Grice e Labriola: l'implicatura conversazionale – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Cassino).
Filosofo italiano. Grice: “Labriola
is good; he reminds me of pinko Oxford!” -- Essential Italian philosopher -- Con
particolari interessi nel campo del marxismo. Nacque da Francesco Saverio,
insegnante ginnasiale di lettere, e da Francesca Ponari. Il padre, oriundo di
Brienza, era nipote diretto di Pagano. Si iscrisse alla facoltà di
filosofia di Napoli, città nella quale la famiglia si era trasferita. Qui studia
con Vera e Spaventa, il cui appoggio gli procura un posto di applicato di
pubblica sicurezza nella segreteria del prefetto. Scrive Una risposta alla
prolusione di Zeller, un'opera in cui osteggia il neokantismo contro ogni
ipotesi di un ritorno a Kant. Rivendica l'attualità dell'hegelismo. Conseguì il
diploma di abilitazione e insegnò nel ginnasio Principe Umberto di Napoli. Il
suo saggio, premiato dall'Napoli, sull'”Origine e natura delle passioni”: una
significativa presa di distanze dall'idealismo in favore del
materialismo. Scrive “La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone
ed Aristotele”, premiata dalla Reale
Accademia di Scienze morali e politiche di Napoli. Consegue la libera docenza
in filosofia della storia e si mette in aspettativa in attesa di ottenere un
incarico nell'Università; scrive la dissertazione “Esposizione critica della
dottrina di G. B. Vico” e collabora con il giornale svizzero "Basler
Nachrichten", al quale invia corrispondenze politiche, al quotidiano
napoletano "Il Piccolo", fondato e diretto da Rocco De Zerbi, futuro
deputato e leader dell'Unione liberale, un gruppo politico al quale Labriola
aderisce. Entra anche nella redazione della "Gazzetta di Napoli" e,
nel febbraio 1872, in quella de L'Unità Nazionale, diretta da Ruggiero Bonghi,
al Monitore di Bologna e alla Nazione di Firenze, nella quale escono le sue dieci
Lettere napoletane. Si dichiara herbartiano in psicologia e in morale,
pubblicando a Napoli i saggi Della libertà morale, dedicata ad Arturo Graf e
Morale e religione. Trasferitosi a Roma, ove muore di difterite il figlio
Michelangelo, supera il concorso alla cattedra
di filosofia e pedagogia all'Roma. Pubblica il saggio Dell'insegnamento della
storia e l'anno dopo è direttore del Museo di istruzione e di educazione: sono
anni in cui Labriola mostra un particolare impegno verso il miglioramento del
livello professionale degli insegnanti e la diffusione dell'istruzione di base
della popolazione, inteso come primo passo per una maggiore democrazia del
paese. A questo scopo s'informa sugli ordinamenti scolastici dei paesi europei:
nel 1880 pubblica gli Appunti sull'insegnamento secondario privato in altri
Stati e nel 1881 l'Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi.
Contemporaneamente Labriola abbandona le convinzioni politiche di moderato
liberalismo per approdare a posizioni radicali: oltre alla lotta all'analfabetismo,
auspica l'intervento dello Stato nell'economia, una politica sociale di
assistenza ai poveri, il suffragio universale che permetta anche a candidati
operai l'ingresso al Parlamento. Ottiene la cattedra di filosofia della storia
all'Roma e inizia un corso di storia del socialismo. A seguito di notizie che
danno imminente la stipula del Concordato con il Vaticano, Labriola tiene
all'Università la conferenza Della Chiesa e dello Stato a proposito della
conciliazione, considerando una minaccia per la libertà di pensiero ogni
accordo con la Chiesa, temendone l'ingerenza nella vita pubblica italiana. Il quotidiano romano La Tribuna pubblica una sua
lettera in cui, tra l'altro, scrive di essere «teoricamente socialista ed
avversario esplicito delle dottrine cattoliche» e nella conferenza Della scuola
popolare, auspica l'abolizione dell'insegnamento religioso. Sul giornale
Il Messaggero, depreca l'uso della forza pubblica contro le manifestazioni; tiene
agli operai di Terni un discorso su Le idee della democrazia e le presenti
condizioni dell'Italia, in cui afferma di impegnarsi personalmente in politica
e dichiara di desiderare un «governo del popolo mediante il popolo stesso» e la
formazione di un grande partito popolare. Scrive che «I parlamenti, come forma
transitoria della vita democratica d'origine borghese, spariranno col trionfo
del proletario» e il 20 giugno tiene nel Circolo operaio romano di studi
sociali il discorso Del socialismo commemorando la Comune di Parigi.
Nell'ottobre Labriola saluta il congresso della socialdemocrazia tedesca a
Halle scrivendo che «Il proletariato militante procederà sicuro sulla via che
mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed l'abolizione del
presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue
proprie forze». Nel 1890 entra in rapporto epistolare con Engels, che
conoscerà a Zurigo, e con i maggiori dirigenti socialisti europei, Kautsky,
Liebknecht, Bebel, Lafargue, mentre rimprovera a Filippo Turati, il più
prestigioso leader socialista italiano e direttore della rivista Critica
sociale, superficialità teorica e arrendevolezza nei confronti degli avversari
politici. Vuole che il Partito socialista, che deve nascere ufficialmente con
il Congresso di Genova del 14 agosto 1892, sia un partito di operai e non di
intellettuali positivisti borghesi. Vede nei Fasci siciliani un concreto
esempio di socialismo popolare e rivoluzionario e lamenta che il marxismo non
riesca a essere compreso in Italia. Fa lezione sul Manifesto di Marx ed
Engels e scrive a quest'ultimo, di star facendo un nuovo corso «su la genesi
del socialismo moderno» ma di non riuscire a risolversi a scriverne un saggio
per l'ignoranza su tanti «fatti, persone, teorie, etc, che sono tante fasi,
tanti momenti né sentiti né conosciuti in Italia», come ribadisce a Victor
Adler che «il marxismo non piglia piede in Italia». Su sollecitazione del
Sorel, scrive In memoria del Manifesto dei comunisti, il primo dei suoi saggi
sulla concezione materialistica della storia, che esce in francese sulla
rivista del Sorel, Le Devenir social; lo spedisce a Engels in luglio,
ricevendone le lodi. Anche il giovane Croceche ne promuove la stampa in
Italiane è influenzato tanto da attraversare il suo pur breve periodo di
adesione al marxismo. Nei due anni successivi Labriola scrive altri due saggi,
Del materialismo storico, dilucidazione preliminare e Discorrendo di socialismo
e di filosofia. È sepolto presso il cimitero acattolico di
Roma. Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e
politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore
dell'idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu
allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata
dal rifiuto dell'idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il
momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo.
L'approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è
più aperto dell'approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il
marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma
piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica
della società e le conseguenti relazioni umane. Era necessario aderire alla
realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la
complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia.
Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica', nel senso che esso
non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le
contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della
sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e
materiale "prassi" umana. La sua descrizione del marxismo come
"filosofia della prassi" verrà ripresa nei Quaderni dal carcere di
Gramsci. In pedagogia Labriola avvertì l'esigenza collettiva dei tempi
nuovi, il bisogno di una scuola popolare che servisse da reale tessuto
connettivo dell'Italia post-unitaria, una lotta dunque per la civiltà, mezzo e
fine dell'evoluzione morale (e complessiva) delle classi subalterne.
Nella monografia Dell'insegnamento della storia, del 1876, dedicata alle più
importanti questioni della pedagogia generale, Labriola aveva asserito la
centralità dell'educazione alla socialità: il metodo pedagogico doveva essere
quello della ricerca critica e di dibattito e di sperimentazione, unica via
capace di condurre alla padronanza del pensiero logico-razionale e in grado di
formare personalità aperte alla ricerca e al confronto (non a caso i primi
studi di Labriola erano stati rivolti a Socrate e al metodo socratico).
Traducendo in un linguaggio pedagogico moderno, per Labriola era necessaria
un'attenzione maggiore ai prerequisiti logici piuttosto che alla struttura
interna disciplinare, che comunque va indagata attraverso quella che egli
chiama un'epigenesi analitica. Celebre fu una sua conferenza tenuta
nell'Aula Magna dell'Roma, discorso
sollecitato dalla stessa Società degli Insegnanti della capitale, che poi ne
curò la pubblicazione in opuscolo. Era necessario dare concretezza a
piani di istituzioni scolastiche entro le quali le didattiche si sviluppassero
non da una deduzione della teoria, ma come risultato di lotte politiche, di
ideali sociali, di tradizioni storiche, di condizioni ambientali. Per Labriola
proprio l'azione dell'ambiente storico sociale sugli uomini e la loro reazione
ad esso costituiscono il tema dell'educazione. Per cui « le idee non cascano
dal cielo ». Il metodo deve partire dalla prassi, dalla pratica e non dalle
idee, dai principi astratti. Il nucleo essenziale della pedagogia della «
prassi » sta nella percezione della connessione dell'opera educativa con le
condizioni dello sviluppo economico-sociale. Trockij conobbe «con
entusiasmo» l'opera di Labriola nel 1898, quand'era detenuto nel carcere di
Odessa. Egli scrive nelle sue memorie che «come pochi scrittori latini,
Labriola possedeva la dialettica materialistica, se non nella politica, dov'era
impacciato, certo nel campo della filosofia della storia. Sotto quel
dilettantismo brillante c'era vera profondità. Labriola liquida egregiamente la
teoria dei fattori molteplici che popolano l'olimpo della storia guidando di
lassù i nostri destini». Trockij aggiunge che dopo 30 anni continuava a
rimanergli in mente «il ritornello Le idee non cascano dal cielo». Opere
Una risposta alla prolusione di Zeller, Origine e natura delle passioni secondo
l’Etica di Spinoza, La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed
Aristotele, Napoli, Stamperia della Regia Università, Della libertà morale, Napoli, Tipografia
Ferrante-Strada, Morale e religione, Napoli, Tipografia Ferrante, Dell'insegnamento
della storia. Studio pedagogico, Roma, Loescher, L'ordinamento della scuola
popolare in diversi paesi. Note, Roma, Tip. eredi Botta, I problemi della filosofia della storia.
Prelezione letta nella Roma, Roma, Loescher, 1Della scuola popolare. Conferenza
tenuta nell'aula magna della Università, Roma, Fratelli Centenari, Al comitato
per la commemorazione di G. Bruno in Pisa. Lettera, Roma, Aldina,Del
socialismo. Conferenza, Roma, Perino, Proletariato e radicali. Lettera ad
Ettore Socci a proposito del Congresso democratico, Roma, La cooperativa, Saggi intorno alla concezione materialistica
della storia I, In memoria del manifesto dei comunisti, Roma, Loescher, Del
materialismo storico. Dilucidazione preliminare, Roma, Loescher, Discorrendo di
socialismo e di filosofia. Lettere a G. Sorel, Roma, Loescher, B. Croce, Bari,
Laterza, Da un secolo all'altro.
Considerazioni retrospettive e presagi, Bologna, Cappelli, L'università e la
libertà della scienza, Napoli, Tipi Veraldi, A proposito della crisi del
marxismo, in "Rivista italiana di sociologia", Scritti varii editi e
inediti di filosofia e politica, raccolti e pubblicati da Benedetto Croce,
Bari, Laterza, Socrate, Benedetto Croce, Bari, Laterza, La concezione
materialistica della storia, con un'aggiunta di B. Croce sulla critica del
marxismo in Italia, Bari, Laterza, re prelezioni sulla storia e il materialismo
storico; In memoria del Manifesto dei comunisti, Brescia, Studio Editoriale
Vivi, Lettere a Engels, Roma, Rinascita, Democrazia e socialismo in Italia,
Milano, Cooperativa del libro popolare, Opere, Luigi Dal Pane, I, Scritti e
appunti su Zeller e su Spinoza, Milano, Feltrinelli, La dottrina di Socrate
secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, Milano, Feltrinelli, Ricerche sul
problema della libertà e altri scritti di filosofia, Milano, Feltrinelli, Scritti
di pedagogia e di politica scolastica, Dina Bertoni Jovine, Roma, Editori
Riuniti, Saggi sul materialismo storico, Valentino Gerratana e Augusto Guerra,
Roma, Editori Riuniti, introduzione e cura di Antonio A. Santucci, Il
materialismo storico, antologia sistematica Carlo Poni, Firenze, Le Monnier, Pedagogia
e società. Antologia degli scritti educativi, scelta e introduzioni di Demiro
Marchi, Firenze, La nuova Italia,Scritti politici. Valentino Gerratana, Bari,
Laterza, Opere, Franco Sbarberi, Napoli, Rossi, Scritti filosofici e politici, Franco
Sbarberi, Torino, Einaudi, Lettere a Benedetto Croce. Napoli, Istituto italiano
per gli studi storici, Dal secolo XIX al secolo XX. Dall'era della concorrenza
al monopolio. Nascita e lotte del socialismo. IV saggio, incompiuto, della
concezione materialistica della storia, Lecce, Milella, Scritti liberali, Bari,
De Donato, Scritti pedagogici, Nicola Siciliani De Cumis, Torino, POMBA, Epistolario
Roma, Editori Riuniti, Roma, Editori Riuniti, Roma, Editori Riuniti, Lettere inedite. Roma, Istituto storico
italiano per l'età moderna e contemporanea, La politica italiana Corrispondenze
alle “Basler Nachrichten”, a cura e con introduzione di Stefano Miccolis,
Napoli, Bibliopolis, Del materialismo storico e altri scritti, Milano, M&B
Publishing, Del socialismo e altri scritti politici, Milano, UNICOPLI, Giordano
Bruno. Scritti editi e inediti Napoli, Bibliopolis, Fra Dolcino, Pisa, Edizioni
della Normale,. Tutti gli scritti
filosofici e di teoria dell'educazione, Milano, Bompiani Il pensiero occidentale,.
Edizione nazionale La casa editrice Bibliopolis ha in corso di pubblicazione
l'edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, istituita con decreto del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Tra Hegel e Spinoza. Scritti, A.Savorelli
e A. Zanardo, Bibliopolis, I problemi della filosofia della storia e recensioni
G. Cacciatore e M. Martirano, Bibliopolis, Da un secolo all'altro. Stefano
Miccolis e Alessandro Savorelli, Bibliopolis,. Copia archiviata, su
archividifamiglia-sapienza.beniculturali. L. Trotzkij, La mia vita,Carlo
Fiorilli, Antonio Labriola. Ricordi di giovinezza, in «Nuova Antologia», Giuseppe
Berti, Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, Ernesto
Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani: Milano, Luigi
Cortesi, La costituzione del Partito socialista italiano, Milano, Sergio Neri,
Antonio Labriola educatore e pedagogista, Modena, 1968. Luigi Dal Pane, Antonio
Labriola, la vita e il pensiero, Bologna, Demiro Marchi, La pedagogia di
Antonio Labriola, Firenze, Luigi Dal Pane, Antonio Labriola nella politica e
nella cultura italiana, Torino, Stefano Poggi, Antonio Labriola. Herbartismo e
scienze dello spirito alle origini del marxismo italiano, Milano, Giuseppe
Trebisacce, Marxismo e educazione in Antonio Labriola, Roma, Filippo Turati,
Socialismo e riformismo nella storia d'Italia. Scritti politici, Milano, 1979.
Nicola Siciliani de Cumis, Scritti liberali, Bari, Stefano Poggi, Introduzione
a Labriola, Roma-Bari, Beatrice Centi, Antonio Labriola. Dalla filosofia di
Herbart al materialismo storico, Bari, Franco Livorsi, Turati. Cinquant'anni di
socialismo italiano, Milano, Franco Sbarberi, Ordinamento politico e società
nel marxismo di Antonio Labriola, Milano, Antonio Areddu, Sulle lettere di
Antonio Labriola a Benedetto Croce, Firenze, Renzo Martinelli, Antonio
Labriola, Roma, Antonio Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del
marxismo teorico italiano, in “Behemoth”,Antonio Areddu, A. Labriola e B. Croce
nelle vicende del marxismo teorico italiano, in “Behemoth”, X, Luca Michelini,
"Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo",
in "Marginalismo e socialismo nell'Italia liberale M. Guidi e L. Michelini, Annali della
Fondazione Feltrinelli, Milano, Alberto Burgio, Antonio Labriola nella storia e
nella cultura della nuova Italia, Macerata, Antonio Areddu, Il pensiero di A.
Labriola, "Il Cronista", Antonio Labriola e la sua Università. Mostra
documentaria per i Settecento anni della “Sapienza” A cento anni dalla morte di
Antonio Labriola, Nicola Siciliani de Cumis, Roma, Nicola D'Antuono, Saggio
introduttivo e commento a A. Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia,
Bologna, Nicola Siciliani de Cumis, Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi,
contesti, pretesti, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, 2007.
Stefano Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica,
Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano,. Nicola Siciliani de Cumis,
Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d'archivio, ricerche, didattica,
Postfazione di G. Mastroianni, Pisa,. Alessandro Sanzo, Studi su Antonio
Labriola e il Museo d'Istruzione e di educazione, Roma,, Alessandro Sanzo, L'opera pedagogico-museale
di Antonio Labriola. Carte d'archivio e prospettive euristiche, Roma, Pietro
Mandré. Antonio Labriola, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Antonio Labriola, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica, Inc. Antonio Labriola, in
Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere di Antonio Labriola, su Liber
Liber. Opere di Antonio Labriola, su
openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di Antonio Labriola,. Opere di Antonio
Labriola, su Progetto Gutenberg.
L'Archivio Antonio Labriola, su marxists.org. Alberto Burgio, Antonio
Labriola, in Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Roma. La personalità storica di
Socrate Socrate o gli Ateniesi. Educazione e sviluppo della coscienza di Socrate.
Carattere di Socrate. Osservazioni su le fonti. Orizzonte delia coscienza
socratica Posizione di Socrate nella
storia della religione. IElementi della coscienza di Socrate. Del valore
filosofico di Socrate. Formalismo logico. Determinazione del valore del
formalismo logico. Limitazione del sapere umano. Socrate e i Solisti. Pretesa
soggettività di Socrate. Preteso misticismo di Socrate. Del metodo di Socrate. Presupposti
storici e psicologici. Motivo e sviluppo del metodo socratico. Imprecisione
formale del metodo socratico. Della differenza fra rappresentazione e concetto,
e del principio d'identità. Dell' etica socratica in generale, e del concetto
del bene. Conoscere e volere. Equazione fra volere c sapere (ptù&i cautdv).
Fondamento della pedagogia socratica. Le forme concrete della vita elica È
Socrale un riformatore? L’individuo e le sue relazioni domC5tiche. L’ individuo e lo stato. Vili.Delle virtù. Generalità.
Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico. Identificazione della virtù e
del sapere. Ignoranza degli elementi naturali. Del bene, della felicità c del
sapere. Del bone. Della felicità. Del
sapere. Del divino e dell’anima umana nell’orizzonte socratico. Il Concetto del
divino. II concetto dell’ anima. Riepilogo e conclusione La personalità
storica di Socrate. Socrate e gli Ateniesi. Educazione e sviluppo della
coscienza di Socrate. Carattere di Socrate. Osservazioni su
le fonti. Orizzonte della coscienza socratica. Posizione di Socrate nella
storia della religione. Elementi della coscienza di Socrate. Del
valore filosofico di Socrate. Formalismo logico. Determinazione del valore del
forma- lismo logicoLimitazione del sapere umano. Socrate e i Sofisti. Pretesa
soggettività di Socrate. Preteso misticismo di Socrate. Del metodo di Socrate. Presupposti
storici e psicologici. Motivo e sviluppo del metodo socratico. Imprecisione
formale del metodo socratico. Della differenza fra rappresentazione e
concetto, p^^- e del principio d'identità. Dell'etica socratica i?i
generale, e del concetto del bene. Conoscere e volere. Equazione
fra volere e sapere (yvttjtì-t. aauxóv). Fondamento della pedagogia
socratica. Le forme concrete della vita etica . È Socrate un riformatore?
L'individuo e le sue relazioni domestiche L'individuo e lo Stato. Delle
viriti. Generalità. Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico. Identificazione
della virtù e del sapere. Ignoranza degli elementi naturali. Del bene,
della felicità e del sapere. Del bene. Della felicità. Del sapere. Del
divino e dell'anima umana nell'orizzonte socratico. Il Concetto del divino. Il
concetto dell'anima. Formalismo logico. Senofonte e Platone (') mettono in
bocca agl'interlocutori di Socrate questa notevole accusa, ch'egli solesse
ripeter sempre le me- desime cose, e sempre nel medesimo modo, interrompendo il
libero corso all'esposizione dell'avversario. Socrate in fatti non sapea
esprimere il suo pensiero in un discorso con- cepito in forma oratoria, alla
maniera di Gor- gia e di Protagora suoi interlocutori, né potea vagare in tutto
il campo dello scibile come Ippia il polistore, o adattarsi alla maniera
sdegnosa e virulenta di Callide e Trasimaco: una certa innata sobrietà di
spirito, ed una moderazione a tutta pruova, che era divenuta natura, lo
conteneano in certi limiti costanti, ai quali egli cercava ridurre i suoi
uditori ('). Questo fare era monotono, ed avea l'aria di pedanteria: tanto più,
perchè rinunziare al mezzo tanto potente della persuasione ora- (i) Sen. Meni.
IV, 4, 6. Plat. Gorg. p. 490 E. Lo Strùmpell fa rilevare molto vivamente la
differenza che correa fra i Sofisti e Socrate, nell'uso del ragionamento
formale. toria non potea non sembrar cosa strana in una democrazia, dove tutte
le pubbliche fac- cende dipendeano dall'arte della parola. Ma tornava forse
Socrate di continuo all'afferma- zione di questa o quella massima morale, per
ripeterla ogni istante, ed improntarla nell'ani- mo degli uditori ? (') Era
egli forse un mora- lista bello e compiuto, che catechizza e pre- dica; o tenea
forse in serbo uno schema logico, che andava applicando ad ogni sorta di qui-
stioni ? Nulla di tutto ciò. Il suo discorso ca- dea sopra oggetti
disparatissimi, e quali l'oc- casione prossima li venisse offrendo: nessuno
studio nella scelta degli argomenti potea di- sporre il suo animo alla
ripetizione monotona delle medesime cose, né dalla sua occupazione dialogica
risultò mai un complesso di pronun- ziati, che prendessero forma di massime e
di precetti. Le condizioni stesse della coltura etica ed artistica non
consentiano, che a quel tempo si potesse apprendere, come avvenne (i) Lo Zeller
ha molto bene criticata l'opinione or- dinaria, che fa di Socrate un moralista
popolare, op. cit., voi. II, p. 73; ma noi non ci accordiamo con lui nella
determinazione del valore filosofico del dialogo socra- tico; la qual cosa
abbiamo voluto dire qui recisamente, per evitare ogni ulteriore polemica.
più tardi, le relazioni morali nell'astratta uni- versalità della
massima, o formulare netta- mente una esigenza logica; tanto è vero, che i
discepoli o seguaci che voglia dirsi di Socrate ebbero più a sviluppare,
ciascuno per proprio conto, i pfermi che avean raccolto dalle acci- dentali
conversazioni del maestro, che a di- scutere sul valore positivo di questo o
quel principio ('). Quella monotonia notata dagli avversari non concerneva che
l'esigenza della formale evidenza e certezza del discorso; ed era quindi
l'intenzionale ritorno ai medesimi presuppo- sti, nel lato formale d'ogni
quistione. Ma questo formalismo non apparisce ancora in Socrate come già
isolato, e distinto dall'og- getto della ricerca, e come presente alla co-
scienza del filosofo per sé ed obbiettivamente; perchè agisce solo come reale
esigenza di • (i) Vedi su questo punto Hermann: Gescìiichte ecc., p. 257 e
seg.; e lo stesso autore Prof. Ritler's Dar- stellung der sokratischeti
Systeme, Heidelberg, 1833. Hegel è stato uno dei primi a riconoscere
l'importanza delle scuole socratiche per la determinazione del prin- cipio
filosofico di Socrate, op. cit., voi. II, p. 105 e seg., e cfr. Biese: Die
Philosophie des Aristoicles, voi. I, p. 28 e seg. colui, che
ragionando avverte per la prima volta, che il ragionamento dev'essere conse-
guente, fondato ed evidente. La maniera corretta e cosciente del ragio- nare è
nella nostra coltura filosofica cosa troppo ovvia, e la nostra educazione ci
for- nisce ben presto dello schema logico della definizione, della pruova ecc.,
in guisa, che possiamo al tempo stesso indurre, dedurre, ed argomentare
perfettamente, ed aver co- scienza della forma logica per sé stessa, e
studiarla nei suoi caratteri e nel suo valore : ma tutto ciò era allora impossibile.
In So- crate l'esigenza del sapere esatto e formal- mente corretto è ancora un
semplice atto di personale energia, un bisogno intrinseco di certezza e di
acquiescenza alla normalità di una opinione chiaramente concepita, un la- voro
che si compie per la necessaria coeffi- cienza dei vari elementi etici della
coltura e della tradizione, e non può ancora presen- tarsi allo spirito come un
dato di estrinseca evidenza. Se noi ci sforziamo per poco di rappre- sentarci
il mondo, secondo l'immagine, che la coscienza anche più colta dei contempo-
ranei di Socrate ne avea espressa nella storia, nella poesia, nelle leggende,
nelle mas- sime e nei detti dei sapienti; e se guardiamo poi quanta differenza
corra da quella pienezza ed inconsapevolezza d' intuizione, alle aporie della
ricerca, solo allora intendiamo quanta profondità filosofica fosse nelle
ricerche di Socrate, e la parsimonia stessa dei mezzi da lui adoperati diverrà
più degna di ammira- zione, perchè è pruova evidente della ener- gia, con la
quale egli seppe avvertire la ne- cessità di correggere ad una stregua costante
tutte le incertezze della conoscenza ordina- ria, e fermarsi poi ed insistere
tutta la vita nel criterio acquistato. I presupposti logici, ai quali tutte le
qui- stioni del dialogo socratico sono riducibili, consistono nella epagoge e
nella definizione; e noi cercheremo in séguito di esporre il modo, come queste
due funzioni si sono spie- gate in quell'orizzonte scientifico che Socrate
s'era tracciato. Per ora basterà aver notato, come questa è la prima volta che
nello spi- rito umano si sia fatto palese il bisogno, che prima di determinare
la natura, il fine, ed il valore degli oggetti, bisogna acquistare una
coscienza precisa ed inalterabile delle condi- zioni in cui deve trovarsi la
conoscenza, per- Labriola — Socrate. !Hl<^3 che possa dirsi certa ed
evidente. Tutto quello che la speculazione posteriore ha strettamente designato
come elemento logico del sapere, e che ha cercato successivamente di sceve-
rare dalla natura immediata e dalle condi- zioni incerte e fluttuanti del
soggetto pen- sante, apparisce nella sfera della ricerca so- cratica come
qualcosa di affatto connaturato con le esigenze pratiche di colui che ricer-
cava; e senza isolarsi dai motivi che l'aveano praticamente prodotto, acquistò
un grado di sufficiente evidenza nella coscienza, tanto da rimanere, non solo
principio efficace in So- crate, ma costante centro ed impulso di ogni
posteriore attività scientifica ('). (i) Indem die Philosophie des Sokrates
kein Zuriick- ziehen aus dem Dasein und der Gegenwart in die freien reinen
Regionen des Gedankens, sondern aus einem Stucke mit seineni I-eben ist, so
schreitet sie nicht zu einem Systeme fort etc. Hegel, op. cit., p. 51. Da
questo e da altri luoghi può scorgersi, come Hegel avesse un concetto più
schietto della filosofia socratica, di quello che hanno formulato molti
scrittori posteriori, non escluso lo Zeller; il quale, sebbene dica di non
volerlo, parla sempre in una maniera troppo astratta del principio del sapere,
e ricade nell'errore di Schleier- macher e di Brandis. Determinazione del
valore del formalismo logico La caratteristica, che noi abbiamo data
dell'attività filosofica di Socrate in generale, pare risponda a quello che già
s'è detto da altri; e che non serva se non a rifermare un'opinione corrente,
secondo la quale So- crate sarebbe stato il primo che avesse avuta una chiara
coscienza del valore del sapere ('). Si è, infatti, detto più volte, che l'idea
del sapere sia la scoverta di Socrate, e che ces- sando per opera sua la
esclusiva ricerca del mondo naturale, la filosofia fosse divenuta la scienza
dell'idea, del soggetto, dello spirito e così via (^). Senza la pretensione
della novità, noi riteniamo per erronee una gran parte di quelle
caratteristiche; e perchè at- tribuiscono a Socrate una consapevolezza maggiore
di quella ch'egli s'avesse, e perchè devono poi fare molte congetture per
spiegare ed intendere la natura dell'etica socratica. Ba- Per es.
Schleiermacher. La forma più esagerata è quella del Ròtscher, il quale parla di
Socrate come d'un filosofo moderno, op. cit., passim. sterà notare solo
questo, che partendosi dalla supposizione, che Socrate avesse avuto co- scienza
del sapere preso per sé stesso, come forma o attività in generale, non solo si
cade nell'inconveniente di non poter trovare un solo luogo di Senofonte che
confermi questa opi- nione, ma si è poi obbligati a fare una qui- stione oziosa
su la natura empirica o a priori del sapere socratico, che non c'è motivo al
mondo per proporsela; e, in ultimo, si è poi costretti a ritenere, che Socrate
abbia in virtù di una scelta, e per certe ragioni teoretiche, limitato le sue
ricerche all'etica ('); mentre la repugnanza contro le indagini naturali deve
in lui ammettersi, non come un risultato dei criteri logici che applicava, ma
invece come una prima e semplice esigenza delle sue con- vinzioni religiose.
Abbiamo invero detto, che il valore filo- sofico di Socrate consiste nella
esigenza di un sapere normale e certo; ma la forma li- mitativa, con la quale
abbiamo espressa que- sta opinione, esclude di fatto tutte le caratte- ristiche
alle quali può in apparenza sembrare (i) Vedi specialmente il Bòhringer, op.
cit., p. 2 e seg. che ci avviciniamo. Che il sapere figuri allora per la
prima volta come una potenza deter- minata, e serva a correggere l'opinione e
la tradizione, ed a condurre come norma sicura la ricerca del filosofo in tutte
le complica- zioni e le incertezze del dialogo, ciò non vuol dire, che il
concetto del sapere abbia rag- giunta una tale importanza ed obbiettività, da
segnare esso stesso il termine e lo scopo della ricerca. E quando in fine, dal
confronto di Socrate coi precedenti tentativi filosofici si vuole arguire la
consapevolezza che egli ha potuto raggiungere della sua posizione storica ('),
si viene a confondere due ordini di criteri del tutto diversi perchè dal
giudizio che noi riportiamo su la importanza di una personalità storica, non
può indursi qual grado di consapevolezza quella persona stessa abbia raggiunto.
Il valore filosofico di Socrate sta in rela- zióne diretta con l'orizzonte
della sua co- (L'Alberti specialmente fa di Socrate un filosofo dotato di una
piena coscienza del proprio valore sto- rico; e non potea evitare un simile
errore, dal momento che s'era proposto di seguire il dialogo platonico come un
documento biografico; vedi op. cit., p, 13 e seg. scienza; nel quale noi
abbiamo rinvenuti mo- tivi di natura più immediata, più complessa, e più
personale di quelli che conducono esclu- sivamente alla conoscenza speculativa.
Questa determinazione intrinseca della sua attività ci fornisce ora di mezzi
sufficienti, per rifare indirettamente, e mediante la congettura, il processo
genetico della sua coscienza filoso- fica, che è stato impossibile d'intendere
su la semplice testimonianza delle fonti storiche. Socrate non occupa
immediatamente un posto nella storia della filosofia, mercè l'ac- cettazione o
la critica di una tradizione teo- retica; e per questa ragione stessa non
arrivò all'affermazione astratta del principio logico della certezza, come
regolativo della ricerca e correttivo del conoscere comune ed incon- sapevole.
Le condizioni speciali del suo ca- rattere lo aveano predisposto a sentire
prò-, fondamente il bisogno di una religione intima e depurata dalle esteriorità
della tradizione; e di una certezza etica che lo tenesse libero dalle
fluttuazioni dei momentanei interessi e delle opinioni correnti: e quella
naturale pre- disposizione toccò il suo soddisfacimento in un concetto della
divinità, che riconosceva insiememente la bellezza ed armonia del mondo, e
la libertà umana come predeter- minata al bene. La costanza, la fermezza
d'animo, il naturale sentimento del giusto, la morale certezza della
inalterabilità della legge, la perpetua acquiescenza al corso delle cose perchè
riconosciuto provvidenziale, — tutte queste tendenze sollecitarono la sua in-
telligenza, predisposta alla riflessione, a cer- care una norma costante dei
giudizi, e tro- vatala egli persistette ad applicarla come stregua alla
condotta morale sua propria, e dei suoi concittadini. E scorgendo egli, che il
materiale delle opinioni e dei giudizi etici, qual era raccolto nella lingua e
nella tradi- zione ed espresso nella coscienza politica dei contemporanei, se a
prima vista potea avere il suo fondamento nelle costanti con- dizioni della
natura umana, non corrispondeva sempre a quel grado di consapevolezza, che le
sue abitudini riflessive gli aveano reso connaturale, il bisogno di fare
entrare nel- l'animo altrui l'intimità e lo spirito di con- seguenza lo fece
divenire maestro di morale, ed educatore della gioventù. In questa nostra
maniera d'intendere l'at- tività filosofica di Socrate trovano un posto na-
turale alcune opinioni, che incontestabilmente gli appartengono, e che
altrimenti non sa- rebbero spiegabili ; ed, oltre a ciò, molte quistioni, che
si son sollevate su la dottrina socratica, rimansfono escluse di fatto. Tocche-
remo alcuni di questi punti. Nel concetto che Socrate s'era fatto dello
Stato apparisce, più vivamente che in qua- lunque altra delle sue definizioni,
il contrasto (i) Meni., II, 4, 6 e seg.; id., 6, 21-29. (2) Vedi il Jacobs,
Vermischte Schrifteii, voi. II, p. 251: Jene Sitte enthalt ebeti so, wie die
Liebe zum andern Geschlechte, alle Elèmente des Edelsten und des Nichtswiirdigsten,
des Lasters, des Besten und des Schlechtesten in sich. che correa fra la novità delle sue
filosofiche esiorenze e la naturale tendenza alla conser- vazione delle
sostanziali relazioni della vita etica, che in lui era sussidiata dal convinci-
mento religioso e da una profonda abnega- zione. Il principio normativo della
consape- volezza non gli consentiva di ammettere che la potenza, o il dritto
ereditario, o la scelta del popolo mediante i voti potessero costi- tuire la
capacità dell'individuo a trattare le faccende dello Stato ('). Solo la piena
coscienza della propria capacità e la speciale cono- scenza delle faccende da
trattare possono e devono invogliare l'individuo ad una legit- tima ambizione
politica (^); e questa diviene per sé stessa un dovere, quando è sorretta dal
fermo convincimento, che l'attitudine e la specifica intelligenza
dell'individuo rispondono alle normali esigenze della vita politica. Al-
l'attuazione pratica di questa massima solea Socrate disporre i suoi uditori,
sviluppando nel loro animo il bisogno di acquistare una chiara e perfetta
notizia degli obblighi spe- (i) Mem., e Plat. Apol. (2) Mem., Ili, 6; e IV, 2,
6 e seg. SOCRATE ciali che spettano a questo o a quello fra gli
amministratori dello Stato, e riassumeva tutta la sua politica nel principio
che solo chi sa deve e può fare, ossia che il potere sta nel sapere.
L'importanza di questa massima in- novatrice ci fa apparire l'attività
socratica in una manifesta opposizione con tutti i concetti tradizionali della
politica greca, perchè, in virtù di essa, il dritto ereditario della monar-
chia e dell'aristocrazia, ed il concetto demo- cratico della maoraioranza erano
recisi nella loro radice e subordinati alla necessità di una generale
rettificazione di tutte le forme sociali dal punto di vista della consapevo-
lezza. Ma pur nondimeno la cosa non andava tant'oltre, e noi non sappiamo
scorgere in tutto questo l'esigenza o il presentimento di una radicale riforma
dello Stato, o, come altri ha detto, di una teoria sociale fondata sul
principio della conoscenza esatta. Il sa- pere, di cui parlava Socrate, non era
qualcosa di distinto dalla conoscenza empirica dei vari rami della pubblica
amministrazione, e non era costituito in un insieme di teorie univer- sali e
scientifiche. Egli non potea quindi, come più tardi fece Platone, ideare la
costituzione di uno Stato, in cui la coordinazione e subordinazione delle sfere
sociali fossero determi- nate dal concetto psicologico della gradazione della
conoscenza. Il suo concetto non ha co- lorito e carattere esclusivo di una
tendenza filosofica, che voglia imporsi alle pratiche esi- genze della vita per
regolarle a sua posta; ma rimane subordinato alla varietà estrinseca delle
sfere sociali, e non ne sconosce la ori- ginalità per farla rientrare nei
confini di uno schema astratto. Di qui procede, che, mal- grado l'apparenza di
una dichiarata riforma, Socrate riconobbe l'ubbidienza alle leggi come
impreteribile ('); e, fedele all'antico principio ellenico della sostanzialità
dello Stato, fece dipendere il bene dell'individuo da quello della comunità. E
considerando la sua attività filosofica come parte integrale dei suoi doveri di
cittadino morì nel rispetto alle leggi, e nel convincimento, che la condanna
pronun- ziata contro di lui non fosse che una legittima manifestazione
dell'attività dello Stato. L'opposizione fra il vecchio e il nuovo, fra il
concetto sostanziale e l'esigenza di una per- [Mem., IV, 6, 6. (2) Mem., HI, 7,
9. (3) Mem., IV, 4, 4: Plat. Apol., 34 D e seg.; e cfr. Phaed., 98 C e
seg. sonale sodisfazione nello Stato, si chiarì mag- giormente
nelle scuole socratiche; e specialmente in Platone, il cui ideale politico non
deve essere inteso, né come ripristinazione dello Stato dorico, né come un
segno precursore del Cristianesimo (^), ma conviene sia spiegato come un
progresso teoretico del principio enunciato da Socrate, che il potere deve
consistere nel sapere. Che i concetti da noi più sopra esposti non avessero una
tendenza dichiaratamente riformatrice, apparisce ancora di più dal modo del
tutto pratico come Senofonte introduce il suo eroe a discutere con questo o
quello dell'esercizio speciale delle diverse arti, che conferiscono al pubblico
bene o al manteni- mento delle sociali relazioni. Una sola è l'idea fondamentale
di tutti quei dialoghi: rettificare mediante la definizione il concetto del
fine cui l'attività è rivolta, per far convergere tutti gli sforzi dell'
individuo all'acquisto di una norma costante, che ne regoli la pratica senza
(i) Come vuole Hermann. Come vuole Baur. Vedi su questa quistione lo Zeller,
Der Plato7iische Staat, in seiner Bedeutung fiìr die Folgezeit, nei citati
Vortràge ecc., pp. 62-82 incertezza e divagazioni. Sotto questo
riguardo il calzolaio e lo scultore, il pastore e l'arconte, il marinaio ed il generale
ecc., perquantovarie le loro occupazioni e diversi i finì cui sono rivolti,
devono tutti convenire nella norma dell'esercizio metodico delle loro funzioni,
e sostituire alla pratica istintiva, tradizionale ed incosciente la norma del
sapere. Senza entrare nella specializzata esposizione di questo o quel dialogo,
perchè in tutti gli svariati casi non rileveremmo che una sola con- clusione,
basterà qui dire che Socrate è stato il primo, che abbia nettamente formulata
l'esigenza di una tecnica speciale delle arti e ravvisata la necessità, che a
capo di ogni pratica occupazione deve esser collocata la riflessione normativa:
e, per le cose già espo- ste, non fa mestieri che chiariamo meglio questo
pensiero, perchè altri non creda, che egli intendesse conciliare la pratica e
la teo- ria, l'arte e la scienza. E qui cade in acconcio di osservare che la
meraviglia, con la quale molti hanno ri- guardato il dialogo che Senofonte
riferisce con la meretrice Teodota ('), non ha fonda- (i) Mem., Ili, cap. ii,
mento che nella natura delle nostre morali convinzioni. Quel dialogo, che non
deve essere addotto a provare che la principale preoccupazione di Socrate fosse
la ricerca dei concetti ('), né può essere inteso come interamente derisorio,
perchè l'ironia è un momento ofenerale della conversazione socratica, mo- stra,
a nostro parere, che il mestiere della meretrice potesse anch'esso nei suoi
elementi affettivi venir subordinato al criterio socratico di un esercizio
normale e riflesso. Quel- l'arte non destava allora gli scrupoli esage- rati,
che noi moderni siamo soliti di provare contro ogni divagazione della natura
dalla norma assoluta di una morale precettistica. Anzi, per le speciali
condizioni della famiglia greca, sviluppava soventi nelle donne libere un grado
di cultura superiore di gran lunga (i) Come fa Zeller. Questa è l'opinione di
Brandis: Enhvickelungen ecc., Vedi su questo argomento Hermann:
Privatalterthilmer, con tutte le autorità ivi addotte, e specialmente John :
The Hellenes, the history of the mannei's of the ancient Greeks, LE FORME
CONCRETE DELLA VITA ETICA a quello della donna legalmente ritenuta nelle
angustie del gineceo. E a terminare questo schizzo della coscienza politica e
sociale di Socrate osser- veremo, che egli, col rilevare l' importanza
dell'attività cosciente, nobilitò il concetto del lavoro, facendone uno degli
elementi costitutivi dello stato e della famiglia. Questa veduta era allora
qualcosa di nuovo, perchè diretta a reagire contro un pregiudizio, fon- dato
nella costituzione sociale dell'antica Gre- cia e già da gran tempo invalso,
che facea considerare come indegna dell'uomo libero la produzione ottenuta col
lavoro manuale. Se Socrate abbia o no superato il particolarismo ellenico, e se
ritenesse per giusta come vuole Senofonte, o per ingiusta come vuole Platone
p), l'offesa arrecata al nemico, nella grande incertezza dei criteri seguiti
dai vari espositori noi non sappiamo affermare. Ad ogni modo, l'autorità di
Senofonte ci par- [V. Jacobs, “Vertnischte Schriften”. Meni. Crit., e Rep.. Questa
è anche l'opinione dello Zeller.] rebbe da preferire, e la maniera arbitraria
come si è voluto da alcuni interpetrarla ci pare infondata e priva di ogni
verosomi- glianza ('). (i) Il Meiners: Geschichte der Wissenschaften, pone una
distinzione arbitraria fra il male arrecato sensibilmente all'inimico, e quello
che può toccare il suo benessere interno, negando che quest’ultimo sia incluso
nel xaxcòj iioistv di Senofonte. Né meno infondata è la supposizione del
Brandis, secondo la quale Senofonte non avrebbe espresso interamente il
pensiero di Socrate. Strumpell tenta supplire Senofonte col Gorgia. Antonio
Labriola. Labriola. Keywords: implicature, comunismo, socialismo, partito
socialista italiano, il vico di Labriola, il Bruno di Labriola, Labriola su
Herbart, Labriola su Zeller, comune, sociale, filosofia della storia,
dialettica socratica, fra dulcino, carteggio con Croce, all’origine del
socialismo comunismo materialista in Italia – l’avvento creative del comunismo
in Italia. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Labriola," “Grice e
il Vico di Labriola” per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library,
Villa Speranza, Liguria, Italia.


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