Powered By Blogger

Welcome to Villa Speranza.

Welcome to Villa Speranza.

Search This Blog

Translate

Sunday, April 7, 2024

GRICE E CIONE: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DEL CORPORAZIONISMO -- DEDALO ED ICARO -- L'IDEA CORPORATIVE COME INTERPRETAZIONE DELLA STORIA -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA

 

Grice e Cione: l'implicatura conversazionale del corporazionismo -- Dedalo ed Icaro – l'idea corporativa come interpretazione della storia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Grice: “I love Cione; my favourite is “The age of Daedalus – which reminds me of Gilbert’s statuette and the Italian model who posed for him – the story of a failure!” Grice: “But Cione philosophised on various other subjects as well, such as Leibniz, and of course, Croce – in his case, first-hand knowledge! – and mysticism, and Mussolini, and the rest of them – He thinks there is a Neapolitan dialectic, and really is in love with his environs – his study of ‘romantic Naples’ reminds me of my rules of conversational etiquette! – especially the illustrations involving gentleman-lady interaction!” Di tendenze socialiste, e in un primo momento anti-fasciste, studia sotto Croce. Perseguitato della prima ora dal fascismo, viene rinchiuso nel campo di Colfiorito di Foligno e poi mandato al confino a Montemurro. Attratto dal nuovo indirizzo espresso dal Manifesto di Verona, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Chiede e ottiene il consenso di Mussolini (il quale si rende esplicitamente concorde) per la costituzione di una formazione politica indipendente dal Partito Fascista Repubblicano, denominata in un primo momento Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista e, in seguito, Partito Repubblicano Socialista Italiano. A tale formazione politica, su suggerimento dello stesso Mussolini, sarà concessa anche la pubblicazione di un quotidiano L'Italia del Popolo. Il Duce però non aveva nessuna fiducia né nell'uomo né nell'impresa, tanto che durante una conversazione con l'ambasciatore Rudolf Rahn preoccupato per una possibile apertura "a sinistra" del capo del fascismo ebbe a dichiarare:  «Per ingannare i nostri avversari ho lasciato, non appena ho pensato che il nuovo fascismo in Italia fosse abbastanza forte, che alcune contro-correnti dicessero la loro, tra l’altro ho permesso che si formasse un gruppo di opposizione sotto la guida di Cione. Non ha una gran testa, e non avrà successo. Ma la gente che ora sta cercando di crearsi un alibi si raccoglierà intorno a lui e quindi sarà perduta per il comitato di liberazione che è molto più pericoloso. Salvatosi dalle epurazioni partigiane nel dopoguerra, si costruirà una carriera politica nell’Italia repubblicana. Milita nel Fronte dell'Uomo Qualunque. Successivamente, quando il partito di Giannini si sciolse, entra nel Movimento Sociale Italiano e venne eletto consigliere e poi assessore della giunta di Achille Lauro. Si candida al Senato con la lista della fiamma nel colleggio di Afragola ma non fu eletto. Deluso dai missini, adiere alla democrazia cristiana, senza però svolgere una militanza attiva nel partito. Negli ultimi anni di vita cercò di conciliare il messaggio di papa Giovanni XXIII con le aperture di Nikita Kruscev oltre la cortina di ferro. Altre opere: “Valdés: la sua vita e il suo pensiero religioso con una completa  della sua opere e degli scritti intorno a lui” (Laterza editore); “Sanctis, Ed. Giuseppe Principato); “L'opera filosofica, coautore Franco Laterza, Laterza editore); “Napoli romantica” (Gruppo Editoriale Domus); “L'estetica di Sanctis” (Pennetti Casoni Editore); “Da Sanctis al Novecento” (Garzanti); “Nazionalismo sociale” “l'idea corporativa come interpretazione della storia” (Achille Celli Editore); “Napoli e Malaparte” (Editore Pellerano-Del Gaudio); “Storia della repubblica sociale italiana” (Ed. Latinità); “Croce, coll. "I Marmi", Longanesi); “Crociana” (Fratelli Bocca); “Sanctis” (Montanino); “Questa Europa” (M. Mele); “Fascino del mondo arabo: dal Marocco alla Persia, Cappelli Editore); “Croce” (Loganesi); “Fede e ragione nella storia: filosofia della religione e storia degli ideali religiosi dell'Occidente” (Cappelli Editore); “La Cina d'oggi, Filippine, Formosa, Giappone” (Ceschina); “Leibniz” (Libreria scientifica editrice); “Narrativa del Novecento, Istituto editoriale del Mezzogiorno); “L’eta di Dedalo”; “Un viaggio elettorale, Bompiani). Dizionario Biografico degli Italiani. Un ex allievo di Croce negli ultimi mesi di Salò crea un "partito contro" su suggerimento del ministro dell'Educazione Biggini di Silvio Bertoldi.  Per ultimi ma non meno importante ricordiamo anche l’esperienza della rivista La Verità diretta da Nicolò Bombacci, tra i fondatori del partito comunista e in seguito avvicinatosi al Fascismo, pur con posizioni indipendenti tendenti al socialismo nazionale, e dove ne sarà portavoce anche nella successiva esperienza di Salò assieme ad altre personalità come Giuseppe Solaro ed Edmondo Cione, e la magistrale figura del poeta americano Ezra Pound, il quale giudicò positivamente il modello politico ed economico dello stesso Fascismo.  Home  Cultura Cultura (di G.Parlato). Perché leggere “Storia della Rsi” di Edmondo Cione By Redazione   4 anni Ago Il sigillo della Repubblica Sociale ItalianaIl sigillo della Repubblica Sociale Italiana Sarà forse una caratteristica tipicamente italiana, ma da noi persino le guerre civili lasciano molto, moltissimo spazio alle mediazioni e ai tentativi di compromesso. Nel 1943-45, in particolare, vi furono diversi tentativi, tutti falliti, di dare alla guerra fratricida un altro esito, meno sanguinoso, più indirizzato verso un passaggio “indolore” dei poteri dalla Rsi al movimento partigiano e, infine, al Regno.  Si trattò di operazioni sotterranee molto complesse, spesso contraddittorie, che si fondavano su un equivoco: la possibilità che una parte del movimento partigiano (i socialisti, e neppure tutti) potessero staccarsi dalla opprimente pressione delle Brigate Garibaldi gestite dal Pci e realizzare una soluzione pacifica di passaggio dei poteri nel Nord Italia in nome di un socialismo  che avrebbe dovuto riunire tutti, da Mussolini a Nenni.  Protagonisti di questo tentativo, un po’ nobile, un po’ ingenuo, un po’ velleitario furono diversi personaggi di ambo le parti: da parte fascista, i ministri della Rsi Carlo Alberto Biggini e Piero Pisenti, i sindacalisti Ugo Manunta e Ottavio Dinale, il capo della polizia di Salò Renzo Montagna, il capo della Decima Junio Valerio Borghese, più altri minori; da parte socialista, Corrado Bonfantini, Gabriele Vigorelli, Carlo Silvestri, Pulvio Zocchi e soprattutto Carlo Andreoni, autore di un confuso ed equivoco tentativo di “collaborazione militare ma non politica” (!!) tra fascisti di Salò e socialisti di sinistra contrari alla egemonia comunista nel Cln.  Punto di raccordo di molti di questi fiumi sotterranei fu Edmondo Cione, filosofo, collaboratore di Benedetto Croce, antifascista liberale fino al 1940, confinato politico, il quale alla vigilia della guerra civile decise di puntare sulla riconciliazione degli Italiani.  Un progetto ambizioso, non sempre sorretto da una vera lucidità politica, che comunque portò a tre risultati importanti, nel crepuscolo della Rsi: in primo luogo, Cione riuscì a catalizzare attorno a sé un gruppo di fascisti e di antifascisti che operò per il passaggio indolore dei poteri; in secondo luogo, riuscì ad avere la fiducia di Mussolini che gli finanziò un quotidiano, “L’Italia del Popolo”, infine riuscì a costituire un movimento politico di opposizione in Repubblica Sociale, il Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista che doveva essere il primo segnale verso la liberalizzazione dei partiti in Rsi.  Naturalmente ciò avvenne con l’approvazione dei fascisti “moderati”, come  Carlo Borsani, Franco De Agazio e Concetto Pettinato, e con la violenta opposizione degli intransigenti, come Alessandro Pavolini, Fernando Mezzasoma e Giorgio Almirante.  La dettagliata storia di queste più o meno sottili trame, di questi tentativi è il filo conduttore del volume di Edmondo Cione, Storia della Repubblica Sociale Italiana, edito in prima edizione nel 1948 e quindi nel 1951, che, a sessantasei anni di distanza, viene ora ripubblicato da Altergraf. Si tratta di un libro che, tra i primi, ricostruisce le vicende della Rsi e il suo valore è soprattutto questo.  Il mondo variegato e talvolta contraddittorio di quelli che cercarono di costruire dei “ponti” tra fascismo e antifascismo è complesso ma, in genere, comprende, come si è detto, fascisti di sinistra (più moderati e aperti al pluralismo) e socialisti (insofferenti al peso del Pci). Che qui ci si trovi al cospetto di un liberale è senza dubbio un elemento di novità che va tenuto presente per sottolineare l’importanza e l’opportunità di una riedizione.  Perché un liberale e, pur con tutti i distinguo, crociano accettò di sostenere i 18 punti di Verona, la socializzazione, l’ultimo fascismo mussoliniano, rivoluzionario, socialista e anticapitalista? Si tratta effettivamente di un problema non da poco che può essere spiegato solo con il costante richiamo alla concordia nazionale.  Una concordia che non è però soltanto un moto dell’animo, ma che si sostanzia di un elemento a nostro avviso centrale: la necessità del superamento dell’antitesi fascismo – antifascismo, considerando Cione il fascismo un elemento essenziale nella storia italiana, del quale è indispensabile tenere conto, non per esaltarlo ma piuttosto per proseguire nel cammino della comunità nazionale senza parentesi e senza demonizzazioni. L’errore dell’antifascismo, per Cione, fu quello di ritenere di potere cancellare il periodo fascista dalla storia italiana e soprattutto di potere non considerare  con attenzione le soluzioni che il fascismo, pur in un quadro autoritario, aveva individuato allo scopo di contribuire a fare ritrovare unità e concordia nella società italiana. In questo senso l’esperienza corporativa, che Cione intese sempre in senso produttivistico piuttosto che in termini rivoluzionari, poteva essere interessante da recuperare in una chiave pluralistica.  Più complessa la risoluzione dell’altro problema che lo assilla e che, in qualche modo, è correlato con la ricerca della concordia: il persistere, nella dinamica politica italiana, della categoria del “nemico assoluto” da abbattere. Essendo più filosofo che storico, Cione non si rendeva conto che l’Italia dopo la prima guerra mondiale non era più quella precedente e il pretendere che le contrapposizioni, giunte fino alla guerra civile, si componessero con un semplice richiamo alla concordia, dimostrava quello che acutamente aveva colto Giovanni Artieri, e che cioè Cione “pensava e scriveva come se vivesse nell’Italia di Giolitti e di Scarfoglio”.  Il saggio di Cione sulla RsiIl saggio di Cione sulla Rsi In questa sua incapacità di leggere fino in fondo la lezione del Novecento si trova la sua inattualità politica, ma anche il fascino dell’impolitico, di chi cioè preferisce manifestare le proprie convinzioni anche se esse non sono più in grado di produrre effetti politici.  La sua originalità risiede anche in un ultimo aspetto: se è vero  che in Italia gli intellettuali tendono a correre verso il carro del vincitore, la storia di Cione è quella di un filosofo che pur provenendo dalla parte dei futuri vincitori, volle stare dalla parte dei perdenti per cercare, senza riuscirci, di rendere meno dura la vendetta finale.  *Edmondo Cione, Storia della Repubblica Sociale Italiana, edito da Altergraf (pp. XXII + 398,  euro 30,00 – da richiedere a  Domenico Edmondo Cione nacque a Napoli il 7 giugno 1908 da Stefano Cione, brillante avvocato di origine pugliese e da Emilia Faraone, proveniente da una agiata famiglia di commercianti. Compiuti i suoi studi prima presso il consolato germanico, poi presso il Liceo- ginnasio Vittorio Emanuele II, si iscrisse nel 1923 al Collegio militare della Nunziatella. Il Cione, sottoposto a una severa educazione familiare e a una altrettanto severa disciplina scolastica, manifestò idealmente i primi segni di ribellione rivolgendo precocemente il suo interesse verso gli studi storico-filosofici e allontanandosi dall'ambiente autoritario della Nunziatella nel 1926.    Grazie a Floriano del Secolo cominciò a frequentare la casa di Benedetto Croce, del quale divenne allievo, accettandone in pieno le idee e gli insegnamenti.  La sua prima opera, pubblicata a Napoli nel 1929 e intitolata "Il dramma religioso dello spirito moderno e la Rinascenza", in cui aveva preso posizione contro Giovanni Gentile, gli procurò violente critiche da parte dei fascisti. La frequentazione di casa Croce non gli impedì tuttavia, di collaborare con alcuni giornali e periodici del regime.   Nel 1930 conseguì la laurea in giurisprudenza e nel 1932, assecondando le sue reali aspirazioni, conseguì quella in lettere e filosofia. Nel 1933 concorse a un posto di ordinatore di biblioteche e ne ottenne l'incarico presso la Biblioteca Nazionale di Venezia. Nel 1936 fu trasferito presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. A questi anni risalgono i suoi rapporti epistolari con alcuni esponenti dell'opposizione liberale come il conte Sforza, Mario Vinciguerra, Alessandro Casati ed altri personaggi di quel tempo.  Gli anni '40 segnarono una svolta nella vita personale, politica e intellettuale di Edmondo Cione. Proprio nel 1940, a causa dell'intercettazione di una sua lettera, il cui contenuto era stato male interpretato, Cione fu arrestato dalla polizia e internato nel campo di concentramento di Colfiorito presso Foligno, e in seguito confinato a Montemurro Lucano. In questi anni egli maturò la revisione delle idee antifasciste e decise di abbandonare le posizioni liberali; evento non meno significativo nella vita del Cione fu la definitiva rottura dei suoi rapporti con Benedetto Croce, a causa della revoca da parte del Croce della compilazione di un volume celebrativo, che Edmondo Cione aveva preparato sull'opera e sul pensiero del filosofo.  Il volume fu poi pubblicato dalla casa editrice Laterza di Bari nel 1942 con il titolo "L'opera filosofica, storica e letteraria di Benedetto Croce".  Dopo l'internamento e il confino del 1940, ritornato in libertà, Cione fu in servizio come bibliotecario presso la Biblioteca Braidense di Milano; collaborò nel 1941 alla rivista diretta da Federico Chabod "Popoli", dell'Istituto per gli studi di politica internazionale. Nel 1942 ottenne la libera docenza di storia della filosofia e nel 1949 quella di storia moderna. Tra le sue numerose opere, il volume edito a Milano nel 1944 e intitolato "Benedetto Croce", la cui polemica prefazione era stata pubblicata anticipatamente sul Corriere della Sera, procurò a Edmondo Cione numerosi consensi anche da parte di Benito Mussolini, che Cione incontrò personalmente grazie alla mediazione dell'allora Ministro della Cultura Biggini. Nel 1945 il Cione fondò, col consenso di Mussolini, il "Raggruppamento nazionale repubblicano socialista" e il giornale "L'Italia del Popolo" che, sollevando l'ostilità dell'ala fascista più estrema, dopo soli 12 numeri fu sospeso a causa di una polemica con l'Associazione dei mutilati. Soggetto all'epurazione alla fine della seconda guerra mondiale, Edmondo Cione nel 1946 fu reintegrato nel suo posto di professore di liceo e nel 1948 anche all'Università degli studi di Napoli dove tenne corsi di filosofia. Nel 1951 entrò nel Movimento Sociale Italiano e nello stesso anno fondò la rivista "Nazionalismo popolare". Nel 1952 fu eletto consigliere e poi assessore allo Stato civile della Giunta di Napoli, che aveva alla sua testa Achille Lauro. Nel 1953, dopo essersi candidato al Senato come esponente del M.S.I. senza riuscire eletto, entrò nelle file della Democrazia Cristiana. Collaborò con numerose riviste culturali e filosofiche e con diverse testate giornalistiche, quali il "Roma" di Napoli, il "Tempo" di Roma, la "Gazzetta del Mezzogiorno" di Bari. Tra le opere a stampa ricordiamo la "Bibliografia Crociana" del 1956, nella quale sono riportate sistematicamente e cronologicamente le opere di Benedetto Croce e le opere su Benedetto Croce; l'opera "Francesco de Sanctis e i suoi tempi" vincitrice nel 1961 del Premio Napoli e due volumi di resoconti di viaggi, "Quest'Europa" e "Fascino del mondo arabo", pubblicate la prima a Napoli nel 1958 e la seconda a Bologna nel 1962. In esse l'autore sembra esprimere il senso finale che, personalmente attribuiva all'esistenza umana. Edmondo Cione morì a Napoli il 12 giugno 1965. Fra le sue ultime volontà vi fu quella di donare all'Archivio di Stato di Napoli, pochi mesi prima di morire, il suo archivio personale, affinché esso non andasse disperso e perché fosse messo a disposizione degli studiosi.documentazione collegataEdmondo Cione fontiGennaro Incarnato, in Dizionario biografico degli italiani, pagg. 677-680. Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia (1943-1945), Torino, Bollati Boringhieri, 1993.  CIONE, Domenico Edmondo di Gennaro Incarnato - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 25 (1981) Condividi     Pubblicità CIONE, Domenico Edmondo. - Nato a Napoli il 7 giugno 1908 da Stefano, avvocato di origine pugliese inurbatosi di recente e artefice della sua fortuna, ed Emilia Faraone, figlia di commercianti di, relativa agiatezza, cominciò a studiare presso il consolato germanico, poi al liceoginnasio "Vittorio Emanuele II", per iscriversi infine alla Scuola militare della Nunziatella (1923). L'accurata istruzione integrò la severa educazione familiare tesa a salvaguardare una dignità ed un decoro con fatica raggiunti e difficili da mantenere in una città come Napoli in permanente e gravissima crisi economica.  Alla Nunziatella si tendeva a sviluppare "l'attitudine al comando" ponendo l'accento sull'educazione fisica intesa come coercizione e disciplina. Le aspirazioni del C. ne furono frustrate accentuandone le tendenze al ribellismo, tipiche di tanti meridionali e l'indirizzo precoce agli studi storico-filosofici nella ricerca di un'identità ristretta al piano culturale, dati gli ostacoli frapposti dall'ambiente circostante ad altre vie di sviluppo più organiche e meno unilaterali. Le stesse riserve verso l'autoritarismo ed il culto delle gerarchie che avevano provocato la rottura con l'ambiente della Nunziatella, da cui uscirà nel 1926, lo allontanarono da un'adesione piena al fascismo.  Introdotto in casa Croce da Floriano Del Secolo, ne accettò pienamente le idee, attirandosi con la sua prima pubblicazione Il dramma religioso dello spirito moderno e la Rinascenza, Napoli 1929 (di cui già nel 1923 aveva mandato un'saggio al Croce), in cui prese posizione contro il Gentile, gli attacchi violenti dei coetanei fascisti. Lo difese sin dal '29 C. Di Marzio che gli aprì le porte del Meridiano di Roma nel '37 e gli evitò guai peggiori. Erano gli anni del "consenso" al regime; la pregiudiziale antifascista e la frequenza di casa Croce non impedirono al C., come ad altri, la collaborazione a giornali o periodici del regime, ormai tanto forte da poter controllare e tollerare la "fronda" liberale. L'assidua presenza in casa Croce lo gratificava e sembrava soddisfarlo pienamente.  I numerosi studi sul De Sanctis, culminati nella biografia, la continuazione dei lavori sulla Rinascenza e la Riforma sfociati nel lavoro su Valdés e infine le ricerche sulla vita culturale di Napoli nell'800 rivelano tutti l'impronta del Croce. Tuttavia si può cogliere una costante del pensiero del C., la tendenza alla mediazione, non tanto espressione di debole sincretismo, quanto costante rifiuto di ogni estremismo, che gli faceva preferire il sereno misticismo di Valdés ai rigori di Calvino ed il tentativo di mediazione della cultura umanistica col vecchio mondo della Chiesa e della cultura medioevale alla rottura drammatica della Riforma. 16 un equilibrio raggiunto a fatica, non scevro di contraddizioni, presenti soprattutto negli studi su Napoli. La ricerca appassionata e puntuale sulla vita del primo Ottocento napoletano (Napoli romantica, Milano 1942) non poteva non approdare alla constatazione del suo carattere provinciale. Le masse vi appaiono coine comparse di secondo piano, quasi bozzetti a completamento di un disegno il cui protagonista è lo sviluppo culturale. Scarsi i riferimenti al ciclo economico europeo, non propriamente favorevole a Napoli, il malessere napoletano interpretato come un'incapacità tutta locale di liberarsi dai languori e dalle malinconie romantiche di origine più spirituale che socioeconomica. La mediazione, eterno mito del C., riemerge con l'esortazione all'unione dei giusti per la salvezza e lo sviluppo. Tale gli è già apparso il messaggio dell'ultimo De Sanctis, di cui, a conclusione di numerosi saggi e la pubblicazione (Milano 1943) del famoso Viaggioelettorale, traccia una biogr. (2 ed., ibid. 1944).Nel 1930, per venire incontro ad aspirazioni familiari, il C. si laureò in giurisprudenza e nel 1932, seguendo i suoi reali interessi, in lettere e filosofia. Le fortune familiari registrano nel 1933 un tracollo che lo spinse a concorrere ad un posto di ordinatore nelle biblioteche, un ruolo subalterno per il quale non veniva ancora richiesta l'iscrizione al partito fascista. Nel 1936 fu trasferito alla Nazionale di Firenze, sempre mantenendo ed ampliando i contatti con l'opposizione liberale al fascismo; corrispondeva con il conte Sforza ed aveva rapporti di amicizia e scambi epistolari con Vinciguerra, Rosselli, Casati, Ramat, Russo ed altri, anche se spesso si aveva la sensazione che fosse frequentato più perché allievo ed intimo di casa Croce che per i suoi meriti intrinseci. Tra il 1930 ed il 1940 l'adesione al sistema crociano era del resto indiscussa. Malgrado una tendenza all'accentuazione dei valori individuali emergente dagli studi sul Berdjaev (di cui lo colpirà durevolmente la critica al marxismo), sul Valdès e dal taglio stesso degli studi sul De Sanctis, l'emancipazione non era così consapevole come tenterà ad affermare in seguito.  Nel settembre 1940 l'intercettazione di una lettera da parte della polizia, che ne interpretò malamente il contenuto, provocò il suo internamento nel campo di concentramento di Colfiorito di Foligno, i cui rigori furono mitigati dal confino a Montemurro Lucano. Qui maturò la sua crisi politica e la rottura col Croce. La convivenza con oppositori socialisti, anarchici e comunisti aveva su di lui un effetto contraddittorio. Il contatto con uomini che, non solo si opponevano al fascismo sino alle ultime conseguenze, ma che non disdegnavano nei loro programmi di far uso degli stessi mezzi coercitivi del fascismo, sia pure per fini ad esso antitetici, lo indusse alla revisione e all'abbandono, dell'antifascismo.  La compilazione di un volume celebrativo del Croce, una laboriosa ricerca degli studi sul filosofo dallo stesso prima affidatagli e poi toltagli, sancì la rottura definitiva con questo, anche se un compromesso rese possibile la pubblicazione L'opera filosofica, storica e letteraria di B. Croce, Bari 1942), dopo strascichi giudiziari.  Risolto il dissidio col fascismo, tornò nelle biblioteche, stavolta alla Braidense di Milano; collaborò nel 1941 alla rivista Popolidell'Istituto per gli studi di politica internazionale, diretta da F. Chabod. Nel 1942 conseguì la libera docenza in storia della filosofia; fu professore di ruolo di storia e filosofia nei licei, e nell'aprile 1943 ottenne, sia pure non a pieni voti, un giudizio di maturità in un concorso, poi annullato, a professore di storia della filosofia, nell'università di Napoli. Nel 1949 conseguì la libera docenza in storia moderna.  L'armistizio lo colse a Roma in contatto col movimento "L'unione nazionale" di P. Martini, antifascista di tendenze moderate e conciliatrici; il movimento venne poi stroncato in seguito all'arresto dello stesso Martini, il quale finì trucidato alle Fosse Ardeatine. Il C. ritornò a Milano con un giudizio negativo sull'antifascismo del quale coglieva solo gli atteggiamenti scomposti di una fazione politica che per spirito di parte sembra gioire dalla disfatta. A Milano stampò il suo B. Croce (Milano 1944). Il momento ed il luogo della pubblicazione, cui venne data ampia risonanza con l'anticipata apparizione della polemica prefazione del C. sulle colonne del Corriere della sera, nella Milano della ormai condannata Repubblica di Salò, gli offrirono la soddisfazione di una momentanea popolarità.  Mussolini mostrò d'apprezzarne l'opera e, con la mediazione del Biggini, ministro della Cultura, s'incontrò col C., libero docente all'università di Milano, proprio in virtù dei suoi precedenti di antifascista. In una lettera al Biggini del 21 ottobre 1944 il C. scriveva: "Il Duce ha scelto il momento buono per parlare il linguaggio della conciliazione sconfessando così quello della minaccia e dell'intimidazione usate da molti gerarchi e gerarchetti. Gli antifascisti hanno dubbi perché temono di avere a che fare con un movimento di copertura a sinistra del fascismo. Il Duce si deve liberare del passato e puntare sulla vecchia fama di socialista. La gente odia la Muti ed ha fatto buona impressione l'eliminaziene della banda Koch, una polizia costituita da masnadieri" (Archivio di Stato di Napoli, Carte Cione, 73). Sembra che Mussolini mirasse a servirsi del C. per attenuare e confondere i rancori degli antifascisti.  Il C., sfruttando le tendenze "liberali" favorite da Mussolini dopo il discorso alla brigata Resega, fondò, col suo consenso, il Raggruppamento nazionale repubblicano socialista, col motto "Repubblica e socializzazione" ed un organo di stampa dalla testata mazziniana L'Italiadel popolo. Al movimento non erano estranee connivenze e strumentalizzazioúi come il rilascio di alcuni dirigenti democristiani, operato a fini puramente propagandistici. Si attirò così l'ostilità violenta dell'ala estremista del fascismo ormai troppo compromessa. Il 31 marzo 1945 Cesare Spinelli, direttore dell'Ente italiano audizioni radiofoniche gli negò la pubblicità per il giornale, considerando il suo "un tentativo di conciliazione sul piano dell'antifascismo". Una polemica con l'Associazione dei mutilati provocò l'assalto all'Italiadel popolo e la sua chiusura dopo appena dodici fascicoli, che riprese, ancora per un numero, le pubblicazioni il 24 aprile, un giorno prima della Liberazione.  Il C. dovette sottostare ai rigori dell'epurazione, rivelatisi per sua stessa ammissione meno duri del previsto. Venne reintegrato nel 1946 al posto di professore e nel 1948 riammesso nel servizio universitario a Napoli. I numerosi attacchi ne stimolarono il temperamento di polemista che si esercitava con virulenza a vari livelli. I sarcasmi sul Merlo giallo di A. Giannini, e nei giornali locali ("6 e 22" e il Monsignor Perelli)offrono un quadro comico ed esasperato di troppi disinvolti opportunismi. Sulle colonne del Brancaleone e del Meridiano v'è un'appassionata difesa della sua azione al tempo della Repubblica sociale che lo spingeva a scriverne la storia (Storia della Repubblica sociale italiana, Caserta 1948; 2 ed. 1951).  Nel 1946 ilC. aveva pubblicato a Roma La filosofia della personalità ove lapolemica anticrociana si stemperava in una graduale adesione a valori tradizionali e nel recupero del cattolicesimo cui approderà, salutato con soddisfazione, ma non con convinzione, dagli organi ecclesiastici. Del resto non rinunciava alle premesse storiciste e restava a mezza via tra l'adesione mistica al cristianesimo ed un'accettazione piena del neotomismo. I numerosi lavori filosofici sono le tappe di questo processo (Dall'idealismo al cristianesimo, Napoli 1960, Fede e ragione nella storia, Bologna 1963, ristampa dell'opera sul Valdés, Napoli 1963, e Leibniz, ibid. 1964).  Collaborò alla rivista di C. Ottaviano Sophia, aRassegna ea Palaestra, tenne corsi di filosofia all'università di Napoli; abbandonato l'insegnamento nei licei, prestò servizio presso la Direzione generale dell'istruzione media non statale. Aderì alle illusioni provocate in tanti dalla protesta dell'"Uomo qualunque" ma ne uscì per contrasti con G. Giannini. Entrò nel Movimento sociale italiano con una posizione personale espressa con la sua rivista Nazionalismo popolare fondata nel'1951; precedentemente aveva collaborato agli organi ufficiali del partito con articoli su Rivolta ideale epoi sul Secolo d'Italia.  Rimproverava al gruppo dirigente l'esasperazione del nazionalismo e della gerarchia e l'abbandono delle tendenze socializzatrici dell'ultimo Mussolini. Sospetto ai superstiti uommi di Salò, malgrado i suoi sforzi, non entrò mai nella direzione nazionale dei partito.  Sull'onda dello spostamento a destra del 1952, espressione soprattutto dei disagio del Sud, venne eletto prima consigliere e poi assessore allo Stato civile della giunta di Napoli capeggiata da A. Lauro. Nel 1953 si presentò candidato al Senato, senza essere eletto. Ormai deluso dei Movimento sociale aderì alla Democrazia cristiana, ove però non svolse una milizia attiva, pur collaborando nel 1960 a Europa sociale di S. Riccio.  Nel 1953aveva iniziato la collaborazione al Roma (Napoli) di Lauro, cui si, aggiunge quella più sporadica al Tempo (Roma)di Angiolillo e alla Gazzetta del Mezzogiorno (Bari). Si accese di speranza per il contenuto sociale del messaggio di Giovanni XXIII e per le speranze suscitate dal mito di Chruščëv, di cui guardava con simpatia l'esperimento (Aldi là della cortina, Napoli 1962).  Intanto portò a termine la Bibliografia crociana (Roma-Milano 1956) e riprese gli studi su F. De Sanctis e i suoi tempi (Napoli 1960)per cui ottenne il premio Napoli nel 1961.Ancora una miscellanea di saggi sul concetto di estetica (L'età di Dedalo, ibid. 1960)affianca la rievocazione di personaggi e momenti della vita meridionale del Paradiso dei diavoli, Milano 1949, Il suoconcetto finale dell'esistenza si può cogliere in due volumi di impressioni di viaggi, Quest'Europa (Napoli [1958])e Fascino del mondo arabo (Bologna 1962).  Il C. morì a Napoli. Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Napoli, Carte Cione (finora sono stati parzialmente riordinati 102, fasci); F. Penati, Metodo storicoe ricostruz. storicistica..., in Cronache della Facoltà di lettere e filosofia dell'Istituto magistero di Napoli, anno acc. 1960-61, pp. 65-69; A. Manno, Dall'idealismo al cristianesimo, in Studi francescani, LX (1963), 3-4, pp. 1-57; F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Salò, Torino 1963, pp. 733, 762 ss., 777; R. Battaglia, Storia della Resist. ital., Torino 1964, pp. 438, 495; E. Capanna, Di una polemica Croce-C., in Il Ponte, XII (1965), pp. 1637 ss.; E. Santarelli, Storia del movimento e del regime fascista, Roma 1967, II, pp. 568, 570;G. Bocca, Storia dell'Italia partigiana. Settembre 1943-Maggio 1945, Bari 1966, pp. 527528; Id., La Repubblica di Mussolini, Bari 1977, pp. 130, 308, 310 ss., 329. APPENDICE I.   Sulla bibliografia Fascista    Molti sarebbero i lavori di carattere descrittivo meritevoli di essere ricordati i quali espongono e commentano l’azione del Fascismo in tutti i campi.   Ottima la «Bibliografia del Fascismo», pubblicata a  cura della Confederazione Nazionale Professionisti ed  Artisti, Poma, 1932. Qui ricordiamo le pubblicazioni  riassuntive e quelle in Occasione del decennale: La civiltà fascista, con introduzione di B. Mussolini, a cura  di G. L. Pomba, Torino 1928 (complesso di 35 studi  dei vari aspetti ed attività del Fascismo, con saggio bibliografia fascista a cura di L. Màdaro); Il Libro (Vita-  ha; nel decennale della Vittoria, Milano, 1929 (complesso di 28 studi) ; Mussolini e il suo Fascismo, a cura  di C. S. Gutkind, con introduzione di B. Mussolini, ed.  tedesca, Heidelberg, 1928; ed. italiana, Firenze, 1927.  Studi vari : Opere e leggi del Regime Fascista, Roma,  1927; Mussolini e il Fascismo, Roma, 1929 (complesso  di 30 studi); Dottrina e Politica Fascista, Venezia, 1930  (scritti vari). Lo Stato Mussoliniano e le realizzazioni  del Fascismo nella Nazione, pubblicato a cura della  « Rassegna Italiana Politica Letteraria », Roma. Il Bilancio dello Stato e la Finanza Fascista a tutto Vanno Vili.  A cura del Ministero delle Finanze, Roma, Polig. dello Stato, 1931. Questo studio è aggiornato a tutto l’esercizio  1932-33 con la seguente pubblicazione annuale a cura  dello stesso Ministero: Il Bilancio e il Conto Generale  del Patrimonio dello Stato per l’esercizio finanziario  19... ecc. Per la storia finanziaria fascista si vegga : De  Stefani A. La Restaurazione finanziaria (1922-25). Bolo¬  gna, Zanichelli, 1926; Volpi di Misurata: Finanza  Fascista, Roma, Libreria del Littorio; Gangemi: La politica economica e finanziaria del Governo fascista nel periodo dei pieni poteri, Bologna, Zanichelli,  1924; Gangemi L. : La politica finanziaria del Governo  Fascista 1922-28, Palermo, Sandron, 1929; Gangemi L.:  Le Società Anonime miste, Firenze, « La Nuova Italia ». Opere Pubbliche (pubblicazione a cura del  Ministero dei Lavori Pubblici). Roma, 1934. La Nuova Italia (F Oltremare (pubblicazione a cura del Mi¬  nistero delle Colonie, con prefazione di Mussolini).  Mondadori, Milano. Nei riguardi della difficile  questione meridionale, si vegga l’esauriente volume di  Zincali G. : Liberalismo e Fascismo nel mezzogiorno  d’Italia, 2 voli. Milano, Treves, 1933.   Fra le pubblicazioni straniere quelle tedesche sono  le più ricche e meglio informate.   Le opere e gli scritti dei seguenti autori sono più conosciuti in Italia come quelli che meglio compresero il  Fascismo e la sua organizzazione economica, e cioè:  Andreae W.; Beckerath (von) E.; Bernhard L.; Eber-  lein G.; Ermarth F.; Eschmann E. W.; Heinrich W.;  Heller H.; Leibholz G.; Leinert M.; Mannhardt J.  W.; Mehlis €.; Reupke H.; Vochting F.; (per i particolari bibliografici si vegga: Bibliografia del Fascismo,  Voi. 1., a cura della C. N. P. A., Roma, X.). Si vegga  inoltre: Beckerath (von) E.: Wirtschaftsverfassung des  Faschismus; Singer (von) K. : Die geistesgeschichtliche  Bedeutung des italienischen Faschismus, entrambi pub¬  blicati in « Festgabe fùr Werner Sombart », lierauegege-  ben von Arthur Spiethoff, Munchen, 1933; ed anche:  Die fascistische JCirtschaft - Problema und Tatsachen,  herausgegeben von G. Dobbert, Berlin, Hobbing,(è una raccolta di studi dovuti ad italiani, tedeschi e  svizzeri). Bibliografia essenziale sulle interpretazioni  dell’azione economica corporativa   Per una rassegna delle interpretazioni dell’azione  economica corporativa si veggano i nostri : Lineamenti  di politica economica corporativa. Voi. L, Cap. IV. Catania, Studio Editoriale Moderno, 1932.   Sono ivi ricordati i contributi più notevoli, teorici e  descrittivi, nel campo dell’azione economica corpora¬  tiva. Si vegga pure il nostro studio : « Homo Oeconomi-  cus » e Stato Corporativo in : Giornale degli Economisti  del gennaio 1932. Riportiamo qui la bibliografia essenziale dei contributi italiani allo studio dell’economia  corporativa, tralasciando di segnalare gli studi, nume¬  rosi, di carattere polemico e giornalistico, ma privi di  consapevolezza scientifica e, spesso, deformatori della  stessa realtà politica corporativa : Alberti M. : L’ « Homo Ooecomoinicuis » e V Esperienza Fascista in Gior¬  nale degli economisti, gennaio 1929; Arias G. : L’Eco¬  nomia Nazionale corporativa, Roma, Libreria del Lit¬  torio, 1929, idem. idem. Economia Corporativa, Firenze,  Poligrafica Universitaria, 1932; Amoroso L. e De’ Ste¬  fani A. : Scritti cit. ; Arena C. : Scritti, cit. ; Benini R. ;  Scritti cit. : Breglia A. : Cenni di teoria della politica  economica, in « Giornale degli Economisti ». Febbraio  1934 (Classifica le varie politiche economiche. Carattere  di quella corporativa: autogoverni economici particola¬  ri, con il compito di emanare misure rispondenti, nei  rami particolari, alla politica economica generale emanante dal governo economico centrale. Le corporazioni  sarebbero gli autogoverni economici particolari). Bruguier G. : A proposito di interventi statali, in «Ar¬  chivio di studi corporativi », Anno IV, Fase. III,  Pisa, 1933 ; Borgatta G. : Prefazione al nostro volume av. cit. : Lineamenti di politica economica corporativa; Carli F. : Teoria generale della economia politica nazionale, Milano, Hoepli, 1931; e dello stesso: Le  crisi economiche delV ordinamento corporativo della  produzione, in « Atti del II Convegno di studi sindacali corporativi», Ferrara, 1932; Chessa: Caratteri e  forme delT attività economica, in «Rivista di Politica  economica » del 31 gennaio 1931. (Secondo questo autore  J economia corporativa non è altro che un’ economia di  complessi economici, che dev’ essere studiata nella sua  realta concreta, prescindendo da erronee identificazioni  dell individuo con la società e di questa con lo Stato).  Dello stesso autore: Vecchio e nuovo corporativismo eco¬  nomico in «Saggi di Storia e Teoria economica, in  onore di Prato», Torino, 1931 (In questo studio l’autore conclude che il corporativismo italiano pur traendo alcuni suoi elementi dalle teorie enunciate dal Ge¬  novesi, dal Bastiat e dal List si differenzia da queste  in quanto che inquadra le sue idee in una concezione  piu larga, che non tiene solo conto degli interessi  dei singoli, ma anche di tutta la collettività nazionale,  che per essere sempre più aderente ai bisogni ed agli  interessi della Nazione, viene organizzata gerarchica¬  mente dallo Stato); Degli Espinosa A.: La forma e  la sostanza della economia corporativa, Firenze Poligrafica Universitaria, 1932; Del Vecchio G.: Teoremi  economici deW ordinamento corporativo. Comunicazione  alla XIX riunione della «Società pel Progresso della  Scienza», riassunta in « Lo Stato » settembre-ottobre  1930; Einaudi L. : Trincee economiche e corporativismo in « La Riforma Sociale », novembre-dicembre 1933;  e dello stesso: Corporazione aperta in «La Riforma Sociale ». Fanno M. scritto cit.; Fasiani  M.: Contributo alla teoria delVuomo corporativo, in  « Studi sassaresi », fase. IV. voi. X. 15 gennaio 1933; Ferri C. E.: L’ordinamento corporativo dal punto di vista  economico, Padova, CEDAM,; Fovel M.: Economia  e corporativismo, Ferrara, S.A.T.E., 1929 e dello stesso:  La rendita e il Regime Fascista, Milano, Ediz. dei « Pro¬  blemi del Lavoro», 1930; Politica economica ed econo¬  mia corporativa, Ediz. «Diritto del lavoro», 1929; Camera corporativa e redditi di gruppo, S.A.T.E. Ferrara  1930; Fossati A.: Premesse per lo studio di ima economia e di una pplitica economica corporativa, in : « Rivi¬  sta di Politica Economica », fase. IX.X.1933. (Ritiene  questo A. che tanto la politica economica corporativa,  quanto l’attività corporativa come condotta ipotetica de¬  gli individui dei gruppi animati di una coscienza corporativa sono teorizzabili: il secondo per definizione, e in  tanti modi quanti significati vogliano attribuirsi alla co¬  scienza corporativa (all’autore parendo il più adatto  perchè conforme alle direttive del Regime quello che  ha a base 1 interesse della Nazione, ossia il massimo be¬nessere individuale compatibile col benessere della Nazione); ed il primo, quando le norme abbiano suffi¬  ciente chiarezza (univocità) e costanza da consentire  una costruzione logica di conseguenze possibili. Pur¬  ché non si mescolino precetti e teoremi, e peggio, non  si confondano gli uni con gli altri, è perfettamente  legittimo fare della economia corporativa una « eco¬  nomia » astratta, trovare il nocciolo razionale del concreto empirico). Gobbi U. : Il procedimento sperimentale della economia corporativa, « Giornale degli economisti», ottobre 1930; Galli R. : Corso di economìa  politica, Firenze, Poligrafico Universitario, 1932, e dello  stesso: Corso sulle imprese industriali, Firenze, Poligrafico Universitario; Jannaccone P.: La scienza  economica e Vinteresse nazionale (Discorso tenuto all’inaugurazione dell’anno accademico della R. Università di Torino), e dello stesso : Scienza,  critica e realtà economica, in « La Riforma Sociale »; Lanzillo A.: Studi di economia applicata, Padova, Cedam, e dello stesso  A.: Il contenuto dell’ economia corporativa, in ««Rivista Bancaria », novembre 1928, ed Economia corpora¬  tiva e politica economica, in « Giornale degli Economisti »; Lo Stato come fattore di produzione, in « Rivista Bancaria » (Lo Stato  come inserzione di volontà nell’ attività economical.  Anche Ettore Lolini, a parte la sua antipatia per la  scienza economica tradizionale e la notevole incompren¬  sione degli economisti ortodossi i quali riescono interessanti a seguire non come simpatizzanti delle idee li-  erali o di altre tendenze, ma come scienziati dell’economia, riconosce che per dare un carattere di  socialità, che concili l’interesse privato con quello  sociale o nazionale, alla economia privata, non è necessario giungere alla totale abolizione dell’economia  privata ed alla identificazione dell’ economia pubblica,  come ha fatto Spirito, il quale col porre erroneamente  al centro dell attività economica umana la produzione  e non lo scambio non ha visto che nello scambio si  ha la sintesi dell’ interesse individuale e dell’interesse  sociale, perchè nello scambio, mentre l’interesse è individuale, il risultato è sociale. Per eliminare del tutto,  come vorrebbe Spirito, il carattere individualistico dei  valori economici ed il movente egoistico dei fatti economici e identificare F iniziativa economica privata  coll’ iniziativa economica pubblica o statale, bisognerebbe trasformare la psicologia umana, abolire la perso¬  nalità economica umana e con essa tutte le diff erenze  di bisogni, di desideri e di gusti che esistono ed esisteranno sempre fra gli uomini, differenze che costituiscono  la base dello scambio e la molla del progresso economico  e che nessun sistema di economia socialista è mai riu¬  scito a sopprimere.   Il porre a fondamento dell’economia corporativa la  produzione e quindi l’organizzazione e la gestione economica della produzione invece dello scambio, inteso  nel senso della ripartizione del prodotto di ogni grande  ciclo produttivo fra tutti i fattori della produzione  mediante l’accordo contrattuale dei prezzi del lavoro,  del capitale, della direzione tecnica e dell’opera degli  intermediari, porta a delle conseguenze pratiche fonda-  mentali per la definizione dei fini e delle funzioni  della Corporazione. Nel primo caso, infatti, si dovrebbe  giungere alla Corporazione organo di gestione economica col passaggio di tutta l’iniziativa economica privata alla Corporazione e con la conseguente trasformazione di tutta l’economia privata in economia pub¬  blica. Nel secondo caso, invece, la Corporazione non as¬  sumerà la direzione della gestione economica della produzione, ma avrà la funzione economico-sociale di eliminare il classismo o particolarismo economico, di impedire che uno o più fattori della produzione si facciano la parte del leone nei confronti con gli altri  fattori e di adeguare l’andamento dei prezzi al produttore con quello dei prezzi al consumatore. Cfr. di  questo A. : Il problema fondamentale delTeconomia  corporativa, in « Critica Fascista », 15 dicembre 1933 ;  Masci F.: scritti cit. e: Saggi critici di teoria e metodo¬  logia economica, Catania (Sono raccolti con lievi  modificazioni gli scritti citati ed altri saggi); Paoni C.:  A proposito di un tentativo di teoria pura del corpora¬  tivismo, in « Fiamma italica », gennaio-febbraio 1930 e  dello stesso: Strumenti teorici di corporativismo, in  «Giornale degli economisti», settembre 1930 (in questi  scritti il Pagni critica a fondo la costruzione teorica cor¬  porativa del Fovel. Contro questi si schiera anche Bru-  guier nello scritto sopra citato ed anche noi nei nostri  scritti av. cit. Contra anche Arias ed altri); Sensini G.:  L’equazione dell’equilibrio economico nei regimi corpo-  rativisti, in «Lo Stato», aprile, maggio ed ottobre 1933;  Serpieri A.: Lo Stato e Veconomia, in «Educazione Fascista », giugno-luglio 1927 e, dello stesso : Economia cor¬  porativa e agricoltura, in « Atti del II Convegno di studi  sindacali e corporativi», Ferrara, 1932; Spirito U.: La  critica dell’economia liberale, Milano, Treves, 1930, dello  stesso: I fondamenti dell’ economia corporativa, Milano,  Treves 1932, e Capitalismo e corporativismo, Firenze,  Sansoni, 1933.   L’interesse suscitato degli scritti filosofici di questo  A. sono dovuti a ragioni di carattere esclusivamente  polemico. Nulla di nuovo ha espresso il giovane filosofo.  Nella critica all’economia liberale, infatti non fa che  ripetere, con sintesi brillante, quanto è stato detto dai  seguaci della scuola storica tedesca e dagli istituziona-  listi americani contro la economia liberale. È confusa  la scienza economica con la praxis dei governi liberali  e demoliberali. Nella critica al capitalismo non fa che  ripetere, in linea essenziale, quanto il Sombart ha  espresso nella sua opera monumentale sul capitalismo  e quanto altri economisti contemporanei hanno scritto  contro il sistema capitalistico, e che l’A. si guarda bene  dal ricordare. Nè è fatta alcuna discriminazione, fra  capitalismo e capitalismo, senza, per es., ricordare che      m Italla 11 capitalismo è, appena, al suo inizio. Nei  tentativi di costruzione teorica del corporativismo fascista tiene conto, in particolare delle dichiarazioni della  << Carta del Lavoro» che rincalzano la propria tesi per  Ja quale vede la soluzione corporativa n clini entità  assoluta tra Stato ed individuo che riecheggia il pen-  siero di Hegel e di Marx.   Nulla di nuovo nemmeno nella costruzione teorica la  quale e apparsa a sfondo social-comunista per l’ammis-  sione della corporazione come proprietaria. Propugna,  inoltre, 1 A. il partecipazionismo operaio, altro espe¬  diente vecchio e già discusso ampiamente nei tempi  passati. Ma, con buona volontà, si può Scorgere nel  sistema di Spinto anche un liberalismo assoluto per  cui dopo aver letto gli scritti di questo A. del corpo¬  rativismo si riuscirà a capire meno di prima. E non  m tenrnamo quii su altri grossolani errori espressi  dall A. nel campo delle realizzazioni pratiche corporative, come per es. su quelle in cui consiglia per il  nostro Paese una industrializzazione ad oltranza, la  emissione di prestiti esteri, una politica commerciale  che sara forse realizzata nell’anno 2000, ecc (Tutte  queste idee sono espresse nel voi.: Capitalismo e Corporativismo, Sansoni, Firenze, 1933).   Contra a Spirito, si vegga: Arias, cit., Jannaccone,  cit., Lanzillo, cit., Moretti, appresso cit.. Vinci, ap¬  presso citato, ed i seguenti scritti: Croce B.: L’eco¬  nomia filosofata e attualizzata, in «Critica», 20 gen-  naio 1931 ; Galli R. : SulF identità delV individuo  con lo Stato in «La Vita Italiana», novembre 1933;  (jANGEMI L. : Individuo e Stato nella concezione corpo -  ratina, m «Atti del Secondo Convegno di Studi Sinda¬  cali e Corporativi », Ferrara, 5-8 maggio 1932; Bruccu-  leri A.: L economia corporativa, in «La Civiltà Cattolica», 16 dicembre 1933 e dello stesso: Crisi e capi-  talismo, nella stessa rivista del 6 gennaio 1934, etc.   Cesarini-Sforza in un lucido scritto: Individuo e  Stato nelle Corporazioni (« Archivio di Studi Corpora-   .V'iV-’i 193 - 3 ’ anno *V, f asc - IV) mostra come la formula  dell identità è chiarissima nel pensiero dei socialisti e  dei liberali. L’individualismo moltiplicando le sue forze non rinuncia ad essere sè stesso. Il grande significato  del Corporativismo è la disciplina economica nazionale.  Con il Corporativismo si passa dal soggettivismo all’oggettivismo. Alla organizzazione professionale è affidata,  sopratutto la oggettivazione delle scelte economiche.  Il nuovo modello della realtà economica non potrà non  essere anch’eseo, naturalistico e deterministico: non c’è  scienza senza determinismo. Caratteristica delle concezioni dello Spirito è l’ottimismo. (Per es. nello Stato  Corporativo non vi saranno più disoccupati!).   La nostra divergenza ideale con l’economia de¬  gl idealisti non va assolutamente confusa con le invettive di quei messeri interessati ad un intervento che oggi  chiedono e ieri respingevano, nè con le interpretazioni  di coloro che hanno gli occhi sulla nuca!   Ricordiamo ancora: Moretti V.: I principii della  Scienza Economica e l’economia corporativa («Rivista  di Politica Economica», marzo-aprile 1934). Il M. rifiuta 1 identificazione fra Stato e Individuo. Integrando  ® correggendo le opinioni di Arias e Fovel considera  l’economia corporativa come una economia non eu¬  clidea.   Papi U. : Un principio teorico deW economia corporativa, in « Giornale degli Economisti », maggio 1930 e  più diffusamente in « Lezioni di Economia Generale e  Corporativa», voi. Ili, Gedam, Padova, 1934. (Il P.  ritiene che il sistema corporativo si possa considerare  come lo strumento capace di assicurare le imprese contro i (risdhi extra-economici (guerre, crisi, scioperi, etc.).   Rossi L. : Economia e Finanza, cit. (Chiarifica il  concetto di concorrenza e mostra i caratteri della teo¬  ria dell’equilibrio economico generale. L’ordinamento  corporativo traduce nel diritto positivo un complesso  di norme di diritto naturale, che presiedono al fenomeno sociale della ricchezza. Ne risulta un diritto cor¬  porativo, definizione giuridica della libertà economica  c e sottopone 1 arbitrio del singolo alla regola; e la  figura dell’uomo corporativo si risolve nell’uomo economico libero. L’economia corporativa importa la penetrazione nell’organismo produttivo di un sistema or¬  ganico, razionale di politica economica. L’economia corporativa risolve il contrasto fra l’essere e il dover  essere della vita economica. Dover essere: razionalità  (teoria economica pura), eticità (politica economica).  Le forze direttrici corporative devono fornire al dina¬  mismo economico il volano regolatore).   Vinci F. : Il corporativismo e la scienza economica  («Rivista Italiana di Statistica» etc., febbraio 1934.  Questo A., conscio delle interdipendenze fra i vari fattori di produzione e fra le varie imprese e delle con¬  dizioni di concorrenza mondiale, ha dimostrato che  la « disciplina unitaria e l’autodecisione, ove conducesse  fino ala determinazione delle produzioni e dei consumi, esorbiterebbe largamente dalle attribuzioni dell’uria o dell’altra Corporazione investirebbe i rapporti  reciproci, non solo fra due o tre, ma fra tutte le Cor¬  porazioni, imponendo al Consiglio Nazionale delle Cor¬  porazioni un continuo, pericoloso compito di revisione  e di conciliazione in base a valutazioni complicatissime, a criteri di difficile determinazione oggettiva ». Sulla Finanza Corporativa.   Si espressero anni addietro a favore del contingente :  Griziotti, Finanza di guerra e riforma tributaria, in  «La Riforma Sociale», 1916, pag. 150-174. Contro il  contingente: Einaudi, Principii di Scienza delle Fi¬  nanze, Torino, 1932, pag. 257-262. Ed oggi, a favore del  contingente (citiamo gli scritti più seri): Benini, loco  cit. ; Montemurri G. : Per una finanza corporativa, in  « Echi e Commenti », 1929, n. 12, e dello stesso : Ordinamento corporativo e ordinamento tributario, in « Atti  del II Convegno di Studi Sindacali e Corporativi », Fer¬  rara, 1932, voi. II; Bonanno: L’extra-individualismo  nelle entrate del bilancio dello Stato, « Dir. e prat.  trib. », 129, 89, e dello stesso: Lo Stato corporativo e la  sua finanza, in «Diritto del Lavoro», 1929, I, 357; Uckmar : Ordinamento Corporativo e ordinamento tri¬  butario, « Relazione al I Convegno nazionale di Studi  Corporativi», Roma, 1930, e dello stesso: Verso una  revisione corporativa della pubblica finanza, in « Diritto  del Lavoro », Roma, 1928; Riforme tributarie e Stato  corporativo, in « Diritto del Lavoro», Roma, 1929; Fi¬  nanza corporativa, in « Diritto e Pratica Tributaria ».  Roma, 1929, ed infine, sempre dello stesso: Ordina¬  mento corporativo e ordinamento tributario, in « Atti  del II Convegno di Studi Sindacali e Corporativi », Fer¬  rara, 1932, voi. I. I ra questi autori la corrente radicale  trova favorevoli Benini, Bonanno e Montemurri.  Uckmar ritiene che la finanza sia individualista e per¬  ciò la vorrebbe riformata in un senso meno individualista, ma nei suoi studi esprime delle proposte che  trova consenziente tutti coloro, fra i quali lo scrivente,  che riconoscono doversi inserire nell’ordinamento corporativo anche la finanza allo scopo di raggiungere quei  fini che gli conferiscono caratteri fascisti.   Sono contro D’Alessio, in un suo articolo: Eva¬  sione fiscale e riforma tributaria («Augustea», N. 4  del 1929), e Genco («Comunicazione al II Conve¬  gno di Studi Sindacali e Corporativi », Ferrara, 1932,  voi. II) i quali vorrebbero arrivare all’abolizione o per  lo meno alla riduzione degli organi finanziari statali  ed alla loro sostituzione con le Corporazioni! Uckmar,  contingentista moderato, riconosce che il potere impo-  sizionale tributario spetta allo Stato. Quest’autore quindi può inscriversi fra i fautori di una finanza coordinata all’ordinamento corporativo, ma è lontano dalle  Improvvisate e rivoluzionarie trasformazioni. La finanza  oltre a presentare un contenuto politico, riveste un contenuto tecnico con il quale male si accorda la improvvisazione degli innovatori. Ai quali rimarrà la soddi-  stazione di essere considerati rivoluzionari al cento per  cento, mentre agli altri rimarrà la soddisfazione di non  avere incoraggiato i salti nel buio che in materia finanziaria si scontano amaramente dalla Nazione, e perciò  si ritengono solleciti dell’interesse nazionale e cioè non  meno rivoluzionari dei loro colleghi che manifestano  i ce piu radicali. Il tempo sarà giudice sereno fra tanto contendere. Ricordiamo i seguenti scritti fra i tanti che  accolgono, con moderazione, una riforma tributaria in  ™° m A a C °p 1 ^gamzzazione corporativa: Garino Ca-  Problemi di Finanza, Torino, Giappichelli  1930; Scandali: E.: Imposizione tributaria e Stato Cor-  porativo in « Echi e Commenti », 1929, N. 10 e dello   TTr- A r- ,ane r e   in «Giustizia tributaria», giugno 1929; Gangemi L-   rinanza Corporativa, in « Rivista di Politica Economi-   Stato C e dell ° stesso: La finanza nello  Stato Corporativo, in « Commercio », Roma, gennaio e   S“,° Ì 93 £ r” cernii in   «Rivista di Politica Economica», fase. VII-Vili   (e una carica a fondo contro la funzione graduale,  ransitona e limitata del contingente come è propugnata da Montemurri e dal Cardelli il quale ultimo  ha espresso la sua tesi nella Rivista «Il Commercio»  f , 7 iarzo \ a f, rlIe 1931 )i Toselli Colonna: Teoria e  problemi della- economia finanziaria corporativa, Ales¬  sandria Colombani, 1932 (è questa una diligente ras-  segna dei problemi corporativi della finanza). Infine,  si segnala 1 eccellente studio del Borgatta: Le funzioni   m7rzoT932 ** WaC “ f *’ in « Lo Stato », febbraio e   CEDAM L Tfmi {XeZ ' W ' t SCÌCnZa delle fi nanze ’ Padova,  CEDAM) non sembra opportuno affidare all’Associazione Sindacale la ripartizione degli oneri tributari  a gin associati. Le associazioni sindacali, probabilmen¬  te « non sarebbero neppure molto disposte ad assumersi  tali compiti, ohe spesso non sarebbero neppure in grado  di svolgere efficientemente data la limitatezza e l’inade-  guatezza dei mezzi che hanno a propria disposizione,  anche a prescindere dal giusto timore dei dirigenti di  potersi creare m tal modo animosità lesive di quella  compattezza dell’Associazione Fascista, che costituisce  uno dei suoi requisiti più essenziali in relazione ai fini  propostisi dal nostro legislatore». Un chiarimento sulla tesi riformista del Benini. La  ritorma propugnata da questo autore (studio cit.), per  quanto riguarda l’imposizione diretta, è vasta e coraggiosa: due tipi di imposte dirette, proporzionali, l’una sul reddito totale di famiglia, l’altra sul patrimonio-.   Senza dubbio, la scienza finanziaria ed il procèsso  evolutivo della legislazione fiscale degli Stati moderni  pongono in evidenza i tributi globali e personali come  il fondamento di un corretto sistema di imposizione di¬  retta in luogo delle imposte reali imperfette e causa di  sperequazioni gravi ed inevitabili. Il nostro sistema at¬  tuale è fondato appunto sui tributi reali, integrati da  una imposta personale, la complementare, che con i  procedimenti fatti approvare dal Ministro Jung pre¬  senta una struttura che le consente di assolvere agli im¬  portanti suoi compiti.   Ma, appunto perchè la riforma proposta dal Benini  muterebbe radicalmente, ab imis, il nostro sistema d’imposizione diretta, sono necessari, per giungere ad essa,  lunghi e ponderati studi sulla entità, sulla composizione,  sulla distribuzione e sul raggruppamento dei redditi,  sulla organizzazione tecnica della nuova amministrazione; sopra tutto occorre, per concepire ed attuare una  riforma così vasta e complessa che le condizioni del-  1 economia nazionale e della pubblica finanza entrino  in un periodo di sufficiente tranquillità e stabilità. Tutte  cose queste di cui il Benini è consapevole.   Un posto a parte tiene il Griziotti il quale fra le  due opposte opinioni che esiste una finanza corporativa oppure il contrario che questa non esiste sostiene  una terza e differente che trova riscontro nei seguenti  scritti: La trasformazione delle finanze pubbliche nello  Stato Corporativo fascista, in « Il Diritto del Lavoro »); Idee generali sulla trasformazione  del nostro sistema tributario, esposte al Primo Convegno  di Studi Corporativi a Roma, in « Bollettino del Consi.  glio Prov. dell’Economia di Pavia», maggio 1930; Le  finanze pubbliche e l’ordinamento corporativo, in « Economia », N. 6 del 1930. Il Griziotti, se non erriamo,  desidera un sistema di imposte congegnate in modo da  rispettare le esigenze della produzione. Vuole un sistema tecnico e razionale che sodisfi anche i criteri della  giustizia nella ripartizione dei carichi pubblici. Rico-   Gangemi, Dottrina Fasciata ed economia.    nosce che l’opera del primo periodo della finanza fascista ha tenuto conto delle esigenze della produzione.  Queste idee evidentemente indicano nel Grìzìotti un  fautore della finanza corporativa. Dove il nostro non  ci trova consenzienti è nei dettagli (ammortamento delle imposte, tassazione esclusiva delle rendite e dei sopraredditi, ecc.). Ma su questo sarebbe lungo il discorso.   Secondo un distinto allievo del Griziotti, il Pugliese  (La Finanza e i suoi compiti extra-fiscali negli Stati  Moderni, Padova, GEDAM) « Nello  Stato Corporativo l’economia continua a basarsi fonda¬  mentalmente sulla iniziativa privata dei capitalisti, nè  alcuno dei principi che reggono l’economia capitalista  viene apriosticamente ripudiato: ma vi si aggiunge un  elemento che è quello del controllo sociale che, sulla  iniziativa privata e sul suo svolgersi, viene attuato dallo  Stato ».   . Nello Stato corporativo anche la politica finanziaria deve necessariamente seguire le direttive, che non  coincidono nè con quelle del sistema liberale-capitalista  (benché ad esse siano assai più vicine) nè con quelle  del sistema collettivista.   Essendo l’imposta uno dei principali strumenti di  cui lo Stato — qualora rispetti il principio della proprietà privata — si può valere, per intervenire nel cam¬  po dell’economia, individuale, è logico che ad essa faccia più largo ricorso uno Stato, che ha per principio  l’intervento, ogni qualvolta l’interesse nazionale lo richieda.   E essenziale rilevare che nel sistema corporativo,  mutano fondamentalmente i modi dell’azione statale:  mentre nel sistema liberale-capitalista lo Stato si propone fini di benessere e prosperità, che vengono attuati  mediante la protezione di tutte quelle forze individuali  che si dimostrano utili a tale intento, lo Stato corporativo, oltre a proseguire per tale via i propri fini, si fa  esso stesso agente diretto e primario per l’attuazione degli scopi suddetti, non solo proteggendo e favorendo le forze utili' ai propri fini, ma facendosi iniziatore dei  provvedimenti atti ai dirigere le forze individuali all’obbiettivo prefisso.   Non possiamo chiudere questa nota senza ricordare  il contributo che, anche in questo campo ha dato Maf¬  feo Pantaleoni col suo scritto: Finanza fascista, in  « Politica », maggio-giugno 1933, scritto che i nuova-  tori sistematici ed i creatori di schemi astratti fareb¬  bero bene a leggere ed a meditare se veramente sono,  come si ritengono, difensori dell’interesse nazionale. Capitoli della storia: “Mussolini ed il fascismo” p. 1; “La respnsabilita della guerra ed il “tradimento militare” p. 25; “La preparazione del colpo di Stato”, “L’antifascismo del Governo Badoglio e la capitolazione”; p. 99; “La liberazione di Mussolini”; “La proclamazione della Repubblica Sociale”, “Il Manifesto di Verona”, “In lotta per la difesa dell’onore italiano”, “La lotta per la difesa del patrimonio nazionale italiano”; p. 211, “La politica di conciliazione nazionale;” “Conati di revision in senso liberale della tendenza autoritaria e per la instaurazione della legalita”; “Il processo di Verona e quello degli Ammiragli”; “La politica sociale, dindacale ed economica”; “Il regno d’Italia”, “I comitati di liberazione”, “La guerra partigiana”, “Il Ragrgruppamento Nazionale Repubblicano Socialista”, “La catastrophe militare”; “L’instruzione dei ‘sanguinari’.” – Tra Croce e Mussolini, contributo a ”Gentile” – “Nazionalismo Sociale” – contribute alla rivista La Verita (fascista). “Nazionalismo Sociale”: L’idea corporative come INTERPRETAZIONE della storia – con una conclusion politica di Augusto de Marsanich, Achille Celli Editore. Domenico Edmondo Cione. Keywords: ICARO, l’idea corporativa, corporativismo, storia del nazionalismo sociale, icaro, la caduta d’icaro, icaro caduto, dedalo e la civilta greco-romana, corporativa, principio corporativo, principio cooperativo, corpotivismo, corporatismo, corporativismo, ideale corporativo, conservativo come corporativo, ugo spirito, “pocca testa”. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Cione” – The Swimming-Pool Library.

No comments:

Post a Comment