Grice
e Landi: l'implicatura conversazionale della semiotica economica – principio d'economia dello sforzo razionale --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo
italiano. Grice: “I would call Landi a Griceian; but he’d call me a Landian!”
Studioso della dottrina del ‘segno,’ vis-à-vis- scienze umane e antropologia, apportato
un notevole contributo agli sviluppi alla semantica (senso) e la pragmatica
(prassi, pratica – ragione pratica) -- crt, cercando di unificare la dialettica
romana e fiorentina con quella oxoniense.
Diplomato al Regio Liceo Ginnasio Alessandro Manzoni, si laurea a Milano.
Studia a Pavia. Insegna a Padova, Lecce. Riceve, e Trieste. La sua opera si può
suddividere in tre fasi. La prima riguarda studi su la prassi (ragione pratica),
nonché l'analisi dei processi di “segno.” La seconda fase propone una teoria
della “produzione” del segno intendendola come teoria del lavoro cui fondamento
è l'omologia tra la teoria del segno e so-miscalled aeco-nomia. (cf. Grice, P. E.
R. E.). La terza fase studia l'intricato rapporto tra il segno e la ideologia e
teorizza l'”alienazione” dell’usuario del segno (ego/alter/alien). Opere: Pratica
communicativa (Bocca, Milano); “Segno” (Manni, Lecce); “Significato, comunicazione
e parlare comune,” – cfr. Grice, “SignificARE, communicARE, impiegare,
implicARE, -- ‘common’ is Landi for Grice’s ‘ordinary’ as opposed to
extra-ordinario. Marsilio, Padova. La semiotica e “Segnare” come lavoro e mercato, -- cf. Grice
against an utilitarian and pro a Kantian account of the rational effort – but
remarks in the “Retrospective Epilogue” about his concern with ‘rationality’ as
being co-operative. And Grice’s remarks about the independence of the two
thesis: semiosis as rational and semiosis as cooperatively rational. Bompiani,
Milano, Segno ed ideologia (Bompiani, Milano), “Segnare” (Bompiani, Milano); “Ideologia”
(Mondadori, Milano); “Metodica filosofica e semiotica -- scienza dei segni, o
teoria? – cf. Grice on philosophical psychology,’ folk science of psychology –
ceteris paribus – ‘law’ of the science of psychology --. The laws of psychology
– “That’s why we call them ‘psycho-logical’ concepts, or theoretical terms, --
psychological theory --. Theory Th. (Bompiani,
Milano). Cf. Grice on the boundaries of ‘mean,’ and the idea of ‘consequence,’
y is a consequence of x, x means y. Il corpo del testo tra riproduzione sociale
ed eccedenza, Scritti su G. Ryle e la filosofia analitica” (il Poligrafo,
Padova); “Semiotica Filosofia del linguaggio
su ferrucciorossilandi.c om. Grice: “Landi takes economics seriously, as
did Aristotle – unfortunately, those researching onto Landi hardly quote from
Aristotle!” “While the Italians think that Landi is being very Original, we at
Oxford don’t! Game theory, strategy theory, and efficiency theory are all basic
to ‘oeconomica’ in most pragmatic models of efficient communication – “Information
is like money!” – Cf. la teoria del valore e le formulae dell’egoismo,
l’altruismo o non-egoismo, Meinong. Teoria formale del valore. I valori egoistici
risultano espressi con le lettere T e e te1 Hay Ja, Un Un,, Tv Uy. Gli valori
altruistici sono espresso con le lettere: i. I valori neutrali sono espresso
colle lettere : Ym. Siccome non si propone di dare una teoria compiuta dei
fatti concomitanti di questo o quello valore, ma solo di ANALIZZARE tal unicasi
va speciali, così, quando adopera
i simboli senza l'indice soscritto, intende significare il valore egoistico –
con la lettere ‘e’ sottoittesa. Questi simboli possono esprimere questo o
quello BENE, ma anche questa o quella volizione a questo o quello BENE
riferentisi. Per indicare una volizione, si adopera il stesso segno *fra
parentesi quadratti*. Infine, si suppone, di regola ceteris paribus,che la
circostanza concomitante sia sempre una sola, la quale, insieme alla volizione,
formi ciò che chiamamo il “bi-nomio” della volizione. Se le circostanze sono
più, allora si forma un “poli-nomio” della volizione. La precedenza di una
lettera in un binomio o un polimonioindica il valore principale, sia desiderato
o sia attuato. In che modo i fatti concomitanti del valore sono connessi collo
scopo della volizione? Siccome ogni scopo di volizione è anche un oggetto di
valutazione, la domanda può formularsi così. Come i valori possono entrare in
connessione tra loro? Si noti però che la connessione deve stabilirsi prima del
cominciamento della volizione, giacchè questa volizione deve tenerne conto. Le
co-esistenze casuali restano naturalmente escluse. Tra lo scopo dellla
volizione e l'oggetto della valutazione concomitante possono correre varie
relazioni. C’e una relazione d’identità. Ciò che il artista o un politico come Mussolini crea non
soddisfa lui SOL tanto, apparirà sempre in qualche modo come un BENEFICATORE di
tutta una sfera di uomini – la nazione italiana. C’e una relazione di
CO-ESISTENZA di più qualità di una stessa cosa, o anche di più cose. Per
esempio, un tale VUOL comprare un piano che ha (+) un bel tono. Ma il piano ha
anche (-) una cattiva meccanica. O un cane da guardia molto vigile (+), il
quale però morde (-). O una macchina automobile che lavora bene (+), ma che fa
rumore e fumo (-) ,ecc. C’e un nesso causale, nelle sue due forme: a) lo scopo
è CAUSA di conseguenze valutabili. Il politico chi, per esempio, promuove il
movimento e l' industria dei forestieri, mira ad arricchire la sua nazione (+),
ma anche la de-moralizz (-). b) lo scopo non si può raggiungere che come EFFETO
di dati valori morali. Per esempio: un fabbricante per . Ora torniamo
alla domanda principale. In che modo il valore morale di una valutazione
dipende dai valori concomitanti, e,in caso di un simple bi-nomio della volunta,
dal valore concomitante? Abbiamo distinto quattro categorie di valori, “g”,
“T”, “u”, e “u”, le quali si applicano anche ai fatti concomitanti. Però il
caso u si può omettere, perchè non accadrà mai, CHE SI VOGLIA UN PROPRIO
NON-VALORE PER sè stesso. Rimangono così tre possibilità, le quali, liberamente
combinate, dànno *dodici* casi che costituiscono la tavola dei valori. Per
l'esame di questi casi bisogna pensare che ad un oggetto di volizione si
aggiungano gli altri come fatti concomitanti, e osservare le variazioni di
valore che questo intervento produce. La VOLIZIONE ‘POSITIVAMENTE ALTRUISTICA’
(benevolenza e beneficenza) è data da una formula. Il momento più importante è
qui l'associazione della circostanza concomitante u, IL PROPRIO DANNO. È
evidente che l'aggiunta di questo secondo momento accresce il valore di (i) e
di tanto, quanto più grande sarà il sacrificio proprio. Indicando il valore con
“W” ,si avrà dunque: W(ru) > WV. Se invece si aggiunge “u”, IL DANNO ALTRUI,
sia dello stesso beneficato (quando il beneficio produce pure un MALE al
beneficato), sia di persone estranee al rapporto (quando per beneficare uno si
danneggia altri), allora il valore della volizione con questa circostanza
concomitante diventerà minore. E la formula sarà: W(ru) < W(r). Se la
circostanza concomitante è pure in favore del beneficato, allora la formula
sarà indubbiamente: guadagnare di più deve migliorare la condizione
materiale dei suoi operai. W (rr)> Wr. glianze. Invece
L’AGGIUNTA DEL VANTAGGIO PROPRIO AL BENE ALTRUI nè diminuisce, nè aumenta il
valore. La volizione egoistica è espressa dalla formula, la modificazione più
grave qui si ha, quando al caso si aggiunge la circostanza del MALE ALTRUI. Allora si avrà: W(gu)<W(9).
Se la circostanza concomitante è invece “r”, il valore della volizione
egoistica si eleva: W(gr) > W(g). Che poi alla volizione egoistica si
aggiunga la circostanza secon aria di un ALTRO PROPRIO VANTAGGIO (plusvalia) o
anche di un proprio danno, non modifica il valore di (g). Si avranno quindi le
due egua W (99)= W (g)= 0 W(gu)= W(9)=0. Così pure si aumenta il non-valore, se
oltre al danno principale si aggiungono altri danni. Epperò: W (UU)< W (U).
Per quanto il caso sia inusitato, si può prevedere anche, che al male altrui si
associ una qualche conseguenza buona, indiretta, W (rg)= Wr. La volizione
altruistica negativa o anti-altruistica è espressa con una formula. Se per attuare
il danno altrui, si fa anche il danno proprio u, questa circostanza aggrava il
male e aumenta il non-valore: W (uu) < W (u). W(UY) > W(u). Il fatto
concomitante della propria utilità non aggiunge nè toglie al valore della
volizione principale anti-altruistica. Si avrà quindi l'eguaglianza: W (ug)= W
u. La somma dei risultati ottenuti si può disporre in un Quadro. W(rr) >
W(v)? W(gr )> W(g)? W(ur)> W (U)? W(yg)=W(r) W(99)=W(g)=0 W(ug)=W(U)
W(ru)<W(Y) W(gu)<W(g) W(UU)<WU) W(ru)>W(V) W(gu)=W(g)=0
W(uu)<W(U). Da questo quadro si rileva che le circostanze concomitanti con
segno negativo non sono più feconde di effetti di quelle con segno positivo. Di
queste ultime, “g” non modifica nulla, e “r” non dà risultati sicuri, come
indica il punto interrogativo. L'influenza dei fatti concomitanti si può dunque
riassumere così. Agisce aumentando debolmente il valore. ‘g’ non modifica
nulla. ‘u’ diminuisce grandemente il valore. ‘u’ opera secondo lo scopo della
volizione -- ora aumentando, ora diminuendo e ora non-modificando il valore. Si
è già detto che sarebbe uni-laterale il voler giudicare del valore morale di
una volizione dallo scopo ;che però, in quanto lo scopo prende parte alla
determinazione del valore, l'altruismo positivo è buono, L’EGOISMO è
INDIFFERENTE. L’altruismo NEGATIVO (malevolenza e maleficenza) è cattivo. Ora è
importante constatare, che il senso in cui i tre momenti valutativi operano sui
fatti concomitanti è completamente lo stesso La validità della tavola dei
valori, dianzi tracciata, ma pure prevista. Allora il non-valore si
ridurrà, nel modo indicato dalla in-eguaglianza: subisce variazioni, se cambia
la qualità della volizione? Itendendo per qualità la differenza tra appetizione
e repulsione, che però non deve equipararsi a una contra-posizione logica tra
affermazione e negazione, i cui termini si escludano a vicenda, ma considerarsi
come una doppia possibilità psicologica, di cui l'una abbia altret tanta realtà
indipendente, quanto l'altra. Un'analisi della NOLIZIONE mostra, che esse si
comportano egualmente come la volizione, solo che si applicano di regola ai
valori “T”, “u” ed “u”, RITTENENDOSI ASSURDO (IRRAZIONALE) IL NON VOLVERE IL
PROPRIO VANTAGGIO ‘g’. Indicando le nolizioni con (T) (ū) (T) = (non- T) = (U)
(U = (non-- U) = ( ) (ū)=(non u) = (g). Lo stato subbiettivo di
rappresentazioni ed i predisposizioni anteriore alla volizione è indicato con
il concetto di “Progetto”. E siccome in questo stato abbiamo supposta anche la
cognizione delle circostanze concomitanti valutabili, così al binomio della volizione
o al polinomio della volizione corrisponde un binomio o un polinomio del
progetto. Per indicare questi stati si adopera gli stessi simboli *senza la
parentesi quadratti*. Osservando le volizioni in rapporto agli stati
predisposizionali, l'analisi delle valutazioni dei fatti concomitanti può
rendersi più esatta. (ū) si possono fare le seguenti sostituzioni, che
aiutano a trovare il corrispondente valore nella tavola relativa alle
volizioni. Si ponga, per esempio, un bi-nomio iniziale della volizione “uu”,
che esprima il mio desiderio di far male, al momento opportuno, a una persona,
ma che non mi sia possible evitare, ciò facendo, conseguenze dannose pe rme,u.
Se ildesiderio di non danneggiarmi prevale, allora non si avrà più il binomio
(uu), ma l'altro (ūr), il quale dice che la volizione è risultata nel senso di
non volere il male proprio, pur ammettendo che questa volizione abbia per
circostanza concomitante y, cioè il bene altrui. In forma positiva la volizione
finale sarà (gr). E così da una situazione iniziale negativa “vu” si riesce
nella opposta gr (1). Questi sono i co-ordinati fra loro due bi-nomi di
progetti, dai quali procedano due volizioni formalmente concordanti. Anche i
due bi-nomi di queste volizioni saranno coordinati fra loro. Essaminemo la
coppia dei due binomi yu-gu, dei binomi, cioè, che hanno la maggiore importanza
pratica. Il primo bi-nomio esprime l'altrui bene col proprio danno. Il secondo
bi-nomio esprime il bene proprio col danno altrui. Nel primo rientrano, nel
senso o grado *massimale*, tutte le occasioni in cui si può affermare la
grandezza morale di un uomo (magnanimita). Nel senso o grado minimale, i casi
della più comune fedeltà al proprio dovere (to do one’s duty). La sezione di
linea dei valori morali che comprende il MERITORIO e IL CORRETTO è tutta
espressa da questo bi-nomio del Progetto. Laddove la sezione che va dal punto
d'INDIFFERENZA al TOLLERABILE e al RIPROVEVOLE corrisponde alla negazione di
questo binomio del progretto. Nel binomio “gu” sono espressi tutti i casi che
vanno dal più SANO EGOISMO alle negazioni più delittuose dell'altruismo.
Reciprocamente, la rinunzia a siffatte volizioni va dal semplicemente dove ROSO
ALL’EROICO. Le volizioni che procedono da questi due bi-nomi comprendono
adunque tutte le quattro classi di valori, caratterizzati in principio. I due
bi-nomi anzidetti suppongono un CONFLITTO (non coooperazione) fra l'interesse
proprio e l'interesse altrui. È evidente che dalla grandezza di questi
interessi, dalla portata di “g” e di “Y”, dipende il valore morale della
valutazione. I momenti “u” e “u” s'intendono compresi nella negazione di “g” e
“y”. Intanto è certo che il VALORE EGOISTICO in cui “g” è congiunto con “u” ,
“W(gu)”, si trova sempre al di sotto del zero della scala, ed ha segno negativo.
Mentre il valore altruistico in cui è congiunto con “u”, “W(ru)”, si trova al
di sopra del zero ed ha segno positivo. Ciò posto, la funzione valutativa
tra i termini dei due binomi dei pogretti si può scoprire agevolmente con una
semplice osservazione. Sacrificare un piccolo interesse proprio a un grande
interesse altrui ha un VALORE POSITIVO MINORE che il sacrificare a un piccolo
interesse altrui un grande interesse proprio. D'altra parte chi non pospone a
un grande interesse altrui un piccolo interesse proprio produce un non-valore
morale più basso, che non colui il quale per una utilità propria rilevante non
tien conto di utilità altrui tras curabili. Questo abbozzo di una LEGGE del
valore si può esprimere nelle formule, nelle quali “C” e “C'” indicano le
costanti proporzionali sconosciute, condizionate dalla qualità delle due unità
“g” e “r”. Nell'applicazione di queste due formule all'esperienza si rendono
necessarie talune modificazioni. Se poniamo I valori “r” o “g” eguali ai limiti
0 e 0 ,allora i calcoli diventano molto esatti. Per g per g. L’ESPERIENZA NON è
però SEMPRE D’ACCORDO CON QUESTE FORMULE. Ognuno ammetterà che l'adoperarsi
nell'interesse altrui si accosti l punto morale d’INDIFFERENZA, quanto più
grande è quest'inteesse; e che il trascurarlo divenga nella stessa misura
RIPROVEVOLE, “u” pposto costante e limitato l'interesse proprio da sacrificare.
È F , 1 W(ru) = Cg -0 Y Y g W (gu) = - C per r = 00 per r = 0 lim W (ru)
= 0, lim W(ru)= 0, lim W (ru)= 0 limW(ru)= 0, lim W (gu) = - 0 0 limW (gu)= 0
lim W (gu)= 0 lim W (gu)= – 00. pure evidente, che la trascuranza di un
interesse altrui diviene tanto più INDIFFERENTE quanto più IRRILEVANTE è questo
interesse. Epperò non si ammetterà da tutti, che il valore dell'altruismo di
venga allora infinito, come nella seconda formula. Osservando però bene, questi
casi non rientrano nel campo della morale. Si contrasterà pure che il valore
del sacrificio di un bene proprio per l'altrui, cresca colla grandezza del bene
sacrificato (formula terza). Ma l'esperienza prova che l'esitazione al
sacrificio si fa maggiore quanto più grande è il bene cui si sta per
rinunziare. Invece è da riconoscersi che non è esatta la quarta formula. Non si
può negare ogni valore al bene che si fa ad altri, solo perchè NON si determina
un CONFLITTO con un bene proprio. Le formule anzidette si debbono mitigare
nella loro assolutezza, perchè si accostino di più alla realtà. Per far ciò,
basta attenuare il valore di “g”, il che si può ottenere aggiungendo a “g” ogni
volta una costante “c” o “c '”. Queste
formule non modificano i limiti funzionali dianzi ottenuti, ponendo r = 00, T =
0 0 g = 00. Cambia bensì la formula del quarto limite. Se g= 0: lim W (ru) = C,
lim W(gu) = - ' Sin qui abbiamo considerato l'una variabile IN-DIPENDENTE
dall'altra. Che avverrà però, se le variazioni si compiranno in entrambe le
variabili congiuntamente, supponendo che “r” e “g” rimangano uguali fra loro
per grandezza di valore? Sostituendo a “g” il simbolo “r”, le formule
diverranno altri. Si avranno così le formule. Tr W (ru) = 0 9 + c g +di e Y W(gu)= W(gu)=-C' ito Y W(ru)= C y- to' .
Da questo risulta che il non-valore deve crescere e diminuire nello stesso
senso o grado limite di “r” e “g”, e il valore in senso o grado di limite
contrario. Consultando l'esperienza, si può riscontrare agevolmente che un
oggetto, per esempio un dono, abbia lo stesso valore per chi lo dà e per chi lo
riceve. Ora si domanda, regalare di più avrà un valore più alto o più basso del
regalare di meno? Senza dubbio più alto. E se si contrapponga vita a vita, CHI
SACRIFICHI LA PROPRIA VITA per conservare quella di un altro, suscita di fatto
grande ammirazione. QUESTO è però IL CONTRARIO DI ciò che quelle formule
esprimono. O “c” corre adunque correggere le formule e per far ciò introducemo
un esponente di “g”, più grande dell'unità, e lo indicamo colle lettere “k” e
“k'”. Le due formule diverranno così, rimettendo “y” al posto di “r”. Sicchè si
avranno i seguenti limiti. A questo punto, il concetto di limite non hanno più
bisogno di alcun'altra correzione. Per semplicità di espressione ponendo C= 1ek
=2, la formula del binomio divienne W(gu)= T. È questa una formula a
discuttere. . g2+1 ghto Y gkilt o W(gu)= W (ru)= C per r= 9 perr= g= 0 T g2+1 W
(ru)= e Y e limW(ru)=00 lim W(gu) = 0 limW(ru)=0 limW(gv)=0. Preliminarmente
non si ne ricava alcune conseguenze. Ogni pr getto offre a colui, che dovrà
reagire con una volizione,l a doppia possibilità di fare o di tralasciare. Le
due volizioni staranno, secondo la formula principale or
ora ricavata, in un rapporto di RECIPROCITà negativa, per ciò che ri
guarda il loro valore morale. In secondo luogo, siccome una volizione di grande
valore (positivo o negativo) o e MERITORIA O RIPROVEVOLE. Quella volizione di
piccolo valore o e CORRETTA o TOLLERABILE, così potrà dirsi in generale che
quanto PIù DISTANTI sono il NUMERATORE E IL DE-NOMINATORE della formula in una
scala ordinale (1, 2, 3, … n), tanto più il valore della volizione e indicato
dalle parti estreme superiore o inferiore della linea dei valori. Quanto più
vicini o meno distanti sono invece quei numeri, tanto più l'indice del valore
cadde verso il punto di mezzo di detta linea. La formula si applica inoltre
anche ai casi di una volizione I cui scopo non siano accompagnati da circostanze
concomitanti. Basta ridurla. W(9)=0(1). UU. Mentre la prima coppia esprime il
caso di CONFLITTO D’INTERESSI, la caratteristica della seconda formula è la
CONCOORDANZA O INTERSEZZIONE O COOPERAZIONE O CONDIVIZIONE gl'interessi propri
con gli altrui, positive, o, come nella guerra o il duello, negativi. Se il progetto offre l'occasione di
congiungere con la mia utilità l'altrui, o se mi rappresenta un pericolo altrui
nel quale scorgo un pericolo mio, la volizione corrispondente e espressa con
(gr). V'è però anche la rappresentazione del desiderio di un male altrui, cui
si associa anche la previsione di un danno proprio. La corrispondente volizione
e espressa con “(uu)”. Il conflitto qui non esiste fra “g” e “y”, ma fra “g”
e”v”, cio è fra “g” e -Y Questa riflessione ci fa subito applicare al caso
attuale la formula principale del primo binomio. Così, go+1 Y. W(uu)= W (Y)=
>. Passamo ora ad esaminare un'altra
coppia di binomi: gr g+1 1 T (go+
1)r. Mantenendo anche in questo caso il principio della RECIPROCITà negativa
dei due binomi di progetto, l'altro binomio diverrà epperò la seconda formula
principale così ottenuta e (1): W(uu)= -(g2+ 1)r. Le costanze rilevate in
queste formule dimostrano sufficientemente che il valore morale è in relazione
tanto con lo scopo principale della volizione quanto con i fatti valutabili
concomitanti, com’era di sperare! Ferruccio Rossi-Landi. Landi. Keywords:
implicature. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Landi,” The Swimming-Pool Library,
Villa SPeranza, Luigi Speranza, “Grice e Rossi-Landi a Oxford.” Luigi Speranza,
“Grice’s principle of economy of rational effort and Rossi-Landi’s economical
semiotics.” Luigi Speranza, “Grice and Rossi-Landi: over-informativeness and
excess: the implicature” – The Swimming-Pool Library.


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