G480
DIZIONARIO
ARISTOTELICO-TO MISTICO
AD USO DEGLI STUDIOSI
DI TEOLOGIA E FILOSOFIA
rrorn GIOACHINO SESTILI
FIRENZE
RERIA EDITRICE FIORENTINA
1908
PROPRIETÀ LETTERARIA
mc ———r—————_———_———@ "E Grtrà
Firenze, 1903 — Stab. tipografico san Giuseppe
AL LETTORE
La pubblicazione delle opere di S. Tommaso
nel volgar nostro impresa anni or sono ed ac-
colta dai dotti e dagli studiosi con favore stra-
ordinario, fece pensare ad un dizionario manuale,
parimenti redatto nell’ italica favella, il quale
chiarisse certe voci e. locuzioni, diremmo te-
eniche, che s’ incontrano negli scritti del S. Dot-
tore e degli scolastici. Perchè essendosi di esse
perduto comunemente il senso tradizionale, si
ignora il vero significato attribuito loro da quei
sommi, e per la coneisione lor propria riesce
quasi impossibile una traduzione la quale ne
renda il pensiero.
Fu allora che conosciuta tale necessità lette-
raria, venne pubblicata la prima edizione di que-
sto libretto, per i tipi del Giachetti. Non già che
mancassero assolutamente lavori del genere, dap-
poichè oltre gli ariomata philosophica attribuiti
a Venerabile Beda, eravi il Thesaurus philo=
sophorum di Giorgio Reeb. S. I. Edito nel 1629
e poi nuovamente nel 1874 dal P. G. M. Uor-
noldi con emendazioni ed aggiunte; eranvi 1° £/=
fatorum philosophorum centuriae di (isberto —
ab Isendoorn, edit. nel 1643; il Lexicon del Mel-
lini; l’altro Lewicon Peripateticum philosophieo-. 7
theologicum del Signoriello; nonchè il Leaicon
Bonaventurianum edit. nel 1880, il quale ha per
iscopo speciale di illustrare le dottrine del Se-
"i ralico Dottore. — Di tutti questi lavori però,
4 sebbene il compilatore si avvalesse, nessuno me-
b glio del nostro offre le qualità volute per riu-
1 scire di utilità a tutti, specialmente ai Jaici i quali.
< studiando filosofia nelle Università, vogliono co-
ba ‘ noscere le dottrine degli antichi sapienti della
È scuola, specialmente degli Aristotelici. Imper-
‘Sa ciocchè, dei mentovati lessici altri sono scarni
A e deficienti, altri intralciati e confusi cui si ag-
È : giunge l’essere redatti in lingua latina, ciò che
È per taluni, specialmente formati agli studii mo-
di derni, in cambio di dilucidare le difficoltà spesso
o le accresce; il nostro invece non ha maniera di
confronto per essere completo, breve, ordinato,
chiaro, e redatto in volgare, quindi atto allo
Z scopo, di diffondere'in modo facile, le dottrina
aristotelico-tomistiche. Ed invero, se l’opera del |
sapientissimo e Regnante Pontefice Leone XIII
per la restaurazione della filosofia, fu accolta e
seguita unanimemente dal clero, non lo fu così
dal laicato, dove maggiore v'era il bisogno; men-
tre l’augusta parola che riponeva nell’ altare
delle avite sue glorie il sole d'Aquino, era di-
retta a tutti cattolici e del clero e del laicato.
Vai
2° W.
Or bene, questo dizionario giova a far cono-
scere ed apprezzare anche ai laici l’antica sa-
pienza; perchè aperta la mente, in modo -facile
e chiaro, a quei sensi racchiusi in quegli assiomi
e voci tecniche, si forma |’ intelligenza a com-
prendere le altissime dottrine dell’Aquinate e di
tutti que’ grandi che lo seguirono.
Senonchè alla prima edizione esaurita, conve-
niva qualche ritocco ed aggiunta, specialmente
di taluni assiomi, su de’ quali come cardini si
aggira tutto il sistema scolastico, ed i quali com-
presi e ricordati, sono come altrettanti nocciuoli,
dove contiensi un germe fecondissimo di dot-
trina ; (e ciò accresce singolarmente il pregio di
questa seconda edizione, diligentemente riveduta
ed ampliata ; essendosi posta cura speciale a to-
gliere taluni difetti incorsi nella prima, ed a
compiere certe lacune.
Sicuri quindi della bontà dell’opera, ci augu-
riamo il favore medesimo di che l'altrui bene-
volenza e la giusta estimazione dei buoni inten-
dimenti fu già larga a riguardo dalla versione
delle opere dell’Aquinate, e di questo piccolo
Dizionario, persuasi di concorrere alla restau-
razione della vera Filosofia in armonia con la
religione.
(LI EDITORI
i 7 da
LU) x 4
RL
Roy;
N:
Lap
« *
3
P 6 *
dii
Abalietas significa non esser da se stesso,
ma da altri. Vedi Adseitas.
Ab intrinseco e ab extrinseco son
locuzioni che han talvolta valore di avverbio. Ap-
plicate a significare l’ indole del moto denotano,
la prima, che il principio di esso è intimo in co-
lui che opera: la sèconda l’ opposto. Applicate a
significare la cognizione di una verità, la prima
locuzione indica che gli argomenti son tolti dalla,
natura stessa della cosa; la seconda l’opposto.
Absoluta distributio, sì fa attribuendo ai
singoli individui un attributo generale senza dif-
ferenza. Per es. Tutti gli uomini son mortali. Vedi:
Acecomoda distributio.
Absolute; dicesi essere una cosa absolute
tale, quando ha natura o accidenti, che richiedono
quella e non altra dénominazione. Così 1° uomo di-
9
cesì ragionevole absolute, ed una parete absolute
hianca, Vedi Respective. A
AspsoLuTtE talvolta vale lo stesso che simplici-
ter, e sì adopra quando una cosa può denominarsì
tale quale si denomina, senza giunte o limitazioni.
L'anima nostra è intelligente absolute o simpli-
citer. Vedi Essentialiter e Simplici-
ter. Correlativa a questo vocabolo adoperato in
tal significato è l’espressione. Secundum
quid (Vedi).
Absolutum è ciò che non si riferisce ad
altro, nè esprime ordine ad altra cosa qual è Dio.
ABSOLUTUM nomen in quanto si oppone al con-
notativum nomen è quello che ha significazione
perfetta, nè denota altro. Per es. uomo, calore.
Vedi Connotativum.
Abstractio è la separazione di una cosa
da un’ altra.
ABSTRACTIO realîs è l’azione con cui si separa
realmente una cosa dall’ altra, come un braccio
dal corpo.
Afsrractio logica è l'atto dell’ intelletto che
concepisce una cosa senza l’ altra, o senza le al-
tre colle quali è congiunta; come sarebbe conce-
pire # fuoco senza pensare al calore.
ABSTRACTIO simpler, o praccisiva, 0-per mo-
dum simplicitatis, è quella con la quale 1° intel-
letto considera una cosa senza l’ altra, con cui è
80 4
congiunta, non però negandola. Tal sarebbe con-
siderare # ragionevole senza il risibile. -
ABSTRAOTIO composita, 0 negativa, 0 per mo- \
dim compositionis et divisionis è quella colla
quale non solo si concepisce una cosa senza l’al-
tra con cui è congiunta, ma si nega altresi che le
sia inerente; come sarebbe dire 7 corvo non è nero.
ABsTRACTIO pRysica è quella che si fa dalla
materia singolare non sensibile.
ApsrraoTio mathematica si fa dalla materia
sensibile non intelligibile.
AssrractIo metaphysica è quella che si fa dalla
materia sensibile ed intelligibile. Il Fisico, ewem-
pligratia, considera il corpo naturale in univer-
sale, e non quello o questo: il matematico cortsi-
dlera la quantità non la natura: il metafisico poi
la ragione dell’ ente astratta dalla materia e dalla
quantità.
| Abstrahentium non est mendacium. As-
sioma: Significa che chi astrae, ragionevolezza non
mente, perchè, quanto all’ uomo, non afferma nè
nega.
Accidens è ciò che è inerente ad una so-
stanza, senza che faccia parte della sua essenza:
quale ad esempio, la bianchezza; la scienza. Onde
è detto
AGCIDENS EST ENTIS ENS; e, ACGIDENTIS ESSE
22° o
‘
AccIpeNs physicum secondo gli antichi ha entità —
distinta da ogni sostanza; è absolutum © modale.
AccIpeNs absolutum, che si riduce alla qualità
e quantità. ( Vedi Qualitas e Quantitas)
può per opera divina incontrarsi senza il subietto..
Tali sono pei Teologi gli accidenti del pane nel-.
} Eucaristia.
AccipeNs modale non può mai trovarsi fuor di
un subietto. Accidente modale è per es. Za cur-
vità nella linea, l’azione e la passione, la cogni-
zione e simili, le quali essendo le ultime deter-
minazioni dell’ essere, o ciò che fa la cosa agente,
paziente © conoscente, non possono esser concepite
senza la cosa. |
Accmens separabile è quello che agevolmente si@
può separar dal subietto, come il calore dal ferro. —
Accmpens inseparabile è quello che non si può,
separare dal subietto, 0 almeno molto difficilmente,
qual i candore dalla neve.
AccIDENS estrinsecum è quel che denomina n
subietto estrinsecamente soltanto, come l'azione.
AccIpeNS intrinsecum, è inerente alla cosa di
cui si chiama accidente, come il fresco dall'acqua.
Accmens logicum o praedicabile, è una qua-
lità che, o sia sostanza o accidente, è inerente al
subietto, salvo la sua essenza ed in modo contin-
gente e non necessario. Le vesti, la dottrina, ad
esempio, son accidente logico.
ACCIDENS metaphysicum o praedicamentale è
quello cui naturalmente compete | inerenza al
soggetto per esistere, ma nel suo concetto fa
astrazione dal modo di inesistere; se cioè sia
in modo necessario o contingente. Di maniera
che può darsi un accidens metaphysicum che
non sia accidens logicum: ad esempio: la capa-
cità di sapere è inerente alla natura umana e
però «ccidens, ma in modo necessario, perchè
emana dalla sua essenza; e tale dicesi Pro-
prium. Vedi Proprium.
Accidentale compositum è quel che vien
posto in azione o dalla sostanza, o dall’accidente,
oppure da sostanze complete nel genere loro, quale
un mucchio di pietre.
ACCIDENTALE compositum supernaturale è quello
che consta di un subietto naturale, e di un acci-
dente soprannaturale; come 7’ uomo giusto, che
consta di natura umana e grazia abituale.
Accidentale e Accidentaliter. Vedi
Essentialiter, Formaliter, Forma.
le, Per se.
Accidentalis /orma. Vedi Actus for-
malis.
Accidens non migrat de subieeto in subiectumj
gli accidenti non passano di sostanza in sostanza:
p. e. una nuova qualità prodotta dal paziente, non
è una particella della qualità dell’ agente.
— b.—
‘«Accomoda distributio sì ta allorchè un at- * :
tributo conveniente a tutta la specie si adatta, —
ossia si attribuisce ai singoli individui con diffe-
renza proporzionale fra essi. Così per distribuzione
accomoda è adattabile a tutti gli individui la pro-
posizione: tutti patiscono qualche male. i
Accomodative. Vedi Accomoda di-
stributio.
Accretio strettamente presa vale acquisto
di quantità maggiore di quella perduta. Vedi
Motus. ;
Actio è ciò mediante cui un agente produce
l’ effetto.
ActIo-immanens è quella il cui termine è ri
cevuto nel supposto istesso da cui è emessa, come.
la visione.
AomIo transiens è quella il cui termine è rice-
vuto in un subietto distinto dall’ agente, come 10
riscaldamento. «- Al
AorIo substantialis è quella che termina alla
sostanza, qual la generazione del fuoco.
Acmto accidentalis è quella per mezzo di cui.
vien prodotto l’accidente, come l’ imbiancatura.
Acrto instantanea è quella che si fa in un istan-
te, o che non si scompartisce in momenti diversi.
come l’ illuminazione, la creazione.
Acero successiva è quella che sì fa in momenti
successivi, ossia con tempo, come #7 raffreddamento.
PA
‘’Actio actionis. Veli Unio unionis.
Non datur actio ‘in distans: Assioma: il quale
stabilisce che non si dà azione in distanza: ossia
che fra il movente ed il mobile vi deve essere
contatto fisico: perchè essendo .certo che in fondo
‘ad ogni azione fisica si trova il movimento locale:
non patfebbo andare il movimento dal punto A
al punto 5, senza passare per tutti i punti in-
termedii.
Actiones sunt suppositorum. Assioma signi-
ficante che le azioni come le passioni si attribui-
scono al composto intiero, cioè all'individuo, non
a quella sola parte che emette l’azione, 0 soffre la
passione. Così, malato il corpo, dicesi malato l’uomo.
Actu esse; dicesi una cosa tale quando è di-
fatti fuori delle sue cause; quando cioè è già pro-
dotta. Vedi Potentia. i
Actualiter esse dicesi di quello che è in
atto. Ha per correlativo Potentialiter ©
Habitualiter, che si dicono di ciò, per pro-
durre il quale abbiamo potenza o abitudine. Così
in chi si muove nell’ attualità, il moto si troverà
actualiter; in chi può muoversi, potentialiter ; in
chi suol muoversi habitualiter.
Actuare val ridurre in atto, e talvolta anco
informare. Veli Informare.
Actus. Dell’atto non si può dare definizione
propriamente detta: ma in genere può dirsi la
s Pa
bi;
_8—-
perfezione 0 il Sinpieragià della potenza : Quindi 7
l'atto può definirsi ciò che è per opposizione alla
potenza, la quale è ciò che non è ma può essere.
Si denomina talora l’esistenza dell’ ente. Per il che
| esse actu o în actu, ens actuale, actualitas; habere
actum significano esistere. Per siffatta guisa il
mondo già prodotto dicesì avere actum, che non'
aveva quando era puramente possibile. Si prende
p' pure talvolta per attributo dell’ ente, da cui gli.
fe: altri attributi di esso ente si intendono derivare.
Così la razionalità nell'uomo dicesi actus, rispetto 2
agli altri attributi, che da quella derivano.
Acrus essentialis è, secondo i Teologi, l’ atto
comune alle tre persone divine, a cui è correla-
tivo l’Actus notionalis.”
I Actus elicitus si dice l’ atto che si emette dalla
volontà immediatamente, senza concorso di altra
potenza, come l’amore, l'odio ecc. ;
Actus imperatus quello che dalla volontà pure
& è comandato, ma che per l’ esecuzione vien fidato | fe;
ad altra potenza, come il camminare.
Acrus humanus, 0 libero, o morale è quello che
sì emette dietro deliberazione della ragione, come
il fare una elemosina. "
Actus hominis o naturalis è quello fatto dal-
l'uomo senza avvertenza della ragione, come il
fregarsi la barba.
esp ga
AotTUS formalis, o semplicemente AOTUS, si dice
la forma substantialis 0 accidentalis, perchè essa
è che determina la cosa affinchè sia ciò che è,
anzichè altro. Così la forma sostanziale del fuoco
determina ‘il composto nel quale sta l’esser fuoco,
‘e non altro. Parimente Za forma accidentale del
calore determina il corpo ad esser freddo, non
caldo. Actus in tal senso ha correlativo Poten-
tia (Vedi), ossia la materia del composto in quanto
è capace della forma.
Aorus informativus è la forma, o ciò che in
qualche composto sta per forma, come l’ anima
nell’ uomo, la cognizione nell’ anima intelligente.
Correlativo ad esso è la Potentia informabilis, che
è la materia del composto, come il corpo.
Acrus substantialis che insieme colla materia
prima costituisce di per se un solo ente; come
l'amiîma informa l’ uomo e l’attua.
Acrus accidentalis è quello che attua la cosa
già costituita nell'essere suo, come il colore.
AoTUs primus per antonomasia è la forma, e
poi l'essere avente potenza, per es. di vivere, di
intendere.
Aotus secundus è l’azione emessa dalla poten-
za; onde dicesi che uno opera in actu primo quando
ha potenza di operare; in aetu secundo quando
opera di fatto.
Sa
AoTUS primus remotus è la causa destituita di
qualche condizione, o perequisito per operare,
Aorus primus prorimus è la causa che pos-
siede tutti i perequisiti ad emettere l’azione, Così
il fuoco non applicato alla stoppa è în actu primo
DI
remoto di bruciare; quando però è applicato è n
{ actu primo proximo.
< Aorus signatus è l’ atto accompagnato da segné,
parole, gesti od altro.
Actus erercitus è l'atto emesso senza segni,
come il silenzio, quando sta in luogo di assenso;
4 l'astensione da] fare una cosa, e simili.
i AcTUs respectivus è 1’ ente incompiuto, qual la
materia mancante di forma.
3 AotUS absolutus, è l'ente compiuto, come l’uomo,
l'Angelo.
Actus absolutus simpliciter è l atto puro.
Acrus purus propriamente dicesi quello che è
- perfezione in sè, non è complemento di aleuna po-
tenza, nè può avere ragione di potenza relativa-
mente ad un atto ulteriore o più perfetto. Solo
Dio è in questo senso l’atto puro, giacchè in Esso
non si può concepire mescolanza di potenzialità
veruna: e però dicesi ancora aetus absolutus sim-
pliciter. All'atto puro sì oppone la pura potenza | 2
della Materia prima, e l' actus non puwus, che è
unito a potenza, come l’anima rispetto al corpo,
— 11.
oppure è in potenza ad atto ulteriore, come l’anima
rispetto alle sue operazioni.
Aorus vitalis. Vedi Vitales actus.
AotTUS et potentia dividunt ens et quod libet ge-
nus entis. Assioma: il quale vuol dire: 1. che
l'ente finito è logicamente pensabile neîtdue stati
generalissimi, di ato in quanto esiste, e di po-
tenza în quanto può esistere, ossia, è possibile —
2. che ontologicamente è composto di due essen-
ziali principii: della potenza come soggetto, del-
l’atto come forma: ed in questi elementi primi si
risolve ciascun ente finito, come ciascuna essenza
e natura si risolve nel genere e nella differenza —
8. che quindi il concetto generalissimo dell’ ente
in astratto, vien diviso, ossia quasi moltiplicato
nei diversi modi di essere, in concreto, per l’ atto
e la potenza: da che ne segue l’altro assioma:
AOTUS et potentia sunt in eodem genere: per-
chè î principii componenti, essenzialmente ordinati
fra di loro a formare l’ unità ontologica, debbono
convenire nello stesso genere supremo ; di maniera
che se l’atto è nel genere di sostanza 0 di acci-
dente, così pure deve essere la potenza.
Actu et potentia idem simul esse non potest:
è impossibile essere ad un tempo in atto ed in
potenza sotto lo stesso rapporto : essendochè le no-
zioni di atto e di potenza sono opposte: tuttavia
un atto può essere una potenza, ed una potenza
può essere atto sotto rapporti differenti: per es. la
facoltà di pensare è una potenza rapporto al pen- |,
siero, ed è un atto rapporto ad un essere inca-
pace di pensare: Qui si fonda l’altro assioma:
Omne quod movetur ab alio movetur: intendendo
ab alio, un altro che possa essere anche parte di
se stesso, purchè l'atto che muove, in quanto tale, —
ò non sin lo stesso che la potenza mossa : così,
È l’anima muove il corpo, l’ intelletto muove la vo».
È lontà.
Quod est in potentia non reducitur in actum
nisi per ens actu; perchè la potenza essendo per
la sua stessa naturà indeterminata e indifferente,
fra più atti contrarii egualmente possibili, ha bi-
sogno di ricevere da un altro la sua determina-
zione e la sua direzione. |
AOTUS est perfectio potentiae: perchè per l’atto
la potenza passa dall’ indeterminazione alla deter-
minazione: l'atto è il complemento dell’ essere :
la potenza è un essere cominciato.
AotUS est prior potentiae: l'atto precede la po-
tenza: perchè ciò che è in potenza non può essere
ridotto in atto se non per l’ente in atto: e ciò
intendesi di una priorità di ragione, di natura e
di fine, ed anche di una priorità di tempo se sì
tratta di trasmutazione non instantanea ma sue-
208 =
Actus melior est quam potentia. Assioma: si-
gnifica che per qualsiasi cosa è meglio l’ essere
attualmente, che il poter essere soltanto: od anco
che la potenza col suo atto è migliore della po-
20 tenza, che ne è priva.
Adaequate si prende una cosa, quando si
prende integralmente e totalmente. Così 1’ uomo, Sa
adaequate preso, è l’animale ragionevole. Inadae- i
quate poi sì prende una cosa, quando si prende PI
parzialmente. Così } uomo concepito inadequata-
mente è un animale.
Adaequatio loci dicesi la proporzione dello
spazio colla cosa in esso collocata.
Adaequari © assimitari significano rag-
giungere la qualità e la quantità di un altra cosa,
o per via di un dato movimento, o in quanto uno
SE le prende da un altro.
Additum amplians è il termine aggiunto ad
ampliare la significazione di un altro, come nell’enun-
È ciato: L'uomo, qual sia, è soggetto a fallo ; l'inciso
do qual sia, amplia il significato di soggetto a fallo.
ADDITUM restringers è il termine aggiunto af-
finchè la significazione dell’ altro termine quasi ne
sia ristretta, come in questa proposizione: L'uomo
che è în piazza, cammina: l° inciso, che è in piaz-
sa; za, è additum restringens.
do ADDITUM diminuens è il termine aggiunto per-
chè il significato dell’ altro sia ridotto dal tutto
1400
alla parte; come in questa proposizione: L'etiope
è bianco nei denti. Le parole net denti, son ad-
ditum diminuens.
ApbITUM alienans è un termine aggiunto per
trasferire il significato di un altro termine di pro-
prio in improprio; come in questa proposizione:
L'uomo dipinto è bello; la voce dipinto, è ad-
ditum alienans.
Ad Extra. Vedi Actio transiens.
Adhaesive; dicesi un che trovarsi adhae-
sive in un altro, quando gli è unito senza esser-
gli compenetrato. Per es. la doratura alla cornice.
Vedi Inhaesive e Informative.
Adjacens terminus equivale a Termi-
nus adjectivus.
De secundo adiacente dicesi quella proposizione
nella quale il verbo ola copula non ha aggiunto
il predicato; per es. Pietro è. Se poi si aggiunga
il predicato, per es. Pietro è uomo, dicesi de ter-
tio adjacente.
In Adiecto. L'ipotesi dicesi ripugnare în
adiecto quando l’adiectum 0 il predicato è costi-
tuito di termini che tra loro si distruggono: come
questa ipotesi: se 7’ uomo fosse passibile ed im-
passibile. 04 anco quando il subietto della ipotesi
sì prende come affatto invariato: tal sarebbe, se
Puomo, restando uomo, non fosse ragionevole.
Ad intra. Vedi Actioimmanens.
— 19 —
Adseitas è attributo di chi ha relazione od
ordine a se. Si dice di Dio perchè non proviene
(la altri. Vedi Abalietas.
Aequale. Uguali diconsi due cose che con-
vengono fra loro nella quantità dimensiva 0 vir-
tuale. Vedi Simile.
A:equalitas aequiparantiae è uguaglianza
per quantità assolute: un membro è uguale ad un
altro.
AEQUALITAS proportionis è 1 uguaglianza «di
quantità comparata: Per es. Ze dita delle mani.
Non uguali per quantità assoluta, l’ uno è uguale
all’altro proporzionalmente, servendo la quantità
di un. dito, come quella d’ un altro all’ ufficio a
cui son destinati.
Aequiparantiae reutio. Veli Rela-
tio.
Aequivoca a casu son quelle cose all’ una
delle quali conviene un predicato in un senso, @
all'altra in un altro come Gallo gallinaceo, e
Gallo di Gallia.
Arquivoca a consilio son le cose analoghe. |
AEQUIVOCUM aequivocans è ciò che per ragione
affatto diversa conviene ai suoi inferiori, come il
vocabolo cane conviene solamente, quanto al nome,
al cane celeste, al terrestre e al marino.
Aequivoca 4equivocata sono quelle cose delle
quali il nome è identico, e la ragione della so-
— 16 —
stanza significata dal nome diversa affatto: come
Taurus animale e taurus monte, non hanno per
nulla la natura comune, significata dal vocabolo
taurus. Vedi Univoca, Analoga.
Aequivocatio dialectiva, che è 1 aequi- —
vocatio vera e propria, nasce da questo che con.
un nome medesimo vengon significate più cose, a
cui corrisponde una ragione diversa, qual si vede.
nei generi. : x3S
‘AEQUIVOCATIO physica, consiste nell’ unità di È
una certa natura, che si riscontra in ragione dif-
ferente negli obietti che la possiedono, posseden-
dola uno in maniera più perfetta di un altro, come
ad es. l’animale si trova nell uomo più perfet-
tamente che nel bruto. \
Aequivocum. Vedi Universa ed
Univoca.
Aeternae veritatis propositiones son quelle |
che enunziano qualche cosa di essenziale al su- ©
bietto, come l’anima è spirituale. Quel che in vero
è essenziale ad un qualche subietto ha verità eterna
in questo senso, che tal subietto mai potè essere,
o potrà essere, o immaginarsi senza di quello: è
tale verità ha fondamento nell’ intelletto divino,
come nel principio universale contentino di ogni
verità.
Aeternitas è il possedimento tutto insieme
e perfetto di una vita interminabile.
1)
“ Aevum è durata permanente, mimutabile
di sua natura, avente principio ma non fine, come
la durata dell’ angelo nella sua semplicità. Vedi
Tempus imaginarivm. ‘
Agens agendo repatitur. Assioma che signifi- _
ca, che un agente nello stesso suo operare patisce
per la reazione di ciò su cui opera. Di qui ricar
vano i filosofi che l’ uomo, anco senza malattia, e
Par la sola forza della nutrizione dovrebbe mo-
rire. Vedi Passum, Simile e Termi-
nus. :
Agens nullum intendens in malum operata
(sottintendi in quanto è male) (Assioma). Si può
applicare alle cause necessarie e libere. Le prime
operano per virtù di Dio, e il loro operato, come
a causa principale in se, si riporta a Dio, che non
può tendere al male come male. Applicato alle
seconde, il senso è, che la volontà è mossa sol-
tanto dal bene, o apparente o reale.
AgENS agit sibi simile perchè l’azione è l’espres-
sione stessa e l’immagine dell’ agente; inoltre
rende simile a se la potenza che riceve passiva-
mente la sua azione.
Agere. Vedi Esse.
Aggeneratio. Vedi Motus.
Alienum. Vedi Proprium.
Alietas equivale a distinzione, ossia significa
che una cosa è distinta da un'altra.
TR
Aliquitates. Vedi Realitates.
Alteratio presa in senso lato è modifica-
zione di qualità qualsiasi; come l’ acquisto della
dottrina.
ALTERATIO in senso proprio val moto verso uma,
qualità sensibile, media o estrema, come l’ imbian-
catura.
ALTERATIO corruptiva è il moto corruttivo del
subietto in cui avviene. E
ALUTERATIO perfectiva è quella che non tende
alla corruzione ma alla perfezione del subietto,
come l’ luminazione. Vedi Motus.
Ampliatio sta nel prendere un termine per
un tempo diverso da quello significato da esso
nella proposizione, come sarebbe dire; il giusto
peccò; cioé prema del peccato era giusto. Vedi
Status termini.
Analysis consequentiae dicesi quella, con
cui analizzando un sillogismo dimostriamo che è
saldo, perchè è condotto con tutta regola di figure
e modi.
ANALYSIS consequentis, è quella con cui ana-
lizziamo un sillogismo, e lo dimostriamo saldo,
perchè dalle sue proposizioni vere e necessarie
nasce, come da vere cause, l’ illazione, e da questa
la scienza.
Analoga son quelle cose delle quali il nome
è identico, mentre la ragione significata dal nome
,
2196
è in parte identica, in parte no: come Dio e la
creatura rispetto all’ arte.
AxaLOGA attributionis son quelle cose a cui
Ai
conviene un nome comune nel senso medesimo,
ma per titolo diverso, per es. luomo, il cibo, il
polso diconsi sani, ma -per analogiam attributio
niîs, perchè all’ uomo conviene la sanità propria-
mente e principalmente; al cibo come a causa di
| sanità; al polso come a segno.
| AxALOGIA proportionalitatis son quelle cose a
cui conviene un nome comune con significato si-
mile, e con proporzione; per esempio, al' prato e
all’ uomo conviene il riso per aralogiam propor-
tionalitatis; in quanto il riso dell’ uomo indica
l'animo tranquillo; e l’amenità del prato la buona
tempera del suolo.
AnaLoga analogata. Vedi Univoca.
Analogum. Vedi Universa ed Uni-
voca.
Animatio è l’azione per cui avviene che
l'anima informi il corpo, o colla quale 1 anima
informa il corpo.
Antiperistasis è lo stesso che Circu-
mobsistentia, ossia la resistenza fatta al
corpo dalle cose che lo circondano. Così i luoghi
sotterranei si dicevan in inverno più caldi per
antiperistasim, vale a dire perchè i meati della
terra, in quel tempo chiusi, e l’aria esterna più
i)
densa circonda que’ luoghi, e impediscono che ne
scappin fuori le esalazioni ignee. ;
Apparenter. Vedi Formaliter.
Appellare; dicesi una parola appellare a
quel termine di cui è sinonimo o epiteto. Per es.
Cicerone fu oratore grande; la voce gramde ap-
pella al termine Cicerone. Di qui denominano il
primo termine Appellans, e l’altro Ap-°
pellatum. È
Appetitus è la potenza della cosa che pro-
pende naturalmente al suo bene e fine: Così la
materia appetisce la /or ma. È. "VI
Apperitus elicitivus è la potenza per la quale;
l’animale è condotto ad un bene conosciuto.
Apperitus rationalis è lo stesso che volontà,
ed è facoltà inclinante al bene conosciuto per I
l’ intelletto. I
APPETITUS sensitivus è quello che tende al bene
percepito solamente col senso. is
APPETITUS cone upiscibilis è quello che tende al
bene sensibile assolutamente sotto ragione di bene.
APPETTTUS îrascibilis è quello che tende al bene
sensibile arduo e difficile ad ottenere. |
Apprehensio simpler è l'atto dell'in-.
telletto, che concepisce una cosa senza afferma-
zione 0 negazione; come quando pensiamo ad.
un che, senza affermare che è lucido bianco, è via
dicendo.
CITE
Appropriata nomina. Vedi Nomina
propria. ‘
Arguitive. Vedi Formaliter.
Argumentum, è ciò che si adopera per
provare una cosa di un’ altra. Argumentum de-
monstrativum è il ritrovato necessario per gene-
vare la scienza. Argumentum topicum è il ritro-
vato probabile per far fede; come se tn provi che
Socrate è un uomo dabbene, perchè è FWosofo.
Ascensus terminorum. Vedi Descen-
Sus.
Aseitas. Vedi Adseitas.
Assensus è l'atto dell’ intelletto con cui
aderisce ad un obietto a cagione dell’evidenza dei
termini; un mezzo razionale, o un comando della
volontà. Vedî Consensus.
Assimilari. Vedi Adaequari.
Per Attributionem è lo stesso che per
imputationem. Per attributionem si mette a conto
dell’ uomo la scienza sebbene sia l’ anima sola che
n'è il subietto.
Attributum superius ad un altro che per
ciò è inferius, dicesi quello, che è più universale,
o ha estensione maggiore dell’ altro.
Avugeri intensive val ricevere una qualità,
o più gradi dell’ entità istessa nella medesima
parte del subietto; o il completarsi dell’ obietto
più e più in una parte stessa, come quando 7
= RS
calore si fa intenso in una stessa parte della
mano.
AUGRRI extensive vale lo estendersi di una qua-
lità a più parti o dell’ obietto, o del subietto, come
lo estendersi della scienza a più conclusioni. po
AUGERI per iuzta positionem, è il crescere per
giunta di nuove parti alle anteriori esistenti, come
quando si aggiunge altra acqua all'acqua. ;
AUuGERI per intus susceptionem; tal sarebbe il
crescere per 7’ alimento che la pianta trae dalle
radici.
3
Beatitudo è lo stato perfetto pel cumulo |
di tutti i beni.
BramiTUDO obiectiva è ciò pel cui possesso uno
divien beato. 5
BratItuDO formalis è l'atto col quale perce-
pendo la beatitudine obiectiva, uno si rende for-
malmente beato; e secondo S. Tommaso, la visione
chiara e intuitiva di Dio. :
Bonitas iranscendens, 0 entis è la perfezione
dell’ ente.
Bonum entitative è detta qualsiasi cosa in |
quanto ha l’ essere in atto.
Boxum transumptive, a cui si oppone il bonim
proprie ossia il buono veramente, o il perfetto,
Mep La
dicesi alcunchè per somiglianza, in quanto cioè a
perfetto nel male; come si dice un buon bevitore,
o perfetto bevitore.
Boxum diffusivum, 0 communicativum sui in
i quanto è della indole sua il poter diffondersi e
“ comunicarsi. Nelle cose fisiche la ragione di tale
. assioma si desume dalla inclinazione che hanno
; le creature ad operare vicendevolmente l’una sul-
l'altra, e assimilarsi le altre, comunicando loro la
propria specie, non potendo la individuale sostanza.
Il fuoco, per es., tende a convertire in fuoco tutte
le cose. Nelle morali, la ragione si desume dalla
inclinazione a render partecipi gli altri delle virtù
" e beni che uno possiede. Si aggiunga ancora che
to una cosa che in nulla di suo comunichi con le altre
di è inutile, e quel che è inutile non è buono.
ei Bonum ea integra caussa malum ea quocumque
Si defectu. Assioma. Siccome il buono risulta dalla
È presenza di tutto quel che concorre alla perfezione
«E di una cosa, così, se aleunchè manchi, vi è male.
«fl Bonum totius est bonum partium. Assioma. Ha
e. sto fondamento in questo, che ciò che compie 0
perfeziona in modo assoluto l’intiero, ne compie
ga o perfeziona le singole parti; laonde queste appe-
| —’1tiscono il bene dell’intiero. Per es. ciò che tien
sano l'organismo intiero tien sane le membra
singole.
Caeteris paribus o Caeteris iniparibus, ,
si dice quando istituito un ‘confronto fra più cose
si concede che una soperchia 1’ altra, o lo è simile,
posto che tutto il resto che loro si riferisce sia
preso come pari, 0 come impari. Così ad esempio
il cune, caeteris paribus, è più utile del gatto:
al contrario un gatto sano val più d’un came,
Caeteris imparibus ; cioè se sia sordo o senza
odorato. Ò“
Categorema è il termine che può esser
predicato di per se, od esser subietto di enun-
ziazione. 4
Categorematicus si denomina quel ter-
mine che è significativo di per se, e può enun-
ziarsi senz’ aggiunta; vale a dire quel termine, la
cui significazione è così indipendente dal consor-
zio di altro termine, da esser sufficiente di per
se al subietto e al predicato. Tali sono i nomi
sostantivi, quali Pietro, Oro. Vedi Infinitum,
e Sincategorematicus. 3
Categoria è l'ordine reale e la disposizione
dei categoremi, quali la sostanza, la. quantità. 4
Categorica così si denomina una proposi
ziohe semplice ossia assoluta, senza supposizioni.
2 CORSE
Categorice dicesi di chi parla senza sup-
‘ posizioni o condizioni o altro, che renda il discorso
complesso.
Categoriae Aristotelis. Vedi Praedica-
menta. ;
Causa è ciò, onde una cosa ha tal origine
da esser propriamente prodotta da essa, e dipen-
derne nel suo essere, e nel suo esser fatta; a dif-
- ferenza di Principium (Vedi) che è ciò, onde
un che ha origine senza bisogno che ne dipenda.
Causa adacquatà è quella, dalla quale, e da lei
sola, procede l’effetto. Es. ?2 Sole rispetto alla luce.
Causa inadaequata inferior è quella, da cui non
solo è prodotto l’effetto: come il fuoco è causa
del calore.
Causa inadaequata superior è quella dalla quale
sola, ma non tutta intiera dipende l’ effetto, Per
es. l’animale rispetto alla respirazione.
Causa univoca è quella che produce l’ effetto
della stessa specie, come il leone produce il Zeone.
Vedi Univoca.
Causa aequivoca è quella che produce l’effetto
di specie diversa da se, come # sole produce le
messi. Vedi Aequivoca.
Causa causae est etiam causa causati. Assio-
ma; perchè la causa, ossia il producente la causa
le dà potenza e forza di produrre i suoi effetti:
e così è causa almeno remota di tali effetti. Così
Lane dei PROTO, A " PI, Pil",
— 26 —!
il sole che produce la luce, è causa remota della
visibilità degli oggetti illustrati dalla luce.
Causa evzemplaris è 1 esemplare a cui imma-
gine e similitudine è prodotto un qualche effetto.
Così 7 idea di casa nella mente dell’architetto è
causa esemplare della casa, che esso edifica.
Causa ertrinseca è quella che si distingue dal-
l’effetto realmente e adeguatamente.
Causa intrinseca rispetto a qualche composto
diconsi le parti onde esso consta, come ?' anima
e il corpo rispetto all’ uomo.
Causa formalis extrinseca dicesi anco forma
— concreti logici. Vedi Concretum.
Causa materialis dicesi extrinseca rispetto alla
forma che da essa risulta. Vedi Eductio.
Causa materiabis intrinseca è quella che costi-
tuisce l’ effecto come materia sua: tale è il corpo
nell’ uomo, e la materia nel composto artificiale;
il marmo per es. nella statua.
Causa formalis intrinseca, o semplicemente
Causa formalis è quella che costituisce 1° effetto
come Za forma, specificandolo o collocandolo in
una data specie; per es. l’anima nell'uomo, e la
figura nella statua.
Causalitas è l'astratto di causa, ossia è
quella proprietà, forza, o facoltà che fa che la
causa sia tale. Non di rado si prende per l’azione
istessa, o per l’ esercizio della causa.
Causaliter. Vedi Formaliter, e Oc-
casionaliter.
Causae secundae non agunt nisi motae a prima:
Assioma : il quale vuol dire che le cause seconde
operano per l’ essere e le forze create da Dio, da
lui conservate, ed applicate ad agire: essendochè
l'influsso causale di' Dio congiunge la potenza
all’ atto delle cause seconde: perchè: quod est in
potentia non reducituw in actum misi per ens actu.
Vedi Actus.
Certitudo cognitionis, od anco Obiecti
formalisè quella che nasce da un motivo impellente
all’assenso, per es. dall’ evidenza, dall’ autorità.
CerTITUDO cognitionis si prende anco per, evi-
denza di giudizio, o per l’ effetto di questo.
CertItuDO obiect. è la necessità antecedente 0
conseguente che esso sia quale si giudica.
CertITUDO subiecti è 1 adesione tenace dell’in-
telletto al suo giudizio come vero; la quale, seb-
bene non debba aversi che per saldo e ragione-
vole motivo, tuttavia nasce talora da pervicacia.
Circuire vale abbracciare; la giustizia, còr-
cuit, abbraccia tutte le virtù.
Circulus formalis 0 uniformie o Circu-
latio adoperansi parlando d’ argomentazione.
CrrcuLUS Zogicus equivale a eircolo vizioso.
CircuLus materialis e regressus demonsbratio-
nis si fa quando per es. si prova la causa per gli
ia ii
e. Pa
PERI i
effetti; e dipoi, per la causa, considerata più at-
tentamente e meglio cognita, o provata da altro
capo. proviame a priori gli effetti istessi. Così
dall’ esistenza delle cose create inferiamo l’ esì-
stenza del creatore: considerata .dipoi più atten-
‘ tamente la natura di Lui e conosciute le perfe-
zioni, deciamo che l’esistenza e l’ ordine delle cose
create dipendon da Lui.
Circumobsistentia. Veli Antiperi-
stasis.
Circumsceriptiva praesentia, 0 extensio
nel corpo, è un tal modo di esistere in un luogo,
sì che le parti di esso rispondano alle parti dello
spazio, nè una parte sia in luogo di un’altra, o
compenetrata all’ aitra. Così è di tutti i corpi na-
turalmente esistenti in un luogo. Quello poi si dice
esser in un luogo definitivo, che.è così in un luogo
proporzionato alla sua qualità e virtù, che in forza
di quella presenza sua non possa insieme trovarsi
in altri, senza un nuovo miracolo. Così ? anima
è presente al corpo.
Claudere aliud in suo intellectu dicesi di
ciò, nel cui concetto è inelusa un’altra cosa: come
il concetto di padre, che non è intelligibile senza
quello di figlio, e viceversa.
Cognitio abstractiva è quella che manca di
uno dei due requisiti per la cognizione intuitiva.
Vale a dire, quando conosciamo le cose non per
— 299 —
mezzo delle loro immagini proprie, ma di altre:
o quando conosciamo le cose non presenti. Così è
Abstractiva la cognizione che ora abbiamo di Dio
in quanto è attinta dalle creature; così quella
degli antipodi, di Adamo ecc. che non abbiamo
presenti. In questo significato la cognizione ab-
stractiva si oppone all’ intuitiva.
CogvnITIO comprehensiva strettamente tale, è
@ quella che è adequata all’ obietto, o del tutto pro-
| porzionata; per la quale si conosce l’ obietto in-
tiero e totalmente: lo che avviene allorchè lo co-
nosciamo tutto, ed in ogni modo col quale può
esser conosciuto, anco quanto a tutti gli effetti e
termini coi quali intrinsecamente sì connette. Tal
cognizione deve essere chiara, certa, evidente.
CosnITIO diseursiva si oppone all’ intuitiva, ed
è ragguagliata ad un movimento, in quanto da
idee note trapassa alle meno note.
CoenrTIo intuitiva importa due cose: che sia
fatta per le specie propria, ossia per 1’ immagine
propria dell’ obietto stesso impressa da questo 0
da Dio, e che si riferisca ad un obietto realmente
presente, e con somma chiarezza e certezza. Così
intuitiva è la cognizione del sole, mentre lo ve-
diamo, e quella che i beati hanno di Dio.
CoawrTIO quidditativa nel senso stretto è quella
; che nasce dall’ immagine propria dell’obiettoy} come
lintuitiva, e penetra per di più distintamente i
"À
dal
A
predicati essenziali fino all'ultima differenza, con
un concetto chiaro, proprio e positivo. Di tal fatta
è la cognizione che Dio ha di tutte le cose. La
cognizione però quidditativa in senso lato è qual-
siasi cognizione della quiddità od essenza di un
obietto, o qualsivoglia definizione che spieghi ciò
che la cosa sia.
Omnis cognitio fit ad modum
cognoscentis: assioma il quale si fonda
sull’altro: quidquid recipitur ad modum reci-
pientis recipitur. La cosa conòsciuta è nel cono-
scente per assimilazione, ossia per trasformazione
intenzionale: quindi il grado della cognizione è ,
a seconda del grado dell’assimilazione o trasfor-
mazione; e questa secondo la natura del cono-
scente in rapporto del conosciuto; quindi se la
natura della cosa conosciuta sia di molto supe-
riore a quella del conoscente, la cognizione sarà
di molto inferiore ed inadequata; se eguale, ade-
guata; se inferiore, la cosa conosciuta sarà nel
conoscente in modo più perfetto.
Fadem sunt principia essendi et
cognoscendi: significa che ex parte rei co-
gnitae ciò che è principio dell'essere lo è anche
del conoscere, perchè il conoscibile, ossia l’og-
getto dell'intelletto è lens: cui consona il detto
Aristotelico (Metaph. Lib, II, c. 1, n. 5): Ut
secundum esse unumquodque se habet, ita etiam
NIN el a ___»
— 31 —
secundum veritatem, il fondamento della cono-
scenza è l’essere, ed ogni cosa è conoscibile in-
quanto è in atto. è
Collective. Vedì Conjunetim.
Collectim. Vedi Coniunctim.
Commune è ciò che conviene a più e può
dirsi di più: come p. e.: sostanza, natura umana:
il commune è triplice: univoco, quando conviene
a più nello stesso significato, p. e. animale:
equivoco, quando conviene a più il nome, ma non
la cosa significata: p. e. Zeone detto dell’animale
e della costellazione: analogo quando conviene a
più non solo in ragione del nome, ma anche di
un rapporto reale, p. e. sano è comune al cibo
ed alla medicina, in rapporto all'animale, il quale
conserva la sanità con il cibo e la ricupera con
la medicina; ovvero in ragione di una propor-
zione 6 somiglianza, p. e. il ridere è comune al
prato ed al volto dell'uomo. — Al commune si
oppone il Proprium che conviene e dicesi solo
dell’individùo, p. e. Socrate, Atene.
Commune nobilius. Deve intendersi di ciò,
che è più comune quanto alla causalità; ossia
della causa capace di più effetti. )
Comparative val lo stesso che Respe-
cetive (vedi).
Completive equivale ad Absolute.
Complexa dictio, dicesi quella, le cui parti
ve rag IE
significano alcun che del significato intiero, per
es. Pietro ride. ;
Complexe. Diciamo conoscere una cosa c0m-
plese, o perchè la cosa che conosciamo ne abbrae-
cia più; o perchè, per quanto semplice, pure è
presa dall’intelletto nostro per via di composizione.
Componere equivale ad affermare. Vedi
Dividere.
Compositio metaphysica risulta dalla po-
tenza e dall'atto, essenza ed esistenza, natura e
personalità.
Compositio logica. È quella che risulta dal ge-
nere e dalla differenza, l’animalità e la ragione —
volezza nell’ uomo.
Composrrio physica è quella risultante dalle
parti in se distinte, ma che sono 0 integranti 0
principi naturali, quali la forma e la materia.
Come 1 uomo fisicamente si compone di corpo @ <
d'anima ragionevole.
Compositum substantiale, e accidentale.
Vedi Substantiale.
Composirum physicum è quello che risulta da
parti reali e tra loro realmente distinte, quale
luomo, che consta d’ anima e di corpo.
Composirum metaphysicum è quello che si in-
tende risultare di parti reali, distinte soltanto per
ragione, come uomo, che risulta di animale e
razionale. Vedi Substantiale,
“= dg =
Conceptus rei proprius, ex propriis, 0 stri-
cte proprius, è quello con cui concepiamo la cosa
quale è in se, senza alcun aiuto di esempio o di
simbolo, come la duce che vediamo.
ConcePTUS proprius ex communibus è quello
con cui concepiamo la cosa per mezzo di predicati
comuni, e coll’ aiuto di un simbolo, di un esempio,
o di una negazione si limita ad un dato obietto,
in guisa che ad altri non convenga. Così con-
cepiamo col mezzo di predicati generici 7 anz-
ma, Dio, e tuttochè non va soggetto ai sensi;
e li distinguiamo per via di negazione dalle .
altre cose,
Conceptus ultimatus è il concetto di una
cosa significato per mezzo di qualche vocabolo,
per es. il concetto della cosa che si denomina città.
Il concetto poi del vocabolo città in quanto è un
vocabolo, dicesi, ConcePrus non ultimatus. La
differenza fra loro è questa, che i concetti della
cosa sono identici sempre e dovunque, mentre i
concetti dei vocaboli, che la significano, son di-
versi secondo la diversità dei linguaggi.
A Concomitanti. Vedi A_ Quasi PRIORI.
Concretum, dicesi il composto di sostanza
e forma, da cui sì attribuisce al subietto una
qualche denominazione.
ConcreETUM metaphysicum è quello, in cui la
forma non si distingue realmente dal subietto.
b-
PRETE [77 I 0
rali —.
ConcrETUM physicum è quello in cui si distingue
veramente, ma pur gli è inerente: se non gli è
inerente è Loeicum. Vedi Specificative.
Concupiscentia antecedens è il moto del-
l'appetito sensitivo, che inclina la volontà verso
un obietto dilettevole. Questo moto precede l’atto
volitivo, e influisce su di esso.
CONCUPISCENTIA conseguens è il movimento del-
l appetito sensitivo eccitato dalla volontà, e di-
pende perciò dalla volontà e le tien dietro.
Concurrere Lficienter, Directive, Mora-
liter, Imperative, Finaliter. Vedi Efficienter.
Coniunetim. Un vocabolo si prende in
questo o altri modi simili, quando si ha da inten-
dere di tutti gli individui, che significa presi in-
sieme. Vedi Distributive. .
Connexa son le cose, di eni |’ una non può
aversi o determinarsi senza l’ altra; come, la crea-
tura e il creatore.
Connexive significa, avere una cosa, certa
qualità per ragione della connessione con un’ al-
l tra. Il corpo inerte di per se, per connessione
ti coll’ anima, diviene attivo. Vedi Entitative
e Formaliter.
Connotative Vedi Subiective.
Connotativum nomen è quello il cui
concetto ne richiama un altro, come il vocabolo
Padre. Vedi Claudere etc.
DOW
a eta
— 35 =
Gansensus è l'atto della volontà, col quale
tende a un obietto già giudicato dall’intelletto.
Vedi ASSensus,
Conctatus suppositi 0 immediutio suppositi
dicesi allorquando colui, che opera immediatamente,
è per l'entità sua congiunto a chi riceve l’azione,
quale è Dio a qualsivoglia cosa su cui opera.
SoNntACTUS virtutis o immediatio virtutis sì
dice quando l'agente, mediante da sua virtù, ar-
riva a chi riceve l’azione, come il sole, mediante
la luce, all'aria.
ContIiGuuM dicesi di quella quantità la di
cui estrema superficie trovasi in contatto imme-
diato con altra. Per cui dicevansi contiqua le
cose, i cui estremi si trovano insieme; vale a
dire in luoghi immediati; come due legni che si
tocchino. Vedi Continuum.
Continere formaliter una cosa, vale averla
in sein atto, e in fatti: come il fuoco ha il calore.
CONTINERE eminenter, vale non posseder già
un che in atto, ma perfezione o virtù equivalente
per produrlo, siecome l’anima contiene eminen-
temente la perfezione dell'animale. Vedi F'or-.
maliter.
Continui puncta copuantia, vel terminan-
tia, vel continuantia sono i punti ammessi da
alcuni antichi nel continuo permanente, indivisi-
bili; i quali punti a non altro servono, che ad
LS
uu =
nnire le parti fra loro,
giunte con naturale vincolo.
CoNTINUI partes proportionales son quelle, che
sì ottengono con nuove suddivisioni fatte colla
proporzione medesima; come se si divide un le-
gno di due palmi, in due palmi; dopo in quattro
mezzi palmi, poi in otto metà di mezzi palmi, ©
così via dicendo; imperocchè si conserva una pro-
porzione suddupla nella divisione, e dupla nella
moltiplicazione. Siffatte parti, considerate in cia-
scuna loro ‘serie, per es. due palmi, o quattro
mezzi palmi son esse pure punti uguali, e non
comunicanti, come le parti aliquote; ma consì-
Aerata una serie coll’ altra, per es. due palmi con 4
quattro mezzi palmi, diconsi parti ineguali e co-
municanti; perchè i mezzi palmi son minori dei
palmi, e di essi ciascun fra loro in qualche cosa
partecipano. Le parti proporzionali diconsi altresì
indeterminate, perchè per nuove suddivisioni pos-
son sempre decrescere.
ContINUI partes aliquotae, eran così da Ari-.
stotele denominante quelle, che ripetute altret-
tante volte agguagliano l’intiero, in modo péeral-
tro da distinguersi adequatamente & vicenda, @
nissuna parte partecipando dell’ altra, ma avendo |
tutte una misura eguale e certa. Tali parti si
denominavano ancora determinatae aequales, non
communicantes.
— 37 —
Continuum permanens è quello le cui
parti esistono insieme, come un legno.
ContINUUM successivum è quello le cui parti
passano senza interruzione, ed. hanno la conti-
nuità nel senso di non interrotta successione,
come il creato, e il tempo.
CoNnTINUUM è una quantità avente unità d'e-
stensione, e non distinta da limiti, CONTINUA per-
ciò furon denominate quelle cose, i cui estremi son
uniti naturalmente, come le gocciole dell'acqua.
Contradictorie, Privative, Contrarie, Re-
lative. Son vocaboli che si adoprano trattandosi
della opposizione delle cose. La opposizione ha
quattro modi. Se una cosa si oppone ad un’altra
come ente e non ente, bianco e non bianco, si
oppone contradictorie. Se come l’ente e la sua
privazione, Zuce e tenebre, si oppone allora pri-
vative. Se si oppongono come enti assoluti il
dolce e l'amaro, allora si dicon opporsi contra-
rie. Se quali enti respettivi padre e figlio, re-
lative,
Contrahere genus, 0 speciem, significa de-
terminare. e come applicare il genere a qualche
specie, o la specie a qualche individuo. La parola
uomo, per esempio, ristringe il genere della ani-
malità; Pietro la specie della umanità; ossia il
genere unimale vien determinato, o applicato al-
l’uomo, e l'umanità a Pietro. Lo stesso signifi-
— 98 —
cato hanno dividere genus, dividere speciem,
cioè quello nelle sue specie, questa ne’ suoi in-
dividui.
Contraria son quelle cose, che nel genere
istesso distano fra loro massimamente, e sì re-
spingono a vicenda da un subietto istesso, come
il caldo e il freddo.
ContRARIA immediata son quelle cose, fra le
quali non può ammettersi alcun che di mediano,
come il secco e l’umido.
Cowrraria mediata son quelle fra le quali può
darsi un qualche medio, come fra il bianco e il
| nero.
Contrarie. Vedi Contradictorie.
Contrariorum eadem est ratio:
ciò significa che la definizione di uno dei con-
trarii si viene a conoscere dalla definizione del-
l'altro: così chi conosce cosa è virtù, conosce in
certo modo il suo contrario che è il vizio, e come
‘la virtù è eccellente nella perfezione, così il vi-
zio è eccellente nella imperfezione. E la ragione
sì è perchè i contrarii, sebbene in diverso modo,
sì riferiscono però allo stesso genere supremo.
Convertens Propositio dicesi quella che
vien dedotta da un’altra, trasponendone il su-
bietto e il predicato; per es. nessun uomo è Leone,
dunque nissun leone è uomo. La seconda dicesi
convertens, la prima conversa.
— 39 —
Ap Convertentiam dici, si dice di quelle
cose delle quali non si può significàre l'una senza
almeno tacitamente menzionare l’altra. Così ad
convertentiam, diconsi padrone e servo,
Converti dicesi di que’ termini, dei quali
i. l'uno può affermarsi dell'altro e viceversa; come
È ente e bene. Vedì 'Trascendentale.
Conversa propositi. Vedi Conver-
tens.
Conversio enuntiationum è la mutazione
degli estremi di una proposizione, conservatane la
Pe qualità essenziale e la unità, come sarebbe nissun
vizio è cosa lodevole ; nissuna cosa lodevole è vizio.
Copulate. Vedi Coniunetim.
pr Copulatim. Vedi Distributive.
ee Corporea sive corporalia per attributio-
nem son quelle cose, le quali, comecchè non sien
corpi, esigono tuttavia naturalmente di stare riu-
nite intrinsecamente ed in perpetuo al corpo,
come que’ moti e quelle qualità che devono ade-
rire alla materia. Vedi Spiritus, e PeR At-
tributionem. î
Corpus organicum vale corpo istrumentale,
cioè corpo che consta di parti, di cui l’anima sen-
sitiva si serve come di strumento.
Corpus muthematicum è una quantità, che
consta di trina dimensione: lunghezza, larghezza,
e profondità.
— 40 —
Corpus naturale è una sostanza composta di
materia prima e forma sostanziale, naturalmente
esigente la trina dimensione.
Corruptio è cessazione di una cosa per se-
parazione della materia.
CorrUPTIO unius est generatio alterius, et ge-
neratio unius corruptio alterius. Assioma che si
riferisce al succedersi delle forme nella materia:
non potendo questa esistere senza forma veruna,
al cessare d’una forma ne succede un’altra, come
dopo il fuoco, la cenere; e non potendo essere
sotto due forme, al sopravvenire d'una nuova
forma sostanziale, od anche occidentale che sia
contraria all'altra, depone la prima. Quindi l’as-
sioma va inteso in senso concomitante non cau-
sale; l'una immediatamente succede all’ altra, ma
non è causa dell’altra; e la corruzione si riferi-
sce a tutto il composto non alla forma sostan-
ziale p. e. corrotto il composto umano, succede un
altra forma, rimanendo però l’anima incorrotta.
Greatio vale produzione dal nulla preesi-
stente. Vedi Eductio.
dI
Decretio. Veli Motus.
Decretum attemperativum,relictivum, com-
missivum, indifferens, denominasi, secondo alcuni
— dl —
filosofi e teologi, il decreto col quale Dio stabi-
lisce di concorrere colle cause libere; perocchè
Iddio con tal decreto si attempera alla natura,
ed indole della volontà creata, rilascia e com-
mette ad essa la determinazione, e rende la sua
onnipotenza indifferentemente applicata a qual
siasi estremo. ' R i
Definitio nominis, è il discorso com cui sì
spiega la significazione di un nome.
DerinItIo rei è il discorso con cui si dichiara
l'essenza della cosa definita.
Derinmtio positiva è quella, che spiega la quid-
dità di una cosa con termini positivi, come per
es. luomo è animale ragionevole.
DerinitIo negativa è quella, per la quale si
chiarisce la natura della cosa con termini nega-
tivi, come Dio non è corporeo. 7
Demonstratio circularis. Vedi UmeuLus
materialis.
DewonsrRATIO propter quid è quella in cui si
prova che il predicato conviene al soggetto pro-
cedendo dalla causa prossima ed immediata agli
effetti, dagli universali ai particolari, ovvero dal-
l'essenza o quiddità di una cosa. Dicesi ancora
dimostrazione a priori.
DeMONsTRATIO quia è quella in .cui si prova
evidentemente che il predicato conviene al sog-
getto, senza che però ne sia manifesta la causa
dele
MO: >
immediata e la propria essenza o quiddità; per-
chè si procede dalla causa mediata, o dagli ef-
fetti o dai particolari; o indirettamente dagli
assurdi, o da qualche altro elemento che per qual-
siasi ragione si connette necessariamente con la
cosa da dimostrare — Quando tale dimostrazione
procede dagli effetti, dicesi a posteriori.
Denbminans è un nome da cui -se ne de-
duce un altro quanto al significato e alla deter-
minazione, come pietà da cui si fa pio. Denomi-
nativum è un nome dedotto da un altro quanto
alla voce, ed al significato, come giusto da giu-
stizia.
Denominative. Vedi Formaliter,
Specificative.
Denominativum. Vedi Denomi-
nans.
Descensus terminorum è la conseguenza
tirata da un termine comune ad uno meno co-
mune, od anco singolare, contenuto sotto di quello;
per es. ogni uomo è animale, quest uomo duuque
è animale. Ascensus per lo contrario è la conse-
guenza tratta dai termini non comuni e singo-
lari al termine comune, che essa comprende sotto
cli se, per es. ciascuno degli evangelisti è santo;
tutti dunque. gli evangelisti son santi.
Desitio val cessazione dall'essere, o dal-
l’opera.
sui ra
Desrrio per primum non esse rei, dicesi il ter-
mine estrinseco della cessazione, nel quale sta,
che ora non è, quel che immediatamente prima era.
Desrrio per ultimum esse rei è il termine in-
trinseco della cessazione, quell’istante cioè in cui
si ha, che una cosa chie ora è, immediatamente
dopo non sarà.
Determinate fare una qualche cosa, si-
gnificà risguardare operando ad una cosa, e non
ad altra. Determinative fare una cosa val deter-
minare la causa di quella, perchè la produca, Così
chi ti chiede un libro, ti muove a voler aleun che
determinatamente, ma non ti muove determina-
tive, ossia non ti determina, perchè la tua deter-
minazione non dipende da lui, ma da te stesso.
Dicere ad, si usa parlando delle relazioni.
Dicens ad è la relazione istessa, in quanto ri-
guarda il termine. Dicens în si denomina la re-
lazione in quanto è nel subietto. La filiazione in
Cristo per es. dicitur in; in quanto però esprime
un ordine al Padre, suo correlativo, dicitu» ad.
Dici de nullo significa, che quel che sinega,
di un subietto preso in universale non si può af-
fermare di quel che in tal subietto è compreso
Dicendo nessun uomo è elerno, non si può affer-
mare che un dato uomo lo sia.
Dici de omni significa, che quel che si afferma
in universale di un subietto, sì afferma di tutto
185
CONAN: —
ciò che è contenuto . nel concetto suo. Dicendo
l’uomo è mortale, si intende che ciascun uomo
ancora sia mortale.
Dictum in una proposizione modale, è detta
la proposizione assoluta istessa. Per es. Pielro
ora studia, la parola ora è il modo: Pietro stu-
dia, il Dictum.
Differentia son le cose, che hanno alcun
che di comune, determinato in loro stesse in modi
diversi. L'uomo e la bestia hanno comune l’ani-
malità, che in ambedue non pertanto si deter-
mina in diversi modi; nell’uno per la raziona-
lità, nelle altra per l’irragionevolezza.
Differentia costitutiva, è quella onde si
costituisce quel dato genere, come per es. il sen-
sibile costituisce il corpo animato.
DIFFERENTIA divisiva è quella per la quale
il genere si divide, come il razionale divide dal-
l’imrazionale l’animale.
DIFFERENTIA communis è l’accidente comune,
pel quale una cosa differisce, o da se, 0 dalle al-
tre per differenza di luogo, o di tempo. Come la
bianchezza di una parete.
DIFFERENTIA propria è l’accidente insepara-
bile dal subietto, pel quale differisce dal resto,
come la bianchezza della neve.
DIFFERENTIA propriissima o manime propria
è quella, per la quale uno è essenzialmente di-
—;dbl —
stinto dagli altri, qual sarebbe la ragionevolezza
rispetto all'uomo. Vedi Metaphysica es
sentia, Principium.
Difformiter. Vedi Uniformiter.
Dignitates significa assiomi.
Directe si conosce alcun che, quando pri-
mamente si conosce in se. Reflexe poi, quando sì
conosce in un’altra cognizione avuta di altra
cosa. Si conosce directe l’uomo che si vede: re-
flexe V uomo che si vede in ritratto, perchè in
questo caso lo si conosce per la cognizione della
immagine.
DIREOTE, 0 actu directo, o actu exercito, di-
cesì affermato ciò che si afferma della cosa, se-
condo che è da parte di essa. /?e/lexe, o actu re-
flewo, 0 actu signato quel che si afferma di una
cosa, secondochè è stata da noi concepita.
Dirkote dicesi intendere in una azione ciò che
sì intende primariamente, e per ragione di essa.
Ha per correlativo éndérecte, che dicesi di quello
che si intende solamente per ragion d'altri, e
quasi per accidens. i
Directive concurrere Vedi Efficienter.
Discursiva cognitio Vedi Cognitio.
Discursus physice è il moto locale eseguito
celermente dal termine a quo al termine ad quem.
Discursus logice è il progresso dell'intelletto da
una cognizione ad un’altra, quale nel sillogismo.
alan
— 46 —
Disc URSUS or dinatus o causalis è quello che si
fa per arrivare dalla conoscenza di una cosa alla
conoscenza di un’altra per mezzo di un qualche
nesso,che esiste fra ambedue, come, l’uomo è un
animale, dunque vive. ti
Discursus inordinatus 0 successivus, è una se-
rie di cognizioni successive non dipendenti fra
loro; come se tu conosci che l’uomo è un ani
male, e poi che # sole risplende.
Dispositio o inchoatus habitus è qualità
facilmente removibile dal subietto, o abito incom-
pleto. Vedi Habitus.
Dispositive. Vedi Formaliter.
Distineta diconsi le cose che non sono une:
ossia, una non è l’altra.
Distinctio si fa, quando un vocabolo equi
voco si risolve nei varii suoi significati. Per es,
Poco, che è nome di un imperatore e di nun
pesce. Vedi Partitio e Divisio. i
Disrivorio absoluta, si dà fra due cose, delle
quali nissina è un modo dell’altra; oro e pietra.
Disrinetio modalis è quella, che ha luogo fra la
cosa e il suo modo, come fra il corpo, e la sua figura.
DistinetIo adaequata ha luogo fra un tutto e
un tutto per es. fra sole e luna; inadaequata
fra il tutto e la' sua parte, per es. fra la mano
ed uno dei dii. Questa denominasi pure distin-
ctio includentis et inclusi.
— dl —-
DisriNnoTIo inadaequata. Vedi Disvinorio adae-
quata.
DistINCTIO realis entitative, 0 absolute, o stricte,
è quella, che si dà fra cosa e cosa, come fra 0e-
sare è Pompeo.
DisrinotIo /ormalis ew natura rei, è quella
che ha luogo fra le formalitates (note essenziali
e predicati di una cosa) di mna cosa medesima;
come l’animatità e ragionevolezza nell'uomo. Vedi
Gradus wme'apliysici.
DistIinetIo realis è quella che conviene alle
cose indipendentemente dall'operazione dell’in-
telletto, come fra l’anima e il corpo dell’uomo.
DistiNotIo rationis è quella, che conviene alle
cose per l'operazione dell’intelletto, il quale le
concepisce distinte, sebbene non sien tali da parte
loro, come per es. gli attriburi divini.
DistINoTIO ralionis ratiocinantis, ha luogo
quando la mente nostra concepisce distinto quello
che da parte della cosa non è tale, e senza fonda-
mento in essa a distinzione siffatta, sì che tutta
la distinzione dipende dal raziocinante.
DistINeTIO ralionis ratiocinatae si ha, quando
la mente nostra concepisce le cose distinte, che
non son tali veramente, ma che pure hanno in
loro stesse fondamento a tal distinzione. Ciò av-
viene delle cose atte ad operazioni diverse, che
| il nostro intelletto non riesce ad afferrare con un
— 48 —
solo e medesimo intuito per es. il fuoco, che in-
durisce la creta, e liquefà la cera. Si dice anco
Pundamentalis distinctio rationis.
DistiNorio virtualis propria et. intrinseca, è "i
l'equivalenza di una cosa indistinta a più cose
distinte, in quanto son distinte, e ricevono pre- A
dicati contradittorii. Per es. l’animale e il ragio-
nevole nell'uomo, sebbene sieno uno € medesimo,
e non abbiano attual distinzione da parte della
cosa, pure hanno in se tal virtù, che l'uno di SD
essi da parte della cosa è, e si dice simile al
bruto, e l’altro non simile, come fosser due su-
bietti distinti.
Distinorio virtualis impropria, 0 ewtrinseca,
coincide col fondamento della Distinetio rationis “
ratiocinatae, e consiste nell’equivalenza di una ;
cosa a molte, perchè una identifica in se le per-
fezioni, che si moltiplicano nelle altre cose, 0 pre
sta i varii effetti che molte prestano, 0 cagiona
nella mente dell’ uomo diversità di concetti. Wed?
” DistINoTIO rationis ratiocinatae. E°
Distributio absoluta. Vedi Absoluta ZA
7 distributio. 3
DisrrIBuITIO accomoda. Vedi Accomoda
distribuitio.
Distributive od universaliter, o copula-
tice si prende un vocabolo, quando per esso de-
vonsi intendere, non pur tutti gli individui com-
— 49 —
presi nel suo significato, ma ciascuno separata-
mente. V'utti gli uomini son animali. Vedi Col-
lective.
Diversa son le cose, la cui essenza in una è
una, e altra in un’altra; come il bruto e l'uomo.
Primo-DIversa son quelle cose, che non con-
vengono in alcun genere, tranne forse nel ge-
nere universalissimo dell’ Ente.
DIvERSA, 0 differentia solo numero, diconsi le
cose, che in una specie medesima hanno entità
diverse, come (Giovanni e Paolo.
DIVERSA, 0 differentia specie, sì dicono le cose
che hanno diverse definizioni essenziali nello stesso
genere, come, nel genere animale, l’uomo e il
brulo,
Diversa 0 differentia genere son quelle che si
classificano in predicamenti diversi, come la virtù
e la pietra.
Diversitas physica si ha nei termini delle
proposizioni negative, in quanto si può dire con
verità questa cosa non è l’altra.
Drversimas logica si ha in que’ termini delle
proposizioni affermative. «che sebbene non diffe-
riscano da parte della cosa indicata, pure ven-
gono intesi sotto un concetto differente. E ciò si
vede chiaro, se le nozioni prese in astratto o re-
duplicativamente si negan fra loro. Vedi Re-
duplicative.
4
ie dii =
Pe en |
Dividere val negare. Vedi Compo-
à nere.
DIvIDERE genus o speciem. Vedi Contra-
here. 4
Divisim. Vale Distributive (Ved?).
Divisio propriamente detta, è la distribu-
zione del genere nelle sue specie fatta per le op-
poste sue differenze. Vedi Partitio e Di-
stinctio.
Duratio extrinseca è il movimento del primo
mobile, onde son regolate le durate intrinseche.
DuratIo intrinseca è la permanenza della cosa
nell'essere suo, ossia è l’esistenza perseverante.
Hi :
Eductio è l’atto con cui una cosa ne pro-
duce un’altra da un subietto preesistente. Così
il fuoco si dice educi dalla preesistente materia,
che son le Zegna. La materia preesistente o prae-
supposita dicesi sub'ectum substentationis. Educi
de potentia vale attuazione di ciò che innanzi
era in potenza. Vedi Creatio.
Fffatta equivale ad Assiomi. b
Effectus formalis è l’effetto della causa
formale.
Errrorus primarius, che dicesi pur anco in-
trinsecus, è il composto concreto, o la denomina-
=iBI.
zione che risulta dalla forma unita ad un su-
bietto capace. Per es. l’effectus formalis prima-
rius del calore, per cui l’acqua si riscalda, è
l’acqua calda istessa.
ErFEctus secundarius, 0 eatrinsecus è qual-
siasi effetto positivo o negativo, che risulta dal-
l'unione della forma nel subietto, in modo da
essere adeguatamente distinto dalla forma, o da
restarle estrinseco; per es. l’allontamento del
freddo dall’acqua.
Efficienter, effective, 0 elicite concorrere
ad alcunchè, dicesi di colui che immediatamente
opera l’azione; sono correlativi: directive concor-
rere, è dicesi di colui che da le norme per agire:
moraliter, di colui che invita, attrae, lusinga ad
operare: imperative di colui che comanda l’ese-
cuzione dell’opera; e e da ultimo finaliter dicesi
concorrere la ragione teleologica o la finalità che
si propone l’agente nell’operare. *Vedi Forma-
liter.
Elementa wvu/garia sono la terra, l’acqua,
l’aria, il fuoco, perchè secondo gli antichi son come
i segni generali di tutti gli altri corpi, almeno
dei sublunari, che denominavano misti. Di questi,
quelli che convengono fra loro in alcuna delle
qualità che denominavan prime, (Vedi Qua-
litates) tali sarebbero per es. l’aria e l'acqua,
a cui convengono l’umido e il fresco, sebbene in
4
9
— DZ —
grado diverso, si dicon symbola; mentre quelle,
che in nulla convengono, come #/ fuoco e l’acqua
diconsi asymbola.
Elenchus è il sillogismo in eni si intro-
duce una contradittoria alla conclusione concessa ;.
tal che chi la conosce è costretto di ammettere
pure la contradittoria.
Eminenter. Vedi Formaliter.
Ens. Questo vocabolo esprime l’atto di es- |
sere. Vedi Res.
Exs rationis pure obiectum è una chimera im-
possibile a realizzarsi.
Ens rationis logicum è quello che si finge col
pensiero pur avendo qualche fondamento nelle cose.
Ens per se è quello che ha una essenza sola,
come l’uomo.
Ens per uccidens è quello che consta di più
enti in atto, o di enti di diversi predicamenti,
o di un predicatnento medesimo, ma non ordinati
fra loro naturalmente: come un mucchio di pietre,
Ens actuale o în actu è quello che esiste in
realtà.
Ens potentiale o in potentia è quello che può
esistere, o aver certe perfezioni.
Entitas modalis equivale all’accidens pure
modale. Vedi Accidens, e Modus.
Entitates absolutae son quelli accidenti
che posson sussistere senza la sostanza: equival- i
*”
— 53 —
gono all’absolutum. Vedi A.ecidens, è Mo-
dus.
Entitative significa che la cosa è consi-
derata in tutta e mera la sua entità. Il corpo
umano, considerato nella nuda sua entità è inerte.
Vedi Connexive.
Enuntiatio è una proposizione affermativa
o negativa.
EnuntIATI) modalis è quella che esprime il
modo con cui il predicato conviene, o non al su-
bietto: in quanto cioè quello è possibile solamente,
o reale, o necessario. Se è possibile il giudizio
dicesi problematico; se reale assertorio; se ne-
cessario apodittico.
EnuntIATIO exponibilis è quella che ha biso-
gno per una certa sua oscurità di qualche espo-
sizione.
EnuntIATIO reduplicativa è quella che consta
cli una dizione raddoppiata, con cui si indica sotto
qual rispetto conviene il predicato al subietto.
Vedi Reduplicative.
Enuntiationis materia è il modo di stare
del subietto al predicato, e secondo questo, la pro-'
posizione si dice necessaria, contingente, impos-
sibile.
ENUNTIATIONIS quantitas è l'estensione del su-
bietto, in quanto è preso universalmente, o par-
ticolarmente, 0 singolarmente.
ENUNTIATIONIS qualitas è l'affermazione o ne-
gazione dell'attributo al subietto.
ENUNTIATIONES dequipollentia è l’identità quan-
to al significato di due enunziazioni,
Esse ultimum rei è 1 ultimo istante di tempo
dell’esistenza di una cosa. Primum non esse rei
è il primo istante dopo la cessazione dell’esi-
stenza di una cosa, che vien anco significato -
colle parole ulrimum instans, caminsecum ea
stentiae.
Esse secundum. Vedi Secundum.
Esse est propter operari. Assioma. L'essenza
delle cose è ordinata all'operazione che le è pro-
pria e proporzionale; e l'essenza istessa è prim»
cipio attivo di operazione. Vedi Modus.
Essentia Vedi Quidditas.
EssentIA rei consistit in indivisibili. Assioma,
Significa che nissun predicato essenziale può es-
sere distaccato o aggiunto all’ essenza della cosa,
rimanendo questa tuttavia intatta.
ESsENTIAE rerum sunt aeternae, immutabiles,
necessuriae, intendesi che l’essenze sono eterne
non secondo il loro essere fisico, fuori delle cause,
ma secondo il loro essere oggettivo nell’ intelletto:
in quanto sono eterne verità perchè conformi al-
l’idee esemplari dell’ eterno intelletto divino in
cui si stabilisce ogni vero, e per cui tutte le cose _
son vere,
— DD —
Essentialiter, dicesi convenire quel pre-
dicato al subietto, senza cui questo nè potrebbe
sussistere, nè esser concepito. Tal sarebbe la ra-
gionevolezza rispetto all'uomo. Ha per correla-
tivo Accidentaliter, che dicesi di quel predicato
senza cui si può almeno concepire la cosa. Wedé i
Formaliter. .
Eubulia è un abito, che dà facoltà di ret-
tamente consigliare nelle cose ambigue.
Eutrapelia è la virtù di usare dei diver-
timenti decorosamente e dentro i limiti, e di non
aborrirli.
Exemplar è la cosa che si propone l’ar-
‘ tefice per esprimerne la somiglianza, o per imi-
tarla.
Exemplariter. Vedi Formaliter.
FExemplatum. Vedi Exemplar.
Hxercite. Vedi Signate.
Exercitum val quanto attuale.
Expenetrata diconsi le cose non compe-
netrate fra loro.
Exponens propositiò è quella che si ag-
giunge ad un’altra, che denominasi exponibilis,
cioè bisognosa di spiegazione, per dichiararla. Tre
erano le qualità di proposizioni esponibili: la
esclusiva che è quella che ha una particella esclu-
siva bisognosa di spiegazione. Per es. /ietro è
solamente logico. Una tale esclusiva si espone per
L- 56 —
mezzo della copulativa: per es. Pietro è logico e
non altro. La primà parte della copulativa Pie-
tro è logico, si denomina proposizione praejucens;
l'altra secunda exponens. Un'altra specie delle |
proposizioni esponibili è l’erceptiva, o che con-
tiene una particella eccettuativa, che ha pur bi-
sogno di spiegazione. La terza è la reduplicativa,
cioè quella che contiene una particella, quali sono
come, in quanto, qualora che sia da spiegare.
Extensio circumscriptiva. Vedi Circum-
scriptiva praesentia.
Extensive. Vedi Augeri ewtensive.
EFxtraneum Veli Proprium.
PI
Factio, 0 Effectio equivalgono all'Acmò
transiens.
Fallacia è un argomentazione capziosa, che
volgarmente si dice sofisma.
FALLACIA n dietione, è quella che ha la ca-
gion della sua appariscenza nella dizione stessa.
FaLuaora egtra dictionem è quella che trae
cagione della sua appariscenza da parte delle cose
significate dalle parole, ed è delle seguenti sei
qualità.
FALLACIA aequivocationis, 0 cavillazione in-
torno al significato delle parole.
'PauLacia amphiboliae quando un modo di dire
significa cose diverse. Per es. arare è lido, vale
lavorare il lido coll’aratro, e perdere il tempo.
PALLACIA compositionis, 0 l'inganno che pro-
viene dal parere che il detto in senso composto
sia vero, mentre ed appunto i tal senso è falso.
Vedi Sensus compositus.
FALLACIA divisionis, quando si prende l’espres-
sione 72 senso diviso, mentre dovrebbe prendersi
in composto. Veli Sensus divisus. >
FaLLACIA decentus, allorchè si conclude da
omonimi l’identità degli obietti.
FaLLaora secundum quid, quando da ciò che
conviene al detto relativamente si conclude al
detto semplicemente.
In F'ieri dicesi essere una cosa, allorchè co-
mincia ad essere, ma intieramente non è ancora. Zn
facto esse quando è completamente fatta con le sue
parti, ed i costitutivi con cui si conserva e dura,
Finaliter. Vedi Formaliter.
FixaLITER concurrere. Vedi Efficienter.
F'inalizatio dicesi quella ragione, che muo-
ve qual fine da conseguire. Tal è Za bontà di Dio:
in quanto il possederla costituisce la nostra bea-
titudine, è finalizatio, o ragion motiva delle opere
buone, che si fanno per arrivare a Dio.
Finis cujus, è quello per raggiungere il quale
l'agente opera, 0 si muove.
LC
è
88)
FINIS obiectivus, o Finis qui; così specialmente
idicesi il bene che vogliamo conseguire, qual è la
beatitudine.
Finis cui dicesi la persona o il subietto a cui
si procura il /inis qui.
Finis formulis, o Finis quo, è il conseguimento
attuale del bene, come la beatitudine stessa nei
beati.
FIxIs internus e prorimus è quello cui uno
tende per se ed immediatamente: mentre il £Y-
mis erternus e remotus è quello a cui uno tende
per se, ma in secondo luogo e mediante alcun-
chè altro.
Finis operis 0 scientiae è quello a cui è ordi-
nata per se e nella natura propria l’azione 0
l’abito.
FiNIs operantis ò scientis è quello, che sì pro-
pone a piacere l'artefice nell’esercizio dell’azione,
o nell'acquisto della scienza.
Finis simplicite» ultimus è quello a cui tutte
le cose sì riferiscono in atto o virtualmente;
mentre esso non è ordinato a nulla. Tal sarebbe
Dio.
Finis secundum quid ultimus è quello in che
termina una qualche serie di azioni, a cui in ul-
timo tendiamo, quantunque possa riferirsi ad altro.
Finis est causa causarum in quanto che ogni
agente agisce per il fine omne agens agit pro-
— 59 —
pter finem, cioè per il bene appetibile, e questo
muove eziandio la causa materiale e la formale,
ed in natura la ragione di finalità è la ragione
dell’ essere.
Forma che cosa sia in genere, Vedi Phy-
sica essentia, >
ForMA metaphysica è l'essenza sostanziale di
ogni cosa.
Forma corporeitatis, che molti antichi ammet-
tevano nei corpi degli animali, e molti ancora nei
corpi di tutti i viventi, è l’organamento mede-
simo delle parti del corpo, onde questo è atto a
ricevere l’anima. Tal organizzazione la conside-
ravano qual sostanza distinta dal corpo, e la deno-
minavan perciò organizationem substantialem.
. Forma accidentalis è quella che sopraggiunge
ad un subietto completo nel suo essere di so-
stanza. Vedi ActUS formalis.
Forma substantialis è per i Peripatetici una
realtà sostanziale distinta dalla materia, ordinata
di per se talmente da costituire colla materia pri-
ina la sostanza corpo naturale, cui da il suo es-
sere e la sua operazione specifica: actus primus
corporis: vale a dire, che la materia sendo di per
se indeterminata ed incompleta, vien determinata
dalla forma a se unita, all'essere di pietra, cane.
e simili. Le forme sostanziali per essi son altret-
tante quanti sono i corpi diversi.
—=.60 —
Forma materialis è quella che è inseparabile
assolutamente dalla materia, che dipende da lei
nella sua esistenza e nella sua operazione.
Forma spîritualis è l’anima intellettiva la quale
oltrepassa la. materia, e se dipende da lei quanto
ad alcune operazioni inferiori, n’ è indipendente
quanto all'esistenza e per l’operazioni più elevate.
FORMA assistens è quella che non è porzione
della cosa, ma presiede soltanto al moto di essa.
Tali diceano gli angeli rispetto al cielo.
Forma separata è quella che non ha ordine al- | — i.
cuno alla materia, sì che non solo non dipende
da questa, ma non potrebbe nemmeno unirlesi.
Forma informans è quella che è ricevuta dalla
materia, è costituisce una cosa sola con essa.
Forma mirtionis è secondo gli antichi qua-
lunque forma di corpo sublunare, perchè in tali
| corpi si contengono misti o formalmente, © vir-
tualmente i quattro elementi, cioè la terra, l’ac-
qua, ecc.
Forma per analogiam dicesi, nei composti ar-
tificiali, tuttociò che principalmente li compie, è
li colloca in una data specie di cose. Come ad
esempio un metallo, 0 altra materia, riceve dalla
figura l'essere e la perfezione della s/atua, sì che
in esso, la figura presa, dicesi sua forma. Anzi
in qualsiasi cosa, anco priva di parti distinte, si
dice forma l'attributo che sembra primario e di-
— 6Gl_e
stintivo della cosa. Di qui l'etimologia di F'or-
malitates (Vedi). Di qui pure i varii signi-
ficati dell’avverbio Formaliter (Vedi).
Forma dat esse rei. Assioma, che ha ragione
dal fatto che la forma costituisce la materia, di
per se indeterminata, in una certa data specie.
Forma educitur de potentia materiae: Assioma
il quale non deve intendersi quasi dalla» realtà
della materia venisse distaccata la forma come un
pomo si spicca dall'albero; o cavata fuori come
nna moneta dalla borsa: ma come l’effetto è in
qualche modo virtualmente ricavato dalla causa:
dal seme viene l'albero, contenuto nel seme in
quanto eravi la potenza a produrlo. — La forma
si ricava dalla potenza della materia, vuol dire
‘l'ordine di dipendenza del fieri della forma dalla
materia come subietto; perciò si dice di quelle
forme che hanno l'essere dipendente dalla mate
ria: significa pure che la forma non può essere
atto sostanziale di quel che in nessun modo era
capace a riceverla, ossia di ciò che non era in
potenza reale, ordinabile a quell’atto. Se non v'è
la pietra idonea non si può avere la figura della
statua.
Forma producitur e mihilo sui, sed non e ni-
hilo subiecti. Assioma il quale significa che le
nuove forme sono nuove produzioni di cose prima
non esistenti; ma non per questo la potenza della
62 —
natura, ossia delle forze fisico-chimiche o biolo-
giche è potenza ereatrice; nè dal nulla assoluto
si produce la nuova forma; ma è ricavata dalla
potenza passiva della materia, per mezzo delle
potenze attive della natura: Ogni nuova esistenza
viene necessariamente dalla non esistenza di sè,
come condizione negativa: ma positivamente viene
da un'essere anteriore dotato di potenza, emana
da una causa efficiente e da una causa materiale.
In questo senso è vero che in natura niente st
crea, niente si perde.
Formale è ciò che fa l’officio di forma; i
cui correlativi sono; materiale ciò che fa ufficio
di materia; accidentale quel che è accidente. Ha
tanti significati e correlativi quanti l’avvérbio
formaliter. Generalmente parlando, i dialetti ci di-
cevano ‘che il vocabolo formale non altera la pro-
prietà del nome, a cui si aggiunge, dimostra in-
vece che quel dato nome deve esser preso nel
significato a lui più proprio.
Formalitas è qualunque ragione o nozione
con cui si concepisce qualche cosa.
Formalitates Vedi Gradus Meta-
physici.
Formaliter dicesi talora della cosa con-
siderata în se, o nell’entità propria. Allora ha
tanti correlativi quanti sono quelli coi quali una
cosa può raffrontarsi. Se sì raffronta coll’effetto,
— 603 —
il correlativo sarà efficienter, causaliter, 0 viali-
ter. Così per es. il cibo denominasi vita dell’uomo
non formaliter ma efficienter. Se coll’obietto obie-
ctive: così Dio si dice speranza dal giusto, obie-
ctive. Se coll’esemplare secondo cuni una cosa è
fatta, è eremplariter ; 1 immagine nella mente del
pittore concorre alla formazione del quadro ewem-
plariter. Se si raffronta col fine correlativo, è
finaliter; la felicità eterna per es. muove a bene
operare finaliter. Se si raffronta con altra cosa
seco unita la cui esistenza si arguisce da quella
o l’accompagna puramente, il correlativo sarà ar-
guitive, illative, conneazive; nel fumo conosciamo
il fuoco arguitive.
FORMALITER, significa altresi lo stesso che es-
sentialiter. Così l’uomo è animale, formaliter.
Ha per correlativo accidentaliter, se l’essenza si
‘affronta a predicati accidentali. Si può pure raf-
frontare cogli attributi o parti della cosa, che
sono come materia del subietto indifferente a co-
stituir quella cosa o quell’altra, e allora il cor-
relativo è materialiter.
ForMALITER talora ha il significato di mental
mente, vale a dire secondo le formalità che di-
tinguiamo colla mente soltanto. £ormaliter preso
in questo senso ha per correlativo Realiter
( Vedi). ;
FORMALITER vale anco quanto vere e proprie,
fa
,
d
“
i
è
»
‘dell'effetto. Imperocchè l° effetto dicesi contenuto
A
“ 4 LA
2 = = de + si N03 >
} x ei,
; o
È
Losi ù
— BL —
ed ha allora per correlativi apparente, metapho-
rice. Vedi Taentice. i S
FORMALITER, Virtualiter, Eminenter, diconsi.
delle cause, in quanto contengono la perfezione. Pi
Pi
nella causa, formaliter, quando in essa se ne trova
la natura, come il calore nel fuoco: virtualiter
quando nella causa non si trova la natura del-
l’effetto, la statua per es. è contenuta virtuali
ter nella mente dell’ artefice. Eminenter allor
quando la causa è molto più perfetta, cioè è scevta —
del tutto delle imperfezioni che si incontrano ne
l'effetto. Come Dio rimpetto al creato. "a
ForMALITER si prende l'effetto quando si ri-.
guarda in se. Radicaliter quando si riguarda nella
causa, o nel fondamento. |
FormaniteR Vedi Specificative.
GG
Generatio presa in senso lato è cambia-_
mento da un termine negativo ad un positivo, 0
Gli antichi-la definivano
dal non essere dll’'essere.
+ -
a da un subietto pre-
produziofie di una sostanz
supposto. Generazione per loro non avea luogo
fra i soli viventi, e valeva quanto il trar fuori
‘ana forma sostanziale dalla materia prima. Vedi
Eductio. =
RSU
GeNERATIO conversiva è quella per la quale
un subietto, vien trasportato da una forma ad
un'altra; come quando il Zegno divien fuoco.
GenERrATIO mutativa è quella, per la quale un
subietto, o la materia presupposta nella genera»
zione, passa dalla negazione di qualche forma alla
sua realizzazione, come quando l’aria di tenebrosa
diviene lucida.
GENERATIO viventium è per S. Tommaso l’ori-
gine ‘di un vivente da un principio vivo con-
giunto in somiglianza di natura.
— GENERATIO pura, simplex, praecisa è quella
per la quale viene prodotto un corpo dalla ma-
teria allora creata, in cui cioè non procedè forma
o privazione di sorta. Tali furono secondo i Pe-
ripatetici le generazioni avvenute nel primo istante
della creazione del mondo,
Pro Generibus singulorum dicesi preso
un subietto, quando in uno enunciato universale’
non significa tutti gli individui di ciascun ge-
nere o specie, ma alcuni soltanto.
Genus fisicamente è il principio onde molte
cose hanno origine.
GeENUS physicum è detta la materia prima per
analogia col genere logico, perchè, siccome que-
sto si trova in tutte le specie, così quella si ine
contra in tutti i compasti fisici.
ò
— 66 —
GeNUS logicum è quello che si predica di molte
specie differenti in qualche cosaì
GenuSs supremum è quello che non ha genere
sopra di se: intermedium è quello che ne ha al
di sopra e al di sotto: infimum è quello, che al
di sotto ha alcuna specie soltanto.
Genus subiectum si dice l’obietto formale di
qualche scienza, come la quantità rispetto alla
matematica. -
Gnome è l'abito di giudicar rettamente,
dietro certi principii più alti, contro il tenore delle
parole della legge, o di quelle cose che per legge
non sono sancite, sempre tuttavia secondo la mente
del legislatore.
Gradus metaphysici diconsi quei predicati, |
pei quali ascendiamo gradatamente dall’infima ra-
gione dell’ individuo; come dal fondo dell’ ente alla
sua ragione suprema. Diconsi pure Formali- —
tates.
GraDUS physicus è quella porzione di qualità, —
che ripetuta otto volte, agguaglia l’ intensità in-
tera della cosa.
Grave è ciò che è fatto per esser traspor- 1
tato al luogo medio.
Grave simpliciter è ciò che si muove verso 4
un luogo più basso: tal dicevan la etrra.
GRAVE secundum quid è ciò che è fatto per esser
trasportato al luogo quasi il più basso, come l’acqua. —
75
Habere se de materiali ad una cosa vale
non costituirla in essere tale: De formali vale
l'opposto: Per esempio, che uno sia-buono è de
Sd formali, che sia bello è de materiali.
AS Habitualiter. Vedi Actualiter.
Pi. Habitudo vale attitudine, relazione, riguar-
“ad do, capacità a qualche cosa. Di qui si rendon in-
telligibili l’espressioni quoad entitatem, quoad
habitudinem. Quando consideriamo la quiddità o
l’essenza in una cosa, questa allora si considera
i quoad entitatem: quando si riguarda la relazione,
vs la potenza o la capacità ad alcun che, allora si
Sa considera quoad habitudinem. Fra la creatura
e Dio non si dà proporzione di entità ma di abi-
_ —tudine; vale a dire che fra Dio e la creatura la
distanza di entità è infinita, e non han propor-
zione fra loro: ma la creatura può giungere a
Dio per conoscimento ed amore, e può aver re-
È lazione con lui, e quindi si dice che ha con lui
_ proportionem habitudinis.
° Habitus è qualità difficilmente removibile
dal subietto.
Haprrus entitativus dicesi quando, Bene o male,
è inerente all’essere istesso del |subietto. Dicesi
anco dispositio ordinata ad naturam, per es. la
bellezza o deformità del volto.
POR —
Hasrrus operativus è quello, che rende ae-
conci ad operare bene o male, come la vértà 0
il vizio. Dicesi anco dispositio ad operandum.
Haecceitas. Vedi Principium ind:
viduationis. i
Hic et nuncsi considera una cosa quando
sì pone mente a tutti gli aggiunti di luogo e
tempo, ed altro, che presentemente occorrono nella
cosa. Vedi Absolute.
Hypostasis. Vedi Subsistentia.
Hypotetica Propositio è una proposizione
dipendente da supposizione o condizione, p. es.:
se Pietro corre, si muove.
sa
Idem de codem secundum idem significano
le condizioni necessarie a che si verifichi contra-
‘ dizione. Perchè questa abbia luogo fra due pro-
posizioni, una deve. affermare l’altra negare un
predicato medesimo di un medesimo subietto sotto
un rispetto medesimo. L'oro è lucente per es.
l'oro non è lucente.
IneMm manens idem, semper est natum facere
idem. Assioma, che significa, che rimanendo una
causa sempre medesima, debbono aversi effetti
sempre medesimi.
Identitas consiste in questo, che le cose,
che concepiamo come un che e un altro, sono
sir
c-*| 69 è
medesime fra loro, o hanno una entità mede-
sima.
InenTITAS realis si ha quando compete alle
cose indipendentemente dalla operazione dell’in-
telletto, come quella che conviene agli attributi
divini.
IDENTITAS rationis è quella che proviene da
un certo atto della ragione, o in esso consiste:
come quando concepiamo medesima la natura di
Pietro e di Paolo, sebbene l’abbiano realmente
distinta. L'identità rationis è piuttosto una si-
militudine. All’identità si oppone la distinzione. »
Vedi Distinetio. 4
Ignorantia è la mancanza di scienza di |
qualche cosa.
IGNORANTIA negativa 0 simplicis negationis è
la mera mancanza di scienza che uno non è te-
nuto ad avere; qual sarebbe nel contadino la
filosofia. Privativa o privationis è la mancanza della
scienza in chi è adatto e tenuto ad Vani; come
la medicina pel medico.
IGNORANTIA pravae dispositionis, è | errore
contrario alla scienza che uno deve avere, come
il negare Dio.
Illative. Vedi Formaliter.
Immediatio virtutis si ha quando l’agente
sì congiunge, al paziente’ nell’operare per virtù
ed energia propria, senza iutervento di altra virtù
(SE
Ji
È
|
1
î
3
SLI; ER
mediana. Così dicevano gli antichi operare in di-
stanza il fuoco per mezzo del calore.
ImmepIaTIO suppostti si ha quando l'agente è
nel fuoco applicato alla stoppa.
Immutatio naturalis è quando l’organo è
disposto pèr la qualità naturale istessa per cui è
disposta la cosa fuori dell'anima; vale a dire
quando l’organo riceve la stessa qualità naturale
che ha l’obietto; siccome allorchè la mano divien
calda pel tatto di cosa calda.
Inmuratio spiritualis è quando la qualità sen-
siblie vien ricevuta nello strumento secondo l’es-
sere spirituale, cioè quando è ricevuta la specie
od alcunchè internazionale della qualità, e non
la qualità medesima. Così la pupilla riceve la
specie della bianchezza, e non sì fa bianca.
Imperative concurrere. Vedi Suffl-
cienter.
Implicite et esplicite negli atti intellet-
tuali val quanto confuse e distinete. Così le note
essenziali dell’uomo si conoscono implicite nel
definito homo; ed explicite nella definizione ani-
male ragionevole. Negli atti della volontà quelle
due parole, valgono quanto directe ed indirecte:
Chi vuol” bever troppo vuole l’ubriachezza #m-
plicite: Se beve appositamente per ubriacarsi vuol
l’ubriachezza stessa emplicite.
Imputative. Vedi Formaliter.
—71 >»
Inadaequate. Vedi Adaequate.
Inceptio per primum esse rei. Dicesi che
il termine intrinseco del cominciamento, quello
istante cioè, in cui si ottiene, che una cosa, la
quale immediatamente prima non era, ora sia.
InorpTio per ultimum non esse, dicesi il ter-
mine estrinseco del cominciamento, nel quale si
ha che, quello che ora non è, sarà immediata-
mente dopo.
Includentis e! inclusi distinctio. Vedi
Distincetio.
Incomplexe. Vedi Complexe.
Indifferentia acliva è capacità ad ope-
rare cose diverse. l
INDIFFERENTIA passiva è capacità di ricevere
più cose,
INDIFFERENTIA suspensiva è quella nella quale
la volontà si trattien dall’atto prima di scegliere,
per maturare i motivi di scelta.
AB Indifferenti, u! indifferenti nihil de-
terminatum oriri potest; assioma. È mestieri in-
vero per ottenere un atto, che si tolga l’ indiffe-
renza, e si ammetta la determinazione a qualche
cosa, 0 dall’intrinseco 0 dall’ estrinseco.
Indirecti. Vedi Directi.
Indistantia penetrationis consiste nell’es-
ser due cose non distanti fra loro, in guisa chè
si penetrano, e sono nel luogo istesso.
PERNO.
INDISTANTIA continuitatis vel contiguilatis con-
siste nell’esser due cose indistanti, perchè si tro-
vano in luoghi immediati, senza intervallo.
Individualitas. Vedi Principium.
Individuatio è l’azione per la quale le
cose sì individuano. Vedi Principium.
Individuum è l’indiviso in se, e diviso
dagli altri con la divisione ultima.
Inpivinuum signatum è l'individuo determi-
nato o dal nome suo proprio, o da un aggettivo
dimostrativo. Per es. Pietro: questo libro.
InpIVIDUUM primo intentionaliter è quello le
cui proprietà tutte, prese insieme, non possono
convenire che a lui; per esempio Pietro.
Inpivimuumserundo intentionaliter è ciò che può
predicarsi di un solo, come Socrate di sè medesimo.
Inpivinuum vagum è quello che si dice di
uno solo, ma indeterminatamente.
Inpivipuum demonstrativum è quello che si
esprime col nome della specie, e coll'aggettivo
dimostrativo, come quest’ uomo.
Indivisibile è quel che manca di parti
in che possa esser diviso.
INDIVISIBILE quantitatis è quel che manca di
corpo. :
INDIVISIBILE secundum quid è quel che manca
di corpo quanto ad una od un’altra dimensione,
come la Zinea e la superficie.
,"9
n
— 793:
| INDIVISIBILE simpliciter è quel che ha difetto
| .di corpo in se, o quanto ad ogni divisione, quale
il punto. I
la: INDIVISIBILE dicesi pur ciò cui non può farsî
| ‘giunta, o detrazione senza sua mutazione spe-
|_°‘’ciale come i numeri, 0 l'essenza delle cose.
h, InpIvIsIBILE negative è quello che non ha
| parti, nè può averle.
InpIvISIBILE privative è quello che non ha parti,
ma deve averle. Tal sarebbe una sostanza ma-
dio teriale considerata astrattamente dalla quantità.
È LA Infinitanter si prende la particella non,
\ 33 se in qualche proposizione si riferisce al subietto :
“se si riferisce al verbo o alla copula dicesi presa
| meganter. Per esempio Non homo currit. Se non
si riferisce a currit, ossia se la proposizione vale
o” l’uomo non corre, è presa neganter. Se vale ciò
i che non è uomo corre, è presa infinitanter, per-
dE chè il subietto prende un valore infinito, ossia
indefinito.
Infinitum è ciò che manca di termini da
cui sia circoscritto.
INFINITUM categorematicum 0 in actu è quello
che si concepisce come avente l'infinità attuale.
INFINITUM syncategorematicum o in potentia
è quello le cui parti non hanno infinità tranne
nell’aumento possibile; in quanto possono più e
più sopraggiungersi senza fine, benchè non arri.
IRR
vin mai all’infinità attuale, e restin sempre finite
nell'infinito: od anco in quanto si aggiungeranno
di fatto così, che nissuna di quelle che vengon
dopo sia l’ultima: così la eternità a parte post,
che conviene a Pietro in Cielo, a Giuda in in-
ferno importa durata syncategorematice infinita.
Infinitum syncategorematice sì spiega altresì con
queste parole: 207 tot, quin plura.
INFINITUM extra genus 0 per essentiam è l’in-
finito attualmente in ogni genere di perfezione,
quale è Dio soltanto.
Ixpinirum simpliciter, è quel che è infinito in
tutti i generi dell’ ente: dicesi altresì in/initum
in perfectione.
Inrivmrum secundum quid, è l'infinito in qual-
che genere di ente solamente; qual se sì desse
la linea infinita nel genere della quantità.
InFINITUM privativum è quello che è fatto per
avere un fine e non lo ha. Tale si è la quantità,
la quale è determinata nel modo in cui esiste in
natura, mentre considerata come quantità non
ha termini. Dicesi anco infinitum per privatio-
nem completionis, 0 completi esse.
InFiNITUM negativum, 0 per privationem limita-
tionisè quello da cui devesi allontanare ogni limite.
Informare dicesi della forma che unita
alla materia, o a qualsiasi subietto, li costitui-
sce in una tal qual determinata specie di cose.
_- 75 —
Informatio è l’atto dell'unione della forma
alla materia, Vedi Materializatio.
Informative trovasi in un altro, ciò che
n'è la forma, o che ne costituisce la specie pro-
pria. Così ! anima è informative nel corpo.
Inhaesive trovarsi in un che, dicesi di
quello che gli è unito come a subietto, onde è
sostentato, sì che nel suo essere dipenda da lui.
In questa maniera gli accidenti diconsi inerenti
alla sostanza. Per es. la bianchezza alla neve.
Instans è l’indivisibile del tempo, che ne
continua o ne termina le parti. Quel che si fa
in istanti, non sì coestende alle altre parti del
tempo.
Instrumentum è ciò che la causa prin-
cipale adopera per produrre l’effetto.
InstRUMENTUM cOniunelwm è quello che non
può operare, tranne sia congiunto nell'atto alla
causa principale.
INSTRUMENTUM separaluni è l’istrumento che
opera da se anco sia posto dall’agente principale
qual virtù sua, come il calore.
Integre. Vedi Adaequate.
Intellecta speculata son le cose materiali,
nelle quali, come in uno specchio, si scorgono le
intellettuali.
Intellectus è la facoltà conoscitiva, che
ha per obietto l'ente.
EI,
IntELLECTUS agens: è l'intelletto in'atto, cioè
il lume della ragione, luce intellettuale, imagine
divina, virtù attiva che manifesta alla potenza
conoscitiva ossia all’ in/eZletto possibile la specie
intelligibile (specze impressa), astraendola dal
fantasma, (specie sensibile) ed illuminandola in
quella maniera onde la luce corporea illumina i
colori e li manifesta alla pupilla. Vedi Species.
INTELLECTUS speculativus, o theoreticus, che
sì ferma nel contemplare l’obietto.
INTELLE©TUS possidilis è l'intelletto conside-
rato in potenza, cioè la facoltà intellettiva di
ricevere la specie impressa, elaborata ed illu-
minata dall’intelletto agente, formando con essa
la specie espressa o Verbo mentale termine della
conoscenza intellettuale: Dell’intelletto possibile
dicesi che est quodammodo omnia perchè è un
potenziale atto a ricevere, assimilare ed espri-
mere la specie intelligibile di tutte le cose.
InrELLECTUS passivus è la facoltà organica del-
l’anima sensitiva, che dagli antichi veniva col-
locata nel cervello, (media capitis cellula) come
subietto dei fantasmi, o della cognizione sensitiva
dei singolari in quanto tali. Secondo Aristotele
(ZII de anima e. 4, n. 8) e S. Tommaso (contr.
gent. 1. 2, e. 60) non è da confondersi con l’in-
telletto possibile il quale è semplice, spirituale
incorruttibile ed immortale, mentre l'intelletto
= ATE
passivo secondo Aristotele cessa con la morte.
Chiamasi intelletto perchè partecipa in certo modo,
ed ha simiglianza con l'intelligenza (Ved. S. Tom.
De anim. lect. X, fin.). — Impropriamente ed in
certo senso, in quanto cioè inelligere est pati,
l’intelletto possibile viene taluna volta detto an-
cora passivo.
IntELLECTUS practieus è quello che applica la
cognizione all’opera.
Nim est in intellectu misi prius fuerit in
sensu: Assioma il quale deve intendersi : 1.° per
la conoscenza dei fatti esterni e della quiddità
dei sensibili. 2.° per la causa istromentale e quasi
materiale della conoscenza, in quanto che alla pre-
senza del fantasma l'intelletto agente forma le
idee. Quindi è che lo sviluppo dell'intelletto
‘ prende le mosse dai sensibili; ma il conoscibile
non si restringe solo ai sensibili, giacchè al di
la e sopra di questi vi è la necessità, universa-
lità, eternità delle ragioni ideali, e la realtà del-
5 l'assoluto, che non sono sensibili.
; IntELLEcTUS est tabula rasa in qua nihil est
SA actu scriptum. Ciò intendesi inquanto alle spe-
cie intelligibili formate dall’intelletto agente per
astrazione dai fantasmi e ricevute nell’ intelletto
possibile. Non deve però intendersi assolutamente
dell’intelletto agente in se stesso, il quale è atto
% e notizia, cioè immagine di Dio, per cui ha luce
-_
— 78 —
e virtù attiva a produrre concetti i quali in nes- |
sun modo possono essere determinati dai sensibili,
quantunque dai sensibili prenda le mosse per pas-
sare dalla potenza all’atto di sua conosenza.
IntELLECTUS in aetu est intellectum in actu.
Assioma il quale significa che nell’atto del co-
noscere l'intelletto è una sola cosa con l’oggetta
conosciuto, inquanto conosciuto: Perchè ciascuna
cosa è ciò che è per la sua forma o natura,
quindi l'intelletto che passa dalla potenza al-
l'atto per la forma dell’oggetto conosciuto rice-
vuto in esso intenzionalmente, è una cosa con
essa: una è la forma: sebbene abbia diverso es-
sere; naturale, cioè, fuori dell'intelletto, intel-
ligibile nell’intelletto: lo stesso dicesi del senso:
Sensus in actu est sensibile in aclu.
Intelligentia val talora intelletto: talora
intellezione, come quando dicesi assentire ai primi
principii per l'intelligenza dei termini: talora il
significato e l’applicazione della proposizione; così
diciamo tal’ è l'intelligenza di queste parole.
INTELLIGENTIA principiorum. Vedi Ha-
bitus.
IMTELLIGENTIA separata è una sostanza spi-
rituale senza corpo nè materia, come gli Angeli. -
Intelligentiae 4ass:steries sono gli An-
geli deputati da Dio, secondo alcuni antichi, al
regime del mondo.
Intendi, a cui è correlativo remitti, detto
di una qualità, vatmessere cresciuta o scemata di
grado. .L’ atto dicesi intentio © vemissio. Son
nomi usati per traslato dal tendere o rallentare
le corde della cetra.
InTENSIO Î qualitatibus è la giunta di uno 0
più gradi di qualità nella parte medesima del
subietto, come il riscaldamento continuato.
Intensive. Vedi Augeri intensive.
Intentio vale talvolta lo stesso che cognizione.
Intentio prima» obiectiva è quella che rap-
presenta la cosa qual'è in sè. Es. Il concetto
d’ uomo, in quanto rappresenta l’essere dell’uomo.
Intentio secunda obiectiva è quella, che rap-
presenta la cosa qual’ è conosciuta dall’ intelletto.
Es., l’uomo in quanto è considerato come una
specie.
Intentio intellectus è il concetto con cui l’in-
telletto conosce una cosa; imperocchè apprenden-
dola tende verso di essa.
Inrentio voluntatis è l'atto della volontà col
quale tende ad un che come suo fine: oppure è
l'atto della volontà per cui tende ad un fine per
mezzo di cose ordinate ad esso; un atto della vo-
lontà insomma che presuppone l'ordine della ra-
gione ordinante alcunchè al fine.
Intentio /ormalis, o in quanto spetta al-
l'intelletto vale l'atto stesso dell’intenzione, e di-
eta
— s0 —
“
cesi intentio o conceptus formalis perchè è ine-
rente all’intelletto come la /0rma.
IntenTIO obdiectiva, o conceplus obiectivus vale
la cosa stessa percepita per mezzo della cogni-
zione, in quanto è l’obietto proposto a conoscere
alla mente. i
Intentionaliter: Vale presso i scolastici,
il modo con cui la cosa conosciuta trovasi nel co-
noscente, per similitudine fuindi dice lo stesso
che repraesentative o mentaliter.
INTENTIONALITER p?i20 quando la cosa cono-
sciuta sì considera direttamente come è in iia-
tura: p. e. l'uomo è animale:
INTENTIONALITER securdo: quando la cosa si
considera non secondo il modo di essere in na-
tura, ma secondo qualche rapporto attribuitogli
dall’intelletto: p. e. l’uomo è specie.
Intranscendentes. Vedi Transcen-
dentales.
Intussusceptio. Vedi Augeri per in-
tussusceplionenm.
Juxtapositio. Vedi Augeri per juta
positionem,
Latio. Vedi Motus.
Latitatio /ormarun fu ammessa da. co-
loro che ritennero che le forme procedono total-
mente dall’ interno.
Leve dicesi quel che è nato per essere tra-
sportato dal luogo medio.
Leve simpliciter è quel che vien portato al
luogo supremo, come il /uor:0,
Leve secundum quid è quel che è portato al
luogo quasi supremo, come l’aria.
Libertas eserciti è lo stesso che libertas
contradictionis, per la quale si ha la potenza a
qualsiasi dei contradittorii; came fare il bene e
non farlo.
LiBertAs specificalionis, o qguoad speciem è
identica alla Zidertas contrarietatis, per la quale,
vale a dire, si ha la potenza a qualsiasi dei con-
trarii, come fare il bene e il male.
Lisertas 4 coactione è la libertà che esclude
qualsiasi forza esteriore costringente. Vale lo
stesso che Spontaneitas.
Lisrrtas 4 necessitate, 0 Arbitrii esclude, ol-
tre ad ogni forza esteriore, anco ogni interiore
costringente.
Lisertas quoad individuum è quella relativa
ad un atto o ad un altro della spécie medesima.
6
SIR
Locus preso volgarmente è qualunque spa-
zio in cui può capire un corpo: preso in senso
filosofico è Za superficie prima ed immobile
del corpo che ne contiene 0 circonda un al-
tro: per es. la superficie del vaso che contiene
l’acqua,
Locus propriamente detto, 0 ewminsecus è la
superficie estrema del corpo che ne circonda un
altro: così la superficie concava di un vaso pieno
d’acqua è il locus estrinsecus dell’acqua. È me-
diatus e immediatus, in quanto la superficie che
denominasi Zocus contiene il corpo mediatamente
o immediatamente. La città: per es. è il locus
ertrinsecus mediatus dei cittadini: la superficie
del vaso è il locus immediatus dell’acqua.
Locus intrinsecus è la superficie estrema di un
corpo per cui è atto ad' essere collocato in una
parte dello spazio a preferenza di altre. Dicesi in-
trinseco perchè tocca la cosa stessa intrinsecamente.
La commensurazione della superficie del corpo
contenuto, con la superficie del corpo contenente,
dicesi propriamente: Ubi, Ubicatio, Praesentia
localis. Vedi: Ubi.
Locus communis è quello che contiene molte
cose alluogate, come la stanza.
Locus proprius è quello che circonda una sola
cosa alluogata. |
Locus sucramentalis è quello in cui una cosa
Mer
corporea esiste in un modo indivisibile, come il
Corpo di Cristo nell’ Eucaristia.
Locus circumscriptivus e definitivus. Vedi
Circumscriptiva praesentia.
Locus /otalis è quello che contiene adeguata-
mente un tutto alluogato.
Logice val quanto mentalmente. Ha per
correlativo PAysice, che equivale a realmente,
ossia da parte della cosa.
Logicus descensus dicesi allorchè una voce
comune si risolve nei varii significati che abbrac-
cia, o quando con principii universali si rende
ragione di una qualche cosa particolare, e gene-
ralmente parlando quando 1’ intelletto procede
dall’ astratto al concreto; per la qual ragione
l’ intelletto dicesi componens; mentre dicesi di=
videns 0 resolvens, se dal concreto va all’astratto.
Ly. Vedi TÒ.
M
Malignantis nare si dice di una pro-
posizione negativa.
Materia in senso lato è ciò in che vien
ricevuto alcun che, o di che è fatto, o intorno a
che versa,
MatERIA în qua è il subietto in cui è rice-
vuto l’accidente, e dicesi causa materiale: L'aria
è materia in qua della luce,
sat
MaterIA ea qua è ciò di che, o permanente
sia o transeunte, si fa alcunchè, per es. il legno
onde si fa la sedia. .
MareRIA circa quam è la cosa nella cui con-
templazione, produzione, 0 direzione versa l’abito.
Le facoltà dell intelletto son materia circa
quam della logiea.
MatERIA potentiae universalis, è l entità
della materia, in quanto è acconcia a ricevere
successivamente tutte le forme sostanziali o ac-
cidentali.
MATERIA potentiae particularis è la stessa ca-
pacità della materia, determinata da certi acci-
denti a ricevere una forma anzichè un’altra;
come la materia avente aridità e calore ha po-
tenza particolare a prendere, anzi la forma di
fuoco, che di acqua.
MarerIA analogica è la materia impropria»
mente detta così, e per analogia colla materia
propria. Così gli attributi, che son il genere della
cosa, diconsi materia analogica.
MareRrIA metaphysica è la potenza e perfetti-
bilità di qualsiasi cosa, che denominasi materia
solamente per analogia colla materia vera. Così
l’anima dell’uomo dicesi materia metafisica rela-
tivamente alla scienza e virtù per le quali può
perfezionarsi; come la materia propriamente detta
si perfeziona per le forme che in se riceve.
co RBL
MatERIA prima pei Peripatetici è è soggetto
potenziale primo delle mutazioni sostanziali: cioè,
una certa sostanza informe ed imperfetta, indiffe-
] rente a costituir checchessia, la quale riceve, nella
bi mutazione naturale e quotidiana dei corpi, dai na-
fs turali agenti, ora queste ora quelle forme sostan-
ziali, per le quali si perfeziona e determina, tal
che divien pietra o pianta ece., costituendo un
«179 tutto sostanziale con la forma, e che, cessando,
Rael tali forme, è atta tuttavia a ricevere forme sostan-
i È. ziali nuove. Se separata da qualsiasi forma non
Lo ha esistenza. Dicesi materia prima perchè è sub-
Ca) bietto primo che non presuppone altri a differenza
Losa della materia delle‘ cose artificiali, come una sta-
LS tua, che suppone la pietra, la quale dicesi materia
Coal seconda.
| È: MATERIA priòmigenia. Vedi Minimum na-
il turale.
Si MATERIA propositionis ex qua sono ì termini di
di essa proposizione, vale a dire il subietto e il pre-
dicato: materia propositionis circa quam son le
cose e gli obietti che si manifestano per mezzo
Lo dei termini.
: MATERIA est pura potentia Assioma: il quale
esprime che la materia prima è essenzialmente
passiva inerte ed indifferente rispetto alla forma,
dalla quale riceve il suo essere specifico e le sue
qualità essenziali. Non deve però intendersi pura
Me Ie LI
ad? SA
dI
RE e
potentia logica, che è il puro possibile, ideale,
ma pura potentia reale, avente ragione di ente
imperfetto ed in istato di divenire, in tin al-
l’atto di perfezione qual è la forma.
Materialiter dicesi convenire un predi-
cato ad un subietto quarido gli conviene per ra-.
. gione della materia o del subietto, come il fuoco
è grave materialmente. Vedi Formaliter.
MATERIALITER equivale talvolta ad identice o
specificative, cioè per identità, e come la cosa è
in se da parte di se stessa.
Materializatio denominasi l’ufficio della
materia quando riceve la forma, e con essa co-
stituisce il corpo.
Maximum quod sie, è il sommo di qua-
lunque specie; per es. se la grandezza massima
possibile dell’ uomo fosse di dieci, questa sarebbe
la grandezza maximum quod sic dell’ uomo.
Maximum quod non è la piccolezza massima
fra le piccolezze impossibili a «chi vive natural-
mente. Talchè se la grandezza necessaria ad un
uomo che vive è cinque, quattro sarà il mari:
mum quod non.
Medium rei, medium rationis. Riferendosi
le virtù nel loro esercizio ad una norma retta che
dicesi mezzo, se questa norma si ricava soltanto
dalla cosa istessa si dice medium rei: se sì ri-
cava dalla qualità delle persone, o di altre circo-
#
— 87 —
stanze, dicesi medium rationis. La giustizia com-
mutativa, per es. risguarda nei contratti il valore
istesso delle cose che è uguale per tutti, e quindi
Segue il medium rei. La liberalità risguarda la
qualità del donatore, l'occasione e altre cose, che
Son varie secondo il giudizio dei prudenti, e per-
ciò segue il medium rationis.
MEDIUM quo è la forma per la quale l'agente
opera l’effetto: il calore è il medium quo il fuoco
opera sulla mano.
MEDIUM sub quo è quel che perfeziona la po-
tenza ad operare in generale, non determinandola
ad alcun obietto Speciale. La /uce è il mezzo con
cui l’ocghio percepisce tutti i colori.
MEDIUM quod, 0 suppostti è quando fra agente
e paziente tramezza un supposito che riceve la
azione dell’agente, prima che arrivi a chi la sof-
fre: come l’aria è medium quod fra il fuoco ope-
rante e la mano paziente,
MEDIUM per abnegationem, 0 recessionem ab
utroque estremo lo hanno quegli estremi fra i
quali non havvi società? come una virtù morale
fra due vizi estremi,
MEDIUM per perticipationem è quello, che par-
tecipa in qualche misura agli estremi. Il colore
scuro, per es., partecipa del bianco e del Nero.
MEDIUM morale è il mezzo adoperato dall’agente
per conseguire un fine, /
— GR
eccede il numero minore, ed è ugualmente ecce-
duto dal maggiore per eccesso di quantità, non
per proporzione: come il sei eccede il tre; ed è
ecceduto dal nove ugualmente. |
MEDIUM geometricum è quando una cosa è ec-.
ceduta da un’altra nella stessa proporzione che
diviene la proporzione propriamente, secondo cui
eccede. Così se? eccede tre in proporzione dupla,
e nella stessa proporzione dupla è ecceduto da
MepIuM subiecti. Vedi CONTRARIA immediata.
‘Meprum formae. Vedi CONTRARIA mediata. Di
MEDIUM în quo è ciò per la cui ispezione la
potenza è condotta alla notizia di altra cosa,
come nello specchio si vede la cosa posta di con-
tro; e nell'immagine la cosa rappresentata.
Mensura dactiva 0 instrumentalis è quella
di cui usiamo per misurare.
MENSURA passiva 0 formalis, 0 mensurabilitas
è quella per la quale posson misurarsi le cose.
Mentaliter. Vedi Formaliter.
Meritum de condigno è quello che ha al- |
meno proporzione col premio.
MeRrITUM de congruo è il merito che non ha
eguaglianza col premio, che perciò gli viene ac- .
cordato solamente per convenienza, e non punto
per giustizia.
MEDIUM drithmeticum è quello che ugualmente
— 89 —
Metaphysica compositio, fabrica, è V'in-
sieme delle due note primarie, radice delle altre
tutte comuni e differenziali, per le quali una cosa
comunica con le altre, e se ne differenzia. La
nota che è radice delle proprietà comuni si de-
nomina genus, o partem essentiae materialem;
l’altra che è radice delle proprietà differenziali
si denomina differentiam, o partem essentiae for-
malem: il composto che risulta dal genere e
dalla differenza, nel che sta l'essenza metafisica,
dicesi anco specie.
MeraPHYsIca essentia dicesi talora essentia
logica.
MerapHYSICE, Vedi Formaliter.
Minimum naturale, 0 materia primige-
nia era detta dagli antichi la prima porzione di
corpo informata dall’ anima nell’utero materno.
Ritenevano che questa costituisse per sempre poi
la vera sede dell'anima, e la ponevano o nel cuore,
o nel cervello,
Misimum quod sic è la somma possibile pic-
ciolezza della specie.
Minimum quod non è la grandezza minima fra
le grandezze e cui un vivente non può elevarsi.
Se per es, un uomo vivente non può inalzarsi più
di dieci, il minimum quod non, sarà undici. Vedi
Maximum quod non.
Mobile primum era il primo dei molti cieli,
“
i cilea at n se
ua
che ammettevano gli antichi, e che per mezzo de-
gli altri cieli dava moto ai corpi celesti.
Modi prioris, e posterioris. V. Prioritas.
Mopr per se dicendi son due: il primo è quello
in cui il predicato è di essenza del subietto;
ogni uomo è animale. Il secondo quello in cui il -
subietto è .di essenza del predicato; cioè quello
in cui si predica una proprietà del subietto; per
es. l’uomo è socievole.
Modus o entitas modalis è la determina
zione reale ed ultima di un che a qualche deno-
minazione propria di una cosa vivente. Il corpo
e l'anima, per es. son determinati dall’ unione a
costituire attualmente l’uomo.
MoDpus per se essendi è proprio delle sostanze,
che han proprio il sussistere di per se.
Mopus per se causandi, quando cioè una causa
è causa di per se di un dato effetto; ll veleno
per es. è causa di per se della morte.
Motus dlterationis è modificazione di qua-
lità, come la parte che di bianca divien gialla.
Morvsin senso lato denota qualunque mutazione
o passaggio della potenza all’atto; ed in questo
senso dicesi moto qualunque mutazione sia corporea,
sia spirituale, tanto successiva che istantanea: al
moto così inteso si contrapone l’immutabile asso-
luto, o l'immobile primo, Dio.
— 93 —-
Motrus in senso stretto e proprio è il mow-
mento, cioè la mutazione successiva di luogo (Zatio)
di qualità e di quantità; e vien definito con
Aristotele: L'atto dell'ente in potenza come tale:
ossia l'atto del divenire: quindi dicesi actus imper-
fecti, essendo atto incompleto in via di perfezione
cui raggiunge nel termine del movimento. Può
dirsi ancora: l'atto d’evoluzione della potenza reale.
Morvs metaforicamente detto, è l’actus perfecti:
nel qual senso da Platone viene attribuito ancora
a Dio: inquantochè per essere nei semoventi il
moto un fenomeno dell'attività che è la vita,
essendo Dio la stessa vita ed attività non rice-
vuta da altri, può dirsi, per metafora, che muove
se stesso.
Morus nutritionis è la nutrizione, ossia l’ au-
mento di sostanza dei viventi per virtù della nu-
trizione.
Morus accretionis è l'aggiunta di una quan
tità ad un’altra.
Morus decretionis è la sottrazione di una quan-
tità da vn’altra.
Morus aggenerationis è la produzione di una
nuova parte di sostanza inanime; come quando
ìl fuoco serpeggia pel legno. }
OmNE quod movetur, ab alio movetur: Tutto
ciò che è mosso dalla potenza all'atto è mosso
— 99)
da un altro: Quest’ assioma va inteso reduplica-
tive: tutto ciò che è mosso, in quanto è mosso, è
mosso da un altro che, in quanto movente, non
è lo stesso che il mosso. È un principio neces-
sario per ciò che riguarda la diversa ragion for-
male 0 l'essenza del mosso o del movente, quan-
tunque possa nun esservi diversità di soggetto,
come avviene nei semoventi. Vedi A.ctus.
Actus motivi non est alius ab actu mobilis, sed
ratione differunt. L'azione impressa dell’agente e
l’azione ricevuta dal paziente, non sono due azioni
differenti, ma una sola sotto due punti differenti
di vista, inquanto che nell’agente è come nel prin-
cipio d’origine, ferminus a quo, nel paziente come
nel termine e fine ferminus in quo e ad quem.
Motus accipit formam sine materia. Il mobile
ed il mosso riceve l’atto e l’imagine dell'agente e
non la sua sostanza materiale: per es. nell’intel-
letto si riceve la specie intelligibile del corpo
senza la quantità materiale. ?
Movens non motum è l'agente che muove
e non è mosso da altri, come l’agente principale.
Movens motum è l'agente, che non muove se
non è mosso, come il braccio che si muove mosso
dalla volontà.
Natura talvolta si prende per l'essenza
della cosa, o per le cause naturali; per la gene-
razione e nascita dei viventi; per la forma so-
stanziale; pel principio effettivo o passivo del
moto e della quiete.
NATURA naturans, creatrir, universalis, è Dio.
Narura naturata è il complesso di tutte le
creature.
Necessarium è ciò che non può essere
altrimenti.
NecEssARIUM absolute è ciò che non dipende ,
da alcuno, e non ha ordine a nulla, come Dio.
NECESSARIUM ex hypothesi, è quel che, fatta
una supposizione, è necessario.
NECESSARIUM physice è ciò, senza cui la potenza
non è completa nell'atto primo, nè può agire. F)
NeCESssARIUM moratiter è ciò, senza cui, sebbene
possa ottenersi l’effetto. assolutamente parlando,
pur tuttavia non si ottien mai o di rado; per es.
la vettura ad un malato che vuol fare una gita.
NECESSARIUM logicum è quello a cui dai ter-
mini ripugna il non essere; quale è Dio.
NecessarIuM metaphysicum è ciò che non ha
potenza in se al non essere; come il non esser
ragionevole all uomo.
- LI
— 94
NECESSARIUM physicum è ciò che è tale per
cagioni naturali; come l’ecclissi.
Nècessitas simpler o assoluta è quella
per cui la cosa è necessaria talmente da non pòo-
ter esser mutata; per esempio l’unità di Dio.
NrecessitAs antecedens è quella che la volontà
non si fa liberamente, e.che non può evitare.
Per es. un uomo legato non può muoversi per
necessità antecedente.
NECESSITAS consequens 0 consequentiae, o ea sUup-
positione è quella, che la volontà si fa liberamente,
e che sì può evitare. Vedi Omne quod est.
Necrssrras drercitiù è quella per la quale uma
potenza non può non emettere circa l'obietto suo
un atto di una sola specie; per es. l'occhio aperto
non può non vedere.
Necrssitas quoad specificationem, è quella per
cui una potenza non può emettere quanto al suo
obietto proprio, se non l’atto di una specie sola,
e non il suo opposto. Es. l'intelletto di fronte al
vero evidente non può emettere che un atto dé
(ASSENSO.
Neganter. Vedi Infinitanter.
Nescentia differisce dalla ignoranza in
ciò, che quella significa solamente negazione di
scienza, mentre per ignoranza si intende la pri-
vazione della scienza, che uno è acconcio natu-
ralmente ad avere,
i O RIT, — ll,
i Al 2: le
Sg
Ex Nihilo subiecti dicesi fatta mna cosa,
che non esisteva precedentemente in subietto al-
cuno: per es. la materia prima creata. \
Ex Nino sui dicesi fatta una cosa, se prima
non esisteva affatto nella natura delle cose; come
il creato; che perciò è detto prodotto ex nihilo
sui, ed ex nihilo subiecti.
Nomen transcendens è quello, che può dirsi
di tutte e sole le cose vere; i nomi trascendenti
son sei, e posson enunziarsi di tutte le cose, cioè
ens, unum, verum, bonum, aliquid, res.
Nomen supertranscendens, è quello, che può
asserirsi non solo delle cose vere, ma anco delle
immaginarie, Come per es. intelligibile. \
NoMEN primae intentionis è quello, che è im-
posto a significar la cosa in quanto è conosciuta
dall’intelletto direttamente; per es. w0mo.
Nomen secundae intentionis è quello che sì ap-
plica alla cosa conosciuta per atto riflesso del-
l’intellettd, come genere, specie, ecc. .
Nomen primae notionis. Vedi Participa-
liter.
Nomen secundae notionis. Vedi Participa-
liter. $
| Nominaliter prendere un verbo vale usar-
ne come nome, Vedî Participaliter.
Non. Vedi Infinitanter.
Notio pei teologi è la ragion propria di co-
ME ARI RT n. A
L=togre=
noscere una persona, divina; onde notionalis actus
è l'atto proprio di una delle persone divine,
Nono formalis prima. Vedi INTENTIO prima.
Norio prima obiectiva. Vedi INTENTIO prima.
Noro formalis secunda. Vedi INTENTIO se-
cunda.
Norro secunda obiectiva. Vedi INTENTIO se-
cunda.
Notius natura, è ciò che in se è più semplice,
che contien più attualità e manco potenzialità,
come Dio. Lo
NorIus nobis, è ciò che è più sensibile, più
materiale, e composto, ossia che per la condizione
dell'intelletto umano è più conoscibile a noi; tali
sono i singoli oggetti materiali.
Numerus numerans, 0 astratto dalle cose,
è quello di cui usa l'intelletto per numerare le
cose; come secondo, terzo, ecc.
NuMERUS numeratus, o conereto nelle cose, è
una quantità di cose, che vengon numerate dal- |
l'intelletto; per es dieci uomini. ,
NumeRrUSs motus è il numero delle parti di una
quantità continua, che si fa per designazione del-
l'intelletto; come il tempo, che Aristotile defini-
sce numerus motus secundum prius et posterius.
La voce numerus in questa definizione val quanto
misura.
Numerus formalis è la forma, che avviene alle
— 97 -
cose, perchè sieno più; per es. la dualità, la
trinità.
NumeERUS trascendentalis. Vedi UNITAS frascen-
dentatis.
NumeRUs quantitativus. Vedi Unrras quanti
tativa. i
Nunc. Vedi Instans.
Nutritio. Vedi Motus,
Obiecti certitudo. Vedi Certitudo.
Obrrori semen. Vedi Species.
Obiective. Vedi Formaliter, © sSu-
biective.
Obiectum activae potentiae, dicesi in genere
quello, intorno cui versa, operando, la potenza?
istessa.
OsrgctuM formale o motivum, è quello che
muove ad operare. )
Opizorum formate quo è la ragione generica,
per la quale tutti gli obietti particolari sì ren-
dono adatti ad essere raggiunti da qualffhe po-
tenza o scienza, come il colore rispetto alla po-
tenza visiva, Dicesi anco; Formale sub quo; ratio
formalis sub qua; ratio obiecti ut ves est; ratio
obiecti in &se rei; ratio obiecti ut obiecti; ratio
i
= 90
obiecti in esse attingibilis aut scibilis; ratio for-
malissima sub qua.
OsrroruM formale quod è la ragione specifica
contenuta nella ragion comune, eome in suo ge-
nere; come rispetto alla potenza visiva il werde
contenuto sotto la ragion generica del. colore.
Obiectum formale quod dicesi anco ratio forma-
lis quae.
OsreoTtuM materiale proprium et per se. Vedi
PST
OBIECTUM fiale è la cosa istessa riguar-
data dalla potenza, 0 ciò su eni cade l’azione.
OsreotuM materiale intrinsecum è quello, che
vien raggiunto in se stesso sebbene non per se,
come il nemico amato in riguardo a Dio.
ObrecroMm materiale eatrinsecum, detto anco
pure denominativum, è quel che si raggiunge
non in se, ma in qualche cosa distinta a cui si
unisce. Così diciamo veduto un uomo, sebbene ne
vediamo il colore non la sostanza.
OBIECTUM primarium e per se è quello a cui
sì porta per se e direttamente la potenza, come
l'ente reale in metafisica.
OsrecToM materiale secundarium e per acci-
dens è quello che nella scienza vien trattato so-
lamente in ragione del primario, o perchè ad esso
conduce, o ha ordine ad esso, come le negazioni,
le privazioni, e l’ens rationis in metàfisica.
= ‘Mg 2a
OBrEoTUM attributionis denominano quello, a
conoscere il quale vengono ordinate le cognizioni
di tutti gli altri obietti. »
OsreetuM attributum dicesi quello, la. eui co-
gnizione è ordinata alla cognizione dell’obietto
attributionis.
Obligare semper et ad semper. Vedi Prae-
ceptum.
In Obliquo. Vedi In Recto.
Occasionaliter dicesi di quello che è
mera occasione di operare. Ha per correlativo
| Causaliter. 4
Officians propositio è quella in cui si ri-
solve qualche proposizione modale, tal che ij modo
di essa si affermi riflessamente in quella. Ohe
Dio esista è necessario, è una proposizione modale,
che può risolversi in quest'altra, che dicesi, 0/-
ficians; la proposizione, ‘Dio esiste, è necessaria.
Operari «aequivoce, vel univoce, vel analo-
gice indica che la causa è col suo etfetto uequi-
voca, univoca, 0 analogica. Univocum.
OPERATIO sequitur esse: Assioma: tale opera-
zione tale sostanza: l’azione è una esplicazione
del principio agente: la natura del soggetto si
riconosce dalla natura della sua operazione :
| Una operazione semplice suppone un soggetto
Li semplice; una operazione estesa, un soggetto
esteso.
d,
PMIRO
Opinari dicesi di colui, che ha conoscenza
di una cosa per una ragione estrinseca alla na-
tura di essa,
Opinio è assenso dell'intelletto a qualche
proposizione con timore della parte opposta. Ta-
lora equivale a édea, sentenza, convinzione. li
Opposita complera sono le proposizioni stes-
se opposte.
OpPosITA incomplerva sono i termini opposti.
Oppostta contrarie sono due positivi; che nel
genere istesso distan massimamente, e si esclu-
dono a vicenda dal subietto medesimo. Come il |
caldo e il freddo.
Opposrra privative sono la forma e la. priva-
zione di essa, come la vista e la cecità.
Opposrra relative sono due correlativi.»
Opposita contradictorie sono quelli uno dei
quali è ente, e l’altro la sua negazione sempli-
cemente; come w0mo e non uomo.
Ordinare è l’azione per la quale una cosa
si riporta ad un’altra.
In Ordine «ad vale lo stesso che relative ad,
respectu ad.
Ordo trascendentalis, e praedicamentalis, Vedi
Relatio.
Orpo quaestionis, e ordo perfectionis: nell’or-
dine della questione quello si dice esser prima,
che prima si ricerca nella generazione o produ-
— 101 —
zione di una cosa: nell'ordine della perfezione si
dice prima quello, che è più perfetto.
Organizatio substantialis. Vedi Forma.
Bd
Paroemiae è lo stesso che Assiomi.
Pars aliquota è quella che, presa tante volte
ricompone 1’ intiero.
Pars non aliquota è l'opposto.
Pars è quel che concorre con altro alla costi-
tuzione di un tutto.
Pars homogenea o sùnilaris è quella che è di
una ragione medesima e di una medesimàA deno-
minazione col tutto.
Pars integratis dicesi ognuna delle parti the
attengono all’ integrità del tutto. Per analogia
San Tommaso chiama partì integfali della virti
quelle funzioni, senza.eui l’atto o 1° ilo della virtù
non son perfetti. Così per es, l’ intelletto, la do-
cilità, la solerzia, la ragione, la provvidenza, la
cautela e simili ‘son parti integranti della pru-
denza. a
Partes subiectivae 0 inferiores sono specie
diverse o subietti diversi contenuti in un tutto
universale. Momo quindi e bruto sono parti su-
biettive di dmimale.
10% —
PARTES potentiales son le parti che non hanno
tutta la potenza della virtù principale; come l’ in-
telletto e la volontà son parti potenziali dell’ani-
ma, perchè sono principii di alcune azioni, i quali
servono all'anima.
Partialiter. Vedî Adaequate.
Participaliter a mo di participio. Dicesi
del verbo. Adolescente preso participaliter signi-
fica in genere tuttociò che aumenta coll’età, men-
tre, preso come nome, vale giovanetto. d
Participatio è l’azione colla quale una
cosa partecipa ad un’altra.
Participatum ns, è l'ente, che ha esi-
stenza da un altro.
Partitio è la distribuzione di un tutto nelle
sue parti. Vedi Distinetio, e Divisio.
Passio presa latamente è qualunque rece-
zione. l .
Passro, come predicamento, è l’atto per cui il
paziente: è paziente, ossia è la recezione dell’ ef-.
fetto dall’agente: o è l'esser fatto di una cosa,
come il ricevimento della forma del fuoco nel
combustibile. i
Passio appetitus è il moto dell’appetito sensi-
tivo per l’apprensione del bene o del male con
qualche mutazione non naturale del corpo, come —
l'amore, l'odio,
Passio è talora lo stesso che proprietà.
— 103 —
Passro propriamente detta è il sostegno della
forma prodotta. Vedi Eiductio.
Passio nel significato stretto è recezione di
qualità distruttiva come il troppo calore. Vale
anco quanto QuaLitas patibilis (Vedi). 7
Passumoreagens è ciò che resiste all’azione
di un altro ente più forte che opera ‘su quello.
Quello che opera e patisce dicesi agens et repus-
sum, Se A opera su B e questo reagisce su A,
B è passum e reagens; e A agens fPepassum.
Passum dicesi il subiectum sustentationis. Vedi
Eductio.
Patibilis qualîtas è la terza specie della
qualità. È quella che propriamente rende qualem
la sostanza; e ciò perchè è costante, all'opposto
della Passio la quale non è che passeggera.
Per se dicesi una cosa convenire ad un al-
tra, quando le conviene per natura o per princi- -
pii intrinseci. Per 4ecidens se gli conviene non
nececessariamente. “A
PER SE, talora è lo stesso che ex professa; per
accidens equivale a cagion di altro.
Perseitas equivàle ad dssere di per se; è
correlativo ad abalzetas. ic Atà
Persona è detta la sussistenza istessa delle
sostanze ragionevoli.
Personalitas vale lo stesso che so "80M.
Vedi Subsistentia. l
— 104 —
‘Phantasia è il senso interno che perce-
pisce gli obietti anco assenti, percepiti prima col
i senso esterno.
bi Phantasma è la species dell’obietto per-
i cepito col sense esterno che vien ritenuta nella
fantasia.
Physica essentia 0 compositio, consiste nella
composizione delle parti. Di queste quella che è
o - indifferente a costituire una cosa od un’altra di-
cesì materia ; quella che determina e perfeziona
la materia dicesi forma.
Positive una cosa dicesi tale, quando in
essa si riscontra veramente la forma, onde ha tal
denominazione. Dicesi tale negative, quando manta
solamente della forma contraria. Il virtuoso di-
cesì buono positive : Inìono negative è chi non ha.
malizia, come il demente.
Possibile in genere è ciò cui non ripugna
l'essere, e non implica contradizione.
PossIBILE internwn, 0 absolutum, o metaphysi-
cum è quello che consiste nella sola convenienza
degli attributi costitutivi dell’ente.
PossisiLe externum è quello per operare il
quale possediamo virtù sufficiente.
PossIBILE, physicum è quello la cui produzione
non oltrepassa le forze di alcun ente fisico.
i Possibilia /utura son le cose che esiste-
ranno,
— 195° } “
PossiBiLia praeterita son le cose Che esistet- d
tero. NOD t
PossIBILE praesens è ciò che ora esiste,
PossiBiLe mere è quel che resta sempre tale.
A Posteriori cioè dall'effetto. Vedi De- “
monstratio quia.. - i
Posterius Vedi Prius.
Potentia dicesi quel principio avente capa-
| —citàdi ricevere o di agire. La potenza è una realtà
incompleta o in divenire, e non deve confondersi
colla possibilità la quale è potenza puramente
logica, come l’atto non deve confondersi con la
realtà: giacchè alla potenza non si oppone il reale
‘ma l'impotenza; l'atto però si oppone allo stato
di potenza, perchè atto vale perfezione, essere
completo.
PorENTIA pura e la materia prima e per ana-
logia ogni realtà avente ragione di vecettibilità ;
così dai scolastici è detto l'intelletto possibile
pura potentia în genere intelligibilium. Vedi MA-
TERIA, Actus.
PorentIA informabilis. Vedi Aotus informa-
tivus.
PorentIA receptiva dicesi la materia, e qua-
lunque realtà capace di ricevere una forma an-
che accidentale.
PorentIa activa è la virtù di produrre un
effetto. i
106;
POTENTIA passiva è la potenza di ricevere qua-
lunque effetto o qualità. Ad ogni potenza passiva
ne corrisponde una attiva proporzionata, e vice-
versa.
POTENTIA negativa dicesi della materia, che
può ricevere questa o quella forma.
POTENTIA rei obiectiva, logica, metaphysica, è
la non ripugnanza ad esistere, ossia la mera pos-
sibilità intrinseca. Dicesi obiectiva perchè è obietto
della potenza attiva, o ciò che sta dinanzi alla
mente allorchè concepiamo che possa esistere una
cosa non esistente. ;
POTENTIA simultatis. Le cose che posson essere
în atto insieme nel medesimo tempo in un su-
bietto, diconsi poter essere insieme potentia si-
multatis; per es. discorrere e sedere. Vedì Si-
multas potentiae.
POTENTIA obedientialis è l'attitudine delle cose
ad adempiere, per l’aiuto di Dio a Joro non do-
vuto, quel che naturalmente non potrebbero.
PoTENTIA. Vedi AcTUS formalis. I,
De Potentia Dei ordinaria dicesi avvenir
quello che è, secondo la legge e l’ordinario de-
creto di Dio stabilito intorno alle create cose.
DE PorENTIA Dei ertraordinaria o absoluta
dicesi avvenir quello che può da Dio farsi pre-
scindendo da ogni libero decreto di Lui, e dal
corso ordinario delle cose. ;
— 107 —
Potentialiter Vedi Actualiter.
POTENTIA passiva activae respondere debet è
potentia activa passivae. Stante il rapporto onto-
logico essenziale fra la potenza e l’atto, l’agente
e il paziente debbono essere ordinati uno per
l’altro: perchè l’agente possa agire sul paziente
occorre che trovi in lui certe attitudini che gli
corrispondano
Potestative è lo stesso che in potentia. Ha
per correlativo actualiter.
Praeceptum è affermativo e negativo, Il
primo obbliga semper, ma non in tutte le occa-
sioni e circostanze speciali. Il secondo obbliga
semper et ad semper, cioè in qualunque occasione,
Praecisio in genere non è altro che l’astra-
zione, in virtù di cui la mente concepisce una
cosa senza l’altra.
PragoIsIO erceludentis ab ercluso dicesi essere
in un concetto generico, nel quale non sono in-
cluse le specie contenute in esso. Per es. dell'Ente,
preso in genere, la praecisio excludentis ab ercluso
prescinde dagli enti particolari.
PrAECISIO mentis è quella, per la quale l’ in-
telletto, di più predicati realmente indistinti, ne
stacca e prende uno, e se lo rappresenta, lastiati
gli altri tutti. Dicesi anco obrectiva, 0 è# parte
obiecti, 0 praecisio formalis, 0 ex parte actus, 0
ei parte modi,
TAC) 00 Ai
— 108 —
PRABCISIO realis è quella che conviene alla cosa.
PRAECISIO realis inconnerionis, o indifferentiae
è quella che denota che una cosa non è connessa
di necessità con un’altra, e che questa non ne è
contenuta nel concetto, o nella definizione. Per
es. nella volontà umana si dà praecisio realis in-
connerionis coll’amore alla scienza, non essendo
necessario che nel concetto della volontà entri
l’amore alla scienza.
Pragcisio realis non inclusionis, che denota
una cosa non includerne in se un’altra, ed esser
questa distinta, comunque senza questa non possa
concepirsi. Così il figliolo, benchè distinto dal
padre, non può, senza il padre, esser concepito.
Praecisive ab aliquo, se si parla degli atti
della mente, val quanto, non considerando attual-
mente quella cosa: se si tratta di cose, non in-
eludendola nel concetto o definizione di essa.
Praecognita demonstrationis son tre. Su-
biectum 0 ciò di cui vogliam dimostrare qualche
cosa. Passio 0 l'attributo da dimostrare. Principia
o le verità per le quali risulta la convenienza
del predicato al subietto. i
FPraecognitio vale Praenotio.
Praecognitiones demonstrationis, son
due modi coi quali i praecognita son precono-
scibili. Il primo è quando conosciamo dell'obietto,
quod est, o an stt, se cioè la cosa è, o la propo-
sizione di cui ci serviamo è vera. Il secondo è
: :
nea, * dii ie dan
— 109 —
quando conosciamo quid est; ma la cognizione
quid est è duplice: cioè dn quid nominis, che im-
porta il concetto del vocabolo, e in quid rei che
importa la definizione della cosa istessa.
Praecognitum è ciò che si conosce avanti
ad un altra cosa, con relazione tuttavia a questa.
Praedicabilia sono i cinque noti attri-
buti universali: genere, specie, differenza, proprio
e accidente, che così furon denominati, o perchè si
possono essi soli predicar delle cose, o perchè pre-
stan modo di enunziare qualsiasi attributo di una
cosa, in quanto che ogni attributo si enunzia come
genere o come specie, ecc.
Praedicabile accidens non si intende l’ac-
cidente in quanto si oppone alla sostanza, ma si
prende per quello che contingentemente avviene
ad alcuno, tanto sia una sostanza, per es. il ve-
stito, che un accidente come la bianchezza.
Praedicabilitas è l’attitudine di una
cosa ad esser predicata di molte.
Praedicamentao categorie sono substan-
tia, quantitas, qualitas, relatio, actio passio, ubi-
situs, quando, habitus. Sono elementi primi che
classificano la realtà dell’ente, considerato nei suoi
varii e supremi modi possibili di essere. Di-
consì così perchè inerenti alle cose da parte della
cosa stessa, e si afferman di essa senza astrazione
logica, altrimenti dei praedicabilia, o perchè esibi-
attributi stessi, che si enunziano altri-
— 110 —
menti dei praedicabilia i quali riguardano il modo
con cui si enunziano. Son dieci perchè circa qual-
siasi individuo non si posson fare più di dieci
domande.
ANTE Praedicamenta sono univoca de- .
quivoca, analoga. Vedi Univocum. Così di-
cevansi dagli antichi, perchè la dottrina loro dava
luce per l’ intelligenza dei predicamenti.
Post Praedicamenta sono questi: cioè
opposttio, prioritas, simultas, motus, habere e sì
denomina siffattamente perchè Aristotele ne di-
scorre negli ultimi capitoli.
Praedicamentaliter si prende un at-
tributo, quando si prende come uno dei dieci
praedicamenta. Vedi Praedicamenta. Suo
correlativo è trascendentaliter che indica l’attri-
buto esser preso, in quanto supera la serie dei
predicamenti, e conviene a tutte le cose, in quanto
si identifica in realtà con esse, come l’essere buono,
vero, uno. Vedi Trascendentale.
Praedicari una cosa di un’altra nidi
ad asseverarla.
PRAEDICARI in quid è l'essere emunziato di
un’altra cosa essenzialmente, e per modo di sus-
sistente. Come, animale di Socrate
PRAEDICARI in quale quid è l'esser enunziato
di un altro essenzialmente, ma a modo di adia-
cente. Per esempio il ragionevole dell’ uomo.
— lil —
PRAEDICARI în quale simpliciter è l'essere enun-
ziato di qualche cosa in modo accidentale; il bianco
dell’ uomo.
Praedicatio è l’atto dell’ intelletto, che
attribuisce una cosa ad un'altra.
PraEDICATIO extrinseca è quella in cui il pre-
dicato non è inerente al subietto, ma gli convien
soltanto per estrinseca denominazione. Es. l’ani-
male è un genere.
PRAEDICATIO essentialis è quella in cui tutto
| il predicato è d’essenza del subietto. Es, l’anò-
— male è un vivente sensitivo.
PraEDICATIO accidentalis è quella il cui in-
tiero predicato, o una sua parte, non è d’essenza
del subietto. Il fuoco è un elemento caldo.
PRAEDICATIO propria è quella in cui tanto il
verbo che il predicato si prendono nella loro si-
gnificazione propria. Come il calore è una qualità.
PRAEDICATIO impropria è quella in cui il verbo
0 il predicato si prende in significazione impropria.
| PraEDICATIO comitativa è quella, in cui ciò
| che si predica accompagna sempre e necessaria-
mente il subietto. Es. la generazione di una cosa
| è corruzione di un'altra.
PRAEDICATIO intrinseca è quella in cui il pre-
dicato è inerente al subietto realmente, od essen-
zialmente, o accidentalmente. Es. l’uomo è ani
.mule ; l’uomo è filosofo.
Ù
y
— 112 —
PRAEDICATIO indirecta sui, contra naturam sui
inordinata è quella in cui si predica 1° inferiore
del superiore, o quel che ha relazione di materia
per quel che ha relazione di forma. Come l’anz-
male è uomo : il bianco è neve. \
Pragpicatio praeter naturam è quella in cui
il predicato non è superiore, nè forma del su- _ j
bietto; ma l’ uno e l’altro è forma di un qualche
terzo per cui si predican fra loro a vicenda. Il
bianco è dolce, il dolee è bianco rispetto al latte,
che ha bianchezza e dolcezza.
PRAEDICATIO erercita dicesi quella nella quale
il verbo est si adopera secondo il suo significato
genuino e nativo. L' uomo è amimale.
PrAEDICATIO signata dicesi quella nella quale
si adoperano le parole significa, 0 si dice, 0 il
verbo essere in significazione equivalente ad essi.
Questa pietra è il confine. .
PraepIcaTIO naturalis è quella con cui l’ in-
telletto attribuisce alla cosa quel che natural-
mente le conviene.
PrAEDICATIO directa, ordinata, e artificiosa è
quella per cui si predica il superiore dell’ infe-
riore, o quel che ha ragione di forma predicasi di
ciò che ha ragione di materia. Es. l’uomo è ani
male; la neve è bianca.
PRARDICATIO identica è quella in cui si enun-
— 1133 —
zia di una cosa medesima lo stesso @ nello stesso
modo. Es. Pietro è Pietro.
PragDICATIO in recto, in obliquo: Vedi: In
recto, in obliquo.
Praedicatum èciòche attualmente è enun-
ziato di un altro. La voce praedico vale in latino
quanto yetayopént adoperato da Aristotile.
Praejacenspropositio. Vedi Ex ponens
proposttio.
Praenotio è la cognizione che ne precede
un'altra con relazione alla seconda, come la co-
gnizione dell’ antecedente, che si ha avanti a
quella della conclusione.
PraENoTIO quid nominis, 0 quid orationis è
la precognizione, per la quale sì percepisce, che
cosa significa il vocabolo. Così per esempio: 4
losofia per praenotio quid nominis sì preconosce
significare more della sapienza.
PraENoTIO an sit, 0 quod rei, è quella per cui
sì preconosce se una cosa esiste o può esistere;
così quando conosco che la filosofia è possibile,
ed esiste în atto.
PraeNoTIO quid sit principiorum è quella per
la quale si conoscono esser vere le premesse di
nna dimostrazione. ;
PraeNoTIO quid rei è quella per la quale si
penetra nella quiddità della cosa, spiegata, vale
a dire, la sua definizione,
— 114 —
Praesentia. Vedi Ubi, e Circum-
scriptiva praesentia.
Praesuppositive a//quid dici, val quanto
supporlo antecedentemente in un discorso.
Praeter propter valquanto circa, più e meno.
Primum e prius differiscono, perchè pri
mum sì dice per privazione di antecedente, prius
per confronto a posterius.
Primum alterans è denominato il primo cielo,
il cui moto era ritenuto qual principio di alte-
razione e di corruzione degli enti di quaggii.
Primum mobile. Veli Mobile.
PRIMUM non esse reî. Vedi Esse ultimum rei.
Principia generationis son quelli, onde tutte”
le cose son fatte, non essendo fatti essi stessi da
altri, o fra loro a vicenda: e sono la materia, la
forma, e la privazione.
— PRrIncrPIA composttionis 0 della cosa generata,
son quelli dalla cui permanenza vien generato il
corpo naturale, quali la materia, e la forma.
PrINcIPIA metaphysica son quelli da cui si in-
tende composta metafisicamente ed intellettual
mente la cosa. Come animale e razionale rispetto
all’ uomo.
PrincIpIa dn habitu son quelli che regolano i
sillogismi, senza che ne faccian parte. Per es. le
cose che convengono ad una terza convengono fr
È — 115
loro. Le premesse onde si trae la conclusione son
denominate in aetu.
Principiare vale esser principio.
Principiatum è ciò che proviene da un
principio. Talvolta vale causato, e si applica alle
cose aventi causa.
FPrincipium. Veli Causa.
PrINcIPIUM complexum è la proposizione affer-
imata o negata, per la quale arriviamo al cono-
scimento di un’altra.
PrINcIPIOM 7incomplertm è quel primo concetto
nel quale si include il secondo. Per es. l’essenza
del corpo è il principio in cui son incluse la sua
impenetrabilità, divisibilità ecc.
PrINCIPIUM individuationis è ciò per cui uma
cosa è quella che è, e non altra, e da tutte si
distingue. Ogni cosa invero, per essere una, sin-
golare, ed individua, gode della proprietà della
individualitas singularitas, differentia, haecceitas,
per le quali avviene che una cosa è quel che è,
e non altro.
Principium quod è la persona o il supposito
a cui si attribuisce l'operazione, o la denomina-
zione dell’operante. La persona di Pietro è il
principium quod delle sue volizioni.
PRINCIPIUM quo è ciò onde viene elicita imme-
diatamente l’azione. Per es. la volontà di Tizio, non
la persona, è il principium quo delle sue volizioni.
— 116 —
A Priori. Vedi DEMONSTRATIO propter quid.
A quasi PriorI diciam dimostrare, quando la
prova vien desunta dalla natura stessa della cosa
che è da provare. A concomitanti quando si prova
la cosa da alcun che connesso ed essa, che tut-
tavia non è causa od effetto.
Prioritas inconnerionis sì incontra in quelle
cause che non son connesse necessariamente co-
gli effetti. Nella volontà per es. rispetto agli att
liberi. ;
PRIORITAS femporis, ossia essere prius tempore
significa precedere un altro in data di tempo, Si
oppone a questa la si2u/tas temporis, che si dà
nelle cose che esistono al tempo stesso, o insieme.
Prioritas « quo è ogni priorità di natura:
Vedi Prioritas naturae.
PriorITAs in quo talora vale priorità di tempo:
talora priorità di natura, non di qualunque causa,
ma di quella non connessa essenzialmente coll’ef-
fetto, e che può esistere senza produrre l’effetto,
come la causa libera.
PRIORITAS “n quo intesa in questo secondo
modo, denominasi anco perfectae praecisionis. Vedi
Praecisio.
PRIORITAS naturae, o essere prius natura, in-
dica essere causa di un altro, o almeno un requi-
sito o una condizione richiesta anteriormente da
parte della causa. Potrebbe dirsi che la prioritas
\
— il7 +
naturae, strettamente, intesa è la stessa indi-
pendenza della causa rispetto all'effetto, per eni .
essa dicesi prima prioritate naturae, e quello dopo,
per ragione di dipendenza da essa. Si oppone ad
essa la simultas naturae, che si dà in quelle cose
che son prodotte da una azione medesima. Non
si oppone però la simultas temporis o durationis;
di maniera che una cosa dipendente da un’altra,
perchè da essa prioritate natutue causata, può
esistere assieme alla sua causa nell’istesso istante
reale di tempo: così la luce rispetto al sole, Ved?
Modi prioris e posterioris.
Prioritas originis, è la relazione di prin-
cipio per rispetto ad una cosa, senza che in que-
sta si richieda la posteriorità di tempo, né la
dipendenza o distinzione di natura: meglio che
prioritas, dicesi ordo: in questo senso in Dio il
Padre è principio del Verbo ed entrambi dello
._ Spirito Santo.
Prius. Vedi Primum.
PRIUS e posterins equivalgono ad absolutum e
secundum quid,
Frivatio è negazione di forma in subietto
adatto a possederla: onde l’assioma a privatione
ad habitum non est regressus, cioè non vi è ri-
cupero della forma medesima di numero, o rieu-
pero immediato della forma della stessa specie.
dalla morte alla dita non vi è ritorno naturale.
"ari A
0 Pe
— 118 —
PrIvaTIO simple» o pura è quella, in cui nulla
avanza dell’abito opposto, e consiste quasi nel-
l’esser corrotto. Le tenebre sono privatio simple
della luce.
PrIvatIo non simple» è quella che ritiene an-
cora più o meno dell’abito opposto, e consiste
piuttosto nel corrompersi. Es. la malattia,
Privative. Vedi Contradictorie.
Pro aggiunto ad un aggettivo dà a questo
il significato di avverbio. Pro esplicito, pro for-
mali ec., valgono quanto erplicite, formaliter.
Processus rvesolutivus è quello per cui si
dimostra la causa dall'effetto: equivale alla di-
mostrazione qguza, e denominasi resolutivus, per-
chè per esso l’ intelletto risolve la causa nell’ef-
fetto. Dicesi altresì via iudicii. Vedi Demon-
stratio quia.
Processus composttivus è quello che dimostra
l’effetto per la causa, ed equivale alla dimostra-
zione propter quid. Dicesì così, perchè |’ intel-
letto compomit l’effetto colla causa. Denominasi
altresì via inventionis. Vedi Demonstratio
propter quid.
FProfata, significa assiomi.
Proloquia, vale assiomi.
Proportio entitatis 0 commensurationis, è
ordine di una cosa ad un’altra per ragione del
— 119 —
suo essere. La proporzione fra due uomini per ra-
gione dell’ umanità.
ProportIO habitudinis è l’ordine di una cosa
all'altra per ragione della loro mutua convenienza.
Per es. il senso al sensibile.
Propositio per se nota secundum se, dicesi
quella, che è evidente da parte della cosa, ma che
da parte nostra ha bisogno di dimostrazione. Per
es. il tutto è maggior della parte.
PROPOSITIO per se nota secundum se et quoad
nos è una proposizione evidente per se, e che pur
si concepisce fale dall’ intelletto senza dimostra-
zione. Tali sono i principii delle matematiche.
Proposrrto de praedicato universali è quella
il cui predicato si reciproca col subiettà: 1 uomo
è ragionevole.
PROPOSITIO prima, 0 immediata, e indemon-
strabilis è quella che non ha medio per essere
provata a priori. Ogni uomo è ragionevole.
Proposrrio de primo adiacente è quella nella
quale in un solo verbo stanno inclusi il subietto,
l'attributo, e la copula ; es. venni, sedeva.
Proposrro da secundo adiacente è quella nella
quale il verbo da se solo denota l'attributo colla
copula. Pietro parla. È
ProposItIO de tertio adiacente è quella che è
espressa in tre termini: l’ uomo è ragionevole.
Proprium in genere esprime una proprietà
4190. —
o attributo di qualità necessaria p. e. la capacità
di sapere nell’ uomo.
ProPRIUM primo modo è quel che conviene
ad uno solo, non a tutti; quel che conviene per
es. ad una specie non a tutti gli individui; al-
l’uomo per es. l’esser medico.
ProPRIUM secundo modo è quel che conviene al
tutto non al solo: cioè quel che è inerente a tutti
di una specie, ma non a loro soli. L’esser bipede
conviene a tutti gli uomini, ma non a loro soli.
ProPRIUM tertio modo è quel che conviene al
solo e a tutti, non però sempre: il divenir canuto
in vecchiaia all’ uomo.
PROPRIUM quarto modo è quel che conviene
al solo, a tutti, e sempre: all’ uomo l’ammirare.
PropRrIUM talorà si oppone a commune, ad
ertraneum 0 alienum, o praeter naturam.
Propter quod unumquodque tale et illud ma-
gis. È un assioma, che significa, che, ciò che si trova
in un ente, si trova più in quello onde è stato
preso, In questo senso l’assioma ha luogo soltanto
nelle cose capaci di più e di meno. Si può spiegare
altresì relativamente alla causa finale. Se si ama
per es. la medicina, tanto più la salute. Ciò che
verifica per altro solamente quando il predicato,
in cui fa il confronto, si attaglia ad. ambedue gli
estremi come nell’esempio addotto, nel quale la
medicina e la salute sono amabili ugualmente.
— 121 —
Puncta continua. Vedi Continui.
Punctum è l’indivisibile della quantità,
mancante di ogni dimensione.
Di LI
‘
Qua tale. Vedi Formaliter.
‘In Quale dicesi predicarsi ciò che si pre-
dica a modo di aggettivo, ossia di qualità ag-
giunta, che di per se non sta. Dicendo Socrate
fu virtuoso, il predicato è in quale.
In Quale quid dicesi predicato l'aggettivo,
quando esprime una proprietà pertinente all’es-
senza della cosa; come l'aggettivo ragionevole pre-
dicato dell’ uomo.
Qualis e quale adoperati senza diem ter-
mine aggiunto indicano le cose che hanno qualità ;
così, dicevano, la materia prima non essere nè
quanta nè quale. Vedi MATERIA prima. r
Qualitas in significato lato è quel che in
qualche guisa perfeziona e determina la sostanza ;
e così qualunque modo e accidente posson deno-
minarsi qualità.
Quarrras substantialis è la forma sostanziale,
0 fisica, o metafisica che restringe e determina la
materia o il genere: per es. la razionalità.
QuaLrras proprie dieta è quella ERI cui
una cosa si denomina quale.
è’ ACT e ;-à, —, VLec_ °°
19:
QuaALITAS per gli antichi è aecidens cbsolutum,
che sopravviene alla cosa incompleta nel suo ge-
nere, e le attribuisce una qualche denominazione,
Le qualità sono di quattro specie. Alla prima
appartiene l’ habitus e dispositio. Vedi Habi-
tus, e Dispositio. Alla seconda la Poten-
tia è l’Impotentia, abilità o inabilità a operare,
Alla terza specie la Passio e Patibilis qualitas.
Passio è presa qui nel significato di qualità, che
è causa di alterazione, e che passa tosto. Per es,
il paltore Cagionato dalla paura. Patibilis qua-
litas è qualità alterante permanentemente, come
il pallore per malattia. Alla quarta la £orma
e Figura. Forma val qui l’ esterior apparenza
delle cose risultante dalla disposizione delle parti.
Figura vale la terminazione dell’estensione di un
corpo, che lo rende quadro rotondo ete.
QUALITAS activa è quella per la quale i corpi
operano : per es, il calore,
QUALITAS passiva è quella per la quale rice-
vono qualche cosa: la lavorabilità del legno.
Qualitates primae dei corpi sono il calore,
il freddo, l umido, il secco.
QUALITATES secundae dei corpi son quelle che
suppongono le prime, come il colore, la durezza,
la gravità. 7
QUALITATES neutrae dei corpi son quelle oe-
culte, e non sensibili al tatto.
[RR A
— dog 2
Quando è ciò per cui una cosa vien deter-
minata ad un tal tempo. Vedi Duratio.
Quantificare. Si adoperava tal verbo a
significare la quantità della materia, che rende
quantas, ossia estese impenetrabili, la forma e la
qualità del composto.
Quantitas è ciò per cui una cosa corpo-
rea è capace di dimensione, e può esser cresciuta
e scemata. La dicevano essere acecidens absolutinm
distinto realmente dalla materia, e che soprag-
giungeva a Questa contuttochè ne fosse natural-
mente inseparabile. Vedi AccipeNS absolutmm.
QUANTITAS virtutis è una perfezione sostanziale
o accidentale, dalla quale il subietto è detto quanto.
QuanTITAS nealis 0 dimensiva è quella che di-
pende dall’estensione, ed è soltanto applicabile ai
corpi.
QuantITAS continua è quella le cui parti sono
unite da un termine comune; come la quantità
di una tavola.
QuantTITAS discreti è quella le cui parti non
sono unite; come la quantità del numero.
QuantITAS permaneng è quella le cui parti
posson consistere tutte insieme nel tempo: come
la linea.
QuantITAS successiva è quella le cui parti non
son mai insieme, ma. di continno si succedono,
quale il tempo, il moto ete.
— 124 —
Quantum per se è ciò che ha per se esten-
sione, come la superficie.
QUANTUM per accidens è ciò che ha l’esten-
sione da altro, come la materia.
Quantus, quanta, quantum, detti senza
altro termine aggiunto, indican le cose che hanno
l'attributo di quantità. Così dicevano che la ma-
teria prima non era quanta, cioè non era per se
dotata di quantità. Vedi MarERIA prima.
Quid nominis. Vedi Definitio nominis.
IN QuID praedicari val quanto affermare di
qualche subietto predicati essenziali: per questi
invero vien definita quid est una cosa. Se questi
predicati però vengono significati con termini so-
stantivi (il che gli antichi dicevano énstar per se
stantis), come l’oro è metallo, allora si dicono
_praedicari in co quod quid, 0 puramente èn quid.
Se i predicati son adiettivi (lo che dicevan per
modum adiacentis) allora diconsi praedicari în
quale quid. Se poi con termini aggettivi si pre-
dicano attributi non essenziali, ma accidentali
puramente, per es.: l'oro è Zucido, allora si di-
cono predicarsi én quale, puramente.
QuiD rei.. Vedi Definitio rei.
Quidditas è l’entità stessa della cosa con-
siderata in ordine alla definizione che spiega il
quid essa è: L'entità della cosa poi considerata
= 19th
in ordine all’essere dicesi essenza; in ordine al-
l’operare, denominasi natura.
Quidquid recipitur, ad modum recipientis
recipitur, Colla voce modum, si intende in que-
sto caso la capacità e disposizione del subietto
recipiente, il quale riceve sempre nella maniera
e proporzione, che può.
Quies privativa è la privazione del moto :
Es. la permanenza di un sasso in una mano.
QuiEs positiva è la permanenza della cosa nel
suo stato naturale. Per es. il nuota» de? pesci,
che è il loro stato naturale. p
Quinta essentia suol esser denominato il
cielo, perchè non consta di elementi. Dicesi Quinta
essentia peripateticorum, perchè Aristotile spiegò
più chiaramente di qualunque filosofo antico la
natura dei cieli.
A Quo indica il principio onde provien qual-
che cosa; ad quem o ad quod indica il termine
a cui tende; cu? indica ciò, a cui, od in grazia
di cui, una cosa sì fa.
Ur quo dicesi la ragione per la quale un su-
bietto qualsivoglia riceve certe date denomina-
zioni.
Ur Quod significa un subietto ricevente
predicati o denominazioni a lui proprie.
Quon quid est equivale a Quidditas. Vedi
Essentia, ®
Radicaliter. Vedi Formaliter.
Radicare, o ruticale esse significa esser
principio che ne esige un altro, o radice onde un
altro spunta, che è detto radicatum. Così secondo
gli antichi ogni /orma sostanziale radicabat le
sue proprietà.
Rarefactio, è il movimento verso la rarità.
Raritas è una qualità secondo cui una cosa
dicesi aver poca materia in grande estensione.
Ràruzm è quel che in grandi dimensioni
racchiude poca materia.
Ratio talora vale quanto intelletto, e si di-
vide in specolativa e pratica: Talora si prende
per l’azione dell’ intelletto, segnatamente per
l’azione discorsiva: talora per la definizione della
cosa; ora per la causa finale o per la formale,
od altra qualsiasi.
RATIO rei è lo stesso che l'essenza della cosa
e le proprietà onde consta, o ciò che appartiene
alla sua natura.
Ra'rIO val anco rispetto, riguardo.
RATIO formalis è costituita dagli attributi es-
senziali della cosa, in quanto si trovano nella no-
stra mente o nella definizione. Vedi Obiectum
formale, © 2
— 127 —
Ratto formalis rei denota talvoltà ciò che nella
cosa fa l’ ufizio della forma, che cioè è la ragione
perchè la cosa sia tale. Dicesi ratio formalis una
c09 gnizione, per la quale una potenza rendesi co-
| noscente.
Raro obiectiva è costituita dai medesimi at-
tributi in quanto si trovano nella cosa medesima.
Per es. Animal rationale è la ratio lo for malis del-
luomo: l'uomo è ractio obiectiva.
Raro speculativa val quanto Intellectus
speculativus (Vedi).
Rao practica vale quanto Intellectus
practicus ( Vedi).
RATIO prorima è remota valgon ‘quasi quanto
causa prowima e remota.. Abbiam detto quasi,
perchè col vocabolo ratio non si intende sempre
una causa strettamente tale, ma anco uma veca-
stone, un obietto formale, 0 un modo di operare,
Raro particularis è la potenza che denomi-
nasi destimativa negli animali, e conferisce loro
qualche cosa di simile alla ragione ed alla intel-
ligenza. Equivale alla parola Zstinto.
Ratio formalis sub qua è la ragion generale
considerata negli obietti particolari, per la quale
determinano qualche potenza, o vengono compresi
da qualche scienza. Es. # colore è la ratio for-
malis sub qua, rispetto alla potenza visiva.
Raro formalis quae è la ragione particolare,
— 128 —
che è contenuta nella ragion generale. Se i! co-
lore è la ratio formalis sub qua, il color verde
è la ratio formalis quae, rispetto alla potenza
visiva.
Rationale dicesi in due sensi, cioè ogni |
cosa intellettuale; ed ogni conoscente per via di
discorso: nel primo senso la parola compete agli
» angeli e a Dio: nel secondo all’ uomo.
RATIONALE materialiter, è ciò che ha in se il
principio di raziocinare; quale 1’ uomo.
RArIONALE formaliter è il principio del razio-. i
cinare, e la differenza costitutiva dell’ uomo, come.
la razionalità. s
ur Ratione ratiocinantis. Vedi Formali-
ter e Realiter.
RATIONE ratiocinata. Vedi Formaliter e
Realiter. na) +
Reagens. Vedi Passum. oa
Realitates si denominano quegli attributi,
che sono identificati fra di loro, come le facoltà
dell'anima. Queste, invero, prese singolarmente
Tu non si concepiscono come cose, 0 come un tutt'in- |
Db sieme, cioè come un che di una cosa, e diconsi —
3 perciò reulitates, od anco aliquitates. Gli Scotisti
ammisero in ogni cosa più realitates» per es. in
mM Pietro l’essere di vivente, l’essere di animale, ete.
e finalmente l’ ultima realitas onde è costituito
l’essere di Pietro, ossia la Petreitas.
Rpaliter. Vedi Formaliter.
Recipere. eli Quidquid.
Recipiens debet esse denudatnm natura ve-
cepti. Assioma che si riferisce specialmente alla co-
noscenza : p. e. la pupilla che è fatta a ricevere tutti
i colori, non può essere colore; 1’ intelletto che è
fatto per ricevere ifi sè le specie intelligibili delle
quiddità materiali, non deve essere quiddità sen-
sibile e materiale; perché altrimenti la vista e
l'intelletto sarebbero già limitati e determinati
in sè stessi, perderebbero quindi quel grado di
attualità indipendente, e superiore ad un tempo
all’obbietto specificativo e proprio della facoltà;
giacché: Ogni facoltà deve essere superiore e in-
clipendente dalla limitazione propria di ciascun
obbietto cui essa è nata riprodurre in modo in-
tenzionale.
Reciprocatio mutuade consecutionis 0 con-
tersio è il modo di essere delle proposizioni nelle
quali il subietto di una divien predicato dell’al-
tra e viceversa.
RECIPROGATIO mutuae praedicationis 0 conver-
tibititas consiste nel predicarsi che scambievol-
mente fanno due cose veramente e universalmente,
come uomo, ad essere fucile al riso.
RecIPROCATIO mutude relationis o convertentia
consiste nel dipendere una cosa da un’altra, 0
nel poter essere l'una spiegata dall'altra,
dl
ii ito lara AI LI I TT gi e <
— 180 —
In Recto aliquid importari significa quello
che è subietto, ricevente i predicati e le deno-
È minazioni in alcun che concreto, o quello che in
qualche proposizione vien affermato come identi-
ficato con tal subietto. IN OBLIQUO importari di-
cesi quello, che non è un dato subietto, ma un
che pertinente ad esso, o al predicato. Col voca-
bolo, Bianco per es., in recto vien significata la
cosa bianca; in obliquo la bianchezza. Nella pro-
posizione il muro è bianco, si identifica ciò che
è bianco col muro, e non già la bianchezza. Pe-
rocchè se è vero dire il muro è cosa che ha bian-
chezza non sarebbe vero dire, il muro è Za bian-
chezza. Dicesi pure importari in recto quel che
è in nominativo, e regge il discorso, e in obliquo
quel che è in altro caso dipendente dal nomina-
tivo, ma come estrinseco ad esso. Es. Libro di
Pietro, libro è in recto, Pietro in obliquo.
Reductio ostensivi. V. Syllogismus.
RepuotIo «l impossibile. Vedì Syllogi-
SMus.
Reductive dicevano convenire alle parti
del composto un predicato che direttamente con-
viene al composto intiero. Così predicato uomo
dicesi direttamente di Pietro, e reductive del corpo
di lui.
ReDUCTIVE vale anco ANALOGIOE. Vedi Ana-
logice.
— 151 —
Reduplicative prendiamo un termine,
quando si aggiungono a questo le particelle w8,
prout, quatenus, in quantum e simili. Ossivyero
quando il termine istesso si raddoppia; o quando
ve ne aggiungiamo un altro per indicare il senso
in che si prende il primo termine, o la ragione
per cui il predicato conviene al subietto. Esem-
pio L'animale, come animale non può parlare. Pie-
tro, in quanto è possidente, può essere costretto a
pagare. Vedé Materialiter e Specifica-
tive.
Reflexe. Vedi Directe.
Regressus demonstrationis, Vedi Cir-
culus.
RELATA transcendentalia son le cose assolute
che significano un ordine essenziale ad altra cosa,
quali la causa, il subietto, o l’obietto.
Relata dicuntur ad convertentiam, significa
che nel modo con cui il correlatum dicesi del
suo relatum, questo dicesi di quello. Es. Il pa
drone è padrone del servo, e il servo è il servo
del padrone.
Relatio val rispetto, od ordine di una cosa
ad un’altra.
RELATIO, 0 conceptus, în, è quello su cui si
fonda la relazione, considerata in un estremo od
in nn altro, senz’ordine ad altro, in quanto è
inerente a quello solo. Dicesi anco relatio fun-
valli 7...
: — 132 —
| damentalis. Es. La biunchezza in quanto è in
; Pietro precisamente.
È ReLATIO, 0 conceptus, ad, è quello stesso su
Î che si fonda la relazione riguardata in quanto si
riferisce ad altro, e si denomina pure relatio for-
malis: Per es. la bianchezza di Pietro riguar-
data in confronto a quella di Paolo dicesi rela-
tio ad. Vedi Dicere ad.
ReLATIO dequiparantiae è quella, che nel modo
medesimo denomina ambedue gli estremi; come
la relazione di somiglianza e di eguaglianza,
RELATIO disquiparantiae è quella che deno-
mina gli estremi in modi diversi. Come la rela-
zione di Padre e di Figlio.
ReLaTIO mutua è quella che ha luogo fra gli
estremi che sì riguardano a vicenda. Per es. Il
creatore, come tale, non può esser senza la creatura.
RELATIO non mutua ha luogo quando una cosa
è connessa con un'altra, ma non viceversa. /io
può essere senza la creatura, non questa senza
quello. si
ReLATIO, 0rdo transcendentalis è quella che
si identifica con ciò che si riferisce, nè si può
da esso separare, come la relazione dell’azione
all’effetto, della cognizione all’obietto. È detta anco
secundum dici.
ReLATIO, ordo praedicamentalis è quella che
non si identifica con ciò che si riferisce, ed è
;
CULI“,
DIN CAPS TA Me Vo
È
M
*
è
— 183 —
come accidentale: tal sarebbe quella di som?
glianza, di maggioranza. La Relatio praedica»
mentalis, è di tre generi: il primo è di quelle rela-
zioni che si fondano nell’ unità e nel numero: le
quali si dicevano dagli antichi convenienza e di
seonvenienza: il secondo è di quelle che si fon-
dano nell'azione e passione, o fisica 0 logica,
come del producente e del prodotto: il terzo di
quelle che si fondano nella misura e nel misura-
bile come la relazione della scienza allo sedile,
perchè generalmente misuriamo la perfezione della
scienza dall’ obietto anzi di ciascuna potenza dal
suo obietto. Per misura intesero gli scolastici gli
obietti delle potenze e degli abiti. — È detta anco
categorica e secundum esse,
RELATIO proprie realis è quella i cui termini
son ambedue non solamente reali, ossia non sono
solamente cose che in natura hanno una esistenza
| reale, ma hanno ancora in se alcunchè, per cui a
vicenda si riferiscono. Tal per es. è la relazione
. fra causa cd effetto.
.. RreLaTIO mirta esiste, allorchè in uno solo dei
due estremi si trova naturalmente ordine all’al-
tro. Es. la relazione /ra Dio e le creature, in que-
ste vi è la relazione naturale a Dio, perchè ne
dipendono.
ReLATIO rationis 0 logica è quella per cui una
cosa si riferisce ad un’altra non secondo la ra-
«
bel pali
"PT
gione di esistere, ma unicamente quanto alla ra-
gione di intendere, ossia consiste nell’ordine. che
l’ intelletto pone fra i concetti delle cose.
Relationis obiectum è ciò che riceve in
se una relazione.
RELATIONIS terminus è ciò che termina la re-
lazione esistente in un altro.
RELATIONIS fundamentum è quel che è ca-
gione che il subietto si riferisca ad altro: onde
dicesi pure ratio fundandi, fundamentum proni-
mum, fundamentum relativae denominationis.
Relativa spectata materialiter son quelle
cose che si considerano quanto all'essere pel quale
sono semplicemente certe cose. Per es. conside-
rando Giovanni padre di Pietro, non in quantg
è tale, ma in quanto è un tal uomo, il padre di
Pietro si considera materialiter.
RELATIVA spectata formaliter, son le cose che
- si considerano quanto all’essere per cui son re-
lative. Così Giovanni padre di Pietro, si consi-
dera formaliter, se lo si considera non come un
uomo dato, ma come colui che generò Pietro.
Relative. Vedi Contradictorie.
Relativum intrinsece 0 subicetive, è ciò
che ha in sè la relazione, Come diciamo nemico
colui che odia un altro.
RELATIVUM estrinsece 0 terminative è quello
che costituisce il termine della relazione esistente
— 195 —
in un altro. Es. nemico dicesi anco colui ehe è
odiato da altri.
ReLatItuM ens è quello, che non può inten-
dersi senza un altro. Si oppone a questo lens
absolutum che si intende senza altro. 2ns rela-
tivum dicesi altresi ens ad aliud; ens ad ali-
quid. Ens absolutum dicesi anco Ens a se. Vedi
Respectus.
Relatum non dicitur bis: è un detto si-
| gnificante, che um relativo per una relazione sola
non si riferisce a due correlativi presi nella loro
totalità, ma ad uno solo preso formaliter. Per
es. un %0m0 stesso con uma relazione unica non
Sì può riferire ad un altro come padre e comè
padrone, perchè dalla paternità e dal dominio
nascono relazioni differenti di specie,
Remissio vale decremento, diminuzione.
Vedi Intendi. i
Remissive, dicesi, tratta di una cosa
quando si accenna soltanto 0 poco più, riman-
' dlandone lo svolgimento ad altra occasione,
‘ Remitti. Vedi Intendi.
Removens prohibens: è chi allontana l’im-
pedimento. a far qualche cosa.
Repassum. Vedi Passum.
+ Reproductio è produzione nuova e se-
conda di una cosa, Suo correlativo è Adduetéo,
che è quasi avvicinamento o condotta di una
— 1360 —-
cosa ad un luogo nuovo. Wedî Secundum
esse. N
Res. Questa parola esprime la quiddità, o
essenza dell'Ente. Vedi Ens.
Res intentionis è quel che esiste in mente sol-
tanto, ed equivale ad Ens rationis.
Resistentia passiva è quando un subietto
per qualche forma o disposizione impedisce che
la virtù di un qualsiasi agente, produca un’ef-
fetto su lui, Un macigno smisurato resiste per
la sua gravità al moto all'insù, tranne la forza
dell'agente non superi la resistenza, secondo il
detto actiones fiunt a superante.
RESISTENTIA activa consiste nell’ azione con
cui un contrario respinge l’azione di un altro,
come il freddo resiste al caldo.
Respective. Dicesi una cosa respective
tale, quando è tale non per natura sua, e in se,
ma in confronto ad un’altra. Un uomo basso di
statura dicesi respective alto, se si confronta con
un fanciullo. Vedé Absolute. «
Respectu eodem, dicesi presa una cosa, se
si considera o in un modo solo, 0 quanto ad una
sola parte. Così si prendono i termini univoci.
In eodem respectu uno non può esser buono è
cattivo.
ReSsPECTU diverso, si prende una cosa, quando
si considera in modo diverso, o secondo diverse
= 197
parti. Così si prendono i termini analoghi, ed
equivoci. Nell' Etiope vi è bianchezza e nerezza,
cioè bianchezza nei denti, nerezza nella pelle.
Respectus a» è la relazione di una cosa
col principio da cui proviene; della ercatera per
es. al creatore.
Resprerus in è la relazione al subietto in cni
è; come la relazione di qualsivoglia qualità col
subietto in eni si trova.
Respeetus ad è la relazione al termine a cui
è ordinata la cosa: come dell’azione all’ effetto.
Resprorus ex, è la relazione al subietto da
cui la cosa è stata tratta: come della figura della
statua al mamo onde è fatta. Vedi Eductio,
Reubau. Vedi Transcendentalis.
S
Scibile è quel che può sapersi, ossia l’obietto
della scienza.
Scientia presa in senso lato è qualsiasi
vera e certa cognizione, ottenuta da principii
certi, comeechè non dimostrativi.
SOIENTIA propriamente detta è cognizione ac-
quisita per dimostrazione.
Sorenria Rabitualis è abito certo, vero ed evi -
dente di cosa necessaria per la cagion propria.
pri
pa
VET RG A n
— 138 —
SciENTIA speculativa è quella che si occupa
della sola contemplazione dell’obietto e della co-
noscenza della verità, e in quella si acqueta. Es,
9 la matematica.
SS SCIENTIA practica è quella che riferisce la sua
w cognizione all'opera od all’azione. La /ogica, l’e-
é tica, ecc.
ScIENTIA subalternans è quella che dipende da w
i un’altra in modo da torre in prestito da essa i
Pi suoi principii e versare sul medesimo obietto, di-
, verso soltanto per accidentalità. Es. l’aritmetica
pi rispetto alla musica. î
ScrentIA subalternata è la scienza inferiore,
| che prende per principii snoi la ‘conclusione di
i: quella superiore; ha l’obietto medesimo ristretto.
-2 per differenza accidentale solamente. Come la mu-
sica rispetto all’aritmetica: questa invero consi-
dera il numero, quelta il numero dei suoni.
i SCIENTIA approbativnis è quella per la sala è
Ba. Dio conosce il bene cui approva.
: ScIENTIA dmprobationis è quella colla quale;
Dio conosce il peccato cui condanna.
SCIENTIA simplicis intelligentiae è quella. con
cui Dio conosce le cose meramente possibili, che e
non esistetter mai, nè mai esisteranno.
%a
" SCIENTIA visionis è quella per la quale Dio
E conosce sè stesso, quello che è passato, presente
Le e futuro, :
snap
— 139 —
Secundum o novum esse rei,, è una nuova,
determitiazione di qualche cosa, per virtù di un
nuovo fiincipio, 0 di un nuovo titolo. È relativo
al primtm esse rei. Vedi Res.
SECUNDUM quid si dice quel che diminnisce
per qualche aggiunta la determinazione della
cosa, e tccenna soltanto una parte di essa, una
proprietà od una qualche ragione. Si oppone al
simpliciter ed absolute. Vedi Absolute.
SECUNDUM rem è lo stesso che a parte rei, 0
secundum esse.
SECUNDUM rationem, vale per intellectum, val
lo stesso secundum dici.
SECUNDUM rationem val quanto per intellectum.
Ha lo stesso significato che secundum dici.
Secu$ s/ secus dicesì a cagione di brevità,
quando si ammette una proposizione come vera
in un senso, e si rigetta in un altro, o in altri
sensi, o aluleno si prescinde dagli altri. Per es.
un grave lasciato a se mai devia dalla direzione
verso il cento; secus, si secus, cioè può deviare,
se non vien lasciato a se,
Sensibile proprium è ciò che vien perce-
pito senz’errorè, o per sè 0 per la sua propria
* specie da nn sòlo senso esterno, Es. il suono
dall’ orecchio.
SENSIBILE commune è quel che si percepisce
da più sensi esteriori per le specie modificate
ci
ricada Da 3 LT
— 140 —
dei sensibili proprii, come la quantità e la di
stanza.
SENSIBILE per accidens è ciò che cade sotto i
sensi, non per la propria specie, nè per quella
altrui modificata, ma per altra cosa .con cui è
congiunto.
In Sensu /ormali si assevera ciò che entra
nel concetto e nella definizione del subietto,, di
cui si assevera. La giustizia è virtù in Dio con
cui punisce la colpa, e corona i meriti.
IN SENSU pure reali, 0 în sensa identico et
materiali si assevera quel predicato, che è iden-
tificato col subietto, ma non è del concetto defi-
nitivo di esso, e non è predicato qual aggettivo
«li quel concetto. La giustizza di Dio è miseri
cordia. Vedi Ratio formalis è Forma-
liter. î
In SENsU denominativo sì asseverano quelle
cose, che non appartengono al concetto definitivo
dell'essenza metafisica del subietto, ma ne sono
proprietà secondarie o accidentali, e ciò metafi-
sicamente, fisicamente, 0 logicamente. Vedi Con-
cretum.
Sensus compositus di una proposizione di-
cesi quando il predicato compete al subietto
reduplicative; cioè rimanendo tale quale è enun-
ciato nella proposizione. Per es. # bianco può
esser nero è, in sensu composito, una proposizione
— 14l —
falsa, perchè si tradurrebbe in questa: 4 bianco,
rimanendo bianco, può essere nero. Colui che corre
necessariamente si muove; è, in sensu composito
proposizione vera, perchè colui che corre, 7
quanto corre (reduplicative) non può non correre.
Sensus divisus di una proposizione è quando
il predicato conviene al subietto non rimanendo
tale quale è enunziato, Così, 7 bianco può esser
mero è una proposizione vera /n sensu diviso, po-
sto che sì traduca in questa % bianco non ri-
mando bianco può esser nero. Colui che corre
necessariamente si muove; è in sensu diviso, falsa.
Sensus reduplicativus si ha, quando una par-
ticella duplicativa denota nel subietto, l’adequata
ragione, 0 la causa, per cui un predicato gli con-
viene; per es. L'uomo, in quanto è uomo, è mi-
sero. La natura umana è adequata ragione della
miseria,
Sexnsus dn actu est sensibile in actu Vedi: In-
tellectus in actu.
Signa naturae vel rationis sono stati esco-
gitati dai Filosofi per discutere ordinatamente di
più cose, che possono esistere nello stesso mo-
mento. Concepiscono invero in ogni momento in-
dividuo due segni, che non son già istanti di
tempo distinti in parti di istante, ma unicamente
denotano l'ordine, o la dipendenza di una cosa
da un’altra.
— 142 —
Signate si riferisce all’intenzione, o dire-
zione dell’operante. Exercite agli effetti dell’opera
o all'esercizio. Lo studente matematiche signate
intende a procacciarsi la cognizione delle verità
relative alla quantità; erercite a render la mente
più qtta al ragionamento.
SIGNATE indica pure la cosa dg ottenere per
parole; Ezercite per esempi proppii. Chi predica
la virtù, la persuade signate agli altri; chi vive
virtuosamente, erercite. -
SiGnATE talora vale directe; ed erercite,
reflexe. Vedi Directe.
IN Signo naturae priori dicono esistere la x
causa in atto primo prossimo ed i singoli suoi "a
prerequisiti.
IN Sono nalurae posteriori, l'atto secondo
della causa, e le cose, che, quali effetti ne deri-
vano. Se poi nello stesso istante si dà una serie
di cause, i signa naturae, invece di due, saranno R_
più. Le cose poi che, comunque esistano insieme,
non hanno punto relazione fra di loro, son ripo- | Dc
ste in signis naturae disparatis. Se più e diverse »
cose provengano per una azione medesima da
una causa medesima, queste diconsi essere in
codem signo naturae, ed effectus simultanei. Quelle
poi che provengono dalla causa medesima nel-
l'istante medesimo, ma per azioni distinte, di-
consi essere in signis concomitantibus,
SAB
Signum è ciò che rappresenta un'altra cosa
alla potenza conoscitiva che lo conosce.
“Sienum /ormale è la specie della cosa segnata
al tempo stesso nella potenza conoscente, e rap-
presentativa dell’obietto. Es. la specie della pa-
rete nell'occhio.
SIiGNUM ew instituto, o datum. o ad placitum,
è ciò, che ha forza di rappresentare dal benepla-
cito di Dio, o degli uomini.
Simile. Simili son le cose che convengono
nella qualità. La somiglianza è mutua coll’ugua-
glianza se si incontrano con la stessa perfezione
nell’una e nell'altra cosa: Se poi una delle due
soltanto, imita quella qualità 0 quantità che è
propria dell’altra, allora si dice simile, o uguale
all’altra, ma non viceversa. Le creature per es.
son simili a Dio, non viceversa.
Similitudo è la relazione di due qualità
della specie e grado medesimi.
Simpliciter. Vedi Absolute.
SIMPLICITER dietum è quando la cosa vien
pronunziata assolutamente tale, e nulla si detrae
alla sua determinazione, Come la neve è bianca.
Vedi Absolute.
SI SIMPLICITER sequitur ad simpliciter et magis
ad magis. Assioma, che significa, che se una cosa
deriva da un’altra semplicemente ed assolutamente
quel che accresce l’una, accresce anco l’altra,
— 144 —
Simultas porentine. Due cose diconsi po-
ter essere simulate polentiae quandò una po-
tenza è potenza di ambedue nel tempo medesimo,
r mentre non può al tempo stesso verificarsi. in
1 uno stesso subietto l’atto dell'una e dell’altra,
p potenza. |
7 Simunmas temporis. Vedi PRIORITAS temporis. .
Simuvtas nature. Vedi PRIORITAS nalurae,
di Singulare è secondo il filosofo ciò che non
TAC è comunicabile a più.
È Singularis enuntiatio 0 propositio è quella
che si riferisce ad un solo individuo. Es. Pietro
è dotto.
. Singularis. Vedi Principium. È.
Pro Singulis gerern si prende un su-
bietto, quando significa tutti e singoli gli indi-
vidui che abbraccia: Ogni animale è mortale,
Spatium reale è l'intervallo positivo esi De:
stente fra corpo e corpo. "DA i
Sparrom imaginarium è quell’intervallo che
ci immaginiamo essere al di sopra del cielo.
Species spesso vale l’immagine rappresen- |
tante l’obietto. Designa pure uno dei predigoi?
bili. Vedi Praedicabilia. Di
Sprores praedicabilis è una cosa atta ad esser
predicata di molte, differenti di solo numero, nella
domanda quid est; Come uomo, predicato di Pie-
tro di Paolo, ete,
— 145 —
SPROTES subiicibilis è il particolare che si col-
loca propriamente sotto il genere, e di cuì sì
predica immediatamente il genere în quid; come
animale rispetto ad un vivente.
Sprores physica è la forma o bellezza della
COSA,
Srecins aloma, presa fisicamente, è quella
specie nella natura delle cose, che non consta
di altre specie in cui possa dividersi, come sono
i primi elementi.
Spreres empressa è la cognizione istessa, che
fa apparire l’obietto, ossia è la percezione e rap-
presentazione dell’obietto.
Species impressa è la qualità prodotta dal-
l’obietto qual vicaria virtus obiecti che sì im-
prime nella potenza, e la completa e l’aiuta a
trar fuori la percezione dell’obietto, ossia la spe-
ciom espressari. Specie impressa dicesi così
perchè si imprime nella potenza: expressa si
dice o perchè rappresenta l’obietto più espressa-
mente di quello che la species @mpressa, o per-
chè è espressa e tratta fuori dalla potenza. Spe-
cies impressa sì dice altresi seme dell’obietto,
perchè per essa, come dicono, la potenza quasi
madre, vien fecondata dall’obietto, quasi padre,
perchè partorisca la cognizione.
Species impressa od empressa si dice talora
intentionalis perchè per essa la potenza tende
10
— 146 —
od attende all’obietto. Anco le potenze dei sensi
esterni, hanno le loro species tanto impressas,
che e@pressas,
SPECIES infima o specialissima è quella che
ha sotto di sè gli individui soltanto, come c4-
vallo, che ha sotto di sè questo è quel cavallo.
Specificari è lo stesso che esser collocato
in questa o quella Specie, od ordine.
Specificative o Venominative sì prende
un concreto qualsiasi, quando per ragione del
subietto gli conviene il predicato, che di lui si
dice. Reduplicative 0 formaliter si prende, al-
lorquando il predicato gli conviene per ragione
della forma.
Specificativum significa comunemente
quell’ attributo pel quale una cosa addiviene
obietto di una tal potenza, od obiezto formule,
Così il colore dicesi specificativo dalla potenza
visiva. S
SPECIFICATIVUM ve) dicesi talvolta quell’attri-
buto, che distingue una cosa da un’altra, e la
colloca in una data specie. ‘
Speculatio è l’azione dell'intelletto ripo-
sante nella sola cognizione della verità.
Speculatum è ciò che si vede in un al
tra cosa, quasi fosse uno specchio;
Sphaera activorum e passivorum è quella,
che abbraccia il mondo sublunare, nel quale se-
— 147 —
condo i peripatetici erano inelusi i corpì sotto-
posti a generazione ed alterazione,
SPuagra obiectiva è l’obietto della potenza,
Vedi Obiectum.
SPHAERA estrinseca causae è lo spazio infra
i cui termini si ristringe, naturalmente almeno,
l’attività di una causa.
SPHAERA intrinseca causae è la di lei virtù
estensiva agli effetti, cui può produrre.
SPHAERA activitatis è il termine circolare, che
gli agenti naturali non possono oltrepassare a
cagione della loro virtù limitata di operare.
Spiritualia per attributionem, secondo
gli antichi son quegli accidenti e modi, che co-
munque non sieno spiriti, debbon tuttavia essere
inerenti allo spirito, non al corpo, come gli ast
dell'anima, la grazia, ete.
‘Spiritus come opposto al corpo, è per gli
scolastici una sostanza semplice, compiuta, im-
materiale, intellettiva: come strumento dell'anima
ha un corpuscolo tenue, lucido, caldo, fatto del
sangue più puro, per aiutare le operazioni vitali
e sensitive.
SPIRITUS vilalis è quello che dal cuore, sor-
gente della vita, é portato per mezzo delle ar-
terie in circolo per giovare alle funzioni della
vita.
SpIrITUs animatis è quello, che dal cervello;
— 148 —
principio delle funzioni animali, scorre pei nervi
per promuovere esse funzioni medesime.
Spontaneitas. Vedi Liserras a coa-
elione,
Status ‘enmnini è la presa ‘di un termine
pel tempo importato dalla copula: per es. nelle
proposizioni Adamo fu, l'Antieristo sarà. Lo
status termini importa che Adamo si prenda
per l’uomo che fu esistente, e \'Anticristo per
quello che esisterà. Vedi Ampliatio.
Subiecti ce;litudo. Vedi Certitudo.
Subiective e /ermminative val quanto re-
lativamente al subietto ed al termine. La crea-
zione. per es. subiective, ossia da parte di Dio,
è infinita; @ serminative, ossia da parte della
creatura, è finita.
SUBIECTIVE e obiective val quanto relativa-
mente al subietto e all’obietto. L'idea di Dio,
per es. subiecltive è imperfecla, e obiective ‘per-
feclissima.
SusieorIve e Connotative equivale a relativa-
mente al subietto e ai connotati, ossia alle cose
indicate. La virtù della penitenza, per es. è su-
biective buona: connotative si riferisce al male,
o ai peccati commessi,
De Subiecto #0» supponente dicesi una
proposizione, se al subietto non corrisponde al-
cunchè da designare. Es, Mosè mi parla, Ciò
sere nè complemento del subietto, nè dipenderne
divino è subietto dell'unione ipostatica. Vedi
es. rispetto ai suoi accidenti. ,
— 149 —
invero, che è espresso per mezzo clella voce Mosè,
è nulla nel momento in cui la pronunzio.
Subiectum astribulionis è quello cui sì
attribuiscono le proprietà di una cosa. La per-
sona per es. è subietto delle 437077 e delle pas-
sioni.
SUBIROTUM pure denominationis, o praedi-
calionis è quello, che riceve la. denominazione
dalla forma impropria, cioè da alcunchè, o non
distinto veramente dal subietto, o non unito in-
trinsecamente ad esso, come deve essere la vera
forma perfezionante il subietto. Dio così, deno-
minasi onnipotente dalla onnipotenza; e dalla
cognizione nostra dicesi conosciuto, —
Susirorum adhaesionis è quello, cui una qual-
che entità modale gli è così inerente, da non es-
come da una causa materiale. Per es. il Verbo.
Modus.
SusiecruM inkaesionis è quello che è causa
materiale 0 quasi materiale di un accidente, e
da esso è intrinsecamente affetto. L'anima per
SUBIECTUM purae denominationis, 0 informa»
tionis è la materia la cui forma non si estrae
dalla materia istessa; per es. i corpo nell'uomo.
Vedi Eductio.
— 150 —
Subiici aliquibus praedicatis vale esser un
soggetto avente quei predicati,
Subiicibile è ciò, che può essere subietto
in qualche proposizione, 0 che può avere qualche
predicato. L'acqua è subiicibile aì predicati di
calda e di fredda.
In Subsistendi corsequentia, vale quanto
esistere come conseguenza di un altro, ma non
viceversa, Esiste l’x0m0; quindi anco l’animale, vi
ma non viceversa. de
Subsistentia, suppositalitas, 0 Termi-
dl nus rei è l’ultimo compimento dell’ente sostanza,
i per cui quell’ente si rende adeguato principio di
Pi tutte le sue funzioni e proprietà. L'ente com-
SE pleto per la subsistentiam dicesi supposito, e se
te. «è ragionevole, la sua subsistentia è la persona 0
e personalità.
Substantia in genere è tutto ciò che per
esistere non ha bisogno di un altro ente in eni —
sia. In Aristotele ha significazione di essensa
della cosa. 4 ti
SuBstANTIA completa è quella che non è or-
dinata a costituire un qualche composto sostan-
ziale, per quanto possa essere ulteriormente per- -
fezionata; come albero, Ai
SUBSTANTIA inconipleta è sostanza parziale E
ordinata a costituire nun qualche tutto sostan-
ziale, come l’anima ed il corpo. È
. i
— 151 — È
SUBSTANTIA praedicamentalis è sostanza creata . — “i
e completa. V. Praedicamenta. A
Susstanria franscendentalis è sostanza in ge- rd
nere, completa 0 incompleta, creata 0 inereata.
SUBSTANTIA prima è quella, che non è nel su-
hietto, nè si dice del subietto; ovverosia l’indi-
viduo. Per es. Pietro:
SUBsrANTIA secunda è quella, che non è nel
subietto, e tuttavia si predica del subietto: come
si predica uomo di Pietro; o in altri termini
sono i generi e le specie, perchè dipendono dalle
sostanze prime.
Substantiale compositum naturale è
quello, che è messo insieme da sostanze incom-
piute e ordinate a vicenda, purchè mutuamente
si completino; ossia quello che consta di sostanze,
che per intenzione di natura sono ordinate a co-
stituire un qualche cosa. L'uomo, per es., che
consta di anima e di corpo.
SUBSTANTIALE compositum supernaturale è
quello, che consta di sostanze, le quali, comun-
que non sieno ordinate per natura loro a costi-
tuire un che uno, han pure attitudine ad esser
da Dio inalzate a questo. Tal sarebbe l'unione
delle due nature in Cristo.
In Substantiali composito l'unione delle
parti dicesi unio, 0 modus substantialis; nel
composito accidentali, accidentalis.
i oi ie
— 152 —
Substantialis /ormma. Vedi Acrus for-
malis.
Substantive si prende una proprietà di
una cosa, allorchè si prende realmente, in quanto
cioè sì identifica colla cosa medesima: adjective
quando si prende praecise in quanto è perfe
zione della cosa. La ragionevolezza, per es., sud-
stantive presa è l’uomo istesso: adjeclive è la
perfezione dell’ uomo.
Substratum in una cosa dicesi quel che è
materiale in essa; ciò invero è come sottoposto alla
forma da cui è determinato, Per es. il substrazini >
malitiae, è lo stesso che il materiale del peccato.
SusstRraTUM è altresì il subietto e predicato
di una proposizione, perchè l’uno e l’altro son .
come sottoposti alla copula affermante o negante,
dalla quale traggono forza e denominazione di
subietto e predicato. Laonde questi diconsi ma-
teria, e la copula forma.
Summularum regulae son le regole lo-
giche ridotte dai Peripatetici.
Summulista è colui, che professa dette
regole. i
Superioritas /ogica dei termini è la mag-
giore estensione o latitudine delle cose, delle
quali essi termini posson essere affermati. #n/e
quindi dicesi /ogice superius ad animale, per-
chè si afferma di più cose che questo.
— 153 —
Supertranscendentalia si dicono
quelle cose che si adattano non solamente ai ©
i concetti reali, ma anco ai finti ed immaginarii, ?
È: quali per es, apprehensibile, cogitabile, signifi-
| cabile. Vedi Transcendentales. ;
Supponere pro aliquo val quanto signi
ficare, Vedi Suppositio. i Na
Suppositalitas val quanto subsistentia, i
che la sostanza sia supposito 0 persona,
A uprgalta termini è la dei che
pe nel termine la ragione di esso, non la A
pi cosa da esso significata. Per es. /' uomo è un bai
vocabolo, ‘i
Supposrro lermini formalis è se si considera — È
la cosa, che è significata dal termine. È simplex BD
se la cosa è tale per astrazione della mente; “G
come l’uomo è una specie. E’ personalis; se la ja
x
cosa si prende quale è in sè medesima. Per es. sE
l'uomo è un vivente, Ai
SUPPOSITIO femmini distributivi, dicesi se nella
proposizione vi è un termine universale, che si
prende distributivamente ‘in modo cioè che ri-
sguardi, anco singolarmente tutti gli individni
contenuti sotto di sè; come ogni animale è vi-
— 154 —
vente, È completa se risguarda i singoli indivi-
dui, 0 come dicono singula generum; come ogni
amimale è vivente: incompleta se non risguarda
singoli individui ma Ja specie di qualche ge-
© .
nere, ossia i genera singulorum: se nella propo-
sizione distributiva havvi una eccezione, quella
si dice accomoda. Vedi Pro Generibus sin-
gulorum: Pro Singulis generwn: A eco-
Moda distributio.
SUPPOSITIO lermini disjunctiva 0 determinata
quando nella proposizione havvi un termine par-
ticolare indicante un obietto certo e determinato.
Dicesi disjunetiva e indeterminata quando un ter-
mine particolare è preso indeterminatamente; come
qualche calamaro è necessario per iscrivere,
SuPPOSITIO collectiva dicesi, se nella proposi-
zione vi è un termine universale, che si prende
collettivamente. Come sarebbe dire: Tutti gli
Apostoli eran dodici.
SuPPOSITUM. Vedi Actiones, e Subsi-
Stentia.
cuì termine medio si congiunge separatamente
con ambedue i termini dell’argomentazione e della e.
conclusione. A chiarir ciò è mestieri Spiegare quel
che fu inteso per materia è per /orma di un
sillogismo.
A{S
Syllogismus simplex, dicevan quello Ja
MATERIA di un sillogismo è ciò onde è
posto, ed è di due sorta, cioè remota ossia i fep=
mini; prossima, 0 le proposizioni,
I termini son numericamente tre: il maggiore,
il minore, il medio; ossia l'estremo maggiore,
l'estremo, minore, e il medio. i
L'estremo maggiore è l'attributo della conelu-
sione diretta che denominasi maggiore, perchè per
lo più è più universale dell’ estremo minore,
Diceyano conclusione diretta quella nella quale
vien conservato l’ordine naturale dei termini,
tal che quello che deve essere attributo lo sia
veramente ; e subietto quel che deve essere, fatta
ragione delle premesse. L' estremo minore é il
subietto della conclusione pur diretta. e
Il medio, 0 l'argomento è il termine che si
prende per provare la connessione o ripugnanza
dell'estremo maggiore e minore. $i denomina per-
ciò medio, perché è collocato per lo più fra
l'estremo maggiore e il minore, e serve di le-
game fra ambedue.
Le proposizioni del sillogismo sono, la mag=
giore e la minore, che chiamansi premesse, e la
conclusione,
La proposizione maggiore, che è detta anco pro-
posizione semplicemente, o tesi, è quella che con-
Sta dell’estremo maggiore e del medio. La m%-
— 156 —
nore, detta anche assumptio, 0 ipotesi, quella che
consta dell'estremo minore e del medio. La con-
elusione detta anco somma si compone dell’estremo
maggiore e minore, non entrando mai in essa il
medio,
Sia questo un Sillogismo semplice.
Ugni pensante è spirituale,
ogni mente è pensante,
ogni mente dunque è spirituale.
La parola mente è l'estremo minore, perchè è
il soggetto della conclusione: Spirituale è l'estremo
maggiore, perchè è l'attributo della conclusione
medesima: finalmente pensante è il termine me-
dio, che preso separatamente si unisce ad ambe-
due gli estremi, cioè coll’estremo maggiore nella
proposizione maggiore, e coll’estremo minore nella” i
minore. fa
La rorma del sillogismo è la disposizione della
materia di esso; ed è duplice: o della materia ù
remota, e denominasi figura, o della prossima, e
dicesì modo. — ?
La riGura del sillogismo è l'adatta disposi- ;
zione del medio cogli estremi per concludere.
Tal disposizione esige 1.0 Che i termini nel n
sillogismo sien #re soli.
2.° Che i termini non sien presi nella con-
clusione più generalmente che nelle premesse.
— 157 —
3.0 Che il medio non entri mai nella con-
elusione.
1 4.0 Che il medio si prenda, almeno una volta, È
umiversalmente, o in senso distributivo; vale a
| dire sia preso almeno in una delle premesse in
senso distributivo, ossia universalmente per tutti.
i suoi significati: imperocchè un termine univer-
sale che ha un significato disgiuntivo, in. certo
ci modo vien diviso, e diviene virtualmente mol-
s teplice, in maniera, che il medio non rimane
unico.
} Tal vizio si riscontrerebbe nel sillogismo se-
| quente:
Ogni uomo è sostanza.
ma ogni albero è sostanza,
dunque ogni uomo è albero.
La voce sostanza avendo sempre un significato
| particolare, è un termine che non riman sempre
medesimo, ma piuttosto diventan due.
«La riGura poi è di quattro sorta.
‘00 il medio termine fa da subietto nella mag-
giore e da predicato nella minore.
0 è predicato nell’una o nell'altra.
0 è.soggetto in ambedue.
O è predicato nella maggiore, e subietto nella
minore.
Gli scolastici riducendo la quarta alla prima,
3a
© ee E)
,
VITUIORI PSE
RA e e TI
n,
— 158 —
esprimevano queste quattro figure, consideran-
dole di tre sorta, coi versi seguenti:
Sub... Prae..., prima; sed altera, bis. Prae...;
tertia, bis Sub...
Sub prae: tum prae prae; tum sub' sub: deni-
que prae sub. n È
Per Mmopo intendevano /' adatta disposizione
delle premesse, secondo la quantità e qualità, per
concludere; la quale richiede: ‘
1.° Che in ogni figura l’ una delle premesse
sia universale, nulla concludendosi da due pre-
messe particolari. ”
2.0 Che una delle due premesse sia afferma-
tiva, perchè da due negative nulla si conclude.
3.0 Che la conclusione segua la parte più
debole, cioè che sia negativa o particolare; se
una delle premesse è negativa o particolare.
4.0 Che da due premesse affermative non si
tragga ua conclusione negativa.
Otto dunque erano le regole assegnate al sil-
logismo semplice: due relative agli estremi; due
al medio; due alle premesse; e due alle conclu-
sioni, e le esprimevano nei noti versi.
1,0 Terminus esto triplex; major, mediusque.
minorque.
2.° Latius hos, quam praemissae, conclusio
non vult.
‘ 3.0 Nequaquam medium capiat conclusio
oportet. +
4.0 Aut semel aut iterum medius generali-
ter esto.
5.0 Nil sequitur geminis ex particularibus
unquam,.
6.0 Utraque si praemissa neget, nihil inde
sequetur.
7.0 Ambae atfirmantes nequeunt generare ne-
gantem.
8.° Peiorem sequitur semper conclusio partem.
L I modi diretti e semplici delle quattro figure
son diciannove e venivano espressi con altret-
tante parole artificiali di cui avevano composto,
per uso mnemonico delle scuole i quattro versi
seguenti.
1.° BARBARA, CELARENT, DARII, FERIO, 4. BA-
MALIPTON.
CAMENTES, DIMATIS, PESAPO, FRESISOMORUM.
2,0 CESARE, CAMESTRES; FESTINO, BAROCO,
3,0 DARAPTI,
FELAPTON, DISAMIS, DATISI, BOGARDO, FERISON.
I quattro modi primi appartengono alla prima
figura; i cinque seguenti alla quarta; i quattro
dopo, alla seconda, e gli ultimi sei alla terza.
Il dar posto alla quarta figura dopo la prima
aveva per ragione, che questa si oppone a quella
— 160 —
direttamente, e che era conveniente che i modi
che i Logici denominavano indirectos prònae i
figurae, venissero dopo subito.
I vocaboli accennati hanno tre sillabe, rappre-
. sentanti: la prima la proposizione maggiore 3 la
seconda la minore; la terza la conclusione. Di
S quei due, come BAMALIPTON e FRESISOMORUM |
che son quadrisillabi, l’ultima sillaba è come non
ci fosse, e non vuole esser considerata; inquan-
tochè non serve che al metro. ii So
Le vocali onde sono composti quei vocal de-_
notano la quantità e là qualità dee propos
zioni.
A — denota una proposizione universale, 0 _
singolare affermativa.
E — una proposizione univeregle o singolare
negativa. o
I — una particolare affermativa. ti
O — una particolare negativa. Uni:
Di queste quattro vocali, a prenderne tre, come z
rappresentanti le tre proposizioni di un sillogi-
smo, non son possibili che N. 64 combinazioni, —
che posson disporsi come appresso: "
AAA = EAA IAA 4A
AAE. EAE IAE O0AR
AAT PAI IAI OAI 3
AAO = EAO. IAO 040 15 de
AEA. EEA IEA OEA
ARE EEE IEE OEE
AI ERI IR > .0EI
AEO . ERO IERO OEO
AIA. EIA. IA OIA
AIE EIE HE OIE
AI © EI IÙ. «00 a
AIO BIO IO 010
MONFOA0DA =" ROL IOA 004
AOE EOE I0E . 00E
AOI. BOI: «© IOI 00I
A00 E0O 100 000
RO, Da questo numero, debbono sottrarsi 54 modi P
sfizi. di
Da
x
di.
i quali peccano contro le leggi del sillogismo,
come è facile osservare scorrendo i singoli gruppi
di vocali formanti le 64 combinazioni; talchè ne
rimangono dieci soli, quattro dei quali afferma-
lai La
i
tivi, (AAA, AII, AAI, IAI), ossia aventi una x)
conclusione affermativa, 6 sei con conclusione ne» i 1008
Ì
sale
gativa (BAE, AEE, EAO, A00, OAO, EIO,
Le rEGOLE della PRIMA FIGURA son due.
1. Che la minore sia affermativa; perchè se
fosse negativa, tal sarebbe la conclusione ancora,
e la maggiore dovrebbe essere affermativa, per-
te
SEO
È
to
be 4;
sa
Adi
ie E
=
VOI
Tai
.
+
ci
ja
a
usi
hu
Ò
Mae,
— 162 —
chè da due negative non si conclude. Per il che
a l'attributo della conclusione, anco negativa, si,
L prenderebbe universalmente, mentre si troverebbe
> suda maggiore affermativa un partitolare: lo che _
20 sarebbe contro la seconda regola generale che ba A
biamo riferita,
2.0 Che Za maggiore siti universale, perchè
î se fosse particolare, il medio che ne è il subietto pf:
sarebbe particolare soltanto; ed essendo attributo. °
della minore, che deve essere affermativa, sarebbe |
“E in essa pure particolare, e quindi si prenderebbe
particolarmente due volte, contro la quarta re- Ù
- gola. 7 Aa
Da queste due regole risulta, che i modi della —
A prima figura son 4 soli, perocchè per. la prima
dli esse restano esclusi dai dieci modi atti a con-
Re cludere AEE e A00, e per la seconda TAI, OAO.
1 E perchè non si può concludere I dopo. AA in
questa figura, nella quale il termine minore — ta
è subietto della minore, senza coneluder pari- =
"i. mente A;né O dopo EA, senza concludere E,
perchè il termine minore si può prendere nella —
> CASA conclusione in tanta latitudine in quanta venne
pi preso nella minore, così anco AAT e EAO ven-
gon pur tolti.
E così rimangono solamente quattro modi cio
AAA — BARBARA.
EAE — CELARENT.
— 163 —
< AII — par.
*EIO — rerto. h
BAR... Ogni animale è mortale ; \
BA... ogni lupo è animale; *
RA... dunque ogni lupo è mortale.
Lo stesso si osserva nelle proposizioni sin-
golari. |
A... Il figlio di Dio è redentore di tutti.
A... ma Cristo è figlio di Dio.
A... Cristo è redentore di tutti.
CE... nessuna creatura è infinita.
LA... ogni uomo è creatura.
RENT... dunque nessun uomo è infinito.
DA... Ogni povero è infelice,
RI.. ma qualche uomo è povero.
I... dunque qualche uomo è infelice.
b _ FE... Nessuna turpitudine è desiderabile.
_RI.. ma qualche lucro è turpitudine.
0... qualche lucro dunque non è desiderabile.
Questa figura si appoggia sopra un doppio
; | principio, cioè Dici de omni, dici de nullo. Vedi-
Dici.
sVÒ 3 La SECONDA FIGURA ha pure due regole.
LIE La Prima, che una delle premesse sia nega-
tiva; perché sendo il medio in ambedue un at-
tributo, se fossero affermative ambedue, si prende-
| rebbe particolarmente due volte contro la quarta
; | regola generale.
La Seconda, che la maggiore sia universale ;
se fosse invero particolare, l'estremo maggiore,
che ne è il subietto, sarebbe preso in essa par-
ticolarmente soltanto; mentre è preso universal-
mente nella conclusione negativa di cui è attri-
buto. Lo che sarebbe assurdo, e contro la regola
generale seconda.
Da questo deriva che i modi della figura se-
conda sono quattro soli. 3 I
Imperoechè dai dieci modi atti a concludere, si
se ne escludono quattro affermativi, in forza della
regola prima; vale a dire AAA, ATI, AAT, TAI; ea
e per la seconda regola OAO. Finalmente, per- o i
chè l'estremo minore può esser preso nella con- n
elusione con la stessa larghezza che ‘nelle pre- _
messe, viene escluso il modo EAO come nella
prima figura, perchè il termine minore è nell’un
luogo e nell’altro subietto della minore. o Ci
Restan in conseguenza di ciò quattro modi, ta
che sono: fer.
EÀE — CESARE.
AREE — cCAMESTRES.
EIO — resTINO.
A00 — BaRO00.
CES... Nissuna virti è precipitosa.
AL. ogni temerità è precipitosa.
RE... nissuna temerità dunque è una virtù.
Lo stesso ha luogo nelle proposizioni singolari. a
— 165 —
E... La filosofia di Epicuro non è cristiana.
A... ma la filosofia del Vangelo è cristiana.
E... dunque la filosofia del Vangelo non è la xA
filosofia di Epicuro. iP = si
CAM... Ogni bene è dono di Dio. ni A
ES... nissuna discordia è dono di Dio. dla
TRES... nissuna discordia dunque è bene. ;
FES... Nissun peccato è lecito. È:
TI... ma certi piaceri son leciti. 2. 3
NO... dunque certi piaceri non son peccato. Sn
BAR... Ogni virtù è prudente. :
0... ma qualche zelo non è prudente. ia i
00... qualche zelo dunque non è virtù.
i Il fondo di questa figura è: due cose non sono lo
| stessose all'una conviene quel che repugna all’altra.
i La TERZA FIGURA ha pure due regole.
1a Che la minore sia affermativa, non diver-
‘samente di quello che nella prima figura.
| Ra Chea conclusione sia particolare, perocchè
, sendo la minore affermativa, l’ estremo minore,
che ne è l’attributo, si prende in essa partico-
— larmente; e perciò, perchè sia preso particolar-
mente ancora nella conclusione di cui è subietto,
la conclusione deve essere particolare,
. Di quì si vede che i modi di essa, dei dieci ac-
conci a concludere, restano sei ; rimanendo esclusi
«_ ——AEE ed AOO per la regola prima, e per la se-
_ - conda, AAA, EAE.
ti
— 166 —
AAI — DARAPTI.
EAO — FELAPTON.
TAI — DISAMIS,
AII — DATISI.
" 0AO — BocaRrDO
RIO — FERISON.
DAR... Ogni mistero è oscuro.
AP... ogni mistero è certo,
TI... qualche certo è dunque oscuro.
E nelle proposizioni singolari.
A... Anacarsi fu Scita.
A... Anacarsî fu filosofo.
I... qualche filosofo fu dunque Scîita.
FEL... Nissun violento è durevole.
AP... ogni violento è fuor di natura.
TON... qualche cosa dunque fuor dì natura
non è durevole.
DIS... Qualche ricco è cattivo.
AM... ma ogni ricco è onorato.
IS... qualche onorato è dunque cattivo.
DAT... Ogni servo di Dio è re.
IS... ma qualche servo di Diovè "povero.
I... qualche povero dunque è re.
BOO... Qualche ira non è peccato.
AR... ogni ira è un affetto dell'animo.
DO... dunque qualche affetto dell'animo non è
peccato.
FER... Nessuna cosa onesta è da sprezzare.
n €, » "a "R$ wr Ma
eee sl
— 167 —
IS... ma qualche cosa onesta è ardua,
ON... qualche cosa ardua dunque non è da
sprezzare.
I principii su cui sì reggono i modi della terza
figura son due.
Il primo si riferisce ai ‘modi affermativi, cioè:
se due attributi convengono a un subietto stesso
talvolta convengono fra loro.
Il secondo risguarda i modi negativi, cioè, se
di due attributi uno conviene a qualche subietto
a cui l'altro non conviene, tali attributi talvolta
mon convengono fra loro.
Della quARTA FIGURA le regole*son tre.
la Se la maggiore è affermativa, la minore è
universale. Il medio invero in questa figura si
prende. particolarmente nella maggiore afferma-
tiva, sendone l’attributo.
Deve dunque per la quarta regola del sillo-
gismo, prendersi universalmente nella minore è
renderlo universale perchè ne è il subietto.
La seconda regola è, che quando la minore è
affermativa, la conclusione deve essere particolare.
L'estremo minore invero, che è attributo della
minore, si prende in essa particolarmente. Si deve
dunque prendere particolarmente nella conclusione
di cui è subietto, e conseguentemente la rende
particolare.
i — 168 —
| La terza: quando il modo è negativo, la mag-
- giore deve essere generale. Perocchè il termine
maggiore si prende universalmente nella conelu-
a sione negativa di cui è attributo. Perchè sia dun-
que preso universalmente nella maggiore ond’ è
subietto, la rende universale, come nella figura
seconda. “
Dei dieci modi per ciò utili a concludere, AIT
e A00, restano esclusi per per la regola prima:
AAA ed EAE perla seconda; OAO per la terza; —
sicchè rimangono cinque modi.
AAI — BAMALIP.
AEE — cAwentis.
IAI — pIMaTIS.
EAO — resapo,
EIO — FRESISOM. ‘
BAM... Ogni angelo è spirito. sa
AL... ogni spirito è sostanza. e
IP... qualche sostanza è dunque spirito.
Lo stesso accade nelle proposizioni singolari. ©
A... Autore della divina Commedia fu rigibiao si
A... ma Dante fu un Italiano. r “i
A... qualche Italiano fu autore della divina. Ta |
Commedia. ui
CAM. Ogni superbia è peccato.
EN... nissun peccato è opera di Dio. È
TES... nissuna opera di Dio dunque è superbia. | uf
DIM... Qualche ignorante è verace. a
Tu ie
ù
— 169 —
AT... ma ogni verace è degno d’essere ascoltato.
IS... qualche ignorante dunque è degno d'es-
sere ascoltato.
FES... Nissuna materia è pensante.
AP... ma ogni pensante è capace di beati
tudine. ‘
O... qualche capace di beatitudine non è dun-
que materia.
PRES... Nissun poltrone è atto alla guerra.
IS... ma qualche atto alla guerra è nobile.
OM... qualche nobile adunque non è poltrone,
Dei mobi InpIRETTI. Gli scolastici sostituivano
a questi cinque modi della figura quarta cinque
modi indiretti della prima figura, vale a dire
cinque modi nei quali la conclusione è indiretta,
e li esprimevano colle parole BAMALIPTON, GE-
LANTES, DABITIS, FAPESMO FRISESOMORUM,
Come però nella prima figura nascono modi in-
diretti dalla conversione della conclusione dei
modi diretti, così può pure avvenire nelle altre
figure.
L’appresso Sillogismo in BARBARA.
BAR... Ogni animale è vivente.
BA... ma ogni uomo è animale.
RA... dunque ogni uomo è vivente,
può convertirsi in dbamalipton per la sola con-
versione della conclusione in questa guisa:
Dunque qualche vivente è uomo.
606 * SO RAD] Peep i E se
A) ia La a Csi; gen c ALI
i CO Pal y
— 170 —
Per consimile ragione il sillogismo in CESARE
, nella figura seconda,
CES... Nissun infinito può aumentare.
A... Ogni numero può aumentare,
RE... dunque nissun numero è infinito,
può convertirsi nel modo indiretto celantes:
Dunque qualche infinito non è numero, x
Lo stesso può sperimentarsi nei modi della
terza e quarta figura.
- Gli Scolastici dettavan regole per ridurre i
Sillogismi imperfetti a perfetti, applicabili però
soltanto ai Sillogismi semplici. È necessario quindi
che i Sillogismi complessi o composti sieno tra-
sformati in semplici.
A parlar con precisione la sola prima figura. A
dei Sillogismi semplici conserva l'ordine natu-
rale dei termini: le altre più o meno se ne di- Ù
scostano; cagione per cui gli Scolastici riduce-
vano coll’aiuto delle loro regole ai modi della.
prima figura, per vedere se concludevan bene,
tutti i Sillogismi, i cui modi apparivano conclu- |
dere con minor evidenza. A
ve di
La riduzione quindi la definivano: trasfor RI Pa :
zione di un sillogismo meno perfetto, in uno.
più perfetto per cagione di evidenza, +,
È di due qualità, diretta od anco ostensiva,
o indiretta, «4 incommodum, o ad impossibile.
La riduzione diretta od ostensiva è quella per
#
— 171
la quale un sillogismo imperfetto sì riduce per-
fetto per trasposizione o conversione di una, o di
aleune proposizioni.
Nel che è prima da avvertirsi che i m0d7 che
cominciano colla lettera 8, come Bamalipton si
deyon convertire a Barbara; quelli con C come
Cesare a Celavent; quelli con D come Darapli
aDarii; finalmente quelli che comincian con
come Festino a Ferio.
Im secondo luogo deve porsi mente alle quat-
tro lettere S. P. M. C. quante volte occorrano
in fine delle sillabe di ciascuno dei citati voca-
boli artificiali; imperocchè.
S significa che la proposizione è da conver-
tirsi semplicemente,
| P... che è da convertirsi accidentalmente,
M... che deve mutarsi di posto.
C... che il modo in cui si trova wanca di ri-
duzione diretta, e che deve ridursi soltanto da
impossibile: tali sono Baroco, Bocardo.
Ohiudevan siffatta regola in questi versi:
S.. vult simpliciter verti,
P... vero per accidens.
M... vull transponi.
C... per impossibile duci.
Proponendo ad esempio un sillogismo in CESARE.
CES... Nissun esteso è spirito.
A... Ogni angelo è spirito,
b; — 172
sx RE... dunque nissun angelo è esteso,
Ti) Si osserva per 1° che il modo comincia per
: C, quindi deve ridursi a Celarent: 20 che in fine
: della prima sillaba Ces vi ha una S, la quale
indica che la maggiore deve convertirsi sempli-
c
cemente, perchè il sillogismo in Cesare diventi
x in celarent.
CE... Nissuno spirito è esteso,
LA... Ogni angelo è spirito,
RENT... nissun Angelo dunque è esteso,
Similmente un sillogismo in Festivo si ridurrà
in Ferio conversa semplicemente la proposizione
maggiore, perchè in fine della prima sillaba del
vocabolo Festino occorre 1’ S
FES... Nissun peccato è lecito.
TI... Qualche diletto è lecito.
NO... dunque qualche diletto non è peccato,
FE... Nissun lecito è peccato,
RL.. Qualche diletto è lecito,
O... dunque qualche diletto non è peccato...
Sia un sillogismo in Darapti: dovrà ridursi a
Darii convertendo accidentalmente la minore, —
perché occorre la lettera P alla fine della seconda
sillaba di Darapti.
È DA... Ogni angelo è spirito,
thir RAP... Ogni angelo è creatura,
3
i *
>.
TI... dunque qualche creatura è spirito,
DA... Ogni angelo è spirito,
Li
w
u
— 173 —
RI... Qualche creatura è angelo,
I. dunque qualche creatura è spirito.
Finalmente se il sillogismo sia in BAMALIP si
ridurrà in Barbara; ma la maggiore proposi-
zione di esso dovrà esser mossa dal suo luogo,
ossia trasportata nel luogo della minore a cagione
della consonante M, che occorre nella prima sil-
laba 44m; e la conclusione dovrà convertirsi ac-
cidentalmente a cagione della lettera P, che si
incontra in fine dell'ultima sillaba lip.
BAM... Ogni virtù ‘è una buona qualità .
A... Ogni buona qualità è desiderabile,
LIP... dunque la virtù è un che desiderabile,
BAR... Ogni buona qualità è desiderabile,
BA... Ogni virtù è una buona qualità,
RA... dunque ogni virtù è desiderabile.
Per simile ragione possono gli altri modi esser
ridotti di imperfetti perfetti, eccettuati solamente
due, cioè Baroco e Bocardo, che si riducono so-
lamente ad incommodum o ad impossibile.
Primieramente Baroco non può ridursi diret-
tamente alla prima figura. Se convertasi invero
la maggiore di esso per accidens, come può so-
lamente convertirsi, ambedue le sue premesse sa-
ranno particolari contro la regola seconda della
prima figura.
Resta quindi, che ambedue questi modi si ri-
ducano ad impossibile, cioè che l'avversario 0
p.
I
alinea
— 1744 —
confessi legittima la loro conclusione ammesse le
premesse, 0 conceda che una cosa è, e non è al
tempo stesso, contro il principio notissimo, che è
impossibile essere, e non essere al tempo stesso,
Per operar poi riduzione siffatta. deve pren-
dersi la proposizione contradicente alla conelu-
sione, che l'avversario consentite le premesse
negò: l'avversario sarà tenuto a conceder questa
contradicente, altrimenti confesserebbe, che due
cose contradittorie son false ad un tempo: lo che
è assurdo. i
Questa proposizione contradicente deve poi di-
venire la minore, conservata la stessa maggiore.
in daroco; ma deve divenir maggiore conser- %
vata la stessa ,in0re nel modo bocardo, per
formare il sillogismo in 24xbare secondo questi È
versi.
Servat majorem, mutatque BocarDo minoveni. "Frà
Majorem mutat retinetque BocARDO minorem, x;
Esempio. r
BAR... Ogni virtù è prudente.
0C... Qualche zelo non è prudente, {
0... dunque qualche zelo non è virtù, 53
Se uno, ammesse le premesse, nega la conelu-
sione, deve prendersi la contradittoria di tal con-
elusione, ossia ogni zelo è virtù, che diverrà la
minore del sillogismo dardara, ritenuta la mag:
giore del sillogismo riportato sopra in daroco,
in questa guisa.
BAR... Ogni virtù è prudente,
BA... Ogni zelo è virtù,
RA... dunque ogni zelo è prudente,
L’avversario non potrà negare quest’ ultima
conclusione, accettate le premesse: e tuttavia nel
sillogismo anteriore avendo concesso che qualche
selo non è prudente, o è tenuto ad ammettere
due contradittorie o ad acconsentire alla conclu-
sione negata. Sia poi un sillogismo in Bocarbo.
BOC... Una certa ira non è peccato.
AR... Ogni ira è un affetto dell'anima,
DO... qualche affetto dell'anima dunque non
è peccato,
Se alcuno, ammesse le premesse, nega la con-
clusione, si dovrà prendere la contradittoria di
essa, cioè ogni affetto dell'animo è peccato, è
farne la maggiore, ritenendo la minore istessa: e
allora la conclusione sarà dedotta nel modo bar-
bara, che contradirà alla maggiore concessa, in
questa guisa.
BAR... Ogni affetto dell'anima è peccato.
BA... Ogni ira è affetto dell'anima,
RA... dunque ogni ira è peccato.
Questa maniera di riduzione, eome fu avver-
tito, si applicava unicamente ai sillogismi sem-
— 176 —
plici: ma per esser sicuri del valore di qualun-
que altro sillogismo richiamavano, come legge
sicura da considerare quella, che dice, che la
conclusione deve esser contenuta in una delle
premesse, e ciò dover essere indicato da un'al-
tra, In ogni sillogismo invero vi è una proposi-
zione nella quale è contenuta la comelusione; e
perciò vien denominata continens; € perchè si
dimostri che essa contiene la conclusione le si
deve applicare una proposizione, che per ciò de-
nominasi applicata, o indicativa.
Nei sillogismi affermativi non monta il dire
che sia continente o applicata la maggiore o la
minore, perchè ambedne contengono in qualche
modo la conclusione; ambedue ancora dimostrano
che quella è contenuta nell’altra, giacchè la mag-
gior proposizione più universale si prende: più
spesso per la contenente, e la minore per lap-
plicata.
Nei Sillogismi negativi però la premessa née-
gativa è sempre la proposizione contenente, è
l’affermativa è l’applicata ; perocchè sendo la
conclusione negativa, è più giusto il dire che sia”
contenuta nella premessa negativa, che nell’affer-
mativa.
Dubitando alcuno, se il sillogismo seguente
concluda rettamente o non, potrà rilevarlo col-
l’uso della regola esposta. Es.
LE a CEE. o PEER
— 177 —
La legge divina comanda di obbedire ai ma-
gistrati civili.
Ma i Generali non sono magistrati civili,
dunque la legge divina non comanda di ab-
bedire ai Generali,
Secondo il principio stabilito è chiaro che il
sillogismo accennato conclude male, perocchè nis-
suna delle due premesse contiene la conclusione,
La maggiore infatti dice esser comandato di ob-
bedive ì magistrati civili, ma la minore esclude
l’ossequio dovuto alle altre persone costituite in
qualche dignità, o ecclesiastica, 0 militare. Per»
lochè mentre la proposizione minore dimostra che
i Generali non son compresi fra i magistrati ci-
vili, non può inferirne che la legge divina non
comanda di obbedire ai Generali ; giacchè quella
conclusione richiederebbe una maggiore esclusiva
con cui si dicesse, che la legge divina comanda
di obbedire ai soli magistrati civili e non ad
altri.
Per lo stesso principio però è manifesto esser
legittimo il sillogismo seguente: perchè la mag-
giore contiene la conclusione, come la minore lo
dimostra ad evidenza.
La legge divina comanda che si onovino è re.
Ma Lodovico XIV è re,
La legge divina dunque comanda che Lodo-
vico XIV sta onorato,
12
— 178—
La conclusione di questo sillogismo invero è
complessa. La prima parte, cioè la legge divina
comanda, è una proposizione incidente che si
riporta all’ affermativa, sendone il significato.
Lodovico è da onorare, come comanda la
legge divina.
La minore poi indica che essa è contenuta
nella maggiore, la quale parimente è complessa.
Così dunque deve esprimersi il sillogismo, che è
della prima figura, nel modo Bardara, giacchè
la minore di esso, che è singolare, equivale ad
una. universale.
I re, son da onovare come ta legge divina
comanda.
Ma Lodovico XIV è re,
dunque Lodovico XIV deve onorarsi come ta
legge divina comanda. 3
Per la ragione istessa, il sillogismo seguente
fa prova che la conclusione è contenuta nella |
maggiore, e che la minore lo rende manifesto.
Ciò che non ha parti non può perire per
‘risoluzione delle parti,
Ma la mente umana non ha parti
dunque la mente umana non può perive per
risoluzione delle parti.
Questo sillogismo conchiude bene. Ma chi ado-
pera questo e simili sillogismi per dimostrare,
che dai negativi puramente si può ben conelu-
— 199 —
dere, non avverte abbastanza che la minore di
siffatti sillogismi, negativa nelle parole, è a/fier-
mativa nel significato.
Costando infatti, che il sillogismo addotto è
nella prima figura, è necessario che il medio di
esso sia subietto della proposizione maggiore, ed
attributo della minore. Subietto invero della mag-
giore è ciò che non ha parti; laonde contutto-
chè la minore dica solamente, ma la mente del-
luomo non ha parti, proposizione che ha l’aria
significato, inquantochè vale, ma la mente del-
luomo è cosa che non ha parti, la quale pro-
posizione è affermativa, sebbene il suo attributo
contenga una proposizione incidente negativa,
cioè che non ha parti.
In sillogismi siffatti, purchè sieno legittimi, è
chiaro che la conclusione è giusta ed è sempre
contenuta in una delle premesse, e nell'altra è
dichiarata.
SYLLOGISMUS complenus, cioè quello del quale
è complessa la conclusione. In tal sillogismo una
parte solamente del subietto o della conclusione
si congiunge col medio in una delle premesse:
l’altra parte si associa col medio stesso nell’'al-
tra premessa; per es.
Il denaro è cosa inanimata,
di essere negativa, pure è affermativa nel suo.
n FR e
Ma molti uomini servono al denaro, motti
uomini dunque servono a cosa inanimata.
Dal che risulta chiaro che l'attributo della
conclusione: servono 4 cosa inanimata, si divide
così nelle premesse, che una parte di quello, cioè
cosa inanimata è posta nella maggiore, mentre
l’altra, servono, si trova nella minore.
SYLLOGISMUS conjunctivus è quello la cui
maggiore è una proposizione congiuntiva, 0°
composta, e abbraccia la conclusione /utta quanta
esso è 0 condizionale, o copulativo 0 disgiuntivo.
SYLLOGISMUS conditionalis è quello la eui pro-
posizione maggiore è condizionale, cioè ha due
parti connesse per mezzo della condizionale se,
e contiene in sè tutta la conclusione.
Se l'avaro desidera molte cose ha bisogno
di molte.
Ma l'avaro ne desidera molte,
dunque ha bisogno di molte.
Nel qual sillogismo l’intiera conclusione è con-
tenuta nella maggiore, che ha due parti, cioè
l'antecedente, ! avaro desidera molte cose, ela
conseguente, cioè ha bisogno di molte.
La figura di sillogismi siffatti è duplice:
La prima, quando l’antecedente della proposi-
zione maggiore si afferma nella minore, acciocchè
il conseguente di essa venga affermato nella con-
clusione,
— 181 —
L'esempio addotto sopra basta per chiarire.
La seconda, allorchè si toglie il conseguente
per togliere l’antecedente, secondo la regola swu-
blato consequente, tollitur et antecedens; 0, fal-'
sum consequens, ergo el antecedens,
La conclusione di siffatti sillogismi può esser
viziosa in due modi.
1.0 Quando dal conseguente si inferisce l’an-
tecedente.
Es. Se è ricchi nulla desiderano son felici.
Ma è ricchi sono felici,
dunque nulla desiderano.
2.0 Quando dalla negazione dell’antecedente si
inferisce la negazione del conseguente. >
Es. Se Tizio è ladro è malvagio.
Ma non è ladro,
dunque non è malvagio,
La conclusione non è dedotta con giustezza, per-
chè Tizio ancorchè non sia ladro può esser malva-
gio: la maggiore invero non è esclusiva, nè dice che
Tizio sarebbe malvagio solamente se fosse ladro.
SrLLOGISMUS copulativus è quello la cui mag-
giore è una copulativa negativa, della quale si
prende una parte nella minore per prender l’al-
tra nella conclusione.
Es. Non si può servire a Dio e ul denaro,
Ma l'avavo serve al denaro,
non può dunque servire a Dio,
— 182 — 7
SYLLOGISMUS disjunctivus dicesi quello la eni
maggiore è una proposizione disgiuntiva. È vi-
zioso tutte le volte che la divisione non è accu-
rata, e fra i membri della disgiuntiva si può
frammettere un che medio.
Es. 0 dobbiamo obbedire al principe che co-
manda l'ingiusto, 0 ribellarci.
Ma ribellarci a lui non possiamo,
dunque dobbiamo obbedirgli, se comanda
l'ingiusto.
SyLLOGISMUS empositorius, così detto perchè —
espone la cosa quasi dinanzi agli occhi, è quello
il cui termine medio è un singolare. a
Es. Pietro è uomo; Pietro è animale, dunque
qualche animale è vomo. È
SyLLOGISMUS categoricus 0 simple è quello. 3
costituito da proposizioni semplici.
SrLLoersmus alsolutus è quello che consta di
proposizioni assolute. & Sa
SyLLoeIsmus modalis è quello che consta di De:
una o più proposizioni modali. Per es. È impos- |
sibile che un uomo sia una pietra: ma Plato
è uomo; è dunque impossibile che sia una pie-
tra. Vedi Enuntiatio. Sr,
SyLLoGISsMUs demonstrativus è quello che. dir)
sta della materia necessaria, e genera, scienza e
certezza.
— 185 —
SyLLOGISMUS /opicus 0 dialecticus è quello che
consta di materia probabile, e genera l'opinione.
Es. Ogni madre ama i figli: questa donna
è madre, dunque ama i figli.
SyrLLocismus psevdographus o sophisticus è
il sofisma.
Symbola. Vedi Elementa vu/garia.
Syncategorematicus dicesi quel ter-
mine che di per sè non è significante, ma sola-
mente consignificante; valè a dire la cui signi-
ficazione dipende dal consorzio di altro termine,
in guisa, che senz’esso non è sufficente, nè per
subietto né per predicato. Tali sono i nomi ag-
gettivi, che non si posson predicare se non di
qualche sostantivo espresso o sottinteso. Vedi
Infinitum e Categorematicus.
DL
Tactus quantitatis è quello pel quale una
cosa sì congiunge con un’altra in guisa che le
parti aderiscano fra loro, Questa qualità di tatto
è di corpo a corpo.
Tacrus virzutis è quello pel quale una cosa
opera su un’altra. L'anima per es. sul corpo.
Talitas ei è lo stesso che una tal qualità
deteminata di essa.
Pe CAR
Temperamentum è una misurata e
modificata medianità o proporzione della qualità
conveniente alla natura del misto.
TEMPERAMENTUM 4d pondus o uniforme, è il i
temperamento del corpo contenente i primi ele- 3
menti, aria, terra ecc. in grado uguale per es. Ber.
come quattro. icA,
TEMPERAMENTUM ad justitiam 0 difforme, è
quello che contiene i primi elementi nel grado | vii
dovuto alla specie determinata di un corpo, ciò
che spesso fa che predomini ora }'uno, ora V'al-
tro elemento. dei
TEMPERAMENTUM simpler è quello in cui do- |
mina una soltanto delle qualità prime. =
TEMPERAMENTUM compositum è quello in cui
due delle prime qualità eccedono. È di quattro
specie. Sanguigno o aereo quello in cui eccede S
il calore e l'umido: collerico 0 igneo quello in
cui eccede il calore e il secco: F/emmatico 0 lin:
fatico in cui eccede il freddo e l’umido: metan-
conico 0 terreo in cui eccede il freddo e la siccità. |
Tempus è il numero del moto, quanto al
prima e al dopo. Si definisce ancora la durata
del moto celeste in quanto si prende per misura
degli altri movimenti. La
Tempus imaginarum è lo spazio, che immagi-
niamo trascorrere dall’ eternità al principio del ||
moto.
i
le Te9
— 185 —
Terminare Vedi Suppositare.
Terminative. lw/ Subjectum.
Terminorum descensus et ascensus.
Vedi Descensus.
Terminus uctionis è ciò che si compie
coll’azione medesima.
TerMINUS actionis formalis è ciò che pro-
priamente ed immediatamente si fa coll’azione.
TeERMINUS denominationis è ciò che prende
una nuova denominazione per l’azione. Così per
es. rispetto alla causa motrice il moto causato è
lerminus aclionis formalis: mentre il corpo
mosso è lerminus denominationis,
TERMINUS « quo è quello onde comincia il
moto, come la privazione, d'onde la gyenera-
zione,
TERMINUS «d quem è ciò che il moto finisce,
come la forma nella quale termina la generazione.
TeRrMINUS vei. Vedi Subsistentia.
TERMINI pertinentes son due termini, che fra
loro ripugnano, come bianco e nero, o di cui
l’uno porta in se l’altro, come uomo ammiratore,
TERMINI ènpertinentes sono due termini che
starmo fra loro senza ripugnanza, ma non si ri-
chiamano per conseguenza diretta. Come il bianco
e il giusto,
TERMINUS intrinsecus unionis è quell’estremo
nel composto, nel quale non si riceve l’unione,
E 1900
che pei peripatetici era una entità distinta dagli
estremi, nè da esso si trae o si sostenta. Così la
forma del composto è il terminus intrinsecus
dell'unione della materia colla forma; la quale
unione si riceve nella materia, ossia le aderisce,
ed è sostenuta da questa, e non aderisce nè è
sostentata dalla forma. Vedi Eductio.
TERMINUS enuntiationis è ciò, in che l’enun-
ziazione si risolve, come in estremo: qual sono
il predicato e il subietto.
TERMINUS categorematicus. Vedi Catego-
rematicus.
TERMINUS velationis è il fondamento istesso
della relazione. Vedi Relatio.
TERMINUS appellatum. Vedi Appellare.
TERMINUS appellans, Vedi Appellare,
TERMINUS. connotativus. Vedi Connota-
tive.
TERMINUS absolutus. Vedi Absolute.
TeRMINUS adiacens. Vedi Adiacens /er-
minus,
TerMINUS a quo. Vedi A quo.
Terminus qui. Vedi Un quo.
Terminus quo. Vedi Ur quod.
TERMINUS primae intentionis. Vedi Inten-
tio prina,
TERMINUS secundae intentionis, Vedi In-
tenti secunda.
— 187 —
TeRMINUS adiecticus. Vedi Adiacens ter-
minus.
TERMINUS secundum quantitatem, 0 quanti-
tatîs è come il punto della linea.
Terminus secundum essentiam rei è come l ul-
tima differenza a cui finisce l'essenza della specie.
‘To xè, ha lo stesso valore, e fa lo stesso nf-
ficio della particella Ly e dell'articolo 77.
_ Totaliter. Vedi Adaequate.
Totum per se è quel che consta di parti
ordinate a costituirne l'essenza.
Torum per accidens, o accidentale, è ciò che
consta di più enti in atto o completi, per es. un
mucchio di pietre.
Torum essentiale è ciò che risulta da parti
costituenti fisicamente o metafisicamente la sua
quiddità. Per es. L'uomo, che consta fisicamente
di corpo e di anima, e metafisicamente di ani
male è razionale,
Torum plysicum è ciò che è costituito di ma-
— teria e forma sostanziale, ordinate od unite na-
‘turalmente fra loro.
Torum metaphysicum è ciò che si intende co-
stare di parti metafisiche, cioè del genere e della
differenza. i
Torum Romogeneum 0 similare è quello, le
cui parti hanno col tutto una ragione, ed un ap-
pellativo medesimo.
— 188 —
TOTUM heterogeneum 0 dissimilare, quel che
ha parti diverse di nome e di natura diyersa
dal tutto.
Torum potentiale è quel che si divide in par-
tes virtutis, ed è tale ogni ente dotato di più
potenze o virtù; come l’anima umana. Questo
lotum sì trova in tutte quante le parti nella sna in-
tiera essenza, ma non però quanto all’ intima virtù.
Torum integrale è ciò che ha le parti perti-
nenti all’integrità della cosa.
Torum perfectibile. È detto così il genere
perchè della cosa esprime il materiale e il più
comune.
TOTUM perfectivum vien denominata la di/fe-
renza, la quale esprime il formale della cosa.
ToruM perfectum è detta la specie, perchè
esprime il materiale e il formale della cosa. #
Transcendentale dicesi talora ciò che
si identifica coll’essenza di qualche cosa.
Trascendentalis fu detto ciascun di
quei termini o proprietà convenienti a tutte le
cose di qualsivoglia genere. Gli antichi ne nove-
ravano sei: és, Zns, Verum, Bonum, Aliquid,
Unumy che son indicati per le loro iniziali nella
barbara voce Reubau, imperocchè nulla può tro-
varsi in natura, a cui questi termini non con-
vengano, — /n/ranscendentes son quei termini e
proprietà che convengono alle cose di un certo
— 189 —
genere o specie, ma non ad altre. Come uomo,
pietra e simili.
Trascendentaliter. Vedi Praedi-
camentaliter.
Transcendere alcune cose vale essere
comune ad esse tutte, od anco essere identificato
coll’essenza loro, Vedi Transcendentale,
O
Ubi, Ubitas, Ubicatio Praesentia, son ciò
per cui la cosa vien determinata ad essere in un
dato luogo: così aver due udicationes val quanto
essere in due luoghi.
Ubi ciremmseriplivus è la circoscrizione del
corpo proveniente dalla circoscrizione di luogo.
Uni definitivum è il modo secondo cui la cosa
è talmente in un dato luogo o spazio, da essere
tutta nel tutto e in qualsivoglia parte di esso,
non però fuori, quale è l’ubi degli angeli.
UBI praedicamentum è V’accidente secondo cui
la cosa dicesi essere in un dato luogo, o in una
certa parte di spazio. Vedi Praedicamenta.
UBI non est totum et pars, aut totum sumi»
tur aut nihil. Vale a dire, di ciò che per na-
tira è semplice e manca di parti, come l’anima,
non può verificarsi il caso di prenderne una parte,
restando l’altra intatta 4 parle rei, imperocchè
— 190 —
siffatta pluralità di parti non sussiste. È detto
a parte rei, perchè mentalmente si può distin-
guere anco nelle cose semplicissime. Vei DI
STINCTIO ralionis,
Ubicatus val quanto esistente in un dato
luogo.
Ultimum della potenza, è quel che la virtù
o qualità di una potenza può in grado ultimo, o
supremo. |
Uniformiter: dicesi che una causa opera
così dentro la sfera propria, perchè per la sfera
tutta quanta produce l'etfetto di ragion mede-
sima. Difformiter perchè giusta le distanze e di-
sposizioni degli obietti opera inegualmente. Il
sole, per es., per la sua sfera produce il calore
uniformiler; a cagione però della sua distanza,
o della disposizione degli obietti la sua luce ere-
sce 0 scema. ;
Unio spesso vien denominata dall’ effetto che
producono le parti unite, come l’unzo essentialis,
per la quale si uniscono le parti della cosa co-
stituenti l'essenza.
UnIo accidentalis è quella per la quale l’ac-
cidente si unisce alla sostanza.
UnIo continuativa è quella per la quale le
parti di una sostanza si uniscono in guisa da
rimanere copulate per vincolo naturale. Tale è
l'unione delle parti del legno.
ie
— 191 —
Uxro informativa è V unione della forma colla
materia.
UxIo unionis è un modo ammesso come pos-
sibile da certuni, avente per oftizio di unire
l'unione delle parti colle loro parti. Parimente
ubicatio vbicationis è l'ubicazione dell’ ubica-
zione. L' Actio actionis è l'azione la quale fa sì
che l’azione esca fuor dalla causa. L Unzio unio-
nis, Ubicatio ubicationis, Actio aclionis però
diconsi, anco, re/flewae, perchè cadono sopra un’al-
tra unione, ubicazione ete.
Unitas è l’indivisione della cosa in se, e
la divisione da ogni altra; e dicesi unitas (ran-
scendentalis, perchè si identifica con 1’ ente.
UnitAas numerica è l’unità di misura, ossia
l'uno in quanto è principio del numero e della
moltitudine.
Wymras per se è quella che nasce da una
essenza o natura, tanto sia semplice che composta,
come l’unità della natura divina, o dell’ uomo.
Uxrtas per accidens è quella che nasce da
diverse nature o complete, o di ordine, o predi-
camento diverso; come omo bianco, mucchio
di pietre, che hanno unità accidentalmente.
Uxrras materialis o individuale è l'entità di
ciascun individuo, in quanto esprime incomuni-
cabilità e indivisione in più inferiori: qual l'unità
di Platone, i
at dd
— 192 —
UvnITAS formalis o essentialis è l'unità della
specie in quanto si distingue da ogni altra spe-
cie; o è l’unità del genere in quanto sì di-
stingue da ogni altro genere. Così Pietro per
unità individuale si distingue da lutto quello
che Egli non è; è per unità essenziale e for
male da tutto ciò che non è animale, e che non
è razionale.
Unrras simplicitatis è l'unità di un ente in-
divisibile in 4/0 ed in potenza.
UnITAS compositionis si ha quando un che è
uno numerice; ma è composto di parti distinte,
come l’uomo.
Unrras uninersalis 0 ralionis, praecisionis,
e formalis intentionalis è quella, per la quale
colla mente, di più individui si fa una specie sola,
o di più specie un genere solo. Così più uomini
diventano un che solo nell’idea astratta 070,
e nell’idea di animale più specie di animati ad»
divengono un genere solo.
UnITAS solitudinis è lo stesso che l’ umieità in
una data natura. In questo senso Dio si dice vo.
Unrras indivisionis, individualis, transcen-
dentalis conveniente a tutti, consiste in questo,
che cioè una cosa non sia molti enti, ma una
sola distinta da tutte le altre, che non son con
essa. Quest’ unità dicesi pure maserialis.
Me
Unrras quantitat-va nasce dall’ unione delle
parti, così che, quando esse si uniscono, formano
più unità, o un numero quantitativo,
Unitio è l’azione propria dell’unione nelle
parti unite, considerando l’ unione come modo di-
stinto dalle parti, secondo gli antichi.
Universale è ciò, che, essendo uno, si
estende a molte cose.
UNIVERSALE an/e remp sono gli archetipi eter-
ni in Dio. E meglio direbbesi, supra rem.
UNIVERSALE dn ve 0 « parte rei, è l'essenza
delle cose, moltiplicata negli individui.
UNIVERSALE post rem è il concetto della nostra
mente che nnifica le ragioni essenziali o quiddi-
tative, e le predica dei siugoli individui.
UNIVERSALE in obbligando è ciò che è uno,
ed obbliga molti. Come la legge.
UNIVERSALE in causando, ciò che è uno, e ca-
giona molte cose. |
: UNIVERSALE in significindo e repraesentando
è quel che, sendo uno, molte cose rappresenta ©
significa. Come il vocabolo omo.
UNIVERSALE in essendo e praedicando è ciò
che è uno, e adatto ad essere in molti, è predi-
carsi di molti. i
UNIVERSALE physicum è la natura reale esi-
stente nei singolari. Come la natura mmnana di
Pietro,
13
LIGUE
UNIVERSALE metaphysicum è la natura reale
considerata nello stato di solitudine, cioè non
considerate le condizioni individuanti; come ad
es. la natura umana considerata senza la pe-
treità, la giovannità, e simili.
UNIVERSALE /ogicum è un che acconcio ad
essere inerente a molte cose, e predicarsi di molti
per una ragione del tutto medesima. Per es. la
sostanza rispetto allo spirito e al corpo.
UNIVERSALE incomplevum è un che semplice
esprimente ordine a molte cose; come la #ér/2
rispetto alla giustizia e alla prudenza.
UNIVERSALE complerum è una proposizione
generale da cui più particolari posson dedursene,
Es. Ogni tutto è maggiore della sua parte,
Universaliter. Vedi Distributive.
Univoca son le cose alle quali convengono
ì predicati medesimi nel senso medesimo. Al leone
e alla pecora conviene per esempio l’animale.
Aequiroca son quelle, ad una delle quali conviene
un qualche predicato in un senso, ad un'altra in
un altro. Come Gallo gallinaceo e Gallo uomo.
Analoga son quelle ad una di cui un predicato
conviene propriamente, ad un'altra impropria-
mente come omo vivo, e vomo dipinto, Que-
ste diconsi anche analogata, onde l'assioma ana-
logum per se sumptum stat pro famosiori ana-
logato, cioè pel significato più proprio, quando
— 1955 —
non vi si fanno giunte. - Diconsi univoca, aeqii-
roca, analoga Physice se l’univocazione, l’equi-
vocazione, l'analogia son relative a predicati spe-
cifici; Pietro e Paolo sono due vocaboli univoca
physice, perchè son wnivoca in ragione della
umanità, che è la specie. Mesaphysice, se rela-
tive a predicati generici: il levne e il cavallo sono
univoca metaphysice, cioè nella ragion d’ani-
male, che è il loro genere. Logice quando si pren-
dono astrattamente, ‘prescindendo dall’ univoca-
zione fisica o metafisica. Vedi Aequivoca,
Analoga, Causa.
Ut sic significa che la cosa di cui si parla è
considerata in genere, non in ispecie e nell’in-
dividuo. L'animale ut sic è l’animale genere,
preso indefinitamente. Significa anco come tale,
ò inquanto tale,
Ur quo. Vedi Ut quo. *
Ur quod. Vedi Ur Quod.
AVA
|
è, .
Vacuum, preso in senso lato, è lo spazio
che non ha corpo, ne è adatto ad esser; ripigno
da questo. Tale è lo spazio immaginario quello al
di sopra dei cieli. Dicesi pure vacuum lo spazio
in eni non vi è corpo percettibile col tatto.
ale 1°; uti
VACUUM in senso proprio è il luogo mancante
di qualsiasi corpo, e adatto ad esser riempito da
alcuno di essi.
Vacuum coacervatum è il vuoto sensibile e no-
tabile.
VACUUM disseminatum è il vacuo consistente
di molti piccoli spazii insensibili.
Vage è lo stesso che indeterminate. Vedi
Individuum.
Velleitas secondo alcuni sì denominava la
volontà incompleta, ossia la volontà dell’ impos-
sibile, di ciò vale a dire che alcuno vorrebbe
essendo possibile.
Veracitas. Vedi VERITAS MORALIS.
Verificativum dicesi dell’atto dell’intel-
letto giudicante è l’obietto, che, posto l'atto si
rende vero, mentre, non posto l'atto, è falso. Per
es. il verificativo del giudizio, la luce esiste, è
l’esistenza stessa della luce.
Veritas è la corrispondenza fra la cosa e
l'intelletto.
VerItas formalis consiste nella conformità
dell'atto coll’obietto. Es. Dio esiste: la verità
formale di quest’atto Lporta che Dio esista
veramente.
Veritas radicalis è la necessità che l’obietto
sia quale si enunzia.
— 197 —
Verrtas vepraesentationis, è la conformità
dell'approvazione dell'intelletto coll'obietto rap-
presentato.
VerInas sententiae è la conformità del giudi-
cio dell'intelletto colla cosa giudicata,
| Verrras naturae, Appartiene alla verità di
natura di qualche cosa, ciò che fa parte della
sua costituzione.
DI
— Verrras moralis 0 veracitas, è una virtù,
colla quale uno con parole, fatti, e segni esterni
sì addimostra tale quale è in se.
Vertras transcendentalis. Vedì' Transcen-
dentalis. È
Veritas cognitionis. Si intende per essa la
conformità dell’ intelletto conoscente, ovverosia
della cognizione istessa coll’ obietto conosciuto
quanto è in se.
Veritatis. uesermnae propositiones. Vedi
Aeternae verilalis propositionis.
Ut secundum esse unumquodijue se habet,
ila etiam secundum veritatem: Vedi Cognito.
| Viale è ciò che è via o disposizione ad una
‘cosa, 0 ne è cagione: per il che intendiamo ciò
che è.
Vialiter. Vedi Formaliter.
Virtualiter. Vedi Formaliter.
Wirtus in genere è perfezione e forza per
rettamente operare qualche cosa.
dii
ae ini dì "
ast
LI
h
uè. = |
vi rs
esatti. dei
— 198 —
Virtus dicesi essere isposilio perfeeti ad
optinn, perchè è disposizione che compie la
potenza ad emettere un atto buono; e perciò,
quando dicesi ad optimum, per optimum non
s'intende già l’obietto ma l’atto perfetto che la
potenza disposta dalla virtù può emettere, e che
può essere denominato un che ottimo; perchè
l’atto procedente dall’abito è migliore dell'abito
solo.
Vita in substantiis puramente immateriali
è la stessa sostanza semplice e spirituale, in
quanto opera in sè intrinsecamente, ossia in-
tende e vuole. 4
Vrra in animanti è l'unione dell'anima col
corpo.
Vrra substantialis è il principio, con cui una
cosa opera in sè immanentemente ed intrinse-
camente.
Vira accidentalis o secunda è Il operazione
intrinseca dell'anima, o della sostanza intèl-
lettiva.
Vitales cus son quegli atti del vivente,
immanenti, e, per virtù propria eliciti dal vi-
vente istesso, come gli atti dell’ intendere, vo-
lere, vedere ecc. I moti locali ad es. perchè n0%
immanenti non son vitali, e in genere missun
movimento dei corpi inanimati fatti per ottenere
o conservare il loro stato connaturale, a eni sono
199:
estrinsecamente determinati. Laonde gli atti vi-
tali diconsi pure ac/us ab intrinseco e in in
tninsecum, cioè debbon provenire dal vivente
istesso, ed essere immanenti.
Voluntarium virtuale, è quello incluso
in qualche atto precedente, e da cui consegue.
VoLuxraRIUM formale, è l'atto che procede
per azione propria dalla volontà,
Voluntas deneplaciti dicono i Teologi
l'atto interiore della volontà di Dio. Tal volontà
in Dio sussiste formaliter.
Voluntas signi è la volontà di Dio im-
propriamente detta: ossia è il segno esterno con
cui indica voler alcun che.
FINE.


No comments:
Post a Comment