Grice
e Gobetti: l'implicatura conversazionale e il partito liberale italiano – il partito socialista italiano –
filosofi contro il regime -- filosofia italiana -- Luigi Speranza -- (Torino). Filosofo. Grice: “Italian philosophy
is political in a way pinko Oxonian one ain’t: Gobetti is the exception that
DISproves the rule!” -- “Lo Stato non professa un'etica, ma esercita un'azione
politica.” (La Rivoluzione Liberale.) Considerato un degno erede della
tradizione filosofico-politica post-illuminista e liberale che aveva guidato
molte delle migliori menti dell'Italia dal Risorgimento fino a poco tempo
prima, purtuttavia di stampo profondamente sociale e sensibile alle istanze del
socialismo e di conseguenza alle rivendicazioni del movimento operaio, fondò e
diresse le riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti, dando
fondamentali contributi alla vita politica e culturale, prima che le sue
condizioni di salute, aggravate dalle aggressioni subite, ne provocassero la
morte prematura a nemmeno 25 anni durante l'esilio francese. Gaetano Salvemini
«Era alto e sottile, disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a
stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi
gli ombreggiavano la fronte. (Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di
Gobetti»,). Figlio unico di Giovanni Battista, commerciante, e di Angela
Canuto, una «piccola donna bruna e tonda, gentile e modesta, capace tuttavia
non solo di grande abnegazione per il figlio unico che adorava, ma anche di
strenuo lavoro e di sagace giudizio». I suoi genitori, originari entrambi di
Andezeno, avevano aperto nel capoluogo piemontese una drogheria nella centrale
via XX Settembre. “Mio padre e mia madre avevano un piccolo commercio.
Lavoravano diciotto ore al giorno. Il mio avvenire era il loro pensiero
dominante. L'impegno del loro lavoro era di arricchire permettersi e
permettermi una vita dignitosa. In quanto a me pensavano di dovermi dare
un'istruzione, quella che essi non avevano potuto avere.” Dopo gli studi
elementari presso la scuola Giacinto Pacchiotti, s'iscrive al ginnasio Cesare
Balbo: scrive di sé di quegli anni, in terza persona, che «gli pesava
un'amarezza, uno sconforto, che nei ragazzi di dodici anni segnano inquietudini
fruttuose. Si vedeva troppo poco stimato, troppo solo, troppo malsicuro del
domani. Aveva dei dubbi strani sulle sue stesse attitudini. Un'adolescenza che
s'ispirava a motivi così integrali doveva dargli una tragica forza. Trasferitosi
poi presso il liceo classicoVincenzo Gioberti, dove conosce Prospero, sua
futura moglie, ha per professori Cosmo e Giuliano, un gentiliano che collabora
alla rivista L'Unità Salvemini. Questi
gli ispira quei sentimenti di patriottismo e di interventismo democratico che
sono propri del Salvemini, spingendolo ad anticipare di un anno l'esame di
maturità per poter così andare, libero da impegni, volontario nella prima
guerra mondiale. Luigi Einaudi La guerra è ormai conclusa s'iscrive a Torino,
la stessa che egli aveva già frequentato, ancora liceale, per seguirvi alcuni
corsi di filosofia. Tra i suoi insegnanti vi sono Einaudi, da cui «rafforza il
suo primitivo, spontaneo anti-statalismo, in cui s'incontrano liberalismo,
liberismo e quello stesso libertarismo che gli è congeniale --, Farinelli,
Mosca, Prato, Ruffini e Solari, con il quale sosterrà la tesi di laurea, “La
filosofia politica di VAlfieri. Non solo: a settembre aveva scritto
all'amica Ada di aver deciso di fondare un periodico che s'occuperà di filosofia,
questioni sociali è fatto di soli giovani si tratta di opera di intensificazione
di cultura e di azione e tutti i giovani devono aiutarla. Esce il primo numero
del quindicinale “Energie Nove” nel quale scrive di voler «ortare una fresca
onda di spiritualità nella gretta cultura di oggi non c'è mai momento inopportuno
per lavorare seriamente. Ispirata alle
idee liberali di Einaudi, è vicina all'Unità di Salvemini, del quale riporta,
nel secondo numero, l'aspra critica alla classe dirigente. L'Italia ha vinto.
Ma se avesse avuto una classe dirigente meno incolta, più consapevole delle sue
tradizioni e dei suoi doveri, meno avida moralmente, l'Italia avrebbe vinto
assai prima e assai meglio. È finita o sta per finire una guerra. Ne comincia
un'altra. Più lunga, più aspra, più spietata. L'altra «guerra più lunga e
spietata è quella della riforma del Paese, una riforma che dev'essere, nelle sue
intenzioni Gobetti, innanzi tutto culturale e morale, e per la quale occorre
serietà e intensità al lavoro secondo i motivi di quellidealismo militante che
ha animato La Voce di Prezzolini, altro nume ispiratorei. Era doveroso
partecipare in prima persona al dibattito politico e intellettuale
contemporaneo. Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di Piero Gobetti. Sospende
la pubblicazione della rivista per poter partecipare, a Firenze, al I Congresso
degli Unitari, i sostenitori della rivista di Salvemini, della quale egli è
fondatore e rappresentante del Gruppo torinese. Può così conoscere di
persona l'intellettuale pugliese e ne è entusiasta. “Salvemini è un
genio.” “Me lo immaginavo proprio così. L'uomo che sviscerale questioni, che la
fa smettere agli importuni e ti presenta tutte le soluzioni in due minuti,
definitive.” “Un'altra persona di cui sono entusiasta è Prezzolini, franco, semplice,
pratico.” “Editore propriamente come lo pensavo io.” “L'editore più
intelligente d'Italia.” A seguito del Congresso, gli Unitari fondano la Lega
democratica per il rinnovamento della politica nazionale, una formazione
politica che non riuscirà nemmeno a presentarsi alle elezioni e avrà vita
breve. Alle elezioni politiche dell'anno seguente, Salvemini si candiderà con
successoin una formazione di ex-combattenti. Salvemini deve aver compreso
le qualità di Gobetti se arriva a offrirgli la direzione de L'Unità, una proposta
che però, lascia cadere. Non si sente pronto per tanto impegno, come scrive nel
suo diario: “Com'è vasta la cultura che devo conquistare!” E non basta
conquistare il vecchio. Sono giovane e devo anche produrre, creare quel po' che
si può creare. Ho tutta la vita davanti per sedermi in campagna, davanti al
camino, a mangiare pane e noci. Ho una responsabilità. Devo espormi in prima
persona. Perciò faccio la rivista. Voglio impormi nel lavoro». E s'impone un
piano di studi. “Gentile, ciò che non conosco ancora, rileggerò Croce avvierò
lo studio del Marxismo. Per ora non mi preme. Basta che mi formi un'idea
generale di Marx e della critica marxista (Sorel, Labriola, ecc.). “D'altra
parte studio il bolscevismo, minutamente». Un suo grande ispiratore fu
certamente il socialista Jaurès. Il primo numero di Energie Nove
Queste note sembrano riflettere anche la polemica che, appena riprese le
pubblicazioni, Energie Nove aveva avuto con L'Ordine Nuovo al tempo
sprezzantemente definito dallo stesso Gobetti un «giornaletto torinese di
propaganda» di Togliatti, che aveva accusato Gobetti di idealismo astratto, e
di Gramsci, che aveva definito velleitaria la Lega democratica, un ricettario
per cucinare la lepre alla cacciatora senza la leper. Ora ivi è il segno di
un'inquietudine nuova, provocatagli dall'esperienza della rivoluzione russa e
dallo sviluppo del movimento operaio, molto attivo a Torino. Pubblica due
numeri unici sul socialismo, conosce personalmente Gramsci, stimandolo e
venendone apprezzato, del quale pubblica un articolo, studia il russo con la
fidanzata Ada insieme curano “Il figlio dell'uomo” di Andreev, pubblicato
dall'editore Sonzogno ed scrive, criticando la politica sviluppata da d'Annunzio
in forma di retorica, che la politica oggi deve essere realizzata come forma di
educazione. La simpatia che io provo per Trotzchi [sic] e Lenin sta nel fatto
che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Sebbene
restio a sposarla (emblematica fu la risposta «Grazie, non fumo…»), nella
considerazione del rapporto con la fidanzata si rivela anche la sua profonda
maturità e serietà morale: Ho dovuto rifarmi un senso morale, un senso della
vita forte a sedici anni, in gran parte a diciassette, e siccome me lo son
fatto pensando a lei, gliene sarò grato sempre. Una fanciulla come io la
sognavo sola poteva darmi un senso immediato di elevazione. Ho creduto in lei e
la amo tanto perché mi fa credere ancora adesso. La rivista Energie Nove cessa
le pubblicazioni. Sentivo bisogno di maggiore raccoglimento e pensavo una
elaborazione politica assolutamente nuova, le cui linee mi apparvero di fatto
nel settembre al tempo dell'occupazione delle fabbriche. Devo la mia
rinnovazione dell'esperienza salveminiana al movimento dei comunisti torinesi
da una parte (vivi di un concreto spirito marxista) e dall'altra agli studi sul
Risorgimento e sulla rivoluzione russa che ero venuto compiendo in quel tempo»,
e in giugno si consuma anche il distacco con la Lega democratica degli amici di
Salvemini. Continua le traduzioni dal russo ed intraprende quelle dal francese
dei modernisti Blondel e Laberthonnière lo studio sulla filosofia di
quest'ultimo gli è suggerito da Solarie cerca di rintracciare le radici del
Risorgimento italiano studiando la cultura piemontese del
Sette-Ottocento. Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che
realmente costruiscono un ordine nuovo. Non sento in me la forza di seguirli
nell'opera loro, almeno per ora. Ma mi par di vedere che a poco a poco si
chiarisca e si imposti la più grande battaglia del secolo. Allora il mio posto
sarebbe dalla parte che ha più religiosità e spirito di sacrificio. (Piero
Gobetti, lettera ad Ada Prospero). Quando, ai primi di settembre, la FIAT e le
altre maggiori fabbriche torinesi sono occupate dagli operai, Gobetti scrive: Qui
siamo in piena rivoluzione. Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che
realmente costruiscono un mondo nuovo il mio posto sarebbe necessariamente
dalla parte che ha più religiosità e volontà di sacrificio. La rivoluzione si
pone oggi in tutto il suo carattere religioso. Si tratta di un vero e proprio
grande tentativo di realizzare non il collettivismo ma una organizzazione del
lavoro in cui gli operai o almeno i migliori di essi siano quel che sono oggi
gli industriali». Si tratta, a suo avviso, di una rivoluzione che se non
rinnoverà gli uomini, e perciò neanche la nazione, potrà almeno rinnovare lo
Stato, creando una nuova classe dirigente: «si può rinnovare lo Stato solo se
la nazione ha in sé certe energie (come ora appunto accade) che improvvisamente
da oscure si fanno chiare e acquistano possibilità e volontà di
espansione». La presa di distanza dall'azione politica di Salveminila sua
ammirazione personale nei suoi confronti resterà comunque intattaè ora piena:
gli rimprovera, come scriverà pochi anni dopo, diintendere l'azione politica
unicamente come «una questione di morale e di educazione»: il suo «moralismo
solenne, mentre costituisce il suo più intimo fascino, appare il segreto delle
sue debolezze, La sua concezione razionalista si risolve in un'azione di
illuminismo e di propagandismo, che può riuscire utile a una società di
cultura, non a un partito». Prosegue i suoi studi sul Risorgimento e
sulla Russia, terminando in ottobre La Russia dei Soviet: è la volontà di
comprendere funzioni e limiti di due esperienze rivoluzionarie, al cui centro è
sempre il problema della formazione della classe politica che diriga un Paese e
dei suoi rapporti con la popolazione. Ne conclude che il Risorgimento non può
considerarsi un'esperienza rivoluzionaria, dal momento che i dirigenti politici
che espresse rimasero estranei rispetto al popolo, diversamente dalla
rivoluzione sovietica che, a suo avviso, ha espresso dirigenti come Lenin e
Trotskij, che non sono soltanto dei bolscevichi, ma «uomini d'azioni che hanno
destato un popolo e gli vanno ricreando un'anima» e, del resto, la creazione
dal basso di un nuovo Stato, nel quale il popolo abbia fiducia proprio in
quanto avvertito come opera propria, «è essenzialmente un'affermazione di
liberalismo» Sono concetti ripresi in un articolo pubblicato su
L'Educazione nazionale, il Discorso ai collaboratori di Energie Nove, nel quale
individua nel movimento operaio un «valore nazionale»: la novità, venuta dalla
Russia e che sembra farsi strada anche in Italia, consiste nel fatto che «il
popolo diventa Stato. Nessun pregiudizio del nostro passato ci può impedire la
visione del miracolo. Questo non avrebbero fatto i liberali, questo non possono
fare dei marxisti. Il movimento operaio è un'affermazione che ha trasceso tutte
le premesse. È il primo movimento laico d'Italia. È la libertà che
s'instaura». Il suo avvicinamento alle posizioni dei giovani comunisti
dell'Ordine Nuovo ha anche il concreto effetto di una collaborazione e Gobetti
diventa il critico teatrale della rivista. A luglio, a Torino, deve assolvere
gli obblighi di leva: «la vita militare è la consacrazione di tutti gli egoismi
e di tutte le meschinità la meccanicità pervade ogni forma di vita; tutto si
riduce a elemento, a vegetazione. La caserma è l'antitesi del pensiero. Esce il
primo numero della sua nuova rivista settimanale, La Rivoluzione liberale, in
cui collaboreranno spesso anche Fortunato, Gramsci e Sturzo: l'obiettivo, come
indicato nell'Avviso ai lettori, è pur sempre quello di Energie Nove, ossia di
formare una classe politica nuova ma, ora si aggiunge, che sia cosciente delle
esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato.
E poiché l'Unità di Salvemini ha cessato le pubblicazioni, La Rivoluzione Liberale
intende proseguire quegli sforzi di riorganizzazione morale che nell'Unità si
avvertirono. E nel Manifesto inaugurale espone il programma della rivista. La
Rivoluzione Liberale pone come base storica di giudizio una visione integrale e
rigorosa del nostro Risorgimento; contro l'astrattismo dei demagoghi e dei
falsi realisti esamina i problemi presenti nella loro genesi e nelle loro
relazioni con gli elementi tradizionali della vita italiana; e inverando le
formule empirico-tradizionaliste del liberismo classico all'inglese, afferma
una coscienza moderna dello Stato, che prenda in considerazione anche i più
sottili, ma non di certo trascurabili, trapassamenti dialettici della storia. Vi
pubblica la Storia dei comunisti torinesi scritta da un liberale e a maggio
dedica un numero intero all'emergente movimento fascista. Il mese successivo
consegue la laurea e, l'anno seguente, pubblicherà la sua tesi sull'Alfieri. E vivamente
colpito dagli scritti del patriota e federalista italiano Cattaneo, del quale è
uscita in quei giorni un'antologia curata da Salvemini, che egli incontra a
Torino. Su Cattaneo ci siamo intesi, egli è assai vicino alle idee che gli ho
espresso. Su Cattaneo scrive un articolo sull'Ordine Nuovo sono i giorni della
devastazione fascista della sede della rivista comunista firmandosi Giuseppe
Baretti: rappresentante della critica del processo unitario risorgimentale,
Cattaneo fu emarginato dalla classe dirigente moderata. Eppure Cattaneo avversò
non l'unità, ma l'illusione di risolvere con il mito dell'unità tutti i
problemi che invece si potevano intendere soltanto nella loro specifica realtà
autonoma, regionale senza atteggiarsi a profeta, senza l'enfasi dell'apostolo,
capì che il fondare una nazione non era impresa di letterati entusiasti, cercò
nelle tradizioni un linguaggio di serietà, un ammaestramento di cautela. E lo
condannarono alla solitudine e all'impopolarità, e diedero a lui, uomo positivo
e realista, un ufficio di Cassandra, predicante al deserto. Favorito
dall'inerzia dei Savoia e dalla complicità dei dirigenti liberali, il fascismo
procede alla conquista del potere e Gobetti non s'illude che con esso si possa
venire a compromessi e lo si possa acquistare alla causa democratica. Scrive
L'elogio della ghigliottina: bisogna sperare «che i tiranni siano tiranni, che
la reazione sia reazione, che ci sia chi abbia il coraggio di levare la
ghigliottina, che si mantengano le posizioni fino in fondo. Chiediamo le
frustate, perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia, perché si possa veder
chiaro» e che «noi siamo come la dura scorza di una noce: proteggeremo i nostri
ideali dalla sopraffazione con tutte le nostre forze e fin quando possibile».
Sposa Prospero: vanno ad abitare nella sua casa natale di via XX Settembre 60,
che diviene anche la sede della casa editrice che egli fonda, col suo nome: la Gobetti
editore, che pubblicherà, in poco più di due anni, oltre cento titoli. In
qualità d'editore, Gobetti porta in Italia, traducendoli, alcuni dei libri e
degli autori simbolo del pensiero liberale classico, come Mill. È tra i primi a pubblicare i libri di Einaudi
ed è lui a pubblicare la prima edizione di Ossi di seppia, una delle più famose
raccolte di poesia di Montale. I libri editi furono in molti casi dati alle
fiamme o comunque distrutti sotto il fascismo e, per questo motivo, sono in
molti casi introvabili, come il volume dedicato al socialista Matteotti, di cui
esistono pochissime copie. Tutti i suoi libri riportano in copertina un
motto liberale, scritto in greco antico in modo circolare, che recita
testualmente "Cosa ho a che fare io con gli schiavi?". Gobetti e Prospero
si trasferiranno poi in via Fabro 6, attuale sede del Centro di studi a lui
intitolato. E arrestato perché sospetto di appartenenza a gruppi sovversivi che
complottano contro lo Stato. Rilasciato cinque giorni dopo, subisce un nuovo
arresto, provocando un'interrogazione parlamentare alla quale il governo
risponde che era stato redattore dell'Ordine Nuovo di Torino, giornale anti-nazionale;
la rivista che egli dirige, conduce da tempo una campagna contro le istituzioni
e il governo fascista; il prefetto si è perciò sentito in diritto di far
operare una perquisizione e il fermo di Gobetti per misure di ordine
pubblico». Gobetti replica con una lettera ai giornali, ribadendo la sua
funzione di oppositore del fascismo, e aggiunge, nei libri stampati dalle sue
edizioni, il motto «Che ho a che fare io con gli schiavi?». Dopo aver preso le
distanze dal Prezzolini, che ha scelto il disimpegno di fronte al fascismo,
rinnega anche il suo originario gentilismo. Gentile è incapace di dar ragione
di ogni fatto politico, nel suo semplicismo pratico la filosofia gentiliana
mostra caratteristicamente i suoi limiti e la nessuna aderenza al reale. Le
tematiche liberali maggiormente sentite trovano una prima e ultima sistemazione
in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, frutto
maturo delle esperienze giornalistiche precedenti, dato alle stampe. L'opera è
divisa in quattro parti: L'eredità del Risorgimento, La lotta politica in
Italia, La critica liberale, Il fascismo. La fretta con cui vuol dare alle
stampe questo saggio di lucida analisi politica gli impedisce di curare bene le
parti marginali. Così succede che "L'eredità del Risorgimento"
venga solo abbozzata: «Il problema italiano non è di autorità, ma di autonomia:
l'assenza di una vita libera fu attraverso i secoli l'ostacolo fondamentale per
la creazione di una classe dirigente, per il formarsi di un'attività economica
moderna e di una classe tecnica progredita. Un Risorgimento calato dall'alto,
che di popolare non aveva nulla. La sfida era riempire di liberalità le
istituzioni liberali formalmente create. Nel primo dopoguerra assiste a
qualcosa di assolutamente nuovo: la nascita dei partiti di massa (Partito
Popolare Italiano e Partito Comunista d’Italia saranno una prima versione dei
due partiti più importanti della cosiddetta Prima Repubblica. Ma questo non
basta. Per anni la lotta politica non riuscì a dare la misura della lotta
sociale. Una cosa erano le questioni politiche, un'altra le esigenze sociali,
ma queste «non possono essere separate dalla politica al pari di come un felino
astuto non si ciberà del formaggio ma ne farà da esca per il topo». La seconda
parte si divide in sei capitoli. Ciascun capitolo è un fattore della lotta
politica: sono presenti liberali e democratici, popolari (sviluppate le figure
di Toniolo, Meda e Sturzo), socialisti, comunisti (grande spazio dato a Antonio
Gramsci), nazionalisti (emblematico il pensiero di Alfredo Rocco) e repubblicani. La
terza parte è il cuore pulsante del saggio: una proposta concreta per fare
politica senza dimenticare la società. La lotta di classe è per Gobetti
strumento di formazione di una nuova élite, una via di rinnovamento popolare.
Insomma, la lotta politica deve essere lotta sociale. In politica
ecclesiastica, si rifà alla pregiudiziale cavouriana della laicità, come necessità
da mantenere (cosa che verrà invece negata dai Patti Lateranensi). Per la
discussione sulle modalità d'elezione, è
convinto fautore della proporzionale. Il collegio uni-nominale aveva corrotto
il rappresentante in tribuno. Solo con la proporzionale gli interessi si
organizzano, così che l'economia venga elaborata dalla politica. Di grandissima
attualità è la parte dedicata al problema dei contribuenti. Il contribuente
italiano paga bestemmiando lo Stato. Non ha coscienza di esercitare, pagando, una
vera e propria funzione sovrana. L'imposta gli è imposta. Una rivoluzione di
contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice
ragione che non esistono contribuenti. Era quindi necessario per lui
raggiungere una maggiore maturità economica e sociale. Il popolo doveva
comprendere l'importanza di contribuire nello Stato, e imparare il valore
dell'onestà. Per questo richiama attenzione sul problema scolastico. In un
mondo fatto per grossa parte da analfabeti o semi--analfabeti, la questione era
fondamentale. Manca un numero sufficiente di maestri, perciò si sarebbe dovuto
mobilitare chiunque in grado di saper insegnare (anche preti, massoni,
bolscevichi e così via). La questione non evita di trattare l'aspetto
economico. Contro il parassitismo pensa che fosse utile tagliare stipendi e
investimenti, così da distinguere la vocazione all'insegnamento dalla vocazione
al parassitare. In politica estera prospetta un ruolo importante per l'Italia a
Versailles. E convinto della possibilità di ottenere un buon accordo attraverso
una mediazione. Nella quarta ed ultima parte vi è una rapida esposizione del
perché si oppone con ogni mezzo al fascismo. Si è detto che per l'autore la
lotta sociale deve essere portata in Parlamento e dar vita a una lotta politica
efficiente ed efficace. Mussolini invece fece in modo da soffocare la
lotta politica, quando questa più di ogni altra cosa era necessaria all'Italia.
Così il Duce e «l'eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa
aspirazione di riposo» che si esplicava nel tacito consenso della popolazione
allo sradicamento di ogni lotta politica nella nazione. In modo profetico, da
esperto conoscitore del pensiero di Hegel qual era, prevede e mette in guardia
delle conseguenze della concessione del potere a Mussolini secondo le dinamiche
della dialettica “servo-signore” ipotizzando una guerra civile imminente. Il
saggio è fortemente militante. Nella nota a conclusion, è chiaro: cerca collaboratori,
non lettori. vuole la "rivoluzione liberale", cioè un nuovo
liberalismo; nutre una forte avversione per il fascismo, anche perché non è
qualcosa di nuovo ma, anzi, il risultato ottenuto da coloro che hanno governato
l'Italia: è quindi una condanna della vecchia classe dirigente liberale.
Il fascismo nasce dall'invadenza del cattolicesimo e dalla demagogia
dell'Italia liberale: Fascismo come autobiografia della nazione, il fascismo è,
insomma, solo l'incancrenirsi dei mali tradizionali della società
italiana. La società tradizionale italiana re-agisce sostenendo una forza
conservatrice come quella del fascismo, anche se in realtà qualcosa di buono
nell'Italia del primo dopo-guerra vi era stato: il proletariato (soprattutto
quello torinese) che tenta di assumere su di sé la responsabilità di mutare lo
stato delle cose. La borghesia ha perso ogni funzione propositiva. La
borghersia è una classe parassitaria che si è adagiata e aspetta tutto dallo
Stato. Si blocca così ogni istanza di rinnovamento. La funzione liberale e
libertaria è assunta dal proletariato. Le considerazioni politiche di risentono
della sua opinione sulla storia italiana, in “Risorgimento senza eroi” Gobetti
descrive questo periodo come un'epopea patriottarda di cui simbolo è Mazzini
(tante parole, pochi fatti): al Risorgimento sono mancati il pragmatismo e il
realismo. Ci sono due eroi nel Risorgimento e sono Cattaneo e Cavour, due
figure assai distanti tra loro ma accomunabili per il loro pragmatismo:
Cattaneo gli piace a per la sua volontà di operare, per la capacità di
propugnare istanze pragmatiche e vuote di retorica. Cavour è uomo che media per
raggiungere degli obiettivi, ha mire di lungo periodo. Il Risorgimento di
Cattaneo è sconfitto, ma non quello di Cavour. Entrambi, però, hanno instillato
nella società italiana lo spirito della competizione e l'ideale di assunzione
di responsabilità. La società italiana si regge su ruoli e cariche già
predefiniti, è statica e stagnante: il proletariato, però, si ribella a ciò,
rifugge situazioni già prestabilite per costruire una società nuova in cui
ciascuno sarà libero di esprimersi. La persecuzione, l'esilio e la morte.
Si reca in Francia, a Parigi e poi a Palermo, per incontrare alcuni amici
conosciuti durante il recente viaggio di nozze. I suoi spostamenti sono seguiti
dalla polizia italiana e, Mussolini telegrafa al prefetto di Torino, Palmieri:
“Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi
sia a Palermo. Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile
vita questo insulso oppositore di governo.” Il prefetto obbedisce. Viene
percosso, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. Come scrive
a Lussu, la polizia sospetta che egli intrattenga rapporti in Italia e
all'estero per organizzare le forze antif-asciste. È il giorno che precede
la scomparsa di Matteotti, il cui corpo verrà ritrovato solo in agosto, ma
subito si ha la certezza che si tratti di un omicidio perpetrato da sicari
fascisti. Ne traccia un profile. Non ostenta presunzioni teoriche: dichiara
candidamente di non aver tempo per risolvere i problemi filosofici perché
doveva studiare i bilanci e rivedere i conti degli amministratori socialisti vide
nascere nel Polesine il movimento fascista come schiavismo agrario, come
cortigianeria servile degli spostati verso chi li paga; come medievale crudeltà
e torbido oscurantismo Sente che per
combattere utilmente il fascismo nel campo politico occorre opporgli esempi di
dignità con resistenza tenace. Farne una questione di carattere, di
intransigenza, di rigorismo. Auspica, dalle colonne della sua rivista, la
formazione di "Gruppi della Rivoluzione Liberale", formati da uomini
di tutti i partiti anti-fascisti, che combattano il fascismo, questo fenomeno
politico che trae i motivi del suo successo e della sua conservazione dalla creazione
di «un esercito di parassiti dello Stato». Occorre, a questo scopo, formare
un'economia moderna con un'industria libera da ogni protezionism e da ogni
paternalismo di Stato e con una classe proletaria politicamente intransigente aiutare
i partiti seri e moderni a liberarsi dei costumi giolittiani. La guerra al
fascismo è questione di maturità storica, politica, economica. Questi articoli
e quello in cui accusa il deputato fascista, grande invalido di guerra, Delcroix,
di manovre parlamentari definite aborti morali, provocano il sequestro della
rivista ed una violenta aggressione da parte di uno squadrone fascista. Persino
un articolo di Fiore contro il criminale fascista Dumini, apparso su La Rivoluzione
Liberale, fornisce il pretesto al prefetto di Torino di sequestrare la rivista.
Con Fiore e conDorso pubblica un Appello ai meridionali e con il Saluto
all'altro Parlamento appoggia l'iniziativa aventiniana, dalla quale si aspetta
un'opposizione intransigente e un esempio di rinnovamento dei costumi parlamentari
italiani. Fonda una nuova rivista, Il Baretti, alla quale collaborano,
tra gli altri, Monti, Sapegno, Croce e Montale. Come La Rivoluzione Liberale è
dedicata a temi storico-politici, così la nuova rivista vuole essere riservata
alla critica letteraria e all'estetica. Il riferimento a Baretti, letterato
italiano vissuto a lungo all'estero, e alla sua Frusta letteraria, esempio di
polemica vivace e irriverente, sottintende, scrive nel numero d'esordio, «una
volontà di coerenza con le tradizioni di battaglia contro culture e letterature
costrette nei limiti della provincia, chiuse dalle frontiere di dogmi angusti e
di piccole patrie». In ossequio alle direttive mussoliniane, proseguono i
sequestri della sua rivista. Rimedieremo ai sequestri rifacendo l'edizione, scrive
Gobetti e anche quel numero viene sequestrato con il pretesto di scritti
diffamatori dei poteri dello Stato e tendenti a screditare le forze nazionali.
Cura La Libertà di Mill, con la prefazione di Einaudi, il quale scrive che quando,
per fiaccare la voce dei ribelli, si assevera dai dominatori la unanimità del
consenso, giova rileggere i grandi libri sulla libertà. Anche produrre citazioni
di scrittori del passato che non collimino col pensiero del Regime può essere
tendenzioso e perciò provocare il sequestro della rivista. E arrestato Salvemini,
che ha pubblicato sul foglio clandestino Non Mollare l'articolo Mussolini il
mandante. Altri sequestri de La Rivoluzione Liberale avvengono. Un periodo di
serenità per Piero e la moglie Ada che aspetta un bambino è rappresentato da un
viaggio a Parigi e a Londra. A Parigi pensa di stabilire una sua casa editrice:
«Credo che solo da Parigi, solo in francese, solo con la solidarietà dello
spirito francese un italiano possa fare con utilità un'opera pratica di
intelligenza europea. S'intende senza chauvinisme francese. D'altra parte,
intende ancora rimanere in Italia. Rimarrò in Italia fino all'ultimo. Sono
deciso a non fare l'esule. A metà agosto
fanno ritorno a Torino e è nuovamente vittima dei pestaggi squadristi, ma è
ancora intenzionato a rimanere in Italia. Bisogna amare l'Italia con orgoglio
di europei e con l'austera passione dell'esule in patria, scrive nell'articolo
Lettera a Parigi, per capire con quale serena tristezza e inesorabile volontà
di sacrificio noi viviamo nella presente realtà fascista. Le nostre malattie e
le nostre crisi di coscienza non possiamo curarle che noi. Dobbiamo trovare da
soli la nostra giustizia. E questa è la nostra dignità di anti-fascisti. Per
essere europei dobbiamo su questo argomento sembrare, comunque la parola ci
disgusti, nazionalisti. Poiché i
ripetuti sequestri a nulla hanno valso, e che il periodico in parola, sotto
l'aspetto di critiche e di discussioni politiche, economiche, morali e religiose,
che vorrebbero assurgere ad affermazioni e sviluppi di principi dottrinari,
mira in realtà, con irriverenti richiami, alla menomazione delle Istituzioni
Monarchiche, della Chiesa, dei Poteri dello Stato, danneggiando il prestigio
nazionale, e nel complesso può dar motivo a reazioni pericolose per l'ordine
pubblico, persistendo in violazioni sempre più gravi ai vigenti decreti sulla
stampa», il prefetto d'Adamo diffida «il Direttore responsabile del periodico
La Rivoluzione Liberale, ai sensi e per
gli effetti di cui all'art.” ad adeguarsi alle direttive del Regime e poiché
l'8 novembre la rivista disattende l'ordine, il prefetto ingiunge la cessazione
definitiva delle pubblicazioni e la soppressione della stessa casa editrice per
attività nettamente anti-nazionale. D'ora in avanti sarò palesatamente costretto
all'infelice dissenso. La libertà d'opinione è stata soppressa come una rete
che viene sradicata: senza possibilità di dialogare sono destinato ad essere
sopraffatto. A cosa serve più, ora, fare finta? Gobetti, che ora soffre anche
di scompensi cardiaci,
provocati o aggravati dalle violenze subite, pensa di lasciare l'Italia per
proseguire in Francia l'attività editoriale. Nasce a Torino il figlio Paolo, che
durante la seconda guerra mondiale diventerà partigiano e poi giornalista per
l'Unità, oltreché storico del cinema. Scrive una lettera a Fortunato. Parto per
Parigi dove farò l'editore francese, ossia il mio mestiere che in Italia mi è
interdetto. A Parigi non intendo fare del libellismo, o della polemica
spicciola come i granduchi spodestati di Russia; vorrei fare un'opera di
cultura, nel senso del liberalismo europeo e della democrazia moderna. Parte da
solo per Parigi. Alla stazione di Genova viene a salutarlo Montale. Si ammala di una bronchite, che
esacerba gravemente i suoi problemi cardiaci. Trasportato in una clinica di
Neuilly-sur-Seine, vi muore assistito da Fausto, Nitti, Prezzolini e Emery. È
sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise. Saggi:“La filosofia
politica di Alfieri” (Torino, Gobetti); “La frusta teatrale, Milano, Corbaccio,
Felice Casorati. Pittore, Torino, Gobetti, “Dal bolscevismo al fascismo: note
di cultura politica” (Torino, Gobetti); Il teatro di Enrico Pea, in Enrico Pea,
Rosa di Sion, Torino, Gobetti, Matteotti, Torino, Gobetti, Postfazione di M. Scavino,
Edizioni di Storia e Letteratura, col titolo Per Matteotti. Un ritratto, Il
Melangolo, Genova, “La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia,
Bologna, Cappelli, Opere edite e
inedited; “Risorgimento senza eroi” “Piemonte nel Risorgimento, Torino,
Baretti, Paradosso dello spirito russo, Torino, Baretti, Opera critica “Arte,
religione, filosofia, Torino, Baretti, Teatro, letteratura, storia, Torino,
Baretti, Scritti attuali, Roma,
Capriotti, Coscienza liberale e classe operaia, P. Spriano, Torino, Einaudi, Opere
complete, Scritti politici, P. Spriano, Torino, Einaudi, Scritti storici, letterari e filosofici, Spriano,
Torino, Einaudi, Critica teatrale, Guazzotti e Gobetti, Torino, Einaudi, L'editore
ideale. Frammenti autobiografici con iconografia, F. Antonicelli, Milano,
All'insegna del pesce d'oro, Energie nove, Torino, Bottega d'Erasmo, Baretti, Torino,
Bottega d'Erasmo, Lettere dalla Sicilia, nota di G. Chimirri, introduzione di N.
Sapegno, Palermo, Nuova editrice meridionale, Nella tua breve esistenza. Lettere on Ada
Gobetti, E. Perona, Collana NUE Torino, Einaudi, Collana Piccola Biblioteca. Nuova
serie, Einaudi, Con animo di liberale. Gobetti e i popolari. Carteggi Bartolo
Gariglio, Milano, F. Angeli, Dizionario delle idee, Bucchi, Roma, Riuniti, Antifascismo
etico. Elogio dell'intransigenza, M. Gervasoni, Milano, M&B Publishing,
Carteggio Ersilia Alessandrone Perona, Torino, Einaudi, Che ho a che fare io
con i servi? Zibaldone politico, Reggio Emilia, Aliberti, Il giornalista arido Articoli Collana Classici
idel giornalismo, Torino, Aragno, Carteggio Ersilia Alessandrone Perona, Torino,
Einaudi,, Biografia di Gobetti M. Brosio, Riflessioni su Gobetti, Gobetti, L'editore
ideale, P. Gobetti, L'editore ideale, c N. Bobbio, Italia fedele. Il mondo di
Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere Gobetti, Energie Nove, Lettera ad Ada Prospero, Nella tua breve
esistenza, Diario, L'editore ideale, Carlo
Levi, in «Introduzione agli Scritti politici Togliatti, I parassiti della
cultura, in «L'Ordine Nuovo», Gramsci, Contributi a una nuova dottrina dello stato
e del colpo di stato, in «L'Ordine Nuovo», Nella tua breve esistenza, cAlberto
Cabella, Elogio della libertà. Torino, Il Punto, L'editore ideale, Gobetti,
Rivoluzione liberale, Nella tua breve esistenza, Gobetti, La Rivoluzione
liberale, in «Scritti politici», Scritti politici, Nella tua breve esistenza, Manifesto della
Rivoluzione Liberale, Nella tua breve esistenza,
La rivoluzione Liberale, Elogio della Ghigliottina, Dizionario Biografico degli Italiani La Rivoluzione Liberale, I miei conti con
l'idealismo attuale, Gobetti, La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica
in Italia, C. Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di Gobetti», La
Rivoluzione Liberale, Gruppi della Rivoluzione Liberale, La Rivoluzione
Liberale, Come combattere il fascismo, A. Colombo, Hutchings, Gobetti, GOBETTI
AND MATTEOTTI, Il Politico, In, La
cultura francese nelle riviste e nelle iniziative editoriali di Gobetti, Lettera
ad Prospero, Basso, Anderlini, Le riviste di Gobetti, Feltrinelli, Prezzolini,
Gobetti e «La Voce», Firenze, Sansoni, M. Brosio, Riflessioni su Piero Gobetti,
Quaderni della Gioventù liberale italiana di Torino, G. Bergami, Guida
bibliografica degli scritti, Collana Opere diGobetti, Torino, Einaudi, P.
Spriano, Gramsci e Gobetti, Torino, Einaudi, A. Carlino, Politica e dialettica
in Gobetti, Lecce, Milella, P. Bagnoli, Gobetti.
Cultura e politica di un liberale del Novecento, Firenze, Passigli, U. Morra di
Lavriano, Vita, pref. di N. Bobbio,
Torino, Tipografico, Gobetti e la Francia, Milano, Franco Angeli, Luigi
Anderlini, Gobetti critico, in Letteratura italiana. I critici, Milano,
Marzorati, Gobetti e gl’intellettuali del Sud, Napoli, Bibliopolis, G. De
Marzi, Gobetti e Croce, Urbino, Quattroventi, A. Cabella, Elogio della libertà. Torino, Il
Punto, Marco Gervasoni, L'intellettuale come eroe. Piero Gobetti e le culture
del Novecento, Firenze, La Nuova Italia, Bagnoli, Il metodo della libertà. tra eresia e rivoluzione, Reggio Emilia,
Diabasis, Gariglio, Progettare il postfascismo. Gobetti e i cattolici, Milano,
Franco Angeli, Virgilio, Gobetti. La cultura etico-politica del primo Novecento
tra consonanze e concordanze leopardiane, Manduria-Bari-Roma, Lacaita, Angelo
Fabrizi, «Che ho a che fare io con gli schiavi?». Gobetti e Alfieri, Firenze,
Società Editrice Fiorentina, Flavio Aliquò Mazzei, Piero Gobetti. Profilo di un
rivoluzionario liberale, Firenze, Pugliese, B. Gariglio, L'autunno delle libertà Lettere
ad Ada in morte di Gobetti, Torino, Bollati, Erba, Piero Gobetti, in Intellettuali
laici nel '900 italiano, Padova, Grasso, Ciampanella, Senza illusioni e senza
ottimismi. Prospettive e limiti di una rivoluzione liberale, Roma, Aracne, Socialismo
liberale Liberalismo socialeSalvemini Amendola Croce AlfieriMatteotti Il Baretti
La Rivoluzione liberale. Treccani Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Opere di Centro Studi Piero
Gobetti, su centrogobetti. «La Rivoluzione Liberale» Gobetti, Il liberalismo in
Italia, G. Iacchini, Quando la libertà è rivoluzionaria: Piero Gobetti, su radicalsocialismo.
La casa di Gobetti in via XX Settembre a Torino, su multimedia lastampa. Piero
Gobetti. Gobetti. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Gobetti” – The Swimming-Pool Library.
Wednesday, April 3, 2024
GRICE E GOBETTI: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE E IL PARTITO LIBERALE ITALIANO -- IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO -- FILOSOFI CONTRO IL REGIME -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA
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