Grice e Delfino – la musica delle sfere -- l’ottava
sfera – filosofia italiana – Luigi Speranza (Padova). Filosofo italiano. Grice: “Delfino is what
we at Oxford would call a ‘philosophical mathematician,’ and in Italy, an
astrologer – his specialty was the ‘motum’ of the ‘ocatva sphaera’!” “But he
also wrote on algorithms!” Ensegna a Padova. Erudito dalle multiformi attività,
fu attivo a Padova nel filone dell'aristotelismo padovano rinascimentale:
sicuramente studioso di logica e matematica, ebbe chiara fama di matematico e
di astronomo. Altre opere: “De fluxu et refluxu aquae maris” (Venezia); “De
holometri fabrica et usu in instrumento geometrico, olim ab Abele Fullonio
invento: Acc.); “Disputatio de aestu maris et motu octava sphaera, Johann
Niklaus Stupanus, Abel Foullon, Padova, In Accademia Veneta Paulus Manutius. Dizionario biografico degli italiani. Musica
delle sfere Lingua Segui Modifica La musica o armonia delle sfere, detta anche
musica universale, è un antico concetto filosoficoche considerava l'universo
come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi
celesti(Sole, Luna e pianeti), ritenuti collocati su sfere ruotanti, avrebbero
prodotto una sorta di musica, udibile solo dall'orecchio dei veggenti,[1] e
consistente in formule armonico-matematiche. Incisione di Franchino
Gaffurio (Practica musice, 1496) che raffigura Apollo, le Muse, le sfere
planetarie e i rapporti musicali. La teoria della musica delle sfere ebbe
origine nell'antichità e continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo,
suscitando l'interesse di filosofi, musicologi e musicisti.
StoriaModifica La musica delle sfere incorpora il principio metafisicosecondo
il quale le relazioni matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma
anche qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un
enorme modello di proporzioni. AntichitàModifica Pitagora, per primo,
capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che
la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti
numerici.[2] Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema
solare, per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione,[3]
produrrebbero un suono continuo, impercettibile dall'orecchio umano, formando
tutti insieme un'armonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra
sarebbe influenzata da questi suoni celesti.[4] Nel mondo greco il cosmo
era paragonato a una scala musicale, nella quale i suoni più acuti erano
assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la
realizzazione dell'armonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota
centrale che congiunge due tetracordi.[5] Per Filolao, matematico e astronomo
pitagorico, il mondo è armonia e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni
che corrispondono ai tre intervalli fondamentali della musica: 2:1 (ottava),
3:2 (quinta) e 4:3 (quarta).[6] In seguito, Platone descrisse
l'astronomia e la musicacome studi gemellati per le percezioni sensoriali:
astronomia per gli occhi, musica per le orecchie, ma entrambe riguardanti
proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò l'idea di una musica delle sfere
nel dialogo La Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto cerchi,
ovvero orbite, per i corpi celesti: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte,
Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si distinguono in base alle loro distanze,
al colore, e alle velocità di rivoluzione. La visione di un universo
strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra, era del resto
comune a tutta l'antichità: si trattava di sfere intese come ambiti di
pertinenza, ognuna delle quali contenente un pianeta che esse trascinavano con
sé, muovendosi in maniera circolare. Era questo loro movimento a generare il
suono, come affermava anche Cicerone: «Movimenti così grandiosi non
potrebbero svolgersi in silenzio, e la natura richiede che le due estremità
risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra. Ecco perché l'orbita stellare
suprema, la cui rotazione è la più rapida, si muove con suono più acuto e
concitato, mentre questa sfera lunare, la più bassa, emette un suono
estremamente grave; la Terra infatti, nona, poiché resta immobile, rimane
sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo in sé il centro dell'universo. Le
otto orbite, poi, all'interno delle quali due hanno la stessa velocità,
producono sette suoni distinti da intervalli, il cui numero è, possiamo dire,
il nodo di tutte le cose; imitandolo, gli uomini esperti di strumenti a corde e
di canto si sono aperti la via per ritornare qui, come gli altri che grazie
all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro esistenza terrena, hanno
coltivato gli studi divini. Le orecchie degli uomini, riempite di questo suono,
diventarono sorde, né infatti vi è in voi un altro senso più debole.»
(Cicerone, Somnium Scipionis, libro VI del De re publica, cap. 18) Più tardi i
filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra
astronomia, ottica, musica e astrologia.[8] Nel IX secolo, l'astronomo arabo
al-Kindisviluppò le idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa
anch'esso astronomia e musica. MedioevoModifica Angelo musicante,
affresco di Melozzo da Forlì (1480), Musei Vaticani.[9] L'antica concezione
cosmologica della musica delle sfere passò nel Cristianesimo, dal quale venne
ulteriormente meditata e approfondita, costituendo la base di numerose
raffigurazioni di angeli musicanti, suddivisi in cori angelici gerarchicamente
ordinati, identificati con le orbite celesti di astri e pianeti:[10]nella
musica delle sfere si udiva cantare cioè il corodegli angeli, che accompagnava
gli eventi principali che avvenivano in Cielo, quali la Trinità, l'Ascensione,
l'Incoronazione di Maria.[10] Già Agostino d'Ippona, nel De Musica e
nelle Confessioni, vedeva nei suoni il riflesso di un'armonia primordiale
dell'anima.Furono poi soprattutto Macrobio e Boezio a fare da tramite fra il
pensiero pitagorico, basato sul simbolismo dei numeri, e la nuova teologia
cristiana. La Via Lattea, intersecando lo Zodiaco, forniva per Macrobio il
«latte», ossia il nutrimento alle anime dimoranti nei cieli, in attesa di
incarnarsi. Tutto l'universo è per lui fondato su rapporti numerici, nei quali
si riflette il progetto creativo di Dio, esprimibili secondo accordi musicali
basati sulla tetraktys pitagorica.[12] Boezio, ponendo le basi del
quadrivium scolastico, ossia il complesso delle materie scientifiche che
verranno insegnate nelle scholae medievali (aritmetica, musica, geometria e
astrologia), spiegava l'ordine del cosmo secondo la rinuncia da parte dei
quattro elementi agli aspetti discordanti.[12] Egli introdusse inoltre nel De
Institutione musicae una distinzione fondamentale, destinata ad avere grande
fortuna nel Medioevo, tra musica mundana, propria delle sfere celesti, musica
humana, quale si riflette nell'interiorità umana, e musica instrumentalis,
fatta dagli uomini a imitazione di quelle.[11] Dante allude in più
occasioni all'armonia delle sfere, in particolare nel primo canto del Paradiso
della Divina Commedia,[13] quando si rivolge all'Amore che governa le Sfere dei
Cieli, il cui movimento rotatorio, reso eterno dal desiderio che esso accende
in loro, desta la sua attenzione («mi fece atteso»): «Quando la rota, che
Tu sempiterni desiderato, a sé mi fece atteso, con l'armonia che temperi e
discerni, parvemi tanto, allor, del cielo acceso de la fiamma del sol, che
pioggia o fiume lago non fece mai tanto disteso.» (Dante, Paradiso, I,
76-81) Dal Rinascimento all'età modernaModifica L'armonica nascita del
mondo rappresentata da un organocosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius
Kircher (1650). Nel Rinascimento, a fianco della teoria pitagorica si sviluppò
la visione magico-ermetica dell'armonia, espressa dalla concezione del
monocordo di Robert Fludd, nel quale le sfere dei quattro elementi, dei pianeti
e degli angeli sono disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano
divina. Dio, dunque, è architetto e musicista supremo del creato.[5] Un modello
analogo era stato delineato da Franchino Gaffurio, il quale aveva collocato i
pianeti attorno a un'ideale corda musicale, secondo una scala eseguita dalle
nove Muse, accompagnata dalle tre Grazie e diretta da Apollo.[5] Giovanni
Keplero, nel XVII secolo, influenzato dagli argomenti di Tolomeo, scrisse il
libro Harmonices Mundi, nel quale vengono descritte le consonanze fra
percezioni ottiche, forme geometriche, musica e armonie planetarie. Secondo
Keplero, il punto d'incontro fra geometria, cosmologia, astrologia e musica è
rappresentato dalla musica delle sfere.[14]Keplero, però, superò il modello
statico delle sfere di concezione copernicana in favore di un modello dinamico,
trasformando le orbite da circolari a ellittiche, che i pianeti percorrono a
velocità variabili (seconda legge di Keplero). Inoltre, Keplero attribuì a ogni
pianeta non un singolo suono, ma un intervallo di suoni, in cui la nota più
grave corrispondeva alla velocità minima che il pianeta teneva durante la
rivoluzione (in corrispondenza dell'afelio), e quella più acuta alla velocità
massima, raggiunta nel perielio.[5] Baruch Spinoza, nella sua Etica
dimostrata secondo il metodo geometrico, criticò con fermezza tale concetto
filosofico, indicandolo come idea priva di fondamento scientifico, frutto
dell'immaginazione umana: «[...] la follia degli umani è arrivata al punto di
credere che dell'armonia si diletti anche Dio; e nemmeno mancano filosofi
profondamente convinti che i movimenti dei corpi celesti producano
un'armonia».[15] Il Sole e i corpi celesti. L'immagine ritorna in
Goethe, che nel Faust apre il Prologo in Cielo con le parole dell'arcangelo
Raffaele, intento a contemplare la «melodica» armonia vigente tra il Sole e i
corpi celesti: (Tedesco) «Die Sonne tönt nach alter Weise in
Brudersphären Wettgesang, und ihre vorgeschriebne Reise vollendet sie mit
Donnergang.» (IT) «Intonando l'antica melodia, a gara con gli astri
fratelli, percorre il corso prescritto il Sole con passo di tuono.»
(Goethe, Faust, primi quattro versi del Prologo in Cielo[16]) Nel primo Novecento,
nell'ambito delle concezioni esoteriche elaborate dalla scuola antroposofica,
l'esoterista Rudolf Steiner sosteneva l'esigenza di recuperare la capacità
sovrasensibile, propria dei pitagorici e di epoche ancora più remote
dell'umanità, di percepire la musica delle sfere. Solo inconsciamente, durante
il sonno, l'uomo riuscirebbe ad attingere dal mondo astrale e spirituale
quell'armonia che gli consente di fornire un sostegno alla sua anima razionale,
e ricomporne gli aspetti dissonanti.[17] Tale armonia celeste secondo Steiner,
diffusa attraverso gli spazi cosmici per mezzo del cosiddetto «etere-chimico»,
ha effetto principalmente sul ritmo della respirazione.[18] «Il musicista
compositore trasforma incoscientemente in suoni fisici, il ritmo, le armonie e
le melodie che, durante la notte, egli ha percepito nel devachan, le quali sono
rimaste impresse nel suo corpo eterico. Questo è il misterioso rapporto tra la
musica che risuona nel fisico e l'ascolto della musica spirituale durante la notte.
La musica fisica non è che la copia della realtà spirituale. Come l'ombra
sbiadita sta in confronto all'uomo vivo, così la musica-ombra fisica sta alla
vera musica-luce spirituale.» (Rudolf Steiner, L'essenza della musica,
conferenza di Colonia del 3 dicembre 1906) Steiner si propose di ricreare nel
microcosmo umano l'armonia stellare attraverso l'arte da lui stesso fondata,
denominata euritmia, dell'equilibrio tra parole, gesti e movimenti.[19]
NoteModifica ^ Hazrat Inayat Khan, Il misticismo del suono( PDF ), traduzione
di Hasan Signora, 1931, p. 93. ^ Weiss, p. 3. ^ Plinio il Vecchio, pp. 277-278.
^ Houlding, p. 28. ^ a b c d a cura di Natacha Fabbri, L'armonia delle sfere,
su brunelleschi.imss.fi.it, Museo Galileo. URL consultato il 29 febbraio 2012.
^ Kahn, p. 26. ^ Davis, p. 252. ^ Smith, p. 2. ^ Affresco appartenente a un
gruppo di altri angeli musicanti dipinti a Roma da Melozzo nel 1480 nell'abside
della chiesa dei Santi Apostoli, successivamente trasferiti in forma di
frammenti nella Pinacoteca Vaticana nel 1711. ^ a b Atti. Classe di scienze
morali, lettere ed arti, volumi 147-148, pp. 316-318, Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti, 1989. ^ a b Mario Pasi, Storia della musica, volume
1, pag. 380, Jaca Book, 1995. ^ a b Christiane L. Joost-Gaugier, Pitagora e il
suo influsso sul pensiero e sull'arte, pag. 140, Arkeios, 2008. ^ Dante e la
musica delle sfere. ^ Kepler & the Music of the Spheres, su
skyscript.co.uk. URL consultato il 29 febbraio 2012 (archiviato dall' url
originale il 12 maggio 2012). ^ Baruch Spinoza, Ethica ordine geometrico
demonstrata, 1677. ^ Trad. it. a cura di Patrizio Sanasi. ^ Tiziano Bellucci,
L'armonia delle sfere planetarie, lo zodiaco musicale e i colori, su
coscienzeinrete.net. ^ Stefano Centonze, Manuale di Arti Terapie, pag. 234, ed.
C. Virtuoso, 2011. ^ Articolo su Rudolf Steiner e l'euritmia, su
italiadonna.it. BibliografiaModifica Piero Weiss e Richard Taruskin, Music in
the Western World: a history in documents, Cengage Learning, Plinio il Vecchio,
Storia Naturale, 77 a.C. (tradotto da Harris Rackham, Harvard University
Press, Deborah Houlding, The Traditional
Astrologer, Ascella, 2000, Henry Davis, The Republic, The Statesman of Plato,
Nabu Press, Smith, Ptolemy's theory of visual perception: an English
translation of the Optics, American Philosophical Society, 2006, ISBN
978-0-87169-862-9. Charles Kahn, Pythagoras and the Pythagoreans, Hackett
Publishing Company, 2Armonia Harmonices Mundi De Institutione musica Gerarchia
degli angeli Sfere celesti Temperamento (musica) Filmato audio L'Armonia delle Sfere -
i Portale Astrologia Portale Filosofia Portale
Matematica Portale Musica Harmonices Mundi Sfere celesti Hans
Kayser musicologo tedesco Federicus Dolphinus. Federicus Delphinus.
Federico Dolfin. Federico Delfino. Delfino. Keywords: l’ottava sfera, first
sphere, second sphere, third sphere, fourth sphere, fifth sphere, sixth sphere,
seventh sphere, eighth sphere – prima sphaera, seconda sphaera, tertia sphaera,
quarta sphaera, quinta sphaera, sexta sphaera, septima sphaera, octava sphaera,
holometria, fabrica holometri, aristotelismo padovano vs. platonismo fiorentino
– aristotele – platone – padova naturalism – Firenze idealism – filosofia della
percezione – prospettiva -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Delfino” – The
Swimming-Pool Library.
Saturday, April 6, 2024
GRICE E DELFINO: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DELLA MUSICA DELLE SFERE -- L'OTTAVA SFERA -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA
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