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Tuesday, March 18, 2025

GRICE ITALO A-Z M MA

 

Luigi Speranza -- Grice e Macedo: la ragione conversazionale e l’orto romano – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Macedo was a philosopher and a friend of Aulo Gellio. Macedo. Keywords: Livio. Macedo.

 

Luigi Speranza -- Grice e Machiavelli: l’implicatura conversazionale del principe di Livio– Machiavelli at Oxford – la scuola di Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina – scuola di Firenze -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo fiorentino. Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “While Strawson prefers ‘The Prince,’ my favourite Machiavelli is the dialogo, discorso, ovvero dialogo intorno della lingua –“ Grice: “The full title makes it sound slightly analytic – ‘whether it should be called ‘florentine, Italian, or tooscana’ I mean, a stipulation!” -- Grice: “Like me, we can call Machiavelli a philosopher of language – the trend being very Florentine between Machiavelli and Varchi.” -- possibly Italy’s greateset philosopher – Noto come il fondatore della scienza politica moderna, i cui principi base emergono dalla sua opera più famosa, Il Principe, nella quale è esposto il concetto di ragion di stato e la concezione ciclica della storia. Questa definizione, secondo molti, descrive in maniera compiuta sia l'uomo sia il letterato più del termine machiavellico, entrato peraltro nel linguaggio corrente ad indicare un'intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata e, proprio per questa connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari viene preferito il termine "machiavelliano".  L'ortografia del cognome è, purtroppo, ambigua: la versione "Macchiavelli", quella della statua a lui dedicata agli Uffizi, in attesa di chiarimenti dell'Ufficio Culturale del museo o dell'Accademia della Crusca, andrebbe considerata ugualmente corretta in lingua italiana. L'analisi della firma del filosofo, riportata qui accanto, farebbe propendere per la "c" singola[senza fonte]. «Nacqui povero, ed imparai prima a stentare che a godere.»  (N. M., Lettera a Francesco Vettori.) Niccolò M. (scritto anche Macchiavelli sulla statua a lui dedicata all'ingresso degli Uffizi) nacque a Firenze, terzo figlio, dopo le sorelle Primavera e Margherita e prima del fratello Totto; figlio di Bernardo e di Bartolomea Nelli. Anticamente originari della Val di Pesa, i M. sono attestati popolani guelfi residenti almeno dal XIII secolo a Firenze, dove occuparono uffici pubblici ed esercitarono il commercio. Il padre Bernardo era tuttavia di così poca fortuna da esser considerato, non si sa quanto veritieramente, figlio illegittimo: dottore in legge, risparmiatore per carattere o per necessità, ebbe interesse agli studi di umanità, come risulta da un suo Libro di Ricordi che è anche la principale fonte di notizie sull'infanzia di Niccolò. La madre, secondo un suo lontano pronipote, avrebbe composto laude sacre, rimaste peraltro sconosciute, dedicate proprio al figlio Niccolò. Cominciò a studiare latino con un certo Matteo, l'anno dopo si dedicava allo studio della grammatica con Poppi, all'aritmetica  e l'anno seguente affrontava le prove scritte di componimento in latino. Opere in questa lingua esistevano nella biblioteca paterna: la I Deca di Tito Livio e quelle di Flavio Biondo, opere di Cicerone, Macrobio, Prisciano e Marco Giuniano Giustino. Adulto, maneggerà anche Lucrezio e la Historia persecutionis vandalicae di Vittore Uticense. Non conobbe invece il greco, ma poté leggere le traduzioni di alcuni degli storici più importanti, soprattutto Tucidide, Polibio e Plutarco, da cui trasse importantissimi spunti per la sua riflessione sulla Storia. S'interessò alla politica anche prima di avere degli incarichi istituzionali, come dimostra una sua lettera, la seconda che di lui ci è pervenutala prima è una richiesta al cardinale Giovanni Lopez, affinché si adoperi a riconoscere alla sua famiglia un terreno contestato dalla famiglia dei Pazziindirizzata probabilmente all'amico Ricciardo Becchi, ambasciatore fiorentino a Roma, nella quale egli si esprime in modo critico contro Girolamo Savonarola.  Due sono le fasi che scandiscono la vita di Niccolò M.: nella prima parte della sua esistenza egli è impegnato soprattutto negli affari pubblici; nella successiva nella scrittura di testi di portata teorica e speculativa. Si apre la seconda fase segnata dal forzato allontanamento dello storico e filosofo toscano dalla politica attiva. «Della persona fu ben proporzionato, di mezzana statura, di corporatura magro, eretto nel portamento con piglio ardito. I capelli ebbe neri, la carnagione bianca ma pendente all'ulivigno; piccolo il capo, il volto ossuto, la fronte alta. Gli occhi vividissimi e la bocca sottile, serrata, parevano sempre un poco ghignare. Di lui più ritratti ci rimangono, di buona fattura, ma soltanto Leonardo, col quale ebbe pur che fare ai suoi prosperi giorni, avrebbe potuto ritradurre in pensiero, col disegno e i colori, quel fine ambiguo sorriso»  (Roberto Ridolfi, Vita di Niccolò M.)  Caterina Sforza Riario, ritratta da Lorenzo di Credi. Niccolò aveva già presentato al Consiglio dei Richiesti, la propria candidatura a segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina, ma gli fu preferito un candidato savonaroliano. Pochi giorni però dopo la fine dell'avventura politica e religiosa del frate ferrarese, M. fu nuovamente designato ed eletto il 15 giugno dal Consiglio degli Ottanta, elezione ratificata dal Consiglio maggiore, probabilmente grazie all'autorevole raccomandazione del Primo segretario della Repubblica, Marcello Virgilio Adriani, che il Giovio asserisce essere stato suo maestro.  Per quanto i compiti delle due Cancellerie siano stati spesso confusi, generalmente alla prima si attribuivano gli affari esterni, e alla seconda quelli interni e la guerra: ma i compiti della seconda Cancelleria, presto unificati con quelli della Cancelleria dei Dieci di libertà e pace, consistevano nel tenere i rapporti con gli ambasciatori della Repubblica, cosicché, essendogli stata affidata, ianche questa ulteriore responsabilità, M. finì per doversi occupare di una tale somma di compiti da essere storicamente considerato, senza ulteriori distinzioni, il «Segretario fiorentino».  Era il tempo nel quale, conclusa l'avventura italiana di Carlo VIII, la maggiore preoccupazione di Firenze era volta alla riconquista di Pisaresasi indipendente dopo che Piero de' Medici l'aveva data in pegno al re di Francia- e alleata di Venezia che, intendendo impedire l'espansione fiorentina, aveva invaso il Casentino, occupandolo a nome dei Medici. Il pericolo venne fronteggiato dal capitano di ventura Paolo Vitelli, e la mediazione del duca di Ferrara Ercole I, iriconsegnò il Casentino a Firenze, autorizzandola altresì a riprendersi Pisa. In marzo venne inviato a Pontedera, dove erano acquartierate le milizie del signore di Piombino, Jacopo d'Appiano, alleato di Firenze.  In maggio scrisse il Discorso della guerra di Pisa per il magistrato dei Dieci: poiché «Pisa bisogna averla o per assedio o per fame o per espugnazione, con andare con artiglieria alle mura», esaminate diverse soluzioni, si esprime favorevole a un assedio di «un quaranta o cinquanta dì ed in questo mezzo trarne tutti gli uomini da guerra potete, e non solamente cavarne chi vuole uscire, ma premiare chi non ne volesse uscire, perché se ne esca. Dipoi, passato detto tempo, fare in un subito quanti fanti si può; fare due batterie, e quanto altro è necessario per accostarsi alle mura; dare libera licenza che se ne esca chiunque vuole, donne, fanciulli, vecchi ed ognuno, perché ognuno a difenderla è buono; e così trovandosi i Pisani voti di difensori dentro, battuti dai tre lati, a tre o quattro assalti sarìa impossibile che reggessero».  Il 16 luglio 1499 si presentò a Forlì alla contessa Caterina Sforza Riario, nipote di Ludovico il Moro e madre di Ottaviano Riario, che era stato al soldo dei fiorentini, per rinnovare l'alleanza e ottenere uomini e munizioni per la guerra pisana. Ottenne solo vaghe promesse dalla contessa che era già impegnata a sostenere lo zio nella difficile difesa del Ducato milanese dalle mire di Luigi XII e dovette ripartire senza aver nulla ottenuto. Era nuovamente a Firenze in agosto, quando le artiglierie fiorentine, provocata una breccia nelle mura pisane, aprivano la via alla conquista della città, ma il Vitelli non seppe sfruttare l'occasione e temporeggiò finché la malaria non ebbe ragione delle sue truppe, costringendolo a togliere l'assedio. Invano ritentò l'impresa: sospettato di tradimento, quello che «era il più reputato capitano d'Italia» fu decapitato.  Nessuna prova vi era che il Vitelli fosse stato corrotto dai Pisani ma la giustificazione di M., a nome della Repubblica, in risposta alle critiche di un cancelliere di Lucca, fu che «o per non havere voluto, sendo corropto, o per non havere potuto, non avendo la compagnia, ne sono nati per sua colpa infiniti mali ad la nostra impresa, et merita l'uno o l'altro errore, o tuct'a due insieme che possono stare, infinito castigo». Conquistato il Ducato di Milano, in risposta alla richieste fiorentine Luigi XII mandò suoi soldati a risolvere l'impresa di Pisa le cui mura furono bensì abbattute nel luglio del 1500 ma né gli svizzeri né i francesi entrarono in città anzi, lamentando che Firenze non li pagasse, levarono l'assedio e sequestrarono il commissario fiorentino Luca degli Albizzi, che fu rilasciato solo dietro riscatto. A M., presente ai fatti, non restava che informare la Repubblica, che decise di mandarlo in Francia, insieme con Francesco della Casa, per cercare nuovi accordi che risolvessero finalmente la guerra di Pisa. Il cardinale di Rouen Georges d'Amboise raggiunsero la corte francese a Nevers, presentando al re e al ministro, cardinale di Rouen, le rimostranze per il cattivo comportamento dei loro soldati; sapendo che Firenze non aveva al momento denari sufficienti a finanziare l'impresa, invitarono Luigi a intervenire direttamente nella guerra, al termine della quale la Repubblica avrebbe ripagato la Francia di tutte le spese. Il rifiuto dei francesiche richiedevano a Firenze il mantenimento degli svizzeri rimasti accampati in Lunigiana e minacciavano la rottura dell'alleanzamise i legati fiorentini, privi di istruzioni dalla Repubblica, in difficoltà, acuite dalla ribellione di Pistoia e dalle iniziative che frattanto aveva preso in Romagna Cesare Borgia, i cui ambiziosi e oscuri piani potevano anche indirizzarsi contro gli interessi fiorentini.  Occorreva, pagando, mantenere buoni rapporti con la Franciascriveva da Tours il 21 novembree guardarsi dalle macchinazioni del papa: così, ottenuto dalla Signoria il denaro richiesto dalla Francia, M. poteva finalmente ritornare a Firenze. Quella lunga permanenza nella corte francese verrà dislocata negli opuscoli De natura Gallorum, dove i francesi verranno descritti come «humilissimi nella captiva fortuna; nella buona insolenti più cupidi de' danari che del sangue vani et leggieri più tosto tachagni che prudenti», con una bassa opinione degli Italiani, e nel successivo Ritratto delle cose di Francia, dove, spostandosi su un piano d'analisi prettamente politica, finisce col fare della Francia l'esemplare dello stato moderno. Soprattutto egli insiste sul nesso fra la prosperità della monarchia e il raggiunto processo di unificazione nazionale, sentito come la lezione peculiare delle "cose di Francia".  Cesare Borgia «Questo signore è molto splendido e magnifico, e nelle armi è tanto animoso che non è sì gran cosa che non gli paia piccola, e per gloria e per acquistare Stato mai si riposa né conosce fatica o periculo: giugne prima in un luogo che se ne possa intendere la partita donde si lieva; fassi ben volere a' suoi soldati; ha cappati e' migliori uomini d'Italia: le quali cose lo fanno vittorioso e formidabile, aggiunte con una perpetua fortuna»  (M., Lettera ai Dieci) La minaccia del Borgia si fece presto concreta: fermato dalle minacce della Francia quando tentava d'impadronirsi di Bologna, si volse contro Piombino, entrando nel territorio della Repubblica e cercando di imporle tributi, dai quali Firenze fu nuovamente fatta salva dall'intervento di Luigi. Fra una missione a Pistoia e un'altra a Siena, Niccolò ebbe tempo di sposare. Marietta Corsini, donna di modesta origine, dalla quale avrà sei figli: Primerana, Bernardo, Lodovico, Guido, Piero e Baccina. Padrone di Piombino il 3 settembre 1501, il Borgia, per mezzo del suo sodale Vitellozzo Vitelli s'impadronì di Arezzo, dove si stabilì Piero de' Medici, poi delle terre di Valdichiana, di Cortona, di Anghiari e di Borgo San Sepolcro e di lì passò a investire Camerino e Urbino, chiedendo nel contempo di intavolare trattative con Firenze che, nel frattempo, vistasi stretta dai due Borgia, padre e figlio, aveva rinnovato gli accordi con la Francia. lo stesso giorno della caduta della città nelle mani di Cesare, partirono per Urbino M. e il vescovo di Volterra, Francesco Soderini, fratello di Piero: ricevuti, si sentirono ordinare di cambiare il governo della Repubblica, pena la sua inimicizia. La crisi fu superata grazie all'intervento delle armi francesi: avvicinandosi queste ad Arezzo, la città fu sgomberata e restituita, insieme con le altre terre, ai Fiorentini. Riferimento a questi casi è il breve scritto dell'anno successivo, Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, nel quale, preso esempio dal comportamento tenuto dagli antichi Romani in caso di ribellioni, rimprovera il governo fiorentino di non aver trattato severamente la ribelle città di Arezzo. Pensa che come i Romani  «fecero giudizio differente per esser differente il peccato di quelli popoli, così dovevi fare voi, trovando ancora nei vostri ribellati differenza di peccati giudico ben giudicato che a Cortona, Castiglione, il Borgo, Foiano, si siano mantenuti i capitoli, siano vezzeggiati e vi siate ingegnati riguadagnarli con i beneficii ma io non approvo che gli Aretini, simili ai Veliterni ed Anziani non siano stati trattati come loro. I Romani pensarono una volta che i popoli ribellati si debbano o beneficare o spegnere e che ogni altra via sia pericolosissima.»  Di fronte a quelli che apparivano tempi nuovi e tempestosi, nei quali occorreva che uomini capaci prendessero pronte risoluzioni, come prima riforma nell'organizzazione dello Stato fiorentino fu resa vitalizia la carica di gonfaloniere, affidata a Pier Soderini, che appariva uomo accetto tanto agli ottimati che ai popolani. La prima missione che egli affidò a M. fu quella di prendere nuovamente contatto col Borgia il quale, formalmente capitano delle truppe pontificie e finanziato da quello Stato, intendeva tuttavia agire nel proprio interesse e in quello della sua famiglia, stringendo un nuovo patto col Luigi XII e ottenendone libertà d'azione nei suoi piani di espansione, non solo nei confronti di signorotti quali gli Orsini, i Baglioni e il Vitelli, già suoi alleati, ma anche contro lo stesso Bentivoglio di Bologna. Seguendo la tradizionale politica di alleanza con la Francia, Firenzepur diffidando del Valentinointendeva confermargli la sua amicizia, per non essere investita dai suoi aggressivi disegni.  M. giunse a Imola dal Borgia il 7 ottobre, confidandogli che Firenze non aveva aderito all'offerta di amicizia propostale dagli Orsini e dai Vitelli, congiurati a Magione contro il duca Valentino, e ne ricevette in cambio un'offerta di alleanza, alla quale Niccolò, affascinato dalla figura di Cesare Borgia, guardava con favore più di quanto non facesse il governo fiorentino. Fu al seguito del Valentino per tutta la durata di quei tre mesi di campagna militare e, due ore dopo l'uccisione a tradimento di Vitellozzo e di Oliverotto da Fermo, ne raccolse le parole «savie e affezionatissime» per i Fiorentini, invitati nuovamente a unirsi a lui per avventarsi contro Perugia e Città di Castello. Firenze, a questo punto, decise di mandare presso il Borgia un ambasciatore accreditato, Jacopo Salviati, così che il nostro Segretario lasciò il campo di Città della Pieve per fare ritorno a Firenze. Vitellozzo Vitelli, ritratto da Luca Signorelli. «Vitellozo, Pagolo et duca di Gravina in su muletti ne andorno incontro al duca, accompagnati da pochi cavagli; et Vitellozo disarmato, con una cappa foderata di verde, tucto aflicto se fussi conscio della sua futura morte, dava di sé, conosciuta la virtù dello huomo et la passata sua fortuna, qualche ammirationeArrivati adunque questi tre davanti al duca, et salutatolo humanamente, furno da quello ricevuti con buono volto Ma, veduto il duca come Liverotto vi mancava adciennò con l'occhio a don Michele, al quale lLeverotto era demandata, che provedessi in modo che Liverotto non schapassi Liverotto havendo facto riverenza, si adcompagnò con gli altri; et entrati in Senigagla, et scavalcati tutti ad lo alloggiamento del duca, et entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca fatti prigioni venuta la nocte  al duca parve di fare admazare Vitellozzo e Liverotto; et conductogli in uno luogo insieme, gli fe' strangolare Pagolo et el duca di Gravina Orsini furno lasciati vivi per infino che il duca intese che a Roma el papa haveva preso el cardinale Orsino, l'arcivescovo di Firenze et messer Jacopo da Santa Croce; dopo la quale nuova, a dì 18 di giennaio, ad Castel della Pieve furno anchora loro nel medesimo modo strangolati»  (M., Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini). La morte di Alessandro VI privò Cesare Borgia delle risorse finanziarie e politiche che gli occorrevano per mantenere il ducato di Romagna, che si dissolse tornando a frammentarsi nelle vecchie signorie, mentre Venezia s'impadronì di Imola e di Rimini. Dopo il brevissimo pontificato di Pio III, M. fu inviato a Roma per il conclave che il 1º novembre elesse Giulio II. Raccolse le ultime confidenze del Valentino, del quale pronosticò la rovina imminente, e cercò di comprendere le intenzioni politiche del nuovo papa, che egli sperava s'impegnasse contro i Veneziani, le cui mire espansionistiche erano temute da Firenze. O la sarà una porta che aprirà loro tutta Italia, o fia la rovina loro. A Roma gli giunse la notizia della nascita del secondogenito Bernardo: «Somiglia voi, è bianco come la neve, ma gli ha il capo che pare velluto nero, et è peloso come voi, e da che somiglia voi parmi bello», gli scrive la moglie Marietta. E M., che lungamente in questo scorcio di tempo aveva frequentato la casa del cardinal Soderini, al quale forse prospettò già il suo progetto di costituire una milizia nazionale che sostituisse l'infida soldatesca mercenaria, s'avvia per Firenze.  In Francia  Ingresso a Genova di Luigi XII, Le fortune della Francia in Italia sembrarono declinare dopo la cacciata dal Napoletano ad opera dell'armata spagnola di Gonzalo Fernández de Córdoba. Firenze, alleata di Luigi XII, e timorosa delle prossime iniziative della Spagna, del papa e della nemica tradizionale, la Siena di Pandolfo Petrucci, era interessata a conoscere i progetti del re e a questo scopo alla sua corte mandò M. «a vedere in viso le provvisioni che si fanno e scrivercene immediate, e aggiungervi la coniettura e iudizio tuo». M. e a Milano per conferire con il luogotenente Charles II d'Amboise, che non credeva in un attacco spagnolo in Lombardia e rassicurò Niccolò sull'amicizia francese per Firenze.  Raggiunse la corte e l'ambasciatore Niccolò Valori a Lione, ricevendo uguali rassicurazioni dal cardinale di Rouen e da Luigi stesso. In marzo ripartiva per Firenze e di qui si recava per pochi giorni a Piombino da Jacopo d'Appiano, per sondare la posizione di quel signorotto. È di questo tempo la stesura del suo primo Decennale, una storia dei fatti notevoli occorsi degli ultimi dieci anni volta in terzine: M. non è poeta, anche se invoca Apollo nell'esordio del poemetto, ma a noi interessa il suo giudizio sull'attualità della vicenda politica italiana e su quel che attende Firenze:  «L'imperador, con l'unica sua prole vuol presentarsi al successor di Pietro al Gallo il colpo ricevuto duole; e Spagna che di Puglia tien lo scetro va tendendo a' vicin laccioli e rete, per non tornar con le sue imprese a retro; Marco, pien di paura e pien di sete, fra la pace e la guerra tutto pende; e voi di Pisa troppa voglia avete. Onde l'animo mio tutto s'infiamma or di speranza, or di timor si carca tanto che si consuma a dramma a dramma, perché saper vorrebbe dove, carca di tanti incarchi debbe, o in qual porto, con questi venti, andar la vostra barca. Pur si confida nel nocchier accorto ne' remi, nelle vele e nelle sarte; ma sarebbe il cammin facile e corto se voi el tempio riapriste a Marte»  (Decennale primo) I tentativi d'impadronirsi di Pisa fallirono ancora: battuta a Ponte a Cappellese il 27 marzo 1505, Firenze doveva anche guardarsi dalle manovre dei signori ai loro confini. M. andò a Perugia l'11 aprile per conferire col Baglioni, ora alleato con gli Orsini, con Lucca e con Siena, poi a Mantova, per cercare invano accordi con il marchese Giovan Francesco Gonzaga e il 17 luglio a Siena. In settembre, fallì un nuovo assalto a Pisa e M. ne trasse spunto per presentare la proposta della creazione di un esercito cittadino. Rimasti diffidenti i maggiorenti della cittàche temevano che un esercito popolare potesse costituire una minaccia per i loro interessima appoggiato dal Soderini, M. si mosse per mesi nei borghi toscani a far leva di soldati, istruiti «alla tedesca», e finalmente, Firenze puo vedere la prima parata di una milizia «nazionale» che peraltro non avrà nessun ruolo nella successiva conquista di Pisa e si rivelerà di scarso affidamento nella difesa di Prato. Con la pace concordata con la Francia, la Spagna, con Ferdinando II d'Aragona, aveva preso definitivamente possesso del Regno di Napoli. I piccoli stati della penisola attendevano ora le mosse di Giulio II, deciso a imporre la sua egemonia nell'Italia centrale: nel luglio, il papa chiese a Firenze di partecipare alla guerra che egli intendeva muovere al signore di Bologna, Bentivoglio, che era alleato, come Firenze, dei francesi, e perciò teoricamente amico, oltre che confinante, dei Fiorentini. Si trattava di temporeggiare, osservando gli sviluppi dell'impresa del papa al quale fu mandato M., che lo incontrò a Nepi. Giulio II gli dimostrò di godere dell'appoggio della Francia, che aveva promesso di inviare truppe in suo aiuto, cosicché fu agevole a M. promettere aiuti a sua voltadopo però che fossero arrivati quelli di re Luigie seguì papa Giulio che, con la sua corte curiale e pochi armati se n'andava a Perugia, ottenendo, il 13 settembre, la resa senza combattimento di Giampaolo Baglioni che, con stupore e rimprovero del M. e, un giorno, anche del Guicciardini, non ebbe il coraggio di opporsi alle poche forze allora a disposizione del Papa. La corte papale, dopo aver atteso a Cesena fino a ottobre l'arrivo dei francesi e, dopo questi, dei Fiorentini di Marcantonio Colonna, entrò trionfante a Bologna l'11 novembre. M., tornato a Firenze già alla fine d'ottobre, s'occupò ancora dell'istituzione delle milizie fiorentine: il 6 dicembre furono creati i Nove ufficiali dell'Ordinanza e Milizia fiorentina, eletti dal popolo, responsabili militari della Repubblica.  In Germania  Massimiliano I d'Asburgo Il nuovo anno si apre con le minacce del passaggio in Italia del «Re dei Romani» Massimiliano, intenzionato a ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola, a espellere i francesi e a farsi incoronare a Roma «imperatore del Sacro Romano Impero». Si valutò a Firenze la possibilità di finanziargli l'impresa in cambio della sua amicizia e del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica: fu inviato a questo scopo l'ambasciatore Francesco Vettori e lo stesso M.. Giunse a Bolzano, dove Massimiliano teneva corte,  e le lunghe trattative sull'esborso preteso da Massimiliano s'interruppero quando i Veneziani, sconfiggendolo più volte, gli fecero comprendere la velleità dei suoi sogni di gloria.  Da questa esperienza M. trasse tre scritti, il Rapporto delle cose della Magna, compost il giorno dopo il suo rientro a Firenze, il Discorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, del settembre 1509, e il più tardo Ritratto delle cose della Magna, una rielaborazione del primo Rapporto. Rileva la grande potenza della Germania, che «abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini loro armati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e chi con un'altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si godono. In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si truova ricca in publico».  Importano e consumano poco perché «le loro necessità sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che quasi condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita e libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro principe». Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui avessi stati o fussi potente, è domerebbe e abbasserebbe e principi e ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi, quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che ancora oggi si vede».  La conquista di Pisa Decisa a concludere le operazioni militari contro Pisa, Firenze mandò M. a far leve di soldati: in agosto condusse soldati prelevati da San Miniato e da Pescia all'assedio della città irriducibile. Riunite altre milizie, si incaricò di tagliare i rifornimenti bloccando l'Arno; poi, il 4 marzo del 1509, andò prima a Lucca a intimare a quella Repubblica di cessare ogni aiuto ai Pisani e, il 14, si recò a Piombino, incontrando gli ambasciatori di Pisa per cercare invano un accordo di resa. Raccolte nuove truppe, in maggio era presente all'assedio: Pisa, ormai stremata, trattava finalmente la pace. M. accompagnò i legati pisani a Firenze dove fu firmata la resa e l'8 giugno poté entrare in Pisa con i commissari Niccolò Capponi, Antonio Filicaia e Alamanno Salviati. Un ben più vasto incendio era intanto divampato nell'Italia settentrionale: stipulata un'alleanza a Cambrai, Francia, Spagna, Impero e papato si avventavano contro la Repubblica veneziana che a maggio cedeva i suoi possedimenti lombardi e romagnoli e, in giugno, anche Verona, Vicenza e Padova, consegnate a Massimiliano. Firenze, da parte sua, doveva finanziare la nuova impresa imperiale: consegnato un primo acconto in ottobre, M. era a Verona per consegnare il saldo a Massimiliano, che era stato però costretto alla ritirata dalla controffensiva veneziana, resa possibile dalla rivolta popolare contro i nuovi padroni. E M. commentava dei «due re, che l'uno può fare la guerra e non vuol farla, l'altro ben vorrebbe farla e non può», riferendosi a Luigi e a Massimiliano che se n'era tornato in Germania a chiedere soldati e denari ai principi tedeschi.  Atteso inutilmente il ritorno dell'Imperatore, se ne tornò a Firenze. Venezia si salvò soprattutto grazie alle divisioni degli alleati: mentre Luigi XII aveva tutto l'interesse di ridurre all'impotenza Venezia per avere le mani libere nella pianura padana, Giulio II la voleva abbastanza forte da opporsi alla Francia senza averne contrasto alle proprie ambizioni di espansione. Per Firenze, amica della Francia ma non nemica del papa, era necessario spiegarsi con il re francese, e M. fu mandato a Blois, dove Luigi teneva la corte, incontrandolo.  M. confermò l'amicizia con la Francia ma disse di dubitare che la Repubblica potesse impegnarsi in una guerra contro Giulio II, in grado di volgere contro Firenze forze troppo superiori: meglio sarebbe stata una mediazione che evitasse il conflitto e sottraesse, oltre tutto, Firenze dalla responsabilità di un impegno nel quale era difficile trarre un guadagno. Dovette tornare a Firenze il 19 ottobre, convinto che la guerra fosse ineluttabile. Le vittorie militari non furono sfruttate da Luigi XII e la sua indizione di un concilio a Pisa, che condannasse il papa, provocò l'interdetto di Giulio II contro Firenze. Il 22 settembre 1511 M. era ancora in Francia, ottenendo dal re soltanto un breve rinvio del concilio: dalla Francia andò a Pisa e riuscì a ottenere il trasferimento del concilio a Milano.  Il ritorno dei Medici a Firenze Le fortune di Luigi XII volgevano al tramonto: sconfitto dalla nuova coalizione guidata dal papa, era costretto ad abbandonare la Lombardia, lasciando Firenze politicamente isolata e incapace di resistere alle armi spagnole. Pier Soderini fuggì a Siena, i Medici rientrarono a Firenze: disfatto il vecchio governo, anche M. venne rimosso dal suo incarico, il successivo 10 novembre fu confinato e multato della grande somma di mille fiorini e il 17 gli fu interdetto l'ingresso a Palazzo Vecchio.   Giuliano de' Medici duca di Nemours Il nuovo regime processò Pietro Paolo Boscoli e Agostino Capponi, accusati di aver complottato contro Giuliano de' Medici, condannandoli a morte. Anche M. è sospettato: arrestato il 12 febbraio 1513, è anche torturato (gli fu somministrata la corda o, com'era chiamata allora a Firenze, la "colla"). Scrisse allora a Giuliano di Lorenzo de' Medici duca di Nemours due sonetti, per ricordargli, ma senza averne l'aria e in forma scherzosa, la sua condizione di carcerato:  «Io ho, Giuliano, in gamba un paio di geti e sei tratti di fune in sulle spalle; l'altre miserie mie non vo' contalle, poiché così si trattano i poeti  Menon pidocchi queste parieti grossi e paffuti che paion farfalle, né mai fu tanto puzzo in Roncisvalle o in Sardigna fra quegli arboreti quanto nel mio sì delicato ostello»  Giulio II moriva intanto proprio in quei giorni e dal conclave uscì eletto l'11 marzo il cardinale de' Medici con il nome di Leone X: era la fine dei pericoli di guerra per Firenze e anche il tempo dell'amnistia. Uscito dal carcere, M. cercò di ottenere favori dai Medici attraverso l'ambasciatore Francesco Vettori e lo stesso Giuliano, ma invano. Si ritirò allora nel suo podere dell'Albergaccio, a Sant'Andrea in Percussina, tra Firenze e San Casciano in Val di Pesa.  L'esilio dalla politica. «Il Principe» Qui, tra le giornate rese lunghe dall'ozio forzato, comincia a scrivere i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio che, forse nel luglio 1513, interrompe per metter mano al suo libro più famoso, il De Principatibus, dal solenne titolo latino ma scritto in volgare e perciò divenuto ben più noto come Il Principe. Lo dedica dapprima a Giuliano di Lorenzo de' Medici e, dopo la morte di questi nel 1516, a Lorenzo de' Medici, figlio di Piero "fatuo"; ma il libro uscì solo postumo, nel 1532. Certo, non doveva farsi illusioni che un Medici potesse mai essere quel «redentore» atteso dall'Italia contro «questo barbaro dominio», ma da un Medici si attendeva almeno la sua propria «redenzione» dall'inattività cui era stato relegato dal ritorno a Firenze di quella famiglia.  Sperava che l'amico Vettori, ambasciatore a Roma, si facesse interprete del suo desiderio che questi signori Medici mi cominciasseino adoperare», dal momento «che io sono stato a studio all'arte dello stato e doverrebbe ciascheduno aver caro servirsi d'uno che alle spese d'altri fussi pieno d'esperienza. E della fede mia non si doverrebbe dubitare, perché, avendo sempre osservato la fede, io non debbo imparare ora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatré anni che io ho, non debbe potere mutare natura; e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia». Delle ombre della sua povertà, ma anche delle sue luci, M. scrive al Vettori in quella che è la più famosa lettera della nostra letteratura:   L'Albergaccio di M. a Sant'Andrea in Percussina «Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo de Principatibus»  (Lettera a Francesco Vettori) Ritornato il 3 febbraio 1514 a Firenze, continuò a sperare a lungo che il Vettori, al quale spedì il manoscritto del Principe, lo facesse introdurre in qualche incarico nell'amministrazione cittadina, ma invano. Tutto dipendeva dalla volontà del papa, e Leone non era affatto intenzionato a favorire chi non si era mostrato, a suo tempo, favorevole agli interessi di Casa Medici. M., da parte sua, scriveva al Vettori di aver «lasciato i pensieri delle cose grandi e gravi» e di non dilettarsi più di «leggere le cose antiche, né ragionare delle moderne: tutte si sono converse in ragionamenti dolci». Si era infatti innamorato di una «creatura tanto gentile, tanto delicata, tanto nobile e per natura e per accidente, che io non potrei né tanto laudarla né tanto amarla che la non meritasse più».  La guerra, ripresa in Italia dalla discesa del nuovo re di Francia Francesco I, si concluse nel settembre 1515 con la sua grande vittoria a Marignano (oggi Melegnano) contro la vecchia «Lega santa»: Leone X dovette accettare il dominio francese in Lombardia e la stipula a Bologna di un concordato che riconosceva il controllo reale sul clero francese. Si rifece impossessandosi, per conto del nipote Lorenzo, capitano generale dei Fiorentini, del Ducato di Urbino. A quest'ultimo invano dedicava M. il suo Principe: la sua esclusione dalla gestione degli affari di Firenze continuava. Si diede a frequentare gli «Orti Oricellari», latineggiamento che indica i giardini del Palazzo di Cosimo Rucellai, dove si riunivano letterati, giuristi ed eruditi come Luigi Alamanni, Jacopo da Diacceto, Jacopo Nardi, Zanobi Buondelmonti, Antonfrancesco degli Albizi, Filippo de' Nerli e Battista della Palla. Qui vi lesse probabilmente qualche capitolo di quell'Asino, poemetto in terzine che voleva essere una contaminazione fra l'Asino d'oro di Apuleio e la Divina Commedia dantesca, ma che lasciò presto interrotto: e al Rucellai e al Buondelmonti dedicò i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio. M. si era già cimentato, quando ricopriva l'incarico di segretario della Repubblica, in composizioni teatrali: una imitazione dell'Aulularia di Plauto e una commedia, Le maschere, ispirata a Nebulae di Aristofane, sono tuttavia perdute. Al 1518 risale il suo capolavoro letterario, la commedia Mandragola, nel cui prologo egli inserisce un accenno autobiografico  «scusatelo con questo, che s'ingegna con questi van pensieri fare el suo tristo tempo più suave, perch'altrove non have dove voltare el viso; ché gli è stato interciso mostrar con altre imprese altra virtue, non sendo premio alle fatiche sue.»  Intorno a quest'anno vanno collocate la traduzione dell'Andria di Terenzio e stesura della novella di Belfagor arcidiavolo o Novella del demonio che pigliò moglieil suo titolo preciso è attualmente stabilito in Favolail cui tema di fondo è la visione pessimistica dei rapporti che legano gli esseri umani, tutti intesi al proprio interesse a danno, se necessario, di quello di ciascun altro.  Il ritorno alla vita politica Lorenzo de' Medici morì, lasciando il governo di Firenze al cardinale Giulio. Costui, favorevole a M., lo incaricò della stesura di una storia della città sotto lauta retribuzione. M., galvanizzato dall'incarico, diede alle stampe l’Arte della guerra, dedicandola allo stesso cardinal Giulio. Nello stesso anno fu inviato in missione diplomatica a Carpi presso il governatore Francesco Guicciardini di cui, pur avendo opposte visioni della Storia, divenne buon amico. Nel 1525 cercò di guadagnare il favore di papa Clemente VII offrendogli le Istorie fiorentine. Nel frattempo giunsero la revoca ufficiale dell'interdizione dalla vita pubblica e l'affidamento di missioni militari in Romagna in collaborazione col Guicciardini. I  Medici furono cacciati da Firenze e venne instaurata nuovamente la repubblica. M. si propose come candidato alla carica di segretario della repubblica, ma venne respinto in quanto ritenuto colluso coi Medici e soprattutto con papa Clemente VII. La delusione per M. fu insopportabile. Ammalatosi repentinamente, cominciò a peggiorare vistosamente fino alla morte. Abbandonato da tutti, fu sepolto nel corso di una modesta cerimonia funebre nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Croce. La città di Firenze fece costruire un monumento nella basilica stessa; esso raffigura la Diplomazia assisa su un sarcofago marmoreo. Sulla lastra frontale sono incise le parole Tanto nomini nullum par elogium (Nessun elogio sarà mai degno di tanto nome).  Pensiero M. e il Rinascimento Con il termine M.co si è spesso indicato un atteggiamento spregiudicato e disinvolto nell'uso del potere: un buon principe deve essere astuto per evitare le trappole tese dagli avversari, capace di usare la forza se ciò si rivela necessario, abile manovratore negli interessi propri e del suo popolo. Ciò si accompagna a un travaglio personale che M. sentiva nella sua attività quotidiana e di teorico, secondo una tradizione politica che già in Cicerone affermava: "un buon politico deve avere le giuste conoscenze, stringere mani, vestire in modo elegante, tessere amicizie clientelari per avere un'adeguata scorta di voti".  Con M. l'Italia ha conosciuto il più grande teorico della politica. Secondo M. la politica è il campo nel quale l'uomo può mostrare nel modo più evidente la propria capacità di iniziativa, il proprio ardimento, la capacità di costruire il proprio destino secondo il classico modello del faber fortunae suae. Nel suo pensiero si risolve il conflitto fra regole morali e ragion di Stato che impone talvolta di sacrificare i propri princìpi in nome del superiore interesse di un popolo. La politica deve essere autonoma da teologia e morale e non ammette ideali, è un gioco di forze finalizzate al bene della collettività e dello stato. La politica, svincolata da dogmatismi e princìpi teorici, guarda alla realtà effettuale, ai "fatti": "Mi è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa piuttosto che alla immaginazione di essa". Si tratta di una visione antropocentrica che si richiama all'Umanesimo quattrocentesco ed esprime gli ideali del Rinascimento. Nel “Dialogo intorno alla nostra lingua” dà un giudizio severo su Alighieri. Alighieri è rimproverato di negare la matrice fiorentina della lingua della Commedia. Il passo assume i caratteri dell'invettiva contro Aligheri, accusato di aver infangato la reputazione di Firenze:  «Alighieri il quale in ogni parte mostrò d'esser per ingegno, per dottrina et per giuditio huomo eccellente, eccetto che dove egli hebbe a ragionare della patria sua, la quale, fuori d'ogni humanità et filosofico instituto, perseguitò con ogni spetie d'ingiuria. E non potendo altro fare che infamarla, accusò quella d'ogni vitio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi et delle legge di lei; et questo fece non solo in una parte de la sua cantica, ma in tutta, et diversamente et in diversi modi: tanto l'offese l'ingiuria dell'exilio, tanta vendetta ne desiderava. Ma la Fortuna, per farlo mendace et per ricoprire con la gloria sua la calunnia falsa di quello, l'ha continuamente prosperata et fatta celebre per tutte le province, et condotta al presente in tanta felicità et sì tranquillo stato, che se Alighieri la vedessi, o egli accuserebbe sé stesso, o ripercosso dai colpi di quella sua innata invidia, vorrebbe essendo risuscitato di nuovo morire.  Poi, durante un altro scambio immaginario con Aligheri, M.i rimprovera il carattere "goffo", "osceno", addirittura "porco" del registro utilizzato nell'Inferno:  «Aligheri mio, io voglio che tu t'emendi, et che tu consideri meglio il “parlare” fiorentino et la tua opera; et vedrai che, se alcuno s'harà da vergognare, sarà più tosto Firenze che tu: perché, se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi versi non hai fuggito il goffo, come è quello:  "Poi ci partimmo et n'andavamo introcque";  non hai fuggito il porco, com'è quello:  "che merda fa di quel che si trangugia";  non hai fuggito l'osceno, com'è:  "le mani alzò con ambedue le fiche";  e non avendo fuggito questo, che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi haver fuggito infiniti vocaboli patrii che non s'usano altrove che in quella»  Autografo delle Historiae Fiorentinae Per M. la storia è il punto di riferimento verso il quale il politico deve sempre orientare la propria azione. La storia fornisce i dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare, ma indica anche le strade da non ripercorrere. M. si basa su una concezione ciclica della storia: "Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi". Ma ciò che allontana M. da una visione deterministica della storia è l'importanza che egli attribuisce alla virtù, ovvero alla capacità dell'uomo di dominare il corso degli eventi utilizzando opportunamente le esperienze degli errori compiuti nel passato, nonché servendosi di tutti i mezzi e di tutte le occasioni per la più alta finalità dello stato, facendo anche violenza, se necessario, alla legge morale.  Non a caso il Principe, nella conclusione, abbandona il suo taglio cinico e pragmatico per esortare i sovrani italiani, con una scrittura più solenne e venata di un certo idealismo, a riconquistare la sovranità perduta e a cacciare l'invasore straniero. Non c'è rassegnazione nel Principe, né tanto meno sfiducia nei confronti dell'uomo. La storia è il prodotto dell'attività politica dell'uomo per finalità terrene esclusivamente pratiche. Lo stato, oggetto di tale attività, nella situazione politica e nel pensiero del tempo si identifica con la persona del principe.  Di conseguenza l'attività politica è riservata solo ai grandi protagonisti, ai pochi capaci di agire, non al "vulgo" incapace di decisione e di coraggio. L'obiettivo è creare o conservare lo stato, una creazione individuale legata alle qualità e alla sorte del suo fondatore: la fine del principe può determinare la fine del suo stato, come capitò ad esempio a Cesare Borgia. Il M. ha dunque un'importanza fondamentale per la scoperta che la politica è una forma particolare autonoma di attività umana, il cui studio rende possibile la comprensione delle leggi da cui è perennemente retta la storia; da quella scoperta discende, come suo naturale fondamento, una vigorosa concezione della vita, incentrata unicamente sulla volontà e sulla responsabilità dell'uomo. Una errata interpretazione del Novecento fece del M. un precursore del movimento unitario italiano, ma la parola nazione ha assunto l'attuale significato solo a partire dalla seconda metà del Settecento, mentre il M. la usò in senso particolaristico e cittadino (es. nazione fiorentina o, nel senso più generico di popolo, moltitudine). Tuttavia, M. propugna un principato in grado di reggersi sull'unità etnica dell'Italia; così facendo, e denunciando in tal modo una chiara coscienza dell'esistenza di una civiltà italiana, M. predica la liberazione dell'Italia sotto il patrocinio di un principe, criticando il dominio temporale dei Papi che spezzava in due la penisola.  Ma l'unità d'Italia resta in M. un problema solo intuito. Non si può dubitare che avesse concepito l'idea dell'unità italiana, ma tale idea restò indeterminata, poiché non trovò appigli concreti nella realtà, restando perciò a livello di utopia, cui solo dava forma la figura ideale del principe nuovo. M. dunque intraprese un viaggio che identificò come spirituale in giro per il mondo. In seguito, tornato in patria, ebbe una nuova visione sia del "popolo" che della "nazione" (di qui quello che oggi definiamo rinnovamento culturale).  Il principe o De Principatibus. Niccolò M. nello studio, Stefano Ussi, Emblematico è il modo di trattare argomenti delicati, quali le mosse necessarie al Principe per organizzare uno stato ed ottenerne uno stabile e duraturo consenso. Per esempio vi troviamo indicazioni programmatiche, quali l'utilità nello "spegnere" gli stati abituati a vivere liberi di modo da averli sotto il proprio diretto controllo (metodo preferito al creare un'amministrazione locale "filo-principesca" o al recarvisi e stabilirvisi personalmente, metodo però sempre tenuto da conto in modo da avere un occhio sempre presente sulle proprie terre, e stabilire una figura rispettata e conosciuta in loco).  Altro elemento caratteristico del trattato sta nella scelta dell'atteggiamento da tenere nei confronti dei sudditi, culminante nell'annosa questione del "s'elli è meglio essere amato che temuto o e converso" La risposta corretta si concretizzerebbe in un ipotetico principe amato e temuto, ma essendo difficile o quasi impossibile per una persona umana l'essere ambedue le cose, si conclude decretando che la posizione più utile viene ad essere quella del Principe temuto (pur ricordando che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo, fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Qua appare indubbiamente la concezione realistica e la concretezza del M., il quale non viene a proporre un ipotetico Principe perfetto, ma irrealizzabile nel concreto, bensì una figura effettivamente possibile e soprattutto "umana".  Ulteriore atteggiamento principesco dovrà l'essere metaforicamente sia "volpe" che "leone", in modo da potersi difendere dalle avversità sia tramite l'astuzia (volpe) che tramite la violenza (leone). Mantenendo un solo atteggiamento dei due non ci si potrà difendere da una minaccia violenta o di astuzia. Spesso alla figura evocata dal Principe di M. viene associata la figura di un uomo privo di scrupoli, di un cinismo estremo, nemico della libertà. Inoltre gli viene erroneamente associata la frase "il fine giustifica i mezzi", che invece mai enunciò. Questo perché la parola "giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre M. non vuole "giustificare" nulla, vuole solo valutare, in base ad un altro metro di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico, l'unico fine da perseguire è il mantenimento dello Stato.  M. nella stesura del Principe si rifà alla reale situazione che gli si presentava attorno, una situazione che necessitava essere risolta con un atto deciso, forte, violento. M. non vuole proporre dei mezzi giustificati da un fine, egli pone un programma politico che qualunque Principe che voglia portare alla liberazione dell'Italia, da troppo tempo schiava, dovrà seguire. Fuori dai suoi intenti una giustificazione morale dei punti suggeriti: egli stende un vademecum necessariamente utile a quel Principe che finalmente vorrà impugnare le armi. Alle accuse di sola illiberalità od autoritarismo, si può dare una risposta leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di un principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del Principe nato dal consesso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari feudali. Non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno troviamo un'ampia trattazione di pregi e dei difetti.  Controversie sul Principe «Quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori gli allor ne sfronda, ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue»  (Ugo Foscolo, Dei sepolcri) La gelida obiettività e un certo cinismo con cui M. descriveva il comportamento freddo, razionale ed eventualmente spietato che un capo di Stato deve mettere in atto, colpì i critici. Così, da una parte vi è la linea di pensiero tradizionale, secondo la quale "Il Principe" è un trattato di scienza politica destinato al governante, che tramite esso saprà come affrontare i problemi, spesso drammatici, posti dal suo ruolo di garante della stabilità dello stato. Dall'altra, troviamo un'interpretazione secondo cui il trattato di M., che era originariamente un repubblicano, ha come vero scopo quello di mettere a nudo, e quindi chiarire, le atrocità compiute dai principi dell'epoca, a vantaggio del popolo, che di conseguenza avrebbe le dovute conoscenze per attuare le precauzioni al fine di stare in guardia e difendersi quando si dimostra necessario. Il principe è visto anche come figura assai drammatica, la quale, per il bene dello stato stesso, non si può permettere di lasciare spazio al proprio carattere, diventando così quasi un uomo-macchina. Secondo alcuni, M. venne in realtà accusato da subito di nicodemismo, e:  «...di non aver mirato ad altro, in quel libro, che a condurre il tiranno a precipitosa rovina, allettandolo con precetti a lui graditi...»  (Attribuita a Niccolò M.[28]). M.smo § L'antiM.smo e il repubblicanesimo. Gli esponenti di questa seconda interpretazione (la cosiddetta "interpretazione obliqua", diffusa dal XVII secolo, e avanzata per la prima volta da Alberico Gentili spirandosi a Reginald Pole, poi ripresa da Traiano Boccalini e in seguito Baruch Spinoza)[31], furono numerosi soprattutto in ambito illuminista (anche se venne rifiutata da Voltaire), che vedeva in M. un precursore della politica laica e del repubblicanesimo: la sostennero, dal Settecento, Jean-Jacques Rousseau[33], Vittorio Alfieri[34], Baretti, Galanti, gli enciclopedisti (in primis Diderot[3 Opere: Discorso 8] edAlembert), Foscolo e Parini[, e ha avuto diffusione soprattutto nell'Ottocento, prima e durante il Risorgimento; ne è un esempio quello che Foscolo scrive nei "Sepolcri": «Io quando il monumento / vidi ove posa il corpo di quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori / gli allor ne sfronda, ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue». Forse alcuni di essiad esempio, per quanto riguarda Foscolo, è un'ipotesi alternativa di Spongano e riportata anche da Mario Pazzagliaritenevano anche che, pur essendo Il principe un'opera fatta per i tiranni e i governanti, fosse utile lo stesso per svelare al popolo gli intrighi del potere, ritenendo valida l'interpretazione obliqua, qualunque fossero le intenzioni di M..  In generale, per i sostenitori di questa lettura, Il principe avrebbe, come le satire (ad esempio Una modesta proposta di Swift), uno scopo opposto a quello apparente, come avverrà anche per alcuni scritti di epoca romantica (Lettera semiseria di Grisostomo di Berchet o alcune Operette Morali di Giacomo Leopardi).  In epoca più recente, tuttavia, nella maggioranza dei critici è prevalsa la prima interpretazione, quella tradizionale, dal quale risalta la libertà e concretezza, anche spregiudicata, del pensiero di M., che non descrive mondi utopici, ma il mondo reale della politica dei suoi tempi,e la sua concezione anticipatrice del realismo politico e della cosiddetta realpolitik. L'interpretazione obliqua è stata riproposta in modo minoritario, ad esempio in alcuni monologhi del drammaturgo e attore Dario Fo. Il modello linguistico prescelto da M. è fondato sull'uso vivo più che sui modelli letterari; lo scopo, esplicito soprattutto nel Principe, di scrivere qualcosa di utile e chiaramente espressivo lo induce a scegliere spesso modi di dire proverbiali di immediata evidenza. Il lessico impiegato dall'autore si rifà a quello boccacciano, è ricco di parole comuni e i latinismi, seppure abbondanti, provengono per lo più dal gergo cancelleresco. Nelle sue opere ricoprono un ruolo assai rilevante anche le metafore, i paragoni e le immagini. La concretezza è una delle caratteristiche salienti, l'esempio concreto ed essenziale, tratto dalla storia sia antica che recente, è sempre preferito al concetto astratto.  In generale si parla di uno stile "fresco", come lo ebbe a definire il filosofo Nietzsche in Al di là del bene e del male, con un riferimento particolare all'uso della paratassi, a una certa sentenziosità delle frasi, costruite secondo un criterio di chiarezza a scapito di un maggior rigore logico-sintattico. M. rende evidenti concetti che, se espressi con un linguaggio più elaborato, sarebbero molto difficili da decifrare, e riesce a esprimere le sue tesi con originale capacità espositiva. Opere Discorso fatto al magistrato de' Dieci sopra le cose di Pisa, Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, De natura Gallorum, Ritratto delle cose di Francia, Ritratto delle cose della Magna, Il Principe, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Dell'arte della guerra, La vita di Castruccio Castracani da Lucca, Istorie fiorentine, )Riedizione Istorie fiorentine, Venezia, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, Decennali Mandragola, commedia teatrale Belfagor arcidiavolo, Epistolario, L'asino, Edizioni critiche in pubblico dominio:  Legazioni, commissarie, scritti di governo. Chiappelli. Laterza, Roma-Bari. Drammaturgie minori Clizia, Andria, traduzione-rifacimento dell'Andria di Terenzio. Alitalia gli ha dedicato uno dei suoi Airbus Nella cultura di massa Il suo nome, modificato in "Makaveli", venne usato dal rapper statunitense Tupac Shakur tper firmare molte sue canzoni e un album uscito postumo. Niccolò M. viene proposto anche nel videogioco Assassin's Creed 2 e il seguito Assassin's Creed: Brotherhood, in veste di Assassino. Proprio in quest'ultimo assume un ruolo particolarmente importante, insieme ad altri personaggi dell'Italia rinascimentale. Niccolò M. è, assieme a John Dee, il principale antagonista della serie di romanzi fantasy I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale (come capo dei servizi segreti francesi), scritta da Michael Scott. Nella mostra "Il Principe di M. e il suo tempo" (Roma, Complesso del Vittoriano, Salone Centrale, promossa dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e dalla sezione italiana di Aspen Institute, la sezione "M. e il nostro tempo: usi e abusi" presenta, tra altre "opere", Figurine Liebig, pacchetti di sigarette, schede telefoniche, trading card, cartoline, francobolli, giochi da tavolo e videogiochi dedicati a M.. Nella serie I Borgia di Neil Jordan è interpretato da Julian Bleach. Machiavel è una band belga, catalogabile sotto il genere progressive rock. Il nome della band è un chiaro omaggio a Niccolò M. Nella serie I Medici è interpretato da Vincenzo Crea, Edizione nazionale delle opere Edizione Nazionale delle Opere di Niccolò M., Salerno Editrice di Roma:  Il principe, Mario Martelli, corredo filologico Marcelli,  Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Francesco Bausi, L'arte della guerra. Scritti politici minori, Masi, Marchand, Fachard,  Opere storiche, Alessandro Montevecchi, Carlo Varotti,  ITeatro. Andria-Mandragola-Clizia, Pasquale Stoppelli,  Scritti in poesia e in prosa, Antonio Corsaro, Paola Cosentino, Rèndina, Grazzini, Marcelli, coordinam. di Bausi,  ILegazioni, Commissarie, Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Matteo Melera-Morettini, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo Denis Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Marchand, Guidi, Morettini,  Legazioni. Commissarie. Scritti di governo. Denis Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina,  Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Jean-Jacques Marchand, Andrea Guidi, Matteo Melera-Morettini.  La famosa frase "Il fine giustifica il mezzo" (o "i mezzi"), usata spesso come esempio di M.smo, è del critico letterario Francesco de Sanctis, con riferimento ad interpretazioni fuorvianti del pensiero di M. espresso nel Principe. Il passo di De Sanctis, dal capitolo XV della sua Storia della letteratura italiana, dedicato a M., recita: "Ci è un piccolo libro del M., tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell'ombra le altre sue opere. L'autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato giudicato non nel suo valore logico e scientifico, ma nel suo valore morale. E hanno trovato che questo libro è un codice di tirannia, fondato sulla turpe massima che il fine giustifica i mezzi, e il successo loda l'opera. E hanno chiamato M.smo questa dottrina. Molte difese sonosi fatte di questo libro ingegnosissime, attribuendosi all'autore questa o quella intenzione più o meno lodevole. Così n'è uscita una discussione limitata e un M. rimpiccinito".  Celebrazioni per il V centenario del Principe di M., Accademia della Crusca, Opera di Santa Maria del Fiore, Libri dei battesimi: Niccolò Piero e Michele di m. Bernardo M.di Santa Trinita, nacque a dì 3 a hore 4, battezzato a dì 4  Dal Villani, nella sua Cronica. In Discorsi di Architettura del senatore Giovan Battista Nelli,La sua trascrizione del De rerum natura è nel manoscritto Vaticano Rossiano  L. Canfora, Noi e gli antichi, Milano Giovio, Elogia clarorum virorum, 1546, 55v: «Constat a Marcello Virgilio graecae atque latinae linguae flores accepisse»  R. Ridolfi, Lettera Riccardo Bruscagli, "M.". Il Senato romano fece distruggere Velletri e indebolì Anzio sottraendole la flotta: cfr. Livio, "La sua vicinanza a Pier Soderini, vexillifer perpetuus, si accentua progressivamente in uno sforzo di sottrarre Firenze a un immobilismo indotto dal timore di un potere esecutivo più forte e irrispettoso di una lunga tradizione di libertà repubblicano-oligarchica": Grazzini, Filippo, Ante res perdita, post res perditas: dalle dediche del Decennale primo a quella del Principe, Interpres: rivista di studi quattrocenteschi:Roma: Salerno,.  Lettera. È un'ipotesi del Ridolfi, cDiscorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, «Giovanpagolo, il quale non stimava essere incesto e publico parricida, non seppe, o, a dir meglio, non ardì, avendone giusta occasione, fare una impresa, dove ciascuno avesse ammirato l'animo suo, e avesse di sé lasciato memoria eterna, sendo il primo che avesse dimostro a' prelati quanto sia poco uno che vive e regna come loro. Ed avessi fatto una cosa, la cui grandezza avesse superato ogni infamia, ogni pericolo, che da quella potesse dependere»  Nella sua Storia d'Italia, il Guicciardini esprime lo stesso giudizio di M.  Ritratto delle cose della Magna, in «Tutte le opere storiche, politiche e letterarie. Lettera ai Dieci, Il carcere, la tortura e il ritiro all'Albergaccio, su viv-it.org. Ottenendo un giudizio evasivo: cfr. la lettera del Vettori Lettera a Francesco Vettori,  David Quint, Armi e nobiltà: M., Guicciardini e le aristocrazie cittadine, Cadmo, Studi italiani. De credulitate et pietate; et an sit melius amari quam timeri, vel e contra.  Il M.smo, su dizionariostoria.wordpress.com. M.smo, Treccani, 2Citata in Niccolò M., Periodici Mondadori, A. Gentili, De legationibus. R. POLE, Apologia ad Carolum V Caesarem de Unitate Ecclesiae  che talvolta elogiarono però anche alcuni consigli pragmatici dati al principe, come quello della religione come instrumentum regnii; ad esempio Voltaire, nel capitolo Se sia utile mantenere il popolo nella superstizione, del trattato sulla tolleranza, afferma l'utilità, entro certi limiti, di una forma di religione razionale per il popolo  La fortuna di M. nei secoli, su windoweb «M. era un uomo giusto e un buon cittadino; ma, essendo legato alla corte dei Medici, non poteva velare il proprio amore per la libertà nell'oppressione che imperava nel suo paese. La scelta di Cesare Borgia come proprio eroe, ben evidenziò il suo intento segreto; e la contraddizione insita negli insegnamenti del Principe e in quelli dei Discorsi e delle Istorie fiorentine ben dimostra quanto questo profondo pensatore politico è stata finora studiato solo dai lettori superficiali o corrotti. La Corte pontificia vietò severamente la diffusione di quest'opera. Ci credo... in fondo, quanto scritto la ritrae fedelmente. il libro dei repubblicani fingendo di dare lezioni ai re, ne ha date di grandi ai popoli. Rousseau, Il contratto sociale. Dal solo suo libro Del Principe si potrebbero qua e là ricavare alcune massime immorali e tiranniche, e queste dall'autore son messe in luce (a chi ben riflette) molto più per disvelare ai popoli le ambiziose ed avvedute crudeltà dei principi che non certamente per insegnare ai principi a praticarne... all'incontro, il M. nelle Storie, e nei Discorsi sopra Tito Livio, ad ogni sua parola e pensiero, respira libertà, giustizia, acume, verità, ed altezza d'animo somma, onde chiunque ben legge, e molto sente, e nell'autore s'immedesima, non può riuscire se non un fuocoso entusiasta di libertà, e un illuminatissimo amatore d'ogni politica virtù» (Del principe e delle lettere,)  «Con quel libro, se la sapessimo tutta, egli si pensò forse di pigliare, come si suol dire, due colombi ad una fava: presentando dall'un lato a' suoi Fiorentini come schietta e naturale una caricata e mostruosa immagine d'un sovrano assoluto, affinché si risolvessero a non averne mai alcuno; e cercando dall'altro di tirare insidiosamente i Medici a governarsi in guisa che s'avessero poi a snodolare il collo, seguendo i fraudolenti precetti da lui con molta adornezza sciorinati in quella sua dannata opera.»  G. Galanti, Elogio di N. M. cittadino e segretario fiorentino  Alessandro Arienzo, BORRELLI, Anglo-American Faces of M., Voce "M.smo" dell'Encyclopedie  Franco Ferrucci, Il teatro della fortuna: potere e destino in M. e Shakespeare, Fazi Editore, Mario Pazzaglia, Note ai Sepolcri, in Antologia della letteratura italiana, cfr. l'inizio del Dialogo di Tristano e di un amico.  Introduzione a: ORIANI, M. //repubblica/rubriche/la-parola news/realpolitik Realpolitik  Video di Fo che parla di M. (trasmissione tv Vieni via con me, su youtube.com. Il Principe di M. e il suo tempo. Catalogo della mostra, Roma Istituto dell'Enciclopedia Italiana, La  su M. è sterminata. Tentativi di redigerla sono stati realizzati da Achille Norsa, Il principio della forza nel pensiero politico di M., seguito da un contributo bibliografico, Milano Silvia Ruffo Fiore, M.: an annotated bibliography of modern criticism and scholarship, New York‑Westport‑London; Daria Perocco, Rassegna di studi sulle opere letterarie del M., in "Lettere italiane", Cutinelli‑Rendina, Rassegna di studi sulle opere politiche e storiche di M., in "Lettere italiane", Nell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha pubblicato in 3 volumi l'opera M.: enciclopedia M.ana. Di seguito una selezione di studi. Gilbert, M. e la vita culturale del suo tempo, Bologna, Il mulino, LEFORT, Le travail de l'oeuvre M., Paris, Gallimard, Marchand, M.: I primi scritti politici Nascita di un pensiero e di uno stile, Padova, Antenore, Riccardo Bruscagli, Niccolò M., Firenze, La Nuova Italia editrice, Roberto Ridolfi, Vita di M., Firenze, Sansoni, CHABOD, Scritti su M., Torino, Einaudi, John Greville Agard Pocock, Il momento M.ano: il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone, Bologna, Il mulino, Dionisotti, MACHIAVELLERIE, Torino, Einaudi, SASSO, M.: Il pensiero politico;  La storiografia, Bologna, Il mulino (Napoli); Procacci, M. nella cultura europea dell'età moderna, Roma-Bari, Laterza, Gennaro Sasso, M. e gli antichi e altri saggi, I-IV, Milano-Napoli, Ricciardi, Viroli, Il sorriso di Niccolò, storia di M., Roma-Bari, Laterza, Cutinelli-Rendina, Chiesa e religione in M., Pisa, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Dotti, M. rivoluzionario: vita e opere, Roma, Carocci, Bausi, M., Roma, Salerno editrice, INGLESE, Per M.: l'arte dello stato, la cognizione delle storie, Roma, Carocci, Corrado Vivanti, M.: i tempi della politica, Roma, Donzelli, Andrea Guidi, Un segretario militante. Politica, diplomazia e armi nel Cancelliere M., Bologna, il Mulino, Pedullà, M. in tumulto. Conquista, cittadinanza e conflitto nei 'Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio', Roma, Bulzoni,. William J. Connell, M. nel Rinascimento italiano, Milano, FrancoAngeli,  Attilio Scuderi, Il libertino in fuga. M. e la genealogia di un modello culturale, Roma, Donzelli, Ciliberto, Niccolò M.. Ragione e pazzia, Roma-Bari, Laterza,. Altri contributi A. Montevecchi, M., la vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano E. Janni, M., Milano S. Zen, Veritas ecclesiastica e M., in Monarchia della verità. Modelli culturali e pedagogia della Controriforma, Napoli, Vivarium (La Ricerca Umanistica, Cosimo Scarcella, M., Tacito, Grozio: un nesso "ideale" tra libertinismo e previchismo, in "Filosofia", Torino, Mursia, M. Gattoni, Clemente VII e la geo-politica dello Stato Pontificio  in Collectanea Archivi Vaticani, Città del Vaticano 2002 F. Raimondi, M., in La politica e gli stati, Roma Stoppelli, La Mandragola: storia e filologia. Roma, Bulzoni, Figorilli, M. moralista. Ricerche su fonti, lessico e fortuna. Napoli, Liguori editore, A. Capata, Il lessico dell'esclusione. Tipologie di Virtù in M.', Manziana, 2008. Giuliano F. Commito, IUXTA PROPRIA PRINCIPIA Libertà e giustizia nell'assolutismo moderno. Tra realismo e utopia, Aracne, Roma, Ferri, L'opinione pubblica e il sovrano in M., in «The Lab's Quarterly», Pisa. Giuseppe Leone, Silone e M.: una scuola... che non crea prìncipi, Centro Studi Silone, Pescina.  M. i Guicciardini, Lublin, Marietti, "M.: l'eccezione fiorentina", Fiesole, Cadmo, Marietti, Machiavel, Paris, Payot et Rivages, Enzo Sciacca, Principati e repubbliche. M., le forme politiche e il pensiero francese del Cinquecento, Tep, Firenze Verrier, Sforza et M. ou l'origine du monde, Vecchiarelli, Cutinelli-Rendina, Introduzione a M., Roma-Bari, Laterza, Lettera a Francesco Vettori Letteratura italiana Francesco Guicciardini Teoria della ragion di Stato Istorie fiorentine Barbara Salutati M.smo. Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  M. in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Niccolò M., in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,.M., su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera. M. su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc, Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Niccolò M., su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. Niccolò M., su Find a Grave. Liber Liber. openMLOL, Horizons Unlimited Progetto Gutenberg. Audiolibri di M. su LibriVox.  di Niccolò M., su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff. Goodreads.Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com.Discografia nazionale della canzone italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi. M. su Internet Movie Database, IMDb.com.  M. su filmportal.de.  Antonio Enzo Quaglio, M., Niccolò, in Enciclopedia dantesca, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Franceschini, M. Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, -. il Principe, ediz. Istorie fiorentine, ediz. Le opere minori di M., su M..letteraturaoperaomnia.org. Opere di M. con giunta di un nuovo indice generale delle cose notabili, Milano, per Silvestri, Rassegna bibliografica degli studi M.ani: una ricognizione dei contributi scientifici dedicati al M. negli ultimi decenni. Grice: “L. J. Cohen told me that he once asked for the MS of The Prince at his college – and they told him: ‘We cannot find it!’ --. Niccolò di Bernardo dei Machiavelli. Niccolò Machiavelli. Marchiavelli. Keywords: Livio, storia romana – H. P. Grice on the history of England – Livio, storia romana –la storia romana come fonte d’essempi nella filosofia romana --il principe, Macchiavelli fascista – l’ossessione dal duce per Machiavelli, la dottrina fascista dello stato machiavellico, impiegatura Machiavelli. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Machiavelli," per il club anglo-italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Machiavelli.

 

Luigi Speranza -- Grice e Macrobio: l’implicatura conversazionale -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza. (Roma). Filosofo italiano. Adere al Platonismo. E praefectus praetorio Hispaniarum, proconsole d’Africa, praepositus sacri cubiculi, gran ciambellano. È ignota la patria di M. Certamente M. dove essere legato da stretti rapporti alla famiglia dell’oratore Simmaco, a un figlio o nipote del quale dedica un saggio. Scrive un commento al Sogno di Scipione di CICERONE, che ci è giunto intero, e i Saturnalia, lacunosi. Dal saggio "De differentiis et societatibus graeci latinique verbi", Delle differenze e concordanze del verbo greco e del latino," restano soltanto estratti, nulla può risultare sull’argomento. Nel "Commento", dedicato al figlio Eustachio, cerca d’interpretare in senso platonico il saggio di Cicerone, accumula molta erudizione e perciò spesso si occupa di argomenti che poco hanno da fare col suo oggetto. I frequenti riferimenti al "Timeo" e le lodi del Platonismo -- Platone e Plotino sono chiamati, i principi della filosofia -- fa supporre che Macrobio si sia servito di un commento platonico a quel dialogo, probabilmente di quello di Porfirio, derivato in ultimo dal commento di Posidonio.Si è anche pensato a una fonte latina intermedia e sulla questione sono state presentate svariate ipotesi.In ogni caso, anche se non si giunge a considerare Macrobio come un semplice trascrittore di una o due opere altrui, che non mette nulla di suo, si può sospettare che non abbia letto i numerosi autori che cita, Posteriori al Commento sembrano i Saturnali in 7 libri, scritti prima della pubblicazione del commento virgiliano di Servio, pure dedicati al figlio Eustachio, al quale volle presentare i risultati dei suoi studi di autori di cui generalmente riprodusse le parole. Però cerca di organizzare tali temi fingendo di riprodurre le conversazioni che, durante banchetti fatti in occasione delle feste dei Saturnali, avevano tenuto persone insigni per cultura su argomenti svariatissimi. Quest'opera, che e espressione del genere letterario dei simposio o convito iniziato da Platone, contiene materiali molto diversi, sia per il significato delle questioni trattate, che per l’importanza delle notizie riferite. Macrobio cita numerose fonti, ma non è sicuro che le conosca direttamente tutte, tanto più che non nomina quelle di cui deve essersi servito più largamente, Plutarco ("Questioni conviviali") e Aulo Gellio. I libri più significativi sono quelli IV-VI, che riguardano VIRGILIO, di cui si esalta la universale e profonda sapienza su ogni argomento. Le dottrine filosofiche che M. espone nel commento al Scipione di Cicerone si conformano al Platonismo di Plotino. Il divino o il buono, causa prima e origine di tutti gl'esseri, che trascende il pensiero e il linguaggio umano, e l’intelletto (nous o mens) che include in sè la idea o il modello originali della cosa.L’intelletto è poi identificato alla monade o unità prima pensata col neo-Pitagorismo, non come numero, ma come la sorgente e l’origine dei numeri. L’intelletto, a sua volta, genera l’anima cosmica, identificata a GIOVE, che è principio di vita per tutte le cose corporee che essa forma imprimendo nella materia l’immagine dell'idea.Così una sola luce divina illumina tutte le cose, connesse tra loro da vincoli reciproci e ininterrotti. Nei corpi del cielo e delle stelle il principio animatore è una pura attività razionale.Nella filosofia psicologico, M. dice che nell’uomo ad essa anima si uniscono l'anima sensitiva e l'anima vegetativa, che sole si trovano negl'esseri inferiori. Rispetto alla esistenza dell'anima, prima e dopo la sua unione col corpo, alla sua discesa dal cielo e alla ascesa ad esso, È pp alla reminiscenza, alla sorte che l’attende dopo la morte.Macrobio si conforma alle dottrine che il Neo-Platonismo deriva dalla tradizione pitagorico-platonica e che appartenevano al patrimonio comune della coscienza dell’età sua. Anche per M. il corpo è un sepolcro dell'anima (soma sema), sicchè la filosofia deve insegnare all'uomo a liberare l’una dai vincoli dell’altro.Perciò, riprendendo la teoria plotiniana delle virtù, Macrobio pone su quelle politiche (dell’uomo nella vita sociale) la virtu purgativa, che lo purificano dal contagio del corpo, che sono proprie di chi vuole immergersi nella contemplazione filosofica, quelle di chi ha raggiunto tale scopo, liberandosi completamente dalle passioni e al di sopra di tutte, la virtù contemplativa dell’intelletto. Il commento ha così trasmesso al pensiero medioevale la conoscenza di numerose teorie platoniche e neo-platoniche, fra le quali ha particolare importanza l’identificazione dell'idea a un pensiero divino. Ambrogio Teodosio Macrobio. Macrobio raffigurato in una miniatura del Medioevo Ambrogio Teodosio M. (in latino: Ambrosius Theodosius Macrobius) è un filosofo Italiano. Studioso anche di astronomia, sostenne la teoria geo-centrica. Una pagina dei Commentarii in Somnium Scipionis di M.. Della vita di Macrobio non si sa molto e quel poco che è stato tramandato dai suoi contemporanei non è del tutto affidabile. Così è dubbio se vada identificato con il M. che fu proconsole d'Africa o col Teodosio prefetto del pretorio d'Italia, Africa e Illirico, identificazione oggi condivisa dalla maggior parte degli studiosi. Due cose appaiono però certe agli storici moderni: che M. nacque nell'Africa romana e che non professasse il Cristianesimo (come creduto nel corso del Medioevo), ma fosse pagano.  Opere  Lo stesso argomento in dettaglio: Saturnalia (M.). I Saturnalia, la sua opera principale, sono un dialogo erudito che si svolge in tre giornate, raccontate in sette libri, in occasione delle feste in onore del dio Saturno. L'opera ha un carattere enciclopedico ed è centrata principalmente sulla figura di VIRGILIO, anche se i suoi contenuti spaziano dalla religione alla letteratura e alla storia fino alle scienze naturali. M. contribuì significativamente all'esegesi dell' “Eneide” e dell'opera di Virgilio più in generale. Inoltre è grazie a lui se ci sono pervenuti frammenti di vari autori famosi, tra i quali spiccano Ennio e Sallustio, e se si è mantenuto il ricordo di autori meno conosciuti come Egnazio e Sueio. Nei Commentarii in Somnium Scipionis, partendo dal Somnium Scipionis di Cicerone, scrive un commentario in due libri, dedicato al figlio Eustazio. In questi due libri emerge il pensiero filosofico neoplatonico: Dio, che è origine di tutto ciò che esiste, crea la mente (noûs), che crea l'«anima del mondo; a sua volta l'anima del mondo, a poco a poco, volgendo indietro lo sguardo, essa stessa, incorporea, degenera fino a diventare matrice dei corpi. M. compose anche un'opera grammaticale dedicata al verbo greco e latino, De verborum graeci et latini differentiis vel societatibus (titolo da preferire al più diffuso de differentiis vel societatibus graeci latinique verbi, basato sia su fonti grammaticali come Apollonio Discolo, Gellio, e una fonte utilizzata anche da Carisio e Diomede. L'opera nella sua forma originale non si è conservata ma ne restano ampi estratti, i più importanti dei quali sono quelli realizzati nel IX secolo molto probabilmente ad opera di Giovanni Scoto Eriugena. Un altro gruppo di estratti, più limitato ma testualmente molto valido, è conservato in alcuni fogli di un manoscritto bobbiese scritto fra il VII e l'VIII secolo. Infine l'operetta macrobiana è stata ampiamente utilizzata da un trattato grammaticale sul verbo latino, composto forse in area orientale e tramandato anch'esso da un codice di provenienza bobbiese. Tutte queste testimonianze ci consentono di farci un'idea piuttosto precisa del contenuto della perduta trattazione macrobiana, che sembra destinata, più che ad una utilizzazione scolastica, a fornire esempi e discussioni erudite sul sistema verbale latino, utile soprattutto per un lettore colto, in possesso di una buona formazione linguistica. Va inoltre notato come questa sia in pratica l'unica opera latina dedicata esplicitamente ad un'analisi sistematica del sistema verbale latino, che trova qualche analogia solo in alcune sezioni della grammatica di Prisciano. Ampie parti dell'opera furono citate in un manoscritto del IX secolo attribuito a Scoto Eriugena. Durante il Medioevo Macrobio fu identificato come cristiano e per questo poté godere di una buona reputazione, che gli permise di essere letto, studiato e citato dai più illustri filosofi come Pietro Abelardo. Le sue opere furono copiate dagli amanuensi nei monasteri e così non venne dimenticato, ma, terminato il Medioevo, in un primo tempo non venne considerato dagl’umanisti, che poi invece lo ripresero. Non ha avuto tuttavia grande considerazione nel XV secolo, poiché, al Neoplatonismo, la maggior parte degli studiosi preferiva le opere di Platone stesso. L'appartenere ad un periodo così tardo della storia antica non gli ha mai giovato e solo oggi si sta riprendendo lo studio delle sue opere in modo più approfondito, pur con meno intensità rispetto al Medioevo. In effetti gli studiosi oggi non analizzano tanto l'opera di Macrobio per conoscerne e apprezzarne il pensiero, ma cercano più che altro di dargli una datazione e un'identità. Codice teodosiano. ^ P. De Paolis in Lustrum, Cicerone, De re publica, lib. VI. ^ Macrobio Ambrogio Teodosio, su romanoimpero.com. In Somnium Scipionis, Venetiis..., Per Augustinum de Zannis de Portesio : ad instantia Do. Lucam Antonium de Giunta, 1513 Die xv. Iunii). M., Commento al sogno di Scipione, testo latino a fronte, Saggio introduttivo di Ilaria Ramelli, traduzione, bibliografia, note e apparati di Moreno Neri, Milano, Bompiani, Macròbio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Alessandro Olivieri, MACROBIO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ambrosius Theodosius Macrobius, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata (LA) Opere di M. su Musisque Deoque.  Opere di Ambrogio Teodosio Macrobio, su digilibLT, Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro. Modifica su Wikidata Opere di Ambrogio Teodosio Macrobio, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di Ambrogio Teodosio Macrobio, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata Pubblicazioni di M. su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation. Macrobio a Ravenna Internet Archive., su patrimonioculturale.unibo.it V · D · M Grammatici romani V · D · M Platonici. Portale Antica Roma   Portale Biografie   Portale Filosofia   Portale Letteratura   Portale Lingua latina Categorie: Scrittori romani Grammatici romani Funzionari romaniScrittori del V secoloRomani del V secoloNeoplatonici. Macrobio is best known as the author of Saturnalia, a semi-philosophical dialogue that covers a wide range of topics, although its principal one is the poetry of Virgil. However, there are also some reflections on religion and matters of psychology. More interesting philosophically is a commentary he wrote for his son on the Dream of Scipio by Cicerone – an extract from his Republic). In it Macrobio explores the nature of the soul, mainly from the point of view of the Accademy. The ssoul’s immortality and divine nature are discussed in the light not only of philosophy but also in that of the science of his day. Ambrogio Teodosio Macrobio. Keywords: Macrobio. The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Màdera: l’implicatura conversazionale della carta del senso – la scuola di Varese -- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Varese). Filosofo italiano. Varese, Lombardia. Grice: “I like Madera; especially because he uses words I love, like ‘sense’ – ‘la carta del senso’ and soul – anima --.” Insegna a Milano. Ha insegnato a Calabria e Venezia.  È membro dell'Associazione italiana di psicologia analitica, del Laboratorio analitico delle immagini (LAI, associazione per lo studio del gioco della sabbia nella pratica analitica), e fa parte della redazione della Rivista di psicologia analitica. Fonda i Seminari aperti di pratiche filosofiche di Venezia e di Milano e PhiloPratiche filosofiche a Milano.  Studia Jung. Define la sua proposta nel campo della ricerca e della cura del senso "analisi biografica a orientamento filosofico", formando la Società degli analisti filosofi. Fondat l'”Analisi Biografica A Orientamento Filosofico”, pratica filosofica volta a utilizzare e a trasformare il metodo psico-analitico, nata agli inizi Professoree oggi praticata in diverse città.  La pratica dell'analista filosofo si rivolge alle dimensioni “sane” ed è volta alla ricerca di senso dell'esistenza dell'analizzante. L’orientamento filosofico è inteso come ricerca di senso che, a differenza della filosofia come modo di vivere dell’antichità, parte dalla biografia storicamente, culturalmente e socialmente incarnata. Questo è un tentativo di risposta alla crisi delle istituzioni tradizionalmente riconosciute come orientanti l’esistenza; l'analista filosofo si propone di riformulare su base biografica i processi formativi integrandoli con le psicologie del “profondo”. L’aver cura “terapeutica” dell’insieme della personalità e della vita dei gruppi è stato da sempre vocazione della filosofia, riproposta come contenitore di diversi approcci e discipline delle scienze umane, dalla psicoanalisi alla pedagogia. Il senso è inteso come il fattore terapeutico fondamentale.  L'analisi biografica a orientamento filosofico non si occupa della cura delle psicopatologie, a meno che l'analista filosofo non sia anche uno psicoterapeuta, psicologo o psichiatra.  Essendo una pratica filosofica, sono richiesti all'analista non solo la competenza professionale ma anche l'indirizzo vocazionale della sua vita alla filosofia, dedicandosi agli esercizi filosofici personali e comunitari.  L'ambito di esperienze e teorie da cui deriva riunisce l'eredità delle psicologie del profondo, la filosofia intesa nel suo valore terapeutico e come stile di vita, la pedagogia del corpo e le pratiche di meditazione, la psicologia sistemica, il metodo autobiografico e biografico, la narrazione delle storie di vita in una prospettiva sociologica.  Saggi: “Identità e feticismo” (Moizzi, Milano); “Dio il Mondo” (Coliseum, Milano); “L'alchimia ribelle” (Palomar, Bari); ““Jung. Biografia e teoria,” Mondadori, Milano, “L'animale visionario,” Saggiatore, Milano); “La filosofia come stile di vita,  Mondadori, Milano, Ipoc, Milano, Il piacere di vivere, Mondadori, Milano, "Che cosa è l'analisi biografica a orientamento filosofico", in Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Jung come precursore di una filosofia per l'anima”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica. La carta del senso” Psicologia del profondo e vita filosofica, Cortina, Milano,,  Ipoc,  Una filosofia per l'anima. All'incrocio di psicologia analitica e pratiche filosofiche, Ipoc, Milano   Jung. L'opera al rosso, Feltrinelli, Milano. Sconfitta e utopia. Identità e feticismo attraverso Marx e Nietzsche, Mimesis, Milano  “Che tipo di sapere potrebbe essere quello della psicoanalisi?”, in Psiche. Rivista di cultura psicoanalitica,  “Dalla pseudo-speciazione al capro espiatorio", in, Tabula rasa. Neuro-scienze e culture, Fondazione Intercultura, Pratiche filosofiche e cura di sé, Mondadori, Milano, Le pratiche filosofiche nella formazione, Adultità, Guerini, Milano Bartolini P., Mirabelli C., L’analisi filosofica: avventure del senso e ricerca mito-biografica, Mimesis, Milano-Udine  Campanello L., "L'analisi biografica a orientamento filosofico e le cure palliative”, in Tessere reti per una buona morte, Rivista Italiana di Cure Palliative, Campanello L., Sono vivo ed è solo l'inizio, Mursia, Milano  Daddi A. I., Filosofia del profondo, formazione continua, cura di sé. Apologia di una psicoanalisi misconosciuta, Ipoc, Milano,  Daddi A. I., “Principio Misericordia, perfezionismo morale e nuova etica. La proposta màderiana per l'Occidente del terzo millennio”, in Rassegna storiografica decennale, Limina Mentis, Monza,  Diana M., Contaminazioni necessarie. La cura dell'anima tra religioni, psicoterapia, counselling filosofici, Moretti, Bergamo, Galimberti U., Dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuro-scienze, voce “Biografico, Metodo”, Feltrinelli, Milano  Gamelli I., Mirabelli C., Non solo a parole. Corpo e narrazione nella formazione e nella cura, Cortina, Milano  Janigro N., La vocazione della psiche, Einaudi, Torino  Janigro N., Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, Milano  Malinconico A., "Dialettica di redazione (ancora in tema di analisi biografica a orientamento filosofico)", in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica, Malinconico A., Psicologia Analitica e mito dell’immagine. Biblioteca di Vivarium, Milano  Montanari M., “Per una filosofia del profondo”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica, Montanari M., La filosofia come cura, Mursia, Milano  Montanari M., Vivere la filosofia, Mursia, Milano  Moreni L., “Intervista a tre analisti filosofi”, in, Il senso di psiche. Una filosofia per l'anima, Rivista di psicologia analitica, Sull’analisi biografica a orientamento filosofico  Analisi biografica e cura di sé  Una nuova formazione alla cura  Psiche e città. La nuova politica nelle parole di analisti e filosofi  Quattordici punti sull’analisi biografica a orientamento filosofico.  Romano Màdera. Madera. Keywords: la carta del senso, “profondo” “la grammatica profonda” “la grammatical del profondo” Tiefe Grammatik – implicatura del profondo, implicatura del superficiale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Madera” – The Swimming-Pool Library. Madera.

 

Luigi Speranza -- Grice e Maffetone: l’implicatura conversazionale – filosofia campanese – filosofia napoletana – scuola di Napoli -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “I like Maffetone; he tries, like I do, to defend Socrates against Thrasymacus; in the proceedings, he provides his view on the foundations of Italian liberalism – and has recently explored the topic of what he calls ‘il valore della vita.’” Si laurea a Napoli. Ha contribuito al dibattito scientifico sui temi di bioetica e etica dell'economia e della politica, alla Rawls,, tentando di ricostruire i principi del liberalismo applicandoli al contesto dell’economia. Insegna a Roma. Presidente della Fondazione Ravello.  Saggi: “I fondamenti del liberalismo” (Laterza, Etica Pubblica, Il Saggiatore); “La pensabilità del mondo” (Il Saggiatore, “Rawls” (Laterza). “Un mondo migliore. Giustizia globale tra Leviatano e Cosmopoli, “Marx nel XXI secolo,” Luiss University Press. Radio Radicale. Sebastiano Maffettone. Maffetone. Keywords: contrattualismo. Rawls on Grice on personal identity. Keywords: quasi-contrattualismo conversazionale, i due contrattanti – il contratto come mito – contratto – marxismo, comunismo, laburismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Maffetone” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Magalotti: l’implicatura conversazionale – di naturali esperienze – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Grice: “I like Magalotti – very philosophical” – Grice: “When a philosopher is a count, we don’t say that he was a professional philosopher, but not an amateur philosopher either – ‘philosopher’ does!” – Grice: “I like his ‘saggi’ on ‘natural experience’ – he is being Aristotelian: there is natural experience and there is trans-natural experience – and there is supernatural experience!” Appartenente all’aristocrazia, figlio del prefetto dei corriere pontifici. Studia a Roma e Pisa, dove e allievo di VIVIANI e MALPIGHI. Segretario di Leopoldo de' Medici, segretario dell'Accademia del Cimento, fondata da de’ Medici. Fa parte anche dell'Accademia della Crusca e dell'Accademia dell'Arcadia, Dall'esperienza al Cimento nacque i “Saggi di naturali esperienze, ossia le relazioni dell'attività dell'Accademia del Cimento”. Passa al servizio di Cosimo III de' Medici  iniziando così un'attività che lo porta a una serie di viaggi per l'Europa (raccolse in diverse opere le sue vivaci e brillanti relazioni di viaggio). Ottenne il titolo di conte e la nomina ad ambasciatore a Vienna. Si ritira alla villa Magalotti, in Lonchio. Si dedica alla filosofia, con particolare attenzione per la filosofia naturale di Galilei Opere:   “Canzonette anacreontiche di Lindoro Elateo, pastore arcade” “Delle lettere familiari del conte M. e di altri insigni uomini a lui scritte, Firenze,  Diario di Francia, M.L. Doglio, Palermo, Sellerio. “La donna immaginaria, canzoniere, con altre di lui leggiadrissime composizioni inedited” (Lucca); “Lettere del conte M. gentiluomo fiorentino dedicate all'Ecc.mo e Clar.mo Sig. Senatore Carlo Ginori Cav. dell'Ordine di S. Stefano, Segretario delle Riformagioni e delle Tratte, Lucca. Lettere contro l'ateismo, Venezia. Lettere odorose, E. Falqui, Milano. Lettere scientifiche. “Lettere” (Firenze). “Saggi di naturali esperienze fatte nell'Accademia del cimento sotto la protezione del Serenissimo Principe Leopoldo di Toscana e descritte dal Segretario di essa Accademia, Milano. “Scritti di corte e di mondo” Enrico Falqui, Roma. “Varie operette del conte Lorenzo Magalotti con giunta di otto lettere su le terre odorose d'Europa e d'America dette volgarmente buccheri”  Roma.Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.Saggi di naturali esperienze fatte nell'Accademia del Cimento sotto la protezione del serenissimo principe Leopoldo di Toscana e descritte dal segretario di essa Accademia (Firenze: per Giuseppe Cocchini all'Insegna della Stella); “La donna immaginaria canzoniere del celebre conte M. ora per la prima volta dato alla luce e dedicato alle nobilissime dame italiane” (Firenze: Bonducci); “Canzonette anacreontiche di Lindoro Elateo pastore arcade” (Firenze: per Gio. Gaetano Tartini, e Santi Franchi); “Il sidro poema in due canti di Filips tradotto dall'inglese in toscano dal celebre conte M. ora per la prima volta stampato con altre traduzioni, e componimenti di vari autori” (Firenze: appresso Andrea Bonducci); Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Évremond, Opere slegate: precedute da un carteggio tra Magalotti e Saint-Évremond, tradotte in toscano” (Roma: Edizioni dell'Ateneo). Scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze, Elogio storico nell'edizione de La donna immaginaria canzoniere del conte M. con altre di lui leggiadrissime composizioni inedite, raccolte e pubblicate da Gaetano Cambiagi, In Lucca: nella stamperia di Gio. Riccomini, Dizionario critico della letteratura itLuialiana, Torino, POMBA,  M., Relazioni di viaggio in Inghilterra, Francia e Svezia” (Bari, G. Laterza). Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Crusca, Relazioni di viaggio in Inghilterra, Francia e Svezia  Lettere scientifiche ed erudite  Comento sui primi cinque canti dell'Inferno di Dante, e quattro lettere del conte M. Canzonette anacreontiche di Lindoro Elateo pastore arcade  Lettere scientifiche ed erudite  La donna immaginaria  Novelle  (il volume contiene anche opere di altri autori) Gli amori innocenti di Sigismondo conte d'Arco con la Principessa Claudia Felice d'Inspruch.   DICE poldo di Toscana . Lettera III. SopralaLuce.AlSignorVincenzo Vi Sopra ildetto del Galido, il Vino Signor Carlo Dati. Lettera V. 111 P relazione 13 28 un composto d'umore e di luce. Al 48 394 refazione medesimo . Lettera II. . Fiore. Al Serenissimo Principe L e o . Delveleno dellaVipera.AlSignorOt 78   ne d'osservar la Cometa l'anno 1664. Leltera VII. Donde possa avvenire, che nel giu dicar degli odori cosi sovente si prenda abbaglio. Al Signor Cavaliere Giovanni Battista d'Ambra. Lettera re Giovanni Battista d'Ambra.Lette Descrizione della Villa di Lonchio.Al Strozzi. Lettera X. Intorno all'Anima de'Bruti,Al Padre secondo. Al Padre Lettore Don Angiolo Maria Quirini. Lettera. Sopra un effetto della vista in occasio Al Sigoor Abate Oilavio Falconieri. . Sopra gli odori . Al Signor Cavalie Signor Marchese Giovanni Battista Sopra un passo di Tertulliano.Al Pa Sopra un passo del Concilio Niceno Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera XIV. . Monsignor Leone Strozzi . Lettera XVII.. . 170 252 ra IX. VIII, Іоо Letiore Don Angiolo Maria Quirini. Lettera XI. dre Lettore Don Angiolo Maria Q u i rini.Lettera XI. Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera XV. 85 157 279 Sopra la lanugine di Beidelsar. A N. N. Lettera XVI. 282 Sopra un intaglio in un diamante. A 289 300 7   Conte Ferrante Capponi . Lettera XIX. Sopra la lettera B, e perchè ella s'a doperi cosi spesso nel principio de  396 INDICE. Sopra un passo di S. Agostino.Al Si gnor Abate Lorenzo Maria Gianni. Lettera XVIII . . Sopra il Cascii . Al Signor Cavaliere Cognomi. Al Signor Tommaso Buo naventuri . Lettera X X . FINE. SilAJilUsCEn il poeta per una lelva, per la quale tutta  notte aggiratosi, la mattina in su falba si trova a piè  <l'uQa colliuciui. Kipoaatosi alquanto ^ •! per voler   aalire f quando y fattuegli incontro una lonza, un leone e  una lupa, h costretto a rifuggirsi alla selva. In questo  gli apparisce Fombra di VIRGILIO, il cui ajuto è da esso  caldamente implorato contro alla lupa, dalla quale il  maggior pencolo gli soprastava. Virgilio discorre lunga*  mente della pessima natura di quella 6era, onde cam«  porne lo strazio, offerendogli sè per guida | a tener altra a Canto   via lo conforta. Dante accetta Tofferta di Virgilio « e tenendogli dietro ti mette in cammino.   V. I. Nel mezzo del cammin tee.   Keir età di 35 anni. Ciò non t'aTguìtee per congetture;  ma provasi manifestameute da un luogo del tuo Convivio,  nella aposizione della canzone: Le dolei rime eTamor, eh* io eolia;   dove 9 dividendo il cono della vita umana in quattro  parti, che tutte (anno il numero d'anni 70 « resta, che  la metà del suo corso, secondo la mente del poeta, sia  ne' 35 . Che poi questo primo verso debba intendersi  letteralmente, cioò del numero degli anni, e non allegoricamente, come alcuni vogliono: si dimostra da un  luogo deir Inferno, caut. XV, nel quale domandato il  poeta da Ser Bnmetto di sua venuta, esso gli risponde,  V. 49;   Lassù di sopra in la vUa serena  * JUrpos* io lui • mi smarrì *n una valle,   1 Avanti (he Vetà mia fosse piena:   riferendoli a questa selva» nella quale racconta essersi  smarrito nel mezzo del commin del suo vivere.   V, per una selva oscura.   Forse questa selva ^ oltre al senso letterale, che fa  giuoco al poeta per 1* intraduzione del suo viaggio, ha  sotto di s^ ((ualche senso allegorico • dei quale sono arricchite molte parti di questo primo canto;  e vuol per  avventura s guilicare la selva degli eiTori, per entro  la quale assai di leggieri si perde l' uomo nella sua  FRIICO. a<h>1etccnu; e cìie iia *1 vero nel topraccitato luogo del  •uo CoFwivio ti leggono queite formali parole;  È adunque  dà f opere, che y ticcome quello, che mai non fosse stato in  una città, non saprebbe tener le vie -, senza l' insegnamento  di colui, che le ha usate : ro/1 V adolescente » che entra nella  teloa erronea di questa vita, non saprebbe tenere il buon co/mmino y se da suoi maggiori non gli fosse mostrato;  nè il mostrar vatrebbe, se alli loro coaiafidamenti non fosse obbediente,   V. 8. Ma per trattar del ben ecc.   Del frutto, il qual ti ritrae dalla meditaiione di quel  miserabile stato pieno di pene e di rimordiinenti, mediante  la quale s' arriva alla caDtemplaaione d' Iddio, che è la  fine propostasi dal poeta. V. 1 3. Ma po* eh* »* fui appiè ecc.   Il colle è forse inteso per la virtù, la qual si solleva  dalla bassezza della selva.   V. l6 vidi le sue spalle   VestUe già de* raggi del pianeta ecc.   Il senso letterale è aperto, volendo dire, che la cima  del colle era di già illustrata da' raggi del nascente sole.  Ma forse, che sotto questo senso n' è chiuso un altro ^  pigliando il sole per la grazia illuminante, la quale all' usctr Dance dalla selva degli errori cominciava a trapelare con qualche raggio nella sua mente.   V. ao. Che nel lago del cuor ecc.   Por che voglia insinuare, nella passione della paura  commuoversi e fortemente agitarsi il sangue nelle due  cavità del cuore, dette volgarmente ventricoli; de' quali,     4 Canto   prrò eh’ e' parla in lingolare, pigliando la parte pel  tutto, vuol forae dir principalmente del destro, che del  sinistro i maggiore. ALIGHIERI lo chiama lago, credendosi  forse che il sangue che v’ è, vi stagni, non essendo in  que’ tempi alcun lume della circolazione. Qui però cade  molto a proposito il considerare un luogo maraviglioso  del Petrarca nella seconda canzone degli occhi, finora,  che io sappia, non avvertito da altri; nel quale dice  cosa intorno alla circolazione da far facilmente credere,  eh* egli quasi quasi se l’indovinasse, arrivandola, se non  con l'esperienza, con la propria speculazione. Dice dunque così :   Dunque eh' i’ non mi sfaccia,   Si frale oggetto a s\ possente fuoco  Non i proprio valor, che me ne scampi,   Ma la paura un poco,   Che 7 sangue vago per le vene agghiaccia,  insalda ’l cor, perchè più tempo avvampi.   Non ha piti dubbio-, eh* e’ si parrebbe forte appassionato del poeta, che volesse ostinarsi a dire, che il sentimento di questi versi suppone necessariamente la notizia  della circolazione del sangue;  la quale, a dir vero, so  fosse stau immaginata, non che ricooosciuu dal Petrarca,  non ha del verisimile, eh’ ella si fosse morta nella sua  mente, ma, da lui conferita e discorsa con altri, per la  grandezza del trovato avrebbe mossa fio d' allora la curiosità de’ medici e de’ notomisti a procacciarne i riscontri  con resperienze. E ben degno di qualche maraviglia il  vedere, come, il poeta altro facendo, e forte altro intendendo di voler dire, gli è venuto detto cosa, che  spiega mirabilmeote quesu dottrina; poiché, se ben si    considera il lento de' lopraddetti Tersi, ^ tale : Ma il  cuore rìsalda un poco, cioè ritorna al suo esser di fluidezza il sangue, il quale nel vagar per le vene s'agghiaccia dalla paura, e ciò a fine di farlo arder miseramente più lungo tempo.   Puoss' egli dilucidar più chiaramente Teffetto, che opera  nel sangue il ripassar cb* egli fa per la fornace del cuore,  dove si liquefi, s'allunga, s'assottiglia, e si stempera,  caso che nel vagar per le vene lontane o per paura,  come in questo caso nel PETRARCA, o per qualsivoglia  altra cagione si fosse punto aggrumato e stretto; onde  poi, novellamente fuso, e corrente divenuto, potesse  ripigliare il nuovo giro ed allungar la vita (la qual tanto  dura, quanto dura il sangue a muoversi), e si a render  più luogo r incendio amoroso del poeta?   Ma ciò, per chiaio ch'ei sia ed aperto, ò tuttavia  assai oscuramente detto in paragone d'un luogo, del Davanzati nella sua Lezione delle monete. Il luogo ò il seguente : Jl danojo è il nerbo della guerra, e della repuhhlica, dicono di gravi autori, e di jolenni* Ma a me par  egli più acconciamente detto il secondo sangue; perchè,  siccome il sangue, eh' è il rugo e la sostanza dei cibo  nel corpo naturale, correndo per le vene gì-osse nelle minute, annaffia tutta la carne, ed ella il si Bee, com* arida  terra bramata pioggia, e rifà, e ristora, qucaUunque di tei  per lo color naturale s'asciuga, e svapora: così il danajo,  eh* è sugo e sostanza ottima della terra, come dicemmo,  correndo per le borse grosse nelle minute, tutta la gente  rineaneuina di quel danajo, cheti spende, evaviacontlnuatnente nelle cose, che la vita consuma, per le quali  nelle medesime borse grosse rientra, e cos't rigirando mantiene in vita il corpo civile delta repubblica. Quindi assai 6    Canto    éi leggler ti tomprende, eh* ogni ttato vuol una quantità  di moneta, che rigiri^ come ogni corpo una quantità di  sangue, che corra»   Che dunque diremo di queit* autore ? Nuli* altro ceiv  tamente, te non che, dove i profeMori delle mediche  facoludi non giunsero, se non dopo un grandissimo  guasto d* inomnerabili corpi, egli senz'altro coltello che  con la forza d'un perspicacissimo ingegno penetrò nel  segreto di questo aumiirabile ordigno, c tutto per filo e  per segno ritrovò raltisstmo magistero di quei movimenti,  che noi vita appelliamo*   V. 31 . £ qual è quei, che con Una af annata ecc.   MaravigUosa similitudine.   V. 35. CoA /'animo miò, eh* ancor fuggiva ecc.   Rara maniera d'esprimere una paura infinita. Bocc.*,  Novella 77. Allora, quasi come se *l mondo sotto i piedi  venuto le foste meno, le fuggi Canitno, e vinta cadde ropaa '/ battuto della terre.   V. 3 o* Si che 7 piè fermo ecc.   Solamente camminandosi a piano : dicansì quel che  vogliono 1 commentatori, in ciò manifesraniente conviensi  dalla dimostrazione e dall' esperienza. £ vero, che il piè  fermo retu sempre Ìl più basso. Onde convien dire, che  Dante non avesse ancor presa l'erta, il che si convince  anche più manifestamente da quel che segue:   V. 3 i. £d ecco, quoti al cominriar dell’ erta»   La voce quoti vuol significare ( e tanto più accompagnau con l'altra al cominciar t che denota futuro), che  PRIVO. 7   Verta era ben vicina, ma non cominciata; c pure in fin  allora avea camminato, adunque a piano. Nè li opponga  quello, ch’egli dice ne* veni innanzi, y. l3.   Ma po’ eh’ i fui appii d" un colle giunto;    poiché appiè d'un colle li dice anche in qualche distanza;  anzi t' e’ doveva comodamente vedergli le spalle, v. l 6 .   Guarda’ in alto e vidi le sue spalle,   tornava meglio eh’ e’ ne fosse alquanto lontano. Molto  meno dà dilEcoltà il seguente v. 6 l.   Mentre eh’ i’ rovinava in basso loco;   dicendo: dunque se ora egli scende, mostra, che dianzi  saliva. Saliva, ma dopo aver prima fatto il piano, per  lo qual camminando il pie fermo sempre era il più basso.  Del resto il leone e la lonza non poteron impedirgli il  salire : solamente la lupa gli fe’ perder la speranza dell’ altezza, cioè di condurti in cima del colle. Di qui avvenne  eh’ egli prete a rovinare in basso loco,   V. 3a. Una lonza ecc.   Una pantera. Per essa, come animai sagacissimo, intende veritimilmente la lussuria.   V. 36. Ch’i’ fui, per ritornar, pUi volte, volto.   Bisticcio. Tibullo ti fe’ lecito anch’ egli per nn^ volta  un simile scherzo, Ub. IV, corm. VI, v. 9 .   Sic bene compones : ulli non ille puellat  Seruire.     8 Canto   £ Properzio te ne volle aacor etto cavar la voglia,  elcg. Xin, Ub. I, V. 5.   Vum tiU Jecepiiì augfiur fama puellis,   CtTtus et in nuìlo quaeris amore moram.   V. 39 quando V amor divino   Mone da prima quelle cose belle Direi, che per la motta di quelle cose belle non intendette altro il poeta, che rattuazione dell* idee, o tì vero  lo tpartimento dell* idea primaria nell* idee tecondarie,  che è il diramamento dell* uno nel diverto tignificato nel  triangolo platonico. In tomma la creazione dell* univerto,  allora quando formò il mondo temibile tutta a timile al  mondo archetipo o intelligibile creato ab eterno nella  mente divina.   £ non è inveritimile, che ALIGHERI abbia voluto toccare  quetta dottrina platonica, nella quale, come appare maoifettamente da altri luoghi della tua Commedia, e principalmente nell* XI del Paradito, egli era vertatittimo,  donde ti raccoglie e 1* intento amor delle lettere e la  pertpicacia del tuo finittimo intendimento, mentre in un  aecolo coti barbaro pot^ aver notizia delle opinioni platoniche, quando i principali autori di quella tcuola o  non erano ancor tradotti dal greco idioma, o t*egli erano, grandittima penuria vi aveva de’codici tcritti a penna  dove vederli e ttudiarli. Na t* io ben m'avvito, tal dottrina Incavò egli a capello da BOEZIO, del qual aurore il  poeta fu ttudioiittimo, dicendo nel tuo Convivio queite  formali parole : Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia  mente» che s'argomentava di tonare » provvide ( poi ne*l  ai/o, nè Taltrui consolare valeva ) ritornare al modo» che   F ni u o.    9   alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi; e ansimi ad  allegare e leggere quello, non conosciuto da molti, libro  di Boezio ) ìlei quale » cattivo e discacciato, consolato si  aveva. Quivi adunque potè egli facilmente apprendere a  intender Puniverso aotto il nome di bello, e ti per la  moMa delle cose belle intender la mossa del mondo  archetipo disegnato ab eterno nella mente d'iddio. 1 versi *  di BOEZIO sono i seguenti: lib. Ili de consol. etc.^ metro 1\.   O qui perpetua mundum radane guhemés»   Terrarutn caeUque salar, qui te/apus ab aeuo  Ire iuhes, stabilisque nianeru das cuncta moueri;   Quent non extemae pepulerunt fingere caussae  Materiae fluitantis opus uerum insita sutnmi  Forma boni, liuore carens : tu cuncta superno  Ducis ab exeinplo : pulcrum pulcherrimus ipse  Mundum mente gerens, similiqtte imagine formans,  Perfectasque iubens perfectum absoluere partes.   In numeris elemento ligas, ut frigora fiamtnis y  Arida conueniant liquidis : ne purinr ignis  Fuolet, aut mersos deducane pondera terras.   Tu triplicU mediam naturae cuncta mouentem  Connectens animam per consona membra resoluis, etc.   Che poi per la motta intenda l'attuazione delle idre  mondiali, ciò si convince apertamente da un luogo maraviglioso del suo canzoniere nella canzone :   Amor y che nella mente mi ragiona;   dove parlando della sua donna dice cV ella fu T idea, che  Iddio si propose quando creò il uiondo sensibile, il qual  atto di creare vien quivi espresso con la voce mosse.     IO    Canto   Però qual donna sente sua beliate,   Biasmar, per non parer queta ed umile ^   Miri costei, eh' esemplo è d’umiltate»   Questuò colei, che umilia ogni perverso.   Costei pensò, chi mosse l* universo.   Altri forse intenderà (tutto che i comentatorì in questo  luogo se la passino assai leggìensente ) per la mussa di  quelle cose belle, la mossa data ai pianeti per gli orbi  loro; ma trattandosi d"una mossa data dall" amor divino,  panni assai più degna opera la creazione dell'universo,  che r imprimere il moto a piccol numero di stelle. Dire  dunque, che il sole nasceva con quelle stelle, eh* eran  con lui quando Iddio creò il mondo : cioè eh' egli era  in Ariete, nella qu^d costellazione fu creato secondo  Vopiniooe di molti.   V. 41 * a bene sperar vera cagione.   Di quella fera la gaietta pelle,   L*ora del tempo, e la dolce stagione.   Può aver doppio significato : primo in questo modo,  cioè : 51 che Vara del tempo, e la dolce stagione tu erano  cagione di bene sperare la gaietta fera di quella pelle;  cioè, Si che l'ora della mattina e la stagione di prima^  vera (avendo detto che il sole era in ariete) mi davano  buon augurio a rincer l'incontro di quella fiera, e a  riportarne la spoglia. £ in quest' altro : Sì che aggiunto  all' ora e alla bella stagione l' incontro di quella fiera  adorna di sì vaga pelle non poteva non isperar felici  successi. Così rincontro d'uno o d' un altro animale  recavasi anticamente a buono o a tristo augurio.  . (I   V. 45. Za vista, che m'apparve étun leone.   Il leone è preio dal poeta per limbolo della superbia.   V. 4^. £d una lupa eco.   L'ararizia.   V. Si. £ molte genti fe' già viver grame.   Ciò si può intender di coloro, l'aver de' quali è  ingordamente assorbito ddl' avwo, e per gli avari medesimi, che ai consumano in continui affanni per l'insaziabditi della lor cupidigia, onde chiama la lupa bestia  senza pace.   V, 53 . Con la paura, eh’ uteia di sua vista.   Qui paura con bizzarra significazione vale spavento in  significato attivo, ed è forse l'unico esempio che se ne  trovi. Cosi l'addiettiva pauroso è preso attivamente, Infer.  cant. 3, V. 8 H.   Temer si dee di sole (fucile cote,   eh’ hanno potenza di far altrui male,   Deir altre no, che non son paurose.   Cioè non danno paura;  ma questo non è tanto sin»  gulare, quanto il sostantivo paura in significato di terrore, e f.tcllmente se ne troveranno esenipj simili cosi  ne'Crecif come nei Latini. Uno al presente me ne sovviene, ed ò di Tibullo, eleg. IV, lib. Il, v. q,   Stare uel insanis cautes obnoxia uentit,   Naufraga quae uatii tunderet unda maris !   V. 60 dove il sol tace.   Verso l'onibra della selva.  Canto   V. 63 . Chi per lungo silenzio parta fioro.   Quriti è Virgilio, «otto la periona del quale pare,  che debba intendersi il lume della ragion naturale risvegliato nella mente del poeta dalla teologia figurata per  ranima di Beatrice de* Portinan in vita amata da Dante.   V. 63 parta fioco.   Dal sento delle parole par, che Dante •* accorgesse,  che Virgilio era fioco dalla semplice vista, ma a bea  considerare non è così. Perchè allora eh' egli scrisse questo  verso avevaio già udito favellare, onde può ben dire  qual era la sua voce, oltre al dire eh* e* Paveva veduto.  Che poi lo faccia fioco, ciò è furila per tacciar la barbarie di quel secolo, in cui allorché Dante si pose a  cercar lo suo volume, cioè a leggere e studiar TEneide,  nino altro era che la cercasse o studiasse, onde poteva  dirsi Virgilio starsene muto ed in silenzio perpetuo.   V. 70. Nacqui suh JuliOt ancorché fosse tardi.   Dice esser nato sotto Giulio Cesare ancorché fosse  tordi, cioè ancorché esso Giulio Cesare rispetto al nascer  di Virgilio fosse tardi, cioè indugiasse qualche tempo  ad aver Tassoluto imperio di Roma, onde si potesse con  verità dire che la geme nascesse sotto di lui. £ veramente Virgilio nacque avanti a Cristo anui 70, agridi  d'ottobre, e per conseguenza avanti che Giulio Cesare  fosse imperatore.   V. 90. Ch" ella mi fa tremar le vene e i polsi,   piglia i polsi universalmente per Parterìe, le quali  eo\ loro strigoersi e dilatarsi con contraria corrispondenza alla sistole e alla diastole del cuore continuamente    R I li O.    i 3   dibatt^nfti. E qui è da notare ravvedutezza deì poet  mentre dice, che gli tremavano le vene ancora, come  quegli che beni»iÌmo sapea, che per non andar mai  diigiunte dall* arterie, in una violente commozione di  queite, non può far di meno che quelle ancora tanto  quanto non •'alterino.   V. 91. A te convien tenere altro viario.   Quasi dica; ben li può luituria e tuperbia vincere,  ma superare avarizia, ciò è all* umane forze impossibile.   V. 100. Molti son gii animali 1 a cui t’ammoglia.   Molti vizj veogon congiunti con Tavanzia.   V. lOi. ... in finckè’l veltro ecc.   Questi è messer Cane della Scala veronese, onde la  sua patria, dice Dante, che sari tra Feltro e Feltro, perchè  tra Monte Feltro dello Stato d' Urbino e Feltro del Friuli  si ritrova in mezzo Verona. Fu messer Cane uomo d'alto  affare in que' tempi, e d'animo grande e liberale; ed  essendo desideroso, che la sua generosità fosse per opera  conosciuta, intraprese ad onorare e soccorrer tutti coloro,  che di gran saliere fosser dotati, fra quali ricoverò anche  il nostro poeta, allorch'e'fu di Faenze cacciato co* Chi~  bellini intorno all'anno i 3 oS.   V. io 3 * terra, nè peltro»   Peltro^ stagno raffinato con lega d’argento vivo. Qui  per metallo in genere, onde il scntimeaio è questo;    V. io 3 . Questi non ciberà terra, nè peltro,   Questi non si ciberà, cioè non sarà signoreggiato da  ambizione di stato > uè da cupidigia d'avere. .   V. ic 6 . Di queìF umile Italia»   Vinile y atteso il tuo miserabile stato in que* tempi per  rintestioe discordie, ond' ella era sempre infestata.   V. 111. Là onde invidia prima ecc.   O sia la prima invidia di Lucifero contro Iddio in  Ciclo, o contro l'uomo nel paradiso terrestre, o pure:   V. IH. Là onde invidia prima dipartiìla\   Là onde da prima inridia la diparti, preso quel prima  avverbialmente.   V. iiS. Che la seconda morte ciascun ^rida.   Allude al desiderio, che hanno i dannati della morte  deir anime loro dopo quella de* corpi per sourarsi alla  crudeltà de' tormenti, onde S. Luca, cap. aa, io persona  di quelli : Monies cadile super noi, et colles operile nos.   V. lai. Anima fia ecc.   Beatrice de' Portinarì, la quale, siccome à detto di  sopra, fn io vita ardentissimamente amata dal poeta.   In questo, che segue nel primo canto, si consuma un  giorno intero, eh' è il primo del viaggio di Dante.    Si fa dall’ ioTOcar le muae e l'ajuto della propria  mente. Dipoi acconta, com' egli peniando all' impreia  di tal viaggio . cominciò a •gomrntoraeoe, e a motirare  a Virgilio eoo molte ragioni, di' e' non era dovere, ch'ei  ti mettewe ]>er niun conto a cimento >1 pericoloio. Dopo  di che narra, come Virgilio lo ripreie della tua viltà;  e con dirgli, ch'egli veniva in tuo aoccorto mandatovi  da Beatrice, tutto di buon ardire lo iraarrito animo gli  rinfranca, ond'egli ti ditpone al tutto di volerlo teguitare.   V. 4 . ATapparetfhiava a sostemr la putirà,   Si del cammino, e ti delta pittate.   Il Boti, il Vellutello, ed altri comentatori tpiegano  qneito luogo coti;  M'apparecchiava a tiiperar le ilitEcultà del viaggio, e tollerar la noja della pietà, di' eraii  per farmi quei crudeliitimi tirar), ond’ era per veder  tormentare l’anmie de’ dannati. Io però ardirei proporrej6 Canto   un* alfr.i roiuMcrazionc, le a sorte Dante avesse piuttosto voluto dire, eh’ ci •'apparecchiava a sostcoer la  {guerra della pirtare, cioè a ftf forza al suo animo per  non prender pietà de’ peccatori, avvegnaché U crudeltà  de’ «upplizj. fosse per muovergli un certo naturai affetto  di comjiafsione, al quale ciafcun uomo fi seme ordinariamenTc incitare per la miseria altrui. £ veramente il  senso letterale pare, che favorisca mirabilmente questo  sentimento;  poiché, s’ei s’apparecchiava a sostener la  guerra della pietà, cioè la guerra, ch’era per Wgli la  pietà, segno è eh' e* non voleva lasciarsi vincer da  quella, ma si resistere e comb.ucere con la considerarione, che quegl' infelici erano puniti giustamente, anzi,  come dicono t teologi, citra meritumt mentre avendo offeso  una Maestà inBnita, e sì infinita venendo a esser la loro  colpa, questa non può con pene finite soddisfarsi. Dico  finite quanto all' intensione, non quanto all* estensione,  la quale non ha dubbio, che durerà eternamente. E chi  porrà ben mence ad altri luoghi dell’Inferno, ne troverà  di quelli, che armano di piu salde conjetture il sentimento  da me addotto in questo passo. Tale è quello dell’Inferno,  canto XIII, dove, dopo il primo ragionamento dì Pier  delle Vigne, Dante dice a Virgilio, eh* c’ seguiti a domandare all* anima del suddetto Piero qualche altro  dubbio, imperocché a lui non ne dà Tanimo, tanto si  sente strignere dalla pietà del suo infelice stato, v.   OntV io a lui : dimandai tu ancora   Di quel, che credi ^ ch‘ a me soddisfaccia;   eh* i non potrei: tanta pietà in accora.   E piià apertamente si vede questo star su la difesa, che  fa Dante contro l’ importuna pietà de* dannati, la qual tenta di vincerlo al canto XXIX dell’ Inferno, quando  arrivato in tu ruldina costa di Malebolge dice cosi, v. 43^   Lamenti saeltaron me diversi,   Che di pietà ferrati avean gli strali :   Ond" io gli orecchi con te man coperti.   Il qual terzetto par, che esprima troppo maravigliosamente un fierissimo assalto dato dalla pietà all’ animo  del porta, e la difesa di quello con turarsi gli orecchi.  £ non solamente si troverà difendersi dalla pietà, ma  sovente incrudelire contro di essi, negando loro conforto  e compatimento. Così Inf. cant. XXXIII, richiesto da  Branca d’Oria, che gli distaccasse d' insieme le palpebre  agghiacciate, non volle farlo, v. 148.   Ma distendi ora mai in guà la mano,   Aprimi gli occhi I ed io non gliele aperti,   E cortesia fu lui tesser villarto.   E Inf. XIV, vedendo Capaneo disteso sotto la pioggia  di fuoco, dice stargli il dovere, v. ^t.   Ma, com' io dissi lui, li tuoi dispetti  Sono al suo petto assai debiti fregi.   Io però confesso di non aver per anche si fatta pratica SU questo poema, eh' e' mi sovvengano così a un  tratto tutti i luoghi, ov’ e' favella di pietà in questa prima  Cantica dell’ Inferno; e considero eh’ e’ mi se ne può  addurre taluno ora non pensato da me, il qual mostri  così chiaro il contrario, eh’ e' metta a terra tutto il presente ragionamento. E considero, che altri potrebbe rispondermi, che il far dimandare da Virgilio Pier delle  Vigne, e ’l coprirsi gli orecchi con le mani posson     i8 Canto   ambedue etter effetti dell' cuer Taiiimo del poeta troppo  vinto dalla pietà, e non dall' eaier a lei repugnante;  ma  io non piglio per aaiunto di provare, che egli si picchi  di non calerti mai piegato a pietà de' dannati, anzi che  in molti luoghi confeita la aua caduta, qual è quella,  Inf. canto V, v. 70.   Poscia eh' i' thhi il mio dottore udito  Nomar le donne antiche e cavalieri,   Pietà mi vinse, e fui quasi smarrito.   Nel qnal luogo non meno ti pare la perdita del poeta,  che il contratto antecedente; mentre, te egli non ti fotte  potto in animo di non latciarti andare alla compattione,  non avrebbe indugiato fin allora ad arrenderli, avendone  avuta occatione molto prima, cioè tubito eh' ei vide la  miteria dei peccatori carnali. Ivi, v. 3S.   Or incomincian le dolenti note  A [armisi sentire : or son venuto,   Xà dove molto pianto mi percuote.   Ma egli Ita forte il più eh' el potette : però, allora  ch'egli ebbe riconoteiuto quivi tanti valoroti uomini, e  coti alte donne, piegò l'aaimo alla compattione;  ond'egli  dice, eh' ei fu quoti smarrito, cioè ti perdè d' animo,  vedendoti vinto il pretto. Per lo che concludo, che, te  bene da quetto e da muli' altri luoghi ti comprende la  vittoria della pietà, ciò non toglie il vigore alla ipotizinne del preiente patto, potendo benitiimo ilare inlieme l'un e l'altro : cioè che Dante ti ditponeiie a  toitener la guerra della pietà, cioè a non compatire i  dannati;  e poi, come di animo gentile ed umano, di  quando in quando cedette. V. 8. O mente, che scru/etti ciò eK io vidi ecc.   Dopo ÌDTOcate le Muse, invoca la sua memoria, chiamandola mente che tcriite ciò eh' egli vide;  cioè, in cui  a' impretaero le tpecie degli oggetti vedati.   V. IO. Io cominciai;   Vi a’ intende a favellar di qncato tenore, e queata è  maniera uaitatiaaima di Dante per iafuggir la proliaaità  dell' introduaioni de' ragionamenti;  coal ed io a lui ed  egli a me;  cio^ diaai e diaac, ed infiniti altri aimili facilisaimi ad intenderai.   Y. l 3 . Tu dici, de di Silvie lo parente,  CoirutlUile ancora, ad immortale  Secolo andò, e fu tentibilmente.   Tu dici. Tu hai laaciato aerino nella tna ENEIDE, che  ENEA padre di Silvio, eaaendo ancora nel corrunibil  corpo, andò a aecolo immortale, cioè diaceae airinferno,  e ciò non fu per aogno o per eataai, ma aenaibilmente,  cioè in carne e in oaaa.   V. 16. Però se I avversario d'agni male   Cortese fu, pensando I alto effetto,  Ch'uscir dovea di lui, e ’l chi, e 'I guale   L’avversario d* ogni male è Iddio, e ‘I chi, Romolo fondator di Roma, e 'I quale, e le aue alte qualità;  onde  il aenao de' aeguenti terzetti è tale : Se Iddio, penaando  la aerie delle coac, che doveano farai per Enea c la aua  aucceaaione, conaentì l'andata e '1 ritotoo di lui dall'Iuferno : ciò non parrà punto di atrano a qualunque abbia  punto d'intendimento, conaiderando eh' egli fu eletto per  .vutore di Roma e del romano imperio.  La qual* e *l quale ecc.   La qual Roma, e '1 qual imperio.   V. 14. U* siedv il xuff<//or del «o^ior Piero.   Qui Piero per Pontefice, onde il maggior Piero viene  a eMer Cristo, e non S. Piero, come vogliono ì coni»  mentatori; perchè s'e* parlaste di S. Piero, non direbbe  del maggiore y il qual ti dice solo comparativamente ad  altri minori;  il che toma appunto bene, però eh* e* parla  di Cristo, il quale rispettivamente a $. Piero può vcrar  mente chiamarti il maggiore*   V. aS. Per quest* andata, onde li dai tu vanto ecc.   Onde cotanto T esalti fra gli uomini per ralcissimo  privilegio concedutogli.   V. a6. Intese cose che furon cagione   Di sua vittoria, e del papale ammanto.   Allude alla predizione fatta da Anchise ad Enea nel  sesto deir Eneide;  per la quale egli intese la sua vittoria, da cui dopo lunga serie di avvenimenti fu stabi**  lito in Roma il papale ammauto, cioè l'imperio sacro.   V. a8. Andovvi poi lo Vas delezione ecc.   S. Paolo, quando fu rapito al terzo cielo. £ veramente  ne recò conforto alla nostra fede con l'oculata tettimoniaaza delle cose credute da essa. E notiti che Dajite  da principio di questo suo discorso, fatto qui a Virgilio,  non si ristrinse a dir solo di quelli, i quali ancor viventi  pass;u*ono all* Inferno, ma di ciascuno, il quale, sendo  ancor corruttibile, andò a secolo immortale. Laonde non  solamente di Enea, ma del celeste viaggio di S, Paolo  ancora saggiamente piglia a ragionare.  ai   V. 34. Perchè se del venire C tn ahhanJono ecc.   M* abbandono oon vuol dire, d* io mi tgomento di ve«  iiire, come spiegano tutti i couieou, ma come chiosa  il Rifiorito : Perchè s* ì mi lascio andare a venire, assai  dubito del ritorno,   V. 37. E qual è quei che disvuoi ecc.   Ci mette con mirabil similitudine davanti agli occhi  i contrasti d' un' anima, che dal male al ben operar si  rivolge.   V. 41. Perchè» pensando consumai t impresa y  Che fu nel cominciar cotanto tosta.   S'accorge Dante d'averla un po' corsa» allora che nel  primo canto, senza pensar nè che, nè come, s'impegnò  ad andar con Virgilio, dicendo, v. i 3 o.   Poeta t i ti richieggio   Per quello Iddio, che tu non conoscesti,  jicciò eh* i' fugga questo male e ptggio.   Che tu mi meni là dov* or dicesti,   Si eh* i vegga la porta di S. Pietro,   E color, che tu fai cotanto mesti.   Onde ora confessa, che, sbigottito dalle suddette con>  siderazioni, l'amor dell'impresa, da principio con sì lieto  animo incominciata, era per tali pensieri consumato e  svanito.   V. 43. Se io ho ben la tua parola intesa,   Rispose del magnanimo quell ombra,  Vanima tua è da viltate offesa.   Rispose Virgilio : Con queste tue riflesiioni, s' io 1 * ho  ben'imesa, in loitanza tu ba* paura*     Cauto   V. Ss. I* tra tra color elle son tospeti,   Nel Limba, dove nè godono, nè dolgonti ranìme.   V. 53 . E donna mi chiamò beata e bella.   Beatrice, la quale, ticcome è detto nel IV canto, è  poeta per la grazia perSciente o consumante, secondo i  teologi dicono, anzi per la stessa teologia; e ciò, secondo  nota il Cello nella Lezione duodecima topra F Inferno,  per due cagioni : Una, perchè, siccome non ci è scienza,  la quale più alto ne levi nostro mortale intendimento  all’ altissima contemplazione d' Iddio e della teologia,  così non avea Dante, mentre eh’ e’ visse, trovato oggetto,  che più gli facesse scala all’ intelligenza delle celestiali  cose, che, siccome scrive io più luoghi, le sublimi virtù  e l’altre doti esimie dell' anima di Beatrice. L'altra cagione, per la quale sotto il nome di Beatrice intenda  allegoricamente la teologia, è per mantener la promessa,  ch'egli avea fatta nella sua Vita Nuova; dicendo, che,  se Iddio gli avesse dato vita, avrebbe scritto di lei più  altamente, che aveste scritto altr' uomo di donna mortale.  Il che veramente ha egli molto bene osservato, avendola  posta in così bella e maravigliosa opera per la scienza  maestra in divinità.   V. 54. Tal che di comandar i la richiesiLa richiesi. In pregai, ch'ella alcuna cosa mi comandasse.   V. 55. Lucevan gli occhi suoi più che la stella.  Più che’l sole.   V. 60. E durerà quanto 7 moto lontana.   Lontana, dal verbo lontanare. Quanto il molo lontana.  Quanto il moto s' allontana dal tempo presente : cioè la  tua fama durerà quanto dura il tempo.     a3   Piglia moto per tempo ella peripatetica, definendo  Ariatotile il tempo : Tempus tJt aumenu mottu seoundwa  prius et poiierUu.   V. 6i. L’ amico mìo, e non della ventura.   Dante, il quale per aver amato di puriaaimo amore  le bellezze dell' anima mia, e non le doti eaterne, che  la fortuna coraparte a' corpi terreni e corruttibili, fu  veramente amico di me, cio^ di quel eh' era mio, e non  {Iella ventura, e non della bellezza, per la quale altri di  lui men faggio m’ averà riputata felice e ben avventurata.   V. 63. Nella diterta piaggia i impedito   Si nel cammin, che volto, e per paura.   Impedito dalla lupa, e volto indietro per paura di cita.   V. 64. E temo eh' e' non ria già zi smarrito,   Ch’ io mi sia tardi al soccorso levata.   Dubito, che postano i vizj aver già preto in lui tanto  piede, che l'ajuto celeste non giunga in tempo.  Or muovi ecc.   Muoviti, vanne : così il Petrarca :   Or muovi, non smarrir t altre compagne.   V. 71. Vegno di loco, ove tornar disio.   Toma egualmente bene al senso letterale e allegorico,  cioà e a Beatrice e alla teologia, il desiderio di ritornare  in cielo;  il che imitando per avventura il Petrarca nella  canzone :   Una donna più bella asstù che ’l sole;   disse della teologia :  Cakto  costei batte t ale   Per tornar all* antico suo ricetto.   V. 72. Amor mi mosse ecc.   É Vamor d* Iddio, pel qual e' desidera che ciascun  nomo ti salvi, e questo è il eeoso allegorico o vero secondo la lettera;  la mosse la dolce memoria di quell* aniur  eh* eli* avea portato nel mondo a Dante, ond* ella il  chiamò, v. 61, L'amico mio.   V. 73 dinanzi al Signor mio»   Avanti a Dio.   V. 74. Di te mi loderò sovente a lui.   Gran promessa, dicono alcuni, fa qui Beatrice a VirgUio 1 non intendendo questi tali qual utile possa ritornare dair adempimento di essa a uu* anima divisa per  sempre dalla comunicazione della grazia e della beatitudine. Dice in contrario il Vellutello, che Beatrice con  tal promessa promette a Virgilio in premio quello, che  da lei dare, e da lui ricevere in quello stato si potea  maggiore;  ma non dice poi, perchè, nè di ciò adduce  alcuna prova. Na il Cello nella Lezione sopraccitata spane, che anche all* anime perdute si può (come dicono t  teologi ) giovare con levar loro qualche parte di cagione  di dolore, e in fra gli altri mudi in questo, che sentendo  elleno celebrar le lor memorie o esser qualche compasiione di loro in altrui, elle pigliano alquanto di conforto  ( » ei però può chiamarsi tale ) di non si vedere abbandonate al tutto da ogn* uno, e tiiassituonieuic quelle, le  quali non son dannate per fallo alcimo enorme e brutto, ma solo per non aver avuto cognizione della fede cmtiana, come VIRGILIO. Diremo dunque « cYie non »ia  ota d'ogni conaoUziune tal promeMa di Beatrice.   V. ^ 6 . O donna di virtù, sola, per cui   L'umana spezie eccede ogni contento  Da quel Ciel, ch'ha minor li cerchi sui.   Qui piglia itrettUaimamentc Beatrice nel «eoso allegorico; e dice, che per ewa, cioè per la teologia, fuomo  supera, ed è più nobile di tutte le creature contenute  dal ciel della luna;, essendo, che sopra di quello si dà  subito neir intelligenza movente Torbe lunare, la qual  •enza dubbio sì per pregio, si per eccellenza di chiarissimo intendimento è alT uomo superiore. £ che Dante  portasse opinione delT intelligenze moventi secondo la  dottrina d' Aristotile, è manifesto per quel clT ei dice in  altro luogo di esse. Par. cant. Vili, v. 37.   r’oiy che intendendo il terzo Ciel movete.   Ciò potrebbe anche intendersi in quest* altro senso :  O scienza, per cui l'uomo eccede, cioè trasvola con T intelletto dalle sublunari cose alle celestiali e divine.   V. 80. Che Vuhhidir, se già fosse, m'à tardi.   Che se io Tavessi obbedito in questo punto stesso, che  m'hai comandato, pure la mia obbedienza mi parrebbe  tarda: tale e sì fatto è il desiderio, che ho di eseguire i  tuoi cenni. Or venga qualunque si pare, e mi poni da altri  poeti forme così maravigliose e piene di si forte espressiva.   Y. 91. Jo son fatta da Dio, sua mercè» tale ^   Che la vostra miseria non mi tange,   Nè fiamma cTesto incendio non m* assale. l6 Canto   Io lono, la Dio mercè, talmente fatata per Tacque  della gloria, che la vostra miseria, cioè die T infeliciti  di voi altri ioaprai, non mi tocca, nè fiamma deir incendio de' dannali non m' assale. E notili, die quella dei  aoapeai la chiama raiirria, non conaiaiendo in arnao dolorifico, ma in pura afflizione di apirito per la diiperata  viaion d' Iddio; dove quella de' dannau la chiama fiamma,  perchè tormenta poaitivamente il aenao.   V. 94. DoTina e gentil nel Ciel, che si compiange  Di questo impedimento, ov" io ti mando,  Si che duro giudicio lassù frange.   Quella donna, il cui nome è taciuto dal poeta, è  inteaa generalmente da' commentatori per la prima grazia  detta da' maeatrì in divinità grada data; la quale, perchè  viene per mera liberalità divina, è anche detta preveniente, dal prevenir di' dia fa il merito dell' azioni umane.  Queata dunque addirizzando la volontà del poeta nel buon  proponimento d'uacir della aelva del peccato, e di aalire  il monte Bgurato per la virtù e per la contemplazione,  piega e rattempera il rigoroso giudicio d'iddio; onde  dice: che dal compiangerai di quella donna per l'itupedimento, che trova della lupa, il buon voler del poeta,  duro giudizio laaaù frange, cioè muove Iddio a conipaaaione, vedendo, che gli manca più il potere, che il volere;  onde merita d'aver in ajuto la aeconda grazia deiu illuminante, la quale ( ipongono i commentatori ) da Dante  è chiamata Lucia, dalla luce, eh' ella n'infonde nell'anima Questa seconda grazia chiama finalmente la terza,  detta perficiente o coniumante, espressa per Beatrice o  per la teologia; dalla quale vien condizionata la niente  umana alla contem) dazione della divina etienza : il che  Ottimamente li conacguiice col mental TÌaggio dell* Inferno e del Purgatorio, cioè a dire con la meditazione  di quelle pene;  •! come avviene al noetro poeta, il qual  per tal cammino li conduce alla fruizione del Paradiio,  e ai alla contemplazione d' Iddio.   V. 97. Questa chiese Lucia in suo dimemdo,   £ disse, Ora abbisogna il tuo fedele  Di te, ed io a le lo raccoaiando.   Lucia nimica di ciascun crudele  Si mosse, e venne al loco, dov V era :  Che mi sedea con l'antica Rachele.   Questa donna, cioè la grazia preveniente, richieee con  tua dimanda Lucia, cioè la grazia illuminante, che ajutatte il tuo fedele, cioè Dante;  il quale in altro luogo  dice di tè, eh* egli fu fedele a creder quella, in che la  grazia illuminante TammartlTava: e Lucia ti mette tubilo  a chiamar Beatrice, la qual ti sedea con l'antica Rachele;  e ciò per tignificare, che la teologia è indivitibil compagna della contemplazione, poiché Rachele (che in verità  fu moglie di Giacob ) nel vecchio teitamento ti piglia  per la vita contemplativa.   V. Io 3 . Disse: Beatrice, loda di Dio vera.   Che non soccorri quei, che t'amò tanto,  Ch' uscio per te della volgare schiera ?   Disse, cioè Lucia Disse. Loda di Dio vera. Chiama  la teologia e la grazia vera lode d' Iddio, forte perchè  dalla prima comprende l'uomo gli ecceUi attributi di  quello, ond* avvien a intiniiarne conceui più adeguati  di qualunque altra lode, che privi del lume di lei tlamo  capaci di udirne; e dalla teconda ti nvuùfctu raltiiiiiuo  pregio delle tue miaericordie.     a8 Canto   V. ic5. eh’ uscio per le /iella volgare schiera.   Per te toma bpne nel temo allegorico e nel letterale;   poiché Dante non t|nccò meno al tuo tempo per la profonda notitia della tacrata teienza, che per le rime e per  gli altri parti, a' quali tollerò il tuo nobilittimo ingegno  Tecceitivo amor di Beatrice.   V. ic8. Su la fiumana, ove'l mar non ha vanto ^   Qui il Fioretti, non rinvenendoti qual tia qiietta fiuDtana, poitilla in queata forma : Che fiumana ? ieslia.  Ma noi, per ora latciando il Fioretti nella tua tfacciata  ignoranza, terberemo ad altro luogo la tpotizionc di  quetto verto.   V. 109. Al mondo non fur mai ecc.   Dice Beatrice, che al mondo non fu mai pertona coti  aoUecita a cercare il tuo bene e fuggire il tuo male,  com' ella dopo tale avvito del grave pericolo di Dante  fu pretta a venir laggiù dalla tua tedia beata.   V. 114. Ch'onora te, e quei, ch’udito V hanno.   Perché le poetie di Virgilio non tolamente onoran  lui, che l’ha fatte, ma qualunque ne diviene ttudioto;  onde ditte di té medeiimo nel primo canto, T. 86.   Tu se’ solo colui, da cui io tolsi  Lo hello stile, che m’ ha fatto onore.   V. lao. Che del bel monte il corto andar li tolse.   Ti fe' ritornare indietro, quando poco di viaggio ti  rimaneva per condurti alla cima del bel monte, cioè al  tommo della virtù o della contemplaiione. V. i 39- Or va, eh" un tot volere è efamendue.   D’amendue noi;  il tuo cT andare, il mio di venire.   V. 143. Entrai per lo cammino alto, e tilvettro.   Spoogono i commentatori alto, cioè profondo. Io però  m'aRerrei al parere del Manetti nella tua ingegnoaa operetta circa il silo, forma, e misura delf Inferno di Dante,  dove intende alio nel ano proprio tignificato, cioè d’elevato e aublime;  con ciò aia coaa che egli pone Teotrata  deir Inferno in aur un monte aalvatico, per entro il cui  aeno ruoli eh’ e’ ai cominci immediatamente a acendere.  Ma di ciò non fia mio intendimento al preaente di favellare I potendo ciaacuno in queato ed in ogn’ altra particolarità del aito e della forma della atupenda architettura di queato Inferno aaaai ampiamente aoddiafarai con  ana breve lettura del aoprammentovato autore. ]\^0STiiA in qaetto terzo canto (*) c Tettersi condotto  per lo canunino alto e ailreitro alla porta dell* Inferno»  la cui Menzione comincia ex abrupto al principio del  canto» come l'ei leggeue. Di poi, acendendo per J' interne vie del monte, arrivato in quella concaviti o caverna della terra, che è quali come un veitibolu dell' Inferno, ed è immediatamente sopra il primo cerchio, cioè  sopra il Limbo, vede quivi Tanime degli teiaurari, cioè  di coloro, che mentre vissero non furon buoni ni per  aè, nè per altri, ninna buona o rea cosa operando.  Questi dice eh’ hanno per tormento il correr perpetuamente in giro dietro un' insegna che tutti li guida, c    (*> Dira qvslceia di riè che dir« il CrlU con r«atorità dal  iigliolo a dal nisota dì Dante, cha dal prima vcr.o dal quinta  canta comincia la narrationa dal paama. Calli, Uh. X..3a Cauto   chr in cotal cono ton punti e fieramente trafitti da tafani  e da moaclie. Attraversato quello spazio poi destinato  alla girevoi carriera di quegf infelici, dice essersi condotto al fiume d’ Acheronte, e quivi aver veduto venir  Caronte per l'anime de' dannati, e dopo, euer tramortito  in su la riva di quello.   V. I. Per me si va ecc.   Si finge, che parli essa porta. Ferme, il senso it Per  entro me.   Y. 4 . Giustizia mosse ‘I mio aito fattore.   Veramente il motivo di fabbricar P Inferno venne dalla  giustizia, la qual si dovi far di Lucifero e degli angeli  suoi seguaci.   V. 5. Feeemi la divina potestafe.   La rowaui sapienza, e 'I primo Amore.   La Santissima Trinità, della quale spiega le persone  per gli attributi: il Padre per la potenza, per la sapienza  il Figliuolo, per l’amore lo Spirito Santo.   V. 7 . Dinanzi a me non far cose create,   Se non eterne ecc.   Seguita a parlar la porta per esso Inferno; e dice, che  avanti a lui non fu altra specie di creature se non eterne.  Per queste intendono assai concordemente i commentatori  la natura angelica;  la quale, siccome dovette esser punita  per la sua ribellione, cosi par molto verisiiuile, che il  carcere d' Inferno fosse fabbricato dopo il peccato degli  angeli; e sì dopo la loro creazione. Che poi Dante se  li chiami eterni, cioè in ritguardo dell'eternità avvenire. p«r la qaal dureranno, onde i teologi U chiamano eterni  a pitrte post^ o, come ad altri dì essi è piaciuto di no«  minarli, sempiterni, a distinzione delT eterno a parte ante,  il che si conviene solamente a Dio.   Na siami qui lecito il metter in campo una mia considerazione, la qual mi dichiaro, eh' io non intendo di  proferire altrimenti, che ne’ puri termini del potrebb* essere, a fine di sottoporla al savio accorgimento di quello,  al quale è unicamente indirizzata questa mia deboi fatica.   10 discorro così : L’ Inferno ( secondo Dante ) fu creato  col mondo, e ’l mondo fu creato in istante.   V. la. Perch* io : Maestro, il seruo lor m è duro.   Onde io ( vi s’ intende, dissi ) : O Maestro, il senso  lor m* è duro. Duro, cioè aspro, e non, com* altri vo~  gliono, oscuro. Perchè leggendo Dante l’ immutabil decreto di non uscire della porta d’ Inferno, a ragione di  bel nuovo s’ intimorisce.   V. i3. Ed egli a me, tome persona accorta i  Qui si convien lasciar ogni sospetto.   Da questa risposta di Virgilio si conferma il detto di  sopra, che Dame non disse essergli duro, cioè oscuro,   11 senso deir iscrizione dell’ Inferno, ma duro, cioè aspro,  spaventoso;  perchè Virgilio non piglia ora a chiosargli  la suddetta iscrizione, ma lo conforta a francamente  entrarvi. Così la Sibilla ad Enea nel VI, v. a6i.   Nunc aiwuis opus, Aenea ^ nane pectore firmo.   Ma io di qui avanti non mi fermerò a conciliare i  luoglìi simili di questo canto col sesto delP Eneide, come  benissimo noti, a chi scrivo, le non dove m'occorra di     34 Canto   fare apiccare l'eccellenia di alcuna di queati col paragone di quelli.   V.i8 il ien étW intelletta.   La viltà e la cognoicenaa d'iddio.   V, ai. Quivi sospiri, pimti, e ahi guai.   Ne* tre arguenti terzetti par, che Dante abbia voglia  di auperar Virgilio nell' eipreaiione della niiieria de’ dannati. S'ei ae lo cavi o no, giudichilo chi farà confronto  di quello luogo con quello del VI dell’ Eneide, v. SS^,  Bine txauJiri gemi/us, et saeua sonare.   V. iq. Sempre 'n queW aria, sema tempo, tinta.   I comineo latori apirgano eoa): Tinta senza tempo, eioh  lenza variazione di tempo al contraria dell' aria noatra,  la qual ai tigne a tempo come la notte, e ai riachiara  da' raggi del aopravvegnrnte iole.   La Cruaea legge diagiuntamentr, Ària senza tempo, fintai  onde il Rifiorito apiega quel senza tempo, eterna, quaai  che il aentimento aia tale, aria eterna, e tinta. Coi) nel  canto che aegue la chiama eterna, v. i6.   JVon avea pianto, ma che di sospiri.   Che l'aura eterna facevan tremare,   Cooiidero di pii), che l'epiteto di eterna in quello  luogo del terzo canto corria[>oude al perpetuo aggirarli  delle voci de' dannati, v. a8.   Farevan un tumulto, il qual s'aggira  Sempre in quell' aria, senza tempo, tinta;    poiclià, a’ e' a'aggira eternamente, torna molto brne il  dire, che eterna aia l'aria, nella quale s'aggira. £ poi    nè meno può dirti, che rana deir Inferno aia tìnta senza  tempo, cioè ( come tpongono i commentatori ) eternamente, perchè ancorché Dante dica di etta, Inferno,  cant. IV, r. io.   Oscura, profonda era, t nebulosa  ’ Tanto, che, per ficcar lo viso al fondo,   r non vi disccrnea alcuna cosa,   Ciò non toglie, eh' ella in alcuni luoghi non fotte di  continuo illuminata dal fuoco, come nel terto girone  de’ violenti, ed in queito medetimo degli teiaurad, dove  te non altro vi balenava, v. i33 La terra lagrimota diede vento,   Che balenò una luce vermiglia.   V. 3l. £d io, eh' avea d'errar la tetta tinta.   Cinta d’errore, adombrata dall'ignoranza di ciò ch’io  ndiva.   V. 35. Che visser sansca infamia, e sanxa lodo.   Che in queito mondo, nulla mai virtuoiamente operando, non latciaron di tè alcuna memoria.   V. 37 . Mischiate tono a quel cattivo coro   Degli jingeli, che non furon ribelli,   Ni far fedeli a Dio, ma per te foro.   £ opinione, che nel fatto di Lucifero fotte una terza  Lizione d' angeli, la qual nè t'accottaiie a Lucifero, nè  ti dichiaraite per Iddio, ma ti teuetie neutrale. Di  queiti parla il poeta, e in pena della loro irreiolutezza  li mette con gli teiauratì.  Canto   V. 4 o> Cacciarla eie!, per non tster men belli:  Nè lo profondo Inferno gli riceve,   Ck‘ alcuna gloria i rei avrebber d elli.  n tentimcnto ì tale; Pel Cielo ton troppo brutti, per  rinferno aon troppo belli;  coti ti atanno in quel mezzo,  ciof nel veaubolo di euo Inferno. Notiti ben, eh' egli  dice, V. 41.   Nè lo profondo Inferno gli riceve;   volendo dire per Io profondo Inferno, coli, dove ti tormentano i rei > i quali avrebbono alcuna gloria cT averli  in lor compagnia. Non come dicono gli i|>otitori.' ti  glorierebbero per vederti puniti del pari con etti, che  non commitero altro peccato, che d’etterti indiflfereoti  tenuti, ma alcuna gloria v'avrebbero, perchè agli occhi  loro la piccola macchia di tale indifferenza non varrebbe  ad appannare il lustro di loro eccella natura, dalla quale  ritrarrebbe alcun taggio della gloria, e ti della celette  beatitudine.   V. 47. E la lor cieca vita è tanto batta,   Che ’nvidioti ton i ogn altra torte.   Non tolaniente di quella de' beati, ma in un certo modo  di quella de' peccatori. Tanto è riera, cioè vile ed oscura  la lor misera vita, onde dice, che misericordia e giustizia gli sdegna, quella che di loro non è avuta, questa,  che per cosi dir li disjirezza con distinguerli sì di luogo, come di pene da’ peccatori. E credo, che P intendimento del poeta sia J* inferire, che la maggior pena di  costoro èia vergogna di non esser almeno stati da tanto,  poich’ a perder s’aveano, di perdersi, come suol dirsi,  per qualche cosa. Ond' egli arrabbuno e mordonsi le lani di noo aver avnto tanto «pirito da irritar almmend  la divina giuttisia, la quale in « fatta guisa punendoli)  par loro, eh* ella « per così dir y non gli •cimi, e ai li  Timproveri e facciasi beffe della lor dappocaggine.   V. Sa 9Ìdi un insegna y   Che y girando, correva tanto ratta,   Che d’ogni posa mi pareva indegna*   Mette costoro rutti sotto un* istessa bandiera a dinotare  la simigUanaa dell* indegna lor vita. Li fa correre per giustamente punir Tozio e Taccidia del tempo, eh* e* vissero.   V. S 4 . Che ^ogni cosa mi pareva indegna.   Spiega il Vellntello, eh* egli erano indegni d* alcun  riposQ. Il Buti: Correva quest* insegna t che mai non mi  parca si dovesse posare, e forse meglio. Non credo però,  che nè Tuno, nè Taltro la colga. 11 Daniello e'I Bonanni  •e la passano senza dirne altro. In quanto a me direi :  che la mence del poeta sia stata di pigliar in questo  luogo indegno per incapace, o altra cosa equivalente;  e  nel resto io credo, che Dance abbia forse voluto dar da  strologare a* grammatici toscani;  come fece Ennio a* Latini in quello indignas turres, dove da Girolamo Colonna  r indignas viene spiegato per magnaSy e dal medesimo  vien allegato in conformazione di ciò un luogo di Servio,  il quale spiegando quel verso di Virgilio nelP Egloga X  indigno cum GaUus amore periret, spone indignutn per  magnum, e quell* altro pur di Virgilio nelle Ceiri:   Verum haec sic nobìs grauia atque indigna fuere.   Nel quale Giulio Cesare Scaligero spiega indigna y  cioè inefiabile, e per trasUto, immensoCarto   V. 59 - Guardai, e vidi l’ombra di colui.   Che fece per viltatt il gran rifiuto.   Intende di Piero d«l Murrone, che fu Papa Celestino V, il quale, tra per la tua sempliciti e l'altrui  sottigliezza, s* indusse a rinunziare il papato. Questi fu  ne' tempi di Dante, onde non debbe tacciarsi d' iinpietà  il poeta, sapone nell’ Inferno l'anima di colui, che non  essendo per anche dal giudizio mai non errante di Santa  Chiesa annoverato tra' santi, come poi fu, poteva lecitamente credersi soggetto ad errare, e si interpretarsi in  sinistro i (ini delle sue per altro santissime operazioni.   V, 63. ji Dio spiacenti, ed a’ nemici sui.   Corrisponde a quel eh' ha detto di sopra, eh’ e' non   eran nè di Dio, nè del Diavolo.   * •   V. 64 . che mai non fur vivi.   Morde acutamente con questa forma di dire la perduta  loro vita.   V. 65. Erano ignudi, e stimolati molto.   Stimolati, risguarda anche questo la lor pigrizia.   V. yS per lo fioco lume.   Traslazione mirabile di quel eh* è proprio della voce,  per esprimer con maggior forza quel che s' appartiene  alla vista. Similmente nel primo canto, v. 60, per significare l'ombra della selva disse, dove'l sol tace:  qui con non minor vaghezza un lume assai languido lo  chiama fioco.   V. 83. Un vecchio bianco, per antico pelo.   Forma assai rara e nobilissima per esprimer la canizie  del vecchio Caronte. Gridando : Guai a coi anime prave :   Non isperale mai veder lo cielo ecc.   Coinime mirabilmente otaervato, ioduceme mollo maggiore ipavento, l' imrodur Caronte minacciante l'anime  nell' atto d'accottarti alla riva, che introdurlo muto verao  di eaae, aiccome la Virgilio, il quale non lo fia parlar*  ae non con Enea.   V. 88 viva,   Partili da codesti, che son morti.   Kon diaae da codette, che aon morte, perché come  anime eran vive;  ma diaae, da codesti, cioè uomini,  de’ quali ti potea veramente dire, eh' e' foatcr morti.   V. 91 . Disse; Per altre vie, per altri porti   Verrai a piaggia, non qui, per passare :  Più lieve legno eonvien, che ti porti.   Intendono i commentatori,, che Caronte predica a Dante  la tua aalvazione, e che però gli dica, che egli arriverà  • piaggia per altre vie, per altri porti, intendendo del  porto d' Oatia poato vicino alla foce del Tevere, dove  finge il Poeta, che l'anime imbarchino per l' itola del  Purgatorio;  e che queato più lieve legno aia il vattello con cui vien Vangelo a caricarle, di cui Furg.  cani, n, V. 4 ^’ e quei s‘en venne a riva   Con un vasello snelletto, e leggiero,   Tanto che t acqua nulla n inghiottiva.   Il Rifiorito però aaviamente contiderando (aecondo io  pento ) quanto era cota impropria il porre in bocca d'un  Demonio coti fatto vaticinio, mi tpiega queato patto in     40 Canto   diverto lentimento. Prende egli altri porti in quetro  luogo per altra condotta, cioè per altri die ti portino,  e per lo più lieve legno intende l'angelo, che pattò Dante  aJdormentato dall' altra riva, tenta che egli te n' accorgeue. Il che toma aitai meglio al rihuto che fa di lui  Caronte;  mentre di lì a poco li vede verificato quel  eh’ egli dice, cioè che egli per altra via verrà a piaggia,  ticcome vedremo più a batto.   V. 94. £ ‘I Duca a lui ecc.   E Virgilio ditte luì.   V. 99 ave' di fiamme ruote.   Ave' con Tapottrofo per avea, non ave terta pertona  del meno nel preiente del verbo avere, come hanno  alcuni tetti.   V. 104 e‘l teme   Di lor temenza, e di lor nasciiuenti.   Gli avi e padri. Quelli tono il seme di lor semenza,  quelli di lor nascimenti, perchè da etti immediatamente  nacquero. Coti il Rifiorito.   V. Ili qualunque s'adagia.   Qualunque ti trattiene, non qualunque » accomoda  nella barca, come tpone il Daniello, che tarebbe alato  tpropotito.   V, li». Come t Autunno si levan le foglie,   L’una appretto delF altra, infin che 'I rama  Rende alla terra tutte le sue spoglie.   Similitudine tratu da Virgilio nel VI, v. 309.   Quam multa in tyluit autwnni frigore prima  Lapta cadunt jolia etc.;   ma adattata asiai meglio da Daate, nel cui InTerno niuna  deir anime era eacluia dall'imbarco, liccome niuna delle  foglie riman tu Palbero;  al contrario di quel di Virgilio,  nel quale tutti coloro, che non eran sepolti, erano lasciati  in terra. E poi elf i grwdemente nobilitata col proseguimento di essa fino al restare spogliato del ramo, paragonato al restar voto il lido j dove Virgilio la regge  solamente nella prima parte del cader delle foglie, e  dell' imbarcarti fanime;  passando poi subito a quella  degli uccelli, che passano oltramare.   V. 1 18. Cori seis vanno tu per f onda bruna.   Bellissima ipotipoti, e che mette sotto agli occhi il  camminar della nave.   V. lao. Anche di qua nuova tchiera t'aduna.   Di quelli, che continuamente e per ogni stante di tempo  muojon dannati.   V. laS. Che la divina giuttizia gli tprona.   Si che la tema ti volge in detto.   Chiese innanzi Dante a Virgilio : perché quell* anime  paressero si volonterose di passare il fiume, v. qi.   Maettro, or mi concedi,   Ch’ io tappia, quali tono, e qual cottume  Le fa parer di Irapattar ri pronte.   Ora gliene rende la ragione, mantenendogli nello stesso  temp^ la promessa, che glien' avea fatta in quc* versi 76.   le cote li fien conte.   Quando noi fermerem li nottri patti  Su la tritta riviera d Acheronte. £ dice, che ciò accade, perché la divina giustizia le  sprona ai, che la tema §i volge in diblo. l*^eIU epoai/ione  di queato paaao i coumieotatori a* aggirano per diverae  strade t non mancando di quelli, che ae la paaaano eoo  la mera apiegaaione allegorica, lo però, fìntanto che non  trovi meglio da aoddiafarmi, atarù nella mia npinionet la  qual è : che Dante abbia preteao d'eaprimere un terribile effetto delia diaperazion de' dannati, per la quale  paja ior nuir anni di precipitarai ne' tormenti, ed empier  in ai fatto modo l'atrociià delia divina giuatiziat la quale,  secondo loro, è sì vaga della loro ultima uiìaeria. Coai  abbiamo veduto di quelli i che oda rabbia, oda gelosia, o da altra violenta paaaione ai tono indotti a darai  morte volontaria per un diadegnoao guato di aaziare il  fiero animo di donna o di principe contro di loro adegnato. Cosi Inf. cant. i3. Pier delle Vigne, segretario  dì Federigo imperatore, dice essersi per un aioiile guato  data la mone, v.   L*anÌMO mio per disdrgnoso gusto,   Credendo col morir fuggir disdegno,   Ingiusto fece we, contro me giusto^   Un a’imil disperato affetto ai vede raramente eapreaio  da Seneca nel coro dell' atto primo drlT Edipo, dove  parlando in persona de' Tebanì ridotti all* ultima diaperaaione per quell' orribile peauleoza, fa dir loro cosi : v. 88.   Prostrata iacet turba per orai,   Oratque mori : solum koc facilee  Tribuere Dei. Delubro petunt;   Jlaud ut uoto nuinina placent,   Sed iuuat ipsos satiare Deot.Ancora il Boccaccio fa proromper la diaperata Fianimetta in una aiiuil bettemmUf tacciando gli Dii dell* ingordigia, ch'egli hanno, di rovinar coloro, die da esai  aono inaggtormeote odiati. Fiam. lib. 1 . Ma gl* Iddìi a  coloro, co* cfuali essi sono adirati, benché della lor salme  porgano segiu>, nondimeno gli privano del conoscimento  debito. E COSI ad un* ora mostrano di fare il lor dovere «  e saziano f ira loro»   V. 117. Quinci non passa mai anima buona»   Tutte ranime, che di qua pattano, aon dannate; però  tu Dante puoi ben comprendere la ragione, ond* egli  ai motte a rigeuard dalla tua nave.   V. i 3 o. Finito questo, la bufa campagna   TVemà forte, che dello spavento  La mente di sudore ancor mi bagna.   La terra lagrimosa diede vento,   Che balenò una luce vermiglia,   La quai tu vinse ciascun sentimento:   E caddi, come Vuom, cui sonno piglia,   Quetto luogo è a mio credere oteurittitno, e tengo  per fermo, che a volerne capire il vero tignificato, aia  necettario intenderlo affatto a roveteio di quel di' egli  ò arato letto e apiegato 6nora. Poiché dicono i commentatori, che la luce vermiglia fu l'angelo, il qual venne,  e addormentò Dante col terremoto, e coti addormentato  lo prete e lo pattò all' altra riva. Io qui non domanderò  loro, com' e' tanno, che Dante fotte pattato dall* angelo  e non pintcotto da Virgilio o da qualche demonio, potto  che egli non ne dica da per tè nulla, dicendo tolaiueute  nel principio del IV canto, che, coin' e' fu desto, ti  44 Canto   ♦roTÒ «Ter pasiato i! fiume Acheronte. Tuttavia, perché  di ciò ftimo, che §e ne potsa addurre qualche probabi)  conjettura, mi riitrignerò domandare : «e la luce vermi>  glia naace dal vento esalato dalla buja campagna nel auo  tremare ( intendo tempre di star tu la fona della lettera,  che col tegreto dell' allegoria benÌMÌmo ao guarirti di  questi e d'altri maggiori inveritimili ), come ti può mai  intender per etta vermiglia luce un angelo venuto dal  cielo ? E poi qual nuova virtù hanno i tuoni e baleni  di far addormentar le persone ? O qual necessità v'era  d'addormentar Dante ? E per averlo addormentato e pattato dormendo, qual grande avvenimento ti cav' egli da  questo tonno ? Il Vellutello è stato a tocca e non tocca  d* indovinarla, facendo nascere non il baleno dal terremoto, ma il terremoto dal balenare;  ma non ha poi  •piegato come ciò post* estere, stante il sentimento dei  versi seguenti: i33.   La terra lagrimota diede vento ^   Che balenò una luce vermiglia*   Spiega il Landini; Che, cioè il qual vento balenò una  luce vermiglia. Dunque se fu il vento, che balenò, non  fu il baleno, che fe' tremar la campagna e spirare il  vento; e per conseguenza, se il baleno fu parte dell' aria  infernale, non ti può dire, eh' e' fosse l'angelo. Io però  credo, che con pochissimo la lezione del Vellutello si  farebbe diventar ottima, cioè con legger quel Che per  Perchè, o Perciocché, o Conciossiacusachè;  si che il  •enso fosse;  La buja campagna tremò, la terra lagrimosa diede vento;  Perchè ? Ecco : Perchè balenò una  luce vermiglia. Cosi toma quello, eh' io diceva da principio, che a capire e a voler dar qualche sentimento aquetto luogo era necenarìo intenderlo a roretcio di  quello, eh' egli era inteso universalmente;  cioè dove gli  altri intendevano il baleno per effetto del terremoto e  del vento, intender il vento ed il terremoto per effetto  di esso baleno. In tal modo non i più veritimile, anzi  torna mirabilmente l' interpretare il baleno per la venuta  deir angelo; il quale, oltre a quello, che n’accennò Caronte quando disse, v. 91.   Per altre vie, per altri porti   y errai a piaggia, non qui, per passare,   Più lieve legno convien, che ti porti.   si rende molto credibile, che foste più tosto egli, cioè  l’angelo, che Virgilio, o un demonio, il quale passasse  Dante, si per la gloria della luce, che balenò agli occhi  del poeta, ti perchè estendo il passar Dante di là dal  fiume opera soprannaturale e miracolosa, molto maggior  dignità è farla operar per un angelo, che per un’anima  o per uno spirito;  e ti finalmente perchè altre volte,  quando è stata da superare qualche gran difficoltà, come  alla porta della città di Dite, dice espresso, che venne  un angelo a farla aprire. Che poi alla venuta dell’ angelo la buja campagna tremaste, è nobilissimo accidente,  e proporzionata corritpondenia alla grandezza dell’ avvenimento. Lo stesso sappiamo esser avvenuto, quando  v’arrivò Tanima di Cristo Signor nostro per liberare i  tanti del vecchio testamento; come ti legge in S. Mattea  al cap. XXVII e al cap. XXVIII più strettamente; dove,  scrivendo la venuta d’un grandissimo terremoto, ne dà  per cagione la scesa iTun angelo;  Et ecce terraemotus  factus est ntagnus;  Angelus enim Domini descendiS de  taelo. Dove notisi, che quell' zaùn ha la stessa forza, che Canto   io intendo dare a qnel che, cioè di perchè o di percioc-  ché, o di conciossiacotoché, arnia clic interroghi, nè ciò  aenia molti eaempj di prosa e di versi, come si può  vedere al Vocabolario, e più difltusamente appresso al  Cinonio.   Un simil costume si vede anche osservato da' poeti  gentili, come eh' e' lo conobbero benissimo adattato alla  dignità de’ celesti personaggi. Servio : Opinio est sub  oduentu Deorum moueri tempia. Seneca, nell’ Edipo,  atto 1.*, scena prima, dove Creonte ragguaglia lo stesso  Edipo della risposta dell’ Oracolo, v, ao.   Vt sacrata tempia Phoehi supplici intraui pede,   Et pias, nutnen precatus, rile summisi manus;   Gemina Parnassi niualis mrx trucem sonitum dedit,  Imminens Phoeboea laurus treiimie, et mouu doutuau   E Virgilio, Eneide, lib. Ili, v. 90.   Vix ea fatus eram, tremere omnia uisa repente  Limina, laurusque Dei, totusque moueri  Mons circum, et nugire adytis cortina reclusis.   Precede questo alF Oracolo d'Apollo;  luogo imitato da  Callimaco nel principio delf inno in lode della stessa  Deità, V. I.   *Oso« S Ttt’nóAAswoc iaiiaaro Só^iroq   ‘Ola, f ZXov TÒ fiéXaipoo' enàf, inàif, Sant dXtSpót,   Come s'e' egli mai scosso questo ramo £ alloro sacro ad Apolline;  Come s' e’ scossa questa spelonca l Fuara profani: fuora:   Lo Scoliaste dice, che ciò avvetiiva per la venuta dello  Dio. Le sue parole sono : itetdfigovvTOt Tov dfov. Come t"e’ icotto quitto ramo, come i e' scossa questa spelonca!  Non, Quanto s' è scosso questo ramo ree.;  come traalata  il traduttore di Callhnaco, lenza ponto avvertire, che Io  Scolialte greco l’ ha inteio in lenio di coinè e non di  quanto: Olov 5 rà ’II^A.X«vo{ ) 'Atri Toó o2at, Siro(.  Or reggili le l’ interprete doveva mai tradurre otog  ovvero Sicmf per quantus; e pur era un lolenne tradut-  tore, e che li piccava iniioo di icrivere veni greci.  Virgilio nel VI fa lervire un limile avvenimento a no-  bilitar la venuta della Sibilla nelf Inferno, v. iS5.   Ecce autem primi sub lumina solit, et ortut,   Sub pedibus mugire solum, et juca coepta numeri  St/luarum, tùtaeque canet ululare per umbram,  Aduentante Dea : Procul, o procul ette profani.   Coll Claudiano de Rap. Froterp., lib. 3, alla venuta di  Plutone, V. iSa.   Ecce rrpens mugire fragor, confligere turres,  Pronaque uibratis radicibus oppida uerti.   Che poi Dante non dica apertamente dell’ angelo,  ciò è fatto ( come awertiice il Boti nel Comento lopra  il canto IV) con grandiiiimo accorgimento i poichò egli  non potea dire le non quel tanto, eh’ ei vide; e te dice,  che la luce vermiglia lo fe’ tramortire, vincendogli cia-  •cun tentimento, e che in questo fu panato di là dal  fiume, sarebbe stato molto improprio, eh* egli ci aveste  dato conto di quel eh’ accade durante questo suo sveni-  mento. Dico svenimento, non sonno, al contrario di  tutti gli tpositori, i quali, mi maraviglio, come in cosa  tanto manifesta abbiano preso un sì grosso equivoco.  Dice Dante, che la luce vermiglia gli vinse ciascun     48 Canto   lentimento, cadde come Tuoma preio dal loono. Dunque,  a' ei piglia la limilicudme da colui, che cade addormen-  tato, ^ troppo chiaro, ch'egli cadde per altra cagione;  che non li piglia mai il paragone dalla iteiia cola para-  gonata. Qual freddura larebbe mai queita ? Caddi addor-  mentato, come cade quegli, che l' addormenta’ Tramortito  bensì; e ciò' intende molto bene, come polla derivare  dallo ipavento del terremoto, e dall’ abbagliamento della  luce vermiglia;  ma non già il lonno, il quale è ami  •cacciato, come vedremo nel principio del leguente  canto, e non luaingalo per un tuono. Un caio asiai limile  li legge in Daniele al cap. X, dove egli icrive di lè  medesimo, che la vennta deir angelo, che avea combattuto  col re di Persia, avea ripieno di tale spavento quelli  eh' erano col profeta, che l'erano fuggiti; ond'egli, vinto  in ciascun sentimento e abbattuta ogni lua virtù, rimase  solo a veder la visione;  yidi auttm ego Daniel solus  uisionem. Porro uiri, jui erant mecwn non uiderunt, ted  terror nimiue irruit super eoe, et fugeruni in aiscondilum;  ego autem relictut solus nidi uisionem grandem lume, et  non remansit in me fortitudo, ted et species mea immutala  est in me, et emareui, nec habui quiiquam uirium. E poi  diremo noi. Dante esser caduto morto, per quel eh' ei  dice al canto V dell’ Inferno, v. 140.   E caddi, come corpo morto cade ?   Dunque con qual ragione or, di' e' piglia la similitu-  dine dal cadere d'uno, che l'addormenta, dir vorremo,  eh' egli si cadesse addormentato ? Nè meno volle Dante  cavarci di questo dubbio della venuta dell' angelo, fa-  cendosela narrare a Virgilio, siccome nel IX del Purga-  torio li fa dir, che Lucia Io prese dormendo, v. Sa.  Dianzi ntìf alba i cKe precide il giorno,   Quando f anima tua dentro dorniia,   Sopra li fiori, onde laggiuso è adorno,   Venne uno donna, e ditte : /' ton Lucia;   Latcialemi pigliar cotlui, che dorme :   Si t agevolerò per la tua via.   avendo fone in ciA mira non tanto alla varietà e alla  bizzarria, quanto (come avvertUce io Smarrito ) a lalvar  la modeitia, per la quale non vuol coti pretto farti  bello d'un tì alto favore; riapetto, che manca poi nel  Purgatorio, dove la tua anima per la meditazione delr Inferno era divenuta piti monda, e ti pili vicina a  pervenire all' altittima contemplazione d' Iddio.   Veduto del concetto principale di quetto luogo, è  ora contegnentemente da vedere con brevità d'alcune  cote, che rimangono, per aver una piena intelligenza  anche de’ pai-ticolari tentimenti.   V. i3o. Finito quetto, la huja campagna   Tremò ri forte, che dello tpavenlo  La mente di tudore ancor mi bagna.   Qui mente per fantaiia; e 'I tento à; La fantatia, rimembrando l'alto tpavento, ancor ancora muove tudore,  il qual bagna me, e non \a mente, come t'accordano con  gran bontà a intendere il Vellntello e 'I Daniello. Coti  ancora vediamo quell' azione, liati dell' anima, o degli  tpiriti, che i' etprime con quetto vocabolo di fantatia,  per allungare al palato, e romper Pagrezza de’ frutti acerbi  gagliardamente immaginati, muover taliva.   V. i33. La terra iagrimota diede vento ere.     So Canto terzo.   Qurito è confuroie la volgare opioionei che crede il  terremoto produrti da aria terrata nelle vitcere della  tetra;  la qual opinione tappiamo ettere tlata leguitata  da Dante, come ti raccoglie da un luogo del XXI del  Purgatorio;  dove in perenna di Staiio rende la ragione  de' terremoti, che t'odono intorno alla falda di quella montagna con quetti versi 55 e aeg.   Trema forse quaggiù poco, od assai ;   Ma per venSo, che irs terra sì nasconda.   Non h dunque gran fatto, che, portando egli quetta  credenza, dica, che nel terremoto della buja campagna  otc) vento di terra, volendo inferire di quell' ana, che  nello tcotimento, e forte nell' aprimento della suddetta  campagna ti sprigionava. Raccolta, eom’ an tuono Io f«ce ritornare in,  e come trovò aver pattato il (ìamc Acheronte dalP altra riva, la qual fa orlo al catino de!!' Inferno, chiamato  da lui valle dolorosa d'abiuc. Dice poi, d'eticre tcrio  nel primo cerchio <^’ etto Inferno, che è il Limbo. Dimanda a Virgilio della venuta di Critto in quel luogo,  ed ode la tua ritpotta. Quindi patta a veder 1' anime  de* bambini innocenti, e dopo quelle di coloro, che  visterò secondo il lume delle virtò morali ; e con la motta  per discender nel secondo cerchio, termina il canto.   V. 1 . Rufptmi t alto tonno nella lesta   Un greve tuono, ti eh' i" mi riscossi,  Come persona, che per forza è desta.   Statuì dio della similitudine presa da chi dorme; onde  chiama sonno quello, che in realtà era tmarrimento di  spiriti, e svenimento. Chiamalo alto, a differenza del    Digitized by Google    Sì Canto   «ODDO naturale: anzi, a fine d'eeprimerlo alùiiiraot dice,  che un greve tuono a gran pena lo ritcofte, rome ai  rìacuote persona, che per forza è desta* £d ecco retta la  comparazioDe fin all' ultimo^ dopo averla fatta operar  con grandisiimo artifizio in tutte le «uè parti. Il tuono  potrebbe a prima viata parere non eaaere auto altro,  che il rumore degli alilaaimi pianti, e delle mìaere atrida  de* danoati, chiamate da Dante poco pid abbaaao tuono.   J tu la proda a mi trovai   Della valle d * abisso dolorosa,   Che tuono accoglie d* infiniti guai.   Goal di aopra nel terzo canto, t. 3o, rasaomiglia i  gemiti degli aciauratì allo apìrar del turbo : qui, ove ai  aeote il pieno del triato coro dell' Inferno li rasaomiglia  al tuono. Potrebbe forse anclie dirai, che questo tuono  venne dall' aria del terzo cerchio della piova, dove aon  puniti i golosi ; non essendo punto fuor di ragione il  credere, che insieme con la gragnuola venisiero aoche  de* tuoni, siccome veggiamo accadere nella noatr* aria,  il che nell* Inferno ajuu a far crescer la peoa e lo apa>  vento de* peccatori. Considero dall* altro canto, che in  sì gran lontananza, qual è quella del terzo cerchio,  volev* essere un gran tuono per esser sentito da quei,  eh* erano in su la riva d* Acheronte. Ma bisogna ancora  considerare, che quivi non tuona all* aria aperta, come  fa a noi, ma nel chiuso della valle ' d* abisso sotto la  volta della terra, che rintrona e rimbomba per ogni  banda, e sì lo strepito vien portato, come per cana>  le, all* orecchie di Dante ; e a chi farà rifiessione, a  qual distaiza arrivi la voce d* uno, che parli aoche  pianamente per una canoa forata, forse non parrà tanto gUAKTo. 53   HiTerUtroile queito pensiero. Senxa che delle campane alla  campagna aperta, dov' elle abbiano il vento in favore,  •'odono dieci o dodici miglia lontano^ e rartiglierie tirate  alta marina di Livorno s'odono talvolta Hn di Firenze,  che per retta linea aWà ben cinquanta miglia di lonta*  nanaa. Più coerentemente però al costume non meno,  che alla grandezza della fantasia di Dante, si dirà, che  il tuono non fu altro, che quello incominciato nel canto  antecedente, di cui nel ritornare il poeta in s^, udendo  lo strascico, non rinvenendosi (come accade a chi dorme, e molto meno a chi è svenuto) quanto tempo fosse  stato fuori de* sensi, lo credette ( stando assai bene io  sul verisimile ) un altro tuono. E di vero, per passare il  fiume su l'ali d'una potenza soprannaturale, non vi volea  cosi lungo tempo, che giunto su l'altra riva non potesse  ancora udire il rintuono di quel tuono stesso, che scoppiò col baleno, allorché Dante si ritrovava al di là dal  fiume ; maravigliosa osservanza di costume. Si desta naturalmente, perchè già il miracolo della sua trasmignv  «ione era fornito, e udendo in quello tuonare, mostra  di credere d'essere stato desto dal tuono, come farebbe  ognuno, che si abbattesse a destarsi in quel eh* e' tuona.   V, 1. Rupptmi tolto tonno ecc.   Questo luogo si vede imitato, o per meglio dire stemperato dal Bocc. Itb. I. Fiam, Fù it grave la doglia del  €uore t quella aspettante, thè tutto il corpo dormente  ritrosie, e ruppe il forte sonno.   V. XI. Tanto che per ficcar lo viso al fondo.   Per invece di quantunque, ed opera graziosissimamence. Il senso è : Tanto che, quantunque io ficcassi lo     54 C A H F o   viso al fondo. Piglia ficcar la viltà per Guare gli occhi ;  maniera aliai biiiarra.   V. i5. r tarò primo, e tu sarai teconio.   Queite parole di Virgilio aono aliai chiare quanto alla  lettera; ma vuol fon' anche lignificare euer egli nato  il primo a entrar a deicriver l' Inferno, lì come fece  nel VI dell' Eneide, e Dante dover eiiere il lecondo.  A chi lia riuicito più felicemente queito viaggio, aitai  leggiermente ai può comprendere dal paragone.   V. 15 . Ed egli a me; V angoscia delle genti.   Che son quaggiù, nel viso mi dipinge  Quella pietà, che tu per tema tenti.   Spiega r effetto dell' impallidire per la lua cagione,  che è il compatimento de' mortali affanni de' peccatori :  forma di dire veramente poetica, anzi divina.   V. ai che tu per tema tenti.   Che tu interpreti per effetto di timore.   V. a3. Cosi ti mise, e coti mi fe' ‘ntrare   Ne! primo cerchio, che V abisso cigne.   Qui incominciamo a icender dal piano dell' atrio dell' Inferno, cavato lotto la volta della terra, dove abbiamo  veduto eiier puniti gli iciaurati, e corrervi il fiume Acheronte. Entran dunque nel primo cerchio, che è il Limbo.   V. a5. Quivi, secondo che per ascoltare,   Non uvea pianto, ma che di sospiri.   S* intende nel primo verto : Secomlo che ti potea  comprendere; cioè. Secondo che per l'udito ti potea quakto. ss   Mcrorre ; poiché gli occhi non icrvivano a ditccrnerlo,  mercé dell’ aria oicura, profonda, e nebuloia d' abliao.  Ma che vale eccetto, aalvo, fuorché, aolaniente, pid  che. Forae da magit quatti de* Latini; onde con tal particella vuol lignificare, che non v’ era maggior pianto  eh’ un leniplice lamentar di aoipiri, lecondo che l’anime  del Limbo non erano tormentate (dirò coli) nel corpo,  ma lolamente nell’ animo, per la privazione d’ Iddio.  Queito viene apiegato mirabilmente nel verio arguente a 8 .   E ciò avvenia di duol senza martiri.   V. 33 innanzi che più ondi.   Andi leconda peraona dell’indicativo preaente del verbo  Ando diauaato, dalla railice uiata andare. •   V. 34 e t' egli hanno mercedi.   Non basta, perch" e' non ebher batletmo;  Ch‘ e' porta della fede, che tu credi.   Qui mercedi lo iteaao che meriti; nè qurata è l’unica  volta, che Dante l’ ha preao in tal lignificato. Farad. Dunque, senza merci di /or costume,  iMcate son, per gradi diferenti.   Parla dell’ anime, che in quello, che tono create, h.mno  da Iddio, lenza lor merito o demerito, maggiore o minor dote di grazia. Chiama il batteaimo porta della Fede.  Coll vien chiamato da’ maeitrì in diviniti lanua Sacramentoruia,   V. 37. E s' e’ fuTon dinanzi al Cristianesmo,   Non adorar debitamente Iddio. Parla de* gentili innocenti» cbe furono avanti alla venuta di Cristo ; i quali » ancorché non peccaiiero, anzi  adorassero la Divinili, non Tadoraron debitamente, cioè  secondo il verace concetto, che si dee aver d* Iddio, e  secondo il legittimo culto prescritto dalla Legge mosaica;  ma lo riconobbero o nel Sole, o nella Luna, o nelle Statue, e sì Tadororono con riti profani ed abbominevoU.   V. 41 e soi di tatuo efesi.   Che senza speme vivemo in disio.   Vi •* intende siamo. Cioè, e soì di tento, o vero » e  sol io CIÒ siamo efesi.   Questa dice Virgilio esser la sola pena di quei del  Limbo, Ira* quali ha riposto sé ancora ; Aver vivo il  desiderio, e morta la speranza.   V. 47* per ooler esser certo   Di quella fede, che vince ogni errore.   Per aver un riscontro della verità della nostra fede.   V. 49. Uscinne mai alcuno, 0 per suo merto,   O per altrui, che poi foste beato ?   Credeva Dante ( che non v* é dubbio ) U liberazione  degli antichi Padri operata da Cristo nella sua resurrezione ; pure da eh* egli avea sì bell* occasione di chiarirsi del vero, e con ottimo fine d* armarsi contro qualunque titubaziooe gli potesse venire di così alto mistero,  non si potè tenere di domandar Virgilio, s* e* n* era  uscito mai alcuno. E notisi, com* egli dissimula bene il  suo animo : domanda prima di quel che sa, che non è,  e che nulla gl* importa il sapere, cioè s* e* n* uscì alcuno  per suo proprio merito, per farsi strada a domandar»     di quel, che gli preme aMaÌMÌmo Tesier fatto certo, lenza  che Virgilio potaa ombrarvi sopra od accorgersene.   V. Sa. Rispose : I* era nuovo in questo sfato,  Quando ci vidi venire un possente,   Con segno di vittoria incoronato.   Era di poco venuto Virgilio nel Limbo, quando ci  vide venir Cristo nostro Signore, che mori intorno a  quarantott* anni dopo la morte di esso Virgilio; il quale,  perocché si non conobbe Cristo, però non lo nomina.  Dice solo, eh* ci ci vide venire un possente incoronato  di palma. Possente dalle maraviglie, che gli vide ope«  rare in quel luogo, traendone sì gran novero d* anime,  ond* a ragione si persuadeva, quegli non poter esser  altri, che un grandissimo, e potentissimo principe.   V, 6o. £ con Rachele, per cui tafito fe\   Vuol dire del lungo servizio di XIV anni reso a Laban  padre della fanciulla, per averla in isposa.   V. 64. JVon lasciavam rondar, perch' e* dicessi.   Ancorch* e* favellasse, badavamo a ire. Lo stesso con«  cetto lì ritrova replicato al XXIV, v, i del Purgatorio,  ma con dicitura così bizzarra, che ben duuostra la ric«  chezza della gran mente del poeta.   . Nè 7 dir l'andar, nè l'andar lui più lento  Ratea { ma ragionando andavam forte*   V. 66. La selva dico di spiriti spessi.   Qui selva per moltitudine : metafora assai f<untgliare  Dante. Così nel piiiuo di questa cantica selva chiamò   6     S8 Canto   gli errori giovanili, per entro la quale dice etieni egli  amarrito, e più apertamente nella »opraccitata apoiizione  della canzone :   Le dolci Time d amor, eh' io eolia,   dice amarrirviii l’uomo all' entrare della tua adolezcenza.  Ancora nel primo libro, cap. XV della tua Volgare  Eloquenza, rispetto ai diversi idiomi, che si parlavano  allora in Italia, chiama quell’ opera Italica telva; e selva  finalmente chiama in primo luogo una moltitudine di  spiriti. Così abbiamo nelle scritture : Secar decurtus aquarum plantauU dominus uineam iuttorum. Qui molto giudiziosamente, trattandosi d'anime dannate, piglia la metafora  più ruvida di «/va. della quale, avvegnaché si sia servito  ancora S. Bernardo, è tuttavia da notare una doppia  limitazione. La prima, eh’ egli parla in quel luogo delle  anime, o più verisimilmenle delle diverse adunanze de’  nuovi cristiani, non già di quelli della circoncisione, i  quali erano toccati a S. Pietro, ma di quelli venuti corì  nudi e crudi dal paganesimo, onde oltre T esser forse  tutti per ancora e male istruiti nella fede, e peggio  riformati ne’ costumi, ve ne potevano esser molò de’ reprobi. La seconda, che in questo luogo selva è propriamente metafora di metafora, non pigliando il santo  per piante di questa selva le anime a dirittura, ma più  tosto le varie adunanze delle anime, velate prima tali  adunanze sotto l’altra metafora di vigne, per viti delle  quali vengono a intendersi le anime particolari, e di  ciascheduna di queste vigne cosi numerose ne forma,  per dir cosi, le piante d’una vastissima selva, che è la  metafora secondaria, come si vede manifestamente dalle  seguenti parole, che sono poco dopo il mezzo del sermone XXX su U Cantica ; Merito et Paulo inter gentet  tam ingens tylua eredita ett uinearum. Anclir appresso  gli Arabi si trova usata la stessa figura, come si può  vedere da quest* esempio d' Harireo Basrense nel suo   primo • Le sue parole sono le seguenti :   dLJLsNwc   jivervio io dunque penetrato nelt interna densissima teha  per saper la cagione di quei pianti. Nè altro intende per  sehat che una grandusima calca di gente, che s'affollava  d'intorno a un ceno romito per udirlo predicare.   V« 67. Non era lungi ancor la nostra via   Di qua dal sommo; quancT 1 vidi un foco,  CK ejairpm'o di tenebre vincia.   Credo, eh’ ei chiami sommo l'erta, per la quale d«l  piano di sopra, dove corre Acheronte, erano calati nel  Limbo; e credo, eh' ei voglia dire, ch'egli erano caiuminati ancor poco per la pianura di esso, quando ei  vide un fuoco, che illuminava un emisferio di tenebre.  Questo fuoco non si rinviene molto chiaraiuente, dov'egli  fosse, e come ei si stesse; nè i commentatori si fermano  troppo a esplicarlo. Pure dal chiaiuarlo col nome di lumiera, e dal lume, eh* aveva a rendere non meno fuori  che dentro alle mura de) castello, m'induco volentieri a  credere, eh* ella fosse una (ìsunnia librata in alto nell* aria,  come vergiamo alle volte alcune meteore di fuoco, le  quali durano a vedersi nello stesso luogo, inhn tanto  che dura la lor materia a ardere, e prestar alimento alla      bo C A K T O   6(unina, pfT cui •! rcndon vi«ibili. Nè è da star attaccato  alla fona delle parole, dicendo, che, te quetto fuoco  illuacrava un eniieferio di tenebre, bitognava, eh’ ei fotte  in terra, poiché alando in aria veniva ad lUuttrare una  porzione maggiore della mezza tfera: poiché Dante in  quetto luogo debbe intenderti come poeta, e non come  geometra; né è veritimile, eh’ ei pigli itte allora le tette  per miturare il giro dell’ aria illuminata.   V. 73. O tu, eh' onori tee.   Parole di Dante a VIRGILIO.   V, y(j V onrata nominanza >   Che di ior suona sii ne la tua vita,  Grazia acquista nel ciel, che gli avanza.   La fama e ’l pregio, che riman di loro nella tua vita,  cioè nella vita mortale, la qual tu godi ancora, o Dante,  impetra loro quetta grazia dal Cielo.   V. 81. L’ombra sua torna, eh' era dipartita.   Partitti allora dal Limbo Virgilio, quando a’ preghi  di Beatrice andò a trovar Dante nella telva oteura.   V. 84. Sembianza avean né trista, né lieta;  e però conlacevole al loro alato nè di gioja, nè di  tormento.   V. 91. Peroeehb eiaseun mero si eonviene   Nel nome, ehe sonò la voee sola;  Tannami onore, e di ciò fanno bene.   Mi fanno onore, e fanno bene a farmelo ; perchè a  tutt’ e quattro ti conviene il nome, che la voce d’ un •olo diede a me» cio^ in quello di pòeta. In «ustanza:  fanno bene a onorarmi, perchè siamo tutti poeti, e f onore, che è fatto ad uno, toma sopra tutti.   Y. 94. Cast vidi adunar la bella scuola   Di quel signor dell’ altissimo canto,   D' Omero, dal quale hanno cavato tanto i poeti, e  in particolare i quattr(\ posti qui da Dante.   V. 9y. Da eh’ ehber ragionato insieme alquanto,  Volsersi a me con salutevol cenno :   £ ’l mio maestro sorrise di tanto.   Qui non accade strologar molto quello, che Virgilio  a costoro dicesse, vedendosi manifestamente ( tanto è  artifizioso questo terzetto), eh' egli li ragguagliò dell* esser  di Dante, del suo poetico spirito, e della sua profondissima scienza- Ciò si discuopre dalla cortesia del saluto,  eh* essi gli fecero, e dal sorrider, che ne fece Virgilio ;  poiché quel sorrise di tanto altro sicuramente non vuol  signiBcare, che di questo, cioè di tcmto che fu fatto.  Nè quei grandissimi spiriti si sarebbero mossi a far tanto  di onore a Dante, se da Virgilio non ne fosse loro stata  fatta un* assai onorevol testimonianza, della quale essendo  frutto il cenno salutevole, esso ne sorride per compiacenza  di vedere, quanto fossero «tate autorevoli le sue parole.   V. ICO. E più d’onore assai ancor mi fenno ;   C/f ei si mi fecer della loro schiera,   St eh’ V fui sesto tra cotanto senno.   Cosi n andammo insino alla lumiera,  Parlando cose, che ’l tacere è bello,   Si co/u era' i parlar, colà dop’ era.     6j Cauto   A chi noD aTCMC ancora Bnito d’ intendere quel, che  VIRGILIO ditcorreHe con Omero, e con gli altri tre,  Dante con questi tenerti finiace di dichiararlo, volendoci  in austanza dire, che da quello, che diaae di ane lodi  Virgilio, fu di comun conaentiuiento giudicato degno  d' eaaer nirsao nella prima riga, e ai annoverato tra' maggiori poeti, eh* abbia avuto il mondo. Più dilhcile iin.  presa stimo, che sia I' indovinare quello, eh’ e’ discorressero in sesto, poiché Dante si fu accoppiato con esso  loro, non aprendosi egli ad altro, se non di' e' parlaron  cose, delle quali A bello il tacere, com' era bello il  parlare colà, dov' egli era. I commentatori hanno avuto  in tal veocrazione quest' arcano, eh' e' non si son pur  anche ardili e spiarlo con l' immaginazione. A me quadra  molto un pensiero sovvenuto al sottibssimo ingegno del  Rifiorito. Stima egli, che tutto il discorso fosse in lodar  Dante, e perchA mostra, che ancor egli favellasse, mentre dice, v. io3.   andammo infino alla lumiera.   Parlando cose, che ‘l tacer è hello.   Il suo parlare non fu per avventura altro, che recitare  qualcuna delle sue canzoni, secondo che da que' poeti  ( siccome s' usa per atto di gentilezza ) ne fu richiesto.  E ciò non solamente torna bene al costume, ma ( che  più si dee attendere ) al sentimento de' versi ; essendo  verissimo, che orala modestia fa diventar bello il tacere  quello, che allora bellissimo era a parlare.   V. Ila. Centi v' eran, con occhi tardi e gravi,   Di grand' autorità ne’ lor sembianti :  Parlttvan rado, e con voci soavi. Quello tertetto paò lerrir di norma a qualunque pi>  glia, deicrtvendo, a rappreiencare il coitnme di gran  perionaggio.   V. il5. Traemmoei co/l dalF un de' canti   In luogo aperto, luminoso, ed alto ;   Si che veder si potén tutti quotili.   Dal dire, eh' e' li trauero da un canto del caatello,  ai convince manifeicamente, eh' ei non era murato a  tondo, come alcuni si persuadono, e fra gli altri il Vellutello : tanto pid eh' e' non si può nè anche dire, che  il castello era tondo bensì, ma che v' erano diverse  piazze o strade, le quali venivano a formar degli angolii  poiché non pare, che Dante figuri questo castello per  altro, che per un dilettevol prato intorniato di mura ; e  s' ei potè mettersi in luogo da poter veder tutti quanti,  chiara cosa è, eh' e' non vi doveva essere impedimento  di mura, o di case, o d'altri edifizj. A tal che questo  canto, dond' e' si trassero Dante e Virgilio, mostra, che  la pianu delle mura non dovea esser circolare. Molto  meno è veriiimile, eh' elleno abbracciaiser il foro della  valle, come è opinione cfalcuni, i quali si lon falsamente  immaginati, che tutto il piano dello scaglione del Limbo  fosse diviso, come in due armille concentriche, una esterna e maggiore, dove non arrivasse il lustro della lumiera,  e quivi stessero l' anime degl' innocenti morti senza battesimo sospirando continuameote, onde dice, v. a6.   ffon avea pianto, ma che di sospiri,   Che laura eterna facevan tremare.   minore l'altra ed interna, ed illustrata dalla lumiera, è  questa facesse prato al castello de' Savj e degli Eroi. £     64 Canto   invrrUimile I dico, tal optDÌone. Prima, perchè in pro>  porzione dell* altr* anime del Limbo y piccolisaimo è U  numero di quelle* che sono ammesse per tspecialissima  grazia dentro al delizioso castello ; per lo che* rimanendo  loro un luogo sì vasto, vi sarebbero seminate più rade  che per un deserto. Secondo* perchè in qualunque luogo  del prato si fosser tratti Dante e VIRGILIO posto die nel  centro non potessero starvi per essere sfondato * e terminar ivi la sboccatura del secondo cerchio * sarebbe  •tato impossibile discemer tutti quanti* a non supporre*  eh* e* sì fosser ridotti tutti in un mucchio vicino all* entrata * perchè da distanza assai minore, che non è quella  del solo semidiametro di questo prato * a farlo cale * qual  se lo figurano costoro, si smarrisce di vista un uomo dì  statura ordinaria. Direi dunque * che il castello fosse da  una porle del piano o pavimento del Limbo * e che per  avventura nè meno arrivasse con le mura in su la sboccatura del secondo cerchio- E che sia *1 vero* usciti  eh* e’ ne furono*, dice Dante, eh* e* tornarono nelf aura*  che trema* cioè in quella, dove sospirano i padani innocenti, che l'aura eterna farevan tremare. Che se per  lo contrario il castrilo fosse stato abbracciato dall* armilla  esteriore* per discender nel secondo cerchio, non occorreva, eh’ c* ritornassero in quella, dove l’aria tremava. Kè vale il dire* che per aria tremante si può intender anche l'aria del secondo cerchio; perchè la sua  agitazione (si come vedremo nel seguente canto) era  altro che un semplice tremare, dicendo il poeta di questo  cerchio, v. a8.   J* venni in lungo <t ogni luce muto,   Che mugghiai come fa mar per tempesta,   S" e* da contrari venti è combattuto.    Ecco dunque, che il catCello era tutto dentro all* orlo  del Limbo io su la mano, tu la qual camminavano : e  torna ottimamente allo scemarti la sesta compagnia in  due, essendo Omero, Orazio, Ovidio e Lucano rimasti  dentro al castello, e Dante e Virgilio essendone usciti  o per altra porta, o per la medesima, ood* erano entrati, ma voltando all* altra mano, e incamminandosi per  altra via da quella, ond' erano venuti. Così si condussero, dov' era il passo per discendere nel secondo cerchio ; si come vedremo nel canto seguente. >eccato, che ii punisce in questo secondo cerchio,  è la lussuria, come il più compatibile all' umana fragilità,  c per avventura il meno grave. Fmge il poeta di trovare al primo ingresso Flinos giudicante 1' anime. Di poi  passa più oltre, e vede la pena de' peccatori carnali,  la qual dice essere un furiosissimo, e perpetuo nodo di  vento, il qual rapisce, e porta seco voltolando in giro  queir anime. Virgilio gliene dà a conoscere alcune, che  erano già state al suo tempo, ma di Francesca da Ravenna intende dalla sua propria bocca la cagione della  sua morte, e insieme di quella di Paolo suo cognato,  con r ombra del quale si raggirava per 1' aria del secondo cerchio. Cori discesi del cerchio primajo   Giù nel secondo, che men luogo cinghia,  E Scatto più dolor, che pugne a guajo. Discesi ; Io Dante diacesi. Men luogo cinghia ; si dimostra peripatetico f ponendo il luogo, distinto dall* esteiH  sione della cosa locata. Quindi è, eh* ei dice il pavimento del secondo cerchio cignere, abbracciare, occupar  minor luogo, in sostanza girar meno del primo, secondo  che per lo digradar della valle gii\ verso il centro si  discendeva. Così veggiamo ne* teatri dalla lor sommità i  gradi infmo all' iullmo venire, successivamente ordinati,  sempre risirignendo il cerchio loro. C ben vero, che  quanto meno luogo cinghia, contiene in sè altrettanto  più di dolore, che non fa il primo. Poiché, dove quello  per esser solo dolor della mente, svapora in sospiri,  questo, che alFligge il senso, pugne a guajo, cioè arriva  a trar guai, pianti e lamenti dolorosissimi.   Y. 4. 5 rauvs Afinos orriòilMente « e ringhia.   Qui orribilmente ha forza di esprimere P orrida residenza, il tribunale formidabile, la fiera accompagnatura  de* ministri, e forse il ferocissimo aspetto dell* infernal  giudice. Bocc. Fdoc. Kb. 6, 42. Quivi ancora si veggono  tutti i nostri Iddìi onorevolissimamente sopr ogn altra  figura posti. Dove notisi, che per 1 * avverbio onorevolis^  simamenie ci dà ad intendere la preminenza del luogo,  quanto la ricchezza degli ornamenti sacri, ed ogni altra  nobile accompagnatura pertinente al culto degli Dii suddetti. Ringhia: accresce lo spavento, dicendosi il ringhiare  de* cani, quando irritati, digrignando i denti « e quasi  brontolando, mostrano di voler mordere.   V. 6. Giudica, e manda, secondo eh* awvinghia.   Qui avvinghiare per cignere. Ciò che Ninos ai cigneise, viene spiegato appresso. Vede qu«l luogo Inferno è da essa.   Da in luogo di Per, ed esprime attitudine, proprietà,  c convenevolezza. Cioè qual luogo d'infemoèprr essa,  o vero convenevole ad essa. Veggasi di ciò il Cinonio.   V. li. Cignesi con la coda tante volte ^   Quantunque gradi vuol ^ rAe sia messa.   Conosce il poeta T obbligo, ch'egli ha d* uscire il piti  eh* ci può dall’ ordinario, rispetto al luogo, e a* personaggi, eh’ egli ha alle mani. Quindi va trovando maniere  strane ed inusitate di significare ì loro concetti ; come  in questo luogo fa, che Minos si cinga tante volte la  coda, quanti gradi hanno a collocarsi gid 1 * anime condannate. Quantunque per quanto, nome indeclinabile.  Bocc. introd. n. i. Quantunque volte, graziosissime donne ^  meco pensando riguardo ecc.   V. i3. Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:   Vanno ^ a vicenda y ciascun al giudizio:  Dicono, e odono, e poi son giù volte.   In questi tre versi è compresa un* esattissima e pun>  tualissima forma di giudizio.   V. a3. Vuoisi cosi colà » dove si puote   Ciò che si vuole ; e più non dimandare.   Le stesse parole per appunto furono usate da Virgilio  a Caronte nel canto terze, v. 9 S.   V. a 8 . t venni in luogo d* ogni luce muto.   Notisi, come stando sempre su la medesima bizzarra  traslazione d* attribuire il proprio della voce al proprio  della vista, va continuameDte crescendo» Nella selva,     ~e Casto   dove r oicurit.\ e T ombra erano accidentali per l' impedimento de' rami e delle foglie, diwe aolamcnte tacerai  la luce, V. 6o.   Mi ripigneva là, dove 'I sol tace.   Nell* atrio dell' Inferno dà al lume aggiunto di JSoco, accennando io tal guiaa, non eaier ciò per accidente > tua  per natura ; cauto HI, v. 75.   Com’ io discerno per lo fioco lume.   Qui finalmente, dove a' ò innoltrato nel profondo della  valle, muto lo chiama; e vuol denotare, che le tenebre  di queato cerchio non aono accidentali, nè a tempo,  nè aaaottigliate da qualche apruzaolo di languidiaaima luce,  ma apeaae, folte, oatiuate, ed eterne.   V. 3l. Za bufera infernal, che mai non retta.  Mena gli spirti con la tua rapina:  Voltando, e percuotendo gli moietta.   Il Buti definiace eoa! : Bufera è aggiramento di venti,  lo qual finge l’ autore, che sempre sia nel secondo cerchio  dell" Inferno. A chi pareaac queata voce o poco nobile,  o troppo atrana, ricordiai, che ai parla d' un vento infernale, e che merita maggior lode il cercar la forza  dell' eapreaaione, che 1' ornamento delle parole ; ed è  queata una pittura, che non richiede vaghezza di colorito, ma forza; e tanto piti è bella, quanto è meno  liaciata ; estendo il naturale coti risentito, che non può  bene imitarsi, te non è fatto di colpi, e ricacciato gagliardo di sbattimenti. Questa bufera adunque leva e  mena gli spiriti con due movimenti. Con uno gli aggira  secondo il corto della tua corrente, che va turno torno al cerchio ; con F altro ( e ciò fallo con la sua rapina,  cioè col tuo grandissimo impeto ) li va voltolando in  lor medesimi. Cosi veggiamo la pillotta e '1 pallone, i  quali, se vengono spinti lentamente per Taria, son portati con un solo moto ^ che è secondo la linea della direzione del lor viaggio, ma dove urtino in muro, od  in legno, osi, cadendo in terra, ribalzino mcontanente,  ne concepiscono un altro, Bglio di quel novello impeto,  che gli aggira intorno ai proprio asse.   V. 34. Quando giungon dinanzi alla mina ;   Qmvi le strida t il compianto t e*l lamento'.   Bestemmian quivi la virtù divina.   Qual sia questa rovina, i commentatori non lo dicono,  o se lo dicono, io confesso di non intendere quello che  dicono. Crederei, che per rovina intendesse l’autore il dirupamento della sponda, giù per la quale egli era venuto ; e che questa fosse la foce, d' onde metteise il  vento, il quale foue cagione di maggiore sbatiimento a  quelle pover* anime, che vi passavano davanti. A similitudine d* un legno o d'altro corpo, cui la corrente d'un  fiume ne meni a galla, il quale, se s* abbatte a passare,  dove sbocca un torrente, o altra acqua, che caschi con  impeto da grand'altezza, questa se se lo coglie sotto ^  lo tuffa e rìtufia per molte fiate, e in qua e in lè con  mille avvolgimenti T aggira, e strabalza, in fin tanto  eh' ei non è uscito di quella dirittura, e non ha ritrovato il filo della nuova corrente. Di dove, e come possa  quivi nascer questo vento, vedremo allora, che si dirà  della fiumana dell' eterno pianto, di cui nel canto seeondo mi rìserbai a discorrere in altro luogo. E (ome gli stornei ne portan F ali   Nel freddo tempo a schiera larga e piena ;  Così quel fiato gli spiriti mali.   Brllisùma iimiUtudlne, e cavata ( «ì come la «cgitcnte  poco appretto delle gru) con finitsimo accorgimento da  animali tenuti in niun pregio, e per ogni conto vilittimi.   V. 43. Di qua, di là, di giù, di tu gli mena :  Nulla speranza gli conforta mai  Non che di posa, ma di minor pena.   Eipretiione felicistima ed inarrivabile di quel tormento,  e che vince quati il vedere ttetto degli occhi.   V. 48. Cori viiF io venir, traendo guai,   Ombre portate dalla detta briga.   Qui briga vai lo ttetto che noja, fattidio, travaglio;  e briga preto nello ttetto significato d’ agitamento di  venti. Farad, can. Vili, v. 67.   £ la bella Trinacria, che caliga   Tra Pachimo e Petoro sopra '/ golfo,   Che riceve da Euro maggior briga.   cioè sopra ’l golfo, eh’ è più battuto dallo scirocco.   V. Si. Genti, che faer nero ri gastiga^  Corrisponde al detto di sopra, v. 18.   I' venni in luogo iT ogni luce muto.   E cerumente la pena de’ carnali è pena data loro dall’ aria,  poiché l’aria col solo agitarsi si li tormenta.   V. 54. Pu Imperadrice di motte favelle.   Ebbe imperio sopra nazioni, che parlavano diversi  idiomi. Modo usato altre volte da Dante : distinguere, o  denotare i paeii dalle lingue, che vi ai parlano. Infer..   Ahi Pila, vituperio delle genti   Del bel patte là, dove 'I ri tuona.   V. 55 . A vizio di Lutturia fu ri rotta.   Che ’l libito fe' licito in tua legge,   Per torre ’l biatmo, in che era eondoita.   Aaaai è nota la legge della diioneatà promulgata da  Semiramide, per cui ella penaò di aottrarai all' infamia  de’ suoi vituperj.   A vizio di Lutturia fu ri rotta.   Forma di dire assai singolare.   V. 60. Tenne la terra, che ’l Soldan corregge.   Dice il Daniello, che Dante in questo luogo piglia  un equivoco ; e che abbia voluto dire, Semiramide aver  regnato in Egitto, ingannato dal nome di Babilonia, con  cui nel suo tempo chiamavasi volgarmente il Cairo, allora  signoreggiato dal snidano, non rinvenendosi dell' altra  Babilonia fabbricata da Semiramide nell’ Astiria. Di questo  errore pretende scusarlo con fargli nome di licenza lecita  a pigliarsi da' poeti grandi, tra' quali gli dà per compagno Virgilio in un certo patto, non so già quanto a proposito, e con quanta ragione. Se io avesti a esaminarmi  per la verità dell' intenzione, che io credo, che abbia  avuto Dante ; direi forte ancor io, come il Daniello :  tanto più che in que' tempi non ti aveva coti esatta notizia della geografia, che sia sacrilegio l'ammettere, che  un poeta anche grandissimo abbia preso un equivoco intorno a una città, nella quale era facilittimo l’equivocare,   6     74 Cauto   intrndendoii allora comuneniente per Babilonia quella  d'Egitto; ticcome oggi per Lione templicemente ('intenderebbe sempre quello di Francia, e per Vienna quella  di Germania; e quanto a questo, che Babilonia vi fosse  in Egitto, e che fosse la stessa, che dagli Europei si  chiama oggi il Cairo, l' afferma Ortelio. Boccaccio nel Decamerone, di tre volte, che nomina  il Soldaoo, intende sempre quello d' Egitto ; e Dante  stesso nell' XI del Farad., t. loo.   E poi cht per la sete del martiro  Alla presenza del Soldan superba,   Predici) Cristo, e gli altri, che 7 seguirò.   Farla di S. Francesco, il quale i certo, che parla del  Soldano d' Egitto, e non di quello di Bagadet. Il Fetrarca dice anch' egli nel Sonetto; L'avara Babilonia ecc.  non so che di Soldano. 1 commenti l' intendono per quel  d' Egitto ; e il Gesualdo, se non erro, lo cava da una  sua epistola, nella quale fa menzione delle due Babilonie, d' Egitto e d' Assiria.   Ma chi volesse anche sostenere, che Dante non abbia  errato, potrebbe farlo con dire, che per Soldano intese  quegli stesso, che nel suo tempo signoreggiava la vera  Babilonia di Semiramide, essendo la voce Soldano nome  di dignità, e perciò convenevole ad ogni principe; e da  Cedreno si raccoglie essere stata comune ancora ai Coliifi di Soria, particolarmente dove parla di uno di essi,  che ebbe guerra con Alessio Comneno. Siccome e converso il Soldano d' Egitto aveva titolo di Cohffa, prima  che dal Saladino fosse unito l'un, e l'altro titolo insieme,  quando egli di semplice Sultano, eh' egli era, diventò  Fun e l'altro, avendo ucciso il ColilTa nell' andar a pigliar da lui lecoudo il lolito l' ioicgne di Soldano. Fu anche  Soldano titolo d' ufTizio coinè ai cava da quoto luogo  del Ponti 6 cale romano citato dal Meunio ; Circa Pontifiiem, aliquando ante, aliquando poit, equilabat Mareicallus, siile Soldanus Curiae.   lila per vedere adeiao, con quanta poca ragione il  Daniello tacci Virgilio d’un timigliante equivoco, laiciaio  di riapondere a quello eh’ ei dice, che egli nel Sileno  confondeaae la favola d* lai e di Filomena, e nel terzo  della Georgica acambiaaae Caatore da Polluce, nel che  vien Virgilio difeao molto giudiziosamente dalla Cerda,  vediamo il terzo equivoco notato dal aoprammentovato  apositore di Dante ne’ seguenti versi dell' Egloga del  Sileno, T. 74 .   Quid loquar? aut tcyllam Nisi? aut quamfama secuta est.  Candida surtinctam latrantihus inguina monstris,  DutUhias ue rosse rales, et gurgite in allo,   Ah, timidos nautas canibus lacerasse marinis ? Qui dice il Daniello, senza allegarne alcuna ragione,  che Virgilio equivoca da Scilla hgliuola di Forco e  d'Ecate, o, cum’ altri vogliono, di Creteide, a quella  figliuola di Niso re di Megara. Io credo però di ritrovarla, e dubito che si possa dir del Daniello nella sposizione di questo luogo di Virgilio, quello che di Virgilio  disse il Berni nell' imitazione di cpiell’ altro d’ Omero;   Perch’ e' m hem detto, che Virgilio ha preso  Un granciporro in quel verso d Omero,   Chi egli, con reverenza, non ha inteso.   Noteremo dunque di passaggio, come bisogna, che  quest’ autore si sia cieduto, che Virgilio parli d’ una loU Scilla, e che a queita attribuendo i moitri marini, e  r ingordigia degli altrui naufragi, liaii dato ad intendere,  eh' egli abbia voluto dire di quella di Forco 1 ond* egli  nota r equivoco in quelle parole :   Quid loquar ? aux tcyllam Nisi ?   Sapendo, che Scilla figliuola di Niao fu cangiata in uccello, e fu, come altri vogliono, appiccata alla prora  della nave dell’ amato Minoi) e finalmente gettata in  mare, e non mai trasformata, come quella di Forco, in  moitro marino. Ma la verità ai à, che Virgilio intese di  parlare dell' una e dell' altra Scilla; e, toccando di passaggio quella di Niso, si ferma a discorrer più diffusamente dell' altra di Forco, come dalla lettura del luogo  è assai facile a comprendere ; ma forse il Daniello non  s’ avvide di questo passaggio, e trovandosi inaspettatamente nella favola di Scilla di Forco, la credette vestita  a quella di Niso, equivocando egli medesimo nell' equivoco immaginato di Virgilio.   V. 61. L'altra è colei, che e’ aneUe amorosa,   E ruppe fede al centr di Sicheo.   Didone, seguendo in ciò anch' egli 1 ' orribile anacronismo, ed accreditando T infame calunnia d' impudiciaia  datale da VirgUio. Eneide IV, v. SSa.   IVon servata fides eineri promissa SUhaeo.   V. 64. Siena vidi, per cui tanto reo  Tempo ti volse. Tocca di passaggio, e con maniera nobilissima la guerra  de’ Greci, e l' ultime calamità de’ Trojani, CK amar di nostra vita dipartille.   Della morte delle quali fu cagione Amore illecitOi   V. 7». i' cominciai; Poeta, volentieri   Parlerei a que‘ duo, che ’nsieme vanno, E pajon st al vento esser leggieri. Gli accoppia ioaieme, perchè iniieme avevano peccata.  S’accorae, ch’egli erano leggieri al vento, dalla facUitè,  anzi dalla furia, con la quale il vento li portava; e  ciò molto convenientemente, atteao il loro gravitaimo  peccato, eaaendo atati per affinità al atrettamente congiunti, come più abbaaao udiremo. Per quell' amor, eh' ei mena, t quei verratmo.   Per quell' amore, eh' e' ai portarono, il qual fu cagione di queato loro eterno infelice viaggio. Efficaciaaima  preghiera, e convenientiaaima a due amanti, acongiurarli  per lo acambievole amore.   Y. 80 O anime afannate.   Aggiunto di mirabil proprietà, e aenza dubbio il più  proprio, che dar mai ai poaaa ad anime tormentate da  ai latta pena. Quali colombe dal disio chiamale   Con f ali aperte e ferme al dolce nido  Volan per F aere dal voler portale.   Grazioiiaaima aimilitudine, e piena di tenero e compaaaionevole affetto. Nè traendola Dante da coti gentili  animali, quali anno le colombe, vien a intaccar punto  della lode, che le gli dette poc’ anzi, per aver paragonato gli apiriti di queito cerchio agli atomelli e alle  Cauto   gru, 1’ una e l’altra ignobile «pezie d'uccelli, poicliè in  ciueato luogo ha maggior obbligo di far calzar la similitudine all' andar di compagnia, che facevano i due amanti,  il che ottimamente si ha dalla comparazione delle colombe, che ad avvilire con un paragone ignobile quegli  spiriti in generale, come fece da principio. Del resto gli  ultimi due versi di questo terzetto posson aver due sentimenti, l’un e l’altro bello. Il primo è: Con Vali aperte  * ferme al dolce nido volan per Vaere, cioè volan per  l’aere con l’ali aperte o ferme, cioè diritte al dolce nido;  o vero volano al dolce nido con l’ali aperte e ferme,  descrivendo in cotal guisa il volo delle colombe, quando  con l'ali tese volano velocissimamenie senza punto dibatterle, e in questa maniera di volare par che si ratbgiiri un certo non so che pid di voglia e di desiderio  di giugnere. O animai graziosa e benigno,   Che visitando vai per V aer perso  Noi, che tignemmo'l mondo di sanguigno.   Ninna cosa odono o parlano pid volontieri gli annuiti  che del loro amore. Quindi è, che quest’ anima chiama  Dante grazioso e benigno per atto di gentilezza usatole  in darle campo, raccontando i suoi avvenimenti, di dar  alquanto di sfogo al dolore. Per V aer perso. Il perso è  un colore oscuro, di cui lo stesso Dante nel suo Convivio sopra la canzone Le dolci rime ecc. dice esser composto di rosso e di nero, ma che vince il nero ; e Inf.  caut, VII, V. io3.   L' acqua era buja molto più, che persa.  Noi che lignemmo il mondo di ttmguigno.   Scherza in la contrarietà di queiti due colori ; Fai  visitando per F aria di color perso noi, che, per eaiere  arati ucciai in pena del noatro Callo, tignemsno il mondo  di color di aangue.   V. 94. Uh Jttel, che udire, e che parlar ti picKe :  Noi udiremo, e parleremo a vui.   Non ì gran coaa (dice aaaai giudiiioaamente il Landino),  che coatei a’ indovinaaae di quello, che Dante deaiderava d' udire. Una, perché di niun' altra coaa, fuori  che de’ auoi avrenimenti, potea ragioneTolmente credere, eh* egli aveaae curioaità di domandarla ; 1' altra,  perché il coatume degli amanti é creder, che tutti abbiano quella voglia, che hanno eaai d' udire e parlare  de’ loro amori, tanto che aenza forai molto pregare non  fanno careatla di raccontarli anche a chi non ai cura  aiperli. Che riapondeaae la donna pid tosto che l’ uomo,  ciò é molto adattato al coatume della loro loquacità e  leggerezza.   V. 96. Mentre che ’/ vento, come fa, si tace.   n ripoaarai del vento non é coaa impropria, anzi é  accidente confacevole alla natura di quello, dimoitrandoci r eaperienza, che egli non aoffia con aibilo continuato, al come corrono i fiumi, ma a volta a volta  ricorre, come fanno Tonde marine. Oltre che non aarebbe inveriaimile il dire, eh’ ei ai fermaaae per divina  diapoaizione, acciocché Dante potesse ammaestrarsi nella  considerazione di quelle pene, e riportar frutto dal suo  prodigioso viaggio. Per questa ragione vediamo nel canto  IX spedito un angelo a fargli spalancar le porte della Canto   cittì di Dite, e altrove molt’ altre graxie tingolariuime,  le quali la bontà divina gli concedè, per condurlo finaluiente alla contemplazione della aua euenza.   V. 97. Siede la terra, dove nata fui,   Su la marina, dove ‘I Pò diicende  Per aver pace co' teguaci tui.   Bavenna ; poco lontano dalla quale il Po inette nelr Adriatico. Discende per aver pace co’ sui seguaci. Maniera veramente poetica. Dicono alcuni, per aver pace,  cioè per trovar pace in mare della guerra, ch'egli ha  nel auo letto da' fiumi tuoi teguaci ; perocché, fecondo  che quelli tgorgano in lui, lo conturbano e P agitano,  onde ti può dire, che gli facciano guerra. Ma te Dante  volette ttar tu l’allegoria di quella guerra, non li chiamerebbe legnaci ; poiché, fintante che uno è teguace  d’ un altro, non gli fa guerra, e, facendogli guerra, non  |i può chiamar più teguace. Diremo dunque, eh' ei voglia dire, che il Po co' tuoi teguaci diiceode in mare  per ripoiare dal lungo corto, eh' ei fa, per giugnervi,  a fine di unirai come parte al tuo tutto, eitendo queita  unione la lola pace, alla quale tutte le creature tono  d.a inviiibil mano guidate. Veduto della patria, è ora  da vedere chi folte coitei, che favella con Dante; per  Io che è da taperii, che quetta è Francetea figliuola di  Guido da Polenta tignor di Ravenna ; la quale, eitendo  ttata dal padre mariuta a Lanciotto figliuolo di Malatctta  da Rimici, uomo valoroto in vero, e nella teienza e  inaeitria dell’ armi eiercitatittimo, ma zoppo e deforme  d' atpetto troppo più che ad appajar la grazia e la delicatezza di conci non era convenevole, fu cagione, che  ella t' invaghiate di Paolo tuo cognato, il quale non meno grazioio, e arvenente del corpo, che leggiadro  dell’ animo e de' coatumi, del di lei amore ferventiiiimamence era preao4 Ora arvenne che, mentre, tcambievolmence amandosi, in gran piacere e tranquillità si  Tiveano, indistintamente usando, appostati un giorno  da Lanciotto, furono da esso colti sul fatto, e d'un sol  colpo uccisi miseramente. VICO. jimor, eh’ al cor gejuU ratto s' apprende.  Prete costui della bella persona,   Che mi fu tolta, e '/ modo ancor m' offende. Platone nel Convivio, tra le lodi, che dà Agatone ad  Amore, dice eh’ egli i ancora delicatissimo, argumentandolo da questo, eh’ egli i ancor più tenero e gentile della  Dea Ati, cioè della calamità, la quale esser mollissima  a delicatissima / argomentò Omero dal vedere, che ella,  schifando di toccar co’ piè terra, si tiene per t ordinario  in tu le lette degli uomini. Iliad.Tvt pio 9 * ateahol sróStc iv fàp in' ovSit  nlAra^as, <2 A A’ apa f/j'S xai^ óvfpóv xpoara fiaùani.   Ma amore non solamente non mette mai piede in terra, o  in tu le teste, le quali, a dire il vero, non sono molto  toffei, ma di tutto V uomo la parte più gentile calpesta,  e sceglie per tua abitazione. Negli animi dunque, e ne’  temperamenti degli uomini, e degli Dii pone il tuo trono  Amore ; nè ciò fa egli alla cieca, e senza veruna distinzione in ogni sorta <t animo la sua tede locando, ma  quelli solamente, che in fra tutti gli altri p'ut gentili  tono, e pieghevoli con delicatissimo gusto va ritcegliendo.   suStò 9 fizaiipii(;ipfits 6 pi^a tixpiipiusnpi *Epura  Xtc araAòc óv qdp iirì TÙt fiaivit, ovff tiri npavietr. 8a Cahto   ( S, larn iravv fiaX«ut<i) cy roif fMi^xararoig  TS* S*T»T> KoÀ fiaivti Koì oisut' iw )'àf> v6$at KOÌ  XM àiiUpixfn rhf Sixqffiv iSpvxau,’  »ai oò» av f{>7( ir xóacui rati dXÀ,’ ^ riti   iv vKXtipòv vio( i;^ot<rv >* ’^XP dxtp^^iToi' ^ 9’ àt  ftoAouiùy, oÌKÌ(ixcu.   £'l Petrarca nel toaetto : Come't ccmdido piiecc., ricavando con maniera più morbida lo ateaao originale, fini  di copiarlo anche nella parte tralasciata da Dante, che  rijguarda 1' avversione, che Amore ha ordinariamente  agli animi rosai e dori, dicendo :   Amor, che tolo i cuor leggiadri invesca,   Nè cura di mostrar sua forza altrove. E nella canaone; Amor, se vuoi, eh' io tomi ecc., parlando con Amore, tocca leggiadramente in ogni sua parte  il sopraccitato luogo di Platone, dicendo dell’ impeWo,  eh' egli ha non meno sopra gli Dii, che sopra gli uomini, con questi versi :   £ s’ egli è ver, che tua potenza sia  Nel Ciri s) grande, come si ragiona,   E neir abisso ( perchè, qui fra noi  Quel che tu vali e puoi,   Credo, ehe’l senta ogni gentil persona).   V. loi. Prese costui della bella persona che mi fu tolta. Lo prese del bellissimo corpo che mi fu spogliato  dalla morte, e ’l modo ancor m’ offende, perchè mi fu  ' data violentemente, e mentre mi suva tra le braccia  del caro amante.  V. io3. jimor, eh' a nullo amalo amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte,  che, come vedi, ancor non m' abbandona,   Belliiiiina repetizione : Àmor, eh' al cuor gentil ratto  s' apprende, prese cosuù come gentile. Amor, eh' a nullo  amalo amar perdona, prese me come amata. Mi prese del  costui piacer, del piacer di costui. Costui nel secondo caso senza il suo segno si trova spesse volte usato dagli  autori. Veggansene gli esempi presso il Cinonio. Questo  lungo può aver doppio significato. Hi prese del piacer di  costui, cioè del gusto, del piacimento, della gioja d’amar costui. E mi prese del piacer di costui, cioè del piacer  che io faceva a costui, e questo corrisponde ottimamente  al detto poco innanzi : Autor, eh' a nullo amato amar  perdona ; mostrando non tanto essersi innamorata per  genio, quanto per vaghezza d' accorgersi di piacere e  d’esser amata, e per cert’obbligo di gentil corrispondenza.   V. io6. Amor condusse noi ad una morte.   Arroge forza con la terza replica, e con granditaim' arte diminuisce il suo fallo, rovesciando sopra di  amore tutta la colpa. Tib. lib. l .° el. VII, v. aq.  Non ego te laesi prudens : ignosce fatemi,  lussi! amor. Contro quis ferat arma Deos ?   E'I Boccaccio, giornata IV, nov. I, conducendo GuU  scardo alla presenza del Principe Tancredi, non gli sa  porre in bocca nè altra, nè piò forte difesa per iscusar  sè, che r incolpare amore, il quale, cioè Tancredi,  tome il vide quasi piangendo disse : Guiscardo, la mia  benignità verso te non uvea meritato l'oltraggio e la     84 Casto   vtrgogna, la quale nelle mie cose fatta m' hai; eiccome io  oggi vidi con gli occhi miei. Al quale Guiscardo niun  altra cosa ditte te non questo. Amor può troppo più che nè io ni voi pottiamo.   V. IO/. Caina attende chi'n vita ci spente.   Calila è la g)iiaccia, dove nel canto vedremo  euer paniti coloro, che bruttaron le mani col sangue  de’ lor congiunti. Dice dunque, che questa spera detta Caina sta aspettando LANCIOTTO marito di lei, e fratello  di PAOLO, che fu il loro uccisore. Ila O latto,  Quanti dolci pentier, quanto detto  Menò costoro al dolorato patto !   Tenerissima riflessione, e propria d* animo gentile,  ma che non s’ abbandona a soperchia vilU col dimostrar  dolore. E qui notisi, come Dante per ancora sta forte  all’ assalto della pietA, la cui guerra si propose di voler  sostenere al principio del secondo canto, v. l.   Lo giorno te n andava, e f aer bruno  Toglieva gli animai, che tono in terra dalle fatiche loro; ed io sol uno m’apparecchiava a tottener la guerra  fi del cammino, e sì della pietose. £ che ciò sia’l vero, dopo eh’ ei non potò pid rattener  le lagrime, dice, che in questo pietoso oflìcio egli era  insieme, v. 117, tristo e pio-, dove mette in considerazione, se quel tristo si potesse in questo luogo intendere  per iscellerato, malvagio, empio, e non per malcontento,  mesto, e maninconoto, come vien preso universalmente,  e (1 come io con gli altri concorro a credere etier reritirailmeote alata l' intenzione del poeta. Pure nel primo significato abbiamo nel Inf. triatitiimO) r. 9I.   Tra qutJt’ iniqua e trutitiima copia  Correvan genti ignude e spaventate.   E di vero tristo in aendmento d’ empio (a un belliatimo  contrapposto con pio, venendo a estere il poeta in un  medesimo tempo empio per compiagner la giusta e dovuta miseria de’ dannati, del cbe nel XX di questa cantica si fa riprender acremente da Virgilio, e gli la dire,  che è sciocchezza averne pietà, e somma scelleraggine  aver sentimenti contrarj al divino giudicio, che li punisce, V. a 5 .   Certo V piangea poggiato a un de' rocchi  Del duro scoglio, zi che la mia scorta  Mi disse : Ancor se' tu degli altri sciocchi ?   Qui vive la pietà-, quandi è ben morta.   Chi è più scellerato di colui,   Ch' al giudicio divin passion porta ?   Driaza la letta, drizza ; e vedi, a cui ecc. E pio poteva dirsi il poeta, per non poter vincere la  naturai violenza di quell' affetto, che contro a tua voglia  lo cottrìgneva a lacrimare ; dove pigliando tristo in significato di metto, avendo di già detto', eh' ei lacrimava,  vi vien a esser superfluo ; e non solamente tristo, ma  pio ancora ; chiarissima cosa estendo, che chi piange  r altrui miseria, n' ha rammarico e compatimento.   V. lao. Che conosceste i dubbiosi desiri? Pubiioti per non esserti ancora l’ un F altro diKoperd. 86 Canto. I3I. Ed ella a me; nerrun maggior dolore.  Che ricordarsi del tempo felice nella miseria, e dà sa il tuo dottore.   Quella lentenaa h di Boezio nel lecondo libro de  Consol. proia IV, Le lue parole iodo : In omni aduer sitate fortuna» infelùissimum genus inforlunii est, fuisse  felieeiu. Tanto che questa volta per il tuo dottore non  debbo intendersi VIRGILIO, come, dal Daniello in fuora,  quasi tutti gli altri si sono ingannati a credere, ma lo  stesso BOEZIO, la cui sopraccitata opera Dante nel suo  esilio aveva sempre tra mano, e leggeva continuamente ;  onde nel suo Convivio scrive queste formali parole. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che i argomenta di sanare, provvide ( poi nè 'I mio, I altrui  consolare valeva ) ritornare al modo, che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi ; e misimi ad allegare e  leggere quello, non conosciuto da molti, libro di BOEZIO,  nel quale, cattivo e discacciato, consolato si aveva.   V. ia4- Ho, s‘ a conoscer la prima radice   Del nostro amor tu hai cotanto affetto,  farò, come colui, che piange, e dice.   Sed si tantus amor casus cognoscere nostros,   Et breuiter Troiae supremum audire laborem. Quamquam animus meminisse horret, luctuque refugit,  Incipiam. £n. lib. Il, v. io e seg.   V. i» 7 - Noi leggiavamo un giorno per diletto   Di Lancillotto, come amor lo strinse. Qui, prima di passar più avanti, giudico, che sia bene  chiarir l’intelligenza del rimanente di questo canto, con riportar la atoria di Lancellotto cavata da' romanzi franzcsi dal libro di Lancilolto Du Lac, e riferita in quella  dottiatiuia acrittura di Lucantonio Bidol6, nella quale  in un dialogo fìnto in Lione tra Aleaaandro degli liberti e Claudio d’Erberé gentiluomo franzeae apiega ingegnoaamente varj luoghi diSicili de' tre noatri autori  Dante, il Petrarca, e '1 Boccaccio. Farla Claudio Dovile dunque eapere > eome avendo Galeaui figliuolo  della iella Geanda acquitlalo per sua prodezza trenta  reami, s ave a posto in cuore di non voler <t essi coronarsi,  se prima a quelli il regno di Logres dal Re Arius posse-  duto aggiunto non aveste ' £ per ciò, avendolo egli man-  dato a Sfidare, furono le genti deir uno e dell' altro più  volte alle mani. Dove Lancilolto avendo in favore di Artus futa maravigliose pruove contro di Galeaui, e avuto un  giorno fra gli altri l'onore della battaglia, fu da esso  Galealto pregato, che volesse andare quella sera alloggiar  seco; promettendogli, se ciò facesse, di dargli quel dono,  che da lui addomandato gli faste. Accetta Lancilolto con  quel patto l’invito, e poi la mattina seguente, partendoti  per ritornare alla battaglia dichiarò il dono, che da Ga-  lealio desiderava : il quale fu di richiedere, e pregare esso  Gale alto, che quando egli combattendo fatte in quella  gionuila alle gerui del re Artu superiore, e certo d averne  a riportare la vittoria, volesse allora andare a chieder  merci ad esso Re, e in lui liberamente rimetterti. La qual  cosa avendo Galeallo fatta, non solamente ne nacque tra  Lancillotto e Galealto grandissima dimestichezza e amistà,  ma ne divenne ancora etto Galealto, per cosi cortese e  magnanimo alto, molto del Re Artu, e della Regina Gi-  nevra tua moglie familiare. Alla quale per tal pubblico PUI5T0 Amor, eh a null’amato amar perdona, mi prese del costui piacer it forte,  che, come vedi, ancor non m’abbandona.   Qui ribadisce :   Questi, che mai da me non fia diviso.   Nel che ti ponga niente a quante volte e in quanti  modi rioforra V espressioni d'un ferventissimo ed ostinato  amore, e con quant' arte s’ingegna d’attrar le lacrime e sviscerar la pietà verso que luiserissimi amanti. V. i3y. Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse.   Il libro ) e Tautor, che lo scrisse, fece tra Paolo e Francesca la parte, che fece Galeotto tra Lancillotto e  Ginevra; onde l’Azzolino nella sua Satira contro la lussuria. In somma rime oscene, e versi infami dell’altrui castità sono incantesimo, e all’onestade altrui lacciuoli ed amU   Tal eh* io ti dico, e replico il medesimo. Se stan cotali usanze immote e fisse, la poesia diventa un ruSianesùno.  E questo è quel, eh apertamente disse il Principe satirico in quel verso. Galeotto “ il libro, e ehi lo scrisse. Qui è da notare incidentemente, come alcuni hanno  voluto dire, che il cognome di Principe Galeotto, attri-  buito al Centonovelle del Boccaccio, possa da questa  storia esser derivato; perchè, dicono essi, ragionandosi  in codesto libro del Boccaccio di cose per la maggior Cauto quinto.   parte alle gii dette di Ginevra e di Francesca simiglianti, pare  che quel cognome di principe Galeotto  meritamente te gli convenga. In questa guisa inferir  volendo, estere il Decamerone il principal libro di tutti  quelli, che contengono in loro cose attrattive alla carnale concupiscenza; che tanto è a dire, quanto dargli  titolo di Primo Ruffiano, o vero di principe de' ruffiani. Na di ciò reggati più particolarmente il Ridolfi nel soprammentovato dialogo, ove parlando assai diffusamente  di tal opinione ti sforza di mostrare, essere molto veru  simile a credere tal disonesto cognome, come anche  quello di Decamerone estere stato posto al Centonovelle più tosto d’altri, che dal BOCCACCIO; il quale nel proemio  della quarta giornata avere scritte le tue novelle senz’alcun titolo apertamente si dichiara. Quel giorno più non vi leggemmo ovante. Aocenna con nobil tratto di modestia l’ inferrompimento  della lettura, ed in conseguenza il passaggio da’ tremanti  baci agli amorosi abbracciamenti. Il conte Lorenzo Magalotti. Villa Magalotti. Magalotti. Keywords: di naturali esperienze, ‘naturali esperienze’ --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magalotti” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Maggi: l’implicatura conversazionale -- implicatura ridicola – la scuola di Pompiano -- filosofia lombarda – filosofia bresciana – scuola di Brescia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pompiano). FIlosofo italiano. Pompiano, Brescia, Lombardia. Grice: “I like his portrait” – Grice: “My favourite of his essays is on the ridiculous; but his most specifically philosophical stuff is the ‘lectiones philosophicae’ and the ‘consilia philosophica.’” La famiglia aveva possedimenti e anche un negozio di farmacia. Il padre Francesco, uomo di lettere, fu il suo primo maestro.  Studia a Padova con Bagolino e frequenta attivamente gli ambienti culturali della città. Si laurea e insegna filosofia. Degl’Infiammati, strinse amicizia con Barbaro, Lombardi, Piccolomini, Speroni, Tomitano, Varchi, entrò quindi a far parte del circolo di Bembo, frequentando insigni filosofi come Paleario, Lampridio e Emigli. Conobbe Pole, Vergerio, Flaminio e Priuli. Il dibattito sulla questione della lingua e sui temi estetici legati soprattutto all'interpretazione della Poetica aristotelica condusse alla preparazione di un commento allo scritto di Aristotele che, iniziato da Lombardi, fu proseguito, concluso e fatto pubblicare da M., con altra sua opera dedicata ad ORAZIO, a Venezia: le “In Aristotelis librum de Poetica communes explanationes: Madii vero in eundem librum propriae annotations”, dedicato a Madruzzo. Lascia Padova per entrare al servizio del duca Ercole II d'Este come precettore del figlio Alfonso e, insieme, per insegnare filosofia a Ferrara. Si conservano appunti delle sue lezioni sulla Poetica. Anche della vita culturale della città estense  fu protagonista, divenendo  principe dell'«Accademia dei Filareti», che vanta membri come Bentivoglio, Calcagnini, Giraldi e Cinzio, oltre a essere amico degli umanisti PIGNA, PORTO, e RICCI, che gli diede pubblicamente merito di essere stato «il primo interprete della Poetica di Aristotele».  “Mulierum praeconium” o “De mulierum praestantia” e dedicata ad Anna d'Este, la figlia di Ercole e di Renata di Francia, che nello stesso anno fu tradotta “Un brieve trattato dell'eccellentia delle donne.” Comprende anche una Essortatione a gli huomini perché non si lascino superar dalle donne, attribuita a Lando, che si pone come corollario dell'orazione di M.  Alla chiusura temporanea dell'Università, ritorna a Brescia, partecipando alle riunioni dell'Accademia di Rezzato, fondata da Chizzola. Abita nella quadra della cittadella vecchia, in contrada Santo Spirito. Sposa Francesca, figlia del nobile Paris Rosa,. A Brescia sede nel Consiglio Generale e fu incluso nell'elenco dei consiglieri comunali della città destilla reggenza delle podestarie maggiori del territorio. Fu destinato alla Podestaria di Orzinuovi, ma vi rinunciò, come rinunciò anche alla podestaria di Salò, e partecipò alle sedute del Consiglio Generale. Altre saggi “Un brieve trattato dell'eccellentia delle donne, Brescia, Turlini “In Aristotelis librum de Poetica communes explanationes: Madii vero in eundem librum propriae annotationes, Venetiis, Valgrisi; De ridiculis, in Horatii librum de arte poetica interpretatio, Venetiis, Valgrisi, “Lectiones philosophicae” Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms.  Expositio in libros de Coelo et Mundo, Milano, Biblioteca Ambrosiana, ms,  Expositio de Coelo, de Anima, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Quaestio de visione, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Espositio super primo Coelo, Piacenza, Biblioteca Passerini-Landi, ms Pollastrelli, Mulierum praeconium, Modena, Biblioteca Estense, ms Estensis latinus. Oratio de cognitionis praestantia, Ferrariae, apud Franciscum Rubeum de Valentia, Consilia philosophica, Vincentii Madii et Jo. Bap. Pignae in favorem serenissimi Ferrariae ducis in ea praecedentia, Archivio di Stato, Casa e Stato,  Modena. Note  In Sardi, Estensis latinus 88, Modena, Biblioteca Estense.  G. Bertoni, «Giornale storico della letteratura italiana», C.. Fahy, Un trattato sulle donne e un'opera sconosciuta di Lando, in «Giornale storico della letteratura italiana»,  Bruni, Speroni e l'Accademia degli Infiammati, in «Filologia e letteratura», XIWeinberg, Trattati di retorica e poetica, III, Roma-Bari, Laterza,  Bisanti,  interprete tridentino della Poetica di Aristotele, Brescia, Geroldi, Giorgio Tortelli, “Quattro M. in cerca d'autore”, in «Quaderni del Lombardo-Veneto», Padova, Vincenzo Maggi, su Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Vincenzo Maggi, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Vincenzo Maggi. Maggi. Kewyords: implicatura ridicola, Eco, il nome della rosa, Cicerone, il tragico, filosofia tragica, pessimismo, l’eroe tragico, Nietzsche, la tragedia per musica – I curiazi, catone in Utica – tragedia per musica --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Maggi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Magi: l’implicatura conversazionale nell’uso delle parole – il mistico – I mistici – la scuola di mistica fascista – il veintennio – la scuola di Pesaro -- filosofia marchese -- filosofia italiana – filosofia fascista -- Luigi Speranza (Pesaro). Filosofo italiano. Pesaro, Marche. Grice: “A fascinating philosopher – “journey around the world in ten words,’ a gem!” --  Insegna a 'Urbino. Si dedica alla psicologia “trans-personale”. Fonda il Centro di Filosofia Comparativa (cf. ‘implicatura comparativa’) e “Incognita” a Pesaro, tesoreggiando ‘l’intelligenza del cuore’ e il principio dell’interiorità. Scrisse “I 36 stratagemmi” (Il Punto d'Incontro; dal, BestBUR). Il suo “Il Gioco dell'Eroe. Le porte della percezione per essere straordinario in un mondo ordinario” vede un clamoroso successo. “I 64 Enigmi. L'antica sapienza  per vincere nel mondo” (Sperling et Kupfer )è segnalato  al primo posto dei libri più attesi. Lo stato intermedio tratta l’argomento rimosso dei nostri tempi: la morte, e abbraccia l'orizzonte ampio degli ambiti cari agli autori: filosofia, mistica, psicologia transpersonale, esperienze ai confini della morte. Esce un aggiornamento ampliato del Gioco dell'Eroe con il sottotitolo “La porta dell'Immaginazione”. Vgetariano dichiarato., si focalizza sui modelli mistici per approfondirne, oltre la portata metafisica e auto-realizzativa, i concetti di efficacia ed efficienza: nel libro I 36 stratagemmi declina il taoismo nei suoi aspetti di strategia psicologica; nel saggio "Le arti marziali della parola" in La nobile arte dell'insulto (Einaudi) evidenzia come l'arte del combattimento diventi arte retorica e dialettica. Nei saggi Il dito e la luna, La via dell'umorismo e Il tesoro nascosto mostra il rilievo della comunicazione metaforica e umoristica. Elabora e sviluppa la dimensione della psicologia trans-personale all'interno del Gioco dell'Eroe, disciplina da lui creata e imperniata sulla capacità umana dell'immaginazione. Altre saggi: “Il dharma del sacrificio del mondo” (Panozzo); “La filosofia del linguaggio eterno” (cf. Grice: ‘timeless’ meaning, versus ‘timeful’?). Urbino, “Quaderno indiano,” Scuola superiore di filosofia comparativa di Rimini, “Il dito e la luna,” Il Punto d'Incontro); I 36 stratagemmi (Il Punto d'Incontro, BestBur); Sanjiao. I tre pilastri della sapienza, Il Punto d'Incontro, Einaudi, Uscite dal sogno della veglia. Viaggio attraverso la filosofia della Liberazione, Scuola superiore di filosofia comparativa di Rimini,  La Via dell'umorismo (Il Punto d'Incontro); La vita è uno stato mentale. Ovvero La conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente, Bompiani,  Kauṭilya, Il Codice del Potere (Arthaśāstra). Arte della guerra e della strategia” (Il Punto d'Incontro, "Lo yoga segreto del perfetto sovrano"; “Il gioco dell'eroe” (Il Punto d'Incontro); “I 64 Enigmi, Sperling); Lo stato intermedio,, Arte di Essere,. Il tesoro nascosto. 100 lezioni sufi, Sperling); Il gioco dell'eroe. La porta dell'Immaginazione” (Il Punto d'Incontro, 101 burle spirituali, Sperling); Recitato un cameo, nel ruolo di se stesso, nel film Niente è come sembra, di F. Battiato, a fianco di Jodorowsky. Jodorowsky scrive in seguito la presentazione  di La Via dell'umorismo.Blog.  «Fondai a Rimini il Centro di Filosofia Comparativa”. Per spaziare in temi altissimi con una narrazione transdisciplinare. Attraverso immaginazione, religioni, filosofie, arti e scienze».  Incognita. Advanced Creativity  Il Secolo XIX  (Onofrio) " 'Incognita' di Pesaro. Diario di viaggio nell'Oltre, un'immersione interiore al di là dello spazio-tempo"31  Il Secolo XIX  (R. Onofrio) "Advanced Creativity Mind School. Per capire l'entrata nell'epoca del post-umano" Per il titolo del suo album Dieci stratagemmi, Battiato si è ispirato a I 36 stratagemmi di M. Il sottotitolo, "Attraversare il mare per ingannare il cielo" è il primo stratagemma dei trentasei che compongono che il libro.  Stralcio della quinta puntata (youtube)  Modelli strategici. Corriere della Sera, (Camurri)  wuz  Panorama (Mazzone)  wuz  Panorama (Allegri)  Il Secolo XIX Onofrio) "Aprite le porte all'Immaginazione, c'è un mondo oltre la quotidianità" M., I 64 Enigmi, Sperling et Kupfer, Milano: «Diversi anni fa, in un’intervista, mi chiesero perché sono vegetariano. La mia risposta fu molto sintetica (e la penso ancora così): Non mangio animali. Non riesco a digerire l'agonia».  La Repubblica (Michele Serra); Il Riformista (Luca Mastrantonio); Il Venerdì di Repubblica (Schisa)  Il Gioco dell'Eroe, Il Punto d'Incontro,. Libro/CD con prefazione di Battiato  Il Gioco dell'Eroe Gianluca. Scena del film ove compaiono e A. Jodorowsky (yout ube)  La Via dell'umorismo, Il Punto d'Incontro, Vicenza, La Stampa (Il Premio è stato conferito dalle autorità della Repubblica di San Marino con la motivazione: «Lo scrittore che ha costruito attraverso la sua produzione e l'attività del Centro di Filosofia Comparativa di Rimini ponti di comunicazione tra le antiche saggezze d'Oriente e d'Occidente, attualizzandone, in teoria e in pratica, il loro messaggio filosofico, psicologico e spirituale per l'uomo contemporaneo»). Gl’altri premi sono stati conferiti a: Battiato (Musica), Jodorowsky (Teatro), F. Mussida (Arti visive), S. Agosti (Cinema), M. Gramellini (Giornalismo), Gabriele La Porta (Televisione).  Sito ufficiale di Gianluca Magi (in cinque lingue) Incognita ◦ Advanced Creativity "Psicologia transpersonale. Che cos'è?" Video Lectio brevis  riflessionisul Senso della vita su riflessioni. Gianluca Magi. Magi. Keywords: l’uso delle parole, il mistico, ‘implicatura comparativa’ mistico, scuola di mistica, l’uso di ‘scuola’ mistica --  Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Magli: il deutero-esperanto – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Anti-Babele – “Antibabele: la vera lingua universale” (Roma, Zufli). Vikipedio  Serĉi Anti-Babilona internacia planlingvo proponita Lingvo Atenti Redakti Anti-Babilona aŭ Antibabele estas internacia planlingvo proponita de Halien M. (eble plumnomo de M.), kun elementoj prenitaj el aziaj, afrikaj kaj eŭropaj lingvoj. Ĝi uzas kiel alfabeton la arabajn nombrojn kun punktoj supren aŭ malsupren la ciferoj. Geografiaj nomoj estas anstataŭigitaj per koordenadojn kaj personaj nomoj per la dato de naskiĝo kaj morto.  M. pensis ke estis inteligentaj vivantoj en aliaj proksimaj planedoj, kiel Marto, kaj oni bezonus logike matematika lingvaĵo por interkomunikigi al ili. Laŭ li, la nombro 365 signifus interplanede Tero, ĉar la Tera jaro havas 365 tagojn, kaj 224 estus logike Venuso.  La aŭtoro konis la projekton Lincos, kiu eble influis lin.  Bibliografio redakti Antibabele "la vera lingua universale.", M., Roma, Tip. A. G. I. [1952] Ĝermo pri planlingvo Ĉi tiu artikolo ankoraŭ estas ĝermo pri planlingvo. Helpu al Vikipedio plilongigi ĝin. Se jam ekzistas alilingva samtema artikolo pli disvolvita, traduku kaj aldonu el ĝi (menciante la fonton). Laste redaktita antaŭ 1 jaro de CasteloBot RILATAJ PAĜOJ Laŭbita logiko Pruvo per disputo Predikata logiko Vikipedio La enhavo estas disponebla laŭ CC BY-SA 4.0, se ne estas alia indiko. Regularo pri respekto de la privatecoUzkondiĉojLabortablo. Poeta visivo e performer sperimentale, Paolo Albani è anche autore di vari saggi e repertori su ogni tipo di "bizzarrie letterarie e non". Le ricerche (già praticate da personaggi quali Raymond Queneau e Umberto Eco) su scritti e teorie strampalate in ogni sfera dello scibile umano si concentrano in questo caso sui "mattoidi" del Bel Paese, ovvero autori che pur sostenendo tesi del tutto folli non hanno mai soggiornato in manicomio. Decine di informate schede di taglio enciclopedico prendono in esame, suddivise per argomento, casi relativi perlopiù al periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, in parte attinti dall'archivio storico dell'antropologo Giuseppe Amadei. Troviamo quindi linguisti utopici come il "brevista" Carlo Cetti, che s'ingegna nel ridurre al minimo l'uso del vocabolario (riscrivendo a mo' d'esempio in versione "smagrita" I promessi sposi), o come Gaj Magli, ideatore del linguaggio numerico internazionale Antibabele. Tra i poeti e scrittori ci sono autori di audaci imprese quali un remake della Divina Commedia, preservando le rime dantesche ma con la guerra per l'indipendenza italiana come soggetto (Bernardo Bellini), mentre tra i filosofi si distinguono il panteistico Tu-sei-me-ismo di Antonio Cosentino e la Psicografia di Marco Wahlruch, esposta per mezzo di bizzarre tavole verbo-visuali. Particolarmente inquietanti alcune proposte di scienziati e medici, impegnati nel dimostrare la quadratura del cerchio ma anche nel teorizzare mostruosi incroci uomo-animale o l'assorbimento di fluido vitale da "animali sani espressamente uccisi" (nonché da uova bevute con cannuccia direttamente dal sedere della gallina!...). Anziché lasciarsi andare a facili commenti derisori, Albani redige le voci mantenendo un distaccato e scientifico aplomb, rendendo così ancor più surreale e "patafisica" la sconcertante carrellata sul risaputo genio italico. E il pensiero va, inevitabilmente, al gran numero di visionari blogghisti, fanatici cospirazionisti, politici ed economisti estemporanei (anche, ahinoi, sui banchi del Parlamento) che ancor oggi popolano la nostra benamata Penisola. Gaetano Magli. Gaj Magli. Magli. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Magli”. Magli

 

Luigi Speranza -- Grice e Magnani: l’implicatura conversazionale della linea e il punto – la scuola di Sannazzaro de’Burgondi -- filosofia lombarda – scuola di Pavia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Sannazzaro de’ Burgondi). Filosofo italiano. Sannazzaro de’ Burgondi, Pavia, Lombardia. Grice: “I like Magnani; he has written about conceptual change, which I enjoyed!” -- Grice: “I like Magnani; his treatise on the philosophy of geometry is brilliant!” --  essential Italian philosopher, not to be confussed with Tenessee Williams’s favourite actress, Anna Magnani --. Insegna a 'Pavia, dove dirige il Computational Philosophy Laboratory. Dedicatosi allo studio della storia e della filosofia della geometriai, i suoi interessi si sono poi rivolti all'analisi della tradizione neopositivista e post-positivista. Si è poi dedicato al tema della scoperta scientifica e del ragionamento creativo. Studia tematiche riguardanti il ragionamento diagnostico in medicina in collegamento con il problema dell'abduzione, presto diventato fondamentale nella sua ricerca. La sua attenzione si è anche indirizzata verso il cosiddetto model-based reasoning. Fonda una serie di conferenze sul Model-Based Reasoning. Trattai problemi di filosofia della tecnologia e di etica, rivolti anche al tema trascurato in filosofia dell'analisi della violenza.  I suoi interessi di ricerca includono dunque la filosofia della scienza, la logica, le scienze cognitive, l'intelligenza artificiale e la filosofia della medicina, nonché i rapporti fra etica e tecnologia e tra etica e violenza. Ha contribuito a diffondere il problema dell'abduzione. La sua ricerca storico-scientifica ha riguardato principalmente la filosofia della geometria. Dirige la Collana di Libri SAPERE. Opere: “Conoscenza come dovere. Moralità distribuita in un mondo tecnologico” “Filosofia della violenza” “Rispetta gli altri come cose. Sviluppa una teoria filosofica dei rapporti fra tecnologia ed etica in una prospettiva naturalistica e cognitiva. Note  Web Page del Dipartimento di Studi Umanistici  Computational Philosophy Laboratory Web Site  [Cfr. le varie pagine dedicate a questi convegni in//www-3.unipv/webphilos_lab/cpl/index.php Computational Philosophy Laboratory], Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione di Filosofia, Pavia, Pavia (Italia)]  Sun Yat-sen Award   Cerimonia  Book Series SAPERElesacademies. org. Edizione cinese:   Philosophy and Geometry  Morality in a Technological WorldAcademic and Professional Books Cambridge University Press  Abductive Cognition  Understanding Violence  The Abductive Structure of Scientific Creativity  Author Web Page  Handbook of Model-Based Science  Logica e possibilità, su RAI Filosofia, su filosofia.rai. Filosofia della violenza, su RAI Filosofia, su filosofia.rai. Grice: “Philosophy of geometry, so mis-called – I call it the theory of the line and the point – always amused me since Ayer misunderstood it in 1936! Hoesle and Magnani prove that it’s less geometrical than you think!” --  Lorenzo Magnani. Magnani. Refs. Luigi Speranza, "Grice e Magnani," per il Club Anglo-Italiano -- The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.

 

Luigi Speranza -- Grice e Magni: l’implicatura conversazionale – filosofia lombarda – scuola di Milano – filosofia milanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “I love Magni – He has gems like ‘Petrus is Petrus’ – I’m talking about his “Principia et specimen philosophiae” – The titles for the chapters are amusing, and he refers to ‘ratio essendi’ – and other stuff – *Very* amusing --.”Figlio dal conte Costantino Magni e da Ottavia Carcassola, si trasferì a Praga. Entrò nei cappuccini della provincia boema a Praga. Insegna filosofia entrando, grazie al suo insegnamento, nelle grazie dell'imperatore. Presto fu eletto Provinciale della Provincia austro-boema dell'ordine e divenne apprezzato consigliere dell'imperatore e di altri principi europei. Il re Sigismondo III gli affidò la missione cappuccina nel suo paese. Ferdinando II lo inviò in missione diplomatica in Francia. Fu uno dei consiglieri del duca Massimiliano I di iera. Dopo la battaglia della Montagna Bianca, sostenne l'arcivescovo di Praga Ernesto Adalberto d'Harrach nella cattolicizzazione della popolazione e nelle riforme diocesane. Prese parte in nome dell'imperatore ai negoziati con il cardinale Richelieu sulla successione ereditaria al trono di Mantova. Divenne consulente teologico nei negoziati per la pace di Praga e missionario apostolico per l'elettorato di Sassonia, Assia, Brandeburgo e Danzica. Riprodusse a Varsavia di fronte al re e alla corte l'esperimento di Torricelli usando un tubo riempito di mercurio per produrre il vuoto.  Riuscì a convertire il conte Ernesto d'Assia-Rheinfels e sua moglie.  Dopo che l'Praga venne affidata ai Gesuiti, entrò in contrasto con i gesuiti, che lo fecero arrestare a Vienna. Rilasciato dalla prigione per intervento dell'Imperatore e tornò a Salisburgo, dove morì quello stesso anno. Frutto della sua polemica con i protestanti è “De acatholicorum credendi regula judicium” in cui sostene che senza l'autorità della Chiesa, la Bibbia da sola non era sufficiente come regola di fede per i cristiani. Trata lo stesso argomento in “Judicium de acatholicorum et catholicorum regula credenda”, le cui debolezze argomentative scatenarono la contro-offensiva dei protestanti. Si occupa di metodologia, logica, epistemologia, cosmologia, metafisica, matematica e scienze naturali. Rifiuta i principi aristotelico-scolastici, ispirandosi alle dottrine di Platone, Agostino e Bonaventura. Altre saggi: “Apologia contra imposturas Jesuitarum,” “Christiana et catholica defensio adversus societatem Jesu,” “Opus philosophicum,” “Commentarius de homine infami personato sub titulis Iocosi Severi Medii,”:Concussio fundamentorum ecclesiae catholicae, iactata ab Herm. Conringi, “Conringiana concussio sanctissimi in christo papae catholici retorta,” “Echo Absurditatum Ulrici de Neufeld Blesa” “Epistola de responsione H. Conringii” “Epistola de quaestione utrum Primatus Rom. Pontificis, “Principia et specimen philosophiae, Acta disputationis habitae Rheinfelsae apud S. Goarem, “Organum theologicum”; “Methodus convincendi et revocandi haereticos”; “De luce mentium”; “Judicium de catholicorum ei acatholicorum regula credendi, “De atheismo Aristotelis ad Mersennum,  Demonstratio ocularis, loci sine locato: corporis successiuè moti in vacuo, Bologna, Benatij. Vedi la voce nella Enciclopedia Italiana. J. Cygan, “Vita prima”, operum recensio et bibliographia, Romae, “Opera Valeriani Magni velut manuscripta tradita aut typis impressa, «Collectanea Franciscana», A. Catalano, La Boemia e la ri-conquista delle coscienze. Harrach e la Contro-Riforma, Roma, Storia, M. Bucciantini, La discussione sul vuoto in Italia: Discussioni sul nulls, M. Lenzi e A. Maierù, Firenze,  Olschki, A. Napoli, La riforma ecclesiastica in Boemia attraverso la corrispondenza della Congregazione de Propaganda Fide, Centro Studi Cappuccini Lombardi, Biblioteca Francescana, Milano. Relatio veridica de pio obitu R. P. Valeriani Magni, Lione, Ludwig von Pastor, Storia dei papi, Roma, Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, M. Bihl, G. Leroy. Ad universam Philosophiam. De Ordine &Jl)lo Dottrimt. Oftii Theophilc nullum entium affitmiri de alio ente,  fed fingula negari de singulis quae verd affirmantur de entibus non lunt entia, sed habitudines, quae intercedunt entia. Ego enim illa duntaxat nunc upaui entia, qu3e  per al iquam potentiam pofluni efTe, 6c intelligi, feorfum  abomni alioente. Harum habitudiuum, ut docui, aliae funtiden: itatise (Tentiae, ut, “Petrus est Petrus”. Alias identitatis rationis, ut “Petrus est Paulo idem m ratione naturae humanae. Demum aliac funt efle aut principium, aut ter-  n)inumalicuius motus – vt: “Petrus generat”, “Paulus generatur”. Ex quibus duntaxat potest demonstrari et existentia, et natura entium.Verum non sunt negligendae reliquae: Ille,enim, qua: referent identitatem essentiae sive affirmatam, sive negatam, inuoluunt Frequenter  niotum nostrae rationis a cognitione imperfecta, ad perfectionem: v.g huius propositionis, “Homo est animal rationale”. Praedicatum licec  sit identicum subiecto, ipsum tamen explicat diftin&ius. Qux autem consistunt in identitate rationis, sive affirmata, sive negata, coordinant cognoscimentum et praedicamenta, et in omni di£lione, iudicio, ac ratiociatione praetendunt terminos, qui ab identitate rationis, communi pluribus entibus, denominantur universales. Et licet eiusmodi identitatesr ationis non inferantur syllogismo, sed  cognoscantur sola collatione, seu comparatione terminorum, cognitorum aut immediate aut mediante illatione: tamen hae habitudines  tum fubeunt illationem, cum ex identitate rationis affirmata, aut negata de duobus principijsali cuius motus, infertur proportionalis identitas rationis, inter terminus illorum motuum, v.g. Quae est ratio entitatis inter Petrum et Paulum, ea eft mter filios Petri et Pauli. Quoniam vero in primo libro de per se notis, per didboncm connexam ordinavi in cognoscimento, et praedicamentis entia per se nota: coordinationem graduum entitatis, nomino cognoscimentum, et   A per iu*  X   2 Vakriani M.   per iudicium conncxum exhibui in clau^diftin &asomnes entiurn per se notorum pra:cipuos motus per se notos, quorumillos. quos  quifquc confcit in se, ennarraui (atis accurats, inlibro demeiconlcicntia: fupercft, ad complementum appararus philosophici. exhibere illas propoauioncs. quarum veritasnon dependeat abentium cxiftentiajeda rarionc a?tcrn^ > et incommutabili, cuius modi debent cffe i!la?,qutfin syllogismo denominancuc maiores: Minores enimper se nota propoliciones, exararaz in cra#atu de per se noris, habenc verit3tem,pendulam ab exifteruia Ennum; v. g. Luna mouetur, qua?, fi  corrumpatur,inducit Falfiratem iliius propofitionis, Ac vero hxc: Id,  quod mouctur, neceiIari6 movetur ab alio : eft vera,tametfi corrumpancuromnia mouentia et mobilia.   Harum vero propofitionum incommutabilium funt innumera nequecft vllaclfYerentia motus, quaenon sibi vendicetpropiias vericate'S mcommutabiles: puta has.Id, quod Loco-movetur 5 neccessari6 Loco movetur ab alio: ld, quod alteratur, necelTari6 alteratur ab alio; U>  qnod generatur, neceflano generatur ab alio. Veium hae omnes deriuanc (ibi incommutabilitatem ab hac: Id quod mouetur, neccessariu  mouecur ab aho>oporcetergo congercre invnum craclacumillasimfnutabilium,quas nulla ipccialis pars philosophiae pcrcra&ac, quatenuSjvbiv.g. ventum ficad tra&a cum de generatione. Ha?c, fd, quod geiif ratur, neceflario generatur ab alio demonftracurperhanc : id,  <juod mouetur, necefl.ui6 mouetur abalioj quae supponatur dcmon(trata m ipfo vestibulo Philosophia?,ica vc non fic opus in vllo ratiocir  nco repetere demonftiacionem fadtam. Hiccrgotra&atus comple&iturhas propositiones ajternas, et ir>» commucabiles>in quas neccirario refoluancur omnes lllacioncs. quas  habebir,& habere poteft vniucrfa philosophia: has nuncupaui Axiomata, et licniiTec denominarc Maximas, veluc, quac influanc vim iliatiuam propofitionibus maioribus. Exordioraucemtraclatum ab habitudinibus idcmitatis elTentiar, deinde profequar illas,quac funt efle pi incipium et ccrminum motus,  casvero, quae funt ex idcncitareracionis, poftrcmo loco commemorabo.nimirum ilIas, quacafficiunc motum: mocum, in quam, icalem cx  quo duntaxar argumentor entium exiftencias et nacuras. Scd veiitus, nemeusftylustibi vfquequao^ue probccur, voloprius  ^cxcufareilla. qu^forcaflis exiftimabisnofacii congrua fini,mjcintcdo Obijciturprimo loco oblcuritas, quxfuperec vulgarem conditionem, j4xiowata S  ncm rhilofophantiura. Respondeo, quod obscurafas obuenit vcl ab  obie&o, ve! a ftylo (cribentis. Meum stylum audafter dico tam darum  quam quicflepoifitnatioenimfcribendicum clarirate est mihi et rcopeccisfima, et familiaris.cxcerum grarulor philosophiae obfcuriracem  ab obie&o,quae aiceac plerofque ab hoc ftudio, qui Reipublica: vnlius  opera,& aecace impendent in agro>in mechamcis^in bcllo et iimilibus Laudatur pasfim rraditio do&rinae per quarftiones, quae rnouentuc  de (uL,ie&o alicuius fcicnciae>placecque numerata partino earum.Hanc  methodum refolutiuam Ego non adhibeo, fed compofiriuam : Haec  enim exordicur a nonslimis et prarcendens lucem eacenus partam, reuelat semper obfcuriora : qui verdmouec quxftionem,obijcit tenebras,quas fubmoueac,(olucndo qua^ftionem propofiram.   Uli,qui per qusftiones cradunt lcientiam,ducunt argumenta ex omnibus locis diale£ticis:Ego proiequor lineam mocus, tfnde dunraxac  infero enrium exiftencias,tSc nacuras,ijsargumcncis, quadola poflunt  efle dcmonftrariua,quarue,adnumerata Diale&icis, digniratem propriam peflundant Memineris vero, Theophile, argumentum, quod  inihi est demonstrativum, alicui fortasfis vixerit probabile:(untenim  plerique, quibus opus fu pharmaco magis quam syllogismo. Quoniam vero motiu func fubordinati > demonltrationes anrece- dentesnancifcuntur,maiorem certitudinem, et euidentiam a lubfeouentibus:fcilicer > exiftencia,& natura primi mouentis confirmatur iecundis,alijfque fubfequentibus. Hxc conditio ratiocinancis ex motu,e(t oppofita illi,quae ducitur ex  nacura Quanti difcreci f 6c continui, nam in Mathematicis vix  aliqua demonftrationum anteccdentium pendec a iubfequentibus. Tibiver6,legentimeostra£htus, occurent frequenter nonnulla  amcnegle&a, qiu? tuo iudicio debuiflenc dici; ied fcuo mehorrere  confufionera,vcl minimam,mareriaium>quas fuis locis deftinaui rra£Undas;Ide6,Licet fciam mulcum lucis acceflurum rci, quam expono.fi eo loci cognofcacur aliquid,alio loco referuarum, ramen id fepono,& pra:ftoloL loco congruo do&rinam,qua: no debec anticipari.   Nil pono moieitius obueniet cibi m m ea Philofophia, quam quod  fcpono obiediones manifeftas,dn#as ab exiftencia reru contra conclufionnsillacasa racionibusanernis,v.g.infero mouentem non pcfle  quietcece in termino trafeuntcqui fu fibi iCqualis in entitate.Cui coclufioni videcur aduerfan expeucua omniu generaciu fibi fimile in na- A i wraj, - r" ta....\....^x   V zlcriam M. tttra^fed (tperpendasfolutiones eiufmodi obiedlionurnj facile intelliges eas^fi anteuertantur, neceflai io (us deque conuerfuras vmuerlam  Philosophiam, fine quarlira evidentia. Ponofi vim a.gumenti conclufionisillataealTequans facile inteliigcsrcrum exiftennas, &naturas  dependcrea rationeaetcrna.a.rumpra in fyllogifmo.&fupponeslatere  aliquid in entibus concretis,vndecaptas occafionem errorrs.   Confulcoabftineoa quamplurimis, quce alioqum magna contentionecontrouertuncurintei Philofophos, fi tamenhzc ncghgentu  non detrahatfcientia^quamprxtendo : Commemoroadexempkira  differentiam interdiftin&iones formalem*rationis ratiocinat*e,&modalem.Eiufmodi enim contenrione.splunbus feculis agirarae, non habent momentum ad veritatcm quaefuam,quod pofcat dispucationern zuternam. Non infero ex conclusionibus primo illatis, reliquas omnes, qur  inferripoflunt ed illas duntaxatj quae cx ponunt natura mcntis, quoi  fub»jciturratiocinio : immopleraquc rranfilio, quxexdcmonftrati  non obfciueprodcuntinlucem.   s : DemumnouerismenondocererespervocabuIa,fed res, confueta oratione declaratas, significo per vocabuU vfitata,fi Hippetant, vci  adhibeo aha ad placitum meum. Capvt ir.   -dxiomata ex identiutt ejfentiali.   Ursauternpr^miffisaggredior habitudincs identitatfs eflenti». A Afeddebeopnusaflignarcrationem communem omnibus cnti'   bus quatenus hxc dodnna fit vniuetfal.ffima, Nofti Theophile. fpecierum. quascognolcituri adhibcmus . jffiW  eflc lenfib.les a . as imag.nabiles.ali.. intelligib.tes/ enlib.lcs refeW  aliquod lenfib.le.non lolum quod aftu exiftat.fed et quod fi, p S n  t.ffimum fent.ent.: At vero imaginab.les. &,nrelh#b,lcs r-fe r ..m . J   nutum, magmantis &intcllige. Hisnonrolumentia ^uexiftem  praefenua.fed abient, a,pr^erita,futura,poffib,), a, ac dcmum ab ft ra   Exphcaturuserg Rationem communem omnibusentibus eim  affignaredebeo. quxaffirmetur deentibuspr. sentibus affirmVk  dc pwtcri^affirmabitur defuturis, affirmaretur de poflibSus^f!   Tcnirenc  X jixiomata S  venirent ad a£tum,qu#ue affiimatur de his, qux inrelliguntur, abftrahendoabimentione praeteritorum praefentiumjfuturorum^ ac poflibilium.   Dicoigitur Ensefleid, quod exerceta&um eflendi, vt v.g amans  c(l id,quod exercet adtum amandi: Ctrm cogito Theophilum, coguo  id ; quod cxercet a&um eflendi Theophilum. Leo exercet a&umelfendi Leonem et quodlibet entium exercct a&urn eflendi feipfum,fecundum praecifam entitatem vniufcuiufque, ita vt Ego, quinon fuin  Theophilus, non poflim exercere a&um eflendi Theophilum: nec Leo  poteft exercereadtum eflendi hominem. Qnaproprer ratio, communis omnibus entibus, abftrahit ab omni fpeciali exercitio entitatis : ita  vt nuila fit,aut poflit intelligi communis omnibuscntibus, quam quae  nuuraliter concipuur ab omnjbus, quaeue habetur in ipfo communi  vocabulo.£«i:nimirum.id.quodaaumeflendi autexercet, autexercuit,aut exercebit,aut potelt exercere,concipitur vt Ens, quod aut eft,  aut fuit,aut ent,auc efle poteit. Seclufa (citra negadonem ) omni praecisa rationeentitatis vllius. Itaque id, quod non exercet actum eflendi, non est ens. Pneterita non (unt.fed fuerunt entia. Futura non sunt/ederuncemia. PofTibilianonlunt/ edpofluntefle entia, &confequentcmil ho r»meflens. Ens vero abftraftum ab intentione praefentis, prarteriti, futuri, &C  posfibi!is,denotat praedicata cflentialia Entis,mter, quae nil eflentialius ipfo exercitio eflendi. Porio Gntiopponicur Non Ens,quodeft inintelligibile noncomteIle&o Ente: quienimdormiensnilomnium cogitat, non ideointclligit Non-Ens,quia nil entitim intclligat. Qm autem, int?Heclo  Ente,intelligitnilcfletefidui,tiensccirecab aaueflendi, isdemum  intclHgit, feucogitatNon-Ens.   Quaproptcr dico, Rationem, communem oronibus enubus, elie  Rationcm Non-Entis, fi, poiitiua intelleaione, intellicatur sublata: scilicet Non Ens est ens coguatum, vt ceflauit ab a&ueflendt vel qua tenusnonvcnita4 aaumexiftcndi. VerumNon-ens habetfuasd.tfcrentias,& quidcm plures.has pcr ordinem narrabo, exorfus a mimma Nonentitatcvfquead maximam.   Lapis, cxpeiscaloris,noneft calidus, arpotcftcalcre, fceatenusdi<icorcaiidiKin pocentia. Eflcensin potcntia cft minimus gradum  M.   Nan-E ntitatis:nam id,dequo negatur caIor,eftens,tametfi Non-ca*  lor fit Non- Ens:non tamen lapidi cfl mcrum Non-Ens, quandoquidem lapis potcft efie cahdus. Lapis non eft vifiuus colorati,nec poteft efle vifiuus : Non eflr vifiuum.nccpofleefle vifiuum,eft Non Ens:at verd h*c negatio pocen*  i\x vifiua?, eft de lapide^qui eft pns;ita vt, lapidem non efle vjfiuum,  non fic mcrum Non-Ens. Socrates ccrto certius generabit filium; quifilius eft Non-homo:  non tameneftfic Non-homo.vtfunt Non homines illi, qui nonerunt. Sed est homo futurus. At vero sunt alh, qiuceflcpoflunt.ncc tamenerunc;quotfunt animantium,quotex hominibus,qui poflent gcnerarcfilios. ncctaracngcncrabtint? Haccnon funtcntia fucuta, fed  denominantur posfibilia,qua: magis recedunt ab entitatc, quam quod sunt futura. Entibus possibilibus proxime accedunt entia prastcrita : haec enim  fic non funt,vt nequeant efle ; nec tamen deficiunc ab omni encitatc,  quandoquidem fuerunt aliquando.   Denique illa quae neqne (unt,ncque erunt ; neque fuerunt, nec esse  pofliint videntur esse mera non entia.-puta corpus re&ilincum biangulareiid enim imposfibilc eft eflc, fuifle,aut fore. Non-cntium autem quaedam intelliguntur oppofica negatiue alicui  cnti prxcifo,ac fignato. Vnicum vero Non-Ens incclligicur oppolitum negative omnibus entibus absolutc confideratis Si ribi oppono  ncgatiu Non-Ens,id Non entitatis,nuncupatur Non-TheophiiusCuiulmodi fonr Non-Pcti us, Non-hic Leo, et a!ia innumcia. Non- nsautcm oppofuuiuomnibusenribus.abfolutcconfidcratis nun  cupatur nihil. Porro intell.gereaut confiderare prxfata Non ! Entia  cftcautelaamulnphcibus, grauis fimifquecrroribus. proucnicoiibus  ex confufa sub.eaione, et predicationc huiulccmodi Non-Ennunv  a quibus tibi caucbis haud d.fficulcer, f, nouucris accurat8 . qu* (uh *  lungo. iUU V.x est aliqua differentia non cnritntis, qaamnon folcamus aut Lapis non est, fc J potcft eflc calidus,' d nuncupatut E W in potcn cun L d U P m g Td. eft P 0  linsi posfibncfc.   Anti  Jlxionuts Antichristus efl furuius, dicitur Ens fumrum.  Filiusi ; em non cognituri mulierem, dicitur ensposfibile. Abraham fuit homo dieitur Ens praereritum. Corpus reiiilineum biangulare dicitut Ens abfolute imposfibile  Non-Theoph:Ius dicitur Negatio vniuscntis.  Nihil, dicitur, Ncgario omnium entium.   Porr6 nil horum por eftcfFc< aut subjectum aut praedicatum reale,  fi exciptas ens in potentia, et ens imposfibile secundum quid:Iapis enim, quiaftirmaturcaIidusinpotentia, quiue abfolute negaturviftuus.  Eft ens. Cetctum nil cntis eitquod fubijcias reliquis Non-entibus, quod  per singular exempla demonstro.  Anti-Christus est futurus. Anti-Christus stat loco subiecti, qui in eadem propofulone supponitur Non- ens,cum aiTeratur futurus. quocirca fubiedtum illius propofitionisnon est ens. Eadem est conditio huius. Filius Petri, non cognituri mulierem, est possibilis. Scilicet subjectum illius propofuionis non est ens, sed poteftetfe  ens, vt fupponitur, haec etiam Abraham fuit Homo: Habet fubiectumj quod fuppomturnoncfie, fed fusse Ens : dc naum ifta:   Corpus reSiIineum biangulare eft imposfibile, non fu bijcit en<\  cum in ipfa propositione afteratur non folum Non ens.led Sc cfie imposfibi)e,quod fu cns:Cauebis crgo ubi a multiplici er rore,fi lupra didum confuetum modum enuntiandi ndh:beas conlcius,ennumerata  fubie&a di&arum propofitionum non erte entis. His ergo eatenus explicaris, staruo primas propositiones universalissimas formatascx Ente& Non ente, abftradasab omni difterentiaentitatis. Vidcote'1 heophiIum,&tuaccuratcin fpecT:us enuntias v.gde te  ip(o,quodfis coloratus, quod fiscerta figura determinatus, quae propositiones non sum illatae l et tamen dependent a te, ut a termino simpliciterdiiao.quiaccurareinfpeaus de se enuntiar prasrata, et aha  eiufmodi. Verum hoc loco non ccnfidero habitndmcs, quarinterccdunr terminos realiter diftinaos, sed eas duntaxat, quas nos comminifcimur inter ens, relatum ad lemet ipsum, et ad non ens, cumcnim priroum, quod obiediue cadit in mentcrn nostram, fitcns, ftlfl  M. fit Ens, fiid simpliciter dictum, seu apprehensum, referarur ad femet ipsum, fefe pertinacifiime enuntiat, acrepetit Ens. Unde habemus hanc propositionem. “Ens est ens.” Qux est prima omnium per se notarum incommutabilium, non solum quia non sit lllata sed etiam quia non sit enuntiata, aut exarata abaho termino simpliciore, a nobis accurate in(pe&o. Ex hac propositione habetur haec. “Non ens est non ens.” Quae est notisima, citra ullam illationem: ignorarem tamen illam fi nelcirem hanc Ens eft ens.   Porro quod ensfit ens,^£quipollere videtur huic. Ens est se ipsum. Hinc vero fubinfero alias propositiones:Vnam ex eo, quod ens est  ensi in numeras ex eo, quod ens sit se ipsum vfic ergo argumentor;  Hoc, “Ens est ens.” Ens vero est impossibile, fit Non-ens: Ergo hoc ens non est Non ens. Hoc Ens est se ipsum: ld autem, quod est se ipsum, impossibile est sit ullum aliorum entiu. Ergo hoc ens non est ullum aliorum entium, scilicet: Hoc: “Ens non  est ens”, nunc upatum A.nequc ens nunc upatum E, neque vJlum aliud,  ex omnibus,quae exiftunt. Quoniam vero enri, vniuerfalisfime confiderato, licet fubfumere  quotquot funt entium cxiftentium6c exindeformare propofitiones,  et ilIanones, prasfatis analogas, uno exemplo commonstro, ut ld fiat. “Theophilus est Thcophilus.” “Theophilus est se ipsum.” Hmc fic argumentot “Theophilus est Theophilus” Id quod eft Theophilus imposfibile eft. sit simul non Theophilus. Ergo Theophilus non est simul non Theophilus.” “Theophilus est se ipsum.” Id, quod est se ipsumi impossibilc est, sit vllum ahorum cntium. Ergo Theophilus non est vllum nlioium cncium.   Scilicet Theophilus non ctl Pctius; non hic Lco, non hic lapis, non vllumaliorurn cntium. Quoddixidc Theophilo, idv erificatur de quocunquc alioente,  quo Axiomata quomodo libet confidermo. v.g. Ens ad tu est enfac5 Hi ; est re ipsum. Ens m porcnua,cft cns in porcntia, elUe iplum. i. urrens elt curtens, est se ipsum. Quin iramo aufim diceie Non ens eft non-ens.est se ipsum. Sic enim argurnentor Non-Ens est non-ens At Non-ens est impossibile fu Eus Ergo Non ens non est Ens. Non Theophilus est non Theophilus, At non Theophilus est impossibilc quod sit non-ens, aliud anon Theophilo. Ergo Non-Theophilus non est non-ens, aliud a non-Theophilo. Neque bexiftimes harum propositionum luillum ef cvsum in Philosophuv. tu iple ex pericris freqnent! flimum, £ximiumque solatium ex-cuidentiflima incommutabiluatehuiul modi propohuonum: faepius enim infertur condufio tam recondita, tantique momenti in PHILOSOPHIA, vt trepidi exhibeamus noftrum aflinfum. Verum conie&i   incam necessitatem qucc nos compellat, aut aflentiri illatfe conclusionem, aut negare ens esse se ipsum, inttepidi aflentimur illatae conclufioai. Ni> Haenimeftillatio, quae vimillatiuaranon fibi derivet ab hacptopofuione. “Ens est ens.” Id uno syllogismo ostendo  Luna loco movetur Id, quod-loco mauetur, neceflari61oco-inoiieturabaHo:  Ergo luna Loco movetur ab alio. Quod Locob meueatur, cernisoculocorporali, quod vcro Ens loco-motum incommutabiluer moueatur ab alio.cernis oculo mentali. lraque pr^bueris assensum duabus illis prasmiflis, et tamen trepides affeiuui conclusioni, cogeris praebere affcnfum, fi animaduertas, ex negata conclusione, et conceflis premissis necessario sequi, Lunam simul  moveri et non moveri. Quod moveatur supponitur in minore: quod  loco morum neceflario moucaturabalio,concediiurin maiore. Ac impossibile est junam moueri Localiter, et non moueri locabiliter, si  non sit possubiIe, Ens simul esse ens, et Non-ens.id sctb est impossibilccum ens necessario sit ens.   Hoc confirmatio cuiuscunque illationis dicitur a Philofophis probatio pet impossibile  Itaqueens quod cunquc simpliciter dictum fefc ex erit in propositionem hanc identicara. I o VtUrUni Mtgni   Ens est Ens; Ens est se ipsum Ex quibus citra illationem habemus has, “Non ens est non ens.” Non-Hns.eft fe ipsum   I:x quibus qualitcrcunqjtc ratiocinando habcmus has,  Ensnondt Non Ens  Non Ens non eit ens Habes ergo Theophilo ex rarione, comrauni omnibus entibus, unam primam, vniuet falisfimamque propolirionem, incommutabilem, per se notam, ex qua ratiocinando intuli alias. At vero nulla cearumillationumfunr reales, quandoquidemhabitudo, aut affirmata,  aut neg3ta, non est realis. Negata non est realis, quia non negatuc habitudo vlla, sed ipsum Ensdealio ente: Habitudo autem non est affirmata non est realis.-nam termininon sunt realiter distin- ens cthpraratae enim habitudines affirmatae, funt habitudines identitatis,  inquibusens, vt fubijcitur, non diueifificatur afe, vt praedicatur. lllx enim propolirones, quas in Logica denominavi identicas, non fuiil i eales, immo nec sunt propofuioncs, sed dnftiones. Ut enira  is, qui dicit, fecernit ens dictum a rdiquis entibus, fic qui statuit lllud ipsum Ens clTe se ipsum et: non esTc ullum aliorum entium, concipic ens catenus cognitum, velut sit indiuisum in fe,& d uifum ab alijs, jicl  vero nolTe de aliquo cnte, est dicere ens illud. Non tamen inuoluo dictioni mdicium, fcdaio, iudicium de illis propositiombus non esse realcjecquidem icio eiufmodi affirmationes et negationes elle notitias intellectuales entium,cognitorum infra intelledioncm ed hanc  distinctionem reieruo in alium locum. Grice e Grice, Grice ha Grice, Grice izz Grice, Grice hazz Grice. Valeriano Magni. Magni. Keywords: implicatura. Luigi Speranza, “Grice e Magni: ‘Paolo e Paolo: assiomi e principi metafisici” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Maierù: la ragione conversazionale – la scuola di Roma -- filosofia lazia -- filosofia italiana -- Luigi Speranza per il gruppo di gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Lessico intellettuale europeo – Terminologia logica della tarda scolastica – centro di studio del C. N. R., Ateneo Roma. Secondo le norme del lessico intellettuale europeo il saggio di M. è stato sottoposto all'approvazione di MAURO (si veda) e GREGORY (si veda). M esprime la sua gratitudine al prefetto della biblioteca apostolica vaticana e ai direttori delle biblioteche angelica, Casanatense, nazionale centrale Vittorio Emanuele II e Universitaria Alessandrina di Roma; Ambrosiana di Milano; dell’archiginnasio di BOLOGNA; Padova; Marciana di Venezia; Corpus Christi, Cambridge; della Biblioteka Jagielloriska di Cracovia; della Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt; della Bodleian Library di Oxford; della Bibliothèque Nationale di Parigi; della Oesterreichische Nationalbibliothek di Vienna. Deve alla loro cortesia se lei è stato possibile utilizzare i fondi manoscritti o a stampa sui quali è stato condotto il lavoro. Ringrazia di cuore MINIO-PALUELLO (si veda), che lui ha fornito preziose indicazioni relative alla traduzione boeziana degl’elenchi sofistici; Pinborg, che ha messo a mia disposizione le notizie da lui raccolte su Maulevelt; MAURO (si veda) e Dazzi, che hanno avuto la bontà di leggere e discutere con M. il manoscritto. E ancora Zafarana, Crapulli, Bagliani, e Stabile. Un ringraziamento particolare vada a GREGORY (si veda), che ha indicato M. un metodo e lui ha aiutato costantemente e conctetamente durante la preparazione, la stesura e la stampa del saggio. Senza i suoi consigli e il suo incoraggiamento non avrei potuto superare le non poche difficoltà incontrate. Spera che i risultati non siano del tutto inadeguati alla fiducia accordatami. Roma. Nel corso dell’esposizione sono utilizzati i seguenti simboli: CP a D', ‘G’, ‘1°, ‘5 variabili proposizionali; ~ “non,” segno della negazione (~p, P); ‘3° «se... allora», segno dell’implicazione (p > q); «e», segno della congiunzione. In genere è omesso. pq si legge: “p e q”; «0 », segno della disgiunzione (pvg); = « equivale », segno dell’equivalenza (p = g). Per quanto riguarda le citazioni di testi, si noti: dei testi tratti da manoscritti o da antiche edizioni sono state normalizzate le grafie secondo l’usus scribendi del latino classico; si è unificato l’uso delle parentesi per tutti i testi (compresi quelli ricavati da recenti edizioni); le parentesi acute, ( )m indicano sempre integrazione. Le parentesi quadre, [ ], indicano espunzione, o includono una frase o un rimando utile alla comprensione del passo in esame. Gli studi dedicati alla storia di quella parte della filosofia del linguaggio detta ‘dialettica’ dimostrano che l’insieme delle dottrine fiorite nella storia non può essere ricondotto, puramente e semplicemente, al patrimonio ereditato dagl’antichi romani. Possiede una propria autonomia e una fisionomia ben definita. È vero però che ciò che i filosofi hanno elaborato non è spiegabile senza tener conto dell’eredità degl’antichi. Proprio per questo, qualsiasi tentativo di delineare una storia anche parziale dei concetti di filosofia del linguaggio deve prendere le mosse da un esame di quanto i filosofi hanno ricevuto dall’antichità. Ricorderemo quindi, brevemente, i filosofi italiani e i testi di logica antica noti nel medioevo italiano. Cfr. Bonner, Medieval logic: an outline of its development, Chicago, Moody, Truth and consequence in logic, Amsterdam; Bochenski, A history of formal logic, trans. and ed. by I. Thomas, Notre Dame, Ind; W. and M. Kneale [citato da H. P. Grice], The development of logic, Oxford – originally, ‘The Growth of Logic,’ an Oxford seminar. Si tralascia qui di ricordare e discutere opere come quella di Prantl, Geschichte der Logik im Abendlande, Leipzig, utile per le notizie che fornisce ma superata nell’imposizione. Di essa esiste una traduzione parziale con il titolo Storia della logica in]. Maestro di logica per eccellenza è Aristotele. La sua autorità è incontrastata. Con le sue affermazioni i filosofi fanno i conti anche quando si è ormai operato un notevole distacco dalle posizioni aristoteliche. Il complesso di opere aristoteliche che va sotto il nome di organon -e cioè, “Categorie”, “De interpretatione” – su cui H. P. Grice ha datto seminari publici a Oxford con J. L. Austin e J. L. Ackrill e J. O. Urmson --, primi analitici, secondi analitici, topici ed elenchi sofistici – ma non la Retorica o la Poetica, o Dell’anima --, a mano a mano che è conosciuto nelle sue varie parti, è utilizzato e assimilato grazie a un’assidua ‘lettura’ nelle scuole, especialmente al primo studio europeo a BOLOGNA, fondato in 1201.  La storia della filosofia del linguaggio è, per molti aspetti, la storia della penetrazione e dell’utilizzazione delle opere dello Stagirita. Accanto alle dottrine aristoteliche sono da ricordare quelle del “Portico,” -stoico-megariche. Esse hanno operato in modo meno scoperto, grazie alla mediazione di BOEZIO (si veda), soprattutto, specie per quanto riguarda la dottrina delle proposizioni ipotetiche e dei sillogismi ipotetici, del resto sviluppate anche, nell’ambito della scuola del ‘Lizio’ aristotelica, da Teofrasto e Eudemo. Ma per comprendere l’ ‘evoluzione’, p unita longitudinale della filosofia del linguaggio e la posizione storica di certi problemi è necessario tener conto, oltre che dei contributi dei due grandi filoni della filosofia del linguaggio ricordati, anche di altri autori e testi che hanno avuto notevole importanza per la conoscenza e lo studio delle dottrine. Innanzi tutto, oltre alle opere retoriche, vanno segnalati i “Topica” di CICERONE (si veda). Poi, il “De Interpretatione” attribuito ad Apuleio di Madaura che, con le sue due parti dedicate rispettivamente allo studio dell’enunciato e [del Occidente -condotta da LIMENTANI (si veda), Firenze).[Sta in Apuler Mapaurensis Opera quae supersunt, De pbilosophia libri, Liber De interpretatione, ed. Thomas, Leipzig. Per questo testo si veda Sullivan, Apuleian Logic. The Nature, Sources, and Influence of Apuleius's De interpretatione, Amsterdam] 11 sillogismo categorico, è stato a lungo il manuale su cui si sono formati i filosofi. Ancora, l’Isagoge di Porfirio, dedicato ai predicabili o quinque voces -genere, specie, differenza, proprio e accidente -che, nelle traduzioni di VITTORINO (si veda) e BOEZIO (si veda), è stato sempre ben noto e diffuso e ha fornito ai filosofi la formulazione del problema degl’universali, che infatti prende le mosse dalle parole del proemio. Inoltre, le opere enciclopediche di Marciano Capella (De Nuptiis), Isidoro (Etymologiarum sive Originum), dedicate alla sistemazione delle nozioni fondamentali delle arti liberali e che riservano quindi una parte alla grammatica, la dialettica e la retorica, riprendendo dottrine aristoteliche mediate prevalentemente dal De interpretatione attribuito ad Apuleio, almeno per quelle che si trovano in esso; il Liber de definitionibus di Vittorino; le opere di Boezio, siano esse le traduzioni di tutto l’Orgaron di Aristotele o di Porfirio, siano commenti alle opere di Aristotele (uno alle Categorie, Si veda la trad. di Boezio in Categoriarum supplementa, Aristoteles latinus, ed. L. Minio-Paluello adiuv. Dodd, Bruges; i frammenti della trad. di Vittorino; v. la posizione del problema degl’universali. Martrani Minner Fericis Capellae De nuptiis Philologiae et Mercurii, ed. Dick, Leipzig; Cassiopori Senatorris Institutiones, ed. Mynors, Oxford; Isidori Episcopr Etymologiarum sive Originum, ed. Lindsay, Oxford. L’opera è edita tra quelle di Boezio in P. L. In Categorias Aristotelis libri quatuor, P.L. Per l’ipotesi dell’esistenza d’un secondo commento cfr. P. Hadot, Un fragment du commentaire perdu de BOEZIO sur les Catégories d’Aristote dans les codex Bernensis, Archives d’histoire doctrinale et littéraire] due al De Interpretatione?) o a Porfirio (due commenti), o, ancora, ai Topica di CICERONE (si veda), siano monografie (Introductio ad syllogismos categoricos, De syllogismo categorico, De syllogismo bypothetico, De differentiis topicis, De divisione). Sono opere che fissano una terminologia (che alla lunga soppianta quella di CICERONE e di Apuleio e s'impone definitivamente) ed offrono ampio materiale per l’approfondimento delle dottrine di filosofia del linguaggio. Infine, un’opera anonima, Categoriae X, uscita forse dai circoli temistiani (MINIO PALUELLO l’ha edita di recente sotto il titolo di PARAFRASI TEMISTIANA nell’ARISTOTELE LATINO, ‘lanciata’ da Alcuino, il quale forse per primo l’attribuì ad Agostino, con un’edizione dedicata a Carlo Magno. Sono da ricordare ancora i Principia dialecticae attribuiti ad Agostino, il De doctrina christiana e il De ordine certamente di Agostino, più per lo stimolo fornito dall’autorità d’Agostino allo studio della dialettica, della quale egli sottolinea spesso l’importanza in quelle opere, che per un effettivo contributo dottrinale (esso, comunque, è di matrice del PORTICO. Anic Mani Severini BoertHm Commentarii in librum Aristotelis IIEPI EPMHNEIAXZ, rec. Meiser, ed., Lipsiae; Anrcrr Manti Severini Boethii In Isagogen Porphyrii Commenta, rec. Schepps-Brandt, Vindobonae-Lipsiae. In Topica di CICERONE commentariorum, P.L. 64, 1039D-1174B. 1? Introductio ad syllogismos categoricos, P.L.; De syllogismo categorico libri duo; De syllogismo bypothetico; De differentiis topicis; Liber de divisione. Cfr. Ryk, On the Chronology of BOEZIO Works on Logic, Vivarium. Cfr. Anonymi Parapbrasis Themistiana, PsEUDO-AUGUSTINI Categoriae decem, ed. L. Minio-Paluello, Aristoteles latinus, Bruges. Cfr. P.L.; cfr. ora De doctrina christiana, recensuit et praefatus est Green, Vindobonae. Cfr. P.L. Questo patrimonio di testi e di dottrine non e tutto utilizzato nei vari periodi. Mentre la cultura filosofica è dominata prevalentemente dai manuali ricordati, e segnatamente dall'opera di Isidoro, Alcuino, per scrivere la sua Didlectica, utilizza un corpo di testi comprendente Isagoge, Categoriae X, De Interpretatione dello ps. Apuleio e il primo commento di BOEZIO al De interpretatione. Nel successivo si diffondono, oltre all’opera pseudo-agostiniana Categoriae X che lascia in ombra quella originale di Aristotele (pure non ignota), il De Interpretatione dello ps. Apuleio, l’Isagoge, il De interpretatione di Aristotele, i Topica di CICERONE e il De dialectica dello ps. Agostino. Intanto, cominciano a diffondersi gl’altri commenti di BOEZIO e tutta l’opera di Boezio (traduzioni, commenti, monografie) s’afferma decisamente: la 1? Cfr. praefatio a De interpretatione vel Periermenias, ed. L. Minio- Paluello-G. Verbeke, Aristoteles latinus, Bruges-Paris; il De dialectica di Alcuino è in P.L. Una prima sistemazione dei dati relativi alla diffusione di questi testi è in A. VAN pE Vyver, Les étapes du développement philosophique, Revue belge de philologie et d’histoire. Per la diffusione delle Categorie d’Aristotele, cfr. gli studi di Minio-Paluello: The Genuine Text of BOEZIO Translation of Aristotle’s Categories, Studies; The Text of the Categoriae: the Latin Tradition, The Classical Quarterly; NOTE SULL’ARISTOTELE LATINO MEDIEVALE, Rivista di filosofia neoscolastica. Oltre alla praefatio alle Categoriae vel Praedicamenta, ed. L. Minio-Paluello, Aristoteles latinus. Cfr. L. Minro-Paluello, praefatio a De interpretatione. Per la diffusione del De interpretatione, cfr. Isaac, Le Peri Hermeneias en Occident de BOEZIO ed AQUINO. Histoire littéraire d'un traité d’Aristote, Paris] sua influenza dura praticamente incontrastata. In questo periodo si rafforza e consolida una tendenza, affiorata già nei secoli precedenti, a raccogliere in un solo manoscritto più opere destinate a coprire un ampio arco di dottrine logiche e perciò poste a base dell’insegnamento. Un gruppo di tre opere, Isagoge, Categorie di Aristotele e De interpretatione, circola stabilmente insieme; ad esso si affiancano le opere di Boezio, e soprattutto le monografie De divisione, De differentiis topicis, De syllogismo categorico e De syllogismo bypothetico che, insieme alle tre opere ricordate, costituiscono i septem codices posti da Abelardo alla base delle sue esposizioni di logica. Altre opere, come il De Interpretatione dello ps. Apuleio e i Topica di CICERONE, sono oggetto di lettura. Ad esse si e intanto affiancato il Liber sex principiorum, esposizione di sei categorie -principia: azione, passione, quando, dove, situazione, abito) che integra quella di Aristotele, che ad alcuni di questi temi non ha fatto molto spazio. Il Liber risulta composto da uno o due frammenti di un’opera riguardante la expositio delle Categorie di Aristotele dovuta ad un anonimo autore. Intanto nelle scuole cominciano a penetrare le altre opere di Aristotele tradotte da BOEZIO e tutte tradotte di nuovo dal î  Cfr. per tutti, L. Minro-Paluello, Les traductions et les commentaîres aristoteliciens de BOEZIO, Studia Patristica, e Chenu, La théologie, Paris  (Aetas Boetiana). Cfr. Perrus AsarLarpus, Dialectica, the Parisian Manuscript by Rijk, Assen. Ch; L. Minio-PALUELLO, Magister Sex Principiorum, Studi Medievali. Per la storia della cultura IN ITALIA nel Duecento e primo Trecento. Omaggio ad ALIGHIERI (si veda). Il testo (AnonvMI Fragmentum vulgo vocatum Liber sex principiorum) è in Categoriarum supplementa,; si veda 13 e — mem greco specialmente ad opera di Veneto; Abelardo ha conoscenza degl’elenchi sofistici e dei primi analitici; i topici (già però in parte noti ad Abbone di Fleury, Gerberto d’Aurillac e Notkero) e gl’elenchi sono utilizzati da Adamo Parvipontano nell’Ars disserendi; Giovanni di Salisbury per primo dà notizia dei Secondi analitici, venuti in circolazione ma non ancora normalmente in uso a Chartres. Tutte queste opere sono già oggetto di lettura a Parigi. Si ricostituisce allora il corpus delle opere logiche di Aristotele, con o senza aggiunta di altre opere. Si denomina ars nova il complesso di opere aristoteliche di recente acquisizione -Primi e Secondi analitici, Topici ed Elenchi --, mentre con l’espressione quivi la praefatio dell'editore; l’opera è in capitoli. Uno tratta della forma, cinque delle prime cinque categorie ricordate, uno dell’habitus, uno de magis et minus. Su Veneto, cfr. i contributi di L. Minio-Paluello: Giacomo VENETO Grecus, Canonist and Translator of Aristotle, Traditio. Note sull’Aristotele latino medievale, Filosofia scolastica; Veneto e l’aristotelismo latino, in Venezia e l'Oriente fra tardo medioevo e rinascimento, a cura di PERTUSI (si veda), Firenze. Cfr. M.T. Beonio BroccHieri Fumacatti, La logica di Abelardo, Firenze. Cfr. Mio-ParueLto, Note sull’Aristotele latino medievale, Rivista di filosofia neoscolastica, Cfr. Minro-PaLueLro, Adam of Balsham Parvipontanus  and his Ars Disserendi, Mediaeval and Renaissance Studies, Joannis SarissERIENSIS Episcopi CarnoTENSIS Metalogicon, rec. Webb, Oxonii. Sui programmi di studio a Chartres e a Parigi cfr. Isaac; in generale, cfr. GRABMANN, Aristotele, Mediaeval Studies, ora in Mittelalterliches Geistesleben, Miinchen. Cfr. Minio-PaLueLLO, Magister Sex Principiorum: il ars vetus si designano i testi in uso da tempo, anche se, in seguito, l’espressione viene usata dai filosofi a designare prevalentemente le tre opere: Isagoge, Categorie, De interpretatione, alle quali risulta quasi sempre aggiunto il Liber sex principiorum. Queste sono, in sintesi schematica, le linee storiche dell’acquisizione del patrimonio logico da parte dei filosofi. Ma essi, mediante un assiduo studio e commento dei testi, giunsero ben presto a elabotare gl’elementi fondamentali di un corpo di dottrine. Due contributi dottrinali sono decisivi in tal senso. Da una parte, la dottrine della GRAMMATICA RAZIONALE O FILOSOFICA, raccolte da Donato nelle Artes grammaticae e da Prisciano negli Institutionum grammaticarum libri, sono oggetto di studio e di commento, diventano testi di scuola e vengono distribuiti secondo criteri scolastici. Di Donato si legge l’Ars zizor, l’Ars maior -libri primo e secondo dell’ Ars maior -e il Barbarismus -libro terzo dell’Ars maior. L’opera di Prisciano è divisa in Priscianus maior (comprendente i libri I-XVI degli Institutionum grammaticarum libri) e Priscianus minor (libri XVII-XVIII). Tra i commentatori di Prisciano corpus aristotelico ricostituitosi circola in due forme, la FORMA ITALIANA (o italo-germanica), senza l’aggiunta di opere di Boezio, l’altra francese, che ha in più il De divisione e il De differentiis topicis di Boezio. Cfr. Aristoteles latinus, codd. descripsit Lacombe, in societatem operis adsumptis Birkenmajer, Dulong, Aet. Franceschini, pars prior, Roma. Prosi Donati Serva qui feruntur De arte grammatica libri, ex rec. Mommsenii, in Grammatici latini, ex rec. Keilii, Lipsiae: Ars minor, Ars maior, Prisciani GrammaTICI CAESARIENSIS Inustitutionum Grammaticarum libri XVIII, ex rec. Hertzii, in Grammatici latini, cit., Lipsiae. Cfr. Roos, Die Modi significandi des Martinus de Dacia. For- occupano un posto di rilievo Guglielmo di Conches e Pietro Elia. Ma l’approfondimento delle dottrine grammaticali è stato possibile grazie alla filosofia di Aristotele mediata da Boezio (compreso il Boezio degli opuscoli teologici). Il secondo contributo è rappresentato dall’inserimento delle nuove opere di Aristotele e soprattutto degli Elenchi sofistici nell'ambito degl’interessi logico-linguistici in sviluppo. Gli Elenchi, commentati a Costantinopoli da Michele di Efeso, tradotti e commentati da Giacomo Veneto, rappresentano in Occidente il contributo di Aristotele e della tradizione greca e bizantina mediata dal Chierico Giacomo alla chiarificazione dei problemi che traggono la loro origine dall'uso equivoco delle parole nel discorso. Essi sono il primo dei testi nuovi di Aristotele ad entrare in Occidente, e innanzi tutto IN ITALIA, per poi passare in Francia, dove e già in atto lo sviluppo delle dottrine logico-linguistiche, e quindi nel resto d’Europa. Lungo tutto questo arco, da un lato l’analisi delle parti del discorso proposto dalle grammatiche di Donato e di Prisciano, dall’altro l'indagine sui termini di cui si compone l’enunciato, quale è nel De interpretatione e nei commenti boeziani ad esso, contribuirono a individuare alcuni temi, che vanno da quello della vox a quello della SIGNIFICAZIONE (SEGNO) e della consignificatio, dall’indagine sui rapporti tra piano della realtà, piano mentale e piano [schungen zur Geschichte der Sprachlogik, Beitràge zur Geschichte der Philosophie, Miinster W.-Kopenhagen. Cfr. Minio-Paluello, Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino; Rrjk, Logica modernorum. A Contribution to the History of Terminist Logic, On the Theories of Fallacy, Assen; un bilancio del contributo grammaticale e del contributo proveniente dalla dottrina delle fallacie si trova in In, Logica modernorum, Il, i: The Origin of the Theory of Supposition, Assen] linguistico  a quello, più complesso, tra oratio ed enuntiatio da un lato e realtà SEGNATA – SIGNIFICATA -e intelletto che compone e divide i concetti espressi dalle parole, dall’altro. Fino all’articolazione dei termini componenti l’enunciato in categoremi o parti significative, soggetto e predicato, e sincategoremi, particelle consignificative o operatori. Dottrine semantiche ed enucleazione di strutture rilevanti da un punto di vista sintattico sono ben presto sistemate in appositi trattati de proprietatibus terminorum, detti anche parva logicalia in relazione alle dottrine propriamente aristoteliche rappresentanti per eccellenza la logica, e che nel nuovo genere della letteratura logica, le summulae, fanno seguito ai trattati nei quali le dottrine aristoteliche sono riassunti per la scuola. Ma, contemporaneamente, ci si dedicò allo studio dell’inferenza logica, elaborata a partire dagli stessi testi aristotelici — Primi analitici e Topici — e da elementi del PORTICO. Si comincia a parlare delle conseguentiae e si avvia la costituzione di dottrine della logica degl’enunciati che trovarono posto in trattati autonomi. Questo corpus di dottrine, appartenenti sia alla logica o CALCOLO DEI PREDICATI che alla logica degli enunciati, è designato con l’espressione logica moderna, o logica modernorum, mentre logica antiqua è detto l’insieme di logica vetus e di logica nova. I trattati più significativi nei quali si concretizza la logica modernorum sono i seguenti [Cfr. In Arist. Periermenias; e ancora DE Rijk, Logica modernorum, Cfr. I.M. BocHENSKI, De consequentiis Scholasticorum earumque origine, Angelicum; ma si vedrà con profitto di BòHNER, anche Does Ockbam know of Material Implication, Franciscan Studies, ora in Collected Articles on Ockbam, ed. Buytaert, Louvain-Paderborn. Una prima sistemazione in BòHNER, Medieval Logic, Proprietates terminorum: studiano i vati categoremi, e comprendono: de suppositionibus o dottrina della funzione di un termine che occorre in una proposizione in luogo della cosa di cui si parla. Essa si articola in varie specie; — de armpliatione; — de restrictione; — de appellatione; — de copulatione; — de relativis, studio della supposizione del pronome relativo, condizionata dal rapporto che esso ha col termine (antecedens) al quale è ordinato. Queste dottrine hanno molto spesso, al di fuori delle surzzzulae, sistemazione in trattati autonomi; Tractatus syncategorematum: è lo studio delle particelle consignificative, o operatori logici. Essi sono talora espliciti, talora impliciti in un categorema. Omnis è un semplice sincategorema. “Differt” è un *categorema* che ha un importo sincategorematico. Lo studio dei categoremi comprendenti un sincategorema trova spesso posto nei trattati de esponibilibus. Ma sincategoremi e categoremi aventi un importo sincategorematico condizionano la supposizione dei termini che ad essi seguono, confondendoli. Si hanno così anche alcuni trattati de termiinis confundentibus. Tutti i trattati dedicati ai sincategoremi hanno avuto alterna fortuna. Spesso sono stati assorbiti nei Sophismata, raccolta di problemi vertenti su proposizioni che richiedono particolari analisi proprio a causa dei sincategoremi e termini con importo sincategorematico in esse presenti di: e L.M. De Ryk, Logica modernorum. Cfr. anche, per una valutazione in termini di logistica di alcuni temi, Prior, The Parva logicalia  in Modern [Griceian] Dress, Dominican Studies; WersnerpL, Curriculum of the Faculty of Arts at OXFORD (H. P. GRICE), Mediaeval Studies, ha fatto il punto sulla questione (cfr. anche: Developments in the Arts Curriculum at OXFORD. De consequentiis, dedicati alla dottrina dell’inferenza logica e in genere alla logica degli enunciati; De obligationibus: analizzano e sistemano le regole della disputa scolastica, che hanno avuto origine dal quotidiano esercizio della disputa sulla traccia, probabilmente, dei luoghi dialettici; De insolubilibus, dedicati all'esame di proposizioni antinomiche secondo la tradizione del paradosso del bugiardo. La discussione è condotta con l’aiuto di dottrine sematiche e serve a precisare il significato di una proposizione; De veritate propositionis: è un genere di trattato che si ricollega agli insolubilia e ripone in discussione il significato della proposizione; trattati de probatione propositionis, trattati de sensu composito et diviso. Quanto la logica debba a influenze bizantine e arabe è ancora oggetto di indagine. Ma due fatti sembra siano definitivamente acquisiti. Il primo è che di nessuna delle opere; ma si veda M. GrABMANN, Die Sophismataliteratur mit Textausgabe eines Sophisma des Boetius von Dacien. Ein Beitrag zur Geschichte des Einwirkens der aristotelischen Logik auf die Ausgestaltung der mittelalterlischen philosophischen Disputation, Beitràge zur Geschichte der Philosophie, Miinster. Cfr., per una presentazione generale, Brown, The Role of the Tractatus de obligationibus, Franciscan Studies. Secondo Birn, The Tradition of the Logical Topics: Aristotle to Occam, Journal of the History of Ideas, queste dottrine hanno avuto origine dai Topici. Cfr., per alcune note storiche, Prior, Some Problems of self- reference in Buridan, The British Academy; RiJk, Somze Notes on the Mediaeval Tract] comprese nell’Organon di Aristotele, fatta eccezione per i Secondi analitici, esiste una traduzione dall'arabo, né risulta sia mai esistita, mentre, per quanto riguarda i Secondi analitici, perduta la versione boeziana, essi sono tradotti dal greco da Giacomo Veneto e poi da anonimo. Solo dopo Giacomo Veneto, Gerardo da CREMONA (si veda) ne fece una traduzione dall’arabo. Ma tutto Aristotele, con eccezione di poche parti, giunse ai latini prima dal greco che dall’arabo. È questo un elemento in più a testimonianza che i rapporti culturali con l'Oriente greco non furono mai interrotti. Per questo canale passa anche il commento agl’elenchi, tradotto dal greco e attribuito ad Alessandro d’Afrodisia, peraltro perduto în greco (il testo greco del commento agli Elenchi pervenutoci è di Michele di Efeso. IN LATINO restano alcuni frammenti del commento di Alessandro - e il commento ai Secondi analitici di Alessandro d’Afrodisia, del quale parimenti manca il testo greco, entrambi tradotti da Giacomo Veneto. L'altro fatto è che l’Isagoge alla logica di Avicenna, unico trattato logico dello Shifa tradotto in latino, e la Logica di al-Ghazali circolarono ed ebbero influenza, insieme con le opere di De insolubilibus, with the Edition of a Tract, Vivarium. Roure, La problématigue des propositions insolubles suivie de l’édition des traités de Shyreswood, Burleigh et Bradwardine, Archives d’histoire doctrinale. Un bilancio puntuale delle traduzioni dal greco in latino è in L. Minio-Paluello, Aristotele dal mondo arabo a quello latino, in L’Occidente e l'Islam nell'alto medioevo, CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ALTO MEDIOEVO, Spoleto, oltre che nel già cit. Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino. Cfr. Minro-Paruetto, Note sull’Aristotele latino medievale. Giacomo Veneto e l’aristotelismo latino] Averroè e degli altri filosofi arabi, in una direzione ben precisa: se della determinazione delle intenziones o concetti, e quindi È ; ; ; h; scorso considerato a livello mentale, e della discussione di problemi appartenenti alla metalogica. Filosofi e testi della logica modernorum Il periodo di storia della logica oggetto d’indagine in questo lavoro è limitato ai secoli XIV e XV. Ma l’esigenza di rendere conto dei precedenti, o del formarsi di alcune dottrine, ci ha condotto spesso a tener presente non solo opere del secolo XIII, ma anche i testi, disponibili in edizioni, del secolo XII. Diamo qui di seguito uno sguardo sommario ai filosofi e ai testi utilizzati. Ci si è limitati alla Dialectica di Garlandus Compotista, alle opere di Abelardo (Introductiones Cfr. la Logica di Avicenna in AviceNNAE perbypatetici phi i medicorum facile primi Opera in lucem redacta È pon rota potuit per canonicos emendata, Venetiis mandato ac sumptibus haeredum nobilis viri domini Octaviani Scoti per Bonetum Locatellum Bergomensem, ff. 2ra-12vb; la Logica di AL-GHAZALI è in C.H. LoHR, Logica Algazelis, Introd. and Critical Text,  Traditio. ma si tenga presente anche il Liber de intellectu di ax-Kinpi (o Liber introductorius in artem logicae demonstrationis collectus a Mabometh discipulo ALquinpi philosophi) ed. in Nacy, Die philosophischen Abbandlungen des Ja “qb ben Ishàq al-Kindî, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster. Di recente ha sottolineato l’importanza dello studio delle intertiones, e quindi dell’influenza araba, J. Pinporc nella rec. a RiJk, Logica modernorum, Vivarium, Dialectica, Edition of the Manuscri i i I ; pts with an Introduct the Life and Works of the Autor and on the Contents of dhe: Passent Work by Rijk Ph. D., Assen, dialecticae, Logica Ingredientibus, Logica Nostrorum ®, Dialectica), all’Ars disserendi di Adamo di Balsham, detto il Parvipontano, a quanto ha pubblicato Rijk nella Logica modernorum: sia nel primo volume, dedicato alla penetrazione e ai commenti agli Elenchi sofistici (Glose in Aristotilis Sopbisticos elencos, Summa Sophisticorum elencorum, Tractatus de dissimilitudine argumentorum, Fallacie Vindobonenses, Fallacie Parvipontane), nonché ai testi editi nello stesso volume sotto il titolo Frustula logicalia ma relativi al secondo commento di BOEZIO al De interpretatione; sia nella seconda parte del secondo volume, nel qual esono edite alcune sumzzzulae (i testi utilizzati sono, nell’ordine: Excerpta Norimbergensia, Ars [Sono la prima parte (comprendente Editio super Porphyrium, Glossae in Categorias, Editio super Aristotelem De interpretatione, De divisionibus) degli SCRITTI DI LOGICA, ed. PRA (si veda), Firenze. La seconda parte, Super Topica glossae, fa parte della Logica Ingredientibus, e sarà citata in modo autonomo. La Logica Ingredientibus è edita da Geyer, Abaelards philosophische Schriften, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster W. 1919-27 (la numerazione delle pp. continua da un fasc. all’altro); ad essa si ricollegano le Glosse super Periermenias XII-XIV, ed. da L. Minto-PALUELLO, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma; la Logica Nostrorum petitioni sociorum, è edida da GEYER, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster (la numerazione delle pp. continua quella della Logica ‘Ingredientibus’). 48 Perrus Asaearpus, Didlectica, cit. (cfr. n. 21). 59 Apam Barsamiensis Parvipontani Ars Disserendi (Dialectica Alexandri), in Minio-ParueLto, Twelfth Century Logic. Texts and Studies, Roma. Cfr. De Ryxk, Logica modernorum.; i testi elencati sono, nell'ordine: Glose in Aristotilis Sophisticos elencos; Summa Sopbisticorum elencorum; Tractatus de dissimilitudine argumentorum; Fallacie Vindobonenses; Fallacie Parvipontane. Emmerana, Ars Burana, Tractatus Anagnini, Tractatus de univocatione Monacensis, Introductiones Parisienses, Logica Ut dicit, Logica Cum sit nostra, Dialectica Monacensis, Tractatus de proprietatibus sermonum. Ma si utilizzano anche le Fallacie Londinenses e le Fallacie Magistri Willelmi®, che in realtà trattano temi riguardanti gli Elenchi sofistici); sono stati presi in esame e utilizzati anche i testi che Rijk riporta ampiamente nella prima parte del secondo volume (Ars Meliduna, Summe Metenses) e quanti altri testi egli utilizza al fine di ricostruire le origini della logica terministica confluita nelle summulae. Queste costituiscono il tramite naturale tra l’insegnamento di Abelardo e le summulae, secondo quanto ha suggerito Grabmann e ha dimostrato Rijk. I testi, tutti anonimi, delle summulae edite sono datati dallo studioso olan[Cfr. De Rijk, Logica modernorum, II, ii, Texts and Indices, Assen: Excerpta Norimbergensia; Ars Emmerana; Ars Burana; Tractatus Anagnini; Tractatus de univocatione Monacensis; Introductiones Parisienses; Logica Ut dicit; Logica Cum sit nostra; Dialectica Monacensis; Tractatus de proprietatibus sermonum; Fallacie Londinenses e Fallacie Magistri Willelmi. Cfr. Rijk, Logica modernorum, Ars Meli duna e Summe Metenses. Cfr. GrABMANN, Handschriftliche Forschungen und Funde zu den philosophischen Schriften des Hispanus, des spàteren Papstes Johannes XXI,  Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor. Abteilung, Miinchen, e soprattutto Bearbeitungen und Auslegungen der aristotelischen Logik aus der Zeit von Abaelard bis Hispanus. Mitteilungen aus Handschriften deutscher Bibliotheken, Abhandlungen der Preussischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor. Klasse, Berlin, e Kommentare zur aristotelischen Logik im Ms. lat. Fol. 624 der Preussischen Staatsbibliothek in' Berlin. Ein Beitrag zur Abaelardforschung, Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften, philos.-histor. Klasse, Berlin] dese al periodo che va dalla seconda metà del secolo XII alle prime due decadi del secolo XIII (sono collocati agli inizi di quest’ultimo secolo solo il Tractatus de proprietatibus sermonum e le Summe Metenses. i | Per i secoli successivi, ci si è limitati ad esaminare i testi appartenenti alla tradizione delle summulae o singoli trattati rientranti nella tradizione della logica modernorum. Così sono state prese in considerazione le Sumule dialectices la cui attribuzione a Ruggero Bacone è stata rimessa in discussione, e dello stesso Bacone le opere, certamente autentiche, Summa de sophismatibus et distinctionibus e Compendium studii theologiae; quest ultimo ha notevoli affinità con le Sumule dialectices ricordate. Sono state, naturalmente, consultate sia le Introductiones in logicam  che i Syncategoremata di Shyreswood (f dopo Cfr. Rogeri Baconi Surzmza gramatica nec non Sumule dialectices, nunc primum edidit Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, OXONII. ; | Già P. Grorieux (Répertoire des Maîtres en théologie de Paris, Paris) aveva collocato l’opera tra quelle dubbie; v. ora L.M. De Rj, Logica modernorum, che avanza il nome del domenicano Roberto Bacone. R. SreeLE, nell’Introduction all’ed. cit.,fa riferimento al Compendium per sostenere l’autenticità. Roceri Baconi Liber de sensu et sensato nec non Summa de sophismatibus et distinctionibus, nunc primum edidit R. Steele, in Opera bactenus inedita Rogeri Baconis, Oxonii. FrarrIs Roceri Bacon Compendium studii theologiae, ed. H. Rashdall, Aberdoniae. L'edizione è in GraBmann, Die Introductiones in logicam des Shyreswood, Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, philos-histor. Abteilung, Miinchen; si veda ora SHERWOOD'S Introduction to Logic, transl. with-an Intr. and Notes by Kretzmann, Minneapolis Minn. In O’DonneLt, The Syncategoremata of Sherwood; le Sumemulae logicales, il Tractatus exponibilium e il Tractatus syncategorematum di Pietro Ispano, divenuto papa col nome di Giovanni XXI; per le Surzzzulae logicales di Lamberto di Auxerre, abbiamo utilizzato i cenni che ha fornito Prantl nella sua Geschichte der Logik im Abendlande. Di Vincenzo di Beauvais si è consultato lo Speculum doctrinale, che raccoglie tanta parte dell’insegnamento grammaticale e logico del tempo. D’AQUINO, gli opuscoli “DE MODALIBVS” e “DE FALLACIIS.” Tutte queste opere si collocano intorno alla metà del secolo, con la sola eccezione del Compendium di Bacone. Alle esposizioni e ai commenti al corpus tradizionale degli scritti Mediaeval Studies; cfr. SHERWO0D'S Treatise on Syncategorematic Words, trans. with an Intr. and Notes by Kretzmann, London. Perri Hispani Summulae logicales, quas e codice manu scripto Reg. Lat. edidit Bochefiski, Taurini. In Muttatry, The Summulae logicales of Peter of Spain, Notre Dame Ind. In Perri Hispani Summulae logicales cum VersorI Parisiensis clarissima expositione. Parvorum item logicalium eidem Petro HisPANO ascriptum opus, Venetiis Apud Jacobum Sarzinam; cfr. ora PETER OF Spain, Tractatus syncategorematum and Selected Anonymous Treatises, trasl. by Mullally, with an Intr. by Mullally and Houde, Milwaukee Wisc.; le pp. saranno fornite di volta in volta. Per la datazione dell’opera, cfr. ora Rik, Note on the Date of Lambert of Auxerre’ Summule, Vivatium; per il testo, v. LampERTO DI AuxERRE, Logica (Summa Lamberti), prima ed. a cura di F. ALESSIO (si veda), Firenze. Vincentit BeLLovacensIs Speculum doctrinale, Duaci (ed. anastatica Graz). Useremo il testo che sta in BocHENSKI, Sancti Thomae AQUINO DE MODALIBVS opusculum et doctrina,  Angelicum. In AQUINO, Opuscula philosophica, ed. SPIAZZI (si veda), Taurini-Romae] logici si farà riferimento solo occasionalmente, e anche in tal caso si farà riferimento solo alle expositiones di Alberto Magno e alle In librum primum priorum Analyticorum Aristotelis quaestiones, attribuite a Duns Scoto e certamente databili al tempo del doctor subtilis; si utilizzeranno inoltre le In libros Elenchorum quaestiones, certamente di Duns Scoto. I filosofi e i testi presi in esame possono essere distinti in tre gruppi. Va considerata innanzi tutto l’opera dei logici inglesi nel suo complesso. Essa rappresenta il contributo più originale € più coerente allo sviluppo e alla sistemazione delle dottrine logiche medievali. Di Occam, sulla cui personalità è qui inutile soffermarsi tanto è universalmente riconosciuta la sua importanza nella storia della logica, si sono esaminate, nell ordine, l’Expositio aurea in artem veterem, la Summa logicae (nell edizione del Bohner per la parte da lui pubblicata Be per il resto nell'EDIZIONE VENEZIANA), il Tractatus logicae minor Le expositiones di ALsERTO Macno delle opere logiche d’Aristotele stanno nei primi 2 voll. di Opera, cd. Borgnet, Parisiis. _ In Opera omnia, I, ed. Wadding, Lugduni Sumptibus Laurentii Durand. n Ivi. n © Cfr. GuiieLmi pe OccHam Expositio aurea et admodum utilis super Artem veterem, cum questionibus ALBERTI PARVI DE SAXONIA. Impensis Benedicti Hectoris Bononiensis artis impressorie solertissimi Bononieque Impressa s. pp. Ockuam, Summa logicae. Pars prima. Pars secunda et tertiae prima, ed. by Ph. Bohner, St. Bonaventure N.Y-Louvain-Paderborn (la numerazione delle pp. continua da un volume all’altro; perciò non sarà indicato il volume da cui è tratta la cit.). Macistri GuieLMI (!) OccHam Summa totius logice, VENEZIA per Lazarum de Soardis e l’Elementarium logicae, da collocare dopo il Tractatus logicae minor)". Avversari di Occam sono Burleigh e Riccardo di Campsall. Il primo e maestro a Parigi. Compose molti trattati di logica: sono expositiones della logica antigua, oppure opere legate più propriamente alla tradizione della logica modernorum. Di queste ultime sono state prese in esame le due redazioni incomplete del De puritate artis logicae e il trattato De probationibus, sulla cui attribuzione al nostro maestro sono stati di recente avanzati dubbi. Il secondo — fellow del Balliol, poi del Merton  ricordato come maestro [m È in Buyraert, The Tractatus logicae minor of Ockbam, Franciscan Studies; per la datazione di de sta e della seguente opera di Occam, cfr. ivi, pp. 51-53. In Buvraert, The Elementarium logicae of Ockbam,  Franciscan Studies: poiché non citeremo le ultime pp. della seconda parte, la numerazione delle pp. non dà luogo a confusione tra le due parti; omettesue mp l'indicazione del volume e dell’annata della rivista. er le notizie biografiche relative ai maestri inglesi che seguono, Empen, A Biographical Register of the arida of OXFORD to (Di 1500, 3 voll., Oxford; per il nostro autore, cfr. MARTIN, Burley, in Oxford Studies presented to Callus, Oxford, Rio. NI ties E Ockham and Some Mertonians [LIKE H. P. GRICE], Mediaeval Sudies, e Repertorium ivi ferergicig, Mertonense, De puritate artis logicae Tractatus longior. With a Revised Edition of the Tractatus brevior, ed. by Bshner, St. Bonaventure N.Y.-Louvainna e 1955. È contenuto nel ms. Erfurt, Wissenschaftliche Allgemeinbibli Amplon. Q. 276, ff. 6ra-19va; l’indice del ms. è in Tesio, Lea klung der Sprachtheorie im Mittelalter, Beitrige zur Geschichte der Philosophie, Miinster. Pinborg avanza dubbi sull’autenticità dell’opera] reggente nelle arti e come sacre theologie professor — scrive, fra l’altro, una Logica valde utilis et realis contra Ocham e delle Questiones super librum Priorum analeticorum: di entrambi utilizzeremo quanto ha pubblicato Synan. La generazione successiva annovera Guglielmo Heytesbury: fellow del Merton, e tra i fellows fondatori del Queen's, e poi ancora fellow del Merton, è ricordato come maestro in teologia; e due volte cancelliere di Oxford. Compone la sua opera maggiore, le Regulae solvendi sophismata, e i Sophismata. Di lui si ricorderanno le Regulae, il De sensu composito et diviso, il De veritate et falsitate propositionis (questi testi sono Cfr. Synan, Richard of Campsall, an English Theologian,  Mediaeval Studies, Introduction alle Questiones (di cui alla n. seguente); v. WersHEIPL, Repertorium Mertonense. Rispettivamente: Svnan, The Universal and Supposition in a Logica Attributed to Richard of Cempsall, in Mediaeval Thinkers. A Collection of bitherto unedited Texts, ed. O'Donnell, Toronto; e The Works of Richard of Campsall, I: Questiones super librum Priorum analeticorum. Ms. Gonville and Caius 688, ed. by Synan, Toronto. Cfr., oltre a Empen, op. cit., ad L: J.A. WrrsHerPL, Ockbam and Some Mertonians (in part.: il suo testamento), e Repertorium Mertonense. Cfr. Erfurt, Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek, ms. Amplon. F. 135, f. 17r: Explicit quidem tractatus optimus datus OXONIE a mag. Hytthisburi; cfr. W. ScHum, Beschreibendes Verzeichniss der Amplonianischen Handschriften-Sammlung zu Erfurt, Berlin. Cfr. A. Mater, Die Vorliufer GALILEI, Roma. Gregorio da RIMINI (si veda) cita i Sophiswata di Heytesbury nel suo commento alle Sentenze. stati editi a Venezia, e il trattato De propositionum multiplicium significatione, conservato in un solo manoscritto. Billingham, poi, e maestro nelle arti e reggente e fellow del Merton. Di lui si sono studiati lo Speculumz puerorum sive Terminus est in quem e il De sensu composito et diviso Wyclif compose una Summula de logica e tre trattati che vanno sotto il nome di Logice continuacio: sono stati tutti pubblicati da Dziewicki nell'edizione delle opere latine di Wyclif sotto il titolo Tractatus de logica. Condiscepolo di Wyclif al Merton e Strode, maestro nelle arti, poeta e uomo politico: la sua Logica [Cfr. GuiLeLMI HENTISBERI Tractatus de sensu composito et diviso. Regulae eiusdem cum suphismatibus. Tractatus HENTISBERI de veritate et falsitate propositionis. Conclusiones eiusdem. Impressum VENEZIA per Bonetum Locatellum sumptibus Octaviani Scoti. I capitoli delle Regulae saranno citati autonomamente. Essi sono: De insolubilibus, De scire et DVBITARE, De relativis, De incipit et desinit, De maximo et minimo, De tribus praedicamentis. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. lat. VI, 160 (= 2816), ff. 252ra-253vb. 87 Cfr. Maierù, Lo Speculum puerorum sive Terminus est in quem di Billingham, Studi Medievali, A ERMINI (si veda); notizie biografiche; testo dello Speculum puerorum sive Terminus est in quem; testo parziale del De sensu composito et diviso (dall’unico ms. noto, Parigi, Bibliothèque Nationale, lat. 14715), ivi, appendice. J. WycLir, Tractatus de logica, Now First Edited from the Vienna and Prague Mss. by Dziewicki, London  (First repr. New York-London-Frankfurt): la Logica occupa le pp. 1-74 del vol. I; il tr. I Logice continuacio è ivi, pp. 75-120; il tr. II Logice continuacio è ivi, pp. 121-234; il tr. III Logice continuacio occupa i voll. IT-III dei Tractatus de logica. Cfr. Dictionary of National Biography, ed. L. Stefen-S. Lee, London, ad /., e EMDEN, op. cit., ad I. in sei trattati (uno dei quali dedicato alle Conseguentiae) è tutta conservata nel ms. Bodleian, Canon. 219”. Un autore del quale non si sa altro se non che e inglese” è Maulevelt: i più antichi manoscritti delle sue opere, diffuse prevalentemente nell’Europa, sono della metà del secolo XIV”. I trattati qui presi in esame sono Per il testo dei trattati ancora inediti ci serviamo del ms. Oxford Bodleian Library, Canon. 219, ff. 13ra-52vb: la successione dei trattati nel ms. non è quella voluta dall'autore; qui si darà solo l'indicazione dei ff, non del trattato. Per il testo delle Conseguentiae ci serviamo della seguente ed.: Stroni Consequentie cum commento ALEXANDRI SERMONETE. Declarationes GAETANI in easdem Consequentias. Dubia Magistri PAULI PERGULENSIS. Obligationes eiusdem Stropi. Consequentie RicarDI DE FERABRICH. Expositio GAETANI super easdem. Consequentie subtiles HENTISBARI. Questiones in Consequentias Strodi perutiles eximii artium doctoris domini ANtoNI FracHantiani Vicentini. Impressa fuerunt VENEZIA que in hoc volumine continentur per Lagarum de Soardis, sumptibus Heredum nobilis viri domini Octaviani Scoti civis Modoetiensis et Sociorum 1517 Die 8 Aprilis. Risulta dai sgg. ms.: Erfurt, Amplon. Q. 255  Explicit tractatus fallaciatum lectus Lovanii per mag. Thomam Anglicum dictum Manlevel (f. 27), e Amplon. Q. Hec questiones fuerunt compilate per Manlevel Anglicum doctorem solempnem. Non serve molto alla identificazione del nostro autore quanto si legge in PRANTL (che ricorda il Tractatus obligationum di Martin Molenfelt, per il quale cfr. Murtaty, The  Summulae logicales); F. EHRLE, Der Sentenzentommentar Peters von Candia des pisaner Papstes Alexander V., Miinster, che identifica Tommaso con Martino; GraBMann, Handschriftliche Forschungen und Funde; K. MicHarsri, Le criticisme et le scepticisme dans la philosophie,  Bulletin international de l'Académie polonaise des Sciences et des Lettres, Classe d’hist. et philos., Cracovie, ora in La philosophie au XIVE siècle. Six études, herausg. und eingel. von K. Flasch, Frankfurt. Ma cfr. J. Pinpore, Die Entwicklung der Sprachtheorie ..., cit.,146 n. 23; il Pinborg mi ha comunicato le notizie di cui a questa e alla seguente n. con lettera del 18.8.70. Cfr. Gottinga, Universitàtsbibliothek, ms. Theol. 124. De suppositionibus e De terminis confundentibus. Un’adeguata datazione può essere proposta dopo un accurato esame delle sue opere. Per la scuola parigina sono state invece considerate le opere di tre autori: Buridano, Alberto di Sassonia, e Inghen. Buridano e rettore dell’università. Delle sue opere  utilizzeremo il Compendium logicae (il Tractatus de suppositionibus sarà citato L'incipit del trattato De suppositionibus è: Expedit ut terminorum acceptio lucide cognoscatur, e l’explicit: Utrum istae propositiones de virtute sermonis sint verae hoc patebit in libro de Consequentiis et sic sit finis huius operis causa brevitatis ; del trattato De terminis confundentibus l'incipit è: Affectuose summariam cognitionem terminorum vim confundendi habentium, l’explicit: consequentia negatur quia antecedens est verum et consequens falsum. Il secondo trattato rinvia al primo, ma i codici consultati presentano varianti a questo proposito: il Vat. lat. 3065, f. 26ra, ha: aliquae regulae positae sunt in tractatu de suppositionibus sic incipiente: Intentionis praesentis in hoc tractatu etc. , e ciò è anche (meno in hoc tractatu etc. ) nell’Amplon. Q. 30, f. 141r; il ms. Cracovia, Biblioteka Jagiellotfiska, ha invece (f. 295v):  incipiente: Expedit etc. , mentre i mss. Cracovia 2178 (f. 43v) e 2591 (f. 80r) omettono l’incipit, pur conservando il rinvio al De suppositionibus. Il trattato De suppositionibus, a sua volta, ha un rinvio all’altro: de quibus patebit [così i mss. Cracovia 2178, f. 40v, e 2591, f. 75v; il Vat. lat. 3065, f. 68ra, ha patuit] in libro de terminorum Confusione . Maulevelt parla dunque di tre trattati (De suppositionibus, De terminis confundentibus, De consequentis) che potrebbero essere parti di un'unica opera logica, o surzzza. Utilizzeremo il testo dei due trattati secondo il ms. Vat. lat. 3065 (De ter minis confundentibus, ff. 25vb-28ra, e De suppositionibus, ff. 65vb-68rb), per il quale cfr. il mio Lo  Speculum puerorum ..., cit., pp. 312-314.  Cfr. Joannis BuripaNI Perutile Compendium totius logicae cum praeclarissima sollertissimi viri JOANNIS DORP expositione. Impressum Venetiis per Petrum de Quarengiis Bergomensem. Anno domini 1499, die XI Maij, s. pp. I '''+—m_1 r o_o T_—1-P-P1_1_.u nell’edizione della Reina #), i Sophismata®, le Consequentiae”; si ricorderanno anche i Capitula a lui attribuiti dal ms. Vat. lat. 3065%. Alberto di Sassonia e anch’egli rettore a Parigi, quindi, e rettore dell’università di Vienna e poi vescovo di Halberstadt: ricorderemo le sue Quaestiones in Ochami logicam, la Logica!” e i Sophismata. Inghen, professore a Parigi e rettore, primo rettore dell’università di Heidelberg, ha lasciato molte opere, ma qui saranno utilizzati solo i Textus dialectices. Le opere di questi filosofi, per la diffusione avuta in tutta Europa, servono a caratterizzare [Burano, Tractatus de suppositionibus, prima ed. a cura di Reina,  Rivista critica di storia della filosofia. Burani Sopbismata, per felicem balligault parisius impressa  die 20 Novembris 1493, s. pp. (ma con paginazione a mano nell’esemplare utilizzato). Burani Consequentiae. Impressus parisius per Anthonium caillaut, s. a., s. pp. 9 Ms. cit., ff. 105-107vb; per essi cfr. G. FepERICI VESCOVINI, Sw alcuni manoscritti di Buridano, Rivista critica di storia della filosofia. Per le quali cfr. l’ed. dell’Expositio aurea di Occam. Arsertuci Logica. Perutilis Logica excellentissimi Sacre theologie professoris magistri ALsERTI DE SAXONIA ordinis Eremitarum Divi Augustini. Impressa Venetiis ere ac sollertia Heredum Domini Octaviani Scoti Civis Modoetiensis et sociorum. Anno a Christo ortu. Die XII. mensis Augusti. 101 Cfr. ArseRTI De SaxonIa Sopbismata nuper emendata. Impressum est Parisiis hoc opusculum  Opera ac impensa Magistri felicis Baligault Anno ab incarnatione dominica, s. pp. (ma l'esemplare utilizzato ha la paginazione a mano).Stanno in Parvorum logicalium liber continens perutiles Perri HispAnI tractatus priorum sex et [MARsILII dialectices documenta, cum utilissimis commentariis perCONRADUM PSCHLACHER  congestis, Viennae Austriae, Johannes Singrenius. I trattati di INGHEN sono: Tractatus suppositionum, ivi, ff. 146v-166r; Tractatus ampliationum, ivi, ff. dottrine ampiamente conosciute e accettate. Non più di un cenno è riservato al Tractatus exponibilium di Pietro d’Ailly (} !%. Il terzo gruppo di FILOSOFI è quello ITALIANO. Pietro di Mantova [si veda], studente a Padova, lettore di filosofia a BOLOGNA. Pietro ha lasciato una Logica di notevole interesse. Gli altri filosofi o vissero a cavallo tra il secolo XIV e quello successivo, come Paolo Veneto. Poiché tuttavia le loro opere testimoniano che IN ITALIA l'insegnamento della logica e impartito spesso su testi di filosofi inglesi o derivati da questi, essi sono posti accanto ai filosofi del secolo XIV quali loro legittimi epigoni. NICOLETTI (si veda), noto come Paolo Veneto, studia, fra l’altro, a Oxford e insegna in varie università italiane e soprattutto a Padova; citeremo 168v-173v; Tractatus appellationum, ivi, ff. 175v-179v; Textus de statu, f. 180; Tractatus restrictionum, ivi, ff. 181v-182r; Tractatus alienationum, ivi, f. 182v; Prima Consequentiarum pars, ivi, ff. 184r-193r; Secunda Consequentiarum pars, ivi, ff. 194v-208v. Al titolo Textus dialectices seguirà solo l'indicazione dei ff. 103 Cfr. MacistRI PetrI DE ArLLvAco Tractatus exponibilium, Parisius Impressus a Guidone Mercatore. In campo gaillardi. Id. Octobris, s. pp. (ma l'esemplare consultato ha la paginazione a mano). Petrus MANTUANUS, Logica. Tractatus de instanti, Padova, Johann Herbort; l’ordine dei trattati è diverso dai mss. alle stampe; l’ed. utilizzata è s. pp., ma l'esemplare che ho consultato ha una paginazione a mano; la segnatura della Bibl. Vat. è Ross. 1769; cfr. la bibliografia in Lo Speculum puerorum ..., cit.,299 n. 16. La più completa trattazione d’insieme del pensiero di NICOLETTI è ancora quella di F. MomicLiano, NICOLETTI e le correnti del pensiero filosofico del suo tempo, Torino; pet il soggiorno ad Oxford, cfr. B. NarpI, Letteratura e cultura veneziana del Quattrocento, in La civiltà veneziana del Quattrocento, Firenze, dove si afferma che NICOLETTI rimane a Oxford almeno 3 anni, e si le sue opere: Logica parva, Logica magna, Quadratura. Paolo da PERGOLE (si veda) e  discepolo di NICOLETTI a Padova e resse la scuola di Rialto a Venezia; la sua Logica segue da vicino la Logica parva del suo maestro; il trattato De sensu corpositio et diviso dipende dall'omonimo trattato di Heytesbury !°; i Dubiz sono legati ai temi delle Consequentiae di Strode. Altro discepolo di NICOLETTI e il vicentino Gaetano da THIENE (si veda),  professore a Padova, che ha legato il suo nome soprattutto al commento delle opere di Heytesbury (Regulae e Sophismata). Si ricorda di lui l’Expositio delle Consequentiae di Strode. Il domenicano Battista da FABRIANO (si veda) riporta il seguente documento. Die 31 Augusti 1390: Fecimus studentem fratrem Paulum de Venetiis in nostro studio Oxoniensi de nostra gratia speciali cum omnibus gratiis quibus gaudent ibidem studentes intranei. Item eidem concessimus quod tempore vacationum Lundonis possit libere morati. Cfr. ora A.R. PerreraH, A Biograpbical Introduction to NICOLETTI,  Augustiniana. Pauri VENETI Logica, [Venezia, Cristoforo Arnaldo], s. pp. AI titolo Logica parva seguirà solo l’indicazione del trattato. Pauri Veneti Logica magna. Impressum Venetiis per diligentissimum virum Albertinum Vercellensem Expensis domini Octaviani Scoti ac eius fratrum opus feliciter explicit Anno D. 1499 Die 24 octobris. Macistri Pauri VenETI Quadratura. Impressum Venetiis per Bonetum Locatellum Bergomensem iussu et expensis Nobilis viri Octaviani Scoti civis Modoetiensis. Anno ut supra. Cfr. B. NARDI, op. cit., pp. 111-118. Cfr. Pau or PercuLA, Logica and Tractatus de sensu composito et diviso, ed. Brown, St. Bonaventure N.Y.-Louvain-Paderborn 1961. Si tenga presente anche I. Bon, Paul of Pergula on Suppositions and Consequences,  Franciscan Studies , XXV (1965), pp. 30-89. Cfr. per l’ed. dei Dubia, n. 90. Cfr. su Gaetano da Thiene: P. Silvestro DA VaLsanziBIo, Vita e dottrina di Gaetano da Thiene, Padova 1949; per l’ed. dell’Expositio (che citeremo col titolo Super Consequentias Strodi), cfr. n. 90. professore di filosofia e teologia a Padova, Siena, Firenze e Ferrara, cominciò la sua carriera accademica un decennio dopo Gaetano da Thiene; compose, fra l’altro, una Expositio del De sensu compositio et diviso di Heytesbury. Il senese SERMONETA (si veda),  magister artium et medicinae , figlio del medico Giovanni, insegnò a Perugia, poi a Pisa (per quattro anni) e finì la sua carriera a Padova; ricorderemo i suoi due scritti di logica: Super Consequentias Strodi!5 e Expositio in tractatum de sensu composito et diviso Hentisberi!*, Un’Expositio dello stesso trattato De sensu composito et diviso scrisse anche il carmelitano senese Bernardino di LANDUCCI (si veda)), che divenne generale del suo ordine.Cfr. J. Quérrr-J. Ecuarp, Scriptores Ordinis Praedicatorum, I, Lutetiae Parisiorum 1719,847; G. Brorto-G. ZonTA, La facoltà teologica di Padova,  Padova. Cosenza, Biographical and Bibliographical Dictionary of Italian Humanists and of the World of Classical Scholarship in Italy, Boston, ad L’ed. dell’Expositio è in Tractatus de sensu composito et diviso magistri GuLieLMI HENTISBERI cum expositione infrascriptorum, videlicet: Magistri ALEXANDRI SERMONETE (impressum Venetiis per Jacobum Pentium de Leuco, a. d. 1501, die XVII julii), Magistri BERNARDINI PETRI DE LANDUCHES, Magistri PauLi PercuLENSIS et Magistri Bapriste DE FABRIANO. Si veda ora L. GARcan, Lo studio teologico e la biblioteca dei Domenicani a Padova nel Tre e Quattrocento, Padova, Battista da Fabriano. Cfr. J. FaccioLATI, Fasti Gymnasii Patavini, I, Patavii; A. FagroNI, Historiae Academiae Pisanae, Pisis; Ermini, Storia dell’università di Perugia, Bologna 1947,501. Cfr. l’ed. cit. inn. 90.  Cfr. l’ed. cit. in n. 113. Cfr. l’ed. del testo in n. 116; si vedano per le notizie biografiche: J. TritHEMIUS, Carmelitana Bibliotheca sive illustrium aliquot Carmelitanae religionis scriptorum et eorum operum catalogus magna ex parte auctus auctore P. Petro Lucio BeLGA, Florentiae apud Georgium Marescottum Contemporaneo del Landucci dovette essere il lodigiano POLITI, artium doctor: alunno di MARLIANI (si veda), insegna calculationes a Pavia! e compose vati trattati di logica: un De sensu composito et diviso, una declaratio della Logica parva di NICOLETTI e una Quaestio de modalibus, che sarà qui utilizzata, scritta al tempo di BORGIA (si veda). VETTORI (si veda), di Faenza, insegn a BOLOGNA, medicina a Padova e poi di 1593, pp. 20-21; C. ne VrrLiers, Bibliotheca Carmelitana, I, Aurelianis (ed. anast. Romae), nr. LXV, Bassani Porti Quaestio de modalibus, Venetiis apud Bonetum Locatellum 1505; l'incipit è (ivi, f. 2ra):  Excellentissimi doctoris magistri Bassiani Politi Laudensis quaestio de numero modorum facientium sensum compositum et divisum. Quaestio est difficilis in materia de modalibus, utrum tantum sex [....] , l’explicit è (ivi, f. 4rb): iam patet ex dictis quid sit dicendum. Finis ; cfr. ivi la lettera dedicatoria a Rodrigo Carvajal, dalla quale risulta che fu alunno di Gerolamo Marliani, vivente quando l’autore scriveva (insegnò a Pavia nel 1486-87 e nel 1507: cfr. Memorie e documenti per la storia dell'università di Pavia , Pavia 1878, ad I.), figlio di Giovanni Marliani (per il quale cfr. M. CLaceTT, Giovanni Marliani and Late Medieval Physics, New York 1941. Sul Politi cfr. C. DionisortI, Ermolao Barbaro e la fortuna di Suiseth, in Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di B. Nardi, Firenze. Cfr. Quaestio de modalibus, cit., f. 3va:  Pro cuius declaratione praesuppono mihi unum fundamentum Petri Mantuani in primo capitulo De instanti anno elapso dum Papiae calculationes profiterer per me fortissimis rationibus comprobatum ; il suo Tractatus proportionum introductorius ad Calculationes Suiset è edito insieme con la Quaestio ai ff. 4va-8vb. 120 Quaestio, cit., f. 3va:  stante fundamento diffuse declarato in tractatu nostro De sensu composito et diviso , e f. 4rb:  Hoc autem diffuse declaravimus in tractatu nostro De sensu composito et diviso . 121 Ivi:  optime poteris sustentare definitionem Pauli de suppositione absque aliqua limitatione, ut diffuse contra modernos declaravimus super Logica patva . 12 Ivi, f. 3va:  Alexandro nunc summo pontifice .] nuovo a Bologna !*; ha lasciato molte opere di medicina e due opere logiche, composte entrambe al tempo in cui insegnava logica a Bologna: la prima è Collectaneae in suppositiones Pauli Veneti, la seconda è Opusculum in Tisberum de sensu composito et diviso; utilizzeremo solo quest’ultima. Non di tutti questi trattati si troverà qui un’analisi approfondita, ma ad alcuni si farà solo un riferimento.La struttura della summzula, o summa, ha subìto una notevole evoluzione. Essa risulta composta di alcuni trattati che riassumevano le dottrine dell’Isagoge e dell’Organon (in questo caso, l’esposizione del De interpretatione occupa il primo posto) ai quali seguivano altri trattati sulle proprietates terminorum. Con la Summa logicae di Occam cade la distinzione tra elementi della logica antiqua ed elementi della logica moderna. La materia è ristrutturata, secondo un criterio ‘naturale’, in parti che studiano l’elemento più semplice o termine, la proposizione, e il sillogismo o strutture logiche complesse. Questo criterio naturale non corrisponde alla distinzione tra logica elementare o degli enunciati e logica o CALCOLO DEI PREDICATI. Ma con il De puritate artis logicae di Burleigh si fa un passo [Cfr. S. Mazzetti, Repertorio di tutti i professori antichi e moderni della famosa Università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna, Bologna. Cfr. per entrambe: BenEDICTI VICTORII BononiensIS Opusculum in Tisberum de sensu composito ac diviso cum eiusdem collectaneis in suppositiones Pauli Veneti. Expositio Benedicti Victorii Bononiensis ordinariam logicae Bononiae publice profitentis feliciter explicit. Laus deo. Finis. Bononiae. Cfr. Bonner, Medieval Logic] avanti. L’opera, si è detto, ci è pervenuta in due redazioni. Se il tractatus longior risulta di due trattati (de proprietatibus terminorum e de propositionibus et syllogismis bypotheticis) e risente ancora del criterio naturale che presiede alla Summa logicae di Occam, il tractatus brevior avrebbe dovuto risultare di parti dedicate alle regulae generales -e cioè consequentiae, syncategoremata e suppositiones --, all’ars sophistica -dottrina delle fallaciae --, all’ars exercitativa -o de obligationibus -e all’ars demonstrativa -o sillogismo. Nel iractatus brevior, dunque, la distribuzione della materia non obbedisce più che a criteri puramente logici, ponendo in primo piano la logica degli enunciati. Ma per avere un quadro più completo delle modificazioni subite dall'impianto dei manuali di logica, è opportuno accennare ancora alla struttura di due opere. Le Regulae solvendi sophismata di Heytesbury sono una surzzza !” (ma vanno anche sotto il nome di Logica), ma della summa tradizionale conservano ben poco. Si articolano infatti in capitoli dedicati agli insolubilia, al de scire et dubitare, alla supposizione del relativo (de relativis), alla expositio de incipit et desinit, ai problemi de maximo et minimo e a quelli, compresi nel capitolo de tribus praedicamentis, relativi al moto locale, quantitativo (de augmentatione) e qualitativo (de alteratione). Più tradizionale la distribuzione della Logica di Strode. In un primo trattato Strode ricapitola la materia dei seguenti libri: De interpretatione (con in più la trattazione delle proposizioni ipotetiche), Isagoge, Categorie e Primi analitici, nel secondo si toccano i seguenti argomenti: termine, proposizione, de obligationibus (è, [Cfr, l’Introduction del Bonner a W. BurLEIGH, op. cif., pp. VI-XI. 127 Op. cit., f. 4va: traderem brevi summa e Et in sex capitula nostram dividens summulam  . 128 Così, secondo ScHum, op. cit.,88, è nel cit. ms. Erfurt, Amplon. F. 135. questo, un trattato dedicato, come avverte l’autore, ai  principia logicalia  e che deve servire ad introdurre i giovani  in tractatus graviores !®); seguono gli altri quattro trattati: conseguentiae de suppositionibus et exponibilibus, obligationes, insolubilia. i Si può notare che in queste opere nuove esigenze e nuovi problemi si fondono con esigenze tradizionali d’insegnamento. Ma emerge sempre più l’affermarsi della logica degl’enunciati o consequentiae rispetto alla logica dei termini, giacché la logica dei termini è sottoposta a verifica mediante consequentiae. Ciò è stato già rilevato a proposito della suppositio, ma trova ora nuove conferme soprattutto nella dottrina della probatio propositionis. La logica elementare, specie nella probatio, è il presupposto indispensabile di tutta l’articolazione del discorso e delle analisi proposte. Contemporaneamente, anche a livello di organizzazione di un corpus di dottrine logiche, la consequentia va a prendere il primo posto. Si è ricordata la collocazione che essa ha nel tractatus brevior De puritate artis logicae di Burleigh. Ma si pensi che, spesso, il sillogismo è considerato, come dev'essere, un tipo di conseguentia (Riccardo di Campsall parla di consequencia sillogistica e Alberto di Sassonia ha de consequentiis syllogisticis) fino a giungere con SERMONETA (si veda), all’affermazione del primato delle consequentiae rispetto ai sillogismi. Le corseguentiae sono communissima pars libri Priorum, aut ad ipsum isagogicon. Tutto ciò è testimonianza di un lavoro che lungo i secoli Fa Cfr. Logica, cit., f. 19vb: Et haec dicta de principiis logicalibus ad iuvenum introductionem in tractatus graviores sufficiant . 19 Bonner, Medieval Logic, cit., pp. 29-31. 131 Cfr. Questiones ..., cit., 12.34,205. { sa” Logica, IV, 7: De consequentiis syllogisticis hoc est de syllogismis, . 28vb. È 133 Cfr. Super Consequentias Strodi, cit., f. 2ra: Ad secundum dico libellum hunc esse communissimam partem libri Priorum aut ad ipsum isagorgicon, et per consequens immediate postponi debere ad librum ha avuto di mira l’identificazione di strutture logiche sulle quali fosse possibile operare. Ma è ben noto che la logica è, nel medioevo, una delle arti del trivio e HA PER OGGETO IL LINGUAGGIO  (è quindi una scientia sermocinalis) come la grammatica e la retorica, differendo però da la GRAMMATICA e la RETORICA perché DIALETTICA mira a discernere le proposizioni vere da quelle false, mentre la grammatica e la retorica insegnano, rispettivamente, a SERVIRSI del linguaggio con correttezza – LA GRAMMATICA -e con eleganza – LA RETORICA. A sua volta, IL LINGUAGGIO-OGGETTO  d’indagine è una lingua storica, il LATINO. È da chiedersi perciò fino a che punto i risultati dello sforzo compiuto per identificare strutture linguistiche sulle quali fosse possibile operare validamente da un punto di vista logico autorizzino a parlare di logica formale; o, in altri termini, se le strutture siano autentiche forme, siano trattate SENZA FAR RIFERIMENTO AL SIGNIFICATO delle parole e al senso delle espressioni. Quando si cerca una risposta, la difficoltà maggiore s'incontra nel fatto che la proposizione studiata ha un ineliminabile importo esistenziale, per cui elementi extra-logici -ontologici, gnoseologici -finiscono per condizionare la trattazione della logica. È tuttavia utile indicare alcuni elementi che documentano il progressivo affermarsi di una concezione formale della logica. Oltre alla distinzione, troppo nota, tra materia e forma di un argomento, ricordiamo che Buridano considera la copula est “formale propositionis;” essa cioè è l’elemento Periermenias et anteponi ad librum Topicorum, Elenchorum et Posteriorum. Patet hic ordo, quia de consequentia hic tamquam de subiecto agitur, quae communiot est omni specie argumentationis seu syllogismo simpliciter, de quo agitur in libro Priorum . Cfr. Moopy, Truth and Consequence ..., cit.,10. 134 Cfr. R. CarnaP, Sintassi logica del linguaggio, tr. it. A. Pasquinelli, Milano 19662,33. 135 Cfr. Tractatus de suppositionibus, cum copula debeat esse formale propositionis; Reina legge: esse (verbum) formale , ma l'integrazione è superflua. Ma v. BURIDANO, Consequentiae, cit., tei] formale della proposizione categorica o atomica; che Alberto di Sassonia parla di “formale propositionis” per le ipotetiche: sono tali le particelle sincategorematiche (come “si” – sillogismo ipotetico; “vel:, sillogismo disgiuntivo) che fungono da connettivi tra proposizioni atomiche in modo da formate proposizioni molecolari; che Heytesbury usa il termine forzza per indicare una struttura logica, considerata solamente dal punto di vista operativo, nella quale le variabili stanno per proposizioni. Il progressivo, cosciente affermarsi del primato della logica degl’enunciati va dunque di pari passo con l’individuazione di forme logiche. Infine, in un testo in cui si discute della diversità delle logiche, proprie delle varie scienze, all’interno dell’unica (universalis) logica comune a tutte le scienze, e quindi della diversità della rationalis logica fidei e della logica naturalis, Holcot scrive. Sed quid est dicendum: estne logica Aristotelis formalis, an non? Dico, quod si non vis I, 7 (distingue tra materia e forma della proposizione o della consequentia e precisa quali elementi siano da considerare spettanti alla forma). 156 Cfr. Sophismata, cit., II, 8° Non Socrates currit vel non curtit , f. [4lra]:  quia formale, scilicet nota disiunctionis, in utraque affirmatur , e   Non aliquis homo currit si aliquod animal currit , f. [4lra-b]: [..] eo quod in illo sensu negatio cadit supra formale propositionis, scilicet supra notam conditionis. 157 Cfr. cap. VI, app. 2, nn. 8 e 9 (in entrambi i casi si tratta della proposizione copulativa. 158 Cfr. HoLcor Opus questionum ac determinationum super libros Sententiarum, Lugduni 1518, I Sent., q. 5J:  Eodem modo rationalis logica fidei alia debet esse a logica naturalis. Dicit enim Commentator secundo Metaphysicae commento XV quod quaedam logica est universalis omnibus scientiis, et quaedam propria unicuique scientiae; et si hoc est verum, a multo fortiori oportet ponere unam logicam fidei, et similiter alia logica utitur obligatus certa specie obligationis, et alia libere respondens secundum qualitatem propositionum. Modo philosophi non viderunt aliquam rem esse unam et tres; ideo de ea in suis regulis mentionem non fecerunt. Sunt igitur in logica fidei tales regulae: quod omne absolutum praedicatur in singulari de tribus, et non in plurali; alia, quod unitas tenet suum consequens, ubi non obviat relationis oppositum. Et ideo, concessis praemissis dispositis Terminologia logica della tarda scolastica 43 vocare logicam formalem nisi illam, quae tenet in omni “agi sicut dicit Commentator primo Physicorum commento XXV: ermo concludens per se debet concludere in omni materia, tune patet, quod non. Si vis vocate logicam formalem illam, quae per naturalem inquisitionem in rebus a nobis sensibiliter a non capit instantiam, dico quod sic  !®: secondo Holcot, la logica aristotelica è logica naturale, e la sua validità non trova eccezione nell’ambito della nostra esperienza. Essa è quindi formale nell'ordine della natura. Ma la logica aristotelica non è una logica universale valida in ogni materia (non è applicabile, ad tr pio, al dato rivelato, come al problema della trinità) e in tal senso non è logica formale. Forse altri testi potranno ts mentare meglio e chiarire con quale coscienza i maestri Fa ev si servissero dei propri strumenti scientifici, e quindi della logica Ma sembra incontestabile che qui s’affaccia 1 esigenza di una logica formale, la cui validità si estenda ad ogni campo del sapere e non dipenda dalle particolarità della materia trattata, De sia cioè condizionata dai princìpi di questa, ma ubbidisca solo ai propri princìpi. Prima di concludere, è il caso di spendere qualche parola per presentare questo lavoro e per collocarlo in rapporto ai temi ora accennati. na . Ciascuno dei capitoli nei quali esso si articola è dedicato ie studio di un termine o gruppo di termini, e quindi di una dotin modo et in figura, negatur conclusio, quia in conclusione obviat cera oppositio; sicut si arguitur sic: haec essentia est pater, haec essentia t.filius, ergo filius est pater; et utraque praemissarum est vera, et app: ispositio tertiae figurae . . de" Ivi (continuaz. del testo della n. prec.). Il passo è gar w F. Horemann, Holcot. Die Logik in der Theologie, in Lo ssd Mediaevalia, 2: Die Metaphysik im Mittelalter. Vortrige des si mi nalen Kongresses fiir mittelalterliche Philosophie (Kéln 31 Aug.-6 Sept. 9 herausg. P. Wilpert-W.P. Eckert, Berlin 1963, p. 633. 44 Alfonso Maierà trina, che ha un certo rilievo nel quadro dell’insegnamento logico della tarda scolastica. L’ordine con cui si succedono i capitoli non è quello strettamente alfabetico. Il criterio alfabetico si compone con quello dell’affermarsi cronologico delle dottrine. La combinazione dei due criteri ha portato a una disposizione che, pur salvando la varietà dei temi trattati, forse conferisce una certa unità all’esposizione. Le dottrine, proprie della logica modernorum, relative ai termini e alle proposizioni hanno trovato una particolare sistemazione in due specie di trattati che corrispondono a diversi punti di vista. Uno è quello fornito dal de sensu composito et diviso: si pensi al trattato di Heytesbuty). L’altro corrisponde a quello della probatio propositionis -quale si trova, ad esempio, nello Speculum di Billingham. Si è dato un certo rilievo a questi temi per due motivi. Primo, perché sembra siano le dottrine verso le quali confluiscono le altre. Si vedano i rapporti tra appellatio e senso composto e senso diviso, tra ampliatio e propositio modalis, tra suppositio confusa, descensus e probatio, tra propositio modalis e probatio, tra la dottrina della probatio e quella del senso composto e del senso diviso: è una fitta rete di nessi che corre da un tema all’altro. Secondo, perché i due punti di vista, in certo senso concorrenti, finiscono per unificatsi. Il de sensu composito et diviso è in genere analizzato per mezzo della dottrina della probatio dai filosofi italiani. Il rapporto tra di essi costituisce uno dei temi più interessanti della filosofia scolastica del linguaggio. I capitoli appellatio, ampliatio-restrictio, e copulatio affrontano una problematica che, pur presente nella tarda scolastica, non ha ricevuto un impulso notevole in quel periodo. Essi infatti svolgono una tematica caratterizzante: le prime discussioni sulle proprietates terminorum. Segue un capitolo che studia un aspetto della suppositio. La dottrina della suppositio rappresenta il frutto più maturo dei parve logicalia e apre la strada allo studio dei termini dal punto di vista della logica degli enunciati. Qui se ne tratta un capitolo particolare, la confusio, al quale i logici della tarda scolastica fanno continuamente riferimento e che mostra la tendenza a una nuova organizzazione della dottrina in un quadro più ampio. Seguono capitoli dedicati alla propositio modalis, alla probatio propositionis, al sensus compositus e al sensus divisus, che dovrebbero meglio documentare la capacità di analisi dei filosofi alle prese con un linguaggio storico e informale come IL LATINO mentre aspirano a fondare un linguaggio scientifico, ideale, o formale. Quanto di tutto ciò la logica derivi dalle dottrine grammaticali si vedrà nei singoli casi. Rijk, nella sua Logica modernorum fa un primo bilancio dei termini che la logica fa propri RICAVANDOLI DALLA GRAMMATICA FILOSOFICA O RAZIONALE. Di essi ricordiamo suppositio, appositio, appellatio, IMPLICATIO, IMPLICITVM-EXPLICITVM, incongruu. Ma bisogna aggiungere che la logica necessariamente fa leva sulle dottrine grammaticali nella sua indagine sulle strutture linguistiche  del LATINO. Si pensi allo studio delle parti del discorso, in particolare del NOME con i suoi casi (si veda la funzione dei casi obliqui in contrapposizione al caso rectus), e del verbo e del tempo di esso. Del pronome relativo e l’ANAFORA, la CATAFORA, l’ENDOFORA, e l’ESSOFORA, in rapporto al problema della supposizione, la prae-suppositio, e l’implicatura. Si pensi al rapporto tra forma avverbiale e forma causalis o nominale del modo; e, ancora, a quanto siano presenti le dottrine delle costruzioni sintattica – SINTASSI, SEMANTICA, PRAMMATICA -grammaticali, indipendenti, nella vox attiva o vox passiva, e dipendenti (dictu72) e, in particolare, all’importanza che esse rivestono per l’esame del senso composto e del senso diviso. Si vedrà se, e quale, utilità possa venire alla discussione di problemi affrontati dai filosofi del linguaggio  del nostro tempo, come H. P. GRICE, dalla lettura di testi del genere. Segnaliamo soltanto alcuni punti nei quali il confronto risulta immediatamente interessante: 140 Op. cit., I, pp. 20-22; ma cfr. tutta la prima parte del secondo volume della stessa opera. la dottrina dell’impositio richiama alla mente la critica della dottrina del nome avanzata da ‘Vitters.’ La consignificatio temporis è negata’ da Russell. La dottrina della copula e della predicazione può essere esaminata alla luce dell’ONTOLOGIA – come rama della metafisica, come ha fatto D.P. Henry, sequendo H. P. GRICE – “Semantics and METAPHYSICS,” Part II to his “Studies in the Way of Words”. Per quanto riguarda i modali. Si veda l'esame dei particolari egocentrici e degli atteggiamenti enunciativi operata da Russell. Si tratta solo di alcuni argomenti e punti di contatto che permettono però di notare come il ripropotsi, a distanza di tanti secoli, degli stessi temi sottolinei quanto siano insoddisfacenti le formulazioni e le soluzioni finora affacciate, se la ricerca intorno ad essi continua con impegno. Cfr. Ricerche filosofiche, ed. it. a cura di M. TRINCHERO (si veda), Torino: ad es., $ 40, pp. 31-32. 14 Cfr. A Inquiry into Meaning and Truth, tr. it. di L. Pavolini col titolo Significato e Verità, Milano. Cfr. Henry, The De Grammatico of AOSTA: The Theory of Paronymy, Notre Dame Ind.., che utilizza C. LEJEWSKI, On Lesniewski's Ontology,  Ratio; per i particolari egocentrici, e per gli atteggiamenti enunciativi. APPELLATIO. Appellatio —mpoonyopia nell'antichità. Il valore primo e fondamentale dei termini appellatio e appellare è, rispettivamente, atto di NOMINARE (DESSINARE) o semplicemente ‘nome’, e ‘nominare’, ‘designare’ DESSINARE. DISENNARE. Ma appellatio rende la “rpoonvopia”, fra l’altro, in due contesti: quello aristotelico o LIZIO delle “Categorie” e quello del PORTICO delle dottrine grammaticali. In rapporto al testo aristotelico e all’insegnamento DEL PORTICO si sono costituite due tradizioni. Di esse la più antica, e più ampiamente testimoniata, è senza dubbio la seconda. Un primo cenno si trova nel spagnuolo Quintiliano, il quale, discutendo del numero delle parti del discorso, si chiede se npoonvopia sia da considerare una specie di nome o una autonoma parte del discorso -in questo secondo caso, NOMEN è quella parte del discorso indicante una qualità propria, individuale, esempio: ‘SOCRATE,’ o GRICEVS, STRAWSONIVS e PEARSIVS -mentre appellatio è la parte del discorso indicante una qualità comune, esempio: ‘uomo’ -e se il termine “npoonvopia” sia da rendere indifferentemente con “vocabulum” o [Cfr. Thesaurus linguae latinae, appellare, appellatio. Cfr. però L. ApAmo, BOEZIO e VITTORINO traduttori e interpreti dell’ Isagoge di Porfirio, Rivista critica di storia della filosofia, il quale rileva che Vittorino rende  prevalentemente “xamyopeiv” con “appellare,” xaxmyopla con “appellatio”, xatnYyopobpevos con appellativus. appellatio, oppure se “vocabulum” debba essere distinto da appellatio, indicando il primo termine i nomi comuni di corpi, visibili e tangibili, e il secondo i nomi comuni di cose invisibili e non tangibili. Come è noto, per i grammatici filosofici della tarda antichità il NOMEN può essere PROPRIVM *o* APPELATIVO. Un NOME PROPRIO DESIGNA  i nomi di persona (o animale – H. P. GRICE, “Bellerophon rode Pegasus”). IL NOME APPELLATIVO i nomi comuni: la dottrina del PORTICO è qui evidentemente ripresa. In questo contesto è frequente il richiamo, esplicito [Institutiones oratoriae, ed. Radermacher, Lipsiae. Paulatim a philosophis ac maxime Stoicis PORITCO auctus est numerus (sc. partium orationis), ac primum convinctionibus articuli adiecti, post praepositiones: nominibus appellatio, deinde pro-nomen, deinde mixtum verbo participium, ipsis verbis adverbia. noster sermo articulos non desiderat ideoque in alias partes orationis sparguntur, sed accedit superioribus interiectio. alii tamen ex idoneis dumtaxat auctoribus VIII partes secuti sunt, ut ARISTARCO et aetate nostra PALEMONE, qui vocabulum sive appellationem nomini subiecerunt tamquam speciem eius, at ii, qui aliud nomen, aliud vocabulum faciunt, novem. nihilominus fuerunt, qui ipsum adhuc vocabulum ab appellatione diducerent, ut esset vocabulum corpus visu tactuque manifestum ‘domus lectus’, appellatio, cui vel alterum deesset vel utrumque ‘ventus caelum deus virtus’. adiciebant et adseverationem,ut ‘eheu’, et tractionem ut ‘fasciatim’: quae mihi non adprobantur. vocabulum an appellatio dicenda sit tpoonyopla et subicienda nomini necne, quia partvi refert, liberum opinaturis relinquo. Ma appellatio vale nomen per Quintiliano: cfr. ivi, XII, 10, 34, vol. II,408: res plurimae carent appellationibus. Più generalmente, per il valore del termine APPELLATIO IN RETORICA, cfr. H. Lausserc, Handbuch der literarischen Rbetorik. Eine Grundlegung der Literaturwissenschaft, Miinchen, Registerband. Stoicorum veterum fragmenta, ed. Arnim, Lipsiae, $ 21 Diocles Magnes apud Diog. Laért. VII, 57: toù Sì Xbyov tori pépn Evie, die gno Avoyévne TE Èv TD Tepi pwviig xa Kpbatrrog * $voua, mpoonvopia, pfua, oiviecos, &pipov e $ 22: Diocles Magnes apud Diog. Laért. VII, 58: tot Sì mpoonyopla pév, xatà tèv Atovivnv, pépos Xbyov omuatvov xouviy Toubenta, olov “Uvapwroc”, “Immoc”. dvopa SE tot pepog Abyov SnXoiy idtav mowrtnta, olov Atoyévng, Zwxpktng. Presso il PORTICO tpoonyopia è parte del discorso accanto a $vopua, non una sottoclasse di esso, come sarà PER I LATINI. per i latini.] o implicito, alla distinzione tra vocabulum e appellatio. La tradizione aristotelica è legata a due passi delle Categorie. Aristotele pone la definizione dei termini denomi[Prisciano però ripete la dottrina originale. In Grammatici latini. Secundum stoicos PORTICO vero V sunt eius (sc. orationis) partes: nomen, appellatio, verbum, pronomen sive articulus, coniunctio. nam participium connumerantes verbis participiale verbum vocabant vel casuale, e aggiunge,  in Grammatici latini. Sic igitur supradicti philosophi [del PORTICO] etiam participium aiebant appellationem esse reciprocam, id est dvTavaNALO TOY mpoomyoplav, hoc modo: LEGENS EST LECTOR et LECTOR LEGENS, CVRSOR EST CURRENS et CVRRENS CVRSOR, AMATOR EST AMANS et AMANS AMATOR, vel nomen verbale vel modum verbi casualem. La lettura di alcuni passi dei grammatici mostra quanto fosse articolata la discussione relativa a appellatio in rapporto al nome (per altre occorrenze, cfr. Thesaurus linguae latinae, appellatio):  DiomEDIS Artis grammaticae libri III, ex rec. H. Keilii, I, in Grammatici latini, cit., I, Lipsiae. Dopo aver definito il NOMEN  pars orationis cum casu sine tempore rem corporalem aut incorporalem proprie communiterve significans, aggiunge. Sed ex hac definitione SCAURO dissentit. separat enim a nomine appellationem et vocabulum. et est hotum trina definitio talis: appellatio quoque est communis similium rerum enuntiatio specie nominis, ut HOMO VIR femina mancipium leo taurus. item vocabulum est quo res inanimales vocis significatione specie nominis enuntiamus, ut arbor lapis herba toga et his similia. Ma cfr. Appellativa nomina sunt quae generaliter communiterque dicuntur. haec in duas species dividuntur, quarum altera significat res corporales, quae videri tangique possunt (i altera incorporales, quae intellectu tantum modo percipiuntur, verum neque videri nec tangi possunt; Ex CWarISsII arte grammatica excerpta. Nomina aut propria sunt aut appellativa e Appellatio dicitur quidquid praeter proprium nomen est. appellativa nomina sunt quae generaliter communiterque dicuntur. haec in duas species dividuntur. alia enim significant res corporales, quae videri tangique possunt, et a quibusdam vocabula appellantur, ut HOMO arbor pecus. Alia quae a quibusdam appellationes dicuntur et sunt incorporalia, quae intellectu tantum modo percipiuntur, verum neque videri nec tangi possunt, ut est VIRILITA – H. P. GRICE, “HORSENESS” --, pietas iustitia. ea nos appellativa dicimus ; PrIScIANO, in Grammatici latini. Quidam autem IX dicebant esse partes orationis, appellationem addentes separatam a nominibus, alii autem  nativi o paronimi (distinguendoli da quelli univoci e da quelli aequi-voci) nel seguente modo, secondo la traduzione di Boezio. De-NOMI-nativa vero dicuntur quaecumque ab aliquo solo differentia casu secundum nomen habent appellationem [tv xatà tobvoua mpoomyopiav éxe], ut a grammatica grammaticus, et a fortitudine fortis . Sono partonimi quei termini che hanno appellazione, cioè traggono la loro funzione di NOMINARE e quindi la loro forma lingui, alii XI. his alii addebant etiam vocabulum et interiectionem apud Graecos. Proprium est nominis substantiam et qualitatem significare. hoc habet etiam appellatio et vocabulum. Ergo tria una pars est orationis. Hoc autem interest inter proprium et appellativum, quod appellativum naturaliter commune est multorum, quos eadem substantia sive qualitas vel quantitas generalis specialisve iungit; Donato, Ars grammatica, in Grammatici latini. Nomen unius hominis, appellatio multorum, vocabulum rerum est. sed modo nomina generaliter dicimus. Qualitas nominum bipertita est, aut enim propria sunt nomina aut appellativa . appellativorum nominum species multae sunt. alia enim sunt corporalia alia incorporalia; POMPEO Commentum Artis Donati, ex rec. H. Keilii, in Grammatici latini,  Lipsiae. Qualitas nominum principaliter dividitur in duas partes. omnia enim nomina apud Latinos aut propria sunt aut appellativa. Sunt nomina appellativa quae appellantur corporalia, sunt quae incorporalia, e ConsENTII Ars grammatica, ex rec. H. Keilii. Qualitas nominum in eo est, ut intellegamus, utrum nomen quod positum fuerit appellativum sit, an proprium. appellativa enim nomina a genere et specie manant. Appellativa autem nomina, quae a genere et specie manare diximus, plures differentias habent. nam vel rem corporalem vel incorporalem significant. Della distinzione nomen-appellatio-vocabulum resta traccia nei commenti a Prisciano: cfr. quello di Guglielmo di Conches, (in Rijg, Logica modernorum), quello d’ELIA (si veda) e la glossa Promisimus (ivi, p. 260). 6 Cat. 1, la 12-15 (l’espressione messa in parentesi è alla r. 13); transì. Boethii,  Aristoteles latinus; cfr. STEINTHAL, Sprachwissenschaft bei den Ròmern, Berlin. Nur ist allerdings xxtnyopia bei Aristoteles nicht véllig gleichbedeutend mit rpoonyopia und Uvopa, so wenig wie xamnyopeiv] stica, da un altro termine, che può essere detto principale o primitivo – RYLE, “FIDO”-FIDO --, con la sola differenza, rispetto ad esso, della terminazione, o suffisso. Invece, dopo aver precisato che le sostanze prime significano l’individuo (q68e qu, hoc aliquid), Aristotele afferma: In secundis vero substantiis videtur quidem similiter ad appellationis figuram [o sub appellationis figura, sub figura appellationis: o oynua tig mpoonyoplas] hoc aliquid significare, quando quis dixerit HOMINEM HOMO hominem vel animal. Non tamen verum est, sed quale aliquid [motéy 7v] significat (neque enim unum est quod subiectum est quemadmodum prima substantia, sed de pluribus homo dicitur et ani mal). Non autem simpliciter qualitatem significat, quemadmodum album (nihil enim significat album quam qualitatem), genus autem et speciem circa substantiam qualitatem determinant (qualem enim quandam substantiam significant). Secondo Aristotele, mentre i nomi delle sostanze prime designano la realtà individuale, un nome di una SOSTANZA SECONDA desi[dasselbe ist wie rpoonyopevtw; sondern xatmyopia in der hier gemeinten Bedeutung entspricht noch eher dem platonischen Ausdrucke èrwwwyia. Wahrend nimlich évopa, Wort, nur das lautliche ovuforov, Zeichen, der Sache ist, und in npoonyopia die Anwendung dieses dvoua auf die mit demselben bezeichnete Sache liegt: ist xatnyopta das Wort, insofern es nicht bloss Zeichen ist, sondern zugleich das Bezeichnete in sich fasst, d. h. das Wesen und die Bestimmung der Sache aussagt und insofern Begriff ist . È da notare che PrISCIANO (in Grammatici latini) dà come DE-NOMI-NATIVO il SOSTANTIVO rispetto all’AGGETTIVO [cfr. H. P. GRICE, “FIDO IS SHAGGY”] (es. SAPIENS SAPIENTIA), che è il contrario di quanto si può vedere in Aristotele (del quale si veda anche Cat.). Per principale: cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., 168A; per primitivo: cfr. Martino DI Dacia, Modi significandi, in Opera, ed. Roos, Hauniae (cfr. PriscIano, in Grammatici latini. Transl. Boethii,  Aristoteles latinus; la prima variante è in apparato critico, la seconda è corrente. 9 Cfr. Cat.; transl.] gnano il genere e la specie. PRIMA SOSTANZA: ‘quest'uomo’ o ‘questo cavallo’ e SOSTANZA in senso proprio. LA SECONDA SOSTANZA, ‘uomo’ o ‘animale’, pur utilizzando gli stessi nomi che designano le sostanze prime (‘quest’'UOMO’ e ‘UOMO’), in realtà designano di esse le qualità comuni. Sono — precisano i filosofi — degl’UNIVERSALI. E l’UNIVERSALE, secondo la definizione aristotelica, è ciò che è predicabile di più. Così, questo testo si presta ad essere accostato da un lato alla definizione di NOMEN appellativum – SOSTANTIVO COMUNE --, poiché nome appellativo è il nome comune, e ciò che in grammatica è detto ‘COMUNE’ in dialettica è detto ‘universale’; dall’altro, al primo testo dello stesso Aristotele, giacché, se ad esempio grammaticus deriva da grammatica, e grammatica è una qualità, come album deriva da albedo e designa principalmente una qualità, sarà lecito chiedersi, per un verso, se LA SOSTANZA SECONDA va considerate nella categoria della qualità e, per un altro verso e soprattutto, se, e come, ‘gramma-] Boethii, Aristoteles latinus. Cfr. Copulata tractatuun parvorum logicalium (ed. Colonia) che fa derivare la dottrina dell’appellatio da questo passo (in BòHNER, Medieval Logic). Cat., De interpr. Cfr. Introductiones Parisienses, Quidam terminus COMMUNIS SIVE UNIVERSALIS SIVE APPELLATIVVS [“shaggy”]; Cfr. Occam, Summa logicae. Et ita omnia illa nomina communia, quae vocantur secundae substantiae, sunt in praedicamento qualitatis, accipiendo esse in praedicamento pro eo, de cuius pronomine demonstrante ipsum praedicatur qualitas. Omnia tamen illa sunt in praedicamento substantiae, accipiendo esse in praedicamento pro illo, de quo significative sumpto praedicatur substantia. Unde in ista propositione: ‘Homo est animal’, vel: ‘Homo est substantia’, ‘homo’ non supponit pro se, sed pro suo significato. SI ENIM SUPPONERET PRO SE, HAEC ESSET *FALSA*: ‘Homo est substantia’, et haec VERA: ‘Homo est qualitas’. Sicut si haec vox ‘homo’ supponat pro se, haec est FALSA: ‘Homo est substantia’, et haec VERA: ‘Homo est vox et qualitas’. Et ita secundae substantiae non sunt nisi quaedam nomina et qualitates praecise significantes substantias. Et propter hoc, et non propter aliud dicuntur esse in praedicamento substantiae. Si noti però] tico” o ‘bianco’ possano designare una sostanza. All’impostazione del problema contribuiscono due dottrine, cioè la definizione di NOMEN data da Prisciano. Proprium est nominis significare substantiam et qualitatem. O, come leggeno i filosofi substantiam cum qualitate, e l’affermazione boeziana relativa alla costituzione degli esseri. In una sostanza diversum est esse et id quod est. L’ id quod est è la sostanza completa, ed è tale grazie a un esse, a una forma, che è un quo est, ciò grazie al quale la sostanza diviene quello che è, ciò di cui la sostanza partecipa. La dottrina grammaticale del nome, substantia et qualitas , si presta ad essere interpretata alla luce della dottrina boeziana, per la quale la sostanza, designata dal nome, è un composto, un quod est, e si costituisce in virtù di un quo est, una forma. Ci si chiede: ciò è vero di tutti i nomi, non solo dei denominativi e dei nomi di sostanza seconda, ma anche dei nomi di sostanza prima. E come si può articolare nella PREDICAZIONE tale distinzione: ponendo a soggetto la substantia, secondo la terminologia grammaticale, o il suppositum, secondo la termi[che Boezio, In Arist. Periermenias, forma nomi di qualità dai nomi di individui. Alia est enim qualitas singularis, ut Platonis vel Socratis, alia est quae communicata cum pluribus totam se singulis et omnibus praebet, ut est ipsa humanitas. Age enim incommunicabilis Platonis illa proprietas PLATONITAS, SOCRATITAS, GRICEITAS, STRAWSONITAS, PEARSITAS, appelletur. eo enim modo qualitatem hanc PLATONINATE – Platonitatem -ficto vocabulo nuncupare possimus, quomodo hominis qualitatem dicimus humanitatem. È il problema posto nel De grammatico d’AOSTA. Prisciano, op. cif., II, 18 (cfr. la prec. n. 5); per l’uso, cfr.CHENU, La théologie au douzième siècle, Paris (è qui ripreso e parzialmente modificato l’articolo Grammaire, Archives d’histoire doctrinale. Cfr. Girson, La philosophie au moyen dge, Paris CHENU), e a predicato ciò che vien detto rispettivamente la qualitas  il significatum. I filosofi hanno sviluppato questi temi, mentre nei secoli successivi le dottrine fissate vengono tramandate in modo sostanzialmente immutato. La storia della teoria dei paronimi o denominativi (o derivati) è stata di recente ricostruita da Henry che ha studiato il De grammatico d’Aosta. Riprendiamo qui le linee generali della dottrina anselmiana e seguiamo lo sviluppo del problema. È noto che Boezio pone tre condizioni perché si abbiano i termini denominativi: Tria sunt autem necessaria, ut denominativa vocabula constituantur. Prius ut re participet, post ut nomine, postremo ut sit quaedam nominis TRANS-FIGURATIO, ut cum aliquis dicitur a FORTITUDINE FORTIS, est enim quaedam fortitudo qua fortis ille participet, habet quoque nominis partecipationem, fortis enim dicitur. At vero est quaedam transfiguratio, fortis enim et fortitudo non eisdem syllabis terminantur. ALBERTO Magno, I Sent., d. 2, a. 11, sol. (cit. in CHENU, Duo sunt attendenda in nomine, scilicet forma sive ratio a qua imponitur, et illud cui imponitur; et haec vocantur a quibusdam significatum et suppositum, a grammaticis autem vocantur qualitas et substantia. L’influenza di Porfirio è stata determinante per una impostazione del problema in termini di predicazione: cfr. Moody, The Logic of William of Ockbam, London, in part. p. 74. 19 MartINno DI Dacia, /.c.; ma cfr. Cassionoro, Irstitutiones, cit., II, iii, 9, p. 113: denominativa, id est derivativa [....] . 20 Cfr. Henry, The  De grammatico  ..., cit., pp. 79-101 (per la ricostruzione storica del problema: in questo saggio sono sistemate le ricerche precedenti dell’autore), e The Logic of St. Anselm, Oxford. In Cat. Arist., cit., 168A-B. L’analisi delle tre condizioni in HenRry, The  De grammatico  A fondamento di questa interpretazione è la dottrina boeziana della costituzione dell’essere mediante la partecipazione a una forma, e quindi al nome che la designa: il denominativo si ricava dal nome della forma, e si differenzia da questo soltanto nella parte terminale. Con ciò non è ancora risolto il problema, se il nome ottenuto significhi principalmente la forma o il soggetto al quale inerisce. Altrove, però, lo stesso Boezio afferma che ALBUM [SHAGGY] è detto denominative di un corpo e perciò può essere predicato del nome di corpo, ma non è possibile che la definizione di album o SHAGGY, e tutto ciò che essa contiene, possa essere predicata del subiecium, cioè del nome che funge da soggetto. Diverso è il caso di animal, detto di homo: animal non solo può essere predicato di homo, ma, essendo esso posto nella definizione di homo, la definizione di animal può essere predicata di homo. Vengono così a configurarsi due tipi di predicazione secondo Boezio: una predicazione secundum accidens, e si ha quando si predica del subiectum ciò che è in subiecto, e una predicazione de subiecto (o in eo quod quid) o essenziale – H. P. GRICE, IZZING, NOT HAZZING --, e si ha quando una parte della sostanza è predicata della sostanza stessa. Questo secondo modo di predicazione ha luogo quando le sostanze seconde sono dette di sostanze prime (non solo, in tal caso, è predicabile il nome, ma anche la ratio o definitio del nome. Ma quando un denominativo è predi[Cosa siamo soggetto (“FIDO”) e predicato (“SHAGGY”) è detto da Boezio, In Arist. Periermenias. Termini autem sunt nomina et verba, quae in simplici propositione praedicamus, ut in eo quod est Socrates disputat, “Socrates” (FIDO) et disputat (IS SHAGGY) termini sunt. et qui minor terminus in enuntiatione proponitur, ut Socrates (FIDO), subiectus dicitur et ponitur prior; qui vero maior, praedicatur et locatur posterior, ut disputat (IS SHAGGY); cfr. HeNRY, The Logic of St. Anselm. Boezio, In Cat. Arist.; cfr. HENRY, The Logic of St. Anselm] cato di un subiectum, la PREDICAZIONE attiene al nome, non alla ratio o definitio del nome. Si vede bene, dunque, che altro è il modo in cui uomo (SHAGGY) è detto di Socrate (FIDO), o ‘animale’ di uomo, altro è il modo in cui album (SHAGGY) è detto di una sostanza qualsiasi. E poiché album (o grammaticus o SHAGGY) non è il nome della qualità (albedo, grammatica, SHAGGINESS, HORSENESS, PLATONITAS), ma di un quale, cioè di un soggetto cui la qualità inerisce (è nome cioè non della sua razio, ma del subiectum), bisogna precisare in che modo esso denoti il subiectum. Anselmo nel De grammiatico fa porre così il problema dal Discepolo. De grammatico peto ut me certum facias utrum sit substantia an qualitas. I termini usati sono quelli della definizione del nome data da Prisciano, ma posti in disgiunzione -substantia an qualitas. Ben presto però, nel corso della discussione tra Maestro e Discepolo, si cerca di spiegare come grammaticus sia substantia ET qualitas. Per comprendere la risposta data dal Maestro nel testo di Anselmo, si consideri innanzi tutto l’analisi che egli fa di homo: Nempe nomen hominis per se et ut unum significat ea ex quibus constat TOTVS VEL OGNI  homo. In quibus substantia principalem locum tenet, quoniam est causa aliorum et habens ea, non ut indigens illis sed ut se indigentia. Nulla enim est differentia substantiae sine qua substantia inveniri non possit, et nulla differentiarum eius sine illa potest existere. Quapropter quamvis omnia simul velut unum totum sub una significatione uno nomine appelletur ‘homo’, sic tamen principaliter Boezio, In Cat. Arist., cit., 191A-B. All’origine della distinzione tra definizione nominale e definizione essenziale è Anal. post. II, 10 (93b 29 sgg.) secondo  ScHnoLtz, Storia della logica, tr. MELANDRI (si veda) Milano. Cfr. De Grammatico, in S. Anselmi Opera omnia, ed. Schmitt, I, Edimburgi; Anselmo stesso c’informa che il problema e molto dibattuto al suo tempo. Tamen quoniam scis quantum nostris temporibus DIALECTICI certent de quaestione a te proposita hoc nomen est significativum et appellativum substantiae: substantia est homo et homo substantia. Si legga di seguito la risposta fornita al Discepolo per quanto riguarda grammaticus: Grammaticus (SHAGGY) non significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam (SHAGGINESS) per se et hominem per aliud significat. Et hoc nomen quamvis sit appellativum hominis, non tamen proprie dicitur eius significativum; et licet sit significativum grammaticae, non tamen est eius appellativum. Appellativum autem nomen cuiuslibet rei nunc dico, quo res ipsa usu loquendi appellatur. Secondo Anselmo, dunque, ciò che distingue l’uso di homo e di grammaticus è che il primo per se et ut unum significat ea ex quibus constat homo, il secondo non significat hominem et grammaticam ut unum, sed grammaticam per se et hominem per aliud significat; il primo è un nome di sostanza e quindi, boezianamente,  praedicatur de subiecto: esso significa e nomina la sostanza -est significativum et appellativum substantiae --, cioè, ancora boezianamente, esso può essere predicato di un sudiectum non solo come nomen, ma anche quanto alla ratio o definitio del nomen. Il secondo è nome di un composto di sostanza e accidente, composto denominato dall’accidente che inerisce alla sostanza: non qualitas, quindi, ma quale. Il suo nome è predicabile del subiectum-composto, non lo è la sua definitio, 0 ratio: la praedicatio secundum accidens importa che ciò che è predicato non costituisca sostanzialmente un unum aliquid con la sostanza cui inerisce e da cui dipende sostanzialmente. Cfr. AristoTELE, De interpr. 11, 21a 7-15; transl. Boethii,  Aristoteles latinus. Eorum igitur quae praedicantur et de quibus praedicantut, quaecumque secundum accidens dicuntur vel de eodem vel alterum de altero, haec non erunt unum; ut homo (FIDO) albus (SHAGGY) est et musicus, sed non est idem musicus et albus. Accidentia enim sunt utraque eidem. Perciò altra è la significazione, altra la funzione nominativa di grammaticus. Esso significa per se l’accidente, ma nomina il subiectum, l’uomo che ha la grammatica; il subiectum è significato obliquamente, o secondariamente, per aliud, ma è propriamente nominato. L’accidens è significato primariamente, ma non è nominato. Vengono così differenziandosi due funzioni proprie del nomen: una è la significatio, l’altra è l’appellatio. Anselmo usa poco questo ultimo termine, ma usa molto appellativus, appellare. La prima è ordinata al significato, l’altra al REFERENTE (DESIGNATUM, DENOTATUM); e l’appellatio è qui lontana anticipazione della teoria della supposizione. Nelle sue opere, Anselmo prospetta, fra l’altro, la possibilità di considerare il rapporto tra i nomi come humanus SHAGGY e humanitas SHAGGINESS; poiché tuttavia tra di essi non corre un vero e proprio rapporto di paronimia, egli non ne affronta l’analisi. La considerazione di casi come questo avrebbe però permesso di dare al problema un respiro più ampio, come si vede in Occam. Qualche decennio dopo AOSTA, Abelardo riprende il problema in un contesto in cui la presenza di Prisciano si è fatta più determinante. Va notata, innanzitutto, la distinzione che Abelardo scorge tra il diverso valore di qualità in Aristotele e [Nec si album musicum verum est dicere, tamen non erit album musicum unum aliquid. Secundum accidens enim MUSICUM ALBUM, quare non etit ALBUM MUSICUM. Quocirca nec citharoedus bonus simpliciter, sed animal bipes; non enim secundum accidens ; cfr. Henry, The Logic of St. Anselm. Un cenno in tal senso in BòunER, Medieval Logic; ma cfr. D.P. Henry, The Early History of  Suppositio; sonlin Stadics, ripreso in The Logic of St. Anselm; ev appendice 2, n. 1. Henry rende significatio per se con meaning e  appellatio con reference (cfr. The  De grammatico ). Per appellatio in AnseLMo, cfr. De Grammatico. Cfr. Epistola de incarnatione Verbi, in Opera omnia, Romae; ma v. Henry, The  De grammatico . in Prisciano: mentre per Aristotele qualità denota tutto ciò che è considerabile sotto la categoria della qualità, Prisciano ritiene che qualità sia nome di tutte le forme: omnium formarum nomen accipitur. Ciò permette di considerare qualsiasi forma, quindi anche le forme sostanziali, come qualità, e spiega come si siano moltiplicati i nomi astratti per indicare le forme (es. deus/deitas), e si sia posto il problema di ciò che li differenzia dai corrispondenti nomi concreti. Per quanto riguarda più direttamente il problema dei paronimi, è da dire che Abelardo include questi termini tra i nomina sumpta, i quali si distinguono dai nomina substantiva perché sono detti delle cose semplicemente per significare la forma che ad esse inerisce: essi #0 determinano la sostanza delle cose, ma denotano ciò che è affetto da una certa qualità. 32 AseLARDO, Dialectica, Cfr. CHENU, pet quanto riguarda i nomi divini.Ma già Anselmo parla di nomen sumptum (cfr. Henry, The Logic of St. Anselm, cit., p. 64; s. ANSELMO, Epistola de incarnatione Verbi, cit., p. 13; cfr. glossa Promisimus, in De Rx, Logica Modernorum, Il, i, cit., p. 262. Per AseLARDO, cfr. Logica ‘Ingredientibus'. Sunt autem omnia denominativa vocabula sumpta, non autem omnia sumpta sunt denominativa. Sumpta autem vocabula ea dicimus, quae simpliciter propter adiacentem formam significandam reperta sunt, ut “rationale”, “album”, “FAT,” “SHAGGY.”. Non enim ‘rationale’ dicit animal rationale vel ‘album’ corpus album, sed simpliciter ‘rationale’ ponit affectum rationalitate, ‘album’ affectum albedine, non etiam substantiam rei, quid sit, determinat. Sumptorum veto tria sunt genera, quia quaedam cum nomine formae in materia vocis ex toto conveniunt, ut “grammatica” o Letizia nomen mulieris cum grammatica nomine scientiae o stato d’animi. Quaedam vero penitus a nomine formae differunt, ut studiosus a virtute, quaedam autem cum per principium conveniant, per finem disiuncta sunt, ut fortis fortitudo, quae cum in primis syllabis conveniant, in ultimis differunt. Et haec tantum sumpta, quae scilicet principio conveniunt cum nomine formae et fine differunt, denominative esse determinat. Denominativa dicuntur subiecta illa quae habent appellationem ab aliquo, hoc est vocabulum quodcumque significans ex forma adiacente secundum nomen, id est similitudinem nominis ipsius formae, ut iam est expositum. Cfr. Dialectica. Sicut autem nomina quaedam substan[Ci si chiede quindi in quale categoria vadano considerati i nomina sumpta, e si risponde: quando contingit idem vocabulum res diversorum praedicamentorum significare, secundum principalem significationem in praedicamento ponendum est, ut album quod albedinem principaliter significat, propter quam maxime repertum est atque ubique eam tenet, quam etiam praedicare dicitut; e ancora: Cum enim tradat grammatica omne nomen substantiam cum qualitate significare, album quoque, quod subiectam nominat substantiam et qualitatem determinat circa eam, utrumque dicitur significare. Sed qualitatem quidem principaliter, causa cuius impositum est, subiectum vero secundario.] tiva dicuntur, quae rebus ipsis secundum hoc quod sunt data sunt, quaedam veto sumpta, quae scilicet secundum formae alicuius susceptionem imposita sunt, sic et definitiones quaedam secundum rei substantiam, quaedam vero secundum formae adhaerentiam assignantur. Cfr. AseLarDOo, Logica ‘Ingredientibus’. Il tentativo di ricondurre le parti del discorso studiate dal grammatico alle categorie aristoteliche è già in Distributio omnium specierum nominis inter cathegorias Aristotelis, ed. Piper, che ha attribuito il trattato a LABEONE (cfr. P. Pier, Die Schriften Notkers LABEONE und seiner Schule, I, Freiburg i.B.-Tibingen, e in  Zeitschrift fiir deutsche Philologie. Ma il sec. IX è il terminus ante quem per la composizione del trattato secondo il De Rx: cfr. On the Curriculum of the Arts of the Trivium at St. Gall Vivarium Cfr. Dialectica, cit., p. 113; v. anche ivi, At vero in his definitionibus quae sumptorum sunt vocabulorum, magna, memini, quaestio solet esse ab his qui in rebus universalia primo loco ponunt, quarum significatarum rerum ipsae esse debeant dici; duplex enim horum nominum quae sumpta sunt, significatio dicitur, altera vero principalis, quae est de forma, altera vero secundaria, quae est de formato. Sic enim ‘album? et albedinem quam circa corpus subiectum determinat, primo loco significare dicitur et secundo ipsius subiectum quod nominat. Alle pp. 596 sg. della Didlectica, AseLARDO si chiede se la definizione  formatum albedine , sia di 4/bum in quanto voce oppure della sua significatio, e poiché sembra ovvio che sia definizione della significatio, chiede ulteriormente se sia della significatio [Richiamando quanto si è detto della soluzione anselmiana e confrontando ad essa quella proposta da Abelardo, si può rilevare una stretta analogia tra le due posizioni: per Anselmo, come per Abelardo, il termine denominativo significa principal mente la qualità o forma da cui è tratto, e secondariamente il subiectum che nomina. Il termine NOMINARE di Abelardo ha lo stesso valore dell’appellare di Anselmo. Non è venuto alcun contributo originale tardo alla interpretazione del problema dei paronimi.] prima (albedo) o seconda, e mostra le difficoltà dell’uno e dell’altro caso. Conclude però a proposito della significatio prima. Dicatur itaque illa definitio albedinis esse non secundum essentiam suam, sed secundum adiacentiam acceptae. Unde et eam praedicari convenit et de ipsa albedine secundum adiacentiam, hoc modo: omne album est formatum albedine, et de omnibus de quibus ipsa in adiacentia praedicatur, e per la significatio seconda: Potest etiam dici definitio eadem esse huius nominis quod est album, non quidem secundum essentiam suam, sed secundum significationem, nec in essentia sua de ipso praedicabitur, ut videlicet dicamus hanc vocem album esse formatam albedine, sed secundum significationem, se scilicet consignificando, ac si (si)c diceremus: res quae alba (HORSE, PLATO) nominatur est formata albedine (HORSENESS, PLATONITAS) Cfr. De Rik, Logica modernorum, Vincenzo DI BeauvEAIS si limita a richiamare la differenza tra il procedimento aristotelico della derivazione del paronimo (da fortitudo, fortis) e quello di Prisciano (da fortis, fortitudo): cfr. n. 6; PreTRo Ispano, Summulae logicales, ripete la dottrina d’Aristotele e di Boezio, impostando il problema in termini di predicazione; così, riprende anche la distinzione dici de subiecto esse in subiecto, che ricorda quella boeziana praedicari de subiecto-praedicari in subiecto. Eorum vero, quae dicuntur de subiecto, omnia praedicantur nomine et ratione, ut homo de Socrate et de Platone. Eorum autem, quae sunt in subiecto in pluribus quidem, neque nomen neque ratio de subiecto praedicatur, ut haec albedo (SHAGGINESS, PLATONITAS, HORSENESS) vel hoc album (SHAGGY, PLATO, HORSE). In aliquibus autem nomen nihil prohibet praedicari aliquando de subiecto, rationem vero praedicari est impossibile, ut album de subiecto praedicatur, ratio vero albi de subiecto numquam praedicabitur. Le Sumzyle dello Ps. BACONE riprendono la terminologia e i problemi noti: dezominativum, sumptum (è il concreto, mentre astratto è il termine dal quale suzzitur il concreto); diversità del [Ma Occam ha fornito un’analisi esemplare del nostro problema, inquadrandolo in quello più vasto del rapporto tra nomi concreti e nomi astratti, dal momento che poi con Duns Scoto, i nomi astratti formati sulla base di nomi concreti si erano moltiplicati sempre più. Andavano quindi analizzate tutte le possibilità di rapporti tra nomi concreti e nomi astratti in modo da poter individuare i paronimi e indicarne correttamente le valenze significative. Secondo Occam, quattro sono i tipi di nomi concreti e di corrispondenti nomi astratti; in tre casi però il nome astratto e il nome concreto sono sinonimi, in quanto le forme astratta e concreta non importano cose differenti. Innanzi tutto sono sinonimi le forme astratte e concrete della categoria di sostanza (homo-humanitas), della categoria di quantità (quantum-quantitas) o che riguardano la figura e sono riconducibili alla quantità (curvum-curvitas), e della categoria di relazione (pater-paternitas). Non c’è alcuna distinzione, infatti, nell'unità dell’indi[procedimento del logico aristotelico e del grammatico di Prisciano. I nomi concreti sono tali perché significant rem in concrecione et inclinacionem ad subjectum, sive ad materiam in qua est accidens, quia album idem est quod res alba, res enim nominat subjectum sive materiam in qua est albedo. Ma è bene ricordare che non tutti i concreti sono denominativi, giacché, oltre a quelli che designano la forma accidentale in congiunzione al suo subiectum, ci sono i concreti che designano la forma sostanziale in unione con la sua materia. Cfr. Summa logicae. Stricte dicuntur illa synonyma, quibus omnes UTENTES INTENDUNT (users intend) uti simpliciter pro eodem; et sic non loquor hic de synonymis. Large dicuntur illa synonyma, quae simpliciter significant idem omnibus modis, ita quod nihil aliquo modo significatur per unum, quin per reliquum eodem modo significetur, quamvis non omnes UTENTES CREDANT ipsa idem significare, sed decepti existimant aliquid significari per unum, quod non significatur per reliquum. Isto secundo modo intendo uti in isto capitulo et in multis aliis de hoc nomine synonyma, o cognomina. Un’esposizione molto chiata in Moopv, The Logic of William of Ockbam, Occam, Sura logicae] -viduo, tra la realtà di esso e il principio formale che lo fa essere quello che è, né si può supporre che la quantità, la figura, la relazione siano cose distinte dalla sostanza quanta, o che ha figura, o che sia in relazione. Alla domanda: che cosa significa dunque la forma astratta humanitas rispetto alla forma concreta homo, Occam risponde che la prima designa tutto ciò che designa la seconda, ma in modo differente, giacché humanitas equivale a homo in quantum o qua homo, cioè alla forma reduplicativa del nome. Infatti il nome astratto rende reduplicativa ed esponibile la proposizione in cui è posto. Sono, inoltre, sinonimi i nomi la cui forma astratta equivale a quella concreta con in più un sincategorema, o un avverbio, e simili. Sono, infine, sinonimi i nomi la cui forma astratta è un nome collettivo e quindi designa molte cose simul sumptae, mentre la forma concreta può essere verificata pro uno solo (populus-popularis). Ma, oltre a questi casi, vi sono nomi astratti che non sono sinonimi dei corrispondenti nomi concreti, e costituiscono il quarto tipo. Essi sono di tre specie: innanzi tutto, si dà il caso che la forma astratta abbia supposizione per un accidente o forma che inerisca a un subiectum, e il concreto abbia supposizione per il subiectum dell’accidente o forma predetta: così, ALBEDO sta per l’accidente, album per il subiectum, cioè per IL CORPO BIANCO  (il contrario si ha per ignis-igneus: ignis, che è la forma astratta — sostantiva, meglio — sta per il subiectum, e igneus, che è la forma concreta — aggettivale — sta per l’acci[4 Ivi, pp. 22 sgg.; per la expositio in generale, cfr. cap. VI, $ 4; per la reduplicativa in part., cfr. Moopy, op. cit., p. 63. 4 Occam, Summa logicae: l’autore insiste sul carattere arbitrario -ad placitum instituentis -della utilizzazione di un termine in luogo di più altri. Possunt enim utentes, si voluerint, uti una dictione loco plurium. Sicut loco istius totius ‘omnis homo’, possem uti hac dictione “A?, et loco istius totius ‘tantum o qua homo’, possem uti hoc vocabulo ‘B’, et sic de aliis.]  dente); inoltre, il termine concreto in molti casi può stare per una parte di una cosa e la forma astratta — sostantiva — per il tutto (homo sta per il tutto in  anima non est homo , mentre humanus sta per una parte in anima est humana. L’anima infatti è una parte dell’uomo, o viceversa: anima sta per una parte, ANIMATVM per il tutto; infine, talora il concreto e l’astratto stanno per cose distinte, per le quali non valgono i rapporti accidens-subiectum, parte-tutto, già esaminati, ma valgono altri rapporti: quello tra causa ed effetto (homo che indica la causa, e humanus che indica il prodotto dell’azione dell’uomo), tra luogo e ciò che sta in esso (Anglia, Anglicus), tra signum e significatum (la differenza essenziale nell'uomo non è l’essenza, ma è segno di una parte dell’essenza, la razionalità. Orbene, denominativi in senso stretto sono i concreti inclusi nella prima specie di concreti e astratti non sinonimi, mentre in senso largo sono denominativi tutti i concreti che non siano sinonimi della corrispondente forma astratta. Terminus autem denominativus ad praesens potest accipi dupliciter, scilicet stricte, et sic terminus incipiens, sicut abstractum incipit, et non habens consimilem finem et significans accidens dicitur terminus denominativus, sicut a ‘fortitudine’ ‘fortis’, a ‘iustitia’ ‘iustus’. Aliter dicitur large terminus habens consimile principium cum abstracto sed non consimilem finem, sive significet accidens sive non; sicut ab ‘anima’ dicitur ‘animatus’. In Expositia aurea ..., cit., ad l., però OccaMm aveva affermato: denominativum multipliciter accipitur, scilicet large, stricte et strictissime: la prima accezione (large) è esemplificata, fra l’altro, proprio con animatus (occorre come esempio della secunda differentia dei nomi concreti e astratti non sinonimi, cfr. Summa logicae; la terza accezione strictissime è quella aristotelico-boeziana; la seconda è così formulata. Secundo modo dicitur denominativum cui correspondet abstractum differens sola terminatione importans rem in alio formaliter inhaerentem et ab eo totaliter differente, et isto modo dicitur materia formata a forma. Si noti, infine, che sempre nell’Exposito aurea, la trattazione dei denominativi è limitata al richiamo degli elementi boeziani e alla riconduzione [Ma Occam va più oltre nell'esame di questo problema. Vi sono dei nomi che sono detti absoluta, che significano primo tutto ciò che significano -quidquid significatur per idem nomen, aeque primo significatur. Tali sono tutti i nomi della categoria di sostanza e i nomi astratti della categoria della qualità. I nomi non assoluti sono detti connotativi. Nomen connotativum est illud, quod significat aliquid primario et aliquid secundario. Dei nomi connotativi è possibile, a differenza dei nomi assoluti, dare una definitio quid nominis, cioè una definizione nominale, che esprime ciò che è importato dal nome; di album, ad esempio, la definizione nominale è aliquid HABENS [HAZZES] albedinem: orbene, secondo Occam, album significa primariamente ciò che nella definizione nominale è al nominativo -nell’esempio, aliquid -e significa secondariamente ciò che nella definizione nominale è al caso obliquo: albedo . Nomi connotativi sono tutti della praedicatio denominativa alla praedicatio univoca o alla PREDICATIO ÆQVIVOCA. Al testo di Occam fa seguito un lungo passo che a un primo giudizio sembra richiamare elementi di Buridano, incluso tra le lettere maiuscole F e M. così: «F. Quamvis ista dicta venerabilis inceptoris clarissima sint ut notatur hic per venerabilem nostrum expositorem magistrum Guilielmum de Ocham. M; esso è dovuto all’editore, frate Marco da BENEVENTO (si veda). Summa logicae, cit., p. 33. #1 Cfr. ivi, p. 35, e Moopy, op. cit., p. 56, il quale rileva che la differenza essenziale, della categoria di sostanza, è invece termine connotativo. 4 Summa logicae, cit., p. 34. 4 Così il Moopy, op. cit., p. 55, e L. Baupry, Lexigue philosophique de Ockbam, Paris, s.v. connotativum; si veda sw. connotatum una citazione dal II Sent., q. 26, O: Illud quod ponitur ibi (sc. in definitione nominali) in recto est significatum principale et quod ponitur in obliquo est connotatum: il termine connotativo connota ciò che significa secondariamente; e s.v. significare, la quarta accezione. Ma cfr. Bacone, Compendiumi. Deinde diligenter considerandum est ulterius, quod nomen inpositum alicui rei soli extra animam, potest i termini concreti non sinonimi dei corrispondenti astratti, e quindi tutti i denominativi (assumendo il termine in senso stretto o in senso largo), e, più generalmente, tutti i termini contenuti nelle categorie diverse da quella di sostanza, compresi i nomi concreti della categoria della qualità. La terminologia, e quindi la soluzione, occamista non è diffusa al tempo del maestro [Dopo di lui, Strode ritiene, semplicemente, che connotare vale secundario significare, mentre multa simul significare extra animam, et hec vocantur in philosophia cointellecta, et apud theologos connotata . 50 Ivi, pp. 34-35. 51 Cfr, BurLEIGH (Super artem veterem Porphyrii et Aristotelis, VENEZIA) che distingue semplicemente (sotto Denominativa vero, nel commento alle Categorie) due tipi di nomi concreti: il concretum substantiale e il concretum accidentale. Di essi, solo il secondo è denominativo. Iste terminus homo est concretum substantiale, quia sibi correspondet aliquod abstractum, scilicet humanitas, et non praedicatur denominative; ideo dico quod omne denominativum est concretum sed non e contra; nam concretum quoddam est accidentale et quoddam substantiale. Concretum accidentale est denominativum, sed concretum substantiale non est denominativum respectu illius cuius est substantiale. Srrope, Logic. Item, terminorum quidam dicuntur abstracti et quidam concreti. Abstracti sunt illi qui ultra illud pro quo supponunt non connotant aliquid inhaerere sibi, ut hic: li ‘homo’, li ‘albedo’. Sed concreti sunt illi qui connotant illis pro quibus supponunt aliquid inhaerere, ut fere omnia adiectiva, ut ‘album’, ‘nigrum’ et alia adiectiva, ut alibi magister declaravit. E? sic patet differentia inter suppositionem, significationem et connotationem, vel inter supponere, SIGNIFICARE et connotare. Supponere nam est pro aliquo capi ut subiectum et praedicatum in propositione. Sed SEGNARE vel  SIGNIFICARE est aliquid repraesentare. Connotare vero est secundario significare, ut li ‘album’ non significat principaliter, sed supponit pro substantia quam etiam significa et connotat sibi inbaerere albedinem; v. anche ivi, f. 15vb:  terminus qui principaliter significat substantiam, ut ‘lignum’ vel ‘lapis’, dicitur ex dicuntur esse substantiae vel in praedicamento substantiae; sed qui connotant qualitatem, ‘album’, ‘nigrum’, sunt in praedicamento qualitatis, qui quantitatem, in praedicamento quantitatis. Butidano e Wyclif accostano sempre a comnotare l’avverbio accidentaliter: per l’uno ciò che è ‘connotato’ è ‘appellato’ dal [Burano, Compendium logicae, cit., III, sotto Denominativa vero:Circa quam est primo notandum quod triplicia sunt denominativa: quaedam sunt denominativa voce tantum, quaedam significatione tantum, quaedam voce et significatione simul; esempi del primo sono homo-bumanitas, che sono sinonimi: et alia denominativa reperiuntur in terminis essentialibus et absolutis, e continua. Sed denominativa significatione tantum sunt concreta habentia abstracta cum quibus non conveniunt in principio vel non differunt in fine litteraliter vel syllabaliter sed comnotant aliud accidentaliter pro quo sua abstracta supponunt principaliter, ut li ‘studiosus’ est denominativum significatione tantum respectu huius abstracti ‘virtus’, quia li ‘studiosus’ connotat accidentaliter vittutem pro qua supponit li ‘virtus’. Sed denominativa voce et significatione simul sunt concreta habentia abstracta cum quibus quantum. est ex parte vocis conveniunt in principio litteraliter vel syllabaliter et differunt ab eis in fine et connotant illud accidentaliter pro quo supponunt sua abstracta principaliter, ut li ‘album’ dicitur denominativum voce et significatione simul respectu huius abstracti albedo; quest’ultima specie sono i denominativi veri e propri, i quali secundum illud nomen habent appellationem, id est connotant illudaccidentaliter pro quo supponunt sua abstracta principaliter. WycLir, Tractatus de logica, Terminus substancialis est terminus qui significat naturam rei sine conmotacione accidentalis proprietatis; ut iste terminus, homo, significat essenciam humanam sine connotacione extranea. Sed terminus accidentalis est diccio significans essenciam rei, connotando accidentalem proprietatem: sicut iste terminus, albus, significat substanciam et similiter albedinem, que est proprietas extranea ab essencia, que est substancia. Terminorum alius est concretus, alius abstractus. Terminus concretus est terminus significans rem que indifferenter potest contrahi ad supposicionem simplicem vel personalem; sicut iste terminus, homo, significat in proposicione tam personaliter pro persona; quam eciam simpliciter pro natura. Sed terminus abstractus significat pure essenciam rei sine connotacione aliqua ad suppositum cui inest, sicut iste terminus deitas, bumanitas, albedo, CANITAS etc. Et sic ex omnibus terminis concretis possunt abstracta capi. La definizione di termine denominatus o denominativo non fornisce elementi notevoli. Si veda invece im. Miscellanea philosophica, ed. Dziewicki, London. Nota primo quod “abstractum” in terminis vocatur terminus qui termine concreto, come si vedrà; per l’altro l’accidente è il significato primario del termine. I paronimi costituiscono dunque una classe particolare di nomi, che pongono all’attenzione del logico il problema del rapporto tra significatio e appellatio. Ma che cosa un nome significhi, che cosa nomini, e se la funzione nominativa del nome sia primaria o del tutto secondaria, sono domande che i filosofi si pongono per *tutti* i nomi, non solo per i paronimi. Viene così in primo piano la considerazione del momento istitutivo del nome, dell’atto, cioè, per il quale il nome è costituito come  vox significativa. Si constata che all’origine del nome sta l’esigenza di designare le cose e che quindi la vox diviene significativa innanzi tutto perché l’uomo possa parlare delle cose usando segni fonici in luogo delle cose stes[significat formam substancialem vel accidentalem primarie; sed concretum est terminus qui formam et suppositum cuius est talis forma significat. Suppono quod cuilibet termino significati est dare primarium significatum.Pro i ntellectu tamen, nota quod primarium significatum alicuius termini est significatum ad quod intellectus tali audito immediate fertur intelligendus; ex quo sequitur quod omnis terminus communis significans habet duplex significatum, scilicet primarium et 2ndarium; sequitur quod omnis terminus habens predicatum debet principaliter sumi pro significato suo primario. Exempli gracia, cum proponitur, Homo est animal, INTELLECTVS AVDIENTIS hanc proposicionem non fertur super Socrates nec Platone, sed absolute super significato primario, quod est species humana que est humanitas. Si autem proponitur cum predicata humanitate, videndum est si predicatum limitat ipsum subiectum racione primarii significati vel secundarii. Et sic revertitur nobis illa antiqua regula et famosa: Talia sunt subiecta qualia permittuntur ab eorum predicatis [cfr. De Ryx, Logica modernorum, II, i, cit., p. 561]. Exemplum ad significatum primarium. Hec est regula vera: “Homo communicatur multis, eo quod predicatum non potest com[e 5; si constata anche, d’altra parte, che la vox resta significativa anche in assenza della cosa da nominare e che quindi le due funzioni del nome non sono strettamente interdipendenti. Altro è il significato, altro il referente del nome. Delle occasioni che si offrono ai filosofi nei testi in uso nelle scuole come luoghi per dibattere questi problemi, dobbiamo richiamarne due: una è rappresentata dal secondo passo delle Categorie d’Aristotele e dalla sua utilizzazione nella definizione delle fallacie’. L’altra è la definizione che Prisciano dà di NOMEN. Esaminiamo brevemente i risultati in questo paragrafo. Ricordiamo che un’ampia documentazione per lo studio di questi temi è fornita da Rijk nella sua Logica modernorum. Come avvio allo studio di questi temi si tenga presente l’insegnamento di Abelardo, il quale, esaminando la dottrina della petere significato primario huius termini 40mz0, cum Socrates non communicatur multis, licet Socrates sit illa humanitas que communicatur multis”. Exemplum, scilicet significati secundarii, homo currit et predicatum limitat subiectum ad significatum secundarium, cum non potest competere significato primario, eo quod humanitas, sive species humana, non potest currere, nisi sit currens. Et suppono quod significatum termini concreti accidentalis primarium est accidens sive forma talem substanciam denominans; ut huius termini, album, significatum primatium est albedo substanciam albisans. Similiter huius termini iustumz, est iusticia subiectum iustificans. Ista supposicio tenet per primam Aristotelis auctoritatem allegantem. Album solam qualitatem significat; quod intelligitur primarie; sed substanciam cui inest albedo secundarie. Et cum omne denominans, ut huiusmodi, sit prius denominato, ut huiusmodi, sequitur quod a principali debet capere suam primariam significacionem sed omnem etsi non sequitur quod album omnem substanciam significaret quod factum est. La prospettiva diversa di Wyclif rispetto a quella di Occam è condizionata dalla soluzione REALISTICA – e non NOMINALISTICA - al problema degli universali. Per la distinzione tra significatum primarium e significatum secundarium, cfr. ancora m., Tractatus de logica, I, cit., in part. pp. 7 e 76-77 (si veda p. 77:  tripliciter contingit signum significare secundarie quodlibet designandum, ecc.). 55 Cfr. cap. IV, $ 1. 56 In particolare, cfr. la prima parte del secondo volume] impositio, o institutio voluntaria, che è quell’atto libero dell’uomo che attribuisce a una vox una significatio, distingue molto chiaramente la funzione propria della vox significativa  di essere signum, e quindi di generare o constituere intellectum, e la funzione, secondaria secondo Abelardo, di designare le realtà estra-mentali, detta, quest’ultima, nominatio o appellatio. Nel procedimento istitutivo della vox, l’inventor ha guardato a fondo nella natura delle cose: su questo stretto rapporto, in sede di institutio, tra natura delle cose e nomen, si fonda la funzione secondaria della vox. Perciò i nomi dicono riferimento (nominant, appellant) alla realtà attualmente significata, perché tale è una quaedam imponentis intentio, e cioè tale è la volontà dell’inventor. Nel caso di distruzione della realtà esterna (“Roma”, il nome di Roma), però, il nome perde il suo potere appellativo -la significatio rei - mentre sussiste la  significatio intellectus. La prima è appunto funzione secondaria, la seconda è funzione primaria della vox; e proprio perché la prima è funzione che viene meno rebus deletis, essa è irrilevante ai fini della determinazione della significatio vera e propria. La significatio si allontana così dalla nominatio. Questa distinzione abelardiana tra significare e appellarenominare è netta, specie nella discussione sugli universali, giacché in questa indagine non ha peso la nominatio. Per quanto riguarda, poi, la distinzione tra sostanze prime e sostanze seconde, Abelardo glossa l’espressione aristotelica sub 5 Cfr. Logica ‘Ingredientibus’, qui vocabulum invenit, prius rei naturam consideravit, ad quam demonstrandam nomen imposuit; Logica ‘Nostrorum. Impositor (Compositor: Geyer) namque nominum rerum naturas secutus est: così legge Rijk, Logica modernorum. Logica ‘Ingredientibus’. Rerum quippe significatio transitoria est, intellectus vero permanens; cfr. BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI; De Ru] figura appellationis  così: ex similitudine nominationis . Il Maestro Palatino, cioè, ritiene che, mentre le sostanze prime nominano le res subiectae   ut personaliter discretae , cioè in quanto distinte l’una dall’altra, le sostanze seconde sembra significhino anch'esse le cose come distinte, ma in realtà il modus nominandi dell’uno e dell’altro tipo di sostanze differisce: le seconde infatti  sunt impositae propter qualitatem substantiae, e nominano le cose ut convenientes, in quanto cioè le cose nominate dalle prime convengono in certo modo tra loro. Abelardo perciò afferma che generi e specie, cioè le sostanze seconde, sono in sensibilibus positae per appellationem, extra vero per significationem: essi infatti nominano le cose sensibili e in certo senso le significano, ma non le significano in guanto cose sensibili, dal momento che se queste perdessero le loro forme attuali, sarebbero ancora nominate da generi e specie; perciò la significatio di essi non è esaurita dalle realtà sensibili, che non sta in queste. Anche per le sostanze seconde (anzi, a maggior ragione per esse) vale quindi la distinzione tra significatio e appellatio-nomi[Logica “Ingredientibu’, In secundis vero. In primis videtur et est, sed in secundis videtur similiter, ut scilicet significent rem subiectam ut personaliter discretam, sed non est verum. Et unde videtur similiter, supponit: ex figura appellationis, id est ex similitudine nominationis. Similes namque sunt secundae substantiae cum primis in eo quod casdem res quae discretae sunt, nominant, sed in modo quidem nominandi differuntur, quia primae, in quantum hoc aliquid sunt, nominant eas, id est ut personaliter discretas et ab omnibus differentes, secundae vero easdem appellant ut convenientes. Sed wmagis. Secundae non significant res suas ut hoc aliquid, sed potius ut quale aliquid, quia cum primae substantiae maxime propter discretionem substantiae sint impositae, secundae impositae sunt propter qualitatem substantiae. Logica ‘Nostrorum. genera et species quaedam, non omnia, in sensibilibus sunt posita, hoc est sensibilia habent nominare, et ponuntur extra sensibilia, id est res habent significare et non cum aliqua forma quae sensui subiaceat, quia si res omnes formas quae sensui subiacent, amittefent, non ideo minus a genere et specie nominari possent. Sunt igitur] [natio, tanto più, in quanto la convenienza su cui si fondano non può essere esaurita dalla denotazione di una singola res subiecta. Questo stesso tema è affrontato da alcuni dei primi commenti agli Elenchi sofistici nella discussione della figura dictionis, che dai grammatici viene definita:  proprietas constandi ex dictionibus sive ex sillabis tantum: la stessa vox, ad esempio homo, proprio perché può denotare più individui, sembra che significhi la sostanza individuale, mentre in realtà la significa soltanto sub figura appellationis, cioè, non la significa in senso proprio, ma la nomina; CIÒ CHE È SIGNIFICATO IN SENSO PROPRIO È L’UNIVERSALE – cf. Speranza, “Platone e il problema del linguaggio” – Grice, “Meaning and Universals” --. I testi che affrontano il problema fanno tutti riferimento, esplicito o implicito, a Categorie genera et species in sensibilibus posita per appellationem, extra vero per significationem Cfr. Fallacie Parvipontane, cit., p. 586. 6 Cfr. Glose in Aristotilis Sophisticos elencos, cFigura dictionis secundum appellationem est quando aliqua vox eadem figuracione appellat plura et ex hoc videtur significare hoc aliguid. Ut hoc nomen ‘homo’ appellat Socratem et Platonem eadem figura et ex hoc videtur quod significet Socratem et Platonem; non tamen est verum; Summa Sophisticorum elencorum, cit., pp. 334-335, e TRACTATVS DE DISSIMILITVDINE ARGVUMENTORVRA, che dipende dalla Summa riportandone perfino un esempio; Fallacie Vindobonenses. Ex similitudine appellationis, ut hoc nomen ‘homo’ videtur significare hoc aliguid, [non: add. Rijk, ma sembra vada espunto] quia appellat hoc aliquid, idest INDIVIDVVM, sed non significat hoc aliquid, immo significat aliquid, idest VNIVERSALE. Il testo non ha in questo caso un riferimento esplicito alle Categorie, ma la terminologia risente delle discussioni sul passo ricordato. In Fallacie Parvipontane non occorre il termine appellatio nella discussione della figura dictiones, ma si sofferma che il sesto modo di questa fallacia è quello in cui si confonde hoc aliguid con quale quid. Ut autem hoc facilius intelligatur, sciendum quod dictiones determinate significantes dicuntur hoc aliguid significare, ut propria nomina et prono-] [C'è da aggiungere che in questi testi si trova talora un riferimento al nomen appellativum, che è appunto il nome comune, o l’universale. Nell’Ars disserendi di Adamo Parvipontano, appellatio ha un ruolo di primo piano e denota la funzione del nominare. Essa è propria del termine comune, usato come comune, il cui corrispettivo, o designato, è detto appellatum. L’appellatio dà luogo a sofismi O IMPLICATURE (entanglements), se non se ne precisa opportunamente di volta in volta la portata. Ma è bene seguire lo svolgimento del pensiero dell’autore. Adamo nella sua opera si propone di illustrare quanti e quali siano i generi del discorso, e quali i fini dell’arte che li studia. I generi del discorso — insegna — sono due: l’uno si realizza attraverso interrogazione e risposta, nella disputa, l’altro si realizza senza di queste, nella esposizione. Il fine è insegnare come discorrere e come intendere ciò che è comunicato attraverso il discorso nelle discipline filosofiche. Constatato che ogni discorso parte ab interrogatione vel enuntiatione, che entrambe hanno due parti, il de quo si parla, e il quid de eo o ciò che si dice £, e che ciascuno di questi può essere considerato da due punti di vista, qualiter de quo o cosa designata, e qualiter quid o termini designanti, Adamo comincia il suo studio dal de quo o soggetto, precisando che la designazione di esso può essere chiara o oscura, mina. Dictiones autem indeterminate significantes dicuntur quale quid significare, ut nomina generum, nomina specierum. Indeterminate caratterizza il termine communis o universalis che ha confusio. Ma cfr. Logica ‘Cum sit nostra’, per i rapporti tra confusio e quale aliquid.Cfr. Glose..., cit., p. 222 (a proposito di De sopb. el. Cfr. L. Minio-PaLueLLO, Introduction a ADAM or BALSHAM PARVIPONTANUS, Ars disserendi; ci serviremo dell’introduzione del MinioPaluello per l’esposizione dello schema dell’Ars. 6? Cfr. Ars disserendi] e'che la designazione oscura può avere duplice origine: o perché si applica a differenti cose, o perché il designatume è difficile da cogliere. Passando ad esaminare le designazioni sofistiche, egli distingue quelle incomplexe, cioè consistenti di una sola vox, e quelle complexe, consistenti di più voces. Le prime possono aver luogo per aequivocatio, per univocatio, o con termini collettivi. Le seconde possono aver luogo, se il sofisma è causato da un solo termine, in quattro modi, di cui qui ci preme ricordare solo l’aequivocatio e l’indistinctio. Se il sofisma sorge dal rapporto tra più termini, in molti modi, di cui ricordiamo solo il termine collettivo. All’esame di ognuno di questi livelli di sorgenti di sophismata Adamo fa seguire una esposizione delle regole che permettono di dominare le difficoltà. In tutti i casi ricordati, il Parvipontano fa ricorso al termine appellatio, per caratterizzare l’origine del sofisma, e una volta a nominatio. Per la designazione sofistica incomplessa: — l’aequivocatio è definita eadem diversotrum non eadem ratione appellatio, cioè ha luogo quando si ha la stessa appellatio di più cose non allo stesso titolo, in quanto il nome usato non conserva, nei vari casi, la ratio, la significatio, o definitio grazie alla quale l’appellatio è stata data — l’univocatio invece è eadem 9 Cfr. ivi, pp. 18 sge. 20 Ivi, pp. 25-31 (eguivocatio), pp. 31-32 (univocatio), pp. 32-33 (termine collettivo). 71 Ivi, pp. 42-44 (aequivocatio), pp. 44-46 (indistinctio), pp. 62 sgg. (termine collettivo). 72 Ivi, p. 26; definizione alternativa è: Aequivocatio est eadem diversorum huius aliter quam illius appellatio. equivoce enim dicuntur omnia quorum duplex significatio [GRICE, VICE e VICE], ma anche: Ex quibus igitur que aequivoce dicantur comperiri difficile, duo: plurium pluribus ignorabilis differentia nec tamen nulla; plurium modus appellationis pene idem nec tamen idem; cfr. Rik, Logica modernorum, dove sono esaminati alcuni casi di  ratione diversorum eadem appellatio  ”: essa si differenzia dall’aequivocatio perché non causa, di per sé, sophisticam duplicitatem come si ha in quella; l’univocatio perciò non è un vero e proprio principio sofistico, e si può vedere meglio ciò nei commenti agli Elenchi sofistici ispirati al Parvipontano; l’uso dei termini collettivi dà luogo a sofisma quando si ha  plurium ut non unius appellatio: nel caso della proposizione contraria non sunt concedenda, il sofisma sorge dal fatto che contraria (termine incomplesso) designa due realtà opposte, e si può dubitare se si parla dei due contrari separatamente o di entrambi considerati insieme. Per la designazione sofistica complessa in cui il sofisma sorge dal fatto che un termine è applicato a designare differenti cose, l’aequivocatio ha luogo in tutti i modi in cui si può avere nella prima classe; l’indistinctio è definita: cum quod ipsa verbi variatione distingui solet, in quibusdam non distingui contingit, ed è così distinta dalla aequivocatio: Differt autem ab equivocatione indistinctio quod illa ex diversorum est eadem nominatione, hec ex unius indistincte variata (sc. nominatione). DI si può notare che nominatio prende il posto di appellatio in questo caso. Infine, per la designazione sofistica complessa in cui il sofisma sorge dall’uso di un nome collettivo in connessione con altri termini, Adamo pone le stesse condizioni poste nella prima classe e fornisce l'esempio, duo contraria non sunt conequivocatio secondo Adamo, e op. cit., II, i, p. 495, n. 1, dove ratio è resa con definition. Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p. 32. 75 Ivi, p. 32 (22 rec.). % Per ulteriori considerazioni, cfr. RiJk, op. cit., I, p. 75. TI Apamo DI BarsHam, Ars disserendi, cit., p. 32. 8 Ivi, p. 45; nella proposizione  verisimilis falsi probatio falsi similis non est, verisimilis può riferirsi a probatio oppure a falsi; di qui l’îndistinctio, giacché non è chiaro quale caso abbia verisimzilis.] cedenda , nel quale il termine incomplesso contraria è sostituito dal termine complesso duo contraria. Il valore di appellatio nel testo di Adamo può essere ulteriormente chiarito da altre occorrenze: appellationum novitas, appellatio permanens, appellatio secundum accidens e così via; tutte confermano che l’accezione fondamentale è parallela a quella di nominatio. Si è detto che appellatio è funzione propria del termine comune in quanto comune. Ciò fa sì che, data l’ampiezza della possibilità di designazione di esso, appellatio s'accompagni sempre nel testo all’indicazione di una pluralità (pluriumz, diversorum) nei confronti della quale va operata una precisazione, una determinazione limitativa. I seguaci del Parvipontano sviluppano questo elemento elaborando la dottrina dell’ampliatio e restrictio dell’appellatio, in alcuni trattati di arte sofistica. L’anonimo autore delle Fallacie Parvipontane definisce l’aequivocatio in rapporto all’appellatio, così come si è visto nel testo di Adamo. Aequivocatio est eadem diversorum non eadem ratione; è un caso di congiunzione (altro esempio: duo et tria sunt quinque – 2 + 3 = 5. Si quos autem appellationum talium perturbet novitas, sufficiat eis eorum que distinximus sine nominibus cognitio, ne incognite distinctis incognita etiam nomina adhibentem horreant. appellationum autem novitatem non horrebit appellatorum tam frequentem usum quam necessariam disciplinam perpendens . 82 Ivi, p. 36 (28 rec.): Advertatur autem secundum ea que predicta sunt non ex omni translatione equivocationem contingere, sed ex qua permanentem appellationem fieri accidit et que eius sit ad quod transfertur . 83 Ivi, p.4(2? rec.):  quoniam secundum accidens est huiusmodi certorum appellatio. contingit autem et hoc his que secundum accidens fiunt appellationes frequenter, ut cum dicitur ‘pater istius est albus’. Cfr. l’indice analitico dell’ed. cit. curata dal Minio-Paluello, per avete un quadro completo dell’uso di appellatio. Terminologia logica della tarda scolastica 77 appellatio; l’univocatio è compresa sotto l’equivocatio e e questa può essere intesa in senso lato  quando (sc. est) ex variata appellatione sive ex variata suppositione : in questo caso, suppositio è concorrente di appellatio; ma suppositio vale qui subiectio, cioè è funzione del termine che è soggetto grammaticale in una proposizione *; appellatio, accostata a suppositio, ne assume in certo senso il valore: infatti ora appellatio è proprietà del termine posto in una proposizione. Univocatio quindi viene definita:manente cadem significatione variata nominis suppositio; quia, etsi vatiatur suppositio, manet tamen eadem significatio  ®. L’anonimo autore precisa che si hanno tre specie di umivocatio: « Prima est quando aliqua dictio sumitur ad agendum de se vel de suo significato ; esempi sono: « ‘magister’ est nomen  e « ‘homo’ est species ; « Secunda species est quando aliqua dictio transsumitur modo ad agendum de aliqua rerum alicuius maneriei, modo de tali manerie rerum, ut cum dicitur: ‘homo est dignissima creaturarum’. Potest enim sic intelligi ut fiat sermo de aliquo appellatorum huius nominis ‘homo’; potest etiam intelligi ut fiat sermo de tali manerie rerum; maneries vale ‘universale natura’ o ‘forma’ di una specie”; si noti l’uso di appellata per designare i subiecta di homo”; Tertia species est quae consistit in ampliatione et restrictione alicuius dictionis, quemadmodum accidere solet in nominibus appellativis ®: 85 Fallacie Parvipontane; essa è duplice: alia est principalis et per se, alia ex adiuncto . 86 Ivi, p. 561: «Item. Univocatio ex dissimili acceptione unius termini accidit; sed equivocatio eodem modo habet accidere; quare ratione similitudinis univocatio sub equivocatione continetur . 87 Ivi, p. 562. 88 Cfr. De Rijk, op. cif., II, i, p. 532. 89 Fallacie Parvipontane, cit., p. 562. % Cfr. De RyK, op. ciz., II, i, p. 588. 9! Cfr. appendice 1 a questo capitolo. ® Fallacie Parvipontane, cit., p. 562. 78 Alfonso Maierù il nomen appellativum è condizionato nella sua funzione di soggetto dal tempo del verbo, di modo che può avere appellatio rispetto a cose presenti, passate o future”, Il Tractatus de univocatione Monacensis, che mostra parecchie somiglianze con le Fallacie Parvipontane, definisce l’univocatio e la distingue dall’eguivocatio come segue. Est igitur univocatio manente eadem significatione variata nominis appellatio, quando scilicet aliqua dictio variat appellationem. (Nota) quod equivocatio consistit in variata nominis significatione, univocatio consistit in variata nominis appellatione 9. Se risulta chiaro che urivocatio è proprietà che appartiene ai termini in base alla loro funzione significativa”, è altrettanto chiaro che, confrontando questo testo e quello delle Fallacie Parvipontane, sempre più suppositio e appellatio appaiono termini concorrenti; nel nostro Tractatus si parla di ampliatio e restrictio dell’appellatio”. Nelle Fallacie magistri Willelmi, la univocatio è ripresa sotto la figura dictionis e definita: eiusdem dictionis in eadem significatione et terminatione varia appellatio , e si aggiunge; « Et notandum quia variatur univocatio usu et accidente consignificatione. Accidit enim ex hiis appellationem restringi vel ampliari  9. Anche questo testo conferma l’uso ormai accertato 9 Cfr. ivi, e De RiJx, op. cit., II, i, pp. 494-497 e 528-533; cfr. anche cap. II, $ 2. % De Ru, op. cit., II, i,p. 533. 95 Tractatus de univocatione Monacensis, cit., p. 337. % Cfr. De RIJK, op. cit., II, i, p. 496. 9 Cfr. cap. II, $ 2. 98 Fallacie magistri Willelmi, cit., p. 691. Nelle Fallacie Londinenses, cit., p. 665, si legge:  In tertia acceptione (sc. figure dictionis) dicitur appellatio dictionis, scilicet quedam proprietas que inest dictioni ex eo quod supponit unum vel plura. Il contesto indica che qui suppositio ha il valore tecnico più tardi comune (cfr. p. 668, e De Rjx, op. cit., II, i, p. 541); appellatio perciò è inglobato nella suppositio. Terminologia logica della tarda scolastica 79 di appellatio come funzione della  vox significativa  capace, nella proposizione, di ampliazione e restrizione. Il contributo dato dai grammatici alla dottrina dell’appellatio è rintracciabile in alcuni commenti a Prisciano, là dove occorre la definizione di rozen ( substantia et qualitas ). Guglielmo di Conches distingue quattro gruppi di nomi: Nomina igitur vel significant substantias vel ea que insunt substantiis vel quedam figmenta animi vel modos loquendi; substantias, ut hec nomina ‘Socrates’, ‘homo’; vel ea que insunt substantiis, ut ‘albedo’, ‘nigredo’; figmenta animi, ut hec ‘yrcocervus’, ‘chimera’; modos loquendi de rebus, ut ‘omnis’ 9. I nomi del primo gruppo sigrificano l’intelligibile, o essenza di qualcosa ‘9, ma rorzinano le realtà individuali, anche se nel testo non si fa alcun esplicito riferimento all’esistenza di esse!%; ciò non è vero solo dei nomi appellativi (ad es. di horzo) ma anche dei nomi propri (Socrates) !. Per i nomi del secondo gruppo, Guglielmo distingue tra ® Il testo del commento di Guglielmo di Conches, secondo il ms. Firenze, S. Marco 310, è ampiamente riportato dal De Ru, op. cit., II, i; il passo cit. è a p. 223. . 100 Ivi, p. 224:  Significat ergo hoc nomen ‘homo’ et similia appellativa substantiam, et non aliquam. Quod igitur ab hac voce significatur, ita ut significatur potest intelligi, non tamen esse. Unde dicimus quod solum intelligibile significat et non actuale  (cfr. le considerazioni del De Ryx, ivi, 1227), i 101 La p. 224:  Quamvis igitur ‘boo’ significet communem qualitatem omnium hominum et non ipsos homines, tamen nominat ipsos homines et non ipsam qualitatem. Unde dicimus quod aliud significat et aliud nominat  (per il riferimento all’esistenza, cfr. n. 100 e quanto ne dice De Ru, ivi, ; 227), Ù 102 la p. 224:  hoc proprium nomen significat substantiam ita quod aliquam individuam, et significat propriam illius qualitatem . Nominat vero eandem substantiam quam significat, sed non qualitatem; ma cfr. il testo di Boezio] forma astratta e forma concreta del nomen, albedo e album: pet entrambi Guglielmo stabilisce cosa significhino, cosa nomini. no:  ‘albedo’ significat solam qualitatem, hoc commune accidens. Nominat tamen sua individua, ut ‘hec albedo est albedo 18. Più articolato è il discorso per 4/b4m, e ci riporta a quanto sappiamo dei paronimi:  ‘album’ idem accidens signific sl a i AR nto € denti at quod et albedo’, sed aliter, ; ‘at inherentiam illius accidentis et subiecti, quod hoc nomen albedo non facit. Ergo hec duo nomina non in re significata differunt, sed in modo significandi 1%; e alla domanda, se album significhi sostanza e qualità, risponde: pg: ita, sed secundario, quia cum determinet inherentiam acciale et subiecti, quia certum est quia sola substantia est subiectum accidentium, secundario, idest innuendo, significat  substantiam 15, | Della terza classe di nomi Guglielmo afferma che  figmenta animi  quoddam significatum animi significant et nominant , mentre di quelli della quarta afferma che  nec substantiam (nec) qualitatem significant nec aliquid nominant  !%, ; Guglielmo, dunque, precisa per ogni specie di nome cosa significano, cosa nominano. Ciò è particolarmente importante per i nomi delle prime due classi. La funzione del nome in quanto designa qualcosa (zozzinatio) è identica a quella che nei testi precedenti, abbiamo visto, era chiamata appellatio. In Guglielmo essa assume sfumature che, a lungo andare, confluiranho nella dottrina della suppositio; in particolare, per quanto riguarda i nomi della prima classe, Guglielmo afferma che essi, nella propo193. Ivi, 1% Ivi. ist, iuziio 6 A Ivi; cfr. anche p. 225:  Adiectiva igitur nomina nominant illas substantias quibus insunt accidentia que significant, ut ‘4/44’ rem cui inest albedo . 106 Ivi; p. 225, Terminologia logica della tarda scolastica 81 sizione, possono designare se stessi o la specie!: si tratta di quelle funzioni che saranno chiamate  appellatio materialis  e  appellatio manerialis 0 simplex  ‘!® e che saranno dette più tardi  suppositio materialis  e  suppositio simplex . Di diverso avviso è Pietro Elia, il quale, nella Sumzza super Priscianum, commentando la definizione che Prisciano dà di nomen, riferisce le opinioni dei suoi contemporanei: dai ragguagli di Pietro Elia, si può ricavare che ormai la dottrina di Prisciano si è incontrata con quella di Boezio ( quod est , cioè res existens , e  quo est o forzza) e che Prisciano viene spiegato con Boezio !”. Dopo aver esposto una prima opinione, secondo la quale tutti i nomi significano sostanza e qualità !, perfino omnis e nichil!!!, e una seconda, che sembra essere quella di Guglielmo di Conches !, ne enuncia una terza, per la quale ogni nome significa una substantia, oppure modo substantie: i nomi propri e appellativi significano la sostanza, giacché sono 107 Ivi, p.224: Sed quamvis proprie nominat (sc. ‘homo’) ipsa individua, aliquando tamen ex adiuncto nominat speciem quam significat — ut hic: ‘bomo est species” —; aliquando se ipsum tantum, ut hic: ‘homo est nomen? . 18 Cfr. De Ru, ivi, p. 526; cfr. la glossa Promzisimus; v. quanto si dirà più avanti a proposito del testo del ms. Vienna, lat. 2486. 19 Il De RiJk riporta ampi passi dal ms. Paris, Arsenal 711: cfr. ivi, p. 231: Hoc autem est illud quod plerique dicunt, scilicet quod omne nomen significat gu0 (quod: De Rijk) est et id quod est, ut hoc nomen (‘bomo’) significat id quod est, idest rem que est homo, et illud quo est, scilicet humanitatem qua est homo, quoniam homo ab humanitate est homo . 110 Ivi:  Et rursus hoc nomen ‘albedo? significat rem pro substantia que est albedo, et facere album sive albedinem, ut fingam vocabulum, pro forma. Et hoc idem de cetetis nominibus dicunt . ill Ivi: Quidam tamen nimis ridiculose dicentes quod ‘omnis’ significat formam que debet dici omnitas, fingentes nomen ad similitudinem huius quod est ‘buzzanitas’. De hoc nomine quod est ‘richil’ dixerunt quod significat rem que non est pro substantia et nichilitatem pro forma . 112 Ivi, pp. 231-232. 82 Alfonso Maierù stati trovati dall’imzpositor per parlare delle sostanze !5; gli altri nomi, che sono nomi di accidenti, significano non la sostanza, ma  modo substantie  !: così pure i sincategoremi e i  figmentorum nomina  !5. A quest’ultima opinione sembra aderire ELIA (si veda) !!, In altri commenti a Prisciano vengono riprese alcune dottrine nelle quali le correlazioni significatio (primaria) —forma e significatio (secondaria)—substantia (o subiectum d'una qualitas) si vanno sempre più accentuando, di modo che appellatio cessa di valere nominatio per limitarsi a designare una natura universale, o anche l’intellectus di essa. Così, le Glosule in Priscianum del ms. Colonia 201 affermano che il nome nozzinat la substantia per via dell’imzpositio ricevuta, ma significat la qualità !”, giacché la qualitas è in realtà la  causa [Dicunt ergo quod nomina propter substantias primo reperta sunt. Qui enim nomina primo imposuit, ad loquendum de substantiis ea invenit . 114 Ivi: Sed postea dilatata est locutio, ita scilicet ut non solum de substantiis, verum etiam de ceteris rebus vellent homines loqui. Imposuerunt itaque accidentibus nomina quibus de illis agerent, sed positio eorum est secuta positionem nominum prius impositorum propter substantias. Data sunt itaque nomina accidentibus sed ita ut quamvis significarent illa accidentia, tamen modo substantie significarent et in natura communi vel propria (vel) ut in natura communi vel propria. Scis quid est modo substantie significare: significare aliquid sine tempore et in casuali inflexione communiter vel proprie, vel quasi communiter vel quasi proprie . 115 Ivi: i sincategoremi (omzzis, neullus)  nichil significant sed tantum consignificant, ut ‘omnis’ consignificat quoniam universaliter et ita quod sine tempore in casuali inflexione et quasi communiter. Nichil enim commune pluribus designat, sed quasi commune aliquid significaret plura complectitur . Hec vero habent alia nomina huiusmodi, ut ‘quis’, ‘nichil et figmentorum nomina, ut ‘hircocervus” et ‘chimera’, ita scilicet quod nichil possit obici contra . 16 Ivi, p. 234. 17 Ampi passi ivi: cfr. p. 228, n. 1: nomen substantiam tantum inventionis nominum  !!, dal momento che la pluralità di qualità, cioè di forme, è la vera causa della pluralità di nomi. Il commento anonimo a Prisciano, contenuto nel ms. Vienna, lat. 2486, fornisce elementi, decisivi nel senso indicato, commentando le espressioni  significare substantiam  e  significare qualitatem . Per la prima, l’anonimo autore riferisce un’opinione secondo la quale ogni nome significa sostanza e qualità:  ‘homo’ significat essentiam que est horzo et istam proprietatem, scilicet humanitatem; et ‘albedo’ significat rem albam et aliquam proprietatem, scilicet albere vel facere album. Et sic omnia alia !!. Per la seconda, si afferma: Significare qualitatem est de notare de quo genere rerum aliquid sit vel de qua manerie. ‘Album’ bene denotat de quo genere rerum aliquid sit, scilicet quod ‘album?’ dicitur nomen corporum et quod semper intelligituralbum corpus  !®. Le espressioni  rem albam  del primo passo e  nomen corporum  del secondo non devono trarre in inganno: non si tratta di un significare che denoti realtà esterne, ma di un rinvio alla realtà specifica, astratta, universale, cioè alla forma che è oggetto dell’intelletto (intelligitur), come ben indicano i termini essentia, genus, maneries occorrenti nei testi. C'è uno slittamento della nominatio, 0 significazione secondaria, o appellatio, verso il piano mentale, comunque intralinguistico. Ciò trova ulteriore conferma nella dottrina secondo la quale se albume, posto a parte praedicati; nominat, quia ei fuit impositum, qualitatem vero significat non nuncupative, immo representando et determinando circa substantiam propter quam tamen notandam substantie fuit impositum ; perciò, continua il testo, ogni nome ha due significazioni:   unam per impositionem in substantia, alteram per representationem in qualitate ipsius substantie . Similiter ‘album? per impositionem significat corpus — idest nuncupative, quia qui dixit: dicatur hec res alba”, non dixit: “substantia et albedo dicantur alba”; in quo notatur impositio —, albedinem vero significat per representationem ut principalem causam. Riportato ivi, p. 241. 120 Ivi, pp. 242-243. 84 Alfonso Maierù significa una qualità, posto però 4 parte subiecti significa una essenza !!, La prima parte di questa affermazione testimonia di una particolare interpretazione dell’appellatio come proprietà del predicato, il quale come tale  appellat formam  o  rationem , come si vedrà; di modo che la dottrina dell’appellatio, se fa leva sul momento istitutivo della vox, dice riferimento alla realtà estramentale attualmente indicata; e se fa leva, invece, sul momento ‘significativo’ (nel senso più forte), dice riferimento alla qualità o forma che è causa del nome. La glossa Promisimus, infine, riprendendo la distinzione tra nomi propri e nomi appellativi presente in Prisciano, analizza i rapporti tra significatio, appellatio e nominatio, riporta varie opinioni sullo sfondo della quadripartizione dei nomi di Guglielmo di Conches, e precisa che, secondo un’opinione, il  significare substantiam et qualitatem  è del nome proprio come del nome comune o appellativo !2; per un’altra opinione, invece, solo i nomi propri hanno appellatio-nominatio della sostanza significata, non della qualità, mentre i nomi appellativi hanno appellatio, e appellant i loro appellata in linea di diritto, ma non li nominant di fatto !*. Per quanto riguarda i nomi astratti della categoria [Modo opponitur eis de hoc quod dicit Boetius: “album michil significat nisi qualitatem”. Ita exponunt quod intellexit: quando ponitur ex parte predicati, tunc significat qualitatem. Sed bene potest poni in subiecto; et tunc significat aliquam essentiam ut ‘album est corpus’: tunc ‘album’ quoddam corporeum significat . 12 Dal ms. Oxford, Bodl. Laud. lat. 67, citato ivi, p. 258: Et eorum que significant substantiam quedam determinant qualitatem circa substantiam, sive communem, ut ‘homo’, sive propriam, ut ‘Socrates’, que ‘Socratitas” a Boetio appellatur [cfr. n. 13]. Concedunt ergo quod utrumque istorum nominum ‘homo’, ‘Socrates’ significat substantiam et qualitatem; neutrum tamen eorum plura, licet alterum sit substantia et alterum qualitas, que sunt plura, tamen significare substantiam et qualitatem non est significare plura . 13 Ivi: Nomen proprium nominat, idest appellat, cam substantiam quam significat, sed nullam qualitatem. De nulla enim qualitate agitur per Terminologia logica della tarda scolastica 85 della qualità, essi, — si dice, ed è dottrina più comune — sigrificant ma non appellant '*. I nomi concreti della categoria della qualità, infine,  nominant, idest appellant  le sostanze cui ineriscono gli accidenti, e significant primariamente la qualità. Per questa seconda opinione, dunque, i nomi astratti significano, i nomi concreti della categoria di qualità significano e nominano-‘appellano’, i nomi propri significano-nominano-‘appellano’ l'individuo ma non significano una qualità, i nomi comuni significano e ‘appellano’, e talora nominano. Il valore di appellare non coincide con quello di nomzizare, come si è constatato finora: l’appellare dei nomi appellativi non dice necessariamente rinvio al referente estralinguistico, ma, sulla scia di quanto si è visto negli altri commenti a Prisciano, rinvia solo agli appellata, al correlativo mentale designato dal termine. Ci sono, anche da un punto di vista grammaticale ormai, gli elementi per una considerazione della funzione appellativa di un nome, all’interno di una proposizione, che sia condizionata appunto dalla struttura logico-linguistica della proposizione stessa. Già con i Tractatus Anagnini la dottrina dell’appellatio, alla proprium, ut hoc nomen ‘Socrates’ et significat et appellat hunc hominem. Appellativum vero significat substantiam et omnem appellat, sed non omnem, cui convenit proprietas designata per ipsum, scilicet humanitas, nominat, sed quamlibet substantiam cui ipsum convenit appellat, quia pro unoquoque eorum habet poni. Ut hoc nomen ‘boro? significat hominem et omnem appellat et quemlibet hominem, sed nullum determinate . 14 Ivi: De hoc vero nomine ‘albedo’ dicunt quod solam qualitatem significat, scilicet a/bedinem, sed nullam appellat, tamen omnem significat . 125 Ivi, p. 259:  Nominant autem, id est appellant, adiectiva substantias illas quibus insunt accidentia illa que eis significantur, ut ‘albus’ principaliter significat qualitatem (substantiam: De Rijk) determinando eam inesse, secundario subiectum albedinis et illud nominant . 86 Alfonso Maierù fine del secolo XII, non ha più una funzione centrale, ma il suo posto è occupato dalle dottrine della sigrificatio e della suppositio. L’autore, anonimo, richiamandosi alla distinzione tra nomi propri e nomi appellativi ‘%, caratterizza l’appellatio come proprietà di un termine di aver riferimento ai suoi appellata: in questo senso occorre a proposito della supposizione di un termine in presenza della dictio ‘alius’ '? e a proposito della supposizione conseguente all’uso comune ( de communi usu loquentium ), e in particolare discutendo  de nominibus articularibus , o nomi di dignità e cariche pubbliche, che, assunti al caso obliquo, hanno appellatio ristretta !8, Appellatio dunque occorre nella discussione più generale dell’ampliatio e restrictio d'un termine, di cui si dirà nel seguente capitolo !?, Ma tra la fine del secolo XII e la prima metà del secolo XIII circa fiorì quel genere letterario noto col nome di sumzzulae; in esse la dottrina dell’appellatio, pur non svolgendo un ruolo centrale nella trattazione dei  parva logicalia , appare ormai matura da un punto di vista logico: l’appellatio non è più considerata come proprietà del nome in quanto tale, ma proprietà di un termine in una proposizione, cioè in un contesto sincategorematico, in una struttura sintattica logicamente rilevante, nell’ambito della quale si precisano le possibilità operative dei termini. Se ancora nella Logica ‘Cum sit nostra’ il riferimento sintattico non è decisamente affermato e sussiste una considerazione del nome assunto nella sua atomicità, il discorso si fa più completo e interessante negli altri trattati. 126 Tractatus Anagnini, cit., cfr. ad esempio pp. 301 e 316-317. 127 Ivi, p. 271:  tunc precedens terminus restringitur ad supponendum illa que cadunt sub appellatione sequentis termini , e ancora:  sub appellatione sequentis termini , nello stesso contesto. 128 Ivi, pp. 274-275:  nomina articularia sumpta per obliquum restringunt appellationem, ut ‘video regem’, ‘loquitur de rege’ . Cfr. cap. II, $ 2. 130 Logica ‘Cum sit nostra’, cit., p. 449: Et est appellatio sermonis Terminologia logica della tarda scolastica [Le Introductiones Parisienses, dopo aver definito i termini suppositio, significatio, consignificatio, definisce così l’appellatio: Appellatio, ut solet dici, est presentialis convenientia alicuius cum aliquo; vel: quedam proprietas que inest termino ex eo quod pro presenti significat, ut solet dici. Ut hoc nomen ‘Antichristus’ non appellat Antichristum, immo subponit et significat !, Perché un termine abbia appellazione, si richiede la conside razione della struttura proporzionale (convenientia) e il riferimento al tempo presente. Manca, nel testo, qualsiasi cenno all’appellatio come funzione del predicato !°. } Anche il Tractatus de proprietatibus sermonum definisce l’appellatio indicando come elemento caratterizzante la connotazione temporale del tempo presente ‘*, che deve aver luogo in un contesto proposizionale !*. E poiché l’appellatio è inferiore alla suppopredicabilis significatio sine tempore . Vel: appellatio est proprietas termini communis quam habet secundum quod comparatur ad sua singularia, que comparatio inest ei secundum quod appellat. Ut cum dicitur: ‘homo est animal’, iste terminus ‘homo? habet comparationem ad singularia, que comparatio inest ci secundum quod appellat Socratem vel Platonem : interessante il rilievo relativo alla predicabilità, ma il prosieguo del discorso mostra qual è il vero interesse del nostro testo. Si noti che la suppositio è definita substantiva rei designatio, idest significatio termini substantivi; è chiaro, dall’analisi di homo contenuta nel primo testo, che suppositio e appellatio non si escludono. 131 Introductiones Parisienses, cit., p. 371. 132 Seguono (ivi, pp. 371-373) sei regole relative all’ampliatio e alla restrictio di suppositio e appellatio. 133 Tractatus de proprietatibus sermonum, cit., p. 722:  Appellatio est proprietas que inest voci ex eo quod assignet aliquem mediante verbo presentis temporis. Per hoc patet quod ille terminus tantummodo appellat qui vere potest sumi cum verbo presentis temporis; ille vero nil appellat qui vere non potest sumi cum verbo presentis temporis, ille scilicet qui nil potest significare presentialiter. Appellare est assignare aliquem. Unde terzzinum appellare nil aliud est quam terzzinum convenire alicui, hocest esse assignare alicui mediante verbo presentis temporis . 88 Alfonso Maierù sitio, in quanto è un capitolo di essa !%, l’appellatio può essere anche definita come la coartatio (o restrictio) della suppositio mediante il verbo di tempo presente !%, La Dialectica Monacensis, agli elementi già rilevati della connotazione temporale in un contesto proposizionale, aggiunge che 4ppellare è accidentale per il termine, e che la funzione del termine che appellat è quella di essere predicato !”. Ancora, le Suzzzze Metenses caratterizzano in modo molto chiaro l’appellatio come suppositio del termine  pro iis qui sunt ,  pro existente , a differenza della supposizione, che è funzione del termine non legata ai  presentia supposita  !*. 135 Ivi:  cum suppositio et appellatio se habeant quasi superius et nferius . 136 Ivi, pp. 722-723:  Quoniam (autem) variatur per verbum presentis emporis vel preteriti vel futuri, et cum talis variatio sit suppositio coartata et talis suppositio coartata per verbum presentis vel preteriti vel futuri dicatur appellatio. Dialectica Monacensis, cit., p. 616:  Dicitur autem terminus appellare id de quo vere et presentialiter et affirmative potest predicari. Ut patet in hoc termino ‘bomzo’, qui appellat Sortem, Platonem, et omnes alios presentes. Et notandum quod terminus communis hoc quod appellat, supponit. Sed non convertitur, quia multa supponit que non appellat. Iste enim terminus ‘bozz0? supponit Cesarem et Antichristum, non tamen appellat cos, eoquod. non sunt presentes. Unde accidentale est termino appellare id quod modo appellat, quia iste terminus ‘hozz0” appellat Sortem cum ipse est, cras non appellabit ipsum dum ipse non est, sed tamen supponit . La supposizione è comunque superior all’appellazione; di essa si afferma:  terminus communis pet se sumptus supponit pro omni quod potest participari formam eius: , dove è presente un riferimento alla forzz4 (natura universale) come residuo delle interpretazioni dell’espressione:  substantia et qualitas . 1388 Cfr. Summe Metenses, cit., p. 458: Quoniam appellatio est nota corum. que accidunt termino inquantum est in propositione, ideo viso de suppositione termini videndum est de appellatione eiusdem et de differentia que est inter appellationem et suppositionem. Sciendum tamen quod appellatio termini est suppositio eius pro iis qui sunt. Unde appellata dicuntur presentia supposita; suppositio est tum pro existente tum pro non Terminologia logica della tarda scolastica 89 Questa caratterizzazione è prevalente nel secolo XIII, e non solo nelle varie sumzzzulae, ma anche in testi come lo Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais !*. Lamberto di Auxerre ricorda quattro accezioni di appellatio, ma afferma che il valore principale resta  acceptio termini pro supposito vel suppositis actu existentibus  !°. Pietro Ispano a sua volta definisce senz'altro:  Appellatio est acceptio termini pro re existente , il che rende questa funzione del termine diversa dalla significatio e dalla suppositio !!. La necessità dell’attuale esistenza della cosa appellata fa sì che Pietro attribuisca l’appellatio non solo ai nomi comuni, ma anche ai nomi propri quando designano una realtà esistente ‘4°. Bisogna però distinguere due casi existente. Et ex hoc patet differentia inter appellationem et suppositionem . Non autem terminus appellat nisi pro eo qui vere est. Et propterea manifestum est quod multos appellavit quos modo non appellat, et multos postea appellabit; item multos appellabat (appellat: De Rijk) quos modo non appellat nec postea appellabit . 139 Vincenzo DI BEAUVAIS, op. cit., 240:  Appellatio vero dicitur quaedam proprietas quae inest termino, eo quod ille potest accipi pro aliquo supposito actu existente. Unde differt a suppositione, eo quod suppositio est indifferens respectu entium, et non entium: unde suppositio communior est quam appellatio ; per la distinzione tra nomi comuni o appellativi e nomi propri, cfr. ivi, 95-98. 140 In PRANTL, Appellatio dicitur quatuor modis: propria nominatio, proprietas nominum, acceptio termini pro supposito sub suo significato, acceptio termini pro supposito vel pro suppositis actu existentibus... Quarto modo est principalis intentio... . 141 Summulae logicales, cit., 10.01, p. 102; continua così il testo cit.: Dico autem “pro re existente”, quia terminus significans non ens nihil appellat, ut “Caesar” vel “Antichristus”, et sic de aliis. Differt autem appellatio a suppositione et significatione, quia appellatio est tantum de re existente, sed suppositio et significatio sunt tam de re existente quam non existente, ut “Antichristus” significat Antichristum et supponit pro Antichristo, sed non appellat, “homo” autem significat hominem et supponit de natura sua tam pro hominibus existentibus quam non existentibus et appellat tantum homines existentes . 14 Ivi, (10.02):  Appellationum autem alia est termini communis, ut 90 Alfonso Maierù riguardo all’appellatio del termine comune: se il termine ha supposizione semplice (se cioè sta per l’essenza comune d’una cosa), allora  idem significat, supponit et appellat ; se invece ha supposizione per i suoi inferiora, esso significat la natura comune, supponit per quegli inferiora per i quali viene quantificato e appellat gli inferiora esistenti !9. L’uso dei termini appellatio, appellare da parte di Guglielmo di Shyreswood merita un discorso più ampio. Innanzi tutto, va precisato che secondo Guglielmo appellatio è la generale predicabilità del nome in una proposizione che abbia il tempo presente !*. Ma il maestro ci informa che, secondo alcuni (guidar), il predicato ha appellatio mentre il soggetto ha suppositio 5. Ora, la “homo”, alia termini singularis, ut “Socrates”. Terminus singularis idem significat, supponit et appellat, quia significat rem existentem, ut “Petrus” . 143 Ivi, 10.03, pp. 102-103: Item, appellationum termini communis alia est termini communis pro ipsa re in communi, ut quando terminus habet simplicem suppositionem, ut cum dicitur “homo est species” vel “animal est genus”; et tunc terminus communis idem significat, supponit et appellat, ut “homo” significat hominem in communi et supponit pro homine in communi et appellat hominem in communi. Alia est termini communis pro suis inferioribus, ut quando terminus communis habet personalem suppositionem, ut cum dicitur “homo cutrit”. Tunc “homo” non significat idem, supponit et appellat, quia significat hominem in communi et supponit pro particularibus et appellat particulares homines existentes. Introductiones în logicam, Appellatio autem est presens convenientia termini i.e. proprietas, secundum quam significatum termini potest dici de aliquo mediante hoc verbo: est . Appellatio autem (sc. est) in omnibus substantivis et adiectivis et participiis et non in pronominibus, quia non significat formam aliquam, sed solam substantiam  (abbiamo tenuto presente le correzioni suggerite in KNEALE, op. cit., pp. 246 sgg., al testo che il Grabmann ha fissato nell’ed. cit.), e p. 82:  Appellatio autem inest termino, secundum quod est predicabilis de suis rebus mediante hoc verbo: est ; cfr. DE Rik, op. cit., II, i, pp. 563 sgg. In questo senso il BocHENSKI, A History of Formal Logic, cit., p. 176, intende appellare come ‘nominare’ le cose presenti. GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif., p. 82:  Dicunt igitur quidam. quod terminus ex parte subiecti supponit et ex parte predicati appellat . Terminologia logica della tarda scolastica 9i supposizione può essere duplice:  aut secundum actum aut secundum habitum; della supposizione abituale (che ha riscontro nella supposizione naturale di Pietro Ispano 19), scrive:  Secundum autem quod est ‘** in habitu dicitur suppositio significatio alicuius ut subsistentis. Quod enim tale est, natum est ordinari sub alio ; la supposizione attuale è definita  ordinatio alicuius intellectus sub alio  !: un termine, in quanto tale, è naturalmente capace di fungere da soggetto e in tal caso ha supposizione abituale; se è usato in una proposizione, esso è attualmente ‘ordinato’ a un predicato, ed ha supposizione attuale. Ciò premesso, Guglielmo commenta così l’opinione dei quidam: Et sciendum, quod ex parte subiecti supponit (sc. terminus) secundum utramque diffinitionem suppositionis (sc. actualem et habitualem), ex parte autem predicati supponit secundum habitualem suam diffinitionem. Scieridum etiam quod terminus ex parte subiecti appellat suas res, sed non secundum quod est subiectum. Ex parte autem predicati appellat. Secundum autem quod predicatum, comparatur ad subiectum suum per aliquam suarum rerum et secundum hoc appellat 199. Sembra di poter ricavare dal testo le seguenti affermazioni: la supposizione attuale non importa l’appellatio; la supposizione abituale, propria del termine in quanto tale, importa l’appellatio; l’appellatio è perciò proprietà del termine in quanto tale: il soggetto appellat in forza della sua ineliminabile supposizione abi tuale, il predicato appellat in quanto esso ha solo supposizione abituale; e poiché il predicato significa una forma che inerisce alla substantia del soggetto, il termine predicato designa solo una 16 Ivi, p. 74. . o 147 Summulae logicales, cit., 6.04, p. 58; cfr. DE Ru, op. cit., II, i, pp. 566 sgg.; cfr. anche cap. II, nn. 67 e 69. : 188 Nel testo di GueLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cit., p. 74, si legge sunt, che è riferito insieme a suppositio e copulatio. 149 Ivi. 150 Ivi, p. 82. 92 Alfonso Maierù 151 x n forma e appellat secondo che è ordinato al soggetto, e grazie al soggetto; il predicato è quindi assunto nella sua intenzione e aa; ; inerisce’ al soggetto che riceve estensione dalla copula !2. Da quanto si è detto, appare evidente che la dottrina della appellatio proposta da Guglielmo è ancora legata all’analisi grammaticale della relazione che intercorre tra nome appellativo e realtà designata. Ma resta vero ancora, per Guglielmo, che il nome, per sua natura (de se), supponit pro presentibus  !* cioè ha la funzione, che gli deriva, come si sa, dalla sua impositio, di nominare le cose presenti: è questa la ragione per cui l’appellatio è legata, come a sua  conditio sine qua non , alla connotazione temporale della copula di tempo presente. 151 Cfr. ivi, p. 78: Queratur, utrum dictio, que predicatut, predicet solam formam et si stet simpliciter aut non. Et videtur, quod non. Si enim ita esset, vere diceretur: quedam species est homo sicut dicitur: homo est species. Dicendum, quod hoc non sequitur. Omne enim nomen significat solam formam et non absolute, sed inquantum informat substantiam defferentem ipsam et sic aliquo modo dat intelligere substantiam. Nomen ergo in predicato dat intelligere formam, dico, ut est formam substantie subiecti. Et ideo cum illa substantia intelligatur in subiecto, non intelligetur iterum in predicato. Unde predicatum solam formam dicit . Si ricordi che significatio è definita (ivi, p. 74):  presentatio alicuius forme ad intellectum : forma è una natura universale; per il De Rij€, op. cit., II, i, p. 563, n. 3, l’espressione  significatum termini  del primo testo della n. 144 vale  the universal nature the term signifies . 12 Così il De Rug (ivi, p. 564) intende il passo di Guglielmo: di contro ai  quidam  che appaiono sostenitori della teoria dell’identità per quanto riguarda la copula (soggetto e predicato hanno la stessa estensione, indicata dalla copula), Guglielmo è sostenitore della teoria dell’inerenza (per la quale cfr. Moopy, Truth and Consequence..., cit., pp. 32 sgg., e cap. III). sa Cfr. GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, op. cif., p. 85: Et dico, quod ille terminus: homo supponit pro presentibus de se, quia significat formam in comparatione ad suas res. Hec autem comparatio tantum salvatur in existentibus. Solum enim est suum significatum forma existentium et proprie pro hiis supponit de se ; per forma, e significatum, cfr. n. 151; per l’interpretazione proposta, cfr. KNEALE, op. cit., pp. 247-248. Terminologia logica della tarda scolastica 93 Di contro alla dottrina che interpreta l’appellatio come una specie di suppositio, e precisamente quella specie che vale in relazione al tempo presente, dottrina che deriva dall’affermarsi della suppositio come teoria generale del termine nella proposizione in sostituzione dell’appellatio (ben illustrata dal De Rijk'*), sopravvive nelle sumzzzulae l’interpretazione dell’appellatio come proprietà del termine derivante dalla primitiva impositio: essa è documentata dall’Ars Meliduna, dalle Sumule dialectices attribuite a Ruggero Bacone, ma anche nel Compendium studii theologiae di Ruggero Bacone. Se, per parte sua, l’Ars Meliduna afferma ancora le tesi dell’appellatio come risultato immediato dell’institutio 9, della 154 Cfr. Logica modernorum. Causa institucionis vocum fuit manifestacio intellectus, idest ut haberet quis quod alii intellectum suum manifestaret [....]. Notandum tamen quod institucio vocum non fuit facta ad significandum, sed tantum ad appellandum, quippe cum appellacio vocum magis sit necessaria ad loquendum de rebus subiectis quam significacio. Quod autem ad appel landum fuerint voces institute, satis probabiliter coniectari potest ex illa inposicione vocis que fit cum puero nomen inponitur: ibi enim non queritur quid significabit illud nomen vel quo nomine puer significabitur sed pocius quid appellabitur. Amplius autem ex hoc quod ubicunque proprie ponuntur nomina in supposito semper ponuntur ad agendum de appellatis tantum, ut dicto quoniam horzo currit. Appellant ergo nomina res illas propter quas supponendas fuerunt instituta. Verba quoque similiter, saltem casualia, idesi participia. Licet autem ad appellandum tantum fuerint institute voces, tamen preter appellacionem habent etiam significacionem, sed hanc ex appellacione contraxerunt sive ex institucione facta ad appellandum . Discutendo della significazione dei nomi, l’autore c’informa che, secondo una tesi, essi signi ficano le forme ideali, per cui  desinente re appellata, manet vocis significatio  (ivi, p. 295); ciò ricorda da vicino quanto scrive GIOVANNI DI Sa LIsBURY, Metalogicon, cit., IV, 35, p. 205:   temporalia uero widentur quidem esse, co quod intelligibilium pretendunt imaginem. Sed appellatione uerbi substantiui non satis digna sunt que cum tempore transeunt, ut nunquam in eodem statu permaneant, sed ut fumus euanescant; fugiunt enim, ut idem (sc. Plato) ait in Thimeo, nec expectant appellationem ; cfr 94 Alfonso Maierù necessità del riferimento al presente e della priorità logica della significatio e della suppositio rispetto all’appellatio, giacché il nome conserva quelle quando perde questa in seguito alla distruzione della cosa ‘appellata’ !*, il discorso diventa più articolato negli altri due testi. L’autore delle Sumzule scarta sia la dottrina della suppositio come proprietà del soggetto !”, sia quella dell’appellatio come proprietà del predicato: l’appellatio è ordinata agli appellata e perciò è proprietà del soggetto come del predicato, giacché entrambi sono ordinati agli appellata; e poiché i termini che hanno appellazione sono usati nella loro valenza significativa, ogni 4ppellatio è personale (‘personale’ indica che il termine è usato a denotare le realtà significate) e si può articolare a somiglianza della supposizione personale ‘*. L’autore, inoltre, ricorda due opinioni Timaeus a Calcidio translatus commentarioque instructus, ed. T.H. Waszink,  Plato latinus , IV, Londini et Leidae 1962, p. 47. Cfr. MurraLry, The  Summulae logicales  ..., cit., pp. lviti-lix. 156 Ars Meliduna, cit., p. 316: Significat enim hoc nomen ‘Cesar’ adhuc illud individuum quod olim significavit. Neque enim nomen re (ce)dente significationem amisit quam prius habuerit, sed appellationem, — que est per verbum presentis temporis vera attributio sive copulatio. Unde et semper exigit rem existendi. Distat ergo inter suppositionem, significationem, appellationem, quia duo prima precedunt tertium, ut in hoc nomine ‘Antichristus’; semper etiam post ipsum manent, ut in hoc nomine ‘Cesar’; ipsa vero simul. Significat itaque ‘Cesar’ individuum, non quod modo sit individuum, sed quod est vel fuit vel erit. Et ita significat individuum quod non est nec tamen (erit) aliquod individuum. Sicut supponit vel, secundum alios, significat boro qui non est et tamen quilibet homo est, quia significatio dictionis appellationem ampliat . 157 Sumule dialectices, cit., p. 268: quarto modo dicitur supposicio ‘proprietas termini subjecti’, sive subjecti in quantum alii supponit et subicitur in oracione ; quindi è scartata la tesi che intende la suppositio come  substantiva rei designacio  (ivi). 1588 Ivi, p. 277:  dicitur quod appellacio est termini predicabilis sine tempore significatio (significato: Steele). Quod est falsum: quia appellacio dicitur per comparacionem ad appellata que respicit. Cum igitur subjectus terminus equaliter respiciat appellata, sic terminus predicatus erit appellacio Terminologia logica della tarda scolastica 95 relative al riferimento temporale del nome che ha appellatio: una, più diffusa, sostiene che il termine comune denota tutti i suoi (possibili) appellata, senza alcun riferimento temporale (su questa affermazione, legata all’analisi del momer appellativum, fa leva la dottrina dell’ampliatio e della restrictio); l’altra, invece, intende l’appellatio del termine come riferita al presente, giacché  terminus est solum nomen presencium  !’. Questa seconda è l’opinione condivisa dall’autore delle Sumzzle; fra i vari argomenti addotti a sostegno di essa, uno è ricavato dalla dottrina della ampliatio: se il termine avesse appellazione per il presente come pet il passato e il futuro, l’ampliazione non avrebbe senso !, e conclude: Dicendum est igitur quod terminus est solum nomen presencium vel existencium, nomen dico significacionis . Quare terminus de se solum concernit presencia, et supponit pro illis de sui materia; pet naturam autem verbi de preterito et futuro, vel habenti materiali eorum ut verba ampliandi, poterunt stare pro preteritis et futuris!9!, All’obiezione, che si può formulare contro la tesi che sostiene essere elemento caratterizzante dell’appellatio il riferimento al tempo presente, che cioè il nome, a differenza del verbo, non connota il tempo, e quindi non è giustificato alcun riferimento subjecti sicut predicati. Cum igitur omnis appellacio sit respectu significacionum, omnis appellacio erit personalis. Sicut autem supposicio personalis dividitur sic appellacio potest dividi; alia discreta, alia communis etc., et competunt eadem exempla tam a parte subiecti quam a parte predicati ; cfr. Duplex tamen est sentencia de appellacionibus, quia quidam dicunt quod terminus appellat de se appellata presencia, preterita et futura, et est communis entibus et non-entibus. Alii dicunt quod terminus est solum nomen presencium et nichil est commune enti et non-enti, sive preterito, presenti, et futuro, secundum quod dicit Aristoteles in primo Metaphysice . 160 Ivi, p. 280. 161 Ivi. 96 Alfonso Maierù temporale ‘2, l’autore risponde che il nome, di per sé, né significa né consignifica il tempo, ma, piuttosto, l’imzpositio che è all’origine del nome è in relazione alla  res praesens  da nominare, e la significatio che ne consegue non può prescindere da ciò !9, Dalla stessa posizione muove Ruggero Bacone nel Corzpendium: in polemica con Riccardo Rufo di Cornovaglia, nega che il nome designi un  esse habituale  indifferente alla connotazione temporale e quindi valido per presente, passato e futuro!” e si richiama all’originaria imzpositio del nome che esige la presenza della cosa designata. E all’obiezione che il nome  significat sine tempore , risponde che ciò è detto  quantum ad modum significandi, non quantum ad rem , che anzi, usare un termine per designare una realtà non più esistente o non esistente è usarlo equivocamente e, in fondo, dare ad esso una nuova impositio !£; e ancora: una vox petde la sua significatio una volta distrutta la  res signata ; se dunque una vox significa una realtà non più presente, lo fa perché riceve una nuova imzpositio 19. 16 Ivi, p. 283: His suppositis, est dubitacio super jam dicta quod nomen significat sine tempore, igitur hujusmodi termini ‘homo’ ‘Sor’, cum sint nomina, non determinant sibi tempus aliquod, nec appellata magis presencia quam preterita vel futura . 163 Ivi:  inponitur enim nomen rei presenti et appellato presenti. Oportet enim quod sit presens et ens actu cui nomen inponatur. Set hoc dupliciter: aut ens actu et presens in rerum natura, ut ‘homo’ ‘asinus’, aut secundum animam, ut ‘chimera’ et hujusmodi ficta apud intellectum et cognicionem . Compendium . Nunquam enim homines, quando inponunt nomina infantibus vel animalibus suis, respiciunt nisi ad res presentes sensui, et ideo non abstrahunt a presenti tempore, nec ab actuali ; cfr. Ars Meliduna, in n. 155. 16 Ivi, p. 57: Sic possumus inponere illis nomina, set alia inposicione et alia quam illa que entibus fit, et equivoce; ut Cesar potest per nouam inposicionem significare Cesarem preteritum vel futurum vel mortuum, set equiuoce enti et non enti . 167 Ivi, p. 60: in part.: Si enim non est pater, non est filius, nec Terminologia logica della tarda scolastica 97 I testi ora esaminati rappresentano indubbiamente i documenti d’una sopravvivenza di tesi tradizionali, talora riprese polemicamente (da Bacone) contro l’affermarsi di quella considerazione dell’appellatio che abbiamo detto sintattica: il termine può essere considerato nel momento della sua utilizzazione in una proposizione, e in tal caso ha appellatio quando la supposizione di esso è rapportata al presente. Una tale considerazione è possibile grazie al sostituirsi della dottrina logica della suppositio, come dottrina generale del termine nella proposizione, a quella dell’appellatio, che, muovendo da premesse prevalentemente grammaticali (nomen appellativum), si era affermata prima come dottrina del rapporto intercorrente tra il momzen comune e i suoi appellata e poi come dottrina del zomzen condizionato dal tempo del verbo nella proposizione; i due modi di considerare l’appellatio sono esemplificati, fra l’altro, dalle due opinioni che abbiamo visto nel testo delle Suzzule dello ps. Bacone. Ma, insopprimibile, rimane l’esigenza di rapportare il nome al suo momento istitutivo, quando si pongono le premesse dell’appellatio e della significatio; la tesi del decadere della vox dalla sua significatio quando vien meno la  res appellata  sostenuta da Ruggero Bacone finisce, però, per distruggere la possibilità non solo d’un discorso logico, ma d’un qualsiasi discorso. Niente di nuovo, rispetto a quanto si è detto, si trova nella tradizione dei commenti ad Aristotele fioriti nel secolo XIII !8. e contrario: set signum et signatum sunt relatiua, ergo perempto signato, non erit vox significatiua . 18 Si veda, ad esempio, ALserto Magno, Praedicamentorum liber I, in Opera, I, cit., pp. 157b (i derominativa) e 158b: Et quod dicitur appellationem (quae dicitur quasi ad pulsum, et componitur ab 4 praepositione et pello, pellis) notat, quod alienum pulsum sit ad id quod denominatur, sicut et nomen proprium appellatio vocatur proprie, quia ex collectione accidentium ad id significandum appulsum est. Nomen enim commune propter hoc dicitur appellativum, eo quod in eo multa pelluntut in unum, et ideo est commune multorum . Ma si veda, per questi riferi[La trattazione della dottrina dell’appellatio qual è svolta dai maestri del secolo XIV presuppone la conoscenza dei problemi finora esaminati, da quello dei patonimi a quello del  nomen appellativum  a quello, ancora, che è posto dalla domanda se l’appellatio sia una proprietà del predicato e se rimandi a una forma o natura universale. Di Occam si è parlato a proposito dei patonimi; si è visto che la sua dottrina è punto di arrivo di una tradizione di analisi, puntualizza lo status dei problemi e fissa una terminologia. Per quanto riguarda l’appellatio, il  Venerabilis Inceptor  ne precisa il significato una prima volta in rapporto a suppositio, una seconda distinguendo due accezioni di appellare. Ecco il primo passo, tratto dalla Sumzmza logicae: Est  sciendum, quod ‘suppositio’ accipitur dupliciter, scilicet large et stricte. Large accepta non distinguitur contra pes arena sed appellatio est unum contentum sub suppositione. Aliter accipitur stricte, secundum quod distinguitur contra appellationem !9, Il secondo passo si legge nell’Elementarium logicae: ‘Appellare’ autem et ‘appellatio’ dupliciter accipitur; uno modo pro significare plura, per quem modum dicuntur quaedam nomina esse nomina appellativa, non praccise quia significant sed quia significant plura. Ideo nomina propria non sunt nomina appellativa . Aliter accipitur appellare pro termino exigere vel denotare seipsum debere sub propria forma, id est ipsummet praedicari in aliqua alia propositione. Et sic solebant (dicere) quod praedicatum appellat suam formam et subiectum non appellat suam formam. Nel primo testo Occam afferma che  appellatio est unum menti e per altri, Miztellateinische Worterbuch, s.w. appellatio e appellativus. 169 Summa logicae, cit., pp. 175-176. 0 Elementarium logicae, cit., pp. 217-218. i Terminologia logica della tarda scolastica 99 contentum sub suppositione  nel senso che essa è un capitolo della supposizione !; appellatio invece si contrappone a suppositio solo se si intende che questa è proprietà del soggetto e quella del predicato: a chiarire il secondo valore giova il testo dell’Elementarium. La prima accezione di appellatio, appellare è legata alla dottrina del  nomen appellativum , la seconda invece caratterizza l’appellatio come proprietà del predicato che  appellat suam formam . Ma cosa valga questa espressione si ricava da altri passi: nella Sumzzza logicae l’espressione vale:  ipsum (sc. praedicatum) et non aliud  !2, nell’Elementarium essa è glossata con  praedicatum ipsum non mutatum seu variatum nec alio sibi addito  !#: dal punto di vista logico, una proposizione il cui predicato  appellat suam formam  è vera quando lo stesso termine, non mutato, cioè assunto per tutto ciò che esso importa dal punto di vista della sigrificatio, è predicato  de illo, pro quo subiectum supponit, vel de pronomine demonstrante illud praecise, pro quo subiectum supponit  ! facendo una proposizione vera; così, perché sia vera la proposizione  album fuit nigrum , è necessario che sia stata vera una volta la proposizione:  hoc est nigrum . Ora, non è richiesto in tali proposizioni che ciò valga anche per il soggetto !5: è noto infatti che il verbo condiziona ciò che segue ad esso, non ciò che precede, e che il soggetto di una proposizione con verbo di tempo o comunque di valote diverso dal semplice presente ha supposizione per ciò che è o pet ciò che può essere (o per ciò che fu, o sarà), mentre il predicato ha 171 Per Pu. Bonner (Ockbam's Theory of Signification,  Franciscan Studies, VI [1946], pp. 143-170, ora in Collected Articles on Ockham, cit.: v. in part. p. 230, n. 51) e il De RiJ€ (op. ciz., II, i, p. 564) è quel capitolo che riguarda la supposizione di un termine in relazione a cose esistenti; ma cfr. nn. 186 e 187. 172 Summa logicae, cit., p. 195 (l’espressione occorre anche a p. 242). Elementarium logicae,  Summa logicae, cit., p. 195. 175 Elementarium logicae, cit., p. 218. 100 Alfonso Maierà supposizione, nel suo valore specifico, per il tempo e il valore indicato dal verbo !. Nella dottrina dell’appellatio di Riccardo di Campsall vanno distinte due fasi: la prima è quella che emerge dalle Questiones super librum Priorum analeticorum, la seconda si riscontra nella Logica. Nel primo testo, appellare occorre sia in concorrenza con supponere, almeno in un caso in cui si tratta della suppositio del predicato !”, sia nell'espressione « predicatum appellat suam formam , che è usata come medium di argomentazione 18. l’autore non fa riferimento ad alcuna connotazione temporale in questi contesti, e l’esclude esplicitamente là dove definisce il nome comune o appellativo come quello che « significat naturam communem habentem supposita  !?: qualora non avesse un « suppositum presens  o  412 Alfonso Maierù In conclusione, Wyclif conosce due grandi generi di probazio: una legata ai termini mediati, l’altra, meno formalizzata, che si ricollega forse a una tradizione vicina a quella testimoniata dai Tractatus Anagnini”. Infine, è importante rilevare che i maestri di formazione parigina, ma anche Occam, non conoscono altro tipo di probatio che non sia la expositio: da questo, che è il più diffuso, cominceremo l’esame dei singoli modi di ‘prova’ della verità delle proposizioni. 4. L’« expositio  I termini exponere, expositio hanno una loro storia anteriore all’uso che ne fanno i logici nel medioevo, sia nel campo blema possit pluribus modis concludi. Ad quod dubium sine verbis respondeo quod particularis affirmativa et universalis negativa de subiectis non transcendentibus ad minus quadrupliciter probari possunt: a priori, a posteriori, aeque et indirecte; ut ista propositio: ‘homo currit’ a posteriori potest probari sic: ‘hoc currit et hoc est homo, igitur homo currit*; a priori sic: ‘omne animal currit, homo est animal, igitur homo currit’; ab aeque sic: ‘risibile vel animal rationale curtrit, igitur homo currit*; indirecte sic: quia contradictoria istius significantis principaliter quod homo currit est falsa, igitur ista est vera ‘homo cutrit’ . C'è da notare che il procedimento a priori, quale qui esposto, ricorda molto da vicino l'operazione contraria alla resolutio che Billingham chiama compositio; quello 4 posteriori, stando all’esempio addotto, si identifica con la resolutio stessa; la probatio ab aeque non contiene alcun accenno all’expositio, che è invece presente in Wyclif; infine, la probatio indirecta è identica alla probatio indirecta ex opposito di Wyclif. La dipendenza di Pietro da Wyclif non è proprio documentabile, come si vede: va piuttosto detto che una stessa tradizione è giunta ai due autori, probabilmente da fonte inglese; in Wyclif l'utilizzazione di questa quadruplice probatio è puntuale e normale, mentre Pietro, per quanto mi risulta, non va oltre questo cenno. 5 Manca in Wyclif ogni riferimento alle « probatio per habitudinem Terminologia vogic. delta tarda scolastica 413 della retorica ® che in quello delle tecniche di approccio agli auctores oggetto di lectio ®. Il Mullally nota che l’origine del termine va ricercata nell’esigenza di chiarire i vari sensi del discorso, compito che già Cicerone assegnava alla dialettica 2. L’affermazione torna nel medioevo *, in un contesto in cui si discute del compito che spetta al commentatore di Prisciano; in verità, l’esigenza stessa della expositio, a tutti i livelli, ha la sua origine nel bisogno di chiarire, illustrare, mostrare qualcosa mediante discorso. Nel secolo XII troviamo in testi di logica due usi di expomere: uno, relativo alla vox che « exponitut per significationem alterius predicabilium  che ha una lontana parentela con la probatio officialiter, come si dirà nel $ 6; cfr. Tractatus Anagnini, cit., pp. 285 sgg. 9 Per la retorica, cfr. LausBERG, op. cif., pp. 700 sg., sv. exponere ed expositio. 61 Cfr. Boezio, In Arist. Periermenias, I ed., cit., p. 132; II ed. cit., p. 157: expositor è il ‘commentatore’; e p. 7: « Cuius expositionem nos scilicet quam maxime a Porphyrio quamquam etiam a ceteris transferentes Latina oratione digessimus ; Cassionoro, Institutiones, cit., I, VIII 16, p. 32: « nequaquam vobis modernos expositores interdico . Per la distinzione tra autentici, disputatores, introductores e expositores cfr. E. R. Curtius, Europdische Literatur, Bern 19619, p. 264.  MutLaLty, The « Summulae logicales  ..., cit., pp. lxxiv sgg., in part. p. lxxiv n., cita Cicerone, Bruto, xLI, 152: « latentem explicare definiendo, obscuram explanare interpretando [....] . Il MuLLaLty, ivi, cita anche De doctrina christiana di S. Agostino, III, dove le ambiguità verbali sono chiarite con l’applicazione di regole grammaticali.  GucLieLMo DI ConcHes, De philosophia mundi, P. L. 172, 101-102: «Antiqui vero glosatores  in expositione accidentium erraverunt. Quod ergo ab istis minus dictum est dicere proposuimus, quod obscure exponere, ut ex nostro opere causas inventionis predictorum aliquis querat et diffinitionum Prisciani expositiones   (il passo è cit. dal De Rixk, Logica modernorum, Il, i, cit., p. 110, che segue il testo corretto da E. JeaunEAU, Deux rédactions des gloses de Guillaume de Conches sur Priscien,  Recherches de théologie ancienne et médiévale , XXVTI [1960], p. 218). 414 Alfonso Maierà vocis  #, l’altro relativo alla propositio 9. Questo secondo solo, opportunamente precisato, diviene corrente nella logica medievale. Che a questo stadio l’accezione sia generica, si può constatare anche in Abelardo #; ma ben presto essa si fa più rigorosa. La propositio in tal caso è detta exporibilis. Ma poiché essa è tale in virtù di una vox 0 dictio, è necessario individuare quali dictiones rendano esponibile la proposizione. Si afferma quindi che le dictiones aventi tale proprietà sono quelle sincategorematiche o aventi un importo sincategorematico. Pietro Ispano, nel Tractactus exponibilium, così definisce la propositio exponibilis: Propositio exponibilis est propositio habens obscurum sensum expositione indigentem propter aliquod syncategoreuma in ea implicite vel explicite positum vel in aliqua dictione [....] mentre Buridano afferma: expositio non est nisi explanatio significationis syncategoreumatum $, La ricerca dell’identificazione dei termini esponibili è operata % Glose in Arist. Sopb. el., cit., p. 212: Figura dictionis secundum significationem est cumz una vox exponitur per significationem alterius vocis, ut hec vox ‘quid’ exponitur per quale vel quantum, quia iste voces non videntur differre in significatione, tamen differunt  (cfr. anche De RK, op. cit., II, i, p. 500, n.). 6 Introductiones dialetice secundum Wilgelmum, ms. Vienna lat. 2499, f. 27r, cit. in De Rik, op. cit., II, i, p. 132: Sed quocumque modo ipsi exponant istam propositionem: ‘quoddam animal est homo’, absurdum est eam dici regularem, quia absurdum est ut illud quod prorso continetur ab aliquo in ordine predicamenti, de continenti regulariter predicetur : si tratta semplicemente della conversione della proposizione. $ Cfr. cap. V, n. 74; v. anche KneaLE, The Development of Logic, cit., pp. 212-213. ST Op. cit., p. 104. 6 Consequentiae, cit., III, 1; cfr. cap. IV, n. 147. Terminologia logica della tarda scolastica 415 nel contesto proposizionale, giacché è fatta in vista di chiarire il senso dell’intera proposizione f, con l’aiuto delle dottrine grammaticali, oltre che della tradizione aristotelico-boeziana. L’Ars Meliduna individua in particolare le dictiones exclusivae” e i quantificatori”, ma non usa la terminologia dell’expositio, mentre il quinto dei Tractatus Anagnini, che tratta de quinque dictionum generibus (distributive, infinite, aggettive, esclusive, relative) ? e che può essere considerato un trattato de syncategorematibus come ce ne saranno nel secolo XIII”, usa il termine exponere collocandolo in un contesto che è importante perché vi si distingue la  propositio que exponitur  e quella per quam exponitur , anche se la terminologia è in concorrenza con quella della resolutio””. Tra quelle dictiones che l’anonimo autore chiama distributive sono individuati i comparativi, e tra quelle dette aggettive, i superlativi 9, la cui analisi 6 L’Ars Meliduna, cit., p. 329, trattando della contraddizione, afferma che dictiones come tantum, praeter, nisi, adbuc modificano il consueto rapporto tra le contraddittorie secondo il noto schema del ‘quadrato’ delle proposizioni, e perciò richiedono un’attenzione particolare che tenga conto dell'intero contesto della proposizione condizionato da quelle dictiones. © Ivi, p. 333. © Ivi, p. 322. © Op. cit., p. 297 (argumentum del 5° trattato). 73 Come ad es. il trattato Syrncategoremata di SHYRESWOOD, cit. © Op. cit., p. 317: Nos autem admittimus eas et dicimus quod frequenter ca que exponitur est incongrua et illa per quam exponitur, congrua, ut ‘Romanus est fortissimus Grecorum’, hec est incongrua; hec autem: ‘Romanus est unus Grecorum et est fortior omnibus Grecis aliis a se’, hec est congrua. Similiter ea que exponitur est congrua, sed ea per quam exponitur est incongrua, ut “Socrates et Cesar sunt similes’, hec est congrua; sed hec est incongrua: ‘Socrates est talis qualis est Cesar”. Sed fottasse nulla illarum resolutionum est congrua] ha origine grammaticale” ma ha giustificazioni aristoteliche ®. Nel secolo XIII Guglielmo di Shyreswood, fra l’altro, analizza l’expositio dei verbi incipit e desinit. Ma Pietro Ispano, nel testo citato, così enumera i termini o dictiones (signa, nel testo) che rendono esponibile una proposizione: Pro quo notandum est quod ea, quae faciunt propositionem exponibilem, sunt in multiplici differentia. Nam quaedam sunt signa exclusiva, ut tantum,  solum ; quaedam exceptiva, ut  praeter ,  nisi ; quaedam reduplicativa, ut  inquantum ,  secundum quod ; quaedam important inceptionem vel desinitionem, ut  incipit ,  desinit ; quaedam important privationem finis, ut  infinitum ; quaedam important excessum, ut nomina comparativi et superlativi gradus; quedam important distinctionem, ut  differt ,  aliud ab , et sic de aliis; quaedam important specialem modum distributionis, ut  totus ,  quilibet , et sic de aliis. Unde propter ista, propositio redditur obscura et indiget expositione, et ideo dicuntut facere propositionem exponibilem 8, Alla metà del secolo XIII, dunque, i principi dell’expositio sono già stabilmente fissati, come testimonia l’opera di Pietro Ispano. © Il MuttLALLy, op. cit., p. lxxvi, rinvia, per i comparativi, a PRISCIANO, op. cit., III, 1 e 8, in Grammatici latini, II, cit., pp. 83 e 87. 78 ARISTOTELE, in Cat. 5, 3b 33-4a 9, afferma che la sostanza non è suscettibile di più o meno, mentre ivi, 8, 10b 26-30 afferma che lo è l’accidente. Cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., ad I, e De differentiis topicis, cit., 1178C: Namque ad comparationem nihil nisi accidens venit, hoc enim solum recipit magis et minus . Ma v. m., In Isag., II ed. cit., p. 253: Quae uero secundum accidens differentiae sunt insepatabiles, ut aquilum esse vel simum vel coloratum aliquo modo, et intentionem suscipiunt et remissionem  . 79 Syncategoremata, cit., pp. 75-78. 80 Tractatus exponibilium, cit., p. 104. In luogo di desinitionem, l’ed. legge definitionem. Il trattato mostra l’expositio dei vari termini: esclusivi (pp. 104-108), eccettivi (pp. 108-110), reduplicativi (pp. 110-114), incipit e desinit (pp. 114-118), infinitus (pp. 118-122), comparativi e [ Il secolo XIV però riprende la dottrina, ne riesamina i fondamenti e ne fissa rigidamente le regole operative. Innanzi tutto, vengono riesaminati i termini che rendono esponibile la proposizione. Nel Tractatus de suppositionibus, Buridano afferma che delle voces incomplexae, o semplici dictiones (distinte dalle voces comzplexae o orationes), che significano sempre in stretta dipendenza dai concetti ®!, alcune hanno puro valore di categoremi, cioè significano le cose concepite mediante concetti, e perciò possono essere soggetto o predicato nella proposizione; altre hanno puro valore sincategorematico perché significano solo quei concetti che sono le operazioni mentali, come 707, vel, ecc.; altre, infine, sono miste: o perché, oltre ai concetti che significano immediatamente e da cui traggono la funzione sincategorematica, significano le cose concepite ma zor possono essere soggetto o predicato, o perché hanno insieme funzione di categorema e di sincategorema ®©. In altre parole, alle voces incomplexae possono corrispondere concetti incomplessi o complessi *; questi ultimi, sincategoremi come fat? o categoremi con sincategorema come chimaera, vacuum, rendono esponibile la proposizione, nel senso che i loro molteplici significati devono essere resi espliciti  per orationes illis aequivalentes in significando  *. La proposizione superlativi (pp. 122-124), differt e aliud (pp. 124-126), fotus (pp. 126-128), quaelibet e quantumlibet (p. 128). 81 Sul rapporto tra concetti e discorso mentale da un lato, voces e orationes dall’altto in Buridano, cfr. REINA, Il problema del linguaggio in Buridano, I, cit., pp. 412-413. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 187-188; cfr. REINA, op. cit., I, p. 405. 83 Tractatus de suppositionibus, cit., p. 189, e v. Sophismata, 1, £. [Sra-vb], dove si afferma che tutto il racconto della guerra di Troia ( conceptus valde multipliciter complexus ) è stato significato con la vox incomplexa Iliade , come vacuum  sta per locus non repletus corpore , che implica tre concetti: locus, repletio, corpus. 8 Tractatus de suppositionibus, cit., pp. 189 e 190 (duodecima regula). 27 418 Alfonso Maierù exponibilis, una volta operata l’expositio, è propositio exposita; le proposizioni ad essa corrispondenti sono le exporentes: tra la prima e le altre c'è equivalenza e la regola fondamentale sul piano operativo è la seguente:  Sunt  consequentiae formales per exponentes syncategorematum ab exponentibus ad expositam aut ab exposita ad aliquam exponentium  £. Abbiamo fatto precedere il discorso su Buridano a quello su Occam perché Buridano, posteriore a Occam, esplicitando il rapporto vox incomplexa conceptus complexus, aiuta a capite Occam (anche se la posizione dei due filosofi è diversa: alla stretta subotdinazione del linguaggio al pensiero in Buridano, fa riscontro in Occam la  concezione del rapporto fra discorso mentale e discorso vocale come rapporto fra due ordini paralleli di segni, rispetto ad un unico ordine di significati  *), il quale tiene il discorso più sul piano dei rapporti formali e operativi. Nel capitolo  De propositionibus aequivalentibus hypotheticis  Occam scrive:  quaelibet categorica, ex qua sequuntur plures propositiones categoricae tamquam exponentes, hoc est exprimentes quid ista propositio ex forma sua importat, potest dici propositio aequivalens propo sitioni hypotheticae ®. Si tratta di proposizioni apparentemente categoriche: sono le proposizioni exclusivae®, exceptivae ®, reduplicativae” o inclu85 Burmano, Consequentiae, cit., INI, 1. 86 REINA, op. cit., I, p. 413 (cfr. Occam, Summa logicae, cit., p. 179: suppositio materialis, simplex, personalis, per concetti e per voces) e pp. 411-412 (suppositio materialis solo per i termini vocali e scritti secondo Buridano). Summa logicae] denti termini connotativi e relativi (come sizzilis) o collettivi”, oppure il relativo gui”, o termini privativi (es. coecus) e infiniti (immateriale), o i termini designanti figmenta animi  (es. chimaera)*; incipit e desinit*, il verbo fit": tutte queste proposizioni hanno una loro expositio, ad opera di exponentes di cui numero e forma variano di caso in caso”. Diamo un esempio per tutti: per la verità di  Socrates est albus  è necessario che siano vere:  Socrates est  e  Socrati inest albedo  ®. Alle proposizioni ricordate, Occam aggiunge le universali costruite con i distributivi utergue, neuter”; di tutte, poi, dà le regole della conversione !%, S'è detto che il secolo XIV stabilisce una volta pet tutte le regole operative nell’ambito dell’asserita equivalenza tra la pro9 I (per i connotativi, v. cap. I, $ 2). 92 Ivi, pp. 260-261. 9 Ivi, pp. 255-257 (De propositionibus in quibus ponuntur termini privativi et infiniti), e c. 13, p. 258 (De propositionibus in quibus ponuntur termini privativi non aequivalentibus terminis infinitis): la differenza sta in ciò che le prime hanno due exponentes, mentre le seconde  plures habent exponentes quam duae . 9 Ivi, pp. 258-260. 95 Ivi, pp. 280-285. 96 Ivi, pp. 286-287. 97 È detto dei privativi non equivalenti ai nomi infiniti, ivi, p. 258: « De talibus autem non potest dari certa regula, quia secundum varietatem terminorum talium propositiones, in quibus ponuntur, diversimode debent exponi . A maggior ragione differisce l’expositio da tipo a tipo di proposizione. 98 Ivi, p. 253: « ad veritatem talis propositionis requiruntur duae propositiohes, quae possunt vocari expomentes ipsius, et una debet esse in recto et alia in obliquo. Sicut ad veritatem istius: ‘Sortes est albus’, requiritur, quod haec sit vera: ‘Sortes est’, et quod haec sit vera: ‘Sorti inest albedo’  (cors. mio). 99 Ivi, p. 254; esclude però le universali costruite con omzis. che invece saranno incluse dagli altri autori] posizione exponibilis e le proposizioni exponentes, per cui la congiunzione delle exponentes IMPLICA, ed è IMPLICATA da, l’exponibilis. Ma anche a questo proposito va ricordato qualche tentativo precedente. L’Ars Meliduna, analizzando le ipotetiche compositae, considera come terza specie di esse le propositiones IMPLICITE, che hanno luogo con il relativo !%: la proposizione che implicat et continet vim alterius propositionis  è detta IMPLICANS, l’altra è detta IMPLICITA (cf. IMPLICITVM); mentre, quanto ai rapporti d’inferenza tra le due, si afferma che alla proposizione IMPLICITA segue la sua simplex, quella proposizione que remanet sublata relativa particula et verbo quod ei redditur; ad esempio: si Socrates est aliquid quod cutrit, Socrates est aliquid. Ma all’implicita può seguire illa quam implicat nel rispetto dell’habitudo terminorum, cioè dei rapporti tra i termini in essa posti. L’analisi, condotta con l’ausilio della consequentiae, non giunge tuttavia a riconoscere le strutture dell’equivalenza vera e propria. Un tentativo ancora è nel secondo dei Tractatus Anagnini. Sotto il titolo de equipollentiis cathegoricis si discute, fra l’altro, di un argomentare secundum inferentiam, quando sia presente in rapporto inferenziale uno di questi termini: ‘idem’, alie habent aliquid implicitum per relativam particulam. IMPLICITA dicitur propositio que preter principalem significationem, — idest preter significationem que ex principalibus attenditur —, tamen implicat et continet vim alterius propositionis. Ut ‘Socrates est aliquid quod currit’ IMPLICAT istam: ‘aliquid currit’; et ‘homo qui est albus, est animal quod currit’ has duas: ‘homo est albus’, ‘animal currit’. Unde magis proprie diceretur ista IMPLICANS, ille IMPLICITE. Et generaliter: numquam ad IMPLICITAM sequitur illa quam IMPLICAT, nisi hoc operetur habitudo terminorum. Ut ‘si liquid est homo qui est Socrates, aliguid est homo.’ Sed non: ‘si aliguid quod est Socrates est homo, aliquid est Socrate; quia non coaduniatur hic consecutio habitudine terminorum . ‘indifferens’, ‘differ, ‘scitur’, ‘prete’, ‘nisi, ‘nunò’, ‘incipit’, ‘desinit’ !*. Si tratta di un tentativo, in cui il procedimento proprio della expositio s’inttavvede solo nel caso dei termini incipit e desinit. Ma  la dottrina è già fissata: basti per tutti Pietro Ispano. Tuttavia si raggiunge il massimo di chiarezza e di formalizzazione, definendone le regole sul piano operativo. Burleigh ne dà una formulazione molto chiara. Discutendo della expositio di termini come tantum, solum, incipit ecc., Burleigh ne richiama le regole fondamentali: la proposizione exponibilis aequipollet, cioè equivale, e quindi IMPLICA ed è IMPLICATA, dalla congiunzione delle sue exponentes; perciò (si ricordi la regola fornita da Buridano) dall’exposita ad aliquam exponentium  vale la conseguenza, giacché da tutta la copulativa (e l’exposita ne è l'equivalente) a ciascuna parte è valida l’inferenza (pg 2 p, oppure pq 2 q)!”, ma non viceversa; mentre la falsità di una parte è sufficiente alla falsità del tutto !®, Alberto di Sassonia considera proposizioni equivalenti alle ipotetiche quelle che contengono dictiones exclusivae (tantum, solus, solum, unicus ecc.), exceptivae (praeter, praeterquem, nisi 1% Op. cit., p. 240. 105 Ivi, p. 241: «Item. ‘Socrates incipit esse; ergo Socrates nunc primo est’. Item: ‘Socrates nunc ultimo est; ergo Socrates desinit esse. De puritate artis logicae. Item notandum pro regula, quod omnis propositio exclusiva aequipollet copulativae factae ex suis exponentibus ; per la proposizione exceptiva, cfr. p. 165, e così via; p. 171: « exceptiva et exclusiva non sunt simpliciter categoticae sed sunt implicite hypotheticae; valent enim copulativam factam ex suis exponentibus . 107 In part. l’exclusiva implica la sua praeiacens: op. cit., p. 138: « Contra. Omnis exclusiva infert suam praeiacentem; ergo cum ista ‘Pater est’, sit praeiacens huius: “Tantum pater est’, oportet quod sequatur: Tantum pater est, ergo pater est . 198 Ivi, p. 243: «Item notandum pro regula, quod ad hoc, quod copulativa sit vera, requiritur quod utraque parts sit vera, et ad hoc ut copulativa sit falsa, sufficit, quod altera pars sit falsa.]  ecc.), reduplicativae (inquantum, secundum quod) e quelle che contengono incipit e desinit. Il discorso è molto particolareggiato per ciascun caso, discutendosi ogni volta dei vari valori delle dictiones sincategorematiche, delle regole di ciascuna proposizione, dei sofismi che di solito vengono formulati in ordine ad un certo tipo di proposizione; noi ci limiteremo a riprenderne le linee generali. La proposizione exclusiva ha esposizione per mezzo di una copulativa composta di due categoriche, una affermativa, l’altra negativa: « ‘tantum homo currit’, exponitur sic: homo currit et nihil aliud ab homine currit . Tutta la copulativa è detta da Alberto exponens dell’esclusiva e per essa valgono le regole, già viste, che reggono la copulativa !”, Alberto, inoltre, parla di expositio propria e impropria: la prima si ha quando l’expomens è data nella forma tradizionale e regolare, la seconda quando l’una o l’altra parte dell’exporens contiene elementi non appropriati: ad esempio, della proposizione « Socrates est tantum albus , il cui predicato è un termine connotativo, si ha questa expositio impropria:  Socrates est albus et Socrates non denominatur aliquo alio accidente . La seconda proposizione categorica non è regolamentare, e tutta la congiunzione è falsa. L’expositio propria invece è questa:  Socrates est albus et Socrates non est aliud ab albo , che è vera 159, 19 Arserto DI Sassonia, Logica, cit., III, 6, f. 20ra: et ista copulativa dicitur exponens istius exclusivae, et utraque illarum (sc. propositionum, affirmativa et negativa) sequitur ad illam . Ex isto sequitur quod quaelibet pars categorica quae est pars exponens exclusivae sequitur ad exclusivam: propter quod quaelibet pars copulativae sequitur ad ipsam copulativam cuius est pars . 110 Ivi, f. 20rb; oltre che in tal caso, Alberto pone expositio propria € impropria  quando dictio exclusiva additur termino significanti totum integrale  come è domus (f. 20va, 8% regola); quando la stessa dictio  additur termino significanti numerum , (ivi, 92 regola), o  additur termino communi distributo habenti plura supposita  (ivi, 10° regola). Terminologia logica della tarda scolastica 423 Anche la proposizione exceptiva ha esposizione per mezzo di due categoriche, una affermativa, l’altra negativa, che costituiscono una propositio copulativa!!. Così  omnis homo praeter Socratem currit  ha la seguente expositio:  Socrates non cutrit et omnis homo alius a Socrate currit , mentre di  nullus homo praeter Socratem cuttit  l’expositio è:  Socrates curtit et omnis homo alius a Socrate non currit  !, Inoltre, ogni exceptiva ha una praeiacens, che si ottiene da essa ( dempta dictione exceptiva et parte extra capta, residuum dicitur praeiacens exceptivae  !!5): il rapporto dell’exceptiva con la praeiacens è regolato nel modo seguente:  Si praeiacens exceptivae est vera, exceptiva est falsa. Unde si ista est vera: ‘omnis homo cutrit’, ista est falsa: ‘omnis homo praeter Socratem currit’  14, Anche la reduplicativa ha esposizione per mezzo di una copulativa !5: il numero dei membri di essa varia però a seconda del numero dei termini dissimili in essa presenti !!°. 111 Ivi, III, 7, f. 21va: Ex hoc patet quod omnis exceptiva aequivalet uni copulativae in significando compositae ex una affirmativa et alia negativa: diversimode tamen, sicut iam patuit, exponendo exceptivam affirmativam et exceptivam negativam . 12 Ivi. 113 Ivi, f. 21vb; v. GuLieLMo DI SHyREswooD, Syrcategoremata, cit., p. 62: Item si praejacens est in toto vera, exceptiva est falsa et e converso ; anche un’altra accezione di praeiacens è fornita da ALBERTO: Ulterius sciendum est quod copulativa composita ex duabus categoricis, cui copulativae propositio exceptiva aequipollet in significando, dicitur praeiacens exceptivae . u4 Ivi. 115 La controprova è fornita dal caso in cui la negazione  praecedit reduplicativam et verbum principale , giacché allora  fit propositio contradictoria reduplicativae ; così la proposizione  aequivalet uni disiunctivae , e cioè ha probatio per causas veritatis : ivi, III, 8, f. 22va; cfr. $ 8 di questo capitolo. 116 Se la proposizione ha tre termini dissimili (es.  homo in quantum animal est sensibilis ), ha quattro proposizioni esponenti ( ad veri424 Alfonso Maierù Marsilio dà molto spazio all’expositio nella seconda parte delle sue Conseguentiae. In undici capitoli discute delle proposizioni includenti termini exceptivi (praeter, nisi e praeterquam)!", le dictiones exclusivae (tantum, solum) "® le reduplicativae (inquantum, prout, secundum eam rationem e simili)!, incipit'? e desinit'*, o signa alietatis (differt, aliud, non idem, alterum e simili) ‘2, infinitum'*, aggettivi di grado comparativo e superlativo !4, signa collectiva (omnis)!®, totus !%, ita e sicut'?. Di tutte Marsilio fornisce l’esposizione mediante proposizioni in congiunzione, nel modo ormai noto !*. tatem istius requiritur veritas unius copulativae, compositae ex quattuor propositionibus; v.g. istius copulativae: ‘homo est animal, et homo est sensibilis, et omne animal est sensibile, et si est aliquod animal illud est sensibile’ , ivi, f. 22va); se la proposizione ha due termini simili ( homo in quantum homo est risibilis ), quattro sono le esponenti ( requiritur quod haec sit vera: ‘homo est homo’, et quod homo sit risibilis, et quod omnis homo sit risibilis, et si aliquod est homo quod illud sit risibile , ivi, f. 22va); se invece tutti i termini sono simili ( ens in quantum ens est ens),  propter coincidentiam propositionum solum habet tres exponentes, seu unam copulativam pro exponente, compositam ex tribus propositionibus [....]: requiritur quod ens sit ens et omne ens sit ens, et si aliquid est ens quod illud sit ens. Per incipit e desinit, cfr. C. WiLson, Heytesbury. Medieval Logic and the Rise of Mathematical Physics, Madison Wisc. In Textus dialectices. de comparativis. de superlativis. De exceptivis sit haec regula: a qualibet istarum ad suas exponentes simul sumptas vel e converso est bona formalis consequentia: Terminologia logica della tarda scolastica 425 C’è da aggiungere che, per le proposizioni esclusive, Marsilio esige che la praeiacens costituisca il primo membro della congiun. zione di proposizioni mediante la quale si opera l’expositio !?. Naturalmente, il rapporto tra l’exclusiva e la praeiacens è definito in modo diverso rispetto a quello che vige, secondo Alberto di Sassonia, tra l’exceptiva e la sua praeiacens:  quando arguitur ab exclusiva ad suam praeiacentem consequentia est bona  199. Anche Pietro d’Ailly, epigono della scuola parigina, dedica un trattato alle proposizioni esponibili !#, nel quale non si discosta molto dalla tradizione di Buridano, Alberto e Marsilio. quia ibi arguitur ab aequivalente ad aequivalens ; così per gli altri casi. La proposizione negativa è in genere prodata  per disiunctivam de partibus contradicentibus partibus copulativae . 129 Ivi, f. 197r: Et propositio quae remanet deposita dictione exclusiva vocatur ptaeiacens . Prima est affirmativa, ut ‘tantum animal est homo”, quae exponitur per copulativam bimembrem cuius prima pars est praeiacens et secunda universalis negativa. 130 Ivi, £. 197v. 131 Cfr. op. cit.; sono sei capitoli: cap. I, f. [2v]: i termini privativi, negativi o infiniti sono esponibili, ma  de talibus non possunt poni regulae generales vel, supposito quod possent poni, nimis longum esset et nimis tediosum, et etiam cognito quid nominis talium dictionum, facile est exponere propositiones in quibus ponuntur  (contro Buridano: cfr. n. 84); afferma: illud dictum non erat verum generaliter, scilicet, omnes propositiones in quibus ponuntur termini relativi vel cognotativi (!) aequivalent propositionibus hypotheticis   (f. [3r]); ff. [3v-4r]: la proposizione universale è esponibile se il quantificatore è ufergue o neuter, non lo è se il quantificatore è omnis, o nullus, o quilibet; cap. II De exceptivis, ff. [6r] sgg.; cap. III De exclusivis, ff. [14r] sgg.; cap. IV De reduplicativis, ff. [21r] sgg., e in part., f. [21v]: Sed tamen apparet mihi proprie dicendum quod in propositione proprie reduplicativa reduplicatio nec est pars subiecti nec est pars praedicati, sed se tenet ex parte formae propositionis, ideo denominat propositionem reduplicativam; et ita potuissem dixisse de dictione et de propositione exceptiva quando locutus sum de dictione proprie exceptiva in secundo corollario primae dubitationis principalis secundi capituli, quamvis autem probabiliter dixerim oppositum ; cap. V De incipit et desinit, ff. [24r] sgg., e in part., f. [25r]: Ex hoc La logica inglese posteriore a Occam ha sviluppato queste dottrine, soprattutto in tre direzioni: da Sutton, Burleigh e Occam !° è stata elaborata la dottrina dell’expositio dei relativi, che poi ha ricevuto una buona sistemazione nel terzo capitolo delle Regulae di Heytesbury; all’expositio de incipit et desinit sono stati dedicati vari trattati, fra cui quello che costituisce il quarto capitolo delle Regulae di Heytesbury; alla trattazione dell’expositio del comparativo e del superlativo si è riallacciata in particolare la dottrina de maximo et minimo, di cui ancora una volta Heytesbury ha offerto un esempio d’un notevole livello nel quinto capitolo delle sue Regulae (ma va tenuto presente che in esso la terminologia propria dell’expositio non è frequente !*). In questo contesto, vengono introdotti nuovi temi, nell’analisi dei quali sono applicate le regole dell’expositio: sono i temi propri della filosofia della natura che caratterizzano il secolo XIV come secolo che ‘precorse’ (si prenda l’espressione con la precauzione usata dalla più recente storiografia) il secolo di Galileo, discutendo il ‘limite’ di una potenza attiva o passiva, o il primo ‘quando’ di un processo di trasformazione. Il metodo applicato nell’analisi di questi e analoghi problemi è quello logico-calculatorio, cioè una sintesi di procedimenti logici e di procedimenti propri della filosequitur corollarie quod quaelibet propositio de incipit vel desinit exponitur pet unam copulativam compositam ex una de praesenti et alia de praeterito vel de futuro, sed tamen per aliam exponitur propositio de incipit et per aliam propositio de desinit ; cap. VI, altri verbi: fit (factum est, fiet) ed equivalenti, ff. [29r-30v]; in part. il termine che segue questi verbi  appellat suam formam  (f. [30r]). 13 WersHEIPL, Developments in the Arts Curriculum..., cit., p. 159. 133 Per i tre capitoli ultimi delle Regul4e di Heytesbury, cfr. C. WiLsoN, op. cit., pp. 29 sgg.; per il De relativis, cfr. un cenno nel mio articolo Il Tractatus de sensu composito et diviso di G. Heytesbury,  Rivista critica di storia della filosofia. Salvo errore, in De maximo et minimo occotte una sola volta il termine exponitur al f. 31vb; ma cfr. n. 48. Terminologia logica della tarda scolastica 427 sofia della natura (calculationes): il risultato più celebre è il Liber calculationum di Riccardo Swineshead. Ma, contemporaneamente, su di un piano più propriamente logico-formale, Billingham viene inquadrando l’expositio in un contesto che sistema, come si è detto, tutta la trattazione della  probatio propositionis . Il termine exporibilis è definito come quello che ha  duas exponentes vel plures cum quibus convertitur  !*. È importante rilevare che, mentre gli autori esaminati, specie quelli di forma zione parigina e lo stesso Occam, danno una notevole importanza alle proposizioni exclusivae, exceptivae e reduplicativae, Billingham dà invece importanza a proposizioni contenenti altri termini quali omnis !, primum e ultimum'*, maximum e minimum, comparativo !* e superlativo !’, incipit e desinit, e ai termini exceptivi ed exclusivi, come a differt, aliud e aliter, riserva solo un cenno !4, e alle reduplicative neppure quello. Tutto ciò testimonia di un interesse spostato verso gli argomenti di filosofia della natura che fiorivano ad Oxford in quel tempo. Billingham non sviluppa nel senso delle tecniche ‘calculatorie’ questi temi, ma la scelta è indicativa di un clima culturale. Strode, nella Logica, discute dei termini exporibiles, trattando, di seguito, le proposizioni exclusivae (con un cenno alle exceptivae), le universali, semper totum infinite immediate, incipit e desinit, differt, i gradi positivo, comparativo e superlativo (e a questo proposito precisa che i termini maximum e minimum, primum e ultimum, intensissimum e remississimum, velocissimum e tardis[Cfr. Speculum] simum, propinquissimum e remotissimum, utilizzati dalla filosofia della natura, sono superlativi e perciò esponibili) e le reduplicative 42. Anch’egli definisce la proposizione esponibile in rapporto alle exponentes: Nam dicuntur exponentes cum duae propositiones simul inferunt aliquam propositionem formalem, vel plures, sic quod consequens sit determinatio antecedentis cum hoc quod nulla illarum per se sufficiat istam inferre, et ad utramque istarum tam coniunctim quam divisim ex exposita valet consequentia, per quod excluduntur tam singularia quam causae veritatis 193, Questa definizione può essere così illustrata: a) le exponentes sono due proposizioni che in congiunzione (sirz4!) fungono da antecedente in un’inferenza logica rispetto a un’altra proposizione (exposita); b) in modo tale che l’inferenza non valga da una exponens al consequens; c) mentre l’exposita può fungere da antecedente rispetto alla congiunzione o a una delle due exporentes ( tam coniunctim quam divisim ) !#. L’accenno all’esclusione dei singularia si giustifica per il fatto che il contesto riguarda l’expositio delle universali, e l’autore nega che l’expositio di esse possa essere fornita dai suoi singularia!S: infatti scrive: 14 Op. cit., ff. 24ra-26vb; per i superlativi elencati, cfr. ivi, f. 26ra. 18 Ivi, f. 24va. 14 Strode scrive:  sic quod consequens sit determinatio antecedentis ; la determinatio consiste in ciò che, da un punto di vista formale, la congiunzione di più proposizioni (cui l’expesit4 equivale) non infertur da una di esse: ciò è precisato nel testo. Ma forse non è da escludere che l’autore intenda di più: si ricordi che si ha conseguentia formalis secondo Strode quando il conseguens è de intellectu antecedentis  (cfr. Moony, Truth and Consequence..., cit., p. 71). 145 Op. cit., f. 24va: Solebant tamen antiqui dicere quod univetsalis exponitur per sua singularia, quod tamen non dico servando quid nominis de li ‘exponi’ ; ma cfr. ivi, f. 21ra: Mobiliter supponit cum ratione illius sufficienter contingit propositionem in qua ponitur concludi ex una copulativa facta ex omnibus suppositis vel, nt verius dicatur, ex omnibus]  [ ‘omnis homo currit’ sic exponitur: homo currit et nihil est homo quin ipsum, vel quod non, curtat, ergo etc. !4; l’expositio non può essere data neanche mediante induzione:  iste homo currit et iste homo currit et iste homo curtit  all’infinito, ergo omnis homo currit ; ma sappiamo che la proposizione universale può essere probata mediante inductio !. Tralasciamo per il momento il riferimento alla dottrina delle causae veritatis che verrà chiarito più avanti.Wyclif affronta la trattazione dei termini exponibiles, precisando che la proposizione esponibile è equivalente ad una congiunzione di proposizioni !9. Nella Logica, egli tratta delle proposizioni exclusiva !9, exceptiva, universale affermativa‘, delle proposizioni includenti uno dei termini differt, aliud, non idem', incipit o desinit'*. Nella Logice continuacio, l'esame della expositio emerge a vario titolo nei tre trattati di cui essa si compone. Nel primo trattato si discute della universale affermativa ‘5. eius singularibus, et etiam cum constantia debita eorum suppositorum contingit omnes singulares et illarum quamlibet ex tali propositione concludere, et primus modus dicitur probatio vel inductio, ut iste: ‘homo currit et iste et sic de singulis et isti sunt omnes homines, ergo omnis homo currit   (testo già cit. nel cap. IV, $ 5), e f. 22ra:  Probatur etiam quod illa ‘omnis homo currit’ non formaliter inducitur ex omnibus suis singularibus sine tali medio   (il medium, o constantia, è la proposizione isti sunt omnes homines ). 146 Ivi, f. 24va. 147 Cfr. cap. IV, n. 194. 14 Cfr. $ 8. 149 Cfr. Tractatus de logica] ; va notato che Wyclif conserva, a differenza di Strode, la probatio per singulares. Essa può essere provata nei quattro modi già esaminati (4 priori, a posteriori, ex opposito, expositorie). Per quanto riguarda l’expositio della universale, l’autore precisa:  pro regula est tenendum quod quelibet universalis affirmativa exponenda debet exponi per suam subalternam, et universalem negativam convenientem in subiecto, sed de contradictorio predicato  !8: cioè di  omnis homo est animal  le exporentes sono  homo est animal  (subalterna) e  nullus homo est quin sit animal  (universale negativa). Avverte però l’autore che l’expositio vatia a seconda del quantificatore, del soggetto (che può essere un solo termine o più termini), del verbo (di tempo presente, o passato, o futuro, oppure ampliativo), del predicato (che può contenere, ad esempio, un relativo implicativo, come nella proposizione  omnis pater generat individuum de sua substancia cui est similis in specie. Anche per la universale negativa Wyclif pone la quadruplice probatio !8, ma, di esse, la  probatio ex equo  non è data per mezzo di exponentes, bensì  per suam simpliciter conversam vel quomodolibet aliter equipollens  !. In modo analogo, la probatio della particolare affermativa è data in quattro modi !9, Nel secondo trattato Wyclif affronta  ex professo  il tema dell’expositio, che infatti resta qui caratterizzante, nel senso che vengono talora accantonati, o meglio presupposti, gli altri modi di probatio. L’autore tratta, nell’ordine, dell’expositio delle proposi[Quadrupliciter ergo contingit exposicionem huiusmodi variari; vel racione signi, vel racione subiecti compositi vel simplicis, vel racione verbi, vel racione predicati ; in part. racione verbi (con la ripresa dell’ampliatio), pp. 94-97; racione predicati, p. 98. 158 Ivi, pp. 100-106. 159 Ivi, p. 105; ma vedi p. 106: Exponentes autem talium universalium non inveni, quamvis cum diligencia sum scrutatus . 160 Ivi, pp. 107-115 (ex equo, cioè  ex sua simpliciter conversa , p. 115). Terminologia logica della tarda scolastica 431 zioni con i termini differt, aliud (e aliter, sic) !%; o exclusivae !® e exceptivae 8, con i termini incipit e desinit'#*, o con le espressioni per se — per accidens!©, con infinitum e inmediate'%; delle proposizioni includenti aggettivi di grado comparativo !” o con termini de plurali (tali sono, ad esempio,  quattuor sunt duo et duo ;  duo homines sunt homo ) !9. Nel terzo trattato, egli discute delle reduplicative ! ancora sulle comparative !”°. Di tutti questi casi egli fornisce un’analisi ampia e dettagliata, con esempi (sophismata) dai quali si traggono conclusiones che riecheggiano (specie a proposito de incipit et desinit, de maximo et minimo ecc.) le discussioni di filosofia della natura correnti a Oxford. Non riteniamo di doverci soffermare su questi temi. Segnaliamo soltanto che, in fondo, Wyclif nella Logice continuacio torna sui principi enunciati nella Logica svolgendo la trattazione con più ampio respiro. In Italia, Pietro di Mantova fa un discorso del tutto analogo a quel che abbiamo visto fare dagli altri maestri, per quanto attiene alla expositio delle proposizioni universali, exclusivae, exceptivae, reduplicativae, o contenenti i termini infinitus, totus, aeternaliter, ab aeterno, semper, differt, aliud, non idem, o comparativi e superlativi, o immediate !". Anche per Pietro l’expositio 9 e ritorna [Tractatus de logica,  ( de maximo et minimo ). 171 Cfr. Codices Vaticani latini. Codd. 2118-2193, rec. A. Maier, Romae 1961, pp. 31-33 (l’ordine dei trattati, come s’è detto, è diverso nelle edizioni 432 Alfonso Maierù è operata per mezzo di una congiunzione di proposizioni e per essa valgono le regole della copulativa !?, L’expositio è dottrina fondamentale nelle opere di Paolo Veneto, ed egli ne tratta a più riprese: nel quarto trattato della Logica parva!®, nella prima parte della Logica magna, e sia nel primo trattato, dove si discute dei termini esponibili, resolubili e officiabili *, sia nei trattati dal quarto al diciottesimo sche trattano delle dictiones che richiedono l’expositio '%, ma anche nel trattato diciannovesimo, dove si parla della expositio dei termini modali in forma avverbiale !%, sui quali torneremo; infine, in più luoghi della Quadratura!”. Le regole che presiedono alla expositio sono così sintetizzate da Paolo: [1] Ab omnibus exponentibus simul sumptis ad suum expositum est bona consequentia, et e converso. . [2] Ab omni exponibili ad quamlibet suarum exponentium est bona consequentia, sed non e e nei manoscritti); v. n. 331 per incipit e desinit. 1?2 Logica, cit., f. [22rb]: Et valet consequentia ab ista exposita ad istam copulativam et ad quamlibet eius partem principalem, et e converso ab ista copulativa ad illam expositam et non a qualibet parte istius copulativae et principali ad istam expositam valet consequentia ; f. [28vb]:  Oppositum tamen arguitur quod ab exclusiva ad suas exponentes est bonum argumentum   ecc. 173 Nell’ordine, viene qui discussa l’expositio dell’universale affermativa (non della negativa, che è probata dupliciter,  aut per sua singularia aut per suum contradictorium ), dei comparativi (positivo « comparabiliter sumptus , cioè in comparazione di eguaglianza, comparativo [es. fortior] e superlativo), differt, aliud e non idem, le exclusivae, exceptivae, reduplicativae, immediate, incipit et desinit, totus, semper, ab aeterno, infinitum. 174 Logica magna, cit., I, 1, 4, f. 13rb. 115 Si tratta, nell'ordine, di exclusivae, exceptivae, reduplicativae e sicut, comparativo e superlativo, de maximo et minimo, totus, semper et aeternum, infinitum, immediate; v. n. 337 per incipit et desinit. 176 Ivi, I, 19, f. 7ira-vb, ma anche nel trattato quarto della Logica parva, cit. 177 Soprattutto nella prima parte, ma anche nelle altre. Terminologia logica della tarda scolastica 433 converso nisi gratia materiae Ex cuiuslibet exponentis contradictorio sequitur contradictorium expositi, sed non e converso Paolo da Pergola affronta gli stessi temi trattati da Paolo Veneto e perciò non ci dilungheremo oltre. Per concludere, notiamo che l’expositio non è un’operazione logica che riconduca i termini mediati a quelli immediati. Ad essa è più appropriata la descrizione fornita da Occam, e già ricordata, secondo la quale i termini connotativi devono essere ricondotti a quelli assoluti: ma quest’ultimi sono appunto termini mediati. Nella expositio, inoltre una delle exponentes è negativa: ciò perché i termini exporibiles sono caratterizzanti e quindi, in certo senso, limitanti la proposizione: petciò essi hanno un certo importo negativo, che va esplicitato. 5. La « resolutio L’operazione logica che realizza pienamente l’esigenza di ricondurre i termini mediati a quelli immediati è detta resolutio. Essa, infatti, meglio d’ogni altra si riallaccia alla dottrina aristotelica già ricordata, per la quale la proposizione mediata ha il suo principio di dimostrazione in quella immediata, e in particolare in quella prima e più nota a noi secondo il senso !°. Ma i termini che designano questa operazione, cioè resolutio e resolvere, non hanno avuto un’accezione tecnica per molti secoli. Impiegati per designare la risoluzione della proposizione o del sillogismo nei loro termini, come si è visto !, nel secolo XII essi vengono usati in concorrenza con expositio, exponete. Lusi si È 178 Logica parva, cit., III. 179 Logica] già accennato, avviene nei Tractatus Anagnini!®, nei quali, c'è peraltro da aggiungere, si parla di resolutio con una frequenza che non abbiamo riscontrato per expositio. Nel terzo trattato, a proposito della dictio ‘qui’, considerando che, quando essa è presente, la proposizione è apparentemente categorica (dal momento che equivale a più categoriche avendo in sé ‘implicita’ un’altra proposizione), l'anonimo autore parla di resolutio della prima « in copulativas ; nello stesso contesto, parla di una « resolutio in adiectivis  diversa da quella che ha luogo « in substantivis , cioè della resolutio che una proposizione includente un relativo ha quando contiene un aggettivo o un sostantivo come predicato, e della possibilità che questa resoluzio sia impedita !*. Nel trattato 182 Cfr. n. 74. 183 Tractatus Agnagnini, Iudicium predictarum implicitarum potest haberi ex resolutione ipsarum in copulativas. Debet autem talis fieri resolutio ut loco relativi ponatur antecedens et loco antecedentis ponatur relativum pronomen cum coniunctione. Unde istas concedimus: ‘aliquis bomo qui desiit esse, non est’, quia copulativa vera est: ‘aliguis homo desiit esse et ipse non est®. Hanc autem iudicamus incongruam: ‘gliquis homo qui non est, desiit esse’; ponit enim aliquem hominem non esse, quod falsum est. Secundum predictum iudicium omnes iste videntur incongrue: ‘Socrates erit album quod est nigrum’; ‘Socrates erit senex qui est puer. Omnes istas dicuntur esse nugatorias et ita resolvuntur: ‘Socrates erit album quod est nigrum’: idest album est nigrum et Socrates erit illud. Predictam resolutionem implicitarum non recepimus et dicimus aliter faciendam resolutionem in adiectivis, aliter in substantivis. Et predictas ita resolvimus: ‘Socrates erit album quod est nigrum’ idest quod est vel erit album est nigrum et Socrates erit illud; similiter ‘Socrates erit senex qui est puer® idest qui est vel erit senex, est puer et Socrates erit illud. Verumtamen dicimus quod hee voces que sola significatione sunt adiectiva, possunt resolvi sicuti pure substantiva et secundum hoc ista erit incongrua: ‘Socrates erit senex qui est puer. — Quandoque inpeditur resolutio predictarum implicitarum in copulativas vel propter signum universale vel propter defectum recti vel propter aliquid aliud. Propter signum universale, ut cum dicitur. ‘omnis homo qui currit, movetur® vel ‘omnis homo currit qui movetur; hec non potest resolvi; nam si diceremus: ‘omnis Terminologia logica della tarda scolastica 435 quinto, resolvere occorre a proposito della presenza in una proposizione di un termine infinito (ad es. zon albus)!*, o di solus!9, per indicare l’esplicitazione di quel che in tali casi la proposizione implica. Anche nel secolo XIII il valore di resolvere resta generico, e può essere equivalente di exporere !. Ma è nel secolo XIV che il significato di questo termine viene restringendosi e specializzandosi. Per la verità, ciò non è riscontrabile né in Occam o Burleigh, né in Buridano, Alberto di Sassonia e Marsilio, ma solo nei testi degli autori inglesi fioriti intorno alla metà del secolo, e in quelli degli italiani. Billingham, nello Speculuzz, scrive: Terminus resolubilis est quilibet terminus communis, sicut nomen vel participium, qui habet aliquem terminum inferiorem se secundum homo currit et ipse movetur®, esset non latina, quia ad dictionem confuse positam non potest fieri relatio per relativum postpositum in alia c(1)ausula. Similiter: ‘exaudio precem que fit ab illo’, ista non potest resolvi, quia non dicimus: ‘prex fit ab illo et ego exaudio eam? . 184 Ivi, p. 313:  Sciendum etiam est de nominibus infinitis. Ut cum dicitur: ‘Socrates fuit non-albus’, non est sic resolvendum ‘Socrates fuit non-albus’ idest: Socrates fuit et non fuit albus, sed sic resolvendum est: Socrates fuit aliguando et tunc non fuit albus . 185 Ivi, p. 319: Nos autem dicimus quod talis locutio potest esse congrua et vera, etiam dictione transsumptive posita, quia non sic resolvimus ‘solum flumen currit idest: non alia res currit, sed ‘solum flumen currit, idest non alia res fluit. — Dubitatur de hac dictione ‘solus’, quam exclusionem habeat quando adiungitur nomini proprio pertinenti ad non existentia cum verbo pertinenti ad existentia et ad non existentia. Quidam eas non recipiunt, immo dicunt eas positas propter resolutionem, ut ‘solus Cesar non est’, idest Cesar non est et non aliud non est . 18 GueLIELMo DI SHyreswoon, Syncategoremata, cit., p. 65: Quod patet si comparetur affirmativa conclusionis ad affirmativam praemissae et negativa ad negativam, cum tam praemissa quam conclusio resolvitur in affirmativam et negativam . 436 Alfonso Maierù praedicationem; et tunc resolvitur quando capitur inferius eo in eius probatione, et componitur quando capitur superius eo !87, Un termine si dice resolubile, secondo Billingham, quando nella probatio si fa ricorso ai suoi inferiora; ciò non è vero solo dei nomi e dei participi, ma anche dei verbi ( Consimiliter fit resolutio verborum ad substantiva, ut: ‘homo currit, ergo homo est currens’, et e contra compositio ) !8*. Tale probatio per inferiora è la resolutio, propriamente parlando; il ricorso ai termini superiores è detto compositio !9. Per quanto riguarda la resolutio, il discorso si sposta di conseguenza sul rapporto tra i termini inferiori e superiori, spesso affrontato nei trattati de consequentiis. Billingham ne tiene conto e riprende le seguenti regole: 1)  ab inferiori ad suum superius sine aliqua dictione habente vim negationis valet consequentia ; ad esempio è valida la conseguenza  homo cuttit, ergo animal currit . Ma l’inferenza vale talora anche  cum dictione habente vim negationis  quali sono i termini esponibili, il  non  e i termini privativi e infiniti; così è valida l’inferenza:  tantum homo currit, ergo tantum animal cutrit ; 2)  Ab inferiori ad suum superius cum constantia subiecti et cum dictione habente vim negationis post superius et inferius tenent consequentia ; 3)  Ex prima regula sequitur alia, quod negato superiori negatur inferius, quia sequitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’, quia ex opposito consequentis sequitur oppositum antecedentis. Nam sequitur: ‘non homo cutrit et hoc est homo, ergo hoc non currit’  19, Secondo Billingham, la prima regola regge il sillogismo expo[Speculum..., cit., pp. 340-341; ma cfr. pp. 367-368, e passim, dove resolvere e resolutio hanno valore generico. 188 Ivi, p. 342. 189 Cfr. n. 45, e capp. VII, nn. 36 e 37. 190 Speculum..., cit., pp. 341-344. Terminologia logica della tarda scolastica 437 sitorius affermativo; la seconda, il sillogismo expositorius negativo: entrambi questi sillogismi sono alla base, secondo il maestro oxoniense, di ogni disputa, anzi della possibilità stessa della dimostrazione, giacché essi sono fundamentum di ogni altro sillogismo !9. Il richiamo all’espressione  syllogismus expositorius  merita qualche cenno che ne chiarisca il significato. Essa è già in uso nel secolo XIII!?. Nel secolo XII, invece, l’Ars Meliduna ha l’espressione  sillogismus expositionis : richiamandosi all’autorità di Aristotele, il testo afferma: Per sillogismum expositionis fatetur Aristotiles probari posse sillogismos tertie figure, ubi duo dicuntur de tertio  e aggiunge: Et dicitur  merito talis sillogismus expositionis, quia quodammodo exponitur medium per suum inferius . Ma dagli esempi addotti si può ricavare che non si tratta del nostro sillogismo ‘*. Più probabile che 191 Ivi, pp. 341-342: Super quam regulam fundatur syllogismus expositorius in tertia figura  et iste syllogismus est fundamentum omnium syllogismorum affirmativorum. Super quem syllogismum fundantur alii syllogismi negativi, quo syllogismo expositorio affirmativo vel negativo negato, non erit ulterius disputatio, nec potest arguens aliquid pro bare nec improbare aliquid esse; quod si arguat per syllogismum in modo regulato et negatur illud, et tunc statim veniet ad syllogismum expositorium . 192 Cfr. ad es., M. Fernanpez Garcia, Lexicon scholasticum philosopbico-theologicum, Ad Claras Aquas 1910 (basato sulle opere di Duns Scoto), pp. 667a-668a, dove esso è definito come quel sillogismo che ha per medium un terminus discretus; cfr. anche rs. Duns Scoto, In librum primum priorum Analyt. Arist. quaestiones, cit., q. XI, ff. 289b-290b. 193 Ars Meliduna, cit., pp. 381-382; infatti il testo, tra i due passi, contiene quanto segue: Exempli gratia: ‘omne animal est res, omne animal est substantia, ergo quedam substantia est res’. Quod conclusio vera sit potest ostendi ostenso utramque extremitatum de hoc inferiori medii Socrate probari per tertium modum prime, hoc modo: ‘omne animal est res, Socrates est animal, ergo Socrates est res’; similiter ‘omne animal est substantia, Socrates est animal, ergo Socrates est substantia’ . Basti esaminare questi esempi alla luce di quanto detto e di quanto diremo appresso. 438 Alfonso Maierù si avvicini al sillogismo expositorius quello che l’Ars Meliduna chiama inmiediatus,  cuius maior propositio est inmediata , con preciso riferimento al rapporto inferius-superius'*. Guglielmo d’Occam nella Suzzzza logicae scrive:  syllogismus expositorius est qui est ex duabus praemissis singularibus dispositis in tertia figura, quae tamen possunt inferre conclusionem tam singularem quam particularem seu indefinitam, sed non universalem, sicut nec duae universales in tertia figura possunt inferre universalem 195, A chiarimento di questa definizione Occam precisa che le due premesse singolari non richiedono soltanto che il soggetto sia un termine singolare, ma che la realtà designata da esso non sia di fatto più cose distinte '%, Per Occam il sillogismo espositorio è di per sé evidente, per cui, se un argomento può essere ricondotto ad esso, questo argomento è corretto !”. Un'ultima osservazione Nel testo aristotelico richiamato (Anal. pr. I 6, 28a 23 sg.) a expositio corrisponde Exeo oppure txtiderdar. 1% Ivi, p. 383:  Alius mediatus, alius inmediatus. Inmediatus dicitur cuius maior propositio est inmediata, idest terminos habens inmediatos, scilicet tales quorum alter non potest de altero probari per medium demonstrativum, idest per tale medium quod sit causa inferioris et inferius superioris . 15 Summa logicae, cit, p. 367. 16 Ivi, p. 368: Est igitur dicendum quod syllogismus expositorius est, quando arguitur ex duabus singularibus in tertia figura, quarum singularium subiectum supponit pro aliquo uno numero quod non est plures res nec est idem realiter cum aliquo quod est plures res , e p. 306:  Est tamen advertendum, quod ad syllogismum expositorium non sufficit arguere ponendo pro medio pronomen demonstrativum vel nomen proprium alicuius rei singularis. Sed cum hoc oportet, quod illa res demonstrata vel importata per tale nomen proprium non sit realiter plutes res distinctae. Est autem probatio sufficiens, quia syllogismus expositorius est ex se evidens nec indiget ulteriori probatione. Et ideo multum errant, qui negant talem syllogismum in quacumque materia  , e p. 306:  Eodem modo, quando aliquis discursus potest reduci ad talem syllogismum va fatta in merito alla definizione di Occam: egli afferma che il sillogismo espositorio ha luogo nella terza figura (il termine medio, in tal caso, è soggetto in entrambe le premesse), nella quale i sillogismi non hanno mai una conclusione universale (neppure quando hanno due premesse universali), ma possono avere solo una conclusione singolare, particolare o indefinita. Billingham recepisce questa dottrina, come si può rilevare confrontando quanto abbiamo riferito sopra con quanto è detto da Occam: per lui, infatti, il sillogismo espositorio è fundamentum di tutta l’argomentazione (e ciò perché, come afferma Occam, esso è  per se evidens); le premesse sono costituite di termini inferiori ai termini comuni e perciò non possono essere che singolari. Billingham però si discosta da Occam perché estende a tutte le figure il sillogismo espositorio '*, ma, ancora come Occam, proibisce ch’esso possa concludere con una proposizione universale (e non potrebbe essere diversamente: la conclusione non può mai essere più ampia delle premesse, secondo il noto adagio scolastico  amplius quam praemissae conclusio non vule ); infatti egli fa ricorso alla resolutio solo per la probatio della indefinita affirmativa (e della particularis affirmativa,  quae semper convertitur cum indefinita affirmativa ) !?: essa deve essere provata  per duo demonstrativa , giacché  non est indefinita quin habet vel habere potest demonstrativum sibi correspondens, nec e contra  2°, Le due derzonstrativae fungono da premesse del sillogismo, la indefinita (o particularis) da conclusione. E va rileexpositorium vel per conversionem vel per impossibile vel per propositiones acquivalentes assumptas, non est fallacia accidentis . ù 1 198 Speculum..., cit., p. 342:  Potest tamen syllogismus sr esse in qualibet figura: item in prima figura: ‘hoc currit et homo est ! si] ergo homo cutrit’; exemplum secundae figurae: ‘homo est hoc et anim: est hoc, ergo animal est homo? . 19 Ivi, p. 351. 200 Ivi, p. 350. 440 Alfonso Maierù vato che questo distingue l’expositio e la resolutio: la  propositio exponibilis  è convertibile con le sue exporentes in congiunzione, mentre le proposizioni immediate non sono convertibili con la  propositio resolubilis . Questa è dottrina comune a tutti i logici in questo periodo 2, Quanto alla indefinita negativa, essa può essere probata o mediante il sillogismo espositorio negativo, o mediante una con201 BrLLincHaM, Speculum, cit., p. 344: Terminus exponibilis est qui habet duas exponentes vel plures cum quibus convertitur, Et in hoc differt a resolubili, quia licet sequitur formaliter , non sequitur e contra; sed in exponibilibus bene sequitur sic et e contra; STRODE, Logica, cit., £.18vb: Regula tamen est quod a resolventibus ad resolutum est bona consequentia; sed non oportet quod valeat e contra; si (!) pro omnibus expomentibus ad earum expositam consequentia tenet generaliter et e contra  (cfr. anche f. 24va); WwcLte, Tractatus de logica, I, cit., p. 83: Ex istis elicitur talis regula, quod universalis proposicio exposita convettitur cum suo antecedente debite exponente, licet non universaliter. Sed quandoque proposicio resolutorie vel officialiter proposita, cum suo antecedente, gracia materie, convertitur  ; PreTRo DI MANTOVA, Logica, cit, f. [76vb]:  semper a resolventibus ad resolutam arguitur componendo et valet consequentia et non e contra de forma ; PAoLo VENETO, Logica parva, cit., III: a quanto riferito sopra (v. n. 178), va aggiunto: [4] A resolventibus ad resolutum est consequentia bona, sed non e converso. Ab officiantibus ad officiatum est consequentia bona, sed non e converso . A descriptione ad descriptum est bona consequentia, et e converso  , e ancora, ., Logica magna, cit., I, 1, 4, f. 13rb:  Ex istis elicitur talis regula, quod universalis propositio exposita convertitur cum suis exponentibus sumptis simul, sed propositio resolutorie vel officiabiliter probata cum suo antecedente resolutorie vel officiabiliter ipsum inferente non convertitur nisi gratia terminorum  , e I, 20, f. 73vb:  Et in hoc est differentia inter propositionem exponibilem, descriptibilem, resolubilem et officiabilem: quia propositio exponibilis cum suis exponentibus convertitur, propositio descriptibilis cum suis descriptionibus convertitur, sed propositio resolubilis non convertitur cum suis resolventibus: Ita similiter propositio officiabilis non convettitur cum suis officiantibus; propterea, si ab officiantibus ad officiatam est bona consequentia, non oportet quod e contra sit bonum argumentum.] sequentia, il cui antecedens sia la corrispondente proposizione universale negativa 2°, Strode ha una dottrina del tutto analoga a quella di Billingham: la resolutio o resolutio per duo demonstrativa non è altro che il  syllogismus expositorius , che è in funzione del termine comune °*; la resolutio è la probatio della proposizione indefinita o particolare, anche se nella proposizione sono presenti altri termini che richiederebbero un altro genere di probatio (tali sono verbi ampliativi o di tempo passato e futuro, incipit, intelligitur, e i termini privativi ?*). I fondamenti del sillogismo espositorio sono quelli posti da Billingham; ma, oltre alle regole di inferenza che definiscono i rapporti tra termini inferiores e superiores, Strode richiama altre regole, fondate sull’autorità di Aristotele: una afferma che quando un termine è predicato di un soggetto che sia suo inferior, tutto ciò che si dice del predicato si dice del soggetto; l’altra afferma che, se in un sillogismo il medio è un pronome dimostrativo, gli altri due termini debbono costituire soggetto e predicato nella conclusione; c'è da aggiungere che Strode chiama anche ‘resolutorius il sillogismo espositorio nega22 Cfr. Speculum.  Logica, cit., f. 18vb:  Similiter tenet iste modus arguendi, ut: ‘iste Socrates hoc non est, et iste Socrates est homo, igitur homo hoc non est’; ‘haec non est vera et haec est aliqua propositio, igitut aliqua propositio non est vera’. Et iste modus arguendi vocatur syllogismus expositorius vel resolutio propositionis ratione termini sui communis; omnis nam terminus communis non impeditus est sic resolubilis per duo pronomina , e f. 21rb: Et consimiliter respectu cuiuscumque casus scripti; nam cum talis terminus ‘omnis’ praecedit, ad resolvendum propositionem in qua ponitur ille, deleatur ille, et loco illius ponatur pronomen demonstrativum sui suppositi cum affirmatione eiusdem in recto de illo pronomine et erit syllogismus expositorius . Resolvere è usato anche per indicare la prova dell’officiabile; perciò l’aggiunta per duo demanstrativa per la resolutio (cfr. ivi, f. 18vb). 20 Ivi, f. 19ra: Debet .amen ad concludendum particularem vel indefinitam de verbo ampliativo quandoque aliter capi constantia quam in illis mere de praesenti, ut ista: ‘homo cu*rebat’, sic resolvitur: ‘hoc cur442 Alfonso Maierù tivo 2°; resolutorius ed expositorius sono quindi sinonimi, come confermano i Dubia di Paolo da Pergola 2%. rebat et hoc est vel fuit homo, ergo homo currebat’. Similiter ‘puer fuit senex’, sic resolvitur: ‘hoc fuit senex et hoc est vel fuit puer, ergo puer fuit senex”. Et consimiliter sic dicitur de futuro, ut ‘senex erit puet’, sic resolvitur: ‘hoc erit puer et hoc est vel erit senex, ergo senex erit puer?. Similiter ‘coecus potest videre’, sic resolvitur: ‘hoc potest videre demonstrando aliquem hominem, et hoc est vel potest esse coecus, etgo coecus potest videre’. ‘Socrates incipit currere’ sic resolvitur: ‘hoc incipit currere, et hoc est vel incipit esse Socrates, ergo etc... ‘Album desinit sedere’ sic resolvitur: ‘hoc desinit sedere, et hoc est vel desinit esse album, ergo etc.’. ‘Chimaera intelligitur: hoc intelligitur, et hoc est vel intelligitur esse chimaera, ergo etc.’ Consequentiae, cit., f. 26va-b:  Si tamen ex uno termino formaliter infertur alter, et non e converso, respectu cuiuscumque verbi tam a parte subiecti quam a parte praedicati in recto, terminus inferens dicitur inferior et illativus dicitur superior, de quibus datur ista regula: ab inferiori ad suum superius sine aliqua dictione habente vim negationis nec confundendi praeposita est bona consequentia, quae fundatur super multa dicta Porphytii et Aristotelis, scilicet de quocumque dicitur inferius, ut species, de eodem dicitur superius, ut genus. Item Philosophus in Praedicamentis dicit: quando alterum de altero praedicatur ut de subiecto, id est de inferiori, quicquid dicitur de illo quod praedicatur dicitur de isto quod subicitur, quod intelligitur de directa praedicatione. Item confirmatur regula per rationem . Et super hac regula fundatur syllogismus qui vocatur expositorius, cuius praemissae sunt mere singulares, cum quibus habet omnis indefinita vel particularis resolvi, ut: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’, et sicut in tertia ita et in prima figura, ut ‘hoc est currens et homo est hoc, ergo homo est currens’, et sicut in prima etiam in secunda. Et hoc est quod dicit Philosophus secundo Priorum quod medio existente hoc aliquid, id est, pronomine demonstrativo, necesse est extrema coniungi, id est constituere conclusionem. Et nota quod similiter est syllogismus resolutorius negativus, ut ‘hoc non currit, et hoc est homo, ergo homo non currit?. — Et notandum quod in omni tali syllogismo oportet quod solummodo illud quod demonstratur in maiori demonstretur in minori, et sic iste modus syllogizandi tenet ab inferiori ad suum superius sine negatione er sine termino confundente. Sed iste modus negativus tenet per istam regulam: ab inferiori ad suum supetius cum negatione postposita inferiori et superiori Terminologia logica della tarda scolastica 443 Wyclif, sia nella Logica?” che nella Logice continuacio ”*, tratta dei termini resolubiles, o comuni e mediati, che vanno probati per mezzo dei termini immediati ?”. La resolutio è riconducibile al sillogismo expositorius, e Wyclif nota che, sebbene esso sia più comune nella terza figura, si può avere in tutte le figure purché la cosa denotata dal pronome hoc sia, diciamo con espressione occamistica, una numero ”°, La resolutio è  probatio cum debita constantia superioris de inferiori. Similiter tenet cum quacumque dictione habente vim confundendi postposita  (cors. mio). 206 PaoLo pa PercoLA, Dubia, cit., f. 66va: In hac secunda parte principali huius tractatus tria  agere propono . Secundo, syllogismum resolutorium suis conditionibus limitabo. Tractatus de logica, cit., I, p. 4, e ancora p. 6:  Termini resolubiles sunt termini communes qui possunt resolvi usque ad terminos singulares; ut isti termini, anizzal, homo, etc. . 208 Ivi, p. 82: Sunt enim, quantum ad propositum pertinet, aliqui termini resolubiles: ut termini communes, puta nomina, verba, adverbia, et participia habencia signa ipsius inferiora  . 209 Ivi, p. 68: Et semper terminus mediatus, si sit resolubilis, debet probari per terminum immediatum, ut iste: homo currit, sic resolvitur: Hoc currit: et hoc est homo, igitur homo currit. Alia proposicio: Cras ero episcopus, sic resolvitur: tunc ero episcopus: demonstrando crastinam diem per ly “tunc”; et tunc erit cras: igitur, etc. Ista proposicio: alicubi Deus est, sic probatur: ibi Deus est, et “ibi” est alicubi; ergo etc. Et ista proposicio: aligualiter ego moveor, sic probatur: Taliter, vel sic, ego moveor; et “taliter” est aliqualiter; ergo, etc. . 210 Ivi, p. 37:  Et notandum quod in qualibet figura potest fieri syl/ogismus expositorius. In prima figura sic: boc est homo, et Sor est hoc: ergo, Sor est homo. In secunda figura, sic fiet syllogismus expositorius: virtus est hoc, et bonitas est hoc; ergo, virtus est bonitas. In tercia figura sic fiet syllogismus: boc diligit Deum, et hoc est homo; ergo, homo diligit Deum. Et iste syllogismus expositorius in tercia figura est maxime usitatus. Et sciendum quod oportet bene notare rem pro qua supponit hoc pronomen hoc in syllogismo expositorio; quia si fuerit diversa supposicio in antecedente et consequente, tunc syllogismus non valet: ut hic: hoc est Petrus (demonstrando naturam humanam) et hoc est Paulus (demonstrando eandem naturam): ergo Petrus est Paulus. Hoc argumentum non valet  . 444 Alfonso Maierù a posteriori  della particolare affermativa: si tratta però di una  probatio a posteriori inferiori , distinta da quella probatio che l’autore chiama  a posteriori totaliter separato  (0  demonstracio 4 signo, vel demonstracio quia )?!, Anche la particolare negativa ha  probatio a posteriori , ma  inferendo talem particularem negativam ex singulis ; gli esempi addotti tuttavia sono vere e proprie resolutiones??, Nel caso di proposizioni come  chimera non intelligitur a te , Wyclif introduce un altro modo di probatio (si ricordino i modi 4 priori, a posteriori, ex equo e indirecte), che è detta captio ?*; anche questo è un modo di  probatio  4 posteriori 4. 211 Ivi, pp. 107-108:  Secundo modo probatur particularis a posteriori, et hoc dupliciter: vel a posteriori totaliter separato, vel a posteriori inferiori. Exemplum primi: în corpore quod videtur a me sunt subiective opera ciones vitales; ergo: corpus quod videtur a me est vivum. Et illa probacio est famosa aput philosophos natutales, et vocatur demonstracio 4 signo, vel demonstracio quia. Exemplum secundi est tale: hoc currit, et hoc est homo, ergo homo currit. Et isti modi probandi innituntur sophiste, de quo datur talis regula: Quod ad particularem affirmativam aut sibi equivalentem inferendam resolutorie oportet maiorem esse singularem proposicionis inferende et minorem esse singularem de subiecto sinonimo cum priori, et verbo ac predicato proporcionalibus verbo et subiecto proposicionis principaliter inferende. Verbi gracia, inferendo istam, homo currit, sic arguitur: hoc currit, et hoc est homo; ergo, homo currit. Secundus modus probandi est a posteriori, ut inferendo talem particularem negativam ex singulis; de quibus utendum est arte consimili, sicut dictum est de inductione particularis affirmative. Ut, homo non est papa, quia hoc non est papa, et hoc est homo, igitur etc. Homo non fuit ad bellum troyanum, quia hoc non fuit ad bellum troyanum, et hoc est vel fuit bomo; igitur, etc. . 213 Ivi, p. 118: Sed forte contra illud arguitur inducendo quintum modum probandi proposicionem, qui capcio dicitur. Nam tu intelligis istam proposicionem: aliguid quod non intelligitur a te est, cum intelligere potes quod claudit contradiccionem. Intelligis ergo subiectum huius proposicionis, et per consequens eius primarium significatum; et cum solum primarie significat aliguid quod non intelligitur a te, sequitur quod tu intelligis aliquid quod non intelligitur a te. Sic enim probatur quod #4 scis aliguam proposiTerminologia logica della tarda scolastica 445 Pietro di Mantova discute del sillogismo espositorio, del quale scrive: in quolibet syllogismo expositorio terminus qui est medius est terminus discretus aut aggregatus ex termino communi et discreto  25, ma non parla di sillogismo risolutorio; nelle edizioni, si può leggere solo il seguente titolo d’una parte: De eodem syllogismo resolutorio, sotto il quale è trattata la dottrina della resolutio. Pietro, a questo proposito, afferma:  quaelibet propositio cuius primus terminus est resolubilis resolubiliter tentus non verbalis, probari debet per duo demonstrativa  2!6; cioè all’espressione  terminus discretus aut aggregatus ex termino communi et discreto  del testo precedente, cortisponde qui l’espressione  duo demonstrativa , e poiché  non quilibet terminus discretus est immediatus, nec quilibet terminus demonstrativus est immediatus  ?”, la probatio della proposizione resolubile non può essere opera d’un qualsiasi sillogismo espositorio, ma solo di quello che abbia come premesse proposizioni immediate: il sillogismo sarà allora ‘resolutorio’, caso particolare del sillogismo espositorio. Per i sillogismi espositori, si precisa ch’essi possono aver luogo in tutte le figure, e che concludono validamente se affertivi, mentre alcune accortezze richiede la conclusione nei sillocionem esse veram quam non scis esse veram, capiendo talem proposicionem scitam a te: aligua proposicio est vera quam non scis esse veram. Sed dicitur quod conclusio intenta est impossibilis. Ulterius dicitur quod modus probandi per capcionem est modus probandi a posteriori; nam posterius est me scire illam proposicionem: aligua proposicio est vera quam nescio esse veram sic significantem, quam me scire aliquam proposicionem esse veram quam nescio esse veram. Ideo ille modus probandi, sicut quilibet alius significabilis, continetur sub aliquo predictorum . 25 Logica] gismi negativi, specie se in quarta figura 2!5, Analogamente, il sillogismo ‘resolutorio’ concluderà secondo le stesse regole in tutte le figure, dal momento che, ripetiamo, non è altro che il sillogismo espositorio applicato alla probatio delle proposizioni resolubili, Il termine resolubile è definito: terminus communis aut discretus non demonstrativus terminus, quo contingit aliquem terminum immediatum notiorem reperire eandem rem significantem per quem concludi potest  ?. La proposizione in cui il termine è posto si dice probabilis®!. Pietro precisa anche che nel resolvere le parti del discorso diverse dal verbo, il termine notior è tale a posteriori, mentre nel caso dei verbi il termine è notior a priori, ed è il verbo esse 2. Pietro chiama resolvenda o composita la proposizione mediata, e resolvens la proposizione immediata grazie alla quale si opera la probatio; una volta effettuata la resolutio, la proposizione mediata è resoluta 3. 218 Ivi, f. [73ra-b]. 219 Ivi, f. [76va], sotto il citato titolo De eodem syllogismo resolutorio : Ostendemus nunc quas propositiones etiam concludere possint expositorii syllogismi, et praemittamus quod terminorum secundum quos et per quos probari possunt propositiones. 20 Ivi, f. [76va-b]. 21 Cfr. n. 30, [4]. 22 Op. cit., f. [76vb]:  Refert tamen in resolvendo et alias partes ora tionis, quia in resolvendo alias partes orationis a verbo, capitur terminus qui est notior a posteriori; in resolvendo vero verba capitur terminus qui est notior a priori, scilicet verbum substantivum ; per i termini e le propo sizioni immediati a priori o a posteriori, cfr. il testo di f. [76va], in n. 39; per quanto riguarda il resolvere verbum, esso è definito (f. [77vb]): est notius verbum exprimere, scilicet substantivum et eius correspondens participium ; ci si chiede anche (f. [77rb-vb]): utrum quodlibet verbum adiectivum sit resolubile in verbum substantivam et suum participium . 23 Ivi, f. [76vb] (continuaz. del passo della n. preced.):  Huius enim resolvendae ‘hoc currit’ resolvens est haec: ‘hoc est currens’. Ideo bene Terminologia logica della tarda scolastica 447 La resolutio vale come probatio delle proposizioni affermative indefinita, particolare e singolare, purché il primo termine sia resolubile 24; nelle corrispondenti negative vere la resolutio è lecita solo quando il termine, in virtù del quale è operata la resolutio, ha supposita, altrimenti bisogna assegnare, come medium di prova, le contraddittorie di esse 5. Paolo Veneto conserva ancora un valore piuttosto generico dei termini resolvere, resolutio, con riferimento al relativo implicativo qui, che equivale a et (0 vel) e ille”, e alla resolutio di sequitur tamquam a priori: ‘hoc est cutrens, igitur hoc currit’, et ideo a resolvente ad resolvendam vel compositam in verbis valet argumentum de forma et non e contra. In aliis autem partibus orationis non valet de forma a resolvenda vel composita ad resolventem nec e contra, sed de forma bene valet a resolventibus ad resolvendam. Convenit autem inter verba resolvenda et alias pattes orationis, quia semper a resolventibus ad resolutam arguitur componendo, et valet consequens, et non e contra de forma; cfr. anche f. [78rb]:  non valet argumentum de forma a composita ad resoìventem, sed bene e contra a resolventibus ad compositam tam in verbis quam in aliis . 24 Ivi, f. [80ra]:  De indefinita autem sive particulari et singulari teneatur quod ipsa est probanda a primo termino a quo in ea potest sumi probatio. Ex quo sequitur quod est diligenter advertendum quod non quaelibet indefinita sive particularis probari potest per duo demonstrativa,  et ideo illa ‘tantum animal est homo’ per duo demonstrativa non habet probati quia sumeretur falsum . 25 Ivi, ff. [79va-b], e [79vb-80ra]:  Pro omnibus igitur propositionibus negativis veris resolubiliter probandis dicatur quod, si termini ratione quorum probandae sunt supposita habeant, sunt resolubiliter probandae, sed si suppositis carent capiendae sunt contradictoriae concludendo istas esse veras indirecte eo quod contradictoriae sunt falsae, et ita conceduntut conclusiones ibi illatae secundum istam regulam probandae ; per suppositurm, cfr. cap. IV, nn. 62 e 99. 26 Quadratura, cit., II, 22, f. 34va:  Patet consequentia, quia relativum non confusum est resolubile in pronomen relativum et notam copulationis, aut in pronomen relativum et notam disiunctionis , e f. 34vb: Nulium relativam nominis confuse limitatum est in pronomen relativum et notam copulationis universalite(r) resolubile , ecc. 448 Alfonso Maierù qualsiasi verbo nel presente del verbo esse 2. Ma, naturalmente, prevale l’uso tecnico dei termini. Scrive nella Logica magna:  est sciendum quod omnis terminus communis pro aliquo suppositivus, et omne verbum praeter verbum substantivum praesentis temporis et numeri singularis, est resolubilis; omnis enim propositio in qua subicitur huius(modi) terminus habet probari per duo pronomina demonstrativa sibi correspondentia 28, C'è però da notare che, in concorrenza col termine resolubilis, Paolo usa talora resolutorius?. La probatio resolutorie  è propria, secondo il nostro autore, delle proposizioni indefinita e particolare, e della singolare che non abbia come soggetto un pronome dimostrativo 2°. Le corrispondenti negative possono essere provate in tre modi: o resolutorie, o assumendo la contraditdittoria e dalla falsità di questa ricavando la verità di quella, 21 Ivi, II, 37, f. 40rb: Omne verbum praeter verbum substantivum praesentis temporis est resolubile in verbum substantivum ;  subiectum enim huius: ‘omnis homo currit’, supponit pro omni homine qui est solum ratione resolutionis illius verbi ‘cutrit’ in ‘sum, es, est’, sed aeque bene resolvuntur illa verba ‘erit’, ‘fuit’ in ‘sum, es, est’, sicut illud verbum “currit’ , ecc. Ciò in un contesto in cui si discute  de suppositione termi norum respectu verborum praeteriti ac futuri temporis . 28 Op. cit., I, 1, 4, f. 13rb. 29 Ivi, f. 13va:  Exempla de adverbiis resolutoriis, ut: ‘aliqualiter est” resolvitur isto modo  Logica parva. Qualiter propositiones illative probentur praesenti doctrina dignoscitur satis plene. Et primo namque a resolutione est inchoandum, qua indefinitae, particulares et singulares de subiecto non pronomine demonstrativo rationabiliter inferuntur. Quaelibet ergo talis est taliter inferenda, ut pro antecedente sumantur duo demonstrativa, in quorum primo praedicetur praedicatum resolvendae et in secundo subiectum: verbi gratia, ‘homo currit’ sic resolvitur: ‘hoc currit et hoc est homo, ergo homo currit’ ; la Logica magna, cit., I, 1, 4, f. 13rb, afferma che tale probatio è propria della indefinita, e non menziona le altre proposizioni. Terminologia logica della tarda scolastica 449 o mediante la universale negativa corrispondente ?!, Il sillogismo che ha come premesse due proposizioni dimostrative è detto expositorius o demonstrativus: può essere affermativo o negativo e ha luogo solo nella terza figura °°. È evidente che il sillogismo demonstrativus è riconducibile alla probatio mediante demonstrativa, ma Paolo Veneto non insiste nel collegare le due dottrine né nella Logica parva, né nella Logica magna. Paolo da Pergola, nella Logica, considera  propositio resolu21 Ivi, f. 13va, scrive:  Indefinita vel particularis negativa potest tripliciter probari: uno modo per duo demonstrativa quemadmodum est (haec) indefinita affirmativa ut ‘homo non currit: hoc non currit et hoc est homo, igitur homo non cutrit’. Secundo modo potest probari recurrendo ad eorum contradictoria ipsa probando vel improbando, quo facto statim patebit veritas indefinitae vel particularis negativae. Tertio modo potest probari per universalem negativam sibi subalternantem, ut ‘aliquid non currit’ probatur sic: ‘nihil currit, igitur aliquid non currit’ . 232 Ivi, II, 13, f. 175vb: Et iuxta tertiam reductionem est notandum quod syllogismus expositorius non potest fieri nisi in tertia figura. Et ratio, quia ad syllogismum expositotium requiritur antecedentia duarum demonstrativarum (ex demonstratarum) inferentium propositionem mediatam; modo hoc non potest fieri in aliis figuris. Si enim dicitur in secunda figura: ‘animal est hoc et homo est hoc, ergo homo est animal’, consequentia bona est et formalis, sed non syllogismus demonstrativus propter causam dictam. Similiter si dicetur: ‘hoc currit et homo est hoc, ergo homo currit’, syllogismus expositorius vocari non debet, sed syllogismus irregularis, optima consequentia formalis existens. Eodem modo est dicendum de negativis .. Numquam tamen est dicendum quod aliquis horum sit syllogismus expositorius vel demonstrativus; ubi autem syllogismus demonstrativus non ita stricte sumetur, potest sine periculo dici quod in qualibet figura talis reperitut sicut exemplificatum est. Verumtamen est advertendum de pronomine demonstrativo ne supponat pro aliquo communi, quia tunc impediret syllogismum demonstrativum, aut quia esset terminus communis, aut quia ratione eiusdem suppositio mutatur, sicut hic: ‘hoc est pater et hoc est filius (demonstrando essentiam communem), igitur filius est pater’ . Salvo errore, il  syllogismus expositorius  non è menzionato nella Logica parva, né, nelle due opere logiche fondamentali, è messo in relazione alla resolutio.] bilis  sia l’indefinita e la particolare, che la singolare non dimostrativa 2; le loro corrispondenti negative possono essere provate sia resolutorie, sia  per suum contradictorium  4, in modo analogo a quanto ha affermato Pietto di Mantova. Nei Dubia, invece, Paolo affronta la trattazione del sillogismo ‘resolutorio’, del quale si afferma che è  fundamentum omnium syllogismorum . Perché si abbia un tale sillogismo sono necessarie, tra le altre, le seguenti condizioni: Quod si syllogismus (in rapporto alle quattro proprietà: che risulti di tre termini;  quod semper minor fit in recto ;  quod conclusio sit omnino conformis maiori ;  quod sit in figura: nam in omni figura potest fieri syllogismus resolutorius ); Et won in modo ( quia si esset in aliquo 19 modorum non esset syllogismus resolutorius per immediata procedens, sed per mediata ); Et medium sit hoc aliquid et non quale quid ( Id est, sit terminus demonstrativus pro uno solo supponibilis et non pro pluribus  ). La resolutio deve avvenire per immediata apud sensum vel intellectum  5, Da questi elementi risulta che il  syllogismus resolutorius  altro non è che il tradizionale  syllogismus expositorius . Ma risulta anche, dal richiamo a ciò ch’è immediato rispetto al senso o all’intelletto, confermato quanto s'è detto, che cioè esso va ricondotto alla dottrina aristotelica dei Secondi analitici. 23 Op. cit., p. 45: Resolubilis est triplex, scilicet indefinita, patticularis, singularis non demonstrativa simpliciter quae probantur sumendo duo pronomina demonstrativa simpliciter, primum conforme subiecto propositionis resolubilis et secundum in recto ut patet in exemplis. Particularis vero indefinita, et singularis negativa possunt probari dupliciter, primo resolutorie et hoc ubi subiectum pro aliquo supponit, ubi vero pro nullo supponit non potest probari resolutorie quia minor est falsa, debet igitur tunc aliter probari scilicet per suum contradictorium . 25 Op. cit., ff. 68vb-69ra, Terminologia logica della tarda scolastica 451 6. I termini  officiales  Quanto alla grafia dei termini occorrenti in questo paragrafo, va precisato che la tradizione manoscritta del secolo XIV ha officialis, officialiter e così via, mentre manoscritti e stampe del secolo XV hanno officiabilis** e così via. Noi scriveremo generalmente officialis, e useremo come equivalente italiano ‘officiabile’. Officialis deriva da officium: quest’ultima termine vale sia ‘funzione’, sia ‘compito’ e ‘fine’ ”. Il nostro officiaiis non va confuso con quei termini  officiales  che designano dignità e cariche pubbliche #*, anche se il valore nei due casi è analogo: alcune persone hanno un officiuz: nella società, alcuni termini hanno un officium nella proposizione e nel discorso; si può, anzi, seguire un graduale passaggio dal primo al secondo valore del termine: i maestri hanno un loro officium??, le arti hanno un 236 Ma si vedano i mss.: Vat. lat. 3038, f. 8r:  Et sicut dictum est de praedictis officiabilibus vel officialibus   (il testo è quello di BILLINGHAM, Speculum..., cit., p. 367, in apparato alla r. 34), e Cambridge, Corpus Christi College 378, f. 42r (cit. in n. 185 del cap. VII). 237 Cfr. LAauSBERG, op. cit., p. 765. 238 Nei Tractatus Anagnini, cit., p. 274 (cfr. cap. II, n. 56); cfr. anche Occam, Summa logicae, ‘angelus’ est nomen mere absolutum, saltem si non sit nomen officii sed tantum substantiae . Secondo M.-D. CrÙenu (Tbhéologiens et canonistes, in Études d’histoire du droit canonique dediées è Gabriel Le Bras, II, Paris 1965) il termine officium in S. Tommaso deriva da Ismoro, Etyz., cit., VI, xix, 1, per il quale le funzioni dell'anima sono officia che si esercitano nell’unità d’una natura (p. 838): ministerium, in sinonimia, assicura la sacralizzazione dell’officium, sia per i teologici che per i canonisti, in ecclesiologia come in liturgia (ivi). 239 Cfr. di RosceLLINO, la lettera ad Abelardo (in J. ReINERS, Der Nomi nalismus in der Friibscholastik,  Beitrige zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters , VIII, 5, Miinster i. W. 1910, p. 80): « Quia igitur suscepto habitu doctoris officium mendacia docendo usutpasti, utique monachus esse cessasti, quia beatus Hieronymus monachum, monachus ipse, diffiniens: ‘Monachus’ inquit ‘non doctoris sed plangentis habet officium, qui se vel 452 Alfonso Maierù loro officium?, le arti sermocinales studiano gli officia delle vatie dictiones *!, Per le Summe Metenses e per il Tractatus de proprietatibus sermonum, officium è proprietas dictionis o sermonis, mundum lugeat et domini pavidus praestoletur adventum’, e GoFFREDO DI Fontames, Quodl. XII, q. 6, ed. J. Hoffmans, Louvain 1932: « Utrum liceat doctori praecipue theologiae recusare quaestionem sibi positam  »; la risposta è che il maestro in teologia è « doctor veritatis habens officium publicum docendi » (pp. 105 e 107); nella disputa scolastica, l’opponens e il respondens hanno « diversa officia » (Tractatus Anagnini, cit., p. 260). 20 Cfr. Cassioporo, Institutiones, cit., II, I, 1, p. 94: «officium eius (sc. grammaticae) est sine vitio dictionem prosalem metricamque componere »; e ms. Oxford, Bodl. Library, Laud. lat. 67, f. 6ra (cit. dal De RiJk, Logica modernorum, II, i, cit., p. 165): « Officium eius (sc. dialetice) est docere, argumenta invenire ad probandam questionem propositam et de eisdem iudicare »; considerare l’officium è un topos delle introduzioni alla dialettica nel sec. XII (DE Rtjk, op. cit., II, i, p. 148); cfr. ms. Vienna, lat. 2486, f. 17r (in De RK, op. cit., II, i, p. 235, sotto Quod officium): « Officium uniuscuiusque artis est quod convenit opifici secundum ipsam artem » e ancora:  huius artis officium est considerare proprietatem litterarum in sillabis, proprietatem sillabarum in dictionibus, proprietatem dictionum et uniuscuiusque accidentis earum in sintasi »; Summa Sophisticorum elencorum, cit., p. 267: Officium eius (sc. opificis agentis ex arte) est sic disputare ut videantur circa propositum ea esse que non sunt ». 21 Cfr. ms. Chartres 209, f. 37rb (in Hun): del verbo est si dice:  quantum ad officium quod exercet in oratione in ui substantiui consideramus  » e  aliud est agere de uocibus per se consideratis, aliud de eisdem ad uim et officium quod habent in oratione posite relatis »; Fallacie Parvipontane, cit., p. 569:  Et notandum quoniam nomina supponentia verbum duplex habent officium. Supponit enim quandoque nomen pro aliquo suorum appellatorum, quandoque pro nullo ». ABELARDO (Introductiones dialecticae, cit., pp. 73-74) parla di officium delle voces, ma anche delle litterae; per l’officium del verbo est, si veda, cap. III, n. 26. 22 Cfr. Summe Metenses, cit., p. 474: Est ergo locus sophisticus in dictione qui provenit ex proprietatibus dictionis. Que sunt significatio, consignificatio, officium, transumptio, constructio, ordinatio, prolatio, terminatio eic.», e Tractatus de proprietatibus sermonum, cit., p. 707:  utile videtur instituere tractatum de sermonibus et diversitate proprietatum et Terminologia logica della tarda scolastica 453 mentre le  dictiones officiales » sono quelle  quarum constructio est deservire partibus aliis » %. La caratterizzazione del termine officiabile come quello che ha il compito di ordinare il discorso o determinate un contesto presuppone l’analisi sintattica delle strutture della proposizione. Poiché il compito di ‘costanti’ e ope ratori nella logica medievale è svolto dai sincategoremi ?#, questi saranno i termini officiabili per eccellenza per lungo tempo, dalle Summe Metenses* a Guglielmo di Shyteswood #9 e Ruggero Baofficiorum que considerantur iuxta sermonem. Que sunt copulatio, appellatio, suppositio, et multa alia de quibus dicemus inferius ». Si noti la differenza tra i due testi: nel primo, officium è elencato tra le proprietates, nel secondo officia è in endiadi con proprietates: ma si può supporre un passaggio dalla posizione del primo testo a quella del secondo. Cfr. anche DE Rijk, Soze Notes on the Mediaeval Tract De insolubilibus..., cit., p. 100 (v. cap. II, n. 91) e p. 112:  Sequitur de secunda specie insolubilium. Que provenit ex officio vocis vel ex his que circumstant vocem. Que sunt tria: significatio, suppositio, appellatio. Unde videndum quod, quando ex aliquo officio quod est in voce vel circumstat vocem, provenit insolubile, id est cassandum, si sit accidentale. Cfr. Summe Metenses: tra queste dictiones sono anno[verate  pva). exponentium sui oppositi. Nec dicuntur exponentes nisi significantur copulative, nec causae veritatis nisi significantur disiunctive. Secondo Strode, dunque, le causae veritatis sono opposte alle exponentes. Queste operano in congiunzione -significantur copulative --, quelle in disgiunzione – disiunctive. Per le causae veritatis valgono quindi le regole della disgiunzione (p > p v q – “She is in the kitchen; therefore, she is in the kitchen or in the bedroom”), mentre per le exporentes valgono le regole della congiunzione (pq 2 p – “She likes peaches and cream; therefore, she likes peaches”). Strode se ne serve per la probatio delle negative dell'esclusiva, eccettiva e reduplicativa, ma anche delle proposizioni in cui compaiono i termini incipit e desinit. Quanto a quest’ultimo caso, va rilevato che Heytesbury aveva assegnato alle proposizioni contenenti incipit o desinit una duplice expositio, tra cui si doveva scegliere di volta in volta quella più conveniente al problema in esame *%; i due modi dell’expositio non costituivano però una disgiunzione di proposizioni in congiunzione. Strode, invece, as54 Logica, cit., f. 19rb; cfr. anche f. 24rb: Et hoc est generaliter (notandum): cum aliqua propositio habet exponentes, eius contradictorium habet causas veritatis . 35 Ivi, f. 26va: Ista tamen ‘Socrates non est asinus in quantum est homo? et consimiles debent dici reduplicativae et habent (probari) per causas veritatis oppositas exponentes reduplicativae, sicut convenienter dictum est de exclusivis et exceptivis , ma cfr. f. 24rb, dove si assegnano le causze veritatis anche all’opposta dell’esclusiva negativa. 36 De incipit et desinit, cit., f. 23va:  Incipere dupliciter solet exponi: videlicet per positionem de praesenti et remotionem de praeterito, ut quod in praesenti instanti est et immediate ante instans quod est praesens non fuit; aut per remotionem de praesenti et positionem de futuro, ut quod in praesenti instanti non est, et immediate post instans quod est praesens erit. Desinere etiam dupliciter potest intelligi, scilicet vel per remotionem de praesenti et positionem de praeterito, ut quod in praesenti instanti non est, et immediate ante instans quod est praesens fuit; vel per positionem de praesenti et remotionem de futuro, ut quod in praesenti instanti est et immediate post instans quod est praesens non etit . Cfr. agg analoghe in GueLieLMO DI SHyrEswooD, Syncategoremata, segna piuttosto la disgiunzione di due congiunzioni di proposizioni (pq v rs), e cioè le causae veritatis 7. La stessa cosa fa Marsilio, ma solo limitatamente al caso in cui il verbo incipit  affirmatur de subiecto singulari substantiali  (ad es. di Socrates) Tra i filosofi italiani, Pietro di MANTOVA (si veda) si serve della probazio per causas veritatis per l'esclusiva ®, l’exceptiva mere negativa” Logica, cit., f. 25ra: Incipit communiter debet exponi per positionem de praesenti et remotionem de praeterito, ut: ‘hoc nunc est et immediate ante hoc instans quod est praesens hoc non fuit, ergo hoc incipit esse’; vel per remotionem de praesenti et positionem de futuro, ut: ‘hoc munc non est et immediate post hoc instans quod est praesens hoc erit, ergo hoc incipit esse’. Et e converso modo debet exponi li ‘desinit’, ut dicunt, per remotionem de praesenti et positionem de futuro, ut: ‘hoc nunc non est et immediate ante instans quod est praesens fuit’, vel per positionem de praesenti et remotionem de futuro, ut: ‘hoc nunc est et immediate post instans quod est praesens non erit’. Sed ego dico quod tales potius debent dici causae veritatis et non exponentes, ut patet in praecedenti. In istis ergo servetur haec regula, quod non oportet aliquam propositionem de incipit et desinit exponi nisi ut propositio simplex et singularis numeri. WycLIr, nel porre il problema, non esplicita il riferimento alle causae veritatis , per cui è difficile intendere se si sia staccato dal modo di Heytesbury; cfr. Tractatus de logica. Sor incipit esse, sic exponitur: Sor nunc est, et ipse immediate ante hoc non fuit: igitur etc. Vel sic: Sor iam primo est et ipse inmediate ante hoc non fuit: ergo, Sor incipit esse , e p. 191:  Et hoc est quod solet dici: hoc verbum, incipit, debere disiunctim exponi per remocionem de presenti et posicionem de futuro; vel per posicionem de presenti et remocionem de preterito; ut, si Sor munc est effectus et non prius fuit, tunc incipit esse. Vel si non est in instans quod est presens, et inmediate post illud erit, tunc incipit esse. Et sic de desinit . 328 Cfr. Textus dialectices, cit., f. 201r. 329 Logica, cit., f. [29ra-b]: exclusiva in numero plurali affirmativa habet duas causas veritatis, quarum una est gratia alietatis et alia est gratia pluralitatis: verbi gratia, ‘tantum 12 sunt apostoli dei’ altero illorum modorum verificari potest: ‘12 sunt apostoli dei et nulla non 12 sunt apostoli dei’, vel sic: ‘12 sunt apostoli dei et non plura quam 12 sunt apostoli dei’. Unde talis propositio exclusiva in numero plurali non debet exponi quia propositio exponibilis copulative significat et non veri480 Alfonso Maierù e le proposizioni de incipit et desinit. Paolo Veneto avvia il processo mediante il quale questa forma di probatio diventerà con Paolo da Pergola un procedimento autonomo, fissando nella Logica parva la seguente regola (che, si noti, segue quelle relative alla probatio mediante expositio, resolutio, officiatio, descriptio, e a senso composto e senso diviso):  ab una causa veritatis ad propositionem habentem illam causam ficatur disiunctive (ex distiunctive), et ab exposita ad quamlibet suarum exponentem est bonum argumentum formale, sed talis propositio neque verificatur copulative neque ab ista exclusiva ad quamlibet esponentium valet consequentia: convertitur enim cum tali disiunctiva cuius quaelibet pars principalis est copulativa, igitur etc.. Come si può notare, la probatio qui è data mediante la disgiunzione di due copulative. Ai ff. [41vb42ra], invece, Pietro di Mantova scrive: Sed ista ‘a te differt omnis asinus’ habet duas causas veritatis, quia primus terminus in ea mediatus est resolubilis et exponibilis. Ideo ista significat disiunctive sic: ‘a te differt quilibet asinus, id est a te differens est quilibet asinus’ resolvendo, vel exponendo sic: ‘omnis qui est asinus est tecum et nullus asinus es tu, igitur a te differt quilibet asinus’, et hoc est verum et ideo illa est vera ‘a te differt quilibet asinus’: in questo passo l’accezione di  causae veritatis  sembra essere generica. 35 Ivi, f. [33va]: exceptiva mere negativa non habet exponi, sed habet causas veritatis disiunctive, et regula superius data de expositione exceptivae vera est de exceptivis non mere negativis . 31 Ivi, £. [47rb-va]:  Incipit solet sic exponi: ‘Socrates in instanti quod est praesens est et non immediate ante instans quod est praesens fuit veli Socrates in instanti quod est praesens non est et immediate post instans quod est praesens erit, igitur Socrates incipit esse’. Sed haec consequentia non valet quia in primo esse mundi ; et quod illa disiunctiva sit vera patet quia eius prima copulativa est vera in illo casu , f. [47va-b]:  Ideo dicitur quod illae dictiones ‘incipit’ et ‘desinit’ et huiusmodi non habent exponi sed habent causas veritatis, e f. [48ra]:  Aliquando autem li ‘incipit’ non habet illas causas veritatis per positionem de praesenti et remotionem de praeterito vel negationem de praesenti et positionem de futuro, sed aliquando habet easdem causas veritatis quas li ‘desinit’, quia illae convertuntur: ‘Socrates incipit non esse’ et ‘Socrates desinit esse’ ; cfr. WiLsoN]mest bona consequentia  *. In questo contesto, le causae veritatis sono assegnate alla proposizione  denominata ab ablativo consequentiae : data la proposizione  homine currente risibile cutrit , poiché l’ablativo assoluto può essere risolto in una proposizione condizionale ( si homo currit ), o temporale ( dum homo currit ), o causale ( quia homo currit ), la proposizione originaria sarà vera quando almeno una delle proposizioni alle quali x equivale l’ablativo assoluto è vera**. Ma, ancora nella Logica parva, si afferma che la proposizione esclusiva negativa ha  duas causas veritatis, oppositas exponentibus exclusivae affirmativae  **. Nella Logica magna, invece, si fa ricorso alla probatio per causas veritatis, oltte che per l’esclusiva negativa *5, anche per la reduplicativa negativa 9 e per incipit e desinit *", in modo analogo a quanto afferma Pietro di Mantova. Infine, 332 Logica parva, Logica magna, cit., I, 5, f. 35va. 336 Ivi, I, 8, f. 4irb: Si autem (sc. negatio) cadit in totum et super reduplicationem, non habet exponi sed solum habet causas veritatis quae sunt contradictoriae exponentium reduplicativae sibi oppositae ; nella Logica parva, cit., IV, invece, aveva scritto:  Negativa vero reduplicativa, cuius negatio praecedit notam reduplicationis, non est exponenda sed probanda per suum contradictorium ut saepe dictum est. 337 Mentre nella Logica parva, cit., IV, l’autore ritiene che  dupliciter exponitur , nella Logica magna, cit., I, 18, f. 65va, dopo la discussione di molte opinioni, scrive:  Propositio ergo respectu huius verbi ‘incipit’ vel ‘desinit’ exponi non habet, sed habet causas veritatis quarum quaelibet propositionem de incipit vel desinit potest inferre, et disiunctiva ex eisdem cum ipsa propositione convertitur. Unde haec propositio ‘hoc incipit esse’ habet duas causas veritatis, quarum una est copulativa duarum demonstrativarum, unius de praesenti affirmativae et reliquae de praeterito negativae cum determinatione huius dictionis ‘immediate’, ut: ‘hoc nunc est et hoc immediate ante instans quod est praesens non fuit’, Secunda causa veritatis eiusdem est una copulativa talium duarum, unius de praesenti negativae et alterius de futuro affirmativae cum consimili determinatione, ut: ‘hoc 31 482 Alfonso Maierà Paolo da Pergola scrive:  Probabilis per causas veritatis est illa propositio quae habet multas causas veritatis disiunctive sumptas, sicut incipit, desinit et ablativus in consequentia  38: per quanto riguarda incipit e desinit, non c'è bisogno di altri riferimenti dopo quanto si è detto. L’ ablativus in consequentia  ci riporta alla Logica parva di Paolo Veneto, dal quale il Pergolese, al solito, dipende *’, Tuttavia egli allarga il discorso, riservando questo tipo di probatio alle contraddittorie di ciò che può essere provato non solo mediante expositio, ma anche mediante resolutio, descriptio e officiatio, e in genere a tutte le proposizioni negative: Nota quandocumque propositio probatur copulative, sive resolubiter sive exponibiliter sive officiabiliter sive descriptibiliter, eius contradictorium est probabile per causas veritatis, scilicet per disiunctivam compositam ex partibus contradictoriis #9, nunc non est et hoc immediate post instans quod est praesens erit’. Similiter haec propositio ‘hoc desinit esse’ habet duas copulativas causas veritatis, quarum una componitur ex duabus categoricis, una de praesenti negativa et alia de praeterito affitrmativa, cum hac determinatione ‘imme: diate’; ut: ‘hoc mune non est et hoc immediate ante instans quod est praesens fuit’. Secunda causa veritatis ipsius est una copulativa composita ex duabus talibus, quarum una est affirmativa de praesenti et reliqua negativa de futuro cum simili determinatione, ut: ‘hoc nunc est et hoc immediate post instans quod est praesens non erit’. Vel, si tibi placet, potes dare causas veritatis cum prioribus convertibiles breviores, ut: ‘si hoc nunc est et immediate ante munc non fuit, hoc incipit esse’; et: ‘si tu non es albus et immediate post nunc eris albus, tu incipis esse albus’. Eodem modo dico de li ‘desinit’. Non ci addentriamo qui nella determinazione dell’atteggiamento che Paolo Veneto tiene rispetto a Pietro di Mantova. Logica, cit., p. 79. 33 Si noti che manca ogni cenno alle  causae veritatis  per la esclusiva negativa (ivi, pp. 57-60); nella trattazione De consequentiis, però, si trova la regola riferita da Paolo Veneto nella Logica parva (ctr. ivi, p. 98). 30 Ivi, p. 84; e ancora (ivi):  Si vero est mediata (sc. propositio) debes videre an sit affirmativa vel negativa; si est negativa, debes cam probare per causas veritatis, aut per contradictorium, aut per singulares, ut supra Terminologia logica della tarda scolastica 483 Il riferimento all’expositio è stato ampiamente illustrato; altrettanto chiaro risulta il cenno alla resolutio, officiatio, descriptio quando si pensi, come si è detto, che in tutti questi casi la probatio è data mediante congiunzione di proposizioni, la cui negazione è una disgiunzione di proposizioni negative. dictum est . Questo passo può essere chiarito ricordando che BILLINGHAM (Speculum..., cit., p. 357) ha assegnato l’oppositum per la probatio di dimostrativa e universale negative o con soggetto infinito, e per l’indefinita negativa ha assegnato una probatio disiunctive: cioè universale negativa o due dimostrative (quest'ultime sono il sillogismo espositorio negativo); che PaoLo Veneto (Logica megna, cit., I, 1, 4, £. 13va) ha assegnato tre modi di probatio alla indefinita o particolare negativa: sillogismo espositorio negativo, contraddittoria, universale negativa, e che per la universale negativa (ivi, f. 14ra) ha assegnato il contraddittorio; Wyclit e Pietro di Mantova hanno svolto quel discorso che abbiamo richiamato nel $ 3. Qui Paolo da Pergola, parlando in generale della proposizione mediata negativa, richiama tutti questi vari modi di probatio accanto a quella  per causas veritatis. Il trattato contenuto nei ff. 6ra-19va del ms. Amplon. Q. 276 della Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek di Erfurt! si compone di varie guaestiones, per ciascuna delle quali si adduce una lunga serie di argomenti (cominciando in genere, dalla parte negativa: videtur quod non), ai quali si risponde (in oppositum) spesso dopo aver formulato una determinatio brevissima, magari di una sola proposizione; ma talota si risponde di volta in volta dopo ciascun argomento. L’autore — chiunque sia — si preoccupa di fornire una casistica delle difficoltà che possono sotgere nell’obiettare, e nel rispondere alle obiezioni, contro i sophismata?. Il trattato si colloca quindi tra quelli che intendono offrire sussidi ai protagonisti della disputa scolastica. E poiché le difficoltà nascono sempre dall’uso dei termini cui si fa ricorso, la trattazione verte necessariamente sul valore dei termini e sui modi di ‘provare’ le proposizioni che li contengono. 1 Cfr. Introduzione, n. 79. Il microfilm del ms. di cui mi sono servito non è eccellente; manca il fotogramma del f. 14r; il f. 15 del ms. dev'essere corroso in una delle col. 2 Ms. Amplon. Q. 276, f. 6ra: Quoniam in(n)ata est nobis via a communibus ad propria, ideo nos de modo opponendi contra sophismata cen E PA primo de communi modo opponendi et respondendi dicamus. Gli argomenti trattati possono essere così riassunti: 1) ci si chiede se l’inductio sia un modo valido di probare la proposizione universale 3; 2) a) se la  probatio per contradictorium  sia bora, e cioè valida ‘ e b) se la  probatio a destructione consequentis , o anche la  probatio ex opposito conclusionis inferendo oppositum praemissae  sia valida 5; 3) ci si chiede  de probationibus incidentibus in multiplicibus, ut in aequivocis :  an sufficiat cognoscere aliquod multiplex in uno significato  9; ma la quaestio si articola in varie questioni: a) an aliquod nomen sit aequivocum  7; b)  an... significatio dictionis sit eius forma accidentalis  8; c)  utrum sufficiat probare multiplex in uno probato significato vel non, et ad illud persuadendum oportet inquirere utrum aequivocum significet per modum copulationis sua significata aut per modum disiunctionis  9; d) an nomen aequivocum possit distribui pro omnibus suis significatis sive pro quolibet singulari cuiuslibet significati simul a signo universali sibi addito  1%; e)  an sit contradictio in aequivocis  !!; f) an propositiones habentes terminum aequivocum debent dici una vel plures  !2; 4) a) sulla base di quanto si è detto ci si chiede poi  an copulativa sit una !5, e 3 Ivi. 4 Ivi, f. 6va 5 Ivi, £. 7vb. 6 Ivi, f. 8vb. 7 Ivi, quod non est, videtur: f. 8vb; Quod umne nomen sit aequivocum sic videtur : f. 10ra. 8 Ivi, f. 10vb. 9 Ivi, f. 11rb. Cfr. ps. Duns Scoro, In librum I priorum Analyticorum Aristotelis quaestiones, cit., q. x, ff. 230b-231b: Utrum terminus aequivocus contineat sua significata per modum copulationis. 10 De probationibus, cit., f. 11vb. 11 Ivi, f. 12rb. 12 Ivi, f. 12vb. 13 Ivi, f. 14va. 486 Alfonso Maierù b)  an sit (contradictio in copulativis)  14; 5) analogamente, a)  quaeritur an disiunctiva sit una vel plures  55; b)  an sit contradictio in disiunctivis  ‘6; ” 6)  quaeritur an haec propositio ‘homo albus currit’ sit una (vel plures)  17; i 7) an falsitas implicationis falsificet propositionem  18; 8) an una negatio possit negare plures compositiones  19; 9) infine, si discute de incipit et desinit:  Quaetitur de expositione et significatione istorum verborum ‘incipit’ et ‘desini’. Primo quaeratur quid significent, secundo utrum suum significatum ipso (?) esse syncategorema vel categorema : a) De primo sic quaeritur, utrum significent motum vel mutationem  2; b)  Deinde quaeritur an si(n)t syncategoremata  8; c) quid ponitur in huius(modi) praedicationibus (?) proposi tionibus, et videtur quod hoc quod dico ‘incipit’ et ‘desinit’  2; d)  (D)einde quaeritur de negatione istorum, et primo utrum habeant intellectum negationis secundum quod possunt confundere, dato quod aliquo modo sit ibi negatio  8; e)  utrum possi(n)t confundere ratione istius negationis  #; f)  j; oppure 7 D LC, .v.#), e non viceversa !. I sersus di una proposizione in disgiunzione sono causae veritatis di essa: basta perciò che sia vero uno dei sensus perché sia vera l’intera proposizione. Così non è per i sersus in congiunzione, poiché in tal caso è necessario che siano veri tutti i sensus perché si abbia la verità vede in ciò un’accettazione della dottrina occamistica della suppositio simplex da parte di Heytesbury. l De propositionum multiplicium significatione, cit., ff. 252vb-253ra:  Unde et si arguitur sic: praecise tot scis quot sunt aliqua quae Plato scit esse, ergo non scis plura quam sunt aliqua quae Plato scit esse, non valet argumentum. Nam per id antecedens non probatur id consequens nisi pro altero sensu : si tratta della singolare negativa; il procedimento è analogo a quello di cui alla n. 9; ancora, ivi, f. 253ra:  Si tamen arguitur sd istam probandam, sic incipiatur: talis propositio sic praecise significans potest esse quod rex sedet et quod nullus rex sedet? (...) tunc ista est impossibilis, igitur non potest esse sicut ista significat, et ista significat praecise quod potest esse quod rex sedet et quod nullus rex sedet, igitur non potest esse quod potest esse quod rex sedet et quod nullus rex sedet: neganda est consequentia; nam consequens id, ut praedictum est, suos sensus copulative significat, quorum tamen alter sequitur ex isto antecedente; per la proposizione in esame, cfr. n. 18; il modo della probatio richiama il procedimento della probatio officialiter. Probare occorre un’altra volta al f. 252va, nella discussione della universale; A Ivi, f. 252va: Ex quo etiam apparet, cum cuiuscumque propositionis copulative solum significantis contradictorium disiunctive significet quod cuiuscumque multiplicis plures sensus copulative solum significantis contradictorium disiunctive significat opposito modo quo etiam talis universalis multiplex significat copulative . Terminologia logica della tarda scolastica 495 della proposizione cui la congiunzione equivale '. Anche l’espressione causae veritatis ha dunque il valore noto; nel caso speci fico, designa solo i sensus in disgiunzione !*. Questo è il primo dei casi esaminati nel trattato. Seguono poi il caso in cui la proposizione universale affermativa non significa tutti i suoi sersus in forma universale, ma uno di essi in forma universale e un altro in forma particolare ‘5; la proposizione particolare affermativa o negativa !; la proposizione singolare affermativa o negativa !”. L’autore passa quindi ad esaminare le ipotetiche, e comincia dalla proposizione de copulato extremo!*. Si discute poi della [Nam si copulative significaret, ad eius veritatem cuiuslibet sui sensus veritas requiretetur  (è detto della particolare, cfr. n. 16). 14 Cfr. ivi:  est fallacia consequentis arguendo a propositione habente plures sensus disiunctive ad unum sensum, e f. 253va:  Ca] arguitur a propositione plures causas veritatis habente ad unam istarum, ideo est fallacia consequentis . L'espressione causae veritatis occorre ancora altre tre volte, ai ff. 252va, 253rb, 253va. 15 Ivi, f. 252vb: Quaedam tamen universales sunt multiplices, non tamen sensu; quaedam enim sunt universales multiplices quae in uno sensu sunt universales et in alio particulares vel singulares existentes  . Se affermativa, tale proposizione significa i suoi sensus in disgiunzione; se negativa, in modo opposto, e quindi in congiunzione (ivi). 16 Ivi: Patet igitur quod quaelibet particularis affirmativa multiplex, et etiam negativa quae in quolibet suo sensu est particularis, suos sensus disiunctive significat , e:  Nam ad hoc quod verificetur particularis aliqua sufficit quod verificetur aliquis eius sensus . 17 Ivi: Consimiliter etiam de singularibus est dicendum pro parte. Negativa autem singularem (!) singulari affirmative disiuctive significanti [segue vuoto di circa sci lettere] copulative significare suppono . 18 Ivi, f. 253ra: Consimilis etiam responsio est ad propositiones hypotheticas multiplices, ut sunt propositiones de disiuncto et de copulato extremo, copulativae, disiunctivae, temporales, conditionales: non potest esse (una) responsio. Unde primo est sciendum quod quaelibet affirmativa 496 Alfonso Maierùà copulativa !. Sia data la proposizione [1]  tantum Socrates est homo et aliquod istorum et plures homines sunt ; essa può essere intesa come composta di due proposizioni, delle quali una risulti una proposizione de copulato extremo. Gli elementi che possono essere presi in considerazione sono perciò i seguenti: [2]  tantum Socrates est homo ; aliquod istorum et plures homines sunt ; [4] tantum Socrates est homo et aliquod istorum ; [5]  plures homines sunt . La [3] e la [4] sono proposizioni de copulato extremo, ciascuna delle quali ha in comune con l’altra l'elemento  aliquod istorum  (l’extremzuze copulato è il soggetto nella [3], il predicato nella [4]). I sersus della [1] possono essere dati indifferenter dalla congiunzione della e della, o dalla congiunzione della e della. Poiché non si ha motivo di preferire una congiunzione di sersus all’altra, la [1] significherà i suoi sersus mediante una disgiunzione, il cui primo multiplex et hypothetica quae est particularis, indefinita vel singularis ut praemissum est, suos sensus disiunctive significat. Unde et ista: ‘potest esse quod potest esse quod rex sedet et nullus rex sedet . Si noti che l’autore include le proposizioni de copulato extremo tra le ipotetiche; l’esempio addotto è quindi una proposizione de copulato extremo, propriamente categorica (del resto, non avrebbero altrimenti senso le indicazioni circa la quantità della ‘ipotetica’. Negata, la proposizione in esame significa i suoi ‘sensi’ oppositis modis copulative (ivi). La conclusione di questa discussione è: Idem etiam de propositionibus multiplicibus de disiunctis extremis et affirmativis (ivi). 19 Ivi, sotto: Pro copulativis est tunc sciendum ex suarum partium principalium captione solum significans copulative, sive utraque eius pars copulative sive utraque disiunctive, sive una eius pars disiunctive et alia copulative significet illis duobus modis quibus et istae partes significant copulative, et cuiuslibet talis contradictorium oppositis modis quibus istae partes significant disiunctive significabit . Terminologia logica della tarda scolastica 497 membro sarà la congiunzione della [2] e della [3] e il secondo membro sarà la congiunzione della [4] e della [5] ?°. Anche nel caso della proposizione [6]  Socrates currit vel Plato currit et Socrates non curtrit , si possono avere interpretazioni diverse: la si può cioè intendere come una congiunzione di proposizioni, formata da [7]  Socrates currit vel Plato currit , e da [8]  Socrates non curtrit , oppure come una disgiunzione di proposizioni formata da [9]  Socrates currit , e da [10]  Plato currit et Socrates non cutrit . Poiché l’una o l’altra interpretazione si addice a simili proposizioni ( indifferenter copulativae vel disiunctivae possunt esse ), i sensus della [7] saranno espressi da una disgiunzione, di cui un membro sarà una congiunzione e l’altro ancora una disgiunzione . La negazione premessa alla disgiunzione dei sensus della [7] (e così della [1]) darà luogo a una congiunzione di proposizioni negative 2. Heytesbury esamina ancora proposizioni il cui dictum può essere inteso multipliciter®, proposizioni che hanno vari sersus in funzione di un pronome relativo in esse presente che può riferirsi a due diversi antecedentes”, e conclude la discussione 20 Ivi, f. 253ra-b; le [1]-[5] sono indicate da Heytesbury con le lettere dalla  alla e; l’analisi è già nel testo, dunque. 21 Ivi, f. 253rb. 2 Ivi: Ex quo satis patet eius contradictorium istis duobus modis significare copulative . 3 Ivi:  est sciendum quod sunt quaedam propositiones multiplices quarum est dictum multiplex, a quibus ad suum dictum arguendo fallit processus ; esempio è: non scis propositionem falsam esse propositionem veram vel propositionem falsam sciri a te . 2 Ivi, f. 253rb-va; esempio è: aliquid differt ab animali quod non differt ab animali: antecedens del relativo quod può essere sia animal sia aliquid; esso significa disiunctive (causae veritatis). 32 498 Alfonso Maierù con un'analisi dei sersus delle proposizioni comprendenti una condizionale ®. 25 Ivi, f. 253va-b. Sono di vario genere (ivi, f. 253va):  Quaedam tamen sunt conditionales quae indifferenter copulativae vel conditionales, et quaedam disiunctivae vel conditionales, possunt esse. In entrambi i casi significano i loro sensus disiunctive, mentre le contradicentes significano i loro sensus copulative. I termini “compositio” e “divisio rendono “oivdeois” e “Sraipeote” occorrenti nelle opere aristoteliche, principalmente in due contesti: quello del De interpretatione, dove, a proposito dell’enunciato, che risulta di più termini, si dice che la verità e la falsità sono attinenti alla compositio, o affermazione di un termine dell’altro, e alla divisio, o separazione di un termine dall’altro; e quello del De sopbisticis elenchis, dove si parla delle fallacie secundum compositionem e secundum divisionem. Ci soffermeremo sulla seconda delle dottrine aristoteliche, ma non è inutile un rapido esame preliminare dei valori che i due termini e i corrispondenti aggettivi assumono [Non ci occupiamo della Suxipeoig platonica (cfr. ad es. FEDRO). Per i valori degli stessi termini in RETORICA, cfr. LAUSBERG. De interpr.; cfr. transl. Boethii, Aristoteles latinus: circa compositionem enim et divisionem est falsitas veritasque ; cfr. anche 6, 17a 25-26, transl. Boethii, ivi, p. 9:  Adfirmatio vero est enuntiatio alicuius de aliquo, negatio vero enuntiatio alicuius ab aliquo , e Metaph. VI 4, 1027b 19 sgg. e XI 11, 1067b 26; in part. per obvieowe cfr. Top. VI 13, 150b 22 e 14, 151a 20.31. 4 Cft..6.2; 500 Alfonso Maierùà nei testi logici. Dei due termini, compositio è privilegiato rispetto all’altro, per il maggior numero di accezioni con le quali occorre. Nel suo Tractatus syncategorematum Pietro Ispano fornisce una sistematica esposizione dei vari modi in cui può essere inteso il termine compositio *. Compositio può essere rerum o modorum significandi: compositio rerum è quella della forma con la materia, dell’accidente con il suo subiectum, delle facoltà con l’essenza (potenze dell’anima con l’anima), delle parti integrali tra loro in un tutto (nella linea, le parti della linea rispetto al punto e della superficie rispetto alla linea), della differenza con il genere nella costituzione della specie 5. La corzpositio modorum significandi può essere o di una qualità con la sostanza, espressa dal nome $, o di un atto con la sostanza ed è espressa dal verbo”. La compositio di un atto con la sostanza può essere duplice: si può intendere l’atto in quanto  habet inclinationem ad substantiam, secundum quam inclinationem dicitur de altero , cioè in quanto l’atto è considerato  ut distans , ed è il verbo di modo finito; ma può intendersi l’atto  unitus  alla sostanza, in quanto  privatus ista inclinatione, et sic est in participio  ®. La  compositio actus ut distantis  è ancora duplice: può essere in rapporto con una  substantia exterior , come nel caso della proposizione  Socrates 4 Cfr. op. cit., pp. 483 sgg. Ma si veda anche la traduzione inglese di Mullally (PETER OF SPAIN, Tractatus syncategorematum..., cit., pp. 17 sgg.). Si confronti quanto dice Pietto Ispano con la triplice distinzione di compositio (rei, intellectus, sermonis) di Dialectica Monacensis, cit., p. 569. 5 PetrI HIsPANI, Tractatus syncategorematum, cit., p. 484B. Per la composizione degli accidenti con il subiectum, si veda il Liber sex principiorum, cit., p. 35: Forma vero est compositioni contingens, simplici et invariabili essentia consistens. Compositio etenim non est, quoniam a natura compositionis seiungitur  . 6 PerrI HISPANI, op. cit., p. 484B. 7 Ivi, p. 484C. 8 Ivi, p. 485F. currit °, o può essere in rapporto con una  substantia intra , x quando il soggetto è sottinteso, come nel caso di  currit  !°. In tutti questi casi, si può dire che il concetto di compositio, in quanto fa riferimento agli elementi di cui esprime un rapporto, rientra nella categoria di relazione !!. Opposta alla composizione è la negatio !?. Particolarmente importante è la  compositio actus ut distantis  perché sta alla base del costituirsi della proposizione 5. Il caso più semplice è quello del verbo est: esso  consignificat compositionem , ma poiché rispetto agli altri verbi esso è natura prius giacché  in eis intelligitur  !, tutto quello che di esso si dice vale per gli altri verbi. Alla radice di questa interpretazione sta un passo già ricordato di Aristotele 5, ampiamente sviluppato dalla grammatica speculativa !. Che il verbo est, e 9 Ivi, p. 491D. 10 Cfr. ivi, e p. 486D: Quod autem in verbo fit compositio actus ut distantis, patet per hoc quod actus significatus per verbum semper significatut ut de altero; cum nam dico “‘cutrit’, oportet intelligere substantiam determinatam, de qua dicatur ‘curtit’, ut praedicatum de subiecto . 11 Si veda ivi, p. 484A: Sciendum ergo quod compositio ad aliquid est, quia compositio est compositorum, et compositio et composita sunt compositione composita quare compositio in praedicamento relationis erit . Cfr. anche H. Roos, Das Sophisma des Boetius von Dacien  Omnis homo de necessitate est animal in doppelter Redaktion,  Classica et Mediaevalia , XXIII (1962): la  necessitas habitudinis terminorum  (p. 190) non è altro che  necessitas compositionis  (pp. 191-192). 12 Perri HisPANI op. cit, p. 490D: Cum secundum diversitatem compositionis (ex compositionem) diversificetur negatio, ideo post compositionem, dicendum est de negatione ; ma cfr. L.M. DE Rjk, On the Genuine Text of Peter of Spain's Summule logicales, II, cit, p. 89: natura divisionis non potest cognosci nisi cognoscatur natura compositionis . 13 PerRI HISPANI, op. cit., pp. 487A sgg. 14 Ivi, p. 483F. 15 De interpr. 3, 16b 22-25 (cfr. cap. ILI, n. 8). 16 Cfr. ad esempio Tommaso DI ERFURT, Gramzzatica speculativa, in Duns ScotI Opera omnia, I, cit., xxvii, $ 1, f. 59b:  Verbum habet quendam modum significandi, qui vocatur corzpositio, de quo antiqui 502 Alfonso Maierù quindi ogni altro verbo, significhi quella compositio che è rapporto fra due termini nella proposizione è dottrina comune; non altrettanto comune è la dottrina che suo opposto sia la regatio. Si legga Guglielmo di Shyreswood: Sequitur de hac dictione ‘non’, et videtur quod debeat esse verbum quia significat divisionem et haec, ut videtur, opponitut compositioni denotatae per hoc verbum ‘est’, et sic debet esse verbum sicut et ipsum; contraria enim ejusdem sunt generis. Et dicendum quod haec ratio peccat dupliciter, tum quia haec dictio ‘non’ cum significet divisionem tantum — haec dictio ‘est’ non significat compositionem tantum ut dictum est prius et sic non significant contraria — tum etiam quia compositio denotata sive consignificata per hoc verbum ‘est’ non opponitur ei quod est ‘non’, quia compositio est modus significandi dependenter, ratione cujus exigit sibi nominativum et hoc est illud quo propositio est unum ex suis partibus. Cum autem huic consentit Grammatici mentionem expresse non fecerunt, quem tamen modum moderni Verbo attribuunt, moti ex dicto Philosophi I. Perihermenias, cap. 3. ubi dicit quod hoc Verbum est, significat quandam compositionem, quam sine extremis non est intelligere; et tamen hoc Verbum, est, in omni Verbo includitur, tanquam radix omnium, ideo compositio omni Verbo inhaeret, per quam Verbum distans a supposito, ad suppositum principaliter inclina tur  (ma cfr. xviii, $ 10, f. 53b, dove l’autore, trattando della figura, afferma che essa  sumitur a proprietate rei  e che le proprietà comuni in rebus sono tre,  proprietas simplicis, proprietas compositi, et proprietas decompositi , e continua. Ab his tribus proprietatibus imponit Logicus tres voces, ad significandum scilicet Terminum, Propositionem, et Syllogismum, licet aliter sumatur simzplicitas, compositio, et decompositio in nomine figurae simplicis, compositae et decompositae, quam in Termino, Propositione, et Syllogismo. In Propositione enim et Syllogismo sumitut compositio secundum distantiam circa diversa significata diversarum vocum cadens. Sed in nomine compositae, et decompositae figurae, sumitur compositio secundum distantiam vocum circa idem significatum eiusdem dictionis cadens ). Cfr. anche Martino DI Dacia, Modi significandi, cit., nr. 112, p. 53: Huic autem modo significandi essentiali generali iungitur alter modus significandi immediatior qui dicitur compositio, et ille complectitur ab omni verbo. Et est compositio modus significandi sive intelligendi uniens exttemum distans cum altero extremo ; R. BACcONE, Surzza gramatica, cit., p. 80. Terminologia logica della tarda scolastica 503 anima, asserit et est affirmatio; cum autem dissentit, deasserit et est negatio. Est ergo compositio hujus verbi ‘est’ sicut subjectum affirmationi et negationi et opponitur negatio ejus quod est ‘non’ affirmationi et non compositioni, nisi affirmatio vocetur compositio, et hoc est aliud a compositione hujus verbi, ut dictum est !. In breve, la compositio è anteriore all’affermazione e alla nega- zione, e perciò la particella zor non si oppone a compositio; ma se si assume compositio nel senso di affirmatio, la negazione non vale divisio, e si ha una contrapposizione. L’equivalenza tra com- positio e affirmatio, divisio e negatio è affermata da Boezio !* ad I? Cfr. Syncategoremata; ma cfr. anche: Sed vi- detur adhuc quod quando ‘est’ est tertium adjacens, non sit ibi praedicatum, sed solum compositio   (cfr. W. or SHERWwooD'°s Introduction to Logic, cit., p. 27, n. 25), e Introductiones in logicam, cit., p. 33:  Sed (sc. verbum) consignificat compositionem, quae est copula et omne aliud verbum sic con- significat per naturam illius. Cfr. MARTINO DI DACIA, Quaestiones super librum Peribermeneias, in Opera, cit., q. 12  Utrum eadem compositio in numero est in affirmativa et in negativa , pp. 246-247:  Ad quaestionem dico, quod certum est, quod quaestio nostra non est de compositione, quae est actio intellectus, qua componit unum cum altero. Nam talis compositio solum est in affirmativa. Sed tantummodo quaerit de illa compositione, quae est modus intelligendi et datus verbo pro modo significandi, et de tali dico, quod ipsa est eadem numero affirmativa et negativa  . 18 Cfr. In Arist. Periermenias, II ed., cit., p. 49: Igitur quotiens huiusmodi fuerit compositio, quae secundum esse verbum vel substantiam constituat vel res coniungat, adfirmatio dicitur et in ea veri falsique natura perspicitur. et quoniam omnis negatio ad praedicationem constituitur igitur quoniam id quod in adfirmatione secundum esse vel constitutum vel coniunctum fuerit ad id addita negatio separat, vel ipsam substantiae constitutionem vel etiam factam pet id quod dictum est esse aliquid coniunctionem, divisio vocatur. Ma già in Boezio è l’affermazione dall’anteriorità della compositio intellectuum (e conseguentemente verborum, che su quella si modella) rispetto all’affirmatio e alla negatio (ivi, p. 75): Nunc vero quoniam in intellectibus iunctis veritas et falsitas ponitur, oratio vero opinionis atque intellectus passionumque animae interpres est: (quare) sine conpositione intellectuum verborumque veritas et falsitas non videtur existere. quocirca praeter aliquam conpositionem nulla adfirmatio vel ne504 Alfonso Maierù Abelardo ”, da Occam® a Billingham® e Strode?, Burleigh, poi, afferma in generale che il sincategorema è  dispositio compositionis  * e, in particolare, che i sincategoremi possono essere riferiti o alla  compositio materialis , cioè alla proposizione intesa materialiter (in quanto sta per se stessa), o alla  compositio formalis , cioè alla proposizione assunta nella sua valenza significativa *. Ma si ricordi che tutta la discussione sulla proposizione modale verte sulla questione se il 7z0dus determini o non determini la compositio o l’inhaerentia costituente la proposizione #5. Se la compositio fonda la proposizione tanto che  omnis progatio est  (cors. mio). 19 Cfr. Introductiones dialecticae, cit., p. 75:  Compositionem vocat affirmationem quia ostendit coniungi praedicatum subiecto. Divisionem vocat negationem quia dividit praedicatum a subiecto . Ma come Boezio, anche AseLARDO ritiene che la compositio intellectuum sia anteriore all’affirmatio e alla negatio (Logica ‘Ingredientibus’): Sed tamen consignificat (sc. ‘est’), id est cum aliis significat quandam comzpositionem, id est quendam compositum intellectum sive affirmativum sive negativum, et per compositionem tantum compositionem intellectus accipimus. Cfr. Prooemium libri Periermenias (in Expositio aurea, cit.):  Nam in compositione et divisione est veritas vel falsitas  e sine compositione et divisione, hoc est, sine affirmatione et negatione non sunt vera nec falsa . 2 Speculum..., cit., p. 338: Terminus est in quem resolvitur propositio, ut praedicatum et de quo praedicatur, apposito vel diviso esse vel non esse, id est in propositione affirmativa vel negativa  , e il ms. Venezia, Bibl. s. Marco, Z. lat. 277 (= 1728), f. 2r, espone (cit. ivi, p. 323):  composito vel diviso, esse vel non esse, idest in propositione negativa vel affirmativa . 2 Cfr. Logica, cit., f. 13rb:  Et dicuntur sola verba significare cum tempore, quia ipsa sola sunt instrumenta quibus mediantibus [anima est] anima est apta pro certo tempore componere vel dividere, id est affirmare vel negare . 23 Cfr. De puritate artis logicae, cit., p. 221. 2 Ivi, pp. 141, 224-225, 227, 235, ecc. 25 Cfr. cap. V, $ 3: compositio e inbaerentia sono sinonimi per le Sumzze Metenses e Guglielmo di Shyreswood positio est compositio  *, la proposizione composita però è la proposizione ipotetica: così per lo ps. Apuleio ”, per Ars Meliduna*, per Averroè ?, per Alberto Magno Un'altra accezione meno stretta di compositio è quella che denota l’unione di più voces costituenti un’oratio, non necessariamente una enuntiatio o propositio 8; in tal caso il termine è equivalente del boeziano comzplexio ®, e terminus compositus sta a designare anche l’unione di nome e aggettivo #. Ma compositio 2% L.M. De Rijk, On the Genuine Text of Peter of Spain's  Summule logicales , III, cit., p. 46 (è il commento a Pietro Ispano di Robertus Anglicus). 2 Cfr. Peribermeneias, cit., 2, p. 177 (v. cap. V, n. 26); cfr. SULLIVAN, Apuleian Logic, cit., pp. 24-30. 28 Op. cit., p. 352:  Deinceps ad compositas ypotheticas transeamus. Compositarum, prout hic accipitur ‘composita’, quatuor sunt genera . 2 Cfr. AristoTELIS Opera cum AverROIS commentariis, I, i, Venetiis 1562 (ed. anastatica Frankfurt a. M. 1962), De interpretatione I, 721:  Oratio  est vel simplex vel composita Composita vero est, quae ex duabus constat orationibus simplicibus . 3 Liber I Peribermeneias, in Opera, I, cit., p. 410b: enuntiatio simplexcomposita o hypothetica. 3 Cfr. PETER or SPAIN, Tractatus syncategorematum..., cit., p. 20 (proposizione imperfetta). 32 Cfr. Boezio, In Cat. Arist., cit., 169A: Sine complexione enim dicuntur quaecunque secundum simplicem sonum nominis proferuntur, ut homo, equus: his enim extra nihil adjunctum est. Secundum complexionem dicuntur quaecunque aliqua conjunctione copulantur, ut aut Socrates aut Plato, vel quaecunque secundum aliquod accidens conjunguntur ; e 181A (il testo è nella n. 6, cap. III). Si noti però che cormzplexio vale anche conclusio e ‘dilemma’ in Cicerone (cfr. KNEALE, op. cit., p. 178). 3 BrLLincHAM, Speculum..., cit., p. 351:  Sic cum terminis compositis, ut ‘homo albus currit: hoc cutrit et hoc est homo albus, igitur etc.’ ; il termine compositus nell'esempio è homo albus. Cfr. Pretro DI MANTOVA, Logica, cit., f. [66vb]: nomen compositum  è  vox incomplexa  risultante di più parti:  Verumtamen quia consuevimus scire quid vocabulum significaret extra compositionem, cum veniunt duo vocabula in compositione, vocabulum illud resultans dicimus significare aut connotare illud quod istae duae dictiones significant per se sumptae antequam intrarent compositionem  506 Alfonso Maierù designa anche l’unione di termini significativi nella proposizione o nel periodo #. Un’accezione più tecnica di compositio, ma poco diffusa, è quella che denota il procedimento logico della probatio quando si procede dai termini superiori: così in Billingham *, e forse i precedenti sono da rintracciare nei Tractatus Anagnini* e nelle Summulae di Pietro Ispano ”. Nella dottrina della conoscenza (in particolare del giudizio), compositio si oppone a resolutio e designa o, platonicamente, il processo dal molteplice all’unità oppure, aristotelicamente, il processo dal semplice al complesso *. (esempio può essere respublica); invece, nota il Mantovano (ivi, f. [65ra]): quilibet conceptus mentalis est simplex, ita quod nulla est pars orationis in mente quae sit composita, quia tunc partes orationis significarent separate . HevrEsBury, De sensu composito et diviso, cit., f. 3a-b, ha terminus aggregatus (es.  duo homines ). * HevTesBury, De scire et dubitare, cit., f. 14vb:  et quod illa propositio significat praecise iuxta compositionem terminorum , e f. 15va: et quod haec propositio ‘hoc est homo? significat primo et principaliter iuxta compositionem terminorum ; STRODE, Conseguentiae, cit., f. 32ra:  Sed omnes istae regulae debent intelligi generaliter cum significant praecise ex compositione suarum partium primarie praecise significantium . 35 Cfr. cap. VI, n. 55. 3% Tractatus Anagnini, cit., p. 225: Contra hoc quidam dicunt: illud quod est superius cognitione, etiam fit pars in constitutione inferioris, perhibentes speciem constate ex genere et substantialibus differentiis. Hoc verbo quidem simplices abducti dicebant genus esse quasi materiam, differentias vero quasi formas ex quibus iunctis constitueretur species. Sed dicit Magister Adam: “omne significatum dictione est simplex et incompositum”; et dicit ‘componitur’, idest diffinitur, ‘constitutio’ pro diffinitio, ‘constitutio specie? pro diffinitio speciei. Item, compositio illa, secundum quam reducuntur inferiora ad sua superiora, opposita est illi compositioni, secundum quam superius reducitur ad sua inferiora ; il procedimento, caratterizzato da Billingham come compositio, è il primo, se per reducere si intende ‘ricondutre’, ‘riportare’ logicamente. 3 Cfr. GarceAU,  Iudicium ..., cit., pp. 268-269; cfr. n. 5 al cap. VI Terminologia logica della tarda scolastica 507 Per quanto riguarda, infine, la terminologia impiegata nella trattazione del senso composto e del senso diviso, notiamo che vengono usate le seguenti espressioni: fallacia compositionis fallacia divisionis, o semplicemente compositio (o coniunctio)divisio; sensus compositionis sensus divisionis; sensus compositussensus divisus®. 2. Aristotele Le fallaciae del ‘senso composto’ e del ‘senso diviso’ sono illustrate da Aristotele negli Elenchi sofistici, ai capitoli 4° e 20 #!. Incluse tra gli errori dipendenti dal linguaggio usato (rapà TÙv Mew, secundum locutionem, o dictionem) esse sono stretta. mente connesse, tanto da rappresentare l’una il reciproco dell’altra. Infatti, si ha fallacia in senso composto quando si congiungono termini che vanno tenuti divisi, e si ha fallaci in senso diviso quando si dividono termini che vanno presi in congiunzione tra loro. Perciò, nel corso del capitolo 20, Aristotele  sugge 39 La schedatura del De sensu composito et diviso di HevresBurY ha dato i seguenti risultati: oltre a sensus compositus e sensus divisus, l’autore usa, per designare senso composto e senso diviso: compositio e divisio (ivi, ff. 2ra, 2rb tre volte, 3va, 4ra), fallacia compositionis et divisionis (f. 3ra-b) e ancora: sensus divisus significat divise  (f. 2vb),  diversitas componendi vel dividendi  (f. 2ta),  componere vel dividere  (f. 3rb); usa inoltre compositio per indicare l’unione di più termini che segua un altro termine, ad esempio possibile (f. 2rb, 2va tre volte); simplex compositio    duplex compositio  (f. 3rb). Per le occorrenze nelle Regulae, cfr. n. 147. 4 De soph. el. 4, 165b 26 e 166 a 23-38. 41 Ivi 20, 177a 33-b 34. . 4 Ivi, 177a 34-35; transl. Boethii (rivista in base alle indicazioni fornitemi da L. Minio-Paluello con lettera del 23.12.71) in Boezio, Elenchorum sophisticorum Aristotelis interpretatio, P. L. 64, 1029C (si tratta della traduzione boeziana elaborata sul greco dal Lefèvre d’Etaples):  Manifestum autem et eas, quae propter compositionem et divisionem, quomodo solvendum, nam 508 Alfonso Maierù risce di assumere in congiunzione i termini che, intesi divisi, dànno luogo alla fa/lacia in senso diviso e, viceversa, di assumere divisi i termini che, congiunti, dànno luogo alla fa/lacia in senso composto. I medievali hanno poi fatto propria la raccomandazione aristotelica: ripetono spesso ubi peccat compositio, ibi solvit divisio , e viceversa ‘, e trattano insieme le due fallaciae come due complementari possibilità di errore. Gli esempi con i quali Aristotele dà una prima illustrazione del senso composto sono: a)  possibile est sedentem ambulare, et non scribentem scribere ; b)  discit nunc litteras, si quis didicit quas scit ; c)  quod unum solum potest ferre, plura potest ferre  *. È evidente che l’errore si divisa et composita oratio aliud significat cum concluditur, contratium dicendum ; ma v. anche De sopb. el. 23, 179a 11-14; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1032B. 4 Cfr. Glose in Aristotilis Sophisticos elencos, cit., p. 246:  Conpositio est solvenda per divisionem, et divisio per conpositionem ; Fallacie Parvipontane: Ubi enim fallit divisio, ibi solvit compositio, et econverso ; Vincenzo DI BEAUVAIS, op. cit., 277: Iuxta quod dicit Aristoteles, ubi fallit compositio, ibi soluit divisio, et e converso  e ad haec omnia docet Aristoteles simul soluere, scilicet ut si concludatur divisim, dicendum est quoniam coniunctim concessum fuit, et e converso ; Ps. BACONE, Sumule dialectices, cit., p. 342: Nemo enim debet dubitare quin fallacia composicionis decurrat super hanc maximam, ‘si conjunetim ergo divisim’, divisio super hanc maximam, ‘si divisim ergo conjunctim’; ergo (in) fallacia composicionis conceditur composicio et probatur divisio, et in fallacia divisionis e contrario ; ALBERTO M., Liber I Elenchorum, in Opera, IL, cit., p. 547b:  Adhuc autem notandum, quod licet semper simul sint compositio et divisio in oratione quantum ad hoc quod si compositio fallit, divisio solvit, et e converso ; ALBERTO DI Sassonia, Logica, cit., V, 4, f. 40rb: omnis syllogismus peccans per fallaciam compositionis solvitur pet divisionem et e converso ; BILLINGHAM, De sensu composito et diviso, in Speculum..., cit., p. 387, ma cfr. n. 97. % De sopb. el. 4, 166a 23-32; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1010D1011A. Teniamo presente anche le osservazioni di COLLI (si veda) in ARISTOTELE, Organon, trad. it. e note, Torino. Per il terzo esempio, il Colli rinvia a PLaToNE, Euthyd., 294A. Terminologia logica della tarda scolastica 509 nasce in tutti i casi dal porre in congiunzione termini che vanno presi separatamente: la prima proposizione va intesa così: ‘chi sta seduto può camminare, chi non scrive può scrivere’, mentre, assumendo congiunti i termini sedentem-ambulare, scribentemscribere, si cade in errore; la seconda va interpretata: ‘intende le lettere, giacché ha imparato ciò che ora conosce’ e non: ‘intende le lettere, giacché ha ora imparato ciò che conosce’, congiungendo didicit-nunc; la terza: ‘chi può portare un solo oggetto, può portarne più’ uno per volta, non contemporaneamente. Gli esempi che Aristotele utilizza per il senso diviso sono: a)  quod quinque sunt duo et tria, paria et imparia, et quod majus aequale, tantumdem enim est majus et adhuc amplius ; b)  ego posui te servum entem liberum ; c)  quinquaginta virum centum heros liquit Achilles  4. In questo caso, gli enunciati vanno così interpretati. Il primo: 5 è uguale a 2 e 3, e il 2 e il 3 sono rispettivamente pari e dispari; non è vero che 5 è uguale a 2 e 5 è uguale a 3 (separatamente) e quindi che 5 è insieme pari e dispari; né è vero che qualcosa è maggiore ed uguale a qualcos'altro, che seguirebbe se si ritenesse che 5 è uguale a 3 e che 5 è uguale a 2 (mentre è maggiore di entrambi) per il fatto che 5 è uguale a 3 e a 2. Il secondo: ‘io ho fatto di te che eri schiavo un uomo libero”, mentre non è corretto intendere (separatamente) ‘io ti ho fatto schiavo e io ti ho fatto libero’. Il terzo: ‘di cento uomini il divino Achille lasciò cinquanta’, ma non separando la parola virum da centum e congiungendola a quinquaginta. Nel capitolo 6, poi, dove tutte le fallacie sono ricondotte all’ ignoratio elenchi  ‘, Aristotele afferma che composizione e divisione derivano dal fatto che il discorso, nonostante l’appa4 De sopb. el. 4, 166a 33-38; transl. Boethii in BoEzio, op. cit., 1011A; il secondo esempio, che ha riscontro in TERENZIO, Andria (v. 37: Scis: feci ex seruo ut esse libertus inihi ), probabilmente deriva da una commedia greca; il terzo, forse da un poema perduto. 4 De sopb. el.] renza, non è lo stesso se inteso in un modo o nell’altro, e perciò i due sensi vanno distinti alla ricerca di quello corretto ”, Infine, nel capitolo 20, dove mostra la soluzione da dare a questo tipo di fallacia, Aristotele dà un altro buon numero di esempi di enunciati, nei quali l’interpretazione in un senso o nell’altro conferisce al tutto un valore diverso. Ricordiamo tre di essi che hanno avuto una certa fortuna nel medioevo. Il primo:  Putasne quo vidisti tu hunc percussum, illo petcussus est hic? et quo percussus est, illo tu vidisti? , donde appare la differenza tra il dire  videre oculis percussum  e il dire  oculis percussum videre  (‘vedere, con gli occhi, colui che è percosso’ e ‘vedere, colui che è percosso con gli occhi’): esso avrà fortuna nel secolo XIII, in concorrenza con il secondo esempio del senso composto sopra riportato. Il secondo è:  Putasne malum sutorem bonum esse? sit autem quis bonus, sutor malus, quare sutor malus  ® e mostra la difficoltà che nasce dal fatto che attributi opposti sono congiunti con lo stesso nome; il calzolaio, buon uomo e cattivo artigiano, non può essere ciabattino buono e cattivo insieme. Il terzo esempio è:  Putasne ut potes, et quae potes, sic et ipsa facies? non citharizans autem habes potestatem citharizandi, 47 Ivi, 168a 26-28; cfr. anche 7, 169a 25-26. nei 20, 177a 36-38 e b11; transl. Boethii in Borzio, op. cit., 1029D# Ivi, 177b 14-15; transl. Boethii in BorzIo, op. cif., 1030A. L’esempio occorre anche in De inferpr. 11, 20b 35-36, dove si discute della liceità di affermare  unum de plutibus vel plura de uno  e quindi di operare un’inferenza valida da due proposizioni in congiunzione tra loro con predicati differenti e identico soggetto (ma è da notare che la transl. Boethii,  Aristoteles latinus , II, 1-2, cit., p. 24, ha citharoedus dove Aristotele ha oxvTEÙS) a una proposizione con soggetto immutato e predicati in congiunzione tra loro. fa Terminologia logica della tarda scolastica 511 citharizabis igitur non citharizans  9; esso si ricollega al primo degli esempi del senso composto sopra ricordato. La dottrina di Aristotele, per quanto riguarda il nostro argomento, è tutta qui. Un contributo potrebbe ticavarsi dalla discussione dei sillogismi modali a premesse in senso composto o in senso diviso, ma le due pagine della logica aristotelica non sono accostabili immediatamente 5. Per l’una, come per l’altra, saranno i maestri medievali a fornire analisi più precise e puntuali. 3. Da Boezio alla fine del sec. XII La prima patte della Logica modernorum di De Rijk è, come s'è detto, uno studio sulla dottrina dei sofismi nel medioevo fino al secolo XII incluso. I risultati cui l’autore è giunto sono i seguenti: a) la prima fonte per la dottrina dei sofismi nell’alto medioevo è Boezio, che ne fornisce alcuni elementi nel secondo commento al De interpretatione © e nell’Introductio ad syllogismos categoricos *. Ma tra i sofismi esaminati da Boezio in questi testi non figurano quelli secondo la composizione e la divisione; De soph. el. 20, 177b 22-25; transl. Boethii in Boezio, op. cit., 1030A. 51 Cfr. BocHENSKI, La logigue de Théophraste, cit., che registra a p. 136 ( Index des termes techniques grecs ) solo Statpeote, che però occorre, alle pp. 63 sg. e 114, a proposito della ‘scala ontologica’ platonica, dalla quale trae origine il sillogismo aristotelico, e del rapporto tra i termini di questo. 52 In Arist. Periermenias, II ed., cit., pp. 129-134, cit. in De Rgk, Logica modernorum, I, cit., pp. 25-27; le fallaciae ricordate sono quelle secundum aequivocationem, secundum univocationem, secundum diversam partem, secundum diversum relatum, secundum diversum tempus, secundum diversum modum: cfr. ivi, pp. 27-28. 5 Op. cit., 778B-780A e 803B-D; cfr. DE Rik, op. cit., I, pp. 4041. 5 Cfr. il prospetto in cui sono confrontati i risultati raccolti dai due testi boeziani in De Rik, op. cit., I, pp. 42-43. Ma cfr. Frustula logicalia, cit, p. 616: Queritur cur Boetius non enumeravit divisionem et coniunctionem et amphiboliam, que magis proprie impediunt propositionum dividentiam 512 Alfonso Maierù b) sulla traccia di Boezio si muovono le varie Glosule in Peribermeneias fino ad Abelardo 5; c) il primo cenno in Abelardo al sensus per divisionem e al sensus per compositionem quale indicato dagli Elenchi sofistici è nella Logica ‘Ingredientibus’, a proposito delle modali: la modale in senso composto è modale de Sensu, la modale in senso diviso è modale de re *; d) Adamo Parvipontano nell’Ars disserendi enumera i sofismi ex coniunctione ed ex disiunctione, corrispondenti al senso composto e al senso diviso di Aristotele”, segno di una più decisa penetrazione degli Elenchi sofistici nelle scuole medievali. Ma è con i primi commenti agli Elenchi sofistici prodotti dalla scuola di Alberico di Parigi e poi con i commenti dei Parvipontani che si hanno le prime esposizioni sistematiche del senso composto e del senso diviso, tanto che esse penetrano anche nelle esposizioni del De interpretatione, là dove Boezio aveva introdotto le fallaciae 8. Noi cercheremo di ripercorrere brevemente il cammino della dottrina utilizzando i testi editi dal De Rijk. Le Glose in Aristotilis Sophisticos elencos dànno un’analisi abbastanza elementare del testo aristotelico, e riferiscono opinioni di maestri precedenti. La conpositio è definita  [....] proprietas orationis secundum quam ea que divisim data sunt, coniunctim accipiuntur, ut ‘iste veronensis valet bunc panem et hunc, ergo vale duos panes’. Non sequitur, quia datum est istum veronensem quam que enumerat . Cfr. n. 58. 55 Cfr. De Rijx, op. cit., I, pp. 44-48. $ Op. cit., p. 489, e Glosse super Periermenias..., cit., p. 13; cfr. De Rijk, op. cit., I, pp. 57 sgg., dove si discute della conoscenza che Abelardo aveva degli Elenchi sofistici. 5 Op. cit., pp. 63 e 65; cfr. De Ru, op. cit., I, pp. 72 sgg. 5 Cfr. Frustula logicalia, cit., p. 613, pp. 616 sg. (cfr. n. 54) e p. 619:  Videntur tamen quedam esse que impediunt contradictionem, que Boetius non ponit, scilicet divisio, compositio, accentus, amphibologia . Terminologia logica della tarda scolastica 513 valere hunc et hunc panem divisim, sed non coniunctim  9. Ciò che distingue la compositio e la divisio è questo: quando la seconda è vera e la prima è falsa, si ha il sophismza conpositionis, quando la conpositio è vera e la divisio è falsa, si ha il sophisma divisionis®. I modi o le specie di composizione sono tre, per il nostto testo:  quandoque conponimus plura uni, ut ‘iste veronensis valet bunc et bunc pane; quandoque unum pluribus, ut ‘Socrates et Plato habet unum caput’; quandoque plura inter se, ut ‘possibile est album esse nigrum’ vel ‘hic et hic veronensis valet istum et istum panem’ ®®. Nel testo si introduce una distinzione importante: senso composto (corpositio) e senso diviso (divisio) possono avere otigine in voce, cioè nella struttura linguistica della frase, o securdum intellectum, cioè nella diversa intelligenza della frase stessa °°. Apprendiamo che Maestro Giacomo Veneto riteneva che oggetto dell’analisi del logico sia la struttura della frase ® giacché il logico in essa individua le difficoltà o deficienze che dànno luogo ai sofismi. Un esempio di questo modo di considerare il senso composto e il senso diviso può essere il seguente, relativo al senso composito:  ‘omne non-scribens potest scribere, sed Socrates est nonscribens, ergo potest scribere, ergo Socrates scribit’  dove  datum est Socratem scribere cum potentia (sc. potest scribere) et postea divisum est a potentia, cum intulit: ‘ergo Socrates scribi  *. 5 Op. cit., p. 209. 9 Ivi. s Ivi. 6 Ivi, p. 246 (a De sopb. el. 20, 177b1):  Due sunt species divisionis et conpositionis, (una) secundum intellectum, et altera secundum vocem . 6 Ivi, p. 209:  Magister vero Iacobus dicit conpositionem et divisionem tantum esse in voce, et non secundum intellectum. Est autem conpositio secundum ipsum quando aliguid conponitur cum aliquo et postea accipitur divisim et seorsum . # Ivi. 33 514 Alfonso Maierù Il nostro autore, per la verità, almeno in due luoghi riconosce che Aristotele tratta della corpositio e della divisio  secundum vocem , e sottolinea il primato dell’oratio che esprime l’intellectus ©. Questi rilievi sono importanti perché permettono di notare come i maestri medievali mirassero a trasferire sul piano linguistico il discorso sui sofismi, in modo da trovate su questo piano accorgimenti formali atti a evitare errori. Un altro testo, quasi contemporaneo alle Glose, cioè la Surzzza Sophisticorum elencorum, critica questa tesi e il tipo di analisi in vocibus o in sermonibus o în terminis % e sostiene che il sofisma in senso composto (compositionis) o in senso diviso (divi sionis) ha origine in intellectibus, nel fatto cioè che una proposizione si presta ad essere interpretata secondo diversi punti di vista. Si richiama l’attenzione, ad esempio, sulla proposizione  possibile est sanum esse egrum , la quale, intesa in senso diviso, è vera, in senso composto è falsa, senza che la diversa considerazione implichi modificazioni nella struttura linguistica 65 Ivi, p. 222 (a De sopb. el. 6, 168a 26):  Ad quod dicendum quod Aristotiles loquitur hic de conpositione et divisione que fit secundum vocem et non secundum intellectum. Et conpositio et divisio secundum intellectur continetur sub oratione, quia oratio continet amphibologiam et conpositionem et divisionem  (cors. mio), e p. 246 (a De soph. el. 20, 177b1; continua il testo cit. in n. 63):  Sed cum dicit Aristotiles: “quod est secundum divisionem, non est duplex”, tunc loquitur de divisione vocis, quia alia vox est divisa et alia conposita. Quidam enim dicunt quod hec conpositio fit in intellectibus; quidam alii dicunt quod tantum fit in vocibus . Illi qui dicunt quod fit in sermonibus vel in vocibus , e p. 314: Et ideo sciendum est quod secundum illos qui dicunt sophisma conpositionis tantum esse in terminis: Hec autem sententia, scilicet quod compositio dicatut tantum in terminis, nobis non placet. Sed dicimus quod fallacia compositionis fit in intellectibus, et hoc videlicet quod plura significantur vel intelliguntur in aliqua oratione ; lo stesso vale per la divisio, pp. 317 sgg. Terminologia logica della tarda scolastica 515 della frase. Lo stesso testo ammette, però, che i sostenitori della tesi opposta evitavano l’errore in senso composto o in senso diviso ricorrendo ad accorgimenti riguardanti la disposizione dei termini nell’enunciato. L’opposizione del nostro anonimo autore, in realtà, non vale a negare una linea di tendenza che riconosce nella constructio, nella ‘sintassi’, cioè nella diversa disposizione dei termini nell’enunciato, l’unica possibilità di fissare regole stabili per il riconoscimento dell’un senso e dell’altro. Semmai, le sue critiche sottolineano la necessità di un’analisi approfondita, i cui risultati valgano a fugare ogni dubbio. Et ideo sciendum est quod secundum illos qui dicunt sophismata conpositionis tantum esse in terminis, fit illa talis conpositio duobus modis, aut scilicet quando prius coniungimus duas voces et postea separamus, scilicet cum relinquimus unam et concludimus aliam, ut superius diximus [è il caso di  potest scribere  nell’antecedente e  scribit  nella conclusione], aut quando prius aliquod adverbium iungimus cum aliquo verbo, postea illud idem iungimus cum alio verbo, ut in supradictis paralogismis patuit [è il caso, ad esempio, di  verum est nunc Socratem fuisse conclusum, ergo nunc verum est quod Socrates fuit conclusus ]. Et etiam sciendum est quod secundum istos nulla orationum predictarum est multiplex. Unde non est dividendum, sed dicendum quod alia est conposita et alia divisa. Ut in istis est: ‘veruzz est nunc Socratem fuisse percussum’, hec est composita: ‘ergo verum est quod Socrates fuit percussus nunc’, hec divisa . 70 Sulla scia della Summa, almeno per quanto ci riguarda, si muovono le Fallacie Vindobonenses, cit.: analoga è la caratterizzazione della fallacia in base all’intelligere (p. 508: Fallacia compositionis est quando compositio est falsa, et divisio vera, ut ‘omnia individua predicantur de uno solo’. Si velis intelligere coniunctim, falsum est. Si vero divisim, verum est, idest quod unumquodque individuum predicatur de uno solo. Fallacia divisionis est quando divisio est falsa et compositio vera, ut ‘duo et tria sunt quinque?. Si velis intelligere divisim, falsum est; si vero coniunctim, verum est), come è analoga la distinzione dei paralogismi secundum habundantiam e secundum defectum (cfr. la Summa, cit., p. 320:  Item. Vel alii paralogismi qui fiunt secundum habundantiam et defectionem, de quibus dubium est sub [Più interessante la trattazione della compositio e della divisio contenuta nelle Fallacie Parvipontane. Precisato che senso composto e senso diviso sono pertinenti alla substantia vocis, cioè alla ipsa vox, mentre accentus e figura dictionis spettano agli accidentia vocis, compositio e divisio sono così descritte: Compositio itaque est fallax coniunctio aliquorum que voce et intellectu dividi debelre)nt vel intellectu tantum. ‘Fallax coniunctio’ dicitur ideo quia nisi sit fallacia, non est compositio. Hoc enim nomen ‘compositi’ prout hic sumitur, nomen fallacie est; ‘voce et intellectu ideo dicitur quia compositionum alia fit voce et intellectu, ut hec: ‘possibile est album esse nigrum’, alia intellectu tantum, ut hec: ‘ista navis potest ferre centum homines”. Divisio est fallax divisio aliquorum que voce et intellectu coniungi deberent". Riteniamo che ciò che è detto di compositio valga anche di divisio, anche se non risulta esplicitamente dal testo. Compositio e divisio sono dunque i nomi delle fallacie, la prima delle quali è una congiunzione erronea, la seconda una divisione erronea di termini: congiunzione e divisione erronee che hanno la loto radice non solo nella vox ma anche in intellectu, o addirittura soltanto nell'intelletto ??; con ciò il testo assume una posizione media tra chi qua specie fallaciarum reducantur , e le Fa/lacie Vindobonenses, cit., p. 509: Item fiunt paralogismi secundum compositionem. (Qu)orum quidam videntur fieri secundum superhabundantiam, quidam (secundum) defectum : ma il rilievo è già in DE Ry. Più oltre ci si chiede quale differenza vi sia tra la fallacia secundum plures interrogationes ut unam e compositio e divisio:  Eadem enim est oratio sophistica ex compositione et divisione et secundum hanc fallaciam. Verbi gratia: ‘quingue duo sunt et tria’. Sub hac forma proponuntur plures propositiones velut una. Potest etiam intelligi composita, similiter et divisa. Et videntur adtendi omnes iste fallacie secundum idem quod secundum copulationem terminorum. Et tamen adtendenda est differentia quia compositio vel divisio fit secundum coniunctionem vel disiunctionem vocis cum coniunctione vel disiunctione intellectus; fallacia Terminologia logica della tarda scolastica 517 sosteneva che la radice del sofisma è la vox e chi sosteneva ch'è l’intellectus. i; 3 L’anonimo autore presenta poi un’accurata analisi dei vari ‘modi’ sofistici propri del senso composto e del senso diviso. Essi sono undici: cinque sono comuni ai due sensi, tre del senso composto, tre del senso diviso. Esaminiamo i primi cinque modi comuni. Primus  est quando aliqua dictio ita sumi potest ut sit subiectus vel predicatus per se vel determinatio predicati ?3. La proposizione  possibile est album esse nigrum  può essere interpretata in modo da considerare possibile soggetto e il resto predicato, o viceversa, e meglio, che il dictum  album esse nigrum  sia soggetto e possibile sia predicato: in tal caso, la proposizione è in senso composto ( erit oratio composita ) e falsa; oppure, si può intendere che possibile sia  determinatio pre dicati , cioè che a/bum sia soggetto e  possibile est esse nigrum  sia predicato; qui possibile determina solo il predicato determi. nando la copula est, e non è uno degli estremi della proposizione: essa interponitur, la proposizione è in senso diviso e vera”. Secundus modus est quando aliqua dictio ita sumi potest ut sit predicatus cuiusdam cathegorice vel determinatio consequentis cuiusdam ypothetice ”. Data la proposizione  Socratem esse animal si Socrates est homo autem secundum plures interrogationes ut unam facere fit secundum modum proponendi qui fit tanquam una proponatur, cum plures proponuntur. Unde non adtenditur secundum vocem ideoque extra dictionem dicitur esse hec fallacia; la prima interpretazione intende la proposizione come un  sermo de dicto , la seconda come  sermo de re; v. cap. V. 75 Ivi, p. 577. 318 Alfonso Maierùà est necessarium , si può intendere che mecessarium sia predicato del dictum di  si Socrates est homo, Socrates est animal : in tal caso la proposizione, composta di un soggetto (che è il dictum di una ipotetica) e di un predicato, è categorica, è in senso composto e vera; ma può intendersi che wecessarium determini solo il conseguente dell’ipotetica  si Socrates est homo, Socrates est animal  in modo tale che antecedente sia si Scenes est homo  e conseguente sia tutto  Socratem esse animal est necessarium : in questo secondo caso è in senso diviso e falsa ”. PA foce fee si qa aliqua propositio ita sumi potest ut È lusdam ypothetice copulate vel i i cuiusdam condicionalis 7, 7 iabnianicaii Sia data la proposizione  Cesar est animal et Cesar est substantia, si Cesar est homo : se la si intende come proposizione copulativa, le sue due proposizioni componenti congiunte da ef sono  Cesar est animal ,  Cesar est substantia si Cesar est homo ; in tal caso la proposizione è in senso diviso e falsa; se invece la si intende come una proposizione condizionale tuo antecedens è  si Cesar est homo  e suo consequens è  Cesar est animal et Cesar est substantia : qui  Cesar est animal è parte del conseguens: la proposizione è in senso composto e vera ®, Quartus modus est quando dictio di i A ; istrahi potest ad di diversorum potest esse determinativa”9, si VSS IRE Nella proposizione  quicquid est verum semper est verum , l’avverbio semper può intendersi in congiunzione col primo est o col secondo est: se si intende  quicquid est semper verum est verum.] la proposizione è in senso composto e vera; se si intende  quicquid est verum, semper est verum , è in senso diviso e falsa ®0. Quintus modus est quando aliqua dictio non posita intelligitur apponenda, vel semel posita intelligitur repetenda 8; Nella proposizione  Socrates videt solem ubi sol est  si può sottintendere existens, e se si congiunge a Socrates ( Socrates existens videt solem ubi sol est ) si ha senso composto falso ©, se invece si congiunge con solerz ( Socrates videt solem existentem ubi sol est ), si ha senso diviso vero. Invece nella proposizione  tu es vel eris asinus  si può intendere ripetuto un termine: se è da ripetere #4, si ha la proposizione  tu es vel tu eris asinus  che è una disgiunzione in senso diviso e vera (è vera la prima proposizione che la compone); se è da ripetere 4sir4s, si ha  tu es asinus vel eris asinus  che è una proposizione  de disiuncto predicato , in senso composto e falsa ®. I modi propri del senso composto e del senso diviso sono dati nel testo in parallelo e mostrano come un senso sia il reciproco dell’altro. Primus  modus qui est compositionis proprius, est quando aliqua predicantur de aliquo divisim que volumus fallaciter de eodem predicari coniunctim; Primus modus qui est proprius divisionis, est quando aliqua coniunctim predicantur que fallaciter volumus divisim predicari de illo *. 80 Ivi, p. 579. 81 Ivi. 8 In realtà, si può chiedere a chi vada riferito existens, se a Socrates, o a sol in ubi sol est; dalla conclusione del paralogismo seguente si ricava che va riferita a Socrates:  Potest enim intelligi hec dictio ‘existenten’, et sic propositio vera est; vel hec dictio ‘existens’, et sic propositio falsa est. Fit ergo secundum hoc talis paralogismus: ‘Socrates videt solem ubi sol est, sed ubicumque Socrates videt, ibi sol est, ergo Socrates est ubi sol est’  (ivi). 83 Ivi. 84 Ivi, p. 580. 520 Alfonso Maierùà L'esempio che illustra il modo del senso composto è:  hec ypotetica est simplex et est propositio, ergo est simplex propositio  nel consequens noi congiungiamo erroneamente due termini (& siva plex propositio ) che andavano tenuti divisi. Per il modo del senso diviso il testo fornisce quest’esempio:  iste homo est albus monachus et iste homo est monachus, ergo iste homo est albus : nella conclusione noi predichiamo albus di homo erroneamente separato (‘diviso’) dal termine monachus ®. i Secundus modus secundum compositionem est quando aliquid attribuitur pluribus gratia cuiuslibet eorum et postea assumitur tam uam attribuatur eis gratia eorum simul; Secundus modus secundum Siivi stonem est quando aliquid attribuitur aliquibus gratia eorum simul postea autem sumitur ac si attributum sit eis gratia singulorum *, i Anche qui gli esempi illustrano come il modo della composizione e quello della divisione siano reciproci. Per il senso composto:  individua predicantur de uno solo, sed ista duo Socrates e Plato sunt individua, ergo predicantur de uno solo ; è evidente che  predicari de uno solo  è proprio di ciascuno individuo non di più insieme. Viceversa, per il senso diviso:  isti duo hatiliies desinunt esse, si aliquis desinit esse, ipse moritur, ergo isti duo moriuntur ; desinere esse qui è predicato di duo homines insieme considerati, mori è predicabile solo di ciascuno singolarmente preso: posto perciò che solo uno dei due uomini muoia, è vero che isti duo homines desinunt esse , ma non che  tei duo moriuntut , Tertius modus qui est secundum compositionem, est quando aliquid attribuitur alicui respectu diversorum temporum, postea fallaciter infertur ac si attributum sit illud respectu unius temporis tantum 88; Tertius modus qui proprius est divisionis, est quando aliqua negando sive affirmando attribuuntur alicui coniunctim, postea vero separatim inferuntur ®, Anche in quest’ultimo caso si ha, come nei due precedenti, una diversità di predicazione.  Socrates fuit in diversis locis, ergo verum fuit Socratem esse in diversis locis  e  album fuit nigrum, ergo verum fuit album esse nigrum  sono esempi che illustrano come ciò che è predicato va inteso divisimz secondo una diversa verificazione temporale e non coriunctim, cioè con simultanea verificazione; sono perciò esempi del senso composto.  Socrates non potest esse albus et niger, ergo Socrates nec potest esse albus nec potest esse niger : la negazione qui riguarda la contemporanea predicabilità di due contrari, non la predicabilità anche ‘divisa’ di essi; è un esempio di senso diviso”. Questa lunga analisi dei vari modi — che trova riscontro in parte nei Tractatus Anagnini* ed è presupposta dalle Fallacie 89 Ivi, p. 582. 90 Ivi, pp. 581-582. 9 Op. cit., pp. 331-332: si esaminano congiuntamente compositio e divisio. Il testo annuncia  septem principales modos  (p. 331), ma s’interrompe dopo il sesto. I primi due modi corrispondono ai primi due modi comuni delle Fallacie Parvipontane (ivi: per il primo modo è dato l'esempio album possibile est esse nigrum ; il secondo segue il primo senza soluzione di continuità ed ha il seguente esempio:  necessarium est Socrates esse animal, si Socrates est homo ); il terzo modo ( deceptio proveniens ex diversa transsumptione partium orationis , ivi) può essere così illustrato: data  quodlibet animal est de numero hominum , se si intende che est è il predicato e tutto il resto costituisce il soggetto, la proposizione è vera e vale  quodlibet animal de numero hominum est , cioè vive; se invece  quodlibet animal  è soggetto, est la copula,  de numero hominum  il predicato, allora è falsa. Manca il quarto modo. Il quinto è  deceptio proveniens ex diversa determinatione orationis ad orationem, dictionis ad dictionem  (ivi, pp. 331-332): dato l'esempio  decem et octo homines sunt decem et octo asini , se si intende come se fosse  decem et octo homines sunt totidem asini , la proposizione è falsa; se invece si sostantivizza decemz, essa vale  Londinenses® — va tenuta presente perché rappresenta un tentativo serio di fissare, nella struttura della proposizione, elementi per individuare l’origine degli errori e quindi fornire la soluquanto  decem res sunt decem homines et octo asini ed è vera. Infine:  Sextus modus est deceptio proveniens ex diversa coniunctione vel disiunctione: data verum est Platonem et Ciceronem et Socratem esse duo , se la congiunzione “et” è sempre copulativa -- cioè congiunge proposizioni --, l’enunciato è falso. Se una sola volta è copulativa, l’enunciato è vero e il senso è: ista duo enuntiabilia sunt duo. Questi modi non hanno riscontro nei modi comuni delle Fallacie Parvipontane, anche se l’ultimo ricorda il procedimento del quinto delle Fa/lacie (dove però è data la disgiun- zione) e il penultimo quello del quarto: ma gli esempi appartengono a una tradizione diversa. ® Op. cit., pp. 657 sgg., ha tredici modi, di cui sette comuni e tre propri alla composizione e alla divisione. Cominciamo dai modi propri: essi ripe tono, talora migliorandola, la formulazione delle Fallacie Parvipontane (in particolare, cfr. p. 661:  Secundus trium propriorum modorum composi- tioni provenit ex eo quod aliquid in una propositione predicatur collective et post predicatur distributive. Secundum hoc sic paralogizatur: ‘Socrates et Plato habent quatuor pedes, ergo sunt quadrupedes’ , dove formulazione ed esempio illustrano meglio lo spirito del modus, e p. 662: Tertius et ultimus propriorum modorum divisioni provenit ex eo quod in una propo- sitione aliquod verbum copulatur ratione unius instantis, in conclusione ratione plurium , che è formulazione che allinea bene al corrispettivo modo del senso composto il terzo del senso diviso). Dei modi comuni, il primo, il secondo e il sesto corrispondono rispettivamente al primo, secondo e quarto delle Fallacie Parvipontane. Il terzo modo [Tertius modus septem communium provenit ex eo quod sub eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice ) si articola in una tri- plice suddivisione, di cui il primo elemento è accostabile al terzo modo comune delle Fal/acie. Gli altri due elementi sono:  Secundus subdivisorum provenit ex eo quod sub eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est conditionalis, reliqua disiuncta  e  Tertius subdivisorum provenit ex eo quod sub eadem forma vocis incidunt due propositiones ipotetice, quarum una est copulativa, reliqua disiuncta. I rimanenti modi comuni sono: Quartus septem modorum communium provenit ex eo quod aliqua dictio potest determinare aliquam orationem totalem vel partem illius : data la proposizione omne animal Terminologia logica della tarda scolastica 523 zione di essi. Se è vero che, come riconosce Rijk, le analisi grammaticali hanno contribuito allo sviluppo della logica nel secolo XII più di quanto non abbia fatto la dottrina delle fallacie, è da ritenere che la stessa analisi dei sofismi, almeno per quanto ci riguarda, è condotta con criteri che hanno origine gram- maticale. In conclusione, nel secolo XII le strutture linguistiche in cui si concretizzano le fallacie del senso composto e del senso diviso vengono sottoposte ad attenta analisi”. Un testo delle Sentenze di Pietro di Poitiers è illuminante per quanto riguarda un orientamento che si fa luce: quello di individuare attraverso la stessa disposizione dei termini in una proposizione il senso com- posto o il senso diviso: rationale vel irrationale est homo , ome può distribuire  animal rationale vel irrationale  e la proposizione è falsa, o solo  animal rationale  e la proposizione è vera.  Quintus septem modorum communium pro- venit ex eo quod oratio potest subponere verbo vel pars orationis : data la proposizione  verum est Socratem esse hominem et Socratem non esse hominem , si può intendere che soggetto sia  Socratem esse hominem et Socratem non esse hominem  che è il dictum di  Socratem esse hominem et Socrates non sunt homo , e la proposizione è vera; se invece Socratem ogni volta che occorre è soggetto, il dictuz già formulato deriva da  Socrates est homo et Socrates non est homo  e la proposizione è falsa (ivi).  Septimus et ultimus septem modorum communium provenit ex eo quod aliqua dictio potest intelligi preponi vel postponi : in  album est omnis homo , album può essere il predicato di  omnis homo est albus  e la proposizione è vera, oppure la proposizione può valere: hoc album est omnis homo  e in tal caso è falsa (p. 661). Tutti questi modi, salvo qualche analogia, non hanno un preciso riferimento in quelli dei testi precedentemente esaminati. 9 Cfr. Logica Modernorum, cit., II, i, p. 491. % Oltre ai testi esaminati, cfr. l'Ars Meliduna, cit., che ha un cenno alla fallacia secundum compositionem et divisionem. È un esame delle difficoltà che sorgono dall’uso dei numerali, cui si fa ricorso da Aristotele in poi: duo et tria sunt aliqua, aliqua sunt quinque, ergo aliqua sunt duo et tria, ecc.); per le Sumzzze Metenses, cit., cfr. p. 477. 524 Alfonso Maierù Et assignant hic compositionem et divisionem, sicut si dicatur: Iste potest videre clausis oculis, id est oculis qui sunt clausi, per divisionem verum est; si oculis clausis, id est quod simul sint clausi et videat per compositionem falsum. Si tamen ex parte subiecti dicatur: clausis oculis potest iste videre, magis est sensus divisionis, et verum est Ita etiam de impenitentia finali potest iste penitere, sed si peniteat iam non erit finalis, et ideo his positis in predicato magis erit sensus compositionis et falsitati propinqua est locutio 9. Il tentativo fatto dai vari maestri è stato quello di analizzare la proposizione per vedere quale senso fosse corretto attribuirle. Ma ora si mette in rilievo che a seconda che alcune dictiones stiano a parte subiecti o a parte praedicati fanno meglio senso diviso o senso composto. Questo principio si tradutrà più tardi in regole precise: si individueranno strutture che permetteranno di valutare facilmente il senso della proposizione e quindi la sua verità o fal- sità. Si tratterà di regole convenzionali, arbitrarie, ma che hanno grande importanza. Il periodo che va ad Occam non apporta notevoli novità nella dottrina del senso composto e del senso diviso. Ciò va detto anche di Buridano e di Alberto di Sassonia, che i i, pure vissero quando una vera svolta veniva operata nella | trattazione di questo tipo di fallacie. Il discorso degli autori, ora, si muove in genere sulla traccia del testo aristotelico e solo qua e là affiora una notazione di un qualche interesse. i Vediamone qualcuna in via preliminare. 95 Perri PrcravensIs Sententiae, II, 17, edd. PS Moore-J.H. Garvi DIG 5 È -J.H. Garvin1% Dee: Notre Dame Ind. 1950, pp. 128-129, cit. in De RuK, op. cit.,, Ds 175. % Il rilievo è già in Wirson, William Heytesbury..., cit., pp. 12-13. Terminologia logica della tarda scolastica S25 Sappiamo che Aristotele suggeriva di risolvere la fallacia della composizione intendendo divisi i termini e viceversa, ma ora si tileva che non ogni composizione o divisione dà luogo a fallacia. L’affermazione tradizionale va dunque intesa in senso restrittivo: là dove c’è fallacia della composizione, la soluzione è la divisio, e viceversa”. Un altro tema che talora affiora è quello della riduzione del senso composto e del senso diviso ad altre fallacie, per il quale si è visto che Aristotele offre la traccia con la riduzione all’ ignorantia elenchi . Ma alla fine del secolo XII in quei commenti a Boezio editi dal De Rijk sotto il titolo Frustula logicalia si sosteneva che Boezio non aveva accennato alla comzpositio e alla divisio perché intendeva comprenderle sotto l’aeguivocatio, da intendere in senso lato”. Invece Pietro Ispano, Tommaso 9? Cfr. Tommaso D'Aquino, De fallaciis, cit., nr. 657, p. 230; Occam, Elementarium logicae, cit., pp. 121 e 123. È per lo meno equivoco ciò che si legge nei Tractatus Anagnini, cit., p. 330:  quas (sc. fallacias compositionis et divisionis) ideo mixtius tractamus quia ubicumque est fallacia compositionis potest esse fallacia divisionis, et e converso ; si vedano invece Fallacie Vindobonenses, cit., p. 508:  Et est sciendum quod ubicumque est compositio, ibi est divisio, et e converso; sed non ubicumque est fallacia compositionis est fallacia divisionis, nec e converso , e Dialectica Monacensis:  numquam in eodem paralogismo debent assignari hee ambe fallacie, sed altera tantum ; così va intesa la Surzzza Sopb. el., cit, p. 313: iEt notandum est quod ubicumque est conpositio, ibidem est divisio. Sed quando compositio facit fallaciam, tunc est sophisma compositionis; quando autem divisio facit fallaciam, sophisma est divisionis . E si legga Occam:  Circa quas non est curiose disputandum an sint una fallacia vel plures, aut quis vocandus sit sensus compositionis et quis divisionis. Hoc enim parum vel nihil prodest ad alias scientias intelligendas  (Tractatus logicae minor). Comprehenderat Boetius enim sub equivocatione amphibologiam, coniunctionem et divisionem, quorum sophismata habent fieri secundum termini alicuius diversam acceptiorem , e p. 619:  Ad quod dicendum quod ‘eguivocatio’ laxo modo accipitur a Boetio, ut dicatur: equivocatio idest proprietas secundum quam aliquid significat plura equivoce à d'Aquino !, Duns Scoto !" e Occam ‘® pongono il problema del rapporto tra arzphibologia e compositio et divisio, anche se lo stesso Occam finisce per considerarlo problema non rilevante dal punto di vista della logica applicata !®. Ma in questo periodo la discussione sul senso composto e sul senso diviso trova il suo centro nella identificazione del tipo di ‘molteplicità’ che occorre in queste fallacie e delle ‘cause’ che la determinano. Già le Glose distinguevano le  fallaciae in dictione  secondo una triplice molteplicità: attuale per l’anfibologia e l’equivocità, potenziale per composizione e divisione (e, sarà specificato in seguito, per l’accento), fantastica per la  figura dictionis, forse seguendo il commento d’Alessandto (senza dubbio l’Afrodisio), ora perduto ‘9. Tutti gli autori che se ne occupano nei secoli XIII-XIV !% confermano che la molteplicità potenziale ha luogo nel senso composto e nel senso diviso. Per quanto riguarda le cause, i testi ne identificano due in rapporto a tutte le fallacie: causa apparentiae e causa non existenprincipaliter; et in hoc sensu amphibologia, compositio, divisio, accentus sunt equivocatio. Summulae logicales. In libros Elenchorum quaestiones, cit., q. xix, $ 2, p. 240b. 102 Cfr. Summa logicae, III, iv, 8, cit., f. 99rb (dove si discute delle modali), e Tractatus logicae minor, cit., p. 87 (trattando dell’alternativa proposizione categorica—proposizione ipotetica). Elementarium logicae, cit., p. 121 (a proposito delle modali); v. n. 97. 10 Op. cit., p. 222. 105 Ma v. ALEXANDRI quod fertur in Aristotelis Sophisticos elenchos com:mentarium, ed. M. Wallies,  Commentaria in Aristotelem Graeca , II, m, Berolini 1898, p. 22; cfr. PreTRo IsPANO, Surzmzulae logicales, cit., 7.08, p. 67. 106 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p. 569; Pietro IsPANO, op. cito; ALserto M., Liber I Elenchorum; VINCENZO DI BEAUVAIS, op. cit., 276; Tommaso D'Aquino, op. cit., nr. 656, p. 230; Duns Scoro, op. cit., q. xix, in part. p. 241; Buripano, Compendium logicae, cit., VII, 2. Terminologia logica della tarda scolastica 527 tiae (o defectus, o deceptionis, o falsitatis); esse possono facilmente essere ricondotte a una definizione scolastica di fallacia che troviamo in Pietro Ispano:  fallacia est apparentia sine existentia  !”. Nel caso del senso composto e del senso diviso, si cerca di individuare la causa della confusione tra i due sensi ( causa apparentiae ) e il principio dell’errore ( causa non existentiae ,  causa defectus ). Ma la discussione sulle cause chiarisce come vada intesa la molteplicità potenziale chiarendo i vari punti di vista dai quali può essere considerato il discorso fallace. Molteplicità potenziale si ha quando le dictiones o voces occorrenti nell’enunciato sono materialmente le stesse, ma dànno luogo a diversi significati. L'identità materiale (o ‘sostanziale’) delle voces è  causa apparentiae , la pluralità dei sensi, o pluralità formale, o attuale !%, è  causa non existentiae . Tuttavia detta pluralità formale è spesso ricondotta al diverso pronuntiare ', alla diversa prolatio !!° opunctuatio!!! che inter107 Op. cit., 7.03, p. 66. 108 Cfr. Dialectica Monacensis, cit., p. 570; GUGLIELMO DI SHYRESWOOD, Introductiones in logicam, cit., pp. 89-90; Pietro ISPANO, op. cit., cit., 7.25, p. 74, e 7.28, pp. 75-76; Ps. Bacone, Sumule dialectices, cit., pp. 334-337; ALserTo M., op. cit., p. 548a; Tommaso D'AQUINO, op. cif., nr. 657, p. 230; Occam, Tractatus logicae minor, cit., p. 86; BurIpANO, op. cit., VII, 3. Si notino, in particolare, nel testo di Tommaso d’Aquino, le equivalenze potentialiter-materialiter, formaliter-actualiter, e si legga BuRIDANO (op. cit., VII, 2): Multiplicitas potentialis dicitur cum vox, existens eadem secundum materiam et diversa secundum formam, habet multas significationes . 19 Arserto M., op. cit., p. 545b:  Divisa sic pronuntianda est . Composita autem oratio sic pronuntiatur  ; v. n. 113. Per la pronuntiatio nella retorica classica, cfr. CICERONE, DE INVENTIONECiceRoNnE, De inventione: pronuntiatio est ex rerum et verborum dignitate vocis et corporis moderatio; ma cfr. LAusBERG, op. cit., p. 787. V. anche ps. BAcoNE, Sumule dialectices, cit., p. 331. 110 Cfr. Dialectica Monancesis, cit., p. 569: ex modo proferendi ; Ps. Bacone, Sumule dialectices. -it., pp. 331 e 337. Il Occam, Suzzrza logicae, cit., III, iv, 8, f. 99ra:  Causa non existentiae est diversitas punctuationis , e Elemzentarium logicae, cit., p. 121. 528 Alfonso Maierù viene nella utilizzazione pratica dell’enunciato !!, Alberto di Sassonia, invece, definisce:  Causa autem defectus est diversitas constructive orationis earundem (sc. dictionum), sicut patet in illa ‘quidquid vivit semper est’  !!. Il riferimento alla constructio!!* indica che alla base di questa dottrina può esserci una preoccupazione di origine grammaticale, che più chiaramente traspare, presso lo stesso Alberto e presso altri autori, proprio nella descrizione della compositio e della divisio: una oratio è composita quando  dictiones ordinantur secundum situm magis debitum , ma è divisa quando  dictiones ordinantur secundum situm minus debitum  !5, mentre altti maestri non privilegiano la compositio rispetto alla divisio 9 (ma il riferimento alla construc[12 Cfr. ALBERTO M., op. cif., p. 535a-b:  Modi autem arguendi  sunt duo, scilicet secundum apparentiam acceptam in dictione, secundum quod dictum est idem quod voce litterata et articulata pronuntiatum est sive prolatum:  omne enim quod dicendo profertur, hoc vocatur dictio: unde hoc modo et oratio dictio est: forma enim dictionis hoc modo accepta prolatio est: et quae una continua prolatione profertut, una dictio: et quae pluribus, plures est dictiones . 113 Logica, cit., V, 4, f. 40va. 114 Per i rapporti tra comstructio, congruitas e perfectio come proprietà del discorso secondo Martino di Dacia, cfr. PinBoRG, op. cit., pp. 54-55. 115 Così Pietro IsPANO, op. ci., 7.25, p. 74; cfr. Aquino, op. cit., nr. 657, p. 230; SASSONIA, op. cit., V, 4, f. 40rb, parla di magis apte construi  e minus apte construi  rispettivamente per sensus compositus e sensus divisus. . 116 Cfr., ad esempio, SHyreswooD, Introductiones in logicam, cit., p. 89: Est  compositio coniunctio aliquorum, que magis volunt componi. Divisio est separatio aliquorum, que magis volunt dividi » (si ricordi che in altro senso Guglielmo privilegia la compositio: cfr. n. 17);VINCENZO DI BeAUVAIS, op. cit., 277, dove distingue composizione e divi sione essenziale e composizione e divisione accidentale e precisa che l’oratio è composta in rapporto alla composizione essenziale e divisa in rapperto alla divisione essenziale e, se falsa, è resa vera rispettivamente dalla  div'-io Terminologia logica della tarda scolastica 529 tio è rintracciabile in testi della fine del secolo XII !!?). Per chiarire la natura di tale posizione, esaminiamo l’esempio addotto da Alberto: è il noto sofisma  quicquid vivit semper est ». Ci si chiede con quale verbo più propriamente semper vada congiunto, e si risponde ch’esso va congiunto con est: dunque, congiunto con es fa senso composto, congiunto con vivit fa senso diviso. Che gli avverbi  de natura sua habent determi nare verbum », come scrive Pietro Ispano !!, è dottrina grammaticale; se ne conclude che semzper  potius determinabit verbum principale quam minus principale » !'9, cioè es? piuttosto che vivit. Guglielmo di Shyreswood ricorda che secondo Prisciano  adverbia magis proprie habent precedere suum verbum »!2: di qui dunque i cenni al  situm magis debitum » che troviamo accidentalis » e dalla  compositio accidentalis »; BurIDANO, op. cit., VII, 3. 117 Per un verso cfr. la Diglectica Monacensis, cit., p. 569;  Est itaque quedam compositio sermonis que nil aliud est quam constructio sive ordinatio alicuius sermonis componibilis vel incomponibilis ad alterum cum quo videtur potius quam cum alio coniugi, sic tamen se habens quod ab illo possit dividi et ordinari cum alio cum quo videtur minus coniugi et ordinabile. Divisio autem est separatio alicuius ab aliquo cum quo natum est ordinari secundum debitum sicut qui debet esse in partibus illius orationis. Ex hoc patet quod ista oratio que multiplex est ex compositione et divisione, quantum est de se, sensum compositionis semper habet actualiter et principaliter, sensum vero divisionis protestate »; pet l’altro cfr. le Fallacie  magistri Willelmi, cit., p. 687:  Fallatia secundum compositionem est quando infertur coniunctim ex divisim dato tamquam coniunctim dato. Dicitur autem in dictione quia fallit ex proprietate dictionis, scilicet compositione, cum sit compositio dictionum constructio innitens compositioni. Fallatia secundum divisionem est cum infertur ex coniunctim dato quasi divisim dato. In dictione dicitur esse quia fallit ex proprietate dictionis, ut ex divisione, cum sit divisio dictionum constructio innitens divisioni. Ideoque secundum divisionem nominatur hec fallatia ». 118 Op. cit., 7.25, p. 74. 119 Ivi. 120 Introductiones in logicam, cit., p. 91; cfr. PRISCIANO in Grammatici latini, nei testi. Ma sem di i i bra un’indebita estensione caratterizzare senso È pra il testo più illuminante tra quelli sfogliati in ordine al ‘Porto tra queste analisi e la dottrina grammaticale dell: constructio sono le  quaestiones » di Duns Scoto sugli Ele, chi sofistici. La sua analisi è tutta impregnata delle dista È delle esigenze derivanti da un’impostazione in linea con la ram. matica speculativa. In essa trovano posto e sistemazione o i temi della pronuntiatio, prolatio e punctuatio che abbiamo vi accennati e utilizzati dagli altri autori. i Di cit., VII, 3, primo modo. Occam, nella Sunzza logicae, cit A » 99ra), per questo sofisma fa riferimento solo alla diversa puachia: Tractatus logicae minor, cit. 86. i È sotto il pri : ‘-, p. 86, i due esempi sono dati di segui ae polo continua poi affermando che, se c'è una lea compositus în quo dis composto e diviso, essa è che ille sensus est di duo siiae di ictio componitur cum alia dictione; et ille est divisus ictio cum nulla alia immediata sibi componitur » (p. 119): in un’altra, non si ‘compone’ i tra, ; npone’ con una terza dictio nella si izi cfr. l'esame dei modi, più avanti (nn. 133 e 134), COCAINA 531 Terminologia logica della tarda scolastica Conviene perciò seguire il suo discorso fin dall’origine. Distinta una triplice molteplicità !2, egli afferma che la molteplicità potenziale si ha  quando est ibi identitas vocis secundum materiam, et non secundum formam » ‘, e che la forza non è altro che la prolatio 4.  Causa apparentiae » della fallacia in senso composto e in senso diviso è:  unitas materialium cum similitudine orationis compositae ad divisam  et e converso in divisione »: non si tratta soltanto della materiale identità delle dictiones, ma anche di una diversa somiglianza dell’un modo all’altro che sulla materiale identità si innesta; questa diversa somiglianza si fonda sui diversi  modi proferendi compositim vel divisim , che sono di specie differenti '”. Ora, precisa l’autore,   modus proferendi est quidam modus significandi Logicalis, per quem unus intellectus ab alio distinguitur  !%. Accanto ai modi significandi grammaticali, che stanno a base della constructio !”, Duns Scoto pone dunque i modi significandi logicales che fondano la diversità dei ‘sensi’ (inzellectus) anche là dove è una stessa constructio. Essi 12 Op. cit., q. xix, $ 4, f. 24la. 13 Ivi. 14 Ivi: Actualis multiplicitas est, quando est ibi identitas vocis secundum materiam, et formam, quae est prolatio . 15 Op. cit., q. xxiv, $ 5, f. 247a:  Unde dicendum, quod unitas mate. rialium cum similitudine orationis compositae ad divisam, est causa apparentiae in compositione, et e converso, in divisione. Et licet istae similitudines radicaliter proveniant ex unitate materialium: istae tamen similitudines super modos proferendi compositim, vel divisim fundantur, qui tamen sunt specie differentes . Perciò le due fallacie non vengono unificate dall’autore (cfr. q. xxiii, f. 245: Utrum compositio et divisio sint duae fallaciae distinctae specie ). 126 Ivi, q. xxvi, $ 4, f. 249a. 127 Ivi:  Ad rationes. Ad primam dicendum, quod si maior intelligitur solum de modis significandi Grammaticalibus, qui sunt principia construendi unam dictionem cum alia, tunc falsa est maior. Sed si intelligatur, quod omnis diversitas in oratione, vel provenit ex diversitate significati, vel modorum significandi Logicalium, tunc vera est, et minor falsa . sa Alfonso Maierù sono infatti  ex parte nostra  !® e si traducono in una diversa prolatio e in un diverso punctuare, che non toccano la constructio in quanto tale !®. Ma la constructio operata dai  modi significandi  grammaticali dà luogo (naturalmente, si potrebbe dire) al senso composto, mentre il senso diviso interviene facendo quasi violenza alla natura delle dictiones e alla loro disposizione nella orazio: 0, meglio, il  modus proferendi  che sta alla base del senso composto è più rispettoso della constructio che non il  modus proferendi  che fonda il senso diviso; ciò risulta dall’esame dei tre modi, concretizzati in tre esempi, che Duns Scoto assegna alla composizione e alla divisione !, 128 Ivi, $ 2, f. 248b:  Dicendum, quod diversitas modi proferendi est ex parte nostra. Sed quod oratio sic prolata, hoc significet, et sub alio modo proferendi significet aliud, hoc non est ex patte nostra . 129 Ivi, q. xxi, $ 6, f. 243a, discutendo del rapporto tra molteplicità attuale e molteplicità potenziale: Est tamen intelligendum, quod licet determi nata (ex terminata) prolatio determinet orationem multiplicem secundum actualem multiplicitatem, et potentialem, sicut accidit in compositione, et divisione, una tamen multiplicitas ab alia differt. Nam determinata pio: latio orationis multiplicis secundum potentialem multiplicitatem, punctuando ad alterum potest ipsam determinare, manente semper eodem ordine vocum. Sed determinata prolatio, manente eodem ordine vocum, punctuando, non determinat orationem multiplicem secundum actualem multiplicitatem ad alterum sensum, sed ipsa transpositio terminorum. Si enim dicatur Pugnantes vellem ma accipere, ly pugnantes, non pet punctuationem ad alterum sensum potest determinati. Per il primo modo (sedentem ambulare est possibile), cfr. ivi, q. xvi, $ 3, ff. 248b-249a:  Sed ulterius oportet videre, quis modus profe: rendi facit sensus compositum et divisum. Et dicendum est, quod continua prolatio eius, quod est sedentem, cum hoc quod est ambulare, causat sensum compositum. Iste autem modus proferendi possibilis est in oratione, nam sic modi significandi Grammaticales ad invicem dependentes terminantur et quae nata sunt coniungi coniunguntur. Iste autem sensus accidit orationi praeter aliquam violentiam, ideo iste sensus magis appropriatur orationi. Sensus autem divisionis accidit ex discontinua prolatione earundem partium. Et quia quae nata sunt coniungi ad inviTerminologia logica della tarda scolastica [Sembra che queste precisazioni possano illuminare testi che, mancando di espliciti riferimenti, altrimenti risulterebbero oscuri 15, cem, separantur, ideo iste sensus minus appropriatur orationi, unde accidit ei cum quadam violentia ; per il secondo modo (quingue sunt duo et tria), ivi, q. xxx, $ 1, f. 25la: Ad primam quaestionem dicendum, quod Coniunctio, vel copulatio, per se copulat inter terminos: per accidens autem inter propositiones. Et huius ratio est: nam cum Coniunctio sit pars orationis, habet modos significandi secundum quod cum aliis partibus orationis consttui potest; sed non construitur, nisi cum illis, inter quae copulat, oportet igitur ista habere modos significandi sibi proportionabiles, qui sint principium constructionis; ergo non copulat inter orationes. Sed tamen, quia terminos inter quos copulat accidit partes unius orationis esse, vel diversarum, ideo dicitur copulare inter terminos, vel inter orationes. Magis tamen proprie potest dici, quod coniunctio posset copulare inter terminos unius orationis, vel inter terminos diversarum orationum ; per il terzo modo (quod unum solum potest ferre plura potest ferre), ivi, q. xxxiii, $ 3, f. 253a: Circa tamen modos intelligendum est, quod tot sunt modi secundum compositionem, et divisionem, quot modis componere contingit, quae nata sunt componi, et illa ad invicem dividere, resultante diversitate sententiae. Sed ad videndum quae nata sunt componi, intelligendum est, quod Priscianus dicit, in maiori volumine, quod omnis determinatio, et omnia Adiectiva Nominaliter, vel Adverbialiter designata, praeponuntur aptius suis substantivis, ut fortis Imperator fortiter pugnat, et ratio potest esse, nam Adiectiva de se quasi infinita sunt, et ideo per sua Substantiva determinantur. Dicit etiam Priscianus, quod licet omnia postponere, exceptis monosyllabis, ut nunc, turc, et huiusmodi, sed hic videtur esse dicendum, quod quando determinatio componitur cum deter- minabili subsequenti, tunc dicitur oratio composita; et quando ab eodem removetur, dicitur divisa: sed huic modo dicendi repugnat iste paralogismus, Ex quinquaginta virorum centum reliquit divus Achilles, nam si praedicta oratio dicetur composita, quando ly wvirorum componitur cum ly Quir- quaginta, tunc propositio est falsa, cum tamen ille paralogismus sit para- logimus divisionis, et tunc dicitur esse vera in sensu composito, sed tunc dicendum est, quod haec est littera, Quinguaginta ex centum virorum, etc. vel quod paralogismus ille est compositionis, ponitur tamen inter paralo- gismos divisionis, etc. . 131 In particolare, cfr. Ps. BACONE, op. cif., pp. 334-336 e 341-342, oltre al testo di Occam, in n. 117. * 534 Alfonso Maierù Accenniamo, per concludere, ai modi posti da ciascun autore. Pietro Ispano assegna due modi al senso composto e due al senso diviso ‘©, mentre le Sumzyle attribuite a Bacone forniscono due modi per il senso composto e due per il senso diviso, e ne aggiun- gono per ciascun senso un terzo in forma dubitativa !8. Il testo 12 Op. cit.:  Compositionis duo sunt modi. Primus modus provenit ex co, quod aliquod dictum potest supponere pro se vel pro parte sui, ut haec: “sedentem ambulare est possibile” . Et sciendum quod soleat huiusmodi orationes dici de re vel de dicto. Quando enim subiicitur pro se, dicitur de dicto, quando subiicitur pro parte dicti dicitur de re. Et omnes istae propositiones sunt compositae quando dictum subiicitur pro se, quia praedicatum competentius ordinatur toti dicto quam parti dicti. Secundus modus ‘provenit ex eo quod aliqua dictio potest referri ad diversa, ut “quod unum solum potest ferre, plura potest ferre”  (ivi, 7.27, p. 75); Divisionis duo sunt modi. Primus provenit ex eo quod aliqua coniunctio potest coniungete inter terminos vel inter propo. sitiones ut hic: “duo et tria sunt quinque”  (ivi, 7.29, p. 76);  Secundus modus provenit ex co quod aliqua determinatio potest refetri ad diversa, ut tu vidisti oculis percussum”. Haec est duplex ex eo, quod iste ablativus “oculis” potest referri (ad) hoc verbum “vidisti”, vel (ad) hoc participium “percussum”  (ivi, 7.30, p. 76). 133 Op. cit: Et sunt duo modi secundum hunc locum (sc. fallaciam compesicionis); primus, quando aliquid componitur cum uno et cum dividitur “non componitur cum alio, ut ‘possibile est sedentem ambulare’ Edi et universaliter, omnis oracio que est ex modo nominali dicitur esse secundum quod est de re et dicto  (p. 335); Secundus modus est quando aliqua diccio componitut cum uno et cum dividitur potest cum alio componi, ut ‘quicumque scit litteras nunc didicit illas [...}' (ivi); [..] 3.48 modus est quando determinacio componitur cum uno, et cum dividitur componitur cum alio subintellecto  (p. 336);  Primus est modus (sc. fallaciae divisionis) quando aliquid dividitur ab uno et non componitur cum alio, ut ‘quecumque sunt duo et tria sunt paria et imparia;  Secundus modus est quando aliqua determinacio dividitur falso ab uno et componitur cum alio posito in oracione, ut ‘deus desinit nunc esse’  (altro esempio è  quadraginta virorum centum reliquit  dives Achilles ) (p. 337); In hoc tamen paralogismo dicitur esse 3.48 modus divisionis, quia cum dividitur determinacio ab aliquo actu posito in oracione componitur intellecto, set hoc forte non facit composicionem de Terminologia logica della surda scolastica 535 delle Suzzule è riecheggiato abbastanza da vicino dalla esposizione di Alberto Magno, il quale attribuisce tre modi alla compo sitio e tre modi alla divisio !*. Vincenzo di Beauvais, che segue qua hic loquimur, et propter hoc est ibi primus modus  (ivi). 14 Cfr. op. cit., pet il senso composto:  primus provenit, quia aliqua dictio in oratione est composita cum aliquo, et tamen non dividitur id quod est in oratione: et tales sunt hae duae orationes, ut posse sedentem ambulare, et posse non scribentem scribere;  Secundus modus provenit ex hoc quod aliquid componitur cum aliquo in oratione eadem posito, et dividitur etiam ab aliquo posito in eadem oratione: et hujus exemplum est, discere nunc litteras, siquidem didicit quas scit  (pp. 545b-546a);  Tertius modus est, quando componit cum aliquo in oratione posito, sed sub intellectu in eadem oratione; et hujus exemplum est quod dicitur, quod unum solum potest ferre, plura potest ferre: sensus enim compositionis est secundum quod continua et composita est prolatio inter haec duo, 747 solu:, cum hoc verbo infinitivo, ferre, sic, quod potest ferre unum solum, ita quod nihil amplius plura potest ferre: sic enim composita est et falsa: et sic dictio exclusiva respicit infinitivum ferre: quia quod sic unum solum potest ferre, et nihil amplius, non potest ferre plura: quia sic dictio exclusiva ponit formam suam circa hunc terminum, unu, et excludit id quod est oppositum uni ab infinitivo super quod ponitur posse vel possibile: et ideo quod sic unum solum potest ferre, non potest plura ferre. Si autem discontinua et divisa sit prolatio inter haec duo, unu solum, tunc dictio exclusiva excluditur ab isto termino, unutt, et conjungitur cum participio subintellecto quod est ens vel existens solum, potest ferre: et hoc est verum: et ideo divisa est vera, composita falsa; per il senso diviso: Primus ergo modus erit, quando aliquid dividitur ab aliquo in oratione posito, et cum nullo componitur in eadem oratione posito: et de hoc duo sunt exempla sic, quinque sunt duo, et tria: et formatur sic: quaecumque sunt duo et tria, sunt quinque: duo et tria sunt duo et tria: ergo duo sunt quinque, et tria sunt quinque, quod falsum est. Adhuc alia oratio: quaecumque sunt duo et tria, sunt paria et imparia: quinque sunt tria et duo: ergo quinque sunt paria et imparia. Adhuc autem penes eumdem modum accipitur et haec oratio, quae est majus esse aequale et formatur sic: quod est majus, est tantumdem et amplius: sed quod est tantumdem, est aequale, et quod est amplius, est inaequale: ergo quod est tantumdem est aequale et inaequale. — Cum autem in his orationibus sit multiplicitas in hoc quod eadem oratio secundum 736 Alfonso Maierù da presso Aristotele, ammette tre modi di paralogizzare per il senso composto e tre per il senso diviso '5. Tommaso d’Aquino conosce tre modi che valgono sia per il senso composto che per il senso diviso, i quali però non aggiungono niente di nuovo al materiam in omnibus his divisa et composita non eadem significat, sed aliud, in omnibus his significat divisa et composita. Exemplum autem ; juod est quando aliquid in eadem oratione componitur cum aliquo, et ii ab isto componitur cum aliquo in eadem oratione posito, ut ég0 te posui cane entem liberum: et est in hac oratione multiplicitas, ex eo quod oc participium, erfemz, potest componi cum hoc nomine, servum, et si est oratio composita et vera: vel dividi ab illo et componi cat e nomine, liberum, et sic est divisa et falsa: et hoc juxta secundum oa compositionis.  Exemplum autem ejus quod est tertius modus co  sitionis (scilicet quod divisum ab aliquo in oratione posito ine cum aliquo non in eadem oratione posito, sed sub subjecto intellecto) i hoc: quadraginta virorum, centum reliquit divus Achilles: et est h multiplicitas ex eo quod haec dictio, certurz, potest componi cum res termino, viror4m, et tunc est adjectivum ejus et est casus genitivi: et Sic Rae est composita et vera sub hoc sensu, centum virorum ita orco cigno quadraginta. Vel iste terminus, centum, potest addi ad hunc um, reftguit, et tunc componitur cum hoc termino subintellect st: est virorum, et sic est divisa et falsa sub hoc sensu, quod de prezà qua aginta virorum, centum reliquit divus Achilles, quod est impossibile. sti ergo sunt modi compositionis et divisionis. Ma l’aut a Di gere chiarisce ulteriormente il meccanismo del senso composto pei ee pag: Si autem quaeritur penes quid accipiantur modi compoonis et divisionis? Satis patet per praedicta: quia divisum ab aliquo i oratlone posito: aut non componitur cum aliquo in eadem a  sic est primus modus: aut componitur cum aliquo: et si componitur, ta "gn cum aliquo in oratione posito, aut non posito, sed subintellecto. primo modo est secundus modus, altero autem modo tettius t: in pine quam in divisione . > sn pat ei senso composto:  Primus fit eo quod parti È og soin 1 intellectae, potest ordinari cum diversis verbis, bre sie > si ile est ambulare, possibile est ut ambulet; possibile agi ipa cun ser re “N ut stano ambulet. Minor muli ;, est vera; distingui niter de re vera, de dicto (ex dicta) falsa. Secandas inte rn Terminologia logica della tarda scolastica 537 testo dei suoi predecessori. Anche Duns Scoto assegna tre modi, come si è visto, e sono comuni ai due sensi !”; ma Guglielmo adverbium possit componi cum uno verbo, vel ab illo dividi, et componi cum alio, ut hic: Quod scit aliquis nunc didicit; sed magister litteras nunc scit; ergo nunc didicit, non valet ; Tertius fit, eo quod nota exclusionis possit componi cum diversis verbis, ut hic: Quod unum solum potest ferre, non potest plura ferre; per il senso diviso:  uno modo, eo quod dictio copulativa vel disiunctiva potest copulare dictiones, vel orationes; secundum quem sic paralogizatur: Quaecunque sunt duo et tria, sunt paria et imparia; quinque sunt duo et tria, ergo etc. Secundo modo, eo quod participium possit coniugi cum diversis nominibus, ut hic: Ego posui te servum entem liberum; entem potest coniungi huic nomini servum, et sic est vera composita, quia priori nomini natum est plus componi; vel ab eodem dividi, sic est falsa divisa. Tertio modo hoc idem contingit, quando aliquod nomen cum alio nomine potest coniungi vere, vel ab codem dividi false; ut hoc nomen centurz in exemplo Aristotelis, cenzum quinquaginta virorum reliquit Achilles. Iteque secundum divisionem potest fieri paralogismus, quoties a coniunctim dato, infertur divisim; et e converso secundum compositionem sic: Iste est bonus, et est clericus; ergo est bonus clericus, et e converso potest argui similiter secundum divisionem . 1386 Op. cit.: Primus modus est quando aliquo dictum potest supponere verbo vel ratione totius vel ratione partis: si ratione totius supponat, erit oratio composita, si ratione partis, erit oratio divisa  (nr. 658, p. 230): corrisponde al primo modo del senso composto di Pietro Ispano, fa leva sull’esempio base:  possibile est album esse nigrum , e richiama la distinzione della modalità de dicto dalla modalità de re; Secundus modus provenit ex eo quod aliquando praedicatum, in quo pluta adunantur per coniunetionem copulativam vel disiunctivam, potest attribui subiecto coniunctim vel divisim. Si coniunctim, est oratio composita; si divisim, oratio est divisa (nr. 659, p. 230): anche qui, l'esempio è classico, ma è dato al negativo: quinque non sunt duo et tria: la discussione verte sull’interpretazione del rapporto tra soggetto e il predicato duo et tria; Tertius modus est, quando una dictio potest coniungi diversis dictionibus in locutione positis: erit autem tunc secundum hoc composita oratio, quando coniungitur cum dictione cui magis apparet, vel apta nata coniungi; divisa (diversa: Spiazzi) vero, quando ab ea disiungitur. Sicut in hoc paralogismo patet: Quod potest unum solum ferre, plura potest ferre  (nr. 662, p. 231). 137 Op. cit. gli esempi sono: (a) sedentem ambulare est possi d’Oc i i lea atti due modi comuni al senso composto e al senso n Pe gl 5 stessi occorrono anche nei trattati di Burleigh editi er !. Alberto di Sassonia, invece, torna ai tre modi, ma 5 adem aut aliquibus eisde i b ‘m replicata vel repetita, eadem dicti i cum una vel pluribus  (Elezentarium logicae, cit., pp. 119-120; di. Tresa 139 Per il pri i imo modo con i termini i . i modali, cfr. D i i i di do 9 . De puritate ar, ass per il secondo modo con et, cit, ivi, a 242:  fa pio, oa pini tra pg inter duos terminos ia $ 5 est locutio, ex eo d i : I, IG È quod potest inc bag cà propositiones. Et haec distinetio e rit deg a mitrigria Ma iena secundum quod copulant inter terminos È ergono meine 8 secundum quod copulat inter propositiones sic rotta sig con vel, cfr. ivi, p. 243: Et est sciendum faod “gu Legea cp ‘vel? ponitur inter duos terminos, uiciea csbieg 3 hei potest disiungere inter terminos vel inter proposi. ri Arg Propositiones, sic est disiunctiva, si disiungat inter ‘minos, e disiuneto extremo. Et h: istincti ;ecun Lernia la le d j laec distinctio est s o eri Le Secundum quod disiungit inter duos = O nis, si !s divisionis; secundum quod disiungit i, Li ionis; quod disiungit intel  SIC est sensus compositionis ; e con si, cfr. la dieci hi e Terminologia logica della tarda scolastica 539 anche questi sono comuni ai due sensi !°. Più interessante l’esposizione di Buridano, il quale, dopo tre modi comuni ai due sensi che ben rispecchiano quelli dei testi finora ricordati ‘4, esamina altri tre modi, anch'essi comuni: la negatio può cadere sull’intera proposizione categorica, è  negatio negans  e rende composta e falsa la proposizione, o può cadere sul soggetto soltanto, è  negatio infinitans  e rende divisa e vera la sofisma  Socrates dicit verum si solum Plato loquitur , ivi, p. 250, e del sofisma  omnis homo, si est Sortes, differt a Platone , pp. 42 sg. 14 Il primo riguarda le modali (cfr. Logica, cit., V. 4, f. 40va:  oratio respectu alicuius modi ); il secondo riguarda le proposizioni che  ratione alicuius coniunctionis vel adverbii  possono essere intese come proposizioni categoriche o ipotetiche (ivi, f. 40vb); il terzo sorge ex co quod in aliquibus propositionibus aliqua dictio ex diversis coniunctionibus ad diversas dictiones eiusdem orationis causat diversos sensus, sicut de illa: ‘quicquid vivit semper est’  (ivi, f. 41ra). 141  Primus modus est per hoc quod una determinatio potest coniungi cum utroque duorum determinabilium et separari ab altero, vel unum detetminabile cum utraque (ex utroque) duarum determinationum, ut in illa oratione: ‘quaecumque scit litteras nunc didicit illas’ , et in hac oratione ‘quicquid vivit semper est . Similiter in illa: ‘quadraginta virorum centum reliquit divus (ex dives) \Achilles®. In hoc autem modo sensus compositus vocatur quando illa dictio coniungibilis diversis  coniungitur cum illo ad quod habet situm magis convenientem et divisus (ex divisis) vocatur quando separatur ab illo ad quod habet situm magis convenientem, ut quando coniungitur cum illo ad quod habet situm minus convenientem. Secundus modus est per hoc quod diversi termini possunt coniunctim esse unum subiectum vel unum praedicatum, vel possunt divisim unum esse subiectum et alterum praedicatum, ut in hac oratione ‘sedentem ambulare est possibile’. Potest enim totum dictum subici et modus praedicari et e converso, et est sensus compositionis; vel potest una pars dicti subici et alia praedicari et quod modus se teneat ex parte copulae, et est sensus divisus et propositio divisa . Tertius modus ponitur prout plures termini possunt simul coniunctim subici vel praedicari in una propositione categorica, et possunt etiam divisim subici vel praedicari, et aequivalent tunc uni propositioni hypotheticae, ut in hac propositione: ‘quinque sunt duo et tria’  (op. cit., VII, 3). sia Alfonso Maierù proposizione (è il quarto modo) !®; la negatio negans può cadere sull’intera proposizione ipotetica, e rende la proposizione co: ‘ posta e falsa, o può cadere solo sulla prima categorica e la pro “ sizione allora è divisa e vera (quinto modo) !*; infine data lino. tetica  homo est asinus et equus est capra vel deus est Îae può avere una disgiuntiva, e la proposizione tutta è composta e vera, oppure una congiuntiva, ed è divisa a falsa (sesto modo) !4, Buridano, il quale non esclude che possano darsi altri modi ritiene che questi siano i principali !5, i 5. La logica inglese da Heytesbury a Billingham La trattazione del senso composto e del senso diviso nel secolo XIII e fino ad Alberto di Sassonia è caratterizzata da due elementi: a) innanzi tutto, come si è detto, un accostamento diretto al testo aristotelico, scavalcando la mediazione delle summulae o dei commenti agli Elenchi sofistici fioriti alla fine del secolo XII: questo accostamento è rivelato dai ‘modi’ presi in esame della maggior parte degli autori che sono riconducibili in genere ad esempi occorrenti in Aristotele; b) in secondo luogo, da un’analisi condotta con i mezzi forniti dalla grammatica speccilerive; ed è singolare che se nel solo Duns Scoto, tra gli autori esaminati, le dottrine vengono in luce sistematicamente, l’uso di certa termi: nologia e certe interpretazioni vadano ricondotte alle dottrine della lasagne speculativa nelle quali trovano la loto giustificazione, L. sie sea come in Occam e Buridano, esse sono in via di Nel secondo quarto del secolo XIV in Inghilterra alcuni logici 12 Ivi, 13 Ivi. 14 Ivi. 145 Ivi. Terminologia logica della tarda scolastica 541 impostano diversamente il problema. Emergono sugli altri Guglielmo Heytesbury prima e Riccardo Billingham poi. Entrambi dedicano un trattato ai problemi del senso composto e del senso diviso. Ma Heytesbury ne parla a lungo anche nel secondo capitolo delle Regulae solvendi sophismata, cioè il De scire et dubitare, e s'è detto che le Regulae vanno datate al 1335 ‘9, di modo che, a questa data, Heytesbury aveva elaborato la sua dottrina, almeno per quanto riguarda un capitolo fondamentale !. È probabile che 14 Cfr. Introduzione. Ma nei vari capitoli delle Regulae, cit., è presente la dottrina del senso composto e del senso diviso: cfr. De insolubilibus, f. Tra:  Sed ista obiectio et ratio nimis cavillatoria est, et bene potest dici sophistica, quia vadit solummodo ad verba et non ad intellectum, cum intelligantur omnia superius posita i sensu diviso; arguit autem iste cavillator contra ista in sensu composito: nimis enim esset prolixum in verbis tantum instare, ut nihil diceretur quod cavillatorie non posset impugnari. Ideo non tantum ad verba nuda, sed ad sententiam referas argumentum et videbis quam potenter concludit ; De relativis, f. 21rb: ‘Tam incipit aliquis punctus moveri qui per tempus quod terminatur ad instans quod est praesens quiescet, ergo iam incipit aliquis punctus moveri et ille per tempus termi natum ad instans quod est praesens quiescet’: notum est quod non valet consequentia, quia antecedens est verum in casu et consequens impossibile. Unde universaliter hoc nomen relativum relatum ad terminum stantem confuse tantum non habet sic exponi. Arguitur enim in huiusmodi expositione a sensu composito ad sensum divisum , e f. 21va, a proposito di casi col verbo apparet (altri casi con apparet in De scire et dubitare, f. 14va); De incipit et desinit, f. 26rb: Ad aliud cum arguitur quod Socrates in aliquo instanti desinet esse antequam ipse desinet esse, optime respondetur distinguendo illam penes compositionem et divisionem. Sensus divisus est iste: ‘in aliquo instanti antequam Socrates desinet esse, Socrates desinet esse’, et ille sensus claudit opposita. Sersus compositus est iste: ‘Socrates desinet esse in aliquo instanti antequam desinet esse’; in isto sensu tenendo totum illud aggregatum a parte praedicati, satis potest concedi illa propositio ; De maximo et minimo, f. 31va-b:  Sed arguitur forte quod primum est falsum quia non est possibile quod 4 punctus sic movendo ita cito tangat punctum ultra 4 sicut 5, ergo 4 non poterit ita cito tangere aliquem punctum ultra 6 sicut %. Huic dicitur concedendo conclusionem, et ex ista non 542 Alfonso Maierù in Inghilterra le Regulae siano state al centro di discussione al loro apparire; è certo però che del De scire et dubitare è stato fatto un adattamento incentrato sulla dottrina del senso composto e del senso diviso, adattamento che, sotto il titolo (che è l’incipit) Termini qui faciunt 8, ha avuto una certa fortuna nelle scuole !9. Viene da chiedersi quale dei due trattati di Heytesbury sia anteriore all’altro, se le Regulae o il De sensu composito et diviso: la fortuna arrisa al secondo capitolo delle Regu/ae, che non si spiega se fosse stato disponibile l’altro trattato, farebbe pensare all’antecedenza della composizione delle Regulae; l’altro trattato, in tal caso, sarebbe stato composto per l’esigenza di sistemare tutta la materia nel corso della discussione nell’ambito universitario. Ma questa è solo un’ipotesi e non abbiamo elementi sufficienti a confortarla. È un fatto però che, oltre ai termini modali, vengono in primo piano in questa discussione i termini che riguarsequitur quin ita cito sicut 4 poterit tangere, poterit ipsum etiam tangere aliquem punctum ultra è, quia ista significat sensum divisum et alia concessa denotat compositionem , e ivi, f. 3lvb:  antecedens nam significat secundum divisionem, consequens autem secundum compositionem  (cors. mio). 148 Cfr. appendice 1 a questo capitolo. Ma è da tener presente che anche il primo capitolo delle Regulae, cioè il De insolubilibus, ha avuto fortuna: cfr. WersnereL, Repertorium Mertonense, cit., pp. 212-213; il primo testo citato dal Weisheipl è l’expositio che ne fa Johannes Venator: cfr. il mio Lo  Speculum ..., cit., p. 313 n. 67. 149 Il trattato fra l’altro è in due codici, Padova, Bibl. Univ. 1123 e Worcester, Cath. F. 118, che contengono, nella prima parte, una successione di piccoli trattati che potrebbero aver costituito un corpus di manuali per principianti negli studi di logica, corpus formatosi nella seconda metà del sec. XIV in Inghilterra (il ms. padovano è inglese); il cod. di Worcester porta l'intestazione  Sophistria secundum usum Oxonie , mentre il rilievo per il codice padovano è dovuto al compilatore del catalogo manoscritto (cfr. c. 341). Il confronto fra il contenuto dei due codici merita un’analisi più approfondita. Il WersHEIPL, The Development..., cit., p. 159, rileva che al De scire et dubitare, comunque, si affiancano discussioni analoghe a Oxford: si ricordi fra l’altro, la discussione di John Dumbleton (primo libro della Surzzza) sull’intensio e remzissio della credenza, ecc. Terminologia logica della tarda scolastica 543 dano ‘atti dell'anima’, come si vedrà in seguito; che termini modali e verbi designanti  actus animae  sono ferzzini officiales secondo la dottrina della probatio propositionis !°; che il De sensu composito et diviso di Billingham tratta prevalentemente dei zermini officiales!!; che in un adattamento anonimo !° dell’altro trattato di Billingham, lo Speculum, la dottrina della probatio dei termini officiales è ricondotta a quella del senso composto e del senso diviso, come non è nello Speculum di Billingham. : Tutto ciò fa pensare che i temi del De scire et dubitare di Heytesbury, più che non quelli del De sensu composito et diviso, abbiano avuto fortuna in Inghilterra per la dottrina che ci riguarda, a meno che non si postuli l’esistenza, in ambiente universitario, anteriormente a Heytesbuty e a Billingham e quindi ai manipolatori dei loto trattati, di un testo o di un dibattito che abbia condizionato e convogliato lo svolgimento successivo delle elaborazioni relative al senso composto e al senso diviso sui termini che saranno poi detti officiales !*. In tal caso però il De sensu composito et diviso di Heytesbury con la sua ricca articolazione resterebbe sempre più un fatto isolato che non trova precedenti, se non quelli lontani (e non sappiamo quanto noti in ambiente oxoniense) del secolo XII. Forse per sciogliere questo nodo sono necessarie altre indagini sui manoscritti. Ciò che caratterizza le analisi del senso composto e del senso diviso proposte in ambiente oxoniense rispetto a quelle dei secoli precedenti e dei contemporanei che operano in continente! è 150 Cfr. cap. VI, $ 6. 151 Vedi più avanti, p. 556. 152 Cfr. Cambridge, Corpus Christi College ms. 378, ff. 34v-45v; per esso v. il mio Lo  Speculura ..., cit., pp. 302 e 323-324. 5 153 L’ipotesi è stata già avanzata in Lo  Speculum ..., cit., pp. 389 390 n. 128, sulla base d’un primo confronto tra i testi di Heytesbury e di Billingham. ; i : d 154 Quando Occam scrisse il Tractatus logicae minor e l’Elementarium (nel quale ultimo dà ampio spazio alla dottrina delle fallaciae) era in con544 Alfonso Maierà l’abbandono sia del testo aristotelico — che non viene più seguito da vicino e costituisce così solo il lontano punto di partenza della discussione — sia dell’impostazione mutuata dalla grammatica speculativa, quale abbiamo trovato in Duns Scoto: resta, di questa, un’esigenza che ormai la logica ha fatto propria da tempo, e cioè l’attenzione alla ‘struttura’ della proposizione esaminata; non sono però più rodi significandi o proferendi a fornire la intellectio dei vari sensus della proposizione, ma la ‘posizione’ occupata dalle varie dictiones. Il tema ha avuto uno sviluppo notevole grazie alla discussione sulle proposizioni modali, come abbiamo visto nel capitolo quinto, ma ora viene esteso a tutta la trattazione del senso composto e del senso diviso, e, più generalmente, diventa punto cruciale delle analisi logiche di questo periodo, giacché è su di esso che si incentra, come si è detto, anche la discussione della probatio propositionis. Un altro elemento caratterizzante è il controllo dei rapporti tra senso composto e senso diviso effettuato mediante corseguentia che, accennato qua e là in precedenza!5, viene esaltato nell’analisi proposta da Heytesbury. Ci siamo già occupati in altra sede del trattato di Heytesbuty !%; tinente da tempo (v. Introduzione. Quanto ai rapporti d’inferenza dell’un senso dall’altro, già ABELARDO, Glosse super Periermenias, rilevava a proposito delle proposizioni con possibilis: Et videtur semper affirmatio ‘possibilis’ de sensu inferre affirmativam de rebus; sed non convettitur. E contratio autem negationem ‘possibilis’ de rebus inferre negationes de sensu, e p. 32:  Cum autem affirmative de ‘possibili’ de sensu inferant affirmativas de rebus (sed non convertitur) et negative de rebus negativas de sensu (sed non convertitur) . Cfr. Occam, Elementarium logicae, cit., p. 123: Est autem sciendum quod, licet talium orationum sint semper distincti sensus, tamen saepe unus sensus infert alium ita quod saepe impossibile est quod unus sensus sit verus sine alio . Gli altri testi pongono paralogismi (figure sillogistiche), non conseguentiae. Cfr. Il  Tractatus de sensu composito et diviso  di Guglielmo Heytesbury,  Rivista critica di storia della filosofia] a questa esposizione rimandiamo per problemi particolari e ci limitiamo qui a richiamare gli elementi fondamentali che carattetizzano l’opera !7. Il maestro individua otto modi del senso composto e del senso diviso. Essi sono classificati in base ad elementi sincategorematici o che hanno importo sincategorematico. Il primo ha luogo con i termini ampliativi o modali 8: si ha senso diviso quando il ‘modo’ viene a trovarsi tra le parti del dictum e, se verbo, è in forma personale; si ha senso composto quando il modo precede il dictum e sta 4 parte subiecti: il modo in tal caso, se verbo, è impersonale !9. Il secondo modo ha luogo con i verbi dotati di  vis confun157 Sarebbe da discutere lo stato del testo, anche in ordine ai commenti che esso ha avuto in Italia, ma è questione che ci porterebbe troppo lontano. Ci limitiamo qui a utilizzare l’edizione veneziana del 1494, che raccoglie le opere di Heytesbury. Nel prossimo paragrafo, parlando dei maestri italiani, diremo qualcosa circa il testo ch’essi avevano presente, almeno per quanto riguarda la distinzione dei vari modi. 158 De sensu composito et diviso, cit., f. 2ta-b:  Et primus modus sicut in principio fuit exemplificatum est mediante hoc verbo ampliativo ‘possum’ vel quocumque consimili ampliativo, sicut ‘convenit’, ‘verum’, ‘possibile’, ‘impossibile’, ‘contingens’ et sic de aliis, quibuscumque similibus accidit compositio et divisio . 159 Ivi, f. 2rb: Et sciendum est quid sit sensus compositus et divisus respectu primi modi, sicut et respectu aliorum modorum, et generaliter respectu quorumcumque modorum positorum, et primo cum hoc verbo ‘potest’ sive fuerit suus modus, qualis est ille terminus ‘possibile’, ‘necesse’, ‘necessario’ vel ‘de necessitate’ et sic de talibus. De quibus sciendum est quod quando aliquis ipsorum invenitur in aliqua prmpositione absque alio relativo implicativo sequenti [v. il 3° modo], tunc est sensus divisus et tunc tenetur illud verbum ampliativum in tali proposittone personaliter . Sed quando illud verbum ‘potest’ vel suus modus totaliter praecedit in aliqua propositione, tunc est sensus compositus et tunc sensus compositus significat identitatem instantaneam possibilem respectu istius compositionis sequentis illum terminum ‘possibile’ et tunc tenetur ibi talis terminus dendi  1: si ha senso composto quando il verbo precede gli altri termini, e senso diviso quando tale verbo non è il primo nella proposizione 181, ì Il terzo modo si verifica con il pronome relativo !£. Il caso più semplice è quello del pronome gui: esso può avere expositio in et ille; se ha expositio, la proposizione categorica equivale a una ipotetica, cioè alla congiunzione di due proposizioni categoriche; se non ha expositio, la proposizione resta categorica. Si ha senso composto nel secondo caso, senso diviso nel primo !£, ampliativus impersonaliter  ; v. cap. V, $ 7. 10 Ivi, £ 2rb: Secundus modus est mediante termino habente vim confundendi, sicut sunt huiusmodi verba: ‘requiro’, ‘indigeo’, ‘praesuppono’ incipio’, ‘desidero’, ‘cupio’, ‘volo’, ‘teneo’, ‘debeo?’, ‘necessarium’, ‘semper’, ‘in aeternum’, ‘aeternaliter’, ‘immediate’, et sic de aliis . ” del Nel primo caso non è lecito il descersus dal termine confusus ai suoi inferiora, mentre nel secondo il termine non confusus ha supposizione dreraioit Ma Heytesbury non si sofferma su tutto ciò. ; "Ivi:  Tertius modus est mediante termino relativo ‘qui’, ‘quae’ quod’, qualiscumque?, ‘quicquid’, et hoc maxime respectu termini communis stantis confuse tantum, sicut sic arguendo: immediate post hoc erit instans quod immediate post hoc erit, ergo immediate post hoc erit instans et illud immediate post hoc etit . ; 163 Ivi, £. 2va-b: Nota hic duas regulas pro relativis. Prima est quod illud relativum ‘qui’, ‘quae’, ‘quod’ vel ‘quid’, quandoque exponitur per unam coniunctionem ‘et’ et per illud relativum ‘ille’, ‘illa’, ‘illud’, et aliquando non exponitur, quando ipsum praecedit negatio vel terminus includens negationem, [2] et quando refert terminum stantem confuse tantum, [3] et quando praecedit verbum principale, sicut patet in proposi tionibus antedictis in tertio modo. — Secunda regula est, quod quando relativum ponitur in eadem categorica, supponit sicut suum antecedens ut ‘omnis homo est animal quod est rationale’, sed relativum positum in alia categorica variat suppositionem, ut ‘omnis homo est animal et illud est rationale’: quia terminus relativus numquam debet sic exponi dum refertur ad terminum communem stantem confuse tantum (cfr. [2]), sive post negationem (cfr. [1]), sive post terminum distributum immediate positum, quod fit quando propositio est in sensu composito. : tunc est sensus divisus quando illud relativum subsequitur verbum principale. Li] Terminologia logica delli tarda scolastica 547 Il quarto modo si ha con i termini infinitus e totus che, quando precedono tutta la proposizione, hanno valore sincategorematico, altrimenti hanno valore di categoremi: nel primo caso la proposizione è in senso diviso, nel secondo in senso composto !*. Il quinto modo si ha con la congiunzione ef !9 posta fra termini che stanno 4 parte subiecti o 4 parte praedicati 16. essa fa senso composto quando dalla proposizione originaria non è possibile inferire una congiunzione di proposizioni, senso diviso nel caso contrario o quando sia possibile inferire una proposizione contenente uno dei due termini senza l’altro col quale in origine stava in congiunzione !. Il sesto modo si verifica quando occorre la congiunzione tune est sensus compositus quando illud relativum praecedit verbum principale (cfr. [3]), et hoc sive illud relativum sumatur in recto sive in obliquo . 16 Ivi, f. 2rb:  Quartus modus est mediante termino quandoque categorematice sumpto quandoque syncategorematice, cuiusmodi est terminus ‘infinitus, -ta, -tum’, TOTVS, -ta, -tum’; et ad hunc modum possunt reduci isti termini prius positi adverbialiter, scilicet ‘semper, ‘in aeternum?’, ‘aetetnaliter? et sic de aliis  (l’autore li ha posti anche nel secondo modo, n. 160); f. 2vb: Unde generaliter quando iste terminus ‘infinitum’ vel aliquis huiusmodi terminus syncategorematice praecedit  totaliter propositionem ita quod istum non antecedit aliquis terminus qui est determinatio respectu istius termini stantis syncategorematice, tunc est sensus divisus : se ne inferisce che nel caso contrario si ha senso composto (ma cfr. f. 3ra:  sed quando aliquis terminus determinabilis respectu istius praecedit ipsum quando ponitur a parte subiecti, tune tenetur categorematice, sicut quando ponitur a parte praedicati ). 165 Ivi, f. 2rb:  Quintus modus mediante illa copula coniunctionis ‘et’, sicut sic arguendo: isti homines sunt Romae et Ausoniae, igitur isti homines sunt Romae . 166 Si ricava dagli esempi che occorrono ivi, ff. 3ra-b. 167 Ivi, f. 3ra:  Respectu notae huius coniunctionis ‘et’, si fiat compositio vel divisio, faciliter potest cavillari, quia differentia faciliter apparet inter sensum compositum et divisum; è infatti uno dei modi più tradi zionali. L'ultimo caso ha riscontro nel testo della n. 165. sa Alfonso Maierà vel'®: si ha senso diviso quando è possibile interpretare la proposizione originaria come una disgiunzione di proposizioni categoriche, e senso composto quando ciò non è possibile !9, Il settimo modo ha luogo con le determinazioni ita o sicut in quanto esse hanno il potere di limitare ‘a un certo tempo’ (passato, presente, o futuro) la supposizione dei termini seguenti !”; se una proposizione è preceduta da una tale determinazione e non è  de simplici subiecto et de simplici praedicato  17, si da senso composto; se invece la determinazione manca, si ha 1 Nel primo elenco dei modi, questo appare come settimo (ivi, f. 2rb):  Septimus modus mediante ista disiunctione ‘vel’, ut patet in hoc sophisma(te): ‘omnis propositio vel eius contradictoria est vera’ . Ma nell’esposizione dei modi esso è discusso come sesto (£. 3rb). 19 L’autore non fornisce molti elementi. Precisa tuttavia, nell’ambito della validità delle regole della disgiunzione note dalla logica degli enunciati (ivi, £. 3rb): si vero fuerit post distributionem vel negationem vel aliquem terminorum habentem vim negationis distribuendi vel confundendi, tunc [non] fallit argumentum tamquam ab inferiori ad suum superius cum negatione vel distributione, quia universaliter disiunctus est superior quam aliqua eius pars; ideo non sequitur: tu differs ab asino, ergo tu differs ab homine vel ab asino  (differo è termine confundens). 170 È sesto nella prima elencazione dei modi; ivi, f. 2rb: Sextus modus est mediante illa determinatione ‘ita’ vel ‘sicut’, ut “ita erit’, ‘ita fuit, ‘ita est’, ‘sicut est’, ‘sicut fuit’, ‘sicut erit’, ut sic arguendo: ita est quod Socrates erit tantus sicut Plato, ergo Socrates erit tantus sicut Plato, vel e contra . I Ivi, f. 3rb: Quando arguitur componendo vel dividendo mediante hac determinatione ‘ita est’, ‘ita fuit’, ‘ita erit’, ‘ita potest esse’, vel respectu termini distributi, vel respectu duplicis compositionis, vel negationis, vel alicuius habentis talem vim cuiusmodi est iste terminus ‘necesse’, frequenter fallit ille modus, ut sic arguendo: ita erit quod tu es omnis homo existens in ista domo, igitur tu eris omnis homo existens in ista domo . Respectu tamen compositionis simplicis, de simplici subiecto et de simplici praedicato, bene valet consequentia: ita erit quod tu eris episcopus, ergo tu eris episcopus , et causa est, qui ad idem instans refertur determinati et illa propositio, sed non est sic de aliis . Sembra quindi che, per Heytesbury, quando la proposizione che segue la determinazione ha lo stesso tempo della determinazione, è valida l’inferenza, se invece il tempo della proposizione è senso diviso, giacché in tal caso soggetto e predicato, la il tempo del verbo non è al presente, si comportano come in qualsiasi proposizione di verbo ampliativo. eda) L’ottavo modo è proprio dei verbi che designano atti dell dia letto o della volontà !?; alcuni di essi sono elencati nel secon " modo tra i termini aventi vis confundendi . Essi hanno quia i capacità di ‘confondere’ i termini seguenti, ma oltre fa ciò ue il potere di far sì che il dictum seguente  appellat se pi Si ha senso diviso quando il verbo sta tra = parti del Ing Um; se invece totalmente lo precede '® o lo segue !, allora si ha senso composto. Mo Le A questi otto modi Heytesbury fa seguire in una p 14 cazione un nono modo, che poi tralascia nella span pren zione, perché ritiene sia da considerare sotto la E e ca niîs , ma che avrà fortuna presso i commentatori del seco ; Ecco il testo: Nonus modus, mediante termino nie poso a ser legni | 5 > a i i de futuro ad eundem termim r respectu verbi de praeterito vel d i eun È È a parte praedicati; respectu eiusdem verbi qui modi possunt redu i i i eno diverso da quello della determinazione, l’inferenza non è valida (così alm i o i 1 n * DIRCI n Se ruta  Octavus modus mediantibus terminis pe reni volusitatisi sive intellectus significantibus, sicut sempe en oc verl ; ‘haesito”, ‘credo’, ‘volo’, ‘desidero’, ‘appeto’ et sic de aliis . s 173 Cfr. n. 160. 17 Cfr. cap. I. | 3 RE 5 De sensu composito et diviso, cit., f. 3va:   et tunc est So È pins ue divisus in istis propositionibus, nre ed pr gen i i jat inter huiusmodi casi intellectus seu voluntatis media i | È : infinitivi modi . Sed quando huiusmodi verbum praecedit totaliter, tunc t sensus compositus [....] . . . : ha 176 Questa precisazione è solo nel De scire et dubitare, cit., f. 13rb (è pic attenuata nel trattato De sensu composito et diviso?), ma è Ra a incertezza dall'autore: cfr. il mio Lo  Speculum ..., cit., pp. 3899 ni Alfonso Maierù ad compositionem vel divisionem, sed magis est fallacia figurae dictionis, ut ‘album erit nigrum, ergo nigrum erit album’: non sequitur 1”, Per tutti i modi, Heytesbuty precisa che l’inferenza dal senso composto al senso diviso, o viceversa, non vale a meno che ciò non sia possibile  gratia terminorum  19: così, per l’ottavo modo, quando occorre il pronome hoc in una proposizione il cui verbo sia scio, senso composto e senso diviso sono equivalenti 1? De sensu composito et diviso, cit., f. 2rb: il testo ha 4 parte praeteriti invece di 4 parte praedicati. 178 Per il primo modo, cfr. ivi, f. 2va :« Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum, ubi sensus divisus verificetur per huiusmodi successionem respectu diversarum partium temporis cuius compositio est possibi lis pro instanti, consequentia non valet. Sed respectu terminorum in quibus huiusmodi compositio est possibilis per instans nec aliunde per aliquam relationem implicativam aliud denotatur per sensum divisum quam per sensum compositum, vel e contra, valebit consequentia ; per il secondo modo, ivi: « Arguendo a sensu composito ad sensum divisum mediante aliquo termino habente vim confundendi terminum sicut prius est dictum, generaliter consequentia non valet ; per il terzo modo, ivi: «Item respectu terminorum relativorum non valet consequentia a sensu composito ad sensum divisum communiter, nisi fuerit gratia materiae  (ma un discorso più complesso si vedrà nei commenti); per il quarto, ivi, £. 2vb: « respectu terminorum qui sumuntur aliquando categorematice, aliquando syncategorematice, inferendo sensum compositum ex sensu diviso fallit consequentia ; per il quinto, ivi, f. 3ra: «Sed satis possunt faciliter aliqui respondere dicendo quod non valet consequentia arguendo a sensu diviso ad sensum compositum seu e converso mediante illa nota coniunctionis ‘et’ post terminum distributum. Similiter cum ista coniunctio ‘et’ copulat duos terminos a parte subiecti positos quorum unus est distributus alius non, difficilis est responsio (ma la differentia fra i due sensus faciliter apparet: cfr. n. 167); per il sesto, cfr. n. 169; per il settimo, cfr. n. 171; per l’ottavo, ivi, f. 3va: «In omnibus (sc. exemplis) nam est sensus divisus impertinens sensui composito et e converso et proptetea est consequentia mala   e « potest igitur dici quod non valet consequentia huiusmodi arguendo a sensu diviso ad sensum compositum nisi gratia terminorum . 551 Terminologia logica della tarda scolastica i ALE i drianii giacché è irrilevante che il termine immediato (hoc) preceda o segu ; 179 verbo !?. Ho E: E° î Il trattato di Heytesbury non è privo di ge sog testo che abbiamo esaminato !°, e non sempre gli eleme La valgono a chiarire la portata delle affermazioni del ce (slide i i in ciò sia ir i i trina. Ma aiutano in ciò s : fissarne con chiarezza la dot i . e a quanto sappiamo delle dottrine precedenti (per bm o a le proposizioni cum dicto, specie le moda li, e i ta ig pe tutto, mentre per quanto riguarda i relativi ca der ci sun i che però no! Yh, Occam, Sutton ‘*, 1 e s'è detto, a Burleigh, pe a Lnccvis in termini di senso composto e La diviso), s mi ro Wo Siae zan] i sedi de scire — ha Su tutti i modi, l'ottavo — ge in Heytesbury la trattazione più estesa nel De sensu sonpasie Ù i i sta ivi. Itre a quella delle Regulae). Questi verbi, cui è i ap i ione 12, nel secolo XIV ricepre riservata una particolare attenzione "*, cer vono, come si è detto, un’accurata analisi. Nella Logica  i ini i i insieme i verbi scio, dubito, volo e i termini modali sono trattat izi ivisione: si ha senso composto i i e e alla divisione: si np ordine alla composizione e ( cl cina uno di questi termini precede il resto ar Line pa i i i tra gli elemen i ivi ndo il termine sta le del ice i 5 in fine della proposizione (cioè dictura; quando invece sta in tin mana icati izione s assi a parte praedicati), la proposi? id Art probata in senso composto o in senso A i iu Cit., pp. 254-255. 19 ivi, f. 3va, e Il Tractatus ..., cit., PP. 4? sala 180 iaia a e e alla successiva eliminazione del nono ;i basta scorrere i rilievi fatti nelle note precedenti. 181 . VI, n. 132. : nu: . dr 182 ‘n dall'Ars Meliduna, cit., p. 348, dove i verbi | piso | A sono detti verbi  quorum significatio proprie ce si sg i Strope, Logica, cit., f. 19ra:  Et ideo quando in dun ga orum: ‘scio’, “dubito”, ‘volo’ et terminus rogge peo grin : ; ° i i ici Opos: i iti dictum, dicitur talis pr s A iragiorg pg sorde  ‘possibile est album esse nigrum’. F posito, ut ‘scio Socratem currete’, pos  952 Alfonso Maierù più che al posto occupato dai verbi indicanti atti dell'anima e dai modi, bada, come si è visto !#, alla supposizione che essi conferi scono ai termini sui quali operano: nel senso composto causano supposizione semplice, nel senso diviso supposizione personale. La stessa tesi di Strode è sostenuta dall’anonimo adattamento dello Speculum contenuto nel ms. 378 del Corpus Christi di Cambridge: si ha senso composto quando uno dei detti termini (e sono zerzzini officiales) precede il resto della proposizione, senso diviso quando sta per i termini del dictum; quando sta in fine, allora indifferenter si può avere senso composto o senso diviso 185, quando mediat accusativum et infinitum verbi in propositione, ut ‘album possibile est, vel potest esse nigrum’, dicitur sensus divisus. Sed quando finaliter sequitur, dubitandum est arguentem, an velit tenere talem propositionem arguens in sensu composito vel in sensu diviso, sicut in ista ‘omnem hominem esse animal est necessarium’. Si sumatur in sensu composito, conceditur quod sic tunc debet probati: talis propositio est necessaria, scilicet ‘omnis homo est animal’, praecise significans quod omnis homo est animal, ergo omnem hominem esse animal est necessatium. Et si capiatur in sensu diviso, debet probari ut universalis, scilicet per singularia vel pet exponentes, quarum quaelibet est falsa ; cfr. anche ff. 19rb e 26vb. 14 Cfr. capp. V, $ 7, e VI, $ 6. 185 Op. cit., f. 42r-43r: Termini officiabiles sunt omnes termini facientes sensum compositum et solum talis propositio in sensu composito est officiabilis. Et termini facientes sensum compositum sunt omnia signa modalia, ut ‘possibile’, ‘impossibile’, ‘contingens’ et ‘necessarium’, et omnia verba significantia actum mentis, ut ‘scire’, ‘nolle’, ‘credere’, ‘imaginari’, ‘percipere’, ‘dubitare’, ‘haesitare’, ‘demonstrate’ et similia. Unde quando aliquis istorum terminorum totaliter praecedit dictum propositionis facit sensum compositum (tantum 4dd. inferl.), ut ‘scio deum esse’, ‘possibile est hominem esse animal’. Sed quando aliquis istorum terminorum intermediat dictum propositionis, scilicet (ponitur) inter accusativum casum et infinitivum modum, tunc facit sensum divisum tantum, ut ‘hominem possibile est cuttere’. Sed quando aliquis istorum terminorum finaliter  subsequitur dictum propositionis, tunc ista propositio potest indifferenter sumi in sensu composito vel in sensu diviso, ut ‘hominem cutrere est possibile’. Omnis propositio in sensu composito est officiabilis, ut ista ‘necesse est deum esse’ sic officiatur: talis propositio est necessaria ‘deus est” propter eius Terminologia logica della tarda scolastica 553 Il trattato Termini qui faciunt, a proposito degli stessi termini (modali e verbi designanti atti dell'anima), scrive   quando aliquis praedictorum terminorum vel consimilium praecedat totaliter dictum propositionis vel finaliter subsequitur, tunc ii illa propositio in sensu composito , e aggiunge:  sed quando quis dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est ponitur in medio inter accusativum casum et modum infinitum, tunc illa propositio est totaliter accepta in sensu diviso !; ica SAR la stessa tesi ritroviamo nell’anonimo trattato Termini cu. quibus ®8. Il trattato De sensu composito et diviso di Riccardo Billingham è da ricondurre a queste ultime discussioni. be L’autore si interessa a quello che considera il primo modo primarium significatum ‘deum esse’, igitur necesse est deum esse. Li Lay propositio in sensu diviso est resolubilis, si primus e sit reso! ni vel exponibilis, si primus terminus sit exponibilis. tì um prim: ; ‘hominem possibile est currere’ sic resolvitur: hoc possibile est nn fa hoc est homo, igitur etc. Exemplum secundi: ‘omnem esi pe est currere’ sic exponitur: hominem possibile est currere et nih | est homo quem vel quam non est possibile currere, igitur etc. Unde propositio è rg diviso debet probari per primum terminum mediatum in illa i proposi ros : Il primo termine sul quale la probatio si opera può essere impedito Si A DI s° Sed nota quod primus terminus. probabilis impeditur sex mo; 1 ni modo, per propositionem hypotheticam, ut ‘si homo currit, “1 currit?. Secundo modo, per propositionem modalem in sensu composito, ut pe cutrere est impossibile’. Tertio modo, per exceptivam et per exe cp ut ‘omnis homo praeter Socratem currit?. Quarto modo, in propositione p cr ralis numeri, ut ‘duo homines habent duo capita’. Quinto modo, pa 5 relativum ponitur a parte praedicati et refertur ad terminum stantem discre e vel determinate, ut ‘homo currit qui est albus?. Sexto modo; per ig tionem negativam, quae debet probari per eius oppositum, ut n us e currit’ A_ parte l’ultimo modo, ben noto agli altri sostenitori E" pro pei i primi cinque non sono ricordati come impedienti la probatio del primo mine: ma essi richiamano regole del senso composto note in past (1° e 2°, 4°) o al tempo dell’autore (5°); per il terzo modo, cfr. il cap. IV. 186 Cfr. appendice 1. 187 Cfr. appendice 2. 554 Alfonso Maierà e che ha luogo con i termini officiales: modali e verbi significanti actum mentis! Degli altri modi, egli ricorda quello che può essere luogo con e?! o con vel!9, Ma, per quanto riguarda il primo modo, egli afferma categoricamente ! che si ha senso composto quando il termine comune è preceduto da un termine officiabile e senso diviso quando il termine comune segue il termine officiabile ‘2, giacché la probatio propositionis può essere fatta solo in base al primo termine della proposizione !?, Per il resto, il trattato non contiene novità né a proposito della dottrina che qui ci interessa, né per quanto attiene alla probatio della proposizione quale la conosciamo. i È necessario rilevare, concludendo queste note, che la dottrina della probatio si è così impadronita di quella del senso composto e del senso diviso, che in Heytesbury si presentava come una sistemazione dei vari capitoli della logica di quel tempo-in funzione di un preciso punto di vista. Questo predominio della probatio sul senso composto è sul senso diviso dopo Heytesbury permetterà, come vedremo, ai maestri italiani di spiegare il testo . de [Voco autem officiale omnem terminum verbalem significantem actum mentis, ut ‘imaginor’, ‘intelligo’, ‘scio’, ‘credo’, ‘dubito’ ‘significat’, ‘supponit’ et huiusmodi, quae communiter verba non sunt vera actus singulis simplicis sicut sunt huiusmodi verba ‘percutio’, ‘vendo’, ‘do’ et huiusmodi ; ma si veda, per i modali, ivi e Speculur, cit., pp. 345-346. o Ms. Paris, B.N., lat. 14715, f. 82ra:  Penes secundum modum compositionis et divisionis fiunt per o" (notam?) copulationis ut ‘quinque sunt duo et tria’, quae falsa est . DE Cfr. ivi, f. 82ra: Similiter in sensu diviso cum disiunctione, ut contingit hoc esse, igitur contingit hoc esse vel non esse; tu scis 4 vel b igitur tu scis 4; haec significat 4 esse, igitur significat et esse vel £ non esse : Evidentemente Billingham, che non si rifà al trattato di Heytesbury, adotta uno schema tradizionale in due o tre modi, al quale si riferisce, 191 BILLINGHAM polemizza contro chi sostiene che si abbia senso composto anche quando l’officiabile segue gli altri elementi della proposizione: cfr op. cit., pp. 389 sgg. ° 192 Ivi, pp. 387-389. 19 Cfr. Speculum..., cit., p. 373. —1 Terminologia logica della tarda scolastica 553 di Heytesbury con le nuove regole, in modo da eliminare ogni incertezza dall’opuscolo del maestro. 6. I trattati italiani dei secc. XV-XVI In Italia la dottrina che studiamo ha avuto due forme, legate a due diverse tradizioni. La prima (per la quale basti ricordare Paolo Veneto), è quella più diffusa nella logica inglese, incentrata sui termini officiales; l’altra — della quale esamineremo, nell'ordine, i testi di Paolo da Pergola, Battista da Fabriano, Alessandro Sermoneta, Bernardino di Pietro Landucci e Benedetto Vettori — segue invece da vicino il resto di Heytesbury, che in Italia ha avuto enorme fortuna. Paolo Veneto tratta ex professo del senso composto e del senso diviso nel trattato 21 della prima parte della Logica magna. Riconosciuto che la dottrina  ortum trahit a terminis officiabilibus  !*, egli respinge la tesi di coloro che assumono la proposizione in senso composto quando il modus! precede il dictum o lo segue e in senso diviso quando esso sta tra le parti del dictum '6, ma respinge anche la tesi di chi (come Pietro di Mantova) ritiene che si ha senso composto solo quando il modus precede il dictum, mentre quando esso sta tra le parti del dicturz 0 lo segue si ha senso diviso !”. Per parte sua si schiera con coloro che 14 Logica magna, cit., I, 21, f. 76rb. 195 Si ricordi (cfr. cap. VI, n. 279 e il cap. V, sulle proposizioni modali), che Paolo Veneto ammette varie specie di ‘modi’; cfr. ivi, f. 76rb-va:  Pro quo est notandum quod omnes illi modi superius explicati, puta nominalis, verbalis, participialis et adverbialis, sensum compositionis et divisionis exprimere possunt, sed qualiter est difficultas . 196 Ivi, f. 76va:  Dicunt quidam quod universaliter quandocumque modus simpliciter praecedit orationem infinitivam vel finaliter subsequitur eandem, sensus compositus firmiter nominatur, ut ‘possibile est Socrates currere’, “Socratem currere est possibile’; sed quando mediat dictum, sensus divisus vocatur, ut ‘Socratem possibile est currere’ . 197 Ivi:  Alli dicunt quod quando modus simpliciter praecedit est sensus 256 Alfonso Maierù ritengono che il modus posto in fondo fa sì che la proporzione sia assunta indifferenter in senso composto e in senso diviso: Dico ergo aliter tenendo medium istorum, quod quandocumque modus simpliciter praecedit dictum categoricum vel hypotheticum facit sensum compositum, et quando mediat verbum dicti et primum extremum tenetur in sensu diviso; sed quando finaliter subsequitur idem potest indifferenter sumi in sensu composito et (in) sensu diviso 18, Li Quando è in senso composto, la proposizione è officiabile in ragione del termine officiabile che precede o segue il dictum (la proposizione, con l’officiabile che segue il dicturz, aequipollet ‘9 a quella con l’officiabile che precede); ma quando è in senso diviso essa è resolubile. Ma bisogna fare attenzione: quando la proposizione in senso diviso ha il zzodus a patte praedicati , se un termine comune precede il verbo di modo infinito, la probatio comincia dal termine comune; ma se il verbo è preceduto solo da un termine immediato, la probatio comincia dall’officiabile anche quando questo sia preceduto da un termine comune posto comunque dopo compositus ut prius, sed quando mediat vel finaliter subsequitur est sensus divisus, ut “4 scio esse verum’ et ‘4 esse verum est scitum a me. Cfr. PieTRO DI MANTOVA, Logica, cit., f. [105va]: Item, praemittamus quod verba pertinentia ad actum mentis faciunt sensum compositum et sensum divisum. Faciunt autem sensum compositum cum totaliter praecedunt dictum propositionis, ut ‘scio hominem currere’; sensum autem divisum faciunt cum inter partes dicti mediant aut totaliter sequuntur: ideo haec est in sensu diviso ‘hominem scio currere’, aut ‘hominem cutrere scio’  (è il trattato De scire et et dubitare, e la giustificazione è che questi verbi operano la e a sui termini seguenti, non su quelli precedenti; si veda cap. VII, 198 ; i " Ried ale Logica magna, cit., I, 21, f. 76va; in luogo di surzi, In sensu composito est falsa (sc. propositio ‘creantem esse deum est necessarium’) quia tunc aequipollet huic ‘necessarium est creantem esse deum’ et officiabilis, sicut illa valet: propositio est necessaria ‘crean: est deus’ sic primarie significando, quod falsum est . i Terminologia logica della tarda scolastica 557 il verbo di modo infinito ?°, Degli officiabili, i termini modali nella forma verbale fanno senso composto se sono presi impersonalmente, senso diviso se presi personalmente ?", mentre la loro forma avverbiale, che è esponibile, si comporta in tutto come la forma nominale ?®. La proposizione interpretabile in senso composto e in senso Est ergo pro toto notandum quod quando talis modus finaliter subsequitur et tenetur in sensu diviso, si verbum infinitivi modi terminus mediatus praecedit, ab ipso incipiatur probatio propositionis. Si autem fuerit terminus immediatus, a modo incipiatur probatio propositionis per officiantes, non obstante quod ipsum praecesserit terminus mediatus existens post verbum, verbi gratia dicendo: ‘hoc esse creans est necessarium’, illa propositio officiabilis est sicut illa cui aequipollet: ‘hoc necessarium esse est creans’. Sed dicendo: ‘hoc creans esse est necessarium’, propositio illa est resolubilis respectu istius termini ‘creans’, sicut illa ‘hoc creans necesse est esse’. Ita ergo quod si dicerem ‘deum esse creantem est necessarium’, primus terminus probabilis est li ‘deum’ et secundus est li ‘necessarium’. Sed si dicerem: ‘deum cteantem esse est necessarium’, primus terminus est li ‘deum’ et secundus li ‘creantem’, dato adhuc quod sit appositum verbi infinitivi . È da notare che, allo stesso proposito (senso diviso con modo in fine), l’autore ha sostenuto che la proposizione  creantem esse deum est necessarium  è resolubile grazie al termine creanferz, così:  hoc esse deum est necessarium et hoc est creans, ergo creantem esse deum est necessarium , e che la proposizione  hoc esse deum est necessarium  va officiata ( Et in sensu diviso similiter, quia debet officiari immediata facta resolutione primi termini , ivi). 201 Ivi, f. 76vb: Verumtamen est notandum quod huiusmodi verba ‘potest’ et ‘contingit’ non habent huiusmodi distinctionem. Quandocumque nam personaliter sumuntur faciunt sensum divisum, ut ‘antichristus potest esse’, aut ‘Socrates contingit currere’; sed quando impersonaliter sumuntur, tune faciunt sensum compositum, ut ‘potest esse quod antichristus sit, vel currat”, ‘contingit hominem currere’ aut ‘contingit quod Socrates legit, vel disputat’ etc. Quaecumque igitur dicta sunt de terminis officiabilibus possunt etiam in terminis modalibus exponibilibus confirmari, ita quod quando modus praeponitur facit sensum compositum, ut ‘necessario omnis homo est animal’, quando mediat inter subiectum et praedicatum facit sensum divisum, ut ‘omnis homo necessario est animal’; sed quando finaliter subsequitur potest 558 Alfonso Maierù diviso può essere vera o falsa in entrambi i sensi: ma è necessario distinguere questi sensi, a meno che la proposizione non sia vera in entrambi 2°. Regola generale è la seguente:  A sensu composito ad sensum divisum et e converso non valet argumentum  24, anche se in casi particolari l’inferenza può essere valida 25, I maestri che commentano il testo di Heytesbury ne espongono la dottrina in sette o otto modi 2%: in genere i modi 5 e 6 di Heytesbury sono trattati in uno solo, il quinto 2”, mentre c'è oscillazione a proposito dell’ultimo modo appena accennato da Heytesbury: alcuni ne trattano, altri no ?®, indifferenter sumi in sensu composito vel diviso, ut ‘omnis homo est animal necessario’ , . i Ivi, f. 76va:  Dico quod quaelibet istarum (sc. propositionum) et consimilium cum proponitur est distinguenda secundum compositionem et divisionem nisi in utroque sensu fuerit vera . 24 Logica parva, cit., III, e Logica megna, cit., I, 21, f. 76vb: Ex ista sententia infero istam conclusionem, quod a sensu composito ad sensum divisum cum termino officiabili frequenter fallit argumentum [....]. Similiter a sensu diviso ad sensum compositum non valet talis forma arguendi  . ca Ivi, f. 74va: Et si ex his concluderes quod sensus compositus convertitur cum sensu diviso, dico quod verum est quando utrobique modus est primum probabile . Sed quando modus non utrobique est primus terminus, tunc sensus compositus non convertitur cum sensu diviso  . Si tratta, in tal caso, dell’equivalenza (convertitur) tra i due modi. 206 Invece di  Unde octo vel novem modis accidit   del f. 2rb dell'edizione 1494 del testo di Heytesbury, il ms. Roma, Bibl. Casanat. 85, f. 8rb, il ms. Venezia, Bibl. Marciana, Z. lat. 277 (= 1728), f. 12v, e l’ed. 1501 col commento di Sermoneta, cit., f. 3rb, leggono  Unde septem vel octo modis  . ar Il testo del 1501, cit., f. 12rab:  Quintus modus mediante illa copula coniunctionis ‘et’ et ‘vel’  ; il ms. Marciano, al f. 12v, pone solo la  copula coniunctionis ‘et’  e non accenna a vel; ma a f. 14r tratta di e£ e al f. 14v, di seguito, di vel. 208 I mss. Casanat. e Marciano non hanno l’ottavo modo (il nono di Heytesbury) né, dei commenti, lo hanno quelli di Paolo da Pergola e di Benedetto Vettori, come si vedrà. Terminologia logica della tarda scolastica 559 Il primo di questi commenti è quello di Paolo da Pergola. Il maestro discute sette modi e di ciascuno considera analiticamente gli elementi differenzianti l’un senso dall’altro e i casi in cui l’implicazione di un senso da parte dell’altro è lecita. Il primo modo ha luogo con i termini modali ( sive sumantur nominaliter, sive verbaliter, sive adverbialiter ), e si ha senso composto quando il modo  praecedit vel subsequitur dictum propositionis , e, se è verbo, esso ha forma impersonale; quando invece il modo (se verbo, in forma personale)  mediat inter partes dicti seu extremorum  si ha senso diviso ?”. In tre modi differiscono senso composto e senso diviso: innanzi tutto, il senso composto esige, a differenza del senso diviso, che i termini della proposizione abbiano una verifica istantanea; inoltre, la proposizione in senso composto richiede che si possa formulare la corrispondente proposizione de inesse insieme con la proposizione modale senza che ne segua alcun inconveniente, ma ciò non è richiesto dal senso diviso 210. infine, il senso composto va provato officialiter, mentre il senso diviso va provato secondo che richiede il primo termine della proposizione ?!!, Dall’uno all’altro senso, e viceversa, vale l’inferenza solo quando si verificano le seguenti tre condizioni: che anche il senso diviso come il senso composto richieda una verifica istantanea (l’esempio addotto ha il verbo potest)”; che il relativo implicativo qui, Cfr. PaoLo pa PercoLA, De sensu composito et diviso, cit., p. 149. 210 Ivi; forse è un po’ forte intendere l’espressione  ponere in esse  come formulare la proposizione de inesse corrispondente, ma cfr. n. 239. 21 Ivi. 212 Cfr. gli autori seguenti. Credo che questo sia il senso della frase di Paoto (op. cit., p. 150): Prima, quod compositio sit verificabilis pro instanti et non exigat tempus limitatum. Ideo non sequitur: Tu potes proferre A propositionem, ergo potest esse quod tu proferas A propositionem . Qui compositio non vale senso composto (ché altrimenti avremmo una ripetizione di ciò che si sa) ma vale ‘complesso’ dei termini che costituiscono una quando è presente nella proposizione, non denoti altro nel senso composto e altro nel senso diviso; che i termini occorrenti non siano repugnantes o opposti (es. iustus-iniustus)?, Nel secondo modo, con i termini confundentes, si ha senso composto quando il termine comune ha supposizione confuse tantum e senso diviso quando ha supposizione determinata: poiché la supposizione determinata è verificabile mediante disgiunzione, ciò che differenzia l’un senso dall’altro è che nel senso diviso si ha la verifica con disgiunzione che nel senso composto non si può avere. Perciò dall’uno all’altro senso e viceversa non vale l’inferenza, almeno da un punto di vista formale, anche se può valere  gratia terminorum  ?!, Il terzo modo ha luogo con i pronomi relativi. Senso composto e senso diviso possono aversi in due modi: innanzi tutto, si ha senso composto quando occorre nella proposizione qui (relativo implicativo) e senso diviso quando in luogo di qui si ha et ille; ma in entrambe le proposizioni può occotrere lo stesso pronome qui: in tal caso il senso composto si ha quando il pronome precede il verbo principale ed è unito al suo antecedente; quando invece esso segue il verbo principale, si ha senso diviso 2! Nel primo caso, il senso diviso costituisce una ptoposizione ipotetica di contro al senso composto che è proposizione categorica; nel secondo caso il senso diviso è  magis distributus  rispetto al senso composto. Perciò, nel primo caso l’inferenza tra i due sensi vale solo eccezionalmente ?!5; nel secondo, l’infeproposizione o un dictum, e quindi sta per la proposizione stessa in senso composto o in senso diviso. Cfr. StropE, Logica, cit., f. 23vb:  ali quando verbum requirit instans pro supposito, id est pro quo debet propositio probari vel verificati, et aliquando tempus . 213 PaoLo DA PERGOLA, op. cit., p. 150. 214 Ivi: il testo ha solo   non valet argumentum de forma , ma pare che ciò importi che può valere  gratia materiae . 215 Ivi. 216 Ivi, p. 151: A resolutione de gui in et et ille, illa, ilud valet arguTerminologia logica della tarda scolastica 561 renza vale dal senso diviso al senso composto, e non viceversa CA Il quarto modo, che si verifica con totus e infinitus, è spiegato da Paolo con gli stessi elementi forniti da Heytesbury: si ha senso diviso quando uno di essi precede tutti gli altri; se invece segue il verbo principale, o è preceduto da un altro termine, si ha senso composto. La differenza fra i due sensi è quella che deriva dalla funzione di categorema o di sincategorema che i due termini possono avere, e dall’uno all’altro senso e viceversa non vale Vinferenza 28, . Il quinto modo ha luogo con et o vel (oppure 442): si ha senso composto quando i termini congiunti da e? o vel stanno collective e senso diviso quando stanno divisive; oppure: senso composto è quando i termini in congiunzione o in disgiunzione stanno dalla stessa ‘parte’ della proposizione (cioè dalla parte del soggetto o del predicato), senso diviso quando stanno in parti diverse. La differenza tra l’un senso e l’altro è data dal fatto che il senso composto richiede la verifica di tutti i termini della congiunzione 0 della disgiunzione insieme, mentre il senso diviso comporta la verifica di ciascun termine per sé (e quindi anche di uno in assenza degli altri). Perciò, infine, dal senso composto al senso diviso DO viceversa non vale la consequentia”?. Per quanto riguarda în particolare la disgiunzione, poiché da un elemento di essa all’intera disgiunzione vale l’inferenza ( hoc est homo, ergo hoc est homo vel asinus ), Paolo da Pergola avverte che questa non ha luogo quando la disgiunzione è preceduta da un termine distrimentum quinque conditionibus observatis. Prima quod non referatur antecedens stans confuse tantum. ...]. Secunda quod non praecedat terminus distributus. Tertia quod verbum principale non sit negatum. (tesa FA Quarta quod non praecedat terminus qui indifferenter potest teneri categorematice et syncategorematice. Quinta quod non praecedat terminus modalis de sensu composito . 217 Ivi. 218 Ivi, pp. 151-152. 219 Ivi, p. 152. 562 Alfonso Maierù butivo o avente importo distributivo ( tu differs ab asino, ergo tu differs ab homine vel ab asino : non vale) ?®, Il sesto modo si ha con la determinazione ita fuit ?!, ita erit, ita potest esse: una proposizione è in senso composto quando è preceduta dalla determinazione (e il verbo in tal caso è di tempo presente, come si ricava dagli esempi), altrimenti è in senso diviso (e il verbo non è di tempo presente, ma ha il tempo che ha la determinazione del senso composto). Il senso composto importa che la determinazione restringa la proposizione al tempo o al modo indicato dalla determinazione, mentre il senso diviso considera la proposizione absolute 2. Dal senso composto al senso diviso l’argomentazione non vale quando intervengono altri elementi sincategorematici 2*; se invece è  in terminis simplicibus , l’argomentazione vale dall’un senso all’altro senso e viceversa ?*. Infine, il settimo modo si ha con i termini mentali: quando il termine mentale precede o segue il dictum della proposizione, si ha senso composto (come per il primo modo), quando esso sta tra le parti del dictuzz si ha senso diviso. Nel senso composto, essendo il dictum determinato dal termine mentale, i termini del dictum sono disposti alla confusio e alla appellatio rationis 3, ciò che non avviene per il senso diviso. Per quanto attiene ai rapporti fra i due sensi, l’autore elenca nove regole, delle quali la sesta, la settima e l’ottava riguardano 220 Ivi, p. 153. 221 L’editore legge Il/la fuit (ivi). 22 Ivi. 223 In tre casi secondo l’autore:  Primo cum termino distributo ;  Secundo mediante termino confundente confuse tantum. Tertio respectu duplicis compatationis  (ivi, p. 154). 224 Ivi:  Sed in terminis simplicibus et sine distributione et sine termino confundente confuse tantum respectu simplicis comparationis, a sensu composito ad sensum divisum, et e contra valet argumentum . 25 Ivi:  sensus compositus est aptus natus ad confusionem et appellationem rationis, dummodo terminus fuerit capax; divisus hoc non exigit simpliciter . Per l’appellatio rationis, cfr. cap. I, $ 6. a Terminologia logica della tarda scolastica 563 i sillogismi 6 e la nona dà raccomandazioni per l’utilizzazione del settimo modo nella disputa e nei casus obligationis ?: petciò tralasciamo queste ed esaminiamo le prime cinque. Prima regula est ista, a sensu composito ad sensum divisum et e contra non valet argumentum  nisi in tribus casibus; primo, cum termino demonstrativo simpliciter sumpto ut: Hoc scio esse verum, ergo scio hoc esse verum . Secundo, cum prunomini demonstrativo additur determinatio palam convertibilis cum praedicato. Ideo bene sequitur: Hoc album scio esse album, ergo scio hoc album esse album, et e converso. Tertio cum pronomini demonstrativo additur determinatio palam superiori praedicato ut: Hoc coloratum scio esse album, ergo scio hoc coloratum esse album 28. Ma questi tre casi non valgono con i termini dubito, credo, imaginor, suspicor, apparet 2. Per quanto riguarda le regole successive, bisogna premettere che Paolo distingue, con Heytesbury,  termini omnino noti  (come ens, aliguod, hoc),  termini medio modo noti  (substantia, corpus, homo, Socrates), e termini omnino ignoti  (come le variabili A, B, C). La seconda regola è la seguente:  A termino magis noto ad minus notum vel omnino ignotum in terminis mentalibus non valet argumentum, nec a minus noto ad magis notum  2°, Le regole tre e quattro ? riguardano proposizioni contenenti termini omznino ignoti: si tratta di problemi de scire et dubitare (quando si può dire che una proposizione è scita, dubitanda, neganda ecc.), che non esaminiamo in questa sede. Infine, la quinta regola è la seguente:  A sensu diviso ad sensum divisum de forma non valet argumentum : ad esempio, 226 Ivi, pp. 156-158. 21 Ivi, p. 158. 228 Ivi, pp. 154-155. 29 Ivi, p. 155. 230 Ivi. 231 Ivi, pp. 155-156. 564 Alfonso Maierù non vale  A scio esse verum, ergo verum scio esse A , giacché non si tratta di conversione semplice della proposizione; la conversa di  A scio esse verum  secondo Paolo è  scitum esse verum est A? Il testo di Paolo dipende strettamente da quello di Heytesburye ne rappresenta una lettura attenta alle minime pieghe del discorso, condotta secondo il criterio della  probatio propositionis  (in particolare nel primo modo), che però non è spinto, mi pare, fino a forzare l’originale carattere del testo. Ciò che Paolo viene esplicitando si irrigidisce però in piatte formule scolastiche, che del resto ben rispondono alla intenzione dell’autore, il quale vuole fornire, come dice nella dedica a Pettus de Guidonibus, una tavola o prontuario ordinato della materia, già nota e diffusa in modo disordinato, come strumento cui ricorrere per evitare i sofismi con l’ausilio di regole certe ?*. La seconda expositio del testo di Heytesbury che esaminiamo in questa sede è dovuta a Battista da Fabriano. Egli premette all'esame dei singoli modi alcune osservazioni. Innanzi tutto,   arguendo a sensu composito ad sensum divisum aut e converso ut plurimum et frequenter consequentia non tenet  24: la proposizione in senso composto e quella in senso diviso non si implicano reciprocamente, né l’una in qualche modo implica l’altra, da un punto di vista generale. Inoltre, non è possibile dare un’unica descrizione del senso composto e del senso diviso, essendo i modi più di uno; quindi, ad esempio, non si può caratterizzare la proposizione in senso composto come quella in cui il modo precede o segue il dictum e la proposizione in senso diviso come quella in cui il modo sta tra le parti del dictum: infatti non tutte le proposizioni in senso 232 Ivi, p. 156. 233 Cfr. ivi, p. 149. 234 BarTISTA DA FABRIANO, Expositio..., cit., f. 4ra. composto o in senso diviso hanno un modo e un dicturz. Quindi è necessario fornire, per ogni modo, una descrizione appropriata dei due sensi ”5. L’osservazione è impottante, specie se si tiene presente che lo stesso Paolo Veneto impostava ancora la determinazione dei due sensi sulla posizione del termine officiabile nella proposizione. Battista da Fabriano ricava il rilievo dall’esame dei vari modi di Heytesbuty. I modi esaminati sono otto. Rispetto al trattato di Paolo da Pergola, Battista considera in più il modo caratterizzato dai termini connotativi. In breve, seguiremo l’esposizione di Battista, sottolineandone gli elementi di novità. Nel primo modo (con i termini modali), la forma verbale del modo (ad es. potest) assunta personaliter fa senso diviso ?*, assunta impersonaliter fa senso composto #”; la forma nominale (possibile, impossibile) fa senso composto quando precede o segue il dictum, se cade  inter partes dicti  fa senso diviso 8. Le differenze fra i due sensi sono quelle stesse elencate da Paolo da Pergola”? e sostanzialmente allo stesso modo è fissata qui la possi235 Ivi, f. 4ra-b. 236 Ivi, f. 4va:  personaliter quando (sc. potest, non potest) construuntur cum recto a patte ante , cioè quando il verbo è preceduto dal nominativo (rectus). 237 Ivi: Sed ista verba sumuntur impersonaliter quando non recipiunt suppositum per rectum, sed totaliter cadunt super adaequatum significatum alicuius propositionis . 238 Ivi. 239 Ivi, f. 4vb:  Prima, quia propositio in sensu diviso universaliter probatur secundum exigentiam termini mediati praecedentis, si quis fuerit talis, de sensu composito autem probatur officiabiliter. Secunda est, quia propositio de sensu diviso cum li possibile non ponitur in esse sed de sensu composito cum li ‘potest’ vel ‘possibile’ ponitur in esse, sicut ista: ‘possibile est te esse Romae? aut ‘potest esse quod tu sis Romae’; istae duae debent poni in esse, id est, si possibile est te esse Romae et ponatur: ‘tu es Romae’, nullum sequitur impossibile; et similiter, si potest esse quod tu curras, et ponatur in esse quod tu curras, hoc admisso, nullum sequitur]  bilità di inferenza da un modo all’altro 9. Nel secondo modo, con i termini confurndentes, il senso composto si ha quando il termine confundibilis segue quello confundens; quando invece il termine confundibilis precede quello confundens si ha senso diviso #!, Le differenze fra i due sensi sono fornite qui molto più chiaramente che nel testo di Paolo da Pergola: impossibile. Et hoc modo intelligitur: possibili posito in esse nullum sequitur impossibile. Sed de sensu diviso non ponitur in esse, ut ‘album potest vel possibile est esse nigrum’ non ponitur in esse, quia de facto album possibile est esse nigrum et tamen, si ponatur in esse, sequitur impossibile [cioè  album est nigrum], ut patet. Similiter de ista ‘sedentem possibile est currere’: si ponatur in esse, sequitur impossibile, videlicet ‘sedens currit?. Tertia differentia est, quia propositio in sensu composito cum li ‘possibile’ vel ‘potest’ requirit verificationem instantaneam respectu compositionis sequentis, hoc est requirit compositionem sequentem posse verificati pro instanti mediante ista nota ‘est’, ut patet, sed de sensu diviso hoc non requirit, sed significat successionem respectu diversarum partium temporis respectu illorum terminorum positorum in illo dicto . 20 Delle regole di BATTISTA, la quinta (ivi, f. 5vb) riassume le tre condizioni di validità poste da Paolo; la prima (ivi, f. Sra), la terza (ivi, f. 5va) e la quarta (ivi, f. 5va-v) sottolineano separatamente la mancanza delle stesse condizioni. Nuova è la seconda regola (ivi, f. Srb-va): Secunda regula: arguendo a sensu composito ad divisum cum li ‘possibile’ vel ‘potest’ in terminis compositis non valet consequentia formaliter et simpliciter. Unde non sequitur: ‘possibile est te esse omnem hominem, ergo tu potes esse omnis homo’ . 241 Ivi, f. 6rb; ma Battista caratterizza la differenza tra i due sensi servendosi di varie formule (ivi):  est sensus compositus in hoc modo cum terminus communis stat confuse tantum sequens aliquem istorum terminorum vel, melius, sensus compositus est cum terminus communis stat confuse tantum vel immobiliter, sensus vero divisus est cum terminus capax confusionis stat determinate vel mobiliter; nam dicendo: ‘promitto tibi omnem denarium’, haec est in sensu composito quantum ad hunc modum, et terminus communis non stat confuse tantum; vel dicatut quod sensus compositus est cum terminus confundibilis ab his terminis sequitur aliquem horum termi norum, divisus vero cum terminus confundibilis praecedit vel cum idem terminus stat determinate. differt sensus compositus a diviso quantum ad istum modum dupliciter. Primo, quia ista de sensu composito est probabilis ratione termini facientis sensum compositum, sed illa de sensu diviso ratione termini praecedentis. Secundo, quia propositio de sensu diviso requirit verificationem disiunctivam vel copulativam, ut ‘denarium promitto tibi’ aut ‘omnem denarium tibi promitto’, illa vero de sensu composito non requirit talem verificationem, ut ‘promitto tibi denarium’ non requiritur quod promittam tibi 4 denarium vel quod promittam tibi et denarium, et ita de aliis similiter 2. I due sensi sono  ad invicem impertinentes  e perciò non è lecita l’inferenza dall’uno all’altro *, a meno che i termini che insieme a quello confundens formano la proposizione non siano singolari e semplici, giacché in tal caso la supposizione non varia, sia che il termine segua sia che preceda il verbo confundens. Così sono lecite le conseguentiae:  incipio videre Socratem, ergo Socratem incipio videre ,  promitto tibi 5 denarium, ergo b denarium tibi promitto  ?f. Nel terzo modo, con il pronome relativo, si può avere senso composto in tre forme: quando l’antecedens del relativo ha supposizione  confusa tantum  (es.  promitto tibi denarium quem tibi promitto ), quando il relativo è congiunto all’antecedens che sia distributum (cioè quantificato da omnis) senza che tra antecedens e relativo sia posto il verbo principale ( omnis homo qui est albus curtit ), o quando il verbo principale è preceduto dalla negazione ( chimaera quae currit non movetur ). Quando non si verifica nessuno di questi casi, si ha senso diviso (es.  ali242 Ivi, f. Grb-va. 243 Ivi, f. 6va. Aggiunge l’autore (ivi):  Et notandum quod ‘indigeo’, ‘requiro’, ‘praesuppono’ et huiusmodi non confundunt confuse tantum nisi cum gerundio. Unde si dicatur: ‘indigeo oculo”, li ‘oculo’ stat distributive, sed dicendo: ‘indigeo oculo ad videndum’, li ‘oculo’ stat confuse tantum immobiliter . 24 Ivi, f. 8va. 568 Alfonso Maierù quis homo qui est albus currit )?5. Tenendo presente che il pronome qui in una proposizione in senso composto non può essere risolto in ef e ille e che il pronome relativo, posto nella stessa categorica, ha la supposizione del suo artecedens, mentre, posto in una categorica diversa da quella che contiene l’antecedens (si tratta quindi di una proposizione ipotetica composta di due categoriche), ha supposizione determinata e  replicat totam compositionem sui antecedentis  (così, data  omnis homo est animal et illud est rationale , la seconda categorica vale  animal quod est omnis homo est rationale , di modo che illud ha supposizione determinata ma replicat [cioè richiama] tutta la compositio precedente) 24, argomentando dal senso composto inteso nella prima forma al senso diviso non vale la conseguentia perché l’antecedente è vero e il conseguente è falso 2”; argomentando dal senso composto inteso nella seconda forma al senso diviso la consequentia non vale”, ma vale se si argomenta dal senso diviso al senso composto ?*; argomentando dal senso composto nella terza forma al senso diviso,  non valet consequentia de forma licet valeret quandoque gratia materiae  9. Per quanto riguarda il quarto modo (con infinitus e totus) l’autore non fornisce altro rispetto a quanto sappiamo ?! se non 245 Ivi, ff. &va-b e 9vab. 26 Ivi, f. 8vb. 27 Ivi, ff. 8vb-9ra. 248 Ivi, f. 9ra. a Ivi, f. 9rb:  Arguendo tamen e converso in omnibus his, consequentia est bona, quia in his quicquid significat sensus compositus significat sensus divisus, et plus, ut dictum est . 250 Ivi, f. Iva. 251 Senso composto è quando il termine è categorema, cioè quando è a parte praedicati, o a parte subiecti, ma preceduto da una determinatio (ivi, ff. 9vb e 11ra); dall’un senso all’altro e viceversa non vale la consequentia (ivi, ff. 10ra e 11rh). Terminologia logica della tarda scolastica 569 la determinazione chiara della differenza fra senso composto e senso diviso: Et differt valde sensus compositus a diviso mediante hoc termino ‘infinitus, ta, tum’. Primo, quia in sensu composito significat aliquod certum et determinatum esse sine principio et sine fine . Sed in sensu diviso syncategorematice significat, quocumque finito dato vel dabili, dari maius in quacumque proportione . Est enim una alia differentia, quia syncategorematice est signum confusivum et re(d)dit totam propositionem exponibilem. Unde haec est exponibilis ‘infinitus est aliquis numerus’ et praedicatum stat confuse tantum, ut patet. Sed haec ‘aliquis numerus est infinitus’ non est exponibilis sed resolvitur, et praedicatum stat determinate ??; Differt  sensus compositus a diviso cum isto termino ‘totus’ etc., quia in sensu diviso reddit propositionem exponibilem, in sensu composito est ferminus resolubilis. Item in sensu diviso convertitur cum universali et est terminus confusus, sed in sensu composito neutrum sibi convenit, ut patet. Item differunt in significato, quia in sensu diviso et syncategorematice ‘totus’ idem est quod ‘quaelibet pars’  sed in sensu composito significat ens integrum et perfectum cui nihil deest, ut patet ex usu loquendi et accipiendi hos terminos 25, î Dall’uno all’altro senso l’inferenza non vale; né si dica che argomentazioni come  infinita sunt finita, ergo finita sunt infinita  sono consequentiae valide perché si procede a conversa ad convertentem ; risponde il maestro:  Dicatur quod nulla illarum est bona conversio, cum continue in una tenetur idem terminus categorematice et in alia syncategorematice  25, Il quinto modo, come è noto, ha luogo con le congiunzioni et e vel: si ha senso composto quando i termini congiunti da una delle due particelle stanno collective e senso diviso quando i ter mini stanno divisive ; ciò significa che, mentre le proposizioni; a deest il testo aggiunge est. 254 Ivi, f. 1lva. 25 Ivi. 570 Alfonso Maierù in senso diviso equivalgono, rispettivamente, a una congiunzione di proposizioni se si tratta della particella ez, e a una disgiunzione di proposizioni se si tratta di vel *, le proposizioni in senso composto richiedono che la verifica della congiunzione o della disgiunzione avvenga rispettivamente coniunctim o divisim?". Ecco alcuni esempi. Le proposizioni  Socrates et Plato sunt duo homines  e  omnis numerus est par vel impat  sono in senso composto perché non equivalgono a  Socrates est duo homines et Plato est duo homines  e a  omnis numerus est par vel omnis numerus est impar ; le proposizioni  tu es homo et albus , tu es homo vel asinus  sono in senso diviso perché equivalgono, rispettivamente, alle proposizioni molecolari  tu es homo et tu es albus ,  tu es homo vel tu es asinus , per le quali valgono le regole operative della congiunzione e della disgiunzione. Se però il complesso di termini congiunti dalle suddette particelle è preceduto da un  signum confusivum , distributivo o negativo (es. differt, aliud), le proposizioni sono in senso composto e le regole della congiunzione e della disgiunzione non sono applicabili 8. Per quanto riguarda il sesto modo, le notizie date da Battista 256 Ivi, f. 1lvb: Et ex his patet differentia inter sensum compositum et divisum quoad hunc modum, quoniam in sensu diviso copulatum aequipollet copulativae et disiunctum disiunctivae, sed in sensu composito non. Patet etiam alia differentia, quia in sensu diviso a copulato ad quamlibet eius partem et a qualibet parte disiuncti ad totum disiunctum valet consequentia, sed in sensu composito non valet . 251 Ivi, f. 1lva per la congiunzione ef:  Sensus veto compositus requirlt verificationem totius copulati collective et non divisive , f. 11vb pet vel:  Sensus vero compositus [....] requirit  quod verificetur totum disiunctum collective . 28 Ivi, f. 12ra-b. Infine, l’autore si chiede se, poste le particelle 4 parte subiecti, i termini congiunti o disgiunti siano tutti distribuiti oppure solo il primo; es. omnia duo et tria sunt quinque ,  omnis homo vel asinus est asinus : cfr. ivi, f. 12rb-va. Terminologia logica della tarda scolastica 571 sono analoghe a quelle fornite da Paolo, comprese le regole riguardanti la validità dell’inferenza dall’un senso all’altro, con la sola aggiunta della non validità nel caso sia presente un relativo implicativo ?. È da notare però la precisazione relativa al valore della copula est della proposizione che nel senso composto segue la determinazione:  Universaliter  in omnibus huiusmodi propositionibus li ‘est’ non significat tempus quod iam e(s)t praesens, sed tempus quod tunc in illo instanti ad quod fit limitatio fuit praesens vel erit praesens. Il verbo “est”, cioè, PERDE LA CONNOTAZIONE TEMPORALE AD ESSO PROPRIA, e conserva il solo valore sincategorematico, lasciando che la connotazione temporale sia affidata al tempo del verbo posto nella determinatio. Anche per il settimo modo l’autore ritiene la dottrina tradizionale: con i termini designanti atti dell'anima la proposizione è in senso composto quando il verbo, sive praecedat sive sequatur, determina il dictum, e allora la proposizione va provata in funzione del verbo che causa senso composto; è in senso diviso quando il verbo sta tra le parti del dictum ed è da probare in funzione del primo termine della proposizione stessa. Perciò le proposizioni esprimenti i due sensi sono  valde ad invicem impertinentes et raro vel numquam convertibiles  24, a meno che la consequentia dall'uno all’altro senso non valga  gratia materiae et terminorum. L’ottavo modo è qui per la prima volta discusso. Facendo leva sulla distinzione tra termini substantiales e connotativi o accidentali, ricavata da Occam?, l’autore afferma che l’ottavo 259 Per le regole, cfr. ivi, ff. 13rb-14va; per il relativo, ivi, f. 13vb. 260 Ivi, f. 13rb. 261 Cfr. capitolo III, e capitolo IV, $ 2. 22 , f. 14vb. 263 Ivi. 264 Ivi, f. 15va. 265 Summa logicae, cit., pp. 33-36; v. cap. I, $ 2. 572 Alfonso Maierù modo ha luogo con i termini accidentali o connotativi, e aggiunge che, se questo modo è meglio assimilabile alla fallacia  figurae dictionis  o dell’accidente, se ne discute nel senso composto e nel senso diviso perché quei termini, posti 4 parte praedicati, hanno  appellatio rationis  se costruiti con i verbi designanti atti dell'intelletto, e  appellatio temporis  se sono costruiti con il verbo al tempo passato o futuro *. Si ha senso composto quando il termine connotativo ha appellatio ( animal fuit album ,  cognosco venientem ), se il termine non ha appellatio la proposizione è in senso diviso ( album fuit animal,  venientem cognosco ) ?”, L’inferenza dall’un senso all’altro non vale, se non talora  gratia materiae  24. Né è da dire che la consequentia vale, ad esempio, nel caso di  album erit hoc  perché si considera  hoc erit album  come conversa della prima: infatti la 266 BATTISTA DA FABRIANO, ., f. 17rb-va:  Iste est octavus et ultimus modus. Et fit mediantibus terminis accidentalibus vel connotativis positis quandoque a parte praedicati quandoque a parte subiecti respectu verbi de praeterito aut de futuro aut verbi concernentis actum mentis vel intellectus , e f. 17va-b:  Notandum tertio quod appellatio temporis est acceptio termini habentis respectum ad solum tempus importatum per verbum, ut “hoc erit album’: li ‘album’ respicit solum tempus futurum et ad hoc (ex huc) ut ista sit vera requiritur quod aliquando erit ita quod hoc est album; sed in illa ‘album erit hoc”, li ‘album’ stat ampliative et supponit divisive pro eo quod est vel erit album et non requiritur quod erit ita quod est album; et similiter dicatur respectu verbi de praeterito. Appellatio autem rationis est acceptio termini limitati a termino praecedente concernente actum intellectus, ut ‘cognosco venientem’: ibi est appellatio rationis [est], quia terminus sequens terminum concernentem actum intellectus supponit pro suo significato sub ratione tali; unde ipsa significat quod cognosco aliquid sub ratione venientis; sed sic non significat illa ‘venientem cognosco’, sed quod illa(m) rem cognosco et illa est veniens, et ideo patet quod valde differunt ; il cenno alla fallacia figurae dictionis  e alla fallacia accidentis  è al f. 17va. 267 Ivi, f. 17va. 268 Cfr. in part. ivi, f. 18rb. Terminologia logica della tarda scolastica 573 conversione della prima proposizione è:  hoc erit quod est vel erit album  ?9. Ancora più analitica l'esposizione di Alessandro Sermoneta rispetto a quelle esaminate; di essa ricordiamo gli elementi nuovi e caratteristici. Scopo dell’opuscolo di Heytesbury, secondo Alessandro, è quello di facilitare la soluzione dei sofismi e di aiutare ad evitare gli errori, giacché compito di quella parte della dialettica che si chiama sofistica (o sopbistaria) non è quello di far sì che gli altri cadano in errore, quanto quello di evitare gli errori ?°°. L’opuscolo perciò è da pospotre a quello dei Primzi analitici !: questo mostra la corretta formazione del sillogismo, il nostro trattato mostra le deceptiones; infine, esso fa parte della dialettica ??, Del senso composto e del senso diviso non è possibile dare una descrizione univoca — ritiene Sermoneta ”* con Battista da Fabriano — giacché i modi sono otto, e può succedere — aggiunge Alessandro — che una stessa proposizione, considerata secondo vari modi, può essere ora in senso composto, ora in senso diviso 7°. Primo modo. Quando un termine modale  totaliter praecedit 269 Ivi, f. 17vb. 270 SERMONETA, Expositio..., cit., f. Sva: Non enim inventa est ut aliis concludamus falso, sed ut deceptiones vitemus . zm Ivi. 22 Ivi: Ad tertium dicitur quod utilitas huius non parva est sicut et totius dialecticae cuius est pats . Item a progenitoribus nostris ars artium et scientia scientiarum dicta est; ad omnium nam methodorum principia viam habet  (cfr. Prerro Ispano, Surzzzulae logicales, cit., 1.01, p. 1). 23 Op. cit., f. Svb. 214 Ivi: Secundo est notandum quod ex quo octo modis causatur sensus compositus et divisus, non inconvenit ut respectu diversorum terminorum potentium causare sensum compositum et divisum una et eadem propositio sit de sensu composito et diviso sicut ista. ‘tu potes esse hic et Romae in 4 instanti’: est enim de sensu diviso primi modi et de sensu composito quinti modi merito li ‘et’ . 574 Alfonso Maierù aut finaliter subsequitur dictum propositionis, fit sensus compositus, quando vero mediat inter pattes dicti erit de sensu diviso  5; in particolare il verbo potest, assunto personaliter, fa senso diviso, assunto imzpersonaliter fa senso composto ?”. Le differenze fra i due sensi costruiti con potest e possibile e le loro negazioni sono queste: la proposizione in senso composto è officiabile, quella in senso diviso resolubile o esponibile; la prima  requirit verificationem instantaneam  ?*, la seconda non la richiede; da ciò segue, in terzo luogo, che la prima  de possibili  può essere  posita in esse , ma non così la seconda ”?, La discussione delle obiezioni fornisce ulteriori chiarimenti: il modo necessario, che, essendo avverbio, dovrebbe essere exponibilis %, in realtà equivale al modo wecesse e petciò fa senso composto, mentre possibiliter non equivale a possibile e quindi è esponibile e non fa senso composto ?8!; né fanno senso composto e senso diviso verum e falsum: evidentemente, Sermoneta non ritiene che questi due termini siano propriamente modali. 25 Ivi, f. 6ra. 26 Ivi, f. 6rab. 201 Ivi, f. 6rb. 218 Ivi, ma cfr. ff. 6vb-7ra:  per verificationem instantaneam in proposito non intelligimus quod praedicatum requirat mensuram instantis, sed ponatut in esse id quod importatur per propositionem; et ideo concedit magister quod possibile est te moveri, quia licet motus non mensuretur in instanti, tamen debet poni in esse hoc totum in hoc instanti, veritas haec, scilicet, quod tu moveris: non tamen quod sit ita, sed quod sibi non repugnat pro tali instanti verum esse te moveri (nella risposta alla quarta obiezione non esaminata da noi). 299 Ivi, f. 6rb. 280 Cfr. capitolo VI, $ 6. 281 Obiezione e risposta in SERMONETA (si veda): Ad secundum dicatur quod non inconvenit li ‘verum’ et ‘falsum’ non facere sensum compositum et divisum nisi in voce aut in scripto, non tamen proprie, cum intellectus hoc non faciat; et ratio est, quia li ‘verum’ non ponit neque aliud dicit quam si non poneretut; ideo, Terminologia logica della tarda scolastica 575 L’inferenza dal senso composto al senso diviso e viceversa non vale generalmente 28. Secondo modo. Con un termine corfundens,  sensus compo- situs fit quando terminus communis confunditur confuse tantum a tali termino praecedente . Sensus vero divisus fit cum sequantur huiusmodi signa terminum ab eis confundibi- lem   4. Le differenze tra i due sersus sono quelle note 28, così come ci è nota l’imzpertinentia dei due sensus e quindi che la consequentia non è lecita ?*. Terzo modo. Dopo aver precisato, secondo la tradizione, qual è il senso composto e quale il senso diviso con i relativi e le diffe- renze fra i due sensi ?”, Sermoneta fornisce un lungo elenco di  documenta de mente He(nti)sberi , in cui ricapitola la dottrina e le condizioni di verità, anche in rapporto agli altri modi: Primum, quod sensus compositus causatur mediante hoc relativo ‘qui’ cum antecedens stat confuse tantum. Ex quo sequitur quod tunc non valet argumentum a sensu composito ad divisum, scilicet cum relativum resolvitur. Probatur, quod a termino stante confuse tantum ad eundem quia omnis propositio infert suum dictum fore verum, ut scribitur in Postpraedicamentis; et ad oppositum negatur assuntum, nec terminum modalem dixerunt logici mobilitare, nisi cum est aptus natus facere sensum compositum et divisum . Tralasciamo le altre due obiezioni. 283 Ivi, f. 6rb; al f. 7ra-va l’autore elenca  quattuor documenta  tratti da Heytesbury e un corollario, relativi alle condizioni di validità caso pet caso, che sostanzialmente niente aggiungono a quanto hanno affermato i commenti già esaminati. 284 Ivi, f. 7vb. 285 Ivi, f. 7vb-8ra; i verbi careo, indigeo, requiro, ecc.  faciunt con- fundere confuse distributive mobiliter cum absque gerundiis ponuntur in propositione, ut ‘careo pecuniis”. Quando vero cum gerundiis collocantur, confuse tantum, ut ‘indigeo oculo ad videndum; cfr. il testo di Battista da Fabriano, di cui alla n. 243). 286 Ivi, ff. 7vb e 8rab. 287 Ivi, 9va. 576 Alfonso Maierù stantem determinate non valet argumentum  28; Secundum docu- mentum est quod sensus compositus fit cum immediate hoc relativam ‘qui’ additur termino distributo, sic scilicet quod non mediat inter relativam et terminum distributum verbum principale; divisus vero cum resolvitur relativum actualiter aut cum inter ter- minum distributum, scilicet antecedens, et relativum cadit verbum principale, ut ‘omnis homo qui est asinus currit’. Ex hoc sequitur non valere argumentum arguendo a sensu composito ad divisum; patet, quia tunc maior est distributio in sensu diviso quam in composito 9; ‘Tertium documentum, quod etiam causatur sensus compositus mediante hoc relativo ‘qui’ cum principale verbum negetur, sive relativum prae- cedat sive non; divisus autem cum resolvitur relativum 29; Quartum documentum: sensus compositus fit cum hoc termino relativo ‘qui’ quando coniungitur termino potente stare categorematice et syncate- gorematice, sive immediate coniungatur sive non, dummodo praecedat talis terminus stans syncategorematice; divisus vero cum resolvitur relativum aut non praecedit talis terminus ipsum relativum 2. Quin- tum documentum: sensus compositus fit cum praedicto relativo ‘qui’, cum praecedit terminus modalis faciens propositionem de sensu com- posito; divisus vero cum ipse modus aut verbum termini modalis facit ipsam de sensu diviso aut cum actu resolvitur relativum 22; Sextum documentum: sensus compositus fit cum hac determinatione ‘ita erit’, ‘ita fuit’, ‘sic est’, ‘sic fuit et cum hoc relativo ‘qui’ simul, divisus vero cum non ponitur li ‘ita erit’ etc. 29. Di questi sei docuzzenta, i primi tre riprendono le tre forme del senso composto di Battista da Fabriano, e gli altri tre ricol- legano questo modo al primo, al quarto e al sesto. Niente di nuovo aggiunge Sermoneta per i modi quarto RE 288 Ivi, f. 9vb. 289 Ivi; in luogo di distributo, il testo ha distributivo. 290 Ivi, f. 10ra. DI Ivi. 22 Ivi, f. 10rb; al secondo au2, il testo aggiunge si. 29 Ivi. 294 Ivi, f. 1lrb-vb (differenze tra senso composto e senso diviso, non validità della conseguentia dall'uno all’altro senso, discussione di difficoltà). Terminologia logica della tarda scolastica DIT quinto ?5 e sesto 2%, Al settimo modo, invece, dedica una lunga analisi della quale ci limitiamo a ricordare qualche punto: si ha senso composto quando un verbo designante atti dell'anima determina il dictum della proposizione; ciò avviene, secondo Sermoneta, sia quando il termine precede il dictu72 sia quando esso lo segue (e ciò è secondo l’intenzione di Heytesbury)?; si ha senso diviso solo quando il termine sta tra le parti del dictumz ?*; ma se il verbo cade su di un solo termine ( cognosco Socratem ) o su di un incomplexum che significhi un complexum ( scio 4 propositionem ), si ha senso composto quando il verbo precede e senso diviso quando segue ??. Tre sono le differenze tra i due sensi: innanzi tutto, i verbi in questione   confundunt confuse tantum terminum capacem confusionis cum faciunt sensum compositum, sive se teneant in dicto propositionis a parte subiecti sive a parte praedicati; unde ‘scio quod homo est animal’: tam li ‘homo’ quam li ‘animal’ confunduntur; in sensu vero diviso non confunditur nisi illud quod se tenet a parte praedicati, ut ‘alterum istorum scio esse verum’: solum li ‘verum’ confunditur ; inoltre,   in sensu composito terminus supra quem cadit talis terminus faciens sensum compositum appellat suam formam, et non in sensu diviso ; ma esse acquistano luce dalla differenza fondamentale, cioè:  de sensu composito propositio est officiabiliter probanda aut descriptibiliter, de sensu vero diviso secundum exigentiam primi termini probanda est  ®°. Perciò, continua Sermoneta,  arguendo a sensu composito ad divisum aut e 295 Ivi, f. 13ra-vb (come sopra). 296 Ivi, ff. 14rb-15ra. 297 Ivi, f. 16rb: ut arguitur velle magister ; Sermoneta però ricorda: Ali vero dicunt: solum cum dictum praecedit talis terminus fit sensus compositus   (ivi). 298 Ivi. 299 Ivi, f. 16rb-va. 300 Ivi, f. 16va. 37 578 Alfonso Maierù contra in his terminis non valet argumentum: probatur merito differentiae ratione appellationis formae et confusionis in sensu composito quae non servatur in diviso  *. Ma poiché appellatio e confusio non hanno luogo ( esse non possunt ) quando il soggetto della proposizione è il pronome hoc non accompagnato da un aggettivo che lo determini ( absque aliquo determinabili ), vale l'argomento dal senso diviso al composto e viceversa perché ciò che si intende con la proposizione in senso composto si intende con la proposizione in senso diviso, e quindi le due proposizioni si equivalgono ( convertuntur )®*%; ciò si ha anche quando oc, posto a soggetto della proposizione, è accompagnato da un determinabile, purché il determinabile sia  palam convertibile cum praedicato  oppure superius ad esso ®%, Per quanto riguarda, infine, l’ottavo modo, che ha luogo con i termini connotativi, si deve rilevare che Sermoneta limita la possibilità del senso composto e del senso diviso ai casi in cui i termini connotativi siano posti in una proposizione che abbia il verbo di tempo passato o futuro, o participi equivalenti, oppure abbia incipit o desinit: si ha senso composto quando il connotativo segue il verbo e ha  appellatio temporis , e senso diviso quando il connotativo precede il verbo,  cum a parte ante non appellet  4; nessun accenno si fa qui ai verbi designanti atti mentali (che secondo Battista da Fabriano fanno sì che il termine connotativo che segua il verbo abbia  appellatio rationis ) giacché di questo Alessandro ha già parlato nel settimo modo, come si è visto. La trattazione del senso composto e del senso diviso svolta 301 Ivi, f. 16va-b. 302 Ivi, ff. 16vb-17ra. 303 Ivi, f. 17ra. Seguono altre regole (ff. 20va-22vb), che riesaminano i vati temi toccati da Heytesbury. da Bernardino di LANDUCCI (si veda)è la più sistematica tra quelle finora esaminate: essa utilizza e discute i trattati di logica dei maestri più rinomati IN ITALIA al suo tempo, ed accenna almeno due volte alle opinioni di SERMONETA (si veda), che designa come quidam doctor, di modo che può essere considerata come il punto di arrivo di una tradizione di interpreti della dottrina del senso composto e del senso diviso. Secondo Landucci, il trattato fa parte degli Elenchi sofistici e perciò esso non è da porre dopo i Primi analitici, come vuole il Sermoneta *”, Inoltre, l’autore fa sua la tesi secondo la quale non è possibile dare una descrizione univoca di ‘senso composto’ e di ‘senso diviso’, giacché di volta in volta diverse sono le raziones che presiedono alla individuazione dei vari modi ®%. 305 Lanpucci, Expositio..., cit.: autori espressamente ricordati, oltre ad Aristotele, Averroè e Heytesbury, sono Strode, Pietro di MANTOVA (si veda), NICOLETTI, e Paolo da PERGOLA (si veda). Si legga il seguente passo relativo alla discussione circa la capacità di omnis di distribuire tutto il disiuzcium o il copulatum’ a parte subiecti: Ad hoc dubium inventi sunt plures modi respondendi. Primus est Petri Mantuani, qui tenet quod totum disiunctum et totum copulatum sit subiectum. Secundus est Pauli Veneti, cuius opinio in diversis operibus est diversificata: nam Sophismate nono tenet quod prima pars solum sit subiectum, et in Quadratura tertio dubio secundi principalis, et in Logica magna et etiam in Parva tenet quod totum disiunctum vel copulatum sit subiectum, attamen solum prima pats est distributa, et illa appellatur ab eo subiectum distributionis. Tertius modus est Hentisberi, Sophismate septimo, qui dicit quod talis propositio est distinguenda eo quod subiectum potest esse totum disiunctum aut una pars tantum, quapropter utramque partem sustentando respondetur ad argumenta probantia quod non distribuatur totum . 306 Cfr. ivi, f. 2rb (posizione del trattato della suzzzza della logica) e f. 3vb (per la  verificatio instantanea ): cfr. nn. 307 e 325. 307 Ivi, f. 2rb: Circa secundum dicit quidam doctor quod iste libellus est pars libri Priorum et quod immediate postponendus est ad illum librum, quod quidem, salvo meliori iudicio, non puto esse verum . Ideo puto aliter esse dicendum, videlicet quod iste libellus sit pars libri Elenchorum  . 308 Ivi, f. 2vb. 580 Alfonso Maierù L’esame degli otto modi segue uno schema costante: in una prima parte si descrivono il senso composto e il senso diviso e se ne mostrano le differenze, in una seconda vengono poste le regole dell’inferenza dall’uno all’altro senso, in una terza vengono poste obiezioni (con le relative risposte) a ciò che è detto nelle prime due parti. In questa sede noi trascureremo quanto Landucci afferma circa i modi terzo ®”, quarto *°, quinto ®!, sesto ®!° e ottavo (con  appellatio temporis  soltanto) ?: in essi infatti l’autore non prospetta nulla di nuovo rispetto a quanto già sappiamo dai commenti precedenti. Diverso è il caso dei modi primo, secondo e settimo, che sono simili tra loro, e nei quali si propone un discorso unitario che mira a fissare per ciascuno di essi caratteristiche tali che lo distinguano dagli altri due. Il primo modo ha luogo con i termini modali. Ora, il termine modale è così descritto da Landucci:  Terminus modalis est terminus determinativus alicuius dicti et connotativus alicuius passionis propositionis, non habens vim faciendi tale dictum appellare formam  *!*. I modi sono i quattro classici, più veruzz e falsum: Landucci non accetta la definizione di Occam secondo cui qualsiasi termine che possa predicarsi di un dictum è da considerare modus?*5; egli ritiene invece che solo quei modi che determinino una proposizione connotandone una qualche caratteristica siano termini modali. Termini come scitum, dubium, intellectum, cognitum non sono modali perché, oltre ad avere ciò che è proprio dei modali, fanno sì che il dictum  appellet for309 Ivi, ff. 9vb-12vb. 310 Ivi, ff. 12vb-15rb. 311 Ivi, ff. 15rb-17vb. 312 Ivi, ff. 17vb-20rb. 313 Ivi, f. 23vb-24vb. 314 Ivi, f. 3ra. 315 Cfr. cap. V, $ 6. Terminologia logica della tarda scolastica 581 mam  355: essi rientrano propriamente nel settimo modo, come vedremo. Senso composto e senso diviso così sono caratterizzati: Ideo sensus compositus in primo modo causatur quando terminus modalis totaliter praecedit aut finaliter subsequitur totum dictum totius propositionis in qua ponitur, aut finaliter subsequitur (!); sensus vero divisus causatur quando terminus modalis mediat inter partes propinquas totius dicti; unde partes propinquas dicti appello totum quod regitur a parte ante et a parte post respectu verbi illius dicti, id est a verbo orationis infinitivae vel coniunctivae  317. Ma Landucci, dopo aver precisato che questa è l’opinione di Heytesbury, Paolo Veneto e Paolo da Pergola !, ricorda le opinioni di Strode*? e Pietro di Mantova ° e conclude:  Istarum opinionum unaquaeque est sustentabilis et nulla est demonstrativa, et ideo eligat scholaris illam quae sibi magis placet  ®!. 316 Op. cit., f. 3ra-b   et non habet vim faciendi appellare formam tale dictum, quod dico ad differentiam istorum terminorum ‘scitum’, ‘dubium’, ‘intellectum’ et ‘cognitum’, quia, licet possunt determinare dictum propositionis et ‘connotare passionem, non tamen sunt termini modales primi modi, ex eo quia habent vim faciendi tale dictum appellare formam . 37 Ivi, f. 3rb. 318 Ivi: Prima opinio est communis tenens quod diximus, et est opinio etiam Hentisberi, Pauli Veneti in Logica parva et Pauli Pergulensis in hoc tractatu  . 319 Ivi: Secunda est opinio Sttodi in Consequentiis suis, qui ponit quod quando modus totaliter praecedit est in sensu composito et quando mediat est in sensu diviso; sed quando finaliter subsequitur, tunc est distinguenda, quia potest capi in utroque sensu . 320 Ivi: Tertia est opinio Petri de Mantua in capitulo de modalibus, ponentis modum praecedentem facere sensum compositum, mediantem vero et subsequentem facere sensum divisum, et hoc potest etiam elici ex tractatu soppositionum, ubi ipse tenet in octava regula quod termini modales non habent vim confundendi nisi terminos sequentes, et ideo quando finaliter subsequuntur non confundunt aliquem terminum, et per consequens tunc faciunt sensum compositum. Le differenze fra senso composto e senso diviso sono quattro; le prime due sono generali. Per la prima, la proposizione in senso composto va provata in funzione del termine modale, mentre la proposizione in senso diviso va provata  ratione primi termini, dummodo talis terminus fuerit mediatus  #2; per la seconda, nella proposizione in senso composto il termine modale confundit tutti i termini comzunes presenti nel dictumz; non è così nel senso diviso, giacché la confusio non si esercita sui termini che precedono il modus *. Le altre due differenze riguardano potest, non potest e possibile, impossibile. Precisato che potest fa senso composto quando è usato impetsonalmente e senso diviso quando è usato personalmente **, Landucci pone la terza differenza, per la quale la proposizione in senso composto ( cum dicto praesentis temporis  soltanto, cioè con il verbo del dictum all’infinito presente) richiede una  verificatio instantanea , che non è richiesta dalle proposizioni in senso diviso. Cosa sia da intendere con  verificatio instantanea  è un problema che Landucci si pone. Rifiutata la tesi di Sermoneta ( quidam doctor )®5 e di chi 322 Ivi, f. 3va, e continua:  Voco autem terminum mediatum omnem terminum excepto pronomine demonstrativo singularis numeri; pronomen vero demonstrativum singularis numeri appello terminum immediatum, et quando ponitur pro subiecto in propositione, talis propositio dicitur immediata, ut haec: ‘hoc est homo’ demonstrato Socrate. Et notanter dico ‘singularis numeri’, quia in numero plurali est terminus mediatus et communis, ut vult Paulus Venetus in Logicula ; cfr. cap. VI, n. 41. 32 Ivi, f. 3va. 324 Ivi (ciò vale anche per contingit; tra i modi è incluso anche il verbo oportet, e di tutti e tre i verbi è detto:  personaliter vel impersonaliter sumpta : f. 3ra).  Ivi, ff. 3vb-4ra:  Unde requirere verificationem instantaneam diversi diversimode exponunt. Nam quidam doctor dicit quod propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc. requirit huiusmodi verificationem, ut puta ista: ‘possibile est te moveri’, non quia praedicatum seu res importata per praedicatum mensuretur instanti, quia motus non mensuratur instanti ex quo est de numero successivorum, sed quod ponantur in esse id quod Terminologia logica della tarda scolastica 583 ritiene che la verifica istantanea di una proposizione esige che  sua de inesse sibi correspondens pro infinito modico tempore possit verificati  *5, egli così spiega la frase: propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc. requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc quod sit vera quod arguendo a sua de inesse de praeterito vel de futuro ad suam de inesse de praesenti cum tali determinatione ‘ita fuit’, seu ‘ita erit’ si sit de futuro, consequentia valeat, ut, verbi gratia, haec propositio de sensu composito ‘possibile est te esse Romae’ requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc quod sit vera quod arguendo ab ista de praeterito ‘tu fuisti Romae’ vel sibi consimili ad talem de praesenti ‘tu es Romae’ cum ista determinatione ‘aliquando fuit ita quod’, consequentia valeat; et quia huiusmodi consequentia valet, scilicet: ‘tu fuisti Romae, ergo aliquando fuit ita quod tu es Romae’, ideo illi de sensu composito correspondet veritas instantanea; ideo illa est vera, immo est necessaria, quia omnes tales propositiones de sensu composito verae sunt necessariae, et eodem modo dicatur de futuro; et si talis consequentia non valeret de praeterito aut de futuro, tunc illa propositio de sensu composito non posset esse vera, immo esse(t) impossibi- lis. Vel dicatur, et brevius, quod propositio de sensu composito de li ‘potest’ etc. requirit verificationem instantaneam, id est requirit ad hoc quod sit vera quod sua de inesse de praesenti, si sit in mundo, sic adaequate significando sit possibilis, et si sit illa de sensu composito de negationibus praedictorum terminorum ‘potest’ et ‘possibile’, requi- importatur per propositionem, ut puta veritas illius propositionis seu signi ficatum, ut sit sensus quod in hoc instanti tu movearis, non tamen quod sit ita, sed sibi non repugnat pro tali instanti verum esse te moveri. Sed iste doctor iudicio meo volens istam differentiam declarare intricavit se et nescivit eam exprimere, et dictum eius est falsum. Nam quaero: per verificationem instantaneam aut ipse intelligit quod sua propositio de inesse sit vera in instanti, aut quod suum significatum sit verum in instanti, aut quod sibi non repugnet esse verum in istanti. Modo quocumque intelligat, sequitur quod omnis propositio vera requirit verificationem instantaneam, quod est falsum et contra Hentisberum in tractatu De incipit et desinit, ubi ponit quod aliqua est propositio quae pro sui veritate requirit tempus limitatum; unde omnis propositio vera, est vera in instanti, quod probo  ; cfr. il testo di SERMONETA (si veda) in n. 278. 326 Ivi, f. 4ra. 58 rit quod sua de inesse, id est indicativa illius dicti, absque negatione sit impossibilis etc. #7, La verifica è risolta dunque dall’autore in prima istanza in una operazione logica complessa, nella quale sia posta come antecedente una corseguentia e come conseguente la proposizione in senso composto; in seconda istanza in una consequentia nella quale sia posta come antecedente l’affermazione della possibilità della proposizione de iresse e come conseguente la proposizione in senso composto, ad esempio, la verifica di  possibile est album esse nigrum  nel secondo caso va data così:  ‘album est nigrum’ est possibile sic adaequate significando, ergo possibile est album esse nigrum , dove sia l’antecedente che il conseguente sono falsi. La quarta differenza afferma che per i suddetti modi (potest, possibile e non potest, impossibile) la proposizione in senso composto esige che se è posta ir esse, cioè  si accipiatur sua de inesse sibi correspondens  come spiega Landucci, allora  nullum sequitur inconveniens , petché si talis propositio de sensu composito sit vera, sua de inesse sibi correspondens, si sit in mundo, erit possibilis ; ciò invece non è vero per il senso diviso, giacché la proposizione può essere vera e la sua de inesse essere impossibile: così  album potest esse nigrum  è vera, ma la sua de inesse  album est nigrum  è impossibile ®8. Quanto alla liceità dell’inferenza dall’un senso all’altro, Landucci afferma che con potest e possibile non vale l’inferenza dal senso diviso al senso composto né e contra negative  quando un verbo o participio richiede  tempus limitatum pro veritate talis propositionis  (cioè non vale: tu potes pertransire hoc spatium, ergo possibile est te pertransire hoc spatium »: prima regola) *; né vale dal senso composto al senso diviso  vel e contra 327 Ivi, f. 4rb. 328 Ivi, f. 4rb-va. 329 Ivi, f. Ava. Terminologia logica della tarda scolastica 585 negative  con gli stessi modi in terminis compositis seu distributis a parte praedicati  (esempio: non vale  possibile est te esse omnem hominem, ergo tu potes esse omnis homo : seconda regola); né, sempre nello stesso caso, vale dal senso diviso al senso composto  aut e contra negative cum terminis per se aut per accidens repugnantibus  ( album potest esse nigrum, ergo possibile est album esse nigrum : terza regola)*!; né dal senso composto al senso diviso ( et e contra negative ) con il relativo implicativo ( possibile est antichristum esse hominem qui est, ergo antichristum potest esse homo qui est: quarta regola) *°. Più generalmente (quinta regola) con tutti i termini modali non vale de forza l’inferenza dall’un senso all’altro e vecevetsa, date le differenze che sussistono tra senso composto e senso diviso, purché nella proposizione siano posti termini comuni 53, Il secondo modo ha luogo con i termini che hanno  vis confundendi , cioè  mediantibus terminis potentibus confundere confuse tantum vel distributive mobiliter vel immobiliter  #4, purché essi  non connotent passionem propositionis nec faciant appellare formam  *5: la prima precisazione distingue il secondo modo dal primo, mentre la seconda lo distingue dal settimo *%. Né si 330 Ivi, f. Sra. 331 Ivi, f. 5rb; e: Unde voco terminos per se repugnare oppositos contrarie (ut ‘album’ et ‘nigrum’), contradictorie (ut ‘homo’ et ‘non-homo?), privative (ut ‘caecus’ et ‘videns’), relative (ut ‘dominus’ et ‘servus’); etiam generaliter illos terminos appello per accidens repugnare qui non opponuntur proprie aliquo istorum modorum, tamen non possunt de eodem affirmative verificari, ut 4 locus et 4 locus, et esse adaequate in 4 et esse adequate in © instanti  (f. Srb-va). 332 Ivi, f. Sva. 333. Ivi, f. Svb. 334 Ivi, f. 7vb. 335 Ivi, 336 Ivi, f. 8ra: Et notander dixi a principio: ‘dummodo tales termini 586 Alfonso Maierù dica, aggiunge LANDUCCI (si veda), che tali precisazioni sono superflue giacché una stessa proposizione può essere in primo modo o in secondo, o in secondo e in settimo, per diversi motivi *. L’autore, pur definendo probabilis questa opinio, titiene che i modi vadano tenuti ben distinti **: se così non fosse, il secondo modo includerebbe il primo e il settimo come suoi casi particolati, ed Heytesbury avrebbe dovuto cominciare dal secondo la sua trattazione, come invece non ha fatto’; fra l’altro, avverbi come necessario e contingenter fanno senso composto nel secondo modo, anche se sono modali, e solo impropriamente si dice che lo fanno nel primo, così come impropriamente connotano una passio della proposizione #°;. sono infatti esponibili, non officiabili, come si è tante volte ripetuto. Le differenze fra i due sensi sono così formulate: Prima est, quoniam propositio de sensu diviso ad hoc quod sit vera requirit verificationem in suppositis termini communis cum descensu copulativo vel disiunctivo; propositio veto de sensu composito non, quia uterque descensus sibi repugnat . Secunda differentia est, quoniam propositio de sensu composito ut plurimum probanda est ratione termini confundentis, sed sua de sensu diviso non  #4. non sint connotativi’ etc., ut pet hoc differat secundus modus a primo; dixi etiam: ‘non facientibus appellare formam’, ut pet hoc differat a septimo . 337 Ivi. Una posizione analoga a quella respinta aveva sostenuto SERMONETA nell’introduzione alla sua Expositio:  Ad hoc respondetur quod, licet haec opinio sic arguens sit probabilis, tamen magis consonum videtur veritati secundum mentem Hentisberi ipsum [!, cioè i modi 1°, 2° e 7°] separari quam non [....]. 339 Ivi, f. 8ra-b: Etiam si secundus modus non separaretur ab illis, tunc Hentisber errasset in isto suo tractatu, quoniam secundus modus esset communior et subalternans primum et septimum: sed communiora sunt praemittenda in doctrina, teste Aristotele et Commentatore in primo Physicorum t.c. LVII et etiam tertio Physicorum t.c. II, ergo Hentisber debuisset tractatum suum incipere a secundo modo et non fecit, ergo errasset . 30 Ivi, f. 8rb. MI Ivi. Terminologia logica della tarda scolastica 587 Esse riaffermano che la proposizione in senso diviso è probata mediante descensus, mentre la proposizione in senso composto, richiedendo la probatio in funzione del termine confundens, sarà exponibilis oppure officiabilis. Di qui la regola generale fornita da Landucci:  Arguendo a sensu composito ad sensum divisum aut e contra in isto secundo modo non valet consequentia  #%, Il settimo modo ha luogo con i verbi che riguardano atti della mente: ma questi verbi possono designare atti della volontà (volo, nolo, malo, cupio, desidero, opto, odi) o operazioni dell'intelletto: absque formidine  come scio, teneo, cognosco, concedo, nego, o cum formidine  come dubito, credo, imaginor, suspicor, apparet e simili 8. Questi verbi possono cadere su di un  complexum verbale , cioè un dictum all’accusativo e l’infinito o con quod e il congiuntivo, o sopra un  terminum incomplexum  (Socrates,  a propositio ): nel primo caso, se uno di essi precede o segue il dicturm fa senso composto, se sta tra le parti del dictu72 fa senso diviso; nel secondo caso, se esso precede il termine, si ha senso composto, se segue a questo, si ha senso diviso *4. Il senso composto e il senso diviso differiscono perché il primo ‘confonde’ i termini comuni seguenti capaci di ‘confusione’ e fa sì che il dictum o il termine seguente  appellat formam , e il secondo non fa ciò *5; inoltre, la proposizione in senso composto è officiabilis, la proposizione in senso diviso non lo è #4, 342 Ivi, f. 8rb-va. 34 Ivi, f. 20rb-va. 34 Ivi, f. 20va. 35 Ivi, f. 20vb; e ancora (ivi): Quid autem s[c]it appellatio formae puto notum esse ex Logica parva, quoniam ille terminus appellat formam qui repraesentat suum significatum sub conceptu proprio .  Ivi: Landucci precisa che il primo termine della proposizione in senso 588 Alfonso Maierù Di qui le regole generali: [1] Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum aut e contra in praedictis terminis non valet consequentia #7; Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum et e contra in praedictis terminis ubi praedicatum sit iste terminus ‘hoc’ et subiectum, in sensu diviso, non sit terminus pet se notus non valet consequentia  4, si foret ter. minus per se notus bene valeret consequentia *’; [3] Arguendo a sensu diviso ad sensum compositum ubi subiectum fuerit terminus pet se notus absque aliquo determinabili, et praedicatum fuerit hoc pronomen ‘hoc’, consequentia est bona, et e contra, mediante verbo importtante scientiam vel certitudinem ; notanter vero dixi ‘cum verbo importante scientiam’, quia cum isto verbo ‘dubito’ non valet consequentia 59, Tralasciando le regole non riguardanti strettamente l’inferenza, concludiamo ricordando le due regole relative a hoc quando è soggetto della proposizione: l’inferenza è valida dall’un senso all’altro e viceversa se il pronome è  absque aliquo determinabili  5, oppure  cum suo determinabili palam convertibili cum praedicato aut palam superius ad ipsum  #*. L’operazione compiuta da Landucci, come si può rilevare, è consistita nel fissare criteri distintivi in modo da giustificare pienamente l’articolazione dei modi proposta da Heytesbuty; egli ha mirato a precisare la dottrina tradizionale che aveva unificato modali (primo modo) e verbi designanti atti dell’anima (settimo) sotto lo stesso motivo della probazio officialiter, e ha identificato composto dev'essere immediato perché essa possa essere  probata officiabiliter ; così è nel caso di  ego scio hominem esse animal . 347 Ivi, ff. 20vb-21ra. 38 Ivi, f. 21ra. 349 Ivi, f. 21rb. 350 Ivi. 351 Ivi, f. 21vb. 352 Ivi, f. 22ra. Terminologia logica della tarda scolastica 589 motivi precisi che non permettono la riduzione al secondo modo del primo e del settimo. Di diverso orientamento è la trattazione di Benedetto Vettori: più vicina al testo di Heytesbury nel ritenere l’articolazione in otto modi con la distinzione del quinto (con et) dal sesto (con vel) e con la mancata inclusione del nono, accennato e non sviluppato dal maestro inglese, relativo ai termini connotativi, la discussione del Faventino si svolge su di una linea generale che non ritiene niente della impostazione dei quattro commenti finora esaminati e sembra anzi in diretta polemica con la matura esposizione di Landucci, le cui tesi in certo senso vengono capovolte. Nell’esame di questo trattato, ci limiteremo a segnalare questi motivi di dissenso all’interno della tradizione più comune e che servono a chiarire l’origine e la destinazione di certe precisazioni, specie di Landucci: otterremo così un quadro più chiaro dell'esame finora condotto. L'esposizione si articola in lezioni, e sono otto in tutto; di esse una è introduttiva, mentre la sesta discute insieme i modi cinque e sei. Nella prima lezione Vettori chiarisce il suo atteggiamento in questo trattato. Innanzi tutto afferma che il senso composto e il senso diviso possono essere considerati o  secundum se et absolute , oppure  unius per rispectum ad alterum . Considerata in se stessa, la nozione di senso composto è fondata sulla nozione di verità o falsità istantanea (quindi sulla verifica istantanea) della proposizione corrispondente al dictu7z, che ha una sua determinazione ad opera di un modo; perciò la proposizione in senso composto  de modo non exponibili vel verbo concernente actum mentis  è officiabilis, giacché tale probatio  explicat 353 VertORI, Opusculum in Tisberum..., cit., lect. I, 1:  Et sic notitia sensus compositi secundum se causatur ex notitia instantaneae veritatis vel falsitatis propositionis significantis dictum vel determinatum a modo reddente sensu(m) compositum. propositionem significantem dictum categoricum propositionis officiandae, cuius praedicatum denotatur inesse subiecto secundum idem tempus imperceptibile. Considerato in se stesso, il senso diviso a sua volta può essere mostrato (potest ostendi) in due modi: aut explicatione propositionis, aut expositione eiusdem  #5; perciò la nozione di esso è legata alla explicatio o alla expositio; la explicatio di  tu non potes pertransire 4 spatium  è: tu non habes potentiam ad pertranseundum 4 spatium , che è falsa; mentre la expositio (0 resolutio, dice Vettori) esige che sia vera in un tempo percettibile la proposizione  hoc possibiliter currit ; per questo si suol dire che il senso diviso deve  verificari temporaliter  3%, Considerati poi l’uno in rapporto all’altro, i due sensi rientrano nella dottrina della conseguentia come specie nel genere ?7. Da queste considerazioni deriva la determinazione del posto da assegnare al trattato tra i libri logici: in quanto i due sensi sono considerati in sé, la nozione di senso composto e di senso diviso è legata alla conoscenza della proposizione e in tal senso è  pars determinationis libri Periermenias ; in quanto essi sono considerati in rapporto tta loro, il trattato va posto immediatamente dopo il trattato delle conseguenze e immediatamente prima dei Primi analitici. 1 fini del trattato possono essere interno o esterno alla logica; fine interno è la soluzione dei sofismi, fine esterno è servire a tutte le scienze ?. Per quanto riguarda le cause del senso composto e del senso diviso, è da tenere presente che ‘causa materiale’ è il 354 Ivi. Si ricordi come è data la probatio officialis:  Talis propositio est..., quae praecise significat ..., ergo...   dictum verbale  o un suo equivalente, giacché compositio e divisio sono proprietà logiche di cui la prima inferi cioè esige l’istantanea verifica della proposizione, e l’altra la verifica temporale, e si sa che la verifica è proprietà delle proposizioni o dei dicta soltanto *. Inoltre, il modo, o il termine comzponens vel dividens, dà nome e definizioni al dictum composto o diviso ! e quindi la capacità di confondere (virtus confusiva), propria del termine che è modo, opera o su tutto il dictuzz o solo su di una parte di esso e fa senso composto e senso diviso *°: perciò la virtus confusiva del modo ne è la causa formale; e poiché la confusio è opera dell’intelletto ( est de operatis ab intellectu ), senso composto e senso diviso sono legati all’apprebensio, della capacità di un termine di ‘confondere’ un dictumz, da parte dell’intelletto *4, il quale così ne è causa efficiente. Di qui seguono due affermazioni di notevole importanza: innanzi tutto, senso composto e senso diviso non hanno luogo senza la confusio del termine; inoltre, non hanno luogo senza il riferimento all’intelletto (sine intellectu). Come si può notare, la seconda affermazione riprende il vecchio tema del rinvio all’intelletto, del resto già presente in Heytesbury, per il quale senso composto e senso diviso sono molto simili quanto alla struttura linguistica (vox) ma omzzino impertinentes quanto all’intelletto, in ordine alla verità e alla falsità e  quoad formam arguendi  #7, Ma sulla prima affermazione si fonda tutta la struttura del trattato di Vettori. Egli si chiede infatti, subito dopo, se si possa 36 Ivi, lect. I, 2, supponitur primo, e prima conclusio. 361 Ivi, supponitur secundo. 362 Ivi, supponitur tertio. 363 Ivi, secunda conclusio. 364 Ivi, supponitur quarto. 365 Ivi, tertia conclusio. Ivi. 357 HeyTEsBuRY, De sensu composito et diviso, cit., f. 2ra. 592 Alfonso Maierà dare un’unica definizione di senso composto e senso diviso. Ricordata l'opinione che abbiamo visto essere propria di Battista da Fabriano, Sermoneta e Landucci, egli la rigetta come  falsa imaginatio *8; egli afferma che, non essendo il concetto di senso composto e senso diviso  mere aequivocus , esso può fungere da concetto comune e indifferenziato (indifferens) rispetto ai concetti propri causati dai vari modi 9, Ora, la ratio communis propria di questo concetto è quella che si è detto: non c’è senso composto e senso diviso  sine virtute confusiva  + Da questa affermazione seguirebbe che la proposizione  possibile est Socratem esse istum hominem  non è in senso composto perché nessuna parte del dicturz ha confusio, € che la proposizione  possibile est Socratem esse hominem  è in senso diviso giacché solo una parte del dictum ha confusio: entrambe, invece, secondo la dottrina tradizionale, dovrebbero essere in senso composto perché il modo precede totaliter il dictum; seguirebbe inoltre che la congiunzione e?, la disgiunzione vel e il relativo implicativo, non avendo capacità di confondere, non farebbero senso composto e senso diviso, e quindi i modi tre, cinque e sei non sarebbero tali”. Per rispondere a ciò, Vettori afferma ancora una volta che un termine fa senso composto quando ‘confonde’ o tutte le parti del dictum o almeno la principale, cioè il soggetto, e fa senso diviso quando confonde la parte più remota, cioè il predicato; perciò, continua Vettori, alcuni termini che non hanno tale capacità, non possono fare senso composto 0 senso diviso, ma possono causare corzpositio e divisio (giacché altro è compositio, altro senso composto, e così via); tali sono tutti termini elencati da Heytesbury ad eccezione di quelli del primo e dell’ottavo modo, VETTORI (si veda), dubitatur primo. 39 Ivi. ; . ;  Ivi (in particolare il secondo corollario al primo dubbio). 371 Ivi, dubitatur secundo. Terminologia logica della tarda scolastica 593 dei quali si parla communiter quando si tratta di senso composto e di senso diviso *; perciò non  ex diversa applicatione modi ad dictum  nascono le diversità tra i due sensi, ma dalla diversa confusio *: ci sono proposizioni, il cui modo (in forma nominale) precede il dictum, che non sono officiandae perché il soggetto di esse non è confuso (es. in  possibile est Socratem currere  solo il predicato è ‘confuso’), e perciò sono in senso diviso (come  Socratem possibile est currere  e  Socratem currere est possibile ; ma, mentre quella è explicanda, queste sono resolubiles); proposizioni come  possibile est hominem esse Socratem  sono invece in senso composto perché il soggetto è confuso e quindi sono da probare officiabiliter o exponibiliter. Ora: se non c'è confusio e il modus precede tutto il dictum, si avranno proposizioni compositae, non in senso composto, e se il modus sta tra le parti del dicturz, si avranno proposizioni divisae, non in senso diviso; le compositae  possunt probari vel explicative, ut in sensu diviso, vel officiabiliter aut expositive ut in sensu composito  3, Ciò premesso, egli accetta le osservazioni relative alle proposizioni « possibile est Socratem esse istum hominem  e « possibile est Socratem esse hominem ; ritiene inoltre che ez, vel e qui facciano compositio e divisio, ma non senso composto e senso 372 Ivi, supponitur primo; in part: «Quia autem stat aliquos esse terminos non habentes vim assignatam, ideo ab actione sensus compositi vel divisi auferuntur, licet ex eisdem causetur compositio vel divisio in propositione: hi igitur erunt qui assignantur a Tisbero in littera, praeter hos de primo et octavo, quibus communiter utimur in locutione sensus compositi vel divisi . È evidente qui il riferimento alla tradizione, per la quale modali e verbi designanti atti di volontà (1° e 8° modo) fanno senso composto e senso diviso essendo officiabili; l’autore non accenna, infatti, al secondo modo, che per Heytesbury è appunto «cum terminis confundentibus . 373 Ivi, supponitur  secundo. 374 Ivi, supponitur tertio. 38 Alfonso Maierù 594 diviso. Egli è cosciente che quest’affermazione nega la dottrina di Heytesbury e degli altri logici e perciò la dà come sua IDE personale ?. Egli continuerà così a parlare di “senso composto’ e di ‘senso diviso” secondo la terminologia tradizionale, anche in quei casi in cui avrebbe dovuto semplicemente parlare di Lp e divisio, e continuerà a descrivere i modi nella maniera tradizionale. N Tralasciando i modi terzo, quarto, quinto e sesto, cl soffetmiamo brevemente sui quattro rimanenti, limitandoci ad esaminare la caratterizzazione fornita da Vettori. a Primo modo. Ha luogo quando i termini ampliativi o, bageg si operano su di un dictum verbale o un suo «prec Ss a senso composto quando il modo precede ° segue i ic n mentre quando sta tra le parti del dictum si ha ce De È, il termine modale, sia quando è officiabile che quando cp ; nibile, è sempre in primo modo 8; i verbi potest e contingi 375 Ivi, in fine: «Et sic his habitis facilis est responsio ad gup dum corollarium, concedendo id  Laren gra soir pa er) pro aliis autem tribus negatur notam cor n be hdi i implicativim non facere compositionem vel divistonem, quan ipa e nullum illorum facere sensum compositum La cap cum nullum horum habeat vim confusivam, ut pro egg ir 3 Gu hoc arguatur fere omnia in tertio articulo esse contra core Lodi logicos, concedatur. Ideo volui haec dixisse Reni prop: hear noster habeat quod obicere, et hoc de tertio articulo et per q hodierna Pad; A her 376 Ivi t. rimo. da n è ia la tesi di Strode e di -_ ko; Lei magna), relativa alla distinzione da fare quando il modo s gr ps 318 Ivi, fertio, fra cui: Ex quo sequitur è pen lic nomen sensus compositi in propositionibus modalibus ut = uerunt q cai SI cfr. ad es. il Landucci, per il quale in questo caso si e unta modo; cfr. anche il testo del VETTORI, 0p. cit. lect. III, i ‘ubi sl fis ; prima conclusio, dove si ripropone il problema per g men pira si risponde:  Termini modales adverbialite= sumpti componuni Terminologia logica della tarda scolastica 595 assunti impertsonalmente fanno senso composto; personalmente, senso diviso; il dictum vero segue alla proposizione vera:  deum esse  è dictum di  deus est ; quindi, vera questa, segue che è vero quello e non viceversa; triplice è la differenza tra i due sensi: a) il senso composto ha verificazione istantanea, sia perché tutta la compositio è determinata dal modo, come vuole Heytesbury, sia perché tutte le parti della comzpositio sono ‘con- fuse’ dal modo, come si è detto, mentre il senso diviso richiede, a sua volta, una successione temporale, sia perché il modo determina una parte del dicture, sia perché è confuso solo il pre- dicato; b) il senso composto è officiabile o esponibile, mentre il senso diviso  probatur ratione termini mediati ; c) la terza dif- ferenza proviene  ex parte illativae positionis ; cioè la proposi- zione in senso composto implica una proposizione nella quale il modo sia affermato della proposizione de inesse corrispondente al dictum (es.  necesse est hominem esse animal, ergo haec est necessaria ‘homo est animal’ ) e ciò non è possibile per il senso diviso (non vale l’inferenza:  homo contingenter est animal, ergo haec est contingens ‘homo est animal’ ) 1, Secondo modo. Si ha con un termine che ha  vis confundendi  (confuse tantum, mobiliter o immobiliter) nei riguardi di un proprie et per se in primo modo , e ciò contro Heytesbury, che  ratione suae confusionis vel immobilitationis  li tratta nel secondo modo. Ivi, lect. II, 1, quarto.  Ivi, quinto; continua: Ex quo patet error nostri aemuli conce- dentis esse id ad quod esse verum sequitur suam propositionem esse veram. Jam enim scripsimus circa notitiam insolubilem aliquam propositionem esse falsam, cuius dictum adaequate est verum, ut haec ‘Socrates dicit falsum’, posito quod nihil aliud dicat, et tunc ipsa est falsa, et Socratem dicere falsum est verum ut sequens, ergo etc. Et hoc idem militat contra ponentes obiectum scientiae-vel dubitationis esse significabile complexe et non ipsa conclusio  ; quest’ultima è la posizione di RIMINI (vedasi) Gregorio da Rimini (ma cfr. cap. I, appendice  PERGOLA (vedasi). Ivi, sexto. dictum © d'un suo equivalente: termini aventi la capacità di “confondere” sono di tre specie: alcuni esercitano mediate tale capacità (così omnis nella proposizione universale affermativa, e non causa  compositio ), altri la esercitano immediate (come le  dictiones exclusivae , e non causano  compositio ); altri infine la esercitano sia immediate che mediate, purché non siano im- pediti da altro sincategorema: di essi, alcuni  confundendo immo- bilitant , altri no; fra i primi, sono incipit, desinit, promitto, debeo, obligor, necesse, necessario € impossibiliter; fra i secondi, scio, credo, volo, cupio, immediate **; si ha senso composto quando sono ‘confusi’ quei termini che possono esserlo: se si ha confusio mobilis, la verità o falsità della proposizione è mostrata dalla dalla verità o falsità del descersus a una proposizione  de di- siuncto exttemo ; se si ha confusio immobilis, la verità o falsità sarà provata mediante descensus alla equivalente proposizione in senso diviso; si ha senso diviso quando un termine comune della proposizione non è confuso perché antecede il termine confundens: la verità o falsità di essa sarà provata con descensus dal termine comune non confusus, descensus che non è possibile col senso composto. Di qui deriva l’analisi dei rapporti tra primo e secondo 382 Ivi, lect. III, 1, conclusio. Ivi, supponitur primo: cfr. LANDUCCI, f. 7vb. 34 VerTORI, op. cit., lect. III, 1, supponitur tertio, e cfr. supponitur quarto:  Et ex hoc supponitur quarto quid nominis sensus compositi et divisi in secundo modo. Sensus enim compositus tunc est, cum vis terminorum confundentium confusiva et per consequens vel illius immobilitativa est in terminum communem, ratione cuius veritas vel falsitas datae compositionis, si ex confusione et mobilitatione est, habetur verificata vel falsificata proposi- tione de disiuncto extremo compositioni correspondente ut descensus; et si compositio fuerit ex immobilitatione consequente aliqualem confusionem termini, erit verificata vel falsificata propositione exprimente descensum illius termini communis in divisa propositione compositae correspondente, ad mo- dum quo ea(n)dem declarat compositionem ex vi immobilitationis termini factam. Et sic sensus divisus erit, cum vis illorum terminorum confundentium modo: il secondo modo è superior al primo, che è inferior a quello ( Le. ] differentiam secundi modi compositionis a primo esse sicut superioris a suo inferiori ) #9; ciò è contro l’opinione di Landucci ( Senensis quidam  scrive Vettori), ma alla obiezione di Lan- ducci, che non si capisce perché, se così fosse, Heytesbury avrebbe cominciato il suo trattato dal primo modo anziché dal secondo Vettori risponde che questo si deve al fatto che comunemente si parla di senso composto e senso diviso a proposito dei termini che denotano la possibilità, inclusi perciò nel primo modo *%, Accostiamo subito a questi due l’ottavo modo. I verbi desi- gnanti atti della mente sono di due specie: alcuni designano un atto interiore (intelligere, scire, velle), altri designano un atto este- non transcendit in terminum communem per praecedentiam illius ad ipsos ratione cuius veritas vel falsitas datae propositionis divisae habetur ES descensu illius termini communis repugnante eidem in sensu composito. L'esempio addotto per il secondo caso del senso composto è  niecessatio: omnis homo est animal : l’autore non illustra come va operato il descensus in questo caso; si limita a ribadire che  datae propositionis veritas habetur verificato vel falsificato descensu attributo illi termino i S diviso extraneo eidem in sensu composito . sana sa Ivi, supponitur septimo; continua così il testo: Quilibet enim terminus qui ratione sui significare posse esse vel non posse esse facit sensum compositum in primo modo cum quilibet talis habeat vim confun- dendi tantum ratione suae confusionis, faciet sensum compositum vel divisum in secundo modo et non e contra; patet enim aliquem esse terminum com- ponentem vel dividentem in secundo qui nullatenus significat posse esse vel non posse esse et sic a ratione compositionis primi modi secluditur . Tuttavia vii [..] supponitur sexto, quod licet quilibet terminus ‘cdimponena vel dividens in primo modo possit ratione suae confusionis componere vel divi cà in secundo modo, aliqua tamen est propositio in sensu composito vel ; iviso in primo quae nec est composita vel divisa in secundo modo, ut hi ‘necesse est Socratem esse istum hominem’ et ‘Socratem necesse est fees istum hominem?. Et hoc patet per quid nominis sensus compositi o divisi in secundo modo  (cfr. n. 384) sith 386 Ivi, sotto supponitur septimo. riore (video, tango, audio)". Solo i primi fanno senso composto e senso diviso in questo modo. Tali verbi possono cadere su di un termine incomplexus, o su di un dictum complexum (di qui la distinzione tra probatio descriptibilis e officialis); se cadono su di un complexum, o dictum categoricum, perdono ogni vis appellationis formae , giacché  appellare formam est restringere terminum ad sui definitionem, sed dictum categoticum nullam habet definitionem, igitur non appellabitur appellatione formae  39; del resto, solo con un complexum si ha senso com- posto e senso diviso ?, e precisamente si ha senso composto quando il verbo precede o segue il dictuz, mentre se sta tra le parti del dictum si ha senso diviso 32. il primo ha probatio offi- cialis, il secondo va provato secondo il termine mediato precedente, se è presente nella proposizione ®”. Per concludere, esaminiamo l'impostazione che Vettori dà del settimo modo, che ha luogo — egli dice — con le determi nazioni ita est, ita fuit, ita erit. Egli così procede: dei termini am- pliativi, alcuni significano la possibilità ( consignificant posse esse vel non posse esse ) e appartengono al primo modo; altri invece consignificano il tempo, sia se sono considerati in sé (al tempo passato o futuro), sia se considerati nella forma di participio Ivi, lect. VIII, 1, supponitur primo. Ivi, supponitur secundo. 389 Ivi, supponitur tertio. :,  Ivi, supponitur quarto; continua: Hoc idem patet quia sequitur tamquam ab eodem idem: ‘tu intelligis hominem esse animal, ergo hominem esse animal intelligis’, quod non contingeret si dictum illud formaliter appellaretur, sicut hic non sequitur: ‘tu (ergo textus) hominem intelligis, ergo intelligis hominem’, ut patet intuenti .  Ivi, supponitur quinto. 392 Ivi, supponitur sexto. .  Ivi, supponitur septimo, e conclude: Et scias istam differentiam non causare omnimodam impertinentiam inter hos sensus, quia aliquibus conditionibus observatis sensus illi erunt pertinentes. Adam est praeteritus, antichristus est futurus: il participio è detto distractivus; considerando che ampliatio est dilatatio verbi, vel ratione sui, vel ratione participii distractivi ultra propriam sui consignificationem ad plures scilicet temporis differentias , può accadere che unì verbo ampliato possa essere restrictus di fatto  ad unam temporis differentiam  tra quelle richieste dall’amzpliatio; così avviene nel nostro caso, giacché ita, (e solo per accidens l’espressione  aliquando fuit ita ) limita a un istante del tempo connotato la verità della proposizione #9, e quindi l'aggiunta di if4 a un dictum è causa formale del senso composto in questo settimo modo ?, Di qui deriva che il senso composto si ha con l’aggiunta di ifa che restringe l’arzpliatio del tempo del verbo nella proposizione a un istante del tempo con- notato dal verbo che fa parte della deterzzinatio, e che è il passato o il futuro; il senso diviso è dato dalla proposizione senza deter- minazione e col verbo ampliato -- es. senso composto: aliquando fuit ita quod Socrates EST albus, senso diviso: Socrates FUIT albus. Di qui ancora risulta che il senso diviso sta al senso composto come il più ampio al meno ampio. Nel primo caso quella compositio che è il senso diviso ha verità verificabile nel tempo 3% Ivi, lect. VII, 1, conclusio, e praemittitur primo. praemittitur secundo; cfr. anche: Quantum ad primum prae- supponitur primo quid nominis restrictionis. Unde restrictio est acceptio termini in propositione pro paucioribus quam in propositione ampliata. Dico ‘acceptio termini in propositione’, ut denotetur restrictionem non fieri extra propositionem: est enim species suppositionis, quae est proprietas termini proportionaliter capti. Dico ‘pro paucioribus quam’ etc., ut deno- tetur terminum discretum non posse restringi . Supponitur  secundo quod terminum restringi ad pauciora in propositione potest dupliciter intel- ligi: vel ad pauciora scilicet supposita personaliter termino attributa, vel ad pauciora, id est, ad pauciores temporis differentias connotatas per verbum cui accidit ampliatio vel ratione sui vel ratione participii ampliativi, et haec erit restrictio ampliationis cui committatur compositio septimi modi . 39 Ivi, 1, praemittitur tertio. Ivi, praemittitur quarto. Veritas compositionis divisae proportionatae illi de sensu composito est temporalis et non istantanea), nel secondo invece è istantanea (veritas limitatur ad certum instans proportionatum propriae connotationis verbi restricti : propor- zionato, cioè, al passato o futuro, secondo i casi) **. 398 Ivi, supponitur septimo. Il testo del trattato “Termini qui faciunt” si trova in due manoscritti: PADOVA, Biblioteca Universitaria 1123, ff. 10va-11vb, e Worcester, Cathedral Library, F. 118, f. 30v sgg. Ho esaminato il ms. Padovano. Il testo, ANONIMO, ha, al f. 10va, Incipit :termini qui faciunt” e, al f. 11vb, Expliciunt termini qui faciunt. Il trattato quindi trae il suo titolo dall’incipit. Anche a una prima lettura si può rilevare che ci si trova di fronte non a un’opera originale, ma ad un adattamento di un capitolo delle Regulae solvendi sophismata di Heytesbury, intitolato “De scire et dubitare”. Il materiale del capitolo di Heytesbury è qui organizzato in modo da offrire in primo piano la descrizione del senso composto e del senso diviso, alla quale seguono VI casus con le relative risposte. Nel suo testo, invece, Heytesbury vuole chiarire le difficoltà relative all’uso di scire, dubitare, ecc.; per far ciò, egli formula gli stessi VI casi; passa quindi a descrivere senso composto e senso diviso. Infine risolve i casus. Heytesbury e il suo anonimo manipolatore si propongono fini diversi. A conferma della dipendenza del trattato “Termini qui faciunt” dal testo di Heytesbury diamo di seguito in sinossi i passi più importanti dell’uno e dell’altro (si noti la successione dei fogli dei passi riportati: si constaterà quanto diversa sia la collocazione dei brani paralleli nel testo di Heytesbury e nel nostro trattato. Ms. Padova, Bibl. Un. 1123 (f. 10va) Termini qui faciunt propositiones aliquando sumi in sensu composito et aliquando in sensu diviso et sunt isti et consimiles: scie, dubitare, imaginari, nolle, velle, ‘perci- pere’, CREDERE, ‘intelligere’, POSSIBILE, impossibile, ‘contingens’, NECESSARIUM, et alii consimiles. Unde notandum est quod quando aliquis praedictorum terminorum vel consimilium praecedat totaliter DICTUM PROPOSITIONIS vel finaliter subsequitur, tunc sumitur illa propositio in sensu composito, ut illa ‘Scio deum esse’, ‘Dubito Socratem currere’, ‘Possibile est album esse nigrum’, ‘Hominem esse album est impossibile’. Et significant tales propositiones sic: Scio deum esse, id est scio QVOD deus est. Credo Socratem cutrere, id est: credo QVOD Socrates currit; ‘possibile est album esse nigrum’, id est: “Hoc est possibile: quod album est nigrum, et sic de aliis. Sed quando aliquis dictorum terminorum mediat dictum propositionis, id est ponitur in medio inter ACCUSATIVVM CASUM et, modum infinitum, tunc illa propositio est totaliter accepta in sensu diviso. Et tales sunt istae: ‘4 scio esse verum’, ‘SOCRATEM percipio currere’, ‘album possibile est esse nigrum’ etc. Et istae significant sic: ‘4 scio esse verum’, id est illud quod est 4 scio esse verum; ‘Socratem percipio currere’, id est: illud quod est Socrates percipio [De scire et dubitare. Ad cuius evidentiam est notandum quod aliquando accipiuntur propositiones quaedam in sensu composito quibus consimiles sumuntur in sensu diviso quae non convertuntur cum illis acceptis in sensu composito. Item sciendum quod huiusmodi propositiones maxime fiunt per terminos actum vel habitum animae importantes, aut posse esse vel non posse esse, seu esse necessario vel non esse, vel impossibile esse vel non esse. Eiusmodi sunt isti termini: scire, dubitare, intelligere, imaginari, percipere, velle, nolle, possibile’, ‘impossibi- le’, necesse et sic de aliis multis. Quod autem cum his terminis fiant tales propositiones satis apparet iuxta communem modum loquendi [H. P. GRICE, “ORDINARY LANGUAGE”], ut cum dicitur: ‘scio 4 esse verum’ et ‘4 scio esse verum’. Propositiones istae multum sunt similes, sed non convertuntur. Una enim accipitur in sensu diviso et alia in sensu composito sicut et hic. Aliquam propositionem dubito esse veram’ et ‘dubito aliquam propositionem esse veram, intelligo vel imaginor aliquem punctum esse medium huius corporis’ et ‘aliquem punctum intelligo vel imaginor esse medium huius corporis. Et ita apparet quod multae sunt propositiones similes sicut istae iam praemissae et  aliae huiusmodi quae non convertuntur, cum una accipiatur in sensu currere; ‘album possibile est esse nigrum’, id est illud quod est album possibile est esse nigrum postea, vel sic: de re quae est alba potest fieri res nigra, et sic est de aliis. Ad istam conclusio- composito et alia in sensu diviso, quia sensus compositus rato vel numquam convertitur cum sensu diviso, sed in maiori parte quantumcumque sint similes sunt tamen sibi invicem impertinentes sicut inferius patebit. Item tamquam pro regula est observandum quod cum aliquis istorum terminorum vel similium praecedit totaliter dictum alicuius propositionis seu sequitur finaliter, tunc talis propositio accipienda est in sensu composito, sicut sic dicendo: ‘scio 4 esse verum’; tota illa propositio accipitur in sensu composito, et tunc convertitur cum hac propositione ‘scio quod 4 est verum’, et ex hoc sequitur quod talis propositio ‘a est verum’ vel aliqua propositio significans quod a est verum est scita a me. Multi tamen sunt termini prius accepti qui non multum competenter sequuntut finaliter huiusmodi dictum propositionis, quia improprie diceretur: ‘4 esse verum scio”, ‘aliquam propositionem esse veram scio’. Aliqui tamen istorum competenter possunt sequi huiusmodi dictum finaliter. Convenienter nam dicitur: ‘4 esse verum est possibile’, ‘hominem currere est possibile', ‘hominem esse asinum est impossibile’: sive igitur totaliter praecedit talis terminus dictum huiusmodi sive sequatur finaliter, erit totalis propositio dicta accepta in sensu composito. Prima supponatur  nem probandam arguitur sic, et primo supponitur ista propositio: suppono quod omnis propositio, de qua consideras quam non scis esse veram nec scis esse falsam, sit tibi dubia. Deinde ponitur iste casus, quod tu scias quod 4 sit altera istarum duarum propositionum ‘deus est vel ‘homo est asinus’ et lateat te quae istarum s[clit 4... (f. 11ra) Ad eandem conclusionem probandam arguitur sic, et ponitur iste casus, quod tu scias quod a s[cJit unum istorum contradictoriorum: ‘rex sedet’ et ‘nullus rex sedet’, ita quod tu scias quod quodcumque istorum sit verum quod illud sit 4 et e contra, nescias tu tamen quae istarum sit 4, sicut nec scias quae ista- rum scit vera; isto casu posito, facio tibi istam consequentiam. Tertio ad eandem conclusionem arguitur sic, et ponitur quod Socrates sit coram te et scias tu bene quod ‘hoc est hoc demonstrando Socrate et nescias tu quod hoc est Socrates, scias tamen bene quod ista propositio ‘hoc est Socrates’ significat praecise quod hoc est Socrates, tunc isto posito sequitur quod ista propositio ‘hoc est Socrates’ est tibi dubium quod quaelibet propositio de qua considerat aliquis quam ille nescit esse veram nec scit esse falsam sit dubia eidem. Deinde ponatur quod tu scias quod 4 sit altera illarum: ‘deus est’, ‘homo est asi- nus’, quarum unam scias esse ve- ram et necessariam, scilicet istam ‘Deus est’, et aliam scias esse falsam et impossibilem, scilicet istam ‘homo est asinus’, et te lateat quae illarum sit 4. Item arguitut ad idem sic. Ponatur quod tu scias quid sit ve- rum istorum, demonstratis istis contradictoriis tibi dubiis: ‘rex se- det’, ‘nullus rex sedet’, sic quod scias quod, quodcumque istorum sit 4, quod ipsum sît verum, et quod solum ipsum sit 4 et e con- tra, et cum hoc scias quod 4 est verum istorum, nescias tamen quid istorum sit 4 sicut nescis quid istorum sit verum. Istis po- sitis, fiat haec consequentia... Item ad idem arguitur sic. Po- natur quod tu scias quod hoc sit hoc, demonstrato Socrate, et ne- scias tu quod hoc sit Socrates, scias tamen quod haec propositio ‘hoc est hoc’ significat  praecise quod hoc est hoc, et etiam quod ista propositio: ‘hoc est Socrates” significat prae(f. 12vb)-cise quod hoc est Socrates. Sit enim Socrates coram te quem scias esse homi- nem et nescias ipsum esse Socra- tem, quc posito cequitur quod Terminologia logica della tarda scolastica Quarto arguitur [sic] ad ean- dem conclusionem sic, et ponatur quod Socrates sit coram te, scias tu bene quod ipse est Socrates vel Plato, nescias tamen quis istorum ipse sit, scias tu bene quod ista propositio ‘hoc est Socrates” signi- ficat praecise quod hoc est Socra- tes, tunc ista propositio ‘hoc est Socrates’ est tibi dubia... Quinto arguitur ad eandem conclusionem probandam sic, et ponitur quod tu scias quid demon- sttetur per subiectum huius pro- positionis: ‘hoc est homo” et quod aliquid scias esse hominem et nihil dubitas esse hominem et quod tu scias istam propositionem ‘hoc est homo’ sic significantem praecise quod hoc est homo, tunc ista propositio ‘hoc est homo” est scita a te esse vera vel scita a te esse falsa... (f. 1lva) Sexto arguitur ad probandum conclusionem sic: po- natur quod 4, è, c sint tres propo- sitiones quarum duae primae, sci- licet 4, d sint scitae a te, tertia sit c dubia; et dubitantur sic istae propositiones vel removean- tur a te, ita quod nescias quae istarum s[clit 4 nec quae d nec quae c nec quae sit tibi dubia. Isto posito, arguo sic: aliqua ista- rum est scita a te et quaclihet haec propositio ‘hoc est Socrates” est tibi dubia. Item posito quod scias quod hoc sit Socrates vel Plato, nescias tu tamen an hoc sit Socrates nec scias an hoc sit Plato, et tunc erit ista propositio tibi dubia: ‘hoc est Socrates’... Item suppono quod tu scias quid demonstretur per subiectum huius propositionis: ‘hoc est homo” et scias quod illa propositio signi- ficat praecise sicut termini illius preetendunt, et quod scias aliquid esse hominem et nihil dubites esse hominem; quo posito, sequitur quod ista propositio: ‘hoc est homo’, sit scita a te esse vera vel quod illa sciatur a te esse falsa... Item sint 4, d, c tres proposi. tiones, quarum duae sint scitae a te, scilicet 4 et 2, et tertia, scili- cet c, sit tibi dubia, et nescias quae illarum sit 4 vel b, et simi- licter lateat te (f. 13ra) quae illa rum sit tibi dubia. Istis positis, sequitur quod aliqua illarum pro- positionum sit scita a te, quia tam a quam È sciuntur a te per casum, et sequitur etiam quod quaelibet illarum sit tibi dubia... 606 istarum est dubia, ergo conclusio... Septimo arguitur ad eandem conclusionem sic: tu scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit Socrates eodem demonstrato, ergo illud est scitum a te et tibi dubium; et antecedens arguitur sic, et ponatur quod heri vidisti Socratem et neminem alium, et scias tamen bene quod adhuc ille homo quem heri vidisti est So- crates, et sit Socrates hodie coram te et lateat te quod iste est So- crates, tunc sic: tu scis quod iste homo est Socrates; hoc arguitur sic, quia demonstrato isto homine quem heri vidisti, scis bene quod iste est Socrates, sed neminem heri vidisti nisi istum hominem, ergo demonstrato isto scis bene quod iste est Socrates et dubitas an iste idem sit Socrates per ca- sum, igitur sequitur conclusio. Alfonso Maierù Item tu scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit Socra- tes, eodem demonstrato; propter quod ponatur quod heri videris Socratem et scias adhuc quod ille homo quem heri vidisti est So- crates, et videas Socratem modo, et lateat te an sit Socrates, sed credas quod ille homo quem nunc vides sit Plato, et non videas ali- quem nisi Socratem; istis positi scis quod hoc est Socrates d monstrato illo quem heri vidisti, quia absque haesitatione conce- deres quod hoc est Socrates, de- monstrato illo quem heri vidisti, quia scis bene quod ille quem heri vidisti est Socrates demon- strato illo quem heri vidisti. Scias nam gratia exempli quod neminem vidisti heri nisi illum qui est So- crates, et tunc sequitur quod tu scis quod hoc est Socrates, de- monstrato illo quem heri vidisti, et eodem demonstrato dubitas an hoc sit Socrates, quia, demonstrato illo quem iam vides, dubitas an hoc sit Socrates, et idem est quem iam vides et heri vidisti, igitur eodem demonstrato scis quod hoc est Socrates et dubitas an hoc sit Socrates. Alfonso Maierù. Maierù. Luigi Speranza, “Grice e Maierù”.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mainardini: l’implicatura conversazionale del popolo romano di Livio – filosofia veneta – filosofia padovana – la scuola d Padova -- filosofia italiana – il consorzio degl’eroi --  Luigi Speranza (Padova). Filosofo italiano. Padova, Veneto. Grice: “Padova tries to institute the ‘regnum’ as between Aristotle’s ‘polis’ and the modern ‘stato,’ but in which case, we wouldn’t call it ‘politeia’ anymore!” --  Grice: “When I studied change I focused on von Wright – but then there is Padova and his ‘grammatica del mutamento’!”  Nato da una famiglia di giudici e notai – il padre: ‘di Giovanni’ -- che viveva vicino al Duomo di Padova, completò i suoi studi a Parigi dove fu insignito dell'autorità di rettore. Il tempo trascorso a Parigi influì moltissimo sull'evoluzione del suo pensiero. Gli anni parigini furono molto importanti e fecondi per l'evoluzione del suo pensiero e la visione dello stato di corruzione in cui versava il clero lo portò a diventare anti-curialista.  A Parigi incontrò Occam e Jandun, con cui condivise passione politica e atteggiamento di avversione verso il potere temporale della Chiesa. Con Jandun rimase legato da grande amicizia e assieme a lui subì l'esilio.  Mainardini dopo le sue dure affermazioni contro la Chiesa venne bollato con l'epiteto di “figlio del diavolo”. Mainardini si trova a Parigi quando si sviluppò la lotta tra Filippo, re di Francia, e il Papato. Tutto ciò, assieme al vivace contesto culturale in cui si muoveva, lo portò alla compilazione della sua opera maggiore il Defensor Pacis, l'opera cui deve la sua fama e che influì moltissimo sia sul pensiero filosofico-politico contemporaneo che su quello successivo.  A Parigi sperimentò una monarchia decisa ad accrescere il proprio potere e la propria autorità su tutte le forze politiche centrifughe del momento ivi compresa la Chiesa di Bonifacio VIII. Diventato consigliere politico ed ecclesiastico di Ludovico il aro lo seguì a Roma in occasione della sua incoronazione imperiale e qui fu nominato dallo stesso Ludovico vicario spirituale della città. L'incoronazione imperiale avvenne ad opera del popolo romano anziché del papa inaugurando, così, quella stagione dell'impero laico che Mainardini vagheggiava e che avrebbe aperto la strada alla laicizzazione dell'elezione imperiale e alla cosiddetta Bolla d'Oro  di Carlo IV di Boemia.  Con la Bolla d'Oro fu eliminata ogni ingerenza del papa nell'elezione imperiale diventando così un fatto esclusivamente tedesco. Fu ancora con Ludovico quando questi si ritirò, dopo il fallimento dell'impresa romana, in Germania dove rimase fino alla morte. È del periodo immediatamente antecedente la sua morte la compilazione di alcune opere minori tra cui spicca il “Defensor Minor,” un piccolo capolavoro. Si può definire l'opera di M. come il prodotto di tempi in cui confluiscono la virtù del cittadino, il nazionalismo francese e l'imperialismo renano-germanico. Il Difensore della pace” è la sua opera più conosciuta in cui, fra l'altro, tratta dell'origine della legge.  Il suo fondamento era il concetto di ‘pace,’ intesa come base indispensabile dello Stato e come condizione essenziale dell'attività umana. Si tratta di un'opera laica, chiara, priva di retorica, moderna e per alcuni versi ancora attuale. La necessità dello Stato non discendeva più da finalità etico-religiose, ma dalla natura umana nella ricerca di una vita sufficiente e dall'esigenza di realizzare un fine prettamente umano e non altro. Da questa esigenza nascono le varie comunità, dalla più piccola alla più grande e complessa, lo Stato. Ne deriva la necessità di un ordinamento nella comunità che ne assicuri la convivenza e l'esercizio delle proprie funzioni. Per Marsilio questa esigenza ha caratteristiche prettamente umane che non rispondono a finalità etiche ma civili, contingenti e storiche. Alla base dell'ordinamento c'è la volontà comune dei cittadini, superiore a qualsiasi altra volontà. È la volontà dei cittadini che attribuisce al Governo, “Pars Principans,” il potere di comandare su tutte le altre parti, potere che sempre, e comunque, è un potere delegato, esercitato in nome della “volontà popolare.” La conseguenza di questo principio era che l'autorità politica non discendeva da Dio o dal papa, ma dal “popolo,” inteso come “sanior et melior pars.” In questa ottica egli propone che i vescovi venissero eletti da assemblee popolari e che il potere del papa fosse subordinato a quello del concilio. Ludovico il aro Marsilio pone il problema, che tratterà anche nel Defensor Minor, del rapporto con il Papato e con i suoi principi politici costruiti.   occulta valde, qua romanum imperium dudum laboravit, laboratque continuo, vehementer contagiosa, nil minus et prona serpere in reliquas omnes civitates et regna ipsorum iam plurima sui aviditate temptavit invadere segretamente, con i quali aveva cercato, e continua a cercare, di insinuarsi subdolamente in tutte le altre comunità e regni che aveva già tentato di attaccare con la propria enorme avidità  (Defensor pacis) Il giudizio di Mainardini sulla chiesa come istituzione è molto negativo e lo manifesta con la crudezza di linguaggio che gli è solita quando affronta l'argomento dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Lo scalpore suscitato da questa opera obbligò Mainardini a fuggire presso l'imperatore Ludovico il aro, con il quale scese in Italia. Il Defensor minor si colloca fra le opere minori di Mainardini, ma si distingue per la sua importanza. Si differenzia dal Defensor pacis per essere un'opera più propriamente teologica mentre l'altra è prevalentemente politica. Lo studio condotto nel Defensor Minor riguarda la giurisdizione civile ed ecclesiastica, la confessione auricolare, la penitenza, le indulgenze, le crociate, i pellegrinaggi, la plenitudo potestatis, il potere legislativo, l'origine della sovranità, il matrimonio e il divorzio. Il Tractatus de iurisdictione imperatoris in causis matrimonialibus che Mainardini compila in occasione del divorzio di Giovanni di Moravia e Margherita di Tirolo-Gorizia si trova nell'ultima parte del Defensor Minor. Le relazioni tra i coniugi erano tanto insostenibili che la sposa preferì fuggire. Intervenne l'Imperatore, imparentato con la sposa, e progettò il matrimonio tra la fuggitiva e Ludovico di Brandeburgo ma a ciò ostavano il precedente matrimonio e alcuni legami di sangue. Il “Tractatus de translatione imperii” – “Trattato della  translazione dei imperii” --  è un'opera che niente aggiunge alla fama derivatagli dal Defensor Pacis anche se ebbe una certa diffusione.  Si può considerare questo trattato come una storia sintetica dell'Impero dalla fondazione di Roma da Romolo (alla LIVIO) fino al secolo XIV. In M. lo “stato romano” è concepito come prodotto umano, al di fuori da premesse teologiche quali il peccato o simili. È fortemente affermato il principio della legge quale prodotto della comunità dei cittadini, legge dotata di imperatività e co-attività oltre che ispirata ad un ideale di giustizia. Questo ideale di giustizia deriva dal con-sorzio o concerto civile, l'unico soggetto che può stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Per M., l'uomo deve essere inteso come libero e consapevole.  Nel Defensor Pacis appare diffuso un costituzionalismo affermato fortemente nei confronti sia dello Stato che della Chiesa. È tra i primi studiosi a distinguere e separare la legalita (ius) dalla moralita (ethos, mos), attribuendo il primo alla vita civile e il secondo alla coscienza. Mainardini è sempre un uomo del suo tempo, saldamente ancorato nella sua epoca, ma con intuizioni che ne fanno un uomo nuovo, anticipatore per certi versi del Rinascimento. La definizione del nuovo concetto di Stato, autonomo, indipendente da qualsiasi altra istituzione umana o, a maggior ragione, ecclesiastica è il grande merito di M..  Anche nella Chiesa viene affermata una forma di costituzionalismo contro il dilagante strapotere dei vescovi e dei papi. È ancora l'universitas fidelium a prendere, attraverso il Concilio, ogni decisione riguardante qualsiasi materia di ordine spirituale. Il nostro autore non teme di scagliarsi contro la Chiesa, a negare il primato di Pietro e di Roma, affermare la necessità del ritorno del clero a quella povertà evangelica tanto cara ad alcune sette riformiste di cui lui certamente conobbe e comprese il pensiero. Lotta contro la Chiesa ma solo per conservarne o rivalutarne il più vero, autentico e originario contenuto e significato. Quasi riformista e conservatore nello stesso tempo, riformista là dove è contro la corruzione dilagante nella Chiesa di quel periodo, conservatore là dove accetta la necessità di un ordine costituito, della religione, della morale, intese nel senso più puro.  La modernità di M. consiste anche nel metodo della sua trattazione e della terminologia che usa, sempre stringata ed esaustiva, aliena da qualsiasi di quelle forme di retorica che era caratteristica degli autori medievali. Altri saggi:: “Il difensore della pace,” C. Vasoli. POMBA, Torino, BUR, Milano, Ancona E., C. Vasoli, MILANI, Padova (collana Lex naturalis;  Battaglia F., La filosofia politica del medio Evo, Milano, CLUEB Battocchio R., Ecclesiologia e politica, Prefazione di G. Piaia, Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Beonio-Brocchieri Fumagalli M.T., Storia della filosofia medievale (Bari, Laterza,), Berti E., “Il ‘regno’ di Mainardini: tra la civis romana e lo stato italiano,” Rivista di storia della filosofia medievale, Briguglia G.,  Carocci Editore, Cadili A., Amministratore della Chiesa di Milano, in Pensiero Politico Medievale, Capitani O., Medioevo ereticale, Bologna, Il Mulino, Capitani O., Il medioevo, Torino, POMBA, Cavallara C., La pace nella filosofia, Ferrara, Damiata M., Plenitudo potestas e universitas civium, Firenze, Studi francescani,  Del Prete D., Il pensiero politico ed ecclesiologico, Annali di storia, Università degli studi di Lecce Dolcini C., Bari, Laterza, Merlo M., Il pensiero della politica come grammatica del mutamento, Milano, F. Angeli, Passerin d'Entréves A., Saggi di storia del pensiero politico: dal medioevo alla società contemporanea, Milano  Piaia G., Mainardini e dintorni: contributi alla storia delle idee, Padova, Antenore, Piaia G., La Riforma e la Controriforma: fortuna ed interpretazione, Padova, Antenore, Simonetta S., Dal difensore della pace al Leviatano, Milano, UNICOPLI Toscano A., Marsilio da Padova e Machiavelli, Ravenna, Longo, Defensor pacis Defensor minor Tractatus de translatione Imperii Tractatus de iurisdictione imperatoris in causis matrimonialibus Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Marsilio da Padova, su sapere, De Agostini. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. marsilio: essential Italian philosopher. Marsilio dei Mainardini, Marsilio di Padova. Mainardini. Keyword: il popolo italiano, consorzio conversazionale, difensore della pace, leviatano, allegoria del buon governo – allegoria del buon governo, Livio, Romolo, Machiavelli -- Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Mainardini" per il Club Anglo-Italiano; Luigi Speranza, “Grice e Mainardini – la massima del consorzio conversazionale.” – The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.

 

Luigi Speranza -- Grice e Malfitano: all’isola -- l’implicatura conversazionale dei quattro – il complesso sociale --  la scuola di Siracusa -- filosofia siciliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Grice: “Malfitano, like me, is an emergentist – each ‘complesso’ grows (cresce) and the ‘complexity’ is thus best characterised as ‘crescente,’ – Malfitano uses ‘complexities’ in the plural – a theory of ‘complessita crescenti’ – The whole point is that you get from one complex to the other.” Grice: “I like Malfitano. His theory of ‘complessita crescente’ is admirable: he distinguishes various ‘complesso’ – the material (subdivided into atomic, and the ‘crescente complessita’ of the molecular), the biological complex (which comprises the complex of the tissue, and the complex of tthe articular), the social complex, i. e.,  the human being in his inter-subjetctivity -- nd the ideological complex, the abstracta – ideation, cognition, and conviction – there is a superior geometry, too!” Nacque da Carmelo, commerciante e navigatore, e Santa Veneziano. Era l'ultimo di sette fratelli. Frequentò il Liceo Classico Tommaso Gargallo, dove iniziò a nutrire l'interesse per la materie scientifiche. Già da giovanissimo frequentava assiduamente una nota farmacia del centro storico della città natale acquisendo notevole interesse per la chimica e la biologia. Si iscrisse dunque alla facoltà di chimica dell'Università degli Studi di Catania per frequentare le lezioni del professor Alberto Peratoner. Malfitano continuò gli studi universitari a Palermo, dove si trasferì al seguito di Peratoner e ottenne la laurea nel capoluogo siciliano. Abbandona la Sicilia per spostarsi a Milano, dove intraprese una breve carriera lavorativa nel campo della chimica industriale agli stabilimenti Pirelli. Contemporaneamente frequentava la scuola di microbiologia dell'Università degli Studi di Pavia, retta all'epoca da Golgi, futuro Premio Nobel per la medicina. Stimolato dall'ambiente favorevole, Malfitano pubblica I” Comportamento dei microrganismi sotto l'effetto delle compressioni gassose” -- Inizia in questo modo a farsi notare da colleghi e professori, sia per la materia dei suoi studi, sia per il carattere disponibile e solare, come ricorda iPensa, celebre anatomista milanese. La carriera  prese una svolta definitiva quando, durante un congresso internazionale a Pavia, venne notato dal futuro successore di Pasteur, Duclaux. Venne dunque invitato a trasferirsi a Parigi, avendo ricevuto l'offerta di un impiego all'istituto Pasteur. Una volta arrivato nella capitale francese, Malfitano si dedicò in un primo momento alla micro-biologia, pubblicando come risultati delle sue ricerche: Protease de l'aspergillus niger, Influence de l'oxygen sur la proteolyse en presence de Clorophorme e Bactericidie charbonneuse. Decise di ritornare a studiare la chimica pura, campo d'indagine scientifica che lo rese definitivamente famoso. I suoi studi sulla chimica colloidale, arrivarono a dimostrare la natura elettrochimica delle micelle, e riuscì a misurare con notevole precisione la conducibilità elettrica dei colloidi. In campo pratico, mise a punto i cosiddetti ultrafiltri, necessari per gli studi in campo teorico sui colloidi. Divenne capo di un laboratorio chimico all'Istituto Pasteur. Gli studi si interruppero durante la gran guerra. Al termine di essa,  sposò Vera, una studentessa russa.  Subito dopo il grande conflitto ebbe inizio l'elaborazione della più nota dottrina del chimico siracusano, ovvero la teoria delle “complessità crescenti,” concetto alla luce del quale Malfitano non indagò solo le micelle, ma l'esistenza in generale. Pubblica Complexité et micelle, e Les composés micellaires selon la notion de complexité croissant. Le conclusioni non vennero accettate da subito, ma si dovette attendere l'esperimento del premio Nobel Theodor Svedberg che dimostrò l'esattezza delle intuizioni di Malfitano. Elaborò negli anni Venti una teoria che tentava di spiegare la materia, attraverso l'esame dei diversi livelli atomici e molecolari che la caratterizzano strutturalmente. La materia, secondo lo scienziato siracusano, è suddivisibile in atomi, molecole, plurimolecole (polimeri e complessi) e micelle. In ognuna delle classi citate si possono distinguere tre tipi di unità materiali: ioniche, polari e ionopolari. L'analisi compiuta sulla materia venne estesa in campo social-ogico da Malfitano. Tenta di ricondurre la complessità socio-antropologica alla complessità atomica. I quattro ordini di “complesso” che costituiscono il mondo sono dunque. Primo, il complesso materiale (suddiviso in due sub-complessi – primo sub-complesso: “complesso atomico” e secondo sub-complesso materiale: “complesso molecolare”), il complesso biologico (suddiviso in primo sub-complesso biologico: complesso istologico e – secondo sub-complesso biologico: complesso citologico). Terzo, il complesso sociale (l'essere umano). Al culmine di un'ipotetica piramide il quarto complesso: il “complesso ideologico” (suddivisi in tre complessi: il primo sub-complesso ideologico: ideazione; il secondo sub-complesso ideologico: la conoscenza, il terzonsub-complesso ideologico: la convinzione).  L'ultimo passo della speculazione e il concetto di geometria superiore, un'armonia equilibrata e simmetrica che domina gli eventi e la materia, una variabile fondamentale e al tempo stesso fuggevole dell'esistenza, un concetto che rappresenta la libertà. In ultima analisi, il compito era dunque quello di comprendere le leggi dell'armonia ordinatrice del cosmo e di preservarne la bellezza e l'equilibrio.  Soleva spesso tornare in Sicilia seppur per brevi periodi, dovette rinunciare a questa abitudine. L'aggravarsi della sua malattia, una cecità che gradualmente lo privò della vista, e le sue convinzioni anti-fasciste, non gli permisero di rivedere il paese natale. Morì inell'alloggio assegnatogli dell'Istituto Pasteur dove aveva trascorso gran parte della sua vita. Pubblica le sue convinzioni filosofiche servendosi dello pseudonimo "Aporema", termine che indica l'impossibilità di ottenere una risposta precisa dallo studio di un problema. Introdusse per primo a Siracusa la moda di bere il latte acido, quello che abitualmente viene chiamato yogurt, come era già frequente nella capitale francese.  Durante una tempesta patita in mare Carmelo Malfitano aveva fatto voto a Santa Lucia, patrona siracusana, di sposare un'orfana se fosse riuscito a tornare incolume sulla terraferma. Carmelo sposò per questo motivo Santa Veneziano,  orfana di entrambi i genitori. Da tale unione nacque Giovanni.  Ad Repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche122.  Antonio Pensa, Ricordi di vita universitaria (Citato nel testo Ad Repellendam Pestem Storie di Medici e di Sanità nella terra di Aretusa), Cisalpino Istituto Pasteur, su webext.pasteur.fr.   Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche124.   Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche126.   Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità, Tyche.   Ad repellendam Pestem. Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche, Siracusa, TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “Malfitano is right about the ‘social complexus’ – however, as Talcott Parsons has shown there is more complexity in the social compexus than Malfitano, a Sicilian, allows!” -- Grice: the fourth stadia: -- il complesso sociale -- Giovanni Malifitano. Malifitano. Keywords: i quattro. Refs.: H. P. Grice, “Pirotology,” – “The pirotological ascent,” in “From the banal to the bizarre: a method for philosophical psychology” -- emergentismo di Grice – emergentismo di Malfitano – l’organicismo della diada in Malfitano --. Il complesso di azione e il complesso di inter-azione, il complesso sociale --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Malifitano” – The Swimming-Poo Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Malipiero: l’implicatura conversazionale del trionfo della ragione; ossia, confutazione del sistema del contratto sociale – the breach of contract – or Romolo e Remo, I due contrattanti – la scuola di Venezia -- filosofia venta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo italiano. Venezia, Veneto. Grice: “I love Malipiero’s approach to philosophy: hardly a profession! As if someone were to be called ‘amateur cricketer’ – Malipiero loves (‘ama’) philosophy and it shows!” – Grice: “There is philosophical wisdom in any endevaour he finds himself in!” Grice: “One must love him for his attempted ‘confutazione’ of Rousseau’s ‘sistema del contrato sociale’ as a ‘triumph of reason’!” -- Nacque da Angelo di Troilo e da Emilia Fracassetti. Entrambi i genitori erano patrizi: il padre provene  dalla storica casata dei Malipiero (ramo "delle Procuratie Vecchie"), mentre la madre apparteneva a una famiglia di mercanti bergamaschi nobilitata. Dichiarava di abitare in un palazzo a Santa Maria Zobenigo (ereditato dal padre dopo l'estinzione di un'altra linea della famiglia), cui si aggiungevano quattro botteghe nei centralissimi quartieri di Rialto e San Moisè; altre cinque case si trovavano tra Santa Margherita, San Gregorio e San Martino.Esordì in politica con l'elezione a savio agli Ordini. Divenne provveditore alle Pompe, ma non riuscì a prendere possesso della carica a causa della caduta della Repubblica. A questo punto, lasciò la vita pubblica per dedicarsi alla filosofia analitica del linguaggio ordinario. Fu un autore poliedrico, capace di spaziare dall'attualità politica alla letteratura e alla tragedia di ambito neoclassico. La prima opera pubblicata è il saggio di matematica “Dimostrazione sulla tri-plicazione e tri-sezione dell'angolo effettuato colla retta e col cerchio.” Più tardi si cimentò nella filosofia presentando l'opuscolo “Saggio sugli sforzi della passione nell'intelletto e su' di lei effetti nel cuore,” in cui sostiene di moderare il razionalismo perché nell'animo umano esso convivi in armonia con le passioni.  Questa idea, in contrasto con quanto asserito da Rousseau, fu ribadita ne “La felicità della nazione realizzata dal politico e dal sovrano,” uno dei suoi primi scritti in filosofia morale. In questo lavoro Malipiero prese in esame la tendenza allo sfarzo di una parte della società, analizzando come i governi avessero reagito al fenomeno in epoche diverse. Nell'opera emerge la condanna al lusso sfrenato, ma anche all'appiattimento estremo dettato da rivoluzionari e giacobini.  Lo stesso pensiero moderato è ripreso nel “Trionfo della ragione; ossia, confutazione del sistema del contratto sociale” -- ristampato, senza grosse variazioni, come “Il trionfo della verità nella difesa dei diritti del trono ossia Confutazione del contratto sociale.” Grice: “I find this interesting, since I also oppose contractualism to rationalism!” -- Qui M. cercò di dimostrare come la migliore forma di governo non fosse la democrazia, ma la monarchia.  La sua linea anti-rivoluzionaria fu affermata anche quando si tenne distante dagli organi della Municipalità istituita sul modello, o ‘sistema’ del contratto. Accolse perciò con favore l'arrivo degli Austriaci, come dimostrano il ‘Testamento della spirata libertà cisalpine” e l'annesso sonetto “Confronto fra il genio della Romana Repubblica e quello dell'Austria.” Di grande importanza è quanto emerge nella “Voce della verità,” una memoria autografa inviata al governatore austriaco Székhely all'indomani del suo insediamento a Venezia. Nell'opera, divisa in capitoli dedicati ai problemi dell'amministrazione asburgica (polizia, zecca, commercio, diritto ecc.), si chiede quale dovesse essere il criterio di scelta per la nuova classe dirigente veneziana. Dimostrandosi critico nei confronti degli ex funzionari della Repubblica di Venezia (ceto a cui lui stesso apparteneva), nominati non in base ai meriti, ma per favoritismo, auspicava di non concedere spazio a coloro che vivevano nel lusso, poiché entravano in politica solo per il proprio tornaconto, e soprattutto verso i trasformisti che cambiavano opinioni con l'avvicendarsi delle amministrazioni.  Con questo lavoro anticipò le scelte del governo austriaco che, in effetti, estromise il patriziato dalla vita politica e assegnando le cariche amministrative a personalità lombarde o delle province ereditarie.  Si dedicò, con un certo successo, anche alla stesura di tragedie, a tema biblico, storico o mitologico, che potessero presentare allo spettatore esempi da seguire o da evitare. Tra queste “Il sacrifizio di Abramo,” “Camillo,” “Prometeo ossia La prodigiosa civilizzazione delle genti,” “Medea.” Altre opere degne di nota sono “La bottega del caffè” “Quadro critico morale, Lo scultore e la luce, azione mitologica in apoteosi del cav. Canova,” Il conte Ugolino in fondo alla torre di Pisa. Sciolti, Atabiba ed Huascar. Azione tragica di spettacolo; La Verità nello spirito dei tempi e nel nuovo carattere di nostra età (sul congresso di Verona), Zanghira e Lemanza. Quadro poetico nelle nozze Malipiero/Martinengo dalle Palle;  Elogio di Giovanni II del mr. co. Martinengo dalle Palle; Descrizione della Montagna ov'è la chiesa della Madonna della Corona nelle alture di Montebello. Fu confermato nobile dell'Impero Austriaco, assieme ai figli Angelo e Angela, nati dal matrimonio con Contarina diPisani. Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “I would often rely on contractualism, but [Welsh philosopher G. R.] Grice made a job out of it! I saw the cooperative principle as a matter of quasi-contract – whatever that is. And if it’s a MYTH, what’s wrong with it? Romolo mythically killed Remus because of a breach of contract, too!” Grice: “My thought exactly replicates that of Malipiero back in the good old days of Venetian republic – only there was more rhyme to reason in HIS scheme!” -- Troilo. Malipiero. Keywords: il trionfo della ragione, ossia, confutazione del sistema del contratto sociale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Malipiero” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mamiani: l’implicatura conversazionale di Beltrami contro Euclide – filosofia emiliana – filosofia parmese – la scuola di San Secondo Parmese – la scuola di Parma --  filosofia italiana – Luigi Speranza (San Secondo Parmense). Filosofo italiano. San Secondo Parmese, Parma. Emilia Romagn. Grice: “I like Mamiani; unlike us at Oxford, he takes ‘science’ seriously! But in an amusingly Italian way! He has explored Newton on the apocalypse! My favourite of his treatises is the one on space which reminds me of Strawson – Beltrami, unlike Strawson, is non-Euclideian, and thinks Italian needs Euclideian verbs to match!”  Lincei. Membro dell'Accademia dei Lincei ha insegnato Storia del pensiero scientifico all'Parma, Udine e Ferrara.  Si è occupato soprattutto di Isaac Newton, del quale ha trascritto un trattato inedito sull'Apocalisse, di Cartesio e dell'origine delle enciclopedie moderne.  Saggi: “J. M. Guyau Abbozzo di una morale senza obbligazione né sanzione,” Firenze, Le Monnier, “Newton filosofo della natura” Le lezioni di ottica e la genesi del metodo newtoniano, Firenze, La Nuova Italia, “Teorie dello spazio” -- da Descartes a Newton, Milano, Angeli,  “La mappa del sapere.” La classificazione delle scienze nella Cyclopaedia di E. Chambers, Milano, Angeli, “Il prisma di Newton,” Roma, Laterza, Introduzione a Newton, Roma: Laterza, “Trattato sull'Apocalisse,” Torino, Boringhieri, I. Newton, Firenze, Giunti, Storia della scienza moderna, Roma, Laterza, Scienza e Sacra scrittura, Napoli, Vivarium.  I. Newton, Trattato sull'Apocalisse,Torino, Bollati Boringhieri, Scienza e teologia studi in memoria, Firenze, Olschki, Studi sul pensiero scientifico Ricordando M., "I castelli di Yale", Il Poligrafo, Padova 2 La Rivoluzione scientificaI domini della conoscenza: La sintesi newtoniana in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Newton e l'Apocalisse. Grice: “Mamiani should have left Newton to the Lincolnshiremen, and concentrate on Galileo!” Maurizio Mamiani. Mamiani. Keywords: Beltrami contro Euclide. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mamiani” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mancini: l’implicatura conversazionale del kerygma – la scuola di Schieti -- filosofia marchese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Schieti). Filosofo italiano. Schieti, Urbino, Marche. Grice: “I like Mancini: he has expanded on the ethos of cooperation – and he has explored what he calls ‘linguaggio ontologico’ and ‘alienazione’ in connection with language – he reviewed Pittau’s philosophy of language, and published a little thing on ‘language and salvation.’ So how can you NOT like him?”  Grice: “I like Mancini; if I dwell on philosophical eschatology, he dwells on the real thing!” Grice: “He has studied Kant thoroughly; all the interesting bits, like his idea of MALEVOLENTIA!”  “La filosofia è il passaggio dal senso al significato, attraverso le mediazioni culturali, dottrinali, attraverso la struttura del puro pensare e attraverso le mediazioni della prassi.” Studia a Fano e si laurea a Milano dove insegna. Bo lo vuole ad Urbino. Studia i massimi teologi, curato le opera di Barth, Bultmann e Bonhoeffer pubblicando, su quest'ultimo, anche una biografia e un'analisi dottrinale. Ha fondato l'Istituto superiore di scienze religiose di Urbino, unico esempio, per molti anni, di "facoltà teologica" in una università laica.  Tra i filosofi, si è dedicato molto a Kant, pubblicando una Guida alla Critica della ragion pura.  In questo senso è ancora più importante "Kant e la teologia” dove  tratta la filosofia della religione kantiana, fondata su una concezione morale rigorosa resa possibile dall'Imperativo categorico, che prospetta una trascendenza per l'uomo, attraverso i postulati dell'immortalità dell'anima e dell'esistenza di Dio. Questa filosofia della religione, in cui Kant mette in rapporto la “religione razionale” con la “religione rivelata” (e che si contraddistingue per i concetti di “male radicale” e di “chiesa invisibile”), è considerata feconda. Si è anche confrontato con Marx, allora dominanti nella cultura filosofica e politica italiana. In Marx, tiene in grande considerazione il concetto di “alienazione” -- presente soprattutto nei Manoscritti filosofici. Questo concetto, che esprime l'estraneazione dell'operaio in rapporto al lavoro salariato, a causa dei modi di produzione capitalistici, capaci di sfruttare il lavoro come fosse una merce, deve essere stimolo per la Dottrina Sociale della Chiesa. Ciò che Mancini critica in Marx è l'ateismo e il materialismo, attraverso l'uso della dialettica hegeliana in una prospettiva materialistica (materialismo storico). Questa concezione infatti mette in discussione la libertà dell'uomo, inteso come persona, riducendolo all'insieme dei suoi rapporti economici. Inoltre fa parte della redazione della rivista Concilium. Fonda “Hermeneutica” ed edita da Morcelliana. La sua posizione di pensiero verte su un cristianesimo di matrice liberale e democratica d'impronta sociale, che cerca uno spazio autonomo e libero, dando una risposta da credente alla cultura laicista e marxista di quegli anni sulle orme del Concilio Vaticano II.  Opere:“Ontologia fondamentale,” La Scuola, Brescia “Rosmini” “la metafisica inedita, Argalìa, Urbino “Filosofi esistenzialisti” Heidegger, Marcel, Wahl, Gilson, Lotze), Argalìa, Urbino“Linguaggio e salvezza,” Vita e Pensiero, Milano “Filosofia della religione,”Abete, Roma “Bonhoeffer, Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia utopia”Queriniana, Brescia “Kant e la teologia,”Cittadella, Assisi “Futuro dell'uomo e spazio per l'invocazione”L'Astrogallo, Ancona “Con quale comunismo?” Locusta, Vicenza, “Con quale cristianesimo” Coines, Roma, “Novecento teologico”Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia utopia” Queriniana, Brescia “Fede e cultura”Genova, Marietti “Come continuare a credere”  Rusconi, Milano  “Negativismo giuridico” QuattroVenti, Urbino  “Guida alla Critica della ragion pura” I, QuattroVenti, Urbino “ Lettera a un laureando” Urbino, Quattroventi “Il pensiero negativo e la nuova destra”Mondadori, Milano “Il quinto evangelio come violenza ermeneutica” in “Apocalisse e ragione”, testi di Carlo Bo e altri, Urbino, Quattroventi  “Hermeneutica” “Filosofia della prassi,”Morcelliana, Brescia “Tre follie, Camunia, Milano “Guida alla Critica della ragion pura”“L'Analitica” QuattroVenti, Urbino “Il male radicale per Kant, in “La ragione e il male. Atti del terzo colloquio su filosofia e religione”, Genova, Marietti 1 De profundis per la dialettica, in “Metafisica e dialettica”, Genova, Tilgher Tornino i volti, Marietti, Genova Giustizia per il creato, Urbino, Quattroventi, coll. "Il nuovo Leopardi" L'Ethos dell'Occidente. Neoclassicismo etico, profezia cristiana, pensiero critico moderno, Marietti, Genova Scritti cristiani. Per una teologia del paradosso, Marietti, Genova Opere postume Diritto e società. Studi e testi, Urbino, Quattroventi Come leggere Maritain, Brescia, Morcelliana  Ethos e cultura nella cooperazione di credito, Piergiorgio Grassi, Urbino, Associazione per la ricerca religiosa “S. Bernardino”, Quattroventi  Bonhoeffer; Morcelliana, Brescia  Frammento su Dio, Brescia, Morcelliana Per Aldo Moro. Al di là della politica, Carlo BoMario LuziItalo Mancini, Urbino, Quattroventi  Opere scelte. Brescia, Morcelliana Mancini Giorgio Rognini, Metafisica e sofferenza. Un itinerario critic (Verona, Mazzian); A. Milano, Rivelazione ed ermeneutica” (Urbino, Quattroventi "Biblioteca di Hermeneutica" P. Grassi, Intervista sulla teologia (Urbino, Quattroventi "Il nuovo Leopardi"; La filosofia politica” (Urbino, Quattroventi, Francesco D'Agostino, Filosofo del diritto, Urbino, Quattroventi, "Il nuovo Leopardi" G. Ripanti, P. Grassi, Kerigma e prassi, Brescia, Morcelliana, Hermeneutica, Studi in memoria, Napoli, Scientifiche, G. Crinella. Dalla teoresi classica alla modernità come problema, Roma, Studium, A. Areddu, Cristianesimo e marxismo Una rilettura in memoriam, Pistoia, Petite Plaisance tra filosofia e teologia, in "Riv. di teologiaAsprenas", I A. Pitta, G. Ripanti P. Grassi (a cura), Filosofia, teologia, politica. A partire da Mancini, Brescia, Morcelliana, Hermeneutica Mariangela Petricola, Pensare la differenza -- la questione di Dio nell'epoca della disgregazione del senso. Una rilettura in “Dialegesthai. Riv. telematica di filosofia", mondo domani.org/ dialegesthai/ mpe. M.  Petricola, Pensare Dio. Il cristianesimo differente, Assisi, Cittadella Editrice  Antonio Ascione, Fedele a Dio e alla terra. L'avventura intellettuale di Italo Mancini, Benevento, Passione Educativa  Valeria Sala, Italo Mancini. Filosofo del diritto, Torino, Giappichelli, "Recta Ratio"sapere, Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Seminario in memoriam, su pesaronotizie.com. Centro socio culturale M" presso il suo paese natale Schieti, su centro M. . . FB cronologica, su uniurb. L'Istituto di Scienze Religiose fondato da lui su uniurb. Biblioteca personale "Ca' Fante", su uniurb. Rivista "Hermeneutica" fondata da Italo Mancini, su uniurb. A. Aguti, Italo Mancini, in Il pensiero filosofico-religioso italiano.org. Italo Mancini. Mancini. Keywords: kerygma, “male radicale” “Kant” “radical evil” --. “cooperative di credito” – “la massima della benevolenza conversazionale”, il problema del vaticano – patti laternai, ventennio fascista e patti laterani --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mancini” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mangione: l’implicatura conversazionale d’alcuni aspetti del nazionalismo culturale nella logica italiana – logica matematica – la scuola di Bagnara Calabra -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bagnara Calabra). Filosofo italiano. Bagnara calabra, Calabria. Grice: “I like Mangione; for various reasons: He notes that logic is more related to mathematics – indeed, for logicism mathematics IS logic – so the opposite to ‘formal’ logic is ‘material’ logic, not ‘informal’ as Ryle and Strawson want – Mangione has studied ‘categories’ and talks of ‘logica matematica’ – he has studied Frege’s ideografia, as he aptly translates his grundscrift, and he tried to improve on the ‘nationalism’ which was ubiquitous in logic in Italy in the ‘primo novecento’!” Insegna a Milano. Diresse le due collane matematiche della casa editrice Progresso tecnico editoriale di Milano, appendice della A. Martello editore. Presso l'editore Boringhieri di Torino ha diretto “Testi e manuali della scienza contemporanea. “Serie di logica matematica.”  Contribuito alla Storia della filosofia pubblicata da Geymonat per Garzanti con specifici contributi sulla storia della logica matematica. Amplia e sistematizza tali contributi nella Storia della logica. Da Boole ai nostri giorni”. Il saggio costituisce un ampio ed esaustivo lavoro di ricognizione e sintesi sugli ambiti di ricerca e sui risultati della logica. Dirige la collana Muzzio scienze.  Insieme a Ballo, Bozzi, Lolli e Pagli cura Gödel (Boringhieri). Saggi: “Logica matematica” (Torino, Boringhieri); “Giocando con l'infinito: matematica per tutti, traduzione di G. Giorello (Milano, Feltrinelli); “Matematica e calcolatore, Le Scienze quaderni, Milano, “Filosofia: saggi in onore di Geymonat, Milano, Garzanti “Storia della logica, CUEM  “Storia della logica”“Da Boole ai nostri giorni” (Garzanti); “Frege. Logica e aritmetica” -- Torino, Boringhieri. Regny, «Breve storia di una lunga amicizia», Franco Prattico, «Pubblicate tutte le opere di Godel» dalla Repubblica, articolo disponibile sul database SWIF dell'Bari.  6.Peano, A.Nagy,  Delbcedp, Logiqìie algorithmique. Revue Philosophique quindi idem. Liège et Bruxelles Liard L., Les logiciens anglais contemporains {ISIS).  Logique. Masson, Paris.   — Cours de philosophie. Logique  CouTURAT L., La logique mathémaiique de M, Peano,  " Revue de Métaphysique et de Morale „, a — La logique de Leibniz d'après dea documents inédits.  Paris, Alcan. L’Algebre de la logique. Paris, Gautliiers-Villars, ed.  Peano G., Calcolo geometrico secondo VAusdehnungs-  léhre di H, Grassmann, preceduto dalle operazioni della  logica deduttiva, Torino Arithmetices principia, nova methodo exposita — I principi di geometria logicamente esposti  Torino, Bocca.  Elementi di calcolo geometrico Principi di logica matematica. R. d. M., t. I.  Formule di logica matematica. R. d. M., t. I. Sul concetto di numero. R. d. M., t. I.  Sui fondamenti della geometria R. d. M., Saggio di calcolo geometrico Studi di logica matematica Les définitions matJtématiques Formulaire mathématique.  Nagy a., Fondamenti del calcolo logico. Giornale di  matematica. Napoli Sulla rappresentazione grafica delle quantità logiche.  Rend. R. Accademia dei Lincei. Lo stato attuale ed i progressi della logica. Rivista  italiana di filosofia.  C. Burali-Forti, G. Vacca, G. Vailati, A. Padoa,  M. Pieri, F. Castellano, C. Ciamberlini, Giudice,     Nagy a., Principi di logica esposti secondo le dottrine mo-  derne. Torino, Loescher I teoremi funzionali nel calcolo logico, Riv. di Mat., Ueher Beziehungen zwischen logischen Ordssen. Mo-  natshefte fur Mathematik. Wien, La logica tnatematica e il calcolo logico. Riv. Itai. di  Filos. Roma, I primi dati della logica. Id. Roma, Ueber das Jevons-Cliffordsche Problem. Monatshefbe  far Mathematik. Wien, t. Sulla definizione e il compito della logica. Roma, Balbi  Alcuni teoremi intorno alle funzioni logiche. Riv. di  Mat., BuaAn-FoKTi C, Logica matetnatica. Milano Exercice de traduction en symholes de Logique Mathématique. Bulletin de Mathématiques élémentaires Sui simboli di logica matematica. Il Pitagora, Padda A., Note di logica matematica. Riv. di Mat., t. 6,  Conférences sur la Logique Mathématique. Université  non velie de Bruxelles Essai d'une théorie algébrique des nombres entiers,  précède d'une introduction logique à une théorie déductive  quelconque. Congresso internaz. di filosofia. Parigi, Vailati G., Un teorema di logica matematica. Riv. di  Mat., t. Sul carattere del contributo apportato dal Leibniz  allo sviluppo della logica formale. Rivista filos. e scienze  affini. Maggio-Vacca G. Sui precursori della logica matematica. Riv.  di Mat., Bettazzi, M. Chini, T. Boggio, A. Ramorino,  M. Nassò, ecc. in Italia. Tutti questi ultimi A. appartengono alla scuola del  Peano, al quale si deve la prima introduzione della Logica matematica in Italia con Peano, esposti lucidamente gli studi dello Schrodbr, del  Boole, ecc., dimostra l'identità del calcolo sulle classi,  fatto da questi autori, col calcolo sulle proposizioni di Peirce, del Me Coll, ecc.   L'opera de\VS9 {Arithmetices principia contiene per la  prima volta la teoria dei numeri interi completamente ridotta in formòle facendo ricorso ad un limitatissimo  numero di idee logiche che espresse coi simboli:  €, D, = n, u, --, A.   Di qui trasse origine la sua ideografia, in cui ogni  idea è rappresentata con un segno, e il suo strumento  analitico andò perfezionandosi rapidamente. Formulaire de  Mathémathiques; Introduction quindi la pubblicazione completata, con nuove formule ed arriccbita di  numerose indicazioni storiche per la collaborazione di valenti seguaci, procedette alacremente, raccogliendo e  trattando completamente in simboli tutte le proposizioni  della matematica. L'importanza filosofica di questo movimento scientifico non è ancora stata apprezzata convenientemente dai filosofi, e l'opera di PEANO (si veda) comincia  solo ora a richiamare sopra di se l'attenzione degli insegnanti di logica pura. Questo ritardo filosofico è tanto più strano quanto più  chiara è la filiazione filosofica di questa ideografia. Peano stesso non cessa mai di far notare che essa è basata su teoremi di logica, scoperti successivamente  da Leibniz fino ai giorni nostri. È noto infatti che l'ideografia completa o pasigrafia e intravista da Leibniz, col nome di characteristica. Ma se, con definizioni opportune, si potè ridurre le   Pastore, Logica formale.  Meriti dell' analitica moderna, Da questo  rapido cenno dello sviluppo storico dei postulati  del càlcolo logico e degli autori che più hanno  contribuito al progresso della logica pura e sim-  bolica in largo senso della parola (simboli lette-  rali, aritmetici, algebrici, geometrici, ideografici,  ideofisici e via dicendo), e pure in mezzo alle di-  vergenze profonde e attraverso i vari modi onde  le forme logiche si manifestano e a quelli onde  vengono interpretate, è possibile scorgere il filo  conduttore.   Le dottrine più recenti sopratutto, parte cri-  ticando i metodi e i principi sui quali le antiche  erano costruite, parte proponendo metodi di di-  mostrazione più atti all'indagine logica, parte  svolgendo fuori dalla stessa analitica germi di  idee nuove che vi rimanevano prima come oscu-  rati ed occulti, sono come una successione in-  calzante di fiotti vitali che, scaturendo dalle  vette del pensiero, sono penetrati nell'organismo  della logica formale alimentandolo e sospingen-  idee di logica che si incontrano in molte parti della ma-  tematica ad un numero sempre più piccolo di idee pri-  mitive, attualmente ancora si desidera una riduzione  analoga di tutte le idee di logica che si incontrano nella  logica pura.   Questa riduzione presenta invero seriissime difficoltà,  ed e più facile il riconoscere quante e quali siano le  idee primitive in Aritmetica e in Geometria, che in Logica. (Peano).   In questo saggio, continuando le ricerche cominciate  nel precedente, che mi converrà di supporre conosciuto  al lettore, tento di portare un contributo alla soluzione  del problema suddetto. Corrado Mangione. Mangione. Keyword: “logica matematica” “divertente”, “Sidney Harris” Peano, “not” “no” “and” “e” “or” “o” “if” “si” “some (at least one)” “all” “the” “il”, Mangione, simbolistica, logica simbolica, logica formale, logica materiale, semantica, semantica per un sistema di deduzione naturale, SYMBOLO, whoof and proof, w’f ‘n’ proof. -- -.  Refs.: Luigi Speranza, “Grice e la proclama di Mangione: logica matematica, la logica matematica deve essere divertente!” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Manfredi: l’implicatura conversazionale del liber de homine – filosofia emiliana – la scuola di Bologna -- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bologna). Filosofo italiano. Bologna, Emilia Romagna. Grice: “I like the “liber de homine.” It reminds me that among my unpublications there’s a ‘Why’!” Grice: “While the Italians aptly use the same particle for ‘why’ and ‘for’, the Anglo-Saxons didn’t! That must be because ‘for’ is usually otiose: “Why are you eating.” “For I am hungry, say I!” cf. “I am hungry.” – Studia a Bologna e Ferrara. Entra in contatto con circoli umanistici. Insegna a Bologna. Riceve un compenso superiore alla media ed è il docente più citato nei Libri partitorum. Esercita l'astrologia ee attaccato da PICO (si veda) (“Disputazione contro l’astrologia divinatrice””).  La sua opera “Il Perché” fu un successo per secoli.  Altre saggi: “Tractato de la pestilentia,” Bologna, Johann Schriber, “Pro-gnosticon” (Bologna, Bazaliero Bazalieri) “Liber de homine,”  Impressum Bononiae, Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Girolamo Manfredi. Keyword: divination. Those clouds mean rain – Those clouds mean death. --. Grice: “The present budget means that we will have a bad year – Prognosticon. “The present budget means we’ll have a hard year, but we shan’t have.” – x means that p entails p. Pico approaches Manfredi, “You said that the budget for 1490 meant that we would have a hard year, but we  didn’t!” – Girolamo Manfredi. Manfredi. Keywords: liber de homine, la tradizione pseudo-peripatetici dei problemi – il problema – la questione di ‘per che’ – Grice sulle tipi di domanda – la domanda dei bambini – la domanda di Grice a bambini, “Can a sweater be red and green all over? No stripes allowed? – The philosopher’s question – ‘why is there something rather than nothing? Why I am me and not you?  Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Manfredi: l’implicatura divinatrice” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Manicone: l’implicatura conversazionale della filosofia del gargano – la scuola di Vico del Gargano -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vico del Gargano). Filosofo italiano. Vco del Gargano, Foggia, Puglia. Una delle personalità più caratteristiche del suo tempo della Capitanata. Definito il “monacello rivoluzionario” a causa della sua bassa statura, che sembrerebbe di 1,40 m, la sua indole illuministica consiste in una sete di sapere che non si placa con il dogmatismo, ma con l'esperienza diretta, lo studio approfondito dei fenomeni naturali e della scienza, un'osservazione empirica che poteva fornire una risposta valida e concreta alle varie problematiche e quindi un aiuto pratico all'uomo, al suo benessere e sviluppo, alla sua felicità. Ciò gli costò l'inimicizia di chi, seppur in pieno illuminismo, diffidava e demonizzava la scienza.  Lo sviluppo economico-sociale che teorizza M. consiste in uno sviluppo connesso e, per certi versi, dipendente dall'ambiente, perché egli riteneva che la natura fosse una fonte primaria di ricchezza e la sua distruzione avrebbe potuto segnare la fine dello sviluppo.  Manicone può essere considerato un profeta dello sviluppo sostenibile, perché in pieno Settecento, quando le industrie erano inesistenti, ebbe un'ampiezza di vedute che gli consentì di prevedere le conseguenze disastrose che avrebbe portato l'uso improprio e scriteriato delle risorse naturali.  Le opere in cui Manicone tratta, tra gli altri, il tema dello sviluppo sostenibile, sono La Fisica Appula (cioè dell'Apulia) e La Fisica Daunica (cioè della Daunia, antico nome della Capitanata). Secondo il “monacello”, uno dei peggiori atti compiuti dall'uomo del suo tempo era la cesinazione selvaggia dei boschi garganici, un tempo rigogliosi, come anche attesto da Orazio nelle Epistole: «Garganum mugire putes nemus». Riferisce che il disboscamento del promontorio iniziò nel 1764, con il taglio “barbaro” dei pini nel territorio “Difesa” di Vico del Gargano e la cesinazione degli ischi ad Ischitella, talmente “furiosa” che, ad inizio Ottocento, l'Abate Longano denunciò la carenza di legna da ardere per gli ischitellani.  La causa di questo disboscamento fu la volontà di destinare i suoli a coltura, anche quelli non adatti a questo scopo e più utili al pascolo e alla produzione di legname, vista la “rocciosità” della terra sul promontorio del Gargano.  Manicone spiega anche la diminuzione della fauna selvatica nel Gargano, sempre dovuta alla cesinazione, che diminuiva i nascondigli per gli animali selvatici, e li rendeva più vulnerabili.  Ne “La Fisica Appula”, il frate dedica un intero libro al Mefitismo (insalubrità dell'aria) e alle cause che lo generano. Egli sostiene che l'inquinamento può avere cause naturali o accidentali (provocate dall'uomo), può essere anche indigeno (proprio della zona) o esotico (derivante da altre zone). Secondo il Manicone le principali cause accidentali del mefitismo erano:  1. Le condizioni igieniche precarie delle strade e delle abitazioni; 2. L'insana abitudine di depositare gli escrementi nelle strade; 3. La sepoltura dei  centro abitato (consuetudine abolita con l'Editto di Saint-Cloud, ma anticipata nel 1792 a Vico del Gargano da Pietro de Finis, che fece costruire il cimitero monumentale di San Pietro); 4. Il taglio dei boschi (invece gli alberi sono importanti perché emettono ossigeno e assorbono anidride carbonica). Lo studio del frate sul territorio garganico fu talmente minuzioso da fargli notare un mutamento climatico dalla metà del Settecento all'Ottocento; in alcune zone del Gargano, ci furono sbalzi di temperatura che provocarono un sensibile calo di precipitazioni nevose e mitigarono parecchio gli inverni. Secondo il Manicone, la causa è attribuibile al disboscamento. Il taglio delle foreste avrebbe consentito al sole di riscaldare prima e maggiormente i suoli e soprattutto non avrebbe bloccato i venti provenienti da Nord e da Sud, quindi le zone meridionali rispetto alle alture garganiche si sarebbero raffreddate a causa dell'arrivo della Tramontana da Nord, mentre nel Gargano settentrionale sarebbero arrivati maggiormente i venti caldi del Sud. Un rimboschimento avrebbe reso più fertili le terre coltivabili, ma Manicone stesso, dopo aver dato questo suggerimento, esprime la consapevolezza di “aver cantato ai sordi”.  Viaggiò molto per l'Europa, studiando Medicina a Vienna e a Berlino, Scienze Fisiche a Londra e Scienze Naturali a Bruxelles.  È noto soprattutto per il suo trattato, La Fisica Appula. in cui analizza le caratteristiche fisiche delle terre di Puglia e soprattutto del Gargano.  A M. è intitolato il Centro Studi e Documentazione del Parco Nazionale del Gargano sito presso il Convento di San Matteo a San Marco in Lamis.  Descrizione di Vico Del Gargano nella Fisica daunica Al tempo di M. la popolazione vichese era di 6131 abitanti, circa lo stesso numero di residenti effettivi attuali. L'area abitata era più ristretta e consisteva nel nucleo originario (Casale, Civita e Terra) e i quartieri nuovi di San Marco, Carmine, la Misericordia e Fuoriporta. L'incuria delle istituzioni si manifestava nella scarsa attenzione verso l'igiene delle acque del Casale (quartiere affollatissimo), originariamente buone e dolci ma inquinate dall'incuria generale; anche le strade strette e ombrose della Civita erano soggette ad abbandono e perennemente sporche. Soltanto i quartieri nuovi erano larghi, puliti e soleggiati.  Le Istituzioni mancavano anche laddove era necessario rendere più agevole il lavoro dei contadini e dei pastori vichesi, costruendo strade per diminuire gli ostacoli a cui erano sottoposti quotidianamente questi uomini quando si recavano nelle loro campagne, poste spesso in profonde valli o zone impervie.  La popolazione vichese era laboriosa e onesta e non c'erano grandi disuguaglianze economiche, tuttavia M.  descrive i suoi compaesani come barbari e incivili, infatti non hanno riguardo per l'ambiente, ad esempio i pastori lasciano distruggere dalle loro bestie le pianticelle fruttifere e le vigne, sono dediti all'alcol e spesso ciò li porta a risse feroci.  Le donne sono laboriose come gli uomini e sempre gentili, il frate però critica fortemente l'usanza vichese, e delle donne dei paesi del Sud in generale, di urlare e strepitare ai funerali, di portare il lutto a vita e di vestire sfarzosamente i defunti; il primo comportamento denota la selvatichezza della popolazione, il secondo uso può essere anti-economico e negativo per la società e il terzo è uno spreco di denaro, dato in pasto ai vermi.  Un difetto presente in tutte le abitazioni vichesi dell'epoca era il forno in casa, che poteva provocare incendi domestici e inquinare l'aria interna. A  Vico molti boschi furono tagliati per lasciare spazio ai campi di grano, ma ciò fu improduttivo economicamente e causò lo smottamento dei terreni in pendenza, non più trattenuti dalle radici delle piante. Nella raccolta dell'ulivo, i vichesi distruggevano gli alberi, picchiando forte con i bastoni per far cadere le olive; questa errata abitudine provocava la mutilazione della pianta e una maggiore esposizione al freddo, e conseguentemente minori raccolti per gli anni successivi.  Per M., il mancato sviluppo del Gargano e da imputare anche alla pigrizia e indolenza dei suoi abitanti, che non erano capaci di valorizzare i loro prodotti (olive, agrumi, vino, fichi, etc.) e talvolta acquistavano prodotti meno pregiati e ad alto prezzo da altre regioni.  Al fine di comprendere come le istituzioni del tempo fossero distanti dalle reali necessità della popolazione, è interessante la situazione che riguardò l'uso delle acque di Canneto, infatti veniva impedito ai vichesi (anche con la forza) di utilizzare l'acqua per l'irrigazione dei campi, perché avrebbero disturbato l'attività di un mulino sito nel territorio di Rodi Garganico. Il giudice diede ragione ai rodiani ma, per fortuna, questa sentenza ingiusta e ingiustificata fu annullata dalla Regia Camera.  Dalla lettura di alcune pagine delle opere di Manicone è emerso che, pur cambiando i tempi, gli usi, le risorse a disposizione, le conoscenze e le attività, l'uomo garganico (e non solo) viveva e produceva nell'ottica del profitto immediato, sottovalutando gli effetti che avrebbero potuto causare i suoi comportamenti errati nella vita della futura comunità.  Opere M.  contesto – il contesto del contesto.  "Philosophers often say that context is very important." "Let us take this remark seriously.’ "Surely, if we do, we shall want to consider this remark in its relation to this or that problem, i. e., in context, but also in itself, i. e., out of context.” H. P. Grice, "The general theory of context." Michelangelo Manicone. Manicone. Keywords: la filosofia del gargano. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Manicone” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Manilio: il portico romano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Porch. Astronomer and poet. He writes a long poem on astronomical matters, part of which survives. He takes and extreme position on the subject of fate, believing that not even thoughts – or the will -- are exempt from its influence. Marco Manilio. Keywords: liberta, il libero. Manilio.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mannelli: l’implicatura conversazionale degl’eroi di Virgilio – la scuola di Grimaldi -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Grimaldi). Filosofo italiano. Grimaldi, Cosenza, Calabria. Grice: “Like me, Mannelli loved Kant, Goethe, Schiller, Virgilio – and he has his own ‘palazzo’!” -- Fequenta il ginnasio a Cosenza. Si trasferì con la famiglia prima ad Aosta, dove termina gli studi liceali, e poi a Roma. S’interessa sempre più al mondo politico e dopo la laurea, conseguita con il massimo dei voti, ritorna a Cosenza e  venne eletto Consigliere Provinciale.  Proprio in qualità di membro del consiglio provinciale, si adoperò in prima persona per arricchire e promuovere l'ampliamento della Biblioteca Provinciale di Cosenza  Si dedicò in tempi e con modi diversi all'attività di approfondimento e divulgazione. Firmò una versione metrica della Xenia di Goethe (Roma, Paravia.  E tra i maggiori contributori della più importante rivista di arti e lettere della regione, la Calabria Letteraria. Presidente dell'Accademia Cosentina, l'istituzione accademica calabrese che vanta un'esistenza plurisecolare e che nel XVI secolo ebbe come presidente Telesio.  Opere: “Inaugurandosi il monumento al caduti grimaldesi: scultura di Cambellotti, Reggio Calabria, Editore Il Giornale di Calabria, Paravia, Le storiche Terme Luigiane: passato-presente-futuro, Cosenza, Cronaca di Calabria, L'Accademia Cosentina nella sua storia secolare e nell'oggi, Cosenza, Tip. Vincenzo Serafino. Biografia in Calabriaonline.com  M. Chiodo, L'Accademia cosentina e la sua biblioteca. Società e cultura in Calabria.  Xenia Edizione Paravia. nna Vincenza Aversa, Dopoguerra calabrese: cultura e stampa, Editore Pellegrini, Catanzaro,  Accademia Cosentina Biblioteca Civica di Cosenza Goethe  Poesia "Mamma" da "Come le nuvole” su Grimaldi  Grimaldesi da ricordare, su digilander.libero. Filippo Amantea Mannelli. Mannelli. Keywords: gl’eroi di Virgilio, gl’eroe di Virgilio, l’eroe stoico, Acri, Enea come eroe stoico, gl’eroi di Vico. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mannelli” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mantovani: l’implicatura conversazionale dei curiazi – percorsi di comunicazione – la scuola di Moncalieri -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Moncalieri). Filosofo italiano. Moncalieri, Torino, Piemonte. Insegna a Roma. Membro della Società Tommaso D’Aquino. Gli ambiti delle sue ricerche spaziano sulla Filosofia della Storia, l'Ontologia, la Teologia filosofica, e loro rapporti con la scienza. Ha compiuto studi sulla storia del tomismo (cf. griceianismo). È uno dei maggiori studiosi e conoscitori del realismo dinamico e di Demaria. Opere: “Fede e ragione: opposizione, composizione?” Scaria Thuruthiyil, Mario Toso, Roma, LAS, “Quale globalizzazione?: l'uomo planetario alle soglie della mondialità,” Scaria Thuruthiyil, Roma, LAS, “Eleos: l'affanno della ragione: fra compassione e misericordia,” Roma, LAS, “Sulle vie del tempo: un confronto filosofico sulla storia e sulla libertà, Roma, LAS, “Paolo VI: fede, cultura, università,”  “An Deus sit (Summa Theologiae). Fede, cultura e scienza, Città del Vaticano, Libreria Vaticana, Didatttica delle scienze: temi, esperienze, prospettive,” Vaticano: Libreria editrice vaticana, “La discussione sull’esistenza di Dio nei teologi domenicani” “Oltre la crisi: prospettive per un nuovo modello di sviluppo: il contributo del pensiero realistico dinamico  Demaria. Roma, LAS,,”Momenti del logos: ricerche del "progetto LERS" (logos, episteme, ratio, scientia):  Roma, Nuova cultura, “Per una finanza responsabile e solidale: problemi e prospettive, Roma, LAS, “Una ricognizione sulla Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino” in Un pensiero per abitare la frontiera: sulle tracce dell’ontologia trinitaria di Hemmerlie, Roma Incisa Valdarno, Città  Nuova Istituto universitario Sophia,  Lorenzo Cretti, La quarta navigazione: realtà storica e metafisica organico-dinamica, Associazione Nuova Costruttività -Tipografia Novastampa, Verona, Francisco de Vitoria, Sul matrimonio, Roma, Scritti teologici inediti. Demaria; Roma,Editrice LAS. Pontifical University of Saint Thomas Aquinas, su Angelicum. su avepro. glauco. L’Università Salesiana, un servizio per l’educazione e la comunicazione La Stampa Autorità accademiche «Il nostro impegno per la “civiltà dell’amore”. Come vuole don Bosco» La Stampa, su lastampa,Conferenza Rettori delle Università e Istituzioni Pontificie Romane, su cruipro.net.  redazione, Nuovi accordi di co-operazione interuniversitaria, su FarodiRoma, Pontificia Accademia di Aquino, su cultura.va. Direttorio, su S.I.T.A.. Premio Mediterraneo. su Fondazione mediterraneo. org. Mantovani, “Vita tua, vita mea”: l'insegnamento di Demaria è più che mai attuale. Fondazione Adriano Olivetti. Mauro Mantovani. Mantovani. Keywords: i curiazi, percorsi di comunicazione, Aquino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mantovani” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marafioti – la scuola di Polistena -- filosofia calabrese – Luigi Speranza (Polistena). Filosofo italiano. Polistena, Calabria. Filosofo, umanista, storico e presbitero italiano.   Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria. Le notizie biografiche su di lui sono molto scarse e desunte per lo più dalle sue opere o da una storia ottocentesca della sua città natale. Croniche et antichità di Calabria. Sacerdote appartenente all'Ordine dei Frati Minori, M. si prefisse il compito di continuare la storia della Calabria dell'umanista Barrio. La prima edizione di quell'opera, infatti, si era rivelata talmente piena di errori e di lacune che lo stesso Barrio aveva tentato di emendarla in vista di una seconda edizione, ma ne era stato impedito dalla morte, avvenuta attorno al 1577. Intenzione, parzialmente disattesa, del padre francescano era inoltre quella di ricordare le vite i santi calabresi, specialmente coloro di cui si era persa la memoria.  Le Croniche et antichità di Calabria, in cinque libri, venne edita una prima volta a Napoli mentre una seconda versione accresciuta e corretta venne edita a Padova.  Di padre M. sono rimasti anche un'opera teologica[10] e un trattato di mnemotecnica in lingua latina, che ebbe un certo successo tanto che venne tradotto poco tempo dopo in lingua italiana.  Non è noto dove e quando Girolamo M. sia morto. Giovanni Russo, ex direttore del Museo civico "Francesco Jerace" a Polistena, ha suggerito che M. sia deceduto  presso il convento nel suo paese natale. Opere: M., Croniche et antichità di Calabria. Conforme all'ordine de' testi greco, et latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, et moderni ..., Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, Google Libri. Note ^ D. Valensise, 1862.  books. google.it/books?id=LlawjHUbv9U C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Consultabile on line su Google Libri ^ L. Accattatis. ^ Franco Carlino, M.. Un sacerdote con la passione della storia, in Il Nuovo Corriere della Sibaritide, Barrii Francicani De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque. Romae : apud Iosephum de Angelis, Parise, La nascita della storiografia calabrese (PDF), in Voce ai Giovani, Crupi, Conversazioni di letteratura calabrese dalle origini ai nostri dì, Pellegrini. M., Opera del r.p. fra M. di Polistina dell'Ordine de' Min. Oss. Delle croniche, et antichita di Calabria, secondo le città, habitationi, luoghi, monti, fiumi, e fonti di quella, con l'historie di tutti gli huomini illustri calabresi, quali in diuerse scienze, e arti fiorirno, col Catalogo de gli beati, e santi, In Napoli: nella Stamperia dello Stigliola a Porta Regale, M., Croniche et antichita di Calabria. Conforme all'ordine de' testi greco, et latino, raccolte da' più famosi scrittori antichi, et moderni, oue regolarmente sono poste le città, castelli, ville, monti, fiumi, fonti, et altri luoghi degni di sapersi di quella prouincia. Dal r.p.f. M. da Polistina teologo, dell'Ord. de Min. Osseruanti, In Padoua : appresso Lorenzo Pasquati ad instanza de gl'Vniti, 1601 ^ F. Hieronynimi M. Polistinensis Calabri Ordinis minorum, Annotationes euangelicae lucidissimae a feria quarta Cinerum vsque ad feriam tertiam Paschatis inclusiue, Cum duplici indice, materiarum scilicet, ac rerum notabilium, Neapoli : ex typographia Ioan. Baptistae Subtilis. : apud Scipionem Boninum, 1608 ^ F. Hieronymi M.Polistinensis, Calabri theologi Ord. Minorum obseruantiae. De arte reminiscentiae per loca, et imagines, ac per notas, et figuras in manibus positas. Opus delectabile, omnibusque literarum studiosis, et praecipue oratoribus, concionatoribus, et scolaribus, qui ad doctoratus apicem ascendere satagunt apprime vtile, Venetijs : apud Io. Baptistam Bertonum sub insignae peregrini, 1602 ^ Ars memoriae, seu potius reminiscentiae: noua, eaque maxime perspicua methodo, per loca et imagines, ac per notas et figuras, in manibus positas, tradita et explicata: authore Hieronymo Marafioto Polistinensi Calabro, theologo, Francofurti : ex officina typographica Matthiae Beckeri, 1603 ^ Girolamo Marafioti, Noua inuentione et arte del ricordarsi, per luoghi, et imagini; et per segni, et figure poste nelle mani. Del R.P.F. Girolamo Marafioto da Polistene di Calabria, Opera diletteuole tradotta di latino in lingua italiana, da p. Theseo Mansueti da Vrbino, Stampata in Venetia, et in Fiorenza: ad instanza di Sebastiano Zannetti, 1605 ^ Museo civico "Francesco Jerace", su beniculturali.it, Ministero per i beni e le attività culturali, Russo, Accattatis (a cura di), Girolamo Marafioti, in Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza, Tipografia municipale, Valensise, Monografia di Polistena, Napoli, Tipografia di Vinvenzo Marchese, 1862, pp. 95-96. URL consultato il 21 settembre 2018. Giovanni Russo, Girolamo Marafioti : teologo, storico e musico, Polistena, Centro Studi Polistenesi; Storico Complesso Bandistico Città di Polistena, Opere di Girolamo Marafioti, su Open Library, Internet Archive. Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Biografie Categorie: Umanisti italianiStorici italiani del XVI secoloStorici italiani Presbiteri italiani Presbiteri italiani Nati a Polistena[altre]. Girolamo Marafioti. Marafioti. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marafioti” – Marafioti.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marassi: l’implicatura conversazionale degl’eroi di Vico – la scuola di Cardano al Campo -- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cardano al Campo). Filosofo italiano. Cardano al Campo, Varese, Lombardia. Grice: “I like Marassi; he has written a ‘natural’ history of ‘man’ – which is interesting, ‘progetto uomo,’ he calls it!” -- Grice: “I like Marassi; he has explored hermeneutics in the German tradition, Schleimacher to be more specific; but has also written an essay on Heidegger; his links with me come with his idea of metaphysics and transcendental arguments which he takes from Kant, who he reads in both German and Italian, unlike I, or me.” – Grice: “He has written an introduction to a comparative study of the approaches to ‘the antique’ in both Italian and German philosophy – a fascinating topic. I suppose the Oxonian approach, indeed Cliftonian, is a mixture of both!” Allievo di Melchiorre, si laurea a  Milano con la tesi “La differenza ontologica in Heidegger, sotto la direzione di Melchiorre e con la co-relazione di Bontadini. Ha discusso “Il profilo della presenza: Heidegger e il regno della pluralità” con Melchiorre e Grassi. Insegna filosofia a Milano. Ha coordinato l'edizione dell'Enciclopedia filosofica (Bompiani, Milano).  Direttore del Dipartimento di Filosofia a Milano. Dirige la Rivista di filosofia neo-scolastica.  Dirige per la casa editrice AlboVersorio la collana Epoche ed è membro del comitato del festival La Festa della Filosofia.  Si occupa di storia dell'umanesimo (BRUNI (si veda), ALBERTI (si veda), VICO (si veda)), della scolastica, di ermeneutica (Grassi), di filosofia trascendentale, del pensiero postmoderno. I temi della sua ricerca ruotano attorno a tre temi principali: la riflessione sui modelli storico-teorici della filosofia della storia, l'interpretazione dell'umanesimo italiano (Alberti, Bruni, Vico) in riferimento alla dimensione storica e morale, l'analisi della fondazione trascendentale del sapere. Saggi: “Ermeneutica della differenza in Heidegger, Vita e Pensiero, Milano, Schleiermacher, “Ermeneutica,” Rusconi, Milano, Bompiani, Milano; Kant, “Critica del giudizio,” Bompiani, Milano, Metafisica e metodo trascendentale,”  Lotz, “La struttura dell'esperienza, Vita e Pensiero, Milano;  “Metamorfosi della storia. Momus e Alberti,” Mimesis, Milano/ Coordinamento generale e direzione redazionale della Enciclopedia filosofica, Bompiani, Milano. docenti.unicatt. Marassi. Massimo Marassi. Marassi. Keywords: gl’eroi di Vico, Alberti, Bruni, Vico, metamorfosi della storia – Alberti, Momus, il concetto d’eroe in Vico, l’uomo come eroe – l’eroico, l’altruismo eroico, la nudita eroica – la nudita eroica nella representazione degl’imperatori romani, la nudita eroica in Giulio Cesare, la nudita eroica dell’atleta – la postura eroica dell’eroe in nudita eroica – napoleone in nudita eroica – Mussolini in nudita eroica, la statua equestre di Mussolini, la nudita eroica del stadio dei marmori,  Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marassi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marcello: la filosofia sotto Giulio Cesare – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A pupil of Cratippo. He has a career in public life and is one of those who opposes to Giulio Cesare. Cesare pardons him but he is still murdered. Marco Claudio Marcello. Keywords: Livio, Machiavelli. Marcello.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marcello: il principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. The nephew of Ottaviano, and until his death, his chosen heir. A pupil of Nestore. Marco Claudio Marcello.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marcello: del sillogismo – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Writes about logic, including a book on syllogisms. Tullio Marcello.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marchesini: l’implicatura conversazionale dell’educazione del soldato – l’implicatura del capitano – e l’amore sessuale – la società eugenica  – la scuola di Noventa Vicentina -- filosofia veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Noventa Vicentina). Filosofo italiano. Noventa vicentina, Vicenza, Veneto. Grice: “Cassatta has unearthed some opinions by Marchesini which are revolutionary!” Esponente del positivismo.  Alievo di Ardigò, insegna filosofia a Padova. Direttore della Rivista di Filosofia.Diresse, anche, un Dizionario delle scienze pedagogiche, edito dalla Società Editrice Libraria di Milano. Tradusse, inoltre, un testo di Locke Pensieri, edito da Sansoni. Opere: “La vita,” – Grie: “Sounds promising: a treatise on life! Cf. my ‘Philosophy of Life’”). Montagnana, Tip. di A. Spighi, “Saggio sulla naturale unità del pensiero,” Firenze, Sansoni, “Elementi di Psicologia tratti dalle opere filosofiche di Ardigò,” Firenze, Sansoni, “ Elementi di logica” -- secondo le opere di R. Ardigò, St. Mill, A. Bain ecc., prefazione di Ardigò, Firenze, Sansoni,” Grice: “A fascinating little book: it reminded me of Strawson’s Introduction to Logical Theory! Only Strawson would rather die than axe me to foreword it!” –[ whereas Marchesini commissioned his tutor to drop a word “or two””].—Grice: “Marchesini shouldn’t be so reverential towards Ardigo.” Grice: “I count Marchesini’s oeuvre as being by Marchesini; if I want to read Ardigo, I read Ardigo!” – “Elementi di morale, ad uso anche dei licei, secondo le opere degli scienziati moderni, prefazione di Ardigò, Firenze, Sansoni, “Il positivismo e il problema filosofico, Torino, F.lli Bocca, “Le amicizie di collegio” – Grice: “I should note that Marchesini uses ‘amecizia’ in quotes! So it doesn’t really apply to my Clifton days!” --  (con prefazione di E. Morselli e in collaborazione con Obici), Roma, Società Ed. "Alighieri ", “Elementi di pedagogia: Con un'appendice di cento scelte citazioni, Firenze, Sansoni, Doveri e diritti: ad uso delle scuole tecniche e complementari, Milano-Palermo, R. Sandron, “La teoria dell'utile,” principi etici fondamentali e applicazioni, Milano-Palermo, R. Sandron, “ Il Simbolismo nella conoscenza e nella morale, Torino, Bocca, “ Il dominio dello spirito, ossia Il problema della personalità e il diritto all'orgoglio, Torino, F.lli Bocca, Pedagogia, Torino, Paravia, Il principio della indissolubilità del matrimonio e il divorzio, Pakdova-Verona, Fratelli Drucker, “Elementi di logica,” ed. interamente rifusa, -- Grice: “This makes me laugh! It’s like saying: my previous, Ardigo-based stuff, was nonsense!” -- Firenze, Sansoni, Disegno storico delle dottrine pedagogiche, Roma, Athenaeum, “La dottrina positiva delle idealità,” Roma, Athenaeum, “L'educazione morale, Milano, F. Vallardi, “I problemi fondamentali della educazione,” Torino, Paravia, “I problemi dell'Emilio” di G. G. Rousseau, Firenze, R. Bemporad e Figlio, “La finzione dell'educazione o la pedagogia del Come se,” Torino, Paravia, “L'educazione del soldato, con 50 problemi per esercitazioni,” Firenze, Ed. La Voce, “Il problema della scienza nella storia delle scienze: per i licei scientifici, Milano, Signorelli, “Dizionario delle scienze pedagogiche: opera di consultazione pratica con un indice sistematico, direttore Marchesini, collaboratori: Antonio Aliotta, Giuseppe Aliprandi e altri, Milano, Soc. Edit. Libraria, Vedi Treccani L'Enciclopedia Italiana. Ultima ristampa: Firenze, Sansoni, Mariantonella, M. e la «Rivista di filosofia e scienze affini». La crisi del positivismo italiano, Collana di filosofia, Angeli, Treccani L'Enciclopedia Italiana. A proposito dei sofismi di parole ricorderemo ancora quel  capitano  che avendo conchiuso col nemico una tregua di  dieci giorni, si credette lecito attaccarlo di notte. E ricorderemo  i seguenti sofismi di Eutidemo: Qualcuno che si trova in  Sicilia e vede in questo momento, col pensiero, il porto d’Atene,  vede egli le due triremi che vi si trovano? E se non vede le  due triremi, come può egli vedere il porto d'Atene? Quelli  che imparano sono essi sapienti o ignoranti? Se sono gli ignoranti che imparano, devono apprendere ciò che non sanno; ma  come si può imparare quando non si sa neppure ciò che si devo  imparare? E se Clinia risponde che sono i sapienti che imparano,  la difficoltà resta la medesima: come possono i sapienti imparare  dal momento che sanno? Chi Ba qualche cosa possiede il sapere, eli’ 6 tutto: dunque chi sa qualche cosa sa tutto. Origine ed evoluzione del linguaggio. La questione del linguaggio è ancora un po’ oscura, ma fra le ipotesi cbe su tale questione si proposero, si può stabilire quale è la più legittima. Si esclude innanzi tutto l ipotesi che il linguaggio sia stato inventato da un uomo più intelligente,  e adottato dagli altri in virtù d’nna convenzione -- ipotesi attribuita a Democrito. Si esclude altresi che il linguaggio sia stato l’opera di una rivelazione, o di un miracolo. Due filologi contemporanei, Renan e Muller, attribuirono l’origine del linguaggio a una specie d’istinto. Nell’umanità primitiva ogni idea avrebbe suggerito per sé stessa una parola, e la medesima  parola a tutti gli spiriti. Questo istinto, col tempo, si sarebbe atrofizzato. +A proposito di questa ipotesi si osserva ch’essa non spiega nulla, essendo questo istinto per sé medesimo inesplicabile, ed esscudo esso stesso, per cosi dire, un miracolo. È strano infatti che quei 400 o 500 tipi fonetici, a cui il Muller  riduce le parole delle varie lingue, aspettino, a manifestarsi, le idee rispettive. Il linguaggio, dice Humboldt, è il prodotto necessario dello svolgimento dello  spirito umano. E sta bene. Ma questo svolgimento  non è spiegato dall’istinto di Réuan o Muller,  mentre importa appunto stabilire come il linguaggio  si produca. Whitney, nella “Vita del  linguaggio”, dice che l’origine del linguaggio è dovuta  al concorso di tre cause, che s’ incontrano nella specie  umana: 1° la facoltà di emettere un’infinità di suoni e di riprodurli a volontà; 2°: il desiderio, determinato  da un bisogno di socialità superiore, di comunicare  le idee per mezzo di segni; 3: la facoltà di generalizzare, di giudicare, di concepire dei concetti e di percepirne i rapporti. E queste sono infatti le condizioni  del sorgere e svilupparsi del linguaggio, ma come effettivamente il linguaggio sia sorto e si sia sviluppato, Whitney non dicono. Si paragonò l’origine del linguaggio nelle razze all’origine del linguaggio nel bambino. Il bambino, per attività puramente riflessa, emette un grido che  manifesta in lui un dolore, un bisogno. Al grido accorre la nutrice, e accorre ogni volta che il grido si ripete. Cosi, si va fissando un’ associazione mentale tral’atto dell’ emettere il grido e il successivo accorrere  della nutrice, onde, a chiamar questa, finuli j^ uXr ri-  peterà, ma coscientemente, intenzionalmente, il'^-WyoHl  il grido assume un significato. Più tardi, altri suoni esprimeranno il pensiero del bambino, come quando il bambino indica gl’oggetti imitandone in qualche modo l’impressione sensibile che ne riceve. Dice ad esempio “Jcolcò” per indicare il pollo; “mìàou” per indicare il gatto. Il bambino produce un dato sensibile, nel nostro caso uditivo,  a cui si associeranno altri dati sensibili, come quelli visivi. Da prima il bambino designa con questo suono non soltanto gli oggetti dai quali l’ udì, ma anche altri oggetti consimili, che hanno in comune, oltre a quelle, altre qualità sensibili. Con lo stesso suono e ad  esempio dal bambino indicato, da prima, ogni uccello. Le distinzioni di linguaggio verranno piti tardi, mano mano che si distingueranno e aumenteranno nel bambino le percezioni. Questa è, a larghi tratti, la formazione e lo svolgimento del linguaggio, nel bambino, a cui contibuiscono in modo particolare gli ammaestramenti speciali che il bambino riceve da chi gli apprende la lingua. Si puo inferirne che l’origine e lo sviluppo del  linguaggio d’una razza, avviene come nel bambino. Con tale inferenza si dimenticherebbe un fatto importantissimo, ch’è fondamento d’una netta distinzione. Il fatto che il fanciullo nascendo porta anche per il linguaggio delle disposizioni funzionali organiche-psichiche, diverse da quelle che potevano avere gl’uomini primitive. Il paragone adunque, e l’ inferenza, non reggono. L’ipotesi piu accreditata intorno all’origine del  linguaggio è quella di Darwin, illustrata particolarmente da Spencer, per cui il linguaggio è opera dell’evoluzione, come ogni altro fatto naturale ed umano. Originariamente gl’uomini si servivano di un gesto, indicativo o imitative. Poi, provveduti, per evoluzione organica, di organi capaci di mandar suoni articolati, accompagnarono questi al gesto, ed espressero cosi le proprie sensazioni e i propri bisogni, e designarono gl’oggetti. Tale espressione e tale designazione avevano  da prima carattere essenzialmente imitativo, conservatosi, quanto al suono articolato, nell 'onomatopeici, ed erano piuttosto istintive. In progresso di tempo, i  movimenti del gesto e dell’ articolazione si utilizzarono più largamente, e venne cosi a sostituirsi al linguaggio naturale un linguaggio convenzionale. Cominciato per evoluzione, il linguaggio di un Popolo, come quello dell’individuo, continuò a svolgersi  pure per legge evolutiva, mediante i rapporti sempre  più ampi e riflessi che si stabilirono successivamente  tra i segni e la cosa significata. Si ebbero cosi nel  linguaggio la forma mimica, l’ideografica, e la fonetica, e la parola divenne per ultimo il linguaggio  per eccellenza. Presso certe tribù selvage, la parola non può comprendersi senza il gesto. Anche presso gli antichi, la mimica aveva la massima importanza, come presso i sordo-muti, che devouo esprimere  il pensiero col gesto proprio, naturale e artificiale. La l'orma  ideografica, che troviamo presso gl’egiziani, i chinesi e altri  popoli, è un disegno abbreviato e più o meno convenzionale, in cui ogni carattere esprime direttamente un'idea. I popoli ocei-  [Innumerevoli sono le forme che la parola assunse  presso i vari popoli o razze, poiché ogni popolo o razza  ha la sua lingua. Tuttavia si riuscì a ricondurre  tutte le lingue a un piccolo numero di tipi, che sembrano corrispondere agli stadi successivi dell evoluzione della parola. 1° Tipo: Lingue monosillabiche (es. la chinese). Sono composte di sillabe che costituiscono ciascuna una parola rappresentante un’idea astratta e generale. Secondo l’ordine nel quale i monosillabi si dispongono, si esprimono le diverse combinazioni e modificazioni  delle idee. 2° Tipo: lingue agglutinanti o poli-sintetiche (es. le  lingue delle tribù americane). Sono composte di radici di cui le une esprimono le idee più importanti, le altre le idee accessorie: messe insieme, cosi dal costituire spesso una parola straordinariamente lunga  e complessa, esprimono sia le modificazioni d’un idea principale, sia una combinazione più o meno complessa di idee principali e accessorie. 3° Tipo: lingue a flessione: (es. le lingue semitiche,  e indo-europee). Sono composte di parole ciascuna delle quali esprime un’idea principale modificata da  una accessoria. Le diverse modificazioni dell’idea principale si esprimono per il modificarsi, per l’inflettersi,  della terminazione delle parole stesse] dentali non se ne servono più se non per certi usi (cifre, segni algebrici eoe.). Usano invece della scrittura fonetico, in cui ciascun carattere è il seguo non d'nu idea uia di un suono. Di questi tre tipi, il secondo sarebbe derivato dal  primo, per l’addizione delle radici accessorie alle radici principali; e le lingue a flessione sarebbero derivate da lingue agglutinanti piu antiche, per la fusione delle radici accessorie con le radici principali. Con le parole non comunichiamo soltanto delle idee, ma anche delle credenze, dei fatti. E poiché le nostre credenze, le nostre rappresentazioni dei fatti, e  la interpretazione di questi, mutano, mutano anche  i significati delle parole. Una mutazione che si può ritenere primitiva, quanto è costante, l' abbiamo nella trasformazione del senso di  una parola, da proprio a traslato -- ciò avviene per  quella certa somiglianza che si riconosce tra il significato proprio (Sidonio: EX-PLICATVRA), o etimologico, e quello traslato (IM-PLICATVRA).  Una casa grande e sontuosa oggi si chiama impropriamente “pallazzo,” parola che indica prima costruzione dei  Romani più antichi, eretta in onore della dea “Pale,” nel monte Palatino. La parola “palazzo” sopravvive, ma con significato  diverso dal primitivo. “Pagano” significa propriamente l’abitante del “pagus”. Poi, significò l’idolatra, l’adoratore di una divinità esoterica, perché a Roma, mentre gl’abitanti delle città erano i  primi a render colto a Marte, gl’abitanti non-romani della campagna sono gl’ultimi. “Villano” si dice propriamente chi  e soggetto a minori oneri, ed e, per conseguenza, oggetto di disprezzo da parte dell’ aristocrazia militare. Al villano si attribusce, con qualche esagerazione, i vizi e delitti. Per implicatura, ‘villano’ divenne perciò una qualifica ingiuriosa. Il significato adunque di questi tre termini -- palazzo, pagano, villano -- si trasforma generalizzandosi, come si trasformarono generalizzandosi., per citare ancora due esempi, il termine “sale,” che propriamente designa il cloruro di sodio, e il termine “olio” che propriamente indica soltanto l’olio d’oliva.  Nella trasformazione della parola si ha pure un processo inverso, di specializzazione. Cosi il termine “vitriolo,” da “vitruni,” propriamente significa ogni corpo cristallino, poi si attribui a una specie particolare.  Il termine “oppio” (da ònòg succo) propriamente vuole dire un i  succo qualunque, ora indica per implicatura soltanto il succo del pa- J  pavero. E il termine “fecula” (da foex, feccia) proprio a   significare ogni materia che si depositi spontaneamente in un liquido, poi lo si applica per implicatura al1’ amido che si deposita quando si agita, nell’acqua,  della farina di frumento. E il significato di “fecula” si specifica per implicatura poi ancor più, venendo a indicare  un principio vegetale particolare che, come l’amido,  è insolubile nell’acqua fredda, ma è completamente  solubile nell’acqua bollente, con la quale forma una  soluzione gelatinosa. Il cocchiere chiamai suoi cavalli “le mie bestie”. Un  cacciatore può intendere per “uuccelli” le pernici. V’ è adunque nel significato di una parola una transizione, della quale, nel suo uso, devesi tener conto. Si consideri, ad esempio, il vario significato della parola “lettera” (propriamente, lettera dell’alfabeto, per implicatura: lettera missiva, letteratura) e della parola “gusto” (sentimento estetico, e  facoltà di distinguere il bello). E quanto alla *metafora*, si consideri, ad esempio, il significato che la parola “luce” acquista quando si applica all’istruzione, e la parola “fuoco” applicata alla collera e allo zelo. E si considerino le parole “nascere” e “morire”, che si usano in un senso molto piu largo che non sia quello propriamente e strettamente biologico. A tale varietà di significato in una medesima parola, contribuiscono anche la *metonimia* (es. “corona” per re-  (/no), i suffissi (es. pre-giudizio, di-fetto, il-limitato), le perifrasi (es. padre della storia), la composizione (es.  strada-ferrata, acquavite ecc.). Vediamo adunque come, o per circostanze accidentali, o per bisogni veri, si trasformi il significato di una parola, cosicché non sarebbe né possibile né utile  restar fedeli al significato proprio primitivo. E ciò dicasi sia  del linguaggio tecnico di una scienza, che si muta  col progredire e con lo trasformarsi di questa, sia del linguaggio familiare. Non possiamo pertanto accontentarci del dizionario, dove il senso di una parola è spesso piuttosto indicato che non esattamente precisato. La precisione  del significato deriva dall’uso, nel quale pertanto trovasi il migliore ammaestramento. Chi tenesse a sola guida il dizionario, non riconoscerebbe somiglianze e differenze, e anche semplici sfumature di significato, di  cui il dizionario non tiene conto. Come avvertiamo facilmente in chi parla una lingua di cui non ha il più sicuro e largo possesso. Giovanni Marchesini. Keywords: “L’educazione del soldato” --. Marchesini. Keywords: l’educazione del soldato, con il capitano Ercole Meoli, la Societa di Genetica e Eugenica SIGE – Societa Italiana diGeneica ed Eugenica – il simbolismo – la dottrina del simbolismo – I simbolisti – I filosofi simbolisti – I artisti simbolisti – Welby, Ogden, Grice, ‘il simbolo del simbolo’ -- il cammino del cavaliere, codigo cavalleresco, cavalleria, cavallo, equites romano – tutii questi appartneno all’altro Marchesini – questo Marchesini e tradizionale --.  Resf.: Luigi Speranza, “Grice e Marchesini” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marchesini: l’implicatura conversazionale -- postumanar, trasumanar – sovrumanar – età degl’uomini – vico -- umanar – equites romani – filosofia emiliana – la scuola di Bologna -- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bologna). Filosofo italiano. Bologna, Emilia Romagna. Grice: “I don’t think Marchesini has a philosophical background, but he fascinates me! I especially liked his idea about ‘virility’ and the idea of a knightly code – ‘codice cavalleresco’ – The other field that fascinates me is his research on ‘inter-subjectivity’ in the living form – which he now extends to plants – ‘vivente’ – Surely we don’t refer to a cat as an object – and the philosophical keyword here is ‘threshold,’ that Marchesini aptly uses.” Cardine della sua proposta filosoficariconducibile, seppur con caratteristiche proprie, alla più ampia corrente del Post-humanè lo smascheramento di quell'errore prospettico che pone l'uomo al centro e a misura dei suoi predicati.  «Comincerò il mio viaggio dal prato più bello, quello che l'aria non abbandona un istante, il sole vi si intrappola da splendere pur di notte ed i profumi vergini coesistono con quelli gravidi. È qui che il dio Pan cadde la notte dei tempi, da qui iniziò il suo girovagare incerto, all'unico desiderio d'amare»  (M., Il dio Pan). Da sempre affascinato dalla natura e, in particolare, dal regno animale, consegue la laurea a Bologna. Parallelamente agli anni di formazione universitaria, spinto da un forte interesse verso il comportamento animale, stringe una feconda collaborazione e amicizia con Celli, con il quale inizia a indagare le interazioni sociali degli imenotteri. Per cinque anni conduce ricerche “sul campo” e, con l'ausilio della macrofotografia, è in grado di immortalare quegli attimi di vita animale altrimenti nvisibili all'occhio nudo: rituali di corteggiamento, di accoppiamento e di trofallassi tra gli insetti che diventeranno il viatico per tutta la sua ricerca futura.  Nei suoi studi di entomologia approfondisce l'analisi dei sistemi feromonali che saranno tema di alcune pubblicazioni e della successiva ricerca sul comportamento e sul benessere animale. Nella seconda metà degli anni ottanta, sotto la guida del professor Franco Pezza, dell'Università degli Studi di Milano, studia i metodi di allevamento, i parametri di benessere nelle aziende zootecniche, i fattori di incidenza del rischio in zootecnia, le modalità di individuazione dei sinistri, pubblicando alcuni lavori sulla medicina veterinaria delle assicurazioni.  Inizia così la sua collaborazione con diversi atenei sui temi del comportamento animale, tenendo corsi e master di etologia applicata e medicina comportamentale. Alla metà degli anni novanta entra nel Consiglio Direttivo della Società di Scienze Comportamentali Applicatedi cui diverrà Presidente focalizzando la propria attenzione sul comportamento degli animali domestici, sugli stili di relazione interspecifica, sui problemi e sulle patologie comportamentali. Osservando sul campo le espressioni comportamentali e i processi di apprendimento degli animali, inizia a considerare anacronistici e contraddittori i modelli esplicativi tradizionali.  In sintesi, quello che Marchesini propone nel panorama delle scienze cognitive è un superamento dei tre modelli interpretativi al comportamento animalequello behaviorista, quello etologico classico e quello antropomorficoin virtù di un modello mentalistico unitario (un'unità necessaria che la mente, come fenomeno unico, richiede), che valga sia per i processi consapevoli che inconsapevoli e che descriva espressione e apprendimento in termini elaborativi dell'informazione, sistemici o composizionali dellecomponenti, solutivi e non reattivi, evolutivi e relazionali nella realizzazione ontogenetica. Questo porterà alla pubblicazione di tre testi dal forte impatto innovativo: Intelligenze plurime e Modelli cognit ivi e comportamento animale ed Etologia cognitiva. Alla ricerca della mente animale. Gli assunti di base della proposta di Marchesini sono i seguenti:  il soggetto è immerso in un campo di possibilità filogenetiche che definiscono il tipo di intelligenza propensionale o specie-specificada cui l'idea di pluralità cognitiva dove le diverse intelligenze sono comparabili ma non commensurabili; il processo ontogenetico di costruzione dell'identità si realizza grazie alle dotazioni innate, che ricche di virtualità evolutive, possono essere organizzate in una molteplicità di modida cui l'idea di rapporto dimensionale o direttamente proporzionale di innato e appreso; l'espressione del soggetto è sempre proattiva, mossa cioè da un obiettivo, e quindi frutto di una condizione problematica che il soggetto cerca di risolvere attraverso ricette solutive fino al raggiungimento dell'obiettivoda cui il superamento del concetto di rinforzo. Vi è quindi una ridefinizione della soggettività animale, come possesso del suo qui e ora, e come capacità di mettere in dialogo tutte quelle istanze (ontogenetiche e filogenetiche) che gli appartengono nella sua relazione con il mondo. Bioetica e diritti animali Alla fine degli anni ottanta si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Bologna, con l'intento di sondare il rapporto uomo-natura da una prospettiva pedagogico-filosofica.  In questi anni inizia a portare nelle scuole percorsi progettati appositamente a misura di bambini per permettere loro di conoscere la varietà del mondo animale evitando letture antropomorfiche, quelle viziate, ad esempio, dai sedimentati repertori culturali. È in questi anni che avviene uno degli snodi cardine nell'attività di M.: egli si accorge che le potenzialità che è in grado di esprimere il binomio bambinoanimale (o più in generale uomoanimale) è da ricercarsi non nella performatività quanto piuttosto nelle dinamiche che la relazione, unica e irripetibile, è in grado di generare. L'animale coinvolto nelle attività didattiche non è più un oggetto dal quale attingerequasi fosse una fonte miracolosaelementi benefici al percorso formativo del bambino, ma è nel suo essere soggetto e capace di stipulare un patto con il proprio interlocutore che lo fa divenire elemento imprescindibile di ogni percorso formativo.  L'esperienza condotta all'interno delle scuole porta M. alla stesura del volume Natura e pedagogia, inizialmente nato per divenire la sua tesi di laurea, ma pubblicato prima della conclusione degli studi umanistici. Le attività con i bambini lo conducono in tutta Italia portando in evidenza due aspetti:  il divorzio che si è andato realizzando tra l'uomo e le altre specie nella cultura contemporanea, con bambini che non sono in grado di relazionarsi con gli animali e spesso nemmeno conoscono le specie domestiche; la svalutazione degli animali e l'incapacità della società contemporanea di avere consapevolezza dell'importanza della relazione con le altre specie per lo sviluppo della personalità. Per Marchesini la svalutazione operata dalla società contemporanea parte dalla perdita di quel rapporto di convivenza e di ospitalità che viceversa ancora caratterizzava la cultura rurale. Nasce così il Concetto di soglia (che esprime il bisogno di uscire dalla dicotomia novecentesca dell'antropomorfismo e della reificazione dell'eterospecifico. Temi già affrontati in due saggi precedenti, Animali di città, critico verso l'antropomorfizzazione degli animali da compagnia, Oltre il Muro, critico verso la reificazione dei cosiddetti animali da utilità. Sono gli anni in cui riflette sul pensiero animalista e sulla bioetica animale fondando, insieme a colei che diventerà la sua storica collaboratrice, Sabrina Golfetto, la casa editrice Apeiron con lo scopo di creare un luogo dove ospitare riflessioni e dibattiti su tali tematiche. Sono gli anni in cui abbraccia, senza più abbandonarlo, il vegetarianesimo e dà vita assieme a Battaglia e a Hack a un'intensa attività convegnistica che confluirà nella collana Quaderni di bioetica di cui sarà direttore. Nel  sostituisce Caffo, che ne era stato fondatore e primo direttore, nella direzione di Animal Studies: Rivista Italiana di Antispecismo.  Nel maggio  esce per le Edizioni Sonda Contro i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista. Il saggio affronta il tema dello specismo passando in rassegna le incongruenze e le incoerenze nascoste nelle maglie di un dibattito filosofico e culturale che pretende di sospendere l'antropocentrismo, rimanendo all'interno di una cornice umanistica. Il testo vede i commenti finali di Rodotà, Sax, Vallauri e Fadini. Porta la neonata zooantropologia in Italia, disciplina all'interno della quale compie una sistematizzazione sia a livello teorico, accanto a Fiorani e Tonutti, sia a livello applicativo con la delineazione di protocolli operativi nelle aree educative e assistenziali.  Per ciò che concerne la zooantropologia teorica, l'ipotesi di fondo proposta da M.i, e riconducibile alla sua teoria della zootropia, è che gli animali nel corso della storia non abbiano funto solo da produttori di prestazioni o di collezioni di modelli da imitare ma altresì da alterità referenziale nei processi antropopoietici. Marchesini sviluppa il concetto di "referenza animale", inteso come contributo di cambiamento offerto all'uomo dalla relazione con l'etero-specifico. Gli uccelli non hanno insegnato all'uomo l'arte di volare -- il modo di realizzare questa attività -- ma gli hanno ispirato la dimensione esistenziale del volare. Per M.i i predicati umanicome la danza, la musica, la cosmesi, la tecnicavanno considerati come frutti ibridi, esito cioè dell'incontro relazionale con le altre specie. Il motore della cultura umana è quindi per M. rintracciabile nell'incontro con l'alterità animale che, nella forma di una vera e propria epifania, è stato capace di re-direzionare l'uomo lontano dal suo centro filogenetico e dalla sua solipsia di specie dando vita a nuove possibilità esistenziali.  Per ciò che concerne la zoo-antropologia applicata, opera una trasformazione in alcuni settori delle attività di relazione con gli animali, dalla pet therapy alla pedagogia cinofila, impostando i "protocolli dimensionali", vale a dire individuando nel rapporto delle dimensioni di relazione, ciascuna dotata di specificità sia di ordine relazionale che referenziale. In pet therapy lavorare secondo l'approccio dimensionale significa evitare l'incontro generico tra un paziente e un animale ma individuare le dimensioni di relazione che sono utili al fruitore secondo i suoi bisogni specifici e renderle operative attraverso attività specifiche. Allo scopo di formare nuovi operatori in grado di lavorare secondo i protocolli dimensionali fonda “Scuola di Inter-Azioone Uomo-Animale on sede a Bologna. Sii fa co-promotore di Carta Modena (Carta dei Valori e dei Principi della Pet-Relationship) che riceve il patrocinio del Ministero della Salute. Il documento mira a tutelare, all'interno del panorama della attività assistite dagli animali (A.A.A.) sia il fruitore, il benessere dell'animale coinvolto e il principio inter-relazionale che dal binomio scaturisce. Pubblica “Etologia filosofica: alla ricerca della inttersoggettività animale” con il quale inaugura la riflessione ontologica sul carattere dell’intersoggettività animale, vale a dire su che cosa differenzia un “oggetto” da un essere “vivente.” Rilegge l'ontologia animale in termini di "desiderio". “Essere animale” (essere vivente) significa prima di tutto "essere desiderante", una condizione di *non*-equilibrio che rende due animali protagonisti de loro divenire nonché capaci di definire il corso della filogenesi di specie.  L'etologia filosofica diviene ben presto un campo di ricerca entro il quale dialogano allo scopo di ridefinire i contorni di ciò che intendiamo con essere animale. Inizia la ricerca filosofica che va a innestarsi nella costellazione di studi definita come post-human.  È di questo period della ri-definizione dell'umano quale entità ibrida, puntualizzato nel dettato che vede l'uomo non più misura del mondo ma nemmeno misura di se stesso. In tale corrente filosofica ci sono per Marchesini le giuste premesse per poter articolare la propria riflessione in quanto il concetto di “alterità” nel progetto post-human assume un significato molto più vasto, abbracciando di fatto le entità non umane animali e macchiniche.  Collabora con la rivista Virus inaugurando una nuova estetica basata sull'ibrido come manifestazione contemporanea del sublime. In tale luce il Manifesto del Teriomorfismo rappresenta il documento attraverso il quale gli artisti rifiutano il dettato antropocentrico e riconoscono la natura ibrida di ogni processo creativo.  All'interno di tale campo d'indagine pubblica Animal Appeal e una feconda collaborazione che travalica i campi disciplinari e rivela ancora una volta i debiti che la cultura, in questo caso l'arte, ha contratto con le alterità. Conosce Salsano, storico, sociologo ed editor della casa editrice Bollati Boringhieri, che affascinato dal lavoro di M. decide di pubblicare un primo saggio sul rapporto tra bios e techne dal titolo La fabbrica delle chimere, testo che si pone a cavallo tra le precedenti esperienze in zooantropologia e bioetica e la nuova riflessione postumanistica.  Esce Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, testo corposo, concettualmente denso e dalla molteplicità di riferimenti, che ha suscitato un grande dibattito nel mondo accademico portando il suo autore a divenire punto di riferimento per ogni ricognizione che vada ad indagare i rapporti che intercorrono tra vivente (sia esso umano o animale) e tecnica. Sempre nel medesimo anno fonda Il Centro Studi Filosofia Postumanista allo scopo di promuovere e sviluppare le tematiche legate al post-human da diverse prospettive, arte, letteratura, cinema, new media, formazione. Innumerevoli saranno poi le pubblicazioni sul pensiero postumanista, che vedranno la pubblicazione del saggio Il tramonto dell'uomo. Inoltre, traduce, cura e scrive la postfazione dell'edizione italiana del testo The Companion Species Manifesto di Haraway.  Esce per Mimesis Epifania animale. L'oltreuomo come rivelazione nel quale Marchesini evidenzia come la cultura non vada pensata in modo antropocentrico come l'esito autarchico di un processo creativo interamente svolto dall'uomo, pur avvalendosi di materiale zoomorfo, ma come una rivelazione epifania ispirata dal non umano. Torna in libreria con un volume interamente dedicato al rapporto tra bios e tecnica, Tecnosfera. Proiezioni per un futuro postumano (Castelvecchi). Rilegge il connubio tra essere umano e tecnologia come una partnership emersa dal corredo filogenetico della specie Sapiens, mettendo in luce le potenzialità ibridatrici e plasmatrici della tecnologia. Da questa prospettiva, ogni invenzione, ogni scoperta, ha un effetto epifanico; apre, cioè, una nuova dimensione di imprevisto e di opportunità che modifica i confini e la percezione di ciò che definiamo umano.  Il mondo degli insetti (“as I observed squarrels” – Grice) così minuziosamente osservato risulta essere particolarmente evocativo anche da un punto di vista estetico e narrativo tant'è che dà alla luce la raccolta di racconti lirici “Il dio Pan,” frutto in parte anche delle osservazioni compiute tra gli imenotteri.  Nei brevi racconti dedicati al dio agreste della mitologia greca, cerca di sfatare il mito di una natura, da un lato meccanicistica (mera esecutrice dei dettami della genetica) e dall'altro lato bucolica e idealizzata che nulla o poco rappresenta ciò che l'autore mira ad affrescare: una natura reale, un mondo del vivente a volte crudele ma in grado di interconnettere profondamente tutti i suoi abitanti: la preda e il predatore, la cavalletta e la mantide. Il testo, recepito positivamente dall'ambiente culturale bolognese, porta Marchesini a stretto contatto con il Roversi, altra figura che influenzerà profondamente la sua attività futura portandola a spingersi in plurimi territori e a cavallo di numerosi discipline: dalla narrativa alla poesia, passando per la filosofia. Pubblica il romanzo Uscendo da Lauril e  la raccolta di racconti Specchio animale che ospita la postfazione di Leonetti. Con la pubblicazione di Uscendo da Lauril in particolare,intraprende l'esperimento di trasferire sul piano narrativo le evocazioni postumanistiche partendo dalla poetica cyber-punk. In entrambi i lavori è possibile ritrovare quegli elementi che contraddistinguono la speculazione filosoficai: la dialettica tra identità alterità, il rifiuto di qualsiasi mito della purezza originaria e di ogni forma di antropocentrismo.  Esce per la casa editrice Mursia Ricordi di animali, l'autobiografia volta a raccogliere la storia di vita dell'etologo osservata tramite la lente dei numerosi animali che ne hanno scandito le tappe fondamentali. --  è invece la volta de La filosofia del giardiniere, pubblicato dalla Graphe edizioni nella collana Parva. Il libro è composto di due parti, nella prima il lettore è condotto dalle parole a passeggiare nel giardino, novello atelier darwiniano, con stupore e riverenza. Nella seconda sono le immagini di alcuni giardini del mondo a far continuare la riflessioni sulla cura, portate avanti da M.   M. nel Centro Studi di Galliera (Bologna) Progetti esteri Roberto Marchesini tiene regolarmente conferenze in diversi paesi del mondo tra i quali: Stati Uniti, dove dal  tiene annualmente una lecture presso l'Harvard, Brasile, Messico, Cile, India, Australia, Francia, dove è stato ospite della Sorbona, Spagna, Portogallo.  Cura la rubrica etologia a cadenza settimanale "Gli animali che dunque siamo" per Il Corriere della Sera. “Intelligenza emotiva versus intelligenza cognitive” in Pluriverso,  3, La Nuova Italia,  La via vegetariana per un mondo migliore, Vimercate, La spiga vegetariana, pagina 2:// novalogos/drive /File/ LIBRO% 20ANIMAL %20 STUDIES %201-  novalogos// drive/File/ animalstudies. R. Marchesini, Teriomorfismo, Bologna, Apeiron. Bioetica, diritti animali, pedagogia e scienze cognitive. Oltre al muro, Torino, Franco Muzzio Editore, Natura e pedagogia, Roma, Theoria, Il concetto di soglia, Roma, Theoria, Io e la natura, Forlì-Cesena, Macro Edizioni, La fabbrica delle chimere. Biotecnologie applicate agli animali, Torino, Bollati Boringhieri,  Bioetica e scienza veterinarie, Edizioni Scientifiche Italiane, "Intelligenza emotiva versus intelligenza cognitiva", In Pluriverso, Firenze, La Nuova Italia, Bioetica e biotecnologie. Questioni morali nell'era biotech, Bologna, Apeiron, Intelligenze plurime. Manuale di scienze cognitive animali, Bologna, Peridsa, “Il galateo per il cane” Milano, Giunti, “Modelli cognitivi e comportamento animale: Coordinate di interpretazione e protocolli applicative;; Contro i diritti degli animali? Proposta per un anti-specismo post-umanista, Alessandria, Edizioni Sonda,  Vivere con il cane. Come migliorare il rapporto fra cani, adulti e bambini, Firenze, De Vecchi, Il bambino e l'animale. Fondamenti per una pedagogia zoo-antropologica, Roma, Anicia,  Etologia cognitiva. Alla ricerca della mente animale, Bologna, Apeiron, Pluriversi cognitivi. Questioni di filosofia ed etologia, Milano, Mimesis, Geometrie esistenziali. Le diverse abilità nel mondo animale, Bologna, Apeiron,  Zooantropologia. Animali e umani: analisi di un rapporto, Como, Red, Animali in città. Manuale di zoo-antropologia urbana, Como, Red, Homo Sapiens e mucca pazza. Antropologia del rapporto con il mondo animale, Bari, Dedalo, R. Fondamenti di zooantropologia. Zooantropologia applicata, Bologna, Perdisa, Manuale di zooantropologia, Roma, Meltemi,  Il codice degli animali magici, Firenze, De Vecchi, L'identità del cane. Storia di una implicatura conversazionale tra specie; Bologna, Apeiron, L'identità del gatto. La forza della convivialità, Bologna, Apeiron, Cane et Gatto. Due stili a confronto, Bologna, Apeiron,  Etologia filosofia. Alla ricerca della inter-soggettività animale, Milano, Mimesis, Emancipazione dell'animalità, Milano, Mimesis, Posthuman. Verso nuovi modelli di esistenza, Torino, Bollati Boringhieri, Il problema del corpo, tra umanesimo e postumanesimo, in Janus,  Tecno-scienza e approccio post-umanistico, in Millepiani, M., Il tramonto dell'uomo. La prospettiva postumanista, Bari, Dedalo, M., Filosofia postumanista e antispecismo, in Liberazioni. Rivista di critica antispecista, L. Caffo, M., Così parlò il postumano, a cura di. Adorni, Aprilia, Novalogos, M., Epifania animale. L'oltreuomo come rivelazione, Milano, Mimesis,  M. Ibridazioni e processi evolutivi, in Formazione e post-umanesimo. Sentieri pedagogici nell'età della tecnica, Milano, Cortina, Etologia filosofica. Alla ricerca della inter-soggettività animale, Milano, Mimesis, Alterità. L'identità come relazione,  Modena, Mucchi, Tecno-sfera. Proiezioni per un futuro postumano, Roma, Castelvecchi, Eco-ontologia. L'essere come relazione, Bologna, Apeiron, R. Teriomorfismo, Bologna, Hybris,  Poetiche postumaniste in Polimorfismo, multimodalità, neobarocco, Dusi e Saba, Silvana Editore,,  M., "Ontani. Argonauta dell'ibridazione", in Ontani incontra Morandi. Casamondo, Montanari,  Il Dio Pan. Racconti lirici, Firenze, Firenze Libri, Graphe edizioni, Perugia, Uscendo da Lauril, Roma, Theoria, Specchio animale. Racconti di ibridazione, Roma, Castelvecchi, Ricordi di animali, Milano, Mursia, Il cane secondo me. Vi racconto quello che ho imparato dai cani, Alessandria, Sonda, La filosofia del giardiniere. Riflessioni sulla cura, Perugia, Graphe edizioni.  Blog ufficiale, su marchesini etologia. vegetti della letteratura fantastica, Fantas cienza Academia.edu. Sito ufficiale (Scuola di Inter-azione Uomo-Animale). Centro Studi Filosofia Postumanista diretto da. Grice: “There are two Robeto Marchesini – but only one is a philosopher. The other writes on ‘il cammino del cavalier’ and the ‘codice caavlleresco’ and the equites romani, but he is not recognized as a philosopher!” -- Roberto Marchesini. Marchesini. Keywords: terio-morfismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchesini” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marchetti: l’implicatura conversazionale della natura delle cose – la scuola d’Empoli -- filosofia toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Empoli). Filosofo italiano. Empoli, Firenze, Toscana. Grice: “I love Marchetti; for once, he had to find vulgar terms for all of Lucretius’s learned ones! The Italians used to call their own tongue ‘volgare’ then --; this is not easy matter (to translate Lucretius, not to call your tongue volgare), especially since Lucretius was often unclear to himslf – talk of my conversational desideratu of conversational perspicuity [sic]!” -- Grice: “I like him because he axiomatised Galilei!” Professore a Pisa, contina le ricerche di Galileo come Viviani. Collabora con Papa. Scrive rime morali ed eroiche. L’opera cui deve la sua fama è la traduzione “Della natura delle cose” di LUCREZIO. Considerata come un manifesto di  razionalismo, “La natura dellle cose” influì notevolmente sul gusto arcadico per la purezza della lingua e l'eleganza dello stile.  La diffusione di idee materialiste attira su M. l'accusa di empietà. Pur rifugiatosi nella poesia, non riusce ad evitare le indagini del Sant'Uffizio, ispirate soprattutto da VANNI. Per altre sue opere di successo e attaccato dagli oppositori di GALILEI. Dei “Disuniti”, Arcadii, Fisio-critici, Risvegliati, Accademia della Crusca e Accademia Fiorentina. Saggi: “De resistentia solidorum” (Firenze, typis Vincentij Vangelisti e Petri Matini (Grice: “Opera  abbastanza interessante, basata sulla teoria galileiana, cui Marchetti dà una struttura assiomatica – ripetto, ‘assiomatica’ -- rigorosa. Tratta in larga parte il problema dei solidi di uniforme resistenza, precedendo di mezzo secolo l'importante trattato di Grandi), “Exercitationes mechanicae” (Pisa, Ferretti); “Della natura delle comete,” “Lettera scritta all'illustriss. sig. Francesco Redi,” Firenze, alla Condotta, “Saggio delle rime eroiche morali e sacre,” dedicato all'altezza reale di Ferdinando principe di Toscana” (Firenze, Bindi); “Anacreonte,” radotto in rime toscane, e da lui dedicato all'altezza reale di Ferdinando principe di Toscana, In Lucca, per L. Venturini. “Della natura delle cose libri sei” (per Pickard) Vita e poesie da Pistoja filosofo e matematico all'illustrissimo sig. cavaliere F. Feroni marchese di Bellavista patrizio fiorentino e accademico della Crusca (Venezia, aValvasense (Contiene poesie con la “Vita” scritta dal figlio Francesco). G. Costa, Epicureismo e pederastia: il  Lucrezio e l'Anacreonte secondo il Sant'Uffizio, Firenze, Olschki,  Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario biografico degli italiani,  Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,  Mario Saccenti, “Lucrezio in Toscana: Studio su Marchetti” (Firenze, Olschki);  De rerum natura Razionalismo, Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Crusca. Alessandro Marchetti. Marchetti. Keywords: implicatura, lucrezio, della natura delle cose, pederastia, il poeta filosofo, l’essamero di Lucrezio, l’essameri di Lucrezi, il poema filosofico latino, il genero filosofico nella poesia latina. Lucrezio, alma figlia di giove, inclita madre. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchetti” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marchi: l’implicatura conversazionale della missione di Roma – la religione civile di Mussolini – la scuola di Potenza -- filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Potenza). Filosofo italiano. Potenza, Basilicata. Grice: “Marchi displays a few features hardly found at Oxford: He edited a magazine, “filosofia mazziniana” – I can imagine Bradley wanting to edit “Hegeliana” at Oxford – and we do have a Gilbert Ryle Room, and an Occam Society! The other trait is illustrated by his manifesto, “La missione di Roma,” – Churchill would have equaled with something Anglian!” Generale di corpo d’armata italiano, Medaglia d'oro dei Benemeriti dell'Educazione Nazionale. Insegna a Roma. Cura la pubblicazione di diverse riviste in cui si confrontarono alcuni studiosi del primo Novecento italiano come Varisco. Tra queste Dio e Popolo e “L'idealismo realistico.” Dio e Popolo, rivista di ispirazione mazziniana, accoglie scritti miranti alla ricostruzione della filosofia religiosa di Mazzini e i rapporti tra religione e stato; nega l'ateismo e persegue l'ideale di “repubblica”. “L'idealismo realistico” raccoglie teorie filosofiche di stampo anti-gentiliano.  A lui è dedicato il Premio tesi di Laurea “Vittore Marchi”, bandito da Roma Tre per i neolaureati che abbiano sostenuto tesi su un argomento concernente il pensiero filosofico antico degne di essere pubblicate; e un parco al Municipio IV. Saggi: “La filosofia religiosa di Mazzini, in Dio e Popolo, “La missione di Roma” o, Atanòr Ed., Il concetto e il metodo della ‘storia della filosofia,’ – Grice:  “His apt implicature is that if you are an idealist, don’t shed your idealism when discussing J. J. C. Smart!” -- Filosofia e religione, La perseveranza Ed., Potenza,  La filosofia morale e giuridica di Gentile, Stabilimento Tipografico F.lli Marchi, Camerino, Relazione tra la filosofia teoretica e la filosofia pratica – Grice: “I would strongly assert that it’s the same thing: ‘Poodle is our man in practical philosophy’ sounds obscene’” --  in L'idealismo realistico, Roma, “Le prove dell'esistenza di Dio, in L'idealismo realistico, Roma, Gli è stato dedicato un parco a Roma. Gramsci (Buttigiec), Turris, Fenomenologia dell'individuo assoluto, Roma, Edizioni Mediterranee. //uni roma3/ news.php? news=603. Vittore Arnaldo Marchi. Vittore Marchi. Marchi. Keywords: la missione di Roma, Mazzini, filosofia mazziniana, rivista di filosofia mazziniana, gentile. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marchi: l’implicatura conversazionale dell’anima del corpo – la scuola di Brescia -- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Brescia, Lombardia. Grice: “His ‘poesia del desiderio’ is confusing – he means tenderness, as Scruton does in his book on “Sexual arousal”” -- Grice: “Perhaps Marchi’s most provocative piece is “L’anima DEL corpo.” If I were to be tutored on that by Hardie, I can very well imagine Hardie – he was a Scot – ‘what d’you mean, ‘of’?” Psicoterapeuta di formazione reichiana, umanista, autore di scritti talvolta controversi perché a scopo provocatorio, si define Solista ed ama stare «fuori dall'Accademia».   Psicologo clinico e sociale, politologo e autore di numerosi saggi, è stato protagonista di varie battaglie per i diritti civili e sessuali, riuscendo con una sentenza della Corte Suprema sulla “Vertenza tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Emilio Colombo, e  M.”, ad ottenere la revoca dei divieti penali all'informazione e all'assistenza anti-concezionale e ad avviare la realizzazione di una rete di migliaia di consultori sessuologici e familiari pubblici. Fonda l’'AIED, guidando l'Associazione in qualità di Segretario. Ha dato per oltre quarant'anni un contributo determinante non solo alla segnalazione della pericolosità dell'esplosione demografica (da lui definita “la madre di tutte le tragedie”) e dei suoi corollari (fame, guerre, genocidi, disastri ambientali, disoccupazione di massa, migrazioni disperate, crisi energetica mondiale) ma anche al chiarimento dei meccanismi psicologici che hanno finora impedito di comprendere e di affrontare questa tragedia planetaria. Dimostrato con alcuni foto-romanzi interpretati da noti attori (Paola Pitagora, Pagliai, Gassman, Zavattini e  Valdemarin) che i messaggi mass-mediatici associati alla psicologia motivazionale sono lo strumento più efficace per indurre le masse alla regolazione delle nascite: una tesi oggi confermata da varie organizzazioni internazionali. --Presidente italiano di tre importanti Scuole di Psicoterapia da lui fondate: quella psico-corporea di Reich, quella bioenergetica di Lowen e quella umanistica di Rogers. M. matura un diverso punto di vista nei confronti degli approcci teorici di Reich, Lowen e Rogers (a suo parere non avevano colto fino in fondo l'importanza della coscienza e dell'angoscia della morte nella genesi delle patologie psichiche umane) e propone  una teoria della cultura e della nevrosi in un libro (“Scimmietta ti amo -Psicologia Cultura Esistenza: da Neanderthal agli scenari atomici ” Ed. Longanesi “Lo shock primario”, Ultima Ed. Rai-Erit) che viene proclamato “Libro del Mese”. Fonda a Roma l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale, oggi diretto da Filastro. Pioniere  della ricerca psico-sociale, è stato Presidente Onorario della Società Italiana di Psicologia Politica. I suoi contributi in questo campo sono stati: 1) la fondazione della Psicopolitica (un metodo di analisi psicologica dei fenomeni socio-culturali che  propone una “lettura” psicologica di tali fenomeni, diversa da quelle di carattere marxista, idealista o istituzionalista finora prevalse, con risultati fallimentari, nelle scienze sociali e politiche tradizionali); 2) l'elaborazione d'una nuova "Psicologia Politica Liberale". Si è interessato anche al teatro e alla televisione, creando programmi di cui Fellini scrisse: “Ecco una nuova televisione culturale di cui c'è, oggi, bisogno”. E per oltre due anni ha condotto un programma di psicologia su RaiUno ” La chiave d'oro” con Baldini. Guzzanti ha scritto di lui: “ è un felice incrocio tra Russell ed Allen”.  Attivista per il riconoscimento dei diritti alla contraccezione, al divorzio, all'interruzione di gravidanza e all'eutanasia, ha fondato il Centro informazioni sterilizzazione aborto) che anticipò la legge sull'aborto in Italia, e l'Associazione italiana per l'educazione demografica.  Ha costantemente sostenuto l'importanza del problema della crescita demografica e dei problemi economici, ecologici, sociali e psicologici ad essa connessi.  Pur essendo favorevole alla chiusura dei manicomi, ha criticato la legge Basaglia in quanto scaricava sulle famiglie il problema dei malati psichiatrici pericolosi; parlando dei delitti in famiglia, evidenziò come il nucleo familiare resti il luogo principale in cui avvengono gli omicidi, a suo giudizio "frutto del fallimento" della legge 180 sulla salute mentale. Propose «una riforma radicale e l'apertura di cliniche psichiatriche che non siano i vecchi manicomi ma strutture umanizzate, oltre che di centri per l'attività riabilitativa».  Aderente al Partito Radicale, ha tenuto per tredici anni la rubrica bisettimanale "Controluce" su Radio Radicale, in cui ha trattato temi che venivano altrove trattati con conformismo: il sesso e l'amore, la procreazione e la contraccezione, le malattie e la morte, il lavoro e le rendite, la libertà e l'autoritarismo.  È stato autore della "Teoria liberale della lotta di classe",  nel volume O noi o loro!.  Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale Modello, Fondatori e Storia della Scuola -- è mosso dalle radici comuni teoriche ed epistemologiche riconducibili alla fenomenologia e all'esistenzialismo, fondamentali correnti filosofiche del ‘900, e da alcuni autori significativi del movimento della psicologia umanistico-esistenziale in particolare Rogers, Rank, Frankl, Binswanger, Boss, Jaspers, Minkowski. Eredita la particolare concezione dell'uomo e della vita, che rivendica all'essere umano il diritto e la capacità di scelta.  Consapevole della sovrabbondanza di Scuole Psicologiche esistenti in Italia esitò prima di fondare l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale. Preferì lavorare nell'ambito di indirizzi già affermati, che sentiva geniali e creativi e fu l'iniziatore della Scuola Reichiana in Italia Presidente dell'Istituto di Bioenergetica W. Reich di Roma e per 6 anni Presidente dell'Istituto di Psicologia Rogersiana (FDI) e inoltre concorse a riscoprire e valorizzare l'opera pionieristica di  Rank con la pubblicazione della sua opera: "Rank pioniere misconosciuto" Melusina, Esperienze personali drammatiche e ricerche in campo clinico e antropologico imposero alla sua attenzione l'importanza dell'angoscia di morte come uno dei più importanti fattori che contribuiscono alla sofferenza psicologica e psicopatologica.  Sentì allora l'esigenza di creare una nuova Scuola che riuscisse a riconoscere la rilevanza di questa angoscia primaria dell'uomo e di sviluppare un approccio originale, pluralista e non dogmatico alla sofferenza umana, fondato sull'integrazione sinergica delle tre dimensioni, di approccio simultaneoall'essere umano in terapia verbale, corporea ed esistenziale.  Si tratta di un modello che nasce sulla scia della filosofia esistenziale, dalla quale eredita la concezione dell'uomo e della vita che rivendica all'essere umano il diritto e la capacità di scelta e, intende: offrire la possibilità di elaborare e affrontare le tremende tensioni esistenziali di ogni essere umano anche nel percorso di malattia psichica e somatica nel clima di contatto empatico, di solidarietà, convogliando nel processo terapeutico il grande potenziale di crescita e comunicazione del paziente, la sua conoscenza dei propri bisogni, la sua creatività, l'apporto decisivo della sua esperienza.  2) che si presenta multidimensionale, integrato e non dogmatico alla sofferenza umana e psichica e costantemente aperto ad arricchire la propria prospettiva teorica e clinica attraverso un confronto critico e di fertilizzazione con altri approcci psicoterapici, e interviene su 4 dimensioni fondamentali dell'esperienza umana: la dimensione empatico relazionale, che definisce il nostro modo di essere nel mondo con gli altri; la dimensione corporea, che spesso esprime sotto forma di tensioni e dolori muscolari la sofferenza psicologica; la dimensione esistenziale, che riconosce l'importanza del senso che si riesce a dare alla propria esistenza; la dimensione cognitiva, che riconosce la rilevanza sintomatica della sofferenza psicologica e psicopatologica.   Un esempio di testo provocatorio, scritto senza avere alcuna competenza in infettivologia, è il seguente sulla cospirazione dell'AIDS: AIDS......affare multi Miliardario, su mednat.org.  e Aids, la grande truffa continua  in: L.M., Il nuovo pensiero forte. Marx è morto, Freud è morto e io mi sento molto meglio; altri scritti di critica, più documentati, hanno riguardato le sue critiche alle prassi della chemioterapia dei tumori e gli effetti collaterali, come in Kaputt tutta la ricerca sul cancro? sempre in De Marchi, op. cit.  lo psicologo che inventò l'Aied Repubblica  Addio a  Marchi, lo psicologo che inventò l'Aied  L. De Marchi, Il Solista Autobiografia d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali,  Luca Bagatin, articolo su Politica Magazine, su lucabagatin.ilcannocchiale. Opere:“Sesso e civiltà,” Laterza; “L’orgasmo” Lerici, Sociologia del sesso, Laterza, Repressione sessuale e oppressione sociale, Sugar, Wilhelm Reich Biografia di un'idea, Sugar, Psico-politica, Sugar, Vita e opere di  Reich, Sugar, Scimmietta ti amo, Longanesi, Lo shock primario. Le radici del fanatismo da Neandertal alle Torri Gemelle, Poesia del desiderio, La Nuova Italia, Seam, Perché la Lega, Mondadori, Il Manifesto dei Liberisti Le idee-forza del nuovo Umanesimo Liberale, Seam, Aids. La grande truffa, Roma, Seam, O noi o loro! Produttori contro Burocrati, ecco la vera lotta di classe della Rivoluzione Liberale, Bietti, Il Solista Autobiografia d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali, Psicoterapia umanistica. L'anima del corpo: sviluppi (Franco Angeli,  Reich Una formidabile avventura scientifica e umana, Macro Edizioni, Il nuovo pensiero forte Marx è morto, Freud è morto e io mi sento molto meglio, Spirali, Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori, Armando Curcio Editore, La Psicologia Umanistica Esistenziale Rivista delle Psicoterapie, Roma “La Sapienza”,  Associazione italiana per l'educazione demografica, Reich  luigidemarchi.blogspot.com openMLOL Horizons Unlimited srl. Radio Radicale. Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale IPUE, su ipue. Archivio IPUE, su M.. wordpress.com. Archivio della rubrica "Controluce" che Marchi teneva su Radio Radicale,, Renato Vignati Luigi De Marchi, un pioniere della psicologia italiana in Psychomedia, R.Vignati Lo sguardo sulla persona. Psicologia delle relazioni umane, Libreria universitaria edizioni, Padova. Luigi De Marchi. Marchi. Keywords: l’anima del corpo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marchi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marziano: il principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Marziano is a philosophy teacher to Ottaviano. Marziano

 

Luigi Speraza -- Grice e Marco: filosofo principe – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. There is a tradition that Marco is a philosopher who rules the Roman empire between the death of Gordian III and the accession of Philip. Marco

 

Luigi Speranza -- Grice e Marconi: l’implicatura conversazionale del linguaggio privato – la scuola di Torino -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino). Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “Perhaps his most brilliant exegesis on ‘Vitters’ is that about what Marconi calls ‘linguaggio private,’ as in Robinson Crusoe. Not!” -- Grice: “Marconi has attempted to ‘formalise’ dialectic – as in Oxonian dialectic – which is what Zeno was trying to do with his reductio ad absurdum.” Grice: “While Marconi starts alright, with Frege, he gets entangled with ‘Vitters;’ p’rhaps his innovative approach is best seen in phrases like ‘il significato eluso’, which may describe my implicature; but points to an etymology: ‘eluso’ is indeed ‘eluso,’ and means ‘ex-ludic,’ out of the game. The idea being that the game is a simulated fight, and by eluding a punch from your adversary, you are, well, ‘implicating’!” Professore a Torino, studia con Pareyson a Torino e con Rescher, Sellars e Thomason a Pittsburgh, dove studia  Hegel. Grice: “In Italy, it is not considered Italian to get your PhD without – not within – Italy. Similarly, at Oxford, you cannot get your B. A. Lit. Hum.  anywhere else if you want to be regarded as Oxonian. That’s why I never considered B. A. O. Williams an Oxonian!” -- Noto per i suoi contributi su ‘Vitters,’presenta diversi risultati, specie riguardo alla semantica. Su questi temi ha pubblicato “Filosofia e scienza cognitiva (Laterza). Cura con Ferraris la nuova edizione della Enciclopedia filosofica Garzanti ed è stato presidente della Società Italiana di Filosofia Analitica. Saggi: “Il mito del linguaggio scientifico” studio su Vitters, Milano, Mursia,  Dizionari e enciclopedie, Torino, Giappichelli, “L'eredità di Vitters” Roma, Laterza, Lampi di Stampa; “La competenza lessicale,” Roma, Laterza,  “La filosofia del linguaggio.” Da Frege ai giorni nostri, Torino, Pomba, “Filosofia e scienza cognitiva,”Roma,  Laterza, “Per la verità: relativismo e la filosofia,” Torino, Einaudi, “Verità, menzogna” – Grice: “The etymology is an interesting one; since menzogna is cognate to my meaning, so Marconi actually means ‘truth’ versus ‘trust’ – or honesty versus dishonesty – seeing that one can ‘lie’ while asserting a truth – provided the utterer thinks ‘p’ is ‘false’.” Grice: “But this is a commissioned thing, so it shouldn’t count as it is Marconi discussing with a priest!” Trento, Il Margine,; “Flosofia e professionismo,” – Grice: “His implicature, and a right one, too, is that philosophy is a profession, which reminds me of ‘A Room with a view’: “And what, Sir Cecil, is your profession?” “I don’t HAVE a profession!” --  On the other hand, his translation of my ‘metier’ (mestiere) is an interesting one (The tiger’s métier is to tigerise). Torino, Einaudi,.“La formalizzazione della dialettica”: Hegel, Marx e la logica,”Torino, Rosenberg); “Guida a Vitters Il «Tractatus», dal «Tractatus» alle «Ricerche», Matematica, Regole e Linguaggio privato, Psicologia, Certezza, Forme di vita. Roma, Laterza, Filosofia analitica, Prospettive teoriche e revisioni storiografiche. Milano, Guerini, Vercelli, Mercurio, Scritti sulla tolleranza di Locke, Torino, POMBA, Saggi su Marconi, “Il significato eluso” saggi in onore di Marconi, numero monografico della «Rivista di estetica», Treccan Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Intervista di M. Herbstritt, Rivista italiana di filosofia analitica, sito dell'Università degli Studi di Milano. Diego Marconi. Marconi. Keywords: linguaggio privato, il significato non eluso, alusione ed elusione, eludire, aludire, l’alusion elusa, l’aluso eluso. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marconi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Mariano: l’implicatura conversazionale – la scuola di Capua -- filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Capua). Filosofo italiano. Capua, Caserta, Campania. Grice: “I like Mariano: his study of Risorgimento applying the philosophy of history is brilliant” Fedelissimo allievo di Vera, insegna a Napoli. La sua indagine e  prevalentemente orientata verso l'interpretazione di Hegel. Si colloca insieme a Vera in quella tendenza che privilegia l'interpretazione sistematica e razionale. Inserì talvolta temi non strettamente legati al pensiero di Hegel affermando tra l'altro che la filosofia deve essere compiuta dalla religione" (Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel, Motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane), trattando riguardo a ciò che dell'idealismo di Hegel è morto e di ciò che non può morire", argomento precedentemente trattato da Croce, il quale risponde aspramente alle argomentazioni proposte da M.. “M. non ha mai capito nulla di tutto ciò che vi è di più sostanziale in Hegel come non ha meditata seriamente nessuna grande filosofia; e (ora si può aggiungere) non ne ha mai letto le opere. Immaginarsi che M.  si afferma hegeliano, mentre sostiene che la conoscenza non è assoluta; che rimane insuperabile il mistero; che dio esiste fuori del mondo e sarebbe dio anche senza il mondo; e che la filosofia deve essere compiuta dalla religione! Insomma, ciò che di Hegel "non può morire" sarebbe ciò che Hegel non ha mai detto perché affatto indegno della sua mente altissima.»  Si schierò a favore del mantenimento della pena di morte in un dibattito sul tema, in accordo con iVera (La pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera Napoli. ), uno dei più autorevoli difensori del mantenimento di questa pratica. È ancora Croce che commenta con grave disappunto l'argomento. “Notiamo in ultimo che sempre riecheggiando i vaniloqui di Vera, M. si professa filosofico difensore della pena di morte: come se la maggiore o minore opportunità di mettere i delinquenti in segregazione cellulare, o d'impiccarli, ghigliottinarli, garrottarlie impalarli, costituisse una questione filosofica. Ma Mariano ama tutte le cause generose; e non è da meravigliare se per esse trascenda persino i limiti della filosofia.»  E anche saggista con un gusto per la "critica della critica" (cit."Storia Letteraria d'Italia, Balduino") – filosofica -- non trascurando l'arte che annetteva strettamente alla morale. Rivolse la sua indagine anche al rinascimento con un Saggio biografico critico su Bruno La vita e l'uomo. Pubblica nche una monografia "apologetica" di Vera. La sua produzione fu in un secondo momento soprattutto riferita alla storia, in particolare la storia del cristianesimo e quella delle religioni in genere, argomenti affini anche alla materia insegnata presso l'università napoletana. Non sono presenti particolari innovazioni nella sua ricerca, ma fu uno dei primi a discutere la tesi proposta da Croce riguardo alla riduzione della storia al concetto di ‘arte.  Saggi: “L’Eraclito di Lassalle: saggio sulla filosofia hegeliana” (Cf. Speranza e ill suo Grice: saggio sulla pragmatica oxoniense”),  “Il Risorgimento italiano secondo i principi della filosofia della storia,”  ““La libertà di coscienza,” Milano, Hoepli, “Vera.” Saggio critico, Roma, Civelli, “L'individuo e lo Stato nel rapporto sociale. Milano, Treves,  “Il Machiavelli di Villari, Roma,” Loescher, (cf. “Il Grice dello Speranza”), Leopardi, Roma, Tip. Botta, La pena di morte. Considerazioni in appoggio di Vera, Napoli. Carlo Maria Curci, Milano, Vallardi, Vera. Necrologio, Annuario Napoli, Dio secondo Platone, Aristotele ed Hegel, Acc. SMP Napoli. Atti,  Biografie del Machiavelli, 1Arte e religione,  Il brutto e il male nell'arte. Il brutto e il male nel romanzo moderno, Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel, Motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane, La vita e l'uomo, I rapporti dello stato con la religione, Firenze, Civelli, Il problema religioso in Italia, Roma, Civelli, La riforma ecclesiastica in Italia, Il diritto, Cristianesimo, cattolicesimo e civiltà, Papato e socialismo ai giorni nostri. Studio, Roma, Artero, Buddismo e cristianesimo, La Storia è una scienza o un'arte?, «Fanfulla della Domenica», La conversione del mondo pagano al cristianesimo, Il cristianesimo dei primi secoli. Capua, gli ha dedicato una strada, sede, tra l'altro, del Banco di Napoli. La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da  Croce, Armando Balduino, Storia letteraria d'ItaliaL'Ottocento,  III, Piccin Nuova Libraria, Piero di Giovanni, Gentile, La filosofia italiana tra idealismo e anti-idealismo, Milano, cf. Luigi Speranza, “La pragmatica conversazionale: tra griceianismo e anti-griceianismo.” Franco Angeli, Paolo Malerba, Luciano Malusa,, sito della Società filosofica italiana  Guido Calogero, Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Raffaele Mariano. Mariano. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mariano” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marin: l’implicatura conversazionale e l’ottimo precettore – la scuola di Venezia -- filosofia veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo italiano. Venezia, Veneto. Grice: “I like Giovanni Marin; for one, he loved, like I do, rhetoric – in his own Venetian kind of way!”  Nato dal nobile Rosso Marin, studia con profitto sotto l'insegnamento di Feltre, dal quale apprese la retorica. Frequenta il ginnasio, presso il quale recita eloquenti orazioni in encomio agli uomini illustri veneziani. Si laurea a Padova. Ambasciatore della Repubblica di Venezia presso gli Estensi e quindi presso Firenze. Rosmini, Carlo de' Rosmini, Idea dell'ottimo precettore nella vita e disciplina di Vittorino da Feltre e de' suoi discepoli, Rovereto. Giovanni Marin. Marin. Keywords: l’ottimo precettore. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marin” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marliani: l’implicatura conversazionale – la scuola di Milano -- filosofia lombarda – filosofia milanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “I like Mariliani; especially the cavalier way in which he refers to philosophers in his brilliant “De secta philosophorum.” Austin would say that there possibly are sects and sub-sects!” Fglio del patrizio milanese Castello Marliani. Studia a Pavia sotto PELECANI. Entra nel Collegio dei intraprese una carriera nell'insegnamento della filosofia e astrologia. Attivo a Milano e Pavia.  Con l'ascesa della dinastia degli Sforza a capo del Ducato di Milano, appartenente a una famiglia ghibellina, aumenta il prestigio. Ottiene la concessione in esenzione dei diritti di sfruttamento delle acque del Secchia nei pressi di Moglia, nel Mantovano.  Alla morte del duca Francesco Sforza, scrisse una lettera al nuovo duca Galeazzo Maria Sforza in cui dichiara di essere stato richiesto da molti Studi in diverse città d'Italia, sperando di poter essere trasferito da Pavia a Milano e di ricevere un aumento di salario. Il Consiglio segreto di Milano intercedette presso lo Sforza in favore di Marliani, esaltando la sua fama anche oltre i confini del Ducato. Il duca Galeazzo Maria, dopo alcuni indugi, acconsente per conferirgli un'assegnazione annua di 1 000 fiorini, il più alto salario riconosciuto a chiunque nel Ducato. Sotto la reggenza di Ludovico il Moro ottenne i dazi di Gallarate e della sua pieve. I suoi studi lo portarono ad essere tra i più grandi scienziati dell'epoca e riuscì a mettere in discussione Bradwardine e Sassonia.  Nel suo saggio, “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore hyemis et estati set de antiperistasis  distingue la temperatura dell'organismo dalla quantità e dalla produzione del calore naturale del corpo e sostenne che la produzione del calore naturale è più elevata in inverno che in estate. Si reca a Novara dal conte Vimercati, colpito da problemi respiratori e cura Rinaldo d'Este da una gravissima malattia che lo colse durante una visita alla corte milanese. Raggiunse i vertici della propria carriera e presta le sue doti di medico a Federico I Gonzaga. Le opere del Marliani furono oggetto di studio da Vinci, che lo cita in diverse occasioni nel suo Codice Atlantico.  Ebbe tre figli: Paolo, Gerolamo e Pietro Antonio, la discendenza del primo dei quali ottenne all'inizio. Saggi: “Quaestio de caliditate corporum humanorum tempore hyemis et estati set de antiperistasi,” “Disputatio cum Iohanne Arculano de materiis ad philosophiam pertinentibus,” “Quaestio de proportione motuum in velocitate,” “Algebra Algorismus de minutiis,” “De secta philosophorum,” “Probatio cuiusdam sententiae,” “Calculatoris de motu locali.” Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Giovanni Marliani. Marliani. Keywords: implicatura, Vinci. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marliani e le sette filosofiche” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marotta: l’implicatura conversazionale di Mario l’epicuro – la scuola di Napoli -- filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “I like Marotta; the idea of a library for the Istituto Italiano per gli studi filosofici’ at Via Monte di Dio, 11, is a geniality!” Si laurea con il massimo dei voti a Napoli, presentando la tesi,  La concezione dello stato in Hegel.” Si interessa presto di storia, letteratura e filosofia, avvicinandosi dapprima all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Croce, poi fondando l'associazione Cultura Nuova che diresse organizzando manifestazioni e conferenze rivolte ai filosofi che richiamarono tutte le più grandi personalità della cultura Italiana.  Incoraggiato dagli auspici dell'allora Presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei Cerulli, di Piovani e di Carratelli, fonda a Napoli l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del quale è Presidente. Donato, all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la biblioteca personale, con una dotazione di oltre 300.000 volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importantissimi apporti al mondo della filosofia ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di ricerca e di formazione di rilievo internazionale.  Ha vinto la sezione Premio Speciale del Premio Cimitile. Gli è stata conferita la laurea ad honorem in Filosofia dall'Bielefeld, dall'Università Erasmus di Rotterdam, dalla Sorbona di Parigi e dalla Seconda Napoli. All'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è stato conferito, nell'aula magna dell'Roma, il Prix International pour la Paix Jacques Muehlethaler, "Bidone d'Oro" per la cultura del Movimento artistico culturale "Esasperatismo Logos et Bidone". G. Capaldo, Fondatore dell’Istituto Studi Filosofici, su Diario Partenopeo, Claudio Piga (cur.), Per Gerardo Marotta. Scritti editi e inediti raccolti dagli amici di Marotta, Arte Tipografica, Napoli, Registrazioni di Gerardo Marotta, su Radio Radicale, Cinquantamila Giorni de Il Corriere della Sera. Gerardo Marotta. Marotta. Keywords: Mario l’epicuro, il concetto del stato, il risorgimento – la recezione di Hegel in Italia --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marotta” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza Grice e Marramao: l’implicatura conversazionale del kairós – apologia del tempo debito – la scuola di Catanzaro -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Catanzaro). Filosofo italiano. Catanzaro, Calabria. Grice: “Surely Marramao’s theory of time-relative identity is more complex than Myro’s! (Myro never read Heidegeer and was proud of it, can you believe it! He was born  in Russia and studied in the New World – so that’s understandable!” - Grice: “I like Marramao – he has philosophised on many things, usually homoerotic: Kairos – the opportune time – and its iconography, and Jesus against power” Essential Italian philosopher. Allievo di Garin,  si laurea Firenze.  Pubblicato Comunismo, laburatismo e revisionismo in Italia, rintraccia in Gentile la chiave di volta filosofica del comunismo italiano. Insegna a Napoli. -- è uscito il suo saggio Il politico e le trasformazioni, nel quale pone a confronto le tematiche del comunismo/laburismo, con le analisi delle trasformazioni. A partire da “Potere e secolarizzazione” elabora una teoria simbolica del potere (e del nesso politica-tempo) incentrata sulla ricostruzione archeologica' dei presupposti del razionalismo. Fondamentali, nel dibattito politico-culturale e filosofico le sue collaborazioni a Laboratorio politico e il Centauro. Direttore della Fondazione Basso-Issoco. Insegna a Roma. Muovendo dallo studio del comunismo italiano (comunismo e laburatismo e revisionismo in Italia, Austr-omarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre), analizza le categorie politiche (Potere e secolarizzazione), proponendone, in dialogo con i francofortesi (Il politico e le trasformazioni) e con Weber (L'ordine disincantato), una ricostruzione simbolico-genealogica. Nelle forme di organizzazione sociale si depositano significati che derivano da un processo di secolarizzazione civile di un contenuto sacro religioso, ossia dalla ri-proposizione in dimensione mondana o secolare dell'orizzonte sacro simbolico. Il laico o pro-fano ha il suo centro in un processo di temporalizzazione della storia, in virtù del quale le categorie del tempo (che traducono l'escatologia in una generica apertura al futuro: progresso, ri-voluzione, liberazione, etc.) assumono centralità crescente nelle rappresentazioni politiche. Su queste considerazioni, riprese anche in “Dopo il Leviatano, Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, La passione del presente, Contro il potere, si è innestata via via una tematizzazione esplicita del problema della tempo, che per molti aspetti anticipa sia le tesi oggi in voga intorno all’accelerazione e al rapporto politica-velocità, sia i temi della svolta spaziale. Contro le concezioni di Bergson e Heideggeri, che delineano con sfumature diverse una forma pura della tempo, più originaria rispetto alla sua rappresentazione spaziale, argomenta l'inscindibilità del nesso spazio-tempo e, richiamandosi tra l'altro alla fisica, ri-conduce la struttura del tempo a un profilo a-poretico e impuro, rispetto a cui la dimensione dello spazio costituisce il riferimento formale per ri-solvere i paradossi. (Minima temporalia, e Kairós. Apologia del tempo debito. Lectio magistralis. Roma Tre, Enciclopedia di filosofia, Garzanti libri, Milano. Figure del conflitto. Studi in onore.  a c. di A. Martinengo, Casini, Roma, D. Antiseri, S. Tagliabue, Storia della filosofia,  Filosofi italiani contemporanei, Bompiani, Milano. Roma Tre, su host.uniroma3. Video intervista al Festival della Filosofia su asia. Giacomo Marramao. Marramao. Keywords: Grice – ontological Marxism, marxismo ontologico, lavoro e essistenza, comunismo, Kairós – apologia del tempo debito, la filosofia della storia nella antica Roma, storia lineale, storia circolare, l’eterno retorno nella scuola di Crotone, Gentile, dopo il leviatano, il comune. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Marrameo," The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.

 

Luigi Speranza -- Grice e Marsili: l’implicatura conversazionale del cimento – la scuola di Siena -- filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Siena). Filosofo italiano. Siena, Toscana. Grice: “I like Marsili, and the founder of the ‘accademia del cimento.’ ‘Cimento’ you know, means ‘experiment,’ – only in Florence!” Si laurea a Siena. Insegna a Siena e Pisa. Conosce Galilei. Dei cimentanti. Le sue convinzioni dichiaratamente lizie gli impedirono di coglierne lo spirito innovatore. Propone un esperimento per capire se lo spazio lasciato libero nel tubo barometrico durante l'esperienza di Ruberti contenesse esalazioni di mercurio. Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Alessandro Marsili. Marsili. Keywords: il cimento. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Marsili” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Martelli: l’implicatura conversazionale -- etica e storia -- l’assassinio di Giulio Cesare – la scuola di San Marco in Lamis -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Marco in Lamis). Filosofo italiano. San Marco in Lamis, Foggia, Puglia. Grice: “I like Martelli: he wrote on Croce, Gramsci, and Nietzsche!” Insegna a Urbino. Prtecipato a lungo alla lotta politica in formazioni marxiste nate a cavallo del Sessantotto. D Ha diretto il master interfacoltà «Management etico e Governance delle Organizzazioni». Collabora con MicroMega (periodico).  I suoi studi si sono concentrati su Nietzsche, Gramsci, e di numerosi autori del Novecento, affrontando alcune tra le più dibattute vicende e problematiche filosofico-politiche dell'ultimo secolo. Si è occupato di temi di forte attualità, elaborando l'idea di una filosofia volta ad una critica radicale del dogmatismo e del fondamentalismo religioso e in generale di ogni forma di assolutismo che minacci la libertà di pensiero, i diritti civili, le istituzioni democratiche e la pace tra i popoli. Il suo aimpegno di saggista è rivolto in particolare alla difesa della laicità, contro l'interventismo politico delle gerarchie ecclesiastiche e vaticane. Saggi: “La felicità e i suoi nemici: apologia dell'agnosticismo,” Manifesto, “Il laico impertinente: laicità e democrazia nella crisi italiana,” Manifesto, “La Chiesa è compatibile con la democrazia?” Manifestolibri, “Italy, Vatican State, Fazi, “Quando Dio entra in politica, Fazi, Senza dogmi. L'antifilosofia di Papa Ratzinger, Editori riuniti, Teologia del terrore. Filosofia, religione, politica dopo l'11 settembre, Manifesto, Il secolo del male. Riflessioni sul Novecento, Manifesto, Etica e storia. Croce e Gramsci a confronto, La città del sole, I filosofi e l'Urss. Per una critica del «Socialismo reale», La città del sole, Gramsci filosofo della politica, Unicopli, Nietzsche inattuale, Quattroventi, Filosofia e società in Nietzsche, Quattroventi, Urbino "Carlo Bo" Antonio Gramsci Friedrich Nietzsche Laicità  Il laico impertinente: il blog di Michele Martelli, su michelemartelli.blogspot.com. Michele Martelli. Martelli. Keywords: l’assassinio di Giulio Cesare, il laico, la religione civile dell’antica roma -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martelli” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Martellotta: il deutero-esperanto – la scuola di Bari – filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bari). Filosofo italiano. Bari, Puglia. Si spira al lavoro di PEANO (vedasi) per il suo Latinulus o Piccola Lingua Latina, pubblicato nel libro Latinulus. Grammaticas de Latinula Linguas a Bari. Si tratta di un caso piuttosto interessante perché si configura come una lingua a posteriori composta da lessico latino, sistema fonetico italiano e morfologia e sintassi oxoniana! Ad uno sguardo più attento infatti, si nota che la frase in Latinulus «Leos abeo crassa capus circumdata cum longa et ticca comas de fulva colos», in it. il leone ha una grande testa circondata da una lunga e folta chioma di peli rossi', ricalca in realtà l'ordine sintattico oxoniano (cfr. the lion has a big head surrounded by long and thick tawny colour); e in questo inciso l'autore si è spinto oltre, creando una sovrapposizione con l'inglese anche a livello di lessico, come è evidente in «ticca» - non giustificabile  etimologicamente tramite il latino - e thick. VITO M.   __e-&e  c_ * :  radi LI    LATINULUS  uu  Grammaticas.  i DE LATINULA LINGUAS E oro de Auctoris  I (£ 09 RIPPZZZA  i 9° BARI  Stab. Tip. CASINI Via Argiro s  .  PET. le  4 È hh      "  Mr «    LS    w       erat Marica    s'sà    VITO M.  L Aaa    6 € -c@0—€—€&6 A e | i  LATINULUS Grammaticas  DE    eee  LATINULA LINGUAS PARTIS    FONOLOGIAS et MORFOLOGIAS    O  a È ; (O  BARI   } Stab. Tip. CASINI, Via Argiro. Il grande sviluppo materiale e morale che ha avuto  la civiltà nel nostro secolo si deve senza dubbio in gran  parte ai rapidi e molteplici mezzi di comunicazioni che,  avvicinando i popoli più lontani e di diverse nazioni, ne  hanno maggiormente favorito lo scambio delle idee e dei  comuni bisogni; però non si può negare che tale incre-  mento sarebbe stato ancora più agevole se questi popoli,  anzichè servirsi di più lingue per intendersi, avessero po-  tato usarne una sola.   Convinto di ciò l'illustre Dr. Zamenhof sin dal 1855  pubblicava come tipo di lingua unica il suo Esperanto;  ma son passati tanti anni e l’Esperanto non è riuscito a  diventare popolare, forse per le difficoltà ch’esso presenta.   Ond’è che io, mosso dagli stessi intendimenti dello  Zamenhof, ho voluto tradurre in atto un’idea che vagheg-  giavo da qualche tempo, quella cioè di comporre un altro  tipo di lingua che racchiudesse i maggiori possibili ca-  ratteri di facilità e tali da renderne più agevole l’appren-  dimento e l’uso.   Questa lingua non tende alla. riduzione delle parole,  all’impoverimento della terminologia e alla composizione  puramente artificiale di essa mediante l’uso di molti pre-  fissi e di molti suffissi da scegliersi dopo un attento esume  di riflessione, poichè in tal caso si perderebbe la bellezza  di una lingua che consiste appunto nell’abbondanza e nella  varietà di terminologia per potersi prestare a tutte le specie  di composizioni letterarie; essa invece tende esclusivamente  alla riduzione del numero di molti vocaboli per le voci  femminili, alla soppressione di tutte quelle regole o voci  morfologiche superflue riguardanti gli aggettivi e i verbi,  senza nuocere minimamente alla chiarezza della dizione,  €, sopratutto, alla stabilità di pronunzia e alla unicità  della terminologia.   A comporre una lingua che fosse facile nella fono-  logia mi parve rispondessero bene le leggi della fonologia  italiana e per la facilità della morfologia e della sintassi  quelle della lingua inglese. Bisognava però trovare una  lingua che, modellata secondo la fonologia italiana e se- NOZIONI GENERALI MORFOLOGIA  di maggioranza:  plus. ...... +. quam a pDiù....... di, che  plus pulcra quam cara più bello che caro  40 — di minoranza:  Minus ....... +. quam meno .......di,che  minus pulcra quam cara :- meno bello che caro 41 Quando il secondo termine di paragone è un pronome  personale, questo va al caso nominativo:    plus pulcra quam tu più bello di te  Superlativo.  Il superlativo è di due specie:  | assoluto    il quale si forma aggiungendo il suffisso ma alla voce dell'aggettivo,  e spostando l'accento di una sillaba verso destra quando l'aggettivo  è sdrucciolo; o diventando sdrucciolo se l’aggettivo è piano:    tristisama tristissimo dura duro durama durissimo  43 == relativo |    il quale si forma preponendo l’avverbio mdximam o minimam alla  voce dell’aggettivo :    mdaximam tristisa de minimam tristisa de  il più triste di il meno triste di    44 — L’avverbio froppo si rende con nimiam:    nimiam cara troppo caro  45 — Gli avverbi molto e assai si rendono con valdeme    valdem cara molto caro caro assai  L’avverbio di gran lunga seguito dal superlativo relativo  si rende con /ongem mdximam :    longem màaximan cara de di gran lunga il più caro di   L'aggettivo una innanzi a parole comincianti per vocale  si tronca in un:    un 4rboris. un albero un actorisf un'attrice    È     Vocabuluse  Adiectivuse.    adolescéntisa adolescente culpabilisa co/pevole    adulta adulto  pinguisa grasso  macra magro   alta alto   loa basso   acerba acerbo   ° matura maturo  longa /ungo   curta corto  diligensa diligente  negligensa negligente  crassa grosso  subtilisa sottile  mbllisa molle  dura duro   docta dotto  indocta ignorante  stricta strefto  lata largo  iuvénisa giovane  sénesa vecchio  utilisa utile  inutilisa inutile  dulcisa dolce  amara amaro  virtuosa virfuoso  viziosa vizioso  laboriosa /aborioso  socorsa poltrone  curagiosa coraggioso  vilisa vile   f6rtisa forte  subdébila fievole  leta /ieto   tristisa triste  cicura domestico  silvAtica selvatico  cAinda cortese  uncàinda scorfese  credensa credente    miscredensa mi/scredente    audaxa dudace  timida fimido  viva vivo  mortua morto    innocensa innocente  dominansa dominante  dominata dominato  fortunata fortunato  infortunata sfortunato   cdlida caldo |   frigida freddo   robusta robusto   debilisa debole   cara caro   cippa mercato   ilarisa allegro   melancolica melanconico \  smuta /iscio   roffa ruvidu   mordlisa morale   immordlisa immorale   pulcra bello   feda brutto   anestética anestetico  terapéutica ferapeutico  emetica emetico   emisférica emisferico   kimica diimico   fisica fisico |  monomaniaca monomaniaco  morbifera morbifero  matematica matematico  minerealògica minerealogico  bactereoldògica batferiologico  galvanoplastica ga/vanoplastico  idro-eléctrica idro-elettrico    | idro-terapéutica idro-terapeutico    alba dianco   albina a/bino   azura azzurro   blua blu   cerulea ceruleo, turchino  cinérea bigio, grigio   clara chiaro   crocea carico  flava giallo a  flò6rida vivo   fulva fulvo    Sf    indica indaco  nigra nero   nuùbila smorto  obscura oscuro  opaca opaco  orengia aranciuto    aluminea di alluminio  amiàntea dl amianto  dquea acqueo  argéntea argenteo, d’argento  durea aureo, d’oro  beddairea di ghisa  bractéea di /atta  calibea di acciaio  cartàcrea di cartone  cartea di carta  cautsciea di caucciù  ceméntea di cemento  coriea di cuoio  cornea corneo   cliprea di rame   ésea bronzeo   férrea di ferro   filea di filo    purplirea porporino  rubra rosso  subnigra bruno  violetta violetto  viridisa verde    gdsea di gas  gossipiea di cotone  gimmea di gomma  idrargirea di mercurio  lanea di lana   linea di lino   marmea di marmo  nikélea di nichel  6ssea osseo, di osso  pétrea di pietra   pilea di pelo   platinea di platino  sellulbea di celluloide  serîcea di seta  stinnea di stagno  téfea di tufo   vimea di vimini  vitrea di vetro    Exerciziuse    I    Scnjvete Je. tre specie di comparativo di 10 aggettivi.    II    Scrivete le due specie di superlativo di 15 aggettivi.    VI LEXIOS  48 — Numerali  Cardinali Ordinali  0 zero  1/4 uno quartus  1/2 semis  3/4 tres quartus  1 uno prima . 1a opp.l  2 duo secunda 28,8,  3 tres terzia 3a, III  4 quàtuor quarta = 4r., IV  5 quinque quinta 5a , V  6 sex sexta 6a, VI  7 septem séptima 78» VII    ni        8 octo   9 novem   10 decem  11 undecim   12 dudédecim   13 trédecim   14 quatubrdecim  15 quindecim   16 sédecim   17 septéndecim  18 octédecim   19 novéndecim   20 viginta   21 viginta uno   22 viginta duo   23 viginta tres   24 viginta quatuor  25 viginta quinque    30 triginta   31 triginta uno  32 triginta duo  33 triginta tres    40 quatuorginta  41 quatuorginta uno    42 quatuorginta duo    50 quinqueginta    51 quinqueginta uno    60 sexginta   70 septenginta  80 octoginta.  90 novenginta  100 centum   101 centum uno  102 centum duo  103 centum tres 200 duo centum 201 duo centum uno  202 duo centum duo    300 tres centum  400 quatuor centum  500 quinque centum  600 sex cenium    octava   nona   décima  undécima  duodécima  tredecima  quatuordécima  quindécima  sedécima  septendécima  octodécima  novendécima  vicéstridiem  I giorno dop’, quòrasem ogni ora, quotidiem ogni giorno, gior-  nalmente, qlebd6madem ogni settimana, quomensem ogni mese,  mensilmente, quannusem ogni anno, annualmente, quoséculem ogni  secolo.    211 — Le Locazioni Avverbiali    1) di giorno; 2) di notte; 3) di mattina; 4) di sera; 5) d'inverno;  6) d’estate e simili si rendono rispettivamente con   1) diesem; 2) nòctisem; 3) manesem; 4) véspesem; 5) iémisem;  6) éstasem; cioè col rispettivo nome più il suffisso em. Allora le pa  role piane diventano sdrucciole, e le parole sdrucciole per conservarsi  tali spostano di una sillaba vers» destra l’accento tonico.   212 — Innanzi ad alcuni avverbi di tempo si usano nimiam   e valdem:   nimiam sunum troppo presto, valdem serom molto tardi    70.     213 — VIII - Modi Avverbiali    adium addio, aproposim @ proposito, bona dies buon giorno, bona  meridies buon pomeriggio, bona noctis buona notte, bona vespes  buona sera, déniquem insomma, alle corte, eccem ecco, etcéteram  eccetera, giustim appunto, proprio, graziam grazie, tante grazie,  gràziamam grazie infinite, instam per esempio, nemandim niente,  niente affatto, nilominum nientemeno, niente di meno, nonnem ? non  è vero? è vero? obsécrom per piacere, per favore, orom fi prego,  vi prego, la prego, pòzium piuttosto, pozium quam piuttosto che,  quesom di grazia, per cortesia, rursum di nuovo, salvem salve,  sanem sia pure, sitisem basta, valem arrivederci, arrivederci a.....    Avverbi Derivati da Aggettivi indefiniti    214 — Gli aggettivi indefiniti si fanno avverbi in quattro  maniere : con l’aggiunzione di un’m, ed allora indicano parte :    in dliquam in qualche parte, ex 4Aliquam da qualche parte  versi dliquam verso qualche parte    I  con l’aggiunzione di /am dopo aver tolto l’a finale, ed allora indicano  | luogo  in idémiam nello stesso luogo, ex aliquiam da qualche luogo    in aliquiam (n qualche luogo  versi néutriam nè verso l’uno né verso l’altro luogo    e l'accento tonico ssi sposta di una sillaba verso destra.    con l’aggiunzione di es, ed allora indicano vol/fa e l'accento si sposta  di una sillaba verso destra:    | N aliquaes qualche volta, complurésaes parecchie volte    IV    con l’aggiunta di quem, ed allora indicano mado, ed in questo caso  le parole diventano piane: |    aliquaquem /n qualche modo, quicunquaquem in RT ‘modo  una quicunquaquem in un modo qualunque  ci    Vocabiuluse    Substantivuse    Professiose Le Protessioni    accauntantis 7 ragioniere   “advocatus l'avvocato   agricultoris l'agricoltore   arkitectus /’architetto   directoris i/ direttore   enginiris /’/ngegnere   farmacòpolas i/ farmacista   iùdes /! giudice   maéstros maestro compositore di  musica    magistes (/ maestro  médicus // medico  musicistis i! musicista  notaris (// notaio   poétas /! poeta  professoris // professore  scribas /o scrivano    ‘scriptoris /o scrittore    veterinàrius i/ veterinario    Endcreftise / Mestieri I i    àurifes orefice  aurigas cocchiere   , armores armaiuolo  bdiulus facchino  calceolàrius calzolaio  cementarius muratore  doliàrius botfalu  ebenistis ebanista  fabes fabbro  falignàrius falegname  ‘ furnarius fornaio    Civilisa et Religiosa Dignitase    arkiepiscopus arcivescovo  canònicus canonico  cardinalis cardinale  cOnsulis console   czaris czar   députis deputato  diaconus diacono  episcopus vescovo S  imperatoris imperatore    Tituluse    baronetiis baronetto   baronis barone    Cavaliris cavaliere  commendatoris commendatore  contes conte    gidineris sf/pettaio  litografus /ifografo  orologiàrius orologiaio  printris stampatore  sartoris sarto   Servus servo  tipégrafus f/pografo  tonsoris barbiere  vasculàrius vasaio  vitràrius vetraio    Dignità civili e religiose    ministris ministro  piris pari (inglese)  pontifes pontefice  presidentis presidente  pristis prete   regis re   senatoris senatore  sindicus sindaco  sultanus su/fano    Titoli    viukis duca   markios marchese  principis principe  viscontes visconte     Exerciziuse  Commodate mibis, quesom, vostra librise. 2 - Tu legeo et  scribeo raram, quio tu non esseo diligensg. 3 - Plemquem. vos exio  Domendies per deambulare. 4 - Quotidiem go recipeo niuspepes et  una quotidiana Revius. 5 - Iemisem go viveo sempem in urbis et  estasem go io ad contris in una pulcrama villas. 6 - Vos io ad scolas  anxiem quio vos non abeo discetum benem vostra lexiose. 7 - Nos  audio libentem sonus de pianofortis et cantus de tua soros. 8 - Tu  affirmao inmeritom ke ces ludus esseo dividiosa, erursum iddis esseo  delectabilisa. 9 - Erimanim go punivi severam aliqua molesta scola-  rise. 10 - Nuncodiem socialisa equalitas \esseo certam completum. Giustim nunc treinus adventao ex Roma et mea consobrinuseiî  advenibo, quisef abivi quinque mensis abincam. 12 - Crammanim  nos abibo et poscramvespim nos redibo per venire tecum ad cinemas Proxima ebdomadas nos abibo per Napoli et inteream nos restabo  in ica otellus. 14 - Graziamam per magna bonitas vos abeo per me. Compluresaes nos abeo accordatum ica strumentus et nunc nos  sonabo. 16 - Adpresem nos abitao in contris, sed quatuor mensis  abincam nos essebam at Roma.  Go non posseo acceptare tua  propos statim. 18 - Identidem nos legeo vostra conrespondenzias Aproposim, quandom redibo tua patris? 20 - Poscrammanim.  Valem cram.   Il    Componete e traducete 10 proposizioni usando le regole di questa  lezione.LEXIOS Congiunzione Le congiunzioni sono: Alternative Conclusive Disgiuntive Avversative Condizionali Finali Causali Consecutive Temporali Comparative Copulative Dichiarative Concessive Correlative Asseverative Diamo qui per ogni classe una lista delle più comuni: Congiunzioni Alternative  aut... auto0...0,0...0vvero,0...Oppure,o...0 piuttosto  et...ete...e,sia0... sia, sia che; nec... necnè... nè  num...aut se...0; Ssivo.,.,.sivosiache...sia che; tamo... ke    tanto che, tanto . .. da; tamo . . . quamo fanto . . . quanto.    Congiunzioni Avversative    alito altrimenti, se no, intequo anzichè, piuttosto che, atquo d’al-  tronde, d’altra parte, per altro, àutio poi, cetero del resto, cummo  mentre, laddove, dove per l’opposto, enimvero in verità, per verità  exepto eccetto, fuorchè, tranne, salvo, ideo se non che, iétto eppure,  pure, immo, anzi, lesto per paura che, nilosecio, nondimeno, quam-  viso nonostante ciò, ciò nonostante, quonio però, sed ma, tameno  tuttavia, pure, con tutto ciò, tametso malgrado, uereso inquantoche,  utcunquo comunque. Congiunzioni Causali    céumo siccome, dacchè, cumo giacchè, conciosiacchè, cur? perchè ?  per quale ragione? (domanda), enimo poichè, dal momento chè,  éinto a causa di, per cagione di, quando quando, una volta che,  quio perchè per la ragione che, (risposta). Congiunzioni Comparative    ao come, qualmente, aom if come se, idesto cioe. prouto secondo che,  a seconda che, quaso quasi, quippo in quanto a, tanquamso non  altrimenti che, tillo finchè, utcunquo comunque, véluto quasi che. Congiunzioni Concessive    etso benchè, evenifo quarid’anche, eziamso ancorchè, liceto ammesso  che, concesso che, quanquo sebbene, quantunque, quandio per quanto,  quidemo densi, invero, per verità,itino oh se, volesse ll cielo che. Congiunzioni Conclusive    ergo dunque, adunque, éteno infetti, idcircom quindi, ideo perciò,  itaquo pertanto, préindo /aonde, proptéreo a causa di ciò, in se-  guito a ciò.  vI- Congiunzioni Condizionali    if se, qualora, modo purchè, num se 0 no, se 0 meno, quodso che  se, nel caso che, siquido se pure. Congiunzioni Consecutive    consequentlo per conseguenza, néduo in quanto, in quanto che,  obcduso di guisa che, cosicchè, tanto che, di modo che, in guisa  che, quamobro per il che, per la qual cosa, per la qual ragione,  tumo cosi, in tal guisa, di tal guisa.  Congiunzioni Copulative    bisdido /noltre, e per di più, oltre a ciò, et e, et ezio ed anche.  nonchè, ezio anche, pure, ito altresì, ancora, ke che, nitro neanche.  | neppure, nemmeno, quoquo perfino, finanche, anche.   X - Congiunzioni Correlative  a0 ezio come pure, quoquo if anche se, soéso tanto da, così da, in  modo da. Congiunzioni Disgiuntive  aut 0, ovvero, oppure, nec nè, sivo sia. Congiunzioni Finali É    dummodo a condizione che, purchè, pur di, solo che, it se, unlesso  a meno che non, ut affinchè, perchè, acciò, acciocché, per. Congiunzioni Temporati    déneco fino, finchè, fintanto che, dum mentre, nel mentre che,  exquo dacchè, da quando, postquo dopo che, priusquo prima che,  prima di, avanti che, vixdo appena che, come. Congiunzioni Dichiarative    utetsto è quanto dire, è tutto dire, vidélicio cioè, cloè a dire, vale  a direCongiunzioni Asseverative    éteno infatti, rapso in effetto, in sostanza.    Vocabiluse  Substantivuse  Teatrus Teatro    agnosterius /eggio, applausus applauso, artistis artista, a-solos a sola,  aulis urlo, baritonus baritono, bas basso, boxis palco, ceris sedia,  comedias commedia, contraltus contralto, coristis corista, corus coro,  dramas dramma, duettos duetto, fars farsa, fiskius fischio, ingressus  Ingresso, librettos /ibrefto, melodramas melodramina, operas opera,  . operettas operetta, orkestras orchestra, parva-poltronis poltroncina,  pianofortis pianoforte, pittis p/atea, poltronis poltrona, proscenius  boxis palco di proscenio, quartettos quartetto, quintas quinta, rous  fila, siparius s/pario, sopranos soprano, spectatoris spettatore, stegis  palcoscenico, tenores tenore, terzettos terzetto, tikettis officius ufficio  dei biglietti, tragedias tragedia.  ‘15    Exerciziuse  I    1 - Aut vos abio odiem aut vos abio cram sempem vos adven-  tabo tempim in vostra taunis. 2 - Alumnuse non studevi omninom  et consequentlo los non essevi promovetum. 3 - Go preferreo facere  una naisa deambulazios in vostra viridarius antequo ludere cum mea  ‘comese at clubis. 4 - Mea sorose colligebam sempem omnisa flose  in lostra viridarius exepto rosasef per timoris de spinase. Go ve-  nibo et prandebo tecum, sempem, quonio, if vos venibo posteam ad  teatrus cum me et mea fratris. 6 - Cur fleo tu, beibisf?. Quio mea    mammas abeo punitum mef. 7 - Quanquo is esseiam maiora quam .  go, ietto go occupao un officius ‘superiora ad suus. 8 — Utino tua:    patris invenirem illa cartase quemise is perdevi nusterzium. 9 - De-  livebote: tu mea literas ad professoris et bisaido dicebote isbis venire  cram. 19 — Quasom omnisa mulierise amao giuellise et pulcra stoffise,  ideo losf spendeo libentem lostra nummus in similisa emoziose. 11 -  Doneco is essebo bona mecum go essebo bona iuscum, sed vixdo  is mutabo, go mutabo' eziom. 12 - Cur non abeo tu numeratum omnisa  ica librise priusquo conservare iddiuse?. 13 - Quio go delivevi ca-  talogus ad directoris et go non abebam abetum tempusantim. 14 Nostra directorisf esseo affectuosa et instrueta, quamobro convicto-  risef amao et respectao iusf. 15 - Quesom voleo vos dicere mibis  ubim go debeo postisare ica literase?. Enimo go debeo ire ad  stazios go postisabo iddiuse illikim. Graziamam, tu non possebam  reddere mibis, eteno, una maiora favoris. 18 - Aom vos sapeo, so  abibo cram, et if vos posseo venire mecum abite nos simulim. 19 - Fu  abeo facetum tua ona diutis, quoddis utetsto. 20 - Dummodo .nos  organisarem ica magna societas nos esseo disposita facere omnisa  sacrificiuse. Componete e traducete 10 proposizioni usando le regole di questa  lezione. LEXIOS    Preposizione    231 — Diamo una lista delle principali preposizioni:  érgai a, verso (morale), ad a (luogo determinato), inviti malgrado,  ab da (agente), ex da (provenienza), at a, in (stato in luogo)  de di, in in, cum con, per per, ob per, a cagione, a causa di, cò-  rami /n presenza di, In faccia a, duransi durante, butforri se non  fosse per, se non era per, infri fra, fra, intusi entro, intomi -in (verso  dentro), instari come, a guisa di, a modo di, peni presso, in cura  di, prei rispetto a, proi pro, a favore di, propteri mediante, propti     lungo, quateni in quanto a, in quanto, quanto a, secundi secondo,  troduti per tutto, attraverso tutto, ténusi fino, fino a (di luogo),  usqui fino, fino a (di tempo) versi a, verso (luogo indeterminato). Tutte le altre preposizioni si formano dagli avverbi ri  spettivi. togliendo l’m a quelli che terminano in im, ed aggiungendo  If a tutti gli altri avverbi che non terminano in im: I monosillabi  , restano intatti:    circumi intorno a, contri contro di,incontri incontro a, invici invece  di, propi vicino a, \inami insieme con, sub sotto.    Interiezione di Affermazione    édepon appunto!, ndenen affé mia! davvero!, perdéon perdio!    Li    | di Avversione  dpagen via di qua!, cùion oibo!, infandum orrore! prùin via!  | mibis mi )  scilicen “ tibis den tl |; sta!  | isbis gli \  » 235 = di Carezza e d’Incoraggiamento    agen suvvia!, benen bene!, dudun orsu!, eian su/!, éusan bravo!  elisaman benissimo !, eugen coraggio! optiman benissimo! utinan  Dio voglia, vabrodan da bravo !  236 — di Dolore  ensun akime!, pron ahi! . a di Gioia È |  bafon abbasso!, vion viva! di Meraviglia  emen fo! davvero!, lon ah! oh!  di Minaccia  ciden accidenti!, vien guai! Vocativo    éun Hel: 0 0, odon o/a, quiritomon accorruomo.  Vocabiuluse    Substantivuse  ; Ces Ludus Giuoco degli Scacchi    ; albus blanco, biscioppis alfiere, ceckis scacco, cecmetis scaccomatto,  ces scacchi, cesbordis scacchiera, columnas colonna, fegatellos fega-  fello, frustus pezzo, gambettos gambetto, latusculus fianchetto, les  . legge, ludus giuoco, mozios movimento, naitis cavalio, nigrus nero,  partitas partita, perdezios perdita, ponis pedone, quinis regina, re-  gis re, rous fila, squeris casella, tractus tratto, turris torre, turri-  sare arroccare, turrisazios arroccatura, vincezios vincita.    Exerciziuse Pietas ergai infelixa omose indicao bona animus. 2 - Nos  ibam ad directoris leta abere completum nostra diutise. 3 - Propi  vias geritis impingebam flose ad victora soldatuse. 4 - Pron, tu abeo  ‘ calcatum mea callus, ensun, quanta doloris go sentio! 5 - Alumnuse  clamabam: vion regis! bafon inimicuse! 6 - Lon, tu ikim, mea bona  amicus! Eusan. 7 - Eian, eugen, iuvenise; vos abeo facetum vostra  ona diutis et essebote premiatum. 8 - Vabrodan, mea filius; essete  tusempem onesta et loiala et tu essebo amatumì et estimatum. 9 - Vaen  tibis if tu non abeo itum ad scolas, dicevi matris ad sua parva-filius.  . 10- Cuion; moderna societas estimao potissimam denarius, sed non  ingenius, nonnem? 11 - Propteri mea auxilius tu abeo superatum  ‘ felixam tua examese. Terras turnao circumi solis. diceo nobis  sScienzias,. et non viceversam. 13 - Multa aquatica plantase nascio  propti ica flumes. 14 - Inviti mea consiliuse atollim contrillum, is non  ivi ad scolas et consequentlo is essevi severam punitum. 15 - Ob  mala uetris tota messis essevi perdetum. 16 - Utinam in tota mundus  rediiam pas. 17 - Pron quanta luctuse ica bellus abeo generatum.  Ensun! quis dabo pas ad tua opprimeta spiritus ? 19 - Emen!  abeo tu vincetum ica pulcra donus at lotteris de beneficenzias? 20 -  Ciden, quesa aquas! Iddis luccao una diluvies.    Il    n Componete e traducete 10 proposizioni usando le regole di questa  ezione. PARTIS    SINTAXIS    BI    ug    SINTAXIS    I LEXIOS    Nomes    +    1 —.Il sostantivo, quando è soggetto della proposizione, pre-  cede il predicato normalmente, tanto nelle frasi affermative quanto  nelle negative, segue cioè la costruzione diretta.   una puerisf non possebam previdere talisa rese  ma non si deve dire  non possebam una puerisf previdere . I casi in cui il soggetto può essere posposto al verbo   sono tre:  I - coi verbi dicere, exclamare, refragare, respondere e simili,  quando questi seguono le parole dette, esclamate, ecc.  .bona vespes, dicevi mea soros  benem! optimam! refragavi coquus  II - quando la frase comincia con un avverbio o con una forma  avverbiale :  quam magna esseo vostra bonitas!  quam pulcra essevi vostra matris in sua iuventus |  IIIl'- quando si vuole sopprimere la congiunzione if che prescce  il congiuntivo dei verbi indicanti un desiderio:  esserem mea patris tam divesa quam vostrus  aberem tua fratris tua intelligenzias  Il sostantivo, quando è complemento oggetto, segue il  predicato normalmente, dopo di esso vengono gli altri complementi. Oltre alla detta costruzione secondo la regola generale,  possiamo usare un’altra costruzione speciale che consiste nel far pre-  cedere il complemento di termine, privato dell’ad, al complemento  oggetto :  date illa pueris tres pennas   invece di date tres pennas ad illa pueris ; cur non dao vos illa equus  soma seges?   invece di cur non dao vos soma seges ad illa equus? Ma questa costruzione non si deve usare quando lo stesso  verbo regge due complementi di termine:  go mittevi soma liquoris ad tua fratris et un armillas ad tua soros   6 — I sostantivi che indicano /a causa o l’effetto di azioni  piuttosto particolari, si rendono in italiano con l’infinito presente dei  verbi della stessa natura:   discoveris de illa secretus divesavi ius  lo scovrire quel segreto lo arricchi  lo scovrimento di quel segreto l’arricchi  vostra itus essevi inutilisa  il vostro andare fu inutile  la vostra andata fu inutile SINTAXIS I sostantivi derivanti da temi verbali e terminanti in z/os  indicano /a maniera di eseguire l’azione o l’atto di esecuzione, e  si possoho rendere sia con l’infinito sostantivato, sia col sostantivo  della stessa natura:   vostra izios esseo ponderosa  t{ vostro andare è pesante  la vostra andatura è pesante  discoverizios de illa secretus essevi difficilisama  lo scovrire quel segreto fu difficilissimo  lo scovrimento di quel segreto fu difficilissimo I verbi sostantivati all'infinito presente preceduti da un,  aggettivo possessivo, terminanti in fs o /sf si rendono coi corrispon-  denti verbi italiani sostantivati all’infinito presente e l'aggettivo posses-  sivo si cambia nel pronome corrispondente:    vostra facereis icus non esseo iusta  Il fare voi ciò non è giusto  vostra facereisf icus non esseo iusta  il fare voi (donna) ciò non è giusto. Lo stesso procedimento si segue per i verbi sostantivati  all'infinito passato preceduti da un aggettivo possessivo:    mea abere facetumis l'aver io fatto   tua abere essetumis /’esser tu sfato   tua abere essetumisf l’essere fu stata  vostra abere essetumisef amicusef de illa omos  l’esser voi state amiche di queil’uomo  vostra abere essetumise amicuse de illa omos  l'essere voi stati amici di quell’uomo.    Usus de Substantivus Il sostantivo al vocativo può essere usato con o senza  l’interiezione 0/  o mea matris! go amao tef  o madre mia! t'amo  mea filius! velleo tu deserere mef?   Invece dell’o si possono premettere al vocativo i pro-  nomi personali:  salven, tu, omnipotensa Deus!  12 — Alle volte il sostantivo astratto si può usare per il con:  creto:    Ù    celebritas per celebrisa omos    existenzias » —personis  officialitas » Cfficialise  servitus , Servuse  umanitas 3; omose    SINTAXIS ea    13 — Il sostantivo si usa come complemento avverbiale per  determinare l'estensione di spazio e di tempo, e il valore delle cose:    una vias tres kilometris longa  bellus duravi quatuor annus  illa laboris costavi multa denarius  illa libris costao lirase 16.75 Nelle denominazioni e nelle specificazioni il sostantivo  generalmente si appone ad un altro sostantivo:  Luigi Amendolara (idesto Luigi de familias de Amendolara-se)  Borghese Villas in Roma; Thames flumes; Victoria lacus    Usus de Pluralis de Substantivuse  LI  I nomi di derrate, materie, sostanze e simili si usano  al plurale quando si vogliono indicare qualità diverse della stessa so-  stanza, quantità o complesso di parti di essa, gli oggetti e gli uten.  sili fabbricati della stessa materia:   i negoziatoris in vinuse et liquorise  sciainate aluminise de areoplanus   I sostantivi astratti come adversucas, amenzias, amoris,  arbitrius, beatitas, bonitas, divizies, dulcitas, fortunas, generositas, in-  diligenzias, insolenzias, invidias, malitas, mortis, nativitas, negligenzias,  nequizias, odius, origos, pulcritudos, timoris, veritas, vindicazios e si-  mili possono usarsi al plurale, quando con essi vuolsi indicare diversi  atti, casi, maniere, manifestazioni, specie di una stessa idea.   La proprietà, le cose possedute da ciascuna persona o  da ciascun oggetto nominato precedentemente in una proposizione si  usano al plurale solamente se indicano cose distinte, numerabili e  prese in senso distributivo :   clounise tingeo lostra faciese  milese adaquao lostra equuse  convivase deponevi lostra pileuse  omnise tollevi lostra capuse    18 — Le cose uniche, però, o non numerabili restano al sin-.  golare :   scolarise ostendevi tota lostra diligenzias   petizios de negoziatorise essevi acceptatum Alcuni nomi, presi in sè stessi, vanno per lo più usali  solo al plurale; ma se si vogliono specificare separatamente allora  vanno al singolare. I   Eccone i più comuni:  alase ali, aurise orecchi, abenase redini, brakiuse braccia, calca-  neuse-calcagni, calceuse scarpe, caligase calze, capilluse capelli, ci-  liuse ciglia, circinuse compassi, conspicilluse occhiali, cubituse gomiti, dentise denti. digituse\dita, diviziese ricchezze, talculise artigli, fau-  cise fauci, femoralise calzoni, forficese forbici, genuse ginocchi,  lebase zolle, glovise guanti, graziasaxiose ringraziamenti, lentise  enti (occhiali), manicese manette, manuse mani, narise narici, no-  tiziase notizie, nupziese nozze, oculuse occhi, pese piedi, pincise pinze,  poise zampe, pulmose polmoni, pulsuluse polsini, reilise rotaie (fer-  roviarie), scefise covoni, soccuse pantofole, spicase spighe, subliga  culuse mutande, superciliuse sopracciglia, taxilluse dadi, vectise  stanghe, vestise vesti.   20 — I nomi di membra o parti del corpo possono essere  usati al singolare nello stesso senso del plurale:   oculus esseo una valdem delicata organus I sostantivi folius, fructus, lignas, mercis e piscis pos-  sono prendere al singolare significato collettivo ed essere usati invece  del RIZZA Usus de Piuralis de Propria Nomese Il plurale dei nomi propri si torma in due modi;   I - se il nome termina in ssi aggiunge solamente l'e preceduta  da una lineetta   IT - se il nome non termina in s si aggiunge se, preceduta dalla  lineetta :   Jeffries-e, Johnson-se, De Amicis-e, Carducci-se  23 — in entrambi i suddetti casi se il nome’ è sdrucciolo al  prc si sposta di una sillaba verso destra l'accento tonico, se poi  piano diventa sdrucciolo:  Kurtanos Kurtanos-e, Thegetoff Thegetoff-se  24 — Il plurale dei nomi propri si usa:   I - per indicare le persone, le famiglie, gli individui dello stesso  nome, specialmente quelli d'importanza storica, e il nome delle opere  fatte dagli Autori, in figura di metonimia:   Brown-se non abitao plus in ica domus   Quanta America-se esseo terem?  Roma esseo urbis de Caesar-se   Tu possideo multa Dante-se et pauca Raffaello- se    II - per dare maggiore enfasi e per mettere in più ‘evidenza un  personaggio:  | credeo vos ke omnisa Basilio-se esseo infamisa ? per adoperare il nome proprio come tipo di tutta una classe  di persone, di una virtù, di un vizio, ecc., in figura di antonomasia:  Seculus de Barinto-se, de Tantalo-se, et de Acroto-se . Ma se al nome proprio segue il titolo della parentela o  del grado, il nome resta invariato e il titolo si fa plurale:  Dominusef et Mise Cassel essebam nobiscum  Generalise Trickbuck essevi assumetum ad commandis  tu possideo sex copias de operase de Dante « et duo quadrus de  Raffaello.  SINTAXIS I nomi Fratrise e Sorose, nelle ditte ‘commerciali, ven-  gono posposti al nome proprio:  Robertson Fratrise abeo fallitum  Greenfield Sorose abeo fallitum  27 — Tutti i sostantivi, aggettivi. o avverbi italiani che sono  usati nella grammatica della musica, e tutte le parole prese come  esempi vanno trattati a guisa dei nomi propri:  duetto-se, terzetto-se, multa “ affettuoso-se ,, “ pianissimo-se ,,  pauca vodka-se, Ali-se, Calif-se    Exerciziuse  Corrigete eventuala errorise in sequensa proposiziose:   1 - Flumes Mississipi et Missouri esseo in America. 2 - Fratrise  Westend esseo fallitum. 3 - Date ad illa puerisf soma panis. 4 - Clou-  nise tingevi facies et manuse. 5 - Mis et Dominusf Brillo-se esseo  bonama mulierise. 6 - Abere essetumisf vostra amicusf de illa omos  generavi ruinas vostra. 7 - Abivi patris et filius quio non possebam  supportare miserias. 8 - Sorose Mirback-se abeo abelum malama  stoffise. 9 - Scolarise! Ostendete sempem tota diligenziase vostra  10 - Montis Everest esseo maximam altama de mundus.    Il    1 - Bona dies, bona dies, mea filiuse, respondebam caindam ma-  gistes. 2 - Date illa puerisf soma calida aquas. 3 - Doctoris, vostra  itus essevi valdem utilisa. 4 - Tua abere essetumisf inimicusf de mea  soros essevi tibisf valdem damnosa. 5 - Conflate vius, vos slevise, et  rumpete vostra catenase! 6 - Ica servitus non esseo valdem fidelisa  ad lostra mastris. 7 - Quam terribilisa essevi terremotus de 1908 in  Italia: 8 - Tu mittevi duo columbus ad tua soros et uno agnulus ad  mea fratris. 9 - Domazios de illa equus essevi una difficilisama  pensus, 10 - Vellerem tua soros mea manus, isf reddeverim me felixa.    III    Sequindum regulase datum in ica lexios componete et traducete  10 proposizios.    IV  Traduxios    Egregia luvenise,  essete bona et studiosa.  Icus esseo consilius quemis go dao vobis cum ica mea prima  literas. Colete valdem bonitas, quis includeo educazios et amate stu-  dius, quis includeo laboris. Vos quise studeo et video quanta sacrificiuse vostra parentes faceo per vius, date sempem bona exemplus  ad ius quis esseo minora et minus docta quam vos. Cogitate ke odiem  vos esseo iuvenisa, sed brevim vos essebo omose, et ideo vos debebo  scire aom actare et ao omose et ao civise existensa in caos de vitas.  Non uostate vostra tempus in parva insolenziase et in scolastica  parva despectuse; non quatete vostra sciuldrise, aom if vos dicerem:  “ques refertao nobis? ,,, quandom vostra professorise increpao vius.  Los faceo icus quio los amao vius et quio los vellen directare vius  per bona ites. Auscultate et respectate lius. Ét tam minus calamistrate  vostra nasuse mibis, quis scribeo icus vobis.  Inteream go salutao vius cordialisam.  Vostrus  V. M. LEXIOS  Adiectivus II posto degli aggettivi è sempre davanti al nome a cui  si riferiscono, anche quando sono preceduti da avverbi:   un altam respectabilisa personis  29 -- L'aggettivo va dopo il nome:   I - quando è complemento di numero e si riferisce ad un so-  stantivo determinato che fa da soggetto; e quando l'aggettivo spiega  ln qualità del sostantivo a cui si riferisce:   foliuse abeo pediculus longa et subtilisa  omos bona per nils makinas utilisa ad omnise  perchè se l’aggettivo è inderminato allora si segue la regola generale:  foliuse abeo una longa et subtilisa pediculus   Il - quando è apposizione, ed allora l'aggettivo diventa sostantivato:   Vittorio Emmanuele III (terzius), regis de Italia  George VII (septimus), regis de Ingland   Cato Maiorus, Cato Minorus, Alexander Magnus,  Plinius Iuvenis, Roberto Magnanimus   IIl - in alcuni termini commerciali:   Notarius Publica, Procuratoris Generalisa, Consulis Generalisa, Eques  Frransa, Cortis Marzialisa, Principis Regensa, Cauntis Currensa.  30 — L'aggettivo va dopo il verbo:  I - quando è predicato nominale, cioè quando trovasi dopo uno    dei verbi apparere, essere, fierire, luccare, morire, nascire, remanere,    vivere.  Il - quando trovasi dopo una delle voci verbali :   essere creatum, credetum, declaratum, estimatum, facetum, iudicatum,   proclamatum, putatum, seligetum, vocatum. Dueo più aggetiivi riferentisi allo stesso nome lo pre-  cedorfo tutti in ordine decrescente, cioè si mette per primo quello su  cui maggiormente si vuol richiamare l’attenzione:   Latinulus ao internazionalisa officialisa supplementus   32 -- Alle volte trovansi due sostantivi uno di seguito all’altro,   senza nessuna congiunzione o lineetta che li congiunga. In tal caso    SINTAXIS il primo sostantivo fa da aggettivo al secondo. Ciò si usa fare quando  si vuole indicare l’uso a cui un oggetto serve; la provenienza, il luogo  e il tempi a cui gli oggetti o le persone appartengono. Queste locu-  zioni si rendono in italiano con le preposizioni a, da, di, usate nello  stesso significato.   London et New York postuse esseo maxima; New York scaiscre-  pese esseo altama; scolas scamnus; manes niuspepese; una vaporis  makinas; tabulas. mantiles; maris aquas; una vinus ciatus. Ma quando si vuole specificare bene la cosa allora si  usa la costruzione diretta:  scamnus de scolas, mantiles de tabulas, aquas de maris, una ciatus  de vinus. Altre volte possono trovarsi più nomi che si seguono  senza alcuna preposizione fra loro; tutti i nomi, meno l’ultimo, sono  aggettivi che indicano la qualità, il carattere dell’ ultimo che forma  l'oggetto di cui si parla. Queste frasi si rendono in italiano comin-  ciando dall’ultimo nome e collocando gli altri secondo il senso e po-  nendo le proposizioni o le parole che sono richieste:   ‘Panama Canalis Companis, New York et London Vaporis Navi-  gazios Companis, Molvas Epas Oleus, Assam et Calcutta Tis Companis. Un grandissimo numero di sostantivi, specialmente  quelli che indicano le parti del corpo e dei sensi, le parti e la forma  delle cose, possono fungere da aggettivi mediante una lineetta fra essi  e l’aggettivo che per lo più li precede:   una longa-crus omos un uomo dalle gambe lunghe  una curta-crus omos, una curta-visus omos   u.id rubra-capillus puerisî, una subnigra-carnazios mulieris Il nome proprio si congiunge con l’aggettivo mediante  un nome indicante il genere, quali omos, urbis, e simili:   Socrates, sapiensa omos i! sapiente Socrate  London, populosa urbis, Columbusf, timida animalis    Substantivata Adi.ctivuse Gli aggettivi si sostantivano in due modi:  1 - quelli che termino in sa perdono l’a:  dives // ricco equalis /'eguale tristis // friste  II - tulti gli altri perdono l’a finale ed in sua vece prendono us:  bonus i/ buono —malus // cattivo poeticus il poetico  pulcrus il bello tenaxus il tenace verus il vero I Numerali cardinali si sostantivano aggiungendo is alla  voce del numerale cardinale e spostando l’accento tonico di uno 0  due posti verso destra. a seconda che il numerale è piano o sdruc-  ciolo :   una duois un paio, aliqua decemise alcune decine  compluresa duodecimise a/cune dozzine  pauca vigintaise poche ventine, multa centumise molte centinaia  una milleis un migliaio.    RR | SINTAXIS Gli aggettivi sostantivati si adoperano:  I - per qualificare una classe, condizione, specie intera di per:  sone sia al singolare che al plurale:  dives, pauperus, pulcrusef, fedusef, doctus, stultus, divese, pauperuse  Il - per indicare un individuo qualsiasi, o una persona ricordata  in precedenza. In questo caso possono funzionare da sostantivi anche  gli aggettivi verbali:  avidus; sceleratusef; tum amentis procedevi in sua ites  tum vocatusef aperivi ostius  Ill - per indicare un concetto astratto:  pulcrus bonus Verus  IV - e come pronomi:  date mibis pozium alba libris quam rubrus  V - per specificare individui e linguaggi delle varie nazionalità:  Italianus esseo difficilisa . Ingliscius esseo facilisa  Latinulus esseo facilisama , Italianuse et Inglisciuse  40 — Gli aggettivi se si trovano nella seconda parte di una  proposizione e si riferiscono ad un nome espresso prece dentemente  sia questo di persona o di cosa distinta e numerabile restano agget-  tivi e il secondo nome resta sottinteso:  icamanim quatuor Ingliscia toracatus et tres Italiana abeo adventatum Ma se gli aggettivi suddetti si riferiscono a nomi di cose  numerabili, come valori, materie, sostanze e simili, allora si sostan-  tivano:  acerba fructuse non esseo tam sana quam maturuse  utite solam rubrus antequo viridis aut violettus Alle volte il nome si pone all’ultimo:  in nostra vitas nos incontrao aliqua bona et aliqua mala personise Gli aggettivi sostantivati seguono tutte le regole dei  sostantivi.    ì Relativa Adiectivuse Un aggettivo relativo vien reso in in italiano coi corri  spondenti pronomi nei vari casi in cui esso è adoperato:  Verdi, quisa omos abeo noscetum commovere cum sua musicas  Verdi, uomo il quale Verdi, cuia omos multa rese esseo dicetum  Verdi, uomo del quale....  Verdi, quemisa omos go amao Verdi, uomo il quale. Galiteo Galilei, grandisa omos, cuisa genius nos debeo multa disco-  verise . ...,UQl genio del quale. Il pronome relativo: diventa aggettivo anche quando  precede il nome:    electorise eligevi una cifis, quisa  cifiss.../ quale capo  n È » 0» » Cuia > 3 + + + del quale capo   si = +», Cuisa 3». QI quale capo   , quemisa € , ,... dl quale capo    London et New York, ‘quisa ambusf esseo maximam magna urbise de  mundus . .. . « + + le quali sono entrambe . SINTAXIS Comparativus Quando si deve formare il comparativo di un aggettivo  o avverbio eccettuato e di uno regolare riferentisi entrambi allo stesso  sostantivo, può derogarsi dalla regola usando il plus una sola volta  dinanzi ad entrambi i termini:  plus bona et familiarisa quam... plus propim et familiarisam quam. Quando la frase non ha il secondo termine di para-  gone l'aggettivo precede regolarmente il nome:  una plus dividiosa canzios essevi nunquam auditum  nunquam vos invenibo una meliora opportunitas Ed anche quando il secondo termine di paragone è dato  l'aggettivo può precedere il nome:  go non nosceo una puerisf plus pulcra quam vostra neposf  Opp. go non noscéo una plus pulcra puerisîf quam vostra neposî  9  Per dare maggior enfasi alla frase si può ripetere il  plus e il minus del comparativo interponendovi la congiunzione ef:  egrotus fieribam plus et plus pallida . +. + sempre più pallido  x minus et minus . . +. . Sempremeno ,,  feritus fieribam plus et plus fortisa, aut minus et minus fortisa Quando il secondo termine di paragone è un verbo  questo va sempre nella forma positiva:  bellus essevi plus longa quam gentis putabam . .. non credeva  51 — Per dar maggiore enfasi alla frase, due comparativi di-  pendenti fra loro sia nel senso diretto che inverso si possono stac-  care dal p/us intromettendo fra le due voci il soggetto e il predicato:  plus go esseo indulgensa plus tu fierio indiligensa  minus ,, , Ù minus, ,  plus go esseo indulgensa minus tu fierio studiosa  opp. plus indulgensa go esseo minus studiosa tu fierio  Quando il secondo termine di paragone è rappresentato  dal pronome dimostrativo quello, questo pronome può sopprimersi:  malusef de illa arboris esseo plus matura quam de icus Quando il paragone si fa tra due oggetti solamente o  fra due gruppi di persone o di cose si deve usare il comparativo ; se  si fa tra più si deve usare il superlativo:    maiora summas (fra due) ‘maxima summas (di tutte)  plus senexa fratris (di due) maximam senexa fratris (di tutti)  Superlativus Il superlativo relativo è seguito sempre dal de; meno  spesso dall’infri. A Le locuzioni formate:  I - dal superlativo assoluto dell’aggettivo a cui si riferiscono a  | guisa di apposizione e col sostantivo al singolare;  Il - o da unus de seguito dal superlativo relativo e dal sostan-  tivo al plurale;  SINTAXIS    corrispondono alle locuzioni italiane uno dei più, una delle più :  Tizius, celebrisama medicus  Tizius, unus de maximam celebrisa medicuse. Al grado superlativo assoluto o relativo l'aggettivo pre-  cede sempre il sostantivo a cui si riferisce, Anche qui, però, si ap-  plicano le regole date ai numeri 29 e 30 di questa lezione.    Exerciziuse    I    Corrigete:   1 - Vostra fratris essebo generalisa consulis in.africa, 2 - Oleus  de epas de molvas esseo utilisa ad aliqua morbuse. 3 - Iua matris,  mulieris quemisf go amao valdem, essebam egrota, sed nunc isf esseo  benemam. 4 - Sermos essevi plus longa quam gentis non putabam.  5 - Tu abeo emetum una utilisa makinas ad omnise. 6 - Vostta patris  esseo valdem meliora et plus familiarisa quam vostra matris. 7 - Alberto,  una de celebrisama medicus, essebam nepos mea. 8 - Una omos  altam docta essevi eligetum presidentis. Sapiensa Socrates bibevi  cicutas. 10 - Una capillus-rubra puerisf morivi nusterzium.    È 1, Il    1 - Pulcrus esseo poetica et poeticus non sempem esseo pulcra.  2 - Mea cognatus abeo vendetum 5 duodecimis de ovuse. 3 - Aliqua  scolas scamnuse esseo lignea et aliquise esseo ferrea. 4 - Scamnuse  de ica scolas esseo rumpeta quio los esseo fracida. 5 - Assemblis  essebam componetum de pauca iuvenisa dominusef et de multa se-  nexa. 6 - Go abeo rumpetum una vinus ciatus. Go abeo bibetum  duo ciatus de vinus. 8 - Brilliantis de tua uxoris esseo valdem plus  cara quam de meus. 9 - London et New York, amba quemisa urbise  tu visitavi, esseo duo maximam magna portuse de mundus. Electorise eligevi una cifis, cuisa cifis los iuravi ceca obedienzias.    IH  Componete et traducete 10 proposizios. Traduxilos  Egregia luvenise,    go nosceo multa studentise, quise, quum esseo incitatum ad stu-  dius respondeo: “ terem esseo sempem tempus! Go studebo paste.  am .,. Et invici studere los preferreo aufugere ex lostra domuse et  ludere cum lostra comese, aut perdere lostra tempus una quicunqua-    SINTAXIS 9ì    quem. Tumo los cresceo indocta et malem educata, amussim quio  los esseo privata de illa scienzias, quis ornao mentis et gentilao animus.  Sed antim aut postim ica talisa studentise penitebo amaram, quio tum  los, indocta aom los essebo, non obtinebo aliqua occupazios et tam  minus los dabo aliaua pruvis de lostra sapienzias.   Velleo vos facere eziom ao istuse? No aut si? No.   Nunc ke vos abeo commoditas de studere studete.   Studete nunc ke vostra cerebruse esseo itum tenera; quio quum  illuse essebo indurata, tum compellere et submittere iddiuse ad stu-  dius essebo difficilisama. Promittete mibis ke vos studebo omnise, ke  vos non essebo mala, ke vos non perdebo vostra tempus et mentala  facultase in facere nils. Promittete mibis, ezio vos, quoddis una comes  de vostruse abeo promittetum mibis, cuia uordise go excribeo ikim:    “ Professoris,    “ lisa uaisa et paterna consiliuse essebo completum integram  + ab me, quio iddise esseo datum mibis ab un omos, quis summam  + prediligeo uelferis de classis de studentise. Go esseo certa ke, com-  “ plendum illuse, go assequibo illa metas, quemis go abeo statuetum  mibis consequire.   “Go graziasageo leis vivam, Professoris, et go offerreo libis mea   “ omagise. Lisus R. C.,   Imitate omnise vostra coinea: mea iuvenise.  Vostrus Sinceram  V. M. LEXIOS  Adiectivus La maggior parte degli aggettivi non sono usati come  sostantivi in nessun senso speciale, ma generalmente sono seguiti dal  sostantivo:    dextra manus, sinistera manus, recta lineas, curva lineas Gli aggettivi apta, idonea, utilisa e simili e contrari vo-  gliono l’ad, quando viene specificato it motivo dell’attitudine :  apta ad laboris, idonea ad laboris  utilisa ad pronunciazios, nonidonea ad laboris Quando l'attitudine è espressa da un verbo che segue  la preposizione ad, questo va al modo infinito presente passivo:  utilisa ad essere legetum Gli aggettivi cara, grandisa, prima, ultima, vera, ed altri  possono essere usati in un senso avverbiale unendoli ai sostantivi:  in bellus tempus omnisa rese esseo cara  una grandisa magistes; generalis cadevi prima in certames  vera sapiens loquio paucam SINTAXIS Si può adoperare l'aggettivo invece dell’avverbio corri  spondente quando questo esprima lo stato del soggetto come appo.    sizione: |  I - con molti aggettivi participiali :  is sciensa calumniavi iusf; is callida calumniavi iusf  H - con aggettivi e participi che esprimono lo stato d’animo,  quali  leta, sobria, trepidansa, ecc.  go leta scribevi illa literas; is trepidansa aperivi ostius    62 — Ma quando si vuole esprimere la maniera con cui è    fatta un’azione dal soggetto allora si deve usare l’avverbio:  is calumniavi iusf sciensam; is calumniavi iusf callidam    Usus de Numeralise  Cardinalisa Numeralise  I cardinali si usano per segnare gli anni, i giorni, le ore. L’ultimo anno di un secolo denota il secolo seguente  quando è espresso in numeri cardinali; in tale circostanza per abbre-  viazione si può tralasciare anche la parola mille:  in mille duo centum, opp. in tredecima seculus  in duo centum, opp. in mille duo centum, opp. in tredecima seculus Ed anche per indicare nelle iperboli una indeterminata  quantità sia grande che piccola:  iddis esseo mille annus go non abeo videtum iusf  go dicevi quatuor uordis ad mea amicus    Ordinalisa Numeralise    66 — Gli ordinali si usano per indicare la serie di secoli, anni,  giorni, ore; per indicare le parti di un tutto; per la serie nelle suc  cessioni di principi, papi, ecc.    Graduse de Adiectivuse    La comparazione di un aggettivo si può fare:  1°- fra persone o cose diverse:  London esseo maiora quam New York  II - tra proprietà o qualità di una stessa persona o cosa:  tu abeo pius vinus quam aquas, tu esseo plus bona quam pulcra  III - fra qualità diverse in due persone o cose anche diverse:  iddis esseo plus insidiosa vizius quam egriebla virtus. Gli aggettivi inferiora e superiora vogliono l’ad:  tu esseo inferiora ad tua comese  Shakespeare esseo superiora .ad omnisa Ingliscia poetase SINTAXIS Alle volte il termine di paragone di un superlativo re-  lativo si abbrevia:   invece di maximam pulcra infri poemase de Italia   si può dire maximam pulcra poemas de Italia Il superlativo assoluto non si può usare come comple-  mento invece del superlativo relativo:  non si può dire umana naturas esseo perfectama de omnisa naturase  ma si deve dire umana naturas esseo maximam perfecta de omnisa  naturase.    Usus de Indefinita Adiectivuse  Una    71 — Corrisponde agli articoli indeterminativi italiani e si ado  pera nello stesso modo in generale. Alle volte esso traducesi anche per /o, quando indica  carica, condizione, grado, mestiere, professione, qualità e simili :  quum ica puerisf essebo una mulieris  vostrus esseo una bona patris  matris de ica puerisf essebam una distincta doctorisf et icusf  fieribo una... /o diventerà  lu esseo una calceolarius et tua soros una sartorisf  ica barrakis olim essebam una monasterius  et itum iddis luccao una... /o sembra  vos esseo una professoris Taranto, una militarisa portus  Hamlet, una tragedias ab Shakespeare Dionisius una tirannus  Dante una poetas    73 — Innanzi ad aggettivi corrispondenti ai nomi astratti ar-  bitrio, bontà, cattiveria, disgrazia, fortuna, generosità, insolenza, mal-  vagità, negligenza, sciocchezza, tenerezza, trascuratezza e simili e  quando è seguito dalla parola casus ed actus de essò può essere  tradotto in italiano sia letteralmente, sia col sostantivo astratto al sin-  golare o al plurale:   un arbitraria actus aut casus, un actus de arbitrius un arbitrio  un insoiensa actus aut casus, una casus de insolenzias un’insolenza    74 — Può essere usato anche invece dell’aggettivo quisqua, ed  allora si rende in italiano con la preposizione a o 4/0 con l'articolo  determinativo seguito dal nome:   quantus lucrao vos una dies?  isf abeo pagatum digitu:.sc decem liras una duodecimis    715 — Una non deve essere confuso coi numerale uno  » Uno ,, nl (di numero)  SINTAXIS    Soma È usato solamente come partitivo ed equivale a de/, un  poco di, un poco, ne:  date mibis soma panis go davi vobis soma vinus Se il nome è preso in senso generale allora non si usa:  abeo vos bona aquas in vostra urbis ? Il pronome indefinito corrispondente alle volte traduce  il ne, riferentesi a persone:  tu diceo ke terem essebam multa mulierise, sed go non videvi somuse    Quanta Tanta  Innanzi ad altri aggettivi vanno tradotti con l'avverbio  quam o tam, seguiti dall’aggettivo, poi dal soggetto e infine dal verbo:  quam bona vos esseo! tam bona vos essevi, ke    î Omnisa Tota | Omnisa indica futto nel senso di ogni, ciascuno :  omnisa operaziose de bankis  omnisa membruse de illa clubis ommnisa dentise esseo alba  Tota indica fuffo nel senso di infero, interamente:  lota vuperazios ivi benem tota membruse esseo rubra  tota dentise esseo Ciarminga Naisa Pulcra Ciarminga indica dello, grazioso, piacevole :  una ciarminga dies una ciarminga puerisf  una ciarminga libris una ciarminga visius    Naisa indica bello come pleonasmo:  is davi mibis mille naisa aurea monetas  Pulcra indica bello come astratto di bellezza:  una pulcra mulieris una pulcra equus Raita Ronga Raita indica adatto, diritto, esatto, giusto, vero, quello   che ci vuole, quello che ci deve essere :.  Ronga indica il contrario di raita:  Icus esseo raita linguas per omnisa populuse  vos abeo datum mibis ronga ciatus raita omos in raita situs  In italiano non c'è nessuna parola che traduca esatta-  mente i suddetti due aggettivi. Con essi più che le precise parole  date come la traduzion: si traduce l’idea dell'essere o no atto, giusto,  vero, ecc. 5! a c    SINTAXIS Exerciziuse  I    Corrigete: Guis esseo illa superiora poetas quam tota mundialisa poe-  tase? 2 - In certames cadevi ultima generalis. 3 - Erim emevi un  naisa canis et un paiva-avis ciarminga. Vos esseo professoris et  | soros vostrus esseo professoris. 5 - Un pueris studiosa et un pue-  rist bona esseo consolazios de familias. 6 - Minora de Paris esseo  Roma, sed maiora de Venezia. 7 - Iddis esseo odiem un dies ciar-  minga. 8 - Vos videvi multa pueris deambulare et ludere in villas;  sed go non videvi somus. 9 - In urbis nostra terem esseo una bona  aquas et uno vinus optimus. Olim tota derratise costabam pauca ;  - sed nunc ointo bellus costao multa. Essete tu iusta et onesta, et tu essebo raita omos per essere  iudes. 2 - Pauperuse esseo infelixa, quamobro sepem los invideo  divese. 3 - In contris gof videvi multa omose idonea ad laboris de  agrise. 4 - Omnisa umose abeo duo crus et duo brakius. 5 - Me-  dicus, indocta, non noscevi morbus et egrota mulieris morivi. 6 - Ve-  rus, iustus et onestus esseo preziumatum ab bonuse. Multa mala  personise faceo malumis sciensam. 8 - Matris remorabam amorosa  et trepidansa reditus de sua filius ex bellus. 9 - Non sapete tua  dextera manus quoddis faceo sinistera. 10 - Italianus esseo facilisa  ad essere legetum, sed Kines esseo difficilisa ad essere pronunciatum.    HI    Componete et traducete 10 proposizios. Traduxios    Violodoratas  ab Moschen: Zoologias et Botanicas    Violodoratas abeo una subtilisa rizumas et una nonapparensa,  brevisama fustis. Rizomas portao filusforma, paucam-alba radise et  aliqua ramuse, quise conservao se viva quoquo posti mortis de prin-  cipalisa rizomas, quis durao cirkim uno annus. Brevisama fustis pro-  duceo at umus superficies una tui:is de foliuse, ex cuia axillase sub-  tilisa ramuse nascio, quise reptao supri solus; at lostra noduse iddise  abeo una tuftis de foliuse et aliqua radise, quise dao locus ad for-  mazios de nova parva plantase. Foliuse abeo pediculus longa et sub-  tilisa, munita at basis cum stricta stolkis, et cordisforma aut reni-  SINTAXIS    sforma laminase cum smerlata margos. Flose esseo solitaria at summus  de: pedunculuse, quise nascio in axillas de foliuse et esseo ornata  versi dimidius cum duo stricta et lanceolata bracteas.   (iddis continuao) LEXIOS Interrogativa Adiectivuse et Pronomese Il pronome interrogativo cuius quando è seguito dal  nome della cosa posseduta passa immediatamente innanzi al nome e  diventa aggettivo:   per cuia beneficius? a beneficio di chi? Quando il nome è accompagnato da un aggettivo dimo.  strativo la costruzione è la stessa come sopra, ma l’aggettivo dimo-  strativo diventa pronome:   cuia libris esseo illus? di chi è quel libro ? Quando il nome è acconnpagnato anche da un aggettivo  qualificativo allora possiamo avere due costruzioni:  I - o con la sopraccennata:  cuia pulcra domus esseo istus ?  Il - o ricorrendo ad una perifrasi e usando il verbo pertinere:  cuis ista pulcra domus pertineo ? Quando il pronome cuius è unito al nome della cosa  posseduta, la frase si rende con una locuzione ellittica a seconda  dei tempi, seguita da una frase specificativa ed estensiva principiante  col pronome che:  cuius domus voleo vos vendere? di chi è la casa che volete vendere ?  cuius equus essevi uretum? di dii era il cavallo che si bruciò ?  cuius areoplanus essebo premiatum? di chi sarà l’areoplano che...? Nelle frasi enfatiche il pronome ques diventa aggettivo:   quesa pazienzias! quesa tempuse! Ma se il sostantivo è al numero singolare ed indica per  sona o cosa numerabile, allora si fa precedere dall’aggettivo urna, e il  pronome non diventa aggettivo:   ques una grandisa mulieris! ques una fortunata dies] Il pronome quoddis spesso si rende in italiano con he,  equivalente a cosa, dhe cosa:   in quoddis consisteo felicitas ? I pronomi quis? e quoddis? quando sono preceduti da  una preposizione possono essere staccati da essa, e la preposizione  va all’ultimo. In questo caso la soppressione del pronome è impos  sibile :   , quemis prendeo vos me per? quoddis esseo go accusatum de?  I detti pronomi possono trovarsi anche in frasi né in  terrogative dirette né indirette, come in identiche locuzioni italiane,  ed allora mantengono lo stesso significato:   go non sapeo quis construevi ica dirigibilis  tu sapeo quemis isf nubebo  is non sapebam quoddis isf intendebam facere    SINTAXIS Il pronome qualis? spesso in italiano si rende col pro-  nome chi?  qualisf de illa puerisef csseo vostra soros?    Usus de Possessiva Adiectivuse et Pronomzese  Gli aggettivi possessivi non si ripetono innanzi a sostan-  tivi che si susseguono nella stessa frase:  mea patris, matris, sorose cet fratrise esseo. I nomi delle parti del corpo, del vestito, delle facoltà  intellettuali, di tutte le cose appartenenti alla persona o che si riferi-  scono ad essa, delle parti componenti un tutto, se vengono riferiti  alla persona o al tutto a cui appartengono ricevono l’aggettivo pos.  sessivo.   E ciò si fa costantemente. In italiano gli aggettivi spesso non  vengono espressi, o in loro vece trovasi l’articolo determinativo:    mea medicus precavi me detegere mea pecttis  prendete vostra supellese et laborate  ‘go abeo invenitum vostra orologius  tua soros esseo egrota in mea peras in tua manus    Lisa, Listra, Lisus, Listrus Si usano allorchè per rispetto si parla in terza persona:  lisa consilius essebo completum ab me  qualisa consiliuse essebo completum ? Lisuse  listra uordise esseo valdempungensa  "d qualisa uordise esseo pungensa? Listrusc    Sua, Lostra, Suus, Lostrus Si usano quando le cose appartengono al soggetto prin-  cipale della medesima proposizione, sia questo rappresentato da per-  sone, animali e cose:   is vendevi sua libris  is perdevi collase de sua amicuse et eziom suuse  los amao sorose de lostra amicuse et eziom lostruse  bovis esseo ligatum at sua presepes  tua patris esseo cara mibis per sua merituse I medesimi si usano anche quando non si riferiscono  al soggetto della medesima proposizione, sempre però se il senso della  frase lo permetta e non si generi confusione:    pueris arripevi avis in sua nidus  è “ avise in Jostra niduse a  ti x 5 avis in lostra nidus SINTAXIS Fia, Losa, Eius, Losus  Si usano quando il possessivo si riferisce a persone  diverse dal soggetto principale della medesima proposizione:  is videvi sua amicus in eia automobilis  in qualisa automobilis essebam sua amicus? in eius  los videvi lostra amicuse in losa automobilis  in qualisa automobilis essebam lostra amicuse? in losus  isf complevi. eia ordinaziose lost complevi losa ordinaziose  is amao tua patris per eia merituse    Iddisa, Iddistra, Iddisus, Iddistrus Si usano quando il possessivo si riferisce ad animali  o cose diverse dal soggetto principale della medesima proposizione:  bovise videvi ovisef in iddistra septus  in qualisa septus essebam ovisef? in lostrus  in qualisa septus videvi bovise ovisef ? in iddistrus  bovise videvi ovisef in lostra septus  in qualisa septus videvi bovise ovisef? in lostrus Alle volte in italiano non si possono rendere le espres-  sioni possessive latinule con precisione. I due seguenti esempi hanno  due significati differenti:   vulpes arripevi ekinus in sua scrobis  vulpes arripevi ekinus in iddisa scrobis  Entrambi gli animali hanno tane; ma la prima frase ci spiega che  il riccio trovavasi nella propria tana. Queste distinzioni si devono fare quando i soggetti  sono di terza persona e compresi nella stessa proposizione, poichè  nelle proposizioni indipendenti è molto facile. vedere quale aggettivo o  pronome si deve usare:   go nosceo ius benem et admirao sua ingenius  ma si deve dire   tua patris nosceo Tizio benem et admirao eia ingenius  perchè l’ingegno è di Tizio. Tutti gli aggettivi possessivi spesso vengono resi con  le particelle pronominali mi, fi, si, gli, ci, vi, me, te, se, ce, ne, ve.  In tal caso la costruzione della frase italiana viene un po’ alterata:   ponete vostra calceuse mettetevi le scarpe  icus extolleo mea spiritus ciò mi solleva lo IRIETO  ” ” tua ” ” ti ” ” ”  etc. ecc.  Yorkson, grandisa generalis! Omnise onorao sua ingenius et nomes  | Tutti ne onorano l’ingegno e il nome Il sostantivo indicante la proprietà posseduta da più   individui contemporaneamente va al plurale e non al singolare:  inimicuse vertevi lostra sciuldrise  los prendevi lostra pileuse et ivi  nos rumpevi nostra nasuse    SINTAXIS I pronomi possessivi non si possono usare mai da soli  e sottintendere il sostantivo che indica la cosa di cui si parla se questa  cosa non è stata ancora espressa nella proposizione precedente.  Si deve perciò dire:  kernellis facevi abdere sua soldatuse infri alta itincuse    Î suoi  mea parentes velleo me sempem propim  Î miei  ilia benefactoris legavi tota sua proprietas ad pauperuse  il suo I sostantivi che in italiano sono più spesso sottintesi  ed usati in-questo senso sono: azioni, compagni, denari, disgrazie,  genitori, parenti, parte, patrimonio, percosse, territorio, usanze, ecc. Quando si vogliono indicare cose della stessa specie  ma appartenenti a persone diverse la prima voce possessiva deve  essere l’aggettivale e la seconda la pronominale:   tu agnosceo tua merituse et meuse  i tuol e | miei meriti   108 — Le voci possessive non sono precedute dagli aggettivi  dimostrativi, indefiniti, numerali e quantitativi; quindi le espressioni  latinule composte   1 - dall’aggettivo qualificativo seguito dal nome, poi la preposi-  zione de e poi il pronome possessivo al plurale, come:  ica libris de meuse tres soros de tuuse  aliqua amicuse de meuse multa defectuse de nostruse  opp. II - quando è possibile e quando la frase non sia preceduta da  aggettivi dimostrativi, dall’aggettivo qualificativo trasformato in pronome,  poi ia preposizione de e poi l’aggettivo possessivo seguito dal nome  al plurale, come:  aliquise de mea amicuse; tres de tua sorose; multuse de nostra amicuse  vanno rese in italiano con  questo mio libro tre sorelle tue  alcuni amici miei molti difetti nostri Il primo dei suddetti due modi è applicabile sempre,  mentre il secondo è applicabile solamente quando non venga alterato  il senso della frase originale.   Si noti infatti il diverso senso in frasi come le seguenti:  mea fratris abeo vendetum quatuor pulcra equus de suuse    e  mea fratris abeo vendetum quatuor de sua pulcra equuse    auctoris publicavi tres nova comedias de suuse  e  auctoris publicavi tres de sua nova comediase  110 — Per dare maggior forza alla frase, agli aggettivi si ag-  giunge l’aggettivo ona nello stesso senso: dell'italiano proprio; ai pro-  nomi si affigge il suffisso fes e fesf:  mea ona canis mea ona ile  cuia canis esseo icus? meustes ; meustesf  SINTAXIS  La voce possessiva italiana proprio corrisponde alle  varie voci aggettivali possessive :  omnis debeo vivere cum suus  go, tu, is ) ( mea, tua, sua )  nos, vos, los ) ( nostra, vostra, lostra )  ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno vissuto con le proprie sostanze.    abeo vivetum cum substanziase    Exerciziuse    I    Corrigete:   1 - Ques dicebo patris vostrus quum vos redibo domus? 2 - Mea  patris, mea matris, mea soros, tnea fratris et go nunc esseo sex. 3 - Isf  amao fua matris per sua merituse. 4 - Quis prendebam vius me per?  5 - Cuia equus essevi vendetum 15000 lirase? 6 - Mea matris no-  sceo tua soros benem et admirao ius per sua ingenius. 7 - Go abeo  duo parva-librise in peras. 8 - Quis de illa librise essco vostra?  9 - Cuisa ista pulcra caveas pertinebam ? 10 - Ques tempuse los  esseo odiem |! Omnisa parentes amao lostra filiuse sed non omnisa filiuse  amao lostra parentes. 2 - Ques una deliciosa canzios! 3 - Quoddis  dicebo tua patris quandom is noscebo ke tu abeo cadetum ? 4 - Per  cuia beneficius essevi spectaculus de erivespim datum? 5 - Per be-  neficius forsitam de ica comitatus de Rubra Crucis? 6 - Miles abevi  feritum sua cruse et brakiuse in bellus. 7 - Go abeo videtum tres  mis; qualisf de liusf esseo tua soros? 8 - Mea patris, matris, tua  fratris et soros abeo itum Roma. 9 - Cuis pertineo ica pulcra virida-  rius? Mibis. 10 - Cuius.illa graziosa parva-avis vos abebam in illa  caveas? Meustesf.    Ill  Componete et traducete 10 proposizios.  IV    Violodoratas (finis)    Calis abeo quinque oblonga sepaljus, quise esseo levisam ine-  qualisa, longinquata versi lous in una libera parva-laminas et spurca  viridisa colorata. Corollas abeo quinque inequalisa petalus, plus longa  quam sepaluse, duo verteta versi altus et tres versi lous; inferiora  | petalus, maiora et ovata inversam, abeo basis longinquata soeso  iddis promineo ex calis calcasformam; cummo duo vicina petalus  esseo elliptica, equalisa infri iddiuse et munita cum una parva-pul-  vinus de piluse; duo superiora petalus esseo elliptica, equalisa infri  iddiuse et smuta. Androceus constao de quinque stames coniungeta  in una tubus, quis claudeo gineceus. Ex dorsus de duo inferiora  stames duo longinquazios abio, quise penetrao intri calcas de corollas;    SINTAXIS   i    anterise terminao cum un orengia parva-laminas. Gineceus abeo  ovarius superna, monolocularisa, conica; stilus esseo subtilisa et  stigmas plicata dorsum. Fructus esseo un ovata cassulis, quis, quandom  esseo matura, esseo dividetum in tres frustus aut valvas. Fructuse  esseo producetum ab parva flose, quise extricao se posti ebovim de-  scribetum apparensa flose, quis: non perficeo fructus.   Violodoratase esseo frequensa sub cespise, infri sepese et in ne-  muse; iddise esseo coletum eziom in viridariuse. Iddise floresceo ex  lanuarius aut Februarius usqui Aprilis, LEXIOS    Personalisa Pronomese I pronomi personali soggettivi precedono sempre il  verbo; quelli di complemento lo seguono. I detti pronomi sono posposti al verbo:  I - nell'imperativo; II - nelle interrogazioni; Ill - nei casi in cui  si vuol dare maggiore enfasi reiterando la frase:  esseo go quis sono io che facevi go iddius quio. I medesimi pronomi sono soppressi dinanzi a verbi che    si susseguono nella stessa frase, o nello stesso eno o nello stesso modo, o se sono uniti da congiunzioni:  is manducao, bibeo et dormio solam In una proposizione secondaria se il pronome comple-  mento si riferisce al soggetto della proposizione principale viene tra-  dotto con se, corrispondente all’italiano lui, lei, loro: in tutti gli altri  casi si adoperano le forme complementari di /s :   mea amicus precavi tua patris cogitare per se (mea amicus)  mea amicus precavi ifua patris cogitare per ius (tua patris) A complemento dei numeri 4 e 5, pag. 81, dobbiamo  far notare che la costruzione speciale della soppressione dell’ad non    si deve fare quando il complemento oggetto è rappresentato da un ©    pronome personale:    -    rai    go mittevi iddius ad mea soros e non go mittevi mea soros iddius Le varie voci pronominali da noi studiate, a seconda  del genere e del numero dei nomi e delle persone a cui si riferiscono  vanno tradotte colle particelle pronominali me, mi, te, ti, ce, ci, ve, vi,  lo, la, gli, li, le, ne. L’avverbio sfc quando è retto da uno dei verbi audirc,  cogitare, credere, facere, imaginare, putare, repetere, supponere e si-  mili; o quando si riferisce ad un aggettivo o ad una locuzione che  richiama alla mente una qualità indicata in precedenza va tradotto  con la particella italiana /0:   Non abetam go dicetum vobis sic antim?  Vostra filius esseo egrota et vosf luccao sic plus quam isf Alle volte non è espresso il sic nella frase latinula ed  allora in italiano si rende con /o come riempitivo:  go putabam: vos esserem professorise, quio vos luccao  esseo omnisa membruse de ica clubis Italiana ? Los esseo. Il segno f si omette per eufonia o nei pronomi soggetto  o nei complementi tutte le volte che trovasi vicino ad un altro pro:  nome pure con lo stesso segno. E ciò avviene principalmente:  I - nei riflessivi; dovendosi dire    tuf lavao te nosf lavao nius  opp. tu lavao tef nos lavao niusf  Il - nelle concordanze col pronome metis: dovendosi dire  gof metis nosf metise Opp. go metisf nos metiset Quando il metis si stacca dal soggetto, il segno f si   può omettere quando non generi confusione:   posso dire: tuf facevi iddius metis; isf occidevi ius metisf  ma non posso dire: isf occidevi ius metis, perchè qui il metis si rl-  ferisce ad i_s che è maschile, e vorrebbe dire ella uccise lui stesso. Per dare maggior forza al discorso si adopera il pro-  nome metis nell’identico senso dell’italiano proprio, stesso; il quale  segue i nomi ed i pronomi che vuole rinforzare:   regis metis; go metis; is metis; tuf metis; tu metisf. Alla seconda persona singolare e plurale dell’imperativo  va subito dopo il verbo: |  ite metis; ite metisf; ite metise; ite metisef  . Masetrouvasi anche il complemento oggetto il pronome  va all’ultimo: facete iddius tu metisf Se il soggetto della proposizione è un pronome per-  sonale, il metis può anche essere messo all’ultimo, purchè la nuova  costruzione non cambi il senso della frase:   go facevi ica rese metis; isf amavi ius metisf  ma devo dire: los metise auxiliavi lostrta inimicuse, perchè se si di-  cesse: los auxiliavi lostra inimicuse metise la frase vorrebbe dire:  aiutarono i loro nemici stessi. Le espressioni go metis, tu metis ecc. vanno tradotte  anche con da me stesso, da te stesso, ecc. adoperate in italiano nel  senso di io stesso, tu stesso, ecc.   go facevi iddius metis; tuf facevi iddius metis  losf facevi iddius metise   127 — Preceduti da preposizioni i pronomi personali vanno  in accusativo.    Relativa Pronomes Preceduto da preposizioni il PEORARIE relativo va in   accusativo. Il pronome relativo può essere omesso quando è com-   plemento oggetto del verbo che lo segue: |  puerisf go amabam; domus vos emevi; equuse vos vendevi   130 — L’omissione può farsi anche quando il relativo segue   un superlativo: losf esseo maximam pulcra puerisef go unquam videvi    SINTAXIS Ma l’omissione non si deve fare:  I - quando il relativo non segue immediatamente il nome a cui  si riferisce;  II - quando la proposizione relativa esprime una circostanza  estensibile al soggetto della proposizione principale:  ‘vostra literas cirki Dom S. & T., quemis go abeo recipetum icamanim...  iddis essevi una stranea circumstanzias, quemis go non possevi imaginare Se il pronome relativo è retto da una preposizione si può:  I - o togliere la preposizione davanti al pronome e trasportarla  all’ultimo dopo il predicato espresso:  beibisf, quemisf tuf emevi ica toise per, esseo moritum  II - oppure eliminare addirittura il pronome e trasportare la pre-  posizione dove si è già detto:  beibisf, tuf emevi ica toise per, esseo moritum Quando il pronome quis serve da personale antecedente  e da relativo conseguente, si sdoppia in due pronomi, uno che fa da  complemento e l’altro che fa da soggetto della proposizione che segue.  Si hanno tre casi: I - entrambi i pronomi al nominativo:  Is, quis abeo salutatum nius, esseo mea fratris.  II - entrambi all’accusativo:  nos defendeo iusf, quemisf vos accusao. un pronome al nominativo, l’altro all’accusativo:  nos debeo eterna gratitiudis ad lius, quise instruevi nius  abeo vos obliviscitum ius, quis lenivi vostra dolorise ?  Usus de Pronomese  Personalisa Pronomese Nelle esclamazioni si usano i pronomi soggetto:  felixa go; felixa tu   135 — Il pronome di prima persona piurale viene adoperato  in-vece del singolare dai sovrani, dai magistrati e dagli scrittori in  senso maiestativo. fl pronome fu si usa parlando fra colleghi, o con in-  fe.iori di dignità, o ad animali, o ad esseri sacri. Il pronome di seconda persona plurale si usa sovente  invece del singolare quando si parla o si scrive ad una sola persona. Il pronome di terza persona singolare e plurale /eis e  lelse si usa invece del pronome di seconda quando si parla o si  scrive ad una, persona di riguardo. Il pronome iddis si usa:   I - riferito ad animali, astri, cose astratte, oggetti, piante, a tutto  ciò che non sia persona o ente ragionevole.   II - per reggere i verbi unipersonali, come refertare, ‘ecc.   III - per reggere i verbi che hanno per soggetto o l'infinito di  un altro verbo che li segue, o una proposizione unita ai detti verbi  per mezzo delle congiunzioni:   iddis esseo benem essere preparatum  iddis luccabam ke condiziose de egrota omos esserem gravisa  SINTAXIS  nelle espressioni: aom io iddis? Iddis io optimam, e simili,  corrispondenti alle italiane: Come la va? La va benissimo.   V - per tradurre le particelle ci, vi, lo, quando queste sono usate  rispettivamente per a ciò, a questa cosa, a questo fatto:   Casus esseo advantagiosa, go cogitabo iddibis ...ci penserò   vos odisseo me, go nosceo iddius ...lo so.   VI - per tradurre la particetla ne, quando significa con esso, con  essi, per esso, per essi: go legevi vostra laborise et essevi satisfa-  cetum cum iddiuse; terem essebam flose in magna quaatitas; viridarius  essebam exornatum cum iddiuse. Dopo le preposizioni si usano i pronomi oggettivi.    Demonstrativa Adiectivuse et Pronomese  /ca, Icus si usano per le persone o cose vicine a chi  parla e a chi ascolta: qualisa libris esseo parva? icus. J/sta, Istus si usano per le persone o cose vicine a chi  ascolta e lontane da chi parla: qualisa libris esseo parva? istus. Ylla. Illus si usano per le persone o cose lontane da chi  parla e da chi ascolta: qualisa libris esseo parva? illus.Nelle frasi, siano o no comparative, in cui il dimostra-  tivo quello, spesso seguito dal de, accenna ad un sostantivo prece-  dente, la traduzione si può omettere:   tua buckes esseo maiora quam de tua fratris  nulla auxilius essevi mibis plus utilisa quam de mea patris    Nes  Usasi riferito sempre a nomi comuni od astratti, mai  ad esseri animati e si accorda in numero e genere:  abeo tu nes? re hai? go abeo soma nes ne lho un poco  abco tu amigdalusef? go non abeo nesef; nos abeo uno Kg nes.  go sapeo nils nes abeo vos baculuse? nos non abeo nese    Indefinita Adiectivuse et Pronomese    146 — Quidama, Una, Quidamus, Unus, si usano par indicare  persona o cosa indefinita, che non si conosce, presa in senso generico. Nulla è aggettivo ed usasi per le persone e per le cose.  Nullus è pronome ed usasi per animali e cose  Nemos è pronome ed usasi solamente per le persone. /dema, idemus equivalgono a medesimo, stesso, quando  questa parola sfesso può essere usata nel senso di medesimo:  idema res /a medesima cosa, la stessa cosa Jpsa e Ipsus equivalgono a sfesso, nel senso che è la  stessa persona o cosa che compie due o più azioni diverse:  regis ordinavi bellus et ipsa regis vincevi iddius  ipsa personis vincevi duo argentea numismas Exerciziuse  Corrigete: |   1 - Metis regis ivi bellus; et quio non velleo vos ire vius?  2 - Go putabam vosf esserem doctoris quio vos luccao iddiusf.  3 - Go nosceo multa personis, sed nullus esseo amicus meus. 4 - Non  abebam 7 cerasusef vos in manus? N), go abebam 5 solam nes. Vostrus telegrammis cirki mea propos, nos abeo recipetum ica-  manim, abeo essetum regularisam transmittetum. 6 - Non abebam  imaginatum nos iddius erim? 7 - Tua sorosf abeo adventatum; id-  disf luccao multam contenta de eia travelis. 8 - Felixa te if tu abeo  vincetum illa dives premius! 9 - Vos debeo gratitiudis eterna cuis  benefaceo vos. 10 - Lavao tef tuf quisqua manes? Si.    Il i j    1 - Ica libris esseo modernama. 2 - Ubim abeo vos emetum ista  ciarminga canulus ? 3 - Vostra soros abhco illa pulcra libris cuius vos  . loquivi mibis erim. 4 - Abite tu cram, m:2 filius, et scribete tu mibis   subitom., 5 - Tu cantao una ciarminga canzios et go auscultao te  cum plesciuris. 6 - ls esseo una scienziata omos; omnise diceo sic.Nos metise adiutavi ius complere illa difficilisa enterpris. 8 - Vostra  natalisa urbis quemisf tam vos amao, esseo Roma. 9 - Abeo vos co-  gitatum ad mea propos? Go cogitabo iddibis cram. 10 - Puerisef  quemisef isf amabam essebam valdem docta. Componete et traducete 10 proposiz os. Silvatica Felec  ab Guelfo Cavanna: Zootogias    Silvatica feles abeo capus rotunditansa, membruse pozium crassa  et posteriora illuse plus extricata; caudas tam* longa quam dimidia  truncus. Tota corpus cum sua feciurise et per sua flexuosa moziose  monstrao robus et agilitas simulim. Iddis esseo una nocturna animalis;  sua oculuse, magna et verteta poruordim abeo iris flava aut cinerea-  paucam-viridisa. Pupillas tam plus dilatao se rotundam quam plus  lus esseo inopsa tumo colligere plus nes; iddis restringeo se et fierio  verticalisa-elliptica et eziom linearisa quandom lus esseo viva tumo  colligere minus nes et evitare visus essere ocustringetum. Auricula-  risa papiliose, lata et directa, iatus verteta poruordim, valdem mobilisa  posseo essere vertetum ad diversa direxiose per colligere quoquo maximam levisa rumose. Supri superiora labrus esseo longa setase aut  mostescise, tactila organuse sensibilisa ad omnisa oscillazios de aeris,  quise esseo de magna subsidius ad animalis quandom iddis tendeo  insidies ad sua predas in obscuritas.   (Iddis continuao) LEXIOS e    ld    Verbus I verbi non possono essere usati col soggetto sottin  teso, ma devono essere sempre preceduti dal soggetto espresso.    Il soggetto può essere: un nome, un pronome, un infi:  nito, una intera proposizione, o un complesso di proposizioni. Quando ci sono le congiunzioni che uniscono: due  azioni eseguite dallo stesso soggetto nel medesimo tempo non si  ripete il soggetto innanzi alla voce verbale:   go redivi domus, aperivi armarius et invenivi mea rivolvris I verbi possono essere transitivi ed intransitivi. Molti verbi possono essere contemporaneamente tran-  sitivi ed intransitivi, quali: draunare, coquere, desertare, fallire, con-  valescere, transire, resuscitare, siccare, terminare, variare, obedire,  effugere, ecc. Quando i suddetti verbi indicano azione semplicemente  accidentale allora sono intransitivi. Se -poi esprimono azione dipen-  dente da proposito deliberato volontario allora diventano transitivi e  riflessivi.I verbi transitivi possono farsi passivi e riflessivi. Non tuttii verbi riflessivi italiani sono tali anche in  latinulo. Si rendono con la forma riflessiva ia italiano i seguenti verbi:  abstinere astenersi, adrepete arrampicarsi, colloquire abboccarsi,  penitere pentirsi, persivere accorgersi, querire /agnarsi, surrendere  arrendersi, ecc. Sono anche riflessivi in italiano ma non in latinulo  quei verbi che non esprimono un’azione fatta dal soggetto su sè stesso  come potrebbe farla su altri, quali: egrotare amma/arsi, evigilare sve.  gliarsi, irascire adirarsi, meminiscere ricordarsi, pdtire impadronirsi,  pudere vergognarsi, recubare coricarsi, retairare ritirarsi, uonderare  meravigliarsi. Alcuni verbi intransitivi possono reggere il complemento  oggetto di un nome della loro medesima radice o di significato analogo:  cenare cenas, certare certames, currere cursis, currere stadius, do-  lere doloris, dormire somnius, duellare duellus, gaudere gaudius,  lurare iusiurandus, /udere ludus, nunziare nunzius, prandere prandius  pugnare pugnas. La costruzione normale della frase è quella diretta,  cioè al primo posto il soggetto, al secondo il verbo, al terzo il pre  dicato, e poi i complementi. Se il complemento è quello oggetto,  questo va subito dopo la voce verbale. SINTAXIS L'uso dei modi e dei tempi è per la maggior parte  simile a quello di tutte le lingue moderne.    e Usus de Moduse  Infinitus È il modo che esprime l’idea generale del verbo e in  modo indeterminato l’azione e il verbo.Si adopera come soggetto e come oggetto. Quando i verbi indicano idee astratte o generali in  italiano sono preceduti dall’articolo / o /o: errare esseo umana; omnise  desiderao vivere felixa; facere nils esseo melium quam facere malem;  legere et scribere esseo necessaria ad omnise. L’infinito presente si può sostantivare aggiungendo /s  alla voce verbale se l’azione è fatta da persona maschile; ed aggiun-  gendo isf se l’azione è fatta da persona femminile:   facereis il fare, facereisf il fare (se è donna)   166 — All’infinito passato l’'/s e l’isf si aggiungono alla seconda   voice verbale, cioè al participio passato:  abere facetumis /’aver fatto, abere facetumisf /’aver fatto L’accento tonico resti invariato, e le parole diventano  sdru:ciole per conseguenza. In modo ellittico viene usato:   I - nelle espressioni di maraviglia, sdegno e simili effetti morali;  ed allora è preceduto dalle voci pronominali al caso accusativo:   me facere icusl te non ire illikim|   II - dopo aom, ques, quom, ubim: aom facere? ques facere?  ubim essere? quom ire?   III - nelle risoluzioni ferme e recise: pozium morire quam furare   IV - nell’infinito storico per dar vivezza di colorito al succedersi  dei fatti. Nello stile elevato può costruirsi con le preposizioni. In dipendenza dei verbi indicanti intenzione, opinione,  pensiero, permesso, proibizione, r.soluzione, timore e simili può essere  preceduto spesso dalla preposizione de: go intendeo abire, oppure  de abire; go putao facere benem, opp. de facere benem; go cogitao  ire Opp. de ire. Le proposizioni attive o passive precedute dalla con-  giunzione Xe al modo indicativo o congiuntivo e col soggetto espresso  possono essere cambiate in proposizioni implicite coll’infinito attivo o  sopprimendo il ke: go affirmao ke omnisa lese abeo essetum facetum  cum iusta criterius opp. go affirmao omnisa lese abere essetum facetum  cum iusta criterius; go timeo ke vos non possebo vincere illa straifis  Opp. go timeo vos non possere vincere illa straifis. Indicativus È il modo dell’affermare, del riconoscere, della realtà,  poichè enuncia un fatto come cerlo ed assoluto.    Fa 216.75 SINTAXIS Si usa nelle proposizioni condizionali quando queste  si presentano come un’affermazione: if Deus existeo Is esseo eterna. I pronomi quivis e quicunquus, l'aggettivo quicunqua  e gli avverbi ubicunquertr e quocunquem, quando trovansi nel di-  scorso diretto vogliono l’indicativo: quivis vos esseo; quicunqua axios  vos faceo; ubicunquem vos essco; quocunquem vos io.    Coniunctivus È il modo della concessione, del desiderio, dell’esorta-  zione, dell’incertezza, del pentimento, della possibilità, del rammarico,  della supposizione. Esprime un’azione soltanto come possibile e per  lo più ha luogo nelle proposizioni dipendenti e subordinate. Le congiunzioni che vogliono il congiuntivo sono:    le alternative: sivo ...sivo; aut ...aut; num ...aut.  le comparative: aom if; quaso; tamquamso; veluto  le condizionali: if; modo   le concessive: tutte, eccetto quidemo   le finali: tutte.    Condizionalis Esprime azione dipendente da una circostanza e da una  condizione espressa o sottintesa in modo incerto e condizionato. Si usa nelle preghiere, nelle interrogazioni per dimo-  strare sottomissione; e’ per indicare un fatto come un detto o un  pensiero o un’opinione altrui.    Im perativus    Li È il modo del comando, del divieto, del consiglio, della  preghiera. A rendere meno dura l’espressione del comando si  adoperano obsecrom, orom, quesom. Qualsiasi voce dell’imperativo vuole subito dopo il sog-  getto; ma la voce senza soggetto usasi sempre per la seconda per- ©  sona plurale ed anche per la seconda singolare quando si da del voi:   facete fate, ibote anderete, non facete non fate, non ibote Se alla voce imperativa segue un altro pronome rife-  rentesi alla persona il soggetto si omette: facete ducere te ab me;  non facete ducere te ab ius. L’imperativo si usa per tradurre tutte le voci di comando,  anche quando il soggetto di terza persona singolare o plurale è un  sostantivo con o senza altre parole qualificative ed anche quando  in altre lingue si adopera il congiuntivo: parate sceffris automobilis;  appronti lo chaffeur l'automobile.   i Quando alla voce imperativa segue una proposizione  secondaria, questa prende al principio la congiunzione ke: scite nostra SINTAXIS bona amicusf ke nosf abeo adventatum; sappia la nostra buona amica  che not siamo arrivate; essete maledicetum culpabilis sia maledetto  Il colpevole, chi ci colpa. L’imperativo futuro si usa per ordinare o prescrivere  sia le azioni da compiersi non all’istante in cui si parla, ma nel futuro;  sia un precetto da seguirsi costantemente o abitualmente.    Exerciziuse Corrigete :  Ambulabam in viridarfus cum mea soros. 2 - Go ambulabam  in plateas, go nanciscivi un amicus meus et go invitavi iddius venire  cum ine. 3 - Embassadoris de Potenziase liguata colloquivi se at Paris.  4 - Inimicuse surrendevi se posti nisuse desperata. 5 - Galluse evi-  gilao se at soloriens. 6 - Nos omnise affirmabam ke infelixa omos  abere dicetum veritas.  Quicunqua res tu diceiam aut faceiam per  me essebo sempem benem facetum aut benem dicetum. 8 - Sivo tu abio,  sivo tu remaneo gof sequibo sempem et ubicunquem te. 9 - Directoris  ordinavi: iiam scolarise ad domus. 10 - Matris ordinavi filiuse sua:  cram vos non ibo ad scolas quio debebote vos remanere at domus.  1 - Natare, equitare et sketisare esseo utilisama exerciziuse de  gimnastica. 2 - Mea infelixa consobrinus Carlo draunavi miseram in  una naufragius. 3 - Non possendum sustinere plus longam sua mo  ralisa dolorise is draunavi se. 4 - Posti gravisa adversucas accidetum  mibis go recubavi tairdama et dormivi un agitata somnus. 5 - Man.  ducare esseo necessaria ad omos; sed is debeo manducare per vivere  non vivere per manducare. Ques facere? Ire forsitam illikim?  Nos putabam de facere benem in mutare senexa abitazios posti  gravisa morbus quemis mea soros abebam sufferretum. 8 - Nos es-  severim felixama if nos posserem videre te trimmatum cum argerftea  numismas. 9 - Abite tu subitom, obsecrom. 10 - Professoris dicevi  ad sua discipuluse: cram discebote nova lexios et legebote attentam  enarrazios explanatum ab me. Componete et traducete 10 proposizios. Silvatica Feles (continuazios)    Dentiseries esseo completa: incisiva dentise esseo parva; caninuse,  longa, curva et acuta, esseo bona prensios armase; molarisa den-  tise, cuspisata et insecansa, actao infri iddiuse ao bledise de una SINTAXIS    f    forficis; duo infri iddiuse in quisqua maxillas plus crassa quam al  teruse et vocalum ferina dentise, prodesseo cum caninuse avellere et  dilaniare carose. Anteriora poise abeo 5 digitus; posterioruse 4, omnise  armata cum fortisa recurva unguise, vocatum falculise. Quise, simulim  cum ultima falangise ad quemise iddise esseo attaccata, posseo essere  retraetum quum animalis esseo restisim, et, sic protegetum, iddise  posseo non essere obtundetum. Animalis stendeo iddiuse per adrepere  aut per offendere aut per defendere se. At pulpastris de digituse supri  quemise Feles ambulao, et eziom at plantase, pellis et subiceta arvinas  formao aliqua elastica parva-pulvinuse, quise reddeo incessus de ica  feras mollisansa et silenziosa; sic iddis posseo appropinquare non  videtum sua victimase in nocturna quies. Feles esseo vocatum digi-  tigrada. (Iddis continuao) LEXIOS  Usus de Moduse (Finis)    Gerundius È il modo che indica il momento in cui si compie  un’azione; quando si faceva, o il mezzo di farla. Oltre che col gerundio italiano esso si può tradurre  anche con le espressioni verbali precedute dalle congiunzioni co/ e da:  .facendum icus, vos... facendo ciò vol, col far ciò voi...  go non abeo alterus facendum non ho altro da fare  istus non esseo libris legendum cotesto non è libro da leggersi  istuse non esseo librise legendum cofesti non sono libri da leggersi Nelle frasi consecutive si ripete:  nos non abebam alterus facendum quam indum Quando si vuole indicare un dovere di circostanza il  gerundio si adopera molto col verbo abere nei significati essere da,  avere a, dover fare una cosa, toccare a, spettare a; e le voci verbali  vengono coniugate personalmente: nunc go abeo scribendum adesso  tocca a me scrivere, opp. adesso devo scrivere io, opp. adesso ho  da scrivere io.   190 — Il gerundio può essere anche aggettivo e allora termina  in nda; può essere anche sostantivato e allora termina in ndus:  scolastica legenda pensus esseo valdem plus facilisa quam scribendus  il compito scolastico da leggere è molto più facile di quello da  scriversi. Il gerundio posposto al verbo ire corrisponde alle espres:  sioni italiane andare a... seguite dal nome dello sport o seguite dal  gerundio: |   ire venandum andare a caccia, opp. andare cacciando   irè piscandum andare alla pesca, opp. andare pescando Il gerundio del verbo ire, preceduto dall’ausiliare essere    4    uo 0.1    vin    SINTAXIS   e seguito dall’infinito di un altro verbo significa: averé intenzione di;  essere per; stare per:  ques esso vos indum facere? che avete intenzione di fare? che   pensate di fare? che state per fare?  go esseo indum ire illikim cram penso df andare là domani.    Il gerundio può anche funzionare da avverbio in frasi   avverbiali:   isf venivi curtendum e//a venne correndo; is venivi flendum    Participius I participi hanno la proprietà di essere anche agget-    tivi; ed allora terminano in nsa e fa e sostantivi ed allora terminano”  in ns e fus.    a Come aggettivi i participi fungono -da apposizione, da    attributo e da predicato nominale e prendono pure i gradi comparativo  e superlativo. Come verbi i participi si costruiscono con complementi  oggetti e avverbiali.    Presensa Participius Come verbo indica azione in atto di compiersi e spesso  si traduce coi pronomi relativi italiani che, il quale, seguiti dal verbo:  magistes dansansum maestro che balla  makinas suensum macchina che cuce  aspicete illa omose ludensum guardate quegli uomini che giocano Come aggettivo indica stato naturale; si usa anche nei  nomi composti, come si è veduto, quando indica l’azione che si fa  abitualmente:  dansansa-magistes maestro di ballo;  suensa-makinas macchina da cucire  Quando si vuole esprimere un’azione in corso di ese-  cuzione il participio si fa precedere dal verbo essere:  go esseo remoransum treinus sto aspettando il treno  isf esseo oransum in ecclesias;  video vos illa omos ambulansum in vostra viridarius ? Quando non vi è un aggettivo speciale per esprimere  la natura e la qualità intrinseca o l’uso a cui un sostantivo serve si  può quasi sempre usare come aggettivo il participio presente dei  vl che hanno un significato corrispondente al nome espresso in  Italiano: |  fluensa aquas acqua fluente ; ambulansa baculus bastone da pas-  seggio ; odoransa salise sali per odorare ; cadensa stellas stella ca-  dente ; suensa filus filo per cucire; requiscensa locus luogo di riposo;  venansa abitus abito da caccia ; ambulansa abitus abito da passeggio. SINTAXISO Preterita Participius Come verbo indica azione compiuta dal soggetto:   portas esseo aperitum /a porta è aperta, vlenéè aperta   202 — Come aggettivo indica stato naturale o posizione di una  cosa qualunque: portas esseb aperita /a porta è aperta, sta aperta,  st trova aperta. Bisogna quindi notare mollo bene ciò che il participio  indica prima di assegnargli la desinenza. Assoluta Construxios È un modo di dire latinulo che pu? risolversi anche  in una proposizione incidentale con durante, mentre, quando, poiché  allorchè e simili.   205 -- Per poter fare la costruzione assoluta è necessario che  i participi e i gerundi della proposizione secondaria non concordino  in nessun modo coi termini della proposizione reggente. La costruzione assoluta si forma col sopprimere tulle  l: congiunzioni e col mettere il verbo al gerundio o al participio, pe  sposto sempre al nome:   tua patris vivendum )   opp. tua Sani vivensum ) rese essebam diversa   tua patris moritum )   opp. tua patris abendum moritum ) IESE IUavi    le quali cosfruzicni possono anche risolversi in  quum tua patris morivi  postquam tua patris morivi  posti mortis de tua patris rese mutavi  Il participio e il gerundio possono usarsi anche da soli.  senza nome ed indicare azione:  adventatum ad bivius is commoravi per seligere sua vias. Se il soggetto della proposizione assoluta è rapprese!  tato da un pronome personale, questo va al nominativo:  tu vivendum; gof abitum; is vivensum  209 — Questa costruzione può farsi anche coi sostantivi, sol  tintendendosi il verbo essere:  Cicero consulis opp. quum Cicero essebam consulis    Usus de Tempuse  Presens, Indica azione che accade e dura nel tempo in du  parliamo.  211 — Si adopera:  I - nelle sentenze ed asserzioni generali  Il - nelle narrazioni animate invece del tempo passato    ei ian a | num mn mnn‘nRk_ ‘| 0° dee    SINTAXIS  - nelle indicazioni di azioni che ricorrono periodicamente  nei riferimenti di opinioni e di detti degli scrittori antichi,  contenuti nei libri ancora esistenti   V - invece del futuro in espressioni in cui precede un altro verbo  al tempo presente, quali: go sperao ke nunc vos esseo satisfaceta per fare il sommario di narrazioni contenute nei capitoli e  il riassunto di racconti o di drammi.    Imperfectus    Ì Indica azione che dura nel passato o non ancora finita  quando un’altra ne accadeva.  213 — Si adopera:  I - nelle narrazioni e nelle descrizioni |  Il - nelle indicazioni di azioni che accadevano nel. passato  Ill - nelle indicazioni di usi, costumi e caratteri dei popoli  IV - per indicare fatti di una certa durata o continuità    Proxima Preteritus Indica azione compiuta nel passato, i cui effetti durano  ancora in relazione col presente. Questa relazione può avvenire:   I - o per la brevità del periodo di tempo trascorso tra il fatto  passato e il momento presente: icamanim nos abeo deambulatum;  non abeo vos auditum ista rumos ?   II - o perchè l’azione dura ancora nei suoi effetti: aliquise abeo  scribetum cirki filosofias, aliquise cirki literase, alteruse cirki scienziase o perchè l’azione viene riferita ad un periodo di tempo sia  pure lunghissimo e determinato da parole speciali o dal senso del  discorso i cui effetti durano ancora:  in ica seculus, in ica annus, in ica mensis, in ica oras, in ica minitis  uonderosa eventuse abeo accidetum.    Perfectus  216 — Indica azione avvenuta nel passato. Si usa per le narrazioni, per l'esposizione cronologica  di azioni compiute nel passato.    Proxima Pertransitus ;  Indica azione già compiuta in effetto ma non in atto,  in relazione col succedere di un’altra azione pure passata.    Plusperfectus  Indica azione compiuta nel passato prima che un’altra  azione pure passata fosse compiuta. SINTAXIS Si usa per mettere in rilievo il compimento di un'azione  che il Perfectus indicherebbe come in atto.    Futurus    221 — Indica azione da svolgersi in un prossimo o in un  lontano avvenire.    Anteriora Futurus Indica azione già compiuta in relazione ad un’azione  da compiersi. Entrambi i futuri usansi come nelle lingue moderne,  eccetto:   I - quando il verbo esprime un’azione da compiersi nel futuro  si userà sempre questo tempo, anche se siavi il presente GriLind,  cativo:   cram abibo domani parto  infri tres dies go adventabo fra tre giorni arrivo  go facebo iddius if (go) possebo /o farò se posso   Il - nelle espressioni in cui l’azione della proposizione secondaria  è anteriore all’azione della proposizione principale si deve usare il  futuro anteriore anche se siavi il futuro semplice:   quandom go essebo adventatum (go) scribebo tibisf  quando arriverò ti scriverò    IIl - le espressioni in cui l’azione principale è anteriore alla se-  condaria si rendono con due futuri anteriori, anche se siavi il futuro  semplice :   quandom vos essebo adventatum vostra patris essebo moritum  quando arriverefe vostro padre sarà morto    Exerciziuse  I    Corrigete :   1 - Go admoneo te, cara filius mea, Hi icus facendum vos per-  debo estimazios de tua professorise. 2 - Multa venatoris ivi venandunr  vulpese et lepus, et nes occidevi multa. 3 - Nunc nos finindum abeo  icus laboris difficilisa. 4 - Nos esseo ire indum teatrus icavespim,  sed nos non io, if uetris essebo mala. 5 - Parentes amansa filiuse  essebo bona civise. 6 - Legetum libris ab me erim contineo multuse  precepziose utilisa. 7 - Revius quis legebam mea consobrinusef esseo  dirigeta ab una illustrisa professoris. 8 - Nos omnise nondecideta  essebam supri quoddis facendum abebam. 9 - At stazios nos essebam  remoransa soma consanguineuse nostra quis adventabam ab Roma illa  manes. 10 - Dominusf abebam in eia marsupius travelansa un para  fialas de salise odoransa.    au    ndir:  sati    alla &  utt”    [um    SINTAXIS Quasom omnisa venatorise utio soma venansa abituse facetum  cum velvettis et soma gami-marsupiuse. 2 - Dum soldatuse certabam,    , lostra matrise, uxorise, sorose et desponsatusef orabam proi lius.    3 - Seneca diceo: per discere aom vivere ite et consultate tu mortuuse.  4 - Nos putao ke nunc vos esseo contenta, quio bellus esseo finita.  5 - Mea fratrise et go legebam una pulcra libris, sedeta iuxti stovis,  dum pluebam. 6 - Erim go ivi ad mea villas, prendevi soma flose,  deambulavi dium ; posteam go nanciscivi soma amicuse de meuse et    4 silatusavi cum lius. 7 - Nos abebam iam acquirelum ica stoffis, quan-    dom tu muneravi illa abitus nobis. 8 - Go essebo bona; go studebo;  go facebo sempem mea diutis, diceo pueris quum is esseo punitum  ab sua parentes. Quum tuf essebo adventatum non obliviscite  tuf telegrafare mibisf. 10 - Quandom vosf abe » telegrafatum isf essebo  iam adventatum. . |    HI    Componete et traducete 10 proposizius,  Traduxios  Silvatica Feles (finis)    Feles sepem incedeo saltusim. Per flingare se anteam iddis talusao  se et incurvao sua dorsus, posteam iddis streitenao et stendeo se  nitindum fortisam supri posteriora artuse, quise elabio instari sprin-  guse. Sua pilormus esseo softa et ticca, pauca-rubra cinerea cum  nigra striase, pauca-fulva supri ventris; caudas esseo anulata cum  nigrus et abeo nigra acies. Felesef parturio compluresa filiuse in  unuses; iddisef adlactao iddiuse cum abdominalisa mammillase, iddisef  defendeo iddiuse strenuam; quum iddisef timeo per iddiuse, iddisef  portao iddiuse ad secura locus, arripendum iddiuse delicatam cum  lostra dentise. Aom nos abeo innuetum iam, Feles esseo una carni-  vora predos. Iddis abitao solitariam nostra forestise. In pauca Jus de    :‘’ crepusculuse aut in obscuritas de noctise iddis faceo strages de lepuse,    de minora mammiferuse et de avise; idcirco iddis esseo molesta competitoris cum venatorise. Iddis esseo una feroxam indolesim animalis;    quum iddis esseo irritatum, iddis rufflao sua piluse, incurvao sua    : dorsus tollendum se supri sua poise, plicao sua aurise, contraendum  : sua labruse iddis monstrao sua dentise et sufflao fortisam. Sua vocis  : esseo vocatum eiulazios. Ad tempus de nupzies iddis emitteo craise,  ‘ aulise et lamentuse quise luccao umana. Infri animalise affinisa ad  : Feles per lostra formas et mose, et vocatum ao iddius “ felina ”, terem    esseo eziom Leos, Tigris, Panteras, Leopardus, Lincis, Guepardus,    Giaguaris, et Pumas, aut Americana leos, SINTAXIS  LEXIOS  Abere Come ausiliare abere serve per la coniugazione dei tempi  composti. Come transitivo si usa per indicare il possesso ed è  sinonimo ‘di possidere in molti casi:  tu abeo una morbus; tu abeo una domus; tu possideo una domus:  ma non posso dire: tu possideo una morbus.   226 — Si usa nelle espressioni adere ao avere per, stimare  come: go abeo iusf ao magistesf; go abeo vos ao mea patris. Come ausiliare ESSERE serve per la coniugazione passiva. Spesso è seguito dal predicato nominale. Come intransitivo si usa per indicare l’esistenza ed in  tal caso è sinonimo di existere: Deus esseo; opp. Deus existeo; go  esseo; opp. go existeo.   230 — Col nome o pronome al caso dativo usasi:   1 - per indicare il possesso: una libris esseo ad Tizius; una  domus esseo mibis.  II - per indicare: essere di, riuscire di, ridondare o tornare a:  illa rese essebo tibis advantagiosa Le espressioni possessive essere de o pertinere ad si  usano nel senso di essere di, oppartenere a, quando dopo di esse  segue un sostantivo; se poi segue .un pronome, essere vuole il pro  nome possessivo: illa libris esseo meus; e pertinere vuole il pronome  al caso dativo: il'a libris pertineo mibis. Le espressioni composte semplicemente dal predicato  nominale si rendono con é o è da: iddis esseo stulta facere icus,  opp. facere icus esseo stulta; opp. facereis icus esseo stulta. Le espressioni essere compelletum, propelletum e simili  si rendono co..: vedersi costretto, trovarsi spinto, sentirsi indotto.  vedersi perduto. Si usa inoltre nelle espressicni:   essese unus de mea, tua, sua, amicuse, inimicuse, consangul  neuse, ecc. Facere  seguito da un sostantivoViene usato nel senso materiale come fare, costruire,  creare, formare, ed anche nel senso morale come fare, agire, effettuare. in altri casi si traduce con i verbi creare, componere, É    producere e simili, a seconda l’idea che indica. Spesso il verbo facere non è espresso integralmente  ma è reso col verbo che esprime oggettivamente l’azione esplicata: SINTAXIS ed allora esso viene tradotto con speciali locuzioni idiomatiche tutte  delle varie lingue moderne:   ambulare duo kilometris fare due km. a piedi, balneare fare un bagno,  bagnarsi, calidare far caldo, commodare attenzios fare attenzione,  complimentare faure complimenti, despectare fare dispetto, indispet-  tire, encuragiare far coraggio, incoraggiare, facere aliquis cerziora  far noto ad alcuno, rendere alcuno consapevole, formidare far paura,  impourire, graziasagere fare ringraziamenti, ringraziare, illucescere  fare giorno, farsi giorno, reddere omagis fare omaggio, silatusare  fare colazione, silere far silenzio, zittire, testimoniare far testimo-  nianza, testimoniare, velificare far vela, veleggiare, vesperare Jar  sera, farsi sera, visitare fare una visita, visitare. Quando nel verbo c'e l’idea di un effetto materiale al-  lora si rende con facere:  facere una deambulanzios fare una passeggiata, facere una plesciuris  fare un piacere, facere una servis fare un servizio, facere inventarius  fare l’inventario, facere testamentus fare testamento. Alle volte si rende col verbo della medesima radice  del sostantivo:  bellare bellus far guerra, bettare una bettis fare una scommessa,  enarrare un enarrazios fare un racconto, querere una questios fare  una domanda, vivere una vitas fare una vita, e così via.   240 — Quando indica la professione, il mestiere e simili si  rende con essere: essere professoris fare il professore, essere fali-  gnarius fare il falegname. Ma se indica le contraffazione della professione, del  mestiere e simili, allora si rende con facere: Quoddis faceo vos, professoris, cum ista ligos in vostra manus ? Go?  Go faceo agricolas. Altre volte si rende a seconda l’idea precisa che vuole   esprimere:    pronunciare una sermos fare un discorso (a voce)    legere una sermos ,, , è (leggendolo)   scribere una sermos ,, ,, i (scrivendolo)   abere una sermos ,, , > (in generale).  Facere    seguito da un verbo Viene usato nel senso di causare, costringere, forzare,  ordinare, procurare. Le frasi che seguono questa costruzione possono essere  attive o passive.   245 — Se sono attive il soggetto del secondo verbo viene si-  luato subito dopo la voce del verbo facere, e poi si fa seguire l’in-  finito del secondo verbo: ‘go facevi pueris legere feci leggere il ragazzo, feci, causai, ordinai, procurai ecc. che il ragazzo leggesse;  tu facevi tres omos venire facesti venire tre uomini, opp. facesti,  causasti, costringesti, forzasti, ordinasti, procurasti, che tre uomini  venissero.   246 — Se le frasi sono passive l’infinito del secondo verbo  viene situato subito dopo la voce del verbo facere: go facevi legere  literas feci leggere la lettera, feci, causai, ordinai, ecc. che la let-  tera fosse letta; tu facevi ferrare equuse facesti ferrare i cavalli,  opp. facesti, ordinasti, ecc. che i cavalli fossero ferrati. | pronomi vanno regolarmente situati secondo l'ufficio  che fanno nella frase: isf faceo me ridere ella mi fa ridere; go fa-  cevi iusf flere /a feci piangere; is facevi sepelire iusf /a fece seppel-  ‘lire; go facebo arrestare iusf /a farò arrestare.    248 — Le voci riflessive del verbo facere si formano regolarmente: go faceo respectare me; tu faceo respectare tef; ecc., e Si  rendono con le varie voci riflessive Farsi. Con alcuni verbi che indicano azione abituale il verbo  essere viene reso col verbo fare: go esseo scevatum duo-es una eb-  domadas mi faccio sbarbare due volte la settimana.   250 — Il verbo causore si rende con far venire, nel senso di  causare, cagionare e simili: carburus odoris causao mibis capus ekis;  opprimereis populuse causao revoluzios. Le espressioni: facere videre se, facere invenire se, fa-  cere precare se, equivalgono alle espressioni idiomatiche italiane:  farsi vedere, farsi trovare, farsi pregare. Espressioni idiomatiche:   facere amendis fare ammenda, facere benem fare bene, facere malem  fare male, facere bonumis fare il bene, facere malumis fare il male,  facere bellus aut pacis fare guerra o pace, facere bisnise fare af.  fari, facere cum fare di, fare con, facere raitam fare bene, agire  bene, facere rongam fare male, agire male, facere ke fare che, fare  in modo che, facere mea, tua, sua possibilis fare ‘/ possibile (to, tu,  egli), facere sinim fare a meno, far senza, facere sunum fare presto,  facere un exercizius fare un esercizio, facere una favoris fare un  favore, facere una grazias fare una grazia, facere una nisus fare  uno sforzo, facere una selexios fare una scelta, fare la scelta, rai  tare fare giustizia, essere giusto verso, rongare fare torto, essere  Inglusto verso.    aliqua res  abere ‘ nils ‘ facendum cum iddius aut in iddius  I paucam )    ‘averci qualche cosa, niente, poco che fare, che vedere; ingerirsi,  ‘mischiarsi. | ri ei    SINTAXIS Exerciziuse Corrigete Una amicus mea possideo un mala morbus. 2 - Illa consi-  lius essevi ad tibis damnosa; sic daddis essevi compelletum dicere  sua filius. 3 - Érim go facevi duo kilometrise et ezio balneavi in  flumes. 4 - Quoddis vos faceo doctoris cum lista secas in manus  | vostrus? 5 - Gof me faceo respectare sempem; et vosf? 6 - Tuf  tef facevi precare nimiam antim cantare illa romans pulcra. 7 - Vos  malem faceo ire illikim et posteam penitebo amara. 8 - Pluvias faceo  crescere fructuse et solis faceo matura iddius. 9 - Los facebam lostra  plantase aquare posti solcadens sic los non flaccescebam. 10 - Tu  faceo ridere me quandom diceo mibis ke velleverim essere regis.    Il    1 - Cram tu facebo una deambulazios, nonnem? Si. Sed go  facebo inventarius de mercise in tua negozius. 2 - Ilia domus per-  tinec mibis et illa alterus eziom; sed illus quis esseo in dimidius  esseo tuus. 3 - Ista iuvenis esseo unus de mea amicuse, et illus unus  de mea inimicuse. 4 - Facete mibis una favoris: postisate ica literas  at stazios, quio iddis esseo pla 5 - Abebam isf forsitam aliqua  res facendum in illa omicidius? 6 - No, Dominusf, isf abebam nils  facendum cum iddius. 7 - Facele mea automobilis venire crammanim,  et vostra carrucas icavespim. 8 - Go facebo punire quivis disobedio  ica ordinazios. 9 - Icus esseo una makinas de una delicatama con-  struxios; et go putao vos faceverim benem facere construere iddius  in New York. 10 - Vos abeo facetum me spendere nimiam. No, mea  cara amicus, non abeo essetum go is'quis abeo facetum te spendere  niniam, sed mea fratris. Componete et traducete 10 proposizios.  IV  Traduxios  Leos  ab Webster, LL. D.  Un Americana Lexicos de Ingliscia Linguas    Editoris: Conkey Company, Chicago (U. S. A.)    Leos abeo crassa capus circumdata cum longa et ticca comas  de fulva colos, quis tegeo iddibis anteriora partis de. corpus. Leosf    120 SINTAXIS    abeo capus minora et iddisf esseo carensa comas. Sua caudas esseo  longa, smuta, terminansa cum una floccus de piluse, fortisama. Sua  aspectus esseo nobilisa; sua incessus stetla; sua rugitus tremenda.    Americana Pumas et Giaguaris  ab Nova Enciclopedica Atlas et Geografica Lexicos de Mundus  Editoris: P. F. Collier & Son: New York    Carnivoruse de Nova Mundus esseo inferiora in magnitud»s,  strengas et ferocitas ad illuse de Asia et Africa. Invici leos, America  abeo minora et minus potensa Pumas. Tizris de Sud Asia esseo re-  presentatum ab Giaguaris, maximam potensa'de Americana carnivoruse,   Quatuor varietas de leose occurreo: illus de Nord Africa; illus  de viciniase circumi Senegal; illus de Sud extremitas versi Orange  flumes et illus de Asia. LEXIOS    Specialisa Usus de Aliqua Verbuse  Possere Quire Possere esprime potere assoluto o capacità materiale  di fare un’azione, la quale capacità risiede nelle forze del soggetto,  ed equivale ad: essere capaxa:  tu posseo spendere quio tu esseo divesa;  go possebam vindicare mea offensios Quire esprime potere relativo, o facoltà di fare un’a-    zione; usasi nelle frasi che esprimono augurio, convenienza, dubbio,  eventualità, imprecazione, obbligo morale ed equivale ad: essere pro-  babilisa: © vos quio essere secura de mea fidelitas  vostra bisnise quiverim ire melium Nei casi dubbi, in cui non si può proprio vedere chia-  ramente la differenza di senso usasi possere.  256 — L’avverbio non, premesso ai detti verbi nega recisa-  mente l’azione; posposto, invece, indica una eventualità negativa:  go non posseo venire; go posseo non punire,  sed go posseo eziom punire. i  Il futuro di quire, quibo, equivale anche alle espres.  sioni italiane dubitativè: sard, potrà essere, può darsi che, è pro.  babile che, e simili: iddis quibo essere aom vos diceo. -    Debere Oportere Necessere Niddare  Debere indica: dovere, bisognare, dovere assoluto,  imposizione di volorità ed equivale ad: essere obbligatum aut cogetum.  Oportere indica: bisognare, esser d’uopo, essere con-  veniente, dovere di circostanza, convenienza, accordo, appuntamento,  Necessere indica: essere necessario.    TE i.—rr_ÒùÀùÒÀAmauamo__t1n1n0n0nknh1l(q@2020@mkÒ8@ò—tm nm —rr.Ui‘d’eoee‘ ooo _0_e"t0@4o W6——nmn0Tc_0—o _ rbm&—m—_EE-@- rsu i i@@—Liimieilmii cei      Gi) | i Vi i    SINTAXIS Niddare indica: aver bisogno di...  Questi verbi si coniugano sempre personalmente, ed  in italiano spesso si rendono con altra costruzione, composta dagli  stessi verbi ma col pronome al caso dativo; o costruendoli anche im-  personalmente.  Le circostanze più o meno impellenti a parere dello  scrittore guidano alla scelta di ciascuno di essi:   go debeo ire debbo andare, bisogna ch'io vada (assolutamente)  go oporteo ire debbo andare, se è conveniente, se è d’uopo  go necesseo ire debbo andare, se è necessario ch’lo vada In italiano i detti verbi possono anche render.i imper-  sonalmente :   go debeo ire, tu debeo ire, is debeo ire,  bisogna andare, si deve andare   265 — Se il verbo all’infinito è transitivo ed è seguito dal com-  plemento è meglio usare la forma passiva: ‘   frumentus necesseo essere metetum Alle volte può usarsi anche il gerundio seguito dal  verbo essere:   frumentus metendum esseo  Quando i detti verbi indicano un senso astratto vo-  gliono il soggetto unus: unus debeo studere per essere estimatum   268 — Il verbo dedere, nel senso commerciale o morale di  essere debitore di, con o verso, va col dativo:   go debeo vobis mille liras; go debeo ad tua medicus mea salus La forma impersonale /ddis debeo abere, seguita da un  participio passato si può rendere in italiano col perfetto o col pas-  sato prossimo del verbo dovere, quando indica la conseguenza di una  premessa espressa o sottintesa:   iddis debeo abere grandinatum la dovuto grandinare Debere traduce anche alcune frasi imperative col verbo  andare: Panama pileus debeo essere lavatum cum specialisa aciduse.    Vellere Desiderare Vellere indica: volere, volontà assoluta. Desiderare indica: volere, desiderio, piacere.Le espressioni verbali del desiderio si rendono col con-  dizionale: omnise velleverim essere felixa.   274 — Le espressioni come la seguente: go velleo vius dicere  veritas si rendono in italiano cof che seguito dal congiuntivo: voglio  che diciate la verità. Se poi trovasi la congiunzione Ke e il passivo allora  la forma passiva si applica al congiuntivo italiano:   go velleo ke mea patris esseiam respectatum. Le espressioni: velleo vos me, nius? ecc. seguito dal-  l'infinito si rendono con: volele che io, che noi? ecc. seguite d@al  congiuntivo:   velleo vos me legere literas? volete ch'io legga la lettera?  velleo vos nius ire domus? vo/ete che andiamo a casa?    e" SINTAXIS    Exerciziuse    I    Corrigete: |   1 - Tu possebo emere illa villas quum tu esseo dives. 2 - Nos  debeo nostra parentes nostra vitas. 3 - Go possebam reicere ica tur-  bulenta operariuse. 4 - Ad agricolas oporteo colere umus per ripere  messis bona et abundansa. 5 - Nos non quibam putare ke tu aberem  essetum egrotus. 6 - Go niddao de te, bona amicus mea. 7 - Patris  vostra posseo essere secura de mea affexios. 8 - Nus debeo abire  cram quio nostra matris esseo remoransa nos. 9 - Mea amicus pos-  sebo venire cram ab Roma. 10 - Vos vellebam legere illa literas ke  continebam multuse secretuse, sed nius non permittevi iddis.    II    1 - Go desiderao manducare caros cram et poscram. 2 - Aliqua  mulierise desiderao sempem soma pulcra vestise et giuellise. 3 - Tu  velleverim essere divesa. 4 - Professorise vellebam nius studere om-  nisa lexiose. 5 - Velleo tu me ire ad teatrus? 6 - Virtuosa matris debeo  educare filiuse benem. 7 - Vellebo daddis nius emere ista domus?  Nos debeo amare et auxiliare nostra parentes. 9 - Nos velleo  ica tlose essere colligetum. 10 - Nos velleverim essere felixa, sed per  consequire ica metas nos debeo superare omnisa adversitase de vitas. Componete et traducete 10 proposizios. Traduxios    Adamas    ab Doct Altredo Bordî: Botanicas et Mineralogias    Adamas esseo maximam preziosa gemmas quis esseiam noscetum.  Iddis scioao vitrosa aspectus, quamobro iddis esseo imitatum cum spe-  cialisa qualitase de vitrus (strass). Quum iddis esseo pura iddis scioao se  in transparensa et sini colos cristalluse, quise sepem abeo curva faciese.  Sua maximam communisa formas esseo illus de una poliedrus limitatum  ab 48 scalena triangularisa facies. Adamas esseo maximam dura infri  osmnisa corpuse et idcirco iddis formao X semplis de durizies skeles.  Iddis esseo quonio valdem fragilisa et esseo rumpetum facilisam  quum iddis cadeo aut quum iddis esseo comprimetum aut percutetum.  Adamas esseo formatum cum pura carbonius. Sua pregius consisteo  in essereis valdem refrangensa, videlicem splendensa cum vivaxa co:  lose sub axios de lus; in essereis inalterabilisa et rara. Adamas esseo    ì    eni    Î]  i Lr    SINTAXIS in Sud Africa et in Brazil; iddis esseo recolligetum in sabuluse et  glarease de torrentise, quom iddis essevi transportatum ab aquase. Sua  sumptus esseo valutatum caratusim, quise correspondeo cirkim ad  V partis de uno grammas. Per augmentare iddisa splendoris, iddisa  naturalisa frustuse esseo cooperitum cum numerosa parva-faciese,  quise esseo obtinetum cum essendum comprimetum et consumetum  contri calibea discuse, quise turnao rapidam in un orizontalisa pleinis.  Ceumo Adamas non esseo scabetum ab aliqua altera corpus, discuse  esseo necessariam illinetum cum pulvis, oblinetum cum oleus, de idema  mineralis. Limpida Adamase esseo adibetum per facere giuellise; tur-  bida illuse per insecare vitrus, per scribere supri ica ultimus, et friatum,  per laborare dura petrase.    X LEXIOS  Advocare Deessere Deficere Occurrere Advocare indica: impiegare, volerci, nelle espressioni  di impiego o mancanza di tempo:  1, 2, 1000 oras, dies, annus, seculus advocao per... ci vuole, ci vo-  gliono...; terras advocao uno annus per turnare circumi solis. Deessere indica: volerci, mancare:   tres sovrenis deesseo per completare summas Deficere indica: volerci, mancare, nel senso sottinteso   di: altrimenti non bastano: tres dollaris deficeo per pagare illa omos. Questi tre verbi si costruiscono personalmente ed im-  personalmente:  treinus advocao 4 dies ex New York ad San Francisco  iddis advocao 4 dies ad treinus ex New York ad San Francisco I pronomi vanno al caso nominativo nella costruzione  diretta, e al caso dativo nell’indiretta:  go advocavi 5 dies aut iddis advocavi mibis 5 dies m/ ci vollero...  282 — Occurrere indica: occorrere, ed è transitivo:  nos occurreo mille sovrenis ci occorrono mille sterline. Il verbo occurrere, seguito dall’infinito, si rende in  italiano con: occorre che, è necessario che, seguito dal congiuntivo:  vos occurreo ire, occorre, è necessario che andiate. Volendo dare alla frase la forma impersonale si deve  dire: iddis esseo necessaria per vius ire    Stare Essere Abere se Remanere Stare, indica: stare in piedi, stare eretto, stare fermato,  ed è contrario di sidere. ESSERE (GRICE: IZZING) Essere indica: stare, essere.  ABERE (GRICE: HAZZING) se indica: stare, stare in salute. ln questo senso  abere vuole sempre in accusativo il pronome personale di cui si domanda lo stato di salute, e nelle interrogazioni non vuole il soggetto  pronominale :  aom abeo te? come stai? aum abeo vius? aom abeo viusf?  aom abeo se vostra matris? aom abeo se vostra soros?   288 — Remanere indica: stare, rimanere, restare, trattenersi:  remanete mecum una paucus plus dium, fraffehetevi meco, state meco,  restate meco ancora un po’, un po’ più a lungo.   289 — Le espressioni: iddis' esseo meus, tuus, suus, eius, 0  iddis esseo de... seguite dal nome e dall’infinito solo, o con altre parole  equivalgono alle espressioni italiane: sta a me, a te, a lui, ecc.    Accidere Evenire    290 — Accidere indica: accadere, avvenire, succedere per caso. Evenire indica: accadere, avvenire, succedere per con-  seguenza di cose. .   292 — Sono impersonali e personali: Quando è specificato il  nome o il pronome reggono il dativo: ques accideo iddis: che c’è?  Quoddis evenivi? che avvenne? ques accideo vobis? che avete? che  vi è successo? ques evenivi vobis? che vi succedette? (dopo una pre-  messa) Nils. Tangere Obtingere Tangere indica: toccare, palpare. Obtingere indica: toccare a..., toccare in sorte, spet-  tare a..., e regge il caso dativo: |  go tangco libris; libris obtingevi mibis  equus obtingevi tibis sed equusf mibis  295 — Le locuzioni: iddis esseo mea, sua diutis, seguito dal.  l'infinito, oppure dal de seguito da sostantivi e dall’infinito si rendono  con: tocca a, spetta a, nel senso di: è mio, tuo, ecc. dovere...:  iddis esseo tua diutis servire tua ona patrias  iddis esseo diutis de fortisa iuvenise servire lostra ona patrias  296 — Quando toccare a..., spettare a... indicano un doyere  di circostanza vanno tradotte col gerundio e il verbo abere, come si  è già detto.    Servire Prodessere Ciatissare Utire    297 — Servire indica: servire, prestar servizio a, far servizio a...  milese serviv lostra ona sovranus fidelisam  mea fratris servibam in 36a regimentis de artilleris  258 — Prodessere indica: servire a, essere buono a, essere  utile a, essere di uso per: go non velleo iddius, quio iddis non pro-  desseo me. Quoddis prodessebam flere ?  299 — Ciatissare indica: servire a tavola  Ciatissare se cum servirsi di (cose da mangiare o da bere)  ciatissate vius dominuse cum vuoddis vos desiderao  servitevi signori di ciò che volete    SINTAXIS Utire indica: servirsi di, usare, valersi di, adoperare:  vos posseo utire mea automobilis potete servirvi della mia automobile.  301 — Servire si adopera anche con speciali locuzioni:  iddis non serviverim mea propositus vendere frumentus nunc  non mi converrebbe vendere il frumento adesso -  icus servio mea, tua, sua propositus, ecc.  questo fc per me, per te, eccc.    Fxerciziuse  I  Corrigete :  1 - Duo orase deficeo ad meridies. 2 - Una noctis deesseo per    ire ab Bari ad Roma. 3 - Pauca dies deficeo per finis de annus sco-  lastica. 4 - Bona dies, amicus mea cara, ao abeo vos? Et ao abeo  tua matris et tua soros? 5 - Iuvenis dissoluta non ciatissao nec sua    familias nec societas. 6 - Vos posseo prodessere vius cum illa cibuse    quis vos desiderao. Erim go obtingevi ica pulcra libris de gerrese  et de novelise. 8 - Quio esseo tu sic tristisa? Ques abeo accidetum  te? 9 - Iddius non servio nostra propositus vendere ica viridarius  quemis esseo tam pulcra. 10 - Vos posseo ciatissare vius cum mea  ciatus quis go abeo emeta giustim nunc.    Il    1 - Duo annus advocao ut mea fratris gottaiam sua diplomas.  2 - Go velleverim gottare un abitus, sed go deficeo quinqueginta liras  per assequire summas. 3 - Illa paupera familias occurreo mille liras  per pagare una cekis et una billis. 4 - Tu occurreo ire cram ad sco-  las, quio professo1is dabo una classis exercizius. 5 - Remanete mecum  una paucus plus dium, quio vostra consorzios esseo valdem gradita  mibis. 6 - Iddis esseo de magistes kippare disciplinas de scolarise. Erim una gravisa reilueisa disastris accidevi in nostraiurbis.  8 - Tu posseo utire mea biciclis per ire intomi contris. 9 - Ica domus  servio realisam mea propositus. 10 - Iddis non serviverim mea pro-  positus emere illa pianofortis nunc, quio iddis esseo nimiam cara.    HI  Componete et traducete 10 proposizios.    IV  Traduxios    Mundus anti Creazios de Omos  ab Camille Flammarion, traducetum ab Doct. Diego Sant'Ambrogio  Editoris: Società Editrice Sonzogno, Milano (Italia)  Giurassica Periodus  Dum marise essebam sulcatum in omnisa direxios ab gigantea  ittiosaura, plesiosaura, pliosaura, notosaura reptilise, cuiuse nils de    126 SINTAXIS    actualisa naturas posseo dare nobis minima ideas, nos dicebo cum  Dom Sauvage, dum supri continentis dinosauruse regnabam sovranam,  maximam curiosa forsitam quam omnisa animalise quemise antiqua  etase abeiam transmittetum nobis, ezio celuse essebam populatum cum  non minus stranea binguse, nec avise, nec reptilise, quise scioabam  curiosa caracteris de essere simultaneam avise carensa pennase et  armata cum dentise, et reptilise cum calida sanguis, quise posseo nec  natare nec ambulare. “ Propriam illuse esseo draconis de fabulas; et  maximam infrenisa imaginazios non posseo filiare, in sua maximam  audaxa impetuse, una monstrus collexios, quise non abeiam vivetum  in giurassica epocas., (1).  (iddis continuao) LEXIOS  Gottare si adopera come transitivo e come intransitivo.   303 — Come verbo transitivo, seguito dal nome o dal pro-  nome in caso dativo significa: avere, venire in possesso di, procurare  procurarsi:   populus gottavi totus is vellebam  mea amicus, gottate mibis illa libris ex libellios  tu abeo gottatum una bona castigazios per tua indolenzias  ques gottabam vos in vostra manus? Come verbo intransitivo, seguito dall’aggettivo, dal par-  ticipio passato e dall’avverbio significa: diventare, passare allo stato  di; ed in questo caso è quasi sinonimo di flerire:   quatuor omos gottavi dronca { quattro si ubbriacarono   bibete vostra coffis, non facete iddius gottare frigida  aom gottavi vos noscetum cum ius? Come faceste la sua conoscenza?  iddis esseo gottansum serom, ite nos sf fa fardi, andiamo    305 — Come verbo intransitivo, seguito dalla preposizione e  dall’avverbio esprimente posizione oppure movimento significa moto  accompagnato da difficoltà od ostacolo e si traduce con quel verbo  italiano che rappresenta l’idea del moto contenuta nella preposizione  o nell’avverbio:  quum treinus commoravi nos gottavi daum et passengese gottavi op   non gottate in viridarius  306 — Come verbo transitivo, può anche essere seguito dal-  l’avverbio e dalla preposizione; allora è necessario che il complemento  oggetto segua subito il verbo, e poi venga l’avverbio e la preposizione:  isf cadevi intomi fossas et cum difficultas nos gottavi iusf extrim  posseo tu gottare ovri illa murus?  si, sed go non posseo gottare mea equus ovri iddius Contejian: “ Elementuse de geologias et paleontologias ,.    nos    SINTAXIS Nel senso di: pervenire o arrivare a... gottare usasi   anche innanzi a verbi come i seguenti:  gottare amare, gottare essere, gottare placere, gottare scire:  is gottavi essere prima omos de sua tribus  if vostra matris gottao scire ke tuf abeo itum illikim ques dicebo isf?  vos abeo gottatum amare iusf quio isf esseo nimiam bona et virtuosa  8 — Diamo un elenco di locuzioni molto comuni col verbo   gottare : i  gottare ad arrivare a, gottare benem ristabilirsi (salute), gottare di-  vesa arricchirsi, gottare engrisa andare in collera, gottare frigida  farsi freddo, raffreddarsi, gottare in entrare, gottare intom entrare,  penetrar dentro, gottare macra dimagrare, diventar magro, gottare  noscetum fare la conoscenza, gottare ondrim mettersi sotto, gottare  ovrim superare, passare per sopra, gottare peium peggiorare, got-  tare ponim mettersi dalla parte di dietro, gottare ‘poruordim avan-  zarsi, farsi avanti, gottare punitum essere punito, gottare serom  farsl tardi, gottare suprim mettersi sopra, gottare uisim mettersi  alla parte di dentro, gottare alba imbianchirsi, rischiararsi, gottare  daum scendere, venir giù, gottare draunata annegarsi (per accidenti),  gottare extrim uscire, gottare illikim arrivarci, gottare informatum  essere informato, gottare longim svignarsela, gottare melium miglio-  rare, gottare obscura oscurarsi, farsi oscuro, gottare op /evarsi,  montar sù, gottare paupera impoverirsi, gottare pinguisa ingrassare’  ingrassarsi, gottare porrim mettersi dalla parte di avanti, gottare-  promovetum essere promosso, gottare senesa invecchiarsi, gottare  simulim riunirsi, raccogliere, gollare transversim fraversare, giungere  alla fine.    Verbuse cum Possessiva Adiectivuse    309 — Molti verbi intransitivi quali surrendere, abstinere, ge-  nibusare, querire, penitere corrispondono rispettivamente alle voci  italiane arrendersi, astenersi, inginocchiarsi, lagnarsi, pentirsi, i quali  verbi, pur-non essendo riflessivi si coniugano con le particelle pro-  nominali mi, ti, si, ecc. in italiano. Molti altri verbi seguiti da aggettivi possessivi si ren-  dono in italiano anche con le particelle pronominali corrispondenti  alle varie voci possessive:   tu rumpevi tua crus fl rompesti (a gamba   is rumpevi sua crus s/ ruppe la gamba  isf fasciavi nostra vulnuse cì fasciò le ferite  go vittavi mea oculuse mi bendai gli occhi    311 — Vi sono inoltre in latinulo moltissimi verbi che sono  transitivi, mentre in italiano non lo sono, o sono seguiti dalle RIFDO  sizioni. Ne diamo un elenco di alcuni:  adversare opporsi a, adimplere adempire a, aspirare aspirare a, co-  gitare pensare, pensare a, congratulare congratularsi con, consentire-  consentire a dedignare avere a sdegno, equare pareggiare a,.uguagliare a, iuvare giovare a, merere rattristarsl di o per, obedire ob:  bedire a, olere aver odore di, mandare odore di, odorare di, piacere  far piacere a, resipere aver sapore di, sapere di, sectare andare dietro  a, cercare di ottenere, anelare anelare a, attendere affendere a, bau-  bare abbaiare a contraire essere contrario a, conquerire lagnarsi di,  dolere dolersi di, effugere sfuggire a, gemere gemere dio per, inire  entrare In carica di, miserere far compassione a, orrere avere in  orrore, avere orrore di, potire impadronirsi di, reformidare aver  paura di, paventare, ridere frovar da ridere su, sitire aver sete di,  utire far uso di, servirsi di.    Exerciziuse    I  Corrigete :    1 - Gottate ad me mea baculus; vos invenibo iddis poni ostius  de mea cameras. 2 - Furisf essevi videta, sed is gottavi seposti sini  essere agnoscetum. 3 - Is gottavi valdem engrisa quandom essevi  informata de quis essebam accidetum. 4 - Dum is ambulabam supri  scopuluse, cadevi et gottavi draunatum. 5 - Go esserem valdem obli-  gatum ad vobis if vos posserem gottare me una copias de icus la.  boris. 6 - Quum inimicuse essevi sorprendeta in eia latibulus lius  ‘surrendevi. 7 - Vos anelabam ad glorias, et tandem vos abeo gottata  . iddis. 8 - If vos non io intomi contris vius non gottabo nunquam  benem. 9 - Aom abeo se vostra fratris? Benem, is esseo gottansa  sempem plus pinguis. 10 - Cancellus esseo nimia stricta; carrucas  non posseo gottare in.    Il    1 - Nos abeo gottatum nils in domus giustim nunc, sed vos  posseo gottare quoddis vos desiderao ex restorantis ikim circum.  2 - Vos debeverim nunquam gottare engrisa sini una seria razios.  3 - Alberto, gottate tu mibis mea altera calceuse; icuse esseo nimiam  levisa; viase esseo spurca et balneata. 4 - Quandom vos abeo got-  tatum ovri prima difficultase tota reliquus essebo facilisa. 5 - Go ad-  versao tua principiuse quio iddise esseo diversa ex meuse. 6 - Cum  multa difficultas pomperise gottavi equuse extrim de stabulus priusquo  fumus asfixiarem iddiuse. 7 - Go mereo mortis de tua paupera mam-  mas. Isf essebam un optima mulieris. 8 - Quesa prezius putao vos  go posseverim gottare per ica senesa carrucas? Forsitam vos posse:  verim gottare 400 liras. 9 - Nos omnise debeverim orrere vizius quio  iddis brutesceo nostra animus. 10 - Is gottao engrisa quum aliquis  loquio isbis de eia salus, sed infortunitase forsitam facebo ius got:  tare uaisa.    Ill    Componete et traducete 10 proposizios.    SINTAXIS     Traduxios  Mundus anti creazios de Omos (finis)    “ Iddis non esseo solam per sua magnitudos ke classis de rep-  tilise annunziabam sua preeminenzias in antiqua tempuse; iddis éssev  eziom per varia et plus singularisa formas de illa magnitudos quemis  iddis assequivi nuncodiem. Eccem aliquise infri iddiuse, quise volabam  non cum lostra costese ao draconise, nec propteri uno alas sini di-  stingueta digituse, ao illus de avise, nec propteri uno alas, cuia polles  solam abeverim essetum libera, ao illus de vespertiliose, sed propteri  uno alas principalisam sustinetum supri uno valdem protraeta digitus  cummo alteruse abebam conservatum lostra ordinaria longitudos et  lostra unguise. In idema tempus, ica volansa reptilise, quasom con-  tradictoria denominazios, abeo una longa collus, un avis billus, omnis  tandem quis debebam dare iddibise un eteroclita aspectus.   Ica stranea animalise esseo pterodactiluse.    XII LEXIOS  Verbuse cum Indeterminata Pronomese ao Subiectus    312 — Il pronome indeterminato italiano “ si” corrisponde a  parecchie locuzioni: |  I - ad unuso aliquis in un senso astratto e senza rapporto a nes-  suna persona determinata; nelle massime morali; nelle verità universali:  unus non posseo essere sempem felixa non si può essere...  Il - a gentis in un senso meno universale, ma non restringibile  a persone determinate:  gentis sufferreo paucam duransi iemis in Italia si soffre poco...  III - a los in un senso restringibile ad alcune tali persone:  los expectao regis icavespim si aspetta...  IV - ai pronomi soggetto se la persona che parla o a cui si parla  è inclusa nell’azione:  ques possebam go, tu, is, etc. facere? che si poteva fare?  V - alla forma passiva che si usa moltissimo, anzi è l’unica da  usarsi in tutti quei casi in cui il senso della frase è dubbio:  go essevi ordinatum facere iddius m/ si ordinò...  tu esseo putatum abere dicetum icus fi s/ crede di aver...  multa vinus esseo bibetum in Italia si beve molto...  Tizio, quis, aom is essebam putatum... 7/zio, il quale, come si...  | verbi esprimenti operazioni mentali si costruiscono  comunemente con la forma impersonale :  iddis esseo timetum ke isf moribo  iddis esseo expectatum ke quisques daiam aliqua res    (1) G. Cuvier: © Disquisizios supri fossilisa ossise ,   SINTAXIS Masi può usare anche la forma passiva seguita dal-  l'infinito: . |  quisques essebam expectatum dare aliqua res  quisques essebo expectatum dare aliqua res  315 — Quando si esprime un fatto che ha corso nel presente o  nell’imperfetto si usa la forma passiva cot gerundio e il pancino  passato :  — domus esseo aut essebam essendum construetum |  | si sta o si stava costruendo... Ùi  316 — I verbi dicere, enarrare e simili possono costruirsi: .  I - con los o gentis; II - impersonalmente ton iddis esseo di.  cetum ke; III - passivamente con is (0 altro pronome soggetto) esseo  dicetum essere:  los o gentis diceo ke Dom X esseo divesa  iddis esseo dicetum ke Dom X esseo divesa.  — Dom X esseo dicetum essere divesa  317 — I caso diretto e il caso indiretto possono fare da soggetti  mea fratris essevi dicetum factus © . :. -  aut factus essevi dicetum ad mea fratris  318 — I verbi ire e venire seguiti dalla congiunzione ‘ef e da  un verbo allo stesso tempo del primo si rendono con i Verbi andare  e venire seguiti dalla preposizione a : |  is ivi et firmavi egli andò a firmare  is venibo et videbo egli verrà a vedere I verbi che indicano moto verso vogliono dopo di : sè la  preposizione ad se il luogo è determinato ; ‘e versi se è indeterminato:  go ibam versi domus andavo verso casa, dalla parte di casa  go io ad teatrus vado al featro   320 — Ma non vogliono per lo più nessuna preposizione    quando il luogo è specificato coi nomi domus e villas; e con nomi di .    città: LS ibam domus andavo a casa; 80 ibo villas andrò in villa;  go io Roma vado a Roma . Le espressioni: mea nomes esseo 0 go esseo vocatum...  si rendono con mi chiamo, mi chiamano, il mio nome è...  mea nomes esseo Enea { mio nome è Enea, mi chiamo, mi chia-  mano Vito.   322 — I verbi audere, commensare, cupere, debere, possere,  scire, vellere ed altri sono detti verbi servili, perchè non esprimono  da soli un senso compiuto. Essi vogliono dopo di sè l infinito che  serva a chiarirlo.  I verbi decere, dedecere, penitere, sha pudere, te-    dere si costruiscono personalmente e sono transitivi:  go pigebam urere illa scittis mf rincresceva bruciare quel foglio  324 — Quando i suddetti ‘verbi sono retti all’ infinito da un    verbo di declarare, dicere, monstrare, ecc. hanno il pronome corri-    spondente alle varie persone in caso accusativo:  tu diceo te abere penitetum tua negligenzias dici che ti sei pentito...  is diceo se abere penitetum sua negligenzias dice di essersi pentito...    SINTAXIS mentre se si dicesse:   is diceo ke is abeo penitetum sua negligenzias  vorrebbe dire; egli dice che quegli, (cioè parlando di un’altra per-  sona) si è pentito della propria negligenza.   325 — I verbi indicanti colpa, come accusare, lusvocare e si-  mili vogliono la preposizione de quando è indicata la colpa:   is essevi accusatum aut iusvocatum de fraudis . Il verbo condemnare vuole la PEFBOAZione: oe FALAnCo   è specificata l’estensione della colpa:  is essevi condemnatum ad triginta annus   327 — I verbi absolvere e delivrare vogliono la preposizione ex:   is essevi delivratum ex accusazios I verbi cogitare, commandare, credere, desiderare, di-  cere, dirigere, expectare, ordinare, permittere, poscere, precare, pro-  mittere, supponere, vellere, ed alcuni altri di significato analogo pos-  sono essere costruiti in due maniere: I - o come verbi transitivi col  complemento oggetto seguito dall’infinito: iudes ordinavi ius essere pu-  nitum i! giudice ordinò che fosse punito; II - o come verbi intran-  sitivi.nella stessa maniera italiana : iudes ordinavi ke is esserera punitum   329 — Quando i suddetti verbi sono usati transitivamente  possono prendere la forma passiva col verbo della proposizione tal  pendente all’infinito :   is essevi ordinatum ab iudes essere punitum   330 — I verbi commandare, desiderare e precare possono farsi  ‘ passivi solamente se il soggetto è una persona. Alcuni modi impersonali come iddis essebo aut iddis  esseverim benem, difficilisa, facilisa, melium, advantagiosa e simili, se-.  guiti dall’ infinito o dal congiuntivo sono resi nella stessa maniera:   iddis essebo, esseverim benem ire Roma  iddis essebo, esseverim benem ke vos irem Roma   332 — Se è specificata la persona a cui la cosa è più van-  taggiosa, allora si può usare il per seguito dal nome e poi dall’intinito:   iddis esseverim melium per vius, per Pietro, per Brown, ire Roma   333 — Le dette locuzioni impersonali se sono specificate dal  nome o pronome possono farsi anche personali mettendo per soggetto  il nome o pronome, sostituendo le voci verbali essebo ed esseverim  col futuro e il condizionale del verbo fare, e cambiando il CONGIUDLVO  in infinito:   vos facébo benem ire Roma sarà bene che voi andiate a Roma.  vos faceverim benem ire Roma sarebbe bene che voi andaste a Roma    Exerciziuse    I  Corrigete :  1 - Quum nos io intomi un regios estera et nos non scio linguas,    posseo formare una iusta ideas de sua abitanse cum multa difficul-  tas. 2 - Quoddis essebo facetum icavespim ? Nius facebo quoddis vos SINTAXIS    velleo. 3 - Vos posseo nunquam essere secura de cram. 4 - Gentis  esseo discutens un progectis cirkim un nova pontis supri flumes Mis  souri. 5 - Isfessebo delivratum ab accusazios ? Go non sapeo nils nes.  6 - Iudes abebam ordinatum ke ius esserem punitum sed posteam is  absolvevi is. 7 - Ubim io vos? Go io ad Paris et posti go ibo at  New York. 8 - Isf essebam putata essere maxima onesta mulierisf in  urbis. 9 - Los bibeo multus biris in America et Ingland, sed in Italia  los bibeo plus vinus quam biris. 10 - Los debeverim studere quum  los esseo iuvenise. |    Il    1 - Is ivi et firmavi illa billis, quio sua firmas essevi indispen-  sabilisa. 2 - Qualis esseo vostra nomes? Mea nomes esseo Luigi  Milella. 3 - Isf diceo sef abere penitetum non abere studetum  quum isf essebam plus iuvenisa. 4 - Cerealise esseo seminatum in  iemis et ripetum in estas. 5 - Ques possebam nos facere in illa circumstanzias ? Nils alterus quam fugere; nonnem? 6 - Iddis esseo  timetum ke Mis Maria non cantabo'cramvespim at concertus. 7 - Mea  fratris pigebam urere illa scittise quio iddise continebam multa et cara  memoriase de sua infanzias. 8 - Ad quanta annuse abeo accusatuse  essetum condemnatum? Unus ad quindecim annus; alterus abeo es-  setum absolvetum ex iniqua accusazios.  - Multa meccanica supel-  lese esseo invenitum in America. 10 - Unus non posseo dormire in  ica cubiculus per rumos de vias.    Il Componete et traducete 10 proposizius.  Traduxios    Erudizios et Divizies  ab Charles Blount: Ingliscia Lecturis Libris    Una divesa omos,.iddis esseo dicetum, olim petevi una erudita  omos qualis essebam razios ke scientifica omose essebam raram  videtum at portase de divese, cummo divesa omose essebam sic sepem  videtum at portase de erudituse. “ Iddis esseo — respondevi eruditus,   quio omos de scienzias nosceo velius de divizies, et divesa omos non  sempem nosceo velius de scienzias;    Duo Frariais ab Idemus    Duo fraiaris, unus Dominicanus, alterus Franciscanus, travelandum  simulim, venivi ad una rivus. Dominicanus dicevi ad Franciscanus,  ke ceumo is ivi discalceata, is essebam obbligatum ab caritas portare  ius uldrisim; if is non facerem icus, iddis esseverim una peccatus. SINTAXIS Franciscanus consentivi et prendevi ius supri sua sciuldrise. Quum  los venivi ad medius de strimis, Franciscanus petevi alterus num is  aberem monetas uldrisi se. Dominicanus respondevi: “ Si, duo rea-  lus ,,, Franciscanus audindum icus dicevi: “ Patris, parcete me, sed  nostra ordos positivam proibeo nobis portare aliqua monetas ,,. Dicen-  dum sic, is turbavi ius intomi rivus. Nimiam Serom ad Idemus    Una scurras, at regias de Francis I, querivi ad regis ke una  grandisa lordis minitabam de grassare ius per abere proferretum  aliqua faceziese circumi ius. “ If is faceo iddius,  dicevi Francis, —  is essebo engalum quinque minitis postim ,.. “ Go desiderao ke vostra  maiestas abeiam bonitas engare ius quinque minitis antim ,, respondevi scurras. Uno Pennis Velius de Sagacitas ab !demus    Una paupera fellos mendicandum ex diukis de Northumberland,  dicevi “ Is sperabam ke is daverim isbis aliqua res, neduo los esse.  bam ambus de idema familias, essendum ambus descendetum ex  Adamus ,,. “ Certam  dicevi diukis  eccem uno pennis per te; et  if tota reliquus de tua consanguineuse dabo tibis tantundemus, tu  essebo una omos plus divesa quam go esseo longem Uncaindnes ab Iidemus    Quippo traiflise faceo summas de umana rese   Et dimidia nostra miserias ex nostra foiblise surgeo eva  Quippo de vitas optima gioise consisteo in pas et commoditas   Et paucuse posseo sevare aut servire, sed omnise posseo plisare:  O, nongentila spiritus disceiam ensefortim :  Una parva uncaindnes esseo una grandisa offensas ,.LEXIOS  Verbuse Sequita ab Preposiziose I verbi che hanno il complemento retto da una prepo-  sizione possono essere costruiti anche passivamente. In questo caso il  complemento diviene soggetto e la preposizione può restare insieme  col verbo: tu abeo scribetum ad tua soros auf tua soros abeo essetum  scribetum ad ab te. I verbi flagitare chiedere con istanza, petere chiedere  per ottenere qualcosa, poscere chiedere 0 domandare, postulare chie-  dere con esigenza, querere chiedere per sapere, per informazioni,  rogare chiedere con preghiera; vogliono la preposizione ab, e corri.  spondono a chiedere a...  is flagitavi ab amicus una colloquius con istanza chiese all'amico. SINTAXIS La preposizione per si adopera dopo molti verbi per  sostituire : abere, acquirere, invenire, obtinere, prendere, procurare,  e simili :   | go scribebo ad London aut New York per iddius . ..per averlo Quando i verbi seguiti da preposizione sono seguiti  da pronomi, hi preposizioni vengono sostituite dai rispettivi casi dei  pronomi. Alle volte s’incontrano dei verbi seguiti da preposizione,  i quali non possono tradursi egualmente in italiano. In questo caso  si ricorre ad una espressione speciale, rendendo la preposizione col  verbo e il verbo con un modo avverbiale :  is ivi intomi viridarius andò nel giardino  is raidavi ,, ù entrò nel giardino sul veicolo |  is equitavi ,, » - entrò nel giardino a cavallo, cavalcando  is currevi ,, si entrò nel giardino correndo  is reptavi ,, 3: entrò nel giardino strisciando   is reptavi extri ostius uscì dall’uscio piano piano  vulpes reptavi versi gallusef ‘i! volpe si avvicinò piano piano alle...  fenestras essebam tam parva ke go possebam vix reptare in  la iii. era tanto piccola che appena potevo entrarci strisclando  equimilese galoppavi transversi flumes   I soldati a cavallo traversarono il fiume a galoppo   i: .: + los equitavi offim sf allontanarono a cavallo  los currevi offim si allontanarono correndo Nella stessa guisa si procede con verbi transitivi che  non esprimono un movimento:  cartase essevi uretum /e carfe furono bruciate  domuse essevi uretum daum /e case furono rase al suolo dal fuoco  i ‘ mulieris essevi sufflatum intomi maris -  la donna fu spinta in mare dal vento  pontis essevi sufflatum op cum dinamites  .il ponte fu fatto saltare con la dinamite  illuminate ica dominus ad eia cameras  accompagnate col lume questo signore alla sua camera  Alle volte un verbo intransitivo può diventare transitivo  mediante le preposizioni o gli avverbi:  ite ad lectus et dormite offim effectuse de vinus  ‘ andate a letto e fate passare col sonno gli effetti del vino  is raziocinavi me intomi sua opinios  col ragionamento mi ha indotto nella sua opinione  beibis abeo essetum curretum ovrim ab una carrucas  il bambino è stato travolto da una carrozza  Diamo qui un elenco parziale di verbi seguiti da pre  posizione: —  accauntare per rendere conto di, dar conto di; accredere ad accon-  discendere a; actare secundi essere coerente a, agire secondo; audire  de sentir parlare di; audire ex aver notizie da; concedere per fener  conto di; congratulare de congratularsi di o per; dependere ex dipendere da; gaudere at godere di; .impedire ex /mpedire di; incubare  ovri pensare sempre, pensare a lungo e con pena sopra un fatto;  laborare ‘ex. aver male a, soffrire di; onerare cum caricare di; per-  tinere ad appartenere a; prebere cum fornire di; prendere daum  notare ‘in ‘iscritto; provvidere cum provvedere di; punire cum punire  di; regioisire at rallegrarsi di; regioisire cum ra/legrarsi con; respon-  dere ad rispondere a; respondere per rispondere di; essere responsa-  bile di; ridere at ridere di; tegere cum covrire di; uonderare at ma-  ravigliarsi di.   3 Moltissimi nomi possono rendersi verbi della prima  coniugazione aggiungendovi are. In questo modo essi possono espri  mere -per' lo più l'uso a cui l'uomo fa servire o l'uso che ‘l’uomo fa  delle cose espresse: dai nomi:  anHis: amo, amusare prendere con l’amo, lapis matita, lapisare seri:  vere-colla matita, oculus occhiò, oculusare fener d’occhio, skistus  lavagna, skistusare covrire di lavagna, teguias tegola, eguiaBare co:  vrire di tegole. Ma. possiamo esprimere la stessa idea anche con altre  locuzioni:  prendere. cum amus prendere con l’amo, scribere cum lapis, tegere  cum skistus, tegere cum tegulase. L'espressione mutuam corrisponde a l’un l'altro, scam-  bievolmente.   ‘ 345 = L'espressione a/tefus altera... seguita dal sostantivo e  dal verbo, ‘Corrisponde a: chi in un... chi in un altror   alterus -altéera locus essebam chi éra ‘in’ un luogo chi in un altro  Si  L’espressione nils alterus quam, seguita dal verbo“in  un tempo di modo infinito indica: non fare altro che; non fare Lit  sé non che:   los nils alterus quam imitavi lius': non fecero altro se non imitatti   tu nils alterus quam dormibam non facevi altro che dormire:   da cui si vede che il passato remoto è divenuto infinito, e la voce del  verbo è stata sostituita la quella del verbo fare.    Per Consecuzios de Tempuse s'intende l'insieme delle regole che insegnano în quali  . tempi del congiuntivo si devono porre i verbi delle proposizioni di-  pendenti rette da congiunzioni subordinative.  A seconda che l’azione espressa dalla proposizione se-  condaria sia contemporanea o anteriore all’azione principale:   1 - al tempo presente, futuro semplice e futuro anteriore nella  proposizione principale: corrisponde un tempo presente 0 passato: ‘del  congiuntivo: -  go sperao, go sperabo, g0 abebo speratum ! ke is studeiam aut abelam  studetum; ia   ‘Il  S  V 4 >  VI ssi "  VII A È  VIII si È be)    be) II PARTIS    I Sintaxis pag.  II    IIl  IV  V  VI  VII  VII  IX  X  XI  XII  XII  XIV  XV    Va)     INDICE GENERALE ALFABETICO    I PARTIS Abbaco Accento . 3 : i ; ; 9   Addizione .    Aggettivi dimostrativi    . indefiniti A possessivi A relativî 48   Aggettivo ; 17:Alfabeto . : ; . 5   Alterazione degli Aggettivi    i » Avverbi    x dei Colori    » Nomi    Articolo 14  Avverbi derivati da Aggettivi n   definiti    Avverbi di affermazione È 62   È » dubbio 63   » » luogo 65   e » maniera . 64   % » moto da luogo Verso luogo Negazione Quantità    n » Stato in luogo tenpo :    3 = » futuro  A $ passato    s s n presente    Avverbio  : : A ;   Casi dei Pronomi Personali    Classi Varie di Numerali   Comparativo, Grado Irregolare .Congiunzione ; . 25;12   Congiunzioni Alternative . 72   A Asseverative 74   % Avversative 73   s Causali 73   È Comparative 73   n Concessive .    ù Conclusive Condizionali     Congiunzioni Consecutive    i Dichiarative   i Copulative .   s Correlative .   a Disgiuntive Finali .   Temporali   Coniugazione Attiva Passiva    Consonanti e Vocali.    Declinazione   Derivazione degli Aggettivi  0" dei Nomi   Dittonghi   Divisione    A delle parole in sillabe    ERRATA-CORRIGE Esercizio di Dettatura e di Lettura Espressioni Numeriche    Femminile dei Nomi.  Fiori   Fonologia .   Frutta .    Giorni, Nome dei .  Gradi di Comparazione    Indice delle Lezioni .  Indirizzi per le Lettere  Interiezione    Locuzioni Avverbiali.    Macchine Mesi, Nomi dei.   i Modi Avverbiali ì  i Modi e Tempi dei Verbi.  | Moltiplicazione Morfologia Nome Numero    Ore   Paradigmi delle Coniugazioni .   Parti del Discorso . a   Piante o   Positivo, Grado   Piurale dei Nomi &  S n » Composti  i » Segni Grafici   Preposizione 3   Pronome   Pronomi Dimostrativi   Indefiniti   Interrogativi   Personali   Possessivi .   Relativi   Pronunzia .    sis is    Sillabe  Sottrazione .  Suffissi Costanti degli Aggettivi  A : dei Nomi  x Mobili degli Aggettivi  ; » dei Nomi.  Suoni . ; è ;  Superlativo Grado ? s è  i Irregolare    Tempi dei Verbi  Verbi Impersonali    Verbo . î  Vocali e Consonanti.    II PARTIS    Nomenclature:  Celus et Maris ;   Ces Ludus . . . è. . Civilisa Dignitase . ; ; =. LIL  Contris . 3 A . x   Pronomese, Usus de .   Personalisa Pronomese 101:103  Possessiva Pronomese, Usus de. 97  Relativa Pronomes 102  Proxima Pertransitus Preteritus . ; i 113  Pulcra , E : j a 04  Quam Quandom Quanta Quire   Raita . . A ;   Remanere   Ronga   Servire   Si Soma Stare 4   Sua Suus   Sub ;   Substantivus,. ia de : .   Usus de Pluralis de REDALHiO use. 83  Superlativus   Supri .   Tangere Tanta . : 94  Tempuse, Usus de 112  Tota Traduxiose .  Adamas .  Ces Ludus :  Commercialisa Literas .  Duo Fraiaris .  Erudizios et Divizies  Leos  Literas ad Îuvenise  London Postis    Mundus anti Creazios de Onde 125;    Nimiam Serom   Partis de Soliloquis de Hamlet .   Pulcritudos in laponia .   Silvatica Feles 105;109;115  Telegrammis . i 147  e ad un Otellus Pro-  prietarius Uncaindnes   Uno Pennis Velius de Sagacitas. Violodoratas   Ubim .   Uisi   Una   Undri   Utire   Vel'ere   Verbus ; 106  Specialisa Usus de Aliqua Verbuse 120  Verbuse cum Possessiva Adiectivuse   î cum Indeterminata Prono-  mese ao Subiectus 129  » = sequita ab Preposiziose     vpi is»    Pag. Da)    ERRATA CORRIGE    T cerziabrakidactilus abbriccagnoio abbriccagnolo    T gionstocarius accomandatarlo  8 subligaculus mutanda  16 è 32 sia ggiunge  60 $ personaie  Locazioni  Tituluse Titoll  87 $ 32 postuse  91 & 57 dextra  96 riga 3 bracteas   $  voleo   $ 1 $  oppartenere   $  deambulanzios   & 241 le   Duo Frariais    accomandatario  subligaculuse mutande  si aggiunge   personale   Locuzioni   Titoli   portuse   dextera   bracteis   velleo   v   appartenere  deambulazios. © i  la   Fraiaris    eta AGGETTIVI, SOSTANTIVI E VERBI  CONTENUTI NELLA GRAMMATICA LATINULUS Le parole senza apostroio sono piane. L’apostroîo indica che  Sulla vocale precedente cade l’accento tonico.    abdere nascondere  abdomes addome  abdomina'lisa addomina-  abenas redina [le  abere avere  abere se stare in salute  a’bies abete  abire partire  a'bitans abitante  abitare abitare  abitazios abitazione  a'bitus abito  abno’rmisa strampalato  abscessus ascesso  absolvere assolvere  abstinere astenere  abstracta astratto  abstrusa astruso  abundansa abbondante  abundanzias abbondanza  aca’cias acacia  à’caius acagiù  acanto’pterus acantottero  acanturus acantfuro  a’'cantus acanto  a’'carus acaro  accauntantis ragioniere  accauntare conteggiare  » per dar conto di  accauntazios contabilità  accelerata accelerato  accendere accendere  accentus accento  acceptans accettante  acceptare accettare  accessibi’lisa accessibile  ACCESSUS accesso  accidentare accidentare  accidere accadere, avve-  nire, succedere  accli’visa acclive  accomodare accomodare  accordare accordare  accredere ad accondi-  scendere a  accrescere accrescere  accusare accusare  accusativus accusativo  accusazios accusa  ace’fala acefalo  àcerba acerbo  acetaris insalata  aci’culas spilla    A    a'cles punta  aco’litus accolito  acquiescere acquietare  acquirere acquistare  acquisizios acquisto  a’crisa acre  acrobas acrobata  acro’corus acrocoro  acro’polis acropoli  actare agire  actare secundi agire se-  condo, essere coerente a  actoris attore  actua’lisa attuale  actus atto  acuta acuto  a’'damas diamante  adaquare abbeverare  adesios adesione  adiantus capelvenere +  adibere adoperare  adiectivus aggettivo  adimplere adempire a  adinvenire inventare  adiposa adiposo  adiudicata’rius aggiudi-  catario  adiutare dare aiuto a  adiactare allattare  administratoris ammini-  stratore  administrazios ammini-  strazione  admiralatus ammir#gliato  admirare ammirare  admiratoris ammiratore  admonere avvertire  adolesce’ntisa adolescente  adrepere arrampicare  adulta adulto  advansare inoltrare  advansata avanzato  advantagiosa vantaggio-  advenas forestiero [so  advenire giungere  adventare arrivare  adverbius avverbio  adversare opporsi a  adve'rsitas avversità  adve'rsucas disgrazia  adverta’is pubblicità  advocare impiegare, vo-  [lerci    advocatus avvocato  ae'rea aereo   àa'eris aria   affexios affezione  affi'nisa affine  affirmare affermare  affluentis affluente  A’frica Africa :  agi’litas agilità  agitata agitato   agmes squadra (militare)  à’'gminis squadrone  agnoscere riconoscere  agnosterius leggio  agnus agnello  agri’cola agricolo  agri’colas contadino  agricultoris agricoltore  agris campo   agrumis agrume -  aironare stirare  aisbergos ice-berg  alarmare allarmare  alarmis allarme   alas ala   alba bianco   albina albino   a'leas giuoco d'azzardo  aliena alieno   a'liqua alcuno, taluno  aliquanta alquanto  a'llius aglio   alta alto   a’'Itera altro  alterabi’litas alterabilità  alte’rutra l’uno o l’altro  altitudos altezza  altople’inis altopiano  altus alto, la parte alta  aluminis alluminio  alumnus alunno  à'lveus alveo   amara amaro   amare amare   amatoris amatore  amba ambedue  ambulacrus corridoio  ambulare camminare  ambulazios camminata  amendis ammenda  amensa sciocco  amentis pazzo  amenzias sciocchezza    America    Ame'’rica America  Americana americano  Ame’rico americo   amica amico   amicizias amicizia  amicus amico  amigdaletus mandorleto  ami’gdalus mandorlo  amoris amore   amorosa amoroso  amovere allontanare  amplificare amplificare  amus amo   amusare prendere con l’a-  anas anitra {mo  androce’us androceo  anelare anelare  aneste’tica anestetico  anfiteatrus anfiteatro  a'ngaris hangar  Anglicana anglicano  Anglicanismus anglicani-  Anglo Anglo [smo  a’nguis serpe   a’'ngulus angolo  animalis animale  a’nimas anima   a'nimus animo  annunziare annunziare  annus anno   anses oca   anteriora anteriore  anteris antera  antibra’kius avambraccio  antica’meras anticamera  anticipare anticipare  antidisco’veris avansco-  antiqua antico [perta  antitre’inus avantreno  a’'nulus anello   aperire aprire   apis ape   apparatus apparato  apparensa apparente  apparizios apparizione  appiransis apparenza  appla’usus applauso  approcciare approcciare  appropinquare accostare,  ‘avvicinare   a'pricas percoco   Aprilis aprile   apta adatto, atto  aptitiu'dis attitudine  a’puas acciuga   aquare innaffiare  aquarius acquario  aquas acqua   aqua'tica acquatico   a’ quea acqueo   a’quilas aquila aquilina aquilino  aquitrinus acquitrino  aquosa acquoso  ara’cnidis aracnide  arangus arringa  aratoris aratore  aratrus aratro  arbitraria arbitrario  arbi'trius arbitrio  a’'rboris albero  arbutus corbezzolo  arcessere incolpare  arde’lios faccendone  areodromus areodromo  are’olas aiuola  areo’'metrus areometro  areona'’utica areonautico  areona’utikis areonautica  areona’utus areonauta  areopianus areoplano  areostàkis areostatica  areo’stas areostato  areo’stis areostiere  argentus argento  argillas argilla  argumentare argomenta-  arlas aia [re  aristocra’tica aristocrati-  : [co  arkiepi’scopus ar  vo  arkitecturas architettura  arkitectus architetto.  arkitravis architrave  arkivistis archivista  armamentus armamento  armare armare  armas arma  armentus armento  armillas braccialetto  armis armata  armores armaiuolo  arnes finimento  a'rrabos caparra  arrangiare assestare  arrangimentis assesta-  arras arazzo [mento  arra’sseris arazzeria  arrestare arrestare  arripere acchiappare, af-  arros freccia (ferrare  arsinalis arsenale  arterio arterio  artistis artista  artri’tica artritico  artritis artrite  artus arto  arvinas grasso  ascendere sormontare  ascensios ascensione  ascensoris ascensore    a2ura    asfixiare asfissiare  Asia Asia   a’sinus asino   a-solos a solo  aspectus aspetto  aspicere guardare  aspirare aspirare  assemblare assembrare  asseQquire raggiungere  assolistis assolista  ussolutismus assolutismo  assortire assortire [to  assortmentus assortimen-  asteriscus asterisco (*)  astillis asticciuola  astis asta   astro’nomus astronomo  astrus astro   atlas atlante  atmosferas atmosfera  atroxa atroce  attaccare attaccare  attendere attendere  attenta attento  attenzios attenzione  attractivis attrattiva  auctoris autore  auctorisare autorizzare  audaxa audace   audere osare   audire udire   aufugere scappare  augmentare aumentare  Augustus agosto  a’ulas aula   a’ulis urlo  auricula’risa auricolare  a’urifes orefice  aurigas cocchiere    ‘ a’uris. orecchio    a'urus oro  auscultare ascoltare  A’ustro austro  automo’bilis automobile  automobilistis automobi-  [iista  autoscafis autoscafo  autosecare autosegare  Autumnus autunno.  auxiliare aiutare  auxilius aiuto  avellere strappare  avenas avena  aviatoris aviatore  a'vida avido  avis uccello  avus avo, nonno  axilla’risa ascellare  axillas ascella  a’xios azione, agire  azura a7zurro    bacinus    bacinus bacino   bacteriolo’gica batterio- baculus bastone [logico   ba'feus tintore   bafi'as tintoria   baggagis bagaglio   baiu’lus facchino   balare belare   balaustradis balaustrata   balconis balcone   balenas balefia   ballunis pallone   balneare bagnare, fare un  bagno   ba’Ineus bagno   bambus bambù   bankis banca   barbas barba   bardotis bardotto   baris bar   bari’tonus baritono   baro’metrus barometro   baronettis baronetto   baronis barone   barrakis caserma   barricare barricare   barrire barrire   bas basso   basi’licas basilica   basis base   batillus badile    cabinettis gabinetto  cabinis cabina  cablografare cablografa-  cada’veris cadavere [re  cadere cadere   ca’inda cortese  ca’indnes cortesia  calamarius calamaio  calamistrare arricciare  calca’neus calcagno  calcas sprone  calceola’rius calzolaio  ca’lceus scarpa  calefacere riscaldare -  calefaxios riscaldamento  ca’libis acciaio   ca’lida caldo   calidare far caldo  ca’ligas calza   calis calice   ‘ca’llida accorto, scaltr  callus callo  calumniare calunniare    B    batracomio’makis batra-  [comiomachia   baubare abbaiare   baubazios abbaiamento   bedda'iris ghisa   bedellus bidello   be’ibis bambino   belis balla   bellare guerreggiare   bellis campana   bellus guerra   benefacere beneficare   benefactoris benefattore   beneficius beneficio.   Berlin Berlino   bettare scommettere   bettis scommessa   bibere bere   bibliotecas biblioteca   biciclis bicicletta   bidentis bidente   billis cambiale   billus becco   bingus essere   binoclis binocolo   biris birra   biscioppisalfiere(scacchi)   bisnis affare   bisnistis affarista   bivius bivio   bla’teros chiacchierone    C    ca’meras stanza   caminus camino, fumaiuo-   canalis canale [lo   cancellis cancello   canina canino   canis cane   cannonis cannone   cannonisare cannoneg -  {giare   cano’nicus canonico   cantare cantare   cantus canto   canzios canzone   caos caos   capaxa capace   capillus capello   capitalis capitale   capitellus capitello   Capras caprone   captenis capitano   capus capo, testa   cara caro   cara’cteris carattere    casseris    bledis lama   blua blu   bollis palla  bombardare bombardare  bombardazios bombarda-  bona buono [mento  bo’nitas bontà  bo'numis bene   bordis bordo   Bosno Bosno  bota’nica botanico  bota’nicas botanica  boviles bovile   bovis bove   boxis palco   bra’cteas latta  bra'’cteis brattea  bra'kius braccio  bra’ssicas cavolo  Brazil Brasile  bre’visa breve  brilliantis brillante  bris brezza   Britiscia britannico  bronco bronco  brutescere abbrutire  buckes libreria  butirus burro  buttonare abbottonare  buttonis bottone  buzzare ronzare    caratus carato  carbasarius veliero  ca’rbasus vela  carbonius carbonio  carburus carburo  ca’rceris carcere  cardinalis cardinale  cardina’lisa cardinale  cardis cartolina  carensa privo di  ca'’ritas carità  carnazios carnagione  carni’vora carnivoro  carobis carrubo  caros carne   carras carraia  carrutas carrozza  ‘ca’rtacras cartone  cartas carta   carta’'us tettoia  cartis carrettone  ca’seus cacio, formaggio  ca’'sseris cassero    cassulis    ca’ssulis cassola   castellus castello   castigare castigare   castigazios castigo   castras accampamento   castrasare accampare —   ca’sulas casina   Casus caso   catacombis catacomba   cata’logus catalogo   catedralis duomo, catte-   {drale   ca’tedras cattedra catenas catena ca’udas coda   ca’unteris banco di nego-   ca’untis conto [zio   cauponas bettola   ca’us cagione, causa   causare causare   ca’usas causa   ca’usias cappello di paglia   ca’utscius cautsciù   cavaliris cavaliere   ca’veas gabbia   ceca cieco   ceckis scacco   cecmetis scaccomatto   cedrus cedro   cekis assegno bancario,  cheque   cele’brisa celebre   cele’britas celebrità   cellarius dispensa ,   cellula’risa cellulare   celus cielo   cementarius muratore   cementus cemento   cempinis campione   cena’culus soffitta   cenare cenare   cenas cena   centra’lisa centrale   centrus centro   cepas cipolla   ceras cera   cerasus ciliegio   cerea’lis cereale   ce’rebrus cervello   cerinus cerino   ceris sedia   certa certo   certames battaglia   certare combattere   cerziabrakida’ctilus ram-  pichino, abbriccagnolo   cerziofacere accertare   ces scacchi   cesbordis scacchiera .   cespis cespuglio   cestus cintura    6    ciatissare servire a tavola  ‘ » se cum servirsi di  cia'tus bicchiere  cibare cibare  cibus cibo  ci’catris cicatrice  ciclas gonna  ciclis ciclo  ciclos ciclone  ci’ cura domestico  cicurabi’litas addomesti-  chevolezza  cicurare addomesticare  cicutas cicuta  cifis capo  cikis pulcino  ci’lius ciglio  ci’mbalus cembalo  cimbas barca  cincti’culus grembiale  ci'nemas cinema  cine’rea bigio  cinis cenere  cippa mercato  ci’rcinus compasso  ci'rculus circolo  circumdare circondare  circumdarius circondario  circumstanzias circostan-  circus circo [za  cirpare cinguettare  cistas cesta i  citaras chitarra  ci’'tisus aborniello  civi’lisa civile  civis cittadino  clamare gridare  classis classe  cia’uda zoppo  claudere racchiudere  clavis chiave  clo’unis pagliaccio  clubis club, circolo  clu’dinis temperino  clunis culatta  clunisare acculattare, cu-  [lattare  coagulare rappigliare  coaxare gracidare  co’cleas cucchiaio  coffia’us caffé (negozio)  coffis caffè (pianta)  coffis caffè (bevanda)  cogere forzare  cogitare pensare  cognatus cognato  cognizios cognizione  cognomes cognome [re    cognominare cognomina- è» .    coincidenzias coinciden-  coincidere coincidere [za    componere    colere coltivare  collas colletto  collegius collegio  collexios collezione, rac-  [coglimento  collibus aggio  colligere raccogliere  collinas collina  collis colle  collocare collocare  colloquire abboccarsi,  parlare con uno  collo’quius colloquio  collus collo  co'lonis due punti (:)  colonus affittavolo,colono  colorare colorare  colos colore  colo’ssica colossale  coltis puledro  columbus colombo  columnas colonna  comas chioma  come’dias commedia  comes compagno  cometes cometa  comitatus comitato [te  co'mmandans comandan-  commandare comandare  commandis comando  commas virgola (,)  commatris commare, ma-  {drina  commendatoris commen-  [datore  commensare cominciare  commercia’lisa commer-  [ciale  commerciare commercia-  commodare prestare [re  commo’ditas agio, como-  co’'mmodus comodo [dità  commorare fermarsi  commovere commuovere  communes comune  commu’nisa comune  co’'mpanis società, com-  [pagnia  compa’ssios compassione  compellere costringere  competitoris competitore  complere compiere  completa completo  completare completare  complexios complessione  complimentare compli-  mentare, far complimenti  RARE  to  complu'resa parecchio  componere comporre    composizios    composizios PR  ne  comprimere comprimere  concedere concedere  concertare concertare  concertus concerto  concinnare acconciare  concinnazios ini  ra  concordare concordare  concordias concordia  condemnare condannare  condemnatus condannato  condizionalis condizio-  [nale  condizios condizione  co’'ndoris condor  [larsi  conflare sollevare, ribel-  conflictus conflitto  confluenzias confluenza  confutazios confutazione  congenulare cadere gi-  {nocchioni  congratulare congratula-  co’nica conico [re  coniunetivus congiuntivo  coniungere congiungere    coniu’nxios congiunzione    conne’xios connessione  cono’peus cortina  conquerire lagnarsi di  conrespondenzias corri-  {[spondenza  conrespondere corrispon-  [dere  consangui’neus parente  consarcinare imballare  consarcinazios RO  gio  consecuzios consecuzio-  ne  consentire secon  consequire conseguire  consernis azienda  Conservare conservare  consilius consiglio  consistere consistere  consobrinus cugino  consolazios consolazione  consorzios compagnia  conspici’Iluse occhiali  constare constare  constellazios costellazio-  ; [ne  construere costruire  construxios costruzione .    Li consuetudos consuetudi-  consulatus consolato [ne  co’nsulis console  consultare consultare  consumere consumare  contemptus dispregio  contenta contento  contes conte  continentis continente,  terraferma .  continere contenere  continuare continuare  continuazios continuazio-  ne  contradictoria contradit-  contraere contrarre [torio  contrafortis contrafforte  contraire esser contrario  contraltos contralto  contraria contrario  contrastare contrastare  contris campagna  controbassis controbasso  controlloris controllore  convalescere guarire  conventus convento  conversare conversare  convictoris convittore  convictus convitto  convincere convincere .  convivas commensale  cooperire coprire  copias copia  coquere cuocere  co’'quus cuoco  cordas corda di strumen-  cordia’lisa cordiale [to  cordis cuore  cordisforma cuoriforme  coristis corista  co’rius cuoio  cornus corno  corollas corolla  corpus corpo  corrigere correggere  corroborare corroborare  corses busto (indumento)  corsis portata (a tavola)  cortis corte  corus coro  Corvus corvo  cos cote  costare costare  costas costa  costes costola  costomma’us dogana    czaris    covris posata   cCoxas coscia   cra'is grido   crammare impinzare  Crassa grosso   creare -creare   creazios creazione  credensa credente  credere credere, aver fede  cre’ ditus credito  crepu’sculus crepuscolo  crescere crescere     cribrus frullone, staccio    crikis insenatura  crispata ricciuto  cristallus cristallo -  crite’rius criterio  crocitare gracchiare  crocodilus coccodrillo  croiare fare chicchirichi  cros incrocio  crossare incrociare  crucis croce  cru’is ciurma  crus gamba  Cuare tubare  cubi’culus camera  cu’bitus gomito  cucullus cappuccio  cu’cumis cocomero  cucu’rbitas zucca  cules zanzara  culinas cucina  culmes comignolo  culpabi’lisa colpevole  culpas colpa  cultoris cultoris  cultrus coltello  cuni’culus coniglio  cupere bramare  Cuprus rame  curagiosa ein ite  0    . cu’ragis corag    curbis barbazzale  curiosa curioso  currere correre  currus carro   cursis corsa   Cursus corso   curta corto   curva curvo   curvis curva  cuspisata cuspidato  custodire custodire  custos custode, guardiano  czeris czar, zar    daddis    daddis babbo   damnosa dannoso   dare dare   deambulare passeggiare  deambulazios passeggia-  debere dovere ta  debi’lisa debole    decere convenire a, esse-.    re decente  decidere decidere  declarare dichiarare  dedecere sconvenire a,  essere indecente  dedignare sdegnare, ave-  re a sdegno  deessere mancare, voler-  defectus difetto [ci  defendere difendere  deficere mancare, volerci  delectabi’lisa dilettevole  .delectare dilettare  delectazios diletto  delfinus delfino  delicata delicato  deli’cies delizia  deliciosa delizioso  delineare delineare  delivere consegnare  delivrare prosciogliere  delivris consegna  delucidare .delucidare  delucidazios delucidazio-  demis dama ne  demonstrare dimostrare  demonstrativa dimostra-  i [tivo  denarius danaro  denominazios denomina-  dentis dente [zione  dentise'ries dentatura  dependere dipendere  deponere deporre  depositare depositare  de’putis deputato  derratis derrata  descendere discendere  describere descrivere  deserere abbandonare, la-  [sciare  desertare disertare  desiderare desiderare  deskis desco, tavolino  despacciare dispacciare  despectare indispettire  despectus dispetto  desperare disperare  desperata disperato  desperazios disperazione    D    despondere fidanzare  desponsatus fidanzato  destraere distrarre  detegere discoprire, sco-  deturbare buttar [prire  devastare devastare  de’xtera destro (parte de-  dia’conus diacono [stra)  dicere .dire   dida’ctica didattico  di’es giorno   dievenire scadere  differenzias differenza  differrere differire  diffici’lisa difficile  diffi’cultas difficoltà  difterites difterite  digitales ditale  digiti’grada digitigrado  di’gitus dito   digna degno   di’gnitas dignità  dilaniare dilaniare  dilatare dilatare  diligensa diligente    «diligenzias diligenza    dilucidare delucidare,   . schiarire   dilucidazios delucidazio-  [ne, schiarimento   dilu’vies diluvio   dimidia, mezzo, metà    dimidius metà, mezzo,    parte di mezzo  dinamites dinamite  dinosa’ura dinosauro  dinosa’urus dinosauro  diplomas diploma  directa diritto  directare indirizzare  directoris direttore  direxios direzione  dirigere dirigere -  dirigi’bilis dirigibile  disastris disastro  discalceata scalzato scal-  discere imparare {zo  disciplinas disciplina  disciplinata disciplinato  disci’pulus discepolo -  discordias discordia  discoverire scovrire   (scienze)   disco’veris scoperta  discus disco  discutere discutere  dismissere accomiatare,  diso bedire disobbedire    duellare    disponere disporre  dispo’sita disposto  disquirere ricercare  disquisizios ricerca  disrumpire scoppiare  per risuse scop-  piare dalle risa  dissoluta dissoluto  distincta distinto  distinguere distinguere  distribuzios distribuzio-  ne, dispensa  districtis distretto  diuw'kis duca  diu’tis dovere  diversa diverso  di’vesa ricco  divesare arricchire  dividere dividere  divi’dias noia  dividiosa noioso  divizies ricchezza ,  docere insegnare  docta dotto  prat dottore  gbeddere cucciare  dogbeddus cuccia  dokis dock  dolere dolere  doliarius bottaio  do’llaris dollaro  doloris dolore  domare domare  dome’stica domestico, di  casa  dominansa dominante  dominata dominato  Dominicanus Domenica-  do’minus signore [no  domus casa  donus dono  dormire dormire  dorsus dorso, schiena  dotare dotare  draconis dragone  dra’ia asciutto  draiare asciugare  draidokis bacino maritti-  dramas dramma [mo  drama’tica drammatico  draunare annegare  dreftis tratta  dre’inis fogna  dronca ubbriaco  dropas depilatorio  ducere guidare  ductus condotto  duellare duellare    duellus    duellus duello  duettos duetto  du’Icisa dolce    ebdo’madas settimana  ebenistis ebanista  e’'boris avorio  ebri’etas ebbrietà, ebbrez-  eccle’sias chiesa {za  e'culus salotto  ecus sala  e'deras edera  edificius edificio  editoris editore  edocere addestrare, am-  _ maestrare  educare educare  educazios educazione  effectus effetto  efficaxa efficace  efficiensa efficiente  effuggere sfuggire  e’gestas bisogno  egregia egregio  egrie’bla- piacevole  egrota malato  egrotare ammalare  eiulare miagolare  eiulazios miagolio  ekinus riccio di terra  ekis male, dolore tempo-  raneo  elabire scattare  ela’stica elastico  electa eletto  electoris elettore  ele’ctrica elettrico  e’lefas elefante  elegansa elegante  elementus elemento  eligere eleggere  eliotropius eliotropio  elli’ptica ellittico **  embassadoris ambascia-  tore  embassis ambasciata  emere comprare  eme’tica emetico  emisfe’rica emisferico  emissarius emissario  emittere emetter  emploiare impiegare  emulazios emulazione  enarrare raccontare    9    dulcisagra agrodolce  du’Icitas dolcezza  dunas duna    E    enarrazios racconto  encuragiare incoraggiare  endcreftis mestiere  engare impiccare  enginiris ingegniere  engris collera  e’ngrisa collerico  enlistare assoldare -  enrollare arrolare  e’nterpris impresa.  enumerare enumerare  epas fegato  epi’scopus Vescovo  e'pocas epoca  equa’lisa eguale  equa’litas uguaglianza  equare eguagliare, pareg-  giare  equatoris equatore  equazios equazione  eques cavaliere  equilabius barbozza  equiles scuderia  equimagistes dn  zo  equimiles soldato a ca-  vallo  equinoxius equinozio  equitare cavalcare  e’quus cavallo  erbas erba  erina’ceus riccio di mare  errare errare  erroris errore  erudita erudito  erudizios erudizione, sa-  erupzios eruzione [pere  es bronzo  essere essere  Estas estate  e’'stera estero  estimare stimare  estimazios stima  estua’rius estuario  etero’clita' eteroclito  etas età  etnogra’fica etnografico  e’tulus piantagione di  ‘ piante a fusto piccolo  ed erbaceo    extrinseca    dura duro  durare durare    durizies durezza    ‘ etus piantagione di alberi    di alto e medio fusto  legnoso  Europa Europa  evaporazios DAEPAT  ne  evenire avvenire, acca-  e’venius filare {dere  eventuala eventuale  evigilare svegliare  evitare evitare  exacuetoris arrotino  exames esame  excavare scavare  excedere eccedere  excellensa eccellente  excellenzias eccellenza  excengis cambio  exclamare esclamare  exclusiva esciusivo  excribere trascrivere  exemplus esempio  exequire eseguire  exe'rcitus esercito  exigua esiguo  exiliare esiliare  exire uscire  existenzias esistenza  existere esistere  exornamentus addobbo  exornare adornare  exornata adornato, il  no  expectare aspettarsi  expectazios aspettativa  expedire spedire  explanare spiegare  explicare spiegare, di-  stendere  expres treno diretto  expressios espressione  e’xtera esterno  exteriora esteriore  extollere sollevare  extraotdinaria straordi-  [nario  extrema estremo  extre’mitas estremità  extricare sviluppare  extri’nseca estrinseco    fabas    fabas fava  fabes fabbro  fabricare fabbricare  fa’'bulas favola  facere fare  facezies facezia  fa'cies faccia  faci’lisa facile  facilitare facilitare  fa’ctoris fabbrica  factus fatto  fa'cultas facoltà  falangis falange  fa’lculis artiglio  falignarius falegname  fallire fallire  familia’risa familiare  fami’lias famiglia  fanalis fanale  fanta’stica fantastico  farmaco’polas farmacista  fars farsa  . farus faro  fasces fascina  fasciare fasciare  fascinazios fascinazione  fascis fascio  faselus fagiuolo  fasis fase  fa’uces foce »  fa’ucise fauci  fauntenis fontana  favoris favore  favus favo  fe'ciuris fattezza  feda brutto  fegatellos fegatello (scac-  feles gatto  feli’citas felicità  felina felino  felis fiele  felixa felice  fellos poveraccio, diavo-  lo, misero uomo  fe’minas femmina .  feminina femminino, fem-  femora’lise calzoni  minile  fenestras finestra  feras fiera, bestia  feries vacanza  ferire ferire  fero’citas ferocia  feroxa feroce  ferrare ferrare  ferribotis ferry boat, chiat-  [ta    10      ferrus ferro  fe'scionis moda  festus festa  fia’'las fiala  ficus fico  fide’lisa fedele  fide’litas fedeltà  fidere fidare  fierire diventare  figuras figura  filiare filiare  filius figlio  filtrus filtro  filus filo  filusforma filiforme  finirè finire  finis fine  fiordis fiordo  firmare firmare  firmas firma  fi'sica fisico  fi'sicas fisica  fisk.are fischiare  fiskius fischio  flabellus ventaglio  flaccescere appassire  flagitare domandare con   istanza   flammi’ferus fiammifero  flebi’lisa flebile  flere piangere  fiexibi’lisa flessibile  flexuosa flessuoso  flingare slanciare  flittis flotta  floccus fioclo  fiorescere fiorire  flos fiore  fluere scorrere    . flumes fiume    fo’iblis debolezza, mora-  folius foglia   fonologi’as fonologia  fons fonte   forestis foresta   fo’rficis forbice   formare formare   formas forma   formazios formazione  formidare impaurire  formidos paura   fornas fornace   fornis volta, (architettura)  fo’rtisa forte   fortres fortezza militare  fortunas fortuna    futurus    fortunata fortunato   fossas fosso   fo.satus fossato   fossi'lisa fossile   foto ‘grafia fotografia. ri-  tratto   fo’veas ‘fossa   fra’'cida fracido   fragas fragola   fragi’lisa fragiie   fra'iaris frate   franare franare   franas frana   Franciscanus Francesca-   frangere frangere [no   fratris fratello   fraudare barattare   fra'udis frode   fraus baratteria, baratto   fraxionaria frazionario   frenare frenare   frenatoris frenatore   frenus freno   frequensa frequente   fretus stretto di mare   friare polverizzare   fri'Ègida freddo   fringillas tringuello   fri'vola frivolo   frontis fronte   fructus frutto   frumentus frumento   frustus pezzo   fugere fuggire   fulcimentus puntello   fulgurare lampeggiare   fulgus lampo   fulmes fulmine   fulmetra'es parafulmine   fulminare fulminare   fumare fumare   fumus fumo   fundamenitus fondamento    fundare fondare    funis fune, corda  funxios funzione  furare rubare  furcillas forcina  furis ladro  furnarius fornaio  furnus forno  fuscinas forchetta  fustis fusto  futpes marciapiede  futura futuro   futu us futuro    galerus    galerus berretto  gallina’ceus tacchino  gallus gallo  galoppare galoppare  galvanoplastica galvano-  plastico  gambetto  (RCACCN)  gamis cacciagione  ga'ragis garage  gariofillus garofano  garrire garrire  gas gas  gasosa gassoso  gaudere godere  gaudius gaudio  gelare gelare  gelazios gelamento  gemere gemere  gemmas gemma  genas guancia  gendris genere  generalis generale  genera’lisa generale  generare generare  generis genero  genero’sitas generosità  genetli’acus genetliaco  genibusare IRRIROCCHAre  genitoris genitore  gentila gentile  gentilare ingentilire  gentis gente  genus ginocchio  geografi’as geografia    gambettos    lacere giacere   iacintus giacinto   ja’nuas portone  iasminus gelsomino  ia’'tus apertura   ictuctus picchiotto  ideare ideare   idea’lisa ideale   ide’as idea   ide’ntica identico  idrargirus mercurio  idra’ulica idraulico   idro idro   idrografi’as idrograf'a  idroplanus idroplano  ieiu’nius digiuno  ielpare squittire, shiatti-  iemare far freddo {re  l’emis inverno    Il geogra’fica geografico  geologi’as geologia  geometri’as geometria  gerres novella  gerundius gerundio  gestus gesto  gettis giavazzo  giagua’'ris giaguaro  giakettis giacchetta  gibbas gobbo  gibbosa gobbo  gibbus gobbo  giga’ntea gigantesco  gimna’sticas ginnastica  ginece’us gineceo  gingivas gengiva  gio’ineris stipettaio  gio’is gioia  gionstocans Sn  te  gionstacare accomandi-  [tare  gionstoca’rius accoman-  [datario  gionstocus accomandita  girus giro  giue’llis gioiello  gura’ssica giurassico  glacia’rius ghiacciaio  gla’cies ghiaccio  glia’'ndulas glandola  gla’reas ghiaia .  glebas zolla  gliris ghiro  globus globo    ignis funco   ignoranzias ignoranza  ila’risa allegro   i’lias fianco   illecebrosa carezzevole  illinere spalmare  illucescere far giorno  illuminare illuminare  illu’strisa illustre  imaginare immaginare  imaginazios immagina-  imbris acquazzone (zione  imitare imitare  immora’lisa immorale  immora'litas immoralità  immu’nisa immune  impedire impedire  imperativus imperativo  imperatoris imperatore    Cd    incisi va    glocitare chiocciare   glomerare avvoltolare   glorias gloria   glovis guanto   giutire ingoiare, SEE  tire   gossipius cotone   gradire gradire   gra'dius gradino, scalino   gradus grado   grammas gramma   grammaticas grammatica   grandinare grandinare   gra’ndisa grandioso, gran-   grandos grandine [de   granus grano   grassare assassinare   gratitiu’dis gratitudine   gra’visa grave   grazias grazia   graziasagere ringraziare    graziasaxios ringrazia-  [mento   graziosa grazioso   gres gregge    grunnire grugnire  guascapus guascappa  guastus guado (erba)  guberna’culus timone (na-  gube’rnius governo  [ve)  guepàrdus guepardo  gulas gola   gulfus golfo   gummis gomma .  gustius fusto    imperfecta imperfetto  imperfectus imperfetto  i'mpetus impeto  impingere gettare  impiu’vius abbaino  importansa importante  importanzias importanza  levatura  importare importare  inalterabl’lisa inalterabi-  |    e  inalterabi’litas inalterabi-  ina’uris orecchino [lità  incedere incedere  incendere incendiare  incendius incendio  incessus andatura  incipere principiare  incisiva incisivo    incitare    incitare incitare  includere accludere inclu-  Ì dere  incredibi’lisa incredibile  increpare biasimare, ri-    [prendere    incubare covare  incurvare incurvare  indefinita indefinito  indes indice   Indiana indiano -  indicare indicare  indicativus indicativo  indigere abbisognare  indigna indegno  indignare indignare  indiligensa trascurato  indiligenzias trascuratez-    za  indispensabi’lisa indi-  i {spensabile  indocta ignorante  indolenzias indolenza  i'ndoles indole  inducere indurre  indulgensa indulgente  indurare indurire  indu’sius camicia  indu’strias industria  inepta inetto  inepzias inezia  inequa’lisa disuguale  infa’misa infame  infanzias infanzia  infelixa infelice  i°nfera sottano  inferiora inferiore  i'nfima infimo  ‘infinita infinito  , inflare gonfiare  informare informare    informazios informazione    ke'is tastiera  kelonitis chelonite  kepis capo (geografia)  kernellis colonnello  ke’rubis cherubino  kes astuccio  kescis contante    laborare lavorare  laboratoris lavoratore  laboriosa laborioso  laboris lavoro  labrus labbro    12    infortunata sfortunato  infortu’nitas sventura  infre'nisa sbrigliato  ingenius ingegno  Ingland inghilterra  Ingliscia inglese  ingressus ingresso  i*nguinis inguine  iniqua iniquo  inire entrare in carica di  inmissarius immissario  innire nitrire  innocensa innocente  innuere accennare  inopsa scarso  insecare tagliare  insectis insetto  insidies insidia  insidiosa ingidioso  insolensa insolente  insolenzias insolenza  instruere istruire  instrumentus strumento  ‘ (notarile)  instruxios istruzione  Integra intero  integra’lisa integrale  intelligenzias MELE  za  intendere intendere  i’nteres interesse  interesare interessare  interie’xios interiezione  interiora interiore  internaziona’lisa interna-  [zionale    interrogativa interroga- —  t    _ [tivo  interrogazios interroga-  {zione  intestinus intestino  Intima intimo    K    kiavettis chiavetta. rubi-    [netto  kili’fera chilifero  kilificare chilificare  kilificazios chilificazione    ‘ kilo’metris chilometro    kilus chilo (chimica)    LL    lacernas mantello  lactis latte   lacus lago  lagunas laguna  lamentus lamento    landare    inuti’lisa inutile  invaletudos debolezza  (fisica); infermità  invenire trovare  inventarius inventario  inventoris inventore  inversa inverso  investire investire  invidere invidiare  invi’dias invidia  invitare invitare  invo’is fattura  lo'nica ionico  io’ttis yacht  iras ira ;  irascire adirare  ire andare:  iris iride  irritare irritare  irrumpere irrompere  Ist est. i  istmus istmo  l'teris- cammino  ites strada .  ittiosa’ura .ittiosauro  itus andata  iu’des giudice  ludicare giudicare  ludi’cius giudizio  lu’gas giogaia (monti)  jugus giogo  u'ncus giunco”  iurare- giurare  iusiurandus giuramento  lusta giusto  iustizias giustizia  lusvocare citare in corte  luvare giovare  iu’venis giovane  luve’nîsa giovane  iuventus gioventù  izios andatura    ki'mica chimico  ki'micas chimica‘  kimus chimo . .  kio’skis chiosco .  kippare mantenere  kiro'grafus chirografo  kirurgus chirurgo    la’minas lamina  lampas lampada  lanàs lana  lanceolata lanceolato  landare approdare    lapidare    lapidare lapidare, piove-  {re pietre   Ja'pidis lapide  lapis matita  lascivias lascivia  lata largo  la’'teris mattone  lati'bulus nascondiglio  Lati'nula Latinulo  Lati’rnulus Latinulo  latitu’dinis latitudine  latitudos larghezza  latrare latrare  latrinas latrina  latus lato  latu’sculus fianchetto   - (scacchi)  laudare lodare  la’us lode  lavare lavare  lectosurgere  lecturis lettura  lectus letto  legare lasciare in eredità  legere leggere  legios legione  legumes legume  le’monis limone  lenta lento  lentis lente  leopardus leopardo  le’os leone  lepus lepre  les legge    levare da  [letto    L |    macellus macello  macra magro  mae’stros maestro com-  positore di musica  màafrontis frontone  magistes maesiro  magna grande  magnecus salone  magnitudos grandezza  maia’lis maiale  maie’stàs maestà  maindare badare  maiora maggiore  maioranzias maggioranza  maio’ritas maggiorità  ma’is granone, granturco  ma’kinas macchina  mala cattivo  maledicere maledire  ma’litas cattiveria  ma’lumis male  malus melo  malusarmis albicocco    13: =    leia lieto  le’visa leggiero, lieve  le’'xicos vocabolario    le’xios lezione    libellios libraio  libera libero  liberare liberare  librettos libretto musicale  libris libro  ligare legare  livatoris legatore  lignas legna  lignus legno  ligos zappa  limitare limitare  li'mitis limite    Ji'mpida limpido    lincis lince  lineaducere tratteggiare  linea’risa lineare  linguas lingua letteraria  lifnteas cravatta   linus lino   liquoris liquore   liras lira (moneta Italiana)  liris lira (strumento)  li'teras lettera  lito’grafus litografo  lo'a basso   loaple’inis Yassopiano  lobstes aragosta  locamplus largo  locare appigionare  locomotiva locomotivo    M    mammas mamma  mammi’ferus mammifero  mammillas mammella  manarripere abbrancare  mandamentus manda-  [mento  mandarinis mandarino  mandolas mandola ©  mandolinis mandolino  manducare mangiare  manes mattina i  manicavillos manicotto  ma'’nices manetta  manicesàare ammanettare  ma’nneris maniera  manovrare manovrare  mantiles tovaglia  manus mano  mapa’lias capanna  marcare marcare  mar conigrafare marconi-  [grafare    matris    locomotivus locomotiva   locula’risa loculare   lo’culus loculo   locus luogo   lodgingus quartiere   lo’iala leale   London Londra   longa lungo   longinquazios prolunga-  [mento   longitudinis longitudine   longitudos lunghezza   loquire parlare, ragionare   lordis lord   lo’'tteris lotteria, lotto   lo’us basso, la parte bassa   luccare sembrare   lucius luccio   lucrare guadagnare   luctare lottare   luctus lutto   ludere giocare   ludus giuoco    lugere vestire di nero    lunas luna   luncandens tramonto del-  [la luna   lunoriens levata aella lu-   lupinus lupino [na   lupus lupo   ius luce   luscardis carta da giuoco   lusitare scherzare   lutosus pantano    marconigrammis marco-  [nigramma  maremotus maremoto  margos margine  maricanis pescecane  marina marino  maris mare  maritus marito  markios marchese  marmos marmo  marosus maroso  marsupius borsa  martes faina  marzia’lisa marzia'e  massiva massiccio  massivis massiccio  mastis albero di (nave)  mastris padrone:  mastrucas pelliccia.  matema’tica matematico  matema’ticas matematica  materia’lisa materiale  matris madre    matronas    matronas matrona  matura maturo   maxillas mascella  ma’'xima massimo  mecca’nica meccanico  medianoctis mezzanotte  me’dicus medico    medius mezzo, la parte di    mezzo, il dito medio  me’ilis corriere postale  melanco’lica malinconico  melinsanas melanzana  meliora migliore  mellis miele  melodramas melodramma  membrus membro  meminissere ricordare  me’mora memore  memorabi’lisa BOESI,  i le  . memoranda memorando  memorias memoria  mendicare chiedere l’ele-  mensis mese {mosina  mensurare misurare  mentala mentale  mentas menta  mentis mente  mercatus mercato  mercìs merce  merere rattristare di o per  meridianus meridiano  meridies mezzogiorno  meritare meritare  me'’ritus merito  me’rulus merlo  me’spilus nespolo  messis raccolta  messoris mietitore  metàs meta  mete’ieris mezzadro    na’itis cavallo (scacchi)  nanciscire incontrare  napkinis salvietta, tova-  naris narice [gliolo  narrare narrare   nascire nascere   nasus naso   Natalis Natale   natare nuotare   nates natica   nati’vitas nascita  natura’lisa naturale  naturas natura  naufragius naufragio  na’utas marinaio  navigare navigare    14    mete’iris mezzadria  metere mietere  metris metro (misura)  miles soldato  mineralis minerale  minera’lisa minerale  mineralogi’as liga  gia  minerealo’gica BRL,  mi’nima minimo [logico  ministe’'rius ministero  ministris ministro  minitare minacciare  mi’nitis minuto  minora minore  mirtus mirto  mis signorina  miscredensa miscredente  mi’sera meschino  miserias miseria  mittere mandare  mixtios mescolanza  mobi’lisa mobile  moderna moderno  modus modo  mola’risa molare  molesta molesto  moletrinas mulino  mo'Ilisa molle  mollisare molleggiare  molvas merluzzo  momentus momento  monasterius monastero  monetas danaro contante  monire guaire  monomani’aca monoma-  [niaco  monstrare mostrare  monstrus mostro  montis monte  monumentus monumento    N    navis nave   mfa’'vitas nocchiero  naziona’lisa nazionale  nazios nazione  nebu’las nebbia  necessaria necessario  negativa negativo  negligensa negligente  negligenzias negligenza  negoziatoris negoziante  nego'zius negozio  nemus bosco   nepos nipote   ne’quama malvagio  nequizias malvagità  ne’utra neutro    nocturna    mora’lisa morale  morbi’fera morbifero  morbus malattia  morenas morena (geo Ha  ì ia  morfologi’as morfologia  morire morire  mortis morte  mortua morto  mortuus morto  mos costume  mostescis baffo  motociclis motocicletta  motoscafis motoscafo  mozios movenza  muccinius fazzoletto  mucros baionetta  mugire muggire  muliebri’'sa muliebre  muli’eris donna  multa molto  multiplicare moltiplicare  mulus mulo  mundia’lisa mondiale  mundus mondo  munerare regalare  municipius municipio  munire munire  munizios munizione  munus regalo  mura’lisa murale, di mu-  ro, da muro  murenas murena  murus muro  mus topo  muscas mosca  muse’us museo  mu’sicas musica  musicistis musicista  mustelas donnola  mutare cambiare    neutra’lisa neutrale  niddare aver bisogno di  nigra nero   ni'kelis ‘nichel   nils niente   nimia troppo   ninfas ninfa   ningere nevicare   nis neve   nisus sforzo   nitire poggiare  nittis maglia (di filo)  niuspepes giornale  nobi'lisa nobile  noctis notte  nocturna notturno    nodus    nodus nodo   nomes nome   Nord nord   noscere condscere  notarius notaio  notizias notizia  notoria notorio  notosa’ura notosauro  nova nuovo   novalis maggese    obedienzias obbedienza    obedire obbedire  obiectus oggetto ,  obligare obbligare  oblinere impastare  obliviscire dimenticare  obnitire contrariare  obscura oscuro  obscu’ritas oscurità  obsidere assediare  obsonius pietanza  obstetris ostetrico  obstupescere allibire  obtinere ottenere  obtingere toccare a  obtrectare sparlare  obtundere ottundere  occasumire tramontare  occidere uccidere  occultare occultare  occupare occupare  occupazios occupazione  occurrere occorrere  oce’anus oceano  o’creas stivale  o'culus occhio  odissere odiare  odius odio  odoramentus profumo  odorare odorare .  odoris odore  offendere offendere  offensas offesa  offerrere offrire  «officialis ufficciafe  officia’lisa ufficiale  officia’litas ufficialità  officinas officina    pacfondis argentone  pagare pagare  pagus borgata, borgo  palas pala   palazius palazzo no’velis romanzo  novercas matrigna  nubere sposare  nubes nuvola, nube  nuges bagattella  numera’lisa numerale  numeràare numerare  numerosa numeroso  nu’merus numero  numismas medaglia    O    officius ufficio   olere odorare di, aver  [odore di   o’leus olio   olivus olivo   omagis omaggio   oma'ulicus cortigiano   omicidas omicida   omicidius omicidio   o’mnibus omnibus   omos uomo   ondulare ondulare   onerare caricare   onerata caricato, carico   o’neris carico   onesta onesto    . onoraré onorare    onos onore   operarius operaio   o’peras opera (teatro)   operettas operetta   Opificius opificio   opinios opinione, giudi-   o’pius oppio {zio   oportere bisognare, esse-  {re conveniente   opportuna opportuno   opportunitas opportunità   opprimere opprimere   Optare optare   o’ptima ottimo   opunzias ficodindia   opus opera   orare pregare   orarius orario   oras ora   oratoris oratore   o’'rdeus orzo    P    palearis giogaia  paleontologi’as paleon-   [tologia  palestras palestra  palmas palma    palus    nummus moneta   nu’ndines fiera (di bestia-  [me)   nunziare annunziare   nupzies nozze   nurus nuora   nus noce   nutris nutrice   nuttus cenno    ordina’lisa ordinale  ordinare ordinare  ordinaria ordinario  ordinazios ordinazione,  ordos ordine [ordine  orengia’dis aranciata  crengis arancio  organisare organizzate  organisazios organizza-  organus organo [zione  orientalistis orientalista  origos origine  o’rizas riso (pianta)  orizonta’lisa orizzontale  o’rizos orizzonte  orkestras orchestra  ornare ornare  orografi’as orografia  orologiarius orologiaio  orologius orologio  orrere aver orrore di, a-  vere in orrore  orros orrore  ortus orto  08°bocca  oscillazios oscillazione  oscitare sbadigliare  o’sculus bocchino  ospitalis ospedale  OSsis 0sso  ostendere dimostrare  osti’olus sportello  ostius uscio  otellus hotel, albergo  ovarius ovario  ovata ovale, ovato  ovis montone  OVUs uovo    pa'Imeus palma (albero)  palotteris pallottoliera  palottis pallottola  paludis palude   palus palo    panis    panis pane   panteras pantera  papilios padiglione  parare approntare  parcere perdonare  parcus parco  parentes genitore  pare’ntesis parentesi ()  Paris Parigi   pars rata   partiaquas spartiacque  participius participio  partire spartire   partis parte   partitas partita (giuoco)  parturire partorire  parva piccolo  parvexillus banderuola  pas pace   pa'ssenges passcggiero  passus passo  pastinare zappare  pastinatoris zappatore  vastoris pastore  paterna paterno  pa'tinas piatto   patrias patria   patris padre   pa'truus zio   pauca poco   pa’ueris forza meccanica  pa’upera povero  pa'upertas povertà  pavimentus pavimento  pazienzias pazienza  peccatus peccato  pe’ctulus pettino  pectus petto  pedi’culus picciuolo  pedu’nculus peduncolo  peggus attaccapanni  peimentis pagamento  peiora peggiore   pellis pelle   penas pena   penat=s penati  penetrare penetrare  penitere pentire  pennas penna   pennis penny  pensilinis pensilina  pensus compito  peplus peplo   pepos popone   ;eras tasca   percutere percuotere  perdere perdere  perdezios perdita  perfecta perfetto  perfectus perfetto  perficere perfezionare peri'odus periodo  permittere permettere  permutazios permutazio-  persivere accorgere [ne  persona’lisa personale  personis persona  pe'rticas pertica  pertinere appartenere  pertransire trapassare  pes piede   pessima pessimo  pe’talus petalo   pe’tasus cappello a tuba  pe’tticos sottana   petere domandare, chie-  petras pietra [dere  petronas macigno  p:trose’linus prezzemolo  pia pio   pianofortis pianoforte  picas gazza   picciare beccheggiare  picciazios beccheggio  piceggis ciglione  picturas pittura   pi’Petas pietà   pigere rincrescere   pigra pigro   pi'leus cappello  pilormus pelaine   pilus pelo   pi’ncise pinze, pinzette  pi’nguisa grasso   pitninus merletto   pinsere pestare   pinus pino   pipe’ritis peperone  pi'pios piccione   piris pari, (dignità ingle-  pirus pero [se)  piscare pescare  piscatoris pescatore  piscis pesce   pistillus pistillo  pistrinus palmento  pisus pisello   pittis platea  pixina’uticas bussola  placere piacere  pianetas pianeta  plan:izies pianura  plantas pianta   pla’teas piazza  pla’tinus platino  ple’inis piano, pianura  piena pieno   ple’sciu:is piacere  plesiosa’ura plesiosauro  plicare, piegare, ripiegare  plicati’lisa pieghevole  pliosa’ura pliosauro    prebere    plisare compiacere   plostrus carriuola   pluere piovere   piumbus piombo   piu’rima moltissimo   plusperfectus piucche-   plu’vias pioggia {perfetto   po'esis poesia   poe’tas poeta   po'is zampa   poliedrus poliedro   poli’tica politico   po’lizzes polizza   polles pollice   poltronis poltrona   polus polo   pompare pompare   pompas pompa   pomperis pompiere   ponderosa pesante   ponere porre, mettere   ponis pedone (scacchi)   po’ntifes pontefice   pontis ponte   popinas locanda   popis papa   populare popolare   populazios popolazione   porcus porco   porrare tornire, far lc fusa   portare portare   portas porta   portazios portamento   portfolis portafoglio   portus porto   poscere chiedere, doman- .  dare, richiedere   positiva positivo   possere potere (materia-   [le)   possessiva possessivo   possibi’lisa possibile   possidere possedere   posta’lisa postale   po'stera postero    © posteriora posteriore    postes imposta   postis posta   postisare impostare   postrema postreino   postulare chiedere con  [esigenza   po’'stuma postumo   po:ensa potente podero-   potenzias potenza [so   potire impadronire   prandere pranzare   prandius pranzo   prates prateria    . pratus prato    prebere fornire    piccare    precare pregare  precepz'os insegnamento  predas preda  prediligere prediligere  predos predone  preeminenzias premi-  [nenza  prefecturas prefetiura  preferenzias preferenza  preferrere preferire  pregius pregio  preiudicius pregiudizio  premiare premiare  premittere premettere  premius premio  prenijere prendere  prensios presa  preparare preparare  preposizios preposizione  presensa presente  presepes mangiatoia  preses preside  presidentis presidente  preterire passare (tempo)  pretoria pretorio  previdere prevedere  preziosa prezioso —  preziumare apprezzare  prezius prezzo  principa’lisa principale  pri'ncipis principe  principius principio  printris stampatore  pristis prete  priunare rimondare —  priunatoris rimondatore  priunazios rimonda    quadernus quaderno  quadrupes quadrupede  Quadrus quadro  qua’litas qualità  quanta quanto  quartettos quartetto  Qquatere scuotere    radiotelegrafare radio-  Re   tadiotelegra'fica radio-  [telegrafico   radis radice   ra’fanus ravanello   ra'las razza (pesce)  privare privare  privignus figliastro  proa’vus bisnonno. bisa-  proba probo [vo  probabi’lisa probabile  procedere procedere  proclamare proclamare  procurare procurare  procuratoris procuratore  prodere tradire  prodessere servire a  proditoris traditore  producere produrre  productus prodotto  produxlos produzione  proe’mius proemio —  proferrere profferire  professios professione  professoris professore  progectis progetto  proibere broibire  prolatare allargare  prominere sporgere  promittere promettere  promovere promuovere  pronomes pronome  pronunciare pronunciare  pronunciazios pronunzia  propellere spingere  propos proposta  propo'’istus proposito  proposizios proposizio-  propria prorio [ne  propri’etas proprietà  proras prora, prua  proscenius proscenio  protegere proteggere quercus quercia  querere chiedere per sa-   [pere  querire lagnare  questionis questione  ques’tios domanda  quicca svelto    R    raidare andare sopra o  {dentro un veicolo  ra'ita adatto, diritto, esat-  to, giusto, vero  raitare far giustizia, es-  [sere giusto verso  ramus ramo    ‘ rastrus    protestare protestare  protraere prolungare  provenire provenire  providere provvedere  provincias provincia  pro’xima prossimo  prui’nas brina  pru’numis susino  prunus pruno   pruvis prova  pteroda'ctila pterodattilo  pu’blica pubblico  publicare pubblicare  pudere vergognare  pu’eris fanciullo  pue’rperas puerpera  pugnare tenzonare, pu-  pugnas tenzone [gnare  pulcra bello  pulcritudos bellezza  pullus pollo  puilu’sarius pollaio  pulmos polmone  pulpastrs polpastrello  pu’isulus polsino  pulvinus cuscino   pulvis polvere   pumas puma  punctua'litas puntualità  punctus punto  punimalus melograno  punire punire   pupillas pupilla   puppis poppa (nave)  pura puro   putare credere, avere  pu'teus pozzo [opinione    qui’es quiete   quietare quietare   quinis regina (scacchi)  quintalis quintale (kg.  quintas quinta {100)  quire potere (morale)  quotidiana quotidiano    ranas rana   rancoriìs rancore  rankis grado (dignità)  ra’pida rapido  rapus rapa   rara raro   rastrus rastrello    ratis    ratis zattera  raziocinare ragionare  razios ragione  rea’lisa reale, di realtà  rea’Itus rialto  rea’lus reale (moneta)  recconare calcolare  receptus ritirata (militare)  recipere ricevere  reclamare reclamare  reclamus reclamo  reconcinnare racconciare  recta retto  recubare coricare  recurva ricurvo  redarus rimessa  reddere rendere  redire tornare  re’'ditus ritorno  referrere riferire  refertare importare, in-  [teressare  reformidare aver paura  [di, paventare  refragare replicare  refrangere rifrangere  rega’lisa reale, regale  regere reggere  re’gias reggia, corte  regimentis reggimento  regioisire rallegrare  regios regione  regis re  registrare registrare  regnare regnare  regula’risa regolare  re’gulas regola  reicere scacciare  re'ilis rotaia  reilue’is ferrovia  reilue’isa ferroviario  relativa relativo  re’ligios religione  religiosa religioso  relinquere lasciare    sa’'bulus sabbia  SACCUS sacco  sacrarius cappella  sacrificius sacrifizio  saga’citas sagacia  salis sale   saltus salto   salus salute  salutare salutare  salvias salvia  sana sano    i reli’quus resto  remanere rimanere, res-  [tare, trattenere  remorare aspettare -  remorazios attesa  remulcare rimorchiare  renis rene  repentina repentino  repetere ripetere  replere riempire    representare rappresen-  {tare  | ronga inadatto, inesatto,    reptare strisciare  re’ptilis rettile  requiescere riposare  res cosa  resi’duus resto  resipere sapere di, aver  [sapore di  respectabi’lisa rispetti  e  respectare rispettare  respendus ciondolo  respondere rispondere  restare restare  restaurare ristorare  restis riposo  restorantis ristorante  restringere restringere  resuscitare risuscitare  retalrare ritirare  retraere ritrarre  re’viu® rivista  revoluzios rivoluzione  ridere ridere  rieligere rieleggere  rikisare abbicare  rimborsare rimborsare  ringir» ringhiare  ripas riva |  ripere raccogliere (cere-  risakis risacca [ali)  riscare arrischiare  riscus rischio  ritirare ritirare (commer-  [ciale    S  sa’'nctitas santità  sanguis sangue  sapiensa sapiente  sapienzias sapienza  sardas sarda  sarissas piccone  sartoris sarto  satisfacere soddisfare  satisfaciensa soddisfa-    [cente, soddisfattorio  sboccare sboccare    rollare arrotolare    sCatebras    riuscire riuscire  rivolvris rivoltella  ri'vulus  rigagnolo  rivus rivo, ruscello  rizomas rizoma  robus robustezza  robusta robusto    . roffa ruvido    rogare chiedere con pre-  {ghiera    romans romanza    {torto, ingiusto, falso   rongare fare torto, esse-  [re ingiusto verso   rorare cadere la rugiada  ros rugiada  rosas Fosa  rosmarinus rosmarino  rostras ringhiera  rotas ruota  rotunta rotondo  rotunditare tondeggiare  ro’us fila  rube’culas pettirosso  rubra rosso  rubus rovo  rubusi'deus lampone  rudentes sartiame  rudentis cavo  rudere ragliare  rufflare arruffare  rugire ruggire  rugitus ruggito  rui’nas .rovina  rullare rullare  rumorosa rùmoroso    ‘rumos rumore  | rumpere rompere    rupes rupe   ruptoris rompitore   rustare arrugginire   rustica’rius massaio  rusticedes masseria    sboccus sbocco  scabere scalfire  scabiles predellino  scafis scafo  scAiscrepes grattacielo  scalarus gradinata  scalas scala   scalena scaleno  scamnus banco, scanno  scatebras sorgente    sceffris    sceffris conduttore di  automobili, chaffeur  scefis covone  scelerata scellerato  scelfis scaffale  scelus scelleraggine, scel-  [leratezza  sce’mises camicetta  scenas scena ‘’  scenografi’as scenografia  sceptrus scettro  sceris azione (commer-  [ciale)  sceristis azionista  scevare sbarbare  sciainare lucidare  sci’as scia  sciensa sciente  scienti’fica scientifico  scienzias scienza  scienziata scienziato  scintillare scintillare  scioare- presentare  sci’olus saccente  sci’pios gruccia  scire sapere  scirrus scirro  scittis foglio  sciu’ldris spalla  scolaris scolaro  scolas scuola  scola’stica scolastico  sco’pulus scoglio  scopus scopo  scribas scrivano  scribere scrivere  scriptoris scrittore  scrobis tana  scrus vite  scrusare avvitare  scurrare buffoneggiare  scurras buffone  se’cales segala  secare segare  secas sega  seclare attenere a, stare a  secogitare fantasticare.  secrétus segreto  sectare cercare di otte-  [nere  se’culus secolo  secura sicuro  securare assicurare  sedere sedere  sefis cassaforte  seges biada  selexios scelta  seligere scegliere  sellulo’is celluloide  sema’foris semaforo  semaforistis semaforista semicolonis punto e vir-  (gola (;)   seminare seminare   seminazios semina   semitas scorciatoia   semplis campione   senatoris senatore   senectus vecchiaia   senes vecchio   se’nesa vecchio   sensibi'lisa sensibile   sentire sentire   se’palus sepalo   sepelire seppellire   sepes siepe   septus recinto   sepulcretus cimitero   sequensa seguente   sequire seguire   se’ria serio   se’ricus seta   sermos discorso .  abere una sermos fare    [un discorso    serpentis serpente  serras serra   servare salvare  servatoris salvatore  servire servire  servis servizio  se’rvitus servitù  servus servo   setas setola   sevare risparmiare  severa severo  sibilare sibilare  siccare seccare  sideru’rgica siderurgico  si’gares sigaretta  sigas sigaro   signalis segnale  silatus colazione  silenziosa silenzioso  silere zittire, far silenzio  silurans silurante  silurare silurare  silurus siluro   silvas selva  silva’tica selvatico  simi’lisa simile  simpa'’tica simpatico  si'mplexa semplice  simulta’nea simultaneo  sincera sincero  si’ndicus sindaco  si’ngula singolo +  singula’risa singolare  sini’'stera sinistro  sintaxis sintassi  siparius sipario  si’'sonis stagioue    spinas    sistemas sistema  sitire aver sete   sitis sete   situs sito, posto  skecciare abbozzare  skeccis abbozzo  skeinare annaspare  skeles scala (di propor-  skemas schema [zione  sketis pattino  sketisare pattinare  ski’dias scheggia -  skismas scisma  skistus lavagna, ardesia  slanta sghembo  slendra smilzo   slevis schiavo  smerlare smerlare  smuta liscio   snappare azzannare  sobria sobrio   soccus pantofola  8so’cerus suocero  sociabi’lisa socievole  socia’lisa sociale  soci’etàs società  socorsa poltrone ©  softa soffice, morbido  sola solo   solaArius terrazza  solcadens tramonto del    80  soliloquis soliloquio  solis sole  solitaria solitario  solo’riens levata del sole  solstizius solstizio  solus suolo  somniare sognare  somnius sogno  somnus sonno  sonare suonare  sonus suono  sopranos soprano  $ores sorcio  soros sorella.  sorprendere sorprendere  sovrana sovrano  sovrenis sterlina  spa’iglas cannocchiale  spargere spargere  specia’lisa speciale  specta’culus spettacolo  spectatoris spettatore  specus grotta  spellere compitare  spendere spendere  sperare sperare  spicas spiga  spina’cias spinace  gspinas spina    spiritus    spi’ritus spiriio   splendere splendere   sple’ndida splendido   splendoris splendore   splenis milza   spoliarius spogliatoio   springus molla   spumas spuma, schiuma   spurca sporco   squeris casella (scacchi)   squiccare stridere (topi)   sta’bulus stalla   sta’dius stadio   stagnus stagno, acqua  [morta   stames stame   stamnus stagno   stare stare ritto   statuas statua   statuere stabilire, prefig-   status stato [gere   stazios stazione   stegis palcoscenico   stela stantio   stellas stella   stendere stendere   stereoscopis stereosco-   stetla maestoso [pio   stigmas stimma   stilis stile   stilus stilo   sti’meris piroscafo   stivas stiva   stoffis stoffa   stolkis stipola   sto'macus stomaco   storis deposito (magaz-  [zino)    tabernas taverna  ta’bulas tavola   tacere tacere   ta’ctila tattile   tactis tasto   tacui’nis taccuino  ta’idis marea   ta’irda stanco   ta’lisa tale   talpas talpa   talusare accoccolare ac-  i [cosciare  tanger= toccare  tantu’ndema altrettanto  tapes tappeto   tapesare tappezzare  tardare ritardare  tardazios ritardo  ta’uelis asciugamano    20    stovis stufa  strages strage  stra’ifis gara  stra’nea strano  streitenare raddrizzare  ‘trengas forza (bruta)  stre’nua strenuo  stri’'as stria  stricta stretto  stridere stridere  strimis corrente  stritcas tranvai  stro’fius fazzolettone  strumentus strumento  musicale  etru’xios accatastamento  studentis studente  studere studiare  studiosa studioso  stu’dius studio  stulta stolto  stupere stordire  sua’vitas soavità  subde’bila fievole  subdiuere assoggettare  subicere sottoporre  subiectus soggetto  subiunctivus congiuntivo  sublandire lusingare  subligacu’luse mutande  submaArinus sottomarino  submergere profondare  submittere sottomettere  subsi’dius sussidio  substantivare sostanti-  vare    substantivus sostantivo    substanzias sostanza    T    ta’unis paese  ta’urus toro  taxillus dado  teatra’lisa teatrale  tea’trus teatro  tectus tetto    . tedere annoiare    tegere coprire  te'gulas tegola  telefonare telefonare  telefo’nica telefonico  télegrafare telegrafare  telegra’fica telegrafico  telegrammis telegramma  telescopis telescopio  temos timone  tempestas tempesta  tempus tempo  tendere tendere    tickettis    subterra’'nea sotterraneo  subti’lisa sottile  succurrere soccorrere  Sud sud  suere cucire  sufferrere soffrire  sufflare soffiare  sulcare solcare  sulfumentus zolfanello  suitanus sultano  summa sommo  summaria sommario  summarius sommario  summas somma  summus sommità  sumptus costo  supelle’ctilis suppelletti-  su'pera soprano [le  superà’'bitus soprabito  superare superare; sor-  [montare  superba superbo  superbias superbia  superci’lius sopracciglio  superfi’cies superficie  superiora superiore  superna superno  supplementus supple-  [mento  supponere supporre  supportare sopportare  suprema supremo  surgere sorgere  surrendere arrendere  sus verro  suspendere sospendere  suspicare sospettare  sustinere sostenere    tenens tenente   te’nera tenero   tenores tenore  terape’utica terapeutico  terape'uticas terapeutica  termala termale    : terminare terminare    terras terra   terremotus terremoto ’  terrere atterrire  terribi'lisa terribile  territo’rius territorio  terroris terrore  terzettos terzetto  testamentus testamento  testimoniare testimonia-  textiles tessuto [re  ticca folto   tickettis biglietto    tigris 4    tigris tigre   timere temere   ti'mida timido   timoris timore   timus timo   tingere tingere   tinnus tonno |  tintinna'bulus campanel-  tipografi’as tipografia [lò  tipo’grafus tipografo  tipus tipo   tis the (pianta)   ti'tulus titolo   tofus tufo |  toilettis ritirata (latrina)  to’is giocattolo   tollere alzare   tombis tomba   tometos pomodoro  tonare tuonare   tongues lingua (muscolo)  to’nitrus tuono   tonnis tonnellata (kg 1000)  tonsoris barbiere  toracatus corazzata  torpedineris torpedinicra  torquis collana .    ua°isa savio, saggio  uelferis benessere  uera'us magazzino  uescottis panciotto  Ue’st ovest   ue’tris tempo  ul’ndes arcolaio  ulmus olmo  ulteriora ulteriore  u’ltima ultimo  ululare ululare    vadus guado, uado  valdexpres treno direttis-  va’lleis vallata [simo  vallis valle   valorosa valoroso  valutare valutare   valvas valva   vangas vanga   vaporis vapore   varia vario   variare variare  vari’'etas varietà  va’riusa svariato  vascula’rius vasaio torrentis torrente  torrere abbrustolire, to-  tota tutto —_ [stare  tota’lisa totale   tractare trattare   tractus tratto (scacchi)  traducere tradurre ©  traere trarre   tragedias tragedia  tra’iflis frivolezza  transbordare trasbordare  transbordazios trasbordo  transennas persiana    | transire passare    transkiurare trascurare  transmittere trasmettere  transparere trasparire  transportare trasportare  transversare traversare  trapetus frantoio  trasciare trebbiare  trasciazios trebbiatura  travelare viaggiare  travelatoris viaggiatore  tra’velis viaggio.  tre’inus treno   tremenda tremendo    U    ‘ umana umano    uma’nitas umanità  umus terra   uncainda scortese  unca’indnes scortesia    underue’ris maglia (cami-.    u’nguis unghia  u’nitas unità  uonderare meravigliare  uonderosa meraviglioso  uo’rdis parola    [cia)    WV    va’sculus barattolo   vasta vasto   vaticanus vaticano   vectis stanga   velificare veleggiare   ve’lius valore   veli’volus velivolo   vellere volere   velo’citas velocità   velus velo   velvettis velluto   venare cacciare, andare a  [caccia   venatoris cacciatore    ‘versare    tremere fremare   trepidansa trepidante   triangula’risa triangolare   tribunailis tribunale   tribus iribù   tridentis tridente   trientalis bottiglia   trimmare freg'are   tri'stisa triste .   triturare triturare   tro’lléis trolley   truncus tronco   tuberosus tuberosa   tubus tubo   tuftis ciuffo   tuittare zirlare   tunda tondo   tundras tundra   tu’nnelis galleria, tunnel]   tu’rbida torhido   turbulenta turbulento   turdus tordo   turmas branco   turnare girare   turris torre   turrisare arroccare (scac-  [chi)    uostare sprecare  urbis città  urgensa urgente  urere bruciare  urpes erpice  urpesare erpicare  uUSsus uso, voga  uti’lisa utile  uti’litas utilità  utire usare,    adoperare,  uxoris moglie    venatus caccia  vendere vendere  venditoris venditore  venire venire  ventomovere sventolare  ventris ventre  venturare avventurare  ventus vento  vepretus macchia (bosco)  vera vero i  Veris primavera  ve'ritas verità  versare versare  (danaro)    versificatoris    versificatoris versificato-  [re, rimatore   versus verso   vertere volgere, rivolgere   vertica’lisa verticale   ves barella   vespas vespa   vesperare fare sera   vespertilios pipistrello   vespes sera   vesti’bulus vestibolo   vesti’gius traccia   vestimentus abbiglia-   vestire vestire [mento   vestis veste   veterinarius veterinario   vexillus bandiera   vi’as via   viatritas carreggiata   vi’cias veccia   vicina vicino   vici’nias contrada   vi'ctimas vittima   vi’ctora vittorioso   vi'culus vicolo   vicus vico   videre vedere    xilos bambagia    zoologi’as zoologia    22    vi’lisa vile   villas villa   vi’llicus fattore   vimes vimine   vinarius cantina  vincere vincere  vincezios vincita  vindicare vendicare  vindicazios vendetta  vinus vino   violinis violino  violinistis violinista  violodoratas mammoletta  violoncellis violoncello  viretus verdura  viridarius giardino  virtuosa virtuoso   vis forza (mo-ale)  vi’'sceris viscere  viscontes visconte  vi’sios visione, vista  visitare visitare  vi’sius veduta    . visus vista    vitas vita  vitis vite  vitrarius vetraio    >. contraire  contrarre contraere  contrastare contrastare  controbasso controbassis  controllore controlloris  convenire decere  convento conventus  conversare conversare  convincere convincere  convitato convivas  convitto convictus  convittore convictoris  copia copia8 i  coprire tegere    dado taxillus   dama demis   danaro denarius   dannoso damnosa   dare dare   aebole debilisa   debolezza (fisica) invale-  [tudos   debolezza (morale) toiblis   decente, essere - decere   decidere decidere   degno digna   delfino delfinus   delicato delicata   delineare delineare   delizia Qelicies coraggio curagis   coraggioso curagiosa   corazzata toracatus   corbezzolo arbutus   corda Va funis   corda (suono) cordas   cordiale cordialisa   coricare recubare   corista coristis   corno cornus   coro corus   corolla corollas   corpo corpus   correggere corrigere   corrente strimis   correre currere   corridoio ambulacrus   corriere (poste) meilis   corrispondenza conre-  [spondenzias   corrispondere conrespon-   [dere   corroborare corroborare   corsa cursis   Corso Cursus   corte cortis   corte (palazzo) regias   cortese cainda   cortesia caindnes   cortigiano omaulicus   corlina conopeus   corto curta   corvo Corvus   cosa res   coscia coxas   costa costas   costare costare   costellazione constellazios   costo sumptus   costola costes   costringere compellere delizioso deliciosa  delucidare delucidare  delucidazione delucida-  [zios  denominazione denomina-  : [zios  dentatura dentiseries  dente dentis  depilatorio dropas  deporre deponere  depositare depositare  deposito (magazzino) sto-  deputato deputis [ris  derrata derratis  desco deskis  descrivere describere    difterite    costruire construere  costruzione construxios  costume mos   cote cos   cotone gossipius  covare incubare  covone scefis   cravatta linteas   creare creare  creazione creazios    credente credensa .    credere (aver fede) credere  (avere opinione) putare   credito creditus   crepuscolo crepusculus   crescere crescere 5   cristallo cristallus   criterio criterius   croce crucis   cucchiaio cocleas   cuccia dogbeddus   cucciare dogbeddere   cucina culinas   cucire suere   cugino consobrinus   culatta clunis    .culattare clunisare    cultore cultoris  cuocere coquere  cuoco Ccoquus  cuoio corius   cuore cordis  cuoriforme cordisforma  curioso curiosa  curva curvis   curvo curva  cuscino pulvinus  cuspidato cuspisata  cusfo.de custos  custodire custodire  czar czaris    desiderare desiderare  destro dextera  devastare devastare  diacono diaconus  diamante adamas  diavolo, (misero uomo)  [fellos  dichiarare declarare  didattico didactica  difendere defendere  difetto defectus  differire differrere  differenza differenzias  difficile difficilisa  difficoltà difficultas  difierite difterites    _@    digitigrado    digitigrado digitigrada  digiuno ieiunius  dignità dignitas  dilaniare dilaniare  dilatare dilatare  dilettare delectare  dilettevole delectabilisa  (diletto delectazios  diligente diligensa  diligenza diligenzias  diluvio diluvies  dimandare petere.  dimenticare obliviscire  dimostrare (manifestare)  [ostendere  dimostrare demonstrare  dimostrativo gi  va  dinamite dinamites  dinosauro dinosaura, di-  [nosaurus  dipendere dependere  diploma diplomas.  dire dicere  direttore directoris  direzione direxi0s  dirigere dirigere  dirigibile dirigibilis  diritto directa, raita  disastro disastris  discendere descendere  discepolo discipulus  disciplina disciplinas  disciplinato disciplinata  disco discus  discordia discordias    eba nista ebenistis  ebbrezza ebrietas  ebbrietà ebrietas  eccedere excedere  eccellente excellensa  eccellenza excellenzias  edera ederas  edificio edificius  editore editoris.  educare educare  educazione educazios  Sa effectus  'ficace efficaxa  efficiente efficiensa  egregio egregia  eguagliare equare  eguale equalisa  elastico elastica  elefante elefas  elegante elegansa discorso sermos  discutere discutere  diseguale inequalisa  disertare desertare  disgrazia adversucas  dispacciare despacciare  dispensa distribuzios  dispensa (stanza) cellarius  disperare desperare  disperato desperata  disperazione desperazios  dispetto despectus  disporre disponere  disposto disposita  dispregio contemptus  dissoluto dissoluta  distinguere distinguere  distinto distincta  distrarre destraere  distretto districtis  disubbidire disobedire  ditale digitales  dito digitus  diventare fierire  diverso diversa :3  dividere dividere  dock dokis  dogana costommaus  dolce dulcisa  dolcezza dulcitas  dolere dolere  dollaro dollaris  dolore doloris, ekis  domanda questios  domandare poscere  domandare con esigenza  [postulare    E    eleggere eligere   elemento elementus   elemosina chiedere l’ men-  [dicare   eletto electa   elettore electoris   elettrico electrica   eliotropio eliotropius   ellittico elliptica   emetico emetica   emettere emittere   emisferico emisferica   emissario emissarius   empire replere   emulazione emulazios   entrambi amba   enumerare enumerare   epoca epocas   equatore equatoris   equazione equazios  esistere    domandare con istanza  | [flagitare  domandare con preghiera  [rogare  domandare per ottenere  [petere  domandare per sapere  {querere  domare domare  domenicano Dominicanus  domestico domestica  domestico (addomestica-  | (to) cicura  dominante dominansa  dominato dominata  donna mulieris  donnola mustelas  dono donus  dormire dormire  dorso dorsus  dotare dotare  dotto docta  dottore doctoris  dovere debere, diutis  dragone draconis  dramma dramas  drammatico dramatica  duca diukis  duellare duellare  duello duellus  duetto duettos  duna dunas  duomo catedralis  durare durare  durezza durizies  duro dura    equinozio equinoxius  erba erbas   erpicare urpesare  erpice urpes   errare errare   errore erroris  erudito erudita  erudizione erudizios  eruzione erupzios  esame exames  esatto raita  esclamare exclamare  esclusivo exclusiva  eseguire exequire  esempio exemplus  esercito exercitus  esiguo exigua  esiliare exiliare  esistenzu existenzias  esistere existere    espressione    espressione expressios  essere essere; bingus  est Ist   estate Estas   esteriore exteriora  esterno extera    fabbrica (opificio) factoris    fabbricare fabricare  fabbro fabes  faccendone ardelios  facchino baiulus  faccia facies   facezia facezies  facile facilisa  facilitare facilitare  facoltà facultas  fagiuolo faselus  faina martes  falange falangis  falegname falignarius  fallire fallire   falso ronga   famiglia familias  famigliare familiarisa  fanale fanalis  fanciullo pueris  fantasticare secogitare  fantastico fantastica  fare facere    farmacista farmacopolas    faro farus   farsa fars   fasciare fasciare  fascina fasces  fascinazione fascinazios  fascio fascis   fase fasis   fattezza feciuris   fatto factus   fattore villicus   fattura invois   fauci faucise   fava fabas   favo favus   favola fabulas   favore favoris  fazzoletto muccinius  fazzolettone strofius  fedele fidelisa   Fedeltà fidelitas  fegatello (scacchi) fega-  fegato epas [tellos  felice felixa   felicità felicitas   felino felina   femmina feminas    30    estero estera  estremita extremitas  estremo extrema  esfrinseco extrinseca  estuario estuarius  età etas    F    femminile feminina  femminino feminina  ferire ferire   ferita vulinus  fermarsi commorare  feroce feroxa   ferocia ferocitas  ferrare ferrare   ferro ferrus   ferrovia reilueis  ferroviario reilueisa  festa festus   fiala fialas  fiammifero flammiferus  fianchetto (scacchi) latu-  fianco ilias {sculus  fico ficus   ficodindia opunzias  fidanzare despondere  fidanzato desponsatus  fidare fidere   fiele felis   fiera feras  fiera (bestiame) nundines  fievole subdebila  figliastro privignus  figlio filius   figura figuras   fila rous   filare evenius   filiare filiare  filiforme filusforma  filo filus   filtro filtrus   fine finis   finestra fenestras  finimento (cavalli) arnes  finire finire   fiocco floccus   fiordo fiordis   fiore flos   fiorire florescere  firma firmas   firmare firmare  fischiare fiskiare  fischio fiskius   fisica fisicas   fisico fisica   fiume flumes   flebile flebiliea  flessibile flexibilisa    fred do    eteroclito etercclita  etnografico etnografica  Europa Europa  evaporazione evaporazios  eventuale eventuala  evitare evitare    flessuoso flexuosa  flotta flittis   fluire fluere   foce fauces   foglia folius   foglio scittis   fogna dreinis   folto ticca  fondamento fundamentus  fondare fundare  fonologia fonologias  fontana fauntenis  fonte fons   forbice forficis  forchetta fuscinas  forcina, furcillas  foresta torestis  forestiere advenas  forma formas  formaggio caseus  formare formare  formazione formazios  fornace fornas  fornaio furnarius  fornire prebere  forno furnus   forte fortisa   fortezza fortres  fortuna fortunas  fortunato fortunata  forza (bruta) strengas  forza (meccanica) paueris  forza (morale) vis  forzare cogere   fossa foveas   fossato fossatus  fossile fossilisa  fosso fossas   fradicio fracida  fragile fragilisa  fragola fragas   frana franas   franare franare  francescano Franciscanus  frantoio trapetus  frate fraiaris   fratello fratris  frazionario fraxionaria  freccia arros   freddo frigida   freddo fare- iemare    fregiare    fregiare trimmare  frenare frenare  freno frenus  frequente îrequensa  fringuello fringillas  frivolezza traiflis  frivolo frivola  frode fraudis  fronte frontis    gabbia caveas   gabinetto cabinettis   galleria tunnelis;   gallo gallus   galoppare galoppare   galvanoplastico ‘galvano-   gamba crus {plastica   gambetto (scacchi) gam-   gara straifis [bettos   garage garagis   garofano gariofillus   garrire garrire   gas gas   gassuso gasosa   gatto feles   gaudio gaudius   gazza picas   gelamento gelazios   gelare gelare   gelsomino iasminus   gemere gemere   gemma gemmas   generale generalis, gene-  ralisa   generare generare   genere gendris   genero generis   generosità generositas   genetliaco genetliacus   gengiva gingivas   genitore genitoris   genitori parentes   gente gentis   gentile gentila   geografia geografias   geografico geografico   geologia geologias   geometria geometrias   geruzdio gerundius   gesto gestus   gettare impingere   ghiacciaio glaciarius   ghiaccio glacies   ghiaia glareas   ghiro gliris   ghisa beddairis   giacca, giacchetta gta   [tis frontone mafrontis  frullone cribrus  frumento frumentus  frutto fructus  fuggire fugere  fulminare fulminare  fulmine fulmes  fumaiuolo caminus  fumare fumare    G    giacere iacere  giacinto iacintus  giaguaro giaguaris  giardino viridarius  giavazzo gettis  gigantesco gigantea  gineceo gineceus  ginnastica gimnasticas  ginocchi, cadere in - con-  [genulare  ginocchio genus  giocare ludere  giocattolo tois  giogaia iugas, palearis  giogo iugus  gioia giois  gioiello giuellis  giornale niuspepes  giorno dies  far — illucescere  giovane iuvenis, iuvenisa  giovare iuvare  gioventù inventus  girare turnare  giro girus  giudicare iudicare ’  giudice iudes  giudizio iudicius  giunco iuncus  giungere advenire  giuoco ludus  giuoco d’azzardo aleas  giuramento iusiurandus  iurare iurare  giurassico giurassica  giustizia iustizias  far — raitare  giusto iusta, raita  essere = verso raitare  glandula glandulas  globo globus  gloria glorias  gobba gibbas  gobbo gibbosa, gibbus  godere gaudere  gola gulas  golfo gulfus  gomito cubitus    gusto    fumo fumus   fune funis   funzione funxios   fuoco ignis   fusa, far le — porrare  fusto fustis   futuro futura. futurus    gomma gummis    gonfiare inflare  gonna, gonnella, ciclas  governo gubernius  gracchiare crocitare  gracidare coaxare  gradinata scalarus  gradino gradius .  gradire gradire   grado gradus, rankis  gramma grammas  grammatica grammaticas  grande magna, grandisa  grandezza magnitudos  grandinare grandinare  grandine grandos  grandioso grandisa  grano granus   granone granturco mais  grasso arvinas, pinguisa  gratitudine gratitiudis  grattacielo scaiscrepes  grave gravisa   grazia grazias  grazioso graziosa  gregge gres   grembiale cincticulus  gridare clamare   grido crais   grosso crassa   grotta specus   gruccia scipios  grugnire grunnire  guadagnare lucrare  guado (fiume) vadus  guado (pianta) guastus  guaire monire   guancia genas   guanto glovis  guardare aspicere  guardiano custos  guarire convalescere  guascappa guascapus  guepardo guepardus  guerra bellus  guerreggiare bellare  guidare ducere   gusto gustus    hangar    hangar angaris    iceberg aisbergos  idea ideas  ideale idealisa  ideare ideare  identico identica  idraulico idraulica  idrografia idrografias  idroplano idroplanus  ignorante indocta  ignoranza ignoranzias  illuminare illuminare  illustre illustrisa  imballaggio consarcina-  [zios  imballare consarcinare  imitare imitare —.  immaginare imaginare  immaginazione imagina-  {zios  immissario inmissarius  immorale immoralisa  immoralità immoralitas  immune immunisa  impadronire potire  imparare discere  impastare oblinere  impaurire tormidare  impedire impedire  imperativo imperativus  imperatore imperatoris  imperfetto imperfecta im-  impeto impetus [perfectus  impiccare engare  impiegare emploiare  impiegare tempo, volerci  [advocare  impinzare crammare  importante importanta  importanza importanzias  importare importare  importare a refertare  imposta (finestra) postes  impostare postisare  impresa enterpris  inadatto ronga  inalterabile inalterabilisa  inarcare incurvare  incedere incedere  incendiare incendere  incendio incendius  incisivo incisiva Hi    hotel otellus    incitare incitare  includere includere  incolpare arcessere  incontrare nanciscire  incoraggiare encuragiare  incredibile incredibilisa  incrociare crossare  incrocio cros    indecente, essere — dede-    [cere  indeciso nondecideta  indefinito indefinita  indegno indigna  indiano Indiana  indicare indicare  indicativo indicativus  indice indes  indignare indignare  indirizzare directare  indisciplinato nondiscipli-   [nata  indispensabile indispen-   [sabilisa  indispettire despectare  indole indoles  indolenza indolenzias  indulgente indulgensa  indurire indurare  indurre inducere  industria industrias  inesatto ronga  inetto inepta  inezia inepzias  infame infamisa  infanzia infanzias  infelice infelixa  inferiore inferiora  infermità invaletudos  infimo infima  infinito infinita, infinitus  informare informare  informazione informazios  ingegnere enginiris  ingegno ingenius  ingentilire gentilare  inglese Ingliscia  Inghilterra Ingland  inghiottire glvtire  inginocchiare genibusare  ingiusto ronga   essere — verso rongare    ittiosauro    ingresso ingressus  inguine inguinis  iniquo iniqua  innaffiare aquare  innaspare skeinare  innocente innocensa  inoltrare advansare  insalata acetaris  insegnamento precepzios  insegnare docere  insenatura crikis  insetto insectis  insidia insidies  insidioso insidiosa  insolente insolensa  insolenza insplenzias  integrale integralisa  intelligenza intelligenzias  intendere intendere.  interessare interesare  interesse interes  interiezione interiexios  interiore interiora  internazionale internazio-  [nalisa  intero integra  interrogativo interrogati-  {va, interrogativus  interrogazione interroga-  [zios  intestino intestinus  intimo intima    ‘inutile inutilisa    inventare adinvenire —  inventario inventarius  inventore inventoris  inverno lemis   inverso inversa  investire investire  invidia invidias  invidiare invidere  invitare invitare  ionico lonica   ira iras   iride iris   irritare irritare  irrompere irrumpere  istmo istmus   istruire instruere  istruzione instruxios  ittiosauro ittiosaura    labbro    labbro labrus   [laborioso laboriosa   ladro furis   lacnare querire   lagnarsi di conquerire   lago lacus   laguna \agunas   lama bledis   lamento lamentus   lamina laminas   fampada lampas   lampeggiare fulgurare   lampo fulgus   lampone rubusideus   lana lanas   lanceolato lanceolata   lapidare \apidare   lapide \apidis   larghezza latitudos   largo lata, iocamplius   lasciare relinquere   lasciare (testamento) le-   [gare   lasciare (abbandonare)  [deserere   lascivia lascivias   latinulo Latinula, Latinu-   latitudine \atitudinis [lus   latrare \atrare   latrina \atrinas   latta bracteas (metallo)   - latte lactis   lavagna skistus   lavare lavare   lavorare laborare   lavoratore laboratoris   lavoro laboris    macchia (bosco) vepretus  macchina makinas  macello macellus  macigno petronas  madre matris  madrina commatris  maestà maiestas  maestoso stetla  maestro magistes  maestro (compositore)  [maestros  magazzino ueraus  maggese novalis  maggioranza maioranzias  maggiore maiora  maglia (camicia) underue-  magro macra [ris  4    LL    leale loiala   legare ligare   legatore ligatoris   legge les   leggere legere   leggiero levisa   leggio agnosterius   legione legios   legna lignas   legno lignus   legume legumes   lente lentis   lento lenta   leone leos   leopardo Ieopardus   lepre lepus   lettera literas   letto lectus   lettura lecturis   levare da letto lectosur-  ere   levatrice obstetrisf   levatura importanzias   lezione lexios   liberare liberare   libero \ibera   libraio libellios ,   libreria buckes   libretto (musicale) libret-   libro libris [tos   lieto leta   lieve levisa   limitare \imitare   limite \imitis   limone lemonis   limpido limpida   lince lincis    M    maiale: maialis   malato egrota.   malattia morbus   male malumis, ekis  maledire maledicere  malinconico melancolica  malvagio nequama  malvagità nequizias  mamma mammas  mammella mammillas  mammifero mammiferus  mammoletta violodoratas  mancare deessere  mandamento mandamen-  mandare mittere [tus  mandarino mandarinis  mandola mandolas    marciapiede    lineare \inearisa  lingua (letteraria) linguas  lingua (muscolo) tongues  lino linus  liquore liquoris  lira (moneta) liras  lira (strumento) liris  liscio smuta  litografo litografus  locanda popinas  locomotiva locomotivus  locomotivo locomotiva  loculare locularisa  loculo loculus  lodare laudare  lode \aus  loggia xistus  Londra London  longitudine longitudinis  lord lordis  lottare luctare  lotteria lotteris  luccio lucius  luce lus  lucidare sciainare  luna lunas  levata di — lunoriens  tramonto di — lunca-  [dens  lunghezza longitudos  lungo longa  luogo locus  aver luogo abere locus  lupino \upinus  lupo lupus  lusingare sublandire  lutto Iuctus    mandolino mandolinis  mandorleto amigdaletus  mandorlo amigdalus  manetta manices  mangiare manducare  mangiatoia presepes  manicotto manicavillo8  maniera manneris  mano manus  manovrare manovrare  mantello iacernas  mantenere kippare  maravigliare uonderare  maraviglioso uonderosa  marcare marcare  marchese markios  marciapiede futpes    marconigrafare    marconigra fare marconi-  [grafare   marconigramma marconi-   mare maris [grammis   marea taidis   maremoto maremotus   margine margos   marinaio nautas   marino marina   marito maritus   marmo marmos   maroso marosus   marziale marzialisa   mascella maxillas   massaio rusticarius   mfsseria rusticedes   massiccio massiva, mas-   massimo maxima sivis   matematica matematicas   matematico matematica   materiale materialisa   matita lapis   matrigna novercas   matrona matronas   mattina manes   mattone lateris   maturo matura   meccanico meccanica   medaglia numismas   medico medicus   medio medius   melanzana melinsanas   melo malus   melodramma melodramas   melograno punimalus   membro membrus   memorabile memorabilisa   memorando memoranda   memore memora   memoria memorias   mendicare mendicare   menta mentas   mentale mentala   mente mentis   mercalo cippa   mercato (fiera) mercatus   merce mercis    narice naris   narrare narrare ..  nascere nascire  nascita nativitas  nascondere abdere  nascondiglio latibulus  naso nasus   natale Natalis   natica nates .   natura naturas    34    mercurio idrargirus   meridiano meridianus   meritare meritare   merito meritus   merletto pinnus   merlo merulus   merluzzo molvas   meschino misera   mescolanza mixtios   mese mensis   mestiere endcreftis   meta metas   metà (mezzo) dimidia, di-  [midius   metro (lineare) metris   mettere ponere   mezzadria meteiris   mezzadro meteieris   mezzanotte medianoctis   mezzo dimidia, dimidius,  [medius   mezzogiorno meridies .   miagolare eiulare   miagolio eiulazios   miele mellis   mietere metere   mietitore messoris   migliore meliora   milza splenis   minacciare minitare   minerale mineralis   mineralogia mineralogias   minerealogico minerealo-   minimo minima [gica   ministero ministerius   ministro ministris   minore minora   minuto minitis   mirto mirtus   miscredenie miscredensa   miseria miserias   misurare mensurare   mobile mobilisa   moda fescionis   moderno moderna   modo modus   moglie uxoris    N    naturale naturalisa  naufragio naufragius  nave navis   navigare navigare  mazionale nazionalisa  nazione nazios :  nebbia nebulas  necessario necessaria  negativo negativa  negligente negligensa    ninfa    molesto molesta   molla springus   molle mollisa  molleggiare mollisare  moltiplicare multiplicare  moltissimo plurima  molto multa   momento momentus  monastero monasterius  mondiale mundialisa  mondo mundus moneta nummus moneta contante monetas monte montis montone ovis monumento monumentus  morale moralisa  morbido softa  morbifero morbifera  morena morenas  morena (animale) mure-  [nas  morfologia morfologias  morire morire  morte mortis  morto mortua, mortuus  mosca muscas  mostrare monstrare  mostro monstrus  motocicletta motociclis  motoscafo motoscafis  movimento moziòs  muggire mugire  muliebre muliebrisa  mulino moletrinas  mulo mulus  municipio municipius  munire munire  munizione munizios  murale muralisa  muratore cementarius  muro murus  museo museus  musica musicas  musicista mugsicistis .  mutande subligaculuse    negligenza negligenzias  negoziante negoziatoris  negozio negozius  nespolo mespilus  neutrale neutralisa  neutro neutra.   neve nig i  nevicare nevicare  nichel: nikelis   ninfa ninfas ©    nipote    nipofe nepos  nitrire innire nobile nobilisa  nocchiere navitas  noce nus   nodo nodus:   noia dividias  noioso dividiosa  nome nomes  nonno avus    obbedienza obedienzias   obbedire obedire   obbligare obligare   oca anses   occhiali conspicilluse   occhio oculus   occorrere occurrere   occultare occultare   occupare occupare   occupazione occupazios   oceano oceanus   odiare odissere   odio odius   odorare odorare   odorare, mandar odore di  [olere   odore odoris   offendere offendere   offesa offensas   officina officinas   offrire offerrere   oggetto obiectus   olio oleus   olivo olivus   olmo ulmus   omaggio omagis   omicida omicidas   omicidio omicidius   omnibus omnibus pace pas padiglione papilios  padre patris   padrone mastris   paese taunis   pagamento peimentis  pagare pagare —   paglia (cappello) causias  pagliaccio clounis   pala palas   palazzo palazius   palco (teatro) boxis  palcoscenico stegis  paleontologia paleontolo-    [gias | nord Nord   notaio notarius  notizia notizi  notorio notoria  notosauro notosaura  notte noctis  notturno nocturna  novella gerres  nozze nupzies   nube nubes O ondulare ondulare  onesto onesta   onorare onorare  onore onos   opera opus opera (teatro) operas  operaio operarius  operetta operettas  opificio opificius  opiniore opinios  oppio opius   opporsi adversare  opportunità opportunitas  opportuno opportuna  opprimere opprimere  optare optare   ora oras   orario orarius   oratore oratoris  orchestra orkestras  ordinale ordinalisa  ordinare ordinare  ordinario ordinaria  ordinazione ordinazios  ordine ordos  orecchino inauris  orecchio auris   orefice aurifes  organizzare organisare    palestra palestras  palla bollis    pallone ballunis    pallottola palottis  pallottoliera palotteris  palma (albero) palmeus  palma (di mano) palmas  palmento pistrinus.   palo palus  palude paiudis  panciotto uescottis  pane panis   pantano lutosus  pantera panteras parte numerale numeralisa  numerare numerare  numero numerus  numeroso numerosa  nuora nurus   nuotare natare  nuovo nova   nutrice nutris tn organizzazione organisa-  organo organus [zios  orientalista orientalistis  origine origos  orizzontale orizontalisa  orizzonte orizos  ornare ornare  oro aurus  orografia orografias  orologiaio orologiarius  orologio orologius  orrore orros  aver — di orrere  orio ortus  orzo ordeus  osare audere  oscillazione oscillazios  oscurità obscuritas  oscuro obscura  ospedale ospitalis  osso ossÌs  ostetrico obstetris  ottenere obtinere  cercare di — sectare  ottimo optima  ottundere obtundere  ovale ovata  ovario ovarius  ovest Uest    pantofola soccus   papa popis   parafulmine fulmetraes  parco parcus   parecchio compluresa  pareggiare equare  parente consanguineus  parentesi parentesis ( )  pari (dignità inglese) pi-  Parigi Paris . . [ris  parlare loquire  parlare con qualcuno col-  parola uordis [loquire.  parte partis |    participio    participio participius  partire (andare) abire  partie (dividere) partire  part.:a (giuoco) partitas  partorire parturire  passure transire  passare (tempo) preterire  passeggiare deambulare  passeggiata deambula-  [zios   passeggiero passenges  passo passus  pastore pastoris  paterno paterna  patria patrias  pattinare sketisare  pattino sketis  paura formidos   aver — di reformidare  paventare reformidare  pavimento pavimentus  pazienza pazienzias  pazzo amentis  peccato peccatus  pedone (scacchi) ponis  peduncolo pedunculus  peggiore peiora  pelame pilormus  pelle pellis  pelliccia mastrucas  pelo pilus  pena penas  penati Penatese  penetrare penetrare  penna pennas  penny pennis  pensure cogitare  pensilina pensilinis  pentire penitere  peperone piperitis  peplo peplus  percoco apricas  percuotere percutere  perdere perdere  perdita perdezios  perdonare parcere  perfetto perfecta, perfec-  periodo periodus [tus  permettere permittere  permuta permutazios  permutazione permuta-  pero pirus [zios  persiana transennas  persona personis  personale personalisa  pertica perticas  pesante ponderosa  pescare piscare  pescatore piscatoris  pesce piscis  pescecane maricanis pessimo pessima   pestare pinsere   petalo petalus   pettino pectulus   pettirosso rubeculas   petto pectus   pezzo frustus   piacere placere, plesciuris   piacevole egriebla   pianeta planetas   piangere flere   piano pleinis   pianoforte pianofortis   pianta plantas Ì   piantagione di alberi di  alto e medio fusto le-  gnoso eius   piantagione di piante a  fusto piccolo ed erba-  ceo etulus   pianura planizies   piatto patinas   piazza plateas.   piazza d’armi manovran-   [sa septus   picchiotto ictuctus   piccione pipios   picciuolo pediculus   piccolo parva   piccone sarissas   piede pes   piegare plicare   pieghevole plicatilisa   pieno plena   pietà pietas   pietanza obsonius   pietra petras   pigro pigra   pino pinus   pinze pincise   pio pia   pioggia pluvias   piombo plumbus   piovere pluere   piovere pietre lapidare   pipistrello vespertilios   piroscafo stimeris   pisello pisus   pistillo pistillus   pittura picturas   piuccheperfetto plusper-   platea pittis [fectus   platino platinus   plesiosauro plesiosaura   pliosauro pliosaura   poco pauca   poderoso potensa   poesia poesis   poeta poetas   poggiare nitire   poliedro poliedrus    preferire    politico politica  polizza polizzes  pollaio pullusarius ©.  pollice polles   pollo pullus   polmone pulmos  polo polus  polpastrello pulpastris  polsino pulsulus  poltrona poltronis  poltrone socorsa  polvere pulvis  polverizzare friare  pomidoro tometos  pompa pompas  pompare pompare  pompiere pomperis  ponte pontis  pontefice pontifes  popolare populare  popolazione populazios  popone pepos   poppa (nave) puppis  porco porcus   porre ponere   porta portas  portafoglio portfolis  portamento portazios  portare portare  portata (tavola) corsis  porto portus   portone ianuas  posata covris  positivo positiva  possedere possidere  possessivo possessiva  possibile possibilisa  posta postis   postale postalisa  posteriore posteriora  postero postera  posto situs    | postremo. postrema    postumo postuma ‘  potente potensa  potenza potenzias  potere (materiale) possere  potere (morale) quire  povero paupera  povertà paupertas  pozzo puteus   pranzare prandere  pranzo prandius  prateria pratas   prato pratus   preda predas  predellino scabiles  prediligere prediligere  predone predos  preferenza preferenzias  preferire preferrere    prefettura ; prefettura prefecturas  prefiggere statuere  pregare orare, precare  pregio pregius  pregiudizio preiudicius  premettere premittere  premiare premiare  preminenza preeminen-  premio premius [zias  prendere prendere  preparare preparare  preposizione preposizios  presa prensios  presentare stioare  presente presensa  preside preses  presidente presidentis  prestare commodare  prete pristis   pretorio pretoria  prevedere previdere  prezioso preziosa  prezzemolo petroselinus  prezzo prezius  primavera Veris  principale principalisa  principe principis  principiure încipere  principio principius  privare privare   privo di carensa    quaderno quadernus  quadro quadrus  quadrupede quadrupes  qualità qualitas  quanto quanta    racchiudere claudere  raccogliere colligere  raccogliere (cgreali) gira  re  raccoglimento collexios  raccolta messis  racconciare reconcinnare  raccontare enarrare  racconto enarrazios  raddrizzare streitenare  radice radis  radiotelegrafare radiote-  | [legrafare  radiotelegrafico radiote-  [legrafica  raggiungere assequire    37    probabile probabilisa  probo proba  procedere procedere  proclamare proclamare  procurare procurare  procuratore procuratoris  prodotto productus  produrre producere  produzione produxios  proemio proemius  professione professios  professore professoris  profferire proferrere  profondare submergere  profumo odoramentus'  progetto progectis  proibire proibere  prolungamento longinqua-  [zios  prolungare protraere  promettere promittere  promuovere promovere  pronome pronomes  pronunzic pronunciazios  pronunziare pronunciare  proposito propositus  proposizione proposizios  proposta propos  proprietà proprietas  proprietario proprietarius    proprio propria    Q    quartetto quartettos  quartiere lodgingus  quercia quercus  questione questionis  quietare quietare    RX    ragionare loquire, razio-  ragione razios (cinare  ragioniere accauntanvis  ragliare rudere  rallegrarsi regioisire  rame cuprus   ramo ramus   rana ranas   rancore rancoris  ranocchia ranas rapa rapus   rapido rapida  rappigliare coagulare  rappresentare represen-  raro rara [tare  rastro rastrus    reggimento prora proras  proscenio proscenius  prosciogliere delivrare  prossimo proxima  proteggere protegere  protestare protestare  prova pruvis  provenire provenire  provincia provincias  provvedere providere  prua proras  pruno prunus  pterodattilo pterodactila  pubblicare publicare  pubblicità advertais  pubblico publica  puerpera puerperas  pugnare pugnare  pulcino cikis  puledro coltis  puma pumas  punire punire  punta acies  puntello fulcimentus  punto punctus (.)  due punti colonis (:)  punto e virgola semico-  [lonis (;)  puntualità punctualitas  pupilla pupillas  puro pura    quiete quies    quinta quintas  quintale quintalis  quotidiano quotidiana    rala pars   rattristare di 0 per merere  ravanello rafanus  razza (pesce) raias   re regis   reale (moneta) realus  reale realisa, regalisa  recinto septus  reclamare reclamare  4eclamo reclamus  redina abenas  regalare munerare  regalo munus  reggere regere  reggia regias  reggimento regimentis    regina    regina (scacchi) quinis  regione regios  registrare registrare  regnare regnare  regola regulas  regolare regularisa  relativo relativa  religione religios  religioso religiosa  rendere reddere   rene renis   repentino repentina  replicare refragare  restare restare   resto (matematica) resi-  resto reliquus [duus  restringere restringere  rettile reptilis   retto recta   rialto realtus  ricchezza divizies  riccio (di mare) erinaceus  riccio (di terra) ekinus  ricciuto crispata   ricco divesa   ricerca disquisizios  ricercare disquirere  ricevere recipere  richiedere poscere  riconoscere agnoscere  ricoprire cooperire  ricordarsi meminissere  ricurvo regurva   ridere ridére  rieleggere rieligere  riempire replere  riferire referrere  rifrangere refrangere  rigagnolo rivulus    sabbia sabulus   ‘ saccente sciolus  Sacco 8acCctis  sacrificio sacrificius  sagacia sagacitas  saggio uaisa   sala ecus   sale salis   salone magnecus  salotto eculus   salto saltus  salutare salutare  salute salus  salvare servare  salvataggio servazios  salvia salvias  sangue sanguis  sano sana rimanere remanere  rimatore versificatoris  rimborsare rimborsare  rimessa (stanzone) reda-  rus  rimonda priunazios  rimondare priunare  rimondatore priunatoris  rimorchiare remulcare  rimorchiatore remulcato-  rincrescere pigere [ris  ringhiare ringire  ringhiera rostras  ringraziamento graziasa-  [xios  ringraziare graziasagere  ripetere repetere  ripiegare plicare  fiposare requiescere  riposo restis  riprendere increpare  risacca risakis  riscaldamento calefaxios  riscaldare calefacere  rischio riscus  riso (pianta) orizas  risparmiare sevare  rispettabile respectabilisa  rispettare respecta  risplendere splendere  rispondere respondere  ristorante restorantis  ristorare restaufare  risuscitare resuscitare  ritardare tardare  ritardo rardazios  ritirare (danari) retraere  ritirarsi retairare  ritzata receptus        santità sanctitas   sapere scire   sapere di, aver sapore di  [resipere   sapiente sapiensa   sapienza sapienzias   sarda sardas   sartiame rudentes   sarto sartoris   savio uaisa   sbadigliare oscitare    ‘sbarbare scevare    sboccare sboccare  sbocco sboccus  sbrigliato infrenisa  scacchi ces    . scacchiera cesbordis    scacciare reicere    scarso    ritirata (Iatrina) toilettis  ritornare redire  ritorno reditus  ritratto fotografis  ritrovare invenire  riuscire riuscire  riva ripas  rivista revius  rivolgere vertere  rivoltella rivolvris  rivoluzione revoluzios  rizoma rizomas  robustezza robus  robusto robusta  romanza romans  romanzo novelis  rompere rumpere  rompitore ruptoris  ronzare buzzare  rosa rosas  rosmarino rosmarinus  rosso rubra  rotaia reilis  rotondo rotunda  rovina ruinas  rovo rubus  rubare furare  rubinetto kiavettis  ruggire rugire  ruggito rugitus  rugiada ros   cadere la — rorare  rullare rullare  rumore rumos  rumoroso rumorosa  ruota rotas  rupe rupes  ruscello rivus  ruvido roffa    scacco ceckis  scaccomatto cecmetis  scadere (pagamento) die-  scaffale scelfis [venire  scafo scafis   scala (arnese) scalas  scala (di proporzione)  scaleno scalena [skeles  scalfire scabere  scalinata scalarus  scalino gradius   scaltro callida   scalzato discalceata  scanalatura strias  scanno scamnus  scappare aufugere  scarpa calceus   scarso inopsa    - r—r -—"<r ——m    scattare    scattare elabire  scavare excavare  scegliere seligere  scelleratezza scelus  scellerato scelerata  scelta selexios  scena scenas  scenografia scenografias  scettro sceptrus  scheggia skidias  schema skemas  scherzare lusitare  schiarimento dilucidazios  schiarire dilucidare  schiattire ielpare  schiavo slevis  schiena dorsus  scia scias  sciente sciensa  scientifico scientifica  scienza scienzias  scienziato scienziata  scintillare scintillare  sciocchezza amenzias  sciocco amensa  scirro scirrus  scisma skismas  scoglio scopulus  scolaro scolaris  scolastico scolastica  scommessa bettis  scommettere bettare  sconvenire dedecere  scoperta discoveris  scopo scopus .  scoppiare disrumpire   » dalle risa , per risuse  scoprire detegere   » (scienza) discoverire  scorciatoia semitas  scorrere fluere  scortese uncainda  scortesia uncaindnes  scrittore scriptoris  scrivano scribas  scrivere scribere  scuderia equiles  scuola scolas A  scuotere quatere  sdegnare dedignare  seccare siccare  secolo seculus  sedere sedere   sedia ceris   sega secas   segala secales  segare secare  segnale signalis  segreto secretus  seguente sequensa  seguire sequire    1    ì  selva silvas  selvatico silvatica  semaforo semaforis  sema forista semaforistis  sembrare luccare  semina seminazios  seminare seminare  semplice simplexa  senatore senatoris  sensibile sensibilisa  sentire sentire  sepalo sepalus  seppellire sepelire  sera vespes   farsi — vesperare  serio seria  serpe anguis  serpente serpentis  serra serras  servire servire  servire a prodessere   » (a tavola) ciatissare  servirsi di una cosa utire  servitù servitus  servizio servis  servo servus  seta sericus  sete sitis   aver — sitire  setola setas  settimana ebdomadas  severo severa  sfortunato infortunata  sforzo nisus  sghembo slanta  sfuggire effugere  sibilare sibilare  sicuro secura  siderurgico siderurgica  siepe sepes  sigaretta sigares  sigaro sigas  signore dominus  signorina mis  silenzioso silenziosa  silurante silurans  silurare silurare  siluro silurus  simile similisa  simpatico simpatica  simultaneo simultanea  sincero sincera  sindaco sindicus  singolare singularisa  singolo singula  sinistro sinistera  sintassi sintaxis  sipario siparius  sistema sistemas  smerlare smerlare  smilzo slendra    spartire    soavità suavitas  sobrio sobria  soccorrere succurrere  sociabile sociabilisa  sociale socialisa  sociela societas  soddisfacente satisfacien-  soddisfare satisfacere [sa  soffiare sufflare  soffice softa  soffitta cenaculus  soffrire sufferrere  soggetto subiectus  sognare somniare  sogno somnius  solcare sulcare  soldato miles  sole solis  levata del sole soloriens  tramonto del - solcadens  soliloquio soliloquis  solitario solitaria  sollevare conflare, extol-  solo sola [lere  solstizio solstizius  somma summas  sommario summaria; sum-  somniità summus [marius  sommo summa  sonno somnus  sopportare supportare  soprabito superabitus  sopracciglio supercilius  soprano sopranos, supera  sorcio sores  sorella soros  sorgente scatebras  sorgere surgere  sormontare ascendere, a,  {superare  sorprendere sorprendere  sospendere suspendere  sospettare suspicare  sostantivare substantivare  sostantivo substantivus  sostanza substanzias  sostenere sustinere  sottana petticos  sottano infera  sotterraneo subterranea  sottile subtilisa  sottomarino submarinus  sottomettere submittere  sottoporre subicere  sovrano sovrana  spalla sciuldris  spalmare illinere i  spargere spargere  sparlare obtrectare  spartiacque partiaquas  spartire partire    speciale    speciale specialisa.  spedire expedire  spendere spendere  sperare sperare  sperone calcas  spettucolo spectaculus  spettatore spectatoris  spezzare frangere  spiegore explicare, expla-  spiga spicas [nare  spilla aciculas  spinace spinacias  spingere propellere  spina spinas  spirito spiritus  splendere splendere  splendido splendida  splendore splendoris  spogliatoio spoliarius  sporco spurca  sporgere prominere  sportello ostiolus  sposare nubere  sprecare uostare  spuma spumas  squadra agmes (militare)  squadrone agminis  squittire ielpare  stabilire statuere  staccio cribrus  sfadio stadius  stagione sisonis  stagno (acqua) stagnus  » (metallo) stamnus  stalla stabulus  stume stames  stampatore printris    tacchino gallinaceus  taccuino tacuinis  facere tacere  tagliare insecare  tule talisa   talpa talpas   tana scrobis  tappeto tapes  tappezzare tapesare  tasca peras  tastiera keis   tasto tactis   tattile tactila  faverna tabernas  tavola tabulas  favolino deskis  teatrale teatralisa  featro teatrus  tegola tegulas    40    stamperia tipografias    . stanco tairda    stanga vectis   stantio stela   stanza cameras   stare (essere ritto) stare  » (in salute) abere se  » a (attenere) seclare  stato status   statua statuas   stazione stazios   stella stellas   stendere stendere  stereoscopio stereoscopis   sterlina sovrenis   stile stilis   stilo stilus   stima estimazios   sfimare estimare   stimma stigmas  stipettaio gioineris  stipola stolkis -   stirare aironare   stiva stivas   stivale ocreas   stoffa stoffis    Sfolto stulta    stomaco stomacus  stordire $tupere   strada ites -   sfrage strages  strampalato abnormisa  strano stranea  straordinario exstraordi-  [naria  strappare avellere  strenuo strenua    T    telefonare telefonare  telefonico telefonica  telegrafare telegrafare  telegrafico telegrafica  telegramma telegrammis  telescopio telescopis  temere timere  temperino cludinis  tempesta tempestas    ‘ fempo tempus, uetris    tendere tendere  fenente tenens  tenero tenera  tenore tenores  tenzonare pugnare  tenzone pugnas”  terapeutica terapeuticas  terapeutico terapeutica  termale termala    AI    “ sud Sud    timo    sfretto stricta, fretus  stria strias  stridere stridere   » (sorci, topi) squiccare    , strisciare reptare    strumento (musicale) stru-  [mentus (notarile) instrumentus   studente studentis   studiare studere   stucio studius   studioso studiosa   stufa stovis   succedere (avvenire) ac-   [cidera   sultano sultanus   suocero socerus   suonare sonare   suono sonus   Superare superare   superbia superbias   superbo superba   superficie superficies   superiore superiora   superno superna   suppellettile supellectilis   supplemento supplemen-   supporre supponere [tus   supremo suprema   susino prunumis   sussidio subsidius   svariato variusa -   svegliare evigilare   svelto quicca   sventolare ventomovere   sventura infortunitas   sviluppare extricare    terminare terminare  terra terras, umus, solus  terraferma continentis  terrazza solarius  ferremoto terremotus  terribile terribilisa  territorio territorius  terrore terroris   terzetto terzettos   fessuto textiles   testa capus   testamento testamentus  testimoniare testimoniare  tetto tectus   tettoia cartaus   the tis   tigre tigris   timido timida   timo timus    timone    timone gubernaculus, te-  timore timoris [mos  tingere tingere  tintore bafeus  tintoria bafias  tipo tipus  tipografia tipografias  tipografo tipografus  tirare traere  titolo titulus  toccare tangere   “ a obtingere  fomba tombis  tondeggiare rotunditare  tondo tunda  tonnellata tonnis  tonno tinnus  fopo mus  forb:do turbida  tordo turdus  tornare redire  tornire (far le fusa) por-  toro taurus [rare  torpedbiera torpedineris  torre turris  torrente torrentis  torto ronga   far — rongare    uado vadus   ubbriaco dronca   uccello avis   uccidere occidere   udire audire   ufficiale officialis, offi-  [cialisa   ufficialità officialitas   ufficio officius    vacanza feries  valigia vulgas  velocità velocitas  vendere vendere  vendetta vindicazios  vendicare vindicare  venditore venditoris  venire venire  ventaglio flabellus  vento ventus  ventre ventris  verdura viretus  vergognarer pudere  verità veritas   vero raita, vera  verro sus toslare torrere   totale totalisa   tovaglia mantiles  tovagliolo napkinis  traccia vestigius   tradire prodere  traditore proditoris  tradurre traducere  tragedia tragedias  tramandare transmittere  tramontare occasumire  tranvai stritcas  trapassare pertransire  trasbordare transbordare  trasbordo transbordazios  trascrivere excribere  trascurare transkiurare  trescuratezza indiligenzi-  trascurato indiligensa [as  fras'nettere transmittere  trasparire transparere  trasportare transportare  tratta dreftis   trattare tractare  tratteggiare \ineaducere  tratto (scacchi) tractus  trebbiare trasciare  taebbiatura trasciazios    U    uguaglianza equalitas  ulteriore ulteriora  ultimo ultima   ululare ululare  umunità umanitas  umano umana   unità unitas   unghia unguis   uomo omos W versare versare Verso Versus  verticale verticalisa  vescovo episcopus  vespa vespas   veste vestis   vestibolo vestibulus  vestire vestire   vestire di nero \ugere  veterinario veterinarius -  vetraio vitrarius  vetro vitrus   vetroso vitrosa   via vias.   viaggiare travelare  vallata valleis:        vecchiaia    tremare tremere   tremendo tremenda   freno treinus   treno diretto expres   treno direttissimo valdex-  [pres   trepidante trepidansa   triangolare triangularisa   tribù tribus   tribunale tribunalis   tridente tridentis   triste tristisa   triturare triturare   trolley trolleis   fronco truncus   troppo nimia   trovare invenire   tubare cuare   tuba (cappello) petasus   luberosa tuberosus   tubo tubus   tufo tofus   tundra tundras   tunnel tunnelis   tuonare tonare   tuono tonitrus   turbolento turbulenta   futto tota    UOVO OVUS  urgente urgensa  urlo aulis   usare utire  uscio ostius  uscire exire   Uso uUsus   utile utilisa  utilità utilitas    valle vallis   valore velius  valoroso valorosa  valutare valutare   valva valvas   vanga vangas  vantaggioso advantagiosa  vapore vaporis   vapore (nave) stimeris  variare variare   varietà varietas   vario varia   vasaio vascularius  vasto vasta   vaticano vaticanus  vecchiaia senectus    Lo N 112%. 764899" 2 pene 9 né, #0 alfirb: N00    PPTOrE di fr nAg ‘I #40 n,    vecchio    vecoh:o senes, senesa   veccia vicias   vedere videre   veduta visius   veicolo, andare sopra 0  [dentro un raidare   vela carbasus   veleggiare velificare   veliero carbasarius   velivolo velivolus   velluto velvettis   velo velus   viaggiatore travelatoris   viaggio travelis   vicino vicina   vico vicus   vicolo viculus   vile vilisa   villa villas   vimine vimes    zampa pois   zanzara cules   zappa ligos   zappare pastinare  zappatore pastinatoris    42    vincere vincere  vincita vincezios    ‘vino vinus    violinista violinistis  violino violinis  violoncello violoncellis  virgola commas (,)  virtuoso virtuosa  viscere visceris  visconte viscontes  visitare visitare  vista visius, visus  vita vitas i  vite (pianta) vitis   » (di metallo) 8crus  vitello vitulus  vittima victimas  vittorioso victora  vituperare vituperare  vituperevole vituperabilisa    Y    yacht iottis    Z    zattera ratis   zio patruus   zirlare tuittare   zittire silere  zolfanello sulfumentus    CO = EIA  (‘cc _’@‘’.—..Ù'éà.-@-@-;@@—ì’@é  LU    Zucca    vivace vivaxa   vivere vivere   vivo viva   vizio vizius   vizioso viziosa   vocabolario lexicos   voce vocis   voga usus   volare volare ?   volerci (impiegare tempo)  [advocare   “ (mancare) deessere volere vellere volo:tà voluntas   volpe vulpes   volta (architettura) fornis   volume voliumes, volumes   vomero vomis   voto votus   vulcano vulcanus    /    zolla glebas  zoologia zoologias  zoologico zoologica  zoppo clauda  zucca cucurbitas Vito Martellotta. Martellotta. Keywords: lingua universale, deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martellotta.” Martellotta.

 

Luigi Speranza -- Grice e Martinetti: l’implicatura conversazionale -- i veliani e l’amore alcibiadico – la scuola di Pont Canavese -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pont Canavese). Filosofo italiano. Pont Canavese, Torino, Piemonte. Grice: “I like Martinetti; he wrote about eros, or as the Italians call it, ‘amore,’ – a different root from cupidus, too! He edited a platonic anthology.” “He also has a strange treatise on ‘the number’ which post-dates Frege!” -- «Di sé soleva dire di essere un neoplatonico trasmigrato troppo presto nel nostro secolo»  (Cesare Goretti). Professore di filosofia, si distinse per essere stato l'unico filosofo che rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo. E il primo dei quattro figli (tre maschi e una femmina, senza contare una bambina che morì piccolissima) di un avvocato. Dopo aver frequentato il Liceo classico Carlo Botta di Ivrea, si iscrisse a Torino, dove ebbe come insegnanti Allievo,  Bobba, Ercole, Flechia e Graf, laureandosi con una tesi, “Il Sistema Sankhya: un Studio sulla filosofia nell’India” discussa con ERCOLE, docente di filosofia teoretica, pubblicata a Torino da Lattes  e, grazie all'interessamento di Allievo, risulta vincitrice del Premio Gautieri.  Dopo la laurea M. fa un soggiorno di due semestri presso l'Lipsia, dove poté venire a conoscenza del fondamentale studio di Garbe sulla filosofia Sāṃkhya. Si può dunque "ipotizzare che tra gli scopi del viaggio vi fosse anzitutto quello di approfondire gli studi dell’India, iniziati a Torino con  Flechia e 'Ercole." Iinsegna filosofia nei licei di Avellino, Correggio, Vigevano, Ivrea, e per finire al Liceo Alfieri di Torino. Compone la monumentale “Introduzione alla metafisica” e “Teoria della conoscenza”, ch edopo che consegue  la libera docenza in Filosofia teoretica a Torino gli valse di vincere il concorso per le cattedre di filosofia teoretica e morale dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano, che diventa Regia Università degli Studî, nella quale insegna. Divenne socio corrispondente della classe di Scienze morali dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, fondato da Napoleone sul modello dell'Institut de France.  Il rifiuto della politica e la critica della guerra Martinetti fu una singolare figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come ai contrasti politici che viziarono il suo tempo, non aderì né al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile né al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. Fu uno dei rari intellettuali che criticarono la prima guerra mondiale; scrisse infatti che la guerra è «sovvertitrice degli ordini sociali pratici ed un'inversione di tutti i valori morali dà un primato effettivo alla casta militare che è sia intellettualmente sia moralmente l'ultima di tutte subordinando ad essa le parti migliori della nazione strappa gli uomini ai loro focolari e li getta in mezzo ad una vita fatta di ozio, di violenze e di dissolutezze. In seguito a quelle che qualifica di circostanze pesantissime -- la marcia su Roma e la successiva nomina di MUSSOLINI a presidente del Consiglio -- rifiuta la nomina a socio corrispondente dei reali lincei. Mentre nelle sue lezioni sviluppa un sistema di filosofia della religione, inaugura a Milano una Società di studi filosofici, formata da un gruppo di amici in piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico dove si riunirono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e in cui organizzò una serie di conferenze. Le prime conferenze furono tenute da Banfi e da Fossati oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre relazioni, riunite sotto il titolo comune di “Il compito della filosofia nell'ora presente” segnano la sua rottura con Gentile. In seguito ad una denuncia per vilipendio della eucaristia» presentata a Mangiagalli, dove sottoscrivere un memoriale in difesa dei propri corsi sulla filosofia della religione. Incaricato dalla Società filosofica italiana, organizza e presiedette il congresso di filosofia. L'evento e sospeso dopo solo due giorni da Mangiagalli a causa di agitatori.  Il congresso e poi chiuso d'imperio dal questore. Da un lato incise l'opposizione di Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica, che fac parte del Comitato organizzatore (quale rappresentante dell'Università Cattolica) ma che, per scelta di M., non e tra i relatori. Dall'altro lato la partecipazione, fortemente voluta da M., di Buonaiuti, scomunicato "expresse vitandus" dal Sant'Uffizio, dette ai filosofi cattolici neoscolastici la scusa per ritirarsi dal congress. Le minute cronache del congresso hanno già messo in luce come M. nell'assolvere al compito di organizzatore dell'incontro, assunto con una apparente riluttanza, operasse assai poco da ingenuo filosofo fuori dal mondo. Al contrario, ricorrendo a una certa qual abile ruse egli mise assieme un programma che costituiva quanto di più ostico potesse risultare ai palati dei cattolici fascisti sia dei filosofi di regime. Martinetti firma con Goretti (segretario del Congresso) una lettera di protesta al rettore Mangiagalli:  «Compiamo il dovere d'informarla che conforme al suo ordine il congresso si è sciolto senza incidenti. Sciogliendosi ha votato all'unanimità il seguente ordine del giorno di protesta: Il Congresso della Società filosofica italiana riunito in Milano: avuta comunicazione che è stato rivolto alla Presidenza un invito superiore achiudere i lavori del Congresso. Protesta in nome della libertà degli studi e della tradizione italiana contro un atto di violenza che impedisce l'esercizio della discussione filosofica ed invano pretende di vincolare la vita del pensiero.»  M. fu il direttore della Rivista di filosofia, ma per prudenza il suo nome non vi comparve mai come tale. Tra i collaboratori della rivista vi furono: Carando, Bobbio, Geymonat,  Fossati (che ufficialmente ne era il direttore responsabile), Solari, Levi, Grasselli, e Goretti.. Quando il ministro dell'educazione Giuliano impose ai professori  il Giuramento di fedeltà al Fascismo, Martinetti fu uno dei pochi a rifiutare fin dal primo momento: “Eccellenza!  Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un atto di obbedienza. Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza.  Ho sempre diretta la mia attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col giuramento che mi è richiesto io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a smentire con esse tutta la mia vita; l'E.V. riconoscerà che questo non è possibile.  Con questo non intendo affatto declinare qualunque eventuale conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'E.V. mi abbia dato la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai principî che hanno retto tutta la mia vita.  Dell'E.V. dev.mo  Dr.” In una lettera a Cagnola scrive:  «Ella ora saprà che io sono uno degli undici (su 1225 professori universitari! ne arrossisco ancora) che hanno rifiutato il giuramento di fedeltà e che perciò sono stati o saranno fra breve espulsi dall'università. Mi consolo d'essere in buona compagnia: Ruffini, Carrara, De Sanctis, Vida, Volterra, Buonaiuti e qualche altro. Mi rincresce non tanto la cosa, quanto il modo: e mi rincresce che si sia fatto e si faccia rumore intorno al mio nome. Ma come fare? Giurare per me era tanto impossibile quanto una impossibilità fisica: sarei morto d'avvilimento. E in un'altra lettera ad Adelchi Baratono. Io non ho voluto giurare (e così credo molti degli undici) per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste e annuncia oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori.»  Come scrive al proposito Minazzi. M. ha infine opposto un netto rifiuto a sottostare al giuramento preteso e voluto dalla dittatura da tutti i docenti universitari italiani. Giustamente occorre sempre sottrarre, criticamente, questo straordinario gesto martinettiano, invero assai emblematico, da ogni ottundente e vacua retorica antifascista, onde comprenderlo in tutta la sua genesi specifica. Nel caso di M. non può allora essere certamente negato, in sintonia con Alessio, il carattere dichiaratamente religioso di questa sua scelta che, non per nulla, lo ha infine indotto ad essere l'unico filosofo italiano universitario che ha avuto l'incredibile capacità critica di sottrarsi nettamente e senza compromessi all'imposizione del regime. In questa prospettiva M. non ha giurato proprio perché nutriva una particolare percezione critica dello stesso "giuramento" in connessione con i suoi più profondi convincimenti morali che avevano peraltro guidato tutta la sua attività di filosofo. Tuttavia, nel riconoscere questa precisa matrice religiosa della sua scelta, non deve essere neppure negato il suo specifico valore e il suo preciso significato civile, culturale e anche filosofico.»  Scrive in proposito Vigorelli. Una certaretorica resistenziale si è impadronita anche di M., impedendo un approfondimento più serio e radicale dei tratti originali del suo antifascism0.  L'atto di M. non era cioè solo un monito contro l'oppressione totalitaria e antidemocratica, ma contro ogni forma di politica compromissoria e concordataria, contro l'ambiguo connubio fra religione e politica, sintomo di una profonda immaturità religiosa e premessa di forme più o meno larvate di condizionamento della libertà di coscienza, non sempre si ama ricordare che l'avversione di M. al fascismo era innanzi tutto avversione a ogni forma di retorica nazionalistica, ma anche all'esaltazione demagogica delle masse popolari. Prima che della dittatura, Martinetti fu critico altrettanto risoluto del socialismo marxista e della democrazia, di cui colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo»  In seguito a questo suo rifiuto, M. venne messo in pensione d'autorità  e si dedicò unicamente agli studi personali di filosofia, ritirandosi nella villa di Spineto, frazione di Castellamonte, vicino al suo paese di nascita. In questo lasso di tempo tradusse i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer), studiò approfonditamente Spinoza e ultimò la trilogia (iniziata con la Introduzione alla metafisica e continuata  con La libertà) scrivendo Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo; Ragione e fede. M. propose come suoi successori a Milano Baratono e  Banfi. Lontano da ogni forma di impegno politico e critico severo sia nei confronti del socialismo marxista che delle degenerazioni del parlamentarismo, prese ad annotare minuziosamente sul suo diario gli episodi di corruzione e di violenza in cui erano coinvolti esponenti fascisti. così ad esempio a fronte di una serie di scandali annotava "è dunque l'associaz[ione] dei malviventi d'Italia!" Come persuadersi che uno stato senza leggi, senza traccia di onestà pubblica, sostenuto soltanto dal terrore che desta nel popolo inerme un'organizzazione di ribaldi messa al servizio del despota, odiata da tutte le rette coscienze, disprezzata dagli intelligenti possa resistere, senza condurre il popolo che lo soffre all'estrema rovina? Si scagliava nei suoi appunti contro il dispotismo che accomunava socialismo marxista e fascismo: "Tutto deve servire alla propaganda e alla educazione di stato. Non vi è più libertà di pensiero, non vi è più pensiero". A questo proposito Vigorelli evidenzia  «il valore pedagogico, di educazione alla libertà, che l'esempio morale di M. ebbe per quella generazione di intellettuali antifacisti, che trovò negli anni Trenta un decisivo punto di riferimento nella “Rivista di filosofia”, da lui informalmente diretta»  L'arresto e il carcere M. e arrestato in casa d Solari, dov'era ospite, in seguito a una delazione fatta da Pitigrilli (Dino Segre), agente dell'OVRA (delazione che porterà all'arresto e alla condanna al confino di Antonicelli, Einaudi, Foa, Giua, Levi,  Mila, Monti, Pavese, Zini e di due studenti, Cavallera e Perelli, e all'ammonizione di Bobbio), ed e incarcerato a Torino per sospetta connivenza con gli attivisti anti-fascisti di Giustizia e Libertà, benché fosse del tutto estraneo alla congiura anti-fascista degli intellettuali che facevano riferimento a Einaudi. Al momento dell'arresto, a detta della signora Solari, M. dice una frase che aveva già sentito pronunciargli più volte. Io sono un cittadino europeo, nato per combinazione in Italia. Il suo declino fisico comincia in seguito a una trombosi che menomò le sue capacità mentali, consecutiva ad una caduta accidentale da un pero nella tenuta di Spineto. Alla fine ubì una prima operazione alla prostata. La sorella Teresa scrive a Cagnola: "Il Professore è da oltre un mese degente in quest'ospedale, ove venne d'urgenza trasportato ed operato in seguito ad intossicamento urico grave. L'intervento chirurgico avviene in questo caso in due tempi: operazione preliminare alla vescica, per ovviare immediatamente alla causa diretta dell'intossicamento, e susseguente operazione alla prostata che ne è la causa originale. La prima operazione già venne effettuata e con buon esito, e l'operatore non attende che il tempo opportuno per procedere alla seconda."[ M.  fu ricoverato all'ospedale Molinette di Torino, sfollato a Cuorgnè, dove muore,  dopo aver disposto che nessun prete intervenisse con alcun segno sul suo corpo. Nonostante "l'invito del parroco di Spineto di non dare onore alla salma dell'eretico, ateo e scandaloso anche nella morte perché aveva disposto di essere cremato" una decina di persone seguirono l'autofurgone che portò il corpo di M. alla stazione, da dove partì in treno per Torino, per la cremazione. In prossimità della morte M. lascia la sua biblioteca in legato a Nina Ruffini (nipote di F. Ruffini), G. Solari e Cesare Goretti. La Biblioteca verrà poi conferita dai rispettivi eredi alla "Fondazione  M. per gli studi di storia filosofica e religiosa" di Torino; oggi è posta nel palazzo del Rettorato alla Biblioteca della Facoltà di  Filosofia.  La sua casa di Spineto è attualmente sede della "Fondazione Casa e Archivio M.", che intende promuovere la diffusione del suo pensiero e della sua operae.  FiLa filosofia di M. è un'interpretazione originale dell'idealismo post-kantiano, nella linea dell'idealismo razionalistico trascendente che va da Platone a Kant, nel senso di un dualismo panteista trascendente, un'interpretazione che lo avvicina a quel post-kantiano atipico che fu Spir, il quale (ancor più di Kant, Schopenhauer o Spinoza) fu il filosofo preferito di M., quello a cui fu più particolarmente legato, sulquale scrisse molti studi e un denso saggio monografico  e al quale fece consacrare il terzo numero della Rivista di filosofia, filosofo che fu come lui profondamente inattuale. Professò una altissima stima per l'opera di questo solitario filosofo, tanto da considerarla "immortale: in essa infatti vede un tentativo d'un rinnovamento speculativo-religioso di tutta la filosofia.  Il carattere speculativo dell'interpretazione d iMartinetti dipese da particolarissime circostanze. La speculazione di Spir esercitò sul pensiero suo un influsso profondo sin dagli inizi; e anche nella costruzione dell'idealismo trascendente di M. la speculazione di A. Spir rivestì un peso pressoché decisivo. Oltre che in Kant, in Schopenhauer e in Spinoza, le radici e la linfa dell'idealismo di M. si trovano nella speculazione di A. Spir. In nessun altro pensatore A. Spir occupò tanto spazio ed ebbe un pari rilievo. D'altra parte, senza perdere la configurazione sua propria, il pensiero di Spir viene trasposto da M. entro la sua propria filosofia, riferito in modo diretto al suo proprio pensiero, così intimamente consonante con quello di Spir e cresciuto, per così dire, anche su di esso. Proprio questo condusseMartinetti a penetrare e nell'atto stesso a svolgere in armonia con il proprio il pensiero di Spir e questo si trova come penetrato e attraversato da quello di M. In nessun altro pensatore A. Spir fu tanto intimamente valorizzato e, in qualche misura, continuato in ciò che della sua speculazione parve propriamente essenziale. La lettura di M. insiste sul nucleo metafisico di Spir, che gli pare incarnare "la forma pura della visione religiosa". L'affermazione fondamentale, in cui per Martinetti si riassume tutta la filosofia dello Spir, è quella della dualità fondamentale tra il vero esserel'Unità incondizionata, assoluta e trascendente in cui si esprime il divinoe l'essere apparente e molteplice rivelato dal mondo dell'esperienza. L'approccio alla rivelazione di tale realtà dualista mediante la teoria della conoscenza (l'idealismo gnoseologico di Spir) non è che premessa e introduzione all'autentico nucleo metafisico della sua filosofia, consistente in una forma di dualismo acosmista. Il dualismo di realtà e apparenza è in effetti esso stesso apparente: "non è fra due effettive realtà, ma fra un'unica realtà assoluta e l'irrealtà in cui il mondo sprofonda."»  Si può così dire che in M.: «il motivo desunto probabilmente da Spir, il contrasto tra "anormale" (il mondo dell'esperienza empirico e molteplice) e "norma" (il principio d'identità, rivelazione incoativa del divino in noi) si spoglia qui dell'originario aspetto dualista per confluire in una visione coerentemente monista dell'esperienza di coscienza. Monismo coscienzialista, quello martinettiano, che non sfocia però in una forma di panteismo, in quanto il termine finale di questa unificazione formale rimane trascendente. L'unica realtà metafisica assolutasi afferma in conclusioneè l'"Unità formale assoluta", che trascende l'intero processo dell'esperienza, che di tale unità è solo un'espressione simbolica.»  Della filosofia di Spir, M. mantenne sostanzialmente inalterata la morale, di derivazione kantiana, aveva d'altronde dichiarato che dopo Kant nessun filosofo serio può non essere in Etica kantiano. L'intero percorso del pensiero martinettiano parte dal suo anticlericalismo", e aggiunge: "la natura del suo anticlericalismo lo portava a detestare la Massoneria. Ripetutamente mi disse di non essere mai stato massone, di essere anzi assolutamente contrario a questa Chiesa cattolica di segno rovesciato." Questo suo anticlericalismo l'ha portato ad un antimarxismo, il marxismo essendo "secondo i termini in cui egli si sarebbe espresso, la massima secolarizzazione concepibile della religione". ENoce conclude: "Ora a mio giudizio il pensiero di M. si situa appunto come momento conclusivo del pessimismo religioso e come la sua posizione più coerente e rigorosa. L'antologia Il Vangelo scrive M. «lasciando da parte l'elemento leggendario e dogmatico, cerca di disporre il materiale evangelico nell'ordine logicamente più appropriato. Tutto quello che i vangeli contengono di essenziale per la nostra coscienza religiosa è stato qui conservato.»  Il risultato di questo ordinamento logico è l'espunzionein quanto elaborazione teologica successiva ai lòghia di Gesù o ancora propria all'ebraismo da cui Gesù stesso non è immunedel Vangelo di Giovanni, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere (anche le Lettere di Paolo) e dell'Apocalisse. Gesù di Nazaret, e non di Betlemme, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, nemmeno resuscitato dalla morte, né apparso realmente ai suoi, Gesù in quanto Messia annuncia un regno messianico a cui succederebbe escatologicamente il regno dei cieli, quello di Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è soprattutto un maestro di dottrina morale che esorta a rinunciare al mondo per unirsi spiritualmente e interiormente a Dio, il bene supremo, amando il prossimo.  Per Martinetti bisogna aspirare ad una "Chiesa invisibile", in cui si possano compendiare i valori moralmente più elevati di tutte le culture religiose, dando vita così ad una società universale fraternamenteunita, egli scrive:  «In tutti i tempi, ma specialmente nelle età come la nostra, la vera Chiesa non risiede in alcuna delle chiese visibili che ci offrono il triste spettacolo dei loro dissensi, ma nell'unione invisibile di tutte le anime sincere che si sono purificate dall'egoismo naturale e nel culto della carità e della giustizia hanno avuto la rivelazione della verità e la promessa della vita eterna»  Gesù Cristo e il Cristianesimo fu messo sotto sequestro dalla Prefettura non appena stampato,  come M. scrive a Cagnola:  «Il mio libro venne terminato di stampare e in tale giorno furono mandati i 3 esemplari al Prefetto. Il 3 di mattina venne il permesso; alle 17 dello stesso giorno esso era ritirato. Per quali influenze? Io non lo so. Così il libro stette due mesi in sospeso: il 10 ottobre giunse (da Roma) il decreto definitivo di sequestro.»  Con decreto, “Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo” e Ragione e fede furono messi all'Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica. La rinascita del pensiero filosofico-religioso martinettiano scaturisce alla fine degli anni novanta del secolo scorso in virtù della rinnovata proposta ermeneutica di Chiara che cura l'inedito L'Amore, Il Vangelo (Genova) e Pietà verso gli animali (Genova); in particolare l'interpretazione elaborata da Chiara mette in luce gli aspetti gnostici della filosofia della religione martinettiana per poi proporne una rilettura in chiave kantiana anche attraverso un confronto con alcune sette separatiste vicine alla tradizione spirituale dei quaccheri.  Capitini rese visita a Martinetti, che a proposito della nonviolenza gli disse: "Forse se discutessi con lei mi convincerei, ma ora come ora le assicuro che se mi fosse detto che con l'uccisione di diecimila persone si estirperebbe il male che c'è in Europa, firmerei la sentenza senza esitazione."  Negli scritti La psiche degli animali e Pietà verso gli animali, Martinetti sostiene che gli animali, così come gli esseri umani, possiedono intelletto e coscienza, quindi l'etica non deve limitarsi alla regolazione dei rapporti infraumani, ma deve estendersi a ricercare il benessere e la felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti (cioè provviste di un sistema nervoso) che come l'uomo sono in grado di provare gioia e dolore:  «Nella relazione sulla psiche degli animali M. tra l'altro affronta il problema dello scandalo morale suscitato dall'indifferenza delle grandi religioni positive occidentali di fronte all'inaudita sofferenza degli animali provocata dagli uomini: gli animali hanno una forma dell'intelligenza e della ragione, sono esseri affini a noi, possiamo leggere nei loro occhi l'unità profonda che ad essi ci lega.  M. cita le prove di intelligenza che sanno dare animali come cani e cavalli, ma anche la stupefacente capacità organizzativa delle formiche e di altri piccoli insetti, che l'uomo ha il dovere di rispettare, prestando attenzione a non distruggere ciò che la natura costruisce.  Nel proprio testamento dispose che una somma significativa fosse versata alla Società Protettrice degli Animali; egli personalmente nutriva per gli animali una profonda pietà e tale sentimento lo aveva persuaso a darsi al vegetarismo, una scelta che assumeva per lui quasi il carattere di un valore religioso.  Scrive al proposito Vigorelli:  «La scelta del vegetarianesimo non era "generica simpatia, e neppure un ideale politico, bensì meditato atteggiamento filosofico", da porsi in relazione sia con la sua profonda conoscenza della filosofia indiana sia con convinzioni radicate in una personale metafisica, sulla "unicità" della sostanza vivente e sul destino di "perennità" dello spirito.»  La scelta della cremazione M. fu un fautore della cremazione e una testimonianza "ci dice come M. portasse sempre con sé, in una busta, le ceneri di sua madre."Secondo Paviolo, per i M. la cremazione era una specie di tradizione familiare e la cosa appare strana in quei tempi nei quali, specie nei piccoli centri era pressoché ignota a tutti, e oggetto di scandalo per il gran rumore che, in questi casi, ne facevano i parroci. Non è però da escludere, nel caso preciso di M., che questa scelta, come quella del vegetarianesimo, avesse anche una relazione con il suo interesse per la filosofia indiana, e dunque un valore filosofico e religioso. I suoi resti sono tumulati nel cimitero di Castellamonte in provincia di Torino.  Opere: Una " martinettiana" C. Ferronato si trova nel fascicolo speciale della Rivista di Filosofia Pietro Rossi: nel cinquantenario della morte, Dopo questa data, di M. sono stati pubblicati. “Ragione e fede, Italo Sciuto, Gallone, Milano, Luca Natali, Morcelliana, Brescia,. Il Vangelo, Alessandro Di Chiara, il nuovo melangolo, Genova,  L'amore, Alessandro Di Chiara, Il nuovo melangolo, Genova, “Pietà verso gli animali” Alessandro Di Chiara, Il nuovo melangolo, Genova, “La religione di Spinoza”  Amedeo Vigorelli, Ghibli, Milano,  “La Libertà” Aragno, Torino, Schopenhauer, Mirko Fontemaggi, Il nuovo Melangolo, Genova, “Breviario spiritual” Anacleto Verrecchia, POMBA, Torino, “L'educazione della volontà” Domenico Dario Curtotti, Edizioni clandestine, Marina di Massa, “Conoscenza in Kant”  Luca Natali, Franco Angeli, Milano, Pier Giorgio Zunino, Piero Martinetti, “Lettere”, Firenze, Olschki, “Gesù Cristo e il Cristianesimo” Castelvecchi, Roma,; edizione critica Luca Natali, introduzione di Giovanni Filoramo, Morcelliana, Brescia, “Il Vangelo: un'interpretazione” Castelvecchi, Roma,  “Spinoza, Etica, esposizione e comment”, Castelvecchi, Roma,. Il numero, introduzione di Argentieri, Castelvecchi, Roma,  Luca Natali, Le carte di Piero Martinetti, Firenze, Olschki, “Spinoza” Festa, Castelvecchi, Roma,. Riconoscimenti Nella seduta del Senato Accademico dell’Università degli Studi di Milano, è stata approvata ufficialmente la decisione del Dipartimento di Filosofia di intitolarsi alla figura di M.. La città di Roma gli ha intitolato una piazza, nel Giorno della Memoria. A Milano Martinetti figura tra i nuovi Giusti che saranno onorati al Monte Stella dal " nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo. Goretti, “M”, Archivio della Cultura Italiana. Fiori, I professori che dissero "NO" al Duce, in La Repubblica,  «Ebbe molta influenza sulla scelta che M. fece di iscriversi alla facoltà di Filosofia, fu suo professore, ma non un Maestro. Scrisse di lui M.: "Era un uomo; quando andai a visitarlo l'ultima volta, pochi giorni prima della sua morte, mi disse di avere un'unica certezza, che dopo questa vita non c'è nulla. Le mie idee erano assolutamente opposte alle sue, su questo come su tutti gli altri punti. Ma non potei non ammirare la fermezza delle sue convinzioni"»: Paviolo.  «che morì proprio durante l'iter scolastico di Martinetti ma che ebbe con lui, forse per la comune origine canavesana, un particolare rapporto»: Paviolo 2 «Di una reale affinità tra Martinetti e i suoi maestri torinesi si può parlare forse solo in un caso: quello di Arturo Graf, del cui dualismo e pessimismo si può trovare qualche traccia nel pensiero del Nostro e alla cui poesia, piena di dolente (e a tratti cupa) riflessività filosofica, Martinetti tornerà anche negli anni maturi, come a una sorgente di ispirazione e conforto spirituale. Più documentata è l'influenza su M. di un'altra singolare figura di poeta-filosofo: quel Ceretti da Intra (noto anche con lo pseudonimo poetico di Alessandro Goreni e con quello di Theophilo Eleuthero), alla cui postuma riscoperta si adoperarono intensamente Ercole e Alemanni, nell'ultimo decennio del secolo scorso e ai primi del nostro. Nel breve verbale relativo all'esame di laurea (qui il laureando è indicato come Pietro M.) si dice semplicemente che il candidato ha sostenuto durante quaranta minuti innanzi alla commissione la disputa prescritta, sopra la dissertazione da lui presentata e sopra le tesi annesse alla medesima; e ha sostenuto anche la prova pratica assegnatagli dalla Commissione. La tesi ottenne la votazione di 99/110. Il lavoro di tesi non ebbe, come noto, il riconoscimento che meritavaanche a motivo di certe resistenze accademiche nel settore filologico della Torino e forse per questo lo studioso sentì il bisogno di attingere direttamente alle fonti dell'erudizione tedesca, fuori dal chiuso ambiente provinciale. Del resto il suo intent e  più filosofico che filologico, e la prima suggestione a interessarsi del “Samkhya” poté venirgli, piuttosto che dalle lezioni di Flechia, dalla conversazione con Ercole. Proprio del Samkhya, Ercole si era interessato alcuni anni primi in una breve Memoria uscita sulla Rivista Italiana di Filosofia diretta da Ferr. Di suo interesse costante per la filosofia indiana testimonia il corso di lezioni tenuto a Milano e pubblicato a Milano da Celuc, “La sapienza indiana. Corredata da un'antologia di testi Indù e Buddhisti. Ma è antefatto significativo, giacché lascia intravedere ancora una volta, questa volta sotto il rispetto particolare dei suoi primi contatti coi testi di A. Spir, l'importanza della permanenza a Lipsia nella sua formazione filosofica. Nella Lipsia conosciuta da lui sopravvive Drobitsch, lil maestro herbartiano di Spir e dalla sua Lipsia si diffondevano le edizioni di A. Spir entro il moto allora nascente in Germania dell'interesse per la filosofia sua. Il pensiero di Spir, Torino, Albert Meynier.  Anno che fu per lui particolarmente duro, vedi Lettere ai famigliari dalla Siberia dell'Italia meridionale", Minazzi, Il Protagora, Lettere. Prima che della dittatura fascista, e critico altrettanto risoluto del comunismo e della democrazia, di cui colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo. Non si vede in chi e in che cosa un uomo come lui che, per sua scelta culturale ma anche per disposizione personale, agiva in modo disgiunto da ogni partito, movimento, gruppo avrebbe pouto trovare un legame per immettersi in un flusso di attivo anti-fascismo. Tra dittatura e inquisizione negli anni del Fascismo", in Lettere, Firenze. Ringrazio la S.V. Ill.ma della cortese partecipazione e la prego di esprimere la mia profonda gratitudine ai membri di codesta R. Accademia che hanno voluto conferirmi un sì ambito onore. Ma circostanze pesantissime, sulle quali non è il caso di [parola illeggibile] mi vietano nel modo più reciso di poterlo accettare»: Lettera al presidente dei Lincei, e a L. Mangiagalli. Il Congresso non ha altro fine che di essere una manifestazione della filosofia italiana in quanto libera e appartata da ogni contingenza del momento: come deve essere in qualunque tempo la filosofia. A T. Scotti. Che accusa M., ricambiato, di disonestà intellettuale nel riguardo della filosofia scolastica, cf. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze. Per M.. Gemelli è tutto fuorché un filosofo. Varisco,  in: Lettere 33.  H. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, Il congresso di filosofia. Tutto l'affare è una montatura (come del resto anche il ritiro dei cattolici dal Congresso), la quale ha la sua origine nel fatto che io non ho permesso a Gemelli di spadroneggiare nel Congresso e di prepararvi qualcuna delle sue rappresentazioni ciarlatanesche. Varisco, a Goretti a Mangiagalli. Quando M., con il rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo, abbandona l'insegnamento non rinuncia a quegli incarichi o a quelle adesioni che non erano a tale giuramento connesse: guarda di non compromettere quella sua creatura che era diventata La Rivista di Filosofia e non ne volle la direzione effettiva ma continua l'intensa e puntuale collaborazione redazionale sino a che le sue condizioni di salute glielo permisero. Giuliano,  Cagnola,  Baratono, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: Barié, Banfi, Milano. Ella già saprà certamente che io, in seguito all'affare del negato giuramento, sono stato collocato a riposo. Non appartengo quindi più all'Milano e non posso più esserle utile che indirettamente»: a C. Gadda, in: Lettere.  «del resto io sono perfettamente sereno come chi ha fatto ciò che doveva fare: e non mi sarà discaro poter d'ora innanzi applicare tutto il mio tempo ai miei studi, cioè agli studi veramente miei, fatti per mè, per la mia personalità e la mia vita»: Lettera M. a Alfieri, Sulla cui porta fece mettere un'indicazione che diceva: "M.  agricoltore": Paviolo «Perciò appunto non ho dimenticato i tuoi interessi e sarei lieto che fossi tu a succedermi. In questo senso ho scritto, "richiesto da Castiglioni stesso", che ora è preside, a Castiglioni. Ho consigliato lui e con lui la facoltà ad accaparrarsi te per la Filosofia e Banfi per la Storia della  Filosofia. A A. Baratono, Nel registro di entrata delle Carceri Nuove di Torino egli è l'unico che nella scheda personale si faccia registrare, nell'apposita voce, come "ateo", mentre tutti gli altri non di religione israelitica (ossia Bobbio, Einaudi, Pavese, Antonicelli, Salvatorelli e così via) si dichiarano "cattolici"alcune schede, peraltro, tra cui quella di Mila, sono andate perse (il registro è conservato all'Archivio di Stato di Torino, sezioni riunite, Casa circondariale di Torino, Registro matricole)", in: Lettere.  "M. veniva rinchiuso in una cella sulla cui porta veniva apposto il cartellino "Politico: sorveglianza particolare". Il giorno successivo cominciavano gli interrogatori che si ripetevano finché dopo alcuni giorni d'arresto M. veniva finalmente scarcerato.", Giorda, M., Castellamonte, «Devo darle una notizia terrificante, relativamente. Lunedì passato 8 corrente sono caduto malamente da una pianta, per fortuna senza gravi conseguenze di nessuna specie, salvo un leggero tramortimento durato qualche ora»: Lettera, M. a Nina Ruffini, in: Lettere Cit. in: Lettere. «Si può comunque, in base a testimonianze diverse, ritenere che M. sia deceduto all'Ospedale Molinette sfollato a Cuorgnè, ove si tentò inutilmente di salvarlo e che il corpo sia stato immediatamente trasferito (abitudine che rimase in uso per decenni in circostanze analoghe) alla casa d'abitazione, per evitare lungaggini burocratiche e maggiori spese funerarie.  L'atto di morte recita: " il g alle ore quattro e minuti zero, nella casa posta in frazione Spineto n. 106 è morto M., residente in Torino, professore pensionato"»: Paviolo.  Paviolo.  "Per ultimo desidero di essere cremato e che le mie ceneri riposino nel Camposanto di Castellamonte", frase finale del testament, Paviolo. Il testamento di Martinetti, da lui riscritto, "in una grafia incerta e in una forma in cui non si trova lo stile abituale del nostro filosofo"(Paviolo) fu considerato da sua sorella Teresa come estorto: "Le opere che al tempo del decesso di Piero erano ancora solo allo stato di manoscritto vennero devolute ai beneficiari della biblioteca, la quale, a dirtelo in assoluta confidenza, cadde in mano a tre estranei alla famiglia, per un testamento fatto fare a nostra insaputa a Piero, a oltre un anno da che era stato colpito da un insulto di trombosi al cervello la preziosa biblioteca, che per volontà recisa, assoluta di Piero a me da Lui ripetutamente espressa alcuni mesi prima che fosse colpito dalla trombosi, doveva andare all'Milano, prese altre vie e e sta presentemente ancora peregrinando in attesa di destinazione definitiva." Lettera di Teresa Martinetti al cugino Bertogliatti, in: Paviolo Fondazione Casa e Archivio. Allo Spir, un singolare pensatore solitario, al quale mi legano tante affinità e tante simpatie, sarà dedicato il fascic. 3 della "Riv. di Filosofia", che non mancherò di spedirle a suo tempo. Quante dottrine dello Spir, specialmente nel rapporto morale e religioso, sembrano pensate per il nostro tempo! Ma esse passeranno, come passarono, inavvertite. La lucequesto passo del quarto Vangelo lo Spir volle inciso sul suo sepolcrovolle penetrare le tenebre, ma le tenebre non l'accolsero»: Lettera, M. a Ruffini, in: Lettere.  «io sono sempre stato un filosofo inattuale»: Lettera, M. a Giorgio Borsa,  in: Lettere Agazzi, La filosofia di M., Milano, Unicopli. Ma è stato Alessio a dimostrare l'importanza e l'anteriorità, rispetto ad altri autori, della lettura di Spir per la maturazione della metafisica martinettiana»: Vigorelli, Alessio, Vigorelli Vigorelli, M., Breviario spirituale, Bresci, Torino,  Lettera M. a Cagnola, Lettere. Sulla riflessione religiosa di M. vedi Franco Alessio, L'idealismo religioso di M., Brescia, Morcelliana, (Tesi di Pavia: relatore Michele Federico Sciacca)  Paviolo Paviolo  Amedeo Vigorelli, "M. e Capitini: attualità di un confronto", in: Vigorelli, La nostra inquietudine. M., Banfi, Rebora, Cantoni, Paci, De Martino, Rensi, Untersteiner, Pra, Segre, Capitini, Mondadori, Milano. E si conversa a lungo della inumazione e della cremazione (aveva fatto cremare il cadavere della mamma, per avere vicine le sue ceneri)" Capitini, Antifascismo, Célèbes Trapani,   Paviolo Paviolo. L'eretico Martinetti, italiano per caso", Recensione di Liucci su Il fatto quotidiano, Libera cittadinanza  Il Dipartimento di Filosofia "M. a Milano, Battista, "Le vie dedicate ai razzisti spettano ai professori eroi che dissero no al fascismo", Corriere della Sera, S. Chiale, "Dall'attivista curda al pioniere green I nuovi Giusti del Monte Stella", Corriere della Sera, Cronaca di Milano13.  "Monte Stella I nuovi Giusti in diretta", Corriere della Sera, Cronaca di Milano9., Commemorazione dTorino, Accademia delle Scienze, Giornata Martinettiana, Torino, Edizioni di "Filosofia", Rivista di Filosofia, Agazzi, "La storiografia filosofica", Rivista critica di storia della filosofia, Agazzi, Mancini, Vigorelli e Zanantoni, Unicopli, Milano, Alessio, L'idealismo religioso, Brescia, Morcelliana, Alessio, introduzione Il pensiero di Spir, Torino, Meynier, Assael, Alle origini della Scuola di Milano: M., Barié, Banfi, Milano, Guerrini, Banfi, M. e il razionalismo religioso", in: Filosofi contemporanei, Firenze, Parenti, Bersellini Rivoli, Il fondamento eleatico della filosofia -- Milano, Saggiatore, Guido Bersellini Rivoli, La fede laica, Appunti sul confronto religioso e politico (in Italia e nel villaggio globale), Lecce, Manni, Rivoli, Appunti sulla questione ebraica. Da Rosselli a M., Milano, Angeli, Boatti, Preferirei di no, Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Torino, Einaudi,  B. Bonghi, La fiaccola sotto il moggio della metafisica kantiana. Il Kant, Milano, Mimesis, Minazzi, Sulla filosofia italiana, Prospettive, figure e problemi, Milano, Angeli); ranco Bosio, "L'uomo e l'assoluto", in: Filosofie "minoritarie" in Italia tra le due guerre Ceravolo, Roma, Aracne, Remo Cantoni, "L'illuminismo religioso” in: Studi filosofici, G. Colombo, La filosofia come soteriologia. L'avventura spirituale e intellettuale di Milano, Vita e Pensiero, E. Colorni, La malattia della metafisica. Scritti autobiografici e filosofici, Torino, Einaudi, Noce, Filosofi dell'esistenza e della libertà, Milano, Giuffrè, Pra, "Momenti di riflessione sull'esperienza religiosa in Italia tra idealismo e razionalismo critico", in:  La filosofia contemporanea di fronte all'esperienza religiosa, Parma, Pratiche); C. Ferronato, "Filosofia e religione”, in: Percorsi e Figure Filosofi italiani, Salvatore Natoli, Genova, Marietti, Filoramo, Letture M. "Gesù Cristo e il Cristianesimo" nel pensiero religioso, "Rivista di filosofia", Gervasio, M.: l'interpretazione di Kant nel quadro della filosofia italiana tra Ottocento e Novecento, Giorda, M., Castellamonte, Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, La Nuova Italia, C. Goretti, Il pensiero filosofico di Piero Martinetti, Bologna, Accademia delle Scienze, Mariani, Esperienza ed intuizione religiosa: saggio sul pensiero di M., con appendice sugli inediti, Roma, Mazzantini, L’'Oriente", Filosofia,  Valerio Meattini, Ragion teoretica e ragion pratica. M. interprete di Kant, Pisa, Vigo Cursi, Franco Milanesi, La filosofia neognostica, in: "Paradigmi", Morelli, tesi di laurea in Filosofia (Aliotta), Biblioteca Facoltà di Lettere e Filosofia, Napoli); Paviolo, M. aneddotico. L'uomo, il filosofo, la sua terra, Aosta, Le Château Edizioni, Alfredo Poggi, Vicenza, Collezione del Palladio, 1ora Riedizione Cosimo Scarcella e Introduzione di . Mas, Milano, Marzorati, Rambaldi, Voci dal Novecento, Milano, Guerrini; Romano, Il pensiero filosofico di M., Padova, Milani, Santoro, Il problema della libertà, Lecce, Milella, Scarcella, La dottrina politica di M.: aspetti teoretici ed aspetti pratici, in Il Pensiero Politico, Firenze, Olschki Editore, Cosimo Scarcella, M. Politica e filosofia. Con alcuni ‘Pensieri' inediti, Napoli, Collana La Cultura delle Idee diretta da Tessitore e Marini, Edizioni Scientifiche Italiane, Terzi, La vita e il pensiero originale, Bergamo, Editrice San Marco, Carlo Terzi, "Lettere inedite di M.", in: Giornale di metafisica, Torino, Vigorelli, Agazzi e la fortuna di M.", in:, L'impegno della ragione. Per Agazzi, Cingoli, Calloni, Ferraro, Unicopli, Milano (nuova ed. 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Per una storia dello spinozismo in Italia (Atti delle Giornate di studio in ricordo di Emilia Giancotti, Urbino), Bostrenghi e C. Santinelli, Bibliopolis, Napoli,  Vigorelli, "Piero Martinetti  una apologia della religione civile", in:, Le due Torino. Primato della religione o primato della politica?, Cuozzo e Riconda, Trauben, Torino, Spir, Scuola di Milano Solari Goretti Basso Baratono Banfi, Giuramento di fedeltà al fascismo, Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  siusa. archivi.beniculturali, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Torino, Biblioteca della Fondazione M., Torino. Fondazione Casa e Archivio M., su Fondazione piero martinetti. D. Fusaro sul sito Filosofico.net. Colombo, La filosofia come soteriologia. La prima forma di comunione fra esseri, quella che fonda le prime forme di società, quella che sussiste anche in quei gradi della vita animale onde è esclusa ogni altra forma di socievo­ lezza, è l’amore. Che cosa non è stato detto e iscritto in ogni tempo intorno all’amore? Io non intendo qui certamente aggiun­ gere su questo argomento nuove ed inutili speculazioni : voglio solamente trattarne in quanto aneli’esso è nella vita umana una sorgente di importanti doveri. L’amore, qualunque possano essere le complicazioni senti­ mentali che ne mutano profondamente la natura e possono dargli finalità più elevate, non ha originariamente altro fine che la (pro­ pagazione Astica della specie. L’unione fisica di due individui di sesso diverso ha per effetto l’estensione della vita organica nel tempo : per essa l’individualità effimera si sottrae in un certo modo alla morte e celebra l’eternità sua confondendosi per un istante con la serie delle generazioni venture. La voluttà fisica non è che una forma di quel piacere che accompagna ogni esten­ sione dell’individualità, ogni fusione delle coscienze singole in un tutto capace d’una vita più alita e più larga. Sotto questo aspetto la voluttà riveste un carattere ideale e direi quasi sacro : e tutta la poesia dell’amore non è che la poesia del primo, del più universale ideale umano. Ma il desiderio antico che in questo senso trae tutti i mortali è diventato attraverso le innu­ merevoli generazioni mn istinto : e l ’ uomo avendo volto lo sguardo verso forme più alte di unità e di vita si è abituato a'Vedere in questo dovere della propagazione della vita solo il compimento d’una funzione organica e nella voluttà un .semplice fremito del senso che non deve interessare la personalità superiore e che anzi può essere per la medesima un ostacolo ed un arresto. Di qui il duplice carattere dell’amore e della voluttà : da un lato essi sono la secreta aspirazione d’ogmi vivente, il movente di una gran parte delle attività umane; dall’altro appariscono come una debolezza, una vittoria dell’essere inferiore sull’es­ sere superiore e veramente umano. Nel pudore che accompagna l’unione dei due .sessi e tutto ciò che la riflette vi è qualche cosa della riverenza che impone un sacro mistero e della vergogna che desta l’esercizio di tutto ciò ohe è vita puramente animale. Il complesso delle attività e delle facoltà che si riferiscono a questa funzione costituisce, forse in modo più marcato che iper ogni altra funzione umana, un tutto ben distinto, che si stacca nella personalità complessiva come una personalità mi­ nore e subordinata : vi è in ogni individuo umano una perso­ nalità sessuale che, per quanto non sempre chiaramente co­ sciente, ha la sua sfera di visione, la sua vita, le sue oscure tendenze e spesso influisce in misura non indifferente sopra lo svolgimento e il destino di tutta la persona. Questa personalità sessuale è già in un certo senso, per l’individualità organica bruta chiusa, nel suo egoismo repulsivo, un essere ideale : l’in­ dividualità atta all’amore appare come qualche cosa di deside­ rabile e di bello : ed è precisamente in questo carattere di idea­ lità che circonfonde tutto ciò che all’amore serve, che ha avuto origine il senso umano della bellezza. Il tipo estetico che le donne in genere e molti uomini cercano di realizzare con tutti i mezzi che l’arte e la moda suggeriscono non è altro che la presentazione della personalità sessuale : questa costituisce per molti l’apice di tutte le aspirazioni e di tutti gli ideali. D’altra parte la vita non si arresta all’amore e vi sono ideali più alti che la perpetuazione fisica, della specie : quindi di fron­ te alla personalità morale ed all’umanità vera la personalità sessuale appare come qualche cosa di inferiore e di miserabile. Quando perciò essa si svolge in noi senza alcun legame od in opposizione con i nostri sentimenti più elevati, noi possiamo bensì cedere per un istante al suo fascino, ma la sua vita resta pure sempre per noi qualche cosa di straniero che più tardi rigettiamo con vergogna e con disprezzo. Non è però affatto necessario che la vita sessuale si svolga nell’uomo senza alcuna continuità e senza accordo con le sfere più alte della vita interiore. Nello stesso mondo animale essa svolge nella maternità e nella famiglia una vera attività di ordine morale che la compie e la nobilita : e nell’uomo tutta la storia dell’evoluzione della famiglia che altro è se non il moralizzamento progressivo della funzione sessuale? Così puri­ ficato ed elevato, il desiderio del senso si intreccia con i più nobili e delicati sentimenti della vita morale, con i.1 sentimento della, protezione e della carità, dell’amicizia, della solidarietà, della fedeltà; anzi, intellettualizzandosi vieppiù e collegandosi con le aspirazioni più elevate, diventa comunione di vita inte­ riore, di gioie alte e pure : l’amore animale e sensuale si tra­ sforma nelle forme più nobili dell’amore umano. Certo il fattore sensuale non scompare mai : l’amore platonico non esiste o, se esiste, non è una forma viva e sana dell’amore. Ma anch’esso si raffina e si assimila : il piacere medesimo del possesso di­ venta, per la confusione della spiritualità di due esseri elevati, più delicato e più profondo. Sopra tutto poi esso elimina gra­ dualmente da sè tutto ciò che urna viva sensibilità estetica e morale giudica o ignobile o incompatibile con le tendenze della personalità superiore : così sorgono le virtù dell'amore, la leal­ tà, la fedeltà, la castità. L’ amore sensuale vive del piacere dell’istante e cerca nell’oggetto suo soltanto il soddisfacimento del suo ardore : esso non è che il contatto superficiale e momen­ taneo di due personalità sessuali che si avvincono e si confon­ dono mentre le anime restano straniere l’una all’altra diffi­ denti, sordamente ostili. L’amore veramente umano si completa con l’unione delle volontà, che esige urna reciproca dedizione intiera, leale, duratura ed esclude come cose indegne la men­ zogna, l'ingiustizia e tutto ciò che diminuisce questa perfetta comunione di vita. Così è possibile un amore che sorge non dal senso, ma da tutta la personalità; un amore che purifica e no­ bilita, che ispira ad alte cose e ¡santifica la voluttà stessa. Questo concetto dell’amore traccia ad ogni uomo la via che deve seguire se egli sinceramente sdegni di degradare sè stesso ; essa, è del resto anche la via più saggia sotto l’aspetto della fe­licità. Certo può sembrare un’ingenuità chiedere alla ragione consigli contro una passione che si mde della ragione : mentre l’eperienza quotidiana ci mostra con mille esempi come essa sconvolga talora le menti più equilibrate, soffochi i sentimenti più sacri, precipiti nell turbamento e spesso nella più irrepa­ rabile rovina esistenze, che l’educazione, l’intelligenza, i vincoli sociali e morali sembravano assicurare contro la prevalenza di ignobili tendenze. Tanta è del resto la potenza di questo «niver­ i-sale e profondo istinto che esso è il movente secreto o palese di gran parte dell’attiviità umana : la massima parte dei ritrovi, delle feste, dei divertimenti sociali, la moda e per molti ri­ spetti anche l’arte non hanno altra ragione d’essere; e i vizi che esso alimenta danno origine ad un vero pubblico mercato e ad industrie fiorenti. Come sperare dunque che la ragione possa qualche cosa contro una volontà oscura e ribelle che sembra avere la violenza e la regolarità delle forze di natura? La mo­ rale predica contro questa passione quasi soltanto come per sod­ disfare un debito : la giovinezza, la fantasia e l’arte la rivestono dei più brillanti colori e si ridono della morale : ed anche i predicatori più severi del resto non sanno, tra un sermone e l’altro, esimersi da un sentimento che sta fra il compatimento e la malrepressa invidia. Io non credo tuttavia che qui la riflessione sia del tutto mutile. L ’ esperienza della vita insegna (e ciascuno lo ricono­ scerà in stesso) che vi sono nella vita interiore dei momenti decisivi nei quali una parola, un pensiero che sono caduti un giorno nell’anima indifferente, si risvegliano e fortificano una nobile ispirazione, soffocano una passione nascente, provocano un deciso cambiamento d’indirizzo. Questo è vero anche della pas­ sione dell’amore. Certo è inutile invocar la ragione quando la passione è ingigantita e il vizio è inveterato : ma questo non vale egualmente di tutte le passioni? La ragione non può di­ struggere l’istinto, ma può dirigerlo : e può dirigerlo se, come un medico accorto, cura il male nei suoi inizi. Ora l’origine del male sta, come già videro i saggi antichi, nelle illusioni che noi ci formiamo circa la realtà. L ’ uomo, sopratutto nella giovi­ nezza, non si precipita verso i piaceri che l’amore promette se non perchè la sua fantasia presenta al desiderio le immagini più allettatrici e riveste ila ¡realtà delle forme più ¡belle e più desi­ derabili. Lo spirito soggiace allora ad una specie di limita­   zione del proprio orizzonte : esso si chiude nei propri sogni e diventa cieco all’aspetto del vero essere delle cose. In questo appùnto può intervenire efficacemente la ragione. Lo sforzo che si deve e si può compiere in quel momento in cui sorgono le prime illusioni, è di dissipare1queste visioni ingannevoli col tenere viva e presente diinnanzi al pensiero la realtà che esse nascondono, col rievocare le esperienze dolorose, col ravvivare le intuizioni profonde che ci svelano l’intima e vera natura delle cose. In fondo a tutte le cose sta la tristezza, ha detto Amici : e veramente l’aspetto ultimo delle cose è triste, mia anche fecondo di salutare saggezza. L’aspetto supeSiciale della realtà è lieto, vario e giocondo come l’aspetto d’una folla che popola le vie d’una città in un giorno di festa. Ma quante cose sordide e tristi non nascondono anche qui le varie e splendide apparenze! Ora in nessuna parte la fantasia è tanto fertile d’in­ ganni quanto nelle cose dell'amore : ed in nessuna parte l’in- gànno è così lusinghiero ed ostinato. Tanto anzi che qualcuno hai voluto vedere nell’amore una specie d’inganno della natura ; che si serve dell’individuo per la propagazione e lo sacrifica, viìttimn volontaria, alla specie. Ma la natura non è in questo caso che la nostra natura inferiore ; noi soggiacciamo all’inganno solo perchè l’istinto ci oscura l’intelligenza e noi non sappiamo più vedere che con gli occhi della sensualità. Questa ci dipinge la via tutta sparsa di dolci desiderii e di soavi ebbrezze; l’amore ci si offre dinnanzi come un palazzo incantato pieno di misteri e di delizie. Bisogna invece che l’intelletto nastro si sforzi di mantenere sempre a sé presente questa prima, considerazione : che l’illusione sessuale ci mostra sotto un solo aspetto un es­ sere che freddamente considerato ¡nella sua 'realtà, è il più delle volte tutt’altro che desideratile. La personalità sessuale non è che un aspetto, uno stato della- persona; è una specie di trasfi­ gurazione di tutto l ’ essere che in fondo rimane così straniera alla persona come se fosse veramente un’altra personalità. Per­ ciò quando la persona amata non è per sè stessa degna di sti-   una e d’amore, l’illusione sessuale è seguita inevitabilmente da una profonda delusione : soddisfatto il desiderio l’immagine ideale, oggetto d’un’adorazione appassionata, isi risolve in un essere prosaico e volgare che ci 'meravigliamo d’avere deside­ rato. Bisogna, in .secondo luogo tener presente quest’altra, consi­ derazione : che la «tessa personalità sessuale, dato che in noi potesse persistere lo stato passionale corrispondente, è ben lun­ gi dall’essere una sorgente di gioie pure ed immutabili : la sen­ sualità è, come ogni passione, un fuoco che consuma se stesso. Un amore puramente sensuale, non potrebbe lessero che un triste ed insaziato ardore : la vita dominata dalla lussuria ap­ pare, freddamente considerata, dolorosa ed ignobile nello stesso tempo. L ’ amore d’ una donna non rende beati che quando può trasformarsi in un sentimento più alto, come accade nella fa­ miglia, od associarsi la sentimenti ideali e diventare una co­ munione morale ed intellettuale di due nobili spiriti. Anzi, nelle persone di più profondo sentire l’attrazione sessuale maschera quasi sempre un’oscura aspirazione spirituale, il bisogno d’una comunione di vita, che riempia l’anima loro, la elevi e la consoli ; è un vago presentimento ideale sperduto nella sfera sessuale. Perciò quando esse non riconoscono la vera natura del senti­ mento che le attrae e, nella loro cecità, ne cercano la soddisfa­ zione nel senso, la loro illusione finisce, il più delle volte, in una tragedia dolorosa. Bisogna in terzo luogo ancora aver presente che, mentre per ogni animo 'ben nato vi sono nella vita aspira­ zioni e soddisfazioni 'ben più alte che quelle dell’amore, l’amore è spesso l'impedimento più forte a questa vita superiore. La donna, come puro .essere sensuale, è la nemica naturale degli interessi ideali dell’uomo; essa non vive che per sè stessa e per i suoi istinti : la volontà sua egoistica è tutta tesa verso il piacere, il lusso, i godimenti della vanità. In cambio della vo­ luttà l’uomo deve il più delle volte sacrificare alla sua vanitosa ed insignificante persona il suo lavoro, il suo benessere, il suo valore spirituale e disperdere in una vita di agitazioni vane í   quelle preziose qualità che potevano servire ad un ben più no­ bile scopo. Quante nobili esistenze non ha /perduto il fuoco oscuro della sensualità! Quante volte l’influenza funesta della donna non è stata causa dei più gravi turbamenti nella vita dell’uomo; della decadenza della volontà, della rinunzia ai fini più alti, e infine della completa rovina morale! Sopratutto quindi è necessario, per resistere a queste sollecitazioni della vita inferiore, suscitare e tener vivo nello spirito qualche alto e degno amore che lo ©levi sopra la sfera della bellezza sensi­ bile. La passione ardente ohe travolge qualunque considera­ zione e saggezza puramente umana, s’arresta dinanzi alle vo­ lontà più aJlte dello spirito, che aprono all’uomo una realtà d ’ un valore infinitamente superiore. E ’ vero che non sempre noi possiamo rivolgere il nostro pensiero verso queste realità idea, li con tanta fermezza che non possa essere vinto degli ardori del senso : ma la contemplazione e ¡l’amore delle cose ideali tra­ sforma sempre il nostro modo di vivere ed apre i nostri occhi ad una luce che non va più .perduta. Quindi anche quando questo amore non è per sé abbastanza forte, esso favorisce lo svolgersi della riflessione critica e induce nell’anitmo una disposizione abituale in cui il germe della passione non trova un terreno fa­ vorevole e viene soffocato prima di svolgersi. Inoltre la con­ suetudine con una sfera più alta di vita crea un sano e salutare orgoglio che respinge da sè, senza esitare, ogni ibassezza. Un’i­ stintiva fierezza, permette al selvaggio di sopportare con viso impassibile i più aspri tormenti : un uomo che sopporterebbe la povertà, la fame e qualunque strazio per il suo dovere ed il suo onore, vorrà diventare lo zimbello dei suoi istinti e sacri­ ficare tutto quello che di grande e di safro ha per lui la vita per il possesso d’una donna? Da queste considerazioni discende anzitutto la condanna di ogni degenerazione ignobile dell’amore. L’istinto che tende ciecamente verso la sua isoddisfazione è soggetto a singolari aberrazioni : e l’istinto sessuale umano può essere anche aiutato in queste sue deviazioni dal ritorno atavico della associazione sua con altri istinti ed altre tendenze; per es. coll’impulso alla crudeltà. Anzi anche dall’associazione con sentimenti superiori non ignobili : come è avvenuto' per es. nell’amore omosessuale greco. La cura estrema con la quale queste tendenze vengono tenute segrete le fa apparire come eccezioni : ma coloro che se ne occupano per dovere professionale sanno che esse sono tutt’altro che rare, anche fra individui delle classi elevate. Esporre i pericoli e le vergogne a cui queste degenerazioni con­ ducono è cosa inutile : coloro stessi che vi soggiaccione li cono­ scono. Ogni animo non ignobile deve del resto essere trattenuto sull’orlo di questo abisso dal rispetto di sè stesso. Ma se ciò noni bastesse, egli deve rappresentare a sè chiaramente che, degradando la sua vita in queste turpitudini, sacrifichereb­ be a misere, bestiali voluttà tutto ciò che di migliore e di desi­ derabile può offrire la vita dell’ uomo. L ’ atto dell’ uomo non è qualche cosa che si possa isolare dalla natura sua e se ne stacchi, appena compiuto, come il frutto che cade dall’albero : esso ri­ mane anche dopo e non si cancella. Seguire l’istinto nelle sue depravazioni vuole dire rassegnarsi a diventare un essere be­ stialmente istintivo : non bisogna illudersi di potere dopo ciò conservare in sè qualche cosa di veramente elevato. E vuole dire quindi anche abbandonare la propria vita a tutte le mi­ serie dolorose che accompagnano la vita d’un essere tutto con­ finato nella sua animalità. Ma vi sono anche altre forme ddl’amore in apparenza più normali ed elevate che vengono coinvolte in questa condanna. Non parlo dell’amore prettamente mercenario, che è anch’esiso una forma di degenerazione : parlo dell’amore vago che, pure fuggendo ogni attaccamento saldo, circonda il godimento d’una parvenza di sentimentalità che sembra 'redimerlo e nobilitarlo : è l’amore per l’amore, l’amore libero che comincia generalmente fra le rosee illusioni e finisce quasi sempre nella vergogna e nel pianto. Non vi è uomo quasi che non abbia- lasciato fra- le sue spine qualche illusione di giovinezza insieme con qualche brandello di felicità e di onore, che, se avesse la magica arte dello ^scrittore, non potrebbe scrivere anch’egli, come romanzo, una pagina della 'sua vita e dedicarla a suo figlio «quando avrà vent’aoani». Non vi è da illudersi quindi che la saggezza degli altri possa sostituire totalmente l’esperienza vissuta; ma essa potrà, se non altro, aiutare a formarsi rapidamente questa esperienza e a non consumare dolorosamente anni preziosi ad inseguire un vano fantasma che ci allontana dalia felicità vera e durevole. L’amore tende per sua natura, in ogni animo ele­ vato, a stringere un’unione indissolubile; quindi il correre ap­ presso ad un amore che noi già sappiamo non poter condurre ad una simile unione è un preparare a sè stesso, a scadenza più o meno lunga, una sicura infelicità. Vero amore è soltanto l’a­ more che è legato da un senso profondo di pietà e di respon­ sabilità : e questo senso impone all’uomo di rimanere sino alla fine della vita al fianco della donna che gli si è data e di non ab­ bandonarla in balia dell’incerto destino. Perciò ogni abbandono, ogni mutamento lascia amari rimpianti e rimorsi : la slealtà e l’ingiustizia che l’uomo addossa alla propria coscienza, quando viene meno alle ¡menzognere promesse, è una bassezza che avvi­ lisce chi la commette. Del resto già sappiamo che un amore pu raímente fìsico è sempre deluso : di qui ]’universale ed infrenabile desiderio degli uomini attratti verso le donne non ancora cono­ sciute. Ma anche questo errare, dato che potesse sempre avere soddisfazione, non sarebbe che un passare continuo di delusione in delusione, di rimpianto in rimpianto. Non vi è quindi in realtà vita più triste di quella passata nei facili amori : vita che è inseparabile dal sentimento della propria degradazione, perchè l’amore che non termina in altro, che non isi associa con i senti­ menti più elevati della natura umana, è un ben misero fine : esso non è in ultimo, se lo si spoglia di tutti i fronzoli sentimen­ tali, che pretta e pura sensualità. La ricerca affannosa della donna 11011 è che la ricerca di una donna : l’amore vago e libero è la conquista, attraverso molte amare esperienze, di questa semplice verità : che non vi può essere amore veramente felice se non nel nobile sentimento che lega l’uomo con una sola donna per tutta la vita. Ohe l’amore pertanto, io direi al giovane dinnanzi a cui si apre questo mondo di vaghe lusinghe, non si disisoci mai in te, dai nobili principi d’urna coscienza retta e pura! Anche at­ traverso le passioni e gli errori, sii un uomo onesto! Non acqui­ stare il piacere d’un’ora a prezzo della rovina d’un povero essere debole e indifeso : questo sarebbe un tradimento vile che nes­ suna riparazione pecuniarda cancellerebbe dalla tua vita. Pensa che nessuna violenza di passione può scusare la disonestà di chi non esita, per soddisfare un desiderio, a gettare la vergogna e la disperazione in una famiglia : sebbene la leggerezza del mondo biasimi l ’ adulterio quasi sorridendo, non vi è dinnanzi alla retta coscienza morale infamia più bassa. E sopratutto pensa alla condizione di quelli che la viltà dei loro genitori ha lasciato in abbandono e che una fredda carità cresce agli stenti, alle tristezze, alle umiliazioni di all’esistenza miserabile. Se vi è un pensiero che valga a farci vergognare dei bassi amori, questo è bene il sospetto che forse ora in qualche parte del mondo vi sia qualcuno che deve a noi la vita e che ha ragione di impre­ care, in mezzo alle sue miserie, al nostro egoismo inumano. Sii dunque casto : la castità è la virtù dell’amore. Essere casti non vuol dire andare in cerca d’una virtù soprannaturale, ma saper rinunciare a ciò che è al di sotto della nostra natura, alle soddisfazioni dei sensi che sono ignobili ed ingiuste. Essere casti vuole dire anzitutto dunque essere forti, saper tenere lon­ tano da sè i vizi vergognosi che minano ila salute e corrompono la, delicatezza e la dignità del carattere : vuole dire inoltre essere giusti e pietosi e non cercare ili nostro piacere a prezzo del disonore e della rovina di altri. Se tu vuoi che l’amore non sia per te fonte di infelicità e di rimorsi, fa sì che esso sia l’armo, nia di due volontà nobili e pure, per le quali l’amore non è che l’inizio d’una comunione più alta di vita. Piero Martinetti. Martinetti. Keywords: l’amore velia, antologia platonica, amore socratico, sezione sull’Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martinetti” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Martini: l’implicatura conversazionale – la scuola di Cambiano -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cambiano). Filosofo italiano. Cambiano, Torino, Piemonte. Grice: “One would think that his ‘discorsi filadelfici’ are about brotherly love, but they were delivered at the Philadelphia American-Italian Philosophical Society!” – Grice: “He wrote on Emilio and Narciso, and a story of philosophy – starting not from Thales but Gioberti!” – Grice: “His science of the heart – scienza del cuore – is a mystery!” Compì studi classici a Chieri e poi, ospitato al Real Collegio di Torino, si rivolse allo studio delle scienze naturalistiche. Con la laurea in medicina,  cui seguirà anche quella in filosofia, ottenne l'insegnamento al predetto Istituto, prima di conseguire una brillante carriera nell'ateneo torinese. Qui, infatti, ottenne prima la docenza in fisiologia  e poi quella di medicina legale, cattedra quest'ultima, istituita di cui fu il primo insegnante in assoluto.  Di Torino fu anche rettore, negli anni in cui ebbe numerosi riconoscimenti, tra cui l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.  Ma non mancarono episodi tragici, allorché, pochi anni dopo le nozze, perse la moglie, dalla quale ancora non aveva avuti figli, né li avrebbe avuti in seguito, visto che non si risposò, per dedicarsi completamente all'insegnamento e alla stesura di saggi e manuali nelle discipline mediche. In questo filone, il più ricco, vanno almeno segnalati gli “Elementa physiologiae” e “Lezioni di fisiologia” così come “Medicina legale”, accanto agli Elementa medicinae forensis, politiae medicae et hygienes, cui avrebbe fatto seguito il Manuale di medicina legale.  Il variegato percorso saggistico non si limitò (e non si esaurì) a studi a carattere medico-fisiologico e medico-legale. Anzi, forte del curriculum studiorum seguito fin da giovanissimo, cercò di approfondire i pensatori classici, come nel caso di un “Coompendio” dedicato a Platone, di cui peraltro riuscì a terminare il manoscritto poco prima di morire, arrivando persino a stilare,  sia pure non in forma sistematica, una Storia della filosofia.  Risultati migliori li ebbe, tuttavia, nel campo educativo-pedagogico. Questo indirizzo è testimoniato, oltre che dal saggio sulla Riforma della prima educazione dai dodici volumi dell'Emilio. Qui, facendo leva della sua vasta cultura, tratta emblematicamente di argomenti in cui si fondono, senza soluzione di continuità, il "viver sano" e il "maritaggio", il "governo della famiglia" e la felicità, le "tendenze morali" e la "moderazione nella prosperità", passando per i modi attraverso i quali "sopportare le avversità". Saggi: “Elementa physiologiae” (Pica, Torino); “Dei vantaggi che la medicina apporta alle nazioni” (Chirio, Torino); “Mdicina legale” (Marietti, Torino); “Medicina curativa” (Marietti, Torino); “Polizia medica” (Fontana, Milano); “La scienza del cuore” (Fontana, Milano); “La colera indica” (Fodratti, Torino); “Elementa medicinae forensis, politiae medicae et hygienes,”  Marinetti, Torino “Manuale d'igiene,”  Fontana, Milano “Lezioni di fisiologia,” Pomba, Torino  “Patologia generale,” Elvetica, Capolago  “Invito a' medici piemontesi all'occasione del cholera morbus,” Cassone, Torino  “Storia della fisiologia,” Cassone, Torino  “Manuale di medicina legale,”  Fontana, Milano; “Emilio,  Marietti, Torino “Della solitudine,” Marietti, Torino “Narciso o regalo agli sposi,” Marietti, Torino  “Guerra e pace dei sensi,”Tip. Marietti, Torino “Emilio o sia del governo della vita,” Tip. Fontana, Milano “Discorsi filadelfici; ossia, fasti dell'ingegno italiano,”Tip. Marietti, Torino “Riforma della prima educazione,” Marietti, Torino “Della sapienza dei greci,” Cassone, Torino; “Storia della filosofia,” Pirotta, Milano “Platone compendiato e comentato,” Elvetica, Capolago  “Alcune vite di donne celebri,” Fontana, Milano “De clarissimo viro Thoma Tosio ex ordine Oratorum sacrae facultatis professore in regio Taurinensi Athenaeo, Regia, Torino Vita del conte Gian-Francesco Napolio, Bocca, Torino  Vita Francisci Canevarii, Torino Cenni biografici di Lagrangia, Cassone e Marzorati, Torino Curatele A. von Haller, Poesie scelte, Reale, Torino  J.L. Alibert, Riflessioni sulla fisiologia delle passioni o nuova dottrina de' sentimenti morali, Marietti, Torino, F. Redi, Consulti medici, Elvetica, Capolago, D. Alighieri, La Divina Commedia, Marietti, Torino;  G. Gianelli, L'uomo ed i codici nel nuovo Regno d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico. Repertorio di studi applicati alla prosperità e cultura sociale»,  Milano.  G. Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, F. Predari,  Pomba, Torino); S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti del professore cavaliere, s.e., Bologna); Emilio, Tip. Marietti, Torino);  S. Berruti, Saggio sulla vita e sugli scritti del professore cavaliere, s.e., Bologna); G. Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, F. Predari,  Pomba, Torino G. Gerini, Due medici pedagogisti. M. Bufalini, Tip. Bona, Torino, G. Gianelli, L'uomo ed i codici nel nuovo Regno d'Italia. Commentario medico-legale, in «Politecnico. Repertorio di studi applicati alla prosperità e cultura sociale»,  Milano. Lorenzo Martini. Martini. Keywords: storia della filosofia, ingegno italiano, il cratilo di Platone -- . Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Martini” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Martino: l’implicatura conversazionale -- la religione civile della prima e unica Roma! – magismo -- filosofia italiana meridionale – filosofia del sud – la scuola di Napoli -- filosofia campanese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “I like Martino – and his interviewees – there is indeed a ‘discepolato’ around him.” Grice: “We don’t have anything like Martino at Oxford – Hollis is the closest I can think.” Grice: “In his strictly philosophical explorations, Martino aptly clashes with Croce!” -- Dopo la laurea a Napoli con una tesi in Storia delle religioni sui gephyrismi eleusini sotto la direzione di Adolfo Omodeo, si interessa alle discipline etnologiche. Si iscrive ai GUF e alla Milizia Universitaria, collaborando a L'Universale di Berto Ricci e facendo circolare in una cerchia ristretta di collaboratori un Saggio sulla religione civile poi rimasto inedito.  L'ingresso nel circolo crociano «Erano quelli gli anni in cui Hitler sciamanizzava in Germania e in Europa, e ancora lontano era il giorno in cui le rovine del palazzo della Cancelleria avrebbero composto per questo atroce sciamano europeo la bara di fuoco in cui egli tentava di seppellire il genere umano: ed erano anche gli anni in cui una piccola parte della gioventù italiana cercava asilo nelle severe e serene stanze di Palazzo Filomarino per risillabare il discorso elementarmente umano altrove impossibile, persino nella propria famiglia».  Il suo saggio, “Naturalismo e storicismo nell'etnologia” è un tentativo di sottoporre l'etnologia al vaglio critico della filosofia storicista di Croce. Secondo M., l'etnologia solo attraverso la filosofia storicista avrebbe potuto riscattarsi dal suo naturalismo (tratto che accomuna, per de Martino, tanto la scuola sociologica francese che gli indirizzi "pseudostorici" tedeschi e viennesi). Fu lo stesso Croce a introdurre il giovane de Martino all'editore Laterza, suggerendo la pubblicazione del libro, in cui, nonostante qualche ingenuità, si può già scorgere in nuce l'idea del successivo lavoro sul "magismo etnologico". Scritto negli anni della seconda guerra mondiale e pubblicato nel 1948, Il mondo magico è il libro nel quale M. elabora alcune delle idee che rimarranno centrali in tutta la sua opera successiva.  Qui M. costruisce la sua interpretazione del magismo come epoca storica nella quale la labilità di una "presenza" non ancora determinatasi, viene padroneggiata attraverso la magia, in una dinamica di crisi e riscatto. In quel periodo, de Martino comincia a militare nei partiti di sinistra. Lavora come segretario di federazione, in Puglia, per il Partito Socialista Italiano; influenzato da Gramsci e da  Levi, cinque anni dopo, entra a far parte del Partito Comunista Italiano. Anche per questa ragione, negli anni che seguono, M. comincia a interessarsi sempre di più allo studio etnografico delle società contadine del sud Italia, in contemporanea con le inchieste di Vittorini e l’opera documentaristica di Zavattini. Di questa fase, talvolta detta "meridionalista", fanno parte le opere più note al grande pubblico: Morte e pianto rituale, Sud e magia, La terra del rimorso.  Innovativo nelle sue ricerche fu l'approccio multidisciplinare, che lo portò a costituire un'équipe di ricerca etnografica. La terra del rimorso è la sintesi delle sue ricerche sul campo (il Salento) affiancato da uno psichiatra (Jervis), una psicologa (Jervis-Comba), un'antropologa culturale (Signorelli), un etnomusicologo (Carpitella), un fotografo (Pinna) e dalla consulenza di un medico (Bettini). Nello studio del fenomeno del tarantismo vengono utilizzati anche filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina. A queste monografie segue la pubblicazione dell'importante raccolta di saggi, “Furore Simbolo Valore”. E stato collaboratore di R. Pettazzoni all'Università "La Sapienza" di Roma, nell'ambito della Scuola romana di Storia delle religioni. Come ordinario di Storia delle religioni e di Etnologia, dha insegnato all'Cagliari, dove ha avuto uno stuolo di allievi. Con Cirese, Lilliu, Cases, la sua assistente Gallini, e in seguito altri studiosi, quali Cherchi, Angioni, Clemente, e Solinas, saranno esponenti di una significativa, sebbene mai formalizzata, scuola antropologica all'Cagliari, della quale de Martino è considerato uno dei fondatori.  È considerato uno dei più importanti antropologi dell’età contemporanea, fondatore in Italia dell’umanesimo etnografico e dell’etnocentrismo critico.  La presenza La presenza in senso antropologico, nella definizione di de Martino è intesa come la capacità di conservare nella coscienza le memorie e le esperienze necessarie per rispondere in modo adeguato ad una determinata situazione storica, partecipandovi attivamente attraverso l'iniziativa personale e andandovi oltre attraverso l'azione. La presenza significa dunque esserci (il "da-sein" heideggeriano) come persone dotate di senso, in un contesto dotato di senso. Il rito aiuta l'uomo a sopportare una sorta di "crisi della presenza" che esso avverte di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria stessa vita. I comportamenti stereotipati dei riti offrono rassicuranti modelli da seguire, costruendo quella che viene in seguito definita come "tradizione".  11spedizione in Lucania Se si vuole rintracciare in de Martino un filo comune e unitario tra l’influenza marxista e gramsciana della “triade meridionalista” (esplicita anche attraverso la sua militanza diretta nel PCI negli anni ‘50) di Morte e pianto ritual, Sud e magia  e La terra del rimorso e gli appunti e i dossiers preparati per La fine del mondo, in cui è presente un’elaborazione filosofica più marcatamente sui piani ontologico, esistenzialista e fenomenologico e che vedranno la luce solo posteriormente dal riordino delle carte ad opera di Brelich e Gallini, bisogna rendere centrale il nesso tra presenza/crisi/riscatto e il processo di destorificazione del negativo ad opera dell’ethos del trascendimento; l’immaginazione simbolica collettiva è la realizzazione di un’ethos del trascendimento che, come un mito di fondazione per il senso di appartenenza o la sacralizzazione dell’”oggetto” per scopi espiatori, rende possibile il superamento di una crisi, della “presenza” in quanto soggetto che opera nella natura, che rischia di perdersi in essa senza riscatto (escaton). Il soggetto dunque si ricolloca nella storia tramite la cultura, e la crisi si rivela esistenziale nel rapporto tra se’ e il mondo “altro da se’”. Ma la crisi affonda sempre nelle materiali condizioni di vita e nelle modalità concrete di una prassi che deve tendere e tende incessantemente alla trasformazione rivoluzionaria (che è escatologica nelle religioni) come base insopprimibile della costituzione di sè come soggetto:  “Vi è dunque un principio trascendentale che rende intellegibile l’utilizzazione e le altre valorizzazioni, e questo principio è l’ethos trascendentale del trascendimento della vita nel valore: attività dunque, ma ethos, dover-essere-nel-mondo per il valore, per la valorizzante attività che fa mondo il mondo, e lo fonda e lo sostiene.”  Costante, inoltre, nella ricerca sul campo, come nelle analisi ed elaborazioni degli ultimi anni, fu l’indagine sul valore euristico assegnato ai dati psicopapatologici, sempre legato a una riflessione critica sulla trasferibilità delle relative nozioni in contesti culturali diversi e sulle loro implicazioni sul piano antropologico e filosofico più generale: dalla figura dello sciamano come “Cristo magico” ne Il mondo magico, ai fenomeni di dissociazione e possessione (influenzato dalle letture di Shirokogoroff e PJanet) nei riti della taranta, fino alle note sulle “apocalissi psicopatologiche” ne La fine del mondo.  Il folklore progressivo Il concetto di folklore, come concezione del mondo regressiva, secondo le “osservazioni sul folklore” del Quaderno XXVII di Gramsci “un agglomerato indigesto di frammenti di concezioni del mondo e superstiti documenti mutili e contaminati”, ma anche di positiva creatività delle classi subalterne (come i canti popolari), in opposizione alla cultura dotta delle élite dirigenti, fu oggetto di riflessione dell’antropologo partenopeo, con il saggio “Intorno ad una storia del mondo popolare subalterno”, pubblicato su Società sul nr.3 di quell’anno, in cui riprende studi e indagini della nuova etnologia sovietica (Tolstov, Hippius, Cicerov, ispirati da Propp). In un saggio lo define come proposta consapevole del popolo contro la propria condizione socialmente subalterna, o che commenta, esprime in termini culturali, le lotte per emanciparsene.” Il concetto fu poi ripreso, discusso problematicamente e allargato in particolare da Cirese (in rapporto a Gramsci) e Satriani (il folklore come cultura di contestazione).  I “folkloristi” erano stati oggetto di critica di de Martino già nella sua prima opera del 1941, Naturalismo e storicismo nell’etnologia, in quanto puri descrittori e catalogatori con criterio naturalistico e non storico-culturale: per cui il folklore rimane, pur categorizzato come “progressivo”, come fenomeno di indagine antropologica nei termini più complessivi di cultura popolare.  Crisi della presenza e destorificazione del negativo In quanto alla “crisi della presenza” come spaesamento, ne La fine del mondo, M. racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia territoriale, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.  In un altro esempio, per esprimere il medesimo concetto, De Martino racconta degli Achilpa, cacciatori e raccoglitori australiani, nomadi da sempre e per sopravvivenza, che avevano però l'usanza di piantare al centro del loro accampamento un palo sacro, intorno al quale celebravano un rito ogni volta che "approdavano" in un luogo nuovo. Il giorno che il palo si spezzò, i membri della tribù si lasciarono morire, sopraffatti dall'angoscia.  Il concetto di spaesamento, come una condizione molto "rischiosa" in cui gli individui temono di perdere i propri riferimenti domestici, che in qualche modo fungono da "indici di senso", viene inserito dunque da M. nelle sue categorie di “crisi della presenza” e destorificazione del negativo.  La crisi della presenza caratterizza allora quelle condizioni diverse nelle quali l'individuo, al cospetto di particolari eventi o situazioni (malattia, morte, conflitti morali, migrazione), sperimenta un'incertezza, una crisi radicale del suo essere storico (della "possibilità di esserci in una storia umana", scrive de M.) in quel dato momento scoprendosi incapace di agire e determinare la propria azione. La destorificazione del negativo permette l'universalizzazione della propria condizione umana in una dimensione mitico-simbolica, mediata dalla religione e presente nel rito. Secondo Signorelli, antropologa ee collaboratrice della spedizione nel Salento,  "Il dato esistenziale che ha scatenato la crisi (morte, malattia, paura e altro ancora) viene mentalmente astratto dal contesto storico per entro il quale è stato esperito e viene ricondotto a un tempo e a una vicenda mitici".  Se il mito è narrazione, il rito è un comportamento orientato ad uno scopo e ripetuto con parole e gesti di significato altamente simbolico. È così che mito, rito e simbolo diventano un circuito volto alla soluzione della crisi, astraendo dalla storia reale in cui agisce il negativo.  Quando è il negativo a prevalere, e questo accade in fasi particolarmente drammatiche dell’esistenza umana (come la morte di una persona cara), può manifestarsi una crisi radicale, una “funesta miseria esistenziale”, per cui l’ethos del trascendimento non riesce più a risolvere la crisi nel valore e la mancata valorizzazione fa perdere anche l’operabilità sul reale. L’attività etica della valorizzazione è necessaria per impedire la destrutturazione dell”esserci”, in quanto il “vitale” vede per intero invaso il suo spazio, quello dell’intersoggettività e il rapporto con il mondo. Avviene allora che “la presenza abdica senza compenso”.  L'elaborazione del lutto ed il pianto rituale antico Magnifying glass icon mgx2.svg  Morte di Gesù negli studi antropologici e Planctus. Organizza una serie di spedizioni di ricerca in Lucania, accompagnato da un’equipe interdisciplinare, tra cui Vittoria De Palma, anche lei etnologa e compagna di vita e con l’utilizzo di strumenti quali il magnetofono e la cinepresa, innovativi rispetto all’indagine folklorica classica. Riconnettendosi a Il mondo magico, decide di concentrarsi sul lamento funebre e la “crisi del cordoglio”, ai segni, al simbolismo delle ritualità legate ad una crisi esistenziale tra le più gravi, come quella che segue la perdita di un caro, e il pianto e il dolore collettivi che rappresentano la “crisi della presenza”, della propria e di tutti, minacciata dalla morte. Il pericolo del lutto è dunque quello dell’annullamento totale.  In Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria affronta anche il senso della morte di Cristo in rapporto alla condizione esistenziale dell'uomo nel mondo ed al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari. Di fronte alla "crisi del cordoglio" che può portare al crollo esistenziale, emerge la esigenza di elaborare culturalmente il lutto, nella forma socialmente codificata del rito. La consolazione offerta dal credo religioso riconduce a forme sopportabili la carica drammatica del lutto, riferendola simbolicamente alla morte tragica di Cristo sulla croce, forme che consentono di ritrovarsi uguali nel dolore, ma che diventano anche promessa di resurrezione.  «È possibile interpretare la genesi del protocristianesimo come esemplarizzazione di una storica risoluzione del cordoglio che trasforma Gesù morto in Cristo risorto e il morto che torna nel morto-risorto presente nella chiesa e nel banchetto eucaristico. Le apparizioni di Cristo dopo la morte testimoniano la Resurrezione e la presenza di Cristo nella chiesa sino al compimento del piano temporale di salvezza. Dopo l'Ascensione la discesa dello S.S. inaugura l'epoca in cui il morto-risorto è con i credenti sino alla fine, per donare la spinta alla testimonianza missionaria. Il Cristianesimo diventa un grande rituale funerario per una morte esemplare risolutiva del vario morire storico e come pedagogia del distacco e del trascendimento rispetto a ciò che muore (il che poteva aver luogo solo in quanto il morto era l'unto dell'Uomo-Dio)". Abbiamo un esempio storico di soluzione della crisi e la garanzia mediante la fede della presenza del Risorto nella comunità. La celebrazione eucaristica rappresenta contemporaneamente l'evento passato di un Cristo al centro del piano temporale di salvezza (mito che garantisce e fonda la salvezza futura) e l'evento futuro della definitiva Parusia.»  De Martino indaga la persistenza, nelle realtà marginalizzate della Lucania, del pianto funebre, come “riplasmazione” del planctus irrelativo, rito antichissimo e diffuso prima del Cristianesimo in tutta l'area mediterranea. La destorificazione dell’evento luttuoso, soggettivamente vissuto, permette di riportarlo ad una dimensione mitico-rituale, e dunque al superamento della crisi.  Su questi temi si è soffermata una sua studentessa e collaboratrice, lEpifani, nella commedia La fuga, scritta a dieci anni dalla sua scomparsa.  Saggi: “Naturalismo e storicismo nell'etnologia” (Laterza, Bari) – l’ennico – Grice: “Italians cannot pronounce ‘-tn-‘ so that the etnico becomes ‘ennico’!” --; “Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo” (Einaudi, Torino); “Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria” (Einaudi, Torino);  “Sud e magia La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud” (Feltrinelli, Milano); --  cf. Grice, magismo – two kinds of magic travel, carpet route-travelling, routeless travel – the exercise of judgment --“Furore, simbolo, valore” (Saggiatore, Milano); “Magia e civiltà. Un'antologia critica fondamentale per lo studio del concetto di magia in occidente” (Garzanti, Milano); “Mondo popolare e magia in Lucania” (Basilicata, Roma-Matera) -- Grice: “There are two types of magic actually: carpet flying and disappearance!” – “La fine del mondo -- contributo all'analisi dell’pocalissi” (Einaudi, Torino); “La collana viola” (Boringhieri, Torino); “Re-ligione, comunismo [lavorismo] e psico-analisi” (Altamura, Roma) Compagni e amici” (La nuova Italia, Firenze); “Storia e Meta-storia”“i fondamenti di una teoria del sacro” (Argo, Lecce); “Note di campo: spedizione in Lucania” (Argo, Lecce); “L'opera a cui lavoro: apparato critico e documentario alla Spedizione etnologica in Lucania” (Argo, Lecce); “Una vicinanza discrete” (Oleandro, Roma); “I viaggi nel Sud” (Boringhieri, Torino); “Panorami e spedizioni” (Boringhieri, Torino); “Musiche tradizionali del Salento” (Squilibri, Roma); “Scritti filosofici” (Mulino, Bologna); “Dal laboratorio del mondo magico” (Argo, Lecce); “Ricerca sui guaritori e la loro clientele” (Argo, Lecce); “Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento” (Argo, Lecce); “Promesse e minacce dell'etnologia”; G. Angioni, Una scuola antropologica sarda?, in “Sardegna: idee, luoghi, processi culturali” (Roma, Donzelli); “Antropologia e il comunismo del lavoro”; “Marxismo e religione”, “Il folklore pro-gressivo, in l’Unita’, “Teoria antropologica e metodologia della ricerca, L'asino d'oro ; Il mondo magico, ed., Torino, Rèpaci, G. Angioni, Fare dire sentire. L'identico e il diverso nelle culture, Nuoro, Il Maestrale, M. Baldonato e B. Callieri, Soglie dell'impensabile. Apocalissi e salvezza, Rivista sperimentale di freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale (Torino: [Milano: Centro Scientifico; Angeli). R. Beneduce, Un'etno-psichiatria della crisi e del riscatto, "aut aut", S. Fabio Berardini, Ethos Presenza Storia. La ricerca filosofica, Trento  Giordana Charuty, Le precedenti vite di un antropologo, Angeli, Milano,  P. Cherchi, Dalla crisi della presenza alla comunità (Napoli, Liguori); P. Cherchi, Il peso dell'ombra: l'etnocentrismo critico e il problema dell'auto-coscienza culturale, Napoli, Liguori, P. Cherchi, Il signore del limite: tre variazioni critiche (Napoli, Liguori); S. Matteis, Il leone che cancella con la coda le tracce. L'itinerario intellettuale, Napoli, d'If, Donato, La Contraddizione felice? Martino e gli altri, ETS, Pisa, M. Epifani, La fuga. Opera teatrale, Roma,  riedita da La mongolfiera edizioni e spettacoli; F. Faeta, I viaggi nel Sud, Boringhieri, collana «Nuova Cultura», F. Cecla, Perdersi. L'uomo senza ambiente. Laterza, Bari); Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani Mariannita Lospinoso, Enciclopedia Italiana, Appendice,  Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani M. Massenzio, L’antropologia, in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero Filosofia, stituto dell'Enciclopedia italiana Treccani A. Momigliano, Recensione a "La terra del rimorso", in Rivista storica italiana, Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico,  Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, G. Sasso, M. Fra religione e filosofia, Napoli, Bibliopolis, Taviani, Ridere un mondo, Roma, Aracne, Zanardi, Sul filo della presenza. Fra filosofia e antropologia. Unicopli, Tabacchini, Dramma e salvezza: il carattere protettivo del mito in G. Leghissa, Enrico Manera, Filosofie del mito nel Novecento, Carocci, Roma. A. Rigoli, Magia ed etno-storia, Boringhieri, Torino); B. Croce Vittorio Lanternari Claude Lévi-Strauss Diego Carpitella, “Tarantismo” -- Altan Alberto Mario Cirese G. Angioni Antropologia culturale P. Cherchi Scuola antropologica di Cagliari A. Gramsci Storia delle religioni Etnologia Pizzica, Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  M. Lospinoso, Enciclopedia Italiana, Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, VDizionario biografico degli italiani,  Istituto dell'Enciclopedia Italiana,  siusa. archivi.beniculturali, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Massenzio,  M. e l'antropologia, in Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Recensione a Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria. Recensione a Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo. Pagina autore Liber Censor.net  di Ernesto de Martino, Istituto Ernesto De Martino, su iedm. Società di Mutuo Soccorso Ernesto de Martino, su sms de martino.noblogs.org. Interpretazioni dell'apocalisse: le tre edizioni de La fine del mondo di Ernesto de Martino, su L’analisi e la classe, "Intorno a una storia del mondo popolare subalterno", su Academia.edu. Grice: “The more Martino speaks of ‘meridionale’ and ‘sud’ the less I’m willing to qualify him as an Italian philosopher simpliciter – so I categorise him as a representative of ‘filosofia del sud’ or ‘filosofia meridionale’. Ernesto de Martino. Martino. Keywords: religione civile, magismo – essercizio del giudizio – viaggio magico en route – carpet route travelling – o routeless --. Luigi Speranza, “Grice e Martino” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Masci: l’implicatura conversazionale -- critica della critica della ragione – implicatura solidale – la scuola di Francavilla al Mare -- filosofia abruzzese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Francavilla al Mare). Filosofo italiano. Francavilla al Mare, Chieti, Abruzzo. Grice: “But perhaps more interesting that his explorations on the judicative are Masci’s conceptual analysis, and fascinating ‘natural’ history of the will, with a focus on Aristotle!” Grice: “Like Masci, I make a conceptual connetction between willing and free-will.” – or “volonta” e “liberta” in his words!” -- Grice: “I like Maci; he has philosophised on forms of intuition and instincdt – cf. my “Needs’ – and what he calls the psycho-physical materialism. Also on what he calls the psychological parallelism – He spent a few essays on quantification and measurement in atters of the soul -- -- and speaks of an ‘indirect measure’ in psychology. He has opposed ‘conoscenza’ to ‘credenza’ (cf. my knowledge and belief), and further, ‘conosecenza and pensiero’, knowledge and thought.  Nato in una famiglia della borghesia abruzzese, perse il padre all'età di 4 anni. Frequenta il collegio Giambattista Vico di Chieti e, completati gli studi liceali, e allievo di MOLA, che gli insegna filosofia. Inizia  gli studi di giurisprudenza all'Napoli, dove si laureò ed in seguito studiò scienze politico-amministrative. Comincia ad approfondire le sue conoscenze filosofiche grazie alle lezioni tenute da Spaventa nella stessa città. Influenzato dalla sua formazione universitaria e dallo stesso Spaventa, al centro dei suoi primi studi c'era il pensiero di Kant e Hegel.  Ottenne la cattedra di professore reggente di filosofia  a Chieti, prima dell'abilitazione che gli fu consegnata a Pisa. Inoltre venne nominato vincitore di un concorso della Reale Accademia delle scienze morali e politiche grazie ad un saggio sulla Critica della ragion pura. Divenne libero docente di filosofia teoretica all'Napoli e, l'anno successivo, di storia della filosofia presso l'Pavia. Abbandona l'insegnamento a Chieti per recarsi a Padova, dove era stato nominato professore straordinario di filosofia morale. All'istituto scolastico lasciò numerosi scritti sulla filosofia antica. Un anno dopo divenne Professore all'Napoli.  Ottenne la carica di rettore dell'Napoli e di consigliere comunale della medesima città. Nel corso della sua carriera politica fu eletto deputato dal collegio di Ortona al Mare per la legislatura e fu un sostenitore di  Annunzio. Entra nel Senato del Regno, dove intervenne più volte sul tema dell'istruzione pubblica. Sosteneva la maggiore importanza della formazione classica rispetto a quella tecnica o scientifica nelle scuole secondarie.   Liceo scientifico "Filippo Masci" a Chieti Fu Presidente dell'Accademia di lettere ed arti della Società Reale di Napoli, socio della Regia Accademia dei Lincei, membro del Consiglio superiore dell'Istruzione Pubblica e di altre istituzioni culturali. Presso i lincei difese l'importanza di Kant e Fichte in contrasto con le parole di Luzzati che li aveva criticati per essere filosofi tedeschi. S’erige un busto commemorativo a Francavilla al Mare e il neonato liceo scientifico di Chieti fu intitolato in suo onore. Nel corso della sua carriera conobbe Scarfoglio e Annunzio, che continuò a frequentare negli anni successivi. Inoltre fu tenuto in grande considerazione da Spaventa. Compone “Pensiero e conoscenza”, in cui sono racchiusi gli aspetti più importanti della sua filosofia. Ha molteplici interessi (filosofia, psicologia, sociologia, pedagogia, diritto e storia) ed è considerato uno dei più importanti esponenti del neo-kantismo o neo-criticismo, avendo rifiutato sia alcune posizioni di Spaventa, sia l'affermato positivismo di Ardigò, che esclude ogni possibile principio a priori della conoscenza. La ripresa della filosofia di Kant e segnata dalla convinzione che e sbagliato ridurre la realtà a pura rappresentazione, ma anche dal tentativo di studiare la genesi psicologica delle categorie e quindi negare la loro formulazione numericamente rigida. Nel materialismo psico-fisico cerca di dimostrare l'unità tra anima e natura in una concezione psico-fisica della realtà, ma la sua filosofia e criticata da Gentile, anche a causa della mancata adesione al ne-oidealismo. Altri saggi: “Le forme dell'intuizione” (Vecchio, Chieti); “L’istinto” (Società Reale, Napoli); “Il materialismo psico-fisico”“Il parallelismo in psicologia, “Atti dell'Accademia di Napoli”, Napoli  Intellettualismo e pragmatismo, “Atti della Regia Accademia delle Scienze morali e politiche”, Napoli, “Quantità e misura nei fenomeni psichici”Memoria letta all'Accademia di Scienze Morali e Politiche della Società Reale di Napoli. Napoli: Federico Sangiovanni et Figlio, “Della misura indiretta in psicologia.”Conoscenza scientifica e conoscenza matematica. Napoli: Federico Sangiovanni et Figlio, “Credenza e conoscenza”  -- “I like the latest bit, where he discusses the reciprocity of the faculties” – Grice.)  Atti dell'Accademia di Napoli”, Napoli, “Pensiero e conoscenza,”Bocca Editori, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italian astrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro Note  Schede di personalità abruzzesi importanti nel campo della filosofia, Regione Abruzzo).  Storia del liceo M. e biografia, Liceo M.).  Discorso di commiato per la morte di Masci, su notes 9. senato. Pietrangeli, M. e il suo neocriticismo, Milani, Padova, Gentile, M.: dal criticismo kantiano al monismo psicofisico, Noubs, Chieti. Giuseppe Landolfi Petrone, M., Dizionario biografico degli italiani,  Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Atreccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M., in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Opere M., su Liber Liber.  Opere di M., su open MLOL, Horizons Unlimited srl.  M., su storia.camera, Camera dei deputati. M. su Senatori d'Italia, Senato della Repubblica. Differenza tra la filosofia e le scienze pparticolari. Oggetto  della Filosofia. La Gnoseologia e la Filosofia prima come parti fondamentali della Filosofia generale. Distinzione dei sistemi filosofici, loro significato e importanza. Distinzione delle altre parti della Filosofia generale ed applicata, partizione  e limiti della Filosofia elementare. LOGICA PRELIMINARE. CONCETTO DELLA LOGICA E SUE ARTI. La Logica come scienza formale e dimostrativa, sua definizione. Importanza della Logica. Suo rapporto con le altre  parti della Filosofia e con la scienza. Pensiero e conoscenza; divisione generale della Logica. Nozioni preliminari sulle formo elementari, concetto, giudizio, sillogismo; forme metodiche. I PRINCIPII LOOICI.   Determinazione dei principii. Il principio d'identità. Il principio di contraddizione, valore di questo  principio. Il principio di terzo escluso. Il  principio della ragion sufficiente. Valore dei principii  logici. Illustrazioni filologiche. Logica, dialettica, annliticn, elementi, c oncetto, nota, rappresenzione, teoria. Teorema, problema/Speculativo. Astratto e concreto, soggetto ed oggetto, contenuto ed estensione, analisi e sintesi. Teoria delle forme elementari.  Il concetto. Formazioni: k natura dei. concetto.  Il concetto e l’astrazione. L'iinagine concettuale. Il concetto e la parola. Caratteri del concetto. Il concetto e l'essenza. Il concetto e il giudizio. II. CONCETTO CONSIDERATO IN SE STESSO. Lo note, loro significato rispetto all'unità del concetto, e loro  ordine in esso. Concetti nstrutti e concreti; qualità,  generi, specie, forme diverse dell'astrazione. Nota e  parte, concetti di relnzioue, Contenuto ed estensione  dei concetti, rapporto tra il contenuto e 1' estensione. Contenuto ed estensione nei concetti di relaziono. Della  chiarezza del concetto. Il concetto considerato in rapporto ad altri concetti.  Rapporto d identità e diversità, concetti equipollenti e concetti reciproci, significato delle parole sinonimo ed omonimo. Rapporto d'opposizione, concetti limitativi e privativi, concetti in opposizione contraria reciproca. Rapporto «li  subordinazione e coordinazione, contiguità ed interferenza dei concetti, i sistemi dei concetti. Subordinazione e coordinazione dei concetti di relazione, condizione e condiziauato, principio e conseguenza. Le categorie. Categorie grammaticali, logiche e gnoseologiche, classificazione aristotelica delle categorie, differenza tra le categorie logiche  e le grammaticali. Le categorie gnoseologiche, la classificazione kantiana, Le categorie di .sostanza e di  causa; il numero come epicategoria. Grammatica e Logica.  Elementi materiali ed elementi formali del linguaggio. Influenza del pensiero sul carattere formale della lingua. Influenza delle forme grammaticali sullo sviluppo del  pensiero. Il Giudizio. Del giudizio in generale.  Definizione logica del giudizio, le definizioni realistiche e le  logiche, teoria del Brentano, Elementi dol giudizio,  Della classificazione dei giudizu.  La classificazione tradizionale dei giudizii e il suo fondamento logico. Discussione delle obiezioni contro d i  essa, Forme dei giudizii secondo la qualità -- il giudizio affermativo e le varie specie d'identità da esso espresse; il giudizio negativo, sua essenza e sue forme principali, limite della  predicazione negativa; r) il giudizio infinito, se è una forma a sé  rapporto te» l affennaaione e la negazione nel giudizio infinito,’  Jorme dei giudizi! secondo la quantità; il giudizio universale, sue forme quantitativa e modale; il giudizio par-   6 ÌUdUttÌV “' se sia ™specte «ordinata  de universa ' 6 ;^! 1 giudeo individule, sue forme si laro   Polme ?-’ sua,.,rre f ucibiIità al giudizio universale, p. ICO  Forme de. giudizi, d, relazione; a) il giudizio categorico sua funzione sua irreducibilità; ») il giudizio ipotetico, se Sia .m giudeo   Ino g j 17 - 1 1 ?°|. etl ° 1 ' c> ’’ S lm,izio disgiuntivo, suo significato  logico condiziom di validità; si mostra che non iuchiudfn con  catto della re^rocità d' azione ed è un giudizio dell’estensione,   ft* e   giuiUzi. modali, critica delle obiezioni del Sigivi | deMVundt  Dki GIUDIZII COMPOSTI. Natura dei giudizii composti, loro specie. U Ghi   notti ::rr u >i r f eiazìoue <,mogen,;u 172 -§ m. (h^ CO m-   post. a relazione eterogenea, Giudizii contratti, Qnadro generale di tutte le forme dei giudizii, p. no. Giudizi analitici e sintetici.   r t i I | GÌ j d !? ÌÌ analitici - sintetici, e sintetici a priori, II  -ritmile della teoria dei giudizii sintetici a priori, significato vero  di questa teoria, Giudizi! empirici e giudizii a priori.  Delle relazioni dei concetti nei giudizii DELLE RELAZIONI DEI GIUDIZII.  Attribuzione del predicato ni soggetto nei giudizii, Dipendenza delle relazioni dei giudizii dulie relazioni del loro  contenuto, relazioni immediate, e mediate, e specie della prima  tecnica dei raziocina immediati, e schema della subalternuzioue e  dell opposizione dei giudizii. Delle trasformazioni dki annui Trasformazioni quantitative e modali per subalternazione, Trasformazioni quantitativo-qualitative e modali por  opposizione, Trasformazioni por equipollenza qualitativa, per equipollenza della relazione, per equipollenza tra la  quantità o la modalità, Teoria delle reciproche, suo  valore logico; teoria delle reciproche universali affermative ; caso  delle reciproche condizionali, (teorema di Hauberì. Lo reciproche universali negative. Lo reciproche particolari affermative e negative,  Teoria della contrapposizione, Si prova  che le reciproche e le contrapposto delle proposizioni universali  sono, quando sono possibili, vere illazioni, Il Sillogismo.   Ragionamento e Sillogismo. I gradi del sapere e le vie della ricerca, sillogismo e induzione, Strutturo del sillogismo e sua definizione,  La sillogistica aristotelica e la sillogistica delle  scuole, generalizzazione logica e generalizzazione scientifica, l'universale come fondamento ili qualunque dimostrazione, Il sillogismo categorico. Regole gonerali del sillogismo. Figure sillogistiche, Modi generali del sillogismo, e modi speciali  di ciascuna figura, Valore delle figure sillogistiche,  la quarta figuro, Specie del sillogismo; 1' entimema,   la sentenza entimematica, l'epicherema, il polisillogismo, Il sorite; sorite deduttivo e sorite induttivo, Rapporto tra la vorità dell’ illazione e la verità delle premesse  SILLOGISMO IPPOTETICO E IL SILLOGISMO DISGIUNTIVO. Il sillogismo ipotetico: impossibilità di ridurre 1 una all altra  le forme del sillogismo; sillogismo ipotetico con termine medio,  sillogismo ipotetico senza termine medio e suoi modi, Il sillogismo disgiuntivo e sue formo, Il dilemma, sue forme, sue regole,  Del riii Nciptp e dui. valore del sillogismo.   Esposizione ed esame delle obiezioni contro il valore dimostrativo del sillogismo, Critica della teoria del Mill,  che ogni ragionamento, e quindi anche il sillogismo, e un inferenza  dal particolare al particolare, Esame della quistione  se il sili ogismo sia la forma generale del raziocinio, Del principio fondamentale del sillogismo; se sia materiale o formale; i principii aristotelici e quelli del Lambert. Si dimostra che il  sillogismo si fonda sugli assiomi logici e sul principio della sostituzione dell'Identico, Teoria pei. Metodo  Metodo sistematico   Oggetto e parti del metodo; oggetto e parti del metodo si  stemutico, La definizione.   Elementi della definizione ; come 1' individuazione del concetto sia effetto della loro composizione,  Le definizioni come principii proprii nelle scienze deduttive e induttive, Concetti indefinibili e loro specie ; forme approssimate della definizione, e loro valore assoluto e comparativo, Definizione nominale e definizione reale, specie della definizione nominale, la definizione nominale induttiva; la definizione reale,  definizioni riversibili, difficoltà opposte delle definizioni metafisiche  «d empiriche, metodo delle definizioni reali induttive, definizioni reali  deduttive, Definizioni analitiche e sintetiche, la definizione genetica, Regole delle definizioni, Divisione e Classificazione. Concetto della divisione, e sue regole, Da dicotomia, sue specie, suo valore logico, La classificazione scientifica, suo fino; le classificazioni per qualità apparenti;  la classificazione tassonomica e la classificazione per serio, La classificazione per tipi, sue specie; inferiorità della classificazione per tipi alla classificazione per definizioni, Le classificazioni genetiche ; come siono apparecchiate dalla  fase comparativa delle scienze; Jifficoltà delle classificazioni genetiche, loro perfezione rispetto a tutte le altre,PnOVA DEDUTTIVA K J'HOVA INOUTTIVA.   Oggetto della prova; i principii di prova e loro specie; specie della prova, La prova deduttiva, sue forme logica e  causale, analitica e sintetica. Procedimenti e modi varii della prova  deduttiva analitica, Sqhema della prova induttiva;  la teoria dell’induzione in Aristotele, Bacone, Hume e Milli;  verità ed errore della teoria del Mill; so il calcolo dello probabilit à,  o il principio d'identità possano essere fondamento deU'induziono,  Differenza dell'induzione dall' associazione psicologica; solo fondamento della logica dell'induzione la dipendenza  della realtà da principii a da cause come una legge necessaria del  pensiero e dell'essere. L'induzione come operazione inversa della deduzione, limiti di questa teoria, Delle forme di ragionamento che sembrano, ma non sono induzioni II postulato  dell'uniformità delle leggi di natura, come debba intendersi, e quali  sieno propriamente leggi ili naturu: rapporto del postulato col principio di causa; si mostra che questo assicura non solo l’uniformità  degli effetti, ma anche l'uniformità delle cause, Gradi  dell'induzione; di verse condizioni della sua val idità nelle scienze  della natura e in quelle dello spirito; l'induzione nelle Matematiche, La PROVA ENTIMEMATICA E L'ANALOGICA.  La prova entimematica, sue specie, suo uso o valore essen¬  ziale nelle ricerche scientifiche, suo carattere deduttivo, Tecnica del ragionamefl4£jmjjlo£ieo, somiglianze e differenze  dall induzione, in che senso e in che limiti debba intendersi che  è un’inferenza dal particolare al particolare, Rapporto tra l'analogia c l'as sociazione psicolo gica: il nesso tra la funziono logica e la psicologica come causa dell'uso larghissimo dell'analogia nella prova scientifica, e dei facili errori ili cui è causa,  L a ngioma perfetta e l'impe rfetta, grudi di quest'ul-  tima, e limiti della~sua validi^, p.,'!tt "Tj Y. L'analogia d'identità  e l'analogia «li coordinuzione, La prova indiretta.  Tecnica della prova indiretta, sue forme contraddittoria e  disgiuntiva; e rrore d ella L gica tradizionale che ammette solo l a  prim a: critica delle contrarie teorie del Sigsvart e del Wundt,  La prova indiretta disgiuntiva multipla, e l’ alternativa; la prova indiretta contraddittoria, Paragono tra  la prova diretta e l’indiretta; casi del loro uso cumulati vo, e funzioni in essi della prova indiretta, 1 PUINUIPII DI PROVA.  Necessità che vi siano princi pii primi ; j vr indpii proprii,  Specie dei principii; d efinizi oni, ipotesi, postulati,  a ssio mi; caratteri logici di ciascuno di essi e loro funzioni; discussione sui caratteri dell’assioma, Il criterio della certezza consiste nell'inconcepibilità del contraddittorio, e nei postulati della verit à d ell' esperienza ~~e ifolLy informità della natura,  Sofismi .  Se la Sofistica sia una parte della Logica, Difficoltà di dare  una buona classificazione dei sofismi, esame delle classificazioni di Aristotele, del Whately e dello Stuart Alili; ragioni di ridurre i .sofismi a tre classi secondo che riguardano o le premesse, o l'illazione, o la conseguenza logica della prova, n. 3( il - Sofismi  verbali e so fismi morali, p. Sili  Sofisrnìuigici relativi alle  premesse; loro specie, premesso apparentemente vere, petizione di  principio, inversione tra principio e conseguenza, Sofismi relativi all'i llazi one, loro specie, 1 'ignorano elenchi, e il ai-  auto» probare nihil probare, So fismi r i rr» |a conse- Metodo inventivo.   Oggetto o parti del metodo inventivo, Dei metodi ikdutitvi. Analisi dell'idea di legge; leggi normative, causati, matematiche. Definizione della legge, Oggetto della ricerca   induttiva sono le leggi causali; distinzione ili esse dalle leggi di consistenza. Il concetto.sperimentale della causa. Caratteri fondamentali della causalità nella natura; la pluralità delle cause, lu molti-  plicità delle serie causali, hi composizione a collocazione delle causo,  la trasformazione delle cause, la causalità unilaterale e reciproca,  L’osservazione scientifi ca: il suo carattere fondamentale è la prevalenza del ragionamento sulla percezione. Precetti a  cui deve conformarsi. Le tre operazioni nelle quali si risolve sono,  l'analisi, l'eliminazione, la generalizzazione. Osservazione esterna  od interna, L'esperimento, suo maggior valore rispetto  all induzione. Necessità di mezzi superiori di ricerca sperimentale,  i metodi induttivi, Logica. ? o: t    guenza logica della p rova: s ofismi dedu ttivi, loro specie, sofismi di  conversione e di opposizione, sofismi por inosservanza delle regole  sillogistiche circa la qualità o quantità dell'illazione in rapporto  alla qualità e quantità dello premesso, sofismi di divisione e di  composizione, sofismi a dirlo secondimi quid ad ilictum simplieiter,  et secundunr alterimi quid. Sofismi induttivi; sofismi  di osservazione, loro specie; sofismi di generalizzazione, loro specie;  i sofismi di falso analogio derivanti dall'uso delle metafore sognano  il limite di transizione dai sofismi di pensiero ai verbali p. Dki metodi induttivi.   (muti nuaz unir)  Metodi induttivi in Bacone, Herschell e Stuart Mill, Il metodo di concordanza, Il metodo di differenza, e il metodo di concordanza negativa, Il metodo delle variazioni, Il metodo dei residui; uso cumulativo dei metodi induttivi, Limiti del valoro dei  metodi induttivi dipendenti dalla mol teplicità delle cause p ^dOili  di uno stesso effe tto, e dalle complicazioni delle cause. Necessità  dell'integrazione deduttiva per ricollegare le parti del procedimento  induttivo, Dei. metodo deduttivo.   Oggetto e forme del procedimento inventivo deduttivo ; uso  di questo procedimento nelle scienze razionali, il valore delle ijw-  tcsi in queste dipende dall'inversione del procedimento deduttivo.  Applicazione del metodo alla risolupiona dei problemi ; necessità  della dcdueione dei concetti come fondamento di esso, 11 proce dimento deduttivo nelle scienze eimteri che causali; suppone  l'induzione anteriore delle leggi causali più semplici, o consiste o  in una riduzione o in una sintesi. Necessità j ella itjerificazio D e. Il procedimento deduttivo da i uotegi causali. C ondizioni cIVih i-  missibilità delle ipot esi, Condizioni di neiificazione ;  verificazione completa e incompleta.gradi di ciascuna, osompii. p.tòO. Discussione delle cr itiche mosse all'uso dol imi unteci. Importanza dello ipotesi, e largo uso di esse in ogni ramo di scienze come  condizione del loro progresso ; condizioni soggettive ed oggettivo  delle vere ipotesi scientifiche, Haitouti tua l'induzione e la deduzione.  Divisione delle leggi in primitive e secondarie, o delle secondarie in empiriche e derivate ; limiti relativi della loro estensione,  Si mostra con l'esame dei variimodi di spiegazione  di un fenomeno, che spiegare è dedurre. Limiti della generalizzazione  nella scienza, Significato relativo della distinzione  delle scienze in induttive e deduttive ; tendenza generale delle scienze  a diventare deduttive ; difficoltà di tale trasformazione, ed Muti che  riceve dall'applicazione del Calcolo, I P li O. Definizione logica del problema, distinzione dei problemi in  ipotetici ed assoluti, e modo di risolverli, I problemi  antitetici, modi di risolverli, VEBISIMIOLIANZA QUALITATIVA.  Verisimiglianza Qualitativa e verisimiglianza quantitativa: norme logiche della prima, Delle ragioni di non credere  alle testimoniauzo contrarie a leggi causali note, Ul. e  alle uniformità non causali, Delle ragioni della incredibilità delle coincidenze e delle serie, Veiusisik; manza quantitativa. II calcolo delle probabilità e le sue norme fondamentali, I suoi presupposti: in che senso e in che limiti è vero che il  calcolo dello probabilità suppone l'ignoranza delle condizioni qualitative dell'evento, Il calcolo delle probabilità come  procedimento di eliminazione del caso; concetto logico del caso, Eliminazione del caso rispetto all'effetto; olimiuaziona del caso  rispetto alla causa, Metodi delle Matematiche.  Le Matematiche come scienze deduttive, I Metodi dell'Aritmetica come metodi di formazione dei numeri; il sistema di numerazione, e le operazioni,  L' Algebra come  scienza delle funzioni: notazioni algebriche; l'Algebra come scienza  dell'equivalenza dei modi di formazione delle quantità, La Geometria come scienza dell'equivalenza delle grandezze; i tre  metodi principali della Geometria elementare, la risoluzione delle  figure; le c ostruzioni ausilia rie, le c ostruzioni genetiche. L'induzione in Matematica, Estensione e limiti   dell applicazioue dello Matematiche allo altre scienze, METODI DKU.K SCIENZE BTOBIOHK.   La testimonianza come nnirp [iri-mH-Jal Wvoi!i|-à 'lei fatt i stormi; valore Tjel rritijrio I ntrinse co, la verisijjiigliuuza; necessità del  criterio estrinseco, cioè desumo dalle reiasioni di tempoo luogo del  racconto col fatto. Valore della leggenda per la storia. S li.Monumenti; monumenti preistorici, f ihdmria o s|^ ri,i p .ts-. g m.  Monumenti storici, maggior valore di essi in confronto con lu testimo-  niuiiza; le due quistioni possibili rispetto a questa, l'autenticità e la  credibilità; Iti credibilità è tanto maggiore (pianto più è possibile  riportare il racconto alla percezione diretta come a causa- Maggior  valore della tradizione scritta e suoi limiti, L'autenticità è tanto  maggiore quanto maggiore i- la possibilità di escludere lo falsifica -  zioni e le alterazioni, i ncertezza e limiti della tradizione orale,  esempio del valore storico dell’ epopea francese, I  criteriidei numero e della credibilità dei testimoni, Passaggio dai fatti alle leggi ; s cienze storiche e sociul i. p. Dei metodi ueij-k scienze storiche, Tre specie di melodi por la ricerca delle leggi storiche: critica del metodo deduttivo astratto,Critica della teoria  antropologica. Critica dell'analogia biologica, Critica dal materialismo storico .Critica della  aeuola .dorica, L'indeterminismo storico, e la scuola  psicologica, Il metodo deduttivo inverso o storico,   funzione essenziale dell'Induzione in esso, le leggi storiche come lci/</i  di tendenze. \ ili Insnflii-ionza iL-1 |n'i n• i < 1 i nn •( 1 1• » induttivo   desunta dalla natura delle uniformità accertate dalla Statìstica, p.  òli Si IX. Si mostra che lutti i metodi hanno n p valore limit ato  nella rìcercu delle leggi storiche,e che tutti possono essere utili, se  subordinati al metodo deduttivo inverso. Concetto della Filosofia  della storia, LA SOCIETÀ, IL DIRITTO, LA MORALITÀ. L'aspetto sociale perla coscienza di sè, S I. L'io sociale, sua formazione, sue fasi di sviluppo, Identificazione dell'io sociale con l'io formale, l'io come principio sociale, LA SoCIETA. Condizioni comuni della vita sociale animale ed umana, e condizioni proprie di questa. Le società animali, Diffe renza tra la società umana e l'animale. La teoria biologica, e l'ato mistico-contrattualista. Se la società sia una realtà indipendente dalle coscienze individuali, Definizione della S o cietà.LE FoRME soCIALI PRIMITIVE E IL LoRo svILUPPo. Il gruppo sociale primitivo, il costume, la sanzione religiosa, organizzazioneprimitivadell'assicurazionesociale. Ori gine dello Stato, il diritto e lo Stato, DIRITTO E MORALITA'. Unità primitiva delle regole della condotta, separazione pro gressiva della religione, della morale e del diritto. Dif ferenze tra la morale e il diritto, Caratteri differen ziali derivati, Rapporto fra il diritto e la moralità; concetto dell'Etica come scienza, La Coscienza morale. I GIUDIzn vALUTATivi MoRALI. Giudizii di cognizione e giudizii di valutazione, i giudizii valutativimorali, La teoria dei valori in Economia, La teoria che pone il principio della valutazione m o rale nel sentimento, Una forma speciale di questa, la teoria dei valori normali, Esame della teoria sentimen talistica, Il senso morale, la simpatia, la pietà, I GIUDIziI VALUTATIvi MortALl. Il sentimento non può essere principio di valutazione morale, perchè è mezzo non fine, e perchè è correlativo delle idee, e prende nome da esse. Il sentimento del rispetto morale (Achtung) secondo Kant. Si mostra che la ragione può operare sul sentimento, e che èilgiudiziodivalorequellochelodetermina, Esame della teoria appetitiva e della volontaristica dei valori morali, La teoria biologica dei valori,Il carattere ra zionale della valutazione morale provato, a) dalla necessità del cre terio morale, e dalla dipendenza del sentimento da esso; b) dalla sistemazione finalistica dei valori morali; c) dal carattere scientifico dell'Etica; d) dalla idealizzazione progressive del sentimento morale, ANALISI DELLA cosCIENZA MORALE. Coscienza morale e coscienza psicologica, genesi della c o scienza morale nell'individuo, l'equazione personale della moralità, Genesi della coscienza moralesociale, suo procedimento dal particolare all'universale, Contenuto ed unità della coscienza morale, Autorità della coscienza morale, san zione, Sentimento morale, affinità del sentimento m o rale col sentimento religioso, L'idea del dovere come categoria morale ultima; essa suppone il dualismo morale, ed è la condizione del progresso morale. Critica della teoria psicologica. Dovere e diritto. La subordinazione dei doveri dipende dal grado della loro universalità. Coincidenza del dovere e del bene.ANALISI DELLA CosCIENZA MORALE. La volontà morale, esame della teoria che il fine giustifica i mezzi,Il carattere psicologico e il carattere morale, Teoria aristotelica della virtù, che è un abito, che è una medietà; critica di questo secondo carattere. Classificazione ari stotelica delle virtù. La teoria kantiana, e sua opposizione con la precedente. La loro conciliazione si può avere se si concepisce la virtù come la sintesi superiore della coscienza morale, Se possa concepirsi l'estinzione della coscienza morale, Le basi della moralità. LA LIBERTA' MORALE. Rapporto teorico tra la libertà e la moralità, antinomia tra la libertà e la causalità, vicende storiche del problema, i tre punti di vista dai quali deve essere considerato, La libertà d'indifferenza, argomenti indeterministici, il numero infinito, il nuovo, i casi d'indeterminazione nella natura, il caso, la statistica. La li bertà intelligibile di Kant; teoria di Bergson, la causalità ridotta all'identità, e la libertà creatrice. La libertàela testimonianza della coscienza; argomenti opposti dei deterministi e degl'indeterministi; il risultato della disputa non è favorevole alla libertà d'indifferenza, LA LIBERTA' MORALE. La libertà e l'ordine morale, libertà e responsabilità, loro nesso necessario. Contro di questo non valgono nè la critica dell'idea di sanzione, che lo nega, nè l'idea dell'autonomia che non lo spiega,  La libertà d'indifferenza in contrasto con la respon sabilità, questa ammette la causalità del motivo; ilrimorso e lo sforzo morale ne sono prova, Esame del criterio della pre vedibilità degli effetti dell'azione, La libertà morale s'identifica con la causalità dell'io; la teoria psicologica dell'auto coscienza e quella della volontà, come potere d'inibizione e d'im pulso proprio dell'io, sono la dimostrazione di questa causalità. I n stabilità delle condizioni psicologiche della causalità dell'io, con solidamento di esse nel carattere morale, La respon sabilità morale richiede come suo fondamento una formazione psi cologica identica per tutti, quindi non potrebbe riconoscerlo nel temperamento o nel carattere psicologico. Differenza del consenso teoretico e dell'adesione pratica in cui consiste la libertà. Rapporto della responsabilità con lo stato d'integrità della causalità dell'io,e loro variazioni correlative. Suo rapporto con l'educazione della v o lontà. La libertà e la vita sociale, intimo rapporto della libertà con la solidarietà.  LA solIDARIETA' MORALE. Libertà e solidarietà; suggestione individuale e suggestione collettiva della solidarietà; la solidarietà nel dolore e la solidarietà nel progresso; la solidarietà e l'eguaglianza, p. La soli darietà economica, sua causa la divisione del lavoro; influenza di questa causa sulle forme superiori della vita sociale; anomalie. Li bertà, solidarietà, giustizia; loro nesso necessario, giustizia ed egua glianza, Se la divisione della voro possa essere considerata come il principio morale della solidarietà nelle società superiori; solidarietà nel diritto, nella storia, nell'arte, nella scienza, nella religione. L'unità morale della natura umana, e la giustizia come condizione della solidarietà, LA Giustizia, La giustizia come idea morale fondamentale; la giustizia come virtù, cenni storici, La giustizia come norma; teoria aristotelica, Teoria di Mill, La giustizia come unità della libertà e della solidarietà;lagiustizia nell'ordine economico, Giustizia e carità; il progresso morale, La legge morale.I sisTEM1 MoRALI. Classificazione dei sistemi morali. La morale eteronoma, La morale autonoma; isistemi sentimen talistici e gl'intellettualistici,  I sistemi aprioristici e gli empirici, I sistemi universalistici e gl'individuali stici, I sistEMI MORALI.  I sistemi soggettivi, l'edonismo e l'eudemonismo, I sistemi oggettivi, l' utilitarismo; utilitarismo individuale e utilitarismo sociale, l'utilitarismo nella filosofia dell' evoluzione (Spencer). Altre forme della morale oggettiva, la morale della perfezione, la morale del progresso, la morale del vi vere secondo natura, La morale biologica, socialismo e individualismo biologico, Critica della morale bio logica. Necessità di una morale razionalistica. LA LEGGE MORALE. Differenza tra la legge naturale e la legge morale, carattere di obbligazione, altri caratteri della legge morale, Concetto del Bene; la prima formula della legga morale, l'univer  MAscI– Etica. salità. La seconda formula della legge, la finalità. La terza formula della legge, l'autonomia. Unità delle tre formule. Il sentimento m o rale, Il carattere formale della legge morale kantiana; vecchie e nuove critiche contro di esso; parte innegabile di verità che è in esse. Risoluzione del formalismo kantiano dal punto di vista gnoseologico, S Risoluzione del formalismo kantiano dal punto di vista oggettivo,  L'accentuazione formalistica della dottrina kantiana come conseguenza dell'opposi zione contro l'empirismo morale, necessità della negazione del for malismo morale, e del dissidio tra la ragione morale e il sentimento morale. Valore storico e teorico dell'etica kantiana. LE FORME DELLA COMUNITÀ MORALE. INTRODUZIONE S I. L'Etica come scienza sociale; suoi aspetti ideale e storico. Le diverse forme della vita sociale: la famiglia, la società civile, lo Stato, la società religiosa. LA FAMIGLIA. S I. Cenni sulla storia della famiglia, la famiglia paterna, L'idealità morale nella famiglia. La famiglia dal punto di vista giuridico e dal morale; monogamia, fedeltà, indisso lubilità, divorzio. Critica della teoria che considera la famiglia come una forma transitoria della comunità morale, Il m a trimonio civile e il religioso; i rapporti tra i coniugi, e tra i geni tori e i figliuoli; la patria potestà,  LA SOCIETA' CIVILE. Concetto della società civile; in qual senso e in quali limiti si può dire che la società civile derivi dalla famiglia, la società ci vile e lo Stato, Le classi sociali, gli antagonismi so ciali e lo Stato, LA SoCIETA' CIVILE COME SISTEMA DEI DIRITTI PRIVAT1. Diritti personali e diritti reali, loro comune fondamento. D i ritto di libertà e sue specificazioni, la personalità morale e giuridica    –della donna, limitazione della seconda nella sfera del diritto pubblico; carattere sociale dei diritti personali, Dei diritti reali, la proprietà, suo fondamento psicologico e suo sviluppo sto rico; impossibilità di dare un fondamento esclusivo all'una o all'altra delle sue forme, la proprietà delle opere dell'ingegno, Le obbligazioni,lorospecie; il diritto contrattuale, sua natura, suoi limiti, Il diritto di associazione, sua natura, suoi fini, sua storia; le corporazioni medievali e le libere associazioni moderne. Varie specie di associazioni; le associazioni e lo Stato, DEL CONCETTO E DEI FINI DELLO STATO. Necessità dello stato, elementi ideali del concetto dello stato, Elementi materiali, il popolo e il territorio; fattori naturali e fattori spirituali della nazionalità, La sovranità, suo fondamente razionale; lo Stato di diritto, la costituzione, la personalità dello Stato, Definizione dello Stato, I fini dello Stato, loro distinzione in proprii e d'inte grazione, Limiti dell'azione dello Stato, I POTERI DELLO STATO. S I. Modi varii di distinguere i poteri dello Stato, Della divisione dei poteri, suo carattere relativo, Il diritto punitivo, suo sviluppo storico, Esame delle varie teorie sul fondamento del diritto di punire, G i u stizia civile e penale, delitto e pena, la pena come limitazione della libertà; la pena di morte, l'infamia, la gogna. Valore relativo degli altri fondamenti del diritto di punire. LA cosTITUzioNE E LE FORME DELLO STATO. Le costituzioni degli Stati, definizione, loro carattere storico, moltiplicità dei loro fattori,Le forme dello Stato, divi sione aristotelica, quali siano ancora vitali; necessità del governo rappresentativo, sue forme repubblicana e monarchica, e caratteri differenziali di queste, LE RELAZIONI FRA GLI STATI E LA PATRIA. Del diritto internazionale, se sia un vero diritto, sua distin zione in diritto pubblico e privato, Cenni storici, Diritto internazionale pubblico; la sovranità e le sue limitazioni; la sovranità territoriale e la libertà dei mari. Diritto di guerra e sue limitazioni. L'ideale della pace universale, Diritto internazionale privato, statuti personali e reali, dispo sizioni speciali, Se l'idea di patria sia un'idea transi toria, sua necessità storica e psicologica e doveri che ne derivano. Elementi più generali di questa idea, e formazione storica diversa pei diversi popoli. Patriottismo e imperialism. LA COMUNITA' RELIGIOSA, CHIESA E STATo. S I. Concetto della Religione, ReligioneeReligioni. SII. Le religioni positive e la cultura; perennità dellavitareligiosa;suo adattamento ad ogni grado di coscienza, Importanza sociale delle religioni positive, e unità primitiva della società reli giosa e della civile, Ragioni della loro separazione, l'universalità della religione, e il principio della libertà di coscienza; impossibilità per lo Stato di subordinare la cooperazione sociale alla fede religiosa, I quattro sistemi di regolamento dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato; loro irrazionalità relativa, e confusione dei medesimi nella politica pratica,  Dif ficoltà teoriche e pratiche del regime della separazione, Difficoltà speciali del regime della separazione nei paesi cat - tolici; la separazione come meta ideale nei rapporti tra la Chiesa e lo Stato, p. Nati ra e classificazione dei fatti psichici. Il fatto psichico come l'atto psicofisico, Differenze trai fatti psichici e i materiali; che s’intende per stato di  coscienza, conscio ed inconscio. La teoria delle  facoltà e quella dell’ unità di composizione dei fenomeni psichici;  il rifesso psichico primitivo, le forme piu generali delle attività  psichiche cóme suoi momenti, loro distinzione progressiva, Svi l,t'PP O DEI PATTI PSICHICI. La coesistenza e la successione nei fatti psichici, fatti  psichici primarii e secondarii; l’associazione come loro legge generale; fatti psichici di terzo grado, loro rapporto con gli altri.  Partizione della Psicologia, La subordinazione progressiva  dei fatti psichici alla coscienza è indirizzata alla conoscenza Il mondo dello spirito oggettivo. La Psicologia della sensibilità. Delle sensazioni in    P£w.v« Definizione e classificazione delle .sensazioni in loro stesse  e in rapporto agli stimoli, Rapporti fra la geu sa-  /ione e lo stimolo quanto all intensità e all’estensione: soglio e  <iifferensa;quantità negativa; stimolo, eccitazione, sensazione, So ggetti vità delle sensazioni: limite del principio delle energie  specifiche; moltiplicità di sensazioni per uno stesso stimolo, sensazioni di consenso. Le sinestesie. In che senso le sensazioni si  possono sostituire .L’ eccentricità non è, come la  spazialità, una proprietà primitiva delle sensazioni, Qualità, intensità, t ono delle sensazioni. Irredncibilità delle  qualità. Lpgge di Weber sul rapporto tra la sensazione e lo stimolo. La legge di Fechner,c eltica de lla medesima, Che  s‘ intende per tono delle sensazioni; rapporto tra la qualità e l’intensità delle sensazioni e il loro tono. Le. sensazioni in particolare. Le sensazioni particolari si distinguono in piterne edjtf  terne. e le prime "in organiche 0 e muscolari" Le sensazioni orga¬  niche.'la coinestesia o senso vitale; le sensazioni organiche speciali. norma li e patologiche, loro funzione biologica, loro tonalità,  loro dipendenza da stimoli periferici e da stimoli centrali e psichici, Le s ensaz i oni musco lari; diverse teorie intorno  ad esse; si mostra che sono sensazioni centripete del movimento  eseguito, non dello stato organico del muscolo. Contenuto qualitativo e tono delle sensazioni muscolari. Coinestesia, cinestesia e  cinestesi. Le sensazioni esterne; differenziazioue ed isolamento degli  organi relativi, il loro numero un fatto d'esperienza soltanto. Il senso del tatto, sensazioni di contatto e sensazioni di  tamperàTuraT^SS^Tia ed altezza di stimolo per le sensazioni termiche: rapporti tra la sensibilità termica e la tattile. Sensazioni  di pressione, di c ontatto . di discriminazione locale. Teoria del  Weber intorno alla discriminazione; i segni locali. Le sensazioni  di forma, 1 sensi chimici, loro carattere biologico;  mancanza di figurabili e quindi minore oggettività del loro contenuto. Il gusto, stimoli e condizioni di questo senso, varie specie di  sensazioni gustative. Loro fusione e rimemorabilità, penetrazione e  intensità. L’olfatto, natura dello stimolo, penetrazione delle sen¬  sazioni olfattive,loro intensità e fusione, loro classificazione, e  scarso valore oggettivo, loro valore emotivo e rimemorativo. L’ udito, stimoli delle sensazioni uditive. Qualità delle  sensazioni uditive, rumori e suoni. Percezioni spaziali dell’udito.  L'udito e il linguaggio, la musica. Altezza, intensità, timbio.  Armonia, melodia, ritmo, La vista., stimoli delle  sensazioni visive, corpi luminosi, opachi, trasparenti. L'organo  visivo.Percezione di spazio e di forma; teorie empiriche e teorie  nativiste. Percezioni di luce e di colore. Colori tondamentali e  derivati, acromatismo. Somiglianze e deferenze tra la gamma dei  colori e la scala musicale. Contrasto successivo e contrasto simultaneo. Luminosità proprie dei diversi colori . colori caldi e  freddi, saturi e non saturi. Il sentimento sensiti    ivo. Definizione del sentimento, piacere e dolore indefinibili e  di qualità opposta, soggettività dei sentimenti, finalità biologica  dei sentimenti sensitivi, loro differenza dalle sensazioni. Fisiologia  del piacere e del dolore. Dipendenza degli stati emotivi dai presentativi, II sentimento sensitivo e il sentimento  vitale 4 \\ punto neutro, Dipendenza del sentimento dallo stato del soggetto, dall’intensità dello stimolo, Rapporti vari! dei sentimenti sensitivi con l'oggettività, la  frequenza, e la qualità delle sensazioni. Dimostrazione particolari raggiata del primo di questi rapporti, Sentimenti   sensitivi di natura estetica, loro dipendenza dalla forma delle sensazioni, armonia, euritmia, proporzione. L\ TEND5ì^U-B L’ISTINTO. L’istinto. L’ azioni? riflessasue proprietà e differenze. Impulsività  delle sensazioni, legge di diffusione e legge di specificazione. La  tendenza, Definizione della te nden za, sua dipendenza  dal sentimento che ne è causa; ten denze primitive e derivate; la  tendenza, come stato psichico per sè, è il prodotto dell’inibizione. Carattere biologico della tendenza, legge di   riversione tra l’azion volontaria e la riflessa. S viluppo dell’attività pratica mediante l’isolamento e la combinazione dei movimenti. Differenza di s viluppo dell’attività prat ica nell’animale  e nell’uomo, e differenza di finalità. Funzione dell'imitazione in  tale sviluppo. L atti vità pratic a dir etta alle rappresentazioni,  forme dell'attenzione spontanea, L’istinto ; teorie  opposte sulla sua natura ed origine; teoria della lapsed intelligence (Romanes). Errori del Komaues circa la natura dei fattori  dell istinto, e circa il loro rapporto. Natura dell’esperienza che  è base dell istinto, 1 intelligema adattatine), suo carattere frammentario, sua meccanizzazione. L’istinto cpme uno sviluppo ol-  latepale deU’ attività pratica, senza continuità con le forme superiori, p. Le condizioni dello sviluppo psichico.  L’ ATTENZIONE.  Natura dell attenzione; attenzione spontanea e attenzione  volontaria, specie della prima: attenzione esterna ed interna. Fenomeni fisici dell’attenzione, Intermittenza e ritmicità dell’ attenzione, Attenzione e percezione, attenzione e coscienza. Carattere emotivo dell’attenzione  spontanea, origine e sviluppo dell’attenzione nella serie animale,  L’ attenzione d’esperienza: e le sue forme singolari dell' attenzione aspettante, dell’ inversione delle imagini, e dell at  tenzione marginale. L’attenzione interna. La memoria.  Analisi del fatto della memoria, memoria organica e memoria psicologica, loro riversione e sostituzione. Non ci è una  memoria come facoltà generale, ina un numero grande di memorie  particolari. IL Condizioni della memoria, anomalie  mnemoniche, Stato primario e stato secondario  nella memoria, loro differenze, e loro rapporti, Sviluppo della memoria, prova desunta dalle amnesie, La memoria psicologica e le sue leggi. La  collocazione nel tempo. L’ ABITUDINE. Dell’abitudine dal punto di vista fisiologico e psichico,  Effetti dell’abitudine, l’attenzione e l’abitudine,  I' abitudine come educazione di tutte le funzioni psichiche, L’abitudine e la volontà. La psicologia della conoscenza. LA PERCEZIONE. Natura della percezione, sua differenza dall’associazione:  la percezione come integrazione. Condizioni della percezione,. |percezione ed appercezione Altre prove dell’integrazione percettiva,  Cause soggettive ed oggettive delle integrazioni  percettive, Misura del tempo della percezione,  equazione personale,[variazioni, percezione e sensazione, Percezione sensitiva e percezione intellettiva,  La percezione interna, Le illusioni percettive  e loro specie, Le allucinazioni, diverse ipotesi  sulle loro cause. L’ ASSOCIAZIONE.  Associazione e percezione, serie percettive e serie rappresentative, Teorie intorno alla reviviscenza delle  rappresentazioni. Critica della teoria herbartiana, la teoria morfologica, dell'associazione, Se   siano riducibili, Condizioni prossime delle associazioni, Tempo di associazione, L’oblio. I sogni come fenome ni dell’associazione psicopatica. Il son no. Diverse specie di sogni. Cause, Rapporto tra le cause positive e le negative dei sogni, la volontà nel  sogno. Sogni telepatici, L’io.   Associazione e coscienza, continuità e dinamismo delle serie  rappresentative, il pensiero delle cose e il pensiero dellMo. Varii significati della parola cosciente: la. fase irrelativa e   l’integrale oggettiva, La.^u?cifenza \li sé (formale)  e 1' empirica o storica, elementi di quest’ ultima, (u-  deducibilità della coscienza di sè dall’associazione e dall’astrazione, unità e continuità della coscienza di sè. Lacoscienza dell’identità dell’io; funzióne della'memoria e dell’associazione, casi di coscienza doppia, La coscienza  di sè e l'astrazione come caratteri distintivi della psiche umana  dall’animale. L’astrazione, Il concetto, Il giudizio. Il principiod'identità come fondamento  del raziocinio, natura dell’identità logica e sua invenzione. Sintesi e analisi. L’intelligenza animale e l’umana. Il genio scientifico, Dimostrazione del doppio procedimento del  raziocinio nel raziocinio quantitativo e nel qualitativo, Le forme dell' intuizione e le categorie, Psicologia e linguistica: l’origine del linguaggio, Vili. Rapporto tra la parola e il pensiero. Azione reciproca  tra la parola e il pensiero. Natura logica della lingua: suo sviluppo dal concreto all' astratto, L’ IMAGINAZIONE. Rapporto dell’imaginazione con l’intelligenza e con 1 associazione; l’imaginazione riproduttrice. IL Rapporto dell’imaginazione con la sensibilità e col pensiero astratto, L’imaginazione artistica, sue funzioni, L’imnaginazione neiia scieuza. L’imaginazione nell’Arte:  momeuto realistico e momento idealistico. L’Arte e la Scienza,. Relatività i>ei sentimenti.  La legge della relazione nel sentimento, Il  sentimento e le altre funzioni psichiche, L’ associazione e la memoria dei sentimenti, Affetti e passioni. Gli affetti, p.  Le passioni. Classificazione dei sentimenti. Metodo della classificazione; classificazione dello Spemi  e ilei Nahlosvski. La classificazione biologica e  genetica, e sua integrazione con la rappresentativa. Passaggio dai sentimenti primitivi ai derivati. 1 SENTIMENTI MORVU. Le teorie intorno ai sentimenti morali. Esame  della teorìa empirica; se il sentimento morale sia il riflesso delle  sanzioni esterne. Impossibilità di spiegare con la  morale empirica il sacrifizio defini tivo, Erroi-'  logico della dottrina empirica, parte di verità che è in essa. La teoria razionalista; la direttrice psicologica e la socia ;;  la ragione e il sentimento, Classificazione ed a .a-  lisi dei sentimenti morali, La carità e la giustizia, I sentimenti religiosi. Natura del sentimento religioso, sua forma primitiva, direzione di sviluppo. Il sentimento morale e il sentimento religioso. Rapporto tra l’intelligenza, il sentimento e la  volontà nella religione. La forma superiore del  sentimento religioso. Le tre forme del sentimento  religioso. I SENTIMENTI ESTETICI.  Il sentimento estetico e il sentimento del gioco. I fattori del sentimento estetico. La simpatia estetica. I fattori intellettuali. La verità in Arte. Idea e forma. I SENTIMENTI INTELLETTUALI. Le origini dei sentimenti intellettuali ; la curiosità e il  dubbio pratico. IL II sentimento intellettuale della  ricerca, e quello del possesso della verità. Il sentimento intellettuale e il sentimento di sé. Dei sentimenti estetici in particolare. Il sentimento del bello in generale, IL li sentimento della bellezza finita e le sue forme: la bellezza plastica,  il arioso, il drammatico. Il sentimento del sublime, sua natura, sua forma; il sublime naturale, l’intellettuale,  il morale. Il sentimento del comico, sua natura,  suo rapporto col sentimento di sè e col sentimento della libertà.  Comicità ed umorismo. Il sentimento della natura, sue forme diverse nell' età antica e nella moderna. Perche è la  forma più evidente della catarsi estetica. La Psicologia della Volontà. Il desiderio e la. volontà.  Il desiderio, Fenomeni intensivi del desiderio. Le azioni volontarie nelle loro forme derivate e contingenti; elementi essenziali dell'atto volontario. Il problema della causalità della volontà. Teoria della volontà. La teoria metafisica della Volontà. La teoria  associazionista. La volontà come facoltà del fine. e dei valori razionali; la funzione d’inibizione come suo momenti essenziale, Il sentimento del conato volitivo, In che consistono e come sì producono l'inibizione e l’impulso. L’attenzione volontaria e le sue forme p&- K  tologiche. La misura del tempo nelle volizioni. Le malattie della Volontà, e l'ipnosi. L'aboulia e la forza irresistibile, il capriccio isterico. L’estasi, Fenomeni sensitivo-rappresentativi, mnemonici, e volitivi dell'ipnosi; suoi gradi. La suggestione normale e l’ipnotica; somiglianze e differenze tra il sonno naturale e l’ipnosi: cause specifiche della suggestione ipuotiCa. Temperamento e cvrattere. Natura del temperamento, suo rapporto col sentimento  vitale, sua dipendenza dall’eredità. Il carattere,  sua natura, sua unità col temperamento, La teoria  ippocratico-galenica dei temperamenti, e le sue interpretazioni  fisiologiche. La classificazione psicologica riunisce  il temperamento e il carattere: forme varie di essa, la classificazione del Ribot. Della modificabilità del temperamento e del carattere. Forme patologiche. La volontà e le altre attività psichiche. L’EDUCAZIONE DELLA VOLONTÀ. La Volontà e P inconscio. Mezzi di azione  della volontà sull’ intelligenza : necessità della limitazione della  valutazione; forme patologiche, e forme estreme, ma normali, dì  questa limitazione. Modi d’azione della volontà  sul sentimento. Azione delia volontà su sè stessa;  genesi della volontà comune, azione reciproca dellajiilpiUàindividuale e della volontà comune, il costume, la/fm(fl*A.'  Influenza della volontà iudividuajeV sulla vomW^ comune: l’educazione, la gerarchia, la dittature/<Qe sue du^rfiel  la militare e la morale. L’idea di giustizia comprende le eguaglianze aritoteliche, e il carattere imperativo e di necessità rilevati  dallo Mill; ma perchè sia ben compresa ha bisogno  di essere guardata in rapporto alla solidarietà morale,  dalla quale l’eguaglianza in cui consiste deve attingere la  norma. Se la giustizia si fa derivare dall’utilità sociale,  se ne assegna una derivazione che può spesso esser falsa,  (p. es. la necessità che taluno muoia pel popolo); e se si  oppongono la giustizia e la carità, si crea una scissura  nell’ordine morale, che toglie alla giustizia quel caldo sentimento di simpatia che deve renderla operosa, e si fa  della carità qualche cosa che va oltre il dovere, e che può  essere anche ingiusta e nociva. Se della giustizia si fa  invece la sintesi, soggettiva e oggettiva, come virtù e come  norma, della libertà e della solidarietà, essa non solo oltrepassa la sfera del diritto, ma appare come la sintesi superiore della moralità, come progressiva nella ragione  stessa dei suoi due fondamenti. Che siano progressive la  libertà e la solidarietà è fatto indubitabile della storia  umana; la prima tende a ricomprendere tutti gli uomini  in un rapporto d’eguaglianza dal punto di vista morale; e  la seconda da questo stesso punto di vista, che è quello  del valore di fine che ogni persona morale ha in sè, tende  ad estendersi dalle opere alla persona come tale, a conservarla, a promuoverla, anche quando soggiace all’avversa  fortuna e al dolore.   Noi concepiamo la giustizia come la forma dell’ unità  della libertà e della solidarietà già raggiunta dalla coscienza morale; cioè come il giudizio della proporzionalità  degli utili agli sforzi, e della loro migliore ripartizione tra  gli sforzi individuali e i sociali, posto un minimum di  utilità spettante a ciascuno in forza del valore di fine che  ha la persona morale, e della solidarietà che stringe gli  uomini tra loro.  A chiarire questo concetto gioverà vederne l’applicazione ad  uno dei problemi più gravi del tempo nostro, quello relativo alla  migliore distribuzione della ricchezza, che ha preso il nome di  giustizia sociale. Fouillée indica tre teorie intorno ad essa, la  individualistica degli economisti smithiani, la collettivista ed egualitaria del socialismo, l’idealistica che cerca di con temperare i  diritti deirindividuo e quelli della società. La teoria economica considera troppo il lavoro come merce, e  i lavoratori come cose o come macchine di produzione. Ma dal  punto di vista sociale e morale il lavoro rappresenta le energie  accumulate di esseri viventi, sensibili e consapevoli, tra i quali  ci è necessariamente la solidarietà che deriva dal fine comune e  dal lavoro comune. Di più questi esseri e queste energie sono  parte della società, e questa è una solidarietà più vasta che abbraccia come abbiamo visto tutte le energie dello spirito. Nella  prima metà del secolo passato T individualismo economico ebbe  libero corso, e la merce lavoro fu considerata a parte dalla personalità del lavoratore, e dalla solidarietà sociale. Il lavoro fu  sfruttato prevalendosi della concorrenza dei lavoratori, e fu sfruttato di più quello pagato meno, il lavoro delie donne e dei fanciulli; cosi Tingiustizia più aperta fu legge. La sorte dei lavoratori fu abbandonata al meccanismo della concorrenza, alle leggi  che si dissero naturali, e la società si disinteressò della protezione  dei deboli. Pareva che pei seguaci di questa scuola la ricchezza tosse tutto, l'uomo nulla. La legge di MALTHUS e il darwinismo  biologico fecero il resto sottomettendo la persona umana alla  concorrenza vitale, ed elevando la voluta giustizia della natura  a giustizia sociale. Della solidarietà sociale non si davano nessun  pensiero. Ma una società di esseri morali non ci è solo per la  produzione della ricchezza, e 1’ uomo è qualche cosa di più che  un accumulatore di capitale. La società umana sussiste per realizzare l’ideale umano; P idea di giustizia è umana, e non può  quindi prendersene il modello dalla natura, perchè essa non esiste  nel senso morale se non è fondata sulla solidarietà. Anche Peconomia collettivista inculca una giustizia che non è  quella dello spirito, ma quella della natura. Facendo della lotta  di classe una necessità sociale, e del trionfo della classe più numerosa e [più forte l'esito necessario di quella,cangia i termini  della lotta economica, non la natura; la lotta di classe non è meno brutale della concorrenza, ed è pari o maggiore il disdegno delle  ideologie nei collettivisti e negli economisti smithiani. Se non che 1 primi non tengono conto che del solo lavoro materiale nella  produzione, e non badano che non ci è giustizia senza libertà. Invece la parte del fattore sociale nella ricchezza, e specialmente  quella dovuta all'addizione di esso nel tempo è così grande, che  mal si potrebbe confonderla con quella che vi ha il lavoro mate¬  riale in un'epoca determinata. Basta riflettere all’importanza capitale che hanno le scoperte scientifiche in generale e le tecniche in  particolare nella produzione della ricchezza, per persuadersi che  la parte della mano d'opera è assai minore di quella che il collettivismo afferma. Questa parte sociale, ovvero buona parte di  essa è dovuta all’iniziativa individuale, alla forza individuale di  lavoro, e non sarebbe giusto di togliere ad esse quello che senza  di esse non sussisterebbe, e sopprimere lo stimolo che le fa operare togliendo loro quello che producono. Anche solo nella produzione della ricchezza non si può giustamente sopprimere V alea  a cui la potenza di lavoro individuale va incontro con una speciale  costituzione sociale. Poiché è impossibile sopprimere le disuguaglianze naturali, come la forza fisica e morale, la bellezza, il valore, il genio, così non si può prescindere dalla potenza individuale  di lavoro, perchè il prescinderne è contro la giustizia distributiva, contro la libertà, e quindi contro il bene sociale. L'idea di giustizia è la sintesi della libertà e della solidarietà e solo quella  forma di essa è vera, che non ripudia l’una per l’altra. Non si  può negare airindividuo la proprietà di quella parte di ricchezza,  che esso ha prodotto, più di quello che si possa negare a un popolo la proprietà del territorio sul quale si esercitò per secoli il  suo lavoro trasformatore e creatore. Sotto questo rispetto la negazione della proprietà individuale non sarebbe ingiustizia minore  dì quella di negare al popolo italiano o francese la proprietà del territorio della patria in nome del diritto dei selvaggi bruciati dal sole tropicale, o di quelli agghiacciati dai geli delle  regioni circum-polari. La giustizia, che accorda la libertà e la solidarietà, considera  il lavoro come una forza propria di un essere personale, che deve  essere padrone di se stesso. Quindi essa riconosce la libertà di  associazione e di resistenza dei lavoratori, riconosce ad essi il  diritto di trasportare dovunque la loro forza di lavoro, ed evita  che la libertà del lavoro sia manomessa con la schiavitù forzata  del lavoratore, qualunque forma questa possa assumere. D’altra  parte rassicurazione dagl’ infortunii, il riposo festivo, le ore di  lavoro, il divieto del lavoro notturno, la disciplina del lavoro  delle donne e dei fanciulli, e il riconoscimento infine del diritto  al lavoro, sono tutti atti di giustiziaci quali sostituiscono la  carità indeterminata e di pura coscienza che prima vigeva. È in forza del principio della solidarietà che la società deve  oggi far profittare anche gli esclusi e i diseredati, dei beni strettamente necessarii alla sussistenza, e di quelli che sono inesauribili dall'uso/come i beni superiori dello spirito, la cultura, l’arte, la religione, È in forza dello stesso principio che la società deve evitare che il profitto individuale danneggi il sociale  in rapporto al futuro. La società deve conservare alle generazioni  che verranno i beneficii del passato, come la potenza di lavoro e  la sanità della razza, cosi dal punto di vista fisico che dal morale. E rispetto al presente, il regolamento del lavoro non può  essere più quello di una volta, quando il lavoratore animato essendo la sola fonte del lavoro, e l’utensile un semplice organo  aggiuntivo dell’individuo, tutti i rapporti del contratto di lavoro  potevano essere abbandonati al regolamento privato. Oggi il la’  voro è collettivo, l’utensile si è trasformato in macchina, e la  forza di lavoro umana è diventata un accessorio della forza naturale e meccanica resa dalla scienza strumento dei fini umani.Il grande lavoro è oggi, pel numero e per la qualità, un’opera  sociale, e vuole quindi un regolamento sociale.   Se si considerano gli stadii dello sviluppo etico-sociale, il primo  è rappresentato da una giustizia nella quale prepondera l’elemento  della solidarietà, quindi la libertà individuale o non esiste, o è  in tutti i modi limitata dalla regola sociale. Diventati sempre  più complicati e più numerosi i rapporti sociali, si va necessariamente all* individualismo, e la giustizia s’identifica con la  libertà individuale. Nel terzo stadio, il grado di massima complicazione dei rapporti esige il loro regolamento sociale; ma questo  non deve dimenticare gl' interessi connessi con la libertà, e che  non sono più individuali che sociali. La giustizia, in questo terzo  stadio, è il contemperamento della libertà con la solidarietà, che  è anche il suo ideale.  Filippo Masci. Masci. Keywords: implicatura, critica della critica, criticismo, neo-criticismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masci” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Masi: l’implicatura conversazionale -- i peripatetici del Lizio – la scuola di Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “Unlike Masi, I don’t think ontology has reached its end – il fine dell’ontologia” – Grice: “Masi has elaborated on the power of reason not from an Ariskantian perspective but from a Plathegelian one! – Masi: “Il potere della ragione: Eraclito, Platone, Hegel.” --  Grice: “It’s amazing Masi was implicating the same things as I was on S izz P and P hazz S; he even managed a coinage, ‘uni-equivocity’ – I love it!”. Figlio di Enrico Masi, generale dell'Esercito Italiano, e Leda Nutini. Ha compiuto i suoi studi a Bologna, conseguendo la maturità classica presso il liceo statale L. Galvani. Iscrittosi a Bologna, vi si laureò con lode  con una tesi sul diritto di famiglia negli Statuti Bolognesi. Assolse agli obblighi di leva e fu trattenuto alle armi in base alle disposizioni di emergenza del periodo. Congedato, riprese gli studi di filosofia a Bologna, dove conseguì la laurea con lode, discutendo co Battaglia la tesi, “Individuo, società, famiglia in Rosmini”. La tesi gli valse l'ammissione, con borsa di studio a Milano. Dopo il primo anno, fu richiamato alle armi nel periodo bellico. Ottenuto il congedo definitivo, insegna filosofia a Bologna. Participa ai principali convegni e congressi, come quelli del Centro Studi Filosofici di Gallarate, come attesta la sua collaborazione alla Enciclopedia filosofica quel Centro. Dona su collezione alla Pinacoteca comunale di Pieve di Cento. L'interesse storiografico che muove M. alla ricostruzione di Kierkegaard da un profondo e originale impegno teoretico, volto ad approfondire il concetto metafisico di "analogia", cui il discorso di Kierkegaard, come l'A. si propone di illustrare nel suo saggio, risulta fortemente legato. Sotto un profilo strettamente storiografico, M. approda, attraverso un'attenta rilettura delle "opere edificanti" di Kierkegaard, ad un'interpretazione che ridimensiona questo pensatore, scoraggiando molti luoghi comuni della critica.." (Baboline).  "Nel linguaggio filosofico contemporaneo l'aggettivo "platonico", riferito a una qualsiasi entità, vuole denotare l'immobilità a-storica, il suo permanere in un'assoluta identità con sé medesima al di sopra delle alterne vicende del divenire. Ciò deriva da una tradizione ermeneutica del platonismo. Uno degli aspetti più rilevanti del volume di M. risiede appunto nello sforzo operato a de-mitizzare una tale ermeneutica... questa ricerca del Masi costituisce un lucido esempio di come oggi una filosofia, che si presenta spiritualistica e umanistica, sappia ripiegarsi a cogliere con consapevolezza trasparente e spregiudicata, le proprie radici alle fonti più vive della tradizione culturale dell'Occidente" (A. Babolin).  "Le zitelle è un libro divertente, curioso, strano. Il pregio maggiore di questo libro è di essere tutto su di uno stesso tema musicale.” Saggi:“Esistenza” (Bologna); “La verità” (Bologna); “La libertà,” Bologna, “Metafisica,” Milano, “La fine dell'ontologia,” Milano, “Disperazione e speranza. Saggio sulle categorie kierkegaardiane” (Padova, “Il potere della ragione,”  Padova, “Il problema aristotelico,” Bologna, “L'esistenzialismo,” “Grande antologia filosofica. Il pensiero contemporaneo,” Milano “Il pensiero ellenistico,” Bologna, “L'uni-equivocità dell'essere in Aristotele (Genova: Casa Editrice) – cf. Grice, “Aristotle on the multiplicity of being” -- Tilgher “Lo spiritualismo” antico. Il pensiero religioso egiziano classico, Bologna: Clueb, “Lo spiritualismo ellenistico.” La grande svolta del pensiero occidentale, Bologna: Clueb, Lo spiritualismo dalle origini a Calcedonia, Bologna: Clueb Origène o della riconciliazione universal, Bologna, “Lo spiritualismo Dalle Upanishad al Buddha, Bologna: Clueb Lo spirito magico. Saggi sul pensiero primitivo, Bologna: Clueb, Studi sul pensiero antico e dintorni, Bologna L'idea barocca. Lezioni sul pensiero del Seicento, Bologna: Clueb, Il concetto di cultura,  Bologna: Clueb, Commento al Timeo” (Bologna: Clueb); “Dell'eternità, e altri argomenti,’ Bologna: Clueb); “Penombre,” Torino: Casa Editrice A.B.C. S), “L'esile ombra, Torino: Casa Editrice A.B.C.  Le zitelle,  Milano: Todariana Editrice, Il cane cinese, Roma: Vincenzo Lo Faro Editore Il gatto siamese,  Roma: Vincenzo Lo Faro Editore. Il figlio dell'ufficiale, Marta, L'ultima estate, Firenze: Firenze Libri “La carriera di un libertino,”La dea bambina, Firenze: Firenze “Oltre le dune,” Firenze: Firenze Libri Le donne, Roma: Gabrieli); L'ignoto. Il sogno,  Firenze: L'Autore Libri, Tra le quinte del liceo. L'orologio a Pendolo, Firenze: L'Autore Libri, Il palloncino rosso e altri racconti, Firenze: L'Autore Libri, La partenza, Firenze: L'Autore Libri Il sogno, Roma: Gabrieli Angelina e altri racconti, Firenze: L'Autore Libri La croce di Sant'Elpidio. Il cane cinese, Firenze Il lupo di Sestola, Firenze: L'Autore; Apollo e Dafne, Padova: L'Edicola Le stagioni e i giorni, Padova: L'Edicola, La tomba d'erba, Padova: L'Edicola Maremma tu, Milano: Todariana Editrice. Premio Montediana di poesia, A. Babolin, rec. a Disperazione e speranza, in "Riv. di Fil. Neosc.",  A. Babolin, rec. a il potere della ragione, in: "Riv. di Fil. Neosc.", F. Tombari, rec. a Le zitelle, Milano: Todariana Editrice  Nunzio Incardona. Giuseppe Masi --. Keywords uni-equivociat dell’essere in Aristotele. Giuseppe Masi. Masi. Keywords: i peripatetici, la carriera di un libertino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masi” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Masila: l’implicatura conversazionale – Ercole -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A reference to him as a philosopher in a papyrus found at Herculaneum. Masila.

 

Luigi Speranza -- Grice e Masnovo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Aquino IN ITALIA. Nel tracciare in poche pagine le vicende del neotomismo italiano fermerò l’attenzione piuttosto su le situazioni che su gli uomini: la quale cosa, se torna utile sempre nella storia della filosofia, molto più torna utile quando il periodo a cui si guarda è abbastanza recente. Le ragioni sono di prima evidenza. Entriamo in argomento. Non ò possibile caratterizzare secondo verità il neotomismo po¬ steriore al 1870 senza prima formarsi un’idea esatta del neotomismo anteriore dal 1800 al 1870. Certo le scuole domenicane italiane e straniere mantennero sempre in qualche efficenza il loro tomismo e prima e dopo il 1800. Nonpertanto se il neotomismo italiano (da cui dipende lo straniero) si afferma vivamente e risolutamente agl’inizi del secolo XIX e via via negli anni successivi, ciò è dovuto principalmente al canonico piacentino Buzzetti, le cui lezioni, erano già diffuse in manoscritti per l’I¬ talia, e i cui scolari avevano già iniziato al tomismo, più o meno fortunatamente, il Taparelli, il Liberatore e tant’altri dentro e fuori della compagnia di Gesù. Giuseppe Pecci a Perugia è certamente sotto, l’influsso di Serafino Sordi, piacentino e scolaro del Buzzetti: è lecito pensare il medesimo del canonico napoletano Gaetano Sanseverino. M., Il Neotomismo in Italia, (Società Editrice « Vita e Pensiero», Milano. Cfr. «L’amico d’Italia», Torino. Quivi Don Carlo Gazola, tessendo l’elogio In morte dello zio Buzzetti, ci fa sapere che lo zio « tracciò egli un corso breve di filosofia, che tiensi nel seminario vescovile di Piacenza e nelle pubbliche scuole di Reggio e in quelle di Napoli; filosofia in che null’altro difetto ritrovasi fuor quello di sommamen¬ te piacere a tutti i giovani d’ingegno». (3) A. Masnovo, Il Neotomismo in Italia. Buzzetti rimetteva a nuovo il tomismo, consapevolmente o no, sotto la spinta del movimento romantico, e l’inseriva, certo consapevolmente, nella reazione che, tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, si scatenava anche in Italia, compreso il ducato di Parma, avverso l’empirismo del Locke e il sensismo del Condillac. Anzi si può e si deve dire che in Italia il Buzzetti è (cronologica¬ mente almeno) il primo grande rappresentante della reazione anti- sensistica. Certo non può venire in gara col Buzzetti il Rosmini, la cui attività letteraria comincia quando il Buzzetti è morto. Quanto al Galluppi la sua reazione all’empirismo data dal 1819: anno nel quale egli inizia la pubblicazione del «Saggio filosofico sulla critica della conoscenza». Or noi sappiamo che Buzzetti professava il suo battagliero tomismo in con¬ trasto al sensismo. Infatti il P. Serafino Sordi, entrato nella Compagnia di Gesù, aveva già seguito il corso tomi¬ stico dettato nel Seminario di Piacenza sotto l’ispirazione del Buzzetti. Questo tomismo, per cosi dire, buzzettiano, che riprende non già come un effimero capriccio ma come sforzo e forza davvero vitali, e che, col Sordi e col Taparelli col Liberatore e col Sanseverino, si svolge perennemente a contatto del pensiero e delle preoccupa¬ zione ambienti, a che punto trovasi del suo svolgimento nel decen¬ nio? A questa dimanda risposi ampiamente in altra circostanza. Qui basti ricordare che il Liberatore aveva già scritto i due volumi « Della conoscenza intellettuale » destinati ad affermare la dottrina tomistica della conoscenza frammezzo alle opposte correnti del tradizionalismo, dell’ontologismo e del rosmi- nianesimo; che nel 1875 aveva terminato il trattato «Dell’uomo» risultante dei due volumi «Del composto umano» già pubblicato nel 1862 e dell’« Anima »; che aveva impresso alle sue « Institutiones » l’indirizzo decisamente tomistico, svolgendovi la metafisica generale e la speciale. Quanto al Sanseverino, egli L’opuscolo galluppiano «Dell’analisi e della sintesi», scritto fino dal 1807, prescindeva dall’origine semplicemente sensistica o no delle idee che en¬ trano a formare le nostre conoscenze ossia i nostri giudizi (Galluppi, Saggio filosofico). M., // Neotomismo in Italia. M., Il Neotomismo in Italia. Cfr. «Institutiones Philophiae .. Romae, Typis Civilitatis Catholicae. Quivi da pag. 3 a p. G è riportata la prefazione dell’edizione; la quale prefazione appunto ci avverte del deciso indirizzo tomistico che ormai assumono le «Institutiones» liberatoriane. E l'avvertimento non è disdetto dall’opera. 41 era sceso  sì nel sepolcro, ma ci aveva lasciato di suo « I principali sistemi della filosofia sul criterio», e la monumentale « Pliilosophia Christiana cum antiqua et nova comparata. Non occorrono aggiunte per convincersi che, mentre il decennio fila i suoi giorni, la restaurazione del tomismo quanto a metafisica, cioè per la sua parte capitale, è già un fatto compiuto. Il dualismo di Dio immobile e del mondo diveniente, nonché l’altro dualismo di potenza e di atto in ogni cosa creata e più precisa- mente di materia e di forma nelle cose corporee, il Neotomismo li ha già affermati risolutamente. Di più il Ncotomismo ha già ap¬ plicato l’ilemorfismo ai viventi in genere (dove la forma è l’anima) e in particolare al composto umano che è una unità sostanziale vivificata da un’anima sussistente, spirituale, immortale. A proposito della cognizione umana il Ncotomismo ha già proclamato l’irridu¬ cibilità della medesima a semplice risultato di senzazioni, e insieme riconosciuto per ciascun uomo la necessità dell'intervento di un proprio e intimo principio spirituale (l’intelletto agente) affine di universalizzare il dato del senso. I principii poi onde si svolge la vita conoscitiva dominano soggetto ed oggetto. Passando dall’ordine speculativo a quello pratico, Dio (ben inteso, personale e trascendente) è già stato proclamato fonte del dovere nella vita morale e fonte dell’autorità nella vita sociale. Ma il Neotomismo italiano del periodo oltre a trovarsi dinnanzi a la metafisica dell’Aquinate, già restaurata, ha piena consapevolezza della cosa. Sulla Civiltà Cattolica il Liberatore dichiara che « rimessa oggimai in onore la vera metafisica, è mestieri porre in armonia con essa la scienza fisica»; parimenti lo stesso Liberatore nell’ultima pagina del suo « Dell’anima umana » ripete che « la vittoria per ciò che riguarda la parte metafisica sembra assicurata massimamente dopo che il movimento ristoratore dall’Italia si propagò nella Francia, nella Germania e nella Spagna. Ma il trionfo della sana dottrina non è compiuto se non viene esteso anche alla fisica, compilandone una che stia in perfetta armonia colla metafisica, e che, facendo tesoro Com’è detto nel Monitum Editorum apposto al primo dei sette volumi della « Philosophia Christiana, Signoriello, dopo la morte del Sanseverino suo maestro, « bisce voluminibus manus admovit eaque in meliorern ordinem redegit, et quartum Logicai voliimen condidit prae- cedentibus omnino aequale». Civiltà Cattolica. di tutti i progressi delle scienze esperimentali, mostri come essi, lungi dal contrastare, confermano anzi la parte razionale dell’antica filosofia. A questo convien che sieno volte quinci innanzi le cure dei veri sapienti; e io non dubito che il provvido Iddio susciterà tra breve tra i cultori delle scienze naturali chi sappia trionfalmente applicarvi l’ingegno e la fatica». Al Liberatore fa eco il Card. Giu¬ seppe Pecci, il quale aH’inaugurazione dell’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino pronunciava queste parole all’indirizzo degli accademici: «Dunque la vostra restaura¬ zione (filosofica) si stende per indiretto ma efficacemente alla restaurazione eziandio di tutte le scienze. E quanto alle scienze razionali, richiamata una volta in luce la dottrina di San Tommaso, la restaurazione può dirsi quasi fatta: non rimane che arricchirla e ampliarla nelle applicazioni. Più lungo studio richiederanno dal vostro ingegno le scienze naturali. Adunque secondo Pecci, come secondo il Liberatore, non vanno cercati nel decennio gl’inizi del neotomismo: che anzi, secondo loro, il movimento neotomistico propriamente filosofico si conclude in questo stesso decennio. Che se particolari caratteri assume, comeassumeeffettivamente.il Neotomismo in questo decennio, uno possiamo riporlo fin d’ora, come autorizzano e ce ne fanno dovere Liberatore e Pecci, nel tentativo di porre a contatto la filosofia scolastica, ormai risorta, con il mondo delle scienze fisiche e naturali. Col bisogno di penetrazione nel campo scientifico si fa sentire anche il bisogno d’intensificare la volgarizzazione. Appunto sui mezzi di diffondere la ristorata filosofia chiama l’atten¬ zione una serie di articoli della Civiltà Cattolica, comparsi nel 1870. Mentre caratterizziamo cosi il neotomismo non vogliamo escludere da questo periodo ogni sviluppo di speculazione; come non vogliamo escludere dal periodo precedente l’opera di volgarizzazione e di penetrazione scientifica. Caratterizzando, ci basta guardare agli elementi che, pur non essendo esclusivi, hanno una prevalenza indiscussa. Vediamo dunque quali forme concrete vanno assumendo i propositi di penetrazione scientifica e di volgarizzazione. Guardiamo anzitutto all’opera di volgarizzazione. Se la restau¬ razione del tomismo nel secolo XIX è dovuta all’iniziativa privata L’accademia Romana di S. Tommaso d’Aquino (pubblicazione periodica). che deve superare autorevoli contrasti, la divulgazione si compie in gran parte per l’intervento dell’autorità ecclesiastica e più pre¬ cisamente dal Pontificato Romano. Ed è naturale. Filosofia e Chiesa, in fondo in fondo, risolvono il problema della vita. Quando le due soluzioni armonizzano, benché ottenute dalla Filosofia e dalla Chiesa con mezzi propri anzi finché cosi ottenute, il mutuo appoggio torna onorevole e vantaggioso per entrambe, e risponde certo a un diritto, ma più ancora a un preciso dovere. Nell’opera di volgarizzamento possiamo distinguere due aspetti: uno positivo consistente nell’emissione di documenti ecclesiastici a favore d’AQUINO (si veda), nell’istituzione di accademie, nella pubblicazione di riviste e simili; uno, per cosi dire, negativo consistente nell’eliminare dalla circolazione dottrine che si fanno passare come di ispirazione d’AQUINO (vedasi), ed effettivamente tali non sono. I due aspetti, idealmente distinti, praticamente si confondono. L’aspetto positivo richiama subito alla mente l’enciclica Aeterni Patris ossia «De Philosophia Christiana ad mentem AQUINO (vedasi) doctoris Angelici in scholis catholicis instauranda, promulgata nella festa di San Domenico da Leone, fratello dell’ex gesuita e fervido sequace d’AQUINO PECCI (vedasi). Da questa enciclica i cattolici sono invitati a dare il loro nome alla filosofia che si ispira ad AQUINO (vedasi). S’imprende, per ordine e per munificenza del pontefice, una grande edizione delle opere d’AQUINO (vedasi). AQUINO (vedasi) è proclamato da Leone patrono delle scuole cattoliche. È facile comprendere l’influsso capitale di questi documenti, che non creano certo l’AQUINISMO d’AQUINO (vedasi); cooperano però validissimamente alla sua diffusione. Le accademie all’AQUINO (vedasi) pullulano per ogni diocesi accanto ai vescovadi e ai seminari. Si può convenire che il movimento guadagnando in estensione perde in proti). Basti pensare all’intervento dello stesso superiore generale contro quei gesuiti che a Napoli tentarono la restaurazione della filosofia d’AQUINO (vedasi). (Cfr. M.. AQUINO (vedasi) in Italia). Se GENTILE (vedasi), dedicando sulla «Critica» un capitolo della sua Filosofia in Italia ad AQUINO (vedasi), — e parimenti SAITTA (vedasi) nel suo Le origini della filosofia d’AQUINO— avessero ben notato il momento esatto e il significato preciso dell’intervento ecclesiastico a prò’ d’AQUINO, già spontaneamente affermatosi non avrebbero tratto motivo da questo stesso intervento per svalutare AQUINO. Fatto questo rilievo, è giusto tributare omaggio tanto a Gentlte quanto a Saitta per l’interesse addimostrato verso AQUINO] fondita. Ma è questa la naturale vicenda delle cose umane, e meravigliarsene sarebbe da ingenui. Tra le accademie del periodo che c’interessà merita particolare menzione l’Accademia Romana d’AQUINO. Suo organo è il periodico omonimo « L’accademia romana d’Q1UINO, che inizia le pubblicazioni subito dopo la sua inaugurazione ed esce annualmente in due fascicoli. 1 collaboratori principali sono, oltre PECCI (vedasi), SATOLLI (vedasi) LORENZELLI (vedasi), PRISCO (vedasi), ZIGLIARA (vedasi) e MAZZELLA (vedasi), tutti cardinali della chiesa romana. Si aggiungano LIBERATORE (vedasi) e CORNOLDI (vedasi), SIGNORIELLO (vedasi), TALAMO (vedasi), FABRI (vedasi), ZANON (vedasi) ed altri ancora. Abbondano naturalmente i commenti ad AQUINO. Pecci pubblica la sua « Parafrasi e dichiarazione dell’opuscolo d’AQUINO «De ente et essentia. Altri si fermano di preferenza intorno agli articoli che AQUINO dedica alla cognizione umana nella Somma Teologica. Questi commenti anche oggi si possono leggere con profitto. Oltre i commenti ad AQUINO, trovano largo posto gl’attacchi a ROSMINI (vedasi), come porta la necessità del momento. Non è infatti possibile diffondere la genuina filosofia d’AQUINO senza incrociare le armi con ROSMINI e suoi sequaci, i quali tenenno a far apparire coincidenti ROSMINI ed AQUINO: coincidenza perfettamente illusoria, sopratutto dopo che, morto ROSMINI, è venuta alla luce la sua «Teosofia», sdrucciolante ornai, sulla buccia dell’ente ideale, troppo apertamente ancorché preterintenzionalmeute, verso l’ontologismo o intuizionismo divino che dir si voglia, e verso il panteismo. A mente calma e fredda, con animo scevro da ogni passione di parte, oggi si può convenire che il sistema ideologico del « Nuovo Saggio sull origine delle idee » predispone ai mali passi. Ebbi altra volta occasione di scrivere che [A Napoli, ricorrendo il sesto centenario della morte d’AQUINO, èstata istituita un’Accademia d’AQUINO; e pure in Roma incomincia a vivere l’Accademia filosofico medica d’AQUINO. Dalla tipografia vaticana usce, sotto il velo dell’anonimo, la celebre Rosminianarum [ROSMINI (vedasi) propositionum quas S. R. U Inquisitio, approbante Leone, reprobavit, proscripsit, damnavit Trutina theologica. Si sa di poi esserne autore iMazzella. IL NE0T0M1SM0 IN ITALIA]  Rosmini disimpegna una funzione veramente utile in prò’ della filosofia d’AQUINO, sospingendone i cultori a prendere contatto con la filosofia ambiente estranea od aversa. Aggiungo ora che gli si può e gli si deve riconoscere il merito di aver insistito, sia pure deviando, sull’elemento divino nella cognizione umana. Il domani filosofico ritorna sicuramente su questo elemento. Ma è, almeno almeno, un gran perditempo quel volersi da troppi e sistematicamente indurare, o per illusione o per arte polemica, nel difendere una coincidenza assolutamente irreale. Questo nocque oltremodo a ROSMINI nel giudizio degli uomini imparziali ed equilibrati, che dovettero scorgervi o troppa ingenuità o troppa, come dire?, virtuosità. Certo AQUINO non ha nulla di comune con le debolezze intuizionistiche e panteistiche di Rosmini: senza dire che AQUINO attribuisce proprio all’astrazione la formazione degli universali, mentre il misconoscimento di questo potere dell’astrazione è la base stessa della speculazione di ROSMINI nel « Nuovo saggio sull’origine delle idee ». Fra coloro che sulle pagine dell’Accademia Romana d’Aquino polemizzarono più diffusamente e più autorevolmente contro ROSMINI va ricordato Liberatore. AQUINO ha chiarita e giustificata le sua posizione speculativa di fronte a ROSMINI ed alla sua ideologia pericolosa fino dall’opuscolo di SORDI (vedasi)  6,P Svill, PP° dell ° he g elis "'° SUl !° He sei, dopo aver affermato che il gran mento dello H. sta nella scoperta della dialettica come relazione sintesi di opposti e aver soggiunto che oltre la sintesi degli opposti c è la sintesi dei distinti, conclude che il torto dello H è di aver confuso quella dialettica con questa. Oltre gli opposti, essere e nulla, spiiito e natura, vero e falso, ecc., i quali non sono reali che nella sintesi di cui costituiscono i momenti astratti ; ci sono, dunque, pel Croce, i distinti: bello, vero, utile, buono, i quali non si trovano fra loro nella stessa relazione degli opposti, reali solo nella sintesi- ma sono, invece, egualmente, tutti reali e concreti, così da poter sussistere I nno accanto all’altro. Posto ciò, il rapporto fra i gradi orme dello spinto è, pel C., questo: esso procede per diadi (invece che per triadi), nelle quali il primo termine sussiste da sè cornar 0 ’ PU k aV, end ° anch ’ esso una sua sussistenza concreta come tale, assorbe .1 primo: così, l’arte, si è visto, è alogica, ma filosofia, sintesi di intuizione e concetto, è anche arte, cioè ha etica^ ° rC espress . lv ° : la volizione economica è amorale, ma quella senni n* V, ’T economica > la volizione morale essendo anche sempre utile Lo spinto, poi, è di natura circolare, e però passa da un grado all altro: passa dal grado intuitivo al logico, all’econo¬ mico, all etico, e dall’ultimo trapassa ancora al primo, all’intuitivo ornendo .1 contenuto pratico alla nuova intuizione, e così in eterno’ nfa°tfi ni a gra t ÌmP ' ÌCÌta resistenza di tu, “ i quattro gradii nfatti, appunto perchè nel grado intuitivo, ad es., è già implicito 11 ’° glC0 Sl P uò P assa re dall’uno all’altro. E il passaggio consiste¬ rebbe, infine, nel divenire esplicito ciò che era Lplidtò L’IDEALISMO ITALIANO Ili Ora è necessario osservare subito, che in questa teoria del Croce vengono così in contatto due dialettiche contrarie: quella degli opposti e quella dei distinti. Sono, dunque, due differenti specie di rapporti che concorrono al ritmo dialettico, crociano, dei gradi: il mutuo rapporto dei gradi in quanto tali, cioè distinti, concreti, e quello degli stessi in quanto astratti momenti di ognuno dei gradi concreti. Il grado intuitivo, ad es., ha due significati ben diversi, quello di momento della sintesi a priori logica (sintesi, si è visto, d’intuizione e concetto), e quello di sintesi a priori estetica, grado concreto e indipendente, come tale, dal grado logico, che, a sua volta, come tale, è in egual relazione verso di quello. Ove è palese, che, nel primo caso su accennato, si ha una relazione di opposti, e nel secondo una relazione di distinti. È in questo punto dell’incontro delle due dialettiche, che si sono soffermati più a lungo i critici del Croce. È stato osservato, ad esempio, che le due dialettiche si annullano l’un l’altra; che il concetto dell’implicito-esplicito, che deve spiegare il passaggio da un distinto all’altro, è un semplice mito, non differente, essen¬ zialmente, da quello del passaggio dall’inconscio al conscio; che il concetto stesso di circolo è mitologico, e così via. Il carattere espositivo di questo scritto c’impedisce di entrare nella questione: si è ricordato ciò per informazione del lettore. Fin’ora si è discorso dell’estetica, della logica, della filosofia della pratica: veniamo ora alla Teoria della storiografìa (1917) che conclude il sistema della filosofia dello spirito quasi con una brusca correzione. In quest’ultima opera il C. vuole integrare la sua unificazione precedente della filo¬ sofia e della storia nel giudizio percettivo, col concetto della con¬ temporaneità della storia. La storia, antichissima o recente che sia, è storia contemporanea, cioè sempre relativa al soggetto presente, che col pensarla la suscita, la fa; badando però a intendere questa presenza come assoluta e ideale, tale, cioè, che condizioni essa e superi l’empirico presente e passato del tempo. Ma intesa così la storia, come procedente dall’universalità del soggetto, come attualità piena dello spirito, essa appaga allora l’esi¬ genza filosofica di possedere la realtà nella sua pienezza e totalità, e la filosofia come Logica, come un distinto momento dello spirito, viene sminuita di valore. In relazione, infatti, al nuovo concetto di storia, la filosofia, nel senso più adeguato e profondo, viene ad [Ruggiero, La Filosofia Contemporanea. [Spirito, Il nuovo idealismo italiano, p. 26. 112 VOLPE essere il momento trascendentale della conoscenza storica, alla quale appresta le categorie necessarie a pensare la totalità del reale. « La filosofia non può essere altro che il momento metodologico della storiografia, dilucidazione delle categorie costitutive dei giudizi storici...». Dilucidazione che «si muove nelle distinzioni dell’Este¬ tica e della Logica, dell’Economica e dell’Etica; e tutte le congiunge nella filosofia dello spirito. Il pensiero del C. conclude, dunque, ad una sopravvalutazione della storia, o filosofia in largo senso, di fronte alla logica, o fillsofia stricto sensu: conclude, infine, parrebbe a due concetti di filo¬ sofia: la logica, o filosofia stretta, che come tale resta al di qua dell 'atto storiografico, o filosofico in senso profondo. Ecco quel ch’è sfato chiamato, anche recentemente, l’umanismo del Croce. Umanismo, si è detto, perchè tutta la storia della storiografia assume il valore di una storia della filosofia incentrata nel concetto dell’uomo, del mondo ch’è il suo mondo (Vico), e dei suoi bisogni spirituali (1). È stato ancora osservato, che quel ch’è la funzione della filosofia rispetto al problema della scienza nei filosofi del neo-criticismo positivista, si ritrova nel Croce, come coscienza critica immanente all’atto storiografico, di cui essa è il momento puramente trascendentale (2). IL La formazione mentale di G. Gentile ha origini diverse da quella crociana. A Bertrando Spaventa, e, attraverso questi, a Hegel, Fichte, Kant, Cartesio, e ai nostri Gioberti, Vico e Bruno, si riallaccia, fin dagli inizi, la meditazione del fondatore dell’idealismo dell’atto. È, poi, partendo in particolare dallo Hegel, con la riforma ch’ei propone, indipendentemente dal Croce, e sulle orme dello Spaventa, della dialettica hegeliana, che il pensiero del G. dà i primi frutti originali. Lo Spaventa, studiando le tre prime categorie della Logica hegeliana, essere, non-essere, divenire, aveva osservato, sorpassando i precedenti interpreti (Trendelenburg, Vera etc.), che « questa posi¬ zione imbrogliata dell’essere e del non-essere (lo stesso e non-lo stesso) è la viva espressione della natura del pensare. Se si toglie di mezzo il pensare non se ne capisce niente». Amato Masnovo. Masnovo. Keywords: scolastica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masnovo.” Masnovo.

 

Luigi Speranza -- Grice e Massarenti: l’implicatura conversazionale -- stramaledettamente implicaturale – la scuola d’Eboli – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Eboli). Filosofo Italiano. Eboli, Salerno, Campania. Grice: “His dictionary of non-common ideas I would give to Austin on his birthday; he would hate it! He was all for common lingo!” -- “I like Massarenti: he can be provocative. I like his study on what he calls a ‘neologissimo’ – and the idea of the pocket-philosopher! I know I’m one! On the other hand, he has written on ‘la buona logica,’ but isn’t ‘logica’ already a value-paradeigmatic expression? His study on god-damn logic is good – since that’s what I do, with my theory of implicature. To say, “My wife is in the kitchen or the bedroom” when I know where she is – and thus when I have truth-functional grounds to utter the stronger disjunct, it’s still goddamn logic – I haven’t lied! True but misleading – aka god-dman logic!” Responsabile del supplemento culturale Il Sole-24 Ore-Domenica, dove si occupa di storia e filosofia della scienza, filosofia morale e politica, etica applicata, e dove tiene la rubrica Filosofia minima.   Armando Massarenti vive a Milano, dove dirige il supplemento culturale Domenica de Il Sole 24 Ore. Scrive L'etica da applicare. Redatta il Manifesto di bioetica laica, che ha suscitato un vasto dibattito. È stato membro dell'Osservatorio di Bioetica della Fondazione Einaudi di Roma e dal  fa parte del Comitato etico della Fondazione Veronesi, presieduto da Amato. Direttore della rivista Etica ed economia (Nemetria). Cura e introduce diversi volumi di argomento filosofico-scientifico, come “L'ingranaggio della libertà” (Liberi libri, Macerata), la “Storia dell'astronomia” di Leopardi (Vita Felice, Milano), “Rifare la filosofia di Dewey” (Donzelli, Roma).  Per Feltrinelli cura e introduce “Laicismo indiano” (Milano), una raccolta di saggi di Sen.Cura il numero monografico della Rivista di Estetica dedicato al dibattito su analitici e continentali e, con Possenti, “Nichilismo, relativismo, verità. Un dibattito (Rubbettino, Mannelli). Cura la collana I Grandi Filosofi (trenta volumi sui protagonisti della storia del pensiero, da Socrate a Wittgenstein, per i quali anche scrive le prefazioni, confluite ne Il filosofo tascabile. In corso di pubblicazione una serie analoga dedicata ai grandi della scienza. Scrive “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima” per il quale gli sono stati conferiti il Premio Filosofico Castiglioncello  e il premio di saggistica "Città delle Rose. "Il lancio del nano” è anche oggetto di un esperimento didattico, promosso dalla Società Filosofica Italiana attraverso il quale viene proposto un metodo di motivare allo studio della filosofia e alla capacità di argomentare in proprio. Dal saggio è stato tratto anche uno spettacolo teatrale, per la regia di Longhi prodotto da Mimesis). Cura “Bi(bli)oetica. Istruzioni per l'uso (Einaudi), un dizionario di bio-etica sui generis, dal quale il regista L.Ronconi ha tratto l'omonimo spettacolo teatrale andato in scena a Torino, per il progetto Domani delle Olimpiadi. Scrive Staminalia. le cellule etiche e i nemici della ricerca, una ricostruzione del dibattito etico e scientifico sulla ricerca sulle staminali. Scrive Il filosofo tascabile. Dai presocratici a Wittgenstein. 44 ritratti per una storia del pensiero in miniatura. In contemporanea è uscito “Stramaledettamente logico. Esercizi filosofici su pellicola (Laterza, Roma-Bari) una raccolta di saggi su cinema e filosofia (di Roberto Casati, Achille Varzi) di cui ha scritto introduzione e saggio conclusivo. Insegna a Bologna, Lugano, Siena, Milano. Dirige per Mondadori la collana "Scienza e filosofia".  Fa parte delle giurie di due premi per la divulgazione scientifica: il Premio Pace, promosso dalla SISSA di Trieste, il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, legato al Campiello (Padova), e il premio Serono. È stato anche nella giuria del Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", conferito ogni anno a Milano a un romanzo italiano opera prima.  Ha vinto diversi premi:  il Premio Dondi per la Storia della Scienza, delle tecniche e dell'Industria (Padova); n il Premio Voltolino per la divulgazione scientifica (Pisa); il Premio Mente e Cervello (Torino); il premio Capri, il premio Argil e il premio Capalbio; il Premio Città di Como. Altri saggi: “L'etica da applicare: una morale per prendere decisioni,” Milano, Il Sole-24 Ore libri, “Il lancio del nano” -- e altri esercizi di “filosofia minima,” Parma, Guanda); “Staminalia. “Le cellule” etiche e i nemici della ricerca, Parma, Guanda,  “Il filosofo tascabile” “dai presocratici a Wittgenstein”“ritratti per una storia del pensiero in miniatura,” Parma, Guanda, “Dizionario delle idee non comuni,”Parma, Guanda,.“Filosofia, sapere di non sapere: le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del pensiero” Firenze, Anna.“Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi conviene” e altri saggi di etica politica, Parma, Guanda,.“Istruzioni per rendersi felici.”“Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni, Milano, Guanda,.“La buona logica.” Imparare a pensare, Milano, Cortina, “Metti l'amore sopra ogni cosa: una filosofia per stare bene con gl’altri” Milano, Mondadori, Treccani Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana su italia libri.net. tangenti e moralità, su filosofia rai. Armando Massarenti. Massarenti. Keywords: stramaledettamente logico, stramaledettamente implicaturale --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Massarenti” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Massari: l’implicatura conversazionale -- l’implicatura logistica di Petrarca e Boccaccio – la scuola di Seminara -- filosofia calabrese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Seminara). Filosofo filosofo calabrese. Filosofo italiano. Seminara, Reggio Calabria, Calabria. Bernardo Massari -- calabro -- Barlaam: -- Grice: “Should it be under B – Barlam, under Seminara, like Occam?”  Barlaam Calabro – di Calabria – Scrive di aritmetica, musica e acustica. E uno dei più convinti fautori della riunificazione fra le Chiese d'oriente e occidente. È considerato insieme ai suoi due allievi Leonzio Pilato e Boccaccio uno dei padri dell'Umanesimo. Studia in Galatro, Calabria. Pare che il suo successo come filosofo (un suo trattato sull'etica degli stoici è preservato) e ragione di gelosia da parte di N. Gregorio. Nell'ambito delle trattative per la ri-unificazione tra le due Chiese di Oriente e di Occidente, a lui venne affidata la difesa delle ragioni greche; in tale occasione sviluppa le sue critiche verso l'esicasmo e a sottolineare la differenza di valore tra la teologia scolastica e la contemplazione mistica. E protagonista di una violenta polemica contro i metodi ascetici e mistici di alcuni monaci dell'Athos e del loro sostenitore G. Palamas. Il dibattito divenne sempre più acceso fino a culminare in un concilio generale alla fine del quale venne costretto a sospendere ogni futuro attacco verso l'esicasmo. Epigrafe a Gerace, tutore di Petrarca e Boccaccio, inviato dall'imperatore Andronico III Paleologo in missione diplomatica a Napoli, Avignone e Parigi per sollecitare le corti europee ad una crociata contro i turchi. In quell'occasione costrue delle relazioni e una rete di amicizie su cui puo fare conto quando, in seguito alla decisione conciliare, decise di aderire alla Chiesa d'Occidente. Ad Avignone conosce Petrarca, a cui iniziò ad insegna il greco. Petrarca si adoperò per fargli assegnare la diocesi di Gerace, così e nominato vescovo di Clemente. La bolla relativa alla sua elezione al vescovato di Gerace riporta, Monachus monasteri Sancti Heliae de Capasino Ordinis Sancti Basilii Militensis Diocesis, in sacerdotio constitutum. Tutore di Petrarca e Boccaccio che da un importante contributo, attraverso la riscoperta dei testi antichi, anche a tutto ciò che non molto tempo dopo svilupa il movimento umanista. È proprio Manetti il primo a menzionarlo nella sua biografia del Petrarca. Venne inviato in missione diplomatica da Clemente in un rinnovato tentativo ecumenico. Data la grande influenza di Palamas il tentativo, ancora una volta, si risolse in un insuccesso. Fa ritorno ad Avignone dove muore. Saggi: Si occupa anche di matematica lasciandoci una “Logistica” in cui spiega le regole di calcolo con interi, frazioni generiche e frazioni sessagesimali. D. Mandaglio, Barlaam Calabro: una vocazione unionista. C. Nanni Editore (Maggio). Salvatore Impellizzeri, Calabro, Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Mercati, Calabro, Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ratisbona. Simone Atomano. Barlaam Calabro di Seminara. BARLAAM Calabro. - Nacque a Seminara (Reggio di Calabria) sul finire del sec. XIII, probabilmente verso il 1290. Il nome Barlaam par che sia quello assunto in religione, ma non è documentato che il nome di battesimo fosse Bernardo, come si ripete sulle orme dell'Ughelli (Italia Sacra). Mancano notizie sulla sua formazione spirituale e culturale e sulla sua attività in Italia fino al suo passaggio a Bisanzio. La bolla di Clemente VI (Reg.Vat.), che lo elevò al seggio episcopale di Gerace, ci informa soltanto che B. si preparò al monacato e al sacerdozio nel monastero basiliano di Sant'Elia di Capasino (Gàlatro), nella diocesi di Mileto. Certo è ormai, dopo gli studi recenti (Schirò, Jugie, Giannelli), che B. nacque e fu educato nella fede dissidente della Chiesa di Costantinopoli, cui molti continuavano ad aderire nell'Italia meridionale di quell'età, nonostante l'unione alla Chiesa cattolica proclamata dal concilio di Bari. È B. stesso a dirlo in uno degli opuscoli contro la processione dello Spirito Santo a Patre Filioque (punto fondamentale di dissenso tra le due Chiese: gli ortodossi credono che lo Spirito Santo proceda e Patre solo): "Tale è la mia fede e la mia religione riguardo alla Trinità, fede nella quale io fui allevato fin dall'infanzia e nella quale sono vissuto sin qui" -- cod. Parisinus graecus. Problematica è invece la ricostruzione della sua formazione culturale. Appare infatti evidente che le conoscenze del monaco calabrese, le quali non si limitano a filosofi greci, quali Platone e Aristotele, ma si mostrano invece profonde anche riguardo al pensiero di Tommaso d'Aquino e agli ultimi sviluppi nominalistici della Scolastica occidentale, esorbitano dalla tradizione culturale dei monasteri italo-greci di Calabria e presuppongono contatti più o meno prolungati di B. con scuole filosofiche e teologiche dell'Italia meridionale e centrale. Quando il potere imperiale passò da Andronico II ad Andronico III, troviamo B. a Costantinopoli, dove egli era giunto dopo essersi trattenuto prima ad Arta, in Etolia, e a Tessalonica. Nella capitale bizantina incontrò il favore della corte: vi dominava allora Anna di Savoia, figlia di Amedeo V, sposata nel 1326 ad Andronico III, favorevole ai Latini e all'unione delle Chiese. Presto ottenne larga fama di dotto e di filosofo e divenne abate (igumeno) di uno dei più importanti conventi, quello di S. Salvatore. Si diffondevano a Bisanzio i suoi scritti di logica e di astronomia e il gran domestico Cantacuzeno gli affidava una cattedra nell'università della capitale. Ma la sua fama crescente doveva presto urtarsi contro il tradizionale nazionalismo latinofobo dei Bizantini. Il primo scontro avvenne col più cospicuo rappresentante dell'umanesimo bizantino, Niceforo Gregoras, che teneva cattedra nel monastero di Cora. In una sfida accademica i due dotti più in vista della capitale si trovarono di fronte a discuteresui campi più vari dello scibile, astronomia, grammatica, retorica, poetica, fisica, dialettica, logica. Di questa tenzone noi sappiamo soltanto attraverso un libello del Gregoras 02,OpiVrLO9 ~ 7rEpì GOCPL'2q (Jahn, Archiv für Philologie und Pddagogik, Supplementband). Il libello, una specie di dialogo mitico di imitazione platonica, o meglio lucianea, naturalmente tendenzioso, asserisce che l'agone si concluse con la completa sconfitta del dotto calabrese, che dimostrò di avere soltanto qualche conoscenza di fisica e di dialettica aristotelica e una certa superficiale infarinatura di logica. Ma nella persona di B., Niceforo Gregoras vuol mettere in ridicolo tutta la scienza occidentale limitata a poche nozioni aristoteliche e del tutto ignara di matematica, fisica e astronomia, scienze in grande onore allora a Bisanzio. Secondo il Gregoras, inoltre, in seguito a questa sconfitta, B. avrebbe abbandonato Costantinopoli per rifugiarsi a Tessalonica. Par più probabile invece che egli facesse la spola tra i due massimi centri culturali dell'impero. A Tessalonica comunque il suo insegnamento continuava con successo e tra i suoi allievi si contavano personalità di spicco come Acindino, Cavasila, e Cidone.  Ma nemmeno presso la corte e gli ambienti ecclesiastici della capitale il prestigio di B. dovette subire un offuscamento, se proprio lui fu scelto dal patriarca Caleca, come portavoce della Chiesa ortodossa, quando giunsero a Bisanzio i due domenicani Francesco da Camerino, arcivescovo di Vosprum (Ker~-'), e Riccardo, vescovo di Cherson, incaricati dal papa Giovanni XXII di rimuovere gli ostacoli dottrinali che si frapponevano alla riconciliazione delle Chiese.  La discussione tra i prelati latini e il monaco calabrese si svolse ad un alto livello teologico-filosofico. M. cercava di abbattere la barriera dogmatica della processione dello Spirito Santo ricorrendo a un tipico argomento nominalistico: egli si opponeva alla pretesa di poter conoscere Dio e di poter dimostrare apoditticamente le cose divine. Ora, se Dio èinconoscibile, che valore potevano avere discussioni sulla processione dello Spirito Santo basate sui sillogismi apodittici? Sia i Latini, sia i Greci, quindi, in questioni di questo genere non potevano rifarsi che ai Padri della Chiesa, la cui fonte di scienza è la rivelazione e l'illuminazione divina. Ma poiché i Padri non sono sufficientemente espliciti riguardo alla processione dello Spirito Santo, non restava che assegnare alle divergenti dottrine un posto nelle opinioni teologiche particolari, senza fame un ostacolo per l'unione.  La posizione di M. è in netto contrasto col realismo di s. Tommaso, assunto quale atteggiamento ufficiale dalla teologia cattolica: essa si inserisce chiaramente nel movimento volontaristico contemporaneo a B., che ebbe i suoi maggiori rappresentanti in Duns Scoto e in Guglielmo d'Occam, teso a porre un netto confine di separazione tra i campi della ragione e della fede. Non è un caso che B. avesse consacrato il suo insegnamento universitario dalla cattedra di Costantinopoli all'esegesi dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, il rappresentante più coerente della dottrina "apofatica", della inconoscibilità, cioè, del divino, la cui autorità era riconosciuta in Oriente e in Occidente.  Le trattative non approdarono a nulla: le tesi di B. difficilmente potevano essere accettate dai legati latini, esponenti dell'ordine stesso cui apparteneva anche AQUINO e inviati dal papa Giovanni XXII, che, elevando agli onori dell'altare Tommaso, aveva fatto propria della Chiesa di Roma la sua dottrina. Ma l'agnosticismo nominalistico di M. doveva anche urtare le concezioni mistiche bizantine, rappresentate allora specialmente dal monachesimo atonita. A campione di tale misticismo si ergeva Gregorio Palamas, un monaco dell'Athos, che aveva già scritto due Discorsi apodittici contro la processione dello Spirito Santo Filioque. Egli attaccava il metodo di discussione tenuto dal calabrese dinanzi ai legati latini, dichiarando perfettamente dimostrabile la posizione ortodossa in virtù della grazia illuminante che al cristiano discende dall'incamazione, per cui la conoscenza soprannaturale è eminentemente reale, più di qualunque conoscenza filosofica.  Intanto M. veniva a conoscenza delle pratiche mistiche dei monaci atoniti, che si isolavano per abbandonarsi ad una quiete contemplativa Tali pratiche consistevano nel ripetere indefinitamente la preghiera: "Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me!", trattenendo il fiato, col mento appoggiato al petto e guardando l'ombelico, fino a raggiungere la visione corporea della luce divina vista dagli Apostoli sul Tabor, nel giorno della trasfigurazione. Questa concezione psico-fisica della divinità e, soprattutto, il metodo di preghiera degli esicasti (così si chiamavano i seguaci di tal metodo) provocarono gli attacchi ironici di M., che vedeva nell'esicasmo una grossolana superstizione, i cui seguaci designò con lo sprezzante appellativo di umbilicanimi. Ma la controversia ben presto si allargò sul piano filosofico-teologico. M., coerentemente alla sua formazione nominalistica, non poteva ammettere contaminazione tra il divino e l'umano, tra l'etemo e il temporale. La luce del Tabor, per esser vista nell'ascesi, dovrebbe essere etema e coincidere con la divinità stessa, che sola è eterna e immutabile. Ma poiché la divinità è invisibile, invisibile è anche la luce taborica. Palamas oppose una sottile dottrina emanazionistica di derivazione neoplatonica, che distingueva una sostanza divina trascendente (oùaía) e delle energie divine (gvp-'pyztcxt o Suváp.rLq), operazioni eterne di Dio, che per esse agisce nel mondo degli uomini. E appunto la luce taborica visibile agli asceti, come l'amore, la sapienza e la grazia di Dio, è una energia divina operante come intermediaria tra Dio e gli uomini, un ponte tra l'etemo e il transeunte.  Tra le due opposte tesi non poteva essere accordo. La controversia filosoficoteologica ebbe anche implicazioni politiche, come sempre avveniva a Bisanzio. M. allora mosse accusa di eresia contro il Palamas dinanzi al patriarca Giovanni Caleca, presentando il suo scritto Kwrà MoccrcrocXtocvCùv (Contro i Massaliani) in cui la dottrina del Palamas veniva assimilata a precedenti eresie. Il Palamas riuscì a ottenere una dichiarazione, favorevole alla fede esicasta, sottoscritta dai monaci più importanti dell'Athos ('0 &ytopsvrtxòq -ró[Log), mentre il patriarcato e il governo imperiale, pur non favorevoli al palamismo, preoccupati com'erano di mantenere la pace religiosa tra i pericoli incombenti dall'estemo, desideravano evitare una controversia dogmatica e cercavano di far giungere le due opposte parti a una conciliazione. Si giunse così alla riunione di un concilio in Santa Sofia, presieduto dall'imperatore Andronico III in persona. La sera dello stesso giorno il concilio si chiudeva con un discorso dell'imperatore che celebrava la riconciliazione generale. Ma in realtà fu il Palamas a trionfare: la dottrina di B. venne formalmente condannata e il monaco calabrese dovette fare pubblica ammenda agli esicasti e promettere di non dar loro più molestia. Il patriarca pubblicava un'encicláca con cui condannava "ciò che il monaco M ha detto contro i santi esicasti" e imponeva a tutti gli abitanti di Costantinopoli e delle altre città di consegnare alle autorità gli scritti di M. perché fossero pubblicamente distrutti. Questa scottante umiliazione e la morte di Andronico III, avvenuta subito dopo indussero M. a lasciare Costantinopoli e a ritornare in Occidente.  A tal decisione forse non erano state estranee le impressioni riportate nel viaggio in Occidente, e le conoscenze che aveva avuto occasione di fare (forse aveva conosciuto anche il Petrarca). Nel vivo della lotta esicasta, M. era stato richiamato da Andronico III, da Tessalonica, per un'importante missione diplomatica. Urgeva che l'Occidente facesse una spedizione per allontanare da Costantinopoli l'avanzata dei Turchi ottomani. Pare che allora B. avesse preparato un nuovo progetto di unione, che aveva sottoposto al sinodo di Costantinopoli, in cui ribadiva le posizioni teologiche che aveva sostenuto cinque anni prima, nelle discussioni coi legati latini del papa. Il progetto non dovette soddisfare il sinodo e d'altra parte un senso realistico della situazione politica doveva consigliare di evitare lunghe quanto inutili dispute teologiche. B. accompagnato da un esperto militare, il veneziano Stefano Dandolo, si era recato presso Roberto d'Angiò e Filippo VI di Valois per chiedere aiuti militari dal Regno di Napoli e dalla Francia, e infine presso la Curia di Avignone per ottenere il consenso papale alla crociata. Al papa aveva presentato dei memoriali in cui, facendo presenti i pericoli che sovrastavano alla cristianità tutta per l'incombenza della minaccia turca, chiedeva che i Latini, mettendo da parte i tradizionali odi, mandassero subito aiuti in Oriente per la guerra contro gli infedeli; dopo, ottenuta la vittoria, si sarebbe riunito un concilio ecumenico che avrebbe trattato dell'unione. La missione di B. era fallita sia perché il papa pretendeva la realizzazione dell'unione prima di affrontare uno sforzo militare, sia perché le condizioni politiche dell'Occidente (relazioni tese tra Filippo VI ed Edoardo III d'Inghilterra) difficilmente avrebbero permesso l'organizzazione di una crociata.  M. torna in Calabria e prosegue il suo viaggio fino a Napoli, dove aiutò, per la parte greca, l'umanista Paolo da Perugia nella compilazione della sua opera sulla mitologia dei pagani (Collectiones) e nell'ordinamento dei manoscritti greci della libreria angioina, che era in rapida espansione. Poi, nell'agosto, passò alla Curia avignonese, dove a Benedetto XII era successo Clemente VI. In questo periodo egli si legò di amicizia col Petrarca, a cui insegnò i primi rudimenti di greco, da lui acquistando familiarità con la lingua latina, nella quale, per la sua educazione prevalentemente greca e per la lunga dimora in Oriente, provava difficoltà ad esprimersi (Petrarca, Famil.). Allora passò anche alla fede cattolica e fu utilizzato dalla Curia per un insegnamento di greco, fino a che, pare per intercessione del Petrarca, non fu elevato al seggio episcopale di Gerace e consacrato da Poggetto. Oscuri e duri furono gli anni dell'episcopato nella piccola diocesi calabrese a causa di aspre dispute con la curia metropolitana di Reggio.  Ma gli veniva affidata la sua ultima missione diplomatica, questa volta da parte di Clemente VI, per condurre trattative unioniste con l'imperatrice Anna di Savoia, reggente l'impero di Bisanzio in nome del figlio Giovanni V. La situazione a Bisanzio rendeva però ogni trattativa impossibile. Un sinodo aveva deposto il patriarca Giovanni Caleca, divenuto avversario dichiarato del movimento esicasta, in conseguenza dell'evoluzione della situazione politica dopo la morte di Andronico III (veva fatto arrestare il Palamas e l'anno successivo aveva fatto pronunciare contro di lui la scomunica da un sinodo patriarcale), e aveva confermato la condanna di M.. La stessa sera Cantacuzeno, favorevole agl’esicasti, entrava nella capitale e costringeva Anna ad accoglierlo come coimperatore accanto al figlio. A B., considerato eresiarca, non restava che la via del ritorno, per lasciare ad altri la ripresa delle trattative. Rientra ad Avignone. Infatti la bolla di nomina del suo successore, Simone Atumano, nella sede episcopale di Gerace afferma come recente la morte di Barlaam. (Archivio segreto vaticano, Reg. Clem.).  Scrive molto. Quantunque una parte della sua opera sia andata perduta, tuttavia si conservano ancora di lui un buon numero di opuscoli di vario contenuto, in genere brevi, ma densi di pensiero. La maggior parte di essi sono ancora inediti. Un elenco coi titoli e gli incipit si trova in Fabricius, Bibliotheca Graeca, Hamburgi riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI. I più numerosi sono quelli di carattere teologico e riguardano l'attività unionista del monaco calabrese: 3 contro la processione dello Spirito Santo Filioque, e sul primato del papa. Tali opuscoli si trovano in un gran numero di manoscritti. Ne contiene 20 (escluso uno sul primato del papa) il cod. Parisinus. Di essi uno solo sul primato dei papa, è stato pubblicato prima da Luyd, con traduzione latina, Oxford, e poi dal Salmasius, in greco, Hannover riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI, Coll..  Due discorsi greci sull'unione delle Chiese sono stati pubblicati e illustrati da Giannelli, Un progetto di Barlaam Calabro Per l'unione delle chiese, in Miscellanea Giovanni Mercati, III, Città del Vaticano. Il primo di essi contiene il progetto di unione elaborato da B. prima della sua missione diplomatica ad Avignone e presentato al sinodo di Costantinopoli; il secondo, pronunciato probabilmente dinanzi al sinodo stesso, doveva illustrare il progetto contenuto nel primo. Di tenore diverso sono tuttavia i due discorsi latini recitati, o piuttosto presentati in forma di memoriali, in quell'occasione, al pontefice Benedetto XII. Essi furono editi per la prima volta da L. Allacci, De Ecclesiae Occidentalis atque Orientalis perpetua consensione...,Coloniae Agrippinae, donde furono riprodotti dal Migne, Patr. Graeca, CLI, e poi dal Raynaldi, Annales Ecclesiastici. Alla sua attività apologetica in favore della Chiesa cattolica svolta dopo la conversione si riferiscono varie lettere ed opuscoli, di cui cinque, in latino, si trovano in Migne, Patr.Graeca, C LI. Poco ci resta degli scritti contro gli esicasti, che furono condannati alla distruzione, dopo il concilio, dalla enciclica del patriarca Giovanni Caleta (Synodicae Constitutiones, XXII, in Migne, Patr.Graeca,CLII, COI.). L'opera principale, più volte rimaneggiata, che portava il titolo KotTà Mocaaa?,tocvi""v (Contro i Massaliani) da un'antìca setta ereticale a cui B. polemicamente assimilava gli esicasti, ci è nota soltanto attraverso le citazioni degli avversari. Di notevole importanza sono quindi le otto lettere pubblicate con ampia introduzione da Schirò: Barlaam Calabro, Epistole greche. I primordi episodici e dottrinari delle lotte esicaste, Palermo, che rivelano i primi sviluppi della controversia.  Ma se più nota è l'attività teologica di B., di non minore importanza, anche se finora meno studiata, è quella filosofica e scientifica. Nell'operetta latina in due libri, Ethica secundum Stoicos ex pluribus voluminibus eorumdem Stoicorum sub compendio composita,edita per la prima volta da Canisius, Ingolstadt 1604, riprodotta in Migne, Patr. Graeca,CLI, coll., B. dà una chiara esposizione della morale stoica e mostra ampia conoscenza di Platone. Inedita è ancora un'altra opera di carattere fìlosofico, Le soluzioni dei dubbi proposti da Giorgio Lapita (A~astq siq T&q è7rsvsy,0d'aocq ocù-ré,-,) &7rop(otq 7rocpì ro,3 ]Pe,)pytou roú Aa7r'tOou, contenuta in vari codici, di cui il più noto il Vatic. Graer. Di matematica trattano l'Arithmetica demonstratio eorum quae in secundo libro elementorum sunt in lineis et figuris planis demonstrata,corfimentario al secondo libro di Euclide, edito nell'euclide di C. Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e riprodotto, nel solo testo greco, nell'edizione di Euclide curata dallo Heiberg, V, Lipsiae (Teubner); e la Aoytcr-rtx~ sive arithmeticae, algebricae libri VI, edita per la prima volta,dallo stesso Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e poi, con un commento, da Chamberus, Logistica nunc primum latine reddita et scholiis illustrata, Parisiis 1600, trattato di calcolo con frazioni ordinarie e sessagesimali con applicazioni all'astronomia.  Inedite sono due opere di astronomia: un commentario alla teoria dell'ecclissi solare dell'ahnagesto tolemaico, contenuto in parecchi manoscritti, in duplice redazione, e una regola per la datazione della Pasqua.  B. si occupò anche di acustica e di musica. Abbiamo di lui la confutazione al rifacimento degli 'AptovLx& tolemaici di Gregoras, pubblicata da Franz, De musicis graecis commentatio, Berlin.  Difficile è esprimere un giudizio preciso che illumini di piena luce la personalità di B., sia perché moltissimi dei suoi scritti sono ancora inediti, sia perché l'attenzione degli studiosi si è concentrata particolarmente sulla sua attività teologica e diplomatica, che fu occasionale, lasciando nell'ombra la sua opera di filosofo, di scienziato e di umanista, che rispondeva alla sua vera vocazione.  Sufficientemente chiara è ormai la posizione del monaco calabrese verso le due Chiese. E sincero credente nella fede ortodossa fino a quando non passò al cattolicesimo, ad Avignone, in seguito alla condanna espressa dal concilio. E fu sincero unionista, anche se le sue posizioni teologico-filosofiche non dovevano contribuire alla chiarificazione dei rapporti tra le due Chiese.  A Bisanzio porta lo spirito nuovo delle più avanzate speculazioni filosofiche dell'Occidente, che preludevano all'umanesimo e alla Rinascita. Non facilmente valutabile è invece il peso che egli ebbe nell'introduzione del greco nel mondo occidentale. Certo è che, oltre alle sue lezioni avignonesi, iniziò alla cultura ellenica Paolo da Perugia e il Petrarca.  I suoi interessi per matematica, astronomia, fisica e musica, oltre che per teologia e filosofia, gli assegnano un posto eminente nella storia della cultura e lo fanno apparire uno degli spiriti più versatili della sua età.   Fonti e Bibl.: N. Gregoras, Byzantina Historia, a cura di L. Schopen, I. XI, c. 10, in Corpus scriptorum historiae Byzantinae, Bormae, Cantacuzeno, Historiartum libri, a cura di Schopen, AYLOQEVILZò1; Tó~10(; in Migne, Patr. Graeca,  Filoteo, Gregorii Palamae encomium, CLI, Contra Gregoram, XII; i:uvobL>còg rópo; (Atti dei concilio Bénolt XII, Lettres closes, patentes... se rapportant à la France, a cura di G. Daumet, Paris; Taccone-Gallucci, Regesti dei romani pontefici per le chiese della Calabria, Roma, Schaefer, Die Ausgaben der apostolischen Kammern unter Benedikt XII, Klemens VI und Innocenz VI, Paderborn; Petrarca, Famil., I.XVIII, ep. 2, a cura di Rossi, Firenze, BOCCACCIO, Genealogia deorum gentilium, a cura di Romano, Bari; Mandalari, Fra Barlaamo Calabrese, maestro di PETRARCA, Roma; Gay, Le Pape Clément VI et les affaires d'Orient, Paris; Parco, Petrarca e B., Reggio Calabria; Gl’ultimi oscuri anni di B. e la verità storica sullo studio del greco di PETRARCA, Napoli, GENTILE, Le traduzioni medievali di Platone e PETRARCA, in Studi sul Rinascimento, Firenze; Jugie, Barlaam de Seminaria, in Dict.d'Hist. et de Géogr. Ecclés., Barlaam est-il né catholique?, in Echos d'Orient; Schirò, Un documento inedito sulla fede di B. C., in Arch.stor. per la Calabria e la Lucania, Sarton, Introduction to the history of science, III, Baltimorem Weiss, The Greek culture of South Italy in the later MiddIe Ages, in Proceedings of the British Academy, Meyendorff, Les débuts de la controverse hésychaste,in Byzantion, L'origine de la controverse palamite: la première lettre de Palamas à Akindynos, in OEoloyca; Un mauvais théologien de l'Unité: Barlaam le Calabrais, in L'Eglise et les Eglises. Etudes et travaux offerts à Dom Lambert Beauduin, II, Chévetogne, Introduction à l'étude de Palamas, Paris; St. Grégoire Palamas et la mystique ortodoxe, Paris; Giannelli, Petrarca o un altro Francesco, e quale, il destinatario del "De Primatu Papae" di Barlaam Calabro?, in Studi in onore di Funaioli, Roma, Setton, The Byzantine background to the Italian Renaissance, in The Proceedings of the American Philosophical Society, Loenertz, Note sur la correspondance de Barlaam, évéque de Gerace, avec ses amis de Grèce, in Orientalia Christ. Periodica, Beck, Kirche und theologische Literatur im byzantinischen Reich, München, Schmitt, Un pape réformateur... Bénoft XII, Quaracchi-Florence; Pertusi. La scoperta di Euripide nel primo Umanesimo, in Italia Medievale e Umanistica. Bernardo Massari. Massari. Keywords: implicatura, logistica, Petrarca, Boccaccio, Gentile – il latino, il volgare – e il greco! Accademia, Platone, Rinascimento italiano, Firenze.

 

Luigi Speranza -- Grice e Massimiano – il principe filosofo -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A philosopher who encourages Giustiniano and Giuliano -- to pave the floor of Hagia Sophia with silver. Massimiano.

 

Luigi Speranza -- Grice e Massimo: l’orto romano -- la costituzione di Roma – Roma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. L’orto. A friend of PLINIO Minore. He is sent by Rome to refer and reform the constitutions of six Greek cities, but he declines the idea. He knows the theory of Epittetto, and a discussion between them is preserved in Discourses III. 7. Massimo.

 

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