Luigi Speranza --
Grice e Macedo: la ragione conversazionale e l’orto romano – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo
italiano. Macedo was a philosopher and a friend of Aulo Gellio. Macedo. Keywords: Livio. Macedo.
Luigi Speranza -- Grice e Machiavelli: l’implicatura
conversazionale del principe di Livio– Machiavelli at Oxford – la scuola di
Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina – scuola di Firenze -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Firenze).
Filosofo fiorentino. Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “While
Strawson prefers ‘The Prince,’ my favourite Machiavelli is the dialogo,
discorso, ovvero dialogo intorno della lingua –“ Grice: “The full title makes
it sound slightly analytic – ‘whether it should be called ‘florentine, Italian,
or tooscana’ I mean, a stipulation!” -- Grice: “Like me, we can call
Machiavelli a philosopher of language – the trend being very Florentine between
Machiavelli and Varchi.” -- possibly Italy’s greateset philosopher – Noto come
il fondatore della scienza politica moderna, i cui principi base emergono dalla
sua opera più famosa, Il Principe, nella quale è esposto il concetto di ragion
di stato e la concezione ciclica della storia. Questa definizione, secondo
molti, descrive in maniera compiuta sia l'uomo sia il letterato più del termine
machiavellico, entrato peraltro nel linguaggio corrente ad indicare
un'intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata e, proprio per questa
connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari viene preferito il
termine "machiavelliano". L'ortografia del cognome è,
purtroppo, ambigua: la versione "Macchiavelli", quella della statua a
lui dedicata agli Uffizi, in attesa di chiarimenti dell'Ufficio Culturale del
museo o dell'Accademia della Crusca, andrebbe considerata ugualmente corretta
in lingua italiana. L'analisi della firma del filosofo, riportata qui accanto,
farebbe propendere per la "c" singola[senza fonte]. «Nacqui
povero, ed imparai prima a stentare che a godere.» (N. M., Lettera a
Francesco Vettori.) Niccolò M. (scritto anche Macchiavelli sulla statua a lui
dedicata all'ingresso degli Uffizi) nacque a Firenze, terzo figlio, dopo le
sorelle Primavera e Margherita e prima del fratello Totto; figlio di Bernardo e
di Bartolomea Nelli. Anticamente originari della Val di Pesa, i M. sono
attestati popolani guelfi residenti almeno dal XIII secolo a Firenze, dove
occuparono uffici pubblici ed esercitarono il commercio. Il padre Bernardo era
tuttavia di così poca fortuna da esser considerato, non si sa quanto
veritieramente, figlio illegittimo: dottore in legge, risparmiatore per
carattere o per necessità, ebbe interesse agli studi di umanità, come risulta
da un suo Libro di Ricordi che è anche la principale fonte di notizie
sull'infanzia di Niccolò. La madre, secondo un suo lontano pronipote, avrebbe
composto laude sacre, rimaste peraltro sconosciute, dedicate proprio al figlio
Niccolò. Cominciò a studiare latino con un certo Matteo, l'anno dopo si
dedicava allo studio della grammatica con Poppi, all'aritmetica e l'anno seguente affrontava le prove scritte
di componimento in latino. Opere in questa lingua esistevano nella biblioteca
paterna: la I Deca di Tito Livio e quelle di Flavio Biondo, opere di Cicerone,
Macrobio, Prisciano e Marco Giuniano Giustino. Adulto, maneggerà anche Lucrezio
e la Historia persecutionis vandalicae di Vittore Uticense. Non conobbe invece
il greco, ma poté leggere le traduzioni di alcuni degli storici più importanti,
soprattutto Tucidide, Polibio e Plutarco, da cui trasse importantissimi spunti
per la sua riflessione sulla Storia. S'interessò alla politica anche prima di
avere degli incarichi istituzionali, come dimostra una sua lettera, la seconda
che di lui ci è pervenutala prima è una richiesta al cardinale Giovanni Lopez, affinché
si adoperi a riconoscere alla sua famiglia un terreno contestato dalla famiglia
dei Pazziindirizzata probabilmente all'amico Ricciardo Becchi, ambasciatore
fiorentino a Roma, nella quale egli si esprime in modo critico contro Girolamo
Savonarola. Due sono le fasi che scandiscono la vita di Niccolò M.:
nella prima parte della sua esistenza egli è impegnato soprattutto negli affari
pubblici; nella successiva nella scrittura di testi di portata teorica e speculativa.
Si apre la seconda fase segnata dal forzato allontanamento dello storico e
filosofo toscano dalla politica attiva. «Della persona fu ben
proporzionato, di mezzana statura, di corporatura magro, eretto nel portamento
con piglio ardito. I capelli ebbe neri, la carnagione bianca ma pendente
all'ulivigno; piccolo il capo, il volto ossuto, la fronte alta. Gli occhi
vividissimi e la bocca sottile, serrata, parevano sempre un poco ghignare. Di
lui più ritratti ci rimangono, di buona fattura, ma soltanto Leonardo, col
quale ebbe pur che fare ai suoi prosperi giorni, avrebbe potuto ritradurre in
pensiero, col disegno e i colori, quel fine ambiguo sorriso» (Roberto
Ridolfi, Vita di Niccolò M.) Caterina Sforza Riario, ritratta da Lorenzo
di Credi. Niccolò aveva già presentato al Consiglio dei Richiesti, la propria
candidatura a segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina,
ma gli fu preferito un candidato savonaroliano. Pochi giorni però dopo la fine
dell'avventura politica e religiosa del frate ferrarese, M. fu nuovamente
designato ed eletto il 15 giugno dal Consiglio degli Ottanta, elezione
ratificata dal Consiglio maggiore, probabilmente grazie all'autorevole
raccomandazione del Primo segretario della Repubblica, Marcello Virgilio
Adriani, che il Giovio asserisce essere stato suo maestro. Per quanto i
compiti delle due Cancellerie siano stati spesso confusi, generalmente alla
prima si attribuivano gli affari esterni, e alla seconda quelli interni e la
guerra: ma i compiti della seconda Cancelleria, presto unificati con quelli
della Cancelleria dei Dieci di libertà e pace, consistevano nel tenere i
rapporti con gli ambasciatori della Repubblica, cosicché, essendogli stata
affidata, ianche questa ulteriore responsabilità, M. finì per doversi occupare
di una tale somma di compiti da essere storicamente considerato, senza
ulteriori distinzioni, il «Segretario fiorentino». Era il tempo nel
quale, conclusa l'avventura italiana di Carlo VIII, la maggiore preoccupazione
di Firenze era volta alla riconquista di Pisaresasi indipendente dopo che Piero
de' Medici l'aveva data in pegno al re di Francia- e alleata di Venezia che,
intendendo impedire l'espansione fiorentina, aveva invaso il Casentino,
occupandolo a nome dei Medici. Il pericolo venne fronteggiato dal capitano di
ventura Paolo Vitelli, e la mediazione del duca di Ferrara Ercole I, iriconsegnò
il Casentino a Firenze, autorizzandola altresì a riprendersi Pisa. In marzo
venne inviato a Pontedera, dove erano acquartierate le milizie del signore di
Piombino, Jacopo d'Appiano, alleato di Firenze. In maggio scrisse il
Discorso della guerra di Pisa per il magistrato dei Dieci: poiché «Pisa bisogna
averla o per assedio o per fame o per espugnazione, con andare con artiglieria
alle mura», esaminate diverse soluzioni, si esprime favorevole a un assedio di
«un quaranta o cinquanta dì ed in questo mezzo trarne tutti gli uomini da
guerra potete, e non solamente cavarne chi vuole uscire, ma premiare chi non ne
volesse uscire, perché se ne esca. Dipoi, passato detto tempo, fare in un subito
quanti fanti si può; fare due batterie, e quanto altro è necessario per
accostarsi alle mura; dare libera licenza che se ne esca chiunque vuole, donne,
fanciulli, vecchi ed ognuno, perché ognuno a difenderla è buono; e così
trovandosi i Pisani voti di difensori dentro, battuti dai tre lati, a tre o
quattro assalti sarìa impossibile che reggessero». Il 16 luglio 1499 si
presentò a Forlì alla contessa Caterina Sforza Riario, nipote di Ludovico il
Moro e madre di Ottaviano Riario, che era stato al soldo dei fiorentini, per
rinnovare l'alleanza e ottenere uomini e munizioni per la guerra pisana.
Ottenne solo vaghe promesse dalla contessa che era già impegnata a sostenere lo
zio nella difficile difesa del Ducato milanese dalle mire di Luigi XII e
dovette ripartire senza aver nulla ottenuto. Era nuovamente a Firenze in
agosto, quando le artiglierie fiorentine, provocata una breccia nelle mura
pisane, aprivano la via alla conquista della città, ma il Vitelli non seppe
sfruttare l'occasione e temporeggiò finché la malaria non ebbe ragione delle
sue truppe, costringendolo a togliere l'assedio. Invano ritentò l'impresa:
sospettato di tradimento, quello che «era il più reputato capitano d'Italia» fu
decapitato. Nessuna prova vi era che il Vitelli fosse stato corrotto dai
Pisani ma la giustificazione di M., a nome della Repubblica, in risposta alle
critiche di un cancelliere di Lucca, fu che «o per non havere voluto, sendo
corropto, o per non havere potuto, non avendo la compagnia, ne sono nati per
sua colpa infiniti mali ad la nostra impresa, et merita l'uno o l'altro errore,
o tuct'a due insieme che possono stare, infinito castigo». Conquistato il
Ducato di Milano, in risposta alla richieste fiorentine Luigi XII mandò suoi
soldati a risolvere l'impresa di Pisa le cui mura furono bensì abbattute nel
luglio del 1500 ma né gli svizzeri né i francesi entrarono in città anzi,
lamentando che Firenze non li pagasse, levarono l'assedio e sequestrarono il
commissario fiorentino Luca degli Albizzi, che fu rilasciato solo dietro riscatto.
A M., presente ai fatti, non restava che informare la Repubblica, che decise di
mandarlo in Francia, insieme con Francesco della Casa, per cercare nuovi
accordi che risolvessero finalmente la guerra di Pisa. Il cardinale di
Rouen Georges d'Amboise raggiunsero la corte francese a Nevers, presentando al
re e al ministro, cardinale di Rouen, le rimostranze per il cattivo
comportamento dei loro soldati; sapendo che Firenze non aveva al momento denari
sufficienti a finanziare l'impresa, invitarono Luigi a intervenire direttamente
nella guerra, al termine della quale la Repubblica avrebbe ripagato la Francia
di tutte le spese. Il rifiuto dei francesiche richiedevano a Firenze il
mantenimento degli svizzeri rimasti accampati in Lunigiana e minacciavano la
rottura dell'alleanzamise i legati fiorentini, privi di istruzioni dalla
Repubblica, in difficoltà, acuite dalla ribellione di Pistoia e dalle
iniziative che frattanto aveva preso in Romagna Cesare Borgia, i cui ambiziosi
e oscuri piani potevano anche indirizzarsi contro gli interessi
fiorentini. Occorreva, pagando, mantenere buoni rapporti con la
Franciascriveva da Tours il 21 novembree guardarsi dalle macchinazioni del
papa: così, ottenuto dalla Signoria il denaro richiesto dalla Francia, M.
poteva finalmente ritornare a Firenze. Quella lunga permanenza nella corte
francese verrà dislocata negli opuscoli De natura Gallorum, dove i francesi
verranno descritti come «humilissimi nella captiva fortuna; nella buona
insolenti più cupidi de' danari che del sangue vani et leggieri più tosto
tachagni che prudenti», con una bassa opinione degli Italiani, e nel successivo
Ritratto delle cose di Francia, dove, spostandosi su un piano d'analisi
prettamente politica, finisce col fare della Francia l'esemplare dello stato
moderno. Soprattutto egli insiste sul nesso fra la prosperità della monarchia e
il raggiunto processo di unificazione nazionale, sentito come la lezione
peculiare delle "cose di Francia". Cesare Borgia «Questo
signore è molto splendido e magnifico, e nelle armi è tanto animoso che non è
sì gran cosa che non gli paia piccola, e per gloria e per acquistare Stato mai
si riposa né conosce fatica o periculo: giugne prima in un luogo che se ne
possa intendere la partita donde si lieva; fassi ben volere a' suoi soldati; ha
cappati e' migliori uomini d'Italia: le quali cose lo fanno vittorioso e
formidabile, aggiunte con una perpetua fortuna» (M., Lettera ai Dieci) La
minaccia del Borgia si fece presto concreta: fermato dalle minacce della
Francia quando tentava d'impadronirsi di Bologna, si volse contro Piombino,
entrando nel territorio della Repubblica e cercando di imporle tributi, dai
quali Firenze fu nuovamente fatta salva dall'intervento di Luigi. Fra una
missione a Pistoia e un'altra a Siena, Niccolò ebbe tempo di sposare. Marietta
Corsini, donna di modesta origine, dalla quale avrà sei figli: Primerana,
Bernardo, Lodovico, Guido, Piero e Baccina. Padrone di Piombino il 3 settembre
1501, il Borgia, per mezzo del suo sodale Vitellozzo Vitelli s'impadronì di
Arezzo, dove si stabilì Piero de' Medici, poi delle terre di Valdichiana, di
Cortona, di Anghiari e di Borgo San Sepolcro e di lì passò a investire Camerino
e Urbino, chiedendo nel contempo di intavolare trattative con Firenze che, nel
frattempo, vistasi stretta dai due Borgia, padre e figlio, aveva rinnovato gli
accordi con la Francia. lo stesso giorno della caduta della città nelle
mani di Cesare, partirono per Urbino M. e il vescovo di Volterra, Francesco
Soderini, fratello di Piero: ricevuti, si sentirono ordinare di cambiare il
governo della Repubblica, pena la sua inimicizia. La crisi fu superata grazie
all'intervento delle armi francesi: avvicinandosi queste ad Arezzo, la città fu
sgomberata e restituita, insieme con le altre terre, ai Fiorentini. Riferimento
a questi casi è il breve scritto dell'anno successivo, Del modo di trattare i
popoli della Valdichiana ribellati, nel quale, preso esempio dal comportamento
tenuto dagli antichi Romani in caso di ribellioni, rimprovera il governo fiorentino
di non aver trattato severamente la ribelle città di Arezzo. Pensa che come i
Romani «fecero giudizio differente per esser differente il peccato di
quelli popoli, così dovevi fare voi, trovando ancora nei vostri ribellati
differenza di peccati giudico ben giudicato che a Cortona, Castiglione, il
Borgo, Foiano, si siano mantenuti i capitoli, siano vezzeggiati e vi siate
ingegnati riguadagnarli con i beneficii ma io non approvo che gli Aretini,
simili ai Veliterni ed Anziani non siano stati trattati come loro. I Romani
pensarono una volta che i popoli ribellati si debbano o beneficare o spegnere e
che ogni altra via sia pericolosissima.» Di fronte a quelli che
apparivano tempi nuovi e tempestosi, nei quali occorreva che uomini capaci
prendessero pronte risoluzioni, come prima riforma nell'organizzazione dello
Stato fiorentino fu resa vitalizia la carica di gonfaloniere, affidata a Pier
Soderini, che appariva uomo accetto tanto agli ottimati che ai popolani. La
prima missione che egli affidò a M. fu quella di prendere nuovamente contatto
col Borgia il quale, formalmente capitano delle truppe pontificie e finanziato
da quello Stato, intendeva tuttavia agire nel proprio interesse e in quello
della sua famiglia, stringendo un nuovo patto col Luigi XII e ottenendone
libertà d'azione nei suoi piani di espansione, non solo nei confronti di
signorotti quali gli Orsini, i Baglioni e il Vitelli, già suoi alleati, ma
anche contro lo stesso Bentivoglio di Bologna. Seguendo la tradizionale
politica di alleanza con la Francia, Firenzepur diffidando del
Valentinointendeva confermargli la sua amicizia, per non essere investita dai
suoi aggressivi disegni. M. giunse a Imola dal Borgia il 7 ottobre,
confidandogli che Firenze non aveva aderito all'offerta di amicizia propostale
dagli Orsini e dai Vitelli, congiurati a Magione contro il duca Valentino, e ne
ricevette in cambio un'offerta di alleanza, alla quale Niccolò, affascinato
dalla figura di Cesare Borgia, guardava con favore più di quanto non facesse il
governo fiorentino. Fu al seguito del Valentino per tutta la durata di quei tre
mesi di campagna militare e, due ore dopo l'uccisione a tradimento di
Vitellozzo e di Oliverotto da Fermo, ne raccolse le parole «savie e
affezionatissime» per i Fiorentini, invitati nuovamente a unirsi a lui per
avventarsi contro Perugia e Città di Castello. Firenze, a questo punto, decise
di mandare presso il Borgia un ambasciatore accreditato, Jacopo Salviati, così
che il nostro Segretario lasciò il campo di Città della Pieve per fare ritorno
a Firenze. Vitellozzo Vitelli, ritratto da Luca Signorelli. «Vitellozo, Pagolo
et duca di Gravina in su muletti ne andorno incontro al duca, accompagnati da
pochi cavagli; et Vitellozo disarmato, con una cappa foderata di verde, tucto
aflicto se fussi conscio della sua futura morte, dava di sé, conosciuta la
virtù dello huomo et la passata sua fortuna, qualche ammirationeArrivati
adunque questi tre davanti al duca, et salutatolo humanamente, furno da quello
ricevuti con buono volto Ma, veduto il duca come Liverotto vi mancava adciennò
con l'occhio a don Michele, al quale lLeverotto era demandata, che provedessi
in modo che Liverotto non schapassi Liverotto havendo facto riverenza, si
adcompagnò con gli altri; et entrati in Senigagla, et scavalcati tutti ad lo
alloggiamento del duca, et entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca
fatti prigioni venuta la nocte al duca
parve di fare admazare Vitellozzo e Liverotto; et conductogli in uno luogo
insieme, gli fe' strangolare Pagolo et el duca di Gravina Orsini furno lasciati
vivi per infino che il duca intese che a Roma el papa haveva preso el cardinale
Orsino, l'arcivescovo di Firenze et messer Jacopo da Santa Croce; dopo la quale
nuova, a dì 18 di giennaio, ad Castel della Pieve furno anchora loro nel medesimo
modo strangolati» (M., Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino
nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il
duca di Gravina Orsini). La morte di Alessandro VI privò Cesare Borgia delle
risorse finanziarie e politiche che gli occorrevano per mantenere il ducato di
Romagna, che si dissolse tornando a frammentarsi nelle vecchie signorie, mentre
Venezia s'impadronì di Imola e di Rimini. Dopo il brevissimo pontificato di Pio
III, M. fu inviato a Roma per il conclave che il 1º novembre elesse Giulio II.
Raccolse le ultime confidenze del Valentino, del quale pronosticò la rovina
imminente, e cercò di comprendere le intenzioni politiche del nuovo papa, che
egli sperava s'impegnasse contro i Veneziani, le cui mire espansionistiche
erano temute da Firenze. O la sarà una porta che aprirà loro tutta Italia, o
fia la rovina loro. A Roma gli giunse la notizia della nascita del
secondogenito Bernardo: «Somiglia voi, è bianco come la neve, ma gli ha il capo
che pare velluto nero, et è peloso come voi, e da che somiglia voi parmi
bello», gli scrive la moglie Marietta. E M., che lungamente in questo scorcio
di tempo aveva frequentato la casa del cardinal Soderini, al quale forse
prospettò già il suo progetto di costituire una milizia nazionale che
sostituisse l'infida soldatesca mercenaria, s'avvia per Firenze. In
Francia Ingresso a Genova di Luigi XII, Le fortune della Francia in
Italia sembrarono declinare dopo la cacciata dal Napoletano ad opera
dell'armata spagnola di Gonzalo Fernández de Córdoba. Firenze, alleata di Luigi
XII, e timorosa delle prossime iniziative della Spagna, del papa e della nemica
tradizionale, la Siena di Pandolfo Petrucci, era interessata a conoscere i
progetti del re e a questo scopo alla sua corte mandò M. «a vedere in viso le
provvisioni che si fanno e scrivercene immediate, e aggiungervi la coniettura e
iudizio tuo». M. e a Milano per conferire con il luogotenente Charles II
d'Amboise, che non credeva in un attacco spagnolo in Lombardia e rassicurò
Niccolò sull'amicizia francese per Firenze. Raggiunse la corte e
l'ambasciatore Niccolò Valori a Lione, ricevendo uguali rassicurazioni dal
cardinale di Rouen e da Luigi stesso. In marzo ripartiva per Firenze e di qui
si recava per pochi giorni a Piombino da Jacopo d'Appiano, per sondare la
posizione di quel signorotto. È di questo tempo la stesura del suo primo
Decennale, una storia dei fatti notevoli occorsi degli ultimi dieci anni volta
in terzine: M. non è poeta, anche se invoca Apollo nell'esordio del poemetto,
ma a noi interessa il suo giudizio sull'attualità della vicenda politica
italiana e su quel che attende Firenze: «L'imperador, con l'unica sua
prole vuol presentarsi al successor di Pietro al Gallo il colpo ricevuto duole;
e Spagna che di Puglia tien lo scetro va tendendo a' vicin laccioli e rete, per
non tornar con le sue imprese a retro; Marco, pien di paura e pien di sete, fra
la pace e la guerra tutto pende; e voi di Pisa troppa voglia avete. Onde
l'animo mio tutto s'infiamma or di speranza, or di timor si carca tanto che si
consuma a dramma a dramma, perché saper vorrebbe dove, carca di tanti incarchi
debbe, o in qual porto, con questi venti, andar la vostra barca. Pur si confida
nel nocchier accorto ne' remi, nelle vele e nelle sarte; ma sarebbe il cammin
facile e corto se voi el tempio riapriste a Marte» (Decennale primo) I
tentativi d'impadronirsi di Pisa fallirono ancora: battuta a Ponte a Cappellese
il 27 marzo 1505, Firenze doveva anche guardarsi dalle manovre dei signori ai
loro confini. M. andò a Perugia l'11 aprile per conferire col Baglioni, ora
alleato con gli Orsini, con Lucca e con Siena, poi a Mantova, per cercare
invano accordi con il marchese Giovan Francesco Gonzaga e il 17 luglio a Siena.
In settembre, fallì un nuovo assalto a Pisa e M. ne trasse spunto per
presentare la proposta della creazione di un esercito cittadino. Rimasti
diffidenti i maggiorenti della cittàche temevano che un esercito popolare
potesse costituire una minaccia per i loro interessima appoggiato dal Soderini,
M. si mosse per mesi nei borghi toscani a far leva di soldati, istruiti «alla
tedesca», e finalmente, Firenze puo vedere la prima parata di una milizia
«nazionale» che peraltro non avrà nessun ruolo nella successiva conquista di
Pisa e si rivelerà di scarso affidamento nella difesa di Prato. Con la
pace concordata con la Francia, la Spagna, con Ferdinando II d'Aragona, aveva
preso definitivamente possesso del Regno di Napoli. I piccoli stati della
penisola attendevano ora le mosse di Giulio II, deciso a imporre la sua
egemonia nell'Italia centrale: nel luglio, il papa chiese a Firenze di
partecipare alla guerra che egli intendeva muovere al signore di Bologna,
Bentivoglio, che era alleato, come Firenze, dei francesi, e perciò teoricamente
amico, oltre che confinante, dei Fiorentini. Si trattava di temporeggiare,
osservando gli sviluppi dell'impresa del papa al quale fu mandato M., che lo
incontrò a Nepi. Giulio II gli dimostrò di godere dell'appoggio della Francia,
che aveva promesso di inviare truppe in suo aiuto, cosicché fu agevole a M.
promettere aiuti a sua voltadopo però che fossero arrivati quelli di re Luigie
seguì papa Giulio che, con la sua corte curiale e pochi armati se n'andava a
Perugia, ottenendo, il 13 settembre, la resa senza combattimento di Giampaolo
Baglioni che, con stupore e rimprovero del M. e, un giorno, anche del
Guicciardini, non ebbe il coraggio di opporsi alle poche forze allora a
disposizione del Papa. La corte papale, dopo aver atteso a Cesena fino a
ottobre l'arrivo dei francesi e, dopo questi, dei Fiorentini di Marcantonio
Colonna, entrò trionfante a Bologna l'11 novembre. M., tornato a Firenze già
alla fine d'ottobre, s'occupò ancora dell'istituzione delle milizie fiorentine:
il 6 dicembre furono creati i Nove ufficiali dell'Ordinanza e Milizia
fiorentina, eletti dal popolo, responsabili militari della Repubblica. In
Germania Massimiliano I d'Asburgo Il nuovo anno si apre con le minacce
del passaggio in Italia del «Re dei Romani» Massimiliano, intenzionato a
ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola, a espellere i francesi e
a farsi incoronare a Roma «imperatore del Sacro Romano Impero». Si valutò a
Firenze la possibilità di finanziargli l'impresa in cambio della sua amicizia e
del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica: fu inviato a questo
scopo l'ambasciatore Francesco Vettori e lo stesso M.. Giunse a Bolzano, dove
Massimiliano teneva corte, e le lunghe
trattative sull'esborso preteso da Massimiliano s'interruppero quando i
Veneziani, sconfiggendolo più volte, gli fecero comprendere la velleità dei
suoi sogni di gloria. Da questa esperienza M. trasse tre scritti, il
Rapporto delle cose della Magna, compost il giorno dopo il suo rientro a
Firenze, il Discorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, del
settembre 1509, e il più tardo Ritratto delle cose della Magna, una
rielaborazione del primo Rapporto. Rileva la grande potenza della Germania, che
«abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e
bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in
una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per
uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini
loro armati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli
giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e
chi con un'altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si
godono. In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si
truova ricca in publico». Importano e consumano poco perché «le loro
necessità sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che
quasi condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita
e libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono
soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle
loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro
principe». Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e
militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate
dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe
tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui
avessi stati o fussi potente, è domerebbe e abbasserebbe e principi e
ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non
quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi,
quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che
ancora oggi si vede». La conquista di Pisa Decisa a concludere le
operazioni militari contro Pisa, Firenze mandò M. a far leve di soldati: in
agosto condusse soldati prelevati da San Miniato e da Pescia all'assedio della
città irriducibile. Riunite altre milizie, si incaricò di tagliare i
rifornimenti bloccando l'Arno; poi, il 4 marzo del 1509, andò prima a Lucca a intimare
a quella Repubblica di cessare ogni aiuto ai Pisani e, il 14, si recò a
Piombino, incontrando gli ambasciatori di Pisa per cercare invano un accordo di
resa. Raccolte nuove truppe, in maggio era presente all'assedio: Pisa, ormai
stremata, trattava finalmente la pace. M. accompagnò i legati pisani a Firenze
dove fu firmata la resa e l'8 giugno poté entrare in Pisa con i commissari
Niccolò Capponi, Antonio Filicaia e Alamanno Salviati. Un ben più vasto
incendio era intanto divampato nell'Italia settentrionale: stipulata
un'alleanza a Cambrai, Francia, Spagna, Impero e papato si avventavano contro
la Repubblica veneziana che a maggio cedeva i suoi possedimenti lombardi e
romagnoli e, in giugno, anche Verona, Vicenza e Padova, consegnate a
Massimiliano. Firenze, da parte sua, doveva finanziare la nuova impresa
imperiale: consegnato un primo acconto in ottobre, M. era a Verona per
consegnare il saldo a Massimiliano, che era stato però costretto alla ritirata
dalla controffensiva veneziana, resa possibile dalla rivolta popolare contro i
nuovi padroni. E M. commentava dei «due re, che l'uno può fare la guerra e non
vuol farla, l'altro ben vorrebbe farla e non può», riferendosi a Luigi e a
Massimiliano che se n'era tornato in Germania a chiedere soldati e denari ai
principi tedeschi. Atteso inutilmente il ritorno dell'Imperatore, se ne
tornò a Firenze. Venezia si salvò soprattutto grazie alle divisioni degli
alleati: mentre Luigi XII aveva tutto l'interesse di ridurre all'impotenza
Venezia per avere le mani libere nella pianura padana, Giulio II la voleva
abbastanza forte da opporsi alla Francia senza averne contrasto alle proprie
ambizioni di espansione. Per Firenze, amica della Francia ma non nemica del
papa, era necessario spiegarsi con il re francese, e M. fu mandato a Blois,
dove Luigi teneva la corte, incontrandolo. M. confermò l'amicizia con la
Francia ma disse di dubitare che la Repubblica potesse impegnarsi in una guerra
contro Giulio II, in grado di volgere contro Firenze forze troppo superiori:
meglio sarebbe stata una mediazione che evitasse il conflitto e sottraesse,
oltre tutto, Firenze dalla responsabilità di un impegno nel quale era difficile
trarre un guadagno. Dovette tornare a Firenze il 19 ottobre, convinto che la
guerra fosse ineluttabile. Le vittorie militari non furono sfruttate da Luigi
XII e la sua indizione di un concilio a Pisa, che condannasse il papa, provocò
l'interdetto di Giulio II contro Firenze. Il 22 settembre 1511 M. era ancora in
Francia, ottenendo dal re soltanto un breve rinvio del concilio: dalla Francia
andò a Pisa e riuscì a ottenere il trasferimento del concilio a Milano.
Il ritorno dei Medici a Firenze Le fortune di Luigi XII volgevano al tramonto:
sconfitto dalla nuova coalizione guidata dal papa, era costretto ad abbandonare
la Lombardia, lasciando Firenze politicamente isolata e incapace di resistere
alle armi spagnole. Pier Soderini fuggì a Siena, i Medici rientrarono a
Firenze: disfatto il vecchio governo, anche M. venne rimosso dal suo incarico,
il successivo 10 novembre fu confinato e multato della grande somma di mille
fiorini e il 17 gli fu interdetto l'ingresso a Palazzo Vecchio.
Giuliano de' Medici duca di Nemours Il nuovo regime processò Pietro Paolo
Boscoli e Agostino Capponi, accusati di aver complottato contro Giuliano de'
Medici, condannandoli a morte. Anche M. è sospettato: arrestato il 12 febbraio
1513, è anche torturato (gli fu somministrata la corda o, com'era chiamata
allora a Firenze, la "colla"). Scrisse allora a Giuliano di Lorenzo
de' Medici duca di Nemours due sonetti, per ricordargli, ma senza averne l'aria
e in forma scherzosa, la sua condizione di carcerato: «Io ho, Giuliano,
in gamba un paio di geti e sei tratti di fune in sulle spalle; l'altre miserie
mie non vo' contalle, poiché così si trattano i poeti Menon pidocchi
queste parieti grossi e paffuti che paion farfalle, né mai fu tanto puzzo in
Roncisvalle o in Sardigna fra quegli arboreti quanto nel mio sì delicato
ostello» Giulio II moriva intanto proprio in quei giorni e dal conclave
uscì eletto l'11 marzo il cardinale de' Medici con il nome di Leone X: era la
fine dei pericoli di guerra per Firenze e anche il tempo dell'amnistia. Uscito
dal carcere, M. cercò di ottenere favori dai Medici attraverso l'ambasciatore
Francesco Vettori e lo stesso Giuliano, ma invano. Si ritirò allora nel suo
podere dell'Albergaccio, a Sant'Andrea in Percussina, tra Firenze e San
Casciano in Val di Pesa. L'esilio dalla politica. «Il Principe» Qui, tra
le giornate rese lunghe dall'ozio forzato, comincia a scrivere i Discorsi sopra
la prima Deca di Tito Livio che, forse nel luglio 1513, interrompe per metter
mano al suo libro più famoso, il De Principatibus, dal solenne titolo latino ma
scritto in volgare e perciò divenuto ben più noto come Il Principe. Lo dedica
dapprima a Giuliano di Lorenzo de' Medici e, dopo la morte di questi nel 1516,
a Lorenzo de' Medici, figlio di Piero "fatuo"; ma il libro uscì solo
postumo, nel 1532. Certo, non doveva farsi illusioni che un Medici potesse mai
essere quel «redentore» atteso dall'Italia contro «questo barbaro dominio», ma
da un Medici si attendeva almeno la sua propria «redenzione» dall'inattività
cui era stato relegato dal ritorno a Firenze di quella famiglia. Sperava
che l'amico Vettori, ambasciatore a Roma, si facesse interprete del suo
desiderio che questi signori Medici mi cominciasseino adoperare», dal momento
«che io sono stato a studio all'arte dello stato e doverrebbe ciascheduno aver
caro servirsi d'uno che alle spese d'altri fussi pieno d'esperienza. E della
fede mia non si doverrebbe dubitare, perché, avendo sempre osservato la fede,
io non debbo imparare ora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatré
anni che io ho, non debbe potere mutare natura; e della fede e bontà mia ne è
testimonio la povertà mia». Delle ombre della sua povertà, ma anche delle sue
luci, M. scrive al Vettori in quella che è la più famosa lettera della nostra
letteratura: L'Albergaccio di M. a Sant'Andrea in Percussina
«Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio
mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni
reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli
antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che
solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e
domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi
rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni
affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco
in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere
inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale,
e composto uno opuscolo de Principatibus» (Lettera a Francesco Vettori)
Ritornato il 3 febbraio 1514 a Firenze, continuò a sperare a lungo che il
Vettori, al quale spedì il manoscritto del Principe, lo facesse introdurre in
qualche incarico nell'amministrazione cittadina, ma invano. Tutto dipendeva
dalla volontà del papa, e Leone non era affatto intenzionato a favorire chi non
si era mostrato, a suo tempo, favorevole agli interessi di Casa Medici. M., da
parte sua, scriveva al Vettori di aver «lasciato i pensieri delle cose grandi e
gravi» e di non dilettarsi più di «leggere le cose antiche, né ragionare delle
moderne: tutte si sono converse in ragionamenti dolci». Si era infatti
innamorato di una «creatura tanto gentile, tanto delicata, tanto nobile e per
natura e per accidente, che io non potrei né tanto laudarla né tanto amarla che
la non meritasse più». La guerra, ripresa in Italia dalla discesa del
nuovo re di Francia Francesco I, si concluse nel settembre 1515 con la sua
grande vittoria a Marignano (oggi Melegnano) contro la vecchia «Lega santa»:
Leone X dovette accettare il dominio francese in Lombardia e la stipula a
Bologna di un concordato che riconosceva il controllo reale sul clero francese.
Si rifece impossessandosi, per conto del nipote Lorenzo, capitano generale dei
Fiorentini, del Ducato di Urbino. A quest'ultimo invano dedicava M. il suo
Principe: la sua esclusione dalla gestione degli affari di Firenze continuava.
Si diede a frequentare gli «Orti Oricellari», latineggiamento che indica i
giardini del Palazzo di Cosimo Rucellai, dove si riunivano letterati, giuristi
ed eruditi come Luigi Alamanni, Jacopo da Diacceto, Jacopo Nardi, Zanobi
Buondelmonti, Antonfrancesco degli Albizi, Filippo de' Nerli e Battista della
Palla. Qui vi lesse probabilmente qualche capitolo di quell'Asino, poemetto in
terzine che voleva essere una contaminazione fra l'Asino d'oro di Apuleio e la
Divina Commedia dantesca, ma che lasciò presto interrotto: e al Rucellai e al
Buondelmonti dedicò i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio. M. si era già
cimentato, quando ricopriva l'incarico di segretario della Repubblica, in
composizioni teatrali: una imitazione dell'Aulularia di Plauto e una commedia,
Le maschere, ispirata a Nebulae di Aristofane, sono tuttavia perdute. Al 1518
risale il suo capolavoro letterario, la commedia Mandragola, nel cui prologo
egli inserisce un accenno autobiografico «scusatelo con questo, che
s'ingegna con questi van pensieri fare el suo tristo tempo più suave,
perch'altrove non have dove voltare el viso; ché gli è stato interciso mostrar
con altre imprese altra virtue, non sendo premio alle fatiche sue.»
Intorno a quest'anno vanno collocate la traduzione dell'Andria di Terenzio e
stesura della novella di Belfagor arcidiavolo o Novella del demonio che pigliò
moglieil suo titolo preciso è attualmente stabilito in Favolail cui tema di
fondo è la visione pessimistica dei rapporti che legano gli esseri umani, tutti
intesi al proprio interesse a danno, se necessario, di quello di ciascun
altro. Il ritorno alla vita politica Lorenzo de' Medici morì, lasciando
il governo di Firenze al cardinale Giulio. Costui, favorevole a M., lo incaricò
della stesura di una storia della città sotto lauta retribuzione. M.,
galvanizzato dall'incarico, diede alle stampe l’Arte della guerra, dedicandola
allo stesso cardinal Giulio. Nello stesso anno fu inviato in missione
diplomatica a Carpi presso il governatore Francesco Guicciardini di cui, pur
avendo opposte visioni della Storia, divenne buon amico. Nel 1525 cercò di
guadagnare il favore di papa Clemente VII offrendogli le Istorie fiorentine.
Nel frattempo giunsero la revoca ufficiale dell'interdizione dalla vita
pubblica e l'affidamento di missioni militari in Romagna in collaborazione col
Guicciardini. I Medici furono
cacciati da Firenze e venne instaurata nuovamente la repubblica. M. si propose
come candidato alla carica di segretario della repubblica, ma venne respinto in
quanto ritenuto colluso coi Medici e soprattutto con papa Clemente VII. La
delusione per M. fu insopportabile. Ammalatosi repentinamente, cominciò a
peggiorare vistosamente fino alla morte. Abbandonato da tutti, fu sepolto nel
corso di una modesta cerimonia funebre nella tomba di famiglia nella basilica
di Santa Croce. La città di Firenze fece costruire un monumento nella basilica
stessa; esso raffigura la Diplomazia assisa su un sarcofago marmoreo. Sulla
lastra frontale sono incise le parole Tanto nomini nullum par elogium (Nessun
elogio sarà mai degno di tanto nome). Pensiero M. e il Rinascimento Con
il termine M.co si è spesso indicato un atteggiamento spregiudicato e
disinvolto nell'uso del potere: un buon principe deve essere astuto per evitare
le trappole tese dagli avversari, capace di usare la forza se ciò si rivela
necessario, abile manovratore negli interessi propri e del suo popolo. Ciò si
accompagna a un travaglio personale che M. sentiva nella sua attività
quotidiana e di teorico, secondo una tradizione politica che già in Cicerone
affermava: "un buon politico deve avere le giuste conoscenze, stringere mani,
vestire in modo elegante, tessere amicizie clientelari per avere un'adeguata
scorta di voti". Con M. l'Italia ha conosciuto il più grande teorico
della politica. Secondo M. la politica è il campo nel quale l'uomo può mostrare
nel modo più evidente la propria capacità di iniziativa, il proprio ardimento,
la capacità di costruire il proprio destino secondo il classico modello del
faber fortunae suae. Nel suo pensiero si risolve il conflitto fra regole morali
e ragion di Stato che impone talvolta di sacrificare i propri princìpi in nome
del superiore interesse di un popolo. La politica deve essere autonoma da
teologia e morale e non ammette ideali, è un gioco di forze finalizzate al bene
della collettività e dello stato. La politica, svincolata da dogmatismi e
princìpi teorici, guarda alla realtà effettuale, ai "fatti": "Mi
è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa
piuttosto che alla immaginazione di essa". Si tratta di una visione
antropocentrica che si richiama all'Umanesimo quattrocentesco ed esprime gli
ideali del Rinascimento. Nel “Dialogo intorno alla nostra lingua” dà un
giudizio severo su Alighieri. Alighieri è rimproverato di negare la matrice
fiorentina della lingua della Commedia. Il passo assume i caratteri dell'invettiva
contro Aligheri, accusato di aver infangato la reputazione di Firenze:
«Alighieri il quale in ogni parte mostrò d'esser per ingegno, per dottrina et
per giuditio huomo eccellente, eccetto che dove egli hebbe a ragionare della
patria sua, la quale, fuori d'ogni humanità et filosofico instituto, perseguitò
con ogni spetie d'ingiuria. E non potendo altro fare che infamarla, accusò
quella d'ogni vitio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi
et delle legge di lei; et questo fece non solo in una parte de la sua cantica,
ma in tutta, et diversamente et in diversi modi: tanto l'offese l'ingiuria
dell'exilio, tanta vendetta ne desiderava. Ma la Fortuna, per farlo mendace et
per ricoprire con la gloria sua la calunnia falsa di quello, l'ha continuamente
prosperata et fatta celebre per tutte le province, et condotta al presente in
tanta felicità et sì tranquillo stato, che se Alighieri la vedessi, o egli
accuserebbe sé stesso, o ripercosso dai colpi di quella sua innata invidia,
vorrebbe essendo risuscitato di nuovo morire. Poi, durante un altro
scambio immaginario con Aligheri, M.i rimprovera il carattere
"goffo", "osceno", addirittura "porco" del
registro utilizzato nell'Inferno: «Aligheri mio, io voglio che tu
t'emendi, et che tu consideri meglio il “parlare” fiorentino et la tua opera;
et vedrai che, se alcuno s'harà da vergognare, sarà più tosto Firenze che tu:
perché, se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi
versi non hai fuggito il goffo, come è quello: "Poi ci partimmo et
n'andavamo introcque"; non hai fuggito il porco, com'è quello:
"che merda fa di quel che si trangugia"; non hai fuggito
l'osceno, com'è: "le mani alzò con ambedue le fiche"; e
non avendo fuggito questo, che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi haver
fuggito infiniti vocaboli patrii che non s'usano altrove che in quella» Autografo
delle Historiae Fiorentinae Per M. la storia è il punto di riferimento verso il
quale il politico deve sempre orientare la propria azione. La storia fornisce i
dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare, ma indica anche le strade
da non ripercorrere. M. si basa su una concezione ciclica della storia:
"Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi". Ma ciò
che allontana M. da una visione deterministica della storia è l'importanza che
egli attribuisce alla virtù, ovvero alla capacità dell'uomo di dominare il
corso degli eventi utilizzando opportunamente le esperienze degli errori
compiuti nel passato, nonché servendosi di tutti i mezzi e di tutte le
occasioni per la più alta finalità dello stato, facendo anche violenza, se
necessario, alla legge morale. Non a caso il Principe, nella conclusione,
abbandona il suo taglio cinico e pragmatico per esortare i sovrani italiani,
con una scrittura più solenne e venata di un certo idealismo, a riconquistare
la sovranità perduta e a cacciare l'invasore straniero. Non c'è rassegnazione
nel Principe, né tanto meno sfiducia nei confronti dell'uomo. La storia è il
prodotto dell'attività politica dell'uomo per finalità terrene esclusivamente
pratiche. Lo stato, oggetto di tale attività, nella situazione politica e nel
pensiero del tempo si identifica con la persona del principe. Di
conseguenza l'attività politica è riservata solo ai grandi protagonisti, ai pochi
capaci di agire, non al "vulgo" incapace di decisione e di coraggio.
L'obiettivo è creare o conservare lo stato, una creazione individuale legata
alle qualità e alla sorte del suo fondatore: la fine del principe può
determinare la fine del suo stato, come capitò ad esempio a Cesare Borgia. Il M.
ha dunque un'importanza fondamentale per la scoperta che la politica è una
forma particolare autonoma di attività umana, il cui studio rende possibile la
comprensione delle leggi da cui è perennemente retta la storia; da quella
scoperta discende, come suo naturale fondamento, una vigorosa concezione della
vita, incentrata unicamente sulla volontà e sulla responsabilità
dell'uomo. Una errata interpretazione del Novecento fece del M. un
precursore del movimento unitario italiano, ma la parola nazione ha assunto
l'attuale significato solo a partire dalla seconda metà del Settecento, mentre
il M. la usò in senso particolaristico e cittadino (es. nazione fiorentina o,
nel senso più generico di popolo, moltitudine). Tuttavia, M. propugna un
principato in grado di reggersi sull'unità etnica dell'Italia; così facendo, e
denunciando in tal modo una chiara coscienza dell'esistenza di una civiltà
italiana, M. predica la liberazione dell'Italia sotto il patrocinio di un
principe, criticando il dominio temporale dei Papi che spezzava in due la
penisola. Ma l'unità d'Italia resta in M. un problema solo intuito. Non
si può dubitare che avesse concepito l'idea dell'unità italiana, ma tale idea
restò indeterminata, poiché non trovò appigli concreti nella realtà, restando
perciò a livello di utopia, cui solo dava forma la figura ideale del principe
nuovo. M. dunque intraprese un viaggio che identificò come spirituale in giro
per il mondo. In seguito, tornato in patria, ebbe una nuova visione sia del
"popolo" che della "nazione" (di qui quello che oggi
definiamo rinnovamento culturale). Il principe o De Principatibus. Niccolò
M. nello studio, Stefano Ussi, Emblematico è il modo di trattare argomenti
delicati, quali le mosse necessarie al Principe per organizzare uno stato ed
ottenerne uno stabile e duraturo consenso. Per esempio vi troviamo indicazioni
programmatiche, quali l'utilità nello "spegnere" gli stati abituati a
vivere liberi di modo da averli sotto il proprio diretto controllo (metodo
preferito al creare un'amministrazione locale "filo-principesca" o al
recarvisi e stabilirvisi personalmente, metodo però sempre tenuto da conto in
modo da avere un occhio sempre presente sulle proprie terre, e stabilire una
figura rispettata e conosciuta in loco). Altro elemento caratteristico
del trattato sta nella scelta dell'atteggiamento da tenere nei confronti dei
sudditi, culminante nell'annosa questione del "s'elli è meglio essere
amato che temuto o e converso" La risposta corretta si concretizzerebbe in
un ipotetico principe amato e temuto, ma essendo difficile o quasi impossibile
per una persona umana l'essere ambedue le cose, si conclude decretando che la
posizione più utile viene ad essere quella del Principe temuto (pur ricordando
che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo,
fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Qua appare indubbiamente
la concezione realistica e la concretezza del M., il quale non viene a proporre
un ipotetico Principe perfetto, ma irrealizzabile nel concreto, bensì una
figura effettivamente possibile e soprattutto "umana".
Ulteriore atteggiamento principesco dovrà l'essere metaforicamente sia "volpe"
che "leone", in modo da potersi difendere dalle avversità sia tramite
l'astuzia (volpe) che tramite la violenza (leone). Mantenendo un solo
atteggiamento dei due non ci si potrà difendere da una minaccia violenta o di
astuzia. Spesso alla figura evocata dal Principe di M. viene associata la
figura di un uomo privo di scrupoli, di un cinismo estremo, nemico della
libertà. Inoltre gli viene erroneamente associata la frase "il fine
giustifica i mezzi", che invece mai enunciò. Questo perché la parola
"giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre M. non vuole
"giustificare" nulla, vuole solo valutare, in base ad un altro metro
di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico,
l'unico fine da perseguire è il mantenimento dello Stato. M. nella
stesura del Principe si rifà alla reale situazione che gli si presentava
attorno, una situazione che necessitava essere risolta con un atto deciso,
forte, violento. M. non vuole proporre dei mezzi giustificati da un fine, egli
pone un programma politico che qualunque Principe che voglia portare alla liberazione
dell'Italia, da troppo tempo schiava, dovrà seguire. Fuori dai suoi intenti una
giustificazione morale dei punti suggeriti: egli stende un vademecum
necessariamente utile a quel Principe che finalmente vorrà impugnare le armi.
Alle accuse di sola illiberalità od autoritarismo, si può dare una risposta
leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di un
principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del
Principe nato dal consesso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari
feudali. Non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno troviamo
un'ampia trattazione di pregi e dei difetti. Controversie sul Principe
«Quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori gli allor ne sfronda, ed
alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue» (Ugo Foscolo,
Dei sepolcri) La gelida obiettività e un certo cinismo con cui M. descriveva il
comportamento freddo, razionale ed eventualmente spietato che un capo di Stato
deve mettere in atto, colpì i critici. Così, da una parte vi è la linea di
pensiero tradizionale, secondo la quale "Il Principe" è un trattato
di scienza politica destinato al governante, che tramite esso saprà come
affrontare i problemi, spesso drammatici, posti dal suo ruolo di garante della
stabilità dello stato. Dall'altra, troviamo un'interpretazione secondo cui il
trattato di M., che era originariamente un repubblicano, ha come vero scopo
quello di mettere a nudo, e quindi chiarire, le atrocità compiute dai principi
dell'epoca, a vantaggio del popolo, che di conseguenza avrebbe le dovute
conoscenze per attuare le precauzioni al fine di stare in guardia e difendersi
quando si dimostra necessario. Il principe è visto anche come figura assai
drammatica, la quale, per il bene dello stato stesso, non si può permettere di
lasciare spazio al proprio carattere, diventando così quasi un uomo-macchina. Secondo
alcuni, M. venne in realtà accusato da subito di nicodemismo, e: «...di
non aver mirato ad altro, in quel libro, che a condurre il tiranno a
precipitosa rovina, allettandolo con precetti a lui graditi...»
(Attribuita a Niccolò M.[28]). M.smo § L'antiM.smo e il repubblicanesimo. Gli
esponenti di questa seconda interpretazione (la cosiddetta
"interpretazione obliqua", diffusa dal XVII secolo, e avanzata per la
prima volta da Alberico Gentili spirandosi a Reginald Pole, poi ripresa da
Traiano Boccalini e in seguito Baruch Spinoza)[31], furono numerosi soprattutto
in ambito illuminista (anche se venne rifiutata da Voltaire), che vedeva in M.
un precursore della politica laica e del repubblicanesimo: la sostennero, dal
Settecento, Jean-Jacques Rousseau[33], Vittorio Alfieri[34], Baretti, Galanti,
gli enciclopedisti (in primis Diderot[3 Opere: Discorso 8] edAlembert),
Foscolo e Parini[, e ha avuto diffusione soprattutto nell'Ottocento, prima e
durante il Risorgimento; ne è un esempio quello che Foscolo scrive nei
"Sepolcri": «Io quando il monumento / vidi ove posa il corpo di quel
grande / che temprando lo scettro a' regnatori / gli allor ne sfronda, ed alle
genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue». Forse alcuni di essiad
esempio, per quanto riguarda Foscolo, è un'ipotesi alternativa di Spongano e
riportata anche da Mario Pazzagliaritenevano anche che, pur essendo Il principe
un'opera fatta per i tiranni e i governanti, fosse utile lo stesso per svelare
al popolo gli intrighi del potere, ritenendo valida l'interpretazione obliqua,
qualunque fossero le intenzioni di M.. In generale, per i sostenitori di questa
lettura, Il principe avrebbe, come le satire (ad esempio Una modesta proposta
di Swift), uno scopo opposto a quello apparente, come avverrà anche per alcuni
scritti di epoca romantica (Lettera semiseria di Grisostomo di Berchet o alcune
Operette Morali di Giacomo Leopardi). In epoca più recente, tuttavia,
nella maggioranza dei critici è prevalsa la prima interpretazione, quella
tradizionale, dal quale risalta la libertà e concretezza, anche spregiudicata,
del pensiero di M., che non descrive mondi utopici, ma il mondo reale della
politica dei suoi tempi,e la sua concezione anticipatrice del realismo politico
e della cosiddetta realpolitik. L'interpretazione obliqua è stata riproposta in
modo minoritario, ad esempio in alcuni monologhi del drammaturgo e attore Dario
Fo. Il modello linguistico prescelto da M. è fondato sull'uso vivo più che sui
modelli letterari; lo scopo, esplicito soprattutto nel Principe, di
scrivere qualcosa di utile e chiaramente espressivo lo induce a scegliere
spesso modi di dire proverbiali di immediata evidenza. Il lessico impiegato
dall'autore si rifà a quello boccacciano, è ricco di parole comuni e i
latinismi, seppure abbondanti, provengono per lo più dal gergo cancelleresco.
Nelle sue opere ricoprono un ruolo assai rilevante anche le metafore, i
paragoni e le immagini. La concretezza è una delle caratteristiche salienti,
l'esempio concreto ed essenziale, tratto dalla storia sia antica che recente, è
sempre preferito al concetto astratto. In generale si parla di uno stile
"fresco", come lo ebbe a definire il filosofo Nietzsche in Al di là
del bene e del male, con un riferimento particolare all'uso della paratassi, a
una certa sentenziosità delle frasi, costruite secondo un criterio di chiarezza
a scapito di un maggior rigore logico-sintattico. M. rende evidenti concetti
che, se espressi con un linguaggio più elaborato, sarebbero molto difficili da
decifrare, e riesce a esprimere le sue tesi con originale capacità
espositiva. Opere Discorso fatto al magistrato de' Dieci sopra le cose di
Pisa, Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, Descrizione del modo
tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da
Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, De natura Gallorum, Ritratto
delle cose di Francia, Ritratto delle cose della Magna, Il Principe, Discorsi
sopra la prima deca di Tito Livio, Dell'arte della guerra, La vita di
Castruccio Castracani da Lucca, Istorie fiorentine, )Riedizione Istorie
fiorentine, Venezia, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, Decennali
Mandragola, commedia teatrale Belfagor arcidiavolo, Epistolario, L'asino, Edizioni
critiche in pubblico dominio: Legazioni, commissarie, scritti di governo.
Chiappelli. Laterza, Roma-Bari. Drammaturgie minori Clizia, Andria,
traduzione-rifacimento dell'Andria di Terenzio. Alitalia gli ha dedicato uno
dei suoi Airbus Nella cultura di massa Il suo nome, modificato in
"Makaveli", venne usato dal rapper statunitense Tupac Shakur tper
firmare molte sue canzoni e un album uscito postumo. Niccolò M. viene proposto
anche nel videogioco Assassin's Creed 2 e il seguito Assassin's Creed:
Brotherhood, in veste di Assassino. Proprio in quest'ultimo assume un ruolo
particolarmente importante, insieme ad altri personaggi dell'Italia
rinascimentale. Niccolò M. è, assieme a John Dee, il principale antagonista
della serie di romanzi fantasy I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale (come
capo dei servizi segreti francesi), scritta da Michael Scott. Nella mostra
"Il Principe di M. e il suo tempo" (Roma, Complesso del Vittoriano,
Salone Centrale, promossa dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e dalla
sezione italiana di Aspen Institute, la sezione "M. e il nostro tempo: usi
e abusi" presenta, tra altre "opere", Figurine Liebig, pacchetti
di sigarette, schede telefoniche, trading card, cartoline, francobolli, giochi
da tavolo e videogiochi dedicati a M.. Nella serie I Borgia di Neil Jordan è
interpretato da Julian Bleach. Machiavel è una band belga, catalogabile sotto
il genere progressive rock. Il nome della band è un chiaro omaggio a Niccolò M.
Nella serie I Medici è interpretato da Vincenzo Crea, Edizione nazionale delle
opere Edizione Nazionale delle Opere di Niccolò M., Salerno Editrice di
Roma: Il principe, Mario Martelli, corredo filologico Marcelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio,
Francesco Bausi, L'arte della guerra. Scritti politici minori, Masi, Marchand,
Fachard, Opere storiche, Alessandro Montevecchi,
Carlo Varotti, ITeatro.
Andria-Mandragola-Clizia, Pasquale Stoppelli,
Scritti in poesia e in prosa, Antonio Corsaro, Paola Cosentino, Rèndina,
Grazzini, Marcelli, coordinam. di Bausi,
ILegazioni, Commissarie, Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Legazioni.
Commissarie. Scritti di governo, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Jean-Jacques
Marchand, Matteo Melera-Morettini, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo Denis
Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina, Legazioni. Commissarie. Scritti di
governo, Marchand, Guidi, Morettini, Legazioni.
Commissarie. Scritti di governo. Denis Fachard, Emanuele
Cutinelli-Rèndina, Legazioni. Commissarie.
Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Andrea Guidi, Matteo
Melera-Morettini. La famosa frase
"Il fine giustifica il mezzo" (o "i mezzi"), usata spesso
come esempio di M.smo, è del critico letterario Francesco de Sanctis, con
riferimento ad interpretazioni fuorvianti del pensiero di M. espresso nel
Principe. Il passo di De Sanctis, dal capitolo XV della sua Storia della
letteratura italiana, dedicato a M., recita: "Ci è un piccolo libro del M.,
tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell'ombra le altre
sue opere. L'autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato
giudicato non nel suo valore logico e scientifico, ma nel suo valore morale. E
hanno trovato che questo libro è un codice di tirannia, fondato sulla turpe
massima che il fine giustifica i mezzi, e il successo loda l'opera. E hanno
chiamato M.smo questa dottrina. Molte difese sonosi fatte di questo libro
ingegnosissime, attribuendosi all'autore questa o quella intenzione più o meno
lodevole. Così n'è uscita una discussione limitata e un M.
rimpiccinito". Celebrazioni per il
V centenario del Principe di M., Accademia della Crusca, Opera di Santa Maria
del Fiore, Libri dei battesimi: Niccolò Piero e Michele di m. Bernardo M.di
Santa Trinita, nacque a dì 3 a hore 4, battezzato a dì 4 Dal Villani, nella sua Cronica. In Discorsi
di Architettura del senatore Giovan Battista Nelli,La sua trascrizione del De
rerum natura è nel manoscritto Vaticano Rossiano L. Canfora, Noi e gli antichi, Milano Giovio,
Elogia clarorum virorum, 1546, 55v: «Constat a Marcello Virgilio graecae atque
latinae linguae flores accepisse» R.
Ridolfi, Lettera Riccardo Bruscagli, "M.". Il Senato romano fece
distruggere Velletri e indebolì Anzio sottraendole la flotta: cfr. Livio, "La
sua vicinanza a Pier Soderini, vexillifer perpetuus, si accentua
progressivamente in uno sforzo di sottrarre Firenze a un immobilismo indotto
dal timore di un potere esecutivo più forte e irrispettoso di una lunga
tradizione di libertà repubblicano-oligarchica": Grazzini, Filippo, Ante
res perdita, post res perditas: dalle dediche del Decennale primo a quella del
Principe, Interpres: rivista di studi quattrocenteschi:Roma: Salerno,. Lettera. È un'ipotesi del Ridolfi, cDiscorsi
sopra la prima Deca di Tito Livio, «Giovanpagolo, il quale non stimava essere
incesto e publico parricida, non seppe, o, a dir meglio, non ardì, avendone
giusta occasione, fare una impresa, dove ciascuno avesse ammirato l'animo suo,
e avesse di sé lasciato memoria eterna, sendo il primo che avesse dimostro a'
prelati quanto sia poco uno che vive e regna come loro. Ed avessi fatto una
cosa, la cui grandezza avesse superato ogni infamia, ogni pericolo, che da
quella potesse dependere» Nella sua
Storia d'Italia, il Guicciardini esprime lo stesso giudizio di M. Ritratto delle cose della Magna, in «Tutte le
opere storiche, politiche e letterarie. Lettera ai Dieci, Il carcere, la
tortura e il ritiro all'Albergaccio, su viv-it.org. Ottenendo un giudizio
evasivo: cfr. la lettera del Vettori Lettera a Francesco Vettori, David Quint, Armi e nobiltà: M., Guicciardini
e le aristocrazie cittadine, Cadmo, Studi italiani. De credulitate et pietate;
et an sit melius amari quam timeri, vel e contra. Il M.smo, su dizionariostoria.wordpress.com.
M.smo, Treccani, 2Citata in Niccolò M., Periodici Mondadori, A. Gentili, De
legationibus. R. POLE, Apologia ad Carolum V Caesarem de Unitate Ecclesiae che talvolta elogiarono però anche alcuni
consigli pragmatici dati al principe, come quello della religione come
instrumentum regnii; ad esempio Voltaire, nel capitolo Se sia utile mantenere
il popolo nella superstizione, del trattato sulla tolleranza, afferma
l'utilità, entro certi limiti, di una forma di religione razionale per il
popolo La fortuna di M. nei secoli, su
windoweb «M. era un uomo giusto e un buon cittadino; ma, essendo legato alla
corte dei Medici, non poteva velare il proprio amore per la libertà
nell'oppressione che imperava nel suo paese. La scelta di Cesare Borgia come
proprio eroe, ben evidenziò il suo intento segreto; e la contraddizione insita
negli insegnamenti del Principe e in quelli dei Discorsi e delle Istorie
fiorentine ben dimostra quanto questo profondo pensatore politico è stata
finora studiato solo dai lettori superficiali o corrotti. La Corte pontificia
vietò severamente la diffusione di quest'opera. Ci credo... in fondo, quanto
scritto la ritrae fedelmente. il libro dei repubblicani fingendo di dare
lezioni ai re, ne ha date di grandi ai popoli. Rousseau, Il contratto sociale. Dal
solo suo libro Del Principe si potrebbero qua e là ricavare alcune massime
immorali e tiranniche, e queste dall'autore son messe in luce (a chi ben
riflette) molto più per disvelare ai popoli le ambiziose ed avvedute crudeltà
dei principi che non certamente per insegnare ai principi a praticarne...
all'incontro, il M. nelle Storie, e nei Discorsi sopra Tito Livio, ad ogni sua
parola e pensiero, respira libertà, giustizia, acume, verità, ed altezza
d'animo somma, onde chiunque ben legge, e molto sente, e nell'autore
s'immedesima, non può riuscire se non un fuocoso entusiasta di libertà, e un
illuminatissimo amatore d'ogni politica virtù» (Del principe e delle lettere,) «Con quel libro, se la sapessimo tutta, egli
si pensò forse di pigliare, come si suol dire, due colombi ad una fava:
presentando dall'un lato a' suoi Fiorentini come schietta e naturale una
caricata e mostruosa immagine d'un sovrano assoluto, affinché si risolvessero a
non averne mai alcuno; e cercando dall'altro di tirare insidiosamente i Medici
a governarsi in guisa che s'avessero poi a snodolare il collo, seguendo i
fraudolenti precetti da lui con molta adornezza sciorinati in quella sua
dannata opera.» G. Galanti, Elogio di N.
M. cittadino e segretario fiorentino
Alessandro Arienzo, BORRELLI, Anglo-American Faces of M., Voce "M.smo"
dell'Encyclopedie Franco Ferrucci, Il
teatro della fortuna: potere e destino in M. e Shakespeare, Fazi Editore, Mario
Pazzaglia, Note ai Sepolcri, in Antologia della letteratura italiana, cfr.
l'inizio del Dialogo di Tristano e di un amico.
Introduzione a: ORIANI, M. //repubblica/rubriche/la-parola news/realpolitik
Realpolitik Video di Fo che parla di M.
(trasmissione tv Vieni via con me, su youtube.com. Il Principe di M. e il suo
tempo. Catalogo della mostra, Roma Istituto dell'Enciclopedia Italiana, La su M. è sterminata. Tentativi di redigerla
sono stati realizzati da Achille Norsa, Il principio della forza nel pensiero
politico di M., seguito da un contributo bibliografico, Milano Silvia Ruffo
Fiore, M.: an annotated bibliography of modern criticism and scholarship, New
York‑Westport‑London; Daria Perocco, Rassegna di studi sulle opere letterarie
del M., in "Lettere italiane", Cutinelli‑Rendina, Rassegna di studi
sulle opere politiche e storiche di M., in "Lettere italiane", Nell'Istituto
della Enciclopedia Italiana Treccani ha pubblicato in 3 volumi l'opera M.:
enciclopedia M.ana. Di seguito una selezione di studi. Gilbert, M. e la vita
culturale del suo tempo, Bologna, Il mulino, LEFORT, Le travail de l'oeuvre M.,
Paris, Gallimard, Marchand, M.: I primi scritti politici Nascita di un pensiero
e di uno stile, Padova, Antenore, Riccardo Bruscagli, Niccolò M., Firenze, La
Nuova Italia editrice, Roberto Ridolfi, Vita di M., Firenze, Sansoni, CHABOD,
Scritti su M., Torino, Einaudi, John Greville Agard Pocock, Il momento M.ano:
il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone,
Bologna, Il mulino, Dionisotti, MACHIAVELLERIE, Torino, Einaudi, SASSO, M.: Il
pensiero politico; La storiografia,
Bologna, Il mulino (Napoli); Procacci, M. nella cultura europea dell'età moderna,
Roma-Bari, Laterza, Gennaro Sasso, M. e gli antichi e altri saggi, I-IV, Milano-Napoli,
Ricciardi, Viroli, Il sorriso di Niccolò, storia di M., Roma-Bari, Laterza, Cutinelli-Rendina,
Chiesa e religione in M., Pisa, Istituti editoriali e poligrafici
internazionali, Dotti, M. rivoluzionario: vita e opere, Roma, Carocci, Bausi, M.,
Roma, Salerno editrice, INGLESE, Per M.: l'arte dello stato, la cognizione delle
storie, Roma, Carocci, Corrado Vivanti, M.: i tempi della politica, Roma,
Donzelli, Andrea Guidi, Un segretario militante. Politica, diplomazia e armi
nel Cancelliere M., Bologna, il Mulino, Pedullà, M. in tumulto. Conquista,
cittadinanza e conflitto nei 'Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio',
Roma, Bulzoni,. William J. Connell, M. nel Rinascimento italiano, Milano,
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libertino in fuga. M. e la genealogia di un modello culturale, Roma, Donzelli, Ciliberto,
Niccolò M.. Ragione e pazzia, Roma-Bari, Laterza,. Altri contributi A.
Montevecchi, M., la vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano E. Janni, M.,
Milano S. Zen, Veritas ecclesiastica e M., in Monarchia della verità. Modelli
culturali e pedagogia della Controriforma, Napoli, Vivarium (La Ricerca
Umanistica, Cosimo Scarcella, M., Tacito, Grozio: un nesso "ideale"
tra libertinismo e previchismo, in "Filosofia", Torino, Mursia, M.
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Tra realismo e utopia, Aracne, Roma, Ferri, L'opinione pubblica e il sovrano in
M., in «The Lab's Quarterly», Pisa. Giuseppe Leone, Silone e M.: una scuola...
che non crea prìncipi, Centro Studi Silone, Pescina. M. i Guicciardini, Lublin, Marietti, "M.:
l'eccezione fiorentina", Fiesole, Cadmo, Marietti, Machiavel, Paris, Payot
et Rivages, Enzo Sciacca, Principati e repubbliche. M., le forme politiche e il
pensiero francese del Cinquecento, Tep, Firenze Verrier, Sforza et M. ou
l'origine du monde, Vecchiarelli, Cutinelli-Rendina, Introduzione a M.,
Roma-Bari, Laterza, Lettera a Francesco Vettori Letteratura italiana Francesco
Guicciardini Teoria della ragion di Stato Istorie fiorentine Barbara Salutati M.smo.
Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M. in Enciclopedia Italiana, Istituto
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Enzo Quaglio, M., Niccolò, in Enciclopedia dantesca, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Franceschini, M. Enciclopedia dell'italiano, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, -. il Principe, ediz. Istorie fiorentine, ediz. Le
opere minori di M., su M..letteraturaoperaomnia.org. Opere di M. con giunta di
un nuovo indice generale delle cose notabili, Milano, per Silvestri, Rassegna
bibliografica degli studi M.ani: una ricognizione dei contributi scientifici
dedicati al M. negli ultimi decenni. Grice: “L. J. Cohen told me that he once asked for the
MS of The Prince at his college – and they told him: ‘We cannot find it!’ --. Niccolò di Bernardo dei Machiavelli. Niccolò
Machiavelli. Marchiavelli. Keywords: Livio, storia romana – H. P. Grice on the
history of England – Livio, storia romana –la storia romana come fonte
d’essempi nella filosofia romana --il principe, Macchiavelli fascista –
l’ossessione dal duce per Machiavelli, la dottrina fascista dello stato
machiavellico, impiegatura Machiavelli. Refs.: Luigi
Speranza, "Grice e Machiavelli," per il club anglo-italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Machiavelli.
Luigi Speranza -- Grice e Macrobio: l’implicatura
conversazionale -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza. (Roma). Filosofo italiano. Adere al Platonismo. E
praefectus praetorio Hispaniarum, proconsole d’Africa, praepositus sacri
cubiculi, gran ciambellano. È ignota la patria di M. Certamente M.
dove essere legato da stretti rapporti alla famiglia dell’oratore Simmaco, a un
figlio o nipote del quale dedica un saggio. Scrive un commento al Sogno di
Scipione di CICERONE, che ci è giunto intero, e i Saturnalia,
lacunosi. Dal saggio "De differentiis et societatibus graeci latinique
verbi", Delle differenze e concordanze del verbo greco e del
latino," restano soltanto estratti, nulla può risultare
sull’argomento. Nel "Commento", dedicato al figlio Eustachio,
cerca d’interpretare in senso platonico il saggio di Cicerone, accumula molta
erudizione e perciò spesso si occupa di argomenti che poco hanno da fare col
suo oggetto. I frequenti riferimenti al "Timeo" e le lodi del
Platonismo -- Platone e Plotino sono chiamati, i principi della filosofia -- fa
supporre che Macrobio si sia servito di un commento platonico a quel dialogo,
probabilmente di quello di Porfirio, derivato in ultimo dal commento di
Posidonio.Si è anche pensato a una fonte latina intermedia e sulla questione
sono state presentate svariate ipotesi.In ogni caso, anche se non si giunge a
considerare Macrobio come un semplice trascrittore di una o due opere altrui,
che non mette nulla di suo, si può sospettare che non abbia letto i numerosi
autori che cita, Posteriori al Commento sembrano i Saturnali in 7 libri,
scritti prima della pubblicazione del commento virgiliano di Servio, pure
dedicati al figlio Eustachio, al quale volle presentare i risultati dei suoi
studi di autori di cui generalmente riprodusse le parole. Però cerca di
organizzare tali temi fingendo di riprodurre le conversazioni che, durante
banchetti fatti in occasione delle feste dei Saturnali, avevano tenuto persone
insigni per cultura su argomenti svariatissimi. Quest'opera, che e
espressione del genere letterario dei simposio o convito iniziato da Platone,
contiene materiali molto diversi, sia per il significato delle questioni
trattate, che per l’importanza delle notizie riferite. Macrobio cita
numerose fonti, ma non è sicuro che le conosca direttamente tutte, tanto più
che non nomina quelle di cui deve essersi servito più largamente, Plutarco
("Questioni conviviali") e Aulo Gellio. I libri più
significativi sono quelli IV-VI, che riguardano VIRGILIO, di cui si esalta la
universale e profonda sapienza su ogni argomento. Le dottrine filosofiche
che M. espone nel commento al Scipione di Cicerone si conformano al Platonismo
di Plotino. Il divino o il buono, causa prima e origine di tutti
gl'esseri, che trascende il pensiero e il linguaggio umano, e l’intelletto
(nous o mens) che include in sè la idea o il modello originali della
cosa.L’intelletto è poi identificato alla monade o unità prima pensata col
neo-Pitagorismo, non come numero, ma come la sorgente e l’origine dei
numeri. L’intelletto, a sua volta, genera l’anima cosmica, identificata a GIOVE,
che è principio di vita per tutte le cose corporee che essa forma imprimendo
nella materia l’immagine dell'idea.Così una sola luce divina illumina tutte le
cose, connesse tra loro da vincoli reciproci e ininterrotti. Nei corpi del
cielo e delle stelle il principio animatore è una pura attività razionale.Nella
filosofia psicologico, M. dice che nell’uomo ad essa anima si uniscono l'anima
sensitiva e l'anima vegetativa, che sole si trovano negl'esseri
inferiori. Rispetto alla esistenza dell'anima, prima e dopo la sua unione
col corpo, alla sua discesa dal cielo e alla ascesa ad esso, È pp alla
reminiscenza, alla sorte che l’attende dopo la morte.Macrobio si conforma alle
dottrine che il Neo-Platonismo deriva dalla tradizione pitagorico-platonica e
che appartenevano al patrimonio comune della coscienza dell’età sua. Anche
per M. il corpo è un sepolcro dell'anima (soma sema), sicchè la filosofia deve
insegnare all'uomo a liberare l’una dai vincoli dell’altro.Perciò, riprendendo
la teoria plotiniana delle virtù, Macrobio pone su quelle politiche (dell’uomo
nella vita sociale) la virtu purgativa, che lo purificano dal contagio del
corpo, che sono proprie di chi vuole immergersi nella contemplazione
filosofica, quelle di chi ha raggiunto tale scopo, liberandosi completamente
dalle passioni e al di sopra di tutte, la virtù contemplativa
dell’intelletto. Il commento ha così trasmesso al pensiero medioevale la
conoscenza di numerose teorie platoniche e neo-platoniche, fra le quali ha
particolare importanza l’identificazione dell'idea a un pensiero divino. Ambrogio
Teodosio Macrobio. Macrobio raffigurato in una miniatura del Medioevo Ambrogio
Teodosio M. (in latino: Ambrosius Theodosius Macrobius) è un filosofo Italiano.
Studioso anche di astronomia, sostenne la teoria geo-centrica. Una pagina
dei Commentarii in Somnium Scipionis di M.. Della vita di Macrobio non si sa
molto e quel poco che è stato tramandato dai suoi contemporanei non è del tutto
affidabile. Così è dubbio se vada identificato con il M. che fu proconsole
d'Africa o col Teodosio prefetto del pretorio d'Italia, Africa e Illirico, identificazione
oggi condivisa dalla maggior parte degli studiosi. Due cose appaiono però certe
agli storici moderni: che M. nacque nell'Africa romana e che non professasse il
Cristianesimo (come creduto nel corso del Medioevo), ma fosse pagano.
Opere Lo stesso argomento in dettaglio: Saturnalia (M.). I Saturnalia, la
sua opera principale, sono un dialogo erudito che si svolge in tre giornate,
raccontate in sette libri, in occasione delle feste in onore del dio Saturno.
L'opera ha un carattere enciclopedico ed è centrata principalmente sulla figura
di VIRGILIO, anche se i suoi contenuti spaziano dalla religione alla
letteratura e alla storia fino alle scienze naturali. M. contribuì
significativamente all'esegesi dell' “Eneide” e dell'opera di Virgilio più in
generale. Inoltre è grazie a lui se ci sono pervenuti frammenti di vari autori
famosi, tra i quali spiccano Ennio e Sallustio, e se si è mantenuto il ricordo
di autori meno conosciuti come Egnazio e Sueio. Nei Commentarii in Somnium
Scipionis, partendo dal Somnium Scipionis di Cicerone, scrive un commentario in
due libri, dedicato al figlio Eustazio. In questi due libri emerge il pensiero
filosofico neoplatonico: Dio, che è origine di tutto ciò che esiste, crea la
mente (noûs), che crea l'«anima del mondo; a sua volta l'anima del mondo, a
poco a poco, volgendo indietro lo sguardo, essa stessa, incorporea, degenera
fino a diventare matrice dei corpi. M. compose anche un'opera grammaticale
dedicata al verbo greco e latino, De verborum graeci et latini differentiis vel
societatibus (titolo da preferire al più diffuso de differentiis vel
societatibus graeci latinique verbi, basato sia su fonti grammaticali come Apollonio
Discolo, Gellio, e una fonte utilizzata anche da Carisio e Diomede. L'opera
nella sua forma originale non si è conservata ma ne restano ampi estratti, i
più importanti dei quali sono quelli realizzati nel IX secolo molto
probabilmente ad opera di Giovanni Scoto Eriugena. Un altro gruppo di estratti,
più limitato ma testualmente molto valido, è conservato in alcuni fogli di un
manoscritto bobbiese scritto fra il VII e l'VIII secolo. Infine l'operetta
macrobiana è stata ampiamente utilizzata da un trattato grammaticale sul verbo
latino, composto forse in area orientale e tramandato anch'esso da un codice di
provenienza bobbiese. Tutte queste testimonianze ci consentono di farci un'idea
piuttosto precisa del contenuto della perduta trattazione macrobiana, che
sembra destinata, più che ad una utilizzazione scolastica, a fornire esempi e
discussioni erudite sul sistema verbale latino, utile soprattutto per un
lettore colto, in possesso di una buona formazione linguistica. Va inoltre notato
come questa sia in pratica l'unica opera latina dedicata esplicitamente ad
un'analisi sistematica del sistema verbale latino, che trova qualche analogia
solo in alcune sezioni della grammatica di Prisciano. Ampie parti dell'opera
furono citate in un manoscritto del IX secolo attribuito a Scoto Eriugena. Durante
il Medioevo Macrobio fu identificato come cristiano e per questo poté godere di
una buona reputazione, che gli permise di essere letto, studiato e citato dai
più illustri filosofi come Pietro Abelardo. Le sue opere furono copiate dagli
amanuensi nei monasteri e così non venne dimenticato, ma, terminato il Medioevo,
in un primo tempo non venne considerato dagl’umanisti, che poi invece lo
ripresero. Non ha avuto tuttavia grande considerazione nel XV secolo, poiché,
al Neoplatonismo, la maggior parte degli studiosi preferiva le opere di Platone
stesso. L'appartenere ad un periodo così tardo della storia antica non gli ha
mai giovato e solo oggi si sta riprendendo lo studio delle sue opere in modo
più approfondito, pur con meno intensità rispetto al Medioevo. In effetti gli
studiosi oggi non analizzano tanto l'opera di Macrobio per conoscerne e
apprezzarne il pensiero, ma cercano più che altro di dargli una datazione e
un'identità. Codice teodosiano. ^ P. De Paolis in Lustrum, Cicerone, De re
publica, lib. VI. ^ Macrobio Ambrogio Teodosio, su romanoimpero.com. In Somnium
Scipionis, Venetiis..., Per Augustinum de Zannis de Portesio : ad instantia Do.
Lucam Antonium de Giunta, 1513 Die xv. Iunii). M., Commento al sogno di
Scipione, testo latino a fronte, Saggio introduttivo di Ilaria Ramelli,
traduzione, bibliografia, note e apparati di Moreno Neri, Milano, Bompiani,
Macròbio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Modifica su Wikidata Alessandro Olivieri, MACROBIO, in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ambrosius Theodosius Macrobius,
su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata
(LA) Opere di M. su Musisque Deoque.
Opere di Ambrogio Teodosio Macrobio, su digilibLT, Università degli
Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro. Modifica su Wikidata Opere di
Ambrogio Teodosio Macrobio, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di
Ambrogio Teodosio Macrobio, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata Pubblicazioni
di M. su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de
l'Innovation. Macrobio a Ravenna Internet Archive., su
patrimonioculturale.unibo.it V · D · M Grammatici romani V · D · M Platonici. Portale
Antica Roma Portale Biografie Portale Filosofia
Portale Letteratura Portale Lingua latina Categorie:
Scrittori romani Grammatici romani Funzionari romaniScrittori del V
secoloRomani del V secoloNeoplatonici. Macrobio is best known as the author of Saturnalia, a
semi-philosophical dialogue that covers a wide range of topics, although its
principal one is the poetry of Virgil. However, there are also some reflections
on religion and matters of psychology. More interesting philosophically is a
commentary he wrote for his son on the Dream of Scipio by Cicerone – an extract
from his Republic). In it Macrobio explores the nature of the soul, mainly from
the point of view of the Accademy. The ssoul’s immortality and divine nature
are discussed in the light not only of philosophy but also in that of the
science of his day. Ambrogio Teodosio
Macrobio. Keywords: Macrobio. The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Màdera: l’implicatura
conversazionale della carta del senso – la scuola di Varese -- filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Varese). Filosofo italiano. Varese, Lombardia. Grice:
“I like Madera; especially because he uses words I love, like ‘sense’ – ‘la
carta del senso’ and soul – anima --.” Insegna a Milano. Ha insegnato a Calabria
e Venezia. È membro dell'Associazione italiana di psicologia analitica, del
Laboratorio analitico delle immagini (LAI, associazione per lo studio del gioco
della sabbia nella pratica analitica), e fa parte della redazione della Rivista
di psicologia analitica. Fonda i Seminari aperti di pratiche filosofiche
di Venezia e di Milano e PhiloPratiche filosofiche a Milano. Studia Jung.
Define la sua proposta nel campo della ricerca e della cura del senso
"analisi biografica a orientamento filosofico", formando la Società
degli analisti filosofi. Fondat l'”Analisi Biografica A Orientamento Filosofico”,
pratica filosofica volta a utilizzare e a trasformare il metodo psico-analitico,
nata agli inizi Professoree oggi praticata in diverse città. La pratica
dell'analista filosofo si rivolge alle dimensioni “sane” ed è volta alla
ricerca di senso dell'esistenza dell'analizzante. L’orientamento filosofico è
inteso come ricerca di senso che, a differenza della filosofia come modo di
vivere dell’antichità, parte dalla biografia storicamente, culturalmente e
socialmente incarnata. Questo è un tentativo di risposta alla crisi delle
istituzioni tradizionalmente riconosciute come orientanti l’esistenza;
l'analista filosofo si propone di riformulare su base biografica i processi formativi
integrandoli con le psicologie del “profondo”. L’aver cura “terapeutica”
dell’insieme della personalità e della vita dei gruppi è stato da sempre
vocazione della filosofia, riproposta come contenitore di diversi approcci e
discipline delle scienze umane, dalla psicoanalisi alla pedagogia. Il senso è
inteso come il fattore terapeutico fondamentale. L'analisi biografica a
orientamento filosofico non si occupa della cura delle psicopatologie, a
meno che l'analista filosofo non sia anche uno psicoterapeuta, psicologo o
psichiatra. Essendo una pratica filosofica, sono richiesti all'analista
non solo la competenza professionale ma anche l'indirizzo vocazionale della sua
vita alla filosofia, dedicandosi agli esercizi filosofici personali e
comunitari. L'ambito di esperienze e teorie da cui deriva riunisce
l'eredità delle psicologie del profondo, la filosofia intesa nel suo valore
terapeutico e come stile di vita, la pedagogia del corpo e le pratiche di
meditazione, la psicologia sistemica, il metodo autobiografico e biografico, la
narrazione delle storie di vita in una prospettiva sociologica. Saggi: “Identità
e feticismo” (Moizzi, Milano); “Dio il Mondo” (Coliseum, Milano); “L'alchimia
ribelle” (Palomar, Bari); ““Jung. Biografia e teoria,” Mondadori, Milano,
“L'animale visionario,” Saggiatore, Milano); “La filosofia come stile di vita, Mondadori, Milano, Ipoc, Milano, Il piacere di
vivere, Mondadori, Milano, "Che cosa è l'analisi biografica a orientamento
filosofico", in Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Jung
come precursore di una filosofia per l'anima”, in, Il senso di psiche. Una
filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica. La carta del senso” Psicologia
del profondo e vita filosofica, Cortina, Milano,, Ipoc,
Una filosofia per l'anima. All'incrocio di psicologia analitica e
pratiche filosofiche, Ipoc, Milano Jung. L'opera al rosso, Feltrinelli, Milano. Sconfitta
e utopia. Identità e feticismo attraverso Marx e Nietzsche, Mimesis, Milano “Che tipo di sapere potrebbe essere quello
della psicoanalisi?”, in Psiche. Rivista di cultura psicoanalitica, “Dalla pseudo-speciazione al capro
espiatorio", in, Tabula rasa. Neuro-scienze e culture, Fondazione Intercultura,
Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Le pratiche filosofiche
nella formazione, Adultità, Guerini, Milano Bartolini P., Mirabelli C.,
L’analisi filosofica: avventure del senso e ricerca mito-biografica, Mimesis,
Milano-Udine Campanello L.,
"L'analisi biografica a orientamento filosofico e le cure palliative”, in
Tessere reti per una buona morte, Rivista Italiana di Cure Palliative, Campanello
L., Sono vivo ed è solo l'inizio, Mursia, Milano Daddi A. I., Filosofia del profondo,
formazione continua, cura di sé. Apologia di una psicoanalisi misconosciuta,
Ipoc, Milano, Daddi A. I., “Principio
Misericordia, perfezionismo morale e nuova etica. La proposta màderiana per
l'Occidente del terzo millennio”, in Rassegna storiografica decennale, Limina
Mentis, Monza, Diana M., Contaminazioni
necessarie. La cura dell'anima tra religioni, psicoterapia, counselling
filosofici, Moretti, Bergamo, Galimberti U., Dizionario di psicologia.
Psichiatria, psicoanalisi, neuro-scienze, voce “Biografico, Metodo”,
Feltrinelli, Milano Gamelli I.,
Mirabelli C., Non solo a parole. Corpo e narrazione nella formazione e nella
cura, Cortina, Milano Janigro N., La
vocazione della psiche, Einaudi, Torino
Janigro N., Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, Milano Malinconico A., "Dialettica di redazione
(ancora in tema di analisi biografica a orientamento filosofico)", in, Il
senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica, Malinconico
A., Psicologia Analitica e mito dell’immagine. Biblioteca di Vivarium,
Milano Montanari M., “Per una filosofia
del profondo”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di
psicologia analitica, Montanari M., La filosofia come cura, Mursia, Milano Montanari M., Vivere la filosofia, Mursia,
Milano Moreni L., “Intervista a tre
analisti filosofi”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista
di psicologia analitica, Sull’analisi biografica a orientamento filosofico Analisi biografica e cura di sé Una nuova formazione alla cura Psiche e città. La nuova politica nelle
parole di analisti e filosofi
Quattordici punti sull’analisi biografica a orientamento filosofico. Romano Màdera. Madera. Keywords: la carta del
senso, “profondo” “la grammatica profonda” “la grammatical del profondo” Tiefe
Grammatik – implicatura del profondo, implicatura del superficiale. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Madera” – The Swimming-Pool Library. Madera.
Luigi Speranza -- Grice e Maffetone: l’implicatura
conversazionale – filosofia campanese – filosofia napoletana – scuola di Napoli
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “I like
Maffetone; he tries, like I do, to defend Socrates against Thrasymacus; in the
proceedings, he provides his view on the foundations of Italian liberalism –
and has recently explored the topic of what he calls ‘il valore della vita.’” Si laurea a Napoli. Ha contribuito al dibattito
scientifico sui temi di bioetica e etica dell'economia e della politica, alla
Rawls,, tentando di ricostruire i principi del liberalismo applicandoli al
contesto dell’economia. Insegna a Roma. Presidente della Fondazione
Ravello. Saggi: “I fondamenti del liberalismo”
(Laterza, Etica Pubblica, Il Saggiatore); “La pensabilità del mondo” (Il
Saggiatore, “Rawls” (Laterza). “Un mondo migliore. Giustizia globale tra
Leviatano e Cosmopoli, “Marx nel XXI secolo,” Luiss University Press. Radio
Radicale. Sebastiano Maffettone. Maffetone. Keywords: contrattualismo. Rawls on
Grice on personal identity. Keywords: quasi-contrattualismo conversazionale, i
due contrattanti – il contratto come mito – contratto – marxismo, comunismo,
laburismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Maffetone” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza -- Grice e Magalotti: l’implicatura
conversazionale – di naturali esperienze – filosofia lazia -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano.
Roma, Lazio. Grice: “I like Magalotti – very philosophical” – Grice: “When a
philosopher is a count, we don’t say that he was a professional philosopher,
but not an amateur philosopher either – ‘philosopher’ does!” – Grice: “I like
his ‘saggi’ on ‘natural experience’ – he is being Aristotelian: there is
natural experience and there is trans-natural experience – and there is
supernatural experience!” Appartenente
all’aristocrazia, figlio del prefetto dei corriere pontifici. Studia a Roma e Pisa,
dove e allievo di VIVIANI e MALPIGHI. Segretario di Leopoldo de' Medici, segretario
dell'Accademia del Cimento, fondata da de’ Medici. Fa parte anche
dell'Accademia della Crusca e dell'Accademia dell'Arcadia, Dall'esperienza al
Cimento nacque i “Saggi di naturali esperienze, ossia le relazioni
dell'attività dell'Accademia del Cimento”. Passa al servizio di Cosimo III de'
Medici iniziando così un'attività che lo
porta a una serie di viaggi per l'Europa (raccolse in diverse opere le sue
vivaci e brillanti relazioni di viaggio). Ottenne il titolo di conte e la
nomina ad ambasciatore a Vienna. Si ritira alla villa Magalotti, in Lonchio. Si
dedica alla filosofia, con particolare attenzione per la filosofia naturale di Galilei Opere:
“Canzonette
anacreontiche di Lindoro Elateo, pastore arcade” “Delle lettere familiari del
conte M. e di altri insigni uomini a lui scritte, Firenze, Diario di Francia, M.L. Doglio, Palermo,
Sellerio. “La donna immaginaria, canzoniere, con altre di lui leggiadrissime
composizioni inedited” (Lucca); “Lettere del conte M. gentiluomo fiorentino
dedicate all'Ecc.mo e Clar.mo Sig. Senatore Carlo Ginori Cav. dell'Ordine di S.
Stefano, Segretario delle Riformagioni e delle Tratte, Lucca. Lettere contro
l'ateismo, Venezia. Lettere odorose, E. Falqui, Milano. Lettere scientifiche.
“Lettere” (Firenze). “Saggi di naturali esperienze fatte nell'Accademia del
cimento sotto la protezione del Serenissimo Principe Leopoldo di Toscana e
descritte dal Segretario di essa Accademia, Milano. “Scritti di corte e di mondo”
Enrico Falqui, Roma. “Varie operette del conte Lorenzo Magalotti con giunta di
otto lettere su le terre odorose d'Europa e d'America dette volgarmente
buccheri” Roma.Dizionario biografico
degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.Saggi di naturali
esperienze fatte nell'Accademia del Cimento sotto la protezione del serenissimo
principe Leopoldo di Toscana e descritte dal segretario di essa Accademia (Firenze:
per Giuseppe Cocchini all'Insegna della Stella); “La donna immaginaria
canzoniere del celebre conte M. ora per la prima volta dato alla luce e
dedicato alle nobilissime dame italiane” (Firenze: Bonducci); “Canzonette
anacreontiche di Lindoro Elateo pastore arcade” (Firenze: per Gio. Gaetano Tartini,
e Santi Franchi); “Il sidro poema in due canti di Filips tradotto dall'inglese
in toscano dal celebre conte M. ora per la prima volta stampato con altre
traduzioni, e componimenti di vari autori” (Firenze: appresso Andrea Bonducci);
Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Évremond, Opere slegate: precedute
da un carteggio tra Magalotti e Saint-Évremond, tradotte in toscano” (Roma:
Edizioni dell'Ateneo). Scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto
Museo di Storia della Scienza di Firenze, Elogio storico nell'edizione de La
donna immaginaria canzoniere del conte M. con altre di lui leggiadrissime
composizioni inedite, raccolte e pubblicate da Gaetano Cambiagi, In Lucca:
nella stamperia di Gio. Riccomini, Dizionario critico della letteratura itLuialiana,
Torino, POMBA, M., Relazioni di viaggio
in Inghilterra, Francia e Svezia” (Bari, G. Laterza). Treccani Enciclopedie, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
Crusca, Relazioni di viaggio in Inghilterra, Francia e Svezia Lettere scientifiche ed erudite Comento sui primi cinque canti dell'Inferno
di Dante, e quattro lettere del conte M. Canzonette anacreontiche di Lindoro
Elateo pastore arcade Lettere
scientifiche ed erudite La donna
immaginaria Novelle (il volume contiene anche opere di altri
autori) Gli amori innocenti di Sigismondo conte d'Arco con la Principessa
Claudia Felice d'Inspruch. DICE poldo di Toscana . Lettera III.
SopralaLuce.AlSignorVincenzo Vi Sopra ildetto del Galido, il Vino Signor Carlo
Dati. Lettera V. 111 P relazione 13 28 un composto d'umore e di luce. Al 48 394
refazione medesimo . Lettera II. . Fiore. Al Serenissimo Principe L e o .
Delveleno dellaVipera.AlSignorOt 78 ne d'osservar la Cometa l'anno
1664. Leltera VII. Donde possa avvenire, che nel giu dicar degli odori cosi
sovente si prenda abbaglio. Al Signor Cavaliere Giovanni Battista d'Ambra.
Lettera re Giovanni Battista d'Ambra.Lette Descrizione della Villa di
Lonchio.Al Strozzi. Lettera X. Intorno all'Anima de'Bruti,Al Padre secondo. Al
Padre Lettore Don Angiolo Maria Quirini. Lettera. Sopra un effetto della vista
in occasio Al Sigoor Abate Oilavio Falconieri. . Sopra gli odori . Al Signor
Cavalie Signor Marchese Giovanni Battista Sopra un passo di Tertulliano.Al Pa
Sopra un passo del Concilio Niceno Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N.
Lettera XIV. . Monsignor Leone Strozzi . Lettera XVII.. . 170 252 ra IX. VIII,
Іоо Letiore Don Angiolo Maria Quirini. Lettera XI. dre Lettore Don Angiolo
Maria Q u i rini.Lettera XI. Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera
XV. 85 157 279 Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera XVI. 282 Sopra
un intaglio in un diamante. A 289 300 7 Conte Ferrante Capponi .
Lettera XIX. Sopra la lettera B, e perchè ella s'a doperi cosi spesso nel
principio de 396 INDICE. Sopra un passo di S. Agostino.Al Si gnor Abate
Lorenzo Maria Gianni. Lettera XVIII . . Sopra il Cascii . Al Signor Cavaliere
Cognomi. Al Signor Tommaso Buo naventuri . Lettera X X .
FINE. SilAJilUsCEn il poeta per una lelva, per la quale tutta notte
aggiratosi, la mattina in su falba si trova a piè <l'uQa colliuciui.
Kipoaatosi alquanto ^ •! per voler aalire f quando y fattuegli
incontro una lonza, un leone e una lupa, h costretto a rifuggirsi alla
selva. In questo gli apparisce Fombra di VIRGILIO, il cui ajuto è da
esso caldamente implorato contro alla lupa, dalla quale il maggior
pencolo gli soprastava. Virgilio discorre lunga* mente della pessima
natura di quella 6era, onde cam« porne lo strazio, offerendogli sè per
guida | a tener altra a Canto via lo conforta. Dante accetta
Tofferta di Virgilio « e tenendogli dietro ti mette in cammino. V.
I. Nel mezzo del cammin tee. Keir età di 35 anni. Ciò non t'aTguìtee
per congetture; ma provasi manifestameute da un luogo del tuo
Convivio, nella aposizione della canzone: Le dolei rime eTamor, eh*
io eolia; dove 9 dividendo il cono della vita umana in
quattro parti, che tutte (anno il numero d'anni 70 « resta, che la
metà del suo corso, secondo la mente del poeta, sia ne' 35 . Che poi
questo primo verso debba intendersi letteralmente, cioò del numero degli
anni, e non allegoricamente, come alcuni vogliono: si dimostra da un luogo
deir Inferno, caut. XV, nel quale domandato il poeta da Ser Bnmetto di
sua venuta, esso gli risponde, V. 49; Lassù di sopra in la
vUa serena * JUrpos* io lui • mi smarrì *n una valle, 1
Avanti (he Vetà mia fosse piena: riferendoli a questa selva» nella
quale racconta essersi smarrito nel mezzo del commin del suo
vivere. V, per una selva oscura. Forse questa selva ^
oltre al senso letterale, che fa giuoco al poeta per 1* intraduzione del
suo viaggio, ha sotto di s^ ((ualche senso allegorico • dei quale sono
arricchite molte parti di questo primo canto; e vuol per avventura s guilicare la
selva degli eiTori, per entro la quale assai di leggieri si perde l' uomo
nella sua FRIICO. a<h>1etccnu; e cìie iia *1 vero nel
topraccitato luogo del •uo CoFwivio ti leggono queite formali parole; È adunque dà f opere, che y ticcome
quello, che mai non fosse stato in una città, non saprebbe tener le vie
-, senza l' insegnamento di colui, che le ha usate : ro/1 V adolescente »
che entra nella teloa erronea di questa vita, non saprebbe tenere il buon
co/mmino y se da suoi maggiori non gli fosse mostrato; nè il mostrar vatrebbe, se alli loro
coaiafidamenti non fosse obbediente, V. 8. Ma per trattar del ben
ecc. Del frutto, il qual ti ritrae dalla meditaiione di quel
miserabile stato pieno di pene e di rimordiinenti, mediante la quale s'
arriva alla caDtemplaaione d' Iddio, che è la fine propostasi dal
poeta. V. 1 3. Ma po* eh* »* fui appiè ecc. Il colle è forse
inteso per la virtù, la qual si solleva dalla bassezza della selva.
V. l6 vidi le sue spalle VestUe già de* raggi del pianeta
ecc. Il senso letterale è aperto, volendo dire, che la cima
del colle era di già illustrata da' raggi del nascente sole. Ma forse,
che sotto questo senso n' è chiuso un altro ^ pigliando il sole per la
grazia illuminante, la quale all' usctr Dance dalla selva degli errori
cominciava a trapelare con qualche raggio nella sua mente. V. ao.
Che nel lago del cuor ecc. Por che voglia insinuare, nella passione
della paura commuoversi e fortemente agitarsi il sangue nelle due
cavità del cuore, dette volgarmente ventricoli; de' quali, 4
Canto prrò eh’ e' parla in lingolare, pigliando la parte pel
tutto, vuol forae dir principalmente del destro, che del sinistro i
maggiore. ALIGHIERI lo chiama lago, credendosi forse che il sangue che v’
è, vi stagni, non essendo in que’ tempi alcun lume della circolazione.
Qui però cade molto a proposito il considerare un luogo
maraviglioso del Petrarca nella seconda canzone degli occhi,
finora, che io sappia, non avvertito da altri; nel quale dice cosa
intorno alla circolazione da far facilmente credere, eh* egli quasi quasi
se l’indovinasse, arrivandola, se non con l'esperienza, con la propria
speculazione. Dice dunque così : Dunque eh' i’ non mi sfaccia,
Si frale oggetto a s\ possente fuoco Non i proprio valor, che me ne
scampi, Ma la paura un poco, Che 7 sangue vago per le
vene agghiaccia, insalda ’l cor, perchè più tempo avvampi.
Non ha piti dubbio-, eh* e’ si parrebbe forte appassionato del poeta, che
volesse ostinarsi a dire, che il sentimento di questi versi suppone
necessariamente la notizia della circolazione del sangue; la quale, a dir vero, so fosse stau
immaginata, non che ricooosciuu dal Petrarca, non ha del verisimile, eh’
ella si fosse morta nella sua mente, ma, da lui conferita e discorsa con
altri, per la grandezza del trovato avrebbe mossa fio d' allora la
curiosità de’ medici e de’ notomisti a procacciarne i riscontri con
resperienze. E ben degno di qualche maraviglia il vedere, come, il poeta
altro facendo, e forte altro intendendo di voler dire, gli è venuto detto cosa,
che spiega mirabilmeote quesu dottrina; poiché, se ben si
considera il lento de' lopraddetti Tersi, ^ tale : Ma il cuore rìsalda un
poco, cioè ritorna al suo esser di fluidezza il sangue, il quale nel vagar per
le vene s'agghiaccia dalla paura, e ciò a fine di farlo arder miseramente più
lungo tempo. Puoss' egli dilucidar più chiaramente Teffetto, che
opera nel sangue il ripassar cb* egli fa per la fornace del cuore,
dove si liquefi, s'allunga, s'assottiglia, e si stempera, caso che nel
vagar per le vene lontane o per paura, come in questo caso nel PETRARCA,
o per qualsivoglia altra cagione si fosse punto aggrumato e stretto;
onde poi, novellamente fuso, e corrente divenuto, potesse
ripigliare il nuovo giro ed allungar la vita (la qual tanto dura, quanto
dura il sangue a muoversi), e si a render più luogo r incendio amoroso
del poeta? Ma ciò, per chiaio ch'ei sia ed aperto, ò tuttavia
assai oscuramente detto in paragone d'un luogo, del Davanzati nella sua Lezione
delle monete. Il luogo ò il seguente : Jl danojo è il nerbo della guerra, e
della repuhhlica, dicono di gravi autori, e di jolenni* Ma a me par egli
più acconciamente detto il secondo sangue; perchè, siccome il sangue, eh'
è il rugo e la sostanza dei cibo nel corpo naturale, correndo per le vene
gì-osse nelle minute, annaffia tutta la carne, ed ella il si Bee, com*
arida terra bramata pioggia, e rifà, e ristora, qucaUunque di tei
per lo color naturale s'asciuga, e svapora: così il danajo, eh* è sugo e
sostanza ottima della terra, come dicemmo, correndo per le borse grosse
nelle minute, tutta la gente rineaneuina di quel danajo, cheti spende,
evaviacontlnuatnente nelle cose, che la vita consuma, per le quali nelle
medesime borse grosse rientra, e cos't rigirando mantiene in vita il corpo
civile delta repubblica. Quindi assai 6 Canto éi
leggler ti tomprende, eh* ogni ttato vuol una quantità di moneta, che
rigiri^ come ogni corpo una quantità di sangue, che corra»
Che dunque diremo di queit* autore ? Nuli* altro ceiv tamente, te
non che, dove i profeMori delle mediche facoludi non giunsero, se non
dopo un grandissimo guasto d* inomnerabili corpi, egli senz'altro
coltello che con la forza d'un perspicacissimo ingegno penetrò nel
segreto di questo aumiirabile ordigno, c tutto per filo e per segno
ritrovò raltisstmo magistero di quei movimenti, che noi vita
appelliamo* V. 31 . £ qual è quei, che con Una af annata ecc.
MaravigUosa similitudine. V. 35. CoA /'animo miò, eh* ancor
fuggiva ecc. Rara maniera d'esprimere una paura infinita.
Bocc.*, Novella 77. Allora, quasi come se *l mondo sotto i piedi
venuto le foste meno, le fuggi Canitno, e vinta cadde ropaa '/ battuto della
terre. V. 3 o* Si che 7 piè fermo ecc. Solamente
camminandosi a piano : dicansì quel che vogliono 1 commentatori, in ciò
manifesraniente conviensi dalla dimostrazione e dall' esperienza. £ vero,
che il piè fermo retu sempre Ìl più basso. Onde convien dire, che
Dante non avesse ancor presa l'erta, il che si convince anche più
manifestamente da quel che segue: V. 3 i. £d ecco, quoti al
cominriar dell’ erta» La voce quoti vuol significare ( e tanto più
accompagnau con l'altra al cominciar t che denota futuro), che PRIVO.
7 Verta era ben vicina, ma non cominciata; c pure in fin
allora avea camminato, adunque a piano. Nè li opponga quello, ch’egli
dice ne* veni innanzi, y. l3. Ma po’ eh’ i fui appii d" un
colle giunto; poiché appiè d'un colle li dice anche in qualche
distanza; anzi t' e’ doveva comodamente vedergli le spalle, v. l 6
. Guarda’ in alto e vidi le sue spalle, tornava meglio
eh’ e’ ne fosse alquanto lontano. Molto meno dà dilEcoltà il seguente v. 6
l. Mentre eh’ i’ rovinava in basso loco; dicendo:
dunque se ora egli scende, mostra, che dianzi saliva. Saliva, ma dopo
aver prima fatto il piano, per lo qual camminando il pie fermo sempre era
il più basso. Del resto il leone e la lonza non poteron impedirgli
il salire : solamente la lupa gli fe’ perder la speranza dell’ altezza,
cioè di condurti in cima del colle. Di qui avvenne eh’ egli prete a
rovinare in basso loco, V. 3a. Una lonza ecc. Una
pantera. Per essa, come animai sagacissimo, intende veritimilmente la
lussuria. V. 36. Ch’i’ fui, per ritornar, pUi volte, volto.
Bisticcio. Tibullo ti fe’ lecito anch’ egli per nn^ volta un simile
scherzo, Ub. IV, corm. VI, v. 9 . Sic bene compones : ulli non ille
puellat Seruire. 8 Canto £ Properzio te ne
volle aacor etto cavar la voglia, elcg. Xin, Ub. I, V. 5. Vum
tiU Jecepiiì augfiur fama puellis, CtTtus et in nuìlo quaeris amore
moram. V. 39 quando V amor divino Mone da prima quelle
cose belle Direi, che per la motta di quelle cose belle non intendette
altro il poeta, che rattuazione dell* idee, o tì vero lo tpartimento
dell* idea primaria nell* idee tecondarie, che è il diramamento dell* uno
nel diverto tignificato nel triangolo platonico. In tomma la creazione
dell* univerto, allora quando formò il mondo temibile tutta a timile
al mondo archetipo o intelligibile creato ab eterno nella mente
divina. £ non è inveritimile, che ALIGHERI abbia voluto
toccare quetta dottrina platonica, nella quale, come appare
maoifettamente da altri luoghi della tua Commedia, e principalmente nell* XI
del Paradito, egli era vertatittimo, donde ti raccoglie e 1* intento amor
delle lettere e la pertpicacia del tuo finittimo intendimento, mentre in
un aecolo coti barbaro pot^ aver notizia delle opinioni platoniche,
quando i principali autori di quella tcuola o non erano ancor tradotti
dal greco idioma, o t*egli erano, grandittima penuria vi aveva de’codici
tcritti a penna dove vederli e ttudiarli. Na t* io ben m'avvito, tal
dottrina Incavò egli a capello da BOEZIO, del qual aurore il poeta fu
ttudioiittimo, dicendo nel tuo Convivio queite formali parole : Tuttavia,
dopo alquanto tempo, la mia mente» che s'argomentava di tonare » provvide
( poi ne*l ai/o, nè Taltrui consolare valeva ) ritornare al modo»
che F ni u o. 9 alcuno sconsolato avea
tenuto a consolarsi; e ansimi ad allegare e leggere quello, non
conosciuto da molti, libro di Boezio ) ìlei quale » cattivo e discacciato,
consolato si aveva. Quivi adunque potè egli facilmente apprendere a
intender Puniverso aotto il nome di bello, e ti per la moMa delle cose
belle intender la mossa del mondo archetipo disegnato ab eterno nella
mente d'iddio. 1 versi * di BOEZIO sono i seguenti: lib. Ili de consol.
etc.^ metro 1\. O qui perpetua mundum radane guhemés»
Terrarutn caeUque salar, qui te/apus ab aeuo Ire iuhes, stabilisque
nianeru das cuncta moueri; Quent non extemae pepulerunt fingere
caussae Materiae fluitantis opus uerum insita sutnmi Forma boni,
liuore carens : tu cuncta superno Ducis ab exeinplo : pulcrum
pulcherrimus ipse Mundum mente gerens, similiqtte imagine formans,
Perfectasque iubens perfectum absoluere partes. In numeris elemento
ligas, ut frigora fiamtnis y Arida conueniant liquidis : ne purinr
ignis Fuolet, aut mersos deducane pondera terras. Tu triplicU
mediam naturae cuncta mouentem Connectens animam per consona membra
resoluis, etc. Che poi per la motta intenda l'attuazione delle
idre mondiali, ciò si convince apertamente da un luogo maraviglioso del
suo canzoniere nella canzone : Amor y che nella mente mi
ragiona; dove parlando della sua donna dice cV ella fu T idea,
che Iddio si propose quando creò il uiondo sensibile, il qual atto
di creare vien quivi espresso con la voce mosse. IO
Canto Però qual donna sente sua beliate, Biasmar,
per non parer queta ed umile ^ Miri costei, eh' esemplo è
d’umiltate» Questuò colei, che umilia ogni perverso.
Costei pensò, chi mosse l* universo. Altri forse intenderà
(tutto che i comentatorì in questo luogo se la passino assai leggìensente
) per la mussa di quelle cose belle, la mossa data ai pianeti per gli
orbi loro; ma trattandosi d"una mossa data dall" amor
divino, panni assai più degna opera la creazione dell'universo, che
r imprimere il moto a piccol numero di stelle. Dire dunque, che il sole
nasceva con quelle stelle, eh* eran con lui quando Iddio creò il mondo :
cioè eh' egli era in Ariete, nella qu^d costellazione fu creato
secondo Vopiniooe di molti. V. 41 * a bene sperar vera
cagione. Di quella fera la gaietta pelle, L*ora del
tempo, e la dolce stagione. Può aver doppio significato : primo in
questo modo, cioè : 51 che Vara del tempo, e la dolce stagione tu
erano cagione di bene sperare la gaietta fera di quella pelle;
cioè, Si che l'ora della mattina e la stagione di prima^ vera (avendo
detto che il sole era in ariete) mi davano buon augurio a rincer l'incontro
di quella fiera, e a riportarne la spoglia. £ in quest' altro : Sì che
aggiunto all' ora e alla bella stagione l' incontro di quella fiera
adorna di sì vaga pelle non poteva non isperar felici successi. Così
rincontro d'uno o d' un altro animale recavasi anticamente a buono o a
tristo augurio. . (I V. 45. Za vista, che m'apparve étun
leone. Il leone è preio dal poeta per limbolo della superbia.
V. 4^. £d una lupa eco. L'ararizia. V. Si. £
molte genti fe' già viver grame. Ciò si può intender di coloro,
l'aver de' quali è ingordamente assorbito ddl' avwo, e per gli avari
medesimi, che ai consumano in continui affanni per l'insaziabditi della lor
cupidigia, onde chiama la lupa bestia senza pace. V, 53 . Con
la paura, eh’ uteia di sua vista. Qui paura con bizzarra
significazione vale spavento in significato attivo, ed è forse l'unico
esempio che se ne trovi. Cosi l'addiettiva pauroso è preso attivamente,
Infer. cant. 3, V. 8 H. Temer si dee di sole (fucile cote,
eh’ hanno potenza di far altrui male, Deir altre no, che non
son paurose. Cioè non danno paura; ma questo non è tanto sin» gulare,
quanto il sostantivo paura in significato di terrore, e f.tcllmente se ne
troveranno esenipj simili cosi ne'Crecif come nei Latini. Uno al presente
me ne sovviene, ed ò di Tibullo, eleg. IV, lib. Il, v. q, Stare uel insanis cautes
obnoxia uentit, Naufraga quae uatii tunderet unda maris !
V. 60 dove il sol tace. Verso
l'onibra della selva. Canto V. 63 . Chi per lungo silenzio
parta fioro. Quriti è Virgilio, «otto la periona del quale
pare, che debba intendersi il lume della ragion naturale risvegliato
nella mente del poeta dalla teologia figurata per ranima di Beatrice de*
Portinan in vita amata da Dante. V. 63 parta fioco. Dal
sento delle parole par, che Dante •* accorgesse, che Virgilio era fioco
dalla semplice vista, ma a bea considerare non è così. Perchè allora eh'
egli scrisse questo verso avevaio già udito favellare, onde può ben
dire qual era la sua voce, oltre al dire eh* e* Paveva veduto. Che
poi lo faccia fioco, ciò è furila per tacciar la barbarie di quel secolo, in
cui allorché Dante si pose a cercar lo suo volume, cioè a leggere e
studiar TEneide, nino altro era che la cercasse o studiasse, onde
poteva dirsi Virgilio starsene muto ed in silenzio perpetuo.
V. 70. Nacqui suh JuliOt ancorché fosse tardi. Dice esser
nato sotto Giulio Cesare ancorché fosse tordi, cioè ancorché esso Giulio
Cesare rispetto al nascer di Virgilio fosse tardi, cioè indugiasse
qualche tempo ad aver Tassoluto imperio di Roma, onde si potesse
con verità dire che la geme nascesse sotto di lui. £ veramente Virgilio
nacque avanti a Cristo anui 70, agridi d'ottobre, e per conseguenza
avanti che Giulio Cesare fosse imperatore. V. 90. Ch"
ella mi fa tremar le vene e i polsi, piglia i polsi universalmente
per Parterìe, le quali eo\ loro strigoersi e dilatarsi con contraria corrispondenza
alla sistole e alla diastole del cuore continuamente R I li
O. i 3 dibatt^nfti. E qui è da notare ravvedutezza deì
poet mentre dice, che gli tremavano le vene ancora, come quegli che
beni»iÌmo sapea, che per non andar mai diigiunte dall* arterie, in una
violente commozione di queite, non può far di meno che quelle ancora
tanto quanto non •'alterino. V. 91. A te convien tenere altro
viario. Quasi dica; ben li può luituria e tuperbia vincere,
ma superare avarizia, ciò è all* umane forze impossibile. V. 100.
Molti son gii animali 1 a cui t’ammoglia. Molti vizj veogon
congiunti con Tavanzia. V. lOi. ... in finckè’l veltro ecc.
Questi è messer Cane della Scala veronese, onde la sua patria, dice
Dante, che sari tra Feltro e Feltro, perchè tra Monte Feltro dello Stato
d' Urbino e Feltro del Friuli si ritrova in mezzo Verona. Fu messer Cane
uomo d'alto affare in que' tempi, e d'animo grande e liberale; ed
essendo desideroso, che la sua generosità fosse per opera conosciuta,
intraprese ad onorare e soccorrer tutti coloro, che di gran saliere
fosser dotati, fra quali ricoverò anche il nostro poeta, allorch'e'fu di
Faenze cacciato co* Chi~ bellini intorno all'anno i 3 oS. V.
io 3 * terra, nè peltro» Peltro^ stagno raffinato con lega
d’argento vivo. Qui per metallo in genere, onde il scntimeaio è questo;
V. io 3 . Questi non ciberà terra, nè peltro, Questi non si
ciberà, cioè non sarà signoreggiato da ambizione di stato > uè da
cupidigia d'avere. . V. ic 6 . Di queìF umile Italia»
Vinile y atteso il tuo miserabile stato in que* tempi per
rintestioe discordie, ond' ella era sempre infestata. V. 111. Là
onde invidia prima ecc. O sia la prima invidia di Lucifero contro
Iddio in Ciclo, o contro l'uomo nel paradiso terrestre, o pure:
V. IH. Là onde invidia prima dipartiìla\ Là onde da prima
inridia la diparti, preso quel prima avverbialmente. V. iiS.
Che la seconda morte ciascun ^rida. Allude al desiderio, che hanno
i dannati della morte deir anime loro dopo quella de* corpi per sourarsi
alla crudeltà de' tormenti, onde S. Luca, cap. aa, io persona di
quelli : Monies cadile super noi, et colles operile nos. V. lai.
Anima fia ecc. Beatrice de' Portinarì, la quale, siccome à detto
di sopra, fn io vita ardentissimamente amata dal poeta. In
questo, che segue nel primo canto, si consuma un giorno intero, eh' è il
primo del viaggio di Dante. Si fa dall’ ioTOcar le muae e l'ajuto
della propria mente. Dipoi acconta, com' egli peniando all' impreia
di tal viaggio . cominciò a •gomrntoraeoe, e a motirare a Virgilio eoo
molte ragioni, di' e' non era dovere, ch'ei ti mettewe ]>er niun conto
a cimento >1 pericoloio. Dopo di che narra, come Virgilio lo ripreie
della tua viltà; e con dirgli, ch'egli veniva in tuo aoccorto
mandatovi da Beatrice, tutto di buon ardire lo iraarrito animo gli
rinfranca, ond'egli ti ditpone al tutto di volerlo teguitare. V. 4
. ATapparetfhiava a sostemr la putirà, Si del cammino, e ti delta
pittate. Il Boti, il Vellutello, ed altri comentatori
tpiegano qneito luogo coti; M'apparecchiava a tiiperar le ilitEcultà del
viaggio, e tollerar la noja della pietà, di' eraii per farmi quei
crudeliitimi tirar), ond’ era per veder tormentare l’anmie de’ dannati.
Io però ardirei proporrej6 Canto un* alfr.i roiuMcrazionc, le a
sorte Dante avesse piuttosto voluto dire, eh’ ci •'apparecchiava a sostcoer
la {guerra della pirtare, cioè a ftf forza al suo animo per non
prender pietà de’ peccatori, avvegnaché U crudeltà de’ «upplizj. fosse
per muovergli un certo naturai affetto di comjiafsione, al quale ciafcun
uomo fi seme ordinariamenTc incitare per la miseria altrui. £ veramente
il senso letterale pare, che favorisca mirabilmente questo
sentimento; poiché, s’ei s’apparecchiava
a sostener la guerra della pietà, cioè la guerra, ch’era per Wgli
la pietà, segno è eh' e* non voleva lasciarsi vincer da quella, ma
si resistere e comb.ucere con la considerarione, che quegl' infelici erano
puniti giustamente, anzi, come dicono t teologi, citra meritumt mentre
avendo offeso una Maestà inBnita, e sì infinita venendo a esser la
loro colpa, questa non può con pene finite soddisfarsi. Dico finite
quanto all' intensione, non quanto all* estensione, la quale non ha
dubbio, che durerà eternamente. E chi porrà ben mence ad altri luoghi
dell’Inferno, ne troverà di quelli, che armano di piu salde conjetture il
sentimento da me addotto in questo passo. Tale è quello
dell’Inferno, canto XIII, dove, dopo il primo ragionamento dì Pier
delle Vigne, Dante dice a Virgilio, eh* c’ seguiti a domandare all* anima del
suddetto Piero qualche altro dubbio, imperocché a lui non ne dà Tanimo,
tanto si sente strignere dalla pietà del suo infelice stato, v.
OntV io a lui : dimandai tu ancora Di quel, che credi ^ ch‘ a
me soddisfaccia; eh* i non potrei: tanta pietà in accora. E
piià apertamente si vede questo star su la difesa, che fa Dante contro l’
importuna pietà de* dannati, la qual tenta di vincerlo al canto XXIX dell’
Inferno, quando arrivato in tu ruldina costa di Malebolge dice cosi, v.
43^ Lamenti saeltaron me diversi, Che di pietà ferrati
avean gli strali : Ond" io gli orecchi con te man
coperti. Il qual terzetto par, che esprima troppo maravigliosamente
un fierissimo assalto dato dalla pietà all’ animo del porta, e la difesa
di quello con turarsi gli orecchi. £ non solamente si troverà difendersi
dalla pietà, ma sovente incrudelire contro di essi, negando loro
conforto e compatimento. Così Inf. cant. XXXIII, richiesto da
Branca d’Oria, che gli distaccasse d' insieme le palpebre agghiacciate,
non volle farlo, v. 148. Ma distendi ora mai in guà la mano,
Aprimi gli occhi I ed io non gliele aperti, E cortesia fu lui
tesser villarto. E Inf. XIV, vedendo Capaneo disteso sotto la
pioggia di fuoco, dice stargli il dovere, v. ^t. Ma, com' io
dissi lui, li tuoi dispetti Sono al suo petto assai debiti fregi.
Io però confesso di non aver per anche si fatta pratica SU questo poema,
eh' e' mi sovvengano così a un tratto tutti i luoghi, ov’ e' favella di
pietà in questa prima Cantica dell’ Inferno; e considero eh’ e’ mi se ne
può addurre taluno ora non pensato da me, il qual mostri così
chiaro il contrario, eh’ e' metta a terra tutto il presente ragionamento. E
considero, che altri potrebbe rispondermi, che il far dimandare da Virgilio
Pier delle Vigne, e ’l coprirsi gli orecchi con le mani posson
i8 Canto ambedue etter effetti dell' cuer Taiiimo del
poeta troppo vinto dalla pietà, e non dall' eaier a lei repugnante; ma io non piglio per aaiunto di provare,
che egli si picchi di non calerti mai piegato a pietà de' dannati, anzi
che in molti luoghi confeita la aua caduta, qual è quella, Inf.
canto V, v. 70. Poscia eh' i' thhi il mio dottore udito Nomar
le donne antiche e cavalieri, Pietà mi vinse, e fui quasi
smarrito. Nel qnal luogo non meno ti pare la perdita del
poeta, che il contratto antecedente; mentre, te egli non ti fotte
potto in animo di non latciarti andare alla compattione, non avrebbe
indugiato fin allora ad arrenderli, avendone avuta occatione molto prima,
cioè tubito eh' ei vide la miteria dei peccatori carnali. Ivi, v.
3S. Or incomincian le dolenti note A [armisi sentire : or son
venuto, Xà dove molto pianto mi percuote. Ma egli Ita
forte il più eh' el potette : però, allora ch'egli ebbe riconoteiuto
quivi tanti valoroti uomini, e coti alte donne, piegò l'aaimo alla
compattione; ond'egli dice, eh' ei
fu quoti smarrito, cioè ti perdè d' animo, vedendoti vinto il pretto. Per
lo che concludo, che, te bene da quetto e da muli' altri luoghi ti
comprende la vittoria della pietà, ciò non toglie il vigore alla
ipotizinne del preiente patto, potendo benitiimo ilare inlieme l'un e l'altro :
cioè che Dante ti ditponeiie a toitener la guerra della pietà, cioè a non
compatire i dannati; e poi, come
di animo gentile ed umano, di quando in quando cedette. V. 8. O
mente, che scru/etti ciò eK io vidi ecc. Dopo ÌDTOcate le Muse,
invoca la sua memoria, chiamandola mente che tcriite ciò eh' egli vide; cioè, in cui a' impretaero le tpecie
degli oggetti vedati. V. IO. Io cominciai; Vi a’
intende a favellar di qncato tenore, e queata è maniera uaitatiaaima di
Dante per iafuggir la proliaaità dell' introduaioni de' ragionamenti; coal ed io a lui ed egli a me; cio^ diaai e diaac, ed infiniti altri aimili
facilisaimi ad intenderai. Y. l 3 . Tu dici, de di Silvie lo
parente, CoirutlUile ancora, ad immortale Secolo andò, e fu
tentibilmente. Tu dici. Tu hai laaciato aerino nella tna ENEIDE,
che ENEA padre di Silvio, eaaendo ancora nel corrunibil corpo, andò
a aecolo immortale, cioè diaceae airinferno, e ciò non fu per aogno o per
eataai, ma aenaibilmente, cioè in carne e in oaaa. V. 16.
Però se I avversario d'agni male Cortese fu, pensando I alto
effetto, Ch'uscir dovea di lui, e ’l chi, e 'I guale
L’avversario d* ogni male è Iddio, e ‘I chi, Romolo fondator di Roma, e
'I quale, e le aue alte qualità; onde il aenao de' aeguenti terzetti è
tale : Se Iddio, penaando la aerie delle coac, che doveano farai per Enea
c la aua aucceaaione, conaentì l'andata e '1 ritotoo di lui dall'Iuferno
: ciò non parrà punto di atrano a qualunque abbia punto d'intendimento,
conaiderando eh' egli fu eletto per .vutore di Roma e del romano
imperio. La qual* e *l quale ecc. La qual Roma, e '1 qual
imperio. V. 14. U* siedv il xuff<//or del «o^ior Piero.
Qui Piero per Pontefice, onde il maggior Piero viene a eMer Cristo,
e non S. Piero, come vogliono ì coni» mentatori; perchè s'e* parlaste di
S. Piero, non direbbe del maggiore y il qual ti dice solo
comparativamente ad altri minori; il che toma appunto bene, però eh* e*
parla di Cristo, il quale rispettivamente a $. Piero può vcrar
mente chiamarti il maggiore* V. aS. Per quest* andata, onde li dai
tu vanto ecc. Onde cotanto T esalti fra gli uomini per
ralcissimo privilegio concedutogli. V. a6. Intese cose che
furon cagione Di sua vittoria, e del papale ammanto.
Allude alla predizione fatta da Anchise ad Enea nel sesto deir
Eneide; per la quale egli intese la sua
vittoria, da cui dopo lunga serie di avvenimenti fu stabi** lito in Roma
il papale ammauto, cioè l'imperio sacro. V. a8. Andovvi poi lo Vas
delezione ecc. S. Paolo, quando fu rapito al terzo cielo. £
veramente ne recò conforto alla nostra fede con l'oculata tettimoniaaza
delle cose credute da essa. E notiti che Dajite da principio di questo
suo discorso, fatto qui a Virgilio, non si ristrinse a dir solo di
quelli, i quali ancor viventi pass;u*ono all* Inferno, ma di ciascuno, il
quale, sendo ancor corruttibile, andò a secolo immortale. Laonde
non solamente di Enea, ma del celeste viaggio di S, Paolo ancora
saggiamente piglia a ragionare. ai V. 34. Perchè se del
venire C tn ahhanJono ecc. M* abbandono oon vuol dire, d* io mi
tgomento di ve« iiire, come spiegano tutti i couieou, ma come
chiosa il Rifiorito : Perchè s* ì mi lascio andare a venire, assai
dubito del ritorno, V. 37. E qual è quei che disvuoi ecc.
Ci mette con mirabil similitudine davanti agli occhi i contrasti d'
un' anima, che dal male al ben operar si rivolge. V. 41.
Perchè» pensando consumai t impresa y Che fu nel cominciar cotanto
tosta. S'accorge Dante d'averla un po' corsa» allora che nel
primo canto, senza pensar nè che, nè come, s'impegnò ad andar con
Virgilio, dicendo, v. i 3 o. Poeta t i ti richieggio
Per quello Iddio, che tu non conoscesti, jicciò eh* i' fugga questo
male e ptggio. Che tu mi meni là dov* or dicesti, Si
eh* i vegga la porta di S. Pietro, E color, che tu fai cotanto
mesti. Onde ora confessa, che, sbigottito dalle suddette
con> siderazioni, l'amor dell'impresa, da principio con sì lieto
animo incominciata, era per tali pensieri consumato e svanito.
V. 43. Se io ho ben la tua parola intesa, Rispose del
magnanimo quell ombra, Vanima tua è da viltate offesa.
Rispose Virgilio : Con queste tue riflesiioni, s' io 1 * ho
ben'imesa, in loitanza tu ba* paura* Cauto V.
Ss. I* tra tra color elle son tospeti, Nel Limba, dove nè godono,
nè dolgonti ranìme. V. 53 . E donna mi chiamò beata e bella.
Beatrice, la quale, ticcome è detto nel IV canto, è poeta per la
grazia perSciente o consumante, secondo i teologi dicono, anzi per la
stessa teologia; e ciò, secondo nota il Cello nella Lezione duodecima
topra F Inferno, per due cagioni : Una, perchè, siccome non ci è
scienza, la quale più alto ne levi nostro mortale intendimento all’
altissima contemplazione d' Iddio e della teologia, così non avea Dante,
mentre eh’ e’ visse, trovato oggetto, che più gli facesse scala all’
intelligenza delle celestiali cose, che, siccome scrive io più luoghi, le
sublimi virtù e l’altre doti esimie dell' anima di Beatrice. L'altra
cagione, per la quale sotto il nome di Beatrice intenda allegoricamente
la teologia, è per mantener la promessa, ch'egli avea fatta nella sua
Vita Nuova; dicendo, che, se Iddio gli avesse dato vita, avrebbe scritto
di lei più altamente, che aveste scritto altr' uomo di donna
mortale. Il che veramente ha egli molto bene osservato, avendola
posta in così bella e maravigliosa opera per la scienza maestra in
divinità. V. 54. Tal che di comandar i la richiesiLa richiesi. In
pregai, ch'ella alcuna cosa mi comandasse. V. 55. Lucevan gli occhi
suoi più che la stella. Più che’l sole. V. 60. E durerà
quanto 7 moto lontana. Lontana, dal verbo lontanare. Quanto il molo
lontana. Quanto il moto s' allontana dal tempo presente : cioè la
tua fama durerà quanto dura il tempo. a3 Piglia moto per tempo ella
peripatetica, definendo Ariatotile il tempo : Tempus tJt aumenu mottu
seoundwa prius et poiierUu. V. 6i. L’ amico mìo, e non della
ventura. Dante, il quale per aver amato di puriaaimo amore le
bellezze dell' anima mia, e non le doti eaterne, che la fortuna coraparte
a' corpi terreni e corruttibili, fu veramente amico di me, cio^ di quel
eh' era mio, e non {Iella ventura, e non della bellezza, per la quale
altri di lui men faggio m’ averà riputata felice e ben avventurata.
V. 63. Nella diterta piaggia i impedito Si nel cammin, che
volto, e per paura. Impedito dalla lupa, e volto indietro per paura
di cita. V. 64. E temo eh' e' non ria già zi smarrito,
Ch’ io mi sia tardi al soccorso levata. Dubito, che postano i
vizj aver già preto in lui tanto piede, che l'ajuto celeste non giunga in
tempo. Or muovi ecc. Muoviti, vanne : così il Petrarca
: Or muovi, non smarrir t altre compagne. V. 71. Vegno
di loco, ove tornar disio. Toma egualmente bene al senso letterale
e allegorico, cioà e a Beatrice e alla teologia, il desiderio di
ritornare in cielo; il che
imitando per avventura il Petrarca nella canzone : Una donna
più bella asstù che ’l sole; disse della teologia : Cakto
costei batte t ale Per tornar all* antico suo ricetto.
V. 72. Amor mi mosse ecc. É Vamor d* Iddio, pel qual e'
desidera che ciascun nomo ti salvi, e questo è il eeoso allegorico o vero
secondo la lettera; la mosse la dolce
memoria di quell* aniur eh* eli* avea portato nel mondo a Dante, ond*
ella il chiamò, v. 61, L'amico mio. V. 73 dinanzi al Signor
mio» Avanti a Dio. V. 74. Di te mi loderò sovente a
lui. Gran promessa, dicono alcuni, fa qui Beatrice a VirgUio 1 non
intendendo questi tali qual utile possa ritornare dair adempimento di essa a
uu* anima divisa per sempre dalla comunicazione della grazia e della
beatitudine. Dice in contrario il Vellutello, che Beatrice con tal
promessa promette a Virgilio in premio quello, che da lei dare, e da lui
ricevere in quello stato si potea maggiore; ma non dice poi, perchè, nè di ciò
adduce alcuna prova. Na il Cello nella Lezione sopraccitata spane, che
anche all* anime perdute si può (come dicono t teologi ) giovare con
levar loro qualche parte di cagione di dolore, e in fra gli altri mudi in
questo, che sentendo elleno celebrar le lor memorie o esser qualche
compasiione di loro in altrui, elle pigliano alquanto di conforto ( » ei
però può chiamarsi tale ) di non si vedere abbandonate al tutto da ogn* uno, e
tiiassituonieuic quelle, le quali non son dannate per fallo alcimo enorme
e brutto, ma solo per non aver avuto cognizione della fede cmtiana, come VIRGILIO.
Diremo dunque « cYie non »ia ota d'ogni conaoUziune tal promeMa di
Beatrice. V. ^ 6 . O donna di virtù, sola, per cui
L'umana spezie eccede ogni contento Da quel Ciel, ch'ha minor li
cerchi sui. Qui piglia itrettUaimamentc Beatrice nel «eoso
allegorico; e dice, che per ewa, cioè per la teologia, fuomo supera, ed è
più nobile di tutte le creature contenute dal ciel della luna;, essendo,
che sopra di quello si dà subito neir intelligenza movente Torbe lunare,
la qual •enza dubbio sì per pregio, si per eccellenza di chiarissimo
intendimento è alT uomo superiore. £ che Dante portasse opinione delT
intelligenze moventi secondo la dottrina d' Aristotile, è manifesto per
quel clT ei dice in altro luogo di esse. Par. cant. Vili, v. 37.
r’oiy che intendendo il terzo Ciel movete. Ciò potrebbe anche
intendersi in quest* altro senso : O scienza, per cui l'uomo eccede, cioè
trasvola con T intelletto dalle sublunari cose alle celestiali e divine.
V. 80. Che Vuhhidir, se già fosse, m'à tardi. Che se io
Tavessi obbedito in questo punto stesso, che m'hai comandato, pure la mia
obbedienza mi parrebbe tarda: tale e sì fatto è il desiderio, che ho di
eseguire i tuoi cenni. Or venga qualunque si pare, e mi poni da
altri poeti forme così maravigliose e piene di si forte espressiva.
Y. 91. Jo son fatta da Dio, sua mercè» tale ^ Che la vostra
miseria non mi tange, Nè fiamma cTesto incendio non m*
assale. l6 Canto Io lono, la Dio mercè, talmente fatata per
Tacque della gloria, che la vostra miseria, cioè die T infeliciti
di voi altri ioaprai, non mi tocca, nè fiamma deir incendio de' dannali non m'
assale. E notili, die quella dei aoapeai la chiama raiirria, non
conaiaiendo in arnao dolorifico, ma in pura afflizione di apirito per la
diiperata viaion d' Iddio; dove quella de' dannau la chiama fiamma,
perchè tormenta poaitivamente il aenao. V. 94. DoTina e gentil nel
Ciel, che si compiange Di questo impedimento, ov" io ti mando,
Si che duro giudicio lassù frange. Quella donna, il cui nome è
taciuto dal poeta, è inteaa generalmente da' commentatori per la prima
grazia detta da' maeatrì in divinità grada data; la quale, perchè
viene per mera liberalità divina, è anche detta preveniente, dal prevenir di'
dia fa il merito dell' azioni umane. Queata dunque addirizzando la
volontà del poeta nel buon proponimento d'uacir della aelva del peccato,
e di aalire il monte Bgurato per la virtù e per la contemplazione,
piega e rattempera il rigoroso giudicio d'iddio; onde dice: che dal
compiangerai di quella donna per l'itupedimento, che trova della lupa, il buon
voler del poeta, duro giudizio laaaù frange, cioè muove Iddio a
conipaaaione, vedendo, che gli manca più il potere, che il volere; onde
merita d'aver in ajuto la aeconda grazia deiu illuminante, la quale ( ipongono
i commentatori ) da Dante è chiamata Lucia, dalla luce, eh' ella
n'infonde nell'anima Questa seconda grazia chiama finalmente la terza,
detta perficiente o coniumante, espressa per Beatrice o per la teologia;
dalla quale vien condizionata la niente umana alla contem) dazione della
divina etienza : il che Ottimamente li conacguiice col mental TÌaggio
dell* Inferno e del Purgatorio, cioè a dire con la meditazione di quelle
pene; •! come avviene al noetro poeta,
il qual per tal cammino li conduce alla fruizione del Paradiio, e
ai alla contemplazione d' Iddio. V. 97. Questa chiese Lucia in suo
dimemdo, £ disse, Ora abbisogna il tuo fedele Di te, ed io a
le lo raccoaiando. Lucia nimica di ciascun crudele Si mosse,
e venne al loco, dov V era : Che mi sedea con l'antica Rachele.
Questa donna, cioè la grazia preveniente, richieee con tua dimanda
Lucia, cioè la grazia illuminante, che ajutatte il tuo fedele, cioè Dante; il quale in altro luogo dice di tè, eh*
egli fu fedele a creder quella, in che la grazia illuminante
TammartlTava: e Lucia ti mette tubilo a chiamar Beatrice, la qual ti
sedea con l'antica Rachele; e ciò per tignificare, che la teologia è
indivitibil compagna della contemplazione, poiché Rachele (che in verità
fu moglie di Giacob ) nel vecchio teitamento ti piglia per la vita
contemplativa. V. Io 3 . Disse: Beatrice, loda di Dio vera.
Che non soccorri quei, che t'amò tanto, Ch' uscio per te della
volgare schiera ? Disse, cioè Lucia Disse. Loda di Dio vera.
Chiama la teologia e la grazia vera lode d' Iddio, forte perchè
dalla prima comprende l'uomo gli ecceUi attributi di quello, ond* avvien
a intiniiarne conceui più adeguati di qualunque altra lode, che privi del
lume di lei tlamo capaci di udirne; e dalla teconda ti nvuùfctu
raltiiiiiuo pregio delle tue miaericordie. a8
Canto V. ic5. eh’ uscio per le /iella volgare schiera.
Per te toma bpne nel temo allegorico e nel letterale; poiché Dante
non t|nccò meno al tuo tempo per la profonda notitia della tacrata teienza, che
per le rime e per gli altri parti, a' quali tollerò il tuo nobilittimo
ingegno Tecceitivo amor di Beatrice. V. ic8. Su la fiumana,
ove'l mar non ha vanto ^ Qui il Fioretti, non rinvenendoti qual tia
qiietta fiuDtana, poitilla in queata forma : Che fiumana ? ieslia. Ma noi,
per ora latciando il Fioretti nella tua tfacciata ignoranza, terberemo ad
altro luogo la tpotizionc di quetto verto. V. 109. Al mondo
non fur mai ecc. Dice Beatrice, che al mondo non fu mai pertona
coti aoUecita a cercare il tuo bene e fuggire il tuo male, com'
ella dopo tale avvito del grave pericolo di Dante fu pretta a venir
laggiù dalla tua tedia beata. V. 114. Ch'onora te, e quei, ch’udito
V hanno. Perché le poetie di Virgilio non tolamente onoran
lui, che l’ha fatte, ma qualunque ne diviene ttudioto; onde ditte di té
medeiimo nel primo canto, T. 86. Tu se’ solo colui, da cui io
tolsi Lo hello stile, che m’ ha fatto onore. V. lao. Che del
bel monte il corto andar li tolse. Ti fe' ritornare indietro,
quando poco di viaggio ti rimaneva per condurti alla cima del bel monte,
cioè al tommo della virtù o della contemplaiione. V. i 39- Or va,
eh" un tot volere è efamendue. D’amendue noi; il tuo cT andare, il mio di venire.
V. 143. Entrai per lo cammino alto, e tilvettro. Spoogono i
commentatori alto, cioè profondo. Io però m'aRerrei al parere del Manetti
nella tua ingegnoaa operetta circa il silo, forma, e misura delf Inferno di
Dante, dove intende alio nel ano proprio tignificato, cioè d’elevato e
aublime; con ciò aia coaa che egli pone
Teotrata deir Inferno in aur un monte aalvatico, per entro il cui
aeno ruoli eh’ e’ ai cominci immediatamente a acendere. Ma di ciò non fia
mio intendimento al preaente di favellare I potendo ciaacuno in queato ed in
ogn’ altra particolarità del aito e della forma della atupenda architettura di
queato Inferno aaaai ampiamente aoddiafarai con ana breve lettura del
aoprammentovato autore. ]\^0STiiA in qaetto terzo canto (*) c Tettersi
condotto per lo canunino alto e ailreitro alla porta dell* Inferno»
la cui Menzione comincia ex abrupto al principio del canto» come l'ei
leggeue. Di poi, acendendo per J' interne vie del monte, arrivato in quella
concaviti o caverna della terra, che è quali come un veitibolu dell' Inferno,
ed è immediatamente sopra il primo cerchio, cioè sopra il Limbo, vede
quivi Tanime degli teiaurari, cioè di coloro, che mentre vissero non
furon buoni ni per aè, nè per altri, ninna buona o rea cosa
operando. Questi dice eh’ hanno per tormento il correr perpetuamente in
giro dietro un' insegna che tutti li guida, c (*> Dira qvslceia
di riè che dir« il CrlU con r«atorità dal iigliolo a dal nisota dì Dante,
cha dal prima vcr.o dal quinta canta comincia la narrationa dal paama.
Calli, Uh. X..3a Cauto chr in cotal cono ton punti e fieramente
trafitti da tafani e da moaclie. Attraversato quello spazio poi destinato
alla girevoi carriera di quegf infelici, dice essersi condotto al fiume d’
Acheronte, e quivi aver veduto venir Caronte per l'anime de' dannati, e
dopo, euer tramortito in su la riva di quello. V. I. Per me
si va ecc. Si finge, che parli essa porta. Ferme, il senso it
Per entro me. Y. 4 . Giustizia mosse ‘I mio aito
fattore. Veramente il motivo di fabbricar P Inferno venne
dalla giustizia, la qual si dovi far di Lucifero e degli angeli
suoi seguaci. V. 5. Feeemi la divina potestafe. La
rowaui sapienza, e 'I primo Amore. La Santissima Trinità, della
quale spiega le persone per gli attributi: il Padre per la potenza, per
la sapienza il Figliuolo, per l’amore lo Spirito Santo. V. 7
. Dinanzi a me non far cose create, Se non eterne ecc.
Seguita a parlar la porta per esso Inferno; e dice, che avanti a
lui non fu altra specie di creature se non eterne. Per queste intendono
assai concordemente i commentatori la natura angelica; la quale, siccome dovette esser punita
per la sua ribellione, cosi par molto verisiiuile, che il carcere d'
Inferno fosse fabbricato dopo il peccato degli angeli; e sì dopo la loro
creazione. Che poi Dante se li chiami eterni, cioè in ritguardo
dell'eternità avvenire. p«r la qaal dureranno, onde i teologi U chiamano
eterni a pitrte post^ o, come ad altri dì essi è piaciuto di no«
minarli, sempiterni, a distinzione delT eterno a parte ante, il che si
conviene solamente a Dio. Na siami qui lecito il metter in campo
una mia considerazione, la qual mi dichiaro, eh' io non intendo di
proferire altrimenti, che ne’ puri termini del potrebb* essere, a fine di
sottoporla al savio accorgimento di quello, al quale è unicamente
indirizzata questa mia deboi fatica. 10 discorro così : L’ Inferno
( secondo Dante ) fu creato col mondo, e ’l mondo fu creato in
istante. V. la. Perch* io : Maestro, il seruo lor m è duro.
Onde io ( vi s’ intende, dissi ) : O Maestro, il senso lor m* è
duro. Duro, cioè aspro, e non, com* altri vo~ gliono, oscuro. Perchè
leggendo Dante l’ immutabil decreto di non uscire della porta d’ Inferno, a
ragione di bel nuovo s’ intimorisce. V. i3. Ed egli a me,
tome persona accorta i Qui si convien lasciar ogni sospetto.
Da questa risposta di Virgilio si conferma il detto di sopra, che
Dame non disse essergli duro, cioè oscuro, 11 senso deir iscrizione
dell’ Inferno, ma duro, cioè aspro, spaventoso; perchè Virgilio non piglia ora a
chiosargli la suddetta iscrizione, ma lo conforta a francamente
entrarvi. Così la Sibilla ad Enea nel VI, v. a6i. Nunc aiwuis opus,
Aenea ^ nane pectore firmo. Ma io di qui avanti non mi fermerò a
conciliare i luoglìi simili di questo canto col sesto delP Eneide,
come benissimo noti, a chi scrivo, le non dove m'occorra di
34 Canto fare apiccare l'eccellenia di alcuna di queati col
paragone di quelli. V.i8 il ien étW intelletta. La
viltà e la cognoicenaa d'iddio. V, ai. Quivi sospiri, pimti, e ahi
guai. Ne* tre arguenti terzetti par, che Dante abbia voglia
di auperar Virgilio nell' eipreaiione della niiieria de’ dannati. S'ei ae lo
cavi o no, giudichilo chi farà confronto di quello luogo con quello del
VI dell’ Eneide, v. SS^, Bine txauJiri gemi/us, et saeua sonare.
V. iq. Sempre 'n queW aria, sema tempo, tinta. I comineo
latori apirgano eoa): Tinta senza tempo, eioh lenza variazione di tempo
al contraria dell' aria noatra, la qual ai tigne a tempo come la notte, e
ai riachiara da' raggi del aopravvegnrnte iole. La Cruaea
legge diagiuntamentr, Ària senza tempo, fintai onde il Rifiorito apiega
quel senza tempo, eterna, quaai che il aentimento aia tale, aria eterna,
e tinta. Coi) nel canto che aegue la chiama eterna, v. i6.
JVon avea pianto, ma che di sospiri. Che l'aura eterna
facevan tremare, Cooiidero di pii), che l'epiteto di eterna in
quello luogo del terzo canto corria[>oude al perpetuo aggirarli
delle voci de' dannati, v. a8. Farevan un tumulto, il qual
s'aggira Sempre in quell' aria, senza tempo, tinta; poiclià,
a’ e' a'aggira eternamente, torna molto brne il dire, che eterna aia
l'aria, nella quale s'aggira. £ poi nè meno può dirti, che rana
deir Inferno aia tìnta senza tempo, cioè ( come tpongono i commentatori )
eternamente, perchè ancorché Dante dica di etta, Inferno, cant. IV, r.
io. Oscura, profonda era, t nebulosa ’ Tanto, che, per ficcar
lo viso al fondo, r non vi disccrnea alcuna cosa, Ciò
non toglie, eh' ella in alcuni luoghi non fotte di continuo illuminata
dal fuoco, come nel terto girone de’ violenti, ed in queito medetimo
degli teiaurad, dove te non altro vi balenava, v. i33 La terra
lagrimota diede vento, Che balenò una luce vermiglia.
V. 3l. £d io, eh' avea d'errar la tetta tinta. Cinta
d’errore, adombrata dall'ignoranza di ciò ch’io ndiva. V. 35.
Che visser sansca infamia, e sanxa lodo. Che in queito mondo, nulla
mai virtuoiamente operando, non latciaron di tè alcuna memoria. V. 37
. Mischiate tono a quel cattivo coro Degli jingeli, che non furon
ribelli, Ni far fedeli a Dio, ma per te foro. £
opinione, che nel fatto di Lucifero fotte una terza Lizione d' angeli, la
qual nè t'accottaiie a Lucifero, nè ti dichiaraite per Iddio, ma ti
teuetie neutrale. Di queiti parla il poeta, e in pena della loro
irreiolutezza li mette con gli teiauratì. Canto V. 4
o> Cacciarla eie!, per non tster men belli: Nè lo profondo Inferno gli
riceve, Ck‘ alcuna gloria i rei avrebber d elli. n tentimcnto
ì tale; Pel Cielo ton troppo brutti, per rinferno aon troppo belli; coti ti atanno in quel mezzo, ciof nel
veaubolo di euo Inferno. Notiti ben, eh' egli dice, V. 41. Nè
lo profondo Inferno gli riceve; volendo dire per Io profondo Inferno,
coli, dove ti tormentano i rei > i quali avrebbono alcuna gloria cT
averli in lor compagnia. Non come dicono gli i|>otitori.' ti
glorierebbero per vederti puniti del pari con etti, che non commitero
altro peccato, che d’etterti indiflfereoti tenuti, ma alcuna gloria
v'avrebbero, perchè agli occhi loro la piccola macchia di tale
indifferenza non varrebbe ad appannare il lustro di loro eccella natura,
dalla quale ritrarrebbe alcun taggio della gloria, e ti della
celette beatitudine. V. 47. E la lor cieca vita è tanto batta,
Che ’nvidioti ton i ogn altra torte. Non tolaniente di quella
de' beati, ma in un certo modo di quella de' peccatori. Tanto è riera,
cioè vile ed oscura la lor misera vita, onde dice, che misericordia e
giustizia gli sdegna, quella che di loro non è avuta, questa, che per
cosi dir li disjirezza con distinguerli sì di luogo, come di pene da’
peccatori. E credo, che P intendimento del poeta sia J* inferire, che la
maggior pena di costoro èia vergogna di non esser almeno stati da
tanto, poich’ a perder s’aveano, di perdersi, come suol dirsi, per
qualche cosa. Ond' egli arrabbuno e mordonsi le lani di noo aver avnto
tanto «pirito da irritar almmend la divina giuttisia, la quale in « fatta
guisa punendoli) par loro, eh* ella « per così dir y non gli •cimi, e ai
li Timproveri e facciasi beffe della lor dappocaggine. V. Sa
9Ìdi un insegna y Che y girando, correva tanto ratta,
Che d’ogni posa mi pareva indegna* Mette costoro rutti sotto
un* istessa bandiera a dinotare la simigUanaa dell* indegna lor vita. Li
fa correre per giustamente punir Tozio e Taccidia del tempo, eh* e*
vissero. V. S 4 . Che ^ogni cosa mi pareva indegna.
Spiega il Vellntello, eh* egli erano indegni d* alcun riposQ. Il
Buti: Correva quest* insegna t che mai non mi parca si dovesse posare, e
forse meglio. Non credo però, che nè Tuno, nè Taltro la colga. 11
Daniello e'I Bonanni •e la passano senza dirne altro. In quanto a me
direi : che la mence del poeta sia stata di pigliar in questo luogo
indegno per incapace, o altra cosa equivalente; e nel resto io credo, che Dance abbia
forse voluto dar da strologare a* grammatici toscani; come fece Ennio a* Latini in quello indignas
turres, dove da Girolamo Colonna r indignas viene spiegato per magnaSy e
dal medesimo vien allegato in conformazione di ciò un luogo di
Servio, il quale spiegando quel verso di Virgilio nelP Egloga X
indigno cum GaUus amore periret, spone indignutn per magnum, e quell*
altro pur di Virgilio nelle Ceiri: Verum haec sic nobìs grauia
atque indigna fuere. Nel quale Giulio Cesare Scaligero spiega
indigna y cioè inefiabile, e per trasUto, immensoCarto V. 59
- Guardai, e vidi l’ombra di colui. Che fece per viltatt il gran
rifiuto. Intende di Piero d«l Murrone, che fu Papa Celestino V, il
quale, tra per la tua sempliciti e l'altrui sottigliezza, s* indusse a
rinunziare il papato. Questi fu ne' tempi di Dante, onde non debbe tacciarsi
d' iinpietà il poeta, sapone nell’ Inferno l'anima di colui, che
non essendo per anche dal giudizio mai non errante di Santa Chiesa
annoverato tra' santi, come poi fu, poteva lecitamente credersi soggetto ad
errare, e si interpretarsi in sinistro i (ini delle sue per altro
santissime operazioni. V, 63. ji Dio spiacenti, ed a’ nemici
sui. Corrisponde a quel eh' ha detto di sopra, eh’ e' non
eran nè di Dio, nè del Diavolo. * • V. 64 . che
mai non fur vivi. Morde acutamente con questa forma di dire la
perduta loro vita. V. 65. Erano ignudi, e stimolati
molto. Stimolati, risguarda anche questo la lor pigrizia.
V. yS per lo fioco lume. Traslazione mirabile di quel eh* è
proprio della voce, per esprimer con maggior forza quel che s'
appartiene alla vista. Similmente nel primo canto, v. 60, per significare
l'ombra della selva disse, dove'l sol tace: qui con non minor vaghezza un
lume assai languido lo chiama fioco. V. 83. Un vecchio
bianco, per antico pelo. Forma assai rara e nobilissima per
esprimer la canizie del vecchio Caronte. Gridando : Guai a coi anime
prave : Non isperale mai veder lo cielo ecc. Coinime
mirabilmente otaervato, ioduceme mollo maggiore ipavento, l' imrodur Caronte
minacciante l'anime nell' atto d'accottarti alla riva, che introdurlo
muto verao di eaae, aiccome la Virgilio, il quale non lo fia
parlar* ae non con Enea. V. 88 viva, Partili da
codesti, che son morti. Kon diaae da codette, che aon morte, perché
come anime eran vive; ma diaae, da
codesti, cioè uomini, de’ quali ti potea veramente dire, eh' e' foatcr
morti. V. 91 . Disse; Per altre vie, per altri porti
Verrai a piaggia, non qui, per passare : Più lieve legno eonvien,
che ti porti. Intendono i commentatori,, che Caronte predica a
Dante la tua aalvazione, e che però gli dica, che egli arriverà •
piaggia per altre vie, per altri porti, intendendo del porto d' Oatia
poato vicino alla foce del Tevere, dove finge il Poeta, che l'anime
imbarchino per l' itola del Purgatorio; e che queato più lieve legno aia il vattello
con cui vien Vangelo a caricarle, di cui Furg. cani, n, V. 4 ^’ e
quei s‘en venne a riva Con un vasello snelletto, e leggiero,
Tanto che t acqua nulla n inghiottiva. Il Rifiorito però
aaviamente contiderando (aecondo io pento ) quanto era cota impropria il
porre in bocca d'un Demonio coti fatto vaticinio, mi tpiega queato patto
in 40 Canto diverto lentimento. Prende egli
altri porti in quetro luogo per altra condotta, cioè per altri die ti
portino, e per lo più lieve legno intende l'angelo, che pattò Dante
aJdormentato dall' altra riva, tenta che egli te n' accorgeue. Il che toma
aitai meglio al rihuto che fa di lui Caronte; mentre di lì a poco li vede verificato
quel eh’ egli dice, cioè che egli per altra via verrà a piaggia,
ticcome vedremo più a batto. V. 94. £ ‘I Duca a lui ecc.
E Virgilio ditte luì. V. 99 ave' di fiamme ruote.
Ave' con Tapottrofo per avea, non ave terta pertona del meno nel
preiente del verbo avere, come hanno alcuni tetti. V. 104 e‘l
teme Di lor temenza, e di lor nasciiuenti. Gli avi e
padri. Quelli tono il seme di lor semenza, quelli di lor nascimenti,
perchè da etti immediatamente nacquero. Coti il Rifiorito. V.
Ili qualunque s'adagia. Qualunque ti trattiene, non qualunque »
accomoda nella barca, come tpone il Daniello, che tarebbe alato
tpropotito. V, li». Come t Autunno si levan le foglie,
L’una appretto delF altra, infin che 'I rama Rende alla terra tutte
le sue spoglie. Similitudine tratu da Virgilio nel VI, v.
309. Quam multa in tyluit autwnni frigore prima Lapta cadunt
jolia etc.; ma adattata asiai meglio da Daate, nel cui InTerno
niuna deir anime era eacluia dall'imbarco, liccome niuna delle
foglie riman tu Palbero; al contrario di
quel di Virgilio, nel quale tutti coloro, che non eran sepolti, erano
lasciati in terra. E poi elf i grwdemente nobilitata col proseguimento di
essa fino al restare spogliato del ramo, paragonato al restar voto il lido j
dove Virgilio la regge solamente nella prima parte del cader delle foglie,
e dell' imbarcarti fanime; passando poi subito a quella degli
uccelli, che passano oltramare. V. 1 18. Cori seis vanno tu per f
onda bruna. Bellissima ipotipoti, e che mette sotto agli occhi
il camminar della nave. V. lao. Anche di qua nuova tchiera
t'aduna. Di quelli, che continuamente e per ogni stante di
tempo muojon dannati. V. laS. Che la divina giuttizia gli
tprona. Si che la tema ti volge in detto. Chiese
innanzi Dante a Virgilio : perché quell* anime paressero si volonterose
di passare il fiume, v. qi. Maettro, or mi concedi, Ch’
io tappia, quali tono, e qual cottume Le fa parer di Irapattar ri
pronte. Ora gliene rende la ragione, mantenendogli nello
stesso temp^ la promessa, che glien' avea fatta in quc* versi 76.
le cote li fien conte. Quando noi fermerem li nottri
patti Su la tritta riviera d Acheronte. £ dice, che ciò accade,
perché la divina giustizia le sprona ai, che la tema §i volge in diblo.
l*^eIU epoai/ione di queato paaao i coumieotatori a* aggirano per
diverae strade t non mancando di quelli, che ae la paaaano eoo la
mera apiegaaione allegorica, lo però, fìntanto che non trovi meglio da
aoddiafarmi, atarù nella mia npinionet la qual è : che Dante abbia
preteao d'eaprimere un terribile effetto delia diaperazion de' dannati, per la
quale paja ior nuir anni di precipitarai ne' tormenti, ed empier in
ai fatto modo l'atrociià delia divina giuatiziat la quale, secondo loro,
è sì vaga della loro ultima uiìaeria. Coai abbiamo veduto di quelli i che
oda rabbia, oda gelosia, o da altra violenta paaaione ai tono indotti a
darai morte volontaria per un diadegnoao guato di aaziare il fiero
animo di donna o di principe contro di loro adegnato. Cosi Inf. cant. i3. Pier
delle Vigne, segretario dì Federigo imperatore, dice essersi per un
aioiile guato data la mone, v. L*anÌMO mio per disdrgnoso
gusto, Credendo col morir fuggir disdegno, Ingiusto
fece we, contro me giusto^ Un a’imil disperato affetto ai vede
raramente eapreaio da Seneca nel coro dell' atto primo drlT Edipo,
dove parlando in persona de' Tebanì ridotti all* ultima diaperaaione per
quell' orribile peauleoza, fa dir loro cosi : v. 88. Prostrata
iacet turba per orai, Oratque mori : solum koc facilee
Tribuere Dei. Delubro petunt; Jlaud ut uoto nuinina placent,
Sed iuuat ipsos satiare Deot.Ancora il Boccaccio fa proromper la
diaperata Fianimetta in una aiiuil bettemmUf tacciando gli Dii dell* ingordigia,
ch'egli hanno, di rovinar coloro, die da esai aono inaggtormeote odiati.
Fiam. lib. 1 . Ma gl* Iddìi a coloro, co* cfuali essi sono adirati,
benché della lor salme porgano segiu>, nondimeno gli privano del
conoscimento debito. E COSI ad un* ora mostrano di fare il lor dovere
« e saziano f ira loro» V. 117. Quinci non passa mai anima
buona» Tutte ranime, che di qua pattano, aon dannate; però tu
Dante puoi ben comprendere la ragione, ond* egli ai motte a rigeuard
dalla tua nave. V. i 3 o. Finito questo, la bufa campagna
TVemà forte, che dello spavento La mente di sudore ancor mi
bagna. La terra lagrimosa diede vento, Che balenò una
luce vermiglia, La quai tu vinse ciascun sentimento: E
caddi, come Vuom, cui sonno piglia, Quetto luogo è a mio credere
oteurittitno, e tengo per fermo, che a volerne capire il vero tignificato,
aia necettario intenderlo affatto a roveteio di quel di' egli ò
arato letto e apiegato 6nora. Poiché dicono i commentatori, che la luce
vermiglia fu l'angelo, il qual venne, e addormentò Dante col terremoto, e
coti addormentato lo prete e lo pattò all' altra riva. Io qui non
domanderò loro, com' e' tanno, che Dante fotte pattato dall* angelo
e non pintcotto da Virgilio o da qualche demonio, potto che egli non ne
dica da per tè nulla, dicendo tolaiueute nel principio del IV canto, che,
coin' e' fu desto, ti 44 Canto ♦roTÒ «Ter pasiato i! fiume
Acheronte. Tuttavia, perché di ciò ftimo, che §e ne potsa addurre qualche
probabi) conjettura, mi riitrignerò domandare : «e la luce
vermi> glia naace dal vento esalato dalla buja campagna nel auo
tremare ( intendo tempre di star tu la fona della lettera, che col
tegreto dell' allegoria benÌMÌmo ao guarirti di questi e d'altri maggiori
inveritimili ), come ti può mai intender per etta vermiglia luce un
angelo venuto dal cielo ? E poi qual nuova virtù hanno i tuoni e
baleni di far addormentar le persone ? O qual necessità v'era
d'addormentar Dante ? E per averlo addormentato e pattato dormendo, qual grande
avvenimento ti cav' egli da questo tonno ? Il Vellutello è stato a tocca
e non tocca d* indovinarla, facendo nascere non il baleno dal terremoto,
ma il terremoto dal balenare; ma non ha
poi •piegato come ciò post* estere, stante il sentimento dei versi
seguenti: i33. La terra lagrimota diede vento ^ Che
balenò una luce vermiglia* Spiega il Landini; Che, cioè il qual
vento balenò una luce vermiglia. Dunque se fu il vento, che balenò,
non fu il baleno, che fe' tremar la campagna e spirare il vento; e
per conseguenza, se il baleno fu parte dell' aria infernale, non ti può
dire, eh' e' fosse l'angelo. Io però credo, che con pochissimo la lezione
del Vellutello si farebbe diventar ottima, cioè con legger quel Che
per Perchè, o Perciocché, o Conciossiacusachè; si che il •enso fosse; La buja campagna tremò, la terra lagrimosa
diede vento; Perchè ? Ecco : Perchè
balenò una luce vermiglia. Cosi toma quello, eh' io diceva da principio,
che a capire e a voler dar qualche sentimento aquetto luogo era necenarìo
intenderlo a roretcio di quello, eh' egli era inteso universalmente; cioè dove gli altri intendevano il
baleno per effetto del terremoto e del vento, intender il vento ed il
terremoto per effetto di esso baleno. In tal modo non i più veritimile,
anzi torna mirabilmente l' interpretare il baleno per la venuta deir
angelo; il quale, oltre a quello, che n’accennò Caronte quando disse, v.
91. Per altre vie, per altri porti y errai a piaggia,
non qui, per passare, Più lieve legno convien, che ti porti.
si rende molto credibile, che foste più tosto egli, cioè l’angelo,
che Virgilio, o un demonio, il quale passasse Dante, si per la gloria
della luce, che balenò agli occhi del poeta, ti perchè estendo il passar
Dante di là dal fiume opera soprannaturale e miracolosa, molto
maggior dignità è farla operar per un angelo, che per un’anima o
per uno spirito; e ti finalmente perchè
altre volte, quando è stata da superare qualche gran difficoltà,
come alla porta della città di Dite, dice espresso, che venne un
angelo a farla aprire. Che poi alla venuta dell’ angelo la buja campagna
tremaste, è nobilissimo accidente, e proporzionata corritpondenia alla
grandezza dell’ avvenimento. Lo stesso sappiamo esser avvenuto, quando
v’arrivò Tanima di Cristo Signor nostro per liberare i tanti del vecchio
testamento; come ti legge in S. Mattea al cap. XXVII e al cap. XXVIII più
strettamente; dove, scrivendo la venuta d’un grandissimo terremoto, ne
dà per cagione la scesa iTun angelo; Et ecce terraemotus factus est ntagnus; Angelus enim Domini descendiS de taelo.
Dove notisi, che quell' zaùn ha la stessa forza, che Canto io
intendo dare a qnel che, cioè di perchè o di percioc- ché, o di
conciossiacotoché, arnia clic interroghi, nè ciò aenia molti eaempj di
prosa e di versi, come si può vedere al Vocabolario, e più difltusamente
appresso al Cinonio. Un simil costume si vede anche osservato
da' poeti gentili, come eh' e' lo conobbero benissimo adattato alla
dignità de’ celesti personaggi. Servio : Opinio est sub oduentu Deorum moueri
tempia. Seneca, nell’ Edipo, atto 1.*, scena prima, dove Creonte
ragguaglia lo stesso Edipo della risposta dell’ Oracolo, v, ao.
Vt sacrata tempia Phoehi supplici intraui pede, Et pias,
nutnen precatus, rile summisi manus; Gemina Parnassi niualis mrx trucem
sonitum dedit, Imminens Phoeboea laurus treiimie, et mouu doutuau
E Virgilio, Eneide, lib. Ili, v. 90. Vix ea fatus eram,
tremere omnia uisa repente Limina, laurusque Dei, totusque moueri
Mons circum, et nugire adytis cortina reclusis. Precede questo alF
Oracolo d'Apollo; luogo imitato da
Callimaco nel principio delf inno in lode della stessa Deità, V. I.
*Oso« S Ttt’nóAAswoc iaiiaaro Só^iroq ‘Ola, f ZXov TÒ
fiéXaipoo' enàf, inàif, Sant dXtSpót, Come s'e' egli mai scosso
questo ramo £ alloro sacro ad Apolline; Come s' e’ scossa questa spelonca
l Fuara profani: fuora: Lo Scoliaste dice, che ciò avvetiiva per la
venuta dello Dio. Le sue parole sono : itetdfigovvTOt Tov dfov.
Come t"e’ icotto quitto ramo, come i e' scossa questa spelonca!
Non, Quanto s' è scosso questo ramo ree.; come traalata il traduttore di
Callhnaco, lenza ponto avvertire, che Io Scolialte greco l’ ha inteio in
lenio di coinè e non di quanto: Olov 5 rà ’II^A.X«vo{ ) 'Atri Toó o2at,
Siro(. Or reggili le l’ interprete doveva mai tradurre otog ovvero
Sicmf per quantus; e pur era un lolenne tradut- tore, e che li piccava
iniioo di icrivere veni greci. Virgilio nel VI fa lervire un limile
avvenimento a no- bilitar la venuta della Sibilla nelf Inferno, v.
iS5. Ecce autem primi sub lumina solit, et ortut, Sub
pedibus mugire solum, et juca coepta numeri St/luarum, tùtaeque canet
ululare per umbram, Aduentante Dea : Procul, o procul ette profani.
Coll Claudiano de Rap. Froterp., lib. 3, alla venuta di Plutone, V.
iSa. Ecce rrpens mugire fragor, confligere turres, Pronaque
uibratis radicibus oppida uerti. Che poi Dante non dica apertamente
dell’ angelo, ciò è fatto ( come awertiice il Boti nel Comento
lopra il canto IV) con grandiiiimo accorgimento i poichò egli non
potea dire le non quel tanto, eh’ ei vide; e te dice, che la luce
vermiglia lo fe’ tramortire, vincendogli cia- •cun tentimento, e che in
questo fu panato di là dal fiume, sarebbe stato molto improprio, eh* egli
ci aveste dato conto di quel eh’ accade durante questo suo sveni-
mento. Dico svenimento, non sonno, al contrario di tutti gli tpositori, i
quali, mi maraviglio, come in cosa tanto manifesta abbiano preso un sì
grosso equivoco. Dice Dante, che la luce vermiglia gli vinse
ciascun 48 Canto lentimento, cadde come Tuoma
preio dal loono. Dunque, a' ei piglia la limilicudme da colui, che cade
addormen- tato, ^ troppo chiaro, ch'egli cadde per altra cagione;
che non li piglia mai il paragone dalla iteiia cola para- gonata. Qual
freddura larebbe mai queita ? Caddi addor- mentato, come cade quegli, che
l' addormenta’ Tramortito bensì; e ciò' intende molto bene, come polla
derivare dallo ipavento del terremoto, e dall’ abbagliamento della
luce vermiglia; ma non già il lonno, il
quale è ami •cacciato, come vedremo nel principio del leguente
canto, e non luaingalo per un tuono. Un caio asiai limile li legge in
Daniele al cap. X, dove egli icrive di lè medesimo, che la vennta deir
angelo, che avea combattuto col re di Persia, avea ripieno di tale
spavento quelli eh' erano col profeta, che l'erano fuggiti; ond'egli,
vinto in ciascun sentimento e abbattuta ogni lua virtù, rimase solo
a veder la visione; yidi auttm ego
Daniel solus uisionem. Porro uiri, jui erant mecwn non uiderunt,
ted terror nimiue irruit super eoe, et fugeruni in aiscondilum; ego
autem relictut solus nidi uisionem grandem lume, et non remansit in me
fortitudo, ted et species mea immutala est in me, et emareui, nec habui
quiiquam uirium. E poi diremo noi. Dante esser caduto morto, per quel eh'
ei dice al canto V dell’ Inferno, v. 140. E caddi, come corpo
morto cade ? Dunque con qual ragione or, di' e' piglia la
similitu- dine dal cadere d'uno, che l'addormenta, dir vorremo, eh'
egli si cadesse addormentato ? Nè meno volle Dante cavarci di questo
dubbio della venuta dell' angelo, fa- cendosela narrare a Virgilio,
siccome nel IX del Purga- torio li fa dir, che Lucia Io prese dormendo,
v. Sa. Dianzi ntìf alba i cKe precide il giorno, Quando f
anima tua dentro dorniia, Sopra li fiori, onde laggiuso è adorno,
Venne uno donna, e ditte : /' ton Lucia; Latcialemi pigliar
cotlui, che dorme : Si t agevolerò per la tua via.
avendo fone in ciA mira non tanto alla varietà e alla bizzarria,
quanto (come avvertUce io Smarrito ) a lalvar la modeitia, per la quale
non vuol coti pretto farti bello d'un tì alto favore; riapetto, che manca
poi nel Purgatorio, dove la tua anima per la meditazione delr Inferno era
divenuta piti monda, e ti pili vicina a pervenire all' altittima
contemplazione d' Iddio. Veduto del concetto principale di quetto
luogo, è ora contegnentemente da vedere con brevità d'alcune cote,
che rimangono, per aver una piena intelligenza anche de’ pai-ticolari
tentimenti. V. i3o. Finito quetto, la huja campagna
Tremò ri forte, che dello tpavenlo La mente di tudore ancor mi
bagna. Qui mente per fantaiia; e 'I tento à; La fantatia,
rimembrando l'alto tpavento, ancor ancora muove tudore, il qual bagna me,
e non \a mente, come t'accordano con gran bontà a intendere il Vellntello
e 'I Daniello. Coti ancora vediamo quell' azione, liati dell' anima, o
degli tpiriti, che i' etprime con quetto vocabolo di fantatia, per
allungare al palato, e romper Pagrezza de’ frutti acerbi gagliardamente
immaginati, muover taliva. V. i33. La terra iagrimota diede vento
ere. So Canto terzo. Qurito è confuroie la
volgare opioionei che crede il terremoto produrti da aria terrata nelle
vitcere della tetra; la qual
opinione tappiamo ettere tlata leguitata da Dante, come ti raccoglie da
un luogo del XXI del Purgatorio; dove in perenna di Staiio rende la
ragione de' terremoti, che t'odono intorno alla falda di quella montagna
con quetti versi 55 e aeg. Trema forse quaggiù poco, od assai
; Ma per venSo, che irs terra sì nasconda. Non h dunque
gran fatto, che, portando egli quetta credenza, dica, che nel terremoto
della buja campagna otc) vento di terra, volendo inferire di quell' ana,
che nello tcotimento, e forte nell' aprimento della suddetta
campagna ti sprigionava. Raccolta, eom’ an tuono Io f«ce ritornare in,
e come trovò aver pattato il (ìamc Acheronte dalP altra riva, la qual fa orlo
al catino de!!' Inferno, chiamato da lui valle dolorosa d'abiuc. Dice poi,
d'eticre tcrio nel primo cerchio <^’ etto Inferno, che è il Limbo.
Dimanda a Virgilio della venuta di Critto in quel luogo, ed ode la tua
ritpotta. Quindi patta a veder 1' anime de* bambini innocenti, e dopo
quelle di coloro, che visterò secondo il lume delle virtò morali ; e con
la motta per discender nel secondo cerchio, termina il canto.
V. 1 . Rufptmi t alto tonno nella lesta Un greve tuono, ti
eh' i" mi riscossi, Come persona, che per forza è desta.
Statuì dio della similitudine presa da chi dorme; onde chiama sonno
quello, che in realtà era tmarrimento di spiriti, e svenimento. Chiamalo
alto, a differenza del Digitized by Google Sì
Canto «ODDO naturale: anzi, a fine d'eeprimerlo alùiiiraot
dice, che un greve tuono a gran pena lo ritcofte, rome ai rìacuote
persona, che per forza è desta* £d ecco retta la comparazioDe fin all'
ultimo^ dopo averla fatta operar con grandisiimo artifizio in tutte le
«uè parti. Il tuono potrebbe a prima viata parere non eaaere auto altro,
che il rumore degli alilaaimi pianti, e delle mìaere atrida de* danoati,
chiamate da Dante poco pid abbaaao tuono. J tu la proda a mi
trovai Della valle d * abisso dolorosa, Che tuono
accoglie d* infiniti guai. Goal di aopra nel terzo canto, t. 3o,
rasaomiglia i gemiti degli aciauratì allo apìrar del turbo : qui, ove
ai aeote il pieno del triato coro dell' Inferno li rasaomiglia al
tuono. Potrebbe forse anclie dirai, che questo tuono venne dall' aria del
terzo cerchio della piova, dove aon puniti i golosi ; non essendo punto
fuor di ragione il credere, che insieme con la gragnuola venisiero
aoche de* tuoni, siccome veggiamo accadere nella noatr* aria, il
che nell* Inferno ajuu a far crescer la peoa e lo apa> vento de*
peccatori. Considero dall* altro canto, che in sì gran lontananza, qual è
quella del terzo cerchio, volev* essere un gran tuono per esser sentito
da quei, eh* erano in su la riva d* Acheronte. Ma bisogna ancora
considerare, che quivi non tuona all* aria aperta, come fa a noi, ma nel
chiuso della valle ' d* abisso sotto la volta della terra, che rintrona e
rimbomba per ogni banda, e sì lo strepito vien portato, come per
cana> le, all* orecchie di Dante ; e a chi farà rifiessione, a
qual distaiza arrivi la voce d* uno, che parli aoche pianamente per una
canoa forata, forse non parrà tanto gUAKTo. 53 HiTerUtroile
queito pensiero. Senxa che delle campane alla campagna aperta, dov' elle
abbiano il vento in favore, •'odono dieci o dodici miglia lontano^ e
rartiglierie tirate alta marina di Livorno s'odono talvolta Hn di
Firenze, che per retta linea aWà ben cinquanta miglia di lonta*
nanaa. Più coerentemente però al costume non meno, che alla grandezza
della fantasia di Dante, si dirà, che il tuono non fu altro, che quello
incominciato nel canto antecedente, di cui nel ritornare il poeta in s^,
udendo lo strascico, non rinvenendosi (come accade a chi dorme, e molto
meno a chi è svenuto) quanto tempo fosse stato fuori de* sensi, lo
credette ( stando assai bene io sul verisimile ) un altro tuono. E di
vero, per passare il fiume su l'ali d'una potenza soprannaturale, non vi
volea cosi lungo tempo, che giunto su l'altra riva non potesse
ancora udire il rintuono di quel tuono stesso, che scoppiò col baleno, allorché
Dante si ritrovava al di là dal fiume ; maravigliosa osservanza di
costume. Si desta naturalmente, perchè già il miracolo della sua
trasmignv «ione era fornito, e udendo in quello tuonare, mostra di
credere d'essere stato desto dal tuono, come farebbe ognuno, che si
abbattesse a destarsi in quel eh* e' tuona. V, 1. Rupptmi tolto
tonno ecc. Questo luogo si vede imitato, o per meglio dire
stemperato dal Bocc. Itb. I. Fiam, Fù it grave la doglia del €uore t
quella aspettante, thè tutto il corpo dormente ritrosie, e ruppe il forte
sonno. V. XI. Tanto che per ficcar lo viso al fondo.
Per invece di quantunque, ed opera graziosissimamence. Il senso è : Tanto
che, quantunque io ficcassi lo 54 C A H F o viso
al fondo. Piglia ficcar la viltà per Guare gli occhi ; maniera aliai
biiiarra. V. i5. r tarò primo, e tu sarai teconio.
Queite parole di Virgilio aono aliai chiare quanto alla lettera; ma
vuol fon' anche lignificare euer egli nato il primo a entrar a deicriver
l' Inferno, lì come fece nel VI dell' Eneide, e Dante dover eiiere il
lecondo. A chi lia riuicito più felicemente queito viaggio, aitai
leggiermente ai può comprendere dal paragone. V. 15 . Ed egli a me;
V angoscia delle genti. Che son quaggiù, nel viso mi dipinge
Quella pietà, che tu per tema tenti. Spiega r effetto dell'
impallidire per la lua cagione, che è il compatimento de' mortali affanni
de' peccatori : forma di dire veramente poetica, anzi divina.
V. ai che tu per tema tenti. Che tu interpreti per effetto di
timore. V. a3. Cosi ti mise, e coti mi fe' ‘ntrare Ne!
primo cerchio, che V abisso cigne. Qui incominciamo a icender dal
piano dell' atrio dell' Inferno, cavato lotto la volta della terra, dove
abbiamo veduto eiier puniti gli iciaurati, e corrervi il fiume Acheronte.
Entran dunque nel primo cerchio, che è il Limbo. V. a5. Quivi,
secondo che per ascoltare, Non uvea pianto, ma che di
sospiri. S* intende nel primo verto : Secomlo che ti potea
comprendere; cioè. Secondo che per l'udito ti potea quakto. ss
Mcrorre ; poiché gli occhi non icrvivano a ditccrnerlo, mercé dell’
aria oicura, profonda, e nebuloia d' abliao. Ma che vale eccetto, aalvo,
fuorché, aolaniente, pid che. Forae da magit quatti de* Latini; onde con
tal particella vuol lignificare, che non v’ era maggior pianto eh’ un
leniplice lamentar di aoipiri, lecondo che l’anime del Limbo non erano
tormentate (dirò coli) nel corpo, ma lolamente nell’ animo, per la
privazione d’ Iddio. Queito viene apiegato mirabilmente nel verio
arguente a 8 . E ciò avvenia di duol senza martiri. V.
33 innanzi che più ondi. Andi leconda peraona dell’indicativo
preaente del verbo Ando diauaato, dalla railice uiata andare. •
V. 34 e t' egli hanno mercedi. Non basta, perch" e' non
ebher batletmo; Ch‘ e' porta della fede, che tu credi. Qui
mercedi lo iteaao che meriti; nè qurata è l’unica volta, che Dante l’ ha
preao in tal lignificato. Farad. Dunque, senza merci di /or costume,
iMcate son, per gradi diferenti. Parla dell’ anime, che in quello,
che tono create, h.mno da Iddio, lenza lor merito o demerito, maggiore o
minor dote di grazia. Chiama il batteaimo porta della Fede. Coll vien
chiamato da’ maeitrì in diviniti lanua Sacramentoruia, V. 37. E s'
e’ fuTon dinanzi al Cristianesmo, Non adorar debitamente
Iddio. Parla de* gentili innocenti» cbe furono avanti alla venuta di
Cristo ; i quali » ancorché non peccaiiero, anzi adorassero la Divinili,
non Tadoraron debitamente, cioè secondo il verace concetto, che si dee
aver d* Iddio, e secondo il legittimo culto prescritto dalla Legge
mosaica; ma lo riconobbero o nel Sole, o nella Luna, o nelle Statue, e sì
Tadororono con riti profani ed abbominevoU. V. 41 e soi di tatuo
efesi. Che senza speme vivemo in disio. Vi •* intende
siamo. Cioè, e soì di tento, o vero » e sol io CIÒ siamo efesi.
Questa dice Virgilio esser la sola pena di quei del Limbo, Ira*
quali ha riposto sé ancora ; Aver vivo il desiderio, e morta la
speranza. V. 47* per ooler esser certo Di quella fede,
che vince ogni errore. Per aver un riscontro della verità della
nostra fede. V. 49. Uscinne mai alcuno, 0 per suo merto,
O per altrui, che poi foste beato ? Credeva Dante ( che non
v* é dubbio ) U liberazione degli antichi Padri operata da Cristo nella
sua resurrezione ; pure da eh* egli avea sì bell* occasione di chiarirsi del
vero, e con ottimo fine d* armarsi contro qualunque titubaziooe gli potesse
venire di così alto mistero, non si potè tenere di domandar Virgilio, s*
e* n* era uscito mai alcuno. E notisi, com* egli dissimula bene il
suo animo : domanda prima di quel che sa, che non è, e che nulla gl*
importa il sapere, cioè s* e* n* uscì alcuno per suo proprio merito, per
farsi strada a domandar» di quel, che gli preme aMaÌMÌmo
Tesier fatto certo, lenza che Virgilio potaa ombrarvi sopra od
accorgersene. V. Sa. Rispose : I* era nuovo in questo sfato,
Quando ci vidi venire un possente, Con segno di vittoria
incoronato. Era di poco venuto Virgilio nel Limbo, quando ci
vide venir Cristo nostro Signore, che mori intorno a quarantott* anni
dopo la morte di esso Virgilio; il quale, perocché si non conobbe Cristo,
però non lo nomina. Dice solo, eh* ci ci vide venire un possente
incoronato di palma. Possente dalle maraviglie, che gli vide ope«
rare in quel luogo, traendone sì gran novero d* anime, ond* a ragione si
persuadeva, quegli non poter esser altri, che un grandissimo, e
potentissimo principe. V, 6o. £ con Rachele, per cui tafito
fe\ Vuol dire del lungo servizio di XIV anni reso a Laban
padre della fanciulla, per averla in isposa. V. 64. JVon lasciavam
rondar, perch' e* dicessi. Ancorch* e* favellasse, badavamo a ire.
Lo stesso con« cetto lì ritrova replicato al XXIV, v, i del
Purgatorio, ma con dicitura così bizzarra, che ben duuostra la ric«
chezza della gran mente del poeta. . Nè 7 dir l'andar, nè l'andar
lui più lento Ratea { ma ragionando andavam forte* V. 66. La
selva dico di spiriti spessi. Qui selva per moltitudine : metafora
assai f<untgliare Dante. Così nel piiiuo di questa cantica selva
chiamò 6 S8 Canto gli errori
giovanili, per entro la quale dice etieni egli amarrito, e più
apertamente nella »opraccitata apoiizione della canzone : Le
dolci Time d amor, eh' io eolia, dice amarrirviii l’uomo all'
entrare della tua adolezcenza. Ancora nel primo libro, cap. XV della tua
Volgare Eloquenza, rispetto ai diversi idiomi, che si parlavano
allora in Italia, chiama quell’ opera Italica telva; e selva finalmente
chiama in primo luogo una moltitudine di spiriti. Così abbiamo nelle
scritture : Secar decurtus aquarum plantauU dominus uineam iuttorum. Qui molto
giudiziosamente, trattandosi d'anime dannate, piglia la metafora più
ruvida di «/va. della quale, avvegnaché si sia servito ancora S. Bernardo,
è tuttavia da notare una doppia limitazione. La prima, eh’ egli parla in
quel luogo delle anime, o più verisimilmenle delle diverse adunanze
de’ nuovi cristiani, non già di quelli della circoncisione, i quali
erano toccati a S. Pietro, ma di quelli venuti corì nudi e crudi dal
paganesimo, onde oltre T esser forse tutti per ancora e male istruiti
nella fede, e peggio riformati ne’ costumi, ve ne potevano esser molò de’
reprobi. La seconda, che in questo luogo selva è propriamente metafora di metafora,
non pigliando il santo per piante di questa selva le anime a dirittura,
ma più tosto le varie adunanze delle anime, velate prima tali
adunanze sotto l’altra metafora di vigne, per viti delle quali vengono a
intendersi le anime particolari, e di ciascheduna di queste vigne cosi
numerose ne forma, per dir cosi, le piante d’una vastissima selva, che è
la metafora secondaria, come si vede manifestamente dalle seguenti
parole, che sono poco dopo il mezzo del sermone XXX su U Cantica ; Merito
et Paulo inter gentet tam ingens tylua eredita ett uinearum. Anclir
appresso gli Arabi si trova usata la stessa figura, come si può
vedere da quest* esempio d' Harireo Basrense nel suo primo • Le sue
parole sono le seguenti : dLJLsNwc jivervio io dunque
penetrato nelt interna densissima teha per saper la cagione di quei
pianti. Nè altro intende per sehat che una grandusima calca di gente, che
s'affollava d'intorno a un ceno romito per udirlo predicare.
V« 67. Non era lungi ancor la nostra via Di qua dal sommo;
quancT 1 vidi un foco, CK ejairpm'o di tenebre vincia. Credo,
eh’ ei chiami sommo l'erta, per la quale d«l piano di sopra, dove corre
Acheronte, erano calati nel Limbo; e credo, eh' ei voglia dire, ch'egli
erano caiuminati ancor poco per la pianura di esso, quando ei vide un
fuoco, che illuminava un emisferio di tenebre. Questo fuoco non si
rinviene molto chiaraiuente, dov'egli fosse, e come ei si stesse; nè i
commentatori si fermano troppo a esplicarlo. Pure dal chiaiuarlo col nome
di lumiera, e dal lume, eh* aveva a rendere non meno fuori che dentro
alle mura de) castello, m'induco volentieri a credere, eh* ella fosse una
(ìsunnia librata in alto nell* aria, come vergiamo alle volte alcune
meteore di fuoco, le quali durano a vedersi nello stesso luogo, inhn
tanto che dura la lor materia a ardere, e prestar alimento alla
bo C A K T O 6(unina, pfT cui •! rcndon vi«ibili. Nè
è da star attaccato alla fona delle parole, dicendo, che, te quetto
fuoco illuacrava un eniieferio di tenebre, bitognava, eh’ ei fotte
in terra, poiché alando in aria veniva ad lUuttrare una porzione maggiore
della mezza tfera: poiché Dante in quetto luogo debbe intenderti come
poeta, e non come geometra; né è veritimile, eh’ ei pigli itte allora le
tette per miturare il giro dell’ aria illuminata. V. 73. O
tu, eh' onori tee. Parole di Dante a VIRGILIO. V, y(j V
onrata nominanza > Che di ior suona sii ne la tua vita,
Grazia acquista nel ciel, che gli avanza. La fama e ’l pregio, che
riman di loro nella tua vita, cioè nella vita mortale, la qual tu godi
ancora, o Dante, impetra loro quetta grazia dal Cielo. V. 81.
L’ombra sua torna, eh' era dipartita. Partitti allora dal Limbo
Virgilio, quando a’ preghi di Beatrice andò a trovar Dante nella telva
oteura. V. 84. Sembianza avean né trista, né lieta; e però
conlacevole al loro alato nè di gioja, nè di tormento. V. 91.
Peroeehb eiaseun mero si eonviene Nel nome, ehe sonò la voee
sola; Tannami onore, e di ciò fanno bene. Mi fanno onore, e
fanno bene a farmelo ; perchè a tutt’ e quattro ti conviene il nome, che
la voce d’ un •olo diede a me» cio^ in quello di pòeta. In «ustanza:
fanno bene a onorarmi, perchè siamo tutti poeti, e f onore, che è fatto ad uno,
toma sopra tutti. Y. 94. Cast vidi adunar la bella scuola
Di quel signor dell’ altissimo canto, D' Omero, dal quale
hanno cavato tanto i poeti, e in particolare i quattr(\ posti qui da
Dante. V. 9y. Da eh’ ehber ragionato insieme alquanto,
Volsersi a me con salutevol cenno : £ ’l mio maestro sorrise di
tanto. Qui non accade strologar molto quello, che Virgilio a
costoro dicesse, vedendosi manifestamente ( tanto è artifizioso questo
terzetto), eh' egli li ragguagliò dell* esser di Dante, del suo poetico
spirito, e della sua profondissima scienza- Ciò si discuopre dalla cortesia del
saluto, eh* essi gli fecero, e dal sorrider, che ne fece Virgilio ;
poiché quel sorrise di tanto altro sicuramente non vuol signiBcare, che
di questo, cioè di tcmto che fu fatto. Nè quei grandissimi spiriti si
sarebbero mossi a far tanto di onore a Dante, se da Virgilio non ne fosse
loro stata fatta un* assai onorevol testimonianza, della quale
essendo frutto il cenno salutevole, esso ne sorride per compiacenza
di vedere, quanto fossero «tate autorevoli le sue parole. V. ICO. E
più d’onore assai ancor mi fenno ; C/f ei si mi fecer della loro
schiera, St eh’ V fui sesto tra cotanto senno. Cosi n
andammo insino alla lumiera, Parlando cose, che ’l tacere è bello,
Si co/u era' i parlar, colà dop’ era. 6j Cauto
A chi noD aTCMC ancora Bnito d’ intendere quel, che VIRGILIO
ditcorreHe con Omero, e con gli altri tre, Dante con questi tenerti
finiace di dichiararlo, volendoci in austanza dire, che da quello, che
diaae di ane lodi Virgilio, fu di comun conaentiuiento giudicato
degno d' eaaer nirsao nella prima riga, e ai annoverato tra' maggiori
poeti, eh* abbia avuto il mondo. Più dilhcile iin. presa stimo, che sia
I' indovinare quello, eh’ e’ discorressero in sesto, poiché Dante si fu
accoppiato con esso loro, non aprendosi egli ad altro, se non di' e'
parlaron cose, delle quali A bello il tacere, com' era bello il
parlare colà, dov' egli era. I commentatori hanno avuto in tal
veocrazione quest' arcano, eh' e' non si son pur anche ardili e spiarlo
con l' immaginazione. A me quadra molto un pensiero sovvenuto al
sottibssimo ingegno del Rifiorito. Stima egli, che tutto il discorso
fosse in lodar Dante, e perchA mostra, che ancor egli favellasse, mentre
dice, v. io3. andammo infino alla lumiera. Parlando
cose, che ‘l tacer è hello. Il suo parlare non fu per avventura
altro, che recitare qualcuna delle sue canzoni, secondo che da que'
poeti ( siccome s' usa per atto di gentilezza ) ne fu richiesto. E
ciò non solamente torna bene al costume, ma ( che più si dee attendere )
al sentimento de' versi ; essendo verissimo, che orala modestia fa
diventar bello il tacere quello, che allora bellissimo era a
parlare. V. Ila. Centi v' eran, con occhi tardi e gravi,
Di grand' autorità ne’ lor sembianti : Parlttvan rado, e con voci
soavi. Quello tertetto paò lerrir di norma a qualunque pi> glia,
deicrtvendo, a rappreiencare il coitnme di gran perionaggio.
V. il5. Traemmoei co/l dalF un de' canti In luogo aperto,
luminoso, ed alto ; Si che veder si potén tutti quotili.
Dal dire, eh' e' li trauero da un canto del caatello, ai convince
manifeicamente, eh' ei non era murato a tondo, come alcuni si persuadono,
e fra gli altri il Vellutello : tanto pid eh' e' non si può nè anche dire,
che il castello era tondo bensì, ma che v' erano diverse piazze o
strade, le quali venivano a formar degli angolii poiché non pare, che
Dante figuri questo castello per altro, che per un dilettevol prato
intorniato di mura ; e s' ei potè mettersi in luogo da poter veder tutti
quanti, chiara cosa è, eh' e' non vi doveva essere impedimento di
mura, o di case, o d'altri edifizj. A tal che questo canto, dond' e' si
trassero Dante e Virgilio, mostra, che la pianu delle mura non dovea
esser circolare. Molto meno è veriiimile, eh' elleno abbracciaiser il
foro della valle, come è opinione cfalcuni, i quali si lon
falsamente immaginati, che tutto il piano dello scaglione del Limbo
fosse diviso, come in due armille concentriche, una esterna e maggiore, dove
non arrivasse il lustro della lumiera, e quivi stessero l' anime degl'
innocenti morti senza battesimo sospirando continuameote, onde dice, v.
a6. ffon avea pianto, ma che di sospiri, Che laura
eterna facevan tremare. minore l'altra ed interna, ed illustrata
dalla lumiera, è questa facesse prato al castello de' Savj e degli Eroi.
£ 64 Canto invrrUimile I dico, tal optDÌone.
Prima, perchè in pro> porzione dell* altr* anime del Limbo y
piccolisaimo è U numero di quelle* che sono ammesse per
tspecialissima grazia dentro al delizioso castello ; per lo che*
rimanendo loro un luogo sì vasto, vi sarebbero seminate più rade
che per un deserto. Secondo* perchè in qualunque luogo del prato si
fosser tratti Dante e VIRGILIO posto die nel centro non potessero starvi
per essere sfondato * e terminar ivi la sboccatura del secondo cerchio *
sarebbe •tato impossibile discemer tutti quanti* a non supporre*
eh* e* sì fosser ridotti tutti in un mucchio vicino all* entrata * perchè da
distanza assai minore, che non è quella del solo semidiametro di questo
prato * a farlo cale * qual se lo figurano costoro, si smarrisce di vista
un uomo dì statura ordinaria. Direi dunque * che il castello fosse
da una porle del piano o pavimento del Limbo * e che per avventura
nè meno arrivasse con le mura in su la sboccatura del secondo cerchio- E che
sia *1 vero* usciti eh* e’ ne furono*, dice Dante, eh* e* tornarono nelf
aura* che trema* cioè in quella, dove sospirano i padani innocenti, che
l'aura eterna farevan tremare. Che se per lo contrario il castrilo fosse
stato abbracciato dall* armilla esteriore* per discender nel secondo
cerchio, non occorreva, eh’ c* ritornassero in quella, dove l’aria tremava. Kè
vale il dire* che per aria tremante si può intender anche l'aria del secondo
cerchio; perchè la sua agitazione (si come vedremo nel seguente canto)
era altro che un semplice tremare, dicendo il poeta di questo
cerchio, v. a8. J* venni in lungo <t ogni luce muto,
Che mugghiai come fa mar per tempesta, S" e* da contrari
venti è combattuto. Ecco dunque, che il catCello era tutto dentro
all* orlo del Limbo io su la mano, tu la qual camminavano : e torna
ottimamente allo scemarti la sesta compagnia in due, essendo Omero,
Orazio, Ovidio e Lucano rimasti dentro al castello, e Dante e Virgilio
essendone usciti o per altra porta, o per la medesima, ood* erano entrati,
ma voltando all* altra mano, e incamminandosi per altra via da quella,
ond' erano venuti. Così si condussero, dov' era il passo per discendere nel
secondo cerchio ; si come vedremo nel canto seguente. >eccato, che ii
punisce in questo secondo cerchio, è la lussuria, come il più compatibile
all' umana fragilità, c per avventura il meno grave. Fmge il poeta di
trovare al primo ingresso Flinos giudicante 1' anime. Di poi passa più
oltre, e vede la pena de' peccatori carnali, la qual dice essere un
furiosissimo, e perpetuo nodo di vento, il qual rapisce, e porta seco
voltolando in giro queir anime. Virgilio gliene dà a conoscere alcune,
che erano già state al suo tempo, ma di Francesca da Ravenna intende
dalla sua propria bocca la cagione della sua morte, e insieme di quella
di Paolo suo cognato, con r ombra del quale si raggirava per 1' aria del
secondo cerchio. Cori discesi del cerchio primajo Giù nel
secondo, che men luogo cinghia, E Scatto più dolor, che pugne a
guajo. Discesi ; Io Dante diacesi. Men luogo cinghia ; si dimostra
peripatetico f ponendo il luogo, distinto dall* esteiH sione della cosa
locata. Quindi è, eh* ei dice il pavimento del secondo cerchio cignere,
abbracciare, occupar minor luogo, in sostanza girar meno del primo,
secondo che per lo digradar della valle gii\ verso il centro si
discendeva. Così veggiamo ne* teatri dalla lor sommità i gradi infmo all'
iullmo venire, successivamente ordinati, sempre risirignendo il cerchio
loro. C ben vero, che quanto meno luogo cinghia, contiene in sè
altrettanto più di dolore, che non fa il primo. Poiché, dove quello
per esser solo dolor della mente, svapora in sospiri, questo, che
alFligge il senso, pugne a guajo, cioè arriva a trar guai, pianti e
lamenti dolorosissimi. Y. 4. 5 rauvs Afinos orriòilMente « e
ringhia. Qui orribilmente ha forza di esprimere P orrida residenza,
il tribunale formidabile, la fiera accompagnatura de* ministri, e forse
il ferocissimo aspetto dell* infernal giudice. Bocc. Fdoc. Kb. 6, 42.
Quivi ancora si veggono tutti i nostri Iddìi onorevolissimamente sopr ogn
altra figura posti. Dove notisi, che per 1 * avverbio onorevolis^
simamenie ci dà ad intendere la preminenza del luogo, quanto la ricchezza
degli ornamenti sacri, ed ogni altra nobile accompagnatura pertinente al
culto degli Dii suddetti. Ringhia: accresce lo spavento, dicendosi il
ringhiare de* cani, quando irritati, digrignando i denti « e quasi
brontolando, mostrano di voler mordere. V. 6. Giudica, e manda,
secondo eh* awvinghia. Qui avvinghiare per cignere. Ciò che Ninos
ai cigneise, viene spiegato appresso. Vede qu«l luogo Inferno è da
essa. Da in luogo di Per, ed esprime attitudine, proprietà, c
convenevolezza. Cioè qual luogo d'infemoèprr essa, o vero convenevole ad
essa. Veggasi di ciò il Cinonio. V. li. Cignesi con la coda tante
volte ^ Quantunque gradi vuol ^ rAe sia messa. Conosce
il poeta T obbligo, ch'egli ha d* uscire il piti eh* ci può dall’
ordinario, rispetto al luogo, e a* personaggi, eh’ egli ha alle mani. Quindi va
trovando maniere strane ed inusitate di significare ì loro concetti ;
come in questo luogo fa, che Minos si cinga tante volte la coda,
quanti gradi hanno a collocarsi gid 1 * anime condannate. Quantunque per quanto,
nome indeclinabile. Bocc. introd. n. i. Quantunque volte, graziosissime
donne ^ meco pensando riguardo ecc. V. i3. Sempre dinanzi a
lui ne stanno molte: Vanno ^ a vicenda y ciascun al giudizio:
Dicono, e odono, e poi son giù volte. In questi tre versi è
compresa un* esattissima e pun> tualissima forma di giudizio.
V. a3. Vuoisi cosi colà » dove si puote Ciò che si vuole ; e
più non dimandare. Le stesse parole per appunto furono usate da
Virgilio a Caronte nel canto terze, v. 9 S. V. a 8 . t venni
in luogo d* ogni luce muto. Notisi, come stando sempre su la
medesima bizzarra traslazione d* attribuire il proprio della voce al
proprio della vista, va continuameDte crescendo» Nella selva,
~e Casto dove r oicurit.\ e T ombra erano accidentali
per l' impedimento de' rami e delle foglie, diwe aolamcnte tacerai la
luce, V. 6o. Mi ripigneva là, dove 'I sol tace. Nell*
atrio dell' Inferno dà al lume aggiunto di JSoco, accennando io tal guiaa, non
eaier ciò per accidente > tua per natura ; cauto HI, v. 75.
Com’ io discerno per lo fioco lume. Qui finalmente, dove a' ò
innoltrato nel profondo della valle, muto lo chiama; e vuol denotare, che
le tenebre di queato cerchio non aono accidentali, nè a tempo, nè
aaaottigliate da qualche apruzaolo di languidiaaima luce, ma apeaae,
folte, oatiuate, ed eterne. V. 3l. Za bufera infernal, che mai non
retta. Mena gli spirti con la tua rapina: Voltando, e percuotendo
gli moietta. Il Buti definiace eoa! : Bufera è aggiramento di venti,
lo qual finge l’ autore, che sempre sia nel secondo cerchio dell"
Inferno. A chi pareaac queata voce o poco nobile, o troppo atrana,
ricordiai, che ai parla d' un vento infernale, e che merita maggior lode il
cercar la forza dell' eapreaaione, che 1' ornamento delle parole ; ed
è queata una pittura, che non richiede vaghezza di colorito, ma forza; e
tanto piti è bella, quanto è meno liaciata ; estendo il naturale coti
risentito, che non può bene imitarsi, te non è fatto di colpi, e
ricacciato gagliardo di sbattimenti. Questa bufera adunque leva e mena
gli spiriti con due movimenti. Con uno gli aggira secondo il corto della
tua corrente, che va turno torno al cerchio ; con F altro ( e ciò fallo
con la sua rapina, cioè col tuo grandissimo impeto ) li va voltolando
in lor medesimi. Cosi veggiamo la pillotta e '1 pallone, i quali,
se vengono spinti lentamente per Taria, son portati con un solo moto ^ che è
secondo la linea della direzione del lor viaggio, ma dove urtino in muro, od
in legno, osi, cadendo in terra, ribalzino mcontanente, ne concepiscono
un altro, Bglio di quel novello impeto, che gli aggira intorno ai proprio
asse. V. 34. Quando giungon dinanzi alla mina ; Qmvi le
strida t il compianto t e*l lamento'. Bestemmian quivi la virtù
divina. Qual sia questa rovina, i commentatori non lo dicono,
o se lo dicono, io confesso di non intendere quello che dicono. Crederei,
che per rovina intendesse l’autore il dirupamento della sponda, giù per la
quale egli era venuto ; e che questa fosse la foce, d' onde metteise il
vento, il quale foue cagione di maggiore sbatiimento a quelle pover*
anime, che vi passavano davanti. A similitudine d* un legno o d'altro corpo,
cui la corrente d'un fiume ne meni a galla, il quale, se s* abbatte a
passare, dove sbocca un torrente, o altra acqua, che caschi con
impeto da grand'altezza, questa se se lo coglie sotto ^ lo tuffa e
rìtufia per molte fiate, e in qua e in lè con mille avvolgimenti T aggira,
e strabalza, in fin tanto eh' ei non è uscito di quella dirittura, e non
ha ritrovato il filo della nuova corrente. Di dove, e come possa quivi
nascer questo vento, vedremo allora, che si dirà della fiumana dell'
eterno pianto, di cui nel canto seeondo mi rìserbai a discorrere in altro luogo.
E (ome gli stornei ne portan F ali Nel freddo tempo a schiera larga
e piena ; Così quel fiato gli spiriti mali. Brllisùma
iimiUtudlne, e cavata ( «ì come la «cgitcnte poco appretto delle gru) con
finitsimo accorgimento da animali tenuti in niun pregio, e per ogni conto
vilittimi. V. 43. Di qua, di là, di giù, di tu gli mena :
Nulla speranza gli conforta mai Non che di posa, ma di minor pena.
Eipretiione felicistima ed inarrivabile di quel tormento, e che
vince quati il vedere ttetto degli occhi. V. 48. Cori viiF io venir,
traendo guai, Ombre portate dalla detta briga. Qui
briga vai lo ttetto che noja, fattidio, travaglio; e briga preto nello
ttetto significato d’ agitamento di venti. Farad, can. Vili, v. 67.
£ la bella Trinacria, che caliga Tra Pachimo e Petoro sopra
'/ golfo, Che riceve da Euro maggior briga. cioè sopra
’l golfo, eh’ è più battuto dallo scirocco. V. Si. Genti, che faer
nero ri gastiga^ Corrisponde al detto di sopra, v. 18. I'
venni in luogo iT ogni luce muto. E cerumente la pena de’ carnali è
pena data loro dall’ aria, poiché l’aria col solo agitarsi si li
tormenta. V. 54. Pu Imperadrice di motte favelle. Ebbe
imperio sopra nazioni, che parlavano diversi idiomi. Modo usato altre
volte da Dante : distinguere, o denotare i paeii dalle lingue, che vi ai
parlano. Infer.. Ahi Pila, vituperio delle genti Del
bel patte là, dove 'I ri tuona. V. 55 . A vizio di Lutturia fu ri
rotta. Che ’l libito fe' licito in tua legge, Per torre
’l biatmo, in che era eondoita. Aaaai è nota la legge della
diioneatà promulgata da Semiramide, per cui ella penaò di aottrarai all'
infamia de’ suoi vituperj. A vizio di Lutturia fu ri
rotta. Forma di dire assai singolare. V. 60. Tenne la
terra, che ’l Soldan corregge. Dice il Daniello, che Dante in
questo luogo piglia un equivoco ; e che abbia voluto dire, Semiramide
aver regnato in Egitto, ingannato dal nome di Babilonia, con cui
nel suo tempo chiamavasi volgarmente il Cairo, allora signoreggiato dal
snidano, non rinvenendosi dell' altra Babilonia fabbricata da Semiramide
nell’ Astiria. Di questo errore pretende scusarlo con fargli nome di
licenza lecita a pigliarsi da' poeti grandi, tra' quali gli dà per
compagno Virgilio in un certo patto, non so già quanto a proposito, e con
quanta ragione. Se io avesti a esaminarmi per la verità dell' intenzione,
che io credo, che abbia avuto Dante ; direi forte ancor io, come il
Daniello : tanto più che in que' tempi non ti aveva coti esatta notizia
della geografia, che sia sacrilegio l'ammettere, che un poeta anche
grandissimo abbia preso un equivoco intorno a una città, nella quale era
facilittimo l’equivocare, 6 74 Cauto
intrndendoii allora comuneniente per Babilonia quella d'Egitto;
ticcome oggi per Lione templicemente ('intenderebbe sempre quello di Francia, e
per Vienna quella di Germania; e quanto a questo, che Babilonia vi
fosse in Egitto, e che fosse la stessa, che dagli Europei si chiama
oggi il Cairo, l' afferma Ortelio. Boccaccio nel Decamerone, di tre volte,
che nomina il Soldaoo, intende sempre quello d' Egitto ; e Dante
stesso nell' XI del Farad., t. loo. E poi cht per la sete del
martiro Alla presenza del Soldan superba, Predici) Cristo, e
gli altri, che 7 seguirò. Farla di S. Francesco, il quale i certo,
che parla del Soldano d' Egitto, e non di quello di Bagadet. Il Fetrarca
dice anch' egli nel Sonetto; L'avara Babilonia ecc. non so che di
Soldano. 1 commenti l' intendono per quel d' Egitto ; e il Gesualdo, se
non erro, lo cava da una sua epistola, nella quale fa menzione delle due
Babilonie, d' Egitto e d' Assiria. Ma chi volesse anche sostenere,
che Dante non abbia errato, potrebbe farlo con dire, che per Soldano
intese quegli stesso, che nel suo tempo signoreggiava la vera
Babilonia di Semiramide, essendo la voce Soldano nome di dignità, e
perciò convenevole ad ogni principe; e da Cedreno si raccoglie essere
stata comune ancora ai Coliifi di Soria, particolarmente dove parla di uno di
essi, che ebbe guerra con Alessio Comneno. Siccome e converso il Soldano
d' Egitto aveva titolo di Cohffa, prima che dal Saladino fosse unito
l'un, e l'altro titolo insieme, quando egli di semplice Sultano, eh' egli
era, diventò Fun e l'altro, avendo ucciso il ColilTa nell' andar a
pigliar da lui lecoudo il lolito l' ioicgne di Soldano. Fu anche
Soldano titolo d' ufTizio coinè ai cava da quoto luogo del Ponti 6 cale
romano citato dal Meunio ; Circa Pontifiiem, aliquando ante, aliquando poit,
equilabat Mareicallus, siile Soldanus Curiae. lila per vedere
adeiao, con quanta poca ragione il Daniello tacci Virgilio d’un
timigliante equivoco, laiciaio di riapondere a quello eh’ ei dice, che
egli nel Sileno confondeaae la favola d* lai e di Filomena, e nel
terzo della Georgica acambiaaae Caatore da Polluce, nel che vien
Virgilio difeao molto giudiziosamente dalla Cerda, vediamo il terzo
equivoco notato dal aoprammentovato apositore di Dante ne’ seguenti versi
dell' Egloga del Sileno, T. 74 . Quid loquar? aut tcyllam
Nisi? aut quamfama secuta est. Candida surtinctam latrantihus inguina
monstris, DutUhias ue rosse rales, et gurgite in allo, Ah,
timidos nautas canibus lacerasse marinis ? Qui dice il Daniello, senza
allegarne alcuna ragione, che Virgilio equivoca da Scilla hgliuola di
Forco e d'Ecate, o, cum’ altri vogliono, di Creteide, a quella figliuola
di Niso re di Megara. Io credo però di ritrovarla, e dubito che si possa dir
del Daniello nella sposizione di questo luogo di Virgilio, quello che di
Virgilio disse il Berni nell' imitazione di cpiell’ altro d’ Omero;
Perch’ e' m hem detto, che Virgilio ha preso Un granciporro in quel
verso d Omero, Chi egli, con reverenza, non ha inteso.
Noteremo dunque di passaggio, come bisogna, che quest’ autore si
sia cieduto, che Virgilio parli d’ una loU Scilla, e che a queita
attribuendo i moitri marini, e r ingordigia degli altrui naufragi, liaii
dato ad intendere, eh' egli abbia voluto dire di quella di Forco 1 ond*
egli nota r equivoco in quelle parole : Quid loquar ? aux
tcyllam Nisi ? Sapendo, che Scilla figliuola di Niao fu cangiata in
uccello, e fu, come altri vogliono, appiccata alla prora della nave dell’
amato Minoi) e finalmente gettata in mare, e non mai trasformata, come
quella di Forco, in moitro marino. Ma la verità ai à, che Virgilio intese
di parlare dell' una e dell' altra Scilla; e, toccando di passaggio
quella di Niso, si ferma a discorrer più diffusamente dell' altra di Forco,
come dalla lettura del luogo è assai facile a comprendere ; ma forse il
Daniello non s’ avvide di questo passaggio, e trovandosi inaspettatamente
nella favola di Scilla di Forco, la credette vestita a quella di Niso,
equivocando egli medesimo nell' equivoco immaginato di Virgilio. V.
61. L'altra è colei, che e’ aneUe amorosa, E ruppe fede al centr di
Sicheo. Didone, seguendo in ciò anch' egli 1 ' orribile anacronismo,
ed accreditando T infame calunnia d' impudiciaia datale da VirgUio.
Eneide IV, v. SSa. IVon servata fides eineri promissa SUhaeo.
V. 64. Siena vidi, per cui tanto reo Tempo ti volse. Tocca di
passaggio, e con maniera nobilissima la guerra de’ Greci, e l' ultime
calamità de’ Trojani, CK amar di nostra vita dipartille. Della
morte delle quali fu cagione Amore illecitOi V. 7». i' cominciai;
Poeta, volentieri Parlerei a que‘ duo, che ’nsieme vanno, E
pajon st al vento esser leggieri. Gli accoppia ioaieme, perchè iniieme
avevano peccata. S’accorae, ch’egli erano leggieri al vento, dalla
facUitè, anzi dalla furia, con la quale il vento li portava; e ciò
molto convenientemente, atteao il loro gravitaimo peccato, eaaendo atati
per affinità al atrettamente congiunti, come più abbaaao udiremo. Per
quell' amor, eh' ei mena, t quei verratmo. Per quell' amore, eh' e'
ai portarono, il qual fu cagione di queato loro eterno infelice viaggio.
Efficaciaaima preghiera, e convenientiaaima a due amanti,
acongiurarli per lo acambievole amore. Y. 80 O anime
afannate. Aggiunto di mirabil proprietà, e aenza dubbio il
più proprio, che dar mai ai poaaa ad anime tormentate da ai latta
pena. Quali colombe dal disio chiamale Con f ali aperte e ferme al
dolce nido Volan per F aere dal voler portale. Grazioiiaaima
aimilitudine, e piena di tenero e compaaaionevole affetto. Nè traendola Dante
da coti gentili animali, quali anno le colombe, vien a intaccar
punto della lode, che le gli dette poc’ anzi, per aver paragonato gli
apiriti di queito cerchio agli atomelli e alle Cauto gru, 1’
una e l’altra ignobile «pezie d'uccelli, poicliè in ciueato luogo ha
maggior obbligo di far calzar la similitudine all' andar di compagnia, che facevano
i due amanti, il che ottimamente si ha dalla comparazione delle colombe,
che ad avvilire con un paragone ignobile quegli spiriti in generale, come
fece da principio. Del resto gli ultimi due versi di questo terzetto
posson aver due sentimenti, l’un e l’altro bello. Il primo è: Con Vali
aperte * ferme al dolce nido volan per Vaere, cioè volan per l’aere
con l’ali aperte o ferme, cioè diritte al dolce nido; o vero volano al
dolce nido con l’ali aperte e ferme, descrivendo in cotal guisa il volo
delle colombe, quando con l'ali tese volano velocissimamenie senza punto
dibatterle, e in questa maniera di volare par che si ratbgiiri un certo non so
che pid di voglia e di desiderio di giugnere. O animai graziosa e
benigno, Che visitando vai per V aer perso Noi, che
tignemmo'l mondo di sanguigno. Ninna cosa odono o parlano pid
volontieri gli annuiti che del loro amore. Quindi è, che quest’ anima
chiama Dante grazioso e benigno per atto di gentilezza usatole in
darle campo, raccontando i suoi avvenimenti, di dar alquanto di sfogo al
dolore. Per V aer perso. Il perso è un colore oscuro, di cui lo stesso
Dante nel suo Convivio sopra la canzone Le dolci rime ecc. dice esser composto
di rosso e di nero, ma che vince il nero ; e Inf. caut, VII, V.
io3. L' acqua era buja molto più, che persa. Noi che lignemmo
il mondo di ttmguigno. Scherza in la contrarietà di queiti due
colori ; Fai visitando per F aria di color perso noi, che, per
eaiere arati ucciai in pena del noatro Callo, tignemsno il mondo di
color di aangue. V. 94. Uh Jttel, che udire, e che parlar ti picKe
: Noi udiremo, e parleremo a vui. Non ì gran coaa (dice aaaai
giudiiioaamente il Landino), che coatei a’ indovinaaae di quello, che
Dante deaiderava d' udire. Una, perché di niun' altra coaa, fuori che de’
auoi avrenimenti, potea ragioneTolmente credere, eh* egli aveaae curioaità di
domandarla ; 1' altra, perché il coatume degli amanti é creder, che tutti
abbiano quella voglia, che hanno eaai d' udire e parlare de’ loro amori,
tanto che aenza forai molto pregare non fanno careatla di raccontarli
anche a chi non ai cura aiperli. Che riapondeaae la donna pid tosto che
l’ uomo, ciò é molto adattato al coatume della loro loquacità e
leggerezza. V. 96. Mentre che ’/ vento, come fa, si tace.
n ripoaarai del vento non é coaa impropria, anzi é accidente
confacevole alla natura di quello, dimoitrandoci r eaperienza, che egli non
aoffia con aibilo continuato, al come corrono i fiumi, ma a volta a volta
ricorre, come fanno Tonde marine. Oltre che non aarebbe inveriaimile il dire,
eh’ ei ai fermaaae per divina diapoaizione, acciocché Dante potesse
ammaestrarsi nella considerazione di quelle pene, e riportar frutto dal
suo prodigioso viaggio. Per questa ragione vediamo nel canto IX
spedito un angelo a fargli spalancar le porte della Canto
cittì di Dite, e altrove molt’ altre graxie tingolariuime, le quali
la bontà divina gli concedè, per condurlo finaluiente alla contemplazione della
aua euenza. V. 97. Siede la terra, dove nata fui, Su la
marina, dove ‘I Pò diicende Per aver pace co' teguaci tui.
Bavenna ; poco lontano dalla quale il Po inette nelr Adriatico. Discende
per aver pace co’ sui seguaci. Maniera veramente poetica. Dicono alcuni, per
aver pace, cioè per trovar pace in mare della guerra, ch'egli ha
nel auo letto da' fiumi tuoi teguaci ; perocché, fecondo che quelli
tgorgano in lui, lo conturbano e P agitano, onde ti può dire, che gli
facciano guerra. Ma te Dante volette ttar tu l’allegoria di quella
guerra, non li chiamerebbe legnaci ; poiché, fintante che uno è teguace
d’ un altro, non gli fa guerra, e, facendogli guerra, non |i può chiamar
più teguace. Diremo dunque, eh' ei voglia dire, che il Po co' tuoi teguaci
diiceode in mare per ripoiare dal lungo corto, eh' ei fa, per giugnervi,
a fine di unirai come parte al tuo tutto, eitendo queita unione la lola
pace, alla quale tutte le creature tono d.a inviiibil mano guidate.
Veduto della patria, è ora da vedere chi folte coitei, che favella con
Dante; per Io che è da taperii, che quetta è Francetea figliuola di
Guido da Polenta tignor di Ravenna ; la quale, eitendo ttata dal padre
mariuta a Lanciotto figliuolo di Malatctta da Rimici, uomo valoroto in
vero, e nella teienza e inaeitria dell’ armi eiercitatittimo, ma zoppo e
deforme d' atpetto troppo più che ad appajar la grazia e la delicatezza
di conci non era convenevole, fu cagione, che ella t' invaghiate di Paolo
tuo cognato, il quale non meno grazioio, e arvenente del corpo, che
leggiadro dell’ animo e de' coatumi, del di lei amore ferventiiiimamence
era preao4 Ora arvenne che, mentre, tcambievolmence amandosi, in gran piacere e
tranquillità si Tiveano, indistintamente usando, appostati un
giorno da Lanciotto, furono da esso colti sul fatto, e d'un sol
colpo uccisi miseramente. VICO. jimor, eh’ al cor gejuU ratto s'
apprende. Prete costui della bella persona, Che mi fu tolta,
e '/ modo ancor m' offende. Platone nel Convivio, tra le lodi, che dà
Agatone ad Amore, dice eh’ egli i ancora delicatissimo, argumentandolo da
questo, eh’ egli i ancor più tenero e gentile della Dea Ati, cioè della
calamità, la quale esser mollissima a delicatissima / argomentò Omero dal
vedere, che ella, schifando di toccar co’ piè terra, si tiene per t
ordinario in tu le lette degli uomini. Iliad.Tvt pio 9 * ateahol sróStc
iv fàp in' ovSit nlAra^as, <2 A A’ apa f/j'S xai^ óvfpóv xpoara
fiaùani. Ma amore non solamente non mette mai piede in terra,
o in tu le teste, le quali, a dire il vero, non sono molto toffei,
ma di tutto V uomo la parte più gentile calpesta, e sceglie per tua
abitazione. Negli animi dunque, e ne’ temperamenti degli uomini, e degli
Dii pone il tuo trono Amore ; nè ciò fa egli alla cieca, e senza veruna
distinzione in ogni sorta <t animo la sua tede locando, ma quelli
solamente, che in fra tutti gli altri p'ut gentili tono, e pieghevoli con
delicatissimo gusto va ritcegliendo. suStò 9 fizaiipii(;ipfits 6
pi^a tixpiipiusnpi *Epura Xtc araAòc óv qdp iirì TÙt fiaivit, ovff tiri
npavietr. 8a Cahto ( S, larn iravv fiaX«ut<i) cy roif
fMi^xararoig TS* S*T»T> KoÀ fiaivti Koì oisut' iw )'àf> v6$at
KOÌ XM àiiUpixfn rhf Sixqffiv iSpvxau,’ »ai oò» av f{>7( ir
xóacui rati dXÀ,’ ^ riti iv vKXtipòv vio( i;^ot<rv >* ’^XP
dxtp^^iToi' ^ 9’ àt ftoAouiùy, oÌKÌ(ixcu. £'l Petrarca nel
toaetto : Come't ccmdido piiecc., ricavando con maniera più morbida lo ateaao
originale, fini di copiarlo anche nella parte tralasciata da Dante,
che rijguarda 1' avversione, che Amore ha ordinariamente agli animi
rosai e dori, dicendo : Amor, che tolo i cuor leggiadri invesca,
Nè cura di mostrar sua forza altrove. E nella canaone; Amor, se
vuoi, eh' io tomi ecc., parlando con Amore, tocca leggiadramente in ogni sua
parte il sopraccitato luogo di Platone, dicendo dell’ impeWo, eh'
egli ha non meno sopra gli Dii, che sopra gli uomini, con questi versi :
£ s’ egli è ver, che tua potenza sia Nel Ciri s) grande, come si
ragiona, E neir abisso ( perchè, qui fra noi Quel che tu vali
e puoi, Credo, ehe’l senta ogni gentil persona). V.
loi. Prese costui della bella persona che mi fu tolta. Lo prese del
bellissimo corpo che mi fu spogliato dalla morte, e ’l modo ancor m’
offende, perchè mi fu ' data violentemente, e mentre mi suva tra le
braccia del caro amante. V. io3. jimor, eh' a nullo amalo amar
perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non
m' abbandona, Belliiiiina repetizione : Àmor, eh' al cuor gentil
ratto s' apprende, prese cosuù come gentile. Amor, eh' a nullo
amalo amar perdona, prese me come amata. Mi prese del costui piacer, del
piacer di costui. Costui nel secondo caso senza il suo segno si trova
spesse volte usato dagli autori. Veggansene gli esempi presso il Cinonio.
Questo lungo può aver doppio significato. Hi prese del piacer di
costui, cioè del gusto, del piacimento, della gioja d’amar costui. E mi
prese del piacer di costui, cioè del piacer che io faceva a costui, e
questo corrisponde ottimamente al detto poco innanzi : Autor, eh' a nullo
amato amar perdona ; mostrando non tanto essersi innamorata per
genio, quanto per vaghezza d' accorgersi di piacere e d’esser amata, e
per cert’obbligo di gentil corrispondenza. V. io6. Amor condusse
noi ad una morte. Arroge forza con la terza replica, e con
granditaim' arte diminuisce il suo fallo, rovesciando sopra di amore
tutta la colpa. Tib. lib. l .° el. VII, v. aq. Non ego te laesi prudens :
ignosce fatemi, lussi! amor. Contro quis ferat arma Deos ?
E'I Boccaccio, giornata IV, nov. I, conducendo GuU scardo alla
presenza del Principe Tancredi, non gli sa porre in bocca nè altra, nè
piò forte difesa per iscusar sè, che r incolpare amore, il quale, cioè
Tancredi, tome il vide quasi piangendo disse : Guiscardo, la mia
benignità verso te non uvea meritato l'oltraggio e la 84
Casto vtrgogna, la quale nelle mie cose fatta m' hai; eiccome
io oggi vidi con gli occhi miei. Al quale Guiscardo niun altra cosa
ditte te non questo. Amor può troppo più che nè io ni voi pottiamo.
V. IO/. Caina attende chi'n vita ci spente. Calila è la
g)iiaccia, dove nel canto vedremo euer paniti coloro, che bruttaron le
mani col sangue de’ lor congiunti. Dice dunque, che questa spera
detta Caina sta aspettando LANCIOTTO marito di lei, e fratello di PAOLO,
che fu il loro uccisore. Ila O latto, Quanti dolci pentier, quanto
detto Menò costoro al dolorato patto ! Tenerissima
riflessione, e propria d* animo gentile, ma che non s’ abbandona a
soperchia vilU col dimostrar dolore. E qui notisi, come Dante per ancora
sta forte all’ assalto della pietA, la cui guerra si propose di
voler sostenere al principio del secondo canto, v. l. Lo
giorno te n andava, e f aer bruno Toglieva gli animai, che tono in
terra dalle fatiche loro; ed io sol uno m’apparecchiava a tottener la
guerra fi del cammino, e sì della pietose. £ che ciò sia’l vero,
dopo eh’ ei non potò pid rattener le lagrime, dice, che in questo pietoso
oflìcio egli era insieme, v. 117, tristo e pio-, dove mette in
considerazione, se quel tristo si potesse in questo luogo intendere per
iscellerato, malvagio, empio, e non per malcontento, mesto, e maninconoto,
come vien preso universalmente, e (1 come io con gli altri concorro a
credere etier reritirailmeote alata l' intenzione del poeta. Pure nel primo significato
abbiamo nel Inf. triatitiimO) r. 9I. Tra qutJt’ iniqua e trutitiima
copia Correvan genti ignude e spaventate. E di vero tristo in
aendmento d’ empio (a un belliatimo contrapposto con pio, venendo a
estere il poeta in un medesimo tempo empio per compiagner la giusta e
dovuta miseria de’ dannati, del cbe nel XX di questa cantica si fa riprender
acremente da Virgilio, e gli la dire, che è sciocchezza averne pietà, e
somma scelleraggine aver sentimenti contrarj al divino giudicio, che li
punisce, V. a 5 . Certo V piangea poggiato a un de' rocchi
Del duro scoglio, zi che la mia scorta Mi disse : Ancor se' tu degli
altri sciocchi ? Qui vive la pietà-, quandi è ben morta.
Chi è più scellerato di colui, Ch' al giudicio divin passion
porta ? Driaza la letta, drizza ; e vedi, a cui ecc. E pio
poteva dirsi il poeta, per non poter vincere la naturai violenza di
quell' affetto, che contro a tua voglia lo cottrìgneva a lacrimare ; dove
pigliando tristo in significato di metto, avendo di già detto', eh' ei
lacrimava, vi vien a esser superfluo ; e non solamente tristo, ma
pio ancora ; chiarissima cosa estendo, che chi piange r altrui miseria,
n' ha rammarico e compatimento. V. lao. Che conosceste i dubbiosi
desiri? Pubiioti per non esserti ancora l’ un F altro
diKoperd. 86 Canto. I3I. Ed ella a me; nerrun maggior dolore.
Che ricordarsi del tempo felice nella miseria, e dà sa il tuo
dottore. Quella lentenaa h di Boezio nel lecondo libro de
Consol. proia IV, Le lue parole iodo : In omni aduer sitate fortuna»
infelùissimum genus inforlunii est, fuisse felieeiu. Tanto che questa
volta per il tuo dottore non debbo intendersi VIRGILIO, come, dal
Daniello in fuora, quasi tutti gli altri si sono ingannati a credere, ma
lo stesso BOEZIO, la cui sopraccitata opera Dante nel suo esilio
aveva sempre tra mano, e leggeva continuamente ; onde nel suo Convivio
scrive queste formali parole. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che
i argomenta di sanare, provvide ( poi nè 'I mio, I altrui consolare
valeva ) ritornare al modo, che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi ; e
misimi ad allegare e leggere quello, non conosciuto da molti, libro di BOEZIO,
nel quale, cattivo e discacciato, consolato si aveva. V. ia4- Ho,
s‘ a conoscer la prima radice Del nostro amor tu hai cotanto
affetto, farò, come colui, che piange, e dice. Sed si tantus
amor casus cognoscere nostros, Et breuiter Troiae supremum audire
laborem. Quamquam animus meminisse horret, luctuque refugit,
Incipiam. £n. lib. Il, v. io e seg. V. i» 7 - Noi leggiavamo un
giorno per diletto Di Lancillotto, come amor lo strinse. Qui,
prima di passar più avanti, giudico, che sia bene chiarir l’intelligenza
del rimanente di questo canto, con riportar la atoria di Lancellotto
cavata da' romanzi franzcsi dal libro di Lancilolto Du Lac, e riferita in
quella dottiatiuia acrittura di Lucantonio Bidol6, nella quale in
un dialogo fìnto in Lione tra Aleaaandro degli liberti e Claudio d’Erberé
gentiluomo franzeae apiega ingegnoaamente varj luoghi diSicili de' tre noatri
autori Dante, il Petrarca, e '1 Boccaccio. Farla Claudio Dovile dunque
eapere > eome avendo Galeaui figliuolo della iella Geanda acquitlalo
per sua prodezza trenta reami, s ave a posto in cuore di non voler <t
essi coronarsi, se prima a quelli il regno di Logres dal Re Arius
posse- duto aggiunto non aveste ' £ per ciò, avendolo egli man-
dato a Sfidare, furono le genti deir uno e dell' altro più volte alle
mani. Dove Lancilolto avendo in favore di Artus futa maravigliose pruove
contro di Galeaui, e avuto un giorno fra gli altri l'onore della
battaglia, fu da esso Galealto pregato, che volesse andare quella sera
alloggiar seco; promettendogli, se ciò facesse, di dargli quel
dono, che da lui addomandato gli faste. Accetta Lancilolto con quel
patto l’invito, e poi la mattina seguente, partendoti per ritornare alla
battaglia dichiarò il dono, che da Ga- lealio desiderava : il quale fu di
richiedere, e pregare esso Gale alto, che quando egli combattendo fatte
in quella gionuila alle gerui del re Artu superiore, e certo d
averne a riportare la vittoria, volesse allora andare a chieder
merci ad esso Re, e in lui liberamente rimetterti. La qual cosa avendo
Galeallo fatta, non solamente ne nacque tra Lancillotto e Galealto
grandissima dimestichezza e amistà, ma ne divenne ancora etto Galealto,
per cosi cortese e magnanimo alto, molto del Re Artu, e della Regina
Gi- nevra tua moglie familiare. Alla quale per tal pubblico PUI5T0 Amor,
eh a null’amato amar perdona, mi prese del costui piacer it forte, che,
come vedi, ancor non m’abbandona. Qui ribadisce :
Questi, che mai da me non fia diviso. Nel che ti ponga niente
a quante volte e in quanti modi rioforra V espressioni d'un ferventissimo
ed ostinato amore, e con quant' arte s’ingegna d’attrar le lacrime e
sviscerar la pietà verso que luiserissimi amanti. V. i3y. Galeotto fu il libro,
e chi lo scrisse. Il libro ) e Tautor, che lo scrisse, fece tra
Paolo e Francesca la parte, che fece Galeotto tra Lancillotto e
Ginevra; onde l’Azzolino nella sua Satira contro la lussuria. In somma rime
oscene, e versi infami dell’altrui castità sono incantesimo, e all’onestade
altrui lacciuoli ed amU Tal eh* io ti dico, e replico il medesimo. Se
stan cotali usanze immote e fisse, la poesia diventa un ruSianesùno.
E questo è quel, eh apertamente disse il Principe satirico in quel verso. Galeotto
“ il libro, e ehi lo scrisse. Qui è da notare incidentemente, come alcuni
hanno voluto dire, che il cognome di Principe Galeotto, attri-
buito al Centonovelle del Boccaccio, possa da questa storia esser
derivato; perchè, dicono essi, ragionandosi in codesto libro del
Boccaccio di cose per la maggior Cauto quinto. parte alle gii
dette di Ginevra e di Francesca simiglianti, pare che quel cognome di principe Galeotto
meritamente te gli convenga. In questa guisa inferir volendo, estere il
Decamerone il principal libro di tutti quelli, che contengono in loro
cose attrattive alla carnale concupiscenza; che tanto è a dire, quanto
dargli titolo di Primo Ruffiano, o vero di principe de' ruffiani. Na
di ciò reggati più particolarmente il Ridolfi nel soprammentovato dialogo, ove
parlando assai diffusamente di tal opinione ti sforza di mostrare, essere
molto veru simile a credere tal disonesto cognome, come anche
quello di Decamerone estere stato posto al Centonovelle più tosto d’altri,
che dal BOCCACCIO; il quale nel proemio della quarta giornata avere
scritte le tue novelle senz’alcun titolo apertamente si dichiara. Quel
giorno più non vi leggemmo ovante. Aocenna con nobil tratto di modestia l’
inferrompimento della lettura, ed in conseguenza il passaggio da’ tremanti
baci agli amorosi abbracciamenti. Il conte Lorenzo Magalotti. Villa Magalotti. Magalotti.
Keywords: di naturali esperienze, ‘naturali esperienze’ --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Magalotti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Maggi: l’implicatura
conversazionale -- implicatura ridicola – la scuola di Pompiano -- filosofia
lombarda – filosofia bresciana – scuola di Brescia -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Pompiano). FIlosofo italiano. Pompiano,
Brescia, Lombardia. Grice: “I like
his portrait” – Grice: “My favourite of his essays is on the ridiculous; but
his most specifically philosophical stuff is the ‘lectiones philosophicae’ and
the ‘consilia philosophica.’” La
famiglia aveva possedimenti e anche un negozio di farmacia. Il padre Francesco,
uomo di lettere, fu il suo primo maestro. Studia a Padova con Bagolino e
frequenta attivamente gli ambienti culturali della città. Si laurea e insegna
filosofia. Degl’Infiammati, strinse amicizia con Barbaro, Lombardi,
Piccolomini, Speroni, Tomitano, Varchi, entrò quindi a far parte del circolo di
Bembo, frequentando insigni filosofi come Paleario, Lampridio e Emigli. Conobbe
Pole, Vergerio, Flaminio e Priuli. Il dibattito sulla questione della lingua e
sui temi estetici legati soprattutto all'interpretazione della Poetica
aristotelica condusse alla preparazione di un commento allo scritto di
Aristotele che, iniziato da Lombardi, fu proseguito, concluso e fatto
pubblicare da M., con altra sua opera dedicata ad ORAZIO, a Venezia: le “In
Aristotelis librum de Poetica communes explanationes: Madii vero in eundem
librum propriae annotations”, dedicato a Madruzzo. Lascia Padova per
entrare al servizio del duca Ercole II d'Este come precettore del figlio
Alfonso e, insieme, per insegnare filosofia a Ferrara. Si conservano appunti
delle sue lezioni sulla Poetica. Anche della vita culturale della città estense
fu protagonista, divenendo principe dell'«Accademia dei Filareti», che
vanta membri come Bentivoglio, Calcagnini, Giraldi e Cinzio, oltre a essere
amico degli umanisti PIGNA, PORTO, e RICCI, che gli diede pubblicamente merito
di essere stato «il primo interprete della Poetica di Aristotele».
“Mulierum praeconium” o “De mulierum praestantia” e dedicata ad Anna d'Este, la
figlia di Ercole e di Renata di Francia, che nello stesso anno fu tradotta “Un
brieve trattato dell'eccellentia delle donne.” Comprende anche una Essortatione
a gli huomini perché non si lascino superar dalle donne, attribuita a Lando,
che si pone come corollario dell'orazione di M. Alla chiusura temporanea
dell'Università, ritorna a Brescia, partecipando alle riunioni dell'Accademia
di Rezzato, fondata da Chizzola. Abita nella quadra della cittadella vecchia,
in contrada Santo Spirito. Sposa Francesca, figlia del nobile Paris Rosa,.
A Brescia sede nel Consiglio Generale e fu incluso nell'elenco dei consiglieri
comunali della città destilla reggenza delle podestarie maggiori del
territorio. Fu destinato alla Podestaria di Orzinuovi, ma vi rinunciò, come
rinunciò anche alla podestaria di Salò, e partecipò alle sedute del Consiglio
Generale. Altre saggi “Un brieve trattato dell'eccellentia delle donne,
Brescia, Turlini “In Aristotelis librum de Poetica communes explanationes:
Madii vero in eundem librum propriae annotationes, Venetiis, Valgrisi; De
ridiculis, in Horatii librum de arte poetica interpretatio, Venetiis, Valgrisi,
“Lectiones philosophicae” Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. Expositio in libros de Coelo et Mundo, Milano,
Biblioteca Ambrosiana, ms, Expositio de
Coelo, de Anima, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Quaestio de visione, Milano,
Biblioteca Ambrosiana, Espositio super primo Coelo, Piacenza, Biblioteca Passerini-Landi,
ms Pollastrelli, Mulierum praeconium, Modena, Biblioteca Estense, ms Estensis latinus.
Oratio de cognitionis praestantia, Ferrariae, apud Franciscum Rubeum de
Valentia, Consilia philosophica, Vincentii Madii et Jo. Bap. Pignae in favorem
serenissimi Ferrariae ducis in ea praecedentia, Archivio di Stato, Casa e
Stato, Modena. Note In Sardi, Estensis latinus 88, Modena,
Biblioteca Estense. G. Bertoni,
«Giornale storico della letteratura italiana», C.. Fahy, Un trattato sulle
donne e un'opera sconosciuta di Lando, in «Giornale storico della letteratura
italiana», Bruni, Speroni e l'Accademia
degli Infiammati, in «Filologia e letteratura», XIWeinberg, Trattati di
retorica e poetica, III, Roma-Bari, Laterza, Bisanti,
interprete tridentino della Poetica di Aristotele, Brescia, Geroldi, Giorgio
Tortelli, “Quattro M. in cerca d'autore”, in «Quaderni del Lombardo-Veneto»,
Padova, Vincenzo Maggi, su Treccani Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Vincenzo Maggi, in Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Vincenzo Maggi.
Maggi. Kewyords: implicatura ridicola, Eco, il nome della rosa, Cicerone, il
tragico, filosofia tragica, pessimismo, l’eroe tragico, Nietzsche, la tragedia
per musica – I curiazi, catone in Utica – tragedia per musica --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Maggi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Magi: l’implicatura
conversazionale nell’uso delle parole – il mistico – I mistici – la scuola di
mistica fascista – il veintennio – la scuola di Pesaro -- filosofia marchese --
filosofia italiana – filosofia fascista -- Luigi Speranza (Pesaro). Filosofo italiano. Pesaro, Marche. Grice: “A
fascinating philosopher – “journey around the world in ten words,’ a gem!” -- Insegna a 'Urbino. Si dedica alla psicologia “trans-personale”. Fonda il
Centro di Filosofia Comparativa (cf. ‘implicatura comparativa’) e “Incognita” a
Pesaro, tesoreggiando ‘l’intelligenza del cuore’ e il principio
dell’interiorità. Scrisse “I 36 stratagemmi” (Il Punto d'Incontro; dal,
BestBUR). Il suo “Il Gioco dell'Eroe. Le porte della percezione per essere
straordinario in un mondo ordinario” vede un clamoroso successo. “I 64 Enigmi.
L'antica sapienza per vincere nel mondo”
(Sperling et Kupfer )è segnalato al
primo posto dei libri più attesi. Lo stato intermedio tratta l’argomento
rimosso dei nostri tempi: la morte, e abbraccia l'orizzonte ampio degli ambiti
cari agli autori: filosofia, mistica, psicologia transpersonale, esperienze ai
confini della morte. Esce un aggiornamento ampliato del Gioco dell'Eroe
con il sottotitolo “La porta dell'Immaginazione”. Vgetariano dichiarato., si
focalizza sui modelli mistici per approfondirne, oltre la portata metafisica e
auto-realizzativa, i concetti di efficacia ed efficienza: nel libro I 36
stratagemmi declina il taoismo nei suoi aspetti di strategia psicologica; nel
saggio "Le arti marziali della parola" in La nobile arte dell'insulto
(Einaudi) evidenzia come l'arte del combattimento diventi arte retorica e
dialettica. Nei saggi Il dito e la luna, La via dell'umorismo e Il tesoro
nascosto mostra il rilievo della comunicazione metaforica e umoristica. Elabora
e sviluppa la dimensione della psicologia trans-personale all'interno del Gioco
dell'Eroe, disciplina da lui creata e imperniata sulla capacità umana
dell'immaginazione. Altre saggi: “Il dharma del sacrificio del mondo”
(Panozzo); “La filosofia del linguaggio eterno” (cf. Grice: ‘timeless’ meaning,
versus ‘timeful’?). Urbino, “Quaderno indiano,” Scuola superiore di filosofia comparativa
di Rimini, “Il dito e la luna,” Il Punto d'Incontro); I 36 stratagemmi (Il
Punto d'Incontro, BestBur); Sanjiao. I tre pilastri della sapienza, Il Punto
d'Incontro, Einaudi, Uscite dal sogno della veglia. Viaggio attraverso la
filosofia della Liberazione, Scuola superiore di filosofia comparativa di
Rimini, La Via dell'umorismo (Il Punto
d'Incontro); La vita è uno stato mentale. Ovvero La conta dei frutti delle
azioni nel mondo evanescente, Bompiani, Kauṭilya, Il Codice del Potere (Arthaśāstra).
Arte della guerra e della strategia” (Il Punto d'Incontro, "Lo yoga segreto
del perfetto sovrano"; “Il gioco dell'eroe” (Il Punto d'Incontro); “I 64
Enigmi, Sperling); Lo stato intermedio,, Arte di Essere,. Il tesoro nascosto.
100 lezioni sufi, Sperling); Il gioco dell'eroe. La porta dell'Immaginazione” (Il
Punto d'Incontro, 101 burle spirituali, Sperling); Recitato un cameo, nel ruolo
di se stesso, nel film Niente è come sembra, di F. Battiato, a fianco di
Jodorowsky. Jodorowsky scrive in seguito la presentazione di La Via dell'umorismo.Blog. «Fondai a Rimini il Centro di Filosofia Comparativa”.
Per spaziare in temi altissimi con una narrazione transdisciplinare. Attraverso
immaginazione, religioni, filosofie, arti e scienze». Incognita. Advanced Creativity Il Secolo XIX
(Onofrio) " 'Incognita' di Pesaro. Diario di viaggio nell'Oltre,
un'immersione interiore al di là dello spazio-tempo"31 Il Secolo XIX
(R. Onofrio) "Advanced Creativity Mind School. Per capire l'entrata
nell'epoca del post-umano" Per il titolo del suo album Dieci stratagemmi,
Battiato si è ispirato a I 36 stratagemmi di M. Il sottotitolo,
"Attraversare il mare per ingannare il cielo" è il primo stratagemma
dei trentasei che compongono che il libro.
Stralcio della quinta puntata (youtube)
Modelli strategici. Corriere della Sera, (Camurri) wuz
Panorama (Mazzone) wuz Panorama (Allegri) Il Secolo XIX Onofrio) "Aprite le porte
all'Immaginazione, c'è un mondo oltre la quotidianità" M., I 64 Enigmi,
Sperling et Kupfer, Milano: «Diversi anni fa, in un’intervista, mi chiesero
perché sono vegetariano. La mia risposta fu molto sintetica (e la penso ancora
così): Non mangio animali. Non riesco a digerire l'agonia». La Repubblica (Michele Serra); Il Riformista
(Luca Mastrantonio); Il Venerdì di Repubblica (Schisa) Il Gioco dell'Eroe, Il Punto d'Incontro,.
Libro/CD con prefazione di Battiato Il
Gioco dell'Eroe Gianluca. Scena del film ove compaiono e A. Jodorowsky (yout ube) La Via dell'umorismo, Il Punto d'Incontro,
Vicenza, La Stampa (Il Premio è stato conferito dalle autorità della Repubblica
di San Marino con la motivazione: «Lo scrittore che ha costruito attraverso la
sua produzione e l'attività del Centro di Filosofia Comparativa di Rimini ponti
di comunicazione tra le antiche saggezze d'Oriente e d'Occidente,
attualizzandone, in teoria e in pratica, il loro messaggio filosofico,
psicologico e spirituale per l'uomo contemporaneo»). Gl’altri premi sono stati
conferiti a: Battiato (Musica), Jodorowsky (Teatro), F. Mussida (Arti visive),
S. Agosti (Cinema), M. Gramellini (Giornalismo), Gabriele La Porta
(Televisione). Sito ufficiale di
Gianluca Magi (in cinque lingue) Incognita ◦ Advanced Creativity
"Psicologia transpersonale. Che cos'è?" Video Lectio brevis riflessionisul Senso della vita su
riflessioni. Gianluca Magi. Magi. Keywords: l’uso delle parole, il mistico,
‘implicatura comparativa’ mistico, scuola di mistica, l’uso di ‘scuola’ mistica
-- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magi”
– The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Magli: il deutero-esperanto – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Anti-Babele
– “Antibabele: la vera lingua universale” (Roma, Zufli). Vikipedio Serĉi Anti-Babilona internacia planlingvo
proponita Lingvo Atenti Redakti Anti-Babilona aŭ Antibabele estas internacia
planlingvo proponita de Halien M. (eble plumnomo de M.), kun elementoj prenitaj
el aziaj, afrikaj kaj eŭropaj lingvoj. Ĝi uzas kiel alfabeton la arabajn nombrojn kun punktoj
supren aŭ malsupren la ciferoj. Geografiaj nomoj estas anstataŭigitaj per
koordenadojn kaj personaj nomoj per la dato de naskiĝo kaj morto. M. pensis ke estis inteligentaj vivantoj en
aliaj proksimaj planedoj, kiel Marto, kaj oni bezonus logike matematika
lingvaĵo por interkomunikigi al ili. Laŭ li, la nombro 365 signifus
interplanede Tero, ĉar la Tera jaro havas 365 tagojn, kaj 224 estus logike
Venuso. La aŭtoro konis la projekton
Lincos, kiu eble influis lin. Bibliografio redakti Antibabele "la vera lingua
universale.", M., Roma, Tip. A. G. I. [1952] Ĝermo pri planlingvo Ĉi tiu
artikolo ankoraŭ estas ĝermo pri planlingvo. Helpu al Vikipedio plilongigi ĝin.
Se jam ekzistas alilingva samtema artikolo pli disvolvita, traduku kaj aldonu
el ĝi (menciante la fonton). Laste redaktita antaŭ 1 jaro de CasteloBot RILATAJ
PAĜOJ Laŭbita logiko Pruvo per disputo Predikata logiko Vikipedio La enhavo
estas disponebla laŭ CC BY-SA 4.0, se ne estas alia indiko. Regularo pri
respekto de la privatecoUzkondiĉojLabortablo. Poeta visivo e performer
sperimentale, Paolo Albani è anche autore di vari saggi e repertori su ogni
tipo di "bizzarrie letterarie e non". Le ricerche (già praticate da
personaggi quali Raymond Queneau e Umberto Eco) su scritti e teorie strampalate
in ogni sfera dello scibile umano si concentrano in questo caso sui
"mattoidi" del Bel Paese, ovvero autori che pur sostenendo tesi del
tutto folli non hanno mai soggiornato in manicomio. Decine di informate schede
di taglio enciclopedico prendono in esame, suddivise per argomento, casi
relativi perlopiù al periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, in parte
attinti dall'archivio storico dell'antropologo Giuseppe Amadei. Troviamo quindi
linguisti utopici come il "brevista" Carlo Cetti, che s'ingegna nel
ridurre al minimo l'uso del vocabolario (riscrivendo a mo' d'esempio in
versione "smagrita" I promessi sposi), o come Gaj Magli, ideatore del
linguaggio numerico internazionale Antibabele. Tra i poeti e scrittori ci sono
autori di audaci imprese quali un remake della Divina Commedia, preservando le
rime dantesche ma con la guerra per l'indipendenza italiana come soggetto
(Bernardo Bellini), mentre tra i filosofi si distinguono il panteistico
Tu-sei-me-ismo di Antonio Cosentino e la Psicografia di Marco Wahlruch, esposta
per mezzo di bizzarre tavole verbo-visuali. Particolarmente inquietanti alcune
proposte di scienziati e medici, impegnati nel dimostrare la quadratura del
cerchio ma anche nel teorizzare mostruosi incroci uomo-animale o l'assorbimento
di fluido vitale da "animali sani espressamente uccisi" (nonché da
uova bevute con cannuccia direttamente dal sedere della gallina!...). Anziché
lasciarsi andare a facili commenti derisori, Albani redige le voci mantenendo
un distaccato e scientifico aplomb, rendendo così ancor più surreale e
"patafisica" la sconcertante carrellata sul risaputo genio italico. E
il pensiero va, inevitabilmente, al gran numero di visionari blogghisti,
fanatici cospirazionisti, politici ed economisti estemporanei (anche, ahinoi,
sui banchi del Parlamento) che ancor oggi popolano la nostra benamata Penisola.
Gaetano Magli. Gaj Magli. Magli. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magli”. Magli
Luigi Speranza -- Grice e Magnani:
l’implicatura conversazionale della linea e il punto – la scuola di Sannazzaro
de’Burgondi -- filosofia lombarda – scuola di Pavia -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Sannazzaro
de’ Burgondi). Filosofo
italiano. Sannazzaro de’ Burgondi, Pavia, Lombardia. Grice: “I like Magnani; he
has written about conceptual change, which I enjoyed!” -- Grice: “I like
Magnani; his treatise on the philosophy of geometry is brilliant!” -- essential Italian philosopher, not to be
confussed with Tenessee Williams’s favourite actress, Anna Magnani --. Insegna a 'Pavia, dove dirige il Computational
Philosophy Laboratory. Dedicatosi allo studio della storia e della
filosofia della geometriai, i suoi interessi si sono poi rivolti all'analisi
della tradizione neopositivista e post-positivista. Si è poi dedicato al tema
della scoperta scientifica e del ragionamento creativo. Studia tematiche
riguardanti il ragionamento diagnostico in medicina in collegamento con il
problema dell'abduzione, presto diventato fondamentale nella sua ricerca. La
sua attenzione si è anche indirizzata verso il cosiddetto model-based
reasoning. Fonda una serie di conferenze sul Model-Based Reasoning. Trattai
problemi di filosofia della tecnologia e di etica, rivolti anche al tema trascurato
in filosofia dell'analisi della violenza. I suoi interessi di ricerca
includono dunque la filosofia della scienza, la logica, le scienze cognitive,
l'intelligenza artificiale e la filosofia della medicina, nonché i rapporti fra
etica e tecnologia e tra etica e violenza. Ha contribuito a diffondere il problema
dell'abduzione. La sua ricerca storico-scientifica ha riguardato principalmente
la filosofia della geometria. Dirige la Collana di Libri SAPERE. Opere: “Conoscenza
come dovere. Moralità distribuita in un mondo tecnologico” “Filosofia della
violenza” “Rispetta gli altri come cose. Sviluppa una teoria filosofica dei
rapporti fra tecnologia ed etica in una prospettiva naturalistica e cognitiva. Note Web Page del Dipartimento di Studi
Umanistici Computational Philosophy
Laboratory Web Site [Cfr. le varie
pagine dedicate a questi convegni in//www-3.unipv/webphilos_lab/cpl/index.php
Computational Philosophy Laboratory], Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione
di Filosofia, Pavia, Pavia (Italia)] Sun
Yat-sen Award Cerimonia Book Series SAPERElesacademies. org. Edizione cinese: Philosophy and Geometry Morality in a Technological WorldAcademic and
Professional Books Cambridge University Press
Abductive Cognition Understanding
Violence The Abductive Structure of
Scientific Creativity Author Web
Page Handbook of Model-Based
Science Logica e possibilità, su RAI
Filosofia, su filosofia.rai. Filosofia della violenza, su RAI Filosofia, su
filosofia.rai. Grice: “Philosophy of geometry, so mis-called – I call it the
theory of the line and the point – always amused me since Ayer misunderstood it
in 1936! Hoesle and Magnani prove that it’s less geometrical than you think!”
-- Lorenzo Magnani. Magnani. Refs. Luigi
Speranza, "Grice e Magnani," per il Club Anglo-Italiano -- The Swimming-Pool
Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice e Magni: l’implicatura conversazionale
– filosofia lombarda – scuola di Milano – filosofia milanese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Milano).
Filosofo italiano.
Milano, Lombardia. Grice: “I love Magni – He has gems like ‘Petrus is Petrus’ –
I’m talking about his “Principia et specimen philosophiae” – The titles for the
chapters are amusing, and he refers to ‘ratio essendi’ – and other stuff –
*Very* amusing --.”Figlio dal conte Costantino Magni e da Ottavia Carcassola, si
trasferì a Praga. Entrò nei cappuccini della provincia
boema a Praga. Insegna filosofia entrando, grazie al suo insegnamento, nelle
grazie dell'imperatore. Presto fu eletto Provinciale della Provincia
austro-boema dell'ordine e divenne apprezzato consigliere dell'imperatore e di
altri principi europei. Il re Sigismondo III gli affidò la missione cappuccina
nel suo paese. Ferdinando II lo inviò in missione diplomatica in Francia. Fu
uno dei consiglieri del duca Massimiliano I di iera. Dopo la battaglia della
Montagna Bianca, sostenne l'arcivescovo di Praga Ernesto Adalberto d'Harrach
nella cattolicizzazione della popolazione e nelle riforme diocesane. Prese
parte in nome dell'imperatore ai negoziati con il cardinale Richelieu sulla
successione ereditaria al trono di Mantova. Divenne consulente teologico nei
negoziati per la pace di Praga e missionario apostolico per l'elettorato di
Sassonia, Assia, Brandeburgo e Danzica. Riprodusse a Varsavia di fronte al re e
alla corte l'esperimento di Torricelli usando un tubo riempito di mercurio per
produrre il vuoto. Riuscì a convertire il conte Ernesto d'Assia-Rheinfels
e sua moglie. Dopo che l'Praga venne affidata ai Gesuiti, entrò in
contrasto con i gesuiti, che lo fecero arrestare a Vienna. Rilasciato dalla
prigione per intervento dell'Imperatore e tornò a Salisburgo, dove morì quello
stesso anno. Frutto della sua polemica con i protestanti è “De
acatholicorum credendi regula judicium” in cui sostene che senza l'autorità
della Chiesa, la Bibbia da sola non era sufficiente come regola di fede per i
cristiani. Trata lo stesso argomento in “Judicium de acatholicorum et catholicorum
regula credenda”, le cui debolezze argomentative scatenarono la contro-offensiva
dei protestanti. Si occupa di metodologia, logica, epistemologia, cosmologia,
metafisica, matematica e scienze naturali. Rifiuta i principi
aristotelico-scolastici, ispirandosi alle dottrine di Platone, Agostino e
Bonaventura. Altre saggi: “Apologia contra imposturas Jesuitarum,” “Christiana
et catholica defensio adversus societatem Jesu,” “Opus philosophicum,” “Commentarius
de homine infami personato sub titulis Iocosi Severi Medii,”:Concussio
fundamentorum ecclesiae catholicae, iactata ab Herm. Conringi, “Conringiana
concussio sanctissimi in christo papae catholici retorta,” “Echo Absurditatum
Ulrici de Neufeld Blesa” “Epistola de responsione H. Conringii” “Epistola de
quaestione utrum Primatus Rom. Pontificis, “Principia et specimen philosophiae,
Acta disputationis habitae Rheinfelsae apud S. Goarem, “Organum theologicum”; “Methodus
convincendi et revocandi haereticos”; “De luce mentium”; “Judicium de
catholicorum ei acatholicorum regula credendi, “De atheismo Aristotelis ad Mersennum,
Demonstratio ocularis, loci sine locato:
corporis successiuè moti in vacuo, Bologna, Benatij. Vedi la voce nella
Enciclopedia Italiana. J. Cygan, “Vita prima”, operum recensio et
bibliographia, Romae, “Opera Valeriani Magni velut manuscripta tradita aut
typis impressa, «Collectanea Franciscana», A. Catalano, La Boemia e la ri-conquista
delle coscienze. Harrach e la Contro-Riforma, Roma, Storia, M. Bucciantini, La
discussione sul vuoto in Italia: Discussioni sul nulls, M. Lenzi e A. Maierù,
Firenze, Olschki, A. Napoli, La riforma
ecclesiastica in Boemia attraverso la corrispondenza della Congregazione de
Propaganda Fide, Centro Studi Cappuccini Lombardi, Biblioteca Francescana,
Milano. Relatio veridica de pio obitu R. P. Valeriani Magni, Lione, Ludwig von
Pastor, Storia dei papi, Roma, Treccani Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, M. Bihl, G. Leroy. Ad universam Philosophiam. De Ordine &Jl)lo
Dottrimt. Oftii Theophilc nullum entium affitmiri de alio ente, fed fingula
negari de singulis quae verd affirmantur de entibus non lunt entia, sed
habitudines, quae intercedunt entia. Ego enim illa duntaxat nunc upaui entia, qu3e
per al iquam potentiam pofluni efTe, 6c intelligi, feorfum abomni
alioente. Harum habitudiuum, ut
docui, aliae funtiden: itatise (Tentiae, ut, “Petrus est Petrus”. Alias
identitatis rationis, ut “Petrus est Paulo idem m ratione naturae humanae. Demum
aliac funt efle aut principium, aut ter- n)inumalicuius motus – vt: “Petrus
generat”, “Paulus generatur”. Ex quibus duntaxat potest demonstrari et existentia,
et natura entium.Verum non sunt negligendae reliquae: Ille,enim, qua: referent identitatem
essentiae sive affirmatam, sive negatam, inuoluunt Frequenter niotum nostrae
rationis a cognitione imperfecta, ad perfectionem: v.g huius propositionis,
“Homo est animal rationale”. Praedicatum licec sit identicum subiecto, ipsum tamen explicat
diftin&ius. Qux autem consistunt in identitate rationis, sive affirmata,
sive negata, coordinant cognoscimentum et praedicamenta, et in omni di£lione, iudicio,
ac ratiociatione praetendunt terminos, qui ab identitate rationis, communi
pluribus entibus, denominantur universales. Et licet eiusmodi identitatesr
ationis non inferantur syllogismo, sed cognoscantur sola collatione, seu
comparatione terminorum, cognitorum aut immediate aut mediante illatione: tamen
hae habitudines tum fubeunt illationem, cum ex identitate rationis
affirmata, aut negata de duobus principijsali cuius motus, infertur
proportionalis identitas rationis, inter terminus illorum motuum, v.g. Quae est
ratio entitatis inter Petrum et Paulum, ea eft mter filios Petri et Pauli. Quoniam vero in primo libro de per se notis, per
didboncm connexam ordinavi in cognoscimento, et praedicamentis entia per se
nota: coordinationem graduum entitatis, nomino cognoscimentum, et A per iu* X 2 Vakriani
M. per iudicium conncxum exhibui in clau^diftin &asomnes entiurn per
se notorum pra:cipuos motus per se notos, quorumillos. quos quifquc
confcit in se, ennarraui (atis accurats, inlibro demeiconlcicntia: fupercft, ad
complementum appararus philosophici. exhibere illas propoauioncs. quarum
veritasnon dependeat abentium cxiftentiajeda rarionc a?tcrn^ > et incommutabili,
cuius modi debent cffe i!la?,qutfin syllogismo denominancuc maiores: Minores
enimper se nota propoliciones, exararaz in cra#atu de per se noris, habenc
verit3tem,pendulam ab exifteruia Ennum; v. g. Luna mouetur, qua?, fi
corrumpatur,inducit Falfiratem iliius propofitionis, Ac vero hxc: Id,
quod mouctur, neceiIari6 movetur ab alio : eft vera,tametfi corrumpancuromnia
mouentia et mobilia. Harum vero propofitionum incommutabilium funt
innumera nequecft vllaclfYerentia motus, quaenon sibi vendicetpropiias
vericate'S mcommutabiles: puta has.Id, quod Loco-movetur 5 neccessari6 Loco movetur
ab alio: ld, quod alteratur, necelTari6 alteratur ab alio; U> qnod
generatur, neceflano generatur ab alio. Veium hae omnes deriuanc (ibi
incommutabilitatem ab hac: Id quod mouetur, neccessariu mouecur ab
aho>oporcetergo congercre invnum craclacumillasimfnutabilium,quas nulla
ipccialis pars philosophiae pcrcra&ac, quatenuSjvbiv.g. ventum ficad
tra&a cum de generatione. Ha?c, fd, quod geiif ratur, neceflario generatur
ab alio demonftracurperhanc : id, <juod mouetur, necefl.ui6 mouetur
abalioj quae supponatur dcmon(trata m ipfo vestibulo Philosophia?,ica vc non
fic opus in vllo ratiocir nco repetere demonftiacionem
fadtam. Hiccrgotra&atus comple&iturhas propositiones ajternas, et ir>» commucabiles>in
quas neccirario refoluancur omnes lllacioncs. quas habebir,& habere
poteft vniucrfa philosophia: has nuncupaui Axiomata, et licniiTec denominarc
Maximas, veluc, quac influanc vim iliatiuam propofitionibus
maioribus. Exordioraucemtraclatum ab habitudinibus idcmitatis
elTentiar, deinde profequar illas,quac funt efle pi incipium et ccrminum
motus, casvero, quae funt ex idcncitareracionis, poftrcmo loco commemorabo.nimirum
ilIas, quacafficiunc motum: mocum, in quam, icalem cx quo duntaxar
argumentor entium exiftencias et nacuras. Scd veiitus, nemeusftylustibi
vfquequao^ue probccur, voloprius ^cxcufareilla. qu^forcaflis exiftimabisnofacii
congrua fini,mjcintcdo Obijciturprimo loco oblcuritas, quxfuperec vulgarem
conditionem, j4xiowata S ncm rhilofophantiura. Respondeo, quod obscurafas
obuenit vcl ab obie&o, ve! a ftylo (cribentis. Meum stylum audafter
dico tam darum quam quicflepoifitnatioenimfcribendicum clarirate est mihi
et rcopeccisfima, et familiaris.cxcerum grarulor philosophiae
obfcuriracem ab obie&o,quae aiceac plerofque ab hoc ftudio, qui Reipublica:
vnlius opera,& aecace impendent in agro>in mechamcis^in bcllo et iimilibus
Laudatur pasfim rraditio do&rinae per quarftiones, quae rnouentuc de
(uL,ie&o alicuius fcicnciae>placecque numerata partino earum.Hanc
methodum refolutiuam Ego non adhibeo, fed compofiriuam : Haec enim
exordicur a nonslimis et prarcendens lucem eacenus partam, reuelat semper obfcuriora
: qui verdmouec quxftionem,obijcit tenebras,quas fubmoueac,(olucndo qua^ftionem
propofiram. Uli,qui per qusftiones cradunt lcientiam,ducunt
argumenta ex omnibus locis diale£ticis:Ego proiequor lineam mocus, tfnde
dunraxac infero enrium exiftencias,tSc nacuras,ijsargumcncis, quadola
poflunt efle dcmonftrariua,quarue,adnumerata Diale&icis, digniratem
propriam peflundant Memineris vero, Theophile, argumentum, quod inihi est
demonstrativum, alicui fortasfis vixerit probabile:(untenim plerique, quibus
opus fu pharmaco magis quam syllogismo. Quoniam vero motiu func
fubordinati > demonltrationes anrece- dentesnancifcuntur,maiorem
certitudinem, et euidentiam a lubfeouentibus:fcilicer > exiftencia,&
natura primi mouentis confirmatur iecundis,alijfque fubfequentibus. Hxc conditio
ratiocinancis ex motu,e(t oppofita illi,quae ducitur ex nacura Quanti
difcreci f 6c continui, nam in Mathematicis vix aliqua demonftrationum
anteccdentium pendec a iubfequentibus. Tibiver6,legentimeostra£htus,
occurent frequenter nonnulla amcnegle&a, qiu? tuo iudicio debuiflenc
dici; ied fcuo mehorrere confufionera,vcl minimam,mareriaium>quas fuis
locis deftinaui rra£Undas;Ide6,Licet fciam mulcum lucis acceflurum rci, quam
expono.fi eo loci cognofcacur aliquid,alio loco referuarum, ramen id
fepono,& pra:ftoloL loco congruo do&rinam,qua: no debec
anticipari. Nil pono moieitius obueniet cibi m m ea Philofophia,
quam quod fcpono obiediones manifeftas,dn#as ab exiftencia reru contra
conclufionnsillacasa racionibusanernis,v.g.infero mouentem non pcfle
quietcece in termino trafeuntcqui fu fibi iCqualis in entitate.Cui coclufioni
videcur aduerfan expeucua omniu generaciu fibi fimile in na- A i wraj, -
r" ta....\....^x V zlcriam
M. tttra^fed (tperpendasfolutiones eiufmodi obiedlionurnj facile intelliges
eas^fi anteuertantur, neceflai io (us deque conuerfuras vmuerlam Philosophiam,
fine quarlira evidentia. Ponofi vim a.gumenti conclufionisillataealTequans
facile inteliigcsrcrum exiftennas, &naturas dependcrea
rationeaetcrna.a.rumpra in fyllogifmo.&fupponeslatere aliquid in
entibus concretis,vndecaptas occafionem errorrs. Confulcoabftineoa
quamplurimis, quce alioqum magna contentionecontrouertuncurintei Philofophos,
fi tamenhzc ncghgentu non detrahatfcientia^quamprxtendo :
Commemoroadexempkira differentiam interdiftin&iones formalem*rationis
ratiocinat*e,&modalem.Eiufmodi enim contenrione.splunbus feculis agirarae,
non habent momentum ad veritatcm quaefuam,quod pofcat dispucationern zuternam. Non
infero ex conclusionibus primo illatis, reliquas omnes, qur inferripoflunt
ed illas duntaxatj quae cx ponunt natura mcntis, quoi
fub»jciturratiocinio : immopleraquc rranfilio, quxexdcmonftrati non
obfciueprodcuntinlucem. s :
DemumnouerismenondocererespervocabuIa,fed res, confueta oratione declaratas, significo
per vocabuU vfitata,fi Hippetant, vci adhibeo aha ad placitum
meum. Capvt ir. -dxiomata ex identiutt ejfentiali.
Ursauternpr^miffisaggredior habitudincs identitatfs eflenti». A
Afeddebeopnusaflignarcrationem communem omnibus cnti' bus quatenus
hxc dodnna fit vniuetfal.ffima, Nofti Theophile. fpecierum. quascognolcituri
adhibcmus . jffiW eflc lenfib.les a . as imag.nabiles.ali..
intelligib.tes/ enlib.lcs refeW aliquod lenfib.le.non lolum quod aftu
exiftat.fed et quod fi, p S n t.ffimum fent.ent.: At vero imaginab.les.
&,nrelh#b,lcs r-fe r ..m . J nutum, magmantis &intcllige. Hisnonrolumentia
^uexiftem praefenua.fed abient, a,pr^erita,futura,poffib,), a, ac dcmum
ab ft ra Exphcaturuserg Rationem communem omnibusentibus eim
affignaredebeo. quxaffirmetur deentibuspr. sentibus affirmVk dc
pwtcri^affirmabitur defuturis, affirmaretur de poflibSus^f!
Tcnirenc X jixiomata S venirent ad a£tum,qu#ue
affiimatur de his, qux inrelliguntur, abftrahendoabimentione praeteritorum praefentiumjfuturorum^
ac poflibilium. Dicoigitur Ensefleid, quod exerceta&um eflendi,
vt v.g amans c(l id,quod exercet adtum amandi: Ctrm cogito Theophilum,
coguo id ; quod cxercet a&um eflendi Theophilum. Leo exercet
a&umelfendi Leonem et quodlibet entium exercct a&urn eflendi
feipfum,fecundum praecifam entitatem vniufcuiufque, ita vt Ego, quinon
fuin Theophilus, non poflim exercere a&um eflendi Theophilum: nec
Leo poteft exercereadtum eflendi hominem. Qnaproprer ratio, communis
omnibus entibus, abftrahit ab omni fpeciali exercitio entitatis : ita vt
nuila fit,aut poflit intelligi communis omnibuscntibus, quam quae
nuuraliter concipuur ab omnjbus, quaeue habetur in ipfo communi
vocabulo.£«i:nimirum.id.quodaaumeflendi autexercet, autexercuit,aut
exercebit,aut potelt exercere,concipitur vt Ens, quod aut eft, aut
fuit,aut ent,auc efle poteit. Seclufa (citra negadonem ) omni praecisa rationeentitatis
vllius. Itaque id, quod non exercet actum eflendi, non est ens. Pneterita non (unt.fed fuerunt entia. Futura non
sunt/ederuncemia. PofTibilianonlunt/ edpofluntefle entia, &confequentcmil
ho r»meflens. Ens vero abftraftum ab intentione praefentis, prarteriti,
futuri, &C posfibi!is,denotat praedicata cflentialia Entis,mter, quae
nil eflentialius ipfo exercitio eflendi. Porio Gntiopponicur Non
Ens,quodeft inintelligibile noncomteIle&o Ente: quienimdormiensnilomnium
cogitat, non ideointclligit Non-Ens,quia nil entitim intclligat. Qm autem,
int?Heclo Ente,intelligitnilcfletefidui,tiensccirecab aaueflendi,
isdemum intclHgit, feucogitatNon-Ens. Quaproptcr dico, Rationem,
communem oronibus enubus, elie Rationcm Non-Entis, fi, poiitiua intelleaione,
intellicatur sublata: scilicet Non Ens est ens coguatum, vt ceflauit ab
a&ueflendt vel qua tenusnonvcnita4 aaumexiftcndi. VerumNon-ens
habetfuasd.tfcrentias,& quidcm plures.has pcr ordinem narrabo, exorfus a
mimma Nonentitatcvfquead maximam. Lapis, cxpeiscaloris,noneft
calidus, arpotcftcalcre, fceatenusdi<icorcaiidiKin pocentia. Eflcensin
potcntia cft minimus gradum M. Nan-E ntitatis:nam id,dequo
negatur caIor,eftens,tametfi Non-ca* lor fit Non- Ens:non tamen lapidi
cfl mcrum Non-Ens, quandoquidem lapis potcft efie cahdus. Lapis non eft
vifiuus colorati,nec poteft efle vifiuus : Non eflr vifiuum.nccpofleefle
vifiuum,eft Non Ens:at verd h*c negatio pocen* i\x vifiua?, eft de
lapide^qui eft pns;ita vt, lapidem non efle vjfiuum, non fic mcrum
Non-Ens. Socrates ccrto certius generabit filium; quifilius eft Non-homo:
non tameneftfic Non-homo.vtfunt Non homines illi, qui nonerunt. Sed est homo futurus.
At vero sunt alh, qiuceflcpoflunt.ncc tamenerunc;quotfunt animantium,quotex
hominibus,qui poflent gcnerarcfilios. ncctaracngcncrabtint? Haccnon funtcntia
fucuta, fed denominantur posfibilia,qua: magis recedunt ab entitatc, quam
quod sunt futura. Entibus possibilibus proxime accedunt entia
prastcrita : haec enim fic non funt,vt nequeant efle ; nec tamen
deficiunc ab omni encitatc, quandoquidem fuerunt aliquando.
Denique illa quae neqne (unt,ncque erunt ; neque fuerunt, nec esse
pofliint videntur esse mera non entia.-puta corpus re&ilincum biangulareiid
enim imposfibilc eft eflc, fuifle,aut fore. Non-cntium autem quaedam
intelliguntur oppofica negatiue alicui cnti prxcifo,ac fignato. Vnicum
vero Non-Ens incclligicur oppolitum negative omnibus entibus absolutc
confideratis Si ribi oppono ncgatiu Non-Ens,id Non entitatis,nuncupatur
Non-TheophiiusCuiulmodi fonr Non-Pcti us, Non-hic Leo, et a!ia innumcia.
Non- nsautcm oppofuuiuomnibusenribus.abfolutcconfidcratis nun
cupatur nihil. Porro intell.gereaut confiderare prxfata Non ! Entia
cftcautelaamulnphcibus, grauis fimifquecrroribus. proucnicoiibus ex confufa
sub.eaione, et predicationc huiulccmodi Non-Ennunv a quibus tibi caucbis
haud d.fficulcer, f, nouucris accurat8 . qu* (uh * lungo. iUU V.x est aliqua
differentia non cnritntis, qaamnon folcamus aut Lapis non est, fc J potcft
eflc calidus,' d nuncupatut E W in potcn cun L d U P m g Td. eft P 0 linsi posfibncfc. Anti
Jlxionuts Antichristus efl furuius, dicitur Ens fumrum. Filiusi ; em non
cognituri mulierem, dicitur ensposfibile. Abraham fuit homo dieitur Ens praereritum.
Corpus reiiilineum biangulare dicitut Ens abfolute imposfibile
Non-Theoph:Ius dicitur Negatio vniuscntis. Nihil, dicitur, Ncgario omnium
entium. Porr6 nil horum por eftcfFc< aut subjectum aut praedicatum
reale, fi exciptas ens in potentia, et ens imposfibile secundum
quid:Iapis enim, quiaftirmaturcaIidusinpotentia, quiue abfolute negaturviftuus. Eft ens. Cetctum nil cntis eitquod fubijcias
reliquis Non-entibus, quod per singular exempla demonstro. Anti-Christus
est futurus. Anti-Christus stat loco subiecti, qui in eadem propofulone supponitur
Non- ens,cum aiTeratur futurus. quocirca fubiedtum illius propofitionisnon est
ens. Eadem est conditio huius. Filius Petri, non cognituri mulierem, est
possibilis. Scilicet subjectum illius propofuionis non est ens, sed poteftetfe
ens, vt fupponitur, haec etiam Abraham fuit Homo: Habet fubiectumj quod fuppomturnoncfie,
fed fusse Ens : dc naum ifta: Corpus reSiIineum biangulare eft
imposfibile, non fu bijcit en<\ cum in ipfa propositione afteratur non
folum Non ens.led Sc cfie imposfibi)e,quod fu cns:Cauebis crgo ubi a multiplici
er rore,fi lupra didum confuetum modum enuntiandi ndh:beas
conlcius,ennumerata fubie&a di&arum propofitionum non erte entis. His
ergo eatenus explicaris, staruo primas propositiones universalissimas formatascx
Ente& Non ente, abftradasab omni difterentiaentitatis. Vidcote'1
heophiIum,&tuaccuratcin fpecT:us enuntias v.gde te ip(o,quodfis
coloratus, quod fiscerta figura determinatus, quae propositiones non sum illatae
l et tamen dependent a te, ut a termino simpliciterdiiao.quiaccurareinfpeaus de
se enuntiar prasrata, et aha eiufmodi. Verum hoc loco non ccnfidero
habitndmcs, quarinterccdunr terminos realiter diftinaos, sed eas duntaxat, quas
nos comminifcimur inter ens, relatum ad lemet ipsum, et ad non
ens, cumcnim priroum, quod obiediue cadit in mentcrn nostram, fitcns, ftlfl
M. fit Ens, fiid simpliciter dictum, seu apprehensum, referarur ad femet ipsum,
fefe pertinacifiime enuntiat, acrepetit Ens. Unde habemus hanc propositionem.
“Ens est ens.” Qux est prima omnium per se notarum incommutabilium, non solum
quia non sit lllata sed etiam quia non sit enuntiata, aut exarata abaho
termino simpliciore, a nobis accurate in(pe&o. Ex hac propositione habetur
haec. “Non ens est non ens.” Quae est notisima, citra ullam illationem:
ignorarem tamen illam fi nelcirem hanc Ens eft ens. Porro quod
ensfit ens,^£quipollere videtur huic. Ens est se ipsum. Hinc vero
fubinfero alias propositiones:Vnam ex eo, quod ens est ensi in numeras ex
eo, quod ens sit se ipsum vfic ergo argumentor; Hoc, “Ens est ens.” Ens
vero est impossibile, fit Non-ens: Ergo hoc ens non est Non ens. Hoc
Ens est se ipsum: ld autem, quod est se ipsum, impossibile est sit ullum
aliorum entiu. Ergo hoc ens non est ullum aliorum entium, scilicet: Hoc: “Ens
non est ens”, nunc upatum A.nequc ens nunc upatum E, neque vJlum
aliud, ex omnibus,quae exiftunt. Quoniam vero enri, vniuerfalisfime
confiderato, licet fubfumere quotquot funt entium cxiftentium6c
exindeformare propofitiones, et ilIanones, prasfatis analogas, uno
exemplo commonstro, ut ld fiat. “Theophilus est Thcophilus.” “Theophilus est
se ipsum.” Hmc fic argumentot “Theophilus est Theophilus” Id quod eft Theophilus
imposfibile eft. sit simul non Theophilus. Ergo Theophilus non est simul non
Theophilus.” “Theophilus est se ipsum.” Id, quod est se ipsumi impossibilc est,
sit vllum ahorum cntium. Ergo Theophilus non est vllum nlioium cncium.
Scilicet Theophilus non ctl Pctius; non hic Lco, non hic lapis,
non vllumaliorurn cntium. Quoddixidc Theophilo, idv erificatur de
quocunquc alioente, quo Axiomata quomodo libet confidermo. v.g.
Ens ad tu est enfac5 Hi ; est re ipsum. Ens m porcnua,cft cns in porcntia, elUe
iplum. i. urrens elt curtens, est se ipsum. Quin iramo aufim
diceie Non ens eft non-ens.est se ipsum. Sic enim argurnentor
Non-Ens est non-ens At Non-ens est impossibile fu Eus Ergo Non ens
non est Ens. Non Theophilus est non Theophilus, At non Theophilus est impossibilc
quod sit non-ens, aliud anon Theophilo. Ergo Non-Theophilus non est non-ens, aliud
a non-Theophilo. Neque bexiftimes harum propositionum luillum ef cvsum in
Philosophuv. tu iple ex pericris freqnent! flimum, £ximiumque solatium
ex-cuidentiflima incommutabiluatehuiul modi propohuonum: faepius enim infertur
condufio tam recondita, tantique momenti in PHILOSOPHIA, vt trepidi exhibeamus
noftrum aflinfum. Verum conie&i incam necessitatem qucc nos compellat,
aut aflentiri illatfe conclusionem, aut negare ens esse se ipsum, inttepidi
aflentimur illatae conclufioai. Ni> Haenimeftillatio, quae
vimillatiuaranon fibi derivet ab hacptopofuione. “Ens est ens.” Id uno syllogismo ostendo Luna loco movetur Id,
quod-loco mauetur, neceflari61oco-inoiieturabaHo: Ergo luna Loco movetur
ab alio. Quod Locob meueatur, cernisoculocorporali, quod vcro Ens loco-motum
incommutabiluer moueatur ab alio.cernis oculo mentali. lraque pr^bueris assensum
duabus illis prasmiflis, et tamen trepides affeiuui conclusioni, cogeris
praebere affcnfum, fi animaduertas, ex negata conclusione, et conceflis premissis
necessario sequi, Lunam simul moveri et non moveri. Quod moveatur supponitur
in minore: quod loco morum neceflario moucaturabalio,concediiurin maiore.
Ac impossibile
est junam moueri Localiter, et non moueri locabiliter, si non sit possubiIe,
Ens simul esse ens, et Non-ens.id sctb est impossibilccum ens necessario sit
ens. Hoc confirmatio cuiuscunque illationis dicitur a Philofophis
probatio pet impossibile Itaqueens quod cunquc simpliciter dictum fefc ex
erit in propositionem hanc identicara. I o VtUrUni Mtgni Ens est
Ens; Ens est se ipsum Ex quibus citra illationem habemus has, “Non ens est
non ens.” Non-Hns.eft fe ipsum I:x quibus qualitcrcunqjtc
ratiocinando habcmus has, Ensnondt Non Ens Non Ens non eit
ens Habes ergo Theophilo ex rarione, comrauni omnibus entibus, unam
primam, vniuet falisfimamque propolirionem, incommutabilem, per se notam, ex
qua ratiocinando intuli alias. At vero nulla cearumillationumfunr reales, quandoquidemhabitudo,
aut affirmata, aut neg3ta, non est realis. Negata non est realis, quia
non negatuc habitudo vlla, sed ipsum Ensdealio ente: Habitudo autem non est affirmata
non est realis.-nam termininon sunt realiter distin- ens cthpraratae
enim habitudines affirmatae, funt habitudines identitatis, inquibusens,
vt fubijcitur, non diueifificatur afe, vt praedicatur. lllx enim propolirones,
quas in Logica denominavi identicas, non fuiil i eales, immo nec sunt
propofuioncs, sed dnftiones. Ut enira is, qui dicit, fecernit ens dictum
a rdiquis entibus, fic qui statuit lllud ipsum Ens clTe se ipsum et: non esTc
ullum aliorum entium, concipic ens catenus cognitum, velut sit indiuisum
in fe,& d uifum ab alijs, jicl vero nolTe de aliquo cnte, est dicere
ens illud. Non tamen inuoluo dictioni mdicium, fcdaio, iudicium de illis propositiombus
non esse realcjecquidem icio eiufmodi affirmationes et negationes elle notitias
intellectuales entium,cognitorum infra intelledioncm ed hanc distinctionem
reieruo in alium locum. Grice e Grice,
Grice ha Grice, Grice izz Grice, Grice hazz Grice. Valeriano Magni. Magni.
Keywords: implicatura. Luigi Speranza, “Grice e Magni: ‘Paolo e Paolo: assiomi
e principi metafisici” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Maierù: la ragione
conversazionale – la scuola di Roma -- filosofia lazia -- filosofia italiana --
Luigi Speranza per il gruppo di gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool
Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Lessico
intellettuale europeo – Terminologia logica della tarda scolastica – centro di
studio del C. N. R., Ateneo Roma. Secondo le norme del lessico intellettuale europeo
il saggio di M. è stato sottoposto all'approvazione di MAURO (si veda) e GREGORY
(si veda). M esprime la sua gratitudine al prefetto della biblioteca apostolica
vaticana e ai direttori delle biblioteche angelica, Casanatense, nazionale centrale
Vittorio Emanuele II e Universitaria Alessandrina di Roma; Ambrosiana di
Milano; dell’archiginnasio di BOLOGNA; Padova; Marciana di Venezia; Corpus
Christi, Cambridge; della Biblioteka Jagielloriska di Cracovia; della
Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt; della Bodleian Library di
Oxford; della Bibliothèque Nationale di Parigi; della Oesterreichische
Nationalbibliothek di Vienna. Deve alla loro cortesia se lei è stato possibile
utilizzare i fondi manoscritti o a stampa sui quali è stato condotto il lavoro.
Ringrazia di cuore MINIO-PALUELLO (si veda), che lui ha fornito preziose
indicazioni relative alla traduzione boeziana degl’elenchi sofistici; Pinborg,
che ha messo a mia disposizione le notizie da lui raccolte su Maulevelt; MAURO
(si veda) e Dazzi, che hanno avuto la bontà di leggere e discutere con M. il
manoscritto. E ancora Zafarana, Crapulli, Bagliani, e Stabile. Un
ringraziamento particolare vada a GREGORY (si veda), che ha indicato M. un
metodo e lui ha aiutato costantemente e conctetamente durante la preparazione,
la stesura e la stampa del saggio. Senza i suoi consigli e il suo
incoraggiamento non avrei potuto superare le non poche difficoltà incontrate.
Spera che i risultati non siano del tutto inadeguati alla fiducia accordatami.
Roma. Nel corso dell’esposizione sono utilizzati i seguenti simboli: CP a D',
‘G’, ‘1°, ‘5 variabili proposizionali; ~ “non,” segno della negazione (~p, P);
‘3° «se... allora», segno dell’implicazione (p > q); «e», segno della
congiunzione. In genere è omesso. pq si legge: “p e q”; «0 », segno della
disgiunzione (pvg); = « equivale », segno dell’equivalenza (p = g). Per quanto
riguarda le citazioni di testi, si noti: dei testi tratti da manoscritti o da
antiche edizioni sono state normalizzate le grafie secondo l’usus scribendi del
latino classico; si è unificato l’uso delle parentesi per tutti i testi
(compresi quelli ricavati da recenti edizioni); le parentesi acute, ( )m indicano
sempre integrazione. Le parentesi quadre, [ ], indicano espunzione, o includono
una frase o un rimando utile alla comprensione del passo in esame. Gli studi
dedicati alla storia di quella parte della filosofia del linguaggio detta ‘dialettica’
dimostrano che l’insieme delle dottrine fiorite nella storia non può essere ricondotto,
puramente e semplicemente, al patrimonio ereditato dagl’antichi romani. Possiede
una propria autonomia e una fisionomia ben definita. È vero però che ciò che i filosofi
hanno elaborato non è spiegabile senza tener conto dell’eredità degl’antichi. Proprio
per questo, qualsiasi tentativo di delineare una storia anche parziale dei
concetti di filosofia del linguaggio deve prendere le mosse da un esame di
quanto i filosofi hanno ricevuto dall’antichità. Ricorderemo quindi,
brevemente, i filosofi italiani e i testi di logica antica noti nel medioevo
italiano. Cfr. Bonner, Medieval logic: an outline of its development, Chicago, Moody,
Truth and consequence in logic, Amsterdam; Bochenski, A history of formal logic,
trans. and ed. by I. Thomas, Notre Dame, Ind; W. and M. Kneale [citato da H. P.
Grice], The development of logic, Oxford – originally, ‘The Growth of Logic,’
an Oxford seminar. Si tralascia qui di ricordare e discutere opere come quella di Prantl,
Geschichte der Logik im Abendlande, Leipzig, utile per le notizie che fornisce
ma superata nell’imposizione. Di essa esiste una traduzione parziale con il
titolo Storia della logica in]. Maestro di logica per eccellenza è Aristotele.
La sua autorità è incontrastata. Con le sue affermazioni i filosofi fanno i
conti anche quando si è ormai operato un notevole distacco dalle posizioni
aristoteliche. Il complesso di opere aristoteliche che va sotto il nome di organon
-e cioè, “Categorie”, “De interpretatione” – su cui H. P. Grice ha datto seminari
publici a Oxford con J. L. Austin e J. L. Ackrill e J. O. Urmson --, primi
analitici, secondi analitici, topici ed elenchi sofistici – ma non la Retorica
o la Poetica, o Dell’anima --, a mano a mano che è conosciuto nelle sue varie
parti, è utilizzato e assimilato grazie a un’assidua ‘lettura’ nelle scuole,
especialmente al primo studio europeo a BOLOGNA, fondato in 1201. La storia della filosofia del linguaggio è,
per molti aspetti, la storia della penetrazione e dell’utilizzazione delle
opere dello Stagirita. Accanto alle dottrine aristoteliche sono da ricordare
quelle del “Portico,” -stoico-megariche. Esse hanno operato in modo meno
scoperto, grazie alla mediazione di BOEZIO (si veda), soprattutto, specie per
quanto riguarda la dottrina delle proposizioni ipotetiche e dei sillogismi
ipotetici, del resto sviluppate anche, nell’ambito della scuola del ‘Lizio’ aristotelica,
da Teofrasto e Eudemo. Ma per comprendere l’ ‘evoluzione’, p unita
longitudinale della filosofia del linguaggio e la posizione storica di certi
problemi è necessario tener conto, oltre che dei contributi dei due grandi
filoni della filosofia del linguaggio ricordati, anche di altri autori e testi
che hanno avuto notevole importanza per la conoscenza e lo studio delle
dottrine. Innanzi tutto, oltre alle opere retoriche, vanno segnalati i “Topica”
di CICERONE (si veda). Poi, il “De Interpretatione” attribuito ad Apuleio di
Madaura che, con le sue due parti dedicate rispettivamente allo studio
dell’enunciato e [del Occidente -condotta da LIMENTANI (si veda), Firenze).[Sta
in Apuler Mapaurensis Opera quae supersunt, De pbilosophia libri, Liber De
interpretatione, ed. Thomas, Leipzig. Per questo testo si veda Sullivan,
Apuleian Logic. The Nature, Sources, and Influence of Apuleius's De
interpretatione, Amsterdam] 11 sillogismo categorico, è stato a lungo il
manuale su cui si sono formati i filosofi. Ancora, l’Isagoge di Porfirio,
dedicato ai predicabili o quinque voces -genere, specie, differenza, proprio e
accidente -che, nelle traduzioni di VITTORINO (si veda) e BOEZIO (si veda), è
stato sempre ben noto e diffuso e ha fornito ai filosofi la formulazione del
problema degl’universali, che infatti prende le mosse dalle parole del proemio.
Inoltre, le opere enciclopediche di Marciano Capella (De Nuptiis), Isidoro (Etymologiarum
sive Originum), dedicate alla sistemazione delle nozioni fondamentali delle
arti liberali e che riservano quindi una parte alla grammatica, la dialettica e
la retorica, riprendendo dottrine aristoteliche mediate prevalentemente dal De
interpretatione attribuito ad Apuleio, almeno per quelle che si trovano in
esso; il Liber de definitionibus di Vittorino; le opere di Boezio, siano esse
le traduzioni di tutto l’Orgaron di Aristotele o di Porfirio, siano commenti
alle opere di Aristotele (uno alle Categorie, Si veda la trad. di Boezio in
Categoriarum supplementa, Aristoteles latinus, ed. L. Minio-Paluello adiuv.
Dodd, Bruges; i frammenti della trad. di Vittorino; v. la posizione del
problema degl’universali. Martrani Minner Fericis Capellae De nuptiis
Philologiae et Mercurii, ed. Dick, Leipzig; Cassiopori Senatorris
Institutiones, ed. Mynors, Oxford; Isidori Episcopr Etymologiarum sive Originum,
ed. Lindsay, Oxford. L’opera è edita tra quelle di Boezio in P. L. In
Categorias Aristotelis libri quatuor, P.L. Per l’ipotesi dell’esistenza d’un
secondo commento cfr. P. Hadot, Un fragment du commentaire perdu de BOEZIO sur
les Catégories d’Aristote dans les codex Bernensis, Archives d’histoire
doctrinale et littéraire] due al De Interpretatione?) o a Porfirio (due
commenti), o, ancora, ai Topica di CICERONE (si veda), siano monografie
(Introductio ad syllogismos categoricos, De syllogismo categorico, De
syllogismo bypothetico, De differentiis topicis, De divisione). Sono opere che
fissano una terminologia (che alla lunga soppianta quella di CICERONE e di
Apuleio e s'impone definitivamente) ed offrono ampio materiale per
l’approfondimento delle dottrine di filosofia del linguaggio. Infine, un’opera
anonima, Categoriae X, uscita forse dai circoli temistiani (MINIO PALUELLO l’ha
edita di recente sotto il titolo di PARAFRASI TEMISTIANA nell’ARISTOTELE LATINO,
‘lanciata’ da Alcuino, il quale forse per primo l’attribuì ad Agostino, con
un’edizione dedicata a Carlo Magno. Sono da ricordare ancora i Principia
dialecticae attribuiti ad Agostino, il De doctrina christiana e il De ordine
certamente di Agostino, più per lo stimolo fornito dall’autorità d’Agostino
allo studio della dialettica, della quale egli sottolinea spesso l’importanza
in quelle opere, che per un effettivo contributo dottrinale (esso, comunque, è
di matrice del PORTICO. Anic Mani Severini BoertHm Commentarii in librum
Aristotelis IIEPI EPMHNEIAXZ, rec. Meiser, ed., Lipsiae; Anrcrr Manti Severini
Boethii In Isagogen Porphyrii Commenta, rec. Schepps-Brandt, Vindobonae-Lipsiae.
In Topica di CICERONE commentariorum, P.L. 64, 1039D-1174B. 1? Introductio ad
syllogismos categoricos, P.L.; De syllogismo categorico libri duo; De
syllogismo bypothetico; De differentiis topicis; Liber de divisione. Cfr.
Ryk, On the Chronology of BOEZIO Works on Logic, Vivarium. Cfr. Anonymi Parapbrasis
Themistiana, PsEUDO-AUGUSTINI Categoriae decem, ed. L. Minio-Paluello,
Aristoteles latinus, Bruges. Cfr. P.L.; cfr. ora De doctrina
christiana, recensuit et praefatus est Green, Vindobonae. Cfr. P.L. Questo patrimonio
di testi e di dottrine non e tutto utilizzato nei vari periodi. Mentre la
cultura filosofica è dominata prevalentemente dai manuali ricordati, e
segnatamente dall'opera di Isidoro, Alcuino, per scrivere la sua Didlectica,
utilizza un corpo di testi comprendente Isagoge, Categoriae X, De
Interpretatione dello ps. Apuleio e il primo commento di BOEZIO al De
interpretatione. Nel successivo si diffondono, oltre all’opera
pseudo-agostiniana Categoriae X che lascia in ombra quella originale di
Aristotele (pure non ignota), il De Interpretatione dello ps. Apuleio,
l’Isagoge, il De interpretatione di Aristotele, i Topica di CICERONE e il De
dialectica dello ps. Agostino. Intanto, cominciano a diffondersi gl’altri
commenti di BOEZIO e tutta l’opera di Boezio (traduzioni, commenti, monografie)
s’afferma decisamente: la 1? Cfr. praefatio a De interpretatione vel
Periermenias, ed. L. Minio- Paluello-G. Verbeke, Aristoteles latinus, Bruges-Paris;
il De dialectica di Alcuino è in P.L. Una prima sistemazione dei dati relativi
alla diffusione di questi testi è in A. VAN pE Vyver, Les étapes du
développement philosophique, Revue belge de philologie et d’histoire. Per la
diffusione delle Categorie d’Aristotele, cfr. gli studi di Minio-Paluello: The
Genuine Text of BOEZIO Translation of Aristotle’s Categories, Studies; The Text
of the Categoriae: the Latin Tradition, The Classical Quarterly; NOTE
SULL’ARISTOTELE LATINO MEDIEVALE, Rivista di filosofia neoscolastica. Oltre
alla praefatio alle Categoriae vel Praedicamenta, ed. L. Minio-Paluello,
Aristoteles latinus. Cfr. L. Minro-Paluello, praefatio a De interpretatione. Per
la diffusione del De interpretatione, cfr. Isaac, Le Peri Hermeneias en
Occident de BOEZIO ed AQUINO. Histoire littéraire d'un traité d’Aristote, Paris]
sua influenza dura praticamente incontrastata. In questo periodo si rafforza e
consolida una tendenza, affiorata già nei secoli precedenti, a raccogliere in
un solo manoscritto più opere destinate a coprire un ampio arco di dottrine
logiche e perciò poste a base dell’insegnamento. Un gruppo di tre opere,
Isagoge, Categorie di Aristotele e De interpretatione, circola stabilmente
insieme; ad esso si affiancano le opere di Boezio, e soprattutto le monografie
De divisione, De differentiis topicis, De syllogismo categorico e De syllogismo
bypothetico che, insieme alle tre opere ricordate, costituiscono i septem
codices posti da Abelardo alla base delle sue esposizioni di logica. Altre
opere, come il De Interpretatione dello ps. Apuleio e i Topica di CICERONE,
sono oggetto di lettura. Ad esse si e intanto affiancato il Liber sex
principiorum, esposizione di sei categorie -principia: azione, passione,
quando, dove, situazione, abito) che integra quella di Aristotele, che ad
alcuni di questi temi non ha fatto molto spazio. Il Liber risulta composto da
uno o due frammenti di un’opera riguardante la expositio delle Categorie di
Aristotele dovuta ad un anonimo autore. Intanto nelle scuole cominciano a
penetrare le altre opere di Aristotele tradotte da BOEZIO e tutte tradotte di
nuovo dal î Cfr. per tutti, L. Minro-Paluello,
Les traductions et les commentaîres aristoteliciens de BOEZIO, Studia
Patristica, e Chenu, La théologie, Paris
(Aetas Boetiana). Cfr. Perrus AsarLarpus, Dialectica, the Parisian Manuscript by Rijk,
Assen. Ch; L.
Minio-PALUELLO, Magister Sex Principiorum, Studi Medievali. Per la storia della
cultura IN ITALIA nel Duecento e primo Trecento. Omaggio ad ALIGHIERI (si
veda). Il testo (AnonvMI Fragmentum vulgo vocatum Liber sex principiorum) è in
Categoriarum supplementa,; si veda 13 e — mem greco specialmente ad opera di
Veneto; Abelardo ha conoscenza degl’elenchi sofistici e dei primi analitici; i topici
(già però in parte noti ad Abbone di Fleury, Gerberto d’Aurillac e Notkero) e
gl’elenchi sono utilizzati da Adamo Parvipontano nell’Ars disserendi; Giovanni
di Salisbury per primo dà notizia dei Secondi analitici, venuti in circolazione
ma non ancora normalmente in uso a Chartres. Tutte queste opere sono già
oggetto di lettura a Parigi. Si ricostituisce allora il corpus delle opere
logiche di Aristotele, con o senza aggiunta di altre opere. Si denomina ars
nova il complesso di opere aristoteliche di recente acquisizione -Primi e
Secondi analitici, Topici ed Elenchi --, mentre con l’espressione quivi la
praefatio dell'editore; l’opera è in capitoli. Uno tratta della forma, cinque
delle prime cinque categorie ricordate, uno dell’habitus, uno de magis et
minus. Su Veneto, cfr. i contributi di L. Minio-Paluello: Giacomo VENETO Grecus,
Canonist and Translator of Aristotle, Traditio. Note sull’Aristotele latino
medievale, Filosofia scolastica; Veneto e l’aristotelismo latino, in Venezia e
l'Oriente fra tardo medioevo e rinascimento, a cura di PERTUSI (si veda), Firenze.
Cfr. M.T. Beonio BroccHieri Fumacatti, La logica di Abelardo, Firenze. Cfr.
Mio-ParueLto, Note sull’Aristotele latino medievale, Rivista di filosofia
neoscolastica, Cfr. Minro-PaLueLro, Adam of Balsham Parvipontanus and his Ars Disserendi, Mediaeval and
Renaissance Studies, Joannis SarissERIENSIS Episcopi CarnoTENSIS Metalogicon, rec.
Webb, Oxonii. Sui programmi di studio a Chartres e a Parigi cfr. Isaac; in
generale, cfr. GRABMANN, Aristotele, Mediaeval Studies, ora in
Mittelalterliches Geistesleben, Miinchen. Cfr. Minio-PaLueLLO, Magister Sex
Principiorum: il ars vetus si designano i testi in uso da tempo, anche se, in
seguito, l’espressione viene usata dai filosofi a designare prevalentemente le
tre opere: Isagoge, Categorie, De interpretatione, alle quali risulta quasi
sempre aggiunto il Liber sex principiorum. Queste sono, in sintesi schematica,
le linee storiche dell’acquisizione del patrimonio logico da parte dei filosofi.
Ma essi, mediante un assiduo studio e commento dei testi, giunsero ben presto a
elabotare gl’elementi fondamentali di un corpo di dottrine. Due contributi
dottrinali sono decisivi in tal senso. Da una parte, la dottrine della
GRAMMATICA RAZIONALE O FILOSOFICA, raccolte da Donato nelle Artes grammaticae e
da Prisciano negli Institutionum grammaticarum libri, sono oggetto di studio e
di commento, diventano testi di scuola e vengono distribuiti secondo criteri scolastici.
Di Donato si legge l’Ars zizor, l’Ars maior -libri primo e secondo dell’ Ars
maior -e il Barbarismus -libro terzo dell’Ars maior. L’opera di Prisciano è
divisa in Priscianus maior (comprendente i libri I-XVI degli Institutionum
grammaticarum libri) e Priscianus minor (libri XVII-XVIII). Tra i commentatori
di Prisciano corpus aristotelico ricostituitosi circola in due forme, la FORMA
ITALIANA (o italo-germanica), senza l’aggiunta di opere di Boezio, l’altra
francese, che ha in più il De divisione e il De differentiis topicis di Boezio.
Cfr. Aristoteles latinus, codd. descripsit Lacombe, in societatem operis
adsumptis Birkenmajer, Dulong, Aet. Franceschini, pars prior, Roma. Prosi Donati Serva
qui feruntur De arte grammatica libri, ex rec. Mommsenii, in Grammatici latini,
ex rec. Keilii, Lipsiae: Ars minor, Ars maior, Prisciani GrammaTICI
CAESARIENSIS Inustitutionum Grammaticarum libri XVIII, ex rec. Hertzii, in
Grammatici latini, cit., Lipsiae. Cfr. Roos, Die Modi significandi des Martinus
de Dacia. For- occupano un posto di rilievo Guglielmo di Conches e Pietro Elia.
Ma l’approfondimento delle dottrine grammaticali è stato possibile grazie alla
filosofia di Aristotele mediata da Boezio (compreso il Boezio degli opuscoli
teologici). Il secondo contributo è rappresentato dall’inserimento delle nuove
opere di Aristotele e soprattutto degli Elenchi sofistici nell'ambito
degl’interessi logico-linguistici in sviluppo. Gli Elenchi, commentati a
Costantinopoli da Michele di Efeso, tradotti e commentati da Giacomo Veneto,
rappresentano in Occidente il contributo di Aristotele e della tradizione greca
e bizantina mediata dal Chierico Giacomo alla chiarificazione dei problemi che
traggono la loro origine dall'uso equivoco delle parole nel discorso. Essi sono
il primo dei testi nuovi di Aristotele ad entrare in Occidente, e innanzi tutto
IN ITALIA, per poi passare in Francia, dove e già in atto lo sviluppo delle
dottrine logico-linguistiche, e quindi nel resto d’Europa. Lungo tutto questo arco,
da un lato l’analisi delle parti del discorso proposto dalle grammatiche di
Donato e di Prisciano, dall’altro l'indagine sui termini di cui si compone
l’enunciato, quale è nel De interpretatione e nei commenti boeziani ad esso,
contribuirono a individuare alcuni temi, che vanno da quello della vox a quello
della SIGNIFICAZIONE (SEGNO) e della consignificatio, dall’indagine sui
rapporti tra piano della realtà, piano mentale e piano [schungen zur Geschichte
der Sprachlogik, Beitràge zur Geschichte der Philosophie, Miinster
W.-Kopenhagen. Cfr. Minio-Paluello, Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino; Rrjk,
Logica modernorum. A Contribution to the History of Terminist Logic, On the
Theories of Fallacy, Assen; un bilancio del contributo grammaticale e del
contributo proveniente dalla dottrina delle fallacie si trova in In, Logica
modernorum, Il, i: The Origin of the Theory of Supposition, Assen] linguistico a quello, più complesso, tra oratio ed
enuntiatio da un lato e realtà SEGNATA – SIGNIFICATA -e intelletto che compone
e divide i concetti espressi dalle parole, dall’altro. Fino all’articolazione
dei termini componenti l’enunciato in categoremi o parti significative,
soggetto e predicato, e sincategoremi, particelle consignificative o operatori.
Dottrine semantiche ed enucleazione di strutture rilevanti da un punto di vista
sintattico sono ben presto sistemate in appositi trattati de proprietatibus
terminorum, detti anche parva logicalia in relazione alle dottrine propriamente
aristoteliche rappresentanti per eccellenza la logica, e che nel nuovo genere
della letteratura logica, le summulae, fanno seguito ai trattati nei quali le
dottrine aristoteliche sono riassunti per la scuola. Ma, contemporaneamente, ci
si dedicò allo studio dell’inferenza logica, elaborata a partire dagli stessi
testi aristotelici — Primi analitici e Topici — e da elementi del PORTICO. Si
comincia a parlare delle conseguentiae e si avvia la costituzione di dottrine
della logica degl’enunciati che trovarono posto in trattati autonomi. Questo
corpus di dottrine, appartenenti sia alla logica o CALCOLO DEI PREDICATI che
alla logica degli enunciati, è designato con l’espressione logica moderna, o
logica modernorum, mentre logica antiqua è detto l’insieme di logica vetus e di
logica nova. I trattati più significativi nei quali si concretizza la logica modernorum
sono i seguenti [Cfr. In Arist. Periermenias; e ancora DE Rijk, Logica
modernorum, Cfr. I.M. BocHENSKI, De consequentiis Scholasticorum earumque
origine, Angelicum; ma si vedrà con profitto di BòHNER, anche Does Ockbam know
of Material Implication, Franciscan Studies, ora in Collected Articles on
Ockbam, ed. Buytaert, Louvain-Paderborn. Una prima sistemazione in BòHNER,
Medieval Logic, Proprietates terminorum: studiano i vati categoremi, e
comprendono: de suppositionibus o dottrina della funzione di un termine che
occorre in una proposizione in luogo della cosa di cui si parla. Essa si
articola in varie specie; — de armpliatione; — de restrictione; — de
appellatione; — de copulatione; — de relativis, studio della supposizione del
pronome relativo, condizionata dal rapporto che esso ha col termine
(antecedens) al quale è ordinato. Queste dottrine hanno molto spesso, al di
fuori delle surzzzulae, sistemazione in trattati autonomi; Tractatus
syncategorematum: è lo studio delle particelle consignificative, o operatori
logici. Essi sono talora espliciti, talora impliciti in un categorema. Omnis è
un semplice sincategorema. “Differt” è un *categorema* che ha un importo
sincategorematico. Lo studio dei categoremi comprendenti un sincategorema trova
spesso posto nei trattati de esponibilibus. Ma sincategoremi e categoremi
aventi un importo sincategorematico condizionano la supposizione dei termini
che ad essi seguono, confondendoli. Si hanno così anche alcuni trattati de termiinis
confundentibus. Tutti i trattati dedicati ai sincategoremi hanno avuto alterna
fortuna. Spesso sono stati assorbiti nei Sophismata, raccolta di problemi
vertenti su proposizioni che richiedono particolari analisi proprio a causa dei
sincategoremi e termini con importo sincategorematico in esse presenti di: e
L.M. De Ryk, Logica modernorum. Cfr. anche, per una valutazione in termini di
logistica di alcuni temi, Prior, The Parva logicalia in Modern [Griceian] Dress, Dominican Studies;
WersnerpL, Curriculum of the Faculty of Arts at OXFORD (H. P. GRICE), Mediaeval
Studies, ha fatto il punto sulla questione (cfr. anche: Developments in the
Arts Curriculum at OXFORD. De consequentiis, dedicati alla dottrina
dell’inferenza logica e in genere alla logica degli enunciati; De
obligationibus: analizzano e sistemano le regole della disputa scolastica, che
hanno avuto origine dal quotidiano esercizio della disputa sulla traccia,
probabilmente, dei luoghi dialettici; De insolubilibus, dedicati all'esame di
proposizioni antinomiche secondo la tradizione del paradosso del bugiardo. La
discussione è condotta con l’aiuto di dottrine sematiche e serve a precisare il
significato di una proposizione; De veritate propositionis: è un genere di
trattato che si ricollega agli insolubilia e ripone in discussione il
significato della proposizione; trattati de probatione propositionis, trattati
de sensu composito et diviso. Quanto la logica debba a influenze bizantine e
arabe è ancora oggetto di indagine. Ma due fatti sembra siano definitivamente
acquisiti. Il primo è che di nessuna delle opere; ma si veda M. GrABMANN, Die
Sophismataliteratur mit Textausgabe eines Sophisma des Boetius von Dacien. Ein
Beitrag zur Geschichte des Einwirkens der aristotelischen Logik auf die
Ausgestaltung der mittelalterlischen philosophischen Disputation, Beitràge zur
Geschichte der Philosophie, Miinster. Cfr., per una presentazione
generale, Brown, The Role of the Tractatus de obligationibus, Franciscan
Studies. Secondo Birn, The Tradition of the Logical Topics: Aristotle to Occam,
Journal of the History of Ideas, queste dottrine hanno avuto origine dai
Topici. Cfr., per
alcune note storiche, Prior, Some Problems of self- reference in Buridan, The British
Academy; RiJk, Somze Notes on the Mediaeval Tract] comprese nell’Organon di
Aristotele, fatta eccezione per i Secondi analitici, esiste una traduzione
dall'arabo, né risulta sia mai esistita, mentre, per quanto riguarda i Secondi
analitici, perduta la versione boeziana, essi sono tradotti dal greco da
Giacomo Veneto e poi da anonimo. Solo dopo Giacomo Veneto, Gerardo da CREMONA
(si veda) ne fece una traduzione dall’arabo. Ma tutto Aristotele, con eccezione
di poche parti, giunse ai latini prima dal greco che dall’arabo. È questo un
elemento in più a testimonianza che i rapporti culturali con l'Oriente greco
non furono mai interrotti. Per questo canale passa anche il commento agl’elenchi,
tradotto dal greco e attribuito ad Alessandro d’Afrodisia, peraltro perduto în
greco (il testo greco del commento agli Elenchi pervenutoci è di Michele di
Efeso. IN LATINO restano alcuni frammenti del commento di Alessandro - e il
commento ai Secondi analitici di Alessandro d’Afrodisia, del quale parimenti
manca il testo greco, entrambi tradotti da Giacomo Veneto. L'altro fatto è che
l’Isagoge alla logica di Avicenna, unico trattato logico dello Shifa tradotto
in latino, e la Logica di al-Ghazali circolarono ed ebbero influenza, insieme
con le opere di De insolubilibus, with the Edition of a Tract, Vivarium. Roure,
La problématigue des propositions insolubles suivie de l’édition des traités de
Shyreswood, Burleigh et Bradwardine, Archives d’histoire doctrinale. Un bilancio puntuale delle
traduzioni dal greco in latino è in L. Minio-Paluello, Aristotele dal mondo
arabo a quello latino, in L’Occidente e l'Islam nell'alto medioevo, CENTRO
ITALIANO DI STUDI SULL’ALTO MEDIOEVO, Spoleto, oltre che nel già cit. Giacomo
Veneto e l’aristotelismo latino. Cfr. Minro-Paruetto, Note sull’Aristotele
latino medievale. Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino] Averroè e degli
altri filosofi arabi, in una direzione ben precisa: se della determinazione
delle intenziones o concetti, e quindi È ; ; ; h; scorso considerato a livello
mentale, e della discussione di problemi appartenenti alla metalogica. Filosofi
e testi della logica modernorum Il periodo di storia della logica oggetto
d’indagine in questo lavoro è limitato ai secoli XIV e XV. Ma l’esigenza di
rendere conto dei precedenti, o del formarsi di alcune dottrine, ci ha condotto
spesso a tener presente non solo opere del secolo XIII, ma anche i testi,
disponibili in edizioni, del secolo XII. Diamo qui di seguito uno sguardo
sommario ai filosofi e ai testi utilizzati. Ci si è limitati alla Dialectica di
Garlandus Compotista, alle opere di Abelardo (Introductiones Cfr. la Logica di
Avicenna in AviceNNAE perbypatetici phi i medicorum facile primi Opera in lucem
redacta È pon rota potuit per canonicos emendata, Venetiis mandato ac sumptibus
haeredum nobilis viri domini Octaviani Scoti per Bonetum Locatellum
Bergomensem, ff. 2ra-12vb; la Logica di AL-GHAZALI è in C.H. LoHR, Logica
Algazelis, Introd. and Critical Text,
Traditio. ma si tenga presente anche il Liber de intellectu di ax-Kinpi
(o Liber introductorius in artem logicae demonstrationis collectus a Mabometh
discipulo ALquinpi philosophi) ed. in Nacy, Die philosophischen Abbandlungen
des Ja “qb ben Ishàq al-Kindî, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster.
Di recente ha sottolineato l’importanza dello studio delle intertiones, e
quindi dell’influenza araba, J. Pinporc nella rec. a RiJk, Logica modernorum,
Vivarium, Dialectica, Edition of the Manuscri i i I ; pts with an Introduct the
Life and Works of the Autor and on the Contents of dhe: Passent Work by Rijk
Ph. D., Assen, dialecticae, Logica Ingredientibus, Logica Nostrorum ®,
Dialectica), all’Ars disserendi di Adamo di Balsham, detto il Parvipontano, a
quanto ha pubblicato Rijk nella Logica modernorum: sia nel primo volume,
dedicato alla penetrazione e ai commenti agli Elenchi sofistici (Glose in
Aristotilis Sopbisticos elencos, Summa Sophisticorum elencorum, Tractatus de
dissimilitudine argumentorum, Fallacie Vindobonenses, Fallacie Parvipontane),
nonché ai testi editi nello stesso volume sotto il titolo Frustula logicalia ma
relativi al secondo commento di BOEZIO al De interpretatione; sia nella seconda
parte del secondo volume, nel qual esono edite alcune sumzzzulae (i testi
utilizzati sono, nell’ordine: Excerpta Norimbergensia, Ars [Sono la prima parte
(comprendente Editio super Porphyrium, Glossae in Categorias, Editio super
Aristotelem De interpretatione, De divisionibus) degli SCRITTI DI LOGICA, ed. PRA
(si veda), Firenze. La seconda parte, Super Topica glossae, fa parte della
Logica Ingredientibus, e sarà citata in modo autonomo. La Logica Ingredientibus
è edita da Geyer, Abaelards philosophische Schriften, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster W. 1919-27 (la numerazione delle pp. continua da un
fasc. all’altro); ad essa si ricollegano le Glosse super Periermenias XII-XIV,
ed. da L. Minto-PALUELLO, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma; la
Logica Nostrorum petitioni sociorum, è edida da GEYER, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster (la numerazione delle pp. continua quella della
Logica ‘Ingredientibus’). 48 Perrus Asaearpus, Didlectica, cit. (cfr. n. 21).
59 Apam Barsamiensis Parvipontani Ars Disserendi (Dialectica Alexandri), in
Minio-ParueLto, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma. Cfr. De Ryxk,
Logica modernorum.; i testi elencati sono, nell'ordine: Glose in Aristotilis
Sophisticos elencos; Summa Sopbisticorum elencorum; Tractatus de
dissimilitudine argumentorum; Fallacie Vindobonenses; Fallacie Parvipontane. Emmerana,
Ars Burana, Tractatus Anagnini, Tractatus de univocatione Monacensis,
Introductiones Parisienses, Logica Ut dicit, Logica Cum sit nostra, Dialectica
Monacensis, Tractatus de proprietatibus sermonum. Ma si utilizzano anche le
Fallacie Londinenses e le Fallacie Magistri Willelmi®, che in realtà trattano
temi riguardanti gli Elenchi sofistici); sono stati presi in esame e utilizzati
anche i testi che Rijk riporta ampiamente nella prima parte del secondo volume
(Ars Meliduna, Summe Metenses) e quanti altri testi egli utilizza al fine di ricostruire
le origini della logica terministica confluita nelle summulae. Queste
costituiscono il tramite naturale tra l’insegnamento di Abelardo e le summulae,
secondo quanto ha suggerito Grabmann e ha dimostrato Rijk. I testi, tutti
anonimi, delle summulae edite sono datati dallo studioso olan[Cfr. De Rijk,
Logica modernorum, II, ii, Texts and Indices, Assen: Excerpta Norimbergensia;
Ars Emmerana; Ars Burana; Tractatus Anagnini; Tractatus de univocatione
Monacensis; Introductiones Parisienses; Logica Ut dicit; Logica Cum sit nostra;
Dialectica Monacensis; Tractatus de proprietatibus sermonum; Fallacie
Londinenses e Fallacie Magistri Willelmi. Cfr. Rijk, Logica modernorum, Ars
Meli duna e Summe Metenses. Cfr. GrABMANN, Handschriftliche Forschungen und
Funde zu den philosophischen Schriften des Hispanus, des spàteren Papstes
Johannes XXI, Sitzungsberichte der
Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor. Abteilung, Miinchen, e
soprattutto Bearbeitungen und Auslegungen der aristotelischen Logik aus der
Zeit von Abaelard bis Hispanus. Mitteilungen aus Handschriften deutscher
Bibliotheken, Abhandlungen der Preussischen Akademie der Wissenschaften,
philos.-histor. Klasse, Berlin,
e Kommentare zur aristotelischen Logik im Ms. lat. Fol. 624 der Preussischen
Staatsbibliothek in' Berlin. Ein Beitrag zur Abaelardforschung,
Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor.
Klasse, Berlin] dese al periodo che va dalla seconda metà del secolo XII alle
prime due decadi del secolo XIII (sono collocati agli inizi di quest’ultimo
secolo solo il Tractatus de proprietatibus sermonum e le Summe Metenses. i |
Per i secoli successivi, ci si è limitati ad esaminare i testi appartenenti
alla tradizione delle summulae o singoli trattati rientranti nella tradizione
della logica modernorum. Così sono state prese in considerazione le Sumule
dialectices la cui attribuzione a Ruggero Bacone è stata rimessa in
discussione, e dello stesso Bacone le opere, certamente autentiche, Summa de
sophismatibus et distinctionibus e Compendium studii theologiae; quest ultimo
ha notevoli affinità con le Sumule dialectices ricordate. Sono state,
naturalmente, consultate sia le Introductiones in logicam che i Syncategoremata di Shyreswood (f dopo
Cfr. Rogeri Baconi Surzmza gramatica nec non Sumule dialectices, nunc primum
edidit Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, OXONII. ; | Già P.
Grorieux (Répertoire des Maîtres en théologie de Paris, Paris) aveva collocato
l’opera tra quelle dubbie; v. ora L.M. De Rj, Logica modernorum, che avanza il
nome del domenicano Roberto Bacone. R. SreeLE, nell’Introduction all’ed.
cit.,fa riferimento al Compendium per sostenere l’autenticità. Roceri Baconi
Liber de sensu et sensato nec non Summa de sophismatibus et distinctionibus,
nunc primum edidit R. Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, Oxonii.
FrarrIs Roceri Bacon Compendium studii theologiae, ed. H. Rashdall, Aberdoniae.
L'edizione è in GraBmann, Die Introductiones in logicam des Shyreswood, Sitzungsberichte
der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos-histor. Abteilung,
Miinchen; si veda ora SHERWOOD'S Introduction to Logic, transl. with-an Intr.
and Notes by Kretzmann, Minneapolis Minn. In O’DonneLt, The
Syncategoremata of Sherwood; le Sumemulae logicales, il Tractatus exponibilium
e il Tractatus syncategorematum di Pietro Ispano, divenuto papa col nome di
Giovanni XXI; per le Surzzzulae logicales di Lamberto di Auxerre, abbiamo
utilizzato i cenni che ha fornito Prantl nella sua Geschichte der Logik im
Abendlande. Di Vincenzo di Beauvais si è consultato lo Speculum doctrinale, che
raccoglie tanta parte dell’insegnamento grammaticale e logico del tempo.
D’AQUINO, gli opuscoli “DE MODALIBVS” e “DE FALLACIIS.” Tutte queste opere si
collocano intorno alla metà del secolo, con la sola eccezione del Compendium di
Bacone. Alle esposizioni e ai commenti al corpus tradizionale degli scritti
Mediaeval Studies; cfr. SHERWO0D'S Treatise on Syncategorematic Words, trans.
with an Intr. and Notes by Kretzmann, London. Perri Hispani Summulae logicales,
quas e codice manu scripto Reg. Lat. edidit Bochefiski, Taurini. In
Muttatry, The Summulae logicales of Peter of Spain, Notre Dame Ind. In Perri
Hispani Summulae logicales cum VersorI Parisiensis clarissima expositione.
Parvorum item logicalium eidem Petro HisPANO ascriptum opus, Venetiis Apud
Jacobum Sarzinam; cfr. ora PETER OF Spain, Tractatus syncategorematum and
Selected Anonymous Treatises, trasl. by Mullally, with an Intr. by Mullally and
Houde, Milwaukee Wisc.; le pp. saranno fornite di volta in volta. Per la datazione
dell’opera, cfr. ora Rik, Note on the Date of Lambert of Auxerre’ Summule,
Vivatium; per il testo, v. LampERTO DI AuxERRE, Logica (Summa Lamberti), prima
ed. a cura di F. ALESSIO (si veda), Firenze. Vincentit BeLLovacensIs Speculum
doctrinale, Duaci (ed. anastatica Graz). Useremo il testo che sta in BocHENSKI,
Sancti Thomae AQUINO DE MODALIBVS opusculum et doctrina, Angelicum. In AQUINO, Opuscula philosophica,
ed. SPIAZZI (si veda), Taurini-Romae] logici si farà riferimento solo
occasionalmente, e anche in tal caso si farà riferimento solo alle expositiones
di Alberto Magno e alle In librum primum priorum Analyticorum Aristotelis
quaestiones, attribuite a Duns Scoto e certamente databili al tempo del doctor
subtilis; si utilizzeranno inoltre le In libros Elenchorum quaestiones,
certamente di Duns Scoto. I filosofi e i testi presi in esame possono essere
distinti in tre gruppi. Va considerata innanzi tutto l’opera dei logici inglesi
nel suo complesso. Essa rappresenta il contributo più originale € più coerente
allo sviluppo e alla sistemazione delle dottrine logiche medievali. Di Occam, sulla
cui personalità è qui inutile soffermarsi tanto è universalmente riconosciuta
la sua importanza nella storia della logica, si sono esaminate, nell ordine,
l’Expositio aurea in artem veterem, la Summa logicae (nell edizione del Bohner
per la parte da lui pubblicata Be per il resto nell'EDIZIONE VENEZIANA), il
Tractatus logicae minor Le expositiones di ALsERTO Macno delle opere logiche
d’Aristotele stanno nei primi 2 voll. di Opera, cd. Borgnet, Parisiis. _ In
Opera omnia, I, ed. Wadding, Lugduni Sumptibus Laurentii Durand. n Ivi. n ©
Cfr. GuiieLmi pe OccHam Expositio aurea et admodum utilis super Artem veterem,
cum questionibus ALBERTI PARVI DE SAXONIA. Impensis Benedicti Hectoris
Bononiensis artis impressorie solertissimi Bononieque Impressa s. pp. Ockuam,
Summa logicae. Pars prima. Pars secunda et tertiae prima, ed. by Ph. Bohner,
St. Bonaventure N.Y-Louvain-Paderborn (la numerazione delle pp. continua da un
volume all’altro; perciò non sarà indicato il volume da cui è tratta la cit.).
Macistri GuieLMI (!) OccHam Summa totius logice, VENEZIA per Lazarum de Soardis
e l’Elementarium logicae, da collocare dopo il Tractatus logicae minor)".
Avversari di Occam sono Burleigh e Riccardo di Campsall. Il primo e maestro a
Parigi. Compose molti trattati di logica: sono expositiones della logica
antigua, oppure opere legate più propriamente alla tradizione della logica
modernorum. Di queste ultime sono state prese in esame le due redazioni
incomplete del De puritate artis logicae e il trattato De probationibus, sulla
cui attribuzione al nostro maestro sono stati di recente avanzati dubbi. Il
secondo — fellow del Balliol, poi del Merton ricordato come maestro [m È in Buyraert, The
Tractatus logicae minor of Ockbam, Franciscan Studies; per la datazione di de
sta e della seguente opera di Occam, cfr. ivi, pp. 51-53. In Buvraert, The
Elementarium logicae of Ockbam,
Franciscan Studies: poiché non citeremo le ultime pp. della seconda
parte, la numerazione delle pp. non dà luogo a confusione tra le due parti;
omettesue mp l'indicazione del volume e dell’annata della rivista. er le
notizie biografiche relative ai maestri inglesi che seguono, Empen, A
Biographical Register of the arida of OXFORD to (Di 1500, 3 voll., Oxford; per
il nostro autore, cfr. MARTIN, Burley, in Oxford Studies presented to Callus,
Oxford, Rio. NI ties E Ockham and Some Mertonians [LIKE H. P. GRICE], Mediaeval Sudies,
e Repertorium ivi ferergicig, Mertonense, De puritate artis logicae Tractatus
longior. With a Revised Edition of the Tractatus brevior, ed. by Bshner, St.
Bonaventure N.Y.-Louvainna e 1955. È contenuto nel ms. Erfurt,
Wissenschaftliche Allgemeinbibli Amplon. Q. 276, ff. 6ra-19va; l’indice del ms.
è in Tesio, Lea klung der Sprachtheorie im Mittelalter, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie, Miinster. Pinborg avanza dubbi sull’autenticità dell’opera] reggente
nelle arti e come sacre theologie professor — scrive, fra l’altro, una Logica
valde utilis et realis contra Ocham e delle Questiones super librum Priorum
analeticorum: di entrambi utilizzeremo quanto ha pubblicato Synan. La
generazione successiva annovera Guglielmo Heytesbury: fellow del Merton, e tra
i fellows fondatori del Queen's, e poi ancora fellow del Merton, è ricordato
come maestro in teologia; e due volte cancelliere di Oxford. Compone la sua
opera maggiore, le Regulae solvendi sophismata, e i Sophismata. Di lui si
ricorderanno le Regulae, il De sensu composito et diviso, il De veritate et
falsitate propositionis (questi testi sono Cfr. Synan, Richard of Campsall, an
English Theologian, Mediaeval Studies,
Introduction alle Questiones (di cui alla n. seguente); v. WersHEIPL,
Repertorium Mertonense. Rispettivamente: Svnan, The Universal and Supposition in a Logica
Attributed to Richard of Cempsall, in Mediaeval Thinkers. A Collection of
bitherto unedited Texts, ed. O'Donnell, Toronto; e The Works of Richard of
Campsall, I: Questiones super librum Priorum analeticorum. Ms. Gonville and
Caius 688, ed. by Synan, Toronto. Cfr., oltre a Empen, op. cit., ad L: J.A.
WrrsHerPL, Ockbam and Some Mertonians (in part.: il suo testamento), e
Repertorium Mertonense. Cfr. Erfurt, Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek, ms.
Amplon. F. 135, f. 17r: Explicit quidem tractatus optimus datus OXONIE a mag.
Hytthisburi; cfr. W. ScHum, Beschreibendes Verzeichniss der Amplonianischen
Handschriften-Sammlung zu Erfurt, Berlin. Cfr. A. Mater, Die
Vorliufer GALILEI, Roma. Gregorio da RIMINI (si veda) cita i Sophiswata di
Heytesbury nel suo commento alle Sentenze. stati editi a Venezia, e il trattato
De propositionum multiplicium significatione, conservato in un solo
manoscritto. Billingham, poi, e maestro nelle arti e reggente e fellow del
Merton. Di lui si sono studiati lo Speculumz puerorum sive Terminus est in quem
e il De sensu composito et diviso Wyclif compose una Summula de logica e tre
trattati che vanno sotto il nome di Logice continuacio: sono stati tutti
pubblicati da Dziewicki nell'edizione delle opere latine di Wyclif sotto il
titolo Tractatus de logica. Condiscepolo di Wyclif al Merton e Strode, maestro
nelle arti, poeta e uomo politico: la sua Logica [Cfr. GuiLeLMI HENTISBERI
Tractatus de sensu composito et diviso. Regulae eiusdem cum
suphismatibus. Tractatus HENTISBERI de veritate et falsitate propositionis. Conclusiones eiusdem.
Impressum VENEZIA per Bonetum Locatellum sumptibus Octaviani Scoti. I capitoli
delle Regulae saranno citati autonomamente. Essi sono: De insolubilibus, De
scire et DVBITARE, De relativis, De incipit et desinit, De maximo et minimo, De
tribus praedicamentis. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. lat. VI, 160
(= 2816), ff. 252ra-253vb. 87 Cfr. Maierù, Lo Speculum puerorum sive Terminus
est in quem di Billingham, Studi Medievali, A ERMINI (si veda); notizie
biografiche; testo dello Speculum puerorum sive Terminus est in quem; testo
parziale del De sensu composito et diviso (dall’unico ms. noto, Parigi,
Bibliothèque Nationale, lat. 14715), ivi, appendice. J.
WycLir, Tractatus de logica, Now First Edited from the Vienna and Prague Mss.
by Dziewicki, London (First repr. New York-London-Frankfurt):
la Logica occupa le pp. 1-74 del vol. I; il tr. I Logice continuacio è ivi, pp.
75-120; il tr. II Logice continuacio è ivi, pp. 121-234; il tr. III Logice
continuacio occupa i voll. IT-III dei Tractatus de logica. Cfr.
Dictionary of National Biography, ed. L. Stefen-S. Lee, London, ad /., e EMDEN, op. cit.,
ad I. in sei trattati (uno dei quali dedicato alle Conseguentiae) è tutta
conservata nel ms. Bodleian, Canon. 219”. Un autore del quale non si sa altro
se non che e inglese” è Maulevelt: i più antichi manoscritti delle sue opere,
diffuse prevalentemente nell’Europa, sono della metà del secolo XIV”. I
trattati qui presi in esame sono Per il testo dei trattati ancora inediti ci
serviamo del ms. Oxford Bodleian Library, Canon. 219, ff. 13ra-52vb: la
successione dei trattati nel ms. non è quella voluta dall'autore; qui si darà
solo l'indicazione dei ff, non del trattato. Per il testo delle Conseguentiae
ci serviamo della seguente ed.: Stroni Consequentie cum commento ALEXANDRI
SERMONETE. Declarationes GAETANI in easdem Consequentias. Dubia Magistri PAULI
PERGULENSIS. Obligationes eiusdem Stropi. Consequentie RicarDI DE FERABRICH.
Expositio GAETANI super easdem. Consequentie subtiles HENTISBARI. Questiones in
Consequentias Strodi perutiles eximii artium doctoris domini ANtoNI
FracHantiani Vicentini. Impressa fuerunt VENEZIA que in hoc volumine
continentur per Lagarum de Soardis, sumptibus Heredum nobilis viri domini
Octaviani Scoti civis Modoetiensis et Sociorum 1517 Die 8 Aprilis. Risulta dai
sgg. ms.: Erfurt, Amplon. Q. 255
Explicit tractatus fallaciatum lectus Lovanii per mag. Thomam Anglicum
dictum Manlevel (f. 27), e Amplon. Q. Hec questiones fuerunt compilate per
Manlevel Anglicum doctorem solempnem. Non serve molto alla identificazione del
nostro autore quanto si legge in PRANTL (che ricorda il Tractatus obligationum
di Martin Molenfelt, per il quale cfr. Murtaty, The Summulae logicales); F. EHRLE, Der
Sentenzentommentar Peters von Candia des pisaner Papstes Alexander V.,
Miinster, che identifica Tommaso con Martino; GraBMann, Handschriftliche
Forschungen und Funde; K. MicHarsri, Le criticisme et le scepticisme dans la philosophie, Bulletin international de l'Académie
polonaise des Sciences et des Lettres, Classe d’hist. et philos., Cracovie, ora
in La philosophie au XIVE siècle. Six études, herausg. und eingel. von K.
Flasch, Frankfurt. Ma cfr. J. Pinpore, Die Entwicklung der Sprachtheorie ...,
cit.,146 n. 23; il Pinborg mi ha comunicato le notizie di cui a questa e alla
seguente n. con lettera del 18.8.70. Cfr. Gottinga, Universitàtsbibliothek, ms.
Theol. 124. De suppositionibus e De terminis confundentibus. Un’adeguata
datazione può essere proposta dopo un accurato esame delle sue opere. Per la
scuola parigina sono state invece considerate le opere di tre autori: Buridano,
Alberto di Sassonia, e Inghen. Buridano e rettore dell’università. Delle sue
opere utilizzeremo il Compendium logicae
(il Tractatus de suppositionibus sarà citato L'incipit del trattato De
suppositionibus è: Expedit ut terminorum acceptio lucide cognoscatur, e
l’explicit: Utrum istae propositiones de virtute sermonis sint verae hoc patebit
in libro de Consequentiis et sic sit finis huius operis causa brevitatis ; del
trattato De terminis confundentibus l'incipit è: Affectuose summariam
cognitionem terminorum vim confundendi habentium, l’explicit: consequentia
negatur quia antecedens est verum et consequens falsum. Il secondo trattato
rinvia al primo, ma i codici consultati presentano varianti a questo proposito:
il Vat. lat. 3065, f. 26ra, ha: aliquae regulae positae sunt in tractatu de
suppositionibus sic incipiente: Intentionis praesentis in hoc tractatu etc. , e
ciò è anche (meno in hoc tractatu etc. ) nell’Amplon. Q. 30, f. 141r; il ms.
Cracovia, Biblioteka Jagiellotfiska, ha invece (f. 295v): incipiente: Expedit etc. , mentre i mss.
Cracovia 2178 (f. 43v) e 2591 (f. 80r) omettono l’incipit, pur conservando il
rinvio al De suppositionibus. Il trattato De suppositionibus, a sua volta, ha
un rinvio all’altro: de quibus patebit [così i mss. Cracovia 2178, f. 40v, e
2591, f. 75v; il Vat. lat. 3065, f. 68ra, ha patuit] in libro de terminorum
Confusione . Maulevelt parla dunque di tre trattati (De suppositionibus, De
terminis confundentibus, De consequentis) che potrebbero essere parti di
un'unica opera logica, o surzzza. Utilizzeremo il testo dei due trattati
secondo il ms. Vat. lat. 3065 (De ter minis confundentibus, ff. 25vb-28ra, e De
suppositionibus, ff. 65vb-68rb), per il quale cfr. il mio Lo Speculum puerorum ..., cit., pp.
312-314. Cfr. Joannis BuripaNI Perutile
Compendium totius logicae cum praeclarissima sollertissimi viri JOANNIS DORP
expositione. Impressum Venetiis per Petrum de Quarengiis Bergomensem. Anno
domini 1499, die XI Maij, s. pp. I '''+—m_1 r o_o T_—1-P-P1_1_.u nell’edizione
della Reina #), i Sophismata®, le Consequentiae”; si ricorderanno anche i
Capitula a lui attribuiti dal ms. Vat. lat. 3065%. Alberto di Sassonia e
anch’egli rettore a Parigi, quindi, e rettore dell’università di Vienna e poi
vescovo di Halberstadt: ricorderemo le sue Quaestiones in Ochami logicam, la
Logica!” e i Sophismata. Inghen, professore a Parigi e rettore, primo rettore
dell’università di Heidelberg, ha lasciato molte opere, ma qui saranno
utilizzati solo i Textus dialectices. Le opere di questi filosofi, per la
diffusione avuta in tutta Europa, servono a caratterizzare [Burano, Tractatus
de suppositionibus, prima ed. a cura di Reina,
Rivista critica di storia della filosofia. Burani Sopbismata, per
felicem balligault parisius impressa die
20 Novembris 1493, s. pp. (ma con paginazione a mano nell’esemplare
utilizzato). Burani Consequentiae. Impressus parisius per Anthonium caillaut,
s. a., s. pp. 9 Ms. cit., ff. 105-107vb; per essi cfr. G. FepERICI VESCOVINI,
Sw alcuni manoscritti di Buridano, Rivista critica di storia della filosofia.
Per le quali cfr. l’ed. dell’Expositio aurea di Occam. Arsertuci Logica.
Perutilis Logica excellentissimi Sacre theologie professoris magistri ALsERTI
DE SAXONIA ordinis Eremitarum Divi Augustini. Impressa Venetiis ere ac
sollertia Heredum Domini Octaviani Scoti Civis Modoetiensis et sociorum. Anno a
Christo ortu. Die XII. mensis Augusti. 101 Cfr. ArseRTI De SaxonIa Sopbismata
nuper emendata. Impressum est Parisiis hoc opusculum Opera ac impensa Magistri felicis Baligault
Anno ab incarnatione dominica, s. pp. (ma l'esemplare utilizzato ha la
paginazione a mano).Stanno in Parvorum logicalium liber continens perutiles
Perri HispAnI tractatus priorum sex et [MARsILII dialectices documenta, cum
utilissimis commentariis perCONRADUM PSCHLACHER
congestis, Viennae Austriae, Johannes Singrenius. I trattati di INGHEN
sono: Tractatus suppositionum, ivi, ff. 146v-166r; Tractatus ampliationum, ivi,
ff. dottrine ampiamente conosciute e accettate. Non più di un cenno è riservato
al Tractatus exponibilium di Pietro d’Ailly (} !%. Il terzo gruppo di FILOSOFI è
quello ITALIANO. Pietro di Mantova [si veda], studente a Padova, lettore di
filosofia a BOLOGNA. Pietro ha lasciato una Logica di notevole interesse. Gli
altri filosofi o vissero a cavallo tra il secolo XIV e quello successivo, come
Paolo Veneto. Poiché tuttavia le loro opere testimoniano che IN ITALIA l'insegnamento
della logica e impartito spesso su testi di filosofi inglesi o derivati da
questi, essi sono posti accanto ai filosofi del secolo XIV quali loro legittimi
epigoni. NICOLETTI (si veda), noto come Paolo Veneto, studia, fra l’altro, a
Oxford e insegna in varie università italiane e soprattutto a Padova; citeremo
168v-173v; Tractatus appellationum, ivi, ff. 175v-179v; Textus de statu, f.
180; Tractatus restrictionum, ivi, ff. 181v-182r; Tractatus alienationum, ivi,
f. 182v; Prima Consequentiarum pars, ivi, ff. 184r-193r; Secunda
Consequentiarum pars, ivi, ff. 194v-208v. Al titolo Textus dialectices seguirà
solo l'indicazione dei ff. 103 Cfr. MacistRI PetrI DE ArLLvAco Tractatus
exponibilium, Parisius Impressus a Guidone Mercatore. In campo gaillardi. Id.
Octobris, s. pp. (ma l'esemplare consultato ha la paginazione a mano). Petrus
MANTUANUS, Logica. Tractatus de instanti, Padova, Johann Herbort; l’ordine dei
trattati è diverso dai mss. alle stampe; l’ed. utilizzata è s. pp., ma
l'esemplare che ho consultato ha una paginazione a mano; la segnatura della
Bibl. Vat. è Ross. 1769; cfr. la bibliografia in Lo Speculum puerorum ...,
cit.,299 n. 16. La più completa trattazione d’insieme del pensiero di NICOLETTI
è ancora quella di F. MomicLiano, NICOLETTI e le correnti del pensiero
filosofico del suo tempo, Torino; pet il soggiorno ad Oxford, cfr. B. NarpI,
Letteratura e cultura veneziana del Quattrocento, in La civiltà veneziana del
Quattrocento, Firenze, dove si afferma che NICOLETTI rimane a Oxford almeno 3
anni, e si le sue opere: Logica parva, Logica magna, Quadratura. Paolo da PERGOLE
(si veda) e discepolo di NICOLETTI a
Padova e resse la scuola di Rialto a Venezia; la sua Logica segue da vicino la
Logica parva del suo maestro; il trattato De sensu corpositio et diviso dipende
dall'omonimo trattato di Heytesbury !°; i Dubiz sono legati ai temi delle
Consequentiae di Strode. Altro discepolo di NICOLETTI e il vicentino Gaetano da
THIENE (si veda), professore a Padova,
che ha legato il suo nome soprattutto al commento delle opere di Heytesbury
(Regulae e Sophismata). Si ricorda di lui l’Expositio delle Consequentiae di
Strode. Il domenicano Battista da FABRIANO (si veda) riporta il seguente
documento. Die 31 Augusti 1390: Fecimus studentem fratrem Paulum de Venetiis in
nostro studio Oxoniensi de nostra gratia speciali cum omnibus gratiis quibus
gaudent ibidem studentes intranei. Item eidem concessimus quod tempore
vacationum Lundonis possit libere morati. Cfr. ora A.R. PerreraH, A
Biograpbical Introduction to NICOLETTI,
Augustiniana. Pauri VENETI Logica, [Venezia, Cristoforo Arnaldo], s. pp.
AI titolo Logica parva seguirà solo l’indicazione del trattato. Pauri Veneti
Logica magna. Impressum Venetiis per diligentissimum virum Albertinum
Vercellensem Expensis domini Octaviani Scoti ac eius fratrum opus feliciter
explicit Anno D. 1499 Die 24 octobris. Macistri Pauri VenETI Quadratura.
Impressum Venetiis per Bonetum Locatellum Bergomensem iussu et expensis Nobilis
viri Octaviani Scoti civis Modoetiensis. Anno ut supra. Cfr. B. NARDI, op.
cit., pp. 111-118. Cfr. Pau or PercuLA, Logica and Tractatus de sensu composito
et diviso, ed. Brown, St. Bonaventure N.Y.-Louvain-Paderborn 1961. Si tenga presente
anche I. Bon, Paul of Pergula on Suppositions and Consequences, Franciscan Studies , XXV (1965), pp. 30-89. Cfr. per l’ed. dei Dubia,
n. 90. Cfr. su Gaetano da Thiene: P. Silvestro DA VaLsanziBIo, Vita e dottrina
di Gaetano da Thiene, Padova 1949; per l’ed. dell’Expositio (che citeremo col
titolo Super Consequentias Strodi), cfr. n. 90. professore di filosofia e
teologia a Padova, Siena, Firenze e Ferrara, cominciò la sua carriera accademica
un decennio dopo Gaetano da Thiene; compose, fra l’altro, una Expositio del De
sensu compositio et diviso di Heytesbury. Il senese SERMONETA (si veda), magister artium et medicinae , figlio del
medico Giovanni, insegnò a Perugia, poi a Pisa (per quattro anni) e finì la sua
carriera a Padova; ricorderemo i suoi due scritti di logica: Super
Consequentias Strodi!5 e Expositio in tractatum de sensu composito et diviso
Hentisberi!*, Un’Expositio dello stesso trattato De sensu composito et diviso
scrisse anche il carmelitano senese Bernardino di LANDUCCI (si veda)), che
divenne generale del suo ordine.Cfr. J. Quérrr-J. Ecuarp, Scriptores Ordinis
Praedicatorum, I, Lutetiae Parisiorum 1719,847; G. Brorto-G. ZonTA, La facoltà
teologica di Padova, Padova. Cosenza,
Biographical and Bibliographical Dictionary of Italian Humanists and of the
World of Classical Scholarship in Italy, Boston, ad L’ed. dell’Expositio è in
Tractatus de sensu composito et diviso magistri GuLieLMI HENTISBERI cum
expositione infrascriptorum, videlicet: Magistri ALEXANDRI SERMONETE (impressum
Venetiis per Jacobum Pentium de Leuco, a. d. 1501, die XVII julii), Magistri
BERNARDINI PETRI DE LANDUCHES, Magistri PauLi PercuLENSIS et Magistri Bapriste
DE FABRIANO. Si veda ora L. GARcan, Lo studio teologico e la biblioteca dei
Domenicani a Padova nel Tre e Quattrocento, Padova, Battista da Fabriano. Cfr.
J. FaccioLATI, Fasti Gymnasii Patavini, I, Patavii; A. FagroNI, Historiae
Academiae Pisanae, Pisis; Ermini, Storia dell’università di Perugia, Bologna
1947,501. Cfr. l’ed. cit. inn. 90. Cfr.
l’ed. cit. in n. 113. Cfr. l’ed. del testo in n. 116; si vedano per le notizie
biografiche: J. TritHEMIUS, Carmelitana Bibliotheca sive illustrium aliquot
Carmelitanae religionis scriptorum et eorum operum catalogus magna ex parte
auctus auctore P. Petro Lucio BeLGA, Florentiae apud Georgium Marescottum
Contemporaneo del Landucci dovette essere il lodigiano POLITI, artium doctor:
alunno di MARLIANI (si veda), insegna calculationes a Pavia! e compose vati
trattati di logica: un De sensu composito et diviso, una declaratio della
Logica parva di NICOLETTI e una Quaestio de modalibus, che sarà qui utilizzata,
scritta al tempo di BORGIA (si veda). VETTORI (si veda), di Faenza, insegn a BOLOGNA,
medicina a Padova e poi di 1593, pp. 20-21; C. ne VrrLiers, Bibliotheca
Carmelitana, I, Aurelianis (ed. anast. Romae), nr. LXV, Bassani Porti Quaestio
de modalibus, Venetiis apud Bonetum Locatellum 1505; l'incipit è (ivi, f.
2ra): Excellentissimi doctoris magistri
Bassiani Politi Laudensis quaestio de numero modorum facientium sensum
compositum et divisum. Quaestio est difficilis in materia de modalibus, utrum
tantum sex [....] , l’explicit è (ivi, f. 4rb): iam patet ex dictis quid sit
dicendum. Finis ; cfr. ivi la lettera dedicatoria a Rodrigo Carvajal, dalla
quale risulta che fu alunno di Gerolamo Marliani, vivente quando l’autore
scriveva (insegnò a Pavia nel 1486-87 e nel 1507: cfr. Memorie e documenti per
la storia dell'università di Pavia , Pavia 1878, ad I.), figlio di Giovanni
Marliani (per il quale cfr. M. CLaceTT, Giovanni Marliani and Late Medieval
Physics, New York 1941. Sul Politi cfr. C. DionisortI, Ermolao Barbaro e la
fortuna di Suiseth, in Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di B. Nardi,
Firenze. Cfr. Quaestio de modalibus, cit., f. 3va: Pro cuius declaratione praesuppono mihi unum
fundamentum Petri Mantuani in primo capitulo De instanti anno elapso dum Papiae
calculationes profiterer per me fortissimis rationibus comprobatum ; il suo
Tractatus proportionum introductorius ad Calculationes Suiset è edito insieme
con la Quaestio ai ff. 4va-8vb. 120 Quaestio, cit., f. 3va: stante fundamento diffuse declarato in
tractatu nostro De sensu composito et diviso , e f. 4rb: Hoc autem diffuse declaravimus in tractatu
nostro De sensu composito et diviso . 121 Ivi:
optime poteris sustentare definitionem Pauli de suppositione absque
aliqua limitatione, ut diffuse contra modernos declaravimus super Logica patva
. 12 Ivi, f. 3va: Alexandro nunc summo
pontifice .] nuovo a Bologna !*; ha lasciato molte opere di medicina e due
opere logiche, composte entrambe al tempo in cui insegnava logica a Bologna: la
prima è Collectaneae in suppositiones Pauli Veneti, la seconda è Opusculum in
Tisberum de sensu composito et diviso; utilizzeremo solo quest’ultima. Non di
tutti questi trattati si troverà qui un’analisi approfondita, ma ad alcuni si
farà solo un riferimento.La struttura della summzula, o summa, ha subìto una
notevole evoluzione. Essa risulta composta di alcuni trattati che riassumevano
le dottrine dell’Isagoge e dell’Organon (in questo caso, l’esposizione del De
interpretatione occupa il primo posto) ai quali seguivano altri trattati sulle
proprietates terminorum. Con la Summa logicae di Occam cade la distinzione tra
elementi della logica antiqua ed elementi della logica moderna. La materia è
ristrutturata, secondo un criterio ‘naturale’, in parti che studiano l’elemento
più semplice o termine, la proposizione, e il sillogismo o strutture logiche
complesse. Questo criterio naturale non corrisponde alla distinzione tra logica
elementare o degli enunciati e logica o CALCOLO DEI PREDICATI. Ma con il De
puritate artis logicae di Burleigh si fa un passo [Cfr. S. Mazzetti, Repertorio
di tutti i professori antichi e moderni della famosa Università e del celebre
Istituto delle Scienze di Bologna, Bologna. Cfr. per entrambe: BenEDICTI
VICTORII BononiensIS Opusculum in Tisberum de sensu composito ac diviso cum
eiusdem collectaneis in suppositiones Pauli Veneti. Expositio Benedicti
Victorii Bononiensis ordinariam logicae Bononiae publice profitentis feliciter
explicit. Laus deo. Finis. Bononiae. Cfr. Bonner, Medieval Logic] avanti.
L’opera, si è detto, ci è pervenuta in due redazioni. Se il tractatus longior
risulta di due trattati (de proprietatibus terminorum e de propositionibus et
syllogismis bypotheticis) e risente ancora del criterio naturale che presiede
alla Summa logicae di Occam, il tractatus brevior avrebbe dovuto risultare di
parti dedicate alle regulae generales -e cioè consequentiae, syncategoremata e
suppositiones --, all’ars sophistica -dottrina delle fallaciae --, all’ars
exercitativa -o de obligationibus -e all’ars demonstrativa -o sillogismo. Nel
iractatus brevior, dunque, la distribuzione della materia non obbedisce più che
a criteri puramente logici, ponendo in primo piano la logica degli enunciati.
Ma per avere un quadro più completo delle modificazioni subite dall'impianto
dei manuali di logica, è opportuno accennare ancora alla struttura di due
opere. Le Regulae solvendi sophismata di Heytesbury sono una surzzza !” (ma
vanno anche sotto il nome di Logica), ma della summa tradizionale conservano
ben poco. Si articolano infatti in capitoli dedicati agli insolubilia, al de
scire et dubitare, alla supposizione del relativo (de relativis), alla
expositio de incipit et desinit, ai problemi de maximo et minimo e a quelli,
compresi nel capitolo de tribus praedicamentis, relativi al moto locale,
quantitativo (de augmentatione) e qualitativo (de alteratione). Più
tradizionale la distribuzione della Logica di Strode. In un primo trattato Strode
ricapitola la materia dei seguenti libri: De interpretatione (con in più la
trattazione delle proposizioni ipotetiche), Isagoge, Categorie e Primi
analitici, nel secondo si toccano i seguenti argomenti: termine, proposizione,
de obligationibus (è, [Cfr, l’Introduction del Bonner a W. BurLEIGH, op. cif.,
pp. VI-XI. 127 Op. cit., f. 4va: traderem brevi summa e Et in sex capitula
nostram dividens summulam . 128 Così,
secondo ScHum, op. cit.,88, è nel cit. ms. Erfurt, Amplon. F. 135. questo, un
trattato dedicato, come avverte l’autore, ai
principia logicalia e che deve
servire ad introdurre i giovani in
tractatus graviores !®); seguono gli altri quattro trattati: conseguentiae de
suppositionibus et exponibilibus, obligationes, insolubilia. i Si può notare
che in queste opere nuove esigenze e nuovi problemi si fondono con esigenze
tradizionali d’insegnamento. Ma emerge sempre più l’affermarsi della logica
degl’enunciati o consequentiae rispetto alla logica dei termini, giacché la
logica dei termini è sottoposta a verifica mediante consequentiae. Ciò è stato
già rilevato a proposito della suppositio, ma trova ora nuove conferme
soprattutto nella dottrina della probatio propositionis. La logica elementare,
specie nella probatio, è il presupposto indispensabile di tutta l’articolazione
del discorso e delle analisi proposte. Contemporaneamente, anche a livello di
organizzazione di un corpus di dottrine logiche, la consequentia va a prendere
il primo posto. Si è ricordata la collocazione che essa ha nel tractatus brevior
De puritate artis logicae di Burleigh. Ma si pensi che, spesso, il sillogismo è
considerato, come dev'essere, un tipo di conseguentia (Riccardo di Campsall
parla di consequencia sillogistica e Alberto di Sassonia ha de consequentiis
syllogisticis) fino a giungere con SERMONETA (si veda), all’affermazione del
primato delle consequentiae rispetto ai sillogismi. Le corseguentiae sono
communissima pars libri Priorum, aut ad ipsum isagogicon. Tutto ciò è
testimonianza di un lavoro che lungo i secoli Fa Cfr. Logica, cit., f. 19vb: Et
haec dicta de principiis logicalibus ad iuvenum introductionem in tractatus
graviores sufficiant . 19 Bonner, Medieval Logic, cit., pp. 29-31. 131
Cfr. Questiones ..., cit., 12.34,205. { sa” Logica, IV, 7: De consequentiis
syllogisticis hoc est de syllogismis, . 28vb. È 133 Cfr. Super Consequentias Strodi, cit.,
f. 2ra: Ad secundum dico libellum hunc esse communissimam partem libri Priorum
aut ad ipsum isagorgicon, et per consequens immediate postponi debere ad librum
ha avuto di mira l’identificazione di strutture logiche sulle quali fosse
possibile operare. Ma è ben noto che la logica è, nel medioevo, una delle arti
del trivio e HA PER OGGETO IL LINGUAGGIO (è quindi una scientia sermocinalis) come la
grammatica e la retorica, differendo però da la GRAMMATICA e la RETORICA perché
DIALETTICA mira a discernere le proposizioni vere da quelle false, mentre la
grammatica e la retorica insegnano, rispettivamente, a SERVIRSI del linguaggio
con correttezza – LA GRAMMATICA -e con eleganza – LA RETORICA. A sua volta, IL
LINGUAGGIO-OGGETTO d’indagine è una
lingua storica, il LATINO. È da chiedersi perciò fino a che punto i risultati
dello sforzo compiuto per identificare strutture linguistiche sulle quali fosse
possibile operare validamente da un punto di vista logico autorizzino a parlare
di logica formale; o, in altri termini, se le strutture siano autentiche forme,
siano trattate SENZA FAR RIFERIMENTO AL SIGNIFICATO delle parole e al senso
delle espressioni. Quando si cerca una risposta, la difficoltà maggiore
s'incontra nel fatto che la proposizione studiata ha un ineliminabile importo
esistenziale, per cui elementi extra-logici -ontologici, gnoseologici -finiscono
per condizionare la trattazione della logica. È tuttavia utile indicare alcuni
elementi che documentano il progressivo affermarsi di una concezione formale
della logica. Oltre alla distinzione, troppo nota, tra materia e forma di un
argomento, ricordiamo che Buridano considera la copula est “formale
propositionis;” essa cioè è l’elemento Periermenias et anteponi ad librum
Topicorum, Elenchorum et Posteriorum. Patet hic ordo, quia de consequentia hic
tamquam de subiecto agitur, quae communiot est omni specie argumentationis seu
syllogismo simpliciter, de quo agitur in libro Priorum . Cfr. Moopy, Truth and
Consequence ..., cit.,10. 134 Cfr. R. CarnaP, Sintassi logica del linguaggio,
tr. it. A. Pasquinelli, Milano 19662,33. 135 Cfr. Tractatus de suppositionibus,
cum copula debeat esse formale propositionis; Reina legge: esse (verbum)
formale , ma l'integrazione è superflua. Ma v. BURIDANO, Consequentiae, cit.,
tei] formale della proposizione categorica o atomica; che Alberto di Sassonia
parla di “formale propositionis” per le ipotetiche: sono tali le particelle
sincategorematiche (come “si” – sillogismo ipotetico; “vel:, sillogismo
disgiuntivo) che fungono da connettivi tra proposizioni atomiche in modo da
formate proposizioni molecolari; che Heytesbury usa il termine forzza per
indicare una struttura logica, considerata solamente dal punto di vista
operativo, nella quale le variabili stanno per proposizioni. Il progressivo,
cosciente affermarsi del primato della logica degl’enunciati va dunque di pari
passo con l’individuazione di forme logiche. Infine, in un testo in cui si
discute della diversità delle logiche, proprie delle varie scienze, all’interno
dell’unica (universalis) logica comune a tutte le scienze, e quindi della
diversità della rationalis logica fidei e della logica naturalis, Holcot scrive.
Sed quid est dicendum: estne logica Aristotelis formalis, an non? Dico, quod si
non vis I, 7 (distingue tra materia e forma della proposizione o della
consequentia e precisa quali elementi siano da considerare spettanti alla
forma). 156 Cfr. Sophismata, cit., II, 8° Non Socrates currit vel non curtit ,
f. [4lra]: quia formale, scilicet nota
disiunctionis, in utraque affirmatur , e
Non aliquis homo currit si aliquod animal currit , f. [4lra-b]: [..] eo
quod in illo sensu negatio cadit supra formale propositionis, scilicet supra
notam conditionis. 157 Cfr. cap. VI, app. 2, nn. 8 e 9 (in entrambi i casi si
tratta della proposizione copulativa. 158 Cfr. HoLcor Opus questionum ac
determinationum super libros Sententiarum, Lugduni 1518, I Sent., q. 5J: Eodem modo rationalis logica fidei alia debet
esse a logica naturalis. Dicit enim Commentator secundo Metaphysicae commento
XV quod quaedam logica est universalis omnibus scientiis, et quaedam propria
unicuique scientiae; et si hoc est verum, a multo fortiori oportet ponere unam
logicam fidei, et similiter alia logica utitur obligatus certa specie
obligationis, et alia libere respondens secundum qualitatem propositionum. Modo
philosophi non viderunt aliquam rem esse unam et tres; ideo de ea in suis
regulis mentionem non fecerunt. Sunt igitur in logica fidei tales regulae: quod
omne absolutum praedicatur in singulari de tribus, et non in plurali; alia,
quod unitas tenet suum consequens, ubi non obviat relationis oppositum. Et ideo, concessis
praemissis dispositis Terminologia logica della tarda scolastica 43 vocare
logicam formalem nisi illam, quae tenet in omni “agi sicut dicit Commentator
primo Physicorum commento XXV: ermo concludens per se debet concludere in omni
materia, tune patet, quod non. Si vis vocate logicam formalem illam, quae per
naturalem inquisitionem in rebus a nobis sensibiliter a non capit instantiam,
dico quod sic !®: secondo Holcot, la
logica aristotelica è logica naturale, e la sua validità non trova eccezione
nell’ambito della nostra esperienza. Essa è quindi formale nell'ordine della
natura. Ma la logica aristotelica non è una logica universale valida in ogni
materia (non è applicabile, ad tr pio, al dato rivelato, come al problema della
trinità) e in tal senso non è logica formale. Forse altri testi potranno ts
mentare meglio e chiarire con quale coscienza i maestri Fa ev si servissero dei
propri strumenti scientifici, e quindi della logica Ma sembra incontestabile
che qui s’affaccia 1 esigenza di una logica formale, la cui validità si estenda
ad ogni campo del sapere e non dipenda dalle particolarità della materia
trattata, De sia cioè condizionata dai princìpi di questa, ma ubbidisca solo ai
propri princìpi. Prima di concludere, è il caso di spendere qualche parola per
presentare questo lavoro e per collocarlo in rapporto ai temi ora accennati. na
. Ciascuno dei capitoli nei quali esso si articola è dedicato ie studio di un
termine o gruppo di termini, e quindi di una dotin modo et in figura, negatur
conclusio, quia in conclusione obviat cera oppositio; sicut si arguitur sic:
haec essentia est pater, haec essentia t.filius, ergo filius est pater; et
utraque praemissarum est vera, et app: ispositio tertiae figurae . . de"
Ivi (continuaz. del testo della n. prec.). Il passo è gar w F. Horemann,
Holcot. Die Logik in der Theologie, in Lo ssd Mediaevalia, 2: Die Metaphysik im
Mittelalter. Vortrige des si mi nalen Kongresses fiir mittelalterliche Philosophie
(Kéln 31 Aug.-6 Sept. 9 herausg. P. Wilpert-W.P. Eckert, Berlin 1963, p. 633. 44
Alfonso Maierà trina, che ha un certo rilievo nel quadro dell’insegnamento
logico della tarda scolastica. L’ordine con cui si succedono i capitoli non è
quello strettamente alfabetico. Il criterio alfabetico si compone con quello
dell’affermarsi cronologico delle dottrine. La combinazione dei due criteri ha
portato a una disposizione che, pur salvando la varietà dei temi trattati,
forse conferisce una certa unità all’esposizione. Le dottrine, proprie della
logica modernorum, relative ai termini e alle proposizioni hanno trovato una
particolare sistemazione in due specie di trattati che corrispondono a diversi
punti di vista. Uno è quello fornito dal de sensu composito et diviso: si pensi
al trattato di Heytesbuty). L’altro corrisponde a quello della probatio
propositionis -quale si trova, ad esempio, nello Speculum di Billingham. Si è
dato un certo rilievo a questi temi per due motivi. Primo, perché sembra siano
le dottrine verso le quali confluiscono le altre. Si vedano i rapporti tra
appellatio e senso composto e senso diviso, tra ampliatio e propositio modalis,
tra suppositio confusa, descensus e probatio, tra propositio modalis e
probatio, tra la dottrina della probatio e quella del senso composto e del senso
diviso: è una fitta rete di nessi che corre da un tema all’altro. Secondo,
perché i due punti di vista, in certo senso concorrenti, finiscono per
unificatsi. Il de sensu composito et diviso è in genere analizzato per mezzo
della dottrina della probatio dai filosofi italiani. Il rapporto tra di essi
costituisce uno dei temi più interessanti della filosofia scolastica del
linguaggio. I capitoli appellatio, ampliatio-restrictio, e copulatio affrontano
una problematica che, pur presente nella tarda scolastica, non ha ricevuto un
impulso notevole in quel periodo. Essi infatti svolgono una tematica
caratterizzante: le prime discussioni sulle proprietates terminorum. Segue un
capitolo che studia un aspetto della suppositio. La dottrina della suppositio
rappresenta il frutto più maturo dei parve logicalia e apre la strada allo
studio dei termini dal punto di vista della logica degli enunciati. Qui se ne
tratta un capitolo particolare, la confusio, al quale i logici della tarda
scolastica fanno continuamente riferimento e che mostra la tendenza a una nuova
organizzazione della dottrina in un quadro più ampio. Seguono capitoli dedicati
alla propositio modalis, alla probatio propositionis, al sensus compositus e al
sensus divisus, che dovrebbero meglio documentare la capacità di analisi dei filosofi
alle prese con un linguaggio storico e informale come IL LATINO mentre aspirano
a fondare un linguaggio scientifico, ideale, o formale. Quanto di tutto ciò la
logica derivi dalle dottrine grammaticali si vedrà nei singoli casi. Rijk, nella
sua Logica modernorum fa un primo bilancio dei termini che la logica fa propri RICAVANDOLI
DALLA GRAMMATICA FILOSOFICA O RAZIONALE. Di essi ricordiamo suppositio,
appositio, appellatio, IMPLICATIO, IMPLICITVM-EXPLICITVM, incongruu. Ma bisogna
aggiungere che la logica necessariamente fa leva sulle dottrine grammaticali
nella sua indagine sulle strutture linguistiche
del LATINO. Si pensi allo studio delle parti del discorso, in
particolare del NOME con i suoi casi (si veda la funzione dei casi obliqui in
contrapposizione al caso rectus), e del verbo e del tempo di esso. Del pronome
relativo e l’ANAFORA, la CATAFORA, l’ENDOFORA, e l’ESSOFORA, in rapporto al
problema della supposizione, la prae-suppositio, e l’implicatura. Si pensi al
rapporto tra forma avverbiale e forma causalis o nominale del modo; e, ancora,
a quanto siano presenti le dottrine delle costruzioni sintattica – SINTASSI,
SEMANTICA, PRAMMATICA -grammaticali, indipendenti, nella vox attiva o vox passiva,
e dipendenti (dictu72) e, in particolare, all’importanza che esse rivestono per
l’esame del senso composto e del senso diviso. Si vedrà se, e quale, utilità
possa venire alla discussione di problemi affrontati dai filosofi del
linguaggio del nostro tempo, come H. P.
GRICE, dalla lettura di testi del genere. Segnaliamo soltanto alcuni punti nei
quali il confronto risulta immediatamente interessante: 140 Op. cit., I, pp.
20-22; ma cfr. tutta la prima parte del secondo volume della stessa opera. la
dottrina dell’impositio richiama alla mente la critica della dottrina del nome
avanzata da ‘Vitters.’ La consignificatio temporis è negata’ da Russell. La
dottrina della copula e della predicazione può essere esaminata alla luce dell’ONTOLOGIA
– come rama della metafisica, come ha fatto D.P. Henry, sequendo H. P. GRICE –
“Semantics and METAPHYSICS,” Part II to his “Studies in the Way of Words”. Per
quanto riguarda i modali. Si veda l'esame dei particolari egocentrici e degli
atteggiamenti enunciativi operata da Russell. Si tratta solo di alcuni
argomenti e punti di contatto che permettono però di notare come il ripropotsi,
a distanza di tanti secoli, degli stessi temi sottolinei quanto siano
insoddisfacenti le formulazioni e le soluzioni finora affacciate, se la ricerca
intorno ad essi continua con impegno. Cfr. Ricerche filosofiche, ed. it. a cura
di M. TRINCHERO (si veda), Torino: ad es., $ 40, pp. 31-32. 14 Cfr. A Inquiry
into Meaning and Truth, tr. it. di L. Pavolini col titolo Significato e Verità,
Milano. Cfr. Henry, The De Grammatico of AOSTA: The Theory of Paronymy, Notre
Dame Ind.., che utilizza C. LEJEWSKI, On Lesniewski's Ontology, Ratio; per i particolari egocentrici, e per
gli atteggiamenti enunciativi. APPELLATIO. Appellatio —mpoonyopia
nell'antichità. Il valore primo e fondamentale dei termini appellatio e
appellare è, rispettivamente, atto di NOMINARE (DESSINARE) o semplicemente
‘nome’, e ‘nominare’, ‘designare’ DESSINARE. DISENNARE. Ma appellatio rende la
“rpoonvopia”, fra l’altro, in due contesti: quello aristotelico o LIZIO delle “Categorie”
e quello del PORTICO delle dottrine grammaticali. In rapporto al testo
aristotelico e all’insegnamento DEL PORTICO si sono costituite due tradizioni.
Di esse la più antica, e più ampiamente testimoniata, è senza dubbio la
seconda. Un primo cenno si trova nel spagnuolo Quintiliano, il quale,
discutendo del numero delle parti del discorso, si chiede se npoonvopia sia da
considerare una specie di nome o una autonoma parte del discorso -in questo
secondo caso, NOMEN è quella parte del discorso indicante una qualità propria,
individuale, esempio: ‘SOCRATE,’ o GRICEVS, STRAWSONIVS e PEARSIVS -mentre
appellatio è la parte del discorso indicante una qualità comune, esempio:
‘uomo’ -e se il termine “npoonvopia” sia da rendere indifferentemente con “vocabulum”
o [Cfr. Thesaurus linguae latinae, appellare, appellatio. Cfr. però L. ApAmo, BOEZIO
e VITTORINO traduttori e interpreti dell’ Isagoge di Porfirio, Rivista critica
di storia della filosofia, il quale rileva che Vittorino rende prevalentemente “xamyopeiv” con “appellare,”
xaxmyopla con “appellatio”, xatnYyopobpevos con appellativus. appellatio,
oppure se “vocabulum” debba essere distinto da appellatio, indicando il primo
termine i nomi comuni di corpi, visibili e tangibili, e il secondo i nomi comuni
di cose invisibili e non tangibili. Come è noto, per i grammatici filosofici
della tarda antichità il NOMEN può essere PROPRIVM *o* APPELATIVO. Un NOME
PROPRIO DESIGNA i nomi di persona (o
animale – H. P. GRICE, “Bellerophon rode Pegasus”). IL NOME APPELLATIVO i nomi
comuni: la dottrina del PORTICO è qui evidentemente ripresa. In questo contesto
è frequente il richiamo, esplicito [Institutiones oratoriae, ed. Radermacher,
Lipsiae. Paulatim a philosophis ac maxime Stoicis PORITCO auctus est numerus
(sc. partium orationis), ac primum convinctionibus articuli adiecti, post
praepositiones: nominibus appellatio, deinde pro-nomen, deinde mixtum verbo
participium, ipsis verbis adverbia. noster sermo articulos non desiderat
ideoque in alias partes orationis sparguntur, sed accedit superioribus
interiectio. alii tamen ex idoneis dumtaxat auctoribus VIII partes secuti sunt,
ut ARISTARCO et aetate nostra PALEMONE, qui vocabulum sive appellationem nomini
subiecerunt tamquam speciem eius, at ii, qui aliud nomen, aliud vocabulum
faciunt, novem. nihilominus fuerunt, qui ipsum adhuc vocabulum ab appellatione
diducerent, ut esset vocabulum corpus visu tactuque manifestum ‘domus lectus’,
appellatio, cui vel alterum deesset vel utrumque ‘ventus caelum deus virtus’.
adiciebant et adseverationem,ut ‘eheu’, et tractionem ut ‘fasciatim’: quae mihi
non adprobantur. vocabulum an appellatio dicenda sit tpoonyopla et subicienda
nomini necne, quia partvi refert, liberum opinaturis relinquo. Ma appellatio
vale nomen per Quintiliano: cfr. ivi, XII, 10, 34, vol. II,408: res plurimae
carent appellationibus. Più generalmente, per il valore del termine APPELLATIO
IN RETORICA, cfr. H. Lausserc, Handbuch der literarischen Rbetorik. Eine
Grundlegung der Literaturwissenschaft, Miinchen, Registerband. Stoicorum
veterum fragmenta, ed. Arnim, Lipsiae, $ 21 Diocles Magnes apud Diog. Laért.
VII, 57: toù Sì Xbyov tori pépn Evie, die gno Avoyévne TE Èv TD Tepi pwviig xa
Kpbatrrog * $voua, mpoonvopia, pfua, oiviecos, &pipov e $ 22: Diocles
Magnes apud Diog. Laért. VII, 58: tot Sì mpoonyopla pév, xatà tèv Atovivnv,
pépos Xbyov omuatvov xouviy Toubenta, olov “Uvapwroc”, “Immoc”. dvopa SE tot
pepog Abyov SnXoiy idtav mowrtnta, olov Atoyévng, Zwxpktng. Presso il PORTICO tpoonyopia
è parte del discorso accanto a $vopua, non una sottoclasse di esso, come sarà PER
I LATINI. per i latini.] o implicito, alla distinzione tra vocabulum e
appellatio. La tradizione aristotelica è legata a due passi delle Categorie.
Aristotele pone la definizione dei termini denomi[Prisciano però ripete la
dottrina originale. In Grammatici latini. Secundum stoicos PORTICO vero V sunt
eius (sc. orationis) partes: nomen, appellatio, verbum, pronomen sive
articulus, coniunctio. nam participium connumerantes verbis participiale verbum
vocabant vel casuale, e aggiunge, in
Grammatici latini. Sic igitur supradicti philosophi [del PORTICO] etiam
participium aiebant appellationem esse reciprocam, id est dvTavaNALO TOY
mpoomyoplav, hoc modo: LEGENS EST LECTOR et LECTOR LEGENS, CVRSOR EST CURRENS
et CVRRENS CVRSOR, AMATOR EST AMANS et AMANS AMATOR, vel nomen verbale vel
modum verbi casualem. La lettura di alcuni passi dei grammatici mostra quanto
fosse articolata la discussione relativa a appellatio in rapporto al nome (per
altre occorrenze, cfr. Thesaurus linguae latinae, appellatio): DiomEDIS Artis grammaticae libri III, ex rec.
H. Keilii, I, in Grammatici latini, cit., I, Lipsiae. Dopo aver definito il NOMEN pars orationis cum casu sine tempore rem
corporalem aut incorporalem proprie communiterve significans, aggiunge. Sed ex
hac definitione SCAURO dissentit. separat enim a nomine appellationem et
vocabulum. et est hotum trina definitio talis: appellatio quoque est communis
similium rerum enuntiatio specie nominis, ut HOMO VIR femina mancipium leo
taurus. item vocabulum est quo res inanimales vocis significatione specie
nominis enuntiamus, ut arbor lapis herba toga et his similia. Ma cfr. Appellativa
nomina sunt quae generaliter communiterque dicuntur. haec in duas species
dividuntur, quarum altera significat res corporales, quae videri tangique
possunt (i altera incorporales, quae intellectu tantum modo percipiuntur, verum
neque videri nec tangi possunt; Ex CWarISsII arte grammatica excerpta. Nomina
aut propria sunt aut appellativa e Appellatio dicitur quidquid praeter proprium
nomen est. appellativa nomina sunt quae generaliter communiterque dicuntur.
haec in duas species dividuntur. alia enim significant res corporales, quae
videri tangique possunt, et a quibusdam vocabula appellantur, ut HOMO arbor
pecus. Alia quae a quibusdam appellationes dicuntur et sunt incorporalia, quae
intellectu tantum modo percipiuntur, verum neque videri nec tangi possunt, ut
est VIRILITA – H. P. GRICE, “HORSENESS” --, pietas iustitia. ea nos appellativa
dicimus ; PrIScIANO, in Grammatici latini. Quidam autem IX dicebant esse partes
orationis, appellationem addentes separatam a nominibus, alii autem nativi o paronimi (distinguendoli da quelli
univoci e da quelli aequi-voci) nel seguente modo, secondo la traduzione di
Boezio. De-NOMI-nativa vero dicuntur quaecumque ab aliquo solo differentia casu
secundum nomen habent appellationem [tv xatà tobvoua mpoomyopiav éxe], ut a
grammatica grammaticus, et a fortitudine fortis . Sono partonimi quei termini
che hanno appellazione, cioè traggono la loro funzione di NOMINARE e quindi la
loro forma lingui, alii XI. his alii addebant etiam vocabulum et interiectionem
apud Graecos. Proprium est nominis substantiam et qualitatem significare. hoc habet
etiam appellatio et vocabulum. Ergo tria una pars est orationis. Hoc autem
interest inter proprium et appellativum, quod appellativum naturaliter commune
est multorum, quos eadem substantia sive qualitas vel quantitas generalis
specialisve iungit; Donato, Ars grammatica, in Grammatici latini. Nomen unius hominis,
appellatio multorum, vocabulum rerum est. sed modo nomina generaliter dicimus.
Qualitas nominum bipertita est, aut enim propria sunt nomina aut appellativa .
appellativorum nominum species multae sunt. alia enim sunt corporalia alia incorporalia;
POMPEO Commentum Artis Donati, ex rec. H. Keilii, in Grammatici latini, Lipsiae. Qualitas nominum principaliter
dividitur in duas partes. omnia enim nomina apud Latinos aut propria sunt aut
appellativa. Sunt nomina appellativa quae appellantur corporalia, sunt quae
incorporalia, e ConsENTII Ars grammatica, ex rec. H. Keilii. Qualitas nominum
in eo est, ut intellegamus, utrum nomen quod positum fuerit appellativum sit,
an proprium. appellativa enim nomina a genere et specie manant. Appellativa
autem nomina, quae a genere et specie manare diximus, plures differentias
habent. nam vel rem corporalem vel incorporalem significant. Della distinzione
nomen-appellatio-vocabulum resta traccia nei commenti a Prisciano: cfr. quello
di Guglielmo di Conches, (in Rijg, Logica modernorum), quello d’ELIA (si veda)
e la glossa Promisimus (ivi, p. 260). 6 Cat. 1, la 12-15 (l’espressione messa
in parentesi è alla r. 13); transì. Boethii, Aristoteles latinus; cfr. STEINTHAL, Sprachwissenschaft
bei den Ròmern, Berlin. Nur ist allerdings xxtnyopia bei Aristoteles nicht véllig gleichbedeutend
mit rpoonyopia und Uvopa, so wenig wie xamnyopeiv] stica, da un altro termine,
che può essere detto principale o primitivo – RYLE, “FIDO”-FIDO --, con la sola
differenza, rispetto ad esso, della terminazione, o suffisso. Invece, dopo aver
precisato che le sostanze prime significano l’individuo (q68e qu, hoc aliquid),
Aristotele afferma: In secundis vero substantiis videtur quidem similiter ad
appellationis figuram [o sub appellationis figura, sub figura appellationis: o
oynua tig mpoonyoplas] hoc aliquid significare, quando quis dixerit HOMINEM
HOMO hominem vel animal. Non tamen verum est, sed quale
aliquid [motéy 7v] significat (neque enim unum est quod subiectum est
quemadmodum prima substantia, sed de pluribus homo dicitur et ani mal). Non
autem simpliciter qualitatem significat, quemadmodum album (nihil enim
significat album quam qualitatem), genus autem et speciem circa substantiam
qualitatem determinant (qualem enim quandam substantiam significant). Secondo Aristotele, mentre
i nomi delle sostanze prime designano la realtà individuale, un nome di una
SOSTANZA SECONDA desi[dasselbe ist wie rpoonyopevtw; sondern xatmyopia in der
hier gemeinten Bedeutung entspricht noch eher dem platonischen Ausdrucke
èrwwwyia. Wahrend nimlich évopa, Wort, nur das lautliche ovuforov, Zeichen, der
Sache ist, und in npoonyopia die Anwendung dieses dvoua auf die mit demselben
bezeichnete Sache liegt: ist xatnyopta das Wort, insofern es nicht bloss
Zeichen ist, sondern zugleich das Bezeichnete in sich fasst, d. h. das Wesen
und die Bestimmung der Sache aussagt und insofern Begriff ist . È da notare che
PrISCIANO (in Grammatici latini) dà come DE-NOMI-NATIVO il SOSTANTIVO rispetto
all’AGGETTIVO [cfr. H. P. GRICE, “FIDO IS SHAGGY”] (es. SAPIENS SAPIENTIA), che
è il contrario di quanto si può vedere in Aristotele (del quale si veda anche
Cat.). Per principale: cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., 168A; per primitivo:
cfr. Martino DI Dacia, Modi significandi, in Opera, ed. Roos, Hauniae (cfr.
PriscIano, in Grammatici latini. Transl. Boethii, Aristoteles latinus; la prima variante è in
apparato critico, la seconda è corrente. 9 Cfr. Cat.; transl.] gnano il genere
e la specie. PRIMA SOSTANZA: ‘quest'uomo’ o ‘questo cavallo’ e SOSTANZA in
senso proprio. LA SECONDA SOSTANZA, ‘uomo’ o ‘animale’, pur utilizzando gli
stessi nomi che designano le sostanze prime (‘quest’'UOMO’ e ‘UOMO’), in realtà
designano di esse le qualità comuni. Sono — precisano i filosofi — degl’UNIVERSALI.
E l’UNIVERSALE, secondo la definizione aristotelica, è ciò che è predicabile di
più. Così, questo testo si presta ad essere accostato da un lato alla
definizione di NOMEN appellativum – SOSTANTIVO COMUNE --, poiché nome
appellativo è il nome comune, e ciò che in grammatica è detto ‘COMUNE’ in dialettica
è detto ‘universale’; dall’altro, al primo testo dello stesso Aristotele,
giacché, se ad esempio grammaticus deriva da grammatica, e grammatica è una
qualità, come album deriva da albedo e designa principalmente una qualità, sarà
lecito chiedersi, per un verso, se LA SOSTANZA SECONDA va considerate nella
categoria della qualità e, per un altro verso e soprattutto, se, e come,
‘gramma-] Boethii, Aristoteles latinus. Cfr. Copulata tractatuun parvorum
logicalium (ed. Colonia) che fa derivare la dottrina dell’appellatio da questo
passo (in BòHNER, Medieval Logic). Cat., De interpr. Cfr.
Introductiones Parisienses, Quidam terminus COMMUNIS SIVE UNIVERSALIS SIVE
APPELLATIVVS [“shaggy”]; Cfr. Occam, Summa logicae. Et ita omnia illa nomina
communia, quae vocantur secundae substantiae, sunt in praedicamento qualitatis,
accipiendo esse in praedicamento pro eo, de cuius pronomine demonstrante ipsum
praedicatur qualitas. Omnia tamen illa sunt in praedicamento substantiae,
accipiendo esse in praedicamento pro illo, de quo significative sumpto
praedicatur substantia. Unde in ista propositione: ‘Homo est animal’, vel:
‘Homo est substantia’, ‘homo’ non supponit pro se, sed pro suo significato. SI
ENIM SUPPONERET PRO SE, HAEC ESSET *FALSA*: ‘Homo est substantia’, et haec VERA:
‘Homo est qualitas’. Sicut si haec vox ‘homo’ supponat pro se, haec est FALSA:
‘Homo est substantia’, et haec VERA: ‘Homo est vox et qualitas’. Et ita
secundae substantiae non sunt nisi quaedam nomina et qualitates praecise
significantes substantias. Et propter hoc, et non propter aliud dicuntur esse
in praedicamento substantiae. Si noti però] tico” o ‘bianco’ possano designare
una sostanza. All’impostazione del problema contribuiscono due dottrine, cioè
la definizione di NOMEN data da Prisciano. Proprium est nominis significare
substantiam et qualitatem. O, come leggeno i filosofi substantiam cum
qualitate, e l’affermazione boeziana relativa alla costituzione degli esseri. In
una sostanza diversum est esse et id quod est. L’ id quod est è la sostanza
completa, ed è tale grazie a un esse, a una forma, che è un quo est, ciò grazie
al quale la sostanza diviene quello che è, ciò di cui la sostanza partecipa. La
dottrina grammaticale del nome, substantia et qualitas , si presta ad essere
interpretata alla luce della dottrina boeziana, per la quale la sostanza,
designata dal nome, è un composto, un quod est, e si costituisce in virtù di un
quo est, una forma. Ci si chiede: ciò è vero di tutti i nomi, non solo dei
denominativi e dei nomi di sostanza seconda, ma anche dei nomi di sostanza
prima. E come si può articolare nella PREDICAZIONE tale distinzione: ponendo a
soggetto la substantia, secondo la terminologia grammaticale, o il suppositum, secondo
la termi[che Boezio, In Arist. Periermenias, forma nomi di qualità dai nomi di
individui. Alia est enim qualitas singularis, ut Platonis vel Socratis, alia
est quae communicata cum pluribus totam se singulis et omnibus praebet, ut est
ipsa humanitas. Age enim incommunicabilis Platonis illa proprietas PLATONITAS,
SOCRATITAS, GRICEITAS, STRAWSONITAS, PEARSITAS, appelletur. eo enim modo
qualitatem hanc PLATONINATE – Platonitatem -ficto vocabulo nuncupare possimus,
quomodo hominis qualitatem dicimus humanitatem. È il problema posto nel De grammatico
d’AOSTA. Prisciano, op. cif., II, 18 (cfr. la prec. n. 5); per l’uso,
cfr.CHENU, La théologie au douzième siècle, Paris (è qui ripreso e parzialmente
modificato l’articolo Grammaire, Archives d’histoire doctrinale. Cfr. Girson,
La philosophie au moyen dge, Paris CHENU), e a predicato ciò che vien detto
rispettivamente la qualitas il
significatum. I filosofi hanno sviluppato questi temi, mentre nei secoli
successivi le dottrine fissate vengono tramandate in modo sostanzialmente
immutato. La storia della teoria dei paronimi o denominativi (o derivati) è
stata di recente ricostruita da Henry che ha studiato il De grammatico d’Aosta.
Riprendiamo qui le linee generali della dottrina anselmiana e seguiamo lo
sviluppo del problema. È noto che Boezio pone tre condizioni perché si abbiano
i termini denominativi: Tria sunt autem necessaria, ut denominativa vocabula
constituantur. Prius ut re participet, post ut nomine, postremo ut sit quaedam nominis
TRANS-FIGURATIO, ut cum aliquis dicitur a FORTITUDINE FORTIS, est enim quaedam
fortitudo qua fortis ille participet, habet quoque nominis partecipationem,
fortis enim dicitur. At vero est quaedam transfiguratio, fortis enim et
fortitudo non eisdem syllabis terminantur. ALBERTO Magno, I Sent., d. 2, a. 11,
sol. (cit. in CHENU, Duo sunt attendenda in nomine, scilicet forma sive ratio a
qua imponitur, et illud cui imponitur; et haec vocantur a quibusdam
significatum et suppositum, a grammaticis autem vocantur qualitas et substantia.
L’influenza di
Porfirio è stata determinante per una impostazione del problema in termini di
predicazione: cfr. Moody, The Logic of William of Ockbam, London, in part. p.
74. 19 MartINno DI Dacia, /.c.; ma cfr. Cassionoro, Irstitutiones, cit., II,
iii, 9, p. 113: denominativa, id est derivativa [....] . 20 Cfr. Henry,
The De grammatico ..., cit., pp. 79-101 (per la ricostruzione
storica del problema: in questo saggio sono sistemate le ricerche precedenti
dell’autore), e The Logic of St. Anselm, Oxford. In Cat. Arist., cit., 168A-B.
L’analisi delle tre condizioni in HenRry, The
De grammatico A fondamento di
questa interpretazione è la dottrina boeziana della costituzione dell’essere
mediante la partecipazione a una forma, e quindi al nome che la designa: il
denominativo si ricava dal nome della forma, e si differenzia da questo
soltanto nella parte terminale. Con ciò non è ancora risolto il problema, se il
nome ottenuto significhi principalmente la forma o il soggetto al quale
inerisce. Altrove, però, lo stesso Boezio afferma che ALBUM [SHAGGY] è detto
denominative di un corpo e perciò può essere predicato del nome di corpo, ma
non è possibile che la definizione di album o SHAGGY, e tutto ciò che essa
contiene, possa essere predicata del subiecium, cioè del nome che funge da
soggetto. Diverso è il caso di animal, detto di homo: animal non solo può
essere predicato di homo, ma, essendo esso posto nella definizione di homo, la
definizione di animal può essere predicata di homo. Vengono così a configurarsi
due tipi di predicazione secondo Boezio: una predicazione secundum accidens, e
si ha quando si predica del subiectum ciò che è in subiecto, e una predicazione
de subiecto (o in eo quod quid) o essenziale – H. P. GRICE, IZZING, NOT HAZZING
--, e si ha quando una parte della sostanza è predicata della sostanza stessa.
Questo secondo modo di predicazione ha luogo quando le sostanze seconde sono
dette di sostanze prime (non solo, in tal caso, è predicabile il nome, ma anche
la ratio o definitio del nome. Ma quando un denominativo è predi[Cosa siamo
soggetto (“FIDO”) e predicato (“SHAGGY”) è detto da Boezio, In Arist.
Periermenias. Termini autem sunt nomina et verba, quae in simplici propositione
praedicamus, ut in eo quod est Socrates disputat, “Socrates” (FIDO) et disputat
(IS SHAGGY) termini sunt. et qui minor terminus in enuntiatione proponitur, ut
Socrates (FIDO), subiectus dicitur et ponitur prior; qui vero maior,
praedicatur et locatur posterior, ut disputat (IS SHAGGY); cfr. HeNRY, The
Logic of St. Anselm. Boezio, In Cat. Arist.; cfr. HENRY, The Logic of St.
Anselm] cato di un subiectum, la PREDICAZIONE attiene al nome, non alla ratio o
definitio del nome. Si vede bene, dunque, che altro è il modo in cui uomo
(SHAGGY) è detto di Socrate (FIDO), o ‘animale’ di uomo, altro è il modo in cui
album (SHAGGY) è detto di una sostanza qualsiasi. E poiché album (o grammaticus
o SHAGGY) non è il nome della qualità (albedo, grammatica, SHAGGINESS,
HORSENESS, PLATONITAS), ma di un quale, cioè di un soggetto cui la qualità
inerisce (è nome cioè non della sua razio, ma del subiectum), bisogna precisare
in che modo esso denoti il subiectum. Anselmo nel De grammiatico fa porre così
il problema dal Discepolo. De grammatico peto ut me certum
facias utrum sit substantia an qualitas. I termini usati sono quelli della definizione del
nome data da Prisciano, ma posti in disgiunzione -substantia an qualitas. Ben
presto però, nel corso della discussione tra Maestro e Discepolo, si cerca di
spiegare come grammaticus sia substantia ET qualitas. Per comprendere la
risposta data dal Maestro nel testo di Anselmo, si consideri innanzi tutto
l’analisi che egli fa di homo: Nempe nomen hominis per se et ut unum significat
ea ex quibus constat TOTVS VEL OGNI homo. In quibus substantia
principalem locum tenet, quoniam est causa aliorum et habens ea, non ut
indigens illis sed ut se indigentia. Nulla enim est differentia substantiae sine qua
substantia inveniri non possit, et nulla differentiarum eius sine illa potest
existere. Quapropter quamvis omnia simul velut unum totum sub una
significatione uno nomine appelletur ‘homo’, sic tamen principaliter Boezio, In
Cat. Arist., cit., 191A-B. All’origine della distinzione tra definizione
nominale e definizione essenziale è Anal. post. II, 10 (93b 29 sgg.) secondo ScHnoLtz, Storia della logica, tr. MELANDRI
(si veda) Milano. Cfr. De Grammatico, in S. Anselmi Opera omnia, ed. Schmitt,
I, Edimburgi; Anselmo stesso c’informa che il problema e molto dibattuto al suo
tempo. Tamen quoniam scis quantum nostris temporibus DIALECTICI certent de
quaestione a te proposita hoc nomen est significativum et appellativum
substantiae: substantia est homo et homo substantia. Si legga di seguito la
risposta fornita al Discepolo per quanto riguarda grammaticus: Grammaticus (SHAGGY)
non significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam (SHAGGINESS) per
se et hominem per aliud significat. Et hoc nomen quamvis sit
appellativum hominis, non tamen proprie dicitur eius significativum; et licet
sit significativum grammaticae, non tamen est eius appellativum. Appellativum autem nomen
cuiuslibet rei nunc dico, quo res ipsa usu loquendi appellatur. Secondo
Anselmo, dunque, ciò che distingue l’uso di homo e di grammaticus è che il
primo per se et ut unum significat ea ex quibus constat homo, il secondo non
significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam per se et hominem
per aliud significat; il primo è un nome di sostanza e quindi,
boezianamente, praedicatur de subiecto:
esso significa e nomina la sostanza -est significativum et appellativum
substantiae --, cioè, ancora boezianamente, esso può essere predicato di un
sudiectum non solo come nomen, ma anche quanto alla ratio o definitio del nomen.
Il secondo è nome di un composto di sostanza e accidente, composto denominato dall’accidente
che inerisce alla sostanza: non qualitas, quindi, ma quale. Il suo nome è
predicabile del subiectum-composto, non lo è la sua definitio, 0 ratio: la
praedicatio secundum accidens importa che ciò che è predicato non costituisca
sostanzialmente un unum aliquid con la sostanza cui inerisce e da cui dipende
sostanzialmente. Cfr. AristoTELE, De interpr. 11, 21a 7-15; transl.
Boethii, Aristoteles latinus. Eorum
igitur quae praedicantur et de quibus praedicantut, quaecumque secundum
accidens dicuntur vel de eodem vel alterum de altero, haec non erunt unum; ut
homo (FIDO) albus (SHAGGY) est et musicus, sed non est idem musicus et albus. Accidentia
enim sunt utraque eidem. Perciò altra è la significazione, altra la funzione
nominativa di grammaticus. Esso significa per se l’accidente, ma nomina il
subiectum, l’uomo che ha la grammatica; il subiectum è significato
obliquamente, o secondariamente, per aliud, ma è propriamente nominato. L’accidens
è significato primariamente, ma non è nominato. Vengono così differenziandosi
due funzioni proprie del nomen: una è la significatio, l’altra è l’appellatio. Anselmo
usa poco questo ultimo termine, ma usa molto appellativus, appellare. La prima
è ordinata al significato, l’altra al REFERENTE (DESIGNATUM, DENOTATUM); e
l’appellatio è qui lontana anticipazione della teoria della supposizione. Nelle
sue opere, Anselmo prospetta, fra l’altro, la possibilità di considerare il
rapporto tra i nomi come humanus SHAGGY e humanitas SHAGGINESS; poiché tuttavia
tra di essi non corre un vero e proprio rapporto di paronimia, egli non ne
affronta l’analisi. La considerazione di casi come questo avrebbe però permesso
di dare al problema un respiro più ampio, come si vede in Occam. Qualche
decennio dopo AOSTA, Abelardo riprende il problema in un contesto in cui la
presenza di Prisciano si è fatta più determinante. Va notata, innanzitutto, la
distinzione che Abelardo scorge tra il diverso valore di qualità in Aristotele
e [Nec si album musicum verum est dicere, tamen non erit album musicum unum
aliquid. Secundum accidens enim MUSICUM ALBUM, quare non etit ALBUM MUSICUM. Quocirca
nec citharoedus bonus simpliciter, sed animal bipes; non enim secundum accidens
; cfr. Henry, The Logic of St. Anselm. Un cenno in tal senso in BòunER,
Medieval Logic; ma cfr. D.P. Henry, The Early History of Suppositio; sonlin Stadics, ripreso in The
Logic of St. Anselm; ev appendice 2, n. 1. Henry rende significatio
per se con meaning e appellatio con
reference (cfr. The De grammatico ). Per
appellatio in AnseLMo, cfr. De Grammatico. Cfr. Epistola de incarnatione Verbi,
in Opera omnia, Romae; ma v. Henry, The
De grammatico . in Prisciano: mentre per Aristotele qualità denota tutto
ciò che è considerabile sotto la categoria della qualità, Prisciano ritiene che
qualità sia nome di tutte le forme: omnium formarum nomen accipitur. Ciò
permette di considerare qualsiasi forma, quindi anche le forme sostanziali,
come qualità, e spiega come si siano moltiplicati i nomi astratti per indicare
le forme (es. deus/deitas), e si sia posto il problema di ciò che li
differenzia dai corrispondenti nomi concreti. Per quanto riguarda più
direttamente il problema dei paronimi, è da dire che Abelardo include questi
termini tra i nomina sumpta, i quali si distinguono dai nomina substantiva
perché sono detti delle cose semplicemente per significare la forma che ad esse
inerisce: essi #0 determinano la sostanza delle cose, ma denotano ciò che è
affetto da una certa qualità. 32 AseLARDO, Dialectica, Cfr. CHENU, pet quanto
riguarda i nomi divini.Ma già Anselmo parla di nomen sumptum (cfr. Henry, The
Logic of St. Anselm, cit., p. 64; s. ANSELMO, Epistola de incarnatione Verbi,
cit., p. 13; cfr. glossa Promisimus, in De Rx, Logica Modernorum, Il, i, cit.,
p. 262. Per AseLARDO, cfr. Logica ‘Ingredientibus'. Sunt autem omnia
denominativa vocabula sumpta, non autem omnia sumpta sunt denominativa. Sumpta
autem vocabula ea dicimus, quae simpliciter propter adiacentem formam
significandam reperta sunt, ut “rationale”, “album”, “FAT,” “SHAGGY.”. Non enim
‘rationale’ dicit animal rationale vel ‘album’ corpus album, sed simpliciter
‘rationale’ ponit affectum rationalitate, ‘album’ affectum albedine, non etiam
substantiam rei, quid sit, determinat. Sumptorum veto tria sunt genera, quia
quaedam cum nomine formae in materia vocis ex toto conveniunt, ut “grammatica”
o Letizia nomen mulieris cum grammatica nomine scientiae o stato d’animi.
Quaedam vero penitus a nomine formae differunt, ut studiosus a virtute, quaedam
autem cum per principium conveniant, per finem disiuncta sunt, ut fortis
fortitudo, quae cum in primis syllabis conveniant, in ultimis differunt. Et
haec tantum sumpta, quae scilicet principio conveniunt cum nomine formae et
fine differunt, denominative esse determinat. Denominativa dicuntur subiecta
illa quae habent appellationem ab aliquo, hoc est vocabulum quodcumque
significans ex forma adiacente secundum nomen, id est similitudinem nominis
ipsius formae, ut iam est expositum. Cfr. Dialectica. Sicut autem nomina
quaedam substan[Ci si chiede quindi in quale categoria vadano considerati i
nomina sumpta, e si risponde: quando contingit idem vocabulum res diversorum
praedicamentorum significare, secundum principalem significationem in
praedicamento ponendum est, ut album quod albedinem principaliter significat,
propter quam maxime repertum est atque ubique eam tenet, quam etiam praedicare
dicitut; e ancora: Cum enim tradat grammatica omne nomen substantiam cum
qualitate significare, album quoque, quod subiectam nominat substantiam et
qualitatem determinat circa eam, utrumque dicitur significare. Sed qualitatem
quidem principaliter, causa cuius impositum est, subiectum vero secundario.] tiva
dicuntur, quae rebus ipsis secundum hoc quod sunt data sunt, quaedam veto
sumpta, quae scilicet secundum formae alicuius susceptionem imposita sunt, sic
et definitiones quaedam secundum rei substantiam, quaedam vero secundum formae
adhaerentiam assignantur. Cfr. AseLarDOo, Logica ‘Ingredientibus’. Il tentativo
di ricondurre le parti del discorso studiate dal grammatico alle categorie
aristoteliche è già in Distributio omnium specierum nominis inter cathegorias
Aristotelis, ed. Piper, che ha attribuito il trattato a LABEONE (cfr. P. Pier,
Die Schriften Notkers LABEONE und seiner Schule, I, Freiburg i.B.-Tibingen, e
in Zeitschrift fiir deutsche Philologie.
Ma il sec. IX è il terminus ante quem per la composizione del trattato secondo
il De Rx: cfr. On the Curriculum of the Arts of the Trivium at St. Gall Vivarium
Cfr. Dialectica, cit., p. 113; v. anche ivi, At vero in his definitionibus quae
sumptorum sunt vocabulorum, magna, memini, quaestio solet esse ab his qui in
rebus universalia primo loco ponunt, quarum significatarum rerum ipsae esse
debeant dici; duplex enim horum nominum quae sumpta sunt, significatio dicitur,
altera vero principalis, quae est de forma, altera vero secundaria, quae est de
formato. Sic enim ‘album? et albedinem quam circa corpus subiectum determinat,
primo loco significare dicitur et secundo ipsius subiectum quod nominat. Alle
pp. 596 sg. della Didlectica, AseLARDO si chiede se la definizione formatum albedine , sia di 4/bum in quanto
voce oppure della sua significatio, e poiché sembra ovvio che sia definizione
della significatio, chiede ulteriormente se sia della significatio [Richiamando
quanto si è detto della soluzione anselmiana e confrontando ad essa quella
proposta da Abelardo, si può rilevare una stretta analogia tra le due
posizioni: per Anselmo, come per Abelardo, il termine denominativo significa
principal mente la qualità o forma da cui è tratto, e secondariamente il
subiectum che nomina. Il termine NOMINARE di Abelardo ha lo stesso valore
dell’appellare di Anselmo. Non è venuto alcun contributo originale tardo alla
interpretazione del problema dei paronimi.] prima (albedo) o seconda, e mostra
le difficoltà dell’uno e dell’altro caso. Conclude però a proposito della
significatio prima. Dicatur itaque illa definitio albedinis esse non secundum
essentiam suam, sed secundum adiacentiam acceptae. Unde et eam praedicari
convenit et de ipsa albedine secundum adiacentiam, hoc modo: omne album est
formatum albedine, et de omnibus de quibus ipsa in adiacentia praedicatur, e
per la significatio seconda: Potest etiam dici definitio eadem esse huius
nominis quod est album, non quidem secundum essentiam suam, sed secundum
significationem, nec in essentia sua de ipso praedicabitur, ut videlicet
dicamus hanc vocem album esse formatam albedine, sed secundum significationem,
se scilicet consignificando, ac si (si)c diceremus: res quae alba (HORSE,
PLATO) nominatur est formata albedine (HORSENESS, PLATONITAS) Cfr. De Rik,
Logica modernorum, Vincenzo DI BeauvEAIS si limita a richiamare la differenza
tra il procedimento aristotelico della derivazione del paronimo (da fortitudo,
fortis) e quello di Prisciano (da fortis, fortitudo): cfr. n. 6; PreTRo Ispano,
Summulae logicales, ripete la dottrina d’Aristotele e di Boezio, impostando il
problema in termini di predicazione; così, riprende anche la distinzione dici
de subiecto esse in subiecto, che ricorda quella boeziana praedicari de
subiecto-praedicari in subiecto. Eorum vero, quae dicuntur de subiecto, omnia
praedicantur nomine et ratione, ut homo de Socrate et de Platone. Eorum autem,
quae sunt in subiecto in pluribus quidem, neque nomen neque ratio de subiecto
praedicatur, ut haec albedo (SHAGGINESS, PLATONITAS, HORSENESS) vel hoc album
(SHAGGY, PLATO, HORSE). In aliquibus autem nomen nihil prohibet praedicari
aliquando de subiecto, rationem vero praedicari est impossibile, ut album de
subiecto praedicatur, ratio vero albi de subiecto numquam praedicabitur. Le
Sumzyle dello Ps. BACONE riprendono la terminologia e i problemi noti:
dezominativum, sumptum (è il concreto, mentre astratto è il termine dal quale
suzzitur il concreto); diversità del [Ma Occam ha fornito un’analisi esemplare
del nostro problema, inquadrandolo in quello più vasto del rapporto tra nomi
concreti e nomi astratti, dal momento che poi con Duns Scoto, i nomi astratti
formati sulla base di nomi concreti si erano moltiplicati sempre più. Andavano
quindi analizzate tutte le possibilità di rapporti tra nomi concreti e nomi
astratti in modo da poter individuare i paronimi e indicarne correttamente le
valenze significative. Secondo Occam, quattro sono i tipi di nomi concreti e di
corrispondenti nomi astratti; in tre casi però il nome astratto e il nome
concreto sono sinonimi, in quanto le forme astratta e concreta non importano
cose differenti. Innanzi tutto sono sinonimi le forme astratte e concrete della
categoria di sostanza (homo-humanitas), della categoria di quantità
(quantum-quantitas) o che riguardano la figura e sono riconducibili alla
quantità (curvum-curvitas), e della categoria di relazione (pater-paternitas).
Non c’è alcuna distinzione, infatti, nell'unità dell’indi[procedimento del
logico aristotelico e del grammatico di Prisciano. I nomi concreti sono tali
perché significant rem in concrecione et inclinacionem ad subjectum, sive ad
materiam in qua est accidens, quia album idem est quod res alba, res enim
nominat subjectum sive materiam in qua est albedo. Ma è bene ricordare che non
tutti i concreti sono denominativi, giacché, oltre a quelli che designano la
forma accidentale in congiunzione al suo subiectum, ci sono i concreti che
designano la forma sostanziale in unione con la sua materia. Cfr.
Summa logicae. Stricte dicuntur illa synonyma, quibus omnes UTENTES INTENDUNT
(users intend) uti simpliciter pro eodem; et sic non loquor hic de synonymis.
Large dicuntur illa synonyma, quae simpliciter significant idem omnibus modis,
ita quod nihil aliquo modo significatur per unum, quin per reliquum eodem modo
significetur, quamvis non omnes UTENTES CREDANT ipsa idem significare, sed
decepti existimant aliquid significari per unum, quod non significatur per
reliquum. Isto secundo
modo intendo uti in isto capitulo et in multis aliis de hoc nomine synonyma, o
cognomina. Un’esposizione molto chiata in Moopv, The Logic of William of
Ockbam, Occam, Sura logicae] -viduo, tra la realtà di esso e il principio
formale che lo fa essere quello che è, né si può supporre che la quantità, la
figura, la relazione siano cose distinte dalla sostanza quanta, o che ha
figura, o che sia in relazione. Alla domanda: che cosa significa dunque la
forma astratta humanitas rispetto alla forma concreta homo, Occam risponde che
la prima designa tutto ciò che designa la seconda, ma in modo differente,
giacché humanitas equivale a homo in quantum o qua homo, cioè alla forma
reduplicativa del nome. Infatti il nome astratto rende reduplicativa ed
esponibile la proposizione in cui è posto. Sono, inoltre, sinonimi i nomi la
cui forma astratta equivale a quella concreta con in più un sincategorema, o un
avverbio, e simili. Sono, infine, sinonimi i nomi la cui forma astratta è un
nome collettivo e quindi designa molte cose simul sumptae, mentre la forma
concreta può essere verificata pro uno solo (populus-popularis). Ma, oltre a
questi casi, vi sono nomi astratti che non sono sinonimi dei corrispondenti
nomi concreti, e costituiscono il quarto tipo. Essi sono di tre specie: innanzi
tutto, si dà il caso che la forma astratta abbia supposizione per un accidente
o forma che inerisca a un subiectum, e il concreto abbia supposizione per il
subiectum dell’accidente o forma predetta: così, ALBEDO sta per l’accidente,
album per il subiectum, cioè per IL CORPO BIANCO (il contrario si ha per ignis-igneus: ignis,
che è la forma astratta — sostantiva, meglio — sta per il subiectum, e igneus,
che è la forma concreta — aggettivale — sta per l’acci[4 Ivi, pp. 22 sgg.; per
la expositio in generale, cfr. cap. VI, $ 4; per la reduplicativa in part.,
cfr. Moopy, op. cit., p. 63. 4 Occam, Summa logicae: l’autore insiste sul
carattere arbitrario -ad placitum instituentis -della utilizzazione di un
termine in luogo di più altri. Possunt enim utentes, si voluerint, uti una
dictione loco plurium. Sicut loco istius totius ‘omnis homo’, possem uti hac
dictione “A?, et loco istius totius ‘tantum o qua homo’, possem uti hoc
vocabulo ‘B’, et sic de aliis.] dente);
inoltre, il termine concreto in molti casi può stare per una parte di una cosa
e la forma astratta — sostantiva — per il tutto (homo sta per il tutto in anima non est homo , mentre humanus sta per
una parte in anima est humana. L’anima infatti è una parte dell’uomo, o
viceversa: anima sta per una parte, ANIMATVM per il tutto; infine, talora il
concreto e l’astratto stanno per cose distinte, per le quali non valgono i
rapporti accidens-subiectum, parte-tutto, già esaminati, ma valgono altri
rapporti: quello tra causa ed effetto (homo che indica la causa, e humanus che
indica il prodotto dell’azione dell’uomo), tra luogo e ciò che sta in esso
(Anglia, Anglicus), tra signum e significatum (la differenza essenziale
nell'uomo non è l’essenza, ma è segno di una parte dell’essenza, la razionalità.
Orbene, denominativi in senso stretto sono i concreti inclusi nella prima
specie di concreti e astratti non sinonimi, mentre in senso largo sono
denominativi tutti i concreti che non siano sinonimi della corrispondente forma
astratta. Terminus autem denominativus ad praesens potest accipi dupliciter,
scilicet stricte, et sic terminus incipiens, sicut abstractum incipit, et non
habens consimilem finem et significans accidens dicitur terminus denominativus,
sicut a ‘fortitudine’ ‘fortis’, a ‘iustitia’ ‘iustus’. Aliter dicitur large
terminus habens consimile principium cum abstracto sed non consimilem finem,
sive significet accidens sive non; sicut ab ‘anima’ dicitur ‘animatus’. In Expositia aurea ...,
cit., ad l., però OccaMm aveva affermato: denominativum multipliciter
accipitur, scilicet large, stricte et strictissime: la prima accezione (large)
è esemplificata, fra l’altro, proprio con animatus (occorre come esempio della
secunda differentia dei nomi concreti e astratti non sinonimi, cfr. Summa
logicae; la terza accezione strictissime è quella aristotelico-boeziana; la
seconda è così formulata. Secundo modo dicitur denominativum cui correspondet
abstractum differens sola terminatione importans rem in alio formaliter
inhaerentem et ab eo totaliter differente, et isto modo dicitur materia formata
a forma. Si noti, infine, che sempre nell’Exposito aurea, la trattazione dei
denominativi è limitata al richiamo degli elementi boeziani e alla riconduzione
[Ma Occam va più oltre nell'esame di questo problema. Vi sono dei nomi che sono
detti absoluta, che significano primo tutto ciò che significano -quidquid
significatur per idem nomen, aeque primo significatur. Tali sono tutti i nomi
della categoria di sostanza e i nomi astratti della categoria della qualità. I nomi
non assoluti sono detti connotativi. Nomen connotativum est illud, quod
significat aliquid primario et aliquid secundario. Dei nomi connotativi è
possibile, a differenza dei nomi assoluti, dare una definitio quid nominis,
cioè una definizione nominale, che esprime ciò che è importato dal nome; di
album, ad esempio, la definizione nominale è aliquid HABENS [HAZZES] albedinem:
orbene, secondo Occam, album significa primariamente ciò che nella definizione
nominale è al nominativo -nell’esempio, aliquid -e significa secondariamente
ciò che nella definizione nominale è al caso obliquo: albedo . Nomi connotativi
sono tutti della praedicatio denominativa alla praedicatio univoca o alla PREDICATIO
ÆQVIVOCA. Al testo di Occam fa seguito un lungo passo che a un primo giudizio
sembra richiamare elementi di Buridano, incluso tra le lettere maiuscole F e M.
così: «F. Quamvis ista dicta venerabilis inceptoris clarissima sint ut notatur
hic per venerabilem nostrum expositorem magistrum Guilielmum de Ocham. M; esso
è dovuto all’editore, frate Marco da BENEVENTO (si veda). Summa logicae, cit.,
p. 33. #1 Cfr. ivi, p. 35, e Moopy, op. cit., p. 56, il quale rileva che la
differenza essenziale, della categoria di sostanza, è invece termine
connotativo. 4 Summa logicae, cit., p. 34. 4 Così il Moopy, op. cit., p. 55, e
L. Baupry, Lexigue philosophique de Ockbam, Paris, s.v. connotativum; si veda
sw. connotatum una citazione dal II Sent., q. 26, O: Illud quod ponitur ibi
(sc. in definitione nominali) in recto est significatum principale et quod
ponitur in obliquo est connotatum: il termine connotativo connota ciò che
significa secondariamente; e s.v. significare, la quarta accezione. Ma cfr.
Bacone, Compendiumi. Deinde diligenter considerandum est ulterius, quod nomen
inpositum alicui rei soli extra animam, potest i termini concreti non sinonimi
dei corrispondenti astratti, e quindi tutti i denominativi (assumendo il
termine in senso stretto o in senso largo), e, più generalmente, tutti i
termini contenuti nelle categorie diverse da quella di sostanza, compresi i
nomi concreti della categoria della qualità. La terminologia, e quindi la
soluzione, occamista non è diffusa al tempo del maestro [Dopo di lui, Strode
ritiene, semplicemente, che connotare vale secundario significare, mentre multa
simul significare extra animam, et hec vocantur in philosophia cointellecta, et
apud theologos connotata . 50 Ivi, pp. 34-35. 51 Cfr, BurLEIGH (Super artem
veterem Porphyrii et Aristotelis, VENEZIA) che distingue semplicemente (sotto
Denominativa vero, nel commento alle Categorie) due tipi di nomi concreti: il
concretum substantiale e il concretum accidentale. Di essi, solo il secondo è
denominativo. Iste terminus homo est concretum substantiale, quia sibi
correspondet aliquod abstractum, scilicet humanitas, et non praedicatur
denominative; ideo dico quod omne denominativum est concretum sed non e contra;
nam concretum quoddam est accidentale et quoddam substantiale. Concretum
accidentale est denominativum, sed concretum substantiale non est denominativum
respectu illius cuius est substantiale. Srrope, Logic. Item, terminorum quidam
dicuntur abstracti et quidam concreti. Abstracti sunt illi qui ultra illud pro
quo supponunt non connotant aliquid inhaerere sibi, ut hic: li ‘homo’, li
‘albedo’. Sed concreti sunt illi qui connotant illis pro quibus supponunt
aliquid inhaerere, ut fere omnia adiectiva, ut ‘album’, ‘nigrum’ et alia
adiectiva, ut alibi magister declaravit. E? sic patet differentia inter
suppositionem, significationem et connotationem, vel inter supponere, SIGNIFICARE
et connotare. Supponere nam est pro aliquo capi ut subiectum et praedicatum in
propositione. Sed SEGNARE vel
SIGNIFICARE est aliquid repraesentare. Connotare vero est secundario
significare, ut li ‘album’ non significat principaliter, sed supponit pro
substantia quam etiam significa et connotat sibi inbaerere albedinem; v. anche
ivi, f. 15vb: terminus qui principaliter
significat substantiam, ut ‘lignum’ vel ‘lapis’, dicitur ex dicuntur esse
substantiae vel in praedicamento substantiae; sed qui connotant qualitatem,
‘album’, ‘nigrum’, sunt in praedicamento qualitatis, qui quantitatem, in
praedicamento quantitatis. Butidano e Wyclif accostano sempre a comnotare
l’avverbio accidentaliter: per l’uno ciò che è ‘connotato’ è ‘appellato’ dal [Burano,
Compendium logicae, cit., III, sotto Denominativa vero:Circa quam est primo
notandum quod triplicia sunt denominativa: quaedam sunt denominativa voce
tantum, quaedam significatione tantum, quaedam voce et significatione simul;
esempi del primo sono homo-bumanitas, che sono sinonimi: et alia denominativa
reperiuntur in terminis essentialibus et absolutis, e continua. Sed
denominativa significatione tantum sunt concreta habentia abstracta cum quibus
non conveniunt in principio vel non differunt in fine litteraliter vel
syllabaliter sed comnotant aliud accidentaliter pro quo sua abstracta supponunt
principaliter, ut li ‘studiosus’ est denominativum significatione tantum
respectu huius abstracti ‘virtus’, quia li ‘studiosus’ connotat accidentaliter
vittutem pro qua supponit li ‘virtus’. Sed denominativa voce et significatione
simul sunt concreta habentia abstracta cum quibus quantum. est ex parte vocis
conveniunt in principio litteraliter vel syllabaliter et differunt ab eis in
fine et connotant illud accidentaliter pro quo supponunt sua abstracta
principaliter, ut li ‘album’ dicitur denominativum voce et significatione simul
respectu huius abstracti albedo; quest’ultima specie sono i denominativi veri e
propri, i quali secundum illud nomen habent appellationem, id est connotant
illudaccidentaliter pro quo supponunt sua abstracta principaliter. WycLir,
Tractatus de logica, Terminus substancialis est terminus qui significat naturam
rei sine conmotacione accidentalis proprietatis; ut iste terminus, homo,
significat essenciam humanam sine connotacione extranea. Sed terminus
accidentalis est diccio significans essenciam rei, connotando accidentalem
proprietatem: sicut iste terminus, albus, significat substanciam et similiter
albedinem, que est proprietas extranea ab essencia, que est substancia. Terminorum
alius est concretus, alius abstractus. Terminus concretus est terminus
significans rem que indifferenter potest contrahi ad supposicionem simplicem
vel personalem; sicut iste terminus, homo, significat in proposicione tam
personaliter pro persona; quam eciam simpliciter pro natura. Sed terminus
abstractus significat pure essenciam rei sine connotacione aliqua ad suppositum
cui inest, sicut iste terminus deitas, bumanitas, albedo, CANITAS etc. Et sic
ex omnibus terminis concretis possunt abstracta capi. La definizione di termine
denominatus o denominativo non fornisce elementi notevoli. Si veda invece im.
Miscellanea philosophica, ed. Dziewicki, London. Nota primo quod “abstractum”
in terminis vocatur terminus qui termine concreto, come si vedrà; per l’altro
l’accidente è il significato primario del termine. I paronimi costituiscono
dunque una classe particolare di nomi, che pongono all’attenzione del logico il
problema del rapporto tra significatio e appellatio. Ma che cosa un nome
significhi, che cosa nomini, e se la funzione nominativa del nome sia primaria
o del tutto secondaria, sono domande che i filosofi si pongono per *tutti* i
nomi, non solo per i paronimi. Viene così in primo piano la considerazione del
momento istitutivo del nome, dell’atto, cioè, per il quale il nome è costituito
come vox significativa. Si constata che
all’origine del nome sta l’esigenza di designare le cose e che quindi la vox
diviene significativa innanzi tutto perché l’uomo possa parlare delle cose
usando segni fonici in luogo delle cose stes[significat formam substancialem
vel accidentalem primarie; sed concretum est terminus qui formam et suppositum
cuius est talis forma significat. Suppono quod cuilibet termino significati est
dare primarium significatum.Pro i ntellectu tamen, nota quod primarium
significatum alicuius termini est significatum ad quod intellectus tali audito
immediate fertur intelligendus; ex quo sequitur quod omnis terminus communis
significans habet duplex significatum, scilicet primarium et 2ndarium; sequitur
quod omnis terminus habens predicatum debet principaliter sumi pro significato
suo primario. Exempli gracia, cum proponitur, Homo est animal, INTELLECTVS
AVDIENTIS hanc proposicionem non fertur super Socrates nec Platone, sed
absolute super significato primario, quod est species humana que est humanitas.
Si autem proponitur cum predicata humanitate, videndum est si predicatum
limitat ipsum subiectum racione primarii significati vel secundarii. Et sic
revertitur nobis illa antiqua regula et famosa: Talia sunt subiecta qualia
permittuntur ab eorum predicatis [cfr. De Ryx, Logica modernorum, II, i, cit.,
p. 561]. Exemplum ad significatum primarium. Hec est regula vera: “Homo
communicatur multis, eo quod predicatum non potest com[e 5; si constata anche,
d’altra parte, che la vox resta significativa anche in assenza della cosa da
nominare e che quindi le due funzioni del nome non sono strettamente
interdipendenti. Altro è il significato, altro il referente del nome. Delle
occasioni che si offrono ai filosofi nei testi in uso nelle scuole come luoghi
per dibattere questi problemi, dobbiamo richiamarne due: una è rappresentata
dal secondo passo delle Categorie d’Aristotele e dalla sua utilizzazione nella
definizione delle fallacie’. L’altra è la definizione che Prisciano dà di NOMEN.
Esaminiamo brevemente i risultati in questo paragrafo. Ricordiamo che un’ampia
documentazione per lo studio di questi temi è fornita da Rijk nella sua Logica
modernorum. Come avvio allo studio di questi temi si tenga presente
l’insegnamento di Abelardo, il quale, esaminando la dottrina della petere
significato primario huius termini 40mz0, cum Socrates non communicatur multis,
licet Socrates sit illa humanitas que communicatur multis”. Exemplum, scilicet
significati secundarii, homo currit et predicatum limitat subiectum ad
significatum secundarium, cum non potest competere significato primario, eo
quod humanitas, sive species humana, non potest currere, nisi sit currens. Et
suppono quod significatum termini concreti accidentalis primarium est accidens
sive forma talem substanciam denominans; ut huius termini, album, significatum
primatium est albedo substanciam albisans. Similiter huius termini iustumz, est
iusticia subiectum iustificans. Ista supposicio tenet per primam Aristotelis
auctoritatem allegantem. Album solam qualitatem significat; quod intelligitur
primarie; sed substanciam cui inest albedo secundarie. Et cum omne denominans,
ut huiusmodi, sit prius denominato, ut huiusmodi, sequitur quod a principali
debet capere suam primariam significacionem sed omnem etsi non sequitur quod
album omnem substanciam significaret quod factum est. La prospettiva diversa di
Wyclif rispetto a quella di Occam è condizionata dalla soluzione REALISTICA – e
non NOMINALISTICA - al problema degli universali. Per la distinzione tra
significatum primarium e significatum secundarium, cfr. ancora m., Tractatus de
logica, I, cit., in part. pp. 7 e 76-77 (si veda p. 77: tripliciter contingit signum significare
secundarie quodlibet designandum, ecc.). 55 Cfr. cap. IV, $ 1. 56 In
particolare, cfr. la prima parte del secondo volume] impositio, o institutio
voluntaria, che è quell’atto libero dell’uomo che attribuisce a una vox una
significatio, distingue molto chiaramente la funzione propria della vox
significativa di essere signum, e quindi
di generare o constituere intellectum, e la funzione, secondaria secondo
Abelardo, di designare le realtà estra-mentali, detta, quest’ultima, nominatio
o appellatio. Nel procedimento istitutivo della vox, l’inventor ha guardato a
fondo nella natura delle cose: su questo stretto rapporto, in sede di
institutio, tra natura delle cose e nomen, si fonda la funzione secondaria
della vox. Perciò i nomi dicono riferimento (nominant, appellant) alla realtà
attualmente significata, perché tale è una quaedam imponentis intentio, e cioè
tale è la volontà dell’inventor. Nel caso di distruzione della realtà esterna
(“Roma”, il nome di Roma), però, il nome perde il suo potere appellativo -la
significatio rei - mentre sussiste la
significatio intellectus. La prima è appunto funzione secondaria, la
seconda è funzione primaria della vox; e proprio perché la prima è funzione che
viene meno rebus deletis, essa è irrilevante ai fini della determinazione della
significatio vera e propria. La significatio si allontana così dalla nominatio.
Questa distinzione abelardiana tra significare e appellarenominare è netta,
specie nella discussione sugli universali, giacché in questa indagine non ha
peso la nominatio. Per quanto riguarda, poi, la distinzione tra sostanze prime
e sostanze seconde, Abelardo glossa l’espressione aristotelica sub 5 Cfr.
Logica ‘Ingredientibus’, qui vocabulum invenit, prius rei naturam consideravit,
ad quam demonstrandam nomen imposuit; Logica ‘Nostrorum. Impositor (Compositor:
Geyer) namque nominum rerum naturas secutus est: così legge Rijk, Logica
modernorum. Logica ‘Ingredientibus’. Rerum quippe significatio transitoria est,
intellectus vero permanens; cfr. BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI; De Ru] figura
appellationis così: ex similitudine
nominationis . Il Maestro Palatino, cioè, ritiene che, mentre le sostanze prime
nominano le res subiectae ut
personaliter discretae , cioè in quanto distinte l’una dall’altra, le sostanze
seconde sembra significhino anch'esse le cose come distinte, ma in realtà il
modus nominandi dell’uno e dell’altro tipo di sostanze differisce: le seconde
infatti sunt impositae propter
qualitatem substantiae, e nominano le cose ut convenientes, in quanto cioè le
cose nominate dalle prime convengono in certo modo tra loro. Abelardo perciò
afferma che generi e specie, cioè le sostanze seconde, sono in sensibilibus
positae per appellationem, extra vero per significationem: essi infatti nominano
le cose sensibili e in certo senso le significano, ma non le significano in
guanto cose sensibili, dal momento che se queste perdessero le loro forme
attuali, sarebbero ancora nominate da generi e specie; perciò la significatio
di essi non è esaurita dalle realtà sensibili, che non sta in queste. Anche per
le sostanze seconde (anzi, a maggior ragione per esse) vale quindi la
distinzione tra significatio e appellatio-nomi[Logica “Ingredientibu’, In
secundis vero. In primis videtur et est, sed in secundis videtur similiter, ut scilicet
significent rem subiectam ut personaliter discretam, sed non est verum. Et unde
videtur similiter, supponit: ex figura appellationis, id est ex similitudine
nominationis. Similes namque sunt secundae substantiae cum primis in eo quod
casdem res quae discretae sunt, nominant, sed in modo quidem nominandi
differuntur, quia primae, in quantum hoc aliquid sunt, nominant eas, id est ut
personaliter discretas et ab omnibus differentes, secundae vero easdem
appellant ut convenientes. Sed wmagis. Secundae non significant res suas ut hoc
aliquid, sed potius ut quale aliquid, quia cum primae substantiae maxime
propter discretionem substantiae sint impositae, secundae impositae sunt
propter qualitatem substantiae. Logica ‘Nostrorum. genera et species quaedam,
non omnia, in sensibilibus sunt posita, hoc est sensibilia habent nominare, et
ponuntur extra sensibilia, id est res habent significare et non cum aliqua
forma quae sensui subiaceat, quia si res omnes formas quae sensui subiacent,
amittefent, non ideo minus a genere et specie nominari possent. Sunt igitur] [natio, tanto
più, in quanto la convenienza su cui si fondano non può essere esaurita dalla
denotazione di una singola res subiecta. Questo stesso tema è affrontato da
alcuni dei primi commenti agli Elenchi sofistici nella discussione della figura
dictionis, che dai grammatici viene definita:
proprietas constandi ex dictionibus sive ex sillabis tantum: la stessa
vox, ad esempio homo, proprio perché può denotare più individui, sembra che
significhi la sostanza individuale, mentre in realtà la significa soltanto sub
figura appellationis, cioè, non la significa in senso proprio, ma la nomina; CIÒ
CHE È SIGNIFICATO IN SENSO PROPRIO È L’UNIVERSALE – cf. Speranza, “Platone e il
problema del linguaggio” – Grice, “Meaning and Universals” --. I testi che
affrontano il problema fanno tutti riferimento, esplicito o implicito, a
Categorie genera et species in sensibilibus posita per appellationem, extra
vero per significationem Cfr. Fallacie Parvipontane, cit., p. 586. 6 Cfr. Glose
in Aristotilis Sophisticos elencos, cFigura dictionis secundum appellationem
est quando aliqua vox eadem figuracione appellat plura et ex hoc videtur
significare hoc aliguid. Ut hoc nomen ‘homo’ appellat Socratem et Platonem
eadem figura et ex hoc videtur quod significet Socratem et Platonem; non tamen
est verum; Summa Sophisticorum elencorum, cit., pp. 334-335, e TRACTATVS DE
DISSIMILITVDINE ARGVUMENTORVRA, che dipende dalla Summa riportandone perfino un
esempio; Fallacie Vindobonenses. Ex similitudine appellationis, ut hoc nomen
‘homo’ videtur significare hoc aliguid, [non: add. Rijk, ma sembra vada
espunto] quia appellat hoc aliquid, idest INDIVIDVVM, sed non significat hoc
aliquid, immo significat aliquid, idest VNIVERSALE. Il testo non ha in questo
caso un riferimento esplicito alle Categorie, ma la terminologia risente delle
discussioni sul passo ricordato. In Fallacie Parvipontane non occorre il
termine appellatio nella discussione della figura dictiones, ma si sofferma che
il sesto modo di questa fallacia è quello in cui si confonde hoc aliguid con
quale quid. Ut autem hoc facilius intelligatur, sciendum quod dictiones
determinate significantes dicuntur hoc aliguid significare, ut propria nomina
et prono-] [C'è da aggiungere che in questi testi si trova talora un
riferimento al nomen appellativum, che è appunto il nome comune, o
l’universale. Nell’Ars disserendi di Adamo Parvipontano, appellatio ha un ruolo
di primo piano e denota la funzione del nominare. Essa è propria del termine
comune, usato come comune, il cui corrispettivo, o designato, è detto
appellatum. L’appellatio dà luogo a sofismi O IMPLICATURE (entanglements), se
non se ne precisa opportunamente di volta in volta la portata. Ma è bene
seguire lo svolgimento del pensiero dell’autore. Adamo nella sua opera si
propone di illustrare quanti e quali siano i generi del discorso, e quali i
fini dell’arte che li studia. I generi del discorso — insegna — sono due: l’uno
si realizza attraverso interrogazione e risposta, nella disputa, l’altro si
realizza senza di queste, nella esposizione. Il fine è insegnare come
discorrere e come intendere ciò che è comunicato attraverso il discorso nelle
discipline filosofiche. Constatato che ogni discorso parte ab interrogatione
vel enuntiatione, che entrambe hanno due parti, il de quo si parla, e il quid
de eo o ciò che si dice £, e che ciascuno di questi può essere considerato da
due punti di vista, qualiter de quo o cosa designata, e qualiter quid o termini
designanti, Adamo comincia il suo studio dal de quo o soggetto, precisando che
la designazione di esso può essere chiara o oscura, mina. Dictiones autem
indeterminate significantes dicuntur quale quid significare, ut nomina generum,
nomina specierum. Indeterminate caratterizza il termine communis o universalis
che ha confusio. Ma cfr. Logica ‘Cum sit nostra’, per i rapporti tra confusio e
quale aliquid.Cfr. Glose..., cit., p. 222 (a proposito di De sopb. el. Cfr. L.
Minio-PaLueLLO, Introduction a ADAM or BALSHAM PARVIPONTANUS, Ars disserendi;
ci serviremo dell’introduzione del MinioPaluello per l’esposizione dello schema
dell’Ars. 6? Cfr. Ars disserendi] e'che la designazione oscura può avere
duplice origine: o perché si applica a differenti cose, o perché il designatume
è difficile da cogliere. Passando ad esaminare le designazioni sofistiche, egli
distingue quelle incomplexe, cioè consistenti di una sola vox, e quelle
complexe, consistenti di più voces. Le prime possono aver luogo per aequivocatio,
per univocatio, o con termini collettivi. Le seconde possono aver luogo, se il
sofisma è causato da un solo termine, in quattro modi, di cui qui ci preme
ricordare solo l’aequivocatio e l’indistinctio. Se il sofisma sorge dal
rapporto tra più termini, in molti modi, di cui ricordiamo solo il termine
collettivo. All’esame di ognuno di questi livelli di sorgenti di sophismata
Adamo fa seguire una esposizione delle regole che permettono di dominare le
difficoltà. In tutti i casi ricordati, il Parvipontano fa ricorso al termine
appellatio, per caratterizzare l’origine del sofisma, e una volta a nominatio.
Per la designazione sofistica incomplessa: — l’aequivocatio è definita eadem
diversotrum non eadem ratione appellatio, cioè ha luogo quando si ha la stessa
appellatio di più cose non allo stesso titolo, in quanto il nome usato non
conserva, nei vari casi, la ratio, la significatio, o definitio grazie alla
quale l’appellatio è stata data — l’univocatio invece è eadem 9 Cfr. ivi, pp.
18 sge. 20 Ivi, pp. 25-31 (eguivocatio), pp. 31-32 (univocatio), pp. 32-33
(termine collettivo). 71 Ivi, pp. 42-44 (aequivocatio), pp. 44-46
(indistinctio), pp. 62 sgg. (termine collettivo). 72 Ivi, p. 26; definizione
alternativa è: Aequivocatio est eadem diversorum huius aliter quam illius
appellatio. equivoce enim dicuntur omnia quorum duplex significatio [GRICE,
VICE e VICE], ma anche: Ex quibus igitur que aequivoce dicantur comperiri
difficile, duo: plurium pluribus ignorabilis differentia nec tamen nulla;
plurium modus appellationis pene idem nec tamen idem; cfr. Rik, Logica
modernorum, dove sono esaminati alcuni casi di
ratione diversorum eadem appellatio
”: essa si differenzia dall’aequivocatio perché non causa, di per sé,
sophisticam duplicitatem come si ha in quella; l’univocatio perciò non è un
vero e proprio principio sofistico, e si può vedere meglio ciò nei commenti
agli Elenchi sofistici ispirati al Parvipontano; l’uso dei termini collettivi
dà luogo a sofisma quando si ha plurium
ut non unius appellatio: nel caso della proposizione contraria non sunt
concedenda, il sofisma sorge dal fatto che contraria (termine incomplesso)
designa due realtà opposte, e si può dubitare se si parla dei due contrari
separatamente o di entrambi considerati insieme. Per la designazione sofistica
complessa in cui il sofisma sorge dal fatto che un termine è applicato a
designare differenti cose, l’aequivocatio ha luogo in tutti i modi in cui si
può avere nella prima classe; l’indistinctio è definita: cum quod ipsa verbi
variatione distingui solet, in quibusdam non distingui contingit, ed è così
distinta dalla aequivocatio: Differt autem ab equivocatione indistinctio quod
illa ex diversorum est eadem nominatione, hec ex unius indistincte variata (sc.
nominatione). DI si può notare che nominatio prende il posto di appellatio in
questo caso. Infine, per la designazione sofistica complessa in cui il sofisma
sorge dall’uso di un nome collettivo in connessione con altri termini, Adamo
pone le stesse condizioni poste nella prima classe e fornisce l'esempio, duo
contraria non sunt conequivocatio secondo Adamo, e op. cit., II, i, p. 495, n.
1, dove ratio è resa con definition. Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p.
32. 75 Ivi, p. 32 (22 rec.). % Per ulteriori considerazioni, cfr. RiJk, op.
cit., I, p. 75. TI Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p. 32. 8 Ivi, p. 45;
nella proposizione verisimilis falsi
probatio falsi similis non est, verisimilis può riferirsi a probatio oppure a
falsi; di qui l’îndistinctio, giacché non è chiaro quale caso abbia
verisimzilis.] cedenda , nel quale il termine incomplesso contraria è
sostituito dal termine complesso duo contraria. Il valore di appellatio nel
testo di Adamo può essere ulteriormente chiarito da altre occorrenze:
appellationum novitas, appellatio permanens, appellatio secundum accidens e
così via; tutte confermano che l’accezione fondamentale è parallela a quella di
nominatio. Si è detto che appellatio è funzione propria del termine comune in
quanto comune. Ciò fa sì che, data l’ampiezza della possibilità di designazione
di esso, appellatio s'accompagni sempre nel testo all’indicazione di una
pluralità (pluriumz, diversorum) nei confronti della quale va operata una
precisazione, una determinazione limitativa. I seguaci del Parvipontano
sviluppano questo elemento elaborando la dottrina dell’ampliatio e restrictio
dell’appellatio, in alcuni trattati di arte sofistica. L’anonimo autore delle
Fallacie Parvipontane definisce l’aequivocatio in rapporto all’appellatio, così
come si è visto nel testo di Adamo. Aequivocatio est eadem diversorum non eadem
ratione; è un caso di congiunzione (altro esempio: duo et tria sunt quinque – 2
+ 3 = 5. Si quos autem appellationum talium perturbet novitas, sufficiat eis
eorum que distinximus sine nominibus cognitio, ne incognite distinctis
incognita etiam nomina adhibentem horreant. appellationum autem novitatem non
horrebit appellatorum tam frequentem usum quam necessariam disciplinam
perpendens . 82 Ivi, p. 36 (28 rec.): Advertatur autem secundum ea que predicta
sunt non ex omni translatione equivocationem contingere, sed ex qua permanentem
appellationem fieri accidit et que eius sit ad quod transfertur . 83 Ivi,
p.4(2? rec.): quoniam secundum accidens
est huiusmodi certorum appellatio. contingit autem et hoc his que secundum
accidens fiunt appellationes frequenter, ut cum dicitur ‘pater istius est
albus’. Cfr. l’indice analitico dell’ed. cit. curata dal Minio-Paluello, per
avete un quadro completo dell’uso di appellatio. Terminologia logica della
tarda scolastica 77 appellatio; l’univocatio è compresa sotto l’equivocatio e e
questa può essere intesa in senso lato
quando (sc. est) ex variata appellatione sive ex variata suppositione :
in questo caso, suppositio è concorrente di appellatio; ma suppositio vale qui
subiectio, cioè è funzione del termine che è soggetto grammaticale in una
proposizione *; appellatio, accostata a suppositio, ne assume in certo senso il
valore: infatti ora appellatio è proprietà del termine posto in una
proposizione. Univocatio quindi viene definita:manente cadem significatione
variata nominis suppositio; quia, etsi vatiatur suppositio, manet tamen eadem
significatio ®. L’anonimo autore precisa
che si hanno tre specie di umivocatio: « Prima est quando aliqua dictio sumitur
ad agendum de se vel de suo significato ; esempi sono: « ‘magister’ est
nomen e « ‘homo’ est species ; « Secunda
species est quando aliqua dictio transsumitur modo ad agendum de aliqua rerum
alicuius maneriei, modo de tali manerie rerum, ut cum dicitur: ‘homo est
dignissima creaturarum’. Potest enim sic intelligi ut fiat sermo de aliquo
appellatorum huius nominis ‘homo’; potest etiam intelligi ut fiat sermo de tali
manerie rerum; maneries vale ‘universale natura’ o ‘forma’ di una specie”; si
noti l’uso di appellata per designare i subiecta di homo”; Tertia species est
quae consistit in ampliatione et restrictione alicuius dictionis, quemadmodum
accidere solet in nominibus appellativis ®: 85 Fallacie Parvipontane; essa è
duplice: alia est principalis et per se, alia ex adiuncto . 86 Ivi, p. 561:
«Item. Univocatio ex dissimili acceptione unius termini accidit; sed
equivocatio eodem modo habet accidere; quare ratione similitudinis univocatio
sub equivocatione continetur . 87 Ivi, p. 562. 88 Cfr. De Rijk, op. cif., II,
i, p. 532. 89 Fallacie Parvipontane, cit., p. 562. % Cfr. De RyK, op. ciz., II,
i, p. 588. 9! Cfr. appendice 1 a questo capitolo. ® Fallacie Parvipontane,
cit., p. 562. 78 Alfonso Maierù il nomen appellativum è condizionato nella sua
funzione di soggetto dal tempo del verbo, di modo che può avere appellatio
rispetto a cose presenti, passate o future”, Il Tractatus de univocatione
Monacensis, che mostra parecchie somiglianze con le Fallacie Parvipontane,
definisce l’univocatio e la distingue dall’eguivocatio come segue. Est igitur
univocatio manente eadem significatione variata nominis appellatio, quando
scilicet aliqua dictio variat appellationem. (Nota) quod equivocatio consistit
in variata nominis significatione, univocatio consistit in variata nominis
appellatione 9. Se risulta chiaro che urivocatio è proprietà che appartiene ai
termini in base alla loro funzione significativa”, è altrettanto chiaro che,
confrontando questo testo e quello delle Fallacie Parvipontane, sempre più
suppositio e appellatio appaiono termini concorrenti; nel nostro Tractatus si
parla di ampliatio e restrictio dell’appellatio”. Nelle Fallacie magistri
Willelmi, la univocatio è ripresa sotto la figura dictionis e definita: eiusdem
dictionis in eadem significatione et terminatione varia appellatio , e si aggiunge;
« Et notandum quia variatur univocatio usu et accidente consignificatione.
Accidit enim ex hiis appellationem restringi vel ampliari 9. Anche questo testo conferma l’uso ormai
accertato 9 Cfr. ivi, e De RiJx, op. cit., II, i, pp. 494-497 e 528-533; cfr.
anche cap. II, $ 2. % De Ru, op. cit., II, i,p. 533. 95 Tractatus de
univocatione Monacensis, cit., p. 337. % Cfr. De RIJK, op. cit., II, i, p. 496.
9 Cfr. cap. II, $ 2. 98 Fallacie magistri Willelmi, cit., p. 691. Nelle
Fallacie Londinenses, cit., p. 665, si legge:
In tertia acceptione (sc. figure dictionis) dicitur appellatio
dictionis, scilicet quedam proprietas que inest dictioni ex eo quod supponit
unum vel plura. Il contesto indica che qui suppositio ha il valore tecnico più
tardi comune (cfr. p. 668, e De Rjx, op. cit., II, i, p. 541); appellatio
perciò è inglobato nella suppositio. Terminologia logica della tarda scolastica
79 di appellatio come funzione della vox
significativa capace, nella
proposizione, di ampliazione e restrizione. Il contributo dato dai grammatici
alla dottrina dell’appellatio è rintracciabile in alcuni commenti a Prisciano,
là dove occorre la definizione di rozen ( substantia et qualitas ). Guglielmo
di Conches distingue quattro gruppi di nomi: Nomina igitur vel significant
substantias vel ea que insunt substantiis vel quedam figmenta animi vel modos
loquendi; substantias, ut hec nomina ‘Socrates’, ‘homo’; vel ea que insunt
substantiis, ut ‘albedo’, ‘nigredo’; figmenta animi, ut hec ‘yrcocervus’,
‘chimera’; modos loquendi de rebus, ut ‘omnis’ 9. I nomi del primo gruppo
sigrificano l’intelligibile, o essenza di qualcosa ‘9, ma rorzinano le realtà
individuali, anche se nel testo non si fa alcun esplicito riferimento
all’esistenza di esse!%; ciò non è vero solo dei nomi appellativi (ad es. di
horzo) ma anche dei nomi propri (Socrates) !. Per i nomi del secondo gruppo,
Guglielmo distingue tra ® Il testo del commento di Guglielmo di Conches,
secondo il ms. Firenze, S. Marco 310, è ampiamente riportato dal De Ru, op.
cit., II, i; il passo cit. è a p. 223. . 100 Ivi, p. 224: Significat ergo hoc nomen ‘homo’ et similia
appellativa substantiam, et non aliquam. Quod igitur ab hac voce significatur,
ita ut significatur potest intelligi, non tamen esse. Unde dicimus quod solum
intelligibile significat et non actuale
(cfr. le considerazioni del De Ryx, ivi, 1227), i 101 La p. 224: Quamvis igitur ‘boo’ significet communem
qualitatem omnium hominum et non ipsos homines, tamen nominat ipsos homines et
non ipsam qualitatem. Unde dicimus quod aliud significat et aliud nominat (per il riferimento all’esistenza, cfr. n.
100 e quanto ne dice De Ru, ivi, ; 227), Ù 102 la p. 224: hoc proprium nomen significat substantiam ita
quod aliquam individuam, et significat propriam illius qualitatem . Nominat
vero eandem substantiam quam significat, sed non qualitatem; ma cfr. il testo
di Boezio] forma astratta e forma concreta del nomen, albedo e album: pet
entrambi Guglielmo stabilisce cosa significhino, cosa nomini. no: ‘albedo’ significat solam qualitatem, hoc
commune accidens. Nominat tamen sua individua, ut ‘hec albedo est albedo 18.
Più articolato è il discorso per 4/b4m, e ci riporta a quanto sappiamo dei
paronimi: ‘album’ idem accidens signific
sl a i AR nto € denti at quod et albedo’, sed aliter, ; ‘at inherentiam illius
accidentis et subiecti, quod hoc nomen albedo non facit. Ergo hec duo nomina
non in re significata differunt, sed in modo significandi 1%; e alla domanda,
se album significhi sostanza e qualità, risponde: pg: ita, sed secundario, quia
cum determinet inherentiam acciale et subiecti, quia certum est quia sola
substantia est subiectum accidentium, secundario, idest innuendo,
significat substantiam 15, | Della terza
classe di nomi Guglielmo afferma che
figmenta animi quoddam
significatum animi significant et nominant , mentre di quelli della quarta
afferma che nec substantiam (nec)
qualitatem significant nec aliquid nominant
!%, ; Guglielmo, dunque, precisa per ogni specie di nome cosa
significano, cosa nominano. Ciò è particolarmente importante per i nomi delle
prime due classi. La funzione del nome in quanto designa qualcosa (zozzinatio)
è identica a quella che nei testi precedenti, abbiamo visto, era chiamata
appellatio. In Guglielmo essa assume sfumature che, a lungo andare, confluiranho
nella dottrina della suppositio; in particolare, per quanto riguarda i nomi
della prima classe, Guglielmo afferma che essi, nella propo193. Ivi, 1% Ivi.
ist, iuziio 6 A Ivi; cfr. anche p. 225:
Adiectiva igitur nomina nominant illas substantias quibus insunt
accidentia que significant, ut ‘4/44’ rem cui inest albedo . 106 Ivi; p. 225,
Terminologia logica della tarda scolastica 81 sizione, possono designare se
stessi o la specie!: si tratta di quelle funzioni che saranno chiamate appellatio materialis e
appellatio manerialis 0 simplex
‘!® e che saranno dette più tardi
suppositio materialis e suppositio simplex . Di diverso avviso è
Pietro Elia, il quale, nella Sumzza super Priscianum, commentando la definizione
che Prisciano dà di nomen, riferisce le opinioni dei suoi contemporanei: dai
ragguagli di Pietro Elia, si può ricavare che ormai la dottrina di Prisciano si
è incontrata con quella di Boezio ( quod est , cioè res existens , e quo est o forzza) e che Prisciano viene
spiegato con Boezio !”. Dopo aver esposto una prima opinione, secondo la quale
tutti i nomi significano sostanza e qualità !, perfino omnis e nichil!!!, e una
seconda, che sembra essere quella di Guglielmo di Conches !, ne enuncia una
terza, per la quale ogni nome significa una substantia, oppure modo substantie:
i nomi propri e appellativi significano la sostanza, giacché sono 107 Ivi,
p.224: Sed quamvis proprie nominat (sc. ‘homo’) ipsa individua, aliquando tamen
ex adiuncto nominat speciem quam significat — ut hic: ‘bomo est species” —;
aliquando se ipsum tantum, ut hic: ‘homo est nomen? . 18 Cfr. De Ru, ivi, p.
526; cfr. la glossa Promzisimus; v. quanto si dirà più avanti a proposito del
testo del ms. Vienna, lat. 2486. 19 Il De RiJk riporta ampi passi dal ms.
Paris, Arsenal 711: cfr. ivi, p. 231: Hoc autem est illud quod plerique dicunt,
scilicet quod omne nomen significat gu0 (quod: De Rijk) est et id quod est, ut
hoc nomen (‘bomo’) significat id quod est, idest rem que est homo, et illud quo
est, scilicet humanitatem qua est homo, quoniam homo ab humanitate est homo .
110 Ivi: Et rursus hoc nomen ‘albedo?
significat rem pro substantia que est albedo, et facere album sive albedinem,
ut fingam vocabulum, pro forma. Et hoc idem de cetetis nominibus dicunt . ill
Ivi: Quidam tamen nimis ridiculose dicentes quod ‘omnis’ significat formam que
debet dici omnitas, fingentes nomen ad similitudinem huius quod est
‘buzzanitas’. De hoc nomine quod est ‘richil’ dixerunt quod significat rem que non est
pro substantia et nichilitatem pro forma . 112 Ivi, pp. 231-232. 82
Alfonso Maierù stati trovati dall’imzpositor per parlare delle sostanze !5; gli
altri nomi, che sono nomi di accidenti, significano non la sostanza, ma modo substantie !: così pure i sincategoremi e i figmentorum nomina !5. A quest’ultima opinione sembra aderire ELIA
(si veda) !!, In altri commenti a Prisciano vengono riprese alcune dottrine
nelle quali le correlazioni significatio (primaria) —forma e significatio
(secondaria)—substantia (o subiectum d'una qualitas) si vanno sempre più
accentuando, di modo che appellatio cessa di valere nominatio per limitarsi a
designare una natura universale, o anche l’intellectus di essa. Così, le
Glosule in Priscianum del ms. Colonia 201 affermano che il nome nozzinat la
substantia per via dell’imzpositio ricevuta, ma significat la qualità !”,
giacché la qualitas è in realtà la causa
[Dicunt ergo quod nomina propter substantias primo reperta sunt. Qui
enim nomina primo imposuit, ad loquendum de substantiis ea invenit . 114 Ivi:
Sed postea dilatata est locutio, ita scilicet ut non solum de substantiis,
verum etiam de ceteris rebus vellent homines loqui. Imposuerunt itaque
accidentibus nomina quibus de illis agerent, sed positio eorum est secuta
positionem nominum prius impositorum propter substantias. Data sunt itaque nomina
accidentibus sed ita ut quamvis significarent illa accidentia, tamen modo
substantie significarent et in natura communi vel propria (vel) ut in natura
communi vel propria. Scis quid est modo substantie significare: significare aliquid
sine tempore et in casuali inflexione communiter vel proprie, vel quasi
communiter vel quasi proprie . 115 Ivi: i sincategoremi (omzzis, neullus) nichil significant sed tantum consignificant,
ut ‘omnis’ consignificat quoniam universaliter et ita quod sine tempore in
casuali inflexione et quasi communiter. Nichil enim commune pluribus
designat, sed quasi commune aliquid significaret plura complectitur . Hec vero
habent alia nomina huiusmodi, ut ‘quis’, ‘nichil et figmentorum nomina, ut
‘hircocervus” et ‘chimera’, ita scilicet quod nichil possit obici contra . 16 Ivi, p. 234. 17 Ampi
passi ivi: cfr. p. 228, n. 1: nomen substantiam tantum inventionis nominum !!, dal momento che la pluralità di qualità,
cioè di forme, è la vera causa della pluralità di nomi. Il commento anonimo a
Prisciano, contenuto nel ms. Vienna, lat. 2486, fornisce elementi, decisivi nel
senso indicato, commentando le espressioni
significare substantiam e significare qualitatem . Per la prima,
l’anonimo autore riferisce un’opinione secondo la quale ogni nome significa
sostanza e qualità: ‘homo’ significat
essentiam que est horzo et istam proprietatem, scilicet humanitatem; et
‘albedo’ significat rem albam et aliquam proprietatem, scilicet albere vel
facere album. Et sic omnia alia !!. Per la seconda, si afferma: Significare
qualitatem est de notare de quo genere rerum aliquid sit vel de qua manerie.
‘Album’ bene denotat de quo genere rerum aliquid sit, scilicet quod ‘album?’
dicitur nomen corporum et quod semper intelligituralbum corpus !®. Le espressioni rem albam
del primo passo e nomen corporum del secondo non devono trarre in inganno: non
si tratta di un significare che denoti realtà esterne, ma di un rinvio alla
realtà specifica, astratta, universale, cioè alla forma che è oggetto
dell’intelletto (intelligitur), come ben indicano i termini essentia, genus,
maneries occorrenti nei testi. C'è uno slittamento della nominatio, 0
significazione secondaria, o appellatio, verso il piano mentale, comunque
intralinguistico. Ciò trova ulteriore conferma nella dottrina secondo la quale
se albume, posto a parte praedicati; nominat, quia ei fuit impositum,
qualitatem vero significat non nuncupative, immo representando et determinando
circa substantiam propter quam tamen notandam substantie fuit impositum ;
perciò, continua il testo, ogni nome ha due significazioni: unam per impositionem in substantia, alteram
per representationem in qualitate ipsius substantie . Similiter ‘album? per impositionem
significat corpus — idest nuncupative, quia qui dixit: dicatur hec res alba”,
non dixit: “substantia et albedo dicantur alba”; in quo notatur impositio —,
albedinem vero significat per representationem ut principalem causam. Riportato
ivi, p. 241. 120 Ivi, pp. 242-243. 84 Alfonso Maierù significa una qualità,
posto però 4 parte subiecti significa una essenza !!, La prima parte di questa
affermazione testimonia di una particolare interpretazione dell’appellatio come
proprietà del predicato, il quale come tale
appellat formam o rationem , come si vedrà; di modo che la
dottrina dell’appellatio, se fa leva sul momento istitutivo della vox, dice riferimento
alla realtà estramentale attualmente indicata; e se fa leva, invece, sul
momento ‘significativo’ (nel senso più forte), dice riferimento alla qualità o
forma che è causa del nome. La glossa Promisimus, infine, riprendendo la
distinzione tra nomi propri e nomi appellativi presente in Prisciano, analizza
i rapporti tra significatio, appellatio e nominatio, riporta varie opinioni
sullo sfondo della quadripartizione dei nomi di Guglielmo di Conches, e precisa
che, secondo un’opinione, il significare
substantiam et qualitatem è del nome
proprio come del nome comune o appellativo !2; per un’altra opinione, invece,
solo i nomi propri hanno appellatio-nominatio della sostanza significata, non
della qualità, mentre i nomi appellativi hanno appellatio, e appellant i loro
appellata in linea di diritto, ma non li nominant di fatto !*. Per quanto
riguarda i nomi astratti della categoria [Modo opponitur eis de hoc quod dicit
Boetius: “album michil significat nisi qualitatem”. Ita exponunt quod
intellexit: quando ponitur ex parte predicati, tunc significat qualitatem. Sed
bene potest poni in subiecto; et tunc significat aliquam essentiam ut ‘album est
corpus’: tunc ‘album’ quoddam corporeum significat . 12 Dal ms. Oxford, Bodl.
Laud. lat. 67, citato ivi, p. 258: Et eorum que significant substantiam quedam
determinant qualitatem circa substantiam, sive communem, ut ‘homo’, sive
propriam, ut ‘Socrates’, que ‘Socratitas” a Boetio appellatur [cfr. n. 13].
Concedunt ergo quod utrumque istorum nominum ‘homo’, ‘Socrates’ significat
substantiam et qualitatem; neutrum tamen eorum plura, licet alterum sit
substantia et alterum qualitas, que sunt plura, tamen significare substantiam
et qualitatem non est significare plura . 13 Ivi: Nomen proprium nominat, idest
appellat, cam substantiam quam significat, sed nullam qualitatem. De nulla enim
qualitate agitur per Terminologia logica della tarda scolastica 85 della qualità,
essi, — si dice, ed è dottrina più comune — sigrificant ma non appellant '*. I
nomi concreti della categoria della qualità, infine, nominant, idest appellant le sostanze cui ineriscono gli accidenti, e
significant primariamente la qualità. Per questa seconda opinione, dunque, i
nomi astratti significano, i nomi concreti della categoria di qualità
significano e nominano-‘appellano’, i nomi propri
significano-nominano-‘appellano’ l'individuo ma non significano una qualità, i
nomi comuni significano e ‘appellano’, e talora nominano. Il valore di
appellare non coincide con quello di nomzizare, come si è constatato finora:
l’appellare dei nomi appellativi non dice necessariamente rinvio al referente
estralinguistico, ma, sulla scia di quanto si è visto negli altri commenti a
Prisciano, rinvia solo agli appellata, al correlativo mentale designato dal
termine. Ci sono, anche da un punto di vista grammaticale ormai, gli elementi
per una considerazione della funzione appellativa di un nome, all’interno di una
proposizione, che sia condizionata appunto dalla struttura logico-linguistica
della proposizione stessa. Già con i Tractatus Anagnini la dottrina
dell’appellatio, alla proprium, ut hoc nomen ‘Socrates’ et significat et
appellat hunc hominem. Appellativum vero significat substantiam et omnem
appellat, sed non omnem, cui convenit proprietas designata per ipsum, scilicet
humanitas, nominat, sed quamlibet substantiam cui ipsum convenit appellat, quia
pro unoquoque eorum habet poni. Ut hoc nomen ‘boro? significat
hominem et omnem appellat et quemlibet hominem, sed nullum determinate . 14 Ivi: De hoc vero nomine
‘albedo’ dicunt quod solam qualitatem significat, scilicet a/bedinem, sed
nullam appellat, tamen omnem significat . 125 Ivi, p. 259: Nominant autem, id est appellant, adiectiva
substantias illas quibus insunt accidentia illa que eis significantur, ut
‘albus’ principaliter significat qualitatem (substantiam: De Rijk) determinando
eam inesse, secundario subiectum albedinis et illud nominant . 86 Alfonso Maierù
fine del secolo XII, non ha più una funzione centrale, ma il suo posto è
occupato dalle dottrine della sigrificatio e della suppositio. L’autore,
anonimo, richiamandosi alla distinzione tra nomi propri e nomi appellativi ‘%,
caratterizza l’appellatio come proprietà di un termine di aver riferimento ai
suoi appellata: in questo senso occorre a proposito della supposizione di un
termine in presenza della dictio ‘alius’ '? e a proposito della supposizione
conseguente all’uso comune ( de communi usu loquentium ), e in particolare
discutendo de nominibus articularibus ,
o nomi di dignità e cariche pubbliche, che, assunti al caso obliquo, hanno
appellatio ristretta !8, Appellatio dunque occorre nella discussione più generale
dell’ampliatio e restrictio d'un termine, di cui si dirà nel seguente capitolo
!?, Ma tra la fine del secolo XII e la prima metà del secolo XIII circa fiorì
quel genere letterario noto col nome di sumzzulae; in esse la dottrina
dell’appellatio, pur non svolgendo un ruolo centrale nella trattazione dei parva logicalia , appare ormai matura da un
punto di vista logico: l’appellatio non è più considerata come proprietà del
nome in quanto tale, ma proprietà di un termine in una proposizione, cioè in un
contesto sincategorematico, in una struttura sintattica logicamente rilevante,
nell’ambito della quale si precisano le possibilità operative dei termini. Se
ancora nella Logica ‘Cum sit nostra’ il riferimento sintattico non è
decisamente affermato e sussiste una considerazione del nome assunto nella sua
atomicità, il discorso si fa più completo e interessante negli altri trattati.
126 Tractatus Anagnini, cit., cfr. ad esempio pp. 301 e 316-317. 127 Ivi, p.
271: tunc precedens terminus
restringitur ad supponendum illa que cadunt sub appellatione sequentis termini
, e ancora: sub appellatione sequentis
termini , nello stesso contesto. 128 Ivi, pp. 274-275: nomina articularia sumpta per obliquum
restringunt appellationem, ut ‘video regem’, ‘loquitur de rege’ . Cfr. cap. II,
$ 2. 130 Logica ‘Cum sit nostra’, cit., p. 449: Et est appellatio sermonis
Terminologia logica della tarda scolastica [Le Introductiones Parisienses, dopo
aver definito i termini suppositio, significatio, consignificatio, definisce
così l’appellatio: Appellatio, ut solet dici, est presentialis convenientia
alicuius cum aliquo; vel: quedam proprietas que inest termino ex eo quod pro
presenti significat, ut solet dici. Ut hoc nomen ‘Antichristus’ non appellat
Antichristum, immo subponit et significat !, Perché un termine abbia appellazione,
si richiede la conside razione della struttura proporzionale (convenientia) e
il riferimento al tempo presente. Manca, nel testo, qualsiasi cenno
all’appellatio come funzione del predicato !°. } Anche il Tractatus de
proprietatibus sermonum definisce l’appellatio indicando come elemento
caratterizzante la connotazione temporale del tempo presente ‘*, che deve aver
luogo in un contesto proposizionale !*. E poiché l’appellatio è inferiore alla
suppopredicabilis significatio sine tempore . Vel: appellatio est proprietas
termini communis quam habet secundum quod comparatur ad sua singularia, que
comparatio inest ei secundum quod appellat. Ut cum dicitur: ‘homo est animal’,
iste terminus ‘homo? habet comparationem ad singularia, que comparatio inest ci
secundum quod appellat Socratem vel Platonem : interessante il rilievo relativo
alla predicabilità, ma il prosieguo del discorso mostra qual è il vero
interesse del nostro testo. Si noti che la suppositio è definita substantiva
rei designatio, idest significatio termini substantivi; è chiaro, dall’analisi
di homo contenuta nel primo testo, che suppositio e appellatio non si
escludono. 131 Introductiones Parisienses, cit., p. 371. 132 Seguono (ivi, pp.
371-373) sei regole relative all’ampliatio e alla restrictio di suppositio e
appellatio. 133 Tractatus de proprietatibus sermonum, cit., p. 722: Appellatio est proprietas que inest voci ex
eo quod assignet aliquem mediante verbo presentis temporis. Per hoc patet quod
ille terminus tantummodo appellat qui vere potest sumi cum verbo presentis
temporis; ille vero nil appellat qui vere non potest sumi cum verbo presentis
temporis, ille scilicet qui nil potest significare presentialiter. Appellare est assignare
aliquem. Unde terzzinum appellare nil aliud est quam terzzinum convenire
alicui, hocest esse assignare alicui mediante verbo presentis temporis . 88
Alfonso Maierù sitio, in quanto è un capitolo di essa !%, l’appellatio può
essere anche definita come la coartatio (o restrictio) della suppositio
mediante il verbo di tempo presente !%, La Dialectica Monacensis, agli elementi
già rilevati della connotazione temporale in un contesto proposizionale,
aggiunge che 4ppellare è accidentale per il termine, e che la funzione del
termine che appellat è quella di essere predicato !”. Ancora, le Suzzzze
Metenses caratterizzano in modo molto chiaro l’appellatio come suppositio del
termine pro iis qui sunt , pro existente , a differenza della supposizione,
che è funzione del termine non legata ai
presentia supposita !*. 135
Ivi: cum suppositio et appellatio se
habeant quasi superius et nferius . 136 Ivi, pp. 722-723: Quoniam (autem) variatur per verbum presentis
emporis vel preteriti vel futuri, et cum talis variatio sit suppositio coartata
et talis suppositio coartata per verbum presentis vel preteriti vel futuri
dicatur appellatio. Dialectica Monacensis, cit., p. 616: Dicitur autem terminus appellare id de quo
vere et presentialiter et affirmative potest predicari. Ut patet in hoc termino
‘bomzo’, qui appellat Sortem, Platonem, et omnes alios presentes. Et
notandum quod terminus communis hoc quod appellat, supponit. Sed non
convertitur, quia multa supponit que non appellat. Iste enim terminus ‘bozz0?
supponit Cesarem et Antichristum, non tamen appellat cos, eoquod. non sunt
presentes. Unde accidentale est termino appellare id quod modo appellat, quia
iste terminus ‘hozz0” appellat Sortem cum ipse est, cras non appellabit ipsum
dum ipse non est, sed tamen supponit . La supposizione è comunque superior
all’appellazione; di essa si afferma:
terminus communis pet se sumptus supponit pro omni quod potest
participari formam eius: , dove è presente un riferimento alla forzz4 (natura
universale) come residuo delle interpretazioni dell’espressione: substantia et qualitas . 1388
Cfr. Summe Metenses, cit., p. 458: Quoniam appellatio est nota corum. que
accidunt termino inquantum est in propositione, ideo viso de suppositione
termini videndum est de appellatione eiusdem et de differentia que est inter
appellationem et suppositionem. Sciendum tamen quod appellatio termini est
suppositio eius pro iis qui sunt. Unde appellata dicuntur presentia supposita;
suppositio est tum pro existente tum pro non Terminologia logica della tarda
scolastica 89 Questa caratterizzazione è prevalente nel secolo XIII, e non solo
nelle varie sumzzzulae, ma anche in testi come lo Speculum doctrinale di
Vincenzo di Beauvais !*. Lamberto di Auxerre ricorda quattro accezioni di
appellatio, ma afferma che il valore principale resta acceptio termini pro supposito vel suppositis
actu existentibus !°. Pietro Ispano a
sua volta definisce senz'altro:
Appellatio est acceptio termini pro re existente , il che rende questa
funzione del termine diversa dalla significatio e dalla suppositio !!. La
necessità dell’attuale esistenza della cosa appellata fa sì che Pietro
attribuisca l’appellatio non solo ai nomi comuni, ma anche ai nomi propri
quando designano una realtà esistente ‘4°. Bisogna però distinguere due casi
existente. Et ex hoc patet differentia inter appellationem et suppositionem .
Non autem terminus appellat nisi pro eo qui vere est. Et propterea manifestum
est quod multos appellavit quos modo non appellat, et multos postea appellabit;
item multos appellabat (appellat: De Rijk) quos modo non appellat nec postea
appellabit . 139 Vincenzo DI BEAUVAIS, op. cit., 240: Appellatio vero dicitur quaedam proprietas
quae inest termino, eo quod ille potest accipi pro aliquo supposito actu
existente. Unde differt a suppositione, eo quod suppositio est indifferens
respectu entium, et non entium: unde suppositio communior est quam appellatio ;
per la distinzione tra nomi comuni o appellativi e nomi propri, cfr. ivi,
95-98. 140 In PRANTL, Appellatio dicitur quatuor modis: propria nominatio,
proprietas nominum, acceptio termini pro supposito sub suo significato,
acceptio termini pro supposito vel pro suppositis actu existentibus... Quarto
modo est principalis intentio... . 141 Summulae logicales, cit., 10.01, p. 102;
continua così il testo cit.: Dico autem “pro re existente”, quia terminus
significans non ens nihil appellat, ut “Caesar” vel “Antichristus”, et sic de
aliis. Differt autem appellatio a suppositione et significatione, quia
appellatio est tantum de re existente, sed suppositio et significatio sunt tam
de re existente quam non existente, ut “Antichristus” significat Antichristum
et supponit pro Antichristo, sed non appellat, “homo” autem significat hominem
et supponit de natura sua tam pro hominibus existentibus quam non existentibus
et appellat tantum homines existentes . 14 Ivi, (10.02):
Appellationum autem alia est termini communis, ut 90 Alfonso Maierù
riguardo all’appellatio del termine comune: se il termine ha supposizione
semplice (se cioè sta per l’essenza comune d’una cosa), allora idem significat, supponit et appellat ; se
invece ha supposizione per i suoi inferiora, esso significat la natura comune,
supponit per quegli inferiora per i quali viene quantificato e appellat gli
inferiora esistenti !9. L’uso dei termini appellatio, appellare da parte di
Guglielmo di Shyreswood merita un discorso più ampio. Innanzi tutto, va
precisato che secondo Guglielmo appellatio è la generale predicabilità del nome
in una proposizione che abbia il tempo presente !*. Ma il maestro ci informa
che, secondo alcuni (guidar), il predicato ha appellatio mentre il soggetto ha
suppositio 5. Ora, la “homo”, alia termini singularis, ut “Socrates”. Terminus
singularis idem significat, supponit et appellat, quia significat rem
existentem, ut “Petrus” . 143 Ivi, 10.03, pp. 102-103: Item, appellationum
termini communis alia est termini communis pro ipsa re in communi, ut quando
terminus habet simplicem suppositionem, ut cum dicitur “homo est species” vel
“animal est genus”; et tunc terminus communis idem significat, supponit et
appellat, ut “homo” significat hominem in communi et supponit pro homine in
communi et appellat hominem in communi. Alia est termini communis pro suis
inferioribus, ut quando terminus communis habet personalem suppositionem, ut
cum dicitur “homo cutrit”. Tunc “homo” non significat idem, supponit et
appellat, quia significat hominem in communi et supponit pro particularibus et
appellat particulares homines existentes. Introductiones în logicam, Appellatio
autem est presens convenientia termini i.e. proprietas, secundum quam
significatum termini potest dici de aliquo mediante hoc verbo: est . Appellatio
autem (sc. est) in omnibus substantivis et adiectivis et participiis et non in
pronominibus, quia non significat formam aliquam, sed solam substantiam (abbiamo tenuto presente le correzioni
suggerite in KNEALE, op. cit., pp. 246 sgg., al testo che il Grabmann ha
fissato nell’ed. cit.), e p. 82:
Appellatio autem inest termino, secundum quod est predicabilis de suis
rebus mediante hoc verbo: est ; cfr. DE Rik, op. cit., II, i, pp. 563 sgg. In questo senso il
BocHENSKI, A History of Formal Logic, cit., p. 176, intende appellare come
‘nominare’ le cose presenti. GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif., p. 82: Dicunt igitur quidam. quod terminus ex parte
subiecti supponit et ex parte predicati appellat . Terminologia logica della
tarda scolastica 9i supposizione può essere duplice: aut secundum actum aut secundum habitum;
della supposizione abituale (che ha riscontro nella supposizione naturale di
Pietro Ispano 19), scrive: Secundum
autem quod est ‘** in habitu dicitur suppositio significatio alicuius ut
subsistentis. Quod enim tale est, natum est ordinari sub alio ; la supposizione
attuale è definita ordinatio alicuius
intellectus sub alio !: un termine, in
quanto tale, è naturalmente capace di fungere da soggetto e in tal caso ha
supposizione abituale; se è usato in una proposizione, esso è attualmente
‘ordinato’ a un predicato, ed ha supposizione attuale. Ciò premesso, Guglielmo
commenta così l’opinione dei quidam: Et sciendum, quod ex parte subiecti
supponit (sc. terminus) secundum utramque diffinitionem suppositionis (sc.
actualem et habitualem), ex parte autem predicati supponit secundum habitualem
suam diffinitionem. Scieridum etiam quod terminus ex parte subiecti appellat suas
res, sed non secundum quod est subiectum. Ex parte autem predicati appellat.
Secundum autem quod predicatum, comparatur ad subiectum suum per aliquam suarum
rerum et secundum hoc appellat 199. Sembra di poter ricavare dal testo le
seguenti affermazioni: la supposizione attuale non importa l’appellatio; la
supposizione abituale, propria del termine in quanto tale, importa
l’appellatio; l’appellatio è perciò proprietà del termine in quanto tale: il
soggetto appellat in forza della sua ineliminabile supposizione abi tuale, il
predicato appellat in quanto esso ha solo supposizione abituale; e poiché il
predicato significa una forma che inerisce alla substantia del soggetto, il
termine predicato designa solo una 16 Ivi, p. 74. . o 147 Summulae logicales,
cit., 6.04, p. 58; cfr. DE Ru, op. cit., II, i, pp. 566 sgg.; cfr. anche cap.
II, nn. 67 e 69. : 188 Nel testo di GueLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cit., p. 74,
si legge sunt, che è riferito insieme a suppositio e copulatio. 149 Ivi. 150
Ivi, p. 82. 92 Alfonso Maierù 151 x n forma e appellat secondo che è ordinato
al soggetto, e grazie al soggetto; il predicato è quindi assunto nella sua
intenzione e aa; ; inerisce’ al soggetto che riceve estensione dalla copula !2.
Da quanto si è detto, appare evidente che la dottrina della appellatio proposta
da Guglielmo è ancora legata all’analisi grammaticale della relazione che
intercorre tra nome appellativo e realtà designata. Ma resta vero ancora, per
Guglielmo, che il nome, per sua natura (de se), supponit pro presentibus !* cioè ha la funzione, che gli deriva, come
si sa, dalla sua impositio, di nominare le cose presenti: è questa la ragione
per cui l’appellatio è legata, come a sua
conditio sine qua non , alla connotazione temporale della copula di
tempo presente. 151 Cfr. ivi, p. 78: Queratur, utrum dictio, que predicatut, predicet
solam formam et si stet simpliciter aut non. Et videtur, quod non. Si enim ita
esset, vere diceretur: quedam species est homo sicut dicitur: homo est species.
Dicendum, quod hoc non sequitur. Omne enim nomen significat solam formam et non
absolute, sed inquantum informat substantiam defferentem ipsam et sic aliquo
modo dat intelligere substantiam. Nomen ergo in predicato dat intelligere formam,
dico, ut est formam substantie subiecti. Et ideo cum illa substantia
intelligatur in subiecto, non intelligetur iterum in predicato. Unde predicatum
solam formam dicit . Si ricordi che significatio è definita (ivi, p. 74): presentatio alicuius forme ad intellectum :
forma è una natura universale; per il De Rij€, op. cit., II, i, p. 563, n. 3,
l’espressione significatum termini del primo testo della n. 144 vale the universal nature the term signifies . 12
Così il De Rug (ivi, p. 564) intende il passo di Guglielmo: di contro ai quidam
che appaiono sostenitori della teoria dell’identità per quanto riguarda
la copula (soggetto e predicato hanno la stessa estensione, indicata dalla
copula), Guglielmo è sostenitore della teoria dell’inerenza (per la quale cfr.
Moopy, Truth and Consequence..., cit., pp. 32 sgg., e cap. III). sa Cfr.
GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif., p. 85: Et dico, quod ille terminus: homo
supponit pro presentibus de se, quia significat formam in comparatione ad suas
res. Hec autem comparatio tantum salvatur in existentibus. Solum enim est suum
significatum forma existentium et proprie pro hiis supponit de se ; per forma,
e significatum, cfr. n. 151; per l’interpretazione proposta, cfr. KNEALE, op.
cit., pp. 247-248. Terminologia logica della tarda scolastica 93 Di contro alla
dottrina che interpreta l’appellatio come una specie di suppositio, e
precisamente quella specie che vale in relazione al tempo presente, dottrina
che deriva dall’affermarsi della suppositio come teoria generale del termine
nella proposizione in sostituzione dell’appellatio (ben illustrata dal De
Rijk'*), sopravvive nelle sumzzzulae l’interpretazione dell’appellatio come
proprietà del termine derivante dalla primitiva impositio: essa è documentata
dall’Ars Meliduna, dalle Sumule dialectices attribuite a Ruggero Bacone, ma anche
nel Compendium studii theologiae di Ruggero Bacone. Se, per parte sua, l’Ars
Meliduna afferma ancora le tesi dell’appellatio come risultato immediato
dell’institutio 9, della 154 Cfr. Logica modernorum. Causa institucionis vocum
fuit manifestacio intellectus, idest ut haberet quis quod alii intellectum suum
manifestaret [....]. Notandum tamen quod institucio vocum non fuit facta ad
significandum, sed tantum ad appellandum, quippe cum appellacio vocum magis sit
necessaria ad loquendum de rebus subiectis quam significacio. Quod autem ad
appel landum fuerint voces institute, satis probabiliter coniectari potest ex
illa inposicione vocis que fit cum puero nomen inponitur: ibi enim non queritur
quid significabit illud nomen vel quo nomine puer significabitur sed pocius
quid appellabitur. Amplius autem ex hoc quod ubicunque proprie ponuntur nomina
in supposito semper ponuntur ad agendum de appellatis tantum, ut dicto quoniam
horzo currit. Appellant ergo nomina res illas propter quas supponendas fuerunt
instituta. Verba quoque similiter, saltem casualia, idesi participia. Licet
autem ad appellandum tantum fuerint institute voces, tamen preter appellacionem
habent etiam significacionem, sed hanc ex appellacione contraxerunt sive ex
institucione facta ad appellandum . Discutendo della significazione dei nomi,
l’autore c’informa che, secondo una tesi, essi signi ficano le forme ideali,
per cui desinente re appellata, manet
vocis significatio (ivi, p. 295); ciò
ricorda da vicino quanto scrive GIOVANNI DI Sa LIsBURY, Metalogicon, cit., IV,
35, p. 205: temporalia uero widentur
quidem esse, co quod intelligibilium pretendunt imaginem. Sed appellatione
uerbi substantiui non satis digna sunt que cum tempore transeunt, ut nunquam in
eodem statu permaneant, sed ut fumus euanescant; fugiunt enim, ut idem (sc.
Plato) ait in Thimeo, nec expectant appellationem ; cfr 94 Alfonso Maierù
necessità del riferimento al presente e della priorità logica della
significatio e della suppositio rispetto all’appellatio, giacché il nome conserva
quelle quando perde questa in seguito alla distruzione della cosa ‘appellata’
!*, il discorso diventa più articolato negli altri due testi. L’autore delle
Sumzule scarta sia la dottrina della suppositio come proprietà del soggetto !”,
sia quella dell’appellatio come proprietà del predicato: l’appellatio è
ordinata agli appellata e perciò è proprietà del soggetto come del predicato,
giacché entrambi sono ordinati agli appellata; e poiché i termini che hanno
appellazione sono usati nella loro valenza significativa, ogni 4ppellatio è
personale (‘personale’ indica che il termine è usato a denotare le realtà
significate) e si può articolare a somiglianza della supposizione personale ‘*.
L’autore, inoltre, ricorda due opinioni Timaeus a Calcidio translatus commentarioque
instructus, ed. T.H. Waszink, Plato
latinus , IV, Londini et Leidae 1962, p. 47. Cfr. MurraLry, The Summulae logicales ..., cit., pp. lviti-lix. 156 Ars Meliduna,
cit., p. 316: Significat enim hoc nomen ‘Cesar’ adhuc illud individuum quod olim
significavit. Neque enim nomen re (ce)dente significationem amisit quam prius
habuerit, sed appellationem, — que est per verbum presentis temporis vera
attributio sive copulatio. Unde et semper exigit rem existendi. Distat ergo
inter suppositionem, significationem, appellationem, quia duo prima precedunt
tertium, ut in hoc nomine ‘Antichristus’; semper etiam post ipsum manent, ut in
hoc nomine ‘Cesar’; ipsa vero simul. Significat itaque ‘Cesar’ individuum, non
quod modo sit individuum, sed quod est vel fuit vel erit. Et ita significat
individuum quod non est nec tamen (erit) aliquod individuum. Sicut
supponit vel, secundum alios, significat boro qui non est et tamen quilibet
homo est, quia significatio dictionis appellationem ampliat . 157 Sumule dialectices,
cit., p. 268: quarto modo dicitur supposicio ‘proprietas termini subjecti’,
sive subjecti in quantum alii supponit et subicitur in oracione ; quindi è
scartata la tesi che intende la suppositio come
substantiva rei designacio (ivi).
1588 Ivi, p. 277: dicitur quod
appellacio est termini predicabilis sine tempore significatio (significato:
Steele). Quod est falsum: quia appellacio dicitur per comparacionem ad
appellata que respicit. Cum igitur subjectus terminus equaliter respiciat
appellata, sic terminus predicatus erit appellacio Terminologia logica della
tarda scolastica 95 relative al riferimento temporale del nome che ha
appellatio: una, più diffusa, sostiene che il termine comune denota tutti i
suoi (possibili) appellata, senza alcun riferimento temporale (su questa
affermazione, legata all’analisi del momer appellativum, fa leva la dottrina
dell’ampliatio e della restrictio); l’altra, invece, intende l’appellatio del
termine come riferita al presente, giacché
terminus est solum nomen presencium
!’. Questa seconda è l’opinione condivisa dall’autore delle Sumzzle; fra
i vari argomenti addotti a sostegno di essa, uno è ricavato dalla dottrina
della ampliatio: se il termine avesse appellazione per il presente come pet il
passato e il futuro, l’ampliazione non avrebbe senso !, e conclude: Dicendum
est igitur quod terminus est solum nomen presencium vel existencium, nomen dico
significacionis . Quare terminus de se solum concernit presencia, et supponit
pro illis de sui materia; pet naturam autem verbi de preterito et futuro, vel
habenti materiali eorum ut verba ampliandi, poterunt stare pro preteritis et
futuris!9!, All’obiezione, che si può formulare contro la tesi che sostiene
essere elemento caratterizzante dell’appellatio il riferimento al tempo presente,
che cioè il nome, a differenza del verbo, non connota il tempo, e quindi non è
giustificato alcun riferimento subjecti sicut predicati. Cum igitur omnis
appellacio sit respectu significacionum, omnis appellacio erit personalis.
Sicut autem supposicio personalis dividitur sic appellacio potest dividi; alia
discreta, alia communis etc., et competunt eadem exempla tam a parte subiecti
quam a parte predicati ; cfr. Duplex tamen est sentencia de appellacionibus,
quia quidam dicunt quod terminus appellat de se appellata presencia, preterita
et futura, et est communis entibus et non-entibus. Alii dicunt quod terminus
est solum nomen presencium et nichil est commune enti et non-enti, sive
preterito, presenti, et futuro, secundum quod dicit Aristoteles in primo
Metaphysice . 160 Ivi, p. 280. 161 Ivi. 96 Alfonso Maierù temporale ‘2,
l’autore risponde che il nome, di per sé, né significa né consignifica il
tempo, ma, piuttosto, l’imzpositio che è all’origine del nome è in relazione
alla res praesens da nominare, e la significatio che ne
consegue non può prescindere da ciò !9, Dalla stessa posizione muove Ruggero
Bacone nel Corzpendium: in polemica con Riccardo Rufo di Cornovaglia, nega che
il nome designi un esse habituale indifferente alla connotazione temporale e
quindi valido per presente, passato e futuro!” e si richiama all’originaria
imzpositio del nome che esige la presenza della cosa designata. E all’obiezione
che il nome significat sine tempore ,
risponde che ciò è detto quantum ad
modum significandi, non quantum ad rem , che anzi, usare un termine per
designare una realtà non più esistente o non esistente è usarlo equivocamente
e, in fondo, dare ad esso una nuova impositio !£; e ancora: una vox petde la
sua significatio una volta distrutta la
res signata ; se dunque una vox significa una realtà non più presente,
lo fa perché riceve una nuova imzpositio 19. 16 Ivi, p. 283: His suppositis,
est dubitacio super jam dicta quod nomen significat sine tempore, igitur
hujusmodi termini ‘homo’ ‘Sor’, cum sint nomina, non determinant sibi tempus
aliquod, nec appellata magis presencia quam preterita vel futura . 163
Ivi: inponitur enim nomen rei presenti
et appellato presenti. Oportet enim quod sit presens et ens actu cui nomen
inponatur. Set hoc dupliciter: aut ens actu et presens in rerum natura, ut ‘homo’
‘asinus’, aut secundum animam, ut ‘chimera’ et hujusmodi ficta apud intellectum
et cognicionem . Compendium . Nunquam enim homines, quando inponunt nomina
infantibus vel animalibus suis, respiciunt nisi ad res presentes sensui, et
ideo non abstrahunt a presenti tempore, nec ab actuali ; cfr. Ars Meliduna, in
n. 155. 16 Ivi, p. 57: Sic possumus inponere illis nomina, set alia inposicione
et alia quam illa que entibus fit, et equivoce; ut Cesar potest per nouam
inposicionem significare Cesarem preteritum vel futurum vel mortuum, set
equiuoce enti et non enti . 167 Ivi, p. 60: in part.: Si enim non est pater, non
est filius, nec Terminologia logica della tarda scolastica 97 I testi ora
esaminati rappresentano indubbiamente i documenti d’una sopravvivenza di tesi
tradizionali, talora riprese polemicamente (da Bacone) contro l’affermarsi di
quella considerazione dell’appellatio che abbiamo detto sintattica: il termine
può essere considerato nel momento della sua utilizzazione in una proposizione,
e in tal caso ha appellatio quando la supposizione di esso è rapportata al
presente. Una tale considerazione è possibile grazie al sostituirsi della
dottrina logica della suppositio, come dottrina generale del termine nella proposizione,
a quella dell’appellatio, che, muovendo da premesse prevalentemente
grammaticali (nomen appellativum), si era affermata prima come dottrina del
rapporto intercorrente tra il momzen comune e i suoi appellata e poi come
dottrina del zomzen condizionato dal tempo del verbo nella proposizione; i due
modi di considerare l’appellatio sono esemplificati, fra l’altro, dalle due
opinioni che abbiamo visto nel testo delle Suzzule dello ps. Bacone. Ma,
insopprimibile, rimane l’esigenza di rapportare il nome al suo momento
istitutivo, quando si pongono le premesse dell’appellatio e della significatio;
la tesi del decadere della vox dalla sua significatio quando vien meno la res appellata
sostenuta da Ruggero Bacone finisce, però, per distruggere la
possibilità non solo d’un discorso logico, ma d’un qualsiasi discorso. Niente
di nuovo, rispetto a quanto si è detto, si trova nella tradizione dei commenti
ad Aristotele fioriti nel secolo XIII !8. e contrario: set signum et signatum
sunt relatiua, ergo perempto signato, non erit vox significatiua . 18 Si veda,
ad esempio, ALserto Magno, Praedicamentorum liber I, in Opera, I, cit., pp.
157b (i derominativa) e 158b: Et quod dicitur appellationem (quae dicitur quasi
ad pulsum, et componitur ab 4 praepositione et pello, pellis) notat, quod
alienum pulsum sit ad id quod denominatur, sicut et nomen proprium appellatio
vocatur proprie, quia ex collectione accidentium ad id significandum appulsum
est. Nomen enim commune propter hoc dicitur appellativum, eo quod in eo multa
pelluntut in unum, et ideo est commune multorum . Ma si veda, per questi
riferi[La trattazione della dottrina dell’appellatio qual è svolta dai maestri
del secolo XIV presuppone la conoscenza dei problemi finora esaminati, da
quello dei patonimi a quello del nomen
appellativum a quello, ancora, che è
posto dalla domanda se l’appellatio sia una proprietà del predicato e se
rimandi a una forma o natura universale. Di Occam si è parlato a proposito dei
patonimi; si è visto che la sua dottrina è punto di arrivo di una tradizione di
analisi, puntualizza lo status dei problemi e fissa una terminologia. Per
quanto riguarda l’appellatio, il
Venerabilis Inceptor ne precisa
il significato una prima volta in rapporto a suppositio, una seconda
distinguendo due accezioni di appellare. Ecco il primo passo, tratto dalla
Sumzmza logicae: Est sciendum, quod
‘suppositio’ accipitur dupliciter, scilicet large et stricte. Large accepta non
distinguitur contra pes arena sed appellatio est unum contentum sub
suppositione. Aliter accipitur stricte, secundum quod distinguitur contra
appellationem !9, Il secondo passo si legge nell’Elementarium logicae:
‘Appellare’ autem et ‘appellatio’ dupliciter accipitur; uno modo pro
significare plura, per quem modum dicuntur quaedam nomina esse nomina
appellativa, non praccise quia significant sed quia significant plura. Ideo
nomina propria non sunt nomina appellativa . Aliter accipitur appellare pro
termino exigere vel denotare seipsum debere sub propria forma, id est ipsummet
praedicari in aliqua alia propositione. Et sic solebant (dicere) quod
praedicatum appellat suam formam et subiectum non appellat suam formam. Nel
primo testo Occam afferma che appellatio
est unum menti e per altri, Miztellateinische Worterbuch, s.w. appellatio e
appellativus. 169 Summa logicae, cit., pp. 175-176. 0 Elementarium logicae,
cit., pp. 217-218. i Terminologia logica della tarda scolastica 99 contentum
sub suppositione nel senso che essa è un
capitolo della supposizione !; appellatio invece si contrappone a suppositio
solo se si intende che questa è proprietà del soggetto e quella del predicato:
a chiarire il secondo valore giova il testo dell’Elementarium. La prima
accezione di appellatio, appellare è legata alla dottrina del nomen appellativum , la seconda invece
caratterizza l’appellatio come proprietà del predicato che appellat suam formam . Ma cosa valga questa
espressione si ricava da altri passi: nella Sumzzza logicae l’espressione
vale: ipsum (sc. praedicatum) et non
aliud !2, nell’Elementarium essa è
glossata con praedicatum ipsum non
mutatum seu variatum nec alio sibi addito
!#: dal punto di vista logico, una proposizione il cui predicato appellat suam formam è vera quando lo stesso termine, non mutato,
cioè assunto per tutto ciò che esso importa dal punto di vista della
sigrificatio, è predicato de illo, pro
quo subiectum supponit, vel de pronomine demonstrante illud praecise, pro quo
subiectum supponit ! facendo una
proposizione vera; così, perché sia vera la proposizione album fuit nigrum , è necessario che sia
stata vera una volta la proposizione:
hoc est nigrum . Ora, non è richiesto in tali proposizioni che ciò valga
anche per il soggetto !5: è noto infatti che il verbo condiziona ciò che segue
ad esso, non ciò che precede, e che il soggetto di una proposizione con verbo
di tempo o comunque di valote diverso dal semplice presente ha supposizione per
ciò che è o pet ciò che può essere (o per ciò che fu, o sarà), mentre il
predicato ha 171 Per Pu. Bonner (Ockbam's Theory of Signification, Franciscan Studies, VI [1946], pp. 143-170,
ora in Collected Articles on Ockham, cit.: v. in part. p. 230, n. 51) e il De
RiJ€ (op. ciz., II, i, p. 564) è quel capitolo che riguarda la supposizione di
un termine in relazione a cose esistenti; ma cfr. nn. 186 e 187. 172 Summa
logicae, cit., p. 195 (l’espressione occorre anche a p. 242). Elementarium
logicae, Summa logicae, cit., p. 195.
175 Elementarium logicae, cit., p. 218. 100 Alfonso Maierà supposizione, nel
suo valore specifico, per il tempo e il valore indicato dal verbo !. Nella
dottrina dell’appellatio di Riccardo di Campsall vanno distinte due fasi: la
prima è quella che emerge dalle Questiones super librum Priorum analeticorum,
la seconda si riscontra nella Logica. Nel primo testo, appellare occorre sia in
concorrenza con supponere, almeno in un caso in cui si tratta della suppositio
del predicato !”, sia nell'espressione « predicatum appellat suam formam , che
è usata come medium di argomentazione 18. l’autore non fa riferimento ad alcuna
connotazione temporale in questi contesti, e l’esclude esplicitamente là dove
definisce il nome comune o appellativo come quello che « significat naturam
communem habentem supposita !?: qualora
non avesse un « suppositum presens
o 412 Alfonso Maierù In
conclusione, Wyclif conosce due grandi generi di probazio: una legata ai
termini mediati, l’altra, meno formalizzata, che si ricollega forse a una
tradizione vicina a quella testimoniata dai Tractatus Anagnini”. Infine, è
importante rilevare che i maestri di formazione parigina, ma anche Occam, non
conoscono altro tipo di probatio che non sia la expositio: da questo, che è il
più diffuso, cominceremo l’esame dei singoli modi di ‘prova’ della verità delle
proposizioni. 4. L’« expositio I termini
exponere, expositio hanno una loro storia anteriore all’uso che ne fanno i
logici nel medioevo, sia nel campo blema possit pluribus modis concludi. Ad
quod dubium sine verbis respondeo quod particularis affirmativa et universalis
negativa de subiectis non transcendentibus ad minus quadrupliciter probari
possunt: a priori, a posteriori, aeque et indirecte; ut ista propositio: ‘homo
currit’ a posteriori potest probari sic: ‘hoc currit et hoc est homo, igitur
homo currit*; a priori sic: ‘omne animal currit, homo est animal, igitur homo
currit’; ab aeque sic: ‘risibile vel animal rationale curtrit, igitur homo
currit*; indirecte sic: quia contradictoria istius significantis principaliter
quod homo currit est falsa, igitur ista est vera ‘homo cutrit’ . C'è da notare
che il procedimento a priori, quale qui esposto, ricorda molto da vicino
l'operazione contraria alla resolutio che Billingham chiama compositio; quello
4 posteriori, stando all’esempio addotto, si identifica con la resolutio
stessa; la probatio ab aeque non contiene alcun accenno all’expositio, che è
invece presente in Wyclif; infine, la probatio indirecta è identica alla
probatio indirecta ex opposito di Wyclif. La dipendenza di Pietro da Wyclif non
è proprio documentabile, come si vede: va piuttosto detto che una stessa
tradizione è giunta ai due autori, probabilmente da fonte inglese; in Wyclif
l'utilizzazione di questa quadruplice probatio è puntuale e normale, mentre
Pietro, per quanto mi risulta, non va oltre questo cenno. 5 Manca in Wyclif
ogni riferimento alle « probatio per habitudinem Terminologia vogic. delta
tarda scolastica 413 della retorica ® che in quello delle tecniche di approccio
agli auctores oggetto di lectio ®. Il Mullally nota che l’origine del termine
va ricercata nell’esigenza di chiarire i vari sensi del discorso, compito che
già Cicerone assegnava alla dialettica 2. L’affermazione torna nel medioevo *,
in un contesto in cui si discute del compito che spetta al commentatore di
Prisciano; in verità, l’esigenza stessa della expositio, a tutti i livelli, ha
la sua origine nel bisogno di chiarire, illustrare, mostrare qualcosa mediante
discorso. Nel secolo XII troviamo in testi di logica due usi di expomere: uno,
relativo alla vox che « exponitut per significationem alterius predicabilium che ha una lontana parentela con la probatio
officialiter, come si dirà nel $ 6; cfr. Tractatus Anagnini, cit., pp. 285 sgg.
9 Per la retorica, cfr. LausBERG, op. cif., pp. 700 sg., sv. exponere ed
expositio. 61 Cfr. Boezio, In Arist. Periermenias, I ed., cit., p. 132; II ed.
cit., p. 157: expositor è il ‘commentatore’; e p. 7: « Cuius expositionem nos
scilicet quam maxime a Porphyrio quamquam etiam a ceteris transferentes Latina
oratione digessimus ; Cassionoro, Institutiones, cit., I, VIII 16, p. 32: «
nequaquam vobis modernos expositores interdico . Per la distinzione tra
autentici, disputatores, introductores e expositores cfr. E. R. Curtius,
Europdische Literatur, Bern 19619, p. 264.
MutLaLty, The « Summulae logicales
..., cit., pp. lxxiv sgg., in part. p. lxxiv n., cita Cicerone, Bruto,
xLI, 152: « latentem explicare definiendo, obscuram explanare interpretando
[....] . Il MuLLaLty, ivi, cita anche De doctrina christiana di S. Agostino,
III, dove le ambiguità verbali sono chiarite con l’applicazione di regole grammaticali. GucLieLMo DI ConcHes, De
philosophia mundi, P. L. 172, 101-102: «Antiqui vero glosatores in expositione accidentium erraverunt. Quod
ergo ab istis minus dictum est dicere proposuimus, quod obscure exponere, ut ex
nostro opere causas inventionis predictorum aliquis querat et diffinitionum
Prisciani expositiones (il passo è cit.
dal De Rixk, Logica modernorum, Il, i, cit., p. 110, che segue il testo
corretto da E. JeaunEAU, Deux rédactions des gloses de Guillaume de Conches sur
Priscien, Recherches de théologie
ancienne et médiévale , XXVTI [1960], p. 218). 414 Alfonso Maierà
vocis #, l’altro relativo alla
propositio 9. Questo secondo solo, opportunamente precisato, diviene corrente
nella logica medievale. Che a questo stadio l’accezione sia generica, si può
constatare anche in Abelardo #; ma ben presto essa si fa più rigorosa. La
propositio in tal caso è detta exporibilis. Ma poiché essa è tale in virtù di
una vox 0 dictio, è necessario individuare quali dictiones rendano esponibile
la proposizione. Si afferma quindi che le dictiones aventi tale proprietà sono
quelle sincategorematiche o aventi un importo sincategorematico. Pietro Ispano,
nel Tractactus exponibilium, così definisce la propositio exponibilis:
Propositio exponibilis est propositio habens obscurum sensum expositione
indigentem propter aliquod syncategoreuma in ea implicite vel explicite positum
vel in aliqua dictione [....] mentre Buridano afferma: expositio non est nisi
explanatio significationis syncategoreumatum $, La ricerca dell’identificazione
dei termini esponibili è operata % Glose in Arist. Sopb. el., cit., p. 212:
Figura dictionis secundum significationem est cumz una vox exponitur per
significationem alterius vocis, ut hec vox ‘quid’ exponitur per quale vel
quantum, quia iste voces non videntur differre in significatione, tamen
differunt (cfr. anche De RK, op. cit.,
II, i, p. 500, n.). 6 Introductiones dialetice secundum Wilgelmum, ms. Vienna
lat. 2499, f. 27r, cit. in De Rik, op. cit., II, i, p. 132: Sed quocumque modo
ipsi exponant istam propositionem: ‘quoddam animal est homo’, absurdum est eam
dici regularem, quia absurdum est ut illud quod prorso continetur ab aliquo in
ordine predicamenti, de continenti regulariter predicetur : si tratta
semplicemente della conversione della proposizione. $
Cfr. cap. V, n. 74; v. anche KneaLE, The Development of Logic, cit., pp.
212-213. ST Op. cit., p. 104. 6 Consequentiae, cit., III, 1; cfr. cap. IV, n.
147. Terminologia
logica della tarda scolastica 415 nel contesto proposizionale, giacché è fatta
in vista di chiarire il senso dell’intera proposizione f, con l’aiuto delle
dottrine grammaticali, oltre che della tradizione aristotelico-boeziana. L’Ars
Meliduna individua in particolare le dictiones exclusivae” e i quantificatori”,
ma non usa la terminologia dell’expositio, mentre il quinto dei Tractatus
Anagnini, che tratta de quinque dictionum generibus (distributive, infinite,
aggettive, esclusive, relative) ? e che può essere considerato un trattato de
syncategorematibus come ce ne saranno nel secolo XIII”, usa il termine exponere
collocandolo in un contesto che è importante perché vi si distingue la propositio que exponitur e quella per quam exponitur , anche se la
terminologia è in concorrenza con quella della resolutio””. Tra quelle
dictiones che l’anonimo autore chiama distributive sono individuati i
comparativi, e tra quelle dette aggettive, i superlativi 9, la cui analisi 6
L’Ars Meliduna, cit., p. 329, trattando della contraddizione, afferma che
dictiones come tantum, praeter, nisi, adbuc modificano il consueto rapporto tra
le contraddittorie secondo il noto schema del ‘quadrato’ delle proposizioni, e
perciò richiedono un’attenzione particolare che tenga conto dell'intero
contesto della proposizione condizionato da quelle dictiones. © Ivi, p. 333. ©
Ivi, p. 322. © Op. cit., p. 297 (argumentum del 5° trattato). 73 Come ad es. il
trattato Syrncategoremata di SHYRESWOOD, cit. © Op. cit., p. 317: Nos autem admittimus
eas et dicimus quod frequenter ca que exponitur est incongrua et illa per quam
exponitur, congrua, ut ‘Romanus est fortissimus Grecorum’, hec est incongrua;
hec autem: ‘Romanus est unus Grecorum et est fortior omnibus Grecis aliis a
se’, hec est congrua. Similiter ea que exponitur est congrua, sed ea
per quam exponitur est incongrua, ut “Socrates et Cesar sunt similes’, hec est
congrua; sed hec est incongrua: ‘Socrates est talis qualis est Cesar”. Sed fottasse nulla illarum
resolutionum est congrua] ha origine grammaticale” ma ha giustificazioni
aristoteliche ®. Nel secolo XIII Guglielmo di Shyreswood, fra l’altro, analizza
l’expositio dei verbi incipit e desinit. Ma Pietro Ispano, nel testo citato,
così enumera i termini o dictiones (signa, nel testo) che rendono esponibile
una proposizione: Pro quo notandum est quod ea, quae faciunt propositionem
exponibilem, sunt in multiplici differentia. Nam quaedam sunt signa exclusiva,
ut tantum, solum ; quaedam exceptiva,
ut praeter , nisi ; quaedam reduplicativa, ut inquantum ,
secundum quod ; quaedam important inceptionem vel desinitionem, ut incipit ,
desinit ; quaedam important privationem finis, ut infinitum ; quaedam important excessum, ut
nomina comparativi et superlativi gradus; quedam important distinctionem,
ut differt , aliud ab , et sic de aliis; quaedam important
specialem modum distributionis, ut totus
, quilibet , et sic de aliis. Unde
propter ista, propositio redditur obscura et indiget expositione, et ideo
dicuntut facere propositionem exponibilem 8, Alla metà del secolo XIII, dunque,
i principi dell’expositio sono già stabilmente fissati, come testimonia l’opera
di Pietro Ispano. © Il MuttLALLy, op. cit., p. lxxvi, rinvia, per i
comparativi, a PRISCIANO, op. cit., III, 1 e 8, in Grammatici latini, II, cit.,
pp. 83 e 87. 78 ARISTOTELE, in Cat. 5, 3b 33-4a 9, afferma che la sostanza non
è suscettibile di più o meno, mentre ivi, 8, 10b 26-30 afferma che lo è
l’accidente. Cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., ad I, e De differentiis topicis,
cit., 1178C: Namque ad comparationem nihil nisi accidens venit, hoc enim solum
recipit magis et minus . Ma v. m., In Isag., II ed. cit., p. 253: Quae uero
secundum accidens differentiae sunt insepatabiles, ut aquilum esse vel simum
vel coloratum aliquo modo, et intentionem suscipiunt et remissionem . 79 Syncategoremata, cit., pp. 75-78. 80
Tractatus exponibilium, cit., p. 104. In luogo di desinitionem, l’ed. legge
definitionem. Il trattato mostra l’expositio dei vari termini: esclusivi (pp.
104-108), eccettivi (pp. 108-110), reduplicativi (pp. 110-114), incipit e
desinit (pp. 114-118), infinitus (pp. 118-122), comparativi e [ Il secolo XIV
però riprende la dottrina, ne riesamina i fondamenti e ne fissa rigidamente le
regole operative. Innanzi tutto, vengono riesaminati i termini che rendono
esponibile la proposizione. Nel Tractatus de suppositionibus, Buridano afferma
che delle voces incomplexae, o semplici dictiones (distinte dalle voces
comzplexae o orationes), che significano sempre in stretta dipendenza dai
concetti ®!, alcune hanno puro valore di categoremi, cioè significano le cose
concepite mediante concetti, e perciò possono essere soggetto o predicato nella
proposizione; altre hanno puro valore sincategorematico perché significano solo
quei concetti che sono le operazioni mentali, come 707, vel, ecc.; altre,
infine, sono miste: o perché, oltre ai concetti che significano immediatamente
e da cui traggono la funzione sincategorematica, significano le cose concepite
ma zor possono essere soggetto o predicato, o perché hanno insieme funzione di
categorema e di sincategorema ®©. In altre parole, alle voces incomplexae
possono corrispondere concetti incomplessi o complessi *; questi ultimi,
sincategoremi come fat? o categoremi con sincategorema come chimaera, vacuum,
rendono esponibile la proposizione, nel senso che i loro molteplici significati
devono essere resi espliciti per
orationes illis aequivalentes in significando
*. La proposizione superlativi (pp. 122-124), differt e aliud (pp.
124-126), fotus (pp. 126-128), quaelibet e quantumlibet (p. 128). 81 Sul
rapporto tra concetti e discorso mentale da un lato, voces e orationes
dall’altto in Buridano, cfr. REINA, Il problema del linguaggio in Buridano, I,
cit., pp. 412-413. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 187-188; cfr.
REINA, op. cit., I, p. 405. 83 Tractatus de suppositionibus, cit., p. 189, e v.
Sophismata, 1, £. [Sra-vb], dove si afferma che tutto il racconto della guerra
di Troia ( conceptus valde multipliciter complexus ) è stato significato con la
vox incomplexa Iliade , come vacuum sta
per locus non repletus corpore , che implica tre concetti: locus, repletio,
corpus. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 189 e 190 (duodecima regula).
27 418 Alfonso Maierù exponibilis, una volta operata l’expositio, è propositio
exposita; le proposizioni ad essa corrispondenti sono le exporentes: tra la
prima e le altre c'è equivalenza e la regola fondamentale sul piano operativo è
la seguente: Sunt consequentiae formales per exponentes
syncategorematum ab exponentibus ad expositam aut ab exposita ad aliquam
exponentium £. Abbiamo fatto precedere
il discorso su Buridano a quello su Occam perché Buridano, posteriore a Occam,
esplicitando il rapporto vox incomplexa conceptus complexus, aiuta a capite
Occam (anche se la posizione dei due filosofi è diversa: alla stretta
subotdinazione del linguaggio al pensiero in Buridano, fa riscontro in Occam
la concezione del rapporto fra discorso
mentale e discorso vocale come rapporto fra due ordini paralleli di segni,
rispetto ad un unico ordine di significati
*), il quale tiene il discorso più sul piano dei rapporti formali e
operativi. Nel capitolo De
propositionibus aequivalentibus hypotheticis
Occam scrive: quaelibet
categorica, ex qua sequuntur plures propositiones categoricae tamquam
exponentes, hoc est exprimentes quid ista propositio ex forma sua importat,
potest dici propositio aequivalens propo sitioni hypotheticae ®. Si tratta di
proposizioni apparentemente categoriche: sono le proposizioni exclusivae®,
exceptivae ®, reduplicativae” o inclu85 Burmano, Consequentiae, cit., INI, 1.
86 REINA, op. cit., I, p. 413 (cfr. Occam, Summa logicae, cit., p. 179:
suppositio materialis, simplex, personalis, per concetti e per voces) e pp.
411-412 (suppositio materialis solo per i termini vocali e scritti secondo
Buridano). Summa logicae] denti termini connotativi e relativi (come sizzilis)
o collettivi”, oppure il relativo gui”, o termini privativi (es. coecus) e
infiniti (immateriale), o i termini designanti figmenta animi (es. chimaera)*; incipit e desinit*, il verbo
fit": tutte queste proposizioni hanno una loro expositio, ad opera di
exponentes di cui numero e forma variano di caso in caso”. Diamo un esempio per
tutti: per la verità di Socrates est
albus è necessario che siano vere: Socrates est
e Socrati inest albedo ®. Alle proposizioni ricordate, Occam
aggiunge le universali costruite con i distributivi utergue, neuter”; di tutte,
poi, dà le regole della conversione !%, S'è detto che il secolo XIV stabilisce
una volta pet tutte le regole operative nell’ambito dell’asserita equivalenza
tra la pro9 I (per i connotativi, v. cap. I, $ 2). 92 Ivi, pp. 260-261. 9 Ivi,
pp. 255-257 (De propositionibus in quibus ponuntur termini privativi et
infiniti), e c. 13, p. 258 (De propositionibus in quibus ponuntur termini
privativi non aequivalentibus terminis infinitis): la differenza sta in ciò che
le prime hanno due exponentes, mentre le seconde plures habent exponentes quam duae . 9 Ivi,
pp. 258-260. 95 Ivi, pp. 280-285. 96 Ivi, pp. 286-287. 97 È detto dei privativi
non equivalenti ai nomi infiniti, ivi, p. 258: « De talibus autem non potest
dari certa regula, quia secundum varietatem terminorum talium propositiones, in
quibus ponuntur, diversimode debent exponi . A maggior ragione differisce
l’expositio da tipo a tipo di proposizione. 98 Ivi, p. 253: « ad veritatem
talis propositionis requiruntur duae propositiohes, quae possunt vocari
expomentes ipsius, et una debet esse in recto et alia in obliquo. Sicut ad
veritatem istius: ‘Sortes est albus’, requiritur, quod haec sit vera: ‘Sortes
est’, et quod haec sit vera: ‘Sorti inest albedo’ (cors. mio). 99 Ivi, p. 254; esclude però le
universali costruite con omzis. che invece saranno incluse dagli altri autori] posizione
exponibilis e le proposizioni exponentes, per cui la congiunzione delle
exponentes IMPLICA, ed è IMPLICATA da, l’exponibilis. Ma anche a questo
proposito va ricordato qualche tentativo precedente. L’Ars Meliduna,
analizzando le ipotetiche compositae, considera come terza specie di esse le
propositiones IMPLICITE, che hanno luogo con il relativo !%: la proposizione
che implicat et continet vim alterius propositionis è detta IMPLICANS, l’altra è detta IMPLICITA (cf.
IMPLICITVM); mentre, quanto ai rapporti d’inferenza tra le due, si afferma che
alla proposizione IMPLICITA segue la sua simplex, quella proposizione que
remanet sublata relativa particula et verbo quod ei redditur; ad esempio: si
Socrates est aliquid quod cutrit, Socrates est aliquid. Ma all’implicita può
seguire illa quam implicat nel rispetto dell’habitudo terminorum, cioè dei
rapporti tra i termini in essa posti. L’analisi, condotta con l’ausilio della
consequentiae, non giunge tuttavia a riconoscere le strutture dell’equivalenza
vera e propria. Un tentativo ancora è nel secondo dei Tractatus Anagnini. Sotto
il titolo de equipollentiis cathegoricis si discute, fra l’altro, di un
argomentare secundum inferentiam, quando sia presente in rapporto inferenziale
uno di questi termini: ‘idem’, alie habent aliquid implicitum per relativam
particulam. IMPLICITA dicitur propositio que preter principalem significationem, —
idest preter significationem que ex principalibus attenditur —, tamen implicat
et continet vim alterius propositionis. Ut ‘Socrates est aliquid quod currit’
IMPLICAT istam: ‘aliquid currit’; et ‘homo qui est albus, est animal quod
currit’ has duas: ‘homo est albus’, ‘animal currit’. Unde magis proprie
diceretur ista IMPLICANS, ille IMPLICITE. Et generaliter: numquam ad IMPLICITAM
sequitur illa quam IMPLICAT, nisi hoc operetur habitudo terminorum. Ut ‘si
liquid est homo qui est Socrates, aliguid est homo.’ Sed non: ‘si aliguid quod
est Socrates est homo, aliquid est Socrate; quia non coaduniatur hic consecutio
habitudine terminorum . ‘indifferens’, ‘differ, ‘scitur’, ‘prete’, ‘nisi, ‘nunò’, ‘incipit’,
‘desinit’ !*. Si tratta di un tentativo, in cui il procedimento proprio della
expositio s’inttavvede solo nel caso dei termini incipit e desinit. Ma la dottrina è già fissata: basti per tutti
Pietro Ispano. Tuttavia si raggiunge il massimo di chiarezza e di
formalizzazione, definendone le regole sul piano operativo. Burleigh ne dà una
formulazione molto chiara. Discutendo della expositio di termini come tantum,
solum, incipit ecc., Burleigh ne richiama le regole fondamentali: la
proposizione exponibilis aequipollet, cioè equivale, e quindi IMPLICA ed è IMPLICATA,
dalla congiunzione delle sue exponentes; perciò (si ricordi la regola fornita
da Buridano) dall’exposita ad aliquam exponentium vale la conseguenza, giacché da tutta la
copulativa (e l’exposita ne è l'equivalente) a ciascuna parte è valida
l’inferenza (pg 2 p, oppure pq 2 q)!”, ma non viceversa; mentre la falsità di
una parte è sufficiente alla falsità del tutto !®, Alberto di Sassonia considera
proposizioni equivalenti alle ipotetiche quelle che contengono dictiones
exclusivae (tantum, solus, solum, unicus ecc.), exceptivae (praeter,
praeterquem, nisi 1% Op. cit., p. 240. 105 Ivi, p. 241: «Item. ‘Socrates
incipit esse; ergo Socrates nunc primo est’. Item: ‘Socrates nunc ultimo est;
ergo Socrates desinit esse. De puritate artis logicae. Item notandum pro
regula, quod omnis propositio exclusiva aequipollet copulativae factae ex suis
exponentibus ; per la proposizione exceptiva, cfr. p. 165, e così via; p. 171:
« exceptiva et exclusiva non sunt simpliciter categoticae sed sunt implicite hypotheticae;
valent enim copulativam factam ex suis exponentibus . 107 In part. l’exclusiva
implica la sua praeiacens: op. cit., p. 138: « Contra. Omnis exclusiva infert
suam praeiacentem; ergo cum ista ‘Pater est’, sit praeiacens huius: “Tantum
pater est’, oportet quod sequatur: Tantum pater est, ergo pater est . 198 Ivi,
p. 243: «Item notandum pro regula, quod ad hoc, quod copulativa sit vera,
requiritur quod utraque parts sit vera, et ad hoc ut copulativa sit falsa,
sufficit, quod altera pars sit falsa.] ecc.), reduplicativae (inquantum, secundum
quod) e quelle che contengono incipit e desinit. Il discorso è molto
particolareggiato per ciascun caso, discutendosi ogni volta dei vari valori
delle dictiones sincategorematiche, delle regole di ciascuna proposizione, dei
sofismi che di solito vengono formulati in ordine ad un certo tipo di
proposizione; noi ci limiteremo a riprenderne le linee generali. La proposizione
exclusiva ha esposizione per mezzo di una copulativa composta di due
categoriche, una affermativa, l’altra negativa: « ‘tantum homo currit’,
exponitur sic: homo currit et nihil aliud ab homine currit . Tutta la
copulativa è detta da Alberto exponens dell’esclusiva e per essa valgono le
regole, già viste, che reggono la copulativa !”, Alberto, inoltre, parla di
expositio propria e impropria: la prima si ha quando l’expomens è data nella
forma tradizionale e regolare, la seconda quando l’una o l’altra parte
dell’exporens contiene elementi non appropriati: ad esempio, della proposizione
« Socrates est tantum albus , il cui predicato è un termine connotativo, si ha
questa expositio impropria: Socrates est
albus et Socrates non denominatur aliquo alio accidente . La seconda
proposizione categorica non è regolamentare, e tutta la congiunzione è falsa.
L’expositio propria invece è questa:
Socrates est albus et Socrates non est aliud ab albo , che è vera 159,
19 Arserto DI Sassonia, Logica, cit., III, 6, f. 20ra: et ista copulativa
dicitur exponens istius exclusivae, et utraque illarum (sc. propositionum,
affirmativa et negativa) sequitur ad illam . Ex isto sequitur quod quaelibet
pars categorica quae est pars exponens exclusivae sequitur ad exclusivam:
propter quod quaelibet pars copulativae sequitur ad ipsam copulativam cuius est
pars . 110 Ivi, f. 20rb; oltre che in tal caso, Alberto pone expositio propria
€ impropria quando dictio exclusiva
additur termino significanti totum integrale
come è domus (f. 20va, 8% regola); quando la stessa dictio additur termino significanti numerum , (ivi,
92 regola), o additur termino communi
distributo habenti plura supposita (ivi,
10° regola). Terminologia logica della tarda scolastica 423 Anche la
proposizione exceptiva ha esposizione per mezzo di due categoriche, una
affermativa, l’altra negativa, che costituiscono una propositio copulativa!!.
Così omnis homo praeter Socratem
currit ha la seguente expositio: Socrates non cutrit et omnis homo alius a
Socrate currit , mentre di nullus homo
praeter Socratem cuttit l’expositio è: Socrates curtit et omnis homo alius a Socrate
non currit !, Inoltre, ogni exceptiva ha
una praeiacens, che si ottiene da essa ( dempta dictione exceptiva et parte
extra capta, residuum dicitur praeiacens exceptivae !!5): il rapporto dell’exceptiva con la
praeiacens è regolato nel modo seguente:
Si praeiacens exceptivae est vera, exceptiva est falsa. Unde si ista est
vera: ‘omnis homo cutrit’, ista est falsa: ‘omnis homo praeter Socratem
currit’ 14, Anche la reduplicativa ha
esposizione per mezzo di una copulativa !5: il numero dei membri di essa varia
però a seconda del numero dei termini dissimili in essa presenti !!°. 111 Ivi,
III, 7, f. 21va: Ex hoc patet quod omnis exceptiva aequivalet uni copulativae
in significando compositae ex una affirmativa et alia negativa: diversimode
tamen, sicut iam patuit, exponendo exceptivam affirmativam et exceptivam
negativam . 12 Ivi. 113 Ivi, f. 21vb; v. GuLieLMo DI SHyREswooD,
Syrcategoremata, cit., p. 62: Item si praejacens est in toto vera, exceptiva
est falsa et e converso ; anche un’altra accezione di praeiacens è fornita da
ALBERTO: Ulterius sciendum est quod copulativa composita ex duabus categoricis,
cui copulativae propositio exceptiva aequipollet in significando, dicitur
praeiacens exceptivae . u4 Ivi. 115 La controprova è fornita dal caso in cui la
negazione praecedit reduplicativam et
verbum principale , giacché allora fit
propositio contradictoria reduplicativae ; così la proposizione aequivalet uni disiunctivae , e cioè ha
probatio per causas veritatis : ivi, III, 8, f. 22va; cfr. $ 8 di questo
capitolo. 116 Se la proposizione ha tre termini dissimili (es. homo in quantum animal est sensibilis ), ha
quattro proposizioni esponenti ( ad veri424 Alfonso Maierù Marsilio dà molto
spazio all’expositio nella seconda parte delle sue Conseguentiae. In undici
capitoli discute delle proposizioni includenti termini exceptivi (praeter, nisi
e praeterquam)!", le dictiones exclusivae (tantum, solum) "® le
reduplicativae (inquantum, prout, secundum eam rationem e simili)!, incipit'? e
desinit'*, o signa alietatis (differt, aliud, non idem, alterum e simili) ‘2,
infinitum'*, aggettivi di grado comparativo e superlativo !4, signa collectiva
(omnis)!®, totus !%, ita e sicut'?. Di tutte Marsilio fornisce l’esposizione
mediante proposizioni in congiunzione, nel modo ormai noto !*. tatem istius
requiritur veritas unius copulativae, compositae ex quattuor propositionibus;
v.g. istius copulativae: ‘homo est animal, et homo est sensibilis, et omne
animal est sensibile, et si est aliquod animal illud est sensibile’ , ivi, f.
22va); se la proposizione ha due termini simili ( homo in quantum homo est
risibilis ), quattro sono le esponenti ( requiritur quod haec sit vera: ‘homo
est homo’, et quod homo sit risibilis, et quod omnis homo sit risibilis, et si
aliquod est homo quod illud sit risibile , ivi, f. 22va); se invece tutti i
termini sono simili ( ens in quantum ens est ens), propter coincidentiam propositionum solum
habet tres exponentes, seu unam copulativam pro exponente, compositam ex tribus
propositionibus [....]: requiritur quod ens sit ens et omne ens sit ens, et si
aliquid est ens quod illud sit ens. Per incipit e desinit, cfr.
C. WiLson, Heytesbury. Medieval Logic and the Rise of Mathematical Physics,
Madison Wisc. In Textus
dialectices. de comparativis. de superlativis. De exceptivis sit haec regula: a
qualibet istarum ad suas exponentes simul sumptas vel e converso est bona
formalis consequentia: Terminologia logica della tarda scolastica 425 C’è da
aggiungere che, per le proposizioni esclusive, Marsilio esige che la praeiacens
costituisca il primo membro della congiun. zione di proposizioni mediante la
quale si opera l’expositio !?. Naturalmente, il rapporto tra l’exclusiva e la
praeiacens è definito in modo diverso rispetto a quello che vige, secondo
Alberto di Sassonia, tra l’exceptiva e la sua praeiacens: quando arguitur ab exclusiva ad suam
praeiacentem consequentia est bona 199.
Anche Pietro d’Ailly, epigono della scuola parigina, dedica un trattato alle
proposizioni esponibili !#, nel quale non si discosta molto dalla tradizione di
Buridano, Alberto e Marsilio. quia ibi arguitur ab aequivalente ad aequivalens
; così per gli altri casi. La proposizione negativa è in genere prodata per disiunctivam de partibus contradicentibus
partibus copulativae . 129 Ivi, f. 197r: Et propositio quae remanet
deposita dictione exclusiva vocatur ptaeiacens . Prima est affirmativa, ut
‘tantum animal est homo”, quae exponitur per copulativam bimembrem cuius prima
pars est praeiacens et secunda universalis negativa. 130 Ivi, £. 197v. 131 Cfr.
op. cit.; sono sei capitoli: cap. I, f. [2v]: i termini privativi, negativi o
infiniti sono esponibili, ma de talibus
non possunt poni regulae generales vel, supposito quod possent poni, nimis
longum esset et nimis tediosum, et etiam cognito quid nominis talium dictionum,
facile est exponere propositiones in quibus ponuntur (contro Buridano: cfr. n. 84); afferma: illud
dictum non erat verum generaliter, scilicet, omnes propositiones in quibus
ponuntur termini relativi vel cognotativi (!) aequivalent propositionibus
hypotheticis (f. [3r]); ff. [3v-4r]: la
proposizione universale è esponibile se il quantificatore è ufergue o neuter,
non lo è se il quantificatore è omnis, o nullus, o quilibet; cap. II De
exceptivis, ff. [6r] sgg.; cap. III De exclusivis, ff. [14r] sgg.; cap. IV De
reduplicativis, ff. [21r] sgg., e in part., f. [21v]: Sed tamen apparet mihi
proprie dicendum quod in propositione proprie reduplicativa reduplicatio nec
est pars subiecti nec est pars praedicati, sed se tenet ex parte formae
propositionis, ideo denominat propositionem reduplicativam; et ita potuissem
dixisse de dictione et de propositione exceptiva quando locutus sum de dictione
proprie exceptiva in secundo corollario primae dubitationis principalis secundi
capituli, quamvis autem probabiliter dixerim oppositum ; cap. V De incipit et desinit,
ff. [24r] sgg., e in part., f. [25r]: Ex hoc La logica inglese posteriore a
Occam ha sviluppato queste dottrine, soprattutto in tre direzioni: da Sutton,
Burleigh e Occam !° è stata elaborata la dottrina dell’expositio dei relativi,
che poi ha ricevuto una buona sistemazione nel terzo capitolo delle Regulae di
Heytesbury; all’expositio de incipit et desinit sono stati dedicati vari
trattati, fra cui quello che costituisce il quarto capitolo delle Regulae di
Heytesbury; alla trattazione dell’expositio del comparativo e del superlativo
si è riallacciata in particolare la dottrina de maximo et minimo, di cui ancora
una volta Heytesbury ha offerto un esempio d’un notevole livello nel quinto
capitolo delle sue Regulae (ma va tenuto presente che in esso la terminologia
propria dell’expositio non è frequente !*). In questo contesto, vengono
introdotti nuovi temi, nell’analisi dei quali sono applicate le regole
dell’expositio: sono i temi propri della filosofia della natura che
caratterizzano il secolo XIV come secolo che ‘precorse’ (si prenda
l’espressione con la precauzione usata dalla più recente storiografia) il
secolo di Galileo, discutendo il ‘limite’ di una potenza attiva o passiva, o il
primo ‘quando’ di un processo di trasformazione. Il metodo applicato
nell’analisi di questi e analoghi problemi è quello logico-calculatorio, cioè una
sintesi di procedimenti logici e di procedimenti propri della filosequitur
corollarie quod quaelibet propositio de incipit vel desinit exponitur pet unam
copulativam compositam ex una de praesenti et alia de praeterito vel de futuro,
sed tamen per aliam exponitur propositio de incipit et per aliam propositio de
desinit ; cap. VI, altri verbi: fit (factum est, fiet) ed equivalenti, ff.
[29r-30v]; in part. il termine che segue questi verbi appellat suam formam (f. [30r]). 13 WersHEIPL, Developments in the
Arts Curriculum..., cit., p. 159. 133 Per i tre capitoli ultimi delle Regul4e
di Heytesbury, cfr. C. WiLsoN, op. cit., pp. 29 sgg.; per il De relativis, cfr.
un cenno nel mio articolo Il Tractatus de sensu composito et diviso di G.
Heytesbury, Rivista critica di storia
della filosofia. Salvo errore, in De maximo et minimo occotte una sola volta il
termine exponitur al f. 31vb; ma cfr. n. 48. Terminologia logica della tarda
scolastica 427 sofia della natura (calculationes): il risultato più celebre è
il Liber calculationum di Riccardo Swineshead. Ma, contemporaneamente, su di un
piano più propriamente logico-formale, Billingham viene inquadrando l’expositio
in un contesto che sistema, come si è detto, tutta la trattazione della probatio propositionis . Il termine
exporibilis è definito come quello che ha
duas exponentes vel plures cum quibus convertitur !*. È importante rilevare che, mentre gli
autori esaminati, specie quelli di forma zione parigina e lo stesso Occam,
danno una notevole importanza alle proposizioni exclusivae, exceptivae e
reduplicativae, Billingham dà invece importanza a proposizioni contenenti altri
termini quali omnis !, primum e ultimum'*, maximum e minimum, comparativo !* e
superlativo !’, incipit e desinit, e ai termini exceptivi ed exclusivi, come a
differt, aliud e aliter, riserva solo un cenno !4, e alle reduplicative neppure
quello. Tutto ciò testimonia di un interesse spostato verso gli argomenti di
filosofia della natura che fiorivano ad Oxford in quel tempo. Billingham non sviluppa
nel senso delle tecniche ‘calculatorie’ questi temi, ma la scelta è indicativa
di un clima culturale. Strode, nella Logica, discute dei termini exporibiles,
trattando, di seguito, le proposizioni exclusivae (con un cenno alle
exceptivae), le universali, semper totum infinite immediate, incipit e desinit,
differt, i gradi positivo, comparativo e superlativo (e a questo proposito
precisa che i termini maximum e minimum, primum e ultimum, intensissimum e
remississimum, velocissimum e tardis[Cfr. Speculum] simum, propinquissimum e
remotissimum, utilizzati dalla filosofia della natura, sono superlativi e
perciò esponibili) e le reduplicative 42. Anch’egli definisce la proposizione
esponibile in rapporto alle exponentes: Nam dicuntur exponentes cum duae propositiones
simul inferunt aliquam propositionem formalem, vel plures, sic quod consequens
sit determinatio antecedentis cum hoc quod nulla illarum per se sufficiat istam
inferre, et ad utramque istarum tam coniunctim quam divisim ex exposita valet
consequentia, per quod excluduntur tam singularia quam causae veritatis 193,
Questa definizione può essere così illustrata: a) le exponentes sono due
proposizioni che in congiunzione (sirz4!) fungono da antecedente in
un’inferenza logica rispetto a un’altra proposizione (exposita); b) in modo
tale che l’inferenza non valga da una exponens al consequens; c) mentre
l’exposita può fungere da antecedente rispetto alla congiunzione o a una delle
due exporentes ( tam coniunctim quam divisim ) !#. L’accenno all’esclusione dei
singularia si giustifica per il fatto che il contesto riguarda l’expositio
delle universali, e l’autore nega che l’expositio di esse possa essere fornita
dai suoi singularia!S: infatti scrive: 14 Op. cit., ff. 24ra-26vb; per i
superlativi elencati, cfr. ivi, f. 26ra. 18 Ivi, f. 24va. 14 Strode
scrive: sic quod consequens sit
determinatio antecedentis ; la determinatio consiste in ciò che, da un punto di
vista formale, la congiunzione di più proposizioni (cui l’expesit4 equivale)
non infertur da una di esse: ciò è precisato nel testo. Ma forse non è da
escludere che l’autore intenda di più: si ricordi che si ha conseguentia
formalis secondo Strode quando il conseguens è de intellectu antecedentis (cfr. Moony, Truth and Consequence..., cit.,
p. 71). 145 Op. cit., f. 24va: Solebant tamen antiqui dicere quod univetsalis
exponitur per sua singularia, quod tamen non dico servando quid nominis de li
‘exponi’ ; ma cfr. ivi, f. 21ra: Mobiliter supponit cum ratione illius
sufficienter contingit propositionem in qua ponitur concludi ex una copulativa
facta ex omnibus suppositis vel, nt verius dicatur, ex omnibus] [ ‘omnis homo currit’ sic exponitur: homo
currit et nihil est homo quin ipsum, vel quod non, curtat, ergo etc. !4;
l’expositio non può essere data neanche mediante induzione: iste homo currit et iste homo currit et iste
homo curtit all’infinito, ergo omnis
homo currit ; ma sappiamo che la proposizione universale può essere probata
mediante inductio !. Tralasciamo per il momento il riferimento alla dottrina
delle causae veritatis che verrà chiarito più avanti.Wyclif affronta la
trattazione dei termini exponibiles, precisando che la proposizione esponibile
è equivalente ad una congiunzione di proposizioni !9. Nella Logica, egli tratta
delle proposizioni exclusiva !9, exceptiva, universale affermativa‘, delle proposizioni
includenti uno dei termini differt, aliud, non idem', incipit o desinit'*.
Nella Logice continuacio, l'esame della expositio emerge a vario titolo nei tre
trattati di cui essa si compone. Nel primo trattato si discute della universale
affermativa ‘5. eius singularibus, et etiam cum constantia debita eorum
suppositorum contingit omnes singulares et illarum quamlibet ex tali
propositione concludere, et primus modus dicitur probatio vel inductio, ut
iste: ‘homo currit et iste et sic de singulis et isti sunt omnes homines, ergo
omnis homo currit (testo già cit. nel
cap. IV, $ 5), e f. 22ra: Probatur etiam
quod illa ‘omnis homo currit’ non formaliter inducitur ex omnibus suis
singularibus sine tali medio (il
medium, o constantia, è la proposizione isti sunt omnes homines ). 146 Ivi, f.
24va. 147 Cfr. cap. IV, n. 194. 14 Cfr. $ 8. 149 Cfr. Tractatus de logica] ; va
notato che Wyclif conserva, a differenza di Strode, la probatio per singulares.
Essa può essere provata nei quattro modi già esaminati (4 priori, a posteriori,
ex opposito, expositorie). Per quanto riguarda l’expositio della universale,
l’autore precisa: pro regula est
tenendum quod quelibet universalis affirmativa exponenda debet exponi per suam
subalternam, et universalem negativam convenientem in subiecto, sed de
contradictorio predicato !8: cioè
di omnis homo est animal le exporentes sono homo est animal (subalterna) e nullus homo est quin sit animal (universale negativa). Avverte però l’autore
che l’expositio vatia a seconda del quantificatore, del soggetto (che può
essere un solo termine o più termini), del verbo (di tempo presente, o passato,
o futuro, oppure ampliativo), del predicato (che può contenere, ad esempio, un
relativo implicativo, come nella proposizione
omnis pater generat individuum de sua substancia cui est similis in
specie. Anche per la universale negativa Wyclif pone la quadruplice probatio
!8, ma, di esse, la probatio ex
equo non è data per mezzo di exponentes,
bensì per suam simpliciter conversam vel
quomodolibet aliter equipollens !. In
modo analogo, la probatio della particolare affermativa è data in quattro modi
!9, Nel secondo trattato Wyclif affronta
ex professo il tema
dell’expositio, che infatti resta qui caratterizzante, nel senso che vengono
talora accantonati, o meglio presupposti, gli altri modi di probatio. L’autore
tratta, nell’ordine, dell’expositio delle proposi[Quadrupliciter ergo contingit
exposicionem huiusmodi variari; vel racione signi, vel racione subiecti
compositi vel simplicis, vel racione verbi, vel racione predicati ; in part.
racione verbi (con la ripresa dell’ampliatio), pp. 94-97; racione predicati, p.
98. 158 Ivi, pp. 100-106. 159 Ivi, p. 105; ma vedi p. 106: Exponentes autem
talium universalium non inveni, quamvis cum diligencia sum scrutatus . 160 Ivi,
pp. 107-115 (ex equo, cioè ex sua
simpliciter conversa , p. 115). Terminologia logica della tarda scolastica 431
zioni con i termini differt, aliud (e aliter, sic) !%; o exclusivae !® e
exceptivae 8, con i termini incipit e desinit'#*, o con le espressioni per se —
per accidens!©, con infinitum e inmediate'%; delle proposizioni includenti
aggettivi di grado comparativo !” o con termini de plurali (tali sono, ad
esempio, quattuor sunt duo et duo ; duo homines sunt homo ) !9. Nel terzo
trattato, egli discute delle reduplicative ! ancora sulle comparative !”°. Di
tutti questi casi egli fornisce un’analisi ampia e dettagliata, con esempi
(sophismata) dai quali si traggono conclusiones che riecheggiano (specie a
proposito de incipit et desinit, de maximo et minimo ecc.) le discussioni di
filosofia della natura correnti a Oxford. Non riteniamo di doverci soffermare
su questi temi. Segnaliamo soltanto che, in fondo, Wyclif nella Logice
continuacio torna sui principi enunciati nella Logica svolgendo la trattazione
con più ampio respiro. In Italia, Pietro di Mantova fa un discorso del tutto
analogo a quel che abbiamo visto fare dagli altri maestri, per quanto attiene
alla expositio delle proposizioni universali, exclusivae, exceptivae,
reduplicativae, o contenenti i termini infinitus, totus, aeternaliter, ab
aeterno, semper, differt, aliud, non idem, o comparativi e superlativi, o
immediate !". Anche per Pietro l’expositio 9 e ritorna [Tractatus de
logica, ( de maximo et minimo ). 171
Cfr. Codices Vaticani latini. Codd. 2118-2193, rec. A. Maier, Romae 1961, pp.
31-33 (l’ordine dei trattati, come s’è detto, è diverso nelle edizioni 432
Alfonso Maierù è operata per mezzo di una congiunzione di proposizioni e per
essa valgono le regole della copulativa !?, L’expositio è dottrina fondamentale
nelle opere di Paolo Veneto, ed egli ne tratta a più riprese: nel quarto
trattato della Logica parva!®, nella prima parte della Logica magna, e sia nel
primo trattato, dove si discute dei termini esponibili, resolubili e
officiabili *, sia nei trattati dal quarto al diciottesimo sche trattano delle
dictiones che richiedono l’expositio '%, ma anche nel trattato diciannovesimo,
dove si parla della expositio dei termini modali in forma avverbiale !%, sui
quali torneremo; infine, in più luoghi della Quadratura!”. Le regole che
presiedono alla expositio sono così sintetizzate da Paolo: [1] Ab omnibus
exponentibus simul sumptis ad suum expositum est bona consequentia, et e
converso. . [2] Ab omni exponibili ad quamlibet suarum exponentium est bona
consequentia, sed non e e nei manoscritti); v. n. 331 per incipit e desinit.
1?2 Logica, cit., f. [22rb]: Et valet consequentia ab ista exposita ad istam
copulativam et ad quamlibet eius partem principalem, et e converso ab ista
copulativa ad illam expositam et non a qualibet parte istius copulativae et
principali ad istam expositam valet consequentia ; f. [28vb]: Oppositum tamen arguitur quod ab exclusiva ad
suas exponentes est bonum argumentum
ecc. 173 Nell’ordine, viene qui discussa l’expositio dell’universale
affermativa (non della negativa, che è probata dupliciter, aut per sua singularia aut per suum
contradictorium ), dei comparativi (positivo « comparabiliter sumptus , cioè in
comparazione di eguaglianza, comparativo [es. fortior] e superlativo), differt,
aliud e non idem, le exclusivae, exceptivae, reduplicativae, immediate, incipit
et desinit, totus, semper, ab aeterno, infinitum. 174 Logica magna, cit., I, 1,
4, f. 13rb. 115 Si tratta, nell'ordine, di exclusivae, exceptivae,
reduplicativae e sicut, comparativo e superlativo, de maximo et minimo, totus,
semper et aeternum, infinitum, immediate; v. n. 337 per incipit et desinit. 176
Ivi, I, 19, f. 7ira-vb, ma anche nel trattato quarto della Logica parva, cit.
177 Soprattutto nella prima parte, ma anche nelle altre. Terminologia logica
della tarda scolastica 433 converso nisi gratia materiae Ex cuiuslibet
exponentis contradictorio sequitur contradictorium expositi, sed non e converso
Paolo da Pergola affronta gli stessi temi trattati da Paolo Veneto e perciò non
ci dilungheremo oltre. Per concludere, notiamo che l’expositio non è
un’operazione logica che riconduca i termini mediati a quelli immediati. Ad
essa è più appropriata la descrizione fornita da Occam, e già ricordata,
secondo la quale i termini connotativi devono essere ricondotti a quelli
assoluti: ma quest’ultimi sono appunto termini mediati. Nella expositio,
inoltre una delle exponentes è negativa: ciò perché i termini exporibiles sono
caratterizzanti e quindi, in certo senso, limitanti la proposizione: petciò
essi hanno un certo importo negativo, che va esplicitato. 5. La « resolutio
L’operazione logica che realizza pienamente l’esigenza di ricondurre i termini
mediati a quelli immediati è detta resolutio. Essa, infatti, meglio d’ogni
altra si riallaccia alla dottrina aristotelica già ricordata, per la quale la
proposizione mediata ha il suo principio di dimostrazione in quella immediata,
e in particolare in quella prima e più nota a noi secondo il senso !°. Ma i
termini che designano questa operazione, cioè resolutio e resolvere, non hanno
avuto un’accezione tecnica per molti secoli. Impiegati per designare la
risoluzione della proposizione o del sillogismo nei loro termini, come si è
visto !, nel secolo XII essi vengono usati in concorrenza con expositio,
exponete. Lusi si È 178 Logica parva, cit., III. 179 Logica] già accennato,
avviene nei Tractatus Anagnini!®, nei quali, c'è peraltro da aggiungere, si
parla di resolutio con una frequenza che non abbiamo riscontrato per expositio.
Nel terzo trattato, a proposito della dictio ‘qui’, considerando che, quando
essa è presente, la proposizione è apparentemente categorica (dal momento che
equivale a più categoriche avendo in sé ‘implicita’ un’altra proposizione),
l'anonimo autore parla di resolutio della prima « in copulativas ; nello stesso
contesto, parla di una « resolutio in adiectivis diversa da quella che ha luogo « in
substantivis , cioè della resolutio che una proposizione includente un relativo
ha quando contiene un aggettivo o un sostantivo come predicato, e della
possibilità che questa resoluzio sia impedita !*. Nel trattato 182 Cfr. n. 74.
183 Tractatus Agnagnini, Iudicium predictarum implicitarum potest haberi ex
resolutione ipsarum in copulativas. Debet autem talis fieri resolutio ut loco
relativi ponatur antecedens et loco antecedentis ponatur relativum pronomen cum
coniunctione. Unde istas concedimus: ‘aliquis bomo qui desiit esse, non est’,
quia copulativa vera est: ‘aliguis homo desiit esse et ipse non est®. Hanc
autem iudicamus incongruam: ‘gliquis homo qui non est, desiit esse’; ponit enim
aliquem hominem non esse, quod falsum est. Secundum predictum iudicium omnes
iste videntur incongrue: ‘Socrates erit album quod est nigrum’; ‘Socrates erit
senex qui est puer. Omnes istas dicuntur esse nugatorias et ita resolvuntur:
‘Socrates erit album quod est nigrum’: idest album est nigrum et Socrates erit
illud. Predictam resolutionem implicitarum non recepimus et dicimus aliter
faciendam resolutionem in adiectivis, aliter in substantivis. Et predictas ita
resolvimus: ‘Socrates erit album quod est nigrum’ idest quod est vel erit album
est nigrum et Socrates erit illud; similiter ‘Socrates erit senex qui est puer®
idest qui est vel erit senex, est puer et Socrates erit illud. Verumtamen
dicimus quod hee voces que sola significatione sunt adiectiva, possunt resolvi
sicuti pure substantiva et secundum hoc ista erit incongrua: ‘Socrates erit
senex qui est puer. — Quandoque inpeditur resolutio predictarum implicitarum in
copulativas vel propter signum universale vel propter defectum recti vel
propter aliquid aliud. Propter signum universale, ut cum dicitur. ‘omnis homo qui currit,
movetur® vel ‘omnis homo currit qui movetur; hec non potest resolvi; nam si
diceremus: ‘omnis Terminologia logica della tarda scolastica 435 quinto,
resolvere occorre a proposito della presenza in una proposizione di un termine
infinito (ad es. zon albus)!*, o di solus!9, per indicare l’esplicitazione di
quel che in tali casi la proposizione implica. Anche nel secolo XIII il valore
di resolvere resta generico, e può essere equivalente di exporere !. Ma è nel
secolo XIV che il significato di questo termine viene restringendosi e
specializzandosi. Per la verità, ciò non è riscontrabile né in Occam o
Burleigh, né in Buridano, Alberto di Sassonia e Marsilio, ma solo nei testi
degli autori inglesi fioriti intorno alla metà del secolo, e in quelli degli
italiani. Billingham, nello Speculuzz, scrive: Terminus resolubilis est
quilibet terminus communis, sicut nomen vel participium, qui habet aliquem
terminum inferiorem se secundum homo currit et ipse movetur®, esset non latina,
quia ad dictionem confuse positam non potest fieri relatio per relativum
postpositum in alia c(1)ausula. Similiter: ‘exaudio precem que
fit ab illo’, ista non potest resolvi, quia non dicimus: ‘prex fit ab illo et
ego exaudio eam? . 184 Ivi, p. 313:
Sciendum etiam est de nominibus infinitis. Ut cum dicitur: ‘Socrates
fuit non-albus’, non est sic resolvendum ‘Socrates fuit non-albus’ idest:
Socrates fuit et non fuit albus, sed sic resolvendum est: Socrates fuit
aliguando et tunc non fuit albus . 185 Ivi, p. 319: Nos autem dicimus quod
talis locutio potest esse congrua et vera, etiam dictione transsumptive posita,
quia non sic resolvimus ‘solum flumen currit idest: non alia res currit, sed
‘solum flumen currit, idest non alia res fluit. — Dubitatur de hac dictione
‘solus’, quam exclusionem habeat quando adiungitur nomini proprio pertinenti ad
non existentia cum verbo pertinenti ad existentia et ad non existentia. Quidam
eas non recipiunt, immo dicunt eas positas propter resolutionem, ut ‘solus
Cesar non est’, idest Cesar non est et non aliud non est . 18 GueLIELMo DI
SHyreswoon, Syncategoremata, cit., p. 65: Quod patet si comparetur affirmativa
conclusionis ad affirmativam praemissae et negativa ad negativam, cum tam
praemissa quam conclusio resolvitur in affirmativam et negativam . 436 Alfonso Maierù
praedicationem; et tunc resolvitur quando capitur inferius eo in eius
probatione, et componitur quando capitur superius eo !87, Un termine si dice
resolubile, secondo Billingham, quando nella probatio si fa ricorso ai suoi
inferiora; ciò non è vero solo dei nomi e dei participi, ma anche dei verbi (
Consimiliter fit resolutio verborum ad substantiva, ut: ‘homo currit, ergo homo
est currens’, et e contra compositio ) !8*. Tale probatio per inferiora è la
resolutio, propriamente parlando; il ricorso ai termini superiores è detto
compositio !9. Per quanto riguarda la resolutio, il discorso si sposta di
conseguenza sul rapporto tra i termini inferiori e superiori, spesso affrontato
nei trattati de consequentiis. Billingham ne tiene conto e riprende le seguenti
regole: 1) ab inferiori ad suum superius
sine aliqua dictione habente vim negationis valet consequentia ; ad esempio è
valida la conseguenza homo cuttit, ergo
animal currit . Ma l’inferenza vale talora anche cum dictione habente vim negationis quali sono i termini esponibili, il non e
i termini privativi e infiniti; così è valida l’inferenza: tantum homo currit, ergo tantum animal cutrit
; 2) Ab inferiori ad suum superius cum
constantia subiecti et cum dictione habente vim negationis post superius et
inferius tenent consequentia ; 3) Ex
prima regula sequitur alia, quod negato superiori negatur inferius, quia
sequitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’, quia ex opposito
consequentis sequitur oppositum antecedentis. Nam sequitur: ‘non homo cutrit et
hoc est homo, ergo hoc non currit’ 19,
Secondo Billingham, la prima regola regge il sillogismo expo[Speculum..., cit.,
pp. 340-341; ma cfr. pp. 367-368, e passim, dove resolvere e resolutio hanno
valore generico. 188 Ivi, p. 342. 189 Cfr. n. 45, e capp. VII, nn. 36 e 37. 190
Speculum..., cit., pp. 341-344. Terminologia logica della tarda scolastica 437
sitorius affermativo; la seconda, il sillogismo expositorius negativo: entrambi
questi sillogismi sono alla base, secondo il maestro oxoniense, di ogni disputa,
anzi della possibilità stessa della dimostrazione, giacché essi sono
fundamentum di ogni altro sillogismo !9. Il richiamo all’espressione syllogismus expositorius merita qualche cenno che ne chiarisca il
significato. Essa è già in uso nel secolo XIII!?. Nel secolo XII, invece, l’Ars
Meliduna ha l’espressione sillogismus
expositionis : richiamandosi all’autorità di Aristotele, il testo afferma: Per
sillogismum expositionis fatetur Aristotiles probari posse sillogismos tertie
figure, ubi duo dicuntur de tertio e
aggiunge: Et dicitur merito talis
sillogismus expositionis, quia quodammodo exponitur medium per suum inferius .
Ma dagli esempi addotti si può ricavare che non si tratta del nostro sillogismo
‘*. Più probabile che 191 Ivi, pp. 341-342: Super quam regulam fundatur
syllogismus expositorius in tertia figura
et iste syllogismus est fundamentum omnium syllogismorum affirmativorum.
Super quem syllogismum fundantur alii syllogismi negativi, quo syllogismo
expositorio affirmativo vel negativo negato, non erit ulterius disputatio, nec
potest arguens aliquid pro bare nec improbare aliquid esse; quod si arguat per
syllogismum in modo regulato et negatur illud, et tunc statim veniet ad
syllogismum expositorium . 192 Cfr. ad es., M. Fernanpez Garcia, Lexicon
scholasticum philosopbico-theologicum, Ad Claras Aquas 1910 (basato sulle opere
di Duns Scoto), pp. 667a-668a, dove esso è definito come quel sillogismo che ha
per medium un terminus discretus; cfr. anche rs. Duns Scoto, In librum primum
priorum Analyt. Arist. quaestiones, cit., q. XI, ff. 289b-290b. 193 Ars
Meliduna, cit., pp. 381-382; infatti il testo, tra i due passi, contiene quanto
segue: Exempli gratia: ‘omne animal est res, omne animal est substantia, ergo
quedam substantia est res’. Quod conclusio vera sit potest ostendi ostenso
utramque extremitatum de hoc inferiori medii Socrate probari per tertium modum
prime, hoc modo: ‘omne animal est res, Socrates est animal, ergo Socrates est
res’; similiter ‘omne animal est substantia, Socrates est animal, ergo Socrates
est substantia’ . Basti esaminare questi esempi alla luce di quanto detto e di
quanto diremo appresso. 438 Alfonso Maierù si avvicini al sillogismo
expositorius quello che l’Ars Meliduna chiama inmiediatus, cuius maior propositio est inmediata , con
preciso riferimento al rapporto inferius-superius'*. Guglielmo d’Occam nella
Suzzzza logicae scrive: syllogismus
expositorius est qui est ex duabus praemissis singularibus dispositis in tertia
figura, quae tamen possunt inferre conclusionem tam singularem quam
particularem seu indefinitam, sed non universalem, sicut nec duae universales
in tertia figura possunt inferre universalem 195, A chiarimento di questa
definizione Occam precisa che le due premesse singolari non richiedono soltanto
che il soggetto sia un termine singolare, ma che la realtà designata da esso
non sia di fatto più cose distinte '%, Per Occam il sillogismo espositorio è di
per sé evidente, per cui, se un argomento può essere ricondotto ad esso, questo
argomento è corretto !”. Un'ultima osservazione Nel testo aristotelico
richiamato (Anal. pr. I 6, 28a 23 sg.) a expositio corrisponde Exeo oppure
txtiderdar. 1% Ivi, p. 383: Alius
mediatus, alius inmediatus. Inmediatus dicitur cuius maior propositio est
inmediata, idest terminos habens inmediatos, scilicet tales quorum alter non
potest de altero probari per medium demonstrativum, idest per tale medium quod
sit causa inferioris et inferius superioris . 15 Summa logicae, cit, p. 367. 16
Ivi, p. 368: Est igitur dicendum quod syllogismus expositorius est, quando
arguitur ex duabus singularibus in tertia figura, quarum singularium subiectum
supponit pro aliquo uno numero quod non est plures res nec est idem realiter
cum aliquo quod est plures res , e p. 306:
Est tamen advertendum, quod ad syllogismum expositorium non sufficit
arguere ponendo pro medio pronomen demonstrativum vel nomen proprium alicuius
rei singularis. Sed cum hoc oportet, quod illa res demonstrata vel importata
per tale nomen proprium non sit realiter plutes res distinctae. Est
autem probatio sufficiens, quia syllogismus expositorius est ex se evidens nec
indiget ulteriori probatione. Et ideo multum errant, qui negant talem syllogismum
in quacumque materia , e p. 306: Eodem modo, quando aliquis discursus potest
reduci ad talem syllogismum va fatta in merito alla definizione di Occam: egli
afferma che il sillogismo espositorio ha luogo nella terza figura (il termine
medio, in tal caso, è soggetto in entrambe le premesse), nella quale i
sillogismi non hanno mai una conclusione universale (neppure quando hanno due
premesse universali), ma possono avere solo una conclusione singolare,
particolare o indefinita. Billingham recepisce questa dottrina, come si può
rilevare confrontando quanto abbiamo riferito sopra con quanto è detto da
Occam: per lui, infatti, il sillogismo espositorio è fundamentum di tutta
l’argomentazione (e ciò perché, come afferma Occam, esso è per se evidens); le premesse sono costituite
di termini inferiori ai termini comuni e perciò non possono essere che
singolari. Billingham però si discosta da Occam perché estende a tutte le
figure il sillogismo espositorio '*, ma, ancora come Occam, proibisce ch’esso
possa concludere con una proposizione universale (e non potrebbe essere
diversamente: la conclusione non può mai essere più ampia delle premesse,
secondo il noto adagio scolastico
amplius quam praemissae conclusio non vule ); infatti egli fa ricorso
alla resolutio solo per la probatio della indefinita affirmativa (e della
particularis affirmativa, quae semper
convertitur cum indefinita affirmativa ) !?: essa deve essere provata per duo demonstrativa , giacché non est indefinita quin habet vel habere
potest demonstrativum sibi correspondens, nec e contra 2°, Le due derzonstrativae fungono da
premesse del sillogismo, la indefinita (o particularis) da conclusione. E va
rileexpositorium vel per conversionem vel per impossibile vel per propositiones
acquivalentes assumptas, non est fallacia accidentis . ù 1 198 Speculum...,
cit., p. 342: Potest tamen syllogismus
sr esse in qualibet figura: item in prima figura: ‘hoc currit et homo est ! si]
ergo homo cutrit’; exemplum secundae figurae: ‘homo est hoc et anim: est hoc,
ergo animal est homo? . 19 Ivi, p. 351. 200 Ivi, p. 350. 440 Alfonso Maierù
vato che questo distingue l’expositio e la resolutio: la propositio exponibilis è convertibile con le sue exporentes in
congiunzione, mentre le proposizioni immediate non sono convertibili con la propositio resolubilis . Questa è dottrina
comune a tutti i logici in questo periodo 2, Quanto alla indefinita negativa,
essa può essere probata o mediante il sillogismo espositorio negativo, o
mediante una con201 BrLLincHaM, Speculum, cit., p. 344: Terminus exponibilis
est qui habet duas exponentes vel plures cum quibus convertitur, Et in hoc
differt a resolubili, quia licet sequitur formaliter , non sequitur e contra;
sed in exponibilibus bene sequitur sic et e contra; STRODE, Logica, cit.,
£.18vb: Regula tamen est quod a resolventibus ad resolutum est bona
consequentia; sed non oportet quod valeat e contra; si (!) pro omnibus
expomentibus ad earum expositam consequentia tenet generaliter et e contra (cfr. anche f. 24va); WwcLte, Tractatus de
logica, I, cit., p. 83: Ex istis elicitur talis regula, quod universalis
proposicio exposita convettitur cum suo antecedente debite exponente, licet non
universaliter. Sed quandoque proposicio resolutorie vel officialiter proposita,
cum suo antecedente, gracia materie, convertitur ; PreTRo DI MANTOVA, Logica, cit, f.
[76vb]: semper a resolventibus ad
resolutam arguitur componendo et valet consequentia et non e contra de forma ;
PAoLo VENETO, Logica parva, cit., III: a quanto riferito sopra (v. n. 178), va
aggiunto: [4] A resolventibus ad resolutum est consequentia bona, sed non e
converso. Ab officiantibus ad officiatum est consequentia bona, sed non e
converso . A descriptione ad descriptum est bona consequentia, et e
converso , e ancora, ., Logica magna,
cit., I, 1, 4, f. 13rb: Ex istis
elicitur talis regula, quod universalis propositio exposita convertitur cum
suis exponentibus sumptis simul, sed propositio resolutorie vel officiabiliter
probata cum suo antecedente resolutorie vel officiabiliter ipsum inferente non
convertitur nisi gratia terminorum , e
I, 20, f. 73vb: Et in hoc est differentia
inter propositionem exponibilem, descriptibilem, resolubilem et officiabilem:
quia propositio exponibilis cum suis exponentibus convertitur, propositio
descriptibilis cum suis descriptionibus convertitur, sed propositio resolubilis
non convertitur cum suis resolventibus: Ita similiter propositio officiabilis
non convettitur cum suis officiantibus; propterea, si ab officiantibus ad
officiatam est bona consequentia, non oportet quod e contra sit bonum
argumentum.] sequentia, il cui antecedens sia la corrispondente proposizione
universale negativa 2°, Strode ha una dottrina del tutto analoga a quella di
Billingham: la resolutio o resolutio per duo demonstrativa non è altro che
il syllogismus expositorius , che è in
funzione del termine comune °*; la resolutio è la probatio della proposizione
indefinita o particolare, anche se nella proposizione sono presenti altri
termini che richiederebbero un altro genere di probatio (tali sono verbi
ampliativi o di tempo passato e futuro, incipit, intelligitur, e i termini
privativi ?*). I fondamenti del sillogismo espositorio sono quelli posti da
Billingham; ma, oltre alle regole di inferenza che definiscono i rapporti tra
termini inferiores e superiores, Strode richiama altre regole, fondate
sull’autorità di Aristotele: una afferma che quando un termine è predicato di
un soggetto che sia suo inferior, tutto ciò che si dice del predicato si dice
del soggetto; l’altra afferma che, se in un sillogismo il medio è un pronome
dimostrativo, gli altri due termini debbono costituire soggetto e predicato
nella conclusione; c'è da aggiungere che Strode chiama anche ‘resolutorius il
sillogismo espositorio nega22 Cfr. Speculum. Logica, cit., f. 18vb: Similiter tenet iste modus arguendi, ut:
‘iste Socrates hoc non est, et iste Socrates est homo, igitur homo hoc non
est’; ‘haec non est vera et haec est aliqua propositio, igitut aliqua propositio
non est vera’. Et iste modus arguendi vocatur syllogismus expositorius vel
resolutio propositionis ratione termini sui communis; omnis nam terminus
communis non impeditus est sic resolubilis per duo pronomina , e f. 21rb: Et
consimiliter respectu cuiuscumque casus scripti; nam cum talis terminus ‘omnis’
praecedit, ad resolvendum propositionem in qua ponitur ille, deleatur ille, et
loco illius ponatur pronomen demonstrativum sui suppositi cum affirmatione
eiusdem in recto de illo pronomine et erit syllogismus expositorius . Resolvere è usato anche per
indicare la prova dell’officiabile; perciò l’aggiunta per duo demanstrativa per
la resolutio (cfr. ivi, f. 18vb). 20 Ivi, f. 19ra: Debet .amen ad concludendum
particularem vel indefinitam de verbo ampliativo quandoque aliter capi
constantia quam in illis mere de praesenti, ut ista: ‘homo cu*rebat’, sic
resolvitur: ‘hoc cur442 Alfonso Maierù tivo 2°; resolutorius ed expositorius
sono quindi sinonimi, come confermano i Dubia di Paolo da Pergola 2%. rebat et
hoc est vel fuit homo, ergo homo currebat’. Similiter ‘puer fuit senex’, sic
resolvitur: ‘hoc fuit senex et hoc est vel fuit puer, ergo puer fuit senex”. Et
consimiliter sic dicitur de futuro, ut ‘senex erit puet’, sic resolvitur: ‘hoc
erit puer et hoc est vel erit senex, ergo senex erit puer?. Similiter ‘coecus
potest videre’, sic resolvitur: ‘hoc potest videre demonstrando aliquem
hominem, et hoc est vel potest esse coecus, etgo coecus potest videre’.
‘Socrates incipit currere’ sic resolvitur: ‘hoc incipit currere, et hoc est vel
incipit esse Socrates, ergo etc... ‘Album desinit sedere’ sic resolvitur: ‘hoc
desinit sedere, et hoc est vel desinit esse album, ergo etc.’. ‘Chimaera
intelligitur: hoc intelligitur, et hoc est vel intelligitur esse chimaera, ergo
etc.’ Consequentiae, cit., f. 26va-b: Si
tamen ex uno termino formaliter infertur alter, et non e converso, respectu
cuiuscumque verbi tam a parte subiecti quam a parte praedicati in recto,
terminus inferens dicitur inferior et illativus dicitur superior, de quibus
datur ista regula: ab inferiori ad suum superius sine aliqua dictione habente
vim negationis nec confundendi praeposita est bona consequentia, quae fundatur
super multa dicta Porphytii et Aristotelis, scilicet de quocumque dicitur
inferius, ut species, de eodem dicitur superius, ut genus. Item Philosophus in
Praedicamentis dicit: quando alterum de altero praedicatur ut de subiecto, id
est de inferiori, quicquid dicitur de illo quod praedicatur dicitur de isto
quod subicitur, quod intelligitur de directa praedicatione. Item confirmatur
regula per rationem . Et super hac regula fundatur syllogismus qui vocatur
expositorius, cuius praemissae sunt mere singulares, cum quibus habet omnis
indefinita vel particularis resolvi, ut: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo
currit’, et sicut in tertia ita et in prima figura, ut ‘hoc est currens et homo
est hoc, ergo homo est currens’, et sicut in prima etiam in secunda. Et hoc est
quod dicit Philosophus secundo Priorum quod medio existente hoc aliquid, id
est, pronomine demonstrativo, necesse est extrema coniungi, id est constituere
conclusionem. Et nota quod similiter est syllogismus resolutorius negativus, ut
‘hoc non currit, et hoc est homo, ergo homo non currit?. — Et notandum quod in
omni tali syllogismo oportet quod solummodo illud quod demonstratur in maiori
demonstretur in minori, et sic iste modus syllogizandi tenet ab inferiori ad
suum superius sine negatione er sine termino confundente. Sed iste modus negativus
tenet per istam regulam: ab inferiori ad suum supetius cum negatione postposita
inferiori et superiori Terminologia logica della tarda scolastica 443 Wyclif,
sia nella Logica?” che nella Logice continuacio ”*, tratta dei termini
resolubiles, o comuni e mediati, che vanno probati per mezzo dei termini
immediati ?”. La resolutio è riconducibile al sillogismo expositorius, e Wyclif
nota che, sebbene esso sia più comune nella terza figura, si può avere in tutte
le figure purché la cosa denotata dal pronome hoc sia, diciamo con espressione
occamistica, una numero ”°, La resolutio è
probatio cum debita constantia superioris de inferiori. Similiter tenet
cum quacumque dictione habente vim confundendi postposita (cors. mio). 206 PaoLo pa PercoLA, Dubia,
cit., f. 66va: In hac secunda parte principali huius tractatus tria agere propono . Secundo, syllogismum resolutorium
suis conditionibus limitabo. Tractatus de logica, cit., I, p. 4, e ancora p.
6: Termini resolubiles sunt termini
communes qui possunt resolvi usque ad terminos singulares; ut isti termini,
anizzal, homo, etc. . 208 Ivi, p. 82: Sunt enim, quantum ad propositum
pertinet, aliqui termini resolubiles: ut termini communes, puta nomina, verba,
adverbia, et participia habencia signa ipsius inferiora . 209 Ivi, p. 68: Et semper terminus
mediatus, si sit resolubilis, debet probari per terminum immediatum, ut iste:
homo currit, sic resolvitur: Hoc currit: et hoc est homo, igitur homo currit.
Alia proposicio: Cras ero episcopus, sic resolvitur: tunc ero episcopus:
demonstrando crastinam diem per ly “tunc”; et tunc erit cras: igitur, etc. Ista
proposicio: alicubi Deus est, sic probatur: ibi Deus est, et “ibi” est alicubi;
ergo etc. Et ista proposicio: aligualiter ego moveor, sic probatur: Taliter,
vel sic, ego moveor; et “taliter” est aliqualiter; ergo, etc. . 210 Ivi, p.
37: Et notandum quod in qualibet figura
potest fieri syl/ogismus expositorius. In prima figura sic: boc est homo, et
Sor est hoc: ergo, Sor est homo. In secunda figura, sic fiet syllogismus
expositorius: virtus est hoc, et bonitas est hoc; ergo, virtus est bonitas. In
tercia figura sic fiet syllogismus: boc diligit Deum, et hoc est homo; ergo,
homo diligit Deum. Et iste syllogismus expositorius in tercia figura est maxime
usitatus. Et sciendum quod oportet bene notare rem pro qua supponit hoc
pronomen hoc in syllogismo expositorio; quia si fuerit diversa supposicio in
antecedente et consequente, tunc syllogismus non valet: ut hic: hoc est Petrus
(demonstrando naturam humanam) et hoc est Paulus (demonstrando eandem naturam):
ergo Petrus est Paulus. Hoc argumentum non valet . 444
Alfonso Maierù a posteriori della
particolare affermativa: si tratta però di una
probatio a posteriori inferiori , distinta da quella probatio che
l’autore chiama a posteriori totaliter
separato (0 demonstracio 4 signo, vel demonstracio quia
)?!, Anche la particolare negativa ha
probatio a posteriori , ma
inferendo talem particularem negativam ex singulis ; gli esempi addotti
tuttavia sono vere e proprie resolutiones??, Nel caso di proposizioni come chimera non intelligitur a te , Wyclif
introduce un altro modo di probatio (si ricordino i modi 4 priori, a
posteriori, ex equo e indirecte), che è detta captio ?*; anche questo è un modo
di probatio 4 posteriori 4. 211 Ivi, pp. 107-108: Secundo modo probatur particularis a
posteriori, et hoc dupliciter: vel a posteriori totaliter separato, vel a
posteriori inferiori. Exemplum primi: în corpore quod videtur a me sunt
subiective opera ciones vitales; ergo: corpus quod videtur a me est vivum. Et
illa probacio est famosa aput philosophos natutales, et vocatur demonstracio 4
signo, vel demonstracio quia. Exemplum secundi est tale: hoc currit, et hoc est
homo, ergo homo currit. Et isti modi probandi innituntur sophiste, de quo datur
talis regula: Quod ad particularem affirmativam aut sibi equivalentem
inferendam resolutorie oportet maiorem esse singularem proposicionis inferende
et minorem esse singularem de subiecto sinonimo cum priori, et verbo ac
predicato proporcionalibus verbo et subiecto proposicionis principaliter
inferende. Verbi gracia, inferendo istam, homo currit, sic arguitur: hoc
currit, et hoc est homo; ergo, homo currit. Secundus modus probandi est a
posteriori, ut inferendo talem particularem negativam ex singulis; de quibus
utendum est arte consimili, sicut dictum est de inductione particularis
affirmative. Ut, homo non est papa, quia hoc non est papa, et hoc est homo, igitur
etc. Homo non fuit ad bellum troyanum, quia hoc non fuit ad bellum troyanum, et
hoc est vel fuit bomo; igitur, etc. . 213 Ivi, p. 118: Sed forte contra illud
arguitur inducendo quintum modum probandi proposicionem, qui capcio dicitur. Nam
tu intelligis istam proposicionem: aliguid quod non intelligitur a te est, cum
intelligere potes quod claudit contradiccionem. Intelligis ergo subiectum huius
proposicionis, et per consequens eius primarium significatum; et cum solum
primarie significat aliguid quod non intelligitur a te, sequitur quod tu
intelligis aliquid quod non intelligitur a te. Sic enim probatur quod #4
scis aliguam proposiTerminologia logica della tarda scolastica 445 Pietro di
Mantova discute del sillogismo espositorio, del quale scrive: in quolibet syllogismo
expositorio terminus qui est medius est terminus discretus aut aggregatus ex
termino communi et discreto 25, ma non
parla di sillogismo risolutorio; nelle edizioni, si può leggere solo il
seguente titolo d’una parte: De eodem syllogismo resolutorio, sotto il quale è
trattata la dottrina della resolutio. Pietro, a questo proposito, afferma: quaelibet propositio cuius primus terminus
est resolubilis resolubiliter tentus non verbalis, probari debet per duo
demonstrativa 2!6; cioè all’espressione terminus discretus aut aggregatus ex termino
communi et discreto del testo
precedente, cortisponde qui l’espressione
duo demonstrativa , e poiché non
quilibet terminus discretus est immediatus, nec quilibet terminus
demonstrativus est immediatus ?”, la
probatio della proposizione resolubile non può essere opera d’un qualsiasi
sillogismo espositorio, ma solo di quello che abbia come premesse proposizioni
immediate: il sillogismo sarà allora ‘resolutorio’, caso particolare del
sillogismo espositorio. Per i sillogismi espositori, si precisa ch’essi possono
aver luogo in tutte le figure, e che concludono validamente se affertivi,
mentre alcune accortezze richiede la conclusione nei sillocionem esse veram
quam non scis esse veram, capiendo talem proposicionem scitam a te: aligua
proposicio est vera quam non scis esse veram. Sed dicitur quod conclusio
intenta est impossibilis. Ulterius dicitur quod modus probandi per capcionem
est modus probandi a posteriori; nam posterius est me scire illam
proposicionem: aligua proposicio est vera quam nescio esse veram sic
significantem, quam me scire aliquam proposicionem esse veram quam nescio esse
veram. Ideo ille modus probandi, sicut quilibet alius significabilis,
continetur sub aliquo predictorum . 25 Logica] gismi negativi, specie se in
quarta figura 2!5, Analogamente, il sillogismo ‘resolutorio’ concluderà secondo
le stesse regole in tutte le figure, dal momento che, ripetiamo, non è altro
che il sillogismo espositorio applicato alla probatio delle proposizioni resolubili,
Il termine resolubile è definito: terminus communis aut discretus non
demonstrativus terminus, quo contingit aliquem terminum immediatum notiorem
reperire eandem rem significantem per quem concludi potest ?. La proposizione in cui il termine è posto
si dice probabilis®!. Pietro precisa anche che nel resolvere le parti del
discorso diverse dal verbo, il termine notior è tale a posteriori, mentre nel
caso dei verbi il termine è notior a priori, ed è il verbo esse 2. Pietro
chiama resolvenda o composita la proposizione mediata, e resolvens la
proposizione immediata grazie alla quale si opera la probatio; una volta
effettuata la resolutio, la proposizione mediata è resoluta 3. 218 Ivi, f.
[73ra-b]. 219 Ivi, f. [76va], sotto il citato titolo De eodem syllogismo
resolutorio : Ostendemus nunc quas propositiones etiam concludere possint
expositorii syllogismi, et praemittamus quod terminorum secundum quos et per
quos probari possunt propositiones. 20 Ivi, f. [76va-b]. 21 Cfr. n. 30, [4]. 22
Op. cit., f. [76vb]: Refert tamen in
resolvendo et alias partes ora tionis, quia in resolvendo alias partes
orationis a verbo, capitur terminus qui est notior a posteriori; in resolvendo
vero verba capitur terminus qui est notior a priori, scilicet verbum
substantivum ; per i termini e le propo sizioni immediati a priori o a
posteriori, cfr. il testo di f. [76va], in n. 39; per quanto riguarda il
resolvere verbum, esso è definito (f. [77vb]): est notius verbum exprimere,
scilicet substantivum et eius correspondens participium ; ci si chiede anche
(f. [77rb-vb]): utrum quodlibet verbum adiectivum sit resolubile in verbum
substantivam et suum participium . 23 Ivi, f. [76vb] (continuaz. del passo
della n. preced.): Huius enim
resolvendae ‘hoc currit’ resolvens est haec: ‘hoc est currens’. Ideo bene
Terminologia logica della tarda scolastica 447 La resolutio vale come probatio
delle proposizioni affermative indefinita, particolare e singolare, purché il
primo termine sia resolubile 24; nelle corrispondenti negative vere la resolutio
è lecita solo quando il termine, in virtù del quale è operata la resolutio, ha
supposita, altrimenti bisogna assegnare, come medium di prova, le
contraddittorie di esse 5. Paolo Veneto conserva ancora un valore piuttosto
generico dei termini resolvere, resolutio, con riferimento al relativo
implicativo qui, che equivale a et (0 vel) e ille”, e alla resolutio di
sequitur tamquam a priori: ‘hoc est cutrens, igitur hoc currit’, et ideo a
resolvente ad resolvendam vel compositam in verbis valet argumentum de forma et
non e contra. In aliis autem partibus orationis non valet de forma a resolvenda
vel composita ad resolventem nec e contra, sed de forma bene valet a
resolventibus ad resolvendam. Convenit autem inter verba resolvenda et alias
pattes orationis, quia semper a resolventibus ad resolutam arguitur componendo,
et valet consequens, et non e contra de forma; cfr. anche f. [78rb]: non valet argumentum de forma a composita ad
resoìventem, sed bene e contra a resolventibus ad compositam tam in verbis quam
in aliis . 24 Ivi, f. [80ra]: De
indefinita autem sive particulari et singulari teneatur quod ipsa est probanda
a primo termino a quo in ea potest sumi probatio. Ex quo sequitur quod est
diligenter advertendum quod non quaelibet indefinita sive particularis probari
potest per duo demonstrativa, et ideo
illa ‘tantum animal est homo’ per duo demonstrativa non habet probati quia
sumeretur falsum . 25 Ivi, ff. [79va-b], e [79vb-80ra]: Pro omnibus igitur propositionibus negativis
veris resolubiliter probandis dicatur quod, si termini ratione quorum probandae
sunt supposita habeant, sunt resolubiliter probandae, sed si suppositis carent
capiendae sunt contradictoriae concludendo istas esse veras indirecte eo quod
contradictoriae sunt falsae, et ita conceduntut conclusiones ibi illatae
secundum istam regulam probandae ; per suppositurm, cfr. cap. IV, nn. 62 e 99.
26 Quadratura, cit., II, 22, f. 34va:
Patet consequentia, quia relativum non confusum est resolubile in pronomen
relativum et notam copulationis, aut in pronomen relativum et notam
disiunctionis , e f. 34vb: Nulium relativam nominis confuse limitatum est in
pronomen relativum et notam copulationis universalite(r) resolubile , ecc. 448
Alfonso Maierù qualsiasi verbo nel presente del verbo esse 2. Ma, naturalmente,
prevale l’uso tecnico dei termini. Scrive nella Logica magna: est sciendum quod omnis terminus communis pro
aliquo suppositivus, et omne verbum praeter verbum substantivum praesentis
temporis et numeri singularis, est resolubilis; omnis enim propositio in qua
subicitur huius(modi) terminus habet probari per duo pronomina demonstrativa
sibi correspondentia 28, C'è però da notare che, in concorrenza col termine
resolubilis, Paolo usa talora resolutorius?. La probatio resolutorie è propria, secondo il nostro autore, delle
proposizioni indefinita e particolare, e della singolare che non abbia come
soggetto un pronome dimostrativo 2°. Le corrispondenti negative possono essere
provate in tre modi: o resolutorie, o assumendo la contraditdittoria e dalla
falsità di questa ricavando la verità di quella, 21 Ivi, II, 37, f. 40rb: Omne
verbum praeter verbum substantivum praesentis temporis est resolubile in verbum
substantivum ; subiectum enim huius:
‘omnis homo currit’, supponit pro omni homine qui est solum ratione
resolutionis illius verbi ‘cutrit’ in ‘sum, es, est’, sed aeque bene
resolvuntur illa verba ‘erit’, ‘fuit’ in ‘sum, es, est’, sicut illud verbum
“currit’ , ecc. Ciò in un contesto in cui si discute de suppositione termi norum respectu verborum
praeteriti ac futuri temporis . 28 Op. cit., I, 1, 4, f. 13rb. 29 Ivi, f.
13va: Exempla de adverbiis resolutoriis,
ut: ‘aliqualiter est” resolvitur isto modo
Logica parva. Qualiter propositiones illative probentur praesenti
doctrina dignoscitur satis plene. Et primo namque a resolutione est inchoandum,
qua indefinitae, particulares et singulares de subiecto non pronomine
demonstrativo rationabiliter inferuntur. Quaelibet ergo talis est taliter
inferenda, ut pro antecedente sumantur duo demonstrativa, in quorum primo
praedicetur praedicatum resolvendae et in secundo subiectum: verbi gratia,
‘homo currit’ sic resolvitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’ ;
la Logica magna, cit., I, 1, 4, f. 13rb, afferma che tale probatio è propria
della indefinita, e non menziona le altre proposizioni. Terminologia logica
della tarda scolastica 449 o mediante la universale negativa corrispondente ?!,
Il sillogismo che ha come premesse due proposizioni dimostrative è detto
expositorius o demonstrativus: può essere affermativo o negativo e ha luogo
solo nella terza figura °°. È evidente che il sillogismo demonstrativus è
riconducibile alla probatio mediante demonstrativa, ma Paolo Veneto non insiste
nel collegare le due dottrine né nella Logica parva, né nella Logica magna.
Paolo da Pergola, nella Logica, considera
propositio resolu21 Ivi, f. 13va, scrive: Indefinita vel particularis negativa potest
tripliciter probari: uno modo per duo demonstrativa quemadmodum est (haec)
indefinita affirmativa ut ‘homo non currit: hoc non currit et hoc est homo,
igitur homo non cutrit’. Secundo modo potest probari recurrendo ad eorum
contradictoria ipsa probando vel improbando, quo facto statim patebit veritas
indefinitae vel particularis negativae. Tertio modo potest probari per
universalem negativam sibi subalternantem, ut ‘aliquid non currit’ probatur
sic: ‘nihil currit, igitur aliquid non currit’ . 232 Ivi, II, 13, f. 175vb: Et
iuxta tertiam reductionem est notandum quod syllogismus expositorius non potest
fieri nisi in tertia figura. Et ratio, quia ad syllogismum expositotium
requiritur antecedentia duarum demonstrativarum (ex demonstratarum) inferentium
propositionem mediatam; modo hoc non potest fieri in aliis figuris. Si
enim dicitur in secunda figura: ‘animal est hoc et homo est hoc, ergo homo est
animal’, consequentia bona est et formalis, sed non syllogismus demonstrativus
propter causam dictam. Similiter si dicetur: ‘hoc currit et homo est hoc, ergo
homo currit’, syllogismus expositorius vocari non debet, sed syllogismus irregularis,
optima consequentia formalis existens. Eodem modo est dicendum de negativis ..
Numquam tamen est dicendum quod aliquis horum sit syllogismus expositorius vel
demonstrativus; ubi autem syllogismus demonstrativus non ita stricte sumetur,
potest sine periculo dici quod in qualibet figura talis reperitut sicut
exemplificatum est. Verumtamen est advertendum de pronomine demonstrativo ne
supponat pro aliquo communi, quia tunc impediret syllogismum demonstrativum,
aut quia esset terminus communis, aut quia ratione eiusdem suppositio mutatur,
sicut hic: ‘hoc est pater et hoc est filius (demonstrando essentiam communem),
igitur filius est pater’ . Salvo errore, il
syllogismus expositorius non è
menzionato nella Logica parva, né, nelle due opere logiche fondamentali, è
messo in relazione alla resolutio.] bilis
sia l’indefinita e la particolare, che la singolare non dimostrativa 2;
le loro corrispondenti negative possono essere provate sia resolutorie,
sia per suum contradictorium 4, in modo analogo a quanto ha affermato
Pietto di Mantova. Nei Dubia, invece, Paolo affronta la trattazione del
sillogismo ‘resolutorio’, del quale si afferma che è fundamentum omnium syllogismorum . Perché si
abbia un tale sillogismo sono necessarie, tra le altre, le seguenti condizioni:
Quod si syllogismus (in rapporto alle quattro proprietà: che risulti di tre
termini; quod semper minor fit in recto
; quod conclusio sit omnino conformis
maiori ; quod sit in figura: nam in omni
figura potest fieri syllogismus resolutorius ); Et won in modo ( quia si esset
in aliquo 19 modorum non esset syllogismus resolutorius per immediata
procedens, sed per mediata ); Et medium sit hoc aliquid et non quale quid ( Id
est, sit terminus demonstrativus pro uno solo supponibilis et non pro
pluribus ). La resolutio deve avvenire
per immediata apud sensum vel intellectum
5, Da questi elementi risulta che il
syllogismus resolutorius altro
non è che il tradizionale syllogismus
expositorius . Ma risulta anche, dal richiamo a ciò ch’è immediato rispetto al
senso o all’intelletto, confermato quanto s'è detto, che cioè esso va
ricondotto alla dottrina aristotelica dei Secondi analitici. 23 Op. cit., p.
45: Resolubilis est triplex, scilicet indefinita, patticularis, singularis non
demonstrativa simpliciter quae probantur sumendo duo pronomina demonstrativa
simpliciter, primum conforme subiecto propositionis resolubilis et secundum in
recto ut patet in exemplis. Particularis vero indefinita, et singularis
negativa possunt probari dupliciter, primo resolutorie et hoc ubi subiectum pro
aliquo supponit, ubi vero pro nullo supponit non potest probari resolutorie
quia minor est falsa, debet igitur tunc aliter probari scilicet per suum
contradictorium . 25 Op. cit., ff. 68vb-69ra, Terminologia logica della tarda
scolastica 451 6. I termini
officiales Quanto alla grafia dei
termini occorrenti in questo paragrafo, va precisato che la tradizione
manoscritta del secolo XIV ha officialis, officialiter e così via, mentre
manoscritti e stampe del secolo XV hanno officiabilis** e così via. Noi
scriveremo generalmente officialis, e useremo come equivalente italiano
‘officiabile’. Officialis deriva da officium: quest’ultima termine vale sia
‘funzione’, sia ‘compito’ e ‘fine’ ”. Il nostro officiaiis non va confuso con
quei termini officiales che designano dignità e cariche pubbliche #*,
anche se il valore nei due casi è analogo: alcune persone hanno un officiuz:
nella società, alcuni termini hanno un officium nella proposizione e nel
discorso; si può, anzi, seguire un graduale passaggio dal primo al secondo
valore del termine: i maestri hanno un loro officium??, le arti hanno un 236 Ma
si vedano i mss.: Vat. lat. 3038, f. 8r:
Et sicut dictum est de praedictis officiabilibus vel officialibus (il testo è quello di BILLINGHAM,
Speculum..., cit., p. 367, in apparato alla r. 34), e Cambridge, Corpus Christi
College 378, f. 42r (cit. in n. 185 del cap. VII). 237 Cfr. LAauSBERG, op.
cit., p. 765. 238 Nei Tractatus Anagnini, cit., p. 274 (cfr. cap. II, n. 56);
cfr. anche Occam, Summa logicae, ‘angelus’ est nomen mere absolutum, saltem si
non sit nomen officii sed tantum substantiae . Secondo M.-D. CrÙenu
(Tbhéologiens et canonistes, in Études d’histoire du droit canonique dediées è
Gabriel Le Bras, II, Paris 1965) il termine officium in S. Tommaso deriva da
Ismoro, Etyz., cit., VI, xix, 1, per il quale le funzioni dell'anima sono
officia che si esercitano nell’unità d’una natura (p. 838): ministerium, in
sinonimia, assicura la sacralizzazione dell’officium, sia per i teologici che
per i canonisti, in ecclesiologia come in liturgia (ivi). 239 Cfr. di
RosceLLINO, la lettera ad Abelardo (in J. ReINERS, Der Nomi nalismus in der
Friibscholastik, Beitrige zur Geschichte
der Philosophie des Mittelalters , VIII, 5, Miinster i. W. 1910, p. 80): « Quia
igitur suscepto habitu doctoris officium mendacia docendo usutpasti, utique
monachus esse cessasti, quia beatus Hieronymus monachum, monachus ipse,
diffiniens: ‘Monachus’ inquit ‘non doctoris sed plangentis habet officium, qui
se vel 452 Alfonso Maierù loro officium?, le arti sermocinales studiano gli
officia delle vatie dictiones *!, Per le Summe Metenses e per il Tractatus de
proprietatibus sermonum, officium è proprietas dictionis o sermonis, mundum
lugeat et domini pavidus praestoletur adventum’, e GoFFREDO DI Fontames, Quodl.
XII, q. 6, ed. J. Hoffmans, Louvain 1932: « Utrum liceat doctori praecipue
theologiae recusare quaestionem sibi positam
»; la risposta è che il maestro in teologia è « doctor veritatis habens
officium publicum docendi » (pp. 105 e 107); nella disputa scolastica,
l’opponens e il respondens hanno « diversa officia » (Tractatus Anagnini, cit.,
p. 260). 20 Cfr. Cassioporo, Institutiones, cit., II, I, 1, p. 94: «officium
eius (sc. grammaticae) est sine vitio dictionem prosalem metricamque componere
»; e ms. Oxford, Bodl. Library, Laud. lat. 67, f. 6ra (cit. dal De RiJk, Logica
modernorum, II, i, cit., p. 165): « Officium eius (sc. dialetice) est docere,
argumenta invenire ad probandam questionem propositam et de eisdem iudicare »;
considerare l’officium è un topos delle introduzioni alla dialettica nel sec.
XII (DE Rtjk, op. cit., II, i, p. 148); cfr. ms. Vienna, lat. 2486, f. 17r (in
De RK, op. cit., II, i, p. 235, sotto Quod officium): « Officium uniuscuiusque
artis est quod convenit opifici secundum ipsam artem » e ancora: huius artis officium est considerare
proprietatem litterarum in sillabis, proprietatem sillabarum in dictionibus,
proprietatem dictionum et uniuscuiusque accidentis earum in sintasi »; Summa
Sophisticorum elencorum, cit., p. 267: Officium eius (sc. opificis agentis ex
arte) est sic disputare ut videantur circa propositum ea esse que non sunt ».
21 Cfr. ms. Chartres 209, f. 37rb (in Hun): del verbo est si dice: quantum ad officium quod exercet in oratione
in ui substantiui consideramus » e aliud est agere de uocibus per se
consideratis, aliud de eisdem ad uim et officium quod habent in oratione posite
relatis »; Fallacie Parvipontane, cit., p. 569:
Et notandum quoniam nomina supponentia verbum duplex habent officium.
Supponit enim quandoque nomen pro aliquo suorum appellatorum, quandoque pro
nullo ». ABELARDO (Introductiones dialecticae, cit., pp. 73-74) parla di
officium delle voces, ma anche delle litterae; per l’officium del verbo est, si
veda, cap. III, n. 26. 22 Cfr. Summe Metenses, cit., p. 474: Est ergo locus
sophisticus in dictione qui provenit ex proprietatibus dictionis. Que sunt
significatio, consignificatio, officium, transumptio, constructio, ordinatio,
prolatio, terminatio eic.», e Tractatus de proprietatibus sermonum, cit., p.
707: utile videtur instituere tractatum
de sermonibus et diversitate proprietatum et Terminologia logica della tarda
scolastica 453 mentre le dictiones
officiales » sono quelle quarum
constructio est deservire partibus aliis » %. La caratterizzazione del
termine officiabile come quello che ha il compito di ordinare il discorso o
determinate un contesto presuppone l’analisi sintattica delle strutture della
proposizione. Poiché il compito di ‘costanti’ e ope ratori nella logica
medievale è svolto dai sincategoremi ?#, questi saranno i termini officiabili
per eccellenza per lungo tempo, dalle Summe Metenses* a Guglielmo di Shyteswood
#9 e Ruggero Baofficiorum que considerantur iuxta sermonem. Que sunt copulatio,
appellatio, suppositio, et multa alia de quibus dicemus inferius ». Si noti la
differenza tra i due testi: nel primo, officium è elencato tra le proprietates,
nel secondo officia è in endiadi con proprietates: ma si può supporre un
passaggio dalla posizione del primo testo a quella del secondo. Cfr. anche DE
Rijk, Soze Notes on the Mediaeval Tract De insolubilibus..., cit., p. 100 (v.
cap. II, n. 91) e p. 112: Sequitur de
secunda specie insolubilium. Que provenit ex officio vocis
vel ex his que circumstant vocem. Que sunt tria: significatio, suppositio, appellatio.
Unde videndum quod, quando ex aliquo officio quod est in voce vel circumstat
vocem, provenit insolubile, id est cassandum, si sit accidentale. Cfr. Summe
Metenses: tra queste dictiones sono anno[verate
pva). exponentium sui oppositi. Nec dicuntur exponentes nisi
significantur copulative, nec causae veritatis nisi significantur disiunctive. Secondo
Strode, dunque, le causae veritatis sono opposte alle exponentes. Queste
operano in congiunzione -significantur copulative --, quelle in disgiunzione – disiunctive.
Per le causae veritatis valgono quindi le regole della disgiunzione (p
> p v q – “She is in the kitchen; therefore, she is in the kitchen or in the
bedroom”), mentre per le exporentes valgono le regole della congiunzione (pq 2
p – “She likes peaches and cream; therefore, she likes peaches”). Strode se ne serve per la
probatio delle negative dell'esclusiva, eccettiva e reduplicativa, ma anche
delle proposizioni in cui compaiono i termini incipit e desinit. Quanto a
quest’ultimo caso, va rilevato che Heytesbury aveva assegnato alle proposizioni
contenenti incipit o desinit una duplice expositio, tra cui si doveva scegliere
di volta in volta quella più conveniente al problema in esame *%; i due modi
dell’expositio non costituivano però una disgiunzione di proposizioni in
congiunzione. Strode, invece, as54 Logica, cit., f. 19rb; cfr. anche f. 24rb:
Et hoc est generaliter (notandum): cum aliqua propositio habet exponentes, eius
contradictorium habet causas veritatis . 35 Ivi, f. 26va: Ista tamen ‘Socrates
non est asinus in quantum est homo? et consimiles debent dici reduplicativae et
habent (probari) per causas veritatis oppositas exponentes reduplicativae,
sicut convenienter dictum est de exclusivis et exceptivis , ma cfr. f. 24rb,
dove si assegnano le causze veritatis anche all’opposta dell’esclusiva
negativa. 36 De incipit et desinit, cit., f. 23va:
Incipere dupliciter solet exponi: videlicet per positionem de praesenti
et remotionem de praeterito, ut quod in praesenti instanti est et immediate
ante instans quod est praesens non fuit; aut per remotionem de praesenti et
positionem de futuro, ut quod in praesenti instanti non est, et immediate post
instans quod est praesens erit. Desinere etiam dupliciter potest intelligi,
scilicet vel per remotionem de praesenti et positionem de praeterito, ut quod
in praesenti instanti non est, et immediate ante instans quod est praesens
fuit; vel per positionem de praesenti et remotionem de futuro, ut quod in
praesenti instanti est et immediate post instans quod est praesens non etit . Cfr. agg analoghe in
GueLieLMO DI SHyrEswooD, Syncategoremata, segna piuttosto la disgiunzione di
due congiunzioni di proposizioni (pq v rs), e cioè le causae veritatis 7. La stessa
cosa fa Marsilio, ma solo limitatamente al caso in cui il verbo incipit affirmatur de subiecto singulari
substantiali (ad es. di Socrates) Tra i
filosofi italiani, Pietro di MANTOVA (si veda) si serve della probazio per
causas veritatis per l'esclusiva ®, l’exceptiva mere negativa” Logica, cit., f.
25ra: Incipit communiter debet exponi per positionem de praesenti et remotionem
de praeterito, ut: ‘hoc nunc est et immediate ante hoc instans quod est
praesens hoc non fuit, ergo hoc incipit esse’; vel per remotionem de praesenti
et positionem de futuro, ut: ‘hoc munc non est et immediate post hoc instans
quod est praesens hoc erit, ergo hoc incipit esse’. Et e converso modo debet
exponi li ‘desinit’, ut dicunt, per remotionem de praesenti et positionem de
futuro, ut: ‘hoc nunc non est et immediate ante instans quod est praesens
fuit’, vel per positionem de praesenti et remotionem de futuro, ut: ‘hoc nunc
est et immediate post instans quod est praesens non erit’. Sed ego dico quod
tales potius debent dici causae veritatis et non exponentes, ut patet in
praecedenti. In istis ergo servetur haec regula, quod non oportet aliquam
propositionem de incipit et desinit exponi nisi ut propositio simplex et
singularis numeri. WycLIr, nel porre il problema, non esplicita il riferimento
alle causae veritatis , per cui è difficile intendere se si sia staccato dal
modo di Heytesbury; cfr. Tractatus de logica. Sor
incipit esse, sic exponitur: Sor nunc est, et ipse immediate ante hoc non fuit:
igitur etc. Vel sic: Sor iam primo est et ipse inmediate ante hoc non fuit:
ergo, Sor incipit esse , e p. 191: Et
hoc est quod solet dici: hoc verbum, incipit, debere disiunctim exponi per
remocionem de presenti et posicionem de futuro; vel per posicionem de presenti
et remocionem de preterito; ut, si Sor munc est effectus et non prius fuit,
tunc incipit esse. Vel si non est in instans quod est presens, et inmediate
post illud erit, tunc incipit esse. Et sic de desinit . 328 Cfr. Textus
dialectices, cit., f. 201r. 329 Logica, cit., f. [29ra-b]: exclusiva in numero
plurali affirmativa habet duas causas veritatis, quarum una est gratia
alietatis et alia est gratia pluralitatis: verbi gratia, ‘tantum 12 sunt
apostoli dei’ altero illorum modorum verificari potest: ‘12 sunt apostoli dei
et nulla non 12 sunt apostoli dei’, vel sic: ‘12 sunt apostoli dei et non plura
quam 12 sunt apostoli dei’. Unde talis propositio exclusiva in numero plurali
non debet exponi quia propositio exponibilis copulative significat et non
veri480 Alfonso Maierù e le proposizioni de incipit et desinit. Paolo Veneto avvia il
processo mediante il quale questa forma di probatio diventerà con Paolo da
Pergola un procedimento autonomo, fissando nella Logica parva la seguente
regola (che, si noti, segue quelle relative alla probatio mediante expositio,
resolutio, officiatio, descriptio, e a senso composto e senso diviso): ab una causa veritatis ad propositionem
habentem illam causam ficatur disiunctive (ex distiunctive), et ab exposita ad
quamlibet suarum exponentem est bonum argumentum formale, sed talis propositio
neque verificatur copulative neque ab ista exclusiva ad quamlibet esponentium
valet consequentia: convertitur enim cum tali disiunctiva cuius quaelibet pars
principalis est copulativa, igitur etc.. Come si può notare, la probatio qui è
data mediante la disgiunzione di due copulative. Ai ff. [41vb42ra], invece,
Pietro di Mantova scrive: Sed ista ‘a te differt omnis asinus’ habet duas
causas veritatis, quia primus terminus in ea mediatus est resolubilis et
exponibilis. Ideo ista significat disiunctive sic: ‘a te differt quilibet
asinus, id est a te differens est quilibet asinus’ resolvendo, vel exponendo
sic: ‘omnis qui est asinus est tecum et nullus asinus es tu, igitur a te
differt quilibet asinus’, et hoc est verum et ideo illa est vera ‘a te differt
quilibet asinus’: in questo passo l’accezione di causae veritatis sembra essere generica. 35 Ivi, f. [33va]:
exceptiva mere negativa non habet exponi, sed habet causas veritatis
disiunctive, et regula superius data de expositione exceptivae vera est de
exceptivis non mere negativis . 31 Ivi, £. [47rb-va]: Incipit solet sic exponi: ‘Socrates in
instanti quod est praesens est et non immediate ante instans quod est praesens
fuit veli Socrates in instanti quod est praesens non est et immediate post instans
quod est praesens erit, igitur Socrates incipit esse’. Sed haec consequentia
non valet quia in primo esse mundi ; et quod illa disiunctiva sit vera patet
quia eius prima copulativa est vera in illo casu , f. [47va-b]: Ideo dicitur quod illae dictiones ‘incipit’
et ‘desinit’ et huiusmodi non habent exponi sed habent causas veritatis, e f.
[48ra]: Aliquando autem li ‘incipit’ non
habet illas causas veritatis per positionem de praesenti et remotionem de
praeterito vel negationem de praesenti et positionem de futuro, sed aliquando
habet easdem causas veritatis quas li ‘desinit’, quia illae convertuntur:
‘Socrates incipit non esse’ et ‘Socrates desinit esse’ ; cfr. WiLsoN]mest bona
consequentia *. In questo contesto, le
causae veritatis sono assegnate alla proposizione denominata ab ablativo consequentiae : data
la proposizione homine currente risibile
cutrit , poiché l’ablativo assoluto può essere risolto in una proposizione
condizionale ( si homo currit ), o temporale ( dum homo currit ), o causale (
quia homo currit ), la proposizione originaria sarà vera quando almeno una
delle proposizioni alle quali x equivale l’ablativo assoluto è vera**. Ma,
ancora nella Logica parva, si afferma che la proposizione esclusiva negativa ha duas causas veritatis, oppositas exponentibus
exclusivae affirmativae **. Nella Logica
magna, invece, si fa ricorso alla probatio per causas veritatis, oltte che per
l’esclusiva negativa *5, anche per la reduplicativa negativa 9 e per incipit e
desinit *", in modo analogo a quanto afferma Pietro di Mantova. Infine,
332 Logica parva, Logica magna, cit., I, 5, f. 35va. 336 Ivi, I, 8, f. 4irb: Si
autem (sc. negatio) cadit in totum et super reduplicationem, non habet exponi
sed solum habet causas veritatis quae sunt contradictoriae exponentium
reduplicativae sibi oppositae ; nella Logica parva, cit., IV, invece, aveva
scritto: Negativa vero reduplicativa,
cuius negatio praecedit notam reduplicationis, non est exponenda sed probanda
per suum contradictorium ut saepe dictum est. 337 Mentre nella Logica parva,
cit., IV, l’autore ritiene che
dupliciter exponitur , nella Logica magna, cit., I, 18, f. 65va, dopo la
discussione di molte opinioni, scrive:
Propositio ergo respectu huius verbi ‘incipit’ vel ‘desinit’ exponi non
habet, sed habet causas veritatis quarum quaelibet propositionem de incipit vel
desinit potest inferre, et disiunctiva ex eisdem cum ipsa propositione
convertitur. Unde haec propositio ‘hoc incipit esse’ habet duas causas
veritatis, quarum una est copulativa duarum demonstrativarum, unius de
praesenti affirmativae et reliquae de praeterito negativae cum determinatione
huius dictionis ‘immediate’, ut: ‘hoc nunc est et hoc immediate ante instans
quod est praesens non fuit’, Secunda causa veritatis eiusdem est una copulativa
talium duarum, unius de praesenti negativae et alterius de futuro affirmativae
cum consimili determinatione, ut: ‘hoc 31 482 Alfonso Maierà Paolo da Pergola
scrive: Probabilis per causas veritatis
est illa propositio quae habet multas causas veritatis disiunctive sumptas,
sicut incipit, desinit et ablativus in consequentia 38: per quanto riguarda incipit e desinit,
non c'è bisogno di altri riferimenti dopo quanto si è detto. L’ ablativus in
consequentia ci riporta alla Logica
parva di Paolo Veneto, dal quale il Pergolese, al solito, dipende *’, Tuttavia
egli allarga il discorso, riservando questo tipo di probatio alle
contraddittorie di ciò che può essere provato non solo mediante expositio, ma
anche mediante resolutio, descriptio e officiatio, e in genere a tutte le
proposizioni negative: Nota quandocumque propositio probatur copulative, sive
resolubiter sive exponibiliter sive officiabiliter sive descriptibiliter, eius
contradictorium est probabile per causas veritatis, scilicet per disiunctivam
compositam ex partibus contradictoriis #9, nunc non est et hoc immediate post
instans quod est praesens erit’. Similiter haec propositio ‘hoc desinit esse’
habet duas copulativas causas veritatis, quarum una componitur ex duabus categoricis,
una de praesenti negativa et alia de praeterito affitrmativa, cum hac
determinatione ‘imme: diate’; ut: ‘hoc mune non est et hoc immediate ante
instans quod est praesens fuit’. Secunda causa veritatis ipsius est una
copulativa composita ex duabus talibus, quarum una est affirmativa de praesenti
et reliqua negativa de futuro cum simili determinatione, ut: ‘hoc nunc est et
hoc immediate post instans quod est praesens non erit’. Vel,
si tibi placet, potes dare causas veritatis cum prioribus convertibiles
breviores, ut: ‘si hoc nunc est et immediate ante munc non fuit, hoc incipit
esse’; et: ‘si tu non es albus et immediate post nunc eris albus, tu incipis
esse albus’. Eodem modo dico
de li ‘desinit’. Non ci addentriamo qui nella determinazione dell’atteggiamento
che Paolo Veneto tiene rispetto a Pietro di Mantova. Logica, cit., p. 79. 33 Si
noti che manca ogni cenno alle causae
veritatis per la esclusiva negativa
(ivi, pp. 57-60); nella trattazione De consequentiis, però, si trova la regola
riferita da Paolo Veneto nella Logica parva (ctr. ivi, p. 98). 30 Ivi, p. 84; e
ancora (ivi): Si vero est mediata (sc.
propositio) debes videre an sit affirmativa vel negativa; si est negativa,
debes cam probare per causas veritatis, aut per contradictorium, aut per singulares,
ut supra Terminologia logica della tarda scolastica 483 Il riferimento
all’expositio è stato ampiamente illustrato; altrettanto chiaro risulta il
cenno alla resolutio, officiatio, descriptio quando si pensi, come si è detto,
che in tutti questi casi la probatio è data mediante congiunzione di
proposizioni, la cui negazione è una disgiunzione di proposizioni negative.
dictum est . Questo passo può essere chiarito ricordando che BILLINGHAM
(Speculum..., cit., p. 357) ha assegnato l’oppositum per la probatio di
dimostrativa e universale negative o con soggetto infinito, e per l’indefinita
negativa ha assegnato una probatio disiunctive: cioè universale negativa o due
dimostrative (quest'ultime sono il sillogismo espositorio negativo); che PaoLo
Veneto (Logica megna, cit., I, 1, 4, £. 13va) ha assegnato tre modi di probatio
alla indefinita o particolare negativa: sillogismo espositorio negativo,
contraddittoria, universale negativa, e che per la universale negativa (ivi, f.
14ra) ha assegnato il contraddittorio; Wyclit e Pietro di Mantova hanno svolto
quel discorso che abbiamo richiamato nel $ 3. Qui Paolo da Pergola, parlando in
generale della proposizione mediata negativa, richiama tutti questi vari modi
di probatio accanto a quella per causas
veritatis. Il trattato contenuto nei ff. 6ra-19va del ms. Amplon. Q. 276 della
Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt! si compone di varie
guaestiones, per ciascuna delle quali si adduce una lunga serie di argomenti
(cominciando in genere, dalla parte negativa: videtur quod non), ai quali si
risponde (in oppositum) spesso dopo aver formulato una determinatio brevissima,
magari di una sola proposizione; ma talota si risponde di volta in volta dopo
ciascun argomento. L’autore — chiunque sia — si preoccupa di fornire una
casistica delle difficoltà che possono sotgere nell’obiettare, e nel rispondere
alle obiezioni, contro i sophismata?. Il trattato si colloca quindi tra quelli
che intendono offrire sussidi ai protagonisti della disputa scolastica. E poiché
le difficoltà nascono sempre dall’uso dei termini cui si fa ricorso, la
trattazione verte necessariamente sul valore dei termini e sui modi di
‘provare’ le proposizioni che li contengono. 1 Cfr. Introduzione, n. 79. Il
microfilm del ms. di cui mi sono servito non è eccellente; manca il fotogramma
del f. 14r; il f. 15 del ms. dev'essere corroso in una delle col. 2 Ms. Amplon.
Q. 276, f. 6ra: Quoniam in(n)ata est nobis via a communibus ad propria, ideo
nos de modo opponendi contra sophismata cen E PA primo de communi modo
opponendi et respondendi dicamus. Gli argomenti trattati possono essere così
riassunti: 1) ci si chiede se l’inductio sia un modo valido di probare la
proposizione universale 3; 2) a) se la
probatio per contradictorium sia
bora, e cioè valida ‘ e b) se la
probatio a destructione consequentis , o anche la probatio ex opposito conclusionis inferendo
oppositum praemissae sia valida 5; 3) ci
si chiede de probationibus incidentibus
in multiplicibus, ut in aequivocis : an
sufficiat cognoscere aliquod multiplex in uno significato 9; ma la quaestio si articola in varie
questioni: a) an aliquod nomen sit aequivocum
7; b) an... significatio
dictionis sit eius forma accidentalis 8;
c) utrum sufficiat probare multiplex in
uno probato significato vel non, et ad illud persuadendum oportet inquirere
utrum aequivocum significet per modum copulationis sua significata aut per
modum disiunctionis 9; d) an nomen
aequivocum possit distribui pro omnibus suis significatis sive pro quolibet
singulari cuiuslibet significati simul a signo universali sibi addito 1%; e)
an sit contradictio in aequivocis
!!; f) an propositiones habentes terminum aequivocum debent dici una vel
plures !2; 4) a) sulla base di quanto si
è detto ci si chiede poi an copulativa
sit una !5, e 3 Ivi. 4 Ivi, f. 6va 5 Ivi, £. 7vb. 6 Ivi, f. 8vb. 7 Ivi, quod
non est, videtur: f. 8vb; Quod umne nomen sit aequivocum sic videtur : f. 10ra.
8 Ivi, f. 10vb. 9 Ivi, f. 11rb. Cfr. ps. Duns Scoro, In librum I priorum
Analyticorum Aristotelis quaestiones, cit., q. x, ff. 230b-231b: Utrum terminus
aequivocus contineat sua significata per modum copulationis. 10 De
probationibus, cit., f. 11vb. 11 Ivi, f. 12rb. 12 Ivi, f. 12vb. 13 Ivi, f.
14va. 486 Alfonso Maierù b) an sit
(contradictio in copulativis) 14; 5)
analogamente, a) quaeritur an
disiunctiva sit una vel plures 55;
b) an sit contradictio in
disiunctivis ‘6; ” 6) quaeritur an haec propositio ‘homo albus
currit’ sit una (vel plures) 17; i 7) an
falsitas implicationis falsificet propositionem
18; 8) an una negatio possit negare plures compositiones 19; 9) infine, si discute de incipit et
desinit: Quaetitur de expositione et
significatione istorum verborum ‘incipit’ et ‘desini’. Primo quaeratur quid
significent, secundo utrum suum significatum ipso (?) esse syncategorema vel
categorema : a) De primo sic quaeritur, utrum significent motum vel mutationem 2; b)
Deinde quaeritur an si(n)t syncategoremata 8; c) quid ponitur in huius(modi)
praedicationibus (?) proposi tionibus, et videtur quod hoc quod dico ‘incipit’
et ‘desinit’ 2; d) (D)einde quaeritur de negatione istorum, et
primo utrum habeant intellectum negationis secundum quod possunt confundere,
dato quod aliquo modo sit ibi negatio 8;
e) utrum possi(n)t confundere ratione
istius negationis #; f) j; oppure 7 D LC, .v.#), e non viceversa !. I sersus di una
proposizione in disgiunzione sono causae veritatis di essa: basta perciò che
sia vero uno dei sensus perché sia vera l’intera proposizione. Così non è per i
sersus in congiunzione, poiché in tal caso è necessario che siano veri tutti i
sensus perché si abbia la verità vede in ciò un’accettazione della dottrina
occamistica della suppositio simplex da parte di Heytesbury. l De propositionum
multiplicium significatione, cit., ff. 252vb-253ra: Unde et si arguitur sic: praecise tot scis
quot sunt aliqua quae Plato scit esse, ergo non scis plura quam sunt aliqua
quae Plato scit esse, non valet argumentum. Nam per id antecedens non probatur
id consequens nisi pro altero sensu : si tratta della singolare negativa; il
procedimento è analogo a quello di cui alla n. 9; ancora, ivi, f. 253ra: Si tamen arguitur sd istam probandam, sic
incipiatur: talis propositio sic praecise significans potest esse quod rex
sedet et quod nullus rex sedet? (...) tunc ista est impossibilis, igitur non
potest esse sicut ista significat, et ista significat praecise quod potest esse
quod rex sedet et quod nullus rex sedet, igitur non potest esse quod potest
esse quod rex sedet et quod nullus rex sedet: neganda est consequentia; nam
consequens id, ut praedictum est, suos sensus copulative significat, quorum
tamen alter sequitur ex isto antecedente; per la proposizione in esame, cfr. n.
18; il modo della probatio richiama il procedimento della probatio officialiter.
Probare occorre un’altra volta al f. 252va, nella discussione della universale;
A Ivi, f. 252va: Ex quo etiam apparet, cum cuiuscumque propositionis copulative
solum significantis contradictorium disiunctive significet quod cuiuscumque
multiplicis plures sensus copulative solum significantis contradictorium
disiunctive significat opposito modo quo etiam talis universalis multiplex
significat copulative . Terminologia logica della tarda scolastica 495 della
proposizione cui la congiunzione equivale '. Anche l’espressione causae
veritatis ha dunque il valore noto; nel caso speci fico, designa solo i sensus
in disgiunzione !*. Questo è il primo dei casi esaminati nel trattato. Seguono
poi il caso in cui la proposizione universale affermativa non significa tutti i
suoi sersus in forma universale, ma uno di essi in forma universale e un altro
in forma particolare ‘5; la proposizione particolare affermativa o negativa !;
la proposizione singolare affermativa o negativa !”. L’autore passa quindi ad
esaminare le ipotetiche, e comincia dalla proposizione de copulato extremo!*.
Si discute poi della [Nam si copulative significaret, ad eius veritatem
cuiuslibet sui sensus veritas requiretetur
(è detto della particolare, cfr. n. 16). 14 Cfr. ivi: est fallacia consequentis arguendo a
propositione habente plures sensus disiunctive ad unum sensum, e f. 253va: Ca] arguitur a propositione plures causas
veritatis habente ad unam istarum, ideo est fallacia consequentis .
L'espressione causae veritatis occorre ancora altre tre volte, ai ff. 252va,
253rb, 253va. 15 Ivi, f. 252vb: Quaedam tamen universales sunt multiplices, non
tamen sensu; quaedam enim sunt universales multiplices quae in uno sensu sunt
universales et in alio particulares vel singulares existentes . Se affermativa, tale proposizione significa
i suoi sensus in disgiunzione; se negativa, in modo opposto, e quindi in
congiunzione (ivi). 16 Ivi: Patet igitur quod quaelibet particularis
affirmativa multiplex, et etiam negativa quae in quolibet suo sensu est
particularis, suos sensus disiunctive significat , e: Nam ad hoc quod verificetur particularis
aliqua sufficit quod verificetur aliquis eius sensus . 17 Ivi: Consimiliter
etiam de singularibus est dicendum pro parte. Negativa autem singularem (!)
singulari affirmative disiuctive significanti [segue vuoto di circa sci
lettere] copulative significare suppono . 18
Ivi, f. 253ra: Consimilis etiam responsio est ad propositiones hypotheticas
multiplices, ut sunt propositiones de disiuncto et de copulato extremo,
copulativae, disiunctivae, temporales, conditionales: non potest esse (una)
responsio. Unde primo est
sciendum quod quaelibet affirmativa 496 Alfonso Maierùà copulativa !. Sia data
la proposizione [1] tantum Socrates est
homo et aliquod istorum et plures homines sunt ; essa può essere intesa come
composta di due proposizioni, delle quali una risulti una proposizione de
copulato extremo. Gli elementi che possono essere presi in considerazione sono
perciò i seguenti: [2] tantum Socrates
est homo ; aliquod istorum et plures homines sunt ; [4] tantum Socrates est
homo et aliquod istorum ; [5] plures
homines sunt . La [3] e la [4] sono proposizioni de copulato extremo, ciascuna
delle quali ha in comune con l’altra l'elemento
aliquod istorum (l’extremzuze
copulato è il soggetto nella [3], il predicato nella [4]). I sersus della [1]
possono essere dati indifferenter dalla congiunzione della e della, o dalla
congiunzione della e della. Poiché non si ha motivo di preferire una
congiunzione di sersus all’altra, la [1] significherà i suoi sersus mediante
una disgiunzione, il cui primo multiplex et hypothetica quae est particularis,
indefinita vel singularis ut praemissum est, suos sensus disiunctive
significat. Unde et ista: ‘potest esse quod potest esse quod rex sedet et nullus rex
sedet . Si noti che
l’autore include le proposizioni de copulato extremo tra le ipotetiche;
l’esempio addotto è quindi una proposizione de copulato extremo, propriamente
categorica (del resto, non avrebbero altrimenti senso le indicazioni circa la
quantità della ‘ipotetica’. Negata, la proposizione in esame significa i suoi
‘sensi’ oppositis modis copulative (ivi). La
conclusione di questa discussione è: Idem etiam de propositionibus
multiplicibus de disiunctis extremis et affirmativis (ivi). 19 Ivi, sotto: Pro
copulativis est tunc sciendum ex suarum partium principalium captione solum
significans copulative, sive utraque eius pars copulative sive utraque
disiunctive, sive una eius pars disiunctive et alia copulative significet illis
duobus modis quibus et istae partes significant copulative, et cuiuslibet talis
contradictorium oppositis modis quibus istae partes significant disiunctive
significabit . Terminologia
logica della tarda scolastica 497 membro sarà la congiunzione della [2] e della
[3] e il secondo membro sarà la congiunzione della [4] e della [5] ?°. Anche
nel caso della proposizione [6] Socrates
currit vel Plato currit et Socrates non curtrit , si possono avere
interpretazioni diverse: la si può cioè intendere come una congiunzione di
proposizioni, formata da [7] Socrates
currit vel Plato currit , e da [8]
Socrates non curtrit , oppure come una disgiunzione di proposizioni
formata da [9] Socrates currit , e da
[10] Plato currit et Socrates non cutrit
. Poiché l’una o l’altra interpretazione si addice a simili proposizioni (
indifferenter copulativae vel disiunctivae possunt esse ), i sensus della [7]
saranno espressi da una disgiunzione, di cui un membro sarà una congiunzione e
l’altro ancora una disgiunzione . La negazione premessa alla disgiunzione dei
sensus della [7] (e così della [1]) darà luogo a una congiunzione di
proposizioni negative 2. Heytesbury esamina ancora proposizioni il cui dictum
può essere inteso multipliciter®, proposizioni che hanno vari sersus in
funzione di un pronome relativo in esse presente che può riferirsi a due
diversi antecedentes”, e conclude la discussione 20 Ivi, f. 253ra-b; le [1]-[5]
sono indicate da Heytesbury con le lettere dalla alla e; l’analisi è già nel testo, dunque. 21
Ivi, f. 253rb. 2 Ivi: Ex quo satis patet eius contradictorium istis duobus
modis significare copulative . 3 Ivi: est
sciendum quod sunt quaedam propositiones multiplices quarum est dictum
multiplex, a quibus ad suum dictum arguendo fallit processus ; esempio è: non
scis propositionem falsam esse propositionem veram vel propositionem falsam
sciri a te . 2 Ivi, f. 253rb-va; esempio è: aliquid differt ab animali quod non
differt ab animali: antecedens del relativo quod può essere sia animal sia
aliquid; esso significa disiunctive (causae veritatis). 32 498 Alfonso Maierù
con un'analisi dei sersus delle proposizioni comprendenti una condizionale ®.
25 Ivi, f. 253va-b. Sono di vario genere (ivi, f. 253va): Quaedam tamen sunt conditionales quae
indifferenter copulativae vel conditionales, et quaedam disiunctivae vel
conditionales, possunt esse. In entrambi i casi significano i loro sensus
disiunctive, mentre le contradicentes significano i loro sensus copulative. I
termini “compositio” e “divisio rendono “oivdeois” e “Sraipeote” occorrenti
nelle opere aristoteliche, principalmente in due contesti: quello del De
interpretatione, dove, a proposito dell’enunciato, che risulta di più termini,
si dice che la verità e la falsità sono attinenti alla compositio, o
affermazione di un termine dell’altro, e alla divisio, o separazione di un
termine dall’altro; e quello del De sopbisticis elenchis, dove si parla delle fallacie
secundum compositionem e secundum divisionem. Ci soffermeremo sulla seconda
delle dottrine aristoteliche, ma non è inutile un rapido esame preliminare dei
valori che i due termini e i corrispondenti aggettivi assumono [Non ci
occupiamo della Suxipeoig platonica (cfr. ad es. FEDRO). Per i valori degli
stessi termini in RETORICA, cfr. LAUSBERG. De
interpr.; cfr. transl. Boethii, Aristoteles latinus: circa compositionem enim
et divisionem est falsitas veritasque ; cfr. anche 6, 17a 25-26, transl.
Boethii, ivi, p. 9: Adfirmatio vero est
enuntiatio alicuius de aliquo, negatio vero enuntiatio alicuius ab aliquo , e
Metaph. VI 4, 1027b 19
sgg. e XI 11, 1067b 26; in part. per obvieowe cfr. Top. VI 13, 150b 22 e 14,
151a 20.31. 4 Cft..6.2; 500 Alfonso Maierùà nei testi logici. Dei due termini,
compositio è privilegiato rispetto all’altro, per il maggior numero di
accezioni con le quali occorre. Nel suo Tractatus syncategorematum Pietro
Ispano fornisce una sistematica esposizione dei vari modi in cui può essere
inteso il termine compositio *. Compositio può essere rerum o modorum
significandi: compositio rerum è quella della forma con la materia, dell’accidente
con il suo subiectum, delle facoltà con l’essenza (potenze dell’anima con
l’anima), delle parti integrali tra loro in un tutto (nella linea, le parti
della linea rispetto al punto e della superficie rispetto alla linea), della
differenza con il genere nella costituzione della specie 5. La corzpositio
modorum significandi può essere o di una qualità con la sostanza, espressa dal
nome $, o di un atto con la sostanza ed è espressa dal verbo”. La compositio di
un atto con la sostanza può essere duplice: si può intendere l’atto in
quanto habet inclinationem ad
substantiam, secundum quam inclinationem dicitur de altero , cioè in quanto
l’atto è considerato ut distans , ed è
il verbo di modo finito; ma può intendersi l’atto unitus
alla sostanza, in quanto privatus
ista inclinatione, et sic est in participio
®. La compositio actus ut
distantis è ancora duplice: può essere
in rapporto con una substantia exterior
, come nel caso della proposizione
Socrates 4 Cfr. op. cit., pp. 483 sgg. Ma si veda anche la traduzione
inglese di Mullally (PETER OF SPAIN, Tractatus syncategorematum..., cit., pp.
17 sgg.). Si confronti quanto dice Pietto Ispano con la triplice distinzione di
compositio (rei, intellectus, sermonis) di Dialectica Monacensis, cit., p. 569.
5 PetrI HIsPANI, Tractatus syncategorematum, cit., p. 484B. Per la composizione
degli accidenti con il subiectum, si veda il Liber sex principiorum, cit., p.
35: Forma vero est compositioni contingens, simplici et invariabili essentia
consistens. Compositio etenim non est, quoniam a natura compositionis
seiungitur . 6 PerrI HISPANI, op. cit.,
p. 484B. 7 Ivi, p. 484C. 8 Ivi, p. 485F. currit °, o può essere in rapporto con
una substantia intra , x quando il
soggetto è sottinteso, come nel caso di
currit !°. In tutti questi casi,
si può dire che il concetto di compositio, in quanto fa riferimento agli
elementi di cui esprime un rapporto, rientra nella categoria di relazione !!.
Opposta alla composizione è la negatio !?. Particolarmente importante è la compositio actus ut distantis perché sta alla base del costituirsi della
proposizione 5. Il caso più semplice è quello del verbo est: esso consignificat compositionem , ma poiché
rispetto agli altri verbi esso è natura prius giacché in eis intelligitur !, tutto quello che di esso si dice vale per
gli altri verbi. Alla radice di questa interpretazione sta un passo già
ricordato di Aristotele 5, ampiamente sviluppato dalla grammatica speculativa
!. Che il verbo est, e 9 Ivi, p. 491D. 10 Cfr. ivi, e p. 486D: Quod autem in
verbo fit compositio actus ut distantis, patet per hoc quod actus significatus
per verbum semper significatut ut de altero; cum nam dico “‘cutrit’, oportet
intelligere substantiam determinatam, de qua dicatur ‘curtit’, ut praedicatum
de subiecto . 11 Si veda ivi, p. 484A: Sciendum ergo quod compositio ad aliquid
est, quia compositio est compositorum, et compositio et composita sunt
compositione composita quare compositio in praedicamento relationis erit . Cfr.
anche H. Roos, Das Sophisma des Boetius von Dacien Omnis homo de necessitate est animal in
doppelter Redaktion, Classica et
Mediaevalia , XXIII (1962): la
necessitas habitudinis terminorum
(p. 190) non è altro che
necessitas compositionis (pp.
191-192). 12 Perri HisPANI op. cit, p. 490D: Cum secundum diversitatem
compositionis (ex compositionem) diversificetur negatio, ideo post
compositionem, dicendum est de negatione ; ma cfr. L.M. DE Rjk, On the Genuine
Text of Peter of Spain's Summule logicales, II, cit, p. 89: natura divisionis
non potest cognosci nisi cognoscatur natura compositionis . 13 PerRI HISPANI,
op. cit., pp. 487A sgg. 14 Ivi, p. 483F. 15 De interpr. 3, 16b 22-25 (cfr. cap.
ILI, n. 8). 16 Cfr. ad esempio Tommaso DI ERFURT, Gramzzatica speculativa, in
Duns ScotI Opera omnia, I, cit., xxvii, $ 1, f. 59b: Verbum habet quendam modum significandi, qui
vocatur corzpositio, de quo antiqui 502 Alfonso Maierù quindi ogni altro verbo,
significhi quella compositio che è rapporto fra due termini nella proposizione
è dottrina comune; non altrettanto comune è la dottrina che suo opposto sia la
regatio. Si legga Guglielmo di Shyreswood: Sequitur de hac dictione ‘non’, et
videtur quod debeat esse verbum quia significat divisionem et haec, ut videtur,
opponitut compositioni denotatae per hoc verbum ‘est’, et sic debet esse verbum
sicut et ipsum; contraria enim ejusdem sunt generis. Et dicendum quod haec
ratio peccat dupliciter, tum quia haec dictio ‘non’ cum significet divisionem
tantum — haec dictio ‘est’ non significat compositionem tantum ut dictum est
prius et sic non significant contraria — tum etiam quia compositio denotata
sive consignificata per hoc verbum ‘est’ non opponitur ei quod est ‘non’, quia
compositio est modus significandi dependenter, ratione cujus exigit sibi
nominativum et hoc est illud quo propositio est unum ex suis partibus. Cum
autem huic consentit Grammatici mentionem expresse non fecerunt, quem tamen
modum moderni Verbo attribuunt, moti ex dicto Philosophi I. Perihermenias, cap.
3. ubi dicit quod hoc Verbum est, significat quandam compositionem, quam sine
extremis non est intelligere; et tamen hoc Verbum, est, in omni Verbo
includitur, tanquam radix omnium, ideo compositio omni Verbo inhaeret, per quam
Verbum distans a supposito, ad suppositum principaliter inclina tur (ma cfr. xviii, $ 10, f. 53b, dove l’autore,
trattando della figura, afferma che essa
sumitur a proprietate rei e che
le proprietà comuni in rebus sono tre,
proprietas simplicis, proprietas compositi, et proprietas decompositi ,
e continua. Ab his tribus proprietatibus imponit Logicus tres voces, ad significandum
scilicet Terminum, Propositionem, et Syllogismum, licet aliter sumatur
simzplicitas, compositio, et decompositio in nomine figurae simplicis,
compositae et decompositae, quam in Termino, Propositione, et Syllogismo. In Propositione enim et
Syllogismo sumitut compositio secundum distantiam circa diversa significata
diversarum vocum cadens. Sed in nomine compositae, et decompositae figurae,
sumitur compositio secundum distantiam vocum circa idem significatum eiusdem dictionis
cadens ). Cfr. anche Martino DI Dacia, Modi significandi, cit., nr. 112, p. 53:
Huic autem modo significandi essentiali generali iungitur alter modus
significandi immediatior qui dicitur compositio, et ille complectitur ab omni verbo.
Et est compositio modus significandi sive intelligendi uniens exttemum distans
cum altero extremo ; R. BACcONE, Surzza gramatica, cit., p. 80. Terminologia
logica della tarda scolastica 503 anima, asserit et est affirmatio; cum autem
dissentit, deasserit et est negatio. Est ergo compositio hujus verbi
‘est’ sicut subjectum affirmationi et negationi et opponitur negatio ejus quod
est ‘non’ affirmationi et non compositioni, nisi affirmatio vocetur compositio,
et hoc est aliud a compositione hujus verbi, ut dictum est !. In breve, la compositio è
anteriore all’affermazione e alla nega- zione, e perciò la particella zor non
si oppone a compositio; ma se si assume compositio nel senso di affirmatio, la
negazione non vale divisio, e si ha una contrapposizione. L’equivalenza tra
com- positio e affirmatio, divisio e negatio è affermata da Boezio !* ad I?
Cfr. Syncategoremata; ma cfr. anche: Sed vi- detur adhuc quod quando ‘est’ est
tertium adjacens, non sit ibi praedicatum, sed solum compositio (cfr. W. or SHERWwooD'°s Introduction to
Logic, cit., p. 27, n. 25), e Introductiones in logicam, cit., p. 33: Sed (sc. verbum) consignificat compositionem,
quae est copula et omne aliud verbum sic con- significat per naturam illius. Cfr.
MARTINO DI DACIA, Quaestiones super librum Peribermeneias, in Opera, cit., q.
12 Utrum eadem compositio in numero est
in affirmativa et in negativa , pp. 246-247:
Ad quaestionem dico, quod certum est, quod quaestio nostra non est de
compositione, quae est actio intellectus, qua componit unum cum altero. Nam
talis compositio solum est in affirmativa. Sed tantummodo quaerit de illa
compositione, quae est modus intelligendi et datus verbo pro modo significandi,
et de tali dico, quod ipsa est eadem numero affirmativa et negativa . 18 Cfr. In Arist. Periermenias, II ed.,
cit., p. 49: Igitur quotiens huiusmodi fuerit compositio, quae secundum esse
verbum vel substantiam constituat vel res coniungat, adfirmatio dicitur et in
ea veri falsique natura perspicitur. et quoniam omnis negatio ad praedicationem
constituitur igitur quoniam id quod in adfirmatione secundum esse vel
constitutum vel coniunctum fuerit ad id addita negatio separat, vel ipsam
substantiae constitutionem vel etiam factam pet id quod dictum est esse aliquid
coniunctionem, divisio vocatur. Ma già in Boezio è l’affermazione
dall’anteriorità della compositio intellectuum (e conseguentemente verborum,
che su quella si modella) rispetto all’affirmatio e alla negatio (ivi, p. 75):
Nunc vero quoniam in intellectibus iunctis veritas et falsitas ponitur, oratio
vero opinionis atque intellectus passionumque animae interpres est: (quare)
sine conpositione intellectuum verborumque veritas et falsitas non videtur
existere. quocirca praeter aliquam conpositionem nulla adfirmatio vel ne504
Alfonso Maierù Abelardo ”, da Occam® a Billingham® e Strode?, Burleigh, poi,
afferma in generale che il sincategorema è
dispositio compositionis * e, in
particolare, che i sincategoremi possono essere riferiti o alla compositio materialis , cioè alla
proposizione intesa materialiter (in quanto sta per se stessa), o alla compositio formalis , cioè alla proposizione
assunta nella sua valenza significativa *. Ma si ricordi che tutta la
discussione sulla proposizione modale verte sulla questione se il 7z0dus
determini o non determini la compositio o l’inhaerentia costituente la
proposizione #5. Se la compositio fonda la proposizione tanto che omnis progatio est (cors. mio). 19 Cfr. Introductiones
dialecticae, cit., p. 75: Compositionem
vocat affirmationem quia ostendit coniungi praedicatum subiecto. Divisionem
vocat negationem quia dividit praedicatum a subiecto . Ma come Boezio, anche
AseLARDO ritiene che la compositio intellectuum sia anteriore all’affirmatio e
alla negatio (Logica ‘Ingredientibus’): Sed tamen consignificat (sc. ‘est’),
id est cum aliis significat quandam comzpositionem, id est quendam compositum
intellectum sive affirmativum sive negativum, et per compositionem tantum
compositionem intellectus accipimus. Cfr. Prooemium libri Periermenias (in
Expositio aurea, cit.): Nam in
compositione et divisione est veritas vel falsitas e sine compositione et divisione, hoc est,
sine affirmatione et negatione non sunt vera nec falsa . 2 Speculum..., cit.,
p. 338: Terminus est in quem resolvitur propositio, ut praedicatum et de quo
praedicatur, apposito vel diviso esse vel non esse, id est in propositione
affirmativa vel negativa , e il ms. Venezia, Bibl. s. Marco, Z.
lat. 277 (= 1728), f. 2r, espone (cit. ivi, p. 323): composito vel diviso, esse vel non esse,
idest in propositione negativa vel affirmativa . 2 Cfr. Logica, cit., f. 13rb: Et dicuntur sola verba significare cum
tempore, quia ipsa sola sunt instrumenta quibus mediantibus [anima est] anima
est apta pro certo tempore componere vel dividere, id est affirmare vel negare
. 23 Cfr. De puritate artis logicae, cit., p. 221. 2 Ivi, pp. 141, 224-225,
227, 235, ecc. 25 Cfr. cap. V, $ 3: compositio e inbaerentia sono sinonimi per
le Sumzze Metenses e Guglielmo di Shyreswood positio est compositio *, la proposizione composita però è la
proposizione ipotetica: così per lo ps. Apuleio ”, per Ars Meliduna*, per
Averroè ?, per Alberto Magno Un'altra accezione meno stretta di compositio è
quella che denota l’unione di più voces costituenti un’oratio, non
necessariamente una enuntiatio o propositio 8; in tal caso il termine è
equivalente del boeziano comzplexio ®, e terminus compositus sta a designare
anche l’unione di nome e aggettivo #. Ma compositio 2% L.M. De Rijk, On the
Genuine Text of Peter of Spain's Summule
logicales , III, cit., p. 46 (è il commento a Pietro Ispano di Robertus
Anglicus). 2 Cfr. Peribermeneias, cit., 2, p. 177 (v. cap. V, n. 26); cfr.
SULLIVAN, Apuleian Logic, cit., pp. 24-30. 28 Op. cit., p. 352: Deinceps ad compositas ypotheticas
transeamus. Compositarum, prout hic accipitur ‘composita’, quatuor sunt genera
. 2 Cfr. AristoTELIS Opera cum AverROIS commentariis, I, i, Venetiis 1562 (ed.
anastatica Frankfurt a. M. 1962), De interpretatione I, 721: Oratio
est vel simplex vel composita Composita vero est, quae ex duabus constat
orationibus simplicibus . 3 Liber I Peribermeneias, in Opera, I, cit., p. 410b:
enuntiatio simplexcomposita o hypothetica. 3 Cfr. PETER or SPAIN, Tractatus
syncategorematum..., cit., p. 20 (proposizione imperfetta). 32 Cfr. Boezio, In
Cat. Arist., cit., 169A: Sine complexione enim dicuntur quaecunque secundum
simplicem sonum nominis proferuntur, ut homo, equus: his enim extra nihil
adjunctum est. Secundum complexionem dicuntur quaecunque aliqua conjunctione
copulantur, ut aut Socrates aut Plato, vel quaecunque secundum aliquod accidens
conjunguntur ; e 181A (il testo è nella n. 6, cap. III). Si noti però che
cormzplexio vale anche conclusio e ‘dilemma’ in Cicerone (cfr. KNEALE, op.
cit., p. 178). 3 BrLLincHAM, Speculum..., cit., p. 351: Sic cum terminis compositis, ut ‘homo albus
currit: hoc cutrit et hoc est homo albus, igitur etc.’ ; il termine compositus
nell'esempio è homo albus. Cfr. Pretro DI MANTOVA, Logica, cit., f. [66vb]:
nomen compositum è vox incomplexa risultante di più parti: Verumtamen quia consuevimus scire quid
vocabulum significaret extra compositionem, cum veniunt duo vocabula in
compositione, vocabulum illud resultans dicimus significare aut connotare illud
quod istae duae dictiones significant per se sumptae antequam intrarent
compositionem 506 Alfonso Maierù designa
anche l’unione di termini significativi nella proposizione o nel periodo #.
Un’accezione più tecnica di compositio, ma poco diffusa, è quella che denota il
procedimento logico della probatio quando si procede dai termini superiori:
così in Billingham *, e forse i precedenti sono da rintracciare nei Tractatus
Anagnini* e nelle Summulae di Pietro Ispano ”. Nella dottrina della conoscenza
(in particolare del giudizio), compositio si oppone a resolutio e designa o,
platonicamente, il processo dal molteplice all’unità oppure, aristotelicamente,
il processo dal semplice al complesso *. (esempio può essere respublica);
invece, nota il Mantovano (ivi, f. [65ra]): quilibet conceptus mentalis est
simplex, ita quod nulla est pars orationis in mente quae sit composita, quia
tunc partes orationis significarent separate . HevrEsBury,
De sensu composito et diviso, cit., f. 3a-b, ha terminus aggregatus (es. duo homines ). * HevTesBury, De scire et
dubitare, cit., f. 14vb: et quod illa
propositio significat praecise iuxta compositionem terminorum , e f. 15va: et
quod haec propositio ‘hoc est homo? significat primo et principaliter iuxta
compositionem terminorum ; STRODE, Conseguentiae, cit., f. 32ra: Sed omnes istae regulae debent intelligi
generaliter cum significant praecise ex compositione suarum partium primarie
praecise significantium . 35 Cfr. cap. VI, n. 55. 3% Tractatus Anagnini, cit.,
p. 225: Contra hoc quidam dicunt: illud quod est superius cognitione, etiam fit
pars in constitutione inferioris, perhibentes speciem constate ex genere et
substantialibus differentiis. Hoc verbo quidem simplices abducti dicebant genus
esse quasi materiam, differentias vero quasi formas ex quibus iunctis
constitueretur species. Sed dicit Magister Adam: “omne significatum dictione
est simplex et incompositum”; et dicit ‘componitur’, idest diffinitur,
‘constitutio’ pro diffinitio, ‘constitutio specie? pro diffinitio speciei. Item, compositio illa,
secundum quam reducuntur inferiora ad sua superiora, opposita est illi
compositioni, secundum quam superius reducitur ad sua inferiora ; il
procedimento, caratterizzato da Billingham come compositio, è il primo, se per
reducere si intende ‘ricondutre’, ‘riportare’ logicamente. 3 Cfr. GarceAU, Iudicium ..., cit., pp. 268-269; cfr. n. 5 al
cap. VI Terminologia logica della tarda scolastica 507 Per quanto riguarda,
infine, la terminologia impiegata nella trattazione del senso composto e del
senso diviso, notiamo che vengono usate le seguenti espressioni: fallacia
compositionis fallacia divisionis, o semplicemente compositio (o
coniunctio)divisio; sensus compositionis sensus divisionis; sensus
compositussensus divisus®. 2. Aristotele Le fallaciae del ‘senso composto’ e
del ‘senso diviso’ sono illustrate da Aristotele negli Elenchi sofistici, ai
capitoli 4° e 20 #!. Incluse tra gli errori dipendenti dal linguaggio usato
(rapà TÙv Mew, secundum locutionem, o dictionem) esse sono stretta. mente connesse,
tanto da rappresentare l’una il reciproco dell’altra. Infatti, si ha fallacia
in senso composto quando si congiungono termini che vanno tenuti divisi, e si
ha fallaci in senso diviso quando si dividono termini che vanno presi in
congiunzione tra loro. Perciò, nel corso del capitolo 20, Aristotele sugge 39 La schedatura del De sensu composito
et diviso di HevresBurY ha dato i seguenti risultati: oltre a sensus compositus
e sensus divisus, l’autore usa, per designare senso composto e senso diviso: compositio
e divisio (ivi, ff. 2ra, 2rb tre volte, 3va, 4ra), fallacia compositionis et
divisionis (f. 3ra-b) e ancora: sensus divisus significat divise (f. 2vb),
diversitas componendi vel dividendi
(f. 2ta), componere vel
dividere (f. 3rb); usa inoltre
compositio per indicare l’unione di più termini che segua un altro termine, ad
esempio possibile (f. 2rb, 2va tre volte); simplex compositio —
duplex compositio (f. 3rb). Per
le occorrenze nelle Regulae, cfr. n. 147. 4 De soph. el. 4, 165b 26 e 166 a
23-38. 41 Ivi 20, 177a 33-b 34. . 4 Ivi, 177a 34-35; transl. Boethii (rivista
in base alle indicazioni fornitemi da L. Minio-Paluello con lettera del
23.12.71) in Boezio, Elenchorum sophisticorum Aristotelis interpretatio, P. L.
64, 1029C (si tratta della traduzione boeziana elaborata sul greco dal Lefèvre
d’Etaples): Manifestum autem et eas,
quae propter compositionem et divisionem, quomodo solvendum, nam 508 Alfonso
Maierù risce di assumere in congiunzione i termini che, intesi divisi, dànno
luogo alla fa/lacia in senso diviso e, viceversa, di assumere divisi i termini
che, congiunti, dànno luogo alla fa/lacia in senso composto. I medievali hanno
poi fatto propria la raccomandazione aristotelica: ripetono spesso ubi peccat
compositio, ibi solvit divisio , e viceversa ‘, e trattano insieme le due
fallaciae come due complementari possibilità di errore. Gli esempi con i quali
Aristotele dà una prima illustrazione del senso composto sono: a) possibile est sedentem ambulare, et non
scribentem scribere ; b) discit nunc
litteras, si quis didicit quas scit ; c)
quod unum solum potest ferre, plura potest ferre *. È evidente che l’errore si divisa et
composita oratio aliud significat cum concluditur, contratium dicendum ; ma v.
anche De sopb. el. 23, 179a 11-14; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1032B.
4 Cfr. Glose in Aristotilis Sophisticos elencos, cit., p. 246: Conpositio est solvenda per divisionem, et
divisio per conpositionem ; Fallacie Parvipontane: Ubi enim fallit divisio, ibi
solvit compositio, et econverso ; Vincenzo DI BEAUVAIS, op. cit., 277: Iuxta
quod dicit Aristoteles, ubi fallit compositio, ibi soluit divisio, et e
converso e ad haec omnia docet
Aristoteles simul soluere, scilicet ut si concludatur divisim, dicendum est
quoniam coniunctim concessum fuit, et e converso ; Ps. BACONE, Sumule
dialectices, cit., p. 342: Nemo enim debet dubitare quin fallacia composicionis
decurrat super hanc maximam, ‘si conjunetim ergo divisim’, divisio super hanc
maximam, ‘si divisim ergo conjunctim’; ergo (in) fallacia composicionis
conceditur composicio et probatur divisio, et in fallacia divisionis e
contrario ; ALBERTO M., Liber I Elenchorum, in Opera, IL, cit., p. 547b: Adhuc autem notandum, quod licet semper simul
sint compositio et divisio in oratione quantum ad hoc quod si compositio
fallit, divisio solvit, et e converso ; ALBERTO DI Sassonia, Logica, cit., V,
4, f. 40rb: omnis syllogismus peccans per fallaciam compositionis solvitur pet
divisionem et e converso ; BILLINGHAM, De sensu composito et diviso, in
Speculum..., cit., p. 387, ma cfr. n. 97. % De sopb. el. 4, 166a 23-32; transl.
Boethii in Boezio, op. cit., 1010D1011A. Teniamo presente anche le osservazioni
di COLLI (si veda) in ARISTOTELE, Organon, trad. it. e note, Torino. Per il
terzo esempio, il Colli rinvia a PLaToNE, Euthyd., 294A. Terminologia logica
della tarda scolastica 509 nasce in tutti i casi dal porre in congiunzione
termini che vanno presi separatamente: la prima proposizione va intesa così:
‘chi sta seduto può camminare, chi non scrive può scrivere’, mentre, assumendo
congiunti i termini sedentem-ambulare, scribentemscribere, si cade in errore;
la seconda va interpretata: ‘intende le lettere, giacché ha imparato ciò che
ora conosce’ e non: ‘intende le lettere, giacché ha ora imparato ciò che
conosce’, congiungendo didicit-nunc; la terza: ‘chi può portare un solo
oggetto, può portarne più’ uno per volta, non contemporaneamente. Gli esempi
che Aristotele utilizza per il senso diviso sono: a) quod quinque sunt duo et tria, paria et
imparia, et quod majus aequale, tantumdem enim est majus et adhuc amplius ;
b) ego posui te servum entem liberum ;
c) quinquaginta virum centum heros
liquit Achilles 4. In questo caso, gli
enunciati vanno così interpretati. Il primo: 5 è uguale a 2 e 3, e il 2 e il 3
sono rispettivamente pari e dispari; non è vero che 5 è uguale a 2 e 5 è uguale
a 3 (separatamente) e quindi che 5 è insieme pari e dispari; né è vero che
qualcosa è maggiore ed uguale a qualcos'altro, che seguirebbe se si ritenesse
che 5 è uguale a 3 e che 5 è uguale a 2 (mentre è maggiore di entrambi) per il
fatto che 5 è uguale a 3 e a 2. Il secondo: ‘io ho fatto di te che eri schiavo
un uomo libero”, mentre non è corretto intendere (separatamente) ‘io ti ho
fatto schiavo e io ti ho fatto libero’. Il terzo: ‘di cento uomini il divino
Achille lasciò cinquanta’, ma non separando la parola virum da centum e
congiungendola a quinquaginta. Nel capitolo 6, poi, dove tutte le fallacie sono
ricondotte all’ ignoratio elenchi ‘,
Aristotele afferma che composizione e divisione derivano dal fatto che il
discorso, nonostante l’appa4 De sopb. el. 4, 166a 33-38; transl. Boethii in
BoEzio, op. cit., 1011A; il secondo esempio, che ha riscontro in TERENZIO,
Andria (v. 37: Scis: feci ex seruo ut esse libertus inihi ), probabilmente
deriva da una commedia greca; il terzo, forse da un poema perduto. 4 De sopb.
el.] renza, non è lo stesso se inteso in un modo o nell’altro, e perciò i due
sensi vanno distinti alla ricerca di quello corretto ”, Infine, nel capitolo
20, dove mostra la soluzione da dare a questo tipo di fallacia, Aristotele dà
un altro buon numero di esempi di enunciati, nei quali l’interpretazione in un
senso o nell’altro conferisce al tutto un valore diverso. Ricordiamo tre di
essi che hanno avuto una certa fortuna nel medioevo. Il primo: Putasne quo vidisti tu hunc percussum, illo
petcussus est hic? et quo percussus est, illo tu vidisti? , donde appare la
differenza tra il dire videre oculis
percussum e il dire oculis percussum videre (‘vedere, con gli occhi, colui che è
percosso’ e ‘vedere, colui che è percosso con gli occhi’): esso avrà fortuna
nel secolo XIII, in concorrenza con il secondo esempio del senso composto sopra
riportato. Il secondo è: Putasne malum
sutorem bonum esse? sit autem quis bonus, sutor malus, quare sutor malus ® e mostra la difficoltà che nasce dal fatto
che attributi opposti sono congiunti con lo stesso nome; il calzolaio, buon
uomo e cattivo artigiano, non può essere ciabattino buono e cattivo insieme. Il
terzo esempio è: Putasne ut potes, et
quae potes, sic et ipsa facies? non citharizans autem habes potestatem
citharizandi, 47 Ivi, 168a 26-28; cfr. anche 7, 169a 25-26. nei 20, 177a 36-38
e b11; transl. Boethii in Borzio, op. cit., 1029D# Ivi, 177b 14-15; transl.
Boethii in BorzIo, op. cif., 1030A. L’esempio occorre anche in De inferpr. 11,
20b 35-36, dove si discute della liceità di affermare unum de plutibus vel plura de uno e quindi di operare un’inferenza valida da
due proposizioni in congiunzione tra loro con predicati differenti e identico
soggetto (ma è da notare che la transl. Boethii, Aristoteles latinus , II, 1-2, cit., p. 24,
ha citharoedus dove Aristotele ha oxvTEÙS) a una proposizione con soggetto
immutato e predicati in congiunzione tra loro. fa Terminologia logica della
tarda scolastica 511 citharizabis igitur non citharizans 9; esso si ricollega al primo degli esempi
del senso composto sopra ricordato. La dottrina di Aristotele, per quanto
riguarda il nostro argomento, è tutta qui. Un contributo potrebbe ticavarsi
dalla discussione dei sillogismi modali a premesse in senso composto o in senso
diviso, ma le due pagine della logica aristotelica non sono accostabili
immediatamente 5. Per l’una, come per l’altra, saranno i maestri medievali a
fornire analisi più precise e puntuali. 3. Da Boezio alla fine del sec. XII La
prima patte della Logica modernorum di De Rijk è, come s'è detto, uno studio
sulla dottrina dei sofismi nel medioevo fino al secolo XII incluso. I risultati
cui l’autore è giunto sono i seguenti: a) la prima fonte per la dottrina dei
sofismi nell’alto medioevo è Boezio, che ne fornisce alcuni elementi nel
secondo commento al De interpretatione © e nell’Introductio ad syllogismos
categoricos *. Ma tra i sofismi esaminati da Boezio in questi testi non
figurano quelli secondo la composizione e la divisione; De soph. el. 20, 177b
22-25; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1030A. 51 Cfr. BocHENSKI, La
logigue de Théophraste, cit., che registra a p. 136 ( Index des termes
techniques grecs ) solo Statpeote, che però occorre, alle pp. 63 sg. e 114, a
proposito della ‘scala ontologica’ platonica, dalla quale trae origine il
sillogismo aristotelico, e del rapporto tra i termini di questo. 52 In Arist.
Periermenias, II ed., cit., pp. 129-134, cit. in De Rgk, Logica modernorum, I,
cit., pp. 25-27; le fallaciae ricordate sono quelle secundum aequivocationem,
secundum univocationem, secundum diversam partem, secundum diversum relatum,
secundum diversum tempus, secundum diversum modum: cfr. ivi, pp. 27-28. 5 Op.
cit., 778B-780A e 803B-D; cfr. DE Rik, op. cit., I, pp. 4041. 5 Cfr. il
prospetto in cui sono confrontati i risultati raccolti dai due testi boeziani
in De Rik, op. cit., I, pp. 42-43. Ma cfr. Frustula logicalia, cit, p. 616:
Queritur cur Boetius non enumeravit divisionem et coniunctionem et amphiboliam,
que magis proprie impediunt propositionum dividentiam 512 Alfonso Maierù b)
sulla traccia di Boezio si muovono le varie Glosule in Peribermeneias fino ad
Abelardo 5; c) il primo cenno in Abelardo al sensus per divisionem e al sensus
per compositionem quale indicato dagli Elenchi sofistici è nella Logica
‘Ingredientibus’, a proposito delle modali: la modale in senso composto è
modale de Sensu, la modale in senso diviso è modale de re *; d) Adamo
Parvipontano nell’Ars disserendi enumera i sofismi ex coniunctione ed ex
disiunctione, corrispondenti al senso composto e al senso diviso di
Aristotele”, segno di una più decisa penetrazione degli Elenchi sofistici nelle
scuole medievali. Ma è con i primi commenti agli Elenchi sofistici prodotti
dalla scuola di Alberico di Parigi e poi con i commenti dei Parvipontani che si
hanno le prime esposizioni sistematiche del senso composto e del senso diviso,
tanto che esse penetrano anche nelle esposizioni del De interpretatione, là
dove Boezio aveva introdotto le fallaciae 8. Noi cercheremo di ripercorrere
brevemente il cammino della dottrina utilizzando i testi editi dal De Rijk. Le
Glose in Aristotilis Sophisticos elencos dànno un’analisi abbastanza elementare
del testo aristotelico, e riferiscono opinioni di maestri precedenti. La
conpositio è definita [....] proprietas
orationis secundum quam ea que divisim data sunt, coniunctim accipiuntur, ut
‘iste veronensis valet bunc panem et hunc, ergo vale duos panes’. Non sequitur,
quia datum est istum veronensem quam que enumerat . Cfr. n. 58. 55 Cfr. De
Rijx, op. cit., I, pp. 44-48. $ Op. cit., p. 489, e Glosse super
Periermenias..., cit., p. 13; cfr. De Rijk, op. cit., I, pp. 57 sgg., dove si
discute della conoscenza che Abelardo aveva degli Elenchi sofistici. 5 Op.
cit., pp. 63 e 65; cfr. De Ru, op. cit., I, pp. 72 sgg. 5 Cfr. Frustula
logicalia, cit., p. 613, pp. 616 sg. (cfr. n. 54) e p. 619: Videntur tamen quedam esse que impediunt
contradictionem, que Boetius non ponit, scilicet divisio, compositio, accentus,
amphibologia . Terminologia logica della tarda scolastica 513 valere hunc et
hunc panem divisim, sed non coniunctim
9. Ciò che distingue la compositio e la divisio è questo: quando la
seconda è vera e la prima è falsa, si ha il sophismza conpositionis, quando la
conpositio è vera e la divisio è falsa, si ha il sophisma divisionis®. I modi o
le specie di composizione sono tre, per il nostto testo: quandoque conponimus plura uni, ut ‘iste
veronensis valet bunc et bunc pane; quandoque unum pluribus, ut ‘Socrates et
Plato habet unum caput’; quandoque plura inter se, ut ‘possibile est album esse
nigrum’ vel ‘hic et hic veronensis valet istum et istum panem’ ®®. Nel testo si
introduce una distinzione importante: senso composto (corpositio) e senso
diviso (divisio) possono avere otigine in voce, cioè nella struttura
linguistica della frase, o securdum intellectum, cioè nella diversa
intelligenza della frase stessa °°. Apprendiamo che Maestro Giacomo Veneto
riteneva che oggetto dell’analisi del logico sia la struttura della frase ®
giacché il logico in essa individua le difficoltà o deficienze che dànno luogo
ai sofismi. Un esempio di questo modo di considerare il senso composto e il
senso diviso può essere il seguente, relativo al senso composito: ‘omne non-scribens potest scribere, sed
Socrates est nonscribens, ergo potest scribere, ergo Socrates scribit’ dove
datum est Socratem scribere cum potentia (sc. potest scribere) et postea
divisum est a potentia, cum intulit: ‘ergo Socrates scribi *. 5 Op. cit., p. 209. 9 Ivi. s Ivi. 6 Ivi,
p. 246 (a De sopb. el. 20, 177b1): Due
sunt species divisionis et conpositionis, (una) secundum intellectum, et altera
secundum vocem . 6 Ivi, p. 209: Magister
vero Iacobus dicit conpositionem et divisionem tantum esse in voce, et non
secundum intellectum. Est autem conpositio secundum ipsum quando aliguid
conponitur cum aliquo et postea accipitur divisim et seorsum . # Ivi. 33 514
Alfonso Maierù Il nostro autore, per la verità, almeno in due luoghi riconosce
che Aristotele tratta della corpositio e della divisio secundum vocem , e sottolinea il primato
dell’oratio che esprime l’intellectus ©. Questi rilievi sono importanti perché
permettono di notare come i maestri medievali mirassero a trasferire sul piano
linguistico il discorso sui sofismi, in modo da trovate su questo piano
accorgimenti formali atti a evitare errori. Un altro testo, quasi contemporaneo
alle Glose, cioè la Surzzza Sophisticorum elencorum, critica questa tesi e il
tipo di analisi in vocibus o in sermonibus o în terminis % e sostiene che il
sofisma in senso composto (compositionis) o in senso diviso (divi sionis) ha
origine in intellectibus, nel fatto cioè che una proposizione si presta ad
essere interpretata secondo diversi punti di vista. Si richiama l’attenzione,
ad esempio, sulla proposizione possibile
est sanum esse egrum , la quale, intesa in senso diviso, è vera, in senso
composto è falsa, senza che la diversa considerazione implichi modificazioni
nella struttura linguistica 65 Ivi, p. 222 (a De sopb. el. 6, 168a 26): Ad quod dicendum quod Aristotiles loquitur
hic de conpositione et divisione que fit secundum vocem et non secundum
intellectum. Et conpositio et divisio secundum intellectur continetur sub
oratione, quia oratio continet amphibologiam et conpositionem et
divisionem (cors. mio), e p. 246 (a De
soph. el. 20, 177b1; continua il testo cit. in n. 63): Sed cum dicit Aristotiles: “quod est secundum
divisionem, non est duplex”, tunc loquitur de divisione vocis, quia alia vox
est divisa et alia conposita. Quidam enim dicunt quod hec conpositio fit in
intellectibus; quidam alii dicunt quod tantum fit in vocibus . Illi qui dicunt
quod fit in sermonibus vel in vocibus , e p. 314: Et ideo sciendum est quod
secundum illos qui dicunt sophisma conpositionis tantum esse in terminis: Hec
autem sententia, scilicet quod compositio dicatut tantum in terminis, nobis non
placet. Sed dicimus quod fallacia compositionis fit in intellectibus, et hoc
videlicet quod plura significantur vel intelliguntur in aliqua oratione ; lo
stesso vale per la divisio, pp. 317 sgg. Terminologia logica della tarda
scolastica 515 della frase. Lo stesso testo ammette, però, che i sostenitori
della tesi opposta evitavano l’errore in senso composto o in senso diviso
ricorrendo ad accorgimenti riguardanti la disposizione dei termini
nell’enunciato. L’opposizione del nostro anonimo autore, in realtà, non vale a
negare una linea di tendenza che riconosce nella constructio, nella ‘sintassi’,
cioè nella diversa disposizione dei termini nell’enunciato, l’unica possibilità
di fissare regole stabili per il riconoscimento dell’un senso e dell’altro.
Semmai, le sue critiche sottolineano la necessità di un’analisi approfondita, i
cui risultati valgano a fugare ogni dubbio. Et ideo sciendum est quod secundum
illos qui dicunt sophismata conpositionis tantum esse in terminis, fit illa
talis conpositio duobus modis, aut scilicet quando prius coniungimus duas voces
et postea separamus, scilicet cum relinquimus unam et concludimus aliam, ut
superius diximus [è il caso di potest
scribere nell’antecedente e scribit
nella conclusione], aut quando prius aliquod adverbium iungimus cum
aliquo verbo, postea illud idem iungimus cum alio verbo, ut in supradictis
paralogismis patuit [è il caso, ad esempio, di
verum est nunc Socratem fuisse conclusum, ergo nunc verum est quod
Socrates fuit conclusus ]. Et etiam sciendum est quod
secundum istos nulla orationum predictarum est multiplex. Unde non est
dividendum, sed dicendum quod alia est conposita et alia divisa. Ut in istis
est: ‘veruzz est nunc Socratem fuisse percussum’, hec est composita: ‘ergo verum
est quod Socrates fuit percussus nunc’, hec divisa . 70 Sulla scia della Summa,
almeno per quanto ci riguarda, si muovono le Fallacie Vindobonenses, cit.:
analoga è la caratterizzazione della fallacia in base all’intelligere (p. 508:
Fallacia compositionis est quando compositio est falsa, et divisio vera, ut
‘omnia individua predicantur de uno solo’. Si velis intelligere coniunctim,
falsum est. Si vero divisim, verum est, idest quod unumquodque individuum
predicatur de uno solo. Fallacia divisionis est quando divisio est falsa et
compositio vera, ut ‘duo et tria sunt quinque?. Si velis intelligere divisim,
falsum est; si vero coniunctim, verum est), come è analoga la distinzione dei
paralogismi secundum habundantiam e secundum defectum (cfr. la Summa, cit., p.
320: Item. Vel alii paralogismi qui
fiunt secundum habundantiam et defectionem, de quibus dubium est sub [Più
interessante la trattazione della compositio e della divisio contenuta nelle
Fallacie Parvipontane. Precisato che senso composto e senso diviso sono
pertinenti alla substantia vocis, cioè alla ipsa vox, mentre accentus e figura
dictionis spettano agli accidentia vocis, compositio e divisio sono così
descritte: Compositio itaque est fallax coniunctio aliquorum que voce et
intellectu dividi debelre)nt vel intellectu tantum. ‘Fallax coniunctio’ dicitur
ideo quia nisi sit fallacia, non est compositio. Hoc enim nomen ‘compositi’
prout hic sumitur, nomen fallacie est; ‘voce et intellectu ideo dicitur quia
compositionum alia fit voce et intellectu, ut hec: ‘possibile est album esse
nigrum’, alia intellectu tantum, ut hec: ‘ista navis potest ferre centum
homines”. Divisio est fallax divisio aliquorum que voce et intellectu coniungi
deberent". Riteniamo che
ciò che è detto di compositio valga anche di divisio, anche se non risulta
esplicitamente dal testo. Compositio e divisio sono dunque i nomi delle
fallacie, la prima delle quali è una congiunzione erronea, la seconda una
divisione erronea di termini: congiunzione e divisione erronee che hanno la
loto radice non solo nella vox ma anche in intellectu, o addirittura soltanto
nell'intelletto ??; con ciò il testo assume una posizione media tra chi qua
specie fallaciarum reducantur , e le Fa/lacie Vindobonenses, cit., p. 509: Item
fiunt paralogismi secundum compositionem. (Qu)orum quidam videntur fieri
secundum superhabundantiam, quidam (secundum) defectum : ma il rilievo è già in
DE Ry. Più oltre ci si chiede quale differenza vi sia tra la fallacia secundum
plures interrogationes ut unam e compositio e divisio: Eadem enim est oratio sophistica ex
compositione et divisione et secundum hanc fallaciam. Verbi
gratia: ‘quingue duo sunt et tria’. Sub hac forma proponuntur plures
propositiones velut una. Potest etiam intelligi composita, similiter et
divisa. Et videntur adtendi omnes iste fallacie secundum idem quod secundum
copulationem terminorum. Et tamen adtendenda est differentia quia compositio
vel divisio fit secundum coniunctionem vel disiunctionem vocis cum coniunctione
vel disiunctione intellectus; fallacia Terminologia logica della tarda
scolastica 517 sosteneva che la radice del sofisma è la vox e chi sosteneva
ch'è l’intellectus. i; 3 L’anonimo autore presenta poi un’accurata analisi dei
vari ‘modi’ sofistici propri del senso composto e del senso diviso. Essi sono
undici: cinque sono comuni ai due sensi, tre del senso composto, tre del senso
diviso. Esaminiamo i primi cinque modi comuni. Primus est quando aliqua dictio ita sumi potest ut
sit subiectus vel predicatus per se vel determinatio predicati ?3. La
proposizione possibile est album esse
nigrum può essere interpretata in modo
da considerare possibile soggetto e il resto predicato, o viceversa, e meglio,
che il dictum album esse nigrum sia soggetto e possibile sia predicato: in
tal caso, la proposizione è in senso composto ( erit oratio composita ) e
falsa; oppure, si può intendere che possibile sia determinatio pre dicati , cioè che a/bum sia
soggetto e possibile est esse
nigrum sia predicato; qui possibile
determina solo il predicato determi. nando la copula est, e non è uno degli
estremi della proposizione: essa interponitur, la proposizione è in senso
diviso e vera”. Secundus modus est quando aliqua dictio ita sumi potest ut sit
predicatus cuiusdam cathegorice vel determinatio consequentis cuiusdam
ypothetice ”. Data la proposizione
Socratem esse animal si Socrates est homo autem secundum plures
interrogationes ut unam facere fit secundum modum proponendi qui fit tanquam
una proponatur, cum plures proponuntur. Unde non adtenditur secundum vocem
ideoque extra dictionem dicitur esse hec fallacia; la prima interpretazione
intende la proposizione come un sermo de
dicto , la seconda come sermo de re; v.
cap. V. 75 Ivi, p. 577. 318 Alfonso Maierùà est necessarium , si può intendere
che mecessarium sia predicato del dictum di
si Socrates est homo, Socrates est animal : in tal caso la proposizione,
composta di un soggetto (che è il dictum di una ipotetica) e di un predicato, è
categorica, è in senso composto e vera; ma può intendersi che wecessarium
determini solo il conseguente dell’ipotetica
si Socrates est homo, Socrates est animal in modo tale che antecedente sia si Scenes
est homo e conseguente sia tutto Socratem esse animal est necessarium : in
questo secondo caso è in senso diviso e falsa ”. PA foce fee si qa aliqua
propositio ita sumi potest ut È lusdam ypothetice copulate vel i i cuiusdam
condicionalis 7, 7 iabnianicaii Sia data la proposizione Cesar est animal et Cesar est substantia, si
Cesar est homo : se la si intende come proposizione copulativa, le sue due
proposizioni componenti congiunte da ef sono
Cesar est animal , Cesar est
substantia si Cesar est homo ; in tal caso la proposizione è in senso diviso e
falsa; se invece la si intende come una proposizione condizionale tuo
antecedens è si Cesar est homo e suo consequens è Cesar est animal et Cesar est substantia :
qui Cesar est animal è parte del
conseguens: la proposizione è in senso composto e vera ®, Quartus modus est
quando dictio di i A ; istrahi potest ad di diversorum potest esse
determinativa”9, si VSS IRE Nella proposizione
quicquid est verum semper est verum , l’avverbio semper può intendersi
in congiunzione col primo est o col secondo est: se si intende quicquid est semper verum est verum.] la
proposizione è in senso composto e vera; se si intende quicquid est verum, semper est verum , è in
senso diviso e falsa ®0. Quintus modus est quando aliqua dictio non posita
intelligitur apponenda, vel semel posita intelligitur repetenda 8; Nella
proposizione Socrates videt solem ubi
sol est si può sottintendere existens, e
se si congiunge a Socrates ( Socrates existens videt solem ubi sol est ) si ha
senso composto falso ©, se invece si congiunge con solerz ( Socrates videt
solem existentem ubi sol est ), si ha senso diviso vero. Invece nella
proposizione tu es vel eris asinus si può intendere ripetuto un termine: se è da
ripetere #4, si ha la proposizione tu es
vel tu eris asinus che è una
disgiunzione in senso diviso e vera (è vera la prima proposizione che la
compone); se è da ripetere 4sir4s, si ha
tu es asinus vel eris asinus che
è una proposizione de disiuncto
predicato , in senso composto e falsa ®. I modi propri del senso composto e del
senso diviso sono dati nel testo in parallelo e mostrano come un senso sia il
reciproco dell’altro. Primus
modus qui est compositionis proprius, est quando aliqua predicantur de
aliquo divisim que volumus fallaciter de eodem predicari coniunctim; Primus
modus qui est proprius divisionis, est quando aliqua coniunctim predicantur que
fallaciter volumus divisim predicari de illo *. 80 Ivi, p. 579. 81 Ivi. 8
In realtà, si può chiedere a chi vada riferito existens, se a Socrates, o a sol
in ubi sol est; dalla conclusione del paralogismo seguente si ricava che va
riferita a Socrates: Potest enim
intelligi hec dictio ‘existenten’, et sic propositio vera est; vel hec dictio
‘existens’, et sic propositio falsa est. Fit ergo secundum hoc talis
paralogismus: ‘Socrates videt solem ubi sol est, sed ubicumque Socrates videt,
ibi sol est, ergo Socrates est ubi sol est’
(ivi). 83 Ivi. 84 Ivi, p. 580. 520 Alfonso Maierùà L'esempio che illustra il modo
del senso composto è: hec ypotetica est
simplex et est propositio, ergo est simplex propositio nel consequens noi congiungiamo erroneamente
due termini (& siva plex propositio ) che andavano tenuti divisi. Per il
modo del senso diviso il testo fornisce quest’esempio: iste homo est albus monachus et iste homo est
monachus, ergo iste homo est albus : nella conclusione noi predichiamo albus di
homo erroneamente separato (‘diviso’) dal termine monachus ®. i Secundus modus
secundum compositionem est quando aliquid attribuitur pluribus gratia
cuiuslibet eorum et postea assumitur tam uam attribuatur eis gratia eorum
simul; Secundus modus secundum Siivi stonem est quando aliquid attribuitur
aliquibus gratia eorum simul postea autem sumitur ac si attributum sit eis
gratia singulorum *, i Anche qui gli esempi illustrano come il modo della
composizione e quello della divisione siano reciproci. Per il senso
composto: individua predicantur de uno
solo, sed ista duo Socrates e Plato sunt individua, ergo predicantur de uno
solo ; è evidente che predicari de uno
solo è proprio di ciascuno individuo non
di più insieme. Viceversa, per il senso diviso:
isti duo hatiliies desinunt esse, si aliquis desinit esse, ipse moritur,
ergo isti duo moriuntur ; desinere esse qui è predicato di duo homines insieme
considerati, mori è predicabile solo di ciascuno singolarmente preso: posto
perciò che solo uno dei due uomini muoia, è vero che isti duo homines desinunt
esse , ma non che tei duo moriuntut ,
Tertius modus qui est secundum compositionem, est quando aliquid attribuitur
alicui respectu diversorum temporum, postea fallaciter infertur ac si
attributum sit illud respectu unius temporis tantum 88; Tertius modus qui
proprius est divisionis, est quando aliqua negando sive affirmando attribuuntur
alicui coniunctim, postea vero separatim inferuntur ®, Anche in quest’ultimo
caso si ha, come nei due precedenti, una diversità di predicazione. Socrates fuit in diversis locis, ergo verum
fuit Socratem esse in diversis locis
e album fuit nigrum, ergo verum
fuit album esse nigrum sono esempi che
illustrano come ciò che è predicato va inteso divisimz secondo una diversa
verificazione temporale e non coriunctim, cioè con simultanea verificazione;
sono perciò esempi del senso composto.
Socrates non potest esse albus et niger, ergo Socrates nec potest esse
albus nec potest esse niger : la negazione qui riguarda la contemporanea
predicabilità di due contrari, non la predicabilità anche ‘divisa’ di essi; è
un esempio di senso diviso”. Questa lunga analisi dei vari modi — che trova
riscontro in parte nei Tractatus Anagnini* ed è presupposta dalle Fallacie 89
Ivi, p. 582. 90 Ivi, pp. 581-582. 9 Op. cit., pp. 331-332: si esaminano
congiuntamente compositio e divisio. Il testo annuncia septem principales modos (p. 331), ma s’interrompe dopo il sesto. I
primi due modi corrispondono ai primi due modi comuni delle Fallacie
Parvipontane (ivi: per il primo modo è dato l'esempio album possibile est esse
nigrum ; il secondo segue il primo senza soluzione di continuità ed ha il
seguente esempio: necessarium est
Socrates esse animal, si Socrates est homo ); il terzo modo ( deceptio
proveniens ex diversa transsumptione partium orationis , ivi) può essere così
illustrato: data quodlibet animal est de
numero hominum , se si intende che est è il predicato e tutto il resto
costituisce il soggetto, la proposizione è vera e vale quodlibet animal de numero hominum est , cioè
vive; se invece quodlibet animal è soggetto, est la copula, de numero hominum il predicato, allora è falsa. Manca il quarto
modo. Il quinto è deceptio proveniens ex
diversa determinatione orationis ad orationem, dictionis ad dictionem (ivi, pp. 331-332): dato l'esempio decem et octo homines sunt decem et octo
asini , se si intende come se fosse
decem et octo homines sunt totidem asini , la proposizione è falsa; se
invece si sostantivizza decemz, essa vale
Londinenses® — va tenuta presente perché rappresenta un tentativo serio
di fissare, nella struttura della proposizione, elementi per individuare
l’origine degli errori e quindi fornire la soluquanto decem res sunt decem homines et octo asini ed
è vera. Infine: Sextus modus est
deceptio proveniens ex diversa coniunctione vel disiunctione: data verum est
Platonem et Ciceronem et Socratem esse duo , se la congiunzione “et” è sempre
copulativa -- cioè congiunge proposizioni --, l’enunciato è falso. Se una sola
volta è copulativa, l’enunciato è vero e il senso è: ista duo enuntiabilia sunt
duo. Questi modi non hanno riscontro nei modi comuni delle Fallacie
Parvipontane, anche se l’ultimo ricorda il procedimento del quinto delle
Fa/lacie (dove però è data la disgiun- zione) e il penultimo quello del quarto:
ma gli esempi appartengono a una tradizione diversa. ® Op. cit., pp. 657 sgg.,
ha tredici modi, di cui sette comuni e tre propri alla composizione e alla
divisione. Cominciamo dai modi propri: essi ripe tono, talora migliorandola, la
formulazione delle Fallacie Parvipontane (in particolare, cfr. p. 661: Secundus trium propriorum modorum composi-
tioni provenit ex eo quod aliquid in una propositione predicatur collective et
post predicatur distributive. Secundum hoc sic paralogizatur: ‘Socrates et
Plato habent quatuor pedes, ergo sunt quadrupedes’ , dove formulazione ed
esempio illustrano meglio lo spirito del modus, e p. 662: Tertius et ultimus
propriorum modorum divisioni provenit ex eo quod in una propo- sitione aliquod
verbum copulatur ratione unius instantis, in conclusione ratione plurium , che
è formulazione che allinea bene al corrispettivo modo del senso composto il
terzo del senso diviso). Dei modi comuni, il primo, il secondo e il sesto
corrispondono rispettivamente al primo, secondo e quarto delle Fallacie
Parvipontane. Il terzo modo [Tertius modus septem communium provenit ex eo quod
sub eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice ) si articola in una
tri- plice suddivisione, di cui il primo elemento è accostabile al terzo modo
comune delle Fal/acie. Gli altri due elementi sono: Secundus subdivisorum provenit ex eo quod sub
eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est
conditionalis, reliqua disiuncta e Tertius subdivisorum provenit ex eo quod sub
eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est
copulativa, reliqua disiuncta. I rimanenti modi comuni sono: Quartus septem
modorum communium provenit ex eo quod aliqua dictio potest determinare aliquam
orationem totalem vel partem illius : data la proposizione omne animal Terminologia
logica della tarda scolastica 523 zione di essi. Se è vero che, come riconosce Rijk,
le analisi grammaticali hanno contribuito allo sviluppo della logica nel secolo
XII più di quanto non abbia fatto la dottrina delle fallacie, è da ritenere che
la stessa analisi dei sofismi, almeno per quanto ci riguarda, è condotta con
criteri che hanno origine gram- maticale. In conclusione, nel secolo XII le
strutture linguistiche in cui si concretizzano le fallacie del senso composto e
del senso diviso vengono sottoposte ad attenta analisi”. Un testo delle
Sentenze di Pietro di Poitiers è illuminante per quanto riguarda un
orientamento che si fa luce: quello di individuare attraverso la stessa
disposizione dei termini in una proposizione il senso com- posto o il senso
diviso: rationale vel irrationale est homo , ome può distribuire animal rationale vel irrationale e la proposizione è falsa, o solo animal rationale e la proposizione è vera. Quintus septem modorum communium pro- venit
ex eo quod oratio potest subponere verbo vel pars orationis : data la
proposizione verum est Socratem esse hominem
et Socratem non esse hominem , si può intendere che soggetto sia Socratem esse hominem et Socratem non esse
hominem che è il dictum di Socratem esse hominem et Socrates non sunt
homo , e la proposizione è vera; se invece Socratem ogni volta che occorre è
soggetto, il dictuz già formulato deriva da
Socrates est homo et Socrates non est homo e la proposizione è falsa (ivi). Septimus et ultimus septem modorum communium
provenit ex eo quod aliqua dictio potest intelligi preponi vel postponi : in album est omnis homo , album può essere il
predicato di omnis homo est albus e la proposizione è vera, oppure la
proposizione può valere: hoc album est omnis homo e in tal caso è falsa (p. 661). Tutti questi
modi, salvo qualche analogia, non hanno un preciso riferimento in quelli dei
testi precedentemente esaminati. 9 Cfr. Logica Modernorum, cit., II, i, p. 491.
% Oltre ai testi esaminati, cfr. l'Ars Meliduna, cit., che ha un cenno alla
fallacia secundum compositionem et divisionem. È un esame delle difficoltà che
sorgono dall’uso dei numerali, cui si fa ricorso da Aristotele in poi: duo et
tria sunt aliqua, aliqua sunt quinque, ergo aliqua sunt duo et tria, ecc.); per
le Sumzzze Metenses, cit., cfr. p. 477. 524 Alfonso Maierù Et assignant
hic compositionem et divisionem, sicut si dicatur: Iste potest videre clausis
oculis, id est oculis qui sunt clausi, per divisionem verum est; si oculis
clausis, id est quod simul sint clausi et videat per compositionem falsum. Si
tamen ex parte subiecti dicatur: clausis oculis potest iste videre, magis est
sensus divisionis, et verum est Ita etiam de impenitentia finali potest iste
penitere, sed si peniteat iam non erit finalis, et ideo his positis in
predicato magis erit sensus compositionis et falsitati propinqua est locutio 9.
Il tentativo
fatto dai vari maestri è stato quello di analizzare la proposizione per vedere
quale senso fosse corretto attribuirle. Ma ora si mette in rilievo che a
seconda che alcune dictiones stiano a parte subiecti o a parte praedicati fanno
meglio senso diviso o senso composto. Questo principio si tradutrà più tardi in
regole precise: si individueranno strutture che permetteranno di valutare
facilmente il senso della proposizione e quindi la sua verità o fal- sità. Si
tratterà di regole convenzionali, arbitrarie, ma che hanno grande importanza. Il
periodo che va ad Occam non apporta notevoli novità nella dottrina del senso
composto e del senso diviso. Ciò va detto anche di Buridano e di Alberto di
Sassonia, che i i, pure vissero quando una vera svolta veniva operata nella |
trattazione di questo tipo di fallacie. Il discorso degli autori, ora, si muove
in genere sulla traccia del testo aristotelico e solo qua e là affiora una
notazione di un qualche interesse. i Vediamone qualcuna in via preliminare. 95
Perri PrcravensIs Sententiae, II, 17, edd. PS Moore-J.H. Garvi DIG 5 È -J.H.
Garvin1% Dee: Notre Dame Ind. 1950, pp. 128-129, cit. in De RuK, op. cit.,, Ds
175. % Il rilievo è già in Wirson, William Heytesbury..., cit., pp. 12-13.
Terminologia logica della tarda scolastica S25 Sappiamo che Aristotele
suggeriva di risolvere la fallacia della composizione intendendo divisi i
termini e viceversa, ma ora si tileva che non ogni composizione o divisione dà
luogo a fallacia. L’affermazione tradizionale va dunque intesa in senso
restrittivo: là dove c’è fallacia della composizione, la soluzione è la
divisio, e viceversa”. Un altro tema che talora affiora è quello della
riduzione del senso composto e del senso diviso ad altre fallacie, per il quale
si è visto che Aristotele offre la traccia con la riduzione all’ ignorantia
elenchi . Ma alla fine del secolo XII in quei commenti a Boezio editi dal De
Rijk sotto il titolo Frustula logicalia si sosteneva che Boezio non aveva
accennato alla comzpositio e alla divisio perché intendeva comprenderle sotto
l’aeguivocatio, da intendere in senso lato”. Invece Pietro Ispano, Tommaso 9?
Cfr. Tommaso D'Aquino, De fallaciis, cit., nr. 657, p. 230; Occam, Elementarium
logicae, cit., pp. 121 e 123. È per lo meno equivoco ciò che si legge nei
Tractatus Anagnini, cit., p. 330: quas
(sc. fallacias compositionis et divisionis) ideo mixtius tractamus quia
ubicumque est fallacia compositionis potest esse fallacia divisionis, et e
converso ; si vedano invece Fallacie Vindobonenses, cit., p. 508: Et est sciendum quod ubicumque est
compositio, ibi est divisio, et e converso; sed non ubicumque est fallacia
compositionis est fallacia divisionis, nec e converso , e Dialectica
Monacensis: numquam in eodem paralogismo
debent assignari hee ambe fallacie, sed altera tantum ; così va intesa la
Surzzza Sopb. el., cit, p. 313: iEt notandum est quod ubicumque est conpositio,
ibidem est divisio. Sed quando compositio facit fallaciam, tunc est sophisma
compositionis; quando autem divisio facit fallaciam, sophisma est divisionis . E
si legga Occam: Circa quas non est
curiose disputandum an sint una fallacia vel plures, aut quis vocandus sit
sensus compositionis et quis divisionis. Hoc enim parum vel nihil prodest ad
alias scientias intelligendas (Tractatus
logicae minor). Comprehenderat Boetius enim sub equivocatione amphibologiam,
coniunctionem et divisionem, quorum sophismata habent fieri secundum termini
alicuius diversam acceptiorem , e p. 619:
Ad quod dicendum quod ‘eguivocatio’ laxo modo accipitur a Boetio, ut
dicatur: equivocatio idest proprietas secundum quam aliquid significat plura
equivoce à d'Aquino !, Duns Scoto !" e Occam ‘® pongono il problema del
rapporto tra arzphibologia e compositio et divisio, anche se lo stesso Occam
finisce per considerarlo problema non rilevante dal punto di vista della logica
applicata !®. Ma in questo periodo la discussione sul senso composto e sul
senso diviso trova il suo centro nella identificazione del tipo di
‘molteplicità’ che occorre in queste fallacie e delle ‘cause’ che la
determinano. Già le Glose distinguevano le
fallaciae in dictione secondo una
triplice molteplicità: attuale per l’anfibologia e l’equivocità, potenziale per
composizione e divisione (e, sarà specificato in seguito, per l’accento),
fantastica per la figura dictionis,
forse seguendo il commento d’Alessandto (senza dubbio l’Afrodisio), ora perduto
‘9. Tutti gli autori che se ne occupano nei secoli XIII-XIV !% confermano che
la molteplicità potenziale ha luogo nel senso composto e nel senso diviso. Per
quanto riguarda le cause, i testi ne identificano due in rapporto a tutte le
fallacie: causa apparentiae e causa non existenprincipaliter; et in hoc sensu
amphibologia, compositio, divisio, accentus sunt equivocatio. Summulae
logicales. In libros Elenchorum quaestiones, cit., q. xix, $ 2, p. 240b. 102 Cfr. Summa logicae,
III, iv, 8, cit., f. 99rb (dove si discute delle modali), e Tractatus logicae
minor, cit., p. 87 (trattando dell’alternativa proposizione
categorica—proposizione ipotetica). Elementarium logicae, cit., p. 121 (a
proposito delle modali); v. n. 97. 10 Op. cit., p. 222. 105 Ma v. ALEXANDRI
quod fertur in Aristotelis Sophisticos elenchos com:mentarium, ed. M.
Wallies, Commentaria in Aristotelem Graeca
, II, m, Berolini 1898, p. 22; cfr. PreTRo IsPANO, Surzmzulae logicales, cit.,
7.08, p. 67. 106 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p. 569; Pietro IsPANO, op.
cito; ALserto M., Liber I Elenchorum; VINCENZO DI BEAUVAIS, op. cit., 276;
Tommaso D'Aquino, op. cit., nr. 656, p. 230; Duns Scoro, op. cit., q. xix, in
part. p. 241; Buripano, Compendium logicae, cit., VII, 2. Terminologia logica
della tarda scolastica 527 tiae (o defectus, o deceptionis, o falsitatis); esse
possono facilmente essere ricondotte a una definizione scolastica di fallacia
che troviamo in Pietro Ispano: fallacia
est apparentia sine existentia !”. Nel
caso del senso composto e del senso diviso, si cerca di individuare la causa
della confusione tra i due sensi ( causa apparentiae ) e il principio
dell’errore ( causa non existentiae ,
causa defectus ). Ma la discussione sulle cause chiarisce come vada
intesa la molteplicità potenziale chiarendo i vari punti di vista dai quali può
essere considerato il discorso fallace. Molteplicità potenziale si ha quando le
dictiones o voces occorrenti nell’enunciato sono materialmente le stesse, ma
dànno luogo a diversi significati. L'identità materiale (o ‘sostanziale’) delle
voces è causa apparentiae , la pluralità
dei sensi, o pluralità formale, o attuale !%, è
causa non existentiae . Tuttavia detta pluralità formale è spesso
ricondotta al diverso pronuntiare ', alla diversa prolatio !!° opunctuatio!!!
che inter107 Op. cit., 7.03, p. 66. 108 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p.
570; GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, Introductiones in logicam, cit., pp. 89-90;
Pietro ISPANO, op. cit., cit., 7.25, p. 74, e 7.28, pp. 75-76; Ps. Bacone,
Sumule dialectices, cit., pp. 334-337; ALserTo M., op. cit., p. 548a; Tommaso
D'AQUINO, op. cif., nr. 657, p. 230; Occam, Tractatus logicae minor, cit., p.
86; BurIpANO, op. cit., VII, 3. Si notino, in particolare, nel testo di Tommaso
d’Aquino, le equivalenze potentialiter-materialiter, formaliter-actualiter, e
si legga BuRIDANO (op. cit., VII, 2): Multiplicitas potentialis dicitur cum
vox, existens eadem secundum materiam et diversa secundum formam, habet multas
significationes . 19 Arserto M., op. cit., p. 545b: Divisa sic pronuntianda est . Composita autem
oratio sic pronuntiatur ; v. n. 113. Per
la pronuntiatio nella retorica classica, cfr. CICERONE, DE INVENTIONECiceRoNnE,
De inventione: pronuntiatio est ex rerum et verborum dignitate vocis et
corporis moderatio; ma cfr. LAusBERG, op. cit., p. 787. V. anche ps. BAcoNE,
Sumule dialectices, cit., p. 331. 110 Cfr. Dialectica Monancesis, cit., p. 569:
ex modo proferendi ; Ps. Bacone, Sumule dialectices. -it., pp. 331 e 337. Il
Occam, Suzzrza logicae, cit., III, iv, 8, f. 99ra: Causa non existentiae est diversitas
punctuationis , e Elemzentarium logicae, cit., p. 121. 528 Alfonso Maierù viene
nella utilizzazione pratica dell’enunciato !!, Alberto di Sassonia, invece,
definisce: Causa autem defectus est
diversitas constructive orationis earundem (sc. dictionum), sicut patet in illa
‘quidquid vivit semper est’ !!. Il
riferimento alla constructio!!* indica che alla base di questa dottrina può
esserci una preoccupazione di origine grammaticale, che più chiaramente
traspare, presso lo stesso Alberto e presso altri autori, proprio nella
descrizione della compositio e della divisio: una oratio è composita
quando dictiones ordinantur secundum
situm magis debitum , ma è divisa quando
dictiones ordinantur secundum situm minus debitum !5, mentre altti maestri non privilegiano la
compositio rispetto alla divisio 9 (ma il riferimento alla construc[12 Cfr.
ALBERTO M., op. cif., p. 535a-b: Modi
autem arguendi sunt duo, scilicet
secundum apparentiam acceptam in dictione, secundum quod dictum est idem quod
voce litterata et articulata pronuntiatum est sive prolatum: omne enim quod dicendo profertur, hoc vocatur
dictio: unde hoc modo et oratio dictio est: forma enim dictionis hoc modo
accepta prolatio est: et quae una continua prolatione profertut, una dictio: et
quae pluribus, plures est dictiones . 113 Logica, cit., V, 4, f. 40va. 114 Per
i rapporti tra comstructio, congruitas e perfectio come proprietà del discorso
secondo Martino di Dacia, cfr. PinBoRG, op. cit., pp. 54-55. 115 Così Pietro
IsPANO, op. ci., 7.25, p. 74; cfr. Aquino, op. cit., nr. 657, p. 230; SASSONIA,
op. cit., V, 4, f. 40rb, parla di magis apte construi e minus apte construi rispettivamente per sensus compositus e
sensus divisus. . 116 Cfr., ad esempio, SHyreswooD, Introductiones in logicam,
cit., p. 89: Est compositio coniunctio
aliquorum, que magis volunt componi. Divisio est separatio aliquorum, que magis
volunt dividi » (si ricordi che in altro senso Guglielmo privilegia la
compositio: cfr. n. 17);VINCENZO DI BeAUVAIS, op. cit., 277, dove distingue
composizione e divi sione essenziale e composizione e divisione accidentale e
precisa che l’oratio è composta in rapporto alla composizione essenziale e
divisa in rapperto alla divisione essenziale e, se falsa, è resa vera
rispettivamente dalla div'-io
Terminologia logica della tarda scolastica 529 tio è rintracciabile in testi
della fine del secolo XII !!?). Per chiarire la natura di tale posizione,
esaminiamo l’esempio addotto da Alberto: è il noto sofisma quicquid vivit semper est ». Ci si chiede con
quale verbo più propriamente semper vada congiunto, e si risponde ch’esso va
congiunto con est: dunque, congiunto con es fa senso composto, congiunto con
vivit fa senso diviso. Che gli avverbi
de natura sua habent determi nare verbum », come scrive Pietro Ispano
!!, è dottrina grammaticale; se ne conclude che semzper potius determinabit verbum principale quam
minus principale » !'9, cioè es? piuttosto che vivit. Guglielmo di Shyreswood
ricorda che secondo Prisciano adverbia
magis proprie habent precedere suum verbum »!2: di qui dunque i cenni al situm magis debitum » che troviamo
accidentalis » e dalla compositio
accidentalis »; BurIDANO, op. cit., VII, 3. 117 Per un verso cfr. la Diglectica
Monacensis, cit., p. 569; Est itaque
quedam compositio sermonis que nil aliud est quam constructio sive ordinatio
alicuius sermonis componibilis vel incomponibilis ad alterum cum quo videtur
potius quam cum alio coniugi, sic tamen se habens quod ab illo possit dividi et
ordinari cum alio cum quo videtur minus coniugi et ordinabile. Divisio autem
est separatio alicuius ab aliquo cum quo natum est ordinari secundum debitum
sicut qui debet esse in partibus illius orationis. Ex hoc patet quod ista
oratio que multiplex est ex compositione et divisione, quantum est de se,
sensum compositionis semper habet actualiter et principaliter, sensum vero
divisionis protestate »; pet l’altro cfr. le Fallacie magistri Willelmi, cit., p. 687: Fallatia secundum compositionem est quando
infertur coniunctim ex divisim dato tamquam coniunctim dato. Dicitur autem in
dictione quia fallit ex proprietate dictionis, scilicet compositione, cum sit
compositio dictionum constructio innitens compositioni. Fallatia secundum
divisionem est cum infertur ex coniunctim dato quasi divisim dato. In dictione
dicitur esse quia fallit ex proprietate dictionis, ut ex divisione, cum sit
divisio dictionum constructio innitens divisioni. Ideoque secundum divisionem
nominatur hec fallatia ». 118 Op. cit., 7.25, p. 74. 119 Ivi. 120
Introductiones in logicam, cit., p. 91; cfr. PRISCIANO in Grammatici latini,
nei testi. Ma sem di i i bra un’indebita estensione caratterizzare senso È pra
il testo più illuminante tra quelli sfogliati in ordine al ‘Porto tra queste
analisi e la dottrina grammaticale dell: constructio sono le quaestiones » di Duns Scoto sugli Ele, chi
sofistici. La sua analisi è tutta impregnata delle dista È delle esigenze
derivanti da un’impostazione in linea con la ram. matica speculativa. In essa
trovano posto e sistemazione o i temi della pronuntiatio, prolatio e punctuatio
che abbiamo vi accennati e utilizzati dagli altri autori. i Di cit., VII, 3,
primo modo. Occam, nella Sunzza logicae, cit A » 99ra), per questo sofisma fa
riferimento solo alla diversa puachia: Tractatus logicae minor, cit. 86. i È
sotto il pri : ‘-, p. 86, i due esempi sono dati di segui ae polo continua poi
affermando che, se c'è una lea compositus în quo dis composto e diviso, essa è
che ille sensus est di duo siiae di ictio componitur cum alia dictione; et ille
est divisus ictio cum nulla alia immediata sibi componitur » (p. 119): in
un’altra, non si ‘compone’ i tra, ; npone’ con una terza dictio nella si izi
cfr. l'esame dei modi, più avanti (nn. 133 e 134), COCAINA 531 Terminologia
logica della tarda scolastica Conviene perciò seguire il suo discorso fin
dall’origine. Distinta una triplice molteplicità !2, egli afferma che la
molteplicità potenziale si ha quando est
ibi identitas vocis secundum materiam, et non secundum formam » ‘, e che la
forza non è altro che la prolatio 4.
Causa apparentiae » della fallacia in senso composto e in senso diviso
è: unitas materialium cum similitudine
orationis compositae ad divisam et e
converso in divisione »: non si tratta soltanto della materiale identità delle
dictiones, ma anche di una diversa somiglianza dell’un modo all’altro che sulla
materiale identità si innesta; questa diversa somiglianza si fonda sui
diversi modi proferendi compositim vel
divisim , che sono di specie differenti '”. Ora, precisa l’autore, modus proferendi est quidam modus
significandi Logicalis, per quem unus intellectus ab alio distinguitur !%. Accanto ai modi significandi
grammaticali, che stanno a base della constructio !”, Duns Scoto pone dunque i
modi significandi logicales che fondano la diversità dei ‘sensi’ (inzellectus)
anche là dove è una stessa constructio. Essi 12 Op. cit., q. xix, $ 4,
f. 24la. 13 Ivi. 14 Ivi: Actualis multiplicitas est, quando est ibi identitas
vocis secundum materiam, et formam, quae est prolatio . 15 Op. cit., q. xxiv, $ 5,
f. 247a: Unde dicendum, quod unitas
mate. rialium cum similitudine orationis compositae ad divisam, est causa
apparentiae in compositione, et e converso, in divisione. Et licet istae similitudines
radicaliter proveniant ex unitate materialium: istae tamen similitudines super
modos proferendi compositim, vel divisim fundantur, qui tamen sunt specie
differentes . Perciò le due fallacie non vengono unificate dall’autore (cfr. q.
xxiii, f. 245: Utrum compositio et divisio sint duae fallaciae distinctae
specie ). 126 Ivi, q. xxvi, $ 4, f. 249a. 127 Ivi: Ad rationes. Ad primam dicendum, quod si
maior intelligitur solum de modis significandi Grammaticalibus, qui sunt
principia construendi unam dictionem cum alia, tunc falsa est maior. Sed si
intelligatur, quod omnis diversitas in oratione, vel provenit ex diversitate
significati, vel modorum significandi Logicalium, tunc vera est, et minor falsa
. sa Alfonso Maierù sono infatti ex
parte nostra !® e si traducono in una
diversa prolatio e in un diverso punctuare, che non toccano la constructio in
quanto tale !®. Ma la constructio operata dai
modi significandi grammaticali dà
luogo (naturalmente, si potrebbe dire) al senso composto, mentre il senso
diviso interviene facendo quasi violenza alla natura delle dictiones e alla
loro disposizione nella orazio: 0, meglio, il
modus proferendi che sta alla
base del senso composto è più rispettoso della constructio che non il modus proferendi che fonda il senso diviso; ciò risulta
dall’esame dei tre modi, concretizzati in tre esempi, che Duns Scoto assegna
alla composizione e alla divisione !, 128 Ivi, $ 2, f. 248b: Dicendum, quod diversitas modi proferendi est
ex parte nostra. Sed quod oratio sic prolata, hoc significet, et sub alio modo
proferendi significet aliud, hoc non est ex patte nostra . 129 Ivi, q. xxi, $
6, f. 243a, discutendo del rapporto tra molteplicità attuale e molteplicità
potenziale: Est tamen intelligendum, quod licet determi nata (ex terminata)
prolatio determinet orationem multiplicem secundum actualem multiplicitatem, et
potentialem, sicut accidit in compositione, et divisione, una tamen
multiplicitas ab alia differt. Nam determinata pio: latio orationis multiplicis
secundum potentialem multiplicitatem, punctuando ad alterum potest ipsam
determinare, manente semper eodem ordine vocum. Sed determinata prolatio,
manente eodem ordine vocum, punctuando, non determinat orationem multiplicem
secundum actualem multiplicitatem ad alterum sensum, sed ipsa transpositio
terminorum. Si enim dicatur Pugnantes vellem ma accipere, ly pugnantes, non pet
punctuationem ad alterum sensum potest determinati. Per il primo modo (sedentem
ambulare est possibile), cfr. ivi, q. xvi, $ 3, ff. 248b-249a: Sed ulterius oportet videre, quis modus
profe: rendi facit sensus compositum et divisum. Et
dicendum est, quod continua prolatio eius, quod est sedentem, cum hoc quod est
ambulare, causat sensum compositum. Iste autem modus proferendi possibilis est in
oratione, nam sic modi significandi Grammaticales ad invicem dependentes
terminantur et quae nata sunt coniungi coniunguntur. Iste autem sensus accidit
orationi praeter aliquam violentiam, ideo iste sensus magis appropriatur
orationi. Sensus autem divisionis accidit ex discontinua prolatione earundem
partium. Et quia quae nata sunt coniungi ad inviTerminologia logica della tarda
scolastica [Sembra che queste precisazioni possano illuminare testi che,
mancando di espliciti riferimenti, altrimenti risulterebbero oscuri 15, cem,
separantur, ideo iste sensus minus appropriatur orationi, unde accidit ei cum
quadam violentia ; per il secondo modo (quingue sunt duo et tria), ivi, q. xxx,
$ 1, f. 25la: Ad primam quaestionem dicendum, quod Coniunctio, vel copulatio,
per se copulat inter terminos: per accidens autem inter propositiones. Et huius
ratio est: nam cum Coniunctio sit pars orationis, habet modos significandi secundum
quod cum aliis partibus orationis consttui potest; sed non construitur, nisi
cum illis, inter quae copulat, oportet igitur ista habere modos significandi
sibi proportionabiles, qui sint principium constructionis; ergo non copulat
inter orationes. Sed tamen, quia terminos inter quos copulat accidit partes
unius orationis esse, vel diversarum, ideo dicitur copulare inter terminos, vel
inter orationes. Magis tamen proprie potest dici, quod coniunctio posset
copulare inter terminos unius orationis, vel inter terminos diversarum
orationum ; per il terzo modo (quod unum solum potest ferre plura potest
ferre), ivi, q. xxxiii, $ 3, f. 253a: Circa tamen modos intelligendum est, quod
tot sunt modi secundum compositionem, et divisionem, quot modis componere contingit,
quae nata sunt componi, et illa ad invicem dividere, resultante diversitate
sententiae. Sed ad videndum quae nata sunt componi, intelligendum est, quod
Priscianus dicit, in maiori volumine, quod omnis determinatio, et omnia
Adiectiva Nominaliter, vel Adverbialiter designata, praeponuntur aptius suis
substantivis, ut fortis Imperator fortiter pugnat, et ratio potest esse, nam
Adiectiva de se quasi infinita sunt, et ideo per sua Substantiva determinantur.
Dicit etiam Priscianus, quod licet omnia postponere, exceptis monosyllabis, ut
nunc, turc, et huiusmodi, sed hic videtur esse dicendum, quod quando
determinatio componitur cum deter- minabili subsequenti, tunc dicitur oratio
composita; et quando ab eodem removetur, dicitur divisa: sed huic modo dicendi
repugnat iste paralogismus, Ex quinquaginta virorum centum reliquit divus
Achilles, nam si praedicta oratio dicetur composita, quando ly wvirorum
componitur cum ly Quir- quaginta, tunc propositio est falsa, cum tamen ille
paralogismus sit para- logimus divisionis, et tunc dicitur esse vera in sensu
composito, sed tunc dicendum est, quod haec est littera, Quinguaginta ex centum
virorum, etc. vel quod paralogismus ille est compositionis, ponitur tamen inter
paralo- gismos divisionis, etc. . 131 In particolare, cfr. Ps. BACONE, op.
cif., pp. 334-336 e 341-342, oltre al testo di Occam, in n. 117. * 534 Alfonso
Maierù Accenniamo, per concludere, ai modi posti da ciascun autore. Pietro
Ispano assegna due modi al senso composto e due al senso diviso ‘©, mentre le
Sumzyle attribuite a Bacone forniscono due modi per il senso composto e due per
il senso diviso, e ne aggiun- gono per ciascun senso un terzo in forma
dubitativa !8. Il testo 12 Op. cit.:
Compositionis duo sunt modi. Primus modus provenit ex co, quod aliquod
dictum potest supponere pro se vel pro parte sui, ut haec: “sedentem ambulare
est possibile” . Et sciendum quod soleat huiusmodi orationes dici de re vel de dicto. Quando enim subiicitur pro
se, dicitur de dicto, quando subiicitur pro parte dicti dicitur de re. Et omnes
istae propositiones sunt compositae quando dictum subiicitur pro se, quia
praedicatum competentius ordinatur toti dicto quam parti dicti. Secundus modus
‘provenit ex eo quod aliqua dictio potest referri ad diversa, ut “quod unum
solum potest ferre, plura potest ferre”
(ivi, 7.27, p. 75); Divisionis duo sunt modi. Primus provenit ex eo quod
aliqua coniunctio potest coniungete inter terminos vel inter propo. sitiones ut
hic: “duo et tria sunt quinque” (ivi,
7.29, p. 76); Secundus modus provenit ex
co quod aliqua determinatio potest refetri ad diversa, ut tu vidisti oculis
percussum”. Haec est duplex ex eo, quod iste ablativus “oculis” potest referri
(ad) hoc verbum “vidisti”, vel (ad) hoc participium “percussum” (ivi, 7.30, p. 76). 133 Op. cit: Et sunt duo
modi secundum hunc locum (sc. fallaciam compesicionis); primus, quando aliquid
componitur cum uno et cum dividitur “non componitur cum alio, ut ‘possibile est
sedentem ambulare’ Edi et universaliter, omnis oracio que est ex modo nominali
dicitur esse secundum quod est de re et dicto
(p. 335); Secundus modus est quando aliqua diccio componitut cum uno et
cum dividitur potest cum alio componi, ut ‘quicumque scit litteras nunc didicit
illas [...}' (ivi); [..] 3.48 modus est quando determinacio componitur cum uno,
et cum dividitur componitur cum alio subintellecto (p. 336);
Primus est modus (sc. fallaciae divisionis) quando aliquid dividitur ab
uno et non componitur cum alio, ut ‘quecumque sunt duo et tria sunt paria et
imparia; Secundus modus est quando
aliqua determinacio dividitur falso ab uno et componitur cum alio posito in
oracione, ut ‘deus desinit nunc esse’
(altro esempio è quadraginta
virorum centum reliquit dives Achilles )
(p. 337); In hoc tamen paralogismo dicitur esse 3.48 modus divisionis, quia cum
dividitur determinacio ab aliquo actu posito in oracione componitur intellecto,
set hoc forte non facit composicionem de Terminologia logica della surda
scolastica 535 delle Suzzule è riecheggiato abbastanza da vicino dalla esposizione
di Alberto Magno, il quale attribuisce tre modi alla compo sitio e tre modi
alla divisio !*. Vincenzo di Beauvais, che segue qua hic loquimur, et propter
hoc est ibi primus modus (ivi). 14 Cfr.
op. cit., pet il senso composto: primus
provenit, quia aliqua dictio in oratione est composita cum aliquo, et tamen non
dividitur id quod est in oratione: et tales sunt hae duae orationes, ut posse
sedentem ambulare, et posse non scribentem scribere; Secundus modus provenit ex hoc quod aliquid
componitur cum aliquo in oratione eadem posito, et dividitur etiam ab aliquo
posito in eadem oratione: et hujus exemplum est, discere nunc litteras,
siquidem didicit quas scit (pp. 545b-546a); Tertius modus est, quando componit cum aliquo
in oratione posito, sed sub intellectu in eadem oratione; et hujus exemplum est
quod dicitur, quod unum solum potest ferre, plura potest ferre: sensus enim
compositionis est secundum quod continua et composita est prolatio inter haec
duo, 747 solu:, cum hoc verbo infinitivo, ferre, sic, quod potest ferre unum
solum, ita quod nihil amplius plura potest ferre: sic enim composita est et
falsa: et sic dictio exclusiva respicit infinitivum ferre: quia quod sic unum
solum potest ferre, et nihil amplius, non potest ferre plura: quia sic dictio
exclusiva ponit formam suam circa hunc terminum, unu, et excludit id quod est
oppositum uni ab infinitivo super quod ponitur posse vel possibile: et ideo
quod sic unum solum potest ferre, non potest plura ferre. Si autem discontinua
et divisa sit prolatio inter haec duo, unu solum, tunc dictio exclusiva
excluditur ab isto termino, unutt, et conjungitur cum participio subintellecto
quod est ens vel existens solum, potest ferre: et hoc est verum: et ideo divisa
est vera, composita falsa; per il senso diviso: Primus ergo modus erit, quando
aliquid dividitur ab aliquo in oratione posito, et cum nullo componitur in
eadem oratione posito: et de hoc duo sunt exempla sic, quinque sunt duo, et
tria: et formatur sic: quaecumque sunt duo et tria, sunt quinque: duo et tria
sunt duo et tria: ergo duo sunt quinque, et tria sunt quinque, quod falsum est.
Adhuc alia oratio: quaecumque sunt duo et tria, sunt paria et imparia: quinque
sunt tria et duo: ergo quinque sunt paria et imparia. Adhuc autem penes eumdem
modum accipitur et haec oratio, quae est majus esse aequale et formatur sic:
quod est majus, est tantumdem et amplius: sed quod est tantumdem, est aequale,
et quod est amplius, est inaequale: ergo quod est tantumdem est aequale et
inaequale. — Cum autem in his orationibus sit multiplicitas in hoc quod eadem
oratio secundum 736 Alfonso Maierù da presso Aristotele, ammette tre modi di
paralogizzare per il senso composto e tre per il senso diviso '5. Tommaso
d’Aquino conosce tre modi che valgono sia per il senso composto che per il
senso diviso, i quali però non aggiungono niente di nuovo al materiam in
omnibus his divisa et composita non eadem significat, sed aliud, in omnibus his
significat divisa et composita. Exemplum autem ; juod est quando aliquid in
eadem oratione componitur cum aliquo, et ii ab isto componitur cum aliquo in
eadem oratione posito, ut ég0 te posui cane entem liberum: et est in hac
oratione multiplicitas, ex eo quod oc participium, erfemz, potest componi cum
hoc nomine, servum, et si est oratio composita et vera: vel dividi ab illo et
componi cat e nomine, liberum, et sic est divisa et falsa: et hoc juxta
secundum oa compositionis. Exemplum
autem ejus quod est tertius modus co
sitionis (scilicet quod divisum ab aliquo in oratione posito ine cum
aliquo non in eadem oratione posito, sed sub subjecto intellecto) i hoc:
quadraginta virorum, centum reliquit divus Achilles: et est h multiplicitas ex
eo quod haec dictio, certurz, potest componi cum res termino, viror4m, et tunc
est adjectivum ejus et est casus genitivi: et Sic Rae est composita et vera sub
hoc sensu, centum virorum ita orco cigno quadraginta. Vel iste terminus,
centum, potest addi ad hunc um, reftguit, et tunc componitur cum hoc termino
subintellect st: est virorum, et sic est divisa et falsa sub hoc sensu, quod de
prezà qua aginta virorum, centum reliquit divus Achilles, quod est impossibile.
sti ergo sunt modi compositionis et divisionis. Ma l’aut a Di gere chiarisce
ulteriormente il meccanismo del senso composto pei ee pag: Si autem quaeritur
penes quid accipiantur modi compoonis et divisionis? Satis patet per praedicta:
quia divisum ab aliquo i oratlone posito: aut non componitur cum aliquo in
eadem a sic est primus modus: aut
componitur cum aliquo: et si componitur, ta "gn cum aliquo in oratione
posito, aut non posito, sed subintellecto. primo modo est secundus modus,
altero autem modo tettius t: in pine quam in divisione . > sn pat ei senso
composto: Primus fit eo quod parti È og
soin 1 intellectae, potest ordinari cum diversis verbis, bre sie > si ile
est ambulare, possibile est ut ambulet; possibile agi ipa cun ser re “N ut
stano ambulet. Minor muli ;, est vera; distingui niter de re vera, de dicto (ex
dicta) falsa. Secandas inte rn Terminologia logica della tarda scolastica 537
testo dei suoi predecessori. Anche Duns Scoto assegna tre modi, come si è
visto, e sono comuni ai due sensi !”; ma Guglielmo adverbium possit componi cum
uno verbo, vel ab illo dividi, et componi cum alio, ut hic: Quod scit aliquis
nunc didicit; sed magister litteras nunc scit; ergo nunc didicit, non valet ;
Tertius fit, eo quod nota exclusionis possit componi cum diversis verbis, ut
hic: Quod unum solum potest ferre, non potest plura ferre; per il senso
diviso: uno modo, eo quod dictio
copulativa vel disiunctiva potest copulare dictiones, vel orationes; secundum
quem sic paralogizatur: Quaecunque sunt duo et tria, sunt paria et imparia;
quinque sunt duo et tria, ergo etc. Secundo modo, eo quod participium possit
coniugi cum diversis nominibus, ut hic: Ego posui te servum entem liberum;
entem potest coniungi huic nomini servum, et sic est vera composita, quia
priori nomini natum est plus componi; vel ab eodem dividi, sic est falsa
divisa. Tertio modo hoc idem contingit, quando aliquod nomen cum alio nomine
potest coniungi vere, vel ab codem dividi false; ut hoc nomen centurz in
exemplo Aristotelis, cenzum quinquaginta virorum reliquit Achilles. Iteque
secundum divisionem potest fieri paralogismus, quoties a coniunctim dato,
infertur divisim; et e converso secundum compositionem sic: Iste est bonus, et
est clericus; ergo est bonus clericus, et e converso potest argui similiter secundum
divisionem . 1386 Op. cit.: Primus modus est quando aliquo dictum potest
supponere verbo vel ratione totius vel ratione partis: si ratione totius
supponat, erit oratio composita, si ratione partis, erit oratio divisa (nr. 658, p. 230): corrisponde al primo modo
del senso composto di Pietro Ispano, fa leva sull’esempio base: possibile est album esse nigrum , e richiama
la distinzione della modalità de dicto dalla modalità de re; Secundus modus
provenit ex eo quod aliquando praedicatum, in quo pluta adunantur per
coniunetionem copulativam vel disiunctivam, potest attribui subiecto coniunctim
vel divisim. Si coniunctim, est oratio composita; si divisim, oratio est divisa
(nr. 659, p. 230): anche qui, l'esempio è classico, ma è dato al negativo:
quinque non sunt duo et tria: la discussione verte sull’interpretazione del
rapporto tra soggetto e il predicato duo et tria; Tertius modus est, quando una
dictio potest coniungi diversis dictionibus in locutione positis: erit autem
tunc secundum hoc composita oratio, quando coniungitur cum dictione cui magis
apparet, vel apta nata coniungi; divisa (diversa: Spiazzi) vero, quando ab ea
disiungitur. Sicut in hoc paralogismo patet: Quod potest unum solum ferre,
plura potest ferre (nr. 662, p. 231).
137 Op. cit. gli esempi sono: (a) sedentem ambulare est possi d’Oc i i lea atti
due modi comuni al senso composto e al senso n Pe gl 5 stessi occorrono anche
nei trattati di Burleigh editi er !. Alberto di Sassonia, invece, torna ai tre
modi, ma 5 adem aut aliquibus eisde i b ‘m replicata vel repetita, eadem dicti
i cum una vel pluribus (Elezentarium
logicae, cit., pp. 119-120; di. Tresa 139 Per il pri i imo modo con i termini i
. i modali, cfr. D i i i di do 9 . De puritate ar, ass per il secondo modo con
et, cit, ivi, a 242: fa pio, oa pini tra
pg inter duos terminos ia $ 5 est locutio, ex eo d i : I, IG È quod potest inc
bag cà propositiones. Et haec distinetio e rit deg a mitrigria Ma iena secundum
quod copulant inter terminos È ergono meine 8 secundum quod copulat inter propositiones
sic rotta sig con vel, cfr. ivi, p. 243: Et est sciendum faod “gu Legea cp
‘vel? ponitur inter duos terminos, uiciea csbieg 3 hei potest disiungere inter
terminos vel inter proposi. ri Arg Propositiones, sic est disiunctiva, si
disiungat inter ‘minos, e disiuneto extremo. Et h: istincti ;ecun Lernia la le
d j laec distinctio est s o eri Le Secundum quod disiungit inter duos = O nis,
si !s divisionis; secundum quod disiungit i, Li ionis; quod disiungit
intel SIC est sensus compositionis ; e
con si, cfr. la dieci hi e Terminologia logica della tarda scolastica 539 anche
questi sono comuni ai due sensi !°. Più interessante l’esposizione di Buridano,
il quale, dopo tre modi comuni ai due sensi che ben rispecchiano quelli dei
testi finora ricordati ‘4, esamina altri tre modi, anch'essi comuni: la negatio
può cadere sull’intera proposizione categorica, è negatio negans e rende composta e falsa la proposizione, o
può cadere sul soggetto soltanto, è
negatio infinitans e rende divisa
e vera la sofisma Socrates dicit verum
si solum Plato loquitur , ivi, p. 250, e del sofisma omnis homo, si est Sortes, differt a Platone
, pp. 42 sg. 14 Il primo riguarda le modali (cfr. Logica, cit., V. 4, f.
40va: oratio respectu alicuius modi );
il secondo riguarda le proposizioni che
ratione alicuius coniunctionis vel adverbii possono essere intese come proposizioni
categoriche o ipotetiche (ivi, f. 40vb); il terzo sorge ex co quod in aliquibus
propositionibus aliqua dictio ex diversis coniunctionibus ad diversas dictiones
eiusdem orationis causat diversos sensus, sicut de illa: ‘quicquid vivit semper
est’ (ivi, f. 41ra). 141 Primus modus est per hoc quod una
determinatio potest coniungi cum utroque duorum determinabilium et separari ab
altero, vel unum detetminabile cum utraque (ex utroque) duarum determinationum,
ut in illa oratione: ‘quaecumque scit litteras nunc didicit illas’ , et in hac
oratione ‘quicquid vivit semper est . Similiter in illa: ‘quadraginta virorum
centum reliquit divus (ex dives) \Achilles®. In hoc autem modo sensus
compositus vocatur quando illa dictio coniungibilis diversis coniungitur cum illo ad quod habet situm
magis convenientem et divisus (ex divisis) vocatur quando separatur ab illo ad
quod habet situm magis convenientem, ut quando coniungitur cum illo ad quod
habet situm minus convenientem. Secundus modus est per hoc quod diversi termini
possunt coniunctim esse unum subiectum vel unum praedicatum, vel possunt
divisim unum esse subiectum et alterum praedicatum, ut in hac oratione ‘sedentem
ambulare est possibile’. Potest enim totum dictum subici
et modus praedicari et e converso, et est sensus compositionis; vel potest una
pars dicti subici et alia praedicari et quod modus se teneat ex parte copulae,
et est sensus divisus et propositio divisa . Tertius modus ponitur prout
plures termini possunt simul coniunctim subici vel praedicari in una
propositione categorica, et possunt etiam divisim subici vel praedicari, et
aequivalent tunc uni propositioni hypotheticae, ut in hac propositione: ‘quinque
sunt duo et tria’ (op. cit., VII, 3).
sia Alfonso Maierù proposizione (è il quarto modo) !®; la negatio negans può
cadere sull’intera proposizione ipotetica, e rende la proposizione co: ‘ posta
e falsa, o può cadere solo sulla prima categorica e la pro “ sizione allora è divisa
e vera (quinto modo) !*; infine data lino. tetica homo est asinus et equus est capra vel deus
est Îae può avere una disgiuntiva, e la proposizione tutta è composta e vera,
oppure una congiuntiva, ed è divisa a falsa (sesto modo) !4, Buridano, il quale
non esclude che possano darsi altri modi ritiene che questi siano i principali
!5, i 5. La logica inglese da Heytesbury a Billingham La trattazione del senso
composto e del senso diviso nel secolo XIII e fino ad Alberto di Sassonia è
caratterizzata da due elementi: a) innanzi tutto, come si è detto, un
accostamento diretto al testo aristotelico, scavalcando la mediazione delle
summulae o dei commenti agli Elenchi sofistici fioriti alla fine del secolo
XII: questo accostamento è rivelato dai ‘modi’ presi in esame della maggior
parte degli autori che sono riconducibili in genere ad esempi occorrenti in
Aristotele; b) in secondo luogo, da un’analisi condotta con i mezzi forniti
dalla grammatica speccilerive; ed è singolare che se nel solo Duns Scoto, tra
gli autori esaminati, le dottrine vengono in luce sistematicamente, l’uso di
certa termi: nologia e certe interpretazioni vadano ricondotte alle dottrine
della lasagne speculativa nelle quali trovano la loto giustificazione, L. sie sea
come in Occam e Buridano, esse sono in via di Nel secondo quarto del secolo XIV
in Inghilterra alcuni logici 12 Ivi, 13 Ivi. 14 Ivi. 145 Ivi. Terminologia
logica della tarda scolastica 541 impostano diversamente il problema. Emergono
sugli altri Guglielmo Heytesbury prima e Riccardo Billingham poi. Entrambi
dedicano un trattato ai problemi del senso composto e del senso diviso. Ma
Heytesbury ne parla a lungo anche nel secondo capitolo delle Regulae solvendi
sophismata, cioè il De scire et dubitare, e s'è detto che le Regulae vanno
datate al 1335 ‘9, di modo che, a questa data, Heytesbury aveva elaborato la
sua dottrina, almeno per quanto riguarda un capitolo fondamentale !. È
probabile che 14 Cfr. Introduzione. Ma nei vari capitoli delle Regulae, cit., è
presente la dottrina del senso composto e del senso diviso: cfr. De
insolubilibus, f. Tra: Sed ista obiectio
et ratio nimis cavillatoria est, et bene potest dici sophistica, quia vadit
solummodo ad verba et non ad intellectum, cum intelligantur omnia superius
posita i sensu diviso; arguit autem iste cavillator contra ista in sensu
composito: nimis enim esset prolixum in verbis tantum instare, ut nihil
diceretur quod cavillatorie non posset impugnari. Ideo non tantum ad verba
nuda, sed ad sententiam referas argumentum et videbis quam potenter concludit ;
De relativis, f. 21rb: ‘Tam incipit aliquis punctus moveri qui per tempus quod
terminatur ad instans quod est praesens quiescet, ergo iam incipit aliquis
punctus moveri et ille per tempus termi natum ad instans quod est praesens
quiescet’: notum est quod non valet consequentia, quia antecedens est verum in
casu et consequens impossibile. Unde universaliter hoc nomen relativum relatum
ad terminum stantem confuse tantum non habet sic exponi. Arguitur enim in huiusmodi
expositione a sensu composito ad sensum divisum , e f. 21va, a proposito di
casi col verbo apparet (altri casi con apparet in De scire et dubitare, f.
14va); De incipit et desinit, f. 26rb: Ad aliud cum arguitur quod Socrates in
aliquo instanti desinet esse antequam ipse desinet esse, optime respondetur
distinguendo illam penes compositionem et divisionem. Sensus
divisus est iste: ‘in aliquo instanti antequam Socrates desinet esse, Socrates
desinet esse’, et ille sensus claudit opposita. Sersus compositus est iste:
‘Socrates desinet esse in aliquo instanti antequam desinet esse’; in isto sensu
tenendo totum illud aggregatum a parte praedicati, satis potest concedi illa
propositio ; De maximo et minimo, f. 31va-b:
Sed arguitur forte quod primum est falsum quia non est possibile quod 4
punctus sic movendo ita cito tangat punctum ultra 4 sicut 5, ergo 4 non poterit
ita cito tangere aliquem punctum ultra 6 sicut %. Huic dicitur concedendo
conclusionem, et ex ista non 542 Alfonso Maierù in Inghilterra le Regulae siano
state al centro di discussione al loro apparire; è certo però che del De scire
et dubitare è stato fatto un adattamento incentrato sulla dottrina del senso
composto e del senso diviso, adattamento che, sotto il titolo (che è l’incipit)
Termini qui faciunt 8, ha avuto una certa fortuna nelle scuole !9. Viene da
chiedersi quale dei due trattati di Heytesbury sia anteriore all’altro, se le
Regulae o il De sensu composito et diviso: la fortuna arrisa al secondo
capitolo delle Regu/ae, che non si spiega se fosse stato disponibile l’altro
trattato, farebbe pensare all’antecedenza della composizione delle Regulae;
l’altro trattato, in tal caso, sarebbe stato composto per l’esigenza di
sistemare tutta la materia nel corso della discussione nell’ambito universitario.
Ma questa è solo un’ipotesi e non abbiamo elementi sufficienti a confortarla. È
un fatto però che, oltre ai termini modali, vengono in primo piano in questa
discussione i termini che riguarsequitur quin ita cito sicut 4 poterit tangere,
poterit ipsum etiam tangere aliquem punctum ultra è, quia ista significat
sensum divisum et alia concessa denotat compositionem , e ivi, f. 3lvb: antecedens nam significat secundum
divisionem, consequens autem secundum compositionem (cors. mio). 148 Cfr. appendice 1 a questo
capitolo. Ma è da tener presente che anche il primo capitolo delle Regulae,
cioè il De insolubilibus, ha avuto fortuna: cfr. WersnereL, Repertorium
Mertonense, cit., pp. 212-213; il primo testo citato dal Weisheipl è
l’expositio che ne fa Johannes Venator: cfr. il mio Lo Speculum ..., cit., p. 313 n. 67. 149 Il
trattato fra l’altro è in due codici, Padova, Bibl. Univ. 1123 e Worcester,
Cath. F. 118, che contengono, nella prima parte, una successione di piccoli
trattati che potrebbero aver costituito un corpus di manuali per principianti
negli studi di logica, corpus formatosi nella seconda metà del sec. XIV in
Inghilterra (il ms. padovano è inglese); il cod. di Worcester porta
l'intestazione Sophistria secundum usum
Oxonie , mentre il rilievo per il codice padovano è dovuto al compilatore del
catalogo manoscritto (cfr. c. 341). Il confronto fra il contenuto dei due
codici merita un’analisi più approfondita. Il WersHEIPL, The Development...,
cit., p. 159, rileva che al De scire et dubitare, comunque, si affiancano
discussioni analoghe a Oxford: si ricordi fra l’altro, la discussione di John
Dumbleton (primo libro della Surzzza) sull’intensio e remzissio della credenza,
ecc. Terminologia logica della tarda scolastica 543 dano ‘atti dell'anima’,
come si vedrà in seguito; che termini modali e verbi designanti actus animae
sono ferzzini officiales secondo la dottrina della probatio
propositionis !°; che il De sensu composito et diviso di Billingham tratta
prevalentemente dei zermini officiales!!; che in un adattamento anonimo !°
dell’altro trattato di Billingham, lo Speculum, la dottrina della probatio dei
termini officiales è ricondotta a quella del senso composto e del senso diviso,
come non è nello Speculum di Billingham. : Tutto ciò fa pensare che i temi del
De scire et dubitare di Heytesbury, più che non quelli del De sensu composito
et diviso, abbiano avuto fortuna in Inghilterra per la dottrina che ci
riguarda, a meno che non si postuli l’esistenza, in ambiente universitario,
anteriormente a Heytesbuty e a Billingham e quindi ai manipolatori dei loto
trattati, di un testo o di un dibattito che abbia condizionato e convogliato lo
svolgimento successivo delle elaborazioni relative al senso composto e al senso
diviso sui termini che saranno poi detti officiales !*. In tal caso però il De
sensu composito et diviso di Heytesbury con la sua ricca articolazione
resterebbe sempre più un fatto isolato che non trova precedenti, se non quelli
lontani (e non sappiamo quanto noti in ambiente oxoniense) del secolo XII.
Forse per sciogliere questo nodo sono necessarie altre indagini sui
manoscritti. Ciò che caratterizza le analisi del senso composto e del senso
diviso proposte in ambiente oxoniense rispetto a quelle dei secoli precedenti e
dei contemporanei che operano in continente! è 150 Cfr. cap. VI, $ 6. 151 Vedi
più avanti, p. 556. 152 Cfr. Cambridge, Corpus Christi College ms. 378, ff.
34v-45v; per esso v. il mio Lo Speculura
..., cit., pp. 302 e 323-324. 5 153 L’ipotesi è stata già avanzata in Lo Speculum ..., cit., pp. 389 390 n. 128, sulla
base d’un primo confronto tra i testi di Heytesbury e di Billingham. ; i : d
154 Quando Occam scrisse il Tractatus logicae minor e l’Elementarium (nel quale
ultimo dà ampio spazio alla dottrina delle fallaciae) era in con544 Alfonso
Maierà l’abbandono sia del testo aristotelico — che non viene più seguito da
vicino e costituisce così solo il lontano punto di partenza della discussione —
sia dell’impostazione mutuata dalla grammatica speculativa, quale abbiamo trovato
in Duns Scoto: resta, di questa, un’esigenza che ormai la logica ha fatto
propria da tempo, e cioè l’attenzione alla ‘struttura’ della proposizione
esaminata; non sono però più rodi significandi o proferendi a fornire la
intellectio dei vari sensus della proposizione, ma la ‘posizione’ occupata
dalle varie dictiones. Il tema ha avuto uno sviluppo notevole grazie alla
discussione sulle proposizioni modali, come abbiamo visto nel capitolo quinto,
ma ora viene esteso a tutta la trattazione del senso composto e del senso
diviso, e, più generalmente, diventa punto cruciale delle analisi logiche di
questo periodo, giacché è su di esso che si incentra, come si è detto, anche la
discussione della probatio propositionis. Un altro elemento caratterizzante è
il controllo dei rapporti tra senso composto e senso diviso effettuato mediante
corseguentia che, accennato qua e là in precedenza!5, viene esaltato
nell’analisi proposta da Heytesbury. Ci siamo già occupati in altra sede del
trattato di Heytesbuty !%; tinente da tempo (v. Introduzione. Quanto ai
rapporti d’inferenza dell’un senso dall’altro, già ABELARDO, Glosse super
Periermenias, rilevava a proposito delle proposizioni con possibilis: Et
videtur semper affirmatio ‘possibilis’ de sensu inferre affirmativam de rebus;
sed non convettitur. E contratio autem negationem ‘possibilis’ de
rebus inferre negationes de sensu, e p. 32:
Cum autem affirmative de ‘possibili’ de sensu inferant affirmativas de
rebus (sed non convertitur) et negative de rebus negativas de sensu (sed non
convertitur) . Cfr. Occam, Elementarium logicae, cit., p. 123: Est autem
sciendum quod, licet talium orationum sint semper distincti sensus, tamen saepe
unus sensus infert alium ita quod saepe impossibile est quod unus sensus sit
verus sine alio . Gli altri testi
pongono paralogismi (figure sillogistiche), non conseguentiae. Cfr. Il Tractatus de sensu composito et diviso di Guglielmo Heytesbury, Rivista critica di storia della filosofia] a
questa esposizione rimandiamo per problemi particolari e ci limitiamo qui a
richiamare gli elementi fondamentali che carattetizzano l’opera !7. Il maestro
individua otto modi del senso composto e del senso diviso. Essi sono
classificati in base ad elementi sincategorematici o che hanno importo
sincategorematico. Il primo ha luogo con i termini ampliativi o modali 8: si ha
senso diviso quando il ‘modo’ viene a trovarsi tra le parti del dictum e, se
verbo, è in forma personale; si ha senso composto quando il modo precede il
dictum e sta 4 parte subiecti: il modo in tal caso, se verbo, è impersonale !9.
Il secondo modo ha luogo con i verbi dotati di
vis confun157 Sarebbe da discutere lo stato del testo, anche in ordine
ai commenti che esso ha avuto in Italia, ma è questione che ci porterebbe
troppo lontano. Ci limitiamo qui a utilizzare l’edizione veneziana del 1494,
che raccoglie le opere di Heytesbury. Nel prossimo paragrafo, parlando dei
maestri italiani, diremo qualcosa circa il testo ch’essi avevano presente,
almeno per quanto riguarda la distinzione dei vari modi. 158 De sensu composito
et diviso, cit., f. 2ta-b: Et primus
modus sicut in principio fuit exemplificatum est mediante hoc verbo ampliativo
‘possum’ vel quocumque consimili ampliativo, sicut ‘convenit’, ‘verum’,
‘possibile’, ‘impossibile’, ‘contingens’ et sic de aliis, quibuscumque
similibus accidit compositio et divisio . 159
Ivi, f. 2rb: Et sciendum est quid sit sensus compositus et divisus respectu
primi modi, sicut et respectu aliorum modorum, et generaliter respectu
quorumcumque modorum positorum, et primo cum hoc verbo ‘potest’ sive fuerit
suus modus, qualis est ille terminus ‘possibile’, ‘necesse’, ‘necessario’ vel
‘de necessitate’ et sic de talibus. De quibus sciendum est quod quando aliquis
ipsorum invenitur in aliqua prmpositione absque alio relativo implicativo
sequenti [v. il 3° modo], tunc est sensus divisus et tunc tenetur illud verbum
ampliativum in tali proposittone personaliter . Sed quando illud verbum
‘potest’ vel suus modus totaliter praecedit in aliqua propositione, tunc est
sensus compositus et tunc sensus compositus significat identitatem instantaneam
possibilem respectu istius compositionis sequentis illum terminum ‘possibile’
et tunc tenetur ibi talis terminus dendi
1: si ha senso composto quando il verbo precede gli altri termini, e
senso diviso quando tale verbo non è il primo nella proposizione 181, ì Il
terzo modo si verifica con il pronome relativo !£. Il caso più semplice è
quello del pronome gui: esso può avere expositio in et ille; se ha expositio,
la proposizione categorica equivale a una ipotetica, cioè alla congiunzione di
due proposizioni categoriche; se non ha expositio, la proposizione resta
categorica. Si ha senso composto nel secondo caso, senso diviso nel primo !£,
ampliativus impersonaliter ; v. cap. V,
$ 7. 10 Ivi, £ 2rb: Secundus modus est mediante termino habente vim
confundendi, sicut sunt huiusmodi verba: ‘requiro’, ‘indigeo’, ‘praesuppono’
incipio’, ‘desidero’, ‘cupio’, ‘volo’, ‘teneo’, ‘debeo?’, ‘necessarium’,
‘semper’, ‘in aeternum’, ‘aeternaliter’, ‘immediate’, et sic de aliis . ” del
Nel primo caso non è lecito il descersus dal termine confusus ai suoi
inferiora, mentre nel secondo il termine non confusus ha supposizione dreraioit
Ma Heytesbury non si sofferma su tutto ciò. ; "Ivi: Tertius modus est mediante termino relativo
‘qui’, ‘quae’ quod’, qualiscumque?, ‘quicquid’, et hoc maxime respectu termini
communis stantis confuse tantum, sicut sic arguendo: immediate post hoc erit
instans quod immediate post hoc erit, ergo immediate post hoc erit instans et illud
immediate post hoc etit . ; 163 Ivi, £. 2va-b: Nota hic duas regulas pro
relativis. Prima est quod illud relativum ‘qui’, ‘quae’, ‘quod’ vel ‘quid’,
quandoque exponitur per unam coniunctionem ‘et’ et per illud relativum ‘ille’,
‘illa’, ‘illud’, et aliquando non exponitur, quando ipsum praecedit negatio vel
terminus includens negationem, [2] et quando refert terminum stantem confuse
tantum, [3] et quando praecedit verbum principale, sicut patet in proposi
tionibus antedictis in tertio modo. — Secunda regula est, quod quando relativum
ponitur in eadem categorica, supponit sicut suum antecedens ut ‘omnis homo est
animal quod est rationale’, sed relativum positum in alia categorica variat
suppositionem, ut ‘omnis homo est animal et illud est rationale’: quia terminus
relativus numquam debet sic exponi dum refertur ad terminum communem stantem
confuse tantum (cfr. [2]), sive post negationem (cfr. [1]), sive post
terminum distributum immediate positum, quod fit quando propositio est in sensu
composito. : tunc est sensus divisus quando illud relativum subsequitur verbum
principale. Li]
Terminologia logica delli tarda scolastica 547 Il quarto modo si ha con i
termini infinitus e totus che, quando precedono tutta la proposizione, hanno
valore sincategorematico, altrimenti hanno valore di categoremi: nel primo caso
la proposizione è in senso diviso, nel secondo in senso composto !*. Il quinto
modo si ha con la congiunzione ef !9 posta fra termini che stanno 4 parte
subiecti o 4 parte praedicati 16. essa fa senso composto quando dalla
proposizione originaria non è possibile inferire una congiunzione di
proposizioni, senso diviso nel caso contrario o quando sia possibile inferire
una proposizione contenente uno dei due termini senza l’altro col quale in
origine stava in congiunzione !. Il sesto modo si verifica quando occorre la
congiunzione tune est sensus compositus quando illud relativum praecedit verbum
principale (cfr. [3]), et hoc sive illud relativum sumatur in recto sive in obliquo . 16 Ivi, f. 2rb: Quartus modus est mediante termino quandoque
categorematice sumpto quandoque syncategorematice, cuiusmodi est terminus
‘infinitus, -ta, -tum’, TOTVS, -ta, -tum’; et ad hunc modum possunt reduci isti
termini prius positi adverbialiter, scilicet ‘semper, ‘in aeternum?’,
‘aetetnaliter? et sic de aliis (l’autore
li ha posti anche nel secondo modo, n. 160); f. 2vb: Unde generaliter quando
iste terminus ‘infinitum’ vel aliquis huiusmodi terminus syncategorematice
praecedit totaliter propositionem ita
quod istum non antecedit aliquis terminus qui est determinatio respectu istius
termini stantis syncategorematice, tunc est sensus divisus : se ne inferisce
che nel caso contrario si ha senso composto (ma cfr. f. 3ra: sed quando aliquis terminus determinabilis
respectu istius praecedit ipsum quando ponitur a parte subiecti, tune tenetur
categorematice, sicut quando ponitur a parte praedicati ). 165 Ivi, f.
2rb: Quintus modus mediante illa copula
coniunctionis ‘et’, sicut sic arguendo: isti homines sunt Romae et Ausoniae,
igitur isti homines sunt Romae . 166 Si ricava dagli esempi che occorrono ivi,
ff. 3ra-b. 167 Ivi, f. 3ra: Respectu
notae huius coniunctionis ‘et’, si fiat compositio vel divisio, faciliter
potest cavillari, quia differentia faciliter apparet inter sensum compositum et
divisum; è infatti uno dei modi più tradi zionali. L'ultimo caso ha riscontro
nel testo della n. 165. sa Alfonso Maierà vel'®: si ha senso diviso quando è
possibile interpretare la proposizione originaria come una disgiunzione di
proposizioni categoriche, e senso composto quando ciò non è possibile !9, Il
settimo modo ha luogo con le determinazioni ita o sicut in quanto esse hanno il
potere di limitare ‘a un certo tempo’ (passato, presente, o futuro) la
supposizione dei termini seguenti !”; se una proposizione è preceduta da una
tale determinazione e non è de simplici
subiecto et de simplici praedicato 17,
si da senso composto; se invece la determinazione manca, si ha 1 Nel primo
elenco dei modi, questo appare come settimo (ivi, f. 2rb): Septimus modus mediante ista disiunctione
‘vel’, ut patet in hoc sophisma(te): ‘omnis propositio vel eius contradictoria
est vera’ . Ma nell’esposizione dei modi esso è discusso come sesto (£. 3rb).
19 L’autore non fornisce molti elementi. Precisa tuttavia, nell’ambito della
validità delle regole della disgiunzione note dalla logica degli enunciati
(ivi, £. 3rb): si vero fuerit post distributionem vel negationem vel aliquem
terminorum habentem vim negationis distribuendi vel confundendi, tunc [non]
fallit argumentum tamquam ab inferiori ad suum superius cum negatione vel
distributione, quia universaliter disiunctus est superior quam aliqua eius
pars; ideo non sequitur: tu differs ab asino, ergo tu differs ab homine vel ab
asino (differo è termine confundens).
170 È sesto nella prima elencazione dei modi; ivi, f. 2rb: Sextus modus est
mediante illa determinatione ‘ita’ vel ‘sicut’, ut “ita erit’, ‘ita fuit, ‘ita
est’, ‘sicut est’, ‘sicut fuit’, ‘sicut erit’, ut sic arguendo: ita est quod
Socrates erit tantus sicut Plato, ergo Socrates erit tantus sicut Plato, vel e
contra . I Ivi, f. 3rb: Quando arguitur componendo vel dividendo mediante hac
determinatione ‘ita est’, ‘ita fuit’, ‘ita erit’, ‘ita potest esse’, vel
respectu termini distributi, vel respectu duplicis compositionis, vel
negationis, vel alicuius habentis talem vim cuiusmodi est iste terminus
‘necesse’, frequenter fallit ille modus, ut sic arguendo: ita erit quod tu es
omnis homo existens in ista domo, igitur tu eris omnis homo existens in ista
domo . Respectu tamen compositionis simplicis, de simplici subiecto et de
simplici praedicato, bene valet consequentia: ita erit quod tu eris episcopus,
ergo tu eris episcopus , et causa est, qui ad idem instans refertur determinati
et illa propositio, sed non est sic de aliis . Sembra quindi che, per
Heytesbury, quando la proposizione che segue la determinazione ha lo stesso
tempo della determinazione, è valida l’inferenza, se invece il tempo della
proposizione è senso diviso, giacché in tal caso soggetto e predicato, la il
tempo del verbo non è al presente, si comportano come in qualsiasi proposizione
di verbo ampliativo. eda) L’ottavo modo è proprio dei verbi che designano atti
dell dia letto o della volontà !?; alcuni di essi sono elencati nel secon
" modo tra i termini aventi vis confundendi . Essi hanno quia i capacità
di ‘confondere’ i termini seguenti, ma oltre fa ciò ue il potere di far sì che
il dictum seguente appellat se pi Si ha
senso diviso quando il verbo sta tra = parti del Ing Um; se invece totalmente lo
precede '® o lo segue !, allora si ha senso composto. Mo Le A questi otto modi
Heytesbury fa seguire in una p 14 cazione un nono modo, che poi tralascia nella
span pren zione, perché ritiene sia da considerare sotto la E e ca niîs , ma
che avrà fortuna presso i commentatori del seco ; Ecco il testo: Nonus modus,
mediante termino nie poso a ser legni | 5 > a i i de futuro ad eundem termim
r respectu verbi de praeterito vel d i eun È È a parte praedicati; respectu
eiusdem verbi qui modi possunt redu i i i eno diverso da quello della
determinazione, l’inferenza non è valida (così alm i o i 1 n * DIRCI n Se
ruta Octavus modus mediantibus terminis
pe reni volusitatisi sive intellectus significantibus, sicut sempe en oc verl ;
‘haesito”, ‘credo’, ‘volo’, ‘desidero’, ‘appeto’ et sic de aliis . s 173 Cfr.
n. 160. 17 Cfr. cap. I. | 3 RE 5 De sensu composito et diviso, cit., f.
3va: et tunc est So È pins ue divisus
in istis propositionibus, nre ed pr gen i i jat inter huiusmodi casi
intellectus seu voluntatis media i | È : infinitivi modi . Sed
quando huiusmodi verbum praecedit totaliter, tunc t sensus compositus [....] . . . : ha 176 Questa
precisazione è solo nel De scire et dubitare, cit., f. 13rb (è pic attenuata
nel trattato De sensu composito et diviso?), ma è Ra a incertezza dall'autore:
cfr. il mio Lo Speculum ..., cit., pp.
3899 ni Alfonso Maierù ad compositionem vel divisionem, sed magis est fallacia
figurae dictionis, ut ‘album erit nigrum, ergo nigrum erit album’: non sequitur
1”, Per tutti i modi, Heytesbuty precisa che l’inferenza dal senso composto al
senso diviso, o viceversa, non vale a meno che ciò non sia possibile gratia terminorum 19: così, per l’ottavo modo, quando occorre
il pronome hoc in una proposizione il cui verbo sia scio, senso composto e
senso diviso sono equivalenti 1? De sensu composito et diviso, cit., f. 2rb: il
testo ha 4 parte praeteriti invece di 4 parte praedicati. 178 Per il primo
modo, cfr. ivi, f. 2va :« Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum, ubi
sensus divisus verificetur per huiusmodi successionem respectu diversarum
partium temporis cuius compositio est possibi lis pro instanti, consequentia
non valet. Sed respectu terminorum in quibus huiusmodi compositio est
possibilis per instans nec aliunde per aliquam relationem implicativam aliud
denotatur per sensum divisum quam per sensum compositum, vel e contra, valebit
consequentia ; per il secondo modo, ivi: « Arguendo a sensu composito ad sensum
divisum mediante aliquo termino habente vim confundendi terminum sicut prius
est dictum, generaliter consequentia non valet ; per il terzo modo, ivi: «Item
respectu terminorum relativorum non valet consequentia a sensu composito ad
sensum divisum communiter, nisi fuerit gratia materiae (ma un discorso più complesso si vedrà nei
commenti); per il quarto, ivi, £. 2vb: « respectu terminorum qui sumuntur
aliquando categorematice, aliquando syncategorematice, inferendo sensum
compositum ex sensu diviso fallit consequentia ; per il quinto, ivi, f. 3ra:
«Sed satis possunt faciliter aliqui respondere dicendo quod non valet
consequentia arguendo a sensu diviso ad sensum compositum seu e converso
mediante illa nota coniunctionis ‘et’ post terminum distributum. Similiter cum
ista coniunctio ‘et’ copulat duos terminos a parte subiecti positos quorum unus
est distributus alius non, difficilis est responsio (ma la differentia fra i
due sensus faciliter apparet: cfr. n. 167); per il sesto, cfr. n. 169; per il
settimo, cfr. n. 171; per l’ottavo, ivi, f. 3va: «In omnibus (sc. exemplis) nam
est sensus divisus impertinens sensui composito et e converso et proptetea est
consequentia mala e « potest igitur
dici quod non valet consequentia huiusmodi arguendo a sensu diviso ad sensum
compositum nisi gratia terminorum . 551 Terminologia logica della tarda
scolastica i ALE i drianii giacché è irrilevante che il termine immediato (hoc)
preceda o segu ; 179 verbo !?. Ho E: E° î Il trattato di Heytesbury non è privo
di ge sog testo che abbiamo esaminato !°, e non sempre gli eleme La valgono a
chiarire la portata delle affermazioni del ce (slide i i in ciò sia ir i i
trina. Ma aiutano in ciò s : fissarne con chiarezza la dot i . e a quanto
sappiamo delle dottrine precedenti (per bm o a le proposizioni cum dicto,
specie le moda li, e i ta ig pe tutto, mentre per quanto riguarda i relativi ca
der ci sun i che però no! Yh, Occam, Sutton ‘*, 1 e s'è detto, a Burleigh, pe a
Lnccvis in termini di senso composto e La diviso), s mi ro Wo Siae zan] i sedi
de scire — ha Su tutti i modi, l'ottavo — ge in Heytesbury la trattazione più
estesa nel De sensu sonpasie Ù i i sta ivi. Itre a quella delle Regulae).
Questi verbi, cui è i ap i ione 12, nel secolo XIV ricepre riservata una
particolare attenzione "*, cer vono, come si è detto, un’accurata analisi.
Nella Logica i ini i i insieme i verbi
scio, dubito, volo e i termini modali sono trattat izi ivisione: si ha senso
composto i i e e alla divisione: si np ordine alla composizione e ( cl cina uno
di questi termini precede il resto ar Line pa i i i tra gli elemen i ivi ndo il
termine sta le del ice i 5 in fine della proposizione (cioè dictura; quando
invece sta in tin mana icati izione s assi a parte praedicati), la proposi? id
Art probata in senso composto o in senso A i iu Cit., pp. 254-255. 19 ivi, f.
3va, e Il Tractatus ..., cit., PP. 4? sala 180 iaia a e e alla successiva
eliminazione del nono ;i basta scorrere i rilievi fatti nelle note precedenti.
181 . VI, n. 132. : nu: . dr 182 ‘n dall'Ars Meliduna, cit., p. 348, dove i
verbi | piso | A sono detti verbi quorum
significatio proprie ce si sg i Strope, Logica, cit., f. 19ra: Et ideo quando in dun ga orum: ‘scio’,
“dubito”, ‘volo’ et terminus rogge peo grin : ; ° i i ici Opos: i iti dictum,
dicitur talis pr s A iragiorg pg sorde
‘possibile est album esse nigrum’. F posito, ut ‘scio Socratem currete’,
pos 952 Alfonso Maierù più che al posto
occupato dai verbi indicanti atti dell'anima e dai modi, bada, come si è visto
!#, alla supposizione che essi conferi scono ai termini sui quali operano: nel
senso composto causano supposizione semplice, nel senso diviso supposizione
personale. La stessa tesi di Strode è sostenuta dall’anonimo adattamento dello
Speculum contenuto nel ms. 378 del Corpus Christi di Cambridge: si ha senso
composto quando uno dei detti termini (e sono zerzzini officiales) precede il
resto della proposizione, senso diviso quando sta per i termini del dictum;
quando sta in fine, allora indifferenter si può avere senso composto o senso
diviso 185, quando mediat accusativum et infinitum verbi in propositione, ut ‘album
possibile est, vel potest esse nigrum’, dicitur sensus divisus. Sed quando
finaliter sequitur, dubitandum est arguentem, an velit tenere talem
propositionem arguens in sensu composito vel in sensu diviso, sicut in ista
‘omnem hominem esse animal est necessarium’. Si sumatur in sensu composito,
conceditur quod sic tunc debet probati: talis propositio est necessaria,
scilicet ‘omnis homo est animal’, praecise significans quod omnis homo est
animal, ergo omnem hominem esse animal est necessatium. Et si capiatur in sensu
diviso, debet probari ut universalis, scilicet per singularia vel pet
exponentes, quarum quaelibet est falsa ; cfr. anche ff. 19rb e 26vb. 14 Cfr.
capp. V, $ 7, e VI, $ 6. 185 Op. cit., f. 42r-43r: Termini officiabiles sunt
omnes termini facientes sensum compositum et solum talis propositio in sensu
composito est officiabilis. Et termini facientes sensum compositum sunt omnia
signa modalia, ut ‘possibile’, ‘impossibile’, ‘contingens’ et ‘necessarium’, et
omnia verba significantia actum mentis, ut ‘scire’, ‘nolle’, ‘credere’,
‘imaginari’, ‘percipere’, ‘dubitare’, ‘haesitare’, ‘demonstrate’ et similia.
Unde quando aliquis istorum terminorum totaliter praecedit dictum propositionis
facit sensum compositum (tantum 4dd. inferl.), ut ‘scio deum esse’, ‘possibile
est hominem esse animal’. Sed quando aliquis istorum terminorum intermediat
dictum propositionis, scilicet (ponitur) inter accusativum casum et infinitivum
modum, tunc facit sensum divisum tantum, ut ‘hominem possibile est cuttere’.
Sed quando aliquis istorum terminorum finaliter
subsequitur dictum propositionis, tunc ista propositio potest
indifferenter sumi in sensu composito vel in sensu diviso, ut ‘hominem cutrere
est possibile’. Omnis propositio in sensu composito est officiabilis, ut ista
‘necesse est deum esse’ sic officiatur: talis propositio est necessaria ‘deus
est” propter eius Terminologia logica della tarda scolastica 553 Il trattato
Termini qui faciunt, a proposito degli stessi termini (modali e verbi
designanti atti dell'anima), scrive
quando aliquis praedictorum terminorum vel consimilium praecedat
totaliter dictum propositionis vel finaliter subsequitur, tunc ii illa
propositio in sensu composito , e aggiunge:
sed quando quis dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est
ponitur in medio inter accusativum casum et modum infinitum, tunc illa
propositio est totaliter accepta in sensu diviso !; ica SAR la stessa tesi
ritroviamo nell’anonimo trattato Termini cu. quibus ®8. Il trattato De sensu
composito et diviso di Riccardo Billingham è da ricondurre a queste ultime
discussioni. be L’autore si interessa a quello che considera il primo modo
primarium significatum ‘deum esse’, igitur necesse est deum esse. Li Lay
propositio in sensu diviso est resolubilis, si primus e sit reso! ni vel
exponibilis, si primus terminus sit exponibilis. tì um prim: ; ‘hominem
possibile est currere’ sic resolvitur: hoc possibile est nn fa hoc est homo,
igitur etc. Exemplum secundi: ‘omnem esi pe est currere’ sic exponitur: hominem
possibile est currere et nih | est homo quem vel quam non est possibile
currere, igitur etc. Unde propositio è rg diviso debet probari per primum terminum mediatum in
illa i proposi ros : Il primo termine sul quale la probatio si opera può essere
impedito Si A DI s° Sed nota quod primus terminus. probabilis impeditur sex mo;
1 ni modo, per propositionem hypotheticam, ut ‘si homo currit, “1 currit?.
Secundo modo, per propositionem modalem in sensu composito, ut pe cutrere est
impossibile’. Tertio modo, per exceptivam et per exe cp ut ‘omnis homo praeter
Socratem currit?. Quarto modo, in propositione p cr ralis numeri, ut ‘duo
homines habent duo capita’. Quinto modo, pa 5 relativum ponitur a parte
praedicati et refertur ad terminum stantem discre e vel determinate, ut ‘homo
currit qui est albus?. Sexto modo; per ig tionem negativam, quae debet probari
per eius oppositum, ut n us e currit’ A_ parte l’ultimo modo, ben noto agli
altri sostenitori E" pro pei i primi cinque non sono ricordati come
impedienti la probatio del primo mine: ma essi richiamano regole del senso
composto note in past (1° e 2°, 4°) o al tempo dell’autore (5°); per il terzo
modo, cfr. il cap. IV. 186 Cfr. appendice 1. 187 Cfr. appendice 2. 554 Alfonso
Maierà e che ha luogo con i termini officiales: modali e verbi significanti
actum mentis! Degli altri modi, egli ricorda quello che può essere luogo con
e?! o con vel!9, Ma, per quanto riguarda il primo modo, egli afferma
categoricamente ! che si ha senso composto quando il termine comune è preceduto
da un termine officiabile e senso diviso quando il termine comune segue il
termine officiabile ‘2, giacché la probatio propositionis può essere fatta solo
in base al primo termine della proposizione !?, Per il resto, il trattato non
contiene novità né a proposito della dottrina che qui ci interessa, né per
quanto attiene alla probatio della proposizione quale la conosciamo. i È
necessario rilevare, concludendo queste note, che la dottrina della probatio si
è così impadronita di quella del senso composto e del senso diviso, che in
Heytesbury si presentava come una sistemazione dei vari capitoli della logica
di quel tempo-in funzione di un preciso punto di vista. Questo predominio della
probatio sul senso composto è sul senso diviso dopo Heytesbury permetterà, come
vedremo, ai maestri italiani di spiegare il testo . de [Voco autem officiale
omnem terminum verbalem significantem actum mentis, ut ‘imaginor’, ‘intelligo’,
‘scio’, ‘credo’, ‘dubito’ ‘significat’, ‘supponit’ et huiusmodi, quae
communiter verba non sunt vera actus singulis simplicis sicut sunt huiusmodi
verba ‘percutio’, ‘vendo’, ‘do’ et huiusmodi ; ma si veda, per i modali, ivi e
Speculur, cit., pp. 345-346. o Ms. Paris, B.N., lat. 14715, f. 82ra: Penes secundum modum compositionis et
divisionis fiunt per o" (notam?) copulationis ut ‘quinque sunt duo et
tria’, quae falsa est . DE Cfr. ivi, f. 82ra: Similiter in sensu diviso cum
disiunctione, ut contingit hoc esse, igitur contingit hoc esse vel non esse; tu
scis 4 vel b igitur tu scis 4; haec significat 4 esse, igitur significat et esse
vel £ non esse : Evidentemente Billingham, che non si rifà al trattato di
Heytesbury, adotta uno schema tradizionale in due o tre modi, al quale si
riferisce, 191 BILLINGHAM polemizza contro chi sostiene che si abbia senso
composto anche quando l’officiabile segue gli altri elementi della
proposizione: cfr op. cit., pp. 389 sgg. ° 192 Ivi, pp. 387-389. 19 Cfr.
Speculum..., cit., p. 373. —1 Terminologia logica della tarda scolastica 553 di
Heytesbury con le nuove regole, in modo da eliminare ogni incertezza
dall’opuscolo del maestro. 6. I trattati italiani dei secc. XV-XVI In Italia la
dottrina che studiamo ha avuto due forme, legate a due diverse tradizioni. La
prima (per la quale basti ricordare Paolo Veneto), è quella più diffusa nella
logica inglese, incentrata sui termini officiales; l’altra — della quale
esamineremo, nell'ordine, i testi di Paolo da Pergola, Battista da Fabriano,
Alessandro Sermoneta, Bernardino di Pietro Landucci e Benedetto Vettori — segue
invece da vicino il resto di Heytesbury, che in Italia ha avuto enorme fortuna.
Paolo Veneto tratta ex professo del senso composto e del senso diviso nel
trattato 21 della prima parte della Logica magna. Riconosciuto che la
dottrina ortum trahit a terminis
officiabilibus !*, egli respinge la tesi
di coloro che assumono la proposizione in senso composto quando il modus!
precede il dictum o lo segue e in senso diviso quando esso sta tra le parti del
dictum '6, ma respinge anche la tesi di chi (come Pietro di Mantova) ritiene
che si ha senso composto solo quando il modus precede il dictum, mentre quando
esso sta tra le parti del dicturz 0 lo segue si ha senso diviso !”. Per parte
sua si schiera con coloro che 14 Logica magna, cit., I, 21, f. 76rb. 195 Si
ricordi (cfr. cap. VI, n. 279 e il cap. V, sulle proposizioni modali), che
Paolo Veneto ammette varie specie di ‘modi’; cfr. ivi, f. 76rb-va: Pro quo est notandum quod omnes illi modi
superius explicati, puta nominalis, verbalis, participialis et adverbialis,
sensum compositionis et divisionis exprimere possunt, sed qualiter est
difficultas . 196 Ivi, f. 76va: Dicunt
quidam quod universaliter quandocumque modus simpliciter praecedit orationem
infinitivam vel finaliter subsequitur eandem, sensus compositus firmiter
nominatur, ut ‘possibile est Socrates currere’, “Socratem currere est
possibile’; sed quando mediat dictum, sensus divisus vocatur, ut ‘Socratem
possibile est currere’ . 197 Ivi: Alli
dicunt quod quando modus simpliciter praecedit est sensus 256 Alfonso Maierù
ritengono che il modus posto in fondo fa sì che la proporzione sia assunta
indifferenter in senso composto e in senso diviso: Dico ergo aliter tenendo
medium istorum, quod quandocumque modus simpliciter praecedit dictum
categoricum vel hypotheticum facit sensum compositum, et quando mediat verbum
dicti et primum extremum tenetur in sensu diviso; sed quando finaliter
subsequitur idem potest indifferenter sumi in sensu composito et (in) sensu
diviso 18, Li Quando è in senso composto, la proposizione è officiabile in
ragione del termine officiabile che precede o segue il dictum (la proposizione,
con l’officiabile che segue il dicturz, aequipollet ‘9 a quella con
l’officiabile che precede); ma quando è in senso diviso essa è resolubile. Ma
bisogna fare attenzione: quando la proposizione in senso diviso ha il zzodus a
patte praedicati , se un termine comune precede il verbo di modo infinito, la
probatio comincia dal termine comune; ma se il verbo è preceduto solo da un
termine immediato, la probatio comincia dall’officiabile anche quando questo
sia preceduto da un termine comune posto comunque dopo compositus ut prius, sed
quando mediat vel finaliter subsequitur est sensus divisus, ut “4 scio esse
verum’ et ‘4 esse verum est scitum a me. Cfr. PieTRO DI MANTOVA, Logica, cit.,
f. [105va]: Item, praemittamus quod verba pertinentia ad actum mentis faciunt
sensum compositum et sensum divisum. Faciunt autem sensum compositum cum
totaliter praecedunt dictum propositionis, ut ‘scio hominem currere’; sensum
autem divisum faciunt cum inter partes dicti mediant aut totaliter sequuntur:
ideo haec est in sensu diviso ‘hominem scio currere’, aut ‘hominem cutrere
scio’ (è il trattato De scire et et
dubitare, e la giustificazione è che questi verbi operano la e a sui termini
seguenti, non su quelli precedenti; si veda cap. VII, 198 ; i " Ried ale
Logica magna, cit., I, 21, f. 76va; in luogo di surzi, In sensu composito est
falsa (sc. propositio ‘creantem esse deum est necessarium’) quia tunc
aequipollet huic ‘necessarium est creantem esse deum’ et officiabilis, sicut
illa valet: propositio est necessaria ‘crean: est deus’ sic primarie
significando, quod falsum est . i Terminologia logica della tarda scolastica
557 il verbo di modo infinito ?°, Degli officiabili, i termini modali nella forma
verbale fanno senso composto se sono presi impersonalmente, senso diviso se
presi personalmente ?", mentre la loro forma avverbiale, che è esponibile,
si comporta in tutto come la forma nominale ?®. La proposizione interpretabile
in senso composto e in senso Est ergo pro toto notandum quod quando talis modus
finaliter subsequitur et tenetur in sensu diviso, si verbum infinitivi modi
terminus mediatus praecedit, ab ipso incipiatur probatio propositionis. Si
autem fuerit terminus immediatus, a modo incipiatur probatio propositionis per
officiantes, non obstante quod ipsum praecesserit terminus mediatus existens
post verbum, verbi gratia dicendo: ‘hoc esse creans est necessarium’, illa
propositio officiabilis est sicut illa cui aequipollet: ‘hoc necessarium esse
est creans’. Sed dicendo: ‘hoc creans esse est necessarium’, propositio illa
est resolubilis respectu istius termini ‘creans’, sicut illa ‘hoc creans
necesse est esse’. Ita ergo quod si dicerem ‘deum esse creantem est
necessarium’, primus terminus probabilis est li ‘deum’ et secundus est li
‘necessarium’. Sed si dicerem: ‘deum cteantem esse est necessarium’, primus
terminus est li ‘deum’ et secundus li ‘creantem’, dato adhuc quod sit appositum
verbi infinitivi . È da notare che, allo stesso proposito (senso diviso con
modo in fine), l’autore ha sostenuto che la proposizione creantem esse deum est necessarium è resolubile grazie al termine creanferz,
così: hoc esse deum est necessarium et
hoc est creans, ergo creantem esse deum est necessarium , e che la
proposizione hoc esse deum est
necessarium va officiata ( Et in sensu
diviso similiter, quia debet officiari immediata facta resolutione primi
termini , ivi). 201 Ivi, f. 76vb: Verumtamen est notandum quod huiusmodi verba
‘potest’ et ‘contingit’ non habent huiusmodi distinctionem. Quandocumque nam
personaliter sumuntur faciunt sensum divisum, ut ‘antichristus potest esse’,
aut ‘Socrates contingit currere’; sed quando impersonaliter sumuntur, tune
faciunt sensum compositum, ut ‘potest esse quod antichristus sit, vel currat”,
‘contingit hominem currere’ aut ‘contingit quod Socrates legit, vel disputat’
etc. Quaecumque igitur dicta sunt de terminis officiabilibus possunt etiam in
terminis modalibus exponibilibus confirmari, ita quod quando modus praeponitur
facit sensum compositum, ut ‘necessario omnis homo est animal’, quando mediat
inter subiectum et praedicatum facit sensum divisum, ut ‘omnis homo necessario
est animal’; sed quando finaliter subsequitur potest 558 Alfonso Maierù diviso
può essere vera o falsa in entrambi i sensi: ma è necessario distinguere questi
sensi, a meno che la proposizione non sia vera in entrambi 2°. Regola generale
è la seguente: A sensu composito ad
sensum divisum et e converso non valet argumentum 24, anche se in casi particolari l’inferenza
può essere valida 25, I maestri che commentano il testo di Heytesbury ne
espongono la dottrina in sette o otto modi 2%: in genere i modi 5 e 6 di
Heytesbury sono trattati in uno solo, il quinto 2”, mentre c'è oscillazione a
proposito dell’ultimo modo appena accennato da Heytesbury: alcuni ne trattano,
altri no ?®, indifferenter sumi in sensu composito vel diviso, ut ‘omnis homo
est animal necessario’ , . i Ivi, f. 76va:
Dico quod quaelibet istarum (sc. propositionum) et consimilium cum proponitur
est distinguenda secundum compositionem et divisionem nisi in utroque sensu
fuerit vera . 24 Logica parva, cit., III, e Logica megna, cit., I, 21, f. 76vb:
Ex ista sententia infero istam conclusionem, quod a sensu composito ad sensum
divisum cum termino officiabili frequenter fallit argumentum [....]. Similiter
a sensu diviso ad sensum compositum non valet talis forma arguendi . ca Ivi, f. 74va: Et si ex his concluderes
quod sensus compositus convertitur cum sensu diviso, dico quod verum est quando
utrobique modus est primum probabile . Sed quando modus non utrobique
est primus terminus, tunc sensus compositus non convertitur cum sensu
diviso . Si tratta, in tal caso,
dell’equivalenza (convertitur) tra i due modi. 206 Invece di Unde octo vel novem modis accidit del f. 2rb dell'edizione 1494 del testo di
Heytesbury, il ms. Roma, Bibl. Casanat. 85, f. 8rb, il ms. Venezia, Bibl.
Marciana, Z. lat. 277 (= 1728), f. 12v, e l’ed. 1501 col commento di Sermoneta,
cit., f. 3rb, leggono Unde septem vel
octo modis . ar Il testo del 1501, cit.,
f. 12rab: Quintus modus mediante illa
copula coniunctionis ‘et’ et ‘vel’ ; il
ms. Marciano, al f. 12v, pone solo la
copula coniunctionis ‘et’ e non
accenna a vel; ma a f. 14r tratta di e£ e al f. 14v, di seguito, di vel. 208 I
mss. Casanat. e Marciano non hanno l’ottavo modo (il nono di Heytesbury) né,
dei commenti, lo hanno quelli di Paolo da Pergola e di Benedetto Vettori, come
si vedrà. Terminologia logica della tarda scolastica 559 Il primo di questi commenti
è quello di Paolo da Pergola. Il maestro discute sette modi e di ciascuno
considera analiticamente gli elementi differenzianti l’un senso dall’altro e i
casi in cui l’implicazione di un senso da parte dell’altro è lecita. Il primo
modo ha luogo con i termini modali ( sive sumantur nominaliter, sive
verbaliter, sive adverbialiter ), e si ha senso composto quando il modo praecedit vel subsequitur dictum
propositionis , e, se è verbo, esso ha forma impersonale; quando invece il modo
(se verbo, in forma personale) mediat
inter partes dicti seu extremorum si ha
senso diviso ?”. In tre modi differiscono senso composto e senso diviso:
innanzi tutto, il senso composto esige, a differenza del senso diviso, che i
termini della proposizione abbiano una verifica istantanea; inoltre, la
proposizione in senso composto richiede che si possa formulare la
corrispondente proposizione de inesse insieme con la proposizione modale senza
che ne segua alcun inconveniente, ma ciò non è richiesto dal senso diviso 210.
infine, il senso composto va provato officialiter, mentre il senso diviso va
provato secondo che richiede il primo termine della proposizione ?!!, Dall’uno
all’altro senso, e viceversa, vale l’inferenza solo quando si verificano le
seguenti tre condizioni: che anche il senso diviso come il senso composto
richieda una verifica istantanea (l’esempio addotto ha il verbo potest)”; che
il relativo implicativo qui, Cfr. PaoLo pa PercoLA, De sensu composito et
diviso, cit., p. 149. 210 Ivi; forse è un po’ forte intendere
l’espressione ponere in esse come formulare la proposizione de inesse
corrispondente, ma cfr. n. 239. 21 Ivi. 212 Cfr. gli autori seguenti. Credo che
questo sia il senso della frase di Paoto (op. cit., p. 150): Prima, quod
compositio sit verificabilis pro instanti et non exigat tempus limitatum. Ideo
non sequitur: Tu potes proferre A propositionem, ergo potest esse quod tu
proferas A propositionem . Qui compositio non vale senso composto (ché
altrimenti avremmo una ripetizione di ciò che si sa) ma vale ‘complesso’ dei
termini che costituiscono una quando è presente nella proposizione, non denoti
altro nel senso composto e altro nel senso diviso; che i termini occorrenti non
siano repugnantes o opposti (es. iustus-iniustus)?, Nel secondo modo, con i termini
confundentes, si ha senso composto quando il termine comune ha supposizione
confuse tantum e senso diviso quando ha supposizione determinata: poiché la
supposizione determinata è verificabile mediante disgiunzione, ciò che
differenzia l’un senso dall’altro è che nel senso diviso si ha la verifica con
disgiunzione che nel senso composto non si può avere. Perciò dall’uno all’altro
senso e viceversa non vale l’inferenza, almeno da un punto di vista formale,
anche se può valere gratia
terminorum ?!, Il terzo modo ha luogo
con i pronomi relativi. Senso composto e senso diviso possono aversi in due
modi: innanzi tutto, si ha senso composto quando occorre nella proposizione qui
(relativo implicativo) e senso diviso quando in luogo di qui si ha et ille; ma
in entrambe le proposizioni può occotrere lo stesso pronome qui: in tal caso il
senso composto si ha quando il pronome precede il verbo principale ed è unito
al suo antecedente; quando invece esso segue il verbo principale, si ha senso
diviso 2! Nel primo caso, il senso diviso costituisce una ptoposizione
ipotetica di contro al senso composto che è proposizione categorica; nel
secondo caso il senso diviso è magis
distributus rispetto al senso composto.
Perciò, nel primo caso l’inferenza tra i due sensi vale solo eccezionalmente
?!5; nel secondo, l’infeproposizione o un dictum, e quindi sta per la
proposizione stessa in senso composto o in senso diviso. Cfr. StropE, Logica,
cit., f. 23vb: ali quando verbum
requirit instans pro supposito, id est pro quo debet propositio probari vel
verificati, et aliquando tempus . 213 PaoLo DA PERGOLA, op. cit., p. 150. 214
Ivi: il testo ha solo non valet
argumentum de forma , ma pare che ciò importi che può valere gratia materiae . 215 Ivi. 216 Ivi, p. 151: A
resolutione de gui in et et ille, illa, ilud valet arguTerminologia logica
della tarda scolastica 561 renza vale dal senso diviso al senso composto, e non
viceversa CA Il quarto modo, che si verifica con totus e infinitus, è spiegato
da Paolo con gli stessi elementi forniti da Heytesbury: si ha senso diviso
quando uno di essi precede tutti gli altri; se invece segue il verbo
principale, o è preceduto da un altro termine, si ha senso composto. La
differenza fra i due sensi è quella che deriva dalla funzione di categorema o
di sincategorema che i due termini possono avere, e dall’uno all’altro senso e
viceversa non vale Vinferenza 28, . Il quinto modo ha luogo con et o vel
(oppure 442): si ha senso composto quando i termini congiunti da e? o vel
stanno collective e senso diviso quando stanno divisive; oppure: senso composto
è quando i termini in congiunzione o in disgiunzione stanno dalla stessa
‘parte’ della proposizione (cioè dalla parte del soggetto o del predicato),
senso diviso quando stanno in parti diverse. La differenza tra l’un senso e
l’altro è data dal fatto che il senso composto richiede la verifica di tutti i
termini della congiunzione 0 della disgiunzione insieme, mentre il senso diviso
comporta la verifica di ciascun termine per sé (e quindi anche di uno in assenza
degli altri). Perciò, infine, dal senso composto al senso diviso DO viceversa
non vale la consequentia”?. Per quanto riguarda în particolare la disgiunzione,
poiché da un elemento di essa all’intera disgiunzione vale l’inferenza ( hoc
est homo, ergo hoc est homo vel asinus ), Paolo da Pergola avverte che questa
non ha luogo quando la disgiunzione è preceduta da un termine distrimentum
quinque conditionibus observatis. Prima quod non referatur antecedens stans
confuse tantum. ...]. Secunda quod non praecedat terminus distributus. Tertia
quod verbum principale non sit negatum. (tesa FA Quarta quod non praecedat
terminus qui indifferenter potest teneri categorematice et syncategorematice.
Quinta quod non praecedat terminus modalis de sensu composito . 217 Ivi. 218
Ivi, pp. 151-152. 219 Ivi, p. 152. 562 Alfonso Maierù butivo o avente importo
distributivo ( tu differs ab asino, ergo tu differs ab homine vel ab asino :
non vale) ?®, Il sesto modo si ha con la determinazione ita fuit ?!, ita erit,
ita potest esse: una proposizione è in senso composto quando è preceduta dalla
determinazione (e il verbo in tal caso è di tempo presente, come si ricava
dagli esempi), altrimenti è in senso diviso (e il verbo non è di tempo
presente, ma ha il tempo che ha la determinazione del senso composto). Il senso
composto importa che la determinazione restringa la proposizione al tempo o al
modo indicato dalla determinazione, mentre il senso diviso considera la
proposizione absolute 2. Dal senso composto al senso diviso l’argomentazione
non vale quando intervengono altri elementi sincategorematici 2*; se invece
è in terminis simplicibus ,
l’argomentazione vale dall’un senso all’altro senso e viceversa ?*. Infine, il
settimo modo si ha con i termini mentali: quando il termine mentale precede o
segue il dictum della proposizione, si ha senso composto (come per il primo
modo), quando esso sta tra le parti del dictuzz si ha senso diviso. Nel senso
composto, essendo il dictum determinato dal termine mentale, i termini del
dictum sono disposti alla confusio e alla appellatio rationis 3, ciò che non
avviene per il senso diviso. Per quanto attiene ai rapporti fra i due sensi,
l’autore elenca nove regole, delle quali la sesta, la settima e l’ottava
riguardano 220 Ivi, p. 153. 221 L’editore legge Il/la fuit (ivi). 22 Ivi. 223
In tre casi secondo l’autore: Primo cum
termino distributo ; Secundo mediante
termino confundente confuse tantum. Tertio respectu duplicis
compatationis (ivi, p. 154). 224
Ivi: Sed in terminis simplicibus et sine
distributione et sine termino confundente confuse tantum respectu simplicis
comparationis, a sensu composito ad sensum divisum, et e contra valet
argumentum . 25 Ivi: sensus compositus
est aptus natus ad confusionem et appellationem rationis, dummodo terminus
fuerit capax; divisus hoc non exigit simpliciter . Per l’appellatio rationis,
cfr. cap. I, $ 6. a Terminologia logica della tarda scolastica 563 i sillogismi
6 e la nona dà raccomandazioni per l’utilizzazione del settimo modo nella
disputa e nei casus obligationis ?: petciò tralasciamo queste ed esaminiamo le
prime cinque. Prima regula est ista, a sensu composito ad sensum divisum et e
contra non valet argumentum nisi in
tribus casibus; primo, cum termino demonstrativo simpliciter sumpto ut: Hoc
scio esse verum, ergo scio hoc esse verum . Secundo, cum prunomini
demonstrativo additur determinatio palam convertibilis cum praedicato. Ideo
bene sequitur: Hoc album scio esse album, ergo scio hoc album esse album, et e
converso. Tertio cum pronomini demonstrativo additur determinatio palam
superiori praedicato ut: Hoc coloratum scio esse album, ergo scio hoc coloratum
esse album 28. Ma questi tre casi non valgono con i termini dubito, credo,
imaginor, suspicor, apparet 2. Per quanto riguarda le regole successive,
bisogna premettere che Paolo distingue, con Heytesbury, termini omnino noti (come ens, aliguod, hoc), termini medio modo noti (substantia, corpus, homo, Socrates), e
termini omnino ignoti (come le variabili
A, B, C). La seconda regola è la seguente:
A termino magis noto ad minus notum vel omnino ignotum in terminis
mentalibus non valet argumentum, nec a minus noto ad magis notum 2°, Le regole tre e quattro ? riguardano
proposizioni contenenti termini omznino ignoti: si tratta di problemi de scire
et dubitare (quando si può dire che una proposizione è scita, dubitanda,
neganda ecc.), che non esaminiamo in questa sede. Infine, la quinta regola è la
seguente: A sensu diviso ad sensum
divisum de forma non valet argumentum : ad esempio, 226 Ivi, pp. 156-158. 21
Ivi, p. 158. 228 Ivi, pp. 154-155. 29 Ivi, p. 155. 230 Ivi. 231 Ivi, pp.
155-156. 564 Alfonso Maierù non vale A
scio esse verum, ergo verum scio esse A , giacché non si tratta di conversione
semplice della proposizione; la conversa di
A scio esse verum secondo Paolo
è scitum esse verum est A? Il testo di
Paolo dipende strettamente da quello di Heytesburye ne rappresenta una lettura
attenta alle minime pieghe del discorso, condotta secondo il criterio
della probatio propositionis (in particolare nel primo modo), che però non
è spinto, mi pare, fino a forzare l’originale carattere del testo. Ciò che
Paolo viene esplicitando si irrigidisce però in piatte formule scolastiche, che
del resto ben rispondono alla intenzione dell’autore, il quale vuole fornire,
come dice nella dedica a Pettus de Guidonibus, una tavola o prontuario ordinato
della materia, già nota e diffusa in modo disordinato, come strumento cui
ricorrere per evitare i sofismi con l’ausilio di regole certe ?*. La seconda
expositio del testo di Heytesbury che esaminiamo in questa sede è dovuta a
Battista da Fabriano. Egli premette all'esame dei singoli modi alcune
osservazioni. Innanzi tutto, arguendo a
sensu composito ad sensum divisum aut e converso ut plurimum et frequenter
consequentia non tenet 24: la
proposizione in senso composto e quella in senso diviso non si implicano
reciprocamente, né l’una in qualche modo implica l’altra, da un punto di vista
generale. Inoltre, non è possibile dare un’unica descrizione del senso composto
e del senso diviso, essendo i modi più di uno; quindi, ad esempio, non si può
caratterizzare la proposizione in senso composto come quella in cui il modo
precede o segue il dictum e la proposizione in senso diviso come quella in cui
il modo sta tra le parti del dictum: infatti non tutte le proposizioni in senso
232 Ivi, p. 156. 233 Cfr. ivi, p. 149. 234 BarTISTA DA FABRIANO, Expositio...,
cit., f. 4ra. composto o in senso diviso hanno un modo e un dicturz. Quindi è
necessario fornire, per ogni modo, una descrizione appropriata dei due sensi
”5. L’osservazione è impottante, specie se si tiene presente che lo stesso
Paolo Veneto impostava ancora la determinazione dei due sensi sulla posizione
del termine officiabile nella proposizione. Battista da Fabriano ricava il
rilievo dall’esame dei vari modi di Heytesbuty. I modi esaminati sono otto.
Rispetto al trattato di Paolo da Pergola, Battista considera in più il modo
caratterizzato dai termini connotativi. In breve, seguiremo l’esposizione di
Battista, sottolineandone gli elementi di novità. Nel primo modo (con i termini
modali), la forma verbale del modo (ad es. potest) assunta personaliter fa
senso diviso ?*, assunta impersonaliter fa senso composto #”; la forma nominale
(possibile, impossibile) fa senso composto quando precede o segue il dictum, se
cade inter partes dicti fa senso diviso 8. Le differenze fra i due
sensi sono quelle stesse elencate da Paolo da Pergola”? e sostanzialmente allo
stesso modo è fissata qui la possi235 Ivi, f. 4ra-b. 236 Ivi, f. 4va: personaliter quando (sc. potest, non potest)
construuntur cum recto a patte ante , cioè quando il verbo è preceduto dal
nominativo (rectus). 237 Ivi: Sed ista verba sumuntur impersonaliter quando non
recipiunt suppositum per rectum, sed totaliter cadunt super adaequatum
significatum alicuius propositionis . 238 Ivi. 239 Ivi, f. 4vb: Prima, quia propositio in sensu diviso
universaliter probatur secundum exigentiam termini mediati praecedentis, si
quis fuerit talis, de sensu composito autem probatur officiabiliter. Secunda
est, quia propositio de sensu diviso cum li possibile non ponitur in esse sed
de sensu composito cum li ‘potest’ vel ‘possibile’ ponitur in esse, sicut ista:
‘possibile est te esse Romae? aut ‘potest esse quod tu sis Romae’; istae duae
debent poni in esse, id est, si possibile est te esse Romae et ponatur: ‘tu es
Romae’, nullum sequitur impossibile; et similiter, si potest esse quod tu
curras, et ponatur in esse quod tu curras, hoc admisso, nullum sequitur] bilità di inferenza da un modo all’altro 9.
Nel secondo modo, con i termini confurndentes, il senso composto si ha quando
il termine confundibilis segue quello confundens; quando invece il termine
confundibilis precede quello confundens si ha senso diviso #!, Le differenze
fra i due sensi sono fornite qui molto più chiaramente che nel testo di Paolo
da Pergola: impossibile. Et hoc modo intelligitur: possibili posito in esse
nullum sequitur impossibile. Sed de sensu diviso non ponitur in esse, ut ‘album
potest vel possibile est esse nigrum’ non ponitur in esse, quia de facto album
possibile est esse nigrum et tamen, si ponatur in esse, sequitur impossibile
[cioè album est nigrum], ut patet.
Similiter de ista ‘sedentem possibile est currere’: si ponatur in esse,
sequitur impossibile, videlicet ‘sedens currit?. Tertia differentia est, quia
propositio in sensu composito cum li ‘possibile’ vel ‘potest’ requirit
verificationem instantaneam respectu compositionis sequentis, hoc est requirit
compositionem sequentem posse verificati pro instanti mediante ista nota ‘est’,
ut patet, sed de sensu diviso hoc non requirit, sed significat successionem
respectu diversarum partium temporis respectu illorum terminorum positorum in
illo dicto . 20 Delle regole di BATTISTA, la quinta (ivi, f. 5vb) riassume le tre
condizioni di validità poste da Paolo; la prima (ivi, f. Sra), la terza (ivi,
f. 5va) e la quarta (ivi, f. 5va-v) sottolineano separatamente la mancanza
delle stesse condizioni. Nuova è la seconda regola (ivi, f. Srb-va): Secunda
regula: arguendo a sensu composito ad divisum cum li ‘possibile’ vel ‘potest’
in terminis compositis non valet consequentia formaliter et simpliciter. Unde
non sequitur: ‘possibile est te esse omnem hominem, ergo tu potes esse omnis
homo’ . 241 Ivi, f. 6rb; ma Battista caratterizza la differenza tra i due sensi
servendosi di varie formule (ivi): est
sensus compositus in hoc modo cum terminus communis stat confuse tantum sequens
aliquem istorum terminorum vel, melius, sensus compositus est cum terminus
communis stat confuse tantum vel immobiliter, sensus vero divisus est cum
terminus capax confusionis stat determinate vel mobiliter; nam dicendo:
‘promitto tibi omnem denarium’, haec est in sensu composito quantum ad hunc
modum, et terminus communis non stat confuse tantum; vel dicatut quod sensus
compositus est cum terminus confundibilis ab his terminis sequitur aliquem
horum termi norum, divisus vero cum terminus confundibilis praecedit vel cum
idem terminus stat determinate. differt sensus compositus a diviso quantum ad
istum modum dupliciter. Primo, quia ista de sensu composito est probabilis
ratione termini facientis sensum compositum, sed illa de sensu diviso ratione
termini praecedentis. Secundo, quia propositio de sensu diviso requirit
verificationem disiunctivam vel copulativam, ut ‘denarium promitto tibi’ aut
‘omnem denarium tibi promitto’, illa vero de sensu composito non requirit talem
verificationem, ut ‘promitto tibi denarium’ non requiritur quod promittam tibi
4 denarium vel quod promittam tibi et denarium, et ita de aliis similiter 2. I due sensi sono ad invicem impertinentes e perciò non è lecita l’inferenza dall’uno
all’altro *, a meno che i termini che insieme a quello confundens formano la
proposizione non siano singolari e semplici, giacché in tal caso la
supposizione non varia, sia che il termine segua sia che preceda il verbo
confundens. Così sono lecite le conseguentiae:
incipio videre Socratem, ergo Socratem incipio videre , promitto tibi 5 denarium, ergo b denarium
tibi promitto ?f. Nel terzo modo, con il
pronome relativo, si può avere senso composto in tre forme: quando l’antecedens
del relativo ha supposizione confusa
tantum (es. promitto tibi denarium quem tibi promitto ),
quando il relativo è congiunto all’antecedens che sia distributum (cioè
quantificato da omnis) senza che tra antecedens e relativo sia posto il verbo
principale ( omnis homo qui est albus curtit ), o quando il verbo principale è
preceduto dalla negazione ( chimaera quae currit non movetur ). Quando non si
verifica nessuno di questi casi, si ha senso diviso (es. ali242 Ivi, f. Grb-va. 243 Ivi, f. 6va.
Aggiunge l’autore (ivi): Et notandum
quod ‘indigeo’, ‘requiro’, ‘praesuppono’ et huiusmodi non confundunt confuse
tantum nisi cum gerundio. Unde si dicatur: ‘indigeo oculo”, li ‘oculo’ stat
distributive, sed dicendo: ‘indigeo oculo ad videndum’, li ‘oculo’ stat confuse
tantum immobiliter . 24 Ivi, f. 8va. 568 Alfonso Maierù quis homo qui
est albus currit )?5. Tenendo presente che il pronome qui in una proposizione in senso composto
non può essere risolto in ef e ille e che il pronome relativo, posto nella
stessa categorica, ha la supposizione del suo artecedens, mentre, posto in una
categorica diversa da quella che contiene l’antecedens (si tratta quindi di una
proposizione ipotetica composta di due categoriche), ha supposizione
determinata e replicat totam
compositionem sui antecedentis (così,
data omnis homo est animal et illud est
rationale , la seconda categorica vale
animal quod est omnis homo est rationale , di modo che illud ha supposizione
determinata ma replicat [cioè richiama] tutta la compositio precedente) 24,
argomentando dal senso composto inteso nella prima forma al senso diviso non
vale la conseguentia perché l’antecedente è vero e il conseguente è falso 2”;
argomentando dal senso composto inteso nella seconda forma al senso diviso la
consequentia non vale”, ma vale se si argomenta dal senso diviso al senso
composto ?*; argomentando dal senso composto nella terza forma al senso
diviso, non valet consequentia de forma
licet valeret quandoque gratia materiae
9. Per quanto riguarda il quarto modo (con infinitus e totus) l’autore
non fornisce altro rispetto a quanto sappiamo ?! se non 245 Ivi, ff. &va-b
e 9vab. 26 Ivi, f. 8vb. 27 Ivi, ff. 8vb-9ra. 248 Ivi, f. 9ra. a Ivi, f.
9rb: Arguendo tamen e converso in
omnibus his, consequentia est bona, quia in his quicquid significat sensus
compositus significat sensus divisus, et plus, ut dictum est . 250 Ivi, f. Iva.
251 Senso composto è quando il termine è categorema, cioè quando è a parte
praedicati, o a parte subiecti, ma preceduto da una determinatio (ivi, ff. 9vb
e 11ra); dall’un senso all’altro e viceversa non vale la consequentia (ivi, ff.
10ra e 11rh). Terminologia logica della tarda scolastica 569 la determinazione
chiara della differenza fra senso composto e senso diviso: Et differt valde
sensus compositus a diviso mediante hoc termino ‘infinitus, ta, tum’. Primo,
quia in sensu composito significat aliquod certum et determinatum esse sine
principio et sine fine . Sed in sensu diviso syncategorematice significat,
quocumque finito dato vel dabili, dari maius in quacumque proportione . Est
enim una alia differentia, quia syncategorematice est signum confusivum et
re(d)dit totam propositionem exponibilem. Unde haec est exponibilis ‘infinitus
est aliquis numerus’ et praedicatum stat confuse tantum, ut patet. Sed haec
‘aliquis numerus est infinitus’ non est exponibilis sed resolvitur, et
praedicatum stat determinate ??; Differt
sensus compositus a diviso cum isto termino ‘totus’ etc., quia in sensu
diviso reddit propositionem exponibilem, in sensu composito est ferminus
resolubilis. Item in sensu diviso convertitur cum universali et est terminus
confusus, sed in sensu composito neutrum sibi convenit, ut patet. Item differunt in
significato, quia in sensu diviso et syncategorematice ‘totus’ idem est quod
‘quaelibet pars’ sed in sensu composito
significat ens integrum et perfectum cui nihil deest, ut patet ex usu loquendi
et accipiendi hos terminos 25, î Dall’uno all’altro senso l’inferenza non vale;
né si dica che argomentazioni come
infinita sunt finita, ergo finita sunt infinita sono consequentiae valide perché si procede a
conversa ad convertentem ; risponde il maestro:
Dicatur quod nulla illarum est bona conversio, cum continue in una
tenetur idem terminus categorematice et in alia syncategorematice 25, Il quinto modo, come è noto, ha luogo con
le congiunzioni et e vel: si ha senso composto quando i termini congiunti da
una delle due particelle stanno collective e senso diviso quando i ter mini
stanno divisive ; ciò significa che, mentre le proposizioni; a deest il testo
aggiunge est. 254 Ivi, f. 1lva. 25 Ivi. 570 Alfonso Maierù in senso diviso
equivalgono, rispettivamente, a una congiunzione di proposizioni se si tratta
della particella ez, e a una disgiunzione di proposizioni se si tratta di vel
*, le proposizioni in senso composto richiedono che la verifica della
congiunzione o della disgiunzione avvenga rispettivamente coniunctim o
divisim?". Ecco alcuni esempi. Le proposizioni Socrates et Plato sunt duo homines e
omnis numerus est par vel impat
sono in senso composto perché non equivalgono a Socrates est duo homines et Plato est duo
homines e a omnis numerus est par vel omnis numerus est
impar ; le proposizioni tu es homo et
albus , tu es homo vel asinus sono in
senso diviso perché equivalgono, rispettivamente, alle proposizioni
molecolari tu es homo et tu es albus
, tu es homo vel tu es asinus , per le
quali valgono le regole operative della congiunzione e della disgiunzione. Se
però il complesso di termini congiunti dalle suddette particelle è preceduto da
un signum confusivum , distributivo o
negativo (es. differt, aliud), le proposizioni sono in senso composto e le
regole della congiunzione e della disgiunzione non sono applicabili 8. Per
quanto riguarda il sesto modo, le notizie date da Battista 256 Ivi, f. 1lvb: Et
ex his patet differentia inter sensum compositum et divisum quoad hunc modum,
quoniam in sensu diviso copulatum aequipollet copulativae et disiunctum disiunctivae,
sed in sensu composito non. Patet etiam alia differentia, quia in sensu diviso
a copulato ad quamlibet eius partem et a qualibet parte disiuncti ad totum
disiunctum valet consequentia, sed in sensu composito non valet . 251 Ivi, f.
1lva per la congiunzione ef: Sensus veto
compositus requirlt verificationem totius copulati collective et non divisive ,
f. 11vb pet vel: Sensus vero compositus
[....] requirit quod verificetur totum
disiunctum collective . 28 Ivi, f. 12ra-b. Infine, l’autore si chiede se, poste
le particelle 4 parte subiecti, i termini congiunti o disgiunti siano tutti
distribuiti oppure solo il primo; es. omnia duo et tria sunt quinque , omnis homo vel asinus est asinus : cfr. ivi,
f. 12rb-va. Terminologia logica della tarda scolastica 571 sono analoghe a
quelle fornite da Paolo, comprese le regole riguardanti la validità
dell’inferenza dall’un senso all’altro, con la sola aggiunta della non validità
nel caso sia presente un relativo implicativo ?. È da notare però la
precisazione relativa al valore della copula est della proposizione che nel
senso composto segue la determinazione:
Universaliter in omnibus
huiusmodi propositionibus li ‘est’ non significat tempus quod iam e(s)t
praesens, sed tempus quod tunc in illo instanti ad quod fit limitatio fuit
praesens vel erit praesens. Il verbo “est”, cioè, PERDE LA CONNOTAZIONE
TEMPORALE AD ESSO PROPRIA, e conserva il solo valore sincategorematico,
lasciando che la connotazione temporale sia affidata al tempo del verbo posto
nella determinatio. Anche per il settimo modo l’autore ritiene la dottrina
tradizionale: con i termini designanti atti dell'anima la proposizione è in
senso composto quando il verbo, sive praecedat sive sequatur, determina il
dictum, e allora la proposizione va provata in funzione del verbo che causa
senso composto; è in senso diviso quando il verbo sta tra le parti del dictum
ed è da probare in funzione del primo termine della proposizione stessa. Perciò
le proposizioni esprimenti i due sensi sono
valde ad invicem impertinentes et raro vel numquam convertibiles 24, a meno che la consequentia dall'uno
all’altro senso non valga gratia
materiae et terminorum. L’ottavo modo è qui per la prima volta discusso.
Facendo leva sulla distinzione tra termini substantiales e connotativi o
accidentali, ricavata da Occam?, l’autore afferma che l’ottavo 259 Per le
regole, cfr. ivi, ff. 13rb-14va; per il relativo, ivi, f. 13vb. 260 Ivi, f.
13rb. 261 Cfr. capitolo III, e capitolo IV, $ 2. 22 , f. 14vb. 263 Ivi. 264
Ivi, f. 15va. 265 Summa logicae, cit., pp. 33-36; v. cap. I, $ 2. 572 Alfonso
Maierù modo ha luogo con i termini accidentali o connotativi, e aggiunge che,
se questo modo è meglio assimilabile alla fallacia figurae dictionis o dell’accidente, se ne discute nel senso
composto e nel senso diviso perché quei termini, posti 4 parte praedicati,
hanno appellatio rationis se costruiti con i verbi designanti atti
dell'intelletto, e appellatio
temporis se sono costruiti con il verbo
al tempo passato o futuro *. Si ha senso composto quando il termine connotativo
ha appellatio ( animal fuit album ,
cognosco venientem ), se il termine non ha appellatio la proposizione è
in senso diviso ( album fuit animal,
venientem cognosco ) ?”, L’inferenza dall’un senso all’altro non vale,
se non talora gratia materiae 24. Né è da dire che la consequentia vale, ad
esempio, nel caso di album erit hoc perché si considera hoc erit album come conversa della prima: infatti la 266
BATTISTA DA FABRIANO, ., f. 17rb-va:
Iste est octavus et ultimus modus. Et fit mediantibus terminis
accidentalibus vel connotativis positis quandoque a parte praedicati quandoque
a parte subiecti respectu verbi de praeterito aut de futuro aut verbi
concernentis actum mentis vel intellectus , e f. 17va-b: Notandum tertio quod appellatio temporis est
acceptio termini habentis respectum ad solum tempus importatum per verbum, ut
“hoc erit album’: li ‘album’ respicit solum tempus futurum et ad hoc (ex huc)
ut ista sit vera requiritur quod aliquando erit ita quod hoc est album; sed in
illa ‘album erit hoc”, li ‘album’ stat ampliative et supponit divisive pro eo
quod est vel erit album et non requiritur quod erit ita quod est album; et
similiter dicatur respectu verbi de praeterito. Appellatio autem rationis est
acceptio termini limitati a termino praecedente concernente actum intellectus,
ut ‘cognosco venientem’: ibi est appellatio rationis [est], quia terminus
sequens terminum concernentem actum intellectus supponit pro suo significato
sub ratione tali; unde ipsa significat quod cognosco aliquid sub ratione
venientis; sed sic non significat illa ‘venientem cognosco’, sed quod illa(m)
rem cognosco et illa est veniens, et ideo patet quod valde differunt ; il cenno
alla fallacia figurae dictionis e alla
fallacia accidentis è al f. 17va. 267
Ivi, f. 17va. 268 Cfr. in part. ivi, f. 18rb. Terminologia logica della tarda
scolastica 573 conversione della prima proposizione è: hoc erit quod est vel erit album ?9. Ancora più analitica l'esposizione di
Alessandro Sermoneta rispetto a quelle esaminate; di essa ricordiamo gli
elementi nuovi e caratteristici. Scopo dell’opuscolo di Heytesbury, secondo
Alessandro, è quello di facilitare la soluzione dei sofismi e di aiutare ad
evitare gli errori, giacché compito di quella parte della dialettica che si
chiama sofistica (o sopbistaria) non è quello di far sì che gli altri cadano in
errore, quanto quello di evitare gli errori ?°°. L’opuscolo perciò è da
pospotre a quello dei Primzi analitici !: questo mostra la corretta formazione
del sillogismo, il nostro trattato mostra le deceptiones; infine, esso fa parte
della dialettica ??, Del senso composto e del senso diviso non è possibile dare
una descrizione univoca — ritiene Sermoneta ”* con Battista da Fabriano —
giacché i modi sono otto, e può succedere — aggiunge Alessandro — che una
stessa proposizione, considerata secondo vari modi, può essere ora in senso
composto, ora in senso diviso 7°. Primo modo. Quando un termine modale totaliter praecedit 269 Ivi, f. 17vb. 270
SERMONETA, Expositio..., cit., f. Sva: Non enim inventa est ut aliis
concludamus falso, sed ut deceptiones vitemus . zm Ivi. 22 Ivi: Ad tertium
dicitur quod utilitas huius non parva est sicut et totius dialecticae cuius est
pats . Item a progenitoribus nostris ars artium et scientia scientiarum dicta
est; ad omnium nam methodorum principia viam habet (cfr. Prerro Ispano, Surzzzulae logicales,
cit., 1.01, p. 1). 23 Op. cit., f. Svb. 214 Ivi: Secundo est notandum quod ex
quo octo modis causatur sensus compositus et divisus, non inconvenit ut
respectu diversorum terminorum potentium causare sensum compositum et divisum
una et eadem propositio sit de sensu composito et diviso sicut ista. ‘tu potes
esse hic et Romae in 4 instanti’: est enim de sensu diviso primi modi et de
sensu composito quinti modi merito li ‘et’ . 574 Alfonso Maierù aut finaliter
subsequitur dictum propositionis, fit sensus compositus, quando vero mediat
inter pattes dicti erit de sensu diviso
5; in particolare il verbo potest, assunto personaliter, fa senso
diviso, assunto imzpersonaliter fa senso composto ?”. Le differenze fra i due
sensi costruiti con potest e possibile e le loro negazioni sono queste: la
proposizione in senso composto è officiabile, quella in senso diviso resolubile
o esponibile; la prima requirit
verificationem instantaneam ?*, la
seconda non la richiede; da ciò segue, in terzo luogo, che la prima de possibili
può essere posita in esse , ma
non così la seconda ”?, La discussione delle obiezioni fornisce ulteriori
chiarimenti: il modo necessario, che, essendo avverbio, dovrebbe essere
exponibilis %, in realtà equivale al modo wecesse e petciò fa senso composto,
mentre possibiliter non equivale a possibile e quindi è esponibile e non fa
senso composto ?8!; né fanno senso composto e senso diviso verum e falsum:
evidentemente, Sermoneta non ritiene che questi due termini siano propriamente
modali. 25 Ivi, f. 6ra. 26 Ivi, f. 6rab. 201 Ivi, f. 6rb. 218 Ivi, ma cfr. ff.
6vb-7ra: per verificationem instantaneam
in proposito non intelligimus quod praedicatum requirat mensuram instantis, sed
ponatut in esse id quod importatur per propositionem; et ideo concedit magister
quod possibile est te moveri, quia licet motus non mensuretur in instanti,
tamen debet poni in esse hoc totum in hoc instanti, veritas haec, scilicet,
quod tu moveris: non tamen quod sit ita, sed quod sibi non repugnat pro tali
instanti verum esse te moveri (nella risposta alla quarta obiezione non
esaminata da noi). 299 Ivi, f. 6rb. 280 Cfr. capitolo VI, $ 6. 281 Obiezione e
risposta in SERMONETA (si veda): Ad secundum dicatur quod non inconvenit li
‘verum’ et ‘falsum’ non facere sensum compositum et divisum nisi in voce aut in
scripto, non tamen proprie, cum intellectus hoc non faciat; et ratio est, quia
li ‘verum’ non ponit neque aliud dicit quam si non poneretut; ideo,
Terminologia logica della tarda scolastica 575 L’inferenza dal senso composto
al senso diviso e viceversa non vale generalmente 28. Secondo modo. Con un
termine corfundens, sensus compo- situs
fit quando terminus communis confunditur confuse tantum a tali termino
praecedente . Sensus vero divisus fit cum sequantur huiusmodi signa terminum ab
eis confundibi- lem 4. Le differenze
tra i due sersus sono quelle note 28, così come ci è nota l’imzpertinentia dei
due sensus e quindi che la consequentia non è lecita ?*. Terzo modo. Dopo aver
precisato, secondo la tradizione, qual è il senso composto e quale il senso
diviso con i relativi e le diffe- renze fra i due sensi ?”, Sermoneta fornisce
un lungo elenco di documenta de mente
He(nti)sberi , in cui ricapitola la dottrina e le condizioni di verità, anche
in rapporto agli altri modi: Primum, quod sensus compositus causatur mediante
hoc relativo ‘qui’ cum antecedens stat confuse tantum. Ex quo sequitur quod
tunc non valet argumentum a sensu composito ad divisum, scilicet cum relativum
resolvitur. Probatur, quod a termino stante confuse tantum ad eundem quia omnis
propositio infert suum dictum fore verum, ut scribitur in Postpraedicamentis;
et ad oppositum negatur assuntum, nec terminum modalem dixerunt logici
mobilitare, nisi cum est aptus natus facere sensum compositum et divisum .
Tralasciamo le altre due obiezioni. 283 Ivi, f. 6rb; al f. 7ra-va l’autore
elenca quattuor documenta tratti da Heytesbury e un corollario,
relativi alle condizioni di validità caso pet caso, che sostanzialmente niente
aggiungono a quanto hanno affermato i commenti già esaminati. 284 Ivi, f. 7vb.
285 Ivi, f. 7vb-8ra; i verbi careo, indigeo, requiro, ecc. faciunt con- fundere confuse distributive
mobiliter cum absque gerundiis ponuntur in propositione, ut ‘careo pecuniis”.
Quando vero cum gerundiis collocantur, confuse tantum, ut ‘indigeo oculo ad
videndum; cfr. il testo di Battista da Fabriano, di cui alla n. 243). 286 Ivi,
ff. 7vb e 8rab. 287 Ivi, 9va. 576 Alfonso Maierù stantem determinate non valet
argumentum 28; Secundum docu- mentum est
quod sensus compositus fit cum immediate hoc relativam ‘qui’ additur termino
distributo, sic scilicet quod non mediat inter relativam et terminum
distributum verbum principale; divisus vero cum resolvitur relativum actualiter
aut cum inter ter- minum distributum, scilicet antecedens, et relativum cadit
verbum principale, ut ‘omnis homo qui est asinus currit’. Ex hoc sequitur non
valere argumentum arguendo a sensu composito ad divisum; patet, quia tunc maior
est distributio in sensu diviso quam in composito 9; ‘Tertium documentum, quod
etiam causatur sensus compositus mediante hoc relativo ‘qui’ cum principale
verbum negetur, sive relativum prae- cedat sive non; divisus autem cum resolvitur
relativum 29; Quartum documentum: sensus compositus fit cum hoc termino
relativo ‘qui’ quando coniungitur termino potente stare categorematice et
syncate- gorematice, sive immediate coniungatur sive non, dummodo praecedat
talis terminus stans syncategorematice; divisus vero cum resolvitur relativum
aut non praecedit talis terminus ipsum relativum 2. Quin- tum documentum:
sensus compositus fit cum praedicto relativo ‘qui’, cum praecedit terminus
modalis faciens propositionem de sensu com- posito; divisus vero cum ipse modus
aut verbum termini modalis facit ipsam de sensu diviso aut cum actu resolvitur
relativum 22; Sextum documentum: sensus compositus fit cum hac determinatione
‘ita erit’, ‘ita fuit’, ‘sic est’, ‘sic fuit et cum hoc relativo ‘qui’ simul,
divisus vero cum non ponitur li ‘ita erit’ etc. 29. Di questi sei docuzzenta, i
primi tre riprendono le tre forme del senso composto di Battista da Fabriano, e
gli altri tre ricol- legano questo modo al primo, al quarto e al sesto. Niente
di nuovo aggiunge Sermoneta per i modi quarto RE 288 Ivi, f. 9vb. 289 Ivi; in
luogo di distributo, il testo ha distributivo. 290 Ivi, f. 10ra. DI Ivi. 22
Ivi, f. 10rb; al secondo au2, il testo aggiunge si. 29 Ivi. 294 Ivi, f. 1lrb-vb
(differenze tra senso composto e senso diviso, non validità della conseguentia
dall'uno all’altro senso, discussione di difficoltà). Terminologia logica della
tarda scolastica DIT quinto ?5 e sesto 2%, Al settimo modo, invece, dedica una
lunga analisi della quale ci limitiamo a ricordare qualche punto: si ha senso
composto quando un verbo designante atti dell'anima determina il dictum della
proposizione; ciò avviene, secondo Sermoneta, sia quando il termine precede il
dictu72 sia quando esso lo segue (e ciò è secondo l’intenzione di Heytesbury)?;
si ha senso diviso solo quando il termine sta tra le parti del dictumz ?*; ma
se il verbo cade su di un solo termine ( cognosco Socratem ) o su di un
incomplexum che significhi un complexum ( scio 4 propositionem ), si ha senso
composto quando il verbo precede e senso diviso quando segue ??. Tre sono le
differenze tra i due sensi: innanzi tutto, i verbi in questione confundunt confuse tantum terminum capacem
confusionis cum faciunt sensum compositum, sive se teneant in dicto
propositionis a parte subiecti sive a parte praedicati; unde ‘scio quod homo
est animal’: tam li ‘homo’ quam li ‘animal’ confunduntur; in sensu vero diviso
non confunditur nisi illud quod se tenet a parte praedicati, ut ‘alterum
istorum scio esse verum’: solum li ‘verum’ confunditur ; inoltre, in sensu composito terminus supra quem cadit
talis terminus faciens sensum compositum appellat suam formam, et non in sensu
diviso ; ma esse acquistano luce dalla differenza fondamentale, cioè: de sensu composito propositio est
officiabiliter probanda aut descriptibiliter, de sensu vero diviso secundum
exigentiam primi termini probanda est
®°. Perciò, continua Sermoneta,
arguendo a sensu composito ad divisum aut e 295 Ivi, f. 13ra-vb (come
sopra). 296 Ivi, ff. 14rb-15ra. 297 Ivi, f. 16rb: ut arguitur velle magister ;
Sermoneta però ricorda: Ali vero dicunt: solum cum dictum praecedit talis
terminus fit sensus compositus (ivi).
298 Ivi. 299 Ivi, f. 16rb-va. 300 Ivi, f. 16va. 37 578 Alfonso Maierù contra in
his terminis non valet argumentum: probatur merito differentiae ratione
appellationis formae et confusionis in sensu composito quae non servatur in
diviso *. Ma poiché appellatio e
confusio non hanno luogo ( esse non possunt ) quando il soggetto della
proposizione è il pronome hoc non accompagnato da un aggettivo che lo determini
( absque aliquo determinabili ), vale l'argomento dal senso diviso al composto
e viceversa perché ciò che si intende con la proposizione in senso composto si
intende con la proposizione in senso diviso, e quindi le due proposizioni si
equivalgono ( convertuntur )®*%; ciò si ha anche quando oc, posto a soggetto
della proposizione, è accompagnato da un determinabile, purché il determinabile
sia palam convertibile cum praedicato oppure superius ad esso ®%, Per quanto
riguarda, infine, l’ottavo modo, che ha luogo con i termini connotativi, si
deve rilevare che Sermoneta limita la possibilità del senso composto e del
senso diviso ai casi in cui i termini connotativi siano posti in una
proposizione che abbia il verbo di tempo passato o futuro, o participi
equivalenti, oppure abbia incipit o desinit: si ha senso composto quando il
connotativo segue il verbo e ha
appellatio temporis , e senso diviso quando il connotativo precede il
verbo, cum a parte ante non
appellet 4; nessun accenno si fa qui ai
verbi designanti atti mentali (che secondo Battista da Fabriano fanno sì che il
termine connotativo che segua il verbo abbia
appellatio rationis ) giacché di questo Alessandro ha già parlato nel
settimo modo, come si è visto. La trattazione del senso composto e del senso
diviso svolta 301 Ivi, f. 16va-b. 302 Ivi, ff. 16vb-17ra. 303 Ivi, f. 17ra.
Seguono altre regole (ff. 20va-22vb), che riesaminano i vati temi toccati da
Heytesbury. da Bernardino di LANDUCCI (si veda)è la più sistematica tra quelle
finora esaminate: essa utilizza e discute i trattati di logica dei maestri più
rinomati IN ITALIA al suo tempo, ed accenna almeno due volte alle opinioni di SERMONETA
(si veda), che designa come quidam doctor, di modo che può essere considerata
come il punto di arrivo di una tradizione di interpreti della dottrina del
senso composto e del senso diviso. Secondo Landucci, il trattato fa parte degli
Elenchi sofistici e perciò esso non è da porre dopo i Primi analitici, come
vuole il Sermoneta *”, Inoltre, l’autore fa sua la tesi secondo la quale non è
possibile dare una descrizione univoca di ‘senso composto’ e di ‘senso diviso’,
giacché di volta in volta diverse sono le raziones che presiedono alla
individuazione dei vari modi ®%. 305 Lanpucci, Expositio..., cit.: autori
espressamente ricordati, oltre ad Aristotele, Averroè e Heytesbury, sono
Strode, Pietro di MANTOVA (si veda), NICOLETTI, e Paolo da PERGOLA (si veda).
Si legga il seguente passo relativo alla discussione circa la capacità di omnis
di distribuire tutto il disiuzcium o il copulatum’ a parte subiecti: Ad hoc
dubium inventi sunt plures modi respondendi. Primus
est Petri Mantuani, qui tenet quod totum disiunctum et totum copulatum sit
subiectum. Secundus est Pauli Veneti, cuius opinio in diversis operibus est
diversificata: nam Sophismate nono tenet quod prima pars solum sit subiectum,
et in Quadratura tertio dubio secundi principalis, et in Logica magna et etiam
in Parva tenet quod totum disiunctum vel copulatum sit subiectum, attamen solum
prima pats est distributa, et illa appellatur ab eo subiectum distributionis.
Tertius modus est Hentisberi, Sophismate septimo, qui dicit quod talis
propositio est distinguenda eo quod subiectum potest esse totum disiunctum aut
una pars tantum, quapropter utramque partem sustentando respondetur ad
argumenta probantia quod non distribuatur totum . 306 Cfr. ivi, f. 2rb
(posizione del trattato della suzzzza della logica) e f. 3vb (per la verificatio instantanea ): cfr. nn. 307 e
325. 307 Ivi, f. 2rb: Circa secundum dicit quidam doctor quod iste libellus est
pars libri Priorum et quod immediate postponendus est ad illum librum, quod
quidem, salvo meliori iudicio, non puto esse verum . Ideo puto aliter esse
dicendum, videlicet quod iste libellus sit pars libri Elenchorum . 308 Ivi, f. 2vb. 580 Alfonso Maierù L’esame
degli otto modi segue uno schema costante: in una prima parte si descrivono il
senso composto e il senso diviso e se ne mostrano le differenze, in una seconda
vengono poste le regole dell’inferenza dall’uno all’altro senso, in una terza
vengono poste obiezioni (con le relative risposte) a ciò che è detto nelle
prime due parti. In questa sede noi trascureremo quanto Landucci afferma circa
i modi terzo ®”, quarto *°, quinto ®!, sesto ®!° e ottavo (con appellatio temporis soltanto) ?: in essi infatti l’autore non
prospetta nulla di nuovo rispetto a quanto già sappiamo dai commenti
precedenti. Diverso è il caso dei modi primo, secondo e settimo, che sono
simili tra loro, e nei quali si propone un discorso unitario che mira a fissare
per ciascuno di essi caratteristiche tali che lo distinguano dagli altri due.
Il primo modo ha luogo con i termini modali. Ora, il termine modale è così
descritto da Landucci: Terminus modalis
est terminus determinativus alicuius dicti et connotativus alicuius passionis
propositionis, non habens vim faciendi tale dictum appellare formam *!*. I modi sono i quattro classici, più veruzz
e falsum: Landucci non accetta la definizione di Occam secondo cui qualsiasi termine
che possa predicarsi di un dictum è da considerare modus?*5; egli ritiene
invece che solo quei modi che determinino una proposizione connotandone una
qualche caratteristica siano termini modali. Termini come scitum, dubium,
intellectum, cognitum non sono modali perché, oltre ad avere ciò che è proprio
dei modali, fanno sì che il dictum
appellet for309 Ivi, ff. 9vb-12vb. 310 Ivi, ff. 12vb-15rb. 311 Ivi, ff.
15rb-17vb. 312 Ivi, ff. 17vb-20rb. 313 Ivi, f. 23vb-24vb. 314 Ivi, f. 3ra. 315
Cfr. cap. V, $ 6. Terminologia logica della tarda scolastica 581 mam 355: essi rientrano propriamente nel settimo
modo, come vedremo. Senso composto e senso diviso così sono caratterizzati:
Ideo sensus compositus in primo modo causatur quando terminus modalis totaliter
praecedit aut finaliter subsequitur totum dictum totius propositionis in qua
ponitur, aut finaliter subsequitur (!); sensus vero divisus causatur quando
terminus modalis mediat inter partes propinquas totius dicti; unde partes
propinquas dicti appello totum quod regitur a parte ante et a parte post
respectu verbi illius dicti, id est a verbo orationis infinitivae vel
coniunctivae 317. Ma Landucci, dopo aver
precisato che questa è l’opinione di Heytesbury, Paolo Veneto e Paolo da
Pergola !, ricorda le opinioni di Strode*? e Pietro di Mantova ° e
conclude: Istarum opinionum unaquaeque
est sustentabilis et nulla est demonstrativa, et ideo eligat scholaris illam
quae sibi magis placet ®!. 316 Op. cit.,
f. 3ra-b et non habet vim faciendi
appellare formam tale dictum, quod dico ad differentiam istorum terminorum
‘scitum’, ‘dubium’, ‘intellectum’ et ‘cognitum’, quia, licet possunt
determinare dictum propositionis et ‘connotare passionem, non tamen sunt
termini modales primi modi, ex eo quia habent vim faciendi tale dictum
appellare formam . 37 Ivi, f. 3rb. 318 Ivi: Prima opinio est communis tenens
quod diximus, et est opinio etiam Hentisberi, Pauli Veneti in Logica parva et
Pauli Pergulensis in hoc tractatu . 319
Ivi: Secunda est opinio Sttodi in Consequentiis suis, qui ponit quod quando
modus totaliter praecedit est in sensu composito et quando mediat est in sensu
diviso; sed quando finaliter subsequitur, tunc est distinguenda, quia potest
capi in utroque sensu . 320 Ivi: Tertia est opinio Petri de Mantua in capitulo
de modalibus, ponentis modum praecedentem facere sensum compositum, mediantem
vero et subsequentem facere sensum divisum, et hoc potest etiam elici ex
tractatu soppositionum, ubi ipse tenet in octava regula quod termini modales
non habent vim confundendi nisi terminos sequentes, et ideo quando finaliter
subsequuntur non confundunt aliquem terminum, et per consequens tunc faciunt
sensum compositum. Le differenze fra senso composto e senso diviso sono
quattro; le prime due sono generali. Per la prima, la proposizione in senso
composto va provata in funzione del termine modale, mentre la proposizione in
senso diviso va provata ratione primi
termini, dummodo talis terminus fuerit mediatus
#2; per la seconda, nella proposizione in senso composto il termine
modale confundit tutti i termini comzunes presenti nel dictumz; non è così nel
senso diviso, giacché la confusio non si esercita sui termini che precedono il
modus *. Le altre due differenze riguardano potest, non potest e possibile,
impossibile. Precisato che potest fa senso composto quando è usato
impetsonalmente e senso diviso quando è usato personalmente **, Landucci pone
la terza differenza, per la quale la proposizione in senso composto ( cum dicto
praesentis temporis soltanto, cioè con
il verbo del dictum all’infinito presente) richiede una verificatio instantanea , che non è richiesta
dalle proposizioni in senso diviso. Cosa sia da intendere con verificatio instantanea è un problema che Landucci si pone. Rifiutata
la tesi di Sermoneta ( quidam doctor )®5 e di chi 322 Ivi, f. 3va, e
continua: Voco autem terminum mediatum
omnem terminum excepto pronomine demonstrativo singularis numeri; pronomen vero
demonstrativum singularis numeri appello terminum immediatum, et quando ponitur
pro subiecto in propositione, talis propositio dicitur immediata, ut haec: ‘hoc
est homo’ demonstrato Socrate. Et notanter dico ‘singularis
numeri’, quia in numero plurali est terminus mediatus et communis, ut vult
Paulus Venetus in Logicula ; cfr. cap. VI, n. 41. 32 Ivi, f. 3va. 324 Ivi (ciò vale anche
per contingit; tra i modi è incluso anche il verbo oportet, e di tutti e tre i
verbi è detto: personaliter vel
impersonaliter sumpta : f. 3ra). Ivi,
ff. 3vb-4ra: Unde requirere
verificationem instantaneam diversi diversimode exponunt. Nam quidam doctor
dicit quod propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc. requirit huiusmodi
verificationem, ut puta ista: ‘possibile est te moveri’, non quia praedicatum
seu res importata per praedicatum mensuretur instanti, quia motus non
mensuratur instanti ex quo est de numero successivorum, sed quod ponantur in
esse id quod Terminologia logica della tarda scolastica 583 ritiene che la
verifica istantanea di una proposizione esige che sua de inesse sibi correspondens pro infinito
modico tempore possit verificati *5,
egli così spiega la frase: propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc.
requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc quod sit vera quod
arguendo a sua de inesse de praeterito vel de futuro ad suam de inesse de
praesenti cum tali determinatione ‘ita fuit’, seu ‘ita erit’ si sit de futuro,
consequentia valeat, ut, verbi gratia, haec propositio de sensu composito
‘possibile est te esse Romae’ requirit verificationem instantaneam, id est
requirit ad hoc quod sit vera quod arguendo ab ista de praeterito ‘tu fuisti
Romae’ vel sibi consimili ad talem de praesenti ‘tu es Romae’ cum ista
determinatione ‘aliquando fuit ita quod’, consequentia valeat; et quia
huiusmodi consequentia valet, scilicet: ‘tu fuisti Romae, ergo aliquando fuit
ita quod tu es Romae’, ideo illi de sensu composito correspondet veritas
instantanea; ideo illa est vera, immo est necessaria, quia omnes tales
propositiones de sensu composito verae sunt necessariae, et eodem modo dicatur
de futuro; et si talis consequentia non valeret de praeterito aut de futuro,
tunc illa propositio de sensu composito non posset esse vera, immo esse(t)
impossibi- lis. Vel dicatur, et brevius, quod propositio de sensu composito de
li ‘potest’ etc. requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc
quod sit vera quod sua de inesse de praesenti, si sit in mundo, sic adaequate
significando sit possibilis, et si sit illa de sensu composito de negationibus
praedictorum terminorum ‘potest’ et ‘possibile’, requi- importatur per
propositionem, ut puta veritas illius propositionis seu signi ficatum, ut sit
sensus quod in hoc instanti tu movearis, non tamen quod sit ita, sed sibi non
repugnat pro tali instanti verum esse te moveri. Sed iste doctor iudicio meo
volens istam differentiam declarare intricavit se et nescivit eam exprimere, et
dictum eius est falsum. Nam quaero: per verificationem instantaneam aut ipse
intelligit quod sua propositio de inesse sit vera in instanti, aut quod suum
significatum sit verum in instanti, aut quod sibi non repugnet esse verum in
istanti. Modo quocumque intelligat, sequitur quod omnis propositio vera
requirit verificationem instantaneam, quod est falsum et contra Hentisberum in
tractatu De incipit et desinit, ubi ponit quod aliqua est propositio quae pro
sui veritate requirit tempus limitatum; unde omnis propositio vera, est vera in
instanti, quod probo ; cfr. il testo di
SERMONETA (si veda) in n. 278. 326 Ivi, f. 4ra. 58 rit quod sua de inesse, id
est indicativa illius dicti, absque negatione sit impossibilis etc. #7, La
verifica è risolta dunque dall’autore in prima istanza in una operazione logica
complessa, nella quale sia posta come antecedente una corseguentia e come
conseguente la proposizione in senso composto; in seconda istanza in una
consequentia nella quale sia posta come antecedente l’affermazione della
possibilità della proposizione de iresse e come conseguente la proposizione in
senso composto, ad esempio, la verifica di
possibile est album esse nigrum
nel secondo caso va data così:
‘album est nigrum’ est possibile sic adaequate significando, ergo
possibile est album esse nigrum , dove sia l’antecedente che il conseguente
sono falsi. La quarta differenza afferma che per i suddetti modi (potest,
possibile e non potest, impossibile) la proposizione in senso composto esige
che se è posta ir esse, cioè si
accipiatur sua de inesse sibi correspondens
come spiega Landucci, allora
nullum sequitur inconveniens , petché si talis propositio de sensu
composito sit vera, sua de inesse sibi correspondens, si sit in mundo, erit
possibilis ; ciò invece non è vero per il senso diviso, giacché la proposizione
può essere vera e la sua de inesse essere impossibile: così album potest esse nigrum è vera, ma la sua de inesse album est nigrum è impossibile ®8. Quanto alla liceità
dell’inferenza dall’un senso all’altro, Landucci afferma che con potest e
possibile non vale l’inferenza dal senso diviso al senso composto né e contra
negative quando un verbo o participio
richiede tempus limitatum pro veritate
talis propositionis (cioè non vale: tu
potes pertransire hoc spatium, ergo possibile est te pertransire hoc spatium »:
prima regola) *; né vale dal senso composto al senso diviso vel e contra 327 Ivi, f. 4rb. 328 Ivi, f.
4rb-va. 329 Ivi, f. Ava. Terminologia logica della tarda scolastica 585
negative con gli stessi modi in terminis
compositis seu distributis a parte praedicati
(esempio: non vale possibile est
te esse omnem hominem, ergo tu potes esse omnis homo : seconda regola); né, sempre
nello stesso caso, vale dal senso diviso al senso composto aut e contra negative cum terminis per se aut
per accidens repugnantibus ( album
potest esse nigrum, ergo possibile est album esse nigrum : terza regola)*!; né
dal senso composto al senso diviso ( et e contra negative ) con il relativo
implicativo ( possibile est antichristum esse hominem qui est, ergo
antichristum potest esse homo qui est: quarta regola) *°. Più generalmente
(quinta regola) con tutti i termini modali non vale de forza l’inferenza
dall’un senso all’altro e vecevetsa, date le differenze che sussistono tra
senso composto e senso diviso, purché nella proposizione siano posti termini
comuni 53, Il secondo modo ha luogo con i termini che hanno vis confundendi , cioè mediantibus terminis potentibus confundere
confuse tantum vel distributive mobiliter vel immobiliter #4, purché essi non connotent passionem propositionis nec
faciant appellare formam *5: la prima
precisazione distingue il secondo modo dal primo, mentre la seconda lo
distingue dal settimo *%. Né si 330 Ivi, f. Sra. 331 Ivi, f. 5rb; e: Unde voco
terminos per se repugnare oppositos contrarie (ut ‘album’ et ‘nigrum’),
contradictorie (ut ‘homo’ et ‘non-homo?), privative (ut ‘caecus’ et ‘videns’),
relative (ut ‘dominus’ et ‘servus’); etiam generaliter illos terminos appello
per accidens repugnare qui non opponuntur proprie aliquo istorum modorum, tamen
non possunt de eodem affirmative verificari, ut 4 locus et 4 locus, et esse
adaequate in 4 et esse adequate in © instanti
(f. Srb-va). 332 Ivi, f. Sva. 333. Ivi, f. Svb. 334 Ivi, f. 7vb. 335
Ivi, 336 Ivi, f. 8ra: Et notander dixi a principio: ‘dummodo tales termini 586
Alfonso Maierù dica, aggiunge LANDUCCI (si veda), che tali precisazioni sono
superflue giacché una stessa proposizione può essere in primo modo o in
secondo, o in secondo e in settimo, per diversi motivi *. L’autore, pur
definendo probabilis questa opinio, titiene che i modi vadano tenuti ben
distinti **: se così non fosse, il secondo modo includerebbe il primo e il
settimo come suoi casi particolati, ed Heytesbury avrebbe dovuto cominciare dal
secondo la sua trattazione, come invece non ha fatto’; fra l’altro, avverbi
come necessario e contingenter fanno senso composto nel secondo modo, anche se
sono modali, e solo impropriamente si dice che lo fanno nel primo, così come
impropriamente connotano una passio della proposizione #°;. sono infatti
esponibili, non officiabili, come si è tante volte ripetuto. Le differenze fra
i due sensi sono così formulate: Prima est, quoniam propositio de sensu diviso
ad hoc quod sit vera requirit verificationem in suppositis termini communis cum
descensu copulativo vel disiunctivo; propositio veto de sensu composito non,
quia uterque descensus sibi repugnat . Secunda differentia est, quoniam
propositio de sensu composito ut plurimum probanda est ratione termini
confundentis, sed sua de sensu diviso non
#4. non sint connotativi’ etc., ut pet hoc differat secundus modus a
primo; dixi etiam: ‘non facientibus appellare formam’, ut pet hoc differat a
septimo . 337 Ivi. Una posizione analoga a quella respinta aveva sostenuto
SERMONETA nell’introduzione alla sua Expositio:
Ad hoc respondetur quod, licet haec opinio sic arguens sit probabilis,
tamen magis consonum videtur veritati secundum mentem Hentisberi ipsum [!, cioè
i modi 1°, 2° e 7°] separari quam non [....]. 339 Ivi, f. 8ra-b: Etiam si
secundus modus non separaretur ab illis, tunc Hentisber errasset in isto suo
tractatu, quoniam secundus modus esset communior et subalternans primum et
septimum: sed communiora sunt praemittenda in doctrina, teste Aristotele et
Commentatore in primo Physicorum t.c. LVII et etiam tertio Physicorum t.c. II,
ergo Hentisber debuisset tractatum suum incipere a secundo modo et non fecit,
ergo errasset . 30 Ivi, f. 8rb. MI Ivi. Terminologia logica della tarda
scolastica 587 Esse riaffermano che la proposizione in senso diviso è probata
mediante descensus, mentre la proposizione in senso composto, richiedendo la
probatio in funzione del termine confundens, sarà exponibilis oppure
officiabilis. Di qui la regola generale fornita da Landucci: Arguendo a sensu composito ad sensum divisum
aut e contra in isto secundo modo non valet consequentia #%, Il settimo modo ha luogo con i verbi che
riguardano atti della mente: ma questi verbi possono designare atti della
volontà (volo, nolo, malo, cupio, desidero, opto, odi) o operazioni
dell'intelletto: absque formidine come
scio, teneo, cognosco, concedo, nego, o cum formidine come dubito, credo, imaginor, suspicor, apparet
e simili 8. Questi verbi possono cadere su di un complexum verbale , cioè un dictum
all’accusativo e l’infinito o con quod e il congiuntivo, o sopra un terminum incomplexum (Socrates,
a propositio ): nel primo caso, se uno di essi precede o segue il
dicturm fa senso composto, se sta tra le parti del dictu72 fa senso diviso; nel
secondo caso, se esso precede il termine, si ha senso composto, se segue a
questo, si ha senso diviso *4. Il senso composto e il senso diviso differiscono
perché il primo ‘confonde’ i termini comuni seguenti capaci di ‘confusione’ e
fa sì che il dictum o il termine seguente
appellat formam , e il secondo non fa ciò *5; inoltre, la proposizione
in senso composto è officiabilis, la proposizione in senso diviso non lo è #4,
342 Ivi, f. 8rb-va. 34 Ivi, f. 20rb-va. 34 Ivi, f. 20va. 35 Ivi, f. 20vb; e
ancora (ivi): Quid autem s[c]it appellatio formae puto notum esse ex Logica
parva, quoniam ille terminus appellat formam qui repraesentat suum significatum
sub conceptu proprio . Ivi: Landucci
precisa che il primo termine della proposizione in senso 588 Alfonso Maierù Di
qui le regole generali: [1] Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum aut e
contra in praedictis terminis non valet consequentia #7; Arguendo a sensu
diviso ad sensum compositum et e contra in praedictis terminis ubi praedicatum
sit iste terminus ‘hoc’ et subiectum, in sensu diviso, non sit terminus pet se
notus non valet consequentia 4, si foret
ter. minus per se notus bene valeret consequentia *’; [3] Arguendo a sensu
diviso ad sensum compositum ubi subiectum fuerit terminus pet se notus absque
aliquo determinabili, et praedicatum fuerit hoc pronomen ‘hoc’, consequentia
est bona, et e contra, mediante verbo importtante scientiam vel certitudinem ;
notanter vero dixi ‘cum verbo importante scientiam’, quia cum isto verbo
‘dubito’ non valet consequentia 59, Tralasciando le regole non riguardanti
strettamente l’inferenza, concludiamo ricordando le due regole relative a hoc
quando è soggetto della proposizione: l’inferenza è valida dall’un senso
all’altro e viceversa se il pronome è
absque aliquo determinabili 5,
oppure cum suo determinabili palam
convertibili cum praedicato aut palam superius ad ipsum #*. L’operazione compiuta da Landucci, come
si può rilevare, è consistita nel fissare criteri distintivi in modo da
giustificare pienamente l’articolazione dei modi proposta da Heytesbuty; egli
ha mirato a precisare la dottrina tradizionale che aveva unificato modali
(primo modo) e verbi designanti atti dell’anima (settimo) sotto lo stesso
motivo della probazio officialiter, e ha identificato composto dev'essere
immediato perché essa possa essere
probata officiabiliter ; così è nel caso di ego scio hominem esse animal . 347 Ivi, ff.
20vb-21ra. 38 Ivi, f. 21ra. 349 Ivi, f. 21rb. 350 Ivi. 351 Ivi, f. 21vb. 352
Ivi, f. 22ra. Terminologia logica della tarda scolastica 589 motivi precisi che
non permettono la riduzione al secondo modo del primo e del settimo. Di diverso
orientamento è la trattazione di Benedetto Vettori: più vicina al testo di
Heytesbury nel ritenere l’articolazione in otto modi con la distinzione del
quinto (con et) dal sesto (con vel) e con la mancata inclusione del nono,
accennato e non sviluppato dal maestro inglese, relativo ai termini
connotativi, la discussione del Faventino si svolge su di una linea generale
che non ritiene niente della impostazione dei quattro commenti finora esaminati
e sembra anzi in diretta polemica con la matura esposizione di Landucci, le cui
tesi in certo senso vengono capovolte. Nell’esame di questo trattato, ci
limiteremo a segnalare questi motivi di dissenso all’interno della tradizione
più comune e che servono a chiarire l’origine e la destinazione di certe
precisazioni, specie di Landucci: otterremo così un quadro più chiaro
dell'esame finora condotto. L'esposizione si articola in lezioni, e sono otto
in tutto; di esse una è introduttiva, mentre la sesta discute insieme i modi
cinque e sei. Nella prima lezione Vettori chiarisce il suo atteggiamento in
questo trattato. Innanzi tutto afferma che il senso composto e il senso diviso
possono essere considerati o secundum se
et absolute , oppure unius per rispectum
ad alterum . Considerata in se stessa, la nozione di senso composto è fondata
sulla nozione di verità o falsità istantanea (quindi sulla verifica istantanea)
della proposizione corrispondente al dictu7z, che ha una sua determinazione ad
opera di un modo; perciò la proposizione in senso composto de modo non exponibili vel verbo concernente
actum mentis è officiabilis, giacché
tale probatio explicat 353 VertORI,
Opusculum in Tisberum..., cit., lect. I, 1:
Et sic notitia sensus compositi secundum se causatur ex notitia
instantaneae veritatis vel falsitatis propositionis significantis dictum vel
determinatum a modo reddente sensu(m) compositum. propositionem significantem
dictum categoricum propositionis officiandae, cuius praedicatum denotatur
inesse subiecto secundum idem tempus imperceptibile. Considerato in se stesso,
il senso diviso a sua volta può essere mostrato (potest ostendi) in due modi:
aut explicatione propositionis, aut expositione eiusdem #5; perciò la nozione di esso è legata alla
explicatio o alla expositio; la explicatio di
tu non potes pertransire 4 spatium
è: tu non habes potentiam ad pertranseundum 4 spatium , che è falsa;
mentre la expositio (0 resolutio, dice Vettori) esige che sia vera in un tempo
percettibile la proposizione hoc
possibiliter currit ; per questo si suol dire che il senso diviso deve verificari temporaliter 3%, Considerati poi l’uno in rapporto
all’altro, i due sensi rientrano nella dottrina della conseguentia come specie
nel genere ?7. Da queste considerazioni deriva la determinazione del posto da
assegnare al trattato tra i libri logici: in quanto i due sensi sono
considerati in sé, la nozione di senso composto e di senso diviso è legata alla
conoscenza della proposizione e in tal senso è
pars determinationis libri Periermenias ; in quanto essi sono
considerati in rapporto tta loro, il trattato va posto immediatamente dopo il
trattato delle conseguenze e immediatamente prima dei Primi analitici. 1 fini
del trattato possono essere interno o esterno alla logica; fine interno è la
soluzione dei sofismi, fine esterno è servire a tutte le scienze ?. Per quanto
riguarda le cause del senso composto e del senso diviso, è da tenere presente
che ‘causa materiale’ è il 354 Ivi. Si ricordi come è data la probatio
officialis: Talis propositio est...,
quae praecise significat ..., ergo...
dictum verbale o un suo
equivalente, giacché compositio e divisio sono proprietà logiche di cui la
prima inferi cioè esige l’istantanea verifica della proposizione, e l’altra la
verifica temporale, e si sa che la verifica è proprietà delle proposizioni o
dei dicta soltanto *. Inoltre, il modo, o il termine comzponens vel dividens,
dà nome e definizioni al dictum composto o diviso ! e quindi la capacità di
confondere (virtus confusiva), propria del termine che è modo, opera o su tutto
il dictuzz o solo su di una parte di esso e fa senso composto e senso diviso
*°: perciò la virtus confusiva del modo ne è la causa formale; e poiché la
confusio è opera dell’intelletto ( est de operatis ab intellectu ), senso
composto e senso diviso sono legati all’apprebensio, della capacità di un
termine di ‘confondere’ un dictumz, da parte dell’intelletto *4, il quale così
ne è causa efficiente. Di qui seguono due affermazioni di notevole importanza:
innanzi tutto, senso composto e senso diviso non hanno luogo senza la confusio
del termine; inoltre, non hanno luogo senza il riferimento all’intelletto (sine
intellectu). Come si può notare, la seconda affermazione riprende il vecchio
tema del rinvio all’intelletto, del resto già presente in Heytesbury, per il
quale senso composto e senso diviso sono molto simili quanto alla struttura
linguistica (vox) ma omzzino impertinentes quanto all’intelletto, in ordine
alla verità e alla falsità e quoad
formam arguendi #7, Ma sulla prima
affermazione si fonda tutta la struttura del trattato di Vettori. Egli si
chiede infatti, subito dopo, se si possa 36 Ivi, lect. I, 2, supponitur primo,
e prima conclusio. 361 Ivi, supponitur secundo. 362 Ivi, supponitur tertio. 363
Ivi, secunda conclusio. 364 Ivi, supponitur quarto. 365 Ivi, tertia conclusio.
Ivi. 357 HeyTEsBuRY, De sensu composito et diviso, cit., f. 2ra. 592 Alfonso
Maierà dare un’unica definizione di senso composto e senso diviso. Ricordata
l'opinione che abbiamo visto essere propria di Battista da Fabriano, Sermoneta
e Landucci, egli la rigetta come falsa
imaginatio *8; egli afferma che, non essendo il concetto di senso composto e
senso diviso mere aequivocus , esso può
fungere da concetto comune e indifferenziato (indifferens) rispetto ai concetti
propri causati dai vari modi 9, Ora, la ratio communis propria di questo
concetto è quella che si è detto: non c’è senso composto e senso diviso sine virtute confusiva + Da questa affermazione seguirebbe che la
proposizione possibile est Socratem esse
istum hominem non è in senso composto
perché nessuna parte del dicturz ha confusio, € che la proposizione possibile est Socratem esse hominem è in senso diviso giacché solo una parte del
dictum ha confusio: entrambe, invece, secondo la dottrina tradizionale, dovrebbero
essere in senso composto perché il modo precede totaliter il dictum; seguirebbe
inoltre che la congiunzione e?, la disgiunzione vel e il relativo implicativo,
non avendo capacità di confondere, non farebbero senso composto e senso diviso,
e quindi i modi tre, cinque e sei non sarebbero tali”. Per rispondere a ciò,
Vettori afferma ancora una volta che un termine fa senso composto quando
‘confonde’ o tutte le parti del dictum o almeno la principale, cioè il
soggetto, e fa senso diviso quando confonde la parte più remota, cioè il
predicato; perciò, continua Vettori, alcuni termini che non hanno tale
capacità, non possono fare senso composto 0 senso diviso, ma possono causare
corzpositio e divisio (giacché altro è compositio, altro senso composto, e così
via); tali sono tutti termini elencati da Heytesbury ad eccezione di quelli del
primo e dell’ottavo modo, VETTORI (si veda), dubitatur primo. 39 Ivi. ; .
; Ivi (in particolare il secondo
corollario al primo dubbio). 371 Ivi, dubitatur secundo. Terminologia logica
della tarda scolastica 593 dei quali si parla communiter quando si tratta di
senso composto e di senso diviso *; perciò non
ex diversa applicatione modi ad dictum
nascono le diversità tra i due sensi, ma dalla diversa confusio *: ci
sono proposizioni, il cui modo (in forma nominale) precede il dictum, che non
sono officiandae perché il soggetto di esse non è confuso (es. in possibile est Socratem currere solo il predicato è ‘confuso’), e perciò sono
in senso diviso (come Socratem possibile
est currere e Socratem currere est possibile ; ma, mentre
quella è explicanda, queste sono resolubiles); proposizioni come possibile est hominem esse Socratem sono invece in senso composto perché il
soggetto è confuso e quindi sono da probare officiabiliter o exponibiliter.
Ora: se non c'è confusio e il modus precede tutto il dictum, si avranno
proposizioni compositae, non in senso composto, e se il modus sta tra le parti
del dicturz, si avranno proposizioni divisae, non in senso diviso; le
compositae possunt probari vel
explicative, ut in sensu diviso, vel officiabiliter aut expositive ut in sensu
composito 3, Ciò premesso, egli accetta
le osservazioni relative alle proposizioni « possibile est Socratem esse istum
hominem e « possibile est Socratem esse
hominem ; ritiene inoltre che ez, vel e qui facciano compositio e divisio, ma
non senso composto e senso 372 Ivi, supponitur primo; in part: «Quia autem stat
aliquos esse terminos non habentes vim assignatam, ideo ab actione sensus
compositi vel divisi auferuntur, licet ex eisdem causetur compositio vel
divisio in propositione: hi igitur erunt qui assignantur a Tisbero in littera,
praeter hos de primo et octavo, quibus communiter utimur in locutione sensus
compositi vel divisi . È evidente qui il riferimento alla tradizione, per la
quale modali e verbi designanti atti di volontà (1° e 8° modo) fanno senso
composto e senso diviso essendo officiabili; l’autore non accenna, infatti, al
secondo modo, che per Heytesbury è appunto «cum terminis confundentibus . 373
Ivi, supponitur secundo. 374 Ivi, supponitur
tertio. 38 Alfonso Maierù 594 diviso. Egli è cosciente che quest’affermazione
nega la dottrina di Heytesbury e degli altri logici e perciò la dà come sua IDE
personale ?. Egli continuerà così a parlare di “senso composto’ e di ‘senso
diviso” secondo la terminologia tradizionale, anche in quei casi in cui avrebbe
dovuto semplicemente parlare di Lp e divisio, e continuerà a descrivere i modi
nella maniera tradizionale. N Tralasciando i modi terzo, quarto, quinto e
sesto, cl soffetmiamo brevemente sui quattro rimanenti, limitandoci ad esaminare
la caratterizzazione fornita da Vettori. a Primo modo. Ha luogo quando i
termini ampliativi o, bageg si operano su di un dictum verbale o un suo «prec
Ss a senso composto quando il modo precede ° segue i ic n mentre quando sta tra
le parti del dictum si ha ce De È, il termine modale, sia quando è officiabile
che quando cp ; nibile, è sempre in primo modo 8; i verbi potest e contingi 375
Ivi, in fine: «Et sic his habitis facilis est responsio ad gup dum corollarium,
concedendo id Laren gra soir pa er) pro
aliis autem tribus negatur notam cor n be hdi i implicativim non facere
compositionem vel divistonem, quan ipa e nullum illorum facere sensum
compositum La cap cum nullum horum habeat vim confusivam, ut pro egg ir 3 Gu
hoc arguatur fere omnia in tertio articulo esse contra core Lodi logicos,
concedatur. Ideo volui haec dixisse Reni prop: hear noster habeat quod obicere,
et hoc de tertio articulo et per q hodierna Pad; A her 376 Ivi t. rimo. da n è
ia la tesi di Strode e di -_ ko; Lei magna), relativa alla distinzione da fare
quando il modo s gr ps 318 Ivi, fertio, fra cui: Ex quo sequitur è pen lic
nomen sensus compositi in propositionibus modalibus ut = uerunt q cai SI cfr.
ad es. il Landucci, per il quale in questo caso si e unta modo; cfr. anche il
testo del VETTORI, 0p. cit. lect. III, i ‘ubi sl fis ; prima conclusio, dove si
ripropone il problema per g men pira si risponde: Termini modales adverbialite= sumpti
componuni Terminologia logica della tarda scolastica 595 assunti
impertsonalmente fanno senso composto; personalmente, senso diviso; il dictum
vero segue alla proposizione vera: deum
esse è dictum di deus est ; quindi, vera questa, segue che è
vero quello e non viceversa; triplice è la differenza tra i due sensi: a) il
senso composto ha verificazione istantanea, sia perché tutta la compositio è
determinata dal modo, come vuole Heytesbury, sia perché tutte le parti della
comzpositio sono ‘con- fuse’ dal modo, come si è detto, mentre il senso diviso
richiede, a sua volta, una successione temporale, sia perché il modo determina
una parte del dicture, sia perché è confuso solo il pre- dicato; b) il senso
composto è officiabile o esponibile, mentre il senso diviso probatur ratione termini mediati ; c) la terza
dif- ferenza proviene ex parte illativae
positionis ; cioè la proposi- zione in senso composto implica una proposizione
nella quale il modo sia affermato della proposizione de inesse corrispondente
al dictum (es. necesse est hominem esse
animal, ergo haec est necessaria ‘homo est animal’ ) e ciò non è possibile per
il senso diviso (non vale l’inferenza:
homo contingenter est animal, ergo haec est contingens ‘homo est animal’
) 1, Secondo modo. Si ha con un termine che ha
vis confundendi (confuse tantum,
mobiliter o immobiliter) nei riguardi di un proprie et per se in primo modo , e
ciò contro Heytesbury, che ratione suae
confusionis vel immobilitationis li
tratta nel secondo modo. Ivi, lect. II, 1, quarto. Ivi, quinto; continua: Ex quo patet error
nostri aemuli conce- dentis esse id ad quod esse verum sequitur suam
propositionem esse veram. Jam enim scripsimus circa notitiam insolubilem
aliquam propositionem esse falsam, cuius dictum adaequate est verum, ut haec
‘Socrates dicit falsum’, posito quod nihil aliud dicat, et tunc ipsa est falsa,
et Socratem dicere falsum est verum ut sequens, ergo etc. Et hoc idem militat
contra ponentes obiectum scientiae-vel dubitationis esse significabile complexe
et non ipsa conclusio ; quest’ultima è
la posizione di RIMINI (vedasi) Gregorio da Rimini (ma cfr. cap. I, appendice PERGOLA (vedasi). Ivi, sexto. dictum © d'un
suo equivalente: termini aventi la capacità di “confondere” sono di tre specie:
alcuni esercitano mediate tale capacità (così omnis nella proposizione
universale affermativa, e non causa compositio
), altri la esercitano immediate (come le
dictiones exclusivae , e non causano
compositio ); altri infine la esercitano sia immediate che mediate,
purché non siano im- pediti da altro sincategorema: di essi, alcuni confundendo immo- bilitant , altri no; fra i
primi, sono incipit, desinit, promitto, debeo, obligor, necesse, necessario €
impossibiliter; fra i secondi, scio, credo, volo, cupio, immediate **; si ha
senso composto quando sono ‘confusi’ quei termini che possono esserlo: se si ha
confusio mobilis, la verità o falsità della proposizione è mostrata dalla dalla
verità o falsità del descersus a una proposizione de di- siuncto exttemo ; se si ha confusio
immobilis, la verità o falsità sarà provata mediante descensus alla equivalente
proposizione in senso diviso; si ha senso diviso quando un termine comune della
proposizione non è confuso perché antecede il termine confundens: la verità o
falsità di essa sarà provata con descensus dal termine comune non confusus,
descensus che non è possibile col senso composto. Di qui deriva l’analisi dei
rapporti tra primo e secondo 382 Ivi, lect. III, 1, conclusio. Ivi, supponitur
primo: cfr. LANDUCCI, f. 7vb. 34 VerTORI, op. cit., lect. III, 1, supponitur
tertio, e cfr. supponitur quarto: Et ex
hoc supponitur quarto quid nominis sensus compositi et divisi in secundo modo.
Sensus enim compositus tunc est, cum vis terminorum confundentium confusiva et
per consequens vel illius immobilitativa est in terminum communem, ratione
cuius veritas vel falsitas datae compositionis, si ex confusione et
mobilitatione est, habetur verificata vel falsificata proposi- tione de
disiuncto extremo compositioni correspondente ut descensus; et si compositio
fuerit ex immobilitatione consequente aliqualem confusionem termini, erit
verificata vel falsificata propositione exprimente descensum illius termini
communis in divisa propositione compositae correspondente, ad mo- dum quo
ea(n)dem declarat compositionem ex vi immobilitationis termini factam. Et sic
sensus divisus erit, cum vis illorum terminorum confundentium modo: il secondo
modo è superior al primo, che è inferior a quello ( Le. ] differentiam secundi
modi compositionis a primo esse sicut superioris a suo inferiori ) #9; ciò è
contro l’opinione di Landucci ( Senensis quidam
scrive Vettori), ma alla obiezione di Lan- ducci, che non si capisce
perché, se così fosse, Heytesbury avrebbe cominciato il suo trattato dal primo
modo anziché dal secondo Vettori risponde che questo si deve al fatto che
comunemente si parla di senso composto e senso diviso a proposito dei termini
che denotano la possibilità, inclusi perciò nel primo modo *%, Accostiamo
subito a questi due l’ottavo modo. I verbi desi- gnanti atti della mente sono
di due specie: alcuni designano un atto interiore (intelligere, scire, velle),
altri designano un atto este- non transcendit in terminum communem per
praecedentiam illius ad ipsos ratione cuius veritas vel falsitas datae
propositionis divisae habetur ES descensu illius termini communis repugnante
eidem in sensu composito. L'esempio addotto per il secondo caso del senso
composto è niecessatio: omnis homo est
animal : l’autore non illustra come va operato il descensus in questo caso; si
limita a ribadire che datae
propositionis veritas habetur verificato vel falsificato descensu attributo
illi termino i S diviso extraneo eidem in sensu composito . sana sa Ivi,
supponitur septimo; continua così il testo: Quilibet enim terminus qui ratione
sui significare posse esse vel non posse esse facit sensum compositum in primo
modo cum quilibet talis habeat vim confun- dendi tantum ratione suae
confusionis, faciet sensum compositum vel divisum in secundo modo et non e
contra; patet enim aliquem esse terminum com- ponentem vel dividentem in
secundo qui nullatenus significat posse esse vel non posse esse et sic a
ratione compositionis primi modi secluditur . Tuttavia vii [..] supponitur
sexto, quod licet quilibet terminus ‘cdimponena vel dividens in primo modo
possit ratione suae confusionis componere vel divi cà in secundo modo, aliqua
tamen est propositio in sensu composito vel ; iviso in primo quae nec est
composita vel divisa in secundo modo, ut hi ‘necesse est Socratem esse istum
hominem’ et ‘Socratem necesse est fees istum hominem?. Et hoc patet per quid
nominis sensus compositi o divisi in secundo modo (cfr. n. 384) sith 386 Ivi, sotto supponitur
septimo. riore (video, tango, audio)". Solo i primi fanno senso composto e
senso diviso in questo modo. Tali verbi possono cadere su di un termine
incomplexus, o su di un dictum complexum (di qui la distinzione tra probatio
descriptibilis e officialis); se cadono su di un complexum, o dictum
categoricum, perdono ogni vis appellationis formae , giacché appellare formam est restringere terminum ad
sui definitionem, sed dictum categoticum nullam habet definitionem, igitur non
appellabitur appellatione formae 39; del
resto, solo con un complexum si ha senso com- posto e senso diviso ?, e
precisamente si ha senso composto quando il verbo precede o segue il dictuz,
mentre se sta tra le parti del dictum si ha senso diviso 32. il primo ha
probatio offi- cialis, il secondo va provato secondo il termine mediato
precedente, se è presente nella proposizione ®”. Per concludere, esaminiamo
l'impostazione che Vettori dà del settimo modo, che ha luogo — egli dice — con
le determi nazioni ita est, ita fuit, ita erit. Egli così procede: dei termini
am- pliativi, alcuni significano la possibilità ( consignificant posse esse vel
non posse esse ) e appartengono al primo modo; altri invece consignificano il
tempo, sia se sono considerati in sé (al tempo passato o futuro), sia se
considerati nella forma di participio Ivi, lect. VIII, 1, supponitur primo.
Ivi, supponitur secundo. 389 Ivi, supponitur tertio. :, Ivi, supponitur quarto; continua: Hoc idem
patet quia sequitur tamquam ab eodem idem: ‘tu intelligis hominem esse animal,
ergo hominem esse animal intelligis’, quod non contingeret si dictum illud
formaliter appellaretur, sicut hic non sequitur: ‘tu (ergo textus) hominem
intelligis, ergo intelligis hominem’, ut patet intuenti . Ivi, supponitur quinto. 392 Ivi, supponitur
sexto. . Ivi, supponitur septimo, e
conclude: Et scias istam differentiam non causare omnimodam impertinentiam
inter hos sensus, quia aliquibus conditionibus observatis sensus illi erunt
pertinentes. Adam est praeteritus, antichristus est futurus: il participio è
detto distractivus; considerando che ampliatio est dilatatio verbi, vel ratione
sui, vel ratione participii distractivi ultra propriam sui consignificationem
ad plures scilicet temporis differentias , può accadere che unì verbo ampliato
possa essere restrictus di fatto ad unam
temporis differentiam tra quelle
richieste dall’amzpliatio; così avviene nel nostro caso, giacché ita, (e solo
per accidens l’espressione aliquando
fuit ita ) limita a un istante del tempo connotato la verità della proposizione
#9, e quindi l'aggiunta di if4 a un dictum è causa formale del senso composto
in questo settimo modo ?, Di qui deriva che il senso composto si ha con
l’aggiunta di ifa che restringe l’arzpliatio del tempo del verbo nella
proposizione a un istante del tempo con- notato dal verbo che fa parte della
deterzzinatio, e che è il passato o il futuro; il senso diviso è dato dalla
proposizione senza deter- minazione e col verbo ampliato -- es. senso composto:
aliquando fuit ita quod Socrates EST albus, senso diviso: Socrates FUIT albus. Di
qui ancora risulta che il senso diviso sta al senso composto come il più ampio
al meno ampio. Nel primo caso quella compositio che è il senso diviso ha verità
verificabile nel tempo 3% Ivi, lect. VII, 1, conclusio, e praemittitur primo.
praemittitur secundo; cfr. anche: Quantum ad primum prae- supponitur primo quid
nominis restrictionis. Unde restrictio est acceptio termini in propositione pro
paucioribus quam in propositione ampliata. Dico ‘acceptio termini in
propositione’, ut denotetur restrictionem non fieri extra propositionem: est
enim species suppositionis, quae est proprietas termini proportionaliter capti.
Dico ‘pro paucioribus quam’ etc., ut deno- tetur terminum discretum non posse
restringi . Supponitur secundo quod
terminum restringi ad pauciora in propositione potest dupliciter intel- ligi:
vel ad pauciora scilicet supposita personaliter termino attributa, vel ad
pauciora, id est, ad pauciores temporis differentias connotatas per verbum cui
accidit ampliatio vel ratione sui vel ratione participii ampliativi, et haec
erit restrictio ampliationis cui committatur compositio septimi modi . 39 Ivi,
1, praemittitur tertio. Ivi, praemittitur quarto. Veritas compositionis divisae
proportionatae illi de sensu composito est temporalis et non istantanea), nel
secondo invece è istantanea (veritas limitatur ad certum instans proportionatum
propriae connotationis verbi restricti : propor- zionato, cioè, al passato o
futuro, secondo i casi) **. 398 Ivi, supponitur septimo. Il testo del trattato
“Termini qui faciunt” si trova in due manoscritti: PADOVA, Biblioteca
Universitaria 1123, ff. 10va-11vb, e Worcester, Cathedral Library, F. 118, f.
30v sgg. Ho esaminato il ms. Padovano. Il testo, ANONIMO, ha, al f. 10va,
Incipit :termini qui faciunt” e, al f. 11vb, Expliciunt termini qui faciunt. Il
trattato quindi trae il suo titolo dall’incipit. Anche a una prima lettura si
può rilevare che ci si trova di fronte non a un’opera originale, ma ad un
adattamento di un capitolo delle Regulae solvendi sophismata di Heytesbury,
intitolato “De scire et dubitare”. Il materiale del capitolo di Heytesbury è
qui organizzato in modo da offrire in primo piano la descrizione del senso
composto e del senso diviso, alla quale seguono VI casus con le relative
risposte. Nel suo testo, invece, Heytesbury vuole chiarire le difficoltà
relative all’uso di scire, dubitare, ecc.; per far ciò, egli formula gli stessi
VI casi; passa quindi a descrivere senso composto e senso diviso. Infine
risolve i casus. Heytesbury e il suo anonimo manipolatore si propongono fini
diversi. A conferma della dipendenza del trattato “Termini qui faciunt” dal testo
di Heytesbury diamo di seguito in sinossi i passi più importanti dell’uno e
dell’altro (si noti la successione dei fogli dei passi riportati: si constaterà
quanto diversa sia la collocazione dei brani paralleli nel testo di Heytesbury
e nel nostro trattato. Ms. Padova, Bibl. Un. 1123 (f. 10va) Termini qui faciunt
propositiones aliquando sumi in sensu composito et aliquando in sensu diviso et
sunt isti et consimiles: scie, dubitare, imaginari, nolle, velle, ‘perci-
pere’, CREDERE, ‘intelligere’, POSSIBILE, impossibile, ‘contingens’, NECESSARIUM,
et alii consimiles. Unde notandum est quod quando aliquis praedictorum
terminorum vel consimilium praecedat totaliter DICTUM PROPOSITIONIS vel
finaliter subsequitur, tunc sumitur illa propositio in sensu composito, ut illa
‘Scio deum esse’, ‘Dubito Socratem currere’, ‘Possibile est album esse nigrum’,
‘Hominem esse album est impossibile’. Et significant tales
propositiones sic: Scio deum esse, id est scio QVOD deus est. Credo Socratem
cutrere, id est: credo QVOD Socrates currit; ‘possibile est album esse nigrum’,
id est: “Hoc est possibile: quod album est nigrum, et sic de aliis. Sed quando
aliquis dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est ponitur in
medio inter ACCUSATIVVM CASUM et, modum infinitum, tunc illa propositio est
totaliter accepta in sensu diviso. Et tales sunt istae: ‘4 scio esse verum’, ‘SOCRATEM
percipio currere’, ‘album possibile est esse nigrum’ etc. Et istae significant
sic: ‘4 scio esse verum’, id est illud quod est 4 scio esse verum; ‘Socratem
percipio currere’, id est: illud quod est Socrates percipio [De scire et
dubitare. Ad cuius evidentiam est notandum quod aliquando accipiuntur
propositiones quaedam in sensu composito quibus consimiles sumuntur in sensu
diviso quae non convertuntur cum illis acceptis in sensu composito. Item
sciendum quod huiusmodi propositiones maxime fiunt per terminos actum vel
habitum animae importantes, aut posse esse vel non posse esse, seu esse
necessario vel non esse, vel impossibile esse vel non esse. Eiusmodi sunt isti termini:
scire, dubitare, intelligere, imaginari, percipere, velle, nolle, possibile’,
‘impossibi- le’, necesse et sic de aliis multis. Quod autem cum his terminis
fiant tales propositiones satis apparet iuxta communem modum loquendi [H. P.
GRICE, “ORDINARY LANGUAGE”], ut cum dicitur: ‘scio 4 esse verum’ et ‘4 scio
esse verum’. Propositiones istae multum sunt similes, sed non convertuntur. Una
enim accipitur in sensu diviso et alia in sensu composito sicut et hic. Aliquam
propositionem dubito esse veram’ et ‘dubito aliquam propositionem esse veram,
intelligo vel imaginor aliquem punctum esse medium huius corporis’ et ‘aliquem
punctum intelligo vel imaginor esse medium huius corporis. Et ita apparet quod
multae sunt propositiones similes sicut istae iam praemissae et aliae huiusmodi quae non convertuntur, cum
una accipiatur in sensu currere; ‘album possibile est esse nigrum’, id est
illud quod est album possibile est esse nigrum postea, vel sic: de re quae est
alba potest fieri res nigra, et sic est de aliis. Ad istam conclusio- composito
et alia in sensu diviso, quia sensus compositus rato vel numquam convertitur
cum sensu diviso, sed in maiori parte quantumcumque sint similes sunt tamen
sibi invicem impertinentes sicut inferius patebit. Item tamquam pro regula est
observandum quod cum aliquis istorum terminorum vel similium praecedit
totaliter dictum alicuius propositionis seu sequitur finaliter, tunc talis
propositio accipienda est in sensu composito, sicut sic dicendo: ‘scio 4 esse verum’;
tota illa propositio accipitur in sensu composito, et tunc convertitur cum hac
propositione ‘scio quod 4 est verum’, et ex hoc sequitur quod talis propositio
‘a est verum’ vel aliqua propositio significans quod a est verum est scita a
me. Multi tamen sunt termini prius accepti qui non multum competenter sequuntut
finaliter huiusmodi dictum propositionis, quia improprie diceretur: ‘4 esse
verum scio”, ‘aliquam propositionem esse veram scio’. Aliqui tamen istorum
competenter possunt sequi huiusmodi dictum finaliter. Convenienter nam dicitur:
‘4 esse verum est possibile’, ‘hominem currere est possibile', ‘hominem esse
asinum est impossibile’: sive igitur totaliter praecedit talis terminus dictum
huiusmodi sive sequatur finaliter, erit totalis propositio dicta accepta in
sensu composito. Prima supponatur nem
probandam arguitur sic, et primo supponitur ista propositio: suppono quod omnis
propositio, de qua consideras quam non scis esse veram nec scis esse falsam,
sit tibi dubia. Deinde ponitur iste casus, quod tu scias quod 4 sit altera istarum duarum
propositionum ‘deus est vel ‘homo est asinus’ et lateat te quae istarum s[clit
4... (f. 11ra) Ad eandem conclusionem probandam arguitur sic, et ponitur iste
casus, quod tu scias quod a s[cJit unum istorum contradictoriorum: ‘rex sedet’
et ‘nullus rex sedet’, ita quod tu scias quod quodcumque istorum sit verum quod
illud sit 4 et e contra, nescias tu tamen quae istarum sit 4, sicut nec scias
quae ista- rum scit vera; isto casu posito, facio tibi istam consequentiam. Tertio
ad eandem conclusionem arguitur sic, et ponitur quod Socrates sit coram te et
scias tu bene quod ‘hoc est hoc demonstrando Socrate et nescias tu quod hoc est
Socrates, scias tamen bene quod ista propositio ‘hoc est Socrates’ significat
praecise quod hoc est Socrates, tunc isto posito sequitur quod ista propositio
‘hoc est Socrates’ est tibi dubium quod quaelibet propositio de qua considerat
aliquis quam ille nescit esse veram nec scit esse falsam sit dubia eidem. Deinde
ponatur quod tu scias quod 4 sit altera illarum: ‘deus est’, ‘homo est asi-
nus’, quarum unam scias esse ve- ram et necessariam, scilicet istam ‘Deus est’,
et aliam scias esse falsam et impossibilem, scilicet istam ‘homo est asinus’,
et te lateat quae illarum sit 4. Item arguitut ad idem sic. Ponatur quod tu
scias quid sit ve- rum istorum, demonstratis istis contradictoriis tibi dubiis:
‘rex se- det’, ‘nullus rex sedet’, sic quod scias quod, quodcumque istorum sit
4, quod ipsum sît verum, et quod solum ipsum sit 4 et e con- tra, et cum hoc
scias quod 4 est verum istorum, nescias tamen quid istorum sit 4 sicut nescis
quid istorum sit verum. Istis po- sitis, fiat haec consequentia... Item ad idem
arguitur sic. Po- natur quod tu scias quod hoc sit hoc, demonstrato Socrate, et
ne- scias tu quod hoc sit Socrates, scias tamen quod haec propositio ‘hoc est
hoc’ significat praecise quod hoc est
hoc, et etiam quod ista propositio: ‘hoc est Socrates” significat prae(f.
12vb)-cise quod hoc est Socrates. Sit enim Socrates coram te quem scias esse homi-
nem et nescias ipsum esse Socra- tem, quc posito cequitur quod Terminologia
logica della tarda scolastica Quarto arguitur [sic] ad ean- dem conclusionem
sic, et ponatur quod Socrates sit coram te, scias tu bene quod ipse est
Socrates vel Plato, nescias tamen quis istorum ipse sit, scias tu bene quod
ista propositio ‘hoc est Socrates” signi- ficat praecise quod hoc est Socra-
tes, tunc ista propositio ‘hoc est Socrates’ est tibi dubia... Quinto arguitur
ad eandem conclusionem probandam sic, et ponitur quod tu scias quid demon-
sttetur per subiectum huius pro- positionis: ‘hoc est homo” et quod aliquid
scias esse hominem et nihil dubitas esse hominem et quod tu scias istam
propositionem ‘hoc est homo’ sic significantem praecise quod hoc est homo, tunc
ista propositio ‘hoc est homo” est scita a te esse vera vel scita a te esse
falsa... (f. 1lva) Sexto arguitur ad probandum conclusionem sic: po- natur quod
4, è, c sint tres propo- sitiones quarum duae primae, sci- licet 4, d sint
scitae a te, tertia sit c dubia; et dubitantur sic istae propositiones vel
removean- tur a te, ita quod nescias quae istarum s[clit 4 nec quae d nec quae
c nec quae sit tibi dubia. Isto posito, arguo sic: aliqua ista- rum est scita a
te et quaclihet haec propositio ‘hoc est Socrates” est tibi dubia. Item posito
quod scias quod hoc sit Socrates vel Plato, nescias tu tamen an hoc sit
Socrates nec scias an hoc sit Plato, et tunc erit ista propositio tibi dubia:
‘hoc est Socrates’... Item suppono quod tu scias quid demonstretur per subiectum
huius propositionis: ‘hoc est homo” et scias quod illa propositio signi- ficat
praecise sicut termini illius preetendunt, et quod scias aliquid esse hominem
et nihil dubites esse hominem; quo posito, sequitur quod ista propositio: ‘hoc
est homo’, sit scita a te esse vera vel quod illa sciatur a te esse falsa...
Item sint 4, d, c tres proposi. tiones, quarum duae sint scitae a te, scilicet
4 et 2, et tertia, scili- cet c, sit tibi dubia, et nescias quae illarum sit 4
vel b, et simi- licter lateat te (f. 13ra) quae illa rum sit tibi dubia. Istis
positis, sequitur quod aliqua illarum pro- positionum sit scita a te, quia tam
a quam È sciuntur a te per casum, et sequitur etiam quod quaelibet illarum sit
tibi dubia... 606 istarum est dubia, ergo conclusio... Septimo arguitur ad
eandem conclusionem sic: tu scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit
Socrates eodem demonstrato, ergo illud est scitum a te et tibi dubium; et
antecedens arguitur sic, et ponatur quod heri vidisti Socratem et neminem
alium, et scias tamen bene quod adhuc ille homo quem heri vidisti est So-
crates, et sit Socrates hodie coram te et lateat te quod iste est So- crates,
tunc sic: tu scis quod iste homo est Socrates; hoc arguitur sic, quia
demonstrato isto homine quem heri vidisti, scis bene quod iste est Socrates,
sed neminem heri vidisti nisi istum hominem, ergo demonstrato isto scis bene
quod iste est Socrates et dubitas an iste idem sit Socrates per ca- sum, igitur
sequitur conclusio. Alfonso Maierù Item tu scis quod hoc est Socrates et
dubitas an hoc sit Socra- tes, eodem demonstrato; propter quod ponatur quod
heri videris Socratem et scias adhuc quod ille homo quem heri vidisti est So-
crates, et videas Socratem modo, et lateat te an sit Socrates, sed credas quod
ille homo quem nunc vides sit Plato, et non videas ali- quem nisi Socratem;
istis positi scis quod hoc est Socrates d monstrato illo quem heri vidisti,
quia absque haesitatione conce- deres quod hoc est Socrates, de- monstrato illo
quem heri vidisti, quia scis bene quod ille quem heri vidisti est Socrates
demon- strato illo quem heri vidisti. Scias nam gratia exempli quod neminem
vidisti heri nisi illum qui est So- crates, et tunc sequitur quod tu scis quod
hoc est Socrates, de- monstrato illo quem heri vidisti, et eodem demonstrato
dubitas an hoc sit Socrates, quia, demonstrato illo quem iam vides, dubitas an
hoc sit Socrates, et idem est quem iam vides et heri vidisti, igitur eodem
demonstrato scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit Socrates. Alfonso Maierù. Maierù. Luigi
Speranza, “Grice e Maierù”.
Luigi Speranza -- Grice e Mainardini:
l’implicatura conversazionale del popolo romano di Livio – filosofia veneta –
filosofia padovana – la scuola d Padova -- filosofia italiana – il consorzio
degl’eroi -- Luigi Speranza (Padova). Filosofo italiano. Padova, Veneto. Grice: “Padova tries to institute the
‘regnum’ as between Aristotle’s ‘polis’ and the modern ‘stato,’ but in which
case, we wouldn’t call it ‘politeia’ anymore!” -- Grice: “When I studied change I focused on
von Wright – but then there is Padova and his ‘grammatica del mutamento’!” Nato da una famiglia di giudici e notai –
il padre: ‘di Giovanni’ -- che viveva vicino al Duomo di Padova, completò i
suoi studi a Parigi dove fu insignito dell'autorità di rettore. Il tempo
trascorso a Parigi influì moltissimo sull'evoluzione del suo pensiero. Gli anni
parigini furono molto importanti e fecondi per l'evoluzione del suo pensiero e
la visione dello stato di corruzione in cui versava il clero lo portò a
diventare anti-curialista. A Parigi incontrò Occam e Jandun, con cui
condivise passione politica e atteggiamento di avversione verso il potere
temporale della Chiesa. Con Jandun rimase legato da grande amicizia e assieme a
lui subì l'esilio. Mainardini dopo le sue dure affermazioni contro la
Chiesa venne bollato con l'epiteto di “figlio del diavolo”. Mainardini si
trova a Parigi quando si sviluppò la lotta tra Filippo, re di Francia, e il
Papato. Tutto ciò, assieme al vivace contesto culturale in cui si muoveva, lo
portò alla compilazione della sua opera maggiore il Defensor Pacis, l'opera cui
deve la sua fama e che influì moltissimo sia sul pensiero filosofico-politico
contemporaneo che su quello successivo. A Parigi sperimentò una monarchia
decisa ad accrescere il proprio potere e la propria autorità su tutte le forze
politiche centrifughe del momento ivi compresa la Chiesa di Bonifacio VIII.
Diventato consigliere politico ed ecclesiastico di Ludovico il aro lo seguì a
Roma in occasione della sua incoronazione imperiale e qui fu nominato dallo
stesso Ludovico vicario spirituale della città. L'incoronazione imperiale
avvenne ad opera del popolo romano anziché del papa inaugurando, così, quella
stagione dell'impero laico che Mainardini vagheggiava e che avrebbe aperto la
strada alla laicizzazione dell'elezione imperiale e alla cosiddetta Bolla d'Oro
di Carlo IV di Boemia. Con la
Bolla d'Oro fu eliminata ogni ingerenza del papa nell'elezione imperiale
diventando così un fatto esclusivamente tedesco. Fu ancora con Ludovico quando
questi si ritirò, dopo il fallimento dell'impresa romana, in Germania dove
rimase fino alla morte. È del periodo immediatamente antecedente la sua morte
la compilazione di alcune opere minori tra cui spicca il “Defensor Minor,” un
piccolo capolavoro. Si può definire l'opera di M. come il prodotto di tempi in
cui confluiscono la virtù del cittadino, il nazionalismo francese e
l'imperialismo renano-germanico. Il Difensore della pace” è la sua opera
più conosciuta in cui, fra l'altro, tratta dell'origine della legge. Il
suo fondamento era il concetto di ‘pace,’ intesa come base indispensabile dello
Stato e come condizione essenziale dell'attività umana. Si tratta di un'opera
laica, chiara, priva di retorica, moderna e per alcuni versi ancora attuale. La
necessità dello Stato non discendeva più da finalità etico-religiose, ma dalla
natura umana nella ricerca di una vita sufficiente e dall'esigenza di
realizzare un fine prettamente umano e non altro. Da questa esigenza nascono le
varie comunità, dalla più piccola alla più grande e complessa, lo Stato. Ne
deriva la necessità di un ordinamento nella comunità che ne assicuri la
convivenza e l'esercizio delle proprie funzioni. Per Marsilio questa esigenza
ha caratteristiche prettamente umane che non rispondono a finalità etiche ma
civili, contingenti e storiche. Alla base dell'ordinamento c'è la volontà
comune dei cittadini, superiore a qualsiasi altra volontà. È la volontà dei
cittadini che attribuisce al Governo, “Pars Principans,” il potere di comandare
su tutte le altre parti, potere che sempre, e comunque, è un potere delegato,
esercitato in nome della “volontà popolare.” La conseguenza di questo principio
era che l'autorità politica non discendeva da Dio o dal papa, ma dal “popolo,” inteso
come “sanior et melior pars.” In questa ottica egli propone che i vescovi
venissero eletti da assemblee popolari e che il potere del papa fosse subordinato
a quello del concilio. Ludovico il aro Marsilio pone il problema, che
tratterà anche nel Defensor Minor, del rapporto con il Papato e con i suoi
principi politici costruiti. occulta
valde, qua romanum imperium dudum laboravit, laboratque continuo, vehementer
contagiosa, nil minus et prona serpere in reliquas omnes civitates et regna
ipsorum iam plurima sui aviditate temptavit invadere segretamente, con i quali
aveva cercato, e continua a cercare, di insinuarsi subdolamente in tutte le
altre comunità e regni che aveva già tentato di attaccare con la propria enorme
avidità (Defensor pacis) Il giudizio di Mainardini sulla chiesa come
istituzione è molto negativo e lo manifesta con la crudezza di linguaggio che
gli è solita quando affronta l'argomento dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa.
Lo scalpore suscitato da questa opera obbligò Mainardini a fuggire presso
l'imperatore Ludovico il aro, con il quale scese in Italia. Il Defensor minor
si colloca fra le opere minori di Mainardini, ma si distingue per la sua
importanza. Si differenzia dal Defensor pacis per essere un'opera più
propriamente teologica mentre l'altra è prevalentemente politica. Lo studio
condotto nel Defensor Minor riguarda la giurisdizione civile ed ecclesiastica,
la confessione auricolare, la penitenza, le indulgenze, le crociate, i pellegrinaggi,
la plenitudo potestatis, il potere legislativo, l'origine della sovranità, il
matrimonio e il divorzio. Il Tractatus de iurisdictione imperatoris in
causis matrimonialibus che Mainardini compila in occasione del divorzio di
Giovanni di Moravia e Margherita di Tirolo-Gorizia si trova nell'ultima parte
del Defensor Minor. Le relazioni tra i coniugi erano tanto insostenibili
che la sposa preferì fuggire. Intervenne l'Imperatore, imparentato con la
sposa, e progettò il matrimonio tra la fuggitiva e Ludovico di Brandeburgo ma a
ciò ostavano il precedente matrimonio e alcuni legami di sangue. Il “Tractatus
de translatione imperii” – “Trattato della
translazione dei imperii” -- è
un'opera che niente aggiunge alla fama derivatagli dal Defensor Pacis anche se
ebbe una certa diffusione. Si può considerare questo trattato come una
storia sintetica dell'Impero dalla fondazione di Roma da Romolo (alla LIVIO) fino
al secolo XIV. In M. lo “stato romano” è concepito come prodotto umano, al
di fuori da premesse teologiche quali il peccato o simili. È fortemente
affermato il principio della legge quale prodotto della comunità dei cittadini,
legge dotata di imperatività e co-attività oltre che ispirata ad un ideale di
giustizia. Questo ideale di giustizia deriva dal con-sorzio o concerto civile,
l'unico soggetto che può stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Per M.,
l'uomo deve essere inteso come libero e consapevole. Nel Defensor Pacis
appare diffuso un costituzionalismo affermato fortemente nei confronti sia
dello Stato che della Chiesa. È tra i primi studiosi a distinguere e separare
la legalita (ius) dalla moralita (ethos, mos), attribuendo il primo alla vita
civile e il secondo alla coscienza. Mainardini è sempre un uomo del suo tempo,
saldamente ancorato nella sua epoca, ma con intuizioni che ne fanno un uomo
nuovo, anticipatore per certi versi del Rinascimento. La definizione del nuovo
concetto di Stato, autonomo, indipendente da qualsiasi altra istituzione umana
o, a maggior ragione, ecclesiastica è il grande merito di M.. Anche nella
Chiesa viene affermata una forma di costituzionalismo contro il dilagante
strapotere dei vescovi e dei papi. È ancora l'universitas fidelium a prendere,
attraverso il Concilio, ogni decisione riguardante qualsiasi materia di ordine
spirituale. Il nostro autore non teme di scagliarsi contro la Chiesa, a negare
il primato di Pietro e di Roma, affermare la necessità del ritorno del clero a
quella povertà evangelica tanto cara ad alcune sette riformiste di cui lui certamente
conobbe e comprese il pensiero. Lotta contro la Chiesa ma solo per conservarne
o rivalutarne il più vero, autentico e originario contenuto e significato.
Quasi riformista e conservatore nello stesso tempo, riformista là dove è contro
la corruzione dilagante nella Chiesa di quel periodo, conservatore là dove
accetta la necessità di un ordine costituito, della religione, della morale,
intese nel senso più puro. La modernità di M. consiste anche nel metodo
della sua trattazione e della terminologia che usa, sempre stringata ed
esaustiva, aliena da qualsiasi di quelle forme di retorica che era
caratteristica degli autori medievali. Altri saggi:: “Il difensore della
pace,” C. Vasoli. POMBA, Torino, BUR, Milano, Ancona E., C. Vasoli, MILANI,
Padova (collana Lex naturalis; Battaglia
F., La filosofia politica del medio Evo, Milano, CLUEB Battocchio R.,
Ecclesiologia e politica, Prefazione di G. Piaia, Padova, Istituto per la Storia
Ecclesiastica Padovana, Beonio-Brocchieri Fumagalli M.T., Storia della filosofia
medievale (Bari, Laterza,), Berti E., “Il ‘regno’ di Mainardini: tra la civis
romana e lo stato italiano,” Rivista di storia della filosofia medievale,
Briguglia G., Carocci Editore, Cadili
A., Amministratore della Chiesa di Milano, in Pensiero Politico Medievale,
Capitani O., Medioevo ereticale, Bologna, Il Mulino, Capitani O., Il medioevo,
Torino, POMBA, Cavallara C., La pace nella filosofia, Ferrara, Damiata M.,
Plenitudo potestas e universitas civium, Firenze, Studi francescani, Del Prete D., Il pensiero politico ed
ecclesiologico, Annali di storia, Università degli studi di Lecce Dolcini C., Bari,
Laterza, Merlo M., Il pensiero della politica come grammatica del mutamento,
Milano, F. Angeli, Passerin d'Entréves A., Saggi di storia del pensiero
politico: dal medioevo alla società contemporanea, Milano Piaia G., Mainardini e dintorni: contributi
alla storia delle idee, Padova, Antenore, Piaia G., La Riforma e la
Controriforma: fortuna ed interpretazione, Padova, Antenore, Simonetta S., Dal
difensore della pace al Leviatano, Milano, UNICOPLI Toscano A., Marsilio da
Padova e Machiavelli, Ravenna, Longo, Defensor pacis Defensor minor Tractatus
de translatione Imperii Tractatus de iurisdictione imperatoris in causis
matrimonialibus Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Marsilio
da Padova, su sapere, De Agostini. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. marsilio: essential Italian philosopher. Marsilio
dei Mainardini, Marsilio di Padova. Mainardini. Keyword: il popolo italiano, consorzio
conversazionale, difensore della pace, leviatano, allegoria del buon governo –
allegoria del buon governo, Livio, Romolo, Machiavelli -- Refs.: Luigi
Speranza, "Grice e Mainardini" per il Club Anglo-Italiano; Luigi
Speranza, “Grice e Mainardini – la massima del consorzio conversazionale.” –
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice e Malfitano: all’isola -- l’implicatura
conversazionale dei quattro – il complesso sociale -- la scuola di Siracusa -- filosofia siciliana –
filosofia italiana -- Luigi Speranza (Siracusa).
Filosofo italiano.
Siracusa, Sicilia. Grice: “Malfitano, like me, is an emergentist – each
‘complesso’ grows (cresce) and the ‘complexity’ is thus best characterised as
‘crescente,’ – Malfitano uses ‘complexities’ in the plural – a theory of
‘complessita crescenti’ – The whole point is that you get from one complex to
the other.” Grice: “I like Malfitano. His theory of ‘complessita crescente’ is
admirable: he distinguishes various ‘complesso’ – the material (subdivided into
atomic, and the ‘crescente complessita’ of the molecular), the biological
complex (which comprises the complex of the tissue, and the complex of tthe
articular), the social complex, i. e.,
the human being in his inter-subjetctivity -- nd the ideological
complex, the abstracta – ideation, cognition, and conviction – there is a
superior geometry, too!” Nacque
da Carmelo, commerciante e navigatore, e Santa Veneziano. Era l'ultimo di sette
fratelli. Frequentò il Liceo Classico Tommaso Gargallo, dove iniziò a nutrire
l'interesse per la materie scientifiche. Già da giovanissimo frequentava
assiduamente una nota farmacia del centro storico della città natale acquisendo
notevole interesse per la chimica e la biologia. Si iscrisse dunque alla
facoltà di chimica dell'Università degli Studi di Catania per frequentare le
lezioni del professor Alberto Peratoner. Malfitano continuò gli studi
universitari a Palermo, dove si trasferì al seguito di Peratoner e ottenne la
laurea nel capoluogo siciliano. Abbandona la Sicilia per spostarsi a
Milano, dove intraprese una breve carriera lavorativa nel campo della chimica
industriale agli stabilimenti Pirelli. Contemporaneamente frequentava la scuola
di microbiologia dell'Università degli Studi di Pavia, retta all'epoca da Golgi,
futuro Premio Nobel per la medicina. Stimolato dall'ambiente favorevole,
Malfitano pubblica I” Comportamento dei microrganismi sotto l'effetto delle
compressioni gassose” -- Inizia in questo modo a farsi notare da colleghi e
professori, sia per la materia dei suoi studi, sia per il carattere disponibile
e solare, come ricorda iPensa, celebre anatomista milanese. La carriera prese una svolta definitiva quando, durante un
congresso internazionale a Pavia, venne notato dal futuro successore di Pasteur,
Duclaux. Venne dunque invitato a trasferirsi a Parigi, avendo ricevuto
l'offerta di un impiego all'istituto Pasteur. Una volta arrivato nella capitale
francese, Malfitano si dedicò in un primo momento alla micro-biologia,
pubblicando come risultati delle sue ricerche: Protease de l'aspergillus niger,
Influence de l'oxygen sur la proteolyse en presence de Clorophorme e
Bactericidie charbonneuse. Decise di ritornare a studiare la chimica pura,
campo d'indagine scientifica che lo rese definitivamente famoso. I suoi studi
sulla chimica colloidale, arrivarono a dimostrare la natura elettrochimica
delle micelle, e riuscì a misurare con notevole precisione la conducibilità
elettrica dei colloidi. In campo pratico, mise a punto i cosiddetti
ultrafiltri, necessari per gli studi in campo teorico sui colloidi. Divenne
capo di un laboratorio chimico all'Istituto Pasteur. Gli studi si interruppero
durante la gran guerra. Al termine di essa, sposò Vera, una studentessa russa.
Subito dopo il grande conflitto ebbe inizio l'elaborazione della più nota
dottrina del chimico siracusano, ovvero la teoria delle “complessità
crescenti,” concetto alla luce del quale Malfitano non indagò solo le micelle,
ma l'esistenza in generale. Pubblica Complexité et micelle, e Les composés
micellaires selon la notion de complexité croissant. Le conclusioni non vennero accettate da subito, ma si
dovette attendere l'esperimento del premio Nobel Theodor Svedberg che dimostrò
l'esattezza delle intuizioni di Malfitano. Elaborò negli anni Venti una
teoria che tentava di spiegare la materia, attraverso l'esame dei diversi
livelli atomici e molecolari che la caratterizzano strutturalmente. La materia,
secondo lo scienziato siracusano, è suddivisibile in atomi, molecole, plurimolecole
(polimeri e complessi) e micelle. In ognuna delle classi citate si possono
distinguere tre tipi di unità materiali: ioniche, polari e ionopolari. L'analisi
compiuta sulla materia venne estesa in campo social-ogico da Malfitano. Tenta di
ricondurre la complessità socio-antropologica alla complessità atomica. I
quattro ordini di “complesso” che costituiscono il mondo sono dunque. Primo, il
complesso materiale (suddiviso in due sub-complessi – primo sub-complesso: “complesso
atomico” e secondo sub-complesso materiale: “complesso molecolare”), il
complesso biologico (suddiviso in primo sub-complesso biologico: complesso istologico
e – secondo sub-complesso biologico: complesso citologico). Terzo, il complesso
sociale (l'essere umano). Al culmine di un'ipotetica piramide il quarto
complesso: il “complesso ideologico” (suddivisi in tre complessi: il primo
sub-complesso ideologico: ideazione; il secondo sub-complesso ideologico: la conoscenza,
il terzonsub-complesso ideologico: la convinzione). L'ultimo passo della
speculazione e il concetto di geometria superiore, un'armonia equilibrata e
simmetrica che domina gli eventi e la materia, una variabile fondamentale e al
tempo stesso fuggevole dell'esistenza, un concetto che rappresenta la libertà.
In ultima analisi, il compito era dunque quello di comprendere le leggi
dell'armonia ordinatrice del cosmo e di preservarne la bellezza e l'equilibrio.
Soleva spesso tornare in Sicilia seppur per brevi periodi, dovette rinunciare a
questa abitudine. L'aggravarsi della sua malattia, una cecità che gradualmente
lo privò della vista, e le sue convinzioni anti-fasciste, non gli permisero di
rivedere il paese natale. Morì inell'alloggio assegnatogli dell'Istituto
Pasteur dove aveva trascorso gran parte della sua vita. Pubblica le sue
convinzioni filosofiche servendosi dello pseudonimo "Aporema",
termine che indica l'impossibilità di ottenere una risposta precisa dallo studio
di un problema. Introdusse per primo a Siracusa la moda di bere il latte acido,
quello che abitualmente viene chiamato yogurt, come era già frequente nella
capitale francese. Durante una tempesta patita in mare Carmelo Malfitano
aveva fatto voto a Santa Lucia, patrona siracusana, di sposare un'orfana se
fosse riuscito a tornare incolume sulla terraferma. Carmelo sposò per questo
motivo Santa Veneziano, orfana di
entrambi i genitori. Da tale unione nacque Giovanni. Ad Repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche Ad repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche122. Antonio Pensa, Ricordi di vita universitaria (Citato
nel testo Ad Repellendam Pestem Storie di Medici e di Sanità nella terra di
Aretusa), Cisalpino Istituto Pasteur, su webext.pasteur.fr. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche124.
Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa,
Tyche126. Ad repellendam Pestem Storie
di Medici e Sanità, Tyche. Ad
repellendam Pestem. Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche,
Siracusa, TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. TreccaniEnciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “Malfitano is right about the ‘social
complexus’ – however, as Talcott Parsons has shown there is more complexity in
the social compexus than Malfitano, a Sicilian, allows!” -- Grice: the fourth
stadia: -- il complesso sociale -- Giovanni Malifitano. Malifitano. Keywords: i
quattro. Refs.: H. P. Grice, “Pirotology,” – “The pirotological ascent,” in
“From the banal to the bizarre: a method for philosophical psychology” -- emergentismo
di Grice – emergentismo di Malfitano – l’organicismo della diada in Malfitano
--. Il complesso di azione e il complesso di
inter-azione, il complesso sociale --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Malifitano” – The Swimming-Poo Library.
Luigi Speranza -- Grice e Malipiero: l’implicatura
conversazionale del trionfo della ragione; ossia, confutazione del sistema del
contratto sociale – the breach of contract – or Romolo e Remo, I due
contrattanti – la scuola di Venezia -- filosofia venta -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Venezia). Filosofo italiano. Venezia,
Veneto. Grice: “I love Malipiero’s approach to philosophy: hardly a profession!
As if someone were to be called ‘amateur cricketer’ – Malipiero loves (‘ama’)
philosophy and it shows!” – Grice: “There is philosophical wisdom in any
endevaour he finds himself in!” Grice: “One must love him for his attempted
‘confutazione’ of Rousseau’s ‘sistema del contrato sociale’ as a ‘triumph of
reason’!” -- Nacque da Angelo di Troilo e da Emilia Fracassetti. Entrambi i genitori erano patrizi: il padre provene dalla storica casata dei Malipiero (ramo
"delle Procuratie Vecchie"), mentre la madre apparteneva a una
famiglia di mercanti bergamaschi nobilitata. Dichiarava di abitare in un
palazzo a Santa Maria Zobenigo (ereditato dal padre dopo l'estinzione di
un'altra linea della famiglia), cui si aggiungevano quattro botteghe nei
centralissimi quartieri di Rialto e San Moisè; altre cinque case si trovavano
tra Santa Margherita, San Gregorio e San Martino.Esordì in politica con
l'elezione a savio agli Ordini. Divenne provveditore alle Pompe, ma non riuscì
a prendere possesso della carica a causa della caduta della Repubblica. A
questo punto, lasciò la vita pubblica per dedicarsi alla filosofia analitica
del linguaggio ordinario. Fu un autore poliedrico, capace di spaziare
dall'attualità politica alla letteratura e alla tragedia di ambito neoclassico.
La prima opera pubblicata è il saggio di matematica “Dimostrazione sulla tri-plicazione
e tri-sezione dell'angolo effettuato colla retta e col cerchio.” Più tardi si
cimentò nella filosofia presentando l'opuscolo “Saggio sugli sforzi della
passione nell'intelletto e su' di lei effetti nel cuore,” in cui sostiene di
moderare il razionalismo perché nell'animo umano esso convivi in armonia con le
passioni. Questa idea, in contrasto con quanto
asserito da Rousseau, fu ribadita ne “La felicità della nazione realizzata dal
politico e dal sovrano,” uno dei suoi primi scritti in filosofia morale. In
questo lavoro Malipiero prese in esame la tendenza allo sfarzo di una parte
della società, analizzando come i governi avessero reagito al fenomeno in
epoche diverse. Nell'opera emerge la condanna al lusso sfrenato, ma anche
all'appiattimento estremo dettato da rivoluzionari e giacobini. Lo stesso pensiero moderato è ripreso nel “Trionfo
della ragione; ossia, confutazione del sistema del contratto sociale” -- ristampato,
senza grosse variazioni, come “Il trionfo della verità nella difesa dei diritti
del trono ossia Confutazione del contratto sociale.” Grice: “I find this
interesting, since I also oppose contractualism to rationalism!” -- Qui M.
cercò di dimostrare come la migliore forma di governo non fosse la democrazia,
ma la monarchia. La sua linea anti-rivoluzionaria
fu affermata anche quando si tenne distante dagli organi della Municipalità
istituita sul modello, o ‘sistema’ del contratto. Accolse perciò con favore
l'arrivo degli Austriaci, come dimostrano il ‘Testamento della spirata libertà cisalpine”
e l'annesso sonetto “Confronto fra il genio della Romana Repubblica e quello
dell'Austria.” Di grande importanza è quanto emerge nella “Voce della verità,” una
memoria autografa inviata al governatore austriaco Székhely all'indomani del
suo insediamento a Venezia. Nell'opera, divisa in capitoli dedicati ai problemi
dell'amministrazione asburgica (polizia, zecca, commercio, diritto ecc.), si
chiede quale dovesse essere il criterio di scelta per la nuova classe dirigente
veneziana. Dimostrandosi critico nei confronti degli ex funzionari della
Repubblica di Venezia (ceto a cui lui stesso apparteneva), nominati non in base
ai meriti, ma per favoritismo, auspicava di non concedere spazio a coloro che
vivevano nel lusso, poiché entravano in politica solo per il proprio
tornaconto, e soprattutto verso i trasformisti che cambiavano opinioni con
l'avvicendarsi delle amministrazioni.
Con questo lavoro anticipò le scelte del governo austriaco che, in
effetti, estromise il patriziato dalla vita politica e assegnando le cariche
amministrative a personalità lombarde o delle province ereditarie. Si dedicò, con un certo successo, anche alla
stesura di tragedie, a tema biblico, storico o mitologico, che potessero
presentare allo spettatore esempi da seguire o da evitare. Tra queste “Il
sacrifizio di Abramo,” “Camillo,” “Prometeo ossia La prodigiosa civilizzazione
delle genti,” “Medea.” Altre opere degne di nota sono “La bottega del caffè” “Quadro
critico morale, Lo scultore e la luce, azione mitologica in apoteosi del cav.
Canova,” Il conte Ugolino in fondo alla torre di Pisa. Sciolti, Atabiba ed
Huascar. Azione tragica di spettacolo; La Verità nello spirito dei tempi e nel
nuovo carattere di nostra età (sul congresso di Verona), Zanghira e Lemanza.
Quadro poetico nelle nozze Malipiero/Martinengo dalle Palle; Elogio di Giovanni II del mr. co. Martinengo
dalle Palle; Descrizione della Montagna ov'è la chiesa della Madonna della
Corona nelle alture di Montebello. Fu confermato nobile dell'Impero Austriaco,
assieme ai figli Angelo e Angela, nati dal matrimonio con Contarina diPisani. Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “I
would often rely on contractualism, but [Welsh philosopher G. R.] Grice made a job out of it! I
saw the cooperative principle as a matter of quasi-contract – whatever that is.
And if it’s a MYTH, what’s wrong with it? Romolo mythically killed Remus
because of a breach of contract, too!” Grice: “My thought exactly replicates
that of Malipiero back in the good old days of Venetian republic – only there
was more rhyme to reason in HIS scheme!” -- Troilo. Malipiero. Keywords: il trionfo della ragione, ossia,
confutazione del sistema del contratto sociale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Malipiero” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Mamiani: l’implicatura
conversazionale di Beltrami contro Euclide – filosofia emiliana – filosofia
parmese – la scuola di San Secondo Parmese – la scuola di Parma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Secondo Parmense). Filosofo italiano. San
Secondo Parmese, Parma. Emilia Romagn. Grice: “I like Mamiani; unlike us at
Oxford, he takes ‘science’ seriously! But in an amusingly Italian way! He has explored
Newton on the apocalypse! My favourite of his treatises is the one on space
which reminds me of Strawson – Beltrami, unlike Strawson, is non-Euclideian,
and thinks Italian needs Euclideian verbs to match!” Lincei.
Membro dell'Accademia dei Lincei ha insegnato Storia del pensiero scientifico
all'Parma, Udine e Ferrara. Si è
occupato soprattutto di Isaac Newton, del quale ha trascritto un trattato
inedito sull'Apocalisse, di Cartesio e dell'origine delle enciclopedie
moderne. Saggi: “J. M. Guyau Abbozzo di
una morale senza obbligazione né sanzione,” Firenze, Le Monnier, “Newton
filosofo della natura” Le lezioni di ottica e la genesi del metodo newtoniano,
Firenze, La Nuova Italia, “Teorie dello spazio” -- da Descartes a Newton,
Milano, Angeli, “La mappa del sapere.” La
classificazione delle scienze nella Cyclopaedia di E. Chambers, Milano, Angeli,
“Il prisma di Newton,” Roma, Laterza, Introduzione a Newton, Roma: Laterza, “Trattato
sull'Apocalisse,” Torino, Boringhieri, I. Newton, Firenze, Giunti, Storia della
scienza moderna, Roma, Laterza, Scienza e Sacra scrittura, Napoli, Vivarium. I. Newton, Trattato sull'Apocalisse,Torino,
Bollati Boringhieri, Scienza e teologia studi in memoria, Firenze, Olschki, Studi
sul pensiero scientifico Ricordando M., "I castelli di Yale", Il
Poligrafo, Padova 2 La Rivoluzione scientificaI domini della conoscenza: La
sintesi newtoniana in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Newton e
l'Apocalisse. Grice: “Mamiani should have left Newton to the Lincolnshiremen,
and concentrate on Galileo!” Maurizio
Mamiani. Mamiani. Keywords: Beltrami contro Euclide. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Mamiani” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Mancini: l’implicatura
conversazionale del kerygma – la scuola di Schieti -- filosofia marchese --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Schieti).
Filosofo italiano.
Schieti, Urbino, Marche. Grice: “I like Mancini: he has expanded on the ethos
of cooperation – and he has explored what he calls ‘linguaggio ontologico’ and
‘alienazione’ in connection with language – he reviewed Pittau’s philosophy of
language, and published a little thing on ‘language and salvation.’ So how can
you NOT like him?” Grice: “I like
Mancini; if I dwell on philosophical eschatology, he dwells on the real thing!”
Grice: “He has studied Kant thoroughly; all the interesting bits, like his idea
of MALEVOLENTIA!” “La filosofia è il passaggio dal senso al
significato, attraverso le mediazioni culturali, dottrinali, attraverso la
struttura del puro pensare e attraverso le mediazioni della prassi.” Studia a Fano
e si laurea a Milano dove insegna. Bo lo vuole ad Urbino. Studia i massimi
teologi, curato le opera di Barth, Bultmann e Bonhoeffer pubblicando, su
quest'ultimo, anche una biografia e un'analisi dottrinale. Ha fondato
l'Istituto superiore di scienze religiose di Urbino, unico esempio, per molti
anni, di "facoltà teologica" in una università laica. Tra i
filosofi, si è dedicato molto a Kant, pubblicando una Guida alla Critica della
ragion pura. In questo senso è ancora
più importante "Kant e la teologia” dove tratta la filosofia della religione kantiana,
fondata su una concezione morale rigorosa resa possibile dall'Imperativo
categorico, che prospetta una trascendenza per l'uomo, attraverso i postulati
dell'immortalità dell'anima e dell'esistenza di Dio. Questa filosofia della
religione, in cui Kant mette in rapporto la “religione razionale” con la “religione
rivelata” (e che si contraddistingue per i concetti di “male radicale” e di “chiesa
invisibile”), è considerata feconda. Si è anche confrontato con Marx, allora
dominanti nella cultura filosofica e politica italiana. In Marx, tiene in
grande considerazione il concetto di “alienazione” -- presente soprattutto nei
Manoscritti filosofici. Questo concetto, che esprime l'estraneazione
dell'operaio in rapporto al lavoro salariato, a causa dei modi di produzione
capitalistici, capaci di sfruttare il lavoro come fosse una merce, deve essere
stimolo per la Dottrina Sociale della Chiesa. Ciò che Mancini critica in Marx è
l'ateismo e il materialismo, attraverso l'uso della dialettica hegeliana in una
prospettiva materialistica (materialismo storico). Questa concezione infatti
mette in discussione la libertà dell'uomo, inteso come persona, riducendolo
all'insieme dei suoi rapporti economici. Inoltre fa parte della redazione della
rivista Concilium. Fonda “Hermeneutica” ed edita da Morcelliana. La sua
posizione di pensiero verte su un cristianesimo di matrice liberale e
democratica d'impronta sociale, che cerca uno spazio autonomo e libero, dando
una risposta da credente alla cultura laicista e marxista di quegli anni sulle
orme del Concilio Vaticano II. Opere:“Ontologia fondamentale,” La Scuola,
Brescia “Rosmini” “la metafisica inedita, Argalìa, Urbino “Filosofi
esistenzialisti” Heidegger, Marcel, Wahl, Gilson, Lotze), Argalìa,
Urbino“Linguaggio e salvezza,” Vita e Pensiero, Milano “Filosofia della
religione,”Abete, Roma “Bonhoeffer, Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia
utopia”Queriniana, Brescia “Kant e la teologia,”Cittadella, Assisi “Futuro
dell'uomo e spazio per l'invocazione”L'Astrogallo, Ancona “Con quale
comunismo?” Locusta, Vicenza, “Con quale cristianesimo” Coines, Roma,
“Novecento teologico”Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia utopia” Queriniana,
Brescia “Fede e cultura”Genova, Marietti “Come continuare a credere” Rusconi, Milano “Negativismo giuridico” QuattroVenti,
Urbino “Guida alla Critica della ragion
pura” I, QuattroVenti, Urbino “ Lettera a un laureando” Urbino, Quattroventi “Il
pensiero negativo e la nuova destra”Mondadori, Milano “Il quinto evangelio come
violenza ermeneutica” in “Apocalisse e ragione”, testi di Carlo Bo e altri,
Urbino, Quattroventi “Hermeneutica”
“Filosofia della prassi,”Morcelliana, Brescia “Tre follie, Camunia, Milano “Guida
alla Critica della ragion pura”“L'Analitica” QuattroVenti, Urbino “Il male
radicale per Kant, in “La ragione e il male. Atti del terzo colloquio su
filosofia e religione”, Genova, Marietti 1 De profundis per la dialettica, in
“Metafisica e dialettica”, Genova, Tilgher Tornino i volti, Marietti, Genova Giustizia
per il creato, Urbino, Quattroventi, coll. "Il nuovo Leopardi"
L'Ethos dell'Occidente. Neoclassicismo etico, profezia cristiana, pensiero
critico moderno, Marietti, Genova Scritti cristiani. Per una teologia del paradosso,
Marietti, Genova Opere postume Diritto e società. Studi e testi, Urbino,
Quattroventi Come leggere Maritain, Brescia, Morcelliana Ethos e cultura nella cooperazione di
credito, Piergiorgio Grassi, Urbino, Associazione per la ricerca religiosa “S.
Bernardino”, Quattroventi Bonhoeffer; Morcelliana,
Brescia Frammento su Dio, Brescia,
Morcelliana Per Aldo Moro. Al di là della politica, Carlo BoMario LuziItalo Mancini,
Urbino, Quattroventi Opere scelte. Brescia,
Morcelliana Mancini Giorgio Rognini, Metafisica e sofferenza. Un itinerario critic
(Verona, Mazzian); A. Milano, Rivelazione ed ermeneutica” (Urbino, Quattroventi
"Biblioteca di Hermeneutica" P. Grassi, Intervista sulla teologia (Urbino,
Quattroventi "Il nuovo Leopardi"; La filosofia politica” (Urbino,
Quattroventi, Francesco D'Agostino, Filosofo del diritto, Urbino, Quattroventi,
"Il nuovo Leopardi" G. Ripanti, P. Grassi, Kerigma e prassi, Brescia,
Morcelliana, Hermeneutica, Studi in memoria, Napoli, Scientifiche, G. Crinella.
Dalla teoresi classica alla modernità come problema, Roma, Studium, A. Areddu,
Cristianesimo e marxismo Una rilettura in memoriam, Pistoia, Petite Plaisance
tra filosofia e teologia, in "Riv. di teologiaAsprenas", I A. Pitta, G.
Ripanti P. Grassi (a cura), Filosofia, teologia, politica. A partire da Mancini,
Brescia, Morcelliana, Hermeneutica Mariangela Petricola, Pensare la differenza
-- la questione di Dio nell'epoca della disgregazione del senso. Una rilettura
in “Dialegesthai. Riv. telematica di filosofia", mondo domani.org/
dialegesthai/ mpe. M. Petricola, Pensare
Dio. Il cristianesimo differente, Assisi, Cittadella Editrice Antonio Ascione, Fedele a Dio e alla terra.
L'avventura intellettuale di Italo Mancini, Benevento, Passione Educativa Valeria Sala, Italo Mancini. Filosofo del
diritto, Torino, Giappichelli, "Recta Ratio"sapere, Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Seminario in
memoriam, su pesaronotizie.com. Centro socio culturale M" presso il suo
paese natale Schieti, su centro M. . . FB cronologica, su uniurb. L'Istituto di
Scienze Religiose fondato da lui su uniurb. Biblioteca personale "Ca'
Fante", su uniurb. Rivista "Hermeneutica" fondata da Italo
Mancini, su uniurb. A. Aguti, Italo Mancini, in Il pensiero filosofico-religioso
italiano.org. Italo Mancini. Mancini. Keywords: kerygma, “male radicale” “Kant”
“radical evil” --. “cooperative di credito” – “la massima della benevolenza
conversazionale”, il problema del vaticano – patti laternai, ventennio fascista
e patti laterani --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mancini” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Mangione: l’implicatura
conversazionale d’alcuni aspetti del nazionalismo culturale nella logica italiana
– logica matematica – la scuola di Bagnara Calabra -- filosofia calabrese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Bagnara
Calabra). Filosofo
italiano. Bagnara calabra, Calabria. Grice: “I like Mangione; for various reasons:
He notes that logic is more related to mathematics – indeed, for logicism
mathematics IS logic – so the opposite to ‘formal’ logic is ‘material’ logic,
not ‘informal’ as Ryle and Strawson want – Mangione has studied ‘categories’
and talks of ‘logica matematica’ – he has studied Frege’s ideografia, as he
aptly translates his grundscrift, and he tried to improve on the ‘nationalism’
which was ubiquitous in logic in Italy in the ‘primo novecento’!” Insegna a Milano. Diresse le due collane matematiche della
casa editrice Progresso tecnico editoriale di Milano, appendice della A. Martello
editore. Presso l'editore Boringhieri di Torino ha diretto “Testi e manuali
della scienza contemporanea. “Serie di logica matematica.” Contribuito alla Storia della filosofia
pubblicata da Geymonat per Garzanti con specifici contributi sulla storia della
logica matematica. Amplia e sistematizza tali contributi nella Storia della
logica. Da Boole ai nostri giorni”. Il saggio costituisce un ampio ed esaustivo
lavoro di ricognizione e sintesi sugli ambiti di ricerca e sui risultati della
logica. Dirige la collana Muzzio scienze.
Insieme a Ballo, Bozzi, Lolli e Pagli cura Gödel (Boringhieri). Saggi: “Logica
matematica” (Torino, Boringhieri); “Giocando con l'infinito: matematica per
tutti, traduzione di G. Giorello (Milano, Feltrinelli); “Matematica e
calcolatore, Le Scienze quaderni, Milano, “Filosofia: saggi in onore di Geymonat,
Milano, Garzanti “Storia della logica, CUEM “Storia della logica”“Da Boole ai nostri
giorni” (Garzanti); “Frege. Logica e aritmetica” -- Torino, Boringhieri. Regny,
«Breve storia di una lunga amicizia», Franco Prattico, «Pubblicate tutte le opere
di Godel» dalla Repubblica, articolo disponibile sul database SWIF dell'Bari.
6.Peano,
A.Nagy, Delbcedp, Logiqìie algorithmique. Revue Philosophique quindi
idem. Liège et Bruxelles Liard L., Les logiciens anglais contemporains
{ISIS). Logique. Masson, Paris. — Cours de philosophie.
Logique CouTURAT L., La logique mathémaiique de M, Peano, "
Revue de Métaphysique et de Morale „, a — La logique de Leibniz d'après dea
documents inédits. Paris, Alcan. L’Algebre de la logique. Paris,
Gautliiers-Villars, ed. Peano
G., Calcolo geometrico secondo VAusdehnungs- léhre di H, Grassmann,
preceduto dalle operazioni della logica deduttiva, Torino Arithmetices
principia, nova methodo exposita — I principi di geometria logicamente
esposti Torino, Bocca. Elementi di
calcolo geometrico Principi di logica matematica. R. d. M., t. I. Formule
di logica matematica. R. d. M., t. I. Sul concetto di numero. R. d. M., t.
I. Sui fondamenti della geometria R. d. M., Saggio di calcolo geometrico
Studi di logica matematica Les définitions matJtématiques Formulaire
mathématique. Nagy a., Fondamenti del calcolo logico. Giornale di
matematica. Napoli Sulla rappresentazione grafica delle quantità logiche.
Rend. R. Accademia dei Lincei. Lo stato attuale ed i progressi della logica.
Rivista italiana di filosofia. C. Burali-Forti, G. Vacca, G.
Vailati, A. Padoa, M. Pieri, F. Castellano, C. Ciamberlini,
Giudice, Nagy a., Principi di logica esposti secondo le
dottrine mo- derne. Torino, Loescher I teoremi funzionali nel calcolo
logico, Riv. di Mat., Ueher Beziehungen zwischen logischen Ordssen.
Mo- natshefte fur Mathematik. Wien, La logica tnatematica e il calcolo
logico. Riv. Itai. di Filos. Roma, I primi dati della logica. Id. Roma, Ueber das
Jevons-Cliffordsche Problem. Monatshefbe far Mathematik. Wien, t. Sulla definizione e il compito della logica.
Roma, Balbi Alcuni teoremi intorno alle funzioni logiche. Riv. di Mat., BuaAn-FoKTi
C, Logica matetnatica. Milano Exercice de traduction en symholes de Logique
Mathématique. Bulletin de Mathématiques élémentaires Sui
simboli di logica matematica. Il Pitagora, Padda A., Note di logica matematica.
Riv. di Mat., t.
6, Conférences sur la Logique Mathématique. Université non velie de
Bruxelles Essai d'une théorie algébrique des nombres entiers, précède
d'une introduction logique à une théorie déductive quelconque. Congresso internaz. di filosofia. Parigi, Vailati G.,
Un teorema di logica matematica. Riv. di Mat., t. Sul carattere del
contributo apportato dal Leibniz allo sviluppo della logica formale.
Rivista filos. e scienze affini. Maggio-Vacca G. Sui precursori della
logica matematica. Riv. di Mat., Bettazzi, M. Chini, T. Boggio, A.
Ramorino, M. Nassò, ecc. in Italia. Tutti questi ultimi A.
appartengono alla scuola del Peano, al quale si deve la prima
introduzione della Logica matematica in Italia con Peano, esposti lucidamente
gli studi dello Schrodbr, del Boole, ecc., dimostra l'identità del
calcolo sulle classi, fatto da questi autori, col calcolo sulle
proposizioni di Peirce, del Me Coll, ecc. L'opera de\VS9
{Arithmetices principia contiene per la prima volta la teoria dei numeri
interi completamente ridotta in formòle facendo ricorso ad un
limitatissimo numero di idee logiche che espresse coi simboli: €,
D, = n, u, --, A. Di qui trasse origine la sua ideografia, in cui
ogni idea è rappresentata con un segno, e il suo strumento
analitico andò perfezionandosi rapidamente. Formulaire de
Mathémathiques; Introduction quindi la pubblicazione completata, con nuove
formule ed arriccbita di numerose indicazioni storiche per la
collaborazione di valenti seguaci, procedette alacremente, raccogliendo
e trattando completamente in simboli tutte le proposizioni della
matematica. L'importanza filosofica di questo movimento scientifico non è
ancora stata apprezzata convenientemente dai filosofi, e l'opera di PEANO (si
veda) comincia solo ora a richiamare sopra di se l'attenzione degli
insegnanti di logica pura. Questo ritardo filosofico è tanto più strano
quanto più chiara è la filiazione filosofica di questa
ideografia. Peano stesso non cessa mai di far notare che essa è
basata su teoremi di logica, scoperti successivamente da Leibniz fino ai
giorni nostri. È noto infatti che l'ideografia completa o pasigrafia e intravista
da Leibniz, col nome di characteristica. Ma se, con definizioni opportune,
si potè ridurre le Pastore, Logica formale. Meriti dell' analitica moderna, Da
questo rapido cenno dello sviluppo storico dei postulati del
càlcolo logico e degli autori che più hanno contribuito al progresso
della logica pura e sim- bolica in largo senso della parola (simboli
lette- rali, aritmetici, algebrici, geometrici, ideografici,
ideofisici e via dicendo), e pure in mezzo alle di- vergenze profonde e
attraverso i vari modi onde le forme logiche si manifestano e a quelli
onde vengono interpretate, è possibile scorgere il filo
conduttore. Le dottrine più recenti sopratutto, parte cri-
ticando i metodi e i principi sui quali le antiche erano costruite, parte
proponendo metodi di di- mostrazione più atti all'indagine logica,
parte svolgendo fuori dalla stessa analitica germi di idee nuove
che vi rimanevano prima come oscu- rati ed occulti, sono come una
successione in- calzante di fiotti vitali che, scaturendo dalle
vette del pensiero, sono penetrati nell'organismo della logica formale
alimentandolo e sospingen- idee di logica che si incontrano in molte
parti della ma- tematica ad un numero sempre più piccolo di idee
pri- mitive, attualmente ancora si desidera una riduzione analoga
di tutte le idee di logica che si incontrano nella logica pura.
Questa riduzione presenta invero seriissime difficoltà, ed e più
facile il riconoscere quante e quali siano le idee primitive in
Aritmetica e in Geometria, che in Logica. (Peano). In questo
saggio, continuando le ricerche cominciate nel precedente, che mi
converrà di supporre conosciuto al lettore, tento di portare un
contributo alla soluzione del problema suddetto. Corrado Mangione.
Mangione. Keyword: “logica matematica” “divertente”, “Sidney Harris” Peano,
“not” “no” “and” “e” “or” “o” “if” “si” “some (at least one)” “all” “the” “il”,
Mangione, simbolistica, logica simbolica, logica formale, logica materiale,
semantica, semantica per un sistema di deduzione naturale, SYMBOLO, whoof and
proof, w’f ‘n’ proof. -- -. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e la proclama di Mangione: logica matematica, la logica
matematica deve essere divertente!” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Manfredi: l’implicatura
conversazionale del liber de homine – filosofia emiliana – la scuola di Bologna
-- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Bologna). Filosofo italiano. Bologna,
Emilia Romagna. Grice: “I like the “liber de homine.” It reminds me that among my
unpublications there’s a ‘Why’!” Grice: “While the Italians aptly use the same
particle for ‘why’ and ‘for’, the Anglo-Saxons didn’t! That must be because
‘for’ is usually otiose: “Why are you eating.” “For I am hungry, say I!” cf. “I
am hungry.” – Studia a Bologna e Ferrara. Entra in contatto con circoli umanistici. Insegna a
Bologna. Riceve un compenso superiore alla media ed è il docente più citato nei
Libri partitorum. Esercita l'astrologia ee attaccato da PICO (si veda) (“Disputazione
contro l’astrologia divinatrice””). La
sua opera “Il Perché” fu un successo per secoli. Altre saggi: “Tractato de la pestilentia,”
Bologna, Johann Schriber, “Pro-gnosticon” (Bologna, Bazaliero Bazalieri) “Liber
de homine,” Impressum Bononiae, Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Girolamo Manfredi. Keyword:
divination. Those clouds mean rain – Those clouds mean death. --. Grice: “The
present budget means that we will have a bad year – Prognosticon. “The present
budget means we’ll have a hard year, but we shan’t have.” – x means that p
entails p. Pico approaches Manfredi, “You said that the budget for 1490 meant
that we would have a hard year, but we
didn’t!” – Girolamo Manfredi. Manfredi.
Keywords: liber de homine, la tradizione pseudo-peripatetici dei problemi – il
problema – la questione di ‘per che’ – Grice sulle tipi di domanda – la domanda
dei bambini – la domanda di Grice a bambini, “Can a sweater be red and green
all over? No stripes
allowed? – The philosopher’s question – ‘why is there something rather than
nothing? Why I am me and not you? Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Manfredi: l’implicatura divinatrice” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Manicone: l’implicatura
conversazionale della filosofia del gargano – la scuola di Vico del Gargano -- filosofia
pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vico del Gargano). Filosofo italiano. Vco del
Gargano, Foggia, Puglia. Una delle personalità più caratteristiche del suo
tempo della Capitanata. Definito il “monacello rivoluzionario” a causa
della sua bassa statura, che sembrerebbe di 1,40 m, la sua indole illuministica
consiste in una sete di sapere che non si placa con il dogmatismo, ma con
l'esperienza diretta, lo studio approfondito dei fenomeni naturali e della
scienza, un'osservazione empirica che poteva fornire una risposta valida e
concreta alle varie problematiche e quindi un aiuto pratico all'uomo, al suo
benessere e sviluppo, alla sua felicità. Ciò gli costò l'inimicizia di chi,
seppur in pieno illuminismo, diffidava e demonizzava la scienza. Lo sviluppo
economico-sociale che teorizza M. consiste in uno sviluppo connesso e, per
certi versi, dipendente dall'ambiente, perché egli riteneva che la natura fosse
una fonte primaria di ricchezza e la sua distruzione avrebbe potuto segnare la
fine dello sviluppo. Manicone può essere considerato un profeta dello
sviluppo sostenibile, perché in pieno Settecento, quando le industrie erano
inesistenti, ebbe un'ampiezza di vedute che gli consentì di prevedere le
conseguenze disastrose che avrebbe portato l'uso improprio e scriteriato delle
risorse naturali. Le opere in cui Manicone tratta, tra gli altri, il tema
dello sviluppo sostenibile, sono La Fisica Appula (cioè dell'Apulia) e La
Fisica Daunica (cioè della Daunia, antico nome della Capitanata). Secondo il
“monacello”, uno dei peggiori atti compiuti dall'uomo del suo tempo era la
cesinazione selvaggia dei boschi garganici, un tempo rigogliosi, come anche
attesto da Orazio nelle Epistole: «Garganum mugire putes nemus». Riferisce
che il disboscamento del promontorio iniziò nel 1764, con il taglio “barbaro”
dei pini nel territorio “Difesa” di Vico del Gargano e la cesinazione degli
ischi ad Ischitella, talmente “furiosa” che, ad inizio Ottocento, l'Abate
Longano denunciò la carenza di legna da ardere per gli ischitellani. La
causa di questo disboscamento fu la volontà di destinare i suoli a coltura,
anche quelli non adatti a questo scopo e più utili al pascolo e alla produzione
di legname, vista la “rocciosità” della terra sul promontorio del
Gargano. Manicone spiega anche la diminuzione della fauna selvatica nel
Gargano, sempre dovuta alla cesinazione, che diminuiva i nascondigli per gli
animali selvatici, e li rendeva più vulnerabili. Ne “La Fisica Appula”,
il frate dedica un intero libro al Mefitismo (insalubrità dell'aria) e alle
cause che lo generano. Egli sostiene che l'inquinamento può avere cause
naturali o accidentali (provocate dall'uomo), può essere anche indigeno
(proprio della zona) o esotico (derivante da altre zone). Secondo il Manicone
le principali cause accidentali del mefitismo erano: 1. Le condizioni
igieniche precarie delle strade e delle abitazioni; 2. L'insana abitudine di
depositare gli escrementi nelle strade; 3. La sepoltura dei centro abitato (consuetudine abolita con
l'Editto di Saint-Cloud, ma anticipata nel 1792 a Vico del Gargano da Pietro de
Finis, che fece costruire il cimitero monumentale di San Pietro); 4. Il taglio
dei boschi (invece gli alberi sono importanti perché emettono ossigeno e
assorbono anidride carbonica). Lo studio del frate sul territorio garganico fu
talmente minuzioso da fargli notare un mutamento climatico dalla metà del
Settecento all'Ottocento; in alcune zone del Gargano, ci furono sbalzi di
temperatura che provocarono un sensibile calo di precipitazioni nevose e mitigarono
parecchio gli inverni. Secondo il Manicone, la causa è attribuibile al disboscamento.
Il taglio delle foreste avrebbe consentito al sole di riscaldare prima e
maggiormente i suoli e soprattutto non avrebbe bloccato i venti provenienti da
Nord e da Sud, quindi le zone meridionali rispetto alle alture garganiche si
sarebbero raffreddate a causa dell'arrivo della Tramontana da Nord, mentre nel
Gargano settentrionale sarebbero arrivati maggiormente i venti caldi del Sud.
Un rimboschimento avrebbe reso più fertili le terre coltivabili, ma Manicone
stesso, dopo aver dato questo suggerimento, esprime la consapevolezza di “aver
cantato ai sordi”. Viaggiò molto per l'Europa, studiando Medicina a
Vienna e a Berlino, Scienze Fisiche a Londra e Scienze Naturali a
Bruxelles. È noto soprattutto per il suo trattato, La Fisica Appula. in
cui analizza le caratteristiche fisiche delle terre di Puglia e soprattutto del
Gargano. A M. è intitolato il Centro Studi e Documentazione del Parco
Nazionale del Gargano sito presso il Convento di San Matteo a San Marco in
Lamis. Descrizione di Vico Del Gargano nella Fisica daunica Al tempo di M.
la popolazione vichese era di 6131 abitanti, circa lo stesso numero di
residenti effettivi attuali. L'area abitata era più ristretta e consisteva nel
nucleo originario (Casale, Civita e Terra) e i quartieri nuovi di San Marco,
Carmine, la Misericordia e Fuoriporta. L'incuria delle istituzioni si manifestava
nella scarsa attenzione verso l'igiene delle acque del Casale (quartiere
affollatissimo), originariamente buone e dolci ma inquinate dall'incuria
generale; anche le strade strette e ombrose della Civita erano soggette ad
abbandono e perennemente sporche. Soltanto i quartieri nuovi erano larghi,
puliti e soleggiati. Le Istituzioni mancavano anche laddove era
necessario rendere più agevole il lavoro dei contadini e dei pastori vichesi,
costruendo strade per diminuire gli ostacoli a cui erano sottoposti quotidianamente
questi uomini quando si recavano nelle loro campagne, poste spesso in profonde
valli o zone impervie. La popolazione vichese era laboriosa e onesta e
non c'erano grandi disuguaglianze economiche, tuttavia M. descrive i suoi compaesani come barbari e
incivili, infatti non hanno riguardo per l'ambiente, ad esempio i pastori
lasciano distruggere dalle loro bestie le pianticelle fruttifere e le vigne,
sono dediti all'alcol e spesso ciò li porta a risse feroci. Le donne sono
laboriose come gli uomini e sempre gentili, il frate però critica fortemente
l'usanza vichese, e delle donne dei paesi del Sud in generale, di urlare e
strepitare ai funerali, di portare il lutto a vita e di vestire sfarzosamente i
defunti; il primo comportamento denota la selvatichezza della popolazione, il
secondo uso può essere anti-economico e negativo per la società e il terzo è
uno spreco di denaro, dato in pasto ai vermi. Un difetto presente in
tutte le abitazioni vichesi dell'epoca era il forno in casa, che poteva provocare
incendi domestici e inquinare l'aria interna. A Vico molti boschi furono tagliati per lasciare
spazio ai campi di grano, ma ciò fu improduttivo economicamente e causò lo
smottamento dei terreni in pendenza, non più trattenuti dalle radici delle
piante. Nella raccolta dell'ulivo, i vichesi distruggevano gli alberi,
picchiando forte con i bastoni per far cadere le olive; questa errata abitudine
provocava la mutilazione della pianta e una maggiore esposizione al freddo, e
conseguentemente minori raccolti per gli anni successivi. Per M., il
mancato sviluppo del Gargano e da imputare anche alla pigrizia e indolenza dei
suoi abitanti, che non erano capaci di valorizzare i loro prodotti (olive,
agrumi, vino, fichi, etc.) e talvolta acquistavano prodotti meno pregiati e ad
alto prezzo da altre regioni. Al fine di comprendere come le istituzioni
del tempo fossero distanti dalle reali necessità della popolazione, è
interessante la situazione che riguardò l'uso delle acque di Canneto, infatti
veniva impedito ai vichesi (anche con la forza) di utilizzare l'acqua per
l'irrigazione dei campi, perché avrebbero disturbato l'attività di un mulino
sito nel territorio di Rodi Garganico. Il giudice diede ragione ai rodiani ma,
per fortuna, questa sentenza ingiusta e ingiustificata fu annullata dalla Regia
Camera. Dalla lettura di alcune pagine delle opere di Manicone è emerso
che, pur cambiando i tempi, gli usi, le risorse a disposizione, le conoscenze e
le attività, l'uomo garganico (e non solo) viveva e produceva nell'ottica del
profitto immediato, sottovalutando gli effetti che avrebbero potuto causare i
suoi comportamenti errati nella vita della futura comunità. Opere M. contesto – il contesto del contesto.
"Philosophers often say that context is very important." "Let us take this remark
seriously.’ "Surely, if we do, we shall want to consider this
remark in its relation to this or that problem, i. e., in context, but also in itself, i. e., out of
context.” H. P. Grice, "The general theory of
context." Michelangelo Manicone. Manicone. Keywords: la filosofia del
gargano. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Manicone” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Manilio: il portico romano
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Porch. Astronomer and poet. He writes a long poem on astronomical
matters, part of which survives. He takes and extreme position on the subject
of fate, believing that not even thoughts – or the will -- are exempt from its
influence. Marco
Manilio. Keywords: liberta, il libero. Manilio.
Luigi Speranza -- Grice e Mannelli: l’implicatura
conversazionale degl’eroi di Virgilio – la scuola di Grimaldi -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Grimaldi). Filosofo italiano. Grimaldi, Cosenza,
Calabria. Grice: “Like me, Mannelli loved Kant, Goethe, Schiller, Virgilio –
and he has his own ‘palazzo’!” -- Fequenta il ginnasio a Cosenza. Si trasferì
con la famiglia prima ad Aosta, dove termina gli studi liceali, e poi a Roma.
S’interessa sempre più al mondo politico e dopo la laurea, conseguita con il
massimo dei voti, ritorna a Cosenza e venne
eletto Consigliere Provinciale. Proprio
in qualità di membro del consiglio provinciale, si adoperò in prima persona per
arricchire e promuovere l'ampliamento della Biblioteca Provinciale di
Cosenza Si dedicò in tempi e con modi
diversi all'attività di approfondimento e divulgazione. Firmò una versione
metrica della Xenia di Goethe (Roma, Paravia.
E tra i maggiori contributori della più importante rivista di arti e
lettere della regione, la Calabria Letteraria. Presidente dell'Accademia
Cosentina, l'istituzione accademica calabrese che vanta un'esistenza
plurisecolare e che nel XVI secolo ebbe come presidente Telesio. Opere: “Inaugurandosi il monumento al caduti
grimaldesi: scultura di Cambellotti, Reggio Calabria, Editore Il Giornale di
Calabria, Paravia, Le storiche Terme Luigiane: passato-presente-futuro,
Cosenza, Cronaca di Calabria, L'Accademia Cosentina nella sua storia secolare e
nell'oggi, Cosenza, Tip. Vincenzo Serafino. Biografia in
Calabriaonline.com M. Chiodo,
L'Accademia cosentina e la sua biblioteca. Società e cultura in Calabria. Xenia Edizione Paravia. nna Vincenza Aversa,
Dopoguerra calabrese: cultura e stampa, Editore Pellegrini, Catanzaro, Accademia Cosentina Biblioteca Civica di
Cosenza Goethe Poesia "Mamma"
da "Come le nuvole” su Grimaldi Grimaldesi da ricordare, su digilander.libero.
Filippo Amantea Mannelli. Mannelli. Keywords: gl’eroi di Virgilio, gl’eroe di
Virgilio, l’eroe stoico, Acri, Enea come eroe stoico, gl’eroi di Vico. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Mannelli” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Mantovani: l’implicatura
conversazionale dei curiazi – percorsi di comunicazione – la scuola di
Moncalieri -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Moncalieri). Filosofo italiano. Moncalieri, Torino,
Piemonte. Insegna a Roma. Membro della Società Tommaso D’Aquino. Gli ambiti
delle sue ricerche spaziano sulla Filosofia della Storia, l'Ontologia, la
Teologia filosofica, e loro rapporti con la scienza. Ha compiuto studi sulla
storia del tomismo (cf. griceianismo). È uno dei maggiori studiosi e
conoscitori del realismo dinamico e di Demaria. Opere: “Fede e ragione: opposizione,
composizione?” Scaria Thuruthiyil, Mario Toso, Roma, LAS, “Quale
globalizzazione?: l'uomo planetario alle soglie della mondialità,” Scaria
Thuruthiyil, Roma, LAS, “Eleos: l'affanno della ragione: fra compassione e
misericordia,” Roma, LAS, “Sulle vie del tempo: un confronto filosofico sulla
storia e sulla libertà, Roma, LAS, “Paolo VI: fede, cultura, università,” “An Deus sit (Summa Theologiae). Fede, cultura
e scienza, Città del Vaticano, Libreria Vaticana, Didatttica delle scienze: temi,
esperienze, prospettive,” Vaticano: Libreria editrice vaticana, “La discussione
sull’esistenza di Dio nei teologi domenicani” “Oltre la crisi: prospettive per
un nuovo modello di sviluppo: il contributo del pensiero realistico
dinamico Demaria. Roma, LAS,,”Momenti
del logos: ricerche del "progetto LERS" (logos, episteme, ratio,
scientia): Roma, Nuova cultura, “Per una
finanza responsabile e solidale: problemi e prospettive, Roma, LAS, “Una
ricognizione sulla Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino” in Un pensiero per
abitare la frontiera: sulle tracce dell’ontologia trinitaria di Hemmerlie, Roma
Incisa Valdarno, Città Nuova Istituto
universitario Sophia, Lorenzo Cretti, La
quarta navigazione: realtà storica e metafisica organico-dinamica, Associazione
Nuova Costruttività -Tipografia Novastampa, Verona, Francisco de Vitoria, Sul
matrimonio, Roma, Scritti teologici inediti. Demaria; Roma,Editrice LAS. Pontifical
University of Saint Thomas Aquinas, su Angelicum. su avepro. glauco. L’Università Salesiana, un servizio per l’educazione
e la comunicazione La Stampa Autorità accademiche «Il nostro impegno per la
“civiltà dell’amore”. Come vuole don Bosco» La Stampa, su lastampa,Conferenza
Rettori delle Università e Istituzioni Pontificie Romane, su cruipro.net. redazione, Nuovi accordi di co-operazione
interuniversitaria, su FarodiRoma, Pontificia Accademia di Aquino, su
cultura.va. Direttorio, su S.I.T.A.. Premio Mediterraneo. su Fondazione
mediterraneo. org. Mantovani, “Vita tua, vita mea”: l'insegnamento di Demaria è
più che mai attuale. Fondazione Adriano Olivetti. Mauro Mantovani. Mantovani. Keywords:
i curiazi, percorsi di comunicazione, Aquino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mantovani” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Marafioti – la scuola di Polistena -- filosofia calabrese – Luigi
Speranza (Polistena). Filosofo italiano.
Polistena, Calabria. Filosofo, umanista, storico e presbitero italiano.
Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria. Le notizie
biografiche su di lui sono molto scarse e desunte per lo più dalle sue opere o
da una storia ottocentesca della sua città natale. Croniche et antichità di
Calabria. Sacerdote appartenente all'Ordine dei Frati Minori, M. si prefisse il
compito di continuare la storia della Calabria dell'umanista Barrio. La prima
edizione di quell'opera, infatti, si era rivelata talmente piena di errori e di
lacune che lo stesso Barrio aveva tentato di emendarla in vista di una seconda
edizione, ma ne era stato impedito dalla morte, avvenuta attorno al 1577.
Intenzione, parzialmente disattesa, del padre francescano era inoltre quella di
ricordare le vite i santi calabresi, specialmente coloro di cui si era persa la
memoria. Le Croniche et antichità di Calabria, in cinque libri, venne
edita una prima volta a Napoli mentre una seconda versione accresciuta e
corretta venne edita a Padova. Di padre M. sono rimasti anche un'opera
teologica[10] e un trattato di mnemotecnica in lingua latina, che ebbe un certo
successo tanto che venne tradotto poco tempo dopo in lingua italiana. Non
è noto dove e quando Girolamo M. sia morto. Giovanni Russo, ex direttore del
Museo civico "Francesco Jerace" a Polistena, ha suggerito che M. sia
deceduto presso il convento nel suo
paese natale. Opere: M., Croniche et antichità di Calabria. Conforme all'ordine
de' testi greco, et latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, et moderni
..., Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore
Arnaldo Forni, Google Libri. Note ^ D. Valensise, 1862. books.
google.it/books?id=LlawjHUbv9U C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false
Consultabile on line su Google Libri ^ L. Accattatis. ^ Franco Carlino, M.. Un
sacerdote con la passione della storia, in Il Nuovo Corriere della Sibaritide, Barrii
Francicani De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque. Romae : apud
Iosephum de Angelis, Parise, La nascita della storiografia calabrese (PDF), in
Voce ai Giovani, Crupi, Conversazioni di letteratura calabrese dalle origini ai
nostri dì, Pellegrini. M., Opera del r.p. fra M. di Polistina dell'Ordine de'
Min. Oss. Delle croniche, et antichita di Calabria, secondo le città,
habitationi, luoghi, monti, fiumi, e fonti di quella, con l'historie di tutti
gli huomini illustri calabresi, quali in diuerse scienze, e arti fiorirno, col
Catalogo de gli beati, e santi, In Napoli: nella Stamperia dello Stigliola a
Porta Regale, M., Croniche et antichita di Calabria. Conforme all'ordine de'
testi greco, et latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, et moderni,
oue regolarmente sono poste le città, castelli, ville, monti, fiumi, fonti, et altri
luoghi degni di sapersi di quella prouincia. Dal r.p.f. M. da Polistina
teologo, dell'Ord. de Min. Osseruanti, In Padoua : appresso Lorenzo Pasquati ad
instanza de gl'Vniti, 1601 ^ F. Hieronynimi M. Polistinensis Calabri Ordinis
minorum, Annotationes euangelicae lucidissimae a feria quarta Cinerum vsque ad
feriam tertiam Paschatis inclusiue, Cum duplici indice, materiarum scilicet, ac
rerum notabilium, Neapoli : ex typographia Ioan. Baptistae Subtilis. : apud Scipionem
Boninum, 1608 ^ F. Hieronymi M.Polistinensis, Calabri theologi Ord. Minorum
obseruantiae. De arte reminiscentiae per loca, et imagines, ac per notas, et figuras
in manibus positas. Opus delectabile, omnibusque literarum studiosis, et praecipue
oratoribus, concionatoribus, et scolaribus, qui ad doctoratus apicem ascendere
satagunt apprime vtile, Venetijs : apud Io. Baptistam Bertonum sub insignae
peregrini, 1602 ^ Ars memoriae, seu potius reminiscentiae: noua, eaque maxime
perspicua methodo, per loca et imagines, ac per notas et figuras, in manibus
positas, tradita et explicata: authore Hieronymo Marafioto Polistinensi
Calabro, theologo, Francofurti : ex officina typographica Matthiae Beckeri,
1603 ^ Girolamo Marafioti, Noua inuentione et arte del ricordarsi, per luoghi,
et imagini; et per segni, et figure poste nelle mani. Del R.P.F. Girolamo
Marafioto da Polistene di Calabria, Opera diletteuole tradotta di latino in
lingua italiana, da p. Theseo Mansueti da Vrbino, Stampata in Venetia, et in
Fiorenza: ad instanza di Sebastiano Zannetti, 1605 ^ Museo civico
"Francesco Jerace", su beniculturali.it, Ministero per i beni e le
attività culturali, Russo, Accattatis (a cura di), Girolamo Marafioti, in Le
biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza, Tipografia municipale,
Valensise, Monografia di Polistena, Napoli, Tipografia di Vinvenzo Marchese,
1862, pp. 95-96. URL consultato il 21 settembre 2018. Giovanni Russo, Girolamo
Marafioti : teologo, storico e musico, Polistena, Centro Studi Polistenesi;
Storico Complesso Bandistico Città di Polistena, Opere di Girolamo Marafioti,
su Open Library, Internet Archive. Portale Biografie: accedi alle voci di
Wikipedia che trattano di Biografie Categorie: Umanisti italianiStorici
italiani del XVI secoloStorici italiani Presbiteri italiani Presbiteri italiani
Nati a Polistena[altre]. Girolamo Marafioti. Marafioti. Keywords: implicatura.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marafioti” – Marafioti.
Luigi Speranza -- Grice e Marassi: l’implicatura
conversazionale degl’eroi di Vico – la scuola di Cardano al Campo -- filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cardano al Campo). Filosofo italiano. Cardano al Campo, Varese,
Lombardia. Grice: “I like Marassi; he has written a ‘natural’ history of ‘man’
– which is interesting, ‘progetto uomo,’ he calls it!” -- Grice: “I like
Marassi; he has explored hermeneutics in the German tradition, Schleimacher to
be more specific; but has also written an essay on Heidegger; his links with me
come with his idea of metaphysics and transcendental arguments which he takes
from Kant, who he reads in both German and Italian, unlike I, or me.” – Grice:
“He has written an introduction to a comparative study of the approaches to
‘the antique’ in both Italian and German philosophy – a fascinating topic. I
suppose the Oxonian approach, indeed Cliftonian, is a mixture of both!” Allievo di Melchiorre, si laurea a Milano con la tesi “La differenza ontologica
in Heidegger, sotto la direzione di Melchiorre e con la co-relazione di Bontadini.
Ha discusso “Il profilo della presenza: Heidegger e il regno della pluralità”
con Melchiorre e Grassi. Insegna filosofia a Milano. Ha coordinato l'edizione
dell'Enciclopedia filosofica (Bompiani, Milano). Direttore del Dipartimento di Filosofia a
Milano. Dirige la Rivista di filosofia neo-scolastica. Dirige per la casa editrice AlboVersorio la
collana Epoche ed è membro del comitato del festival La Festa della
Filosofia. Si occupa di storia
dell'umanesimo (BRUNI (si veda), ALBERTI (si veda), VICO (si veda)), della scolastica,
di ermeneutica (Grassi), di filosofia trascendentale, del pensiero postmoderno.
I temi della sua ricerca ruotano attorno a tre temi principali: la riflessione
sui modelli storico-teorici della filosofia della storia, l'interpretazione
dell'umanesimo italiano (Alberti, Bruni, Vico) in riferimento alla dimensione
storica e morale, l'analisi della fondazione trascendentale del sapere. Saggi:
“Ermeneutica della differenza in Heidegger, Vita e Pensiero, Milano, Schleiermacher,
“Ermeneutica,” Rusconi, Milano, Bompiani, Milano; Kant, “Critica del giudizio,”
Bompiani, Milano, Metafisica e metodo trascendentale,” Lotz, “La struttura dell'esperienza, Vita e
Pensiero, Milano; “Metamorfosi della
storia. Momus e Alberti,” Mimesis, Milano/ Coordinamento generale e direzione
redazionale della Enciclopedia filosofica, Bompiani, Milano. docenti.unicatt.
Marassi. Massimo Marassi. Marassi. Keywords: gl’eroi di Vico, Alberti, Bruni,
Vico, metamorfosi della storia – Alberti, Momus, il concetto d’eroe in Vico,
l’uomo come eroe – l’eroico, l’altruismo eroico, la nudita eroica – la nudita
eroica nella representazione degl’imperatori romani, la nudita eroica in Giulio
Cesare, la nudita eroica dell’atleta – la postura eroica dell’eroe in nudita
eroica – napoleone in nudita eroica – Mussolini in nudita eroica, la statua
equestre di Mussolini, la nudita eroica del stadio dei marmori, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marassi” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Marcello: la filosofia sotto Giulio Cesare – Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A pupil of
Cratippo. He has a career in public life and is one of those who opposes to
Giulio Cesare. Cesare pardons him but he is still murdered. Marco Claudio
Marcello. Keywords: Livio, Machiavelli. Marcello.
Luigi Speranza --
Grice e Marcello: il principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. The nephew of Ottaviano, and until
his death, his chosen heir. A pupil
of Nestore. Marco Claudio Marcello.
Luigi Speranza --
Grice e Marcello: del sillogismo – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Writes about logic, including a
book on syllogisms. Tullio Marcello.
Luigi Speranza -- Grice e Marchesini: l’implicatura
conversazionale dell’educazione del soldato – l’implicatura del capitano – e
l’amore sessuale – la società eugenica –
la scuola di Noventa Vicentina -- filosofia veneta -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Noventa
Vicentina). Filosofo italiano. Noventa vicentina, Vicenza, Veneto. Grice:
“Cassatta has unearthed some opinions by Marchesini which are revolutionary!” Esponente
del positivismo. Alievo di Ardigò,
insegna filosofia a Padova. Direttore della Rivista di Filosofia.Diresse,
anche, un Dizionario delle scienze pedagogiche, edito dalla Società Editrice
Libraria di Milano. Tradusse, inoltre, un testo di Locke Pensieri, edito da
Sansoni. Opere: “La vita,”
– Grie: “Sounds promising: a treatise on life! Cf. my ‘Philosophy of Life’”). Montagnana, Tip. di A. Spighi, “Saggio sulla naturale
unità del pensiero,” Firenze, Sansoni, “Elementi di Psicologia tratti dalle
opere filosofiche di Ardigò,” Firenze, Sansoni, “ Elementi di logica” -- secondo
le opere di R. Ardigò, St. Mill, A. Bain ecc., prefazione di Ardigò, Firenze, Sansoni,”
Grice: “A fascinating little book: it reminded me of Strawson’s Introduction to
Logical Theory! Only Strawson
would rather die than axe me to foreword it!” –[ whereas Marchesini
commissioned his tutor to drop a word “or two””].—Grice: “Marchesini shouldn’t
be so reverential towards Ardigo.” Grice:
“I count Marchesini’s oeuvre as being by Marchesini; if I want to read Ardigo,
I read Ardigo!” – “Elementi di morale, ad uso anche dei licei, secondo le opere
degli scienziati moderni, prefazione di Ardigò, Firenze, Sansoni, “Il positivismo
e il problema filosofico, Torino, F.lli Bocca, “Le amicizie di collegio” –
Grice: “I should note that Marchesini uses ‘amecizia’ in quotes! So it doesn’t
really apply to my Clifton days!” -- (con prefazione di E. Morselli e in
collaborazione con Obici), Roma, Società Ed. "Alighieri ", “Elementi
di pedagogia: Con un'appendice di cento scelte citazioni, Firenze, Sansoni, Doveri
e diritti: ad uso delle scuole tecniche e complementari, Milano-Palermo, R.
Sandron, “La teoria dell'utile,” principi etici fondamentali e applicazioni, Milano-Palermo,
R. Sandron, “ Il Simbolismo nella conoscenza e nella morale, Torino, Bocca, “
Il dominio dello spirito, ossia Il problema della personalità e il diritto
all'orgoglio, Torino, F.lli Bocca, Pedagogia, Torino, Paravia, Il principio
della indissolubilità del matrimonio e il divorzio, Pakdova-Verona, Fratelli
Drucker, “Elementi di logica,” ed. interamente rifusa, -- Grice: “This makes me
laugh! It’s like saying: my previous, Ardigo-based stuff, was nonsense!” -- Firenze,
Sansoni, Disegno storico delle dottrine pedagogiche, Roma, Athenaeum, “La
dottrina positiva delle idealità,” Roma, Athenaeum, “L'educazione morale,
Milano, F. Vallardi, “I problemi fondamentali della educazione,” Torino,
Paravia, “I problemi dell'Emilio” di G. G. Rousseau, Firenze, R. Bemporad e
Figlio, “La finzione dell'educazione o la pedagogia del Come se,” Torino,
Paravia, “L'educazione del soldato, con 50 problemi per esercitazioni,” Firenze,
Ed. La Voce, “Il problema della scienza nella storia delle scienze: per i licei
scientifici, Milano, Signorelli, “Dizionario delle scienze pedagogiche: opera
di consultazione pratica con un indice sistematico, direttore Marchesini,
collaboratori: Antonio Aliotta, Giuseppe Aliprandi e altri, Milano, Soc. Edit.
Libraria, Vedi Treccani L'Enciclopedia Italiana. Ultima ristampa: Firenze,
Sansoni, Mariantonella, M. e la «Rivista di filosofia e scienze affini». La
crisi del positivismo italiano, Collana di filosofia, Angeli, Treccani L'Enciclopedia
Italiana. A proposito dei sofismi di parole ricorderemo ancora quel
capitano che avendo conchiuso col nemico
una tregua di dieci giorni, si credette lecito attaccarlo di notte. E
ricorderemo i seguenti sofismi di Eutidemo: Qualcuno che si trova
in Sicilia e vede in questo momento, col pensiero, il porto
d’Atene, vede egli le due triremi che vi si trovano? E se non vede
le due triremi, come può egli vedere il porto d'Atene? Quelli che
imparano sono essi sapienti o ignoranti? Se sono gli ignoranti che imparano,
devono apprendere ciò che non sanno; ma come si può imparare quando non si
sa neppure ciò che si devo imparare? E se Clinia risponde che sono i
sapienti che imparano, la difficoltà resta la medesima: come possono i
sapienti imparare dal momento che sanno? Chi Ba qualche cosa possiede il
sapere, eli’ 6 tutto: dunque chi sa qualche cosa sa tutto. Origine ed
evoluzione del linguaggio. La questione del linguaggio è ancora un po’ oscura,
ma fra le ipotesi cbe su tale questione si proposero, si
può stabilire quale è la più legittima. Si esclude innanzi tutto l
ipotesi che il linguaggio sia stato inventato da un uomo più
intelligente, e adottato dagli altri in virtù d’nna convenzione -- ipotesi
attribuita a Democrito. Si esclude altresi che il linguaggio sia
stato l’opera di una rivelazione, o di un miracolo. Due filologi
contemporanei, Renan e Muller, attribuirono l’origine del linguaggio a una
specie d’istinto. Nell’umanità primitiva ogni idea avrebbe suggerito
per sé stessa una parola, e la medesima parola a tutti gli spiriti. Questo
istinto, col tempo, si sarebbe atrofizzato. +A proposito di questa ipotesi
si osserva ch’essa non spiega nulla, essendo questo istinto per sé
medesimo inesplicabile, ed esscudo esso stesso, per cosi dire, un miracolo. È
strano infatti che quei 400 o 500 tipi fonetici, a cui il Muller
riduce le parole delle varie lingue, aspettino, a manifestarsi, le idee
rispettive. Il linguaggio, dice Humboldt, è il prodotto necessario dello
svolgimento dello spirito umano. E sta bene. Ma questo svolgimento
non è spiegato dall’istinto di Réuan o Muller, mentre importa appunto
stabilire come il linguaggio si produca. Whitney, nella “Vita
del linguaggio”, dice che l’origine del linguaggio è dovuta al
concorso di tre cause, che s’ incontrano nella specie umana: 1° la
facoltà di emettere un’infinità di suoni e di riprodurli a volontà; 2°: il
desiderio, determinato da un bisogno di socialità superiore, di
comunicare le idee per mezzo di segni; 3: la facoltà di generalizzare, di
giudicare, di concepire dei concetti e di percepirne i rapporti. E queste sono
infatti le condizioni del sorgere e svilupparsi del linguaggio, ma come
effettivamente il linguaggio sia sorto e si sia sviluppato, Whitney non
dicono. Si paragonò l’origine del linguaggio nelle razze all’origine del
linguaggio nel bambino. Il bambino, per attività puramente riflessa, emette un
grido che manifesta in lui un dolore, un bisogno. Al grido accorre la
nutrice, e accorre ogni volta che il grido si ripete. Cosi, si va fissando
un’ associazione mentale tral’atto dell’ emettere il grido e il successivo accorrere
della nutrice, onde, a chiamar questa, finuli j^ uXr ri- peterà, ma
coscientemente, intenzionalmente, il'^-WyoHl il grido assume un
significato. Più tardi, altri suoni esprimeranno il pensiero del bambino,
come quando il bambino indica gl’oggetti imitandone in qualche
modo l’impressione sensibile che ne riceve. Dice ad esempio “Jcolcò”
per indicare il pollo; “mìàou” per indicare il gatto. Il bambino produce un
dato sensibile, nel nostro caso uditivo, a cui si associeranno altri dati
sensibili, come quelli visivi. Da prima il bambino designa con questo
suono non soltanto gli oggetti dai quali l’ udì, ma anche altri oggetti
consimili, che hanno in comune, oltre a quelle, altre qualità sensibili. Con
lo stesso suono e ad esempio dal bambino indicato, da prima, ogni
uccello. Le distinzioni di linguaggio verranno piti tardi, mano mano
che si distingueranno e aumenteranno nel bambino le percezioni. Questa è,
a larghi tratti, la formazione e lo svolgimento del linguaggio, nel bambino, a
cui contibuiscono in modo particolare gli ammaestramenti speciali che il
bambino riceve da chi gli apprende la lingua. Si puo inferirne che
l’origine e lo sviluppo del linguaggio d’una razza, avviene come nel
bambino. Con tale inferenza si dimenticherebbe un fatto importantissimo, ch’è
fondamento d’una netta distinzione. Il fatto che il fanciullo nascendo porta
anche per il linguaggio delle disposizioni funzionali organiche-psichiche,
diverse da quelle che potevano avere gl’uomini primitive. Il paragone
adunque, e l’ inferenza, non reggono. L’ipotesi piu accreditata intorno
all’origine del linguaggio è quella di Darwin, illustrata particolarmente
da Spencer, per cui il linguaggio è opera dell’evoluzione, come ogni altro
fatto naturale ed umano. Originariamente gl’uomini si servivano di un
gesto, indicativo o imitative. Poi, provveduti, per evoluzione organica,
di organi capaci di mandar suoni articolati, accompagnarono questi al
gesto, ed espressero cosi le proprie sensazioni e i propri bisogni, e
designarono gl’oggetti. Tale espressione e tale designazione avevano da
prima carattere essenzialmente imitativo, conservatosi, quanto al suono
articolato, nell 'onomatopeici, ed erano piuttosto istintive. In progresso di
tempo, i movimenti del gesto e dell’ articolazione si utilizzarono più
largamente, e venne cosi a sostituirsi al linguaggio naturale un linguaggio
convenzionale. Cominciato per evoluzione, il linguaggio di un Popolo, come
quello dell’individuo, continuò a svolgersi pure per legge evolutiva,
mediante i rapporti sempre più ampi e riflessi che si stabilirono
successivamente tra i segni e la cosa significata. Si ebbero cosi
nel linguaggio la forma mimica, l’ideografica, e la fonetica, e la parola
divenne per ultimo il linguaggio per eccellenza. Presso certe tribù selvage,
la parola non può comprendersi senza il gesto. Anche presso gli antichi, la
mimica aveva la massima importanza, come presso i sordo-muti, che devouo
esprimere il pensiero col gesto proprio, naturale e artificiale. La
l'orma ideografica, che troviamo presso gl’egiziani, i chinesi e
altri popoli, è un disegno abbreviato e più o meno convenzionale,
in cui ogni carattere esprime direttamente un'idea. I popoli ocei- [Innumerevoli
sono le forme che la parola assunse presso i vari popoli o razze, poiché
ogni popolo o razza ha la sua lingua. Tuttavia si riuscì a
ricondurre tutte le lingue a un piccolo numero di tipi, che sembrano
corrispondere agli stadi successivi dell evoluzione della parola. 1° Tipo:
Lingue monosillabiche (es. la chinese). Sono composte di sillabe che
costituiscono ciascuna una parola rappresentante un’idea astratta e
generale. Secondo l’ordine nel quale i monosillabi si dispongono, si
esprimono le diverse combinazioni e modificazioni delle idee. 2°
Tipo: lingue agglutinanti o poli-sintetiche (es. le lingue delle tribù
americane). Sono composte di radici di cui le une esprimono le idee più
importanti, le altre le idee accessorie: messe insieme, cosi
dal costituire spesso una parola straordinariamente lunga e complessa,
esprimono sia le modificazioni d’un idea principale, sia una combinazione
più o meno complessa di idee principali e accessorie. 3° Tipo: lingue a
flessione: (es. le lingue semitiche, e indo-europee). Sono composte di
parole ciascuna delle quali esprime un’idea principale modificata da
una accessoria. Le diverse modificazioni dell’idea principale si esprimono per
il modificarsi, per l’inflettersi, della terminazione delle parole stesse]
dentali non se ne servono più se non per certi usi (cifre, segni algebrici
eoe.). Usano invece della scrittura fonetico, in cui ciascun carattere è
il seguo non d'nu idea uia di un suono. Di questi tre tipi, il secondo
sarebbe derivato dal primo, per l’addizione delle radici accessorie alle
radici principali; e le lingue a flessione sarebbero derivate da lingue
agglutinanti piu antiche, per la fusione delle radici accessorie con le radici
principali. Con le parole non comunichiamo soltanto delle idee, ma anche
delle credenze, dei fatti. E poiché le nostre credenze, le nostre rappresentazioni
dei fatti, e la interpretazione di questi, mutano, mutano anche i
significati delle parole. Una mutazione che si può ritenere primitiva,
quanto è costante, l' abbiamo nella trasformazione del senso di una
parola, da proprio a traslato -- ciò avviene per quella certa somiglianza
che si riconosce tra il significato proprio (Sidonio: EX-PLICATVRA), o
etimologico, e quello traslato (IM-PLICATVRA). Una casa grande e sontuosa
oggi si chiama impropriamente “pallazzo,” parola che indica prima costruzione dei
Romani più antichi, eretta in onore della dea “Pale,” nel monte Palatino. La
parola “palazzo” sopravvive, ma con significato diverso dal
primitivo. “Pagano” significa propriamente l’abitante del “pagus”. Poi,
significò l’idolatra, l’adoratore di una divinità esoterica, perché a
Roma, mentre gl’abitanti delle città erano i primi a render colto a Marte,
gl’abitanti non-romani della campagna sono gl’ultimi. “Villano” si
dice propriamente chi e soggetto a minori oneri, ed e, per
conseguenza, oggetto di disprezzo da parte dell’ aristocrazia militare. Al
villano si attribusce, con qualche esagerazione, i vizi e delitti. Per
implicatura, ‘villano’ divenne perciò una qualifica ingiuriosa. Il significato
adunque di questi tre termini -- palazzo, pagano, villano -- si trasforma
generalizzandosi, come si trasformarono generalizzandosi., per citare ancora
due esempi, il termine “sale,” che propriamente designa il cloruro di sodio, e
il termine “olio” che propriamente indica soltanto l’olio d’oliva. Nella
trasformazione della parola si ha pure un processo inverso, di
specializzazione. Cosi il termine “vitriolo,” da “vitruni,” propriamente
significa ogni corpo cristallino, poi si attribui a una specie
particolare. Il termine “oppio” (da ònòg succo) propriamente vuole dire
un i succo qualunque, ora indica per implicatura soltanto il succo del
pa- J pavero. E il termine “fecula” (da foex, feccia) proprio a
significare ogni materia che si depositi spontaneamente in un liquido,
poi lo si applica per implicatura al1’ amido che si deposita quando si agita,
nell’acqua, della farina di frumento. E il significato di “fecula” si
specifica per implicatura poi ancor più, venendo a indicare un principio
vegetale particolare che, come l’amido, è insolubile nell’acqua fredda,
ma è completamente solubile nell’acqua bollente, con la quale forma
una soluzione gelatinosa. Il cocchiere chiamai suoi cavalli “le mie
bestie”. Un cacciatore può intendere per “uuccelli” le pernici. V’ è
adunque nel significato di una parola una transizione, della quale, nel suo
uso, devesi tener conto. Si consideri, ad esempio, il vario significato
della parola “lettera” (propriamente, lettera dell’alfabeto, per implicatura: lettera
missiva, letteratura) e della parola “gusto” (sentimento estetico, e
facoltà di distinguere il bello). E quanto alla *metafora*, si consideri, ad
esempio, il significato che la parola “luce” acquista quando si applica
all’istruzione, e la parola “fuoco” applicata alla collera e allo zelo. E
si considerino le parole “nascere” e “morire”, che si usano in un senso
molto piu largo che non sia quello propriamente e strettamente
biologico. A tale varietà di significato in una medesima parola,
contribuiscono anche la *metonimia* (es. “corona” per re- (/no), i
suffissi (es. pre-giudizio, di-fetto, il-limitato), le perifrasi (es. padre
della storia), la composizione (es. strada-ferrata, acquavite
ecc.). Vediamo adunque come, o per circostanze accidentali, o per bisogni
veri, si trasformi il significato di una parola, cosicché non sarebbe né
possibile né utile restar fedeli al significato proprio primitivo. E ciò
dicasi sia del linguaggio tecnico di una scienza, che si muta col
progredire e con lo trasformarsi di questa, sia del linguaggio
familiare. Non possiamo pertanto accontentarci del dizionario, dove il
senso di una parola è spesso piuttosto indicato che non esattamente precisato.
La precisione del significato deriva dall’uso, nel quale pertanto
trovasi il migliore ammaestramento. Chi tenesse a sola guida il
dizionario, non riconoscerebbe somiglianze e differenze, e anche semplici
sfumature di significato, di cui il dizionario non tiene conto. Come
avvertiamo facilmente in chi parla una lingua di cui non ha il più sicuro
e largo possesso. Giovanni Marchesini. Keywords: “L’educazione del
soldato” --. Marchesini. Keywords: l’educazione del soldato, con il capitano
Ercole Meoli, la Societa di Genetica e Eugenica SIGE – Societa Italiana
diGeneica ed Eugenica – il simbolismo – la dottrina del simbolismo – I
simbolisti – I filosofi simbolisti – I artisti simbolisti – Welby, Ogden,
Grice, ‘il simbolo del simbolo’ -- il cammino del cavaliere, codigo
cavalleresco, cavalleria, cavallo, equites romano – tutii questi appartneno
all’altro Marchesini – questo Marchesini e tradizionale --. Resf.: Luigi Speranza, “Grice e Marchesini” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marchesini: l’implicatura
conversazionale -- postumanar, trasumanar – sovrumanar – età degl’uomini – vico
-- umanar – equites romani – filosofia emiliana – la scuola di Bologna -- filosofia
bolognese – scuola di Bologna -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bologna). Filosofo italiano. Bologna, Emilia Romagna. Grice: “I
don’t think Marchesini has a philosophical background, but he fascinates me! I
especially liked his idea about ‘virility’ and the idea of a knightly code –
‘codice cavalleresco’ – The other field that fascinates me is his research on
‘inter-subjectivity’ in the living form – which he now extends to plants –
‘vivente’ – Surely we don’t refer to a cat as an object – and the philosophical
keyword here is ‘threshold,’ that Marchesini aptly uses.” Cardine della sua proposta filosoficariconducibile,
seppur con caratteristiche proprie, alla più ampia corrente del Post-humanè lo
smascheramento di quell'errore prospettico che pone l'uomo al centro e a misura
dei suoi predicati. «Comincerò il mio viaggio dal prato più bello, quello
che l'aria non abbandona un istante, il sole vi si intrappola da splendere pur
di notte ed i profumi vergini coesistono con quelli gravidi. È qui che il dio
Pan cadde la notte dei tempi, da qui iniziò il suo girovagare incerto,
all'unico desiderio d'amare» (M., Il dio Pan). Da sempre affascinato
dalla natura e, in particolare, dal regno animale, consegue la laurea a
Bologna. Parallelamente agli anni di formazione universitaria, spinto da un
forte interesse verso il comportamento animale, stringe una feconda
collaborazione e amicizia con Celli, con il quale inizia a indagare le
interazioni sociali degli imenotteri. Per cinque anni conduce ricerche “sul
campo” e, con l'ausilio della macrofotografia, è in grado di immortalare quegli
attimi di vita animale altrimenti nvisibili all'occhio nudo: rituali di
corteggiamento, di accoppiamento e di trofallassi tra gli insetti che
diventeranno il viatico per tutta la sua ricerca futura. Nei suoi studi
di entomologia approfondisce l'analisi dei sistemi feromonali che saranno tema
di alcune pubblicazioni e della successiva ricerca sul comportamento e sul
benessere animale. Nella seconda metà degli anni ottanta, sotto la guida del
professor Franco Pezza, dell'Università degli Studi di Milano, studia i metodi
di allevamento, i parametri di benessere nelle aziende zootecniche, i fattori
di incidenza del rischio in zootecnia, le modalità di individuazione dei
sinistri, pubblicando alcuni lavori sulla medicina veterinaria delle
assicurazioni. Inizia così la sua collaborazione con diversi atenei sui
temi del comportamento animale, tenendo corsi e master di etologia applicata e
medicina comportamentale. Alla metà degli anni novanta entra nel Consiglio
Direttivo della Società di Scienze Comportamentali Applicatedi cui diverrà
Presidente focalizzando la propria attenzione sul comportamento degli animali
domestici, sugli stili di relazione interspecifica, sui problemi e sulle
patologie comportamentali. Osservando sul campo le espressioni comportamentali
e i processi di apprendimento degli animali, inizia a considerare anacronistici
e contraddittori i modelli esplicativi tradizionali. In sintesi, quello
che Marchesini propone nel panorama delle scienze cognitive è un superamento
dei tre modelli interpretativi al comportamento animalequello behaviorista,
quello etologico classico e quello antropomorficoin virtù di un modello
mentalistico unitario (un'unità necessaria che la mente, come fenomeno unico,
richiede), che valga sia per i processi consapevoli che inconsapevoli e che
descriva espressione e apprendimento in termini elaborativi dell'informazione,
sistemici o composizionali dellecomponenti, solutivi e non reattivi, evolutivi
e relazionali nella realizzazione ontogenetica. Questo porterà alla
pubblicazione di tre testi dal forte impatto innovativo: Intelligenze plurime e
Modelli cognit ivi e comportamento animale ed Etologia cognitiva. Alla ricerca
della mente animale. Gli assunti di base della proposta di Marchesini sono i
seguenti: il soggetto è immerso in un campo di possibilità filogenetiche
che definiscono il tipo di intelligenza propensionale o specie-specificada cui
l'idea di pluralità cognitiva dove le diverse intelligenze sono comparabili ma
non commensurabili; il processo ontogenetico di costruzione dell'identità si
realizza grazie alle dotazioni innate, che ricche di virtualità evolutive,
possono essere organizzate in una molteplicità di modida cui l'idea di rapporto
dimensionale o direttamente proporzionale di innato e appreso; l'espressione
del soggetto è sempre proattiva, mossa cioè da un obiettivo, e quindi frutto di
una condizione problematica che il soggetto cerca di risolvere attraverso
ricette solutive fino al raggiungimento dell'obiettivoda cui il superamento del
concetto di rinforzo. Vi è quindi una ridefinizione della soggettività animale,
come possesso del suo qui e ora, e come capacità di mettere in dialogo tutte
quelle istanze (ontogenetiche e filogenetiche) che gli appartengono nella sua
relazione con il mondo. Bioetica e diritti animali Alla fine degli anni ottanta
si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Bologna, con l'intento di
sondare il rapporto uomo-natura da una prospettiva pedagogico-filosofica.
In questi anni inizia a portare nelle scuole percorsi progettati appositamente
a misura di bambini per permettere loro di conoscere la varietà del mondo
animale evitando letture antropomorfiche, quelle viziate, ad esempio, dai
sedimentati repertori culturali. È in questi anni che avviene uno degli snodi
cardine nell'attività di M.: egli si accorge che le potenzialità che è in grado
di esprimere il binomio bambinoanimale (o più in generale uomoanimale) è da
ricercarsi non nella performatività quanto piuttosto nelle dinamiche che la
relazione, unica e irripetibile, è in grado di generare. L'animale coinvolto
nelle attività didattiche non è più un oggetto dal quale attingerequasi fosse
una fonte miracolosaelementi benefici al percorso formativo del bambino, ma è
nel suo essere soggetto e capace di stipulare un patto con il proprio
interlocutore che lo fa divenire elemento imprescindibile di ogni percorso
formativo. L'esperienza condotta all'interno delle scuole porta M. alla
stesura del volume Natura e pedagogia, inizialmente nato per divenire la sua
tesi di laurea, ma pubblicato prima della conclusione degli studi umanistici.
Le attività con i bambini lo conducono in tutta Italia portando in evidenza due
aspetti: il divorzio che si è andato realizzando tra l'uomo e le altre
specie nella cultura contemporanea, con bambini che non sono in grado di
relazionarsi con gli animali e spesso nemmeno conoscono le specie domestiche;
la svalutazione degli animali e l'incapacità della società contemporanea di
avere consapevolezza dell'importanza della relazione con le altre specie per lo
sviluppo della personalità. Per Marchesini la svalutazione operata dalla
società contemporanea parte dalla perdita di quel rapporto di convivenza e di
ospitalità che viceversa ancora caratterizzava la cultura rurale. Nasce così il
Concetto di soglia (che esprime il bisogno di uscire dalla dicotomia
novecentesca dell'antropomorfismo e della reificazione dell'eterospecifico.
Temi già affrontati in due saggi precedenti, Animali di città, critico verso
l'antropomorfizzazione degli animali da compagnia, Oltre il Muro, critico verso
la reificazione dei cosiddetti animali da utilità. Sono gli anni in cui
riflette sul pensiero animalista e sulla bioetica animale fondando, insieme a
colei che diventerà la sua storica collaboratrice, Sabrina Golfetto, la casa
editrice Apeiron con lo scopo di creare un luogo dove ospitare riflessioni e
dibattiti su tali tematiche. Sono gli anni in cui abbraccia, senza più
abbandonarlo, il vegetarianesimo e dà vita assieme a Battaglia e a Hack a
un'intensa attività convegnistica che confluirà nella collana Quaderni di
bioetica di cui sarà direttore. Nel
sostituisce Caffo, che ne era stato fondatore e primo direttore, nella
direzione di Animal Studies: Rivista Italiana di Antispecismo. Nel
maggio esce per le Edizioni Sonda Contro
i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista. Il saggio
affronta il tema dello specismo passando in rassegna le incongruenze e le
incoerenze nascoste nelle maglie di un dibattito filosofico e culturale che
pretende di sospendere l'antropocentrismo, rimanendo all'interno di una cornice
umanistica. Il testo vede i commenti finali di Rodotà, Sax, Vallauri e
Fadini. Porta la neonata zooantropologia in Italia, disciplina all'interno
della quale compie una sistematizzazione sia a livello teorico, accanto a Fiorani
e Tonutti, sia a livello applicativo con la delineazione di protocolli
operativi nelle aree educative e assistenziali. Per ciò che concerne la
zooantropologia teorica, l'ipotesi di fondo proposta da M.i, e riconducibile
alla sua teoria della zootropia, è che gli animali nel corso della storia non
abbiano funto solo da produttori di prestazioni o di collezioni di modelli da
imitare ma altresì da alterità referenziale nei processi antropopoietici.
Marchesini sviluppa il concetto di "referenza animale", inteso come
contributo di cambiamento offerto all'uomo dalla relazione con l'etero-specifico. Gli
uccelli non hanno insegnato all'uomo l'arte di volare -- il modo di realizzare
questa attività -- ma gli hanno ispirato la dimensione esistenziale del volare.
Per M.i i predicati umanicome la danza, la musica, la cosmesi, la tecnicavanno
considerati come frutti ibridi, esito cioè dell'incontro relazionale con le
altre specie. Il motore della cultura umana è quindi per M. rintracciabile
nell'incontro con l'alterità animale che, nella forma di una vera e propria
epifania, è stato capace di re-direzionare l'uomo lontano dal suo centro
filogenetico e dalla sua solipsia di specie dando vita a nuove possibilità
esistenziali. Per ciò che concerne la zoo-antropologia applicata,
opera una trasformazione in alcuni settori delle attività di relazione con gli
animali, dalla pet therapy alla pedagogia cinofila, impostando i
"protocolli dimensionali", vale a dire individuando nel rapporto
delle dimensioni di relazione, ciascuna dotata di specificità sia di ordine
relazionale che referenziale. In pet therapy lavorare secondo l'approccio
dimensionale significa evitare l'incontro generico tra un paziente e un animale
ma individuare le dimensioni di relazione che sono utili al fruitore secondo i
suoi bisogni specifici e renderle operative attraverso attività
specifiche. Allo scopo di formare nuovi operatori in grado di lavorare
secondo i protocolli dimensionali fonda “Scuola di Inter-Azioone Uomo-Animale
on sede a Bologna. Sii fa co-promotore di Carta Modena (Carta dei Valori e
dei Principi della Pet-Relationship) che riceve il patrocinio del Ministero
della Salute. Il documento mira a tutelare, all'interno del panorama della
attività assistite dagli animali (A.A.A.) sia il fruitore, il benessere
dell'animale coinvolto e il principio inter-relazionale che dal binomio
scaturisce. Pubblica “Etologia filosofica: alla ricerca della inttersoggettività
animale” con il quale inaugura la riflessione ontologica sul carattere
dell’intersoggettività animale, vale a dire su che cosa differenzia un “oggetto”
da un essere “vivente.” Rilegge l'ontologia animale in termini di
"desiderio". “Essere animale” (essere vivente) significa prima di
tutto "essere desiderante", una condizione di *non*-equilibrio che
rende due animali protagonisti de loro divenire nonché capaci di definire il
corso della filogenesi di specie. L'etologia filosofica diviene ben
presto un campo di ricerca entro il quale dialogano allo scopo di ridefinire i
contorni di ciò che intendiamo con essere animale. Inizia la ricerca
filosofica che va a innestarsi nella costellazione di studi definita come
post-human. È di questo period della ri-definizione dell'umano quale
entità ibrida, puntualizzato nel dettato che vede l'uomo non più misura del
mondo ma nemmeno misura di se stesso. In tale corrente filosofica ci sono per
Marchesini le giuste premesse per poter articolare la propria riflessione in
quanto il concetto di “alterità” nel progetto post-human assume un significato
molto più vasto, abbracciando di fatto le entità non umane animali e
macchiniche. Collabora con la rivista Virus inaugurando una nuova
estetica basata sull'ibrido come manifestazione contemporanea del sublime. In
tale luce il Manifesto del Teriomorfismo rappresenta il documento attraverso il
quale gli artisti rifiutano il dettato antropocentrico e riconoscono la natura
ibrida di ogni processo creativo. All'interno di tale campo d'indagine
pubblica Animal Appeal e una feconda collaborazione che travalica i campi
disciplinari e rivela ancora una volta i debiti che la cultura, in questo caso
l'arte, ha contratto con le alterità. Conosce Salsano, storico, sociologo ed
editor della casa editrice Bollati Boringhieri, che affascinato dal lavoro di M.
decide di pubblicare un primo saggio sul rapporto tra bios e techne dal titolo
La fabbrica delle chimere, testo che si pone a cavallo tra le precedenti
esperienze in zooantropologia e bioetica e la nuova riflessione
postumanistica. Esce Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, testo
corposo, concettualmente denso e dalla molteplicità di riferimenti, che ha
suscitato un grande dibattito nel mondo accademico portando il suo autore a
divenire punto di riferimento per ogni ricognizione che vada ad indagare i
rapporti che intercorrono tra vivente (sia esso umano o animale) e tecnica.
Sempre nel medesimo anno fonda Il Centro Studi Filosofia Postumanista allo
scopo di promuovere e sviluppare le tematiche legate al post-human da diverse
prospettive, arte, letteratura, cinema, new media, formazione. Innumerevoli
saranno poi le pubblicazioni sul pensiero postumanista, che vedranno la
pubblicazione del saggio Il tramonto dell'uomo. Inoltre, traduce, cura e scrive
la postfazione dell'edizione italiana del testo The Companion Species Manifesto
di Haraway. Esce per Mimesis Epifania animale. L'oltreuomo come
rivelazione nel quale Marchesini evidenzia come la cultura non vada pensata in
modo antropocentrico come l'esito autarchico di un processo creativo
interamente svolto dall'uomo, pur avvalendosi di materiale zoomorfo, ma come
una rivelazione epifania ispirata dal non umano. Torna in libreria con un
volume interamente dedicato al rapporto tra bios e tecnica, Tecnosfera.
Proiezioni per un futuro postumano (Castelvecchi). Rilegge il connubio tra
essere umano e tecnologia come una partnership emersa dal corredo filogenetico
della specie Sapiens, mettendo in luce le potenzialità ibridatrici e
plasmatrici della tecnologia. Da questa prospettiva, ogni invenzione, ogni
scoperta, ha un effetto epifanico; apre, cioè, una nuova dimensione di
imprevisto e di opportunità che modifica i confini e la percezione di ciò che
definiamo umano. Il mondo degli insetti (“as I observed squarrels” –
Grice) così minuziosamente osservato risulta essere particolarmente evocativo
anche da un punto di vista estetico e narrativo tant'è che dà alla luce la
raccolta di racconti lirici “Il dio Pan,” frutto in parte anche delle
osservazioni compiute tra gli imenotteri. Nei brevi racconti dedicati al
dio agreste della mitologia greca, cerca di sfatare il mito di una natura, da
un lato meccanicistica (mera esecutrice dei dettami della genetica) e
dall'altro lato bucolica e idealizzata che nulla o poco rappresenta ciò che
l'autore mira ad affrescare: una natura reale, un mondo del vivente a volte
crudele ma in grado di interconnettere profondamente tutti i suoi abitanti: la
preda e il predatore, la cavalletta e la mantide. Il testo, recepito
positivamente dall'ambiente culturale bolognese, porta Marchesini a stretto
contatto con il Roversi, altra figura che influenzerà profondamente la sua
attività futura portandola a spingersi in plurimi territori e a cavallo di
numerosi discipline: dalla narrativa alla poesia, passando per la
filosofia. Pubblica il romanzo Uscendo da Lauril e la raccolta di racconti Specchio animale che
ospita la postfazione di Leonetti. Con la pubblicazione di Uscendo da Lauril in
particolare,intraprende l'esperimento di trasferire sul piano narrativo le
evocazioni postumanistiche partendo dalla poetica cyber-punk. In entrambi i
lavori è possibile ritrovare quegli elementi che contraddistinguono la speculazione
filosoficai: la dialettica tra identità alterità, il rifiuto di qualsiasi mito
della purezza originaria e di ogni forma di antropocentrismo. Esce per la
casa editrice Mursia Ricordi di animali, l'autobiografia volta a raccogliere la
storia di vita dell'etologo osservata tramite la lente dei numerosi animali che
ne hanno scandito le tappe fondamentali. -- è invece la volta de La filosofia del
giardiniere, pubblicato dalla Graphe edizioni nella collana Parva. Il libro è
composto di due parti, nella prima il lettore è condotto dalle parole a
passeggiare nel giardino, novello atelier darwiniano, con stupore e riverenza.
Nella seconda sono le immagini di alcuni giardini del mondo a far continuare la
riflessioni sulla cura, portate avanti da M. M. nel Centro Studi di
Galliera (Bologna) Progetti esteri Roberto Marchesini tiene regolarmente
conferenze in diversi paesi del mondo tra i quali: Stati Uniti, dove dal tiene annualmente una lecture presso
l'Harvard, Brasile, Messico, Cile, India, Australia, Francia, dove è stato
ospite della Sorbona, Spagna, Portogallo. Cura la rubrica etologia a
cadenza settimanale "Gli animali che dunque siamo" per Il Corriere
della Sera. “Intelligenza emotiva versus intelligenza cognitive” in
Pluriverso, 3, La Nuova Italia, La via vegetariana per un mondo migliore,
Vimercate, La spiga vegetariana, pagina 2:// novalogos/drive /File/ LIBRO% 20ANIMAL
%20 STUDIES %201- novalogos// drive/File/
animalstudies. R. Marchesini, Teriomorfismo, Bologna, Apeiron. Bioetica,
diritti animali, pedagogia e scienze cognitive. Oltre al muro, Torino, Franco
Muzzio Editore, Natura e pedagogia, Roma, Theoria, Il concetto di soglia, Roma,
Theoria, Io e la natura, Forlì-Cesena, Macro Edizioni, La fabbrica delle
chimere. Biotecnologie applicate agli animali, Torino, Bollati Boringhieri, Bioetica e scienza veterinarie, Edizioni
Scientifiche Italiane, "Intelligenza emotiva versus intelligenza
cognitiva", In Pluriverso, Firenze, La Nuova Italia, Bioetica e
biotecnologie. Questioni morali nell'era biotech, Bologna, Apeiron,
Intelligenze plurime. Manuale di scienze cognitive animali, Bologna, Peridsa,
“Il galateo per il cane” Milano, Giunti, “Modelli cognitivi e comportamento
animale: Coordinate di interpretazione e protocolli applicative;; Contro i
diritti degli animali? Proposta per un anti-specismo post-umanista,
Alessandria, Edizioni Sonda, Vivere con
il cane. Come migliorare il rapporto fra cani, adulti e bambini, Firenze, De
Vecchi, Il bambino e l'animale. Fondamenti per una pedagogia zoo-antropologica,
Roma, Anicia, Etologia cognitiva. Alla
ricerca della mente animale, Bologna, Apeiron, Pluriversi cognitivi. Questioni
di filosofia ed etologia, Milano, Mimesis, Geometrie esistenziali. Le diverse
abilità nel mondo animale, Bologna, Apeiron, Zooantropologia. Animali e umani: analisi di
un rapporto, Como, Red, Animali in città. Manuale di zoo-antropologia urbana,
Como, Red, Homo Sapiens e mucca pazza. Antropologia del rapporto con il mondo
animale, Bari, Dedalo, R. Fondamenti di zooantropologia. Zooantropologia
applicata, Bologna, Perdisa, Manuale di zooantropologia, Roma, Meltemi, Il codice degli animali magici, Firenze, De
Vecchi, L'identità del cane. Storia di una implicatura conversazionale tra
specie; Bologna, Apeiron, L'identità del gatto. La forza della convivialità,
Bologna, Apeiron, Cane et Gatto. Due stili a confronto, Bologna, Apeiron, Etologia filosofia. Alla ricerca della inter-soggettività
animale, Milano, Mimesis, Emancipazione dell'animalità, Milano, Mimesis, Posthuman.
Verso nuovi modelli di esistenza, Torino, Bollati Boringhieri, Il problema del
corpo, tra umanesimo e postumanesimo, in Janus, Tecno-scienza e approccio post-umanistico, in
Millepiani, M., Il tramonto dell'uomo. La prospettiva postumanista, Bari, Dedalo,
M., Filosofia postumanista e antispecismo, in Liberazioni. Rivista di critica
antispecista, L. Caffo, M., Così parlò il postumano, a cura di. Adorni,
Aprilia, Novalogos, M., Epifania animale. L'oltreuomo come rivelazione, Milano,
Mimesis, M. Ibridazioni e processi
evolutivi, in Formazione e post-umanesimo. Sentieri pedagogici nell'età della
tecnica, Milano, Cortina, Etologia filosofica. Alla ricerca della inter-soggettività
animale, Milano, Mimesis, Alterità. L'identità come relazione, Modena, Mucchi, Tecno-sfera. Proiezioni per
un futuro postumano, Roma, Castelvecchi, Eco-ontologia. L'essere come
relazione, Bologna, Apeiron, R. Teriomorfismo, Bologna, Hybris, Poetiche postumaniste in Polimorfismo,
multimodalità, neobarocco, Dusi e Saba, Silvana Editore,, M., "Ontani. Argonauta
dell'ibridazione", in Ontani incontra Morandi. Casamondo, Montanari, Il Dio Pan. Racconti lirici, Firenze, Firenze
Libri, Graphe edizioni, Perugia, Uscendo da Lauril, Roma, Theoria, Specchio
animale. Racconti di ibridazione, Roma, Castelvecchi, Ricordi di animali, Milano,
Mursia, Il cane secondo me. Vi racconto quello che ho imparato dai cani, Alessandria,
Sonda, La filosofia del giardiniere. Riflessioni sulla cura, Perugia, Graphe edizioni.
Blog ufficiale, su marchesini etologia. vegetti
della letteratura fantastica, Fantas cienza Academia.edu. Sito ufficiale (Scuola
di Inter-azione Uomo-Animale). Centro Studi Filosofia Postumanista diretto da. Grice: “There are two
Robeto Marchesini – but only one is a philosopher. The other writes on ‘il
cammino del cavalier’ and the ‘codice caavlleresco’ and the equites romani, but
he is not recognized as a philosopher!” -- Roberto Marchesini. Marchesini. Keywords: terio-morfismo. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Marchesini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marchetti: l’implicatura
conversazionale della natura delle cose – la scuola d’Empoli -- filosofia
toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Empoli). Filosofo italiano. Empoli, Firenze, Toscana. Grice: “I
love Marchetti; for once, he had to find vulgar terms for all of Lucretius’s
learned ones! The Italians used to call their own tongue ‘volgare’ then --;
this is not easy matter (to translate Lucretius, not to call your tongue
volgare), especially since Lucretius was often unclear to himslf – talk of my
conversational desideratu of conversational perspicuity [sic]!” -- Grice: “I
like him because he axiomatised Galilei!” Professore a Pisa, contina le ricerche di Galileo
come Viviani. Collabora con Papa. Scrive rime morali ed eroiche. L’opera cui
deve la sua fama è la traduzione “Della natura delle cose” di LUCREZIO.
Considerata come un manifesto di razionalismo,
“La natura dellle cose” influì notevolmente sul gusto arcadico per la purezza
della lingua e l'eleganza dello stile.
La diffusione di idee materialiste attira su M. l'accusa di empietà. Pur
rifugiatosi nella poesia, non riusce ad evitare le indagini del Sant'Uffizio,
ispirate soprattutto da VANNI. Per altre sue opere di successo e attaccato dagli
oppositori di GALILEI. Dei “Disuniti”, Arcadii, Fisio-critici, Risvegliati,
Accademia della Crusca e Accademia Fiorentina. Saggi: “De resistentia
solidorum” (Firenze, typis Vincentij Vangelisti e Petri Matini (Grice: “Opera abbastanza interessante, basata sulla teoria
galileiana, cui Marchetti dà una struttura assiomatica – ripetto, ‘assiomatica’
-- rigorosa. Tratta in larga parte il problema dei solidi di uniforme
resistenza, precedendo di mezzo secolo l'importante trattato di Grandi), “Exercitationes
mechanicae” (Pisa, Ferretti); “Della natura delle comete,” “Lettera scritta
all'illustriss. sig. Francesco Redi,” Firenze, alla Condotta, “Saggio delle
rime eroiche morali e sacre,” dedicato all'altezza reale di Ferdinando principe
di Toscana” (Firenze, Bindi); “Anacreonte,” radotto in rime toscane, e da lui
dedicato all'altezza reale di Ferdinando principe di Toscana, In Lucca, per L.
Venturini. “Della natura delle cose libri sei” (per Pickard) Vita e poesie da
Pistoja filosofo e matematico all'illustrissimo sig. cavaliere F. Feroni
marchese di Bellavista patrizio fiorentino e accademico della Crusca (Venezia,
aValvasense (Contiene poesie con la “Vita” scritta dal figlio Francesco). G. Costa,
Epicureismo e pederastia: il Lucrezio e
l'Anacreonte secondo il Sant'Uffizio, Firenze, Olschki, Dizionario di filosofia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Mario Saccenti, “Lucrezio in Toscana: Studio
su Marchetti” (Firenze, Olschki); De
rerum natura Razionalismo, Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Crusca. Alessandro
Marchetti. Marchetti. Keywords: implicatura, lucrezio, della natura delle cose,
pederastia, il poeta filosofo, l’essamero di Lucrezio, l’essameri di Lucrezi,
il poema filosofico latino, il genero filosofico nella poesia latina. Lucrezio,
alma figlia di giove, inclita madre. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchetti”
– The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marchi: l’implicatura
conversazionale della missione di Roma – la religione civile di Mussolini – la
scuola di Potenza -- filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza
(Potenza). Filosofo italiano. Potenza, Basilicata. Grice: “Marchi
displays a few features hardly found at Oxford: He edited a magazine,
“filosofia mazziniana” – I can imagine Bradley wanting to edit “Hegeliana” at
Oxford – and we do have a Gilbert Ryle Room, and an Occam Society! The other
trait is illustrated by his manifesto, “La missione di Roma,” – Churchill would
have equaled with something Anglian!” Generale
di corpo d’armata italiano, Medaglia d'oro dei Benemeriti dell'Educazione
Nazionale. Insegna a Roma. Cura la pubblicazione di diverse riviste in cui si
confrontarono alcuni studiosi del primo Novecento italiano come Varisco. Tra
queste Dio e Popolo e “L'idealismo realistico.” Dio e Popolo, rivista di
ispirazione mazziniana, accoglie scritti miranti alla ricostruzione della filosofia
religiosa di Mazzini e i rapporti tra religione e stato; nega l'ateismo e
persegue l'ideale di “repubblica”. “L'idealismo realistico” raccoglie teorie
filosofiche di stampo anti-gentiliano. A
lui è dedicato il Premio tesi di Laurea “Vittore Marchi”, bandito da Roma Tre
per i neolaureati che abbiano sostenuto tesi su un argomento concernente il
pensiero filosofico antico degne di essere pubblicate; e un parco al Municipio IV.
Saggi: “La filosofia religiosa di Mazzini, in Dio e Popolo, “La missione di
Roma” o, Atanòr Ed., Il concetto e il metodo della ‘storia della filosofia,’ –
Grice: “His apt implicature is that if
you are an idealist, don’t shed your idealism when discussing J. J. C. Smart!”
-- Filosofia e religione, La perseveranza Ed., Potenza, La filosofia morale e giuridica di Gentile,
Stabilimento Tipografico F.lli Marchi, Camerino, Relazione tra la filosofia teoretica
e la filosofia pratica – Grice: “I would strongly assert that it’s the same
thing: ‘Poodle is our man in practical philosophy’ sounds obscene’” -- in L'idealismo realistico, Roma, “Le prove
dell'esistenza di Dio, in L'idealismo realistico, Roma, Gli è stato dedicato un
parco a Roma. Gramsci (Buttigiec), Turris, Fenomenologia dell'individuo
assoluto, Roma, Edizioni Mediterranee. //uni roma3/ news.php? news=603. Vittore
Arnaldo Marchi. Vittore Marchi. Marchi. Keywords: la missione di Roma, Mazzini,
filosofia mazziniana, rivista di filosofia mazziniana, gentile. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Marchi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marchi: l’implicatura
conversazionale dell’anima del corpo – la scuola di Brescia -- filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Brescia, Lombardia. Grice: “His ‘poesia del desiderio’ is
confusing – he means tenderness, as Scruton does in his book on “Sexual
arousal”” -- Grice: “Perhaps Marchi’s most provocative piece is “L’anima DEL
corpo.” If I were to be tutored on that by Hardie, I can very well imagine
Hardie – he was a Scot – ‘what d’you mean, ‘of’?” Psicoterapeuta di formazione reichiana, umanista,
autore di scritti talvolta controversi perché a scopo provocatorio, si define
Solista ed ama stare «fuori dall'Accademia». Psicologo clinico e
sociale, politologo e autore di numerosi saggi, è stato protagonista di varie
battaglie per i diritti civili e sessuali, riuscendo con una sentenza della
Corte Suprema sulla “Vertenza tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, On.
Emilio Colombo, e M.”, ad ottenere la
revoca dei divieti penali all'informazione e all'assistenza anti-concezionale e
ad avviare la realizzazione di una rete di migliaia di consultori sessuologici
e familiari pubblici. Fonda l’'AIED, guidando l'Associazione in qualità di Segretario.
Ha dato per oltre quarant'anni un contributo determinante non solo alla
segnalazione della pericolosità dell'esplosione demografica (da lui definita “la
madre di tutte le tragedie”) e dei suoi corollari (fame, guerre, genocidi,
disastri ambientali, disoccupazione di massa, migrazioni disperate, crisi
energetica mondiale) ma anche al chiarimento dei meccanismi psicologici che
hanno finora impedito di comprendere e di affrontare questa tragedia
planetaria. Dimostrato con alcuni foto-romanzi interpretati da noti attori (Paola
Pitagora, Pagliai, Gassman, Zavattini e Valdemarin) che i messaggi mass-mediatici
associati alla psicologia motivazionale sono lo strumento più efficace per
indurre le masse alla regolazione delle nascite: una tesi oggi confermata da
varie organizzazioni internazionali. --Presidente italiano di tre
importanti Scuole di Psicoterapia da lui fondate: quella psico-corporea di Reich,
quella bioenergetica di Lowen e quella umanistica di Rogers. M. matura un
diverso punto di vista nei confronti degli approcci teorici di Reich, Lowen e
Rogers (a suo parere non avevano colto fino in fondo l'importanza della
coscienza e dell'angoscia della morte nella genesi delle patologie psichiche
umane) e propone una teoria della
cultura e della nevrosi in un libro (“Scimmietta ti amo -Psicologia Cultura
Esistenza: da Neanderthal agli scenari atomici ” Ed. Longanesi “Lo shock primario”,
Ultima Ed. Rai-Erit) che viene proclamato “Libro del Mese”. Fonda a Roma
l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale, oggi diretto da Filastro.
Pioniere della ricerca psico-sociale, è
stato Presidente Onorario della Società Italiana di Psicologia Politica. I suoi
contributi in questo campo sono stati: 1) la fondazione della Psicopolitica (un
metodo di analisi psicologica dei fenomeni socio-culturali che propone una “lettura” psicologica di tali
fenomeni, diversa da quelle di carattere marxista, idealista o istituzionalista
finora prevalse, con risultati fallimentari, nelle scienze sociali e politiche
tradizionali); 2) l'elaborazione d'una nuova "Psicologia Politica Liberale".
Si è interessato anche al teatro e alla televisione, creando programmi di cui Fellini
scrisse: “Ecco una nuova televisione culturale di cui c'è, oggi, bisogno”. E
per oltre due anni ha condotto un programma di psicologia su RaiUno ” La chiave
d'oro” con Baldini. Guzzanti ha scritto di lui: “ è un felice incrocio tra
Russell ed Allen”. Attivista per il riconoscimento dei diritti alla
contraccezione, al divorzio, all'interruzione di gravidanza e all'eutanasia, ha
fondato il Centro informazioni sterilizzazione aborto) che anticipò la legge sull'aborto
in Italia, e l'Associazione italiana per l'educazione demografica. Ha costantemente sostenuto l'importanza del
problema della crescita demografica e dei problemi economici, ecologici,
sociali e psicologici ad essa connessi. Pur essendo favorevole alla
chiusura dei manicomi, ha criticato la legge Basaglia in quanto scaricava sulle
famiglie il problema dei malati psichiatrici pericolosi; parlando dei delitti
in famiglia, evidenziò come il nucleo familiare resti il luogo principale in
cui avvengono gli omicidi, a suo giudizio "frutto del fallimento"
della legge 180 sulla salute mentale. Propose «una riforma radicale e
l'apertura di cliniche psichiatriche che non siano i vecchi manicomi ma
strutture umanizzate, oltre che di centri per l'attività riabilitativa».
Aderente al Partito Radicale, ha tenuto per tredici anni la rubrica
bisettimanale "Controluce" su Radio Radicale, in cui ha trattato temi
che venivano altrove trattati con conformismo: il sesso e l'amore, la
procreazione e la contraccezione, le malattie e la morte, il lavoro e le
rendite, la libertà e l'autoritarismo. È stato autore della "Teoria
liberale della lotta di classe", nel volume O noi o loro!. Istituto di
Psicologia Umanistica Esistenziale Modello, Fondatori e Storia della Scuola -- è
mosso dalle radici comuni teoriche ed epistemologiche riconducibili alla
fenomenologia e all'esistenzialismo, fondamentali correnti filosofiche del
‘900, e da alcuni autori significativi del movimento della psicologia
umanistico-esistenziale in particolare Rogers, Rank, Frankl, Binswanger, Boss, Jaspers,
Minkowski. Eredita la particolare concezione dell'uomo e della vita, che
rivendica all'essere umano il diritto e la capacità di scelta.
Consapevole della sovrabbondanza di Scuole Psicologiche esistenti in Italia
esitò prima di fondare l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale. Preferì
lavorare nell'ambito di indirizzi già affermati, che sentiva geniali e creativi
e fu l'iniziatore della Scuola Reichiana in Italia Presidente dell'Istituto di
Bioenergetica W. Reich di Roma e per 6 anni Presidente dell'Istituto di
Psicologia Rogersiana (FDI) e inoltre concorse a riscoprire e valorizzare
l'opera pionieristica di Rank con la
pubblicazione della sua opera: "Rank pioniere misconosciuto" Melusina,
Esperienze personali drammatiche e ricerche in campo clinico e antropologico
imposero alla sua attenzione l'importanza dell'angoscia di morte come uno dei
più importanti fattori che contribuiscono alla sofferenza psicologica e
psicopatologica. Sentì allora l'esigenza di creare una nuova Scuola che
riuscisse a riconoscere la rilevanza di questa angoscia primaria dell'uomo e di
sviluppare un approccio originale, pluralista e non dogmatico alla sofferenza
umana, fondato sull'integrazione sinergica delle tre dimensioni, di approccio
simultaneoall'essere umano in terapia verbale, corporea ed esistenziale.
Si tratta di un modello che nasce sulla scia della filosofia esistenziale,
dalla quale eredita la concezione dell'uomo e della vita che rivendica
all'essere umano il diritto e la capacità di scelta e, intende: offrire la
possibilità di elaborare e affrontare le tremende tensioni esistenziali di ogni
essere umano anche nel percorso di malattia psichica e somatica nel clima di
contatto empatico, di solidarietà, convogliando nel processo terapeutico il
grande potenziale di crescita e comunicazione del paziente, la sua conoscenza
dei propri bisogni, la sua creatività, l'apporto decisivo della sua
esperienza. 2) che si presenta multidimensionale, integrato e non
dogmatico alla sofferenza umana e psichica e costantemente aperto ad arricchire
la propria prospettiva teorica e clinica attraverso un confronto critico e di
fertilizzazione con altri approcci psicoterapici, e interviene su 4 dimensioni
fondamentali dell'esperienza umana: la dimensione empatico relazionale,
che definisce il nostro modo di essere nel mondo con gli altri; la
dimensione corporea, che spesso esprime sotto forma di tensioni e dolori
muscolari la sofferenza psicologica; la dimensione esistenziale, che
riconosce l'importanza del senso che si riesce a dare alla propria
esistenza; la dimensione cognitiva, che riconosce la rilevanza sintomatica
della sofferenza psicologica e psicopatologica. Un esempio di testo provocatorio, scritto
senza avere alcuna competenza in infettivologia, è il seguente sulla cospirazione
dell'AIDS: AIDS......affare multi Miliardario, su mednat.org. e Aids, la grande truffa continua in: L.M., Il nuovo pensiero forte. Marx è
morto, Freud è morto e io mi sento molto meglio; altri scritti di critica, più
documentati, hanno riguardato le sue critiche alle prassi della chemioterapia
dei tumori e gli effetti collaterali, come in Kaputt tutta la ricerca sul
cancro? sempre in De Marchi, op. cit. lo
psicologo che inventò l'Aied Repubblica
Addio a Marchi, lo psicologo che
inventò l'Aied L. De Marchi, Il Solista Autobiografia
d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali, Luca Bagatin, articolo su Politica Magazine,
su lucabagatin.ilcannocchiale. Opere:“Sesso e civiltà,” Laterza; “L’orgasmo” Lerici,
Sociologia del sesso, Laterza, Repressione sessuale e oppressione sociale,
Sugar, Wilhelm Reich Biografia di un'idea, Sugar, Psico-politica, Sugar, Vita e
opere di Reich, Sugar, Scimmietta ti
amo, Longanesi, Lo shock primario. Le radici del fanatismo da Neandertal alle
Torri Gemelle, Poesia del desiderio, La Nuova Italia, Seam, Perché la Lega,
Mondadori, Il Manifesto dei Liberisti Le idee-forza del nuovo Umanesimo
Liberale, Seam, Aids. La grande truffa, Roma, Seam, O noi o loro! Produttori
contro Burocrati, ecco la vera lotta di classe della Rivoluzione Liberale, Bietti,
Il Solista Autobiografia d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali,
Psicoterapia umanistica. L'anima del corpo: sviluppi (Franco Angeli, Reich Una formidabile avventura scientifica e
umana, Macro Edizioni, Il nuovo pensiero forte Marx è morto, Freud è morto e io
mi sento molto meglio, Spirali, Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi
combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori, Armando Curcio Editore, La
Psicologia Umanistica Esistenziale Rivista delle Psicoterapie, Roma “La
Sapienza”, Associazione italiana per l'educazione
demografica, Reich luigidemarchi.blogspot.com
openMLOL Horizons Unlimited srl. Radio Radicale. Istituto di Psicologia
Umanistica Esistenziale IPUE, su ipue. Archivio IPUE, su M.. wordpress.com.
Archivio della rubrica "Controluce" che Marchi teneva su Radio
Radicale,, Renato Vignati Luigi De Marchi, un pioniere della psicologia
italiana in Psychomedia, R.Vignati Lo sguardo sulla persona. Psicologia delle
relazioni umane, Libreria universitaria edizioni, Padova. Luigi De Marchi.
Marchi. Keywords: l’anima del corpo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchi” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Marziano: il principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. Marziano is a
philosophy teacher to Ottaviano. Marziano
Luigi Speraza -- Grice
e Marco: filosofo principe – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. There is a tradition that Marco is a
philosopher who rules the Roman empire between the death of Gordian III and the
accession of Philip. Marco
Luigi Speranza -- Grice e Marconi: l’implicatura
conversazionale del linguaggio privato – la scuola di Torino -- filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino). Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “Perhaps
his most brilliant exegesis on ‘Vitters’ is that about what Marconi calls ‘linguaggio
private,’ as in Robinson Crusoe. Not!” -- Grice: “Marconi has attempted to
‘formalise’ dialectic – as in Oxonian dialectic – which is what Zeno was trying
to do with his reductio ad absurdum.” Grice: “While Marconi starts alright,
with Frege, he gets entangled with ‘Vitters;’ p’rhaps his innovative approach
is best seen in phrases like ‘il significato eluso’, which may describe my
implicature; but points to an etymology: ‘eluso’ is indeed ‘eluso,’ and means
‘ex-ludic,’ out of the game. The idea being that the game is a simulated fight,
and by eluding a punch from your adversary, you are, well, ‘implicating’!” Professore a Torino, studia con Pareyson a Torino e
con Rescher, Sellars e Thomason a Pittsburgh, dove studia Hegel. Grice: “In Italy, it is not considered Italian to get
your PhD without – not within – Italy. Similarly, at Oxford, you cannot get
your B. A. Lit. Hum. anywhere else if
you want to be regarded as Oxonian. That’s
why I never considered B. A. O. Williams an Oxonian!” -- Noto per i suoi
contributi su ‘Vitters,’presenta diversi risultati, specie riguardo alla
semantica. Su questi temi ha pubblicato “Filosofia e scienza cognitiva
(Laterza). Cura con Ferraris la nuova edizione della Enciclopedia filosofica
Garzanti ed è stato presidente della Società Italiana di Filosofia Analitica. Saggi:
“Il mito del linguaggio scientifico” studio su Vitters, Milano, Mursia, Dizionari e enciclopedie, Torino,
Giappichelli, “L'eredità di Vitters” Roma, Laterza, Lampi di Stampa; “La
competenza lessicale,” Roma, Laterza, “La
filosofia del linguaggio.” Da Frege ai giorni nostri, Torino, Pomba, “Filosofia
e scienza cognitiva,”Roma, Laterza, “Per
la verità: relativismo e la filosofia,” Torino, Einaudi, “Verità, menzogna” –
Grice: “The etymology is an interesting one; since menzogna is cognate to my
meaning, so Marconi actually means ‘truth’ versus ‘trust’ – or honesty versus
dishonesty – seeing that one can ‘lie’ while asserting a truth – provided the
utterer thinks ‘p’ is ‘false’.” Grice: “But this is a commissioned thing, so it shouldn’t count as it is
Marconi discussing with a priest!” Trento, Il Margine,; “Flosofia e professionismo,”
– Grice: “His implicature, and a right one, too, is that philosophy is a
profession, which reminds me of ‘A Room with a view’: “And what, Sir Cecil, is
your profession?” “I don’t HAVE a profession!” -- On the other hand, his translation of my
‘metier’ (mestiere) is an interesting one (The tiger’s métier is to tigerise). Torino, Einaudi,.“La formalizzazione della dialettica”:
Hegel, Marx e la logica,”Torino, Rosenberg); “Guida a Vitters Il «Tractatus»,
dal «Tractatus» alle «Ricerche», Matematica, Regole e Linguaggio privato,
Psicologia, Certezza, Forme di vita. Roma, Laterza, Filosofia analitica, Prospettive
teoriche e revisioni storiografiche. Milano, Guerini, Vercelli, Mercurio, Scritti
sulla tolleranza di Locke, Torino, POMBA, Saggi su Marconi, “Il significato
eluso” saggi in onore di Marconi, numero monografico della «Rivista di
estetica», Treccan Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Intervista di M. Herbstritt, Rivista italiana di filosofia analitica, sito
dell'Università degli Studi di Milano. Diego Marconi. Marconi. Keywords:
linguaggio privato, il significato non eluso, alusione ed elusione, eludire,
aludire, l’alusion elusa, l’aluso eluso. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marconi”
– The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Mariano: l’implicatura conversazionale
– la scuola di Capua -- filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Capua). Filosofo italiano. Capua,
Caserta, Campania. Grice: “I like Mariano: his study of Risorgimento applying
the philosophy of history is brilliant” Fedelissimo allievo di Vera, insegna a
Napoli. La sua indagine e prevalentemente orientata verso
l'interpretazione di Hegel. Si colloca insieme a Vera in quella tendenza che
privilegia l'interpretazione sistematica e razionale. Inserì talvolta temi non
strettamente legati al pensiero di Hegel affermando tra l'altro che la
filosofia deve essere compiuta dalla religione" (Dall'idealismo nuovo a
quello di Hegel, Motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane),
trattando riguardo a ciò che dell'idealismo di Hegel è morto e di ciò che non
può morire", argomento precedentemente trattato da Croce, il quale
risponde aspramente alle argomentazioni proposte da M.. “M. non ha mai capito
nulla di tutto ciò che vi è di più sostanziale in Hegel come non ha meditata
seriamente nessuna grande filosofia; e (ora si può aggiungere) non ne ha mai
letto le opere. Immaginarsi che M. si
afferma hegeliano, mentre sostiene che la conoscenza non è assoluta; che rimane
insuperabile il mistero; che dio esiste fuori del mondo e sarebbe dio anche senza
il mondo; e che la filosofia deve essere compiuta dalla religione! Insomma, ciò
che di Hegel "non può morire" sarebbe ciò che Hegel non ha mai detto
perché affatto indegno della sua mente altissima.» Si schierò a favore
del mantenimento della pena di morte in un dibattito sul tema, in accordo con iVera
(La pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera Napoli. ), uno dei più
autorevoli difensori del mantenimento di questa pratica. È ancora Croce che
commenta con grave disappunto l'argomento. “Notiamo in ultimo che sempre
riecheggiando i vaniloqui di Vera, M. si professa filosofico difensore della pena
di morte: come se la maggiore o minore opportunità di mettere i delinquenti in
segregazione cellulare, o d'impiccarli, ghigliottinarli, garrottarlie
impalarli, costituisse una questione filosofica. Ma Mariano ama tutte le cause
generose; e non è da meravigliare se per esse trascenda persino i limiti della
filosofia.» E anche saggista con un gusto per la "critica della
critica" (cit."Storia Letteraria d'Italia, Balduino") –
filosofica -- non trascurando l'arte che annetteva strettamente alla morale.
Rivolse la sua indagine anche al rinascimento con un Saggio biografico critico
su Bruno La vita e l'uomo. Pubblica nche una monografia "apologetica"
di Vera. La sua produzione fu in un secondo momento soprattutto riferita alla
storia, in particolare la storia del cristianesimo e quella delle religioni in
genere, argomenti affini anche alla materia insegnata presso l'università
napoletana. Non sono presenti particolari innovazioni nella sua ricerca, ma fu
uno dei primi a discutere la tesi proposta da Croce riguardo alla riduzione
della storia al concetto di ‘arte. Saggi: “L’Eraclito di Lassalle: saggio
sulla filosofia hegeliana” (Cf. Speranza e ill suo Grice: saggio sulla
pragmatica oxoniense”), “Il Risorgimento
italiano secondo i principi della filosofia della storia,” ““La libertà di coscienza,” Milano, Hoepli, “Vera.”
Saggio critico, Roma, Civelli, “L'individuo e lo Stato nel rapporto sociale.
Milano, Treves, “Il Machiavelli di Villari,
Roma,” Loescher, (cf. “Il Grice dello Speranza”), Leopardi, Roma, Tip. Botta, La
pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera, Napoli. Carlo Maria Curci,
Milano, Vallardi, Vera. Necrologio, Annuario Napoli, Dio secondo Platone,
Aristotele ed Hegel, Acc. SMP Napoli. Atti, Biografie del Machiavelli, 1Arte e religione, Il brutto e il male nell'arte. Il brutto e il
male nel romanzo moderno, Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel, Motivi,
risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane, La vita e l'uomo, I rapporti
dello stato con la religione, Firenze, Civelli, Il problema religioso in Italia,
Roma, Civelli, La riforma ecclesiastica in Italia, Il diritto, Cristianesimo,
cattolicesimo e civiltà, Papato e socialismo ai giorni nostri. Studio, Roma,
Artero, Buddismo e cristianesimo, La Storia è una scienza o un'arte?, «Fanfulla
della Domenica», La conversione del mondo pagano al cristianesimo, Il cristianesimo
dei primi secoli. Capua, gli ha dedicato una strada, sede, tra l'altro, del
Banco di Napoli. La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta
da Croce, Armando Balduino, Storia
letteraria d'ItaliaL'Ottocento, III,
Piccin Nuova Libraria, Piero di Giovanni, Gentile, La filosofia italiana tra
idealismo e anti-idealismo, Milano, cf. Luigi Speranza, “La pragmatica conversazionale:
tra griceianismo e anti-griceianismo.” Franco Angeli, Paolo Malerba, Luciano
Malusa,, sito della Società filosofica italiana
Guido Calogero, Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Raffaele Mariano. Mariano. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Mariano” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marin: l’implicatura
conversazionale e l’ottimo precettore – la scuola di Venezia -- filosofia
veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo italiano. Venezia, Veneto. Grice: “I like
Giovanni Marin; for one, he loved, like I do, rhetoric – in his own Venetian
kind of way!” Nato dal nobile Rosso Marin, studia con profitto
sotto l'insegnamento di Feltre, dal quale apprese la retorica. Frequenta il
ginnasio, presso il quale recita eloquenti orazioni in encomio agli uomini
illustri veneziani. Si laurea a Padova. Ambasciatore della Repubblica di
Venezia presso gli Estensi e quindi presso Firenze. Rosmini, Carlo de' Rosmini,
Idea dell'ottimo precettore nella vita e disciplina di Vittorino da Feltre e
de' suoi discepoli, Rovereto. Giovanni Marin. Marin. Keywords: l’ottimo
precettore. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marin” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marliani: l’implicatura
conversazionale – la scuola di Milano -- filosofia lombarda – filosofia
milanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “I like Mariliani;
especially the cavalier way in which he refers to philosophers in his brilliant
“De secta philosophorum.” Austin would say that there possibly are sects and
sub-sects!” Fglio del patrizio milanese Castello
Marliani. Studia a Pavia sotto PELECANI. Entra nel Collegio dei intraprese una
carriera nell'insegnamento della filosofia e astrologia. Attivo a Milano e Pavia. Con l'ascesa della dinastia degli Sforza a
capo del Ducato di Milano, appartenente a una famiglia ghibellina, aumenta il prestigio.
Ottiene la concessione in esenzione dei diritti di sfruttamento delle acque del
Secchia nei pressi di Moglia, nel Mantovano.
Alla morte del duca Francesco Sforza, scrisse una lettera al nuovo duca
Galeazzo Maria Sforza in cui dichiara di essere stato richiesto da molti Studi
in diverse città d'Italia, sperando di poter essere trasferito da Pavia a
Milano e di ricevere un aumento di salario. Il Consiglio segreto di Milano
intercedette presso lo Sforza in favore di Marliani, esaltando la sua fama
anche oltre i confini del Ducato. Il duca Galeazzo Maria, dopo alcuni indugi,
acconsente per conferirgli un'assegnazione annua di 1 000 fiorini, il più alto
salario riconosciuto a chiunque nel Ducato. Sotto la reggenza di Ludovico il
Moro ottenne i dazi di Gallarate e della sua pieve. I suoi studi lo portarono
ad essere tra i più grandi scienziati dell'epoca e riuscì a mettere in
discussione Bradwardine e Sassonia. Nel
suo saggio, “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore hyemis et estati
set de antiperistasis distingue la
temperatura dell'organismo dalla quantità e dalla produzione del calore
naturale del corpo e sostenne che la produzione del calore naturale è più
elevata in inverno che in estate. Si reca a Novara dal conte Vimercati, colpito
da problemi respiratori e cura Rinaldo d'Este da una gravissima malattia che lo
colse durante una visita alla corte milanese. Raggiunse i vertici della propria
carriera e presta le sue doti di medico a Federico I Gonzaga. Le opere del
Marliani furono oggetto di studio da Vinci, che lo cita in diverse occasioni
nel suo Codice Atlantico. Ebbe tre
figli: Paolo, Gerolamo e Pietro Antonio, la discendenza del primo dei quali
ottenne all'inizio. Saggi: “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore
hyemis et estati set de antiperistasi,” “Disputatio cum Iohanne Arculano de materiis
ad philosophiam pertinentibus,” “Quaestio de proportione motuum in velocitate,”
“Algebra Algorismus de minutiis,” “De secta philosophorum,” “Probatio cuiusdam
sententiae,” “Calculatoris de motu locali.” Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Giovanni Marliani. Marliani.
Keywords: implicatura, Vinci. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marliani e le
sette filosofiche” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Marotta: l’implicatura
conversazionale di Mario l’epicuro – la scuola di Napoli -- filosofia campanese
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice:
“I like Marotta; the idea of a library for the Istituto Italiano per gli studi
filosofici’ at Via Monte di Dio, 11, is a geniality!” Si laurea con il massimo
dei voti a Napoli, presentando la tesi, La concezione dello stato in Hegel.” Si
interessa presto di storia, letteratura e filosofia, avvicinandosi dapprima
all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Croce, poi fondando
l'associazione Cultura Nuova che diresse organizzando manifestazioni e
conferenze rivolte ai filosofi che richiamarono tutte le più grandi personalità
della cultura Italiana. Incoraggiato
dagli auspici dell'allora Presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei
Cerulli, di Piovani e di Carratelli, fonda a Napoli l'Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, del quale è Presidente. Donato, all'Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, la biblioteca personale, con una dotazione di oltre 300.000
volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importantissimi
apporti al mondo della filosofia ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di
ricerca e di formazione di rilievo internazionale. Ha vinto la sezione Premio Speciale del Premio
Cimitile. Gli è stata conferita la laurea ad honorem in Filosofia
dall'Bielefeld, dall'Università Erasmus di Rotterdam, dalla Sorbona di Parigi e
dalla Seconda Napoli. All'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è stato
conferito, nell'aula magna dell'Roma, il Prix International pour la Paix
Jacques Muehlethaler, "Bidone d'Oro" per la cultura del Movimento
artistico culturale "Esasperatismo Logos et Bidone". G. Capaldo, Fondatore
dell’Istituto Studi Filosofici, su Diario Partenopeo, Claudio Piga (cur.), Per
Gerardo Marotta. Scritti editi e inediti raccolti dagli amici di Marotta, Arte
Tipografica, Napoli, Registrazioni di Gerardo Marotta, su Radio Radicale, Cinquantamila
Giorni de Il Corriere della Sera. Gerardo Marotta. Marotta. Keywords: Mario
l’epicuro, il concetto del stato, il risorgimento – la recezione di Hegel in
Italia --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marotta” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza Grice e Marramao: l’implicatura
conversazionale del kairós – apologia del tempo debito – la scuola di Catanzaro
-- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Catanzaro). Filosofo italiano. Catanzaro, Calabria. Grice: “Surely
Marramao’s theory of time-relative identity is more complex than Myro’s! (Myro
never read Heidegeer and was proud of it, can you believe it! He was born in Russia and studied in the New World – so
that’s understandable!” - Grice: “I like Marramao – he has philosophised on
many things, usually homoerotic: Kairos – the opportune time – and its iconography,
and Jesus against power” Essential Italian philosopher.
Allievo di Garin, si laurea Firenze. Pubblicato Comunismo, laburatismo e
revisionismo in Italia, rintraccia in Gentile la chiave di volta filosofica del
comunismo italiano. Insegna a Napoli. -- è uscito il suo saggio Il politico e
le trasformazioni, nel quale pone a confronto le tematiche del
comunismo/laburismo, con le analisi delle trasformazioni. A partire da “Potere
e secolarizzazione” elabora una teoria simbolica del potere (e del nesso
politica-tempo) incentrata sulla ricostruzione archeologica' dei presupposti
del razionalismo. Fondamentali, nel dibattito politico-culturale e filosofico le
sue collaborazioni a Laboratorio politico e il Centauro. Direttore della
Fondazione Basso-Issoco. Insegna a Roma. Muovendo dallo studio del comunismo italiano
(comunismo e laburatismo e revisionismo in Italia, Austr-omarxismo e socialismo
di sinistra fra le due guerre), analizza le categorie politiche (Potere e
secolarizzazione), proponendone, in dialogo con i francofortesi (Il politico e
le trasformazioni) e con Weber (L'ordine disincantato), una ricostruzione
simbolico-genealogica. Nelle forme di organizzazione sociale si depositano
significati che derivano da un processo di secolarizzazione civile di un contenuto
sacro religioso, ossia dalla ri-proposizione in dimensione mondana o secolare dell'orizzonte
sacro simbolico. Il laico o pro-fano ha il suo centro in un processo di
temporalizzazione della storia, in virtù del quale le categorie del tempo (che
traducono l'escatologia in una generica apertura al futuro: progresso, ri-voluzione,
liberazione, etc.) assumono centralità crescente nelle rappresentazioni
politiche. Su queste considerazioni, riprese anche in “Dopo il Leviatano, Passaggio
a Occidente. Filosofia e globalizzazione, La passione del presente, Contro il
potere, si è innestata via via una tematizzazione esplicita del problema della
tempo, che per molti aspetti anticipa sia le tesi oggi in voga intorno all’accelerazione
e al rapporto politica-velocità, sia i temi della svolta spaziale. Contro le
concezioni di Bergson e Heideggeri, che delineano con sfumature diverse una
forma pura della tempo, più originaria rispetto alla sua rappresentazione spaziale,
argomenta l'inscindibilità del nesso spazio-tempo e, richiamandosi tra l'altro
alla fisica, ri-conduce la struttura del tempo a un profilo a-poretico e
impuro, rispetto a cui la dimensione dello spazio costituisce il riferimento
formale per ri-solvere i paradossi. (Minima temporalia, e Kairós. Apologia del
tempo debito. Lectio
magistralis. Roma Tre, Enciclopedia di filosofia, Garzanti libri, Milano. Figure
del conflitto. Studi in onore. a c. di
A. Martinengo, Casini, Roma, D. Antiseri, S. Tagliabue, Storia della
filosofia, Filosofi italiani
contemporanei, Bompiani, Milano. Roma Tre, su host.uniroma3. Video intervista al
Festival della Filosofia su asia. Giacomo Marramao. Marramao. Keywords: Grice –
ontological Marxism, marxismo ontologico, lavoro e essistenza, comunismo, Kairós – apologia del tempo debito, la
filosofia della storia nella antica Roma, storia lineale, storia circolare,
l’eterno retorno nella scuola di Crotone, Gentile, dopo il leviatano, il
comune. Refs.: Luigi Speranza,
"Grice e Marrameo," The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice e Marsili: l’implicatura
conversazionale del cimento – la scuola di Siena -- filosofia toscana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Siena).
Filosofo italiano.
Siena, Toscana. Grice: “I like Marsili, and the founder of the ‘accademia del
cimento.’ ‘Cimento’ you know, means ‘experiment,’ – only in Florence!” Si laurea a Siena. Insegna a Siena e Pisa. Conosce
Galilei. Dei cimentanti. Le sue convinzioni dichiaratamente lizie gli
impedirono di coglierne lo spirito innovatore. Propone un esperimento per
capire se lo spazio lasciato libero nel tubo barometrico durante l'esperienza di
Ruberti contenesse esalazioni di mercurio. Dizionario biografico degli
italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Alessandro Marsili. Marsili.
Keywords: il cimento. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marsili” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Martelli: l’implicatura
conversazionale -- etica e storia -- l’assassinio di Giulio Cesare – la scuola
di San Marco in Lamis -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (San Marco in Lamis). Filosofo italiano.
San Marco in Lamis, Foggia, Puglia. Grice: “I like Martelli: he wrote on Croce,
Gramsci, and Nietzsche!” Insegna a Urbino. Prtecipato a lungo alla lotta
politica in formazioni marxiste nate a cavallo del Sessantotto. D Ha diretto il
master interfacoltà «Management etico e Governance delle Organizzazioni».
Collabora con MicroMega (periodico). I
suoi studi si sono concentrati su Nietzsche, Gramsci, e di numerosi autori del
Novecento, affrontando alcune tra le più dibattute vicende e problematiche
filosofico-politiche dell'ultimo secolo. Si è occupato di temi di forte
attualità, elaborando l'idea di una filosofia volta ad una critica radicale del
dogmatismo e del fondamentalismo religioso e in generale di ogni forma di
assolutismo che minacci la libertà di pensiero, i diritti civili, le
istituzioni democratiche e la pace tra i popoli. Il suo aimpegno di saggista è
rivolto in particolare alla difesa della laicità, contro l'interventismo
politico delle gerarchie ecclesiastiche e vaticane. Saggi: “La felicità e i
suoi nemici: apologia dell'agnosticismo,” Manifesto, “Il laico impertinente: laicità
e democrazia nella crisi italiana,” Manifesto, “La Chiesa è compatibile con la democrazia?”
Manifestolibri, “Italy, Vatican State, Fazi, “Quando Dio entra in politica, Fazi,
Senza dogmi. L'antifilosofia di Papa Ratzinger, Editori riuniti, Teologia del
terrore. Filosofia, religione, politica dopo l'11 settembre, Manifesto, Il
secolo del male. Riflessioni sul Novecento, Manifesto, Etica e storia. Croce e
Gramsci a confronto, La città del sole, I filosofi e l'Urss. Per una critica
del «Socialismo reale», La città del sole, Gramsci filosofo della politica,
Unicopli, Nietzsche inattuale, Quattroventi, Filosofia e società in Nietzsche,
Quattroventi, Urbino "Carlo Bo" Antonio Gramsci Friedrich Nietzsche
Laicità Il laico impertinente: il blog
di Michele Martelli, su michelemartelli.blogspot.com. Michele Martelli. Martelli.
Keywords: l’assassinio di Giulio Cesare, il laico, la religione civile
dell’antica roma -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martelli” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Martellotta: il deutero-esperanto – la scuola di Bari –
filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bari). Filosofo italiano. Bari, Puglia. Si spira al
lavoro di PEANO (vedasi) per il suo Latinulus o Piccola Lingua Latina,
pubblicato nel libro Latinulus. Grammaticas de Latinula Linguas a Bari. Si
tratta di un caso piuttosto interessante perché si configura come una lingua a
posteriori composta da lessico latino, sistema fonetico italiano e morfologia e
sintassi oxoniana! Ad uno sguardo più attento infatti, si nota che la frase in
Latinulus «Leos abeo crassa capus circumdata cum longa et ticca comas de fulva
colos», in it. il leone ha una grande testa circondata da una lunga e folta
chioma di peli rossi', ricalca in realtà l'ordine sintattico oxoniano (cfr. the
lion has a big head surrounded by long and thick tawny colour); e in questo
inciso l'autore si è spinto oltre, creando una sovrapposizione con l'inglese
anche a livello di lessico, come è evidente in «ticca» - non
giustificabile etimologicamente tramite il latino - e thick. VITO M. __e-&e
c_ * : radi LI LATINULUS
uu Grammaticas. i DE LATINULA LINGUAS E oro de Auctoris I (£ 09 RIPPZZZA i 9° BARI
Stab. Tip. CASINI Via Argiro s
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VITO M. L Aaa 6 € -c@0—€—€&6 A e | i LATINULUS Grammaticas DE
eee LATINULA LINGUAS PARTIS FONOLOGIAS et MORFOLOGIAS O a
È ; (O BARI } Stab. Tip. CASINI, Via Argiro. Il grande
sviluppo materiale e morale che ha avuto
la civiltà nel nostro secolo si deve senza dubbio in gran parte ai rapidi e molteplici mezzi di
comunicazioni che, avvicinando i popoli
più lontani e di diverse nazioni, ne
hanno maggiormente favorito lo scambio delle idee e dei comuni bisogni; però non si può negare che
tale incre- mento sarebbe stato ancora
più agevole se questi popoli, anzichè
servirsi di più lingue per intendersi, avessero po- tato usarne una sola. Convinto di ciò l'illustre Dr. Zamenhof sin
dal 1855 pubblicava come tipo di lingua
unica il suo Esperanto; ma son passati
tanti anni e l’Esperanto non è riuscito a
diventare popolare, forse per le difficoltà ch’esso presenta. Ond’è che io, mosso dagli stessi
intendimenti dello Zamenhof, ho voluto tradurre
in atto un’idea che vagheg- giavo da
qualche tempo, quella cioè di comporre un altro
tipo di lingua che racchiudesse i maggiori possibili ca- ratteri di facilità e tali da renderne più
agevole l’appren- dimento e l’uso. Questa lingua non tende alla. riduzione
delle parole, all’impoverimento della
terminologia e alla composizione
puramente artificiale di essa mediante l’uso di molti pre- fissi e di molti suffissi da scegliersi dopo
un attento esume di riflessione, poichè
in tal caso si perderebbe la bellezza di
una lingua che consiste appunto nell’abbondanza e nella varietà di terminologia per potersi prestare
a tutte le specie di composizioni
letterarie; essa invece tende esclusivamente
alla riduzione del numero di molti vocaboli per le voci femminili, alla soppressione di tutte quelle
regole o voci morfologiche superflue
riguardanti gli aggettivi e i verbi,
senza nuocere minimamente alla chiarezza della dizione, €, sopratutto, alla stabilità di pronunzia e
alla unicità della terminologia. A comporre una lingua che fosse facile nella
fono- logia mi parve rispondessero bene
le leggi della fonologia italiana e per
la facilità della morfologia e della sintassi
quelle della lingua inglese. Bisognava però trovare una lingua che, modellata secondo la fonologia
italiana e se- NOZIONI GENERALI MORFOLOGIA
di maggioranza: plus. ...... +.
quam a pDiù....... di, che plus pulcra
quam cara più bello che caro 40 — di
minoranza: Minus ....... +. quam meno
.......di,che minus pulcra quam cara :-
meno bello che caro 41 Quando il secondo termine di paragone è un pronome personale, questo va al caso nominativo: plus pulcra quam tu più bello di te Superlativo.
Il superlativo è di due specie: |
assoluto il quale si forma aggiungendo
il suffisso ma alla voce dell'aggettivo,
e spostando l'accento di una sillaba verso destra quando
l'aggettivo è sdrucciolo; o diventando
sdrucciolo se l’aggettivo è piano: tristisama
tristissimo dura duro durama durissimo
43 == relativo | il quale si
forma preponendo l’avverbio mdximam o minimam alla voce dell’aggettivo : mdaximam tristisa de minimam tristisa
de il più triste di il meno triste di 44 — L’avverbio froppo si rende con
nimiam: nimiam cara troppo caro 45 — Gli avverbi molto e assai si rendono con
valdeme valdem cara molto caro caro
assai L’avverbio di gran lunga seguito
dal superlativo relativo si rende con
/ongem mdximam : longem màaximan cara
de di gran lunga il più caro di
L'aggettivo una innanzi a parole comincianti per vocale si tronca in un: un 4rboris. un albero un actorisf
un'attrice È Vocabuluse
Adiectivuse. adolescéntisa
adolescente culpabilisa co/pevole
adulta adulto pinguisa
grasso macra magro alta alto
loa basso acerba acerbo ° matura maturo longa /ungo
curta corto diligensa diligente negligensa negligente crassa grosso
subtilisa sottile mbllisa molle dura duro
docta dotto indocta
ignorante stricta strefto lata largo
iuvénisa giovane sénesa
vecchio utilisa utile inutilisa inutile dulcisa dolce
amara amaro virtuosa
virfuoso viziosa vizioso laboriosa /aborioso socorsa poltrone curagiosa coraggioso vilisa vile
f6rtisa forte subdébila
fievole leta /ieto tristisa triste cicura domestico silvAtica selvatico cAinda cortese uncàinda scorfese credensa credente miscredensa mi/scredente audaxa dudace timida fimido
viva vivo mortua morto innocensa innocente dominansa dominante dominata dominato fortunata fortunato infortunata sfortunato cdlida caldo | frigida freddo robusta robusto debilisa debole cara caro
cippa mercato ilarisa
allegro melancolica melanconico \ smuta /iscio
roffa ruvidu mordlisa
morale immordlisa immorale pulcra bello feda brutto
anestética anestetico terapéutica
ferapeutico emetica emetico emisférica emisferico kimica diimico fisica fisico | monomaniaca monomaniaco morbifera morbifero matematica matematico minerealògica minerealogico bactereoldògica batferiologico galvanoplastica ga/vanoplastico idro-eléctrica idro-elettrico | idro-terapéutica idro-terapeutico alba dianco albina a/bino azura azzurro blua blu
cerulea ceruleo, turchino cinérea
bigio, grigio clara chiaro crocea carico flava giallo a flò6rida vivo fulva fulvo Sf indica indaco
nigra nero nuùbila smorto obscura oscuro opaca opaco
orengia aranciuto aluminea di
alluminio amiàntea dl amianto dquea acqueo
argéntea argenteo, d’argento
durea aureo, d’oro beddairea di
ghisa bractéea di /atta calibea di acciaio cartàcrea di cartone cartea di carta cautsciea di caucciù ceméntea di cemento coriea di cuoio cornea corneo cliprea di rame ésea bronzeo férrea di ferro filea di filo purplirea porporino rubra rosso
subnigra bruno violetta violetto viridisa verde gdsea di gas gossipiea di cotone gimmea di gomma idrargirea di mercurio lanea di lana linea di lino marmea di marmo nikélea di nichel 6ssea osseo, di osso pétrea di pietra pilea di pelo platinea di platino sellulbea di celluloide serîcea di seta stinnea di stagno téfea di tufo vimea di vimini vitrea di vetro Exerciziuse I
Scnjvete Je. tre specie di comparativo di 10 aggettivi. II
Scrivete le due specie di superlativo di 15 aggettivi. VI LEXIOS
48 — Numerali Cardinali
Ordinali 0 zero 1/4 uno quartus 1/2 semis
3/4 tres quartus 1 uno prima . 1a
opp.l 2 duo secunda 28,8, 3 tres terzia 3a, III 4 quàtuor quarta = 4r., IV 5 quinque quinta 5a , V 6 sex sexta 6a, VI 7 septem séptima 78» VII ni
8 octo 9 novem
10 decem 11 undecim 12 dudédecim 13 trédecim
14 quatubrdecim 15 quindecim 16 sédecim
17 septéndecim 18 octédecim 19 novéndecim 20 viginta
21 viginta uno 22 viginta
duo 23 viginta tres 24 viginta quatuor 25 viginta quinque 30 triginta 31 triginta uno 32 triginta duo 33 triginta tres 40 quatuorginta 41 quatuorginta uno 42 quatuorginta duo 50 quinqueginta 51 quinqueginta uno 60 sexginta 70 septenginta 80 octoginta.
90 novenginta 100 centum 101 centum uno 102 centum duo 103 centum tres 200 duo centum 201 duo centum
uno 202 duo centum duo 300 tres centum 400 quatuor centum 500 quinque centum 600 sex cenium octava
nona décima undécima
duodécima tredecima quatuordécima
quindécima sedécima septendécima
octodécima novendécima vicéstridiem
I giorno dop’, quòrasem ogni ora, quotidiem ogni giorno, gior- nalmente, qlebd6madem ogni settimana,
quomensem ogni mese, mensilmente,
quannusem ogni anno, annualmente, quoséculem ogni secolo.
211 — Le Locazioni Avverbiali
1) di giorno; 2) di notte; 3) di mattina; 4) di sera; 5) d'inverno; 6) d’estate e simili si rendono
rispettivamente con 1) diesem; 2)
nòctisem; 3) manesem; 4) véspesem; 5) iémisem;
6) éstasem; cioè col rispettivo nome più il suffisso em. Allora le
pa role piane diventano sdrucciole, e le
parole sdrucciole per conservarsi tali
spostano di una sillaba vers» destra l’accento tonico. 212 — Innanzi ad alcuni avverbi di tempo si
usano nimiam e valdem: nimiam sunum troppo presto, valdem serom
molto tardi 70. 213 — VIII - Modi Avverbiali adium addio, aproposim @ proposito, bona
dies buon giorno, bona meridies buon
pomeriggio, bona noctis buona notte, bona vespes buona sera, déniquem insomma, alle corte,
eccem ecco, etcéteram eccetera, giustim
appunto, proprio, graziam grazie, tante grazie,
gràziamam grazie infinite, instam per esempio, nemandim niente, niente affatto, nilominum nientemeno, niente
di meno, nonnem ? non è vero? è vero?
obsécrom per piacere, per favore, orom fi prego, vi prego, la prego, pòzium piuttosto, pozium
quam piuttosto che, quesom di grazia,
per cortesia, rursum di nuovo, salvem salve,
sanem sia pure, sitisem basta, valem arrivederci, arrivederci a..... Avverbi Derivati da Aggettivi
indefiniti 214 — Gli aggettivi
indefiniti si fanno avverbi in quattro
maniere : con l’aggiunzione di un’m, ed allora indicano parte : in dliquam in qualche parte, ex 4Aliquam da
qualche parte versi dliquam verso
qualche parte I con l’aggiunzione di /am dopo aver tolto l’a
finale, ed allora indicano | luogo in idémiam nello stesso luogo, ex aliquiam da
qualche luogo in aliquiam (n qualche
luogo versi néutriam nè verso l’uno né
verso l’altro luogo e l'accento tonico
ssi sposta di una sillaba verso destra.
con l’aggiunzione di es, ed allora indicano vol/fa e l'accento si
sposta di una sillaba verso destra: | N aliquaes qualche volta, complurésaes
parecchie volte IV con l’aggiunta di quem, ed allora indicano
mado, ed in questo caso le parole
diventano piane: | aliquaquem /n
qualche modo, quicunquaquem in RT ‘modo
una quicunquaquem in un modo qualunque ci
Vocabiuluse Substantivuse Professiose Le Protessioni accauntantis 7 ragioniere “advocatus l'avvocato agricultoris l'agricoltore arkitectus /’architetto directoris i/ direttore enginiris /’/ngegnere farmacòpolas i/ farmacista iùdes /! giudice maéstros maestro compositore di musica
magistes (/ maestro médicus //
medico musicistis i! musicista notaris (// notaio poétas /! poeta professoris // professore scribas /o scrivano ‘scriptoris /o scrittore veterinàrius i/ veterinario Endcreftise / Mestieri I i àurifes orefice aurigas cocchiere , armores armaiuolo bdiulus facchino calceolàrius calzolaio cementarius muratore doliàrius botfalu ebenistis ebanista fabes fabbro
falignàrius falegname ‘ furnarius
fornaio Civilisa et Religiosa
Dignitase arkiepiscopus
arcivescovo canònicus canonico cardinalis cardinale cOnsulis console czaris czar
députis deputato diaconus diacono episcopus vescovo S imperatoris imperatore Tituluse
baronetiis baronetto baronis
barone Cavaliris cavaliere commendatoris commendatore contes conte gidineris sf/pettaio litografus /ifografo orologiàrius orologiaio printris stampatore sartoris sarto Servus servo
tipégrafus f/pografo tonsoris
barbiere vasculàrius vasaio vitràrius vetraio Dignità civili e religiose ministris ministro piris pari (inglese) pontifes pontefice presidentis presidente pristis prete regis re
senatoris senatore sindicus
sindaco sultanus su/fano Titoli
viukis duca markios
marchese principis principe viscontes visconte Exerciziuse
Commodate mibis, quesom, vostra librise. 2 - Tu legeo et scribeo raram, quio tu non esseo diligensg. 3
- Plemquem. vos exio Domendies per
deambulare. 4 - Quotidiem go recipeo niuspepes
et una quotidiana Revius. 5 - Iemisem go
viveo sempem in urbis et estasem go io
ad contris in una pulcrama villas. 6 - Vos io ad scolas
anxiem quio vos non abeo discetum benem vostra lexiose. 7 - Nos audio libentem sonus de pianofortis et cantus
de tua soros. 8 - Tu affirmao inmeritom
ke ces ludus esseo dividiosa, erursum iddis esseo delectabilisa. 9 - Erimanim go punivi severam
aliqua molesta scola- rise. 10 -
Nuncodiem socialisa equalitas \esseo certam completum. Giustim nunc treinus
adventao ex Roma et mea consobrinuseiî
advenibo, quisef abivi quinque mensis abincam. 12 - Crammanim nos abibo et poscramvespim nos redibo per
venire tecum ad cinemas Proxima ebdomadas nos abibo per Napoli et inteream nos
restabo in ica otellus. 14 - Graziamam
per magna bonitas vos abeo per me. Compluresaes nos abeo accordatum ica
strumentus et nunc nos sonabo. 16 -
Adpresem nos abitao in contris, sed quatuor mensis abincam nos essebam at Roma. Go
non posseo acceptare tua propos statim. 18
- Identidem nos legeo vostra conrespondenzias Aproposim, quandom redibo tua
patris? 20 - Poscrammanim. Valem
cram. Il Componete e traducete 10 proposizioni
usando le regole di questa
lezione.LEXIOS Congiunzione Le congiunzioni sono: Alternative Conclusive
Disgiuntive Avversative Condizionali Finali Causali Consecutive Temporali
Comparative Copulative Dichiarative Concessive Correlative Asseverative Diamo
qui per ogni classe una lista delle più comuni: Congiunzioni Alternative aut... auto0...0,0...0vvero,0...Oppure,o...0
piuttosto et...ete...e,sia0... sia, sia
che; nec... necnè... nè num...aut
se...0; Ssivo.,.,.sivosiache...sia che; tamo... ke tanto che, tanto . .. da; tamo . . . quamo
fanto . . . quanto. Congiunzioni Avversative alito altrimenti, se no, intequo anzichè,
piuttosto che, atquo d’al- tronde,
d’altra parte, per altro, àutio poi, cetero del resto, cummo mentre, laddove, dove per l’opposto, enimvero
in verità, per verità exepto eccetto,
fuorchè, tranne, salvo, ideo se non che, iétto eppure, pure, immo, anzi, lesto per paura che,
nilosecio, nondimeno, quam- viso
nonostante ciò, ciò nonostante, quonio però, sed ma, tameno tuttavia, pure, con tutto ciò, tametso
malgrado, uereso inquantoche, utcunquo
comunque. Congiunzioni Causali céumo
siccome, dacchè, cumo giacchè, conciosiacchè, cur? perchè ? per quale ragione? (domanda), enimo poichè,
dal momento chè, éinto a causa di, per
cagione di, quando quando, una volta che,
quio perchè per la ragione che, (risposta). Congiunzioni Comparative ao come, qualmente, aom if come se, idesto
cioe. prouto secondo che, a seconda che,
quaso quasi, quippo in quanto a, tanquamso non
altrimenti che, tillo finchè, utcunquo comunque, véluto quasi che. Congiunzioni
Concessive etso benchè, evenifo
quarid’anche, eziamso ancorchè, liceto ammesso
che, concesso che, quanquo sebbene, quantunque, quandio per quanto, quidemo densi, invero, per verità,itino oh
se, volesse ll cielo che. Congiunzioni Conclusive ergo dunque, adunque, éteno infetti,
idcircom quindi, ideo perciò, itaquo
pertanto, préindo /aonde, proptéreo a causa di ciò, in se- guito a ciò.
vI- Congiunzioni Condizionali
if se, qualora, modo purchè, num se 0 no, se 0 meno, quodso che se, nel caso che, siquido se pure.
Congiunzioni Consecutive consequentlo
per conseguenza, néduo in quanto, in quanto che, obcduso di guisa che, cosicchè, tanto che, di
modo che, in guisa che, quamobro per il
che, per la qual cosa, per la qual ragione,
tumo cosi, in tal guisa, di tal guisa. Congiunzioni Copulative bisdido /noltre, e per di più, oltre a ciò,
et e, et ezio ed anche. nonchè, ezio
anche, pure, ito altresì, ancora, ke che, nitro neanche. | neppure, nemmeno, quoquo perfino, finanche,
anche. X - Congiunzioni
Correlative a0 ezio come pure, quoquo if
anche se, soéso tanto da, così da, in
modo da. Congiunzioni Disgiuntive
aut 0, ovvero, oppure, nec nè, sivo sia. Congiunzioni Finali É dummodo a condizione che, purchè, pur di,
solo che, it se, unlesso a meno che non,
ut affinchè, perchè, acciò, acciocché, per. Congiunzioni Temporati déneco fino, finchè, fintanto che, dum
mentre, nel mentre che, exquo dacchè, da
quando, postquo dopo che, priusquo prima che,
prima di, avanti che, vixdo appena che, come. Congiunzioni
Dichiarative utetsto è quanto dire, è
tutto dire, vidélicio cioè, cloè a dire, vale
a direCongiunzioni Asseverative
éteno infatti, rapso in effetto, in sostanza. Vocabiluse
Substantivuse Teatrus Teatro agnosterius /eggio, applausus applauso,
artistis artista, a-solos a sola, aulis
urlo, baritonus baritono, bas basso, boxis palco, ceris sedia, comedias commedia, contraltus contralto,
coristis corista, corus coro, dramas
dramma, duettos duetto, fars farsa, fiskius fischio, ingressus Ingresso, librettos /ibrefto, melodramas
melodramina, operas opera, . operettas
operetta, orkestras orchestra, parva-poltronis poltroncina, pianofortis pianoforte, pittis p/atea,
poltronis poltrona, proscenius boxis
palco di proscenio, quartettos quartetto, quintas quinta, rous fila, siparius s/pario, sopranos soprano,
spectatoris spettatore, stegis
palcoscenico, tenores tenore, terzettos terzetto, tikettis officius
ufficio dei biglietti, tragedias
tragedia. ‘15 Exerciziuse
I 1 - Aut vos abio odiem aut
vos abio cram sempem vos adven- tabo
tempim in vostra taunis. 2 - Alumnuse non studevi omninom et consequentlo los non essevi promovetum. 3
- Go preferreo facere una naisa
deambulazios in vostra viridarius antequo ludere cum mea ‘comese at clubis. 4 - Mea sorose colligebam
sempem omnisa flose in lostra viridarius
exepto rosasef per timoris de spinase. Go ve-
nibo et prandebo tecum, sempem, quonio, if vos venibo posteam ad teatrus cum me et mea fratris. 6 - Cur fleo
tu, beibisf?. Quio mea mammas abeo
punitum mef. 7 - Quanquo is esseiam maiora quam . go, ietto go occupao un officius ‘superiora
ad suus. 8 — Utino tua: patris
invenirem illa cartase quemise is perdevi nusterzium. 9 - De- livebote: tu mea literas ad professoris et
bisaido dicebote isbis venire cram. 19 — Quasom omnisa mulierise amao giuellise et pulcra
stoffise, ideo losf spendeo libentem
lostra nummus in similisa emoziose. 11 - Doneco is
essebo bona mecum go essebo bona iuscum, sed vixdo is mutabo, go mutabo' eziom. 12 - Cur non abeo tu numeratum omnisa ica librise priusquo conservare iddiuse?. 13
- Quio go delivevi ca- talogus ad
directoris et go non abebam abetum tempusantim. 14 Nostra directorisf esseo
affectuosa et instrueta, quamobro convicto-
risef amao et respectao iusf. 15 - Quesom voleo vos dicere mibis ubim go debeo postisare ica literase?. Enimo
go debeo ire ad stazios go postisabo
iddiuse illikim. Graziamam, tu non possebam
reddere mibis, eteno, una maiora favoris. 18 - Aom vos sapeo, so abibo cram, et if vos posseo venire mecum
abite nos simulim. 19 - Fu abeo facetum
tua ona diutis, quoddis utetsto. 20 - Dummodo .nos organisarem ica magna societas nos esseo
disposita facere omnisa sacrificiuse.
Componete e traducete 10 proposizioni usando le regole di questa lezione. LEXIOS Preposizione 231 — Diamo una lista delle principali
preposizioni: érgai a, verso (morale),
ad a (luogo determinato), inviti malgrado,
ab da (agente), ex da (provenienza), at a, in (stato in luogo) de di, in in, cum con, per per, ob per, a
cagione, a causa di, cò- rami /n
presenza di, In faccia a, duransi durante, butforri se non fosse per, se non era per, infri fra, fra,
intusi entro, intomi -in (verso dentro),
instari come, a guisa di, a modo di, peni presso, in cura di, prei rispetto a, proi pro, a favore di,
propteri mediante, propti lungo,
quateni in quanto a, in quanto, quanto a, secundi secondo, troduti per tutto, attraverso tutto, ténusi
fino, fino a (di luogo), usqui fino,
fino a (di tempo) versi a, verso (luogo indeterminato). Tutte le altre
preposizioni si formano dagli avverbi ri
spettivi. togliendo l’m a quelli che terminano in im, ed aggiungendo If a tutti gli altri avverbi che non
terminano in im: I monosillabi , restano
intatti: circumi intorno a, contri
contro di,incontri incontro a, invici invece
di, propi vicino a, \inami insieme con, sub sotto. Interiezione di Affermazione édepon appunto!, ndenen affé mia! davvero!,
perdéon perdio! Li | di Avversione dpagen via di qua!, cùion oibo!, infandum
orrore! prùin via! | mibis mi ) scilicen “ tibis den tl |; sta! | isbis gli \
» 235 = di Carezza e d’Incoraggiamento
agen suvvia!, benen bene!, dudun orsu!, eian su/!, éusan bravo! elisaman benissimo !, eugen coraggio! optiman
benissimo! utinan Dio voglia, vabrodan
da bravo ! 236 — di Dolore ensun akime!, pron ahi! . a di Gioia È | bafon abbasso!, vion viva! di Meraviglia emen fo! davvero!, lon ah! oh! di Minaccia
ciden accidenti!, vien guai! Vocativo
éun Hel: 0 0, odon o/a, quiritomon accorruomo. Vocabiuluse
Substantivuse ; Ces Ludus Giuoco
degli Scacchi ; albus blanco,
biscioppis alfiere, ceckis scacco, cecmetis scaccomatto, ces scacchi, cesbordis scacchiera, columnas
colonna, fegatellos fega- fello, frustus
pezzo, gambettos gambetto, latusculus fianchetto, les . legge, ludus giuoco, mozios movimento,
naitis cavalio, nigrus nero, partitas
partita, perdezios perdita, ponis pedone, quinis regina, re- gis re, rous fila, squeris casella, tractus
tratto, turris torre, turri- sare
arroccare, turrisazios arroccatura, vincezios vincita. Exerciziuse Pietas ergai infelixa omose
indicao bona animus. 2 - Nos ibam ad
directoris leta abere completum nostra diutise. 3 - Propi vias geritis impingebam flose ad victora
soldatuse. 4 - Pron, tu abeo ‘ calcatum
mea callus, ensun, quanta doloris go sentio! 5 - Alumnuse clamabam: vion regis! bafon inimicuse! 6 -
Lon, tu ikim, mea bona amicus! Eusan. 7
- Eian, eugen, iuvenise; vos abeo facetum vostra ona diutis et essebote premiatum. 8 -
Vabrodan, mea filius; essete tusempem
onesta et loiala et tu essebo amatumì et estimatum. 9 - Vaen tibis if tu non abeo itum ad scolas, dicevi
matris ad sua parva-filius. . 10- Cuion;
moderna societas estimao potissimam denarius, sed non ingenius, nonnem? 11 - Propteri mea auxilius
tu abeo superatum ‘ felixam tua examese.
Terras turnao circumi solis. diceo nobis
sScienzias,. et non viceversam. 13 - Multa aquatica plantase nascio propti ica flumes. 14 - Inviti mea consiliuse
atollim contrillum, is non ivi ad scolas
et consequentlo is essevi severam punitum. 15 - Ob mala uetris tota messis essevi perdetum. 16 -
Utinam in tota mundus rediiam pas. 17 -
Pron quanta luctuse ica bellus abeo generatum.
Ensun! quis dabo pas ad tua opprimeta spiritus ? 19 - Emen! abeo tu vincetum ica pulcra donus at lotteris
de beneficenzias? 20 - Ciden, quesa
aquas! Iddis luccao una diluvies.
Il n Componete e traducete 10
proposizioni usando le regole di questa
ezione. PARTIS SINTAXIS BI
ug SINTAXIS I LEXIOS
Nomes + 1 —.Il sostantivo, quando è soggetto della
proposizione, pre- cede il predicato
normalmente, tanto nelle frasi affermative quanto nelle negative, segue cioè la costruzione
diretta. una puerisf non possebam
previdere talisa rese ma non si deve
dire non possebam una puerisf previdere
. I casi in cui il soggetto può essere posposto al verbo sono tre:
I - coi verbi dicere, exclamare, refragare, respondere e simili, quando questi seguono le parole dette,
esclamate, ecc. .bona vespes, dicevi mea
soros benem! optimam! refragavi
coquus II - quando la frase comincia con
un avverbio o con una forma avverbiale : quam magna esseo vostra bonitas! quam pulcra essevi vostra matris in sua
iuventus | IIIl'- quando si vuole
sopprimere la congiunzione if che prescce
il congiuntivo dei verbi indicanti un desiderio: esserem mea patris tam divesa quam
vostrus aberem tua fratris tua intelligenzias Il sostantivo, quando è complemento oggetto,
segue il predicato normalmente, dopo di
esso vengono gli altri complementi. Oltre alla detta costruzione secondo la
regola generale, possiamo usare un’altra
costruzione speciale che consiste nel far pre-
cedere il complemento di termine, privato dell’ad, al complemento oggetto :
date illa pueris tres pennas
invece di date tres pennas ad illa pueris ; cur non dao vos illa
equus soma seges? invece di cur non dao vos soma seges ad illa
equus? Ma questa costruzione non si deve usare quando lo stesso verbo regge due complementi di termine: go mittevi soma liquoris ad tua fratris et un
armillas ad tua soros 6 — I sostantivi
che indicano /a causa o l’effetto di azioni
piuttosto particolari, si rendono in italiano con l’infinito presente
dei verbi della stessa natura: discoveris de illa secretus divesavi
ius lo scovrire quel segreto lo arricchi lo scovrimento di quel segreto
l’arricchi vostra itus essevi
inutilisa il vostro andare fu
inutile la vostra andata fu inutile
SINTAXIS I sostantivi derivanti da temi verbali e terminanti in z/os indicano /a maniera di eseguire l’azione o
l’atto di esecuzione, e si possoho
rendere sia con l’infinito sostantivato, sia col sostantivo della stessa natura: vostra izios esseo ponderosa t{ vostro andare è pesante la vostra andatura è pesante discoverizios de illa secretus essevi
difficilisama lo scovrire quel segreto
fu difficilissimo lo scovrimento di quel
segreto fu difficilissimo I verbi sostantivati all'infinito presente preceduti
da un, aggettivo possessivo, terminanti
in fs o /sf si rendono coi corrispon-
denti verbi italiani sostantivati all’infinito presente e l'aggettivo
posses- sivo si cambia nel pronome
corrispondente: vostra facereis icus
non esseo iusta Il fare voi ciò non è
giusto vostra facereisf icus non esseo
iusta il fare voi (donna) ciò non è
giusto. Lo stesso procedimento si segue per i verbi sostantivati all'infinito passato preceduti da un
aggettivo possessivo: mea abere
facetumis l'aver io fatto tua abere
essetumis /’esser tu sfato tua abere
essetumisf l’essere fu stata vostra
abere essetumisef amicusef de illa omos
l’esser voi state amiche di queil’uomo
vostra abere essetumise amicuse de illa omos l'essere voi stati amici di quell’uomo. Usus de Substantivus Il sostantivo al
vocativo può essere usato con o senza
l’interiezione 0/ o mea matris!
go amao tef o madre mia! t'amo mea filius! velleo tu deserere mef? Invece dell’o si possono premettere al
vocativo i pro- nomi personali: salven, tu, omnipotensa Deus! 12 — Alle volte il sostantivo astratto si può
usare per il con: creto: Ù
celebritas per celebrisa omos
existenzias » —personis
officialitas » Cfficialise
servitus , Servuse umanitas 3;
omose SINTAXIS ea 13 — Il sostantivo si usa come complemento
avverbiale per determinare l'estensione
di spazio e di tempo, e il valore delle cose:
una vias tres kilometris longa
bellus duravi quatuor annus illa
laboris costavi multa denarius illa
libris costao lirase 16.75 Nelle denominazioni e nelle specificazioni il
sostantivo generalmente si appone ad un
altro sostantivo: Luigi Amendolara
(idesto Luigi de familias de Amendolara-se)
Borghese Villas in Roma; Thames flumes; Victoria lacus Usus de Pluralis de Substantivuse LI I
nomi di derrate, materie, sostanze e simili si usano al plurale quando si vogliono indicare
qualità diverse della stessa so- stanza,
quantità o complesso di parti di essa, gli oggetti e gli uten. sili fabbricati della stessa materia: i negoziatoris in vinuse et liquorise sciainate aluminise de areoplanus I sostantivi astratti come adversucas,
amenzias, amoris, arbitrius, beatitas,
bonitas, divizies, dulcitas, fortunas, generositas, in- diligenzias, insolenzias, invidias, malitas,
mortis, nativitas, negligenzias,
nequizias, odius, origos, pulcritudos, timoris, veritas, vindicazios e
si- mili possono usarsi al plurale,
quando con essi vuolsi indicare diversi
atti, casi, maniere, manifestazioni, specie di una stessa idea. La proprietà, le cose possedute da ciascuna
persona o da ciascun oggetto nominato
precedentemente in una proposizione si
usano al plurale solamente se indicano cose distinte, numerabili e prese in senso distributivo : clounise tingeo lostra faciese milese adaquao lostra equuse convivase deponevi lostra pileuse omnise tollevi lostra capuse 18 — Le cose uniche, però, o non numerabili
restano al sin-. golare : scolarise ostendevi tota lostra diligenzias petizios de negoziatorise essevi acceptatum
Alcuni nomi, presi in sè stessi, vanno per lo più usali solo al plurale; ma se si vogliono
specificare separatamente allora vanno
al singolare. I Eccone i più
comuni: alase ali, aurise orecchi,
abenase redini, brakiuse braccia, calca-
neuse-calcagni, calceuse scarpe, caligase calze, capilluse capelli,
ci- liuse ciglia, circinuse compassi,
conspicilluse occhiali, cubituse gomiti, dentise denti. digituse\dita,
diviziese ricchezze, talculise artigli, fau-
cise fauci, femoralise calzoni, forficese forbici, genuse ginocchi, lebase zolle, glovise guanti, graziasaxiose
ringraziamenti, lentise enti (occhiali),
manicese manette, manuse mani, narise narici, no- tiziase notizie, nupziese nozze, oculuse
occhi, pese piedi, pincise pinze, poise
zampe, pulmose polmoni, pulsuluse polsini, reilise rotaie (fer- roviarie), scefise covoni, soccuse pantofole,
spicase spighe, subliga culuse mutande,
superciliuse sopracciglia, taxilluse dadi, vectise stanghe, vestise vesti. 20 — I nomi di membra o parti del corpo
possono essere usati al singolare nello
stesso senso del plurale: oculus esseo
una valdem delicata organus I sostantivi folius, fructus, lignas, mercis e
piscis pos- sono prendere al singolare
significato collettivo ed essere usati invece
del RIZZA Usus de Piuralis de Propria Nomese Il plurale dei nomi propri
si torma in due modi; I - se il nome
termina in ssi aggiunge solamente l'e preceduta
da una lineetta IT - se il nome
non termina in s si aggiunge se, preceduta dalla lineetta :
Jeffries-e, Johnson-se, De Amicis-e, Carducci-se 23 — in entrambi i suddetti casi se il nome’
è sdrucciolo al prc si sposta di una
sillaba verso destra l'accento tonico, se poi
piano diventa sdrucciolo:
Kurtanos Kurtanos-e, Thegetoff Thegetoff-se 24 — Il plurale dei nomi propri si usa: I - per indicare le persone, le famiglie,
gli individui dello stesso nome,
specialmente quelli d'importanza storica, e il nome delle opere fatte dagli Autori, in figura di
metonimia: Brown-se non abitao plus in
ica domus Quanta America-se esseo
terem? Roma esseo urbis de
Caesar-se Tu possideo multa Dante-se et
pauca Raffaello- se II - per dare
maggiore enfasi e per mettere in più ‘evidenza un personaggio:
| credeo vos ke omnisa Basilio-se esseo infamisa ? per adoperare il nome
proprio come tipo di tutta una classe di
persone, di una virtù, di un vizio, ecc., in figura di antonomasia: Seculus de Barinto-se, de Tantalo-se, et de
Acroto-se . Ma se al nome proprio segue il titolo della parentela o del grado, il nome resta invariato e il
titolo si fa plurale: Dominusef et Mise
Cassel essebam nobiscum Generalise
Trickbuck essevi assumetum ad commandis
tu possideo sex copias de operase de Dante « et duo quadrus de Raffaello.
SINTAXIS I nomi Fratrise e Sorose, nelle ditte ‘commerciali, ven- gono posposti al nome proprio: Robertson Fratrise abeo fallitum Greenfield Sorose abeo fallitum 27 — Tutti i sostantivi, aggettivi. o avverbi
italiani che sono usati nella grammatica
della musica, e tutte le parole prese come
esempi vanno trattati a guisa dei nomi propri: duetto-se, terzetto-se, multa “ affettuoso-se
,, “ pianissimo-se ,, pauca vodka-se,
Ali-se, Calif-se Exerciziuse Corrigete eventuala errorise in sequensa
proposiziose: 1 - Flumes Mississipi et
Missouri esseo in America. 2 - Fratrise
Westend esseo fallitum. 3 - Date ad illa puerisf soma panis. 4 -
Clou- nise tingevi facies et manuse. 5 -
Mis et Dominusf Brillo-se esseo bonama
mulierise. 6 - Abere essetumisf vostra amicusf de
illa omos generavi ruinas vostra. 7 -
Abivi patris et filius quio non possebam
supportare miserias. 8 - Sorose Mirback-se abeo abelum malama stoffise. 9 - Scolarise! Ostendete sempem
tota diligenziase vostra 10 - Montis
Everest esseo maximam altama de mundus.
Il 1 - Bona dies, bona dies,
mea filiuse, respondebam caindam ma-
gistes. 2 - Date illa puerisf soma calida aquas. 3 - Doctoris, vostra itus essevi valdem utilisa. 4 - Tua abere
essetumisf inimicusf de mea soros essevi
tibisf valdem damnosa. 5 - Conflate vius, vos slevise, et rumpete vostra catenase! 6 - Ica servitus non
esseo valdem fidelisa ad lostra mastris.
7 - Quam terribilisa essevi terremotus de 1908 in Italia: 8 - Tu mittevi duo columbus ad tua
soros et uno agnulus ad mea fratris. 9 -
Domazios de illa equus essevi una difficilisama
pensus, 10 - Vellerem tua soros mea manus, isf reddeverim me
felixa. III Sequindum regulase datum in ica lexios componete
et traducete 10 proposizios. IV
Traduxios Egregia luvenise, essete bona et studiosa. Icus esseo consilius quemis go dao vobis cum
ica mea prima literas. Colete valdem
bonitas, quis includeo educazios et amate stu-
dius, quis includeo laboris. Vos quise studeo et video quanta
sacrificiuse vostra parentes faceo per vius, date sempem bona exemplus ad ius quis esseo minora et minus docta quam
vos. Cogitate ke odiem vos esseo
iuvenisa, sed brevim vos essebo omose, et ideo vos debebo scire aom actare et ao omose et ao civise
existensa in caos de vitas. Non uostate
vostra tempus in parva insolenziase et in scolastica parva despectuse; non quatete vostra
sciuldrise, aom if vos dicerem: “ques
refertao nobis? ,,, quandom vostra professorise increpao vius. Los faceo icus quio los amao vius et quio los vellen
directare vius per bona ites. Auscultate et respectate lius.
Ét tam minus calamistrate vostra nasuse
mibis, quis scribeo icus vobis. Inteream go salutao vius cordialisam. Vostrus
V. M. LEXIOS Adiectivus II posto
degli aggettivi è sempre davanti al nome a cui
si riferiscono, anche quando sono preceduti da avverbi: un altam respectabilisa personis 29 -- L'aggettivo va dopo il nome: I - quando è complemento di numero e si
riferisce ad un so- stantivo determinato
che fa da soggetto; e quando l'aggettivo spiega
ln qualità del sostantivo a cui si riferisce: foliuse abeo pediculus longa et
subtilisa omos bona per nils makinas
utilisa ad omnise perchè se l’aggettivo
è inderminato allora si segue la regola generale: foliuse abeo una longa et subtilisa
pediculus Il - quando è apposizione, ed
allora l'aggettivo diventa sostantivato:
Vittorio Emmanuele III (terzius), regis de Italia George VII (septimus), regis de Ingland Cato Maiorus, Cato Minorus, Alexander
Magnus, Plinius Iuvenis, Roberto
Magnanimus IIl - in alcuni termini
commerciali: Notarius Publica,
Procuratoris Generalisa, Consulis Generalisa, Eques Frransa, Cortis Marzialisa, Principis
Regensa, Cauntis Currensa. 30 —
L'aggettivo va dopo il verbo: I - quando
è predicato nominale, cioè quando trovasi dopo uno dei verbi apparere, essere, fierire,
luccare, morire, nascire, remanere,
vivere. Il - quando trovasi dopo
una delle voci verbali : essere
creatum, credetum, declaratum, estimatum, facetum, iudicatum, proclamatum, putatum, seligetum, vocatum.
Dueo più aggetiivi riferentisi allo stesso nome lo pre- cedorfo tutti in ordine decrescente, cioè si
mette per primo quello su cui
maggiormente si vuol richiamare l’attenzione:
Latinulus ao internazionalisa officialisa supplementus 32 -- Alle volte trovansi due sostantivi uno
di seguito all’altro, senza nessuna
congiunzione o lineetta che li congiunga. In tal caso SINTAXIS il primo sostantivo fa da
aggettivo al secondo. Ciò si usa fare quando
si vuole indicare l’uso a cui un oggetto serve; la provenienza, il
luogo e il tempi a cui gli oggetti o le
persone appartengono. Queste locu- zioni
si rendono in italiano con le preposizioni a, da, di, usate nello stesso significato. London et New York postuse esseo maxima; New
York scaiscre- pese esseo altama; scolas
scamnus; manes niuspepese; una vaporis
makinas; tabulas. mantiles; maris aquas; una vinus ciatus. Ma quando si
vuole specificare bene la cosa allora si
usa la costruzione diretta:
scamnus de scolas, mantiles de tabulas, aquas de maris, una ciatus de vinus. Altre volte possono trovarsi più
nomi che si seguono senza alcuna
preposizione fra loro; tutti i nomi, meno l’ultimo, sono aggettivi che indicano la qualità, il
carattere dell’ ultimo che forma
l'oggetto di cui si parla. Queste frasi si rendono in italiano
comin- ciando dall’ultimo nome e
collocando gli altri secondo il senso e po-
nendo le proposizioni o le parole che sono richieste: ‘Panama Canalis Companis, New York et London
Vaporis Navi- gazios Companis, Molvas
Epas Oleus, Assam et Calcutta Tis Companis. Un grandissimo numero di
sostantivi, specialmente quelli che
indicano le parti del corpo e dei sensi, le parti e la forma delle cose, possono fungere da aggettivi
mediante una lineetta fra essi e
l’aggettivo che per lo più li precede:
una longa-crus omos un uomo dalle gambe lunghe una curta-crus omos, una curta-visus
omos u.id rubra-capillus puerisî, una
subnigra-carnazios mulieris Il nome proprio si congiunge con l’aggettivo
mediante un nome indicante il genere,
quali omos, urbis, e simili: Socrates,
sapiensa omos i! sapiente Socrate
London, populosa urbis, Columbusf, timida animalis Substantivata Adi.ctivuse Gli aggettivi si
sostantivano in due modi: 1 - quelli che
termino in sa perdono l’a: dives //
ricco equalis /'eguale tristis // friste
II - tulti gli altri perdono l’a finale ed in sua vece prendono us: bonus i/ buono —malus // cattivo poeticus il
poetico pulcrus il bello tenaxus il
tenace verus il vero I Numerali cardinali si sostantivano aggiungendo is
alla voce del numerale cardinale e
spostando l’accento tonico di uno 0 due
posti verso destra. a seconda che il numerale è piano o sdruc- ciolo :
una duois un paio, aliqua decemise alcune decine compluresa duodecimise a/cune dozzine pauca vigintaise poche ventine, multa
centumise molte centinaia una milleis un
migliaio. RR | SINTAXIS Gli aggettivi
sostantivati si adoperano: I - per
qualificare una classe, condizione, specie intera di per: sone sia al singolare che al plurale: dives, pauperus, pulcrusef, fedusef, doctus,
stultus, divese, pauperuse Il - per
indicare un individuo qualsiasi, o una persona ricordata in precedenza. In questo caso possono
funzionare da sostantivi anche gli
aggettivi verbali: avidus; sceleratusef;
tum amentis procedevi in sua ites tum
vocatusef aperivi ostius Ill - per
indicare un concetto astratto: pulcrus
bonus Verus IV - e come pronomi: date mibis pozium alba libris quam
rubrus V - per specificare individui e
linguaggi delle varie nazionalità:
Italianus esseo difficilisa . Ingliscius esseo facilisa Latinulus esseo facilisama , Italianuse et
Inglisciuse 40 — Gli aggettivi se si
trovano nella seconda parte di una
proposizione e si riferiscono ad un nome espresso prece dentemente sia questo di persona o di cosa distinta e
numerabile restano agget- tivi e il
secondo nome resta sottinteso: icamanim
quatuor Ingliscia toracatus et tres Italiana abeo adventatum Ma se gli
aggettivi suddetti si riferiscono a nomi di cose numerabili, come valori, materie, sostanze e
simili, allora si sostan- tivano: acerba fructuse non esseo tam sana quam
maturuse utite solam rubrus antequo
viridis aut violettus Alle volte il nome si pone all’ultimo: in nostra vitas nos incontrao aliqua bona et
aliqua mala personise Gli aggettivi sostantivati seguono tutte le regole
dei sostantivi. ì Relativa Adiectivuse Un aggettivo
relativo vien reso in in italiano coi corri
spondenti pronomi nei vari casi in cui esso è adoperato: Verdi, quisa omos abeo noscetum commovere cum
sua musicas Verdi, uomo il quale Verdi,
cuia omos multa rese esseo dicetum
Verdi, uomo del quale.... Verdi,
quemisa omos go amao Verdi, uomo il quale. Galiteo Galilei, grandisa omos,
cuisa genius nos debeo multa disco-
verise . ...,UQl genio del quale. Il pronome relativo: diventa aggettivo
anche quando precede il nome: electorise eligevi una cifis, quisa cifiss.../ quale capo n È » 0» » Cuia > 3 + + + del quale capo si = +», Cuisa 3». QI quale capo , quemisa € , ,... dl quale capo London et New York, ‘quisa ambusf esseo
maximam magna urbise de mundus . .. . «
+ + le quali sono entrambe . SINTAXIS Comparativus Quando si deve formare il
comparativo di un aggettivo o avverbio
eccettuato e di uno regolare riferentisi entrambi allo stesso sostantivo, può derogarsi dalla regola usando
il plus una sola volta dinanzi ad
entrambi i termini: plus bona et
familiarisa quam... plus propim et familiarisam quam. Quando la frase non ha il
secondo termine di para- gone
l'aggettivo precede regolarmente il nome:
una plus dividiosa canzios essevi nunquam auditum nunquam vos invenibo una meliora opportunitas
Ed anche quando il secondo termine di paragone è dato l'aggettivo può precedere il nome: go non nosceo una puerisf plus pulcra quam
vostra neposf Opp. go non noscéo una
plus pulcra puerisîf quam vostra neposî
9 Per dare maggior enfasi alla
frase si può ripetere il plus e il minus
del comparativo interponendovi la congiunzione ef: egrotus fieribam plus et plus pallida . +. +
sempre più pallido x minus et minus . .
+. . Sempremeno ,, feritus fieribam plus
et plus fortisa, aut minus et minus fortisa Quando il secondo termine di
paragone è un verbo questo va sempre
nella forma positiva: bellus essevi plus
longa quam gentis putabam . .. non credeva
51 — Per dar maggiore enfasi alla frase, due comparativi di- pendenti fra loro sia nel senso diretto che
inverso si possono stac- care dal p/us
intromettendo fra le due voci il soggetto e il predicato: plus go esseo indulgensa plus tu fierio
indiligensa minus ,, , Ù minus, , plus go esseo indulgensa minus tu fierio
studiosa opp. plus indulgensa go esseo
minus studiosa tu fierio Quando il
secondo termine di paragone è rappresentato
dal pronome dimostrativo quello, questo pronome può sopprimersi: malusef de illa arboris esseo plus matura
quam de icus Quando il paragone si fa tra due oggetti solamente o fra due gruppi di persone o di cose si deve
usare il comparativo ; se si fa tra più
si deve usare il superlativo: maiora
summas (fra due) ‘maxima summas (di tutte)
plus senexa fratris (di due) maximam senexa fratris (di tutti) Superlativus Il superlativo relativo è
seguito sempre dal de; meno spesso
dall’infri. A Le locuzioni formate: I -
dal superlativo assoluto dell’aggettivo a cui si riferiscono a | guisa di apposizione e col sostantivo al
singolare; Il - o da unus de seguito dal
superlativo relativo e dal sostan- tivo
al plurale; SINTAXIS corrispondono alle locuzioni italiane uno
dei più, una delle più : Tizius,
celebrisama medicus Tizius, unus de
maximam celebrisa medicuse. Al grado superlativo assoluto o relativo l'aggettivo
pre- cede sempre il sostantivo a cui si
riferisce, Anche qui, però, si ap-
plicano le regole date ai numeri 29 e 30 di questa lezione. Exerciziuse I
Corrigete: 1 - Vostra fratris
essebo generalisa consulis in.africa, 2 - Oleus
de epas de molvas esseo utilisa ad aliqua morbuse. 3 - Iua matris, mulieris quemisf go amao valdem, essebam
egrota, sed nunc isf esseo benemam. 4 -
Sermos essevi plus longa quam gentis non putabam. 5 - Tu abeo emetum una utilisa makinas ad
omnise. 6 - Vostta patris esseo valdem
meliora et plus familiarisa quam vostra matris. 7 - Alberto, una de celebrisama medicus, essebam nepos
mea. 8 - Una omos altam docta essevi
eligetum presidentis. Sapiensa Socrates bibevi
cicutas. 10 - Una capillus-rubra puerisf morivi nusterzium. È 1, Il
1 - Pulcrus esseo poetica et poeticus non sempem esseo pulcra. 2 - Mea cognatus abeo vendetum 5 duodecimis
de ovuse. 3 - Aliqua scolas scamnuse
esseo lignea et aliquise esseo ferrea. 4 - Scamnuse de ica scolas esseo rumpeta quio los esseo
fracida. 5 - Assemblis essebam componetum de pauca iuvenisa
dominusef et de multa se- nexa. 6 - Go
abeo rumpetum una vinus ciatus. Go abeo bibetum
duo ciatus de vinus. 8 - Brilliantis de tua uxoris esseo valdem
plus cara quam de meus. 9 - London et
New York, amba quemisa urbise tu
visitavi, esseo duo maximam magna portuse de mundus. Electorise eligevi una
cifis, cuisa cifis los iuravi ceca obedienzias. IH Componete et traducete 10 proposizios.
Traduxilos Egregia luvenise, go nosceo multa studentise, quise, quum
esseo incitatum ad stu- dius respondeo:
“ terem esseo sempem tempus! Go studebo paste.
am .,. Et invici studere los preferreo aufugere ex lostra domuse et ludere cum lostra comese, aut perdere lostra
tempus una quicunqua- SINTAXIS 9ì quem. Tumo los cresceo indocta et malem
educata, amussim quio los esseo privata
de illa scienzias, quis ornao mentis et gentilao animus. Sed antim aut postim ica talisa studentise
penitebo amaram, quio tum los, indocta
aom los essebo, non obtinebo aliqua occupazios et tam minus los dabo aliaua pruvis de lostra
sapienzias. Velleo vos facere eziom ao
istuse? No aut si? No. Nunc ke vos abeo
commoditas de studere studete. Studete
nunc ke vostra cerebruse esseo itum tenera; quio quum illuse essebo indurata, tum compellere et
submittere iddiuse ad stu- dius essebo
difficilisama. Promittete mibis ke vos studebo omnise, ke vos non essebo mala, ke vos non perdebo
vostra tempus et mentala facultase in
facere nils. Promittete mibis, ezio vos, quoddis una comes de vostruse abeo promittetum mibis, cuia
uordise go excribeo ikim: “
Professoris, “ lisa uaisa et paterna
consiliuse essebo completum integram +
ab me, quio iddise esseo datum mibis ab un omos, quis summam + prediligeo uelferis de classis de
studentise. Go esseo certa ke, com- “
plendum illuse, go assequibo illa metas, quemis go abeo statuetum mibis consequire. “Go graziasageo leis vivam, Professoris, et
go offerreo libis mea “ omagise. Lisus
R. C., Imitate omnise vostra coinea:
mea iuvenise. Vostrus Sinceram V. M. LEXIOS
Adiectivus La maggior parte degli aggettivi non sono usati come sostantivi in nessun senso speciale, ma
generalmente sono seguiti dal
sostantivo: dextra manus,
sinistera manus, recta lineas, curva lineas Gli aggettivi apta, idonea, utilisa
e simili e contrari vo- gliono l’ad,
quando viene specificato it motivo dell’attitudine : apta ad laboris, idonea ad laboris utilisa ad pronunciazios, nonidonea ad
laboris Quando l'attitudine è espressa da un verbo che segue la preposizione ad, questo va al modo
infinito presente passivo: utilisa ad
essere legetum Gli aggettivi cara, grandisa, prima, ultima, vera, ed altri possono essere usati in un senso avverbiale
unendoli ai sostantivi: in bellus tempus
omnisa rese esseo cara una grandisa
magistes; generalis cadevi prima in certames
vera sapiens loquio paucam SINTAXIS Si può adoperare l'aggettivo invece
dell’avverbio corri spondente quando
questo esprima lo stato del soggetto come appo. sizione: |
I - con molti aggettivi participiali :
is sciensa calumniavi iusf; is callida calumniavi iusf H - con aggettivi e participi che esprimono
lo stato d’animo, quali leta, sobria, trepidansa, ecc. go leta scribevi illa literas; is trepidansa
aperivi ostius 62 — Ma quando si vuole
esprimere la maniera con cui è fatta
un’azione dal soggetto allora si deve usare l’avverbio: is calumniavi iusf sciensam; is calumniavi
iusf callidam Usus de Numeralise Cardinalisa Numeralise I cardinali si usano per segnare gli anni, i
giorni, le ore. L’ultimo anno di un secolo denota il secolo seguente quando è espresso in numeri cardinali; in
tale circostanza per abbre- viazione si
può tralasciare anche la parola mille:
in mille duo centum, opp. in tredecima seculus in duo centum, opp. in mille duo centum, opp.
in tredecima seculus Ed anche per indicare nelle iperboli una
indeterminata quantità sia grande che
piccola: iddis esseo mille annus go non
abeo videtum iusf go dicevi quatuor
uordis ad mea amicus Ordinalisa
Numeralise 66 — Gli ordinali si usano
per indicare la serie di secoli, anni,
giorni, ore; per indicare le parti di un tutto; per la serie nelle
suc cessioni di principi, papi,
ecc. Graduse de Adiectivuse La comparazione di un aggettivo si può
fare: 1°- fra persone o cose
diverse: London esseo maiora quam New York II - tra proprietà o qualità di una stessa
persona o cosa: tu abeo pius vinus quam
aquas, tu esseo plus bona quam pulcra
III - fra qualità diverse in due persone o cose anche diverse: iddis esseo plus insidiosa vizius quam
egriebla virtus. Gli aggettivi inferiora e superiora vogliono l’ad: tu esseo inferiora ad tua comese Shakespeare esseo superiora .ad omnisa
Ingliscia poetase SINTAXIS Alle volte il termine di paragone di un superlativo
re- lativo si abbrevia: invece di maximam pulcra infri poemase de
Italia si può dire maximam pulcra
poemas de Italia Il superlativo assoluto non si può usare come comple- mento invece del superlativo relativo: non si può dire umana naturas esseo
perfectama de omnisa naturase ma si deve
dire umana naturas esseo maximam perfecta de omnisa naturase.
Usus de Indefinita Adiectivuse
Una 71 — Corrisponde agli
articoli indeterminativi italiani e si ado
pera nello stesso modo in generale. Alle volte esso traducesi anche per
/o, quando indica carica, condizione,
grado, mestiere, professione, qualità e simili : quum ica puerisf essebo una mulieris vostrus esseo una bona patris matris de ica puerisf essebam una distincta
doctorisf et icusf fieribo una... /o
diventerà lu esseo una calceolarius et
tua soros una sartorisf ica barrakis
olim essebam una monasterius et itum
iddis luccao una... /o sembra vos esseo
una professoris Taranto, una militarisa portus
Hamlet, una tragedias ab Shakespeare Dionisius una tirannus Dante una poetas 73 — Innanzi ad aggettivi corrispondenti ai
nomi astratti ar- bitrio, bontà,
cattiveria, disgrazia, fortuna, generosità, insolenza, mal- vagità, negligenza, sciocchezza, tenerezza,
trascuratezza e simili e quando è
seguito dalla parola casus ed actus de essò può essere tradotto in italiano sia letteralmente, sia
col sostantivo astratto al sin- golare o
al plurale: un arbitraria actus aut
casus, un actus de arbitrius un arbitrio
un insoiensa actus aut casus, una casus de insolenzias un’insolenza 74 — Può essere usato anche invece
dell’aggettivo quisqua, ed allora si
rende in italiano con la preposizione a o 4/0 con l'articolo determinativo seguito dal nome: quantus lucrao vos una dies? isf abeo pagatum digitu:.sc decem liras una
duodecimis 715 — Una non deve essere
confuso coi numerale uno » Uno ,, nl (di
numero) SINTAXIS Soma È usato solamente come partitivo ed
equivale a de/, un poco di, un poco, ne: date mibis soma panis go davi vobis soma
vinus Se il nome è preso in senso generale allora non si usa: abeo vos bona aquas in vostra urbis ? Il
pronome indefinito corrispondente alle volte traduce il ne, riferentesi a persone: tu diceo ke terem essebam multa mulierise,
sed go non videvi somuse Quanta
Tanta Innanzi ad altri aggettivi vanno
tradotti con l'avverbio quam o tam,
seguiti dall’aggettivo, poi dal soggetto e infine dal verbo: quam bona vos esseo! tam bona vos essevi,
ke î Omnisa Tota | Omnisa indica futto
nel senso di ogni, ciascuno : omnisa
operaziose de bankis omnisa membruse de
illa clubis ommnisa dentise esseo alba
Tota indica fuffo nel senso di infero, interamente: lota vuperazios ivi benem tota membruse esseo
rubra tota dentise esseo Ciarminga Naisa
Pulcra Ciarminga indica dello, grazioso, piacevole : una ciarminga dies una ciarminga puerisf una ciarminga libris una ciarminga visius Naisa indica bello come pleonasmo: is davi mibis mille naisa aurea monetas Pulcra indica bello come astratto di
bellezza: una pulcra mulieris una pulcra
equus Raita Ronga Raita indica adatto, diritto, esatto, giusto, vero,
quello che ci vuole, quello che ci deve
essere :. Ronga indica il contrario di
raita: Icus esseo raita linguas per
omnisa populuse vos abeo datum mibis
ronga ciatus raita omos in raita situs
In italiano non c'è nessuna parola che traduca esatta- mente i suddetti due aggettivi. Con essi più
che le precise parole date come la
traduzion: si traduce l’idea dell'essere o no atto, giusto, vero, ecc. 5! a c SINTAXIS Exerciziuse I
Corrigete: Guis esseo illa superiora poetas quam tota mundialisa
poe- tase? 2 - In certames cadevi ultima
generalis. 3 - Erim emevi un naisa canis
et un paiva-avis ciarminga. Vos esseo professoris et | soros vostrus esseo professoris. 5 - Un
pueris studiosa et un pue- rist bona
esseo consolazios de familias. 6 - Minora de Paris esseo Roma, sed maiora de Venezia. 7 - Iddis esseo
odiem un dies ciar- minga. 8 - Vos
videvi multa pueris deambulare et ludere in villas; sed go non videvi somus. 9 - In urbis nostra
terem esseo una bona aquas et uno vinus
optimus. Olim tota derratise costabam pauca ;
- sed nunc ointo bellus costao multa. Essete tu iusta et onesta, et tu
essebo raita omos per essere iudes. 2 -
Pauperuse esseo infelixa, quamobro sepem los invideo divese. 3 - In contris gof videvi multa omose
idonea ad laboris de agrise. 4 - Omnisa
umose abeo duo crus et duo brakius. 5 - Me-
dicus, indocta, non noscevi morbus et egrota mulieris morivi. 6 -
Ve- rus, iustus et onestus esseo
preziumatum ab bonuse. Multa mala personise
faceo malumis sciensam. 8 - Matris remorabam amorosa et trepidansa reditus de sua filius ex
bellus. 9 - Non sapete tua dextera manus
quoddis faceo sinistera. 10 - Italianus esseo facilisa ad essere legetum, sed Kines esseo
difficilisa ad essere pronunciatum.
HI Componete et traducete 10
proposizios. Traduxios
Violodoratas ab Moschen:
Zoologias et Botanicas Violodoratas
abeo una subtilisa rizumas et una nonapparensa,
brevisama fustis. Rizomas portao filusforma, paucam-alba radise et aliqua ramuse, quise conservao se viva quoquo
posti mortis de prin- cipalisa rizomas,
quis durao cirkim uno annus. Brevisama fustis pro- duceo at umus superficies una tui:is de
foliuse, ex cuia axillase sub- tilisa
ramuse nascio, quise reptao supri solus; at lostra noduse iddise abeo una tuftis de foliuse et aliqua radise,
quise dao locus ad for- mazios de nova
parva plantase. Foliuse abeo pediculus longa et sub- tilisa, munita at basis cum stricta stolkis,
et cordisforma aut reni- SINTAXIS sforma laminase cum smerlata margos. Flose
esseo solitaria at summus de:
pedunculuse, quise nascio in axillas de foliuse et esseo ornata versi dimidius cum duo stricta et lanceolata
bracteas. (iddis continuao) LEXIOS
Interrogativa Adiectivuse et Pronomese Il pronome interrogativo cuius quando è
seguito dal nome della cosa posseduta
passa immediatamente innanzi al nome e
diventa aggettivo: per cuia
beneficius? a beneficio di chi? Quando il nome è accompagnato da un aggettivo
dimo. strativo la costruzione è la
stessa come sopra, ma l’aggettivo dimo-
strativo diventa pronome: cuia
libris esseo illus? di chi è quel libro ? Quando il nome è acconnpagnato anche
da un aggettivo qualificativo allora
possiamo avere due costruzioni: I - o
con la sopraccennata: cuia pulcra domus
esseo istus ? Il - o ricorrendo ad una
perifrasi e usando il verbo pertinere:
cuis ista pulcra domus pertineo ? Quando il pronome cuius è unito al
nome della cosa posseduta, la frase si
rende con una locuzione ellittica a seconda
dei tempi, seguita da una frase specificativa ed estensiva
principiante col pronome che: cuius domus voleo vos vendere? di chi è la
casa che volete vendere ? cuius equus
essevi uretum? di dii era il cavallo che si bruciò ? cuius areoplanus essebo premiatum? di chi
sarà l’areoplano che...? Nelle frasi enfatiche il pronome ques diventa
aggettivo: quesa pazienzias! quesa
tempuse! Ma se il sostantivo è al numero singolare ed indica per sona o cosa numerabile, allora si fa
precedere dall’aggettivo urna, e il
pronome non diventa aggettivo:
ques una grandisa mulieris! ques una fortunata dies] Il pronome quoddis
spesso si rende in italiano con he,
equivalente a cosa, dhe cosa: in
quoddis consisteo felicitas ? I pronomi quis? e quoddis? quando sono preceduti
da una preposizione possono essere
staccati da essa, e la preposizione va
all’ultimo. In questo caso la soppressione del pronome è impos sibile :
, quemis prendeo vos me per? quoddis esseo go accusatum de? I detti pronomi possono trovarsi anche in
frasi né in terrogative dirette né
indirette, come in identiche locuzioni italiane, ed allora mantengono lo stesso
significato: go non sapeo quis
construevi ica dirigibilis tu sapeo
quemis isf nubebo is non sapebam quoddis
isf intendebam facere SINTAXIS Il
pronome qualis? spesso in italiano si rende col pro- nome chi?
qualisf de illa puerisef csseo vostra soros? Usus de Possessiva Adiectivuse et
Pronomzese Gli aggettivi possessivi non
si ripetono innanzi a sostan- tivi che
si susseguono nella stessa frase: mea
patris, matris, sorose cet fratrise esseo. I nomi delle parti del corpo, del
vestito, delle facoltà intellettuali, di
tutte le cose appartenenti alla persona o che si riferi- scono ad essa, delle parti componenti un tutto,
se vengono riferiti alla persona o al
tutto a cui appartengono ricevono l’aggettivo pos. sessivo.
E ciò si fa costantemente. In italiano gli aggettivi spesso non vengono espressi, o in loro vece trovasi
l’articolo determinativo: mea medicus
precavi me detegere mea pecttis prendete
vostra supellese et laborate ‘go abeo
invenitum vostra orologius tua soros
esseo egrota in mea peras in tua manus
Lisa, Listra, Lisus, Listrus Si usano allorchè per rispetto si parla in
terza persona: lisa consilius essebo
completum ab me qualisa consiliuse
essebo completum ? Lisuse listra uordise
esseo valdempungensa "d qualisa
uordise esseo pungensa? Listrusc Sua,
Lostra, Suus, Lostrus Si usano quando le cose appartengono al soggetto
prin- cipale della medesima
proposizione, sia questo rappresentato da per-
sone, animali e cose: is vendevi
sua libris is perdevi collase de sua
amicuse et eziom suuse los amao sorose
de lostra amicuse et eziom lostruse
bovis esseo ligatum at sua presepes
tua patris esseo cara mibis per sua merituse I medesimi si usano anche
quando non si riferiscono al soggetto
della medesima proposizione, sempre però se il senso della frase lo permetta e non si generi confusione: pueris arripevi avis in sua nidus è “ avise in Jostra niduse a ti x 5 avis in lostra nidus SINTAXIS Fia,
Losa, Eius, Losus Si usano quando il
possessivo si riferisce a persone
diverse dal soggetto principale della medesima proposizione: is videvi sua amicus in eia automobilis in qualisa automobilis essebam sua amicus? in
eius los videvi lostra amicuse in losa
automobilis in qualisa automobilis
essebam lostra amicuse? in losus isf
complevi. eia ordinaziose lost complevi losa ordinaziose is amao tua patris per eia merituse Iddisa, Iddistra, Iddisus, Iddistrus Si
usano quando il possessivo si riferisce ad animali o cose diverse dal soggetto principale della
medesima proposizione: bovise videvi
ovisef in iddistra septus in qualisa
septus essebam ovisef? in lostrus in
qualisa septus videvi bovise ovisef ? in iddistrus bovise videvi ovisef in lostra septus in qualisa septus videvi bovise ovisef? in
lostrus Alle volte in italiano non si possono rendere le espres- sioni possessive latinule con precisione. I
due seguenti esempi hanno due
significati differenti: vulpes arripevi
ekinus in sua scrobis vulpes arripevi
ekinus in iddisa scrobis Entrambi gli
animali hanno tane; ma la prima frase ci spiega che il riccio trovavasi nella propria tana.
Queste distinzioni si devono fare quando i soggetti sono di terza persona e compresi nella stessa
proposizione, poichè nelle proposizioni
indipendenti è molto facile. vedere quale aggettivo o pronome si deve usare: go nosceo ius benem et admirao sua
ingenius ma si deve dire tua patris nosceo Tizio benem et admirao eia
ingenius perchè l’ingegno è di Tizio.
Tutti gli aggettivi possessivi spesso vengono resi con le particelle pronominali mi, fi, si, gli,
ci, vi, me, te, se, ce, ne, ve. In tal
caso la costruzione della frase italiana viene un po’ alterata: ponete vostra calceuse mettetevi le
scarpe icus extolleo mea spiritus ciò mi
solleva lo IRIETO ” ” tua ” ” ti ” ”
” etc. ecc. Yorkson, grandisa generalis! Omnise onorao
sua ingenius et nomes | Tutti ne onorano
l’ingegno e il nome Il sostantivo indicante la proprietà posseduta da più individui contemporaneamente va al plurale e
non al singolare: inimicuse vertevi
lostra sciuldrise los prendevi lostra
pileuse et ivi nos rumpevi nostra
nasuse SINTAXIS I pronomi possessivi
non si possono usare mai da soli e sottintendere
il sostantivo che indica la cosa di cui si parla se questa cosa non è stata ancora espressa nella
proposizione precedente. Si deve perciò
dire: kernellis facevi abdere sua
soldatuse infri alta itincuse Î
suoi mea parentes velleo me sempem
propim Î miei ilia benefactoris legavi tota sua proprietas
ad pauperuse il suo I sostantivi che in
italiano sono più spesso sottintesi ed
usati in-questo senso sono: azioni, compagni, denari, disgrazie, genitori, parenti, parte, patrimonio,
percosse, territorio, usanze, ecc. Quando si vogliono indicare cose della
stessa specie ma appartenenti a persone
diverse la prima voce possessiva deve
essere l’aggettivale e la seconda la pronominale: tu agnosceo tua merituse et meuse i tuol e | miei meriti 108 — Le voci possessive non sono precedute
dagli aggettivi dimostrativi,
indefiniti, numerali e quantitativi; quindi le espressioni latinule composte 1 - dall’aggettivo qualificativo seguito dal
nome, poi la preposi- zione de e poi il
pronome possessivo al plurale, come: ica
libris de meuse tres soros de tuuse
aliqua amicuse de meuse multa defectuse de nostruse opp. II - quando è possibile e quando la
frase non sia preceduta da aggettivi
dimostrativi, dall’aggettivo qualificativo trasformato in pronome, poi ia preposizione de e poi l’aggettivo
possessivo seguito dal nome al plurale,
come: aliquise de mea amicuse; tres de
tua sorose; multuse de nostra amicuse
vanno rese in italiano con questo
mio libro tre sorelle tue alcuni amici
miei molti difetti nostri Il primo dei suddetti due modi è applicabile
sempre, mentre il secondo è applicabile
solamente quando non venga alterato il
senso della frase originale. Si noti
infatti il diverso senso in frasi come le seguenti: mea fratris abeo vendetum quatuor pulcra
equus de suuse e mea fratris abeo vendetum quatuor de sua
pulcra equuse auctoris publicavi tres
nova comedias de suuse e auctoris publicavi tres de sua nova
comediase 110 — Per dare maggior forza
alla frase, agli aggettivi si ag- giunge
l’aggettivo ona nello stesso senso: dell'italiano proprio; ai pro- nomi si affigge il suffisso fes e fesf: mea ona canis mea ona ile cuia canis esseo icus? meustes ;
meustesf SINTAXIS La voce possessiva italiana proprio
corrisponde alle varie voci aggettivali
possessive : omnis debeo vivere cum
suus go, tu, is ) ( mea, tua, sua ) nos, vos, los ) ( nostra, vostra, lostra
) ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno
vissuto con le proprie sostanze. abeo
vivetum cum substanziase
Exerciziuse I Corrigete:
1 - Ques dicebo patris vostrus quum vos redibo domus? 2 - Mea patris, mea matris, mea soros, tnea fratris
et go nunc esseo sex. 3 - Isf amao fua
matris per sua merituse. 4 - Quis prendebam vius me per? 5 - Cuia equus essevi vendetum 15000 lirase?
6 - Mea matris no- sceo tua soros benem
et admirao ius per sua ingenius. 7 - Go abeo
duo parva-librise in peras. 8 - Quis de illa librise essco vostra? 9 - Cuisa ista pulcra caveas pertinebam ? 10
- Ques tempuse los esseo odiem |! Omnisa
parentes amao lostra filiuse sed non omnisa filiuse amao lostra parentes. 2 - Ques una deliciosa
canzios! 3 - Quoddis dicebo tua patris
quandom is noscebo ke tu abeo cadetum ? 4 - Per
cuia beneficius essevi spectaculus de erivespim datum? 5 - Per be- neficius forsitam de ica comitatus de Rubra
Crucis? 6 - Miles abevi feritum sua
cruse et brakiuse in bellus. 7 - Go abeo videtum tres
mis; qualisf de liusf esseo tua soros? 8 - Mea patris, matris, tua fratris et soros abeo itum Roma. 9 - Cuis
pertineo ica pulcra virida- rius? Mibis.
10 - Cuius.illa graziosa parva-avis vos abebam in illa caveas? Meustesf. Ill
Componete et traducete 10 proposizios.
IV Violodoratas (finis) Calis abeo quinque oblonga sepaljus, quise
esseo levisam ine- qualisa, longinquata
versi lous in una libera parva-laminas et spurca viridisa colorata. Corollas abeo quinque
inequalisa petalus, plus longa quam
sepaluse, duo verteta versi altus et tres versi lous; inferiora | petalus, maiora et ovata inversam, abeo
basis longinquata soeso iddis promineo
ex calis calcasformam; cummo duo vicina petalus
esseo elliptica, equalisa infri iddiuse et munita cum una
parva-pul- vinus de piluse; duo
superiora petalus esseo elliptica, equalisa infri iddiuse et smuta. Androceus constao de
quinque stames coniungeta in una tubus,
quis claudeo gineceus. Ex dorsus de duo inferiora stames duo longinquazios abio, quise penetrao
intri calcas de corollas;
SINTAXIS i anterise terminao cum un orengia
parva-laminas. Gineceus abeo ovarius superna,
monolocularisa, conica; stilus esseo subtilisa et stigmas plicata dorsum. Fructus esseo un
ovata cassulis, quis, quandom esseo
matura, esseo dividetum in tres frustus aut valvas. Fructuse esseo producetum ab parva flose, quise
extricao se posti ebovim de- scribetum
apparensa flose, quis: non perficeo fructus.
Violodoratase esseo frequensa sub cespise, infri sepese et in ne- muse; iddise esseo coletum eziom in
viridariuse. Iddise floresceo ex lanuarius aut Februarius usqui Aprilis,
LEXIOS Personalisa Pronomese I pronomi personali
soggettivi precedono sempre il verbo;
quelli di complemento lo seguono. I detti pronomi sono posposti al verbo: I - nell'imperativo; II - nelle
interrogazioni; Ill - nei casi in cui si
vuol dare maggiore enfasi reiterando la frase:
esseo go quis sono io che facevi go iddius quio. I medesimi pronomi sono
soppressi dinanzi a verbi che si
susseguono nella stessa frase, o nello stesso eno o nello stesso modo, o se
sono uniti da congiunzioni: is manducao,
bibeo et dormio solam In una proposizione secondaria se il pronome comple- mento si riferisce al soggetto della
proposizione principale viene tra- dotto
con se, corrispondente all’italiano lui, lei, loro: in tutti gli altri casi si adoperano le forme complementari di
/s : mea amicus precavi tua patris
cogitare per se (mea amicus) mea amicus
precavi ifua patris cogitare per ius (tua patris) A complemento dei numeri 4 e
5, pag. 81, dobbiamo far notare che la
costruzione speciale della soppressione dell’ad non si deve fare quando il complemento oggetto
è rappresentato da un © pronome
personale: - rai
go mittevi iddius ad mea soros e non go mittevi mea soros iddius Le
varie voci pronominali da noi studiate, a seconda del genere e del numero dei nomi e delle
persone a cui si riferiscono vanno
tradotte colle particelle pronominali me, mi, te, ti, ce, ci, ve, vi, lo, la, gli, li, le, ne. L’avverbio sfc
quando è retto da uno dei verbi audirc,
cogitare, credere, facere, imaginare, putare, repetere, supponere e
si- mili; o quando si riferisce ad un
aggettivo o ad una locuzione che
richiama alla mente una qualità indicata in precedenza va tradotto con la particella italiana /0: Non abetam go dicetum vobis sic antim? Vostra filius esseo egrota et vosf luccao sic
plus quam isf Alle volte non è espresso il sic nella frase latinula ed allora in italiano si rende con /o come
riempitivo: go putabam: vos esserem
professorise, quio vos luccao esseo
omnisa membruse de ica clubis Italiana ? Los esseo. Il segno f si omette per
eufonia o nei pronomi soggetto o nei
complementi tutte le volte che trovasi vicino ad un altro pro: nome pure con lo stesso segno. E ciò avviene
principalmente: I - nei riflessivi;
dovendosi dire tuf lavao te nosf lavao
nius opp. tu lavao tef nos lavao niusf Il - nelle concordanze col pronome metis:
dovendosi dire gof metis nosf metise
Opp. go metisf nos metiset Quando il metis si stacca dal soggetto, il segno f
si può omettere quando non generi
confusione: posso dire: tuf facevi
iddius metis; isf occidevi ius metisf ma
non posso dire: isf occidevi ius metis, perchè qui il metis si rl- ferisce ad i_s che è maschile, e vorrebbe
dire ella uccise lui stesso. Per dare maggior forza al discorso si adopera il
pro- nome metis nell’identico senso
dell’italiano proprio, stesso; il quale
segue i nomi ed i pronomi che vuole rinforzare: regis metis; go metis; is metis; tuf metis;
tu metisf. Alla seconda persona singolare e plurale dell’imperativo va subito dopo il verbo: | ite metis; ite metisf; ite metise; ite
metisef . Masetrouvasi anche il
complemento oggetto il pronome va
all’ultimo: facete iddius tu metisf Se il soggetto della proposizione è un
pronome per- sonale, il metis può anche
essere messo all’ultimo, purchè la nuova
costruzione non cambi il senso della frase: go facevi ica rese metis; isf amavi ius
metisf ma devo dire: los metise
auxiliavi lostrta inimicuse, perchè se si di-
cesse: los auxiliavi lostra inimicuse metise la frase vorrebbe dire: aiutarono i loro nemici stessi. Le
espressioni go metis, tu metis ecc. vanno tradotte anche con da me stesso, da te stesso, ecc.
adoperate in italiano nel senso di io
stesso, tu stesso, ecc. go facevi
iddius metis; tuf facevi iddius metis
losf facevi iddius metise 127 —
Preceduti da preposizioni i pronomi personali vanno in accusativo. Relativa Pronomes Preceduto da preposizioni
il PEORARIE relativo va in accusativo. Il
pronome relativo può essere omesso quando è com- plemento oggetto del verbo che lo segue:
| puerisf go amabam; domus vos emevi;
equuse vos vendevi 130 — L’omissione
può farsi anche quando il relativo segue
un superlativo: losf esseo maximam pulcra puerisef go unquam videvi SINTAXIS Ma l’omissione non si deve
fare: I - quando il relativo non segue
immediatamente il nome a cui si
riferisce; II - quando la proposizione
relativa esprime una circostanza
estensibile al soggetto della proposizione principale: ‘vostra literas cirki Dom S. & T., quemis
go abeo recipetum icamanim... iddis
essevi una stranea circumstanzias, quemis go non possevi imaginare Se il
pronome relativo è retto da una preposizione si può: I - o togliere la preposizione davanti al
pronome e trasportarla all’ultimo dopo
il predicato espresso: beibisf, quemisf
tuf emevi ica toise per, esseo moritum
II - oppure eliminare addirittura il pronome e trasportare la pre- posizione dove si è già detto: beibisf, tuf emevi ica toise per, esseo
moritum Quando il pronome quis serve da personale antecedente e da relativo conseguente, si sdoppia in due
pronomi, uno che fa da complemento e
l’altro che fa da soggetto della proposizione che segue. Si hanno tre casi: I - entrambi i pronomi al
nominativo: Is, quis abeo salutatum
nius, esseo mea fratris. II - entrambi
all’accusativo: nos defendeo iusf,
quemisf vos accusao. un pronome al nominativo, l’altro all’accusativo: nos debeo eterna gratitiudis ad lius, quise
instruevi nius abeo vos obliviscitum
ius, quis lenivi vostra dolorise ? Usus
de Pronomese Personalisa Pronomese Nelle
esclamazioni si usano i pronomi soggetto:
felixa go; felixa tu 135 — Il
pronome di prima persona piurale viene adoperato in-vece del singolare dai sovrani, dai
magistrati e dagli scrittori in senso
maiestativo. fl pronome fu si usa parlando fra colleghi, o con in- fe.iori di dignità, o ad animali, o ad esseri
sacri. Il pronome di seconda persona plurale si usa sovente invece del singolare quando si parla o si
scrive ad una sola persona. Il pronome di terza persona singolare e plurale
/eis e lelse si usa invece del pronome
di seconda quando si parla o si scrive
ad una, persona di riguardo. Il pronome iddis si usa: I - riferito ad animali, astri, cose
astratte, oggetti, piante, a tutto ciò
che non sia persona o ente ragionevole.
II - per reggere i verbi unipersonali, come refertare, ‘ecc. III - per reggere i verbi che hanno per
soggetto o l'infinito di un altro verbo
che li segue, o una proposizione unita ai detti verbi per mezzo delle congiunzioni: iddis esseo benem essere preparatum iddis luccabam ke condiziose de egrota omos
esserem gravisa SINTAXIS nelle espressioni: aom io iddis? Iddis io
optimam, e simili, corrispondenti alle
italiane: Come la va? La va benissimo.
V - per tradurre le particelle ci, vi, lo, quando queste sono usate rispettivamente per a ciò, a questa cosa, a
questo fatto: Casus esseo advantagiosa,
go cogitabo iddibis ...ci penserò vos
odisseo me, go nosceo iddius ...lo so.
VI - per tradurre la particetla ne, quando significa con esso, con essi, per esso, per essi: go legevi vostra
laborise et essevi satisfa- cetum cum
iddiuse; terem essebam flose in magna quaatitas; viridarius essebam exornatum cum iddiuse. Dopo le
preposizioni si usano i pronomi oggettivi.
Demonstrativa Adiectivuse et Pronomese
/ca, Icus si usano per le persone o cose vicine a chi parla e a chi ascolta: qualisa libris esseo
parva? icus. J/sta, Istus si usano per le persone o cose vicine a chi ascolta e lontane da chi parla: qualisa
libris esseo parva? istus. Ylla. Illus si usano per le persone o cose lontane
da chi parla e da chi ascolta: qualisa
libris esseo parva? illus.Nelle frasi, siano o no comparative, in cui il
dimostra- tivo quello, spesso seguito
dal de, accenna ad un sostantivo prece-
dente, la traduzione si può omettere:
tua buckes esseo maiora quam de tua fratris nulla auxilius essevi mibis plus utilisa quam
de mea patris Nes Usasi riferito sempre a nomi comuni od
astratti, mai ad esseri animati e si
accorda in numero e genere: abeo tu nes?
re hai? go abeo soma nes ne lho un poco
abco tu amigdalusef? go non abeo nesef; nos abeo uno Kg nes. go sapeo nils nes abeo vos baculuse? nos non
abeo nese Indefinita Adiectivuse et
Pronomese 146 — Quidama, Una,
Quidamus, Unus, si usano par indicare
persona o cosa indefinita, che non si conosce, presa in senso generico. Nulla
è aggettivo ed usasi per le persone e per le cose. Nullus è pronome ed usasi per animali e
cose Nemos è pronome ed usasi solamente
per le persone. /dema, idemus equivalgono a medesimo, stesso, quando questa parola sfesso può essere usata nel
senso di medesimo: idema res /a medesima
cosa, la stessa cosa Jpsa e Ipsus equivalgono a sfesso, nel senso che è la stessa persona o cosa che compie due o più
azioni diverse: regis ordinavi bellus et
ipsa regis vincevi iddius ipsa personis
vincevi duo argentea numismas Exerciziuse
Corrigete: | 1 - Metis regis ivi
bellus; et quio non velleo vos ire vius?
2 - Go putabam vosf esserem doctoris quio vos luccao iddiusf. 3 - Go nosceo multa personis, sed nullus
esseo amicus meus. 4 - Non abebam 7
cerasusef vos in manus? N), go abebam 5 solam nes. Vostrus telegrammis cirki mea propos, nos abeo
recipetum ica- manim, abeo essetum
regularisam transmittetum. 6 - Non abebam
imaginatum nos iddius erim? 7 - Tua sorosf abeo adventatum; id- disf luccao multam contenta de eia travelis.
8 - Felixa te if tu abeo vincetum illa
dives premius! 9 - Vos debeo gratitiudis eterna cuis benefaceo vos. 10 - Lavao tef tuf quisqua
manes? Si.
Il i j 1 - Ica libris esseo
modernama. 2 - Ubim abeo vos emetum ista
ciarminga canulus ? 3 - Vostra soros abhco illa pulcra libris cuius
vos . loquivi mibis erim. 4 - Abite tu
cram, m:2 filius, et scribete tu mibis
subitom., 5 - Tu cantao una ciarminga canzios et go auscultao te cum plesciuris. 6 - ls esseo una scienziata
omos; omnise diceo sic.Nos metise adiutavi ius complere illa difficilisa
enterpris. 8 - Vostra natalisa urbis quemisf tam vos amao, esseo
Roma. 9 - Abeo vos co- gitatum ad mea
propos? Go cogitabo iddibis cram. 10 - Puerisef
quemisef isf amabam essebam valdem docta. Componete et traducete 10
proposiz os. Silvatica Felec ab Guelfo
Cavanna: Zootogias Silvatica feles
abeo capus rotunditansa, membruse pozium crassa
et posteriora illuse plus extricata; caudas tam* longa quam dimidia truncus. Tota corpus cum sua feciurise et per
sua flexuosa moziose monstrao robus et
agilitas simulim. Iddis esseo una nocturna animalis; sua oculuse, magna et verteta poruordim abeo
iris flava aut cinerea- paucam-viridisa.
Pupillas tam plus dilatao se rotundam quam plus
lus esseo inopsa tumo colligere plus nes; iddis restringeo se et
fierio verticalisa-elliptica et eziom
linearisa quandom lus esseo viva tumo
colligere minus nes et evitare visus essere ocustringetum. Auricula- risa
papiliose, lata et directa, iatus verteta poruordim, valdem mobilisa posseo essere vertetum ad diversa direxiose
per colligere quoquo maximam levisa rumose. Supri superiora labrus esseo longa
setase aut mostescise, tactila organuse
sensibilisa ad omnisa oscillazios de aeris,
quise esseo de magna subsidius ad animalis quandom iddis tendeo insidies ad sua predas in obscuritas. (Iddis continuao) LEXIOS e ld
Verbus I verbi non possono essere usati col soggetto sottin teso, ma devono essere sempre preceduti dal
soggetto espresso. Il soggetto può
essere: un nome, un pronome, un infi:
nito, una intera proposizione, o un complesso di proposizioni. Quando ci
sono le congiunzioni che uniscono: due
azioni eseguite dallo stesso soggetto nel medesimo tempo non si ripete il soggetto innanzi alla voce
verbale: go redivi domus, aperivi
armarius et invenivi mea rivolvris I verbi possono essere transitivi ed
intransitivi. Molti verbi possono essere contemporaneamente tran- sitivi ed intransitivi, quali: draunare,
coquere, desertare, fallire, con-
valescere, transire, resuscitare, siccare, terminare, variare,
obedire, effugere, ecc. Quando i
suddetti verbi indicano azione semplicemente
accidentale allora sono intransitivi. Se -poi esprimono azione
dipen- dente da proposito deliberato
volontario allora diventano transitivi e
riflessivi.I verbi transitivi possono farsi passivi e riflessivi. Non
tuttii verbi riflessivi italiani sono tali anche in latinulo. Si rendono con la forma riflessiva
ia italiano i seguenti verbi: abstinere
astenersi, adrepete arrampicarsi, colloquire abboccarsi, penitere pentirsi, persivere accorgersi,
querire /agnarsi, surrendere arrendersi,
ecc. Sono anche riflessivi in italiano ma non in latinulo quei verbi che non esprimono un’azione fatta
dal soggetto su sè stesso come potrebbe
farla su altri, quali: egrotare amma/arsi, evigilare sve. gliarsi, irascire adirarsi, meminiscere
ricordarsi, pdtire impadronirsi, pudere
vergognarsi, recubare coricarsi, retairare ritirarsi, uonderare meravigliarsi. Alcuni verbi intransitivi
possono reggere il complemento oggetto
di un nome della loro medesima radice o di significato analogo: cenare cenas, certare certames, currere
cursis, currere stadius, do- lere
doloris, dormire somnius, duellare duellus, gaudere gaudius, lurare iusiurandus, /udere ludus, nunziare
nunzius, prandere prandius pugnare
pugnas. La costruzione normale della frase è quella diretta, cioè al primo posto il soggetto, al secondo
il verbo, al terzo il pre dicato, e poi
i complementi. Se il complemento è quello oggetto, questo va subito dopo la voce verbale. SINTAXIS
L'uso dei modi e dei tempi è per la maggior parte simile a quello di tutte le lingue
moderne. e Usus de Moduse Infinitus È il modo che esprime l’idea
generale del verbo e in modo
indeterminato l’azione e il verbo.Si adopera come soggetto e come oggetto.
Quando i verbi indicano idee astratte o generali in italiano sono preceduti dall’articolo / o /o:
errare esseo umana; omnise desiderao
vivere felixa; facere nils esseo melium quam facere malem; legere et scribere esseo necessaria ad omnise.
L’infinito presente si può sostantivare aggiungendo /s alla voce verbale se l’azione è fatta da
persona maschile; ed aggiun- gendo isf
se l’azione è fatta da persona femminile:
facereis il fare, facereisf il fare (se è donna) 166 — All’infinito passato l’'/s e l’isf si
aggiungono alla seconda voice verbale,
cioè al participio passato: abere
facetumis /’aver fatto, abere facetumisf /’aver fatto L’accento tonico resti
invariato, e le parole diventano
sdru:ciole per conseguenza. In modo ellittico viene usato: I - nelle espressioni di maraviglia, sdegno
e simili effetti morali; ed allora è
preceduto dalle voci pronominali al caso accusativo: me facere icusl te non ire illikim| II - dopo aom, ques, quom, ubim: aom facere?
ques facere? ubim essere? quom ire? III - nelle risoluzioni ferme e recise:
pozium morire quam furare IV -
nell’infinito storico per dar vivezza di colorito al succedersi dei fatti. Nello stile elevato può costruirsi
con le preposizioni. In dipendenza dei verbi indicanti intenzione,
opinione, pensiero, permesso,
proibizione, r.soluzione, timore e simili può essere preceduto spesso dalla preposizione de: go
intendeo abire, oppure de abire; go
putao facere benem, opp. de facere benem; go cogitao ire Opp. de ire. Le proposizioni attive o
passive precedute dalla con- giunzione
Xe al modo indicativo o congiuntivo e col soggetto espresso possono essere cambiate in proposizioni
implicite coll’infinito attivo o
sopprimendo il ke: go affirmao ke omnisa lese abeo essetum facetum cum iusta criterius opp. go affirmao omnisa
lese abere essetum facetum cum iusta
criterius; go timeo ke vos non possebo vincere illa straifis Opp. go timeo vos non possere vincere illa
straifis. Indicativus È il modo dell’affermare, del riconoscere, della
realtà, poichè enuncia un fatto come
cerlo ed assoluto. Fa 216.75 SINTAXIS
Si usa nelle proposizioni condizionali quando queste si presentano come un’affermazione: if Deus
existeo Is esseo eterna. I pronomi quivis e quicunquus, l'aggettivo
quicunqua e gli avverbi ubicunquertr e
quocunquem, quando trovansi nel di-
scorso diretto vogliono l’indicativo: quivis vos esseo; quicunqua
axios vos faceo; ubicunquem vos essco;
quocunquem vos io. Coniunctivus È il
modo della concessione, del desiderio, dell’esorta- zione, dell’incertezza, del pentimento, della
possibilità, del rammarico, della
supposizione. Esprime un’azione soltanto come possibile e per lo più ha luogo nelle proposizioni dipendenti
e subordinate. Le congiunzioni che vogliono il congiuntivo sono: le alternative: sivo ...sivo; aut ...aut;
num ...aut. le comparative: aom if;
quaso; tamquamso; veluto le
condizionali: if; modo le concessive:
tutte, eccetto quidemo le finali:
tutte. Condizionalis Esprime azione
dipendente da una circostanza e da una
condizione espressa o sottintesa in modo incerto e condizionato. Si usa
nelle preghiere, nelle interrogazioni per dimo-
strare sottomissione; e’ per indicare un fatto come un detto o un pensiero o un’opinione altrui. Im perativus Li È il modo del comando, del divieto, del
consiglio, della preghiera. A rendere
meno dura l’espressione del comando si
adoperano obsecrom, orom, quesom. Qualsiasi voce dell’imperativo vuole
subito dopo il sog- getto; ma la voce
senza soggetto usasi sempre per la seconda per- © sona plurale ed anche per la seconda singolare
quando si da del voi: facete fate,
ibote anderete, non facete non fate, non ibote Se alla voce imperativa segue un
altro pronome rife- rentesi alla persona
il soggetto si omette: facete ducere te ab me;
non facete ducere te ab ius. L’imperativo si usa per tradurre tutte le
voci di comando, anche quando il
soggetto di terza persona singolare o plurale è un sostantivo con o senza altre parole
qualificative ed anche quando in altre
lingue si adopera il congiuntivo: parate sceffris automobilis; appronti lo chaffeur l'automobile. i Quando alla voce imperativa segue una
proposizione secondaria, questa prende
al principio la congiunzione ke: scite nostra SINTAXIS bona amicusf ke nosf
abeo adventatum; sappia la nostra buona amica
che not siamo arrivate; essete maledicetum culpabilis sia maledetto Il colpevole, chi ci colpa. L’imperativo
futuro si usa per ordinare o prescrivere
sia le azioni da compiersi non all’istante in cui si parla, ma nel
futuro; sia un precetto da seguirsi
costantemente o abitualmente.
Exerciziuse Corrigete : Ambulabam
in viridarfus cum mea soros. 2 - Go ambulabam
in plateas, go nanciscivi un amicus meus et go invitavi iddius
venire cum ine. 3 - Embassadoris de
Potenziase liguata colloquivi se at Paris.
4 - Inimicuse surrendevi se posti nisuse desperata. 5 - Galluse evi- gilao se at soloriens. 6 - Nos omnise
affirmabam ke infelixa omos abere
dicetum veritas. Quicunqua res tu
diceiam aut faceiam per me essebo sempem
benem facetum aut benem dicetum. 8 - Sivo tu abio, sivo tu remaneo gof sequibo sempem et
ubicunquem te. 9 - Directoris ordinavi:
iiam scolarise ad domus. 10 - Matris ordinavi filiuse sua: cram vos non ibo ad scolas quio debebote vos
remanere at domus. 1 - Natare, equitare
et sketisare esseo utilisama exerciziuse de
gimnastica. 2 - Mea infelixa consobrinus Carlo draunavi miseram in una naufragius. 3 - Non possendum sustinere
plus longam sua mo ralisa dolorise is
draunavi se. 4 - Posti gravisa adversucas accidetum mibis go recubavi tairdama et dormivi un
agitata somnus. 5 - Man. ducare esseo
necessaria ad omos; sed is debeo manducare per vivere non vivere per manducare. Ques facere? Ire forsitam
illikim? Nos putabam de facere benem in
mutare senexa abitazios posti gravisa
morbus quemis mea soros abebam sufferretum. 8 - Nos es- severim felixama if nos posserem videre te
trimmatum cum argerftea numismas. 9 -
Abite tu subitom, obsecrom. 10 - Professoris dicevi ad sua discipuluse: cram discebote nova
lexios et legebote attentam enarrazios
explanatum ab me. Componete et traducete 10 proposizios. Silvatica Feles
(continuazios) Dentiseries esseo
completa: incisiva dentise esseo parva; caninuse, longa, curva et acuta, esseo bona prensios
armase; molarisa den- tise, cuspisata et
insecansa, actao infri iddiuse ao bledise de una SINTAXIS f
forficis; duo infri iddiuse in quisqua maxillas plus crassa quam al teruse et vocalum ferina dentise, prodesseo
cum caninuse avellere et dilaniare
carose. Anteriora poise abeo 5 digitus; posterioruse 4, omnise armata cum fortisa recurva unguise, vocatum
falculise. Quise, simulim cum ultima
falangise ad quemise iddise esseo attaccata, posseo essere retraetum quum animalis esseo restisim, et,
sic protegetum, iddise posseo non essere
obtundetum. Animalis stendeo iddiuse per
adrepere aut per offendere aut per
defendere se. At pulpastris de digituse supri
quemise Feles ambulao, et eziom at plantase, pellis et subiceta
arvinas formao aliqua elastica
parva-pulvinuse, quise reddeo incessus de ica
feras mollisansa et silenziosa; sic iddis posseo appropinquare non videtum sua victimase in nocturna quies.
Feles esseo vocatum digi- tigrada.
(Iddis continuao) LEXIOS Usus de Moduse
(Finis) Gerundius È il modo che indica
il momento in cui si compie un’azione;
quando si faceva, o il mezzo di farla. Oltre che col gerundio italiano esso si
può tradurre anche con le espressioni
verbali precedute dalle congiunzioni co/ e da:
.facendum icus, vos... facendo ciò vol, col far ciò voi... go non abeo alterus facendum non ho altro da
fare istus non esseo libris legendum
cotesto non è libro da leggersi istuse
non esseo librise legendum cofesti non sono libri da leggersi Nelle frasi
consecutive si ripete: nos non abebam
alterus facendum quam indum Quando si vuole indicare un dovere di circostanza
il gerundio si adopera molto col verbo
abere nei significati essere da, avere
a, dover fare una cosa, toccare a, spettare a; e le voci verbali vengono coniugate personalmente: nunc go abeo
scribendum adesso tocca a me scrivere,
opp. adesso devo scrivere io, opp. adesso ho
da scrivere io. 190 — Il
gerundio può essere anche aggettivo e allora termina in nda; può essere anche sostantivato e
allora termina in ndus: scolastica
legenda pensus esseo valdem plus facilisa quam scribendus il compito scolastico da leggere è molto più
facile di quello da scriversi. Il
gerundio posposto al verbo ire corrisponde alle espres: sioni italiane andare a... seguite dal nome
dello sport o seguite dal gerundio:
| ire venandum andare a caccia, opp.
andare cacciando irè piscandum andare
alla pesca, opp. andare pescando Il gerundio del verbo ire, preceduto
dall’ausiliare essere 4 uo 0.1
vin SINTAXIS e seguito dall’infinito di un altro verbo
significa: averé intenzione di; essere
per; stare per: ques esso vos indum
facere? che avete intenzione di fare? che
pensate di fare? che state per fare?
go esseo indum ire illikim cram penso df andare là domani. Il gerundio può anche funzionare da avverbio
in frasi avverbiali: isf venivi curtendum e//a venne correndo; is
venivi flendum Participius I participi
hanno la proprietà di essere anche agget-
tivi; ed allora terminano in nsa e fa e sostantivi ed allora
terminano” in ns e fus. a Come aggettivi i participi fungono -da
apposizione, da attributo e da
predicato nominale e prendono pure i gradi comparativo e superlativo. Come verbi i participi si
costruiscono con complementi oggetti e
avverbiali. Presensa Participius Come
verbo indica azione in atto di compiersi e spesso si traduce coi pronomi relativi italiani che,
il quale, seguiti dal verbo: magistes
dansansum maestro che balla makinas
suensum macchina che cuce aspicete illa
omose ludensum guardate quegli uomini che giocano Come aggettivo indica stato
naturale; si usa anche nei nomi
composti, come si è veduto, quando indica l’azione che si fa abitualmente:
dansansa-magistes maestro di ballo;
suensa-makinas macchina da cucire
Quando si vuole esprimere un’azione in corso di ese- cuzione il participio si fa precedere dal
verbo essere: go esseo remoransum
treinus sto aspettando il treno isf
esseo oransum in ecclesias; video vos
illa omos ambulansum in vostra viridarius ? Quando non vi è un aggettivo
speciale per esprimere la natura e la
qualità intrinseca o l’uso a cui un sostantivo serve si può quasi sempre usare come aggettivo il
participio presente dei vl che hanno un
significato corrispondente al nome espresso in
Italiano: | fluensa aquas acqua
fluente ; ambulansa baculus bastone da pas-
seggio ; odoransa salise sali per odorare ; cadensa stellas stella
ca- dente ; suensa filus filo per
cucire; requiscensa locus luogo di riposo;
venansa abitus abito da caccia ; ambulansa abitus abito da passeggio.
SINTAXISO Preterita Participius Come verbo indica azione compiuta dal
soggetto: portas esseo aperitum /a
porta è aperta, vlenéè aperta 202 —
Come aggettivo indica stato naturale o posizione di una cosa qualunque: portas esseb aperita /a porta
è aperta, sta aperta, st trova aperta.
Bisogna quindi notare mollo bene ciò che il participio indica prima di assegnargli la desinenza.
Assoluta Construxios È un modo di dire latinulo che pu? risolversi anche in una proposizione incidentale con durante,
mentre, quando, poiché allorchè e
simili. 205 -- Per poter fare la
costruzione assoluta è necessario che i
participi e i gerundi della proposizione secondaria non concordino in nessun modo coi termini della proposizione
reggente. La costruzione assoluta si forma col sopprimere tulle l: congiunzioni e col mettere il verbo al
gerundio o al participio, pe sposto
sempre al nome: tua patris vivendum
) opp. tua Sani vivensum ) rese essebam
diversa tua patris moritum ) opp. tua patris abendum moritum ) IESE
IUavi le quali cosfruzicni possono
anche risolversi in quum tua patris
morivi postquam tua patris morivi posti mortis de tua patris rese mutavi Il participio e il gerundio possono usarsi
anche da soli. senza nome ed indicare
azione: adventatum ad bivius is
commoravi per seligere sua vias. Se il soggetto della proposizione assoluta è
rapprese! tato da un pronome personale,
questo va al nominativo: tu vivendum;
gof abitum; is vivensum 209 — Questa
costruzione può farsi anche coi sostantivi, sol
tintendendosi il verbo essere:
Cicero consulis opp. quum Cicero essebam consulis Usus de Tempuse Presens, Indica azione che accade e dura nel
tempo in du parliamo. 211 — Si adopera: I - nelle sentenze ed asserzioni
generali Il - nelle narrazioni animate
invece del tempo passato ei ian a |
num mn mnn‘nRk_ ‘| 0° dee
SINTAXIS - nelle indicazioni di azioni
che ricorrono periodicamente nei
riferimenti di opinioni e di detti degli scrittori antichi, contenuti nei libri ancora esistenti V - invece del futuro in espressioni in cui
precede un altro verbo al tempo
presente, quali: go sperao ke nunc vos esseo satisfaceta per fare il sommario
di narrazioni contenute nei capitoli e
il riassunto di racconti o di drammi.
Imperfectus Ì Indica azione che
dura nel passato o non ancora finita
quando un’altra ne accadeva. 213
— Si adopera: I - nelle narrazioni e
nelle descrizioni | Il - nelle
indicazioni di azioni che accadevano nel. passato Ill - nelle indicazioni di usi, costumi e
caratteri dei popoli IV - per indicare
fatti di una certa durata o continuità
Proxima Preteritus Indica azione compiuta nel passato, i cui effetti
durano ancora in relazione col presente.
Questa relazione può avvenire: I - o
per la brevità del periodo di tempo trascorso tra il fatto passato e il momento presente: icamanim nos
abeo deambulatum; non abeo vos auditum
ista rumos ? II - o perchè l’azione
dura ancora nei suoi effetti: aliquise abeo
scribetum cirki filosofias, aliquise cirki literase, alteruse cirki
scienziase o perchè l’azione viene riferita ad un periodo di tempo sia pure lunghissimo e determinato da parole
speciali o dal senso del discorso i cui
effetti durano ancora: in ica seculus,
in ica annus, in ica mensis, in ica oras, in ica minitis uonderosa eventuse abeo accidetum. Perfectus
216 — Indica azione avvenuta nel passato. Si usa per le narrazioni, per
l'esposizione cronologica di azioni
compiute nel passato. Proxima
Pertransitus ; Indica azione già
compiuta in effetto ma non in atto, in
relazione col succedere di un’altra azione pure passata. Plusperfectus Indica azione compiuta nel passato prima che
un’altra azione pure passata fosse
compiuta. SINTAXIS Si usa per mettere in rilievo il compimento di
un'azione che il Perfectus indicherebbe
come in atto. Futurus 221 — Indica azione da svolgersi in un
prossimo o in un lontano avvenire. Anteriora Futurus Indica azione già
compiuta in relazione ad un’azione da
compiersi. Entrambi i futuri usansi come nelle lingue moderne, eccetto:
I - quando il verbo esprime un’azione da compiersi nel futuro si userà sempre questo tempo, anche se siavi
il presente GriLind, cativo: cram abibo domani parto infri tres dies go adventabo fra tre giorni
arrivo go facebo iddius if (go) possebo
/o farò se posso Il - nelle espressioni
in cui l’azione della proposizione secondaria
è anteriore all’azione della proposizione principale si deve usare
il futuro anteriore anche se siavi il
futuro semplice: quandom go essebo
adventatum (go) scribebo tibisf quando
arriverò ti scriverò IIl - le
espressioni in cui l’azione principale è anteriore alla se- condaria si rendono con due futuri anteriori,
anche se siavi il futuro semplice : quandom vos essebo adventatum vostra patris
essebo moritum quando arriverefe vostro
padre sarà morto Exerciziuse I
Corrigete : 1 - Go admoneo te,
cara filius mea, Hi icus facendum vos per-
debo estimazios de tua professorise. 2 - Multa venatoris ivi
venandunr vulpese et lepus, et nes
occidevi multa. 3 - Nunc nos finindum abeo
icus laboris difficilisa. 4 - Nos esseo ire indum teatrus icavespim, sed nos non io, if uetris essebo mala. 5 - Parentes amansa filiuse essebo bona civise. 6 - Legetum libris ab me
erim contineo multuse precepziose
utilisa. 7 - Revius quis legebam mea consobrinusef esseo dirigeta ab una illustrisa professoris. 8 -
Nos omnise nondecideta essebam supri
quoddis facendum abebam. 9 - At stazios nos essebam remoransa soma consanguineuse nostra quis
adventabam ab Roma illa manes. 10 - Dominusf abebam in eia
marsupius travelansa un para fialas de
salise odoransa. au ndir:
sati alla & utt”
[um SINTAXIS Quasom omnisa
venatorise utio soma venansa abituse facetum
cum velvettis et soma gami-marsupiuse. 2 - Dum soldatuse certabam, , lostra matrise, uxorise, sorose et
desponsatusef orabam proi lius. 3 -
Seneca diceo: per discere aom vivere ite et consultate tu mortuuse. 4 - Nos putao ke nunc vos esseo contenta,
quio bellus esseo finita. 5 - Mea
fratrise et go legebam una pulcra libris, sedeta iuxti stovis, dum pluebam. 6 - Erim go ivi ad mea villas,
prendevi soma flose, deambulavi dium ;
posteam go nanciscivi soma amicuse de meuse et 4 silatusavi cum lius. 7 - Nos abebam iam
acquirelum ica stoffis, quan- dom tu
muneravi illa abitus nobis. 8 - Go essebo bona; go studebo; go facebo sempem mea diutis, diceo pueris
quum is esseo punitum ab sua parentes.
Quum tuf essebo adventatum non obliviscite
tuf telegrafare mibisf. 10 - Quandom vosf abe » telegrafatum isf
essebo iam adventatum. . | HI
Componete et traducete 10 proposizius,
Traduxios Silvatica Feles
(finis) Feles sepem incedeo saltusim.
Per flingare se anteam iddis talusao se
et incurvao sua dorsus, posteam iddis streitenao et stendeo se nitindum fortisam supri posteriora artuse,
quise elabio instari sprin- guse. Sua
pilormus esseo softa et ticca, pauca-rubra cinerea cum nigra striase, pauca-fulva supri ventris;
caudas esseo anulata cum nigrus et abeo
nigra acies. Felesef parturio compluresa filiuse in unuses; iddisef adlactao iddiuse cum
abdominalisa mammillase, iddisef
defendeo iddiuse strenuam; quum iddisef timeo per iddiuse, iddisef portao iddiuse ad secura locus, arripendum
iddiuse delicatam cum lostra dentise.
Aom nos abeo innuetum iam, Feles esseo una carni- vora predos. Iddis abitao solitariam nostra
forestise. In pauca Jus de :‘’
crepusculuse aut in obscuritas de noctise iddis faceo strages de lepuse, de minora mammiferuse et de avise; idcirco
iddis esseo molesta competitoris cum venatorise. Iddis esseo una feroxam
indolesim animalis; quum iddis esseo
irritatum, iddis rufflao sua piluse, incurvao sua : dorsus tollendum se supri sua poise,
plicao sua aurise, contraendum : sua
labruse iddis monstrao sua dentise et sufflao fortisam. Sua vocis : esseo vocatum eiulazios. Ad tempus de
nupzies iddis emitteo craise, ‘ aulise
et lamentuse quise luccao umana. Infri animalise affinisa ad : Feles per lostra formas et mose, et vocatum
ao iddius “ felina ”, terem esseo
eziom Leos, Tigris, Panteras, Leopardus, Lincis, Guepardus, Giaguaris, et Pumas, aut Americana leos,
SINTAXIS LEXIOS Abere Come ausiliare abere serve per la coniugazione
dei tempi composti. Come transitivo si
usa per indicare il possesso ed è
sinonimo ‘di possidere in molti casi:
tu abeo una morbus; tu abeo una domus; tu possideo una domus: ma non posso dire: tu possideo una
morbus. 226 — Si usa nelle espressioni
adere ao avere per, stimare come: go
abeo iusf ao magistesf; go abeo vos ao mea patris. Come ausiliare ESSERE serve
per la coniugazione passiva. Spesso è seguito dal predicato nominale. Come
intransitivo si usa per indicare l’esistenza ed in tal caso è sinonimo di existere: Deus esseo;
opp. Deus existeo; go esseo; opp. go
existeo. 230 — Col nome o pronome al
caso dativo usasi: 1 - per indicare il
possesso: una libris esseo ad Tizius; una
domus esseo mibis. II - per
indicare: essere di, riuscire di, ridondare o tornare a: illa rese essebo tibis advantagiosa Le
espressioni possessive essere de o pertinere ad si usano nel senso di essere di, oppartenere a,
quando dopo di esse segue un sostantivo;
se poi segue .un pronome, essere vuole il pro
nome possessivo: illa libris esseo meus; e pertinere vuole il
pronome al caso dativo: il'a libris
pertineo mibis. Le espressioni composte semplicemente dal predicato nominale si rendono con é o è da: iddis esseo
stulta facere icus, opp. facere icus
esseo stulta; opp. facereis icus esseo stulta. Le espressioni essere
compelletum, propelletum e simili si
rendono co..: vedersi costretto, trovarsi spinto, sentirsi indotto. vedersi perduto. Si usa inoltre nelle
espressicni: essese unus de mea, tua,
sua, amicuse, inimicuse, consangul
neuse, ecc. Facere seguito da un
sostantivoViene usato nel senso materiale come fare, costruire, creare, formare, ed anche nel senso morale
come fare, agire, effettuare. in altri casi si traduce con i verbi creare,
componere, É producere e simili, a
seconda l’idea che indica. Spesso il verbo facere non è espresso integralmente ma è reso col verbo che esprime
oggettivamente l’azione esplicata: SINTAXIS ed allora esso viene tradotto con
speciali locuzioni idiomatiche tutte
delle varie lingue moderne:
ambulare duo kilometris fare due km. a piedi, balneare fare un
bagno, bagnarsi, calidare far caldo,
commodare attenzios fare attenzione,
complimentare faure complimenti, despectare fare dispetto,
indispet- tire, encuragiare far
coraggio, incoraggiare, facere aliquis cerziora
far noto ad alcuno, rendere alcuno consapevole, formidare far
paura, impourire, graziasagere fare
ringraziamenti, ringraziare, illucescere
fare giorno, farsi giorno, reddere omagis fare omaggio, silatusare fare colazione, silere far silenzio, zittire,
testimoniare far testimo- nianza,
testimoniare, velificare far vela, veleggiare, vesperare Jar sera, farsi sera, visitare fare una visita,
visitare. Quando nel verbo c'e l’idea di un effetto materiale al- lora si rende con facere: facere una deambulanzios fare una
passeggiata, facere una plesciuris fare
un piacere, facere una servis fare un servizio, facere inventarius fare l’inventario, facere testamentus fare
testamento. Alle volte si rende col verbo della medesima radice del sostantivo: bellare bellus far guerra, bettare una bettis
fare una scommessa, enarrare un
enarrazios fare un racconto, querere una questios fare una domanda, vivere una vitas fare una vita,
e così via. 240 — Quando indica la
professione, il mestiere e simili si
rende con essere: essere professoris fare il professore, essere
fali- gnarius fare il falegname. Ma se
indica le contraffazione della professione, del
mestiere e simili, allora si rende con facere: Quoddis faceo vos,
professoris, cum ista ligos in vostra manus ? Go? Go faceo agricolas. Altre volte si rende a
seconda l’idea precisa che vuole
esprimere: pronunciare una
sermos fare un discorso (a voce)
legere una sermos ,, , è (leggendolo)
scribere una sermos ,, ,, i (scrivendolo) abere una sermos ,, , > (in generale). Facere
seguito da un verbo Viene usato nel senso di causare, costringere,
forzare, ordinare, procurare. Le frasi
che seguono questa costruzione possono essere
attive o passive. 245 — Se sono
attive il soggetto del secondo verbo viene si-
luato subito dopo la voce del verbo facere, e poi si fa seguire
l’in- finito del secondo verbo: ‘go
facevi pueris legere feci leggere il ragazzo, feci, causai, ordinai, procurai
ecc. che il ragazzo leggesse; tu facevi
tres omos venire facesti venire tre uomini, opp. facesti, causasti, costringesti, forzasti, ordinasti,
procurasti, che tre uomini
venissero. 246 — Se le frasi
sono passive l’infinito del secondo verbo
viene situato subito dopo la voce del verbo facere: go facevi
legere literas feci leggere la lettera,
feci, causai, ordinai, ecc. che la let-
tera fosse letta; tu facevi ferrare equuse facesti ferrare i
cavalli, opp. facesti, ordinasti, ecc.
che i cavalli fossero ferrati. | pronomi vanno regolarmente situati secondo
l'ufficio che fanno nella frase: isf
faceo me ridere ella mi fa ridere; go fa-
cevi iusf flere /a feci piangere; is facevi sepelire iusf /a fece
seppel- ‘lire; go facebo arrestare iusf
/a farò arrestare. 248 — Le voci
riflessive del verbo facere si formano regolarmente: go faceo respectare me; tu
faceo respectare tef; ecc., e Si rendono
con le varie voci riflessive Farsi. Con alcuni verbi che indicano azione
abituale il verbo essere viene reso col
verbo fare: go esseo scevatum duo-es una eb-
domadas mi faccio sbarbare due volte la settimana. 250 — Il verbo causore si rende con far
venire, nel senso di causare, cagionare
e simili: carburus odoris causao mibis capus ekis; opprimereis populuse causao revoluzios. Le
espressioni: facere videre se, facere invenire se, fa- cere precare se, equivalgono alle espressioni
idiomatiche italiane: farsi vedere,
farsi trovare, farsi pregare. Espressioni idiomatiche: facere amendis fare ammenda, facere benem
fare bene, facere malem fare male,
facere bonumis fare il bene, facere malumis fare il male, facere bellus aut pacis fare guerra o pace,
facere bisnise fare af. fari, facere cum
fare di, fare con, facere raitam fare bene, agire bene, facere rongam fare male, agire male,
facere ke fare che, fare in modo che,
facere mea, tua, sua possibilis fare ‘/ possibile (to, tu, egli), facere sinim fare a meno, far senza,
facere sunum fare presto, facere un
exercizius fare un esercizio, facere una favoris fare un favore, facere una grazias fare una grazia,
facere una nisus fare uno sforzo, facere
una selexios fare una scelta, fare la scelta, rai tare fare giustizia, essere giusto verso,
rongare fare torto, essere Inglusto
verso. aliqua res abere ‘ nils ‘ facendum cum iddius aut in
iddius I paucam ) ‘averci qualche cosa, niente, poco che
fare, che vedere; ingerirsi,
‘mischiarsi. | ri ei SINTAXIS
Exerciziuse Corrigete Una amicus mea possideo un mala morbus. 2 - Illa
consi- lius essevi ad tibis damnosa; sic
daddis essevi compelletum dicere sua
filius. 3 - Érim go facevi duo kilometrise et ezio balneavi in flumes. 4 - Quoddis vos faceo doctoris cum
lista secas in manus | vostrus? 5 - Gof
me faceo respectare sempem; et vosf? 6 - Tuf
tef facevi precare nimiam antim cantare illa romans pulcra. 7 - Vos malem faceo ire illikim et posteam penitebo
amara. 8 - Pluvias faceo crescere
fructuse et solis faceo matura iddius. 9 - Los facebam lostra plantase aquare posti solcadens sic los non
flaccescebam. 10 - Tu faceo ridere me
quandom diceo mibis ke velleverim essere regis. Il
1 - Cram tu facebo una deambulazios, nonnem? Si. Sed go facebo inventarius de mercise in tua
negozius. 2 - Ilia domus per- tinec
mibis et illa alterus eziom; sed illus quis esseo in dimidius esseo tuus. 3 - Ista iuvenis esseo unus de
mea amicuse, et illus unus de mea
inimicuse. 4 - Facete mibis una favoris: postisate ica literas at stazios, quio iddis esseo pla 5 - Abebam
isf forsitam aliqua res facendum in illa
omicidius? 6 - No, Dominusf, isf abebam nils
facendum cum iddius. 7 - Facele mea automobilis venire crammanim, et vostra carrucas icavespim. 8 - Go facebo
punire quivis disobedio ica ordinazios.
9 - Icus esseo una makinas de una delicatama con- struxios; et go putao vos faceverim benem
facere construere iddius in New York. 10
- Vos abeo facetum me spendere nimiam. No, mea
cara amicus, non abeo essetum go is'quis abeo facetum te spendere niniam, sed mea fratris. Componete et
traducete 10 proposizios. IV Traduxios
Leos ab Webster, LL. D. Un Americana Lexicos de Ingliscia Linguas Editoris: Conkey Company, Chicago (U. S.
A.) Leos abeo crassa capus circumdata
cum longa et ticca comas de fulva colos,
quis tegeo iddibis anteriora partis de. corpus. Leosf 120 SINTAXIS abeo capus minora et iddisf esseo carensa
comas. Sua caudas esseo longa, smuta,
terminansa cum una floccus de piluse, fortisama. Sua aspectus
esseo nobilisa; sua incessus stetla; sua rugitus tremenda. Americana Pumas et Giaguaris ab Nova Enciclopedica Atlas et Geografica
Lexicos de Mundus Editoris: P. F.
Collier & Son: New York
Carnivoruse de Nova Mundus esseo inferiora in magnitud»s, strengas et ferocitas ad illuse de Asia et
Africa. Invici leos, America abeo minora
et minus potensa Pumas. Tizris de Sud Asia esseo re- presentatum ab Giaguaris, maximam potensa'de
Americana carnivoruse, Quatuor varietas
de leose occurreo: illus de Nord Africa; illus
de viciniase circumi Senegal; illus de Sud extremitas versi Orange flumes et illus de Asia. LEXIOS Specialisa Usus de Aliqua Verbuse Possere Quire Possere esprime potere assoluto
o capacità materiale di fare un’azione,
la quale capacità risiede nelle forze del soggetto, ed equivale ad: essere capaxa: tu posseo spendere quio tu esseo divesa; go possebam vindicare mea offensios Quire
esprime potere relativo, o facoltà di fare un’a- zione; usasi nelle frasi che esprimono
augurio, convenienza, dubbio, eventualità,
imprecazione, obbligo morale ed equivale ad: essere pro- babilisa: © vos quio essere secura de mea
fidelitas vostra bisnise quiverim ire
melium Nei casi dubbi, in cui non si può proprio vedere chia- ramente la differenza di senso usasi
possere. 256 — L’avverbio non, premesso
ai detti verbi nega recisa- mente
l’azione; posposto, invece, indica una eventualità negativa: go non posseo venire; go posseo non
punire, sed go posseo eziom punire.
i Il futuro di quire, quibo, equivale
anche alle espres. sioni italiane
dubitativè: sard, potrà essere, può darsi che, è pro. babile che, e simili: iddis quibo essere aom
vos diceo. - Debere Oportere Necessere
Niddare Debere indica: dovere, bisognare,
dovere assoluto, imposizione di volorità
ed equivale ad: essere obbligatum aut cogetum.
Oportere indica: bisognare, esser d’uopo, essere con- veniente, dovere di circostanza, convenienza,
accordo, appuntamento, Necessere indica:
essere necessario. TE
i.—rr_ÒùÀùÒÀAmauamo__t1n1n0n0nknh1l(q@2020@mkÒ8@ò—tm nm —rr.Ui‘d’eoee‘ ooo
_0_e"t0@4o W6——nmn0Tc_0—o _ rbm&—m—_EE-@- rsu i i@@—Liimieilmii
cei Gi) | i Vi i SINTAXIS Niddare indica: aver bisogno
di... Questi verbi si coniugano sempre
personalmente, ed in italiano spesso si
rendono con altra costruzione, composta dagli
stessi verbi ma col pronome al caso dativo; o costruendoli anche im- personalmente. Le circostanze più o meno impellenti a parere
dello scrittore guidano alla scelta di
ciascuno di essi: go debeo ire debbo
andare, bisogna ch'io vada (assolutamente)
go oporteo ire debbo andare, se è conveniente, se è d’uopo go necesseo ire debbo andare, se è necessario
ch’lo vada In italiano i detti verbi possono anche render.i imper- sonalmente :
go debeo ire, tu debeo ire, is debeo ire, bisogna andare, si deve andare 265 — Se il verbo all’infinito è transitivo
ed è seguito dal com- plemento è meglio
usare la forma passiva: ‘ frumentus
necesseo essere metetum Alle volte può usarsi anche il gerundio seguito dal verbo essere: frumentus metendum esseo Quando i detti verbi indicano un senso
astratto vo- gliono il soggetto unus:
unus debeo studere per essere estimatum
268 — Il verbo dedere, nel senso commerciale o morale di essere debitore di, con o verso, va col
dativo: go debeo vobis mille liras; go
debeo ad tua medicus mea salus La forma impersonale /ddis debeo abere, seguita
da un participio passato si può rendere
in italiano col perfetto o col pas- sato
prossimo del verbo dovere, quando indica la conseguenza di una premessa espressa o sottintesa: iddis debeo abere grandinatum la dovuto
grandinare Debere traduce anche alcune frasi imperative col verbo andare: Panama pileus debeo essere lavatum
cum specialisa aciduse. Vellere
Desiderare Vellere indica: volere, volontà assoluta. Desiderare indica: volere,
desiderio, piacere.Le espressioni verbali del desiderio si rendono col
con- dizionale: omnise velleverim essere
felixa. 274 — Le espressioni come la
seguente: go velleo vius dicere veritas
si rendono in italiano cof che seguito dal congiuntivo: voglio che diciate la verità. Se poi trovasi la
congiunzione Ke e il passivo allora la
forma passiva si applica al congiuntivo italiano: go velleo ke mea patris esseiam respectatum.
Le espressioni: velleo vos me, nius? ecc. seguito dal- l'infinito si rendono con: volele che io, che
noi? ecc. seguite d@al congiuntivo: velleo vos me legere literas? volete ch'io
legga la lettera? velleo vos nius ire
domus? vo/ete che andiamo a casa?
e" SINTAXIS
Exerciziuse I Corrigete: | 1 - Tu possebo emere illa villas quum tu
esseo dives. 2 - Nos debeo nostra
parentes nostra vitas. 3 - Go possebam reicere ica tur- bulenta operariuse. 4 - Ad agricolas oporteo
colere umus per ripere messis bona et
abundansa. 5 - Nos non quibam putare ke tu aberem essetum egrotus. 6 - Go niddao de te, bona
amicus mea. 7 - Patris vostra posseo
essere secura de mea affexios. 8 - Nus debeo abire cram quio nostra matris esseo remoransa nos.
9 - Mea amicus pos- sebo venire cram ab
Roma. 10 - Vos vellebam legere illa literas ke
continebam multuse secretuse, sed nius non permittevi iddis. II
1 - Go desiderao manducare caros cram et poscram. 2 - Aliqua mulierise desiderao sempem soma pulcra
vestise et giuellise. 3 - Tu velleverim
essere divesa. 4 - Professorise vellebam nius studere om- nisa lexiose. 5 - Velleo tu me ire ad
teatrus? 6 - Virtuosa matris debeo
educare filiuse benem. 7 - Vellebo daddis nius emere ista domus? Nos debeo amare et auxiliare nostra parentes.
9 - Nos velleo ica tlose essere
colligetum. 10 - Nos velleverim
essere felixa, sed per consequire ica
metas nos debeo superare omnisa adversitase de vitas. Componete et traducete 10
proposizios. Traduxios Adamas ab
Doct Altredo Bordî: Botanicas et Mineralogias
Adamas esseo maximam preziosa gemmas quis esseiam noscetum. Iddis
scioao vitrosa aspectus, quamobro iddis esseo imitatum cum spe- cialisa qualitase de vitrus (strass). Quum
iddis esseo pura iddis scioao se in
transparensa et sini colos cristalluse, quise sepem abeo curva faciese. Sua maximam communisa formas esseo illus de
una poliedrus limitatum ab 48 scalena
triangularisa facies. Adamas esseo maximam dura infri osmnisa corpuse et idcirco iddis formao X
semplis de durizies skeles. Iddis esseo
quonio valdem fragilisa et esseo rumpetum facilisam quum iddis cadeo aut quum iddis esseo
comprimetum aut percutetum. Adamas esseo
formatum cum pura carbonius. Sua pregius consisteo in essereis valdem refrangensa, videlicem
splendensa cum vivaxa co: lose sub axios
de lus; in essereis inalterabilisa et rara. Adamas esseo ì
eni Î] i Lr
SINTAXIS in Sud Africa et in Brazil; iddis esseo recolligetum in
sabuluse et glarease de torrentise, quom
iddis essevi transportatum ab aquase. Sua
sumptus esseo valutatum caratusim, quise correspondeo cirkim ad V partis de uno grammas. Per augmentare
iddisa splendoris, iddisa naturalisa
frustuse esseo cooperitum cum numerosa parva-faciese, quise esseo obtinetum cum essendum
comprimetum et consumetum contri calibea
discuse, quise turnao rapidam in un orizontalisa pleinis. Ceumo Adamas non esseo scabetum ab aliqua
altera corpus, discuse esseo necessariam
illinetum cum pulvis, oblinetum cum oleus, de idema mineralis. Limpida Adamase esseo adibetum per
facere giuellise; tur- bida illuse per
insecare vitrus, per scribere supri ica ultimus, et friatum, per laborare dura petrase. X LEXIOS
Advocare Deessere Deficere Occurrere Advocare indica: impiegare,
volerci, nelle espressioni di impiego o
mancanza di tempo: 1, 2, 1000 oras,
dies, annus, seculus advocao per... ci vuole, ci vo- gliono...; terras advocao uno annus per
turnare circumi solis. Deessere indica: volerci, mancare: tres sovrenis deesseo per completare summas
Deficere indica: volerci, mancare, nel senso sottinteso di: altrimenti non bastano: tres dollaris
deficeo per pagare illa omos. Questi tre verbi si costruiscono personalmente ed
im- personalmente: treinus advocao 4 dies ex New York ad San
Francisco iddis advocao 4 dies ad
treinus ex New York ad San Francisco I pronomi vanno al caso nominativo nella
costruzione diretta, e al caso dativo
nell’indiretta: go advocavi 5 dies aut
iddis advocavi mibis 5 dies m/ ci vollero...
282 — Occurrere indica: occorrere, ed è transitivo: nos occurreo mille sovrenis ci occorrono
mille sterline. Il verbo occurrere, seguito dall’infinito, si rende in italiano con: occorre che, è necessario che,
seguito dal congiuntivo: vos occurreo
ire, occorre, è necessario che andiate. Volendo dare alla frase la forma
impersonale si deve dire: iddis esseo
necessaria per vius ire Stare Essere
Abere se Remanere Stare, indica: stare in piedi, stare eretto, stare
fermato, ed è contrario di sidere. ESSERE
(GRICE: IZZING) Essere indica: stare, essere.
ABERE (GRICE: HAZZING) se indica: stare, stare in salute. ln questo
senso abere vuole sempre in accusativo
il pronome personale di cui si domanda lo stato di salute, e nelle
interrogazioni non vuole il soggetto
pronominale : aom abeo te? come
stai? aum abeo vius? aom abeo viusf? aom abeo se vostra matris? aom
abeo se vostra soros? 288 — Remanere indica: stare, rimanere, restare,
trattenersi: remanete mecum una paucus
plus dium, fraffehetevi meco, state meco,
restate meco ancora un po’, un po’ più a lungo. 289 — Le espressioni: iddis' esseo meus,
tuus, suus, eius, 0 iddis esseo de...
seguite dal nome e dall’infinito solo, o con altre parole equivalgono alle espressioni italiane: sta a
me, a te, a lui, ecc. Accidere
Evenire 290 — Accidere indica:
accadere, avvenire, succedere per caso. Evenire indica: accadere, avvenire,
succedere per con- seguenza di cose.
. 292 — Sono impersonali e personali:
Quando è specificato il nome o il
pronome reggono il dativo: ques accideo iddis: che c’è? Quoddis evenivi? che avvenne? ques accideo
vobis? che avete? che vi è successo?
ques evenivi vobis? che vi succedette? (dopo una pre- messa) Nils. Tangere Obtingere Tangere
indica: toccare, palpare. Obtingere indica: toccare a..., toccare in sorte,
spet- tare a..., e regge il caso dativo:
| go tangco libris; libris obtingevi
mibis equus obtingevi tibis sed equusf
mibis 295 — Le locuzioni: iddis esseo
mea, sua diutis, seguito dal.
l'infinito, oppure dal de seguito da sostantivi e dall’infinito si
rendono con: tocca a, spetta a, nel
senso di: è mio, tuo, ecc. dovere...:
iddis esseo tua diutis servire tua ona patrias iddis esseo diutis de fortisa iuvenise
servire lostra ona patrias 296 — Quando
toccare a..., spettare a... indicano un doyere
di circostanza vanno tradotte col gerundio e il verbo abere, come
si è già detto. Servire Prodessere Ciatissare Utire 297 — Servire indica: servire, prestar
servizio a, far servizio a... milese
serviv lostra ona sovranus fidelisam mea
fratris servibam in 36a regimentis de artilleris 258 — Prodessere indica: servire a, essere
buono a, essere utile a, essere di uso per:
go non velleo iddius, quio iddis non pro-
desseo me. Quoddis prodessebam flere ?
299 — Ciatissare indica: servire a tavola Ciatissare se cum servirsi di (cose da
mangiare o da bere) ciatissate vius
dominuse cum vuoddis vos desiderao
servitevi signori di ciò che volete
SINTAXIS Utire indica: servirsi di, usare, valersi di, adoperare: vos posseo utire mea automobilis potete
servirvi della mia automobile. 301 —
Servire si adopera anche con speciali locuzioni: iddis non serviverim mea propositus vendere
frumentus nunc non mi converrebbe
vendere il frumento adesso - icus servio
mea, tua, sua propositus, ecc. questo fc
per me, per te, eccc. Fxerciziuse I
Corrigete : 1 - Duo orase deficeo
ad meridies. 2 - Una noctis deesseo per
ire ab Bari ad Roma. 3 - Pauca dies deficeo per finis de annus sco- lastica. 4 - Bona dies, amicus mea cara, ao
abeo vos? Et ao abeo tua matris et tua
soros? 5 - Iuvenis dissoluta non ciatissao nec sua familias nec societas. 6 - Vos posseo prodessere vius
cum illa cibuse quis vos desiderao.
Erim go obtingevi ica pulcra libris de gerrese
et de novelise. 8 - Quio esseo tu sic tristisa? Ques abeo accidetum te? 9 - Iddius non servio nostra propositus
vendere ica viridarius quemis esseo tam
pulcra. 10 - Vos posseo ciatissare vius cum mea
ciatus quis go abeo emeta giustim nunc. Il
1 - Duo annus advocao ut mea fratris gottaiam sua diplomas. 2 -
Go velleverim gottare un abitus, sed go deficeo quinqueginta liras per assequire summas. 3 - Illa paupera
familias occurreo mille liras per pagare
una cekis et una billis. 4 - Tu occurreo ire cram ad sco- las, quio professo1is dabo una classis
exercizius. 5 - Remanete mecum una
paucus plus dium, quio vostra consorzios esseo valdem gradita mibis. 6 - Iddis esseo de magistes kippare
disciplinas de scolarise. Erim una gravisa reilueisa disastris accidevi in
nostraiurbis. 8 - Tu posseo utire mea
biciclis per ire intomi contris. 9 - Ica domus
servio realisam mea propositus. 10 - Iddis non serviverim mea pro- positus emere illa pianofortis nunc, quio iddis
esseo nimiam cara. HI Componete et traducete 10 proposizios. IV
Traduxios Mundus anti Creazios
de Omos ab Camille Flammarion,
traducetum ab Doct. Diego Sant'Ambrogio
Editoris: Società Editrice Sonzogno, Milano (Italia) Giurassica Periodus Dum marise essebam sulcatum in omnisa
direxios ab gigantea ittiosaura, plesiosaura,
pliosaura, notosaura reptilise, cuiuse nils de 126 SINTAXIS actualisa naturas posseo dare nobis minima
ideas, nos dicebo cum Dom Sauvage, dum
supri continentis dinosauruse regnabam sovranam, maximam curiosa forsitam quam omnisa
animalise quemise antiqua etase abeiam
transmittetum nobis, ezio celuse essebam populatum cum non minus stranea binguse, nec avise, nec
reptilise, quise scioabam curiosa
caracteris de essere simultaneam avise carensa pennase et armata cum dentise, et reptilise cum calida
sanguis, quise posseo nec natare nec
ambulare. “ Propriam illuse esseo draconis de fabulas; et maximam infrenisa imaginazios non posseo
filiare, in sua maximam audaxa impetuse,
una monstrus collexios, quise non abeiam vivetum in giurassica epocas., (1). (iddis continuao) LEXIOS Gottare si adopera come transitivo e come
intransitivo. 303 — Come verbo
transitivo, seguito dal nome o dal pro-
nome in caso dativo significa: avere, venire in possesso di,
procurare procurarsi: populus gottavi totus is vellebam mea amicus, gottate mibis illa libris ex
libellios tu abeo gottatum una bona
castigazios per tua indolenzias ques
gottabam vos in vostra manus? Come verbo intransitivo, seguito dall’aggettivo,
dal par- ticipio passato e dall’avverbio
significa: diventare, passare allo stato
di; ed in questo caso è quasi sinonimo di flerire: quatuor omos gottavi dronca { quattro si
ubbriacarono bibete vostra coffis, non
facete iddius gottare frigida aom
gottavi vos noscetum cum ius? Come faceste la sua conoscenza? iddis esseo gottansum serom, ite nos sf fa
fardi, andiamo 305 — Come verbo
intransitivo, seguito dalla preposizione e
dall’avverbio esprimente posizione oppure movimento significa moto accompagnato da difficoltà od ostacolo e si
traduce con quel verbo italiano che
rappresenta l’idea del moto contenuta nella preposizione o nell’avverbio: quum treinus commoravi nos gottavi daum et
passengese gottavi op non gottate in
viridarius 306 — Come verbo transitivo,
può anche essere seguito dal- l’avverbio
e dalla preposizione; allora è necessario che il complemento oggetto segua subito il verbo, e poi venga
l’avverbio e la preposizione: isf cadevi
intomi fossas et cum difficultas nos gottavi iusf extrim posseo tu gottare ovri illa murus? si, sed go non posseo gottare mea equus ovri
iddius Contejian: “ Elementuse de geologias et paleontologias ,. nos
SINTAXIS Nel senso di: pervenire o arrivare a... gottare usasi anche innanzi a verbi come i seguenti: gottare amare, gottare essere, gottare
placere, gottare scire: is gottavi
essere prima omos de sua tribus if
vostra matris gottao scire ke tuf abeo itum illikim ques dicebo isf? vos abeo gottatum amare iusf quio isf esseo
nimiam bona et virtuosa 8 — Diamo un
elenco di locuzioni molto comuni col verbo
gottare : i gottare ad arrivare
a, gottare benem ristabilirsi (salute), gottare di- vesa arricchirsi, gottare engrisa andare in
collera, gottare frigida farsi freddo,
raffreddarsi, gottare in entrare, gottare intom entrare, penetrar dentro, gottare macra dimagrare,
diventar magro, gottare noscetum fare la
conoscenza, gottare ondrim mettersi sotto, gottare ovrim superare, passare per sopra, gottare peium
peggiorare, got- tare ponim mettersi
dalla parte di dietro, gottare ‘poruordim avan-
zarsi, farsi avanti, gottare punitum essere punito, gottare serom farsl tardi, gottare suprim mettersi sopra,
gottare uisim mettersi alla parte di
dentro, gottare alba imbianchirsi, rischiararsi, gottare daum scendere, venir giù, gottare draunata
annegarsi (per accidenti), gottare
extrim uscire, gottare illikim arrivarci, gottare informatum essere informato, gottare longim svignarsela,
gottare melium miglio- rare, gottare
obscura oscurarsi, farsi oscuro, gottare op /evarsi, montar sù, gottare paupera impoverirsi,
gottare pinguisa ingrassare’ ingrassarsi,
gottare porrim mettersi dalla parte di avanti, gottare- promovetum essere promosso, gottare senesa
invecchiarsi, gottare simulim riunirsi,
raccogliere, gollare transversim fraversare, giungere alla fine.
Verbuse cum Possessiva Adiectivuse
309 — Molti verbi intransitivi quali surrendere, abstinere, ge- nibusare, querire, penitere corrispondono
rispettivamente alle voci italiane
arrendersi, astenersi, inginocchiarsi, lagnarsi, pentirsi, i quali verbi, pur-non essendo riflessivi si
coniugano con le particelle pro-
nominali mi, ti, si, ecc. in italiano. Molti altri verbi seguiti da
aggettivi possessivi si ren- dono in
italiano anche con le particelle pronominali corrispondenti alle varie voci possessive: tu rumpevi tua crus fl rompesti (a
gamba is rumpevi sua crus s/ ruppe la
gamba isf fasciavi nostra vulnuse cì
fasciò le ferite go vittavi mea oculuse
mi bendai gli occhi 311 — Vi sono
inoltre in latinulo moltissimi verbi che sono
transitivi, mentre in italiano non lo sono, o sono seguiti dalle
RIFDO sizioni. Ne diamo un elenco di
alcuni: adversare opporsi a, adimplere
adempire a, aspirare aspirare a, co-
gitare pensare, pensare a, congratulare congratularsi con, consentire- consentire a dedignare avere a sdegno, equare
pareggiare a,.uguagliare a, iuvare giovare a, merere rattristarsl di o per,
obedire ob: bedire a, olere aver odore
di, mandare odore di, odorare di, piacere
far piacere a, resipere aver sapore di, sapere di, sectare andare
dietro a, cercare di ottenere, anelare
anelare a, attendere affendere a, bau-
bare abbaiare a contraire essere contrario a, conquerire lagnarsi
di, dolere dolersi di, effugere sfuggire
a, gemere gemere dio per, inire entrare
In carica di, miserere far compassione a, orrere avere in orrore, avere orrore di, potire impadronirsi
di, reformidare aver paura di,
paventare, ridere frovar da ridere su, sitire aver sete di, utire far uso di, servirsi di. Exerciziuse I
Corrigete : 1 - Gottate ad me
mea baculus; vos invenibo iddis poni ostius
de mea cameras. 2 - Furisf essevi videta, sed is gottavi seposti
sini essere agnoscetum. 3 - Is gottavi
valdem engrisa quandom essevi informata
de quis essebam accidetum. 4 - Dum is ambulabam supri scopuluse, cadevi et gottavi draunatum. 5 -
Go esserem valdem obli- gatum ad vobis
if vos posserem gottare me una copias de icus la. boris. 6 - Quum inimicuse essevi sorprendeta
in eia latibulus lius ‘surrendevi. 7 - Vos anelabam ad glorias, et
tandem vos abeo gottata . iddis. 8 - If vos non io intomi contris vius non gottabo
nunquam benem. 9 - Aom abeo se vostra
fratris? Benem, is esseo gottansa sempem
plus pinguis. 10 - Cancellus esseo nimia stricta; carrucas non posseo gottare in. Il
1 - Nos abeo gottatum nils in domus giustim nunc, sed vos posseo gottare quoddis vos desiderao ex
restorantis ikim circum. 2 - Vos debeverim
nunquam gottare engrisa sini una seria razios.
3 - Alberto, gottate tu mibis mea altera calceuse; icuse esseo
nimiam levisa; viase esseo spurca et
balneata. 4 - Quandom vos abeo got-
tatum ovri prima difficultase tota reliquus essebo facilisa. 5 - Go
ad- versao tua principiuse quio iddise
esseo diversa ex meuse. 6 - Cum multa
difficultas pomperise gottavi equuse extrim de stabulus priusquo fumus asfixiarem iddiuse. 7 - Go mereo mortis de tua
paupera mam- mas. Isf essebam un optima
mulieris. 8 - Quesa prezius putao vos go posseverim gottare per ica senesa
carrucas? Forsitam vos posse: verim
gottare 400 liras. 9 - Nos omnise debeverim orrere vizius quio iddis brutesceo nostra animus. 10 - Is gottao
engrisa quum aliquis loquio isbis de eia
salus, sed infortunitase forsitam facebo ius got: tare uaisa.
Ill Componete et traducete 10
proposizios. SINTAXIS Traduxios
Mundus anti creazios de Omos (finis)
“ Iddis non esseo solam per sua magnitudos ke classis de rep- tilise annunziabam sua preeminenzias in
antiqua tempuse; iddis éssev eziom per
varia et plus singularisa formas de illa magnitudos quemis iddis assequivi nuncodiem. Eccem aliquise
infri iddiuse, quise volabam non cum
lostra costese ao draconise, nec propteri uno alas sini di- stingueta digituse, ao illus de avise, nec
propteri uno alas, cuia polles solam
abeverim essetum libera, ao illus de vespertiliose, sed propteri uno alas principalisam sustinetum supri uno
valdem protraeta digitus cummo alteruse
abebam conservatum lostra ordinaria longitudos et lostra unguise. In idema tempus, ica volansa
reptilise, quasom con- tradictoria
denominazios, abeo una longa collus, un avis billus, omnis tandem quis debebam dare iddibise un
eteroclita aspectus. Ica stranea
animalise esseo pterodactiluse. XII
LEXIOS Verbuse cum Indeterminata
Pronomese ao Subiectus 312 — Il
pronome indeterminato italiano “ si” corrisponde a parecchie locuzioni: | I - ad unuso aliquis in un senso astratto e
senza rapporto a nes- suna persona
determinata; nelle massime morali; nelle verità universali: unus non posseo essere sempem felixa non si
può essere... Il - a gentis in un senso
meno universale, ma non restringibile a
persone determinate: gentis sufferreo
paucam duransi iemis in Italia si soffre poco... III - a los in un senso restringibile ad
alcune tali persone: los expectao regis
icavespim si aspetta... IV - ai pronomi
soggetto se la persona che parla o a cui si parla è inclusa nell’azione: ques possebam go, tu, is, etc. facere? che si
poteva fare? V - alla forma passiva che
si usa moltissimo, anzi è l’unica da
usarsi in tutti quei casi in cui il senso della frase è dubbio: go essevi ordinatum facere iddius m/ si
ordinò... tu esseo putatum abere dicetum
icus fi s/ crede di aver... multa vinus
esseo bibetum in Italia si beve molto...
Tizio, quis, aom is essebam putatum... 7/zio, il quale, come si... | verbi esprimenti operazioni mentali si
costruiscono comunemente con la forma
impersonale : iddis esseo timetum ke isf
moribo iddis esseo expectatum ke
quisques daiam aliqua res (1) G.
Cuvier: © Disquisizios supri fossilisa ossise , SINTAXIS Masi può usare anche la forma
passiva seguita dal- l'infinito: .
| quisques essebam expectatum dare
aliqua res quisques essebo expectatum
dare aliqua res 315 — Quando si esprime
un fatto che ha corso nel presente o
nell’imperfetto si usa la forma passiva cot gerundio e il pancino passato :
— domus esseo aut essebam essendum construetum | | si sta o si stava costruendo... Ùi 316 — I verbi dicere, enarrare e simili
possono costruirsi: . I - con los o
gentis; II - impersonalmente ton iddis esseo di. cetum ke; III - passivamente con is (0 altro
pronome soggetto) esseo dicetum
essere: los o gentis diceo ke Dom X
esseo divesa iddis esseo dicetum ke Dom
X esseo divesa. — Dom X esseo dicetum
essere divesa 317 — I caso diretto e il
caso indiretto possono fare da soggetti
mea fratris essevi dicetum factus © . :. - aut factus essevi dicetum ad mea fratris 318 — I verbi ire e venire seguiti dalla
congiunzione ‘ef e da un verbo allo
stesso tempo del primo si rendono con i Verbi andare e venire seguiti dalla preposizione a : | is ivi et firmavi egli andò a firmare is venibo et videbo egli verrà a vedere I
verbi che indicano moto verso vogliono dopo di : sè la preposizione ad se il luogo è determinato ;
‘e versi se è indeterminato: go ibam versi
domus andavo verso casa, dalla parte di casa
go io ad teatrus vado al featro
320 — Ma non vogliono per lo più nessuna preposizione quando il luogo è specificato coi nomi
domus e villas; e con nomi di . città:
LS ibam domus andavo a casa; 80 ibo villas andrò in villa; go io Roma vado a Roma . Le espressioni: mea
nomes esseo 0 go esseo vocatum... si
rendono con mi chiamo, mi chiamano, il mio nome è... mea nomes esseo Enea { mio nome è Enea, mi
chiamo, mi chia- mano Vito. 322 — I verbi audere, commensare, cupere,
debere, possere, scire, vellere ed altri
sono detti verbi servili, perchè non esprimono
da soli un senso compiuto. Essi vogliono dopo di sè l infinito che serva a chiarirlo. I verbi decere, dedecere, penitere, sha
pudere, te- dere si costruiscono
personalmente e sono transitivi: go
pigebam urere illa scittis mf rincresceva bruciare quel foglio 324 — Quando i suddetti ‘verbi sono retti
all’ infinito da un verbo di
declarare, dicere, monstrare, ecc. hanno il pronome corri- spondente alle varie persone in caso
accusativo: tu diceo te abere penitetum
tua negligenzias dici che ti sei pentito...
is diceo se abere penitetum sua negligenzias dice di essersi
pentito... SINTAXIS mentre se si
dicesse: is diceo ke is abeo penitetum
sua negligenzias vorrebbe dire; egli
dice che quegli, (cioè parlando di un’altra per- sona) si è pentito della propria
negligenza. 325 — I verbi indicanti
colpa, come accusare, lusvocare e si-
mili vogliono la preposizione de quando è indicata la colpa: is essevi accusatum aut iusvocatum de
fraudis . Il verbo condemnare vuole la PEFBOAZione: oe FALAnCo è specificata l’estensione della colpa: is essevi condemnatum ad triginta annus 327 — I verbi absolvere e delivrare vogliono
la preposizione ex: is essevi
delivratum ex accusazios I verbi cogitare, commandare, credere, desiderare,
di- cere, dirigere, expectare, ordinare,
permittere, poscere, precare, pro-
mittere, supponere, vellere, ed alcuni altri di significato analogo
pos- sono essere costruiti in due
maniere: I - o come verbi transitivi col
complemento oggetto seguito dall’infinito: iudes ordinavi ius essere
pu- nitum i! giudice ordinò che fosse
punito; II - o come verbi intran-
sitivi.nella stessa maniera italiana : iudes ordinavi ke is esserera
punitum 329 — Quando i suddetti verbi
sono usati transitivamente possono
prendere la forma passiva col verbo della proposizione tal pendente all’infinito : is essevi ordinatum ab iudes essere punitum 330 — I verbi commandare, desiderare e
precare possono farsi ‘ passivi
solamente se il soggetto è una persona. Alcuni modi impersonali come iddis
essebo aut iddis esseverim benem,
difficilisa, facilisa, melium, advantagiosa e simili, se-. guiti dall’ infinito o dal congiuntivo sono
resi nella stessa maniera: iddis
essebo, esseverim benem ire Roma iddis
essebo, esseverim benem ke vos irem Roma
332 — Se è specificata la persona a cui la cosa è più van- taggiosa, allora si può usare il per seguito
dal nome e poi dall’intinito: iddis esseverim melium per vius, per Pietro,
per Brown, ire Roma 333 — Le dette
locuzioni impersonali se sono specificate dal
nome o pronome possono farsi anche personali mettendo per soggetto il nome o pronome, sostituendo le voci
verbali essebo ed esseverim col futuro e
il condizionale del verbo fare, e cambiando il CONGIUDLVO in infinito:
vos facébo benem ire Roma sarà bene che voi andiate a Roma. vos faceverim benem ire Roma sarebbe bene che
voi andaste a Roma Exerciziuse I
Corrigete : 1 - Quum nos io
intomi un regios estera et nos non scio linguas, posseo formare una iusta ideas de sua
abitanse cum multa difficul- tas. 2 -
Quoddis essebo facetum icavespim ? Nius facebo quoddis vos SINTAXIS velleo. 3 - Vos posseo nunquam essere
secura de cram. 4 - Gentis esseo
discutens un progectis cirkim un nova pontis supri flumes Mis souri. 5 - Isfessebo delivratum ab accusazios
? Go non sapeo nils nes. 6 - Iudes
abebam ordinatum ke ius esserem punitum sed posteam is absolvevi is. 7 - Ubim io vos? Go io ad Paris
et posti go ibo at New York. 8 - Isf
essebam putata essere maxima onesta mulierisf in urbis. 9 - Los bibeo multus biris in America et Ingland, sed
in Italia los bibeo plus vinus quam
biris. 10 - Los debeverim studere quum los esseo iuvenise. | Il
1 - Is ivi et firmavi illa billis, quio sua firmas essevi indispen- sabilisa. 2 - Qualis esseo vostra nomes? Mea
nomes esseo Luigi Milella. 3 - Isf diceo
sef abere penitetum non abere studetum
quum isf essebam plus iuvenisa. 4 - Cerealise esseo seminatum in iemis et ripetum in estas. 5 - Ques possebam
nos facere in illa circumstanzias ? Nils alterus quam fugere; nonnem? 6 - Iddis
esseo timetum ke Mis Maria non
cantabo'cramvespim at concertus. 7 - Mea
fratris pigebam urere illa scittise quio iddise continebam multa et
cara memoriase de sua infanzias. 8 - Ad
quanta annuse abeo accusatuse essetum
condemnatum? Unus ad quindecim annus; alterus abeo es- setum absolvetum ex iniqua accusazios. - Multa meccanica supel- lese esseo invenitum in America. 10 - Unus
non posseo dormire in ica cubiculus per
rumos de vias. Il Componete et
traducete 10 proposizius. Traduxios Erudizios et Divizies ab Charles Blount: Ingliscia Lecturis
Libris Una divesa omos,.iddis esseo
dicetum, olim petevi una erudita omos
qualis essebam razios ke scientifica omose essebam raram videtum at portase de divese, cummo divesa
omose essebam sic sepem videtum at
portase de erudituse. “ Iddis esseo — respondevi eruditus, quio omos de scienzias nosceo velius de
divizies, et divesa omos non sempem
nosceo velius de scienzias; Duo
Frariais ab Idemus Duo fraiaris, unus
Dominicanus, alterus Franciscanus, travelandum
simulim, venivi ad una rivus. Dominicanus dicevi ad Franciscanus, ke ceumo is ivi discalceata, is essebam
obbligatum ab caritas portare ius
uldrisim; if is non facerem icus, iddis esseverim una peccatus. SINTAXIS Franciscanus
consentivi et prendevi ius supri sua sciuldrise. Quum los venivi ad medius de strimis, Franciscanus
petevi alterus num is aberem monetas
uldrisi se. Dominicanus respondevi: “ Si, duo rea- lus ,,, Franciscanus audindum icus dicevi: “
Patris, parcete me, sed nostra ordos
positivam proibeo nobis portare aliqua monetas ,,. Dicen- dum sic, is turbavi ius intomi rivus. Nimiam
Serom ad Idemus Una scurras, at regias
de Francis I, querivi ad regis ke una
grandisa lordis minitabam de grassare ius per abere proferretum aliqua faceziese circumi ius. “ If is faceo
iddius, dicevi Francis, — is essebo engalum quinque minitis postim ,..
“ Go desiderao ke vostra maiestas abeiam
bonitas engare ius quinque minitis antim ,, respondevi scurras. Uno Pennis Velius de Sagacitas
ab !demus Una paupera fellos
mendicandum ex diukis de Northumberland,
dicevi “ Is sperabam ke is daverim isbis aliqua res, neduo los esse. bam ambus de idema familias, essendum ambus descendetum
ex Adamus ,,. “ Certam dicevi diukis
eccem uno pennis per te; et if
tota reliquus de tua consanguineuse dabo tibis tantundemus, tu essebo una omos plus divesa quam go esseo
longem Uncaindnes ab Iidemus Quippo
traiflise faceo summas de umana rese Et
dimidia nostra miserias ex nostra foiblise surgeo eva Quippo de vitas optima gioise consisteo in
pas et commoditas Et paucuse posseo
sevare aut servire, sed omnise posseo plisare:
O, nongentila spiritus disceiam ensefortim : Una parva uncaindnes esseo una grandisa
offensas ,.LEXIOS Verbuse Sequita ab
Preposiziose I verbi che hanno il complemento retto da una prepo- sizione possono essere costruiti anche
passivamente. In questo caso il complemento diviene soggetto e la
preposizione può restare insieme col
verbo: tu abeo scribetum ad tua soros auf tua soros abeo essetum scribetum ad ab te. I verbi flagitare
chiedere con istanza, petere chiedere
per ottenere qualcosa, poscere chiedere 0 domandare, postulare
chie- dere con esigenza, querere
chiedere per sapere, per informazioni,
rogare chiedere con preghiera; vogliono la preposizione ab, e corri. spondono a chiedere a... is flagitavi ab amicus una colloquius con
istanza chiese all'amico. SINTAXIS La preposizione per si adopera dopo molti
verbi per sostituire : abere, acquirere,
invenire, obtinere, prendere, procurare,
e simili : | go scribebo ad
London aut New York per iddius . ..per averlo Quando i verbi seguiti da
preposizione sono seguiti da pronomi, hi
preposizioni vengono sostituite dai rispettivi casi dei pronomi. Alle volte s’incontrano dei verbi
seguiti da preposizione, i quali non
possono tradursi egualmente in italiano. In questo caso si ricorre ad una espressione speciale,
rendendo la preposizione col verbo e il
verbo con un modo avverbiale : is ivi intomi
viridarius andò nel giardino is raidavi
,, ù entrò nel giardino sul veicolo | is
equitavi ,, » - entrò nel giardino a cavallo, cavalcando is currevi ,, si entrò nel giardino
correndo is reptavi ,, 3: entrò nel
giardino strisciando is reptavi extri
ostius uscì dall’uscio piano piano
vulpes reptavi versi gallusef ‘i! volpe si avvicinò piano piano
alle... fenestras essebam tam parva ke
go possebam vix reptare in la iii. era
tanto piccola che appena potevo entrarci strisclando equimilese galoppavi transversi flumes I soldati a cavallo traversarono il fiume a
galoppo i: .: + los equitavi offim sf
allontanarono a cavallo los currevi
offim si allontanarono correndo Nella stessa guisa si procede con verbi
transitivi che non esprimono un
movimento: cartase essevi uretum /e
carfe furono bruciate domuse essevi
uretum daum /e case furono rase al suolo dal fuoco i ‘ mulieris essevi sufflatum intomi maris
- la donna fu spinta in mare dal
vento pontis essevi sufflatum op cum
dinamites .il ponte fu fatto saltare con
la dinamite illuminate ica dominus ad
eia cameras accompagnate col lume questo
signore alla sua camera Alle volte un verbo
intransitivo può diventare transitivo
mediante le preposizioni o gli avverbi:
ite ad lectus et dormite offim effectuse de vinus ‘ andate a letto e fate passare col sonno gli
effetti del vino is raziocinavi me
intomi sua opinios col ragionamento mi
ha indotto nella sua opinione beibis
abeo essetum curretum ovrim ab una carrucas
il bambino è stato travolto da una carrozza Diamo qui un elenco parziale di verbi seguiti
da pre posizione: — accauntare per rendere conto di, dar conto
di; accredere ad accon- discendere a;
actare secundi essere coerente a, agire secondo; audire de sentir parlare di; audire ex aver notizie
da; concedere per fener conto di;
congratulare de congratularsi di o per; dependere ex dipendere da; gaudere at
godere di; .impedire ex /mpedire di; incubare
ovri pensare sempre, pensare a lungo e con pena sopra un fatto; laborare ‘ex. aver male a, soffrire di;
onerare cum caricare di; per- tinere ad
appartenere a; prebere cum fornire di; prendere daum notare ‘in ‘iscritto; provvidere cum
provvedere di; punire cum punire di;
regioisire at rallegrarsi di; regioisire cum ra/legrarsi con; respon- dere ad rispondere a; respondere per
rispondere di; essere responsa- bile di;
ridere at ridere di; tegere cum covrire di; uonderare at ma- ravigliarsi di. 3 Moltissimi nomi possono rendersi verbi
della prima coniugazione aggiungendovi
are. In questo modo essi possono espri
mere -per' lo più l'uso a cui l'uomo fa servire o l'uso che ‘l’uomo
fa delle cose espresse: dai nomi: anHis: amo, amusare prendere con l’amo, lapis
matita, lapisare seri: vere-colla
matita, oculus occhiò, oculusare fener d’occhio, skistus lavagna, skistusare covrire di lavagna,
teguias tegola, eguiaBare co: vrire di
tegole. Ma. possiamo esprimere la stessa idea anche con altre locuzioni:
prendere. cum amus prendere con l’amo, scribere cum lapis, tegere cum skistus, tegere cum tegulase.
L'espressione mutuam corrisponde a l’un l'altro, scam- bievolmente.
‘ 345 = L'espressione a/tefus altera... seguita dal sostantivo e dal verbo, ‘Corrisponde a: chi in un... chi
in un altror alterus -altéera locus
essebam chi éra ‘in’ un luogo chi in un altro
Si L’espressione nils alterus
quam, seguita dal verbo“in un tempo di
modo infinito indica: non fare altro che; non fare Lit sé non che:
los nils alterus quam imitavi lius': non fecero altro se non
imitatti tu nils alterus quam dormibam
non facevi altro che dormire: da cui si
vede che il passato remoto è divenuto infinito, e la voce del verbo è stata sostituita la quella del verbo
fare. Per Consecuzios de Tempuse
s'intende l'insieme delle regole che insegnano în quali . tempi del congiuntivo si devono porre i
verbi delle proposizioni di- pendenti
rette da congiunzioni subordinative. A
seconda che l’azione espressa dalla proposizione se- condaria sia contemporanea o anteriore
all’azione principale: 1 - al tempo
presente, futuro semplice e futuro anteriore nella proposizione principale: corrisponde un tempo
presente 0 passato: ‘del congiuntivo:
- go sperao, go sperabo, g0 abebo
speratum ! ke is studeiam aut abelam
studetum; ia ‘Il S V 4
> VI ssi " VII A È
VIII si È be) be) II
PARTIS I Sintaxis pag. II
IIl IV V VI VII
VII IX X
XI XII XII
XIV XV Va)
INDICE GENERALE ALFABETICO I
PARTIS Abbaco Accento . 3 : i ; ; 9
Addizione . Aggettivi
dimostrativi . indefiniti A possessivi
A relativî 48 Aggettivo ; 17:Alfabeto .
: ; . 5 Alterazione degli
Aggettivi i » Avverbi x dei Colori » Nomi
Articolo 14 Avverbi derivati da
Aggettivi n definiti Avverbi di affermazione È 62 È » dubbio 63 » » luogo 65 e » maniera . 64 % » moto da luogo Verso luogo Negazione
Quantità n » Stato in luogo tenpo
: 3 = » futuro A $ passato
s s n presente Avverbio : : A ;
Casi dei Pronomi Personali
Classi Varie di Numerali
Comparativo, Grado Irregolare .Congiunzione ; . 25;12 Congiunzioni Alternative . 72 A Asseverative 74 % Avversative 73 s Causali 73 È Comparative 73 n Concessive . ù Conclusive Condizionali Congiunzioni Consecutive i Dichiarative i Copulative . s Correlative . a Disgiuntive Finali . Temporali
Coniugazione Attiva Passiva
Consonanti e Vocali.
Declinazione Derivazione degli
Aggettivi 0" dei Nomi Dittonghi
Divisione A delle parole in
sillabe ERRATA-CORRIGE Esercizio di
Dettatura e di Lettura Espressioni Numeriche
Femminile dei Nomi. Fiori Fonologia .
Frutta . Giorni, Nome dei
. Gradi di Comparazione Indice delle Lezioni . Indirizzi per le Lettere Interiezione Locuzioni Avverbiali. Macchine Mesi, Nomi dei. i Modi Avverbiali ì i Modi e Tempi dei Verbi. | Moltiplicazione Morfologia Nome Numero Ore
Paradigmi delle Coniugazioni .
Parti del Discorso . a Piante o Positivo, Grado Piurale dei Nomi & S n » Composti i » Segni Grafici Preposizione 3 Pronome
Pronomi Dimostrativi
Indefiniti Interrogativi Personali
Possessivi . Relativi Pronunzia . sis is
Sillabe Sottrazione . Suffissi Costanti degli Aggettivi A : dei Nomi
x Mobili degli Aggettivi ; » dei
Nomi. Suoni . ; è ; Superlativo Grado ? s è i Irregolare Tempi dei Verbi Verbi Impersonali Verbo . î
Vocali e Consonanti. II PARTIS Nomenclature: Celus et Maris ; Ces Ludus . . . è. . Civilisa Dignitase . ;
; =. LIL
Contris . 3 A . x Pronomese,
Usus de . Personalisa Pronomese
101:103 Possessiva Pronomese, Usus de.
97 Relativa Pronomes 102 Proxima Pertransitus Preteritus . ; i 113 Pulcra , E : j a 04 Quam Quandom Quanta Quire Raita . . A ; Remanere
Ronga Servire Si Soma Stare 4 Sua Suus
Sub ; Substantivus,. ia de :
. Usus de Pluralis de REDALHiO
use. 83 Superlativus Supri .
Tangere Tanta . : 94 Tempuse,
Usus de 112 Tota Traduxiose . Adamas .
Ces Ludus : Commercialisa Literas . Duo Fraiaris . Erudizios et Divizies Leos
Literas ad Îuvenise London
Postis Mundus anti Creazios de Onde
125; Nimiam Serom Partis de Soliloquis de Hamlet . Pulcritudos
in laponia . Silvatica Feles
105;109;115 Telegrammis . i 147 e ad un Otellus Pro- prietarius Uncaindnes Uno Pennis Velius de Sagacitas. Violodoratas Ubim .
Uisi Una Undri
Utire Vel'ere Verbus ; 106
Specialisa Usus de Aliqua Verbuse 120
Verbuse cum Possessiva Adiectivuse
î cum Indeterminata Prono- mese
ao Subiectus 129 » = sequita ab
Preposiziose vpi is» Pag. Da)
ERRATA CORRIGE T
cerziabrakidactilus abbriccagnoio abbriccagnolo T gionstocarius accomandatarlo 8 subligaculus mutanda 16 è 32 sia ggiunge 60 $ personaie Locazioni
Tituluse Titoll 87 $ 32
postuse 91 & 57 dextra 96 riga 3 bracteas $ voleo $ 1 $
oppartenere $ deambulanzios & 241 le Duo Frariais accomandatario subligaculuse mutande si aggiunge
personale Locuzioni Titoli
portuse dextera bracteis
velleo v appartenere
deambulazios. © i la Fraiaris
eta AGGETTIVI, SOSTANTIVI E VERBI
CONTENUTI NELLA GRAMMATICA LATINULUS Le parole senza apostroio sono
piane. L’apostroîo indica che Sulla
vocale precedente cade l’accento tonico.
abdere nascondere abdomes addome abdomina'lisa addomina- abenas redina [le abere avere
abere se stare in salute a’bies
abete abire partire a'bitans abitante abitare abitare abitazios abitazione a'bitus abito
abno’rmisa strampalato abscessus
ascesso absolvere assolvere abstinere astenere abstracta astratto abstrusa astruso abundansa abbondante abundanzias abbondanza aca’cias acacia à’caius acagiù acanto’pterus acantottero acanturus acantfuro a’'cantus acanto a’'carus acaro accauntantis ragioniere accauntare conteggiare » per dar conto di accauntazios contabilità accelerata accelerato accendere accendere accentus accento acceptans accettante acceptare accettare accessibi’lisa accessibile ACCESSUS accesso accidentare accidentare accidere accadere, avve- nire, succedere accli’visa acclive accomodare accomodare accordare accordare accredere ad accondi- scendere a
accrescere accrescere accusare
accusare accusativus accusativo accusazios accusa ace’fala acefalo àcerba acerbo
acetaris insalata aci’culas
spilla A a'cles punta aco’litus accolito acquiescere acquietare acquirere acquistare acquisizios acquisto a’crisa acre
acrobas acrobata acro’corus
acrocoro acro’polis acropoli actare agire
actare secundi agire se- condo,
essere coerente a actoris attore actua’lisa attuale actus atto
acuta acuto a’'damas
diamante adaquare abbeverare adesios adesione adiantus capelvenere + adibere adoperare adiectivus aggettivo adimplere adempire a adinvenire inventare adiposa adiposo adiudicata’rius aggiudi- catario
adiutare dare aiuto a adiactare
allattare administratoris ammini- stratore
administrazios ammini-
strazione admiralatus
ammir#gliato admirare ammirare admiratoris ammiratore admonere avvertire adolesce’ntisa adolescente adrepere arrampicare adulta adulto advansare inoltrare advansata avanzato advantagiosa vantaggio- advenas forestiero [so advenire giungere adventare arrivare adverbius avverbio adversare opporsi a adve'rsitas avversità adve'rsucas disgrazia adverta’is pubblicità advocare impiegare, vo- [lerci
advocatus avvocato ae'rea
aereo àa'eris aria affexios affezione affi'nisa affine affirmare affermare affluentis affluente A’frica Africa : agi’litas agilità agitata agitato agmes squadra (militare) à’'gminis squadrone agnoscere riconoscere agnosterius leggio agnus agnello
agri’cola agricolo agri’colas
contadino agricultoris agricoltore agris campo
agrumis agrume - aironare stirare aisbergos ice-berg alarmare allarmare alarmis allarme alas ala
alba bianco albina albino a'leas giuoco d'azzardo aliena alieno a'liqua alcuno, taluno aliquanta alquanto a'llius aglio alta alto
a’'Itera altro alterabi’litas
alterabilità alte’rutra l’uno o
l’altro altitudos altezza altople’inis altopiano altus alto, la parte alta aluminis alluminio alumnus alunno à'lveus alveo amara amaro
amare amare amatoris
amatore amba ambedue ambulacrus corridoio ambulare camminare ambulazios camminata amendis ammenda amensa sciocco amentis pazzo
amenzias sciocchezza
America Ame'’rica America Americana americano Ame’rico americo amica amico
amicizias amicizia amicus
amico amigdaletus mandorleto ami’gdalus mandorlo amoris amore
amorosa amoroso amovere allontanare amplificare amplificare amus amo
amusare prendere con l’a- anas
anitra {mo androce’us androceo anelare anelare aneste’tica anestetico anfiteatrus anfiteatro a'ngaris hangar Anglicana anglicano Anglicanismus anglicani- Anglo Anglo [smo a’nguis serpe a’'ngulus angolo animalis animale a’nimas anima a'nimus animo annunziare annunziare annus anno
anses oca anteriora
anteriore anteris antera antibra’kius avambraccio antica’meras anticamera anticipare anticipare antidisco’veris avansco- antiqua antico [perta antitre’inus avantreno a’'nulus anello aperire aprire apis ape
apparatus apparato apparensa
apparente apparizios apparizione appiransis apparenza appla’usus applauso approcciare approcciare appropinquare accostare, ‘avvicinare
a'pricas percoco Aprilis
aprile apta adatto, atto aptitiu'dis attitudine a’puas acciuga aquare innaffiare aquarius acquario aquas acqua
aqua'tica acquatico a’ quea
acqueo a’quilas aquila aquilina
aquilino aquitrinus acquitrino aquosa acquoso ara’cnidis aracnide arangus arringa aratoris aratore aratrus aratro arbitraria arbitrario arbi'trius arbitrio a’'rboris albero arbutus corbezzolo arcessere incolpare arde’lios faccendone areodromus areodromo are’olas aiuola areo’'metrus areometro areona'’utica areonautico areona’utikis areonautica areona’utus areonauta areopianus areoplano areostàkis areostatica areo’stas areostato areo’stis areostiere argentus argento argillas argilla argumentare argomenta- arlas aia [re
aristocra’tica aristocrati- :
[co arkiepi’scopus ar vo
arkitecturas architettura arkitectus
architetto. arkitravis architrave arkivistis archivista armamentus armamento armare armare
armas arma armentus armento armillas braccialetto armis armata
armores armaiuolo arnes
finimento a'rrabos caparra arrangiare assestare arrangimentis assesta- arras arazzo [mento arra’sseris arazzeria arrestare arrestare arripere acchiappare, af- arros freccia (ferrare arsinalis arsenale arterio arterio artistis artista artri’tica artritico artritis artrite artus arto
arvinas grasso ascendere
sormontare ascensios ascensione ascensoris ascensore a2ura
asfixiare asfissiare Asia
Asia a’sinus asino a-solos a solo aspectus aspetto aspicere guardare aspirare aspirare assemblare assembrare asseQquire raggiungere assolistis assolista ussolutismus assolutismo assortire assortire [to assortmentus assortimen- asteriscus asterisco (*) astillis asticciuola astis asta
astro’nomus astronomo astrus
astro atlas atlante atmosferas atmosfera atroxa atroce
attaccare attaccare attendere
attendere attenta attento attenzios attenzione attractivis attrattiva auctoris autore auctorisare autorizzare audaxa audace audere osare audire udire
aufugere scappare augmentare
aumentare Augustus agosto a’ulas aula
a’ulis urlo auricula’risa
auricolare a’urifes orefice aurigas cocchiere ‘ a’uris. orecchio a'urus oro
auscultare ascoltare A’ustro
austro automo’bilis automobile automobilistis automobi- [iista
autoscafis autoscafo autosecare
autosegare Autumnus autunno. auxiliare aiutare auxilius aiuto avellere strappare avenas avena
aviatoris aviatore a'vida
avido avis uccello avus avo, nonno axilla’risa ascellare axillas ascella a’xios azione, agire azura a7zurro bacinus
bacinus bacino bacteriolo’gica
batterio- baculus bastone [logico
ba'feus tintore bafi'as
tintoria baggagis bagaglio baiu’lus facchino balare belare balaustradis balaustrata balconis balcone balenas balefia ballunis pallone balneare bagnare, fare un bagno
ba’Ineus bagno bambus bambù bankis banca barbas barba bardotis bardotto baris bar
bari’tonus baritono baro’metrus
barometro baronettis baronetto baronis barone barrakis caserma barricare barricare barrire barrire bas basso
basi’licas basilica basis
base batillus badile cabinettis gabinetto cabinis cabina cablografare cablografa- cada’veris cadavere [re cadere cadere ca’inda cortese ca’indnes cortesia calamarius calamaio calamistrare arricciare calca’neus calcagno calcas sprone
calceola’rius calzolaio ca’lceus
scarpa calefacere riscaldare - calefaxios riscaldamento ca’libis acciaio ca’lida caldo calidare far caldo ca’ligas calza calis calice ‘ca’llida accorto, scaltr callus callo
calumniare calunniare B batracomio’makis batra- [comiomachia
baubare abbaiare baubazios
abbaiamento bedda'iris ghisa bedellus bidello be’ibis bambino belis balla
bellare guerreggiare bellis
campana bellus guerra benefacere beneficare benefactoris benefattore beneficius beneficio. Berlin Berlino bettare scommettere bettis scommessa bibere bere
bibliotecas biblioteca biciclis
bicicletta bidentis bidente billis cambiale billus becco bingus essere binoclis binocolo biris birra
biscioppisalfiere(scacchi)
bisnis affare bisnistis
affarista bivius bivio bla’teros chiacchierone C
ca’meras stanza caminus camino,
fumaiuo- canalis canale [lo cancellis cancello canina canino canis cane
cannonis cannone cannonisare
cannoneg - {giare cano’nicus canonico cantare cantare cantus canto canzios canzone caos caos
capaxa capace capillus
capello capitalis capitale capitellus capitello Capras caprone captenis capitano capus capo, testa cara caro
cara’cteris carattere
casseris bledis lama blua blu
bollis palla bombardare
bombardare bombardazios bombarda- bona buono [mento bo’nitas bontà bo'numis bene bordis bordo Bosno Bosno
bota’nica botanico bota’nicas
botanica boviles bovile bovis bove
boxis palco bra’cteas latta bra'’cteis brattea bra'kius braccio bra’ssicas cavolo Brazil Brasile bre’visa breve brilliantis brillante bris brezza
Britiscia britannico bronco
bronco brutescere abbrutire buckes libreria butirus burro
buttonare abbottonare buttonis
bottone buzzare ronzare caratus carato carbasarius veliero ca’rbasus vela carbonius carbonio carburus carburo ca’rceris carcere cardinalis cardinale cardina’lisa cardinale cardis cartolina carensa privo di ca'’ritas carità carnazios carnagione carni’vora carnivoro carobis carrubo caros carne
carras carraia carrutas
carrozza ‘ca’rtacras cartone cartas carta
carta’'us tettoia cartis
carrettone ca’seus cacio, formaggio ca’'sseris cassero cassulis
ca’ssulis cassola castellus
castello castigare castigare castigazios castigo castras accampamento castrasare accampare — ca’sulas casina Casus caso
catacombis catacomba cata’logus
catalogo catedralis duomo, catte- {drale
ca’tedras cattedra catenas catena ca’udas coda ca’unteris banco di nego- ca’untis conto [zio cauponas bettola ca’us cagione, causa causare causare ca’usas causa ca’usias cappello di paglia ca’utscius cautsciù cavaliris cavaliere ca’veas gabbia ceca cieco
ceckis scacco cecmetis
scaccomatto cedrus cedro cekis assegno bancario, cheque
cele’brisa celebre cele’britas
celebrità cellarius dispensa , cellula’risa cellulare celus cielo
cementarius muratore cementus
cemento cempinis campione cena’culus soffitta cenare cenare cenas cena
centra’lisa centrale centrus
centro cepas cipolla ceras cera
cerasus ciliegio cerea’lis
cereale ce’rebrus cervello cerinus cerino ceris sedia
certa certo certames
battaglia certare combattere cerziabrakida’ctilus ram- pichino, abbriccagnolo cerziofacere accertare ces scacchi
cesbordis scacchiera . cespis
cespuglio cestus cintura 6
ciatissare servire a tavola ‘ »
se cum servirsi di cia'tus bicchiere cibare cibare
cibus cibo ci’catris
cicatrice ciclas gonna ciclis ciclo
ciclos ciclone ci’ cura
domestico cicurabi’litas addomesti- chevolezza
cicurare addomesticare cicutas
cicuta cifis capo cikis pulcino
ci’lius ciglio ci’mbalus
cembalo cimbas barca cincti’culus grembiale ci'nemas cinema cine’rea bigio cinis cenere
cippa mercato ci’rcinus
compasso ci'rculus circolo circumdare circondare circumdarius circondario circumstanzias circostan- circus circo [za cirpare cinguettare cistas cesta i citaras chitarra ci’'tisus aborniello civi’lisa civile civis cittadino clamare gridare classis classe cia’uda zoppo
claudere racchiudere clavis
chiave clo’unis pagliaccio clubis club, circolo clu’dinis temperino clunis culatta clunisare acculattare, cu- [lattare
coagulare rappigliare coaxare
gracidare co’cleas cucchiaio coffia’us caffé (negozio) coffis caffè (pianta) coffis caffè (bevanda) cogere forzare cogitare pensare cognatus cognato cognizios cognizione cognomes cognome [re cognominare cognomina- è» . coincidenzias coinciden- coincidere coincidere [za componere
colere coltivare collas
colletto collegius collegio collexios collezione, rac- [coglimento
collibus aggio colligere
raccogliere collinas collina collis colle
collocare collocare colloquire
abboccarsi, parlare con uno collo’quius colloquio collus collo
co'lonis due punti (:) colonus
affittavolo,colono colorare
colorare colos colore colo’ssica colossale coltis puledro columbus colombo columnas colonna comas chioma
come’dias commedia comes
compagno cometes cometa comitatus comitato [te co'mmandans comandan- commandare comandare commandis comando commas virgola (,) commatris commare, ma- {drina
commendatoris commen-
[datore commensare
cominciare commercia’lisa commer- [ciale
commerciare commercia- commodare
prestare [re commo’ditas agio,
como- co’'mmodus comodo [dità commorare fermarsi commovere commuovere communes comune commu’nisa comune co’'mpanis società, com- [pagnia
compa’ssios compassione
compellere costringere
competitoris competitore complere
compiere completa completo completare completare complexios complessione complimentare compli- mentare, far complimenti RARE
to complu'resa parecchio componere comporre composizios composizios PR ne
comprimere comprimere concedere
concedere concertare concertare concertus concerto concinnare acconciare concinnazios ini ra
concordare concordare concordias
concordia condemnare condannare condemnatus condannato condizionalis condizio- [nale
condizios condizione co’'ndoris
condor [larsi conflare sollevare, ribel- conflictus conflitto confluenzias confluenza confutazios confutazione congenulare cadere gi- {nocchioni
congratulare congratula- co’nica
conico [re coniunetivus congiuntivo coniungere congiungere coniu’nxios congiunzione conne’xios connessione cono’peus cortina conquerire lagnarsi di conrespondenzias corri- {[spondenza
conrespondere corrispon- [dere consangui’neus parente consarcinare imballare consarcinazios RO gio
consecuzios consecuzio- ne consentire secon consequire conseguire consernis azienda Conservare conservare consilius consiglio consistere consistere consobrinus cugino consolazios consolazione consorzios compagnia conspici’Iluse occhiali constare constare constellazios costellazio- ; [ne
construere costruire construxios
costruzione . Li consuetudos
consuetudi- consulatus consolato
[ne co’nsulis console consultare consultare consumere consumare contemptus dispregio contenta contento contes conte
continentis continente,
terraferma . continere
contenere continuare continuare continuazios continuazio- ne
contradictoria contradit-
contraere contrarre [torio
contrafortis contrafforte
contraire esser contrario
contraltos contralto contraria
contrario contrastare contrastare contris campagna controbassis controbasso controlloris controllore convalescere guarire conventus convento conversare conversare convictoris convittore convictus convitto convincere convincere . convivas commensale cooperire coprire copias copia
coquere cuocere co’'quus
cuoco cordas corda di strumen- cordia’lisa cordiale [to cordis cuore
cordisforma cuoriforme coristis
corista co’rius cuoio cornus corno
corollas corolla corpus
corpo corrigere correggere corroborare corroborare corses busto (indumento) corsis portata (a tavola) cortis corte
corus coro Corvus corvo cos cote
costare costare costas costa costes costola costomma’us dogana czaris
covris posata cCoxas coscia cra'is grido crammare impinzare Crassa grosso creare -creare creazios creazione credensa credente credere credere, aver fede cre’ ditus credito crepu’sculus crepuscolo crescere crescere cribrus frullone, staccio crikis insenatura crispata ricciuto cristallus cristallo - crite’rius criterio crocitare gracchiare crocodilus coccodrillo croiare fare chicchirichi cros incrocio
crossare incrociare crucis
croce cru’is ciurma crus gamba
Cuare tubare cubi’culus
camera cu’bitus gomito cucullus cappuccio cu’cumis cocomero cucu’rbitas zucca cules zanzara
culinas cucina culmes
comignolo culpabi’lisa colpevole culpas colpa
cultoris cultoris cultrus
coltello cuni’culus coniglio cupere bramare Cuprus rame
curagiosa ein ite 0 . cu’ragis corag curbis barbazzale curiosa curioso currere correre currus carro
cursis corsa Cursus corso
curta corto curva curvo curvis curva
cuspisata cuspidato custodire
custodire custos custode, guardiano czeris czar, zar daddis
daddis babbo damnosa
dannoso dare dare deambulare passeggiare deambulazios passeggia- debere dovere ta debi’lisa debole decere convenire a, esse-. re decente
decidere decidere declarare
dichiarare dedecere sconvenire a, essere indecente dedignare sdegnare, ave- re a sdegno
deessere mancare, voler- defectus
difetto [ci defendere difendere deficere mancare, volerci delectabi’lisa dilettevole .delectare dilettare delectazios diletto delfinus delfino delicata delicato deli’cies delizia deliciosa delizioso delineare delineare delivere consegnare delivrare prosciogliere delivris consegna delucidare .delucidare delucidazios delucidazio- demis dama ne
demonstrare dimostrare
demonstrativa dimostra- i
[tivo denarius danaro denominazios denomina- dentis dente [zione dentise'ries dentatura dependere dipendere deponere deporre depositare depositare de’putis deputato derratis derrata descendere discendere describere descrivere deserere abbandonare, la- [sciare
desertare disertare desiderare
desiderare deskis desco, tavolino despacciare dispacciare despectare indispettire despectus dispetto desperare disperare desperata disperato desperazios disperazione D
despondere fidanzare desponsatus
fidanzato destraere distrarre detegere discoprire, sco- deturbare buttar [prire devastare devastare de’xtera destro (parte de- dia’conus diacono [stra) dicere .dire
dida’ctica didattico di’es giorno dievenire scadere differenzias differenza differrere differire diffici’lisa difficile diffi’cultas difficoltà difterites difterite digitales ditale digiti’grada digitigrado di’gitus dito digna degno
di’gnitas dignità dilaniare
dilaniare dilatare dilatare diligensa diligente «diligenzias diligenza dilucidare delucidare, . schiarire
dilucidazios delucidazio- [ne,
schiarimento dilu’vies diluvio dimidia, mezzo, metà dimidius metà, mezzo, parte di mezzo dinamites dinamite dinosa’ura dinosauro dinosa’urus dinosauro diplomas diploma directa diritto directare indirizzare directoris direttore direxios direzione dirigere dirigere - dirigi’bilis dirigibile disastris disastro discalceata scalzato scal- discere imparare {zo disciplinas disciplina disciplinata disciplinato disci’pulus discepolo - discordias discordia discoverire scovrire (scienze)
disco’veris scoperta discus
disco discutere discutere dismissere accomiatare, diso bedire disobbedire duellare
disponere disporre dispo’sita
disposto disquirere ricercare disquisizios ricerca disrumpire scoppiare per risuse scop- piare dalle risa dissoluta dissoluto distincta distinto distinguere distinguere distribuzios distribuzio- ne, dispensa
districtis distretto diuw'kis
duca diu’tis dovere diversa diverso di’vesa ricco
divesare arricchire dividere
dividere divi’dias noia dividiosa noioso divizies ricchezza , docere insegnare docta dotto
prat dottore gbeddere cucciare dogbeddus cuccia dokis dock
dolere dolere doliarius
bottaio do’llaris dollaro doloris dolore domare domare
dome’stica domestico, di casa dominansa dominante dominata dominato Dominicanus Domenica- do’minus signore [no domus casa
donus dono dormire dormire dorsus dorso, schiena dotare dotare
draconis dragone dra’ia
asciutto draiare asciugare draidokis bacino maritti- dramas dramma [mo drama’tica drammatico draunare annegare dreftis tratta dre’inis fogna dronca ubbriaco dropas depilatorio ducere guidare ductus condotto duellare duellare duellus
duellus duello duettos
duetto du’Icisa dolce ebdo’madas settimana ebenistis ebanista e’'boris avorio ebri’etas ebbrietà, ebbrez- eccle’sias chiesa {za e'culus salotto ecus sala
e'deras edera edificius
edificio editoris editore edocere addestrare, am- _ maestrare
educare educare educazios
educazione effectus effetto efficaxa efficace efficiensa efficiente effuggere sfuggire e’gestas bisogno egregia egregio egrie’bla- piacevole egrota malato
egrotare ammalare eiulare
miagolare eiulazios miagolio ekinus riccio di terra ekis male, dolore tempo- raneo
elabire scattare ela’stica
elastico electa eletto electoris elettore ele’ctrica elettrico e’lefas elefante elegansa elegante elementus elemento eligere eleggere eliotropius eliotropio elli’ptica ellittico ** embassadoris ambascia- tore
embassis ambasciata emere
comprare eme’tica emetico emisfe’rica emisferico emissarius emissario emittere emetter emploiare impiegare emulazios emulazione enarrare raccontare 9
dulcisagra agrodolce du’Icitas
dolcezza dunas duna E
enarrazios racconto encuragiare
incoraggiare endcreftis mestiere engare impiccare enginiris ingegniere engris collera e’ngrisa collerico enlistare assoldare - enrollare arrolare e’nterpris impresa. enumerare enumerare epas fegato
epi’scopus Vescovo e'pocas
epoca equa’lisa eguale equa’litas uguaglianza equare eguagliare, pareg- giare
equatoris equatore equazios
equazione eques cavaliere equilabius barbozza equiles scuderia equimagistes dn zo
equimiles soldato a ca-
vallo equinoxius equinozio equitare cavalcare e’quus cavallo erbas erba
erina’ceus riccio di mare errare
errare erroris errore erudita erudito erudizios erudizione, sa- erupzios eruzione [pere es bronzo
essere essere Estas estate e’'stera estero estimare stimare estimazios stima estua’rius estuario etero’clita' eteroclito etas età
etnogra’fica etnografico e’tulus
piantagione di ‘ piante a fusto
piccolo ed erbaceo extrinseca dura duro
durare durare durizies
durezza ‘ etus piantagione di
alberi di alto e medio fusto legnoso
Europa Europa evaporazios
DAEPAT ne evenire avvenire, acca- e’venius filare {dere eventuala eventuale evigilare svegliare evitare evitare exacuetoris arrotino exames esame
excavare scavare excedere
eccedere excellensa eccellente excellenzias eccellenza excengis cambio exclamare esclamare exclusiva esciusivo excribere trascrivere exemplus esempio exequire eseguire exe'rcitus esercito exigua esiguo
exiliare esiliare exire
uscire existenzias esistenza existere esistere exornamentus addobbo exornare adornare exornata adornato, il no
expectare aspettarsi expectazios
aspettativa expedire spedire explanare spiegare explicare spiegare, di- stendere
expres treno diretto expressios
espressione e’xtera esterno exteriora esteriore extollere sollevare extraotdinaria straordi- [nario
extrema estremo extre’mitas
estremità extricare sviluppare extri’nseca estrinseco fabas
fabas fava fabes fabbro fabricare fabbricare fa’'bulas favola facere fare
facezies facezia fa'cies
faccia faci’lisa facile facilitare facilitare fa’ctoris fabbrica factus fatto
fa'cultas facoltà falangis
falange fa’lculis artiglio falignarius falegname fallire fallire familia’risa familiare fami’lias famiglia fanalis fanale fanta’stica fantastico farmaco’polas farmacista fars farsa
. farus faro fasces fascina fasciare fasciare fascinazios fascinazione fascis fascio
faselus fagiuolo fasis fase fa’uces foce » fa’ucise fauci fauntenis fontana favoris favore favus favo
fe'ciuris fattezza feda
brutto fegatellos fegatello (scac- feles gatto
feli’citas felicità felina
felino felis fiele felixa felice
fellos poveraccio, diavo- lo,
misero uomo fe’minas femmina . feminina femminino, fem- femora’lise calzoni minile
fenestras finestra feras fiera,
bestia feries vacanza ferire ferire
fero’citas ferocia feroxa
feroce ferrare ferrare ferribotis ferry boat, chiat- [ta
10 E° ferrus ferro
fe'scionis moda festus festa fia’'las fiala ficus fico
fide’lisa fedele fide’litas
fedeltà fidere fidare fierire diventare figuras figura filiare filiare filius figlio
filtrus filtro filus filo filusforma filiforme finirè finire
finis fine fiordis fiordo firmare firmare firmas firma
fi'sica fisico fi'sicas fisica fisk.are fischiare fiskius fischio flabellus ventaglio flaccescere appassire flagitare domandare con istanza
flammi’ferus fiammifero
flebi’lisa flebile flere
piangere fiexibi’lisa flessibile flexuosa flessuoso flingare slanciare flittis flotta floccus fioclo fiorescere fiorire flos fiore
fluere scorrere . flumes
fiume fo’iblis debolezza, mora- folius foglia fonologi’as fonologia fons fonte
forestis foresta fo’rficis
forbice formare formare formas forma formazios formazione formidare impaurire formidos paura fornas fornace fornis volta, (architettura) fo’rtisa forte fortres fortezza militare fortunas fortuna futurus
fortunata fortunato fossas
fosso fo.satus fossato fossi'lisa fossile foto ‘grafia fotografia. ri- tratto
fo’veas ‘fossa fra’'cida fracido fragas fragola fragi’lisa fragiie fra'iaris frate franare franare franas frana Franciscanus Francesca- frangere frangere [no fratris fratello fraudare barattare fra'udis frode fraus baratteria, baratto fraxionaria frazionario frenare frenare frenatoris frenatore frenus freno frequensa frequente fretus stretto di mare friare polverizzare fri'Ègida freddo fringillas tringuello fri'vola frivolo frontis fronte fructus frutto frumentus frumento frustus pezzo fugere fuggire fulcimentus puntello fulgurare lampeggiare fulgus lampo fulmes fulmine fulmetra'es parafulmine fulminare fulminare fumare fumare fumus fumo
fundamenitus fondamento fundare
fondare funis fune, corda funxios funzione furare rubare
furcillas forcina furis
ladro furnarius fornaio furnus forno
fuscinas forchetta fustis
fusto futpes marciapiede futura futuro futu us futuro galerus
galerus berretto gallina’ceus
tacchino gallus gallo galoppare galoppare galvanoplastica galvano- plastico
gambetto (RCACCN) gamis cacciagione ga'ragis garage gariofillus garofano garrire garrire gas gas
gasosa gassoso gaudere
godere gaudius gaudio gelare gelare
gelazios gelamento gemere
gemere gemmas gemma genas guancia
gendris genere generalis
generale genera’lisa generale generare generare generis genero genero’sitas generosità genetli’acus genetliaco genibusare IRRIROCCHAre genitoris genitore gentila gentile gentilare ingentilire gentis gente
genus ginocchio geografi’as
geografia gambettos lacere giacere iacintus giacinto ja’nuas portone iasminus gelsomino ia’'tus apertura ictuctus picchiotto ideare ideare idea’lisa ideale ide’as idea
ide’ntica identico idrargirus
mercurio idra’ulica idraulico idro idro
idrografi’as idrograf'a
idroplanus idroplano ieiu’nius
digiuno ielpare squittire, shiatti- iemare far freddo {re l’emis inverno Il geogra’fica geografico geologi’as geologia geometri’as geometria gerres novella gerundius gerundio gestus gesto
gettis giavazzo giagua’'ris
giaguaro giakettis giacchetta gibbas gobbo
gibbosa gobbo gibbus gobbo giga’ntea gigantesco gimna’sticas ginnastica ginece’us gineceo gingivas gengiva gio’ineris stipettaio gio’is gioia
gionstocans Sn te gionstacare accomandi- [tare
gionstoca’rius accoman- [datario gionstocus accomandita girus giro
giue’llis gioiello gura’ssica
giurassico glacia’rius ghiacciaio gla’cies ghiaccio glia’'ndulas glandola gla’reas ghiaia . glebas zolla
gliris ghiro globus globo ignis funco ignoranzias ignoranza ila’risa allegro i’lias fianco illecebrosa carezzevole illinere spalmare illucescere far giorno illuminare illuminare illu’strisa illustre imaginare immaginare imaginazios immagina- imbris acquazzone (zione imitare imitare immora’lisa immorale immora'litas immoralità immu’nisa immune impedire impedire imperativus imperativo imperatoris imperatore Cd
incisi va glocitare
chiocciare glomerare avvoltolare glorias gloria glovis guanto giutire ingoiare, SEE tire
gossipius cotone gradire
gradire gra'dius gradino, scalino gradus grado grammas gramma grammaticas grammatica grandinare grandinare gra’ndisa grandioso, gran- grandos grandine [de granus grano grassare assassinare gratitiu’dis gratitudine gra’visa grave grazias grazia graziasagere ringraziare graziasaxios ringrazia- [mento
graziosa grazioso gres
gregge grunnire grugnire guascapus guascappa guastus guado (erba) guberna’culus timone (na- gube’rnius governo [ve)
guepàrdus guepardo gulas
gola gulfus golfo gummis gomma . gustius fusto imperfecta imperfetto imperfectus imperfetto i'mpetus impeto impingere gettare impiu’vius abbaino importansa importante importanzias importanza levatura
importare importare
inalterabl’lisa inalterabi-
| e inalterabi’litas inalterabi- ina’uris orecchino [lità incedere incedere incendere incendiare incendius incendio incessus andatura incipere principiare incisiva incisivo incitare
incitare incitare includere
accludere inclu- Ì dere incredibi’lisa incredibile increpare biasimare, ri- [prendere
incubare covare incurvare incurvare indefinita indefinito indes indice
Indiana indiano - indicare
indicare indicativus indicativo indigere abbisognare indigna indegno indignare indignare indiligensa trascurato indiligenzias trascuratez- za
indispensabi’lisa indi- i
{spensabile indocta ignorante indolenzias indolenza i'ndoles indole inducere indurre indulgensa indulgente indurare indurire indu’sius camicia indu’strias industria inepta inetto
inepzias inezia inequa’lisa
disuguale infa’misa infame infanzias infanzia infelixa infelice i°nfera sottano inferiora inferiore i'nfima infimo ‘infinita infinito , inflare gonfiare informare informare informazios informazione ke'is tastiera kelonitis chelonite kepis capo (geografia) kernellis colonnello ke’rubis cherubino kes astuccio
kescis contante laborare
lavorare laboratoris lavoratore laboriosa laborioso laboris lavoro labrus labbro 12
infortunata sfortunato
infortu’nitas sventura infre'nisa
sbrigliato ingenius ingegno Ingland inghilterra Ingliscia inglese ingressus ingresso i*nguinis inguine iniqua iniquo
inire entrare in carica di
inmissarius immissario innire
nitrire innocensa innocente innuere accennare inopsa scarso
insecare tagliare insectis
insetto insidies insidia insidiosa ingidioso insolensa insolente insolenzias insolenza instruere istruire instrumentus strumento ‘ (notarile)
instruxios istruzione Integra
intero integra’lisa integrale intelligenzias MELE za
intendere intendere i’nteres
interesse interesare interessare interie’xios interiezione interiora interiore internaziona’lisa interna- [zionale
interrogativa interroga- — t _ [tivo
interrogazios interroga-
{zione intestinus intestino Intima intimo K
kiavettis chiavetta. rubi-
[netto kili’fera chilifero kilificare chilificare kilificazios chilificazione ‘ kilo’metris chilometro kilus chilo (chimica) LL
lacernas mantello lactis
latte lacus lago lagunas laguna lamentus lamento landare
inuti’lisa inutile invaletudos
debolezza (fisica); infermità invenire trovare inventarius inventario inventoris inventore inversa inverso investire investire invidere invidiare invi’dias invidia invitare invitare invo’is fattura lo'nica ionico io’ttis yacht
iras ira ; irascire adirare ire andare:
iris iride irritare irritare irrumpere irrompere Ist est. i
istmus istmo l'teris-
cammino ites strada . ittiosa’ura .ittiosauro itus andata
iu’des giudice ludicare
giudicare ludi’cius giudizio lu’gas giogaia (monti) jugus giogo
u'ncus giunco” iurare-
giurare iusiurandus giuramento lusta giusto
iustizias giustizia lusvocare
citare in corte luvare giovare iu’venis giovane luve’nîsa giovane iuventus gioventù izios andatura ki'mica chimico ki'micas chimica‘ kimus chimo . . kio’skis chiosco . kippare mantenere kiro'grafus chirografo kirurgus chirurgo la’minas lamina lampas lampada lanàs lana
lanceolata lanceolato landare
approdare lapidare lapidare lapidare, piove- {re pietre
Ja'pidis lapide lapis matita lascivias lascivia lata largo
la’'teris mattone lati'bulus
nascondiglio Lati'nula Latinulo Lati’rnulus Latinulo latitu’dinis latitudine latitudos larghezza latrare latrare latrinas latrina latus lato
latu’sculus fianchetto -
(scacchi) laudare lodare la’us lode
lavare lavare lectosurgere lecturis lettura lectus letto
legare lasciare in eredità legere
leggere legios legione legumes legume le’monis limone lenta lento
lentis lente leopardus leopardo le’os leone
lepus lepre les legge levare da
[letto L | macellus macello macra magro
mae’stros maestro com- positore
di musica màafrontis frontone magistes maesiro magna grande
magnecus salone magnitudos
grandezza maia’lis maiale maie’stàs maestà maindare badare maiora maggiore maioranzias maggioranza maio’ritas maggiorità ma’is granone, granturco ma’kinas macchina mala cattivo
maledicere maledire ma’litas
cattiveria ma’lumis male malus melo
malusarmis albicocco 13: = leia lieto
le’visa leggiero, lieve le’'xicos
vocabolario le’xios lezione libellios libraio libera libero
liberare liberare librettos
libretto musicale libris libro ligare legare
livatoris legatore lignas
legna lignus legno ligos zappa
limitare limitare li'mitis
limite Ji'mpida limpido lincis lince lineaducere tratteggiare linea’risa lineare linguas lingua letteraria lifnteas cravatta linus lino
liquoris liquore liras lira
(moneta Italiana) liris lira
(strumento) li'teras lettera lito’grafus litografo lo'a basso
loaple’inis Yassopiano lobstes
aragosta locamplus largo locare appigionare locomotiva locomotivo M
mammas mamma mammi’ferus
mammifero mammillas mammella manarripere abbrancare mandamentus manda- [mento
mandarinis mandarino mandolas
mandola © mandolinis mandolino manducare mangiare manes mattina i manicavillos manicotto ma'’nices manetta manicesàare ammanettare ma’nneris maniera manovrare manovrare mantiles tovaglia manus mano
mapa’lias capanna marcare
marcare mar conigrafare marconi- [grafare
matris locomotivus
locomotiva locula’risa loculare lo’culus loculo locus luogo
lodgingus quartiere lo’iala
leale London Londra longa lungo
longinquazios prolunga-
[mento longitudinis
longitudine longitudos lunghezza loquire parlare, ragionare lordis lord
lo’'tteris lotteria, lotto lo’us
basso, la parte bassa luccare sembrare lucius luccio lucrare guadagnare luctare lottare luctus lutto ludere giocare ludus giuoco lugere vestire di nero lunas luna
luncandens tramonto del- [la
luna lunoriens levata aella lu- lupinus lupino [na lupus lupo
ius luce luscardis carta da
giuoco lusitare scherzare lutosus pantano marconigrammis marco- [nigramma
maremotus maremoto margos margine maricanis pescecane marina marino
maris mare maritus marito markios marchese marmos marmo
marosus maroso marsupius
borsa martes faina marzia’lisa marzia'e massiva massiccio massivis massiccio mastis albero di (nave) mastris padrone: mastrucas pelliccia. matema’tica matematico matema’ticas matematica materia’lisa materiale matris madre matronas
matronas matrona matura
maturo maxillas mascella ma’'xima massimo mecca’nica meccanico medianoctis mezzanotte me’dicus medico medius mezzo, la parte di mezzo, il dito medio me’ilis corriere postale melanco’lica malinconico melinsanas melanzana meliora migliore mellis miele
melodramas melodramma membrus
membro meminissere ricordare me’mora memore memorabi’lisa BOESI, i le .
memoranda memorando memorias
memoria mendicare chiedere l’ele- mensis mese {mosina mensurare misurare mentala mentale mentas menta
mentis mente mercatus
mercato mercìs merce merere rattristare di o per meridianus meridiano meridies mezzogiorno meritare meritare me'’ritus merito me’rulus merlo me’spilus nespolo messis raccolta messoris mietitore metàs meta
mete’ieris mezzadro na’itis
cavallo (scacchi) nanciscire
incontrare napkinis salvietta,
tova- naris narice [gliolo narrare narrare nascire nascere nasus naso
Natalis Natale natare
nuotare nates natica nati’vitas nascita natura’lisa naturale naturas natura naufragius naufragio na’utas marinaio navigare navigare 14
mete’iris mezzadria metere
mietere metris metro (misura) miles soldato
mineralis minerale minera’lisa
minerale mineralogi’as liga gia
minerealo’gica BRL, mi’nima
minimo [logico ministe’'rius
ministero ministris ministro minitare minacciare mi’nitis minuto minora minore
mirtus mirto mis signorina miscredensa miscredente mi’sera meschino miserias miseria mittere mandare mixtios mescolanza mobi’lisa mobile moderna moderno modus modo
mola’risa molare molesta
molesto moletrinas mulino mo'Ilisa molle mollisare molleggiare molvas merluzzo momentus momento monasterius monastero monetas danaro contante monire guaire
monomani’aca monoma- [niaco monstrare mostrare monstrus mostro montis monte
monumentus monumento N
navis nave mfa’'vitas
nocchiero naziona’lisa nazionale nazios nazione nebu’las nebbia necessaria necessario negativa negativo negligensa negligente negligenzias negligenza negoziatoris negoziante nego'zius negozio nemus bosco
nepos nipote ne’quama
malvagio nequizias malvagità ne’utra neutro nocturna
mora’lisa morale morbi’fera
morbifero morbus malattia morenas morena (geo Ha ì ia
morfologi’as morfologia morire
morire mortis morte mortua morto
mortuus morto mos costume mostescis baffo motociclis motocicletta motoscafis motoscafo mozios movenza muccinius fazzoletto mucros baionetta mugire muggire muliebri’'sa muliebre muli’eris donna multa molto
multiplicare moltiplicare mulus
mulo mundia’lisa mondiale mundus mondo
munerare regalare municipius
municipio munire munire munizios munizione munus regalo
mura’lisa murale, di mu- ro, da
muro murenas murena murus muro
mus topo muscas mosca muse’us museo
mu’sicas musica musicistis
musicista mustelas donnola mutare cambiare neutra’lisa neutrale niddare aver bisogno di nigra nero
ni'kelis ‘nichel nils
niente nimia troppo ninfas ninfa ningere nevicare nis neve
nisus sforzo nitire
poggiare nittis maglia (di filo) niuspepes giornale nobi'lisa nobile noctis notte
nocturna notturno nodus nodus nodo
nomes nome Nord nord noscere condscere notarius notaio notizias notizia notoria notorio notosa’ura notosauro nova nuovo
novalis maggese obedienzias
obbedienza obedire obbedire obiectus oggetto , obligare obbligare oblinere impastare obliviscire dimenticare obnitire contrariare obscura oscuro obscu’ritas oscurità obsidere assediare obsonius pietanza obstetris ostetrico obstupescere allibire obtinere ottenere obtingere toccare a obtrectare sparlare obtundere ottundere occasumire tramontare occidere uccidere occultare occultare occupare occupare occupazios occupazione occurrere occorrere oce’anus oceano o’creas stivale o'culus occhio odissere odiare odius odio
odoramentus profumo odorare
odorare . odoris odore offendere offendere offensas offesa offerrere offrire «officialis ufficciafe officia’lisa ufficiale officia’litas ufficialità officinas officina pacfondis argentone pagare pagare
pagus borgata, borgo palas
pala palazius palazzo no’velis
romanzo novercas matrigna nubere sposare nubes nuvola, nube nuges bagattella numera’lisa numerale numeràare numerare numerosa numeroso nu’merus numero numismas medaglia O
officius ufficio olere odorare
di, aver [odore di o’leus olio
olivus olivo omagis omaggio oma'ulicus cortigiano omicidas omicida omicidius omicidio o’mnibus omnibus omos uomo
ondulare ondulare onerare
caricare onerata caricato, carico o’neris carico onesta onesto . onoraré onorare onos onore
operarius operaio o’peras opera
(teatro) operettas operetta Opificius opificio opinios opinione, giudi- o’pius oppio {zio oportere bisognare, esse- {re conveniente opportuna opportuno opportunitas opportunità opprimere opprimere Optare optare o’ptima ottimo opunzias ficodindia opus opera
orare pregare orarius
orario oras ora oratoris oratore o’'rdeus orzo P
palearis giogaia paleontologi’as
paleon- [tologia palestras palestra palmas palma
palus nummus moneta nu’ndines fiera (di bestia- [me)
nunziare annunziare nupzies
nozze nurus nuora nus noce
nutris nutrice nuttus cenno ordina’lisa ordinale ordinare ordinare ordinaria ordinario ordinazios ordinazione, ordos ordine [ordine orengia’dis aranciata crengis arancio organisare organizzate organisazios organizza- organus organo [zione orientalistis orientalista origos origine o’rizas riso (pianta) orizonta’lisa orizzontale o’rizos orizzonte orkestras orchestra ornare ornare
orografi’as orografia
orologiarius orologiaio orologius
orologio orrere aver orrore di, a- vere in orrore orros orrore
ortus orto 08°bocca oscillazios oscillazione oscitare sbadigliare o’sculus bocchino ospitalis ospedale OSsis 0sso
ostendere dimostrare osti’olus
sportello ostius uscio otellus hotel, albergo ovarius ovario ovata ovale, ovato ovis montone
OVUs uovo pa'Imeus palma
(albero) palotteris pallottoliera palottis pallottola paludis palude palus palo
panis panis pane panteras pantera papilios padiglione parare approntare parcere perdonare parcus parco
parentes genitore pare’ntesis
parentesi () Paris Parigi pars rata
partiaquas spartiacque participius
participio partire spartire partis parte partitas partita (giuoco) parturire partorire parva piccolo
parvexillus banderuola pas
pace pa'ssenges passcggiero passus passo
pastinare zappare pastinatoris
zappatore vastoris pastore paterna paterno pa'tinas piatto patrias patria patris padre pa'truus zio pauca poco
pa’ueris forza meccanica pa’upera
povero pa'upertas povertà pavimentus pavimento pazienzias pazienza peccatus peccato pe’ctulus pettino pectus petto
pedi’culus picciuolo pedu’nculus
peduncolo peggus attaccapanni peimentis pagamento peiora peggiore pellis pelle penas pena
penat=s penati penetrare
penetrare penitere pentire pennas penna
pennis penny pensilinis
pensilina pensus compito peplus peplo
pepos popone ;eras tasca percutere percuotere perdere perdere perdezios perdita perfecta perfetto perfectus perfetto perficere perfezionare peri'odus periodo permittere permettere permutazios permutazio- persivere accorgere [ne persona’lisa personale personis persona pe'rticas pertica pertinere appartenere pertransire trapassare pes piede
pessima pessimo pe’talus
petalo pe’tasus cappello a tuba pe’tticos sottana petere domandare, chie- petras pietra [dere petronas macigno p:trose’linus prezzemolo pia pio
pianofortis pianoforte picas
gazza picciare beccheggiare picciazios beccheggio piceggis ciglione picturas pittura pi’Petas pietà pigere rincrescere pigra pigro
pi'leus cappello pilormus
pelaine pilus pelo pi’ncise pinze, pinzette pi’nguisa grasso pitninus merletto pinsere pestare pinus pino
pipe’ritis peperone pi'pios
piccione piris pari, (dignità ingle- pirus pero [se) piscare pescare piscatoris pescatore piscis pesce
pistillus pistillo pistrinus
palmento pisus pisello pittis platea pixina’uticas bussola placere piacere pianetas pianeta plan:izies pianura plantas pianta pla’teas piazza pla’tinus platino ple’inis piano, pianura piena pieno
ple’sciu:is piacere plesiosa’ura
plesiosauro plicare, piegare,
ripiegare plicati’lisa pieghevole pliosa’ura pliosauro prebere
plisare compiacere plostrus
carriuola pluere piovere piumbus piombo piu’rima moltissimo plusperfectus piucche- plu’vias pioggia {perfetto po'esis poesia poe’tas poeta po'is zampa
poliedrus poliedro poli’tica
politico po’lizzes polizza polles pollice poltronis poltrona polus polo
pompare pompare pompas
pompa pomperis pompiere ponderosa pesante ponere porre, mettere ponis pedone (scacchi) po’ntifes pontefice pontis ponte popinas locanda popis papa
populare popolare populazios
popolazione porcus porco porrare tornire, far lc fusa portare portare portas porta portazios portamento portfolis portafoglio portus porto poscere chiedere, doman- . dare, richiedere positiva positivo possere potere (materia- [le)
possessiva possessivo
possibi’lisa possibile possidere
possedere posta’lisa postale po'stera postero © posteriora posteriore postes imposta postis posta postisare impostare postrema postreino postulare chiedere con [esigenza
po’'stuma postumo po:ensa
potente podero- potenzias potenza
[so potire impadronire prandere pranzare prandius pranzo prates prateria . pratus prato prebere fornire piccare
precare pregare precepz'os
insegnamento predas preda prediligere prediligere predos predone preeminenzias premi- [nenza
prefecturas prefetiura
preferenzias preferenza
preferrere preferire pregius
pregio preiudicius pregiudizio premiare premiare premittere premettere premius premio prenijere prendere prensios presa preparare preparare preposizios preposizione presensa presente presepes mangiatoia preses preside presidentis presidente preterire passare (tempo) pretoria pretorio previdere prevedere preziosa prezioso — preziumare apprezzare prezius prezzo principa’lisa principale pri'ncipis principe principius principio printris stampatore pristis prete
priunare rimondare — priunatoris
rimondatore priunazios rimonda quadernus quaderno quadrupes quadrupede Quadrus quadro qua’litas qualità quanta quanto
quartettos quartetto Qquatere
scuotere radiotelegrafare radio- Re
tadiotelegra'fica radio-
[telegrafico radis radice ra’fanus ravanello ra'las razza (pesce) privare privare privignus figliastro proa’vus bisnonno. bisa- proba probo [vo probabi’lisa probabile procedere procedere proclamare proclamare procurare procurare procuratoris procuratore prodere tradire prodessere servire a proditoris traditore producere produrre productus prodotto produxlos produzione proe’mius proemio — proferrere profferire professios professione professoris professore progectis progetto proibere broibire prolatare allargare prominere sporgere promittere promettere promovere promuovere pronomes pronome pronunciare pronunciare pronunciazios pronunzia propellere spingere propos proposta propo'’istus proposito proposizios proposizio- propria prorio [ne propri’etas proprietà proras prora, prua proscenius proscenio protegere proteggere quercus quercia querere chiedere per sa- [pere
querire lagnare questionis
questione ques’tios domanda quicca svelto R
raidare andare sopra o {dentro un
veicolo ra'ita adatto, diritto,
esat- to, giusto, vero raitare far giustizia, es- [sere giusto verso ramus ramo
‘ rastrus protestare
protestare protraere prolungare provenire provenire providere provvedere provincias provincia pro’xima prossimo prui’nas brina pru’numis susino prunus pruno
pruvis prova pteroda'ctila
pterodattilo pu’blica pubblico publicare pubblicare pudere vergognare pu’eris fanciullo pue’rperas puerpera pugnare tenzonare, pu- pugnas tenzone [gnare pulcra bello
pulcritudos bellezza pullus
pollo puilu’sarius pollaio pulmos polmone pulpastrs polpastrello pu’isulus polsino pulvinus cuscino pulvis polvere pumas puma
punctua'litas puntualità punctus
punto punimalus melograno punire punire pupillas pupilla puppis poppa (nave) pura puro
putare credere, avere pu'teus
pozzo [opinione qui’es quiete
quietare quietare quinis regina
(scacchi) quintalis quintale (kg. quintas quinta {100) quire potere (morale) quotidiana quotidiano ranas rana
rancoriìs rancore rankis grado
(dignità) ra’pida rapido rapus rapa
rara raro rastrus rastrello ratis
ratis zattera raziocinare
ragionare razios ragione rea’lisa reale, di realtà rea’Itus rialto rea’lus reale (moneta) recconare calcolare receptus ritirata (militare) recipere ricevere reclamare reclamare reclamus reclamo reconcinnare racconciare recta retto
recubare coricare recurva ricurvo redarus rimessa reddere rendere redire tornare re’'ditus ritorno referrere riferire refertare importare, in- [teressare
reformidare aver paura [di,
paventare refragare replicare refrangere rifrangere rega’lisa reale, regale regere reggere re’gias reggia, corte regimentis reggimento regioisire rallegrare regios regione regis re
registrare registrare regnare
regnare regula’risa regolare re’gulas regola reicere scacciare re'ilis rotaia reilue’is ferrovia reilue’isa ferroviario relativa relativo re’ligios religione religiosa religioso relinquere lasciare sa’'bulus sabbia SACCUS sacco
sacrarius cappella sacrificius
sacrifizio saga’citas sagacia salis sale
saltus salto salus salute salutare salutare salvias salvia sana sano
i reli’quus resto remanere
rimanere, res- [tare, trattenere remorare aspettare - remorazios attesa remulcare rimorchiare renis rene
repentina repentino repetere
ripetere replere riempire representare rappresen- {tare
| ronga inadatto, inesatto,
reptare strisciare re’ptilis
rettile requiescere riposare res cosa
resi’duus resto resipere sapere
di, aver [sapore di respectabi’lisa rispetti e
respectare rispettare respendus
ciondolo respondere rispondere restare restare restaurare ristorare restis riposo
restorantis ristorante
restringere restringere
resuscitare risuscitare retalrare
ritirare retraere ritrarre re’viu® rivista revoluzios rivoluzione ridere ridere
rieligere rieleggere rikisare
abbicare rimborsare rimborsare ringir» ringhiare ripas riva |
ripere raccogliere (cere- risakis
risacca [ali) riscare arrischiare riscus rischio ritirare ritirare (commer- [ciale
S sa’'nctitas santità sanguis sangue sapiensa sapiente sapienzias sapienza sardas sarda
sarissas piccone sartoris
sarto satisfacere soddisfare satisfaciensa soddisfa- [cente, soddisfattorio sboccare sboccare rollare arrotolare sCatebras
riuscire riuscire rivolvris
rivoltella ri'vulus rigagnolo
rivus rivo, ruscello rizomas
rizoma robus robustezza robusta robusto . roffa ruvido rogare chiedere con pre- {ghiera
romans romanza {torto,
ingiusto, falso rongare fare torto,
esse- [re ingiusto verso rorare cadere la rugiada ros rugiada
rosas Fosa rosmarinus rosmarino rostras ringhiera rotas ruota
rotunta rotondo rotunditare
tondeggiare ro’us fila rube’culas pettirosso rubra rosso
rubus rovo rubusi'deus
lampone rudentes sartiame rudentis cavo
rudere ragliare rufflare
arruffare rugire ruggire rugitus ruggito rui’nas .rovina rullare rullare rumorosa rùmoroso ‘rumos rumore | rumpere rompere rupes rupe
ruptoris rompitore rustare
arrugginire rustica’rius massaio rusticedes masseria sboccus sbocco scabere scalfire scabiles predellino scafis scafo
scAiscrepes grattacielo scalarus
gradinata scalas scala scalena scaleno scamnus banco, scanno scatebras sorgente sceffris
sceffris conduttore di
automobili, chaffeur scefis
covone scelerata scellerato scelfis scaffale scelus scelleraggine, scel- [leratezza
sce’mises camicetta scenas scena
‘’ scenografi’as scenografia sceptrus scettro sceris azione (commer- [ciale)
sceristis azionista scevare
sbarbare sciainare lucidare sci’as scia
sciensa sciente scienti’fica scientifico scienzias scienza scienziata scienziato scintillare scintillare scioare- presentare sci’olus saccente sci’pios gruccia scire sapere
scirrus scirro scittis
foglio sciu’ldris spalla scolaris scolaro scolas scuola
scola’stica scolastico sco’pulus
scoglio scopus scopo scribas scrivano scribere scrivere scriptoris scrittore scrobis tana
scrus vite scrusare avvitare scurrare buffoneggiare scurras buffone se’cales segala secare segare
secas sega seclare attenere a,
stare a secogitare fantasticare. secrétus segreto sectare cercare di otte- [nere
se’culus secolo secura
sicuro securare assicurare sedere sedere
sefis cassaforte seges biada selexios scelta seligere scegliere sellulo’is celluloide sema’foris semaforo semaforistis semaforista semicolonis punto e
vir- (gola (;) seminare seminare seminazios semina semitas scorciatoia semplis campione senatoris senatore senectus vecchiaia senes vecchio se’nesa vecchio sensibi'lisa sensibile sentire sentire se’palus sepalo sepelire seppellire sepes siepe
septus recinto sepulcretus
cimitero sequensa seguente sequire seguire se’ria serio se’ricus seta sermos discorso . abere una sermos fare [un discorso serpentis serpente serras serra
servare salvare servatoris
salvatore servire servire servis servizio se’rvitus servitù servus servo
setas setola sevare
risparmiare severa severo sibilare sibilare siccare seccare sideru’rgica siderurgico si’gares sigaretta sigas sigaro
signalis segnale silatus
colazione silenziosa silenzioso silere zittire, far silenzio silurans silurante silurare silurare silurus siluro silvas selva
silva’tica selvatico simi’lisa
simile simpa'’tica simpatico si'mplexa semplice simulta’nea simultaneo sincera sincero si’ndicus sindaco si’ngula singolo + singula’risa singolare sini’'stera sinistro sintaxis sintassi siparius sipario si’'sonis stagioue spinas
sistemas sistema sitire aver
sete sitis sete situs sito, posto skecciare abbozzare skeccis abbozzo skeinare annaspare skeles scala (di propor- skemas schema [zione sketis pattino sketisare pattinare ski’dias scheggia - skismas scisma skistus lavagna, ardesia slanta sghembo slendra smilzo slevis schiavo smerlare smerlare smuta liscio
snappare azzannare sobria
sobrio soccus pantofola 8so’cerus suocero sociabi’lisa socievole socia’lisa sociale soci’etàs società socorsa poltrone © softa soffice, morbido sola solo
solaArius terrazza solcadens
tramonto del 80 soliloquis soliloquio solis sole
solitaria solitario solo’riens
levata del sole solstizius
solstizio solus suolo somniare sognare somnius sogno
somnus sonno sonare suonare sonus suono
sopranos soprano $ores
sorcio soros sorella. sorprendere sorprendere sovrana sovrano sovrenis sterlina spa’iglas cannocchiale spargere spargere specia’lisa speciale specta’culus spettacolo spectatoris spettatore specus grotta
spellere compitare spendere
spendere sperare sperare spicas spiga
spina’cias spinace gspinas
spina spiritus spi’ritus spiriio splendere splendere sple’ndida splendido splendoris splendore splenis milza spoliarius spogliatoio springus molla spumas spuma, schiuma spurca sporco squeris casella (scacchi) squiccare stridere (topi) sta’bulus stalla sta’dius stadio stagnus stagno, acqua [morta
stames stame stamnus stagno stare stare ritto statuas statua statuere stabilire, prefig- status stato [gere stazios stazione stegis palcoscenico stela stantio stellas stella stendere stendere stereoscopis stereosco- stetla maestoso [pio stigmas stimma stilis stile stilus stilo sti’meris piroscafo stivas stiva stoffis stoffa stolkis stipola sto'macus stomaco storis deposito (magaz- [zino)
tabernas taverna ta’bulas
tavola tacere tacere ta’ctila tattile tactis tasto tacui’nis taccuino ta’idis marea ta’irda stanco ta’lisa tale talpas talpa talusare accoccolare ac- i [cosciare
tanger= toccare tantu’ndema
altrettanto tapes tappeto tapesare tappezzare tardare ritardare tardazios ritardo ta’uelis asciugamano 20
stovis stufa strages strage stra’ifis gara stra’nea strano streitenare raddrizzare ‘trengas forza (bruta) stre’nua strenuo stri’'as stria stricta stretto stridere stridere strimis corrente stritcas tranvai stro’fius fazzolettone strumentus strumento musicale
etru’xios accatastamento
studentis studente studere
studiare studiosa studioso stu’dius studio stulta stolto
stupere stordire sua’vitas
soavità subde’bila fievole subdiuere assoggettare subicere sottoporre subiectus soggetto subiunctivus congiuntivo sublandire lusingare subligacu’luse mutande submaArinus sottomarino submergere profondare submittere sottomettere subsi’dius sussidio substantivare sostanti- vare
substantivus sostantivo
substanzias sostanza T ta’unis paese ta’urus toro
taxillus dado teatra’lisa
teatrale tea’trus teatro tectus tetto . tedere annoiare tegere coprire te'gulas tegola telefonare telefonare telefo’nica telefonico télegrafare telegrafare telegra’fica telegrafico telegrammis telegramma telescopis telescopio temos timone
tempestas tempesta tempus
tempo tendere tendere tickettis
subterra’'nea sotterraneo
subti’lisa sottile succurrere
soccorrere Sud sud suere cucire
sufferrere soffrire sufflare
soffiare sulcare solcare sulfumentus zolfanello suitanus sultano summa sommo
summaria sommario summarius
sommario summas somma summus sommità sumptus costo
supelle’ctilis suppelletti-
su'pera soprano [le superà’'bitus
soprabito superare superare; sor- [montare
superba superbo superbias
superbia superci’lius sopracciglio superfi’cies superficie superiora superiore superna superno supplementus supple- [mento
supponere supporre supportare
sopportare suprema supremo surgere sorgere surrendere arrendere sus verro
suspendere sospendere suspicare
sospettare sustinere sostenere tenens tenente te’nera tenero tenores tenore terape’utica terapeutico terape'uticas terapeutica termala termale : terminare terminare terras terra terremotus terremoto ’ terrere atterrire terribi'lisa terribile territo’rius territorio terroris terrore terzettos terzetto testamentus testamento testimoniare testimonia- textiles tessuto [re ticca folto
tickettis biglietto tigris
4 tigris tigre timere temere ti'mida timido timoris timore timus timo
tingere tingere tinnus tonno
| tintinna'bulus campanel- tipografi’as tipografia [lò tipo’grafus tipografo tipus tipo
tis the (pianta) ti'tulus
titolo tofus tufo | toilettis ritirata (latrina) to’is giocattolo tollere alzare tombis tomba tometos pomodoro tonare tuonare tongues lingua (muscolo) to’nitrus tuono tonnis tonnellata (kg 1000) tonsoris barbiere toracatus corazzata torpedineris torpedinicra torquis collana . ua°isa savio, saggio uelferis benessere uera'us magazzino uescottis panciotto Ue’st ovest
ue’tris tempo ul’ndes
arcolaio ulmus olmo ulteriora ulteriore u’ltima ultimo ululare ululare vadus guado, uado valdexpres treno direttis- va’lleis vallata [simo vallis valle
valorosa valoroso valutare
valutare valvas valva vangas vanga vaporis vapore varia vario
variare variare vari’'etas
varietà va’riusa svariato vascula’rius vasaio torrentis torrente torrere abbrustolire, to- tota tutto —_ [stare tota’lisa totale tractare trattare tractus tratto (scacchi) traducere tradurre © traere trarre tragedias tragedia tra’iflis frivolezza transbordare trasbordare transbordazios trasbordo transennas persiana | transire passare transkiurare trascurare transmittere trasmettere transparere trasparire transportare trasportare transversare traversare trapetus frantoio trasciare trebbiare trasciazios trebbiatura travelare viaggiare travelatoris viaggiatore tra’velis viaggio. tre’inus treno tremenda tremendo U
‘ umana umano uma’nitas
umanità umus terra uncainda scortese unca’indnes scortesia underue’ris maglia (cami-. u’nguis unghia u’nitas unità
uonderare meravigliare uonderosa
meraviglioso uo’rdis parola [cia)
WV va’sculus barattolo vasta vasto
vaticanus vaticano vectis
stanga velificare veleggiare ve’lius valore veli’volus velivolo vellere volere velo’citas velocità velus velo
velvettis velluto venare
cacciare, andare a [caccia venatoris cacciatore ‘versare
tremere fremare trepidansa
trepidante triangula’risa triangolare tribunailis tribunale tribus iribù tridentis tridente trientalis bottiglia trimmare freg'are tri'stisa triste . triturare triturare tro’lléis trolley truncus tronco tuberosus tuberosa tubus tubo
tuftis ciuffo tuittare
zirlare tunda tondo tundras tundra tu’nnelis galleria, tunnel] tu’rbida torhido turbulenta turbulento turdus tordo turmas branco turnare girare turris torre turrisare arroccare (scac- [chi)
uostare sprecare urbis città urgensa urgente urere bruciare urpes erpice
urpesare erpicare uUSsus uso,
voga uti’lisa utile uti’litas utilità utire usare, adoperare,
uxoris moglie venatus
caccia vendere vendere venditoris venditore venire venire
ventomovere sventolare ventris
ventre venturare avventurare ventus vento
vepretus macchia (bosco) vera
vero i Veris primavera ve'ritas verità versare versare (danaro)
versificatoris versificatoris
versificato- [re, rimatore versus verso vertere volgere, rivolgere vertica’lisa verticale ves barella
vespas vespa vesperare fare
sera vespertilios pipistrello vespes sera
vesti’bulus vestibolo vesti’gius
traccia vestimentus abbiglia- vestire vestire [mento vestis veste veterinarius veterinario vexillus bandiera vi’as via
viatritas carreggiata vi’cias
veccia vicina vicino vici’nias contrada vi'ctimas vittima vi’ctora vittorioso vi'culus vicolo vicus vico
videre vedere xilos
bambagia zoologi’as zoologia 22
vi’lisa vile villas villa vi’llicus fattore vimes vimine vinarius cantina vincere vincere vincezios vincita vindicare vendicare vindicazios vendetta vinus vino
violinis violino violinistis
violinista violodoratas mammoletta violoncellis violoncello viretus verdura viridarius giardino virtuosa virtuoso vis forza (mo-ale) vi’'sceris viscere viscontes visconte vi’sios visione, vista visitare visitare vi’sius veduta . visus vista vitas vita
vitis vite vitrarius vetraio >. contraire contrarre contraere contrastare contrastare controbasso controbassis controllore controlloris convenire decere convento conventus conversare conversare convincere convincere convitato convivas convitto convictus convittore convictoris copia copia8 i coprire tegere dado taxillus dama demis
danaro denarius dannoso
damnosa dare dare aebole debilisa debolezza (fisica) invale- [tudos
debolezza (morale) toiblis
decente, essere - decere
decidere decidere degno
digna delfino delfinus delicato delicata delineare delineare delizia Qelicies coraggio curagis coraggioso curagiosa corazzata toracatus corbezzolo arbutus corda Va funis corda (suono) cordas cordiale cordialisa coricare recubare corista coristis corno cornus coro corus
corolla corollas corpo
corpus correggere corrigere corrente strimis correre currere corridoio ambulacrus corriere (poste) meilis corrispondenza conre- [spondenzias
corrispondere conrespon-
[dere corroborare
corroborare corsa cursis Corso Cursus corte cortis corte (palazzo) regias cortese cainda cortesia caindnes cortigiano omaulicus corlina conopeus corto curta
corvo Corvus cosa res coscia coxas costa costas costare costare costellazione constellazios costo sumptus costola costes costringere compellere delizioso
deliciosa delucidare delucidare delucidazione delucida- [zios
denominazione denomina- :
[zios dentatura dentiseries dente dentis
depilatorio dropas deporre
deponere depositare depositare deposito (magazzino) sto- deputato deputis [ris derrata derratis desco deskis
descrivere describere
difterite costruire
construere costruzione construxios costume mos
cote cos cotone gossipius covare incubare covone scefis cravatta linteas creare creare creazione creazios credente credensa . credere (aver fede) credere (avere opinione) putare credito creditus crepuscolo crepusculus crescere crescere 5 cristallo cristallus criterio criterius croce crucis cucchiaio cocleas cuccia dogbeddus cucciare dogbeddere cucina culinas cucire suere cugino consobrinus culatta clunis .culattare clunisare cultore cultoris cuocere coquere cuoco Ccoquus
cuoio corius cuore cordis cuoriforme cordisforma curioso curiosa curva curvis
curvo curva cuscino pulvinus cuspidato cuspisata cusfo.de custos custodire custodire czar czaris
desiderare desiderare destro
dextera devastare devastare diacono diaconus diamante adamas diavolo, (misero uomo) [fellos
dichiarare declarare didattico
didactica difendere defendere difetto defectus differire differrere differenza differenzias difficile difficilisa difficoltà difficultas difierite difterites _@
digitigrado digitigrado
digitigrada digiuno ieiunius dignità dignitas dilaniare dilaniare dilatare dilatare dilettare delectare dilettevole delectabilisa (diletto delectazios diligente diligensa diligenza diligenzias diluvio diluvies dimandare petere. dimenticare obliviscire dimostrare (manifestare) [ostendere
dimostrare demonstrare
dimostrativo gi va dinamite dinamites dinosauro dinosaura, di- [nosaurus
dipendere dependere diploma
diplomas. dire dicere direttore directoris direzione direxi0s dirigere dirigere dirigibile dirigibilis diritto directa, raita disastro disastris discendere descendere discepolo discipulus disciplina disciplinas disciplinato disciplinata disco discus
discordia discordias eba nista
ebenistis ebbrezza ebrietas ebbrietà ebrietas eccedere excedere eccellente excellensa eccellenza excellenzias edera ederas
edificio edificius editore
editoris. educare educare educazione educazios Sa effectus
'ficace efficaxa efficiente
efficiensa egregio egregia eguagliare equare eguale equalisa elastico elastica elefante elefas elegante elegansa discorso sermos discutere discutere diseguale inequalisa disertare desertare disgrazia adversucas dispacciare despacciare dispensa distribuzios dispensa (stanza) cellarius disperare desperare disperato desperata disperazione desperazios dispetto despectus disporre disponere disposto disposita dispregio contemptus dissoluto dissoluta distinguere distinguere distinto distincta distrarre destraere distretto districtis disubbidire disobedire ditale digitales dito digitus
diventare fierire diverso diversa
:3 dividere dividere dock dokis
dogana costommaus dolce
dulcisa dolcezza dulcitas dolere dolere
dollaro dollaris dolore doloris,
ekis domanda questios domandare poscere domandare con esigenza [postulare
E eleggere eligere elemento elementus elemosina chiedere l’ men- [dicare
eletto electa elettore
electoris elettrico electrica eliotropio eliotropius ellittico elliptica emetico emetica emettere emittere emisferico emisferica emissario emissarius empire replere emulazione emulazios entrambi amba enumerare enumerare epoca epocas equatore equatoris equazione equazios esistere
domandare con istanza |
[flagitare domandare con preghiera [rogare
domandare per ottenere
[petere domandare per sapere {querere
domare domare domenicano
Dominicanus domestico domestica domestico (addomestica- | (to) cicura
dominante dominansa dominato
dominata donna mulieris donnola mustelas dono donus
dormire dormire dorso dorsus dotare dotare
dotto docta dottore doctoris dovere debere, diutis dragone draconis dramma dramas
drammatico dramatica duca
diukis duellare duellare duello duellus duetto duettos duna dunas
duomo catedralis durare
durare durezza durizies duro dura
equinozio equinoxius erba
erbas erpicare urpesare erpice urpes
errare errare errore
erroris erudito erudita erudizione erudizios eruzione erupzios esame exames
esatto raita esclamare
exclamare esclusivo exclusiva eseguire exequire esempio exemplus esercito exercitus esiguo exigua
esiliare exiliare esistenzu
existenzias esistere existere espressione espressione expressios essere essere; bingus est Ist
estate Estas esteriore
exteriora esterno extera fabbrica (opificio) factoris fabbricare fabricare fabbro fabes
faccendone ardelios facchino
baiulus faccia facies facezia facezies facile facilisa facilitare facilitare facoltà facultas fagiuolo faselus faina martes falange falangis falegname falignarius fallire fallire falso ronga
famiglia familias famigliare
familiarisa fanale fanalis fanciullo pueris fantasticare secogitare fantastico fantastica fare facere
farmacista farmacopolas faro
farus farsa fars fasciare fasciare fascina fasces fascinazione fascinazios fascio fascis fase fasis
fattezza feciuris fatto factus fattore villicus fattura invois fauci faucise fava fabas
favo favus favola fabulas favore favoris fazzoletto muccinius fazzolettone strofius fedele fidelisa Fedeltà fidelitas fegatello (scacchi) fega- fegato epas [tellos felice felixa felicità felicitas felino felina femmina feminas 30
estero estera estremita
extremitas estremo extrema esfrinseco extrinseca estuario estuarius età etas
F femminile feminina femminino feminina ferire ferire ferita vulinus fermarsi commorare feroce feroxa ferocia ferocitas ferrare ferrare ferro ferrus ferrovia reilueis ferroviario reilueisa festa festus
fiala fialas fiammifero
flammiferus fianchetto (scacchi) latu- fianco ilias {sculus fico ficus
ficodindia opunzias fidanzare
despondere fidanzato desponsatus fidare fidere fiele felis
fiera feras fiera (bestiame)
nundines fievole subdebila figliastro privignus figlio filius figura figuras fila rous
filare evenius filiare
filiare filiforme filusforma filo filus
filtro filtrus fine finis finestra fenestras finimento (cavalli) arnes finire finire fiocco floccus fiordo fiordis fiore flos
fiorire florescere firma
firmas firmare firmare fischiare fiskiare fischio fiskius fisica fisicas fisico fisica fiume flumes flebile flebiliea flessibile flexibilisa fred do
eteroclito etercclita etnografico
etnografica Europa Europa evaporazione evaporazios eventuale eventuala evitare evitare flessuoso flexuosa flotta flittis fluire fluere foce fauces
foglia folius foglio
scittis fogna dreinis folto ticca
fondamento fundamentus fondare
fundare fonologia fonologias fontana fauntenis fonte fons
forbice forficis forchetta
fuscinas forcina, furcillas foresta torestis forestiere advenas forma formas
formaggio caseus formare
formare formazione formazios fornace fornas fornaio furnarius fornire prebere forno furnus
forte fortisa fortezza
fortres fortuna fortunas fortunato fortunata forza (bruta) strengas forza (meccanica) paueris forza (morale) vis forzare cogere fossa foveas fossato fossatus fossile fossilisa fosso fossas
fradicio fracida fragile
fragilisa fragola fragas frana franas franare franare francescano Franciscanus frantoio trapetus frate fraiaris fratello fratris frazionario fraxionaria freccia arros freddo frigida freddo fare- iemare fregiare
fregiare trimmare frenare
frenare freno frenus frequente îrequensa fringuello fringillas frivolezza traiflis frivolo frivola frode fraudis
fronte frontis gabbia
caveas gabinetto cabinettis galleria tunnelis; gallo gallus galoppare galoppare galvanoplastico ‘galvano- gamba crus {plastica gambetto (scacchi) gam- gara straifis [bettos garage garagis garofano gariofillus garrire garrire gas gas
gassuso gasosa gatto feles gaudio gaudius gazza picas
gelamento gelazios gelare
gelare gelsomino iasminus gemere gemere gemma gemmas generale generalis, gene- ralisa
generare generare genere
gendris genero generis generosità generositas genetliaco genetliacus gengiva gingivas genitore genitoris genitori parentes gente gentis gentile gentila geografia geografias geografico geografico geologia geologias geometria geometrias geruzdio gerundius gesto gestus gettare impingere ghiacciaio glaciarius ghiaccio glacies ghiaia glareas ghiro gliris ghisa beddairis giacca, giacchetta gta [tis frontone mafrontis frullone cribrus frumento frumentus frutto fructus fuggire fugere fulminare fulminare fulmine fulmes fumaiuolo caminus fumare fumare G
giacere iacere giacinto
iacintus giaguaro giaguaris giardino viridarius giavazzo gettis gigantesco gigantea gineceo gineceus ginnastica gimnasticas ginocchi, cadere in - con- [genulare
ginocchio genus giocare
ludere giocattolo tois giogaia iugas, palearis giogo iugus
gioia giois gioiello
giuellis giornale niuspepes giorno dies
far — illucescere giovane
iuvenis, iuvenisa giovare iuvare gioventù inventus girare turnare giro girus
giudicare iudicare ’ giudice
iudes giudizio iudicius giunco iuncus
giungere advenire giuoco
ludus giuoco d’azzardo aleas giuramento iusiurandus iurare iurare
giurassico giurassica giustizia
iustizias far — raitare giusto iusta, raita essere = verso raitare glandula glandulas globo globus
gloria glorias gobba gibbas gobbo gibbosa, gibbus godere gaudere gola gulas
golfo gulfus gomito cubitus gusto
fumo fumus fune funis funzione funxios fuoco ignis
fusa, far le — porrare fusto
fustis futuro futura. futurus gomma gummis gonfiare inflare gonna, gonnella, ciclas governo gubernius gracchiare crocitare gracidare coaxare gradinata scalarus gradino gradius . gradire gradire grado gradus, rankis gramma grammas grammatica grammaticas grande magna, grandisa grandezza magnitudos grandinare grandinare grandine grandos grandioso grandisa grano granus
granone granturco mais grasso
arvinas, pinguisa gratitudine
gratitiudis grattacielo scaiscrepes grave gravisa grazia grazias grazioso graziosa gregge gres
grembiale cincticulus gridare
clamare grido crais grosso crassa grotta specus gruccia scipios grugnire grunnire guadagnare lucrare guado (fiume) vadus guado (pianta) guastus guaire monire guancia genas guanto glovis guardare aspicere guardiano custos guarire convalescere guascappa guascapus guepardo guepardus guerra bellus
guerreggiare bellare guidare
ducere gusto gustus hangar
hangar angaris iceberg
aisbergos idea ideas ideale idealisa ideare ideare
identico identica idraulico
idraulica idrografia idrografias idroplano idroplanus ignorante indocta ignoranza ignoranzias illuminare illuminare illustre illustrisa imballaggio consarcina- [zios
imballare consarcinare imitare
imitare —. immaginare imaginare immaginazione imagina- {zios
immissario inmissarius immorale
immoralisa immoralità immoralitas immune immunisa impadronire potire imparare discere impastare oblinere impaurire tormidare impedire impedire imperativo imperativus imperatore imperatoris imperfetto imperfecta im- impeto impetus [perfectus impiccare engare impiegare emploiare impiegare tempo, volerci [advocare
impinzare crammare importante
importanta importanza importanzias importare importare importare a refertare imposta (finestra) postes impostare postisare impresa enterpris inadatto ronga inalterabile inalterabilisa inarcare incurvare incedere incedere incendiare incendere incendio incendius incisivo incisiva Hi hotel otellus incitare incitare includere includere incolpare arcessere incontrare nanciscire incoraggiare encuragiare incredibile incredibilisa incrociare crossare incrocio cros indecente, essere — dede- [cere
indeciso nondecideta indefinito
indefinita indegno indigna indiano Indiana indicare indicare indicativo indicativus indice indes
indignare indignare indirizzare
directare indisciplinato
nondiscipli- [nata indispensabile indispen- [sabilisa
indispettire despectare indole
indoles indolenza indolenzias indulgente indulgensa indurire indurare indurre inducere industria industrias inesatto ronga inetto inepta
inezia inepzias infame
infamisa infanzia infanzias infelice infelixa inferiore inferiora infermità invaletudos infimo infima
infinito infinita, infinitus
informare informare informazione
informazios ingegnere enginiris ingegno ingenius ingentilire gentilare inglese Ingliscia Inghilterra Ingland inghiottire glvtire inginocchiare genibusare ingiusto ronga essere — verso rongare ittiosauro ingresso ingressus inguine inguinis iniquo iniqua
innaffiare aquare innaspare
skeinare innocente innocensa inoltrare advansare insalata acetaris insegnamento precepzios insegnare docere insenatura crikis insetto insectis insidia insidies insidioso insidiosa insolente insolensa insolenza insplenzias integrale integralisa intelligenza intelligenzias intendere intendere. interessare interesare interesse interes interiezione interiexios interiore interiora internazionale internazio- [nalisa
intero integra interrogativo
interrogati- {va, interrogativus interrogazione interroga- [zios
intestino intestinus intimo
intima ‘inutile inutilisa inventare adinvenire — inventario inventarius inventore inventoris inverno lemis inverso inversa investire investire invidia invidias invidiare invidere invitare invitare ionico lonica ira iras
iride iris irritare
irritare irrompere irrumpere istmo istmus
istruire instruere istruzione
instruxios ittiosauro ittiosaura labbro
labbro labrus [laborioso
laboriosa ladro furis lacnare querire lagnarsi di conquerire lago lacus
laguna \agunas lama bledis lamento lamentus lamina laminas fampada lampas lampeggiare fulgurare lampo fulgus lampone rubusideus lana lanas
lanceolato lanceolata lapidare
\apidare lapide \apidis larghezza latitudos largo lata, iocamplius lasciare relinquere lasciare (testamento) le- [gare
lasciare (abbandonare)
[deserere lascivia
lascivias latinulo Latinula,
Latinu- latitudine \atitudinis [lus latrare \atrare latrina \atrinas latta bracteas (metallo) - latte lactis lavagna skistus lavare lavare lavorare laborare lavoratore laboratoris lavoro laboris macchia (bosco) vepretus macchina makinas macello macellus macigno petronas madre matris
madrina commatris maestà
maiestas maestoso stetla maestro magistes maestro (compositore) [maestros
magazzino ueraus maggese
novalis maggioranza maioranzias maggiore maiora maglia (camicia) underue- magro macra [ris 4
LL leale loiala legare ligare legatore ligatoris legge les
leggere legere leggiero
levisa leggio agnosterius legione legios legna lignas legno lignus legume legumes lente lentis lento lenta
leone leos leopardo
Ieopardus lepre lepus lettera literas letto lectus lettura lecturis levare da letto lectosur- ere
levatrice obstetrisf levatura
importanzias lezione lexios liberare liberare libero \ibera libraio libellios , libreria buckes libretto (musicale) libret- libro libris [tos lieto leta
lieve levisa limitare
\imitare limite \imitis limone lemonis limpido limpida lince lincis M
maiale: maialis malato
egrota. malattia morbus male malumis, ekis maledire maledicere malinconico melancolica malvagio nequama malvagità nequizias mamma mammas
mammella mammillas mammifero
mammiferus mammoletta violodoratas mancare deessere mandamento mandamen- mandare mittere [tus mandarino mandarinis mandola mandolas marciapiede lineare \inearisa lingua (letteraria) linguas lingua (muscolo) tongues lino linus
liquore liquoris lira (moneta)
liras lira (strumento) liris liscio smuta
litografo litografus locanda
popinas locomotiva locomotivus locomotivo locomotiva loculare locularisa loculo loculus lodare laudare lode \aus
loggia xistus Londra London longitudine longitudinis lord lordis
lottare luctare lotteria
lotteris luccio lucius luce lus
lucidare sciainare luna
lunas levata di — lunoriens tramonto di — lunca- [dens
lunghezza longitudos lungo
longa luogo locus aver luogo abere locus lupino \upinus lupo lupus
lusingare sublandire lutto
Iuctus mandolino mandolinis mandorleto amigdaletus mandorlo amigdalus manetta manices mangiare manducare mangiatoia presepes manicotto manicavillo8 maniera manneris mano manus
manovrare manovrare mantello
iacernas mantenere kippare maravigliare uonderare maraviglioso uonderosa marcare marcare marchese markios marciapiede futpes marconigrafare marconigra fare marconi- [grafare
marconigramma marconi- mare
maris [grammis marea taidis maremoto maremotus margine margos marinaio nautas marino marina marito maritus marmo marmos maroso marosus marziale marzialisa mascella maxillas massaio rusticarius mfsseria rusticedes massiccio massiva, mas- massimo maxima sivis matematica matematicas matematico matematica materiale materialisa matita lapis matrigna novercas matrona matronas mattina manes mattone lateris maturo matura meccanico meccanica medaglia numismas medico medicus medio medius melanzana melinsanas melo malus
melodramma melodramas melograno
punimalus membro membrus memorabile memorabilisa memorando memoranda memore memora memoria memorias mendicare mendicare menta mentas mentale mentala mente mentis mercalo cippa mercato (fiera) mercatus merce mercis narice naris narrare narrare .. nascere nascire nascita nativitas nascondere abdere nascondiglio latibulus naso nasus
natale Natalis natica nates
. natura naturas 34
mercurio idrargirus meridiano
meridianus meritare meritare merito meritus merletto pinnus merlo merulus merluzzo molvas meschino misera mescolanza mixtios mese mensis
mestiere endcreftis meta
metas metà (mezzo) dimidia, di- [midius
metro (lineare) metris mettere
ponere mezzadria meteiris mezzadro meteieris mezzanotte medianoctis mezzo dimidia, dimidius, [medius
mezzogiorno meridies . miagolare
eiulare miagolio eiulazios miele mellis mietere metere mietitore messoris migliore meliora milza splenis minacciare minitare minerale mineralis mineralogia mineralogias minerealogico minerealo- minimo minima [gica ministero ministerius ministro ministris minore minora minuto minitis mirto mirtus miscredenie miscredensa miseria miserias misurare mensurare mobile mobilisa moda fescionis moderno moderna modo modus
moglie uxoris N naturale naturalisa naufragio naufragius nave navis
navigare navigare mazionale
nazionalisa nazione nazios : nebbia nebulas necessario necessaria negativo negativa negligente negligensa ninfa
molesto molesta molla
springus molle mollisa molleggiare mollisare moltiplicare multiplicare moltissimo plurima molto multa
momento momentus monastero
monasterius mondiale mundialisa mondo mundus moneta nummus moneta contante
monetas monte montis montone ovis monumento monumentus morale moralisa morbido softa
morbifero morbifera morena
morenas morena (animale) mure- [nas
morfologia morfologias morire
morire morte mortis morto mortua, mortuus mosca muscas
mostrare monstrare mostro
monstrus motocicletta motociclis motoscafo motoscafis movimento moziòs muggire mugire muliebre muliebrisa mulino moletrinas mulo mulus
municipio municipius munire
munire munizione munizios murale muralisa muratore cementarius muro murus
museo museus musica musicas musicista mugsicistis . mutande subligaculuse negligenza negligenzias negoziante negoziatoris negozio negozius nespolo mespilus neutrale neutralisa neutro neutra. neve nig i
nevicare nevicare nichel:
nikelis ninfa ninfas © nipote
nipofe nepos nitrire innire nobile
nobilisa nocchiere navitas noce nus
nodo nodus: noia dividias noioso dividiosa nome nomes
nonno avus obbedienza
obedienzias obbedire obedire obbligare obligare oca anses
occhiali conspicilluse occhio
oculus occorrere occurrere occultare occultare occupare occupare occupazione occupazios oceano oceanus odiare odissere odio odius
odorare odorare odorare, mandar
odore di [olere odore odoris offendere offendere offesa offensas officina officinas offrire offerrere oggetto obiectus olio oleus
olivo olivus olmo ulmus omaggio omagis omicida omicidas omicidio omicidius omnibus omnibus pace pas padiglione
papilios padre patris padrone mastris paese taunis pagamento peimentis pagare pagare — paglia (cappello) causias pagliaccio clounis pala palas
palazzo palazius palco (teatro)
boxis palcoscenico stegis paleontologia paleontolo- [gias | nord Nord notaio notarius notizia notizi notorio notoria notosauro notosaura notte noctis
notturno nocturna novella
gerres nozze nupzies nube nubes O ondulare ondulare onesto onesta onorare onorare onore onos
opera opus opera (teatro) operas
operaio operarius operetta
operettas opificio opificius opiniore opinios oppio opius
opporsi adversare opportunità
opportunitas opportuno opportuna opprimere opprimere optare optare ora oras
orario orarius oratore
oratoris orchestra orkestras ordinale ordinalisa ordinare ordinare ordinario ordinaria ordinazione ordinazios ordine ordos
orecchino inauris orecchio auris orefice aurifes organizzare organisare palestra palestras palla bollis pallone ballunis pallottola palottis pallottoliera palotteris palma (albero) palmeus palma (di mano) palmas palmento pistrinus. palo palus
palude paiudis panciotto
uescottis pane panis pantano lutosus pantera panteras parte numerale
numeralisa numerare numerare numero numerus numeroso numerosa nuora nurus
nuotare natare nuovo nova nutrice nutris tn organizzazione
organisa- organo organus [zios orientalista orientalistis origine origos orizzontale orizontalisa orizzonte orizos ornare ornare
oro aurus orografia orografias orologiaio orologiarius orologio orologius orrore orros
aver — di orrere orio ortus orzo ordeus
osare audere oscillazione
oscillazios oscurità obscuritas oscuro obscura ospedale ospitalis osso ossÌs
ostetrico obstetris ottenere
obtinere cercare di — sectare ottimo optima
ottundere obtundere ovale
ovata ovario ovarius ovest Uest
pantofola soccus papa popis parafulmine fulmetraes parco parcus
parecchio compluresa pareggiare
equare parente consanguineus parentesi parentesis ( ) pari (dignità inglese) pi- Parigi Paris . . [ris parlare loquire parlare con qualcuno col- parola uordis [loquire. parte partis | participio participio participius partire (andare) abire partie (dividere) partire part.:a (giuoco) partitas partorire parturire passure transire passare (tempo) preterire passeggiare deambulare passeggiata deambula- [zios
passeggiero passenges passo
passus pastore pastoris paterno paterna patria patrias pattinare sketisare pattino sketis paura formidos aver — di reformidare paventare reformidare pavimento pavimentus pazienza pazienzias pazzo amentis
peccato peccatus pedone (scacchi)
ponis peduncolo pedunculus peggiore peiora pelame pilormus pelle pellis
pelliccia mastrucas pelo
pilus pena penas penati Penatese penetrare penetrare penna pennas
penny pennis pensure
cogitare pensilina pensilinis pentire penitere peperone piperitis peplo peplus
percoco apricas percuotere
percutere perdere perdere perdita perdezios perdonare parcere perfetto perfecta, perfec- periodo periodus [tus permettere permittere permuta permutazios permutazione permuta- pero pirus [zios persiana transennas persona personis personale personalisa pertica perticas pesante ponderosa pescare piscare pescatore piscatoris pesce piscis
pescecane maricanis pessimo pessima
pestare pinsere petalo
petalus pettino pectulus pettirosso rubeculas petto pectus pezzo frustus piacere placere, plesciuris piacevole egriebla pianeta planetas piangere flere piano pleinis pianoforte pianofortis pianta plantas Ì piantagione di alberi di alto e medio fusto le- gnoso eius
piantagione di piante a fusto
piccolo ed erba- ceo etulus pianura planizies piatto patinas piazza plateas. piazza d’armi manovran- [sa septus
picchiotto ictuctus piccione pipios picciuolo pediculus piccolo parva piccone sarissas piede pes
piegare plicare pieghevole
plicatilisa pieno plena pietà pietas pietanza obsonius pietra petras pigro pigra
pino pinus pinze pincise pio pia
pioggia pluvias piombo
plumbus piovere pluere piovere pietre lapidare pipistrello vespertilios piroscafo stimeris pisello pisus pistillo pistillus pittura picturas piuccheperfetto plusper- platea pittis [fectus platino platinus plesiosauro plesiosaura pliosauro pliosaura poco pauca
poderoso potensa poesia
poesis poeta poetas poggiare nitire poliedro poliedrus preferire
politico politica polizza
polizzes pollaio pullusarius ©. pollice polles pollo pullus polmone pulmos polo polus
polpastrello pulpastris polsino
pulsulus poltrona poltronis poltrone socorsa polvere pulvis polverizzare friare pomidoro tometos pompa pompas
pompare pompare pompiere
pomperis ponte pontis pontefice pontifes popolare populare popolazione populazios popone pepos
poppa (nave) puppis porco
porcus porre ponere porta portas
portafoglio portfolis portamento
portazios portare portare portata (tavola) corsis porto portus
portone ianuas posata covris positivo positiva possedere possidere possessivo possessiva possibile possibilisa posta postis
postale postalisa posteriore
posteriora postero postera posto situs
| postremo. postrema postumo
postuma ‘ potente potensa potenza potenzias potere (materiale) possere potere (morale) quire povero paupera povertà paupertas pozzo puteus
pranzare prandere pranzo
prandius prateria pratas prato pratus preda predas
predellino scabiles prediligere
prediligere predone predos preferenza preferenzias preferire preferrere prefettura ; prefettura prefecturas prefiggere statuere pregare orare, precare pregio pregius pregiudizio preiudicius premettere premittere premiare premiare preminenza preeminen- premio premius [zias prendere prendere preparare preparare preposizione preposizios presa prensios presentare stioare presente presensa preside preses presidente presidentis prestare commodare prete pristis pretorio pretoria prevedere previdere prezioso preziosa prezzemolo petroselinus prezzo prezius primavera Veris principale principalisa principe principis principiure încipere principio principius privare privare privo di carensa quaderno quadernus quadro quadrus quadrupede quadrupes qualità qualitas quanto quanta racchiudere claudere raccogliere colligere raccogliere (cgreali) gira re
raccoglimento collexios raccolta
messis racconciare reconcinnare raccontare enarrare racconto enarrazios raddrizzare streitenare radice radis
radiotelegrafare radiote- |
[legrafare radiotelegrafico radiote- [legrafica
raggiungere assequire 37 probabile probabilisa probo proba
procedere procedere proclamare
proclamare procurare procurare procuratore procuratoris prodotto productus produrre producere produzione produxios proemio proemius professione professios professore professoris profferire proferrere profondare submergere profumo odoramentus' progetto progectis proibire proibere prolungamento longinqua- [zios
prolungare protraere promettere
promittere promuovere promovere pronome pronomes pronunzic pronunciazios pronunziare pronunciare proposito propositus proposizione proposizios proposta propos proprietà proprietas proprietario proprietarius proprio propria Q
quartetto quartettos quartiere
lodgingus quercia quercus questione questionis quietare quietare RX
ragionare loquire, razio- ragione
razios (cinare ragioniere
accauntanvis ragliare rudere rallegrarsi regioisire rame cuprus
ramo ramus rana ranas rancore rancoris ranocchia ranas rapa rapus rapido rapida rappigliare coagulare rappresentare represen- raro rara [tare rastro rastrus reggimento prora proras proscenio proscenius prosciogliere delivrare prossimo proxima proteggere protegere protestare protestare prova pruvis
provenire provenire provincia
provincias provvedere providere prua proras
pruno prunus pterodattilo
pterodactila pubblicare publicare pubblicità advertais pubblico publica puerpera puerperas pugnare pugnare pulcino cikis
puledro coltis puma pumas punire punire
punta acies puntello
fulcimentus punto punctus (.) due punti colonis (:) punto e virgola semico- [lonis (;)
puntualità punctualitas pupilla
pupillas puro pura quiete quies quinta quintas quintale quintalis quotidiano quotidiana rala pars
rattristare di 0 per merere
ravanello rafanus razza (pesce)
raias re regis reale (moneta) realus reale realisa, regalisa recinto septus reclamare reclamare 4eclamo reclamus redina abenas
regalare munerare regalo
munus reggere regere reggia regias
reggimento regimentis
regina regina (scacchi) quinis regione regios registrare registrare regnare regnare regola regulas regolare regularisa relativo relativa religione religios religioso religiosa rendere reddere rene renis
repentino repentina replicare
refragare restare restare resto (matematica) resi- resto reliquus [duus restringere restringere rettile reptilis retto recta
rialto realtus ricchezza
divizies riccio (di mare) erinaceus riccio (di terra) ekinus ricciuto crispata ricco divesa ricerca disquisizios ricercare disquirere ricevere recipere richiedere poscere riconoscere agnoscere ricoprire cooperire ricordarsi meminissere ricurvo regurva ridere ridére rieleggere rieligere riempire replere riferire referrere rifrangere refrangere rigagnolo rivulus sabbia sabulus ‘ saccente sciolus Sacco 8acCctis sacrificio sacrificius sagacia sagacitas saggio uaisa
sala ecus sale salis salone magnecus salotto eculus salto saltus
salutare salutare salute
salus salvare servare salvataggio servazios salvia salvias sangue sanguis sano sana rimanere remanere rimatore versificatoris rimborsare rimborsare rimessa (stanzone) reda- rus
rimonda priunazios rimondare
priunare rimondatore priunatoris rimorchiare remulcare rimorchiatore remulcato- rincrescere pigere [ris ringhiare ringire ringhiera rostras ringraziamento graziasa- [xios
ringraziare graziasagere ripetere
repetere ripiegare plicare fiposare requiescere riposo restis
riprendere increpare risacca
risakis riscaldamento calefaxios riscaldare calefacere rischio riscus riso (pianta) orizas risparmiare sevare rispettabile respectabilisa rispettare respecta risplendere splendere rispondere respondere ristorante restorantis ristorare restaufare risuscitare resuscitare ritardare tardare ritardo rardazios ritirare (danari) retraere ritirarsi retairare ritzata receptus Sì
santità sanctitas sapere
scire sapere di, aver sapore di [resipere
sapiente sapiensa sapienza
sapienzias sarda sardas sartiame rudentes sarto sartoris savio uaisa
sbadigliare oscitare ‘sbarbare
scevare sboccare sboccare sbocco sboccus sbrigliato infrenisa scacchi ces
. scacchiera cesbordis
scacciare reicere scarso ritirata (Iatrina) toilettis ritornare redire ritorno reditus ritratto fotografis ritrovare invenire riuscire riuscire riva ripas
rivista revius rivolgere
vertere rivoltella rivolvris rivoluzione revoluzios rizoma rizomas robustezza robus robusto robusta romanza romans romanzo novelis rompere rumpere rompitore ruptoris ronzare buzzare rosa rosas
rosmarino rosmarinus rosso
rubra rotaia reilis rotondo rotunda rovina ruinas
rovo rubus rubare furare rubinetto kiavettis ruggire rugire ruggito rugitus rugiada ros
cadere la — rorare rullare
rullare rumore rumos rumoroso rumorosa ruota rotas
rupe rupes ruscello rivus ruvido roffa scacco ceckis scaccomatto cecmetis scadere (pagamento) die- scaffale scelfis [venire scafo scafis
scala (arnese) scalas scala (di
proporzione) scaleno scalena [skeles scalfire scabere scalinata scalarus scalino gradius scaltro callida scalzato discalceata scanalatura strias scanno scamnus scappare aufugere scarpa calceus scarso inopsa - r—r -—"<r ——m scattare
scattare elabire scavare
excavare scegliere seligere scelleratezza scelus scellerato scelerata scelta selexios scena scenas
scenografia scenografias scettro
sceptrus scheggia skidias schema skemas
scherzare lusitare schiarimento
dilucidazios schiarire dilucidare schiattire ielpare schiavo slevis schiena dorsus scia scias
sciente sciensa scientifico
scientifica scienza scienzias scienziato scienziata scintillare scintillare sciocchezza amenzias sciocco amensa scirro scirrus scisma skismas scoglio scopulus scolaro scolaris scolastico scolastica scommessa bettis scommettere bettare sconvenire dedecere scoperta discoveris scopo scopus . scoppiare disrumpire » dalle risa , per risuse scoprire detegere » (scienza) discoverire scorciatoia semitas scorrere fluere scortese uncainda scortesia uncaindnes scrittore scriptoris scrivano scribas scrivere scribere scuderia equiles scuola scolas A scuotere quatere sdegnare dedignare seccare siccare secolo seculus sedere sedere sedia ceris
sega secas segala secales segare secare
segnale signalis segreto
secretus seguente sequensa seguire sequire 1
ì selva silvas selvatico silvatica semaforo semaforis sema forista semaforistis sembrare luccare semina seminazios seminare seminare semplice simplexa senatore senatoris sensibile sensibilisa sentire sentire sepalo sepalus seppellire sepelire sera vespes
farsi — vesperare serio
seria serpe anguis serpente serpentis serra serras
servire servire servire a
prodessere » (a tavola) ciatissare servirsi di una cosa utire servitù servitus servizio servis servo servus
seta sericus sete sitis aver — sitire setola setas
settimana ebdomadas severo
severa sfortunato infortunata sforzo nisus
sghembo slanta sfuggire
effugere sibilare sibilare sicuro secura
siderurgico siderurgica siepe
sepes sigaretta sigares sigaro sigas
signore dominus signorina
mis silenzioso silenziosa silurante silurans silurare silurare siluro silurus simile similisa simpatico simpatica simultaneo simultanea sincero sincera sindaco sindicus singolare singularisa singolo singula sinistro sinistera sintassi sintaxis sipario siparius sistema sistemas smerlare smerlare smilzo slendra spartire
soavità suavitas sobrio
sobria soccorrere succurrere sociabile sociabilisa sociale socialisa sociela societas soddisfacente satisfacien- soddisfare satisfacere [sa soffiare sufflare soffice softa
soffitta cenaculus soffrire
sufferrere soggetto subiectus sognare somniare sogno somnius
solcare sulcare soldato
miles sole solis levata del sole soloriens tramonto del - solcadens soliloquio soliloquis solitario solitaria sollevare conflare, extol- solo sola [lere solstizio solstizius somma summas
sommario summaria; sum- somniità
summus [marius sommo summa sonno somnus
sopportare supportare soprabito
superabitus sopracciglio
supercilius soprano sopranos,
supera sorcio sores sorella soros
sorgente scatebras sorgere
surgere sormontare ascendere, a, {superare
sorprendere sorprendere
sospendere suspendere sospettare
suspicare sostantivare substantivare sostantivo substantivus sostanza substanzias sostenere sustinere sottana petticos sottano infera sotterraneo subterranea sottile subtilisa sottomarino submarinus sottomettere submittere sottoporre subicere sovrano sovrana spalla sciuldris spalmare illinere i spargere spargere sparlare obtrectare spartiacque partiaquas spartire partire speciale
speciale specialisa. spedire
expedire spendere spendere sperare sperare sperone calcas spettucolo spectaculus spettatore spectatoris spezzare frangere spiegore explicare, expla- spiga spicas [nare spilla aciculas spinace spinacias spingere propellere spina spinas
spirito spiritus splendere splendere splendido splendida splendore splendoris spogliatoio spoliarius sporco spurca
sporgere prominere sportello
ostiolus sposare nubere sprecare uostare spuma spumas
squadra agmes (militare)
squadrone agminis squittire
ielpare stabilire statuere staccio cribrus sfadio stadius stagione sisonis stagno (acqua) stagnus » (metallo) stamnus stalla stabulus stume stames
stampatore printris tacchino
gallinaceus taccuino tacuinis facere tacere
tagliare insecare tule
talisa talpa talpas tana
scrobis tappeto tapes tappezzare tapesare tasca peras
tastiera keis tasto tactis tattile tactila faverna tabernas tavola tabulas favolino deskis teatrale teatralisa featro teatrus tegola tegulas 40
stamperia tipografias . stanco
tairda stanga vectis stantio stela stanza cameras stare (essere ritto) stare » (in salute) abere se » a (attenere) seclare stato status
statua statuas stazione
stazios stella stellas stendere stendere stereoscopio stereoscopis sterlina sovrenis stile stilis stilo stilus stima estimazios sfimare estimare stimma stigmas stipettaio gioineris stipola stolkis - stirare aironare stiva stivas stivale ocreas stoffa stoffis Sfolto stulta stomaco stomacus stordire $tupere strada ites - sfrage strages strampalato abnormisa strano stranea straordinario exstraordi- [naria
strappare avellere strenuo
strenua T telefonare telefonare telefonico telefonica telegrafare telegrafare telegrafico telegrafica telegramma telegrammis telescopio telescopis temere timere
temperino cludinis tempesta
tempestas ‘ fempo tempus, uetris tendere tendere fenente tenens tenero tenera
tenore tenores tenzonare
pugnare tenzone pugnas” terapeutica terapeuticas terapeutico terapeutica termale termala AI
“ sud Sud timo sfretto stricta, fretus stria strias
stridere stridere » (sorci,
topi) squiccare , strisciare
reptare strumento (musicale)
stru- [mentus (notarile)
instrumentus studente studentis studiare studere stucio studius studioso studiosa stufa stovis succedere (avvenire) ac- [cidera
sultano sultanus suocero
socerus suonare sonare suono sonus
Superare superare superbia
superbias superbo superba superficie superficies superiore superiora superno superna suppellettile supellectilis supplemento supplemen- supporre supponere [tus supremo suprema susino prunumis sussidio subsidius svariato variusa - svegliare evigilare svelto quicca sventolare ventomovere sventura infortunitas sviluppare extricare terminare terminare terra terras, umus, solus terraferma continentis terrazza solarius ferremoto terremotus terribile terribilisa territorio territorius terrore terroris terzetto terzettos fessuto textiles testa capus
testamento testamentus
testimoniare testimoniare tetto
tectus tettoia cartaus the tis
tigre tigris timido timida timo timus
timone timone gubernaculus, te-
timore timoris [mos tingere tingere tintore bafeus tintoria bafias tipo tipus
tipografia tipografias tipografo
tipografus tirare traere titolo titulus toccare tangere “ a obtingere fomba tombis
tondeggiare rotunditare tondo
tunda tonnellata tonnis tonno tinnus
fopo mus forb:do turbida tordo turdus
tornare redire tornire (far le
fusa) por- toro taurus [rare torpedbiera torpedineris torre turris
torrente torrentis torto ronga far — rongare uado vadus
ubbriaco dronca uccello
avis uccidere occidere udire audire ufficiale officialis, offi- [cialisa
ufficialità officialitas ufficio
officius vacanza feries valigia vulgas velocità velocitas vendere vendere vendetta vindicazios vendicare vindicare venditore venditoris venire venire
ventaglio flabellus vento ventus ventre ventris verdura viretus vergognarer pudere verità veritas vero raita, vera verro sus toslare torrere totale totalisa tovaglia mantiles tovagliolo napkinis traccia vestigius tradire prodere traditore proditoris tradurre traducere tragedia tragedias tramandare transmittere tramontare occasumire tranvai stritcas trapassare pertransire trasbordare transbordare trasbordo transbordazios trascrivere excribere trascurare transkiurare trescuratezza indiligenzi- trascurato indiligensa [as fras'nettere transmittere trasparire transparere trasportare transportare tratta dreftis trattare tractare tratteggiare \ineaducere tratto (scacchi) tractus trebbiare trasciare taebbiatura trasciazios U
uguaglianza equalitas ulteriore
ulteriora ultimo ultima ululare ululare umunità umanitas umano umana
unità unitas unghia unguis uomo omos W versare versare Verso
Versus verticale verticalisa vescovo episcopus vespa vespas
veste vestis vestibolo
vestibulus vestire vestire vestire di nero \ugere veterinario veterinarius - vetraio vitrarius vetro vitrus
vetroso vitrosa via vias. viaggiare travelare vallata valleis: +»
vecchiaia tremare tremere tremendo tremenda freno treinus treno diretto expres treno direttissimo valdex- [pres
trepidante trepidansa
triangolare triangularisa tribù
tribus tribunale tribunalis tridente tridentis triste tristisa triturare triturare trolley trolleis fronco truncus troppo nimia trovare invenire tubare cuare tuba (cappello) petasus luberosa tuberosus tubo tubus
tufo tofus tundra tundras tunnel tunnelis tuonare tonare tuono tonitrus turbolento turbulenta futto tota
UOVO OVUS urgente urgensa urlo aulis
usare utire uscio ostius uscire exire
Uso uUsus utile utilisa utilità utilitas valle vallis valore velius valoroso valorosa valutare valutare valva valvas vanga vangas
vantaggioso advantagiosa vapore
vaporis vapore (nave) stimeris variare variare varietà varietas vario varia
vasaio vascularius vasto
vasta vaticano vaticanus vecchiaia senectus Lo N 112%. 764899" 2 pene 9 né, #0
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viaggiatore travelatoris viaggio
travelis vicino vicina vico vicus
vicolo viculus vile vilisa villa villas vimine vimes zampa pois
zanzara cules zappa ligos zappare pastinare zappatore pastinatoris 42
vincere vincere vincita vincezios ‘vino vinus violinista violinistis violino violinis violoncello violoncellis virgola commas (,) virtuoso virtuosa viscere visceris visconte viscontes visitare visitare vista visius, visus vita vitas i
vite (pianta) vitis » (di
metallo) 8crus vitello vitulus vittima victimas vittorioso victora vituperare vituperare vituperevole vituperabilisa Y
yacht iottis Z zattera ratis zio patruus
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silere zolfanello sulfumentus CO = EIA
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LU Zucca vivace vivaxa vivere vivere vivo viva
vizio vizius vizioso
viziosa vocabolario lexicos voce vocis
voga usus volare volare ? volerci (impiegare tempo) [advocare
“ (mancare) deessere volere vellere volo:tà voluntas volpe vulpes volta (architettura) fornis volume voliumes, volumes vomero vomis voto votus
vulcano vulcanus / zolla glebas zoologia zoologias zoologico zoologica zoppo clauda
zucca cucurbitas Vito Martellotta. Martellotta. Keywords: lingua
universale, deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martellotta.”
Martellotta.
Luigi Speranza -- Grice e Martinetti: l’implicatura
conversazionale -- i veliani e l’amore alcibiadico – la scuola di Pont Canavese
-- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pont Canavese). Filosofo italiano. Pont Canavese, Torino, Piemonte. Grice:
“I like Martinetti; he wrote about eros, or as the Italians call it, ‘amore,’ –
a different root from cupidus, too! He
edited a platonic anthology.” “He also has a strange treatise on ‘the number’
which post-dates Frege!” -- «Di sé soleva dire di essere un neoplatonico
trasmigrato troppo presto nel nostro secolo» (Cesare Goretti). Professore
di filosofia, si distinse per essere stato l'unico filosofo che rifiutò di
prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo. E il primo dei quattro
figli (tre maschi e una femmina, senza contare una bambina che morì
piccolissima) di un avvocato. Dopo aver frequentato il Liceo classico Carlo
Botta di Ivrea, si iscrisse a Torino, dove ebbe come insegnanti Allievo, Bobba, Ercole, Flechia e Graf, laureandosi
con una tesi, “Il Sistema Sankhya: un Studio sulla filosofia nell’India”
discussa con ERCOLE, docente di filosofia teoretica, pubblicata a Torino da
Lattes e, grazie all'interessamento di Allievo,
risulta vincitrice del Premio Gautieri. Dopo la laurea M. fa un soggiorno
di due semestri presso l'Lipsia, dove poté venire a conoscenza del fondamentale
studio di Garbe sulla filosofia Sāṃkhya. Si può dunque "ipotizzare che tra
gli scopi del viaggio vi fosse anzitutto quello di approfondire gli studi
dell’India, iniziati a Torino con
Flechia e 'Ercole." Iinsegna filosofia nei licei di Avellino,
Correggio, Vigevano, Ivrea, e per finire al Liceo Alfieri di Torino. Compone la
monumentale “Introduzione alla metafisica” e “Teoria della conoscenza”, ch
edopo che consegue la libera docenza in
Filosofia teoretica a Torino gli valse di vincere il concorso per le cattedre
di filosofia teoretica e morale dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano,
che diventa Regia Università degli Studî, nella quale insegna. Divenne socio
corrispondente della classe di Scienze morali dell'Istituto lombardo di scienze
e lettere, fondato da Napoleone sul modello dell'Institut de France.
Il rifiuto della politica e la critica della guerra Martinetti fu una singolare
figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come
ai contrasti politici che viziarono il suo tempo, non aderì né al Manifesto
degli intellettuali fascisti di Gentile né al Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce. Fu uno dei rari intellettuali che criticarono la prima
guerra mondiale; scrisse infatti che la guerra è «sovvertitrice degli ordini
sociali pratici ed un'inversione di tutti i valori morali dà un primato
effettivo alla casta militare che è sia intellettualmente sia moralmente
l'ultima di tutte subordinando ad essa le parti migliori della nazione strappa
gli uomini ai loro focolari e li getta in mezzo ad una vita fatta di ozio, di
violenze e di dissolutezze. In seguito a quelle che qualifica di circostanze
pesantissime -- la marcia su Roma e la successiva nomina di MUSSOLINI a
presidente del Consiglio -- rifiuta la nomina a socio corrispondente dei reali
lincei. Mentre nelle sue lezioni sviluppa un sistema di filosofia della
religione, inaugura a Milano una Società di studi filosofici, formata da un
gruppo di amici in piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico dove
si riunirono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e in cui
organizzò una serie di conferenze. Le prime conferenze furono tenute da Banfi e
da Fossati oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre relazioni,
riunite sotto il titolo comune di “Il compito della filosofia nell'ora
presente” segnano la sua rottura con Gentile. In seguito ad una denuncia per vilipendio
della eucaristia» presentata a Mangiagalli, dove sottoscrivere un memoriale in
difesa dei propri corsi sulla filosofia della religione. Incaricato dalla
Società filosofica italiana, organizza e presiedette il congresso di filosofia.
L'evento e sospeso dopo solo due giorni da Mangiagalli a causa di agitatori. Il congresso e poi chiuso d'imperio dal
questore. Da un lato incise l'opposizione di Gemelli, fondatore dell'Università
Cattolica, che fac parte del Comitato organizzatore (quale rappresentante dell'Università
Cattolica) ma che, per scelta di M., non e tra i relatori. Dall'altro lato la
partecipazione, fortemente voluta da M., di Buonaiuti, scomunicato
"expresse vitandus" dal Sant'Uffizio, dette ai filosofi cattolici
neoscolastici la scusa per ritirarsi dal congress. Le minute cronache del
congresso hanno già messo in luce come M. nell'assolvere al compito di
organizzatore dell'incontro, assunto con una apparente riluttanza, operasse
assai poco da ingenuo filosofo fuori dal mondo. Al contrario, ricorrendo a una
certa qual abile ruse egli mise assieme un programma che costituiva quanto di
più ostico potesse risultare ai palati dei cattolici fascisti sia dei filosofi di
regime. Martinetti firma con Goretti (segretario del Congresso) una lettera di
protesta al rettore Mangiagalli: «Compiamo il dovere d'informarla che
conforme al suo ordine il congresso si è sciolto senza incidenti. Sciogliendosi
ha votato all'unanimità il seguente ordine del giorno di protesta: Il Congresso
della Società filosofica italiana riunito in Milano: avuta comunicazione che è
stato rivolto alla Presidenza un invito superiore achiudere i lavori del
Congresso. Protesta in nome della libertà degli studi e della tradizione
italiana contro un atto di violenza che impedisce l'esercizio della discussione
filosofica ed invano pretende di vincolare la vita del pensiero.» M. fu
il direttore della Rivista di filosofia, ma per prudenza il suo nome non vi
comparve mai come tale. Tra i collaboratori della rivista vi furono: Carando,
Bobbio, Geymonat, Fossati (che
ufficialmente ne era il direttore responsabile), Solari, Levi, Grasselli, e
Goretti.. Quando il ministro dell'educazione Giuliano impose ai professori il Giuramento di fedeltà al Fascismo,
Martinetti fu uno dei pochi a rifiutare fin dal primo momento: “Eccellenza!
Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato
le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le
considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un
atto di obbedienza. Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in
nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più
profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto
quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di
funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso
vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza. Ho sempre diretta la mia
attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso
in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste
esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così ho sempre insegnato che
la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere
nella vita è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra
considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col
giuramento che mi è richiesto io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a
smentire con esse tutta la mia vita; l'E.V. riconoscerà che questo non è
possibile. Con questo non intendo affatto declinare qualunque eventuale
conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'E.V. mi abbia dato
la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione
ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai principî
che hanno retto tutta la mia vita. Dell'E.V. dev.mo Dr.” In una
lettera a Cagnola scrive: «Ella ora saprà che io sono uno degli undici
(su 1225 professori universitari! ne arrossisco ancora) che hanno rifiutato il
giuramento di fedeltà e che perciò sono stati o saranno fra breve espulsi
dall'università. Mi consolo d'essere in buona compagnia: Ruffini, Carrara, De
Sanctis, Vida, Volterra, Buonaiuti e qualche altro. Mi rincresce non tanto la
cosa, quanto il modo: e mi rincresce che si sia fatto e si faccia rumore
intorno al mio nome. Ma come fare? Giurare per me era tanto impossibile quanto
una impossibilità fisica: sarei morto d'avvilimento. E in un'altra lettera ad
Adelchi Baratono. Io non ho voluto giurare (e così credo molti degli undici)
per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della
terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste e annuncia
oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori.» Come
scrive al proposito Minazzi. M. ha infine opposto un netto rifiuto a sottostare
al giuramento preteso e voluto dalla dittatura da tutti i docenti universitari
italiani. Giustamente occorre sempre sottrarre, criticamente, questo
straordinario gesto martinettiano, invero assai emblematico, da ogni ottundente
e vacua retorica antifascista, onde comprenderlo in tutta la sua genesi specifica.
Nel caso di M. non può allora essere certamente negato, in sintonia con Alessio,
il carattere dichiaratamente religioso di questa sua scelta che, non per nulla,
lo ha infine indotto ad essere l'unico filosofo italiano universitario che ha
avuto l'incredibile capacità critica di sottrarsi nettamente e senza
compromessi all'imposizione del regime. In questa prospettiva M. non ha giurato
proprio perché nutriva una particolare percezione critica dello stesso
"giuramento" in connessione con i suoi più profondi convincimenti
morali che avevano peraltro guidato tutta la sua attività di filosofo.
Tuttavia, nel riconoscere questa precisa matrice religiosa della sua scelta,
non deve essere neppure negato il suo specifico valore e il suo preciso
significato civile, culturale e anche filosofico.» Scrive in proposito
Vigorelli. Una certaretorica resistenziale si è impadronita anche di M.,
impedendo un approfondimento più serio e radicale dei tratti originali del suo antifascism0.
L'atto di M. non era cioè solo un monito
contro l'oppressione totalitaria e antidemocratica, ma contro ogni forma di
politica compromissoria e concordataria, contro l'ambiguo connubio fra
religione e politica, sintomo di una profonda immaturità religiosa e premessa di
forme più o meno larvate di condizionamento della libertà di coscienza, non
sempre si ama ricordare che l'avversione di M. al fascismo era innanzi tutto
avversione a ogni forma di retorica nazionalistica, ma anche all'esaltazione
demagogica delle masse popolari. Prima che della dittatura, Martinetti fu
critico altrettanto risoluto del socialismo marxista e della democrazia, di cui
colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e
dell'ultraparlamentarismo» In seguito a questo suo rifiuto, M. venne messo
in pensione d'autorità e si dedicò
unicamente agli studi personali di filosofia, ritirandosi nella villa di
Spineto, frazione di Castellamonte, vicino al suo paese di nascita. In questo
lasso di tempo tradusse i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer), studiò
approfonditamente Spinoza e ultimò la trilogia (iniziata con la Introduzione
alla metafisica e continuata con La
libertà) scrivendo Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo; Ragione e fede. M.
propose come suoi successori a Milano Baratono e Banfi. Lontano da ogni forma di impegno
politico e critico severo sia nei confronti del socialismo marxista che delle
degenerazioni del parlamentarismo, prese ad annotare minuziosamente sul suo
diario gli episodi di corruzione e di violenza in cui erano coinvolti esponenti
fascisti. così ad esempio a fronte di una serie di scandali annotava "è
dunque l'associaz[ione] dei malviventi d'Italia!" Come persuadersi che uno
stato senza leggi, senza traccia di onestà pubblica, sostenuto soltanto dal
terrore che desta nel popolo inerme un'organizzazione di ribaldi messa al
servizio del despota, odiata da tutte le rette coscienze, disprezzata dagli intelligenti
possa resistere, senza condurre il popolo che lo soffre all'estrema rovina? Si
scagliava nei suoi appunti contro il dispotismo che accomunava socialismo
marxista e fascismo: "Tutto deve servire alla propaganda e alla educazione
di stato. Non vi è più libertà di pensiero, non vi è più pensiero". A
questo proposito Vigorelli evidenzia «il
valore pedagogico, di educazione alla libertà, che l'esempio morale di M. ebbe
per quella generazione di intellettuali antifacisti, che trovò negli anni
Trenta un decisivo punto di riferimento nella “Rivista di filosofia”, da lui
informalmente diretta» L'arresto e il carcere M. e arrestato in casa d Solari,
dov'era ospite, in seguito a una delazione fatta da Pitigrilli (Dino Segre),
agente dell'OVRA (delazione che porterà all'arresto e alla condanna al confino
di Antonicelli, Einaudi, Foa, Giua, Levi,
Mila, Monti, Pavese, Zini e di due studenti, Cavallera e Perelli, e
all'ammonizione di Bobbio), ed e incarcerato a Torino per sospetta connivenza
con gli attivisti anti-fascisti di Giustizia e Libertà, benché fosse del tutto
estraneo alla congiura anti-fascista degli intellettuali che facevano
riferimento a Einaudi. Al momento dell'arresto, a detta della
signora Solari, M. dice una frase che aveva già sentito pronunciargli più
volte. Io sono un cittadino europeo, nato per combinazione in Italia. Il suo
declino fisico comincia in seguito a una trombosi che menomò le sue capacità
mentali, consecutiva ad una caduta accidentale da un pero nella tenuta di Spineto.
Alla fine ubì una prima operazione alla prostata. La sorella Teresa scrive a
Cagnola: "Il Professore è da oltre un mese degente in quest'ospedale, ove
venne d'urgenza trasportato ed operato in seguito ad intossicamento urico
grave. L'intervento chirurgico avviene in questo caso in due tempi: operazione
preliminare alla vescica, per ovviare immediatamente alla causa diretta
dell'intossicamento, e susseguente operazione alla prostata che ne è la causa
originale. La prima operazione già venne effettuata e con buon esito, e
l'operatore non attende che il tempo opportuno per procedere alla
seconda."[ M. fu ricoverato
all'ospedale Molinette di Torino, sfollato a Cuorgnè, dove muore, dopo aver disposto che nessun prete
intervenisse con alcun segno sul suo corpo. Nonostante "l'invito del
parroco di Spineto di non dare onore alla salma dell'eretico, ateo e scandaloso
anche nella morte perché aveva disposto di essere cremato" una decina di
persone seguirono l'autofurgone che portò il corpo di M. alla stazione, da dove
partì in treno per Torino, per la cremazione. In prossimità della morte M.
lascia la sua biblioteca in legato a Nina Ruffini (nipote di F. Ruffini), G.
Solari e Cesare Goretti. La Biblioteca verrà poi conferita dai rispettivi eredi
alla "Fondazione M. per gli studi
di storia filosofica e religiosa" di Torino; oggi è posta nel palazzo del
Rettorato alla Biblioteca della Facoltà di
Filosofia. La sua casa di Spineto
è attualmente sede della "Fondazione Casa e Archivio M.", che intende
promuovere la diffusione del suo pensiero e della sua operae. FiLa
filosofia di M. è un'interpretazione originale dell'idealismo post-kantiano,
nella linea dell'idealismo razionalistico trascendente che va da Platone a
Kant, nel senso di un dualismo panteista trascendente, un'interpretazione che
lo avvicina a quel post-kantiano atipico che fu Spir, il quale (ancor più di
Kant, Schopenhauer o Spinoza) fu il filosofo preferito di M., quello a cui fu
più particolarmente legato, sulquale scrisse molti studi e un denso saggio monografico
e al quale fece consacrare il terzo
numero della Rivista di filosofia, filosofo che fu come lui profondamente
inattuale. Professò una altissima stima per l'opera di questo solitario
filosofo, tanto da considerarla "immortale: in essa infatti vede un
tentativo d'un rinnovamento speculativo-religioso di tutta la filosofia. Il carattere speculativo dell'interpretazione
d iMartinetti dipese da particolarissime circostanze. La speculazione di Spir
esercitò sul pensiero suo un influsso profondo sin dagli inizi; e anche nella
costruzione dell'idealismo trascendente di M. la speculazione di A. Spir
rivestì un peso pressoché decisivo. Oltre che in Kant, in Schopenhauer e in
Spinoza, le radici e la linfa dell'idealismo di M. si trovano nella
speculazione di A. Spir. In nessun altro pensatore A. Spir occupò tanto spazio
ed ebbe un pari rilievo. D'altra parte, senza perdere la configurazione sua
propria, il pensiero di Spir viene trasposto da M. entro la sua propria
filosofia, riferito in modo diretto al suo proprio pensiero, così intimamente
consonante con quello di Spir e cresciuto, per così dire, anche su di esso.
Proprio questo condusseMartinetti a penetrare e nell'atto stesso a svolgere in
armonia con il proprio il pensiero di Spir e questo si trova come penetrato e
attraversato da quello di M. In nessun altro pensatore A. Spir fu tanto
intimamente valorizzato e, in qualche misura, continuato in ciò che della sua
speculazione parve propriamente essenziale. La lettura di M. insiste sul nucleo
metafisico di Spir, che gli pare incarnare "la forma pura della visione
religiosa". L'affermazione fondamentale, in cui per Martinetti si riassume
tutta la filosofia dello Spir, è quella della dualità fondamentale tra il vero
esserel'Unità incondizionata, assoluta e trascendente in cui si esprime il
divinoe l'essere apparente e molteplice rivelato dal mondo dell'esperienza.
L'approccio alla rivelazione di tale realtà dualista mediante la teoria della
conoscenza (l'idealismo gnoseologico di Spir) non è che premessa e introduzione
all'autentico nucleo metafisico della sua filosofia, consistente in una forma
di dualismo acosmista. Il dualismo di realtà e apparenza è in effetti esso
stesso apparente: "non è fra due effettive realtà, ma fra un'unica realtà
assoluta e l'irrealtà in cui il mondo sprofonda."» Si può così dire
che in M.: «il motivo desunto probabilmente da Spir, il contrasto tra
"anormale" (il mondo dell'esperienza empirico e molteplice) e
"norma" (il principio d'identità, rivelazione incoativa del divino in
noi) si spoglia qui dell'originario aspetto dualista per confluire in una
visione coerentemente monista dell'esperienza di coscienza. Monismo coscienzialista,
quello martinettiano, che non sfocia però in una forma di panteismo, in quanto
il termine finale di questa unificazione formale rimane trascendente. L'unica
realtà metafisica assolutasi afferma in conclusioneè l'"Unità formale
assoluta", che trascende l'intero processo dell'esperienza, che di tale
unità è solo un'espressione simbolica.» Della filosofia di Spir, M.
mantenne sostanzialmente inalterata la morale, di derivazione kantiana, aveva
d'altronde dichiarato che dopo Kant nessun filosofo serio può non essere in
Etica kantiano. L'intero percorso del pensiero martinettiano parte dal suo
anticlericalismo", e aggiunge: "la natura del suo anticlericalismo lo
portava a detestare la Massoneria. Ripetutamente mi disse di non essere mai
stato massone, di essere anzi assolutamente contrario a questa Chiesa cattolica
di segno rovesciato." Questo suo anticlericalismo l'ha portato ad un
antimarxismo, il marxismo essendo "secondo i termini in cui egli si
sarebbe espresso, la massima secolarizzazione concepibile della
religione". ENoce conclude: "Ora a mio giudizio il pensiero di M. si
situa appunto come momento conclusivo del pessimismo religioso e come la sua
posizione più coerente e rigorosa. L'antologia Il Vangelo scrive M. «lasciando
da parte l'elemento leggendario e dogmatico, cerca di disporre il materiale
evangelico nell'ordine logicamente più appropriato. Tutto quello che i vangeli
contengono di essenziale per la nostra coscienza religiosa è stato qui
conservato.» Il risultato di questo ordinamento logico è l'espunzionein
quanto elaborazione teologica successiva ai lòghia di Gesù o ancora propria
all'ebraismo da cui Gesù stesso non è immunedel Vangelo di Giovanni, degli Atti
degli Apostoli, delle Lettere (anche le Lettere di Paolo) e dell'Apocalisse.
Gesù di Nazaret, e non di Betlemme, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più
grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, nemmeno resuscitato dalla morte,
né apparso realmente ai suoi, Gesù in quanto Messia annuncia un regno
messianico a cui succederebbe escatologicamente il regno dei cieli, quello di
Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è
soprattutto un maestro di dottrina morale che esorta a rinunciare al mondo per
unirsi spiritualmente e interiormente a Dio, il bene supremo, amando il
prossimo. Per Martinetti bisogna aspirare ad una "Chiesa
invisibile", in cui si possano compendiare i valori moralmente più elevati
di tutte le culture religiose, dando vita così ad una società universale
fraternamenteunita, egli scrive: «In tutti i tempi, ma specialmente nelle
età come la nostra, la vera Chiesa non risiede in alcuna delle chiese visibili
che ci offrono il triste spettacolo dei loro dissensi, ma nell'unione
invisibile di tutte le anime sincere che si sono purificate dall'egoismo
naturale e nel culto della carità e della giustizia hanno avuto la rivelazione
della verità e la promessa della vita eterna» Gesù Cristo e il
Cristianesimo fu messo sotto sequestro dalla Prefettura non appena stampato, come M. scrive a Cagnola: «Il mio libro
venne terminato di stampare e in tale giorno furono mandati i 3 esemplari al
Prefetto. Il 3 di mattina venne il permesso; alle 17 dello stesso giorno esso
era ritirato. Per quali influenze? Io non lo so. Così il libro stette due mesi
in sospeso: il 10 ottobre giunse (da Roma) il decreto definitivo di
sequestro.» Con decreto, “Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo” e
Ragione e fede furono messi all'Indice dei libri proibiti della Chiesa
cattolica. La rinascita del pensiero filosofico-religioso martinettiano
scaturisce alla fine degli anni novanta del secolo scorso in virtù della
rinnovata proposta ermeneutica di Chiara che cura l'inedito L'Amore, Il Vangelo
(Genova) e Pietà verso gli animali (Genova); in particolare l'interpretazione
elaborata da Chiara mette in luce gli aspetti gnostici della filosofia della
religione martinettiana per poi proporne una rilettura in chiave kantiana anche
attraverso un confronto con alcune sette separatiste vicine alla tradizione
spirituale dei quaccheri. Capitini rese visita a Martinetti, che a
proposito della nonviolenza gli disse: "Forse se discutessi con lei mi
convincerei, ma ora come ora le assicuro che se mi fosse detto che con
l'uccisione di diecimila persone si estirperebbe il male che c'è in Europa,
firmerei la sentenza senza esitazione." Negli scritti La psiche degli animali e Pietà
verso gli animali, Martinetti sostiene che gli animali, così come gli esseri
umani, possiedono intelletto e coscienza, quindi l'etica non deve limitarsi
alla regolazione dei rapporti infraumani, ma deve estendersi a ricercare il
benessere e la felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti (cioè
provviste di un sistema nervoso) che come l'uomo sono in grado di provare gioia
e dolore: «Nella relazione sulla psiche degli animali M. tra l'altro
affronta il problema dello scandalo morale suscitato dall'indifferenza delle
grandi religioni positive occidentali di fronte all'inaudita sofferenza degli
animali provocata dagli uomini: gli animali hanno una forma dell'intelligenza e
della ragione, sono esseri affini a noi, possiamo leggere nei loro occhi
l'unità profonda che ad essi ci lega. M.
cita le prove di intelligenza che sanno dare animali come cani e cavalli, ma
anche la stupefacente capacità organizzativa delle formiche e di altri piccoli
insetti, che l'uomo ha il dovere di rispettare, prestando attenzione a non
distruggere ciò che la natura costruisce. Nel proprio testamento dispose
che una somma significativa fosse versata alla Società Protettrice degli
Animali; egli personalmente nutriva per gli animali una profonda pietà e tale
sentimento lo aveva persuaso a darsi al vegetarismo, una scelta che assumeva
per lui quasi il carattere di un valore religioso. Scrive al proposito Vigorelli:
«La scelta del vegetarianesimo non era "generica simpatia, e neppure un
ideale politico, bensì meditato atteggiamento filosofico", da porsi in
relazione sia con la sua profonda conoscenza della filosofia indiana sia con
convinzioni radicate in una personale metafisica, sulla "unicità"
della sostanza vivente e sul destino di "perennità" dello
spirito.» La scelta della cremazione M. fu un fautore della cremazione e
una testimonianza "ci dice come M. portasse sempre con sé, in una busta,
le ceneri di sua madre."Secondo Paviolo, per i M. la cremazione era una
specie di tradizione familiare e la cosa appare strana in quei tempi nei quali,
specie nei piccoli centri era pressoché ignota a tutti, e oggetto di scandalo
per il gran rumore che, in questi casi, ne facevano i parroci. Non è però da
escludere, nel caso preciso di M., che questa scelta, come quella del
vegetarianesimo, avesse anche una relazione con il suo interesse per la
filosofia indiana, e dunque un valore filosofico e religioso. I suoi resti sono
tumulati nel cimitero di Castellamonte in provincia di Torino. Opere: Una
" martinettiana" C. Ferronato si trova nel fascicolo speciale
della Rivista di Filosofia Pietro Rossi: nel cinquantenario della morte, Dopo
questa data, di M. sono stati pubblicati. “Ragione e fede, Italo Sciuto,
Gallone, Milano, Luca Natali, Morcelliana, Brescia,. Il Vangelo, Alessandro Di
Chiara, il nuovo melangolo, Genova, L'amore, Alessandro Di Chiara, Il nuovo
melangolo, Genova, “Pietà verso gli animali” Alessandro Di Chiara, Il nuovo melangolo,
Genova, “La religione di Spinoza” Amedeo
Vigorelli, Ghibli, Milano, “La Libertà” Aragno,
Torino, Schopenhauer, Mirko Fontemaggi, Il nuovo Melangolo, Genova, “Breviario
spiritual” Anacleto Verrecchia, POMBA, Torino, “L'educazione della volontà” Domenico
Dario Curtotti, Edizioni clandestine, Marina di Massa, “Conoscenza in Kant” Luca Natali, Franco Angeli, Milano, Pier
Giorgio Zunino, Piero Martinetti, “Lettere”, Firenze, Olschki, “Gesù Cristo e
il Cristianesimo” Castelvecchi, Roma,; edizione critica Luca Natali,
introduzione di Giovanni Filoramo, Morcelliana, Brescia, “Il Vangelo:
un'interpretazione” Castelvecchi, Roma,
“Spinoza, Etica, esposizione e comment”, Castelvecchi, Roma,. Il numero,
introduzione di Argentieri, Castelvecchi, Roma,
Luca Natali, Le carte di Piero Martinetti, Firenze, Olschki, “Spinoza”
Festa, Castelvecchi, Roma,. Riconoscimenti Nella seduta del Senato Accademico
dell’Università degli Studi di Milano, è stata approvata ufficialmente la
decisione del Dipartimento di Filosofia di intitolarsi alla figura di M.. La
città di Roma gli ha intitolato una piazza, nel Giorno della Memoria. A Milano
Martinetti figura tra i nuovi Giusti che saranno onorati al Monte Stella dal
" nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo. Goretti, “M”, Archivio della
Cultura Italiana. Fiori, I professori che dissero "NO" al Duce, in La
Repubblica, «Ebbe molta influenza sulla
scelta che M. fece di iscriversi alla facoltà di Filosofia, fu suo professore,
ma non un Maestro. Scrisse di lui M.: "Era un uomo; quando andai a
visitarlo l'ultima volta, pochi giorni prima della sua morte, mi disse di avere
un'unica certezza, che dopo questa vita non c'è nulla. Le mie idee erano
assolutamente opposte alle sue, su questo come su tutti gli altri punti. Ma non
potei non ammirare la fermezza delle sue convinzioni"»: Paviolo. «che morì proprio durante l'iter scolastico
di Martinetti ma che ebbe con lui, forse per la comune origine canavesana, un
particolare rapporto»: Paviolo 2 «Di una reale affinità tra Martinetti e i suoi
maestri torinesi si può parlare forse solo in un caso: quello di Arturo Graf,
del cui dualismo e pessimismo si può trovare qualche traccia nel pensiero del
Nostro e alla cui poesia, piena di dolente (e a tratti cupa) riflessività
filosofica, Martinetti tornerà anche negli anni maturi, come a una sorgente di
ispirazione e conforto spirituale. Più documentata è l'influenza su M. di
un'altra singolare figura di poeta-filosofo: quel Ceretti da Intra (noto anche
con lo pseudonimo poetico di Alessandro Goreni e con quello di Theophilo
Eleuthero), alla cui postuma riscoperta si adoperarono intensamente Ercole e Alemanni,
nell'ultimo decennio del secolo scorso e ai primi del nostro. Nel breve verbale
relativo all'esame di laurea (qui il laureando è indicato come Pietro M.) si
dice semplicemente che il candidato ha sostenuto durante quaranta minuti
innanzi alla commissione la disputa prescritta, sopra la dissertazione da lui
presentata e sopra le tesi annesse alla medesima; e ha sostenuto anche la prova
pratica assegnatagli dalla Commissione. La tesi ottenne la votazione di 99/110.
Il lavoro di tesi non ebbe, come noto, il riconoscimento che meritavaanche a
motivo di certe resistenze accademiche nel settore filologico della Torino e
forse per questo lo studioso sentì il bisogno di attingere direttamente alle
fonti dell'erudizione tedesca, fuori dal chiuso ambiente provinciale. Del resto
il suo intent e più filosofico che
filologico, e la prima suggestione a interessarsi del “Samkhya” poté venirgli,
piuttosto che dalle lezioni di Flechia, dalla conversazione con Ercole. Proprio
del Samkhya, Ercole si era interessato alcuni anni primi in una breve Memoria
uscita sulla Rivista Italiana di Filosofia diretta da Ferr. Di suo interesse
costante per la filosofia indiana testimonia il corso di lezioni tenuto a
Milano e pubblicato a Milano da Celuc, “La sapienza indiana. Corredata da
un'antologia di testi Indù e Buddhisti. Ma è antefatto significativo, giacché
lascia intravedere ancora una volta, questa volta sotto il rispetto particolare
dei suoi primi contatti coi testi di A. Spir, l'importanza della permanenza a
Lipsia nella sua formazione filosofica. Nella Lipsia conosciuta da lui
sopravvive Drobitsch, lil maestro herbartiano di Spir e dalla sua Lipsia si
diffondevano le edizioni di A. Spir entro il moto allora nascente in Germania
dell'interesse per la filosofia sua. Il pensiero di Spir, Torino, Albert Meynier.
Anno che fu per lui particolarmente
duro, vedi Lettere ai famigliari dalla Siberia dell'Italia meridionale",
Minazzi, Il Protagora, Lettere. Prima che della dittatura fascista, e critico
altrettanto risoluto del comunismo e della democrazia, di cui colse gli aspetti
degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo. Non si vede in chi e
in che cosa un uomo come lui che, per sua scelta culturale ma anche per
disposizione personale, agiva in modo disgiunto da ogni partito, movimento,
gruppo avrebbe pouto trovare un legame per immettersi in un flusso di attivo
anti-fascismo. Tra dittatura e inquisizione negli anni del Fascismo", in Lettere,
Firenze. Ringrazio la S.V. Ill.ma della cortese partecipazione e la prego di
esprimere la mia profonda gratitudine ai membri di codesta R. Accademia che
hanno voluto conferirmi un sì ambito onore. Ma circostanze pesantissime, sulle
quali non è il caso di [parola illeggibile] mi vietano nel modo più reciso
di poterlo accettare»: Lettera al presidente dei Lincei, e a L. Mangiagalli. Il
Congresso non ha altro fine che di essere una manifestazione della filosofia
italiana in quanto libera e appartata da ogni contingenza del momento: come
deve essere in qualunque tempo la filosofia. A T. Scotti. Che accusa M., ricambiato,
di disonestà intellettuale nel riguardo della filosofia scolastica, cf. Goetz,
Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze. Per
M.. Gemelli è tutto fuorché un filosofo. Varisco, in: Lettere 33. H. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti
universitari e il regime fascista, Firenze, Il congresso di filosofia. Tutto
l'affare è una montatura (come del resto anche il ritiro dei cattolici dal
Congresso), la quale ha la sua origine nel fatto che io non ho permesso a Gemelli
di spadroneggiare nel Congresso e di prepararvi qualcuna delle sue
rappresentazioni ciarlatanesche. Varisco, a Goretti a Mangiagalli. Quando M.,
con il rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo, abbandona l'insegnamento
non rinuncia a quegli incarichi o a quelle adesioni che non erano a tale
giuramento connesse: guarda di non compromettere quella sua creatura che era
diventata La Rivista di Filosofia e non ne volle la direzione effettiva ma
continua l'intensa e puntuale collaborazione redazionale sino a che le sue
condizioni di salute glielo permisero. Giuliano, Cagnola,
Baratono, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: Barié, Banfi,
Milano. Ella già saprà certamente che io, in seguito all'affare del negato
giuramento, sono stato collocato a riposo. Non appartengo quindi più all'Milano
e non posso più esserle utile che indirettamente»: a C. Gadda, in:
Lettere. «del resto io sono
perfettamente sereno come chi ha fatto ciò che doveva fare: e non mi sarà
discaro poter d'ora innanzi applicare tutto il mio tempo ai miei studi, cioè
agli studi veramente miei, fatti per mè, per la mia personalità e la mia vita»:
Lettera M. a Alfieri, Sulla cui porta fece mettere un'indicazione che diceva:
"M. agricoltore": Paviolo «Perciò
appunto non ho dimenticato i tuoi interessi e sarei lieto che fossi tu a
succedermi. In questo senso ho scritto, "richiesto da Castiglioni
stesso", che ora è preside, a Castiglioni. Ho consigliato lui e con lui la
facoltà ad accaparrarsi te per la Filosofia e Banfi per la Storia della Filosofia. A A. Baratono, Nel registro di
entrata delle Carceri Nuove di Torino egli è l'unico che nella scheda personale
si faccia registrare, nell'apposita voce, come "ateo", mentre tutti
gli altri non di religione israelitica (ossia Bobbio, Einaudi, Pavese,
Antonicelli, Salvatorelli e così via) si dichiarano "cattolici"alcune
schede, peraltro, tra cui quella di Mila, sono andate perse (il registro è
conservato all'Archivio di Stato di Torino, sezioni riunite, Casa circondariale
di Torino, Registro matricole)", in: Lettere. "M. veniva rinchiuso in una cella sulla
cui porta veniva apposto il cartellino "Politico: sorveglianza
particolare". Il giorno successivo cominciavano gli interrogatori che si
ripetevano finché dopo alcuni giorni d'arresto M. veniva finalmente
scarcerato.", Giorda, M., Castellamonte, «Devo darle una notizia
terrificante, relativamente. Lunedì passato 8 corrente sono caduto malamente da
una pianta, per fortuna senza gravi conseguenze di nessuna specie, salvo un
leggero tramortimento durato qualche ora»: Lettera, M. a Nina Ruffini, in:
Lettere Cit. in: Lettere. «Si può comunque, in base a testimonianze diverse,
ritenere che M. sia deceduto all'Ospedale Molinette sfollato a Cuorgnè, ove si
tentò inutilmente di salvarlo e che il corpo sia stato immediatamente
trasferito (abitudine che rimase in uso per decenni in circostanze analoghe)
alla casa d'abitazione, per evitare lungaggini burocratiche e maggiori spese
funerarie. L'atto di morte recita:
" il g alle ore quattro e minuti zero, nella casa posta in frazione
Spineto n. 106 è morto M., residente in Torino, professore pensionato"»:
Paviolo. Paviolo. "Per ultimo desidero di essere cremato e
che le mie ceneri riposino nel Camposanto di Castellamonte", frase finale
del testament, Paviolo. Il testamento di Martinetti, da lui riscritto, "in
una grafia incerta e in una forma in cui non si trova lo stile abituale del nostro
filosofo"(Paviolo) fu considerato da sua sorella Teresa come estorto:
"Le opere che al tempo del decesso di Piero erano ancora solo allo stato
di manoscritto vennero devolute ai beneficiari della biblioteca, la quale, a
dirtelo in assoluta confidenza, cadde in mano a tre estranei alla famiglia, per
un testamento fatto fare a nostra insaputa a Piero, a oltre un anno da che era
stato colpito da un insulto di trombosi al cervello la preziosa biblioteca, che
per volontà recisa, assoluta di Piero a me da Lui ripetutamente espressa alcuni
mesi prima che fosse colpito dalla trombosi, doveva andare all'Milano, prese
altre vie e e sta presentemente ancora peregrinando in attesa di destinazione
definitiva." Lettera di Teresa Martinetti al cugino Bertogliatti, in:
Paviolo Fondazione Casa e Archivio. Allo Spir, un singolare pensatore
solitario, al quale mi legano tante affinità e tante simpatie, sarà dedicato il
fascic. 3 della "Riv. di Filosofia", che non mancherò di spedirle a
suo tempo. Quante dottrine dello Spir, specialmente nel rapporto morale e religioso,
sembrano pensate per il nostro tempo! Ma esse passeranno, come passarono,
inavvertite. La lucequesto passo del quarto Vangelo lo Spir volle inciso sul
suo sepolcrovolle penetrare le tenebre, ma le tenebre non l'accolsero»: Lettera,
M. a Ruffini, in: Lettere. «io sono
sempre stato un filosofo inattuale»: Lettera, M. a Giorgio Borsa, in: Lettere Agazzi, La filosofia di M.,
Milano, Unicopli. Ma è stato Alessio a dimostrare l'importanza e l'anteriorità,
rispetto ad altri autori, della lettura di Spir per la maturazione della
metafisica martinettiana»: Vigorelli, Alessio, Vigorelli Vigorelli, M.,
Breviario spirituale, Bresci, Torino,
Lettera M. a Cagnola, Lettere. Sulla riflessione religiosa di M. vedi
Franco Alessio, L'idealismo religioso di M., Brescia, Morcelliana, (Tesi di
Pavia: relatore Michele Federico Sciacca)
Paviolo Paviolo Amedeo Vigorelli,
"M. e Capitini: attualità di un confronto", in: Vigorelli, La nostra
inquietudine. M., Banfi, Rebora, Cantoni, Paci, De Martino, Rensi,
Untersteiner, Pra, Segre, Capitini, Mondadori, Milano. E si conversa a lungo
della inumazione e della cremazione (aveva fatto cremare il cadavere della
mamma, per avere vicine le sue ceneri)" Capitini, Antifascismo, Célèbes
Trapani, Paviolo Paviolo. L'eretico Martinetti,
italiano per caso", Recensione di Liucci su Il fatto quotidiano, Libera cittadinanza Il Dipartimento di Filosofia "M. a Milano,
Battista, "Le vie dedicate ai razzisti spettano ai professori eroi che
dissero no al fascismo", Corriere della Sera, S. Chiale,
"Dall'attivista curda al pioniere green I nuovi Giusti del Monte
Stella", Corriere della Sera, Cronaca di Milano13. "Monte Stella I nuovi Giusti in
diretta", Corriere della Sera, Cronaca di Milano9., Commemorazione
dTorino, Accademia delle Scienze, Giornata Martinettiana, Torino, Edizioni di
"Filosofia", Rivista di Filosofia, Agazzi, "La storiografia
filosofica", Rivista critica di storia della filosofia, Agazzi, Mancini,
Vigorelli e Zanantoni, Unicopli, Milano, Alessio, L'idealismo religioso,
Brescia, Morcelliana, Alessio, introduzione Il pensiero di Spir, Torino,
Meynier, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: M., Barié, Banfi,
Milano, Guerrini, Banfi, M. e il razionalismo religioso", in: Filosofi
contemporanei, Firenze, Parenti, Bersellini Rivoli, Il fondamento eleatico
della filosofia -- Milano, Saggiatore, Guido Bersellini Rivoli, La fede laica, Appunti
sul confronto religioso e politico (in Italia e nel villaggio globale), Lecce,
Manni, Rivoli, Appunti sulla questione ebraica. Da Rosselli a M., Milano, Angeli,
Boatti, Preferirei di no, Le storie dei dodici professori che si opposero a
Mussolini, Torino, Einaudi, B. Bonghi,
La fiaccola sotto il moggio della metafisica kantiana. Il Kant, Milano,
Mimesis, Minazzi, Sulla filosofia italiana, Prospettive, figure e problemi,
Milano, Angeli); ranco Bosio, "L'uomo e l'assoluto", in: Filosofie
"minoritarie" in Italia tra le due guerre Ceravolo, Roma, Aracne, Remo
Cantoni, "L'illuminismo religioso” in: Studi filosofici, G. Colombo, La
filosofia come soteriologia. L'avventura spirituale e intellettuale di Milano,
Vita e Pensiero, E. Colorni, La malattia della metafisica. Scritti
autobiografici e filosofici, Torino, Einaudi, Noce, Filosofi dell'esistenza e
della libertà, Milano, Giuffrè, Pra, "Momenti di riflessione
sull'esperienza religiosa in Italia tra idealismo e razionalismo critico",
in: La filosofia contemporanea di fronte
all'esperienza religiosa, Parma, Pratiche); C. Ferronato, "Filosofia e
religione”, in: Percorsi e Figure Filosofi italiani, Salvatore Natoli, Genova,
Marietti, Filoramo, Letture M. "Gesù Cristo e il Cristianesimo" nel
pensiero religioso, "Rivista di filosofia", Gervasio, M.: l'interpretazione
di Kant nel quadro della filosofia italiana tra Ottocento e Novecento, Giorda, M.,
Castellamonte, Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e
il regime fascista, Firenze, La Nuova Italia, C. Goretti, Il pensiero
filosofico di Piero Martinetti, Bologna, Accademia delle Scienze, Mariani,
Esperienza ed intuizione religiosa: saggio sul pensiero di M., con appendice
sugli inediti, Roma, Mazzantini, L’'Oriente", Filosofia, Valerio Meattini, Ragion teoretica e ragion
pratica. M. interprete di Kant, Pisa, Vigo Cursi, Franco Milanesi, La filosofia
neognostica, in: "Paradigmi", Morelli, tesi di laurea in Filosofia
(Aliotta), Biblioteca Facoltà di Lettere e Filosofia, Napoli); Paviolo, M.
aneddotico. L'uomo, il filosofo, la sua terra, Aosta, Le Château Edizioni, Alfredo
Poggi, Vicenza, Collezione del Palladio, 1ora Riedizione Cosimo Scarcella e
Introduzione di . Mas, Milano, Marzorati, Rambaldi, Voci dal Novecento, Milano,
Guerrini; Romano, Il pensiero filosofico di M., Padova, Milani, Santoro, Il
problema della libertà, Lecce, Milella, Scarcella, La dottrina politica di M.:
aspetti teoretici ed aspetti pratici, in Il Pensiero Politico, Firenze, Olschki
Editore, Cosimo Scarcella, M. Politica e filosofia. Con alcuni ‘Pensieri'
inediti, Napoli, Collana La Cultura delle Idee diretta da Tessitore e Marini,
Edizioni Scientifiche Italiane, Terzi, La vita e il pensiero originale,
Bergamo, Editrice San Marco, Carlo Terzi, "Lettere inedite di M.",
in: Giornale di metafisica, Torino, Vigorelli, Agazzi e la fortuna di M.",
in:, L'impegno della ragione. Per Agazzi, Cingoli, Calloni, Ferraro, Unicopli,
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Vita, concettualizzazione, libertà. Studi in onore di Alfredo Marini, R.
Lazzari, M. Mezzanzanica, Storace, Mimesis, Milano, Vigorelli, Piero
Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato, Milano, Mondadori,
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"L'eredità contestata. Lettere di Banfi e Solari", Rivista di storia
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neoplatonica nel razionalismo religioso (Atti del Convegno “Presenza della tradizione
neoplatonica nella filosofia del Novecento”, Vercelli), Annuario Filosofico,
Mursia, Milano, Vigorelli, La nostra inquietudine. Banfi, Rebora, Cantoni,
Paci, De Martino, Rensi, Untersteiner, Dal Pra, Segre, Capitini, Mondadori,
Milano, Vigorelli, Lettore di Spinoza. Il tempo e l'eterno", in:, Spinoza
ricerche e prospettive. Per una storia dello spinozismo in Italia (Atti delle
Giornate di studio in ricordo di Emilia Giancotti, Urbino), Bostrenghi e C.
Santinelli, Bibliopolis, Napoli, Vigorelli,
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della religione civile", in:, Le due Torino. Primato della religione o
primato della politica?, Cuozzo e Riconda, Trauben, Torino, Spir, Scuola di
Milano Solari Goretti Basso Baratono Banfi, Giuramento di fedeltà al fascismo, Treccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. siusa. archivi.beniculturali, Sistema
Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Torino, Biblioteca
della Fondazione M., Torino. Fondazione Casa e Archivio M., su Fondazione piero
martinetti. D. Fusaro sul sito Filosofico.net. Colombo, La filosofia come
soteriologia. La prima forma di comunione fra esseri, quella che fonda le prime
forme di società, quella che sussiste anche in quei gradi della vita animale
onde è esclusa ogni altra forma di socievo lezza, è l’amore. Che cosa non è
stato detto e iscritto in ogni tempo intorno all’amore? Io non intendo qui
certamente aggiun gere su questo argomento nuove ed inutili speculazioni :
voglio solamente trattarne in quanto aneli’esso è nella vita umana una
sorgente di importanti doveri. L’amore, qualunque possano essere le
complicazioni senti mentali che ne mutano profondamente la natura e possono
dargli finalità più elevate, non ha originariamente altro fine che la (pro
pagazione Astica della specie. L’unione fisica di due individui di sesso
diverso ha per effetto l’estensione della vita organica nel tempo : per essa
l’individualità effimera si sottrae in un certo modo alla morte e celebra
l’eternità sua confondendosi per un istante con la serie delle generazioni
venture. La voluttà fisica non è che una forma di quel piacere che accompagna
ogni esten sione dell’individualità, ogni fusione delle coscienze singole in
un tutto capace d’una vita più alita e più larga. Sotto questo aspetto la
voluttà riveste un carattere ideale e direi quasi sacro : e tutta la poesia
dell’amore non è che la poesia del primo, del più universale ideale umano. Ma
il desiderio antico che in questo senso trae tutti i mortali è diventato
attraverso le innu merevoli generazioni mn istinto : e l ’ uomo avendo volto
lo sguardo verso forme più alte di unità e di vita si è abituato a'Vedere in
questo dovere della propagazione della vita solo il compimento d’una funzione
organica e nella voluttà un .semplice fremito del senso che non deve
interessare la personalità superiore e che anzi può essere per la medesima un
ostacolo ed un arresto. Di qui il duplice carattere dell’amore e della voluttà
: da un lato essi sono la secreta aspirazione d’ogmi vivente, il movente di una
gran parte delle attività umane; dall’altro appariscono come una debolezza, una
vittoria dell’essere inferiore sull’es sere superiore e veramente umano. Nel
pudore che accompagna l’unione dei due .sessi e tutto ciò che la riflette vi è
qualche cosa della riverenza che impone un sacro mistero e della vergogna che
desta l’esercizio di tutto ciò ohe è vita puramente animale. Il complesso delle
attività e delle facoltà che si riferiscono a questa funzione costituisce,
forse in modo più marcato che iper ogni altra funzione umana, un tutto ben
distinto, che si stacca nella personalità complessiva come una personalità
mi nore e subordinata : vi è in ogni individuo umano una perso nalità
sessuale che, per quanto non sempre chiaramente co sciente, ha la sua sfera di
visione, la sua vita, le sue oscure tendenze e spesso influisce in misura non
indifferente sopra lo svolgimento e il destino di tutta la persona. Questa
personalità sessuale è già in un certo senso, per l’individualità organica
bruta chiusa, nel suo egoismo repulsivo, un essere ideale : l’in dividualità
atta all’amore appare come qualche cosa di deside rabile e di bello : ed è
precisamente in questo carattere di idea lità che circonfonde tutto ciò che
all’amore serve, che ha avuto origine il senso umano della bellezza. Il tipo
estetico che le donne in genere e molti uomini cercano di realizzare con tutti
i mezzi che l’arte e la moda suggeriscono non è altro che la presentazione
della personalità sessuale : questa costituisce per molti l’apice di tutte le
aspirazioni e di tutti gli ideali. D’altra parte la vita non si arresta
all’amore e vi sono ideali più alti che la perpetuazione fisica, della specie :
quindi di fron te alla personalità morale ed all’umanità vera la personalità
sessuale appare come qualche cosa di inferiore e di miserabile. Quando perciò
essa si svolge in noi senza alcun legame od in opposizione con i nostri
sentimenti più elevati, noi possiamo bensì cedere per un istante al suo
fascino, ma la sua vita resta pure sempre per noi qualche cosa di straniero che
più tardi rigettiamo con vergogna e con disprezzo. Non è però affatto
necessario che la vita sessuale si svolga nell’uomo senza alcuna continuità e
senza accordo con le sfere più alte della vita interiore. Nello stesso mondo
animale essa svolge nella maternità e nella famiglia una vera attività di
ordine morale che la compie e la nobilita : e nell’uomo tutta la storia
dell’evoluzione della famiglia che altro è se non il moralizzamento progressivo
della funzione sessuale? Così puri ficato ed elevato, il desiderio del senso
si intreccia con i più nobili e delicati sentimenti della vita morale, con i.1
sentimento della, protezione e della carità, dell’amicizia, della solidarietà,
della fedeltà; anzi, intellettualizzandosi vieppiù e collegandosi con le
aspirazioni più elevate, diventa comunione di vita inte riore, di gioie alte e
pure : l’amore animale e sensuale si tra sforma nelle forme più nobili
dell’amore umano. Certo il fattore sensuale non scompare mai : l’amore
platonico non esiste o, se esiste, non è una forma viva e sana dell’amore. Ma
anch’esso si raffina e si assimila : il piacere medesimo del possesso di
venta, per la confusione della spiritualità di due esseri elevati, più delicato
e più profondo. Sopra tutto poi esso elimina gra dualmente da sè tutto ciò che
urna viva sensibilità estetica e morale giudica o ignobile o incompatibile con
le tendenze della personalità superiore : così sorgono le virtù dell'amore, la
leal tà, la fedeltà, la castità. L’ amore sensuale vive del piacere
dell’istante e cerca nell’oggetto suo soltanto il soddisfacimento del suo
ardore : esso non è che il contatto superficiale e momen taneo di due
personalità sessuali che si avvincono e si confon dono mentre le anime restano
straniere l’una all’altra diffi denti, sordamente ostili. L’amore veramente
umano si completa con l’unione delle volontà, che esige urna reciproca
dedizione intiera, leale, duratura ed esclude come cose indegne la men zogna,
l'ingiustizia e tutto ciò che diminuisce questa perfetta comunione di vita.
Così è possibile un amore che sorge non dal senso, ma da tutta la personalità;
un amore che purifica e no bilita, che ispira ad alte cose e ¡santifica la
voluttà stessa. Questo concetto dell’amore traccia ad ogni uomo la via che deve
seguire se egli sinceramente sdegni di degradare sè stesso ; essa, è del resto
anche la via più saggia sotto l’aspetto della felicità. Certo può sembrare
un’ingenuità chiedere alla ragione consigli contro una passione che si mde
della ragione : mentre l’eperienza quotidiana ci mostra con mille esempi come
essa sconvolga talora le menti più equilibrate, soffochi i sentimenti più
sacri, precipiti nell turbamento e spesso nella più irrepa rabile rovina
esistenze, che l’educazione, l’intelligenza, i vincoli sociali e morali
sembravano assicurare contro la prevalenza di ignobili tendenze. Tanta è del
resto la potenza di questo «niver i-sale e profondo istinto che esso è il
movente secreto o palese di gran parte dell’attiviità umana : la massima parte
dei ritrovi, delle feste, dei divertimenti sociali, la moda e per molti ri
spetti anche l’arte non hanno altra ragione d’essere; e i vizi che esso
alimenta danno origine ad un vero pubblico mercato e ad industrie fiorenti.
Come sperare dunque che la ragione possa qualche cosa contro una volontà oscura
e ribelle che sembra avere la violenza e la regolarità delle forze di natura?
La mo rale predica contro questa passione quasi soltanto come per sod disfare
un debito : la giovinezza, la fantasia e l’arte la rivestono dei più brillanti
colori e si ridono della morale : ed anche i predicatori più severi del resto
non sanno, tra un sermone e l’altro, esimersi da un sentimento che sta fra il
compatimento e la malrepressa invidia. Io non credo tuttavia che qui la
riflessione sia del tutto mutile. L ’ esperienza della vita insegna (e ciascuno
lo ricono scerà in stesso) che vi sono nella vita interiore dei momenti
decisivi nei quali una parola, un pensiero che sono caduti un giorno nell’anima
indifferente, si risvegliano e fortificano una nobile ispirazione, soffocano
una passione nascente, provocano un deciso cambiamento d’indirizzo. Questo è
vero anche della pas sione dell’amore. Certo è inutile invocar la ragione
quando la passione è ingigantita e il vizio è inveterato : ma questo non vale
egualmente di tutte le passioni? La ragione non può di struggere l’istinto, ma
può dirigerlo : e può dirigerlo se, come un medico accorto, cura il male nei
suoi inizi. Ora l’origine del male sta, come già videro i saggi antichi, nelle
illusioni che noi ci formiamo circa la realtà. L ’ uomo, sopratutto nella giovi
nezza, non si precipita verso i piaceri che l’amore promette se non perchè la
sua fantasia presenta al desiderio le immagini più allettatrici e riveste ila
¡realtà delle forme più ¡belle e più desi derabili. Lo spirito soggiace allora
ad una specie di limita zione del proprio orizzonte : esso si
chiude nei propri sogni e diventa cieco all’aspetto del vero essere delle cose.
In questo appùnto può intervenire efficacemente la ragione. Lo sforzo che si
deve e si può compiere in quel momento in cui sorgono le prime illusioni, è di
dissipare1queste visioni ingannevoli col tenere viva e presente diinnanzi al
pensiero la realtà che esse nascondono, col rievocare le esperienze dolorose,
col ravvivare le intuizioni profonde che ci svelano l’intima e vera natura
delle cose. In fondo a tutte le cose sta la tristezza, ha detto Amici : e
veramente l’aspetto ultimo delle cose è triste, mia anche fecondo di salutare
saggezza. L’aspetto supeSiciale della realtà è lieto, vario e giocondo come
l’aspetto d’una folla che popola le vie d’una città in un giorno di festa. Ma
quante cose sordide e tristi non nascondono anche qui le varie e splendide
apparenze! Ora in nessuna parte la fantasia è tanto fertile d’in ganni quanto
nelle cose dell'amore : ed in nessuna parte l’in- gànno è così lusinghiero ed
ostinato. Tanto anzi che qualcuno hai voluto vedere nell’amore una specie
d’inganno della natura ; che si serve dell’individuo per la propagazione e lo
sacrifica, viìttimn volontaria, alla specie. Ma la natura non è in questo caso
che la nostra natura inferiore ; noi soggiacciamo all’inganno solo perchè
l’istinto ci oscura l’intelligenza e noi non sappiamo più vedere che con gli
occhi della sensualità. Questa ci dipinge la via tutta sparsa di dolci
desiderii e di soavi ebbrezze; l’amore ci si offre dinnanzi come un palazzo
incantato pieno di misteri e di delizie. Bisogna invece che l’intelletto nastro
si sforzi di mantenere sempre a sé presente questa prima, considerazione : che
l’illusione sessuale ci mostra sotto un solo aspetto un es sere che
freddamente considerato ¡nella sua 'realtà, è il più delle volte tutt’altro che
desideratile. La personalità sessuale non è che un aspetto, uno stato della-
persona; è una specie di trasfi gurazione di tutto l ’ essere che in fondo
rimane così straniera alla persona come se fosse veramente un’altra
personalità. Per ciò quando la persona amata non è per sè stessa degna di
sti- una e d’amore, l’illusione sessuale è seguita inevitabilmente
da una profonda delusione : soddisfatto il desiderio l’immagine ideale, oggetto
d’un’adorazione appassionata, isi risolve in un essere prosaico e volgare che
ci 'meravigliamo d’avere deside rato. Bisogna, in .secondo luogo tener
presente quest’altra, consi derazione : che la «tessa personalità sessuale,
dato che in noi potesse persistere lo stato passionale corrispondente, è ben
lun gi dall’essere una sorgente di gioie pure ed immutabili : la sen sualità
è, come ogni passione, un fuoco che consuma se stesso. Un amore puramente
sensuale, non potrebbe lessero che un triste ed insaziato ardore : la vita
dominata dalla lussuria ap pare, freddamente considerata, dolorosa ed ignobile
nello stesso tempo. L ’ amore d’ una donna non rende beati che quando può
trasformarsi in un sentimento più alto, come accade nella fa miglia, od
associarsi la sentimenti ideali e diventare una co munione morale ed
intellettuale di due nobili spiriti. Anzi, nelle persone di più profondo
sentire l’attrazione sessuale maschera quasi sempre un’oscura aspirazione
spirituale, il bisogno d’una comunione di vita, che riempia l’anima loro, la
elevi e la consoli ; è un vago presentimento ideale sperduto nella sfera
sessuale. Perciò quando esse non riconoscono la vera natura del senti mento
che le attrae e, nella loro cecità, ne cercano la soddisfa zione nel senso, la
loro illusione finisce, il più delle volte, in una tragedia dolorosa. Bisogna
in terzo luogo ancora aver presente che, mentre per ogni animo 'ben nato vi
sono nella vita aspira zioni e soddisfazioni 'ben più alte che quelle
dell’amore, l’amore è spesso l'impedimento più forte a questa vita superiore.
La donna, come puro .essere sensuale, è la nemica naturale degli interessi
ideali dell’uomo; essa non vive che per sè stessa e per i suoi istinti : la
volontà sua egoistica è tutta tesa verso il piacere, il lusso, i godimenti
della vanità. In cambio della vo luttà l’uomo deve il più delle volte
sacrificare alla sua vanitosa ed insignificante persona il suo lavoro, il suo
benessere, il suo valore spirituale e disperdere in una vita di agitazioni vane
í quelle preziose qualità che potevano servire ad un ben più no
bile scopo. Quante nobili esistenze non ha /perduto il fuoco oscuro della
sensualità! Quante volte l’influenza funesta della donna non è stata causa dei
più gravi turbamenti nella vita dell’uomo; della decadenza della volontà, della
rinunzia ai fini più alti, e infine della completa rovina morale! Sopratutto
quindi è necessario, per resistere a queste sollecitazioni della vita
inferiore, suscitare e tener vivo nello spirito qualche alto e degno amore che
lo ©levi sopra la sfera della bellezza sensi bile. La passione ardente ohe
travolge qualunque considera zione e saggezza puramente umana, s’arresta
dinanzi alle vo lontà più aJlte dello spirito, che aprono all’uomo una realtà
d ’ un valore infinitamente superiore. E ’ vero che non sempre noi possiamo
rivolgere il nostro pensiero verso queste realità idea, li con tanta fermezza
che non possa essere vinto degli ardori del senso : ma la contemplazione e
¡l’amore delle cose ideali tra sforma sempre il nostro modo di vivere ed apre
i nostri occhi ad una luce che non va più .perduta. Quindi anche quando questo
amore non è per sé abbastanza forte, esso favorisce lo svolgersi della
riflessione critica e induce nell’anitmo una disposizione abituale in cui il
germe della passione non trova un terreno fa vorevole e viene soffocato prima
di svolgersi. Inoltre la con suetudine con una sfera più alta di vita crea un
sano e salutare orgoglio che respinge da sè, senza esitare, ogni ibassezza.
Un’i stintiva fierezza, permette al selvaggio di sopportare con viso
impassibile i più aspri tormenti : un uomo che sopporterebbe la povertà, la
fame e qualunque strazio per il suo dovere ed il suo onore, vorrà diventare lo
zimbello dei suoi istinti e sacri ficare tutto quello che di grande e di safro
ha per lui la vita per il possesso d’una donna? Da queste considerazioni
discende anzitutto la condanna di ogni degenerazione ignobile dell’amore.
L’istinto che tende ciecamente verso la sua isoddisfazione è soggetto a singolari
aberrazioni : e l’istinto sessuale umano può essere anche aiutato in
queste sue deviazioni dal ritorno atavico della associazione sua con altri
istinti ed altre tendenze; per es. coll’impulso alla crudeltà. Anzi anche
dall’associazione con sentimenti superiori non ignobili : come è avvenuto' per
es. nell’amore omosessuale greco. La cura estrema con la quale queste tendenze
vengono tenute segrete le fa apparire come eccezioni : ma coloro che se ne
occupano per dovere professionale sanno che esse sono tutt’altro che rare,
anche fra individui delle classi elevate. Esporre i pericoli e le vergogne a
cui queste degenerazioni con ducono è cosa inutile : coloro stessi che vi
soggiaccione li cono scono. Ogni animo non ignobile deve del resto essere
trattenuto sull’orlo di questo abisso dal rispetto di sè stesso. Ma se ciò noni
bastesse, egli deve rappresentare a sè chiaramente che, degradando la sua vita
in queste turpitudini, sacrifichereb be a misere, bestiali voluttà tutto ciò
che di migliore e di desi derabile può offrire la vita dell’ uomo. L ’ atto
dell’ uomo non è qualche cosa che si possa isolare dalla natura sua e se ne
stacchi, appena compiuto, come il frutto che cade dall’albero : esso ri mane
anche dopo e non si cancella. Seguire l’istinto nelle sue depravazioni vuole
dire rassegnarsi a diventare un essere be stialmente istintivo : non bisogna
illudersi di potere dopo ciò conservare in sè qualche cosa di veramente
elevato. E vuole dire quindi anche abbandonare la propria vita a tutte le mi
serie dolorose che accompagnano la vita d’un essere tutto con finato nella sua
animalità. Ma vi sono anche altre forme ddl’amore in apparenza più normali ed
elevate che vengono coinvolte in questa condanna. Non parlo dell’amore
prettamente mercenario, che è anch’esiso una forma di degenerazione : parlo
dell’amore vago che, pure fuggendo ogni attaccamento saldo, circonda il
godimento d’una parvenza di sentimentalità che sembra 'redimerlo e nobilitarlo
: è l’amore per l’amore, l’amore libero che comincia generalmente fra le rosee
illusioni e finisce quasi sempre nella vergogna e nel pianto. Non vi è uomo
quasi che non abbia- lasciato fra- le sue spine qualche illusione di
giovinezza insieme con qualche brandello di felicità e di onore, che, se avesse
la magica arte dello ^scrittore, non potrebbe scrivere anch’egli, come romanzo,
una pagina della 'sua vita e dedicarla a suo figlio «quando avrà vent’aoani».
Non vi è da illudersi quindi che la saggezza degli altri possa sostituire
totalmente l’esperienza vissuta; ma essa potrà, se non altro, aiutare a
formarsi rapidamente questa esperienza e a non consumare dolorosamente anni
preziosi ad inseguire un vano fantasma che ci allontana dalia felicità vera e
durevole. L’amore tende per sua natura, in ogni animo ele vato, a stringere
un’unione indissolubile; quindi il correre ap presso ad un amore che noi già
sappiamo non poter condurre ad una simile unione è un preparare a sè stesso, a
scadenza più o meno lunga, una sicura infelicità. Vero amore è soltanto l’a
more che è legato da un senso profondo di pietà e di respon sabilità : e
questo senso impone all’uomo di rimanere sino alla fine della vita al fianco
della donna che gli si è data e di non ab bandonarla in balia dell’incerto
destino. Perciò ogni abbandono, ogni mutamento lascia amari rimpianti e rimorsi
: la slealtà e l’ingiustizia che l’uomo addossa alla propria coscienza, quando
viene meno alle ¡menzognere promesse, è una bassezza che avvi lisce chi la
commette. Del resto già sappiamo che un amore pu raímente fìsico è sempre
deluso : di qui ]’universale ed infrenabile desiderio degli uomini attratti
verso le donne non ancora cono sciute. Ma anche questo errare, dato che
potesse sempre avere soddisfazione, non sarebbe che un passare continuo di
delusione in delusione, di rimpianto in rimpianto. Non vi è quindi in realtà
vita più triste di quella passata nei facili amori : vita che è inseparabile
dal sentimento della propria degradazione, perchè l’amore che non termina in
altro, che non isi associa con i senti menti più elevati della natura umana, è
un ben misero fine : esso non è in ultimo, se lo si spoglia di tutti i fronzoli
sentimen tali, che pretta e pura sensualità. La ricerca affannosa della donna
11011 è che la ricerca di una donna : l’amore vago e libero è la
conquista, attraverso molte amare esperienze, di questa semplice verità : che
non vi può essere amore veramente felice se non nel nobile sentimento che lega
l’uomo con una sola donna per tutta la vita. Ohe l’amore pertanto, io direi al
giovane dinnanzi a cui si apre questo mondo di vaghe lusinghe, non si disisoci
mai in te, dai nobili principi d’urna coscienza retta e pura! Anche at
traverso le passioni e gli errori, sii un uomo onesto! Non acqui stare il
piacere d’un’ora a prezzo della rovina d’un povero essere debole e indifeso :
questo sarebbe un tradimento vile che nes suna riparazione pecuniarda
cancellerebbe dalla tua vita. Pensa che nessuna violenza di passione può
scusare la disonestà di chi non esita, per soddisfare un desiderio, a gettare
la vergogna e la disperazione in una famiglia : sebbene la leggerezza del mondo
biasimi l ’ adulterio quasi sorridendo, non vi è dinnanzi alla retta coscienza
morale infamia più bassa. E sopratutto pensa alla condizione di quelli che la
viltà dei loro genitori ha lasciato in abbandono e che una fredda carità cresce
agli stenti, alle tristezze, alle umiliazioni di all’esistenza miserabile. Se
vi è un pensiero che valga a farci vergognare dei bassi amori, questo è bene il
sospetto che forse ora in qualche parte del mondo vi sia qualcuno che deve a
noi la vita e che ha ragione di impre care, in mezzo alle sue miserie, al
nostro egoismo inumano. Sii dunque casto : la castità è la virtù dell’amore.
Essere casti non vuol dire andare in cerca d’una virtù soprannaturale, ma saper
rinunciare a ciò che è al di sotto della nostra natura, alle soddisfazioni dei
sensi che sono ignobili ed ingiuste. Essere casti vuole dire anzitutto dunque
essere forti, saper tenere lon tano da sè i vizi vergognosi che minano ila
salute e corrompono la, delicatezza e la dignità del carattere : vuole dire
inoltre essere giusti e pietosi e non cercare ili nostro piacere a prezzo del
disonore e della rovina di altri. Se tu vuoi che l’amore non sia per te fonte
di infelicità e di rimorsi, fa sì che esso sia l’armo, nia di due volontà
nobili e pure, per le quali l’amore non è che l’inizio d’una comunione più alta
di vita. Piero Martinetti. Martinetti. Keywords: l’amore velia, antologia
platonica, amore socratico, sezione sull’Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Martinetti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Martini: l’implicatura
conversazionale – la scuola di Cambiano -- filosofia piemontese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Cambiano).
Filosofo italiano.
Cambiano, Torino, Piemonte. Grice: “One would think that his ‘discorsi
filadelfici’ are about brotherly love, but they were delivered at the
Philadelphia American-Italian Philosophical Society!” – Grice: “He wrote on
Emilio and Narciso, and a story of philosophy – starting not from Thales but
Gioberti!” – Grice: “His science of the heart – scienza del cuore – is a
mystery!” Compì studi classici a Chieri e poi,
ospitato al Real Collegio di Torino, si rivolse allo studio delle scienze
naturalistiche. Con la laurea in medicina, cui seguirà anche quella in filosofia, ottenne
l'insegnamento al predetto Istituto, prima di conseguire una brillante carriera
nell'ateneo torinese. Qui, infatti, ottenne prima la docenza in fisiologia e poi quella di medicina legale, cattedra quest'ultima,
istituita di cui fu il primo insegnante in assoluto. Di Torino fu anche rettore, negli anni in cui
ebbe numerosi riconoscimenti, tra cui l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro. Ma non
mancarono episodi tragici, allorché, pochi anni dopo le nozze, perse la moglie,
dalla quale ancora non aveva avuti figli, né li avrebbe avuti in seguito, visto
che non si risposò, per dedicarsi completamente all'insegnamento e alla stesura
di saggi e manuali nelle discipline mediche. In questo filone, il più ricco,
vanno almeno segnalati gli “Elementa physiologiae” e “Lezioni di fisiologia”
così come “Medicina legale”, accanto agli Elementa medicinae forensis, politiae
medicae et hygienes, cui avrebbe fatto seguito il Manuale di medicina legale. Il variegato percorso saggistico non si limitò
(e non si esaurì) a studi a carattere medico-fisiologico e medico-legale. Anzi,
forte del curriculum studiorum seguito fin da giovanissimo, cercò di
approfondire i pensatori classici, come nel caso di un “Coompendio” dedicato a
Platone, di cui peraltro riuscì a terminare il manoscritto poco prima di
morire, arrivando persino a stilare, sia
pure non in forma sistematica, una Storia della filosofia. Risultati migliori li ebbe, tuttavia, nel
campo educativo-pedagogico. Questo indirizzo è testimoniato, oltre che dal
saggio sulla Riforma della prima educazione dai dodici volumi dell'Emilio. Qui,
facendo leva della sua vasta cultura, tratta emblematicamente di argomenti in
cui si fondono, senza soluzione di continuità, il "viver sano" e il
"maritaggio", il "governo della famiglia" e la felicità, le
"tendenze morali" e la "moderazione nella prosperità",
passando per i modi attraverso i quali "sopportare le avversità". Saggi:
“Elementa physiologiae” (Pica, Torino); “Dei vantaggi che la medicina apporta
alle nazioni” (Chirio, Torino); “Mdicina legale” (Marietti, Torino); “Medicina
curativa” (Marietti, Torino); “Polizia medica” (Fontana, Milano); “La scienza
del cuore” (Fontana, Milano); “La colera indica” (Fodratti, Torino); “Elementa
medicinae forensis, politiae medicae et hygienes,” Marinetti, Torino “Manuale d'igiene,” Fontana, Milano “Lezioni di fisiologia,” Pomba,
Torino “Patologia generale,” Elvetica,
Capolago “Invito a' medici piemontesi all'occasione
del cholera morbus,” Cassone, Torino “Storia
della fisiologia,” Cassone, Torino “Manuale
di medicina legale,” Fontana, Milano;
“Emilio, Marietti, Torino “Della
solitudine,” Marietti, Torino “Narciso o regalo agli sposi,” Marietti,
Torino “Guerra e pace dei sensi,”Tip.
Marietti, Torino “Emilio o sia del governo della vita,” Tip. Fontana, Milano “Discorsi
filadelfici; ossia, fasti dell'ingegno italiano,”Tip. Marietti, Torino “Riforma
della prima educazione,” Marietti, Torino “Della sapienza dei greci,” Cassone, Torino;
“Storia della filosofia,” Pirotta, Milano “Platone compendiato e comentato,” Elvetica,
Capolago “Alcune vite di donne celebri,”
Fontana, Milano “De clarissimo viro Thoma Tosio ex ordine Oratorum sacrae
facultatis professore in regio Taurinensi Athenaeo, Regia, Torino Vita del
conte Gian-Francesco Napolio, Bocca, Torino
Vita Francisci Canevarii, Torino Cenni biografici di Lagrangia, Cassone
e Marzorati, Torino Curatele A. von Haller, Poesie scelte, Reale, Torino J.L. Alibert, Riflessioni sulla fisiologia
delle passioni o nuova dottrina de' sentimenti morali, Marietti, Torino, F.
Redi, Consulti medici, Elvetica, Capolago, D. Alighieri, La Divina Commedia, Marietti,
Torino; G. Gianelli, L'uomo ed i codici
nel nuovo Regno d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico.
Repertorio di studi applicati alla prosperità e cultura sociale», Milano.
G. Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo
risorgimento, F. Predari, Pomba,
Torino); S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti del professore cavaliere,
s.e., Bologna); Emilio, Tip. Marietti, Torino); S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti
del professore cavaliere, s.e., Bologna); G. Corniani, I secoli della
letteratura italiana dopo il suo risorgimento, F. Predari, Pomba, Torino G. Gerini, Due medici
pedagogisti. M. Bufalini, Tip. Bona, Torino, G. Gianelli, L'uomo ed i codici
nel nuovo Regno d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico.
Repertorio di studi applicati alla prosperità e cultura sociale», Milano. Lorenzo Martini. Martini. Keywords:
storia della filosofia, ingegno italiano, il cratilo di Platone -- . Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Martini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Martino:
l’implicatura conversazionale -- la religione civile della prima e unica Roma!
– magismo -- filosofia italiana meridionale – filosofia del sud – la scuola di
Napoli -- filosofia campanese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “I like
Martino – and his interviewees – there is indeed a ‘discepolato’ around him.”
Grice: “We don’t have anything like Martino at Oxford – Hollis is the closest I
can think.” Grice: “In his
strictly philosophical explorations, Martino aptly clashes with Croce!” -- Dopo
la laurea a Napoli con una tesi in Storia delle religioni sui gephyrismi
eleusini sotto la direzione di Adolfo Omodeo, si interessa alle discipline
etnologiche. Si iscrive ai GUF e alla Milizia Universitaria, collaborando a
L'Universale di Berto Ricci e facendo circolare in una cerchia ristretta di
collaboratori un Saggio sulla religione civile poi rimasto inedito.
L'ingresso nel circolo crociano «Erano quelli gli anni in cui Hitler
sciamanizzava in Germania e in Europa, e ancora lontano era il giorno in cui le
rovine del palazzo della Cancelleria avrebbero composto per questo atroce
sciamano europeo la bara di fuoco in cui egli tentava di seppellire il genere
umano: ed erano anche gli anni in cui una piccola parte della gioventù italiana
cercava asilo nelle severe e serene stanze di Palazzo Filomarino per
risillabare il discorso elementarmente umano altrove impossibile, persino nella
propria famiglia». Il suo saggio, “Naturalismo e storicismo
nell'etnologia” è un tentativo di sottoporre l'etnologia al vaglio critico
della filosofia storicista di Croce. Secondo M., l'etnologia solo attraverso la
filosofia storicista avrebbe potuto riscattarsi dal suo naturalismo (tratto che
accomuna, per de Martino, tanto la scuola sociologica francese che gli
indirizzi "pseudostorici" tedeschi e viennesi). Fu lo stesso Croce a
introdurre il giovane de Martino all'editore Laterza, suggerendo la
pubblicazione del libro, in cui, nonostante qualche ingenuità, si può già
scorgere in nuce l'idea del successivo lavoro sul "magismo
etnologico". Scritto negli anni della seconda guerra mondiale e pubblicato
nel 1948, Il mondo magico è il libro nel quale M. elabora alcune delle idee che
rimarranno centrali in tutta la sua opera successiva. Qui M. costruisce
la sua interpretazione del magismo come epoca storica nella quale la labilità
di una "presenza" non ancora determinatasi, viene padroneggiata
attraverso la magia, in una dinamica di crisi e riscatto. In quel periodo, de
Martino comincia a militare nei partiti di sinistra. Lavora come
segretario di federazione, in Puglia, per il Partito Socialista Italiano; influenzato
da Gramsci e da Levi, cinque anni dopo,
entra a far parte del Partito Comunista Italiano. Anche per questa ragione,
negli anni che seguono, M. comincia a interessarsi sempre di più allo studio
etnografico delle società contadine del sud Italia, in contemporanea con le
inchieste di Vittorini e l’opera documentaristica di Zavattini. Di questa fase,
talvolta detta "meridionalista", fanno parte le opere più note al
grande pubblico: Morte e pianto rituale, Sud e magia, La terra del
rimorso. Innovativo nelle sue ricerche fu l'approccio multidisciplinare,
che lo portò a costituire un'équipe di ricerca etnografica. La terra del
rimorso è la sintesi delle sue ricerche sul campo (il Salento) affiancato da
uno psichiatra (Jervis), una psicologa (Jervis-Comba), un'antropologa culturale
(Signorelli), un etnomusicologo (Carpitella), un fotografo (Pinna) e dalla
consulenza di un medico (Bettini). Nello studio del fenomeno del tarantismo
vengono utilizzati anche filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina. A
queste monografie segue la pubblicazione dell'importante raccolta di saggi,
“Furore Simbolo Valore”. E stato collaboratore di R. Pettazzoni all'Università
"La Sapienza" di Roma, nell'ambito della Scuola romana di Storia
delle religioni. Come ordinario di Storia delle religioni e di Etnologia, dha
insegnato all'Cagliari, dove ha avuto uno stuolo di allievi. Con Cirese,
Lilliu, Cases, la sua assistente Gallini, e in seguito altri studiosi, quali
Cherchi, Angioni, Clemente, e Solinas, saranno esponenti di una significativa,
sebbene mai formalizzata, scuola antropologica all'Cagliari, della quale de
Martino è considerato uno dei fondatori. È considerato uno dei più
importanti antropologi dell’età contemporanea, fondatore in Italia
dell’umanesimo etnografico e dell’etnocentrismo critico. La presenza La
presenza in senso antropologico, nella definizione di de Martino è intesa come
la capacità di conservare nella coscienza le memorie e le esperienze necessarie
per rispondere in modo adeguato ad una determinata situazione storica,
partecipandovi attivamente attraverso l'iniziativa personale e andandovi oltre
attraverso l'azione. La presenza significa dunque esserci (il
"da-sein" heideggeriano) come persone dotate di senso, in un contesto
dotato di senso. Il rito aiuta l'uomo a sopportare una sorta di "crisi
della presenza" che esso avverte di fronte alla natura, sentendo
minacciata la propria stessa vita. I comportamenti stereotipati dei riti
offrono rassicuranti modelli da seguire, costruendo quella che viene in seguito
definita come "tradizione". 11spedizione in Lucania Se si vuole
rintracciare in de Martino un filo comune e unitario tra l’influenza marxista e
gramsciana della “triade meridionalista” (esplicita anche attraverso la sua
militanza diretta nel PCI negli anni ‘50) di Morte e pianto ritual, Sud e
magia e La terra del rimorso e gli
appunti e i dossiers preparati per La fine del mondo, in cui è presente
un’elaborazione filosofica più marcatamente sui piani ontologico,
esistenzialista e fenomenologico e che vedranno la luce solo posteriormente dal
riordino delle carte ad opera di Brelich e Gallini, bisogna rendere centrale il
nesso tra presenza/crisi/riscatto e il processo di destorificazione del
negativo ad opera dell’ethos del trascendimento; l’immaginazione simbolica
collettiva è la realizzazione di un’ethos del trascendimento che, come un mito
di fondazione per il senso di appartenenza o la sacralizzazione dell’”oggetto”
per scopi espiatori, rende possibile il superamento di una crisi, della
“presenza” in quanto soggetto che opera nella natura, che rischia di perdersi
in essa senza riscatto (escaton). Il soggetto dunque si ricolloca nella storia
tramite la cultura, e la crisi si rivela esistenziale nel rapporto tra se’ e il
mondo “altro da se’”. Ma la crisi affonda sempre nelle materiali condizioni di
vita e nelle modalità concrete di una prassi che deve tendere e tende
incessantemente alla trasformazione rivoluzionaria (che è escatologica nelle religioni)
come base insopprimibile della costituzione di sè come soggetto: “Vi è
dunque un principio trascendentale che rende intellegibile l’utilizzazione e le
altre valorizzazioni, e questo principio è l’ethos trascendentale del
trascendimento della vita nel valore: attività dunque, ma ethos,
dover-essere-nel-mondo per il valore, per la valorizzante attività che fa mondo
il mondo, e lo fonda e lo sostiene.” Costante, inoltre, nella ricerca sul
campo, come nelle analisi ed elaborazioni degli ultimi anni, fu l’indagine sul
valore euristico assegnato ai dati psicopapatologici, sempre legato a una riflessione
critica sulla trasferibilità delle relative nozioni in contesti culturali
diversi e sulle loro implicazioni sul piano antropologico e filosofico più
generale: dalla figura dello sciamano come “Cristo magico” ne Il mondo magico,
ai fenomeni di dissociazione e possessione (influenzato dalle letture di
Shirokogoroff e PJanet) nei riti della taranta, fino alle note sulle
“apocalissi psicopatologiche” ne La fine del mondo. Il folklore
progressivo Il concetto di folklore, come concezione del mondo regressiva,
secondo le “osservazioni sul folklore” del Quaderno XXVII di Gramsci “un
agglomerato indigesto di frammenti di concezioni del mondo e superstiti
documenti mutili e contaminati”, ma anche di positiva creatività delle classi
subalterne (come i canti popolari), in opposizione alla cultura dotta delle
élite dirigenti, fu oggetto di riflessione dell’antropologo partenopeo, con il
saggio “Intorno ad una storia del mondo popolare subalterno”, pubblicato su
Società sul nr.3 di quell’anno, in cui riprende studi e indagini della nuova
etnologia sovietica (Tolstov, Hippius, Cicerov, ispirati da Propp). In un
saggio lo define come proposta consapevole del popolo contro la propria
condizione socialmente subalterna, o che commenta, esprime in termini
culturali, le lotte per emanciparsene.” Il concetto fu poi ripreso, discusso
problematicamente e allargato in particolare da Cirese (in rapporto a Gramsci)
e Satriani (il folklore come cultura di contestazione). I “folkloristi”
erano stati oggetto di critica di de Martino già nella sua prima opera del
1941, Naturalismo e storicismo nell’etnologia, in quanto puri descrittori e
catalogatori con criterio naturalistico e non storico-culturale: per cui il
folklore rimane, pur categorizzato come “progressivo”, come fenomeno di
indagine antropologica nei termini più complessivi di cultura popolare.
Crisi della presenza e destorificazione del negativo In quanto alla “crisi della
presenza” come spaesamento, ne La fine del mondo, M. racconta di una volta in
Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire
in auto un anziano pastore perché indicasse loro la giusta direzione da
seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in
auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria
angoscia territoriale, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista
il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per
l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il
quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in
fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando
l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo
viso finalmente si riappacificò. In un altro esempio, per esprimere il
medesimo concetto, De Martino racconta degli Achilpa, cacciatori e raccoglitori
australiani, nomadi da sempre e per sopravvivenza, che avevano però l'usanza di
piantare al centro del loro accampamento un palo sacro, intorno al quale
celebravano un rito ogni volta che "approdavano" in un luogo nuovo.
Il giorno che il palo si spezzò, i membri della tribù si lasciarono morire,
sopraffatti dall'angoscia. Il concetto di spaesamento, come una
condizione molto "rischiosa" in cui gli individui temono di perdere i
propri riferimenti domestici, che in qualche modo fungono da "indici di
senso", viene inserito dunque da M. nelle sue categorie di “crisi della
presenza” e destorificazione del negativo. La crisi della presenza
caratterizza allora quelle condizioni diverse nelle quali l'individuo, al
cospetto di particolari eventi o situazioni (malattia, morte, conflitti morali,
migrazione), sperimenta un'incertezza, una crisi radicale del suo essere
storico (della "possibilità di esserci in una storia umana", scrive
de M.) in quel dato momento scoprendosi incapace di agire e determinare la
propria azione. La destorificazione del negativo permette l'universalizzazione
della propria condizione umana in una dimensione mitico-simbolica, mediata
dalla religione e presente nel rito. Secondo Signorelli, antropologa ee
collaboratrice della spedizione nel Salento, "Il dato esistenziale che
ha scatenato la crisi (morte, malattia, paura e altro ancora) viene mentalmente
astratto dal contesto storico per entro il quale è stato esperito e viene
ricondotto a un tempo e a una vicenda mitici". Se il mito è
narrazione, il rito è un comportamento orientato ad uno scopo e ripetuto con
parole e gesti di significato altamente simbolico. È così che mito, rito e
simbolo diventano un circuito volto alla soluzione della crisi, astraendo dalla
storia reale in cui agisce il negativo. Quando è il negativo a prevalere,
e questo accade in fasi particolarmente drammatiche dell’esistenza umana (come
la morte di una persona cara), può manifestarsi una crisi radicale, una
“funesta miseria esistenziale”, per cui l’ethos del trascendimento non riesce
più a risolvere la crisi nel valore e la mancata valorizzazione fa perdere
anche l’operabilità sul reale. L’attività etica della valorizzazione è
necessaria per impedire la destrutturazione dell”esserci”, in quanto il
“vitale” vede per intero invaso il suo spazio, quello dell’intersoggettività e
il rapporto con il mondo. Avviene allora che “la presenza abdica senza
compenso”. L'elaborazione del lutto ed il pianto rituale antico
Magnifying glass icon mgx2.svg Morte di
Gesù negli studi antropologici e Planctus. Organizza una serie di spedizioni di
ricerca in Lucania, accompagnato da un’equipe interdisciplinare, tra cui
Vittoria De Palma, anche lei etnologa e compagna di vita e con l’utilizzo di
strumenti quali il magnetofono e la cinepresa, innovativi rispetto all’indagine
folklorica classica. Riconnettendosi a Il mondo magico, decide di concentrarsi
sul lamento funebre e la “crisi del cordoglio”, ai segni, al simbolismo delle
ritualità legate ad una crisi esistenziale tra le più gravi, come quella che
segue la perdita di un caro, e il pianto e il dolore collettivi che
rappresentano la “crisi della presenza”, della propria e di tutti, minacciata
dalla morte. Il pericolo del lutto è dunque quello dell’annullamento
totale. In Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto
di Maria affronta anche il senso della morte di Cristo in rapporto alla
condizione esistenziale dell'uomo nel mondo ed al momento traumatico della
esperienza della morte dei propri cari. Di fronte alla "crisi del
cordoglio" che può portare al crollo esistenziale, emerge la esigenza di
elaborare culturalmente il lutto, nella forma socialmente codificata del rito.
La consolazione offerta dal credo religioso riconduce a forme sopportabili la
carica drammatica del lutto, riferendola simbolicamente alla morte tragica di
Cristo sulla croce, forme che consentono di ritrovarsi uguali nel dolore, ma
che diventano anche promessa di resurrezione. «È possibile interpretare
la genesi del protocristianesimo come esemplarizzazione di una storica
risoluzione del cordoglio che trasforma Gesù morto in Cristo risorto e il morto
che torna nel morto-risorto presente nella chiesa e nel banchetto eucaristico.
Le apparizioni di Cristo dopo la morte testimoniano la Resurrezione e la
presenza di Cristo nella chiesa sino al compimento del piano temporale di
salvezza. Dopo l'Ascensione la discesa dello S.S. inaugura l'epoca in cui il
morto-risorto è con i credenti sino alla fine, per donare la spinta alla testimonianza
missionaria. Il Cristianesimo diventa un grande rituale funerario per una morte
esemplare risolutiva del vario morire storico e come pedagogia del distacco e
del trascendimento rispetto a ciò che muore (il che poteva aver luogo solo in
quanto il morto era l'unto dell'Uomo-Dio)". Abbiamo un esempio storico di
soluzione della crisi e la garanzia mediante la fede della presenza del Risorto
nella comunità. La celebrazione eucaristica rappresenta contemporaneamente
l'evento passato di un Cristo al centro del piano temporale di salvezza (mito
che garantisce e fonda la salvezza futura) e l'evento futuro della definitiva
Parusia.» De Martino indaga la persistenza, nelle realtà marginalizzate
della Lucania, del pianto funebre, come “riplasmazione” del planctus
irrelativo, rito antichissimo e diffuso prima del Cristianesimo in tutta l'area
mediterranea. La destorificazione dell’evento luttuoso, soggettivamente
vissuto, permette di riportarlo ad una dimensione mitico-rituale, e dunque al
superamento della crisi. Su questi temi si è soffermata una sua studentessa
e collaboratrice, lEpifani, nella commedia La fuga, scritta a dieci anni dalla
sua scomparsa. Saggi: “Naturalismo e storicismo nell'etnologia” (Laterza,
Bari) – l’ennico – Grice: “Italians cannot pronounce ‘-tn-‘ so that the etnico
becomes ‘ennico’!” --; “Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo”
(Einaudi, Torino); “Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano
al pianto di Maria” (Einaudi, Torino); “Sud
e magia La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud”
(Feltrinelli, Milano); -- cf. Grice,
magismo – two kinds of magic travel, carpet route-travelling, routeless travel
– the exercise of judgment --“Furore, simbolo, valore” (Saggiatore, Milano); “Magia
e civiltà. Un'antologia critica fondamentale per lo studio del concetto di magia
in occidente” (Garzanti, Milano); “Mondo popolare e magia in Lucania” (Basilicata,
Roma-Matera) -- Grice: “There are two types of magic actually: carpet flying
and disappearance!” – “La fine del mondo -- contributo all'analisi dell’pocalissi”
(Einaudi, Torino); “La collana viola” (Boringhieri, Torino); “Re-ligione,
comunismo [lavorismo] e psico-analisi” (Altamura, Roma) Compagni e amici” (La
nuova Italia, Firenze); “Storia e Meta-storia”“i fondamenti di una teoria del
sacro” (Argo, Lecce); “Note di campo: spedizione in Lucania” (Argo, Lecce); “L'opera
a cui lavoro: apparato critico e documentario alla Spedizione etnologica in
Lucania” (Argo, Lecce); “Una vicinanza discrete” (Oleandro, Roma); “I viaggi
nel Sud” (Boringhieri, Torino); “Panorami e spedizioni” (Boringhieri, Torino); “Musiche
tradizionali del Salento” (Squilibri, Roma); “Scritti filosofici” (Mulino,
Bologna); “Dal laboratorio del mondo magico” (Argo, Lecce); “Ricerca sui
guaritori e la loro clientele” (Argo, Lecce); “Etnografia del tarantismo
pugliese. I materiali della spedizione nel Salento” (Argo, Lecce); “Promesse e
minacce dell'etnologia”; G. Angioni, Una scuola antropologica sarda?, in “Sardegna:
idee, luoghi, processi culturali” (Roma, Donzelli); “Antropologia e il
comunismo del lavoro”; “Marxismo e religione”, “Il folklore pro-gressivo, in
l’Unita’, “Teoria antropologica e metodologia della ricerca, L'asino d'oro ; Il
mondo magico, ed., Torino, Rèpaci, G. Angioni, Fare dire sentire. L'identico e
il diverso nelle culture, Nuoro, Il Maestrale, M. Baldonato e B. Callieri,
Soglie dell'impensabile. Apocalissi e salvezza, Rivista sperimentale di
freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale (Torino: [Milano: Centro
Scientifico; Angeli). R. Beneduce, Un'etno-psichiatria della crisi e del
riscatto, "aut aut", S. Fabio Berardini, Ethos Presenza Storia. La
ricerca filosofica, Trento Giordana
Charuty, Le precedenti vite di un antropologo, Angeli, Milano, P. Cherchi, Dalla crisi della presenza alla
comunità (Napoli, Liguori); P. Cherchi, Il peso dell'ombra: l'etnocentrismo critico
e il problema dell'auto-coscienza culturale, Napoli, Liguori, P. Cherchi, Il
signore del limite: tre variazioni critiche (Napoli, Liguori); S. Matteis, Il
leone che cancella con la coda le tracce. L'itinerario intellettuale, Napoli,
d'If, Donato, La Contraddizione felice? Martino e gli altri, ETS, Pisa, M.
Epifani, La fuga. Opera teatrale, Roma, riedita da La mongolfiera edizioni e
spettacoli; F. Faeta, I viaggi nel Sud, Boringhieri, collana «Nuova Cultura», F.
Cecla, Perdersi. L'uomo senza ambiente. Laterza, Bari); Dizionario Biografico degli
Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani Mariannita Lospinoso, Enciclopedia
Italiana, Appendice, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani M. Massenzio, L’antropologia, in Il
Contributo italiano alla storia del Pensiero Filosofia, stituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani A. Momigliano, Recensione a "La terra
del rimorso", in Rivista storica italiana, Quarto contributo alla storia
degli studi classici e del mondo antico,
Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, G. Sasso, M. Fra religione e
filosofia, Napoli, Bibliopolis, Taviani, Ridere un mondo, Roma, Aracne, Zanardi,
Sul filo della presenza. Fra filosofia e antropologia. Unicopli, Tabacchini,
Dramma e salvezza: il carattere protettivo del mito in G. Leghissa, Enrico
Manera, Filosofie del mito nel Novecento, Carocci, Roma. A. Rigoli, Magia ed
etno-storia, Boringhieri, Torino); B. Croce Vittorio Lanternari Claude
Lévi-Strauss Diego Carpitella, “Tarantismo” -- Altan Alberto Mario Cirese G. Angioni
Antropologia culturale P. Cherchi Scuola antropologica di Cagliari A. Gramsci
Storia delle religioni Etnologia Pizzica, Treccani Enciclopedie on line,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M.
Lospinoso, Enciclopedia Italiana, Appendice, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, VDizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, siusa. archivi.beniculturali, Sistema
Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Massenzio, M. e l'antropologia, in Il contributo
italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Recensione a Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al
pianto di Maria. Recensione a Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del
magismo. Pagina autore Liber Censor.net
di Ernesto de Martino, Istituto Ernesto De Martino, su iedm. Società di
Mutuo Soccorso Ernesto de Martino, su sms de martino.noblogs.org. Interpretazioni
dell'apocalisse: le tre edizioni de La fine del mondo di Ernesto de Martino, su
L’analisi e la classe, "Intorno a una storia del mondo popolare
subalterno", su Academia.edu. Grice: “The more Martino speaks of
‘meridionale’ and ‘sud’ the less I’m willing to qualify him as an Italian
philosopher simpliciter – so I categorise him as a representative of ‘filosofia
del sud’ or ‘filosofia meridionale’. Ernesto de Martino. Martino. Keywords:
religione civile, magismo – essercizio del giudizio – viaggio magico en route –
carpet route travelling – o routeless --. Luigi Speranza, “Grice e Martino” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Masci: l’implicatura
conversazionale -- critica della critica della ragione – implicatura solidale –
la scuola di Francavilla al Mare -- filosofia abruzzese -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Francavilla al
Mare). Filosofo italiano.
Francavilla al Mare, Chieti, Abruzzo. Grice: “But perhaps more interesting that
his explorations on the judicative are Masci’s conceptual analysis, and
fascinating ‘natural’ history of the will, with a focus on Aristotle!” Grice:
“Like Masci, I make a conceptual connetction between willing and free-will.” –
or “volonta” e “liberta” in his words!” -- Grice: “I like Maci; he has
philosophised on forms of intuition and instincdt – cf. my “Needs’ – and what
he calls the psycho-physical materialism. Also on what he calls the
psychological parallelism – He spent a few essays on quantification and
measurement in atters of the soul -- -- and speaks of an ‘indirect measure’ in
psychology. He has opposed ‘conoscenza’ to ‘credenza’ (cf. my knowledge and
belief), and further, ‘conosecenza and pensiero’, knowledge and thought. Nato in una famiglia della borghesia abruzzese, perse
il padre all'età di 4 anni. Frequenta il collegio Giambattista Vico di Chieti
e, completati gli studi liceali, e allievo di MOLA, che gli insegna filosofia. Inizia
gli studi di giurisprudenza all'Napoli,
dove si laureò ed in seguito studiò scienze politico-amministrative. Comincia
ad approfondire le sue conoscenze filosofiche grazie alle lezioni tenute da
Spaventa nella stessa città. Influenzato dalla sua formazione universitaria e
dallo stesso Spaventa, al centro dei suoi primi studi c'era il pensiero di Kant
e Hegel. Ottenne la cattedra di professore reggente di filosofia a Chieti, prima dell'abilitazione che gli fu
consegnata a Pisa. Inoltre venne nominato vincitore di un concorso della Reale
Accademia delle scienze morali e politiche grazie ad un saggio sulla Critica
della ragion pura. Divenne libero docente di filosofia teoretica all'Napoli e,
l'anno successivo, di storia della filosofia presso l'Pavia. Abbandona
l'insegnamento a Chieti per recarsi a Padova, dove era stato nominato professore
straordinario di filosofia morale. All'istituto scolastico lasciò numerosi
scritti sulla filosofia antica. Un anno dopo divenne Professore
all'Napoli. Ottenne la carica di rettore dell'Napoli e di consigliere
comunale della medesima città. Nel corso della sua carriera politica fu eletto
deputato dal collegio di Ortona al Mare per la legislatura e fu un sostenitore
di Annunzio. Entra nel Senato del Regno,
dove intervenne più volte sul tema dell'istruzione pubblica. Sosteneva la
maggiore importanza della formazione classica rispetto a quella tecnica o
scientifica nelle scuole secondarie. Liceo scientifico
"Filippo Masci" a Chieti Fu Presidente dell'Accademia di lettere ed
arti della Società Reale di Napoli, socio della Regia Accademia dei Lincei,
membro del Consiglio superiore dell'Istruzione Pubblica e di altre istituzioni
culturali. Presso i lincei difese l'importanza di Kant e Fichte in contrasto
con le parole di Luzzati che li aveva criticati per essere filosofi tedeschi.
S’erige un busto commemorativo a Francavilla al Mare e il neonato liceo
scientifico di Chieti fu intitolato in suo onore. Nel corso della sua
carriera conobbe Scarfoglio e Annunzio, che continuò a frequentare negli anni
successivi. Inoltre fu tenuto in grande considerazione da Spaventa. Compone “Pensiero
e conoscenza”, in cui sono racchiusi gli aspetti più importanti della sua
filosofia. Ha molteplici interessi (filosofia, psicologia, sociologia,
pedagogia, diritto e storia) ed è considerato uno dei più importanti esponenti del
neo-kantismo o neo-criticismo, avendo rifiutato sia alcune posizioni di
Spaventa, sia l'affermato positivismo di Ardigò, che esclude ogni possibile
principio a priori della conoscenza. La ripresa della filosofia di Kant e segnata
dalla convinzione che e sbagliato ridurre la realtà a pura rappresentazione, ma
anche dal tentativo di studiare la genesi psicologica delle categorie e quindi
negare la loro formulazione numericamente rigida. Nel materialismo psico-fisico
cerca di dimostrare l'unità tra anima e natura in una concezione psico-fisica
della realtà, ma la sua filosofia e criticata da Gentile, anche a causa della
mancata adesione al ne-oidealismo. Altri saggi: “Le forme dell'intuizione”
(Vecchio, Chieti); “L’istinto” (Società Reale, Napoli); “Il materialismo
psico-fisico”“Il parallelismo in psicologia, “Atti dell'Accademia di Napoli”,
Napoli Intellettualismo e pragmatismo,
“Atti della Regia Accademia delle Scienze morali e politiche”, Napoli, “Quantità
e misura nei fenomeni psichici”Memoria letta all'Accademia di Scienze Morali e
Politiche della Società Reale di Napoli. Napoli: Federico Sangiovanni et Figlio,
“Della misura indiretta in psicologia.”Conoscenza scientifica e conoscenza
matematica. Napoli: Federico Sangiovanni et Figlio, “Credenza e conoscenza” -- “I like the latest bit, where he discusses
the reciprocity of the faculties” – Grice.)
Atti dell'Accademia di Napoli”, Napoli, “Pensiero e conoscenza,”Bocca
Editori, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italian astrino per uniforme
ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia Ufficiale dell'Ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale
dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro Note Schede di personalità
abruzzesi importanti nel campo della filosofia, Regione Abruzzo). Storia
del liceo M. e biografia, Liceo M.).
Discorso di commiato per la morte di Masci, su notes 9. senato.
Pietrangeli, M. e il suo neocriticismo, Milani, Padova, Gentile, M.: dal
criticismo kantiano al monismo psicofisico, Noubs, Chieti. Giuseppe Landolfi
Petrone, M., Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Atreccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M., in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Opere M., su Liber Liber. Opere
di M., su open MLOL, Horizons Unlimited srl.
M., su storia.camera, Camera dei deputati. M. su Senatori d'Italia,
Senato della Repubblica. Differenza tra la filosofia e le scienze pparticolari.
Oggetto della Filosofia. La Gnoseologia e la Filosofia prima come parti
fondamentali della Filosofia generale. Distinzione dei sistemi filosofici, loro
significato e importanza. Distinzione delle altre parti della Filosofia
generale ed applicata, partizione e limiti della Filosofia elementare. LOGICA PRELIMINARE.
CONCETTO DELLA LOGICA E SUE ARTI. La Logica come scienza formale e
dimostrativa, sua definizione. Importanza della Logica. Suo rapporto con le
altre parti della Filosofia e con la scienza. Pensiero e conoscenza;
divisione generale della Logica. Nozioni preliminari sulle formo elementari,
concetto, giudizio, sillogismo; forme metodiche. I PRINCIPII LOOICI.
Determinazione dei principii. Il principio d'identità. Il principio di
contraddizione, valore di questo principio. Il principio di terzo escluso.
Il principio della ragion sufficiente. Valore dei principii logici.
Illustrazioni filologiche. Logica, dialettica, annliticn, elementi, c
oncetto, nota, rappresenzione, teoria. Teorema, problema/Speculativo. Astratto
e concreto, soggetto ed oggetto, contenuto ed estensione, analisi e
sintesi. Teoria delle forme elementari. Il concetto. Formazioni: k
natura dei. concetto. Il concetto e l’astrazione. L'iinagine concettuale.
Il concetto e la parola. Caratteri del concetto. Il concetto e l'essenza.
Il concetto e il giudizio. II. CONCETTO CONSIDERATO IN SE STESSO. Lo note,
loro significato rispetto all'unità del concetto, e loro ordine in esso. Concetti
nstrutti e concreti; qualità, generi, specie, forme diverse
dell'astrazione. Nota e parte, concetti di relnzioue, Contenuto ed
estensione dei concetti, rapporto tra il contenuto e 1' estensione. Contenuto
ed estensione nei concetti di relaziono. Della chiarezza del concetto. Il
concetto considerato in rapporto ad altri concetti. Rapporto d identità e
diversità, concetti equipollenti e concetti reciproci, significato delle parole
sinonimo ed omonimo. Rapporto d'opposizione, concetti limitativi e privativi,
concetti in opposizione contraria reciproca. Rapporto «li subordinazione
e coordinazione, contiguità ed interferenza dei concetti, i sistemi dei
concetti. Subordinazione e coordinazione dei concetti di relazione, condizione
e condiziauato, principio e conseguenza. Le categorie. Categorie
grammaticali, logiche e gnoseologiche, classificazione aristotelica delle
categorie, differenza tra le categorie logiche e le grammaticali. Le
categorie gnoseologiche, la classificazione kantiana, Le categorie di .sostanza
e di causa; il numero come epicategoria. Grammatica e Logica.
Elementi materiali ed elementi formali del linguaggio. Influenza del pensiero
sul carattere formale della lingua. Influenza delle forme grammaticali sullo sviluppo
del pensiero. Il Giudizio. Del giudizio in generale.
Definizione logica del giudizio, le definizioni realistiche e le logiche,
teoria del Brentano, Elementi dol giudizio, Della classificazione dei
giudizu. La classificazione tradizionale dei giudizii e il suo fondamento
logico. Discussione delle obiezioni contro d i essa, Forme dei giudizii
secondo la qualità -- il giudizio affermativo e le varie specie d'identità da
esso espresse; il giudizio negativo, sua essenza e sue forme principali,
limite della predicazione negativa; r) il giudizio infinito, se è una
forma a sé rapporto te» l affennaaione e la negazione nel giudizio
infinito,’ Jorme dei giudizi! secondo la quantità; il giudizio
universale, sue forme quantitativa e modale; il giudizio par- 6
ÌUdUttÌV “' se sia ™specte «ordinata de universa ' 6 ;^! 1 giudeo individule,
sue forme si laro Polme ?-’ sua,.,rre f ucibiIità al giudizio
universale, p. ICO Forme de. giudizi, d,
relazione; a) il giudizio categorico sua funzione sua irreducibilità; ») il
giudizio ipotetico, se Sia .m giudeo Ino g j 17 - 1 1 ?°|. etl ° 1
' c> ’’ S lm,izio disgiuntivo, suo significato logico condiziom di
validità; si mostra che non iuchiudfn con catto della re^rocità d' azione
ed è un giudizio dell’estensione, ft* e giuiUzi.
modali, critica delle obiezioni del Sigivi | deMVundt Dki GIUDIZII
COMPOSTI. Natura dei giudizii composti, loro specie. U Ghi
notti ::rr u >i r f eiazìoue <,mogen,;u 172 -§ m. (h^ CO m-
post. a relazione eterogenea, Giudizii contratti, Qnadro generale di
tutte le forme dei giudizii, p. no. Giudizi analitici e sintetici.
r t i I | GÌ j d !? ÌÌ analitici - sintetici, e sintetici a priori,
II -ritmile della teoria dei giudizii sintetici a priori, significato
vero di questa teoria, Giudizi! empirici e giudizii a priori. Delle
relazioni dei concetti nei giudizii DELLE RELAZIONI DEI GIUDIZII.
Attribuzione del predicato ni soggetto nei giudizii, Dipendenza delle relazioni
dei giudizii dulie relazioni del loro contenuto, relazioni immediate, e
mediate, e specie della prima tecnica dei raziocina immediati, e schema
della subalternuzioue e dell opposizione dei giudizii. Delle
trasformazioni dki annui Trasformazioni quantitative e modali per
subalternazione, Trasformazioni quantitativo-qualitative e modali
por opposizione, Trasformazioni por equipollenza qualitativa, per
equipollenza della relazione, per equipollenza tra la quantità o la
modalità, Teoria delle reciproche, suo valore logico; teoria delle
reciproche universali affermative ; caso delle reciproche condizionali,
(teorema di Hauberì. Lo reciproche universali negative. Lo reciproche
particolari affermative e negative, Teoria della contrapposizione, Si
prova che le reciproche e le contrapposto delle proposizioni
universali sono, quando sono possibili, vere illazioni, Il
Sillogismo. Ragionamento e Sillogismo. I gradi del sapere e le
vie della ricerca, sillogismo e induzione, Strutturo del sillogismo e sua
definizione, La sillogistica aristotelica e la sillogistica delle
scuole, generalizzazione logica e generalizzazione scientifica, l'universale
come fondamento ili qualunque dimostrazione, Il sillogismo
categorico. Regole gonerali del sillogismo. Figure sillogistiche, Modi
generali del sillogismo, e modi speciali di ciascuna figura, Valore delle
figure sillogistiche, la quarta figuro, Specie del sillogismo; 1'
entimema, la sentenza entimematica, l'epicherema, il polisillogismo,
Il sorite; sorite deduttivo e sorite induttivo, Rapporto tra la vorità dell’
illazione e la verità delle premesse SILLOGISMO IPPOTETICO E IL
SILLOGISMO DISGIUNTIVO. Il sillogismo ipotetico: impossibilità di ridurre
1 una all altra le forme del sillogismo; sillogismo ipotetico con termine
medio, sillogismo ipotetico senza termine medio e suoi modi, Il
sillogismo disgiuntivo e sue formo, Il dilemma, sue forme, sue regole, Del riii Nciptp e dui. valore del
sillogismo. Esposizione ed esame delle obiezioni contro il valore
dimostrativo del sillogismo, Critica della teoria del Mill, che ogni
ragionamento, e quindi anche il sillogismo, e un inferenza dal
particolare al particolare, Esame della quistione se il sili ogismo sia
la forma generale del raziocinio, Del principio fondamentale del sillogismo; se
sia materiale o formale; i principii aristotelici e quelli del Lambert. Si
dimostra che il sillogismo si fonda sugli assiomi logici e sul principio
della sostituzione dell'Identico, Teoria pei. Metodo Metodo sistematico
Oggetto e parti del metodo; oggetto e parti del metodo si
stemutico, La definizione. Elementi della definizione ; come 1'
individuazione del concetto sia effetto della loro composizione, Le definizioni come principii proprii nelle
scienze deduttive e induttive, Concetti indefinibili e loro specie ; forme
approssimate della definizione, e loro valore assoluto e comparativo,
Definizione nominale e definizione reale, specie della definizione nominale, la
definizione nominale induttiva; la definizione reale, definizioni
riversibili, difficoltà opposte delle definizioni metafisiche «d
empiriche, metodo delle definizioni reali induttive, definizioni reali
deduttive, Definizioni analitiche e sintetiche, la definizione genetica, Regole
delle definizioni, Divisione e Classificazione. Concetto della divisione,
e sue regole, Da dicotomia, sue specie, suo valore logico, La classificazione
scientifica, suo fino; le classificazioni per qualità apparenti; la
classificazione tassonomica e la classificazione per serio, La classificazione
per tipi, sue specie; inferiorità della classificazione per tipi alla
classificazione per definizioni, Le classificazioni genetiche ; come siono
apparecchiate dalla fase comparativa delle scienze; Jifficoltà delle
classificazioni genetiche, loro perfezione rispetto a tutte le altre,PnOVA
DEDUTTIVA K J'HOVA INOUTTIVA. Oggetto della prova; i principii di
prova e loro specie; specie della prova, La prova deduttiva, sue forme
logica e causale, analitica e sintetica. Procedimenti e modi varii della
prova deduttiva analitica, Sqhema della prova induttiva; la teoria
dell’induzione in Aristotele, Bacone, Hume e Milli; verità ed errore
della teoria del Mill; so il calcolo dello probabilit à, o il principio
d'identità possano essere fondamento deU'induziono, Differenza
dell'induzione dall' associazione psicologica; solo fondamento della logica
dell'induzione la dipendenza della realtà da principii a da cause come
una legge necessaria del pensiero e dell'essere. L'induzione come operazione
inversa della deduzione, limiti di questa teoria, Delle forme di ragionamento
che sembrano, ma non sono induzioni II postulato dell'uniformità delle
leggi di natura, come debba intendersi, e quali sieno propriamente leggi
ili naturu: rapporto del postulato col principio di causa; si mostra che questo
assicura non solo l’uniformità degli effetti, ma anche l'uniformità delle
cause, Gradi dell'induzione; di verse condizioni della sua val idità
nelle scienze della natura e in quelle dello spirito; l'induzione nelle
Matematiche, La PROVA ENTIMEMATICA E L'ANALOGICA. La prova entimematica,
sue specie, suo uso o valore essen¬ ziale nelle ricerche scientifiche,
suo carattere deduttivo, Tecnica del ragionamefl4£jmjjlo£ieo, somiglianze e
differenze dall induzione, in che senso e in che limiti debba intendersi
che è un’inferenza dal particolare al particolare, Rapporto tra
l'analogia c l'as sociazione psicolo gica: il nesso tra la funziono logica e la
psicologica come causa dell'uso larghissimo dell'analogia nella prova
scientifica, e dei facili errori ili cui è causa, L a ngioma perfetta e
l'impe rfetta, grudi di quest'ul- tima, e limiti della~sua validi^, p.,'!tt
"Tj Y. L'analogia d'identità e l'analogia «li coordinuzione, La
prova indiretta. Tecnica della prova indiretta, sue forme contraddittoria
e disgiuntiva; e rrore d ella L gica tradizionale che ammette solo l
a prim a: critica delle contrarie teorie del Sigsvart e del Wundt,
La prova indiretta disgiuntiva multipla, e l’ alternativa; la prova indiretta
contraddittoria, Paragono tra la prova diretta e l’indiretta; casi del
loro uso cumulati vo, e funzioni in essi della prova indiretta, 1 PUINUIPII DI
PROVA. Necessità che vi siano princi pii primi ; j vr indpii
proprii, Specie dei principii; d efinizi oni, ipotesi, postulati, a
ssio mi; caratteri logici di ciascuno di essi e loro funzioni; discussione sui
caratteri dell’assioma, Il criterio della certezza consiste
nell'inconcepibilità del contraddittorio, e nei postulati della verit à d ell'
esperienza ~~e ifolLy informità della natura, Sofismi . Se la
Sofistica sia una parte della Logica, Difficoltà di dare una buona
classificazione dei sofismi, esame delle classificazioni di Aristotele,
del Whately e dello Stuart Alili; ragioni di ridurre i .sofismi a tre classi
secondo che riguardano o le premesse, o l'illazione, o la conseguenza logica
della prova, n. 3( il - Sofismi verbali e so fismi morali, p. Sili Sofisrnìuigici relativi alle premesse;
loro specie, premesso apparentemente vere, petizione di principio,
inversione tra principio e conseguenza, Sofismi relativi all'i llazi one, loro
specie, 1 'ignorano elenchi, e il ai- auto» probare nihil probare, So
fismi r i rr» |a conse- Metodo inventivo. Oggetto o parti del
metodo inventivo, Dei metodi ikdutitvi. Analisi dell'idea di legge; leggi
normative, causati, matematiche. Definizione della legge, Oggetto della
ricerca induttiva sono le leggi causali; distinzione ili esse dalle
leggi di consistenza. Il concetto.sperimentale della causa. Caratteri
fondamentali della causalità nella natura; la pluralità delle cause, lu
molti- plicità delle serie causali, hi composizione a collocazione delle
causo, la trasformazione delle cause, la causalità unilaterale e
reciproca, L’osservazione scientifi ca: il suo carattere fondamentale è
la prevalenza del ragionamento sulla percezione. Precetti a cui deve
conformarsi. Le tre operazioni nelle quali si risolve sono, l'analisi,
l'eliminazione, la generalizzazione. Osservazione esterna od interna, L'esperimento,
suo maggior valore rispetto all induzione. Necessità di mezzi superiori
di ricerca sperimentale, i metodi induttivi, Logica. ? o: t
guenza logica della p rova: s ofismi dedu ttivi, loro specie, sofismi di
conversione e di opposizione, sofismi por inosservanza delle regole
sillogistiche circa la qualità o quantità dell'illazione in rapporto alla
qualità e quantità dello premesso, sofismi di divisione e di
composizione, sofismi a dirlo secondimi quid ad ilictum simplieiter, et
secundunr alterimi quid. Sofismi induttivi; sofismi di osservazione, loro specie; sofismi di
generalizzazione, loro specie; i sofismi di falso analogio derivanti
dall'uso delle metafore sognano il limite di transizione dai sofismi di
pensiero ai verbali p. Dki metodi induttivi. (muti nuaz unir)
Metodi induttivi in Bacone, Herschell e Stuart Mill, Il metodo di concordanza,
Il metodo di differenza, e il metodo di concordanza negativa, Il metodo delle
variazioni, Il metodo dei residui; uso cumulativo dei metodi induttivi, Limiti
del valoro dei metodi induttivi dipendenti dalla mol teplicità delle
cause p ^dOili di uno stesso effe tto, e dalle complicazioni delle cause.
Necessità dell'integrazione deduttiva per ricollegare le parti del
procedimento induttivo, Dei. metodo deduttivo. Oggetto e
forme del procedimento inventivo deduttivo ; uso di questo procedimento
nelle scienze razionali, il valore delle ijw- tcsi in queste dipende
dall'inversione del procedimento deduttivo. Applicazione del metodo alla
risolupiona dei problemi ; necessità della dcdueione dei concetti come
fondamento di esso, 11 proce dimento deduttivo nelle scienze eimteri che
causali; suppone l'induzione anteriore delle leggi causali più semplici,
o consiste o in una riduzione o in una sintesi. Necessità j ella
itjerificazio D e. Il procedimento deduttivo da i uotegi causali. C ondizioni
cIVih i- missibilità delle ipot esi, Condizioni di neiificazione ;
verificazione completa e incompleta.gradi di ciascuna, osompii. p.tòO. Discussione
delle cr itiche mosse all'uso dol imi unteci. Importanza dello ipotesi, e largo
uso di esse in ogni ramo di scienze come condizione del loro progresso ;
condizioni soggettive ed oggettivo delle vere ipotesi scientifiche,
Haitouti tua l'induzione e la deduzione. Divisione delle leggi in
primitive e secondarie, o delle secondarie in empiriche e derivate ; limiti
relativi della loro estensione, Si mostra con l'esame dei variimodi di
spiegazione di un fenomeno, che spiegare è dedurre. Limiti della
generalizzazione nella scienza, Significato relativo della
distinzione delle scienze in induttive e deduttive ; tendenza generale
delle scienze a diventare deduttive ; difficoltà di tale trasformazione,
ed Muti che riceve dall'applicazione del Calcolo, I P li O. Definizione
logica del problema, distinzione dei problemi in ipotetici ed assoluti, e
modo di risolverli, I problemi antitetici, modi di risolverli,
VEBISIMIOLIANZA QUALITATIVA. Verisimiglianza Qualitativa e
verisimiglianza quantitativa: norme logiche della prima, Delle ragioni di non
credere alle testimoniauzo contrarie a leggi causali note, Ul. e
alle uniformità non causali, Delle ragioni della incredibilità delle
coincidenze e delle serie, Veiusisik; manza quantitativa. II calcolo delle
probabilità e le sue norme fondamentali, I suoi presupposti: in che senso e in
che limiti è vero che il calcolo dello probabilità suppone l'ignoranza
delle condizioni qualitative dell'evento, Il calcolo delle probabilità
come procedimento di eliminazione del caso; concetto logico del caso,
Eliminazione del caso rispetto all'effetto; olimiuaziona del caso
rispetto alla causa, Metodi delle Matematiche. Le Matematiche come
scienze deduttive, I Metodi dell'Aritmetica come metodi di formazione dei
numeri; il sistema di numerazione, e le operazioni, L' Algebra come scienza delle funzioni:
notazioni algebriche; l'Algebra come scienza dell'equivalenza dei modi di
formazione delle quantità, La Geometria come scienza dell'equivalenza delle
grandezze; i tre metodi principali della Geometria elementare, la
risoluzione delle figure; le c ostruzioni ausilia rie, le c ostruzioni
genetiche. L'induzione in Matematica, Estensione e limiti dell
applicazioue dello Matematiche allo altre scienze, METODI DKU.K SCIENZE
BTOBIOHK. La testimonianza come nnirp [iri-mH-Jal Wvoi!i|-à 'lei
fatt i stormi; valore Tjel rritijrio I ntrinse co, la verisijjiigliuuza;
necessità del criterio estrinseco, cioè desumo dalle reiasioni di tempoo
luogo del racconto col fatto. Valore della leggenda per la storia. S
li.Monumenti; monumenti preistorici, f ihdmria o s|^ ri,i p .ts-. g m.
Monumenti storici, maggior valore di essi in confronto con lu testimo-
niuiiza; le due quistioni possibili rispetto a questa, l'autenticità e la
credibilità; Iti credibilità è tanto maggiore (pianto più è possibile
riportare il racconto alla percezione diretta come a causa- Maggior
valore della tradizione scritta e suoi limiti, L'autenticità è tanto
maggiore quanto maggiore i- la possibilità di escludere lo falsifica -
zioni e le alterazioni, i ncertezza e limiti della tradizione orale,
esempio del valore storico dell’ epopea francese, I criteriidei numero e
della credibilità dei testimoni, Passaggio dai fatti alle leggi ; s cienze
storiche e sociul i. p. Dei metodi ueij-k scienze storiche, Tre specie di
melodi por la ricerca delle leggi storiche: critica del metodo deduttivo
astratto,Critica della teoria antropologica. Critica dell'analogia
biologica, Critica dal materialismo storico .Critica della aeuola
.dorica, L'indeterminismo storico, e la scuola psicologica, Il metodo
deduttivo inverso o storico, funzione essenziale dell'Induzione in
esso, le leggi storiche come lci/</i di tendenze. \ ili Insnflii-ionza
iL-1 |n'i n• i < 1 i nn •( 1 1• » induttivo desunta dalla natura
delle uniformità accertate dalla Statìstica, p. òli Si IX. Si mostra che
lutti i metodi hanno n p valore limit ato nella rìcercu delle leggi
storiche,e che tutti possono essere utili, se subordinati al metodo
deduttivo inverso. Concetto della Filosofia della storia, LA SOCIETÀ, IL
DIRITTO, LA MORALITÀ. L'aspetto sociale perla coscienza di sè, S I. L'io
sociale, sua formazione, sue fasi di sviluppo, Identificazione dell'io sociale
con l'io formale, l'io come principio sociale, LA SoCIETA. Condizioni comuni
della vita sociale animale ed umana, e condizioni proprie di questa. Le società
animali, Diffe renza tra la società umana e l'animale. La teoria biologica, e
l'ato mistico-contrattualista. Se la società sia una realtà indipendente dalle
coscienze individuali, Definizione della S o cietà.LE FoRME soCIALI PRIMITIVE E
IL LoRo svILUPPo. Il gruppo sociale primitivo, il costume, la sanzione
religiosa, organizzazioneprimitivadell'assicurazionesociale. Ori gine dello
Stato, il diritto e lo Stato, DIRITTO E MORALITA'. Unità primitiva delle regole
della condotta, separazione pro gressiva della religione, della morale e del
diritto. Dif ferenze tra la morale e il diritto, Caratteri differen ziali
derivati, Rapporto fra il diritto e la moralità; concetto dell'Etica come
scienza, La Coscienza morale. I GIUDIzn vALUTATivi MoRALI. Giudizii di
cognizione e giudizii di valutazione, i giudizii valutativimorali, La teoria
dei valori in Economia, La teoria che pone il principio della valutazione m o
rale nel sentimento, Una forma speciale di questa, la teoria dei valori
normali, Esame della teoria sentimen talistica, Il senso morale, la simpatia,
la pietà, I GIUDIziI VALUTATIvi MortALl. Il sentimento non può essere principio
di valutazione morale, perchè è mezzo non fine, e perchè è correlativo delle
idee, e prende nome da esse. Il sentimento del rispetto morale (Achtung)
secondo Kant. Si mostra che la ragione può operare sul sentimento, e che
èilgiudiziodivalorequellochelodetermina, Esame della teoria appetitiva e della
volontaristica dei valori morali, La teoria biologica dei valori,Il carattere
ra zionale della valutazione morale provato, a) dalla necessità del cre terio
morale, e dalla dipendenza del sentimento da esso; b) dalla sistemazione
finalistica dei valori morali; c) dal carattere scientifico dell'Etica; d)
dalla idealizzazione progressive del sentimento morale, ANALISI DELLA cosCIENZA
MORALE. Coscienza morale e coscienza psicologica, genesi della c o scienza
morale nell'individuo, l'equazione personale della moralità, Genesi della coscienza
moralesociale, suo procedimento dal particolare all'universale, Contenuto ed unità
della coscienza morale, Autorità della coscienza morale, san zione, Sentimento
morale, affinità del sentimento m o rale col sentimento religioso, L'idea del
dovere come categoria morale ultima; essa suppone il dualismo morale, ed è la
condizione del progresso morale. Critica della teoria psicologica. Dovere e diritto.
La subordinazione dei doveri dipende dal grado della loro universalità.
Coincidenza del dovere e del bene.ANALISI DELLA CosCIENZA MORALE. La volontà
morale, esame della teoria che il fine giustifica i mezzi,Il carattere
psicologico e il carattere morale, Teoria aristotelica della virtù, che è un
abito, che è una medietà; critica di questo secondo carattere. Classificazione
ari stotelica delle virtù. La teoria kantiana, e sua opposizione con la
precedente. La loro conciliazione si può avere se si concepisce la virtù come
la sintesi superiore della coscienza morale, Se possa concepirsi l'estinzione
della coscienza morale, Le basi della moralità. LA LIBERTA' MORALE. Rapporto
teorico tra la libertà e la moralità, antinomia tra la libertà e la causalità,
vicende storiche del problema, i tre punti di vista dai quali deve essere
considerato, La libertà d'indifferenza, argomenti indeterministici, il numero
infinito, il nuovo, i casi d'indeterminazione nella natura, il caso, la
statistica. La li bertà intelligibile di Kant; teoria di Bergson, la causalità
ridotta all'identità, e la libertà creatrice. La libertàela testimonianza della
coscienza; argomenti opposti dei deterministi e degl'indeterministi; il
risultato della disputa non è favorevole alla libertà d'indifferenza, LA
LIBERTA' MORALE. La libertà e l'ordine morale, libertà e responsabilità, loro
nesso necessario. Contro di questo non valgono nè la critica dell'idea di
sanzione, che lo nega, nè l'idea dell'autonomia che non lo spiega, La libertà d'indifferenza in contrasto con la
respon sabilità, questa ammette la causalità del motivo; ilrimorso e lo sforzo
morale ne sono prova, Esame del criterio della pre vedibilità degli effetti
dell'azione, La libertà morale s'identifica con la causalità dell'io; la teoria
psicologica dell'auto coscienza e quella della volontà, come potere
d'inibizione e d'im pulso proprio dell'io, sono la dimostrazione di questa
causalità. I n stabilità delle condizioni psicologiche della causalità dell'io,
con solidamento di esse nel carattere morale, La respon sabilità morale
richiede come suo fondamento una formazione psi cologica identica per tutti,
quindi non potrebbe riconoscerlo nel temperamento o nel carattere psicologico.
Differenza del consenso teoretico e dell'adesione pratica in cui consiste la
libertà. Rapporto della responsabilità con lo stato d'integrità della causalità
dell'io,e loro variazioni correlative. Suo rapporto con l'educazione della v o
lontà. La libertà e la vita sociale, intimo rapporto della libertà con la
solidarietà. LA solIDARIETA' MORALE.
Libertà e solidarietà; suggestione individuale e suggestione collettiva della
solidarietà; la solidarietà nel dolore e la solidarietà nel progresso; la
solidarietà e l'eguaglianza, p. La soli darietà economica, sua causa la
divisione del lavoro; influenza di questa causa sulle forme superiori della
vita sociale; anomalie. Li bertà, solidarietà, giustizia; loro nesso
necessario, giustizia ed egua glianza, Se la divisione della voro possa essere considerata
come il principio morale della solidarietà nelle società superiori; solidarietà
nel diritto, nella storia, nell'arte, nella scienza, nella religione. L'unità
morale della natura umana, e la giustizia come condizione della solidarietà, LA
Giustizia, La giustizia come idea morale fondamentale; la giustizia come virtù,
cenni storici, La giustizia come norma; teoria aristotelica, Teoria di Mill, La
giustizia come unità della libertà e della solidarietà;lagiustizia nell'ordine
economico, Giustizia e carità; il progresso morale, La legge morale.I sisTEM1
MoRALI. Classificazione dei sistemi morali. La morale eteronoma, La morale
autonoma; isistemi sentimen talistici e gl'intellettualistici, I sistemi aprioristici e gli empirici, I
sistemi universalistici e gl'individuali stici, I sistEMI MORALI. I sistemi soggettivi, l'edonismo e l'eudemonismo,
I sistemi oggettivi, l' utilitarismo; utilitarismo individuale e utilitarismo
sociale, l'utilitarismo nella filosofia dell' evoluzione (Spencer). Altre forme
della morale oggettiva, la morale della perfezione, la morale del progresso, la
morale del vi vere secondo natura, La morale biologica, socialismo e
individualismo biologico, Critica della morale bio logica. Necessità di una
morale razionalistica. LA LEGGE MORALE. Differenza tra la legge naturale e la
legge morale, carattere di obbligazione, altri caratteri della legge morale,
Concetto del Bene; la prima formula della legga morale, l'univer MAscI–
Etica. salità. La seconda formula della legge, la finalità. La terza formula
della legge, l'autonomia. Unità delle tre formule. Il sentimento m o rale, Il carattere
formale della legge morale kantiana; vecchie e nuove critiche contro di esso;
parte innegabile di verità che è in esse. Risoluzione del formalismo kantiano
dal punto di vista gnoseologico, S Risoluzione del formalismo kantiano dal
punto di vista oggettivo,
L'accentuazione formalistica della dottrina kantiana come conseguenza
dell'opposi zione contro l'empirismo morale, necessità della negazione del for
malismo morale, e del dissidio tra la ragione morale e il sentimento morale.
Valore storico e teorico dell'etica kantiana. LE FORME DELLA COMUNITÀ MORALE.
INTRODUZIONE S I. L'Etica come scienza sociale; suoi aspetti ideale e storico.
Le diverse forme della vita sociale: la famiglia, la società civile, lo Stato,
la società religiosa. LA FAMIGLIA. S I. Cenni sulla storia della famiglia, la
famiglia paterna, L'idealità morale nella famiglia. La famiglia dal punto di
vista giuridico e dal morale; monogamia, fedeltà, indisso lubilità, divorzio.
Critica della teoria che considera la famiglia come una forma transitoria della
comunità morale, Il m a trimonio civile e il religioso; i rapporti tra i
coniugi, e tra i geni tori e i figliuoli; la patria potestà, LA SOCIETA' CIVILE. Concetto della società
civile; in qual senso e in quali limiti si può dire che la società civile
derivi dalla famiglia, la società ci vile e lo Stato, Le classi sociali, gli
antagonismi so ciali e lo Stato, LA SoCIETA' CIVILE COME SISTEMA DEI DIRITTI
PRIVAT1. Diritti personali e diritti reali, loro comune fondamento. D i ritto
di libertà e sue specificazioni, la personalità morale e giuridica
–della donna, limitazione della seconda nella sfera del diritto pubblico;
carattere sociale dei diritti personali, Dei diritti reali, la proprietà, suo
fondamento psicologico e suo sviluppo sto rico; impossibilità di dare un
fondamento esclusivo all'una o all'altra delle sue forme, la proprietà delle
opere dell'ingegno, Le obbligazioni,lorospecie; il diritto contrattuale, sua natura,
suoi limiti, Il diritto di associazione, sua natura, suoi fini, sua storia; le
corporazioni medievali e le libere associazioni moderne. Varie specie di
associazioni; le associazioni e lo Stato, DEL CONCETTO E DEI FINI DELLO STATO.
Necessità dello stato, elementi ideali del concetto dello stato, Elementi
materiali, il popolo e il territorio; fattori naturali e fattori spirituali della
nazionalità, La sovranità, suo fondamente razionale; lo Stato di diritto, la
costituzione, la personalità dello Stato, Definizione dello Stato, I fini dello
Stato, loro distinzione in proprii e d'inte grazione, Limiti dell'azione dello
Stato, I POTERI DELLO STATO. S I. Modi varii di distinguere i poteri dello
Stato, Della divisione dei poteri, suo carattere relativo, Il diritto punitivo,
suo sviluppo storico, Esame delle varie teorie sul fondamento del diritto di
punire, G i u stizia civile e penale, delitto e pena, la pena come limitazione
della libertà; la pena di morte, l'infamia, la gogna. Valore relativo degli
altri fondamenti del diritto di punire. LA cosTITUzioNE E LE FORME DELLO STATO.
Le costituzioni degli Stati, definizione, loro carattere storico, moltiplicità
dei loro fattori,Le forme dello Stato, divi sione aristotelica, quali siano
ancora vitali; necessità del governo rappresentativo, sue forme repubblicana e
monarchica, e caratteri differenziali di queste, LE RELAZIONI FRA GLI STATI E
LA PATRIA. Del diritto internazionale, se sia un vero diritto, sua distin zione
in diritto pubblico e privato, Cenni storici, Diritto internazionale pubblico;
la sovranità e le sue limitazioni; la sovranità territoriale e la libertà dei
mari. Diritto di guerra e sue limitazioni. L'ideale della pace universale,
Diritto internazionale privato, statuti personali e reali, dispo sizioni
speciali, Se l'idea di patria sia un'idea transi toria, sua necessità storica e
psicologica e doveri che ne derivano. Elementi più generali di questa idea, e
formazione storica diversa pei diversi popoli. Patriottismo e imperialism. LA COMUNITA'
RELIGIOSA, CHIESA E STATo. S I. Concetto della Religione, ReligioneeReligioni.
SII. Le religioni positive e la cultura; perennità dellavitareligiosa;suo
adattamento ad ogni grado di coscienza, Importanza sociale delle religioni
positive, e unità primitiva della società reli giosa e della civile, Ragioni
della loro separazione, l'universalità della religione, e il principio della
libertà di coscienza; impossibilità per lo Stato di subordinare la cooperazione
sociale alla fede religiosa, I quattro sistemi di regolamento dei rapporti tra
la Chiesa e lo Stato; loro irrazionalità relativa, e confusione dei medesimi
nella politica pratica, Dif ficoltà
teoriche e pratiche del regime della separazione, Difficoltà speciali del
regime della separazione nei paesi cat - tolici; la separazione come meta
ideale nei rapporti tra la Chiesa e lo Stato, p. Nati ra e classificazione dei
fatti psichici. Il fatto psichico come l'atto psicofisico, Differenze trai
fatti psichici e i materiali; che s’intende per stato di coscienza,
conscio ed inconscio. La teoria delle facoltà e quella dell’ unità di
composizione dei fenomeni psichici; il rifesso psichico primitivo, le
forme piu generali delle attività psichiche cóme suoi momenti, loro
distinzione progressiva, Svi l,t'PP O DEI PATTI PSICHICI. La coesistenza e
la successione nei fatti psichici, fatti psichici primarii e secondarii;
l’associazione come loro legge generale; fatti psichici di terzo grado, loro
rapporto con gli altri. Partizione della Psicologia, La subordinazione
progressiva dei fatti psichici alla coscienza è indirizzata alla
conoscenza Il mondo dello spirito oggettivo. La Psicologia della
sensibilità. Delle sensazioni in P£w.v« Definizione e
classificazione delle .sensazioni in loro stesse e in rapporto agli
stimoli, Rapporti fra la geu sa- /ione e lo stimolo quanto all intensità
e all’estensione: soglio e <iifferensa;quantità negativa; stimolo,
eccitazione, sensazione, So ggetti vità delle sensazioni: limite del principio
delle energie specifiche; moltiplicità di sensazioni per uno stesso
stimolo, sensazioni di consenso. Le sinestesie. In che senso le sensazioni
si possono sostituire .L’ eccentricità non è, come la spazialità,
una proprietà primitiva delle sensazioni, Qualità, intensità, t ono delle
sensazioni. Irredncibilità delle qualità. Lpgge di Weber sul rapporto tra
la sensazione e lo stimolo. La legge di Fechner,c eltica de lla medesima,
Che s‘ intende per tono delle sensazioni; rapporto tra la qualità e
l’intensità delle sensazioni e il loro tono. Le. sensazioni in
particolare. Le sensazioni particolari si distinguono in piterne
edjtf terne. e le prime "in organiche 0 e muscolari" Le sensazioni
orga¬ niche.'la coinestesia o senso vitale; le sensazioni organiche
speciali. norma li e patologiche, loro funzione biologica, loro tonalità,
loro dipendenza da stimoli periferici e da stimoli centrali e psichici, Le s
ensaz i oni musco lari; diverse teorie intorno ad esse; si mostra che
sono sensazioni centripete del movimento eseguito, non dello stato
organico del muscolo. Contenuto qualitativo e tono delle sensazioni muscolari.
Coinestesia, cinestesia e cinestesi. Le sensazioni esterne; differenziazioue
ed isolamento degli organi relativi, il loro numero un fatto d'esperienza
soltanto. Il senso del tatto, sensazioni di contatto e sensazioni di
tamperàTuraT^SS^Tia ed altezza di stimolo per le sensazioni termiche: rapporti
tra la sensibilità termica e la tattile. Sensazioni di pressione, di c
ontatto . di discriminazione locale. Teoria del Weber intorno alla
discriminazione; i segni locali. Le sensazioni di forma, 1 sensi chimici,
loro carattere biologico; mancanza di figurabili e quindi minore
oggettività del loro contenuto. Il gusto, stimoli e condizioni di questo senso,
varie specie di sensazioni gustative. Loro fusione e rimemorabilità,
penetrazione e intensità. L’olfatto, natura dello stimolo, penetrazione
delle sen¬ sazioni olfattive,loro intensità e fusione, loro
classificazione, e scarso valore oggettivo, loro valore emotivo e
rimemorativo. L’ udito, stimoli delle sensazioni uditive. Qualità delle
sensazioni uditive, rumori e suoni. Percezioni spaziali dell’udito.
L'udito e il linguaggio, la musica. Altezza, intensità, timbio. Armonia,
melodia, ritmo, La vista., stimoli delle sensazioni visive, corpi
luminosi, opachi, trasparenti. L'organo visivo.Percezione di spazio e di
forma; teorie empiriche e teorie nativiste. Percezioni di luce e di
colore. Colori tondamentali e derivati, acromatismo. Somiglianze e
deferenze tra la gamma dei colori e la scala musicale. Contrasto
successivo e contrasto simultaneo. Luminosità proprie dei diversi colori .
colori caldi e freddi, saturi e non saturi. Il sentimento sensiti
ivo. Definizione del sentimento, piacere e dolore indefinibili e
di qualità opposta, soggettività dei sentimenti, finalità biologica dei
sentimenti sensitivi, loro differenza dalle sensazioni. Fisiologia del
piacere e del dolore. Dipendenza degli stati emotivi dai presentativi, II
sentimento sensitivo e il sentimento vitale 4 \\ punto neutro, Dipendenza
del sentimento dallo stato del soggetto, dall’intensità dello stimolo, Rapporti
vari! dei sentimenti sensitivi con l'oggettività, la frequenza, e la
qualità delle sensazioni. Dimostrazione particolari raggiata del primo di
questi rapporti, Sentimenti sensitivi di natura estetica, loro
dipendenza dalla forma delle sensazioni, armonia, euritmia, proporzione. L\
TEND5ì^U-B L’ISTINTO. L’istinto. L’ azioni? riflessasue proprietà e
differenze. Impulsività delle sensazioni, legge di diffusione e legge di
specificazione. La tendenza, Definizione della te nden za, sua
dipendenza dal sentimento che ne è causa; ten denze primitive e derivate;
la tendenza, come stato psichico per sè, è il prodotto dell’inibizione. Carattere
biologico della tendenza, legge di riversione tra l’azion
volontaria e la riflessa. S viluppo dell’attività pratica mediante l’isolamento
e la combinazione dei movimenti. Differenza di s viluppo dell’attività prat ica
nell’animale e nell’uomo, e differenza di finalità. Funzione
dell'imitazione in tale sviluppo. L atti vità pratic a dir etta alle
rappresentazioni, forme dell'attenzione spontanea, L’istinto ;
teorie opposte sulla sua natura ed origine; teoria della lapsed intelligence
(Romanes). Errori del Komaues circa la natura dei fattori dell istinto, e
circa il loro rapporto. Natura dell’esperienza che è base dell istinto, 1
intelligema adattatine), suo carattere frammentario, sua meccanizzazione.
L’istinto cpme uno sviluppo ol- latepale deU’ attività pratica, senza
continuità con le forme superiori, p. Le condizioni dello sviluppo
psichico. L’ ATTENZIONE. Natura dell attenzione; attenzione
spontanea e attenzione volontaria, specie della prima: attenzione esterna
ed interna. Fenomeni fisici dell’attenzione, Intermittenza e ritmicità dell’
attenzione, Attenzione e percezione, attenzione e coscienza. Carattere emotivo
dell’attenzione spontanea, origine e sviluppo dell’attenzione nella serie
animale, L’ attenzione d’esperienza: e le sue forme singolari dell'
attenzione aspettante, dell’ inversione delle imagini, e dell at tenzione
marginale. L’attenzione interna. La memoria. Analisi del fatto della
memoria, memoria organica e memoria psicologica, loro riversione e sostituzione.
Non ci è una memoria come facoltà generale, ina un numero grande di
memorie particolari. IL Condizioni della memoria, anomalie
mnemoniche, Stato primario e stato secondario nella memoria, loro
differenze, e loro rapporti, Sviluppo della memoria, prova desunta dalle
amnesie, La memoria psicologica e le sue leggi. La collocazione nel tempo.
L’ ABITUDINE. Dell’abitudine dal punto di vista fisiologico e
psichico, Effetti dell’abitudine, l’attenzione e l’abitudine, I'
abitudine come educazione di tutte le funzioni psichiche, L’abitudine e la
volontà. La psicologia della conoscenza. LA PERCEZIONE. Natura della
percezione, sua differenza dall’associazione: la percezione come
integrazione. Condizioni della percezione,. |percezione ed appercezione Altre
prove dell’integrazione percettiva, Cause soggettive ed oggettive delle
integrazioni percettive, Misura del tempo della percezione,
equazione personale,[variazioni, percezione e sensazione, Percezione sensitiva
e percezione intellettiva, La percezione
interna, Le illusioni percettive e loro specie, Le allucinazioni, diverse
ipotesi sulle loro cause. L’ ASSOCIAZIONE. Associazione e
percezione, serie percettive e serie rappresentative, Teorie intorno alla
reviviscenza delle rappresentazioni. Critica della teoria herbartiana, la
teoria morfologica, dell'associazione, Se siano riducibili,
Condizioni prossime delle associazioni, Tempo di associazione, L’oblio. I sogni
come fenome ni dell’associazione psicopatica. Il son no. Diverse specie di
sogni. Cause, Rapporto tra le cause positive e le negative dei sogni, la
volontà nel sogno. Sogni telepatici, L’io. Associazione e
coscienza, continuità e dinamismo delle serie rappresentative, il
pensiero delle cose e il pensiero dellMo. Varii significati della parola
cosciente: la. fase irrelativa e l’integrale oggettiva,
La.^u?cifenza \li sé (formale) e 1' empirica o storica, elementi di
quest’ ultima, (u- deducibilità della coscienza di sè dall’associazione e
dall’astrazione, unità e continuità della coscienza di sè. Lacoscienza
dell’identità dell’io; funzióne della'memoria e dell’associazione, casi di
coscienza doppia, La coscienza di sè e l'astrazione come caratteri
distintivi della psiche umana dall’animale. L’astrazione, Il concetto, Il
giudizio. Il principiod'identità come fondamento del raziocinio, natura
dell’identità logica e sua invenzione. Sintesi e analisi. L’intelligenza
animale e l’umana. Il genio scientifico, Dimostrazione del doppio procedimento
del raziocinio nel raziocinio quantitativo e nel qualitativo, Le forme
dell' intuizione e le categorie, Psicologia e linguistica: l’origine del
linguaggio, Vili. Rapporto tra la parola e il pensiero. Azione reciproca
tra la parola e il pensiero. Natura logica della lingua: suo sviluppo dal concreto
all' astratto, L’ IMAGINAZIONE. Rapporto dell’imaginazione con
l’intelligenza e con 1 associazione; l’imaginazione riproduttrice. IL Rapporto
dell’imaginazione con la sensibilità e col pensiero astratto, L’imaginazione
artistica, sue funzioni, L’imnaginazione neiia scieuza. L’imaginazione
nell’Arte: momeuto realistico e momento idealistico. L’Arte e la Scienza,.
Relatività i>ei sentimenti. La legge della relazione nel sentimento,
Il sentimento e le altre funzioni psichiche, L’ associazione e la memoria
dei sentimenti, Affetti e passioni. Gli affetti, p. Le passioni. Classificazione dei
sentimenti. Metodo della classificazione; classificazione dello
Spemi e ilei Nahlosvski. La classificazione biologica e genetica, e
sua integrazione con la rappresentativa. Passaggio dai sentimenti primitivi ai
derivati. 1 SENTIMENTI MORVU. Le teorie intorno ai sentimenti morali. Esame
della teorìa empirica; se il sentimento morale sia il riflesso delle
sanzioni esterne. Impossibilità di spiegare con la morale empirica il
sacrifizio defini tivo, Erroi-' logico della dottrina empirica, parte di
verità che è in essa. La teoria razionalista; la direttrice psicologica e la
socia ;; la ragione e il sentimento, Classificazione ed a .a- lisi
dei sentimenti morali, La carità e la giustizia, I sentimenti
religiosi. Natura del sentimento religioso, sua forma primitiva, direzione
di sviluppo. Il sentimento morale e il sentimento religioso. Rapporto tra
l’intelligenza, il sentimento e la volontà nella religione. La forma
superiore del sentimento religioso. Le tre forme del sentimento
religioso. I SENTIMENTI ESTETICI. Il sentimento estetico e il sentimento
del gioco. I fattori del sentimento estetico. La simpatia estetica. I fattori
intellettuali. La verità in Arte. Idea e forma. I SENTIMENTI
INTELLETTUALI. Le origini dei sentimenti intellettuali ; la curiosità e
il dubbio pratico. IL II sentimento intellettuale della ricerca, e
quello del possesso della verità. Il sentimento intellettuale e il sentimento
di sé. Dei sentimenti estetici in particolare. Il sentimento del bello in generale,
IL li sentimento della bellezza finita e le sue forme: la bellezza
plastica, il arioso, il drammatico. Il sentimento del sublime, sua
natura, sua forma; il sublime naturale, l’intellettuale, il morale. Il
sentimento del comico, sua natura, suo rapporto col sentimento di sè e
col sentimento della libertà. Comicità ed umorismo. Il sentimento della
natura, sue forme diverse nell' età antica e nella moderna. Perche è
la forma più evidente della catarsi estetica. La Psicologia della
Volontà. Il desiderio e la. volontà. Il desiderio, Fenomeni
intensivi del desiderio. Le azioni volontarie nelle loro forme derivate e
contingenti; elementi essenziali dell'atto volontario. Il problema della
causalità della volontà. Teoria della volontà. La teoria metafisica della
Volontà. La teoria associazionista. La volontà come facoltà del
fine. e dei valori razionali; la funzione d’inibizione come suo
momenti essenziale, Il sentimento del conato volitivo, In che consistono e
come sì producono l'inibizione e l’impulso. L’attenzione volontaria e le sue
forme p&- K tologiche. La misura del tempo nelle volizioni. Le
malattie della Volontà, e l'ipnosi. L'aboulia e la forza irresistibile, il
capriccio isterico. L’estasi, Fenomeni sensitivo-rappresentativi, mnemonici, e
volitivi dell'ipnosi; suoi gradi. La suggestione normale e l’ipnotica;
somiglianze e differenze tra il sonno naturale e l’ipnosi: cause specifiche
della suggestione ipuotiCa. Temperamento e cvrattere. Natura del
temperamento, suo rapporto col sentimento vitale, sua dipendenza
dall’eredità. Il carattere, sua natura, sua unità col temperamento, La
teoria ippocratico-galenica dei temperamenti, e le sue
interpretazioni fisiologiche. La classificazione psicologica
riunisce il temperamento e il carattere: forme varie di essa, la
classificazione del Ribot. Della modificabilità del temperamento e del
carattere. Forme patologiche. La volontà e le altre attività
psichiche. L’EDUCAZIONE DELLA VOLONTÀ. La Volontà e P inconscio. Mezzi
di azione della volontà sull’ intelligenza : necessità della limitazione
della valutazione; forme patologiche, e forme estreme, ma normali,
dì questa limitazione. Modi d’azione della volontà sul sentimento. Azione
delia volontà su sè stessa; genesi della volontà comune, azione reciproca
dellajiilpiUàindividuale e della volontà comune, il costume, la/fm(fl*A.'
Influenza della volontà iudividuajeV sulla vomW^ comune: l’educazione, la
gerarchia, la dittature/<Qe sue du^rfiel la militare e la morale. L’idea
di giustizia comprende le eguaglianze aritoteliche, e il carattere imperativo e
di necessità rilevati dallo Mill; ma perchè sia ben compresa ha
bisogno di essere guardata in rapporto alla solidarietà morale,
dalla quale l’eguaglianza in cui consiste deve attingere la norma. Se la
giustizia si fa derivare dall’utilità sociale, se ne assegna una
derivazione che può spesso esser falsa, (p. es. la necessità che taluno
muoia pel popolo); e se si oppongono la giustizia e la carità, si crea
una scissura nell’ordine morale, che toglie alla giustizia quel caldo
sentimento di simpatia che deve renderla operosa, e si fa della carità
qualche cosa che va oltre il dovere, e che può essere anche ingiusta e
nociva. Se della giustizia si fa invece la sintesi, soggettiva e
oggettiva, come virtù e come norma, della libertà e della solidarietà,
essa non solo oltrepassa la sfera del diritto, ma appare come la sintesi
superiore della moralità, come progressiva nella ragione stessa dei suoi
due fondamenti. Che siano progressive la libertà e la solidarietà è fatto
indubitabile della storia umana; la prima tende a ricomprendere tutti gli
uomini in un rapporto d’eguaglianza dal punto di vista morale; e la
seconda da questo stesso punto di vista, che è quello del valore di fine
che ogni persona morale ha in sè, tende ad estendersi dalle opere alla
persona come tale, a conservarla, a promuoverla, anche quando soggiace
all’avversa fortuna e al dolore. Noi concepiamo la giustizia
come la forma dell’ unità della libertà e della solidarietà già raggiunta
dalla coscienza morale; cioè come il giudizio della proporzionalità degli
utili agli sforzi, e della loro migliore ripartizione tra gli sforzi
individuali e i sociali, posto un minimum di utilità spettante a ciascuno
in forza del valore di fine che ha la persona morale, e della solidarietà
che stringe gli uomini tra loro. A chiarire questo concetto gioverà
vederne l’applicazione ad uno dei problemi più gravi del tempo nostro,
quello relativo alla migliore distribuzione della ricchezza, che ha preso
il nome di giustizia sociale. Fouillée indica tre teorie intorno ad essa,
la individualistica degli economisti smithiani, la collettivista ed
egualitaria del socialismo, l’idealistica che cerca di con temperare i
diritti deirindividuo e quelli della società. La teoria economica
considera troppo il lavoro come merce, e i lavoratori come cose o come
macchine di produzione. Ma dal punto di vista sociale e morale il lavoro
rappresenta le energie accumulate di esseri viventi, sensibili e
consapevoli, tra i quali ci è necessariamente la solidarietà che deriva
dal fine comune e dal lavoro comune. Di più questi esseri e queste
energie sono parte della società, e questa è una solidarietà più vasta
che abbraccia come abbiamo visto tutte le energie dello spirito. Nella
prima metà del secolo passato T individualismo economico ebbe libero
corso, e la merce lavoro fu considerata a parte dalla personalità del
lavoratore, e dalla solidarietà sociale. Il lavoro fu sfruttato
prevalendosi della concorrenza dei lavoratori, e fu sfruttato di più quello
pagato meno, il lavoro delie donne e dei fanciulli; cosi Tingiustizia più
aperta fu legge. La sorte dei lavoratori fu abbandonata al meccanismo della
concorrenza, alle leggi che si dissero naturali, e la società si
disinteressò della protezione dei deboli. Pareva che pei seguaci di
questa scuola la ricchezza tosse tutto, l'uomo nulla. La legge di MALTHUS
e il darwinismo biologico fecero il resto sottomettendo la persona umana
alla concorrenza vitale, ed elevando la voluta giustizia della
natura a giustizia sociale. Della solidarietà sociale non si davano
nessun pensiero. Ma una società di esseri morali non ci è solo per
la produzione della ricchezza, e 1’ uomo è qualche cosa di più che
un accumulatore di capitale. La società umana sussiste per realizzare l’ideale
umano; P idea di giustizia è umana, e non può quindi prendersene il
modello dalla natura, perchè essa non esiste nel senso morale se non è
fondata sulla solidarietà. Anche Peconomia collettivista inculca una
giustizia che non è quella dello spirito, ma quella della natura. Facendo
della lotta di classe una necessità sociale, e del trionfo della classe
più numerosa e [più forte l'esito necessario di quella,cangia i termini
della lotta economica, non la natura; la lotta di classe non è
meno brutale della concorrenza, ed è pari o maggiore il disdegno delle
ideologie nei collettivisti e negli economisti smithiani. Se non che 1 primi
non tengono conto che del solo lavoro materiale nella produzione, e non
badano che non ci è giustizia senza libertà. Invece la parte del fattore
sociale nella ricchezza, e specialmente quella dovuta all'addizione di
esso nel tempo è così grande, che mal si potrebbe confonderla con quella
che vi ha il lavoro mate¬ riale in un'epoca determinata. Basta riflettere
all’importanza capitale che hanno le scoperte scientifiche in generale e le
tecniche in particolare nella produzione della ricchezza, per persuadersi
che la parte della mano d'opera è assai minore di quella che il
collettivismo afferma. Questa parte sociale, ovvero buona parte di essa è
dovuta all’iniziativa individuale, alla forza individuale di lavoro, e
non sarebbe giusto di togliere ad esse quello che senza di esse non
sussisterebbe, e sopprimere lo stimolo che le fa operare togliendo loro quello
che producono. Anche solo nella produzione della ricchezza non si può giustamente
sopprimere V alea a cui la potenza di lavoro individuale va incontro con
una speciale costituzione sociale. Poiché è impossibile sopprimere le
disuguaglianze naturali, come la forza fisica e morale, la bellezza, il valore,
il genio, così non si può prescindere dalla potenza individuale di
lavoro, perchè il prescinderne è contro la giustizia distributiva, contro
la libertà, e quindi contro il bene sociale. L'idea di giustizia è la sintesi
della libertà e della solidarietà e solo quella forma di essa è vera, che
non ripudia l’una per l’altra. Non si può negare airindividuo la
proprietà di quella parte di ricchezza, che esso ha prodotto, più di
quello che si possa negare a un popolo la proprietà del territorio sul quale si
esercitò per secoli il suo lavoro trasformatore e creatore. Sotto questo
rispetto la negazione della proprietà individuale non sarebbe ingiustizia
minore dì quella di negare al popolo italiano o francese la
proprietà del territorio della patria in nome del diritto dei selvaggi
bruciati dal sole tropicale, o di quelli agghiacciati dai geli delle
regioni circum-polari. La giustizia, che accorda la libertà e la
solidarietà, considera il lavoro come una forza propria di un essere
personale, che deve essere padrone di se stesso. Quindi essa riconosce la
libertà di associazione e di resistenza dei lavoratori, riconosce ad essi
il diritto di trasportare dovunque la loro forza di lavoro, ed
evita che la libertà del lavoro sia manomessa con la schiavitù
forzata del lavoratore, qualunque forma questa possa assumere.
D’altra parte rassicurazione dagl’ infortunii, il riposo festivo, le ore
di lavoro, il divieto del lavoro notturno, la disciplina del lavoro
delle donne e dei fanciulli, e il riconoscimento infine del diritto al
lavoro, sono tutti atti di giustiziaci quali sostituiscono la carità
indeterminata e di pura coscienza che prima vigeva. È in forza del
principio della solidarietà che la società deve oggi far profittare anche
gli esclusi e i diseredati, dei beni strettamente necessarii alla sussistenza,
e di quelli che sono inesauribili dall'uso/come i beni superiori dello spirito,
la cultura, l’arte, la religione, È in forza dello stesso principio che la società
deve evitare che il profitto individuale danneggi il sociale in rapporto
al futuro. La società deve conservare alle generazioni che verranno i
beneficii del passato, come la potenza di lavoro e la sanità della razza,
cosi dal punto di vista fisico che dal morale. E rispetto al presente, il
regolamento del lavoro non può essere più quello di una volta, quando il
lavoratore animato essendo la sola fonte del lavoro, e l’utensile un semplice
organo aggiuntivo dell’individuo, tutti i rapporti del contratto di
lavoro potevano essere abbandonati al regolamento privato. Oggi il
la’ voro è collettivo, l’utensile si è trasformato in macchina, e
la forza di lavoro umana è diventata un accessorio della forza naturale e
meccanica resa dalla scienza strumento dei fini umani.Il grande lavoro è oggi,
pel numero e per la qualità, un’opera sociale, e vuole quindi un
regolamento sociale. Se si considerano gli stadii dello sviluppo
etico-sociale, il primo è rappresentato da una giustizia nella quale
prepondera l’elemento della solidarietà, quindi la libertà individuale o
non esiste, o è in tutti i modi limitata dalla regola sociale. Diventati
sempre più complicati e più numerosi i rapporti sociali, si va
necessariamente all* individualismo, e la giustizia s’identifica con la
libertà individuale. Nel terzo stadio, il grado di massima complicazione dei
rapporti esige il loro regolamento sociale; ma questo non deve
dimenticare gl' interessi connessi con la libertà, e che non sono più
individuali che sociali. La giustizia, in questo terzo stadio, è il
contemperamento della libertà con la solidarietà, che è anche il suo
ideale. Filippo Masci. Masci. Keywords: implicatura, critica della
critica, criticismo, neo-criticismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masci” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Masi: l’implicatura
conversazionale -- i peripatetici del Lizio – la scuola di Firenze -- filosofia
toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “Unlike
Masi, I don’t think ontology has reached its end – il fine dell’ontologia” –
Grice: “Masi has elaborated on the power of reason not from an Ariskantian
perspective but from a Plathegelian one! – Masi: “Il potere della ragione:
Eraclito, Platone, Hegel.” -- Grice:
“It’s amazing Masi was implicating the same things as I was on S izz P and P
hazz S; he even managed a coinage, ‘uni-equivocity’ – I love it!”. Figlio di Enrico Masi, generale dell'Esercito
Italiano, e Leda Nutini. Ha compiuto i suoi studi a Bologna, conseguendo la maturità
classica presso il liceo statale L. Galvani. Iscrittosi a Bologna, vi si laureò
con lode con una tesi sul diritto di
famiglia negli Statuti Bolognesi. Assolse agli obblighi di leva e fu trattenuto
alle armi in base alle disposizioni di emergenza del periodo. Congedato,
riprese gli studi di filosofia a Bologna, dove conseguì la laurea con lode,
discutendo co Battaglia la tesi, “Individuo, società, famiglia in Rosmini”. La
tesi gli valse l'ammissione, con borsa di studio a Milano. Dopo il primo anno,
fu richiamato alle armi nel periodo bellico. Ottenuto il congedo definitivo,
insegna filosofia a Bologna. Participa ai principali convegni e congressi, come
quelli del Centro Studi Filosofici di Gallarate, come attesta la sua
collaborazione alla Enciclopedia filosofica quel Centro. Dona su collezione
alla Pinacoteca comunale di Pieve di Cento. L'interesse storiografico che muove
M. alla ricostruzione di Kierkegaard da un profondo e originale impegno
teoretico, volto ad approfondire il concetto metafisico di
"analogia", cui il discorso di Kierkegaard, come l'A. si propone di
illustrare nel suo saggio, risulta fortemente legato. Sotto un profilo
strettamente storiografico, M. approda, attraverso un'attenta rilettura delle
"opere edificanti" di Kierkegaard, ad un'interpretazione che
ridimensiona questo pensatore, scoraggiando molti luoghi comuni della
critica.." (Baboline). "Nel
linguaggio filosofico contemporaneo l'aggettivo "platonico", riferito
a una qualsiasi entità, vuole denotare l'immobilità a-storica, il suo permanere
in un'assoluta identità con sé medesima al di sopra delle alterne vicende del
divenire. Ciò deriva da una tradizione ermeneutica del platonismo. Uno degli
aspetti più rilevanti del volume di M. risiede appunto nello sforzo operato a
de-mitizzare una tale ermeneutica... questa ricerca del Masi costituisce un
lucido esempio di come oggi una filosofia, che si presenta spiritualistica e umanistica,
sappia ripiegarsi a cogliere con consapevolezza trasparente e spregiudicata, le
proprie radici alle fonti più vive della tradizione culturale
dell'Occidente" (A. Babolin).
"Le zitelle è un libro divertente, curioso, strano. Il pregio
maggiore di questo libro è di essere tutto su di uno stesso tema musicale.” Saggi:“Esistenza”
(Bologna); “La verità” (Bologna); “La libertà,” Bologna, “Metafisica,” Milano,
“La fine dell'ontologia,” Milano, “Disperazione e speranza. Saggio sulle categorie
kierkegaardiane” (Padova, “Il potere della ragione,” Padova, “Il problema aristotelico,” Bologna,
“L'esistenzialismo,” “Grande antologia filosofica. Il pensiero contemporaneo,” Milano
“Il pensiero ellenistico,” Bologna, “L'uni-equivocità dell'essere in Aristotele
(Genova: Casa Editrice) – cf. Grice, “Aristotle on the multiplicity of being”
-- Tilgher “Lo spiritualismo” antico. Il pensiero religioso egiziano classico,
Bologna: Clueb, “Lo spiritualismo ellenistico.” La grande svolta del pensiero
occidentale, Bologna: Clueb, Lo spiritualismo dalle origini a Calcedonia,
Bologna: Clueb Origène o della riconciliazione universal, Bologna, “Lo
spiritualismo Dalle Upanishad al Buddha, Bologna: Clueb Lo spirito magico.
Saggi sul pensiero primitivo, Bologna: Clueb, Studi sul pensiero antico e
dintorni, Bologna L'idea barocca. Lezioni sul pensiero del Seicento, Bologna:
Clueb, Il concetto di cultura, Bologna:
Clueb, Commento al Timeo” (Bologna: Clueb); “Dell'eternità, e altri argomenti,’
Bologna: Clueb); “Penombre,” Torino: Casa Editrice A.B.C. S), “L'esile ombra, Torino:
Casa Editrice A.B.C. Le zitelle, Milano: Todariana Editrice, Il cane cinese, Roma:
Vincenzo Lo Faro Editore Il gatto siamese, Roma: Vincenzo Lo Faro Editore. Il figlio
dell'ufficiale, Marta, L'ultima estate, Firenze: Firenze Libri “La carriera di
un libertino,”La dea bambina, Firenze: Firenze “Oltre le dune,” Firenze:
Firenze Libri Le donne, Roma: Gabrieli); L'ignoto. Il sogno, Firenze: L'Autore Libri, Tra le quinte del
liceo. L'orologio a Pendolo, Firenze: L'Autore Libri, Il palloncino rosso e
altri racconti, Firenze: L'Autore Libri, La partenza, Firenze: L'Autore Libri
Il sogno, Roma: Gabrieli Angelina e altri racconti, Firenze: L'Autore Libri La
croce di Sant'Elpidio. Il cane cinese, Firenze Il lupo di Sestola, Firenze:
L'Autore; Apollo e Dafne, Padova: L'Edicola Le stagioni e i giorni, Padova:
L'Edicola, La tomba d'erba, Padova: L'Edicola Maremma tu, Milano: Todariana
Editrice. Premio Montediana di poesia, A. Babolin, rec. a Disperazione e
speranza, in "Riv. di Fil. Neosc.", A. Babolin, rec. a il potere della ragione, in:
"Riv. di Fil. Neosc.", F. Tombari, rec. a Le zitelle, Milano:
Todariana Editrice Nunzio Incardona. Giuseppe
Masi --. Keywords uni-equivociat dell’essere in Aristotele. Giuseppe Masi. Masi.
Keywords: i peripatetici, la carriera di un libertino. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Masi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Masila: l’implicatura conversazionale – Ercole -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo
italiano. A reference to him as a philosopher in a papyrus found at
Herculaneum. Masila.
Luigi Speranza --
Grice e Masnovo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio.
Aquino IN ITALIA. Nel tracciare in poche pagine le vicende del neotomismo
italiano fermerò l’attenzione piuttosto su le situazioni che su gli uomini: la
quale cosa, se torna utile sempre nella storia della filosofia, molto più torna
utile quando il periodo a cui si guarda è abbastanza recente. Le ragioni sono
di prima evidenza. Entriamo in argomento. Non ò possibile caratterizzare
secondo verità il neotomismo po¬ steriore al 1870 senza prima formarsi un’idea
esatta del neotomismo anteriore dal 1800 al 1870. Certo le scuole domenicane
italiane e straniere mantennero sempre in qualche efficenza il loro tomismo e
prima e dopo il 1800. Nonpertanto se il neotomismo italiano (da cui dipende lo
straniero) si afferma vivamente e risolutamente agl’inizi del secolo XIX e via
via negli anni successivi, ciò è dovuto principalmente al canonico piacentino
Buzzetti, le cui lezioni, erano già diffuse in manoscritti per l’I¬ talia, e i
cui scolari avevano già iniziato al tomismo, più o meno fortunatamente, il
Taparelli, il Liberatore e tant’altri dentro e fuori della compagnia di Gesù.
Giuseppe Pecci a Perugia è certamente sotto, l’influsso di Serafino Sordi,
piacentino e scolaro del Buzzetti: è lecito pensare il medesimo del canonico
napoletano Gaetano Sanseverino. M., Il Neotomismo in Italia, (Società Editrice
« Vita e Pensiero», Milano. Cfr. «L’amico d’Italia», Torino. Quivi Don Carlo
Gazola, tessendo l’elogio In morte dello zio Buzzetti, ci fa sapere che lo zio
« tracciò egli un corso breve di filosofia, che tiensi nel seminario vescovile
di Piacenza e nelle pubbliche scuole di Reggio e in quelle di Napoli; filosofia
in che null’altro difetto ritrovasi fuor quello di sommamen¬ te piacere a tutti
i giovani d’ingegno». (3) A. Masnovo, Il Neotomismo in Italia. Buzzetti
rimetteva a nuovo il tomismo, consapevolmente o no, sotto la spinta del
movimento romantico, e l’inseriva, certo consapevolmente, nella reazione che,
tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, si scatenava anche in Italia,
compreso il ducato di Parma, avverso l’empirismo del Locke e il sensismo del
Condillac. Anzi si può e si deve dire che in Italia il Buzzetti è (cronologica¬
mente almeno) il primo grande rappresentante della reazione anti- sensistica. Certo
non può venire in gara col Buzzetti il Rosmini, la cui attività letteraria
comincia quando il Buzzetti è morto. Quanto al Galluppi la sua reazione
all’empirismo data dal 1819: anno nel quale egli inizia la pubblicazione del
«Saggio filosofico sulla critica della conoscenza». Or noi sappiamo che
Buzzetti professava il suo battagliero tomismo in con¬ trasto al sensismo.
Infatti il P. Serafino Sordi, entrato nella Compagnia di Gesù, aveva già
seguito il corso tomi¬ stico dettato nel Seminario di Piacenza sotto
l’ispirazione del Buzzetti. Questo tomismo, per cosi dire, buzzettiano, che
riprende non già come un effimero capriccio ma come sforzo e forza davvero
vitali, e che, col Sordi e col Taparelli col Liberatore e col Sanseverino, si
svolge perennemente a contatto del pensiero e delle preoccupa¬ zione ambienti,
a che punto trovasi del suo svolgimento nel decen¬ nio? A questa dimanda
risposi ampiamente in altra circostanza. Qui basti ricordare che il Liberatore
aveva già scritto i due volumi « Della conoscenza intellettuale » destinati ad
affermare la dottrina tomistica della conoscenza frammezzo alle opposte
correnti del tradizionalismo, dell’ontologismo e del rosmi- nianesimo; che nel
1875 aveva terminato il trattato «Dell’uomo» risultante dei due volumi «Del
composto umano» già pubblicato nel 1862 e dell’« Anima »; che aveva impresso
alle sue « Institutiones » l’indirizzo decisamente tomistico, svolgendovi la
metafisica generale e la speciale. Quanto al Sanseverino, egli L’opuscolo
galluppiano «Dell’analisi e della sintesi», scritto fino dal 1807, prescindeva
dall’origine semplicemente sensistica o no delle idee che en¬ trano a formare
le nostre conoscenze ossia i nostri giudizi (Galluppi, Saggio filosofico). M.,
// Neotomismo in Italia. M., Il Neotomismo in Italia. Cfr. «Institutiones
Philophiae .. Romae, Typis Civilitatis Catholicae. Quivi da pag. 3 a p. G è
riportata la prefazione dell’edizione; la quale prefazione appunto ci avverte
del deciso indirizzo tomistico che ormai assumono le «Institutiones» liberatoriane.
E l'avvertimento non è disdetto dall’opera. 41 era sceso sì nel sepolcro, ma ci aveva lasciato di suo
« I principali sistemi della filosofia sul criterio», e la monumentale «
Pliilosophia Christiana cum antiqua et nova comparata. Non occorrono aggiunte
per convincersi che, mentre il decennio fila i suoi giorni, la restaurazione
del tomismo quanto a metafisica, cioè per la sua parte capitale, è già un fatto
compiuto. Il dualismo di Dio immobile e del mondo diveniente, nonché l’altro
dualismo di potenza e di atto in ogni cosa creata e più precisa- mente di
materia e di forma nelle cose corporee, il Neotomismo li ha già affermati
risolutamente. Di più il Ncotomismo ha già ap¬ plicato l’ilemorfismo ai viventi
in genere (dove la forma è l’anima) e in particolare al composto umano che è
una unità sostanziale vivificata da un’anima sussistente, spirituale,
immortale. A proposito della cognizione umana il Ncotomismo ha già proclamato
l’irridu¬ cibilità della medesima a semplice risultato di senzazioni, e insieme
riconosciuto per ciascun uomo la necessità dell'intervento di un proprio e
intimo principio spirituale (l’intelletto agente) affine di universalizzare il
dato del senso. I principii poi onde si svolge la vita conoscitiva dominano
soggetto ed oggetto. Passando dall’ordine speculativo a quello pratico, Dio
(ben inteso, personale e trascendente) è già stato proclamato fonte del dovere
nella vita morale e fonte dell’autorità nella vita sociale. Ma il Neotomismo
italiano del periodo oltre a trovarsi dinnanzi a la metafisica dell’Aquinate,
già restaurata, ha piena consapevolezza della cosa. Sulla Civiltà Cattolica il
Liberatore dichiara che « rimessa oggimai in onore la vera metafisica, è
mestieri porre in armonia con essa la scienza fisica»; parimenti lo stesso
Liberatore nell’ultima pagina del suo « Dell’anima umana » ripete che « la
vittoria per ciò che riguarda la parte metafisica sembra assicurata
massimamente dopo che il movimento ristoratore dall’Italia si propagò nella
Francia, nella Germania e nella Spagna. Ma il trionfo della sana dottrina non è
compiuto se non viene esteso anche alla fisica, compilandone una che stia in
perfetta armonia colla metafisica, e che, facendo tesoro Com’è detto nel
Monitum Editorum apposto al primo dei sette volumi della « Philosophia
Christiana, Signoriello, dopo la morte del Sanseverino suo maestro, « bisce
voluminibus manus admovit eaque in meliorern ordinem redegit, et quartum
Logicai voliimen condidit prae- cedentibus omnino aequale». Civiltà Cattolica. di
tutti i progressi delle scienze esperimentali, mostri come essi, lungi dal
contrastare, confermano anzi la parte razionale dell’antica filosofia. A questo
convien che sieno volte quinci innanzi le cure dei veri sapienti; e io non
dubito che il provvido Iddio susciterà tra breve tra i cultori delle scienze
naturali chi sappia trionfalmente applicarvi l’ingegno e la fatica». Al
Liberatore fa eco il Card. Giu¬ seppe Pecci, il quale aH’inaugurazione
dell’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino pronunciava queste parole
all’indirizzo degli accademici: «Dunque la vostra restaura¬ zione (filosofica)
si stende per indiretto ma efficacemente alla restaurazione eziandio di tutte
le scienze. E quanto alle scienze razionali, richiamata una volta in luce la
dottrina di San Tommaso, la restaurazione può dirsi quasi fatta: non rimane che
arricchirla e ampliarla nelle applicazioni. Più lungo studio richiederanno dal
vostro ingegno le scienze naturali. Adunque secondo Pecci, come secondo il
Liberatore, non vanno cercati nel decennio gl’inizi del neotomismo: che anzi,
secondo loro, il movimento neotomistico propriamente filosofico si conclude in
questo stesso decennio. Che se particolari caratteri assume,
comeassumeeffettivamente.il Neotomismo in questo decennio, uno possiamo riporlo
fin d’ora, come autorizzano e ce ne fanno dovere Liberatore e Pecci, nel
tentativo di porre a contatto la filosofia scolastica, ormai risorta, con il
mondo delle scienze fisiche e naturali. Col bisogno di penetrazione nel campo
scientifico si fa sentire anche il bisogno d’intensificare la volgarizzazione.
Appunto sui mezzi di diffondere la ristorata filosofia chiama l’atten¬ zione
una serie di articoli della Civiltà Cattolica, comparsi nel 1870. Mentre
caratterizziamo cosi il neotomismo non vogliamo escludere da questo periodo
ogni sviluppo di speculazione; come non vogliamo escludere dal periodo
precedente l’opera di volgarizzazione e di penetrazione scientifica.
Caratterizzando, ci basta guardare agli elementi che, pur non essendo
esclusivi, hanno una prevalenza indiscussa. Vediamo dunque quali forme concrete
vanno assumendo i propositi di penetrazione scientifica e di volgarizzazione.
Guardiamo anzitutto all’opera di volgarizzazione. Se la restau¬ razione del
tomismo nel secolo XIX è dovuta all’iniziativa privata L’accademia Romana di S.
Tommaso d’Aquino (pubblicazione periodica). che deve superare autorevoli
contrasti, la divulgazione si compie in gran parte per l’intervento
dell’autorità ecclesiastica e più pre¬ cisamente dal Pontificato Romano. Ed è
naturale. Filosofia e Chiesa, in fondo in fondo, risolvono il problema della vita.
Quando le due soluzioni armonizzano, benché ottenute dalla Filosofia e dalla
Chiesa con mezzi propri anzi finché cosi ottenute, il mutuo appoggio torna
onorevole e vantaggioso per entrambe, e risponde certo a un diritto, ma più
ancora a un preciso dovere. Nell’opera di volgarizzamento possiamo distinguere
due aspetti: uno positivo consistente nell’emissione di documenti ecclesiastici
a favore d’AQUINO (si veda), nell’istituzione di accademie, nella pubblicazione
di riviste e simili; uno, per cosi dire, negativo consistente nell’eliminare
dalla circolazione dottrine che si fanno passare come di ispirazione d’AQUINO
(vedasi), ed effettivamente tali non sono. I due aspetti, idealmente distinti,
praticamente si confondono. L’aspetto positivo richiama subito alla mente
l’enciclica Aeterni Patris ossia «De Philosophia Christiana ad mentem AQUINO
(vedasi) doctoris Angelici in scholis catholicis instauranda, promulgata nella festa
di San Domenico da Leone, fratello dell’ex gesuita e fervido sequace d’AQUINO PECCI
(vedasi). Da questa enciclica i cattolici sono invitati a dare il loro nome
alla filosofia che si ispira ad AQUINO (vedasi). S’imprende, per ordine e per
munificenza del pontefice, una grande edizione delle opere d’AQUINO (vedasi).
AQUINO (vedasi) è proclamato da Leone patrono delle scuole cattoliche. È facile
comprendere l’influsso capitale di questi documenti, che non creano certo l’AQUINISMO
d’AQUINO (vedasi); cooperano però validissimamente alla sua diffusione. Le
accademie all’AQUINO (vedasi) pullulano per ogni diocesi accanto ai vescovadi e
ai seminari. Si può convenire che il movimento guadagnando in estensione perde
in proti). Basti pensare all’intervento dello stesso superiore generale contro
quei gesuiti che a Napoli tentarono la restaurazione della filosofia d’AQUINO
(vedasi). (Cfr. M.. AQUINO (vedasi) in Italia). Se GENTILE (vedasi), dedicando
sulla «Critica» un capitolo della sua Filosofia in Italia ad AQUINO (vedasi), —
e parimenti SAITTA (vedasi) nel suo Le origini della filosofia d’AQUINO—
avessero ben notato il momento esatto e il significato preciso dell’intervento
ecclesiastico a prò’ d’AQUINO, già spontaneamente affermatosi non avrebbero
tratto motivo da questo stesso intervento per svalutare AQUINO. Fatto questo
rilievo, è giusto tributare omaggio tanto a Gentlte quanto a Saitta per
l’interesse addimostrato verso AQUINO] fondita. Ma è questa la naturale vicenda
delle cose umane, e meravigliarsene sarebbe da ingenui. Tra le accademie del
periodo che c’interessà merita particolare menzione l’Accademia Romana d’AQUINO.
Suo organo è il periodico omonimo « L’accademia romana d’Q1UINO, che inizia le
pubblicazioni subito dopo la sua inaugurazione ed esce annualmente in due
fascicoli. 1 collaboratori principali sono, oltre PECCI (vedasi), SATOLLI
(vedasi) LORENZELLI (vedasi), PRISCO (vedasi), ZIGLIARA (vedasi) e MAZZELLA
(vedasi), tutti cardinali della chiesa romana. Si aggiungano LIBERATORE
(vedasi) e CORNOLDI (vedasi), SIGNORIELLO (vedasi), TALAMO (vedasi), FABRI
(vedasi), ZANON (vedasi) ed altri ancora. Abbondano naturalmente i commenti ad
AQUINO. Pecci pubblica la sua « Parafrasi e dichiarazione dell’opuscolo d’AQUINO
«De ente et essentia. Altri si fermano di preferenza intorno agli articoli che AQUINO
dedica alla cognizione umana nella Somma Teologica. Questi commenti anche oggi
si possono leggere con profitto. Oltre i commenti ad AQUINO, trovano largo
posto gl’attacchi a ROSMINI (vedasi), come porta la necessità del momento. Non è
infatti possibile diffondere la genuina filosofia d’AQUINO senza incrociare le
armi con ROSMINI e suoi sequaci, i quali tenenno a far apparire coincidenti ROSMINI
ed AQUINO: coincidenza perfettamente illusoria, sopratutto dopo che, morto ROSMINI,
è venuta alla luce la sua «Teosofia», sdrucciolante ornai, sulla buccia
dell’ente ideale, troppo apertamente ancorché preterintenzionalmeute, verso
l’ontologismo o intuizionismo divino che dir si voglia, e verso il panteismo. A
mente calma e fredda, con animo scevro da ogni passione di parte, oggi si può
convenire che il sistema ideologico del « Nuovo Saggio sull origine delle idee
» predispone ai mali passi. Ebbi altra volta occasione di scrivere che [A
Napoli, ricorrendo il sesto centenario della morte d’AQUINO, èstata istituita
un’Accademia d’AQUINO; e pure in Roma incomincia a vivere l’Accademia
filosofico medica d’AQUINO. Dalla tipografia vaticana usce, sotto il velo
dell’anonimo, la celebre Rosminianarum [ROSMINI (vedasi) propositionum quas S.
R. U Inquisitio, approbante Leone, reprobavit, proscripsit, damnavit Trutina
theologica. Si sa di poi esserne autore iMazzella. IL NE0T0M1SM0 IN ITALIA] Rosmini disimpegna una funzione veramente
utile in prò’ della filosofia d’AQUINO, sospingendone i cultori a prendere
contatto con la filosofia ambiente estranea od aversa. Aggiungo ora che gli si
può e gli si deve riconoscere il merito di aver insistito, sia pure deviando,
sull’elemento divino nella cognizione umana. Il domani filosofico ritorna
sicuramente su questo elemento. Ma è, almeno almeno, un gran perditempo quel
volersi da troppi e sistematicamente indurare, o per illusione o per arte
polemica, nel difendere una coincidenza assolutamente irreale. Questo nocque
oltremodo a ROSMINI nel giudizio degli uomini imparziali ed equilibrati, che
dovettero scorgervi o troppa ingenuità o troppa, come dire?, virtuosità. Certo AQUINO
non ha nulla di comune con le debolezze intuizionistiche e panteistiche di
Rosmini: senza dire che AQUINO attribuisce proprio all’astrazione la formazione
degli universali, mentre il misconoscimento di questo potere dell’astrazione è
la base stessa della speculazione di ROSMINI nel « Nuovo saggio sull’origine
delle idee ». Fra coloro che sulle pagine dell’Accademia Romana d’Aquino
polemizzarono più diffusamente e più autorevolmente contro ROSMINI va ricordato
Liberatore. AQUINO ha chiarita e giustificata le sua posizione speculativa di
fronte a ROSMINI ed alla sua ideologia pericolosa fino dall’opuscolo di SORDI
(vedasi) 6,P Svill, PP° dell ° he g elis
"'° SUl !° He sei, dopo aver affermato che il gran mento dello H. sta
nella scoperta della dialettica come relazione sintesi di opposti e aver
soggiunto che oltre la sintesi degli opposti c è la sintesi dei distinti, conclude
che il torto dello H è di aver confuso quella dialettica con questa. Oltre gli
opposti, essere e nulla, spiiito e natura, vero e falso, ecc., i quali non sono
reali che nella sintesi di cui costituiscono i momenti astratti ; ci sono,
dunque, pel Croce, i distinti: bello, vero, utile, buono, i quali non si
trovano fra loro nella stessa relazione degli opposti, reali solo nella
sintesi- ma sono, invece, egualmente, tutti reali e concreti, così da poter
sussistere I nno accanto all’altro. Posto ciò, il rapporto fra i gradi orme
dello spinto è, pel C., questo: esso procede per diadi (invece che per triadi),
nelle quali il primo termine sussiste da sè cornar 0 ’ PU k aV, end ° anch ’
esso una sua sussistenza concreta come tale, assorbe .1 primo: così, l’arte, si
è visto, è alogica, ma filosofia, sintesi di intuizione e concetto, è anche
arte, cioè ha etica^ ° rC espress . lv ° : la volizione economica è amorale, ma
quella senni n* V, ’T economica > la volizione morale essendo anche sempre
utile Lo spinto, poi, è di natura circolare, e però passa da un grado all
altro: passa dal grado intuitivo al logico, all’econo¬ mico, all etico, e
dall’ultimo trapassa ancora al primo, all’intuitivo ornendo .1 contenuto
pratico alla nuova intuizione, e così in eterno’ nfa°tfi ni a gra t ÌmP ' ÌCÌta
resistenza di tu, “ i quattro gradii nfatti, appunto perchè nel grado
intuitivo, ad es., è già implicito 11 ’° glC0 Sl P uò P assa re dall’uno
all’altro. E il passaggio consiste¬ rebbe, infine, nel divenire esplicito ciò
che era Lplidtò L’IDEALISMO ITALIANO Ili Ora è necessario osservare subito, che
in questa teoria del Croce vengono così in contatto due dialettiche contrarie:
quella degli opposti e quella dei distinti. Sono, dunque, due differenti specie
di rapporti che concorrono al ritmo dialettico, crociano, dei gradi: il mutuo
rapporto dei gradi in quanto tali, cioè distinti, concreti, e quello degli
stessi in quanto astratti momenti di ognuno dei gradi concreti. Il grado
intuitivo, ad es., ha due significati ben diversi, quello di momento della
sintesi a priori logica (sintesi, si è visto, d’intuizione e concetto), e
quello di sintesi a priori estetica, grado concreto e indipendente, come tale,
dal grado logico, che, a sua volta, come tale, è in egual relazione verso di
quello. Ove è palese, che, nel primo caso su accennato, si ha una relazione di
opposti, e nel secondo una relazione di distinti. È in questo punto
dell’incontro delle due dialettiche, che si sono soffermati più a lungo i
critici del Croce. È stato osservato, ad esempio, che le due dialettiche si
annullano l’un l’altra; che il concetto dell’implicito-esplicito, che deve
spiegare il passaggio da un distinto all’altro, è un semplice mito, non
differente, essen¬ zialmente, da quello del passaggio dall’inconscio al
conscio; che il concetto stesso di circolo è mitologico, e così via. Il
carattere espositivo di questo scritto c’impedisce di entrare nella questione:
si è ricordato ciò per informazione del lettore. Fin’ora si è discorso
dell’estetica, della logica, della filosofia della pratica: veniamo ora alla
Teoria della storiografìa (1917) che conclude il sistema della filosofia dello
spirito quasi con una brusca correzione. In quest’ultima opera il C. vuole
integrare la sua unificazione precedente della filo¬ sofia e della storia nel
giudizio percettivo, col concetto della con¬ temporaneità della storia. La
storia, antichissima o recente che sia, è storia contemporanea, cioè sempre
relativa al soggetto presente, che col pensarla la suscita, la fa; badando però
a intendere questa presenza come assoluta e ideale, tale, cioè, che condizioni
essa e superi l’empirico presente e passato del tempo. Ma intesa così la
storia, come procedente dall’universalità del soggetto, come attualità piena
dello spirito, essa appaga allora l’esi¬ genza filosofica di possedere la
realtà nella sua pienezza e totalità, e la filosofia come Logica, come un
distinto momento dello spirito, viene sminuita di valore. In relazione,
infatti, al nuovo concetto di storia, la filosofia, nel senso più adeguato e
profondo, viene ad [Ruggiero, La Filosofia Contemporanea. [Spirito, Il nuovo
idealismo italiano, p. 26. 112 VOLPE essere il momento trascendentale della
conoscenza storica, alla quale appresta le categorie necessarie a pensare la
totalità del reale. « La filosofia non può essere altro che il momento
metodologico della storiografia, dilucidazione delle categorie costitutive dei
giudizi storici...». Dilucidazione che «si muove nelle distinzioni dell’Este¬
tica e della Logica, dell’Economica e dell’Etica; e tutte le congiunge nella
filosofia dello spirito. Il pensiero del C. conclude, dunque, ad una
sopravvalutazione della storia, o filosofia in largo senso, di fronte alla logica,
o fillsofia stricto sensu: conclude, infine, parrebbe a due concetti di filo¬
sofia: la logica, o filosofia stretta, che come tale resta al di qua dell 'atto
storiografico, o filosofico in senso profondo. Ecco quel ch’è sfato chiamato,
anche recentemente, l’umanismo del Croce. Umanismo, si è detto, perchè tutta la
storia della storiografia assume il valore di una storia della filosofia
incentrata nel concetto dell’uomo, del mondo ch’è il suo mondo (Vico), e dei
suoi bisogni spirituali (1). È stato ancora osservato, che quel ch’è la
funzione della filosofia rispetto al problema della scienza nei filosofi del
neo-criticismo positivista, si ritrova nel Croce, come coscienza critica
immanente all’atto storiografico, di cui essa è il momento puramente trascendentale
(2). IL La formazione mentale di G. Gentile ha origini diverse da quella
crociana. A Bertrando Spaventa, e, attraverso questi, a Hegel, Fichte, Kant,
Cartesio, e ai nostri Gioberti, Vico e Bruno, si riallaccia, fin dagli inizi,
la meditazione del fondatore dell’idealismo dell’atto. È, poi, partendo in
particolare dallo Hegel, con la riforma ch’ei propone, indipendentemente dal
Croce, e sulle orme dello Spaventa, della dialettica hegeliana, che il pensiero
del G. dà i primi frutti originali. Lo Spaventa, studiando le tre prime
categorie della Logica hegeliana, essere, non-essere, divenire, aveva
osservato, sorpassando i precedenti interpreti (Trendelenburg, Vera etc.), che
« questa posi¬ zione imbrogliata dell’essere e del non-essere (lo stesso e non-lo
stesso) è la viva espressione della natura del pensare. Se si toglie di mezzo
il pensare non se ne capisce niente». Amato Masnovo. Masnovo. Keywords:
scolastica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masnovo.” Masnovo.
Luigi Speranza -- Grice e Massarenti: l’implicatura
conversazionale -- stramaledettamente implicaturale – la scuola d’Eboli –
filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Eboli). Filosofo Italiano. Eboli, Salerno, Campania. Grice: “His
dictionary of non-common ideas I would give to Austin on his birthday; he would
hate it! He was all for common lingo!” -- “I like Massarenti: he can be
provocative. I like his study on what he calls a ‘neologissimo’ – and the idea
of the pocket-philosopher! I know I’m one! On the other hand, he has written on
‘la buona logica,’ but isn’t ‘logica’ already a value-paradeigmatic expression?
His study on god-damn logic is good – since that’s what I do, with my theory of
implicature. To say, “My wife is in the kitchen or the bedroom” when I know
where she is – and thus when I have truth-functional grounds to utter the
stronger disjunct, it’s still goddamn logic – I haven’t lied! True but misleading – aka god-dman logic!” Responsabile
del supplemento culturale Il Sole-24 Ore-Domenica, dove si occupa di storia e
filosofia della scienza, filosofia morale e politica, etica applicata, e dove
tiene la rubrica Filosofia minima. Armando
Massarenti vive a Milano, dove dirige il supplemento culturale Domenica de Il Sole
24 Ore. Scrive L'etica da applicare. Redatta il Manifesto di bioetica laica,
che ha suscitato un vasto dibattito. È stato membro dell'Osservatorio di
Bioetica della Fondazione Einaudi di Roma e dal
fa parte del Comitato etico della Fondazione Veronesi, presieduto da
Amato. Direttore della rivista Etica ed economia (Nemetria). Cura e introduce
diversi volumi di argomento filosofico-scientifico, come “L'ingranaggio della
libertà” (Liberi libri, Macerata), la “Storia dell'astronomia” di Leopardi (Vita
Felice, Milano), “Rifare la filosofia di Dewey” (Donzelli, Roma). Per Feltrinelli cura e introduce “Laicismo
indiano” (Milano), una raccolta di saggi di Sen.Cura il numero monografico
della Rivista di Estetica dedicato al dibattito su analitici e continentali e,
con Possenti, “Nichilismo, relativismo, verità. Un dibattito (Rubbettino,
Mannelli). Cura la collana I Grandi Filosofi (trenta volumi sui protagonisti
della storia del pensiero, da Socrate a Wittgenstein, per i quali anche scrive
le prefazioni, confluite ne Il filosofo tascabile. In corso di pubblicazione
una serie analoga dedicata ai grandi della scienza. Scrive “Il lancio del nano
e altri esercizi di filosofia minima” per il quale gli sono stati conferiti il
Premio Filosofico Castiglioncello e il
premio di saggistica "Città delle Rose. "Il lancio del nano” è anche
oggetto di un esperimento didattico, promosso dalla Società Filosofica Italiana
attraverso il quale viene proposto un metodo di motivare allo studio della
filosofia e alla capacità di argomentare in proprio. Dal saggio è stato tratto
anche uno spettacolo teatrale, per la regia di Longhi prodotto da Mimesis). Cura
“Bi(bli)oetica. Istruzioni per l'uso (Einaudi), un dizionario di bio-etica sui
generis, dal quale il regista L.Ronconi ha tratto l'omonimo spettacolo teatrale
andato in scena a Torino, per il progetto Domani delle Olimpiadi. Scrive
Staminalia. le cellule etiche e i nemici della ricerca, una ricostruzione del
dibattito etico e scientifico sulla ricerca sulle staminali. Scrive Il filosofo
tascabile. Dai presocratici a Wittgenstein. 44 ritratti per una storia del
pensiero in miniatura. In contemporanea è uscito “Stramaledettamente logico.
Esercizi filosofici su pellicola (Laterza, Roma-Bari) una raccolta di saggi su
cinema e filosofia (di Roberto Casati, Achille Varzi) di cui ha scritto
introduzione e saggio conclusivo. Insegna a Bologna, Lugano, Siena, Milano.
Dirige per Mondadori la collana "Scienza e filosofia". Fa parte delle giurie di due premi per la
divulgazione scientifica: il Premio Pace, promosso dalla SISSA di Trieste, il
Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, legato al Campiello
(Padova), e il premio Serono. È stato anche nella giuria del Premio del Giovedì
"Marisa Rusconi", conferito ogni anno a Milano a un romanzo italiano
opera prima. Ha vinto diversi premi: il Premio Dondi per la Storia della Scienza,
delle tecniche e dell'Industria (Padova); n il Premio Voltolino per la
divulgazione scientifica (Pisa); il Premio Mente e Cervello (Torino); il premio
Capri, il premio Argil e il premio Capalbio; il Premio Città di Como. Altri
saggi: “L'etica da applicare: una morale per prendere decisioni,” Milano, Il
Sole-24 Ore libri, “Il lancio del nano” -- e altri esercizi di “filosofia minima,”
Parma, Guanda); “Staminalia. “Le cellule” etiche e i nemici della ricerca,
Parma, Guanda, “Il filosofo tascabile” “dai
presocratici a Wittgenstein”“ritratti per una storia del pensiero in
miniatura,” Parma, Guanda, “Dizionario delle idee non comuni,”Parma, Guanda,.“Filosofia,
sapere di non sapere: le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del
pensiero” Firenze, Anna.“Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi
conviene” e altri saggi di etica politica, Parma, Guanda,.“Istruzioni per
rendersi felici.”“Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni, Milano,
Guanda,.“La buona logica.” Imparare a pensare, Milano, Cortina, “Metti l'amore
sopra ogni cosa: una filosofia per stare bene con gl’altri” Milano, Mondadori, Treccani
Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana su italia libri.net. tangenti
e moralità, su filosofia rai. Armando Massarenti. Massarenti. Keywords:
stramaledettamente logico, stramaledettamente implicaturale --. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Massarenti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice
e Massari: l’implicatura conversazionale -- l’implicatura logistica di Petrarca
e Boccaccio – la scuola di Seminara -- filosofia calabrese -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza (Seminara). Filosofo filosofo calabrese.
Filosofo italiano. Seminara, Reggio Calabria, Calabria. Bernardo Massari --
calabro -- Barlaam: -- Grice: “Should it be under B – Barlam, under Seminara,
like Occam?” Barlaam Calabro – di
Calabria – Scrive di aritmetica, musica e acustica. E uno dei più convinti
fautori della riunificazione fra le Chiese d'oriente e occidente. È considerato
insieme ai suoi due allievi Leonzio Pilato e Boccaccio uno dei padri
dell'Umanesimo. Studia in Galatro, Calabria. Pare che il suo successo come
filosofo (un suo trattato sull'etica degli stoici è preservato) e ragione di
gelosia da parte di N. Gregorio. Nell'ambito delle trattative per la ri-unificazione
tra le due Chiese di Oriente e di Occidente, a lui venne affidata la difesa
delle ragioni greche; in tale occasione sviluppa le sue critiche verso
l'esicasmo e a sottolineare la differenza di valore tra la teologia scolastica
e la contemplazione mistica. E protagonista di una violenta polemica contro i
metodi ascetici e mistici di alcuni monaci dell'Athos e del loro sostenitore G.
Palamas. Il dibattito divenne sempre più acceso fino a culminare in un concilio
generale alla fine del quale venne costretto a sospendere ogni futuro attacco
verso l'esicasmo. Epigrafe a Gerace, tutore di Petrarca e Boccaccio, inviato
dall'imperatore Andronico III Paleologo in missione diplomatica a Napoli,
Avignone e Parigi per sollecitare le corti europee ad una crociata contro i turchi.
In quell'occasione costrue delle relazioni e una rete di amicizie su cui puo
fare conto quando, in seguito alla decisione conciliare, decise di aderire alla
Chiesa d'Occidente. Ad Avignone conosce Petrarca, a cui iniziò ad insegna il
greco. Petrarca si adoperò per fargli assegnare la diocesi di Gerace, così e nominato
vescovo di Clemente. La bolla relativa alla sua elezione al vescovato di Gerace
riporta, Monachus monasteri Sancti Heliae de Capasino Ordinis Sancti Basilii
Militensis Diocesis, in sacerdotio constitutum. Tutore di Petrarca e Boccaccio
che da un importante contributo, attraverso la riscoperta dei testi antichi,
anche a tutto ciò che non molto tempo dopo svilupa il movimento umanista. È
proprio Manetti il primo a menzionarlo nella sua biografia del Petrarca. Venne
inviato in missione diplomatica da Clemente in un rinnovato tentativo
ecumenico. Data la grande influenza di Palamas il tentativo, ancora una volta,
si risolse in un insuccesso. Fa ritorno ad Avignone dove muore. Saggi: Si
occupa anche di matematica lasciandoci una “Logistica” in cui spiega le regole
di calcolo con interi, frazioni generiche e frazioni sessagesimali. D. Mandaglio,
Barlaam Calabro: una vocazione unionista. C. Nanni Editore (Maggio). Salvatore
Impellizzeri, Calabro, Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Mercati, Calabro, Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ratisbona. Simone Atomano. Barlaam Calabro
di Seminara. BARLAAM Calabro. - Nacque a Seminara
(Reggio di Calabria) sul finire del sec. XIII, probabilmente verso il 1290. Il
nome Barlaam par che sia quello assunto in religione, ma non è documentato che
il nome di battesimo fosse Bernardo, come si ripete sulle orme dell'Ughelli
(Italia Sacra). Mancano notizie sulla sua formazione spirituale e culturale e
sulla sua attività in Italia fino al suo passaggio a Bisanzio. La bolla di
Clemente VI (Reg.Vat.), che lo elevò al seggio episcopale di Gerace, ci informa
soltanto che B. si preparò al monacato e al sacerdozio nel monastero basiliano
di Sant'Elia di Capasino (Gàlatro), nella diocesi di Mileto. Certo è ormai,
dopo gli studi recenti (Schirò, Jugie, Giannelli), che B. nacque e fu educato
nella fede dissidente della Chiesa di Costantinopoli, cui molti continuavano ad
aderire nell'Italia meridionale di quell'età, nonostante l'unione alla Chiesa
cattolica proclamata dal concilio di Bari. È B. stesso a dirlo in uno degli
opuscoli contro la processione dello Spirito Santo a Patre Filioque (punto
fondamentale di dissenso tra le due Chiese: gli ortodossi credono che lo
Spirito Santo proceda e Patre solo): "Tale è la mia fede e la mia
religione riguardo alla Trinità, fede nella quale io fui allevato fin dall'infanzia
e nella quale sono vissuto sin qui" -- cod. Parisinus graecus.
Problematica è invece la ricostruzione della sua formazione culturale. Appare
infatti evidente che le conoscenze del monaco calabrese, le quali non si
limitano a filosofi greci, quali Platone e Aristotele, ma si mostrano invece
profonde anche riguardo al pensiero di Tommaso d'Aquino e agli ultimi sviluppi
nominalistici della Scolastica occidentale, esorbitano dalla tradizione
culturale dei monasteri italo-greci di Calabria e presuppongono contatti più o
meno prolungati di B. con scuole filosofiche e teologiche dell'Italia
meridionale e centrale. Quando il potere imperiale passò da Andronico II
ad Andronico III, troviamo B. a Costantinopoli, dove egli era giunto dopo
essersi trattenuto prima ad Arta, in Etolia, e a Tessalonica. Nella capitale
bizantina incontrò il favore della corte: vi dominava allora Anna di Savoia,
figlia di Amedeo V, sposata nel 1326 ad Andronico III, favorevole ai Latini e
all'unione delle Chiese. Presto ottenne larga fama di dotto e di filosofo e
divenne abate (igumeno) di uno dei più importanti conventi, quello di S.
Salvatore. Si diffondevano a Bisanzio i suoi scritti di logica e di astronomia
e il gran domestico Cantacuzeno gli affidava una cattedra nell'università della
capitale. Ma la sua fama crescente doveva presto urtarsi contro il tradizionale
nazionalismo latinofobo dei Bizantini. Il primo scontro avvenne col più
cospicuo rappresentante dell'umanesimo bizantino, Niceforo Gregoras, che teneva
cattedra nel monastero di Cora. In una sfida accademica i due dotti più in
vista della capitale si trovarono di fronte a discuteresui campi più vari dello
scibile, astronomia, grammatica, retorica, poetica, fisica, dialettica, logica.
Di questa tenzone noi sappiamo soltanto attraverso un libello del Gregoras
02,OpiVrLO9 ~ 7rEpì GOCPL'2q (Jahn, Archiv für Philologie und Pddagogik,
Supplementband). Il libello, una specie di dialogo mitico di imitazione
platonica, o meglio lucianea, naturalmente tendenzioso, asserisce che l'agone
si concluse con la completa sconfitta del dotto calabrese, che dimostrò di
avere soltanto qualche conoscenza di fisica e di dialettica aristotelica e una
certa superficiale infarinatura di logica. Ma nella persona di B., Niceforo
Gregoras vuol mettere in ridicolo tutta la scienza occidentale limitata a poche
nozioni aristoteliche e del tutto ignara di matematica, fisica e astronomia,
scienze in grande onore allora a Bisanzio. Secondo il Gregoras, inoltre, in
seguito a questa sconfitta, B. avrebbe abbandonato Costantinopoli per
rifugiarsi a Tessalonica. Par più probabile invece che egli facesse la spola
tra i due massimi centri culturali dell'impero. A Tessalonica comunque il suo
insegnamento continuava con successo e tra i suoi allievi si contavano personalità
di spicco come Acindino, Cavasila, e Cidone. Ma nemmeno presso la corte e
gli ambienti ecclesiastici della capitale il prestigio di B. dovette subire un
offuscamento, se proprio lui fu scelto dal patriarca Caleca, come portavoce
della Chiesa ortodossa, quando giunsero a Bisanzio i due domenicani Francesco
da Camerino, arcivescovo di Vosprum (Ker~-'), e Riccardo, vescovo di Cherson,
incaricati dal papa Giovanni XXII di rimuovere gli ostacoli dottrinali che si
frapponevano alla riconciliazione delle Chiese. La discussione tra i
prelati latini e il monaco calabrese si svolse ad un alto livello
teologico-filosofico. M. cercava di abbattere la barriera dogmatica della
processione dello Spirito Santo ricorrendo a un tipico argomento nominalistico:
egli si opponeva alla pretesa di poter conoscere Dio e di poter dimostrare
apoditticamente le cose divine. Ora, se Dio èinconoscibile, che valore potevano
avere discussioni sulla processione dello Spirito Santo basate sui sillogismi
apodittici? Sia i Latini, sia i Greci, quindi, in questioni di questo genere
non potevano rifarsi che ai Padri della Chiesa, la cui fonte di scienza è la
rivelazione e l'illuminazione divina. Ma poiché i Padri non sono
sufficientemente espliciti riguardo alla processione dello Spirito Santo, non
restava che assegnare alle divergenti dottrine un posto nelle opinioni
teologiche particolari, senza fame un ostacolo per l'unione. La posizione
di M. è in netto contrasto col realismo di s. Tommaso, assunto quale
atteggiamento ufficiale dalla teologia cattolica: essa si inserisce chiaramente
nel movimento volontaristico contemporaneo a B., che ebbe i suoi maggiori
rappresentanti in Duns Scoto e in Guglielmo d'Occam, teso a porre un netto
confine di separazione tra i campi della ragione e della fede. Non è un caso
che B. avesse consacrato il suo insegnamento universitario dalla cattedra di
Costantinopoli all'esegesi dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, il rappresentante
più coerente della dottrina "apofatica", della inconoscibilità, cioè,
del divino, la cui autorità era riconosciuta in Oriente e in Occidente.
Le trattative non approdarono a nulla: le tesi di B. difficilmente potevano
essere accettate dai legati latini, esponenti dell'ordine stesso cui
apparteneva anche AQUINO e inviati dal papa Giovanni XXII, che, elevando agli
onori dell'altare Tommaso, aveva fatto propria della Chiesa di Roma la sua
dottrina. Ma l'agnosticismo nominalistico di M. doveva anche urtare le
concezioni mistiche bizantine, rappresentate allora specialmente dal monachesimo
atonita. A campione di tale misticismo si ergeva Gregorio Palamas, un monaco
dell'Athos, che aveva già scritto due Discorsi apodittici contro la processione
dello Spirito Santo Filioque. Egli attaccava il metodo di discussione tenuto
dal calabrese dinanzi ai legati latini, dichiarando perfettamente dimostrabile
la posizione ortodossa in virtù della grazia illuminante che al cristiano
discende dall'incamazione, per cui la conoscenza soprannaturale è eminentemente
reale, più di qualunque conoscenza filosofica. Intanto M. veniva a
conoscenza delle pratiche mistiche dei monaci atoniti, che si isolavano per
abbandonarsi ad una quiete contemplativa Tali pratiche consistevano nel
ripetere indefinitamente la preghiera: "Signore Gesù Cristo, figlio di
Dio, abbi pietà di me!", trattenendo il fiato, col mento appoggiato al
petto e guardando l'ombelico, fino a raggiungere la visione corporea della luce
divina vista dagli Apostoli sul Tabor, nel giorno della trasfigurazione. Questa
concezione psico-fisica della divinità e, soprattutto, il metodo di preghiera
degli esicasti (così si chiamavano i seguaci di tal metodo) provocarono gli
attacchi ironici di M., che vedeva nell'esicasmo una grossolana superstizione,
i cui seguaci designò con lo sprezzante appellativo di umbilicanimi. Ma la
controversia ben presto si allargò sul piano filosofico-teologico. M.,
coerentemente alla sua formazione nominalistica, non poteva ammettere
contaminazione tra il divino e l'umano, tra l'etemo e il temporale. La luce del
Tabor, per esser vista nell'ascesi, dovrebbe essere etema e coincidere con la
divinità stessa, che sola è eterna e immutabile. Ma poiché la divinità è
invisibile, invisibile è anche la luce taborica. Palamas oppose una sottile
dottrina emanazionistica di derivazione neoplatonica, che distingueva una
sostanza divina trascendente (oùaía) e delle energie divine (gvp-'pyztcxt o
Suváp.rLq), operazioni eterne di Dio, che per esse agisce nel mondo degli uomini.
E appunto la luce taborica visibile agli asceti, come l'amore, la sapienza e la
grazia di Dio, è una energia divina operante come intermediaria tra Dio e gli
uomini, un ponte tra l'etemo e il transeunte. Tra le due opposte tesi non
poteva essere accordo. La controversia filosoficoteologica ebbe anche
implicazioni politiche, come sempre avveniva a Bisanzio. M. allora mosse accusa
di eresia contro il Palamas dinanzi al patriarca Giovanni Caleca, presentando
il suo scritto Kwrà MoccrcrocXtocvCùv (Contro i Massaliani) in cui la dottrina
del Palamas veniva assimilata a precedenti eresie. Il Palamas riuscì a ottenere
una dichiarazione, favorevole alla fede esicasta, sottoscritta dai monaci più
importanti dell'Athos ('0 &ytopsvrtxòq -ró[Log), mentre il patriarcato e il
governo imperiale, pur non favorevoli al palamismo, preoccupati com'erano di
mantenere la pace religiosa tra i pericoli incombenti dall'estemo, desideravano
evitare una controversia dogmatica e cercavano di far giungere le due opposte
parti a una conciliazione. Si giunse così alla riunione di un concilio in Santa
Sofia, presieduto dall'imperatore Andronico III in persona. La sera dello
stesso giorno il concilio si chiudeva con un discorso dell'imperatore che
celebrava la riconciliazione generale. Ma in realtà fu il Palamas a trionfare:
la dottrina di B. venne formalmente condannata e il monaco calabrese dovette
fare pubblica ammenda agli esicasti e promettere di non dar loro più molestia.
Il patriarca pubblicava un'encicláca con cui condannava "ciò che il monaco
M ha detto contro i santi esicasti" e imponeva a tutti gli abitanti di
Costantinopoli e delle altre città di consegnare alle autorità gli scritti di M.
perché fossero pubblicamente distrutti. Questa scottante umiliazione e la morte
di Andronico III, avvenuta subito dopo indussero M. a lasciare Costantinopoli e
a ritornare in Occidente. A tal decisione forse non erano state estranee
le impressioni riportate nel viaggio in Occidente, e le conoscenze che aveva
avuto occasione di fare (forse aveva conosciuto anche il Petrarca). Nel vivo
della lotta esicasta, M. era stato richiamato da Andronico III, da Tessalonica,
per un'importante missione diplomatica. Urgeva che l'Occidente facesse una
spedizione per allontanare da Costantinopoli l'avanzata dei Turchi ottomani.
Pare che allora B. avesse preparato un nuovo progetto di unione, che aveva
sottoposto al sinodo di Costantinopoli, in cui ribadiva le posizioni teologiche
che aveva sostenuto cinque anni prima, nelle discussioni coi legati latini del
papa. Il progetto non dovette soddisfare il sinodo e d'altra parte un senso realistico
della situazione politica doveva consigliare di evitare lunghe quanto inutili
dispute teologiche. B. accompagnato da un esperto militare, il veneziano
Stefano Dandolo, si era recato presso Roberto d'Angiò e Filippo VI di Valois
per chiedere aiuti militari dal Regno di Napoli e dalla Francia, e infine
presso la Curia di Avignone per ottenere il consenso papale alla crociata. Al
papa aveva presentato dei memoriali in cui, facendo presenti i pericoli che
sovrastavano alla cristianità tutta per l'incombenza della minaccia turca,
chiedeva che i Latini, mettendo da parte i tradizionali odi, mandassero subito
aiuti in Oriente per la guerra contro gli infedeli; dopo, ottenuta la vittoria,
si sarebbe riunito un concilio ecumenico che avrebbe trattato dell'unione. La
missione di B. era fallita sia perché il papa pretendeva la realizzazione
dell'unione prima di affrontare uno sforzo militare, sia perché le condizioni
politiche dell'Occidente (relazioni tese tra Filippo VI ed Edoardo III
d'Inghilterra) difficilmente avrebbero permesso l'organizzazione di una
crociata. M. torna in Calabria e prosegue il suo viaggio fino a Napoli,
dove aiutò, per la parte greca, l'umanista Paolo da Perugia nella compilazione
della sua opera sulla mitologia dei pagani (Collectiones) e nell'ordinamento
dei manoscritti greci della libreria angioina, che era in rapida espansione.
Poi, nell'agosto, passò alla Curia avignonese, dove a Benedetto XII era
successo Clemente VI. In questo periodo egli si legò di amicizia col Petrarca,
a cui insegnò i primi rudimenti di greco, da lui acquistando familiarità con la
lingua latina, nella quale, per la sua educazione prevalentemente greca e per
la lunga dimora in Oriente, provava difficoltà ad esprimersi (Petrarca,
Famil.). Allora passò anche alla fede cattolica e fu utilizzato dalla Curia per
un insegnamento di greco, fino a che, pare per intercessione del Petrarca, non
fu elevato al seggio episcopale di Gerace e consacrato da Poggetto. Oscuri e
duri furono gli anni dell'episcopato nella piccola diocesi calabrese a causa di
aspre dispute con la curia metropolitana di Reggio. Ma gli veniva
affidata la sua ultima missione diplomatica, questa volta da parte di Clemente
VI, per condurre trattative unioniste con l'imperatrice Anna di Savoia, reggente
l'impero di Bisanzio in nome del figlio Giovanni V. La situazione a Bisanzio
rendeva però ogni trattativa impossibile. Un sinodo aveva deposto il patriarca
Giovanni Caleca, divenuto avversario dichiarato del movimento esicasta, in
conseguenza dell'evoluzione della situazione politica dopo la morte di
Andronico III (veva fatto arrestare il Palamas e l'anno successivo aveva fatto
pronunciare contro di lui la scomunica da un sinodo patriarcale), e aveva
confermato la condanna di M.. La stessa sera Cantacuzeno, favorevole agl’esicasti,
entrava nella capitale e costringeva Anna ad accoglierlo come coimperatore
accanto al figlio. A B., considerato eresiarca, non restava che la via del
ritorno, per lasciare ad altri la ripresa delle trattative. Rientra ad
Avignone. Infatti la bolla di nomina del suo successore, Simone Atumano, nella
sede episcopale di Gerace afferma come recente la morte di Barlaam. (Archivio
segreto vaticano, Reg. Clem.). Scrive molto. Quantunque una parte della
sua opera sia andata perduta, tuttavia si conservano ancora di lui un buon
numero di opuscoli di vario contenuto, in genere brevi, ma densi di pensiero.
La maggior parte di essi sono ancora inediti. Un elenco coi titoli e gli
incipit si trova in Fabricius, Bibliotheca Graeca, Hamburgi riprodotto in
Migne, Patr. Graeca, CLI. I più numerosi sono quelli di carattere teologico e
riguardano l'attività unionista del monaco calabrese: 3 contro la processione
dello Spirito Santo Filioque, e sul primato del papa. Tali opuscoli si trovano
in un gran numero di manoscritti. Ne contiene 20 (escluso uno sul primato del
papa) il cod. Parisinus. Di essi uno solo sul primato dei papa, è stato
pubblicato prima da Luyd, con traduzione latina, Oxford, e poi dal Salmasius,
in greco, Hannover riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI, Coll.. Due
discorsi greci sull'unione delle Chiese sono stati pubblicati e illustrati da
Giannelli, Un progetto di Barlaam Calabro Per l'unione delle chiese, in
Miscellanea Giovanni Mercati, III, Città del Vaticano. Il primo di essi
contiene il progetto di unione elaborato da B. prima della sua missione
diplomatica ad Avignone e presentato al sinodo di Costantinopoli; il secondo,
pronunciato probabilmente dinanzi al sinodo stesso, doveva illustrare il
progetto contenuto nel primo. Di tenore diverso sono tuttavia i due discorsi
latini recitati, o piuttosto presentati in forma di memoriali, in
quell'occasione, al pontefice Benedetto XII. Essi furono editi per la prima
volta da L. Allacci, De Ecclesiae Occidentalis atque Orientalis perpetua
consensione...,Coloniae Agrippinae, donde furono riprodotti dal Migne, Patr.
Graeca, CLI, e poi dal Raynaldi, Annales Ecclesiastici. Alla sua attività
apologetica in favore della Chiesa cattolica svolta dopo la conversione si
riferiscono varie lettere ed opuscoli, di cui cinque, in latino, si trovano in
Migne, Patr.Graeca, C LI. Poco ci resta degli scritti contro gli esicasti, che
furono condannati alla distruzione, dopo il concilio, dalla enciclica del
patriarca Giovanni Caleta (Synodicae Constitutiones, XXII, in Migne,
Patr.Graeca,CLII, COI.). L'opera principale, più volte rimaneggiata, che
portava il titolo KotTà Mocaaa?,tocvi""v (Contro i Massaliani) da
un'antìca setta ereticale a cui B. polemicamente assimilava gli esicasti, ci è
nota soltanto attraverso le citazioni degli avversari. Di notevole importanza
sono quindi le otto lettere pubblicate con ampia introduzione da Schirò:
Barlaam Calabro, Epistole greche. I primordi episodici e dottrinari delle lotte
esicaste, Palermo, che rivelano i primi sviluppi della controversia. Ma
se più nota è l'attività teologica di B., di non minore importanza, anche se
finora meno studiata, è quella filosofica e scientifica. Nell'operetta latina
in due libri, Ethica secundum Stoicos ex pluribus voluminibus eorumdem
Stoicorum sub compendio composita,edita per la prima volta da Canisius,
Ingolstadt 1604, riprodotta in Migne, Patr. Graeca,CLI, coll., B. dà una chiara
esposizione della morale stoica e mostra ampia conoscenza di Platone. Inedita è
ancora un'altra opera di carattere fìlosofico, Le soluzioni dei dubbi proposti
da Giorgio Lapita (A~astq siq T&q è7rsvsy,0d'aocq ocù-ré,-,) &7rop(otq
7rocpì ro,3 ]Pe⟨,)pytou roú Aa7r'tOou, contenuta in vari codici, di
cui il più noto il Vatic. Graer. Di matematica trattano l'Arithmetica
demonstratio eorum quae in secundo libro elementorum sunt in lineis et figuris
planis demonstrata,corfimentario al secondo libro di Euclide, edito
nell'euclide di C. Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e riprodotto,
nel solo testo greco, nell'edizione di Euclide curata dallo Heiberg, V, Lipsiae
(Teubner); e la Aoytcr-rtx~ sive arithmeticae, algebricae libri VI, edita per
la prima volta,dallo stesso Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e
poi, con un commento, da Chamberus, Logistica nunc primum latine reddita et
scholiis illustrata, Parisiis 1600, trattato di calcolo con frazioni ordinarie
e sessagesimali con applicazioni all'astronomia. Inedite sono due opere
di astronomia: un commentario alla teoria dell'ecclissi solare dell'ahnagesto
tolemaico, contenuto in parecchi manoscritti, in duplice redazione, e una
regola per la datazione della Pasqua. B. si occupò anche di acustica e di
musica. Abbiamo di lui la confutazione al rifacimento degli 'AptovLx&
tolemaici di Gregoras, pubblicata da Franz, De musicis graecis commentatio,
Berlin. Difficile è esprimere un giudizio preciso che illumini di piena
luce la personalità di B., sia perché moltissimi dei suoi scritti sono ancora
inediti, sia perché l'attenzione degli studiosi si è concentrata
particolarmente sulla sua attività teologica e diplomatica, che fu occasionale,
lasciando nell'ombra la sua opera di filosofo, di scienziato e di umanista, che
rispondeva alla sua vera vocazione. Sufficientemente chiara è ormai la
posizione del monaco calabrese verso le due Chiese. E sincero credente nella
fede ortodossa fino a quando non passò al cattolicesimo, ad Avignone, in
seguito alla condanna espressa dal concilio. E fu sincero unionista, anche se
le sue posizioni teologico-filosofiche non dovevano contribuire alla
chiarificazione dei rapporti tra le due Chiese. A Bisanzio porta lo
spirito nuovo delle più avanzate speculazioni filosofiche dell'Occidente, che
preludevano all'umanesimo e alla Rinascita. Non facilmente valutabile è invece
il peso che egli ebbe nell'introduzione del greco nel mondo occidentale. Certo
è che, oltre alle sue lezioni avignonesi, iniziò alla cultura ellenica Paolo da
Perugia e il Petrarca. I suoi interessi per matematica, astronomia,
fisica e musica, oltre che per teologia e filosofia, gli assegnano un posto
eminente nella storia della cultura e lo fanno apparire uno degli spiriti più
versatili della sua età. Fonti e Bibl.: N. Gregoras, Byzantina
Historia, a cura di L. Schopen, I. XI, c. 10, in Corpus scriptorum historiae
Byzantinae, Bormae, Cantacuzeno, Historiartum libri, a cura di Schopen,
AYLOQEVILZò1; Tó~10(; in Migne, Patr. Graeca,
Filoteo, Gregorii Palamae encomium, CLI, Contra Gregoram, XII;
i:uvobL>còg rópo; (Atti dei concilio Bénolt XII, Lettres closes, patentes...
se rapportant à la France, a cura di G. Daumet, Paris; Taccone-Gallucci,
Regesti dei romani pontefici per le chiese della Calabria, Roma, Schaefer, Die
Ausgaben der apostolischen Kammern unter Benedikt XII, Klemens VI und Innocenz
VI, Paderborn; Petrarca, Famil., I.XVIII, ep. 2, a cura di Rossi, Firenze, BOCCACCIO,
Genealogia deorum gentilium, a cura di Romano, Bari; Mandalari, Fra Barlaamo
Calabrese, maestro di PETRARCA, Roma; Gay, Le Pape Clément VI et les affaires
d'Orient, Paris; Parco, Petrarca e B., Reggio Calabria; Gl’ultimi oscuri anni
di B. e la verità storica sullo studio del greco di PETRARCA, Napoli, GENTILE,
Le traduzioni medievali di Platone e PETRARCA, in Studi sul Rinascimento,
Firenze; Jugie, Barlaam de Seminaria, in Dict.d'Hist. et de Géogr. Ecclés.,
Barlaam est-il né catholique?, in Echos d'Orient; Schirò, Un documento inedito
sulla fede di B. C., in Arch.stor. per la Calabria e la Lucania, Sarton,
Introduction to the history of science, III, Baltimorem Weiss, The Greek
culture of South Italy in the later MiddIe Ages, in Proceedings of the British
Academy, Meyendorff, Les débuts de la controverse hésychaste,in Byzantion, L'origine
de la controverse palamite: la première lettre de Palamas à Akindynos, in
OEoloyca; Un mauvais théologien de l'Unité: Barlaam le Calabrais, in L'Eglise
et les Eglises. Etudes et travaux offerts à Dom Lambert Beauduin, II,
Chévetogne, Introduction à l'étude de Palamas, Paris; St. Grégoire Palamas et
la mystique ortodoxe, Paris; Giannelli, Petrarca o un altro Francesco, e quale,
il destinatario del "De Primatu Papae" di Barlaam Calabro?, in Studi
in onore di Funaioli, Roma, Setton, The Byzantine background to the Italian
Renaissance, in The Proceedings of the American Philosophical Society,
Loenertz, Note sur la correspondance de Barlaam, évéque de Gerace, avec ses
amis de Grèce, in Orientalia Christ. Periodica, Beck, Kirche und theologische Literatur im
byzantinischen Reich, München, Schmitt, Un pape réformateur... Bénoft XII, Quaracchi-Florence; Pertusi. La scoperta
di Euripide nel primo Umanesimo, in Italia Medievale e Umanistica. Bernardo Massari.
Massari. Keywords: implicatura, logistica, Petrarca, Boccaccio, Gentile – il
latino, il volgare – e il greco! Accademia, Platone, Rinascimento italiano,
Firenze.
Luigi Speranza -- Grice e Massimiano – il principe
filosofo -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. A philosopher who encourages Giustiniano and Giuliano -- to pave the
floor of Hagia Sophia with silver. Massimiano.
Luigi Speranza -- Grice e Massimo: l’orto romano --
la costituzione di Roma – Roma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. L’orto. A friend of PLINIO Minore. He is sent by Rome to refer and
reform the constitutions of six Greek cities, but he declines the idea. He knows
the theory of Epittetto, and a discussion between them is preserved in
Discourses III. 7. Massimo.
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