abbacandoci ancora più, fé ad altrui piace,à certi materiali Iddij ; Chefecretario antico e fra noi due. Tale p2*> re ime , che nel Fedro lo fignificafle Pia-» tone*^ dicendo, ch'eghè ouer'Iddio,oue-» ro vna cotal cofa diuina ; ma più manife- jftaméte lo chiarì nel Cóuito, che Amore folle vno di quelli . dalla cui autorità non mi faràtolto,chepiùmifodisfacciailpé* fare, ch'Amore fia vn Intelligenza gene- ralmente ifUtuiu a c^uefto efietto; perche alta* PRIMA. *? altramete de gliamori affegnar ne conuer nebbe vno a ciafcunaperfena^ i quali però tutti doueflèro hauer corrifpondenza , e Telatiooea4vn principale , chea tutti, ad ogni cofa , in ogni. parte fódisfàr potefle, per la fua agilità, non impedito da qual fi voglia corpo, quantunque leggiero ( che pur ricercarebbe tépo al mouimento fuo) ma di fbftanza fempliciffimo, agilirIimo5 intelligentiflimo d'ogni cofa . à tutti fen- Sta fatica fufficicntiffimo . . E certamente fé lo fpeculatiuo Dante •nella fua fìlofofica poefia fi fece lecito d'af •fermare,che fi come ài cieli dal principio dell'efler loro ni dato da quello , ch'è il .vero Dio, Preneipe Creatore, e Modera- tore dell' vniuerfo, chi li conduce fplendc ti in giro 5 fiaftata fimilméte ordinata al- Jifplédorihumanivna general miniftra, ejduce, nominata dalli fcrittori Fortuna, e fouente fino alle ftelle à torto deteinata 5 la quale (fecondo la verità) ò Dea, ò Me-. te, ò Intelligenza, che chiamar la voglia- ; pio, eflendo in (è cofa reale, fecondp Da- te, e fufsilìente . . Fra l'altre prime creature UetéL Voluefua sfera, e beataci gode: N on {ara tolto à noi,con la feorta di lui d'imaginar .ci qualche eflenza fopr'humana , il cui of .£cio fia con ordini, e leggi immanifefte à • gli hu orni ni, di limolare, arrenare, gra- tificare, difturbare,proucdere à tutta que ^ta ti PARTE ftaVmuerfità de gli amanti, e fi come nel- l'ottima difpofitione d'vn regno, ancor che fìriferifea ogni cofa nel Prencipe: tu* tauia ne gli ordini delle cittadi , e nelle prouifìoni dello flato occorre, che à varij fbpraintehdentifi diftribuifeono gli ofKr cij 5 e chi fi fa fopraftate all'ornato, chi al- le pope, chi alle gabelles fimilmente nella vniuerfàl monarchia della Natura auuie- ne , ©he quantunque vna fia la prima cau- fa , che d'ogni auuenimentodifpone , ha nondimeno distribuiti nelle caufe fecon- dane certi off! cij, e dato ad alcune di muo uere il cielo,ad altre di difporre delle ric- chezze , e de gli honori , ne ha macato di aflfegnarne al gouerno di fìmil forte auue- niméti.e v'ha di mefiiero à qualiique paf. faggicro, che perla giurifdittione della Natura habbiada far viaggio, che paghi il tributo di fé ì quefto generale,e troppo efìecutiuo gabclliero d'Amore . Che ni- mate voi Dóne altere, voi dico, che della bellezza voftra inuaghite , folo di voi me defmefodisfattc:, orgogli ofèfdegnate gli amanti , e prefumete di frodare l'entrate d'Amore , hauer da fare coh vn cieco , fé bene ha bendato gh occhi ? con vno, che nonfeneauueggia ? ahi, chela benda è di fotti li Aimo , e trafparentifsimo velo • credete fchermirui da lui , j>ch'e^li è nu- do? chi era più fìcur© di quel giouane co- sì fraco, c'hauria giurato. D/- PRIMA. t3 Vifenderfi da huom coperto d'arme? e pure. • -Con parole, e con cenni et fu legato . vi date ad intendere di.fuggire, perch'egli èpic- ciolo ? Fuggir vai niente Dinanzi all' ali^ cheilfignornojhrovfa. d*a- fconderui ? . Dinan^J a liti non vale T^afconder , néfiè^ir, ne far dijfefa, che iti guifa d'aftuto , e diffìmulante esecutore, fpia tutti i noftri palli , guata occulto-, Com'huom} ch'a nuocer luogo, e lèpo affetta, e con maggior godimento di fami più ila- re chiunque è più bello, come chi più ric- che merci arrechi (eco ; oiFerua accorto il pafleggiero, lafciaui alquanto trapalare, ma vi tien dietro , che no'l vedete 3 e per- ch'egli ha l'ale, per giungerui 3 hi 1 lega- mi , per coftnngerui 3 ha le treccie , per caftigarui 3 veloce, gagliardo, inesorabi- le, quando già vi penfate d'eifère fcampa- pate : Eccolo improuifo , che v'aliale , e nonfolo vifpoglia di quanti beni porta- uate con voi , e vi fcaualca di tutta la iu- perbia voitra 3 iì che non vi rimanga altro ialuo che vn'inrruttuofo pentimento 5 ma fotto mille catene, e mille chiaui v'impri giona , e vi coftringe ( credetelo à chi ve'l dice) ad amare in tempo , e peritone , che non rhaurefte pénfato giamai. all'hora Ci chiama poi, è no s'è vdito 3 iì lagna? e nò v'èchi compatifea 3 lì brama foccorfo , é non M PARTE non fi tron a 5 fi chiede pi età, e pietà s'alio tana ; fi arde, e non v'è refrigerato^ s^a- ma, e non vi è riconofcitcwe . filmate duri que Amore , {limatelo ò Donne belle, e tenetelo, e temetelo per vno offeruatore, c'hà di voi, e di tutti gli inamorati feena- latamente cura . Quella è quella cagone \ che tanti , e cosi cfiuerfi amorofi fuccefsi regola, e va ria nella noflra Immanità; che le occafio- ni non mai fperate fomminiflra tal'hora in vn punto, e tal'hora il colmo de i piace ri interrompe con intolerabile cordoglio» tale apunto ne gli amorofi effetti , quale è quell'altra ne gli effetti fuoi . e chi si, che non fia l'i-flefla Mente, che difponga del- l'vno^e dell'altro , de gli amori, delle For rane, riceuuta fpeiTe volte Torto diuerfità • di nomi,e d'imagini:detta,rifpetto à que ite, Sorte 5 rifpetto a quelli , Cupido, na altramente, che vn'iileffa perfona , che tenga doppio carico di reggere e cittadi- ni in pace , e foldati in guerra , detta ri- fpetto a cittadini gouernatore , e rifpetto à foldati capitano j la quale , quando fot» l'è la medefima produrrebbe fimili virtu- di, & infuniti nelle occafioni ancor difìi- mili 5 come Ci vede troppo più che mani- fello, in quelli effetti, e in quelli, di For- tuna, e d'Amore . feruirà vn nobile, e ma nierofb cortigiano al fuo précipe anni, & anni , con efqu;fita diligenza, coninelli- ma- P R I M A. is inabile fedeltà 5 efporri la vita, le facoltà* di 3 ogni cola ftimerà maco del fuo figno- re j e nondimeno fé con le proprie mani Ji fabricaflè gli imperij, gli imperij li par- rebbono difcari per le mani di coftui. Ad vn'altro fauorito, profperi per alcun tem pò fuccederàno i delìderij tutti, che poi ? eccoti vno3 con repentina mUtatione for- iere da gli aratri 5 quello diuenire il buo- no}quelto il fedele, & in vn punto à quel- l'altro le concepute iperanze dileguarli, e fuanire ogni fua feliciti . Ad vn pigro té- pefterano dal cielo le perlein grembo, fra le procelle 5 elapolue, e l'immonditie li ficonuertirannoin oro 5 Ad vn'indufttio io le perle, e gli ori dilegueranno!! in neb bia . Son forfè qaefte cofe manco frequé- ti in Amore ? vn'amante leale, con fede!» tàincoparabile dedicatoli alla beltà d'v- na donna crudele , mifcredente : più fer- uirà, più demeriterà^ conofcendo fé ftef fo gratiofo, & amabile, vedraffi pofporre ad vh Nano, ad vncapraro. vn'aìtro, do- po mille, e mille ripulfe , con incredibile feruitù s'acquilìerà la gratia , e quella ili vn'atimo, per vna leggierezza fi perderà* • ma chevad'io difcorrendoin tanta atiw piezza , quali che non fia piena ogni me- moria della varietà de i fucceflì amorofi ? e perche tanta varietà ? perche piace cosi al noftro Pfafone pafcere gli augelli fuoij e quindi ncìk trauerlìe de i tormentati su B manti i6 ?ARTE manti, s'acquifta il nome di Tiranno 5 no tanto per la cupidigia, e per l'intempera- za $ fino al termi nar'in tanta furia , e ce- cità, che vada fuori di fé. quanto per l'af. foluta poffanza dell'operare i fuo bene- placito lenza ragione, fenza pietà,e bene fpeflocon iniquità incorriggibile, volé- do, commandando, sforzando . 1 Ilche lo dà ad intendere vn certo agé- te, vna cagione à n^i occulta, che no fen- za deliberatione trami j e tratti i fuccefsi, che alla giornata occorrono infiniti 5 no- minata ancora da gli amati mede fimi mol te volte Fortuna ( la mia buona Fortuna porfe occafìone , la mia difgratia s'attra- uersò)il che non é alerò, che ò fauoreuo- le , ò ripugnante hauere quella Intelligé- za, hor nell'vno, hor nell'altro modo no minata, quando Fortuna , quando Amo- re . così leggonfi accoppiati infieme . *A.mor, Fortuna, e la mia mente fchiua7^c al troue. Mix ventura* & amor m'hxuean fi adorno^ Così aneotrouafi tolto Pvn > per l'altro . Tofcia, che mix Fortuna inforza al'.rui M% hebbe foffmto . oue, fenza dubio, fot* to nome di Fortuna s'intende l'ifteflb A- more. e quantunque rifguardando la For luna , rifpetto ì noi è detta dal Filofofo cauta per accidente j indeterminata , i cui effètti fiano fenza ragione in noi prodot- ti nodimeno parmi da folleuarfi più alto ad PRIMA. %f ad vna cagione eftrinfeca , e reale , cono* fcente , e determinante in noi j fenza no- frra participatione , e proponimento tali accidenti $ de' quali l'origine , e l'ordine e immanifefto , in quella maniera , che vegliamo adiuenire ne i viluppi delle Co *necTie j oue ciafcuna delle perione rap- prefentate è fpeffb , per opera d'vn feruo, merla foflopra di modo , che no troua ver fo da potere fchermirfi 5 fentefi il diftur- bo, e chi diiturbò diffimulaj incolpaflcne, -la difgratia , e qual'è quella difgratia? il feruo; che tu hai in cala .-pouerhuomo . e quanto più ftraordinarij fono talirauol gimenti, tanto riefce più bella , e meraui~ gliofa l'attione. ipecchio della vita huma naè la comedia, noi riamo come invn theatro , chi padrone, chi feruo, chi gio- uane, chi vecchio 5 di mille cofepropo- iteci, vna non ne fortifce 5 mille nafcono dy fotto terra, non imaginate giamai. vno è che n'auuiluppa tutti , fcaltro, intende- te 5 il quale, fenza vna minima fua pertur batione, noi trauolue, e difturba 5 e men> tre ci ramarichiamo , ftaffi egli in difpar- te, e ride non conofciuto, onde fu già dee to volgarmente , e come per prouerbio $ Thuomo il giocolare dei Numi, e quel galante Comico di Plauto . ?%qi hnorrimi bungli Dij fi comepatle^ per» Cotendo , e ripercotendo per reftar vinci-; tore, chi più pertinacemente , nel giuoco B z (co- *8 -PARTE (come ditte Horatio ) infoiente netratw» uaglia. Quelli nelle dramatiche amorofe è A- more, à cui con gioco fafti di ofo , piace congiunger lotto duri gioghi difpari ani- mi, e bellezze j e fare che la gratiofa Li- cori fi confumi per Ciro , e che Ciro in- clini alla rigida Foloe . Hor'io dimando a te Ciro, fé Licori è gratiofa , perche non la Itimi tu? s'è bella, perche non l'ami? s'ella ama te , perche non riami tu lei , ò Ciro ? ma ti vai confumando dietro à Fo- Ioe> con qualpéfiero ? poiché non fei per impetrar prima da lei mercede,che fi veg- gano congiunte inamicitia le capre, co'i lupi della Puglia, perche quello, ò Ciro? forfè hai deliberato così ? ò tu farefhpaz. 70, potendo hauere il bene, à correr die* tro al male . forfè il tuo afcendente ( co- me direbbe chiuque riferire ciò nelle ilei le ) rifguarda con vn'afpetto quel di Fo- loe , onde t'inclina ad amarla 5 e quel di Licori co vn'altro , che t'induce a (prez- zarla ? ma non è il medefimo rifpetto dai tuo afcendéte à quel di Foloe , che Ma dal fuo al tuo ? che fé il fuo rifguarda per op pofitionealtuo, onde ti le rende odiofo, come può lituo no hauere il fi mile affet- to verfo il fuo*? Forfè per la diflìmiglian- Z.a de gli afcendenti , che il fuo per auué- tura è callo 5 il tuo lafciuo ? ma quello di Licori, non è anch'egli inclinato all'ama re* prima; %9 re, tome fi fia il tuo, ò Ciro? che fé Tafcé dente di lei rifguarda per fertile il tuo,ori de te le rende amante} come può il tuo nd rifguardare altrefi amicheuolméte il fuo? ò pure ciò auuiene , più naturalmente par lado, da rna cofaceuolezza de' fangui, fé condola quale refe la ragione Hippocra- te di quei due , che infieme s'amalauano* $c infìeme fi rifanauano entrabi 5 riferen- do queft' effetto nelle ftellejvn'Aflrolo-; co . ma io non so capire , che vna cofa fia limile advn'altra,chenon habbiafeam- bieuole raflomiglianza con quella, il bià- co è fimile al bianco, e non al negro, e do uè non è ricambiata fimiglianza , iui non e fimiglianza) che fé il mio fangue e fimi- Je i quel di colei , e perciò l'amo 5 no può effere,che il fuo no ha fimile al mio 5 per- che altramente il mio non farebbe fimile al fuo 5 per la qual cofa non può ella fare di non riamar me tanto, quanto amo io lei, cofa che diradofortifee: l'ifteffo di- co fé vuole alcuno , che ciò auuengaper la fimilitudine contratta daipadrr,come che da quelli , da quali riabbiamo la nafei ta , habbiamo ancora molt'altre affettio- ni , che ne confèguono . Maconquefta occafione non è da difli mulare vn dubbio di qualche rilieuo, on- de auiene,che fé la bellezza è di fua ragio ne amabile , e noi, affolutamente parlan- do, fiamQ indifferentemente difpofti ver- £ 3 '*• 3o PARTI Fo qual fi voglia bellezza , ci aflèttìonia- mo più ì quefta, che à quella: e cofà,ch'è più mirabile, quello, che da noi farà giudi cato ancor più bello , manco pregiamo 5 e da quello, che noi fteilì habbiam per meri bello, fiamo come afiàfcinati? No è la bel Jezza v n'agente naturale, che opera fècó- do l'eftremo di Tua polla , come il fuoco fcalda, quato più può, e più vigorofo fuo co più fcalda 5 & ogni cofa, ch'operi natu- jralméte ? certo si . però fi ama , ancorché in vn certo modo non fi voglia molte vol- te, pr e fé nte l'imagine della bellezza , no altramente , che quelli , che fi Scottano fi dogliono : perche la forza , che fa la bel- lezza à la imaginatione no ci lafcia in tue to obedire alla volontà, e perciò imaginà do noi, ò prefèntandocifi cofa bella, non ci par concefià libertà di non amare, del che fi lamentaua quel gentile fpirto. Lajjh Amor mi r>afporta oitio nonvogltoy E i cuori noftri non fono come invltima difpohtione all'imprimerfi dell'imagine della bellezza, e cosi all'amarla > sì vera- mente : quindi è , che molti così alla trab boccheuole feorrono , che prima amano , che ben confìderino quello, che fono per fare, del cheil mede/imo fi lagnaua. I JLaJJo, che muCacc trtofiti da prima . 7S{el giorno, eh? à ferir mi vene Amore, e pu re maggior bellezza, maggi orméte nò in- cende approihmataà qualuque Soggetto ' ben P RIMA, 31 bendifpoftos anzi bene fpcffopronriffi- mi fiamo, fenza cagione di pari all'odio , & all'amore,come fi vede nelli fpettacoli, e ne i fuochi , oue li fpettaton fi aftettio nano lenza vn minimo interefle ad vno, e bramano > che quello vinca, e umilmente di mera cortefia s'ama vno , s'odia vn al- tro, diceua à quello prop olito Marnale àSabido. . Io non turno , eH perche nonfùjjo^ dirti , Ouejlofolopofs'to dirti . Io non tamo. _ KaccoglionoiPlatonicidalTimeo. ta- ti eflere di ordini de gli ammali ragione- uoh , quanti delle ftelie b di forte che , fé bene per natura fra fé confentono in gene rale , fia nondimeno maggior consentirne. tofra quelle, che più faranno ornili, e co- femientemente più fra fé confentienti la- ranno quelle , che fono d'vn'ifteflo ordi- dine , e perciò quell'anime ragionevoli, rifpondendo (fecondo ch'efsi dicono) al- le ftelie loro, giudicano contuttoché al- tra fia maegior beltà 5 quella iftefla non. dimeno più atta, e meglio corriiponde- te per produrui détro,e partorirui ìnquei modo, che viene definito da efsi Amore* alla quale conformità di ftelie, nfguarda- do vna volta Horatio,aflìcuraua Mece* nate,che ne Io fpinto della iniuocata cni- mera,ne fé Me riforto C7Ìa,quel Già dal- le ceto-mani, l'haurebbono diuifo da lui j così confermano le ftelie d'ambi due ce* £4 TI* vn nodo incredibile:'al quale influfTo mol tò chiaramente fauorifee il noftro Poeta, lenza il quale poco mouiam parto . Suavemmahàciàfcundaldichenafce. & feltrane. Come à ciafeun le fue stelle ordinar» Lafèiai cadere in vii1 amor d'une ìli e , C di feftefTo. Che ben eWiofia mortai corpo di terra. L» mio fermo defir vien dalle Belle , onde alcuni vanno così fattamente efp beando la fauola dello feopriméto di Venere adul terata . che quelle natiukadi, c*hauranno Jaftella di Venere congiunta con quella di Marte, inclineranno alla riufeita de gli illeciti amori : e fé il Sole farà in eleuatio- ne, fi (copriranno. Tutte belle con fi de- rationi, & ingegnofe 5 ma non m'appaga- no 5 e tanto più m'afììcuro di allontanar- mi da quefta opinione , quanto che il Pe tf arca ifteflb, il quale così parue d'aperta- mente fauorirle , moftrò alcuna volta di (cntir ciò, più fecondo vna cotale opinio- ne gii diuulgata , che veramente egli fa- cefle profeflione d'acconfentirui, quando dille. Fiera/Iella (feti cielo hafor%a in noi , Con? alcun crede ) fu fatto ch'innacqui . A me pare , che s'habbia da rifoluer^quì vn firn il dubbio j che ciò dipéda , ouero dalw lavariaafFettione del particolar Genio di ciafeuno > ouero da vna natura fopraftan te prima; j-f. te à gli amanti, oltra gli influfsi celefU, ol tra la conformità de 1 fangui, oJtra gli in- tendimenti humani, che non folo trauoL uà tutti i fuccefsi , per xnezi, non da mori dana prudenza imaginati , riducendoli à fine 5 ma PifteiTa ancora ne propóga à ciaf cheduno qual debba amare, qual fuggire> & in fomma i foggetti, i modi, le riufcite, apparecchi, ordini, e cóchiuda volgendo fta sfera, la quale è tutta quefta vniuerfi- tà d'amanti . però fu detto dalnoftro Pe- tr arca . ^imor m'hàfoJÌQ) cmefigno àJìraU, & ajU troue. . , •Amor con fìte fromejje lufingando Mi ricondujjè alla prigione amica s E die le chiavi à quella mia nemica, e mol- ti altri detti in confermatione di ciò fi leg gono : come che, fecondo la verità fi tro- ni quefta natura fopraftante à noi, quefto Amore, cheò con lufin°he, ò per ingan* ni, ò per forza fi taccia cionno fopra i no- ilri Ipkti , preualendofi del fuo volere , e «lei potereyfi prenda diletto bene Ipeflò di fare, che cjuefti non pregia vna donna bel la, e grati ofa, per vna mediocre 5 quella! tro di fchiatta illuftre fi perde dietro all'a* more d'vna laida ferua,antiponcndola al- la leggiadria d'vna nobile amante , come fiano gli huomini ò da inganni (edotti 3 6 da forza indotti,e da più altacagione(per così dire} agretti , che da femplice? e li. 43 PARTE beraloro elettione, all'Amare. Ne già inferifco io, che l'amare non di elettione , ma da quella forza, che Defti- no'èdetta, proceda, nò} perche quello fa rebbe vn'efcludere dal regno d'amore o- gni merito 5 conciona che quanto fi troua in noi, oue da noi nò procedala ben de- fìderabile, oue iìa buono 5 & al contrario* oueua; cattiuo , ma d'honore y òdi lode meriteuoie non già 5 quando non venga per opra noftra esercitato 5 vn'huomo, per naturai difp oliti one di membra , for- te non merita corona militare, fé non co- batte5che fé ogni cola riducemmo in ama. do à neceflità di Deilino> fenza participa- tione d'induftria noltra,nó v'haurianluo to', ne lodi, ne querele, ne farebbe chi fé eie, ò chiinconftante doueilè appellarli, perciò che tanto amareflìmo, e difama- reifimo, quanto la neceffità ci coftringeG {e. farebbe infbmmavn dilVuggere, eó la ragione del Fato, ogni diligenza per la parte noftra> e contra la natura d- Amore^ che chiede gli huomini folleciri3e fueglia ti , vn far gli amanti ftupidi , e ^neghitto- iì^conchiudéti con mano à cintola ,:ò che Amore mi vuol dare à pofledère coirei > che m'ha dato ad amare, ò'no-5 felarmi vuol dare, ò mi v'itvdurtrij, ò non mi v'in duilrij io , perche può quanto vuole , me la darà5 ma fé non vuole, ò mi v'induftrij» ^aonmi v-induftrij io , ad ogni modo no 0 \ >' me PKIMA. jf me la darà . è vana dùnque ogni mia folle- : caudine .Sì ? Amore, à forfè difpoiìo ì dartela, ma vuole , che tu per la parse tua t'affatichi^ fé no ti affatichi no la poiiede rai . la pioggia del cielo ti vuol dar la rac colta, quanto a fé 5 mav'è dimeiìierp.che tu dai cauto tuo, ari, femini, coltimi] ter reno, iìenti, fucji, ali'ardor del Sole,ai rir . gor della neùeL , ftattene agiato i guardar - di fopra, nò che non ti fioccheranndle fa^ coltadi dal cielo , recati à mente il prouer b.io. Della propria Fortuna ciafeuno è (ab bro a fé Iteli o . l'amare è atto , non di na* j tura : perche tutti àmareiTimo le ìiteiie co fé ad vn'ifteffo modo , e più, e manco, fe- condo la varia difpohuone de. i principij, che operaiìero in noi 5 fé npnfe ancora a- maremmo i non fapéndo di amare » come il fuoco fcalda nonconfapeUole di fcalda- re5 ma eifendo atto di volótà (onde auuie ne , che altri amaqueità , altri quell'altra dònna , ne vno ama tutte le belle., ne vna. per bella che ha, è da tutti amata) può Jbe ne per eilrinfeca difpo.fitione inclinarli > ma non già violentare per sforzo* . ^ Tuttauia fi vede il Petrarca hauer ac- cófentito alla opinione del Deftinoinpii* d'vn luogo, come in quello* ; Lingua mortala alfa fiato diurna Giungernon fwte, Am'or.la ffinge , e Ut*y 7S(onper elettion, mafer defiino . che iè mi fi dirà, ch'ei parla decantare, non del&a, fi 6 m*b 1$ PARTE mare 5 leggerafsipiù chiaramente. Tal fU mia/iella , e tal mia ernia forte • & altroue. Ver darmi à diveder., eh* al ftto de/tino Ài al chi contrafta> e mal chift nafeonde . & di più. 0 mia Stella , b Fortuna > ò Fato 3 0 Morte * Ma io in quefta maniera interrogo il Pe- trarca fautore del Deftino . Dimmi in cor tcfìajònobiliffimo inamorato, ecàtore. fé il tuo crudel Deftino ti rapisce à forza, oue non vuoi, per qual cagione incolpi la tua Mente , quando dici . il cieco Amor > e la mia /òrda Mente Mitrauiauan sì , ch*a-Aarfer viua For%a mi conuenia, dotte mur t'era i com'è ella forda, fé obedifee al Tuo deftino ? co- me merita biafmo,(e lo fegue ? non è egli ièntétiofo quel detto del Poeta latino . Dotte tranno , e ritran feguiamo i Fati ? Horsù concedati»*, ò app afflo nato, l'effa- cerbarti contra te fteflò con parole 5 ma la tua leggiadri/lima donna,qual colpa v5hà ella , che ancor di lei ti lagni • Ben* ho di mia ventura , D't Madonna^ e 4? Amore , ond? io mi doglia, che brami da lei , contra il tuo deftino ì che ti può ella dare, contra il Tuo ? e d' À* more, che ti quereli, che per fare vna leg gìadra vendetta , habbia allettato il tem- po di nuocerti, trouandoti del tutto difar latto; quaji cj^jf twfo&&uo armato ^ liofli PRIMA. n non» hauefTe potuto offendere 3 ma fé il Fato ti conduceua , fé la ruota. Dal ter^o ciel t'al-^aua à tanto dimore, Ommque fitfii ftabile , & immota , cheti giouaua j ò noceua elfer' armato , ò difar - mato ? doueui armarti , ftar su i ripari, fé tipoteui fchermire dal Fato 5 ma fé non poteui, indarno accufì Amore, chet'hab bia colto difarmato. fai com'è, òdelciA moinamorato? per poco io trafportarei in te quel detto di Martiale . Scritte Epigrammi neW aner fa carte* Eduolfi farli ripugnante Dio: perche in Vero tu fteflb non negarai Terrore da priiV; cipio effere flato il tuo . ~4.Whor errai) quanti» l'amica firada Di libertà mifùfrecifa, e tolta : Che malfifegue ciò ch'agli occhi aggrada» lAtt'hor cor/è al JUo mal libera , e frinita? Hor*àfofìa d'altrui tonuien che vada V anima > chef ecco folo vna volta. Che diremo? altramente fi parla per pafsione , in perfona propria > altramen- te, per verità in perfona d'altrui, quefta è cola vfitatiffima in noi , che nelle noftre trauerfìel'vltima colpa vogliamo , chefìa la noftra, e la prima facciamo quella della forte 5 onde fi raccota queir apologo d\n «iouane, al quale addormentato su l'orlo d'vnp ozio» apparue la Fortuna dettando lo, e riprendendolo, con dirli. leuati,che fi? tu per follia cadevi ? io m verrei incol- pata* f PARTE pata .Quando parlaua di fé ftefTo, e delle file auuerfitadi il Petrarca ,. non haueua cola in cu; prima nierirle , che nel Detti- no, e pure non fi puote alcuna volta,fpin- to dalla verità, contenere , che non accu- faflè J'error dio . ma quando parlò in per- fona d'Amore , che dalle falle calunnie fi . difendeua , fìgnificò la cofa, convella fti> fecondo il vero . dicendo . Come à ciafcun le /ne /ielle or dinaro • Lafciai cadere in vii,' 'amor a anali e ; Et a cojttti di mille Donne elette eccellenti n'elefsivna , nelle quali parole tre cofe ofleruoio, che qual- che cofa di lopra ordina > che Amore la* feia cadere, e che TifteOo elegge . Io non vuo per tanto negare /oltre la gran parte* che v'ha la natura, in quanto hi inferito nella bellezza la ragion d'amabile , e nel petto humano l'affetto amatorio, vna cer- ta maggior'inclinatione in noi , ò véga da i fangui,ò dalle Itelie, che ci ré de affètti o nati più ad vna forte di bellezza , che ad vn'altra5 e però à quefto piacerà piùjl'a* mor nobile, a quello il plebeo : ad vnola bellezza co granita , ad vn'altro la vezzo fa,& ornata, ma però fin qui indetermina- tamente, fottofegue l'occafìone d'vna di quell'ordine , che fèi per occulta cagione inclinato all'amare, ofterédoti la tale: nel qual cafo Amore]fòpraftateà-quefte attio iu , ò ti lafcia trabboccare à tuo fenno ia cjuet PRIMA. & quell'amoretti cui ti copiaci, come lafciò Achille, Anniballe, & altri cadere invile amor d'ancelle.O egli ttefloper fua beni- gnità ti riuoca da molte di quell'ordine, che più fono, fecondo la tua inclinati one, nel quale fi cóprendono varij (oggetti , e n'elegge vnoper te conueniéte, & efquifì to, quanto più pareà lui di volerti grati- ficare . e qùefto no folo ti propone , ma|ti adefca ancora, ti lufinga,fe tu incauto cor ri all'efca , tira la rete , & eccotici colto 5 ma la rete è pur'anco pertugiata , puoi tu fcappare fin che ripugni al cópiacimentoj che fènti occulto, cola certo difficile, che i nemici fon dentroi non impoflìbile 5 ma fé gli impeti primi , che in tua podetti no erano ftabiliici con la delettatione,& co'I confenfo foprauegnente, vieni come ad allacciar la volontà, e da indi in poi à non poterti preualere del cofiglio 5 ecco la for 2.a attribuita al Dettino irreuocabile . che non è Dettino > ma e necelCticonfeguen- teIaCofà,chepoteua eflére prima, che al- l'atro fi riducefle 5 fi come auanti 5 che fia dato il fuoco alle bóbar da , è libero il dar- glielo, ò non darglielo 5 ma dato, è forza chefcoppij,e non épiùinpodeftà dei bo- bardiero' Quindi fi conciliano due detti» che paiono ripugnanti . l'vno èj Che non fi vince -Amor, fé non fuggendo, l'ai troéV &>é fuggir V4Ì mente 40 PARTE Dittanti ali1 ali, che iljìgnormflro vfa,Vit^ cefi amor fuggendo 5 dà principio^ auan ti ch'egli t'habbia in balia 5 Non vai fug- gire, dapoi che fei fatto fìio,& hai co l'ac confentimento captiuato la libertà . colpa tua;, non violenza d' Amore. Così hafsi dà intendere la elettione in Amore, di cui difle Ouidio . Eleggi à chi dei dir .fola miniaci , Queftaà te non verrà pur Paure ptre fanciulla e da cercar fi atta à tuoi occhi, nel qualfentimentofi legge nel Petrarca. jilma non ti Ugnar , mafoffri, e taci\ E tempra il dolce amaro , che nhà òjfejò , Col dolce honoryche d'amar quella haifrefoy •Acni io di/si . Tu fola mi piaci, che fé be- neAmore te l'addita,puoi tu non amarla* di molte ; che te n'apprefenti , puoi eleg- ger quella , puoi quella , e puoi quell'al- tra, nelprogreflb amorofopoi, auuenga* che fenza il beneplacito d'Amore fiano per riufeir vani li sforzi tuoi, Amore Ten- ia la induftria tua poco è per giouarti,co sì amicheuolmente hanno da efler colle- gate infìeme quelle due anella, chetuti affatichi, e ch'Amor t'aiti , fecondo chea Juigiouera di felicitare i tuoi proponi- menti . e perche tu non fai ciò che a lui fia per piacere,non celiar di adoperarti per la parte tua 5 e fé la cofa poi va in fìnifìro, tu vedi così efler piacciuto ad Amore, patié- Z*> Ndle cofeauuerfe, & irreparabili gra eoo prima: 4i coforto è l'hauerci d'ogn'altro più tofto> che di noi medefimi à lagnare.ma fé Ja e© la, mercè d' Amore,rie£:e: egli è poi taato cortefe, che quell'oggetto, ch'ei t'ha prò pofto,concede à te il dire d'hauertelo elet to j e di quello, e' hi per fua benignità co- ti otto ì fine , lafcia la gloria alla mduftria tua . e comeche nell'acquifto la maggior parte fia quella d'Amore, nodimeno nel- la conferuatione di quello^ che la cortefia d'Amore hi fatto acquiflare la maggior' è la nom-a>perciò diceua ilprecettor dell'ar te . che l'acquiftare è opera del Cafo 5 ma il matenere l'acquifto é opera dell'Arte^ cioè dell'indù ftria dell'huomo.ilchefi- gnificaua quella imagine della Fortuna ia Egira i che dall'vn de lati haueua il corn« d' Amaltea, dall'altro Cupido, accennan- do (come efpone Paufania) che non gio- ua ad inamorato bellezza, gentilezza, ne valore, oue non habbia Fortuna, perche in Amore principalméte fi ricerca buona forte 5 e bifògna , che in oltre la Fortuna porti feco il corno della douitia,cioè la maniera di fomentarlo . Ma due forti d'operationi vigono pro- dotte in noi dalle cagioni fuperne . Tvna ( diremeosì ) perfUppofitione , l'altra al tutto libera: quella eh' è per fuppofitione fi varia , fecondo che noi variamo le ope- rationi.piace alla Fortuna, ch'io m'acqui iti de i beni; pur ch'io me li procacci, e fo io 42 PAKTE io non me li procaccierò, non li acquile* rò, perche il compiacimento della Fortu • na era con lafuppofìtione dell'opera mia: quella ch'è al tutto libera, & affeluta vuol che auuenga cosi j fatichici, ò nò dal can- to noltro . fé èrifoluto di fopra, ch'io hab bia ad impouerire , ne le ricchezze here- ditarie, ne Ja parfìmonia, ne la cura, ò te- nacità potranno mai fopra quello , ch'è deliberato di fopra , nel qual fenfo diffe il latin Poeta. 'Cefj'a (perar foter piegar fti fati . Gli effèt- ti parimete, che da Amor procedono, fo- no 111 doppia maniera, la maggior parte perfùppofitione dell'induftria noftracoche li produce, & in quanto fi riceuono nei foggetti per cui fi mefchiano, fi comepuom fauellaredel raggio del Sole , intendendolo nel Sole i- fieno illuminate, che lo diffonde all'aria* all'acqua, alle fteHecflcielojeriftefforag gio fi può rifguardare in quella varietà de I foggetti illuminati , che viene à ridurre nell'atto loro^col diffonderuifi per entro. ì'elfenza d'Amore già nel fuo eflere con~ fiderata tutta bella,tutta felice,tutta iplé- dente tato fopra il Sole ilteflb , quato che il Sole illumina i corpi , ma Amore i cor- pi^ l'anime illuitra5Ìl Sole molte cofe no fi belle , ma folo in queJ modo ch'elle fo- no, à gli occhi ne le rapprefenta5 fe belle, bellejfeanco deformale moflra deformi, A more nò folo è fufn ciéte à farne apparir beili,fe belli fiamo5 ma quàdo no fuffimo ancora . quella diffonde i raggi per entro i cuori noftri , atti di fua natura à farli ri- vendenti di lume tale , fènza il quale fa- rcbbonotenebrofi,& horridi, non meno* che l'aria priua della tanto daleidefidera ta luce,chetofto,che le fi apprefeata l'ab- braccia, & al partir di lei in guifa di vedo- uella addolorata , priua del caro marito , tutta di brnno s'ammanta . Così illuftra- dofi il diafano dell'anima noftra, perla prefènza d'vn fi bel raggio, fecódo il più, «U meno, più, e meno ci fi del fuo fplen- dorc P R I m a; 4f dot epartecipi , ondeaion è al tutto priu» di Diuinità, chiunque è ina inoratole per ciò Platone alcuna volta lo nominò furo» re, & il noftro Poeta . : Quella i ch'ai mondo fi f amo fa s e chiara Fé lafuagran rvirtt*teì ,'l Furor mìo. il che injqual maniera intendere fi debba è bene a dichiarare , accioche hauendo ottenuto il nome di Furore il fìnifìro fìgnificato > il quale, fecondo fé, fu impofto per figni- care indiferentemente : come il nome di Fortuna la profpera, e l'auuerfa:di Fama la buona, e lacattiua,i quali furono poi;i poco^àpoco riceuuti dall' vfò in vn fignifi cato . Noi non penfiamo , che Amore fia folamente frenefia, confermati dall' auto* riti dell'Ari ofto , Che infomma non è Jtmor, fé non infanta » jfgiudicio de' favi vniuer/àle. il che non so s'egliper auuentura togliefle da H ora- rio, di Cui opinione, come di fentéza vni- uerfale de' fauij giudicar volerle 5 poiché Jeggeua fcritto apprefTo di lui, effer molti mali in Amore, clie fé delle cofe,che v'oc corono , mobili , e quafi in fembianza dì tempefta fluttuati , fia alcuno, che fi pre- tenda voler rendere certezza. Trulla ejplicheràpiù , che fé infanire Con ragion certa , e modo s'apparecchi • Il furore è di due forti .vno che dal cor pò irrompe nell'anima , nato da qualche itemperatezza j ouero da impulfo di fpi- nt© *6 PARTE rito nociuo,malatia afpra, e difficiIe~fco- me dice Plutarco ) J*altro no Ci genera nel la mente per intemperanza, ma come au- uentitio da yna migliore facoltà manda- to , comoue l'anima , eia rifcalda , folle- uandola alle Tue operationi , e quafi con « uertendola à fé fteflà dalle cofe terrene, e di maniera l'agita , rifluendola come in vapore ,e ftfoco puriflìmo , e l'adduce a tanta chiarezza , che bene in lei fi {cor- ee come p offa effère albergo de ^.ìi Dei ìteffi . di quefto furore perturbata la Vir- giliana Sibilla, diceua ad Enea. Dio ecco il Dio , tempo e tu chiedi, i Fati . all'hora non d'vn volto, non d'vn colore, fcapigliata, anhelate, e come piena di rab bia , infp irata dal Nume auuicinato. Vitrea mn^gioreì ne mortai fìtort andò, gene raua merauiglia, e terrore nel petto de i circoftanti . pregata al cantare , & al pre- dire . e qual furore era quefto ? il forfen- nato, e melanconico , che prouocaflè à ri- fo , & à difpregio ? per certo nò 5 ch'egli facea ftare attoniti, e timorofi i circoftan- ti: ma era quello , che da gli antichi fu detto Enthufiafmo furore delle Sibille , e dei Poeti : di molte fpecie da i più fa^gi conofeiuto, che attribuirono la iipiratlo- nedel predire ad Apollo, de ifegreci £ Dionifio;della poefia alle Mufe, l'amato- rio à Venere , & ad Amore, e quefto Pla- tone affermò alcuna volta efler l'ottimo furo- PKIMA. 47 furore, non tanto forfè, perciò che con più efficacia ne folleua fopra di noi, e fuo ri dell'vfo popolare conuertendoci alla beltà, eh' è principaliffimo raggio della Diuinitijquato che ogn'altra fpecie d'En ihufiafmo (come co fiderà Plutarcho') ceC fa, e fi depone . il Bacchico, e'1 Coriban- tico, ripofandofi dal faltare , e dal cantare Il Pithio , partendofi dal Trepiè s'.il Mar- fiale, deponédo l'armi, mail furore Ama torio , com'hà vna volta occupato , & in- fiammato vn'huomo 5 non è Mufa, non è cantare, non è mutar di luogo, chelori- muouai ma gli ina morati s'amano prefen ti , fi bramano quando fono allenti, fife- guitano di giorno , vegliano di notte alle porte, nella fobrietà fi chiamano, beuuto c'hanno fi cantano . e quello che dille vno de i Poeti , che le apparenze loro perla efficacia fono fogni de i vigilanti, meglio fi verifica de gli amanti , perche adenti fi veggono, come prefenti , fi parlano, Ci fl- uitano , fi accufano . così diceua il Poeta di Didone, poi ch'era Enea da lei partito. Quello effx affante e vede , & ode xffeme . fuol bene la vifta dipingere nell'humido certi fimulachri, i quali tolto fuanifcono, come" nelle nuuole l'arco celefte, male ima?ini,e rapparéze,chè s'apprefentano a glfocchi, & all'intelletto de gli amanti, come effigie per forza di fuoco vna vol- ta incefo , iu vn legno impreflà, imprimo no 4* PARTE no nella memoria loro gli amati fembian ti> per rimanerui Tempre permanenti, co- me fono in fé medefimi, co'i mouimen- ti, con la vita, co'l parlar proprio loro. io l'ho negli occhi , e veder fé co forme "Donne , e donzelle , e fono abeti ye faggi» 6c altroue . Tarmi avdirla vdendo i rami , e l'ore 3 E le fiondi, e gli augei lagnarfi , e l'acque. Quindi quell' eftafi , la quale fi pone di due maniere y ò fecondo la facoltà appren fìua , quàdo vno va come fuori di ic in a- itratto, e non fi muoue da glioggettie- itrinfeci proponili, fublimato ad akra có- prenfione fenza applicare l'intelletto al (enfo . ò fecondo l'appetitiua, quadol'ap perito ad vn certo modo trapafta i altrui, auido della bellezza eftrinfeca , fi fcorda di defiderare le cofe più foftantiali.la pri- ma eftafi fa l'amore difpofitiuamente, in quanto Innamorato con efficacia di fpiri- 10 cófiderafopra l'amata, fueko dalla co- lìderatione d'ogn'altra cófa. la feconda fa l'amore direttamente , in quanto l'aman- te bramofo dell'amato oggetto, non con- tento godere il bene ch'egli hi in fé fteflo cerca goderne vn'altro fuori di fé, per ac- coppiacelo , & vnirlo à fé medefimo . la quale eftafi il noftro Poeta lignificò , di- cendo . Quejli ni ha fatto men curar tocflejjh9 "Per vno. dormo, ho m-ffo Eguai FRI M Ai 49 Egualmente invìi cale egnèpènfìére, O : iri èi'riitl citare fi 'vo'omieri , che fanno gli amanti , onde fu detto da Saflb , e poi ri* ceuuto in prouerbio . Amore iricgna ia jDUfìca.fcnhe Theophiaiìo vn libro d^Iìa Mufìca, della quale pofe tre principi] . lì dolore , il piacere , Tiitmco dmino, eia- felino de' quali ci difponga ai canto . noi vegliamo il gemito de gli addoloratila to hauuicini al canto? e però gli oratori nelle conclusioni, e gli hiftriom nelle de- -plorationi à poco à poco difpogono la vo- ce al cantare . (Similmente l'alegrezza in- duce quei che fon© più leggieri di ceruel- lo al faltare , al gridare- ai batter le mani, ì più graui, e modelli al cantare, ma fopra tutto l'iftinto Dittino, e perciò ne gli Or- gij di Bar ;o feruauafi il numero, e gli ora coli fi rédeuano in verfi.cosi pregaua Enea la Sibilla ♦ Solo, x le foglie nen mandare i tarmi) Tufieffa canta, di tua bocca prego. Hor per- che non vi hi cofà , che più graui dolori , ò perturbationi apporti di Amore, che più vehemerti alegrezze, òche ecciti i maggiori alienationi di mente , perciò fa diuulgato in prouerbio. Amore infegna la Mufica^pnde il noftro inam orato Poe- tatine. C he voleudo parlar contatta fempre. e tan- to la mufica fi confa ad Amore, che Filo£- feao fcriflè; vn certo Ciclope hauerfana- C to So PARTE to l'amore dolcemente cantando : Quin- di per vltimo quella predizione delle co- fé auuenire. e donde forfè nel vifo di Lau ra al dipartire del fuo fuifcerato amante , quel pallore prenuntio della morte * e quello andarli qua fi chimerizando il Pe- trarca paure {pontanee , con fogni , e ri- doni predicendoli tanta perdita, come in ombra , epofcia efpreilamenteindouini- dola' j )3 quelle par ole . ìii'r> H fwm*n dì quella, vltima fera, > Die elU, ch'io tafaaigli occhi tuoi molli} E sferica dal tempo me ri andai f In mn teyl potei ah e alThcr 3 ne volli ; Hor tei dtcofer cofa efperta , e vera > Tfyftfperar Hi vedermi in terra mai. fé non che quegli amorofi fpiriti erano prefi dal Furor d'Amore, ch'occupaua lor la men- te ? nel qual fìgnificato pure no faria pro- hibito l'appellare quello Furore amoro- fo, Dio 5 ia quel fentimeiito , che in altra .occasione ) dirle il Poeta Latino Deifony che vn taVardor danno alle Mentii Q il fuo defire à ciafcbedttno e Din . ; Etmaùo t Così confiderato Amore come vn'aflet to dell'animo noftro, prendiamolo hora- maiin vn'alrra fignificatione j^códo che nelnome della N atura auu iene ,ilquale comeche fìa inftituito per lignificare quel principio , chel'vniuerfo nella perpetua 41/pofitione del muouerfi , e delripofarfi rego - FK I M A', ft regola , e mantiene 5 fi rifèrua nondime* no ancora nella proprietà delle cofe parti Colati , cosi diciamo la natura dell'huo- raoj la natura del causilo. Ma^confidena- mo , che vie n poi à variar fignificatione > appellando noi l'atto co'l nome della io- itanza , cioè l'atto dell'amare co'l nome ifieflo d'Amore, e quando diciamo d'ha- Berconceputo Amore , intendiamo d'ef- fer fatti foggerti à quelle pacioni, che A1 more produce ne gli inainorati . Intende? do adunque Amore per quell'atto è bene prima che fi voglia difinire>hauerlo dittiti to , però diciamo, che e/Tendo Amore vn certo appetito , quante forti d'appeti- ti faranno , tante ne porremo d'Amore, euui vn'appetko naturale , il qualfegui* ta} non l'apprenfionc, ma la propensione dell'appetente 5 fi come della pietra il de-» fiderare il centro , e quefto impropria , e metaforicamente è detto Amore , euui vn'altro appetito animale > il qual feguita la apprenfion dell'appetente , ma con ne- cèftiti 5 e quefto è ne i bruti , i quali con tutto che ilo fimuouanoy fé nonper og- getti conofciuti , nódimeno ciò fanno no {>er propria deliberatone, mapernatura- e-iftintO) #>s'ì negli huomini la pietà* pa- terna, e quefto fi chiama alquàto-più pro- priamente Amòre, Vi è per vltimo l'ap- petito ragioneuole , il quàl feguita l'ap- prenfione fecondo il libero giù elici o fpet- C 2 iati - ft PARTE tante alla volontà deliberante fopra le fue operationi. efottoquefto cade l'Amore propmméce detto . il quale infino adeflb jo prendo come vn nome generico conv- intine à quattro nomi , in vn certo modo lignificanti l'ifteffo , Amicitia , Amore , (piùnfìrettaméte;Dilettione,Carità,che vengo io dà valcnt' huomini così fra loro diftinti . che l'amicitia fia com'habito 5 ma l'amore fia lignificato per modo di at- ro, ò di paffione \ e così la diìettione , e la'caritàj ma con diuerfità , perche la di- ìettione aggiìige fopra l'amore vna cer- ta libera eìettione precedente, come Tuo - na ancora il nome Diìettione quafi eìet- tione, però non è nella cócupifcibile, ma nella volontà aflbluta . la carità aggiunge fopra l'Amore vna certa perfettione in quanto la cofa amata ftimafi di gran prez- zo, come lignifica parimente il nome ca- rità, quafi careftiaj e*LPetrarca nominò Amore alcuna volta Cantate accefa : alla qual confiderattone non ripugnando io, giudico in oltre efìere vn'altra differenza fra Diìettione, Carità, & Amore : poiché dicendo dilettione> e carità, nonvis'inté de intereffe di bellezza , come dicédo A- more. e perciò il noftro Petra^a dille caa jtamente. \_ Corna difignore , Amor di donna , Hora io mi propongo à cercare qual co fa> e di quace maniere ila Amore . poiché PRIMA. sì dunque Amore è atto , & è atto di poten» za conofeitiua . diciamo , che nell'anima noftra fon tre modi di conofeere, col fen- -fo, con la ragion e , con l'intelletto 5 dal fènfo nafee l'incitamento , dalla ragione laelettione, dall'intelletto la volonta,per cagione del fenfo comunichiamo co' bru- ti, per l'intelletto con gli Angeli, rimane in mez ola ragione propria cell'hucmo, la quale in guifa di centauro, può riferirò nella parte fuperìore, cosi tutta è bella, e virile$ ò nella inferiore , così tutta diffor- me,e beftiale appare} può parlar com'huo mo , può caminar come beftia . e quello auuiene in lei, fecódo la diftintione de gli obietti, ognivoka cheò (ìlafeia trafpor- tare da quello^ che più aletta il fenfo, ò e- legge quello , di cui s'appaga l'intelletto, vegga» dunque la diuerfiti de gli obietti, da cui prende quell'atto diftintione. Due fono in fomma (pare à mej gli obiettÌ5 de i quali vno maggiormente titilla il fenfo 5 l'altro inuaghifee l'intelletto, cioè il Pia* cere*, e la Bellezza 5 rifguardando la Bel-» iezza (la quale al pref ente prendiamo co* me in vnofchizzo)li vnione de gli animi permezo principalmente della villa*. e5l .Piacere, lacógiuntion de i corpi, media* 4ti gli abbracciamenti . quindi hanno origi ne due Amori» vno tutto carnale , lenfua-» Je, beftiale, cheinuolto nella feccia della luffuria, & all'infame Jgiogo della fenfua- C 3 liti J4 PARTE liti fottopofto, niente più defidera fopra quello, che naturalméce desiderino le be- ftiepriue di ragione . vn'altro tutto ragio neuole, e fpirituale , che alla contempla- ti one della bellezza conuertito, pago del femplice contento dell'animo^ fpregia, ò pure anco odia quanti piaceri dalla fetida fenfualità pollano efière fommi mitrati , intanto arrendeuole alla gioconditàrdella ... fi i * viltà, in quanto per li Colone lineamenti d'vn corpo ben comporto, penetra al ri- girare quella intrinfcca bellezza-,che qua fi leggiadro cefpuglio di fiori da limpidi C- ■fimtTrufcello placidamente irrigntodià vedere fopra l'acque infie me il faro colo- re, e la purità deli'o nda, che lo rkuopre. -Il primo non so fé ben be e fi a degno del .nome d'Amore: ma conueneMoìrncnteal /certo nomrurcrnlo Libidine, ò fepur dir lo vorremo Amore, Ae^run^eremui be- iliale $ ama do cofi le beirie,che fenza ha- iier tanto riguardo al pià^ò manco bello, -trabb oceano la dòuepia l'indifcrero ien- fb le precipita, fra le quali e l'huomo be- ftiale poca differenza faccio io , non mol- to cadendomi s'vn di nome , ò di cornami fiabeftia , giudicando Pamor di colui be- -ftiale, che no prefo da vaghezza di fem- biateme da maniera di coitumi di gratiofo donna, inguhad'vn gallo in vn pollaio, té d'vn mot arce in vna gregeia s'hìbbia in- Jiflerentemaitc rerfo qua^iì voglia fem£- PRIMA. ff m della fuafpe-cie , ouero fèòfler.tìa porfc qualche 16 ?ARTH to, magnanimo!, veritiero , deftro, corse cauallo non trauaiicante,grato.neli'afpet- ,to, leggiadro nelle maniere , gratiofo nel conuerfare , moderato nel desiderare , e nell'ire ifteflè amabile . Qu:llo pieno di furie, bagnato di lagrime, gridado oioie, ©ime , concita con miferabile horrore h tragiche feene . di quefto fon per ogni fo- glio i Socratici ragionamenti con incom- parabile dilettarione colperfi , quello fin tanto che brama, ama 5 ma non fi rollo è fatto fa t olio, che fi contri ita , e di fama* quello procaccia danno alla cofa amata, éc ì fé medefiino 5 quello hi fempre inten tione di far beneficio ;da quello nafee il vi tio , da quefto la virtù , quello termina io furore , quello in amicitia . Soccorremi à propofito quell'Apolo- go Platonico d'vnpaftore , e d'vn cuoco, che andando in viaggio di compagnia , e Vedendo vn'agnello 3 vi fi accodano ciak chedun di loro per portarfenelo.Ma quel- lo certificato della profeffione di ciafeun dri loro , dafsi di buona voglia in balia del Paftore , parlando così contra il Cuoco, tu certamente fei carnefice d'Agnelli tu* e m'ami per recidermi, e per Satollarne l'ingordigia tua, ma quelli m'ama per nu driimi . O ioi^u o > ò dannoiiiTiino Ama- le P R I M A. 57 ra di coloro , che in guifa di famelici , & arrabbiati amano per danneggiar l'amate loro, e l'Amore , cbe quanto fpera , quali to fpiraytutto è amore,e gioconditi,con- uertono in danno loro , come fecero quei crudeliifimi amanti d'Ariftoclea, riferen- dolo Pi utar eh o. A coftei amata da Strato- ne, e da Calliftene, il padre Theophane copiacquefì di darei libera elettionevno de i due per fpofo . la giouanetta nominò Caliiftene 5 ciò non potendo comportare Stratone dilfimulò , pregando il padre , € lo fpofo d'Ariftoclea, che poiché non na- tica potuto efferfì congiunto in parentela conloro, ficontentaffero almeno di con- feruarlo inamicitia } il che efsi moftraro- no d'hauerei grado , coll'inuitarlo al fe- steggiare di eópagnia le nozze. epereC» fer.coftame delle vérgini d'andari! i laua- re ad vna certa fontana , prima che al ma-» rito fi congiungeffèro , Stratone fece afeo dere géte per via i luogo à luogo co inté-» tione di rapirli la giouane, quando pallai» fé > e gii nell'arriuar di lei fattole impeto ad ofTo, trahendola per vna mano, e tutta- uia tenendola per l'altra lo /pofo eletto, e ciafeuno ftcédo Tettremo di fuapoflà per trarla a fé, in quel contrailo la fanciulla miferamente amata, non fé n'accorgendo effi, nelle mani loro morì di crudeli flìma morte . qual tragico atto è più ìiorrido di quello > qual pin beitiale amore ? così hu C 5 tfu- fi V ARTE' inanimente dunque s'ama ? così s'acca** rezza no le amate ? non amaua così Age- silao, non Socrate . O Socrate > ò otti ma Socrate , tu che fai proferì one di nulla fa- lere, che fai covi bene, onde tu lìa dall'oc racolo nominato folo fra tutti gli huomi-. ni fapiente ?- ló.nonsò ( rifponderdegli). tfkro'che l'arte? &ell*araare: di quefta ne so fiiaeiiro, di quella profeflore. e come ami tu ò Socrate ? affatturi le perfone, che vai eosì inanti a ituoi competitori in amado? ^ià non fei giouane> non ficco > non bello dì Còrpo . cumandiamolo ad Alcibiade,.- e l'intenderemo , *fe i 1 fu o ma ritto ama per Torro^ere i coitami ,fe p&tfenCup.ìitì, ò m iqùal maniera . vdiamo ilnofìro Petrarca.» -- L'Mrféteoffidafùoidòteyar - . 't ' S'ti*jìxwh*d*honeffa&fételdiuenì*r "'Che il dirrioftro yelfenfier vince d'ajjài. " 'Bxffo-défirnon l} eh' tuffi ferità* Matt'honorydivirtme, Hor quando taxi \- Fìifsey fommx beltà vttvQglfa fféhtaf ' Matroppò inirero tali oggetti tanto fel- patamente con(ìderati, l'humana condì tio ie eecedonoSe fi come quelio^che ama col fempiice^ amore irfteMeetóale potrei**. Heifd^gn^iPfecolido . Cosi ciii:£ma eoa l'amore ordinario, potrebbe dire burlane dofìdell'amore'intellettuale, quel che dif fé il Cinico Diogene delle Idee > che non le vedeua. perche in fatti Noi n'amo huo- mini : non debbiamo già aguagharci alle PRIMA, S9 f>eftie, ma non fiamo ne anche Angeli . fc l'huomo no hauefie altro che fenfo 5 altro Amore non farebbe in lui, che Libidine $ fé ancor l'huomo fbfle Intelligenza fé mi ]plice,non li conuerrebbe altro amore-.ché cjùètdiuino, co'lquale le intelligenze iè- par'ate da compofitione, ch'ammetta fen- ftial dilettò , amano la beltadiiiina, nella ètti contéplatione eternamente beate s'ap pagano, ma fiamo ragiorieuoli : e la Ra- gione è di mezo fra l'intelletto, e'l fènfo, partecipando dell'vno-, e JèìTàltroi fé be- ne è più adherenre alPintellettcr, cnde ha 'ottenuto' di folerfi diftinguere contrail sé fo . Però làfcioip piatone fu Véli j e mi obbaìTo £ conftdérar lramorey fecócfefleny {faÉfintìitft fiamò'ràgioneuiDli 5- cortfenfo intellkeifali , e e orri ntellctto fenfuali 3 e per lVnaparte^e per l'altra coftituifeo IV- no, e l'altro 5 Bellezza 5 e Piacere ogget- to dell'humano amore^ (eco do che il Pia- cere fi rifèrifee alla parte ferifuale, e la bel lezza alFintellettuale «, e qualuque di qua fti dueftilchi alnoftroamore , nane per mio parere (ch-eehe altri féne'féttafém or perfetto». -tie$pn#-ff dar£fecirmenre>ad in- tendere, bhe^ £ non fi v^dejjè altro , che Le fi elle , Sofrvna notte , e mai nanfuffè l'alba, . . . £, non fi trasformaci in verde felivt • Ter vfeirmi di braccio . In fomma il piacere in amando ricerca la parte Aia . perciò le tre Gratie Aglaia , Talia, Eufroh-ne , fignificantii'vnafplen- dore, l'altra viridita , la terza lentia , ac- com- PRIMA. 6i Commodate fono àgli amanti da vn Pia* tonico in maniera, che la prima rifguardi l'animo, la feconda la viftaj, la terza il di» letto della mufica 5 a cui non ripugnando io nell'applicatione delle due prime ,he ancora nella terza , in quanto fi riferifce liei diletto .> ftimo , che fi habbia da accó- rri od are meglio al diletto del toccaméto, & all' hora giudicherò , che il mio amore habbia il Tuo compimento; quando d'ani- mo congiunto à bella Dona, dilettato nel- la giocódita della vifta,potrò in oltre leg- gitimaméte appagarmi ne ì diletti deltac to, coftituendo alcuni , come gradi in A- more. Il primo la affètti one dell'animo, fondamento principaliffimo certo, ma ri- motifsimo. poi il veder la amata, alqua- to più vicino, indi ( per dare anco la parte all' vdito ) la dilettati one della voce . Ma tutti gradi infìn qui lontani 5 e badanti za incendere , non ad appagare . iottofègue il toccare 5 il che fé bene fi faccia con la so miti delle deta, trafeorre nódimenoil di- lètto per tutto il corpo , commouendo il iangue infin nelle più intime parti delie Tene . fuccede il baciare, prima leggiera* timor ofamèntej al fine più aflFettttofo, ac- compagnato da gli abbracciamenti . per tralafciar di dir più oltre . Che fé Amore è (come piacque ad alcuno ) vinone , gii non crederò io, che fia maggiore l'vnione fola fpintuale, che la fpirituale accoppa- 6% PARTE girata, conia fpirituale. eperchequefta amorofa vnione folo ha da farfi co'l mezd della vifta,. e non del tatto-, fé nel tatto è il colmo de! diletta fenfuale l forfè perché effondo Amore tutto candore non arnmet té attione -laida ? che fia dilettevole* «[UEftaègratiiLd'amore, che fia fetida, col pac della natura corrotta ■> che vergogno- sa , decreto noftro . Crederò io h bene 5 che amore fi termini ne gli abbracciamen ti : perei oche chiunque ama fenza tal pe- nero 5 non amare , ma efiere aftettionato, e benuolere più. propriamente fi dice ^e'1 fuo non è veramente amore , ma affetti o* ne^ maarmeitia, mabeneucglienza^, on- •de no fiuferiiia in quello tale il nsraie dyI- namoratovche folo fiaecon^m oda i quel- li [(.vniuerfalmente parlando , perche di particolare per ventura da gli altri di fiere ;te]non intendo trarne conlèquenza) che invaghiti della bellezza , bramano il có- giungimento s anzi potrebbe adalcun pa reré , che la natura ifiefla habbia pollo la Beiti nella donna , non. perche fi rairrfo- femente,come vnabe.Ua ftatuaies'inamo aji VhxsomadihhyX.ome ^id'coiiii delia \fe -nere fcolpittt da Pfraffiiblej.nelqiialeamT) re egli pafsò pur'anco i termini 5 ma per*- «he ne fia efea à quel diletto , al qual fece inclinatici me tutte le fpecie de i viuenti, aedochetanto più auidamétedoueflìmo idfer'incitatinoiiiuominbpreclaro germe della- fri m'a; c$ della natura alla generati one de i figliuo- li.e comeche nell'atto ideilo inferito hab bia (ufficiente dilettoper' adefcarui qual fi voglia animale 5 nondimeno habbia noi fopra gli altri 'fegnalatarrìente fauorito di quello condimento di più incitatiuo.ch'q h. Bellezza, il cui' Vocabolo ancora appref fòì Greci fignific^inuito,efca, incitarne- to. &hàbbiaci aggiunto" quel titillamen- to, che per le membra fcorre , mentre da- mo intéti a. bellezza,che ci vada à fangue.- fi come in molti frutti, ancor ohe fufficié- telòaù'ita ripofta haueflèp dilettare T ap- petito noftro , volle di più aggungerui il colore*, per inaitarci meglio al guidarli, e non a guidarne folo la fuauità'loro-, ma a fat oliarcene, & a hudrircéné .-: ^ N^afpettoydlèmfifi di£à\ nonconne- nirfi a prudente* irfifUraré gli affetti co lo ftaio degli intemerati , che fi làfciano dal- la cupi dì già tiranneggi are, che fenZaraT gione ai piacer* né tira afe: l'altra maco buona, eh' è acceflorio> e termine5 purché vinca il migliore,que- ito baftar ci deue,fenza che fi efcluda a£* fatto il men principale, così pr onuaciaua il noftro Poeta . La voglix j e U ragion combattuto hanno Sette r^ feti* anni > * vincerà il migliore . |3 Come vince jj migliore? nonché necefla-t riamente vecida il peggiore , nò j ma che lo leghi , come prigione 5 (è lo códuca do pò, come fèruo 5 li comandi , come i fog* getto .così vince il migliore . e però la no iira maniera d'Amore puoflì in due modi considerare . e com'habbia per fuoprincì pale la voglia, che fi nferifee nel piacere del fenfo, e la beiti confederi come mezo» inftromento , e condimento del piacere jfteflb, ò informila, comeacceiloria>òfo Jamentc preparatoria . & all'incontro cor me regolato dalla Ragione, fi proponga i bellezza per ìfcopo principale, i cui ap perita il piacere del fentiméco , co.ne co* ieguente, & acceilorio, nel quale con vna cera PRIMA, Ss eertaacci dentai perfettione , fi termini 3 noifaro amore . Nel primo modo ama co- lui , che arde per belJa donna , fin tanto, the Ipera di poter godere ,. e quando non polla, non s'appaga del buon uolere, ma jion fi tofto vede chiufo il varco al Tuo ca- priccio, che ne ancor picciola fcitilla d' a» mor fométa.e quella chiamaremo, fé co«. sì ad altri piace, concupifcenza : rcftrin-. gendo il nome sì, che non comprenda gli animali irragioneuoli .Nel fecondo modo ama chiunque foggiogando la mente all' imperio della bellezza , defidera princi- palmente dall'amata la ricompenfà dell'a- nimo,e'l voler grati fi care, i cui come s'ag giunga il potere , e fi deduca all'atto, vie- ne appagato l'amore \ e quantunque fìa meglio il non poter gratificar volédo,che ;il non voler potédo,e perciò il volere pre- taglia al potere5 non fi inierifee però,uie nò fia ottimo il volere,e*l potere infieme 5 rfi come le bene è più defiaerabile la faniti .con la pouertij, che non è la ricchezza cp Ja infermità , e perciò è più defiderabile la ianiti,che la ricchezza 5 fari nondimeno meglio l'hauere e faniti , e ricchezza in*. fieme . non vorrei io , che ne potere , ne volere mancafTe$ ma fé vno de i &ie hi ih [mancare, manchi il potere,refti il volere jie'per me fi rimanga-d'amare, : vero è,cjie tale amore hi in fé mancamento, e tutto, fche no vi fia per la parte eflentiaje, v'è.pe- re 66 PA R'T E rò in qualche parte accidétale, come nel- l'huomo pouero, e nell' oro di baffo lega. Quelle due maniere d'amare vengono per auuétura fignificate"nel 'doppio nfpet è© di Cupidine à Venere, inrperciociw moiri lo ranno figliuolo di Venere* \m'X Hefiodo, e Sano lo fecero feruo, e iegua- ce di lei . Venere lignifica la bellezza, Cu pido il piacere j quelli fanno Cupidine fr» gliuolo di Venere, che amando cornerai ina corrtmunemente, confi deranoi) piace re, come della -fofranza ideila dell'amare la bellezza , la quale come -fi moftri-irrfe- conda di ta:i piacere , non fia contffeiuca ; non che amara, quelli fanno Cupidi ne fé guace di Venere , che la bellezza amano per- prcp la ragione -;rna perche o pn cofa defiderabile fi brama nelle lue maggiori perfetti oni confeguenremente amano ^A piacere . I primi sì , chenell' amare fonò intemp erati, trabb decado effi nella parte, che fbggiace al fenfo, la quale oue c'ondo mina, contamina, a. cui-fan-ibggetta la ra- si oneu ole, la parte celefte alla terrena , la rocca alla Italia , il capo alle reni, e non accettiamo oer regola del ben'amare lo fquarflrodi tali , poi ch'egli è obliquo, ne definirò gii io Amore per Prurito d'atto Venereo, conciofia che (come ben dice il Filofofo) non maggiormente ama chiun- que più ciò derìderà 5 ma ftabilirò quello per fondamento , che richiedono coloro, il PRIMA. 67 il cui Amore ragioneuole, & humano è il vero, e compito Amóre^ di cui fi fauella . .e quella è l'vnióne dell'animo : onde fu detto , che il cuor dell'amante è più doue -ama, che doue animale fu Tentenna di Ca tone,che l'anima dell'amante viue nell'a- mata. Però il Petrarca insultando al Pò, che bé poteil e portarfene la fcorza di lui, ma che lo fpirito non curaua ne di fua, ne ■d'altrui forza , conchiudea . Tt* te ne vai coH mio mortai ftfl corno . L* altro ?-c«prrto dtamorofe fiume - Torna volando alJUo dolce foggiamo , che 4lpenfier dell'amante non fi fuelle dall'a- gata , e perche l'anima non può eflèr Io- tana dal Tuo penfiero , però lo fèguita , e di (batta dalla profondità di quello viene •ad abandonare il (oggetto , ch'ella viuirì- ;caua, lanciandolo eom'vncadauero, tdv- •na fbtua-.-onde il Petrarca . 1 Itti è il mio cuore } e quella , che /' imtoU, rf'- Qui pioi veder l'imaginemia fila . però Quelle donne crudèli , & inhumane , che aftiate* no riamano 3 ma fi pigliano tal voi ta traftullo di tormentare ipoueri inamo- ;rati;, confideri no quanto delitto commet- tano , fogliando il corpo di vita , & ol- traggiando di fopra l'anima . chi vecide il nimico, è micidiale j chi vno, che no fia •fumico, è aflaffìnos ma chi l'amico, è tra- ditore . la donna , che non riamando cru- cia rinamoratojcommette yn fi eraue de- A Ut- €% PARTE litto,perche priua di vita l'amate 5ma quel la fi come bella così benigna, che fi degna d'aggradire, e riamare, reftituifce l'anima all'amante, ò pure li di la fu a m contrae!- bio j e non abbandona perciò la fua vita, non abbandonando l'anima dell'amante ifteffo in lei riceuuta-, e da lei gradita . e così auuie -e, che l'amante nell'amato fi trasforme, e vi cendeuolméte l'amato nel- f amante, con vna certa giuftitiacommu- tatiua del render1 ani ma per anima, vita per vita. Amore per amore, di coi non co nobbe mai la più compita Aftrea ifteffà . E tato propria l'vnione, d'Amore : che l'antecede, che l'accópagna^he lo fegue. ma quefta è di due maniere, ouero fecódo l'afTetto, onero fecódo l'effetto . la prima antecede Amore! quato cagione,poiche ne muoue al de&derare , & al ccnquiftare l'amata per accoppi arci .ilei 5 la fecódaè formalméte nell'ifteffo Amore, 1 quato di forte vnifee gli amaticene l'vn di effi è co- me parte d'vntutto,che in virtù d'Amore Jìa colligato infieme,onde dùTeil Poeta, jimw tu che i defir nofhri d*fyenfe9 ^il quale vrialm* in due cor fi s* appoggi* % il che H orario haueua dell'amicitia detto E feriti la meta dell' alma mia . Queftav- nìonc hi tre gradi, vnoc'hi ragione di principio proflìmo , vno d'a:to, & vn'af* tro d'effetto . il primo è foftantiale in qua io vno ama fé iìeifov che fé bene è vna co- * ù -"?!. PRIMA* e9 fi medefimà, nondimenoin quanto ama- te , & amato ha ragione ài due ridotti irt yno5 è ancora di fimilitudine in quanto ama altrui . Il fecondo è per l'applicati o- ne dell'amate all'amato difpofto verfo lui» ò come verfo fé fteflb, ò come verfo parte di fé . Il terzo è reale, fecondo che fama- te cerca dall'amata l'vnione in effetto, fe- condo la conuenienza dell'amore , onde conuerfano iniìeme, fi parlano, chiedono fauori , e fodisfattioni U I due primi gradi confiftono nell'wùone della mente, corno principio, e foftanza d' Amore : queft'vl- timo , come effetto , & accidente fi emen- de etiandio al fenfuale congiungimento, e quiui fi termina 5 tanto più compitame- le } quanto ch'ei non fia mefcolato da rì- morfo alcuno, ò difofpetto, ò di cofeien- fca, che poffa drfturbarlo . E vagliano pur coloro co'i fuoi contenti, ì i quali i follaz 5ti amorofi tanto più fon. giocondi, quan- to men leggitimi , e più guftano d'vn pia- cere rapito con fofpetto . che d'vn goduto con ficurezza 5 nulla io inuidio lorodilet to. anzi merauigliomi grandemente qua! caufa fia, che à tata cecità gli hu omini ad- duca, che potado godere del bene con tra quilliti, fi procaccino dell'anguftie, e de t pencoli con difficolti 5 fé non è,che ftraor dinariopiacereprouiamo noi 1 quelle co- fe cne:ac e canti, e balli, e congratu- lationi , &epithalamij, e quanto inforna ma Ili la giouentù di fèflofo, e di ^ìoconi. do. Vedi l'ima^ine preilb Homero deii'v- no, e dell'altro amore, che ne gli abbrac- :iauienti iì compifce 5 e del leggiti mo , e del petulante. delPilleggitinio m Paride, k Hclena,mira com'egli ritornato dal ci- ì>o> entra nella fianca , fimile apunto ad ^no adultero^ma dei giudo in Hettore }$z /Viidromacha , di icambieuoli fiamme ac- :efi; fi che ella nomina ìlfuo Hettore epa ire, e fratello, e madre, e marito, & ama- le, e con tutti 1 nomi dimore , e di tene- rezza . egli confeflà , che non minor cura lo preme della moglie , che della madre ifìeila. Refta, che per hauer cogniti one eflatta d'Amore, fecondo l'^eiTenza Tua , inuefti- *hiamo il genere , Cotto il quale viene co Itituto r e per trouado/in tal modo meco medefimo vò difeorrendo . la volontà non 5 muoue i defiderar cofa non conofeiuta, aerciò il defiderio prefupone la cognitio- ne , quella propriamente rifguardail ve- ro , che condite nella corriipondéza del- lajeofaài fuoiprincipij , H che fpetta[più rollo all'intendere, che all'amare . perciò non definiremo Amore per cognitione, ò Sudicio j fé bène ò è giudicio , ò fuccede al ji PARTE al giudici^ . concfciuta cbà l'ittelletto la verità atta al produrr* alcuna quieterò pia- cere, larapprefenta alla volótà fot;o ima- gine di buona,e profìt teuole, la quale in- continétel'appetifce , compiacendocene, equi ha principio l'amore . però (quanto àqueftojnon difconuiene il nome di Co- ; piacimento j ma non G ferma qui l'Amo- re > poiché al cópiacimento fuccedeilde- ildeno,ch'è il mouiméto della facoltà ap- petente nell'appetibile per conquidalo, & vnirlo i fé ^onde più profilino genere Tuoi parere il Defiderioj vltimamente per compiméto d'Amore vien la quiete, eh' è ilGodimeto, ìlqualemettédoneinpof feiìb della cofa desiderata, fa fuanire il de- (Jderio . e però lenza dubbio , fé reftringe re vogliamo il nome dei defìderic a quello lolo di cui mancheuoli fiamo, non è già il Desiderio (ufficiente genere per definire Amore 5 fi perche ne ieguirebbe , che dal principio del godimento fi dileguale l'a- mare, contra la natura del (incero amore, che nel godimento acquifla perfettione,e vigore 5Ì1 perche nafcendo da vn iftefTa ri dice', quelli due contranj Amore , & O- dio , fecondo che la cofa difpiace , ò pia- ce,e con egual proportione rifguardando il defiderio l'amore , che il timore l'odio rifguardi 5 ficomepofsiamo noi odiare* fenz.a temere 3 pare ancora , che noipo£ iìamo amare, lènza deiìderare . li Stoici ha- PRIM A, ?3 hauriano fecilméte riceuutoilDéfideria per genere, che difineuano Amore .Cac- cia del bello, imperfetto veraméte ne]l*eC- fer fuo> ma atto à farli perfetto: decretado ch'ogni vitiofo , e pazzo foflè deforme > ma bello chi è faggio, e virtuofo$e perciò 1'vnedi quelli non degno d'efìèr*amato> l'altro non amato; ma fi ben quel di me- ro , non in habito virtuofo , ma in buona diipofitione à farfi: aggi ungédo, che chiù que haura amato y.n {oggetto brutto per farlo bello , tolto ch'ei fari diuentato tale imporrà fine all'amore': del; che burlan- doli Plutarcho dice . Chi giamai hi cono - feiuto vn'asior firaile, il quale come veg- lia la prauiti dell'animo, co Jà deformiti del corpo duri j e quado poi appare la bel- lezza^ la virtù fi eftingua ? Tali eglirafTo miglia alle mofche , che fi godono della fchiuma del vino > alvino poi buono, & atto al bere fé ne volano via.che no Ci deb-, be dinruggere l'amore per l'acqui fto del», la cofa bramata , come dille l' Ariofto, T$j cura fot che in man prefitta uede Ma fòt dietro à ehi fugge affrettati fi tede» anzi conf èguita, che uà, debbe maggior» mente fìabilirfi: perequando ilÈéfide» tio- non fignifichi altro , che tal forte cac* eia , al ficuronó fa per la definitione pro- porla . Qual genere vi accomodammo ? H co* piacimento ? par troppo remoto# Il Godi D meu- *r PAR'TE: mento > è troppo riftretto , quafi die chi1 non goderle nonamafle. Io mi rendo af- fai difficile di -accomodami nome, iJ qua! non habbia. del troppo commune , ò ftra- niero , come farebbe Atto, paffione , ò fi- mile , che debba feruire per capo alla de- filinone ch'io tratto . Che Ce non lo tro- uaremo, e fari chi voglia, che fé ne nomi nivn genere più fufficientemente , che fi può } non è gran cofa , che venga in com- petenza il Compiacimento co\l Defide-, rio, poiché dal principio dell'amore l'a- nimo impreflb dell'amata beltà 5 iui fi co- pisce, che fé bene io fento poco più leg- giera Tobbiettione del Compiaciméto ri- fletto all'efìér noi priui dell'amata 5 di quello , che fia del D°fidcrio , rifpetto a quando fiamo in'poflelTo>tuttauiaparmif che il Compiacimento fia primo per na- tura > & habbia ragione di caufa , percio- chedorquefto alice ilDefiderio: e'1 com- piacermi della bellezza di colei fdeh'io defideri di poflederla 5 madalDefiderio non nafee il Compiacimento; ne mai, an- co ne i difpiaceri ifteifi , quefto Compia- cimento abbandona Innamorato , quanto allahellezza ; fé ben fi fente difpiacere, quanto à fuccelfi , e perciò fent'10 difpia- cere , che mi venga impeditoli confeguir' bellezza di cui l'anima mia fi compiace, e s'è vero ch'ogni amore germogli dall'a- more di aoi ftenì, pereilère 1" amore di noi PUtfDMA. 7T noi fofrantiale , tutti ,gli altri ( non parlo* dell'amor di Dio,della patria,* deJ3>adre> che debbe eflèr prepofio a quello di noi mede-fimi) accidentali, che al proprio no-^ ftro amore, come al fuo fondaméto adhe- rifcono 5 chi non vede ìKDefiderio come vn rampollo di Compiacimento ? dirai, ad alcun non piace l'amare, anz.i dopo ha uer confumato anni ,& anni; auuiene,che fé ne penta, e pur'ami 5 non mi,leujrei pe rò il Compiacimento , fé infieme non mi leui l'amare 5 ma tale fari operati one del- l'animo fecondarla, che refléttendo fé fò- pra le operationi proprie , come giudice di fé medefimojconofca di compiacerà* di cofa amandola, che non dourebbe , onde li dispiaccia limile compiacimento. Quin diiUìpentirfi , che giudicando l'intelletto fopra le cofe fatte (òtto ragion di bene,no efler ben fette , fente rammarico nel rico- nolcere di quello, di cui nell'operarefen- tì diletto. Il Compiacimento adunque potrebbe non difconuenire affatto per ae«* finire Amere, faluo fé non fignificafle at- to leggiero , e come vna certa quiete, eC- fendo quello dell'amare^per modo di mo uimento fopra qual li voglia concitato . Alcuni vollero pure , che il nome del Defiderio baftafle , gii che non efclude il poflèdere, attefoche chiunque desidera, £ofliede in qualche modó5 sì fperche ir defiderio fi fonda nella cognitione ante- D a ce* 7* V ART B cedente, e la coenitionc èvnaceropoC. feffione y sipcrche tra il desiderante , & il desiderato occorre qualche fimilitudine, onde nafce vni certa partecipati one . Ma ciò non s'approua, peroche fé bene la co- gnazione precede il Defideiio 5 nondime- no il desiderante, come tale, fi pnua di co gnitione > e però la cupidità è detta cieca, & infieme della poflèuionejcrfè per ragio ne della cogniti one . oltra: che l'intelligi- bile, d'appetibile fono dittimi; poiché la cofa s'i ntende come vera, fi deriderà come buona; dalla cognitione del vero ne viene la certezza, dalla poflèffi one del bene il piacere; il quale fi perfetta non la facoltà cònofcente, ma l'appetente,perciò il De- fiderio non hi ragione di porTefEone$ Ma pofto ancora ch'io mi muoùa a* defiderar per la fimilitudine, non vi è però la poflef fione, non effendo il defiderante, e la co- fa desiderata fimili in ciò , che partecipi- no d'vn terzo 5 ma il defiderato muoue non mollo, il defiderante è moflb . però quella fimilitudine,ò più tolto proportio ne è di quella forte , cn è tra*l fine, e le co fé dirette al fine . ma quello non dice po£- felli one, dice ben mouimeutoperlapof* feflione.di più.chi dirà già mai, che il de- fiderante goda il bene > eflendo il Defide- rio vn mouimento al bene, ch'é termine , C fine ? e fària mirabile per mia fé , che ciò Ch'io più defidero, più pofledcfiì. Però fii d«> FUMA; a do noi in quella fignificatrone del Defìde rio, nò ci potremo à partito yeruno fcher mire delle obiettioni $ Ma fé comprende* remo Cotto t\ Delìderioj non tanto il mah camento , come di ricchezze $ di fàuori , amicitie, chenons*hanno>quanto il Co- piacimento nel pofledere quello,che s'hi> nel qual modo fi dice, che k materia defi- lerà la forma, che fé non l'ha, ì porte ma ni la brama 5 ma fé l'ha , fela ftringe tena- cernente al ieno, nella qual fignihcatione ancorali Filofofo intefè il defiderarejqua do nel nono dell' Ethica ,- parlando della feèneuoglienza dille . defiderarfi , equei^ che fono allenti, e quei, che premènti, ap- pellando il defiderar quefti co'l verbo epi thimeo , e quegli altri co*l verbo potheo. io non ho dubbio, che intefo cosi il defi» derare è fufficientiflìmo genere per difis nireA more, perciò oltrailnome d5 Erote, col quale communemente fi nominò da Greci, li furono affé g nati due altri nomi Himero*ePotho,che fignificaflero^vno il Defiderio di cofà aliente , l'altro il Co*' piacimento di cofa prefente. il che ancorai Platone efpofe coi verbo>che fìgnifìca de- siderare y quando diflè, che il medefìmo incitamento dell'animo , eflendo prefen* te quello , che fi defidera s'addimi da Hi-* mero 5 & aflenteilicefi Potho , e i Latini in oltre Jo nominarono Cupido, come Cupidigia,, e Defìderio. Stabilito il gè ne- D 3 re 7* P A R T E re, è neeeffario foggiunfgertii madiSeréh $u,per cui fi reftringa, adattandolo ad A* more. Il Bene adunque, che muoue.il De i54^rio,trasfóde come vn caggio:a]l*eftrin feco , che direttamente vài ferire la vifta, atto ad imprimer fi nel cuore, ch'i la Bel* lezza ; per quella diflèrenza G reftringe il Desiderio amorpfo , e contradiftingue da gli altri . Ma fin qui non fi conuince di ne cerTifà Amore : chepoiTo'iodefiderfcr di yedere vna bellaBonna, fenza pretensoti «i?.Àmore. ad onta-di «fucile dorme .„ che più del cdnuenìente ri p u ca 'id olì belle ,• Ci rendono ■ litro fé à gli amanti ; eiofterrei ;ch* vaia grata beki,per mediocre che Ila, preu agli a a qualunque eccel- .(PiR^I M A\i rf eccellente* che diJJ>etto& 4ì moftri y im* percioche iettato, à&i beltà l'amabile,noa creiti; e come farà mai cóla amabileyehc ripugni all'amore?. Piatone in fatti toccò la midolla có'l definire Amor'e^Defideriò di partorire àel bello , e volfe , che ì que- ftoparto Qfìetrice* e Lucina foI*ela Bel-» lezza , nel cui grembo gli animi h umani i certa età peruenuti V come .ii giórni del partjGrirej dopo lunga «ra'uidania, pròdtt cetoo la p rotei j cola che Bon-poflòno fac pcj brutto^ alla cui vicinanza-fi rirtringj©*? nox e non valenti 0*4 partorire Ci cruciano* p,nde Tempre delìderarie, che fìa loro pre-^ fente il Tuo bene , ch'è l'ifìeffo co'l bello» e perciò inferì , che AmorefiVDeiiderio 4f immoLtaIivà\cui femore è prefente il be ne. il chq Viene àdire>che il desiderio del* larbellezaaj.all'àòratèjambre, quando ap- j> etifce non.folo di vedere, ma di godere, - e.far tutele. operati oni più dilétteuoJi/jé doue ? non.certbin aitrQoggetto? che in ^uellQ>che n*ftfapftC£)CJoè nella cofa ìftef favella» attaàriceueretal'eipreffioue. main oltr&ref&* cacia ... Ilqbe v^ienéadire*. Io veggio vna bellezza? U,deiìder,«J;h*raaoieEas «hebrai mo di fare quelle operationi nel foggettò di lei capace, che per natura fìamo incita- ti a fare, quando la beltà ci eccita. Che le D 4 4 lo * A m TEI. adsakttno pare, che ciò bafli a fignìficarfi in due parole nel Desiderio di bellezza , intendendo piti efficacemente che fi può, di partorir nel bello , di vnirfi al bello, di dilettar/i nei bello , fecondo la mente, fé- condo il fenfò , fecondo ogni parte , prò* ducendo attioni amorofè ne i migliori, e più compiti modi.io non ripugno, che fia per la definitone d'Amore fufhciéte il di- re , Defiderio di bello: fi come è fumcié«> te per definire il lume, il dirlo, atto di cor pò chiaro : ancorché 1 effo produca il lem fcianre di tutte lecofe vi/ìbili , e vi faccia delle operati oni, che no può far nell'opa- co, e'nonmi par neceflario à dire. Il lume è atto di generar fembiante di cofè vifibili nel trafparente. Non ripugno ne anche le piaceffe meglio vna di quelle definitioni, che dicono caufà . come & Natura è prin- cipio di mouimento , e di quiete in queir lo in cui fi troua.r Anima è principio del- l'operati oni della vita nell'animato « così diremmo . Amore è principio , e cagione dell' op erati oni nelTinamorato , come ta- le . ma bifognarebbe poi ad ogni modo ri foluerla, chi foflè quefto Inamoraco, fé colui, che appetì fee libello, cosi giudi- co fufficientemente definito l'Amore, co a Je dichiarationi addotte • Defiderio dì Ullo. ?» 1 A PARTE SECONDA. A Bmnu he inuira al- J'amorofè delitic , fignificatcci per gli horti dell' Hefperidi jj ch'è la feconda delle parti da? principio propofte. nelcuiingreflbcon* uie nei' alquanto foggi ornare con l'ifieflè Hefperidi, taHior non mén rigide cufto- di,cne Singolari coltiuatrici degli amorofi biporti : già che intrighiti fiamp da quella Bellézza, che in effe daffi ì vedere nel fuo eolmo illuftrc ", egratiofa. ammonendo auantiin generale ciafeuna delle Donnei; fcelle , che fi come il leflb loro è fatto fé* fnalatamente fpj>ra il noftrp , splendente i queftor^^ò^onjde inuaghifeono di fé irifguàrdant^Voglianó ancora fare atrio* nidi tanta lord Bellezza degne,e d'Amo- re 5 e no n vfare in male i fàuori coi moftrarfi àCpte , è difamorèUoli : perche in Vero rifuka moftr o comporto {di parti ttoppo ripugnanti dalla Bellezza* e «alla fcórtefiaconjgiunte inficine, l'vna defide-» rabiliffima^ raitra òdiofiffima. Deh dite- mi, fé Amor vi profperi ò Donne . oue la fondate voi^ad cflcr dilpettofe? oue la fon date ? fé belle fete, non volete voi eflèr'a- mate ? che vi gioua per dio la beltà ? va- ne fon le ricchezze , che non fi godono, Vhabkationcjchc «onVhabita, ilveftimc 8*1 PARTE io, che non s'inuefteinonf^petevoi, che bellezza fenza amore , è come Luna fèn- Zk Spie,, 4i Tua natura tenebroni ; ogni vpi ta5 che U Sole non la illumini ?;la heìtà yo; ftra dunque prenderà eftkacia da Amore,; & haueri ardine di prqder' .ribellante l'ar-* mi cptraidi Jui, ? Ma Te gradite pur d'eflèfe amateyhpr non fapete , che /correda eitìn gue Amóre ? dunque la bellezza afTegna-* t£ui per nutricarlo cóuertirete , anzi per- i$ertiréte_,voi belfejvoi felle in v-elenopei; ^,iftrug^ei-lo? p quanto è. di belta\donna ij^mexkeupk j,che ferie fer*je in q'inp J Q quei- SECONDA. tg quella^ c'haueflèj>o4e#à fopra gli inart^ *atiy é rigórofamec^ptvniiTe d&unqueran,- datìè troppo* cfbfua .bellezza altero, come appare neÌlà:feuok5U;Narci|fo-;. :& ;i k?jt£ di qiièfta fotte yinanzi-tein^.q. negletta, iìa interdetto' il cojiU«rfa-r nei rcjgno df Aftlp;-* re>xl^e Colo. nVgòutfrnatp^q «ella-, c^s regge con - benignità $ *QP the^ djr^iiff $gp già con info lenza v Ma per dar principe lì pròponiniento , è bevi fatico rifarli da ;vtì| capo . e dare vna ricercataci la J^ellezza^ fì: afcfegiipM^bppofìei tanto -pi ù>'c4ié maJ** teò*s& in^cjaefeiinàteria pjr iecjfilaji; j p^latwfltó- nelfecondp delPJEthicai nomi rt&timrdi .virtù d'occhio, virtiVdieanaK tojevorremoToilréaererche Amore à qi&e ftòmodo'risdefideri^i.beHo^cófèg!^. remente , quanto lia;p m propria h b: nté di tal cofa i ingordi Ch* algufto e dolce,* alla fallite e rea . . i Dalla intrinfeca Bontà, come da radice viene à ridondare nella perfezione eftrin- ìcca , vn fiore piacente al fenfo . e quefla è h Beltà, però il bello fi diftigue dal buo so , come il fiore dalla radice , l'efternc* dall'interno .e quindi è , che il bello, ag- giunge fopra il buono , che acqueti l'ap- petito con l'afpetto . onde fuolfì , e rare volte in fallo, conietturar e dalla bellezza efrrinfeeca la interna bontà, perciò la Bel Jezza ift eflà fu fempre honorata con parti colari priuilegi ., fino all'effer detta cofa regale , degna d'Impero , alla quale h eb- bero princjpaliffimorifguardo nel racco- mandare i domini], non folo gli Ethiopi» egli Indi, mai Lacedemoni ancora, fino al multare Archidamo Rè loro, perche s'era ammogliato con certa donna , che diede occasione di lamentarli , che à loro farebbono «generati > non Regi, ma rego- li, e queila? cred'io, non tanto perche la %6 PARTE bellezza del prencipe apporti fplendorf a ipopoli 5 e faccia più grata la fogger- tione, quanto perche dalla bel lezzi h ar- gomenti t>ontà d'animo , la quale ne i prc cipidebbeeflère principaliflirno decora; Mafe il bello di flint o èfolò dal buono, co irte l'efternodallfinterno , come può effe* re, che tante donne d'afpetto belhflime, fon d'animo crudeliflime,piene di quelle tjualitadi,che fé à loro nel volto fi fcorcef fero, come fi prouano nel trattar fèc'Ojfca- fteriano à farle bruttiflìme, e à fpauerlta- rfcogni animo capace d'amore? A me ce»* to, quante volte riuolgoper la mere quéi fta difficoltà , foccorre-di qucìTherba Mó li appreffo Homero, c'hà&eneilfiorei^. mile al candore dei latte:, malaradite ha negriflìma , non conofeiuta da gli huomi ni 5 cale mi pare Jadonnabella di apparen- za, e di mente fozza 3 che per non efiere al di dentro conofeiuta * di feinuajsrhifce quefto , e quello . maio non driiruggo: la •obiettione,anzi Ja fortifico, perche fé cosi e : dunque lari falfo quello c'habbiamé inabilito, che la beltà germ ©«divalla boni- ti 5 ò pure ci fari necefeio foflétate, che perfona brutta di animo , non polla effer bella d' afpetto.il cótradirei quello c*hib biamo pofto di fopra, oltracheè ripu- gnare afe fteflo , è vri concitar!» auuerfa- rij i più valenti Fi Iofofi. il pronunciare 06 tra molte donne , che lì it i mano belle , e?- feo- SECONDA. 87 fendo nelHntrinfeco laide , è vno esacer- barle 5 ma'adogni modo ioltimopiù l'au toriti d'huomini {àpientiflhnij cMiebbem fempreintentionedi-^finGeràmentegioiia re con le fatiche loro 5 ch'io non pauento della jindignationedidone crudeljflime," che fì godono di affi iggere- quelli iflefèi»* che;le amano, àdducédoli con mille eftor (ioni atermine tale, che non fi ridurrebbe da vn'aflaflìno il più capital nemicojcH't- gli hauefle . Nò, che la donna di coftumi tali, fé folle vria Venere, non è bella, per> clie oue non è intrinfèca bontà » iui noaè eftrimeca beltà. Ma dirai, 'quello. è vniri- pugnareal fenfo, & all'elperienza, checé ìè 'ajjprefentapur belle . quali che ilfènfb irrofiici apprefenci niolte i magmi fal-féw k vancv come i colori dell' Iride* e del collo - VI * , della coloba .Replicherai, che quefte ap- parènze] fuauifcono , per variar d'afpetti, e di mouimenti . mi la beiti dVna donna permakiagia chtr fra, è pur tuttauia taàfr* ib tir hJ>emdo colPeifèmpio dell'oro," cifcfc vi è il vero^ evi è 1? apparente:, ékhtfìfcm tone, equièlloidell'Archimifta Bragadimà cnell'argentcs vi ma quello no rifpòrtde à quello nell'interna foitaza P trouafì parimente-la vera Bellezza, trou a- • » « -fi H PARTE gl'apparente .qual'èla vera ? quella, che rifp onde alla bontà- interna 5 ma quella > cheiolaméte inuaghifeepei colori eftrinv feci, chi più a! didentro non confidera,na è bellezza, ma apparente , ma fraudoléte bellezza, meriteuolc d'enerricufata,e b* dita.dall'amorofo commercio, come fi ba difeono da i traffichi le falfe monete,ch'ai tro non hanno di pretiofo, che il connio • Io la determino così.fe le dóne vogliono> che fi dica meglio , effe operino meglio, ^ mutando vezzi, leuino la obiettione , the non haureraò à mendicar folutione. 1 - La vera Bellezza è Quella, chefèguita la perfettione eflèntiale , perone lincerà 5 che ridondandpal di fuori fi moftra fple- dida, e vaga , però è gioconda j che aletta do per li occhigli animi dei riguardanti ìfeh rapifee, però e amabile , Quefta al- cuni , che non diftin/èro tra materia^ bg- getto, & oggetto , penfarono effere mate- ria d'Amore , impercioche la bellezza no f (Tendo efficiente (clie delle attioni dell'a uima, efficiente è l'anima iffeffa) deurà ef ière oggetto, ma gli oggetti fono come materia, intorno alla quale produce l'ani ma gli effetti , e però Venere fò detta ma- dre d'Amore, hauendo la materia ragion di madre, e l'efficiente di padre > ma que* ili nomi nel vero materia , foggetto , og- getto richiedono dittandone , la materia s'intende il*icettacolo incolto d'alcuna x co fa, S1CONDA. B$ eofa, in quanto è aggiunto alla priuatio- ne di quella ; il {oggetto quando* congni to con la forma , e ridòtto in atto, l'ogget to è lo fcòpó , ò berfaglio > in cui fi mira* come l'àr ciero nel legnò. Veramente la bellezza, le nonconfondiàmq i termini* efTer nò può ne materia , ne foggetto d'A- more 3 poiché non fi confiderà ne in qua- to priuata d'amore , ne in quanto ridotta In atto1 da quello per éflere anneffa al fog §etto bello , come forma, non all'amate, i più: la bellezza muouc non moliate co^ me fine ,=da cui i come dà obietto prende ragione quell'atto diamare . però ad aku ni piacque Amore eiTer'anzifeguàce, che figliuolo dì Venere : come quello, c'hab- bia per berfaglio, non per materia Ja Jìei- lezza. Ma lafeiamo quefte fottighezze * più conuenienti alle ftrepitofe feu oleiche a i domeftici ridutti , oue è diceu ole par- lare più alla libera . e non curiamo manco di fol leu arci troppo altamente dalle for- me terrene allecelefti Idee , acciocheper auuentura tentando noi di figurare vn'jr- mor troppo fublime, no'l for malli mo va- no , e parliamo della Bellezza , fecondo, che cagiona quell?amore,chc fra noi tot*. tidianamentefi tratta , alquato meno al- la Platonica , e più alla Peripatetica , che fiprincipal fondamento nel fenfo . i Due forti di Bellezza fitrouano, altra cauata dal compiacimento d^Uc per fone» i? altra alerà dalla, natura delia cofa ìMTa-, fraj« /qualj è quella differenza , she quella de,] piacimento^ none dellajne&iimalcondi- ti.oneappreflò tutte le genti, casi-come ne ,tu tte parlalo a vn modo, ne tutte veftoao a vn:modo j ma»Ktrian>ente , fecondo ài- uerfiiftit,uti,di varie rjatjonì, da cuipren- dono dker,fiti,ma quella della natura ai- J^oppQfto delJ'altra^.e/lVnailteflà fòrte , appretto quali! voglia nasone , fccome ù ciel.fì rauoue a4 va mòdo^tutti i popoli de} infondo, facendo £iò: naruralmente3 no à piacjmento de^l* hu^mini » I Permani amavano per belli Almi .coloro , c.'hauei* fero il na/o aquilino', perciochf Ciro ap- preso di loro tale era flato : da"I che ne ca uà Plutarcho, che di tutti;gJi amori quel- lo è gagliardiAimo,itquale Wencqncepii todai popoli verfp alcuno per la virtù : quello vien dal piacimenrojron^e altri p« poh haurannoper più.hello il naCo proJj- lato .i Hor ari o.odoiLico per beilo . j . Dxgli Oi-cht ntri}é dà i spelli n&p ^ altro- «e fauorì alla chioma bionda in quel gio- uanetto accarezzato da Pira. H omero at- tribuì àMinerua quell*viìtatifsimo epitt to dL43Jaucopis iodando m tei gli occhi ceittleijl'iftèilo approuò in Giunone i ha- mai nominandola Boopis . & puore farlo fenza pfttfa dell' vnajò dell'altra}, :perche ital bellezza è più fecondo il piacimento, chs.lsc.3nd0 la natura, uqjq vuo dire, che eviti tal SECONDA. 9t falpiacirnehTonohfia fondato nella ha- :ura, ma come anco ne i veftimenti auuiè rie ) l'vfo è dal beneplacito ., la ragione è lalla natura , onde i popoli fèttentriona* i Jianno il Tuo modo di veftire diuerfo lai noftro , conforme però alla natura de luoghi freddi , perciò noi di feta veftia- no,quelli di pelle, Altro è il dire , la tal co^ i è fondata nella Natura >altro è da Natii a. la bellezza àz, natura non prende 'di-** ier(kidairiftituto altrui , & però vn mo- trp deforme fari bene ammirato da mol- t , ma non (ari gjamai bello a perfonà ••'■ 'auto baiti cPhauer trafcorfo fopra la bel ?zza fecondo ilpiaciméto . Hor di quel t.ch'è da -natura ifauellando confideria- 10 ne altra deij'eti , altra del foggetto. uanto alla bellezza dell'età ( dice il Filo }fo ) quel giouane e bello, c'hà corpo al iftrir le fatiche, aitlurar nel corfo còrno* è, e difpQfto , infieme con la giocondità eJl'aipetto t queJl'huonio è belio , c'hi orpof aturà atta al fofknere i difagi della i)erra,& è d'afpettptale, che tolto ch'ei a veduto polla l'inimico fpauentarefPv- a, e l'altra bellezza-, e giouànile , e viri- ;* fi ricerca ncll'inaniorato, e che s'afFa- ghi j-e che duri | £qn,a(petto giocondo, on gii fpaUenteùoJe,iiia fi bene infuoca» Hi e*!' agone amorofo ) Ma lafciamo tale gnificatione ;di' £elle,zza , eparliamo di uella ,; che n'adelca pei' Jnamoramento. Dì 9% V AUT E v Di quella decorrendo i Platonici dif fèrojch'ella è vna certa grafia nafeente d; vn'harmonia di più cofe, c'habbiano coi rifpondenza infieme 5 ò nell'animo per 1 corrifpondenza di virtudi 5 ò nel corpo per la corrifpondéza di colori, e linearne ti 5 ò nella voce, per la corrifpondenza d fuoni, con «elodia concordi . per la qua cofà vollero, che la bellezza fi conòfea © tre potenza . quella del corpo con gli oc chi , quella dell'animo con la méte, quel la della voce con gli orecchi .il che efprt fé il Petrarca, oue ditte . 2^e gii occhi miei, eh* luce altra non hamu 7if Falmàycbefen/kr d'altro non vuole > 7%e l'orecchietcb'udir d* altro non fanno . I perciò nonni che fare , fecondo loro , i amando ne odorato , ne gufto , ne tocca mento .poiché ne ancor quelle cofe, eh rifguardano tali lentiméti s'appellano ce uenientemente belle, non bella beuanda iion bell'odore, non bell'atto venereo ma delicato si , ma diletteuole . che fé : congreflo amorofo folle bello , com'è d: diletteuoliffimo, gran torto, per certo,! rebbe à fé medefimo chi non l' esercitai fé in palefe, piàntado co'i Cinici gli huc mini per le piazze, e pure l'inuoliam dall'altrui colpetto . e più tolto compoi tiamo di vedere atroci ipettacoli di du efferati nemici , contra le leggi guerreg giarfì contj-a mifèiabilinète} che due am SECONDA. ,» permettendo Ioroie leggi, e naturali ,e iuili, dolceméte follazzarfi infieme,:cow ìetal'atto fia per fèbruttiffimoj fenza tie doue non è concordia di cofe diuer- i , iui non e harmonia , doue non è bar- ionia non v'è bellezza 5 ma l'odorato, gufto, e'1 tatto han per ogeerto gli odo-; , i fapori , il caldo, il freddo, il molle,il uro , che fono»forme {empiici , e perciò 1 quelli non può eflere harmonia, e per nfeguenza ne anche bellezza . Io fot- ►ferino fino ad vn certo cerminei gli alle iti nella Platonica dottrina* perche i» ero celebrando eflì quel fuo Amore in ìratto,iontano affatto da ognipollutio- p materiale , non vi doueano ammette- ^qual fi voglia iènfo. ma fceglier quelli, haueflèromaco deLcoj:pqreo,cheno ria i altri , e foUèfo, più proilìmi alla ragio- : , quelli erano fenza dubbio la vifta, e rdito, che paiono principalmente iftitut per miniftrare a lei . onde fu detto del- rdito, ch'egli era lo Uromento della di* iplina , e perciò ^li animali , ch'odono lere difciplinabih.e col fegno dell'amar veduta, come quella , che ci faccia co- lere mokiflìme differenze di colera* ìe non fanno gli altri fenfi, confermato t , ch'ogn'huomo naturalmente defide- di fapcre . Ma io , che più alla materiale , e più in increto tratto coj mio Amore, volontie ri 49 . P-AUTB: ri da loro intenderei, fé il nomedell'har tnonia (la prefo per definire la bellezza, ch fé quello è forma femphee , e perciò noi inchiudein fé bellezza, vie meno s'inchii deri inquello>-"ch'èpur formafemplic anch' egli : che fé in quello è bellezza pe l' vnione , & harmonia , io chiederò , eh mi fi conceda bellezza parimente in que fio per l'vnione > & harmonia 5 ò che noi fi prenda il nome dell' harmonia traviati tà SECONDA. 9f o per definir la Bellezza, e cosi non co- ?rra ne a lineamenti, rie ad animo, con, ?deramifi forfè l'harmonia ne sii abbrac amenti, ma l'atto implica con là bellez, tj onde fi può ben chiamare dolce,' e di, tteuole, ma bello non giàjconciofiache jrii bellezza fia bene harmonìa , ma no ini harmoriia fia bellezza 5 Accennai di prà,che fé in quello atto è bruttezza :una, ciò auuieme,perche veMiabbiam •fta.noi 5 nafcendo molte volte la lode, * Ibiafmo, la bellezza^ la bruttezza no Ila natura femplicemete della cefi, ma Ila confuetudirie ddk genti, e dall'ap, ouatione dei guftì AÌefiàndro non fò refo di Filippo per hauer'egli cantato? e all'incontro iThemiftoclè per non Ha r mufica fu riputato manco dotto 5 così itone chiamò per difpregio Cecilio Se- ror non ignobile Fefcehnio, e vanee nella d ftintionede i nomi, co i quali Ci appellane, propriaméte i beni ò delTanimo,ò del co po> ò della Fortuna viene oiléruato da gl| in SECONDA. 99 fedenti > che il vocabolo chrifimonprin palméteiì dice de i beni della Fortuna f [di} del corpo $ e'1 Gaio (ch'è il proprio medella: Bellezza) del bene dell'ani- ù . di quefta bellezza tanto celebraua la a fingolar Laura il giudici ofo Petrarca, landò diceua. Grane ch*à pochi il ciel largo defìina : Rara virtù; non già d* human a gente • 9 Sotto biondi capei canuta mente : E in humil donna alta beltà diurna . aeCTiu- ndoui poi l'altre bellezze, comeàque- anneflè, che fulTe la bafe loro . & altro- del medefimo lodandola, hauea detto. 0 d'ardente tiirtute ornata, e calda , Mma gentil . e quel che fegue in quelli, in tanti altri luoghi;oue la raffigura col 1 di tutte le bellezze -, e principalmente quella dell'animo . Ma per dire il vero, eira beltà non è quella fommamétepro ta ragion d'Amore, che per noi fi cerca , me cofa in fé fteffa troppo eminente, de a più d'honore , e d'ammirati one, che imore , il qual richiede vna certa agua- anza 5 ma fé trouafi in donna eftrinfe- tnente bella, ò riceue condiménto di gra per la beltà di fuori, come difìe il Poe- Latino . Virtù più grata riede in corpo bello: è dona npimento alla bellezza ifteflà , la qua* fotto ragion d'amabile ci fi oiFerifce à occhi' corporali , dico àgli occhi ccr~ £ i pò»- ioo ?AK TE porali , poiché all'intelletto s'attribuifc ancora l'occhio . ilFilofofo -alcuna volt dilfe, che fi come la pupilla é nell'.occhio cosi l'intelletto, è nell'anima . che Tinte! to nollro è difpofto verfo le cofe per nar ra manifeftifsime , come Tòcchio dell Nottola verfo il lume del Sole . e Platon beffeggiò Diogene , c'bauefle ben gii oc chi da veder le cofe fenfibili,non le intel ligibiliideé . ma quando io parlo di hsi lezza propriamente , io intendo di quel la , che apprendendoti con gli occhi cor porali , genera in noi l'affetto amorofo onde fur detti gli occhi duci in amore. e: Filofofo ponendo diiiintione fra la bene uoléza e TAmore:che la beneuolenza n fceua ancora in noi verfo €oloro3che no conofeiamo di viiui;ma l'amore fi gener uà cosi alla giocódità della prefenza, eh tiiffiiiio fia prefo d'amore, che no fi fia pri ma dilettato dell'affetto 5 volfe , che pe ciò il vederfi gliinamorati folle cofaam biliflìma, eflendoche da quefto fenfo pri cipalmente fi generi l'amore . EfprefTe il nofho Poeta , il quale par a me la Idea , e l'eiìemplare del compir amore, la fua cattanti fatta da quefta b del muouere, eper confeguenza il prin pato frai mébri \ Quefti fpiriti dal cuo- : nafcénti , come con vncotinuo proflu-» io efcono dal corpo nolìro, ofTeruati an- dalle fatucchiare rielle loro malie , ma •incipale , e maggiormente efcono per occhi , come per hneftre più aperte, dal ìe rédonfi moltiflìme ragioni della prò* ettiua , dalle quali Ariftotele ifteflb no fchermì ne i problemi.perche seza dub .0 efce da gli occhi qualche cofa > come vede, che le. donne à i fuoi tempi mac>- fi % ' chia- io» PARTE chiano li /pecchi, e fi legge notabilme: te di Mario, il quale eflendo incamer. anzi ofcura , che nò, co'l fiammeggiare gli occhi fpauentò colui , ch'era venui per amazzarlo .Gli ftem* {piriti faetts perii occhi ( e quelli fono, che diciamo dardi d'Amore, perche efcono cornei due archi, e vengono per linea retta vch ciffimamente à ferire nei berfaglio ) c li ìpirki che fcoc e co» le adornrentato , lènza feritinclle, nulla emendo aguati, qua do aliali to all'i mpro» ilo. ■'- ■■' ' '. ày, T(on hebbe famose vigogne fpatio > Che poteffi al bifogno prender? arme, cosi tteftojche pàrea còntradire ì quel di fó* ra3 lo viene a dichiarare . Conchiudo , che delle tre Bellezze ce* rbrate^vna per éffer troppo impropria» h'èquella della Mufica,> non fa molto al ropofitò noftro.» l'akra^h'é quella dei- fi 4 1'** f 04 HRT8 l'animo , ytt efTer troppo eminente , et» cede la cohderation propofta. rettala bel- lezza corporale,come vifìblle, atta al gè* aerare in noi effetto d'Amore . e veraraé- te chi lari colui, che s'inamori d'vna don- na brutta d'afpetto , con tutto che fìa buo na contatrice , od eloquente faueliatrice > potrà ben'eflère , ch'vno fé n'inuaghifca tanto poco, che querce virtudi in lei hab- "biano, per fondamento dell'amore, alcu- na particella di bellezza , che trasfonda, & accompagni fuori per lo corpo quella beiti dell'animo, che mediante la voce, ò altra op erati one virtù olà, cerchi di ma ni- fe ftar fi . Trouaiì chi per vdir fempHcemé? te commendare le virtuofe quahtadi di qualche perfonaj dal folo vdito le habbia prefo affettione, e fé ne fiainamorato , al che fauorì il nofìro Petrarca . Dilli. vn che non ti uide Ancor dapreffi; . Semn come per fama hmm s'inamora . co> Rie fi racconta ancora d'vna Dama , che iUifceratamenteiiiamprata d'vn Cauallic ro , he anche ftraordinariamerite qualifi^ ficato, non hauendomodo dipaieiarfèli, fi fcoperfead vna confidente , ij^eràdo per coftei mezo fouuenimento» ma quella ca nofcendola perfona di giudicio , fenza ha uer notiria del giouane, giudicandolo me nteuole d'vn così fatto amore, s'accefe di fui» onde cominciò A trattare1 per fé mede Éma . occorfe , che vna lettera affectuola M « seconda; i*g [a lei fcritta al Caualìier o ^ pefuenne in nano d'vn'àltrà, la quale comprendendo^ on quanto ardore era il gìouane amato [alla Dona, che fcriueua, le n'accefe pria» he lo conofcefle.Ma ciò auuiene, perche te gli allenti la ìmaginatione ferue in ca- io di villa , e quindi è , che s'io leggerò na fpiritofa compofìtione di dona da me on conofciuta di villa , argométando al- un fondamento di bellezza in quella ta- ?> potrò non foloarTcttionarmele3 ma in» aghirmene perauuentura$ che quando* & non faccia concetto di bellezza eftrinfe a in lei, le reflarò affèttionato S15 ma ina- fiorato non già . e fé alla bellezza fallarne simaginatami in afTenza 5 che m'habbia lofio all'astiare» derogare la deformiti de afpetto inprefenza , conferuerò ben'io 1 beneuolenza, e Taffettione 5 ma celTerò *amarla, della maniera d'amore di ch'io arlo, poi che non la vedrò bella della for> ? di beltà , ch'io cerco : le non in quella" uifa , che detta e Saffo da Platone bella* dà H orati 0 nominata mafchia , per la vi- aciti, e leggiadri a delle fue poetiche co- olìtioni , elfendoellain le fofca , picelo* 1 , e brutta , anzi che nò . É fé dopo, che 5 l'haurò ancor conofciuta brutta,feg«K *rò l'amore appreflb, in quella maniera, he la pertinace Hiparchia volle pur fegui are, in amado, il Cinico Crate,dopò eh* gh à lei hebbe anwra molata la gobbaa ro* PARTE 1 non hauendo egli aJrro di bello, e d'ama- bile,che l'effe* Filofofo,rarollo, ò perche chi regge i noftri amori mi v'inclinerà ftraordìnariamente , ò perche la ima^ina- tioneconceputa,che fpeflo fi veder torto ©echio ben diritto, me la rapprefenterà all'intelletto bella . Ma che diremo del cieco ? come potri egli amare non comprendendo la bellez- za ? e come la comprenderà fenza veder- la ? e come fé la potrà imaginare , norme hauendo fcintilla di cognitione nel fenfo? Pare à me , che l'amor del cieco habbia quella proportione con la bellezza , e' hi l'amor dell'impotente co'l piacere.Ieua la bellezza all'oggetto dell'impotente, non li reftera, che amare: il piacere del tatto al cieco, ^ion so ciò ch'egli fi amerà . perche l'amore dell'vno , e dell'altro non può e- fienderfi oitra la capacità del fenfo loro . èben vero^che per forza dell'intelletto at to à rapprefèntare ogni cola, etiandio do- tte non arriua ilfènfo, e l'impotente da molte dipédenze , ò fimilicudini c'habbia nelle fue parti il piacere , ò considerato in fé fteflb, ò riferito ad altri,fe lo potrà, no fò come, prefTo à pocoimaginare . e'1 tic- co altrefi in quel modo, che conofee que- fta conneffione , che il bianco difgregala vifta, e'1 nero la congrega, onde va tento* ni j figurandoli il figniheato de i colori , potrà ben comprendere, che l'amore, il *ua- SECONDA. tof. [uale egli per lo fol.o toccamento cono» ce foauifsimo, hi per principale oggetto ofa , che s'egli vedèfle ,. conoscerebbe , om'è al tatto fopr* eminente 5 e fé l'andri himerizando con l'ima ginatione , onde uado vdirà, che vna donna n*a bella, egli erri ad amarla > ma che cofa fi a amor di ellezzapoco ne comprenderà , fuor che piefìa connefsione feguente i nomi . co- ì5 con tutto , che non fappia quefta don» a eflèr bella > fé non li vien detto , tuttav- ia imagineraffi in generale la bellezza er cofa fommamente amabile, fi come il ole, e l'Arco celefte per giocondiflìmi Ha vifta, di quella giocondità , crTei nonv omprende , pèrche non vede : e per ciò fi tm mancherà di no vederui per poter co- rendere, che cofa fìa Cielo, Sole, Iride, :^gn'altra cofa vifibile, e bella. Tali fono 1 ì querele del cieco d* Adria . Duol^i che gli occhi fmì, dal ciel dannati Ìnfera eterna, contemplar non formo jQuefto cièly qt*e fio fole, e quèfta luna; Di nonpoter mirar l* opra più bella Del cielydoiée di tutto il mondo vn1 orma : Che siete voi pregiate^ e belle Donne . In so ala bellezzàjcome vifìbile,è la fomma- entepropr'a ragion d'Amore, compre- Ulte non folo la vaga mefcolanza de i co ri, ma è l'atta difpofìtione delle mébr3, " b proportione de i Iìneaméti,detta aria. Macomehabbiamogià ftabilito di foi £ 6 $x*) k>! T A HOT É pra, il noiìro amore procede p'm.oltrejrtmi fino al terminare nel piacere , il che è ne- cellario ancora à Lpiù fcrupulofì,fe voglio no mantenere ladetìnitione d'Amore da- ta dal fu o Plato ne, che fia deliderio.nó fo- ìo del bello y ma di partorir nel bello , il che non fi può fare Te nz a il fé me, ch'èil naturale ìftrométo all' efp rimere tal'amo- re3 eflendo in quello la forza del genera- re5 perciò confeflò ancor Platone effer co- giunto con l'amor volgare il defiderio del congiungimento, diamo dunque vna bre- ùe trafeorfa anco al Piacere della fenfua- lità. di cui comeche la fomma confitta nel toccamento, e tanto maggiormente^quà- to più le parti vnite fi corrilpondono, e fi. internano: tutta via no voglio negare>che gli altri fenfi vi contribuifcano la fua por- tione . l'odorato, perche con manco dilet to mi goderò io donna, di cui coningrato odore il fiato,e'lfudore mi percuota il na fo . onde Horatio non hebbe più brutte villanie da morder fu'lviuo quella vec- chia , che lo itimolaua all'amarla , che il dirli puzzolente,e fozza . così nell'impie cationi contra Meuio. . Lanate sciolta efee con mali zaffici > , "Portando seco ilpirzgolente Meuio, lì gufto v'ha parteyper hauere ì fuggere co la fom jnità de i labbri , e della lingua quei licori Socratici; ne i quah fi riduceua l'anima al- l'è iberniti delia bocca per vicirne. Ma ri- SECONDA. ff: ttririgo l'vno 5 & l'altro lignificato , della Bellezza, e del Piacere, quello alla fola vifta , permezo dèlia quale fi vnifcono i cuori, queito ài foli abbracciamenti, pe i quali s'vnifcono i corpi, eflercitato, feco- do la fu a fomma efficacia in quella parte, che de' mébri eftrinfeci più cffere fimiglia te al cuore3 è oiferuatione non mia, ma. di Lattando cafHfìimo fcrittore . così dichia rati i nomi, io raccogli o . che quella forte di perfone, che pili da vedere farà vaga, € più da toccare delicata.; quella fia mag- giormente amabile . hpr'io fono per mo- firare , che in amado l'nuomo riceue mol to più dalla donna, di quello, che la don- na fi nceua daH'huomo , e per confequé • 2» quefti giardini d'Amore fono , ò deu- rianoeflere molto più deliti ofament e col tiuati dalle noiìre belle Hefperidi horto- lane, che da qual fi voglia huomo giardi- niere : affine che elle conofeano quanto à fé fìelfej & ad Amore pregiudicano* qual* hora vn terreno atto a cosi bella coltura, per colpa loro fia ridotto a fìerilità , onde invece di giocondiflimi fiori , d'herbefa- lutifere, e di frutti foauifiìmi,non genno glino fuor che felci mfruttuofe, ortiche, e fpine intrattabili . Dico adunque così. Della vifta , e del tatto altri fono obièt- ti communi, altri proprij . communi fono come il mouimento , e la grandezza, per- che pofs'io fentire vria cofa3cbe ù »uc»ue> toc- !!• PARTI toccandola fenza ch'io la veggia, e vede» dola fenza ch'io la tocchi,c poflb iniìeme vedédola , e toccandola fèntir, che fi muo ua.il fimile è manifefto nella grandezza d'vnacofa,che fenza vedere fentefico'l toccarla,e vedendola, e toccandola infic- ine, à cui s'aggiugono altri, come la quie te, e la figura 5 ma quelli ballino . Proprij fono:altri del tatto,come il caldo, e'1 fred do, il duro, e'1 molle,e'fimili, che no per altro fenfo , fuor che pe'l tatto s'appren- dono:altri della vifta,comei colori . Hor, pollo quelle^ efùpponendo, che Amore: Zìa, (com'è) tutto delicatezza , io mi ap- piglio à gli obietti communi per la parte del Piacere, e considerando la grandezza giudico , che maggior piacere h riceua da la parte di colui, cn'è men foggetto al co- pagno, pofeia che la foggettione nulla hi ragione in fé di diletteuole, ma fi bene ap porta diletto à colui , che tiene fuperiori- ta,perciò veggiamo i prencipi farfi porta- re da i palafrenieri, e ne i giuochi fonciul Jefchi molte volte coftituir/ì per premio al vincitore . edere portato dal vinto . ma egli è pur vero , che non tanto è fiata fatta dalla Natura la donna fuperiore all'huo- jno nella bellezza , quanto è flato fatto Phuómo alla dona fuperiore ne i congref. fì. Confederando poi il mouimento,epiu' che chiaro, come il mouimento mafehile t afpro, violento , impetuofo 5 mail femi nile SECONDA. ni nile, piaceuole , vezzofb , lafciuo , tutto amorofo . Che diremo de gli obietti prò- prijfilcalor dell'huomo no ha egli (gene ralméce par ladoj dello ftcperato, anzi che nòj ma quel della dona per la compiendo- ne più temperato ? quanto è più virile 1» pelle dell'Intorno , non ella tanto più hi- [pi da , ruuida, dura, pilofà ? quella della donna non é ella fenza comparatone più. delicata ? onde gli huomini, che dann'o- pra per parer tali, diciamo efeminati.che Ce cagione intrinseca non difpone la don- na i pari dilettatone , in quelle eftrinfe- che rimane (ìcuramente inferiore all'huo mo. perciò miauuifoio, chea ragione rirefìa fofle da Giunone priuato d'occhi per hauer egli (eatentiato il faifo , coitì- :uito giudice in fimile contefa, che verfa- ua tra Gioue , e lei , come ch'egli pronun- ciando contra le donne, ò cieco, ò paffi or- nato giudice fi foflè moftrato . Duque per ragion del piacere, e del tatto è molto più imabilela donna d all' hu omo , di quello, che fia l'huomo dalla donna5 donàdo el- la molto più diletto , che non riceue nel commune congrego, Trapaffo hora alla Bellezza , & alla vi« fta capace di quella, in cui fi rifguardano medefimaméte ouero gli obietti commu- ni, il mouimento, e la grandezza 5 ouero iproprij, il colore , e i lineamenti $ com- prendendoui poi (ottone maniere, la leg- ala- ili f> A £ T e- ziadria, I'aria,e tutte limili cofe delle qua he condimento la Gratia . In quanto al mouimento , fé noi reggiamo vn leggia- dro danzare di bel!a dona , vncortefepie car di capo , vnpietofo girar d'occhi , vn foghigno, vna lagnmetta, qual cofa (per la vita mia)è, che più al viuo nelle intime midolle de gli huomini vaglia a penetra- re, ad imprigionare gli animi? che non puote o^ni leggiadro atto feminile nel volto di bella donna ? che tenta, che non ottéga ? che afìàlta>che non abbatta ? che impugna , che non efpugni ? lungo ,enó neceflario farebbe hora il far catalogo d'animi feroci, & inuitti, che ad vn mini- mo aflalto feminile , quafi obliatin* di fé ftefsi, e della loro ferocità abbattuti reca- rono, e prigionieri, dica ilnoftro Petrar ca l'efficacia del mouimento della donna iua. . Toflo che delmio fi Atfifuffl accorta* Ì +A me si vol/èj in si nono cokore 9 C* haurebbe à ^toite,nel maggior furore* Tolte /' arme dt mano 9 l'ira marta, E per dire il vero, quate volte Gioueifteflb ve- itiffi hor d'vna forma > hor d'vn'altra pia- ceuolé, e manfueta ? tanto hónore portò egli tempre alla bellezza feminile j e tan- to conto ne fece, che fra gli altri figliuoli hauendo quelli due Hercole , & Helenai l'vn mafchio , l'altra feraina , quel forte, qfta bella 5 1 quali furo rjccuuti nel nume" ré SECONDA. f?3 o de gli Dei . Hercole per caufa della for ezza confeguì quello honore per la fola erfona Tua , non perfona a perfona ) erche pare , che quella fìa migliore cotti; atti ohe,- e più bella, che più s'auuicina ak H eroica , onde il picciol corpo farà ben; etto grati ofo^e ben formato, ma propria iente bello nò . come diceua il Filofofc, arlando della magnanimità , che debbe fiere in quella marnerà collocata nel-»' i. grandezza dell'animojcome labellez- a nella grandézza, 4el corpo . & altroue atfer. 114 PARTI aflfermaua, che per effèr bello , ò huomo, ò animale, ò fauola poetica,debbe nonfc Jo hauere ordine in fé di parti , ma infic- ine contieni ente grandezza , nafeendo i] bello da queft' ordine con grandezza . Ma il volgo non fuole egli anco appellare vti belmafchionevna dona di ftaturaben fot mata , e grande ? e fouuiemmi ( s'io non rò tentoni)Platone approuar maggiorine te quella bellezza, che più s'accofta al vi- rile . Ma nondimeno trouafi in oppofto chi foftenga la mediocrità nell.i grandez- za , declinante etiandio ah3 picciolezza eiTere maggiormente bella, onde gli huo- mini gradi fuor dell -ordinario s'ammira* no, come coloflrmoftruofiVnon fi lodano come belli 5 e perciò hauendorhuomoi peccare in vno delli due ) vogli ono alcuni fenfàti, che fia men male l'eilère vnpoccr diminuto-.perche i vani di corpo fono per lo più d'ingegno ottundi (piriti diflìpati, Mianco agili, & ancora (come viene ofler» uato d'Aiace) sfortunati . ma che quella alla bellezza ? qualche colà, all'amare* ma della beltà ancora nell'huomo più to- lto piccolo , il giocondiflìmo Martiale fa fede, il quale burlando Cotta , dice. Tt» mtoi parer beW hmmo inficne, e grande Ma chi e beWhmmyCottaih49tnepiccoUttó% la bellezza eflere coftituita nella grandez za, G deue intendere , fecondo lapropor- tione in ciafeuna cofa, e fecondo quel fé- gno SECONDA. ny gno di conueniente accrefcimeto a/fogna- cole dalla naturacene già non è di necefsi- ti più bello vn mattino, che vn fatino 5 ne più bello era Polifemo, d* VlifTe : che ina- morò di fé (con tutto , che foflè di ftatura anzi piccolo ) le Dee del mare : cofa che non puote quell'altro contutta la (uà mac china ottenere dall'amata Galatea. ne ma co tragedia, che foffepiù grande del furio, fo,farebbe più bella dell'Edipo.Per ch'ere ma cofa bella de hàuere nel fuo genere co uéniente gridezza, conuenicnte grandez, za haurà quella donna , che e non h* per- derà nella vifta perlapicciolezza , e non farà manco tanto grande, che non fi poffo tutta apprendere in vna occhiata 5 fia poi la femina quanto fi voglia al mafchio infe riore di ftatura > non fari per quefto infe- riore di bellezza : ;fè poi nel Ceffo femini- le , quelle che fouràuanzano l'ordinario, è quelle , che non vi giungono, fianopiù belle , quefta è contefa troppo difficile . Eriojper me-, haurei da appigliarmi alle maggiori, ne mendicarci areométo di co« mendare la bellezza di quella donna, che tutte le perfettioni rinchiude invnafta- tura anzi virile , che nò 5 etrouarei fcufà appreflb la beltà delle men grandi, che bé conofcono di cui, e per cui 10 mi ragioni 5 e tanto più l'impetrarei ageuolméte,qua- to nò è dona, che Ci affatichi per parer pie cola > mabeae invoiuerfale £ aiutano co U né . ? ARTE le pianelle per parer grandi . Haorei lar- ghiamo campo ancora da difeorrere del- l'aria, e de i lineamenti , di cui fon certo, che potrei così copiofamente arricchirei e nobilitare il ragionamento mio , come illuftre, & abbondante occafione mene verrebbe fomminiftrata dal foggetto ; ma per efler proprietà non del feffo , ma del- J'indiuiduo ftudiofamente letralafcio. **• Aggiungerò purquefto perle donne, e1 hanno di pianella bifogno . che Amore non fi dice, che vada in compagnia del padre , fia chi fi fia ? ma bene fi accópagna con la madre Venere, fignificante, la Bel- lezza, la quale, che fofle di ftatura più to- iìò mediocre , fi comprende dalla pittura d'Aneìle , ciìauehdola dipinta con le pia? lielie, tu riprefo da quel calzolaio, come- che l'haueiìè malamente imitate > e perciò correggendoli Apelle , feguendopureil calz oìaio i volerlo cenfurare nel rimanen te della pittura , l'acchetò , con dirli . che non li fi conueniua giudicare fopra le pia- nelle, onde hebbe origine il prouerbio. e Momo ruuido cenfore , non Teppe , che d riprendere in Venere > fuorché le pianefc ]e. e fé bene Homero nell'Hinno* ch'egli fa a lei, dice :che A nchiiè vedendola am« miraua la ftupenda beltade, e la grandez- za fua , nondimeno poich'efprime la gra- mezza con la parola megethos , niente ci prohibifee } ch'efponiamola grauita del- SECONDA. ny l*afpcttO) e la maefli ; nel qua! lignificato raccontando Plutarcho (fé ben mi fouuic ite) di Acu&V che ammirò fa grandezza d'Aleilàndro , via- l'ifteffo vocabolo., & e ur manifefto , che Aleflàndro era picco'-' tt di itamra. ò fé vogliafno pure, che Ho- aiero intendere, Anchife hauer'ammifa- :o la grandezza del 'corpo della Dea 5 non è già ripugnanza il dire , che Venere fia fra le Dee piccola , fi che per aguagliarfi ì Pallade , & i Giunone vfi le pianelle , ma 1 gli hu omini auuezzi à quella ordinaria grandezza , che nelle donne fi vede , ap- paia mirabile di fiatura,poiche anco le co fé i gli Dei piccoliilìme , fono a gli rino- mini grandiffime . Già che la grandezza per propria ragione non fi la donna bellai (e non ha' feco vna compita cofìitutione delle parti , fi come ne anco il candore da per fé, ouenon habbia proportionecon altro colore , che lo rauuiui-. diceua Ca- tullo. Quintine bella, à molti , e^* à me bianca'. Dritta ) Unga . tai co fé miei C9ttfeffo ; Quel tutto inferme che sia bella , lui niego, e perche ò Catullo? perche no era vn tan- tino di grada, ne di viuacità in quel cor- po feoncertato . e quando ancora vi fi tro-. ui commoda, e ben compartita difpofitio ne di parti, nò farà però men bella, e colie métemente grande vna donna alquanto minore d'vn'huomo di mezana ftatura, di + li* PARTE di quella > che fufle grande, come vna gì- gantefià . In fomma quanto alla grandez- xa> non mi da noia, che la donna non pa- reggi l'huomo. ella hi il compiméto del- la bellezza così bene nella fua mediocri- ti,come s'habbia l'huomo nella fua mag- gioranza . Vkimamente quanto à i colori quale è colui tanto feiancato di giudicio, che vo- glia riuocarc in contefail fommo pregio alle donne ? il proprio color dell'huomo è più tolto il fbfco . eflortaua Marnale Diocletiano . Va , bei con felle ingorda ifoli tutti, M entre stjfelegrin compirai belio ? Verrai) non conof cimo, a i bianchi amici* ma il proprio color della donna è il candi- do, col vermiglio, tale il Petrarca lodaua neiia Tua donna . 0 fiamma, è rofe fparfe in dolce falda Di uiua neve ond* lo mi specchio, e tergo. & quella donna hi più del virile, che nel co- lore hi più dell'oliuaftro.quello dell'Imo mo , quale fìa , è dall'eferementofa barba ombreggiatola quale effen do per fé flef- fa di nifiun pregio , è nondimeno ne gli huomini principale ornamento, e perciò leggiamo apprefìo Homero molte pre- ghiere , e feongiuri per la barba di colui, chevien pregato. & il principale defide- rio de i padri, e delle madri verfb i pargo- la figliuoli,che po/fano vedere l'età bar bu- SECO A. tf jta -3 ma il bello del le donne è tutto pu« , (coperto, euidente, nel che fi è dimo- rata in vn certo modo la natura partiale ?rfo le femine della fpecie kumana (per on tralasciare vn penfiero d'vn principi- ami o intelletto della noftra età) concio-, a che ne gli altri animali habbia voluto, le più adorni fiano i corpi de i mafchi, ie delle femine 5 come quella, c'ha i ccr i adornati di belle, e ramofe corna, i leo i di fiu>erbe chiome, le quali alle loro fé line ha denegate, & hi adornata la coda 1 pauone di molto più vaga varietà di co- ri,che quella ddìe fue femine. mi veg- iamo , che nella fpecie dell'huomo eli* ì hauuto maggjor rifguardo alla bellez- 1 della femina,che à. quella del mafchio. ercioche le carni della donna, fi come fo 0 più molli, così per l'ordinario fono aa ara più vaghe da rifguardare , ne hanno volto ingombrato dalla barba, la quale, r.bene non difdice nell'huomo , effondo ropriadilui : tal volta non fi può nega- ;, che i volti de i giouanetti nò fiano più elli di quei degli huomini barbuti: & minore non barbuto, ma fenza barba dal- : giudiciofa antichità è flato figurato ;fi- ulmente Bacco , & Apollo > che tra gli ei furono riputati bellifsimi, fenza bar- a vfaronh à dipingere.ma con lunghifìì- le chiome , onde 1 Poeti chiamano Febo 311 l'auggiunto quafi perpetuo , nontoj faro. ixd HKT -fi?' fato,ò cornato: ma le chiome, Je quali no di grandifsimo ornamento nella nati *a, non crefcono mai ne aliche par mi c'habbiamo do| jli occhi il primo honore. L' aura, éi topati ai soly/hpra la nette , yincon le bionde chiome^ [opragli occhi, altroue . •Amor , che dentro afi'anima bottina , Ter rimembranza delle treccie bionde, e vaghezza alcuna aggiunge l'ornameli! eftrinfeco alla Beltà, chi non vede l'vfo ceuerc, che molto meglio, e più vagarci te s'adornino le dóne dì quello , che fi £ ciano gli huomini , come che più vago, pregiato veftimento i più bel corpo nn glio fi accommodi , quafi legando in pr nortmi eftendi dofopra la voce lemimlejchepur'alpa lar fi lente quanto fia foaue.j ma penetri do dalia fuperficie che di ma- hil valore non fon priue le Donnesche condo la verità,lenationiintere(noo di » vna Semiramif,vna Camilla) fur done fIlicofilIime,come le Sauromatidi, ch'in rno al Ponto per lungo tempo guerreg* arono,e le femine di Tracia eflercitaro- l'agricoltura 5 perle quai cofè piacque Platone,che nella Tua republica gli huo ini, e le donne attendeflero i gli eflèrci-r I indiflèréti -.tanto più non eflendo nell'- io, e nelle forfici della donna minore in jftria>diquella,che(ìa nella zappa,e nel feure dell'huomo:parlado,n5 della for 1, perche vn buffalo è ancor più forzuto F del- pt% P A H f E -dell* huomoi ma dell'ingegno, eh* è pre prio deirhuomo:il quale quelle Dóne, e hanno impiegato ne' iludij liberali, fon SECONDA. nj sofèfsione di nulla fapere, fu orche l'arte el l'amare j-ricofiofcédone la iftruttione a-Diotima:& osella infuperabi le efficacia el ributtar l'opinioni altrui5da chi appre regli maijfè non da Afpafia maeftra dell' loquenza? Per quelle,- & altre cofe chi fa sbehe nieghi la Donna hauer più ragione •$fnabile,&l'-h-uomo d'arriattre? poiché Èchi perùerte la ragion d'amare, intanto ma la giouentù mafehile , in quanto ella fimigiiante alla feminiie . e tofto ch'ella ominciaipigliar del virile, cefla docci- are à fiiìiil forte affetti . dunque la don- ta, fertza contrarlo, fin ciò preuale . Che-fe anche certa vtiliti,rifultante da bnepiù oltre 4el profsimo, rende più ama •ile 5 chi lìorrvedecome il partorir figli- titoli i IWriehire-il mondo di bella ftirpe, ^proprio della «donna > Auanzifi pur 'huomoin generali : che nel fomentarla lei partorirli vnel ; nutrirli , dou'è la fom- ha, no del di letto, ma del difturbo; Miuo no non v'ha che fare . Et che colà riceue ti contracambio la danna dalMiuomo ; fé i*n per momentanea diIettatione,torméf i , & dolori intoferabili , (ìmili all'ango» «e della motte*? Haurià defiderato vn» t^fat Euripide) il beneficio con la ricompen- rie fegue , che maggior debba efier l'a- rare della donrra amata vèrfo l'huomo, ie non è quello déH'huomo amante ver- r la donna .eperche queftòconuince del pùere jùnare ,:-non però del così efiere l F s ap- l& .'PARtÉ appreiTo , per dimoftrartf > enfiatosi ej fettualmente non mi apporta** in confa mattone fimilitudine di Filbfofo i Aqiii le volendo fignificare il defiderìo, che & la fórma porta naturalmente fèco la ma* ria efficaciffimo, non hebbe comparatìo ne più i propofito,che del mafchioietfel la femina , dicendo , la materia defidera la forma, non già come -il mafcnio la fe mina, ma fi beneal contrario, come Lrfe ». mina defidera il jtiafchiò, foggiurigendò e come il brutto brama il bello , dondel cauano due illationf contra le còte deteV. minate, l'vna, chela donna- dc&teri riiafc. gi.ormente l'huotrio. l'altra, chela dòrp*, habbia ragione di fen^b^o almeno di mi • bello, in fembiante della materia Yche'rtc fi abbellifee fé iìón'p^I}?auaentméto-dA èJafbrma, ;; ' ^ ^-' :- °j^!/' — 7 ra v Piacer pure ad Amo^èfìetfcorm ^l'addotte ragioni fonò àppàTtììtt^osi & ! fero vere,* fi effettuàflero df maniera.'die di donna crudele, oTconbfcére, non s'h* «iene alcuno amate a la£nar gfaniai . Ò co. ine volentieri cederei Ve mi difdireihcfa ; più defiderofo dì foluere> che diprouare, 'ma-douel'efpeiie-nziérnanrreftaJeg^é. • rezza d^intellettofarébée creder e il cori. t-rano. è ben vero, che il legame ddla §ra titudineé tenace legame si-, fenza il qua- le iJ beneficio termina in difetto ,' la q- ftilti in villania^ la beteuojézi* in fàe°hÒ, ma SECONDA. ì%f piaegtf èpm vero ancora , chequcliirà- W àyJLmosx fi godevi priuilcgio fi mo- ^,a porpiirgagliaEda^ durabile, così l'a- jjiaaìla preienza4e| fijócofcaldafi inconti pente, ouatpì calorie }e fomminiilra il.fuo Co, e tolto ancora ^jrimouer di quello Ce n^ ritorna alla priéiBa'fua ciualita 5 ma il ferro imprèfio , che fia, ideila qualità del ifuócoj molto più^al&ojra fi dà à fentir cai i*$ P ART £ r do, di quello ifterTo fuoco , che Jo fcalda uà, e molto più conférua il riceuuto càio re, che l'aria non facéa , contutto, cheii effe egualmente operaffè il medesimo fuo co . Hor'èjmanifeito la donna diparti pii fottifi, e più gentili eflèr copofh di quel che fi fu l'huomo , e per confeguenz; manco atta all'eflèr'imprefla delle partì o ni amorofè, e non e ch'eliaca fti mata d manco amare, perche ami più c.opertame tè 3 ma per quefto può 'ella facilmente ce- Jar l'amor fuol, pèrche ama più leggierrmj te,che il veheméte amore nò può dìfsimu larfi .fu fentéza antica d!vn Poeta Greco. Se Amor comprimiy più, ^pm s 'vicende , E fé 7 caiiighiy maggiormente infefì* . non cllendo pari h bellezza , ne riceuédp ella eguale il piacere, ma Tempre lìain al difocto. V .... j Uè SECONDA. iij Ne due legami fragili ,.e fottili ,fbn0 tti a córtririgere più d'vn folo, beri forte} tenace : tìiatroppò adamatino è quel via olo,colq:uale'AmorIegal'huomoinfer- itù della donna, e tale, che non fi può,fe ;óhda chi lo fperimétaj, conofcere, né an Ò in minima parte, non che fi potefìe mai so dir'io) pareggiare, ò per gratitudine, » per cOrtefta , ò per mille altri nodi , che urti fariano come Jfila d'accia fottile , in dragone di catena di ferro durifsimo,per a qual cofa non difconuerri forfè efplica è la fimiìitudine apportata dal Filofofo opra la materia desiderante la forma, coi- nè la fejhina il mafchio , intendendo di suefta facilità dellajsiatéria, che quantu- :è traimut^àd o^hi-aiiueniméto di nu.o J& forma [> per óbljaT la antecedente , co- me defidèro^ dittiate generalmente, di tuffo na per Te t'enacèmente,oue per Io co- Erari ola forma con tanto amore fi determi Àa alla materia, che qnaPhora fia à lei ne- ceffarió di fepararfene , ricufa di trapalia- te in altra, ma nella priuatione tofio fi di- fperde. e per quella fìmilitudine diremo che poche donne fi trouino, che non hab- biano più d'vno amante . e fcarfi quegli huomini, ò fono , ò efler douriano ( faluo fé nò leggieri drfenno^che fono purtrop- po in numero) che amino più d'vna dona: - ( F S Per" **• J» A & T £ perche quelle fono alla materia fimifi, d. fìderoia di varie forme, e quefti yafembra Ho la forma determinata ad vna material l'huomohàdadire. t Tu sola miniaci .e chi nonio crede i n* Veggalo nel celebratiffimo amore del Po trarca , fpetialméte nella canzone . .- , .Amor se uu.i ch'io torni \al giogo anti;c,Er, |>ur morta la donna fu a^ e chiudetta II mio caro thefi ro in terra trotta > . I Che mi è naftojio , ond'io fon fimèndic; m j cerche non poteua più riuedere laiua he la amata, difpregiaua Amore^e'fi godeu; in libertà, e forfè, che vn fi gentil cantore e compito inamor3to non hauria hauutc donne , c'hauefferoafpirato , fenonall'a. morfuo, allelodi(perchepiaceud ognV, fio l'effer commendato ) e forfè ancorai n'erano di quelle , che inuidiando à gii honòri di Laura , hauriano bn*nato tfi j>oter'eiTerpiù cortefi verfo vn tale inarao rato, che non fu ella. Ma perche quelTvn modo , à cui fu legato , rottoera , eodeafi in libertà, oltraggiando Amore . Diceva il Filofofo, non poterli Greche alcuno ad Tn tempo iitefìò fofleprefo.dall'amor di molte , conciofia che l'Amore riabbiala fua perfettione in quello eccello detto da Greci hiperbole , & in vjn'altro luogaaf- fermaua l'amore èiTere il foueithio deil'a micitia , però hauer luogo folamente con ?no,fi comv l'amicki^iaibmmo vfra po- -^.> . " chifsiml ftElCDNDA. H* hiTsimi ha luogo; anzi le celebratifsime i narrano folamente fra duejcome fra Pi- ade, e Orefte,fra Lelio,e Scipione . Co- oro che fi dilettanojdella moltitudine d'a nici , fon ben piaceuoli,trattabili,galan- Ì5'ma amicijionfono ad alcuno:hor quan :o meno gli inamorati di molte , effe ndo Sororc l'hiperbole dell'amicitia ? E perciò biafmo io, e biafmo grandeme e vn'huomo, il quale faccia dello fuifee- •ato verfo più d'vna 5 fé non à quello mo- ta, che di cuore amando vna donna , non ^tenendola, habbiavn ridutto da sfogar- li tal volta, che quefto non ripugua all'v* nicfi.amoré, però naufeo certe querele di donnoimpertinenti, che fi lagnano : le eh. amanti loro fi farano,per cafo, con vn aWprefcqueifolazaà, che da efle no por goho -ottenere ^dammitù quel c'ho da lei, e querelati poi a ra&ione , fé ne chiederò à lei : Io biafimo chi p ragió leggiera arra vòlubile,e difami hor.quefta,hor quella, come mefler Lisdonto nell'Amor coltate, perche non 1 foifenra il grado della forma} ma non gii biafimo donna,che molti ama ti aggradifcx, e quelli, quanto fi conuie- ne, e comportai' horror fuo , conpiaceuo Jezza fi conferui> più,e men grata, fecon- do), che più, ré meno feorge meriti in qu£* fto, e mofuellò , tale in fomma , qual'e la che Ci deb- ba portare verfo gli, amati in manieratici non fia per proprio di fectò cagione, che alcuno fi diitolga dajl'apprefo amore.pe* che altretanto biaf mero io colui , che Iib$ ro vna roita, per caufa ragioneuole, dalla feruitù di donna cerùellina, vi ritorni di „ «uouo,quàto chi inciampa la feconda vo] ta ilei medefimo calicò, e quanto ripugna alla natura della forma, efclufà vna volta? -dalla materia. Io non loglio pero alle -dó- ne l'amare^er attribuir loro il kfeiarfi a- mare _efle ancora , fecondo i'hiperiole' dell'affetto proprio, fi cónuertano all'am* te vn folo -. così v*ri£cafi* fi, vero amore. ilcompiméto del quale c0ofifte.neHa.d9? termi nata vnione di due icambieuolmert te inam orati, fi come nelkjnatura il com- pimento del compofto, confifteintalma» tena determinata à tal forma > fecondai» loro più perfetta anione , che fé bene & materia à tutte le forme è per natura-di. fpofta, nondjmerto appagati defiderioi» parte,perlaprefefi2adeffaromia^chenel fuo «embonceuei; quindi* forfè anco- ra* che la donna a ma il primo , che à leHi Jia congiunto , come.quejlo,ilprimo hab *>ia fodislatto al de^deiioibo^come trat to SECONDA. 133 » afe , &imbeuuto quel fommo amore? glia donna, non làfckndo à lei, fuor che \ difp ofiti one pallina del: lafciàrlr amare. I la perche l'huomo al contrario della do iordinariamente,par chenaufei la pri- lli con cui fi fìa follazzato > Io veramerr-*> ; ho il prefuppofto del quelito per molto ubbiofo, & ho Tempre vdito commenda- % e poco men, che paflare inprouerbio, Éprimo amore . mapofto, che fìa vero,la àgione non difcorda dalle cofe determi- are . i'àtìfetto della donna (almeno interi tì-amenteparlando ) è piccolo, e però è tioì terminarli nel vir.ile oggetto, tant© ^rimanendo alla donna la difpofitione .lisina, àll^eiìère amata phi éftenfìname- etyzrò la donna ftà come agiata -y e fpatio a j ma l'affetto dell'huomo molto più in- emo, terminando nella donna, coirieco* ratto in luogoangufto, viene iftarui di-f Commodore tanto più, che non li refta la* fcfpoiitk*nepafTHia dell'amabilità , quanr :o nejla donna , ogni violenza porta feco adio^ & ogni nferingimento fdegrio.onde ti Petràrca,'c6 tutto che facelle la fuà do- nacosì dm ntìrabile , talvolta nondimeno come gerdify regi o -parlò di lei . li Penuria donna homiflo 1 Egualmente in #Wcalè ognìfmjtero . & al- troùe.-; r*»'«'(róì " '-' ■ ■ Che fi papa rbwtalien* caduca f£ ^mar^Ms^^wrabUfHefj^U'i .Pertanto p; •; 1 huo- -*ft — - 134 P A K, T E l?huomo niufeala primario na,che l'hai bia cominciatOjComei riftringere,oue al- l'incontro la donna rimane maggiormen- te affettionata al primo h uomo, che l'hai fciapoflèduta , come à quello , che la co •minciafle ad appagare, la quale impre£ Jione fi conferua in cjuel modo ne gli anii mi , nel quale il vafo nuouo mantiene ii yrimo odore, ch'egli habbiaimbeuuto.; • - Io raccogli© dalle core dette, che in va modol'huomo defìdera pm la donna > in Yn' altro , la donna defìdera piùl'huonw» per ragion dell'obietto , fotto forma d'a- mabile eccitante, eper ragion deli' wfotM amatorio vehémente yr-huomoè pi» efB. fcacemente difpofta :verf© la^donna .Mi Ipeffo auuiene, come nel yoier riempir* infuria, e con gran copia dJacqu a i vali dalla bocca piccola» che più neridóda ma ridi quello , ch'entro vi fi rfceiìa 5 che il tròpp o affetto mafchile 3 co troppo impe- to verfo l'amata bellezza verfato, faccia «niello , che diffeil noftro Poeta . Così itdefio, che feco non s'accorda* "■-. Tifilo sfrenato obietto 'vien perdendo , :> Eper troppo /prona?, la fuga etarda. A què É© modo la donna, lagnale con men via- lenza, e copia , riempie il vafo del fuo li- core preuaglia all'huomo.-In vn' altro mo ^opuoflì aftermare,chel* dona maggior* ferente defidéri l'huomo . per dichìaratio- ij» ideila qual cofuj pongali quinci vn ma> -'■: •'= " febio SECONDA. 13? Ichio nell'età perfetto >nella corporatura zompito, e di mimna delle Tue perfetti o- aimancteuole.quindr parimente vna do aa,-alla cui bellezza non fia nociua mini- ma imperfettione.e poi fi cerchi qual del- li due* riguardanti!? per oppofto , conte-, co.ciafcunadell'eflesein cui fi troua,mag dormente fia .concitato ad amar l'altro * qui nonhaùrà^UogQj jftimoio, la fimilituv dine deHamatiew^,ma.l'huomo con defi- derio maggióre fi riferirà alla donna, di tjuello > -che fi* per far e la donna all'huo?- 010. Ma queftfciiteffi- confiderinfi poi, co* me ( fecand«^intentionc della natura , che feiiipre ^propone il più perfetto)vno fott'ordiiwaill'altro. h dona, certo, piti efHcacfimefiteriferkafltairhuomojCome ^ella^c1 babbitt» feakun mancamento» deìk perfet**ahi} che nel mafchio fi ritn>- uano, eifcndochft nella generatione di ql^ la,la naturaiCome di vigor macheuole s ar reftaflé quaiì imezo . nel qual modo, anco fi potrà eip©Ère la particella , in coi fi có- pifce IsEUofofica fiinilitudine , e s'inten- derà , duella defideri $ come il brutto il buono, cioè» come il manco perfetto il pia perfetto, cosi confiderata la donna, vierfe in fembiante di maceria, rifpetto alla for- ma, à desiderar l'huoraò, cioè d'informar ■fiy anzi di trasformarli ( oue far lopotef. fé) in huomo. e «on eredofà dire il vero) «he fi troui doanaaimondo per bella , & r . ,■ ama- 13* P A R T E amata, che fia, à cui fé fiifle propofto qùal delle due cofe eleggerle meglio,.ò'l reftar fi perpetuamente donna , oaeroda alcu- no difpenfatore nelle leggi naturali, eflèr. ridutca alla perfetti on mafchile (nel retto- pan) non credo , dico, che non eleggerle; più tolto d'elfer fatta huonio, che di rima? nerfi donna : oue all'oppofto non mi cade! in credenza, che fintrquarrehuomOjche; bramarle giamai diùétar don'na,fe non fdj le vn qualche piii,.ch'efeminato Helìoga* balo,o beftial Nerone, immeriteuole d*ef /èr'huomo : ne merauielia v che da tali fi brami eflèr donne, poiché fi fanno attioni per parec beftie. _ ' .';' . £ non mi fouuiéne d'hàuer ne anco lèf to nelle fàuole de' Poèti*, cné fi &n lecito na , "come ini (occorre dì Ceneo , per be4 neficio di Nettunno, di fertiìna conuertfi to in mafekio, d'Incèdi Tfrefia. mahuo2 mo trasformato in' donna t a me non vieirp in fantafia.huomo copulato a donna, èfa£ tone di due felli vnfoggetto folo, Herma frodito,sÌ5 ma quello per gratificar Salma ce inamorata. e fé Scitene Ci facea naò huo mo, mò donn3 , ciò ìi auueniua, fecondò rna inconfiftente mutabilità , e fé Ceneo appo gli inferi , fi narra tornato femina , quello cm luogo di caligo. Ma quello, che SECONDA. 137 che feuolofamente fi dice d'In* , non è già fau ola/ come teftifica Plinio, che le femi- tie fiano alcuna volta trafmutate 1 mafchi, fecondo eh' ei racconta dVna, che dopo ef £re fiata lungo tempo maritata, per no- ine Arefcufa , fatta huomo , -e nominata Arefconte> prefe poi móglie, e d'vh'altra> che il giorno ifteflo delle nozze diuentò Fiuómo, détto Lucio Coflitio . e non è co fa imponibile, che la natura eccitata da quegli inuitie titillamenti interni, che ne fanno rinuigorir le mèmbra, maflìmamé- te le atte alla generatione,trafmettefle ql- ìo, che da principio , per mancamento di caloreY teneà' dentro rinchiufo . e fé vi è chi non riceua il teftimonio di Plinio, veg |a in Plùtarchò quàtb è ciò naturale , che anco nelle beffie,. non che ne gli huomini occórre 5 fi come ^ii nella vita di Thefeo fa memoria d'yrm capra , che apparecchio ta per éiTér facrìficata ^ trafmuroffi in vn beccòy'onde la Dea,a.cUi era ittituito il fa crificiofnominòfli Epitragia , dal becco detto dà i Greci Tfagós . Ma più appreùo a iiQi non fi legge, che dell'anno 1456. *- doana, per bpmeEmili^flopo dodici an- nidi matrimoni O^Càhgiata in huomo, & reitituitaì'e dàniiàritó la dote, per coman fomento di Ferdinando Re di Sicilia, con làmie moglie > e perciò facile era, eproua* feile, che Ricciardètto,apprefio l'Ari ofto> perfuadefi^ a Màlàìpinaiche per beneficio il ' " ■' l ^-•;'-'" . • '• 'di *?* parti di quella Fata, hauefle ottenuto, che Bradamate feminà,ch'egli fbffe in pnm A. ì& tìcò'nofcìmèhip d'aìcuaa imperfettione, che in voi fi troni , non naueftè à prende- re ogni figurtà di jtràpazzarne Tempre j fi perché fi cònpfcaj ch'io parlo (incerarne- te ciò cfrip fento ^ e cq'1 mefchiarui alcu- no de i voftri lineamenti per entro, mag èioriede Js'acqùjftì alle lodi , che merita^ mente vi C\ ^annp.V Voi belle, voi amabili (opra gli hubm^ìj e vero, ma che? la na- tura, che-v|lsia kwM&Qn &M&W& &fM$%*f> i fi fcffe fòtto1ooXareb^e,né dó|i3ape|itu> fi va certo rnòfiro' . I^gu^to la i^atura^a li^li'intentione disperare perfetto, e cp fegifeWmenféii màfchiÒ Ylàllònna cerr to è va mancamento; ma in quanto il ma* q tìairiàj eperche fon p;ù le cofe imperfetta Fh tewa, che le perfette, come più tacili al brodurfii per auuéhttiràchi ben chiarir fé %-* «e \i4* ■ p a k t:e € ne poteffe, trouarebbe più donneai moi do, che huomini'j onde.volgar mente fi , ce. TrouarnYette dò ne percuotilo, feti tefimetteflèroimano. - Ma qui mi fi attrauerfano due dubbi Jvno e:.fta.ndo la moltudine delle donnoteuano, per con* u ngerfi ad yna dorma fola, ne anco le ce iaia de gli huomini > hauer mai fino in pb a noue, ò dieci mefi più d'vno, due, \o in tre figliuoli : o diciamo ancor fet- ,fe tanti ne può.inyn fol parto produrre ladonnaj antiquato più.huomini fi fof t-o con yna donna, mefcolati, tanto me- atto fi-rédeuaàlfenie alla genitura, co § ÌÌ,ve4e 'nejlidonne publiche, le quali #ado partonfeonoj ma ben poteua vii* jomo.fcte? coU'accpppiarfi à molte do* ^.genera^ mokicujdiae di figliuoli, & ar • ?chirela giur ifdjttyione della Natura, co. ■ erbeggiamo ancor-a (;per, trasferir la finii : •udine ^Vtupmo ,ii bruti ) negliar-i [enti, vnibl pontone >vn folo.ftaiìone, . ijorp folo hatìarealla fecondità di mol* : gemine de|ìa fu^fpècie, Vi s'aggiunge, ìe quando a eri itiCa"méte!^n'Ìt?Sin v'na perfona fola,del- m>i e d^lì'd&rfrfeflb càjpace 5 rotóda di *uw. ^òVfqUa&rò 'braccia > e gambe al- mam&fiQtìtè dueiV'óltf 'fimìlia quelli di Ito wfgtòd^ali^B^hle:c^polle,_ Co- giti C- 14+ PAKTE giunti nella ceruice . e perche gli huom: niall'hora di cosi robufto corpo, in ci nfpondeuano le forze alle duplicate m sì fa moke) à proposto £ mofìrare que- vicendeuole deiìderio de gli abbraccia mti, e manifeila infieme la imperfeteio nella diuifioiie de i felli; e però s'ofler- Orfeo hauer nominato Gioue ma- ìio > e femina , cofa che ancora efpreflé ierio Sorano in quei verfi . v Rede gli hnomim è Dio potente Gioite , De gli Dei genitore^ genitrice: il che , non lo di Giouerma della Luna, e di Venere detto:onde leggofi que'verfì divergili© landò fa, che Venere appare ad Enea. Moftrando àliti la via la. madre dioicoì no e mafculino. forfè per lignificare, che la fTanza de gli Dei è così copita in vn fog tco, chequello folo può per fé ciò , che i o difetto del pàrtiméTò no poffiamo j Eccole noftre belle Hefp eri di, coltiua ci de i diletteuoli giardini del delitiofiiP* no Pfafòne. guardati da vn Drago inde- nne quello èia cuftòdia della bellezza, minile.peróhe ficome giardino ameno, P G p« 14* P A RT E per ben fìtuato, fecondo , e cokiuato d fia, tolto conuien che perda della natii bontà, e dell'artificiofa coltura , calpeft to che venga da gli indifcreti paflaggiei depredato dalla ferocità delle beftie . ce li beltà in donna, oue nonhabbiacuft 4ia di pudicitia, ò almeno riparo di cau la s ratto viene indifpregio, non folo chiunque l'amaua, maetiàdio di chifel fatolla , e d'Amore ifteflo , il quale , tu meno ama honeftà in bella dona, che s' mi cortelìain donna amabile . lapraui temperata di fapere , e di bontà, lì che r riefea in aiprezza,è vna fìepe Gngolarifl ma cótra la infolenza altrui, onde ci èp caro vn minimo ^atto di creanza d'vnad' na honelìa , e più apprezzato vn fegnó- beneuolenza , quantunque fcarfo jche mofìrationi , e carezze per notabili , e) (ìano, e molti delle poco riferuate . la di na tenga opera di non eifer macchiata, 1 eh colpa, ne di fofpittione di colpa. Ma in vn de i due ha ^a traboccare ? s'io pa locomeFilofofo , ammetterò più tolte ch'ella pecchi nella fofpittione, conferì do intatto l'intrinfeco : perche s'hà da r minare nella confidenza, che la virtù nne viaa:efe qual pria appare in vtftaietal vifta ajpra}e ria > Via più che mortele dip upene amare. Tanto commendò nella fua donna que io principaliflìmo decoro, che per bellis- sima che la celebrarle , lafciò in dubbio juaPelIa foiiè più tra bella, e honefta.chia riandò alcuna volta la bellezza, e Phone- G z H 14* PARTE II,- ftàdue gran nemiche .non gii perche da no fra loro cosi grademcte nemkhe,ch'\ na non compatifca l'altra : ma perche el fendo grandi ciafcuna per fé, marmarne tem Laura, tantoché nemiche fiano, fo gran nemiche 5 cosi compagne fon era compagne . & à lui erano gran nemiche poiché dalla gran beltà haueaquei rapi menti, e dalla grande honefta hauea oik le npulfe tinto vehementi , che (peiìò h combatreuano,come naue da venticoft erari] agitata, e quado anc riabbiano fra fj nemifti,e lite ^corne dille Ouidio, fon be atte à conciliar/i in maniera, che oue co» cordi Ci trouino, Ci moftrino l'vna per l'ai tra maggiormente mirabili ; cheharmo ma in vero più foaue.non Q può: co ne or 4; re di quella, che rimira dalla berti,e dal . la honeftà, tramezare dalla madri; edili; correda corrifpondenti intèrne in queflj guifa , che il graue coll'acuto trameza, to dalle voci frapofte^'hor più spaccona no al graue,hor più all'acuto,in dilettemi Mima melodia ridonano. A quelli ec. dimenti delle foauiffime delitie amoroiè non vengano ammcfsi fuor, chei le^Q. mi,emeriteuoli poflèffori, tali faremo ga H ercoli valorofl , e fingolaru Trap- • '49 PARTE TERZA. Rapas siamo alle maniere d'acquiftare,e matenerela gra- tia dell'amata 5 che diceuamo w efière ìPomi aurei, de i quali Amore no è così largo à ciafcuno, quado «e fùfcarfo à quel gentiliflimoinamora- to, che ci è flato fcorta p l'adietro.il qua- le di cosi gra merito com'era s tanto fecej e tato fbfrerfe in vano . Sol pervenire al lauro > onde fi coglie acerbo frutto : che le piaghe altrui Guftandoy affligge più, che non conforta. Il Pomo certamente è così cóueniente ad Amore, come fia Poliuo ì Pallade, il mir lo a Venere , il Lauro ad Apollinea The dera a Bacco . anzi il Pomo e pure ì Vene re iftefla cofacrato (c'habbiam detto (igni Bearla Beltà , propria ragion d'Amore) ónde né r giuochi antichi , oue della Bel- lezza fi eóntédeua, foìeafi dare in premio ì chi vinto haueffe,vn Pomo d'oro.e creb be inantkòproirerbio'. Percuotere co'Por mi, cioè inùirare all'amare . onde il latin Poeta dille. LafciuafanciuUétta, è fugge a i falci, E brama ejfer la prima adeflh vifta. e iti perfona d'vn'altro racconta , d'hauér ma- dato al fuo vago diece Pomi fenza dubbio meglio perue mito farebbe à Giunone iie, alla più fag-» già, a Pallade j ma dicendo, Alla più beU la, non fi poceua, fenza ingiuria, leuare a Venere . tanto più , che l'altre nelle prò- mufloni loro, nò offeriuano in premio CO: fa , c'haueffe che fare col Pomo 5 fecondo^ che oftèriua Venere, che beila dona al giu- dice prometteua. (lenificandoci in oltre il leggeruifi . Diali alia più bella, quato noi, debbiamo edere ricercatori dell», belle/*fv nelle donne amabili , nonché lì difconué ga 1 Dro là nobiltà i Tingerlo, la virt.i, 3fr qualunque altro ornamelo» e decorose», nteuole di lode, e di iìima5 e poteuafì nel Pomo eccitator della nifa, fcriuere. Diali alla più potente ,. Diali alla più faggiaj ma perauueiitura ì'vna, di buon taléto l'hau- rebbe ceduto all'altra? che oue lì fenti me i touare quefto nome> di più bella, m'Uin* puote fopportare d'elTere, ne anche in>giu._ dieio, vinta, perche la donna, per faggio^ per nobile >che fia , ancor che tutte que-' ite cofe reputi in fé di ftima grande>come j fono, fecondo il vero 5 nondimeno in co-- fà veruna non preme maggiormente, ehe: nell'effer bella , e fi vede quanta ioduilria vi pongono^anto tempo \aJpendpno le> r Q don- TÈRZA. ITI donne ,■ ò per parer belle , ò per occultare ti più che ponno, i difetti , che le pofTono far «giudicar brutte . fia pur modefta , fia pur mortificata vna fé mina, che fé non le diaccia d'efTer nominata bella, & alPinco- rrojnó lefpiaccia eflér detta brutta, no ha orecchio, nefentimento. e più le giouerà (empre d'eflere ironicamente beffeggia* ta.co'l nome di bella,ched'eflère fincera- mente biafimata co'l nome di brutta 5 fé bene può eileré;che ditìì muli. Troppo fuo na bene [entro le orécchie feminiliil no- me della Bellezza ..& a ragione : concio- na- che, fi come in vn leuriero , non tanto fiàttendela Vaghezza, quanto la-veloci*. ti-, oue vna di quefte due parti riabbia dà prevalere'; & vnafpada non tanto fi atten de lucida, quanto tagliente (ma oue bene ^accoppino; inficine vaghezza , e veloci- tà ; fplendóre, e taglio ha poimeglio) do. ufend© fitnilméte preualere in alcuna quau liti la donna, che non ie^habbb iri'perfet^ laone «5 cerchiamo che nonappaia tiiaenca» dibellezza, hauendo ella'pifcragion d'a* mabile, che d'altro , erappreféntandocift amabile fotto fembiante di-bello» il qua- le, qtiado poi fi renderà d'altri fregi adoi* no. quanto più n'haurà, e più notabilità- to maggiormente apparirà lodeuole , & compito . e Però tu chiunque fai ftima della grati* delia dama , nontiaffaticharsin celebrati" do 1J* PARTE do qualità in eflà lei , prima che Ja Bellei fca:honora la nobiltà, commenda le virtù- di' y predica i coitumi ,-Ja gentilezza , sì ina habiti l'occhio* che ciafcuna diquefh approuationi appaia radicata nella Bekà e fé taMior fra i'ire, e frairamanchi^'oc. corre di biafimare la donna , lagnati delk crudeltà , della ingratitudine , dell'orgo- glio di lei, colmala d'ogni decrattione , ti h concederà per fino ad vn certotermine, e rideranene Amore,pur che no la tocchi nella beltà : perch'egli ha pofto ogni for- te di detrazione in bocca de gli inamorati ha loro folo interdetto il bialimar la don- na per brutta . Qjiate volte ella fente, che hauendopureall3 bellezzarjfpetto, ti & jni di lei, ti quereli, l'accufi, giudica, che tu lo faccia per fouerchio amarla, riputai dola pur'ancobellai ma fé tu ledetraggi alla bellezza , conofee chiaramente , che non l'ami più, che la difprezzì : perciò fé punto d'mcUnatione tiportaua , tela cóì nertecoutra in altretanto odio 5 edouca ben'eifere nel fuo maggior delirio per do tfero quel gran cantore c'hebhe à dire . , uimo vox danna, brutti e men'auitedo . & ch'ei fi voleua leuareda quell'amor del certo .ò pure pensò di portare vn concet- to inufitato , il qua! fi vede, come egli acr compagna/Te co'l chiamare ad vdire vn'ia cedibile miracolo : quali che ripugni à ^utti i principi) della.yentà^ cb'Akuno ccj • * ■ * >i no- T fi R Z A. vgf tóftédò vnidoria per brutta , l'ami pure. 1 perche "Hdratio non prefeà ricantar di Jcc, ne di quella vecchia, che pretende* la, ch'egli l'haueflèhauuta inchiedere, :he non le hauea però trattate ne dà-vbri* :he^ne-da fatucchiare, come prefe a rica- ddi Lidia , ediCanidia, vna mórdura l'vtrriachezza^'altra di ftregherie ? £cne quelle hauea dette brutte, e vecchie (ch'è a fecó da villania dopo la bruttezza) che Wfatti l'haiiea tocche fu'lviuo . dicendo ttell'vna; 4: Cupido fugge te , e* hai lordi i denti. Te j ciéi imitano 3 e ùrefye, * netti ti capo, t phYfotto. &*loue la leggiadria, doue il colori & Ahimè e fuggito , doue il miuimentó ì e del l'altra , così acerbamente biafimando infili legarti da non mentouarfi . di quefté non fféatoj né pensò di ricantare; e le Fhauek fé tentato , non li farebbe riufeito 5 -prete bène i ritrattar fi H^ràtio delle cofe dette còritra -Gamdià , tlfcui così bruttamene flràparlatohauea'jfcoprendo le fue poltre Pèrìè^ hìa rtonl'haUea chiamata Bruttai & cautamente inqUèHa ironia nel difdif fi ' Tu pudica , tu buona 5 Vajfegierai pe'l cielo &■ Uà d*tro, lafciò di dire , Tu bella , perchè haifendo dettò di cantare il falfo,YOlfe trattarla da malua- Igia^e dà itàpudtea;5«nà ho da brutta.Qua do hauea detto mal di Lidia, moftra, che G f ih* l!h auefle fatto pei rabbia, e gejofa ,' vtfit doh anteporre Telefo , lodato da lei . n« lippe trouare principio alla palinodia ma pili li proposto per placarla^ farfela bem uola, che dicendo . Dinttdre belilo figlia afta* più bella . Pei la qualeofaammomfco, che ne da fcher- Zo , no 6 la/ci vfcir di bocca qual fi voglia armante defiderofo della graua della don- nafua, parola ch'ella poflà. giudicare, q Spettare detta per. fe:, che -la rocchiin «metto particolare , poiché in quefto Po* mo d'Amore è fcritto . .Diali alla più bel- »>*ró fola bjfogna darle ad incendere convella ha da te riputata bella ( ,che r*>a dice, Dia&aila belli) ma ancora Cornelia fiaftimatapiù bella d'ogu'akra:, fé più d' Qgn\iltra,amarladei. i E ben lecito alcuna volta > accioche la donna tf habbia i nconofeer-e dej troppo filo faftp , p-er cagion deiquale fuole abu fere la/oiierchiafoggett-ionedichi l'ama, predire, minacciane ;à hi il maocameo.? *° diqueila orgoglio/a beJIezza,e!di quei Ja .fiorita età, per cui tanto ù perfuade. cq tìpmfe adire il Petrarca . .-■-';,# Se la mix vita, dalpaffro tormento ih Si può tàffehermir* , e da gli affami, ih £tiÌ9. Vfgg£Qe* viride gli v Itimi anni \ .-. Doppi, de isbery>jjìt? occhi ti Ifttuzftcmoj» tonquel cM&gue . ma foggiuagei che 'Purmi'dard tanta baldan^ .Amore, ■ Ch'io vidifioprirò de i miei martiri. SgUai fatto ftati gli armi, i giorni, ' t'hìfre. K$ pai- Hntefcèflè pur'amòròfo,e là viene icitàmente a riprendere della fùa renkf- à, e a porle àùanci gli occhi ^atiuenire ? Ififo-'bifògha eflere circofpetto nelmot- •ooiàrein pregiudicio della Bellezza , irte porta fcritto a lettere d'oro intorno al «tflo. - U: * \ liòn mi voler toccar 5 ch'io fon d* Amor* i'\ deca pur la-donna ih o gr? altra cofa (cori tiferettione però ) ch'èper per foppòrta-' n patiehza^ualunqu'e biafm opprima che fùeìlò della bruttézza, e dbpo qùefto Pef ferie detrattò in quella cofa^hè- ne fà]p-» eflioné, che quefto è naturalmente ma- ageuole da efler fopportato ad ogni forte li perfora, s'ella ti profeffiotìe, di cantai :rice3 né labiafimarnsllamufiea., fed*ho- Mà, non le infamar latria dici!tia:ne1re{to &ia(ì nValaà-bòccaWperta1 a tua foderarti**- ^.particolarmente di quella forte di biaf mo, chefir può anf ikuireà lode, che fé là iettami brgogliofa, ella ftimerafli magna ìiimà 5 fé fiera, modefìa; fé pertinace j in^- uiolabile 5 quietali fono accufe , e de- trattieni, che fuònano ancor bene, molte volternegli orecchidelle donne Dianoia- te -e quello, ch'iodico deiracd&far ; la dGJùàd:0 l4uomo è|già in ryóf felTo' ò Jn-o&rfioàlmeao. a^poMe della , e della gratia. i oi adefeato , che tu fei , ti s'incrudelifce :>ntra con le faette dell'orgoglio , e della ! roteruia feoftumato co fiume, degno di aftigo,più che di biafmo, fé vi fi troua in mando la Nemefi caftigatrice, racconta* e permanenti gli amori, fi di méllieròh \ non kfciarli ciafeheduno per fé vacilla- tifolitario j perche Amore è fanciullo , unafcherzarecongli eguali , tanto poco li trattenirnéto,che troui» fi rallegra,n'ar reca diletto», nia feompagnato , e troppo, li fua natura fotcopoflo alla £f enefia. bifo tha adunque accoppiar gli Amori à due {due. quello venne à lignificare l'antica lauola d'Erotey e d' Anterote . quado Ero se , cioè Amore feompagnato fi trouaua* ftauafi tatto ritratto, afTidrato, e non cre- fceua : ma in compagnia del fuo Aritero- te, cioèdel reciproco Amore , s'aumenta Fiia , e tutto baldanzofogioiua . Quello ifteifo^olfevna volta accennare anco Ufi Jofòfo , il quale negò effer perciò ne gH Innamorati l'amare , non vi eflendo il ria- mare i E fi trouera fra le donne tale , che jfi prefumerà «frhauerèad enere amata, di* sprezzando, ftràtiando, oltraggiando |H iamanti ? pretiàgliafi quanto può della wa i beileiia «oóieè^ 4he opgogliofa pttfiime , lo,» ' che i \ 1SV MRTE' che tutti i cuori khabbiano ad etfere feù- datarij, e vafalli , macerifi nella fuperbia fua, no trouando chi l'amijs'arrabi j,m*o dij., mi maledica, feruita da nell'uno, bia- simata da molti ., -fuggita da tutti, tal che, ò-rimagaperpétuaméte fchernita da chiù, que hi fpirito d'amore, ò impari à mutai vezzi» rendendoci piegheuolé con la gra- tra fua all'afFettione altrui 5 ma la bellezza «t'vna donna gratiofa , e ricrjnofcente, in^ uaghifca gli animi giouanilì.dgliotchi di lei&mo.propoftì fpettacoli^&imprefe da glramanti, cheigara fi sforzino! diTupe*. rare i turali, rifuonino canzonile poefie^ compofte inhonor del nome fuo. & (i come fopra l'altre farà bella , e gratiofa jt Così ancora fuperi ogn'altra di gìoriofi fa fti uè le fia lecito con vna diceuole aiterei «a infiiperbita, non già contra gli amanti^ ma -ben fra l'altre donne , d'infultare-all* fcortefia loro , con dire talìhora . e chi hi dato à quel caualliero il valore , fé non li beltà mia ? i quel cantore la voce, fé non la beltà mia ? i quell'ingegno i concetti* (è non la beltà , e h gentilezza mia ? Ma alla tale chi hi tolto la feruitù di quell'a- nimo valorofo, di quello fpirito eleuatOy fé no la ingratitudine,'e l'orgoglio di lei? Perche Amore, ò dóne, Amore no èvn fb: lo / ma fono due gemelli , che amano il tfafiuìlarfririfiémè". Maquefta éptfr gran cofa in vero, che mente pare(per fentert-' za' | TE ^2 Ai. iS9': Hi Marco fullio) manco propria del- tuomo , cheil non rifondere ih amore quelli, da squali feiprouocato^ e non i • meno non pare , che pérfona vogha.ef- r vinta nell'odio3ma nell'amore,: che pò-? *i fi curino di pareggiare chi li ama. do- squefto a fé non che al mòdo forì'hog- dì tanto (corretti , e peruerfi i cofturai, giudici) , che quello no fi ftiraapreua- re a gli altri , che non l'auanza inmali- WÌ.e pure la fapientifTima antich«à,nó jrì geminò gli odi] ,: come geminò gli a-» ion . i quali non Solamente debbono eU ìtte-così dde ,xk'vn di loro troni nell'ai f&nre , Pakro nell'amata,} ma due nelto- vanteimedeGmo s'hàno dantrouarenmo e 1 quali partédofi da lui vada à ritròuar, amata 5 l'altro rimanendo pure in lui, i b l'amata inui'ti.. ,-.--.■■ - \, E^ueftì fon quelli, che vna volta ap* *eilo vn giocondiffimo raccontatore dei iadicio delle Dee , prometteva Venere, a aride, quado haaeJTe pronunciato»* fuo auoue, :Himerb^& Herotc, ciofe Aws»m i^tà) eCupido vdallly*o ^ceu4,Qnidio, ,faj perche ìmavu'y, chiamabile degl'afe ;:ro Marciale. -, • ; f t .Aedo che enfia amati i è ah Marco , amt* ?vno che douefle rendere amabile lo ftef- ^Paride y l'akro *d»e andane à ritròuar* Hielena, e facefl'ela codefcenddreall'amor & colui., ch'arin'dali'amabilir^ accompa* M. u sna- **o> PARTE pàto , equinci non fi tolto dall'amor^ ramante la donna commoffa , eperfuafa, dà ricetto appreffo di fé à Cupidine, ch'in vece dell'aggradito meffaggiero , eHa m rimandala foo, come fcabieu ole nnncic all'inamorato, e così faffi perfetto il «a* mero de i fopradetti quattro amoretti, co vna Amabilità propria,|&yn Cupido fora itiero,che appretta ciafcheduno de gli a- mati vierfà fog giornate. li primi due ii ma dano pomi l'vni'altro, gli viti mi due poj biadano faette cótta. Ne prima i-due an- tecedenti , che dall'amate precedono deb bono fchenr.are con le fa ette, che fianoed traci in giuoco, & habbiamo contratta do raeftichezza co quegli altri due dell'ama ta^Sai quali fono i Pomi» e le quadrelli éoncui vannofi traftullando gii amori, e mandando } e rimandando ? diciamo prti ma de i pomi . quelli fono (per quanto io Ktfauuifo ) i'vno l'Affettione dell'amane te,l'altro,ropere,con lequali.fi affaticai perche la propria affetti one rifeca grati nel cofj> etto della donna fu a. Affettione^ quello è il primo Pomo preciofiffimo^c ftporkifltmo jcheprefenta Cupido auan ti gli occhi dell'amata . perche poche &»' ranno quelle dóne,cheprédano ad amar-* ti (ad vagellarti molte) prima chefappiai, iio d'effer date amate . e vi bifognera, à vno ftraordinariò sforzo d'Amore, ò vna più che (ingoiare Amabilità dal tuo cato,, pre-i T E R Z A. i6j pretendere , che la donna fia lacrimai andarti il fuo Cupidine . e queita pon- io la differenza fra gli Amoretti: che : i mafchili -incomincia a giuocar Cupi- %l e ribatte l' A mabiliti -, ma de i femini ,1'Amabilità fuol cominciare il giuoco. Cupido feguirlo. ne prima Helena fu fìi olata da Eroté , mandatole da Venere, prò di Paride , ch'egri ifteiFo d'affettio- »amorofa commono, già già per defide o di quella nauigaflfe in Lacedemonia . principio fti nell'aftettione dell'aman- za fomma nelle opèrationi amabili>ché tu fai opere per renderti amabile, e che éramenteirdn amiyquelVè fimulatione, ie fi comprai contanti , che quando poi uerai da douero (& amerai al certo) ere ilo pure, che Amore non vuole effer bef ito) non fi troui ih té Amabilità veruna. : oltra , che rìon ècofaal mondo più de- na d'animo Amo^ofo, chela (inceriti -> dal fi voglia nobile attioné ancora , non he ramoroèirrtóko più fiéfcè compita in «no diperfonà verarhéte irtamoràta,ché 6 fi in altra qual fi voglia . Amore Amcv e dà nerbò alle braccia , velociti alle ga- e, tuono alla voce, viuacità alHngegno, aanierà alla convterfatione^fplendoreà' utto l'huomo ." Q^efto intendo , che fia uuertimento àgli fcuomini , che debba- io finceramenteamaré; non che fiaferu* ruìo allfrdòiWcJ.c'hàbbiamo a dubitar^ del- tól /ARTE della veridica affettione de i loro amanti perche feleattioni faranno veramente^ morofe, giudichino fecondo quelle; e f?ì ficunno d'edere amate 5 e fé mai versoi* ingannate da certi ,che non amano fe°noi per capriccio, fappiano chenonriman giamai il più ingannato dell' ingannator iiteho,e che non vengono eflè ingannate pia Amore , chea tutti i (Inceri, e credul ìnamorati, e feudo, e protettione j il qua ;P,e?° chl ha Prefo aeA- ^Ioue flaue#e pofto inditi j ma- nifjftì nell'oro, per cui fi conofeeffe il r* ro dall'adulterino* e njflùna cofa.taie h& ueife ne gli huomini collocato, onde così fpeflo auuiéne , che fotto fpecie di bene fiamo ingannati . Dehperche, ò no fi le*»* gè in ftòjjte i ciafcui? di noi quello , che portiamo nel cuor celato., ò non ci fece la natura nel petto quella fcùura^^ueajio TERZA. 153 tiri Egitti] , da fcorgere alcuna volta cheDdentVo a noi Chiude >> che ve- fmo affamimi belli di fuori , bruttim mi il'interno, e molti, che noi fpresiamo, rchefembrano in apparenza deformi 5 » guifa di Socrate ) al di dentro precio- ìmi . fu chi fcriffe della ragione del co- feere l'amico dall' adulatore 5 ma più ■Scile éil difcernereilvero dal tinto a- mte. l'amico conuerfa Hberamente,par francamente, tratta rifolutamente 5 1 a- mte fempre è fofpettofo, rifpettofo,tre mee, di maniera timido, che non ardii- manco di fauellare inprefenzadel a do r onde alcuni la nfolfero qui. Chiama 'aitarla paco:al che fauorifcéil poetai l'bi puh dir corragli ardi* mpwd foc ;.& framence «gli effetti d'Amore , non e à il piti leggiero -ilp^UrrottoWlf^itofilenm.Duqu^O fètco,che tanto fpeflo al Petrarca occor ^come appare in o^uel fonetto . ■Pien d'vn vagopenfier, cbemi dtjwa, K in. aeir altro. ■ , r jpiUvdtegixderbelfimhtante bwnmo> li térauigliauà , echiedea ad Amore. • \':€ùme fai Wjcónd'tfu fata foggi** , rMeno , per fin voler , le voglie mtenje} li' ual concetto più modeftamente fi adat- tai voler fauellare}cheaU'attovenereoj ^béne in quello parimente accade, che il volta fiamaimpediti dal troppo amo- * re. J*4 PART E re.imperciò che Ja sfrenata volontà ti *e Ji fpinti a fé , e li nuoca alle parti fu non, occupando Ja facoltà delrfmaoù re, onde ne lW l'impote'zaall'altrep ti : perche no «Bene polliamo noi dar'op con fomma efficacia à due cofe infieme. la che fi vede ancora nel parlare, ch'elle do noi fommameme intenti ad vn penfi ro, o rompiamo i concetti à mezo, ò prPiù chffe co m di eloquentifiimi 5 tutto fonafle faconda tanto più, chele cofe c'habbiaàdirepc ingannare la credula donna, puoflele ha »er premeditate d cafals ma nifluno prem altera, cred'io, come hauere a parer eoi io, e infenfatoi quella d6na,alla quale* inamente defidera di piacere, e di manife ftare gli affetti Tuoi, co'l pervaderla a ri conolcenza-. Horatio aggiunfe à queft lUieakri fegnali di nonpocaitima . quan co dille. - Ufilentio^lUngtter connine* amante •> E daP'mtimo fianco rifiato efbatto. quei! lonoitrepricipali indieij di veritiero ias TERZA. \6f [orato . il languore , forco di cui fi com- rende il pianto, il pallore, lofuenimen- . il filentio , àctii fi riducono le parole iterrotte , le prefe vnaper l'altra, i con- Jtti principiati, e non forniti . e'ifofpiro con lui la palpitatione del cuore , il tre- or della voce, e fimili. i quali tutti eccel ?ntemente ilnoftro cantore, che non la- rio , perturbatone amorofà , che no prò ;afle, comprefe nel Tonetto . T erettivi? babbi* guardato di me%ognaio\lt •rincipalmente fi querelò della fua ingra« a lingua, dicendo , Che quando più! tu aiuto mi bifigna, ' Ter dimandar, mercede} all' hor ti fiat Sempre più fredda, e fé parole fai, Sono imperfette,; quffià' huom3che fognaàh- Ìjl eìpreflè. il languore ? foggiu ngendo i » . Lagrime trijftete voi tutte le notti '•■••*' Maccompagnatetfu'iovorrei fiat foloi " Voi fuggite cUnaniy alia miapace: vltiitìa- mente i fofpiri nel finire . . . " . > ' * E voi fi pronti à darmi ango fiate duolo 1 Sofpiri, all'hnr trahefè lenti, e rotti ; fé ben poi il Petrarca corrifpondendo adHora- tio nel numero, e nella qualità delle cofe, che vii' am ante conuincono, par che in ai- cuna parte a quello contradica> attefo che H orati o vuole >,che il languore inferifea inamorato 5 oue il Petrarca fi lagna , che li fìano mancate le lagrime, non meno, che le parole. ' Prè- %Ù PARTE Pn fentifi il t o Cupido alla donna, e le mani piene di Pomi > imperoche fé t intrinfecamente amando , così chiuder; l'ardore nella fornace interna, che no n'ch ioàesiotìti sfa> otti di a2ffii*nger«;4 i beni del corpo, le otfdelhfgeg^, Vliile gj* che non era elio, ma era facondo , e pure molle ca- ipfo,e Circe, la beltà del corpo e propria ella donna 5 Thuomo bifogna e habbia ualche Cofa, oltraacorpo , che gu non pprouoio,, che .llhuomofacca dell efe. Snato, per moftrarfi .amabile, diceua 1 fteflb poeta _..: ^ gli httomini cownform* negletta.? l ne reo inuaghì di fé Ariana, & Hippolito Fé dra, nifiundilorolafciuamente increlpa do i caPelli.;Dico 10 per quefto che 1 ma- morato debba darfi alla fprez7.atura > Q certojanzifinoivn termine 10 lodo la no allettata puiirezza • A mmoniua Marnale colui, che non fi fteffe ad acconciare trop pò i capelli ,5 ma: che non fi fcapighaflc an- cora i ..nonoortafle la cotica fpiendida, ne «ìancofordida -, . . £ £ „_ -Pamkoyiù mnmo trofpoy io no uuopoco.zp ,hrouovn decoro virile, congiunto a puli- tezza 5 fouuenendomifpecialmente, ca- nne Virilio defctiiia Enea, ali h ora , che idi luitfìnamoròOidone . ch'egli era chi* *p, e fplenàido neirafpetto, hauea la boc ^,elefpaUefin^iàvnPio,la chioma au rèi* e bea cop otta ^colorito in volto, ale? ^o ne gitocene eia carnagione ali ano- bio fimìie* , , « . : ì J^eÙPtarmOiOargemoùrcondato dmxm Ceadakuao patèiTe > che il Poeta lo to- ri i *atte *f* P A RTf } fratte con qua/che or naméto dipiu ' eh'* cedette il decoro virile , confi/eri ch'e* lo fa tornare per mano,4*vna donna , | Venereiftefla Tua madre. Ouunquepc non ha dannato la Belti.ogni boti prò pria a aafcuna- cofa e amabile inquelJa voglio perdo, che J'huoma fàccia attron tirili, e.qneftoé.pireXentareul Pomo, eh per efler grato bifbgna, che, fia aureola me quell'altro WAra^^Aftettionrf Ch e a dire precioftfimo, pehe nulla deh*: be vn amate filmare di prfz*o,eguale al- la gratia dell'amata, ,*e l'amata giudicare offerta pm pretiofa # creila dell'amate, che da m tributo l'anima ifteffa ; dà d'ori i Pomi, perche Amore è dell'oro amato^ re. cosileggefi. L W coHqiMle fi concili* Amor*, echi tratto copiofamete queft'arte riebbe a diro di no venir maftro li ricchi ,i i quali pP^he aurea, pr* ciofa,fingolare deu'cfler l' A ftèttione,e n5 ordinaria, ma tacche e Cupido no fi te-' filtP IT"**' * hdoì>™ non ifchw 51 5g?yadlrÌa „ Cosi Scodelle attioaì* che dal lato dell'amante tratta,!' Amabili- tà fora aureo, operationiaur^e, auree ma.; n er. , efquifite quanto fi conuiene alla co • ditione di colui, che. ama., che gii non ini tend io di fare ne così auaro l'amore ùeL* U dona> Aè c™PtQài&*é%uorflo 5 ne . me- fÈRZA. 17» suòla beiti della E nuli* grechi H fuor che carte inehioftrate , coftui n prenda ad inamòrarfi. Dicefi ogni cofa in amore douer'effei àurea , fecondò Jafighificatione gii efpli %\ duutte l'opere in Tuo géne?e ben fi te. chi e ricco fi pfeuaglfà dellefue facol tadi in amando . chi è robufto della fua « guardia , chi è mgegnofo delle Tue inueì non i,chi e parlatore delBrtua elòq othitf etii e garbato fi ferua aiicòr di fé medeft ?*o in quella parte, per farfi amabile , & in qualunque attione s'adopri quanto* puote il meglio.quefto far* dare oro. feti fendo ricco ti dai allofp e ridere con certe tenacità, mifurandóvìe fpefe fatte per 1>£ mata;conynadifdiceuoleparfimonià,eJÌ vuoi con alcuni vàntaggi^ìfminuizare. non da i pomi d'óf o^jmiuef biò-aneifco? leborfedc gli amanti eflèrfcéftetòn vn* foglia di poro . ne da ipomi aurei b fe**U meggiando nò ti porti di manierai,- che n£ riporti pretto à poco il vanto gW meno*" prendi a celebrar l'amata con modi triufcf li. In iomma in quella cofa y oùe riontó^ naturai difpofitione, non ti aflStìcaré,còJ me intorno a principali mpreft 5 perche? teateiom amorofe non hanno rirezo, off comprano gratia , ò oVrifiòné^ quefto fo* Se gli antichi lignificarono ne' dardi d'A- more aurei, epióbati, ò fono aurei, cioè pretiofi, e quelli fdncrattìaJFina'aoraFe^ I-E R % A- 17?. u~~ Ai niombo, cioè ottufi,e vili, i qua P-i^rio effetto . fi dunque ope. SuSg^/ftakquaUftudi,. X vnaxifia &meno, che fhmar fi pof 'aurelyl'atóé poi Te o d'argento faran. '^idnàlclieSeiipretiofometallo.no, SiefcwM«o goffe Vcoshftrut SSf nejcofpettffdella do.n r'JS' endoneqiiel ameVféd?. , che fi debbea k! f£i e ficosmeiié ai cuoimeriti .al- fe ?£ W^olitono alcuni, che fanno; 'Stilami impertinenze , chefia, -ìSrStanrore. ihuttoè, fé né; Kfc'èroV fin""1" > '^.^"A- SrS^a talmente perfettroiuto, *f ò'^ol ppì^hjedere , che nu ria, % Eperao wnbjarrflo ne ance fino ad SLtt» term&e ^retmenxa della dora, ^Sncant^ch/è fe» prona e dell» «**.»' -r^A .r£';..Wmi 6lk grataPro- fS^Ùel^dhempo.etroppa org^Hofa fup^vchehfteflbappelk, Sitala a Venere^mrotfnenao Lice a de- ^|SE f Wj Golena a *7* PAUTI «oftro Petrarca. • Quando vnjòuerchto orgoglio ■ Molte vjrtmdi in beli* donna afconie i ^nondimeno altrouefauoriitaJrea f^omaamorofaancor ^aggrada y - Mmytf* vada altera, e dìsSLu / m su'*!"" '"&&' fi» imparo, f 'n^fffbdt, o- pida t,^n"tanti,6c,1,tianc0^ S fcuitif 1w" e '" 2 and(«I«lJa feci? leuma Horatiana s che nega, e fi torce perchefiap1ad,]etteuo]ejUo,ar°chà ij Amandare, fi ttoua vile donne vnan! Kruia pmamara, che la coIoqui„t?d£ «iueftad»fg„fta, «firiproUa. fene™row che quando foflero troppo dolci fatiarei^ k° , j 3,^° deJi^W>"}ecde com'a^ 1 *** fer- $ È R Z A. «TV rche l'amore non fuffe fatieuole, maro ,foggiungeua,ò Galla. _ ■ vncerto termine s'aumenta il deGdc- 3 del fere acquifto d'vna beltànpugna». pe l'amo», eheftle portaandrsMn- inincia à ciò volere , come ^v™"]* Zìi eo*r;nM.hauer ■ contornato lema K&A«iW»*f "«^«a fi* fpetto . vltimamente fi naufea, «»che la onna di fouerchioWtfrofa, quando fi ad- ucealvólergratificarl'amante, egli non, «ilo riceueì grado, mafenefdegra, e U Sene ^quello , ch£»g»g te l'huómoamampexxo, equandoegi» omincSi damare» aU;hor la donna co- nrp3^i«o»arel'alberop^« tni rami polla n vaioi 010 u ^Fi' i neriali^heinamandce più difficili tal £ e pm numerofi occorrono , che in «anpkandal- Acheronte : euurdibifo- :gn0Pdfduecolóbe &*Icané, «le nel retto buone, e meriteuoli farebbe no moJcevoltefu^dite'p^crenzaem, dt&o eflercicate , in vece di render Pope- r^ue amabile , lo fanno d'odio , non die apprezzo meriteuole» ot'altra colomba è la profumici, la qui I*fi nfguarda in tre cofe > nella Proemi- tade la prefenza, che confitte nel fi-eque- tafeilluogo, doue ramata,veder ii poiTa* n^JIa Profumici della codinone , che rl3 parda vna certa vguaglianza fra eli amaJ tty eh e fondjfwnto ancora dell'amickia„ e nella .Profumiti delkincliiwione , che- tmfcri&e m vnaconformiti d'auimf ver- ioyna terza colà , onde veugouo ad efle-" re in qualche parte tefe conformi. ^Qua*; toali-incliiiatione ; non egioco acTor-^ gimento l'auuederfi di q^i £>rt4 celebra donna , che fé n* intenda . fu. ifpofto^l'armeggiare ? fallo ingrana di ohna,chel'aggradifca. che febenequaJ [voglia lodeuok , & honorata attionee: aiona *n & & a^; uva éhaifetci^morb^piu-fecre«.«iualeiH-^ clini ai nobi^Mquàle. libello , &«ak afro ■■ butto v àmivmmèma > #«*** aÈ?*te#; ti fi mofrra raga . Ma dimadéraT quali pe l'ordinario fono i più fouorki delle etfér ben denarofo. poi- che la regina Pecunia èatca adonarex>gni decoro, e chiunque ha prefèntiin quanti- tà, coftui ha bellezza, hi fortezxa,,hi ek quenza, ha nobiltà, ha arte, hi proflim& tà d^inehnatiòbè, ha moke cofe più de gli altri . fai come s'elpong* la knola di Da* nae . e fi legge, che tìòn^rèV amore folo fé ce di fé copia la Lun£àd Endimione 5 mi per hauer dà lui Vtf^réggè^i pecore biz4 che. Quefto è il corano ouitia, che in Ègira, la Fortuna hatféuìi^ùvn lato, a «fall'altro À morette* ejiefti aman do .fi ria cerca non folo buò8£ fortuna, ma-ancora* di buone facoltà, chfc fonoéencfpeflo ql* le, cheti fanno hàutrk buona fortuna.? ' Io non ihtehdatbpbìtrGorftpetézafci nobili, riccia eben fòr*T«ati',,ftiaficiafche* duno nèMuò grado;. Ma4à bsneneflTendfo le lettere, e l'acmi prò^lì«fli?«uaieahic atee àlfoi, per ^ì'imottìi^t^sÌÀk^^én breue frafrorfà Spoetò § tenie tornei» y&*il fbldaso-; e^!^»attf?/«* eftercicano -per amore innumerabili , fi té oare , chi ilcaualliero così tragga .« fePauetóa la dama, e la dama J caualli* come il padre il figliuolo,., figliuolo^ a'dre , il padrone il feruo , **g"&& »one, equaliinoue cofa fi riferite allaj, » , la viuaeità ctell'eloquenza non ntf m S-armi afiarfi all'amare; chiaramente fi, omorende dalle piàingegnofe compofi-, Staniti eleuaci ingegni foflero mai» eTq«li^uantepaefono,chenoa: tuonine Albore ? come che .1 ^o{°n' famentts e decoro, fia collocato in amo- «Cefi,che i Komani pofero ne . ndu^ S'oM&rcitavémo i gmuam la .ftatua J doidioe inrae^o di Mercurio , e d* Snuenirf. di pa«,fWell,cofo , &ggm tri aWun*noo,che Venerea^ Mar e £rf , composte **f5gS8s8« m>« Iffi PARTE aite. Quinci raccoglieremo noi>amm«:a ton.l'amore del Caualliero èfferepiù fcc petto, e per auuentura alquanto più peri- colofo tquello del letterato più iruttuofoj e più circofpetto , e celato* ©u* à gli ab- bracciamenti fi eonduca 5 maad-reftante molto più celebre y.e famofo: ne fi troua «fili , per attione quanto fi voglia in arme valorofà , habbia auuantaggiaco la iua da na alla pofìcriti a ma quante fi eommenJ «jano , mercé de glieloquéti, & ingegno* h amantwefe nella perpetuità-del&f ama, come immortali > Ma,di queftecofeaflài tìall'vn canto, e dall'altro dubitare j e dif# correre fé nepuote$ affermar pbco^etod re a fomentare fenza parer proteruò jtan-, tò meno,poiche molte volte amore è tale, «jualefelo fanno , fecondo il maggior co* piacimento de 1 lor gu£i, Je donne amate» JNon e perfona tanto fuogliata, à cui no* «dettino il palato , i Pomipropria , noi» Bietaforicamente d'oro ì quefii giudico i pai ficuriycom^anco ipiu faporiti di tuttii fecondo, che fi è detto. *i Delia Proflimiti della «rondinone pani tondo, mi vieneatagliodi cercare . quaì conditione d'amore fia più deg«ibiJe:poi che 10 mi fento rifuonare ne gli orecchi queleccellenti6imoinamQrato,chetan* *0 commenda l'altezza dell'amor fuo, la #^*#fe4e& fua donna , e biafina per nk.Umoi d'Adua fiotti) ce* ama* no ancelle- fino all'hauer per tragica npr ecatione quefla. % E di vii fermi* l'anima ancella . a cui r ^ioftoadherifce. Tur ch'altamente habhia locato il cuore Tiamermn dtifebenlanguifce, & muore* Ma in oppofto Temo Horatio approua^ econ Peficmpio. de gli ifteffi vihpcfi dal etrarea, l'amore humile : ammonendo iantia FocèD i nd fé lorecare à vergogna. cui fottofcriue il Taflò, lo non d-fdcg.no ftgnoria Cancella . & non aftò ad Horatio di fauorire à quefta forte l'Amore* cheancoral'antepofe alnobi-* e-, quando diflèv é « Cejfafigtm matrow $ onde per trarne a Sei ?m fatica +&m*l, che frutto cornette ^ mimile ,xhe nonlè il nobile , co'ncniu- fendo la forte di-amore ch'egli approu a ; laDofjtfatrattabik'chepofla facilmente hauereaìfuocohimando, che nonli coiti molto ; che fia candida ,& diritta , che ha milita & nettai purché non voglia parere ipiù .biuta»; àqàà toaga di quello che i\ habtùadfftQla3iiatU3ra>& fi pofla godere late» tanti} foépecà^quatói i fi trouano h* quelli ihe^aaaiiodeMobiiìrinammamèKU te lefmwitaré^è paranco ^uefìo "va d* quelii^uefoircdieipfaidóno più dal-va^o* gufto de eli hu^n*eh&*lalk «a»***»** *T ,, * lacofa, xtó IURTE lauo;i© là,4onna j'n^ feriore per quefto srajtemmeitc^&godi.* mento > come di più fecilità.e &>&thttic+) ne. ma perl'inamcrtanaento iqua^ :opretipitdfa > LèDee da gliDei, kfw, midee daifttódèi , teDonne fiano dagl* bttoiuim di pari cottditioTie amate . _ue-, dicarfi ancoÌDóà« notabilmente infc-r dorema • matenej* mripotatione : Ama. % che-ricerca vfttertonfpeno & hono- : ratóav téfechéTérfo-gh inferiori no teft SS&M ,v okraìhe P«.»'^»fj ptrfone humili hanno^arimete cottami», kpenfiérivili,chefoghono apportar^ ^-T ■.» »-j --■ iu^naaoiori fono altere^ cariamo . il vero amore fari fra eli erti h, oue ne fi moftrerd orgogli ofaiSentfr Jroflimita di conditane fi vede cofinr «tfefta i in amando, che molte donne deì Plebe faranno più ftima dVn cotale baio «laccio, che fé n 'inamori, che non farann d vn galant'huómo che impieghi la Aia a fettionein efle chefenó fipuò cofiag* ghare a fiaterà la conditone de g Ji amln ti>machepures>habbia Straboccare da v^ amino le donne fuperior, (conforme an- Ìr£l ^reSoJa dd markarfi , prendi nobile, & di commode) ma perche ou a, do fi richiedere parimente nelle Donne I amor Superiore , non fi condurebbe mai a line inamoramentò>alcano: pofeiache le tu ami J« fuperiore.* re". & ella vtfaS tro fupenore a fé ,non condefeenderi mai . tl aTr tuo j.?>fi^me neòuel fuperio^ fifn,? • rodl lei «^«Vegl amare vna fupenore, & qudJ, dinuouo vn'altro,& cofiin mfioito . è a«*flàrio che la donna decim ali» amor dell'huomo inferiore e mXrÌaCn m0k° ?*«** gentilezza inoltra la Donna nel conde£cendere all' amore di pérfona piùr humiJe di fé, pur che fia per altro meriteuole: &ma«rior : fren1eZ2a,d,an,m° Coltra l'huomS^el «kaone, gmdicandbfi-propria virtù così TERZA. *«£ Ila Donna , la gentilezza > come deli* omo la magnanimità. LVltima , & forfè la principale Proni* * ti è dellaPrefenza. quefta è quella che l neepifee. quella che partonfee rqueftat e nutrifceÀnxorer.jdel mancamento di : eftafidoleakaura.- ; . ^ Dmlmi ancor veramente ?h'h non nacqui » Mmen fià frfjfr A **» fiorit cH'attifsima fiaàqua : nque amor oia.opwe>.atione, tanto>all'ae- t iiftare,y( quanto alconuerfàre . onde fi - i^ibuifceìaacoraà gli- occhi il parlare, pi, dille Ouidio * o 2^o» taequer f »&f ,■ i s & altr oue • Mirar con gli occhi confejfimt U fuoco > Spejfìhàvoce , £ fari*?: tacendo il volto •_ r dito tiene iìfecondo luogo nelPacqui- o.» & alcuni lenza la donna vedere fi fo- ben di lei^ per la femplicè relatione ? :ome fece Per Ottino) inamorati j ma chi :nza ve4ere>ò vdire^chi fia quellijch'ei trénda-ad amare,per.Ìo folo toccamente^ uantunqué deUcatikimoj s'inamori , io on so chi eflcr fippfla giamai , fé non vn ualche, Ùbidinojo.. ma il tatto è poi alla onferuatione dell'amore , più fufiìcien- s , che non è Tvdito . rifguardando egli ropriamente i\4ileK> co'l quale fi. fo- menta, ijé PARTÌ menta, e però ben dille Dante. li foco dell* Amor te (io fefìingtèe: Se*lvedere, o*l toccar non to vaccene ejafciouui l'vdire j non perche non fiaà to al cònferuare alquanto l'affètto co ne puto nel petto dell'amata, quando ella & diaccarezza- iriiStf: birra 11 trarfi sa?ue . fenza afpet ceirimedLJ;diCrate della fame , del te- ! vkimamerite delIaccio,chefilafcia làh cui ri nerefee -di viuere per amar e. ?3& annouera&imedij dico ( & fé altri •«ntfonVì Jà l«armnza tiene^il luogo A more col quale Ki niaggiorconformi- t ppcaaltSeione dimettere conuertito -A : iS &£ ^«^ ficrmficare influito M fffi P A & T E «amento (Ira ordinario col quale è rapi ranima,con efcjuilìta foauitàiper cofa e •prefehte diletti, e'ifilofofo affermò $& re cofa à gli amanti amabiiiiTima^il god «lell'afpetto dell'amata^ quefto fenfo . loro antep orti a -tutti gli altri , quafi e dalmedefimo riafea, & confitta Amoi Per direi! vero l'amore inGno che ne j . iflenti duraviuace,è più cócitato,& Crm rùofojil tutto è poi che duri . Onde li il fo Ouìdioammonifce che breue fia la 1 tanaza per efière fìucra . Voi altri che v Ute renderui grati alle donne ch'ama crocacciateuele cofi profumane che n intorno a ìquaHiion mi ditto: derò , fi perche £ peggiorano le co fé w volta ben dette da alcuno, oue non lì pò fono migliorare, trattandole, ftperctie sparlo in vna certa generalità , fecondo , proportione d'vH'amore che non ridnj mai allaprattica veruna di quelle partii lari ofleruationi dell'arte . Tali fono le e lombe di Venere che ci conducono al ©pacobofcofacroiProferpina, la qua, yiene efpofta per la fecondità , fecodoch inuocaua/ìancora dalle X)pnnepartorie tifotto nome di Giunone lucjna r il eh quanto hafebia pr^pjtKme.con Amor non è chi noi veggia^riel qualbofco gei moglia il preciofo iieJojiekami , & nei I frenai ^aireé di maniera, | ChgfueUqne vno ytmm^nunente forge ^ > Valtro^ftondegii***1 ftm^e ntetaUo.QU£) rami, benché fiano fteifibili > nondime fono materia à gli aurei ftrali, con cui, cefi „ che Amore fiede i petti di colorò, mali concita acì amare . perche in vere,, 6n è faetta la più tenera , ne la pm tacile, rintuzzarli dell?amorofa , tanto poco di paro, ch'ella troui dà principio ; e tutto danò Clelia fa, procede dal ^Iettarci oi fìefsi d'egei- trafitta , e bene fpeiio dal-» 3 fucileria a viua forza di mano d'Amo - t quando poi ella è penetrata, , perche^ orce lapivnta flefìibrle.quì è difficoltà, uì è l'opera per traimela fuori. . ' ^DalksomiBdioueliiramijdebbem- name cogliere due 'frutti , aurei anch'ef- i dà pr'èfehtàre-dr.nia propria,oltra quel- uche da CùprcTihe, e dall' Amabilità fata- lo offèrti . V vnò è il Beneficio , l'altro U Lode 5 Tetto nemesi Beneficio , intendo) oeni artidne, che rìful.ta ad vtihtà j ri%U£s dio la vita, ò le facòltidi ,ò qual.fi yqgh* altra cornili edira .rione il più tenace vin- tolo da còftringere gli animi nobili, gel Beneficio ": e non èiaetta, che più al viuo trafila vn cuor ge'ntiìcdella memoria di- Benerfcionceuuto :fottola lode cigni £o- fa compteudoyche riguarda l'honore^ e la celebrationedi colei, che s'ama, di rais ta poira'artc-h'étla.xftei canti ddX'è'Sirene» f I eoa if 4 PARTE' con li quali prendeuanoi pafTa&ieri,n erano altro, che iodi loro, così dico prefloHomero. Vieni*, o molto lodato rlffi , fermi . La nzuej grand* hottor'dd Pam*? Greca Beneficio vuol'efe pronto . mòftra,Òi morato di no hauer/cofù alcuna maggie mente a cuore, che di gratificarti con & nefacr, la donna : e non folo , fé mille ve tem giorno tu la vedefsi-bifoonofa deìì\ pra tua, tu mille volte il giorno la dei fi derein giouamento dilei . apparecchi; tó dei continuo,e per neui, e per pio™, cper fiamme ardenti, fenzamQftrarÉim: ne renitente, ne pigco . ma afteortfeinio te volte a i dar medicando «ccafloni di k cofe aieidi giouameatoy erdrfo disfamo ne > indonnandotene bene fpedo molte che poflano eflèrc da i«i più de/ìderatè che domandate fchemoiripef no-hauét altruigratiadelbendicioridiieftoi-òpé non s»humiiiare idimàndarnelo, òpur lai fi voglia ama te. e nò che ti vanti d'ha - ;r toccata colei co'l corpo , la quale per mentura non hai toccata ancora > fé non • ' 1 no me j ' m in lo da n dola-molti ancora ■> quei fauori^ ch'ellacVt'habbiafàrti , ò * ì per farti>en Meritato, ti -/offe faura # chtéè Ttoercede- e dopo ancora t'hwrti bé bi fupphcato , fotti per ottenere . du si ci -Cofafia eflere ma morato , i ntendedòc io dico . feruendo . La tua Donna è ore f liofa ? eterribi le* -è fuggitiua > odi il p Setter dell'arte che fammoiufce.foppor rn?afcro , ^fiiàVanknm csn tanta ©bedienza -, che àòfìJeìq' coni i*fòftaWcofa cofì ^nde chelo>&auent* fie eehiiumile chele ofefcegiij j^oai bu£ **fafc ■**&&& taiitàu totò,ay3,i^hn»che iw «ifcmaicarrioiandi a ^SSai^ffione/^Uae^ eSa'rà>óa«w^toltwrapremi_o-U^i **** PARTB-- ' W.oafofo fiaceoinmodi alinea/Toni aesagsBsgss vsZt^T**"»**» «mugnai * ■ me ? T E R Z A* %**^ *{omw& có Didone' vt ag^u»gc. ìm fttrgonfù le incorniate torri , fon l'arme f&U gioitene maneggia , )l(ms*app*reccbianfict*rr,ip«rt celi adoftii modd«WÌla d«bte*mf |°L. *^mea «ne tralafciafe apportino infem«,ifcraii te f okTc 4ererminarei .Et quando fi ripi gna ad amata Pier cagione d'imp^fehoa ^oliAannofida»uu«rcir dueiofe. M 4W -fa fflofia a lei di.pigljarlemal vpiótS ^ma^iaon.potercontraaeni^alJa ni 3KSJ: la^a che quanto di valore* ma mko. Ma i^igfcadeil » peOònb^di -^ * f amc*e ^ma che noi er coS ffftf^"^* vernane ^me adafeherci 4a-^om ,akri n^gociL ft^"*! 9^* «* ■ * tiWreWtetofi Amore «t^fl^t nià peltro ci vuole iolleati & ddigeti. Quantunque vagliano aliai m amando ifcedietòa,* Ìa'follcreittt£rié, Vale non* ■menofópra qutffte -la fermeiza,la quale ^ntóte defidero tale, chétenapofFi fc^ncm'Vé^giaitfluil'amàtà giamar *?. ànimo cenno, da cui ella polla argome- fè-l'animó cli-qjtféU 6 impiegato nella ier itfrd'alti^pe* quefta fola vma5per que- a*Mì4:$clfrn^gitidico io pnuo di follia tsmnk drakum5iqualiPenfano difor im^mmm le amate loro,; fesfl* *feftt^òutln6 d'aeéare^zarne altre, & EfllOCO lemure -nnj/nv» , . feriti* di' Enipe^ènònon J'h^bepofle éutaf ma^iù mmfim quelle cofe che ai . .._.-» * i-_«^ u^ià^Wp. ancora che tal «e al ttottJ»«»g; le fi mo(tó No trentino da F*J*W ò «e 1 «r«gr*ffotóieétf* del? amo** traut*- r .' * ■ Viri VÌX* (Pimznti e vn reintegrar (Catntrt . in quella guifa (dice Pluta^cho) che il So le,p,er le nuuole,&.per la nebbia fiiol man 5%* l f^gg1 P1* MUL, cofi l'amor dopo 1* **£$& pi" foauer& vigorofo . Erio qua,q tc\l^»,f?^(firrchielto ddgwàicio,&, fe$!B9f °: dell'elettione. intorno all'amo, re, da principio facile, & ri dente da vn cà* to ; &alj:u,rbuÌente3;&; d^cile,dall'akroj megliqfenti^ri di queflq che ^li quello: non tan^o perche fogliamo, noi naufeaa| IffrqCe taritp. facili divengano à fatietii m#per io contrariale difficilici riefeoao, a^u.ifìate c^e ilanq^i^:ca^5& iiletteuo li^!|gr^ooej-cheq^apfte^e^fo,^ ma». iede#o vilume ito quando Paraq^^ijjcQmiiicia coi* quajGhfi^cplta,,a^9mfjr«)o.^ncejrkà^ perjla,pajrtft4ellf I^ri^y^^nanimirco 5 pouanvjc^n le par. pie 4iPtarcÌK*.Noiv i di con|qfic^u?ndqa» aj^gra ferk#tf ■arti diuifo, la tua don ti firapprefentà adeflo renitente , man •ne il Wtì decoro . ti è crudele , che lai^ ideila non fòccìà^r prou3rti?eorgo. ^(a^tù/httoiie^m è feroce,^ forn- aio VtlU ^fi#nofeente e tu ofticiofo>. mbor^V^tìti^todonarf«al COm€' Eìlin^Sreci Mre/& ^erràma ; £J èm*m > d*St*gin, ch'e fopporta « ^eèlro^^afe^tommoueri inter i^fcà* deUa'fiétà nel pecco ditóla Do là4a toietóa-jehelà^ottura^ Et fi) pur U j tfro che non è créatura al modo>*e la pur . 3JH 161 PAfc^I • Le mojìroi miei fiend*huniUta sì ver, " JCb\a fortigni [mplegno indie tra tira, & pure noi; ti p otefti o e òftantiffi mo marno- r#o, contenere fra ; 1 .termini delia fóiFer& agt:J ch'io t'odo dire. ZJL tamii e ù dhkrfi ^ormemiimfofèrf; Che alfine vinta fè quell'infinita ' pila patien\a3ejnhiùoyfthhlla vita.Uqujfi #©ne ha'bifqgno , q & rifehtìmento } o di rimedio : perche nalas'habbiaa conuerci- re in odio: che troppo è, gran d'odio quel- Io-i nel quale fi Conuerte l'eccetfiuo àngoli re ^ecpndo chearrcò dir lì fuolerla corr*ot tione deUjottimo effer pefljoja . così dVil padre, tanto amabile quanto e l'amore^ né •viene à nafeere vn fièliuplò'tanf 6 òdiofo. co^ri^P0^^^2^ 'che vn,oi bramiàmojper ^ffoi^ioliarela c6raa'hoij perciò incon* t£andtf inperfonà, chea i primi incon^ definii.: m^uandola fcpfgiarad 'affatto; jibeHàte, econ;e iotó%ii"tàWéi| con naa Ìe3Ìa>ibbua^p>oV^ ?K:$MW?ft£ $ eS f^o Bell'odio contri &p£rf^;f d? !>& an;a la, di quellq,che ci fiamó portati b e «*p V"6f . ib -di quejla* nell'ani oxe.^cV^iperch e fo-' |fc£apiù forte dell'amore ,*omé alcuno pò. fcrèbbe giudicare indotto dal vedere , rio clcia^e che ?m ef^ace^ìì. appariamo dì affaticarci in ributtar -f o- ato, che insultar limato, cosi gjflS tànimali' ff aftengono ancora dalle cote; Stabili , per non hauerbattiture'f rr» »rche l'odio è affetto più fendbile, che on è Pampre , conciona chdarnum^ ft che ih noi prodùccper eflfere cjuafi td -a natura, & in atto,'pm fenfàtameUte^at, fere itUoi diquella dell'Amorccfre ^ ^!«a4ùrale,-6c'in habito . ^^gl enfibile ancora è la fatica^ dell'atteri- lere per effer grani, che non e la commo- ìita del decadere , eflèndo^uefto natu- .-tie, quello contra natura . umilmente •il ^a-ldo della finnica , febenenon *n*l catopèr^f^ióìiuefato, comfe;inl%i^. perite rielfdfienta: bMg Lignina dell'odiato ^aogtorment^ l^rbaycherion^ laconùenien^-, PamatoVintendendo in gradina le l£- loaffetto, el'aìtro; Ma l'amore nel re fta ^erafnétéépiù dvte'natura vigor of^co^ m PARTB ! ne,che al male.ne feeue,ch„e fia ma»ai« facondo ft 1-amofè, lell-odlo ;.coX i*i e»»- :.v SRmtt a coiluertfteih q&o ; perAe no Ianon approuo però l^more c'habbL fejermitare in odio , ncfiuQrifco'iqS «moxiiBiante: Accame por dou&JZ Aare, d quale tan^/piacque iScipioqS ch*egIiAegò trouarffvArp &r£v£ JT.\ j : i • wuu ari «li :quiftaV] - ~p«»-ai a «unione , a non apmgjWraà coJoroi qua], pelame per alcun ce mAo pai dbuei-'odiare ouero fecondo il Filo- JWg ilquaie folten^o, ^^N^W" fM»fefe^ ^ucor^ttamen. «^lafenccz, attribuivate, fchei; 2.aMaraale3 dicendo. :*{**? C/i f I R Z A. n» tell'akro . Habbicpsi vnpet*mico,cbf penfu ch'ei porla cruentarti mmieQ:n# ffe,chetuhabbi^ainimicartialufr>,r^ bene , ch'egli polla f^*Ì*W&&tjm , ì te , voglio ch'ami con fermerà» ^j turione dì non odiar gìamaj 5 tyfMtfft yl'auuertimérko;4i^artiale,npnti laici ■ maniera tópratò& che nóur#«^- r* ppdeftiò^rlfentirti alle occaiioni dienti i o ili r&ièdSare a 1 tuoi danni- li imedio^rincipale magnatoci M Petra? ttnonp acuitone in uifteflo >n« nconefcdhfee'ilGiafigliacci, equel k ^e^irnòfliàPTando d' Afluercu. \fVo^&^M0miàifi rimedio , ì'tyJtoètfajie'fi lr%e chiodo cmjjand* - .1*1. kiaFrimeéòfi e^etféaù uertire, dà oon a* fefetò^tìlfSi^^vnpittix.f*^^ fiutare , cérchi meglio, il chehafli da oli eruare sì p fé fteflo , come ancora per ma iìfare aMa donna per prima amata., com* 'huomo no fi era poito à difdiceuole un* yrefc* eflendofi impiegato nellaferuku di fefì e queftàjótfè érala cau&> perche il Poetai cheftimatìatafua donna di m*nta . incopar'abile', p tutte le auuerfita, ch'ego. fòfteife, non s^dnjlé'giarnai a dire, di va . ierla lafciarè 5 àiMperche n'era irato ca- iunniato V^compble' Quella imprecatici*. Cosi notatile* oue cpnchiufè, che no ha» .:.' reo- *n * A # Hbbe farrnto vìuere con alrra . Mi nonàl- menoafsicuradola d'haùerla tempre amij tó,e d'dler* per amarla ferftpré , quaiii «lice* . Tonon fUi d'amar boi lajpcto vnquanco , Madonna, ne farò mentre ci? fa viua . nell fcje idei fónctta ff rifènt?,.il difereto modo del ri/è;*irfi y*&\ fòitehtar la parte fitòfeò^digtiifdE, toccai « |ò Ja donna Tifi tóudj cón\e quella, che^ dia 3d intendere d'hauerló a tiranneggia; re 3 in maniera però, ch'ella -non fé ne pd ia.cKiaiTiarepffefa, mapnitoflo flaconi* -Ouifa-ieruitiì nafeeil Merito, ÌVterRàn- «Ìo :nèriti;fono altri generali^ altri pàt? Ìic(il4nv g'èneraliTon qn el li, che Vàttemid sbjfi?iridu]tlr«Ì3 tófrà fono atti adacqui- Aarcrcredìto, e iauore appreiTo tutti corti munemente . e quel valore , quella virtu^ $he ne ìà degni di lode appreffo de i buo3 ni , d'honore nella nefira citta , di fattore dai prencipi, quello iùefro è atto a farne rnerkeuolrdella gratin di bdh dona, trop pò efficace , e penetrante /setta è quella, della» virtà $ pertraffì-ggere, econquiftarS gli- animi, che ferbino velUgiodi tiobiW ta., quanto maggiormente poi impennala» ie\Vaìì d'Amore ? Vi folio òltradicSd* me * 1 & % z % ' **& tói parcicote di^uardand^rett;a^ , Tamata, perche non baftaa fare opere m'elle fian fatte per cagion dilej.il pnt o Merito nell'amante fefó«BWjSSSH! 3 bene vno.p.er altro non meritane* affai » pretende^ demeritare, ^daard$ Ste.rteondòtoitoek^rtuf^ *valorofo , e in qualche virtù Molare miellemffim^te.chràllé^nne p&noefle?grate,e;ipendih|ueran1e-; .tare , e ad ottenere in pro-retfo la *rau* eli' amata per ritrófa the fia, impiegato Vegli haura tuttai'induftria, e valoriuo llÌ\ronta , & affida {eruituj^^!% i.mi,& ffità0mh la P^nìétte in m 1 tutta volta che nbyafappiarrK) prenda U% ehzai^al confidenza òche Arno. § non potrebbe M&&Ì ma follo cafeb. 3éfi nelventre della infeconda mmSj\ perebbe merletto, & no* dubbile Spr;o5Òpure Oibbito nato in guiva di mo leraza è KoSkice, è la nutrie £ Ama *Vov £ efJzWlytt&Sfère LuCltta,& Olte- 8 dire la bellezza quadre di; Amore, }a Speranza oftetrice e nutrice ,dalla miai*. m% non ha (JP^HS *I4 PART E son ha fpcranza ò ama lepidamente v tutto non ama . con* la Bellezza cagiona éefideno amorofo , Ja fperania Jo forti! fica , & mantiene . diceua il noftro am«ftidat ppreterirlo . a e.àncqra giunto il tempo , tu non Cei pet r*vUi$ aA^mine • camjnapiù oltre, fot *f f1 ^i'più É$e non credi vicino: il Petrat ^•vn, tempo mi^e^. quella Jpietata cheda.cJbje,s'accorfe che J amam , $ èmaggiórmenteiian*ata fem ore io orgoglio, all'hora che muti fima 'tra ripugnante, forfè che più ti diuenv oiaceu ole , che fai tu^ fiaU^etemp, o ì; ■ P^H^le ^^Ppl^'è maggi orme^. « al Sole, oppofla di.mpdo che pare;chrogreflo di tèmpo. Vangelkajtg^eldoLenfo, ti Paria del bel vijo, E degli occhi leggiadri meno ojltsra. Mavì to anco di quelle che in "progrèflb fan *gio . che dirò io? Te non che al tutto americano d'efìèr amate. Maperche altro è l'acquiftarfi la grana damata, altro è l'ottener fiUOri per i' . ^uiftata, al Merito fi aggiunge la Pre- i"era,che venga à traré à luce óuélla °;ra j i che per auuentUra nel petto di bella ? . tana ftaffi come tette* , ne Affijgg che fi tromS'qtìahdò^òtìne apjpilt ftgnale ♦ , gilè gratta è queilache il Tòto mèrito Wa lapreghieratfiiteiente 9dScqlgJa y ma te Ifagfi^fti'ò ctfè tal gràtia }rt?ga- ,& ìnf ralTata dalla rugiada d'Amore ger ó-li fella reconditi fo&tffifhi: frutti fo°gna SùppHcare^ m?%%$MP& ' lo nohrè^éPt^nceu8?é moltetofe fuor , \ÌtemiilflRàt& piviere I $^f&% fe zx a ili ili ausici**. ifUK«fi n^m tttite for— . ••- *ig P AKTI ! £a ,,fe n'adira,& non ci dona, Te non e inuoliamp 5 ma ad ogni modo & di qu le che di , & di quelle che nega, piace la Donna , & fé n'alegra d'eflerne preg è necefiàrio dunque lanciare con Hip] . mene il terzo pomo , Supplicando . m fuppliche amorofe confiderò tre cofe. j mifri, Importunità, Pianto ; le preghi come fono fuperbe non fono preghie. ma minaccie, cerne fono troppo nfpeti fé han poca efficacia ne i tribunali d'Ai re 5 come non fono Jamenteuoli non fo eloquenti, nella .hurmltà includo la p. ceuolezza,ead ogr^modp la difcretioi nella importunitela foJlkitftdine , $ flar fermo in pròpoììtor nel pianto o^ atto fatto in prefenza dell'amata per ce mouerla i pietà, quanto era humile, difcreto U noilro P^ta-'che dice. . rt £i mi ccnàujje xergognefù e.tardo ^riveder gli cechi leggiadri yù/ìj io Ter non ejjer Uy grette. eJJÌÙ m\ gtardf elianto era importuno , e tenace di proi tea r : lo atnat femore , & eme fme «necra , £ jonper aìmrfi^pcrm ingUtno . a . ciò chefegue . quanto iagrimofo ì Tiot4Cìxmi atnarelagrime.dal info , Con invento ango/Sofo differì . Hum* dcbbee/Tere chiunque ama, non pere: puiilianime >impoituno , non mdifcrei querulo, con faiiidiqfo.. confile tai'hoi "TE VÌA. V17 pérfettìone delPhumiltà , invn'oppor- no rifentimento : della importuniti, in ritirare 5 fé bene Amore preflò i latini ifpoftain vltimo la prima lettera vierte :ar Mora , che lignifica dueccfc Indiì- o, & Importunità 5 nondimeno mol^e Jte l'accelerare vai più che l'indù giare, l tralafciare > più che l'importunare : fi me taluolta è di maggiore efficacia vna ocóda domeitichez2.a,vn foghigno,cKe n farà i! pianto proprio. Ne fi penfi che imorofefupplicationi nella fola voce co [bno, fon preghiere nella voce> fon nel* fcritture , fon nei moui menti, fon nell* petto , fon ne gli fguardi , fon nel filen-» òifìeflo : ogni parte del corpo,ogni mu- ti one,Ogni cènno prega* & fìipplica per ttparte dvzif orgeudo (Ufficiente portiò- e ad impetrar mercede 5 fecondo laqua- tà della perfòna con £ui fi tratta^ feeoft- o la vàrretà delléoccàfioni cheli prefen- ino, & principaimente fecondo l'opera- ione c'haura fattoi! maghile Cupida ella perfora di quella dona > ch'è amati. Quandoi primi due Amóri próceden- i dall'amante cominciano ad hauer con- ratta domel^ictvézxà tale con quegli altri lue dell'amata* chepofTano à vicédafcher ;are, & folafciarfif all'hora vengono à lu- x quei fcttiori*& quelle ricambiate fodif* àttioni7 chericompenfano i pàflàti danni k £itiehèàa|ttetsaìidè& appagandoci d.e- K fiderio *l* PARTE fiderio de gli amatici, di cui diceua il Pet • Fn poco dolce molta . amaro appaga : a Ijhora fi fa quella vinone almen d'ai me , oue non.fia lecito dicorpr, nel quale confi/le la inefpUcabile quiete e t «juilliti, ripiena di quei contenti, che n temente fi pollòno comprendere da chìi que non li habbia fp eri mentati 5 ma efpr mere affatto non li vagliono ne anco qu li ìièeffi, a quali Amore fauo?euoliflìra hi conceduti . Ma fé vuoi pure ch'io eip chi alcune delle grati e da cui non fi hai bla a ritirare donna.per inferuata che fii & zelante delrhonore. Io l'eftendoi qu( fte:al dar la mano, penla vnione del cor» (-ejfendo collocata la perfezione -d'Aitu T£ nelkrvnione,) al gpardo , per radon di quelli fpiriti trasfufi per li occhi^Eca co debb'io porlo ? .porrollo pure,a' crii 13 piace.non l'approui : per ra^iondel fiate eidèlle parole interpreti dell'animo^ foi feaneora de]l:ariima- itìéfia ,. tratta7per tt ftimonio di Socrateyalla fommiu dei la bri, aiBacio , al quale tantapnì ficura*r te trii elìendo, quanto che 10 lo Veggio a p.rouar da [Piatone , e dalla eonfuetudin j*ncor verde nella Fràcia^oue li baciar de gè, fi hi per creanzahonoaratt&rna.E oc to quella mia maifima nelle co fé d'Arno te yche quello non fiadishonorato att,o d frrfi\il cui nome nò e>ergpgaa£Qda d\?i però l'amare, il guardar^ jlttiecsr^.e ii - • " . ; • , . -« mil TÉ1CZÀ. taf ImentéSi baciare, non portano fecoak nroffore, non effendi *nomi d'atti ver-' ^nofiscome farebbo.no altroché più ol» /procedono, i quali i bócca aperta, fe- ndo*! Tuo proprio nome pronunciati^ tì G pofloriotoferaie dalle orecchie pu- elle, rapp'réferftando étti cofe^ergogho^ : lì come àncora 'liberamente honiinia* o occhi, orecchio , lingua, labbra, ma* : y ma andiamo il lignificato d'altri me- ri ammantando1 con paroIe,.che :Itro "fi-, rsificano da quel che Tuonano : comeche membra tali , '&a^ -intendere (pilo èffère e ch'io m'inganni) che quantunque non' atto ciò eh' è lecito fra gli amanti fia leci ò fra gli amici 5 nondimeno a denegar no 'riabbia a gli amanti cofa iralcròi ch'àv 'li amici' fi conceda, eflèndo l'amorel'hi-; forbole delì'amicitk. la onde non dicati unnica, ma fòprà modo cortefe, &argu- ià fu «quella rifpofta d'vn Tiranno, il qu'a- fe {limolato perche taftigaflè vnf giouahe, che ir».amrvràtxVdelia figliuola Tua , in^u- blica ftradaàffròiitahdola , baciata ' Mi.àr- uea j diffe . Te nèi'\to£lìàmofar'maleà chi n' amache forffmbìàèfti ne odia? Ma quàf bacio concediamo tfòi all'amante ? ilpu- dico^uantò à mè'^ma quandi vifei con- K 1 dot- èottot fel tu ben godo 5 fé non te'l pigli tao modo, £ì tu, ch'io «oa ti metto brj glia à bocca. Ma fi come non fu mai cosi grauetrau £|tip inumandocene non fofle alleggi erit col l'aggiuto di Filomide, & H orario la chia- ma ridente^ approwandop^r cqsi grato ji Amore il rifo dWB^^ki^ig^.2^^ K> 5 nondimeno Araope £ officio^ d«£ ,I".L;^.H'iA#efaK)rvittortofo.Qaeli« fe della ifle/E. folhn?.a d- Amore, £ com W anche] ombra é corpo ; ma è cpme fi effetto, fenza ilqualeVardente ,e ve« ?moreflonpar,.ch'eairpolla. impererò Che quando vna y„ti pnfemcacememel rifen/ce ,n,qual,chevcprap o:tenèfla, fcac uà allora .più Vjg«*Smgt«e V°nuiW2 gmnte Sedendo rjmorc vn m^n^ efhcaqffimp ve,-fo,la eptà amata, cerca na *Wfe o al godimento , ó a?la cu 'e- », we/a dmenire; tanfo, masaiormeoa ^ ftmqueJlr,;dr£llJ,fftrpetttaqd-a,(fi tei* za- **r nt€Oua^quelbene r che amiamone^ i fetale V thè per altnn pamciparfi* flim« tfoi -ocMfiòtic di Geìofia, fuorché r ce' coféi *hé «Hiatfdo bene ad altri le«) ^>ellW oocreredèlla fin|cfc«ta,n» Sffl£S»«fe»«f i effil cortame*. *Kw»«P^ ccfcttìncandpS •» m»|^ a**** à*2SÉ M W drf$i»M>i* tentennare àfeuM 4* feoreèil^Merareai-goatrc. ».».".--- **4 HUE | trui, non ha per principale l'amore , hi 1 inuidia per principimi chitolera ozi tofa, pur ch'effo goda , hi J'amore iftS per principale , per cagion di cui fofferi ftequello, che J>a tro per «J0fo non fol ferma Mi dimanderai fé fi lecito per G Jòfia ( formale al rimile, detraherli, diinee Ciarlo» Io tengo di nò. conciona , che to ito,chefeicofaperremedefima illecita, diueti cattmo,e vieni à detraherc alla bo- la ricercata negli inam orati, okra di ciò, che fai tu di non t'irritare contra la dona; facendo atcione,chel'habbiaàrPiacereÌ s ella poi-tana punto d'affettione all'offe! £>? In amore ficonuien procedere coi deprezza, e-galanceria . Vuoi ch'io t'i nf* gm di danneggiare iiriuale, e farli male* jforrati di far meglio di lui . Molto più di fconueniente epoi lafciarfidi manieVa tri /portare dalla Gelofia , che fi venga acf ok ^nderel'amata,comefeceHoralio, che intendo Lidia lodar TeJero, entrò in ca* ta efcandefcentia,che le die infino dell V- briaca per Jatefta. À Vna forte di Gelofia no» fi debbe ripm liarein We, la quale chiamaremo ( fé cosi ad akri piace) oculata,* circofpetta, «iene , & a Te ;fteuo : perchTaitri non ne auuantaggi nelle atcioni amorofe ; & aUa iZ^^ ìh Per note ^uragd! «■no» fiatai € y*,^ ««*«],„£* e fecoav Tilt za: tt* condoquefta,* diremo piùtofto 2eJ^ , che Gelofi-vn-altra non deapprouarfi, m vn cedÌQàrr2#oneuole , nfulta in ofj fa dell'amata., qu^ »rk>t; Vwcomt Domi mvnvtmrefchtmo^ Celi vn'bmmvim >> fitto vn pmd^ veld. Seloiia nociutilo. foto perTe ftefla a quel , di cui s'iropadroiiifce,ma ancora eraue Ilcperfone, di euHtfofpettaVe maPage- ^Imente tolerabile1?ercheil fofpettar ttor dirasi©»^** far* entrar ^pefièri nel- IZSmH^^^ al fofpetto.e co JSStftóVo^ alle cofefuev tn* fe di femedefmó ^be non tema tal . hor*> che lado»na.mtómaméte fegmta £ t do- merò , .nonpieghi l'animo verfo altru . 6 Sben^r Wde i fuoì * lem c^u* w,enon fi mu^ adanuidiarh ad altri , d IheegUefncairdménte non e inamotato,* Lrefeputa il fuo amore giunto aterm* feche non fi p^a* altri pareggiar e,no Se a^Kianta^tale era quefk ^elPe* twcaSilaSISsTatóUua dtnoft effer log .'-(.-«-««or',»; 5WP«ff^|ft,?9^ au4àa/&ft toffiwr.o,, noq ^o quando poeti «a fmk > m*^tfzriQ3aL cor mi nacquej mi «prouo jnfin.nelle midolle 3 e Io cófefe. -C/j ocehheUfrometfonfembJante. humtm Bacìolie •■ sì , che raUegtò ciajbtnai ■ ro che Quanta Amore, h-r*™^ j™' ~tlT ^ ad ombreggile ^i'^ppofto^nneh^ ^ non parte^pi,^ luce. a/nplo&, eh* »£ nlcaJd>^^i^we.reggfan>o iWaimtt je^uenire-ìnei, corpi., j ouah vogliano* ben effere Sparenti, che riceuefein S la *«^y w-parte ^all'altra come icuh" da9(idel r^eikluce^ nq^ffondano I:oii |ra,,^p^qiiaJmeii^.f4cTó:dQ^p(ui2 ^menahaurano dell'opaco, e delt'erreT cosi oiie^q'hanrino M*^}*^! £>s g^TOnq dopo qudt'om^^^^ fc, della fieloiia. ,Ma,aae^Jia^Wno^ itano , pm chiara neJla parte oppoftl la*, fcie^iina trafpam. quella luce amorefa? fcic vi foOe Temprato d aaimo-c^i can^i da^;Jimp,d0 come l'aer,, quando^ n>ai A ' to' T E R Z A. **f Xira^i d'amore trasfonderli mafr ££33U ne ******* fecrdo ,fommalua capaciti , « «-rUmu 5na fuìfeìimata, e per amor ^™^ • ancora ?ìi amati da lei , be n deuna 1 a- ^XluUotale, fra i più efquifiti , e ÌSSo gii alberi del giard^delna Hi, con cui vanno# amoretti Tenerla E 3 talìie quadrella > che ^opranadopo «omii taU infomma i bofehet , per cui Sendo le panie, e i ^cmoh fmorg per imiefca^glf incauti vgcelh,, nella nuartaonftdeiAUOnepropoiti. «. e A. -, -■ .--..••- ; in j y**a « hp ■ ; i o orni; »"' ': .'- ;** » ( I " / y o I PARTB QVARTA. - V e 1 1 1 che di leggiero vengo- no aauiluppati ne i lacci amo roiì fono vecelli : vccelii, aerei per volare > femplkj , per effer prefi j piaeeuoJi, per efler nuditi : loqua- ci , per apprendere à cantare . Prima fono vecelli. Amore e/perco Vce^acore quai col kccio prende . qualcun J* panu, del vi- fco parla il Petrarca/., ono,? - ^t mor ctoefoU t cmr leggiadri inuefia. deÙ farete, Tifteflb. **mor fra l ber bevn* leggiadra *e$* D*oro9^diferle^fef^Vftr4mt3CQu4 fu 1 elea, o eentihffimo? ,fl 3 VefcafU tìfeme ch*egU fparge, & tniet* . Dolce & acerbo ch'h paterno & bramo # « *ouefufti,ndI? £«o3;n.i j In co si tenebro fz e jhett* gibbi4 \rc ^mhinftfrmipoyQ^Ufemenjfa^ «Tciamo à Diana h Bere , cioè gli anima* feroci &fèluaegi, neaùtj d'amore 3 in- capaci r-T - ,Sorf* the jnco canape faUotci* rrtanim* gentil davncapo,&va- *$• va n T E . fioni il foggetto che fì per amore, è egli i Colerico, perche amore voglia i'huomc loegliato&actiuo? parmi di nò: perche lo vuole itifieme .paticnte , & perfeueran, tegola che ripugna alla codrione del co- lerico, troppo fubbito, & impaniente, fari ferie il .flemmatico, perch'egire tardo & ^afpettareconpatienza> ne ancor qu e, ito : perche amore richiede i'huomo cai-' 40 .& diligente >:maiapatienza delFlem* M*co.e fredda & negligente, opure (ara- li Melanconico: per ttouarfi in queilo ta^" ie.piu efficaci le impregni, che in tutti Zh altri >i ne- meno queiio è àtropo/Ita ( femphcpm^nte par Wo ) perche am ora y«o e>l:ruo£eguace- ttU;^ m^ k irrmreffiqne nel ^elancowcol è Au! pietà & infenfata, itiredda > com'è il foco nella callidità- ommamente caldo 5 il fimile aumene del E due paffute , delle quali l'humido e pnv tòtuere atto di quello che fiali fecco, tperciò le cofe trafmutabili , s'inhumidi- cono anfci che fi lecchino : & ne 1 fossetti aldi & numidi, quale e lacompleiiione. kn^uiana^proportionata all'aria, più agtf iolmente s'introducono le forme che noi «Wiiamt». equalcofa è che richiami nelP tólerilhuratore Rannodai pigro fott w lauaturaiquafi addormétata, pene ger (tioelies^ammàrttì delle vagkeifpoghe,fe tóifhumixloche fidate auuianarelamr dò caldo ? .onde è detta ftagione che ìnul- U mrnmèicmì itPetrarca. *lZ*firoh'ma^Lh*l tempo rimetta, rÌfio*i&£b*tke;Jha dolce fatr.igh*.* e pò WitMU-fetto, ■■ ;■• -£l*riarfCo. me farà egli difpoito al ben giudicare vnà «pofata harmonia?ma e lingua^ occhiò & orecchio e ciafcuno altro fentimeto co itituito nel fuo mezó , meglio femprefa. ra difpofto verfoqualfzquJW gli o«r* tu momentaneo^irar d'occhi T^> j -•■ - -.,.:-.mc;iifli:-: ^i/!è QVARTA. *3I UTe il noftro Poeta. '", . , £ dtbegl* occhi moffeil freddo faccio Che mi pafsò nel cuore , Co» k w fenza temer de' roftri , polliate k* fciarlor le piume» che di tali n'hauretc «klcominuo maggior godimento ? e tut- )?4 « -TARTE ? ta via ne difporrete à voftro beneplacito lwbbiàtse.1' occhio al forui benevolo tal amante che voi habbute hauerpiù toit à voi fle gk.ocijlor.,iìu^iìi^dt,conG3 ritta* mente pacere.;,per.c^ efqfcae ditfèj] i>*fc trarca^Aoi^re. . 3-j£n;nn?;^ iJK&i vanarelli e fcioperatj s'è abbia i far Ja.bellaidondii foggetta nòi^he^ne|fti(ro p*a i tardi i ngegm erintua^aii de i quali Afflor'iii nulla' preualere lìpuote, bàègll inodioj-come quelli che fono infidèit.adu latori*, npj? vendici Soggetti d i .eiib.lui,dè ì quali non fi può ne avelie bella Dorma & darei& dire . Colmi rri!ama,)ma accioche fap piano le .perionexroppo Tenere > & n« inegqcijgrauiiinmerre , che amore ,noa aon è p er loro, è vdruulgatoqud dentro. •. . Vere lUrzo>A- 'Ajwrvfil qaa4 leAcprueè leggiadria 4 eliaci ouéaiocid* Wei) fa, QUARTA. I3r jxosl è follia dell^occùpata vecchiaia . ' [idimaderai,fino a die tipo é lecito dar alle cofe amorOfe?Io ti rifpódo che ìlg guir L'amore in gìouétuapprefo,è lecito :eme nò v'oixftjecofa I cótrario)fino ali* Itima vécchiaìa>& vi fono di quei decre- itkhe qnato a$ affetta dell'ani mo s^mi tftflta frife huorrìO e dóna.quato s'amai ;roda gioitànettfij &Jlodeuolmente in ve 5,per che amorfe non hi terminojMa dar- àiiumioanióre non è già cónueniente imito che fia^l'huomo a certa età* . finoà piale eti^ è d&nma delìtef *enf?o nÒ5 & p er elfer nu b fente oflèfa d3$e-brine5 però come noi 1 veggiamo l'argènto al mento , e le bri- Jc&tfjjCjpo , cominciatici à ritirare che }&&.$& iìamo per Amore . & per dirla piùr thiar% Amore e Morte anticamente fra le . jartiyóno gli anni della vita hnmana,pat» " :tggia'ndo: ehetofto ch'vno entrafìè nei' 3oi>fini dell'altro^ potere quell'altrésìri-' fn'r la -ad; compagno,' però douelfe ciafeuno' ftarfi nella fua giurifdittione, coftituendo illavita.deli'huomo, così à difcretioner un certotermine, fino all'anno climaterio pò, fdeJLnoiteriiQltiplieato'p^rnoue, feco» do chea punto viffe Platone, che mor l'anno ottantuno dell'età fna , econfentt rono che fopra i primi, fi ho alla meti,ha. uefTe libera giurifditrione Amore 5 da in; di in poi, non fé n'hauefle ad impacciare, che fonerò in podefti della Morte. Auuet ne poi in vn viaggio che fecero di compii ghia , cheleuandofì la mattina pertempc e in fretta, perche amfeidue ancfcmano prò ttifti di freccie , non fé n'accorgendo It barattarono, così Amore faertaìia i gio- uani \ penfando di farli inamorare, e in- cauto gli vccideua , & morte fcoccaua le faerte d'Amore contra i vecchi , & gli iriamoraua. del che\muedutìfì , corref- fero, ben l'errore , ripigliando Ciafche- duno di loro l'armi prOprie-5 mtrpatri, «he per erróre erano ftaH rotti j no^ fon* no pòi lafciati intieri , & inuiolàtrTcòrrie prima : & cosi la Mòttéè ìffil dà ìndi ili poi , recidendo qualche gionàne;-.&aIf incontro Amore impàdrortendofi di qua! che vectfriò$ma fi comevna morte acerba, è lagrimeuole, &inMà; così èridicoloe difconueméte,vn'ambr maturo, & fenile. Maperche fuol'efléreychfe quel fogge* foche focalmente apprende^ è&fpoitopa rimente al lafciar di logorerò l'àpf>refa quanti cornei ctòaf'òtfelraèréydie ò nul la" j'ò poco la impreffionrcanfertia allon- tanano chelìa quell'agente-che la viprodu ceua dentro . Amofcancbrdie^chieda fa? cinta QVARTA, *37 Ita neU'occupare vn animo gentile tur- ila ricerca anco di tenacemente rimane impreflo , oue vna volta s'apprefè, io tnbiante di foco nella pece accefoche tuampa incontinente, & con difficolta eftingue. foggetto invero facile per ap éderuifi l'amore è Ufanguigno, alla do£} zza. del quale ne anche ripugna , come racerbiti dèi colerico , ilntenerlo , ma per auuenturafdegnofetto, e facile atra mtarfiper rauuenimento di nuouo og- ;tto,che lo commoua . Onde fé non tati nigua^diamo la facilità, quanto la te- icitain ara^rgo, giudico io più, taro i*. 1 rlanconrcp^tiLciuilefoura tutti e nelle Soni' S^e Mo. Pare tato aP rppriia)^ .airarnat e:i%empera|(ura mela» , mci[9i che^tf fofog1! ^ amanti , cagio- . a radamente wi Melanconia ; ma ancora, uelli che fono di tal compierli one fono tu inclinati all'amare de gli altri . Quan o io dico > ò donne,, che none foggetto iù a proposito per Amore del meJancoiu o -, non vi penfate ch'io quello lignifichi* [quale Viene communementecofi nonu- [ato,e intefo , ne i coftumi noiof o , nelle prole taciturno , nelle attiom ipfenfato, 7 ìei vplto confufoipellfintelletto balordo, lello fguardo {p£u$iteu©le , attonito nfembiante di {tatua,, ftupefato ,' e tra- èco|ato, che queft? tale non merita ne .nche diconuerfe'iti gerite akgra,_ & 7/i^w.»^"' w amo- *3* P'AWP amorofa 5 ma trouafi vn'akco jmr di teli peratura melanconico , febennon è non nato ne conofciuto per tale, tatto all'oa pofto formato del fopradetto , viuac* fpintofo, ardete nelle attioni, chiaro d'i gegno , e foggetto à .quella coftante vs neta, che ne gli acanti fi fcorge, hor rid te, horlagrimofo, audace, iracondo^pia ceuole, mifencordiofo> inclmatiflimo a la beneuoléza, & all'amore, e quello,ch nei propoftivccelli.fi richiede ,-Joquace e cantore, che fé bene la melanconia è*quàndo vien beuuto da huomo fem- gemeste afletato /di fr'eiMàj e tacjtur- ^ch'e^lt-eià/lò rifcalda, & incita alle pa 4eijra*c*6 gli a litichi fihferò, che Bacco ifle daiSatiri adcémffagnata, $cih parti- lar dà Pahè»j aiìgiiiflcarè la iik»eldqùentef'car)tante/aJe- rojecófifidehte/q^éftófòi'àggiurigerui i Baccàtii tia féiquallfi»diee Àgdue hauè'r aerato Pfcareìo ? perche fouramfufo il vi to accende allii villania y aliaritTa , infino Ha pazzia. vkiWfci'ntente'beuuto di foper hio, fa l'huomo affatto impazzire, eli fi blue le forze, e però .non vi mancò alla lompagniadi^Bacvsd vn caluo , per lo dah K>,.chenatifeeilceruello , à cui confegui a la nfoiutione orò/e *ònuerrationi*fcii 1 cfQ-t?ollore,.ren4cilfoggettq •> incul^ troua , .d'animo trattabile, compafsicne- ijole, che rodo s'adiri, torio fi plachi: nel- le corAieifauoni alegro, anzi che ritirato, lièll e action^ iù cotto concitato , che già ne 5 la quale» come incominci a ribaldar- li di fouerchio, partorire deljrio,però co qualche lucidointe^uallo 5 pò/ come s'in,- cendain ìommoVréj-ide l'hucmo in guifa Vbriaco affatto fuorfennato ., & à molte mortifere infirmit'adi fottopolto, ma al- quanto più' rOTtfeorae il vino nel fecon- do beuitore, fp/ffiicuro , audace giocon 'do, l'eccita alcantare, e moiira in lui altri "effetti cTaleHr.iavC.he tutti fonopur di me- lanconia, più; e meno, facondo che più,o meno fi troua nfcaldata .quando è poi tei perata, e come tepida, fa l'hu cario più ac- J, corto» me^flconia non fono, pve W ò nel v* Mche,.P nelle lettere, eqmndi è, chefi] -fi WBttft WS ual cheprof e/fi onerataci fono rum.a'h^iip.iB'elanconico, e tafà ^emocnto ##ffiTW lini p n pe* vi* a dmecar tali. dice/I ancoraché ma^ior! fflfitfflF&^ì che ^ ™^acuti * ^f.^afcgna fa ragione: pofciachc ^quelh, ^e vi Icorgono in Corrile, e dilir genremente confiderana,, ^pajoitórari jueivol^ncuinonfe^in^n;^^ $WM be,VconofcaitQda"chj^ia vi- ^eboole^quefhr^^(p^4 %^ì?rt%. m poftb -£è :amaFd3 lohtanp* che da pteffoj |fa chèe Fàlfaijè ffimo-fa ragione di qufc Itv&t.éi eiièt5viiàr dèlie dtit. ò jjche chiet- ine màn«o Vi ;fc«jf gè V ^ rnàrtfò difìratt© Llìa vàrìMj ^éj^a^refe^à^e'Jvetc^ fó> r^idé fotto la rete, che fono "ffèggetti à propósto per amare 7 e per àp ferèddere leVocfinTegnate loro, difp one- ^o fé fteffwri'éuete^guife, cHéfòtto là di « ebrar la beltà* voftra, e'1 nome d'Amor^ & i loro imitàtione in/truire altri, non fé load illustrar Je proprie amate j nia ad ap* premiere irtfiemeil nomeglonofodi vqj •étetfè, cw.non viddero mai > dopo che an- fiora.ij tempo hauerauuj confutate * non fanfcà-iflMi/d^,, ejft^rno 4i mp^ei>elkj ># ooirhoiioceìnó £ 4^é4epià ojcr*jche ^ia- to la prefènza della ior 9 beiti ; « gióuen> tu loi*ppt« fcnti 4-gft OÉ,c.m^ i#»fg«ér»Ó ti. E che péTate voi, Q$^«ifefj&Aìtt àì-mé dodi moire, Cinthie,di moke Lesbie , di molte Laure, olerà quelle de i Caccili, de i Propertij, dei Petrarchi > enoadimeutf Sii.qUefte viue, e%viueri'tìeU^meaio«à, e nelle, bocche de gli huouii ni -Laguri 3 p^r tempo: ineftinguibile -, che dV ml>|t£a]a>é giacefi infieme con la. bejti {oro fpenta, p iepoka. perche * (brfeehe non f^on» balle altari delle celebrare, òche la nacu> riforniate che l'hebbe> .ruppe Jafompa» per più non ne dare ammòdo di fonili; clil (a, che nò fé ne fìano tronate delle più bel Jeancora, dellepiù gfatioje, e per aauciv turapi.rmeriteuoli ? forfè, che non furo* -no amate , come quelle • troppo lhm'io» che fuilero amate, fé mi lì di , che fufler^ belle \& amabili, e nódinier.o p ruascamÉ to di celebratcri , ò colpa di Amore, che no habbia dato loro in cuAodia vccelhca nori> ò pur d'effe , che non fé li habbiano fapuconudrire, n* giacciono» come del nu • À ^ mero rt£. **• minatore adeguar* in Wfwo N •>«* . iuot -u« fé bene mi conofco deobou £»*& »rmi, Vangili. «Mft rinHo afi^ftid.t*»cho fen» guUtcì* IL Bfe diletti il ^Iato,e 6t»lU il ventre» Vflendo fiato né net volate , ne «* £»«* «savi Mela d\ftoto«ie]o, che & {etti* riafferri e* tu& inulti ad afcoltare li fu o canto #oW -chie de.g]* nia.me73- «a b^(ych^app3ghi , £birtcon»a«nia roponead\rcw m^t gopr^nderej^uf fio òfcàtf^tha jaileiieho^rnai zoppicando verfeairipcM tgW&fgfl» ^^n^e JafttftimBaidi^ea© am ^•ecK>CcJa«iéiKeco.^dtraad»9oanto a £j P^^^^a^n^^jecfiniii ^«effetti chi AlSiOfp? ^o4^c%-y 4apoj^hftn'hà:iaibQÌia;ci lecondo feiMo, iao^a*y»;gsnekai*noi effetti fmvJiaJla iUa d€&m«j0,* ; eifecori ^PW^ incanto /ìamo fo* to.la difapjjna di queJ^ainmaeiirati. Di £euimo:g*4; nel pnmo^ imitane dt c]*e Pfatoaev&tòrjdw^derNia* Mone dei «pme, figmficauaiqiiailjda, te ^wWttflofi** ò quandó/impàlli- diìfcec Ma perdl«»il>qu efito h£due figriifi» catjy;o:fecondo4ihabito, 6 fetoridol'^re;. CLIC gì* uiuiu w**u'>'f»1" " ~* - " ,.-» -_ - èèfoetsMisMptàeì' conftguirèJa :dbnn da^o^^^Wt^cdotèiniierrib allh .Jnje fi dice, rubiconda : al contrario il tri- (r$$Mo fq&alli'da .- ma qaelto nò ì!ch?&t '.chiamo noi, 5 tantomeno, che l'amie e, co .jutc.o^ che no fTa fuor difperauza*, può bé efler pallido ,?e fra le contlenrezzeirìeìlè, ferbare iì pallore, noi cerchiamo di due amanti, de i quali vno alla donna fi apprc fentifquallido, e l'altro giornale, e col rìrrt . Ai /-in'-il»-. r\r\fFi *.M poiché chiama il:rjallore infc nuo- QVA^RTA. m '.«nono colore, S i alo ere do,. di tinto ge- lile Tè dolce natura fi moftrao tutto i.ma f efficace amor: > telo fece ben mutafisdl colore, che dice. ~ ^i Volgendoci occhiai mio mimo colere , ■& Che fa. di none •rimembrar fa gtnu. tifi pCf giudrriofiffima, come dice c*tiatìer fàttb, ^ ccpari'rl.é auanti.riuerenté j è ^hiorto.cò- ipc appare, e nel foretto pur moàìlpgatò» & inanello, che comincia, ,.- 1.4 OnnnAycheil mio e or nel i)ìfo porta. fen> ra che j macilenti molto più fono lodane ipenfìerl ,e veheméti ne gli affetti di quel loVclu fianoquefàrubicondi, ohdefilc'g gè (fr Celare',; clVeflèndoJi riferito comi? ^jinto'niQ i" e Dofèbella mar-hinaflero no- tÙta^coWa di lui r dille , io non nò paura di cm éfe éf aiti ^ e coloriti ,ma fibene dì quei pallici» e macilenti, fignificado Bru* %o J. e Caffi o . E tanto fia detto intorno al pallore per habitó . . * . / Occorre molte volte che,! pallidi in- contrando la domia amata arromTcono,é parimente i coloriti impailìdifcono . & pei ciò fi cerca quale di quell'aire atti ita più gagliardo arsomelo d'efficacia d'Amo re . rarroflìre nàfce da due pripcrpij,e dal Ja riueren^a ò yogliam dir vergogna 3 -Se dairalegrefcza '-..rrvha ma da fuori corrie à ricopricirci datf afpetto disolei che nói liabbiamoin riiierenzai irràrrgiié daìriftr ■?V; L s me X :.me vene 'ycòsì ■ faceva "il Petrarca^ « 1* - Ei mi c>-ridt$l]è. vergogni* fa v^tardo. l'altra *ft fluide il fangue.ifteffo,.che'.*ifiede intor no al cuore all'è fìfinfecortfcfne ad incolf* -traM^oggettòjdiecon la- ftra pre(ètì7:a.ne- -l^egt'a^rto ^griificiua^iiteflodkendo. *>tt v CturtUtite- tifa if&xdè atjm&ps'tfjkrfe 'Chele fi fece incontro a tne^* il vifo,. lì paj Jore procede dal (angue-che fèncendo il :"seuore graueniente òfrefo^^oorre a luì ce» mei fortificarlo 5 e cosà kfèia'l'eftrinftéfr abbadonatoorideil noilro Poeta, diceua. 5 ■ Ma U ferite Mpejje . Volg -. tip€vcfor%a il cuor 'piagato ahrotft Ónd'io diu&nofmorttK^ « ó «juei che>fègl*s; Ijuindi raccolgo io. ckèi&oi\r%bépiiPgen *il natura crrfiirrofrifre^ ma chiìmpallidi- •ice, mani feflb eh' è toeco^iù alcvii*c^ pei* xh'egli ftfente ilcuoréoftefopertkycrerb ■& perciò-afriotììfcono anco queMicheffi©^ €onó inani orati s n^ Hofc'lmjteliidjfbonos fopra tutti poi quegli èàrdèàtiflìrna#tìenr «e ma-morato ,~ che in breue oempopfcouà ogni perturbatrone ancoro fa; (jmbmrtc* « Che in vn-funtoardt, àggiàccià, atrrefj'a s e *tia perche-i deferito il notìro poeta nell'ac «$j>iar di;qtfèfti due effètti J4i* C [ È^ip-^gtferUr^éàk il pnàutr. mi viene occasione di dubitare ouarwilMjiè fti?i(J 4 JL •> . ante» «fnteceda, & jgtf^ fibguiti aH'altmv Iono ,$iò.4tib.bpo che iJ jyalloreffia.lVltirno i&tffL ^ercioche1 il &n gue d i ffufo alla fup erftcic tJel ; torpòy tofto dhabbia fatto l'o&cio iU-Qjquàltfp'ltàih -, 6 ritira alc*i©re , dotti $rii ^acùr^biietìtfiTifiéd^Bntit^ij^nt tlo lo fe^f af^leeaéà^ ^ii^i pà^JbaBgaitì en- te fóegiójcna. ? >*fc« che ritorni^ èl Aio fito .tti prima?) &Tquin^i è che molto tempo jjjkmìXn^^floi^ii^^Hidi.jfecoodp'la-ppc fe«te afte^atloné ài -colpetto 4ie]k 4onna amafcar 5 re. ^cj^ft©;fono &*esM> gioni i percja^U^oftl-ó amor^ofo JPfafon« M^'^iift^U l3manci> J*vg&fo&s , cioè io t tf Cltra *f^ ,F A~R TE *^ltra~di ciò effondo Amore faneiuHcv audoy cieeor produceinnoi parimene ÙLtìdiuììcizz y nudità y cecità . fanciullo e ^nmante^ancor che d'anni maturo, e qua* fopin et elee ne gli anni e* j'mam ora, tanta JPlinrtài&i u uVifee 5 fanciullo >che non ben ^•fermare il fkuro piede , ne rncaminarfi /uWche doùe Tamara beltà lo feorge. Fan' ciuJloc'bi vaghezza di ttaftuHara* eo'i pa. fi fuoi , che non è perfonaà cu* maggior* m©nte gh huomini della fua profeiàìóW deletiinoydi^queilo che ad vn'amante gli inamoratijfanch'JIo che di leggiero s'adi* sa, e di leggiero fi placa * pianger gi'oipiei iòfpira>riae»,ctin^iand©jh^^uritttifeoij. voglia, colore ; fa qcìuIJ© in fommabi n con- fante, vago.tamido, andito; poco conoide rato , mancoragioneuole , che ogni cofa amati rapeBoriliuaria> *«& penirapcdfibil« che fia, crede t^iiicofaLcfi0ldracétq«nu doPairaraceV^nudo pe*cì*e4laai|pre onde li lìaciurijioleuajtoeli Dei fli Regi di j»ogere>e rai&gUÈar«raidi iti ho nore, e h>dc]oro5 corno quelli o'iatb biana la p odéità.rnìii7iie«ta, e d?animo £n*exi4ij£ fcjro figùiftcafij per Janudirà3(ieijfc«rp0jn6t amn.uatiiii vk;o alcuno'., è; audo-l'amani tèiiò pojrero inàajouaSQ» d.come paueiae-* cào4*ei tu >*)udo , fca^ciowlpèr-Ie piaggi e» per le nem^.pef l'ardo^ déi:SbieielU»Qi ., •; a r non '/ #oh trooi tetto , eoo meriggia doue ti ri- coueri, & q ual'hora ti fi moftra jauara dei fuoi fauori Ja donna tua,mifero te*ptà me dico tei d'Iroxe più. fciaurato di Telemco* jieru foiri più ricco di Crefo* e diCraffo^ jè poflèdeièi^uate biade prtìd&ce il" feccia do Egitto^fò ti fcorreflè.pj5ntìiteaoideÌ5bècii là il Portolo , & 1- Hermo ; adjo^ni mod^d poueriflimo fei tu ò i namoraf p> ip o g Hata della^etioÉa liberta, che noticene lì puq Cdh cotto l'oro del mondoeontrat^are, lei (èruojfchiauo alla eatena.e pur vero quel* detto. > • • ». "Hiffì*** liberta che voglia amare, & qua! rnewsgiore povertà imagi nar puoffì giamai c'haueri'aninwad-yfura . la donna tua , è l'vfùraio dell'anima tua poueroj.& m efebi no debitore.; . .E finalmente, cieco l'amarne che Tene:- vi iittgiriJia-d'crbo fenz.alucc . . - •. h -y-h : Lbertsnfaottefivsitia&fitr fi fatte . noa vede^nonconofceifroh diitingue^ efe>pu- re ombreggia al quanto _, fono, prà le appa. renze var3e>& ìilu^onirché 1'eiÌiifcéz.a deh, ìecofeche vi fiapipaefentanoumacome dir fi può cieco Amore ? non ìpétta egli alla Virtù cogóofctrua? ia volontà j & la e Jet-, Ubne rrortiìrnKent!be,gii,re non nelle coft^' a^tfraifCgHòicmtei; lo ho per cieco quella MftóU&ia;ixh?èt che ftor>J»»ò face'ierFueoperationi -diiirnguejst Jt&l fciO- HA fc A *,,T .Come (T può merauiglii «Tofihaueuajer vn gran portento "cfietàj cptal cieco folle ar detergente, inamoraVo* Sapete voi ò donne come £pnx> glMuréti> dir ouel^io.lb no c,ome ifeéSi che nouveg. gpno.fuor che da vn'o^cpio , & da quella ajicor, poco:, voi ne bendaterl'occbio3elI*' intelletto, §t.xhe ne gioua pòi a ved«jxpni Quelli delfenfo fé folgnào ".taci Lincei* tan ti occhiuti" Arghi ? che fé beh bène u ve^. deflequaritp fi potrebbe^ cuante di tqiie ne vano altere, che forfè più h>umiliiImo-. ftrarebbono.? qùlte lìtìaónó de gli aman- ti loro che ToiJfe fi sforzai ebbono di pia-* ciarli? & quanti lìratij rTjFanao deri^miferel Jì da voi dò'ijne pertìdè^jifyù&àv 6 proué de. • perche; non lWede^co.n Ì*pcc)uo, dell'; intelletto ? ma quello ilei ìenfoe abbaglia -' tv frl i^">7' * L'A-life ; vìVpLifiU. Co anch'erTo, dWQfe ^|M|^ 50 apporu ,, 1, occK afe p er^re.xljfry^^i feerna in lottile^ come chfyfa,PpJ«tta|» 5H&É&&18 fguardx^ ina non già altra che mordala dMt*: l'amante che iipv «rt f-rriii .iva -r ri'* ia rola,^iétìuane è Òttimo Amore : cdn ttittb che- tìa quella d oppia vrna , ond'elmeicoìaà i inòrtali ì benrè f njàli,verfì^> : Verter n" feti" •h% maggior jiortìBUe dì feléfthe di mele, * ^fanciulli CHi/cr^à dare ancora fenno é foio d e i beni di fortuna. , fi chjè noninui- ; diamo l'ero eie* Itoìcbtiè £i Kegi 5 ma de i : ?eni rftó deismo ^eccipdóci 4 1 ^iiiclp^ydeì^V^M morali per" ìBeiòpri^ cì&fim^htè ARTÈ- ■ ■ • Mi'- ' ■ -. - i. Donna arista ; &dell'emularionc.qua1eiJ Ja'maggipre alle lodinoli imprefè.di quel ja;''che ne ì,rJuaIi fi fcorge j> Te l'amore. ci jpuò affliggere , cipuo coniorcare ancora^ & in yn'ajum^ricómj>e.nfarci quanti afljtt Jii hab^umo gi^roai, [offerti con fodisfor-. ^i.Qp«XilÌiruraca.Xeci toglkil cèruello)& ci.fi diuenrar come quelIov .,: % Cktferamor venne in fì*fore.x 5^*i$» '.'>'■ ,ci dona accorgimentOjpe.r farci fàuij e c6 •pici,come.qùeiraÌtro che dice. ." 'Per eh* io veggio & mi (pi a. e €he naturai mia dofeà mt non vale 2ìf mi fa degno di fi caro /guardo % . Sfor^ntid'etftrtjU . J ; * jQ*#.t t'ali* alta (perarrza .fi conface. E, q a e* Jito meritcuyple dafodiifarui . in quali et •fetti qlirnortri maggiormete Amore Jafua efficacia, o ne i buoni/o nei cat^iuuò doì Jiandoci ien.no, ò togliendocelo^ Rijpoè do con breuità,che Amore fi fa piacènti?, renelle, cp^ auuerfè , G come tutte Jè co,, lecattiue pèrla violenza che {annuali* matura f ma fecondo fé ftefto épin efficace «uando'procfuce in noi buone c*péfp.chèj deliri j e le .pazzie hi egli communi con jWvCpn li difpiaceri, cohPybriacKéjEzaj ^a, ilfermp , & l'accortezza con lavi rtk, con la fapienza, della curale non eco/a che p^ti gagliardamente operLae glìanrrru rar gioneuolufè bene con maggiore, dirrj^col- fàii'crc h ??i*perferri onare vna colaVfn che confonde itr>en fori dolci # efquiliti ceuaHuftèrJo. ' ; f: ■■ «éf xtvi>i 9- ??$$ partir fi ddcemsnte **> Cu»? -mtor proprio ifitoi ftgu*è\ infìitU . di taciturni ci fi dicitorijdi negligenti indù * ftriou , di trafeurau accorti , di pufillanu mi animo fi , di tenaci efordidi liberali & mamèrofi,eintutteleatcioni efquifiti, à* eleggeremo àue principali pei- l'intenti o~ xxq nom;ai.quali produce in noi , fecondò che lì^amd vccelli inuiluppatine*larci anfra ro fi, quelli due Apunto che il noftroaraó; |ofo jjo^ta ciprefle jnlìeme ,quadò e.i diife; In coli iene foe fi e ììren a è ab bit " ■ ' ' È&fc V ■ v -tftiui per tempo &Umìe.frìm*l4bbì*. ci cramttfcV Taltro^e che ne*, difoòne !©• ali **??£ ^Effiffi?? ìtì yerQ 'fàpóHh*m&ir& qtfal'efFef irebbe ^0 a wtg&wì&i gérier ofb ^rton sa tacere y.Scghu€ appelli Horatio qUeil'àniore;ch^ nonJi; >fci*u* glduareiicàntàrecome^nma; uè sà^od* rrfef rienefói terra viié.^jiièw> t £&€$[ ^e^ene^inf^qau^^ ynaj^lu l ^U€i g^^Jimofpjrba^o.ac.uijunga Aa* gjonéto^ef fatò haueWip^lepjÀ^iki q^àmeseeticciitato, ha&endplq eg^^rai^ té dall'arte di veh&r #6&fe e.^enzpgrtejn haùendofó s'Jzato ì que;Wa.famar^»e per, & ften^nttó farebbe irta) 4tùa, J^uèndo-*-, lo ritrattò -li mille 3ttftn>Qne;ft,fcauedfenipt£ humifi'dicòndiciòpé-, fempre ofturi diro: toinariiW&^traiiri dalla inco^-fauella ^Uol^rrtórmohicòre , forìd'M#, & fo- go Srtèéirà'^atia d^Àmore) fj^più foa- ói^fpiritofi cantori annouérat) ? Nò èió vSÉt--ò ^1ón--é hàrmóhla la più dlletrèupk a Atàd&ìto'fò iiit?èTe humàn^opèritioni . per5 tftitf meriti /tjuàli gratie reiiaereiiia g noi 8&ffii eheiTójrt] douerell^o-nofdar-* re ^''rimeritarti in qual fi vagUi.modo dp tanti beiieficij >^'r quali fapefsjino i^j ^fig, i^cx^6ft^reV&y&e) come fono mot-i*;. eif^^lan7:bn%o%ypiaci?iiole"t^ , déiì-i «n^H??* tW j^SluoIèTza Volpando, ti nominiaDio^rudeJe, deteflandotiin've- cfcdi» jWèfrréfcia-rtf ^co Jpa benetgenVnor^ -, già tii&3èldélitf^flinió^rafòneV mach " ^rt^ qpellc rf«? ; a fM?j *; ^^ ' 2 ••.; v .0 cKielft-Hefperidi alla cui cuftodia e difci-" piina q?e contegni- te quali foueftté&cen ilt?& ar$^e&a^ i&lla rt^hida delle dòk^izetu^laeUérJi dici germoglianti in rami, & in pòrti i d'o* ro$ fi cheJeoperationi de eli amainn ap- paiano non men 'preciofe che -fecojfiley & fi ciie noèvccelii tuoi infondati iè" ?8c? felle tue Iodi, & impef^athvariffF delle, tue piume ci ponriam!JÌòI1eu^e:'tkfl] hùr mìì terra, catando fino alle ftelk in Kóno^ tuo . Graduine A^i *W, (S1^ N** ; - QVE- • • •. - > j v a % a aVESI'TI CpNTENVTt NULA PREDENTI OPEKti-TA. tipi .•* Pi .qual-firte T^whi ' s \'w* 'da >quaìè\. ^^==^=dj di fi dice Dio fèmore, !- .fdegnXi.:, . fj ;, : ^( zg) ^ercjo^ fbqonfqtfm'a $e venite fin àsjnna ,cbe Se: pfjtytxre fi^fer Disino , ò ^ ò la Uelleiga, cH Piacére. j £ Come l1 Amore}qiiando termina ne gli abWac- dme :o. ~--~— ^r ^Perche pu fogliano dilettare gli amori diffì- cili, 0$ Se il Defìderio Jla genere fi 'efficiente } -per di- finire Amere . 7 & Qual fià la compita difinitione dt Amore. 7 9 ;*0 laonde $mt* germogli la Beiteli «-» f 4 Se labeh^mfke^aUm i^ntm0pritftèM.Yt^Sk ^ Donna d'animo fo^ ^ffer'fm dì volto Smùnte foni di belleT^aft trottino. 89 S^Jr»^£g^iiwgtiitc& m j•-*•amx il Cnd'èthetyuontojàfenàmatta donna r*ffm ^ f biafir,H»cdeirt donna ,ò Peffer m j.© ff p*rem& impudica , e in effijìen^ cafia 5 ■ paiamtrario . ita ytwtjkì^vt *.:> •., jjjfc ^ 9 igeila . . ^iktott(K\ 33 y o £s^f&k$to^}t!^marÌ£&iù& \ q :qóieiQr»ime.i\. sii jj^m^; j«ti^fcis *i jj, ^ $ fcff*&*pW}£te a)na*e$mnvi*maXo \^ìf £oméJij>pj]à, difettitene il wo dxb&it* «>fc -r»- te. ^'f«fó^f*&ricm& ***** étmtèiinìoi \ék f+fùaito impotenti i v ■■■ - i '-'"'\\-x6f Qua" amor fia di più merito* il celato y¥ìfa-r Jefe.. . -->:-■ :"^:;-,' ~-°:--' ':'^&& Qtialfia m$mti^initomlftùce termine .. -^ 'f^V^y Quali per l'ordinario fiano ipiu fattimi "éelU nsrflSliié* .. m$«wrtVj * 1 : -■" • : *'* ?& s fi itì $l?\preuagUa in amando , // Catta Utero, o'I illetterato m*-,> '*■ '■''■' i8$ Qi\al*&mre epiif. eleggibile 3 ii*l fùperìore > « 1 £ìnfmo**.\* ■"". sti-^-T -•;■«■" ; ; ; - 184 y« l'amore per lomanan%ajctmiì b'f.accrefca-, mfftfuxte» gV,4E»>* * :-»« ■■*•'■ 18^ Qi^aifiano irimed'ij d'amore principali i iÒ via* 04-.len^,& carnei. ^1^ ' ' v '''fv'^ rt9jT ^^m4e^^o.hÀ^}0arfHH^^'^fin^'Jà -: chtfitrminei, 1 w -;^ '*-• ■ : - ^*^'ioi ^me.yiatore faccia^ alle volte negligente M- 5\ natrih'rai.o ypoi ctixgii ricerca fsUtcitHdtne, ^yJ&Si ■■ •- 1 $** >■■■^miìkìt^%immò- nu 1 - ' Due per douer9 odiare • ( ir» Secontiengafcioif dà vn nodo,& legarjràvrt altro;& come . ni Se dimore fa fen%a Jperan%* . 1 1 j Quai fiano i fattori the pcfj'a far maggior* ad in* amate ìdona •gelante dell*horxrfìto.x 1 8 Seanurepoffaeffrefer.Tagelofa. ili Come la gelofà fa effetto d'antere poiché mi* f e dì fee the il ber-e fctmmumchi . ili Chi ami fiù-ò chi Ji contenta di godere godend* ' '■ firmale, è chi fi rch'ei nongiaaji totttent* di non grder'tffo. '" ' 12$ Se fa lecito jer (j e lo fa far male-ai ritiale y ò* » come. z 14 Fino à ejual'età fa lecito imfrìegarf nzfr'a- . mvrei *3? Perche i melanconicì}lifìudiof,i debbolidì vi- • fa amino più ejficai emente degli alivi. l# J jQual fa maggior fegne a amere il rojjire ? ò*l ' fall or e. 14j Dcndenafca l'arrcffre, & l'impallidire neh l'amante. 2JO ■^jrU'alreratfone dell* ir. emorato ? che preceda^ il rrj]ìre,c'l pallore, ifl fn quali effetti moflri maggiormente amore In fxta fffcacia> ò ne i buoni } bne i cattiui.i $6 IN BOLOGNA, - . PER GIOVANNI ROSSI.. M D X C. I Con licenza de Sup erbori* 1 }- fc»%
Tuesday, August 5, 2025
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