Grice e Cotroneo: l’implicatura conversazionale della
VIRTÙ – [andreia] filosofia italiana – Luigi Speranza (Campo Calabro). Filosofo italiano. Si laurea Messina
sotto Volpe con “L’implicatura di Kierkegaard”. Ensegna a Messina. “Scritti”.
“Lo storicismo di Cotroneo”. Altre opere: “Bodin teorico della storia” (Napoli,
Edizioni Scientifiche Italiane); “Croce e l'Illuminismo” (Napoli, Giannini); “I
trattatisti dell'arte storica” (Napoli, Giannini); “Storicismo antico e
moderno” (Roma, Bulzoni); “Rareta e storia” (Napoli, Guida); “Societa chiusa,
società aperta” (Messina, Armando Siciliano Editore); “La ragione della
libertà” (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane); “Trittico siciliano: Scinà,
Castiglia, Menza” (Roma, Cadmo); “Momenti della filosofia italiana” (Napoli,
Morano); “Questione post-crociane” (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane);
“Tra filosofia e politica” (Soveria Mannelli, Rubbettino); “Le idee del tempo.
L'etica. La bioetica. I diritti. La pace, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Un
viandante della complessità. Morin filosofo a Messina, Annamaria Anselmo,
Messina, Armando Siciliano Editore); “Croce e altri ancora, Soveria Mannelli,
Rubbettino); “Etica ed economica” (Messina, Armando Siciliano Editore); “La
virtù” (Soveria Mannelli, Rubbettino); “Croce filosofo italiano, Firenze, Le
Lettere); “Illuminismo, Napoli, La scuola di Pitagora); “Libertà” (Napoli, La
scuola di Pitagora); “Storia della filosofia, Napoli, La scuola di Pitagora); “Positivismo,
Napoli, La scuola di Pitagora); “Filosofia della storia, Napoli, La scuola di Pitagora);
“Rinascimento, Napoli, La scuola di Pitagora); “Aristotele e Perelman, Retorica
vecchia e nuova” introduzione (Napoli, Il Tripode); La retorica di Aristotele,
retorica antica, Perelman, Itinerari dell'idealismo italiano, Napoli, Giannini,
Raffaello Franchini, Teoria della pre-visione” (Messina, Armando Siciliano
Editore, Croce, La religione della libertà. Antologia degli scritti politici, Soveria
Mannelli, Rubbettino, Il diritto alla filosofia, Atti del Seminario di studi su
Franchini” (Soveria Mannelli, Rubbettino); “Croce filosofo, Atti del Convegno
di studi, Napoli-Messina” (Soveria Mannelli, Rubbettino); La Fenomenologia
dello spirito” (Napoli, Bibliopolis); Cavour, Discorsi su Stato e Chiesa” (Soveria
Mannelli, Rubbettino, Letteratura critica Giovanni Reale, Girolamo Cotroneo, in
Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe, Storia della filosofia, Milano, Bompiani,
Lo storicismo di Cotroneo, Soveria Mannelli, Rubbettino, Giuseppe Giordano, Tra
Storia della Filosofia e Liberalismo, in Bollettino della Società Filosofica
Italiana, Roma, Carocci, Giordano, Rivista di storia della filosofia, Milano,
Franco Angeli, Cotroneo, in Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ricerca
Virtù disposizione d'animo volta al bene Lingua Segui Modifica Nota
disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Virtù
(disambigua). La virtù (dal latino virtus; in greco ἀρετή aretè) è una
disposizione d'animo volta al bene, che consiste nella capacità di una persona
di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale, o di
essere o agire in un modo ritenuto perfetto secondo un punto di vista morale, religioso,
o anche sociale in base a alla cultura di riferimento. Il significato di
virtù ha risentito di quello di bene, un concetto che assume significati
diversi a seconda delle modifiche intervenute nel corso delle varie situazioni
storiche e sociali. Concezione questa non condivisa dalle dottrine che ne
negano il relativismoconnesso e che intendono la virtù come l'assunzione di
valori, intesi come assoluti, immutabili nel tempo. La parola latina virtus,
che significa letteralmente "virilità", dal latino vir
"uomo" (nel senso specifico di "maschio" e contrapposto
alla donna) si riferisce ad esempio alla forza fisica e a valori guerreschi
maschili, come ad esempio il coraggio. Nella lingua italiana la virtù è
invece la qualità di eccellenza morale sia per l'uomo sia per la donna e il
termine è riferito comunemente anche a un qualche tratto caratteriale
considerato da alcuni positivo. Personificazione della virtù nella
Biblioteca di Celso. La virtù nella filosofia occidentale anticaModifica Il
concetto grecoModifica Niccolò Machiavelli Nella visione della vita
secondo la filosofia anticagreca, la concezione dell'aretè non era connessa
all'azione per il conseguimento del bene, bensì indicava semplicemente una
forza d'animo, un vigore morale e anche fisico. Essa coincide con la
realizzazione dell'essenza innata della persona, sia sul piano dell'aspetto
fisico, il lavoro, il comportamento e gli interessi intellettuali. Questa
concezione di virtù contiene l'eccellenza degli eroi omerici, quella degli
statisti Ateniesi, o quella descritta nel Menone di Platone ovvero la capacità
di ben governare. In questo senso il coraggio, la moderazione e la giustizia
erano virtù morali. Tale sarà, ad esempio, il senso nella concezione
rinascimentale sulla politica in Niccolò Machiavelli che vorrà distinguere
l'aretè del principe moderno, come la capacità di opporsi alla
"fortuna" e di modificare le circostanze ai propri fini di potere e
con lo scopo principale del mantenimento dello stato (senza tener conto del
giudizio morale sui mezzi impiegati), dalla virtus cristiana del sovrano
medioevale che governa per grazia di Dio a cui deve rispondere per la
giustificazione della sua azione politica, diretta anche a difendere i buoni e
proteggere i deboli dalla malvagità. Nel Principe nessuna considerazione morale
né religiosa dovrà ostacolare la sua azione spregiudicata e forte, frutto della
sua "aretè", tesa a mettere ordine là dov'è il caos della politica
italiana. Non diversamente, nella visione di Nietzsche la virtù consisterà
nella "volontà di potenza" in opposizione alla "morale degli
schiavi" nata dallo spirito di risentimento del Cristianesimo nei
confronti degli uomini superiori. Le virtùModifica Platone
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Etica Socrate e Platone. La concezione della virtù
nel pensiero greco antico costituisce il fulcro centrale dell'etica e delle sue
trasformazioni nel corso del tempo. Così in Platone le virtù
corrispondono al controllo della parte razionale dell'anima sulle passioni. Ne
La Repubblica verranno indicate per la prima volta le quattro virtù, che da
Sant'Ambrogio in poi verranno chiamate "cardinali", vale a dire principali:
la temperanza, intesa come moderazione dei desideri che, se eccessivi, sfociano
nella sregolatezza; il coraggio o forza d'animo necessaria per mettere in atto
i comportamenti virtuosi; la saggezza o "prudenza", variamente intesa
dalla speculazione antica seguente, che costituisce, come controllo delle
passioni, la base di tutte le altre virtù; la giustizia è quella che realizza
l'accordo armonico e l'equilibrio di tutte le altre virtù presenti nell'uomo
virtuoso e nello stato perfetto. Le virtù secondo Aristotele Magnifying glass
icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aristotele L'Etica. Aristotele
Mentre Platone parlava genericamente di saggezza per l'esercizio della virtù,
Aristotele la distingue invece dalla "sapienza". La saggezza, o
"prudenza", è una "virtù dianoetica", propria cioè della
razionalità comune a tutti che ispira la condotta umana permettendo il giusto
esercizio delle "virtù etiche", quelle cioè che riguardano l'azione
concreta. Tra le virtù dianoetiche che presiedono alla conoscenza
(intelletto, scienza, sapienza) o alla attività tecniche (arte), la saggezza è
propria di colui che, pur non essendo filosofo, è in grado di operare
virtuosamente. Se si dovesse acquisire la sapienza filosofica per praticare le
virtù etiche questo comporterebbe che solo chi ha raggiunto l'età matura,
divenendo filosofo, potrebbe essere virtuoso mentre con la saggezza, grado
inferiore della sapienza, anche i giovani possono praticare quelle virtù etiche
che permetteranno l'acquisto delle virtù dianoetiche. La saggezza insomma
permette una vita virtuosa, premessa e condizione della sapienza filosofica,
intesa come "stile di vita" slegato da ogni finalità pratica, e che
pur rappresentando l'inclinazione naturale di tutti gli uomini solo i filosofi
realizzano a pieno poiché «Se in verità l'intelletto è qualcosa di divino
in confronto all'uomo, anche la vita secondo esso è divina in confronto alla
vita umana.» Virtù eticheVirtù dianoetiche Giustizia Coraggio Temperanza
Liberalità Magnificenza Magnanimità Mansuetudine Virtù calcolative Arte
Prudenza Virtù scientifiche Sapienza Scienza Intelligenza La saggezza può esser
fatta conseguire ai giovani tramite l'educazione che i saggi, o quelli ritenuti
tali dalla collettività, impartiranno anche con l'esempio concreto della loro
condotta. Da questi modelli il giovane apprenderà che le virtù etiche
consistono nella capacità di comportarsi secondo il "giusto mezzo" tra
i vizi ai quali si contrappongono (ad esempio il coraggio è l'atteggiamento
mediano da preferire tra la viltà e la temerarietà), sino a conseguire con
l'abitudine un abito spontaneamente virtuoso: infatti «La virtù è una
disposizione abitudinaria riguardante la scelta, e consiste in una medietà in
relazione a noi, determinata secondo un criterio, e precisamente il criterio in
base al quale la determinerebbe l'uomo saggio. Medietà tra due vizi, quello per
eccesso e quello per difetto» In medio stat virtus è il detto della
filosofia scolastica che traduce il concetto greco di mesotes. La virtù
secondo gli stoiciModifica Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento
in dettaglio: Stoicismo Etica. La saggezza, ossia la capacità di operare con
prudenza, è al centro della morale epicurea e stoicama, mentre per gli epicurei
la virtù si consegue attraverso un calcolo razionale dei piaceri stabilendo
quali di essi siano veramente necessari e naturali, per gli stoici invece il
comportamento virtuoso, risultato del conseguimento dell'"apatia",
cioè della liberazione ascetica dalle passioni, è di per sé portatore di
felicità. Per coloro che non riescono a condurre la loro vita secondo saggezza
lo stoicismo indicherà delle regole di condotta che insegneranno a operare
secondo ciò che è più "conveniente" od opportuno tenendosi sempre
lontano dagli eccessi delle passioni. La morale stoica ispirerà quella
dei filosofi come Cartesio, che rivaluterà tra le passioni quella della
"magnanimità", considerata virtù somma, e Spinoza che afferma che «il
primo e unico fondamento della virtù, ossia della retta maniera di vivere, è di
cercare il proprio utile» intendendo per "utile" solo ciò che
«conduce l'uomo a maggior perfezione» infatti «gli uomini che ricercano il
proprio utile sotto la guida della ragione non appetiscono per sé niente che
non desiderino gli altri uomini, e perciò essi sono giusti, fedeli, onesti» e
per ciò stesso la virtù è premio a sé stessa come portatrice di una vita serena
condotta secondo la razionalità. Le virtù secondo il
cristianesimoModifica «Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire
simili a Dio» Nel pensiero cristiano oltre le virtù umane è possibile
l'esercizio di quelle soprannaturali: le virtù teologali di fede, speranza e
carità che in qualche modo dovranno conciliarsi con quelle dell'etica
antica. San Tommaso conserverà la validità delle virtù
"cardinali" aristoteliche ma considerandole inferiori a quelle
teologali mentre Agostino riteneva false le virtù umane dei pagani che
mascherano sotto il nome di virtù quello che in realtà è l'esercizio di vizi "splendidi",
ma pur sempre negativi in quanto causati dall'orgoglio e dalla ricerca
dell'effimera gloria umana. L'unica grande virtù è la carità, l'amore di Dio il
cui esercizio, per quanto essi facciano, non dipende dagli uomini ma dalla
volontà divina che lo infonde negli spiriti eletti, cioè dalla infusione
nell'uomo della indispensabile grazia divina. Concezione questa che riaffiorerà
nel XVI secolo con la Riforma protestante e nel Giansenismo. Inoltre uno
dei nove cori delle gerarchie angeliche, viene denominato Virtù ed indica
secondo lo Pseudo-Dionigi il coro angelico preposto a dispensare la grazia
divina. La virtù nel pensiero modernoModifica Nella filosofia dell'età
moderna la concezione della virtù oscilla tra quella che la considera come
l'esercizio di un controllo delle passioni a cui rinunciare e quella che invece
la ritiene rientrare nell'ambito di un comportamento istintivo e naturale
dell'uomo. Alla prima interpretazione si associano le dottrine della corrente
libertina da Pierre Bayle a Mandeville che ironizzano sulla effettiva
possibilità per gl’uomini dell'esercizio delle virtù che se anzi fossero
attuate provocherebbero la disgregazione della società. «Il vizio è
tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per
obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtù da sola renda mai una nazione
celebre e gloriosa.]» Si è sempre parlato ipocritamente di virtù,
osservano i libertini, le quali in realtà sono la mascheratura dei propri vizi
come ben appare nella contrapposizione tra le ostentate "pubbliche
virtù" e i nascosti "vizi privati". La virtù come sacrificio del
singolo cittadino a vantaggio della patria di tutti, è anche nella concezione
politica di Montesquieu che riporta questo comportamento civile ai regimi
repubblicani mentre in quelli monarchici prevale l'orgoglio e in quelli dispotici
la paura. Anthony Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury Nell'etica
inglese la virtù è intesa, in opposizione alle dottrine
sull'"egoismo" di Thomas Hobbes, come atteggiamento impulsivo
naturale determinato dal sentimento morale della benevolenza (Shaftesbury e
Francis Hutcheson) che spinge l'uomo a operare senza badare alla riprovazione
morale dell'opinione pubblica, al terrore di una punizione futura o
all'intervento delle autorità, istituite come incentivi alla bontà. L'azione
virtuosa dell'uomo è invece ispirata dalla voce della coscienza e dall'amore di
Dio. Solo questi due fattori spingono l'uomo verso la perfetta armonia, per il
suo stesso bene e per quello dell'universo. Lo stesso istinto alla virtù
secondo David Hume e Adam Smith è quello della simpatia. Le nostre sensazioni
nelle relazioni con gli altri (e le azioni sono valutabili moralmente in
rapporto ad altri uomini), non possono essere ridotte a una dimensione
esclusivamente egoistica: ciò che noi proviamo è condizionato sempre da ciò che
provano gli altri in conseguenza delle nostre azioni.» (David Hume,
Trattato sulla natura umana, Libro terzo, Parte terza, sez. prima-terza) «Per
scoprire la vera origine della morale, e quella dell'amore e dell'odio che
deriva dalle qualità morali, dobbiamo considerare nuovamente la natura e la
forza della simpatia. Gli animi degli uomini sono simili nei loro sentimenti o
nelle loro operazioni, né esiste un sentimento che si produca in una persona di
cui non partecipino, in qualche grado, tutte le altre. Questa disposizione
naturale e spontanea dell'uomo all'esercizio della virtù troverà espressione
nel deismo e in seguito costituirà il nucleo della teoria romantica
dell'"anima bella" di Schiller. La virtù come sforzo. Kant Una
ripresa della concezione della virtù come repressione delle passioni umane è
nella filosofia morale di Kant che distingue una "dottrina della
virtù" dalla "dottrina del diritto". Nel diritto l'uomo si
sottomette alla legge per rispettarne la formalità esteriore senza considerare
il motivo della sua azione ma solo perché così prescrive la norma, mentre nella
morale ci si vuole comportare secondo il dettato morale indipendentemente da
qualsiasi motivo e conseguenza della propria azione: si realizza così la virtù
come soggezione della volontà all'"imperativo categorico". La
vetta, opera simbolista di Cesare Saccaggi, che esprime i concetti romantici di
Streben («sforzo») e Sehnuct («struggimento»), ossia l'anelito dell'uomo verso
un ideale che si rivela sempre più arduo ed elevato. L'imperativo categorico,
ossia la virtù, implica che l'uomo debba compiere uno sforzo (Streben),
combattendo le inclinazioni sensibili e le passioni, nel conformare la sua
volontà a ciò che l'imperativo comanda, mentre pensare che questo possa
avvenire spontaneamente significa confondere la debolezza umana con ciò che è
proprio della santità che appartiene solo a Dio che non ha nessun dovere nei
confronti della legge morale. Ciò che prescrive la morale è identico sia per
gli uomini sia per la divinità, ma questa, poiché non ha niente che possa
ostacolarla nell'osservanza della legge morale, non ha neppure virtù. Questa
visione della virtù assimilerebbe il pensiero kantiano allo stoicismo che Kant
invece rifiuta laddove questo connette all'esercizio della virtù la felicità.
Certo l'uomo nella sua costituzione sensibile ha bisogno della felicità ma
nulla garantisce che egli possa raggiungerla. Un'esigenza di giustizia vuole
poi che l'uomo abbia una felicità bilanciata al suo comportamento virtuoso ma
poiché questo non accadrà mai nel nostro mondo terreno, egli allora postulerà
l'esistenza di un'anima immortale a cui un Dio giusto assicuri la giusta
felicità. L'etica kantiana, tradotta da Fichte e Schelling nella tensione
verso un ideale infinito a cui l'Io cerca progressivamente di conformare il
non-io, pur non raggiungendolo mai definitivamente, sarà invece messa in
discussione da Hegel, il quale vi vedrà l'espressione di un tipico
soggettivismo delle "virtù private" contrapposto a quella
"eticità" antica, ancora valida nel suo tempo, da apprezzare perché
rivolta alla collettività dove si realizza il bene tramite la famiglia, la
società civile e lo Stato.[Le virtù secondo il BuddhismoModifica Il Buddhismo
sostiene la conciliabilità tra saggezza e virtù come un desiderabile obiettivo
per l'uomo buono che ci ricorda l'antica concezione socraticaispirata a
quell'intellettualismo etico secondo cui il l'uomo fa il male perché ignora
cosa sia il bene. Le virtù nel Buddhismo sono il continuo applicare, come
regole di autodisciplina nella vita quotidiana, dei Tre rifugi o dei Cinque
precetti che consistono nello 1. Astenersi dall'uccidere o danneggiare
qualunque creatura vivente 2. Astenersi dal prendere ciò che non ci è stato
dato 3. Astenersi da una condotta sessuale irresponsabile 4. Astenersi da un
linguaggio falso o offensivo 5. Astenersi dall'assumere bevande alcoliche e
droghe Vivendo in questo modo si incoraggiano la disciplina e la sensibilità
necessarie per chi voglia coltivare la meditazione, che è il secondo aspetto
del sentiero. La virtù nella filosofia cinese La virtù (traduzione di
"de" 德) è un
concetto importante anche nelle filosofie cinesi come il confucianesimo e il
taoismo. Le virtù cinesi comprendono l'umanità, lo xiao (solitamente tradotta
come pietà filiale) e zhong (lealtà). Un valore importante, contenuto nella
gran parte del pensiero cinese, è che lo stato sociale di ciascuno debba essere
determinato dall'insieme delle sue virtù manifeste, e non da un qualunque
privilegio di nascita. Nei suoi Analecta, Confucio parla della pratica che
conduce alla perfetta virtù. Le virtù confuciane si sviluppano in due rami: il
ren e il li; il ren può essere tradotto come benevolenza, amore disinteressato,
e l'uomo la può raggiungere praticando cinque virtù: magnanimità, rispetto, scrupolosità,
gentilezza e sincerità. Confucio afferma che queste virtù devono essere
praticate verso il li, che è la parte pratica della virtù confuciana. Il li
consiste in cinque canali relazionali: marito/moglie, genitore/figlio,
amico/amico, giovane/anziano, suddito/sovrano. Romanus Cessario, Le
virtù, Editoriale Jaca, Ancient Ethical Theory (Stanford Encyclopedia of
Philosophy) Ferroni, Machiavelli, o Dell'incertezza: la politica come arte del
rimedio, Donzelli Editore, Platone, Repubblica o sulla giustizia. Testo greco a
fronte, a cura di Vitali, Feltrinelli Editore, Aristotele, Etica Nicomachea, Aristotele,
Etica Nicomachea, Kambouchner, L'Hommes des passions. Commentaires sur
Descartes, Paris, Albin Michel 1995 ^ Remo Bodei, Geometria delle passioni.
Paura, speranza, felicità: filosofia e uso politico, Feltrinelli Editore, Eth.
V, prop. 41 Eth. IV, prop. 18 ^ San Gregorio di Nissa, De beatitudinibus,
oratio 1: Gregorii Nysseni opera, ed. W. Jaeger (Leiden L'elenco è dedotto
dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi: «Rivestiti della corazza della
fede e della carità avendo come elmo la speranza» (1Ts 5,8) Kostko, Beatitudine
e vita cristiana nella Summa theologiae di S. Tommaso d'Aquino, Edizioni Studio
Domenicano, I vizi capitali considerati come gli opposti delle virtù nella
concezione cristiana sono superbia, avarizia, lussuria, gola, ira, invidia e
accidia (in Domenico Galvano, Catechismo della diocesi di Nizza1) Mondin, Etica
e politica, Edizioni Studio Domenicano, Mandeville, La favola delle api ^
L'espressione si ritrova nell'operetta di Bernard de Mandeville pubblicata
anonima con il titolo The Grumbling Hive, or Knaves Turn'd Honest (Ronzio di
arnie, o Furfanti divenuti onesti), ristampata con l'aggiunta del sottotitolo
Vizi privati e pubbliche virtù e infine con il titolo Fable of the Bees: or,
Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati,
pubbliche virtù) Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, Kant,
Metafisica dei costumi Galli e Aa.Vv., Saccaggi: un poliedrico pittore
internazionale su gabbantichita.com, Studio d'Arte e Restauro Gabbantichità.
Nell'opera, intitolata anche La regina dei ghiacci, l'atteggiamento passionale
e implorante dell'uomo si contrappone alla gelida irraggiungibilità della
donna, allegoria della Montagna-Natura. Fausto Fraisopi, Adamo sulla sponda del
Rubicone: analogia e dimensione speculativa in Kant, Armando Editore, Pasquale
Fernando Giuliani Mazzei, Kant e Hegel: un confronto critico, Guida; Hua,
Buddhismo: Une breve introduzione, Dharma Realm Buddhist Association, Pavolini,
Buddismo, Hoepli, Chiesa Cattolica,
Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, New Catholic
Encyclopedia, Catholic University of America, Natoli, Dizionario dei vizi e
delle virtù, Feltrinelli UE Scheler, Per la riabilitazione della virtù. Aquino,
Le virtù. Quaestiones de virtutibus, I e V, Testo latino a fronte, Milano,
Bompiani, Paideia Bushidō Moralità Etica
Bontà Teoria dei valori Giustizia sociale Pietà (teologia) Sette peccati
capitali Virtù cardinali Virtù teologali Timè. «virtù» virtù, in Dizionario di
filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Modifica su Virtù / Virtù
(altra versione), su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Virtù, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su Wikidata
The Four Virtues, su thefourvirtues.com. The Virtues Project, su metamind. Virtue
Science.com. Portale Filosofia Portale Religione. Etica ramo della filosofia Etica
Nicomachea opera di Aristotele Virtù dianoetiche ed etiche Wikipedia Il
contenutoGirolamo Cotroneo. Cotroneo. Keywords: VIRTÙ, retorica, retorica di Aristotele, retorica nuova, retorica
moderna, Perelman, rareta e storia, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Cotroneo” –
The Swimming-Pool Library. Cottroneo.


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