CALCIDIO
Calcidio (Calcidius o Chalcidius) commenta il "Timeo" di Platone.
Per impulso di un OSIO al quale con una lettera CALCIDIO dedica l’opera sua, è un platonico con forti tendenze eclettiche o dilettanti.
Secondo la tradizione manoscritta, CALCIDIO si dove identificare il dedicatorio del lavoro a quell’Osius o Hosius di Cordova che prende parte ai concili di Nicea e di Sardica.
Nella stessa epoca e vissuto CALCIDIO, che viene detto diacono o arcidiacono della stessa diocesi.
In ogni modo, nel Commento del Timeo, Calcidio mostra di conoscere bene il Testameno ebreo, che ritiene ispirata da Dio, cita Origene e accenna a credenze dei galilei.
Il Commento al Timeo di Calcidio deriva in ultimo da quello di Posidonio, mediato però da uno del liceale Adrasto d’Afrodisia per la parte matematica, astronomica e musicale e da uno di seguace del Platonismo dal quale sembra provenire anche lo pseudo-plutarcheo "De fato."
Non è escluso, anzi, che il secondo commento sia stato l’unica fonte di Calcidio.
Calcidio sopra tutti i filosofi ammira Platone, di cui cita passi di diversi dialoghi.
Inoltre, Calcidio menziona molti altri autori (stoici, neo-pitagorici, Filone d'Alessandria, Numenio), che probabilmente conosce soltanto indirettamente.
Queste citazioni svariate sono l’espressione estrema del suo eclettismo o dilettantesimo a base platonica.
Con Platone, Calcidio parla di tre principi delle cose, Dio, il modello (cioè la idea) e la materia.
In ciò si accorda con Albino, col quale riduce la idea a un pensiero divino.
Con lo Stoicismo, Calcidio identifica il divino al principio attivo, la materia al principio passivo.
Però, mentre fa della materia un principio originario e sostiene che il mondo non è stato creato nel tempo, Calcidio si sforza di affermare che in questi argomenti l'origine di cui si parla non ha carattere cronologico, ma designa una dipendenza.
Calcidio si esprime quindi in modo improprio quando ammette l'eternità dell’origine delle cose e della materia.
Dalla materia, in cui Dio impone le immagini dell'idea, e provenuto il corpo.
Mentre in questa parte, in complesso, predomina il pensiero di Platone, nello studio delle potenze divine si presentano dottrine del Platonismo, che preparano quelle neo-platoniche, ma in alcuni punti essenziali ne differiscono fortemente.
Al vertice sta il divino supremo o il sommo bene, che, con Platone, è posto sopra ogni sostanza e dichiarato superiore all’intelletto e ineffabile.
Al disotto di esso sta un secondo divino, la provvidenza, identificata al vobis, che è la volontà e insieme l'eterno atto della mente divina.
Le cose divine intelligibili e quelle prossime ad esse, sottostanno soltanto alla provvidenza, le naturali e corporee sono soggette al fato, o serie delle cause, che deriva dalla prima ed è una legge divina promulgata per reggere ogni cosa.
Di questa legge è custode un terzo divinito, l'anima cosmica, che Calcidio chiama la seconda mente o il secondo intelletto.
Questa tri-partizione del divino riprende uno schema di Albino e si allontana dal neo-Platonismo perchè non denomina Uno il primo principio, gli attribuisce la volontà che Plotino gli nega e non parla della derivazione della materia nei termini caratteristici di quel sistema.
La teoria della provvidenza e del fato (affine a quella dell’opera pseudo-plutarchea) sembra pure attinta a una fonte platonica.
Le teorie sui demoni e sul destino delle anime dopo la morte concordano con quelle della scuola platonica e di Posidonio.
In complesso Calcidio giustappone teorie svariate senza ri-organizzarle.
La filosofia di Calcidio, però, sebbene priva di ogni originalità, e l’unica via di accesso alla filosofia platonica di cui sino al secolo 12° potè disporre la civilizazione occidentale e costituì per esso una delle fonti maggiori della storia del pensiero romano antico.


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