Friday, February 2, 2024
Grice e Rufo
P. Rutilio Rufo, scolaro di Panezio, combattè sotto Numanzia agli ordini di Scipione come tribunus militum e fu pretore urbano. Al pari di Mario seguì come legato Q Metello nella guerra contro Giugurta, quando Mario, quale console, assunse il comando dell'esercito, ritornò a Roma. Console, seguì l'amico M. Scevola l'Augure nel suo proconsolato d'Asia. Fu condannato ingiustamente per accuse di nemici che si era procurato con la sua rigida onestà. Venne citato in giudizio con la grave accusa di estorsione ai danni di quegli stessi provinciali che lui aveva fatto tutto il possibile per proteggere.
L'accusa era sfacciatamente falsa ma, poiché le giurie della quaestio de repetundis (il tribunale preposto al giudizio dei governatori e amministratori provinciali accusati di ruberie) a quel tempo erano scelte fra i cavalieri, la sua condanna era cosa certa, a causa del risentimento che essi provavano per lui.
Rufo e difeso da suo nipote Gaio Aurelio Cotta e accetta il verdetto con la rassegnazione che si addiceva a uno stoico e allievo di Panezio quale era lui.
Visse dopo da prima a Mitilene e poi a Smirne, e rifiutò l'invito di Silla di accompagnarlo a Roma. Cicerone lo conobbe a Smirne. A Smirne scrisse un De vita sua e una storia romana. Fu oratore (e i suoi discorsi hanno per la loro aridità impronta stoica) e coltivò gli studi giuridici.
Subscribe to:
Post Comments (Atom)



No comments:
Post a Comment