DE’ PRINCIPI
%
DEL DRITTO
NATURALE
TRATTENIMENTI IV; **
D I
G I A NG I USEPPE
ORIGLIA , PAULINO
Filofofo,e Giureconfùlto Napoletano*
IN NAPOLI MDCCXLVL
Predò Giovanni di Simone
CON HCSNZJ P*’ SVfS RIQKl.
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AL SIGNOR
D. NICCOLO’ MARTINO
" %
Pubblico Profeffore di Matematica
ne’Reggj Studj di Napoli, &c.
v.
LETTERA
Dell ’ Autore , che ferve anche cP introdu-
zione all * Opera.
• *
Uefta picciòla operet-
ta , che ora ho rifo-
luto di efporre al
pubblico , Stimatif-
fimo Signor mio , fìt
da me comporta, fono già quattro
anni , per foddisfare al defiderio di
\ina Dama , che per fu a propria
a a i itru-
f
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irruzione con premuro!! , ed au-
torevoli impubi mi avea coftretto
a darle in ileritto una chiara , e
generale -contezza di tutte le parti ,
della Filofofia , di cui ella fu.
preifo che la conchiufìone . La ra-
gione più forte , per cui mi fono
mcflb a farla comparir fola , lèn-
za , che vi liano unite Y altre ope-
re fi lo fo fi che , delle quali fu par-
te , ella è la lpéranza di poter col
fùo mezzo , più , che colle altre
contribuire in qualche parte , e
per quanto fia poffibile al profitto
de* giovani , eh' è fiato fèmpre
mai, e farà’ il termine unico de'
miei ardentifiìmi defiderj: poicchè
conofeendo quanto abbondevoL
mente da tanti valentuomini fiali
• «k 4 * *,
travagliato a prò de’giovani, faci-*
litando con tante lodevoli manie-;
*
4
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re tutte le più intricate q milioni
della fcienza fìlofofica , pareami ,
che quella fu blimc , enobiliflìma
Tua parte della ragion Naturale ,
che pur contiene non men’ una
buona parte della Morale , e della
Politica, che la vera origine di
tutte l’umane obbligagioni, man-
cale di un’ ordine facile, e propor-
zionato alla capacità de’ Scolari $
lo che pareami non eil’erfi fatto fin
ad ora in tante Opere di eccellenti
Giureconfulti , e fapientiffimi Fi-
lofoii , che tanto bene han tratta-
ta quella materia , eflèndo gli di
loro libri certamente e foltanto
adatti , e proprj per gli uomini
provetti , e molto avanzati nelle
buone cognizioni . Onde rifletten-
do meco fleffo a queir occulta im-
percettibile forza, che difpone per
a 3 mez-
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tnczzo di tanti improvifi avveni-
menti di -noi, e di noftre forti, e che
firn dal momento in cui giunfi in
gualche modo a comprendere per '
quelche a coloro, che fon racchiufi
Nel tenebrofo carcere , e
nell * ombra
Del mortai velo ;
vien permelfo , qualche cola dell*
ordine, e del decreto delfeterna , e
di vina prò videnza, determina varai
alf elercizio della lettura, che dopo 4
tante variazioni di mia fortuna,
ho profeflhto per otto anni} a ni un’
altra cola mi ftimai obbligalo di
porre maggior Studio , che in prò-»
vedermi d’idee le più chiare, e
nette , come quelle che fono le più
neceifarie per ben comunicar a’
giovani gli precetti di quelle
fcienze , che vogliono apprendere,
e lo-
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e lor tutto dì s’infegnano . E per-
chè a ben* illuminar la mente di
coloro, che s’applicano allo Studio
> delle leggi tanto nella Città noStra
coltivato, e giustamente tenuto in *
pregio, utiliffima, e quafi necefla-
ria pareami la notizia di tutte le
rnaffime generali del Dritto Na-
turale , come quelle , che fcuopro-
no la. vera Sorgiva delle Società, de’
commercj , de’ contratti , de* pat-
( ti , ed’ una infinità dì altre cole
di tal fatta , profittevoliffime all’
intelligenza delle leggi medefime,
ed aj buon regolamento della vita
umana, -credetti, che non efiendo-
vi ni un’ opera per quel , che io mi
fappia , che ne tratti , e tratti in
modo , che ficuràmente dar fi pof-
fa in man de’ giovani , il profi tro
de’ quali fopratutto ho avuto
a 4 lem-
t
w ’
\
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'lèmpre a cuore , non farebbe data
fuor eli propofito la mia fatiga .
Quindi proccurai di metter ciò ,
che avea penfato , e fcritto per
la divifata occafione nell’ ordine
il più naturale , e facile, 'eh* è
quello de* Dialoghi , come dalla
tavola de' trattenimenti , e de’ lo-
ro fommarj giunta qui da predo
lì vede , Icrivendo colla maggior
polli bil chiarezza 5 febbene per
tju cl , che riguarda lo Itile delìde-
rato 1* avrei più puro e femplice ,
di che farò compatito da Voi , c
da tutti coloro, che fanno in qua-
li didurbi , e rancori io me ne vif-
lì per più tempo nè men dinanzi
di badar a tale opera , che dopo ,
cd in quedo ideilo tempo , che hò
imprefo di darla alla luce 5 e con
tal mia proteda gentilmente farò
altresì
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■i
altresì fcufato preffo coloro , che
non fanno il tenor di mia vita.
Ma comunque ciò fi a 5 e fe nel
defideriò di giovare a tutti io l’ab-
bia fallita, pur non farà dannevo-
le quella mia volontà di procura-
re f altrui profitto , poiché colui,
che fi affàttica per il pubblico be-
ne , ancorché non vi riefca , pus
non deve privarli del premio di
effer creduto uòmo di buona vo-
lontà . Eccovi in poche parole fve-
lato il mio pen fiero , e quella mia
fatica quafella fiali, sì per impul-»
fo d* oflèquio al fuo merito , sì per
ragion di debito per tanti buoni
infegnamenti datimi , sì per infi-
niti altri motivi ad altri non do-
vea prelèn tarla , che a Voi Stima-
tilfimo Signor mio , perchè fem-
pre con una fomma , ed ineffabile
gca».
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gentilezza avete riguardato me , e
favorite le mie cofe . Tanto più ,
ch’eflèndo Voi dotato d’una men-
te fubiimc, che T avete arricchita *
di tante cognizioni coll’ indefejflò
Studio , per cui liete giuftamente
reputato per uomo di profondo
lupere, e.di politiflìma letteratu-
ra , di che fanno chiara teftimo-
rianza gli dottiffimi Libri delle
• Icienze Matematiche dati alla lu-
ce, potrete ben garantire queft’ope- j
retta dalle punture inevitabili del-
f invidia , eh’ elfendo la più abo-
minevole tra tutti gli vizj,pur
Tempre inforge a mordere chiun-
que li arrifehia di fottoporre alla
pubblica cenfura le fue fatiche.
Contentatevi di ricevere in buon
grado quelT attefhto del mio rif- ,
petto , c di quella profonda vene-
raz o-
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razione , con cui ammiro Ja vo-
ffra virtù, perche accurato della
voffra protezione mi lulingo di
non incontrar difagio , e fac end o-
le riverenza mi raffermo .
i
Napoli i8.Novembre 1745*
✓
«
Di V.S.
!
^ Dhotifi. Obbligati y?. Servidore
Giangiufèppe Origlia Paulino,
1
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TAVOLA
i t ' ' . -
^ De* Trattenimenti, e de’lor fomrnarj;
trattenimento I.
I
De’ principi del Dritto Naturale
in .Generale .
SOMMARIO.
I. Definizione del Dritto Narrale.
II. Sua immutabilità , o cojianza .
III. GiuJHzia , o ingiufiizia de IP azioni dell*
uomo .
IV. Divario , che v* ha tra quefio , # r7 drit-
to umano .
v. della fua pojfibilità , e fua oh-
v libagione , avvegnacchè non vi avejje un
ente necejfario , e increato .
VI. Obbligatone definita , e dìfiinta in va-
rie , e diverfe fpecie .
VII. Modo, con cui un si fitto Dritto fu
da Dio a noi trafmejjo .
Vili. Norma Naturale dell ’ azioni degli uo-
mini <? principio del dritto della 'Natu-
ra definito .
IX. Co-
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«
IX. Come debba effer si fatta norma , e qual
ella f fa .
X. Qualità differenti d* un vero principio,
XI. Oppinioni di molti intorno ciò rifiutate ,
e quelche realmente fi debba aver per tale
ifìabilito . /•
Xiì. Onefà , e bontà delle nofre azioni . /
XIII. Doveri diverjì de vii nomini , e vera
pietra da paragone delti lor andamenti.
XIV. Pruove delle ccfe di /opra offerire tolte
dal libri /agri . -
XV. Sentimento delF Eineccio intorno al
principio del dritto .Naturale riprovato >
e alcune opprfzioni dileguate .
TRATTENIMENTO II.
De* doveri deir uomo lòlo nello dato della
Natura .
SOMMARIO.
I. & uomo confi derato in diverf , e ben dif-
ferenti fati .
II. Qt/anto comprenda , e f fenda mai que-
Jìa fetenza del drittO'Naturale .
III. Del modo con cui V uomo fa tenuto di
conofcer Dio , e di amarlo 9 e venerarlo
in
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in ogni fu a azione i e degli altri obbli-
ghi , e doveri dell * uomo inverfo qucjìo
ejjèr fovrano .
IV. Obblighi , e doveri dell ’ uomo verfo se
medejìmo di/iinti in varie fpezie,
V. Necejjìtà di tonófcer se medejìmo .
VI. Uffìzj , obblighi , e doveri deir uomo
Verfo del fuo fpirito .
VII. Modi , e vie da perfezionar V intel-
letto , e dalle virtù intellettuali in par-
ticolare .
Vili. Della perfezione della'nojìra volontà
e delle virtù morali , di cui P uomo era
tenuto guernirf in quefto flato della Na-
tura , non che della cura del proprio corpo .
IX. In che al fin fi riducono , e fl reflrin-
gono tutti quefli obblighi , e doveri dell'
uomo , e le fue virtù .
TRATTENIMENTO III,
Degli uffìzj dell’uomo confìderato di bri-
gata con gli altri uomini nello flato
Naturale .
SOMMARIO.
I. HeceJJltà et un Filofofo et attender ere allo
fin-
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Jì ndio di quello dritto ; e obbligazione di
ci afe uno d' ijiruir ferie .
II. Fondamento degli uffizi umani ifeambie-
voli degli uni verfo gli altri , e quali
quefti Jì Jìa no .
III. " Seguito delle virtù Morali .
IV. Patti , e lor Natura , e origine.
V. Contratti come rinvenuti ; in che con -
. fìjìono , e naf cimento de ’ dominj .
VI. Della compra , e vendita in particola*
re , e d' alcuni altri contratti .
TRATTENIMENTO IV.
De’ Principj dell’ Economia, e delia Poli-
tica , ovvero degli obblighi , uftìzj ,
e doveri dell’ uomo nelle fòcietà
particolari . 1
SO M M A R IO.
I. Dejìnizìone generale della focietà ; ori-
gine di ben differenti fccietà ; e lor f-
ne.
II. Obblighi , e doveri de' f oc j .
HI. Della focietà coniugale .
IV. Della fccietà paterna.
V. Origine , e doveri de' Tutori.
VI. Della focietà infra padroni , e /irvi .
VII. Dei-
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VÌI. Della famìglia ,
Vili. Definizione , e origine della focietà ci-
bile .
IX. Doveri de' Regnanti , e lor potenza , e
maefià .
X. Delle Varie , e diverfe forti di gover-
ni , de ' regolamenti , che lor appartengo-
no , focietà mifìe , c fijicmatiche ^ e
della forma dell' Impero di Germania.
XI. Necefiìtà , che v' abbia in ogni Rep-
pubblica de' magiflrati ; ed obblighi , <? «0-
swi di quefii .
XII. Di quanto utile fa il commercio per
un fiato i e quelche fi debba far per ifia -
bilirlo .
XIII. /?*//* guerra , e della pace . .
XIV. Diverfi modi d' acquifiar l' Impero:
XV. Il governo della Religione cui di ra~
gione appartenga , ed oppinione commuve
‘degli jcrittori del dritto pubblico intorno
tal particolare riprovata .
DE*
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•D E P R I N C I PJ
DEL DRITTO
naturale
IN GENERALE,
9 >
,* * /
TRATTENIMENTO I. ' :
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S 0 M MA RIO .
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I. Definizione dei Dritto Naturale * ■
lf. Sua immutabilità , o cojìanìa .
HI. . Giujiizìa , o Ingiujììzìa dell ’ azioni dell *
uomo . '
IV. Divario , ftj? è* /Vtf quello , <? il
Dritto Urna nò i?
V. Pruove della fila poflìbilità , * /** obbli-
gavi o ne , avvegnaché non vi avefjè un
vecefjarìo , ? increato . '
VI. Obbligagione definita j e difiintd in fa-
i'je i e dtferfit fipecie i * r'Hi ■;< j .
A VII.Afo-
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> ,DP PRÌNGIPJ;
VII. cui un sì fatto Dritto fu da
Dio a noi trafmeffo . ’ '
Vili. Norma naturale de ir azioni degji Uo-
mini , e principio del Dritto della Na-
tura definito .
IX. Come debba effer sì fatta norma , e qual
ella fi fa. i .;*•
X. Qualità differenti (P un vero principio.
XI* Oppinioni dì molti intorno ciò rifiutate, e ,
» . quelche realmente fi debba aver per tale,
i ytqbiHto:. «
xu. Oneftà , e dofid delle nofire azioni
XIII. Doveri diverfi figli Uomini , e svra
pietra da paragone delli lor andamenti , .
XIV. Pruove delle cqfe di /opra- offerite
tolte da' libri j agri .
XV. Sentimento e dfe7/’ Ei neccio intorno al
pr\ncipio del Dritto Naturale ripro-
vato , e alcune oppofizioni dileguate .
24. Èrche il Perfonaggio, chea
fé 30 Voi conviene rapprefèntar nel
fl Mondò , egli altro al fin non
fa r$(fe non m’inganno) che di
un Giureconfalto, o Avvocato, guitta che la
voftra natura, o inclinazione, che dir voglia-
mo, e l’ educaziojrede* propri Genitori, non
<■ che li var j , e diverbi umani avvenimenti è’ ,
par che lo vi pervadano $ dopo avervi data
un intera, e fuificiante contezza di tutte.
À V**-
— .1-
J
DEL DRITTO NATURALE. 3
quelle colè , di cui polliate mai valervi per
fregio, e per adornamento , non che per de- -
coro della vodra profedione , e dell’ ideili
perioda volìra , altro in conclulione non
/credo , ch’e’ vi rimartga far dal canto mio, .
che guidarvi allo ftudio delle leggi , cui
dobbiate del tutto aver la mira , dove pur
vogliate felicemente .giugnere al compi-
mento de’ voftri defiderj , e a far bène, e
con elàtezza quella figura , che v’abbiate
nel volfro animo prefiflo di fare . Per la
qual colà facendomi ,la Iperienza conolcere
.tutta via, e comprendere, che in ciò il
tempo indarno , e vanamente filogora da
per upmp , che al dinanzi non fia ben fer»*
nito, e iftrutto del Dritto della Natura,,
mi fono ora meco medefimo propofto dar-
vene un qualche faggio ; ma che però
fiatale, che quando voi ben xitìetterete ,
e porrete v tutto vodrointendimento a quel-
lo , eh* io diróvvi , per al férmo viver po-
trete ben ficuro , e certo di poter da per
voi intendere , e capire non raen lo Ipirito,
, .e la forza delle lèggi Romane , che quello
delle noftre proprie, e municipali; anzi
tutto ciò , che potrebbe mai alla facoltà
' legale eflèr appartenènte^ o in alcuna gui-^
•fà ri (guardarle . ,v , ■ *
D. Colà dunque Voi intendete per Dritto Na-
turale ? À i
* • •
*
4 DE’ PRINCfPJ
M. Quelle regole tutte, giulia cui, egli fa
| f melliei i , che ciafcuna delle noftre azioni
fia regolata, e retta (a) ; e che a Dio , autor
della natura ? piacque mai (colpire , e inci-
• dere al fondo del noftro cuore, e mediante
la ragion pubblicarci (A).
• ^ - ;• ^.se
• - " • Vi ?. * • . . 1 ' ■ .
( a ) Vu//. PhU f. Univerf. pnrt. i , in princ'p. lìeinec*
Jur. Nat. iib. l. cap. i.§. ì%
— r
—
(A) La retta ragione ( fcrive ( i ) molto
a pròpqfito T Ebreo Filone ) ella è ana legge,
thè di vero non conofce , nè sa cof a fi fofiì il
mentire , e il gim nere altrui , come quella,
che non conobbe mìga , nè ebbe quefio , o quel-
f altro ucm mortale per fuo autore , o inven-
tore , nè da quefio , o quell' altro Uom in al-
cun luogo fi legge mai in carte corrottibili , e
frali , o in colonne altresì a mille , e mille
mortali avvenimenti figge tle , fa fiata un-
qua inrifa ; ma dalla natura medefima immor-
tale , ed eterna , ( eh' è quanto dire dall * au-
tore ifiefib della natura ) nel nofiro immortale
intelletto /colpita non pub in duìfia altu-
ra effer magagnata , o viziata . No'/to; le
eùj .euiris c ófrós AoyQs , dyg Jttg rs òwvrtlL.,
r . firif-
( i ) la lifc. omoecn vitum bominn effe literum .
DEL DRITTO NATURALE, jr
V. Se pur tutto ciò adunque egli è vero , co-
me di già fi lappone , io mi credo , che ne
potrei con tutta ragion inferirne, e con-.
IL chiuderne ; Che quello fia un Dritto del
tutto impermutabile , e femprejUai il me-
f defttto , non men^ che colui da cui traile
t r . v' - r la
n tv QQctpròs , H% ìv %a prtìì of’s
«r>fAoas^4 tyòxots M Òr' aJ$j <y a -
V» 0oVf4) S A%on Qd-ocprei ev x6xvù*ù S/*voix ■
tvz v&etz.E di una si fatta oppi mone quajì che
tutti li Filofofi fe gli antichi Giureconfultiji
moJiraronO' (a) . Ad ogni modo non tralafciaot
noi awertìrqm li nojiri leggitori , che per ra-
gione altro non s intenda ,• come di già fi mira ,
che quella facoltà * o potenza , di chi dalla na-
tura fi rinviene ogni llom fot nitore thè in nul-
la altro in effetto , che in difcorr ere , e ragio-
nar confile j e le Verità feguitamente r°une
dall* altre ritrarre fecondo queir attacco , e
legamento .per appunto i che pojfòn mai tra di
effe avere ; co fa che in tiafcun di noi non off an-
te il continuo variar.de* fecoli fu fempre mai ,
e farà la medefi^ , J ff
C * ) Cic. Bb.r. flr i. de LL. <£pro Milone cap.4. Senec; - * *
l«b. ep. 1 6. apud jq: tudovicuih TTvei in comment. ad di- ■
vum Aug. de Ci vit. i.ij.cap. *i. o . *, •' -
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f- D E* PRTNCIP T*
i m ^ P Tn ° n > ine ’ e che non è la
‘ qt !i aIe <1Ue ^ ,i forn . ito j^che
n ebbe ciafcun di noi ,• fi fervi come di ot!
' 1 tmo mezzo , e fi valfe per divulgarcelo *
■' cunl e p e ii vi ^ mai P^ fona al-
cuna ( efiendo I Uom a fronte a ‘Dio un
Tirano ^ ChC Ca , mblar J<? P^a in «lodo veru.
■ no, o vagli* a tramutarlo (B); equin.
w* ' di»
— — — * ■ * ■■ ; : * •
s i 1 — é • ’S . , ■*
f 4* **• , v
(B) Huiclegifiecobrogari.feseft nenJ
rorari no«ft a - W " Cet • "^ ue WtHb!
' %rJn?) r ? foìVe u Romano Ora toro
freffi Lattando ) ;eperi, erM por annui
« rV«ZrZ e y*:tz sskS #
' he ^refà%
Jìci un autorità rna^iore » /n +>**’ * ^ »*
In/Ta*™ J l j mh fi nza ampiezza afille ,’
M“ i« alcun dì mi mortali d temi „,/ J
9 » e»trant Jìa-,t oppojla alle fu*
.Jan-
«**£•«* J/ r:> ikf'fr .ym^ A T * ^ .. 4
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• . k
DEL DRITTO NATURALE. 7
di più oltre pafiando fi potrebbe altresì qon
ogni naturalezza arguire , che la giustizia,
o ingiuftizia dell’ umane operazioni , in
A4 fin
fanti tà , 0 bontà , non pub a patto alcu-
no , dalle ojfervanze di si fatta legete in
modo veruno difobbligarci ( f ) . Il per-
che agevolmente quindi pojfon tutti appren-
der quanto diffidi cofa fa , e malagevole
il giugner per Uomo alla cognizione non men
delle leggi de 9 Romani , che più di tutte V al-
tre barbare Nazioni al Mondo travagliarono
nello Jiadio del Dritto della Natura , che de-
gli fiatati , e delle confuetudini , 0 leggi del-
la propria patria , fenza effer fuperfdalmen -
te almanco di ciò frutto , eh' è la fola , e la
vera guida , che aÌP interpr et amento di quello
può mai condurlo , e con divilupparne il lor
Vero Jfenfo fargli conofcere , e capire quante
elle giujìef ano , 0 ingiujìe . Quindi Ulpiano .
quel che fopr atutto Jìimò nelle fue injìituta
tieccjTario da faperf per un Gìureconfulto ,
•* b° ni » & «qui notitiam ( 6 ) , lodan-
do Celf > 9 che defnito avea al dinanzi lui il
Gius :
C r ) Idem de indulg. c. a. & Uh. 1. c. I. de jur. Bell.
& pac. Pufendorf. c. ;.T. 2. §. 4. J. N.
C 6 ) L. i.de jud. Se jur.
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8 DE’ PRINCIPJ-'
fin altro non fia , che quella conformità ,
e convenienza , che pofiòn mai quelle ave-
re , o non avere con sì fatte regole naturali
a tale, che confiderate lenza un tal ri/guar-
do, e di per se lòie , puramente come dall*
Uomo fatte ( come che ciò fi fofiè una me-
ra ipotefi,ed un puro liippofto ) totalmente
meritino d’ averfi per indifferenti (C) .
M. Co-
Gius : ars boni , & aequi : Cosi fecondo attefa
Seneca ( 7 ) appellarono gli antichi Giare con-
flitti il Gius della Natura , il perche Cicero-
ne imputava a fomtno pregio , e gloria di
Sulpizio che : ad aequitatem , facilitatemque
omnia referebat , & tollere controverfias ma-
lebat , quam conftituere , per valermi delle
parole del dottijfmo Vive s ( 8 ) .
(C) Egli ha ciafcuna delP Umane azioni
una tal qualità , e condizione , che per fua
natura , giujìa il fenlimento di Platone nel
fuo convito , non fa in guifa alcuna nè turpe,
nè cnefa ; cosi , egli dice , è quanto adejjb
noi facciamo : il bere , per ef empio , il canta-
re , il difputare ; nulla di si fatte azioni
racchiude in se fconcezza alcuna , 0 onefà ,
I . . , ma
( 7 ) Apud todovic. Vives coranaent, sd lib» xtx.
c. ai. Ani?;, de Civit.
( 3 ) DvLoco . !.. xix.
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DEL DRITTO NATURALE. 9
ria dal modo filo con cui vien fatta , appren-
de ella il cognome , che ha , 0 di buona , 0 di
cattiva ; imperocché quanto noi facciamo fag-
giamente , e con rettitudine egli non è fi non
buono , e onejìo ; come quanto da per noi vi-
zìof amente fi opera non è , che turpe , e ifcon-
cio : T*<rot npafii (fon li prQprj fuoi motti) Ih*
f%H «.'imi sauri* tipetto trìvio xrs *aA»',tf 7 *
oà%p£ hvo li , ovùv ffo/dyUfv, ffrVnj» n a 5 f-w , £
h/oLXèye&ou , ite IV/ rsTtoV Xcirò #a0’ oÌOto#*-
Aòv t/5 ?V. A A A evrn * puffi cos av 7rpx%Qri ro la-
ro* oLzeGì). *«A3 »/*éV ya’p tcpattò/asvov x) op-
tivi , xotAov yìyverou . /uri op&Ss 5/ , oucrvpov .
ikfa *«0 tal dottrina di cui il Pujfendorfio , 0
0//W ( 9 ) , che 0 furono la bontà interna , <?
malignità dell * azioni Umane negare , per
pruova del lor afiunto fi vaifero , eg/i } /?<?/*
meri f alfa , che efecr abile ; imperocché la-
[dando da parte fare il dar tir uova in quefio
luogo della conformità , f/A? con quel
principio di Carpocrate ( autore della fetta de\
Gnofiici fitto il Ponteficato del Greco Pontefi-
ce Evarifio nel fecondo fi colo della C hit fa \
cioè , che ninno di quegli atti , che diconfi pec-
cami nifi fia malo di fu a natura , ma indiffe-
rente , e perciò lecito : e fi? allor peccaminofi
e’ divenghi , malo y e illecito , quando tale fi ab «1
bia
[ 9 ) Pufendor. J. N. UH. 2. £.£. Selden. de J.N. Iib.r
«.4. Heinecc. J. N. lìb. 1. §• 70.
Digitized by Google
Io DE’ PRINCIPJ
Ha dall' oppinione degli Uomini ; princìpio da
crii ritrajje quello tutte le laidezze della fua
fetta , e quanto bafiava ( io) per dij amar: ar-
ci , e farci rinunziare al dettame della ragio-
ne , alla naturalezza della vergogna , e a ‘tut-
to ciò , per cui Jì am cojìituiti razionali nelle
maffmg , c civili né* cojiumì ; formar? dnjt del-
1* Uomo uri* idea la piti brutale del Mondo ;
egli fi può con arditezza affermare , che tut-
to . ciò s* opponga non meno , e contraddica ma-
nifefiamente alle tnaffme Cattoliche , chea
quel , chc> in diverf l-oghi delle fue opere cer-
cò Jiabilire , e mojhare il medefmo Platone ,
come è molto ben noto a chi che non fa in quel-
le del tutto forajìiere . Il perche /ebbene a-
zioni veramente indifferenti fano il dìfpu-
tare , il ragionare , il camiuare , e altre si
fatte , non fi deve però il medefmo dell* altre
umane azioni afferire ; imperocché di tutte
quelle dalla cui nozione , o idea fi poffa con
ogni ragione per Uom ritrarre , e dimojìr are,
che faccino , o no mai a nqfìra perfezione , e
vantaggio , o utile , eh* è quell* appunto, per
cui a ciafcuna di effe V intrinfeca bontà, o
malignità s* attribuire , e imputa , non f può
per niun ver fi mai da chiunque penfi, siffatta
bontà , o malignità recar in dubbiezza ; comec-
ché
' ( T ? A D 1 omen]co Bernino Iflor. dell’ Ercfie . Tom. i.
c. a. del leccio 2.
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del DRITTO NATURÀLÉ. Il
che da uri* altro canto pur troppo vero e' Jìa ,
che ifuejie ifieffe azioni puramente da noi . còme
dall'Uomo fatte guardate fenza riguardo alcu-
no all' attenenza , o ripùgnanrib , ch'abbino el-
leno mai al nofro vantaggio , o difvant aggio *
al Dritto Naturale , e alla buona , e retta ra-
gione yfojjino averjì del tutto per indifferenti ,
°vommcnò , che il difputare , il paffeggiare , e
altre àzioni di tal fatta ; e per avventura
forfè che in quejìo fenfo favellò V Apofiolo
(il ) frinendo a ' Romani : peccatum non co-
gnovi , nifi per legem , -nam concupilcentiam ,
nelciebanj , nifi lex diceret , non concupilces;
e San Giovanni allorché appello il peccato
legis tranfgreflìo ( 12) ; onde quella maffma
difefa , <? provata dal Se Ideno (13), dal Puf
fendorfio (14 ) , le da molti altri ( 1 y ) cioè ,
che non • p debba ammettere giujìizia , 0 ingiù -
Jhzia dinanzi la legge , [ebbene fi rinvenga
vera dall ' un verfo , rifu ardo a un Uomo ,
che come detto abbiamo -d' ogni ^ragion fornito
e fendo e privo -del tutto dello fpirito della
legge , quanto fa-^ d operà , non è perciò , che
indifferente come eh' egli in effetto fa un
animai dtfcorfvo ; imperocché la potenza del
1 • di -
• v j • v.
( u J Ad Rom. 7. v. 7. 4
C n ) fc Epift. Jo. Ilf. 4. r
v: ( 1 ? ' ) . D. luQgp fof r«. ± r •> ■ v -
• C Wt } D * luogo fopra.
( ^ Heinec. v. nel luogo di fopra .
• * f\ - v».* »•* -■* 1
* ‘ ^ DE’ PRINCI P J
dijcorfiy e del ragionare insìangujii termi k
m rijtretta ad altro per lui frvir non var-
rebbe $ che a fomminifìrargli una certa Spedi-
tezza per cosi dire , e dejìrezza vie maggiori
di quella i che fi ojjerva , e nell' operar
de' bruti ,eper aggrandir in ejjò in parte , «
accrefcer le fue forze naturali , «w non miga
?.. ;> per indurre nelle fite assoni , è recarvi la
vera moralità , come cofa del tutto imponìbile,
fenza lo ftirito della leg<rf nella Jìejfa gnifa
appunto , eh' egli è impojjìbi/e ad un , che .
,, nafte cieco il dijìinguere , e ifpecificare la di*
. -»• verftà de' colori * come che pur vi fano Siati
di quegli , eh' a ciò gianfero per una gran de-
• ìicatezza di tatto ; pur. tutta volta quando
quefìa bontà , o malignità j giuflizia , o ingiù -
fi zia in tali azioni under em noi confderando
non già come umane , e nella di già proprfa
foggia , ma tutto al r over feto , riguar-
do alcuno Alla legge , <? fecondo * eh' elleno
convengono . 0 *70» 00» la fan t ita , giujii -
zia , 0 bontà di Dio; perche in quejli , cofa
non v' ha* che. non fa fanta * giu fa , e buona*
e und tal- fantità , giuflizia 4 e bontà è in lui
eterna non men di lui medejìmo , e quell ’ 0^-
punto giujì a cui promulgò egli in tempo quejia
lecrcr e , e confeguentemente dinanzi o^nì tem-
^>0 , 0 un' infinità dii: vite dinanzi , che non
incìfe in noi quella ; egli e meJHeri dall * altro
DEL DRITTO NATURALE. U
• lerfo , che da fernoi Jì affermi , <?• eonfijf 9
che si fatta proporzione degli poco al dinanzi
di pia mentovati autori fa , in qualunque mo -
. do prefa fai fa non men , che erronea ; poiché
CcteJia si fatta bontà , o malignità ,giujlizia 9
o ingirjliziq , che racchiudono in se tali a*
rioni , intrinficamente buone , o cattive
ginfe, o ingiujìe deve dtffi, che favi fata
fcmpre , afiài della legge ; e per ragion
ne ab eterno , e da che vi fu Dio Jì deve concia
pire effervi fata in qu&jte azioni la bontà , o
( a malignità , la gir jtizia , o ingìufizia ; im-
perocché f ebbene , dove non v' erano creature
- al Mondo , o per meglio dir dinanzi ìp crea -
zìon medèfma del Mondo , e avanti ogni tem-
po , efendovi V Onnipotente foto , quell' Ente
increato dico , buono infinitamente , giufo , e
perfino , e incapace di qualunque cofit
a ffuejia fina fantità , bontà , giufiizio , e per -
fiezione oùpofla , e contraria , S'i fife fa*
to per all' ora chi malignità alcuna , o fTgi#-
fiìzia ufajfe ; #e>/z Ani , che per di-
fetto di que/fo firgget to , che ingiufo , o ma-
lignò avjfe potuto e fervi mai , o che quefa
.gi ufi zia , o malignità aveffe pur potuto ri-
durre in atto , non f pofi'a quefia al meri in
afratto concepir , da queìi'ijiejfo mentre ejfer *
rifiata , in cui la fantità vi fu , e la bontà f
come ccfa a quefa diametralmente, oppofìa %
e con -
14 DÉ* P R INC I P J
$ contraria ; e ciò tanto più , che non ci Jì per-
mette in guifa alcuna dubbitare , che l idee
di tutte quejì'e cape thè qua giù noi leggiamo
4 . fiate non vi fojjero nel divino Intelletto fin
* ab eterno ; é che per . ragione in quefio mede-
V fimo fi ebbe altresì accoppiata 9 e unita all
- idea deir Uomo , ch\in tempo a crtàr fi aveq 9 •
come un Sacerdote proprio della natura 9
!. r idea parimente del male , xhe quefii , cerne
creatura affai imperfetta» e finita potè a , g
dove a fare . Al dinanzi però dar fine a quefio
,• avvertimento , avvegnaché fii alquanto più
lungo del convenevole. y non tyalafciamo qui
avvertir di vantaggi 0 » che fèbbene , que ’ mot-
ti deir*Apofiolo,da noi al di fi òpra recati', pec-
catimi non cognovi , nifi per lesero &st. alcu-
ni I interpretino per la legge Mofaica , vo-
lendo , che in noi per lo peccato la legge della
natura ottenebrata alquanto , pria della leg-
ge di Mose JìaveJJ e ciafcun portato a peccare
fienza certa , e ferma feienza , e che di quello
fiato dell Uomo favellaffe in vqrj luoghi
rApoflolo dicendo : che (\£ ) iìnejege pecca-
ta t , fine lego erat , fine lege puniebatur : non
già per al fermo perche molte delle fu e azio-
ni dinanzi ìa legge non erano in, guifa alcu-
na peccaminofiè., mafoltantq perche : non im-
. V V ,./* V ’ f. ’g'ri .,A.i A V"V P9 T '-«fr
r ( ré ) .Ad Ronwa.vv r. ad GopqtN.P*?.; v. ai.
4
•r«rr-r- « ygn» ■ y yr - 1 .. .*“
' ■ • * -& ’ - 4 » . ^ :< •'•'■ . ' • -•• ' :
- , . . ” .’ ^ . *$•••
DEL DRITTO NATURALE, ir
putabantur ad poenam manjfeftam ,
' gitdjìa il fentimento di Augufino (17), nota
il Hat ale ( 1 8 ) * e altri contendano (19),
che con ciò P Apofolo nella, fua perfino voglia
pingercì tutta la natura umana al dinanzi
' lìbera , ifciolta , e nello fiato della natura ,
ed appreffò fitto la legge Mofaica , poiché
P uomo per la fila contezza della legge natu-
t ale potendo diverfi cofi ignorare ejfer pecca -
minofe y che gli fino divenute dopo tali , per -
che gli fino fiate efprcjfamcntf per la legge
vietate fia con ciò fenza t orfida doJJb la con -
cupìfcenza , e renderf vie più forte a fuoi
maltaggi affetti, mediante lì maggiori lumi «
che avuto egli ha dalla legge àivenuto vie più -
colpevole ; e cosi giudicando egli delle cefi del
tutto dive rfam ente da quel dì prima . , la leg-
ge per luijìa Jlnta non già peccato , ma una
Vera e gran occafione al peccare ; poiché per
un ceffi ..amore , che naturalmente portiamo
noi alla libertà , e alP indipendenza ; nitimur
invetitum. Pur tutta volta non pochi fono
, j fati di quegli ( 20 ) 3 che fi anno portato a
.. ,.-'Vv * .* r f_. n \ ere-
C,* 0 ’ Ep. S> a f| HPani-itn 1 o por meglio dire : 177.
dell’ultima edìzion' r. iG. e io.
( 1 3 ) Hiftor. verer.teftàm. diili • \
1 9 ) ChrifolU hic. Aug. !ib. u contra duas epift, Pe.
P ecu,n Artibrofiaft. Eli. Giop «c. recati cìaCalmet.
tield. luogo. ‘ ‘ • 1
C *0 ) .Hierorj. ep.ad Hedibaro.q.S. Paraeus gMa Cai-
meu d. l.> " ’ ’ ■' ' v '"' f *'
•v.
a
DE 9
I» " < t J «* • v * V v^*5 r *t^ , ^Sv ■*#
. ' ' £ l ' 1 ' ,\ . 7 " -» V
•' •>• ■'. . «» ';■. .’ -
PRINCrPJ
•}-*} M. Così egli è appunto j anzi da quello nd-
* IV. l’ ifteflà guila parimente Ilom vede mol-
to manifedamente , che H dritto Civile ,
e il dritto pubblico, non che, quello delle
Genti , o qualunque altro, vai io , e diver-
tì) dritto j eh 9 è tra noi , altro in effetto e
non Ira , o comprenda , che quelle ideile
regole della Natura diverfamente alle bi-
fògne , e necefiità degli Uomini applicate ,
e alle lor vàrie , e diverle operazioni adat-
tate , cpnfiderati or come membri di una
lòcietà univerfalc , or come membri di una
V - . : '*v lo-
f ^ \ . * • • ,
credere il S. Apofioln avèffi' in quejh luogo
voluto figurarci uri tlomo'at dinanzi degli an-
ni , in cui comincia ad ttfiar della ragioni ,
dìfiinguerla j e che perciò non opera tutto , (he
indifferentemente queir ifieffo , che in appreft
fio , e per la ragione gli fiàrd imputato a pec-
cato y e a vizio y dicendo egli di lui meàejimo
non guari dopo : ego autetn fine lege vivebamt
aliquando ( il ) * Onde fifa chiaro , che Pilo-
mo figurato da noi dopo il Grosdo , e il Puff
fendorfio fienza alcun In**? della ^oo,” r n - on
fi debba aver miga in effetto , e tener per
V , mcraipotefi . ' / ,
. '* ( zi )• V.9. è. ep.id Rotti, «bf v. Ang. Ics contri Ju-
liamum c. 1 1. Hicron. &t. apud Corndium'a I «pwt o.
» Vi •* . .•
ù’ a
DEL DRITTO NATURALE. j 7
focietà particolare , or altamente in altro
diverfo flato , e fortuna.
D. Si bene : ma come provarefte voi mai la
V. poflìbilità , e l’cflflenza di sì fatte rei
gole ?
M Egli è, vaglia il vero, colà certiflìma, e
• che non li può miga per niun verlò da Uo-
mo , che facci di fu a ragione un buon ul&
recar mai in dubbio ; *
I. Ch’ ogni un di noi nell* operare egli fia Ifw
bero totalmente , e padrone della propria
volontà: e che per una sì fatta libertà
nulla mai di vero , o di fermo unqua nell!
giudizi delle cofe, che naturalmente noi
avertiamo , o appetiamo dal canto noltro
richiedendofi ( effondo pur il noflro intel-
letto affai dappoco , è fievole ) egli fi polla
per buono , e pier utile , o per onerto , e per
retto, che dir vogliamo , agevolmente
eleggere da cialcuno, e avere non meu
quel che in effetto e’ fia in fe tale; m 9 altre-
sì tutto altro, purché fi prezzi da noi , e
fi reputi come tale ( D ; .
B IL Ch 9
( D ) Due adunque fon le verità , che
qui da noi fi propongono, e me t tonfi al dinanzi
de nojtri leggitori come ben certe, e Mimo -
fra -
18 DE’ PRINCIPJ
Jìrabili;come che ne ’ nofiri trattenimenti fulla
Metaffica fio no pur fiate elleno dffuf amente
mojìrate appieno # provateci quejìe fi è la pri-
ma la libertà , eh' ha ciaf c un di noi da poter
fare#d eleggere quanto mai gli sa buono # gli
và a grado , eh' è quello per V appunto , che da'
Scolajiìci dicefi d'ordinario indifferenza cPefer*
tizio; la feconda ella è, che non da altro y fal-
vo dalla fodere hi a , e molto gran limitazione
del noftro proprio intelletto n avvenghi il fe-
guir noi ben furente, ed eliggere un bene falfo
del tutto , ed apparente per un ben vero# rea-
le . Ad ogni modo per quel che può mai ri-
guardare alla libertà della nofira volontà ,
non tralafciamo qui pur di notare , ch' egli
non v' abbia a noftro credere tra le majfme
pejiilenziofe , e nocivi: allo fato , e al gover-
no di una Monarchia , o Keppubblica y ch' ella
ipeggior di quella , con cui fi vie n quejìa
a dinegare , o metterla in guifa alcuno in for-
fè j II perche per niun verfo mai ciò permet-
ter fi deve da Principi , e da Regnanti , giufia
rinveniamo , che dinanzi ogni altro fi fu l' av-
vi fo di Platone ( 22 ) ; devendofi di neceffttà ,
ciò pofio per vero , riconofcer Dio altresì
per Autore , e per propagatore de' peccati , e
de ' mali degli Uomini , non che annullar to-
tal*
C ** ) De Republ. lib. ili
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V
►
DEL DRITTO NATURALE. j 9
talmente , e derogar ogni legge , ed umano fa-,
tuto ; Qgindi noi queir Ere/te piu di tutte
E altre offerii amo , che fatto e'aveffero mag-
gior guerra alla Chiefa di Dio> e recato mag-
gior /pavento alla Reppubblica di Chrijìo ^
in cui una sì empia affirzione Jì //enne mai ,
c difefe ; imperocché non v' ha al Mondo , va-
glia il vero , chi non /oppia , per tralafciar
di far motto degli altri di tal fatta \ quanto/
fu mai quel fuoco , che v' accefe nel primo fe-
cole r empio Mago Simone , da cui la fetta
de' Simoniaci ebbe il fuo principio ; e quan-
to/ fu quello , recatovi da Carpocrate , nel
fecondo fecole , autore dell' abbominevol fet-
ta de' Gno/i ci , non che gli agitamenti gran-
di , che ella fffetfe in quell ' ijìefo fecola
per un Cerdone , e per un Alarcene; e per un
Curbico , o Manes in appre/b nel terzo , Capo
de' Manichei (21 ); del rcjto per quelche ri-
guarda all ’ intelletto , egli fi ha altresì altro-
ve moftro molto alla dijlefa>e nella nojira Me-
ta/fica ; I.Ch' in ogni , e qualunque azione
nojtra libera non men quejìo vi abbia la fua
parte , che la volontà • non potendo/ per la
volontà inguija alcuna defiar altro mai , 0 ap-\
petere , /alvo ciò che dall' Intelletto pria gli
• B * 2 . . /re-
( »? ) V. Il Semino nell» Ilìor. dell ’erefie ci. Se;, ^
c. 6 . Sec. II. c. 1 ». Sec. HI. . , . -
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io DE’ PRINCIPI
II. Ch’ a tutte le colè qua giu create , le
quali dal vero , giufto , e dritto fentiero fi
*- partano , faccia medieri che fi reggano in
ogni tempo , e continuamente fi regolino
giuda qualche norma ( E ) .
Il
Jt recò , e mofirò per bene e per utile ; ne da el-
la evitare , o ifchifare altro mai Jappiendofì
che quello , che per quejìo le gli vene r appre-
stato come malo e cattivo . 11. Che non Jt
pojfa Uom mai dar in colpa, ne accagionar di
altro, che delle azioni Tue libere , come quelle ,
che fono le Jole che pojfono per leggi regol arf ,
giujia da quello , che qui al di fopra fi diffe ,
ciafcuno imprende ; Il perche in quefo tutto ,
fenza più ci rimettiamo noi a ciò , che n ab-
biamo ivi favellato .
* ( E ) Chi che porrà mente mai , e vorrà
attentamente confderar le cofe del Mondo ,
conofcerà , fenza dubbio , agevolmente la veri-
tà di quanto qui noi diciamo , niuna ejjendo -
vene in realtà per cui Dio non abbia preferit-
to y e formato certe , e proprie leggi , e
una qualche norma proporzionata totalmente
alla fua natura , e c^njìituzione ifiabilito ; co-
fa che fopr atutto miriamo in quelle di cui qui
Jt tratta , inguìfa , che non fembra fopra ciò
pun-
Digitized by
DEL DRITTO NATURALE, ’ir
Il perche fe pur quello egli è fi vero , e certo
come noi lo abbiamo , egli fa meftieri al-
tresì aver come tale , che tutte 1* azioni
dell’ Uomo libere, e dipendenti da lui,
debbano qualche norma avere , e giu-
da quella per l’appunto efier mai fèmpre
difpofte , e ordinate ( F ) : lènza che l’ Uo-
mo fomigliantiflìmo a colui eflèndo , che
B 3 creo!-
punto fia mefieri il pili dffufamente difen-
derci , e di vantaggio .
( F ) Per quel che ben faggiamente egli
vien notato per un autore ( 24 ) abbiam noi
due ben diverfe , é- differenti fpezìe d' lnfìtu-
zioni ; r una delle quali eli * è del tutta.
arbitraria , e dipendente da noi medefimi ;
r altra come nella natura della cofa ijiejfa
conffente del tutto , e fondata., altro non è }
che una fegvela ben molto neceffaria di quan-
to f ebbe al dinanzi penfato , dove pur coll* .
operar al r over fcio totalmente di ciò , che pria
fi abbia avuto in mente d'operare, non fi vo-
glia fe medefimo metter in /memoratine X
e obblianza ; un Architetto per efemploavve-'-
•*•«•■ .•••'*! gna •> 4
( 24 ) Pufendorf. fpecim cofltrov. Cf. Joan. &rW.ùÌ
fw* 1. J. N. c# ij, *v* ‘ 5 * • » V' > --‘A ...
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1
aa DE’ PRINCIPJ
l creollo dapprincipio , c a colè infinitamen*
te , c da troppo più al di fopra di quelle,
che qua giù guardiamo di detonarlo fi
compiacque , e contotuirlo , egli è per al
fermo una fconvenevolezza grande oltre
mifiira figurartelo , che polla mai da te,
lènza qualche norma , o legge operare , la
cui ofièrvanza , o rifpetto dagli altri ani-
mali divitendolo, gli vaglia non men per
indurre nelle lue azioni , oltre l’ ordine , e
decoro , molto altresì di bellezza, e di
leggiadria , che per un gran argine , e ri-
tegno alle file sfrenate pa filoni , e alli fiioi
licenziofi affètti ; cote che vie più per cer-
ta, e ferma deve egli averfi, che te non
■» • * D v. x
v * ho
gnache in fio arbitrio , e potefià egli abbia dì
f ridare , o non fondar e , giufia , eh' a lui vie
più aggrada un Edificio , o P alaggio , cF egli
fia> affai magnifico , ed eccellente , dopo aver
«li iifpjb , e ordinato da vero fabbricarlo
fa mejiieri metta in affetto y e in punto degli
materiali tutto altrimente , che s* egli ne vo*
leffe mai un mero , e puro difegno ordinare , e
difporre ; poiché fetiza fallo apparirebbe un
matto univerfalmente a tutti , e un melerfo y
fe fatto , e formato et? egli ri* avejfe qufi”,vo%
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DEL DRITTO NATURALE. 2*
hò delle traveggole in sù gli occhi della
mente, la libertà, che all* uomo compete
come a creatura molto è diver/à , e diffe,
rente da quella afioluta, e indipendente
propria di quell’ efier fùpremo , e increato
che qui quanto noi veggiamo confòmma
providenza eterna regge pel continuo , e
governa ( b ) .
B 4 . D. Ma
( b ) Puf end; c. i . /. J. N. & Cic. de LL.
lejje egli mai tenerlo per quello ; comeche tut-
t avolta ciò non impedifchi punto , che la di -
fpofizione , e P ordine de* materiali JteJJi non
fi riguardi come un vero effetto del difegno ,
e del libero volere de IP Architetto ; or dell '
ijtejfo modo appunto dir pojfiamo di Dio , e
prejjò poco per una fintile ragione lìberamente
offerire , eh 1 egli febbene aveffe avuto la li-
bertà tutta di crear , 0 non crear P Uomo , e
formarlo animale razionale , e fociabile ; per
tutto ciò dove egli fi dì fpofe pur di venir a IP
opera , e di metterlo al Mondo , non potea non
imporgli , ne addoffargli tutti quegli obblighi
e doveri , che dì necejfità convenivano alla co -
fctuzione, e alla natura di una si fatta crea-
tara ; il perche dicendofi , che la legge della
natura dalla divina Inflazione ne dipenda^
: : ■ do ’ -•
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t
. I
14 DP-PRINCfPJ • 1
D» Ma le di quello mai avvenifle , che ne il
- dovefie render perfuafò un Ateo , qual
modo tener fi potrebbe ?
M. Egli farebbe quefio di certo per Uomo
una cofa a fare molto agevole , e facile ;
imperocché non bramandoli da noi per na-
tura , fe non ciò , che utile ci fembra , o
buono , e tutto altro , che malo , o per noi
di poco vantaggio Io fi crede , eh* e* fìa,
nulla prezzando , anzi ilcanlàndolo via to- \
talmente , ed evitandolo , non polliamo
naturalmente, e per una propria nofira
inclinazione non operar quelche riputia-
mo mai per noi fruttuofò , e utile , e gio-
. vevole: e isfiiggir all’ incontro , e ifchifare
che che tale non fèmbri , efièndo non che
del nofiro appetito fènfitivo , del razionale
parimente proprio , ed eflenziale rivolgerfi
. vie Tempre, verfo l’utile, edaciò, che
alla natura umana pofià alquanto di con-
fòr-
thnon è da intenderli miga di una incitazione
avviti aria , come f fu quella , da cui ne prove*
** ia n j » a , ma * ìnfiituzione fondata ,
epojta del tutto nella natura medefma dell *
uomo , e nella fapie n za di Dio increata ,
.quale vi modo alcuno mai non pub un fine prò •'
porfi, o volere 9 fenza li mezzi altresì jg*
giungervi neceJJarj . v
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DEL DRITTO NATURALE, ap
forto recare , ed alleviamento , come della
iioftra averfione al rincontro egli è l’appar-
tarfi da tutto ciò, che mai può a diftrugger-
la valere , o a nuocerle in modo alcuno ; li
perche nella natura ideila dell* Uomo , e
delle colè create fi veggono mille , e mille
ben differenti ragioni", e motivi per cui a
quello egli anzi vadi appreflo* e lègua, che
a quello, o a quello vie più, che a querto;ciò
che per verità, è (ufficiente , e baftevole
per obbligarci , e per trarci a quello , che
mai potrebbe , o varrebbe in modo alcuno
a ripolirci , e a darci una perfezione mag-
giore aflài di quella, ch’or abbiamo , e
tutto altro , che contrario abbiamo mai co-
nolciuto effèrci , e che nacevole , e di lini-
ero abbiamo unque potuto elperimentare,
lalciar via in abbandono , ch*è quello ap-
punto in cui confide il dritto della Natura
(c); Verità, che conolcere , e compren-
der fi deve da chi , che nello Audio della
Filolòfia altresì mezzanamente venghi
verlàto, giufta pur liberamente Icriffe il
Maeftro della Romana eloquenza Cicero-
ne ; fa fi: etiim nobis , (egli dice nell* au-
reo fuo libro de’ Tuoi Uffici ) (d) f modo
m
(e) Gr»t. Prolef. I. B. P. $. xi. VPolf, Pbilof, Zittiva/,
f. t. Hrìnre.c. i. 7. JV. $. XI 1 1. XIV,
( d) %Àb, j. (< j.
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V
26 D E* P R I N C I P J
in Philofophia a lì quid profecimus, perfua*
fum effe debet ,// omnes Deos , hominejque
celare poffumus , nihil tamen avare , nihìl
irijujlè , nihil libidinose , nihil incontincn*
ter effe faciendum . Comeche abbifògna-
rebbe pur confettare , che B in quella sì fat-
ta ipotefi di coftui , che negarebbe efièrvì
al Mondo un Ente necefsario , infinito , e
increato , 1* obbligo e ’l dovere , che ma»
n’ avvenirebbe dà'quefto Dritto , dal can-
to noftro , non farebbe di vero , che mon-
co d’aflài , ed imperfètto ( e ).
D. Perche dite voi in quefia Ipotefi di colui*
che negarebbe unque un’ente sì necettàrio?
Forfè non credete voi che rinvenir fi pofc
fa al Mondo perfòna sì temeraria?
Ai. Egli è fiato Tempre mai tale il mio pare-
• je, per quel che voi ben rammentarvi
polliate avervi di ciò in mille altri rincon-
tri detto (ff) . Imperocché io non pollò
credermi giammai , che uno conofcendo fe
fiefiò , e tutte colè create di per fè non et
fere, che pofiìbili , contingenti, e capaci
di efiftere , e che niuna di quelle abbia
l’effere nella fua propria ett'cnza , e indi-
• pendente , ma tutte 1* une dall* altre deri-
vino,
(e ) WW/. é Htinecc. d.I.
( f > V. l<\ nojira Mtttffcd tmt.full ’ ejìjlenu di Dì?*
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DEL DRITTO NATURALE. 27
vino , o fiiccefiìvamente fùccedino , e fi al-
terino , non voglia dove pur abbia piaci-
mento far della fila ragione un buon ufi) ,
fupporre , e aver per fermo dover eflervi
fuor della mafia , o dell* adunanza di que-
lli corpi creati un ente necefiario , da cui
ogni fpezie , che di efiì mai abbiamo, n’ab-
bia Pefièr iuo attuale tratto, di perle,
lèmpre mai il medefimo , ed Eterno. E per
a! certo lalciando da parte ftare gli altri
argomenti , e le altre pruove, che per una
sì fatta verità mofirare, ordinariamente da
uom fi fògliono in mezzo recare, come
per efèmplo fi è quello : cioè , . eh’ il moto
della materia non provenendo punto da
quella , e in confèguenza fiipponendo ella
un mobile , e quello il primo Motore , fia
mefiieri altresì perciò concederfi , efiervi
fiato altri in movimento molto al dinanzi di
efla , e molto vie più pofiènte , ch’enfia non
fia , come colui , lènza cui ella totalmente
fi direbbe pur conlèrvata , e mantenuta
in un perpetuo, e ben continuo ripolò; :
egli è colà certifiìma ( g ) che 1 * ifiefia
(cuoia , che più di altri venne incolpata
d’ Ateifmo , quella di Leucippo , intendo
di Democrito , e d’ Epicuro , abbia più di
tutto *
( g )' Vojl l,i,t.\alt orl£.& prof, fdolatr, * -
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1
28 DE* PRINCIPI
tutto moftro la Religione ; e che fi ebbe in
cortame di parecchie Nazioni , accagionar
d empietà , e di Ateifmo , chi che tra erti
non credea agli Dei della propria Patria:
avendofi di Anazagora Clazomeno , che
per aver detto il Sole, che gii Ateniefi
aveano per Dio :\ jxùhov S/oixopov , cioè
(giuda la meglior verfion e)firrum tan-
dem , atque ignitnm , forte rtato mai da
Cleone tratto come empio , e come tale
accagionato • Quindi nella Scrittura fi leg.
ge: che lo rtolto abbia detto fol nel fuo
cuore, o per meglior dire, a fe dettato,
che non vi fia Dio , cofa che forfè egli la
defiderava , ma non già , che rabbia di
certo , o la creda per tale , o fe ne rinven-
ghi pur pienamente perfiia/ò.
V, *J* TO" s ' un 8 Q a ca P’ r c , Che cofa
VI. fia 1 obbhgagion imperfetta di quefto
dritto fe pria di più oltre palare , non mi
difpiegate voi didimamente il termine
aobbligagione.
M Per appieno quello intendere j egli fem-
.bra facci mertieri fovvenirvi di quelche te-
rtè , anzi una infinità di volte in altre edi-
verie occafioni detto abbiamo , e ben fò**
vente ridetto ; cioè, che noi non appetia-
mo , ne averfìamo altro giammai ( per va-
lermi de proprj termini j.falvo quello che
uti-
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DFX DRITTO NATURALE. 29
utile , e buono , o thè malo , e nocivo per
noi eflèr conolciamo ; e che lerapprefènta-
zioni , che facciamo a noi medefimi tutt*
ora di ciò , eh* hà di bene , e di utile , o di
malo , e di nocumento 1’ oggetto , che per
avventura a feguire , o defedar ci portia-
mo , eflèndo quell’ ideile , che per ordina-
rio vengono per averli , come motivi delle
nolìre azioni , o inazioni , conforme real-
mente da tutti vengono elleno altresì chia-
mate , a niuna colà fare , o non fare ci con-
duciamo mai lènza non aver quelli al di-
nanzi , che ci traggono , e rilòfpingono ,
per così dire a farla , o non farla ; co-
meche in effetto non ci mettano in veruna
necefiìtà d’ operare , o nò , o in dilcapito
alcuno della libertà della propria volontà;
(b ) imperocché ciò aliai ben intelò , con
tutta agevolezza lì può mai capire, che co!
termine d’ obbligagione in fin altro inten-
der non li voglia , che quella connelfione
o quel vincolo , che dir vogliamo , che un-
que concepir fi polla mai infra quelli mo-
tivi , da cui fono le nollre azioni , o inazio-
ni in ogni tempo lèguite , ed elleno lìefiè ;
ma ad ogni modo ilpiegarem pur noi il tut-
to
*
( h ) V. tratt* dell Aria firn Metafjìca «
V
V
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I
30 D E* P R I N C I P J
to più alla diffida , e chiaramente , per
quelch’egli farà mai poflìbile, con unefem-
plo.Se un Principe per avventura, o un Ma-
giftrato, che dir vogliamo, ordinale mai a*
ìuoi (ùdditi,o Vaflalli, che egli abbia, di non
commettere degli adulteri , o degli latro-
necci, odi fimili altri misfatti con pena
della vita , o dell* ultimo , ed eftremo fup-
plicio ; perche tutto ciò , eh’ è fenza fallo
una feguela ben certa , e ferma di tali mis-
fatti , e triftezze , ciafcun fi porta di fiia
natura a rapprelèntarfelo come un gran
male , e come quello , che al ficuro e* tor-
na fempre a fùo di (capito , e difvantaggio,
egli farebbe per verità un forte motivo ,
che da quefto Principe , o Magiftrato fi
unirebbe mai con*ì fatte inazioni per ren-
derle detefiabi li a’ fùoi totalmente, eodio-
fè.; e il medefimo egli è altresì riguardo
all* azioni ; imperocché fe addivenire mai ,
che quefio Principe , o Magiftrato , che
noi or infinfimo , per dimoiare li ftioi a
qualche colà fare d’ utile , e di vantaggio
alla fòcietà , di cui eglino per avventura
fàran tanti membri , prometteflè loro ri-
ftorarli in modo alcuno del Ior travaglio e
fatiga , o guiderdonarli ; perche ciò natu-
ralmente eglino Io fi figurano (òtto forma
di un bene , varrebbe fenza dubbio a ren-
der
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DEL DRITTO NATURALE. 51
der quell* azione, in cui fi ha mai penfiero
di ritrarli , dilettevole oltre milùra , e gu-
flolà ( i ) .
i V. Adunque , fé in tutto ciò ben io giunfi a
comprendervi , la rapprelèntazione , che
uom fa a fé medefimo*di quel che di male,
o di liniflro ne poti ebbe mai egli ritrarre
da quelli , o quelli misft tti , o dal bene , o
utile , che egli unqua ricoglierebbe dal
portarli a quella , o quell’ altra lodevol
imprelà, o azione , è il motivo, per cui tut-
to tempo e’ sfugge , ed evita a tutto poter
or quella , or quell* altra inazione , e a
quella, e quell’ altra imprelà buona , e di
loda degna, o azione affai acconciamente ,
) ed a grado fi porti ; e la conneflìone , e il
vincolo , che può mai tra quelle rappre-
fèntazioni di beni , e di mali fatta dall* im-
maginazione di ciafcuno , e limili lue azio-
ni , o inazioni , eh’ e’ liano f concepirfi , è
quello , che d’ ordinario fi dice obbliga-
gione . ,
2 A, Senza dubbio ; e quindi egli viene , che
favellandoli da noi di uom , che cota-
li , e sì fatte rapprelèntazioni di bene, o di
male , o motivi , che dir ci piace » accop-
pia-
( » ) Wolf. P'pil. prati, univsrf, e» ti ;
I
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3* DE’PRINCIPJ
piato abbia , e unito con tali , o altre nofire
azioni , o inazioni , diciamo , eh’ egli trat-
to c* abbia , e obbligato a quello , o a quel-
P altro fare ; cofa che di legieri altresì ci
fà comprendere prima, che niun vaglia , ne
polla mai obbligarcfin modo alcuno, fuor-
ché colui , che abbia in noi qualche fòvra-
nìtà , o dominio , in guifà che con tutta
ragione par che dal Cumberlando (k)
fi foflè affèrito : che 1* obbligagione , non
era , eh* un atto proprio d* un Legislatore,
mediante cui veniva egli a reggere , e dif
porre fazioni de’ fuoi giufta le proprie
leggi, eftatuti; e in appreflb, ch’ogni
obbligagione non potendofi in altra forma
confiderarfi , che quafi che come un freno
della noftra libera volontà ; e che imperò
non riguardando ella fàlvo , che 1* interno
di quella , da non altro , che dall’ aver noi
una tal volontà sì libera del tutto, e aflòlu-
ta , egli n’ addivenghi , che ne lìam capa-
ci ; onde lènza fallo il lòlo difetto , e la
mancanza di quella ne rende gli animali
bruti , e le beflie , di natura affatto immu-
ni , ed dènti .
Z>. Quante , e quali dunque fono le diverfe
fpe-
( k ) De LL. natur. c, f. §. 17.
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DEL DRITTO NATURALE, 33
fpezie d’ obligagioni , che noi abbiamo f
M. Molte moltifiime ; ma due però fono le
principali : le naturali , e le divine; poiché
a quelle due lòie /pezie , come a proprj
fonti e 5 par, che fi pqliòno mai dedurre
1 * altre tutte infieme.
J>. Quali: fono l’obbligagionì naturali ?
M. Quel le, ch’anno pera vventura l’origire,
e la dependen^a dalla ftefia natura del i’uo-
mo , e delle cofe create , o per meglio dire
da’ motivi nell* ifìeffà bontà , o malignità
' delle azioni confidenti .
D. E quali abbiate voi per Divine ?
M. Quelle al rincontro , che ne provengono
da* motivi diverfi del tutto , e differenti
da quegli , che il più gir fogliono al
di dietro delle naturali ; come fono per
efomplo li favori , e le contrarietà tutte ,
che diconfi , ( ma non molto piamen-
te , anzi con gran improprietà del linguag-
gio Cattolico ) della fortuna ; imperocché
io mi credo, che chiunque mai fia ben per-
fàafo, e certo , come pur dalla ragione, non
che dalla noftra veneranda Religione , eh’
efpreflamente lo c* infogna , imprendiamo,
v neppur le foglia , e le chiome degli alberi,
e delle piante fi fouotano in modo alcuno ,
ofi muovano fonza il voler divino , dine-
» gar egli non potrà per verità , che quanto
1 C di
34 DE’ PRINCIPJ
di fecondo mai , e di defilo ci avven-
tili al Mondo, o di traverfò e di fènidro
* fi rincontra , non che giuda la bontà, o ma-
lignità ifleflà delle nodre azioni da noi il
piu delle fiate fi fperimenta , come tutto
dì la fperienza altresì ( G ) lo ci dimodra,
da quell’ idedò immenfò , ed eterna fonte
di tutte cofè non derivi ,* e confèguente-
' mente tutti li nodri profperi , ocattivi av-
venimenti guardar fi debbano come tanti
diverfi motivi , di cui accoppiati , e uniti
alle nodre azioni , o inazioni , che dir vo-
gliamo , quell* efier fòvrano e eterno fi va-
glia ben fovente , e ferva per obbligarci di
ben in meglio operare , e per trarci a que-
do anzi , che a quel genere di vivere di
■ gran lunga vie più limile , e conforme al
fuo fànto volere ( l).
T). Ma la natura delle cofe , come altresì
quella dell’ uomo provenendo da Dio, non
• po-
( 1 ) W' o!f. FhUtf. Prati, Univerf. c. 3 *
4 G ) Nel notar qui noi , che il piu delle
fiate gli uomini al Cren in quefio Mondo ven-
gano da Dio trattati bene , o male giufia la
malignità , o bontà delle proprie azionici fi am
rattenuti alla /rafie di ÀuguJìino^ì^xumcpic %
{egli
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DEL DRITTO NATURALE.
potrefcbomo noi parimente con ragione
i’obbligagione naturale dir divina?
M. Senza alcun fallo nondimeno i motivi
dell’ una efTendo molto differenti da quel-
li , e varj , che in conflituir l’ altra concor-
rono , come ben voi con far alquanto di ri-
flefiione ne’ cafi fpeciali alli buoni , o ti idi
avvenimenti , che entrano in luogo de*
motivi delle azioni noftre libere compren-
der potete, non dà bene ad uomo il confon-
derle ; il perche molti vi fono, che sì fatte
obbligagioni naturali per difiinguerle an-
che totalmente dall’ eflerne , eh’ eglino
C a me-
( egli dice ) ( 2f ) & malis mala eveniunt ; &
bonis bona proveniunt; ma non ( femper ) tut-
to il giorno ; perche ben fruente Reggiani noì %
per un occulta difpofizion divina, co* avven-
ghi tutto al contrario , e diverfamente , come
notollo anche Seneca ( 26 ) .non che il mede fi-
mo ( 27 ) ; /ebbene molti /furono d' avvifio ,
che nella dijìt ibuzione, che fi 'fa mai tutt ’ ora
dalla divina provvidenza de'benì , e de' mali
tra gli Uomini ad ojfervar fi venghi fempre e
mantenere un ben perfetto , e vero equità
. brio;
(ir ) De Civìt. 1 » 10. c. t.
( i6 ) Senec. eie provid.
t 17 ) Auguft. d. 1 .
3 6 DE* PRINCIPJ
medefimi ammettono, le dicono altresì ob-
bligagioni interne ( m ) ,
D. Ma fpìegatemi didimamente quali fiano
quelle alti e .
'M' Quelle che ne pofiòno mai provenire
da motivi , che non fi arredano , che
nella volontà di un ente , che avendo
sù di noi tutta la podefià , e la mano, può
egli , e vale a qualche cofa buona in fe \ e
one-
( m) Tbo'n.if.fund.jur.Tkit.fy §.LxV'&fe£U»
brio ; nondimeno convien confijjare , che quel-
lo , che malo apparifce agli occhi ncjìri , egli
non fa veramente tale , e che quanto noi mi-
riamo come un difordine , e un /componimen-
to della natura , egli Jìa in fe un ordine mol-
to ben injìgne , ed eccellente , non potendo mai
colui , che quejìo Univerfo regge , e governa
com * Ente fommamente perfetto , cE egli è , e
la fefd fapienza , eJJ'er V orìgine , e la caufa
di male alcuno ; come altresì par che fi fife
fiato di fentìmento Epiteto : S><nrsp ( dicendo
' egli in un luogo ( a 8 ) del fuo EyxjAptàjov)
(ry.onói vpò s rà <xp’o%H/x a rìderà/ , araj
bSfx-xxa $ vt/ì e'v xò<rfj.^' yi’vsrou j ciù è:
Quanto gli uomini profili fi rinvengono ad
errare dardo la natura fe ne rinviene lontano*
C 13 ) Cap. 34.
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DEL DRITTO NATURALE 37
Snella , oche utile Ila a noi medefimi , e
vantagiofa di buona voglia obbligarci ;
o peravventura coll’ imporre alla nolìra
volontà qualche freno , o vincolo , o per
meglio dire, col proporci mai qualche pre-
mio , o galtigo a qualche azione , o inazio-
ne di fare , o non fare difporci . Qnjndi
1* obbligagioni , eh’ a noi rifiatano in que-
ll’ ultimo calò , in cui per la fperanza del
guiderdone, o per il timor della pena a
operar , o non operar ci conduciamo , aliai
diverlè elTendo da quelle , che n’ avven-
gono del primo, in cui niuna di tali colè ha
luogo , fi vengono due altre differenti fpe-
cie d’ obbligagioni a coftituire , che per-
fette , e imperfètte domandiamo; imper-
fette diciam noi , e reputiamo propriamen-
te quelle della prima Ipezie , o calò , eh*
egli lìa ; perfette al rincontro quelle del
lècondo ; imperocché 1* uomo eligger po-
tendo di leggieri un ben fallò , e apparen-
te in cambio di un ben vero , e regale ,
]’ ultime vaglia il vero, rifguardo a lui
fon di un vigore , e d’ una forza di gran
lunga maggior di quella , che le prime
non anno ; onde fi potrebbero tra quelle
altresì avere* quafi che per la medefimi
ragione , e connumerar le naturali.
X). Adunque per quel che polfo maidaqus-
5 S DE’.p R I N C T P J
Iti voftri principi comprendere , 1’ obbliga-
gione del Dritto Naturale non peraltro,
dove peravventura non vi fofTè una prima
cauta , o un eflèr increato , farebbe ella fe-
condo che voi detta f abbiate , imperfet-
ta ,e non vera , che in quefta imponibile
ipotefi neppur vi farebbe alcuno, cui di
ragione sù di noi competer gli potefiè mai,
o convenire del dritto , o della podeftà ;
comeche vaglia il vero , dove pur fi affer-
mi , che la natura per efler tale , qual’ ella,
fia , ebbe di bi fogno del fuo autore , e que-
fio da uom mai a dinegar fi ghigne , di ra-
gione denegar fi deve altresì quella mede-
fima , e con quella infieme ogni dritto , c
ogni obbligagione da quella dipendente,
o naturale , o divina , o perfetta , o non
perfetta, overa, o non vera, eh’ ella fi
fofie ; efiendo egli fenza dubbio non men
impoflibile , e fuor di ragione, il poter noi
concepir dritto , o obbligagione alcuna in
qucfto Cafò , ch’egli non fia il comprender
mai degli effetti non dipendenti dalle cau-
fè . Oltre che io pur fono del voftro fenti-
mento , e crederei per verità ben mille
volte piu torto tutte le fàvole dell’ Alco-
rano , e de* Romanzi , che quefta Machi-
na Univerfale con queft’ ordine , e bellez-
za , qual noi vi veggiamo , fia fiata mai
prò-
DEL DRITTO NATURALE. 39
dotta da le , lènza un Architetto , o un or-
dinator divino . Il perche , conforme da
quelli medefimi voltri principi fi deduce ,
1* obbligazione di quello dritto, luppollo
d’ effervi un Dio , come regalmente làp-
piam noi , che v’ abbia, ella è un obbliga-
gione divina , edema , anzi che interna,
non effóndo quella per 1* uomo , per quel
che da voi apprefì, in niun modo fofficien-
te ; onde manifeftamente altresì appare
non men per quelto , che per effer Dio
lleflò 1 * Autore della natura venghi egli
ben lòvente meritevolmente da noi detto
VII. anche dritto divino : Ma come fi sà egli
mai , che quell’ effèr lòvrano , non 1* ab-
bia per altra ftrada in noi trafmeffò , e in-
foiò che per la ragione ?
#/. Per verità per quanto l’uom mai fi flu-
dierà a ciò riflettere , egli non gli fi offeri-
ranno dalla fua immaginazione altri, che
due foli modi , di cui egli potrà darfi a cre-
dere , Dio avelie unqua potuto fervi rfi , e
valere in quello ; e regalmente quelli non
faranno , che la rivelazione , e la ragione ;
il perche effóndo noi piu che perfùafi , e
certi, eh* egli in modo veruno adoperato
non avelie in quello il primo , niun motto
(per quei che noi lappiamo) per meno-
mi III mo , ch’egli fia rinvenendotene nelle
C 4 florie
DE* PRINCIPI
ltorie de’ precedenti fècoli , di necefiìtà fa
rnefxieri confettare , che fi valle egli del fe-
condo , dove pur non vogliamo , come in
effetto egli conviene, in guifà alcuna darne
in dubbio ; come che quefto noi 1* impren-
diamo altresì dall* Apottolo , dicendo egli
(pretta mente (n ) favellando peravventu-
ra di un tal dritto , ch’ e* fia , ypxvdòv t'i>
roÒis xapàt'ods, cioè r.eVuori, e ne’petti degli
uomini, fcritto , e incifo ; peroche non dob-
biamo sù ciò dar a audienza del Grozio
( o ) e del Clerico (p ) , li quali detorcer
trattarono cotali motti , e prenderli, per
quanto e' potettero in altro , e diverfò
fenfò, giuda, che pria d’ogni altro rin-
veniamo alla difHifà, che provato avefle il
Budeo ( q ). Per la qual colà fi vede e com-
prende chiaramente la milenfaggine di
quegli antichi Giurifti, non che di coloro,
che negli ultimi tempi mifero ogni lor ttu-
dio , e cura in difènderli , o alla cieca fè-
guirli , lì quali divifàndo il dritto Natura-
le in primario , e fecondano ( r ) , e’ volea-
noche peravventura del primo cosipar-
te-
( n Row. 11 . 14»
Po') Ibid.
C }> ) ArK crìtit. p. 2. feci. i. c. ir. r.
( q ) in flit. Thenlog. Murai, p. 1. c. z, $ <7.
C r ) FhJRRN.c. j.l. ì.Grut.c. ì.J. B. P. 3.
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DEL DRITTO NATURALE. 4 r
tefici ne erano li bruti , e gli uomini , co-
me del fecondo quelli foli confiderati preg-
iò poco in una fòla , e univerlàl focietà ;
imperocché lalciando Ilare , che tutto ciò,
che da elfi mai racchiudeva!! lòtto la fpe-
zie del dritto fecondano , facci parte di
quello, che noi per naturale abbiamo,
ovver delle confuetudini proprie di qual-
che Popolo, oPaefe; qnal iltravaganza,
Dio buono , maggiore può egli darli ma*
di quella, del voler gli animali capaci di
ragione fòl perche ò per la combinazione
del Iònio , e del Meccanefimo , o per la vi-
vacità delle fènfàzioni , e la docilitade de-
gli organi , faccino parecchie fiate , o imi-
tino , e contrafaccino in qualche cofèllinjv
la ragione , o per meglio dir, ciò che la
ragione fa far trà gli uomini ( H ) ?
D. Ma
( H ) Egli è probabile ad avvi fi del Puf
fendorfo ( 29 ) Jenza fallo , che tutto ciò Ji
fojje un avanzo del celebre Dogma di Pitaga-
ra rifu ardo la trafmigr azione , e V anima
delP Univerfo ( 3 6); Ad ogni modo egli fi
mo - .
( 29 ) D. luogo fopra.
( ) V. Virg. /Eueid. vr. v. 724. Ovid.Metam.15-.
V* 79*
Digitrzed by Google
- J
42 DE* PRINCIPJ
D. Ma qual colà intendete voi per norma
Vili, naturale?
M Sommo egli è il divario , vaglia il vero ,
che v’ hà tra quello , e 9 1 principio del
dritto della Natura ; imperocché appellia-
mo noi principio quelche nelle Scuole de*
Fi-
*•— ■ — --
ìnojìrò dì gran lunga vie piu ifìravagante'di
qu ’ejìi rObbeJìo (31) anzi manijejìamente per
empio in afferire , che le leggi' Umani f erano
altreiè naturali , dove 0 non erano fcritte ,
ower per Via di qualche ejìrinfeco fegno prò -
mulgate ; imperocché fejt niega mafia diffe-
renza , e il divario , che V* abbia natural-
mente tra quejte due differenti fpezie di lev gì,
naturali , e umane , 0 civili , 0 tra quelle^ e
le cojtumanze , 0 confuet udini , che dir vo-
gliamo proprie di ci afe un luogo, egli fi vengo-
no fenza fallo tutte le leggìi , - tutto il dritto
della Natura totalmente a dhiruv^^re e di-
Toccare ; avvegnaché ciò non debba miga re-
car maraviglia alcuna a chi che fa di buon
fenno , 0 dalla ragion imprende , che quejii
dalle fue definizioni , 0 propnfzioni cP e' fono
puerili , ed erronee , anzi ben fovente fagrile-
(Jì) De ci vit* c. z<f.
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e
DEL DRITTO NATUR ALE. 43
Filofòfi ferialmente egli dicefi : principi um
cognofiendi ; o per meglio dire : quella
propofizion principale , mediante a cui fi
viene per uomo in contezza del Dritto
della Natura ,* e norma allo incontro do-
mandiamo quelche da’ medelìini dir altre-
sì molto trivialmente fi fuole : principiai»
effendi : e che dallo Eineccio vien defenito
(/) per : evidcm boni , malique criterium :
così per efèmplo: in qualunque Città , o
Reppubblica che dir vogliamo, il voler del
Principe, o quello de* Magiftrati obbliga
indifferentemente tutti , e lènza alcun di-
vario que* che vi fono d’ abitanti, o di Cit-
tadini , e in un dettò mentre è la norma di
tutte le loro azioni ; ma di vero quefli non
pofiòno in guifa alcuna una cotal norma
capire , o conofcere , fe non mediante le
leggi , che quegli di tempo in tempo, giu-
da che Poccafione lo richiede, idabilifco-
no : il perche or con sì fatti lumi io mi cre-
do, -
( f y DeJ, N.lìb. i.cnp, ì . §.v.
ghe , ed empie , che come principj ben certi , e
indimojtr abile ha affajìellato , e propojìo nelle
fue opere , non potè a egli mai altro dedurne ,
che tali , e altri fenili folleggiamenti , 0 em-
piette, ( I ) -Egli J
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44 DE* PRINCIPJ
do, che voi per poco da voi medefimo
giunger polliate , fenz’ altro di vantaggio
ad intender quelche veramente merita
d’ averli per norma naturale delle azioni
dell* uomo .
V, Perche di vero da quel che tettò detto
IX. abbiate egli fi conolce alTai bene , e com-
prende la pofiibilità , anzi la neceliità eh*
abbiamo confettar quella norma , e di non
poterla mai in guilà alcuna recar in dub-
bio ; egli è meftieri , che per elfer daddo-
vero tale quale là fi richiede, eh’ ella fi
fòlle non che retta , e ben certa , molto
perfètta altresì , e cortame , anzi median-
te li lumi della natura a tutti refa pa-
le fe , polla di per le , e vaglia a obbligar-
ci ( I ) i Per la qual cola quella altra non
può
( I ) Egli vijì richieggono in ciò , a mio
aVvifo , fenza fallo-idi necejfita sì fatte quali -
(a ; poiché altrimente , dove una cotal norma
non Jìf effe , nè certame ferma , neppur ceri a y
e ferma in fe farebbe mai la noflra fìimaiiva ,
o il criterio , che dir vogliamo , eh' è in noi
del bene , e del male ; e fe non fojfe ella retta y
e buona , neppur rett o , e buono Jt farebbe in
fe quelche con ella f regge , e opera* E ulti-
DEL DRITTO NATURALE. 4 r
puòefier mai, ritrite al mio parere , che fa
lòia volontà divina ; imperoche ò ella è al
dì dentro , o al dì fuor di noi ; s* eli* è al
den-
inamente dove non f off e ella tale , che c' obbli -
gaffe a farne uff , e non ci fpingeffe a ciò per -
avventura mediante un qualche motivo , per-
che noi naturalmente abbiamo in uggia , e ci
rechiamo a noja , che che vanghiamo per altri
rifofpìnti a fare , affai poco , o nulla ce ne ca-
ler ebbomo . Quindi Lucrezio ebbe gran ragio-
ne offerire ( 32 ) : Che :
SI prava eji regala prima ,
Kormaque Jì fall ax reti il regionibus
' exit ,
Mt libella aliquafex parie claudi-
cai hilum ;
Omnia mendosè feri , atque obfipa J
neceffum ef ;
Prava , cubanti a sprona ,/upina, at-
que abfona tefta\
Jam ruere , ut quidam vìdeantur
velie , ruantque ,
Prodita judiciitfallacibui omnia pri-
mis «
< * ) Di
( ) J)e Rtr, Nat, lib, iv.c.fif.
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46 DE* PRINCIPJ
dentro, o è 1’ intelletto creato, o la co-
fcienza , o la volontà nofìra ìfteflà ; s’ eli' è
al dì fuora , o fon le create cofe , o colui ,
che ne fu l’ autore , e fattore , cioè, la co-
flui divina , ed eterna volontà ; Or a patto
alcuno non può concederti mai , ne afièri r-
fi per uomo , eh* ella fìa al di dentro di noi,
e imperò efièndo pur necefiìtà di dir, eh’ e’
fia al dì fuora ; poiché non v’ ha ragione
da indurci a credere e pervadere , eh’
ella confida nelle create cofe , abbi fogna
adunque ( altro al fin tra noi non efièndo-
vi ) che Iddio , quell’ efler increato, eterno
e fommamente perfetto , e eh’ hà tutto il
dritto, e la ragione d’ obbligarci ,euna
taf obbligagione può egli mediante la ra-
gione , e vale affai bene a divulgarci ,
con fedì amo noi fèmpre , e tenghiamo per
norma di tutte le noftre umane azioni (K);
.. impe-
( K ) Vi quejlo fentimento appunto , e
emiro altrui fi furono tra gli Antichi Xeno -
fonte , Sofocle , Cicerone , e altri molti pro-
dotti, ed allegati dall' eruditismo Samuello a
Corceis nella fua celebre , e dotta difier fa-
zione de principio juris naturalis unico , ve-
ro, & adacquato, data fuora alla luce nel
MDCCXCIX.
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;
DEL DRITTO NATURALE. 47
imperocché egli era, vaglia pur il vero,
co/a alla faa divina /àpienza oppofta to-
talmente , e contraria, anzi indegna di lui,
rinunziare , e rifiutare del tutto lo impe-
ro , eh’ e’avea al di /òpra di noi , e dell’ al-
tre co/è create ; e dove appieno cono/cea
egli , e vedeva quanto mai e di/àvventu-
rati , e mi feri , e i/graziati tutti farebbo-
mo fiati al Mondo noi mortali lè la/ciato
egli c’ avelie perawentura in pieno arbi-
trio delle nofire pafiìoni , e alla propria
condotta abbandonati, con una libertà lèn-
za mi/ùra , di/àrmata d’ ogni lume , e
d’ ogni direzione, non era per al fermo, co-
là conforme alla lua lantità immen/à,, e
pei fezzione , donato , eh’ egli crebbe l’efc
lère , e creati , piantarci in apprefio in un
molto gran Abifso, anzi immen/ò, e sfor-
mato di mi/èrie tutto , e di rancori ; il per-
che lè pur in tutto quello conveniamo, lè-
'MDCCXClX. in Francfort , in cui con mol-
te ben forti e falde ragióni , trattò egli per
quel) che valfe dì fojienerlo novellamente , ed
ijiabilirlo ; e per verità , che altro mai v* ha
di pii* giujìo , di più fanto , 0 di più retto nel
fuo ejjere della volontà iflejja divina , che per,
nor ,
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- =
I *
4« DE’ PRINCIPJ
guite or voi a disvilupparmi il vero prin-
cipio del dritto naturale.
M. Un principio per efler realmente tale ,
X. ha egli mefìieri di molte , e molte
qualità ; imperocché ogni ragion richiede,
I. Ch’ egli fia evidentemente e chiaro , e
alla capacità di cialcuno lènza dillinzione,
0 eccezzion di perlòna ugualmente ben del
tutto atto , e acconcio . II. Ch’ egli fia ve-
ro e ben certo , acciò fi venghi a torre di
mezzo , e chiuder via la ftrada a tutto dò,
che mai di fallò , e di male le ne potrebbe
peravventura da uom dedurne , e III. Ch*
egli fia finalmente adequato , e tale , che
da elio fi tragga tutto , e quanto fi deve,
e come da una propria lòrgente ricolga ;
Per la qual cofa , le quello egli è pur si
ve-
norma dell ' umane azioni debba da noi unqua
lenerjtì cui su di noi maggior dritto , opode -
jìà può mai competere d' obbligarci tutta ora>
e cojìringerci di quelche al fammele all'eterno
Monarca compete , in cui in ogni tempo , e del
continuo ,giujìa che ben dijje V Apojìolo agli
Ateniejì (33) : vfaimm , & movemur , $
fumus ?
( 3 ì ) A&. 1 7-1 v. i 5 .
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(
?
DEL DRITTO NATURALE. 49
vero come è in effètto ; bramando or noi,
ed andando in traccia fapere qua! fia il vero
principio de! Dritto Naturale , o per mè-
glio dire , una verità-, o proporzióne prin-
cipale , da cui trar li debba , come da tónte
pór via di giufle conlèguenze , e difcorfi
tutto quello, eh 4 è giuflo , e al’a norma
della Natura conforme , che giuda teffe
noi detto abbiamo , è la volontà ideila di-
JXI. vina , non fi può, miga con molto buon
raziocinio un cotal principio dedurre né
dalla convenienza , che può mai effèrvi fra
le noffre operazioni , e la làntità di Dio ; o
dall* imrinfèca bontà , e malignità , giufti-
zia , ed ingiultizia dell* azioni dell* uomo;
ne dal ben dubbio , e incerto coniente) delle
Nazioni , o delle Genti ; o dagli precetti,
di cui ne fanno , ma con una grande inve-
ntimi laudine , l’autore Noè, giuda gli
Ebrei ; o dalle diverfe , e varie convenziCH
ni degli uomini , o per meglio dir , dal
Dritto , che può mai a cialcqno in guilà al-
cuna Ipettarc in tutte colè , come veggia-
monoi, che fatto egli abbia TObbelìo,
( t ) o dalle leggi dell* umana locietà, giu- >
fla al Grozio , ed altri ; ne dallo flato deli 4
innocenza , fecondo 1 * Alberti Teologo , e
D -fi-
[ t > L:b . de Ove & in Leviatb*
v
jo • D E’ P R I N C I P J
Filofofo di Lipfia ; o finalmente da quell
ordine naturale , che il fòmmo fattor del
tutto nel creare , e formar il Mondo lì può
credere , che fi àVefiè mai propofio , fecon-
do che dopo lo Sforza Pallavicini fece il
Codino ( u ) . Poiché quelli , e altri fcmi-
f Pianti , e belli , e dotti trovati tutti par.
che difettino in ciò ( L ),che in qualunque
di efTi aggraderà mai > o piacerà ad alcuno
contendere , che quello principio del Drit-
• - . • . : • j . • to
( u') Dìflert. de Jur. Mundi.
( le) Egli r- uopo con tutta /incerila e
nettezza confejfamo , che vifi rinvengano non
pòchi nella focietà degli uomini , citi non deb-
ba premer troppo lo /ìndio delle Jcienze fpec il-
lative , e che pojjdno in buona fede kj ciarlo ;
ma non pojfamo con ragion alcuna offerirli
me deiimo della Triorale ? della Colitica j e di
oucjìafeienza del Dritto della Nat in a, ef-
fendo ogni uom tenuto fornir fene almanco Jtn
a un certo fegne^dove egli pur voglia far buon
ufo di fua ragione. Il perche conforme in quel
cenere di Jcienze alcune fottigliezze molte fia-
°tc fon tolerabìli , e laudevoli , purché non na-
no di Soverchio fantajìiche , e fuor del cornuti
ufo : così in que/ìe ultime , non fio ncn meri-
tano
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•r
v **
DEL DRITTO NATURALE, fi
tordella Natura confida , non mai egli po-
trà tutti li doveri dell* uomo , come fi con-
verrebbe veramente per far E uffizio di
vero principio, ritrarne; lènza che fon egli-
no ofcuri del tutto , ed incerti, ed in nulla
evidenti ; il perche lafciando in non cale
(lare quanto ad uom mai intorno quello ar-
gomento piacque dirne , o lcriverne,fenza
metterci così alla cieca l’altrui orme a le-
gume , egli non mi pàr , che vi fii meglior
mezzo per conofcerlo e dilcoprirlo che
considerar alquanto attentamente, e a fpi-
luzzo la natura dell’ uomo , e tutte le lue'
'inclinazióni; perche perni fermo ciò fa-
cendonoi , lo rinvenimmo, lènza fallo, fin
dalla culla per così dire , e da’ lùoi primi
anni, in cui egli è cofa alfai lieve conofcere,
e vedere quejche gli fia naturale ( x ), e da
Da - qual«
(. x ) Cic.dt fin.bonor.& malor.lli-.z. (
tanó da veruno ejftr approvate , e lodate , ma
Jì devono altresì oliremo do fempre mai come
ben fofpette , vituperare ; poiché avendo sì gran
bìfogno e necefjìta d'ijtruircene , come tejie noi
diffmo ) debbono elleno con tutta naturalezza
trattarti, e /empiitila ; cofa che bajìa (fui no-
tare per far cono f cere ad ogni uno il mot ivo',
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yi DE’ PRINCIf J
qualche abito, o cofiumanza in lui non
provenghi, fi porti mai fèmpre verlò ruti-
le (y), ne altro unqua vi fii , che quello ,
che meriti con ragione , e da fènno per
vero principio del Dritto della Natura
d’ ayerfì ; lènza che le vi piace paflar più
oltre , e dar parimente una qualche oc-
chiata aerò, che n’imprendiamo dalle
Sagre Carti nel mentre , eh’ e’ fi rinveniva
nello fiato dell’innocenza, il limile noi
-rinveniremo , e non altrimente ; avvegna-
ché allora, giufia che comunalmente fi
vuole , avuto egli non avefiè , come per
al prefente il cuore di mille, e mille paffio-
ni , e di varj , e diverfi movimenti, e affet-
ti ingombro , e ilmoflò . Quindi lo fiefiò
Dio alla prima fiata , che favellò all’uo-
> mo nel Paradifò terrefire , per obbligarlo
all’ ofiervanza de* luci divini comanda-
menti, altro non lappiamo noi avergli pro-
pòfio , che l’ utile , che da ciò potea egli
’ ‘ , mai
( y ) EpMetus ErXEIPlAlON c. ;S..
r t , .
e la ragione , che Jì ebbe in quejìa Operetta , di
non feguir ninna deir altrui oppinioni circa
al princìpio del Dritta della Natura , fenza
darci la briga di piu a dijiefo rifiutarle , c con
pili
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DEL DRITTO MATURALE, h
mai trarne , e ’l danno , e difvantaggio*
(2) che dal contrario operare gii farebbe
unqua avvenuto favella ufàta da lui con
l’uomo altresì in ogni , e qualunque altro
‘tempo dopo il peccato , non men per mez-
zo de* faoi Profeti , che per Io fuo fig Muo-
io, Giesù Chriflo , com’ è ben noto a chi-
Chc abbia letto pur una fol fiata li làgri li-
bri; nè fappiamo noi, per al certo, altroché
quello lòlo mezzo da Dio praticato a de-
terminar l’uoraògiufta alla fua divina vo-
- lontà ; anzi io non mi credo , che tra noi fi
rinvenghi perlòna alcuna, che dovendo al-
tri pervadere , e* naturai mente non penfi,
che perciò altro meglior modo non v’abbi,
o fi rinvenghi al Mondo , che di propor-
; ,V ; > D 3 f ; \. > gli
( 2 y Gene/, c* z. 1 6. 17. èc .
— ■■ , " 1 1 * \ *
pih motti impugnarle ; rinvenendojì di già ,
ch'abbiano in ciò foditfatto appieno^ed appaga-
to ciafcuno fujjicientemente molti al dinanzi -,
noi(ia)con una fomrha e rara loda veramente^
td‘ g
( ) Puffèndof. fpecim. controver. iv. 4. iz. Henri.
Coccei. drfE de jqr. omn. in omn.Thom.fondam.f. N»
I. 6. 1 8. Jurpr. Divin. IV. 40. feq.& de fundam. defmiend.
canfs. Matr. haet. recept. infufK XVllf.S.M.de Cocceis de
princ. I.N. di/T.I.q. U.$.IX. feq. & q. III. § . VlII.Petr. Dan.
Huet.q. Alnetan. II. p. 173. &c. < - - . .
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1 •
' «• • '
*•* ' / /
SA E’ :P R I N C I P J
’ gii al dinanzi P uple , o il vantaggio , che
può mai egli avere , facendo giuda al Tuo
intendimento , e •il danno che ne gli pro-
potrebbe mai coll* operar al rovescio ; e
dove pur vogliamo noi darci a credere ,
quefto modo di favellare di leggieri aver*
ló anche non volendo potuto apprender
peravventura nelle convenzioni , e nelle
^ limole , in cui fiamo tutto dì ufi vivere , e
cofiumare; li rozzi parto ri , io dico, li bi-
folchi , e gli altri di tal fatta , li quali con
ciò forte colà che fèn vivano nelle iòlitudi-
- ni per lo continuo v e nelle forefie , e in
. quelle fi fodero allevati : ad ogni modo
pur quando e’ conviene, il medefimo lin-
guaggio , adoperar veggi amo, e la mede-
fima favella , come , ed in che guifà mai
imprender lo fèppero ? o donde eglino un-
qua 1* appararono , e in quale altra fcuola,
. " fe non in quella della natura ?
C • ; 'A--. ' •• ; X). Voi "
Pàtina jìngular crìi dizione , cui di leggieri
ricorrer Jì pu'o da chi che vorrà rif petto a
quejìa materia , altro di vantaggio fapere; co -
meche il vocabolo d' utiltà , od' utile , feb-
bcnji prenda qui in un Significatolo in unfcnfo
nuovo del tutto e diverfo da quello , giujla
cui
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. ■ - **
DEL DRITTO NATURALE, rf
D. Voi dunque conofete qualche divario
XII. tra 1* onedà , o la bontà dell’ azioni , e
l’ utile di cui per al prelènte favelliate ? o
credete , che qùefto da quella in nulla di-
' varjV, t 7 .y
M. Per dirvi la colà , come la lènto , giuda
il fèntimento volgare , e il puramente fa-
vellar da uomo -, fra V utile , e f onedo , o
la bontà delje azioni nulla divertita , e
- ifvarianza riconofcer fi deve j ma dove pur
vogliate voi aver quell’ idee delle virtù,
quali per l’ appunto li converrebbero ave-
re , e vorrei , chp voi aveflivo, egli è me.
Rieri affermar il contrario ,* imperocché
febbene T oppinion di coloro , che voglio-
no eflerviin noi alcuni temi di quelle^ e
dell’onedo, comeche in parte eglino fi rin-
venghino per al prelènte , dopo il peccato *
del noftro primo Progenitore, per poco
annientati , e fèpolti , dove quedi fi abbia-
s D 4 no
cui leggiamolo pre/o per Cameade , e negli
aitimi tempi per Tomafio , e Leibnizio y nati
pero Dogli am noi che Jt creda , che qtiejìa fta
la prima volta , che venghi sì fatta Jìgnifica-
zione ad ottener e > e eh * imperò prenda alcun il
motivo di accagionarci , avvegnaché Jì trat-
ti:
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f 6 D E» P R INC I P J /
no pur per il dritto iltefiò delia Natura,
non fia miga da metterli in dubbio ; Ad
ogni modoconvien confeflarc, 1* uomo lia
totalmente quafi incapace dell* acquilo
delle vere vir;ù , le quali di vero non
fon da reputarti d’ altri proprie , che di
Dio ; imperocché le l’uomo opera cola
che onefta , e giufta , o di decoro ella
fia , lo fa lòlo , perche vien egli tratto a
farlo , e portato dal guadagno , e dall’ uti-
le, eh’ egli mai riconolce poter ritrarne,
e non già per la bontà lòia e l’ oneflà dell’
Azione,* colà che per i’ appunto è quello,
che rende Tazion dell’uomo imperfetta
alquanto, e difettofa , perche della vera
onefià , e della vera bontà non par eh’ ella
nè porti in effetto , eh’ affai picciol fegno ,
a tale , che più non fembri d’efia • Al con-
trario Iddio operando con motivi infinita-
. * rnen-
tìdicofa mera arbitraria , dì jlr alagli nza\
■poiché lafciando pur da parte Jìare , che da
malti degli antichi (3 f ) tifato JiJoffe altresì
in qucjìo modo , che noi f t/Jìamo , non che
' da*
/ *
C Jt ) Cic. lib. rie offic. ;• . * j
Dìgitized by Gòojjlc"
DEL DRITTO NATURALE. S 7
mete d’ affai piu alti dell* uomo , non fi
lafcia così portare , ne trar mai le non dal
giufio , e dall’^onefto proprio dell’azio-
ne , eflèndo quello giufio medelìmo , e
quello anello, lo fteflò Dio . E così con-
fórme l’operar dell’Onnipotente, egli è
come un acqua , che chiara , lucida , e
crifiallina ifcorrendo tutt’ ora da un ben
terlò , e limpido , e polito micelio , total-
mente d’ ogni lòzzura , e laidezza, monda
fi mira e netta , così quello dell* nomò al
rovelcio è come un acqua torbida , e pia-
cevole , che da una diverlà fingente deri-
va
S
' A ’ 1
* _ ^ . t _ j . , .
*
da' Padri della Chiefa (36)5 rinviene
comunalmente in quefio Jfènfo adoperato nelli
fagri libri , come per alcuni pajfi, che apprefio
ne riferiremo agevole fa il riconof cereali per -
che per dir tutto in un motto , non deve recar
maraviglia ad alcuno , che da noi non fi ammet-
ta mai dell' utile dij cip agnato è dif unito dalla
pietóso fa nonefiendovi ne pii* certame pili ve-
ra di quefia gran majfima dell' Epitteto ( 37 )
0718 to' cvpyófop , **« to’ ìw'tfft* cioè l ubi Ut!» "
litas, ibi pietas.
(3 6 ) DeGivit. Iib. 19. c. ai. Si &c.
( 37 ) EFXEIPIAION C.3S.
58 D E’ PRENCI PJ
va , Cozza, in fé tutta € fporca, non potendo
egli mai , per quanto fappia , e vaglia, non
commanicarle delle lue imperfèzzioni , e
laidezze j verità , che la conobbero , e
comprefèro altresì li Gentili , fcrivendo
Cicerone in parecchi luoghi delle lue
opere, e confed'ando., che nell’ uomo non
s’ ileopriva altro <, ne (ì vedea , che un im-
magine della vera virtù , e della vera giu-
fìizia ,o per meglio dire, una fòl ombra (a).
Or. quanto, p.ùfiam tenuti noi conofcerfa ,
econtèfl'arla , dopo che li lumi della Ve-
neranda noftra Religione la c’ infegnano ,
e appalelàno ? Batta una fòl fiata , che uom
abbia feorfò li fagri libri perfaper, che
non una , ma mille;, emille volte in que-
gli venghi egli chiamato immagine di Dio
( b ) ; e perche ciò ? fè non per darci a in-
tendere il divario infinitamente grande ,
che- v’abbia tra l’uno , e l’altro? Qual
. immagine , di grazia , per perfetta , ch’el-
la fia , rapprefenta, fè non imperfettamen-
te la cóla immaginata ? Senza che effondo
noi pur lènza comparagione finiti , e limi-
tati , non sò , come mai abbiamo ardire ,
ed oliamo imputarci una certa perfezione
. A P f CK -
( a ) Lìb. i. di Offìc. & de LL>
(b ) Gerttf.c.i, v. z6. ire, . /•; t
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DEL DRITTO NATilR ALE . T9
propria , e fòia d’ un Ente lùpremo , e infi-
nito ; poiché al certo doverebbomo noi te-
• ncrci pur troppo beati , e avventuro!! al
Mondo , quando ciò ottener da noi fi po-
tette ( M ) ; Non confittendo veramente in
altro la lèmma felicità , che per T uomo fi
può in quella vita avere che in un gran
agio , e deftro , da poter del continuo in
tutto il corfo del viver luo vie meglio
Tempre perfezzionarfi, e giu&here con ogni
aggevolezza , e lènza intoppo a far tutto
dì progreflì maggiori in ogni genere di
virtù . Quindi il non mai abbattanza loda-
to
( M ) Per quanto mai tratti V uomo dì - <
rozzarjì , e ■ perfezionar fe medefmo , V effèr
fuo troppo limitato , e finito , rendelo incapci -
cequajì da poter giagnere in quejia vita mor v
tale ad ejjef tale , che non abbi f empite mai
vie più hi fogno di una perfezione maggiore y
e mconfeguenza , cF ? non operi ben fov ente
alla cieca , e travegga^ Quindi il Reai Trofia
ta al Signore rivolto diceva ( ^8 ) : Exaudi me
in tua juftitia y & non intres in judicium cura
fervo tuo , quia non jufvificabitur in coniacelo
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60 DE* PRINCIPJ
to Crifiiano Volfio ( c ) racconta di Confu-
cio, che fino dall’ età fila di quindic’anni
avendo tutto tempo attefò a dirigere , e
regolar fè medefirno , e in ciò ogni indu-
gia , e cura impiegato » per poco egli toc-
cò nel dodicefimo lufiro di quella , che fi
avide , e conobbe con fummo duo rofiòre ,
e vergogna , quanto egli dallo fiato, della
perfèzzione era lungi. v
I). Qua! colà dunque ne conchiudete voi da
XIII. tutto quefio?
M. Egli fe ne deduce naturalmente :
I. Ch* eflendo Ciafcun di noi obbligato dire-
• gere
. C c ) L In not. adMoral. Chine/,
tuo omnis vivens : E il Signor rtojiro Gieiu
Crijio nell* orazioni nojìra cotidìana volle,
che fiorente da noi replicalo fi fiojfie al fitto eter-
no , e divino padre ; Dimitte nobis &c. giufla
che lo c* infiegna Augujìino ; (39) Per hanc
enim ( dice eoli ) nobis voluit Salvator often»
derè , quantumlibet juftèinhujuà vitae cali-
gine , atque infirmiate vivamus , non nobis
deeffè peccata , prò quibus dimittendis de-
beamus orare , & eis qui nos peccant , ut &
nobis
( ìf ) De Civit. 1 . JI.C. 17.
\r-
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DEL DRITTO NATURALE. 6 1
gere , e regolar tutt* ora le proprie azioni
a Tuo vantaggio , e utile , e’ venghi tenuto
a. molti obblighi , o doveri e uflizj verfo fé
medefimo , e la Tua periòna.
II. Pèrche ogni volta , che fi opera in tal
fatta guifà a determinar fi vengono ed a di-
Iporre le noltre azioni libere , quafiche
nello fiefio modo , e con lo fiefiò fine , con
cui Dio hà regolato, e ordinato razioni
nofire non libere , e naturai/ , cioè , a fua
gloria , e onore , acciò che per quefia Ara-
eia , e per quefio mezzo fòfiimo noi giunti
alla cognizione di effe lui, e l’aveffimo
con tutta attenzione giufia la nofira pro-
pria capacità contemplato ( d ) : Quindi
ne V'
- * v •
( d ) Jf, zl.A/att. j. ló.Prov. 16. 4.
nobis ignoicatur igno/cere ; e altrove ifcri -
Vendo il medejìmo foggi unge ( 40 ); Nunquid
non tentantio eft vita fiumana fiiper terram?
quis ita vivere praefamat , ut «licere Deo di*
mitte nobis debita nofira non necefie habeat,
nifi homo elatus ? &c. Del rejìo dove mai po-
tejjìmo noi al colmo d' ogni perfezione in ogni
virtù giu gn era , e tale nettezza , 0 purità di
cofeien -
( 40 ) Ibid. lib. xix. c. 17.
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éa D E’, P R I N CIP J'*
> ne fiegue lènza dubbio , che dove purvo-
• - gliamo noi le nolìre azioni regolare a
» nolìro utile, e vantaggio, damo obbligati
altresì quell’ iftelfe determinarle a gloria
di Dio , acciò chiaramente da quello ap-
parila di conolcerlo , e quanto mai a noi
è pennellò in quella mortai vita com-
prenderlo , e adorarlo ; onde I* uomo è te-
nuto non folo a molti obblighi e doveri
verfo di le (ledo , ma altresì verlò Dio, luo
fattore , e Creatore.
III. E per al fine elTèndo ogni uomo natural-
mente tocco da un gran piacere , e diletto
- per T altrui perfezione , dove egli pur
non vengfii da ben contrari affetti impedi-
to ; e T azioni libere dovendo Tempre cor-
rifpondere , e convenir totalmente con le
na-
cofcienza godere , che maggiore nè decelerare,
nè bramar Jì potè [fé unque da uomo al Mon-
do , chi negar mai potrebbe da fenno non effer
‘noi li piu felici , e benawenturati del Mon-
do , ne a morte , ne a ccrruzzione alcuna fog .
a etti ? poiché giufta il faggio (41 ) , Cuftodi-
tio legum , confumatio incorruptionis eli,
in-
C 41 ) Sij). c.\n,
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DEL DRITTO NATURALE. 6f
naturali , abBifògna conchiudere * eh’ ogni
uno debba operar non meno per lo proprio
Tuo vantaggio, ed utile, che per l’altrui ; e
ch’imperò abbia a conofcerlì V uomo obbli-
gato a molti doveri e uffizi altresì verfò gli
altri. Il perche effendo egli colà ben certa,
ed infallibile , chedovepur ci aggraderà
con tutta la diligenza , e 1* accuratezza
del Mondo gli enti tutti, che ci danno
dappreffo , o allo ihtorno confiderà re , non
iè ne rinvengano , che quefìi e tre fòli ca-
paci d’ uffizi ; ciò è : Iddio , noi medefimi,
e gli altri uomini , a noi per natura total-
mente uguali , e fimili ; fi può con ogni ra-
*• g io *
incorruptio autem facit efie proximum Deo ;
cofa che fa vedere , e concfcere quanto faggio
Jifrffe il di /correre , e il raggiera?' di coloro
tra gli antichi , che voleano , la vita beata
fri nella virtù fi conìengki , gjujìa Grifone,
Senocrate , Speu/ìppo , e Polentone ; come quel-
la ydf era la fola , che un bene ben Jì abile , e
fjfo , e durevole comprende a ; come eh e Epicu-
ro altr etì , che fcritto avea la voluttà e/fer
il fine de ’ beni , negava , che per alcuno f
avejje potuto mai giocondamente vivere fe
onejìa , e /ozia mente } c con gitjìizia vivuto
non
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gione da per noi diftinguer T utile , e divi-
dere in tre generi diverfi , o fpezie , eh’ el-
leno fi liano molti differenti alle quali
tutte e’fà meftieri,che per uomo fi raguar-
> - di , dove egli brami d’ operar veramente
bene , e giufia il Dritto della Natura, im-
perocché fècondo.il numero degli enti , te-
ttò noverati, capaci di Aever da noi uffizi,
altro è l’utile, e ’1 vantaggio, che noi
tragghiamo da Dio, altro quello, che abbia-
mo dagli uomini , e altro finalmente quel-
lo , che provenir ne può mai dalla noftra
fletta per fona .
D. Oliali dunque di quelli meritano il primo
lu^o.
M. Ettendo ciafcun di noi , per quel chedif-
fimo
non Jì avejfe ; fentenza veramente grave , e
degna dì un vero Filofofante , s' egli viuji a
feirive Cicerone (42 ), riferito non avejfe alla
voluttà quejio medejìmo c neramente , favi a -
mente , e con giujiizia; Ma che che però di cil> y
ne fi conchiudiamo con queir aureo detto di S,
Augufino ( 43 ): Pax noftra propria, &hic
eft
( 41 ) Tufcul. qu. 1 . 4”,
( 4? ) Ds Civic. 1 . xix. c. 17.
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DEL DRITTO NATUR ALE.
fimo al dinanzi , tenuto far tutto ciò , eh" e*
conolce ellèrgl i di vantaggio. , e d’ utile , e
- non eflendovi Ente alcuno , Che maggior
giovamento recar gli poffà giamai , o va-
glia di Dio , da cui dipende ogni noflro be-
ne , ed avere , e come Ente perfettiflìmo
mira fino all’ interiora del noflro cuore ; ip
ogni nofira opòrazione che che /òpratutto
fiam in obbligo guardare , egli fi è qdefto
Ente fupremo , ed eterno., cui con tutte
le potenze del noflro fpirito fiam obbligati
nonché nell’ efierno, nell’interno ancora
tutt’ ora oflequiare , e in ogni momento
compiacere , e venerare . In apprefiò per-
che egli è affai più l’utile , che da noi me-
defimi poflìam ricogliere,di qualche da al-
tro uom mai ricogfiamo , egli è meftieri ,
che apprefso Dio nel noflro operare da
ciaf un di noi fi miri molto piu al proprio,
che all’altrui commodo, o per meglio dire,
• alli diverfi doveri, che dobbiamo verfo noi
E ' ' ftef-
• • *■ i .*
eft cum Deo per fidem , & in asternum erit
c um ilio per fpeciem; fed hìc ftve illa com-
munisjfive noftra propria talis eft pax , ut fò-
latium mi/èriae fit potiùs , quam beatitudi-^
nisgaudium, . \
(N) Niu-
T
v
r
-A
D E* P R INCIPJ
fieflì vie molto più, ch’a quel li, che dobbia-
mo alla perfora altrui(N).Il perche per dir
< tutto in un motto , degli utfìcj , cui per
natura fiam noi obbligati , meritano fem-
premai il primo luogo quegli, che fi devo-
no a Dio, il fecondo quegli , che fi devono
a noi medefimi , e il terzo , ed ultimo luo-
go egli fi deve a quegli, che apparten-
■ .gono ad altri in particolare. Quindi egli è
d’ averfi , come un afiioma , ed una prò-
(N) Ninna cofa il Signor nojìro Giesu
Crijìo dopo P amore , e ia carità , che dobbia-
mo a lui , e al divino , ed eterno fuo Padre
p accomandi» maggiormente , quanto P amo-
re , e la carità vcr/o gli altri ; in gui - •
fa , che da quejìi due foli precetti : Univer-
fa lex pendet , & prophetse : per valermi
delP efprejfione di lui medefmo (44 ) ,' poiché
in ejfi vien r acchiu fa , e comprefa appieno
tutta la divina legge ; ed ha P uno dalP
altro si fatta dipendenza , che malagevolmen-
te , anzi egli del tutto è imponibile , che per
uomo fi poffa aduno fodisfarc fenza ebe e ’ non
fi fodisfi allo fiefiò tempo alP altro : Quindi il
Cri-
C 44 )v Matt. 11 .
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DEL DRITTO NATURALE. èf
porzione fondamentale di quekhe fin qui
ìi è detto , non che come una pietra da pa-
ragone, ed il regolo , per dir così , di tutte
razioni , che dagli uomini fi pofiòno dir
» mai al Mondo giufte , ed onefte ( intenda
della giuflizia , e dell* oneftàdi cui quelli
ifteffi fon capaci ) quefta propofizione , cfy’
or io vi dirò: ciò è : Che nulla fiem noi ob-
bligati , e tenuti lafoiarc di ciò , che alla
propria n olirà perfezione , e alla n olir a re-
fi 2 li-
Crifojìomo ( 4f ), qui hominem diligitf egli
dice ) Deum videtur diligere , &, è converfo ;
perche come dice il l r iVei nelle dotte fue anno-
tazioni al poco al dinanzi da noi mentovato
luogo di AugtjiinoiDum nihil fit,quod magia
optet homo , quam ipeadtudinem , fi taotutn
diligit fratrem , quantum fc , eam nihilomi-
minus & ili! debet optare . Comeche vaglia il
vero egli è ciò all* uomo cotanto connaturale ,
che lo conobbero parimente y e compre fero altre-
sì li Gentili : Il torre , e f involare alcuna
cofa altrui, dice Cicerone ( 46 ) y e V accre-
scere il [uo commodo conio incommodo dell ’
* • - al"
( ) v * Lori. Viveà ad lib.io. c.iV. Aug.de Civit.
( 46 ) De offìc. 1 . 3. c* »•
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f-
f
•1
68 DE’ l'RINCIPJ
licita può mai riguardare, dove pur fi
vaglia a ridarlo in effetto fenza'offefà al-
cuna di Dio , e danno, o difCapito del rio*
Aro proffìmo.
XIV. Ecco dunque quanto mi fù rmi per-
meflo penfàre all’ intorno quefia materia ,
" e che io Io vi cotnmunico veramente , co-
me cofa propria ì Or quefio principio
quanto egli fia evidente * e chiaro , quan-
to alla capacità di tutti proporzionato, non
è da domandarne ; e quello, per cui mi di-.
Ietta a maggior fegno egli è , che fia del
tutto conforme , e confacente a’ precetti
della noftra veneranda , e (anta Religione,
s co-
altro uomo è più contro natura^ che la morte ,
che- la povertà , che il dolore , e che non fono
altre cèfi sì fatte , thè pojfono mài avvenirci ;
vencndoji con ciò a dijir ungere , e a diroccare
la focietà , la compagnia , e la congiunzione
degli uomini , alla quale fimhr a , che le leg-
gi naturali 9 nón che quelle di ciafc un Popo-
lo trattino riguardare , e piu che altro man -
tenere ; imperocché come fi mai per avventu-
ra avenìf 'e , che ciafcun membro avejfe tal
finimento , eh ’ egli penfife poter jlar fino >
s 9 egli a fi la finità del prrjjìmò membro
traef-
\
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DEL DRITTO NATURALE. 6?
, come da ciò , che fin qui hò detto , e diro-
vi in appreflo-potrete voi da voi medqfimo
comprendere; poiché quanto da quefto
mai fè n’ inferire , ad altro infin non fi ri-
duce , che aquefto fòlo: ciò è : Che la per-
fezione dell* uomo in nuli* altro mai porta
confifier , ne fondarli , che nel temer
Iddio , ed ofièrvar a /piluzzo , e con ogni
efàttezza del Mondo ( giufia Pinfègnamen*
to ( e ) del Savio ) li ìuoi divini comanda-
menti . Il perche non fà miga contro noi
quel che difputano il Grozio , il Purtèn-
- dorfio , ed altri contro Cameade , e fuoi
lèguaci , da cui fi veniva il proprio utile ad
ammettere per principio del Dritto della
Natura; pigliandoli da noi quefio vocabolo
in altro, ediverfo lignificato d’afiai più
(ubi ime , ed eccellante ; anzi le non vado
E 3 . . er-
*. C « ) Eccl. C, XII. I3,
’ . < • .
, / ' .
traeffe , farebbe necejjario , che tutto il corpo,
Jì dsbelitajfe , e morifie ; cosi fe ciafcun dvrioi
per caufa del fuo emolumento rapirà <i ccm .
modi degli altri , e trarrci da chiunque Jì fa
tutto quello , eh * egli potrà mai , farà necef-
Jario , che lafocietà , e /' unione degli uòmi-
ni , fi corrompa , e finifta .
CO) Oru-
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V.
*o DE’ PRINCIPI
errato, giufta lo prete i* Apoftolo ifteflo
nella pillola a Corimbi, la dove egli fcrive,
che febbene molte cote ci venghino per-
uieflè fare , parche tornino totalmente a
noftro prò , e vantaggio ; non però fi deb-
bano tutte sì indi (tintamente mettere in
opera , perche non tutte riguardano la no-
dra edificazione ( O ) . '
D. Per verità mi piacciono a maggior fiegno,
XV ed efireniiamente mi aggradano li volil i
" fèntimenti, cotanto gutìo , e diletto opgi
• dal voftro favellar ricolto avendo , che
* - nul-
* ( O > Omnia mihi licent ,* at non omnia
protent, (fcrive F Apcftolo ) omnia mihi li-
cent $ at non omnia aedificànt. Or appunto
gìujìa queflo infegnamento abbiam noi ere --
fiuto , che nel mifurare F utile di ciafcuna
delle nojìre azioni guardar fi debba , e aver
la mirali, alti nojìri doveri verfo Dio , eh ' è il
nojìro Vero Padre , e la ver a origine d'' ogni
n offro bene , poiché fecondo faggi amen te feri *
ve Auguflino (47) , fi diligenter attendas nec
ntilitas fit ulla viventium , qui vivunt im-
piè , ficut vivit omnis , qui non tervic Deo ;
**l
( 47 ) De Ciyit. 1 * i?.c. xù -
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DEL DRITTO NATURALE, 7*
nulla più ,* imperocché pochi giorni fono,
ch’intefi peravventura un giovine far gran
pompa, e moftra delfoppihione delì* Ei-
neccio all’intorno quello particolare, e
' per dir il vero , come eh’ egli dille molte
colè delle buone ; in nulla però valle egli
a rendermi ben perlualò , e convinto.
M. Il coftui parere non è miga men vero ,
• edifettófodiquel che lo fono, quelli de-
gli altri , da noi poco al dinanzi cennati ;
non efiendo il Itio principio di tutte quelle
qualità e condizioni ben fornito, eh’ in Un
E 4 vero
*
r
nel qual luogo Jl 'Vede il vocabolo d' utilità
prefò nel medejìmo f e nzo , e fgnijkato , che gli
dbbiam noi imputato } e gì ufi a che altrove con
ben falde pruove altresì dimojira il Santo ,
niuna delle nojìre azzi ó ni per giujia e buona
aver .fi pojfa mai , o debba , dove ella fatta
non Jìa a lode , e gloria di colui , eh* è il no -
jìro bene , e che perciò le virtù de* Gentili Jt
furono realmente anzi vizj , che vere virtìt
(48); lhGh J egli fra meflieri conjxderar in
apprejfo , e ben dif aminare fe /’ azione , eh *
imprendiamo a fare pojfa mai recar qualche
, ' incorna
( 4S ) De Givit. L ip. c. xi. &
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N»
7 z D E’ F R I N C I P J
vero principio , per qudch 9 egli medefimo
c ^ confefia , fi richièggono; anzi è egli meftie-
ri di necefiHà ammetterne un 9 altro , da
quello del tutto divello, da cui e’ ne di-
penda ; imperocché efièndo egli quefio
• _ l’amo-
ìncommodo , e dannaggio ad altri , giujta li
■precetti Vangelici , non men che naturali , e
perciò fin d Gentili per quel , che Jì notò al
dinanzi affai ben noti ( 49 ) e pale fi : e III.
Che al dafezzo Jì debba guardare fe quejie
ifteffe conformi e' favo, 0 no alli doveri , che
debbiamo a noi medejìmi ; Il perche dove an-
che un Jì rinvenghi per dir così povero in can-
na , edagrandiffma fame cojìretto , non de-
Ve per niun utile , cheritorne mai potrebbe ,
rapir il cibo all 1 altro uomo , anche che fìfof-
fe qnejti un Falere , per cosi dire , un fc etera-
co , un tirando , 0 un uóm dappoco ; e tnelenfo>
giujiaf fujìn il fent mento di Cicerone ( fo );
perche in niun modo più grata , e cara a me
deve effer la vita mia , che tale dìfpjìzìone
dd animo yCÌf io non nuoccia ad altri per pro-
prio mio agio , 0 commodo
•• ‘ * $) Egli
C 49 } V. Not. . .
( r° ) De ofl; 1. j. c.j. • • . .
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DEL DRITTO NATURALE. , 79 ,
l’ amore (f) ; chi di api-mai- ad amar una
colà. , o appeterla può da lènno afferire
d* elferfi unqua portato , lenza un qualche
motivo ,.o ragione quale per l’appunto fi
farebbe la bontà ifteflà della colà , o l’one-
fià , o 1’ utile ? Chi è colui , eh* operando
da uomo, ama , e delia , o quella , o quell’
altra colà, lènza che prima non la jicono-
(ca in qualche foggia del fuo amore , e
delle lue brame ben degna ? E lè ciò egli è
vero , come lo è in effetto, 1* amore non fi
può miga in modo alcuno tener per princi-
pio del noftro operare, ma fi benetutt’
altro da cui la noftra volontà fi vegga, ven-
ghi mai a quello determinata tèmpre , eri-
fòfpinta ( P) .
D. Or
< Ueinec. bj. N. ...
( O) Egli ci Ji propofe per vero , e certo
principio del Dritto della Natura altresì dal
ce lei r e - M. Domat Famore nel dotto fuo, trat-
tato delle leggi difpojìe „ e ordinate giujìe alF
ordine naturale smalto al dinanzi dell * Einec-
cio , ma in un modoajfai più pio , e totalmente
diverfo , da quelche 'Dìen propqfio per. cojìui j
imperocché fellene egli dalla focietà , andan-
do dietro al Gr oziose d al FuJJèndorfio tratto e*
ù*jef- * \
*
74 DE’ PRINCIP J
D. Or tutto và bene ,• ad ógni modo P argo-
mento , chi; voi tede ufàfte a prò del vo-
fìro lènti mento prefo dal linguaggio , o
modo di favellar che dir vogliamo di Dio
coti gli uomini in propor loro dinanzi l’uti-
le , o il danno per indurgli alle fue voglie ,
egli mi fèmbra molto inefficace, e quafi-
che di niun valore ; poiché dir fi potrebbe
forfè , che il fòttometterfi a gli altri , e
1 * obbedire non eflèndo cofa all’ uomo na-
- tu-
t jveffe per poco tutti V umani doveri ; tutta
volta 'fu di parere , che (juejtajtejfa in niun
altra guifa avejjè mai potuto mantencrfi , ne
Jtar falda in piè , che fulfundamento e la ha-
fe di due leggi , le quali altreiìgiujia, eh * egli
crede fi devono aver perfofegno , non che per
principi di tutte le leggi naturali ; imperoc-
ché avendoci egli propofìo al dinanzi : I. Che
le leggi deir uomo , altre in effetto nonfiano,
che le regole della fina condotta ; e II. Che
per quefia condotta e’ non intenda altro , che
V andar dell ’ nomo , e V inviarli che fa egli
Ver fio del fino fine ; perche il conoscer il fine di
una cofa , egli nori e, che materialmente ginn-
gerea Japere per cui ellafia fatta ; e a ciò non
fi può per alcuno mai arrivare finza in pria
v‘ a che
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DEL DRITTO NATURALE. 7 f
turale , egli' foflè flato di fòmmomeftieri
per muoverlo, ediftimularlo ali’ ubbedien-
za de’divini comandamenti, metter in ope-
ra degli mezzi eziandio del tutto non na-
’i turali , ed a ciò proporzionati y quali per
1* appunto eglino fi furono quegli di cui ^
Dio'fi valfè , e fervi.
M. Quel che voi dite , vaglia il vero , ave-
rebbe luogo peravventura , dove pur fi
favellafie di altri , che noftro pari, o ugua-
le per natura eflendo, non abbia ragion
alcuna chieder da noi ubidienza, ed omag-
gio, falvo che per qualche patto , o cón-
vénzione , che pafsò mai tra noi , e lui ;
ma dove fi tratta di Dio , ctj’è un ente per-
fettiffimo , e la vera forgente d* ogni no-
ftro
a che fu a cojlr ottura rapportar fi debba’, e
riferire , non fi difcopra ,e vede , ejfendo pur
troppo certo , e vero , che Iddio abbia la na-
tura di eia fc una co fa proporzionata al fne ,
cui Jì compiacque dejiinarla ; poiché tutta la
fua efienza non conffie , che nella fola anima ,
eh* è di due fole potenze fornita , ciò è , d' un
intendimento proprio per conofcere , e di una
volontà per amare ; Égli da qui ri* inferifee ,
che per conofcere > e amare venne filo da Pia
• Può-
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4
DE* PRINCIPJ
- ftro bene ,• io non sò mai comprendere i nò
* capire , come f obbedirlo , non che il pre-
dargli tutt’ ora omaggio a noi non fi fof-
fè connaturale j imperocché lalciando da
parte dare , il dritto , che a Dio compete
, sudi noi, e tutto altro, che intorno ciò
fi potrebbe mai dire, confèrvandoqi egli
per lo continuo , ed in ogni momento quali
che novellamente creandoci , nè moftran-
dotì giamai refiio , e fchifo di beneficar-
ci così abbondevolrnente , che per quello
conferò un Pagano medelìmo : (g ) non
che provvede egli a tutte nofire bifogne,da
Jui noi , ufque in deliriti amamur ; tot ar -
bufi a mon uno 'modo frugifera { foggiungc
egli ) tot herbce fai ut ar et , tot varictatet ci-
borum, per totum annum digejia: ......
ut omnti rerum naturce part tributum ali-
quod nobii confert ; ancorché non avefiè
( g ) Seneca de Bene f. lib.iic.ydt I.
r uomo formato , ed creato ; e in con f egri erosa
per unirlo , è ajjoeiarlo con qualche oggetto ,
la cui con f cerna, e 7 cui amore vai effe a prò -
dargli qualche felicita , e ripofo ; echéverfo
quejìo egli tuttora portar f debba ed incarni -
narfi \ Il perche la prima, legge dell' uomo y per
. . ’ quel
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— ■«!
DEL DRITTO NATURALE . 77
domandato mai da noi olTequio , o ubi-
dienza alcuna, pur dove conofcelfimo e£
lèrgli cotanto tenuti , e obbligati , per • ,
gratitudine almanco , doverebbono in tut-
te le noftre azzioni fa r in modo , che non
vi apparile nulla , eh* aver fi potefiè per
legno di non temerlo , o non adorarlo , nè
compiacerlo incoia del Mondo.
D. Ma di vantaggio : febbene dubbitar noti
polliamo , Dio niuna cola c’ im pónghi ,
re’ comandi, s* ella nello ftelTò mentre per » v
noi non fii a noftro prò , e utile ; non però
egli lèmbra ,* che come tale da lui ella ci
venghi comandata , o importa , mia lòlo
perchè e’ fia alla lùa làntità, e volontà con-
fbr-
’ ' • w . .
enei eh' egli crede Jl è la pia derivazione al •
la ricerca , ed all' amor di quejt * ometto , che
altro unqua non pub ejfer , eh' Iddio ,, eh' è il
fola , che può , e naie fidi far lo , e renderlo
di tutto ben f atollo ; legge la quale , confor-
me egli ferine , effendo di tutte l' umane ob-
bligagioni P unica regola , e lo fpirito,e il fon-
damento di tutti li precetti del Vangelo , è al-
tresì di tutte P umane leggi bafe , fojiegnc , e
principio ; anzi pere F ella obbliga tutt' uomi-
ni fenza eccezzione alcuna di perfona a unirfi
tra
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•4
*8 D E* PRINCIPJ
. forme i e ip confèquenza parcheconven-
ghi dire che il giufto Ila affai al dinanzi
dell’ utile j-
M. Quello non è men falfp e vero j imperoc-
ché niuna cofa fi può mai fingere al Mpn-
do , o imagi nar da noi, nè contra,nè oppofta
alla fantità divina , o al divin volere , che
parimente ella non fia d’utile, e di van-
taggio per noi; e quefto in niun conto fi
può mai dalla giuftizia fèparare,e dividere,
o quella da quefto ; perchè Dio cpme en-
. te perfettififinao , e fàpientiffìmo , eh’ egli
è, non
tra ejfi, e ad amarfi vicendevolmente , ne rac-
chiude in f e fiefià un ’ altra , eh * è la feconda;
imperocché t fìtti noi pef natura al pojfefiò di
un unico , e foderano bene defiinati , e per li -
, game si fretto e fido uniti ejfendo , che giu-
fta fi legge in S. Giovanni non comporremo ,
ne fot'maromo altro mai , che una fila per-
fona (s i ) non pojfiatno giugner giamai a far-
ci degni di unità tale nel peffedimento del com-
mun nofiro , ed unico fine fi non col comincia-
te dianzi , e in quefia firada appunto , che per
colà giugner e fiam tutti tenuti battere , ad
• • < • unir-
* j
{ fi ) 9. Joan. 17.» i.
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* t
DEL DRITTO NATURALE . 7*
è , non operando mai , nè facendo colà al-
cuna contraria a quel fine , eh’ in Crearci fi
propofie, e per ragione non potendo egli
voler colà alcuna , che torni a noflro dan-
no , o dilcapito , che chè c* impone , ed or-
dina nello ftefiò mentre non è men utile ,
che giufio , in guifà che non fi può 1* uno
in modo alcuno concepir lènza 1* altro .
D. Or abbifògna per verità finalmente di-
chiararmi per ben perlùalò, e convinto ; le
vofire ragioni fono lènza fallo di gran for-
za e molto efficaci .
M. Ba-
ufiìrei , e ligure tra noi con vicendevole . , e
reciproco canore ; ne altra diverfa legge per
quanto e ' dice Ji rinviene , eh ' obblighi ciascu-
no e lo cojlringhi all'amore di fe medejtmo , v .<
non potendojì quejìo far meglio , che mediante .
V ojjervanza della prima ; fentimento , che *
ben conviene con ciù f eh ’ in altro luogo abbia - -
mo recato noi^abbia fcritto il Vives ( fi ind-
i' annotazioni alli celebri libri di Aùgujiìm^ ,* H
de. Civita te. IL avvegnaché lofpirito di que- * *
Jie due leggi ( quejti foggiugne ) dopo il pecca- < .
to del nojìro primo Padre non fa purpiu quel
dejjbi
( ) V. Annoi, -, > ..
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>
*o DE* »P RING! P J
fri. Balli dunque quello pef oggi ; imperoc-
ché eflendolì illòle da gran pezza ritirato:
domattino per tempifiìmo , dove vi piac-
cia , altresì in quello ilìeflò luogo , tratta-
- remo più agiatamente quélche vi rimanga
intorno quello particolare^ Addio .
, : de*
. 1 * ; , ■ • •
■—
. • . 1
*/ ■ • ’deffo ; non lafciano perb elleno di fujfifiere , ed
ejjer immobili ; t come tali far che tutte le
leggi per tui la focietà degli uomini Ji regola
nel prefente fiato non fiano ^ che una ben fe-
guela di effe ; onde non guari egli, in quejlé>
Jlabìlìfce un piano di tutta T umana focietd .
f- ;
V- . - _
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f •
Sr
DE’ PRINCIPI
DEL DRITTO
r * '
NATURALE ,
TRATTENIMENTO II.
•jk
De* doveri deir Uomo folo nello flato delle)
Natura
SOMMARI O.
t
I. V Uomo conjìderato in diverf , ebendiffe <%
renti fati .
II. Quanto comprenda , e f fenda mai quef
foie n za del Dritto Naturale .
III. Del 'modo con cui P Uomo fa tenuto di co *
nofcer Dio , &> di amarlo, e venerarlo in
ogni fua azione , e degli altri obblighi ,
e doveri delP Uomo inverfo quefo ejfer
fovrano ,
IV. Obblighi, e doveri delP Uomo verfo se me-
le de*
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Si D E’ P R I N C I P J
defimo dijiintìin varie fpezie . .
V . Neccjfità di conofcer se ntedefimo .
VI. Uffizj , obblighi , e doveri dell ’ uomo ver -
fo delfuo fpirito .
VII. Modi , ? da perfiezzìonar P intellet-
to , ? delle virtù intellettuali in partico-
lare .
Vili. Dilla perfezzione della nojìra volontà ,
e delle virtù morali , dì cui P uomo era te-
nuto guernirfi in quefio fiato della Natu-
ra , che della cura del proprio corpo . .
IX. In Che al fin fi riducano , e fi refiringa-
no tutti ctuefii obblighi , e doveri delP uo-
mo , e le fue virtù .
Dunque avete voi con
maturezza, e diligen-
za le cofe , di cui jer
qui ebbomo ragiona-
mento , tra voi me.
defimo ben di lamina-
to ?
V. Senza dubbio , e vi dico con ifchiettezza,
eh* elleno mi ferr.brano regalmente , ab-
bino una grande aria dolce , e maefiofà di
femplieità , e di naturalezza .
M. Or via alle corte,* oggi tratterò a tutto
mio potere di farvene conolcere e com-
prendere 1* applicazione , e Tufo, non
che
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4
DEL DRITTO NATURALE. 83
, che T agevolezza , e la f cilità , con cui li
doveri , gli obblighi , e gli ufrzj un, ani
tutti polloni] da chi che lia mai da quelle
dedurre. A . «■ 1
D. Ma con qual metodo, od ordine in ciò voi
procederete ?
M. Elfendo pur convenevole certamente
ch’io m’ingegni favellarvi di tutto sì aper-
to , e chiaramente , che niun dubbio ri-
fletto a quello particolare d’aver mai vi
rimanghi , vi rapprelènterò 1* uomo in va-
ri , e divel li rincontri di lùa vita , e in ben
mille , e mille differenti fùoi flati ; impe-
rocché figurandomi io mirarlo da pria nel-
lo fiatò naturale , or tutto fòlo , e lènza
altri in compagnia , or di brigata con tutti
pii uomini , ed in una lòcietà univerfa-
le, or con la tua moglie, e con li fùoi
figliuoli, ovver con li lùoi fervi * e con
le Tue fanti , ed or al fine con quelli tutn
ti uniti infieme ; in apprellò dilcende-
rò , e verrò paflò , palio a confiderarlo
tra *1 riftretto , e tra li termini di una Cit-
tà , o Repubblica Ha come capo , o rettor,
di quella , fia come un membro , o infe-
riore ; colà che fàcendofì , le non vado er-
rato, verrò a rìifpiegarvi molto diffùlàmen-
te, e trattarvi alla dillefà tutto ciò , a cui
Vien ferialmente per altri quello Dritto '
F 2 del-
«
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«4 D E» P K I N C I P J
II. Della Natura diftefo, cioè * l’Etica , P E-
conomia , e la Politica per non lafciar co-
là alcuna da farvi su quello argomento of-
fèrvare ( A ) .
V. Che intendete voi per Etica ?
Una Icienza , che non (i arreda *in altro ,
che in quelle fole regole , che pofTon mai
- riguardar l’uomo confidcrato o folo, o di
brigata con gli altri Uomini nello dato
./ della Natura. .
V* Co-
» - — 1 ■ 1 ■ ■ ■
• • # * . .
( A ) Non v’ ha piu laudevol co fa , nè
piùfruttuofa , o piu utile in una faenza, che
uom mai imprende a trattare , d? if covrir -
ne da pria , e fvelarne li fuoi principi , ed in
apprejfo pajfar al particolare , che di là ne ri-
finita . Il perchè avendo nei nel nojiro primo
trattenimento favellato de'veri principj delle
leggi naturali , difendiamo ora alle regole ,
che da quegli Jfe ne pofono unqua per alcuno
inferir eycof a che varrà altresì, fenzafallo,per
facilitar li ncjìri leggitori , ed in un tempo
medefmo per un ben molto acconcio modo age-
volarli a render di quelli un affai fermo , e
perfetto giudizio non effendovi per quel che
noi fappiamo , per metterli in quejio fato, al-
tro metodo , o Jìrada miglior di quejìa .
DEL DRITTO NATURALE. 8f
D. Colà è Economia ?
M. Ella fi è un altra fcienza molto diver-
• fa dall’antecedente , in cui'fì compren-
dono ’foltanto quelle regole, che apparten*
gono alla condotta dell’ Uomo nelle focie-
tà fèmplici , non che in quelle che fi an-
no per men compofie. Chiamiamo noi
iòcietà fèmplici quelle , che non fi forma-
no, che di fole, e (empiici perfone , co-
me la paterna , ch’è tra genitori , e figli
la coniugale tra marito , e moglie , e T e-
rile tra padrone , e forvi ; diciamo men
compofie al contrario quelle fòcietà , che
non formanfi, che delle fole fèmplici , qual
appunto fi è tra quefte la famiglia , che
non vien compofìa , che di quefie fole , di
cui qui or noi favellammo , rinvenendole-
. ne dell’al tre molte afiài eia quefie diverte,
e differenti, e molte vieppiù compofie,
perchè non formanfi elleno , nè fi coflituifo
cono , che delle fole compofie , come per
efemplo fi fono le contrade , o li borghi ,
che compongonfi di più famiglie unite in-
fieme in una fol fòcietà pe *1 comun lor
mantenimento , o per la confèrvazione de*
lor dritti Gentilizi , fo per avventura e’di-
foefcroda un folo , ed unico fiipide , come
pur fi crede , che avvenuto mai fofiè nella
prima ifiituzione di tali fòcietà; o le Cit*
F 3 tà a
s
Digitized
86 DE’ PRINCI P J-
tà , e le Repubbliche , o i Regai , Pane de’
quali fòrmanfi di più. borghi , o contra le;
e Paltre di più Città , rette e governate da
un folo •
D. Difpiegatemi il termine Politica ?
M- Egli appunto quello è il nome proprio di
quella facoltà , o fcienza, che infogna Pob-
, bligo , e li doveri dell* Uomo in queff ul-
ti me locietà .
JX Dividete voi adunque , fe non vado er-
rato , tutto il Dritto Naturale in Etico ,
Economico , e Politico ; ma rinvengono
pur per'altri parimente quelli e tre voca-
. boli adoperati alla fletta guifà?
M* Mai sì , come che quelli fiano molti po-
chi ; poiché afsai più d’ordinario s’ ufano
eglino a fpecificare , ed a diftinguere tre ,
e diverle parti di Filofolìa , in una di cui li
tratta delle virtù Morali, nell’altra del
buon governo delle colè domeniche , e fa-
migliati , e nella terza, ed ultima di quel-
le di uno Stato , o Repubblica, giuda fi
leggono , che adoperati furono da’ Greci,
da cui travalicarono a noi ; come che con
ciò, vaglia il vero, lì venghi per poco a far
il medefimo , e lì noti lo ftefso .
JD. Or via prendendo il filo di quel che dir
dobbiamo-, figurandovi al dinanzi d’ogni
altro mirar Puorno lolo nello Stato di Na-
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DEL DRITTO NATURALE. 87
tura, (piegatemi quali erano mai gli ob-
blighi , e li doveri di coftui in quello Sta-
to (B). j .
Egli fi riducono quefti e tutti, lènza fallo,
Iil.come U può di leggier comprender da chi
che penlà , a due (òli capi ; il.primo di cui
lo riguarda come a creatura , e opera di
• Dio ; e il fecondo come a creatura, ma ra-
gionevole , che opera per la confervazion
di se medefimo , e delle (ùe parti .
D. Spiegatemi didimamente gli obblighi,
F 4 v e li . ^
(B) Lo fiato d' una per fona non confjte in
altro , falvo che in alcune qualità , che rif-
guardandofi,ed avendo]! come proprie fue,ven -
gon acofiituire la differenza , e il divario,
che v' abbia infrajei , e un altra ; tali per
efemplo fi fono ì’efier di majchio , 0 di donna,
di giovine ,0 di vecchio , di libero , 0 dì fer-
vo , di figlio di famiglia , 0 dì padre , di ric-
co , 0 di povero , ed una infinità d'altre di
cotal fatta . Il perchè altre di quejfe ejfendo
naturali, ed in nulla da noi dipendenti, ed al -
tre al rincontro avventizie , e del tutto in no -
jìra propria balìa, ed arbitrio , altro è lo
fiato naturale ,fifico, e morale di ciafcuno , al-
tro quello, eh' è puramente civile, od avventizio .
V
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V
*
^8 DK' PRINCIPJ
e li doveri del primo capo , che tra tutti
' gli altri , cui per natura 1* uom è tenuto ,
giuda , che da voi jer apprefi, fon li primi .
M. Qual fia la baie, ed il fondamento di que-
lli , e come noi li conolciamo , le voi ben
vene rinvenite , alla diffhlà vi moflrai al-
tresì io nel ragionamento pafiàto ,* il per-
chè dipendendo eglino totalmente da que-
gli principi , che in quello per quanto
valli di ftabilir m’ ingegnai , non (limo colà
molto fuor di propofito , ed infruttuosi ,
^ per voi, che pria di più oltre paflàre*
quanto ri fpetto a quella materia sì dille
fe pur così vi piaccia , mi ripetiate .
D. Ecco tutto in pochi motti ; fùppofto,che
fi ebbe da voi per ben certo , e fermo
I. Che l’uomo, ogni qualunque volta ,
che d’ operar delia, lènza fallo , giuda la
propria natura, venghi obbligato, e tento
to di regere, e regolar se medefimo in gui-
fà , che tutt’ora col far per quanto fappia ,
e vaglia , qualunque cola per menomilfi-
ma , eh’ è ila a fuo utile , e vantaggio vie
più fempre mai ottenghi , ed acquilìi del-
la perfezzione . II. Che le da lènno quelli
■ portar fi voglia , e trattar in sì'fatto mo-
do , e con aver un cotal fine al dinanzi di
se ftefio , metter e’ debba tutta la cura e
la diligenza di ragione in ordinar del con*
i tinuo
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t »
DEL DRITTO NATURALE. 89
tinuo le proprie azioni , e regolarle sì fat-
tamente ,^che mai fèmpre e* giungano
quello Hello fine ad avere , od ottenere 4
di cui Dio , eh* è 1 * autor della Natura ,
per quanto noi comprender polliamo ,
fi valle mai nel regolamento delle lue
azioni puramente naturali , e non dipeni
denti dal lui ( -C ) .
III. Che v
( C ) La Concozicne , per ef empio , e lo
fmaldimento de' cibi , eh' in noi Jì vede far
del continuo mediante il ventricolo , e f fendo '•
uri * operazione , 0 azione , che dir vogliamo f
del tutto naturale , ed imperò il farla , 0 non
farla non dipendendo da noi , altro fine giu*
fa , che dalla ragion ? imprende , non fi ere -
de , Dio avejfe avuto mai al dinanzi in or di’-
vi aria , e infìituirla in ciafcun di noi , che di
far per quefia firada , e con quefio mezzo , al
nofiro corpo ricoverare , e riacquifiare quel
che gli era mefiieri per poterfi ben fofienere , e
mantenere al Mondo , non che per la continua
tranfpir azione , e per l' inf enfiti le trapela -
mento delle fue parti da momento in momen-
to egli veniva mai a perdere , e logora-
re . Al rincontro /’ ufo de ' cibi , e della
vivande y come cofa eh' è totalmente in nofira
ha-
Digita
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*
9 o DE* PRINCIPJ
III. Che quell’ efier fovrano l’ ultimo , e il
principale fine , che fi propofe , ed ebbe
mai al dinanzi nell’ ordinanza delle noftre
azioni non naturali egli fi fofie fiata la
pro-
balia , ed arbitrio , elP è ut? azione in tutto
libera , e dipendente da noi ; Or dove pur ci
Venghi in grado , ed abbiam vaghezza , o vo-
glia alcuna d* operar a nojìra confervazione ,
■’* e di reyveref e regolar una colai ncjira azio-
ne in “ Tal fatta foggia , egli è meftieri ab -
• biamin ejfa quelVìfiejJb rifguardo , e quel me -
defimo fine che fu quello ( giujìa la nojìra
credenza ) di Dio nel creare , e nel formar
del nojiro ventricolo , cioè , la JteJJa nojìra
confervazione ; coJa> che produrrà f enza fal-
lo ^ infra queJV azione , e quella del nojiro
ventricolo un certo concerto , ed una certa ar-
monia tale , cui non f vide mai da uomo altra
pari ; imperocché arr.endue qnejie verranno
elleno a riguardare un medejimo fegno f ed un
JiefJb fine ad ottenere ; Il perchè non fi deve in
niun modo qui pafar fitto filenzio , che pro-
priamente azioni diconfi da noi non men que-
gli movimenti , che in noi provengono da noi
< tnedejimi , che quegli , che originano da una
certa difpofzione metanica , e propria del
x
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DEL DRITTO NATURALE: 9 r
propria gloria, e l’efàltamento di se (tellò .
* Quindi beo torto, fènon vado errato, qua-
li tne come un linimento ne ritraelìe ben
molto naturalmente, che 1* uomo nel di-
sporre, ed ordinar l’azioni lue libere, e
che da se dipendino , debba Sèmpre mai
- aver.
rwfìro corpo ; come che per ben difinguere
l' une dall ’ altre ; le prime che fon le fole ,
che pofònf con qualche norma reggere , e con -
feguéntemente difporre giufa alle leggi della
Natura , chiamati fi d* ordinario umane -, mo-
rali , 0 libere , eie feconde fifch e , 0 natura-
li, Diciam noi l' azioni della prima fpezie fol-
tanto foggette , e fottopofìe alle regole , e alle
leggi della Naturajmperocchè lanciando far
pur quelle della feconda , che come non dipen-
denti da noi medejìmi non pofòno ejfer regola-
te in veruna guifà , nè rette ; le pajfioni , che
fono tutti quegli altri divetjì movimenti , che
provengono in noi da qualche caufa ejìrinfe-
ca , e fuor di noi , non pofòno ne anche da
quelle regolarf , 0 reggerf fe non per quello ,
che difendono da noifefi , 0 per quelche può
mai riguardar al modo , ed alla maniera da
faper far ben faldi e forti contro alla lor for-
zale violenza , fenza * la f dar ci in modo al-
cuno fuperare , ne abbattere .
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i
9 a DE’ PRINC’IPJ
aver al dinanzi gli occhi , e proporli que-
fio tnedefimo fine ; cioè , la gloria del Tuo
Dio , e del fao Creatore .
M. Or vedete dunque, come da tali verità fè
ne ritraggano dell’ altre non men certe , e
ferme ,"di effe ; anzi predò poco* fecondo
che io vi difiì, tutti gli uffizioli obblighi,
e, i doveri ( D ) dell’ uomo di tal genere;
imperocché naturalmente quindi ne fie-
( D ) Per quejìe voci : obbligo , dovere ;
uffizio , che ufanjì qui da noi ben f avente in -
dijìint amente , altro non intendiamo , che un
azione conforme alle leggi , o che quejìa pro-
ve nghi fenza dubbio , e derivi da un obbli-
gagion vera , e perfetta , 0 da un obbligagion
fottanto imperfetta . Il primo , che rinvenia-
mo infra Latini , che aveffe mai fatto ufo del
vocabolo uffizio egjif fu Cicerone nell * aureo
fuo libro degli uffìzi ; imperocché quegli , che
trattarono al dinanzi lui 1 e fcrijfero di si
fatte cofe , come Zenone , Cleante , Criftppo
Panezio , ed altri , ed altri infra li Stoici
tifarono mai fempre la voce Greca »
come che li Greci adoperato ave fero ( per
quel che noi fappiamo) propriamente quel*
la di « to ' tav ajìgnificar il medefmo .
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f
DEL DRITTO NATURALE. 93
I. Che l’uomo debba far dal canto luo quan-
tunque più può , e sa , od a intelletto
creato può efier peimelso per conofce-
re , e comprendere quello Sovrano Mo-
narca, non potendo egli in altra guilà, lènza
l’appoggio rì’una sì fatta cognizione, non ap«
panarli da un tal fine,- TH( TtQÌ rn/f IVlTi/ldeCS
(dice Epittcto (a)l I Sionvò [wQnù'm'ioy èx«w ìnv ,
òpòàf wroXj/4«f ctùrùy ìx Hf ■>*** ovruv , /gì ìioixiy-
‘itov rù oKot Koiktùf /gì S ' inaio f , v, gì (Teano v eie rivo xeimnvK-
X^au , '7Ò irtifaStcu ocùvo'ts , /gì «xay ir ieri vaie ytvof/ivoie, ygi
et'xi\hòéiy ix,óvmuàf imo rijs etp Irne yyeùfjuif '/y'reXvtiìvoii .
\ ale a dire. Il lòmmo , e il principale capo
deila Religione egli fi è il far opera, e proc,
curare ad ogni Ilio collo di riempier se me.
defimo di buoni opinioni intorno gli Del
immortali, (parla egli da Gentile) per poter
giugnere a vivere ben perliialò,e certo, eh’
eglino di vero efiflano; che con ogni retti-
tudine^ giufìizia tenghino la fignorìa dell*
Univerlò : Che fi debba loro preftar alla
cieca ubbedienza in tutto , e contentarli di
quanto eglino ci comandano , come pro-
veniente da quegli, che lono di lunghi!!
fimo Ipaz io vieppiù fàggi e vieppiù intelli-
genti. di noi ; perchè così non oferai nel
corlò del viver tuo giamai accaggio-
nar-
(a) ErXEIPIAION cap.tf.
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94 D E’ P R I N C I P J
narli di nulla , o . rr.tr mancarti in mo-
do alcuno , che venghi da efio loro meflo
in abbandono , e negletto ( E ) .
II. Ch’
( E ) La necejftà , ha V uomo di fod -
disfare a queji' obbligo , o dovere , mani-
fefiamente fi ccnofice da ciò , che com e egli f
vedrà , Je ne ritraggono per poco , fi filo ,
quafi che come una confeguenza tutti gli altri
doveri , od obblighi di qnefio genere , che lo
riguardano come a creatura Quindi ab-
biavi gran ragione da poter con franchezza
ajjerire , che dalla negligenza , e trafcura -
t agì ne grande tifata da noi in quefio , egli
venghi , che fi mettano quafi , che del tutto in
non cale , e fi trofie urino tutti gli altri , come
imprendiamo altresì dair Apofiolo in uno non
molto diverfo propofito ( i ) . Il perche come a
Santi Uomini la contezza grande , ch'eglino
ebbero , per quanto mai venne lor permefiò ,
e pojjederono de' divini attributi , valje di
lunghijfimo fpazio nel Mondo per portarli ad
un grado di perfezzione , in cui affai dirado
uom giugne ; così la mancanza eh' è in noi di
quefia , egli è cagion fovente del noftro o-
perar al rovefeio , e del contrario procedere ,
la
( i ) Ad Rom. c. i. n.zo. Sex 3,
\
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• V fi
DEL, DRITTO NATURALE. 9 f
IL Che gli convenghi per ogni verfò,e fia in
obbligo d’ operare , e trattar gii fia al di-
vin volere, non che fervirfi di qutfio prefc
fo che per motivo delle lue proprie azioni
efiendo cola pur troppo certa , e fuor di
dubbio , eh’ Iddio chiegga da Jui , eh’ e’ fi
regga , e governi fecondo le leggi della
Natura : Quando mai pur da te fi com-
prende , che sì abbiano difpofio li Dei ( di-
ce un Gentile (b) ) sì fi facci « to'*
Stois <pihOP , TCC UT il yivio . E fè pure avvenifiè,
che
( b ) "Epiteto ErXEIPIAION c. 79.
lanciandoci da giorno in giorno fempre pie più
foprajar dal vizio ; e come un uomo , che non
cura conojcer il buon Medico dal non otte-
nerne egli imperò da quello il guarimento ,
vien di fua negligenza fujjìcientemente puni-
to ; cosi nulla Jìimando il conofeimento delle
divine perfezzroni ne diamo di ciò noi , a noi
JiejJi il gajìigo , vivendo totalmente privi di
quegli appoggi grandi e Jovenimentì , che da
quello ne potrebbono mai attendere ( 2 ) .
( z ) Leibnizio «elle note ad un picciolo libro Inglefe
di Mr. de Shaftsbury tradotto in Francefe con quello tito-
lo: Lettere fur rEnthoufiafme $. 30. che fi leggono nel voi.
II. de Recveil de diverfes Pieces fur la Philofophie , la
Religion&c. '
•V»
9 6 DE’PRINCIPJ
che alcuno dedderade la tua vita , come
farebbe, un Anito, o un Melito dagliela pur
fìcuramente , e non gliela negare, che fèn»
za fallo non varra egli a danneggiarti , ne
a offenderti in co fa del Mondo . tptt £ì emi-
ro? ngl /itKm? etpxrqvaji (iti S'twctntt , (l<ri-\.ax, S'i « -
, E non guari al dinanzi*)™ (egli fcrive (e) )
y cu/iy*.» Gvyx.tXtopw-i , tropo? irotp vpùfjt . , /gl ni
iorbumi cioè, fàppi , che niuno fi modri,
più fàggio, nè più intendente mai , e peri-
to delle colè divine di colui, che ghigne
ad adattarfi al tempo .
Ili, Ch’ e’ debba del continuo viver in Dio,
giuda altresì quello , che lo c’ intègna l’A-
podo ; Nemo nojìrumjìbi vvyit (fcrivendo
egli nella pillola a’ Romani ( d) , & nemo
Jìbi moriiur , filo e enim vivimus , domi-
no vivimi/i , five morimur domino fu-
mili . E vaglia il vero con ciò egli al-
tro non intende, che la neceflìtà , e il
dover, che ha ciatèuno d’operar giuda
la volontà di Dio , e li Tuoi divini attributi
con aver tèmpre mai gli occhi a quel me-
defimo fine , che* giuda la nodra credenza,
ebbe colui nella creazione delle colè di
qua giù ,* In qualunche imprefà , eh’ e* fia
( dice Epiteto altresì parlando con li fòli
lu-
( c ) jVid. e, 7S.
( d ) C. 14. ». i.
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k
DEL DRITTO NATUR ALE. 97
lumi' della natura ( e )) rivoltatevi pure
al gran Giove , e al vottro dettino ,, oran-
do « lor , che’-fi degnino , e compiaccino
* guidarvi 3 colà, dov’ e* mai vi di puti-
rono. Eir< irepTÒs vp^yupu , ìuutìov nù tc £<yt- S'i'i [it
: fingi aù » nrwrpuiiipi) fOtroi toS' npù* &pci
l*ìyos r & t^opteu ji grnmtf . > ■ .» -
IV. Che fia tenuto di neceffità amarlo^impe-
rocche dalla cognizione delledivinè per-
r , fèzioni provenendone lènza dubbio nei
cuor dell* uomo f -e derivandone un cotal
‘ guftq, o diletto , che dir vogliamo e pia*
cimento , che non abbia chi. lo pareggi
. quindi nafee in lui certamente della bene-
volenza, e dell 4 amore in. verfò quefìo etfèr
. . Supremo . ■ \ *
,V.Che quett’amore,e quefta benevolenza, che
Lanino è in obbligo , ed m doVer’ di porta-
: rea Dio,convenghi,che Tuperi di ìunghiffi-
molpazio , ogni , e qualunque altroché a
.cofa mortale fi può da lui . portare i (F)
‘ r /c ■ G im-
( ,C ) ZX l.fupr. , • .
,( F ) Quefto appunto è quetV amore , che
in ptu luoghi di J agri libri (%) ci fi accoman-
dai
(3 ) Matt.ii.D^iter.c.^.é.exo3.io.icvìt.a().&c.
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f
D £’ P R -I N C I V J
imperocché ;1* amore, in noi provenendo
. dal pi acere , e d^l diletto, eh’ abbiamo deb
. Fai- •
• .... •. : • -.. '• ••• v •’> *
r ■■■■ — » r f
f .. ■ , •. V •• ... • ; . •• ' • \
da, e con tuie motti del Decalogo : Dillges do-
minum Deum tuum &c. Quindi il Vive: (4):
erutti* dicendo: ut paucis verbi s magnus il le
Magifter quemadmodum unicùique viven-
dum fit docet , ama quem potes tnaxime ,
qui (òpra te eft , & non ajiter , qui prope te
eft , quam te, quod fi Feceris , tu fòlus leges
omnes , juraque feies , & fèrvabis ,* quae alii
magnté Ihdoribus vix difeunt . . . , * Di-
liges, inquit , quid potefb effe dulcius dile-
zione , non metuere , non fugete , non hor-
rere praeceperis , ( Domirium ) ut fcias illuni
effe reverentlum*, nam dominus eft ; ,
( tuum ) etfi multorum eft,tamen uniufcujuf-
que *fit per cultum proprius . . , Ex toto
còrde diligere praeceperjs , utomnes cogi-
tationeS tuas , ex tota anima , ut omnem vi-
tami tuamyex tota mente tua, utomnepi
, intelle&um tuum in jllum confèras , a quo
babes ea , quae confers . Il celebre Lcibnizio
in un fu 0 trattai elio (f)( intitolato . Trito-
■ ti- -
f 4 ) Tri not.ad lih.io.de CivIt.Dci c. 4.
( r ) C,i fecft. Ep.li fi ha rei voi. 1. de Recveil de
dlverfcs P5ec;sfur la philpfophie , !a Jteligion d*c.
DEL DRITTO NATURALE. < 99
r altrui perfezioni ; e quelle in Dio tali-
appunto effondo, e così grandi , che un-
r : que mai metter fi varrebbero in guifa al-
cuna al confronta , ed al paragone di quel-
v •' *.*i ■ - Gì ’• le
A . • . . •<
cipes de la vature , & de & gr ace fondes en
raifon ) dimojirato , cf? egli ha , quejio amore
* doverci recare il maggior piacere , e diletto
• dèi Mondo : foggi ugne : Et il eft aisè de
V aimer edmme il faut , fi nous le connoifòns
comme je viens de dire.Car quoique Dieu ne >
(bit peint fenfibile à nos fens exteroes , il ne*
laifie pas d- étre très-aimabile , & de donner
un tres-grand plaifir . NoUs voyons combien
les honneurs font plaifir aux Hotnmes, quoi-
qu’ils ne confiftent pokit dànsles qualitez des
fens extèrieurs . . . . E non guari apprejfo i
Gn peut méme dire , que dès à prèfent T A*
mour de Dieu nous fuit jov’ir d’un avant-goiìt
de. la felicitò future .i„ CaV il nous donne lune ’
perfaite confiance dans la bontè de notre Au-
teur & Maitre, laquelle pro&uit ime vèr*-
table tranquilitè dè P efpric i . . Et
outre le plaifir prèfent , rien ne fauroit étre
plus utile pour T avefiir , car 1* amour di
Dieu remplit encore nos ef^èrances , & nous
méne dans lechemin dù fopreme Bonheur
&c. ' i
IOO DE’ PRINCl P ]■
le di tutte le create cofe, qualunque pur el-
leno .fi fiy.o , coltri , che fi bene giugne a
conolcerle, ed a comprenderle , come ad
nom conviene ; rincontrandovi egli un
piacimento ed un diletto difmilurato , e
. grande oltre mifura , e fenza comparagiò-
ne alcuna vie più di quello , che nel cono-
Icimento delle perfezioni delle creature
'• può egli peravventura rincontrare , e a
■ quel co l’amore proporzionatamente- Tem-
pre mai guagliar dovendolgegli fà mefiieri,
che altresì fia tale , e non men grande ; e
; confcguentememe , che non abbi altro
“ mai al Mondo,che in modo alcuna lo lupe-
7 ri , o adequi . ’ * • . . • .
VI. Ch’ogni fua follicitudirie, ed attenzione
impiegar e’ debba , e collocar tuttora in
* non far colà., che polla io gui là alcuna a
quello lòmmo, ed unico Bene dilpiàcere, o
• /gradire, l’ amor in altro veramente non
confìftendo , che in godere , e gioir ,
’ per l’altrui felicità. , non che in paven-
tar del continuo , e oltre modo di conv
- metter colà, che dilàggradi , p pefi all*
aggetto amato ; còli che per l’ appunto^
ciò che^iù ferialmente appellafi timor fi-
liale ( timbr filiali: ) oppofio diametral-
mente a*quello , che dicefi lervile ( metti:
fervili:) che da gafiigo provenir luole ,
o da
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DEL DRITTONI ATURALE, jot
*o da fùpplicio ; irqperocche* Iddio, febbenc
altresì di quefto pei: iftimular E uòmo ad
operar rettamente , e lòllecitarlo .al' ben
fare fovente fi vagii , e che dalla cofìui
gravezza (pèdo (pedo quegli atterrito , .
ed ifgomentàto ; venghi da mille , e mille
laidure e tèonvenevolezze a ritraerfi;
" tutta volta quello non hà vertm luogo , do-
* ve aiutila pur dall’uomo quel amor por-
tato vero e reale , che naturalmente a*
* Genitori gli proprj figli logliono portare,
e eh’ egli dev.e ,e convien che gli fi porti*
y jl. Che 1* abbia altresì a riverir , e vene-
'* rar lòpra tutto ; - imperocché in grado
- emjnentiffimo in le contenendo , tutte le
- perfezioni.,- che nelle loda nze , che da lui
derivano , come effetti provenienti dalle
- caule, fi contengono» e imperò ellèndo egli * .
‘ un Ente infinitartiente perfètto, onnipo-
tente , giufto , e buono eftremamente , ed
amabile; di ragione deve egli preferirli
- tèmpre mai * ed anteporli a che che lia nel
"novero delle colè create , nonché aili ftek :
fa noftra perlòna . ; •
VIIE Ch’ in lui lòltanto mettere e’ debba
' tutta la iùa fiducia , e confidenza , e col
darli pace in tutte le cote del Mondo , che
o delire , o finiftre peravventura l’av-
veftgono , moflrarfi tèmpre mai làido in
G 3 lui
DE’ PR'INCIPJ
lui , e tutto tempo reguiarvi ; imperocché
da efiò lui gli averi , e le fortune notf re
tutte provenendo -e’ può e vale , come pur
l’efperienza loc’ infegna,che tutto dì egli
facci , dove di farlo pur gli viene aggra-
do , rivolgere , ^ contorcere a noftro prò,
ed utile quanto mai di malo i e di
qattivo c’ avvenne , o può unqua av-
venirci . Per verità egli hà troppo di bel-
lezza,^ di gravità, per non eflèr paflàto in
filenzio quel che fcrive Epitteto a quello
propofito . C.egli dice ) ( f ) ’
wroxac'W^ « <*# Sìxri o £$iaxt&J>s.aì
• &P*X ' as <*»t ueK P° v ♦ pMxp * • V irra>xòv ìmrx&nSaì ire
6ÌM , * vx usti wìnov tù<pui{ mnc^vifat xaXÓly , a$ *PX 0V ~
<nt\ a» ìfriurL/j .<ròv yctp <wV èri ^ to' boba) uvoxe/m^dt
ftpóaarrrov xothùs , ixxì^oc^au i' 1 tta’Jo , tìtAtt , Cioè •
Rammentati pur , che j come T obbli-
go , e il dover dell’ attore in altro non
-confitte , che in fa per ben rapprefentar
quel perfonaggio , che il comico l’ impone,
in modo, chefequefio mai da lui vuole
eh’ egli Ha lungo nel favellare , egli con-
vien , eh’ e fa lungo , e fé breve , altresì
breve deve egli ettere ; o le quello da lui
, richiede , eh’ e’ rapprefenti un. povero , o
un ricco , o un plebejo , o un nobile y o un
V -! / * -• - Vfcian-
( f > '• ErXEIPlAION. c. xj.
-,
* ’*
‘ <-■
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• , * •
. . . I
del dritto Maturale, io?
fciancatq , o un tòno , egli deve a tutto po-
tere impegnarli di ben rapprelèntarlo chi
che quefti egli fia; così il tuo obbligo , e il
tuo dovere in quello Mondo non confitte in
eleggere quello, che vie più t’aggrada,
mà fot tanto t in rapprefentar bene quel
t perlonaggio , che Dio vuol , che rap-
pacienti « *
In ultimo da un fnedelimo principio., e quali,
che allo hello modo di - la deduce!] il do-
• Vere , e 1* obligo dell* uomo d 4 invocar
. un eftèr sì. lupremo non meno nell’ inter-
no, che nell’ efterno , e rendergli grafia
- tutt* ora degli benefiej, , che n’hà egli
mai ricevuto, (g ) ; imperocché avendo
noi per colà ben ferma , e certa , che
tutto e quanto di bene abbiamo fia lùo do-
no , non dobbiamo inniun momento mai
arredarci di non pregarlo , e lupplicarlo
non che nell’ interno del noltrq cuore, nell’
efterno ancora con la bocca , per efemplo,
ed altri sì fatti atti efterni, di degnarfi con-
fèrvarci e quftpdire non meno li beni prè-
fenti , che darci » e conferirci degli altri in-
apprettò e dilongar da noi del continuo,'
qualunque cafa che ria $ a malvaggia può
• eflèrvi rivolgerla feropre a un fine
• * • , • G 4 ; mol-
( g ) Màtt. 6. nurn, $. Lue, u. 1.& ire» •
Jl , . ‘ . ' t *
\
104 of PR*I NCIPJ *
1 molto buono eretto^ colà irrjcui confitte
■ per 1* appunto l* invocazione interna , ed
efterna di cui favelliamo' ; e perche da co-
tal contemplazione , ed agguardamento ,
, che de’ divini benefici , o grazie ricevute,
per lo continno dal uomo far *fi deve in
; giiò del fiio riconoicentè , e grato animo r
in verlò un sì gran benefattore , egli viene
a nafcere in lui , ed a dettarti del piacere^ 1
e della compiacenza ; e quindi dell’amore,
o dell’affetto , che dir vogliamo , inVerfo
colui, che cotanto lo benefica, eh* è quello, ?
per appunto, che diciamo noi altresì grati-
tudine, od animo grato; ogni ragion volen-
* do che di quefto ne facci egli mottfa al di
fuora,’ e ne dea fègno agli altri , acciò
l’azzioni efterne tèmpre mai confentino , e
vadino in concerto con l’ interne ; deve
egli confèguentemente quello invocar non
meno nell’ interno , e nell’ efterno , che
ringraziarlo lènza mifura, e continuamen-
te; Il perche per quello rendimento di
grazie,altro d’ intendar noi , non abbiamo
t in animo , che un’orazione) per cui fi vén-
ghi a Dio ad ifeoverir un animo ricono-
- ftente , e grato, per li benefici, e le grazie ,
Che n’ abbiamo ricevuto ; Quindi egli
- conviene , per far quello , conforme fi de-
ve,. che li divini benefici, eie grazie fi
■ me-
: • * ♦
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DEL DRITTO NATURALE. m
~ meditino in tal fatto modo, e fi ponderino,
che la lor grandezza prefio poco fi vegga, ,
< eifcopra a’ nofiri occhi , e totalmente ci
venghi al dinanzi .
! - D. Ma ditemi pure , effendo Dio la fletta là-
fpienza, perche non credete voi , che ba-
tti invocarlo nell’ intèrno ? (
M. Egli non v* ha dubbio, che quello im-
però e’.fia baftevole , e fufficientifiìmo ;
per tutto ciò molte ragioni , ed infiniti' ri-
fletti vi fono', che l’ invocazione efìerna , o
per parlar con più proprietà , T orazione,
• e, V orare rendano altresì per non men Re-
cedano , e per di bifogno ; imperocché la-*
Iciando noi pur ttare.da l 5 un canto, che la
lèrietade e la gravità ifiefia dell’ invoca-
zione richiegga di perle tèmpre mài , che
la fi accoppi » e congiunghi cori etto il fa-
vellare , e còl difeorrere, e che in modo
alcuno capir non fi pofià al Mondo , ne va-
glia , il perche da noi , portandoci a que-
llo con far a noi medefimi una alfa i- gran-
de refi ttenza , e forza , incojar fi debbano, . •
e profondar àlPinterno quelle parole, e
que J motti , che concepiti , e ben dinega-
ti in noi fi procacciano a tutto lor potere,*:
e violentemente s’ affàtigano per 1* utèita;
qualunque volta che noi facciamo quella
azione alPefterno , o per meglio dire oria-
mo,
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IO 6 DE’ PR.INCIPJ.
- mo, oltre l’utile, e ’i giovamento che quin-
di noi per noi ftefiì ne ricociamo , venia-
mo a gli altri nello fteflo.mentroa recarne
un altro ^quello in/ nulla inferi qre,*
poiché cort cid' fi viene in noi , non che
a tifvegliare , e dettare un gran attendi-
• mento , egli s’ incitano parimente gli altri
.e s’ incorano a nottro efèmplo a far il me-
defimo ; Il perche egli è cotti indubbitata ,
e certa , che T invocazione etterna di Dio,
i od orazione, che dir fi vuole, fate* nel
modo , che conviene, od ad uomo Ita bene,
che fi làcci , ( come che a ciò veramente fi
richiegga la divina grazia giutta lacomun
de’ Padri ) ^Congiunta , con P amore, e
col timore , che altresì , giutta al dinanzi
didimo , da noi a 'quello fi deve , ella pofià
- fenza dubbio valerci , quafi che per un Ica-
* lino a condurci , ed a farci montare al più
alto , ed eminente grado di tutte le virtù,
pon che giocarci ad ottenere , ed aver
■ V impero de’ noftri fènft , e de’ noftri affet-
ti 5 colà che doverebbe efièrci in realtà un
gran motivo per indurci a ben Ipeflb farla,
edarnioltoben lovente ripeterla;
V. Ma oltre 1* amore , e il timore inverlò
Dio , con cui volete , che l’ invocazione
ètterna , q l’ orazione per efièr ben perfet-
ta fi accoppi , non credete voi , che coqfi-
fien-
«
Digilizeé-by Gc K
DEL DRITTO NATURALE . 107
Rendo ella deh tutto in una profonda e
gran meditazione , della divina Onnipofc
farizaj e. bontà , richiegga altresì , che
s’ abbi una gran fidanza , e confidenza in
r lui ? ' . '■> ••••,.•' y. / 1
M, Senza fallo ; anzi egli e quello una con-
feguenz'a ben cej^ta , e ferma di quanto al
dinanzi noi didimo ; comeche non fia fuor
di propofito , che voi dHà altresì ne rico-
giiate , che le formole , eh’ in ciò ufiamp,
debbano efler da noi ben intefe , e capite , '
e che elleno dovendo dettar in noi degli
affetti , e dellarnemoria de’ benefici diri*
•-ni non fi debbano comporre, ne fòrmarda
altri , che da coloro, di’ anno un intera , e ■ , .1
ben rara cognizione delle colè divine.
D. Non vi fono altri doveri, e altri obbli-
. ghi., che quelli dell 5 uomo comp crea-
? tura ? • '
M* Altri , che quefli Hfcn riconolciamo noi ;
con li lumi foltanto dèlia Natura ; per il di
più, come altresì per quel che fi richiede
per determinar i modi di bpn fodisfar ■-
a quelli iftefii , troppo più fi ricerca di lu-
me , e di cognizione ( D {toiefi* per in?-
>• • ■; ; -./tera-
S ' s
(P ) Leibnizio in una
• re
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io 3 ... D E* P IU N C I p J
teramente fidar qu-dloculto di ficonolcen-
* Z a dovuta peb f uomo al vero , e fhpre-
mo edere, abbifogna pur., che confeflìa-
itk) con ingenuità; cheli lumi della natu-
ra, lenza 1* ajuto della rivelazione , nonfia-
tio in niun modo di per fé baftevoli , e lùf-
^cienti ; ónde fa egli intieri dériggerci,
' in ciò , e regolarci , giufta quel che. im-
prendiamo da quella . :
D. Degnatevi adunque d’udirmi, al dinanzi,
• che non fi venghi ad'altro,lè pur tutto fep-
pi ben comprendere ; Pobblighi, e li doveri
HelP uomo , come creatura , o per meglio
dt-e , il' culto di riconolcenza , che P uom
deve a Dio * egli non confille , che nel Po-
lo efercteio , e nelPufo di quelle aziqni ,
eh’ anno pur per mira , e per motivo K di -
- vini attributi . Or fe quelle azioni fono el-
leno
.* v
ré( 6 ) fcrUta alla PrincipeJJif^di Gali?* nel
me/} diNo~)embre 1,7 if . mfirò fehza dubbio
arem dolore , ed un vivo fentimento di rama -
fico , chela Religìon Naturale fi vede a da dì
in dì in Inghilterra indebolire , e corrompere;
• ~ ‘ . -
( 6 ) Si legge nti voi. i. de recueil de divttfos l’ie-
ces far la l%flofophie;> <Scc. ‘
♦ i
Jk •
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-rfrur.. ..
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f -
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* 4
DEL DRITTO NATURALA. 109
Jènò totalmente interne , e confìflono nel
penfàre, il culto fi appella interno ; £ lòn
eterne,' e confiftono nefli moti del corpo,
11 culto fi dice eterno Quindi egli è , che
la contezza di Dio , la riverenza dovutagli,
H rifpetto , la fiducia , 1* acquie/cenza in
lui , il rimetterli al fu o .divin e lànto vo-
ìere,l’invocazione interna, il rendimento di
grazie, e in tln motto , tutte ! azioniinter-
ne , che pollono mai, convenire con tali ob-
blighi , e uffizi , appartengono al culto di
Dio interno , 0 fi po 0 òno , e debbono tut*
te guardare , come tante parti di quello.
- " - ‘ • .. ;
L
■
* • • . • . ' ; .1 ¥
poiché altri voleano' y che fi anime Jì JbJleìo
corporali , ed altri . fin Dio medejtmo . Mr .
ClarCke nella rifpojìè ( f ) % che gli fece per
comando di qvefla Principeffà a prò ài Mr,
Newton , che in q/telia ave a egli accagiona-
to , ma con caluntiia , d' attribuir a. Dio irn
organo per cui egli percìpijfe le cofèj confejf'd
'ingenuamente ejjér < 7 // e fio quanto vero e certo +
altrettanto ..deploràbile. ; ma Joggiuvge egli
' che di tal forta df uomini non meno fe ne riri*'
veniva in Inghilterra , eh' in altri Paejt - e
.va-
(7) La fi ha ne] medefmo Volume.
y
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s
Ilo DE’ FRINCIPJ
Per al contrario l’Orazione, ifrendimento di
grazie, li.di(corfi,o ragionamenti , che non
fono che interpreti del culto di Dio interno,
■ ‘ ctutteraltreoperazioniefterne,chepoflb-
• no unque derivare , o naicere da quello,
come per efèmplo fi farebbe la lettura de’
libri spirituali « le prediche * le cerimonie,
è li Riti della nofira Santa, e veneranda Re'-
-‘ligiotie, e miltf altre si fatte cofe, v come
attenenti alculto di Dio eflemo, fL devono
1 V • »*. . -a que-,
:' r .•
1 — r* —
vàglia il vero, per qitelcbe mi vieti r aggua-
gli atoord' amici di qualche paglia, neppur
noi totalmente ne Jìam (forniti e privi.: come
che niuno debba dqrfir a credere • (giu-
Jia , che in altro luogo db bi am di già mojiro
appieno ( 6 ) e mojharh vie pih alla diftefa in
un trattatello particolare, non guari dopo redi-
zione di quefii trattenimenti ) ; che quefii vi-
rano per f uà/ di quel che dicono ; /ebbene V
fncojianza , la poca fodezza , Vqppo/zioni , le
» contrarietà flejfe de * lor ragionamenti Jìanó
tante pruove, che dovrebbero ejjer ben fuffi -
*» * i
( 6 W V.tratt.i%fc nella no!tra lAetafifica il tratt;faH’eG-
• fte;ua di Dio. .....
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v
< k •
I
DEL DRITTO NATURALE. Jm
a quello del tqtto refèrire pan 2 i l^obbìU
go , e 1 dover 7 -di un uom prò , effendo ,
per.cjuel ,da, pèr voi fi difle ; determinare ,
e regolare-,- (è ‘medefimo in- tutto e quanto
egli fa ,v od opera giufta li divini at-
tributi ' ^confeguememente, dovendo egli
viver tubarli e coutinuamente in Dio, egli
• ve
denti per non metter in dubbio un si fatto
nbjbro Sentimento , che che altri? ne dicano in
contrario T Oltre che, fenza fallo, vanno pur
altresì errati coloro , li quali f danno a cre-
dere , che dove mai con ben falde ragioni giu-
gner potfimo a per f loderei ,al Mondo dicevo
non e fervi ninna Divinità , potrebbomo dì
leggieri acquijìar la quiete edilripofo dello
Spirito , dicendo , che ni un pensamento mai co
tanto di Spavento , o di terrore- valfe a defìar
in uomo , quanto- quello di effervi un Dìo, che
gìuftà le proprie azioni lo rimuneri y Oi goffi* 1
ghi imperocché tufciaddo Jìar tutto altro-,
che contro ciò dir Jt potrebbe , egli èf nord} ' %
dubbio , come benfaggiamente notò Leibnì*\
zio nell annotazioni al Paragrafo 5cxxi in, ?'• r
della lettera del My lord Sbafi sbetry su P e n- - r *
tufi a fmoy che del terrore , è dello Spavento f
ri f egli , ed ecciti in noi non meno quando * •
peti*
*«*
K
Google
e**v
n* D E*’ P R I N G I P J. ?
V’ è ogni ragione di dire J; che tutto, e quan-
to mai per coftuifi facci, e operi apparten-
gh-i al culto di Dio èfiemo ; e la iua vita
, altro in effètto non venghi ad efiere,che un
ben continuo , e perpetuo orare ,• vaglia il
vero non ^redo , che dubitar fi pofia ai ra-
gione , che non abbi fogni , dall’ uomo fi
ado-
penfìamo agli malori * thè fono per avvenirci,
che quando riguardiamo al bene ch$ -fiamo
per perdere y Jenza che gli AteiJieJJi , giujta ,
ciò che detto abbiamo al dìfopr a 'fon tenu-
ti i ed obbligati virtuofamente operare , , ’e con
rettitudine r \ 'jfendovi una, certa .morale che
in rutila dalla Deità dipenda,,, avvegnaché
imperfetta y e non miga coiì intera nelle fue
parti ,,e betona , come quella , che vien Riabi-
lita ,e fondata totalmente nella JìeJfa provi-
~ denza divisa y e nell'immortalità dell' anima,
Ì>el re fio io non dubbilo eh* alcuni aver ebbero
fior f e qui dejìderatò , che w favellando feMct
♦ ' ddeligies naturale mi avejjè alquanto . vie pile
* difiefo, e tratto dimojirare l'armonia maràvi-
' \ gfiofayChe il abbia tra quejìa , e la revelata t
/ Ora il Regno della Nat ur fi , e quello della
" . ì@ré&a,f£0fcjqr por mente paratamente , e
: ^fervane gcowe la natura ci vaglia per guida
' ‘ - v; ‘ “ alla
DigitizeclbyC
V
DEL DRITTO NATU R ALE. i r $
adoperi non meno 1’ uno , che P altro di
quello culto , e che facendone ufo del con-
tinuo , cosi coni’ e* conviene, non gli polfa
di lunghifiìmo fpazio fèryire a renderlo
tranquillo , e lieto in tutto il corto del vi-
ver Tuo , ed ad accrefcerlo da momento in
momento, e vie più tèmpre aggrandirla
H nelle
alla Grazia , e come quefia venghì quella a
ripolire , e perfezionare valendo f ne { agge-
voli cofe Veramente tutte , e facili a mofirarfi
volendo ) poiché f ebbene dalla ragione impren-
der non fi pojjd il di piu , che dalla rivelazion
s* imprende , vai ella d? affai per renderci ben .
certi e ficuri , che le cofe fan fatte in modo,
che non giungano ad ejfer comprefe da umano
intendimento . Ma mio principal difegno egli
è di dilungarmi il men , che fa pojfbile fuor *
de ’ termini , che m ’ hu io in quefi operetta
prefijffó ; e regalmente affai ben faggio reputo
r avvifo di coloro , lì quali le cofe della
nofira veneranda , e fanta fede, come mirabi-
le , e feci al fattura della mano di Dio guar-
dando , mentre che quefio venghi da noi cre-
duto Onnipotente , vogliono , che fenza met-
terle in ragionamento alcuno facilifimamen '*■
te ,e a chittfi occhi creder fi pojfano , e fi debba-
no
i
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ir 4 D E* P R I N C I P J
nelle virtù , e nell’ abborrimento de’ vizj ;
Ma or su fìendiamoci, fè così vi piace , più
oltre col difcorfo , e palliamo agli altri do-
veri , obblighi, o utfizj de 11* uomo lòlo
in quello Rato Naturale .
M- Quelli altri non lòno , a mio avvilo per
IV. quelche aldi'fòpra altresì fi dille, che
quegli , eh’ egli dovea , ed anche per al
prefente egli deve verlb se medefiino ; ob-
blighi , o doveri tutti, che diftinguere fi
tio ; or.de quel gentìlijflmo Italiano Poeta ebbe
motivo dì cantare ,
1 fecreti del del fol colui vede ì
Che ferragli occhi , e crede.
Non eflendovi flato vie più al Mondo flcuro ,
e men in periglio di colui , che Jen vive
confrme le leggi della Vera pietà , e della
vera virtù , imperocché , giufla al dire di tre
gran uomini , come che difofpetta fede ; cioè ,
dell' / reivefeovo T illot fon , di Mr. Pafcal ,
. e di Mr. Arnaud ( 9 ) , in queflo flato nulla
vi riman da temere di quelle tempefle , e dì
quelli malori , te muti , ed af gettati per coloro
che ne fon fuor a .
C 9 ) V. l.eìJjnìz.nelIe note alla lettera sOi l’ Entu Ha fT.
mo del vi ylord Shaftsbury. voi. z. de Recusil de diverfeS
jiìeces&c. . •
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DEL DRITTO NATURALE. 1 1 r
poflono, e divifare in tre divede , e dif-
ferenti Ipezie ; cioè in quegli , che riguar-
dano il filo Ipirito ; in quegli, ch’anno
attinenza alcuna al fuo corpo , e in quegli,
che riferilconfi ^finalmente ad alcune quali-
tà accidentali del tutto, e ftiperficiali, come .
per elèmplo fi fon quelle , di ricco, di po-
vero, di nobile ,.di plebejo, ed altre sì fat-
te in cui il Ilio fiato efierno confifie . Per
tutto ciò efièndo pur egli obbligato^ e te-
nuto , come voi ben Oppiate, diriggere in
sì fatto modo le file azioni , e regolarle ,
che colpivano tututte ad un medefimo le-
gno , ed ottenghino un medefimo Ico-
po ; cioè , tendino al proprio vantaggio ,
ed utile, e alla propria perfezione; per
giugnere a ciò far di leggieri egli fa me-
fiieri fi tratti al dinanzi a tutto poter ac-
quiftar un elàtta , e perfetta contezza
di ciò, che può mai giovar a se mede-
fimo , o no in qualunque fiato , eh’ egli
fi guardi ; cofa che imponìbile efièndo da
i .poter in guilà alcuna ottenere Lenza una
V. piena cognizione di se flefiò (H) , il
H % fon-
( H ) In quejto grufa gli antichi Filofqfi
Jì riduce quaji che tutta la Filofofta ; e fecon-
do
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u6 DE’ PRINCIPJ'
• fondamento , e la baie di quefti doveri , o
ulBzj che 1* uom deve in verfò se mede-
fimo, e il primole il più principale tra
tutti egli è, fenza fallo, al meglio ,^che fia
pofiibile , d’ imprender un sì fatto conofcin
mento con mettere ogni Audio , ed ogni
cura in conofcer , e perfettamente fàpere
il fuo fpirito , il filo corpo , e lo flato , in
cui mai peravventura fi rinviene .
V. E bene ! quali fono li modi , e le vie da
giugnervi ? ‘ M. Que-
do S. Bernardo , ed altri Padri della Chiefa
anche la Morale Cattolica , ritingendola
eglino foltanto a due foli capi ; V un di cui ri -
guarda la .piena contezza di se medefmo , e
V altro quella di Dio ; ad ogni modo noi pur
confejjìamo chejìa ciò cofa per uomo molto ma-
lagevole , e difficile a metterlo in pratica j e
che quindi meffo in Greco Efìodo avejjè canta-
to , avvegnaché fol rifpetto al primo di quejti
capi , in verji cor ri fpon denti a quefìi :
£fi nofee te ipfìrni non quidem ampia
diétio ,
Sed tanta res fòJus , quam novit jup-
piter;
Ed infierì) non deve recar maraviglia ad al-
cuno f e un obbligo , o dover di tal fatta molti
pochi fan quegli, chef veggano che lo JodisfiriOy
DEL DRITTO NATURALE. 117
M. Quefte diftinguer.le poftìam noi inge-
nerali , e particolari ; le vie , e li modi
della prima fpezie eglino fi riducono a
quefti duo ; 1* un di cui egli è d’ entrar in
noi medefirni , e con la maggior accura-
• tezza , e diligenza del Mondo confiderar
la noftra propria perfona , e V altro di(a-
minar bene dell* iftefiò modo quella degli
altri , con cui peravventura ufiamo ri-
flettendo a tutto attentamente , e bilan-
ciando a fpiluzzio non men la diverfità del-
le lor getta , e la varietà delle lor azioni ,
che li cambiamenti diverfi de’ lor volti ,
e il divario, del lor tratto , e linguaggio,
e di tutto altro , che può mai appartenerci
con trattar di comprender chiaramente Ié
colè, e far della lor bontà , emalizigquer
giudizio, che fi deve. Ma vaglia il vero
di quefio ultimo mezzo 1* nomo foto , ta-
le quale lo ci figuriamo nello fiato della
Natura, non potea farne ufo alcuno; Per
tutto ciò noi , eh’ abbiam or agio da po-
ter valercene, come vogliamo , ne polim-
mo , lènza follo , ritrarre una infinità di
vantaggi . . .
D. E quali fon quefti ?
]M. Egli batta, che generalmente voi lap-
piate , che in cotal guitti da noi con una
agevolezza grande , e fuor di mifora
H 3 giu-
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r 1 8 DE’ PRINCIPJ
giugner fi polla a conolcere quanto mai vi
ila di bene, e di male in noi ftefii, e le virtù
tutte di cui abbiam fommo bifògno fornir-
cgChe fi venghi a rifvegliare in noi, e defta-
re l’emulazione al bene , e rettamente ope,
rareiChe 3 dilcernere fi vaglia aliai palelè-
mente, e in aperto la lèmma bruttezza, e la
laidezza de’ vizj ,* Che venghiamo am-
maefìrati, lènza nofira pena , ed alle altrui
-a Ipelè , imperocché giufta Menandro :
’2>hé7T(<>t T17T disivi/,' Ut <7K <lùv U A®/ iUOci j CÌOC \f'(ìlÌ m
citer fapit , qui alieno periculo fapit ;
r onde canto Tibullo (h)
... . Felix quicumque dolore
Alterila difcit prjje carere fuo .
Che verremo a fapere , come vietar fi
polla , od ottenere , che che fia mai in no-
stro intendimento . E che rimarremo in
ultimo d’ aliai meglio ben perlìiafi , e cer-
ti , che in qualunque altro modo del Mon-
do , eflendo le notizie , che per quella via
otteneremo di lungo tratto vie più làide ,
ed evidenti di tutte 1 * altre . Li fecondi ,
cioè , li modi particolari che noi abbiamo
per giugner al conolcimento di noi medefi-
mi, vaglia il vero, fon d’aflài più ,• ad ogni
mo-
» •
( h ) Eleg.l.i.G.idem Terent.Ucautont‘irn,/A.i*Sc.lIm
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4 '
V*
DEL DRITTO NATURALE. 1 1 9
modo per quel che può mai riguardar lo
ipii ito, egli è mefiieri , che con ogni ferietà
, fi volga 1* attenzione a confiderà.*: le Tue
operazioni , o facoltà , che dirfi voglia-
no ; avvegnacchè per la contezza dell’ in-
telletto vagliano fcpra tutte le feienze , e
1* arti in generale , come per ottener quel,
la della volontà fipecialmente giova con-
troppefar li vizi , e le virtù , non che im-
prender la fioria de* trapalati fècoli , in
cui deferitti fi rinvengono alia d i ff li fa li
cofiumi , e l’ Usanze mi di ve rfi Popoli, e
di varie Nazioni dev Mondo , oltre un nu-
mero ben infinito, e grande d’efempli di
buoni , e virtuofi non meno , che di ma-
labbiati , e cattivi ; E per quel che ap-
partiene alla notizia del corpo , ella fi può
di leggieri , ed agevolmente acquifiar da
noi mediante un buon fiudio di Notomia,
e di Filologia ; imperocché come dal pri-
mo imprenderem noi appieno la firuttura,
la fabbrica , il meccanelmo, e 1* ufo di
quello , colà da cui fi può altresì inferir
la ragione di quanto può unqua fòprag-
giungerci , o avvenirci di male ,* così dal
■ fecondo giungeremo regalmente a laper
quanto mai può rilguardar la nofira vi.
ta , e la confèrvazion di noi fiefiì • co-
mechè.a quefii fiudj fi potrebbe altresì ac-
H 4 cop-
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tao DE’ PRINCIPJ
coppiar e congiungere con una ben gran-
de, e rara utiltà di crafcuno il conolci-
mento d* alcuni rimedi li più importanti ,
e proprj , e di maggior ufo per la vita *
V. Ma ditemi pur qualche colà dello (lato
eftèrno di una perfona . *
fyf. Di quello , che lècondotellè fi dide, non
confifte che in alcune qualità accidentali ,
e. fuor dsir uomo a quante mutazioni egli
da' fùggetto , ed a quante varietà di for-
tuna , e metamorfofi fottopodo rapendoli
dacialcun di noi non poffiam nulla di fer-
mo , e di certo aderirne ; ad ogni modo
pur abbiam alquante regole ; rifguardo
ad elfo da feguire , che le regarem più
agiatamente in altra occafione .
V. Veniate dunque or agli altri obblighi , e
doveri dell’uomo di quello genere .
JM. Quella contezza ottenuta ch’egli avcrà
VI. di se medefimo com’e’ conviene, di vero
'iiiun altra difficultà rincontrerà poi , o
malagevolezza in conofcer , e fodisfar gli
altri; poicchè per favellar in primo luo-
go di quegli , che riguardano il nodro
animo , e il nodro fpirito in cui confi-
de 1’ edenza dell* uomo , tutti gli uf-
ifizj , li obblighi , e li doveri di quella Ipe-
zie , egli fi riducono a quefio ; cio,è , eh*
egli debba metter tutto lo Audio , *e la cu-?
ra
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DEL DRITTO NATURALE. lai
ra in perfezionar oltre modo, e meglio-
rar 1* intelletto non meno , che la volontà
come due parti principali di quello, che
dipendendo da se medefimo fi pollone len-
za dubbio per legge regolare .
D. Spiegatemi quelle colè più alla difFulà ;
VII. e ditemi in prima , le vie^ e li modi , eh*
abbiamo per perfezionar 1* intelletto
M. Quello in noi efiendo una fàcultà , che
confitte in rapprelèntar diflintamente più
colè polTibili, polliamo coir elèrcrzio proc-
currare , ed. ingegnarci, eh’ egli giunga
.a rapprelèntarfene un numero grande ve-
ramente, ed infinito, e far chV n’ abbia di
tutte, e sì fatte colè idee quanto più fi può
dilìinte , nette, ed adequate j imperoc- >
chè un intelletto tanto più fi deve per
perfetto, e finato reputare quanto più
è 9 1 novero delle cofe , che da lui fi com-
prendono , e quanto più chiare , dilìinte ,
ed adequate fon 1* idee , eh* egli ha di tali
colè . Il perchè fi deve quantunque più fi
può, e fi sa riempierlo d’ ogni cognizio-
ne , e trattar che quella Ila in noi efire-
mamente chiara , e diUinta ; comechè ef-
fendo rilìretti di foverchio , e di natura
limitati , ed imponibile imperò riunen-
doci aver di tutte colè contezza appieno ,
Io Audio di quelle meriti lèmpre avere il
prU
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122 DE’ PRINCIPJ
primo luogo , ed è ragionevole , e giudo ,
che fi preferilchi a qualun’ altro , di cui
abbiamo nel corlò del noftro vivere un bi-
sógno , ed una necefiità maggiore , non
che vagliono di lunghiffimo tratto per
lo dilcernimento del bene, e del male;
imperocché obbligati effóndo noi , e tenuti
vietare e sfuggir l’ ignoranza , e la grof-
fezza, dobbiamo (òpra tutto quella i (chi fa-
re , che rifguarda quefio particolare ;
non eflendovi ragione da poterci in ciò nò
con Dio , nè col Mondo difpolpare ; quel-
1 ’ ignoranza (òlo , e groflèzza nell’ uomo
efièndo di (cufa degna , e meritevole , che
non è miga in fùa polla di poterla Ican-
zare . Quindi uom vede , che il vantag-
gio, che fi abbia, da chi che s’invigila
su quefio dovere fia di tanto sì gran mo-
mento , che la di lui olìervanza giamai fi
potrebbe ad alcuno a luttìcienza accom-
mandare , non potendoli in niun modo di-
Icerner lènza ciò ediftinguer il buono dal
malo , colà che veramente , dove anche
non vi fuflè altra ragione , per cui ciò fi
richiederebbe da noi , dovrebbe ballare
per portarci a fornir il noftro intelletto ,
e riempierlo di tutte quelle virtù , che
gli competono , e che come proprie Tue
dir fi fògliono intellettuali .
, D. Qua-
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DEL DRITTO NATURALE, uj
V. Quali fono quelle virtù ?
M. Quegli abiti di cui 1* intelletto è atto e
Capace di far acquifio , e gli giovano dire-
ttamente fenza dubbio per giugnere al
conolcimento del vero , e làperlo dillin-
guere da ciò , che punto non Ila tale .
D. Dinumeratemi didimamente cotali abiti.
M. Grande , ed incomparabile attenzio-
ne alle colè , acutezza , profondità , in-
telligenza , Icienza , laidezza , invenzio-
ne , ingegno , lapienza , prudenza , e arte.
Z>. Che cftfa intendete per attenzione ?
M \ Quella facoltà o potenza della noftra
anima , mediante cui far polliamo , che
alcune idee , o alcune parti di effe fiano
in noi vie più chiare , e diffinte dell’altre .
Per efemplo ; fe io miro un uomo egli è -
in mia libertà , ed in propria balia trattar
eh’ abbia un idea molto più chiàra , e, di-
ftinta del fùo vifò , o degli luoi occhi , che
dell’altre parti del fuo corpo ; e fimilmen-
te fe per avventura molti oggetti a difeo-
prir fi giungono, ovver più perlòne fi odo-
no che favellano, egli regalmente poffò
oflervar più gl* uni , che gli altri di que-
gli , o udir di quelli , chi più m’ aggra-
da, e piace udire ; /ebbene non fi pofià da
uom altrimente a quello giugnere, fe nor*
con 1* efèrcizio , c con 1* ufo .
‘ D. Qual
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124 DE* PRINCI.PJ
D. Qual cola voi chiamate acutezza d’ intel-
letto ?'
M. Quella polfibiltà , o potenza ch’ egli può
acquiltare di poter diltinguere nello fteflò
mentre più colè in un medefimo oggetto ;
poicchè non potendoli miga metter in dub-
. bio, o temere, ch’ella con lungo efèrci-
zio non polla ridurli in noi, e travolgerli
. in abito, deve lenza fallo metterli alno*
vero delle virtù intellettuali ; come che
per quelche mi làppia niun fi rinvenghi ,
che fatto 1* abbia al dinanzi del WolfRo .
D. Ma qual diligenza deve mai ufarfi per
acquetarla ?
M Primo egli proccurar fi deve a tutto co-
ito .fin dalla puerizia, per così dire, di
- non avere lè non idee affai ben nette , e
a difiinte delle colè , e mettendo ogni Itudio
in attentamente ponderarle, làperle sì fat-
tamente comparare, che comprender fi
polfa la conneflìone , e la dependenza , di
efiè . In apprefio lo Audio della Geome-
tria, e quello dell* Aritmetica vie più di
qualunque altra cola del Mondo può per
verità agevolarci in quello , ed elìerci d’un
eftremo giovamento; Vero è però quel
che Ipezialmente fi deve su quello parti-
colare commendare , e lodar oltre milura
a 9
egli fia, il far acquifto d’ idee chiare , e dii
. ~ *' firn-
‘ H
DEL DRITTO NATURALE. i*r
{finte del bene e del male ; imperocché
ciò eflendo per 1* uomo una delle più ne-
cèdane cognizioni , e delle più utili, e im-
portanti , giuda , che non una fiata fi è
detto, può fèrvirgli altresì a formar un
buon giudizio delle proprie azioni ,. e con-
fequentemente valergli non meno per la
quiete, e per la tranquillità della fùa co-
fcienza, che di quella degli altri ; non ef-
fèndovi altra cofà inquedavita, che va*
glia maggiormente un uomo a rendere
graziato , e infelice delle riprenfioni , e
rimprocci che lui medefimo fa a lui fìefib
( i ). . Quindi molto a nofiro propofito
fcrifle Seneca , che : Prima , & maxima
peccantium ejì peena peccojje , nec ulìum
fcelin , licet illud fortuna exornet , mu-
neribtn fuis , licet tueatur , ac 'yindicet ,
impunilum ejt , quoniam fcelerii in fede-
re fupplicium ejì .
£>. Difpiegatemi il vocabolo intelligenza 7
JW. Quefta , che giuda 1* oppinion commune
de’Filofòfi, e la prima delle virtù intel-
lettuali , la fi rienvien definita per un abi*
to confidente del tutto in conofcere , affai
bene , è didinguer le cole per via de* lor
principi, e col darei agio da poter fin all’in-
terno di effe penetrare , difvelarne , e ifeo-
* - * >' • •
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CO E P-
ii6 DE’ PRINCIP]
piHrne altresì il modo con cui 1* une per
V altre vengano comprefè . Ad ogni modo
le definizioni , e K giudizi intuitivi elfèn-
do il fondamento , e la baie delle noftre
cognizioni , colui fòltanto merita veramen-
te da riputarli fornito di una tal facoltà ,
che giunto fi vede già a tal legno che fap-
pia tutto ciò molto ben fare , e con pron-
tezza,* Il perchè perriufcir in quello egli
è necefiario , che s’ acquifti al dinanzi T a-
cutezza d’intelletto; perchè le definizio-
ni altro non eflendo in, effètto , che nozio-
ni difiinte complete , per ben formarle ab-
bifogna che fi difiingua nelle cofè, e fi veg-
ga quanto di diverfò , e di vario vi fia ( I ) .
V. Che colà è fcienza ? '
M* Un abito da fàper ben dimofirare , e pro-
" vare quanto mai da noi fi afferma , o fi nie-
( I) Quindi egli Ji mira , che F idee ,
chiare delle cofe agguardarf debbano come
tanti princip] di quejta facoltà ; poiché fonere-
te quefìe fbben confufe alquanto , e inordi-
nate y potendo effer /efficienti , e bafevoli a
difinguer una cofa da un ’ altra , e denomi-
narla nel modo , che conviene , e col proprio
vocabolo jonver tir f veggono in noi in idee di-
finte , edefèrci di gran giovamento agli giu-
di/ intuitivi , che di quelle formiamo .
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V, ■ - • ( ■ •. •
DEL DRITTO NATURALE. 127
ga ; onde di niun altro! alferir fi può meri-
- tevofmente , che abbi la le ienza di qual-
che cofa , lè non.di colui , eh* in molli aria
sa , e può far ufo di pruove , e di fillogifl
mi, od argomenti concatenati , ? ed uniti
infieme gli uni con gli altri in guilà , che
venghino tutti a terminare , ed iftiorfi in
fempli ci prem effe non fondate , che inde-,
finizioni , ed in efperienze certe totalmen-
te , cd evidenti , od in afliomi , e propo-
rzioni identiche . Quindi ne viene : I. Che
per l’acquifio di cotal facoltà fia mefìieri
al dinanzi fornirli d* intelligenza per ot-
tener la notizia delle definizioni , e degli
altri principi d’ aliai manifefii , ed indu-
bitati , che lòno il fondamento , e la baie
delle dimollrazioni . II. Ch’ ella fia ne-
cefiària , ed appartenente a tutti lènza ri-
lèrva , od eccezzion di perfona , rinvenen-
dofiogni un in obbligo, ed in dovere di aver
un diftinto, e perfètto conolcimento del
bene , e del male * che non fi può in altro
diverlò modo da quello conièqui re. III.C he
polla di lunghillimo Ipazio giovarci per
f appagamento interno di noi medefimi ,
e per la quiete della cofcienza ; imperoc-
ché l’uom privo peravventura totalmente,
e sfornito di feienza, per non poter in guilà
alcuna quel eh’ afferma , 0 niega dimolìra-
, re .•
« •
iaS .DE* F1MN CtvP f
re, andando al didietro delle maffimeì,
e degli lèntimenti altrui , , il più delle
fiate è in illato di poter travedere , od
errare; è perchè nulla opera (è non còti
> una cofcienza molto dubbia , ed erronea ,
quella che nelle lue azioni rampognalo di
neghitto/o , ed imprudente , vai per po-
' co in tutto ilcorfò delibo vivere, come
V efperienz.a lo c* infegna,a renderlo difgra-
ziato , e infelice ; IV. Che finalmente
quella facoltà per elìer un abito egli fi ac-
quifii v alla guila di tutti gli altri , median-
te feièrcizio; febbene , vaglia il vero,
quello agevolar fi polla oltremodo , e faci-
litare con la lettura de’ libri Icritti con un
e buono , ed ottimo metodo dimofirativo ;
.trattando di Iciorre tutte le dimofirazioni
in (empiici fillogifmi per conolcerne la di-
pendenza , ed appieno la lor unione , ed il
lor concatenamento comprenderne , non
che per attentamente (guardare , e badar
lòttilmente alla conformità, ed adórni-
glianza che v’ abbia infra cotali dimolìra-
\ zioni , e il metodo, od ordine, che dir
vogliamo , il quale naturalmente dalla no-
ftra mente, fi vede lèguito nel peniate ; fèn-
.za , che può efsercj altresì in ciò giovevo-
le , e di gran frutto il proccurare di ren-
derci per quanto fia pofiìbile , famigliari , *
* e pron-
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tr
DEL DRITTO NATURALE, ijj ^
» e pronti li precetti di una Loica , quanto
t meno fi può , didìmili , e diverfi dalla Na-
turale
A Ma fe pur egli è così , come voi dite , che
la fcienza fi fofiè un abito , come fi può
ella tra le virtù dell* intelletto , di cui ab-
bifogna , eh’ uom venghi decorato anno-
verare ? credete voi forfè, che fi polfa dagli
Uomini idioti > e groflòlani , così come
dagli altri altresì molto di Ieggier confe-
guire?
M I» fatti quello abito agguasdar fi luole
comunalmente come proprio de* Mate-
matici , e della gente da lettere , e di fpi-
ritoj ma pur un tal fornimento è lènza
fallo d ? afiai lungi dal verone falfifiìmo^
imperocché , lalciando noi dare di quanto
gran ufo egli fia nella Morale, e quanto
. neceflàrio in quella , e quanta importante
da più dotti tra Filofoli venghi reputato ;
(k ) la Icienza, di cui, come voi ben làpete,
tutti debbano cercarne un intera contezza ,
e ftudiar per quanto; vaglionod* iltruirfone;
non deve a niuno recar maraviglia , o am-
mirazione alcuna , giuda , che lo c’ info-
gna la fperienza , fo fia mai fin da Uomi-
ni , per altro volgari , e groflì acquiftato;
imperocché il metodo di ben dimodrare
| ' ^on-
t Hy V- Corife. Pufendorf. Locb. Vytlf. èc?
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\ i}o DE’ PRINCfPJ
convenendo del tutto , e uniformandoli col
penfar noftro naturale;può di vero avveni-
nire , che da quelli in ciò fi veggano avan-
zar di gran lunga,’ e lùperare gli eruditi
medefimj ; avvegnaché dicendo io, che
di quello abito fornir fi debba ad ogni co-
llo , ed adornar ciafcuno , intenda ciò fol-
tanto ’ per quel che rilguarda la cognizione
del bene , e del male ; e non già delle
Icienze indifiintamente ; come colà , che
è fenza dubbio , difficile , e per poco im-
ponìbile da ottenerli per uomo; lènza, che
come in tutte le virtù fi concepì (cono da
noi alcuni gradi , alli quali non vien per-
meilo a tutti ugualmente, e dejlo Hello
modo il poter giugnere ; così d’ ordina*
rio parimente fi ofierva , eh* avvenghi
ed accada nelle Icienze; comechè fi deb-
ba pur con feda re , che vi fiano ; reali
mente alcuni obblighi, fiano ufficj, o doveri
umani dalla cui obbligagione molti» non
avendo dalla natura que’ pregi , o quella
doti, ottenuto , che gli altri ottennero, e
che per ben fòdi§farli fi richieggono , te-;
* nerlè ne debbano totalmente immuni, q
lontani, non oliarne, che generalmente par«
landò e’ lèmbrano tutti obbligar, lènza ec-»
cezzione alcuna V
V., Spiegatemi qual cofa dite voi folidIS
tà,
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DEL DRITTO NATURALE. 13 x
tà, o laidezza dell’ intelletto .
/V/. Un abito da discorrere , e ragionar con
diflinzione delle cotte , ed jn mòdo che fi
vegga per ogni vertto , e fi disopra jl con-
catenamento, e r unione, che v’ abbia
ne npttri dittcorfi , o ragionamenti,- quin-
di e che per quefio fi venghi un certo
grado di virtù a cofiituire alto , ttubli-
me, eccel/ò o perfetto vieppiù di quello,
, f P er 3 ^ ,enza non fi cottjtuifce come-
chevi fi giungaperpoco alla fletta guitta,
e per la medefima ftrada j colui folo aver
dovendoli veramente per più adorno, e
maggiormente fornito di un tal abito , che
apprettar fi vegga nelle pruove delle tee
premette a gli primi principi , e alle pri- /
me nozioni fi avvicini • il perchè vero
e pur troppo , che non picciol contrai'
legno egli fia, anzi una gran moflra di
lolidità , o laidezza d’intelletto d’ un’uo-
m .° ’ c " e P ro ppfizioni ammette dagli al-
tri lenza pruove e’ vaglia a confermare , e
mediante li primi principi moflrare ; o fé
checché altri con efperimenti, edocula- , .
tamente afferma , e’ con ragioni, dimóflra
c per via de primi principi , febben fi deb -
a di maggior pregio lèmpre reputar co-
lui, ed efiremamente lodare, ch’abbia
fonquiflato un abito di ben accoppiar , ed
J 3 unir
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1*2 D E v PRINCIPI/,
unir tra se molte verità , awegnàcchè
diverfè, e diffìmili , o di poterle da’ prìn-.
cipj molto lontani, e remoti con un non
interrotto fri di raziocini, o fillogifmi ,
dedurre ; efiendo pur queflo , veramente
un grado di perfezione del nofìro intellet-
to s in cui affai di rado uom giugne ,* co-
la che forfè fi fu il motivo per cui nè per
Arifiotele , nè per coloro, che gli andarono
dietro, o al dinanzi del "W’olfio ne fcrifièro,
confuto avendolo con la fcienza non ne fè-
tono verun motto, ne’l diflinfèro da quella,
Z>. Qual cola chiamate voi invenzione .
'Un arte , o abito , eh’ e’ fia da poter in-
ferir dalle verità di già divvolgate , epale-i
fi dell* altre punto non note, nè conofciute ,
t>. Ma quali vantaggi fi pofiòn ritrar mai da
. queflo ?
JM. Queflo abito non fèto all’ intelletto ag-
giugne perfezion maggiore degli altri ,
di cui fin ad ora abbiam noi favellato,
tn’ altresì può lènza dubbio nella vita e£
lèrci di un gran ufò ,* fòvente volte avenen-
do fpezialmente nelli maneggi della Re-
pubblica , che facci mefliere nello fleflo
mentre non meno formar buon giudizio
delle colè , che rinvenir li mezzi più co*
modi, ed opportuni per aflèguirle , e man-
darle ad effetto $ oltreché tutte le fcierfzq
le
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DEL DRITTO NATURALE* i n
le più utili , e profittevoli , o vantaggiolè
del Mondo, che fi trattano comunalmen-
te, e s’ infognano , non eflendo che un
fàggio, o rifiretto, che dir vogliamo di
quello, per quel che mottrò un valente uo-
mo (/ ), egli fi può di fermo aderire , di
colui , eh 5 abbia peravventura cotal per.
fèzione acquittato, che contenga in se con
quefta ìnfieme , ed unitamente le miglio-
ri feienze , o facoltà , eh’ abbiamo , o che
. di leggieri lènza foccorfo e fenza ajuto
. d altri e' polla volendo conleguirie; come-
chè di quell’ abito , vaglia il vero , affer-
mar noi polliamo ilmedefimo, che tettò
fi ditte pur favellando della fèienza , cioè,’
che. febbene tutti , generalmente parlan-
do , fiano in obbligo, ed ih dovere di farne
l’ acquifio , fi debban lèmpre tenerne dèn-
ti ed eccettuar coloro , che norv ebbero
dalla natura forze baftevoli * e fiifHcienti
da farlo ,
X), Bene; ma avendo noi due dì ver lì modi *
e vie da poter rinvenire, e difeoprir il
vero , non fi potrebbe forfè quelVabito per
quello motivo divìdere ih due differenti
fpecie , l’una di cui non confitta, che in
, far degli buoni dperìmenti > e delle buo-
I 3 ne'
(. 1 ) T* Scbirnb4t^Jen% ^£<dks Mòit% ' <•
I
134 D E’ P R I N C I P J
ne ofiervagioni , e l’altra in (aperti. ben
fèrvire delle prime nozioni , e delle pro-
pofizioni di già mofirate per altri molto
bene, epalefi? ' : .
M. Così egli è appunto ' ed in fatti li me2-
1 zi , e li modi che fi richieggono tentare
per 1* acquilo di quello della prima fpe-
zie, fono infinitamente diverfi , evarj da
quegli , che tener dobbiamo per giugner
- ad ottener quello della feconda *
D. Difcopritèmi dunque , come fi pofla ac-
quifiar il primo „
M. Prima di tutto meditar fi debbono 1* oti
fervagioni fatte dagli altri , ed attenta-
mente badar a Ili mezzi , ed alii modi *
che per quegli fi tennero , e come mai
fèppero eglino appropiare, ed applicar le
regole, che li Maeftri di Loica infognano
per afiai ben formare delle nozioni di-
pinte , e chiare , e delli giudizj intui-
tivi : colà , che parimente può oltre mo-
do' fervir a comprendere , fe da noi , do-
‘ve mai ufàto avetfìmo il medefimo at-
tendimento , rinvenute fi fodero peravven-
tura le fiélfe colè . In apprefio egli' là me-
fiiere metter in pratica , e far ufo delle re-
gole degli Afironomi , che più di chi che
fia al Mondo fèppero tutto tempo coltivar
queft’arte,e con miglior fùcceflò degli altri
efer-
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DEL DRITTO NATURALE*
etèrei tarla ; o pur tè ciò e’ parrà malage-
vole , e diffieultolò a farli , fi può trattar
d* aver a mano , e molto Ipedìte le regole
da (covrir il vero mediante gli efperimenti,
con ventilar giuda quelle', e dilàminare
le verità dagli, altri publicate, per poter al-
la delia guilà egli medefimo per se opera-
re * e farne l’ applicazioni; aVvegnacchè
volendo noi edrernamente bene riutèira
far degli efperimenti , convenghi più che *
àltro P aderenze tutte , e le circodanze ,
anzi fin le minuzie di quegli marcare , non
che gli artifìci, e gli mezzi, di cui altri •
fi vallerò , o fi vagllono tuttavia alla gior-. a
nata .
J). Ditèoveritemi gli altri modi , e gli altri
mezzi * che vi fono per giugner al tècondo
acqu i do . j
M. Egli imprender fi devono , ed apparar
V al dinanzi tutte le regole generali , che gli
pofiòno in guilà alcuna riguardare; e do-
po giuda quede P altrui tèoverte, o tra-
vati di laminare; a ogni modo recar ci po-
trebbero a ciò un utile , di vero impa-
reggiabile altresì le tèienze Matemati-
che, come farebbero: P Aritmetica , la
Trigonometria , P Alcebra , e li libri dell’
Anaìefi ; imperocché quedi tèbben fi fìano
tanti metodi fpeciali da ditèoprir il vero,
I 4 (è
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i ? £: * DT E’ P R I<-N C I P J .
fè ne poflonó però dedurre, e ricoglier del*
le regole , che fi arredino foltanto nella ge-
.r neralità, o univerfalità , che dir vogliamo .
Ma perchè le verità , che a noi fon ancor
nafcode, non vengono in altro modo a ma-
niftdarfi , nè dinanzi gli occhi della noftra
mente, le non per via di quelle, di cui
viviam perliiafi appieno ,* egli è uopo , che
• colui, cui veramente vada a grato qued’ al-
tro abito , proccuri al dinanzi d* ogni altro
renderfi totalmente famigliare finvenzioni
degli altri , e fi etèrciti del continuo nella
lettura della floria degli aggrandimenti , e
progredì delle foienze .
D. Che colà è ingegno !
M. Una facoltà, o Ha agilità dafaperbett
oflèrvare , e difoerner accuratamente le
fomiglianze , e le conformità delle cofè ;
imperocché queda difpofizion Naturale,
- che.rifpetto a qtiedo fi difcopre incoi,
per via dell’ efercizio., e della lunga pra-
tica potendo edremamente perfezionar-
. fi , e pafiare in tal modo , e travolgerfi
in abito, merita , lènza fallo, d’ averli nel
novero delle virtù dell’ intelletto ,* e come-
chè quedo doverebbe badarci per farci in.
Vigilare a farne 1* acquido , eglino però vi
fono molti altri motivi per cui non dob-
biam punto tralafciarlo,* imperocché la-
• * Ician-
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' * v •*
DEI DRITTO NATURALE.
(ciandd da parte pur tutto altro Ilare, gli
Uomini avendo vaghezza operar quaficchè
tèmpre da Empirici , inguifà che quello,
che una tèi fiata ferono, trattano in appref-
tè di novellamente a lor poter di rifarlo ,
tuttavolta , che nclji medefimi rincontri ,
o avvenimenti deliavita per avventura fi
abbattono ,• per giudicar di quelli , e co-
nofcer di vero fè tali e* fieno in effètto,
quali fi credono, egli v’ ha meftierieflre- *
inamente di folidità , e d* ingegno : lènza
che queft’abitoèdi lunghiffìmo fpazio gio-
vevole altresì , ed utile non meno per ben
formar idee di differenti fpezie , odi ge-
neri diverfi di colè , che per appieno riu- *
tèir nell’ invenzione ♦
ì). Come dunque vi fi giugne ?
M. Egli abbitègna , che pria fi facci provi-
•- ^ìp ne di un acume » o di Un acutezza , che
dir vogliamo realmente impareggiabile ,
per conofcere , e comprender con ogni
accuratezza , /e diligenza , la diverfità , e
la varietà degli oggetti , che gli fi pretèn-
tano ,* e che fi facci un continuo etèrcizio
nella lettura de’ Poeti, e degli Oratori, non
» cIle d» quelli libri > in cui fi trattano d’ in-
venzioni , e di novelli trovati , li quali al-
manco fi devono tratèorrere .
D. Colà intèndete Voi per fàpienza ?
M. Un
k
138 DE’PRI NCIP J
M. Un abito confidente del tuttò'in benac-
conciamente prefcrivere , ed afiegnar .alle
fìie azioni del li giudi,, e convenevoli fini ,
non che in far una buona, ed un ottima
fcelta dell! mezzi , che vi lì richieggono
per mandarle addetto , ed efèguirle, con
coftituire li fini particolari , e fubordi-
narli in tal fatta guifà gli uni dagli altri
vicendevolmente dipendenti , che median-
te li più profiìmi , e vicini giugner fi va-
glia all! più remoti , e lontani j II perchè
efièndo.ella di un utile cotanto grande,
ed impareggiabile per la direzione , e per
lo regolamento delle noftre azioni , giuda
le leggi della natura, che al dir di Leibnizio
(w) è la vera fcienza della felicità Umana ,
non fi può per niun verfò recar in quedio-
ne, che tutti non debbano proccurarne il
filo acquifto * Ma bilògna però ofièrvare ,
come altresì quindi mani fefia mente s’im-
prende, efier dimedteri; I. Che non fò-
lo il fine dell* azione d’ un uom faggio fia
giudo, e buono, ma eh* altresì li mezzi
fiano tali. Il.Che quedo fine fia tèmpre mar
fiibordinato , e codituito dipendente dal
principale , eh’ è la propria perfezzione .
E III»
m ) V. La futi prefazione al Codice diplomatico del
Dr^to delle Genti .
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DEL DRITTO NATURALE, r 39 *
E III. Che li mezzi, li quali colà condur ci
debbano e portare ; vi ci conduchino , e
portino per la piùbrieve * e corta ftrada
del Mondo *
D. Ma come pòfliam far noi quello acquifio ?
M» Conviene per giugnervi provederci di
molte , moltiflìme colè $ poicchè primie-
ramente noi fornir ci dobbiamo di fcienza,
non potendoli in altro modo format buon
giudizio delle azioni noftre particolari , e ' '
della vicendevole fobordinazione ^ e di- *
pendenza de* fini infra di loro * e delti
mezzi , che vi ci conducono ; In fecondo
luogo fi richiede* che fi abbia un* erètta
contezza* e Un intero conofcimento non
meno della malizia.* e della bontà dell*
umane azioni , che del li negozj li più ne-
cefiarj, e ùtili, od importanti alla vita ;
con trattar di aver un’abito darèperben
provar tali colè * imperocché quel che
peravventura otteniamo dalla Matemati-
ca , o dalle altre fetenze egli è d* un afiai
picciol ufo , e prefiò poco di niun momen-
- to pel corfo del noftro vivere tutta volta ,
• che fiam totalmente sforniti, e poveri di
quelle materie imcui poggiar fi dovrebbe-
ro * e fermare li nofiri aifcorfi ; In terzo
luogo v* ha mefiiéri , che fi fii profittato
nell’invenzionejcome Che giovi fòprà tutto,
che
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i 4 o DE’ PRINCIPJ
ghe fi fàppj quelche in quella materia può
• mai riguardare al buono , e fàvio modo da
vivere . In ultimo abbilognà perciò aver
anche dell’ ingegno e dell* acume per giti-
gner sì fattamente ad ifpecular 1* altrui
azioni, e meditarle, die fi comprenda il fi-
ne , che fi ebbe in eflè , e li mezzi , che per
.mandarle ad effettto fi prelèro, non che gl*
impedimenti , che intanto vi fi framefchìa*
rono , anzi tutto ciò , che vi fi operò mai di
foverchio , e lènza che la bifogna 1* avelie
richiedo ; comechè , vaglia il vero , non fi
pofià giammai formar un buon giudizio
della Capienza d’ alcuno dal lolo evenimen-
to delle colè; poiché. lòvente avviene, che
per gl* impedimenti , e per gl* intoppi *
che non lèmpre fi poflòno al dinanzi molto
ben antivedere , nò pronofìicare , avve-
gnaché fi fia operato con ogni ma tur ez-
. za , non abbiano avuto quel buon /uccello
che fi affettava .
D. Qual colà intendete voi per prudenza ?
2\d, Quell’abito, o fia difpofizione , del no-
. ftro intelletto , per cui fi mette in opera »
e fi elègtiifce quanto al dinanzi da fenno ,
e faviamente fi fu fiabilito .
D, Vaglia il vero, lènza quello, la lapien-
- za è di un molto poco ulò per i’ uomo , e
quali che di ni un pregio .
M. £
DEL DR ITTO NATURALE. 141
E quello è il motivo per cui da lui fi de-*
ve a tutto cofio trattarne 1* acquifio .
D. Ma perchè in noi la prudenza , e diverfà,
e differente dalla fàviezza .
M» Egli è ciò un effetto della limitaziorìe del
noftro intelletto; Quindi, fenza fallo avvie-
ne, che deliberando noi delli mezzi, che ci
/ conducono ad un fine , fòltanto badiamo
a ciò, che rifguarda per all 1 . ora 1’ affare,
talché per la gran moltitudine , e per la
gran varietà de’ contingenti * che del con-
tinuo avvengono , abbattendoci per avvefh
tura ad alcune cofe, e ad alcune partico-
lari circoftanze , cui non così di leggieri fi
potea al dinanzi da noi guardare, e quelle
rendendoci fòmmamente perpleflì , e dub-
biofì , fe mai sforniti totalmente fiam di
prudenza, non lappiamo a qual partito ren-
derci ; Il perchè la umana pfuderza in
altro non confitte, che in fàper da se di-
lungare , ed allontanar gl* impedimenti x
e gl’ intoppi tutti , che fi offerifcono al di-
nanzi delle noftre imprefè , e ne fiurbano
l’effetto (K) J e per quella ragion da’
> Pee-
(K ) Quindi è; che r’ if copra fidente
Una cofa bene , e vìujlafrentefatta , ma non
riga con prudenza $ e che in Dio non oblia
mun
*•
*
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i • T, V» " ) .
DE’ PRINCIPJ
Poeti , i quali per inoltrarci , eh’ ella de-
rivi in noi dalla mente, eh’ è quali che
divina , mediante cui confiderando , e ba-
dando a tutto, abbiam gli occhi rivolti
per' tutto favoleggiarono eh’ ella nata!]
ìbflè dal capo di Giove, ch’eglino chia-
marono Minerva , (1 ebbe per (ignora , e
donna della fortuna , e come la lòia , che
contrariar poteflè , ed opporli a’ fuoi disé-
gni ; e di Bione dir li lùole , che avea in
eofìume di lòyente ridire , che quella in
tanto maggior preggio era d’ averfì , e flit
marfi (òpra tutte l’ altre virtù , quanto
più cari devono tenerli gli occhi , e re-
/putarfi più degli altri lenii , comecché tra’
Greci furono pur di quelli , che la confu-
sero del tutto con la Sapienza ; ed imperò
Afranio dèlcjivendola con luoi ver fi non
ebbe dubbio di metterle in bocca .
La memoria mi t fe % ma generata
> DalP ufo ; i Greci vegli on , che fofia ,
Afa fapie n za noi , eh' io Jìa chiamata »
V. Ma perchè quefia virtù la sì crede pro-
pria degli attempati , e de’ vecchi ?
M Per
< — 1
ni un luogo quejìa virtù ma la fola fapienza ,
non potendo cofa alcuna accadere , che rifpet -
to a fui dir Jì poffa fortuita , e prodotta dal
cafo .
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<u.
DEL DR ITTO NATURALE. *4*
M, Per l’efprienza, che colloco anno raag-
gior degli altri delle cote, quella efièndo
il vero lòfiegno , e la baie di quella virtù ,
e quella a cui fa mefiieri , che fi ricorra
qualunque volta imprender vogliamo che*
Che a rilchio , e ventura potendo mai inco-
glierci , molto poco fi conofce dalle (rfrco-
ìtanze di quel che fi tratta determinato ;
comecché ellremamente altresi polla a
quello fervirci la lettura della Storia, da
cui rrtrar fi pofiono delle regole per ogni
noflra bifogna f
J)» Qual colà intendete voi per arte ?
M Un altro abito parimente del noflro in-
telletto molto diverlò, di cui noi ci va-
gliamo alle volte per determinar, e de*
Icriver 1* efienza d’ un Ente .
D f Dunque ammetter fi pofiono , e concepir
cotante arti diverte , e varie , quanto
varj , e diverfi fon gli Enti che v* abbiano
al Mondo } le cui elfenze fi pofiono per-
avventura per mezzo umano delcrivere
diverfamente , e determinare ?
M. Così è ; ma egli é pur d’avverterfi , che
riunendo , non dico malaggevole, ma-
quali imponibile all’ pomo l’ aver di tutte
T arti una piena contezza ; a quelle lòpra
tutto fifa mefiieri , che s* applichi , che re-
car gli pofiono maggior utile , e vantaggio
* ~ nel ' *
I
ite DE’ PRINGIPJ
uel cerio della (ùa vita ; comecché la Sto-
ria , che or fìiamo per ordirne , in cui non
meno per quanto ha pofTìbile fi riveniran-
no elleno elettamente delcritte , m* altresì
ridotte appropri principi, e alle comuni no-
- zioni , potrà di lunghifilmo fpazio valer
pef coloro , che darfi vogliono a coltivar
altresì quella fcienza , ovver con una lèm-
plice lettura defiderano acquietarne almeno
una fuperficiàl cognizione .
JD. Che cola credete , che dea far l^uomo
rifguardo alla Tua volontà .
M. Egli fa vuopo,che di buon ora 1* accolta*
mi a non appetire , ne difiderar altro falvo
quello eh* è buono , evirtuofò, e eh* im-
prenda a ben reggere, e regolar li fùoi
affetti ; in un motto abbi fogna , che la
fornifehi , e 1* addobbi per così dire dì
; tutte quelle virtù dì cui ella fia capace , e
che noi per eccellenza diciam virtù, o vir-
tù morali ,
JJ. Cofa è virtù l
M. Un abito da diriggere j’ ed ordinar 1* a-»
zioni libere giufta alle leggi della Natura ,
D . Dunque niun altro di ragione noi reputar
pofikmo virtuofò al Mondo , fe non quel-
lo , che abbia fatto acquifìo di un tal abito?
fil. Senza dubbio ; Ma elfendo , fecondo ,
che vi diflì, colà propria dell’ intelletto il
: i reti*
H
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J
PEL DRITTO NATURALE. i 4 y
render giudizio , e vedere to un azione fia
virtuofà, onò, e fé ridondi ellaanoftro
'Utile , e vantaggio , o non ridondi , emen-
dar non poflkmo , ne correggere la noftra
volontà , pria che quello a tutto potere non
trattiamo perfèzzionare , e riempiendolo
d’ una cognizione ben certa , e viva del be-
ne , e del male renderlo migliore ,* badan-
do mai Tempre , che non fi contraghino,
ne fi faccino degli abiti cattivi , e viziofì,
con metter ogni Audio in vitare le ree e
malvaggie occafioni , non che in operar fi
fattamente bene , che giamai appaja ven-
» ghi a quello portato dagli premj , o dalle
v pene ; poiché quefto egli è , lènza fallo
un contratogno di una volontà corrotta an-
zi, e depravata, eh e ben emendata ( L ); po-
tendo di legieri avvenire , eh’ in mancanza
di quegli , fiano premj , o pene, 1* appetito
fi pieghi in azioni del tutto contrarie, e di-
verto , cioè difiònefte , e tozze di per fé , e
laide, in cui naturalmente e* fi vede , eh*
K in*
(L) Quefio fa che fi comprenda appieno la ra-
gione per cui noi abbìam favellato del T in*
t elleno al dinanzi dì favellar della volontà*
0
r.
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I
j 4 6 DE’ PRINCIPJ
inclini .come ben difle quel vecchio Te-
renziano : Male coa&us qui fuum ojficium
facit y dum id refcitum iri credit , tantii -
per cave t % fin fperat fore cium , rurfui ad
ingenium redit ( n ) ; Quindi egli è eh’ il
vero premio , e la vera mercè , che pro-
por fi deve all* uomo , che bene e vir-
tuolàmente opera fin da ragazzo , e da
fuoi primi anni , altro egli non deve efier,
ne conviene in verità fi fofle che la Iqla
Virtù , come quella , che lòltanto valendo
, a coftituire e formare la lìia felicità , e in
quello , e nell’altro Mondo , deve lènza
fallo efièr fufficiente e baftevole per irti-
mularlo tutt’ ora , e portarlo alle eroiche,
e virtuolè imprefe.
Virtui premium e/i optimum èV.
' (o) (per chiunque V ha per guida nell*
'Operare). •
Virtù s omnia in fe hdbet , omnia adfunt
bona , quem pene s eji virtù r.
- come per al contrario il maggiore ^ e
più gran gafiigo per un uomo sfrenato , e
difiòluto egli non è che Io fteflò lùo vizio,
in modo , che valendo quello lòlo a ren-
derlo il più dilgraziato , e dolente del
l Mondo in quella , e nell* altra vita ba«i
Ila,
• ( n ) / Adelpb^àtt. \. fc. I. '
( ° ) Piaut. Arnfb. at. x.fia.
V
' 1
DEL DRITTO NATURALE. 147
darebbe a punirlo , anche le non vi fode-
ro infra noi dell’ altre pene , e degli al-
tri galtighi ordinati e ftabiliti dalle leggi .
, Per verità dice &. Bafilio non v* hà colà ,
che cotanto vitar fi deve da un uomo dab-
bene, quanto il non lalciarfi tralportar
dalla piena , e l’ accommodare il modo del
luo vivere all* opinion corrente , che il più
delle vòlte s’ incontra che pieghi in falla
parte ; La vera guida della lùa vita meri-
ta fernpre mai d’ elfer la ragione , e quella
egli fi collantemente è tenuto lèguire, che
dove anche contradiar e’ convenifle , ed
opporfì a tutti gli Uomini del Mondo , e a
prò dell’ onefià , e della verità metter in
cimento la dima , non che la vita ItelTà ,
non deve per niun verfo appartarne ; co-
me che fìa uopo di eltremamente vegghia-
re , che riempiuti di falle mafiìme , e non
bene la natura di cialcuna cofa dilàminato,
per inoltrarci collanti , e fermi non diven-
tiamo brufchi , e ollinati iti modo, che agli
altri non men, che a noi mrdefimi increfce-
voli fiamo, e molelli. «'xbwwS /«**«*, (e* Icrive)
f&ìt'Téov «x qj5 cu $pov3Ùv<n , <mù Trpor S'ó^cw , J to' ©K
tto^òìs S’motw'nnriQ/La-j.mtiv , tgi fiòi còv òfiov \óyov t)yt{J.ò-
y* irotà&eu idv (3 ini 5<re aìy Tròta ut ajySpÙTraif aòcixéyetv ,
i yg/ m/S" iw&etv ùrtp toj na\où $ itj ì finS’ty aipà&eu c rijV
optót t j&xKtyày
K a Ve-
v
14 * DE’ P R I N C I P J .
Vera colà egli è pur troppo , che non il man-
giare , non il bere , ed altre azioni sì fatte,
ma fòltanto^l virtuofàmente vivere, e con
ragione fia quello, che diftingua gli uomi-
ni da’ bruti ; eh* è quanto dire , quelle
azioni proprie dell’ animo ordinate giuda
le leggi della natura . Cur in numero vi-
ventium me pofitum ejffe gattderem ( (clama
acconciamente a ciò , che noi diciamo
un Gentile ) (p ) an ut cibos , & potiones
percolarem ? Ut hoc corpus caujjàrium , ac
fiuidum , periturumque , nifi Jubinde im -
pleatur , farcirem , Ó 1 viver e m agri mini -
fieri ut mortem timerem , cui omne f nafei -
mur ? detrahe hoc inejìimahile honum , non
. ejì vita tanti , ut fudem , ut ejluem , o quam
contenta rei efi homo , nifi fupra umana
furrexerit ; Anzi un’ altro vuole , che fi
abbi per un gran contrafègno d’ un inge-
gno (òrdo , e lolcho il menarfi troppo per
la lunga nelle colè appartenenti al fu o cor-
po , come farebbe nell* efercitarfi d’ affai,
nel rattenerfi troppo , o nella menza a
mangiar^ , o a bere , ovver al deporre il
fòverchio pelò del ventre , e nell’ altre co-
lè di cotal fatta, le quali far fi devono, ma
iranfitoriamente ,• dovendoli tutta la dili-
genza e lo Audio impiegare alla cultura
. dell! “
( p ) Sffffc.nat.g, lìb.it fra/f
DEL DRITTO NATURALE. 149
deir animo . Apular cttpuiovTÒ ìvSferplPetvvoìs
<rà>n*. rfon le proprie parole di cottili ) (q)^
ÒSI iroKo yvfivu^iStax , ÒSI tto\Ù ÌSj'ihv , J Si to\Ò irivay , CSi
tto\ù iffira.TÒiv-p'x&jav-, mùcu. f/sy zm Tjmpyp 'iroix.'riw ,
<■ 9Tg0c q rlw yyupJw » Tricot, tra òQtrpopn' . Verità tutte,
di cui è mettieri imbeverne appieno il no-
ttro intelletto fin dall 5 infànzia , e renderci
totalmente perfùafi , e convinti , che Dio
da noi non vogli altro , ne brami ,
che quello, che può renderci mai felici,
e forturìati, e che per quefto fòltanto e 5 ac-
comandi egli eftremamente i’oflervanza
di quefte leggi , eh’ egli hà ne’ noftri cuo,
riinfufb, e poi mediante la rivelazione
dichiarato , piu tofto come un Padre beni-
• gno oltremodo ed amorevole , che come
un leverò legislatore . Senzache è necefià-
rio altresì , che fi comprenda il vero diva**
rio , che v’ abbia infra il bene apparente ,
ed immaginario , e* quello che regalmente
fia tale , non che donde mai provenga ,
che quello preferendo a quetto , il piace-
re , e la gioja che ne tentiamo , ecceda ol-.
tre mifura quella , che ritrar doverebbo-
rno fòltanto da quetto , acciò la volontà
corretta , come e’ conviene , ed ammen-
data prefèrilchi , e anteponga tempre mai
il primo al fecondo , e fi tratti a tutto po-
K 3 tere,
( q ) Spiriti. EYXF.IPJA10R. e. 6 }.
jso DE’ P Ri N C IP J
terc , che tempre venghiamo tocchi mag-
giormente dal piacere d 7 urrben reale che
da quello , che non che imaginario , po-
tendoli di leggieri por mente e mediante
1’ altrui efemplo conofcere , eh’ il tedio ,
e il rincreteimentò , che quello fi «porta
al dì dietro, fia di lunghiffimo Ipazio fu-
periore al piacer e al gu(ìo,che per al pre-
dente n* abbiamo , in guifà , che te in quel
mentre ci fi permettere per avventura la
(celta, ben volentieri lo lateiarebbomo anzi
da parte dare , che per filo riguardo avec
quelle angoteie , e que* tormenti , che Io
teguono j e perfuaderci , che quello ne de-
rivi, e provenghi dalla bontà iftelfa , o
bruttezza delle azzioni ; imperocché im-
putandolo noi tutto pur una lòl fiata a no-
ftra gran negligenza , e (convenevolezza,
in appreflb lo vitaremo con ogni cura , cd
attenzione.
D. Ma pafiìam ora a trattar degli affetti , e
difpiegntemi quelche fi debba fare per il
buon governo , e per lo perfetto regola-
mento di efiì.
M» Nateendo quelli in noi, e derivando dalla
confate, cd inordinata cognizione, che noi
abbiamo del bene , e del male , e potendo
eglino elìerci di un gran motivo, e fiimolo
ad operar con poca faviezza e prudenza, o
far
r. .
" »
— * mr
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I •
del dritto naturale, in
* far colà di cui dopo abbiamo a ripentirci :
e al rincontro non potendoci totalmente
, Sfornircene , fenza pria non lafciar quelle
fpoglie mortai ij abbi fogna proccurare col
portarci ad una cognizione ben chiara , e
dipinta del bene , e del male , frenarli in
in guifà , che 1* appetito , verbigrazia, non
ofi giamai ufcir al di fiiora del dovere , ed
ifcoppj in azioni rie a ir ellerno, e malvag-
ie ; e fare tempremai che convenghi , e
vada di concerto con la ragione ; tebbene
cofa malagevole eflèndo molto, vaglia il
vero , e difficile, che di due contrari affet-
ti non ne fègua uno , per frenar alquanto
, e rattener il primo , non v* abbia
via , ne mezzo migliore , che induftriar-
ci mediante la rappretentazione di qual-
che bene , o male che le fìa conveniente
dettar in noi il fùo contrario . Vale a dire,
la noftra malinconia , noi rinfrenar pollia-
mo , per etemplo con la letizia , e con il
giubilo , e quello al rincontro domar con
quella ; l’ amore con 1* odio , 1 ? odio con
E amore ; e generalmente parlando , tutti
li noftri affetti , dove ben sì confiderano ,
non eflèndo realmente , che varie , e di-
verte modificazioni del piacere e del te-
dio , di leggieri come il primo fi può mai
torre col risvegliar del fecondo , così que-
K 4 . fto
f r * ‘f
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ira D ÉV PRINCIPJ
flo con quello : Ma I* applicazione e 1* ute
di tali regole, per verità, quanto è facile
nella propria pertena , altrettanto è diffi-
cile, edubiofo nelle altrui , cioè dove fi
tratti , che frenar fi debbano con ragioni
e domare gli affetti non noftri , ma di un’
altro homo ; imperocché non potendoli
ciò fare , fè coltili chi che egli fi fia , alle
buone dinanzi nonvenghi convinto dell*
errore, e dell* inganno della fìia rappre-
Tentati va , ó per meglio dire , della fàlfità
delle fue idee , non fi può miga metter in
quifiione, chequefto non rietehi per la
pratica molto duro , e laboriofò ; e per ve^
nirne a capo veramente egli fi richiede dal
di lui canto una rara attenzione , ed una
(ingoiar difpofizione in tentir quel che gli
diciamo , e dal canto noftro fa meflieri ,
che non ci vagliamo te non di quell’ ifiefiè
ragioni , eh’ egli come ben certe e vere
approva ; avvegnaché effendo afiài di-
verte , e varie le idee , per cui fi veggono
gli uomini portati a formar diverte , e va-
rio giudizio del bene , e del male , non fia
fuor di ragione , che per dargli meglio a
comprendere la falfità delle fue maffime,
fi latei pur da parte per qualche tempo
dar la verità delle cote , e gli fi dea a cono-
teere il proprio errore mediante le tee me-.
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DEL DRITTO NATUR ALE. i n
' defime idee , fecondo , che in Matematica
noi dovente facciamo ; Inconclufione tut-
ta la pratica di fàper ben immettere alla
ragione e domare gli a flètti di un’altro
diverfoda noi, egli non fi riduce, che in
ributtar quefto giudizio comune , o ra-
ziocinio , che vogliam dire fatto da coftui;
cioè ; quel eh’ è tale egli è , o buono, o
malo; ma quefto è tale ; dunque egli è o
buono o malo . Il perche o con impugnar
la maggiore, e contrariare , fi verrà a di-
moftrar la falfità dell’ idea del bene , e del
i ji ^ ^ ributtar la minore, e ripro-
varla/! proverà per erroneo, e falzo il giu-
dizio di già fatto dell’ oggetto; poiché
non fi fà da ciafcun di noi colà alcuna , co-
me pur tante volte fi è detto , fe non per-
di* ella fèmbraanoftro intendimento efi
fer buona , e utile.
Z>. Dinegatemi tutto qliefio più chiara-
mente con gli efempli .
.Af. Volete voi Spegnere in un uomo una
gran gioja , o allegrezza? Quefto affetto
provenendo in noi dall* oppinione d* un
ben pre lènte ; bafta pur per aver il voftro
intendimento ; che a coftui gli facciate
comprendere , che quello , eh’ egli crede
bene nell’ oggetto , che cotanto lo fcuote ,
non fia in effetto tale , ovver c’ abbia fol*
tan-
t * 1 , ** X
if4 D E* PRINCIPJ
tanto un ben lùperficiale , ed apparente , e
quell* idea , eh* e’ crede convenirgli aliai
poco , o nulla gli convenga . AI rincontro
volete torlo da qualche trittezza , o dolo-
re ? batta che pur voi vi portiate diverlà-
mente ; poiché ciò provenendo dall’ oppi-
nione di un mal prelènte , altro non è me-
ftieri che fi facci , che dargli a conoscere ,
quello , eh’ egli crede malo non Io fia ,
ovvero’ abbia fol 1* apparenza , e non le
ne debba miga far quell’ idea , eh’ e’ ne
forma . Allo tteflò modo 1’ amor verlò gli
altri nafeendo in un uomo dal dilcoprirvi
egli in quegli peravventura , e rinvenirvi
qualche colà di lùo gufto , e piacimento,
per convincerlo ed ammorzar in lui que-
ito affetto non gli fi deve provar altro,
che quello da cui e’ riabbia quel piacere,
e diletto, non fi rinvenghi nell’ oggetto
amato ; ower eh’ egli Ila tale , che dopo
quello picciol piacere e diletto apporti
. del tedio , e del rincrelcimento in eftremo;
comeche potendo fovente avvenire, che
non fi conolchi punto l? ragione del filo
amore , in quello calò per togliernelo al di
fiiora fi potrebbe altresì trattar di dettar
in lui dell’ odio , non già verlò la perfono,
ower l’oggetto amato , ma si bene in ver-
fo le laidezze , o li vizj di quella . L’odio
ali*
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DEL DRITTO NATURALE. lsf
all* incontro verfò qualche oggetto deri-
vando in noi totalmente dall* increlcenza,
è dalla moleftia , che n’abbiamo, braman-
do vói torlo d’ akuno, non conviene , che
adoperarvi di renderlo perfùafò e convin-
to , che ciò che quefto produce non ila
realmente nella perfòna odiata , e fpiace-
vole , ower eh’ e’ fia in fè ingiufto , e irra-
gionevole ; (ebbene per efler quefto un af-
fetto, vaglia il vero, di natura pravo, e
cattivo; e imperò potendo fèrvir di grande
incitamento a molte azioni prave pari-
mente , e cattive, fi pofla di vantaggio far-
gli badare a tutto quello , che fi abbia per
virtuofò , e buona in altri, ed in effètto
non lo fia , o che fi reputa malo , e non fia
tale ; Or quefto fteffò modo e quefto me-
defimo metodo dobbiate tenere,* e ofier-
Vare rifguardo tutti gli altri affetti ; per-
che fèdi tutti favellar ne doveffì partita-
ménte, non ne verrei giammai a capo , e
diverrei forfè a voi fteffò non che a me
nojolo , e rincrefcevole ; tutta volta non
deve lafciarfi in filenzio, che fè pur av-
venghi, come può di leggieri avvenire;
uno per confùetudine , o per coftume, ov-
ver per natura fi vegga più verfò un affèt-
to , che verfò un’ altro pieghevole , dove
fi voglia quefto ritrarre alle noftre voglie
fia
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ir re DE‘ principi
fia meftieri deftar in lui anzi quell’ affetto
in cui fi fcopre proclive , che un’ altro
molto diverto , e vario da quello ; Verbi-
grazia infingali pur , che Titio fia molto
timido, e vile, e che ci venghi a grado
di ritrarlo dal male , ovver ad un’ azione
buona, e virtuofà ifiimularlo,* egli non
v' ha fenza dubbio , altro miglior mezzo
per riulcirvi , che fporgli al dinanzi tutti
quei mali , e quei perigli in cui peravven-
tura potrebbe egli incorrere operando a
filo capriccio , e contro il noftro confèglio;
anzi come colà degna di fomma ofiervag-
gione è altresì da notarfi, degli affetti gene-
ralmente parlando, ch’eglino tra li lor giu-
di, e lecitimi termini riftretti fiano per noi
d’ un utile impareggiabile e raro in modo,
che fè pur non f'ofTè così difficultofo , co-
me egli è , di sfornircene nel Mondo, ver-
rebbemo con efiì a perdere parimente un
infinità di agi e di co m modi , che n’ab-
biamo .
D. Annoveratemi le virtù proprie della vo-
lontà.
.M. Quelle fono: Temperanza , cifra di fè
medefimo, ovver della propria perfona,
cafiità , liberalità , modefiia, diligenza,
pazienza , fortezza , amor inverto gli al-
tri , manfuetudine , amicizia , verità , e
gùiftizia. D. Co-
.1
DEL DRITTO NATURALE, ir?
V. Cominciando dalla temperanza , ditemi
che colà fia ?
M. Ella fi è un abito , o per meglio dir una
virtù morale , che confìtte in ben determi-
nar il noflro appetito rifguardo al man-
giare , e al bere giuda le leggi della natu-
ra ; imperocché dovendo noi ne’ cibi , e
nelle bevande, così come nell* altre cole
aver la mira tèmpre all* utile , e alla notìra
falute, ed imperò vedendoci tenuti badar
romeno alla lor qualità, che alla quantità,
l’ obbligo , il dovere, 1* uificio d* un’uomo
temperante rifpetto a quefì’ ultimo, egli è
di non appeterne tè non quanto quello fine
domanda ; vai a dire, tèi quella quantità ,
che per la falute , e per la contèrvazione
di fe medefimo la fi richiede ,* e riguardo
al primo , cioè , alla qualità , egli è me-
(fieri , che fi porti da medico con lui defi-
lò , e ponga mente per lo continuo a tutto
ciò che li può mai giovare , o nuocere ;
quel cibo tèltanto generalmente parlando,
tener dovendoli per molto buono , e làno,
che fi lente di leggier ilmaldito nel noflro
ventricolo , e che vaglia a promuovere il
trapelamento delle parti ; imperocché non
abbiamo sù ciò delle regole filtè , e flabili
ad oflervare, ne poflìam troppo trattener-
ci , e di tèverchio a contègli de* Medici,
non %
%
i
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ifS DE’ PRINCIPI
non men per non eiTèr tutte le colè co-
munalmente a tutti utili , e profittevoli ,
che per la poca evidenza , e certezza di
quelli precetti , eh’ eglino n’ imprendono
dalli libri della lor arte , come sforniti to-
talmente^ privi di quelle ofièrvaggioni da
cui fi ritolfero .
D. Non credete voi $ che polla egli llabilirli
.qual quantità di cibi fi richiegga per un
uom temperato , e ben ordinato ?
M. No ,* poicchè per la diverfità del corpo
fè nc richiede in uno più che in un* altro ,
come che per alcuni legni fi polTa lènza
dubbio daciafcun conofcer , e compren-
dere quando giufla ella fi fòlfe per lui , e
convenevole, e quando fi abbia ufcitodi
cotali termini , "
D. Ditemi quali lon quelli incominciando
da quelli della lòbrietà .
M. Li principali di quella fono la legge-
rezza , e l’agilità delle membra dopo il no-
(Iro pranzo , o la cena , ed il dormir con
tranquillità , e lènza, alcun interrompU
mento .
D. E quali dimortrano il troppo riempìmen-
to? *
M . Gli opporti a quelli , cioè, la lafle2za
delle membra dopo tavola , e la gravezza,
o fiacchezza del capo , per là mutua , ed
ilcam*
«
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DEL DRITTO NATURALE; jf 9
itèambievole corri fpondenza , che v’ è tra
quello , e T noflro ventricolo ,* (ebbene il
ioverchio cibo ha tèmpre di meno fàrtidio
per verità , e pregiudizio per la teda di
quel che lo fono gli eccelli del bere .
Z>. Ma come mai per uom fi conotèe (è il mal
provenghi dalla qualità , ovver dalla quan-
tità de* cibi ?
In più modi ; porto però che fiam ben (à-
ni , p liberi di quelle pafiìoni , che fòvente
fi veggono difordinarci, ed efièr di un grart
impedimento alle funzioni , o azioni noflrc
animali ; imperocché per ciò (àpere , non
tèlo paragonar noi polliamo , e far com-
paragione.della quantità de’ cibi dell’ulti-
ma cena con quella dell’ antecedente , e
dello flato del noftro corpo in altri tempi,
in cui peravventura ci rimembriamo aver
fatto utè> delli medefimi con il pretènte, m’
altresì dall’ incommodità , che (èntir fi fo-
gliono tanto in tempo della digeftione , eo-
me i rutti , gli ardori interni del ventri-
colo , i dolori di tetta , ed altre di tal fat-
ta , quanto dopo , e (pezialmente nell’òre
mattutine, come le languidezze, o Iaflazio-
ni, che dir vogliamo delle membra, dsendo
tutte , e tali colè, ed altre fimill tègni cer-
ti ed evidenti della mala qualità de’ cibi ;
fcnza nulla dir delle feerie, e dell’ orine,
- che
ito DE’ PRINCIP)
che fògliono non che di una buona digeflio-
ne , di ciò parimente renderci ficuri (M) ,
D. Sup»
(M) Ecco qui un faggio .di quelle regole
portate per regolamento della propria fallite ,
in quella parte della Medicina , che comunal-
mente la lì dinomina Igieine , o Dieta mag-
gior chiarezza de ’ nojìri leggitori ridotte olii
feguenti capi ,
Dell' elezzione del P ària •
Un aria dolce , ed amena , e temperata la il
erede la miglior del Mondo , e la più falubre
perdei vita ; comecché Ji loda pure , e Jì abbia
in qualche pregio quella de ’ luoghi campejìri ,
o alti , e fventolatì in modo , che agevolmente
if gravar Jì pojfa , e fcaricarjì de’ fu oi effuvj ;
V altre tutte differenti da quejlejtan calde ,
o- fredde , fan umide , o fecche , ofan denfe
di foverebio f anno come molto nocive agli
ammali e dannofe ; imperocché primieramen-
te il troppo calore dell'aria ifeiogliendo altre -
sì troppo il nofro f àngue , e con rilafciar li
pori della nojìra pelle più del convenevole fa-
cen-
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DEL DRITTO NATURALE ; 161
D. Supporti quelli principi dunque 1 * intem-
peranza che fi reputa comunalmente, e fi
hà, come un vizio contrario interamente
ed opporto alla temperanza, non confìfte,
eh’ in dirigere , e determinar l’appetito
quanto alii cibi , ed alle bevande in un mo-
L ' do
cendone ifeorger al di fuor a J, udori eccejfivi
non vai chea debilitarci oltre mifura;e al rin-
contro il fuo freddo eforbitante refringendo a
maggior Jegno quejìi bocherattoli , ofian pori 9
e con ciò fervendo a ojì acolo , e di impedimento
alla rejpir azione e ’ può si fattamente ifpejfir
gli vomori , e tonde n far li , eh' e' vengano a
recarci addoffo infiniti morbi^ciòè tutti quelli ,
di cui la fp effe zza fuol ejfer cagione ; avve-
gnaché F eccejfo del freddo veramente fa di
molto minor dannaggio per il nojiro corpo ,
che non è F eccejfo del calore . In oltre la fio-
ver chi a umidità rila fida ,■ e fieude in eccejfo
le fibre del corpo , e con ifpigner gli umori a
gran violenza , e forza inverfo le parti effe-
riori fa che di legjgri vi f accolghino , e fifa -
gnino , e con ciò venendo del tutto a cor rom*
perfi , e viziare , fono F origine in noi e la
caufa dì varj , e diverfi affetti catarrali ; e
ffl rovefeio laficcifapiu del tfi&ert cpl dijfec*
‘ care ,
\6% DE’ PRIKCIPJ
do tutto al roverlcio di quel che fi richiede
per la noftra fàlute ; e poiché la volontà in
noi vien tèmpre niofTà da qualche motivo,
4 c per contèquente imperò deve eflervene
alcuno per cui uom brami un cibo , o una
bevanda di qualità, o di quantità anzi con-
traria , che confacevole a lui medefimo ;
altro per (corta, o guida non avendo colui,
che
• ! \
w
care , e rafcìugar incomparabilmente il cor*
po facendogli perdere V agilità , e la dejìezzQ
delle parti lo rende inabile , per poco e netto
al moto ; (ebbene l' aria calda , e umida fa
affai più peggiore , e pregiudiziale alla fola-
te di quefle , come quella , che piu d' ogni al-
tra vaglia a frodar negli animali degli fi ruc-
cheVoli , e cont 'aggicf vomori ; e finalmente
dove abbia Joverchia ifpijjezza , e denfìtà , e
con quefia una fopr abbondanza d* ejfiuvj come
quella de* luoghi fotter radei , e fenza ufcita y
ifpeJfendofiH umori ,e cond enfiandoli li di [pone
ad una infinità- dj rifiagn(fowtti,e di differenti
malori con effer ben foverite''altresì la cagione
de Ili Affogamenti degli animali ; quindi è, che
le càfe>e l* abitazioni nonfi figliono lungamen-
te tener iibanvCe , è Quelle fatte di ritenta
v • * * • non
‘""Digrtized by Googl
DEL DRITTO NATUR ALE. Ì6?
che dalle leggi della natura lì diparte , che
li proprj lenii ; egli deve crederli , giuda
eh* io m’ avvilo , non per altro 1* intempe-
rante ufi li cibi , e le bevande in qualità ,
o in quantità più del convenevole , e del
giudo fé non per il gufto , e per il piacere,
che vi rincontra.
M- Quello è ve ri (Timo ; e vaglia il vero per
muoverci ad evitar quello vizio , ed aver-
lo in.abbominazione e in odio , ballar dov-
rebbe T aver a cuore la nodra vita , e la
propria falute , rendendoci certi appieno ,
e peiTuafi del nocumento , e pregiudizio
grande , che ne pofiìam mai ritogliere; im-
L a . pe-
,, -, — . — i —
non fi abbitano fe pria non Jiano ben diffeccate ,
e riafeiufte , o per via de fuoghi , e de' f uff u-
migj purgate, - . .
II.
• m 2 . * %
Pelli Cibi e delle bevande ,
Egli fi hh quafi che per una regola genera*
fe ffavellandfi de ’ Cibi fodi , e non flùidi ,
che li migliori , e lo piu f ani Jian quelli , che
fi veggono meno fogge t ti a corromperji , e a
futrefarjì ; e -che quanti più f obietti vengano^
' e Jem -
?..
i*4 D V PRINCIPJ
perocché dall’ amore , e dall* affetto , eh*
abbiamo alla noftra confèrvazione non mi-
ga disjunger potendoli e fèparare il gufto il
piacere, quanto è vie più quello e maggior
di quello, che dalli cibi, e dalle bevande rac-
cogliefi, tanto più e, prevaler faprà in noi,
C dominare portandoci ad abbonir , come
conviene , e renderci alieni da ogni, e qua-,
lunque fòrta d’ intemperanza , e ifregola-
tezza ; e comeche a ciò niuno giunger va-
glia che pria non (àppia quello cibo, o que-
lla bevanda per la fca cattiva qualità , o
troppe quantità li rechi danno, aliai pochi
non però fi veggono di quegli che badano
que-
e femplicemente al gufto preparati , cotanto
piu giovino . _
Quindi ne Jiegue ; 1. Che V erbe f ano mi-
gliori eftremamente pii* delle carni , comeche
quelle che rin ferrano in fe maggior copia , e
abbondanza d' acqua deir altre , fi tengono in
minor pregio , e per meno falubri ^ li. Che
delle carni quelle che fon d' una tejfttura non
guari ne dura , ne fr agile jorne quelle di va<s
c a Ji abbino le più eccellenti ; onde le carni di
vitelle , o d’ agnelli per la troppo fragilità ,
quelle d* animali fehaggi per la troppo dura,
‘ ' teffu ,
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*
f* * ' '-H- t
■••t • • • : • • „
* -, ,
DEL DRITTO NATURALE, fé*
queftofapere; onde vorrei che tutti, per
un cotal riguardo capiffero , ed ìnten-
deflèro appieno quanti difàggi e quanti
incommodi traggano feco P indifpofizioni f .
e le malattie , non che quanti dolori , e
pentimenti , e quanti rimorfi interni di co»
fcienza Cogliono gir dietro a fi lievi piace»
fi,* e oltre una vita affai brieve, un mo-
rir alla non penfata , la confumazione , ed
il diflìpamento degli propri avveri , una
vecchiaia e una famiglia piena di miferie,
1 infamia, e altre mille, e mille co Ce di
tal fatta j ma vaglia il vero quella virtù 9
o abito che uom porta ad un giudo , c
convenevof ufo delle bevande , volga** .
mente dicefi più propriamente fobrietà,
^ * ed
tejjìtura , e quelle di porco per la lor troppo
mollezza , e graffe zza le fi credono totalmente
noe evo li , e dannose III. Che tra li diverjì
mejjì di carne diverf amente preparati ilpri »
matojt deajempre agli arrofìi ;febben le bro -
dajìano le piu falutari , ed eccellenti di fot*
ti, fpe zialme nt efe fan tra gra[Ji e magri , che
fon. li migliori . IV , Che qualunque forta dì
Civaie , o legumi , che dir fì vogliono debbano
lafciatf s fopr atutto perche vogliono pili , eh’
altro
\
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166 DE’ PRINCIPJ
ed ebrietà 1 * intemperanza in quelle ufatoi
vizio il quale ben fovente le funzioni me-
defime del corpo difìurba , e interrom-
pe ; imperocché veggiamo in quella, eb-
brezza rilafciate pria le reni , e in ap-
preso altresì difciolti , e bracchi gli altri
(enfi , , anzi una con quelli tutte le funzio-
ni , od operazioni animali , che dir voglia-
mo , le quali anno da efiòloro qualche di-
pendenza y e origine . E perche dove non
. hà luogo la ragione* neppur lì veggono,
che l’abbiano l’ altre azioni , da quelle
infuori , che o dal fenfo * o dall* immagi-
nazion ne derivano , cerne fi sà per chi un-
que fia ben perfùafb , e.pratico dell’ opera*
n zio-
altro , e fervono alla generazion de' flati,
jr Che li pefi, eli fonghi , e altre cofle di tal
fatta , di una materia vìfcofa,e mugilarìnofa y
atta a produr in noi copia di mucchi ,e di’ e fere*
crementi Jìano altresì notevoli , e poco foni*
Il pane per effer di un buon notrimentó vo-
gliono , che debba ejfer ben levitato , e fermen-
tato fla di grano fa d'orzo,o d'altra cofa di tal
fatta y ma ne troppo frefeo , o recente , ne
troppo vecchio .
L' ufo degli acidi per moderare , e tempe-
rar
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DEL DRITTO NATURALE. 167
zioni dello fpirito , rifovenendoci noi, e ri-
membrandoci peravventura di quelle per-
cezioni paliate, ed avute in altri tempi , le
cui traccie ancora in parte ne’ lenii , ed in
parte nell’ immaginativa conlèrvanfi ,
quanto fi pensò al dinanzi di qualche og-
getto, alla villa di quello torto offerendoli
agli occhi della niente, e non rinvenendoci
vigorofì d* alsai , e valevoli a frenar con la
ragione , e domar 1* appetito nortro fenfi-
L 4 tivo
rar in noi il troppo calor degli vmorì , lo fi
crede altreiì utitijfimo 9 e à' un infinito gio*
V amento .
Il latte prefo in abbondanza , e copia vo-,
glio no che fia commendabile oltre mifura , e
“lodevole, purché venghi ufato da corpi molto
ben netti , e purgati .
P affando alle bevande , tra tutte l'acqua ì
la piu pregievole , purché ella non fia de luo-
ghi paludpfì , ma un acqua feorgata da Monti ,
cbiara , limpida , leggiera , infipida , e che
non di leggieri fi rivolga in ghiaccio . Il pino
per ejfer /aiutare abbifogna , eh' e' fia diore -
tico , ben genero fo , e gagliardo , ma che veri-
ghi parcamente ufato e con tutta moderatezza.
Li Spinti dopo menfa pojfon per quel che
di-
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i 63 DE* PRINCIPJ
tivo,ciò che dipende da lui fi manda ad efi.
fetto , e fi efegue . Quindi viene , che
l’ ubbriachi alla guifa de 5 " ragazzi fiucche-
volmente ciarlando difcuoprono quelch’
* ^ra necefiario del tutto , e convenevole ta-
cere , e fanno dell* azzioni , che come con-
trarie all' oneftà , e al decoro, fi fògliono ti-
rar dietro , e portar Tempre mai del penti-
mento ; cofàche per verità dovrebbe fèr-
vir a tutti di gran (limolo ad evitar » e
Sftlgr
dicono , facilitar in noi , fenza dubbio, la dive»
Jìione e lo fmaltimento de* cibi , mafà meJUe -
ri , che Jt adoprino in poca quantità , e come
conviene , altrim ente vagliano a produrre
tifi* infinità di malori^ come che Tufo delle be-
vande caldera altresì perciò iti luoco di quefii
lodevole e commendabile , fopr atutto per con -
fervore e mantener il moto del fangu e jad ogni
modo lo richiede parimente parco e moderato ;
imperocché il caffè per efemplo , eh 9 e ottimo
per coloro fpezialmente , che fon flemmatici »
e fanguignì , come il Thè per li biltfft , e co-
lerici ufato in e cc ef[ò,f avente Jì è f per iment a-
to , c* abbia in cojìoro , portato de* tremori *
In un motto tutte le bevande di qualunque
genere elle fieno , come ben adòperate fon mol-
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DEL DRITTO NATURALE. jg 9
sfuggire quefto vizio ; In conclùfione con-»
venendo , che 1* azioni libere tra fe gia-
mai non difcordino in tutto il tempo della
mente fia nel mangiare , Ila nel bere , tut-
te le nottre azioni , il volto , le getta , le
parole , nòn devono per niun conto d’ al-
tro mai far moftra, ne dar fegno, che
d’ onettà , di decoro , e di fòbrietà , poten-
doti da quel che detto abbiamo fin ora ,
abbaftantemente conofcere, e comprendere
quelche in fe realmente fia decorofò , one-»
fto , e fòbrio , e quelche non lo fia.
D. Qual
i . ••
to Giovevoli , e falubri per mantenere il mota
del fangue , o moderarne il foverchio ardore j
non che per agevolar lo fmaltimento de 9 cibi ,
coli al rincontro foverchio [moderatamente
ufate non vaglino , che a inpebolirci } edef
ferci di gran of acolo alla buona digeftione
Ma fopr atutto però egli è cofa notabile , che
[ebbene alcuni lodino il prender cibo al dì una
fiata fota , V oppen.ione di coloro che vogliono
il contrario purché non ? abbia acquijlato
un abito in contrario fia la miglior fondata ,
e la piu ragionevole , come che egli è necejfa - •
rio , che ? abbia fempre un tempo fijfo , e de-i
Urmìnatofia per il pranzo fia per la cena .
Digitized by Googlel
1
i7o DE* PRINCIPJ
V . Qual colà intendete voi per cura del
corpo ?
M. Un abito confìftente del tutto in lòddis-
fare a tutti gli obblighi , uffizj, o doveri ,
che mai fi devono inverlò il proprio cor-
po , cui non miga fi eftende la temperanza.
Quindi è che quefto Ha oppofto diametral-
. mente , e contrario al fòverchio difpreg-
~ gio , e alla troppo negligenza di fè mede-
lìmo , e del dio corpo , eh’ è un vizio di
- nulla badare a cotali doveri, ed alla lover-
. chia delicatezza , o troppa effeminatezza,
che dir vogliate , eh’ egli è badarvi affai
più del dovere , e in modo, che poco lì
venghino a lòdisfar gli altri ; vero pur
troppo effendo quql detto, che :
, ÉJi modus in rebus , funt certi den ique
fines 7
Quod ultra , citraq . ne qui t conjìjiere
reftum. Per
* * r *. ■■■ ■■ - ■ ■■■■■ ■ — — ii
t. > •
III.
‘ .% * • ; - .
Del Moto,
• Oltre tabu O'sa elezzione dell* aria , e de*
cibi per la J alate , egli Jì richiede altresì un
moto moderato della per fona , e fatto a tem*.
fOy
Jigitized by Google
I
DEL DRITTO NATUR ALE. 1 7 r
Per la qual cola infra gli uffizj , che l’ uom
deve al fuo corpo , eflendo la contervazion
della propria vita , la fanità del corpo, il
fàperli ben guardare, e munire centra riti-
giurie delle ltagioni , 1* integrità delle
membra * e ’1 trattar d’ acquiftar tutti gli
abiti Convenevoli al fuo (lato , e acquifta-
tegli, efercitarli , e mette rliin opera ; da
'chi che brama aver di fé quella cura che
aver deve fà meflieri,che ogni fio Audio, e
tutto l’ intendimento rivolghi a cotali co-
* fe ; poiché in ordine alla (ita vita * uopo è ,
che fi rifletta quanto mai reputar fi debba
la (ua perdita con ragioni prete dal fuo
proprio flato , come a dire col por mente
a Ipiluzzo a tutti li beni , eh’ egli da quel-
la
po , cioè , non miga dopo pranzo ; eh è potreb-
be ejfer dP un gran impedimento alla concozion
de' cibi , e in luoghi debiti , come fon per efem -
pio gli aperti * 0 li campejìri , che fono li mi-
gliori . Vaglia il vero venghìamo da tutti af-
fé urati e ref certi , che come quejìo ufato in
quella guifa , che voi abbiam detto , giovi a
confervar in moto il fangue , e mantenerli il
calore , non che per . la robujìezza , per la ga-
gliardi , e per V agilità delle parti , e per al-.
tri
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I
DE’ PRINCIPJ
la può mai ritogliere , e alla fùa famiglia*
e agli altri recare; niuno nafcendo per fe
me~defimo,ma foltanto per Dio, e per gli al-
tronde è che ad uomo competer non pof.
fa giamai dritto alcuno , ne poteftà (òpra
la propria vita ; e per nitina ragione al
Mondo debba affrettar la fua morte, effen-
do ciò lo (letfò che rubellarfi , e fòllevarfi
contea Dio , giuda fi moftraron di fènti-
mento li migliori infra gli antichi Filofòfi;
( r) come che gli Stoici foli avellerò tutto
diverfàmente fentito , in guifà che i Ro-
mani avendo la maggior parte da Giure-
confulti avuti da cotal fetta, non filo niuna
pena iftabilirono contro coloro, che volon-
tari a-
(r) Cic.inCit.è de Rep. I. Vi. p. io?. Ateneo i. 4*
p. itj. Caujabm.p. 1S4. PUt.in Pbadon. Piotivi. \X.En~
nead. 1. Senec.ep . 70. p.
tri si fatti commodi , ed agì : potendo fedirci
di vantaggio fpszialmente per un gran preferì
vativo e argomento a poterci da morbi Cro «■
nici liberare , non che dall ’ Ippocondria ; e
dall' etica f opra tutto con quello del cavalca -
re : cosi al rincontro la f 'ua mancanza , e la
foverchia q f àe*e venendo il nofìro corpo pref.
fa poco ad ifnervare , ed qffiebolire lo renda
ina -
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DEL DRITTO NATURALE. 175
tariamone trattato avefièro ufcir di vita ,
ma altresì come Validi li tefiamenti ne fo-
fiennero,e l’ultime volontà ( s ). Anzi alcuni
non foto infognarono, ma ne diedero fin nella
propria perfòna della lor dottrina l’efèmplo;
come di Caronda, di Cleanto, di Crifippo,
di Zenone , di Empedocle , di Democrito,
e di pochi altri dicefi ( / ) ,• che nell 1 ultimi
lecoli altresì ebber di quelli , che ne prefè-
ro le parti, e contra ogni ragion li fèguiro-
no ( u );ed il medefimo fi può dire riguar-
do alla propria fàlute , efiendo ogn’un
tenuto por mente alli commodi , e agli
agi , che da eflà fi poflòn mai avere , e agli
jncommcdi , e difàgi , che portan (èco i
, mor-
( f ) i {Ip'utn. D, /. ^8. Paul. I. 39.
( c ) frodar. 1 . 1 a. p.Si .Lattant . de /alfa fapientìa . /.
8.C.1S.
( u ) V. Alla erudlt.nd ann.iyoi. menf Maj.p. 230,
inabile del tutto al travaglio , e alla fatica ,
e con fargli vmori foverchìo grojfolani dive-
nire , e che le digejìioni az/venghino fuor di
tempo , infermiccio , anche e mal fano ; ma
egli è uopo avvertirebbe dopo un moto violen-
to , e forzato non f debba tutto di rimbalzo
come egli dicono, darjì alla quiete , e al ripo-
so , ma pajfo pajfo * acciò mediante V infenfì-
bile
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174 DE* PRINCIPJ
morbi , di cui, vaglia il vero, farebbe lènza
fallo , di gran nofro giovamento , che a
quefto effetto fè ne cercaffero,e fe ne ilifco-
prillerò le caule . In ordine poi all* integri-
tà delle membra in tutto il corfo del no-
fro vivere , e in ogni moto , e fito del no-
fro corpo, uopo è badare attentamente alli
danni , che comunalmente fi veggono alli
incauti avvenire ; e veggendofi per efpe-
rienza , che li fènfi in noi per l’ eccefiìvo ,
e fìrabocchevole ufo, che ne facciamo, ven-
; ghino la lor virtù a perdere , ed a (minuir
di forza , cioè, che P applicar gli occhi per
efemplo alle cofe minime , e piccioliflìme,
o troppo difcofie , e lontane , o vicine , d’afc
fa i fracchi la vifta , e la difminuifca;
J’-oree-
bile trapelamento delle parti agiatamente
fatto, fi dileguino le particelle faline e fulfu •
ree del j angue .
IV,
*
Pel fonno , e della vegghia.
Ma ninna cofa vogliono, che vagli vieppiù
il nojiro corpo a fcemar di forze e debilitarlo
quanto il troppo Jìar defio , e la lunga vegghia.
' eh'
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DEL DRITTO NATURALE. i?f
* T orecchie a rumori troppo violenti , e
grandi , ovvero a filoni foverchi vehemen-
ti efpofii perdano l’ udito ; e ’1 medefìmo
egli lìa trattandoli degli altri /enfi ; non
abbifogna miga ufarvi negligenza , e tra£
curagine , In ultimo rifpetto all’ abito , e
al domicilio , di cui fiam in dovere forbirci
per poterci munire , e difendere dalle fia-
gionijè mefiierj , che fi oflervi non meno il
decoro s e far che I* azioni libere fian
Tempre mai in concerto , che aver fa
mira agli averi , allo fiato , ed alla
propria dignità , eperfonaj come che di-
cendo io di. efièr in obbligo provvederci
d’ ab-
K * "2
eh' impero il fonno Ji abbia per la nojlra con-
fermazione a reputar £ ima ejirema necejfitày
e bifogna ; come che fi richiegga ufato pur con
moderazione , e regola % y effendovi meramente
alcuni , che ne fiano piu degli altri bifogno -
Jì, come quegli che fono in una continua me-
ditazione , cioè di un temperamento molto
umidofopra tutto però Jì avverta a far buona
elezzione de' luoghi per dormire , ejjcndovi al-
cuni come i foverchi caldi per efetnplo , che
fono meno comendabili e f aiutati de' freddi,
stemperati,
V. Dal,
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V
iq6 DE’ PRINCIPJ-
4’ abitazioni , e di vedimenti per liberar-
ci , e (campar dall’ ingiure delle ftaggioni,
non intendo miga aderire non efièrvi altro
motivo per cui alPuom convenghi ciò fa-
re ; imperocché in ordine agli abiti, li no-
ftri (enfi venendo modi (avente , e rifve-
gliati dagli oggetti , e per mezzo di effi
ponendofi (pedo in moto l’appetito, egli
ogni ragion vorrebbe , che facedìmo nel
noftro corpo ufo di quegli per coprirne ,
• e nalconderne quelle parti, di cui pur trop-
po i( tacer è bello, altresì dove non vi avek
V,
Della fup effluiti , e degli efcrementù
Molte fon le regole altresì che ci vengono
preferite a queflo riguardo ; ma noi non ne
riferiremo , che le principali , le quali ridar
fpojfono a quejie , cioè . Che le f ape fluiti e
gli efcrement\ tutti generalmente parlando ,
lungamente rattenuti fano di un gran difea*
pito alla falute . . ... . .
Che quelli che fono fcarrichi di foverchio ,
q fciolti di ventre debbano di gran lunga evi «
tar il freddo del corpo , e fpezialmente quella
àe'
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DEL DRITTO NATURALE. 1.77
, fe alcun timore degli incommocji de’ Tem-
pi j è rifpetto alle calè, e abitazioni , con-
verrebbe parimente averle per cuftodir il
noflrO 1 , e per attener pio agiatamente
àlle noflrebifoghe; e preparar il necelfa-
no al noflro foftemamento , non che le
ftanche membra rìftorar col tonno . Quindi
uom vede quanto profittevole , e giove-
vole e’fia per ciafcuno trattar di 1 far un
abito da poter riflettere, e badar anche
alle cote piccioliflìme , e di niun rilievo
per non la/ciar nulla a dietro nelle colè
. grandi , e di maggior momento. ' ‘
D. Che colà è diligenza? ‘ ;
fri. E una virtù confìflente in ben deter-
minar la fatiga, e’1 travaglio, non che
tutti li noftri efercizj giufia ìe leggi della
natura ; imperocché efiendo colà pur cer-
• M • >, tiiTì,
. ' . • * • . S v f
■■ ^ , -
de piedi . Che lìfudorì volontari gfovwo fuor
di mi fura a quelli che fon cT un temperamene
to umorofo . Che la fa Uva ef'endo d* un gran
u » e ffZ\ a . dwjjìove j e per la def rezza , e
l agiltta delle fbr e non Jì déhba Jempre cac-
ciar via ^ e rigettar al di fuor a ; ed in ulti-
mo eh iUoifo Venghi adoperato molto di ra-
do ) e moderatamente , ejfendoyi alcuni tempi
come * '
• * 7 1 .
• .
17 ? DE’ PRINCIPJ
tilTìma che 1* uomo ingegnai* fi debba in
tutti modi di aver tutto ciò , che può mai
abbifognargli nella vjta per fodisfar , Com’
e* conviene al li lùoi obblighi , o ulfitj, non
puòdalènno dubbitarli , che non debba
efTer afiiduo nella fatiga , e nel travaglio,
e non lalciar occafione alcuna àddietro eh*
efier gli polla di frutto , o di guadagno all*
accrelcimento de’lùoi averi ,* ogni volta
eh* egli polla farlo a gloria , e loda dell’
Onnipotente , e lènza 1* altrui danno , o
difeapito ; potendo egli avvenire , come il
più .avviene d* ordinario , che per vec-
chiezza , o per indilpofizione , o per altra
contrarietà della fortuna , in apprellò non
polla s ne abbia cotàl agio , e commodo ;
co-
■■■!.■ Il-l I ■< ■ I ■ - - .
i , » ‘
tome T Autunno verbi grazia* FEJìatejn cui
Ve righi ad efier notevole in qualunche modo
tifato . / ' >
v ' ’ ‘ VI.
Vegli effetti 3 e delle paffonì.
' > ■ ' ’ r ’ ■ r • •
I ^ '
Ter quel che riguarda quejìo particolare
fionji ha nìunacofa di rilievo dalla medicina j
onde tra per quejìo , e perche fe ne favella
/#-
. Cìicji ed by Googk
del DRITTO NATURALE. 1 79
cofa che fa cono (cere , e comprendere ì
quanto giutfo , e’ fia , e convenevole badar
per 1* avvenire * e non confumare , di bot-
. to 1* acquieto ; Li vantaggi , che mai lì
ritraggono dall’ elèrcizio Coverebbero ba-
care a non renderci neghittofi, e pigri,
m’ amanti , e vaghi dell’ abito , o Ila virtù
di cui di prefente favelliamo ,• come che il
noftro travaglio , e la noftra fatiga deve
regolarfi lèmpre in modo , che nulla mai
M a di
" ! ■ .. 1 !» 1 . ! .. ' ■ ■■
* ■» x
fufficientemente /opra, non /limiamo ne ce far io
difenderci di vantaggio •
. * « , ' « •
VII.
Velie regole proprie per la falute di
ciafcunoy o per V età , o per lo fijfo ,
o per lo mejìiere o per lo tem -
per amerito* ' \
Oltre quefie regole generali vi fono di
quelle che non rif guardano , che lo /pedale ;
ed alcune perfine particolari , o per f Jtà,o
per lo fife, o per lo temperamento o per lo pro~
prio mejìiere . Incominciando a trattar delle
prime , e di quelle riguardano tonfati feto al
dinan -
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l«o D E' PRINCIPI
di fatata giuda teftè detto abbiamo , veru
ga a perderli , o il decoro , e la giocondità
della Vita a /cerna re ; poiché non v’ è colà
lènza fallo , che fia cotanto commendabi-
le , e lodevole , quanto d* un uomo eh’ in
tutto d’ offervar proccuri y e tenere una
via di mezzo , eflèndo per poco tutti gli
eftremi vizioff.
V. Che cofa è Pazienza?
M, E una virtù , che ferve a diriggere , ed
< • or-
dinanzi di nafeere guanto li loro madri ; egli
è mejìieri , chele donne per menar una Zìi fa
oziojfd , e sfaccendata maggior degli uomini ,
tjjendo vie più dijpofte di quelli , e Joggette al-
V ifpeflezze delP /angue , ojfervino una tem +
peranza , e moderatezza maggiore/a nelli ci-
bi 3 fa nelle bevande ; e ciò fpezìalmente av-
ventino far ne * tempi de ' loro tnejìrui , e dì
gravidanza trattando a tutto poter evitare
pih eh' altro quelli , che pojfon, produrre in
\tjje de' flati , e dell * ìndifpofìzioni , quali fono
gli acidi , li vini foverchio 'Jpiritojt , il pan
' recente , o caldo , le pajfloni dell * animo , il
' moto troppo violento , le bevande fredde , e li
raffredaamenti del corpo ; non laf dando in el-
itre notare che per le fahguigne 3 e abbondanti
- diurno*
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' « t
: DEL DR ITTO NATURALE. 1 8 1
ordinare 1* azioni dell* uomo conforme al-
le leggi della Natura nelle co/è a lui con-
trarie , e a v ver/è ; In fatti quanto a Mor-
tali avviene efièndo di Dio di/pofizione , e
provvedimento , e perciò niuno creder po-
tendoli fabbro della propria fortuna , che
che altri ne dicano in contrario, fecondo
• che v’ hò più fiate moftro ma dipenden-
do ella totalmente da quello , che con ra-
' gion perpetua , e lènza alcun errore difpo-
ne , e governa noi , e le noftre co/e, fa me-,
- ■ . ; M 3 . “*■ ■■ « Rieri
umori fi loda a maraviglia* nelli princi-
pi , che divengono incìnte , il portarfi a cavar
f angue ; ed a* tutte , parlando in generale ,
per F agevolamento del parto , non che per li-
berarle da dolori bajìardi , e /puri F ufo de
rii/ieri lenificativi y ed ammollitivi .
In apprejfo venuto, il tempo del parto egli fa-
rebbe (F fin utile impareggiabile x che li notrifi
fero col proprio latte per ejfer intieramente
madri -, e non ter metà , come dicea Favorino
•ajtprefj) Gellio x { io )e perche il primo alimen-
to ha 'molto influenza nel F inclinaÙQnU e nel-
iitofittmi ; Ma /opra tutto fi guardino nel
■■ •• - . ' /• . > ' • v fri- •:
(i io ) Libo la* c. io ; . ;
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DE’ PRIKC IP J
ftieri fòffrir pazientemente , e patire quel-
f che non fi può in guife alcuna fra fto mare*
e rimetterci in tutto ài fuo divino * e fanto
volere ; e ciò tanto più , che fecondo dàl-
ia fperienzà s’ imprende l’ impazienza ad
altro mai non ferve , che a fard 1* avverfi-
•; tà , e 1* infortuni vie più maggiori diveni-
re , e intolerabili ; Avvegnaché (òpra mo-
do giovar ci polTà per quanto fia poffibile
■' il prevenirli anticipatamente , e nelle
cofe feconde, e profpere avervi mai fem-
pre la mira , o con applicarci a più , e più
cofe trattar in effe di diftraerci nel miglior
modo
primo anno da far far loro akufo de ’ cibi * e
delle bevande per non renderli infermicci in
mille modi , t cagionevoli 5 anzi è bene anche
/appiano il f onere hio cullare , che fi ha in co*
fiume comunalmente di far per tirar lì ragaz-
zi al fonnó , fovénte rechi loro un dif capilo , e
un danno notabile ; vero è però che il fonno
nelli primi mefi, quanto egli è pih grande Jane
to vie pitt avér fi deVe , per meglior fegno *> e
per marca di fialute , come al rincontro la veg-
ghia oltre P ufato è fempre fegno y e indizio
di qualche morbo . Rifguardo all'aere il tem-
perato è il più comendabile e lodevole per ejji t
e un
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DEL DRITTO NATURALE. 185
. modo del Mondo ; di vero la vita dell’ uo-
mo ( dice un attore Terenziano ( x ) egli è
come il giocar a dadi , in cui tè quel putito
- non ayviene, che tu appetti, abbilògna
che l’ arte corriga la fortuna ; onde, giuda
’ Epitteto, ( j ) perciò non v’ ha meglio, che
. guardarfi di non applicare la propria av-
verdone , e il proprio appetito in colè, eh*
. in nuila da noi dipendono, e rifpettòa
quelle ( z ) che fon il (oggetto del nodro
- amore , o del nodro piacere , o che pur va-
gliono per qualche noftra bifàgna è medie-
ri che fi difàmini attentamente la lor natu-
ra, incominciando da quello che meno va-
glia ; imperocché fe mai un Vetro, oun
pen-
( X ) Adtlph. atf. IV. fc. VI ri
( y ) irXEIFIAIOR f.7.
(;z ) li il. c. s. è 9. 10. 11. n. 15.14. i?. #ei
I,
e an refpir, amento al meglio che fa pojfibile
libero ; quindi li bagni lor Jt credono altresì
pojTono ejiremùmente giovare ; comeche tutta
la diligenza e cura deve ejfer mejja in man-
tenerli di ventre liberi quanto f può , e fciol-i
tip giunti jbe fi Veggono a tempo in cui toglier
Jt debbano dal latte,abbifojjia , che lungamen*
. te (ì facci no ajìener non men dalle carni , cb*
eglino miga vagliono ancora allor a diggeri*
M 4 re
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.184 DE' PRINCIPJ-
pentolino, per efempló , avvien , che ci
piaccia', e diletta , perfiiafò vivendo noi
quanto e’ fia di natura corrottibile , e fra- -
gilè, dove per avventura mai e* venghi
; a frangerfi , o fiaccarli non verremo per-
' ciò miga in difturbo , e perturbagione ,
Ei p' ìxcés-is 4- v X ee y a> y* l ' !my i fi ir pittai viw , 5
yO(iiva>v , (lìfiJHro unKtyuv , ómìór tri v , cip 9 " O’fMKpi'itt'Wr
upX'óptivos . ai xvrpav ripypi-, ont xórpcat rtpyas.Kctntttyti*
c»s yàp mùnti , « . a» * iraxhor axjrts Kcentttpr
X>ji , H yuttcùx-oc , om ausSabnrov] ’x.x.nu'piKàs «p5uuóvno< ymp
-•* . V. ‘ v -
«ùnti y v nttpm^òùnrl .
D. Cofa fi è fortezza ? ;>
M. Un abito , o virtù che ferve a difporre ,
• e diriggere 1* azioni dell’ uomo nell» peri-
coli
<■■-* — •
re, e poffbyo p.rodur in eJJì degli vermini, e
degli bachi , che del vino , il quale col Juo
foyer chio calore diseccandoli , e rafciugando-
li piu del dovere , potrebbe fervir di vero di
gran impedimento alla hr crefcenza ; e proc*
curando dal principio quajì del terzo anno a
parlarli di Dio , e maturamente ,ma adagio,
adagio il rifpetto a si gran nume injwuandoli,
contenerli lungi da tutti li racconti , e con -
' Taf abole. delle vecchie, per cui li loro /piriti
-*una mala direzione prendendo , eglino Jì ver*
i, " reb -
«
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' \
DEI DRITTO NATURALE. 18 r
coli eminenti , e lòprafiantino giiifta le
leggi della Natura,* Egli è il vero, che
quella abbia luogo /òpra tutto nelle batta-
glie , e nelle guerre ; a ogni modo confi-
(tendo ella del tutto in làper moderare , e
' mitigarli timore proveniente da mali ap-
pettati di prelènte , potea eflèr lènza fallo
di qualche ufo parimente nello fiato Nat^i-
- rale ,dove l’ uomo fi fòfiè fiato così fòla ,
come or vien da noi confiderato , (ècondo
aggevole fia il comprenderli ,* ma per dirla
eflèndo noi obbligati , e tenuti a tutto po-
ter metterci in làlvo, e sfuggir tutti li
. rifohi , e li pericoli della vita , giammai
dobbiamo elporvici fenza una tragran ne-
• v ' '• •. * 5 ceffi-
— — ■ ■ U
rebbero a rendere in tutta la vita meticólofi \
e timidi, trattar in modo > che fi ave zzinole
éójUtmino far tutto Ordinatamente , e con de-
coro , non che li lor travagli , e li lorfiudj ,
cui per avventura in un età giujìa , e conve-
nevole fi danno , avvertendo dì vantaggio ,
che quefii vengano ammifurati in gnifa , che .
il lor ingegno efiremamente non fi infievolii
chi , e debiliti , ' \ \
r In oltre pafiando ad altro ; egli fi ac cornane
da a vecchi figuir tuttoccib,che fono cofiuma -
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ite DE» PRINCIPI
1 ceflìtà , eflèndo ciò contrario del tutto
. j reai mente , ed oppofto alle leggi della Na-
tura , e quell’ eccedo appunto, o vizio,
* a cui comunalmente diam nome di audacia,
o tracotanza rOr finalmente quefti erano
gli uffici , gli obblighi , e li doveri dell*
uomo fòlo nello fiato Naturale e non altri.
D. Ma perche voi favellando peravventura
di quelli , che non riguardano che lo fpi-
rito , abbiate altresì tratto di quelli , che
aveano attenenza al corpo , e allo fiato
-efierno ?
M, Per
. — ■-<- — ■ — —
‘ r: .* '• * ;
ti e affuefattifare , guardandofi bene da tutto
quello , che potrebbe mai produrre in ejjt
delle crudità , e in dige {abilità ; non che dall *
immoderatezza del vino , che vai per poco a
difporli a mille e mi ih Hujfi , catarri , cal-
coli , artetiche , vertigini , gocciole , ed ap~
poplejìe .
* Di più per li Letterati , e per tutti coloro ,
che fono in continVe meditazioni egli fi rin-
viene ordinato ejfer necef fario ,* Che if 'tgghU
no a tutto potere , ed evitino /’ eccejfivo
riempimento de* cibi , e delle bevande , per cui
Jì Viene a render il fangue pnza fallo troppo
infiammato , e caldo . Che rejpirino un aera
fua-
é
DEL DRITTO NATURALE. 1 8 7 ' ■
M. Per parlacene di tutti fecondo l 4 unione;
e concatenamento , eh* eglino annoili uni
dipendendo dagli altri ,• fènzache non fi
potea far altrimente , e non 'render il no-.
Aro difeorfò , anzi vie più intralciato * e
e fuor d 4 ordine , che in un miglior meto-
do , o fórma ; imperocché qual difòrdrne ;
e confondimento farebbe fiato, mai il fùo ;
fé trattando della diligenza per efemplo,
o della temperanza ci fòflìmo contentati
fol definirla » fenza difpiegar a difiefò gli
obblighi , o uffìzi d* un uomo temperan-
te r o diligente ? Ad ogni modo egli è cofà
agge-
fuave , e temperato , e non ifiudìno giamai in
troppo angufii luoghi , Copra tutto a lume dì
candela , potendo V efalazioni portate con Va,
ria , che fi refpira ne * condotti del polmone ;
caufar del? (frazioni , e delle difficultà da
re/piro . Che fi eligghino un vino molto gene -
rofo e forte , ma V ufno a miccino , e parca*,
mente , e che finalmente la lor dictafia medio *
ire , il fanno f ufficiente , e bajìeyole , e il mo-
to che donano al corpo leggiero ,-e alle volle
anche continuato per Vie meglio aggeVolare ,
e facilitar la dìgefììone , e impedir, la ifpefi'ez-
za t e la d enfiti del /angue , che il piu Juole
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183 £> É\ PRINCIPJ
aggevole d’afiai e facile, dove pur cosi .
v* aggradi, ridurli sù quelli tre capi di cui
vi feci motto fin dapprincipio; imperoc-
* che qual malagevolezza-, o difficultà mai
r. potrete voi rincontrare in conofcere ; Che
quanto da noi fi diflè della volontà , e del-
< 1* intelletto non rifguardi , che lo fpirito?
, Che tutto dò , che fi favellò della nofira
« Calvezza , e della confèrvàzione del decoro
- delle noftre azioni cfterne non apparten-
ghi ,che al nottro corpo ? Che finalmente,
quello che fi favellò ri fpetto agli averi, alle
.'v-i. *y. >. » rie-
’*« i
x — — ■ ■ — ~
effer una feguela dell' applicazione e del ripo-
fo ; .come eh e V ufo del cioccolati o di tempo in
tèmpo poffa firvir molto per fortificar loro la
JìomaCo , e rimetter lì f piriti nell'applicazione
efauJtiyWn che per corrigere gli acidi del fan*
gite * «* " • '- * •' * . ■
- Al rincontro , a quelli , che fon peravveng
tura Deputati , e desinati a travagli ^ e fatt-
olo e pili dure i e gravo fe y fi concede feur amen*
te U bere y e il mangiare in più gran copia , ed
abbondanza di quejii ultimi , ma fono avver-
titi d' effer cauti , ed avveduti di evitar del ,
tutto ribaldati , eh' e' pano le bevande fredda
ingenerale , potendo lor ìquefle apportar feco
/>
DEL DRITTO NATURALI;. *8 9
ricchezze , agli abiti , ed altre così di tal
fatta non abbi attenenza, che al noftro
• flato efterno ? Onde ecco pur tutto con un
motto rimeflo in quello afiertOjeordinanza
che voi lo defiderate,*ed egli è cofa t in realtà
di gran rimarco oflervare,come tutto inte-
ramente quali che da fonte, o forgente trat*
to s abbia da non altro , che da quella, no-
flra maflima generale: cioè, che l’uomo
debba far quantunque più può , e sà a foo
vantaggio e utile, fempre. mai che far lo
polfa - ‘
'delle diarree ,foccorrenze , cacajuole ed altri
malorifmili .
In ultimo venendo a quel che rifguarda la
diverjtia de' temperamenti , primieramente
per quegli , che di f over chiofopr abbondano
di fangue ì egli vien fommamente lodato un a e* •
re molto, temperato , un vitto affai naturale ,
e fempliciffmo , un cibo di groffa corffjìenza ,
e una gran moderatezza nel vino , e nel fon-
120 , non che negli affetti interni de ir animo •
Secondo per li colerici , e li biloffji approva ,
oltre un * aere altreiì temperato^un cibo liqui-
do ^ un vino acquofo , e il ripofo , e il forino „ ,
anzi , <? la quiete , ch' il moto ; imperocché co-
me per quejìo mezzo Jì può fermar in effial-
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! 9 o DE’ PRINCIPI
polla, o vaglia lenza offefa di Dio 9 e danno
altrui .
fi. In conclufione le virtù, umane altro non
IX. fono, che alcune dilpofiziani naturali del-
lo (pirite dell* uomo ordinate giuda le leg-
gi della Natura , e mediante un efercizio
conforme a quelle ftefle leggi ridotte in
abito ; Il perche quelli abiti non avendo il
nome di virtù per altro , fe non per quella
conformità, ch’eglino anno con sì fatte 1 eg-
gi, e niun eflèndovi al Mondo , che non Ila
giuda quelle tenuto in tutto diriggerfi del
quanto , e temperare V eccejjìvo , e fuperfluo
moto delle parti, e degli cruori, cosi al rin-
contro col foverefiio movimento Jt verrebbero
oltre mifura quefii a rifvegliare , e muoverji;
e rimefcolandojì tumultuof amente , e conjon-
dandoli difborji a diverjì rendimenti, ed in*
fiammamoni. Terzo vien commendato ete-
rnamente per quegli* che anno un temperamento
litui tojo , e flemmatico V ufo de cibi magri, e
oltre una itJTa moderatezza dt aria , gh qr*
folli le canti /alfe , e di ar ornati ben condì te,
il vino, e il Ir avaglio i imperocché in colloro
per l’abbondanza e copia grande del pero,
che Vi lì rinviene, le /evezioni, el ejcrezio-
> ' ■ m
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DEL DRITTO NATURALE. 191
continuo e regolar fi, • poiché quell’ azioni,
che fi riftringono per efèmplo fòtto la, tem-
peranza vengono da quelle ifteflè leggi ,
dirette, e regolate, da cui fon rette, e
ordinate quelle , che fi comprendono Cotto
la giuftizia , o la fortezza , egli v’hà ogni
ragione d’ affèrire , eh* in effetto per par-
lar con maggior proprietà, non fia eh’ una
fòla la virtù umana , e quefta altro non fia,
che il viver conforme le leggi della natura,
comeche gli uomini comunalmente o per
non rinvenirti niuno infra efii,che ne fia iru
teramete ben fornito, veggendofì altri eflèr
fòi-
* ♦ * » • l ^ r
ni avvenendo dinanzi il convenevole tempo, li ;*
cibi aromatici , e difeccativi Vagliano ad emen-
dare , e corriere fe non del tutto ; almanco 1 *
in parte quefio difetto ; e come colripofifi
Verrebbe ad acc re fiere , ed aumentare in efft '
il torpor delle fibre' r coi ì al r ove [ciò, median - 4
te il travaglio fi vengono quefie a render vie >'
piu ferme , e fide ;e il [angue , che a produrr
re delli mocci in abbondanza è ben acconcio,
con quefio fciogliendqfi conferva tutt ’ ora il
moto . Quindi per ejfi [ervir pofiòno e valer
parimente d* un ottimo , e buon rimedio li ne -
gozj , e P occupazioni le piti ferie , e fafiidiofi
del
ì 9 i DE’ PRINCIPJ
Ibi tanto faggio , altri lòl tanto prudente , e
niuno aver in fe congiunte, e unite tutte que-
lle virtù particolari , over per formarlène
un adequata idea fecondo la diVerfà , e va-
ria applicazione , eh’ eglino a Ior divelli e
varj doveri ne fanno , le diedero vari , e
diverfinomi, o vocaboli, di giufìizia, di
temperanza , e di altri sì fatti , nella guifà
appunto , eh* a quelle medefime leggi ,
per quella ilìelTà diverlìtà d* applicazione,
or Civili , or delle Genti , or Pubbliche ,
‘ r or in altro , e diverfo modo le appellino.
• ì M. Si
del Mondo . Quarto f crede commendabile
fopra modo , # lodevole per li Malinconici fpe -
zialmente un aerfrefeo , che vaglia , e pojja
molto frvire per accufcere il trapelamelo ,
t V refpiro della lor pelle , non che Per agran*
dire le particelle del J angue , li cibi / alzi , e
d* Una fece a conjjjtenza , una gran moderateti
ta , e temperanza nel vitto , e negli affetti , •
in cui eglino fogliano per natura difettare ;
e tutte le ccfe ifcioglienti > che vogliono
piai epojfcn in ejf promuover delli e fremen-
ti ,<? cacciarli vi a fuor a , non che qualunque
forte d ì occupazione , o travaglio , òtto a
mantenerli in moto , - Ultimamente quanto a'
v . ’ Sem *
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DEL DRITTO NATURALE. 195
M. Si bene ; ma oggi egli mi fembra che fìa
di già al giudo e convenevol termine il
noftro ragionar giunto; il perche gli ob-
> blighi 1 e li doveri dell’ uomo confederato
di brigata con gli altri rìfèrbarolli per ma-
teria d’ un’altro ragionamento.
temperamenti mijìi ci fi ammonifce , che frati
tandofi di ejfi ,fi abbia fempre mai rif guarda
a quel eh ’ in noi predomina , e fignoreggia , Or. \
quejio è quafi il principale di quel che da Me»
dici vien preferito per coloro , eh' efiendo in
una buona fai ut e y o difpofizione amano mante - *
fiervifi ; il di pii * , volendo , fi pub come cofa
poco appartenente al [oggetto di cui fi tratta*
4 a ejfi ftejfi imprender di leggieri .
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194
DE P R I N C I P J
DEL DRITTO
NATURALE
trattenimento III.
Degli llffizj deir uomo conf derato dì
brigata con gli altri Uomini nello
Jìato Naturale .
SOMMARIO.
I. NeceJJìtà d' un Filofofo d' attendere al-
lo fudìodi quejio Dritto ; e obbligagione di
ciafcuno d' ijtruirfene. .
II. Fondamento degli ujfz) umani ijcam -
limoli degli uni cerfogli altri , e quali que«
fì'i tifano. ■ .
> III. Seguito delle virtù Morali ,
IV. Patti , e lor natura , e origine .
V. Contratti come rinvenuti ; in che co fa
■ fJ to '
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f
DEL DRITTO NATURALE. i 9S
JìJhno j e nafci mento de' dominj .
VI. Della compra , e Vendita in panico 3
/are e d' alcuni altri contratti .
U alunque volta per ve-
rità da me fi pon men«
te , e fi bada al diletto
il quale hò io quelli dì
fèntito in udirvi difcor-
rere delle leggi natura-
li, e confiderò quanto
egli fia profittevole , e vantaggiofo all’uo-
mo 1* averne contezza ; vera pur troppo ^
e certa mi credo , che fia l’ oppinion degli
Antichi (a ) circa all* aver per indegni , e
immeritevoli del tutto dell’onore, e dei
nome di Filofofi coloro , che non n’ aveano
nel li lor ammaefiramenti divilàto a lcuna
colà, e mediante le proprie meditazioni
cerco ilchiarirle , e renderne ammaeftra- -
ti gli altri ; niuna parte realmente della
nofira vita rinvenendoli , giuda che per
E appunto quegli confefiavano nè nelle co-
lè pubbliche , ne delle private , nè nelle fo*
renfi, nè nelle domeniche , nè le con noi
ftefli alcuna cola facciamo , nè lè con altri,
• chiunque egli fi fofiè contraghiamo , in
.cui elleno non debbano aver luogo , come
N 2 - quel*
C * ) Cie. de OJfi f>r, 1. 1 .
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196 DE* PRINCIPJ
quelle nella cui ottervanza ogni ornamen-
to , e fregio e porto della vita, e ogni uma-
na virtù confifte , e nel cui difpreggio , per
quanto jer pur da voi imprefi, ogni vizio,
ogni laidezza , e ogni noftra bruttezza fi
arrefta; Per la qual co là in apprertò in
me cederà ogni , e qualunche maraviglia,
cd ammirazione in veder buona parte degli
miei uguali , per non dir tutti , o per pro-
pria negligenza , o defii loro genitori 3 o di
altri alla cui cura vengono peravventura
commetti , o per un comunal pregiudizio,
ed afiai popolare reputando uno cotal fiudio
per etti poco vantaggio^) , e utile , e nulla
imperò applicandovi , sì difordinatamente
Vengono l’ altre fcienze ad imprendere , e
direggere li lor efèrcizj , che dove credo-
no poter col tempo giovar , come devono,
a (è, ed alla propria famiglia, ed alla Patria,
fi rinvengono all* ingrorto aver errato , e
totalmente ingannati . Ma cotali cofè , eh’
a noi nulla , o molto poco appartengono ,
falciando per al prelènte per lèg uir il di-
feorfo di quello , ch^jer fi rimale a tratta-
re , dopo aver confederato P uomo lòlo nel-
lo fiato naturale, infingendo ora mirarlo di
brigata con gli altri , e in una focietà uni-
verfàle, vorrei lènza interrumpimento udir-
vi favellare degli uffizj , e doveri , ch’egli
Di | ’t iaed by Googic'
f
DEL DRITTO NATURALE. 197
dovea in quefto Rato fòdisfare.
M. Quefti tutti inferir lì poflòno, fènza alcun
li. dubbio , da quefta propofizion generale :
cioè , che 1’ uomo naturalmente in fe fèn-
tendo un infinito piacimento , e diletto
dell’ altrui perfezione , 0 utile , o vantag-
gio, che dir vogliamo, nulla inferiore a
quello, eh* egli hà dalla perfèzzion di fè
Redo , dove dalle padroni non venghi tra- ■
volto in contrario, dirigger e’ debba , e re-
golar le fue azioni in guifà , che tendano
non meno a utile , e vantaggio proprio, eh*
a quello degli altri ,* imperocché da ciò
che reputar fi deve , e mirare per lo pri-
mo , e per lo principale di tutti gli obbli-
ghi , o uffizi umani fcambievoli , o per
meglio dir di quefto genere di cui or trat-
tiamo , come tanti corollari , Porifmati , e
vantaggi , che dir vogliate , ne fegue ,* I.
che non abbi fogni far ad altrui quel che
non fi vorrebbe per fe medefimo . II. Che
fia meftieri corrifponderci tempre mai con
un ifeambievoie , e reciproco amore , im-
perocché dovendo noi goder dell’ altrui
iene, e i'elicità, come della propria, e
averne del piacere , e della gioja, quefta
non può in modo alcuno disjungerfi , o
feompagnarfì dall* amore. III. Cile dob-
biamo in ogni- tempo operar in modo , che
N 3 niu-
' Digitized by Google
I?s DE’ PRINCIPJ
niuno t abbia a grado la noftra infelicità , o
miferia , e giudo motivo di appeterla , o
bramarla , purché far lo polliamo lènza
muoverci un jota contro alle leggi della
Natura , la cui obbligagione è fempre
mai la ftefla , ed immutabile , eh* è quanto
dire , renderci per quanto fia pofiìbile a
tutti cari , e amabili . IV. Che non v* ab-
bia ragion alcuna da renderci fùmofi, e al-
tieri, o al di fopra degli altri, ma che tutti
fènza rifèrva , o eccezzion alcuna di perfo-
ra dobbiamo infra noi tenerci per pari , ed
uguali con darne con parole , e con fatti
della venerazione , e del contp in cui l’uno
fia predò dell’altro fpreflò legno al di fuora.
V. Che non dobbiamo in niun modo met-
ter in palefè , ed alla (coperta 1’ altrui ma-
gagne , o difetti ; ma prender tutto quan-
to da altri fi fa mai, o fi dice in buona
parte, difendendo in tutto tempo , e avvo-
cando 1* altrui dima , e onore ; colà che fi
dee far fopra tutto trattandoli de* calun-
niati , e gravati a torto , non efiendovi al-
* tro meglior modo , o mezzo di quello per
renderci al Mondo ingraziati , ed amabili .
VI. Che non fi debba niuno mai offende-
re, nè dannificare per niun verfo , altro
non effondo in fatti , quello tutto , che
operar ad altrui dilvantaggio , e difeapito;
il per-
DigitizBd
DEL DRITTO NATURALE. 199
il perche l’ off è fa , e ’I danno, che perav-
ventura ad altri facciamo fiam in obbligo
in ogni tempo , ed in dovere rifàrcire a
ogni nofiro colto , e quello che da altri mai
a noi li reca,fcanfàr a tutto poter , ed evi-
. tare ; eflendo per una cotal ragione , e per
quella pio pofizion altresì principale , ch’ai
di lòpracennammo , cioè , che L’ uomo far
polla Tempre quantunque più làppia , e
vaglia a fuo prò , giuda e lecita in quello
calò di cui fi tratta la difefa . Vili. Che
<. finalmente, per dir tutto in un motto,
convengha efier noi ben calli, manlùeti, mo-
delli, liberali, veridici , e giudi in verlò gli
altri , come quegli vorrebbomo , che lo
fofièro inverlò noi . Ecco in brieve tutti gli
obblighi , e li doveri , che l’ uomo efièndo
di brigata con gli altri uomini nello fiato
Naturale , era , ed anche per al prelènte è
cialcundi noi tenuto lòdisfare.
V. Difpiegatemi pria di pafiar più oltre al-
ili. cuni vocaboli non ben intefije con quello
raggiungetemi , lè così vi piaccia quel che
vi rimane adir delle virtù Morali , inco-
minciando a definirmi quel che intendiate
per onore . ,
i 3 f. Così domandiamo noi il giudizio, eh’
altri forma della noflra perfezione ,* Ma
come che 1’ uomo efièndo obbligato far
N 4 quan- ,
«
Dìgitized by Coogle
aoo • DE’ PRINCIPJ
quanto vie più poda , e fàppia per Io pro^
prio , e per 1* altrui vantaggio , ed a gloria
del Signore Iddio , debba perciò trattar di
renderli in tutti i modi degno, e meritevo-
le d* onore ; a ogni modo non intendo con
ciò miga , eh’ egli lo debba bramare , o
appeterloj imperocché fè il giudizio al-
trui non hà da noi dipendenza alcu-
na , tanto meno làppiam fare , che le pa-
role c l’ azioni efterne d’ un’ altro conven-
ghino , o concordino mai con il di lui giu-
dizio, eh’ è un’atto totalmente interno
deliamente ( b ), avvegnaché in effetto
così doverebbe edere, lènza che dalla defi-
nizione Iteffa dell’ onore uom chiaramen-
te conofce , e comprende., che coloro fòlo
pofiàn noi tener in conto , e onorare , che
vagliono molto bene a render giudizio del-
le noftre azioni , e eh’ egli da un operar
veramente da matto il chiederlo da colo-
ro , che a tanto non giungono .
V. Ma perche connumerafte voi tra le virtù
Morali altresì 1* amore con cui ci dobbia-
biamo corrifponder a vicenda ? L’avete
voi quedo di vero per virtù?
M Senza fallo ; ogni volta però eh’ egli ve-
ramente da tale quale conviene eh’ è fi
lòde, edèndo quedo uno degli principali
uffizi,
( b ) Ffil Ut, EYXEIFIAION. c. 64.
S
r L
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DEL DRITTO NATURALE. ' zoi
uffizj, e doveri dell’ uomo; imperocché
per virtù altro noi intender non vogliamo,
giuda l 9 umana favella , eh’ un operar con-
forme alle leggi della Natura.
D . Cofa dunque" dobbiam far noi per fodis-
far a quello dovere, o uffizio appieno?
M. Egli è (òttimamente neceflario avvezzar-
ci fin da ragazzi^, e afiùefarci a por mente*-
a tutto ciò , che in altri fi rinvenghi mai
meritevole di lode , e di vanto , ed a rivol-
ger in buona parte quanto vi fi miri degno
di riprensione , e di biafimo ; non nafeen-
do f amor in noi , (ècondoche parecchie
. fiate fi è detto , fe non dal ifcoverirvMn
altri qualche colà , che ci rechi del diletto,
e del piacere ; comeche polla parimente in
ciò giovarci fuor di mifiira non meno l’ef-
fer manfueti , per cui non così di leggieri
per qualche onta , o affronto da altri ri-
cevuto , ci Jafciam portar inverfo quello
dallo (degno , o dall* ira , eh’ il non efler
fòverchio ambiziofi, potendo ben fovente
avvenire, che per non dar ad altri il. luogo,
e l’ onore, che gli fi deve, e che quello bra-
ma , E affètto , e l 1 amor che portar gli
dobbiamo in noi fi (òffòchi , e fi eftingua,
ma (òpra ttotto egli è di fòmmo vantaggio,
ed utile badar alli commodi , e agli aggi,
che fi poflòn mai ritrarre dall* amicizia.'
A Co-
Digitized by Coogle
sto* DE’ PRINCIPI '
D. Cofa è manfiietudine ?
M. Quella virtù della volontà , o quel abito
per meglio dire * di ben dirigere , e rego-
lare l’azioni dell* uomo in quel che ri£
guarda il proprio (degno , e l’ ira . Il per-
che Olendo noi a ciò portarci per qualche
torto , o ingiuria , che da altri abbiamo,
egli è proprio d* un uom agevole , e man-
fiieto perdonar di leggieri il (ùo nemico ,
e non odiarlo in modo alcuno , ne offènde-
re , o recar danno ani uno (è non dove egli
non fàppia in altra guifà entrar nelie^ dife-
(è di (è medefimo . Quindi è che fiano op-
porti , e contrari a una cotal virtù due vizi,
l*odio eh’ è un defio d* aflài grande, e
ftrabbocchevole di dar il contracambio ad
. altri del mal ricevutone , e l’ implacabili-
tà , eh* è un continuamento dello (degno ,
o per meglio dire una gran difficultà , e
malagevolezza di dimettere gli affronti ,
e l’ingiurie , proveniente da una continua-
zione dell* iracondia , e dello (degno ; co-
meche propriamente fiero, e crudele da
noi fi chiama colui, che non fi mortra gia-
mai ben (atollo , e fazio di vendetta , e pu-
pigione ; come uom generofo , e (ignorile
al rincontro diciam chi che veggiamo bra-
mar di promuovere, e tirar innanzi la prof-
perità , e la felicità del fuo nemico , e ge-
nero-
/
Digitized by GoogI£
DEL DRITTO NATURALE. ào*
nerofità , e nobiltà un cotal defio , che di
ragione nominar altresì fi potrebbe ma-
gnanimità, fèasì fatto vocabolo comu-
nalmente non venifiè imputato un fignifi?
cato affai più largo , e didelfo ; ma giova
fopra tutto per riufcir fàcili a perdonare ,
ed agevoli, badare, ed aver 1* occhio a due *
cofe , cioè al defio , che alle volte noi ab-
biamo , eh" altri facci ufo con noi di quella
Virtù , dove o per imprudenza , o per
odio , o per altro diverfò affetto egli av-
viene , che gli facciamo qualche offefà ,
od onta , e agli rancori , e gramezze
grandi , che da noi fi fontano per 1* odio ,
e per la ruggine, che ad altri portiamo.
D. Che intendete per cadità ?
M. Quella virtù confidente in ben detenni*,
nare, e diriggere il nofiro appetito riguar-
do alla cadi-tà , e alle cofe veneree giuda
al dritto della Natura.
D. Come vuole quedo dritto , che un cotal
appetito fi regoli ? -
M. In modo , che non fe ne facci altro ufo,
ne per altro mai venghi adoperato , fo non \
per la generazione, o per la produzion di
nuova prole , e per la propagazione del
genere umano .
D. Come quedo fi pruova ? >
Egli è certo , ed indubbitabile , che tutti
. - - noi
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*04 DE* P R I N C I P J r
noi fiam obbligati , e tenuti operar in gui-
fa , che P azioni naturali corrifpondino in
tutto , e concordino fèmpre con le libere
con aver un medelìmo fine ; II perche Pap-
petito al coito efièndoci fiato dato dalla
natura , e concedo per la propagazione , e
confèrvazione delia fiefià fpezie , ed impe-
rò efièndo un azione del tutto naturale,
egli è mefiieri , che per quanto dipende da
noi, non lì adoperi giamai , ne s* impieghi
d i ve rfa mente, o per altro fine.
D. Egli conviene adunque , che colui vera-
mente , che fia vago d’ effer netto , e ca-
tto sfugga , e vita a tutto potere ogni forte
di congiungimento illecito , e contro le
leggi , che non abbi altro per fcopo , o per
fine j che il mero piacere e la voluttà , co-
me li ftupri , le fornicazioni , gli adulteri,
ed altre sì fatte fòzzure , e bruttezze , con
trattar parimente di dilungarli da tutto
ciò , che vaglia mai ad iftimolarlo , e por-
tarlo a quello , e vietar tutte le parole , le
gefia , e P azioni lafcive , per cui ne pofia
rifultare quel gufio, e quella compiacenza,
che il piu delle volte porta (èco al di die-
tro.quegli movimenti critici , li quali con
dedar in noi di fovverchio r e rifvegliar li
fenfi , fanno, che la ragione totalmente fi,
addormenti •
M Li
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DEL DRITTO NATURALE, aof
AI. Li motivi per cui fpigner ci dobbiamo
edilporci alfacquilìo di una cotal virtù
fono quegli fteflì per cui devono eflerci in
abborrirhento , ed in odio li piaceri ; onde
di quelli avendone parlato (òpra alla diflfu-
fa i non fa meflieri qui ripeterli al di nuo-
va; Comeche convenghi oltre a. quelli,
che fi badi altresì alle pene, ed agli gaflighi
che in ogni ottima , e ben regolata Rep-
pubblica vengono dalle leggi inabiliti per
- li fìupri , adulteri , e altri si fatti delitti ;
' ed avvezzarli di buon ora a sfuggire, e vie-
tar Ogni occalìone , che pofTà fervi rei di
motivo per portarci a qualche azione libi-
dinosi , e cattiva.
D. Come definite voi la modeflia ?
M. Per un abito della noflra volontà , o per
meglio dire , per una virtù di ben deter-
minare, edifporre fazioni appartenenti
' all’ onore, fecondo le leggi della natura;
Quindi il modello , fèbbene operi in modo, v
che Ila degno d 9 onore , e di flima , non pe-
rò egli la brama , o 1* appetifeé; ed in ciò
differilce dalf ambiziolò , il quale al rin-
' contro brama gli onori e gli appetilce , ed
andandovi al dì dietro più del convenevo-
le pecca nell 9 ecceffò ; e fi diftingue altresì
da colui ch’éfièndo d’ un animo vile fòver-
chioj ed abbietto pecca nel difetto ; impc-
- - roc-
•. ,• * *
v • , ••
A.
♦ ’ * C.
» * v Digitized by Google
ao6 DE’ PRINCIPJ
i rocche avendo noi della compiacenza, e
del piacere del conto , o (lima in cui fiamo
prefio altri, ed imperò venendo tratti dalla
gloria delle noflre iflefie perfezioni, può
quefla,fenza fallo,fervircidi un gran (limo-
lo a condurci Tempre mai e portarci per lo
dritto fenderò a grandi , ed eroiche im-
prefè ; II perche fi viene a conofcere in un
ifleflo mentre l* error di coloro , che con-
fondono non meno 1* amor proprio , che
• nafce dalla virtù di fè ftefiò , con quello ,
che non nafce che dal vizio , efiendo 1* uno
molto vario , e diverfò dall* altro , e il pri-
. mo non così come il fecondo da riprender-
ci , e biafimare ; che la modeflia con que-
lla battezza e yiltà d' animo , in guifà , che
• ; per torre alcuno d* ambizione fi fludiano a
tutto potere d’ ifpignerlo jn quella , eh’ è
{ un vizio per verità miga inferiore a quella,
facendo che la perfòna molto poco fi caglia
delle virtù morali , e delle morali non ne
fègua altro , che 1* ombra .
Di Come adunque fi può mai far un ambi-
ziofò ufeir di fua ambizione ?
M. E di fbmmo meflieri ; I. Che capifea
qual fia il vero onore , e come quello non
dipenda miga dalla perfòna onorata, ma
fòltanto da colui , che onora , il quale ab-
bi fogna anche che fàppia formar buon giu-
dizio
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DEL DR ITTO NATUR ALE . *07
dizio del bene , e del male ; IL Che badi
attentamente agli affanni , e alle pened’uti
ambiziofo , o per la ruggine , e per 1* odio,
che porta a coloro che glifimodrano re-
nitenti a predargli quel luogo, od onore eh*
egli brama , e defia , o per il pentimento,
eh’ e’ abbia per aver operato , e fatto in
modo , che s’ abbia acquidato , e tratto
dietro l’odio, e 1* abborrimento univerià-
ie , e di tutti , o per 1* invidia della carri,
ca , o del podo da altri ottenuto ; o per Io
timor di non poter avere quel che (pera , o
di perdere quel che di già hà avuto , o per
altra colà sì fatta. III. Che comprenda
come gli onori , e gli podi non meritati al-
le volte fi furono per coloro , che l’ ebbero
di gran vergogna , e vituperio , o perche
avendoli perdrade illecite , e non ben giu-
de ottenute n* anno Tempre mai confèrvata
intera, e viva infra gli uomini una cotal
memoria , o perche le perfone intelligenti
concependo gran fiducia , e fperanza dell*
onorato per le lodi , e per gli elogi, che gli
fon dati , dove fi veggono ingannati , e de-
lufi , e fon giunti a conofoerlo appieno , la-
biato pur da parte dare quel che ritorne-
rebbe a dia riputazione , trattino a tutto
potere far che gli altri venghino perfuafi,'
che sì fatte lodi , o eloggi in niun modo
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208 DE* PRINCIPJ
lor poffino competere ; o finalmente per-
che le dignità , e le cariche , come tutti li
beni di fortuna non fono all* uomo d’ ono-
re, e di (lima fè non quando fi vede che ne
faccia egli buon ufo, e l’abbia làputo acqui-
fere ; che che in contrario ne Tenta il vol-
go , e la minuta gente , l' error comune
non dovendoli giamai aver per norma del-
le noftre azzioni . IV. Che rifguardo gli
onori Civili , come fono gli elogj , li titoli,
ed altre colè sì fatte, fiano per colui cui pe-
rawentura fi danno un lùono folle, e vano,
e lènza fignificato , dove non fi rinvengano
in quello que’meriti inverlò la Reppubbli-
ca,di cui quefii fon tanti fegni . Ma vaglia
il vero non v* ha colà al Mondo cotanto
contraria , e oppofia all’onore , e alla fti-
ma di ciafouno quanto la vergogna , e il
vituperio , eh’ è un giudizio , che da altri
yien formato della noftra imperfezione , di
cui noi ftefiì ne fummo 1* autori ; imperoc-
ché come colui ,.che tratta megliorare , e
perfezionar lè fteflòfideve tener tempre
mai, ed aver per meritevole e degno d’ono-
re , e di pregio , così al rincontro chi che
tutto infancato e buttato nel vizio opera
a foa imperfezione , e dilcapito, non è che
di vituperio , e di biafimo , e di vergogna
degno . Quindi ne fiegue ; che l’awerfità
DEL DRITTO NATURALE. 209
di cui non fummo miga noi itefiì fabbrili-
leno non pofiòno eflerci in niun modo im-
putate, ed attribuite a villania, ed a vitupe-
ro ; e imperò coloro , che ciò fanno noi
comunalmente diciamo , ed abbiamo per
calunniatori . Che all* uom modello fia al-
tresì meftieri ben guardarli dall’ignomi-
nia , e dal biafimo con mettere ogni Audio,
ed ogni cura nelle virtù morali, ed intellet-
tuali , efTèndo perquelche detto abbiamo
tenuto altresì egli, come qualunque altro
al Mondo, ed obbligato operar tempre a lùo
vantaggio , e renderli di Aima , ed onpre
meritevole , e degno, con ingegnarli di far
in modo , che niuno far polfa linifiro pen-
derò delle lite azioni ; onde è , che non
avendo altro miglior mezzo per difcolpar-
fi , e difcagionarfi di quanto falfamente
gli vien imputato, poffa egli farlo e debba
fino con mettere in pubblico , ed al dinanzi
degli occhi di tutti li vizi , e le debbolezze
di colui da cui viene a torto calunniato j e
che finalmente confifiendo il vitupero , ed
il biafimo del tutto nel giudizio da altri
fatto delle noftre azioni , od operazioni , e
quello in nulla dipendendo da noi , come
al dinanzi fi dille favellando dell’onore, ab-
bi fogni tolerare , e lòffi ire quantunque
più fi polla , e vaglia quella razza d’ uomi-
* . ' O pi
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aio DE’ PRINCIPJ
ni calunniatori , e maligni ; come che ren-
der fi debba chiara tèmpre e paletè al
Mondo la noftra innocenza , e la calunnia,
o impofiura de’ noftri av verter j , dove non
appaia tale; imperocché tè tutti l’anno per
quelch’ in effetto fia, egli è fupertìuo farne
altra dimoffrazione di vantaggio, potendo-
li parecchie fiate per uno con l’operar al »
rovefcio , ed in contrario di quel che di lui
dicali baffantemente difender le ffeffò,e dite
colparfi; Ma egli v’ha in oltre un’altro
vizio altresì contrario, ed oppoffo alla rao-
deltia, ed una virtù, che l’è quali che firoc-
chia ; il primo egli fi è 1* arroganza , e il
fallo , che confitte in averfi al di fòpra de-
gli altri , e in maggior conto per li beni , o
dell’anima, o del corpo, o della fortunale la
feconda, eh’ è l’umiltà confiffe in far quel-
la fiima di fe medefimo di cui forfè può effèr
meritevole , e degno ; imperocché effèndo
ogni uno in dovere , come voi ben Tappia-
te, ed in obbligo aver contezza di tè, non fi
può miga rìubbitare , o mettere in queffio-
ne , che quella non debba averfi nel nove*
ro delle virtù ; Il perche all’ umile fla be-
ne , e conviene operar in tutto alla liete
fa guite, eh’ è permeffò operare ad un uom
modello ; e rifguardo un arrogante , o un
fumolò per torli la lùa pazzia del capo , ij
mez-
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DEL DRITTO NATURALE. *ir
' mezzo più certo, eficuro, ch’abbiamo,
. egli è conofcerne dinanzi la cau(a,ed il mo-
tivo , ed in apprettò moftrargli quanto e*
fia ingiufto , e vano , e quanti vi fiano ,
eh’ abbiano maggiori beni di lui ; come-
che (è mai s’ifcopra ch’ella provenghi
dall’ambizione , come fòvente avviene,
abbi fogna che quella gli fi tratti torre afc
fai pria di quella ; vaglia il vero gli Anti-
chi onoravano propriamente col titolo di
, Magnanimo colui, che làpea ben regolare,
e diriggere il fuo appetito in quelche ri-
guardava gli onori di molto momento, e
grandi giufta le leggi della Natura ; ma il
più , e il meno niun divario valendo ad in-
durre nelle fpezie delle colè , rtimiamo fu -
perfluo in ciò metter una virtù particolare.
Z>. Ch’ intendete per amicizia?
M. Un amor vicendevole infra due o più
perlòne , palelàto , e dato a conolcere al-
tresì con uffizj vicendevoli, giufta le leggi
della Natura ; non ettèndo ad un amico ,
inverfo l’altro lecito giamai , ne permetto
far co fa per menoma, eh’ e’lia contro que-
lle. Quindi acciò tta ferma realmente , e
Itabile , e collante un amicizia , e non ft
(ciolghi cosi di leggieri egli impiegar fi de-
ve tutta la diligenza , e la cura del Mondo
nella (celta degli amici ; comechs ettèndo
O 2 , »n
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aia DE 1 PKINCIPJ
in vero co fa molto malagevole , e difficile
che fi rinvenghi un amico del tutto intero,
e buono , come fi vorrebbe , e potendo di
leggieri avvenire che fi fia errato nella
lecita , e che 1* amicizia contratta fi
fciolghi , o perche l’amico voglia da noi
qualche cofa non ben giufta , e buona , o
per altra cofa sì fatta ; il più ficuro modo,
che fi può tenere nel praticare , e conver-
far con 1* amico , egli è quello , che dir Ib-
lea Biante , celebre tra* Greci Filofòfanti ,
cioè, di enervi si fattamente circofpetto e
avveduto, come con colui , che col tempo
può per avventura divenirci contrario,
e nemico ,* del retto quefta è una virtù, ed
un abito , che fi acquitta e ottiene , come
tutte P altre noftre virtù , e gli altri noftri
abiti , per via di molti atti ; come a dire :
con P amare da vero l’amico per le Tue vir-
tuofe , ed eroiche qualità ; col praticarlo ,
e fìar con etto lui, e col godere in ogni mo-
mento del bene di lui , come del proprio;
A ogni modo non mi fèmbra neceflàrio ar-
redarmi qui in farvi vedere la neceflìtà ,
che abbiamo di far un cotal acquiftojbafìa
dire , che doppo la virtù, l’amicizia pofla
e vaglia a formare la nottra felicità , e che
abbracci tutti gli flati , tutte le condizioni,'
e tutte le differenti noflre età ; ella giova
a rie-
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DEL DRITTO NATURALE, il 1 3
a ricchi, e a potenti per far ufo della lor
fortuna ; a poveri , e fventurati per aver
qualche folìegno, e lòllìevo; a giovani,
per aver chi lor confogli, e dirigga ; a vec-
chi perche può forvir loro d’ appoggio ; e
a quegli che fono nell’ età virile,* per for-
nirli di favori , e di affluenze ; e lafoiando
ilare , che la natura ftefia ci porti a quella
virtù , avendo altresì ne’ bruti , e negli
animali inferito certe inclinazioni , per cui
quelli della medefima Ipezie fi portano tra
elfi ad accoppiàrfi,ed a unire ; nelle Città
e nelle Repubbliche la concordia , e l’ami-
cizia de’ Cittadini fi riguarda come una
parte principale, ed effènziaìe del{a felicità
pubblica .
D. Ma ditemi un poco; egli dubbitar non
potendofi , che il vocabolo amicizia fia
detto , e dirivi dall’ amore, e non amando-
fi da noi ugualmente ogni colà , quali fono
quelle cole , che fono veramente ama-
bili?
M. Di quelle n* abbiamo tre Ipezie ; altre
■ colè effondo amabili , perche fono buone ,
o per fe llefiè , come le virtù , o relativa-
mente , e per qualche circoftanza , come li
cibi per rilguardo della noftra làlute , o le
medicine per le malattie ; altre , per arre-
carci del piacere , e della giocondità , per
O 3 cui
ai4 DE’ PRINCIPJ
cui altresì diconfi buone ; ed altre per efièr
utili (blamente , e di qualche emolumento,
che le fa parimente aver per buone; Quin-
di ne rifùltano tre fòrti d* amicizie $ 1* una
- di cui, come fondata sù il vero bene, ed
utile ( dico utile , prendendo , quefto vo-
cabolo giuda al noftrofignificato ) è vera,
e perfetta ; e l’altre, non riguardando , che
o il bene apparente , o la giocondità , o
T utiltà volgare ; non fono che imperfet-
te , e fecondane , ed improprie ; come che
altri v* aggiungano pur una terza , che la
defini fcono per una reciproca inclinazione
e propenzione d’ animo tra uomo , e don-
na , fènza alcun moto fènfibile , e la chia-
mano comunemente Platonica ; ma tra
perche quella dalle più delle Genti , fi hà
per una amicizia attratta , e miracolo^ ,
negardo elleno quegli principi Platonici,
mediante a cui fi (oppongono nelle mentì
create , fènza alcun opera de’ (enfi, e ifcol-
pite , e imprette le forme del bello , e del
buono , ed avendo per certo , che quetto
•: impeto , o inclinazione come proveniente
da (enfi , in etti purtt mantenghi con tutto
rigore , e forza , giuda alle naturali leggi,
a mifura , che ne fian capaci ; e perche ne
* defideriamo favellarne con p'ù agio a più
- convenevof tempo , non ne facciamo nep-
; ■- pur
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DEL DR ITTO NATURALE. a \ f
pur motto per al prelènte .
D . Perche avete voi per imperfette quelle
amicizie , che riluttano dalla giocondità,
e dall’utile volgare ? . -
M. Sì perche una con quella fperanza cefc
fando l* amore , cotali amicizie non fono
di lunga e gran durata , sì perche la vera,
e perfètta amicizia , non condite in altro ,
le non in voler bene all’ amico , per Pam ir
co. ■ /
D. Quella pratica , che fecondo voi , fìa di
meltieri in tutte 1* amicizie , hà ella luogo
nelle amicizie tra fuperiore , ed inferiore ?
il/. Senza fallo; a ogni modo deve efler aliai
rara ; li fiiperiori di leggieri annoiandoli
degli inferiori , in modo , che farebbe me-
Rieri alle volte , che fi dim enticalfero del
lor Rato , fe folle potàbile .
D. Ma con quali modi lì può mai conolcer
bene e comprendere una perlòna , che li
confiderà per amica ?
M. Con praticarla qualche tempo con in-
differenza , ed ofiervar elèttamente quanto
ella facci , e quanto operi; come penlà, per
elèmplo , come parla , come ama , come
odia , e come fi duole ; quindi giovarebbe
molto a far tali olièrvagioni particolari
dove blfognarebbe , conolcer universi-
mente li coftumi degli uomini , e le diver-
O 4 tè
* w.
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ai 6 DE’ PRINCIPJ
feloro inclinazioni nelle loro diverte età,
e nelli lor Itati differenti , con fàper
per efèmplo I. Riguardo all* età ; che li*
Giovani eflèndo di gran lunga dominati
dalle paffioni , e principalmente da quelle
del fenfò , venghino da quefte di leggieri
trafportati , e vinti , come che fèmpre va-
riano per fazietà , e leggerezza , e Ciano in
oltre di fdegnofi , ambiziofi nelle gare, in
nulla attaccati al danajo , liberali , /empii-
ci , aperti per la poca fperienza , anzi im-
però anche creduli ; lieti, fperanzofi per
lo gran favore del lor (àngue, vergogno!]
per non creder altro lecito , fuor di quello,
che apprefero dalle leggi, e dall’ educa-
zione ; magnanimi , vaghi più dell’onefto
e della lode , che dell’utile ; e perciò ami-
ci di compagnie , e di convenzioni , e di
tutte le fòrti di amicizie gioconde ; nemi-
ciflimi della mediocrità nelli lor affetti ,
peccando mai fempre nell’ eccedo, e nel
difètto , o che amino , oche odino , o fac-
cino altro ; e come facendo ingiuria ad
alcuno , non la faccino miga per malizia ,
o per recar a colui danno nella perfòna e
nella roba , ma fòltanto nella dignità , e
nell’ onore ; e ultimamente compafhone-
voli , e pietofi , avendo ogni uno per me-
gliore di quelch* egli fìa in effetto ; che li
■ vec-
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I
DEL DRITTO NATURALE. *17
vecchi tutto al Popputo , non eflèndo nel
fervore , e nell’ aumento de* /piriti , non
fìanò d* ordinario /oggetti, ne* /ottopodi a
trafporti , ed operino mai /èmpre con len-
tezza ; e geneiaimente /ìano malizio/!, dif-
fidenti' per la lunga /perienza , dubbj, timi-
di , queruli , fàfìidiofi per T anguftia , e po-
vertà del lor /pinco ; avari per non riguar-
dare , che il commodo , e 1 * utile proprio;
di gran memoria, ed imperò garruli , faci-
li a /degnar/! , comeche non duri il lor
{degno per il freddo dell’ età, morti nella
concupi/cenza , e volti del tutto al guada-
gno ; e dove avvien che faccino mai dell’
ingiurie , e delle /convenevolezze , le fac-
cino veramente per malizia; Infine e’ fiano
mi/èricordiofi come li giovani , febben
quefii per umanità , e quegli per imbecilli-
tà ; malinconici , proverbiofi , e di un ani-
mo molto badò , e rifiretto ; e che quegli,
che (ono in un età virile , e di mezzo fiano
di cofiumi temperati , come a dire eglino
non fiano ne troppo audaci , ne troppo ti-
midi , non credano , ne difcredano ; e il
mede/imo fia dell* altre pa/Tìoni ; li. con
cono/cer rifpetto allo fiato, che li Nobili
per e/emplo fiano ambiziofi , fumo/! , mor-
bidi , tenaci de’ proprj tituli , e che vadi-
. no apprettò più ali' apparenza , che alla lò-
tta n-
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a i8 DE* PRINCIPJ’
iìanza ; che li ricchi , per 1* abbondanza
fiano ingiurio!] , fuperbi , vaghi di Juflò ,
e di delicatezza , arroganti , ed alle volte
anco incontinenti , fe mai divenirono ric-
chi di frelco ; e che li potenti abbiano co-
ltomi pretto , che limili a quelli , come
che lor moderi in parte la gloria , e li ten-
ghi al dovere; e così degli altri, che fi
giungono di leggieri da quelli fieflì a com-
prendere .
V. Ch’ è quello , che ci rende amica una
perlòna? • -
M. Il farle bene , V ettèr amico de’ lùoi , il
corri pattlonar la , 1* ettèr verlò lei liberale ,
modello , temperante-, gentile , trattabile,
faceto ; e in una parola la virtù , ci può
rendere cari a tutti , ed amabili, giufta che
potette apprendere , dà quel , che al di-
nanzi notato abbiamo , parlando delle co-
lè amabili .
D. Come dunque fi confèrva 1’ amicizia?
M. Col mezzo della benevolenza , o del vo-
lerli bene Icambievolmente , non che con
la concordia , o con la fede vicendevole
nelle co fe agibili ; e con la beneficenza , o
liberalità.
Cont. L’ amicizia perfetta ammette ella mol-
titudine ?
Fil. Mai nò , tra perche in ella fi ricerca un
amor
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del dritto naturale. 2 i<?
amor fommo , che divifo , divien tanti ruf-
celli , e perche quali egli è imponìbile , e
malagevole , eh’ uno compiaccia a molti; e
dove ciò avvenifiè , abbifognarebbe lènza
fallo occupar tutta la vita in officiolìtà ;
lènza che richiedendoli aver fperienzadi
colui , che fi vuol far amico , quefta non fi
può miga far con molti .
D, Si può oneflamente Iciorre un* amicizia ?
M. Senza dubbio ; cosi quelle , che non con-
fittone , che nell’ utiltà , e nella giocondi-"
tà, come tutte le focietà , 11 fciogliono lèn-
za verun bialìmo o riprenzione,dove Quella
-venghi peravventura a mancare ; e la per-
fetta , che fi fonda nella virtù , dove l’ami-
co fi Ipoglia di quella ,• che lo ci avea relò
amabile , e caro.
D. Ma dinegatemi vi priego , dove , e
quando a uomo Ila permeilo difender lè
medefimo con ulàr la violenza contro la
violenza ?
M. Egli abbifogna diftinguere lo flato della
■ natura , in cui gli uomini erano peravven-
tura totalmente uguali , e non aveano fò-
periore alcuno , dallo flato Civile , in cui
per al prefente fìamo ; falvo le Repubbli-
che , e li Principi , li quali altresì ora, giu-
fla ogni ragion vuole, confideranfi per poco,
come fé foflèro in quello flato primiero ;
im-
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aio DE* PR1NCIPJ
imperocché nello flato naturale era beri
permeilo all* uomo ulàr la forza , e la vio-
lenza inverlò 1* altro , ogni volta che quefìi
inverfo lui l’ ulàva , e difenderli da tutte
1* ingiurie , e gli oltraggi fattigli , lìa nel-
la ftima , lìa nell’onore , fia negli averi, lìa
in altra cofa sì latta , in cui può mai la lùa
perfezzionee il lùo vantaggio confiftere,
con torre a coloro , da cui tali ingiurie de-
rivavano fin la vita, quando altro modo, o
altro mezzo megliore , e’ non avea da di-
fenderli , e riparare, efifèndo a cialcuno, co-
me abbiamo ben lòvente detto, permeilo ,
far a lùo prò quantunque più sà , e vaglia;
ma nello flato Civile, in cui noi lìamo, po-
tendo colui, che tende lacciuoli ed infidia la
vita di un Cittadino , o gli fà qualche in-
giuria, e lùperchiaria eflèr gafligato, e
punito pubicamente da Magiftrati e dalle
leggi , non è permeilo giamai a niuno far-
fi la giuftizia da le medefimo , ne tor di vi-
ta alcuno , ovver ulàr in verlò un* altro
della violenza, lè non in efiremo ed ultimo
bilògno , e neceffità , e quando peravven-
turaaflàlito nella vita, egli non fi può in
altro modo difendere , nè guardare, lè non
col torli dinanfi 1* allàlitore ; quindi lèbbe-
ne all* uomo libero nello flato naturale e
fuor di ogni lòcietà Civile confiderato , gli
corn-
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DÈL DRITTO NATURALE ; zìi
competa quella obbligazione , e quello
dritto di difènderli dal momento , che il
fuo nemico gli fi e mollro per tale ; e d».
ri ella finche non Ila ben ficuro , e certo ,
che quelli deporto non abbia , e lalciato
1* odio , e la ruggine contro dì lui ; nello
flato Civile quello dritto della difèlà ef-
jfèndo molto limitato , e rirtretto, per elièr
ogfìi uno lufficientemente ben difelo e dal-
le leggi , e dalli pubblici Magirtrati , non
può in modo alcuno competergli, le non
nell 5 atto rteflo del pericolo • e lècondo il
faggio favellar di Volpiano ( c ) confijHm
non ex intervallo ,* promettendoci ciò fol-
tanto per la fàlvezza , e per la difèlà della
propria vita , e non già perche venghi lo-
data in modo alcuno, o approvata la ven-
detta , come colà lèmpre mai in le vitupe-
revole , e degna di gaftigo; ( d ) del rerto
tutti gli antichi riguardarono eglino Pomi-
cidio, e 1* ebbero come il più gran misfatto
o delitto del mondo ,* imperocché lafcian-
do quel che dicefi di Pitagora , che fù d’
avvilo , che fi forte lòrtèrto al dinanzi qua-
lunque ingiuria , ed affronto (e) ; e quelche
dicefi degli altri antichi Filolòfi,* apprefio
molti Popoli gf umicidi ancorché giufti, e
ra-
( c ) h. 3. $ . 9; ff. de vi » & vi arma.
( d ) Paul. I. $. 4* JF- ad l. AquiU
( * ) J ambi, de vii. Pitto, c. sS, pum.
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2ii DE’ PR1NCIPJ
ragionevoli furono sì fattamente avuti in
abbominio ed in odio, che non fi ammetta-
no ne’ (àcrificj , nè nella focietà , che dopo
alcune efpiazioni particolari (fi), che fin
Platone le richiefe in ufo nella Tua Repub-
blica (g ),e fi rinvengono a maraviglia de-
fcritte nella ftoria dell’Accademia Reale
dell* Ilcr i zio ni , e delle belle lettere ( h ) ,
Il perche ecco come all’ u(cir di Troja
Enea parla al (uo vecchio padre Anchi/è
predo Virgilio ( i ) .
E tu con le tue mani
Sojlerrai Padre mio de' fanti Arredi ,
E de' patrj Penati il facro incarco ,
Ch ’ a me si lordo , e sì recente ufeito
Va tanta occifion, toccar non lice ,
, Pria che di -vivo fiume onda mi lave.
Comeche li Tartari al rincontro , e quelli
di Malabar , cd alcuni altri ebbero molto
divello cofiume , dicendoli (òpra tutto de’
Sciti , eh’ avuto avefièro predò poco per
un atto di carità e di affetto tor di vita fin
li medefimi lor genitori , dove mai s’ av-
vedeano , che folle fiata loro di alcuna bri-
• ' ‘ gV
( £ ■) H/tlicarnar l. j. 11. Berodat. U !« p> 14.
C g ) Dei ih 9. 1 . 1.
( h ) Tom. 1. p. 41. /. 1 6. f. de pani s Grot. in fior,
fpitrf. PbUoJìr. de vii. Apoll. nurn. 5?. Dsuter. 1 9. P/trullp.
29. v. J.
^ I J ?2C <d . I. X.
Digitized by
DEL DRITTO NATURALE, aà*
jga, cd incommodo la vecchiezza ( k ) t e la
lunga età; lènza che apprettò de’ Romani
altresì li padroni ebbero larga poteftà fino
agli tempi degli Imperadori d* uccider li
loro fervi , li mariti le lor mogli , e li pa-
dri li figty ; ed infra li Dottori della Chie-
fà non vi è mancato parimente di quegli
che fono fiati di fornimento poterfi uccide-
re le mogli rinvenute in adulterio ( /).
D. Qual colà intendete per liberalità?
M . Un abito da ben dirigerli , e regolare
per quei che riguarda 1* acquifto , e 1* ufo
deLle ricchezze, e degli averi giufta le leg-
gi della Natura ; (ebbene comunalmente
quefto vocabolo di liberalità fi impieghi
foltanto a notar la virtù, che riguarda il
regolamento delle nofire azioni , rifpetto
all! donativi , che ad altri facciamo per
mero amore , ed affetto; e perche nell’ ac-
quifto degli averi , e delle ricchezze fi
poftòno per V uomo commettere due di-
verti difetti , o col portar vifi in guifà , ed
effervi attaccato, che non abbi la mira agli
uffizi , che per natura è in dover (òdi fare,
o che !’ abbia , ma non così com’ e ? convie-
ne , e molto poco , il primo difetto noi no-
miniamo avarizia , ed al fecondo diam va-
( K ) V. Jìifioyre della Pbilofopbia Pii tene t. a. c. 31.
( 1 ) VA' autor del dialogo attribuito ad Origene conti 0 li
Mar doniti »
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*24 DE* PRINCIPI
rj , e divertì nomi, giuda quello da cui e’
. Viene . E nella deffa guifa parimente per-
, che nell* ufo , che ne facciamo fi pecca al-
tresì o nell’ eccedo , o nel difetto , il pri-
mo vizio diciam noi prodigalità, e*i fe-
condo fordidezza , anzi la prodigalità fò-
verchia fòvente appelliam noi or iuiiò , or
funtuofità; al rincontro appelliam conti-
, nenza 1’ acquifto,che ne vien fatto fecondo
Je leggi della Natura , e parfìmonia l’ am-
miniftrazione conforme alle medefime .
Vaglia il vero , molti fon li motivi per cui
ci dobbiamo rattenere tra li giudi limiti di
quefte virtù, ed aver tèmpre in orrore,
ed in abbonimento li vizj di cui abbiamo
favellato,* così il penderò delle neccffità
future, e di ciò eh* in apprefTò può mai
giungerci doverebbe badarea dirci vieta-
re ogni prodigalità , ed ambizione , e fer-
vimi deU’occafion preferite; e per quel
che può mai riguardar gli avari egli è
medieri far lor capire 1* ufo delle ricchez-
ze ; e dove quefto vizio in uom provenire
dall’ eflèr egli molto malamente perfuafo
della divina providenza abbifognarebbe ,
eh’ e’ conofoefle , quanto queda fi fòfTe
grande , quanto immenfà , e al di fopra di
ogni umano intendiménto , e dove la vera
felicità confida , acciò non fi ammettane!
da-
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t
DEL DRITTO NATURALE, %%$j
danajo; non che quanto fìa lodevole, e
commendabile la quiete di coloro , che
contenti della propria forte, godendo nel lor
interno un mero ripolò , rimettonfi total-
mente nelle mani di colui, che il tutto può :
e al rincontro quanto torbido, ed inquieto
in se fìa lo flato d* un avaro, o per quel ch\ , -
• e’ vorrebbe, e non giugne a ottenere , o per
l’ invidia eh* è porta a chi poflìede affai
più di lui , o per l’acquifto , che potea e*
fare , e non ha fatto , o per le Ipefè inutil- -
mente fatte , e lènza frutto , o per lo ti-
more, ch’egli ha della buona riufeita di
qualche faccenda, o per altra colà sì fot-
ta ; comecché dove avvenghi mai , che al-
cun fìa divenuto avaro , per aver fperimen-
tato li lùoi averi non ben fùfficienti , c ba-\
fievoli a foflener la lùa ambizione , o prò-'
digalità , o luflo eh* e* fìa , abbifogna , ebe
pria fi tratti in lui /opprimere quello vizio,
che n* è l’origine , giufta le regole , c* ab-
biam noi ridette in altra occafione ,* final-
mente riguardo alla liberalità nel donare, e
nel far delle limofine raraor,che dobbiamo
portarci a vicenda , e la neceflìtà che vi ha.
di render la pariglia a coloro, che ci benefi-
cano^ di far aequifto di quegli che vaglio-
no a promor la noftra lèlicità , non che il
penfare di poter altresì noi incorrere in
P • gran
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f
• >
*16 d e* p'R in c i p j -r
' grandi Grettézze, e bifogne, {botanti motivi,
che mover ci doverebbero ad effei ne vera-
mente amanti , e farne un continuo ufo ,
oltre lepromefie, che a veri li moli ni eri
nelli Sagri libri della noftra Santa , e Ve-
neranda Religion rivelata fatte fi rinven-
gono . .
ZX Che intendete per verità ?.
JM. Un Abito di ben diriggere lenoflre azio-
ni conforme le leggi della Natura nel com-
- municàre, e ridir ad altri li noftri fonti-
- menti: imperocché colui , eh’ è veramen-
te amante , e vago del vero , non men fog-
ge , ed ha in abbon imento il falfo , che la
\ fìmolazione , e la bugia.
D. Difpiegatemi quelli ultimi vocaboli: fi-
mulazione , e bugia .
M. Col primo intendo quel difeorfo , che
vien fatto tutto al rovefeio di quello , che
in noi fentiamo , ma fenza alcun danno al-
trui , o noflro proprio ; e col fecondo
quello medefimo, ma accoppiato , ed unito
col pregiudizio proprio , o degli al-
• tri . Qujndi è , che il dir il falfo , e la fi-
molazioné fia fogno propriamente d’ uom
fonza cofcienza , come colui , che proferi-
> foe delle parole contra quello, che in se
'fonte; comecché la bugia fia una còfa affai
; più deteftabile , e biafìmevQle della fimo-
. . la-
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DEL DRITTO NATURALE. 227
.. lazione , aniuno ettendo permetto offènder
se medefimo , e gli altri ; anzi quella ogni
volta che fi vegga effèr 1* unico mezzo per
giovar a noi , ed a gli altri, può fenza fallo
divenir lecita , e permetterli , non ottante
che per legge Naturale rechidendofi , che
vadino fèmpre mai in accordo le azioni in-
. terne con 1* etterne , fèmbra fèmpre per se
mala, eù illecita . II perchè fi vede altresì ,
che non fi debba giamai far ufo del noflro
difeorfò , e della nottra favella, fè non
cattando per mezzo di elio nulla fi venghi a
notti i uffìzj, o doveri a mancare, eh’ è
quello in cui confitte il filenzio : virtù che,
fi potrebbe a gran ragion ditti ni re , per un
abito di non proferir cos’ alcuna contraria
a nottri doveri . E vaglia il vero , ella non
-è men comendabile di tutte P altre virtù,
potendo fervi rei di gran lunga a vietare
mille , e mille inimicizie , che potrebbono
forfè dal contrario operare, provenire, e per
molte earriche nella Repubblica , che con-
ferir non fi fògliono a chi ne fia sfornito , e
privo ; oltre una infinita d’ altri vantaggi .
Ma diam propriamente noi nome di
conteftazionì alle parole , che fi prò fe-
ri feono in fegno, ed in tettimonio della fin*
cerità, e fchiettezza del nottro animo : av-
vegnaché fu mettieri notarli, che non .do-
P 2 ven-
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aaS DE* PRINCIPJ .
vendofi nulla fare , fènza la ragion /uffi-
ciente, dove non fi dubbiti di noi, nè fi met-
ta in forfè quei che noi diciamo , ma fol
quando per efler creduti, abbifogna , e
conviene . Per tutto ciò quelle , che infra
quefte meritano più dell’ altre la nofira
' attenzione , e rifl^flìone fono li giuramen-
ti ; imperocché quefti effendo un* invoca-
zione , che per noi vien fatta di Dio in
vendetta del falfo , che diciamo, creden-
dolo autore d* ogni noflro bene, e vendi-
cator del male , che commettiamo pe'r Io
rifpetto , che dobbiamo alla Maeftà divi-
na , non fi devono per niun verfb proferire
fe non in colè di gran momento , effèndo i
cofà fòmmamente fàg rilega, ed ingiufia in-
vocarlo in cofè leggieri , e di affai picciol
preggio. Q/iid ejijurare (dice S. Augu-
rino ( m ) nifi j us reddere Deo , quando per
Deum j i/ras ; jut filili tui: reddere , quan-
do per filios tuo: jura : . Quod autem ju:
debentù : falliti nofira , filiis nofiris , Deo
riofìro ; nifi charitatis , feritati : , è" non
falfitati: ? eum dicit quifque per meam
falutem , falutem fuam Deo obigat :
quando dicit per fillio: fuo: , oppignorar
t)eo fillio: fuo : , ut hoc vcniat in caput ipfo -
rum i '
(m) /pud Groi.'m fparfjioribi
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1 * •
DEL DRITTO NATURALE. ** 9
rum , quod erit de ore ipfiui ; fiverum ,
, Z'trum , fi falfum , falfum ,* cum ergo fi -
/iosjuoty Vd caput Juum , S'f/ falutem
fuam quifque in Muramento nominata
quicquid nominat obligat Deo . Oltrecchò
Epiteto ancora ( n ) con ii foli lumi della
Natura, vieta (dice) a tutto tuo potere, to-
talmente 1 è mai può eder il giuramento ,
o fe ciò non puoi avvenire , tratta ufar-
lo quantunque piq di rado fia poUTbile .
Ipxov vtpiÙTnat , « {iti tuorrt , ài St < tr . à 5 oc ? hmn
cofà che fi rinviene ben lòvente ripeti-
la altresì ne 7 precetti di Pitagora, e
in quegli del Giovine liberate a Demo-
crito , anzi ne’ migliori tra gli antichi *
Vaglia ii vero quello atto per le ragioni al
dinanzi recate,deveefieFsì làcrolànto repu-
tato, e veneiabile,cheper niun verlò in elfo
ammetter fi debbono de’ fofifmi , e delle
cavillazioni , come quella di quel furbo
prefio Terenzio nell’ Andria ( o ), il quale '
volendo mettere al dinanzi dell* ufeio
del fuo vecchio padrone un fanciullo del
Giovine, credei! di poter vietareìolpergiu-
ro con lalciarlo metter da altri , ed altre fi-
enili, di cui fenza fallo infiniti fon gli efèm-
P ? ... P 1 *
<W ErXEIPIAION. r. 7.
(o) /Ut. 4 ,Je, 4.
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230 D E* P R T N C I P J ?
* plj che n’ abbiamo nelle dorie ( p ) .
J). Che cofa è giultjzia ?
jV/. Egli è una virtù del’a nodra volontà , o
per meglio dit e , un abito confidente in rif-
riggere E amor , che debbiamo a noi fìeflì,
ed agli altri giuda la fapienza ; eh’ è quan-
to dire è una virtù che vale a determinar
*' le nodre azioni, ed ordinarle in guifà , che
non fi venga a commetter ingiuria nè a
.noi , nè agli altri . Il perchè edèndo uffi-
zio del favio deriderli in modo, che quan-
to egli fa, od opera, ridondi tutto a (ha per-
fezione, e degli altri: e fèrvidi di ciò
per giugnere all’ ultimo fine. 11 giudo con-
vien , che moderi j! foo amore , e quello
’ u degli altri in modo , che nulla operi con-
tro il Dritto della Natura; cofà che nello
dello mentre dà a conolcere , e vedere la
necedità, ed il bifogno, c’ abbiamo della
fapienza , acciò nè il nodro amore , ne
quello degli altri vaglia a portarci con-
tro il nodro dovere ; e perchè ciò avvie-
ne fòpratutto ne’ contratti , e ne’ pat-
ti , Aridotele ( q ) , e coloro , che gli fo-
no andati dietro anno divifa queda vir-
’ ; * . . • tù
\ t
0 . *
( p) V. Appiani, de Me te 11. Numi dio /. T. de hello Civìl.
- fiutar eh. in Mario . /Elia», de Letame, aneior Nepotifmi de
A lexandro Vili. (q) Ad Nicorn.l.f .c.i»
. * Digitized by Google
DEL DRITTO NATURALE. 231
tù in Univerfàle , e particolare , facendo
confifìerla prima in quell’ iftefìò , in cui
abbiam noi la'defmizione , che n’ abbiam
dato , fondata : e la feconda ne’ contratti, e
- ne’ patti ; ma effondo quefta una ifìefla
colà di quella , egli mi fembra del tutto
foperflua una sì fatta divifìone ; e dove pur '
ammetter fi doveffe qualche difìirziorr,
egli fi doverebbe di lungifiimo fpazio viep-.
più commendare quella del Grózio ( r ): '
in exphtricem , & attribntricem , reflrin-
gendo nell’ una quegli uffizi , che fi devo-
no agli altri di neceffità , e per obbligagfcN
ne : e nell’ altra quegli , che fono meri
volontari, ed in noltrà balia,- comechè que-
fìa neppur la mi credo necdfaria, e di gran
momento ( A J .
P 4 : D.Che
•
(A) Egli Jì trala feto qui di far metto dif-
fusamente degli uffizi imperfetti , imperoc-
ché tutti , 0 buona parte di quegli , che dim
altri fi anno per tali , gì ufi a la n offra ìpotefr \
debbono averjì al novero degli affilatile per-
fetti ; trattando in tutto attaccarci allo più
femplice , e naturale , lì per ejjer a ufo affai
più conforme d 9 ogni altro alla ragione , ed a 9
precetti della nojtra Veneranda Religione , Jì
per
(r) De jur.E.à
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* <
1
àja DE’ PRINCIP J,
D. Che intendete per patti ?
M. Quelle promette , che perawentura fi
IV. fanno da due , o più per ione ifeambie vil-
mente di far , o non fare la cotal cola ; im-
perocché fi dà da noi comunalmente nome
di prometta a quel dilcorlò per mezzo di
cui dichiariamo ed un altro di voler fàre,o
nò qualche cofa .
D. La natura adunque de’ patti , e delle pro-
mette del tutto non confitte che in quello :
I. Che gli uni non fileno , che l’ altre con-
fermar fi debbano mai tèmpre col Dritto
• Naturale, non ettendo colà convenevole
dipartirci in nulla da quello ,• e come li
patti , e le promette , che con quello con-'
. Vengono, oflervar fi debbono , e mandar in
effetto , così tutti i patti , e le promette a
quello contrarie , ed oppofte devono averli
per nulle , e di nitin momento ( B ) . II.
. * Che
per venir a capo del nojìro intendimento cb* è
di far quejìa feienza intelligibile , e commune
a tutti .
( B ) Tali fono per efemplo li patti , e le
promejje fatte contro ogni onefU , e decoro , o
in co fe ptperiori alle nojlre forze , ed altri di
tot al fatta.
DEL DRITTO NATURALE,
, Che dove peravventura un faccia un pat-
to con un’ altro, prometta tempre qualche
cofà , porto che quell’ altro ne faccia mai
un* alt/a ; e per contequente venga
ciateun de* promittenti riguardata l’altrui
promefla , come un’ azione , o per meglio
dire , come una condizione in cui fonda
la fua ; quindi è che in tutti li patti
di necertìtà richiedendofi il confenfo di
amendue te parti , non fi poflono in guifà
alcuna foiorre fenza quello ftefio , e quelli
tutti fatti per timore , per inganno , o per
forza fono totalmente invalidi (C), purché
non
(C) Quindi anche Jt vede perchè li patti
de* matti y de* furiojl , e di tutti coloro , che
non anno l' ufo libero della ragione fi ano nul-
li , ed invalidi \ imperocché l* efiènza d’ ogni
patto , non confifiendo in altro , che nel con-
fenfo delle partì , o per meglio dire , in una
unione , e concordia di due , o più volontà fio*
pra una ijieffa cofa , giamai la volonta.no/ira
fi vede piegar a qualche cofa , o dipartirfene,
fenza che non vi Venghi rejpinta dall 9 intel-
letto : cofa che nello JieJfo mentre dà a cono»
fiere , che il confenfo^ non e fèndo , che un atto
interno , abbi fogni di necejfità >che Venga ■ con
A Jd ua h
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234 DE 5 , PRINC1P J
nói) fummo noi medefimi gli autori del no*
Uro inganno: o non fi fian tali , che fcior-
re non fi pofiono inguifà alcuna lènza il
» dannose il pregiudizio dell’ altro • III. Che
qualche ejlerno fegno dichiarato , o che queflo
conffla in parole, o in fatti ; avvegnacchè n n
fa fuor di propofto far qui avvertire, che per
Dritto Naturale non f conofca quel divario
o quella diverftà , che le leggi Romane am-
mettano infra Jìipulq , e patto femplice , e in-
fra V obbligatimi , che fciolgonf per Inr di- »
fpofzione ( ipfò jure ) fòlutione , in fòlutum ,
datione , acceptilatione , o con altri sì fatti
modi : e quelle , che terminane per Infoia •
equità , o eccezzione . Li mezzi più femtilici ,
e piti acconci a torci d* impaccio dogni obbli •
gagione , giujìa il Dritto Naturale, o che pro-
venga da què' patti, che la producon pfltanto
da un lato detti , o di anelli , che
la producono da ambo de * lati , detti «T iirwpx , o
f tratta di quegli in cui fe ne viene a / tabi lire
una nuova, fa da una Parte fola , fa da tutte
le parti , che li Dottori nominano, pacìa ob-
bligatoria , o d'vquelli in cui quella , che di-
nanzi ffl abili f toglie via, e diconf pacta li-
beratoria , o nafca ella da altri patti sì fatti
,=r
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r • .
DEL DR ITTO NATURALE. 2jr
clafcun promettendo con condizione , che
^li fia dall’altra parte ofièrvata la promefi-
fa , fe vi, fia mai qualche motivo da dubi-
tarne, di ragione coftringer la polfa , ed ob-
bli-
egli non fono , che quefiì ; cioè ; la fola zio ne ,
10 sborfo , il pagamento di quello , chi è do •
vitto al creditore , il rilafcì amento volontario
gratuitamente fatto al debitore dal medejìmo
creditore , il mutuo con f enfi de ’ contraenti ,
che concorre, e fi unifce a fciorre un obhligagio -
ne che fia dell 9 uno , e deir altro lato , il ri -
compenfamento , che mai fi pub far di debbilo ,
con debbi to , /’ inejìfienza della condizione ,
con cui fi è fatta rébbi igagicne;La morte di al-
cuno de ’ contraenti , dove /’ obbligagione fi fu
contratta colla fola mira a lui , ed alle fue
qualità per fonali , /* efiinguimento della cofa
per cui fu fatto il contratto , la novazione, eh’ è
quando fi rilafcia a uno , e gli fi rimette quel
che egli dee , ed in luogo di quello fi riceve
nuova obbligagione , e fifa nuovo contratto \
• ed infine altresì la delegazione, eh ' ' è quando
11 debitore conviene col creditore e fi concor-
da di cojiituir in fua Vece chi , ebe a cofiui più*
aggrada , e piace ; egli fembra ragionevole
r attener ci in quefie femplicit à, finza affollar.
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216 DE* P R I N C I P J
• binarla a ciò fare al dinanzi , che non fi
complica da lui , o almanco indurla a dar
ficurtà , e cautela di (òdisfarla . IV. Che
li patti fatti non potendofi in apprefio da
uom fciorre lènza il conièniò dell’ altro ,
eflendo ogni un* in obbligo, ed in dovere
allontanar da se il danno , che gli può di
altri intra venire, ed incogliere, egli fia me-
fiieri , che pria ben fi confideri , e fi ponte-
ri quel che uòm promette, o faccia. V. Che
adempiutefi da ciafcuji delle parti le pro-
mefle, s’intenda altresì adempiuto il patto,
e ceffi l* uno d* efler all’altro obbligato , e
tenuto ; anzi fe mai avvenghi 1* uno li
mofiri contento , che l’ altro non adem-
pia la fila prometta, merita d’ averfi altresi
per fòdisfatta, e la fiia obbligagione per
fpirata, ed efiinta. VI. Che nell’inter-
pretazione de* patti le parole , e li voca-
boli pigliar fi debbono giuda , che fono co-
munalmente in ulò , non efièndovi ragion
alcuna in contrario ; e dove le parole fiano
d’un
• • \
— ■■ 1
di faverchio le nojìr e oj/ervazioni , che pojjbno
♦ contro delnojiro intendimento feivir anzi d*
imparaccio y e di confusone per li principianti 9
thè per /chiarirli CQme conviene .
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DEL DRITTO NATURALE.
d’ un lignificato ambiguo , ó dubbio, inter*
pretar fi debbano in guilà*, che non ven-
gano in se niuna ripugnanza , o contradi-
zione ad avere , e concordino mai tèmpre
col fine , che giuda ogni credenza , ebbero
i loro autori , non potendoli già mai uom
cotanto tèiocco , o tèimonito rinvenire , c*
abbia voglia contradire , e ripugnar a se
fiefiò con azioni con tra rie, ed oppofte al foo
fine ; Comechè per difiinguer cotali obbli-
gagli , che non ne provengono , che dà
quelle di cui fin ad ora abbiam fatto paro-
la, par che cpn ogni ragione dir fi potrebbe-
ro quelle condizionali , e ippotetiche , e
quelle a dolute.
Af. Checché fiane di ciò , vaglia il vero egli
è un grolfo errore , ed un abbaccinamento
di coloro , che andando alla cieca dietro
alGrozio, e al Puffendorfio , e patti, e
contratti , e dominj confondendo , cd aflfa-
fiellando infieme in uno, trattano a lor po-
tere renderci perfoafi , e cèrti , che tali co-
tè punto non diflferilcano , ne variano, e
tutti ebbero una medefimaiorigine, cioè, de-
rivarono dall’efièr ellinto infra gli uomini
quel fervore di carità , e di amore, con cui
fi amarono fin dapprincipio ; ed avendo li
Romani Giureconfulti il nome di contratti
propriamente a quelle convenzioni dato *
che
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a*8 DE’ PRI NCIPJ
che far, fi fogliono circa quelle colò , che
fono in commercio , e paflàr pofiòno ? o
debbono nell’altrui dominio ; e patti' a 1
, rincontro chiamate quelle , che fi fanno in
colè di una natura totalmente differente
dalle prime, e che fon fuori d’ ogni com-
mercio ; fi credettero cotal differenza efièr
propria del Dritto Romano , e ignota al
Dritto. Naturale; penfàndo , che fè gli vo-
mini fi avefièro mai corri fpofto con quel
• reciproco affetto , ed amore giuffa che fon
in dovere corrifponderfi , li patti farebbe-
ro fiati infra effì di niun.ufo;imperocchè,gli
uomini in quefìo fiato , avvegnaché por-
' tati fi folfero , come eglino dicono , ^volon-
tariamente a far quell’ iftefiò , che op
Icambievolmente fi obbligano fòdisfàr con
quelli , da quefto però non v’ha miga ra-
gion di conchiudere , che fiati fi fòffèro
all’ ora invalidi , ed inutili ; fenza che giu-
. ffa ben fovente detto abbiamo , eflendovi
. molti uffizi >* che naturalmente fiam tenu-
'/ ti fodisfàre inverfo tutti' gli uomini , e nort
. verfò quefti ,«o quell’ altro in fpezialtà r ri-
fguardato in quefto , o quello fiato, egli
fi potea altresì nello flato naturale dpve
gli uomini .fi fodero amati con un Santo ., e
.. caffo amore ritrarre dalli patti , e dalle
t xpromeflè quefto vantaggiosi determinare ,
e ye-
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• w
DEL DRITTO NATURALE. 239
e relìfingere quelli generi d* uffizj genera-* ^
li inveriti quella , o quell* altra perlòna in
particolare . , : > -
D. Che intendete voi per contratti ?
M. Quelli patti, che vengon peravventura
V. a» tarli per lo trasferimento de* dominj
delle cole .
V. Come s’ introduttero mai quelli dominj , *
nel Mondo?
M. Ellinto tra gli uomini quello Ipirito , e
quel fervore di carità , e di amore con cui . •
dapprincipio corrifpondeanfi,e lì mantenea-
no lungi da ognidittènzione e difcordia,
la communione delle colè , che era tra ellì,
divenuta un occalìon continua di ride , e
• . di piati , e da dì in dì rendendofi vieppiù
Tempre moietta, e difficile, fi pensò aliatine
venire ad una divisone in modo, che ciafcuv
no contentato fi fotte del Ilio , e n’ avelie
potuto dilporre a lùo arbitrio , non difco-
prendo altro miglior mezzo per provedere
alla commun làìute , ed al commodo gen-
neral di tutti , e far , che a niuno mancato
a vette il bilògnevole per fòdisfare a’ propri
doveri (Ù); Imperocché per lo dominio
•- - - - di
( D ) Egli è fuor di dubbio , che dap •
prifj-
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240 DE 5 PRINCIPI
di una colà altro d’ intender non bramia-
mo , che un dritto , ed un potere da poterli
di quella lèrvire in guilà , che ad altri non
fìapermeflò farne quel medefimo ufo, che
noi ne facciamo .
D. Aduti-
principio giujìa che comunalmente , da tutti
Jì confeffa , o dalla maggior parte de ' dotti egli
è almanco offerito , le coffe tutte del Mondo Jt
furono in una communione negativa , cioè del
tutto communi a ciaffcuno , e fuor di qualunr
quejìgnor aggio , e dominio ; imperocché effen-
do al ffommo , Onnipotente , Eterno Monar-
ca piaciuto trear gli uomini , egli non miga
potea loro negar F affò di quello , ffenza cui il
dono della vita ad effìconceffa sfarebbe fiata
drittamente piu toffo di gran imbar azzo jh e di
qualche preggio , e valore , e che dopo F amo-
re , e la carità infra efft, eh' era il ffojìegno
di una \ì fatta communione , intiepidita al-
quanto , e diminuita ,refela dà affai malage-
J vole , e difficile , e di mille , e mille incom -
modi , e diffagi abbondante y Jì foffe paffuto ad
una certa tale quale imperfetta dìgijìonc ; 9
per meglio dire nella communion pofftiva , fa-
cendo , che qualunque delle create cof e fata
Jì J offe foltanto commune a piti perfine , e noi ?
già
- Digitóed by“GOogIH
a •
DEL DRITTO NATURALE. 241-
X?.Adunqu®-fi può con tutta ragione da queflo
conchiudere, I. Che tutte quelle cofèda
cui provvenir non ne pofTòno quegli incon-
venienti , e difòrdini per riparamento de’
quali, a voftro avvifò , s’introduflero al •
Mondo i dominj , come fon per pfempi :>
• 1’ acquaci! aria , ed altrd$òfe si fatte , non
. . CL' fia-
gìà di tutte * fecondo ch 'era al dinanzi , e ih
co tal guija il Gènere Umano con fa vatofi fcf ■
fe , e mantenuto ,Jlnc9e\ finalmente fpettta to-
talmente la carità tra ejìó , e non apparendo-
ci più alcuna J cincillà dì qftelV' amor primie-
ro , ma piatì , riffe , odj , e nemijià continue ,
fu meJUeri per provvedere al beri, commune , ed
alla fai ut s lìniverfale venir alla totale , e
perfetta divisione delle cnfe , e fiabìlìrne i do-
minj ; imperocché con forme al colpo delle vir-
tù giammai uomjì porta di ordinario tutto di
ttnfubbìto , ma paffo paffo ,/? da grado , in
grado ) cosi parimente egli procede ne ’ vizj ' , e
nel male fecondo V ejperierrza lo d infogna ; co-
mechè quelle cofe quali erano b ajì ovoli , e fo- ‘ #
vrabondanti a tutti , e per cui rtafcer non ne
poteano delle controverfe , o<che erano diaffai
poco ufo per la vita fi rimafero pur nella com-
munìon negativa . Quindi nello Jtatodn cui
fan ,
e •
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f
/ •
)
W D E 5 P R I N C I P J ; ‘
(i anò fosgene tniga , nè fqttopetf e ad alcu-
no in particolare . IL Che non potendo
niuno operar a Tuo vantaggio col difprezzo
altrui , quando s’ introduire.ro li dominj
delle cofe, non fi potè da alcuno occupar
più di quello , che potea mai eflèrli di bi-
^ fogno , e fer per quel fine per cui fi ve-
» ni-
Jìam diprefcnte tutti li mezzi , che unquafi
pojfono metter in ufo 9 e pratticar per far un
nuovo acquijio , eglitfo nonjt riducono 9 che a
♦ due foli capi , o veneri differenti ; neir uno di
eui e\ Ji compre nlfb no tutti quelli y che mai
girono per V- acquijio delle cofe , che fono nell *
“altrui pétcfd , e dominio * e nell' altro quelli
'thè poffino fervire per V acquijio di quelk y che
non è affatto d? alcuno , o perchè fu dal fuo
poffeffore meffo in abbandono , e*derelitto ; o
perchè non fu giammai di niuno » o per altra
diverfità di ragione. Ma rifpetto a quejii ulti -
■mi 9 che il Gr ozio nomina originari 0 diffe-
renza dS primi 9 « che da effe lui diconfi derr-
nativi, egli è aggevole il concepir e y che di tut-
te quell? effe f che fono al di fiora del patri-
monio d y alcune , /* acquijio , che fe ne. può
mai fare ,fa. rif guardo alle lorfojianze y Jìa
, rif guardo agli /or augmenti , non pub effer in
... \ ‘ * T ' ol-
• * J
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DEL DRITTO NATURALE. a 43 .
niva alla divifione . III. Ch’efièndp folaa
colui, cui toccò il dominio di una cofa p^r-
rneflò il poter tèrvirlène al meglio , che gii
pare, e piace , ed a niun altro 9 - non gli fi
pofia da altri a fuo dilpetto , e contra lira
voglia torre , e vietare che ne faccia quei-
che più gli vada grado , comeche àmiche-
vol-
oltre modo fatto * che per occupazione , 0 per
accezione „* e come che tali rinvenendo]! appiè-,
no trattate da' Giureconfulti non fano degne
di molta ofervagione , non fi dee da noi paf.
far fitto Jilenzìo . h Che Jìbbene gli averi de '
ìiimici fan di coloro , che prima corfero ad
occupargli , do però non avvenga perchè que?
Jto f creda effer dì ninno , 0 perchè giufa al m
parere del Puf'endorfo ( 1 ) quejtì fi abbiano f
in ordine ad alium hoftem,veluti dominio va-
cua ,-ma per un' altro diverfo motivo - cioè ;
Ex ipfo jure belli ; per cui Pun nemico ha fem - •
pre mai podfà da poter all* altro torre , ele-
vare il dominio del proprio, E 11 , Che quel* ,
la regola delle Rodane leggi , acceflòrium fi?*
qui filli m principale, non meno fa inziifq ** * -
e iniqua in trattandoci di pitture 3 fecondo che
■ ' . . v ... . par -
(1) Dejur. N.&G. IV k 6. 14, .
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*44 DE* PRINCIPI ; •
voi in ente , e per corrifpondenza, che v ab-
bia non fia cola fuor di propofito ammonir-
lo, dove convenga . IV. Che febbene ogn’
; U no , dopo una cotal divifione, ha in dove-
. re di accrefcere, ed augmentare i fuoi averi
nel miglior modo, eh’ egli polla , ciò pe-
rò noh fi convenga fare col danno altrui .
V. Che
larve all* Imperator Giùfiiwano , e dinanzi ^
a lui al Giureconfuléo Cajo ( a ) ma altrui
in tutte V altre cofe per Dritto Naturale , il
cui prezzo potendo di gran lunga fuper are-, ed
eccedere quello della pittura , o in qualche mo\
do tanagliarlo ji accoppiano con altre di nin-
na valuta ; imperocché fe per e f empio egli
Cembro irragionevole , ed ingtujio , che una
tavolai anteponga ad una pittura, tanto Viep.
piit e (Ili deve tenerli per tale il pof por re un
ferivo di a n uom dotto ad una carta ma paf
• Ramo pure ad altro : Li modi d' acquijtar il
dominio derivativi . altri fervono e vogliono
perdi! fare in vita, dello JieJfo padrone delle co-
f e • che deaeriamo renderci pojfcjjori , conj or -
' me egli è per e f empio , la divisone , la cejjio-
v 4 • • - •' • r ge *
M '•’‘«.? 4 .to(».dc rcr.divJf.t.9.§.x. ffde ad qu.rer.dom.&
• v.Jo.Bai‘beyrac ad Puftendorf.de olfic.hom.& Civ.l. 1 *•'/•
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DEL DRITTO NATURALE. a 4f
V. Che cialcuno polla occupare checché
non fia d’altri, e fuor d’ ogni dominio ,
purché la bifògna lo richieda, e fé ne vegga
ininecefiìtà , non eflèndo altrimente di ra-
gione , che ri tolga a coloro , che fi rin-
vengono in vere Grettezze* VI* Che^ìe
colè , di-cui di vero non fi làppiano i padro-
QiJ ni -
ne , la tradizione , e gli altri contratti tutti y
ed altri allo incontro dopo. la di lui morte , co-
aie fono tatti i patti fuccefforj , ed al? ultime
difpofzioni attinenti ; e di tutto ciò oltre quel-
lo , che abbiamo qui fopra recato , ed apprejfy
gli Scrittori di tali cofe communalmentejì può
leggendo rinvenire , egli fa m fieri notare iti
pochi motti , /. Che o fi divida , e /parte con
un terzo una co fa commune con quello y e glifi
cede tutto il Dritto che vi Jì ha fopra , o parte
di quejhy non venendo/ con ciò a far altro , che
a render cojìui , o in parte , o in tutto padrone
di quella , e darnegli tutto il dominio , e po-
tejìà di ef eluderne ogni altro , / debba met-
ter tutto il noftro Jiudio , e tutto lo forzo in
fare , che la cofa veramente fa di lui ; e che
perciò pamo obbligati , e tenuti dargline Ve -
vìzzinne , e rifarcirlo di tutto il d'anno , che
può e/ -
'rgli mai appartato da altri per que -
jto
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DE’ PRINC IP J
ni aver fi debbano al novero di quelle, che
non fismo di alcuno , e tali pafiàr nel do-
minio di colui, che fia il primo ad occupar- ,
le VII. Che i guadagni , e i vantaggi
tutti , che fi ritraggono dalla cola , che li
abbia in dominio , debbano efier di quell*
iftefiò di cui è la colà.' Vili. Ch* efièndo
; fia-
fio riguardo ; .co fa che in un ifieff) tempo dà a
vedere e conofcere la vera origine dell ’ eviz-
ione y e ut quali principi ella fi, 'fonda . IL
Che nella tradizione per lo Dritto della Na-
tura non fi richiega miga , ne fi dimanda che
fi traferifca la pof'ejfione della cefi , o la co-
fa ijìeffa ,giujia le fottigliezze prople delle
faggi de * Romani , ma hajìì folo , che vi fa la
giuda caufa , e che fi abbia V animo , e la vo-
lontà di alienare , in qualunche modo che que -
fia li tnofiri da noi , o con parole , o cOn* altro .
IIL Che potendofi per natura cedere ad un alr
tTO y o del tutto , il dominio di una cofia , o in
parie , egli fia molto ragionevole la difiinzio-
ne de? Giureconfulti introdotta nelli dominj
delle cofe , di plenum , & minus plenum ,
. voi end fi , che colui veramente , abbia il do-
minium , plenum di una qualche cofa , che non
fia del tutto padrone di quella * e pojfeditove ,
erche
- Digitizea by GSó^Ie”
. •
DEL DRITTO NATURALE. ì A f
flati li dominj delle cole introdotti, acciò a
niuno mancato folle il necefiario a lòdisfàre
a’ Tuoi obblighi , doveri , o uffizi , 1* tifò
che noi ne facciamo debba uniformarfi del
tutto con quelli , altrimente meriti d’averli*
per un mero abbuiò . IX. Che te uncotal
abbuiò venga mai ad unirli, e congiungerli
con
e che queir al rincontro , che ri* abbia fol tan-
to parte del dominio , e ne Jia una con uri* al -
tro padrone , non ri abbia , che folta rito il
dominium minus plenum ; Il perchè /* effetto
del dominio varia , .<? diverf amente confederar
potendoji , e fpecificare , è fiato (Toc cafone ri
Dottori d* introdurre nelncfìro Dritto Va*
rie , e diverge fpezie di quejìo , dominium fhi-
rus plenum , e di difìnguerle con differenti
vocaboli , quali fono i feguenti , cioè , feudo ,
Enfiteuf , o Dritto livellarlo , Dritto di fu -
perfide , Pegno , Ipoteca, Dritto Antichis-
ti™, legge commifforia,e mille , e mille altri sé
fatti , di cui fon pieni i loro libri ; e che
di leggieri ; e agevolmente fi poffono da acme
tono fiere , i* eglino fieno , à ria gir fi , col
mettergli al confronto , ed al pdr agone di etief
che natu talmente fia tenuto ciaf uno di fare ,
< de* principi ^Naturali , c* abbiamo qui *
• ; >
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24$ D E’ P R I N C I P J
* con ì’ altrui danno , quefti abbia poterti
.’•* <P adoperar, que’ mezzi tutti , che portò-
* no unqua impedirlo . X. Che non avendo-
li potuto fare una tal divifioqe de’beni, có-
. me conveniva, ed in guifa., che non fi avefc
' le uom rinvenuto bilògnofo per 1* evenire
de’ beni, e degli averi dell* altro , gfufta ,
dall’
fopra recato ; così per • e (empio ; /ebbene PEi -
neccio ( 3 ) , ed altri abbiano creduto , che la
’ /«gg* commifforia fa molto gin jìa , ed equa ,
perche come eglino aferifeono , ogni uno ha
podejìà far del fao , ciò , che gli aggrada , e
piace , nulla dimanco avendo noi provato > e
dimoftro , che quejìa podefà , e quefio dominio ,
c* ha ciaf uno del fuo , non f dfebba impiegar
mai in danno d* altri , e che ciò , che non f
defdera , che f faccia a noi , non f debba nep-
pure ad altri fare ■, non jfembra , che pojìì
per veri tali principi * e c oncejf debba averjt
, ragione di approvarla ; ejfendo ella del tutto
come ogni un sa malefa^e noe cedole a'debbitori ;
* « il perchè poco giova il foggfugnere in con-
trario , che ne* primi tempi della Repubbli-
: . .. \ * * r ‘ ca
\ *
. • - (\) Dcjur.nat.&gent.lib.i.cap.i3.f.j73.Hert.a4Ptt-
^ fcntfor.V.io. 14 ^ ( 1 \ „
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• i
DEL DRITTO NATURALE. 249
: dall’efperienza s ? im prende, ben rovente tac-
cia meftieri il dominio di’ una cotà da uno
paflar in un’ altro. XI. Che non potendo
niuno da altri richieder mai, nè dimandare
quel.che ridonda al coftui utile , e vantag-
gio , niuno fia in obbligo , e in dovere di
sfornirti , o itpogliurfi del dominio di ama
co.
■ ■ ■ ' — H" 11. ^ . — ; ' ■ ■ ■'
ca Romana fi ne fojfi fatto in quella del con - _
finito ufi , non potendojì per niuno unqua a fi
ferire , che i cofiumi de * Romani , 0 d' alcu-
na altra Nazione del Móndo , 0 viujli , 0
ingiuJH , che fi furono , fi debbano aver per
norma delle nojire azionile mirar come tale\eà
imperò noi vediamo , che gli ultimi Impera dori
del tuttofa riprovarono , e tra le antiche leg-
gi Romane , per cui Veniva permefid ì non f ero-
no , che di ella vi fojje rimafio neppur un or-
ma ( 4 ) 0 vejiigio > : e dello fiejjò modo fi mai
fi corifìdera il Dritto Antitetico , egli fi rin-
venir à , che dove fia fatto a tempo , fia egli
ben giuflo , ed equo , ma non già fi egli fia in
perpetuo , e continuo . IV. Che non fi richieg-
go molto per comprendere , <? conofeere come
„ : . in*
(4J l.unic. C.Theod. de commillbr.refcind. L.ult. C. d«
' pa&.pignor.v. MGlin.de ufuris .
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* 5 *
a f o DE PHINCIPJ
colà, che gli bilògna per trasferirla in un’
altro , lènza che quelli -non gli ceda un’
altra colà equivalente con titolo di permu-
tazione * E XII. Che perciò fare nel mo-
do , che convenga , fia meftieri fidar il
prezzo delle colè , o per meglio dire , rin-
venire alcuna quantità , giuftacui lì deter-
mi-
intr adotti i dominj delle co fi , e divi figli uo-
mini , e fiparati gli uni dagli altri in vari
e diverjì luoghi gli uni avendo bifogno degli '
altri y e non ogni Regione , o Paefi producen-
do lo JicJJò , perche quejìa ,giujìa il Poeta ( f )
Di biade , quella più feconda d’uva ,
Di frutti un’ altra .
Si fojfero convenuti fra effi y e concordati di
vicendevolmente communi c arji il necejfario , ed
imperò avefiero injiituiti i commerci , e con
quejii i contratti , ed il prezzo delle cofe Jìa-
bilito ; imperocché non Jì potea in niun modo
in quegli , e ne * contratti ojfervar /’ equità I,
e la giujìizia mantenere , fi non col compara-
le co fi i e le fatiche de IP uno paragonan-
dole a quelle dell* altro , o per meglio dire con
offe gnor e alle coffe tutte a ed alle fatiche una
ter-'
(S) Georg.I.v.fV * , “ '
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#■ •
*
DEL DRITTO NATURALE. ìfi . ^ .
mina 1* ifcambievol ragione, c’abbia mai
1* una con 1’ altra ; il che può oltremodo
feryir parimente per far che ciafcuno tra-
vagliando dal Tuo canto quantunque più
polla, o vaglia, guadagni tutto ciò, che gli
(la bisognevole , e necefiario al decoro , e '
al commodo della Tua vita : quell’ ifte£
(à ragione per cui fi deve il prezzo delle
co-
certa , determinata , e fi abile quantità , ch y ì
quello appunto , che da noi fi dice prezzo , o
valore , cornee he fa fuor di dubbiò , che dap-
principio non fife fato in ufo tra gli uomini
nè praticato , fe non quelche comunalmen-
te fi chiama , bulgare , cioè il compara-
re cofa con cofa , travaglio con trava-
glio , e che in apprefjò vedendo , che la per-
mutazione , o il cambio f avente non f rinve-
niva a fare , o perchè la perfona , da cui f
defderava avere qualche cofa ,fpr abendava
di quello , che in luogo di quefia glìf vclea
cedere , o per V impojfbilità dì tra ferir e le
cofe in ogni luogo , o per altro , fi avefiè infi -
tuito il prezzo , che die ef Eminens, ed una
certa mifura commune, con cui f avejfe potuta
comparare , e paragonare qualunque cofa , e
qualunque opera , o durata fatica ; quale fi
fi
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*
. 2f i DFPRINCIPJ
.'cofe iftabilire, vuol che fi fiffi , altresì
quello dell’altrui travaglio , ch’è quel che
domàndiam noi mercede ; imperocché
niun richieder potendo dall* altro , quel-
che quefti àbbia in dia balia , e podefta ,
chi che peravventura è dell’ altrui averi
bi* »
I
% *
fa il danajo ( 6 ) ; cofa che in unofeffo men-
tre dà conofcere , e vedere a ciafcuno » che
nello imporre il prezzo etile cofe y Jì debba, aver
riguardo , e mira anche a coloro a cui f vo-
gliono dare , ed ifmaltfre , e firn arie tanto ^
‘ quanto f crede , che quegli le pagano ; con por
mente e badare a mille , e mille cofe alle
volte , per efemplo alle nccejjìtà , e olii bi fo-
gni di quegli , con cui ft defilerà il commercio ,
ed alle volte alla fcarfezza , e rarità delle co-
fe , o al loro artefzio , o alle fpefe , ed alle fa -
fiche per quelle /offerte ,00* pericoli a cui
uomo in acqvifiarlejì efpofe . Che li contrat-
ti fi poffono affai ben dijìinguere , e fpecificare
in quegli , Ji rinvennero al dinanzi Pjn*
venztone del danajo , in quegli , che f trova-
rono in Qppreffo , ed in quegli , che furono in
v . . ufi
(6) Ariti. Nicom. IX. I. & t’aul. J.C. L.i.pr.G.de contr.
«nn^- v • -
Digi'izedby (j.QPgL 1 -*
DEL DRITTO NATURALE, ir?
bilògnolò , egli ègiufto , eh' impieghi la
fìia opera a .prò di quello per procacciarli
con quello olezzo , ed acquifere quanto ,
. e’ abbia di meftieri, e che quello gli paghi,
lènza veruna dilazione , la mercede , che
- gli fpetta . \ ■ . , .
M . Per verità fortuna è il mio piacere in ve-
VI. der
ufo pria , e doppo cotal rittov amento ; impe-
rocché al novero de* primi reputar f devono
fenza fallo tutti i contratti gratuiti , di com-
modatOydì depofitofii mandato 9 ed altri si fatti ,
oltre la permutazione^ da cui ^ebbero l'origi-
ne quegli quattro contratti ; che non hanno un
nome fpeziale apprefib li Giìtriconfulti , dò
ut des, do ut fàcias y facio ut des , facio
ut facias , come la vendita , la compra, V allo-
gatone , e r affitto ì contratti in cui fi richie-
de fempremai il danajo contante , fi anno del
fecondo , e del terzo ■ genere il mutuo , il per
gno , r Ipotega , il pattò anticretico , la mal-
levar ia, e la donazione. E che finalmente per
quelche riguarda V aequifio delle ccfe in mor-
te del padrone , ed il regolamento delle fuccef ■
foni , natarMlmente non abbiamo altro , chp
i patti , . me di an ti i quali y o dì fatto fi può
traferire F eredità , o la fucccjfione, che vo-
cìi am
* Ct>
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a ?4 DE’ PRINCIP J
der I’aggevolezza , e la facilità con cui voi
favellate di tali colè ,• ad.ogni modo egli è
colà di formilo rimarco notare, che Eb-
bene dove la lòcietà degli uomini folle Ha-
ta tra pochi, la permutazioné farebbe Hata
baftevole , e fufficiente per Io trasferi-
mento det dominio , avendoli potuto di
leggier con ella non men ragguagliar il
prezzo delle colè , che fcanzar ogni ingan-
' no-
■ .
— ~ r » ^ 1 *
gliam dire , o il Dritto di poterla dopo morto ,
adir e, non potendofi negare , e recar in quifiio-
ne , che ciafcano non pojjà il dominio delle co -
fe fue dt prefente , o in futuro, tra ferirlo in
uf? altro , ofide he viene , 1. Che le fuccejfio -
ni per Dritto Naturate regolandrfi mediante^ i
pattile din quejti richiedendoli il confenfo dell'
una, e dell* altra parte, non riconofcain modo
alcuno un colai Dritto gli Eredi necejjar j , di
sui favellano te leggi Romane IL Che non.
offa miga ne repugna difporre in parte a.
tutto , dell * eredità ? giufiq il fentimento de*
Romani Qìureconfultì . III. Che V ere-
de , dato 'eh* egli abili a il confenfo , non
pojfq in modo alcuno ripudiare* , e rifiutar
1* eredità . E 11C Che fe il teflatore fi ha ri-
feriate il dritte di rivocare , ed annullare ,
T
1
DEL DRITTO NATURALE, afr
no , ed ogni frode , che vi poteatqai in-
correre ,* poiché r uno avendo deir altro
bifògno , molto aggevolmente rinveniva
a permutar quelch’e* voleii ; non però nej
progrefTò del tempo aumentato che fu di
. gran lunga 1’ Uman Genera , e crefciuto
cotanto, qual, voi di prefènte lo vedete , s
avendo la fperienza fatto conofcere a’ mor-
’ » tali
• r • .
— — '—- 11 ; " — * ■ 1 1 ' '
la fua di fp opzione , pojja e vaglia molto ben
a farlo (7 ) ; Il perde uom vede manifepa -
mente , thè da quejio dritto non pano inniun
modo lodati , o approvati i tejiamenti , fen-
do per verità fomma ripugnanza , e contradiz-
ziòne , che un uomo voglia in tempo che non
può nulla volere , e che traferìfca il domi-
nio di una cofa , quando non ne fa piu padro-
ne , e f gnor £ ; e poco gli giova fe V abbia , o
quejìi , o quelV altrp ; fenza che il pii* delle
volte in quel punto ejìremo della vita , rinve-
nendoli ciafcuno in un Oceano di p afoni , e
turbamenti interni \p fanno delle difpojìzioni,
che dove veniJJ'e mai permejjò peravvetotura
r arretrarf , ed ejfere in buon JennOyf ave -
rebbe del pentimento , ejt vorrebbefertza fai -
io..
• < • •
(7) Gencf.XXV.d.HQmer.OctyIT.P.V.77,
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. •* • . t,
2;* . D E’ PRINCIPJ : ■
. tali , che quefto miga non baftava loro , ed
era certamente infiirfkiente , fi proccurò
« rinvenire una commune , ed univprfàl mi-
fiira de’ prezzi di tutte le colè ; e qufefto
lì fu il danajo , il quale altresì acciò folle
di molta lunga durata , e di leggieri con-
, fervar fi potefle, con tafiar una picciola
quantità un gran prezzo, vien fatto d’ ordì-
* ; nàrio
lo , che non fi foffero mai fatte ( 8 ) . Quindi
i Romani per torre e levar di mezzo si fatte
conti adizioni , e ajfurdi infin fero , che Ver edi-
ta aveffe rapprefentato il dfonto ,fin che non
fi fife ella adita ( 9 ) ; come che dall' altro
canto le JucceJJtoni abintefiato fi pojjbno in
qualche modo fenza fallo confederare c* ab-
biano qualche fondamento su la ragione ; impe-
rocché ogni uomo acquijiando ,e per se , e per
tutti coloro, che urqua V appartengono , egli è
bengiufio , che nella fua morte , l'acquìfio paffi
a coloro , cui fi crede queJU ebbe riguardo nel.
farlo , e che dove cojiui tien molti , e gli uni
J • 7 ■ ’ : -• pii*
il) Heineode jur. nat.&‘Gcnt.lib.i.c.XI.iSS.& d iCJe
teftam.fatt/ur.Germ. ■ - t
( jT L.s' S. €. de S àc.Eccl.L.r 4»fr* de adq.vel arrift. hered.
L.ip?.ft:de Vej?.jur.$.a.-Inft.de hered.inflit.Alteferra de fi&»
*■ jor.tratt.lV.ua. ; .
DÌgitized by GOOJ
r
DEL DRITTO NATURALE.. af 7
nario di qualche metallo , cioè 1* argento ’i
od oro , od altra colà fimile , e per non far
eh* e’ venilTè falficato, e corrotto col di-
Icapito altrui gli è allignato un certo prez-
zo dal pubblico, ed un certo legno impref-
fb, inguilà che viene con ciò a renderli
facile a ciafcuno ed agevole 1* acquilo di
R : . tut-
> , ■ •
più affai degli altri projjìmi , /’ eredità pajft
di mano in mano dagli uni agli altri , cioè ,
pria in quegli in cui V affetto del morto fi ere -
de che fiato foJJ'e affai grande , e maggiore , e
dopo in mancanza di quefii negli altri , ver fio
cui quello fi crede chefia fiato minore , e cosi
di grado in grado , efiempre verifimile il cre-
dere , che in tal guifia gli uomini ri/petto a
ciò fi convennero, ed accordarono dal momento ,
in cui introdufi'ero i dominj , vedendofi utt
tal modo di fiuccedere in ufio apprefib le più
antiche Nazioni del Mondo , quali fiotto gli
Ebrei ed altri di tal fiatta (io). Comecché
rii petto afigli egU vifia un'altro motivo, oltre
ìl di già qui recato , per cuìfiano da anteporfi '
. ; . 1 ; ‘ ‘ . . nel-
. ' •
' (16) Num.i 7 . 5 . feq. Genéf.if.j.j.tf. & 4S.; i.Deut.ij;
1 6. 1 7. 1 .Reg. 1 .jf ,Xenoph.Gycrop, 8.7.Taci t.de mor-Germ.
cap.zo ' v 1 ' . * »
s
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I
af 8 DE’ PRING l P J
tutto ciò , che gli può mai efièr di meftieri
per le neceflità , e bifògne della Tua vita
Ma per ritornar col dilcorlo cola J donde ci
dirpartimmo , e favellarvi di nuòvo de’
contratti , eglino non efiendo , che meri
patti , in elfi vien richièdo Hconfenló del-
le parti dell* iftcfl'o modo , che li domanda
in quelli, e fono invalidi , e di niun vigo- '
re per le medelìme ragioni, come pere-
lem pio' , fe vengon mai fatti per timore ,
per inganno , o fistio in altra forma contra-
rj al Dritto della Natura . Quello però,
che tra quelli reputali per Io continuo ulò ,
‘che gli uomini ne fanno il più celebre egli
è ilcontratto di vendita , e di compra,,
con cui per una determinata quantità di
danajo fi trasferire in altri il dominio di
cma qualche colà ; Quindi è fi. Chetraf* :
ferendoli il dominio del noftro in un altro
• . v t • ■ con
nelle fuccefftOni de* loro padri a ogni , e qua-
lanche altro , cioè V ordine divino \ e h legx *
ere del Signore Iddio , per cui venne Jìabih-
lo, ed % ordinato , che quegli ottengano > e abbia-
no per mezzo di quejìi la vita , e in confequen-
zu altreù li beni , fenza cui quella non po-
trebbe ejjèr a lor riguardo d alcun ujo »
Digitized by £»oc
DEL DRITTO NATURALE. a/ 9
con patto , e condizione , che quelli ci pa-
ghi una certa fomma , non li debba mai
conlègnar la cofa per cui fi è fatto il con-
tratto al dinanzi , che quella non lì abbia .
II. Che doveper lo dilatamento del paga-
mento provenghi danno al venditore , que-?. ‘
fto aver polla il contratto per invalido , e '
nullo, e farlo con chi più gli fia a gra-
do . III. Che dove il compratore lòdisfa , '
e paga il prezzo della cofa , giufta la con-
venzione al dinanzi fatta , il venditore fia
in obbligo , c in dovere confegnargliela ,
perdendo con ciò il dominio , che pria vi
avea ; IV. Che le fi abbia mai convenuto
di pagare dopo un certo tempo , richieder
non fi polla il prezzo , o domandare , pria
che quello non giunga V. Che venuto il
tempo in cui fi convenne pagare j ilcom-
peratore fia tenuto, ed obbligato farlo , al-
tamente debba per la dilazione, il danno ,
che peravventura ne proviene al vendito-
• re , rifarcire . VI. Che tutte le condizioni
unite , ed accoppiate a quello contratto di-
compra ,*e di .vendita fia di mefiieri lòdis-
farle ogni volta , che fian giufie , eque , e *
conformi al Dritto Naturale . VII. Che
rilàrcir lì debba aduom^tutto il danno,
che per quello contratto gli fi reca . Vili.
Che fe la colà venduta venga calvalmente
R a dan-
( .
\
Digitized by Google
stè D E’ P R I N C I P J*
danneggiata molto ^emp° prima, che fia
. confegnata al comperatore, come che fi
fia il contratto di già ben fermato, fi debba
il Hanno rifornire , e rifar da colai , da cui
fimanc£; e fè la di (azione^ nacque da am-
be le parti , ambe altresrfon in obbligo di
rifornirlo.; anzi quindi fè n’ inferire, che
]’ uomo efiendo tenuto di far ad altri qyell*
ifiefiò , eh’ è obbligato far a se medefimo,
debba l’ ufo del lùo , purché non abbia bi-
fognb e necellità ad altri, che ne fia mai
bifògnofo, concedere ;avvegnacchè in que-
llo cafo dandoli ad un altro il Co Io ufo della,
< colà con condizione , che non fè n’ abbufi,
e la danneggi , quelli , cui elìa-fia data :
- I. Debba averne ogni cura per non recar
danno alcuno, c* difeapito al padrone, e
dóve ciò avvenghi fia in obbligo di rifar-
cirlo .11. l^on polla concedere , o dar
ad altri pernìun verfo quello ftefiò ufo
lènza il confenfò efprefio o tacito del me-
defimo j. padrone . III. Sia in dovere di
redimirla confórme appunto Pebbe , e fe
per qualche accidente non puf pera vven-
tura ritornar al Padrone la medefima co-
là , o il medefimo individuo , gli fi debba
dare una , o un’altro fimile, o nella fua
Ipezie , o nel fùo genere , ovver il prezzo,
giuda che a quello vie più piacerà;fèbbene
aeciò
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DEL DRITTO NATURALE. 261
acciò con quello contratto , che comunal-
mente nominar fi Gioie mutuo tèmpre mai
l’ equità fi congiunga , facci mefiieri , che
fi difiinguano li tètri tècondo le circo-
fianze ; imperocché figuriamoci pur, che
Tizio chiegga da me peravventura lina
qualche colà a mutuo in tempo , ch ? ho in
pen fiero di venderla , e confervaimi il da-
naio nel forziero , e non giàd’impiegarlo ;
egli è in dovere, lenza fallo, di riceverla
con condizione \ che nella refiituzione non
fi abbia ri (guardo akuho/alla colà, ma fòl-
tantó al prezzo di efla , e redimirla in ima
•quantità aliai maggiore, tè il prezzo in
tanto fi viene a diminuire , e in minore tè
mai fi accretèe , o fi aumenta . Ma confor-
me ragion vuole, che diamo il nofiro ad un
altro , lènza alcun guadagno , dove que-
fii , e non noi n* abbia di bi fógno , così al
rincontro egli è giufio , *ed equo , che do-
ve converter lo pofiìamo in nofiro tifò , e
per compiacere a cofìui non Io facciamo , il
quale perciò ne diviene più ricco , egli ne
facci a noi partefici del guadagno, che vie-
ne a fare*, e ne refìituitèhi ildanajouna
con il di più, eh 5 è quello, che noi chia-
miamo tifar a ; onde fi mira , T ufiire di
quefio genere , non ditèonvenghino punto
con leggi della Natura; comechè dove-
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"I
*6i PE’ PRINCIPI
il debitore ricolto abbia appepa dal noftro
danajo cotanto frutto, quanto fìa neccftàrio
al fùo foftentamento , o meno , e noi non
ne fiamo miga sì fattamente bifognofi, egli
fia cofa realmente molto contro ogni ra-
gione, ed equità il rifcuoterla , Il perchè
egli fi può conchiudere ; I. Che effondo
giufte Tufo re fatte in quel modo , ed in
quella forma , che noi abbiam detto , non
fiam miga tenuti, ed in obbligo dar il nofiro
danajo a colui, che ne dilata il pagamento,
con gran noftro danno , ed intereffo , e che
conforme fia in noftro dovere efiggere,e ri-
fcuotere cotali ufure con coftringere il de-
bitore a pagarle, così al rincontro , a cofiui
appartenga fònìmiftrarle nel tempo inabi-
lito , e debito, acciò non le fiano nojofe
fòverchio , e di pelò . IL Che tutte 1* ufu-
re ecceffive,, e che non vengono regolate
giuda al detto modo fi debbano aver mai
' fempre per illecite, e ingiufte; e quèfte
propriamente erano quelle , che da’ Lati-
ni venivano chiamate foenus ,che molti a-
vendole con quelle del primo genere con-
fu fe, lecite , e giufte , anno contro ogni ra-
gione , tutte 1’ ufure , lènza diflinzione al-
cuna condannate . Quando però avviene ,
che l’ufo del noftro , o il proprio travaglio
• fia concedo , . e dato ad altri con una certa,
. . • e de-
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f
DFX DRITTO NATURALE. 263
e determinata mercede , contratto , cui
comunalmente vien dato il nome da tutti
di allegagione , ed affitto , non s’ intende
in quegli trasferito punto il dominio della
colà, fè non per quello , che gli permettia-
-, mo noi medefimi. Il perché colui non pò-
trà lènza il nollro permeflò , e la nodra li-
cenza venderla, o deteriorarla per niun 1-
verlò, vieppiù di quello , che verrà mai ri - {■
, chiedo dall’ufo fletta necefiàrio, che- s di 1
quella ne verrà fatto .
V. In quello contratto adunque il prezzo
convien , che venga proporzionato tèmpre
mai all’ ufo di quelche vien dato , ed il pa-
drone deve tutta la cura , e la diligenza
pofiìbile impiegare in far * che di quello
fe ne facci quell 5 ufo appunto per cui è da-
to , c finito il contratto gli fi deve tofio il
prezzo pattuito per un tal ufo, e la cofia
. punto vieppiù non deteriorata di quel che
quello domanda, in guilà , che fè pur ella
fia più di queflo, gli fi deve altresì il danno
rifare, che perciò gli fi è recato. Senza, che
efièndo noi peravventura tenuti contèrvare
quelche acquiftiamo ,* e penfàr , come voi
ben detto abbiate non meno per lo pretèn*
te , che per 1* avvenire, io mi credo , che
fia mefliere , volendo il noflro dar a un*
altro badare alla nofira ficurezza , e per
R 4 que-
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*6 4 DE* PRlNCI'Pj
quella tor fi porta , o. qualche cola mobile,
che per quel che più volte iqtefi , li Giu-
réconfulti* dicono pestio , o qualche colà
immobile , eh’ è quel che mi lèmbra , che
li medefimi nominano Ipoteca : Quindi (1
comprende di leggieri . I. Che ciò , che
peravventura vien dato con titolo di pe-
gno , o Ipotega non lòlo erter debba ugua-
le alla lèmma dovuta al creditore , e alle
ufare , ma di lunghiflimo Ipazio tutto dò
fùperarc', acciò venendo il tempo del pa- ,
gamerito, e non fia fatto ben torto il pegno,
non fi abbia fabito ad alienare . II. Ch’ il
pegno dandort per la fola ficurezza della
cofa,non le ne porta giamai farne ufo lè non
col confenfo del medefimo padrone , avve-
gnaché quando ciò ayvengha non fia pivi
realmente pegno, ma un mero commodatò,
e venendoli a deteriorare, il danno fi debba
•al padrone rifare. III. Che non men per no-
llro riguardo , che del padrone fi debba
ben curtodire , acciò quelli non vengha
perciò niun difeapito a patire. IV/ Che
dove non ortante ogni nortra cufiodia , e
diligenza fi renderà deteriore , noh fìam
miga obbligati a nulla , non efièndovi ra-
gione per cui' il pegno efier debba di pelo,'
e pregiudizio al debitore; E V. Che le
nel determinato tempo non fi verrà- a pa-
ga-
DEt DRITTO NATURALE. z6f
'gare quelche fi deve, o il debitore non
fia infilato far quello pagamento , c l’u-
fìire fiano avanzate d’ affai , il pegno ven-
der fi poflà , ed ifmaltire anche dallo fìefiò
.creditore, dove non venghà fatto dal pa-
drone ; anzi quefta medelima ragione per
cui viene ad efier giufto il pegno , e 1* ipo-
tega, rende altresì tale la mallevarla , cioè,
V eh* un terzo fi obblighi in mia vece fodis-
far al creditore , dove io peravventura gli
. • venghi a mancare .
M. Irt ultimo infra il novero de’ contrat-
ti , che meritano qualche ofièrvagione;
egli fi è altresì il depojìfo ; un cotal no- *
me d’ ordinario fi dà propriamente alla co-
là , che fi dà in nofìra culìodia , la qua-
le venendoci per verità data a quello
fol fine , non la polliamo adoperar in co-
là del Mondo ; e per efièr noi tenuti per *
altri così, come per noi'fieffi, fìamo in
obbligo , dove di ciò fiam richiedi d’alcuno
d* averne ogni cura , e diligenza , in mo-
do, che Ce pur ella vengha per noftFa man-
canza a peggiorare Ce ne deve,fenza ritegno
alcuno , il danno al padrone , (ebbene efc
.fendo una cotal cufiodia di nofìra Ipefa , • o
fafiidio, non v’abbia ragione per cui ne
dobbiam tome la briga , lènza qualche no-
fìra mercede, o guadagno; Ma egli mi
fèin*
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a 66 DE’ PRINCIP J
fèmbra di già tempo di finirla per oggi-Nel
primo giorno , fènza meno porremo , Ja
Dio merce, 1* ultimo termine alli difcorfl
di quella materia con confiderar J* uomo ,
nelle focietà particolari ; a rivederci .
DE’ P R IN C'IP J
DEL DRITTO
NATURALE
. r-- • . \ \
TRATTENIMENTO IV.
De Principj del T Economia » e della Poli-
tica , ovvero degli obblighi , tffffzj , #
doveri dell * Uomo nelle focietà
particolari . • •
SOMMARI 0. ' ‘
I. Definizione generale della focietà; origine
di ben differenti focietà e Idr fine \
II. Obblighi , e doveri de' focj .
III. Della focietà Coniugate .
IV. Della focietà Paterna ^
V. Origine , e doveri de' tutori t
VI. focietà infra padroni , e fervi :
V II. Del-
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*68 D E’ P R I N C I P J
VII. Della famiglia . ;
Vili. Difinizione , e origine della focietà ci-
bile •
IX. Doveri de Regnanti , e lor potenza, e
1 • Maejià ' r f ■ ' * « - • ;
X. Delle varie, e diverfe forti di governi, de
' regolamenti che lor appartengono , delle .fi-
città mi/te, e tematiche, e della forma
dell* Impero di Germania*
XI. Kecejftà , che v’ abbia in ogni- Repub-
. blu a de 1 Magijìrati ; ed obblighi , e doveri
dì quejtì .
XII. Di quanto utile fa il commercio per un
j iato e quelche f debba far per ijiabilir lo.
XIII. Della guerra , e della pace .
XIV. Diverf modi d* acquijìar T Impero . .
XV. Il Governo della Religione cui dir agio-
’ ne- appartenga , ed opinione ■ commune degl i
fcrittori del Dritto pubblico intorno que-
fio spartì colar riprovata . • >
Gli non è fuor di propo-
fito il credere, che gii
uomini tutti per natura
Obbligati di vicendevol-
mente gli uni promuo-
vere, ed accrelcere il ben
degli altri * ed in ogni ,
c qualijnque cofa badar non meno al pi o-
DEL DRITTO NATURALE. .
prio, che al. pubblico »commodo, e TéiW
za difparità di Volere , o diverfità di con-
fcnfo,o co^ volger vieppiù ad uno che ad un
altro lo (guardo , amarli {a ) , fé a quello
obbligagione mai, come lor conveniva, (lu-
' disto avedèro (odisfare, ed imperò, man-
tenuti fi fodero (èmpi e in una una (òcietà
universe, ed in quella , che dicono com»
rnunion negativa delle colè (.b\ > non fi
/farebbero Vidi miga bifògnofì portagli a
coftituir delle (òcietà particolari, d ’ alcune
poche in fìiora, npn volendo noi con quello
vocabolo di (òcietà altro intendere , eh’ un
•patto da due, o più perlone fatto per qukl-
’/ che fine, o per meglio dire, per poter
con le forze dell’ uno , unite ^ e congiunte
a quelle dell* altro , procacciarli qualche
commune utile , ò vantaggio ; irpperócchò
dal momento, ch’ulàrono eglino, ed ar-
dirono di mancar a quedo , quella primfe-
ra communion delle cole tra edì , e’quella
(òcietà dilciolta , per non poter nell’ edèr
Uro più aver (ùdìftenza alcuna , fi (labili
in (ho luogo la communion pofitiva^ e non
guari dopo queda altresì , per aver la fpe-
liienza datala parimente a conolcere abbon- .
dante di mille , e mille incommodi , e di-
‘ ' . fa-
(a) V. tratt. u i i . (b) V, tratt. 3 f.
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' .y
.* ? o DE* PRINCtPJ .
fagi difmefia , e lateia da parte dare, s’in-
trodufiero, come voi ben fàpete i domi-
ci ( c ) . E in apprefiò per riparare fé non
in tutto in parte almanco alle brfogne v e
alle necefiìtà, in cui ciafcuno, per quel
primiero difòrdine , e per quella poca ca-
rità , che l’uno all* altro portava , quali
in profondo , e tempeftofò mare nuotar fi
vidde , non 'che immerfo, conforme lì or-
dinarono de' commerci, e de’ contratti , co-
sì parimente mille , e mille fòcietà diverte,
e varie giuda I* umane bifògne metter in
piè fi viddero , ed apparire ; Il perchè do-
po aver noi rifguardato p uomo belli parta-
ti jioftri trattenimenti, pria telo nello dato
Naturale, e dopo di brigata con gli altri
in una fòcietà univerfaJe, veniamo or final-
mente a veder i fòoi obblighi , e doveri
In quelle ultime, con confiderar al dinanzi
la natura della fòcietà in generale, ed in ap-
• prertò difcendendo al particolare trattar a
fpiluzzo di quelle, che tra tutte tengono
* il primato , come infra le templici la con-*
jugafce, la paterna, e quella eh' è di pa-
drone e tervo comporta ; ed infra le meno
comporte le famiglie, come ‘infra le più
cómpoftede Città fono e le Reppubbliche .
(c) V- tratt.i.n.f. ■ .
ì
DEL DRITTO NATURALE. *?f
D, Di tutte adunque le' fodera del Mondo
non lu eh’ una lìdia l’origine , perchè tut-
te, giuda il voftro avvilo, non sìmifero
. in piè , nè fi formarono , (è non fecondo le
diverfe neceffità , e bifogne degltuomini ;
anzi in tutte altresì fi ebbe uniitefiò fine ,
perchè non fi rifgtiardò ad altro , fe non al
commodo, ed utile commune de’ feci. Ma
quali feno le fecietà particolari , che fareb-
bero fiate mai nel Mondo in ufo , fe mante-
nuta fi fofiè ben falda , e fiabile la fòdetà
Univerfale ( A ) ?
.. - n *
( A ) • Egli è fuor di dubbio , che gli uo^
mini, ejjendo tutti in obbligo, ed in dovere
d ì amorfi a vicenda ; e /’ urto come noti nato
per se medefmo , dovendo non che approprio ,
anche all ’ altrui commodo badare ,. quando
cib tutto efat tornente ojfervavano , non veni-
vano a comporre che una focietà univerfale jj
fa f dica V Eineccio , il quale tutto /caglian-
do}! contro il Puffendorfo , che tratti avea , e
d* affai malamente inferiti tutti gli obblighi ,
egli umani dover ide Ila focieta/f oggi tigne to-
fo ch\ era ucm tenuto foddisfar a tutti quegli^
che
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a 7* DE’ P R I N C I P J
Là coniugale , e la paterna , fe pur efièr
non Vogliate del fèntimento de’ ftoici , che,
come racconta Lattanzio, che fi credevano,^
gli uomini vitti fi foderò dapprincipio
. fpuntar fuor della terra , 4 come or veggia-
ino nafcere li funghi ; onde per aver un
v idea ben chiara , e netta delle focieta, di-
ftinguer fi debbono alla ftefià guifa , che
fatto abbiamo de* patti , in quelle che pro-
vennero dalla mancanza di fcambievole af-
fetto, ed amor infra gli uomini, ed in quel-
le, che furono in ulò per al dinanzi , come
da ciò , che apprefiò ne diremo aggevole
fia il comprendere . ;
D . . Or
che riguardavano la giufiizia , V umanità
e la benevoglienza anche fe Jtato foffe pior di
cotal focieta ; imperocché fecondo la definizio-
ne della focieta , che qui fopra abbiam noi re-
cato , e eh ’ egli non mette in dubbio , fi gli
uomini ciò fatto avefièro,come conveniva , fen-
za difeordar punto tra efii lorojhe altro egli-
no venivano a comporre , fe non una focieta ?
anzi da quel che noijquì fopra dello fiato Na-
turale abbiamo mojiro , fi viene parimente a
conofeere la mel'enf aggine di colobo, chef cre-
dettero gli uomini in quello fiato vivuto avef-
f>'°
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DEL DRITTO NATURALE. * 7 *
£>. Or per verità ne’voftri principi rinvengo, .jj
li. lènza alcuna pena, la natura della focietà in
generale ; imperocché ogni focietà non efi
- fendo , eh’ un patto fatto da più fedone
unite infieme perpcocacciarfi tutti cori un
concorde volere qualche ben commune, o - 4
utile , fi può cop tutta ragion conchiùde-
re . I. Che la felicità della focietà in al-
tro non confitta , che in non rinvenire otta-
colo alcuno , o intoppo in far quell* acqui-
S tto,*
- •
»
fero • allo 9 uifa delle fiere , e degli animali
Jelvagai ; e che •
Nec commune bonum poterant (pela-
re, necullis • ^
Moribus inter fe feiebant , nec legibus
uti ( 1 ) .
Comecché quanto ne feriva il Puffepdorfio y
( a ) ed Obbes ( 3 ) , non fa dì minor fojle -
gno : perche molti malori , come la povertà ,
la fame , ed altri sì fatti , di cui eglino dico -
no , che fopr abbondati fojjero quegli , che vif
fero in quella età primiera f veggeno altresì
Jòvente nelle focietà civili , in cuborS è divi-
fi
1
(0 Lucret. I. 4 . v.jr?. ,
(*) De oft‘. hom. & civis II. 1. 9.
(Ó DeCiv. dt in Leyiath. Js ‘
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*74 DE’ PRI NCI P J ,
ito, per cui fu Inabilita . II. Che fi deb-
ba da’ fòcj metter ogni cura , e ftudio in
far tutto ciò ; che può mai efiér per la lor
fociem di qualche utile , o vantaggio con
anteporre mai Tempre il bene proprio al
ben commune . III. Che non, fi polla (cior
i ih niun modo d’ alcuny di quegli ,• che vi
; « tòno al di dentro^fenza il contento degli al-
tri , purch’ egli non vi fia fiato introdotto
o per forza , o per inganno, o per timore, o
non fia élla contro ildritto, e l’equità Natu-
rale , ovver da'ciò a’ compagni non avven-
ga alcun danno . IV. Ch 9 ogni focietà fi
finifcha, ottenuto che fi ebbe il fine,per.cui
fu fatta", come .ogni patto eh 9 è fia, vien
< ■ : k . r-t
fi il Mondo . A ogni modo non fi devono qui
tralafciarfi fiotto Jìlenzio due coffe ; /’ una di
cui Jì è: Che per formarjì una ffocietà fia ha--
Jievole altr.etì il tacito con f enfi , come negli
■patti ì e r altra , che cqnjìderandojì ciafiu-
n a ffocietà , come una per fona ,Ji pofi'a di ra-
gione di eila offerir e checche di qualunque
perffona'mai Jì affé ri fi e , cioè ; che vivere ,
ed infermare , e che morir fe ne poffa , ed
ejìinguerjì ( 14 ) .
\ V . • • ‘ * • I
(4) Koehler. fpcdm.jur.QJ. $.xx.f«q.V .
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DEL DRITTO NATURALE. 277
- fciolto , adempiuto che fu dalle parti . V.
Ch’ in ogni fòcietà effendo ciafcuno tenuto
di promuovere il ben dell’altro, dove fi
vegga eh’ alcuno , o per trafeuraggine , o
per malizia a ciò poco bada , e viene a* fòcj
a recar qualche danno, quelli non debbano
in niun modo fòffrilIo,ma trattare per ogni
.verfò , che quello , fia come conviene alla t
lor focietà d’ utile e di vantaggio e cercar
divietare qualunque danno , che lor può
rr\ai portare (d ) . VI. Che non dovendofi a .
niun far male , Ha ogni un de’ fòcj obbliga-
to rifàrcir all* altro , ed à tutta la fòcietà
il danno*, o nocumento, ch’egli gli appor-
ta ( e ) . VII. Ch’ in ogni fòcietà effendo
il corffbnfq di tutti coloro , che la compon-
gono uno ftefTò , ed imperò venendo ella a
rapprefèntare una fola perfò«a , perchè non
fi può da uomo alcuno obbligare un’ altro ?
e coflringere a fòmm ini Arargli quelche
torna a fòo vantaggio , e gli è di fòm- •
momeAiere, niun preAar debba a. chi ne
fia al di fuora quel foccorfò , o a juto, ch’e’
può dare a chi v’ ha dentro con preferir
tèmpre quelli a quel Io, ed anteporrei Vili.
Finalmente eh’ ogni fòcietà per queAa me-
defima ragione, che vien confiderata come
una perforala tenuta in verfò l’altra di
V . • Sa * fòd-
(d) Trjtten.Ul.n.i. (e) Tratf.Ul,
* ^
►
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,-6 t» E* PRINCIPI f
fòddisfar a quegli ifteffì uffizi > che un
uomo è obbligato inverfo !’ altro uomo;
e che conforme due , o piu perfone afloc-
ciar fi pofiòno, ed unir tra dì. loro per com-
porre una focietà , così due, o pm focietà
unite per un medeCmo fine ne poflon far
■ un’altra. Ma pollo per vero tutto ciò, eh
a ogni focietà appartiene , venendo a quel-
la di cui voi vi fietc propofio tenerne me-
co un particolar fermane , come detemte
di grazia la focietà coniugale ? -
per una lòcietà molto femphee ,
ni. ta da un mafchjó , ed una donna a fin eli
poter procreare , e generar della prole , ea
affai ben edurcarla . . ,
V. Vaglia il vero per favellare fecondo li
vroftri principi fazioni noftre Naturali fa-
cendo meflitr, che convengano fempre , e
concordino , con quelle che fono in noftra
balia, e arbitrio (/)■ e il coito degli am-
mali , o fia la congiunzione tra rnafemo ,
e femina , efTendo fiata dalla Natura in-
di tuita, ed ordinata per la propagazione, e
■ confèrvazione della fpezie (g ) , e per ciò
adoperar dovendoli dall’uomo, per quel
che da lui dipende, per quefta ifiefià ragio-
ne , quella lòcietà , dove non f»a formata
che per quello riguardo , non v’ha dubbio
( t) Tt’AttfX.n^
(g) Traf
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DEL DRITTO NATUR ALE. 37 /
chV fia lina delle fòcietà conforme del tut-
to a* principi della Natura; ma effondo cia-
fcun in dovere , ed in obbligo d* amar 1* al-
tro non meno di lui medefimo ( h ) , ed im-
però convenendo , che di quelli, che fi
veggono di recente u/cir ( alla luce del
Mondo , e che non fanno se medefimi edu-
care fi abbia tutta la cura , e la diligenza
pofiibile ; cui quella fpetta di ragione ? .
M. AUi medefimi loro genitori , poicchè ef-
fondo quelli in vita, non v* ha ragione alcu-
na perchè una cotal briga addolfar fi debba
ad altri;onde la procreazione di nuova prò. • *
le, non potendo in modo alcuno , fopararfi
dalla di lei educazione, in quefta fòcietà
coniugale aver fi deve nonmen 1* una che
T altra ( B ) per fine ; avvegnacchè come
da quello ifiefiò, che detto abbiamo altresì
ben fi comprende , quegli foli fiano tenuti
li padri educare , clje nafcono da congiun- /
zioni befl certe, e leggitime, e di cui vivon
S $ fi»-
(h) Tratt.i.Hsi.
(B) Quindi •viene , che fiano inabili , a
formar una tal focietà tutti , coloro , che non
fono atti non meri per la propagazione de? fi -
gli che per la lo* educazione .
•V r ,
/
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278 DE* p R I*r C I*P J '
ficuri eh’ eglino fteftj fi furono, gli autori .
V. Credete voi , che per un uotno pofla ba-
” fiar una donna c per una donna un uomo?
M. • Efiendo il fine di un? tal fòcietà la pro-
creazione , quello egli non è miga da met-
• terfi in dubbio, pqtendofi in cotal guilà
• lènza alcuna malaggevolezza ottener un
cotal fine . - ' .
D. Ma vi è modo da /ciotte sì fatta lòcietà ?
M. Nò ; imperocché ogni fòcietà difeiorfi
• non potendo pria , che fi abbia ottenuto il
fine per cui fu inabilita', comeabbiam noi-
detto al dinanzi , ed in quella efiendo me-
1 {lieti non folo 'procrear della prole j m* al-
' tresì adoperarli di ben educarla-, e perciò
fare , e ridurla in un fiato , che non abbia
neceflìtà alcuna de’ genitori , abbifognan-
doviilcorfò di più, e più anni continuo,
e’ convien che fi mantenga da’ lòcj lunga-
-• mente , anzi fi conferva fin- alla Ior morte,
> e lalcino quella erede de’ proprj averi, Co-
me Una lèquela della vita , che per mezzo
di efiì ottenne .
D. Dunque quefia lòcietà naturalmente è in-
(òlubile ? •
M. Infòlubilifiìma • non efièndovi altro, che
- l’ adulterio commefiò da un de’ coniugati ,
che render pofià giufto in qualche modo,
e ragionevole il luo fcioglknento ; cioè , le
la
t-
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DEL DRITTO NATURALE. *79
la donna , o l’ uomo , venga mai a conce-
k ' dcr ad altri , che ne fia al di fuora Tufo del
filo coi^o , e della fiia carne ; imperocché
in quello calò lòlo da un di quelli venen-
doli .contro' il patto fatto nella foci età ad
operare, e .ogni patto intendendofi fatto
• con condizione di adempierlo , dove F al-
• tro, con cui vien fatto non manca dal filo
■ canto altresì far il medefimo , quello (la la
donna , lià 1* uomo , cui non fi oflerva la
fede non è in dovere neppur dalla fua par-
- te di olfervàrJa ( C ) ; in guilà che fe ciò
non avviene, egli s’intende la lòcietà di nuo-
vo contratta, ed inabilita .
D. Of il di più , che mai appartiene alla na-
tura di quella focietà io ritrovo , lènza du-
rar fatiga', negli flelfi volìri principi impe-
rocché da quegli vengo naturalmente a
comprendere . I. Ogni focietà altro in
realtà non effendo , eh’ un patto,* e nelli
... S 4 pat*»
•
« •
• (C) Qui favelliamo foltanto fecondo li
lumi della Natura ; imperocché la nojìra J^e~
ne randa , e Santa Religione neppur in quejìa
cafo permette un vero e perfetto fcioglimento l
ma foltanto una femplite fepar azione di ma-
rito , e moglie , quo ad thorum .
y Digitized by Google
*8o ' DE’ PRINCIP J*
patti richiedendofi di neceffìtà il confènlò
di coloro , da cui fon fatti, non fi pofià que-
lla lòcietà coniugale cofiituire in modo al-
cuno fenza il conlènfò di coloro , che la
contragono; o che qualunque volta que-
llo fi fu dato Iciorre non fi debba in anprefi-
. fo da una delle parti, fenza il conlènio dell’
altra; ed al rincontro dove quello manca
o vien dato forfè per inganno , o per timo-
re , o per altra sì fatta guilà,’fia invalida ,
• e di niun valore , come ogni patto fatto in
. quello forma ( i ) . IL Ch’ efiendo ogni
uno , eh’ è nella focietà obbligato promuo- .
Vere il vantaggio e l’utile di quella infic-
ine con l’ altro , ed impiegarvifi dal canto
Ilio , quanto più vaglia , debbano il mari-
to , e la moglie operar dheoneerto fèmpre
a lor prò commune , e de’ lor proprj figli
con trattar del continuo, lènza mai celiare
di augumentare , ed accrefcere quelche
può efier mai necellàrio per li bifogni,e per
• gli aggi non meno proprj , che di quegli,
pur che far lo pollano lènza mancar in nul-
la agli obblighi ,e doveri, cui naturalmen*
te e’ fon tenuti lòcjisfare . III. Che per
quella médefima ragion per cui conviene
ch’ i focj operino concordemente tutt* ora
. ♦per
(0 Tratt.i liutai
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DEL DRITTO NATURALE. i8r
per il bene della lòcietà, 1* uno rimetter do-
vendoli al confèglio , ed al parer dell’ altro,
ogni volta che quefto fi conofcd più vanta g-
gielo , e profittevole del luo per quella ,
faccia mefticri che la donna nella lòcietà
coniugale per torre , e levar di mezzo ogni
materiali rifie , e di piati lègua il coni-
glio dell* uomo , e l’ ubbedilca in tutto ,
efièndo quefto il* più delle volte di lunghi^
fimo Ipazio vie più di lei di buoni conigli
abbondante , e d' ottimi efpedienti fecón-
do , come che non fia cola miga fuor di
propofito, quando bilògna , eh’ ella altre-
sì ammoniltha il marito, purché far lo.làp-
pia a luo tempa, e luogo, lènza moftra
alcuna d’ autorità , o d’ impero IV. Che
non potendofi aver per perfètta , e com-
piuta l’educazione, lè non dopo, che i.
figli aver poflòno un’ intera cura di se me*
defimi , fiano tutti li Genitori obbligati di
locare , e maritar lé figlie con una dote
congrua , e proporzionata al proprio flato .
V. Ch’ ogni lòdo efièndo mai lèmpre il'
padrone di quelche del luo abbia nella lò-
cietà portato , e non perdendone egli quel
dominio , eh’ al dinanzi n* avea , nè di que-
llo all* altro lòdo competer potendo mai
nell* altro, làlvo che 1* ulq frutto, non pofià
il marito nella, lòcietà coniugale de’ beni
t
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*Sz'' DE’ P1UNCI P J < *
... .della moglie , altro attribuirli, fè non que-
llo, Ve morto lui quelli di nuovo ritor-
- nar debbano a quella ; e (è per avventura
, fi rinvengono confufi , ed uniti comi faoi
averi, lòdisfàr fi debba con quelli , e prefe-
rirli per quello dritto ,v che conlèrvò ella
lèmpre intero nel luo a ogni al|ro credito-
re ; avvegnaché le nel li debbiti contratti
; dal marito vi fu pariménte il Ilio conlènlò,
* fia anche come mallevadrice in obbligo
‘lènza fallo di lòddisfarli . V.Che dovendo-
li in quella lòcietà , come abbiam detto ,
1* impero al marito per elTèr di gran lunga
vjeppiù della donna il più delle fiate avve-
duto, e fàggio, convenga a coflui portarli in
modo!, che non venga a quella in nulla ad
offender. , o farle ingiuria , con trattarla
fn tutto melatamente , e fènza durezza al-
cuna , anzi con la maggior piacevolezza ,
e dolcezza del Mondo comandar quel-
che richiede 1* utile , ed.il vantaggio del-
la lor focietà ; ne dove quella peravven-
tura gli lì mofiraffe rellia , o poco ub-
bediente e* ulàr polla, giamai altri mez-
zi , che quelli che fon permeffi ad un lò-
do per riprendere , e rampognar 1* al-
tro focio . E VI. Ch’ ogni lòdo In qua-
lunque forietà -.ajutar dovendo , e lòc-
.correr 1* altro con preferirlo a chi che
-- ne
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DEL DRITTO NATURALE. a 8*
- ne fia al di fuóra ( k ) , chiunque del-
la ' focietà con juga le venga a mòrte deb-
ba .in fegno del (ilo affetto, ed amòre lafciar
•/ all’ altro un fùflidio , o una porzion de’
fboi averi proporzionata al refiante , che a
coftui ,* fi può mai credere , rimanca di vi-
ta dopo la fua morte ( D ) . Ma or Ila bc-
• ne
(k/ v.tt.fHpr. ir.
(Et Da quejii noftri principi . mani feda-
mente Jì vede f origine della poaejìà de 9 mari -
ti falle loro moglie , ed infra quanti fretti
termini vengbà ella co mp refa; Comecchè'mol -
te Kazionife ne f ano oltre modo abufate con
dar al marito fn V autorità d' accederle , ven-
derle , e darle ad altri in prejìito , come la -
f dando da parte le leggi Romane di già ben
note a tutti(j)ebbero tra gli altri in cojlume i
MaJJìlienf , i Mìlef ( 6 ), i Galli ( 7 ) , e di
Longobardi ( 8 ); Quindi è, che quanto de- r
gli obblighi y e delti doveri del marito , e del-
• la
... •
(?) Plutar.lnCat.Tacif. r AnnaI.l.v.i.Dion.Cair,hìft.I.48.
(6) Dionyf.I.».Plin.I.i4.c.i jtCic.de natur. Deor.. I.?.
deflepub.I.j.plutarch.m problcro. Rorn. cap. 6 . Tenui. in
/\polog. 1. 6 .
( 7 ) Cxfar. 1. ét B. Gali.
’(8) Leg.Longob. c.*»& peti. & «It. tie, qtijlicer niuliec
tnulier libcr. pcrtnilH .. •'
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a$ 4 D E’ PRINCI P J
' ne che voi mi fuggeriate la definizione
della (ocietà paterna .
M. Quefta è altresì una fòcietà femplice, che
IV. fi torma di genitore , e figli , affichè que-
lli abbiano una buona , e ottima educa-.
: zione.
.. .. -P*Qua-
la moglie ne ferivo S. Paulo nella pijìola a
Timoteo (9), e in quella a quegli di. Corin-
to ( io ) non è appoggiato , che su Ia ttura
JìeJJa della focietà coniugale ; , Onde non pub
da uom dubitarjx , che la donna non ppjfa
nelli patti matrimoniali riferbatji per e]Jà lei
quejìo impero nella famiglia , e torre via
ogni podejìà al marito , come di leggieri j* im-
prende dalli JieJJt nojìri principe , e P ijìorie
innarrano aver fatto del continuo le donne
Egizziane , ( 1 1 ) non che la fperienza tutto
dì lo ci dimojtra ; del rejìo V ubbidienza , e la
fommejfjone al marito in tutto ciò , che ridon-
da in utile , e vantaggio della lor fccietà , e
una gran dote di una moglie ;
Non ego ilfòm mihi dotem duco eflc
quse dos dicitjC ia )
di- «
(9) 1. ». 17» & feq.
ftol 7.4. (11) Diodor. Sicul. Biblioth. I» *7» **
vide Jo. Philipp. Palthenium diflèrt. fingul. edita 1701.’
Cryphifet. (l») Amphit.atta.f.1.
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, • DEL DRITTO NATURALE. a&f .
D. Quali adunque fon gli obblighi , e li do-
veri di quelli , che fono in quella lòcietà ?
M* I. Dovendo tutti i genitori , che amano
di ben allevare , ed educare i proprj figli ,
lòmmiltràr loro tutto ciò , che può mai ri-
chiederli a poter^lòddisfare a’ proprj obbli-
ghi » e doveri , e che quelli da se medefi-
mi non vagljóno a procacciarli, non eflèndo^
• mi-
dice una donna prejjò a Flauto .
Sed pudicitiam^ & puderem, & lèdatum
cupidinem ,
Deum metum , parentum amorem ,&
cognatum concordiam ,
Tibi morigera , atque ut munifica firn
bonis , profim probis . v ' f
CV ottima Morale ? che fub limita de penjìe-
ri ? Per tutto ciò egli coja de^na d* offerta*
gione . /. Ch’ ejfendo il fine del matrimonio
la generazione de * figli , e il ben - educarli ,
ninna ragione dar fi pojfa per cui permetter
Jì debba la poligamia , imperocché laf dando -
pur fi are , che una donna , come quìfoprd
abbiam noi notato , bafta a un uomo , e qtteflo
a una donna , dove ciò awenijje , V educa-
zione non fi potrebbe miga cosi ben fare , come •
fi convie nej da un uomo , ed ogni donna aman-
do
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) . •
4 ‘
D E* : ,P R I tf.-Cfl P J : *
miga in iftato da poter badare a quello, che
fia meftieri per lo vitto, é per i’ abito, e
per altre cofe sì fatte , non che per (àper
diriggere le- lor azzioni , fi deve da eftì
mettere ogni diligenza ,* e cura in quefio ,
„ con (occorrere interamente jq tutto li prò-
• ; . * • • • •
• v
. * . 1
do di gran lutila piu lì proprj figli , eh e que-
gli dell* altra , noì/jì cederebbero mila focie-
tà , che continue riffe , e piati . . IL Che que »■
Jta focieta coniugale dwegnacchje ottener p of-
fa il fi* fine eziandio dalle congiunzioni , che ' *
mai fi fanno con quelle , che fono del medef -
mo nojlrofangjie , e nojìre appartenenti , ed
imperò appaja a primo af petto, che quefie non
rifugiano al Dritto Naturale ; nulla di-
manco non approvando egli co fa alcuna ch'im-
plica contraddizione , e P obbligagione per
efemplo Jì una moglie da quella di una ma-
dre , o jorellajn le e [fendo molto diverfa , e
non potendof in un yìejfo mentre da una mede - r
fma per fona faddiifare x egli Jì dece allo in-
contro fenza falla offerire , che le riprova
anziché nò imperò, fono con gran ragione
le nozze fa' difendenti , ed afe adenti, in in-
finito , e fra collaterali fino a un certo gradii
dalle nqf re-leggi vietate * , * gf f , -
* Digitized by
DEL DRITTO NATURALE; aS?
prjiìgli,ed imporre loro , ed ordinare che-
che convenga che faccino o nò ; ed al rin-
: contro il coftor dovere egli è di efattamen-
. te^ubbediiii , , per non render vuoto , e va-
no , e lènza effètto alcuno quelche per uti-
le della focietà vien loro peravventura or-
? dinato , purché giufto egli fifia, ed al-
le leggi Naturali conforme . II. Il no-
• trimento de* fàngiulli altro effèr non do-
' vendo , eh* il latte , e di ciò la Natura me-
- defima dal momento , eh’ abbi fogna a
iuffìcienza provedendone le matri , efc
fè anzi , che altre con quello notricar
li debbono , purché non 5 già da delica-’
tezza , ma da infermità , o accidente al-
cuno i non fi veggano cóftrette di far il
contrario ( E ) . III. Avendo i padri tutti)
...» * ; rob-
' : - ■ . ■ *
■ ' ’j.à
■ (E) Quanto per verità contribuisca il,
lette a buoni coftutyi ^ fd alla falute di-ny-
fan vi ulto lo c* ìnfegna non che la e/perienza i
la ragione ijtejfa : Per verità dice Favori no,
Filofofo , appo Gellio ( 15 ) : In moribu&
inolelcendis , magna fere partem ingeniym.
altiicis , & natura la&is t tenet , quae jam a
' - * prin- >
(13) Noft.Att.lib.xn.cap,i* , ,
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V
*88 T> E* P R I N C I P j :.
obbligo di far in modo , che P azioni de*
proprj figli fiano regolate, e rette giufta
al dritto della Natura , egli è meftieri da
buon ora P avezzino e P accoftumino in
guifa che non manchino mai di foddisfare
. a tutti gli uffizi, obblighi, e doveri che
devono inverfo.Dio, inverfò se ftefiì , ed in
vetfò gli altri, ed acquietino in.ciò col tem-
po P abito ; apzi per far che non abbiano
tuttora bifogno di loro , e badar pofi-
fano eoi tempo a tutte le bifogne , e le ne-
► ... cef-
. principio imbuta paternis fèminis concretio-
tie, ex matris etiam corpore, & animo re-
centem indolem configurat ; Neque
in hominibus id fòlum , fèd in pecudibus
quoque animndverfum , nam fi ovium laéte
haedi , aut caprarum agni alerentur , conftat
fcrme«in his lanam duriorem , inillis capil-
ium gigni tèneriorem . In arboribus etiam ,
& frugibus major plerumque vis , & poteftas
eft,ad eorum indolem, vel detreèfandam ,
vel augendam , aquarum , atque terfarum
quae alunt , quam ipfius , quod jacitur fèmi-
nis . Che empietà £ qi/efìa egli figgi ugne ì
che modo dì madre imperfetta ? peperifie , ac
flatim ab fefè abjeciffe ? aluifie in utero fàn-
gui-
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DEL DRITTO NATURALE. aS*
ceflìtà della lor vita,deftinar fi devono a uri
certo genere di vivere , «e con ogni Audio
fin dagli primi lor anni prepararli a que-
fio ( F ) . IV. Il drjtto di regolare , e di-
rigere T azzioni de’ figli a feconda del lor
T . pro-
guine filo nefcio quid, quod non videret, non
alere nunc fuo ladte quod viderat jamvi-
ventem , jam hominem , jam madris officia
implorantem ? Non nè hac quoque in
re fijlertia naturae evidens efl , quod poftea
quam (àngius ille opife’x in penetralibus fiiis,
omne corpus hominis finxit , adventante jam
partus tempore in fupernas fè parteis pro-
fert , & ad fovenda vitae , atque lucis rudi-
menta praefio eft , & recens natis notum , &
fami li a rem vicÌLim affèrt ? Ma troppo lungo
farei fe qui 'volejfe mai trafcrizier tutta la
dijjert azione di quejìo Filofqfo , riferita da
Gellio ; bajìa quejto per farne conofcere al
Lettore la fua bellezza , e 'Denujìa , e per
ifiimuldrlo a leggerla per intera .
(F) Guardi Dio , che alcuno fi creda ,
che ciò far fi debba a capriccio , ed a cafo , co-
me il piu delle fiate , • contro ogni ragione uom
vede, che faccino li padri ; come che fi debba
confidare con ingenuità , che non fa per
, > tut-
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390 D E* P 8 I N C.I P Jw
\ proprio arbitrio efièndo fiato dato a* padri
per non faper quefii da se fiefli ben regge-
re
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J ■ • ‘ ..* • • ' ‘
tutti , e come cofa che richiede molto dipen-
denza , molto malagevole afarf. Egli vie n 1
riferito da Xenofonte , fecondo che fcrive Ci-
cerone (14), Hercole tantofo , che princi-
piò a fare la prima barba , tempo , che fu a
cìafcuno dalla natura dato proprio per, eleg-
ger f qual fato di vii a f debba tenere , efer
gito in un certo luogo f alitar io., ed ivi.pff
*a federe , aver molto tra te, e lungamente ,
dnbbitato in qual delle due frade , che egli
avea dinanzi , dove a muovere il piede , e fe
per quella del piacere , 0 della virtù j <Ma
non tutti fon Ercoli ; quejìi eglino ff rinven-
gono molto ben di rado : imperocché il piùjì
% à dietro alle ufanze , e coftumi ; Che che
perù di ciò ne fa , tutto il confeglio riguardo
a quefa parte egli deve efer e accommodato
alla propria natura di ciafcuno* , acciò fa
certo , e Jrcuro di poterperfeverarefno alla
fne, nè mai in alcuno uffizio zoppeggiate ;
come che non fa fuor di prcpfto ben J' avente
rifguardar altreiì al proprio fato , e fortuna,
( 1 4) CIc. de cfK lib* I . c. 3 .
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DEL DR ITTO NATUR ALE. 2 9 r
re , f regolare, ed in queflo per l* appunto
confiftendo quelche noi nominiamo pode-
(tà patema, quella dura in elfi, finche i
lor figli non (appiano ciò molto ben fare, e
giunti , che fono a faperlò nello flato Natu- •
rale,non può competer lor niuna podeflà in*
quegli; e daquefta ragion medefuna per
cui i figli , che non lànno regger se mede-
fimi fonno (oggetti , e (ottopodi alli proprj
genitori , egli ne fiegue , che per tutto
quel tempo , T in cui dura quella lor fom-
miflione a lor padri , ed in cui li diciamo
minori , non potendo eglino far miga cofa
alcuna fenza ilconfonfo, e la volontà di
quelli ; tutti li contratti , eh’ eglino fanno,
fiano invalidi totalmente , e nulli , purché
un tal diflenzo de’ padri non fia ingiufto
tutto , e contro^ ragione V. Median-
te una buona educazione da 5 Genitori
conferendoli a’ figli più, e più benefizi , ed
ogni uom eflendo in dovere di eflèr ricòno-
(cente inverfo i fuoi benefattori , devono
# quefti a quegli ufar ogni atto di gratitudi-
ne , e buon animo , e per conlèquenza
amarli , e temerli , e fin anche venerarli ,
dovendo parimente còme fuperiori ubbi-
dirli, e non tralafoiar occafione alcuna di
non promuovere, e portar al dinanzi la lor
felicità ; comecché di tutti quelli uffizj , e
T 2 do- '
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2 9 i DE 5 PRINCIPJ
• doveri , che i .figli devono a lor genitori ,
1’ amore , e la gratitudine , come quegli
che fi devono inverfo tutti gli altri uomi-
ni , toddisfiar fi debbano in ogni tempo , e
per tutto il corto della lor vivere ^ ma non
• Y ubbidienza , perchè quefta come una fe-
quela della patria podefià , dal momento
che quella peravventura fi perde, o fi eftin-
gue,più ella neppur tofiìfie,nè fideve^E VI.
Finalmente s’egli avviene che i genitori
vengono a morte pria , che li lor figli fila-
no abbili a regger se medefimi abbifogna ,•
che gli latoino una porzione degli lor ave-
ri , tale quale fi può mai richiedere per
giugnere , ed arrivar a quefio fiato , con
commettere intanto la cura della lor edu-
, cazione ad altri ; Onde, perchè eglino non
tonno miga il lor ultimo giorno, devono di-
nanzi tempo molto ben badare , e riguar-
dar a provederfii di quanto può lor mai ab-
bitognare per toddisfar , come conviene , a
, quefio obbligo , o dovere , e contorvar con
diligenza quel tanto, cheaqno(G). *
• JD.Oc
(G) Quindi Ji vede dunque . /. Che que *
Jia fiderà non fijljflafi non per il tacito con -
fenfi che fi j oppone fra tifigli) e genitori
cn~
Vi»
(
DEL DRITTO NATURALE. 291
D. Or udite da me, vi priego , il di più;
V.eflendo , mediante i voftri lumi di già
iniftato da poter fpiegarmi a (utficienza
, per quelche appartiene gli obblighi, e li
, doveri di quel li, cui ri man la cura dell’edu-
cazione dopo la morte de’ padri ; imperoc-
T 3 che
credendojì che ciafcuno maifempre conferita
i?p quel tanto che ridonda , e fi converte a fuo
utile , e vantaggio : IL Che il fine dell'edu-
cazione , come abbiam di già al di fopra nota-
to andar debba congiunto fempre nel matri-
monio, ed unito con quello della procreazione ;
cofa che dìmofira altresì il defidero grande ,
che ha non dico ogni uomo •, ma ogni ani-
male di educare la fua prole , ed allevarla
fino a un certo tempo ; cioè , fin eh' ella non
poffa ben prove dere a se medefima ; E III.
Ch ' a' padri non potendo mai altra podefià
competere ne' figli, che quella, che fia me-
Jìieri , che abbiano per dar loro una buona
educazione , c per ottenere Un tento di quejìa
focietà , che vengano con quegji a comporre ,
grande fi fiu F error de' Romani ri/petto a
quejlo particolare, avendo permejfo loro ef ujar
fopra di quegli ogni forta di crudeltà ; e cre->
dato , eh' una tal podefià tratto avejjì /* ori-
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3t 9 4 D E r PR'TNCIPJ
chè quelli , che per quanto intefi comunal-
mente , fi nominano tutori , Succedendo
realmente in luogo di quelli , è meftieri ,
eh’ abbiano di necefiìtà quell* ifiefiò penfie-
ro , e quella fiefla cura delle perfòne , le
quali vengono lor commeflè > o per me-
glio dir de’ pupilli , che n’aveano quegli vi-
vendo , e ne amminiftrino gli avveri lafcia-
* ti loro; ed al rincontro egli è colà d’ affai
convenevole , che i pupilli inverfò i tutori
fi
gì ne dal dritto delle Gentile ''me che non fia mi-
riore quello del Obbejio^e del Vuff'endor fio grat-
tala quejìì dalla focietà , e quegli dalla oc c li-
bagione ; vagliti il vero è di gran lunga viep-
più -ragionevole V oppinion di coloro , chevo-
* gliono ^ cF ella provenga totalmente da Dio ;
^perchè quefìi volendo che i figliuoli fi conser-
vino in vita , e ciò non effendo co fa che poffa
in alcun- m r do avvenire fenza V educazione
de * loro padri , egli fi crede , che Dio voglia ,
■ alt r eiì che li padri badino attentamente a
quefìo , ed in conjeggienza abbino tutta quella
pode/tà che naturalmente a ciò Jì richiede , non
effe n dovi alcuno , che voglia un fine , fenza
thè 9. elio Jìeffo mentre non voglia parimente
i mezzi, che a giu gner vi , e\ reputa nedffarj .
•
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DEL DRITTO NATURALE. 2 9r
•* fi portino in quello ifiefià guifà , eh* e* fi
portavano inverfò i proprj padri ; quindi
conforme i contratti de’ figli di famiglia
fènza il confènfo paterno fon nulli, ed inva-
lidi , così altresì quelli de’ pupilli , fènza
1’ efprefiò , e tacito voler de’ tutori ; e
come per li benefizi , che i figli dalla buo-
na , e ottima educazion de’ padri ritrag-
gono , devono efièr in verfò quegli fèmpre.
mai riconofcenti , e grati , così li pupilli
per la medefima ragione ogni fòrte di gra-
titudine devono inverfo i tutori ufare , ed
‘ amarli , e temerli , edubbedirli , come a •
quegli appunto faceano; (ebbene non com-
petendo a’ tutori de’ beni de* lor pupilli al-,
* tro , che 1* amminiftragione , e la podefià
v di confumar de’ frutti , quanto può efièr
mai necefiàrio, ed utile alla lor buona edu-
cazione , alienar non pofibno degl’ immo-
bili nuli’ altro, (alvo quello, che perciò
fi richiede , e che non alienato , 0. (mal?
dito, farebbe fènza fallo per quelli di un
gran nocumento, e difeapito; colà che ,
‘mi crederei , nello fiato della Natura pria
non fi facefiè , che refi non fè ne fofièro
fidenti , e confàpevoli gli agnati , e gli pa-
renti ; ed in difetto di coftoro quegli della
medefima contrada , o vicinato,. o gli ami-
ci del trapalato per dilungar da se , e tor-
T 4 re
' ’ •
4 #•
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*9* DE' PRINCIP]
re ogni qualunque cattivo „ e finiftrotò-
/petto , che altri mai formar nè potefiè;
poiché in realtà al Mondo non bada miga
che fi operano da noi, e fi facciano delle colè
ben giufie,ed eque,* m’abbifògna altresì, che
tutti 1* abbiano per tali ; H perchè non è del
tutto fuor di propofito per 1* iftefia ragione
creder parimente, che in quello ifiefiò fiato
i tutori portati fi folfero a render un ben
efatto conto , e ragione della lor ammini-
ftragione in un tempo fiabile, e certo,* come
a dire, compita, che fi avea la tutela a
quefti ifieffi , che al dinanzi cennammo ;
c che non fiando bene danneggiar veruno ,
ed imperò dove avveniva, che li tutori ren-
deano qualche danno a’pupilli, effondo te-
nuti di ri fa rio, quando di ciò fi avea qualche
fofpetto , niuno lènza il contentò di quegli
conveniva prefo avelie una sì fatta ammi-
niftragione.Tuttavolta non elfondovi alcuno
in obbligo gratuitamente, e lènza mercè al-
cuna d’impiegarfi per un’altro, dove perav-
ventura avviene , che li pupilli , per una
buona , e foggia condotta de’ tutori ven-
gono^ farli vieppiù ricchi,ed abbienti , egli
fembra , che debbano in ogni modo , ab-
bordando delli flutti dj quelli beni, che
quegli amminifirano , compenforli in qual-
J che parte al manco, te non in tutto della I05
DEL DRITTO NATURALE, àft
efatta diligenza ; avvegnaché in fatti do
• ve quefti frutti*, o beni che fiano, non ba-
ftano per la buona educazione , egli è di
vero una colà molto ingiufta, ed iniqua , il
j ciò pretendere . Finalmente comunque ciò
fia,da quefti medefimi voftri principi fi ri-
trae, giunti , che quefti fi veggono a fàper
ben diriggere, e regolar se medefimi , Fin»
compenza de’ tutori termina , e viene a
fine , come nello fletto mentre a terminar
verrebbe , e finire la podeftà de’ padri , il
luogo di cui eglino , come noi abbiam te-
fiè detto , occuparono . Ma (è per avven-
tura al figlio nello flato Naturale il padre
lafciato non avette tutore alcuno , chi cre-
dete voi che ne dovea imprender la cura ?
M, Gli agnati, e li più profiìmi , ed in man-
canza di coftoro gli amici del morto , o gli
più vicini , cui fecondo che voi fàggia-
mente detto abbiate , da* tutori dar fi do-
vea conto della lor amminiftragione , fèn-
do ogni uno in obbligo , ed in dovere per
quelche v* hò più fiate moftro, far per gli
altri , quelch* e’ vorrebbe , che quefti fà-
ceflèro per lui ,* anzi quindi ne fieguepa-'
rimente , che dopo il total dipartimento
delle colè, coftoro altresì fiano in obbligo
ed in dovere di fomminifttar a* pupilli
il Accettano per la lor educazione , e
» •>
t r
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298 D E’ P R I N C I P J
iòfientamemp fé gli averi de’ Ior genito-
ri , non fian perciò rhrga' (ufficienti , e ba-
fievoli , o di quelli affatto nulla fe ne rin-
veniffe . * • . - .*
D. Spiegatemi 1* origine della lèrvitù , ed in
Vl.che confida la lòcietà , che fi forma di pa-
drone, e fervo. v
M. Molte moltilfime fiate abbiam di già noi
detto , che introdotte le fignorie , e li do-
mini delle colè , gli uomini per meglio po-
ter (occorrere , e (ovenir alle lo r gravi ne-
ceflìtà, e bifogne, portati fi fodero ad infti-
tuire , e rinvenire una infinità di ben dif-
ferentrcommercj per permutar a vicenda
tra di lóro non Che quelle cofe, con quelle,
una fpezie altresì/) un genere di travaglio
con un’altra (pezie,o genere molto divel la;
Or tuttociò foppofto per vero, egli e veri-
fimile, che facendo quello, rinvenuti fi for-
ièro pur infra di elfi di quegli, che fi con-
vennero in modo, gli uni agli altri fonami-.
niftrato aveffero , e dato il vitto , 1* abito,'
ed ogni altra colà dsl Mondo necedaria al
proprio foftentamento , ovver qualche giu»
Ha mercede, e quefti per quegli intanto
impiegati fi fodero con tutta l’ induftria e
la diligenza podìbile in colè lecite total-
mente , ed onefte ,* e che così paffj padò
- introdotta fi foffe tra il Genere Umane)
que-
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DEL DRITTO NATURALE. 29*
/ quella sì fatta -focietà , che fi forma di
padrone , e fervo ; poiché con ciò in fin noi
altro intender non vogliamo *, che un pat-
to in tal guilà , e con quello fine , da due,
o più perfòne fatto y fervi propriamente
giuda la commune favella coloro nominan-
dofi , o ferve , che per altri impiegano il
Ior travaglio, e padroni, e (ignori al rincon-
tro quegli in utile , ed in vantaggio di cui
lo s’ impiega, e che fon in obbligo ed in do-
vere di fomminifirare a quegli quanto allor
foftentamento fi richiede; comecché oltre
quello genere de’ forvi refi tali dalla natu-
ra (leda , che foggetta mai Tempre il peg-
giore al migliore , egli ve n’ abbia un’al-
tro diverfo , eh’ è di quelli , che divennero
- tali per legge , come per 1* appunto fon
tutti li (chiavi di guerra , che fervono lèn-
za aver fatto al dinanzi col padrone patto
alcuno. * v' .
D* Li doveri dunque , ‘e gli obblighi de’ for-
vi , e de’ padroni , riduconfi tutti a quello*
cioè , che formando eglino una focietà ,
la quale non confitte in altro in fin , che in
un patto, e li patti tutti conforme al dritto
della natura dovendofi ottèrvare , debba-
no i forvi efoguire tutto ciò,ch’ è lor impo-
1 Ilo , ed ordinato da’ padróni; e non è nè al-
le leggi , nè al patto fatto con etti opp; fio
o con-
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3oo DE’ P R IN C IP J
«contrario; ed quelli fiano in obbligo al
rincontro , e in dovere di fomminiftrar lo-
ro tuttociò , che può lèrvire in qualche
modo per le lor perlòne , giuda la lor pro-
metta ; in un motto il bene di un lòcio in
ogni lòcietà preferir dovendoli, ed antepor-
fi a quello d’un* altro , che n’ è al di fuo.
ra , devono i fervi per li padroni , e quelli
per quelli far tutt’ ora quantunque più
poflòno , e vagliono con preferirli e ante-
porli a qualunque altro del Mondo ; e per
che non v' è patto che fcior li pofia d’alcu-
no lènza il confenfò dell’altro tra cui inter-
venne, non può in niun modo nè F uno
lalciar 1* altro al dinanzi del tempo (labi*
lito , e fidò , nè l* altro I* uno ; Ma come
• volete voi che i fervi impieghino in tal
• guifa la lor induftria peri padroni, che
del tutto non badino al proprio ?
M. Senza difbbio quando fono in ozio , e
lenza occupazione alcuna di rimarco de*
lor padroni, pottòno far quelehe vogliono-
. non potendo ciò per quelli ettèr d’ alcun
nocumento ; ma ettendo occupati , ed in
negozj gravi diltraer non lì pottòno in nul-
la, fenza aver il lor conlènlò.
D. Perquelche rilguarda gli Schiavi, fon
eglino al tri/ come li fervi tenuti di dar elo-
cuzione agli ordini, ed alti comandi de’ p*.
; • “ ' dro-
4 -
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DEL DRITTO NATURALE. 301
droni ; purché quegli fian giufti, ed onefti ,
ed abbiano eglino forzg bafievoii , e luffi-
1 denti -per efeguirli ; differilcono però mol-
to quelti da fervi in ciò , ch$ a* padroni in
elfi competendo quell’ ifteflo dominio, che
anno nell’ altre colè loro , eglino vagliano
ad alienarli e venderli altresì , come que-
lle; comecché un cotal dominio efiendo
molto limitato e riflretto dal dritto Natu-
rale , e non convendo in modo alcuno ap-
partarli da quello, non venga mi ga lor
permeilo , come di tutte l’altre colè , Rab-
buiartene; quindi è che proveder li devono
di tutto quello, che al lor follencamento
fi richiede , e rattenerfi da impor foro del-
le cole luperiori , e al di lòpra delle lor
forze , o che ridondino in qualche modo
in dilcapito della lor fallite ; Il perche al-
tresì dove quelli peravventura fi molìrafiè-
ro redi , e ripugnanti a’ commandamenti
de’ padroni, lèbbene ufàr fi pofiono contro,
loro tutti li mezzi poffibili del Mondo pgr
ritraerli all* ubbedienza , ed all* ofièquio a
quelli dovuto, non però mi credo, che met-
ter fi debba in obblio,ch’eglino fiano uomi-
ni come a noi , e per conlèquenza mancar
all’ amore , eh’ agli altri fi deve .
2 / 1 . Ma vaglia il vero promuover dovendo
ogni uno la felicità , ed il commodo altrui
non
«
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3oi DE’ PRINCIPJ
non meno eh’ il proprio ; perche lo flato
d’ una fefvitù perpetua , ed illimitata por-
ta feco molti, moftillìmi jncommodi , poi-
. che è di leggieri converter fi può e palìàr
in abbuiò, non fi deve permetter molto vo-
lentieri, 0 sì indifiintamente, che vi fi lafci-
>no marcir coloro , che liberi potrebbero di
lunghiflìmo fpazio giovar a le ed agli altri.
D. Reputate voi del tutto inutili li /chiavi
rer una Reppublica , o per una Nazione?
M. Nìa;( H ) anzi ne potrebbe ella dedurre
molto utile e vantaggio , con ritraerne una
infinità d’abbitati per le colonie,e farne al-
tri buoni ufi; ma farebbe egli meftieri, che
da legislatori fi raddolcifiè in qualche mo-
do lalor {chiaviti! , e fi trattali renderne
la idea, alquanto più dilettevole ; con pro-
# veder perefcmplo alla durezza de’ lor pa-
* droni , con afficurarli del notrimento in
• tempo di vecchiezza , o infermità , con fa-
. vorir'li lor matrimoni , e con altri sì fatti
. modi , per non incorre in quegli inconve-
nienti , eh’ incorlèro rilpetto a quefto par-
ticolare i Romani . • -
: D. Ve-
(H) Vedrebbe • altresì per alcuni la fobia-
vitùfervir d* un gran mezzo per dilungarli
dal male .
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DEL DRITTO NATURALE. 303
V. Veniamo ora a trattar della famiglia.
M. Quella come noi dicemmo, è un corpo, o
VII. una fòcietà comporta di quefie fòcietà per
l’appunto, di cui abbiamo fin adora fa-
vellato;comecche porta fòrmarfi ella di tut-
1 te , e tre quelle unite in uno , o di due fòl-
tanto ; e nel primo calò T abbiamoci real-
mente per aliai ben intera , e perfetta ,nel
fecondo per imperfatta .
D. A cui credete voi ; che appartenga di ra-
gione il governo di una sì fatta focietà ?
ÌM. Al padre , e alla madre di famiglia , che
fono quegli rteflì , che nella fòcietà coniu-
gale portano il nome di marito , e moglie,
nella paterna di madre , e padre , e nella
fòcietà ,-che fi compone di fervo , e padro-
ne , eglino fi nominano padrone , e padro-
na . ■. ù
D. Riguardo al padre di famiglia io ben mi
perfùado, che convenga egli fia il capo
della famiglia , per la rtefia ragione , che
Vuole il marito fia il capo della fòcie-
tà coniugale , il padre della paterna , r ed
il padrone in quella che fi compone di lui
e fervo ; ma per quelche s’ appartiene alla
madre , io non comprendo , perche vo-
gliate altresì, che fia fatta ella partefice
di quella fòvranità?
flf, Dubbitar non potendoci , che alla madre
non
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3 o4 'DE’ PRINCIPJi .
non competa naturalmente parte della po-
defià , e dell’ autorità , eh’ al padre com-
. pete ne’ figli, e come padrona parte di
quella , che ha il padrone ne’ fervi , e nelle
ferve ; e che poflà ella altresì quando con-
venga ben configliare , e ammonire il tuo
marito , egli è certo che debba altresì di
ragione efler fatta partefice del comando ,
eh* hà il padtedi famiglia , o per efpreflò ,
o per tacito confenfò di coftui.
D. Quali fono li doveri , e gl’ obblighi di un
padre , e di una madre di famiglia ?
M. Ogni focietà avendo un certo fine pro-
prio , per cui fù inftituita , ed ordinata , e
dovendofi in effa attentamente Tempre mai
a quefto badare , ed aver l’occhio, dove far
fi può lènza contrariar in nulla alle leggi
naturali j in ogni famiglia tutta la dili-
genza , e tutto lo Audio impiegar fi deve
in far , che 1* azioni di ciafeuno ficrno in tal
fatto modo regolate , ^ rette, che il fine
d’una focietà s’ ottenga fen za edere di
danno alcuno , o pregiudizio all’ altra j e
confequentemente il dovere, e l’obbligo
d’ nn padre, o d’una madre di famiglia, che
camanda in nome di quello , cui sì fi deve
tutta la poteflà, confifter deve in fare, che
tutte l’ azioni de’ Tuoi domeftici colpifca-
_ no concordemente , e con ordine un mede-
mo
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• /-
DEL DRITTO NATURALE. 30 r
moline; cioè rifguardino univerfàlmente
all* utile , e al commodo di tutti fenza ri-
ferva, o eccezzion alcuna di perfòna; quin-
di dove abbia peravventura *una fol fiata
quelche far fi debba a ciafcuno importo , e
ordinato, e* non deve a patto alcuno impu-
nemente lafciare , e fenza galligo quelche
fi opera , è fi fa in contrario; e perche
ogni fòcietà fi rifguarda come una fòla
perlòna , e il commodo , e 1* utile di ciaf-
cun de 9 focj merita pofporfi a quello di tut-
ta la focietà,egli fi deve nella famiglia tan-
to dal padre , quanto dalla madre di fami-
glia anteporre fèmpre la fàlute di tutti ir»
. generale a quella d 9 alcuno in particolare ;
come che trattandoli d 9 eflranei preferir fi
debbano a quelli ed anteporre tutto tempo
quegli , che non fian tali.
D . Quali fono gli obblighi, e li doveri de*
domeftici ?
M- Per dir tutto in un fòi motto , eglino in-
gegnar fi devono di non lafciar occafione al-
cuna addietro fènza non promuovere il
commodo , e l 9 utile cominunedi tutti del-
la famiglia , e di ciafcuno in particolare.
V. Or in fine palliamo alla fòcietà civile , e
VlII.procurate in ogni modo, eh 9 io n’ abbia
una idea d 9 aliai ben chiara , e netta.
jW. Qjicfla nonè a eh 9 una fòcietà comporta
C V di
X
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J
t
E
| 3 o$ DE* PRINCIPJ: ;
f - di più famiglie congiunte, ed unite tutte in
uno a poter inlìeme vie meglio promuove-
re , e portar avanti il lor ben comune, e
per mettelli in iftato da poter con magior
aggevolezza difenderfi , e liberarli dagli
inibiti, ed aflalti de 9 proprj nemici ; impe-
rocché edinto , che li viride infra gli uomi-
ni quel cado, e fànto amore, e quella carità
fraterna, e lènza elèmpIo,che giuda più , e
più fiate dicemmo, l'uno all’altro dapprin-
cipio vicendevolmente portava, prefo aven-
do ogni uno di gir a lèconda delle lue pro-
prie voglie , e delle fue isregolatezze , con
aver in odio, ed in abbonimento il compa-
gno , l 9 amico , e fian anche il più a lui
congiunto di languc, o di patentato ,• e
perche 1* obbligagione di quelle fante leggi
che indentro a fe portavano , e nel proprio
feno ilcolpitc,ed imprefie,non badavano in
modo alcuno a rattenerli , ne a reprimerli,
e per efièr tutti uguali di natura e pari, ne
Giudicp , ne Magidrato rinvenivafi dinan-
zi cui metter termine fi potelTe , o dar
fine alle lor contefe , da per ogni parte,
non ufandofi altro , che forza , e furore , e
fovente imperò venendo P innocenza op-
prefia,eogni giudizia sbandita e lafciata
jn un cantone; rare volte , o non mai rinve-
nendoli una famiglia in idato da poter op.
porfi
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DEL DRITTO NATURALE , 507
porli , e far farsa alle violenze , che da*
fuoi contrai] fin nel fa 0 proprio , e nazitf
albergo l’ erano a tutto poter commefie ,
molte moltiflìme famiglie in cui allora ve-
niva devi fa il Mondo, per torfi da tanti , e
sì gravi rifchi e perigli li unirono, e fi ob-
bligarono di difenderli ; e rilèrvandofi la
libertà di poter dire il lor fantimento nelle
rilòluzioni delle cofe di magior rilievo, che
fi prendevano jn nome di tutta la commu-
nità, diedero per lor maggior pace , e quie-
te , il governo della lor facietà , e P ammi-
nifi ragione a uno , o più per fanne , d’ af-
fai più prudenza, e coraggio degli altri (I)
D. Vi è farle noto quando cominciarono que-
lle focietà al Mondo?
fll- Nò comeche abbiam ogni ragion di
credere che per un lungo tratto di
tempo, non vi fòdero fiati delle Monar-
chie, e degli Principati di gran valliti , ed
eftenzione ; imperocché quanto più in die-
tro fi mira, e fi pon mente alla ftoria de*
/ V a pri-
( I ) Cosi appunto rifurono le Reppubbli-
the de%li Oriti , e dì molti altri apprejjo U ,
Diluvio , come j * -imprende dalla Storia del
vecchio tejlamento.
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3c$ DE’ PRINCIPJ
primi tempi , tanto più fi rinvengono de-
gli fiaùmolto, piccioli , e in gran novero ,
che non erano guarì gli uni dagli altri di-
ttanti , e che non aveano molto pena ad
unirfi quando bilògnava , e facea lor me-
ttièri di tener conlèglio de’communi inte-
reffi , ovvero ilcampievolmente (correrli
' contro le violenze de’ lor nemici . Egli è
il vero , che comunalmente 1* Impero de-
gli Attiri fi abbia per la prima Monarchia
del Mondo ; ma non per quello fi può egli
aderir di fermo, che quella fi fù la prima
focietà compolla di più , e più famiglie ,
non potendoli da lenno per alcun dubbia-
re , che ella ringraridir non fi vidde , ne
gingner a quello fiato pria di non afiòrbir
in le, e divorare per così dire, un infinito
numero di picciole lòcietà , o Principati,
pome la Storia lo c* infegna .
D. Spiegatemi diftintamente , e fenza alcuu
IX. interrumpimento quelche appartiene al
buon regolamento di quella focietà .
yVf, Ragionando fecondo li flefiì nollri prin-
cipj , egli è certo; 1
I. Che avendo quella per fine il ben co-
mune , e la ficurczza di tutti quegli , che
la compongono , ottèrvar vi fi debba come
legge fondamentale di non far colà alcuna
contraria , od oppofla alla làlute , ed alla
tra*
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DEL DRITTO NATURALE. 309
tranquillità pubblica ( K ); quindi formar
dovendoti giudizio dell’ azioni de* parti-
colari Soltanto riguardo a tutta la (òcietà ,
ed a quello fine ; molte moltiffime cote av-
vegnaché giufte , e permeile dal Dritto
Naturale, (ovente efler pofiono in efià in-
giufie , e irragionevoli . II. Ch’ogni una di
quelle (òcietà Civili, (ècondo che noi di-
cemmo favellando della (òcietà in genera-
le , non confiderandofi nello (lato Natura-
le, che come una perfona , E uffizi dell*
una inverfò 1 T altra fian realmente pii (ledi
di quegli d’ un uom inverfò 1* altro uomo.
III. Che acciò non v ’ abbia in quelle (òcie-
tà chi diflurba , o inquieta in modo alcu-
no il ben pubblico, ne venga niuno impe-
dito , o diftolto , anzi fian tutti aggevolati
a foddisfare a lor obblighi ,' doveri , g uffi-
zi ed òttenghino elleno (ledè il lor fine,
‘ abbilògna che di tutto ciò fè ne commetta
V 3 la
... / •' •
( K ) Per quejìo ir ogni Città , 0 Rep pub-
blica in tutti modi gajtigar si devono , e punir
coloro , che operano in contrariamoti ufar tut-
ti mezzi pofìbili in far che le lor arti non sia-
no di difcapito , 0 di nocumento alcuno al pub-
blico . . .
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3io D E’ P RINCIPJ
la cura a certe perfone , e fi obblighino gir
altri a far dal conto loro quanto a tale ef-
fetto venga mai da coftoro ordinato , e
^abilito; ed in fatti ogni fiato , Regno , o
Reppubblica par che fiiftìfta per un cotal
patto, fia efprefib , o tacito infra coloro ,
che la reggono , come capri, e n’anno il
comando, fiano Principi , Magifirati , o al-
tri , ed infra quegli, che ubbedifcono , e vi
fono in luogo de* luciditi , o di tanti mem-
bri , IV. che tutti li patti conforme al drit-
to Maturale dovendofi offervare, quefti al-
tresì , che efprefiì , o taciti fi fanno, infra
fòdditi , e Regnanti dar fi debbano ad ef-
fetto . V. Ch’ a tutti i Regnanti apparte-
nendo la cura di tutto ciò, che mai riguar-
da la pubblica tranquillità, e fàlvezza e’non,
meno aver debbano una piena contezza de*
mezzi necefiàrj per poter a ciò pervenire ,
che un voler fermo, ed affai ben coftante di
non comandare ne far altro, che quello,
che può unqua per quefto valere ; e per-
ch’ egli è impoffibile che a quefto giunga-
no lènza una efàtta ofiervanza delle leggi
Maturali , fono in obbligo ed in dovere al-
tresì d’ inviggilare su quefto, e far che niu-
no de’ lor fudditi manchi sù quefto* parti- .
colare ; onde nello fteflo mentre veniamo
a conofcere che tutta la noftra felicità in
qtie-
Digiti?ed b^Google
; DEL DRITTO NATURALE. *n
quello Mondo ottener non potendoli in al-
tro diverto modo diverto da quello (/)
fi debba da Regnanti a tutto potete in tut-
te colè aver la mira a non altro, che alla fé
licita di tatti coloro che reggono , e go-
vernano . VI. Efièndo quelli tenuti , come
dicemmo di fare che niuno Ila impedito di
fòddisfàr a’iùoi doveri, e tocco ire re, ed abi-
tar ciatouno a farlo ben più volentieri ,
con cofiringere e gaftigare , chi che ricula \
di farlo , egli abbisogna che faccino quan-
to polla non meno torvi r di mezzo a ciafi-
cuno per compir qvelch 1 egli deve , m’ al-
tresì facilitarne l 5 efecuzione , e l’effetto *
V II. Poiché il fine d’ogni tocietà non è che
di promuovere il ben commune , e di-
fenderli dagli infiliti de’lùoi nemici fia
uopo fare , eh* il numero de’ludrìiti in una
Città , o Reppubblica , non fia minor di
quello , che perciò fi richiede, affinché non
Vi manca il bitognevole, ed il neceffario
per la vita , o altra cola avvenga contra-
ria in qualche modo alla tranquillità pub-
blica . Vili. Ogni Città, o Reppubblica
in fin non effendo ch’una tocietà, ed a nino
lòdo convenendo partirli di quella tocietà,
in cui peravventura fi rinviene con danno
altrui , oon fi deve unqua (offrire , eh’ al-
V 4 ' cimo
( l ) Tratt. x. riuvn.xi i.
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312 D E’ P R I N C I P J
cuno Ce nè parta , e vada ad abbitare in al-
tro luogo con un gran di lei difcapito ; e
conforme un fòcio , che danneggia un’al-
tro fòcio è in obbligo, ed in dovere rifàrcir-
glielo , così altresì riconofcer fi deve quefti
per ben obbligato di rifar quello , che me-
diante la fùa lontananza ha la Città, o
Reppubblica ricevuto , IX. Gli avveri , e
le ricchezze efiendo di un fòmmo medi eri
per lo foftentamento , per Io decoro, e per
la giocondità della vita dell’ uomo, devono
coìprche Regnano proccurar in ogni mo-
* do , che i lor fudditi ne fian tfen forniti ;
X- La fpcrienza dandoci tutto dìacono-
• icere , e vedere , quanti vizj , e malori ne
provengono dall* ozio , ed imperò abbifo-
gnando, che ogni uom fatichi e travaghi
per ricchi filmo eh’ e* Cia; in ogni fòcietà Ci-
vile è meftieri dar in vegghia per far che
non manchi giammai il travaglio a coloro
che lo chiedono * e che ^abilito fi abbia
perciò un commodo , e giudo prezzo, non
(ì fofferifea , eh’ alcuno fi confuma , e to-
talmente fi perda nell’ozio . XI. nonrin-
venofi al Mondo alcuno, che che non fia
in ohbligo , ed in dovere fòddisfar a molti
obblighi , doveri , o uffizj in verfo la Mae-
fià Divina , inverfo Ce medefimo* ed inveì* •
lò gli altri, in ogni , e qualunque Città , o
DEL DRITTO NATURALE.
Reppubblica metter fi deve ogni Audio » ®
ogni cura per riempier l’animi di tutti di
quelche e’ devono foddisfàre ; e perche
non tutti di tali , e d’ altre sì fatte cogni-
zioni fon abbili renderne gli altri ammae-
ftrati, quegli eh’ anno un ingegno vie più
degli altri elevato , ed eminente , e che a
farlo fi conofcono eflèr naturalmente più
acconci, in tutti modi poflìbili ajutar fi de-
vono , e foccorrere, affinché da fe far polla-
no ben volentieri tutti progredii , e avan-
zamenti del Mondo nell’ arti , e nelle
fcìenze , e proccurar eh’ i padri con ogni
agevolezza educhino i lor proprj figliuoli,
e s’ ingegnino di far lor ottener quella per-
fezzione , che ad uom abbi fogna, acciò lo-
Itener poflono col tempo e rappretentare
con fomma lor loda e riputazione nel
Mondo , e nella propria padria , quel per-
lònaggio , eh’ il fopremo Architetto delle
cole hà riabilito , ch’e’rapprefèntino . XI.
Non efiendo miga colà convenevole che
un uomo danneggi un’ altro uomo , e quel
danno eh’ egli peravventura gli da, effondo •
tenuto di rifàrcirlo; in quelle ifiefiè focieti
Civili fi deve proccurar altresì, che niuno.
venga offofo , o danneggiato in colà alcu-
na , e eh’ in ogni forte di contratti fi olfor-
vi a minuto , ed elettamente ogni giufii-
zin,
• t ‘ * Digitized by Google
314 DE’ PRINCIPJ
zia, ed equità ed lì rifacci ad altri quel dan-
no, che gli fi reca. XII. Dovendoli da
tutti noi vietare ogni e qualunche periglio
della vita , e conlèrvar la noftra fàlute , e
E integrità delle membra con adoperarci
mai Tempre di non cadere in morbo alcuno,
e dove peravventura vi fi cada riftabi-
Hrci ( m ) , egli è di dovere , e di obbli-
go in una Reppubblica , o Città, metter
ogni diligenza in far che niuno fi elpon-
ga a pericolo alcuno, o venga a far per-
dita della fua làlute , o delintegrità delle-
fue membra , con vitare , e sfuggire tut-
to ciò che mai ne può efiere la cagione ,
come per elèmplo farebbe l’ebbriezza , eci
altri vizj di tal fatta ; e che abbia in pron-
to tutti li mezzi proporzionati alla fuga
de’ morbi, ed alla cura di quegli, che ilgra-
.;ziatamente v’incorrono , ne (òfifrir mai
che uno dea la morte a fè medefimo , o ad
altri XIII. Non dovendoli nelle fpefe ne-
celfarie a farfi , permettere cofa per ni mi-
miche fi fòlle contraria ed oppofta a’ luoi
doveri , e 1’ acquifiato dovendoli tutto
tempo conlér vare per le neceflità e le bi-
lògne, che pofion mai avenirci, egli è uopo
che nelle focietà Civili fi provegga anche
con diligenza sù quello , con non permea
. ' ter
** a
( m ) Trcti . i l.vu n» J*
i
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(
DEL DRITTO NATUR ALE . 3 1 r
ter neppur la foverehia fòntuofità dell’ abi-
tazioni ; come che dall’altra parte la me-
diocrità ufàta nella di loro venufià e bel-
lezza Ila oltre modo commendabile, poten-
doci recar molto di piacere , e di diletto ;
e con ciò fèrvir non meno per un gran au-
mento della nofira fàlute , e per accrefce-
re di gran lunga la nofira autorità fpezial-
mente appreflò il vuolgo , che altro il più
delle volte non ha per guida , che li proprj
fènfi , che rendere pompofa e magnifica e
fuperba la Città , e dare una gran oppime-
ne de’ Tuoi agli ftrani . XIV. ogni uno e£
fèndo in obbligo prezzare , ed onorare
chiunque e* fra di preggio,e di lode degno,
e non potendoli ciò da altri fare , che da
quegli , che può fender giudizio , e ragion
ne delle azzioni altrui , ‘.affinché tutti fia-
no tali in ogni Città , o Reppublica bifò-
gna badar di rinvenire, o iitabilire certi
titoli , certi legni d’ onore , e certe prero-
gative , per darle a quegli, che fè ne rendo-
no meritevoli , XV. Per mantener ben
fèmpre fiabile e in piè la pubblica quiete ,
e tranquillità, ed evitare a tutto potere
gp incommodi , e li difàgi che mai deriva- >
no dalle private Vendette, far fi deve,
che gli offèfi fi r imanchino pur contenti del-
le pubbliche , e che colui , eh’ egli è punito
c ga-
f
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D E’ PUNCrPJ
e gadigato non abbia ardire , ne o(ì priva-
tamente di nuovo vendicai^. XVI. In dove
in una.Reppubblica, o Città, è lì vede, che
non bada 1* obbligagion naturale a ; ratte *
ner ciafcuno tra li fuoi obblighi , o doveri,
a quelle leggi naturali, la cui inoflervanza
può in qualche modo , e vale a difturbar
la pubblica quiete , abbilògna , che vi (I
accoppia una nuova obbligagione,* cioè che
fi propongano a quelli , .che le trasgredi-
rono delie pene , ed a quelli , che l’ofler-
vano degli premi, eh* è quello che condi-
tuilce l* obbligagione , che noi perdidin-
guerla dalla naturale diciam per l’appun-
to Civile , e nominar altresì fi potrebbe
umana ; e per la della ragione le le leggi
naturali- lòn troppo generali, ovvero fò-
verchi© indeterminate , e di doppio /ènlò
per torre ogni letiggio , e ogni piato di
mezzo , che quindi ne potrebbe mai ri-
fbrger è d* uopo-ch* in quede medefime lò-
cietà fi determinano, e fi redringano in tutti
modi , con decidere che che fi debba tener
in ofièrvanza • e non potendoli realmente
da Regnanti ogni colà antivedere , dove
quelche una fiata credettero per li lor lùd-
diti utile , e giovevole ftabilire, la Iperien-
za lor da a cònofiere efler inutile , e poco
per quelli profittevole, lafciar non lo devo-
no
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r
DEL DR ITTO NATURALE. 3 li
no in modo alcuno di corrigerlo, ed emen-
darlo ( L ) VII. Non mai uom potendo la
lue azioni conformar alle leggi di cui egli
non ha contezza alcuna, quanto fi ordina ,
e fi ftabilifce in una Reppublica da que’
che governano in tutti que’ cali da noi te-
de cennati non può aver forza , ne vigor
alcuno pria , che non ha promulgato .
XVIII. E (Tèndo giuda quelli noftri principi
proprio de’ Regnanti il far leggi , l’obbli-
gar i fudditi , e far ed ordinare tutto ciò
che può mai (èrvire per la pubblica làlvez- *
za , e tranquillità , ed in qnefto appunto
confluendo ciò, che nominiam noi podellà
0 fuprema, aderir poflìam con ogni ragione
che quella fia propria di effi loro , ne un-
qua polla ad altri appartenere, comecché
non potendo eglino in niun modo obbligar
i fiidditi ad azioni contrarie al dritto natu-
rale ed a que’ patti, che fecondo noi dicem-
mo, fifoppone , eh’ intervennero tra Re-
gnanti , e ludditi , fia ella in Un certo mo-
do molto limitata , e riftretta XIX. Ogni
e qua-
> (L ) 'Quindi si comprende in guai casi sia
mejìieri , eh* in una Reppublica sijaccino delle t
nuove faggi , e delli nuovi regolamenti ^
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*iS DE» PRINCIPI
c. qualunque Regnante, avendo una cotal
podeftà d’obbligar i (uddjti,egli hà altresì
quella di ftabilir delle pene contro a’ pre«
variatori , ed a trafgrefiòri delle leggi 9
delle pene, dico, intendendo anche delle ca-
pitali , dove 1’ altre non badino , e fjan
infufficienti alla quiete, e tranquillità pub-
blica , cui eglino (òn tenuti tutt’ ora di
badare , e per cui anno ottenuta una tal
podeftà ( M ) XX. Eftendo le fpefè a’ Re-
gnanti (òmmamente neceflarie per la pub-
blica quiete , ed imperò dovendofi elle da*
(udditi fomminidrare egli ha anche facoltà
d* impor a codoro degli tributi, e delle col-
lette , o gabelle , ed altre (òrti di contribuì
zioni ; Ma XXI. metter non potendod in
efecuzione quelche bilògna per lo ben pub-
blico, lènza che non da abbia della potenza*
cioè una certa poflìbilità , o agilità , per
così dire a poter tutto ciò fare , quefta è
parimente perciò da rifguardirfi lènza fallo
come propria di coloro che governano ,
C confcguentemente appartiene a’ Regnan-
ti al- •
(M) Ecco qui la ragione per cui a * Re-
gnanti compete il giu: di morte , e di vita ih
de lor fu àditi ,
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DEL DRITTO NATURALE. 3 tf
ti altresì il dritto di poter codringere*
ed obbligar gli proprj ValTàlli a fòmmini-
ftrare , e dar tutto ciò , che fi richiede per
quelche fi deve fare ,* il dritto di codituire,
e rimuovere i Magifirati . necefiarj per efè-
guire le leggi Civili , e giudicare e indur-
re ogni uno a lafciar all* altro quelche gli
fi deve , non potendo tali cofe giugnere a
far da fè medefimi ; il dritto di conferire, «
i pubblici pefi , e le carriche , e le dignità
Civili ; il dritto di far leva , feelta , o rol-
lo de* fòldati , che alla quiete tanto inter-
na , quanto edema della Città fon necefià-
rj ,• e mille altri dritti di tal fatta, lènza cui
li lor ordini non fi poflono dare ad effetto ;
e perche quella podefià , e quella potenza
che di necellìtà fi richiede , giuda che fi è
modro, ne* Regnanti e quella in cui confi-
ne per f appunto la lor Maefià,* in qualun-
que Città , o Reppubblica gadigar fi deve
feveramente chiunque ardilce in modo al-
cuno d* offenderla , ed aggravarla ; come
che potendo ella eflèr varia e diverfàmen-
te oltraggiata, varj, e diverfi altresì intorno
ciò fian le pene , e i gadighi , che fi ftabi-
Jilcano . In ultimo per dir tutto in un mot-
to l* utfizio , l’ obbligo , e,il dove de* Re-
gnanti elfendo , come più volte abbiam
detto , e ridetto promuover in tutto la
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, D E* P R I N C I P J
pubblica quiete , e tranquillità, e difen-
der i lor fudditi dall' ingiurie de’ nemici lì
sìdomeftici, che pubblici, eglino devono
tutta la lor attenzione impiegare in badar
minutamente a tutto quello , che a quefto
può mai pi (guardare, con corriggere , e rat-
tener ne’ lor principi fin le picciole novità,
non lòflrir le inimicizie private , e le gare ,
che infòrger poflòno ifpezialmente tra
Grandi , e qualunche difprezzo , che ven-
ga fatto mai della lor perfòna ; impedir
ogni ingrandimento flraordiuario de* par-
ticolari ; rinovar di tratto in tratto ordini ,
e leggi ; e ridurre tutte le colè alla finceri -
tà , e ilchittezza de’ lor principi : venendo-
ci col corlò del tempo a formar ne’ corpi
Civili , alla fteflà guilà , che ne’ naturali,
tèmpre mai qualche aggregato d’umori
cattivi , ch’hà bilògno di purga • e perche
non dico egli ha malagevole , ma quafiche
imponibile , che fappiano da le foli , o fac- .
cino tutto , egli è di gran lunga giovevole
che fi fervano fòvente dell’ altrui faviezza,
e prudenza , o coniglio, per non far cofa
per menoma eh’ e’, ha contraria, ed oppofta
al ben pubblico , efTendo molto irragione-
vole , e come contro ogni ragione del tut-
to mal fondato, ciocche ne Icrivono l’Obbe-
gio , e il Macchiavello , che non dubbita-
ro-
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?
DEL DRITTO NATURALE, jaf
rono fin le cofòienze de* fòdditi , e la Reli-
gione fteflà fottoipettere a’ Regnanti . Del
refio ri/petto a i lor (ùdditi quefti elsendo
cornei padri fono rifguardo a i figli , con
tutta agevolezza tutti gli obblighi , gli
uffizi ,e i doveri de’Genitori inverfo i lor fi-
jgli,e quegli di un padre di famiglia in ver-
lò i Tuoi domefiici, generalmente parlando,
applicar fi pofiòno alla lor perfora , come
que’ de figli inverfo i lor padri, e de dome-
fìici inverfo de’ padri de famiglia, a lor . *
fudditi .
jp. Per verità y’hò intefo fin ad ora con pia-
X. cere , fenza ardir d’ interrompervi ; ma
pria, che palliate ad altro, dinegatemi al*
cune co fe più paratamente , e incomin-
ciando , ditemi quante forte di Reppub-
bliche , e di governi divertì vi abbiano ?
i M. Perche fecondo noi abbiam detto 1* am-
miniftragione delle cofe può elfer data o
ad una perfona fòla, o a più , o od una in-
tera moltitudine , fi rinvengono tre fòrti
di Reppubbliche regolari , l’ una di cui fi
nomina Monarchia , Regno , o Principia-
to , la feconda Ariftocrazia , e la terza De-
mocrazia ; le quali di leggieri cambiar fi
pofiòno , e tramutare in altre e tre vizìofè, r
ed irregolari ; imperocché il governo di
una Reppubblica o fi rinvenga in man di
X uno
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fMM de; PRINdIPJ
■ uno, odi piu, o di tutti , ciò non faccn-
dofi , fecondoche noi dicemmo , fè non
col confenfò medefimo de 1 Concittadini ,
e per la podefià / che da quegli s*òt-
i tende ; èd- imperò ingiuftamente co-
* loro tutti comandando , cui gli altri miga
• non fi fòmmifèro , o egli fia quefto un
f uom folo, che regni in cotal forma , e il
fuo governo ncm è più Monarchia , ma
Tirannico ,o tòno foltanto pochi nobili , e
non tutti ,' e verranno eglino a coftituire
non già una Arifiocrazia , ma un Oligar-
chia ; ovvero in vece di tutto il Popolo re-
gna, e governa la plebaglia , e la feccia del
~ Popolaccio , che quanto fà e’ rifòlve a ca-
• priccio e quefta noi diciam propriamen-
* tè Olhocrazia . I ;
V. Egli vi mette qualche divario nella per-
fona di un Monarca, confiderato rifletto a ’
/- un altro Monarcati Titolo di Re , Impe-
radore , o Principe ?
M. No ; qualunche di quefii titoli egli abbia
è tèmpre il medefimo; non offendo egli
rifguardo ad un altro Monarca, che uguale,
e nello fiato Naturale , lènza fuperiore al-
cuno ; comecché ogni prudenza voglia, che
» * nè coftringere , nè obbligar potendofi 1* al-
tre Reppnbbliche , e gli altri Principi a
onorario con quel titolo , eh 9 egli brama ,
pria
- DEL DRITTO NATURALE, w
pria, che Io s’ imputa convenghi con effi
loro sù quello .
D. Volete, che fia necefiario regalmente per
un Monarca udir ilconfeglio altrui ?
M. CertifllmÒx; imperocché febben polla
egli operar tutto a Ìlio arbitrio , non poten-
do colà alcuna far contraria , od oppo.
fta al fine della focietà , eh’ hà in governo;
tutto al roverlcio del Tiranno , che non
riguarda , che 1* utile , e la làlvezza pro-
pria non può egli da fé conofcer tutto-Non
efiendo in ifiato di operar tutto in un ifiefi
lo modo , e penfar da voi ( dicea molto
faggiamente , e con prudenza a’ fiioì Mi-
niftri per quel che s’inarra un Soldano) non
tralafcate giamai dar orecchie , nè ribut-
tate per qualche gelofia , o (lima ,che pof-
fiate mai aver di voi medefimi quelch’ al-
tri penfano , con averlo per goffagini , e
fpropofiti, non per altro, che per non efier
fiato dinanzi da voi antiveduto, , poiché lò-
vente fiate avviene , che fi ritolga del pro-
fitto , e fi rabbia del utile dall’ operazioni
le più chimeriche , ed iftravaganti del
Mondo ; e per verità è aliai più lode-
vol colà , e di maggior momento fàper di-
‘ ftinguere il buono , ed elèguirlo, che pri-
ma penlàrloda (è medefimo ; lòvente vol-
te egli avviene, che ad un Monarca convea-
X i 8» ' . !
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*334 DE* PRINC.IPJ
ga far paragone delle diverte aderenze ,
e circoftanze de* tempi ; o conolcer la for-
> za degli abufi , e difàminar attentamente
le leggi antiche ,* ffabi lire , e far degli re-
golamenti , e degli ftatuti per li Collegi,
e per Partefeci ed altre sì fatte cote,le qua-
■ li egli è predo che imponìbile , che far 11
pollano da un telo .
V . Nell* Ariftocrazia , e nella Democrazia
per prender gli efpedienti neceflàrj alla pa-
ce , ed alla tranquillità pubblica, qual colà
credete , che far fi debba ?
eltendo nella prima il governo in man
de’nobili,e nella teconda in poter del Popo-
lo, egli determinar non fi può nell’ una,cofa
alcuna, lènza il contente de* nobili , e nelP
altra, lènza quello di tutti ; e come nell*
Ariftocrazia v’ abbitegna un luogo , dove
i nobili fòvente fi convengano , e prendano
gli efpedienti necefiarj per quella , non che
un certo tepo (labile, e fiftò in cui fi raguni
il Senato ; (alvo che nelle colè improvilè ,
e gravi, nelle quali èmeftieri , che fi ra-
duni fuor d’ordine ; così nella Democra-
zia di necedìtà egli vi fi richiede un luogo
per li comizi, ea un tempo certo, e fidò
da poterli convocare ; con aver per fer-
mo , e ftabile Ila in quella , fia in quella,
quel-
' DEL DRITTO NATURALE. *if
quelche venga dalla maggior parte deter-
minato ; ma vaglia il vero,quefte e tre fòr-
ti di Reppubbliche irregolari , perche di
leggieri , come da noi fi difie , pofiòn cam-
biar natura , e divenir difettofe , e mo-
fìruofè, molto ben di rado fi veggono, aven-
do la maggior parte unite o tutte , e tre
quelle fórme in uno , o almanco due in
guifa, che Puna vaglia per rattener l’al-
tra in uffizio , ed imperò fi dicono vuol-
garmente mille ; (ebbene vi fiano per
al prelènte alcune altre (òcietà compo-
ne o di molti Regni dipendenti da un ca-
po , o di molte Città confederate , che
componendo un certo fiftema , dir fi pof-
fòno con gran ragione , fòcietà fiflema-
ticlie ; avvegnacche di queffi Regni,
che fian retti daunlòlo, altri lèguendo,
ciò non o (tante pur ad oflervar le leggi fon-
damentali , come egli è or 1’ Ungaria , e
la Boemia , e non avendo altro di conamu-
ne , che la fòla perlòna del Principe, aver
. non fi debbano al novero di tali fòcietà ; al-
tri effondo in tal modo uniti , che quelli ,
che fi furono (òggiocati, non guardandoli
che come Provincie, l’uno neppur coll’ al-
tro viene acoftituire (Ulema alcuno , come
fi fu un tempo ia Macedonia , la Siria, c
X, 3 l’Egit-
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3*6 DE’ PRTNCIPJ
) l’ Egitto lòtto Y Impero Romano , ed altri
finalmente fon in tal guifacon le fòrze uni-
ti ed accoppiati per difènderli, che non ven-
gono , che fòltanto una fòl fòcietà a corti-
tuire ; e quelli di vero formano un firte-
ma , e quello di cui or trattiamo . Ma
la piu parte de’Regni fi cambiano col tem-
po , giufia dalla Storia s’ imprende, di for-
ma , e di figura j quindi quella dell’ Impe-
ro di Germania , hà sì fattamente trava-
T gliato i Scrittori tutti, del dritto pubblico,
- che quanti eglino più fono , cotanto è
• diverfo il numero dell’ oppinioni , e delle
^ (èntenze, che intorno quefìo particolare
- ^ abbiamo ( n); imperocché alcuni rifguar-
; dando foltanto alti titoli , all* onore , e al-
• l’infegne di Monarca, che dar fi fogliono
• all’ Imperadore, fi credono quello Impero
• del tutto Monarchico (<?); altri vedendo
che i dritti di Maefìà non vi vengano a
lor avvilo da quello folo efèrcitato, ma
eh’ e’ 1* eferciti una con i Stati, vogliono
che fia una pierà Ariftocrazia ( p); Molti
• l’ anno per un mirto di Arirtocrazia , e di
* Mo-
( n ) Joan. Emetti % Olympjì lib. 6.jur. pubi.
( o ) Reinkittk de regim. fecuLè Ecclef. lib. i. ciaf,
x.c.z. Dn. Baro Linker in differì, de forma S. R.J. Dn.
Brunnem in examen J. P. lib. 6.
( p ) E odi», de Repub. cap. 6. JCubback (• I« ?• illufi.
decad. i. ult.
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J ■
DEL DRITTO NATURALE. 417
Monarchia , come che vi preyaglia giuda
ii fèntimento di alcuni di effì queft’ ulti-
ma ( q 0 fecondo il parer degli altri la
prima ( r ) ; parecchi lafi figurano per un
corpo d’ affai irregolare ( s ) ed al rincon-
tro non pochi , e forfè con maggior fenno
affermano , che fèbbene a tempi dell* Im-
perator Carlo Magno , e de* Tuoi fìicceffo-
ri fiato fi fofie Monarchico , non guarì do-
> po crefciuta appoco , appoco l’autorità de-
gli Stati , e fpezialmente dal Regno d’ Ot-
tone in poi , e dalla morte di Frederico
II. quella oltremodo aggrandita , mirata
non fi fofie giammai in appreffò la podeftà
imperiale in quel fplendore e in quel
< vigore in cui era per antico , e che
per quello , e per li continui , e ben
f fpeflì mutamenti , eh’ avvengono in una
tal Reppubblica , molto malaggevole ,
e difficile effendo applicarla alle regole
Ariftocratiche , ella dir non fi poffa migà
di ragione nè pura , ne miffa per le diver-
fe , e varie prerogative dell’ Imperadore,
degli Elettori, e de’Prencipi ; ne irre-
X >4 gola- .
( q ) Jlufwlin. ad A. B. diJJ’ert. i.$. 1i.pag.y6. Bue-
cìer. notit. Imptr. lib. zz. c. 3. p. zSS.-
( r ) Limnxus ad J.C. lib. j. c. io. Arnifav. lib. x,
f* 6 .
( f ) Conriag. decapitai» C<*far,§.f 3. Pufendorjf. de
Séfuk» irregol» 3
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D E’ PRINCIPI'
- polare per aver non men dell* altre leggi
certi , e regolari ; ma eh* abbia una certa
propria forma defenita dalle medefime
fue leggi ; e quella rilguardo all* altre
Reppubbliche fia Anomala , e P Impero
; Elettivo (t) . Ad ogni modo quelle , ed al-
tre sì fatte focietàfitiematiche,giufta la di-
vertita delle leggi , e delle colleganze, po-
tendo alcune coftituire , e far un fitiema
vieppiù tiretto dell’ altre pofiono efier di
varie , e diverfe fpezie ; ed egli co là anche
degna d’ofièrvagione , che in molte di
* quelle , avvegnaché la podetià de’Regnan*
ti non fia del tutto aflòluta ed indipenden-
te; per tutto ciò pur eglino abbiano il
dritto di chiamar in coniglio e convoca-
re , dove abbilògna per la pubblica quie-
te, tutti quegli , che ne fon partefici ; e a
cofioro convenga l\ibbidire .
/}. Ma dovendoli da’ Regnanti eleggir de’
XI.Magitirati , e de’ giudici per 1* elocuzione
delli lor regolamenti , leggi , e tiatuti ,
quali fon gli obblighi , e li doveri di co-
tioro ?
‘M. I. Effondo eglino eletti fol per quello fi-
ne , non devono da quegli in niun modo
neppurunjota appartacene; II. Per una
ftdflà ragione applicar non potendofi i fatti
di
( t ) Z>». Brumem. in estam. jur. pubi. e\ i.f.f.
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DEL DRITTO NATURALE. 3 a*
di cui fi tratta alle leggi , e giudicarne » >
lènza che pria ben non fi difitminano , egli
r . è meftieri che deano udienza a tutti indi-
' fintamente , e li Tentano ben volentieri e
con ogni placidezza III. ogni uomo e (fen-
do in obbligo di amar l’altro,febbene odiar
e’ debbono , ed aver a male il cattivo pro-
cedere de’ delinguenti e malefattori, devo-
no amar (èmpre però quelli ed averli ca-
ri ; IV. per non aggravare li poveri , e mi-
seri litiganti di (peé, e di tedio, ingegnar fi
devono con ogni Audio di (pedir predame-
le tutti i Giudizj , tanto civili , quanto cri-
minali^ V. finalmente abbifogna che pr oc-
cura no di confervar in tutto la autorità pro-
pria, e de’Regnanti che rapprdèntano con
rederfi agli occhi di tutti perirreprenfibili,
e lènza macchia. Per tutto ciò efièndo egli
colà certa, ed indubitata, che qualunche
occupazione , o aff’ar di fiato e* fia guidar
fi polfa , e condurre afiài bene, giuda un fi-
fiema particolare , e proprio , farebbe fen-
za dubbio di un efìremo giovamento per
tutto il Minifìero, fi fòrmaflè un fiftema
generale di tutte le parti del governo sù
mallìme fondamentali fofienute da una
ben lunga elperienza , e da profonde me-
ditazioni di tali colè ; divifoe (iiddivilò in
modo, che ciafcun minifiro vaglia da (è
' ' " ' " folo
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no DE’ PRINCIPI
lolo a formartene uno, che fervir gli po-
tere per una gran guida alla Tua incotti-
penza , e per condurlo ficuramente, giuda
certi principi al luo oggetto principale,
come che molte parti della legislazione
fian cotante dubbie, che niun può in modo
alcuno viverne ficuro, non ottante gli gran
lumi , eh’ egli n’abbia dalle teienze , come
quelle, che dipendono aflài poco dall’uma-
na prudenza .
D. Qual cola volete voi , che fi fàccia da’
Regnanti per far che quelli non fi abufino
delia lor autorità ?
M. Eglino devono ingegnarli di non eligger
per quello le non perlòne ben degne , e
, meritevoli ; avvegnaché alcuni Politici sì
per confervar in tutto 1’ uguaglianza , e sì
per temperar in parte, ed impedire lo ttra-
bocchevole impeto , e l’ impazienza , che
, quali necettà riamente accompagna i gran
talenti , credono necettàrio melcolar con
quelli alle volte lì meno abili ; e far che li
Magiftrati non fiano fòverchio lucro!! Ipe-
ziaimente ne’ Sgoverni , che fi partecipa
dell’ Oligarchia ; poiché in tal fatto modo
i poveri per una tterile ambizione punto
non curerando d’ abbandonare li lor pri-
vati interefli , e li ricchi averanno del pia-
• cere dominare giufta la lor paffione , e lì
s. ' ter :
r
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del DRITTO NATURALE. , w
terranno occupate più , e più perfòne a di*
*erfione dell 5 ozio ; a ogni modo nelle ma-
terie gravi , e di/gran momento , giulta
' T oppinion d* Arinotele , non (la bene ,
che quegli che confìgliano , altresì delibe-
rano , potendo avvenir, che quelli di leg-
gieri regolino li lor conlègli con fini , ed
affetti privati ; Quindi in Atene il colleg-
legio de 5 privati avea foltanto la confulti-
va , e al Senato , e al Popolo fi lafciava la
deliberativa ;
D. Ma in che crede finalmente voi che con-
XII. fidano i veri vantaggi d’una Reppubbli-
ca , o di un Stato ? *.
M' Nel commercio .
D. Ch 5 intendete per quello ;
Ai. Una facoltà di permutare il fùperfluo
per il necefiario che non abbiamo , e traf-
portarlo da un luogo in un altro .
X>. Come confiderate voi quello commercio.
M. In interiore , ed elìeriore , o maritimo.
D. Quale di quelli abbiate per lo più nècef-
fario ?
M. V interiore , come quello che cofiituifce
il ben attuale di un R egno , - o di un Stato.
D. In che egli confilìe ?
M, Nell’agricoltura , nell 5 indulìria de’pro-
prj terreni , e nella diverfa utilità de tra-
vagli . - • ' •
A Co-
.»
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Di DE’ PRINCIPJ
T>. Come dunque credete , che mante-
ner fi poflà in fiore un cotal commercio ?
M. Con la protezzione , con la libertà , e
con la buona fède .
D . Quali perfone meritano la protezzione ?
M. Egli abbifogna pria che fi proteggano
gli agricoltori , e li lavoratori della terra;
in apprefiò gli Artidi , e dopo gli altri,* con
raddolcire il travaglio d* ogni uno, e far
. che P induftria de* Cittadini tutt' ora s’au-
menti , cd aggrefea , non lafciando a, pat-
to alcuno impunità la pigrizia , e l’ozio ,
- eh’ è la (ùrgente di tutti vizj ,* imperocché
l’ immaginazione umana avendo continuo
bifogno di notritura, ogni volta che le
mancano degli oggetti ben veri , e (labili,
ella formandofene di quelli, che non fono ,
che larve , e chimere, deriggerfi lafoia to-
talmente dal piacere , e dall’ utile momen-
taneo ; quindi la Monarchia la più foggia,
e meglio regolata del Mondo rincontra*
rebbè tutta la pena pofiìbile in fòftenerfi ,
• (è parte di quelli , eh* abbitano nella Ca-
■ pitale , altro non dico , marcifiero unqua
nell ? ozio ; fenza che qual cofa è mai altro
in effetto il cercar da vivere lènza trava-
glio , e fatiga , che un furto, o latronec-
cio , ‘che dir vogliamo fatto per lo conti-
nuo alla Nazione ? e confequenteraente un
- ~ de-
Digitlzedby Google
DEL DRITTO NATURALE . 3 35
delitto che merita la Tua pena.
D. Mà’impiegate , ch’abbia un Regnante
gli uomini neceflarj alla cultura, alla guer-
ra , e all 5 arti , come voi dite, del redo che
volete , eh’ e’ ne faccia ?
M. Egli fi deve occupare in opere di ludo ,
anzi , che lalciarlo in una vita tiepida , e
neghi ttòlà.
D . Non farebbe colà megliore , e più com-
mendabile mandar tutti quelli a popular
nuovi Paefi, ed a ftabilir un nuovo Domi-
nio fùbordinato totalmente , e fòttopodo a
quello , che lor fornì di un sì fatto afilo ,
efsedo a mio avvilo quello il più bel modo
del Mondo da far conquide lènza perdita
di dati , e de* Cittadini , e lènza efporfi a
molti perigli militari , e alla gelofìa de’ vi-
cini e alli folletti di una lòverchia eden-
zion di dominio , o di qualche oltraggio,
od onda, che potrebbero mai eflì ritorne ?
Mai nò ; poiché lèmpre mai fi è elperi-
mentato per più vantaggiolò , e di mag-
gior 'profitto per un dato redringere per
quanto vieppiù fia polfibile li Cittadini al 1
luogo della lor propria dominazione in cui
realmente rinvenir fi devono le forze di
una Nazione , che inviarli fuora , ed in
lontani paefi ; ne di un cotal elpediente a*
Regnanti cpnvien l’ulò, (alvo chejn ulti-
ma
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’fc SI»
(
&4: DE’ PRINCI P J
. ma necefiìtà e bifogno , e quando di Vero
il lor Popolo veggono eftremamente ag-
• grandito ; imperocché una Nazione, che lì
- difpopola per gir ben lungi a Itabilirli del-
le nuove abitazioni per ricca che ella ha ,
e poflènte divien ben tolto debole , e Ipofc
fata, da per tutto, ed in illato di perdere una
con quelle 1* antiche , come dalla Storia
s’imprende.
D. Ma qual colà voi intendete per ludo ?
M. Tutto quello che può mai lèrvirci per
un maggior commodo della vita , c che
non confitte , che in drappi lini, tele, ed al-
tre colè di tal fatta ; imperocché non è in
mio intendimento perfùavervi per lodevo-
, le e commendabile l’ufo de’diamanti, delle
pietre preziolè , ed altre colè tali, che non
Valendo che per aggravar una tetta , e per
tener imbarazzate , ed impedite le dita ,
non già per ifparambiarci di travaglio al-
cuno , o per liipplire ad altra cofa necefc
faria al noftrofoftentamento,fi doverebbero
con ogni ragione in ogni ben’regolata Rep*
pubblica vietare ,♦ vero però è ch s alcuni
confondendo quello diverfo genere di lufc
io con il primo , anno lenza diftinzione al-
cuna 1* uno e T altro riprovato , ma fenza
molto gran lènno ; imperocché non ba-
ciando per dilungar gli uomini da vizj nè
• ' \ . . .. la
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* ni •
DEL DRITTO NATURALE, w
la purità delle malfìme della noltra vene-
randa Religione nè. il dovere , e Tobbliga-
. gione propria lènza le leggi ;e tutti lènza
riferva d 1 alcuno veggendofi portati dalle
\ paflloni , e dagli affetti , il faggio legisla-
, tore non può, nè conviene,' eh* altro fàccia,
che maneggiar cotafi paflìoni , ed affètti ,
. -che fon la caula della cattiva condotta de’
fìioi , in modo , che ridondano a utile j e
vantaggio della fòcietà , che compongono;
così per ragion d’efèmplo vedendo egli,
> che Tambizione renda l’uom militare d’af
' fai valorofo , e prode ; la cupidigia in-
* duca il negoziante al travaglio, e tutti Cit-
e tadini generalmente vi fi portino per lo
luffe e per la fperanza di un maggior/.com-
- modo , che altro vài egli a fare , che met-
ter ogni ffudio , e ogni cura in trovar mo-
- do, come quelli affetti giovar mai potreb-
bero alla focietà di cui egli è capo ? L 5 au-
torità grande , e la rigidezza de 5 Lacede-
moni non fu di maggior conquito la cag-
gione , di quelle che agli Ateniefì recaro- -,
no le. delizie , e i maggior commodi della
vita , nè il governo degli uni fù-per quello
* ' molto differente modo di vivere un punto
: megli ore di quello degli altri ; o quegli
* ebbero degli uomini illufìri , ed eccellenti
- v «ffai più di quelli ; imperocché al novero
* • ' di
’ %• 1
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DE » P R J N CI P J
di coloro di cui favella Plutarco eglino
non vi fi veggono, che quattro Lacedemo-
ni^ fette Ateniefi, lènza un minimo motto
di Socrate , e di Platone peravventura la-
nciati in obblio ; e lo ftedf giudizio far
conviene delle leggi contrarie ^di Licurgo,
non effondo elleno^ miga degne di maggior
attenzione di quella, che lo fono 1* altre
lue leggi, con cui cercò egli d’ opprimere ,
e tor vìa totalmente da’ Tuoi il rofibre ; im-
perocché come potea darfi mai a fpe-
rare , che la dia comunità, che non affetta-
va ricompenfà alcuna eterna, confervato
avefle lo fpirito d’ ambizione di far delle
conquide, efpoda a un' infinita di fatiche ,
adenti , e perigli fenza aver picciola fpe-
ranza da poter accrefoere i fùoi averi, o di-
minuire , e foemar in parte il fuo trava-
glio , dove fi mirò la gloria fenza tali van-
taggi ,chevalfe per dimoio della moltitu-
dine ? fenzacche egli è certo, e fuor di dub-
bio che quello, che fembrò ludo a nodri
avi , non lo fia per al prefènte , e quelche
or lo è per noi , non lo farà forfè per que-
gli , che ci fègui ranno ; e che l' ignoranza
de* maggiori commodi lo refe a molti Po-
poli per nojofo , e (piacevole ; quindi le
oodre leggi fontuarie foemarono di nume-
ro , e predo che andarono in difùfo , fècon*
do
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• ,
DEL DRITTO NATURALE. 337
do la noftra Politica fi andò da dì in dì viep-
più perfezzìonando,anzi molte non ebbe-
ro neppur una fiata 1* elocuzione ; impe-
rocché al dinanzi che fi foffe una fòggia
tralafciata udendone un’ altra di maggior
lufiò della prima , e facendo , che quella
di Ieggier fi obliafle, elleno non aveanoin
che Ìuflìftere ; e come fi può da chi fia di
Ieggier oflervare, non altro che il iùfiò ha
quali che dalle Città tolto 1* ubriachez-
za , e portatala nelle campagne .
D. Perche volete voi , che gli agricoltori,
fiano li primi da proteggerti ?
àd. L* agricoltura , e 1* induftria de’ terreni
effendo le baie fondamentale di quello
commercio, lafciar non fi può in un Reame,
lènza una dilmilùrata perdenza ; imperoc-
ché non valendo il terreno da le a produr-
re colà alcuna lenza una buona , e perfet-
ta coltura, nella fcarfezza , e penuria di
quello, eh* è d’ una neceflità afioluta per
la vita dell’ uomo , qual appunto è quella
. delle biade, prò veder non fi può , nè reme-
diare ad accidente , o inconvenienza veru-
na , con quella medefima facilità , e agge-
Volezza eh* s* incontra , trattandoli dell*
altre colè ; quindi egli fi hà per una maf-
fima fòmmamente vera, ed incontrafiabile,
- che le forze d’ un Regno allor fiano lùpe-
r Y rio-
Digiti
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a;* .D E* rRINCIPJ
riori'. 9 e maggiori a quelle d’ un’ altro
quando maggior quantità egli abbia di
quel che è d’ una neceffità realmente afiò-
luta per la vita ,e per lo lòftentamento de
Cittadini ; effendo colà , feoza fallo d’af-
v fai lungi dal vero il credere * c he i paefi
ricchi in Miniere fiano li piu graffi 9 e ab-
• bondevoli del Mondo , tutto dì facendoci
. la fperienza conolcere , che in quelle li ri-
chiegganoun numero aliai gradedi perlò-
ne , che occupato, in altro farebbero al pa-
drone di maggior vantaggio , e utile,
V. Ma come vorrefle che s* incoraggifchino
mai quelli camperecci , o forefi applicati
...alla coltura»
ù Per veriità non vorrei già che lori! pro-
- ponellèro perciò al dinanzi quanti Confu-
si * e Senatori , e Dittatori Romani , quan-
ti Re fi tratterò dall’ aratro , e dalla van-
ca , o lor fi mottrafle quanto quello me-
dierò fi fù feriale a tutti e comunale
Quand' era ciba il latte
Del pargoletto Mondo , e culla il bofeoi
imperocché con la filza di quelle , e altre
sì fatte ciancie di cui compongonfi da Ret-
torici le lor itlampite, non fi verrebbe di
vero altro a fare , che cantar a porri ; ed il
più delle fiate lor diverrebbomo ilpiace-
voli , e nojoli ; ma il miglior modo , che lì
può
DEL DRITTO MATUR ALE. 3 39
in quefto da uom tenetegli nonè-amio
credere, che prometterli , e ridurli in ifpe-
ranza*d una buona raccolta 9 e foccorregli,
ed aiutarli quando abbi fogna.
V, Venendo al fecondo mezzo, eh 'abbiamo per
i (labi 1 ir quefto commercio interiore, ch’è la
libertà, (piegatemi quefta in che confitta.
M. Quefta , che è aftai più neceftària della
medefima protezione , potendo la fola for-
za del commercio efler in luogo di quella,
non confitte che in una certa facoltà data a’
Cittadini da poter cambiare e permutar
il foperfluo per quel che lor abbi fogna ? e *
trafportarlo da un luogo in un altro ,* onde
ella per verità accoppiar fi deve sempre
mai congiungere con la facilità , ed agevo-
lezza degli tralporti , e de 5 viaggi , dipen-
denti del tutto dalle vie, dalli canali, e dalle
riviere ; comecché con quefto vocabolo di
libertà , che malamente prefo hà mille , e
mille fconcerEi recato nella Religione , e
• nello Stato, non intendo, che operar fi
debba a capriccio * e contro il comun
vantaggio della focietà ,• ed imperniò re-
ftringer fi devefoltanto a quel che riguar-
da il trafporto di quello, che avanza non
men al padrone, che al luogo , da cui que-
fto vien fatto.
D» Senza dir nnl la della fedeltà , richieda
Y 2 .io
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*340 I> E* PRINCIPJ
' • in quefto commercio, avendone a fiufficien-
za favellato al dinanzi, palliate al commer-
cio efteriore , o maritimo .
M. Inquerto oltre quelle colè, che fi ri-
chiedono per lo ftabilimento del commer-
ciointeriore ad avvilo d’unlnglefè, fègui-
to dal Signor Mellon, da cui imprefi quan-
to or vi dico intorno quello particolare
egli è neceflàrio; I. L’aumento, o ag-
grandimento del novero degli abitanti y
II. La moltiplicazione de’ fondi del Com-
mercio. III. Il render queflo commercio
agevole , e neceflario , IV. L’ ingegnarli
che fia dell’ interefTè delle Nazioni nego-
ziar con noi ; Nel terzo egli reflringe non
meno il tra (porto de’ debiti, e de’ dritti
de’ Mercadanti , che le fpefè necefiàrie
' * perii Doganieri , e i buoni regolamenti
intorno a’ cambj , e Tafficuranze marid-
me,che porte in ufo dagli Olandefi , 1 * an -
no oggi gl’ Inglefì diftefe fin alle per/òne
flefie , che vanno con le merci; e nel quar-
to e’ comprende tutti i tratatti di commer-
cio con le Nazioni.
ZhPofto per vero,che l’aumento degli abitan-
ti fia cotanto neceflario e utile quanto voi
dite per un Stato , e per una Reppubblica,
colà credete che far fi debba per querto?
JM, I. Egli è necertàrio , che fi proteggano i
ma-
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DEL DRITTO NATURALE. 34 1
maritaggi con privi leggi , e foflìdj con cef-
fi a genitori di una numerofa prole, e con là
diligenza ufàta irr ben educare , ed allevar
gli orfanelli, ed i putti efjxjfii alla vétura IL
Convien (palleggiar i poveri iti guifà, che
non fi confumino nell’ozio, e nelle miferie,
e fìan perciò coftretti d’ abbandonar il lor
\ Paefe . III. Egli fi deve con tutta aggevo-
lezza ammetter i Ara ni eri IV. Abbi fogna
che s’ abbia ogni cura de’Camporecci , e
di quelli che firn muojono nelle Campa-
gne per le foverchie mitene . V. Egli ò
medieri proccurar di aggrandire quanto
fia poffibile f indufìria, e perfezzionar far-
ti , e i meftieri , poiché con ciò venendofi a
tenervi minor quantità di perfòne occupa*
. te , il di più fi guadagna . VL fi doverebbe
altresì trattare di non tenervi in quefio più
di quelli che vi fi richiegono ; comecché
non fiuebbe (bordi propofit© con una leg-
ge torre la facoltà a oiafcuno di difporre
ideila foa libertà al dinanzi , che non abbia
quella da poter difporre de’ (boi beni.
V. In molte oceafioni dunque fia per fàper
quelli che per travagliar fian buoni , fia
; per lo fiabiiimento., o leva di nuove impo-
ne , fia per conoteere li differenti progref-
fi della moltiplicazione degli uomini , fia
per altra co fa sì fatta fon neceflàrie in un
“ Y * Re-
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Ì4* P R1NC I P J
Regno le numerazioni degli abitanti.
*M. Certifiìmo anzi alcuni ti fon ingegnati
fino di calcolare quanto un agricoltore , o
un artifla fi£ d’ utile allo flato,- vaglia il
w vero la colà ha molto del malagevole, e
. del difficile,* a ogni modo non vi difgrade-
■: rà un modo in ciò ufàto dal Cavalier Pet-
i
; t.ti t , cheto ci propone M. Mellon ,• come-
x che fèftfpr&'fia mólto più fpecolativo , che
o pratico ^imperocché fòppoflo, ch’egli ha
- per vero ; f. Che nella Scozia , è nell* In-
i» gh interra .non v’ abbiano che fèi milioni
c à? ahbitariti . If. Ch’ogni uno di quefti
fpenda 7; lfre fterline , che nel corfo d’un
fi anno 1 vengono a far 4*. milioni di Ipe/è ; e
xlfl, Che l’ entrate de’- territori non fia al-
” tro che otto tflilioni , e quelle delle Carri-
< che , e de’Benefizr di diece ,* perche di 42.
milioni toltine , e fottràttine 18.: ne riman-
^ gono 14. ; egli quindi ne ritrae , che qtte-
: flo fìa appunto quello * che fi ricolga
+■ dall’ induflria . In appreflò pattando egli a
far il calcolo della valuta d* un uomo , e
' (opponendo giufla i’oppinion comune la
vita degli uomini di 20. anni, con aggiu-
• v gnere l* età di quegli v che vivono più , . a
quegli che vivono meno , effondo la molti-
- tudine, che nafce tèmpre proporzionata a
qnella, che (e ne muore > multiplicando li
34.
DEL DRITTO NATURALE. 343
' milioni d-* utile per li 20. in cui fi ri»
• ftringe tùtta la vita dell’ uomo ; e veden-
do:che con ciòd venga a far la fommadi
480. milioni , la quale divifà per li lèi mi-
lioni d* abitanti , per quotienfte fi rinveti-
- ca che abbia 80. lire (ieri ine, egli vuole
-- eflèr appunto quella la valuta di ciafeun
di quegli 2 } -
$). Ma rifguardo al trafporto delle merci
. maritime , porto che quelle fiano 1* avanzo
-di quel che abbi fogna iti un Stato, volete
che permetter fì debba indiftintamente ,
r e lènza dirtinzione ?
M. Per altro giufta la libertà generale del
‘ \ Commercio permetter fidoverebbe qua-
lunche reciproco tralporto ; imperocché
* in una cotal guilà quelche in una merce li
perderebbe da una Nazione, fi guadagna-
rcele nell’altra,* ma uòpo làrebbe ch’in ciò
f concorrere, e girte dj concerto tutta l’Euro,
pa ; colà che per li grandi , e lèmmi pre-
giudizi di cui ella abbonda è preflo che im-
ponìbile , non che malagevole ; quindi li
' ^vede , che molte Nazioni per particolari
- interelfì v’abbian una infinità di termini ,
e di rellrizioni intramelfe.
V. Ma non làrebbe egli un un maggior van-
taggio j e utile per noi , che gl’altri venif-
fero da noi anzi , che noi ne gifiìmo ad ef-
- - ? 4 1 <■*?
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U4 D E’ P R I N C I P T
fi ? Quanti perigli fi rifparambiarebbero ,
quanti travagli ? Non èrebbe realmente
; un tal modo di trafilare molto vieppiù fi -
curo ?
M. Quello è fallò ; imperocché le pur ciò
fòfiè vero ne verrebbe 1* intera diftruzione
. d* ogni porto , e d* ogni marina , e una tòz-
za , e fèrvil dependenza in ogni fòrte di
; commercio altresì neceflario , in modo
< che non differirebbomo in nulla da coloro,
• che per ogni parte cinti,ed afièdiati daVie-
«nici, non pofiòno ottener cofà alcuna lèn-
za porger a quegli de* priegh» ; fenza che
* come dalla Storia , e dalla efperienza si
„ - cono Ice Putile de’ Mercadanti , le fpefè
della Vittura , la Coftruzione de* Vafcelli,
ed i perigli della Navigazione ritornano
fèmpre in vantaggio della Nazione ftefla ,
che 1* intraprende, effóndo egli certo , che
fè ne ricolga Tempre il ap. per cento,
e che tutte le fpefè del commercip vadino
a danno , e di (capito del confuraatore ,* va-
glia il vero quello genere di commercio
• r dagli antichi era rifguardato ,.come un fìi-
< \perfluo; quindi tra Nervi, o Tornai era
del tutto proibito (u) ; e de’ Romani
. .fiefiì abbiam una legge fatta lòtto 1* Impe-
: radori Valente, e Valentiano , in cui fi
•V , . - ' vie-
( U ) &fnr iib. Xt Commenti
DEL DRITTO NATURALE. 34?
vieta il trafporto d’ oglio , vino , ed altre
forti di liquori al dì fuora de’ confini del
, lor Impero , affin di non allettar i ftrani a
venir nel lor Paefe ; mani fèdo légno della
poco lor Politica , ed ignoranza, non che
, della fcarfà prudenza de’ lor legislatori , e
della debolezza dello Stato; avende egli-
no dovuto creder più tofto che quefle me-
defime proibizioni , dove peravventura
.< paffete fodero in contezza de* foraftieri ,
conofcendo il timido motivo di cotali fta-
tuti, fi fòdero molto più volentieri portati
a fame la conquida ; A ogni modo quedo
'' fu il dedin proprio di tutta V Europa , an-
zi altresì dell* Alia per lungo tratto di
, tempo ; imperocché da niun de’ Regnanti
fi penfava mai alla ficurezza de* lor confi-
ni, ed a dirozzare in qualche guifa,o ripo-
lire li proprj Stati , ma fòltanto a tenerli
occupati alla guerra , ed alla milizia; e fo
peravventura aveano qualche poco di
commercio, non era che di necefiìtà ; in un
motto tutti fi furono sforniti , « privi del-
lo fpirito di confèrvazione , e* di quello
del commercio., che effondo in fe infopa-
rabilij guardar fi poffono a gran ragione,
. quafiche come una detta cola , e come due
parti, che coflituifcono un tutto;ed in que-
gli, pochi, che afpirarono alla Monàrchia
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D E’ PRI NCIPJ
Univerfale , altro non dilcoprj , che un
fpirito di conqurfta * che feparato dalla
prudenza necetfària per la conlèrvagione ,
a deferenza di quefta,fhe procede ne’
princìpi con lentezza,^ da dì in dì vieppiù
‘ tèmpre fi perfezzióna , cominciando egli
con gran preftezzà, ed empito e così pari-
niente mancando, non è maraviglia tè veni-
* van ben tolto dagli altri (òggiocati , e vinti
• non oftante qualunche grandezza , o eften-
zione di potenza , o d’ impero.
£>. Ditèoveritimi il voftro fèntimento intor-
Xlir. no la guerra ?*
2kf. Così noi domandiamo quello Stato di
una Reppubblica mediante cui , ella ob-
bliga un’ altra a lòmminilìrarle quanto
'brama . -• ‘ v - ' • ■• *'> • '' 1 ■
V. R* ella per dritto Naturale permeila ?
M* Senza fai lo -imperocché le Reppubbliche,
conforme noi dicemmo efiendo alla guilà
di tante perlòne nello fiato della Natura ;
v e dovendo ogni uomo a tutto poter icàn-
zàr che che di male gli può mai per colpa
altrui intraveni re, con adoperare in ciò tut-
ti mezzi poffibih del Mondo , egli è di
ragióne, che l’una badi al rifàreimento
del danno , ricevuto dall* altra , e tratti
con mezzi conyenieriti r ed anche con la
• forza , dove tutto manca , ripararvi . ;■
D. Che colà è pace ? M '• Egli
DEL DRITTO NATURALE. 34?
M. Egli è quello flato di uno Reppubblica i
' eh’ è ben ficuro, e libero dalla violenza ,
' e dalla forza de* ftranieri . » .
D. A noftro avvilo dunque nello flato Natu-
rale , in cui fi conliderano le Reppubbli*
. che, eflendo peravventura permeilo d’ufar
la forza , o violenza contro la forza , o
violenza , fòltanto dove non vi fiano de-
• gli altri rimedj , la guerra reputar non
fi deve , che come uno eflremo remedio ,
a cui non bifogna venir giammai, fé non in
*;• calò dilperato , e dopo aver tentato tutti
♦ gli altri i II perchè ebbe tutta la ragione
Livio di aderire che : jujìum bellum , qui- *
bui necejjarium , # pia arma , quibui nul -
■; la , nijiin armi 1 relwquitur fpei .
M. Per verità da Iperienza maeftra di tutte
le colè, da tutto di adimprendere, comec-
1 chè lènza alcun profitto de’ Regnanti , che
fia lèmpre vieppiù il danno * ed il dilèapi*
toy che recanò le guerre , che l’utile:
t * Quindi quelli metter dovendo, tutto lo
- Audio , e la cura in promuovere in qua-
hmque modo la falvezza , e il bene della
- Reppubblica, egli conviene, che in un
fido, calò fi portino a guerreggiare ; cioè,
quando lùpera di Iunghifllmo fpazio, e
. lènza comparagione eccede la fperanza * .
del guadagno il timor del danno , per va-
ler-;
1 Digitized by Google
'34* ; DE* PRINCIP j
lermi del detto di Àugufto ^ e dopo ado-
perati tutti gli altri mezzi pofiibili ; come
a dire dopo , che perii Legati fi è di già
- ammonita la parte contraria ± e nemica a
lafciar 1* offefà , ed a rifar il danno , parte
con la dolcezza , e parte con l’afprezza;
ovvero dopo averle recato qualche danno
uguale al di già (offerto , ed ufàto delle
fcorrerie , o finalmente dopo proccurato
» terminar le controverfie mediante gli ar-
bitri ,' o altra colà di tal fatto ; il perchè
da quefto fi comprende quelche ad uom
mai vien permeffo di far nella guerra, rioè^
tutto quello lènza cui il nemico coftringer
non fi varrebbe, e obbligare in modo al-
cuno a quelche fi vuole , nè polliamo un-
que per l’avvenire viver ficuri, ch’egli
le ne rattenga ; poicchè nello fiato Natu-
rale , come a voi è ben noto fèrvir ci pol-
liamo di tutti li mezzi , che fi poflono mai
avere per riparar al male , che è per av-
venirci , e frenar colui , che n’è l’ autore,
fìcchè non damo certi , che non ci dan-
neggi in avvenire ; e perchè le guerre , q
fon offenfive, o difenfive ; diciam noi guer-
re offertfive , quelle che fi fanno per ripa-
rar il danno , che fi può mai avere ; e di-
; fenfive , al rincontro nomeniam quelle ,
- che mai fi fanno per eflèr rifatti di quel
. - - * dan-*
DEL DRITTO NATURALE. 349
' danno , che fi è di già avuto , o per Schi-
far quello , che altri tratta d* apportarci;
non meno nell* une , che nell’ altre > do-
ve fi vengono a terminare , fi deve total-
mente alla parte offèlà rifarete tutto il
danno , eh’ ella ha /offerto , e darle mal-
ievaria , e ficurtà di non danneggiarla mai
più inappreffò, con fòmminiftrarle pari-
mente tutte le fpelè , che nella guerra ella
ha fatto, pur che egli fia colà ageyole a noi
e non imponìbile a farlo ; del refto , eh*
ogni Regnante nello fiato della Natura
fia tenuto dar fòccorfò , ed ajuto all’ altro
invaiò ingiuftamente, ed affali to , e che
non fi rinviene in fiato di poter difenderli ,
egli non lèmbrerà affatto Arano a chi che è
ben perfuafo dell’ obbligagione , e del do-
ver degli uomini di lòccorrerfi a vicenda.
D. Quanti , e quali fono li modi propri per
XIV. acquiftar un Impero ?
M. Due: l’elezzione, e la lùcceffìone, giu-
da dalli medefimi nofiri principi fi deduce ;
non potendofi da niuno aver in altro modo
il governo nelle mani , le non mediante il
confenlò ffeffo di coloro, che governa, e
ciò che quelli anno una volta flabilito ;
comecché per verità fi poffà altresì ottene-
re con Tarmi, e per conquida ; ma di
quello ultimo modo non abbiamo colà di
ri**
■ffo D E’ P R I N C I P J '
rimarco da dinotare per aJ prefente; fé non
che cotali Regni dipendano del tutto dal
capriccio, e dalla volontà di colui, che
. li conquida * - - ■' •. .
D. Che intendete per elezzione ?
M \ Un certo particolare , e lòlendo atto ,
mediante il quale, o tutto il Popolo, o
foltanto una parte , cui quello concede il
dritto , e la podeftà di eleggere, conferì*
fce il governo di una Reppubblica a chi
più gli piace ,
D. Quando 1* Impero è fùcceffivo ?
M.‘ Ogni volta che li conferì perawentura
a una famiglia , con patto , e condizione,
che fi elegga fèmpre mai qualch’unodi
quella per lo fuo governo ; il perchè egli
può in quello cafo avvenire, che lì fii di già
{labbilito, e determinato altresì chi fi deb*
- ba di quella all* altro anteporre ; cioè per
efèmplo , cheli primogeniti fiano preferi-
ti fèmpre mai V fecondi , e quelli alle fu-
mine , o che in altro modo venghi la fùc-
ccflìon determinata; ovvero eh’ e* concedo
fi fu con facoltà di difporne a lùa voglia in
' teflamer.to , e fuora ; comecché vi fìa ri-
fguardo a quello nella Germania altresì
r ufo de’ patti fòccefiorj tra alcune fami-
glie de’ Principi, e Signori; come adi-
f- ilefò oflèrvar polliate da voi , dove vi
piac-
i . .
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DEL DRITTO NATURALE. *jT
piaccia negli Scrittori del gius pubblico y
, (x) (ebbene per quelche,(èmbra non (è ne
rinvenca etemplo dinanzi all* Imperador
Ridolfo. Egli è il vero, che non meno
quelli , che entrano nel Regno per fuccef-
(ìone , che quegli che 1* ottengono me-
diante l 9 elezzione cofiumano di ferii coro-
nare ; ma ciò non effondo in fatti , che
una congerie di più atti (blenni - per v cui
non già fi accrefce , in qualche modo , o
fi aumenta la. podeftà de 9 Regnanti , ma fi
viene foltanto a rifiabilire , e confermar
- quella , che di già anno , ed a render la
lor perfona nota a tutti , e palefo co-
me quello , che non è fondato , che in
un 9 ufanza , non merita la noftra atten-
zione . • V
D. Finalmente avendo i Regnanti una (bmrna
XV. obbligagione di riempiere gli animi de*
loro fodditi delle vere mafiime di Religio-
ne ; il governo del loro Stato rifguar-
- do a queflo particolare credete voi che in
effetto appartenga ad efii ?
.Af. L’ obbligagione de 9 Regnanti rifpettoa
ciò non è altro , che trattar d 9 introdurre,
, e proteggere a tutto potere nel lor Stato
-n laverà Religione, con dar a coloro , cui
lpet-
) Joatt. Ernifi , /. P. /. 3.
I
DE’ P1UKCIPJ ’
Ipetta largo campo da poterla efercitarej
e delle Tue fonte ma/iime riempierne gli
animi de* lor fodditi ; appunto come per
far che quelli foddisfino al dover , che la
natura lo rimpone di confervar la lor folute,
e trattar, dove avviene , che peravventura
incorrono in qualche malore di riffabilirfi,
non fon miga tenuti farla da’medicanti, ma
far foltanto che nel lor Regno vi fieno de-
gli ben efperti , e pratici in quello meftie-
re , o quandoabbifogniano non manchino;
imperocché lo Ipii ito della Religione , e la
politica temporale d*un Stato eiìendo infra
se cofe molto diverte , e differenti ; trat-
tando il primo di ftabilire , e mantener tra
gli uomini un ordine perfetto , e una pa-
ce folida , e ben ferma, ch’e’fia effètto
d’ una unione de’cuori , e di un vero amo-
re dell* unico , e foverano bene eh’ e’ Dio,
mediante un gran difprezzo, e diftacca-
mento dall* amore de’ beni temporali , di
cui non nè permette , che un ufo d’ affai
fòbrio , e parco , e il fecondo non ri /guar-
dando altro , che 1* efleriore degli uomini
a fin di mantener la pace , e la tranquilli-
tà pubblica ; ed imperò fòddisfar non po-
tendofi da una fleflà pedona , inùnffeffò
tempo agli ebbi jghi,o doveri, o uffizi d’un
.Principe Spirituale, e temporale, egli eoo*
vie-
«
** ’• ;
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DEL DRITTO NATURALE, ar?
viene di neceflìtà,che fi dividino a due dif-
ferenti perfone , e fi cofiituifohìno , e for-
mino due diverfo potenze ,• comecché que-
lle amenrìue tenute effondo totalmente,
come abbiam detto, di congiungere, ed unir
gli uomini nel culto di Dio , e nelP'offor-
vanza di tutti gli obblighi , e doveri, che
infogna lor la Religione , e riguardando
perciò quaficchè un medefinio fine , non
poflòn effor tra se giammai di vifo , e l’una
contraria in modo alcuno all’altra, (al-
vo che per la difunione, e difoordia di colo-
ro , che T eforcitano , e bramano dar all*
una un* eftenfione su dell* altra , che in
guifà alcuna non può competerle ; Quin-
di conforme quegli , che fon proporti al
Minifiero Spirituale, fon in obbligo d’ ifpi-
rar a tutti gli uomini , ed infognar loro il
dover dell’ ubbedienza alle Potenze tem-
porali, e Pofforvanza delle leggi ', e de-'
gli ordini de* lor Regnanti ; così altresì
coloro, cui Dio ha fidato , e commeflo *il
governo temporale d’ un fiato, fon tenuti
d’ ordinar a tutti lor fodditi l’ ubbedienza
- alle Potenze Spirituali , e coftringergli
agli obblighi , e doveri, che porta foco
una tal ubbedienza in tutto quelch’e può
mai dipendere dall’ufo della propria Po-
tenza j ciò che comprende il dritto di prò- ,
teggere , difendere , e far mettere efocu-
Z z io-
3f 4 D E’ P R I N C I P J
. zione alle leggi della Chiefa ; punir» e
gafiigar chi che opera in contrario, e cerca
iturbar T ordine efieriore , con far altresì
delle leggi per quello effetto , quando
mai v* abbifògnano.
V , Vivon tutti ben perfùafi , e certi di que-
lla verità ?
M. Venendoci ella altresì nel Vangelo fpre£
famer.te infegnata » non fi legge giamai
da’ Cattolici meffa in queflione ; a ogni
modo li Scrittori del dritto pubblico infet-
ti il più , .ed ammorbati di Refia , e ripie-
ni di falle mafiìme, oppofle , e contrarie
non meno alla rtoftra Santa Religione, che
alla buona ragione » trattano comunal-
mente a tutto potere di pervaderci il con-
trario . , • • - i
D. Ma su quali pruove , e ragioni fonda-
no il lor difcorfò ?
M Secondo dicono . I. Con farli altrimen-
te egli fi viene a fòftener una di’vifione , ed
unfcifhla continuo nello Stato, e nel Re-
gno, effendo molto malagevole, e dif-
ficile, che due Potenze diverte , operino
concordemente in tutto , e 1* una non s’in-
gelofifca punto dell’ altra , e venga a diffi-
denza . II, Nello fiato Naturale tutto ciò
effondo fiato proprio de’ padri di famiglia,
inftituite che furono le lòcietà civili, pafsò
a* capi di quelle , cioè a 9 Regnanti . Ili,
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DEL DRITTO NATURALE. 3 rr
Eflèndo il principal dover di quelli proc-
curar in tutto di mantenere la pubblica
quiete della Igcietà , e niuna colà valendo
cotanto qùefta a dilminuire, quanto le con-
troverfie , eh* avvengono intorno la Reli-
gione, egli fi deve per quefto tutto ciò, che
rilguarda quefio punto , confìderar altresì
come proprio di elfi loro ,• 'Ma di quelli ,
e d* altri sì fatti folleggiamenti, non fi de-
ve da chi che penfa far conto alcuno ; im-
perocché per rifpondervi con confonanza ;
I. Dove a ognuna di quelle potenza gli lì
dà quell’ eftenzione , che gli conviene per
natura, e viene in quel modo, che noi
detto abbiamo efèrcitata , non v* ha niun
feifma da temerli in un Stato , o Regno.
II. Sebben egli fia vero, che ne* primi
tempi 1* elercizj della Religione, non fi fa-
ceano,che da* capi di famiglia, perché que-
‘ fio fàcevafi per una pura necelfità , non
’ efièndovi allor altro da cui efèrcitar fi po-
tefiero, non ne polfiam noi, che fiam in uu
altro fiato inferirne niuna colà di buono ,
■ in guilà , che quantunque e’ Aggiungano
di vantaggio , che da quelli pafiàti fòdero
nell’ infiituzione delle locietà civili a* Re-
gnanti , ciò come colà , che non è da altro
foftenuta , che da conghietture , non deve
1 far in noi niuna impresone; imperocché
dalla lezzione della ftoria egli s’ imprende
Z 2 '- al
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3*6' D E*/P R I N C 1 P J
al contrario, che tutte le Nazioni del Mon-
do , e tutti i Popoli della Terra (alvo
alcuni pochi che non fi vaifero della Reli-
gione , che per frenar la plebe , e per te-
ziar la lor ambizione , ebbero due poten-
ze diverte , T una per lo buon regolamen-
to di quelle cote, chea quefta appartenea-
no , e l’altra per lo buon governo di quel-
le , che riguardavano teltanto 1* ellerior
della lor tecietà . E III. Finalmente avve-
gnaché i diflui bi , e le rivolte molte in
alcun Regno tetto pretefio di Religione
fiano fiate le più perniciofe del Mondo ; a
ogni modo , come la fipria lo c* integna ,
la caute , e il motivo principale di quelle,
non fu , che l’ambizione , e le pafiìoni de’
Cittadini ; Chi averebbe mai teguito nel-
la Germania ( per parlar de’ tempi a noi
più profiìmi) 1’ anfanie di Lutero , e la fila
malvaggia dottrina , te pur ella è merite-
vole di un cotal nome , te buona parte del-
’la plebaglia dal guadagno , e dal buttino ,
ed alcuni Principi dall’odio eh’ e* portava-
no alla cafa d’ Auftria, non vi fofier tratti ,
ovvero dalla libertà di coteienza , e dalla
lafcivia rifpinti ? Ma egli mi tembra aver
di già trateorte te non tutto, almanco il più
importante di quel, che ci propofòmo da
trattare , il perchè non eflendo più ora da
favellarne , riterbaremo il tettante ad un*
altra più agiata opportunità ,
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EMINENTISSIMO SIGNORE.
' . • • - f
G T ?^^TV M TP a ? re in ^ tede.
nfìima Citta, fupplicando efpone a Voftra Emi-
nenza, come dentiera lampare un libro eh’ ha n* r ti-
tolo : De principj J e l Dritto ^aiutale di Giano.’u-
leppe Origlia, Pau lino j e perciò fupplica cornar
terne la nvdione , e 1 ’ averà a grazia, ut Deus &c
Reverendiis Dominiti D.Januarius Verelius e ri'
C.thfaUs Vicari», C.ra,T“lcfrt
refirT{ COea ,t EX ‘ ,m ‘" a ‘ ar Siedali, rcvidear, £
7 ... Dat x l ; m , Nea P* ha ^' die io. Decembris 174*.
J DepZ. NlCO aUS 7 ° rntts E W C - ^chadiopof: Canon.
EMINENTISSIME PRINCEPS.
0 P xr ’ qU ? d inCcrlb ^ur , Trinchi del Dritta
di quod^fideì^ ’ at f ente ..! e §i > nihijque in eo expen-
q od ndei , vel moribus adverletur Ano a
typis volgari polTe cenfeo . a£IVerIetUr • de re
£ J^tum Neap. hac die 18. Decembris 1745.
fe c£iZ" m *-*-**■ *&££.
Julius ^-Neapoh ^.Decembris 174^.
Deput. 1 ° *** TornttS fy’fc- drchadiopol. Canon.
S.R.M.
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Sa Ra Ma
G iovanni di Simone Stampatore fupplicando u*
milmente efpone a V. M» , come defidera (lam-
pare un libro intitolato: De * Principi ilei Dritto Na-
turate, Trattenimenti JV. di Giangiufeppe Origlia,
Panlino; Ricorre per tanto da V.M. e la (applica de-
gnarli concedergliene la licenza , e Pavera a grazia,
ut Deus &c.
Vtriufque Jurìs DoBnr Jofephus Cyrillo in hac Re-
gia Sttùlorum Vniverfìta/e rrofejjor revide at 9 é*.
jn fcriptis referat .
Neap. die 19. menfis Augufli 174^,
C. GALIANUS ARCHIEP. THESSAL.
IlLU-
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. ** * •
ILLUSTRISSIMO SIGNORE .
\
N EI libro di D Giangiufeppe Origlia De ’ prìncipi
del Dritto Naturale ; non è cofa, che offenda i
diritti del Rs,o’l buono e cìvil coftume : anzi riluce
in efTo la pietà non meno , che 1* ingegno del dotto
Autore ; onde ftimo , che fi polla pubblicar colle
Itampe , fe altrimenti non iftima V. S. 111 . e Rever*
e le bacio col debito ofl’equio le mani .
'Di Cafa li 20. Novembre 174$.
Degnifis. ed Obbhgatifs. Servidore .
Giufeppe Pafquale Cirillo .
Dìe I. mettjìs Decembri s I 74 f. Neapoli . *
Vifo regali refcripto fub die ?o. proximi elapfi
menfìt Novemhris 9 ac approbatione fatta ordine
S.R^M.de commijjìone Reverendi Re gii Cappellani Afa -
joris a magnìfico V.J. D. D.JoJepho Pafcbali Cyrillo.
Pepali! Camera Santta Clara providet , decerni t ,
ntque mandat , qund imprimatur cum infertafor -
ma prafentis fupplicis libelli , <tzr approbationis ditti f
revìjorif , < 9 " in publicatione fervetur Regia Pragma-
tica . Hoc fuum &c*
MAGGIOCCO. DANZA. CASTAGNOLA .
FRAGG 1 ANNI. ANDREASSI.
*, ' t
Illuftris Marchio de IpolitO PraeCes S.R.C. tempore
fubfcriptionis impedi tus .
Maftellone*
ER-
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ERRORI
CORREZIONI..
por , pag. 1$. per , - •
dafezzo , pag. 72. daflezzo ,
Puifendoriìo , pag. 75. Puffendorfio .
Crede fi , pag. ir. credei!,
E ei-lut. Pag. 96. ,
ifiiy. , ly/V/, ,
Tulot lon , /wg. 114. Tillotfon,
Uomo , pag . 144. uopo ,
darfi , ibid. dar fi , 1
“P'JXÙf* 1 Pag- 36. ùprv^àvy
cuy.<pó popi , Pag. 57. eru[iq>ópou ,
V. not. pag. 72. not. N.
e per via , pag. i?i. e’ per, - -
ETXEIPIATÒR, * 4 p. ETXEIPIAION
Non che imaginano , pag. 150. non è che ,
ìfcorger , pag. 161. ricorrer,
e. netto , pag. 162. inetto ,
li pefi , pag. 1 66. li pefci ,
e doloro ibid. elfo loro ,
azzioni, pag. 168. azioni,'
metter liin pag. 171. metterli in ;
da Giureconfulti , pag . 172. de ,
dal * pag. 175. del ,
cónvengha , pag. 199. convenga,
didelfo , pag. 203. diftefo ,
delle morali, pao. 20 6. della buona morale,
fia , pag. 210. fia ,
obbligo , pag. 2 12. obbligo ,
dimenticàffero , pag. 2 1 5. dimenticaflsro . ‘
fi , pag. 22 7. fi ,
quel che noi diciamo ma fol quando , pag. 228. nói
tex: ur ° a, ™ n ° > - « *•
Deo
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** . %
Dio obìgat , ilici, oblìgAt ,
quid erìt de , pag. 229. exit de,
Confifterla , pag. 2$t. confifter la prima , t
ed un altro , pag. 232. ad un ,
piantai, pdg.233, giammai.
fi (labili , pag. 2 >4. fi flabill .
di altri , pag. 236. da,
imparaccio , ibid. imbarazzo ,
foprabondanti , pag. 241. foprabbondanti ,
oltre modo , pag. 24$. altro modo ,
flato d’ occafione , pag. 247. è flato ,
paragonandole quelle , pag. 250. a quelle ,
venga , pag. 26$. venga .
in una in una focietà , pag. 26 9. in una focietà «
Lattanzio che fi , pag. 272. Lattanzio fi ,
ammonifcha , pag. 28 1. ammonifea .
in nulla ad offender , pag. 282. nulla offendere .
Qualiier mulìer mulier liiber , pag.2%2, mulier liberi
dos dicit » pag. 284. di ci tur ,
leggi contrarie , pag 334. fontuarie ,
per veruta , pag. 338. verità.
Tempre mai congiungere , pag. 339, e congiungere „
avende , pag. 345. avendo, • 5
dilcoprj , ùag. 34 6. difeopri ,
Non abbiam notato qui , che gli errori li pit\ ef-
lenziall e Cll m aooìrkr rim *% a — * . J _ _1 * 1. •
come
doppi
punti &c. non polli dove lì doveano , lì fpera che
ilmrttfe leggitore non averi difficultà di plrdo-
AVVISO
. y
' DELLO STAMPATORE
al lettore.
• . • * * •
! *
1 * Autore oltre molte altre varie , e diver-
j fé opere , eh’ ha intendimento di dar al
pubblico di vario, e diverte genere di let-
teratura , e tra l’ altre una, eh’ ha per titolo :
Jurii Canonici , ac civili s praleBiones criticai
in duóbtti Voluminibus congejìa ; incorni nce-
rà ora l’edizione d’ un altra intitolata : V ar~
ti , e mejlieri deferitti , con ogni efattezM
tofpbile , e ridotti a lor veri , e proprj
principi . In Tomi 6. in 8. Opera utiliflìma
per coloVo , che bramano coltivare la teien-
za dell’ arti , ed averne di tutte una qualche
cognizione.il collo diciateun Tomo, che con-
terrà de’ Rami , per 1* afiociati farà di carlini
7 . e per gl’ altri di
. i
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