Grice
e Guicciardini – le cose dello stato -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze).
Filosofo. Guicciardini. Grice: “Guicciardini is what I call an Italian classic;
some like Machiavelli, as Austin used to say, “but Guicciardini is MY
Renaissance man!” – Grice: “There are various topics of interest: the italian
of Machiavelli and Guicciardini in the development of a philosophical political
lexicon; there’s the trope of the centaur –‘all’ombra del centauro.’ – Pure
political philosophy of the type enjoyed by members of the Debating Union at
Oxford!” Terzogenito dei Guicciardini,
famiglia tra le più fedeli al governo mediceo. Dopo una prima formazione
umanistica in ambito familiare dedicata alla lettura dei grandi storici
dell'antichità (Senofonte, Tucidide, Livio, Tacito), studia a Firenze seguendo
le lezioni di Pepi. Soggiornò a Ferrara per poi trasferirsi a Padova per
seguire le lezioni di docenti di maggior importanza. Rientrato a Firenze,
esercita l'incarico di istituzioni di diritto civile. Nominato capitane dello
Spedale del Ceppo. Inizia la stesura delle Storie fiorentine e dei Ricordi.
Esattamente dieci anni prima, ossia con l'anno 1498, si chiudono quelle
Cronache forlivesi di Leone Cobelli che espongono le premesse degli avvenimenti
riguardanti Caterina Sforza e Cesare Borgia di cui Guicciardini si occupa,
nelle sue Storie, per i notevoli riflessi che hanno sulla politica fiorentina. In
occasione della guerra contro Pisa, venne chiamato a pratica dalla signoria,
ottenendo l'avvocatura del capitolo di Santa Liberata. Questi progressi
portarono il Guicciardini anche ad una rapida ascesa nella politica, ricevendo
dalla Repubblica Fiorentina l'incarico di ambasciatore presso Ferdinando il
Cattolico. Da questa sua esperienza nell'attività diplomatica nacque la Relazione,
e anche il "Discorso di Logrogno", un'opera di teoria politica in cui
Guicciardini sostiene una riforma in senso aristocratico della Repubblica
fiorentina. Fece parte degli Otto di Guardia e Balia ed entra a far parte
della signoria, divenendo, grazie ai suoi servigi resi ai Medici, avvocato
concistoriale e governatore di Modena, con la salita al soglio pontificio di
Giovanni de' Medici, col nome di Leone X. Il suo ruolo di primo piano nella
politica emiliano-romagnola si rinforza con la nomina a governatore di Reggio
Emilia e di Parma. Nominato commissario
generale dell'esercito pontificio, alleato di Carlo V contro i francesi,
matura quell'esperienza che sarebbe stata cruciale nella redazione dei suoi
Ricordi e della Storia d'Italia. Alla morte di Leone X, si trova a
contrastare l'assedio di Parma, argomento trattato nella Relazione della difesa
di Parma. Dopo l'assunzione al papato di Giulio de' Medici, col nome di
Clemente VII, venne inviato a governare la Romagna, una terra agitata dalle
lotte tra le famiglie più potenti. Diede ampio sfoggio delle sue notevoli
abilità diplomatiche. Per contrastare lo strapotere di Carlo V, propaganda
un'alleanza fra gli stati regionali allora presenti in Italia e la Francia, in
modo da salvaguardare in un certo qual modo l'indipendenza della penisola.
L'accordo fu sottoscritto a Cognac, ma si rivelò ben presto fallimentare; di
questo periodo è il Dialogo del reggimento di Firenze, in cui si ripropone il
modello della repubblica aristocratica. La Lega subì una cocente disfatta e
Roma fu messa al sacco dai Lanzichenecchi, mentre a Firenze veniva instaurata la
repubblica. Coinvolto in queste vicissitudini, e visto con diffidenza dai
repubblicani per i suoi trascorsi medicei, si ritira nella villa Guicciardini di
Finocchieto, nei pressi di Firenze. Qui compose due orazioni, l'Oratio
accusatoria e la defensoria, ed una Lettera Consolatoria, che segue il modello
dell'oratio ficta, nella quale espose le accuse imputabili alla sua condotta
con le adeguate confutazioni, e finse di ricevere consolazioni da un amico. Scrisse
le Considerazioni intorno ai "Discorsi" del Machiavelli "sopra
la prima deca di Livio", in cui accese una polemica nei confronti della
mentalità pessimistica dell'illustre concittadino. Completa anche la redazione
definitiva dei Ricordi. Lasce Firenze e ritorna a Roma, per rimettersi di
nuovo al servizio di Clemente VII, che gli offrì l'incarico di diplomatico a
Bologna. Dopo il rientro dei Medici a Firenze, fu accolto alla corte medicea
come consigliere del duca Alessandro e scrisse i Discorsi del modo di riformare
lo stato dopo la caduta della Repubblica e di assicurarlo al duca Alessandro. Non
fu tenuto tuttavia in altrettanta considerazione dal successore di Alessandro,
Cosimo I, che lo lascia in disparte. Si ritira nella sua villa Guicciardini di
Santa Margherita in Montici ad Arcetri. Rriordina i Ricordi politici e civili,
raccolse i suoi Discorsi politici e scrisse la “Storia d'Italia. Morì ad
Arcetri, quando da circa due anni si era ormai ritirato a vita privata. Guicciardini
è noto soprattutto per la Storia d'Italia, vasto e dettagliato affresco delle
vicende italiane tra l’anno della discesa in italia del Re francese Carlo VIII e
il anno della morte di Papa Clemente VII. -- è un monumento al ceto italiano e
più specificamente alla scuola fiorentina di filosofi di cui fecero parte anche
Machiavelli, Segni, Pitti, Nardi, Varchi, Vettori e Giannotti. L'opera
districa la rete attorcigliata della politica degli stati italiani del
Rinascimento con pazienza ed intuito. L'autore volutamente si pone come
spettatore imparziale, come critico freddo e curioso, raggiungendo risultati
eccellenti come analista e filosofo (anche se più debole è la comprensione
delle forze in gioco nel più vasto quadro europeo). Guicciardini è l'uomo
dei programmi che mutano "per la varietà delle circunstanze" per cui
al saggio è richiesta la discrezione (Ricordi), ovvero la capacità di percepire
"con buono e perspicace occhio" tutti gli elementi da cui si
determina la varietà delle circostanze. La realtà non è quindi costituita da
leggi universali immutabili come per Machiavelli. Altro concetto saliente del
pensiero guicciardiniano è il particulare (Ricordi) a cui si deve attenere il
saggio, cioè il proprio interesse inteso nel suo significato più nobile come
realizzazione piena della propria intelligenza e della propria capacità di
agire a favore di se stesso e dello stato. In altre parole, il particulare non
va inteso ego-isticamente, come un invito a prendere in considerazione
solamente l'interesse personale, ma come un invito a considerare
pragmaticamente quanto ognuno può effettivamente realizzare nella specifica
situazione in cui si trova (dottrina che collima con quello di Machiavelli).
In netta polemica, Pitti scrisse l'opuscolo Apologia dei Cappucci, a difesa della
fazione dei democratici. E considerato il progenitore della storiografia
moderna, per il suo pionieristico impiego di documenti ufficiali a fini di
verifica della sua Storia d'Italia. La reputazione di Guicciardini poggia
sulla Storia d'Italia e su alcuni estratti dai suoi aforismi. I suoi
discendenti aprirono gli archivi di famiglia e diedero incarico a Canestrini di
pubblicare le sue memorie. Furono pubblicati i suoi Carteggi, che contribuirono
ad un'accurata conoscenza della sua personalità. «L’angolo di prospettiva
dal quale si prese a considerare, nella prima metà del secolo XVII,
l’opera guicciardiniana, la posizione di questa nel giudizio dei lettori
secenteschi, sono bene indicati da uno spirito acuto dell’epoca, A. G. Brignole
Sale. “Quindi non per altro, a mio giudizio, porta pregio il Guicciardini sopra
il Giovio, sol che questi, qual pittor gentile, de’ soggetti ch’egli ha per le
mani colorisce agli occhi altrui con vivacissimi ritratti, senza inviscerarsi,
la superficie, quegli per contrario, qual esperto notomista, trascurando anzi
dilacerando la vaghezza della pelle, vien con l’acutezza della sua sagacità
fino a mostrarci il cuore e il cervello de’ famosi personaggi ben penetrato.” All’affiatamento
con lo spirito dell’opera guicciardiniana si accompagnò, sul piano letterario,
una migliore intelligenza del suo stile, di cui si cominciò ad ammirare,
superando le pedanti riserve linguistiche, la scorrevolezza, l’intima misura e
precisione pur nel tono sostenuto. Tuttavia, proprio dal più accreditato
esponente letterario del tacitismo, Boccalini, fu formulato un giudizio tra i
meno benevoli alla Storia.» Il giudizio di Francesco De Sanctis
Copertina di un'antica edizione della Storia d'Italia Francesco De Sanctis non
ebbe simpatia per Guicciardini ed infatti non nascose di apprezzare
maggiormente il Machiavelli. Nella sua Storia della letteratura italiana il
critico irpino mise in evidenza come Guicciardini fosse, sì, in linea con le aspirazioni
di Machiavelli, ma se il secondo agì in linea con i suoi ideali, il primo
invece "non metterebbe un dito a realizzarli". De Sanctis affirma:“Il
dio del Guicciardini è il suo particolare.” “Ed è un dio non meno assorbente
che il Dio degli ascetici, o lo stato del Machiavelli.” “Tutti gli ideali
scompaiono.” “Ogni vincolo religioso, morale, politico, che tiene insieme un
popolo, è spezzato.” “Non rimane sulla scena del mondo che l'INDIVIDUO.” “Ciascuno
per sé, verso e contro tutti.” “Questo non è più corruzione, contro la quale si
gridi: è saviezza, è dottrina predicata e inculcata, è l'arte della vita”. E
poco più in basso aggiunse. “Questa base intellettuale è quella medesima del
Machiavelli, l'esperienza e l'osservazione, il fatto e lo «speculare» o
l'osservare. Né altro è il sistema. Guicciardini nega tutto quello che il
Machiavelli nega, e in forma anche più recisa, e ammette quello che è più
logico e più conseguente. Poiché la base è il mondo com'è, crede un'illusione a
volerlo riformare, e volergli dare le gambe di cavallo, quando esso le ha di
asino, e lo piglia com'è e vi si acconcia, e ne fa la sua regola e il suo
istrumento". Nel Romanticismo, la mancanza di evidenti passioni per
l'oggetto dell'opera era infatti vista come un grave difetto, nei confronti sia
del lettore che dell'arte letteraria. A ciò si aggiunga che Guicciardini vale
più come analista e filosofo che come scrittore. Lo stile è infatti prolisso,
preciso a prezzo di circonlocuzioni e di perdita del senso generale della
narrazione. "Qualsiasi oggetto egli tocchi, giace già cadavere sul tavolo
delle autopsie". Altre opera: Scritti autobiografici e rari
(Laterza), Storie fiorentine; Discorso di Logrogno, Considerazioni sui Discorsi
del Machiavelli, Ricordi politici e civili Dialogo del Reggimento di Firenze, Storia
d'Italia, Scritti sopra la politica di Clemente VII dopo la battaglia di Pavia
(Firenze, Olschki); Le cose fiorentine, R. Ridolfi, Firenze, Olschki, Carteggi,
presso Zanichelli, Bologna; presso Istituto per gli studi di politica, Firenze;
presso Istituto storico italiano, Roma; presso G. Ricci, Roma. "Donna di
grandissimo animo e molto virile", secondo il Guicciardini (Storie
fiorentine). N. Sapegno, Compendio di storia della letteratura italiana, La
Nuova Italia, Firenze, A. G. BRIGNOLE-SALE, Tacito abburatato, Genova, «Or chi
non vedescriveva il Tassoniche questo è uno stil maestoso e nobile, quale
appunto conviensi alla grandezza delle cose proposte e alla prudenza politica
dell’Istorico che le tratta? e che non ostante i periodi sien tutti numerosi e
sostenuti, per esser ben collocate le parole fra loro, e però l’ordine, e ’l
senso facile e piano in maniera che ’l lettore non trova scabrosità né intoppi,
come nello stil di Villani, che va saltellando e intoppando a ogni passo etc. A.
TASSONI, Pensieri diversi, Venezia, Il
legame del pensiero politico tassoniano con quello di Guicciardini (incluso, a
differenza del Machiavelli, tra gli storici della «prima schiera» con Comines e
Giovio, ossia considerato pari agli antichi; v. Pensieri) e del Machiavelli è
noto: i due fiorentini, come dice il Fassò, furono «i due poli» a cui si volse
la sua riflessione politica. (Introduz. a TASSONI, Opere, Milano-Roma, T. BOCCALINI, Ragguagli di Parnaso e Pietra
del paragone politico, I, Bari, Walter
Binni, I classici italiani nella storia della critica: Da Dante al Marino,
Nuova Italia, Testi Dialogo e discorsi del reggimento di Firenze” (Bari,
Laterza); “Historia di Italia, Pisa, Capurro; Historia di Italia. Libri (Venezia,
Angelieri): Scritti autobiografici e rari” (Bari, Laterza); “Scritti politici”
(Bari, Laterza); “Storia d'Italia” (Bari, Laterza); “Storie fiorentine” (Bari,
Laterza); Studi R. Ridolfi, 'Vita', Milano, Rusconi Treves, Il realismo
politico, Firenze, R. Ramat, “La tragedia d'Italia” Firenze, V. De Caprariis, Guicciardini.
Dalla politica alla storia, Napoli, (ristampa Bologna, G. Sasso, Per Francesco
Guicciardini. Quattro studi, Roma, E. Cutinelli-Rèndina, Guicciardini, Roma, Famiglia
Guicciardini. Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Propositioni, overo Considerationi in materia
di cose di Stato, sotto titolo di Avvertimenti, Avvedimenti Civili, &
Concetti Politici di Guicciardinii, Lottini, Sansovini, Venezia, Presso
Altobello Salicato, Opere illustrate da Giuseppe Canestrini, Firenze, Barbera,
Bianchi e Comp., (Bari, Gius. Laterza); biblioteca italiana. Il principe, che colmezo
del suo Ambasciatore vuole ingannar Paltro, deueprimaingannar
l'Ambasciatore,percheopera,en parlaconmaggior efficaccia,credendo che cosisiala
mentedel fuo Principei,lchenon farebbesecredesseesseresimulatione,eg il medesimo
ricordousiogn'uno, che permezod'altrivuoleper Juadereaun'altro il falso. DAL
fareò nonfareuna cosachepaiaminima, depende benspejlo momentodi
coseimportantiffime, o però nelle cosepiccole deuefieffereauuertito,ceonsiderato.
FÁCIL cosa è guastarsiunbel'eseredificile alracquistarlo,peròchisitruong inbuon
grado deue fareogni sforzo dinonlasciarselovscirdimano. E' Pazzias degnarsiconquelle
personeconle qualiperlagrandezzaloro,tunon puoisperaredi poteruendicarti, peròsebena
pare essereingiuriatodaquesti, bisogna patire, efimulare NELLE cose di guerra nasconoda
un'horaàvn'altrainfinitevarietà, perònon fideuepigliaretroppo animodelenuoueprofpere,
nè uiltàdelleauuerse, perchespeso nascequalchemutatione, ma
questodeueinsegnare, chea chifelipresental'occasione non laperda, perchedurapoco.
COME ilfinedemercantièilpiudellevolteilfallire; quellodenauigantiilfom mergere,
cofi spesso di chi lungamente gouerna ilfineè capitarmale QYESTI ricordison regole,
che inqualche casoparticolarechehadiuerfa
LE cosechesonouniuerfalmentedesiderate, rare uolteriescono, laragioneècheli
pochi sonoquellichecommunementedannoil mottoallecose,e alifini, dichesono
contrarij aljaigliappetitidi molti TVTTE le sicurtàchesipossonohauere del'inimicofonbuone,difede,diamici,
dipromesse, ed'altreassicurationi, ma perlamala conditionedeglihuomini,evariatio
nedetempinissunaaltraè migliore, & piuferma, che accommodarsiinmodo, chel'ini
mico non habbiapoteftàd'offenderti IX NESSUNA cofa deue desiderarepiul'huomo inquestomodo,nèattribuirlopiu
a fuafelicità,cheuederel'inimicofuoprostratointerrae ridotto aterminitali, chetu
l ' habbia a discretione. Ma quanto è felice a chi accade questo, tanto deve farsi
glorioso conl'ofarlalaudabilmente, cioèesserclementeaperdonare, cofapropriadeglianimi
generofi, & 'eccellenti: ragione, ragione, hannaeccettione, maqualifianoqueicasi
particolari,sipofonomaleinsegnare altrimenti,chceon ladifcrettione. diuèdicarsi
dite, nonlo facciaprecipitosamente,anziaspettiiltempoel'occasione,laqualesenza
dubbioliuerrà diforte, chesenzascoprirsimaligno, oappasionato, potràsodisfareal
fuodesiderio. Chi hadagouernare Città, opopolielivogliatenercoreti, Sappiacheordina
riamentebastapunirei delinquentiaföldiquindiciperlira, maènecessariopunirli tutti,
che in effetto si acustigato ogni delitto, ma si può ben far qualche misericordia,
eccetto delli casi atroci, che bisogna dar essempio. Il ricordo disopra, bisognavsarloin
modo chel'acquistarno medinoneserbene.
fattore,nonfaccia,chegl'huominifugghino,& a questo si prouedefacilmente, con
beneficiar n feuor della regola qualch’ono, perche naturalmente ha tanta si g noria
negl’huomini la speranza che piutivalerà presso agl’altri, &
piuessempiofavno chetuhaba biabeneficiato, checento che nonhabbinodatehauutor emuneratione.
S. Auuertimenti di XII. INGEGNATEV Idinon venireinmal concetto appressodichièsuperio
renella patriavostra, neuifidatedelbuongouernodeluiuernostro,chesiatale,che non
pensiate d'hauergliacapitarnelle mani;perchenasconoinfiniti,enonpenfaticasi
dihauerbisognodilui, èconuersoil Superiorese havoglia di punire, & XIII.
TVTTI glihuominisonobuoni,cioedouenoncauanopiacereoutilità del male, piace piu
loro il ben che il male: ma sono varie le corruttele del mondo e fragilità
loro; & spesso perl'interesseproprioinclinanoalmale. PeròdafauiLegislatorifieper
fondamento dele Republiche trouato ilpremioelapena,nonperviolentareglihuomini, m
a perche seguiting l’inclinationenaturale. PIV tengono a memoriagl'huomini l'ingiuria,
cheibeneficijriceuuti,anziquan dopuresiricordanodeibenefici, lofannonell’imaginesuaminore,chenon
furiputun dosimeritar piuchenonmeritano. Ilcontrariosifadell'ingiuria,cheduoleadogniuno
E 'laudato appressogl'antichi,& è verissimoprouerbio: Magistratusvirumoftédit,
perche conquestoparagonenonsolosiconosceperilpesochesiba,sel'huomoèd'assai
odapoco,maperlapoteftà,elicenzasiscuopronoleaffettionidell'animo,cioèdiche
natural'huomofia, perchequantoaltruièpiu grande,tantomancofreno,erispettoha
alasciarsiguidaredaquelchegl'ènaturale. SE
liScrittorifuferodiscreti,ogratisarebbehonesto,edebito,chelipadronilibe
neficiasseroquantopotesero,ma perchesonoilpiudellevolted'altranatura,equando
fonopieni,olilasciano,òlistraccano,peròèpiu vtileandareconloroconlamanostret
ta, e trattenendoliconsperanza, darlorodieffettitantochebastiafarechenonsidi
Sperino. piu, cheragionenolmentenon
doveriadolere,peròdouegl'altritermini.forpara guardateuidifarquellipiaceri, chedinecessitàfannoadun
altrodispiacerevguale, percheperlaragionedettadisopra, siperdeingrosso, piuchenonsiguadagna.
, percheper esperienzasivedecheglihuomininonsongrati,perònelfareicalcolituoi,
òneldi
segnardisponerdeglihuominifamaggiorfondamentoinchineconseguevtilità,chein
chis’hadamuouerfoloper rimunerarti, percheineffettoibeneficijsidimenticano.
cheprocededa bron’animo, fivede, chepurtalvolta èremunerato qualchebene ficio,e
anchespessodiforte,chenepagamolti,& ècredibilecheaquellapotestà
ch'èsopraglibuominipiaccinol'ationinobili,eperònonconsentachesianosenza frutto:
INGEGNATEV Id'haueredegliamici, perchesonbuoniintempi,luo ghiecasi, chevoinonpensarete,equestoricordobenchevulgato,nonlopuòconsidera
reprofondamentequantovaglia, achinonèaccadutoinqualchefuaimportanzafen
tirnel'esperienza: PIACE vniuersalmente, chièdinataraverae liberă,&
ècosagenerosa,ma
talvoltanuoce.Madall'altrocanto,lasimulationeèvtile,ma'èodiata,G hadelbrut the
ènecessariaperlemalenaturede glialtri,però non sòqualesidebba eleggere,
Credoperò, chesipossavfarel'onaordinariamente, senzaabbandonarl'altra,cioènel
corsotuoordinariocomume vjarlaprimainmodo,cheacquistinomedi personalibe ra, nondimenoincerticasiimportantipotrai
sarelasimulatione,laqualeàchivi uecosìètantopiuvtile,e
sicredemeglio,quantoperbauernomedelcontrario,tiè facilmentecreduto E
INCREDIBILE quantogiouiachihaamministratione, chelecosesue
fienosegrete,perchenonsoloidisegnisuoqiuandosifanno,possonoeserprenenuti,e
interrotti,maancoral'ignorareisuoipensieri,fachegl'huominifannosempreattoniti
3 PIV
fondamentopotetefareinvnoc'habbiabisognodivoi,oc'habbiainqua! checasol'interese
communecheinvnoc'habbiariceuutodaboibeneficio XIX. H O. postoiricordidisopra, perchesappiateviuere,ericonosciatequelchelecose
possono, nonacciocheviritiriatedalbeneficiare, percheoltrecheècosagenerosa,en
PER Lecagionidisopra, nonlaudochiviuesempreconsimulatione,& conarte,
mascufobenechiqualchevoltal'vja. $1A
certochesetudesideri,chenonsisappiachehaifatto,òtentatoqualcheco
Ja,cheèsempreapropositoilnegarla.Percheancoracheilcontrariosiaquasiscoperto
& publico,tuttauianegandolaefficacemente,sebenenonlopersuadiachihaindi tij,
ocredeilcontrario,nondimeno perlanegationegagliardaseglimetteilceruello
àpartito. A 3 esospetti,
efofpetti,aoßeruarelesueattioni.Ed'ognifuominimomoto,sifannomillecommente
ti,& interpretationi,ilcheglidàgranriputatione,peròchièintalgradodouerebbe
auezzareisuoiministrinonsoloàtacerelecosechemaisifappino,ma ancortuttequel
lechenonèptilechesipublichino. ANCORA quellicheattribuendotuttoallaprudenza, ovirtů,
s'ingegnano escludere la fortunna, o n possono negare , che non si agrandissi ma
forte nascere d quel tempo, oabbattersia
quelleoccasioni,chesienoinprezzoquelleparti,opirtùinchę tu vali . NON
vogliogiàritirarquellicheinfiammatidall'amoredelta Patriasimetto Ho a pericolo
per rimetterla in libertà, e liberarla da Tiranni; ma dico bene, che chi cerca mutationedistatopersuointereffenonèsauio,percheècofapericolosa,
elivede cõeffettiche
pochissimitrattatisonoquicheriescano,epoiquãdobeneèsuccesso, fide e quasisempre
che nellamutatione tu no conseguiscidi gră lunga quel chetu haidife gnato,&
inoltretioblighiàvnoperpetuotrauaglio, perchesempretuhaidadubita re, nontorninoquelli,
chetuhaifcacciatijeti vecidino. Chi
purpuoleattendere'atratati,siricordi,chenefunacosalirouinapiucheit
desideriodivolerlicondurretroppofieuri, perchéchi vuolfarperinterponere manco
tē po, implicapiuhuomini,emescolapiucose,dallaqualcausasiscopronosempre fimili
pratiche. E t a n c o è da credere che la fortuna, sotto l'animo di chi son qoueste
cose si j de gniconchivuolliberarsidalla potestàfua &
aficurarsi,peròèpiufécurovolerliesem
quireconqualchepericolo,checontroppasicurta. NON
disegnatesùquello,chenonhauete,nèspendetefuliguadagnifuturi;
perchemoltevoltenonfuccedono,etitrouiinuiluppato, & sivedeilpiudelevol te, chelimercantigroffifallisconoperquefto,quando
persperanzad'vinmaggior
guadagnofuturo,entranosuocambi;lamoltiplicationedequaliècerta, & hatempo
determinato, maliguadagnimoltevolte,ononnengono, ofiallunganopiucheildia
OSSERVA I quandoere AmbasciatoreinIspagnaappressoil Re Ferdinan dod'AragonaPrincipefauio,&
glorioso,cheegliquandovoleuafareunaguerra,
impresanuoua,òaltracosad'importanza,nonprimalapublicaua,epoilagiustifica ua, maperilcontrariovsauaartecheinnāzis'intendessequellocʻbaueuainanimo,er
fidiuulgana ilRe douerebbeperletalicagionifar questo inmodo,chedoppopublican
dosiquelchegiàpareuagiuftoadogniunoonecesario,èincredibileconquantalände
eranoriceuutelefuedeliberationi.RCON
viaffaticateaquellemutationichenonparterisconoaltro,shemutarei
visidegl’huomini: perchechebeneficiotirecafequelmedesimomale,odispetocheti
facciaPietro tifacciaGiovanni? 12 . Jegne,
Tegno,dimodo,chequellaimpresachetuhauenicominciatacomevtile,tiriescedania
nofiffima SE hauetefalitopenfatelabene, emisuratelabene, tananzicheentriateinprigio
nepercheancorach'ilcafofussemoltodificileascoprire,tamenèincredibile,aquante
cosepensailgiudicediligente edesiderosoditrovarelaverità,& ogniminimospiras
glioèbastanteafaruenire tuttoaluce. ,ofa tiche.Ma quelchelafa
forsedesiderabileancoraall'animepurgate,èl'appetitoche
s'had'esserefuperioreagl'altrihuomini,ilcheècerto.cafabella &
beata,attesomaffia me ch’innessunaaltracosacipesamoassomigliareaDio
dentisubitiderepentini,cosacheagiudiciomioèrarissima pericoli,& mai LÀ
medesimaragionefa,chequantopiul'huomoinuecchia,tantopingliperfa ticailmorire, e
semprepiuconleattioni,econlipenfieriviue,comesejapesenonha
weremaiamorire. SI CREDE, &
ancospessofeuedeperesperienza,chelericchezzemale
acquistate,nonpassanolaterzageneratione. Sant'Agoftinodice,cheDiopermet te, chechil'haacquistategodainrimunerationediqualchebene,chehafattoinvi
ta,ma poinonpassanotroppoinnanzi, percheègiudiciodiDioordinariamente,che
cosinadadimalelarobamaleacquistata. IodiligiàadunPadre,cheameoccor
reuaun'altraragione,perchechiha acquistata la roba,ècommunemente allenato
dapouero,l'amasc sal'arte diconferuarla,maifigliuolichesononati& allcuatida
hodefideratocomeglialtrihuominil'honore& l'otile,& infinquipergram
tia'diDioèfuccedutosopraildisegno,enondimenoquãdohocõseguitoquelchedeside
rauo,nonuihoritronatodētroalcunadiquellecosechemihaueuoimaginato,ragione,
àchibenla considerasse , chedoueriabastareadeftinguereaffailafetedeglihuomini. LA
grandezzadiftatovniuersalmenteèdesiderata,perchetutoilbenech'èin
Jei-appariscedifuori,ilmaleftàdentroocculto,ilqualechinedessenonebarebbeforse
tantanoglia,percheèpienasenzadubbiodipericoli,disospettodimilletrauagli LE cose
nonprenedute, nuoconosenzacóparationepisa,cheleprouifte; peròchiama
moioanimograndeeperito,quelocheregge, enonsisbigotisceporili Non
èdubbio,chequantopiul'huomoinuecchia,piucrescel'auaritia.Sidice
communementeessernecausà,perchel'animodiminuisce,ragione,cheamenonècapa
ce,percheè beneignorantequeluecchio,chenonconoscehauerneminorbisogno,quan
ldpiuinuecchia, &inoltreueggo, chene'uecchis'augmētaperilcotrariolalufuria,
(dicol'apetitoenonlaforza lacrudeltà, egl'altriuitijperòcredo,chelaragionue-:
safia,chequantopiusiuiue,tantopiul'huomos'habituaallecosedelmondo o per
consequentepiul'ama > ricchi, A 4 ricchi, non sanno che cosa sij
l'acquistar roba , & non hauendo arte, ò modo di conservarla facilmente la disipano.
Non fipuòbiasimarel'apetitodihauer figliuoli,percheènaturale:madico bene, cheèfpeciedifelicitànonhauorne,percheetiandiochiglihabuoni,e
saur,' perdita ditēpošle quali cosesonotenutemalenelinostrigiudicij, che X L E
' IMPOSSIBILE, chel'huomo (sebene èd'ottimoingegno, e giudicion a
turale)posaaggiugnères& beneintenderecertiparticolari,però ènecessariale
fperienza, laqualnonaltrogliinsegna,e questoricordolointenderàmeglio,chiha
maneggiatofacendeassai, percheconlesperienzamedesimahaimparatoquantovan
glia,esiabuonal'esperienza.
strettonontoglieànessuno,pinsonoquellichepatisconodel legrauezzedel prodigo, chequellichehannobeneficiodellaficalarghezza:Laragio
nedunquealmiogiudicioè,cheneglihuominipuopiulasperanza cheiltimore,etpiu
Sonoquellicheferonocoseguirequalchecosadalui,chequi,chetemonoessereoppreffi.
1. Auuertimenti di senzadubbiomoltopiudispiacerediloro,checosolatione.L'esempiol'hovedutoinmio
Padre,cheasuoidìeraessempioaFirenzedipadrebendotatodifigliuoti,peròpensa
secomestia,chiglihadimalaforte. PIACE
senzadubbiopiuvnPrincipec'habbiadelprodigo,chevnoo’habbia dellostretto,ő
tamendouerebbeessereilcontrario.percheilprodigoèneceßitatofa
reestorsioni,Grapine,lo sha messiasuavolontà,& afuobeneplacito, perchelaleggenonglihavolutodarpoteftà
difarnegratia,manonpotendoneicasiparticolari,perlavarietàdellecircostanze
darneprecisadeterminarione,sirimetteall'arbitriodelgiudice,cioèallasuaconscien
za, checonsideratoiltutto, facciaquelcheglipare piugiusto,& bonefo,&
chialtija mentil'intendesse,s'inganna,perche
laforzadellaleggeloaffoluedihauerneadar
conto,perchenonhauendoilcasodeterminato,sipuòsemprescusare,manonglidàfa
caltàdifardonodellarobad'altri. Χ Ι Ι. SI VEDE
percfperienza,cheipadronitengonopococontodeseruitori,e per
ognsiuacommodità,& appetitoglimettonodaparte. Tolaudoqueseruitori,chepi
gliandoessempioda padroni, tengono piùcontodeleinteresisuoi,chediloro,ilcheperò
consigliochesifaccia,faluandosemprel'honore,e lafede. X L. E R R A
chicredechelicasi, chelaleggerímetteadarbitriodelgiudice, fienorin, -NON
BIASIMO interamentelagiustitiaciuiledelTurco,cheèpiutosto
precipitosa,chefommaria:perchechigiudicaaocchichiusiragionevolmente,spedisce
lametadellecausegiustamente, e liberalepartidaspese,&
spessofarebbepiuperchiharagioneha
uerehauutodaprimalasentenzacontra,checonseguirladoppotantodifpendio,do
titrauagli,senzacheàpermalignità,operignoranzadelligiudici;ó ancoraper
ofleruanza delle leggisifa delbianconero: 1 L’IN
deuiofferuarequestaopinione,etiamconqualchetuain- commodità,&
inquestos'ingannanospessoglihuomini,perchesimuovondoa qualche pocodidanno, cheapparisce,&
nonconfideranoquantosianograndiibeni,chenonsi veggono,
percheisudditinonveggono,enonmisuranoappuntoquelchetupuoifare,anzi
imaginandosimoltevoltelapotestàtuamaggiore,chenonè,credonoaquellecoseche
tunonlipotresticostringerė. XLIX. SONO alcunihuominisauiasperarequellochedesiderano,altrichemailocrea
dono,infin,chenonnesonobensicuri,& senzadubbiopiuvtileèsperareinfimilicasi
poco,chemolto,perchelasperanzatifamancaredidiligenza,e tidàpiudispiacere,
quandolacosanonsuccede. QUANTO
bendissecolui.Ducuntvolentesfatanolentestrahunt,seneveg
gonoognidìtanteesperienze,cheamenonpare,chemaicosaalcunasiaiceljimeglio.
Saui,chesidevgeodereilbeneficiodeltempo. M. Francesco Guicciardini. S
L’INTENDERSI beneconlifrateli, econliparenti, fainfinitibeni, che tunonconosci,perchenonapparisconoadviper
vno,mainfinitecosetiprofitta, fattihauereinrispetto,però
altrimentièimpossibile,chelungamentesiatenutobuono. CHI
nonsicurad'esserebuono,madesiderabuonafama,bisognachesiabuono, 10
fuigidd'opinionedinonvedereetiamcolpensareassai,quelchenonvedeuo prefto: maconl'esperienzahoconosciutoeserefalfifsimo,peròfáteuibefedichidi
cealtrimenti. Quanto piusipensanolecose,tantomeglios'intendono,á sifanno:
QVANDO tiverràoccasionedicosa chetudesideripiglialasenzaperdereten po, perchelecosedelmondosivarianotantospello,chenonsipuòdiredihauercofaal
cuña, finchenonsiainmano.Etquandotièpropostaqualchecosa,chetidispiace,cer
caildiferirlapiuchetupuoi,percheogniborasivede,cheiltempoportaaccidenti,
cheticauanodiquestedifficoltà,& cosìs’hadaintenderequelprouerbio,chediconoi
ILTIRANNO faestremadiligenzadiscoprirel'anitzetio,ciodseticon
tentideltuostato,consideragliandamentiÜnnodituoi,concetičaredritesdiertocat chi
CHIHA autorità, &signoriapuofpingersi,&flenderlaancorasopralefor zesue,
LI . L. SE tuvuoiconoscerequalifienoipensierideTiranni,legiCornelioTacito,quan
dofamentionedegloltimiragionamentic'hebbeAugusto conTiberio. IL medesimo Cornelio
Tacito achibenloconsidera,insegnapereccellenzacome s'ha da gouernarechi
vinesottoa un tiranno. thìconuersateco,e
conragionartecodivariecofe,&ponerti domandarti partiti,&
parere,peròsenonvuoichet'intenda,bisogna,chetiguardicongrandissimadiligen za, damezzicheeglivsa,nonvsartermir:
A chi haconditionenella Patria,efiafotoonTirannofanguinofo& beftia
le,siposjondarepocheregole,chseienobuone,eccettoiltorsol'esilioM.a quandoilTi
fanno,oper prudenza,òpernecessitàdel suostatosigouernaconsospetto, on’huomo
benqualificatodeuecercarediesseretenutodaaffai, & animoso,madinaturaquieto,
nècupidod'alteraresenonèsforzato,percheintalcasoilTirannotiaccarezza,e
cercadinondarticaufadifarnouità,ilchenonfariaseticonoscesseinquieto, perche
all’horapensainognimodochetunonsiaperftarefermo,ondeèneceffitatopensare
sempreťoccasionedispegnesti. SECONDO ilterminedisopra,èmegliononeseredelipiuintimieconfiden
tidelTiranno, perchenonsolotiaccarezza,mainmoltecose,famancoasicurtàte co, checonlisuoi,cosìtugodilasuagrandezza,&
nellarouinasuadiuentigrande, ma
diquestoricordononsenepuòvalerechinonhaconditionegrādenellasuapatria. E' DIFFERENZA dhauerelifudditidisperati, adhanerlimalcontenti,
perchequelinonpensanomaiadaltro,cheamutationedistato,elacercanoetiamcon
suopericolo, questisébenenonsicontentano,edesideranocosenuouteamennoninui
tanoleoccasioni,ma aspettanochedaseuenghino.
NON. posonogouernareisuditibenesenzaleuerità,perchelamalignitàde
glibuominicercacosim,asiuvolemescolardestrezza, & fardimostratione, accioche
glihuominicredano,chelacrudeltànon piace,ma che l'usiper necessità, esalute
publica. SIDOVERIJ atenderealiefet,inonaledimostrationi,esuperficie,e
nondimancodincredibilequantagratia,cöfauoveticöcilinoappresoglihuominileca
rezze, etlahumanitàdiparole.lragionecredochesia,percheogniunosistima,
parmeritarepiuchenonuale, eperòsisdegna',quandonede,chetunontieniquel
contodilui,chegliparechesegliconuenga. Auuertimenti di
chebabbinoadarsospetto,guardandoco meparli,etiamconlintimituoi,e
secoragionando,& rispondendodiforte,chenonti poljacauare, i!chetiriuscirà,setipresupponisemprequel'obbietto,cheegliquanto
puoticirconuieneperscoprirti. E'COSA
honoreuoleàun'huomononprometteresenonquellocheuuoleoffer nare,ma
communementetuttiquelligachituneghi,á giustamente,reftanomalfodif
fatti,percheglihuomininon Jilalanogouernaredallaragione:Ilcontrariointra
uiéneachipromette,percheintrauengonomolticasi,chefannochenonaccadefare
l'esperienzadiquello,chetuhaipromello,& cosihaisodisfattoconlamēteyetsepure
s'hadauenireal'atononmancanoSpedoscuse,emoltisonofigrofli,chesilasciano
aggirare M . Francesco Guicciardini. aggirareconparole,nondimeno è
fibruttomancareallaparolafua, chequestopre
ponderaogniutilitàchesitraggadalcontrario,& peròl'huomosideueingegnaredi
trattenersiquantopuoconrispostegenerali,&pienedibuonasperanza,manondifor
techetioblighinoprecisamente. percheèpaz giafarsinimicosenzaproposito,&
ueloricordo,perchequafiogniunoerrainque ftaleggerezza. Chi entrane' pericolisenzaconfiderarequelchepossono,oimportino,
fichiama bestiale, maanimosoèquellocheconoscendoipericoliuientrafrancamente,operne
cefftà,operhonoreuolcagione. ranno . mad ti ipopoli, CREDONO
molti,cheunfauio,percheuedetutiipericoli,nonpossaesserea nimoso:
10sonodicontrariaopinione,chenonpossaesseresauiochinonèanimoso, per che manca
di giudicio, chi stima a d auuenire il pericolo, piuc he non si deve, ma per
auuentura questopaso, cheèconfuso,deuesiconsiderare,chenontuttiipericolihan no
effetto,perchealcunineschifal'humo coladiligêza, etindustria,etfrächezzasua,
altriilcasoiftesoetmilleaccidētichenasconoportanouia, peròchiconoscospericoli,no
lideue metteretuttiad entrata,& presupponerechetuttisuccedano,m a
discorrerecon prudenza quelchealtruipuò
sperared'aiutarsi,edoueilcasoverisimilmenteglipuò
farfauore,farsianimo,nèritirarsidall’impresedirili,& honoreuoliperpauradituttii
pericolicheconosceessernelcaso. ERRA
chidice,chelelettereeglistudijguaftanoilcervellodeglihuomini, percheforseè veroachil'hadebole,
ma doueleletteretrouanoilnaturalebuono,lo
fannoperfetto,percheilbuonnaturalecongiuntocoʻlbuonoaccidentalefannobuonif Jima
compositione. Livi E'SEN?A comparationepiudetestabileinvn Principel'avaritia,cheinun
priuato,nonsoloperchehauendopiúfacultàdadiftribuire,priuaglihuominitantopiù:
maetiamperchequellochehavnpriuatoètuttofuo,&perusofuo,& nepuòsenze
giuftaquerelad'alcunodisponere,matuttoquellochehailPrincipe,glièdatopervalós
& beneficiod'altri, &peròritenendoloinfe,fraudaglihuominidiquelchedeueloro.
GV ARDATEV Idatuttoquellocheuipuonuocereenongiouare,però inpresenzad'altri, nonditemaisenzanecessitàcose,chedispiaccino,
NON furonotrouatiiPrincipiperfarbeneficioaloro,perchenessunofefareb
bemessoinseruitùgrauiffima,ma perinteresedepopoli,perchefuserobenegouernati,
peròcomeonPrincipehapiurispettoafe,cheaipopoli,nonèpiu Principe Dico che il Principe
chefamercantia,questononsolofacosavergognosa,maè
Tiranno,facendoquellocheèoficiodepriuati,enondePrincipi,&
peccatantoverfa Auuertimenti di ipopoli, quantopeccherienoipopoliversolui,volendointromettersiinquel
che è oficio solo del Principe. Le
cosedelmondosonovarie,edipendonodatanticasi,& accidenti,chedifficilmē
tesipuofargiudiciodelfuturo,& sivedeperesperienza,chequasisemprele conietture
de sanij sono fallaci, però non laudo il consiglio di quelli che lasciano la commodità
d'onben presente, ben che minore, per paura d'on mal futuro, benche maggiore, se
non èmoltopropinquo,etmoltocerto,peichenon succedendo poispessoquello dichete
meui,titrouipervnapauravanahauerlasciatoquellochetipiaceua,& peròèfauio
quelprouerbio. Dicosanascecosa. Nelle cose dello stato ho vedutospessoerrarechifagiudicio,
percheesamina
quellocheragioneuolmentedouerebbfearquestoequelPrincipe,etnoconsideraquel
lochefarà,verbigratiailRediFrancia,perchedeuehauerpiurispeto,qualsialana
tura& costumidonFrancese,cheàquellodouerebbefarciascunPrincipe,prudente,
faggio,& giusto. 10 HO
dettomoltevolte, etlodicodinuouo, ch’oningegnocapace, & chesappia
farecapitaledeltempo,nonhacausadilamentarsi,chelauitasiabreue,perchepuò
attendereadinfinitecose,& spendereytilmenteiltempo,gliauanzatempo. Non
èfaciletrouarequestiricordi,maèpiudificileesequirli,perchespesso
l'huomoconosce, manonmetteinatto, peròvolendovsarlisforzatelanatura,e fate
niunbuonhabito,colmezodelquale,nonfolofaretequesti,maancoraviverràfatto
senzafatica, tuttoquellochevicomandalaragione.
sottol'Imperio,cheTiberiohuomotiranno,& superbohaueuaesofa
tantadappocagine. SE hauetemalasatisfattioned'ono,ingegnateuiquantopotete,chenonsen'accor
ga, perchesubitofialienaràdavoi,& vengonomoltitempi, &
occafionichevipollo noferuire, viseruirebbe,secoldimostrared'haverloinmalconcetto,nonvelbauesti
giocato,e ioconmiavtilitàn'hofattol'esperienza,cheinqualchetempohohauuto
malanimoversod'ono,chenonaccorgendosenem'hapožinqualcheoccasionegiouato, com'è
statoamico. L'AM . Non
simarauigliarddell'animobasoeseruiledemoltipopolichileggerainCor nelio Tacito,cheliRomanisolitiàdominareilmondo&
viuereintantagloria,ferui uanosivilmente. Chi vuoletrauagliare, nonsilascicanaredipossessionedellefacende,
perchedal
l'onanascel'altra,siperl'aditochedàlaprimacaufaalaseconda,comeperlariputa
tionechetiportailtrouartiinnegotio,& peròsipuo.ancoaquestoadattareilprouer
bio:Di cosa nasce cosa. 1 1 & nefas,como
ècausad'infinitimali.PeròveggiamocheliSignori fimilichehannoquestoobiet
to,nonhannofrenoalcuna,o fannounpianodellaroba,& vitadeglialtri, purche,
cosigliconfortiilrispettodelasuagrandezza.
similimodi,hapiulungotrattocheprimanons'haveb becreduto, comeancoraintrauieneadvnochemuored'eticooditisico,chelasuavi
tasempresiprolungaoltral'opinionechehannohauutoimedici,colivnmercăteinan
zichefalisca, pereserecõsumatodagliinteresifireggepiutēpo,cbenöeracreduto. M'e
parfasempredificileacredere, cheDiobabbiaapermettere,chelifigliuoli delDuca
Lodouico, habbinoagoderquellostato,quandoioconsidero,cheilpadresuo
l'havfurpatofceleratamente,é pervfurparloèstatocausadellarouina, seruity
d'Italiaeditantitrauagliseguitiintutta Christianità, a questichelibiasimama
nosonopazzi, perchestarebbefrescalaCittà,cóloro,seiltirannononhauesseattor
noaltrichetristi. M. F 7 L'ambitione
dell'honore,edellagloriaèlaudabile,& vtilealmondo,
perchedacaujaagl’huominidipēsareefarecosegenerose,&ecelse.Nonècosiquel la
delagrandezza,perchechilapigliaperidolo,vuolhauerlaperfas, L'imprese e cose, chehannodaaccaderenon
perimpeto,maperchepri
masiconsumano,vannoassaipiuinlungo,chenonsicredeuadaprincipio,perchegli
huominisiostinanoapatire,apatiscono, lopportanomoltopiu,chenonsisarebbe
creduto. Perùveggiamo, ch'unaguerraches'babbiaafinireperfame,perl'incomodi
tà,per mancamēto didanari,& FATEV 1beffediquestichepredicanolalibertà,nondicoditutiman’ec
cettuobenpochi,percheogniunodiquestitali,chesperasjehauerepiubeneinvnosta
tostreto,cheinunlibero,vicorrerebbeperleposte,perchequasituttipostponeran
noilrispetodel'intereseloro,esonpochifimiquelicheconoscono quanto vagliala
gloria& l'honore. gottirti, e
coltenereilcapofranconontilassareleuarefacilmente. . CHI
conuerfacongrandinonfilafcileuaracauallodacarezzeedimostrationi
fuperficiali,conlequaliefefannocommunementebalzarglihuominicomevogliono,
@affogarlinelfauore. Etquantoquestoè piudificileadifendersitantopiudeuesbir N O
N potetehauermigliorparte,chetenerecontodell'honore,perchechifaque ftonontemei
pericoli, nefamaicosachesiabrutta,perotenetefermoquestocapo, ú
faraquasiimpossibile,chetuttononvisucceda.bene,expertusloquor. Dico
cheunbuoncittadino,& amatoredella patria, nonfolodeuetrattenersi
coltirrannopersuasicurtà, percheèinpericoloquandoèhauutoinsospeto,maanco
taperbeneficiodelapatria, perchegouernandosicosi,glivieneoccasioneconconsigli,
& conoperedifauoriremoltibuoni,edisfauoriremoltimali LAV
städodimezzotusemprerilieuietuincachisiuoglia. La natura depopoliècomequelladepriuati,diuoleresempreaugumentaredel
gradoinchesitrouano,peròèprudenzanegareloroleprimecose,chedomandono,per
checoncedendononlifermi,anzigliinuitiadomandarpiu,& conmaggiorinstanza,
chenonfaceuonoda principio,perchecol.darlispessodaberesegliaccresce
lasete.OSSERVATE condiligenza lecosedetempipassati,perchefannolumealle future, cumsitcheilmondofiasempred'unamedesimaforte,&
chetuttoquellocheè,
sarà,èstatoinaltrotempo,perchelemedesimecoseritornano,mafotodiuerfinomiz &
colori,peròogniunononleconosce,masolochièsauio,eleconsideradiligentemente.
LXXXV. SE Oferuatebene, trouateched'etàinetàsimutanononsolamenteiuocaboli,
modideluejlire,eticostumi,maancoraquelcheèpiuigustiel'inclinationidell'arme,
& questadiuersitàsivedeetiaminuntempomedesimodipaeseinpaese,douenonso
loèdiuersità delleinftrutioni,maancoradegustidecibiedegliappetitiuarijdegli huo
mini. Lamětepericolodellauittoria,ma Auuertimenti di i .Laudo
chinelleguerred'altristaneutrale,chièpotentediforte,hatalconsi
derationedistato,chenonhadatemereiluincitore,perchefuggeilpericolo,elaspesa,
elaStracchezza,didisordinid'altripossonoparartiqualchebuonaoccasione:fuordi
questiterminilaneutralitàèunapazzia,percheattacãdoticonunadelleparticorriso 9 4
1 Senza dubbiohamigliortempoinquestomondo,piulungavita,esipuochia
mareinuncertomodofelice, chièd'ingegnopiubasso,chequestiintellettieleuati,pero
chel'ingegnonobile,seruepiutostoatrauaglio,&
cruciatodiehil'ha,nondimenol’uno
participapiudell'animalbruttoched'huomo,l'altrotrascendeilgradodell'huomo,
s'accostapiuallenaturecelesti. INANZI
alM.CCCCXC111.nelqualtempol'ambitione,&cecita del Duca
Ludouicoaperselauiaallarouinad'Italia,eranocome ogn'unosaimodidels la
guerramoltodiuersidaquestiloppugnationedellecittà,leuccisioni,iconflitid'ale
traforte,& quasisenzafangueinmodochechihaueuaunostatodifficilmenteglipote
wa effertolto, dipoifiridusse,chechierapadronedellacampagna,haueuauinta laguer
ra, comeinunmomento,s e eranodueesercitiincampagna siueniuainuntrattoale
lagiornata,& eradatalasentêzadelaguerra,cosiuedemosenzaromperelanciaper
dersiilRegnodiNapoli,ilDucatodiMilano,econlafortunad'unsologiocarsitutto
lostato deVenetiani.Hoggi il Signor Profpero primo ha dimostratodiuerfo modo di
guerra, checolmettersinelleterrehafoggiogatol'impetodichierapadronedellacamo p
a g n a ,m a n o n r i u s c i r e b b e b e ne questo, a chi non hauesse dispositione
de popoli fauor e wole, cornehahauutoegliquelladi MilanocontraFrancesi. LE
medesimeimpresechefattefuorditempo,Sonoštatedificiliseme,òimpoffibile, 1
quando
quandosonoaccompagnatedaltempoedall'occasionesonofacilißime,perònonsiuuo
letentarleattrimenti,perchesetuletentifuordeltemposuo,nonsolonontifuccedono,
maportipericolo,checonl'hauerletentatenonleguastiperqueltempo,chefacilmen
tefarebbonoriuscite,peròsonotenutisauijipatienti. NON
ègrancosa,ch'ungouernatorevsandospesoaffrezza,òefetidifeuerità,
sifacciatemere,percheisudditihannofacilmentepauradichilipuosforzare,eroui n a r
e , & v i e n e f a c i l m e n t e a l l' esecutione, ma laudo io quelli governatori,
che con far poche affrezge, et esecutioni, fannoacquistarsi, &
conferuarnomediterribili. .Ricordate vi di quello che altre volte ho detto di questi
ricordi scheno s'hanno ad
osseruaresempreindistintamente,mainqualchecasoparticolare,cheara
gionediuerfanonsonobuoni,& quali sieno questi casi,nonsipuocomprendereconrego
laalcuna,nesitroualibrochel'insegni,maènecessariochequestolumetelodiaprima
lanatura, & poil'esperienza. ... .
cu i diseonpopolo,diseveramenteunpazzo,percheeglièunmoftropienodi tonfusione;ó
d'errore,perchelesueopinionisonotantolontandeallauerità,quanto
secondoTolomeo,laSpagna dall'India. COME M. 8 * 011. A
miogiudicioinnesjungrado, òantoritàsiricercapiuprudenza,& qualitàec
cellente,cheinvnCapitanod'onoesercito,perchesonoinfinitequellecose,a cheproue
deré,&
comandaresinfinitiaccidenti,etcasivarijsched'horainhoraseglipresentano,
inmodocheperamentebisognachehabbiapiuocchid'Argo,e nonsoloperl'importa zafua, maperlaprudenza,
chelibisognareputoinognialtropesoniente. XCIIII.
Edifferenzaadesereanimoso,&nonfuggireipericoliperrispetodel'bonore,Psta
noel'altroconosceipericoli,ma quelloseconfidapoterfenedifendere,efenonfusseque
staconfidēzanõgliaspetarebe,questopuoeferschetemapiudeldebitoznèsiafaldo,
perchenonhabbiapaura, maperchesirisolueavolerpintostoildãnocbelauergogna. Ho
osseruatowe' mieigouerni, chequandomièvenutainanzivnacausa,cheho hauutoper
qualchegiustorispettodesiderio d'accordarla,nonhoparlatod'accordo,ma
folmetterevariedilationi,& ftrachezzehofattochelemedesimepartilhannoricer
cato, cosiquello,chesenelprincipioiol'haueßiproposto,sariastatoributtato,s'eridotto
intermine, chequandoèvenutoiltemposuo,ionesonostatopregato. XC: N O N
,chechitieneglistatinonsianecessitato,metterlemaninelsangue,madi
cobenechenonsidevefarsenzagranneceßità,& cheilpiydellevolteseneperde,
piuchenonseneacquista,perchenon solos'offendequellichesonotocchi, ma ancorasa
dispiaceall'vniuerfaledeglialtri,efebenetuleuiquelloinimico,oquelloostacola,non
perosenespegneilseme,cumsitscheinluogodiquellosott'entranodeglialtri,&
fpeffo intrauiene,comesidicedell'hidra; cheperognunojnenafcesette. $
NON possoio, nesofarmibello,nedarmiriputationediquellecose,cheinperin
tànonsonocosi,& tamenfariapiuvtilefareilcontrario,percheèincredibilequanto
giouilariputatione,e opinionechehannoglihuomini,chetusiagrande.Conquestoru
moresoloticorronodietro,senzachetun'habbiavenireacimento. che
ilpadrone,eproportionatamenteil superiorelisudditi, perchenonsipresentaianzialuitaliqualisipresentanoagl'altri,
anzicercanocoprirsialui, & parered'altrafortecheinverononsono. ,e pericoli,
qualfortehabbiapiuadesiderareuna Città,òdicaderenelgouernod'vno,òdimolti,odipochi.
p e r c h e d'hora in hora nascono occasioni, che egli commette a chi vede, ò a
chi gli è piu e propinquo, che seti hauesse a cercareòaspettarenontisicommetterebbe,
e chiperdevnprincipiobenchepiccolo,per despessol'introduttione,e
aditaarosegrandi. fawpusēruitorichefannoilmedesimoversoipa droni,non
facendoperacosachesiacontralafede,l'honore. Auvertimenti di COM
Ecoluic'haagiutato, òeftatacaufa, cheunosalgainungrado,louuolgouer
nareinquelgrado,giàcominciaa căcellareilbeneficio,chegliha fato,volēdousarper
se,quelcheprimahaoperato,chesiadiquell'altro,eglihagiustacausadinon.com
portarlo,neperquestomerita eserechiamatoingrato. RON s'atribuiscaalaudedifa, òchinonfaquellecose,
lequalifepotefse,ofa cesjemeriteriabiasimo".DICE
ilprouerbioCastigliano,ilfilsirompedallatopiudebole,semprechepensi venire in concorrenza
è compa ratione di chi è piu potente o rispettato, piu succumbe il
piudebole,nonostante,chelaragioneèl'honestà,òlagratitudinevolesseilcontrario,
perchecommunemente;s'hapiurispetoal'interese,chealdebito: NIVNO
conoscepeggioliferuitorisuoi GII. 10 velodicodinuouo, lipadronifannopococontodeseruitori,&
perogniinteresse listrascinanosenzarispeto,perosono 2 CI. TP
chéstaiincortë,& seguitiongrande, edesideriessereadoperatodaluiinfa cende, ingegnatidiStarlituttaniadinanzia
gl'occhi, pome ...) Concordano N -tutieferemeglioreloftatod'vnoquandoèbuono,
ibedi pochiedimolti,o
buoni,eleragionisonomanifeste,cosiconcludono,chequellod'ono
piufacilmentedibuonodiuentacattiuo,chegl'altri,& quando ècattivoèpeggioredi
tutti,tantopiuquandovaperfiuèceffione,percheradevolteadunpadrebuono fa uio, succedeunfigliuolosimile.Perovorreichequestipoliticim'haueJerodichiarato,
consideratetutequesteconditioni CTII CHI
siconoscehauerebuonaforte,puotentarl'impreseconmaggioranimo,maè da auuertire che
la forte non solo pko essere varia di tempo in tempo, ma ancoinunte m
pomedesimopuoelervaria nellecose,perchechiosseruauedràperesperienza,mol
tiesserefortunatiinunaspeciedicoje,&
inun'altraesseresfortunati,etioinmiopar ricolarehohauutoinfinoaquestodàtre diFebraroM
D XX111.inmoltecose bonißimaforte, tamennonPhosimilenellemercantie, one
glihonori,cheiocerco d'havere, perchenoncercandolimicorrononaturalmentedietro,ma
come cominciò a cercarli,pare chesidiscostino . LE
cosedelmondononstānoferme,anzihannosempreprogressoalcamino,àche
ragioneuolmenteperfuanaturahannodaandare,e finire,matardanospesopiache
ilcrederenostroperchenonlemisuriamosecondolavitanostra,cheèbreue,e non
secondoiltemposuo,cheèlungo, & peròipaffifuoifonopiutardi,chenonsonoino
fri,& fitærdipersuanatura,cheancorachefimouinononciaccorgiamospesode
fuoimoti,e perquestosonofpefjofalsiigiudicij,chenoifacciamo, RON
sosesideuonochiamare: fortunatiquelli, achivnavoltasipresentavna
grandeoccasione,perchechinonè prudente,nonlafabenevsare,masenzadubbiofo no
fortunatiffimiquelli,aqualivnamedesimagrandeoccasionesipresentadueuol
te,perchenonèbuomocosidappoco,chelasecondavoltanonlasappiavsare, cosi
inquestocasosecondos' hadahauere tuttal'obligationeconlafortuna, donenelpri
mohaluogo-ancoralaprudenza . , cheuiuonoinlibertà, ma queli, neiqualiera
meglioprouiftoallaconferuationedelleleggiedellagiuftitia. fannoinuentionediquel
löches'aspeta,òsicrede,epiuorecchivipreftosefononuouestrauaganti,o'inaspet
tate, perchemancooccorreaglibuominifareinuentioni,òpersuadersiquellochenon
èinalcunaconsideratione,ediquestohovedutoiomolteuoltel'esperienza. GRUAN
forteèquelladegliastrologi,cheancora,chelaloroprofeffionefiava M.
FrancescoGuicciardini. NON hamaggioreinimicol'huomo,chefefteso,perchequasitutiimali,perico
li,& trauaglisuperflui, chehanonprocedonodaaltro,chedallasuatroppacupiditate.
L’APPETITO dellarobanascedaanimo'balo,omalcomposto,fenonside.
fiderasseperaltro,cheperpoterlagodere,ma essendocorrottoilviueredelmondo,co me èchidefiderariputatione,èneceßitatoàdesiderareroba,perche.coneffarilucono
Levirti,cfono inprezzolequaliinunpouerosonopocoftimate,& mãcoconosciute. La
libertàdelleRepublicheèministradellagiustitia,perchenonèfondataadal trofine, senonperdifensione,
chel'onononsiaopressodal'altro,peròchipotesseef
soresicuro,cheinunostatod'unoòdipochis'ofjeruajelagiustitia,nonharebbetau
fadidesiderarelalibertà.Questaèlaragione,chegliantichisauij, & Filosofinon
laudornopiudeglialtrique'gouerni QVANDO
lenuoues'hannod'Autoreincerto,&fienonuoueverisimili,d
aspettate,ioliprestopocafede,percheglihuominifacilmente СХ; nito,
Auuertimenti di mità, òperdiffettodell'arte,ofuo,tamenpiufedeglidàvnaverità,chepronostica
no,checentofalsità,é tamenneglihuominiintrauieneilcontrario,cheunabugia, c h se
i a r e p r o b a t a d a v n o , f a , c h e s i s t à s o s p eso a crederli
tutte l'altre verità, & procede
daldesideriograndec'hannoglibuominidisapereilfuturo,dichenonhauendoaltro modo
dihauerecertezza;credonofacilmente ,a chifaprofessionedisaperlolordire,
comeall'infermoilmedico,chelipromettelasalute.
,òdallauoluntàdiquelli,chedominano,perchenonhan
uendesiacūbattereconragioniimmutabili,ocon giudicijstabili, nasconoogni dimille
cafi,chefacilmentetisolleuanodachipuopretenderedileuartidiposeso. scarso, perchenessunacosaof
fendepiùl'animod’unfuperiorecheilparerglichenonlisiahauutoquelrispetoeri
uerenza,chegiudicaconuenirseli. F T Ë
ognicosapernontrouaruidonesiperde,percheancora,chenonuisia colpaisoftra, nehauetesõprecarico,
nèsipuoandareatuttelepiazzegetbanchiagiu Stificarsi,comechisitrouadouefi vince,
siportasemprelaudeetia Jenzasuomerito. fa
nellecosepriuate,trouarsiinpoffeffioneantica,chele ragioninonfimutano,6
imodidegiudityediconsignareilsuofonoordinarü,&fer mi,masenza
cumparationeèmoltomaggiorevantaggioinquellecose chedependo nodagliaccidentidellistati
CXIIII. FV crudeleildecretode Siracusani,dichefamentioneLiuio, cheinsinoalledonnenate
de tiranni fussero ammazate, ma non però al tutto senza ragione, perche mă
Catoiltiranno,quellicheuiueuanouolentierisottodilui,sepotefjeronefarebbono
un'altrodicera, enonessendocosifacileuoltarela riputationeaun'huomonuouo,si
ritiranosottoognireliquia,chereftidiquello.Peròuna Città, cheescanuouamente
dallatirannide,nonhamaibensicuralalibertàSenonspegnetuttalarazza,& pro
geniedetiranni,dicoperò glimaschi,enonlefemine.. NON
èinpoteftàd'ogniunoeleggersiilgrado,elefacende,chel'huomouno le, manonbisognaspessofarquelle,chet'appresentalatuaforte,&
chesonoconfor mialostatoincheseinato, peròtuttalalodeconsisteinfarlasuabene,comeinuna
comedia,nonèmancolodato,chibenrappresentalaperfonad'unferuo,chequelli,a
chisonomeffiindossoipannidelRe,od'altrapersonadegna,ogniunoinefetonel
gradofuopufoarsihonore. E vantaggiocomeognun CHI desideraeseramatodasuperiori,bisognamostrared'hauerelororispetto,e
riuerenza,e conquestoeferpiutoftoabbondante,che OGNIV NO
inquestomondofadeglierrori,daqualinascemaggioreomi
nordanno,secondogliaccidenti,& casicheseguitano,mabuonafortehannoquelli,
ches'abbattonoadevrareincofediminoreimportanza, òdallequalineseguitaman
codisordine. 2 E gran E 'granfelicitàpotereviuereinmodo
chenonsiriceua,nèfifacciaingiuriaad altri,ma
chis'adduceingrado,chesianecessitato,oaggrauare,òapatire,deueper
mioconsigliopigliareiltrattoauantaggio,percheè cosigiustadifesa,quella chesifa
pernonesseroffeso,comequella,chesifaquandol'offesatièfatta,ènerochebisogna
bendiftinguericasi,nèpersuperflupaauradarsisenzacausaadintendered'eserene
ceshtatoapreuenire,nèpercupidità,nèpermalignità,doueinverononhainèdeui
hauerefolpettovolereconallargarequestotimoregiustificarelaviolenza,chetufai. NE
glihuominie lapatienza, el'impetosonobastantiapartorirecosegranuis
perchel'onooperaconl'urtareglibuomini,esforzarelecose,l'altraconlostraccara
li,evineerlicoltempo,el'occasioni,peròinquellochenuocel'ono,gioual'altro,Grå
conuerfo,& chipotessecongiugnerli,& vsareciascunoaltemposuosarebbediuino,
maperchequestoèimpoßibile,credocheožbuscõputatis,lapatienzaemoderationfi:
landabileinun Principepercõdurremaggiorcoseafine,chel'impetoelapcipit.iticne. NLELLE
cosedellEconomicailuerboprincipaleèrisecaretutelespesesuper flue,ma
quelloinchemipare, checonsistal'industria,èchifalemedesimespesecon
piuvantaggio,ecomesidicevolgarmente,spendereilfoldoperquattroquattrini. DICEVA
unpadre,chepiubonoretifaunducatoinborsa,chediecichene
baispesi,parolemoltodanotare,nonperdiventarfordido,nèpermancarenellecose
honoreuoli,e ragionevoli,maperchetifafrenoafuggirelecosesuperflue. la
malitia,ochenelmaneggiarelecoses'accor gono diquelloharebbono
dibisogno,sicercafardirealiStrumétiquello chel'huomo
vorrebbechedicese,peròquandosonogliinftrumentidicosevostred'importanza,
habbiatepervfarizafaruelilenaresubito,& hauerliincasainformaautentica.
RARISSIMI sonogliinstrumenti, chedaprincipiosifalsificano,madopo
fatisecondocheglihuomiuipensano . SE
benglihuominideliberanoconbuonoconsiglio,gliefetisonoperòlpelocat
tiui,tantosonoincertelecosefuture,nondimenononsiuuole comebestiadarsiinpicito
daallafortuna,macomehuomoandarcontaragione,& chièSauio,hadacontentar fi, diessersimoltoconconsiglio,
ancorchel'efetosiastatocattiuo,chefeconvácon figliocattivo, hauessehauutol'effettobuono.
TENETE amente,chechiguadagna,sebenpuospenderequalchecosadipiu
chenonguadagna,tamenè pazziaspenderelargamentesulfondamentodeguada
gni,seprimanonhaifatobuonocapitale,perchel'occasionedelguadagnarenondu
rasempre,& fementreessaduranontiseiacconcio, passatacheellaèytitrouipouero
comeprima, edipiuhaiperdutoiltempo, el'honore,percheallafineètenutodipo
coceruello,chihahauutal'occasionebella,& nonl'hasaputausarebene, &
questo ricordotenetelobeneamente, perchehovistoamjeidiinfinitierrori. E Cer
B2 puoalcunauoltamettendoinsiemela gratitudinechesisentedatuttiefere
notabile. DEL fareun'operabuona, & laudabilenonsivedesempreilfrutto,peròchi
nonsisatisfafolumdelbenfaredi sesteso,lascidifarlo,nonparendoglitrarneuti lità,
maquestoè ingannodeglihuomininonpiccolo, percheilfarelaudabilmente,se bennontiportasjealtrofruttoeuidente,spargebuonome,&
buonaopinionedite, laqualinmoltitempi & cafitirecautilitàincredibile.
progressoditemposi poche cofe uerificate, come s i trova a capo dell'anno degli
astrolpogei, rche le cose del mondo sonotroppouarie. NELLE cose importantinonpuofarebuonogiudicio,
chinonfabenetuttii particolari, perche speso unacirconftantias& minima, nariatuttoilcaso,
mauidice bene, chenonhanotitiaadaltro, chedigenerali,&
questomedefimogiudicapeggio intesii particolari,perchechinonhailceruellomoltoperfettoemoltonettodallepaf
fioni, facilmenteintendendomoltiparticolarisiconfondeeuaria. SE
d'unos'intendedlegge, chesenzaalcunofuocommodo,èinterefe,ampor. E'Certo, chenonsitiencontodeliseruitijfattialipopoliinuniuersale,
comedi quellichesifannoinparticolare, perchetoccandocolcommune, nessunositienseruito
inproprio, peròchis'affaticcaperlipopoli, &vniuersità,nosperiches'affatichinoper
luiinunsuopericolo,òbisogno, òchepermemoriadebeneficij, lafcinounalorocomo
modità, nondimenononsprezzatetantoilfareseruitioapopolichequandouisipre
sentil'occasionelaperdiate,percheseneuieneinbuonnome,ebuonconcetto, cheè
fruttoasaidelafatica, senzapure,cheinqualchecasogiouaquellamemoria,& rin
mzoneachièbeneficiatosenonsicaldamente,comelibeneficipropri,almancosarà
partediquantosiconuiene, &fonotantiquestiachitocca questalorleggieraimpres
fione,che CH I
facessefuun'accidentegiudicaredaun'buomosauioglieffetti,chenasce ranno,&
scriueseilgiudicio, trouerebbetornandoa uederloin SPESSO s'inganna, chisirifoluesuiprimiauuifi,cheuengonodellecoseper
ebeuengonosemprepiucaldi,& piuspauentofi, chenonriefconopoiconglieffettin
però chino nèneceffitatoaspettisempreisecondi, edimanoinmanoglialtri. CHI
halacurad'unaterra, chebabbiaaesserecombattuta,òassediata,deuefa
repochiffimofondamentointuttiqueirimedij, cheallunganogestimareassaiognico
fachetolgatempo, etiampiccoloaliiniinici,perchespessoundìpiu,o un'borapor
taqualcheaccidente,chelalibera. NON combattere mai con la religione, neconlecosecheparechedependonoim
mediateda Dio, perche questo obietto ha troppa forza nelle menti degli huomini.
ilmale E'buonmezo aguadagnarsi fauoriilmostrareaquelli, dachituduoiguada
gnareilfauoredifarlicapis Quando sifauna cosa, se si potesse saperequelchefarebbeseguito,
senon sifufefatta, sòifussefattoilcotrario,senzadubbiomoltecosesonoda gli huominilau
dati,chenon fariano,anzimeriterebbono contrariasentenza: Accade :molte uolteinunadeliberatione
cheharagionedaognibanda, che ancora chel'huomohabbiadiligentementepenfato,chepoichehafattoladeliberatio
ne, gliparebauerelettola parte peggiore, laragioneè, chepoichetuhaideliberato
tisi rappresentano solamenteallafantasialeragioni, cheeranonell'opinionecontra
riale quali confideratesenz ailcontrapeso dell'altretipaionopiugraui,e pireim B
3 portanti Ir i male,cheilbene;fideuechiamarbeftiae, t nonhuomo, poichemanca
dell'appetia naturale , no a fauorire quello, che per altr o harebbono disfauorito NON credete aquestiche predicanocheamano laquiete,etd'essereStracchi
dell'ambitione, & hauerelasjatele.facende, perchequasisemprehannonelcuoreil
contrario, esisonoridottiavita appartata, &
quieta,òpersdegno,òpernecessità, òperpazzia, l'essempioseneuedetuttoildì, percheaquestitalisubito
ches'appres Senta qualchespiragliodi grandezza, abbandonerannolatantalodataquiete,
& nifi mettonoconquelpericolo, chefailfuoco, adunacosafecca. L’inclinationi,
e deliberationi de popoli sono tanto fallaci, & Menatepiuspesso dal caso, chedallaragione,
chechiregolailtrainodeluiuerfuo,non in altro che infüi la speranza d'hauere adesere
grande colpo polozhapocogiuditiosper che oppor si è piutosto venturacbe fenno.
autoridiquellacosa, nella qualen'haidibisogno, perche la piupartede glihuomini,
presida quella uanità, ò ambitione, uisiaffettionanoinmo do, che dimèticatii rispetti
contrari, ancoradepiuragioneuoliepiuurgenticomincia. Infinite sono le varietà delle
nature, da de pensieridegli huomini, però non sipuoimaginarecosa, nèsìstrauagante,
nèsicontraragione, chenonsiasecondo il ceruello d'alcuno, perquestoquando
sentiretedire, ch'altrihabbiadetto, ofattoco. Facche non ui parra uerifimile, nè
che possa cadereinconcettod'huomo, nonuënefat te leggiermente beffe, perche quello
che non quadraate, puo facilmente trouareachi piaccia, òpaiaragionevole. Pare
chei Principi sienepiuliberi,e piu padroni delle loro uolontà, che gli
altrihuominóznonèuero nePrincipi che si gouernano prudentemente, perchesonone
cefsitati procedere coninfiniteconsiderationi, rispetti, inmodoche molte voltecat
tiuanoilordisegni, i loro appetiti, el'altre volontà loro,
iochel'hoosseruato,n'ho pedutemolte esperienze. , diriandare tutte le
ragioni, che sono hinc, & inde, perchequeen stoconcorso& contrarietà, che tiapprefentiinanzi, fa, che leragioni chesiconcede
ilano, non ti paiane piu di maggiorpesoso importanzadiquello,cheveramente quando
nelle consulsteono pareri contrarij, se alcuno esce fuora con qual. Che partitodi
mezo, quasiche sempre è approuato,non perche i partiti di mezo, il piu delle volte
nonsier: opeggiori, ma perchei contradittoricalano piuvolentierid quello, che all'openione
contraria, & ancoglialtri, òpernondispiacere, opernonef jerecapaci, si gettano
aquello che parloro, che habbia manco disputa.
Possono malegli huomini priuati, biafimareolo daremoltoleationide
Principi, non solo per non sapere le cose come stanno & per essergli intereffi,
& ilo to finiincognitismi ancoraperchela differenza è dall'hauere auuerzo
il ceruello advsode Principi, adhauerloaurezzoadvsodepriuati,facheancorchelostato,
ifinidelle cose, & gli intereshfulero all'uno noticome al'altro,leconsiderationi
Auvertimentidi portanti, che non pareuanoin anzi, che tu deliberafi: Il rimedio
di liberarsi da questo molestia, èsforzarsi
No huomo, chenonsia prudente, non si puo reggere senza consiglio, nondime no egli è molto pericoloso
pigliar consiglio, perche chi dà consiglio, haspesopiu consideratione all'interesse
suo, che aquello che lo domanda, anzi propone ogni suopicciolo rispetto, &
fodisfattioneall'interesse,benchegrauissimo,a importantijimodiquela l'altro, peròdico,
cheintalgradobifogna, che s'abbatta conamici fedeli,altrimenti porta pericolo di
non far male apigliar consiglio, et male et peggiofa, ànolopigliare. mol
tevolteinterzooquartocaso, chenonfumaiinconsideratione, e che difficilmente
fisar ebbe imaginato, chepoteseesseremolteutoltesitroua ingannato. Non si puo chiamare
infelice vna città, che fiorita lungamente, uieneabal Sezza, perche questo è il
fine delle cose humane, në sipuoimputareinfelicitàlelle resoto postoa quellalegge,
cheècommuneatutiglialtri, mainfelicesonoqueicit tadini,a i quali ha dato la forte
nascere piu presto nelladeclinationedellasuapatria, chenel tempo della sua buona
fortuna. fono. Però Si chi sul far giudicio del futuro vuol pigliare qualchedeliberatione, comespesso calcula, la tal
cosa anderà, ònel tal modo, òneltale.,& suquestodiscorsopigliail suo partito,
perche per la varietà delle cose, ed egli accidenti del mondo, viene il Principe, che volessetorreil creditoagli Astrologi,
chestampanoigiudicij vniuersalmente, non harebbe il piu facilmodo, checomandare,
chequandosistampa ilgiudicioloro, perl'annofuturo,fusseristampato, &
appiccato conessoloroilgiudi ciodell'annopaljato, perche gli huomini rileggendoinquelloquantopoco
fifienoa p posti del passato, farel bono sforzatinonprestarfedealfuturo, &
hauendosidimenti catolebugiedell'annopaljato, la curiosità naturale, che hannogli
huominidisapere, quelchehadaessere,gliinclinafacilmenteaprestarlifede. 1
però sonomolto diuerse, äsidiscorrono le cose con diuerso occhio,
sigiudicano condiversogiudicio,& infine, l'uno le misura con diversa misura
dall'altro. fareogni operapossibile, fachecoluiilpiudelleuoltè cominciaacre
dere, chenonlo voglia seruire; ilcontrariointrauienea chi fa larghezza disperan
2a, &di facilità, perches'acquistapiucolui,
ancorche l'efeto non riesca, cosi si Dede, che chi si gouerna con arte, o
perdir meglio con qualche auuertenza , è piu grato, & piu fa il fatto suo, nè
procede da altro, se non da essere la piu parte degli huomini ignoranti al mondo,
che s'ingannano facilmente in quello che desiderano.onesto ma utilitario, ambi
ziosoepositivo, considerato il dramma della ruina italica, in mezzo al quale si
svolse l'agitata sua esi stenza, voi avrete nelle mani il segreto per giudicare
la sua energia morale anche nelle opere scritte, in cui manifesta l'anima
sua,che vibra d'ambizione, di collera, discoraggiamento, dibeffardoscetticismo
e anche di nobili entusiasmi. e Machiavelli posemano ai suoi Discorsisulle
Deche diTito LIVIO (si veda), elifinìmoltopiùtardi: liandò leggendo negli Orti
Oricellari,circondato dalla gioventù fiorentina,che pendeva ammirata dallesue
labbra. Egli dice, sin dal principio, di essere stato spinto a svolgere sì alto
argomento dal bisogno di operare quelle cose che credeva adatte a recare comune
beneficio a ciascuno. E se l'ingegno povero,la poca esperienza delle cose
presenti, la debole notizia delle antiche, faranno questo suo conato difettivo
e di non molta utilità, daranno almeno la via ad alcuno, il quale,con più
virtù,discorso e giudizio, possa a questa sua intenzione soddisfare.Più
apertamente manifesta questo suo desiderio, concludendo:«Benchè questa impresa
sia difficile, nondimeno aiutato da coloro, che mi hanno ad entrare sotto
questo peso confortato, credo portarlo in modo che ad un altro resterà breve
cammino a condurlo al luogo destinato. G. ne accettò l'invito e scrisse le sue
osservazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli,fermandosi a con Machiavelli, nel
proemio al primo libro dei Discorsi. Machiavelli tratta delle origini
delle città e os serva che se trovansi in luoghi sterili, i cittadini d i
ventano energici ed operosi : m a se si stabiliscono in luoghi fertili, cadono
nell'ignavia,se non si cerca con le leggi di correggere il male morale portato
dalla fecondità della terra. Se non che la sterilità dei luo ghi non offre
facile via alle conquiste,e per questo i Romani fondarono la loro città in
luogo fertile e adatto a spianare ad essi la via dell'imperio : al ri manente
rimediarono con leggi severissime,le quali resero armigero il popolo. Su
quest'ultima parte G., che assaiammira l'arte militare deiR o mani e non troppo
il governo e la politica loro, os serva che Roma era bensìposta in paese
fertile,ma per non avere contado e essere cinta di popoli po tenti, fu forzata
allargarsi con la virtù delle armi e con la concordia ;e questo si discorre non
in una città che voglia vivereallafilosofica,ma inquellechevo siderare i
primi due libri e appena qualche capitolo del terzo,perchè gli mancò iltempo a
continuare il lavoro intrapreso.In esse spicca la differenza di mente fra G. e
il Machiavelli : questi guarda le questioni da sublime altezza e sotto un
aspetto più g e nerale,abbandonandosi alla sua geniale idealità,nello studiare
l'organizzazione dello Stato ; G. invece,ricco di tanta esperienza,vero genio
del senso pratico, nonsegue ilsuoamiconeivolipoetici,ma si ferma soltanto a
rettificare quelle idee del Machia velli a lui sembrate erronee : in ciò mostra
forza e sicurezza di indagine, conoscenza profonda dei go verni. Egli discute i
mezzi di reggere le repubbliche e i principati, ne studia l'indole per cercare
il go verno migliore : parla dei modi di comportarsi coi soggetti e di
aumentare fuori l'imperio degli Stati,di condurre le guerre, dell'efficacia
delle religioni sulla civiltà delle nazioni:ragiona sullanatura umana,do minata
dai due istinti del bene e del male. gliono governarsi secondo il comune uso
del mondo, come è necessario fare;altrimenti sarebbono,essendo deboli, oppresse
e conculcate da'vicini.'» Moltissime sono le osservazioni del Guicciardini
circa le varie specie di governo,le guarentigie da prendersi per custodire la
libertà, le qualità e condizioni necessarie ad un regime per essere forte.”
Degne di studio sono pure quelle riguardanti il principato,ilgoverno popolare e
quello degli ottimati. Il frutto del governo regio,così G., è che molto meglio, con più ordine, con
più celerità, con più segreto, con più risoluzione si governano le cose
pubbliche quando dipendono dalla volontà di un solo, che quando sono
nell'arbitrio di più.» Ma se il so vrano è cattivo, gli effetti ne sono pessimi.
E però, secondo lui,è necessario farlo perpetuo,ma limitargli l'autorità, con
fare che da sè solo non possa disporre di alcuna cosa e solamente abbia libertà
d'azione in quelle che sono di minore importanza. Dichiara che nel governo
degli ottimati è il bene, perchè essendo in più non possono cadere tanto
facilmente nella ti rannide, come avviene nel principato :essendo uomini
qualificati governano con più prudenza e intelletto del popolo.Il male è che
favoriscono troppo le cose proprie e opprimono il popolo : l ' ambizione fa
nascere in essi le sedizioni e per via della tirannide si produce la ruina
della città. Se poi, invece del governo degli ottimati, per elezione o per
qualità, che si potrebbe rendere buono con acconci provvedimenti, si avesse quello
degli ottimati per nascita o per eredità,questo sarebbe il peggiore di tutti. «
Nel governo di popolo è di buono che mentre dura non vi è tirannide ; pos sono
più le leggi che gli uomini ; e il fine di tutte le deliberazioni è badare al
bene universale. Di male 1 FEgli, nei suoi giudizî così temperato, lascia ogni
prudenza allorchè parla del popolo che disprezza,m e n tre il segretario
fiorentino lo esalta e l'ama.Intorno alla ignoranza e malvagità,fondate in
sulla invidia, opina « che senza comparazione il popolo sia più in grato ;
perchè, e per essere gli uomini distratti in varie faccende, e per altre
cagioni, manco intende, manco distingue e manco conosce che non fa il prin cipe
; e quanto alla invidia,cade più facilmente negli uomini popolari,a’quali ogni
grandezza punto emi nente o di nobiltà o di ricchezze o di virtù o di ri
putazione è ordinariamente molesta ; nè cosa alcuna dispiace loro che vedere
altri cittadini che abbino più qualità di loro e questi sempre desiderano
abbas vi è che il popolo,per la ignoranza sua,non è capace di deliberare
le cose importanti. è instabile e desi deroso sempre di cose nuove e però
facile a essere -mosso e ingannato dagli uomini ambiziosi e sediziosi ; batte
volentieri i cittadini qualificati, che gli neces sita a cercare novità e perturbazioni.»
Il G., inchinevole più al governo di uno, quando sia temperato da savie
leggi,anzichè al popolare, si di scosta in ciò da Machiavelli,che nel popolo
ripone grandi speranze : questo è uno dei punti,in cui la dif ferenza
deigiudizî si fa più spiccata fra di essi. Del resto G. reputa ottima la forma
del governo misto di principe,popolo,ottimati,togliendo da ciascuna specie il
buono e lasciando indietro il cattivo, cercando di conciliare tutti
gl'interessi; la qual forma presenta delle somiglianze coi governi co
stituzionali dei nostri tempi,ed è quellalodatapure dal Machiavelli. I due
grandi statisti fiorentini discor rono dei governi secondo le idee di Polibio,
ma G., profondo conoscitore delle condizioni dei suoi tempi,con acume più
pratico parla dei varî re gimi e delle passioni e appetiti che muovono iprin
cipi, i nobili e il popolo ad impadronirsi dello Stato. sare. Crede G. di non saper bene ciò che voglia dire la
questione presentata da Machiavelli, se si deve porre l a guardia della libertà nel popolo o ne'grandi. Se
intendesi discorrere di chi deve partecipare al governo,ciò spetta,nei governi
misti c o m e quello di Rom a , tanto ai patrizî c o m e ai plebei , che
salvarono spesso la libertà della patria. «Ma quando fosse necessario mettere
in una città o un governo meramente di nobili o un governo di plebe, è manco
errore farlo di nobili, perchè essendovi più prudenza ed avendo più
qualità,sipotràpiùsperare si mettino in qualche forma ragionevole,che in una
plebe,la quale essendo piena d'ignoranza,di confu sione e di molte male
qualità, non si può sperare se non che precipiti e commetta ogni colpa. > Lo
stesso disprezzo per il popolo lo rivela nelle pagine, in cui d i mostra essere
stati i Romani meno ingrati degli Ate niesi verso iloro cittadini più
illustri.Ciò accadeva per chènellanatura dei Romani non fu la leggerezza degli
Ateniesi e anche per la diversità del governo.In Atene poterono i cittadini con
le arti popolari salire presto in potenza e farsi grandi : m a i capi, in
questo g o verno popolare, caddero più facilmente in sospetto e con più
leggerezza e meno considerazione furono oppressi. La plebe romana trova il contrappeso
della nobiltà, poichè nel Senato si trattavano le cose più gravi. La qualità
quindi del governo dei Romani,più tempe rato e prudente, fu causa che
icittadini ebbero meno degli Ateniesi aperta la via alla tirannide e vi furon m
e n o battuti. Ma quando G. vuol dimostrare che la costanza e la prudenza sono
qualità meno del popolo regolato da leggi e più del principe e degli ottimati
regolati dalle leggi,egli diviene aspro e quasi violento contro il popolo. Perchè
dove è minor numero, èlavirtùpiùunita,epiùabileapro durre gli
effetti suoi ; vi è più ordine nelle cose, più pensiero edesame, ne'negozîpiùrisoluzione;
ma dove è moltitudine,quivi è confusione; e in tanta dissonanza di cervelli,
dove sono varî giudizî,varî pensieri, varî fini, non può essere nè discorso
ragionevole,nè riso luzione fondata, nè azione ferma. Però non senza cagione è
assomigliata la moltitudine alle onde del mare, le qualis econdo i venti che tiranovannoora
in qua ora in là, senza alcuna regola, senza alcuna fermezza.' I principi
e con essi i più eminenti statisti della Rinascenza avevano la convinzione
essere le istitu zioni un trovato dell'ingegno,e da questo unicamente dipendere
senza badare alla responsabilità delle azioni, nè alla violenza che isovrani
avrebbero esercitata so pra i soggetti. Essi non sospettavano che il governo di
un popolo dovesse sgorgare direttamente dal suo spirito e trovare un sostegno
nelle tradizioni del paese. G. soltanto in parte era di ciò persuaso ;
vagheggiava un governo misto, ma inten deva accordare al popolo la minore
ingerenza possibile in esso:pure ilregime desiderato da Firenze,eche era stato
la gloria della repubblica,era il democra tico, malgrado gli errori in cui era
caduto.Tuttavia a lui, osservatore profondo, non sfugge mại la realtà delle
cose e dice che un popolo,uso a vivere sotto un principe, se diventa libero,con
difficoltà mantiene gli ordini liberi:ciò non accade invece ad un altro che sia
stato libero e per qualche accidente abbia perduto la libertà,perchè in questo
caso si possono ripigliare gli ordini liberi, vivendo con chi già li pos
sedette, ed essendo nei cuori la memoria dell'antica repubblica. Afferma anche
la difficoltà di educare un popolo alla libertà se mai non la conobbe :in tal
caso necessita fondare un governo temperato,opprimere i nemici, lasciando
sicuri quelli che vogliono vivere bene.E più avanti:un principe che ha inimico
il popolo,per la oppressione male esercitata, vi rime dierà levando via le
ingiurie e governando giusta mente,ma non vi rimedierà se si trova davanti un
popolo che vuole essere libero per aver mano al go verno,perchè in questo caso
sono vane le dolcezze.? A G., nel meditare sulle vicende storiche del passato,
appariva vana la speranza di ritrovare il buono assoluto nelle forme di
governo,perciò ne cer cava il buono relativo che potesse reggersi in mezzo al
trambusto degli avvenimenti tempestosi che scon volgevano l'Italia,invasa dagli
stranieri.La società trasformatasi manifestava nuove aspirazioni e nuovi
bisogni che occorreva seguire e accontentare : si d o vevano evitare i mezzi
estremi col cercare l'armonia dei varî interessi. Ma, ripetiamo, egli accordava
al popolo una piccola partecipazione al governo,mentre l'aveva avuta
grandissima, e quindi urtava contro le tradizionipatrie:scordava che la natura
delude con le sue leggi il nostro volere e si vendica di chi,col l'intenzione di
dominarla, non cerca innanzi tutto di assecondarla. Nella Considerazione G.mostra
la differenza fra l'in dole sua e quella del Machiavelli, il quale assicurava
che in Roma antica non si poteva trovare mezzo più efficace per cementare la
libertà che ammazzare ifigli di Bruto. G., rispondendogli,riconosce la
necessità di tuffare a suo tempo lemaninelsangue, tuttavia fa voti perchè « non
desideri la nuova libertà che vi siano figliuoli di Bruto,cioè chi macchini
contro allo Stato, per avere causa di acquistare riputazione e tenere con la
severità ;perchè se bene è necessario in 1Op.cit.,Considerazione sul
cap.XVI. simili casi mettere mano nel sangue, sarebbe stato meglio non
avere avuto necessità, e che BRUTO (si veda) non avesse figliuoli, che averne
per avergli ammazzare.'> Nell'agitare la quistione sulla bontà dei governi,
si discute, dal G. e dal Machiavelli,non solo intorno ai mezzi di
ringagliardire la repubblica,ma anche il principato . Se un principe, secondo
il Guicciardini, si trova di fronte a un popolo che ami la li bertà,ilsolo
rimedio sarà quello « o di farsi dei par tigiani di qualità, che siano potenti
a opprimere il popolo, ovvero, co l battere e annichilire il popolo di sorte
che non possa muoversi,introdurre nuovi abi tatori e di qualità che non abbino
a avere causa di desiderare la libertà? » Così , senza parere, egli sembra accostarsimoltoalleidee
di Machiavelli, ma tosto cerca di rendere meno cruda e assoluta la sentenza
emessa. « Però bisogna che il principe abbia animo a usare questi
estraordinarî,quando sia necessario; e nondimeno sia sì prudente che non
pretermetta q u a lunque occasione se gli presenti di stabilire le cose sue con
la umanità e co'benefizî, non pigliando così per regola assoluta quello che
dice lo scrittore, al quale sempre piacquono sopra modo e rimedi estraor dinarî
e violenti.?» Il Machiavelli è d'opinione che a fondare una re pubblica bisogni
essere solo e che per questo fece bene Romolo ad ammazzare ilfratello.A
luirisponde ilGuicciardini: «Non è dubbio che uno solo può porre migliore
ordine alle cose che non fanno molti, e che uno in una città disordinata merita
laude,se, non potendo riordinarla altrimenti,lo fa con la vio lenza e con la
fraude e modi estraordinarî. Ma è da pregare Dio che le repubbliche non abbino
necessità diesserer acconceper similevia, perchè gli animi degli uomini
sono fallaci e può uno sotto questo onesto colore occupare la tirannide.>
Inoltre « bi sogna prima bene leggere e considerare la vita di
Romolo,ilquale,sebbene mi ricordo,sidubitò non fosse ammazzato dal senato,per
arrogarsi troppa au torità.'> E mentre il Machiavelli entusiasmato parla
della generosità d'animo del suo principe legislatore, che, compiuta l'opera,
senza lasciare lo Stato ai figliuoli, lo affida alle cure vigili del popolo,
ecco il Guicciardini interromperlo e osservare che « questi pensieri che i
tiranni deponghino le tirannidi,e che i re ordinino bene i regni, privando la
loro posterità della successione,si dipingono più facilmente in su'li bri e
nelle immaginazioni degli uomini,che non se ne eseguiscono in fatto.”»
Ammette,col Machiavelli, la frode, la violenza, l'inganno,per cementare salda
mente uno Stato, ma vuole attenuare il fatto, e ne discorre con parole moderate
e suggerite dal buon senso. Così pure non condivide gli entusiasmi del Machiavelli
sull'uomo destinato a dare nuova vita a un popolo, sebbene egli creda gli
uomini meno cattivi di quelloche sono reputati dal segretario fiorentino.
Dimostra il Machiavelli che si viene di bassa a gran fortuna, più con fraude
che con la forza ;ma G. osserva : « Se lo scrittore chiama fraude ogni astuzia
o dissimulazione che si usa anche senza dolo, può essere vera la conclusione
sua,che la forza sola,non dico mai,che è vocabolo troppo assoluto, ma rarissime
volte conduca gli uomini da bassa a grande fortuna.Ma se chiama fraude quella
che è proprio fraude, cioè il mancamento di fede, o altro procedere
doloso,credo si trovino molti che hanno senza fraude acquistato regni e imperî
grandissimi. Di questi fu Alessandro Magno,di questi Cesare,che di cittadino
privato con altre arti che di fraude si 1Presuppone il Machiavelli che tutti
gli uomini sono cattivi ed essere necessario all'ordinatore di una re pubblica
infrenarli con le leggi,perchè non operano mai ilbene se non per
necessità.IlGuicciardini è con trario a questa sentenza eccessiva, e crede la
maggior parte degli uomini inchinevoli più al bene che al male : e se alcuno ha
altra inclinazione, è così diffe rente dagli altri e spoglio dell'istinto che
ci porge lanatura,da doversi più prestochiamaremostroche uomo.È adunque ogni uomo
inclinato al bene, ma, essendo la natura sua fragile, può essere deviata dal
retto cammino,dalla volontà,dall'ambizione e dal l'avarizia: leleggi si devono fare
in maniera da impe dirgli di fare il male di cui sente l'impulso, e nel tempo
stesso allettarlo al bene coi premî. Sostiene il Machiavelli essere sempre la
frode un mezzo di in grandimento. G. talora la crede inutile e la vorrebbe lasciata
da parte,non in nome della morale, m a di un ben inteso interesse. Il
Machiavelli sostiene che nel mondo fu tanto di buono in un'età quanto in
un'altra,benchè varino i condusse a tanta grandezza,scoprendo sempre l'am
bizione sua e lo appetito di dominare M a ,quanto alla fraude, può essere
disputabile se sia sempre buono istrumento di pervenire alla grandezza ;perchè
spesso coll'inganno si fanno di molti belli tratti,spesso anche l'avere nome di
fraudolento toglie l'occasione di con seguire gl'intenti suoi.'> Tutti e due
eran d'accordo che l'inganno è necessario per riuscire ad un buon fine, però G.
non accetta in modo asso luto le massime del Machiavelli e dimostra la diffe
renza della sua indole, molto più pratica,se si para gona a quella del
Machiavelli ; più sistematica nel venire a considerare i casi in cui la frode
conduce o non conduce alla meta agognata. Considerazioni al proemio del lib . luoghi,
la qual cosa equivale a dire che sempre nella umana famiglia il bene e il male
si equilibrano. All’incontro G., con mirabile penetrazione, e v o cando dinanzi
a sè le età passate,risponde di no :e anche riconoscendo che l'antica non è
superiore ai tempi che la seguirono e che verranno,afferma che la somma del
bene e del male è differente nelle diverse età e ne porge gli esempî : « Chi
non sa in quanta eccellenza fussino a tempo de' Greci e poi de'Romani la
pittura e la scultura , e quanto di poi restassino oscure in tutto il mondo ; e
come dopo essere state sepolte per molti secoli siano da centocinquanta o
dugento anni in qua ritornate in luce ? Chi non sa quanto a'tempi antichi fiorì
non solo appresso a'Romani,ma in molte pro vincie la disciplina militare, della
quale i tempi n o stri e quelli de'nostri padri e avoli non hanno veduto in
qualunque parte del mondo se non piccoli e oscuri vestigî ? Il medesimo si può
dire delle lettere, della religione, che senza dubbio in alcune età sono state
sepolte per tutto, in altre sono state in molti luoghi eccellenti e in sommo
prezzo. Ha visto qualche età ilmondo pieno di guerre,un'altra ha sentito e go
duto la pace ; dalle quali variazioni delle arti, della religione,dei movimeti
delle cose umane,non èm a raviglia siano anche variati i costumi degli uomini,
i quali spesso pigliano il moto suo dalla istituzione, dalle occasioni,dalla
necessità.?» Per G. è indispensabile ai popoli la reli gione, in ispecie quando
viene usata come elemento di forza nello Stato, e ad esso sottomessa : tuttavia
non condivide col Machiavelli l'opinione che iRomani abbiano dovuto alla
religione una sì gran parte della loro potenza, e dimostra avere le armi
maggiormente contribuito ai trionfi delle aquile latine sulla terra. Alla
questione sulla religione dei Romani si collega Op.cit.,Considerazioni al proemio del lib. II,pag.
60,61. Op.cit.,pag.26,30. e e 2 particolare circa l'influenza del papato
sui destini d'Italia, in cuii due eminenti pensatori hanno punti di contatto e
altri che li dividono. Afferma Machiavelli avere la Chiesa cattolica di Roma
tenuta l'Italia divisa, ed essere stata causa che non potesse venire sotto un
capo e rimanesse sotto a più principi e signori, dai quali le venne tanta
disunione e debo lezza da cadere preda dei barbari potenti e di chiun
quel'assaltasse. G. Risponde. Non si può dire tanto male della corte romana,che
non m e riti se ne dica più,perchè è un'infamia,un esemplo di tutti i vituperî
e obbrobrî del mondo.» È con vinto essere stata causa la grandezza della Chiesa
che l'Italia non sia caduta in una monarchia. Pure è dubbioso se il non essersi
organata nella monarchia sia stata felicitào infelicità di questa nostra terra,
poichè la divisione sua in tanti dominî, malgrado le sofferte calamità,
produsse le sue glorie comunali. Osservazione profonda e vera,poichè se
l'Italia fosse caduta sotto il dominio di uno solo, le varie regioni, in cui si
divise,non avrebbero prodotto l'energia in dividuale dei comuni, che creò tanti
tesori in molte parti dello scibile e della attività umana, nei com merci e
nelle industrie,preparando gli splendori della Rinascenza,che furono fiaccola
alla civiltà del mondo . G. rimane ad osservare la realtà delle cose che aveva
d'attorno e non voleva seguire lM a chiavelli,che lanciava il suo guardo di
aquila oltre i confini d'Italia, a osservare il formarsi delle nazioni unitarie
, giovani e forti, aventi un vivo sentimento patrio. Secondo il segretario
fiorentino,l'Italia,divisa e debole,non poteva difendersidalle loro cupidigie
d'in grandimento, e già cadeva sotto i loro colpi brutali, mentre nei secoli
passati, senza la piaga del papato, essa pure avrebbe potuto divenire di mano
in mano una nazione unita e forte sotto i suoi legislatori, ed ora non si sarebbe
trovata immersa in tante infelicità. Nella quistione sulla lotta fra la
plebe e la nobiltà, che agitò Roma e Firenze,non vanno d'accordo. Machiavelli
osserva che le divisioni di Firenze furono esiziali alla città, perchè la
vittoria del popolo porto larovinadeigrandi:quellediRoma inveceriesci rono di
grandezza allo Stato,perchè ilpopolo,rima sto a combattere sulla via della
legalità,si accontentò di rivendicare isuoi giustidiritti; e,conseguitili,di
vise coll'aristocrazia il governo. A queste giuste e originali osservazioni
risponde G.,e com batte la maniera assoluta con cui sono dette : « Se da
principio o non fosse stata questa distinzione tra patrizî e plebei, o se
almanco si fosse data la metà degli onori alla plebe come si fece poi, non
nasce vano quelle divisioni,le quali non possono essere lau dabili,nè si può
negare non fossero dannose,sebbene in qualche altra repubblica manco virtuosa
avrebbero fatto più nocumento. Laudare le disunioni è come laudare in uno
infermo la infermità,per la bontà del rimedio che gli è stato applicato.?» E
ponendo mente all'ambizione di uominicospicui, che approfittarono delle lotte
fra popolo e nobiltà per impadronirsi del governo,ilGuicciardini dice come APPIO
CLAUDIO (si veda) fu rovesciato dal potere non per essersi unito ai grandi a
combattere ilpopolo,mentre doveva fare altrimenti, m a perchè tentò di
rovesciare la repubblica, la quale era allora governata da ottime leggi,piena
di santis simi costumi e ardentissima nel desiderio della li bertà. MANLIO
CAPITOLINO,sebbene procedesse contro il Senato con arte meramente popolare,purefuop
presso dal popolo medesimo, appena capì che cercava di spegnere la libertà.
Silla occupò la tirannide a Roma elastabili conl'aiutodellanobiltà;il Duca
d’Atene si fece tiranno a Firenze col favore dei grandi, che non seppe
mantenersi fedeli per la sua imprudenza e leggerezza. GIULIO CESARE si fa
signore di Roma col favore della plebe.Così nell'una parte e nell'al tra si
trovano molti esempi e ciascuna parte ha le sue buone ragioni. « I partiti non
si possono pigliare con una regola generale, ma la conclusione s'ha a cavare
dagli umori della città, dall'essere delle cose che varia secondo le condizioni
dei tempi e altre oc correnze che girano. Secondo G. chi ha seco la nobiltà ha
un fondamento più gagliardo di riuscita : chi ha il popolo dalla sua parte ha
più seguaci, ma la potenza sua è meno sicura, per il mutarsi degli umori della
moltitudine. Il principio annunziato dal Machiavelli che sono lodevoli i
fondatori di una repubblica o di un regno quanto vituperevoli quelli di una
tirannide, è dal G, trovato giusto. Però,egli dice con rettitu dine,non bisogna
confondere gli esempî, perchè qual che volta può darsi che le forme della
libertà sieno così disordinate e le città ripiene tanto di discordie civili,da
condurre qualche cittadino,non potendo sal varsi altrimenti,a cercare la
tirannide o ad aderire a chi la cerca. Mentre è detestabile in GIULIO CESARE, pieno
dialtavirtù,ma oppresso dall'ambizione del dominare : accade pure al governo
della plebe di diventare tirannico e allora,dai perseguitati,si desidera la m u
tazione dello Stato. G., quando siferma a meditare sulla storia di Roma antica,
vi guarda dentro con l'occhio del politico,non con quello dello storico.Non si
cura di ricercare se i re sono esistiti veramente ovvero se simboleggiano le
varie età che si succedettero presso la gente romana così famosa : questi
dubbî,già balenati alla mente degli umanisti delsecoloXV, non la tocca nonemmeno.
Egliguarda soltanto ai caratteri della politica romana, e, contro il parere del
Machiavelli, afferma che, eccettuata disciplina militare, Roma ebbe un
governo in molte partidifettoso, come,peresempio,lafacoltà accor data ad un
uomo di fermare le azionipubbliche e le deliberazioni della città,come
feceroiconsoli, anche togliendo ilfreno deltribuno.In potestà dei consoli fu il
diritto di privare dell'autorità senatoria uomini onorandi come MAMERCO EMILIO.
Egli èpuredelpa rere del Machiavelli che la prolungazione degl'imperî fu
occasione grande a chi volle occupare la repub blica, perchè era istrumento a
farsi amici i soldati eseguitocoire. Mailfondamentodeimalifulacor ruzione della
città,la quale,datasi all'avarizia,alle delizie, era in modo degenerata dagli
antichi costumi che ne nacquero le divisioni sanguinose della città, dalle
quali sempre ne'popoli si viene alle tirannidi. Però quando Roma non fu
corrotta,la prolungazione degl'imperî e la continuazione del consolato, che nei
tempi difficili usò molte volte, furono cosa utile e santa. Conchiude che se
non fussino state le pro lungazioni,non sarebbe mancato nè a Cesare nè agli
altri che occuparono la repubblica, nè pensiero ne facoltà di travagliarla per
altra via,essendo la città corrotta? » Non ostante la loro
somiglianza,idue grandi po litici fiorentini avevano tendenze intellettuali
diffe renti, e spesso si trovavano in disaccordo.Nelle m a s sime che
risguardano laguerra, Machiavelli sostiene che si deve fare col ferro e non
coll'oro: ibuoni sol dati soltanto sono il nervo della guerra e non l'oro:
occorrono certo I danari,ma in secondo luogo,essendo impossibile che abbino a
mancare ai buoni soldati. Il Guicciardini, che si attiene alla vita reale del
se coloXVI, incuinonc'eranoarmiproprie,se si eccettua il tentativo fatto in
Firenze sotto il gonfaloniere SODERINI, per impulso generoso del Machiavelli
;CONSIDERAZIONI INTORNO AI DISCORSI DEL MACHIAVELLI. il G., ilquale era stato governatore di pro
vincie, commissario generale negli eserciti e cono sceva la venalità dei
capitani e delle milizie, che per il danaro calpestavano la fede giurata e
rinne gavano sin anche la patria,non poteva essere dello stesso avviso,sapendo
per esperienza che occorreva danaro per avere illustri capitani, milizie e
buone fortezze. Del resto, se egli sostiene che il danaro è il nervo della
guerra, non intende che i danari soli bastino a fare la guerra, nè siano più
necessarî dei soldati, perchè sarebbe stata opinione falsa e ridi cola.
All'incontro intese « che chi faceva la guerra, aveva bisogno grandissimo di
danari e che senza quelli era impossibile a sostenerla, perchè non solo
sononecessarîperpagareisoldati,ma per provve derelearmi,levettovaglie,lespie,lemunizioni
e tanti istrumenti che si adoperano nella guerra ;iquali ne ricercano tanto
profluvio,che a chi non l'ha pro vato è impossibile a immaginarlo. E sebbene
qualche volta un esercito scarso a danari con la virtù sua e col favore delle
vittorie li provvede,nondimeno ai tempi nostri massime sono esempli rarissimi
:e in ogni caso e in ogni tempo non corronoidanari dietro agli eserciti, se non
da poi che hanno vinto.'» A questo disaccordo si aggiunse l'altro intorno alle
fortezze e alle armi da fuoco,che ilMachiavelli, per stare troppo attaccato
all'esempio dei Romani, non tiene in nessun conto,dicendo le fortezze più dan
nose che utili. Il G. lo riprende con ragione e dice : « Non si deve lodare
tanto l'antichità che l'uomo biasimi tutti gli ordini moderni che non erano in
uso appresso a' Romani, perchè la esperienza ha scoperte molte cose che non
furon considerate dagli antichi, e, per essereinoltrei fondamenti diversi,con
vengono o sono necessarie a una delle cose che non convenivano,o non erano
necessarie all'altre.Però se iRomani nelle città suddite non usaronoedificarefor
tezze,non è per questo che erri chi oggidi ve le edifica : perchè accadono
molti casi,per i quali è molto utile avere fortezze. E quella ragione che si
adduce nel Discorso, che le fortezze danno animo a'principi a essere insolenti
e fare mali portamenti, è molto fri vola,perchè se s’avesse a considerare
questo,avrebbe un principe a stare senza guardia, senza esercito, senza armi.
Dipoi le cose che in sè sono utili,non si debbon fuggire, sebbene la sicurtà
che tu trai da loro tipossa dare animo a essere cattivo:verbigra zia,sideve
biasimarelamedicina, perchè gliuomini, sotto fidanza di quella, si posson
guardare manco da 'disordini e dalle cagioni che fanno infermare? Certo si deve
deplorare che queste fortezze il G. l’estimasse utili soltanto ai principi per
guar darsi dai popoli,desiderosi di cose nuove,e tenerli obbedienti col
terrore. Però, come è maraviglioso questo duello tra due ingegni grandissimi
che s'incontrano sul campo del l'antica sapienza governativa:sono due
gigantiuguali di forze, muniti delle stesse armi,che si contendono una gloriosa
vittoria nel più difficile conflitto. Il G., come uomo di Stato, supera d'assai
il Machiavelli,e bastano a dimostrarlole osservazioni che di mano in mano
contrappone ai Discorsi del celebre segretario sulla prima Deca di Tito
Livio,nelle quali, colla fredda acutezza della sua mente calma,colpisce sempre
il lato debole dell'avversario e ne distrugge, colla sua logica implacabile,i
ragionamenti poetici ed entusiastici, mettendone a nudo ora la fallacia, ora la
indeterminata incertezza. Nella storia dei pen satori italiani non si trova una
figura che possa reggergli a paro. È da lamentare che il tempo sia mancato al G.
per continuare il suo esame intorno ai discorsi del Machiavelli sulla prima
Deca di Tito Livio,perchè ci avrebbe rivelato maggior mente la potenza della
vigorosa argomentazione del suo genio pratico di fronte a quello idealista del
se gretario fiorentino. Francesco Guicciardini. Guicciardini. Keywords:
implicatura, il concetto di stato. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Guicciardini:
l’implicatura particolarizzata” – The Swimming-Pool Library.


No comments:
Post a Comment