Grice e Musonio C. MUSONIO RUFO C. Musonio Rufo
esercita un forte influsso sui contemporanei. Di famiglia equestre
dell’etrusca Volsini (Bolsena) suscita per la sua fama di filosofo l’invidia
di Nerone. C. MUSONIO RUFO segue Rubellio Plauto
nell'Asia Minore e lo incoraggia a togliersi la vita quando Nerone lo condanna
a morte. Ritorna a Roma, dove e bandito insieme con Cornuto in
occasione della congiura di Pisone e confinato nell’isola di
Gyaros nelle Cicladi, ove per la sua rinomanza attira uditori da ogni parte.Verosimilmente
richiamato a Roma da GALBA, negli ultimi giorni di Vitellio si une
ad una ambasceria del Senato presso Antonio Primo per perorare la causa della
pace fra i suoi soldati, ma senza successo.Quando VESPASIANO assunse il potere,
C. Musonio Rufo accusa davanti al Senato P. Egnazio Celere, quale delatore e
falso testimonio nel processo di Borea Sorano. Vespasiano lo escluse dalla
prima espulsione dei filosofi da Roma (71), ma poi lo esiliò per la seconda
volta ; però Tito, che già lo aveva conosciuto, lo richiamò dopo la sua
assunzione al trono. In seguito mancano notizie su di lui, ma da una lettera di
Plinio il Giovane sembra che nel 101-102 non fosse più in vita. Non risulta che
abbia composto e pubblicato seritti, anzi sembra che si sia servito soltanto
dell’insegnamento orale, del quale, però, rimangono frammenti abbastanza
numerosi. Essi comprendono : 19 brevi apoftegmi conservati da Plutarco, da Aulo
Gellio e dallo Stobeo ; 2° altri apoftegmi e trattazioni filosofiche
relaivamente ampie raccolti da Epitteto nelsuo insegnamen-È e trasmessi i primi
da Arriano, le seconde dallo Stobeo ; 3° esposizioni o lezioni che si trovano
nello Stobeo o costituiscono la parte più estesa dei frammenti. È verosimile
che provengano da uno scritto di quel Lucio che si è già ricordato e che si
deve ritenere la fonte più importante dello Stobeo ; un’altra è Epitteto, cioè
Arriano. Sembra che un Pollione (probabilmente Valerio Pollione da Alessandria,
vissuto sotto Adriano) abbia composto Memorabili di Musonio, ma non ne
restano tracce. È giudicata falsa una lettera di Musonio a un certo Paneratide.
Le concordanze che si sono osservate tra i frammenti di Musonio e il Pedagogo
di Clemente di Alessandria hanno fatto pensare o alla dipendenza di questo da
uno seritto di Lucio o alla derivazione di ambedue da una fonte più antica.
Della forte azione di Musonio sui contemporanei sono prova i suoi numerosi
scolari, tra i quali si ricordano (oltre al genero Artemidoro, amico e maestro
di Plinio il Giovane), i filosofi Epitteto, Dione di Prusa, Eufrate di Tiro e
il suo scolaro Timocerate di Eraclea, e insigni romani, come Rubellio Plauto,
forse Borea Sorano e Minicio Fundano, Musonio si avvicina ai cinici
nell’assegnare alla filosofia finalità radicalmente etico-pratiche, accetta
spunti dell’ascetismo neo-pitagorico, ma nel complesso dipende dallo Stoicismo
con influssi posidoniani. Nel sno insegnamento non trascurò le esercitazioni
logiche e i frammenti toccano argomenti di fisica, ma ciò che vi è
detto degli Dei, designati con le denominazioni della religione
tradizionale, non supera la sfera del pensiero comune e non ha carattere
filosofico determinato : invece riporta allo Stoicismo l'affermazione della
necessità universale, che equivale alla teoria del fato. Però l'interesse di
Musonio si concentra sulla funzione pratica della filosofia, che è
assolutamente necessaria in quanto (secondo la tesi introdotta dai cinici nel I
secolo a. C. e poi generalmente accettata) gli uomini sono malati che
richiedono una cura continua la quale dev'essere prestata dalla filosofia, che
perciò è necessaria a tutti, alle donne non meno che agli uomini : essa però è
identificata alla ricerca e alla realizzazione della virtù, per conseguire la
quale non vi è necessità di molti discorsi, nè di molte teorie ; inoltre, in
essa l'esercizio ha maggiore importanza dell’insegnamento (o del discorso).
Siccome la natura ha posto in ogni uomo i germi della virtù, se il discepolo
non è stato corrotto, una breve dimostrazione è sufficiente per fargli
riconoscere i principi etici giusti. Ciò che soprattutto importa è che
maestro e discepolo uniformino la loro condotta ai propri principi. Si
comprende che Musonio si interessasse in primo luogo della formazione etica
degli scolari. Nell’insieme, la morale di Musonio si conforma alle
dottrine tradizionali della sua scuola. Occorre distinguere ciò che è e ciò che
non è in nostro potere: ora da noi dipende soltanto l’uso delle
rappresentazioni, cioè l'assenso dato alle opinioni sul bene e sul male, dalle
quali è determinata la giusta valutazione delle cose e quindi l'intenzione
quale atteggiamento interiore della volontà; in essa, se è retta, consiste la
libertà, la virtù, la felicità. Tutto il resto non dipende da noi | e perciò
rispetto ad esso, ossia alle cose esterne, dobbiamo rimetterci all’ordine
necessario dell'universo e aecettare volentieri ciò che arreca. Soltanto la
virtù è bene, soltanto la malvagità è male e ogni altra cosa è indifferente.
Però, per rafforzare la volontà, Musonio ‘ riteneva necessario, oltre
l'insegnamento e l’esercizio morale, anche l’indurimento fisico, perchè,
essendo il corpo uno strumento indispensabile dell’anima, occorre rafforzare
ambedue. In generale raccomanda, avvicinandosi al Cinismo, la vita semplice e
conforme alla natura e accoglie dal Neo-Pitagorismo il divieto dei cibi
carnei. Oltrepassando le opinioni di molti stoici antichi, esige una vita
morale severissima, raccomanda il matrimonio, condanna la limitazione delle
nascite e l’esposizione dei figli. Nell'insieme, i frammenti di Musonio
rivelano un’anima nobile e retta, appassionata per il bene e guidata dal
desiderio di educare gli spiriti, ma a queste doti non corrisponde il valore
scientifico degli insegnamenti, perchè i suoi pensieri sono molto mediocri e
privi di originalità ; inoltre non si può trovare nelle sue parole
l’espressione di una visione della vita vi- brante di dolore e di amore simile
a quella di Seneca.


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