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Sunday, April 7, 2024

GRICE E CERONETTI: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DELLA LANTERNA -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA

 

 

Grice e Ceronetti – la lanterna – filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino). Filosofo italiano. Grice: “I like Ceronetti; he is a typicall Italaian philosopher; that is, a typically anti-Oxonian one; he thinks, like Croce and de Santis did, that philosophy is an infectious disease that some literary types catch! My favourite of his tracts is “Diognene’s torch”! Genial!” Per essere io morto all'Assoluto vivo come un innato parricida tra gente già di padre nata priva; pPer aver detto all'Inaccessibile addio da un cortiletto senza luce vergogna vorrei gridarmi ma resto muto. Tutto è dispersione, lacerazione, separazione, rotolare di ruota senza carro, e questo ha nome esilio, o anche mondo. Di vasta erudizione e di sensibilità umanistica, collabora con vari giornali. Tra le sue opere più significative vanno ricordate le prose di Un viaggio in Italia e Albergo Italia, due moderne descrizioni, moderne e direi dantesche, da cui vien fuori tutto l'orrore del disastro italiano, e le raccolte di aforismi e riflessioni Il silenzio del corpo e Pensieri del tè. Di rilievo la sua attività di saggista (Marziale, Catullo, Giovenale, Orazio). Diede vita al teatro dei Sensibili, allestendo in casa spettacoli di marionette. Le sue marionette esordivano su un piccolo palcoscenico, nel tinello di casa Ceronetti, ad Albano Laziale. Si consumavano tè, biscottini (i crumiri di Casale) e mele cotte." Nel corso degli anni vi assisterono personalità quali Montale,Piovene, e Fellini. Con la rappresentazione de La iena di San Giorgio, I Sensibili divenne pubblico e itinerante. Œ In Difesa della Luna, e altri argomenti di miseria terrestre, suo saggio d'esordio critica il programma spaziale da prospettive originali e poetiche. Il fondo Guido Ceronetti -- "il fondo senza fondo" -- raccoglie infatti un materiale ricchissimo e vario: opere edite e inedite, manoscritti, quaderni di poesie e traduzioni, lettere, appunti su svariate discipline, soggetti cinematografici e radiofonici. Vi si trovano, inoltre, numerosi disegni di artisti (anche per I Sensibili), opere grafiche, collage e cartoline. Con queste ultime fu allestita la mostra intitolata Dalla buca del tempo: la cartolina racconta.  Prese posizione a favore dell'eutanasia, con la poesia La ballata dell'angelo ferito. Beneficiario della legge Bacchelli, in quanto cittadino che ha illustrato la Patria e versante in condizioni di necessità economica. Robbe-Grillet, Moravia e Ceronetti al Premio letterario internazionale Mondello. Palermo Proposto dal controverso critico e politico Sgarbi come senatore a vita a Napolitano, declina subito l'invito. Attento alle tematiche ambientali, era noto per essere un acceso sostenitore del vegetarismo e per una pratica di vita estremamente frugale, quasi da moderno anacoreta.  Solo un vero vegetariano è capace di vedere le sardine come cadaveri e la loro scatola come una bara di latta. Un mangiatore di carne (non mi sento di scrivere un carnivoro perché l'uomo non è un carnivoro) neanche se lo chiudono nel frigorifero di una macelleria avrà la sensazione di coabitare con dei cadaveri squartati. C'è come un velo sulla retina dei non vegetariani, quasi un materializzarsi di un velo sull'anima, che gli impedisce di vedere il cadavere, il pezzo di cadavere cotto, nel piatto di carne o di pesce. Alcuni suoi articoli sull'immigrazione (disse che ha "un carattere preciso di invasione territoriale, premessa sicura di guerra sociale e religiosa") e il Meridione, pubblicati sui quotidiani La Stampa e Il Foglio, furono tacciati di razzismo, così come scalpore fecero alcune posizioni da lui espresse sull'omosessualità maschile, accusate di omofobia. In precedenza sull'argomento si era attirato gli strali dei cattolici per aver descritto don Bosco come un omosessuale represso. Intervistato nel  per Radio Radicale Come articolista, principalmente su La Stampa e il Corriere della Sera, si occupava spesso di letteratura, arte, filosofia, costume e cronaca nera (ad esempio scrivendo sul caso del delitto di Novi Ligure), analizzando il problema del male nel mondo odierno in una prospettiva gnostica; al contrario giudicava noiosi i processi di mafia. Notevoli discussioni suscitò, altresì, un suo intervento giornalistico a difesa del capitano delle SS Erich Priebke (che visitò in carcere e con cui ebbe uno scambio epistolare), condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine ma che fu soltanto un mero funzionario esecutore, colpevole della "miseria di non essere un santo" (parafrasi del saggio di Bloy La tristezza di non essere santi), e creato Mostro delle Ardeatine, vittima di una giustizia dell'odio. Allo stesso modo, pur esprimendo sempre la sua simpatia per gli ebrei e per Israele, per convinzioni personali e la sua parentela acquisita con Giuliana Tedeschi, definì l'ergastolo inflitto a Hess, al processo di Norimberga, come un crimine politico. La sua posizione anticonformista pro-Priebke e pro-Hess fece scandalo essendo l'autore un noto filosemita, con moglie e suocera (superstite di Auschwitz) ebree nonché convinto filoisraeliano (scrisse articoli di fuoco contro Khomeini e il terrorismo palestinese).  Nel  fu insignito del premio "Inquieto dell'anno" a Finale Ligure. Ostile al fascismo nella seconda guerra mondiale e al comunismo poi, ma anche diffidente delle forme della democrazia, non prese mai parte politica attiva, a parte un brevissimo periodo in cui ebbe la tessera del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, fino al, quando intervenne al congresso dei Radicali Italiani, movimento liberale e libertario, e altre volte ai microfoni di Radio Radicale (era amico di Marco Pannella), anche se si considerava un "conservatore" e patriota del  Risorgimento (descrisse l'Italia come «una democrazia strangolata sul nascere da tre poteri con il verme totalitario, democristiano, comunista e sindacale»). Talvolta fu definito come un "reazionario postmoderno". «Sono sempre stato anticomunista. Il Mullah Omar e Osama Bin Laden sono modi dell'antiumano. Dietro di loro... l'ombra di Lenin, inviato della Tenebra, fondatore imitabile dell'universo concentrazionario, capostipite novecentesco di malvagie entità che non finiscono di manifestarsi.»  (Ti saluto mio secolo crudele) Nel  propose in un articolo su la Repubblica, ispirandosi al fenomeno delle assistenti sessuali per disabili, l'istituzione di un "servizio erotico volontario" rivolto agli anziani senza che dovessero rivolgersi a prostitute, per evitare "la barbarie di una vecchiaia senza sesso". Fece uso di vari pseudonimi, tra i quali Mehmet Gayuk, il filosofo ignoto (riferimento a Louis Claude de Saint-Martin, filosofo così chiamato), Ugone di Certoit (quasi l'anagramma di Guido Ceronetti) e Geremia Cassandri.  Morì nella sua casa di Cetona (SI) dopo un breve ricovero a causa di broncopolmonite. Come da disposizione testamentaria, dopo tre giorni e una cerimonia religiosa a Cetona, fu sepolto sulle colline tra Torino e il Monferrato, in una tomba a terra situata nel cimitero di Andezeno (Torino), il paese di origine dei genitori.  Disposizione da prendere. Non voglio donne in calzoni ai miei funerali. Cacciatele via. Almeno in questa pur insignificante occasione, ma per amore, siano insottanate come le ho sognate sempre, nella vita.»  Altre opere: “Difesa della luna e altri argomenti di miseria terrestre” (Rusconi, Milano); “Aquilegia, illustrazioni di Erica Tedeschi, Rusconi, Milano, con il titolo Aquilegia. Favola sommersa, Einaudi, Torino); La carta è stanca” (Adelphi, Milano); La musa ulcerosa: scritti vari e inediti, Rusconi, Milano); Il silenzio del corpo. Materiali per studio di medicina, Adelphi, Milano); La vita apparente, Adelphi, Milano); Un viaggio in Italia, Einaudi, Torino); Albergo Italia, Einaudi, Torino); Briciole di colonna. La Stampa, Torino); Pensieri del tè, Adelphi, Milano); L'occhiale malinconico, Adelphi, Milano); La pazienza dell'arrostito. Giornali e ricordi, Adelphi, Milano); D.D. Deliri Disarmati, Einaudi, Torino); Tra pensieri, Adelphi, Milano); Cara incertezza, Adelphi, Milano); Lo scrittore inesistente, La Stampa, Torino, Briciole di colonna. Inutilità di scrivere, La Stampa, Torino, La fragilità del pensare. Antologia filosofica personale Emanuela Muratori, BUR, Milano); La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria, Einaudi, Torino, N.U.E.D.D. Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disarmati, Einaudi, Torino); Piccolo inferno torinese, Einaudi, Torino); Oltre Chiasso. Collaborazioni ai giornali della Svizzera italiana, Libreria dell'Orso, Pistoia, 2004, La lanterna del filosofo, Adelphi, Milano); Centoventuno pensieri del Filosofo Ignoto, La Finestra editrice, Lavis); Insetti senza frontiere, Adelphi, Milano); In un amore felice. Romanzo in lingua italiana, Adelphi, Milano,, Ti saluto mio secolo crudele. Mistero e sopravvivenza del XX secolo, illustrazioni Guido Ceronetti e Laura Fatini, Einaudi, Torino,, L'occhio del barbagianni, Adelphi, Milano,, Tragico tascabile, Adelphi, Milano,, Per le strade della Vergine, Adelphi, Milano,, Per non dimenticare la memoria, Adelphi, Milano,, Regie immaginarie, Einaudi, Torino,   Guido Ceronetti, Poesia Nuovi salmi. Psalterium primum, Pacini Mariotti, Pisa); La ballata dell'infermiere, Alberto Tallone Editore, Alpignano, Poesie, frammenti, poesie separate, Einaudi, Torino, 1968 Premio Viareggio; Opera Prima; Poesie: Corbo e Fiore, Venezia); Poesie per vivere e per non vivere, Einaudi, Torino, Storia d'amore ritrovata nella memoria e altri versi, illustrazioni di Mimmo Paladino, Castiglioni & Corubolo, Verona); Compassioni e disperazioni. Tutte le poesie, Einaudi, Torino, Disegnare poesia (con Carlo Cattaneo), San Marco dei Giustiniani, Genova, Scavi e segnali. Poesie inedited, Alberto Tallone, Alpignano, Andezeno, Alberto Tallone Editore, Alpignano, La distanza. Poesie, Edizione riveduta e aggiornata dall'Autore, BUR, Milano, Preghiera degli inclusi, Alberto Tallone Editore, Alpignano, senza data Francobollo, Alberto Tallone Editore, Alpignano (sotto lo pseudonimo Mehmet Gayuk), Il gineceo, Alberto Tallone, Alpignano, febbraio 1998; Adelphi, Milano, In memoriam di Emanuela Muratori, Alberto Tallone, Alpignano, Messia, Tallone, Alpignano, Adelphi, Milano,, [nella prima parte del libro] Tre ballate recuperate dalle carte di Lugano, Alberto Tallone, Alpignano, Tre ballate popolari per il Teatro dei Sensibili, Alberto Tallone, Alpignano; Pensieri di calma a bordo di un aereo che sta precipitando, Alberto Tallone, Alpignano; A Roma davanti al Tulliano Notte del 3 dicembre 63 a. C., Alberto Tallone, Alpignano, Con l'armata dell'Ebro morire oggi, Alberto Tallone, Alpignano; Invocazione al Dottor Buddha perché venga e ci salvi, Alberto Tallone, Alpignano; Le ballate dell'angelo ferito, Il Notes magico, Padova, Poemi del Gineceo, Adelphi, Milano,, [riedizione de Il gineceo  con inediti e nuova prefazione] Sono fragile sparo poesia, Einaudi, Torino,, Drammaturgia Furori e poesia della Rivoluzione francese. Carte Segrete, Roma, Alcuni esperimenti di circo e varietà. Teatro Stabile-Teatro dei Sensibili, Alberto Tallone Editore, Alpignano, Mystic Luna Park. Teatro Stabile-Teatro dei Sensibili, Alberto Tallone Editore, Alpignano, Mystic Luna Park. Spettacolo per marionette ideofore, ricordi figurativi di Giosetta Fioroni, Becco Giallo, Oderzo, 1988 Viaggia viaggia, Rimbaud!, Il melangolo, Genova, La iena di San Giorgio. Tragedia per marionette, Alberto Tallone, Einaudi, Torino); Il volto (Ansiktet), Teatro dei Sensibili, Alberto Tallone Editore, Alpignano, Le marionette del Teatro dei Sensibili, Aragno, Torino [contiene: I Misteri di Londra e Mystic Luna Park] Rosa Vercesi, un delitto a Torino negli anni Trenta, Teatro Strehler-Teatro dei Sensibili, Alberto Tallone, Alpignano, Rosa Vercesi, illustrazioni di Federico Maggioni, Edizioni Corraini, Mantova; Traduzioni e curatele Marziale, Epigrammi, introduzione di Concetto Marchesi, Einaudi, Torino, II ed. riveduta, Einaudi, Torino; nuova edizione con un saggio di G. Ceronetti, Einaudi, Torino; nuova ed. riveduta e nuova prefazione di G. Ceronetti, La Finestra Editrice, Lavis, I Salmi, Einaudi, Torino; nuova ed. riveduta, Einaudi, Torino; col titolo Il Libro dei Salmi, Adelphi, Milano, 1985, Catullo, Le poesie, Einaudi, Torino, Adelphi, Milano,. Maurice Blanchot, Il libro a venire (Le Livre à venir), trad. G. Ceronetti e Guido Neri, Einaudi, Torino; Il Saggiatore, Milano,. Qohelet o l'Ecclesiaste, Einaudi, Torino, Alberto Tallone Editore, Alpignano, nuova traduzione; Qohelet. Colui che prende la parola, Adelphi, Milano,  Decimo Giunio Giovenale, Le Satire, Einaudi, Torino, La Finestra Editrice, Trento, Il Libro di Giobbe, Adelphi, Milano, Premio Monselice di traduzione, nuova ed. riveduta, Adelphi, Milano, Cantico dei cantici, Adelphi, Milano, Alberto Tallone Editore, Alpignano, nuova versione riveduta,. Il Libro del Profeta Isaia, Adelphi, Milano; nuova ed. riveduta e ampliata, Adelphi, Milano, Come un talismano. Libro di traduzioni, Adelphi, Milano, 1986. Konstantinos Kavafis, Nel mese di Athir, Edizioni dell'elefante, Roma. Konstantinos Kavafis, Tombe, Edizioni dell'Elefante, Roma, Giovenale, Le donne. Satira sesta, Alberto Tallone Editore, Alpignano, Nostradamus: annunciatore nel secolo 16. della Rivoluzione che durerà dal 1789 al 1999 / profezie estratte dalle Centurie di Michel de Nostredame, Alpignano, Alberto Tallone Editore, Tango delle capinere, Castiglioni & Corubolo, Verona. Due versioni inedite da Shakespeare e da Céline, Cursi, Pisa, Teatro dei sensibili, La rivoluzione sconosciuta. Pensieri in libertà per ricordare. Una scelta di testi Guido Ceronetti, Tallone, Alpignano, col titolo La rivoluzione sconosciuta, Adelphi, Milano, raccolta di 44 locandine teatrali a fogli sciolti dalla mostra-spettacolo di Dogliani] Henry d'Ideville, Oggi, Alberto Tallone, Alpignano, senza data. Constantinos Kavafis, Poesia, Alberto Tallone, Alpignano, senza data Georges Séféris, Poesia, Alberto Tallone, Alpignano, senza data. Sofocle, Edipo Tyrannos. Coro, Edizioni dell'Elefante, Roma (con Cristina Chaumont) Sura 99. Al Zalzala (Il tremito della terra) dal Corano, calligrafia di Mauro Zennaro, Edizioni dell'Elefante, Roma, Il Pater noster. Matteo 6, calligrafia di Mauro Zennaro, Edizioni dell'Elefante, Roma, Léon Bloy, Dagli ebrei la salvezza, con un saggio di G. Ceronetti, traduzione di Ottavio Fatica e Eva Czerkl, Piccola Biblioteca n. 330, Adelphi, Milano, Giorni di Kavafis. Poesie di Constantinos Kavafis, Officina Chimerea, Verona, Messia, Alberto Tallone Editore, Alpignano; Adelphi, Milano,.nella seconda parte del libro, Siamo fragili, Spariamo poesia. i poeti delle letture pubbliche del Teatro dei Sensibili, Qiqajon, Magnano, 2003 Tito Lucrezio Caro, I terremoti. De Rerum Natura. Alberto Tallone, Alpignano, Constantinos Kavafis, Un'ombra fuggitiva di piacere, Adelphi, Milano, Trafitture di tenerezza. Poesia tradotta, Einaudi, Torino, François Villon, I rimpianti della bella Elmiera, Alberto Tallone Editore, Alpignano,. Orazio, Odi. Scelte e tradotte da Guido Ceronetti, Adelphi, Milano,. Epistolari Guido Ceronetti e Giosetta Fioroni, Amor di busta, Milano, Archinto, Due cuori una vigna. Lettere ad Arturo Bersano, Prefazione di Ernesto Ferrero, Padova, Il Notes Magico, Guido Ceronetti e Sergio Quinzio, Un tentativo di colmare l'abisso. Lettere, Milano, Adelphi,. Spettacoli del Teatro dei Sensibili La Iena di San Giorgio. Tragedia per marionette (allestito in appartamento), prodotto dal Teatro Stabile di Torino, con Ariella Beddini,  Simonetta Benozzo, Paola Roman e Manuela Tamietti, regia di Egon Paszfory (Guido Ceronetti), scene e costumi di Carlo Cattaneo Macbeth (spettacolo per marionette allestito in appartamento) Lo Smemorato di Collegno (anni '70, spettacolo per marionette allestito in appartamento) Diaboliche imprese, trionfi e cadute dell'ultimo Faust (spettacolo per marionette allestito in appartamento); Fu interpretato al Festival di Spoleto da Piera degli Esposti, Paolo Graziosi e Roberto Herlitzka, con la regia, scene e costumi di Enrico Job I misteri di Londra (allestito in appartamento); prodotto dal Teatro Stabile di Torino, regia di Manuela Tamietti, con Patrizia Da Rold (Artemisia), Luca Mauceri (Baruk), Valeria Sacco (Egeria), Erika Borroz (Remedios) e le marionette del Teatro dei Sensibili. Furori e poesia della rivoluzione francese. Tragedia per marionette (allestito in appartamento); al Teatro Flaiano di Roma con i burattini di Maria Signorelli Omaggio a Luis Buñuel prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Mystic Luna Park (prodotto dal Teatro Stabile di Torino), spettacolo per marionette ideofore con Armida (Nicoletta Bertorelli), Demetrio (Guido Ceronetti), Irina (Laura Bottacci), Norma (Paola Roman), Yorick (Ciro Buttari) La rivoluzione sconosciuta, mostra-spettacolo all'ex-convento dei carmelitani a Dogliani Viaggia viaggia, Rimbaud! (prodotto dal Teatro Araldo di Torino, in occasione del centenario della morte di Arthur Rimbaud), regia di Jeremy Cassandri (Guido Ceronetti) con Melissa (Manuela Tamietti), Norma (Paola Roman), Francisco (Gian Ruggero Manzoni), Yorik (Ciro Bùttari) e Zelda (Roberta Fornier) Per un pugno di yogurt, collage di poesie Les papillons névrotiques (al Cafè Procope di Torino) con la partecipazione di Corallina De Maria La carcassa circense, spettacolo per marionette, azioni mimiche, cartelli, organo di Barberia con Rosanna Gentili e Bartolo Incoronato Il volto, dedicato a Ingmar Bergman in occasione dei suoi ottant'anni Ceronetti Circus ovvero Casse da vivo in esposizione pubblica, letture di poesia, azioni sceniche mimiche e intermezzi musicali con Elena Ubertalli e Giorgia Senesi M'illumino di tragico, collage di testi e pantomime liriche; in tournée anche con il titolo I colori del tragico Rosa Vercesi (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano), con Paola Roman, Simonetta Benozzo e Luca Mauceri Una mendicante cieca cantava l'amore (2006, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano) con Cecilia Broggini, Luca Maceri, Elena Ubertali e Filippo Usellini Siamo fragili, spariamo poesia, collage di testi poetici, ballate e canzoni Strada Nostro Santuario (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano) filastrocche, canzoni, ballate, azioni mimiche, happening e numeri di repertorio popolare La pedana impaziente (), repertorio di marionette e azioni sceniche mimiche Finale di teatro (, al Teatro Gobetti di Torino) con Fabio Banfo, Luca Mauceri, Valeria Sacco, Eleni Molos, Filippo Usellini Pesciolini fuor d'acqua (), con Luca Mauceri e Eleni Molos Quando il tiro si alzaIl sangue d'Europa (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, in occasione del centenario della prima guerra mondiale) con Eleni Molos, Elisa Bartoli, Filippo Usellini, Luca Mauceri e Valeria Sacco Non solo Otello (al Teatro della Caduta di Torino) Novant'anni di solitudine (, a Cetona in occasione dei novant'anni dell'autore), con Luca Mauceri, Filippo Usellini, Eleni Molos, Valeria Sacco, Fabio Banfo, Salvatore Ragusa e Elisa Bartoli Ceronettiade. Deliri e visioni di Guido Ceronetti (, a Cetona in occasione dell'anniversario della nascita dell'autore), con Luca Mauceri, Eleni Molos, Valeria Sacco, Filippo Usellini Cataloghi di mostre L'Atelier dei Sensibili a Dogliani, Michela Pasquali, Dogliani, Biblioteca civica Einaudi, (catalogo della mostra nell'ex Convento dei Carmelitani a Dogliani). Dalla buca del tempo: la cartolina racconta. I collages di cartoline d'epoca del Fondo Guido Ceronetti, cura di Diana Rüesch e Marco Franciolli, Archivi di cultura contemporanea, Museo Cantonale d'Arte Lugano, Poesia marionette e viaggi di Guido Ceronetti nelle visioni di Carlo Cattaneo, Paolo Tesi e Maurizio Vivarelli, Comune di Pistoia, Dare gioia è un mestiere duro: trent'anni più due di Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti, Andrea Busto e Paola Roman, fotografie di Mario Monge, Marcovaldo, Nella gola dell'Eone. Ti saluto mio secolo crudele. Immagini del XX secolo. Tutti i collages di immagini dedicati al ventesimo dell'era da Guido Ceronetti, Il melangolo, Genova, "Per le strade" di Guido Ceronetti, Omaggio allo scrittore, Diana Rüesch e Karin Stefanski, Cartevive, Biblioteca cantonale, Archivio Prezzolini-Fondo Ceronetti, Lugano, Opere audiovisive su Guido Ceronetti I Misteri di Londra. Tragedia per marionette e attori, regia di Manuela Tamietti, Teatro Stabile di Torino (riprese videografiche dello spettacolo, Torino). Sulle rotte del sogno. Parole musiche storie, di Luca Mauceri (cd e vinile EMA Records, Firenze ). Guido Ceronetti. Il Filosofo Ignoto, film documentario di Francesco Fogliotti e Enrico Pertichini (Italia'), prodotto con la collaborazione del Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti e dei Cinecircoli giovanili socioculturali. Guido Ceronetti nei mass-media Cura cinque Interviste Impossibili per la seconda rete radiofonica rai, in cui "intervistò" Attila (Carmelo Bene), Auguste e Louis Lumière (Alfredo Bianchini e Mario Scaccia), George Stephenson (Mario Scaccia), Jack Lo Squartatore (Carmelo Bene) e Pellegrino Artusi (Mario Scaccia). Il cantautore Vinicio Capossela, nella raccolta di brani dal vivo Nel niente sotto il soleGrand tour, ha inserito come incipit della seconda traccia (Non trattare)una registrazione di Guido Ceronetti che declama i primi versetti del Qoelet. Note  Ha usato per molti anni un sigillo con scritto "In esilio": Capossela intervista Ceronetti. 6 febbraio.  Morto lo scrittore, in Corriere fiorentino, G. Ceronetti, Tra pensieri, Adelphi, Milano, p.11  Paolo Di Stefano, In morte. Raffaele La Capria, Ultimi viaggi nell'Italia perduta, Mondadori, Milano,.  Guido Ceronetti morto, ripubblichiamo la sua ultima intervista al Fatto: “Sono un patriota orfano di patria. Italia, regno della menzogna”  Nello Ajello, Ceronetti. Poesia in forma di marionette, La Repubblica, ricerca.repubblica/ repubblica/archivio/ repubblica ceronetti-poesia-in-forma-di-marionette.html  Samantha, lo spazio e il signor Freud  "Guido Ceronetti. L'inferno del corpo", in Cioran, Esercizi di ammirazione, Adelphi, Milano,   "Oggi una quantità delle mie carte è partita per Lugano dove tutto entrerà a far partedegli archivi della Biblioteca Cantonale." Per le strade della Vergine, Adelphi, Milano,«Urlate urlate urlate urlate. / Non voglio lacrime. Urlate. Idolo e vittima di opachi riti/ Nutrita a forza in corpo che giace / Io Eluana grido per non darvi pace Diciassette di coma che m'impietra Gli anni di stupro mio che non ha fine. Con Decreto del Presidente della Repubblica (pubblicato nella G.U.) gli è stato infatti attribuito un assegno straordinario vitalizio ai sensi della legge, l'aiuto della legge Bacchellila Repubblica, in Archiviola Repubblica. Edizione, "Il nostro meridionale è attaccato alla propria famiglia e nient'altro, qualsiasi abbominio, qualsiasi sfacelo pubblico non arrivino a toccargli la Famiglia non gli faranno il minimo solletico. Sono popoli incapaci di amare disinteressatamente qualcosa perché bello, al di sopra dell'utile. La loro vera patria la loro nostalgia prenoachide è il deserto e faticano da ubriachi a ritrovarlo". La pazienza dell'arrostito, Adelphi, Milano,  (comedonchisciotte. Org forum/ index.php?p=/discussion/ ceronetti-dal-mare-il- pericolo-senza-nome lessiconaturale/ migranti-e-prediche/)  (ilfoglio/preservativi/news/il-grande-pan-e-vivo)  (ilfoglio/cultura/news/far-torto-o-patirlo)  (ilfoglio/ preservativi/news/ deutschland-pressappoco-uber-alle, Sugli sbarchi in Sicilia l'europeista Ceronetti dice, come altri non oserebbero, che “hanno ormai un carattere preciso di invasione territoriale, premessa sicura di guerra sociale e religiosa", Ceronetti, nel dolore si nasconde una luce)  Mario Andrea Rigoni, Ma non bisogna confondere il nichilismo con il razzismo, Corriere della Sera, Guido Almansi, Le leggende di Ceronetti, la Repubblica, L'innocente Priebke L'invasione Africana; “Il male omosessuale” (Ceronetti dixit). Albergo Italia (Einaudi, Torino), capitolo "Elementi per una anti-agiografia",  Uno, cento, mille Ceronetti, Guido Ceronetti, Priebke. Alcune domande intorno a un ergastolo, la Stampa  Pietrangelo Buttafuoco, La pietas di Ceronetti per Priebke, il Foglio, Sono sempre stato anticomunista, sempre, Forse, subito dopo la guerra ho avuto una certa simpatia, però non mi sono iscritto al partito il giorno dopo aver visto La corazzata Potëmkin, come innumerevoli giovani. Antifascista non è neanche da dire, da quando ci si è risvegliati. Di quel periodo non ho voglia di parlarne, ero tra i soliti ragazzini stupidoni che andavano alle adunate, ma non c'è storia di anima o di pensiero o di famiglia che riguardi il fascismo. I miei non erano fascisti né antifascisti, erano bravi cittadini come tanti. (Corriere della sera). Si dice il responso delle urne. Come se un popolo di cretini potesse fornire oracoli (Per le strade della Vergine)  la mia America: “Un baluardo contro l’ideologia comunista”  XIII Congresso Radicali Italiani  ilfoglio/preservativi/ prttttt-in-una-sigla-tutto-pannella- impenitente-ottimista-e-visionario (corriere/ cultura/guido-ceronetti-in-un-amore-felice  Chi era, fustigatore dei vizi degli italiani  Riviste/ Su “Cartevive” omaggio, reazionario postmoderno  CERONETTI: ‘METTIAMO FINE ALLA BARBARIE DELLA VECCHIAIA SENZA SESSO: PER DISABILI E CARCERATI QUALCOSA SI È MOSSO MA PER I VECCHI MASCHI SI MUOVERÀ MAI QUALCUNO? LA PROPOSTA: UN SERVIZIO EROTICO VOLONTARIO PER GLI OVER 70! Abiterò per tre mesi al N. 4 di via Giolitti a Torino, per mettere in scena col Teatro dei Sensibili La Iena di San Giorgio. Sulla porta metto quest'altro mio nome: Geremia Cassandri. La pazienza dell'arrostito. Giornale e ricordi, Milano, Adelphi, Premio letterario Viareggio-Rèpaci, su premioletterario viareggiorepaci. I VINCITORI DEL PREMIO “MONSELICE” PER LA TRADUZIONE, su biblioteca monselice, Alberto Roncaccia, Guido Ceronetti. Critica e poetica (Bulzoni, Roma) Emil Cioran, Esercizi di ammirazione (Adelphi, Milano, Guido Ceronetti. L'inferno del corpo) Giosetta Fioroni, Marionettista. Guido Ceronetti e il Teatro dei Sensibili secondo l'alchimia figurativa (Corraini, Mantova) Giovanni Marinangeli, Guido Ceronetti. Il veggente di Cetona (Fondazione Alce Nero, Isola del Piano) Fabrizio Ceccardi, Il Teatro dei Sensibili (Corraini, Mantova) Andrea De Alberti, Il Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti (Junior, Bergamo) Marco Albertazzi, Fiorenza Lipparini, La luce nella carne. La poesia (La Finestra Editrice, Lavis) Masetti, A. Scarsella, M. Vercesi, Pareti di carta. Scritti su Guido Ceronetti (Tre Lune, Mantova), Ortese, Le piccole persone (Adelphi, Milano). Lattuada, Frammenti di una luce incontaminata in Guido Ceronetti, La Finestra Editrice, Lavis,   Emil Cioran Gnosticismo moderno.  Ma io diffido dell'amore universale Guido Ceronetti, la Repubblica, Archivio. L’ultimo bardo gnostico che cantava il dolore per la bellezza perduta. Morto il più irregolare degli scrittori italiani. Ernesto Ferrero, La Stampa, V D M Vincitori del Premio Grinzane Cavour per la narrativa italiana V D M Vincitori del Premio "Città di Monselice" per la traduzione letteraria V D M Vincitori del Premio Flaiano per la narrative.  "StgvvU  nni GIURISPRUDENZA ROMANA. ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO.  PARMA, BATTEI. Le mie parola sull’istituzioni  di diritto romano consentite che sia, quale il sentimento vivo e sincero dell'anima la richiede. Sia d' omaggio a' miei maestri, ai quali ritomo  qui con ossequio immutato; sia di saluto fraterno agli studenti, a cui mi presento, e da cui mi bramo accolto, quale compagno di studi, fiducioso di trar lena, pel compimento  del mio assunto, più che dall' ingegno troppo scarso ed  inesperto, dal loro consentimento amichevole, dallo scambio  fra noi , vivo e continuo, d' affetto fraterno. Da questo  scambio io trarrò buon augurio alla carriera d'insegnante,  verso la quale muovo oggi con trepidanza il primo passo, e alla quale volsi e volgo ogni mio studio, guardando alla  meta con assiduità ferma di volere: del quale io non certo  dovrò dolermi, se, per debole ingegno o per avversa fortuna,  quella dovesse per avventura sfuggirmi. E però consentite  che, muovendo il primo passo per questa via, io qui ricordi  l'assidua e amorosa intelligenza di cure del Maestro illu-  stre che ad essa mi guidava, e di cui ognuno ricorda e  r alta vigoria del pensiero, nutrito da corredo mirabile di studi vari e profondi, e la bontà pura, ideale dell' anima,  onde qui, come ovunque, conquise d'affetto reverente maestri  e discepoli. Consentite che a Brini io mandi un  saluto, coU'affetto il più riconoscente e devoto di discepolo  e di fratello.   . Invoco ora, o Signori, la vostra attenzione indulgente  sopra un tema, che, per sé, non parmi inopportuno a trat-  tarsi al principio d'un corso d'istituzioni di diritto romano:  se e quanto abbiano avuto d'influenza sulla GIURISPRUDENZA IN ROMA le scuole filosofiche. Perchè, come in tal corso deve studiarsi per rapidi tratti tutto 1' organamento  del diritto privato e i singoli istituti di esso. Così è conveniente ed opportuno esaminare e valutare quali elementi  sul delinearsi e conformarsi di quelli ebbero efficacia, e  quanto debba attribuirsene a ciascuno. La ricerca può talvolta, è vero, rasentare e quasi toccare il campo della  storia del diritto romano, che si volle dalle istituzioni disgiunta; ma tali contatti non fa duopo osservare come in  punti non pochi e non lievi siano inevitabili, per quanto  si voglia lasciare al corso d' istituzioni il carattere più  prettamente dommatico. Che invero troppo spesso non può trascurarsi, per lo studio preciso e compiuto degl’istituti  all'ultimo momento giustinianeo, uno sguardo alla loro origine e alla vita secolare che precede quel momento: origine  € vita di cui alla cattedra di storia vuoisi riserbata la ricerca più diretta e diffusa.   n tema eh' io prescelgo è arduo. Di più esso entra  buon tratto in un campo che non è il mio, nel quale io m' avanzo peritoso, con un corredo scarso di studi e invocando l'indulgenza di chi coltivi di proposito la storia della filosofia, e qui segnatamente del pensatore illustre, che è onore di questa nostra facoltà giuridica alla quale presiede. All'arduezza del tema se ne aggiunge la vastità. Talché il tempo riserbato a discorrerne congiurerà colle deboli forze del disserente a renderne imperfetta per più lati la trattazione; la quale afifaticò in lavori appositi e in trattati generali d' antichità e di diritto romano, uno stuolo numeroso di filosofi, fra cui non pochi valenti, dal Cujacio  in poi, e che fu pur di recente ripresa anche in Italia. Fra altri, da un uomo, il cui nome segna una gloria e un  lutto eterno perle scienze romanistiche: Padelletti. Vanni. Io non certo presumo esaurirla, ma solo mi propongo  riassumerla per larghi tratti, valendomi e delle altrui ricerche e di quelle ch'io venni compiendo direttamente sulle  fonti, procedendo dunque con modestia d'intenti. D’una cosa  però sopra ogni altra curandomi: di quella serena imparzialità di giudizio, che in temi di questo genere, che toccano da vicino le varie credenze filosofiche individuali, è  facile troppo lo smarrire. Che invero non ci mancheranno,  nel procedere in questo tema, esempi di aberrazioni stranissime, a cui, privi di quella, uomini, pur valorosi, riu-  scirono. E innanzi tutto vuoisi qui delineare per cenni la storia  delle varie scuole filosofiche che tennero in Roma il campo: storia per verità ben nota ad ognuno; ma pure non inutile forse a richiamarsi qui, in brevi tratti , perchè tosto se ne  colgano quegli elementi, che sono essenziali nella trattazione  del nostro tema. Solo però dall' epoca di CICERONE tali  cenni debbon prender le mosse. Che, se può accogliersi che  coi nomi di Socrate, e in ispecie dell’ACCADEMIA e del LIZIO,  giungesse già prima in Roma una qualche eco delle loro dottrine, questa dovè riuscir ben fievole e inefficace, mentre tanto  saldo e fiero durava tuttavia in Roma quello spirito anti-filosofico, per cui va Famoso CATONE, e da cui fu destata  l'implacabile ironia d’ENNIO. Le dottrine filosofiche dell’ACCADEMIA e del LIZIO  penetrano, benché solo frammentariamente e indirettamente, coli' insegnamento di Panezio; al  quale V aver abbracciato IL PORTICO non tolse di seguirle  e propugnarle in taluni punti. Ma l’efficacia del PORTICO è però  come maestro di dottrine, nelle quali ebbe discepoli autorevoli e numerosi, e fra essi giureconsulti di grido. Corrispondendo quelle, pel largo svolgimento che IL PORTICO da  alla morale, con pratici e austeri intenti, alla natura del  genio romano. Nel quale per contrario mal poteva svilupparsi il germe dell' elevato idealismo dell’ACCADEMIA. Così  come non poteva averne favore la poca praticità diretta  delle dottrine del LIZIO, già entrate in Roma coi libri  di Aristotele arrecativi da Siila, colla diffusione curatane  da Andronico da Rodi e da Tirannione. Ne molto di più potevano avervi efficacia le dottrine della NUOVA accademia,  propugnate da Filone di Larisse e da Antioco. CICERONE, pur abbracciando sostanzialmente IL PORTICO,  coglie e assimila, secondo quella che fu pure la tendenza di  Panezio, e rimase tendenza della filosofia romana in generale,  quasi da ogni altra scuola taluni de' principii che meglio vi corrispondessero al genio romano. Solo combatte invece la FILOSOFIA DELL’ORTO, forte allora, e ancor più poco appresso:  il quale dura buon tratto allato alla scuola del PORTICO, fino a  che perde teneno. E, come CICERONE assimila principii  estranei allo al PORTICO, altrettanto ne rigetta ciò eh' era in  questo di troppo rigido, e però praticamente inefficace. Ptr CICERONE, ad esempio, contrariamente al PORTICO, non è immeritevole di pregio il moderato godimento -- De sen. 14. Se il  bene morale sta al disopra d'ogni altro, esso non è tuttavia  il solo bene possibile e apprezzabile. Se è vero che il dolore dev' essere virilmente tollerato, non è per questo men vero ch'esso sia un male (Tusc, II, 18; II, 13).  Per tal modo, con quest' opera e di assimilazione e  insieme di selezione. CICERONE procaccia il germe delle dottrine filosofiche elaborate più tardi. La distinzione dell'corpo e dell’anima, il legame  di origine e finalità comune che unisce tutti gl’uomini e  che impone a tutti l'obbligo di fratellevole aiuto, che trovano trattazione più diffusa negli scritti di Seneca, e  poi di Antonino, son già delineati, chiaramente in Cicerone (cfr. De rep., VI, 17; Ttisc, I, SI; De off., Ili, 6;  De leg,, I, 23) (1). Dopo Cicerone, frammezzo alle lotte  combattute dai FILOSOFI DELL’ORTO, fra i quali risplende il genio  sovrano di Lucrezio, e mentre pure dalle file dei filosofi del CINARGO partono le satire aspre ed argute di Varrone, Q. Sestio  prosegue, benché intinto della setta di CROTONE, le tradizioni del PORTICO. Sestio raccolte poi da Fabiano e piti tardi da Attalo, a cui  die' gloria l'esser maestro di Seneca. La tendenza eclettica, che si ha ognora in tutto  questo sviluppo, ci si presenta più che mai viva e spiccata  in Seneca, già inclinevolo alla setta dei Crotonesi, ammiratore dell’Accademia, né sdegnoso di citare Demetrio del Cinargo ed Epicuro dell’Orto.  E in punti sostanziali egli dissente dal Portico. Significantissimo é un esempio, che già da altri fu notato e illustrato. Per il PORTICO non può aversi diversità di  natura fra ciò che chiamasi corpo e anima. Seneca separa i due elementi e finisce per creare una specie di antagonismo, che spiega la vita. Il corpo é la prigione  dell' anima, un peso che la rattiene verso la terra. Finché  è unita al corpo, sta come avvinta in ceppi (Ep., 65, 22). L’anima, per conservare la sua forza e la sua libertà, lotta di  continuo contro la carne (ibid.). Questa distinzione, così  precisa, del corpo e dell' anima é estranea al vero sistema  del Portico e Seneca è indotto da questa a conseguenze che  anche più si allontanano dalle dottrine de' suoi maestri.  Secondo il Portico, l'anima muore, dopo che il mondo sarà distrutto per mezzo del fuoco. Seneca, esitante su questo punto,  dopo aver detto a Marcia che tutto annienta e strugge la  morte (Com, ad Marc, 19, 5 ), le descrive l’anima del  figlio, salente al cielo, a lato di Catone e dei Scipioni. E scrive altrove senz'altro esser l’anima eterna e immortale (Ep,, 57, 9). Distacco certo notevole, ma nel quale troppo volle vedersi oltre il vero, col dar vita air omai  sfatata leggenda che Seneca si ascrivesse alle sette cri-  stiane (6).   Seneca riprende con nuova energia V indirizzo morale  di cui già erano i germi in Cicerone: a questo solo rivol-  gendo ogni suo sforzo. Egli non si cura delle discussioni  teoriche sul massimo bene, non formula dogmi; ma segna  le norme morali, fin pei rapporti più minuti della vita. Dopo Seneca, il movimento filosofico prosegue. E dopo  la nube che parve oscurare, sotto i regni di Vespasiano e di Domiziano, la fortuna dei filosofi, questa rifulge poco appresso più che mai splendida. Plutarco vien cogliendo nella morale, anche con più ampia libertà eclettica le regole  sostanziali del PORTICO, togliendo a questo però la rigidità ch'era in Seneca: e benché inclinando verso l’Accademia, col far presiedere alla vi' a un divino primo, sotto il  quale stanno divini di secondo grado, a cui rimangon dietro,  a lor volta, i genii mediatori, giusta il concetto dell’Accademia,  fra l’umano e il divino.   E a quello che potè chiamarsi l'impero dei filosofi,  sotto Antonino, si gittano le basi nel principato d'Adriano.  È a questo tempo che la lotta secolare dell' ellenismo contro il ROMANESIMO finisce colla vittoria completa di quello.  Sì che a Roma accorrono da ogni parte del mondo filosofi, desiderati ed onorati. Demonace può paragonare Apollonio, che muove co' suoi discepoli da Atene a Roma, ad un argonauta, che vola  al rapimento del vello d'oro (Luciano, Bem.y 31). È  à quel tempo che la filosofia compie in Roma un passo  gigantesco con Epitteto. Questi prosegue la dottrina del PORTICO,  benché con certa tendenza verso il CINARGO. Fissandovi essenzialmente il pensiero subbiettivo come principio e criterio della verità, e però riducendo a formale il mondo esteriore. Non dunque dolori, ma fantasie di dolori; onde la  inalterabile fortezza e il disprezzo severo d' ogni bene umano.  E la filosofia d' Epitteto, continuata e propugnata strenuamente da Flavio Arriano, germoglia più tardi nel sereno ingegno di Antonino, che, elevando come ad eccelso  ideale, il concetto della vita secondo natura, deducendone, come conseguenze necessarie, la legge più pura della carità umana, chiude gloriosamente il ciclo del PORTICO in Roma.  Appressa solo qualche bagliore raro e scarso traluce fra le  tenebre che si vengono da ogni lato addensando. IL PORTICO non fa più un passo. Non vale la filosofia dei così  detti accademici eruditi, già prima coltivata, allato al Portico, da Favorino, da Massimo di Tiro e da Alcinoo, a gittare alcun germe fruttifero. E le dottrine troppo idealistiche  dei accademici, formulate con nuovo vigore da Plotino, rimangono il culto inefficace  di qualche anima solitaria. Già da questi cenni, benché così rapidi e incompleti,  traluce una singolare coincidenza. I momenti  essenziali per la storia della filosofia in Roma coincidono  coi momenti essenziali per la storia della giurisprudenza. Il genio eclettico di CICERONE negl’anni della REPUBBLICA, dà in ROMA inizio efficace agli studi della filosofia, air incirca nel tempo, in cui -- scorse tre generazioni da quando lo specchio di Gneo Flavio sottrae l'arte del diritto all'arcano monopolio pontificale e l'insegnamento tentato dal pontefice plebeo Coruncanio offre i germi, raccolti e rudemente elaborati da Sesto Elio. Q. Mucio SCEVOLA gitta pure co' suoi XVIII libri iuris civilis i fondamenti sistematici del diritto. E, al principio del principato d’Ottavinao, la filosofia, segnatamente del Portico, fiorisce per  r insegnamento di Sestio, al tempo stesso in cui 1'eredità gimidica, tramandata dall' era repubblicana è raccolta dall' intelletto sovrano di LABEONE, che inizia per la  giurisprudenza l’età delle sue glorie più fulgide e insuperate. Età che si continua, con isplendore ognor più vivo, fino a Salvie Giuliano, che colla fissazione deir editto perpetuo, compendia il tesoro elaborato con continuità meravigliosa d’Ottaviano ad Adriano; nel quale  appunto si vien preparando quello che si disse a buon  dritto rimpero dei filosofi. Questa coincidenza di tempo non deve indurre in noi  nessun preconcetto che valga a sviarci dal sereno esame del nostro tema: l’analisi dei concetti giurdici.  Ma noi dobbiamo tuttavia notarla, perchè  molto soccorso potrà veoin^ene per spiegazioni .e raffronti  nel seguito delle nostre ricerche. Ed entrando omai neir esame del tema, ricerchiamo  se nel principio che regola gl’istituti e rapporti v'ha  alcuno degli elementi filosofici siamo venuti seguendo. Ne vi spiaccia clie sopra tutto e' intratteniamo in quest' ufficio modesto e paziente di semplice constatazione e che riserbiamo a più tardi alcune considerazioni d' ordine generale, che da questa potranno emergere. Consideriamo tosto i requisiti essenziali al soggetto del diritto. L’ esistenza fisica e i tre status -- essenzialmente  lo status di libertà.   Fra le regole spettanti all'esistenza fìsica l’influenza  del PORTICO ci si presenta spiccata nel concetto teorico di  cui è cenno specialmente in un testo d'Ulpiano, per cui si  considera il feto tuttora entro le viscere materne come  parte di queste – “mulieris portio vel viscerum” -- : Ulp., fr. 1  § 1 D. 25, 4 e prima Papiniano, fr. 9 §. 1 D. 35, 2 —  “homo non recte faisse dicitur”. E però tosto da osservarsi come questa considerazione astratta, tolta manifestamente dal PORTICO (Plut., Plac. pML, V, 14, 2: \iripoq  eivai Ttig x(X7Tpòq) rimanne in pratica lettera morta. Perchè, logicamente, dal considerarsi il feto parte delle viscere materne, verrebbe che, fino al momento del suo staccarsene e del suo passaggio ad esistenza di per sé stante, esso non dove dar luogo ad alcun apposito rapporto giuridico. Mentre, contrariamente, stan di fronte a tal concetto  la legge di Numa che proibisce di seppellire la donna  morta incinta, prima di averne estratto il feto (fr. 2 D.  12, 8), le pene contro il procurato aborto, il divieto di  Adriano di eseguire la sentenza di morte contro la con-  dannata incinta ( fr. 18 D. 1, 5), la tutela al ventre  pregnante, risalente fino a prima delle XII tavole, e la “honorum possessio”, che a nome di quello potè chiedersi; istituti e rapporti intesi tutti alla protezione di un soggetto di diritti sperato, e dentro altro soggetto. Onde  pure la risposta affermativa alla questione, che tuttavia parve necessario propoiTe. Se il figlio, nato dalla  madre exsecto venire, abbia diritto di succedere ad essa  (Ulp., fr. 1 §. 5 D. 38, 17 ) e il considerarsi come un essere già esistente il feto entro lo viscere materne, benché  non ancora a sé stante. Ciò secondo la verità eterna e precisa delle cose. ( Cfr. Giul., 37 dig,^ fr. 18 D. 36, 2: Is cui ita legafum est, qìmndoque liberos habuerit, si praegnatc uxore relieta decesserit, intelligitur expleta conditione  dccessisse et legatum valere, si tamcn posthuììius natus  fuerit; Ter. Clem., lib, 11 ad leg. lui. et Pap., fr. 153  D. 50, 16: IntellegendiiS est mortis tempore fuisse qui in  utero relictus est\ Celso, 16 dig.y fr. 187 D. 50, 17; Ulp.  19 ad Sab., fr. 20 D. 36,1).  Espressamente si fa risalire ad Ippocrate la regola che  assegna il tempo di *VII* mesi, come termine minimo della  gestazione (Ulp., fr. 3 §. 12 D. 38,16; Paolo, fr. 1*2 D.  1, 5). Ma, per sé, la necessità di segnare un termine minimo, sufficiente di regola alla gestazione, si afferma per  motivi esclusivamente sociali e giuridici, e ne porse occasione  la Legge Giulia. E la fissazione di quello ai 7 mesi, giusta  la teoria d' Ippocrate, ha un'importanza del tutto formale. Più importante è per noi l'accoglimento della teoria  di Eraclito e del Portico, che fissa a *XIV* anni la pubertà  (Plut., Flac, pML, V, 24,1; Macrobio, Somn. Scijp., G;  Saturn., VII, 7). Accoglimento che ha una grande importanza pel suo significato giuridico. Esso invero segna un  passo verso quella precisione sicura di linee, onde il diritto,  progredendo, abbisogna, e, anche più, include un riconoscimento fine e delicato del diritto al pudore. Che ciò io avverta qui, anziché più tardi, non maravigli; giacche non posso veramente propormi un ordine rigoroso, e mi è forza lasciare che il discorso trascorra a' vari punti, a cui le  fonti che man mano si offrono, gli porgono il destro. Ne che tale felicissima alata della scuola dei Proculeiani, nella quale si volle ravvisare più precisa e più profonda rinfluenza del Portico, sia dovuta veramente  a tale influenza, anziché alla considerazione obiettiva, spregiudicata delle necessità avanzantesi del diritto, parmi  possa sostenersi con alcun serio argomento. Se influenza vi si ebbe, essa fu tutta nella fissazione formale del termine  al quattordicesimo anno, anziché al dodicesimo o al quindicesimo, come altrimenti avrebbe potuto aversi. Ma romanamente giuridico e il senso che fé* avvertire la necessità  di quella regola netta e certa e fé' accoglierla trionfalmente. Proseguendo in tali traccie formali, l'influenza della filosofia parmi possa avvertirsi anche nella considerazione del parto trigemino, in caso di gravidanza della madre (Plut., Pìcce.  pML^ V, 10,4), che ha gravi effetti per l'aspettativa dei diritti spettanti ai possibili nascituri, fino all'avvenimento  del parto, e che nelle fonti ci si presenta risalente a Sabino e a Cassio (Giul., fr. 8 §. 1() 1). 40, 7; Gaio, fr. 7  pr. D. 34,5; Paolo, fr. 28 §.4 D. 5,1; Id., fr. 3 D. 5,4). Ma ben altra influenza, sostanziale e diretta, della filosofia, si sostenne per un tema, che qui dovrà trattenerci alquanto: lo schiavo. È da tale influenza che si volle determinato l' affermarsi con moto continuo, dallo  scorcio della repubblica al secolo degli Antonini, di un' intima contraddizione nel concetto di Schiavo. E s' adduce la dichiarazione tradizionale dei giuristi di questo periodo essere lo Schiavo contro natura, la protezione che è accordiata man mano alla vita e air integrità personale dello schiavo contro le eccessive sevizie del padrone (Gellio,  Noci. Att, V, 14; Eliano, Be an,, VII, 48; Gaio, fr. 1  §. 2 D. 1,6; Ulp., fr. 2 D. eod, Modestino, fr. 11 §. 2  D. 48,8) al cui arbitrio lo schiavo è sottratto, per esser sottoposto, in caso ch'egli delinqua, ad appositi magistiati,  e a procedimento, non sostanzialmente difforme da quello  che vale pel LIBERO (Pomp., fr. 15 D. 12,4; Ulp., fr. 12  D. 2,1; fr. 3 §. 1 D. 29,5; Venul., fr. 12 §. 3 D. 48,2),  e indipendente attività patrimoniale che si riconosce allo schiavo col peculio ( quasi patrimonium Uberi hominis:  Paolo, fr. 47 §. 6 D. 15,1). S' adduce il favor libertatis che inspira in molteplici casi le larghezze con cui si risolvono le dubbie questioni di stato e s'effettuano i giudizi liberali -- Lege Iimia Petronia si dissonantes pares iudicum  existant sententiae pro libertate prommciari iussuni: Ermog.,  fr. 24 D. 40,1; e. d' Ant. Pio, presso Paolo, fr. 38 §. 1  D. 42,1; Ulp., fr. 3 §. 1 D. 2,12), s'eseguiscono le manomissioni, ordinate per atto d'ultima volontà (Giul., fr. 9  §. 1 D. 33,5; fr. 4 pr. D. 40,2; fr. 16 D. 40,4; fr. 17  §. 3 D. eod.; presso Paolo, fr. 20 §. 3 D. 40,7; Valente,  fr. 87, D. 35,1; Giavoleno, fr. 37 D. 31; Gaio, fr. 88  D. 35,1; S. C. sotto Adriano, in Scevola, fr. 83 (84)§. 1  D. 28,5; rescr. di M. Aurelio, in Marciano, fr. 51 pr. D.  28,5, e in Mod., fr. 45 D. 40,4, cost. dello stesso in Ulp.,  fr. 2 D. 40,5; Meciano, fr. 32 §. 5 I). 35,2; fr. 35 I).  40,5; Pomp., fr. 4 §. 2 D. 40,4; fr. 5 D. eod.; fr. 20 I).  50,17 ; Marcello, fr. 3 i. f. D. 28,4 ; fr. 34 D. 35,2;  Scevola, fr. 48 §. 1 D. 28,6; fr. 29 D. 40,4; presso Mar-  ciano, fr. 50 D. 40,5; Papin., fr. 23 pr. D. 40,5; Paolo,  fr. 28 D. 5,2; fr. 40 §. 1 D. 29,1; fr. 14 pr. D. 31; fr.  96 §. 1 I). 35,1 ; fr. 33 D. 35,2; fr. 36 pr. D. eod. ; fr.  10 §. 1 D. 40,4; fr. 179 D. 50,17; Ulp., fr. 711). 29,2;   9    fr. 29 D. 29,4 ; fr. 1 D. 40,4 ; fr. 24 §. 10 D. 40,5) e  in ispecie per fedecommesso, alla cui esecuzione provveggono  già sotto Traiano, e poi sotto Adriano e Commodo, appositi  Senatoconsulti {SS. GC. Bubriano, Dasumiano, Artici, Ulano, Vitrasiano, Iunciano -- s' adduce l’ingenuità che si vuole accordata al NATO DA UNA SCHIAVA, che gode della  libertà fra il momento del concepimento e quello del parto (Marciano, fr. 5 §. 3 D. 1,5), o che, ordinatane la libertà  per fedecommesso, non e manomessa indebitamente, per  mora deirerede (rescr. di Marco Aurelio e Vero e di Ca-  RACALLA in Ulp., fr. 1 §. 1 D. 38,16; Ulp. fr. 1 §. 3 D.  38,17; fr. 2 §. 3 D. eod.; fr. 26 §. 1 D. 40,5; MARcaNO,  fr. 53 pr. D. eod.), fosse pure casuale (rescr. di Ant. Pio  e di Severo e Carac. in Ulp., fr. 26 §§. 1,2, 3D. 40,5;  MoDEST., fr. 13 D. 40,5); il concetto che afferma la libertà  inalienabile (Costantino, c. 6 C. 4,8) e la regola che nega comprendersi nell'usufrutto il parto della schiava (Cic, De  fin., I, 4; Gaio, fr. 28 §. 1 D. 22,1: Ulp., fr. 68 pr. D.  7,1). Fermiamoci su quest'ultimo punto. È famosa la disputa, a cui quella regola die luogo ai  tempi di CICERONE, fra SCEVOLA, Manilio e Bruto, ed è pur  notissimo come la propugnasse vittoriosamente quest'ultimo,  adducendo essere assurdo il computare fra i frutti l'uomo,  mentre ogni frutto che rechi la natura è destinato all'uomo.  La qual ragione è riferita da Gaio e da Ulpiano ( Gaio,  fr. 28 §. 1 D. 22,1; Ulp., fr. 68 pr. §. 1 D. 7,1), ed è  tratta genuinamente dalla teoria del Portico, secondo la quale  l'uomo si considera come signore dell'universo (Cic, De off.,  I, 7; De nat. Deor., II, 62; De fin., Ili, 20). Ma altrove,  (fr. 27 pr. D. 5,3) Ulpiano stesso adduce a fondamento di  questa regola un motivo tutto economico. Non valutarsi come frutto il parto della schiava, perchè lo scopo economico, pel quale si tenne schiave, non è quello di procacciarsene i parti « non temere ancillae eim rei causa comparantur ut pariant » , ossia perchè i parti della schiava  non costituiscono il frutto economicamente normale di essa. E due fatti inducono a ritenere che sia appunto questa la ragion vera che determina quella regola: la mancanza, cioè, di un'industria di allevamento di schiavi e la parificazione del parto della schiava ad ogni altro frutto, per qualsivoglia rapporto, all' infuori delF usufrutto. Che la regola, determinata da questa ragione economica, si volesse  poi anche giustificare con un concetto preso al Portico,  non può recar maraviglia, quando si pensi come in altri  punti non pochi la vernice d'una forma filosofica copra un  rapporto determinato essenzialmente da principii tutt' altro che filosofici. E questa nostra osservazione si riconnette a un altro lato importante del tema: al freno imposto alle sevizie del padrone: nel quale volle ravvisarsi pur tanto di stoica influenza. È essenziale la giustificazione datane da un noto testo di Gaio. Doversi inibire al padrone di far malo uso delle cose sue, allo stesso modo che ciò si vieta al prodigo (Inst^ I, 53). Regola dunque che ci si presenta pure determinata non da altro, che dalla considerazione tutta econo-  mica del regolare uso della proprietà.   Ed è parimente una necessità di natura economica,  di raflforzare, cioè, Y attività dello schiavo colla molla del  suo proprio interesse individuale, quella che determina il  riconoscimento del peculio, quale patrimonio di fatto del  servo, distinto dal patrimonio del padrone; la cui funzione ha per ogni lato dell'evoluzione della schiavitù importanza essenziale. Però codesto elemento economico, che fu magistralmente seguito dal Pernice nel suo classico libro su Labeone,  e che, pei lati che accennammo, resulta da attestazioni precise delle fonti, non basterebbe a spiegare per sé il riconoscimento graduale nello schiavo di altri molteplici diritti e  rapporti attinentisi alla personalità, e l' affermarsi di un  vero e proprio sistema giuridico che per esso si crea, del tutto analogamente al sistema che regola istituti e rapporti  fra liberi. Un altro elemento sostanziale concorre a dar vita e riconoscimento positivo a quel sistema pei rapporti più svariati. Questo elemento altro non è che la forza della  natura. Forza, che neirantica convivenza a famiglia regolava  nel fatto, quasi inconsciamente, i rapporti della schiavitù ;  ma che, più tardi, «comparsa la prisca semplice costituzione  della familia, ordinate quasi ad esercito, gerarchicamente,  le migliaia di schiavi tratti a Roma dai popoli vinti, fé' assurgere e fissò a rapporto di diritto quello eh' era dapprima mero e tacito fatto: affermando nello schiavo la contrapposizione del concetto di “uomo”, di fronte a quello  di “res”.   Gli attributi nello schiavo di ente intelligente e consciente s' impongono air organismo del diritto, pel quale lo schiavo dove parificarsi a una “res”, ad una “merx.” Ulpiano, trattando della prestazione dei legati imposti all'erede, e dei casi in cui l'erede può essere ammesso a prestare, invece della res legata, Vaestimatio di essa, distingue  il legato di una “res” da quello di uno schiavo, valuta i  motivi in cui più probabile in questo può riuscire la prestazione dell' aestùnatio, ed esce coli' affermazione alia est condicio ìiominum alia ceterarum rerum (Ulp., fr. 71 §. 4  D. 30). Quest'affermazione coglie e sintetizza  l'urto intimo e graduale, di cui la storia della schiavitù in Roma porge traccio continue ed eloquenti, e per cui pur riesce  infine ad imporsi nella coscienza giuridica e sociale il riconoscimento nello schiavo degli attributi essenziali della personalità  umana. Tali, l'efficacia del patto adietto alla vendita di una schiava di non prostituirla. Efficacia che include il riconoscimento del diritto all'onore (decr. di Vespas., presso Mod.,  fr. 7 pr. D. 37,14; Pomp., fr. 34 pr. D. 21,2; Papin., fr.  6 pr. D. 18,7 ; Paolo, fr. 7 D. 40,8 ; Aless. Sey., c. 1  C. 4,56); r azione d' ingiurie per offese allo schiavo, commisurata secondo il grado d' onorabilità di questo (Ulp.,  fr. 15 §. 44 D. 47,10). L’ ammissibilità di un giiidizio di calunnia a cagione dello schiavo, che subì per fatto altrui ingiusto giudizio (Papin., fr. 9 D. 3,6). La valutazione della  misericordia usata verso di esso, per misurare la responsabilità di chi ebbe a procacciarne la fuga (Ulp., fr. 7 §. 7  D. 4,3). Il riconoscimento della famiglia servile, nella quale con sforzo di finzioni giuridiche si riesce a dar certa configurazione a rapporti patrimoniali, a somiglianza di quelli che intercedono nella famiglia dei liberi (Ulp., fr. 39 \D.  23,3 ; Paolo., fr. 27 D. 16,3). E persino il riconoscimento  nello schiavo di rapporti d'indole religiosa (Labeone, presso  Ulp., fr. 13 §. 22 D. 19,1; Ulp., fr. 2 pr. D. 11,7). Che pure sulle conquiste compiute dagli schiavi contribuiscano considerazioni d' ordine pubblico e di sicurezza  pubblica, son ben lungi dal negare. Non par dubbio,  ad esempio, che sia determinata sopratutto da esse la legge  Petronia. !Aia questa pure (appena occorre avvertirlo) non  è che una conseguenza, benché coatta, dell 'affermantesi peronalità dello schiavo.  Ne tuttavia che le stesse dottrine stoiche, col loro elevato concetto della personalità umana, abbian per qualche  lato favorita o affrettata quell'evoluzione, non <\serei negare:  (nò può invero trascurarsi il fatto che il momento più intenso di essa cade appunto sotto gli Antonini. Ciò che  parrai invece dover negare si è che quelle dottrine vi abbiano avuta una influenza immediata , essenziale. Talché  senza di esse si avesse ognora a disconoscere nello schiavo  ogni attributo della personalità. Su altri istituti e rapporti attinenti alle persone non  ci abbisogna lungo discorso. Non occorre, per verità, confutare lo strano concetto che influenza del Portico sia nell'attenuamento della patria potestà, e nella liberazione delle  donne dalla tutela agnatizia. Fatti determinati entrambi dal trasmutarsi della funzione e natura politica della familia; trasmutarsi, che pure ci spiega l’avanzantesi prevalenza del vincolo di sangue sul rapporto civile d'agnazione;  che ha poi eifetti importanti, in ispecie neir ordine delle successioni. E pur ci spiega l’evoluzione dell'essenza prisca dell'eredità familiare (comprendente, cioè, il complesso di diritti politici e religiosi inerenti alla domus familiaqtte)  verso l’eredità patrimoniale. Concetto, che , accennato in  istudi recenti ed egregi (16), forse non si presenta tuttavia  immeritevole di trattazione nuova ed apposita e d' investigazione minuta nelle fonti. Ne mi fermo su di un punto,  sul quale non si peritò d' insistere qualche sostenitore  deir influenza sdel Portico sulla giurisprudenza romana: il puro  ed elevato concetto del matrimonio, tramandatoci dai giureconsulti, e in ispecie esplicantesi nella tarda definizione  di Modestino. Basta osservare che quel concetto è in Roma tradizionale, fin dalla sua più antica e genuina costituzione e  che vi si esplica allora dalle stesse forme, con che il ma-  trimonio si compie, e che, inerente dapprima solo al ma-  trimonio curri manu, nel quale è veramente la divini et  Immani iuris cornunicatio, esso s'atteggiò poi, per forza di  tradizione sul matrimonio libero, prevalso su quello, e tra-  luce idealmente nei tempi stessi, in cui il matrimonio era  di fatto quale ce lo tratteggiano con foschi colori Giovenale  e Marziale. Occorre qui invece, fra i diritti attinentisi alle persone, accennare ad alcuni altri, nei quali si ravvisò l’influenza  filosofica, e segnatamente del Portico.   Che, per quanto tocca il diritto alla vita, e l'affermazione negativa di questo, i romani non abbiano riguardato  con deciso is favore il suicidio, come mezzo estremo di salvaguardia a mali maggiori; e ciò molto innanzi al tempo  in cui la filosofia divenne nota in Roma, resulta  dalla natura del carattere romano e dell' ideale ch' esso  prefiggeva alla vita, dalla stessa aureola di gloria onde fu recinta la memoria di Lucrezia, di Catone e di Bruto.  Né dunque può pensarsi ad alcuna influenza del Portico, se vediamo i giuristi non considerar come dannata la memoria del suicida. Ma singolarissima è poi la specialità contemplata nel testo che per consueto si adduce. In esso si riferiscono rescritti di Adriano e d'Antonino Pio, i quali, considerando il caso, in cui persona accusata di delitto capitale,  prima d' esser sottoposta al giudizio, ponga fine a' suoi  giorni taedio vitae vel doìoris impatientia, dichiarano non  incorsi con ciò nella confisca i beni di quella. Si ha poi  nel caso proposto ad Adriano che il suicida era accusato  d' aver ucciso il figlio. Adriano, con sentimento delicatamente umano, dichiara doversi presumere che non per timor della pena , ma per dolore del figlio perduto, V accusato sia volontariamente uscito di vita ( Marciano, fr. 3  §§. 4-5 D. 48,21); non potendosi ad ogni modo ritenere per se il suicidio deir accusato equivalente a confessione di  reità a condanna. Come poi Papiniano con lucidissima  veduta dichiarò e sostenne ( Ibid,, pr. ; cfr. fr. 29 pr. D.  29,1 ; Paolo, fr. 45 §. 2 D. 49,14 ). Mentre poi è  chiaro che, all' inversa, il suicidio che 1' accusato volle affrontare non per altro che per timor della pena e ob conscientiam cnminis, non salva dalla confisca il patrimonio  di lui, che si considera quale dannato o confesso (Ulp., fr.  6 §. 7 D. 28,3; fr. 11 §. 3 D. 3, 2). Il che davvero  s'intende come logico sviluppo, senza che nulla v'appaia di influenza o reminiscenza filosofica, se pure essa non voglia vedersi nel ricordo ai filosofi, come a coloro che si uccidono  taedio vitae,,. vel iactationis (fr. 6 §. 7 D. 28,3).  E qui pure, a proposito del diritto naturale alla vita,  si avverte il riconoscimento di tal diritto nello schiavo, là  dove è detto da Ulpiano esser lecito etiam scrms fiaturaliter in sunm corpus saevire (Ulp., fr. 9 §. 7 D. 15,1). Di fronte al qual diritto affermato perle schiavo, sta l'obbligo in lui di rifondere col suo peculio al padrone le spese  che ha sostenute per curarlo dalle ferite infertesi tentando  d' uccidersi; talché quel diritto si riduce praticamente ad  una curiosa ed amara irrisione. E tocco di un altro fra i diritti personali. Quello alla  religiosità, al quale s'attiene lo sfavore con cui si riguardò  dai giuristi, conformemente agli stoici, il giuramento (PapiN., fr. 25 §. 1 D. 13,5; Ulp., fr. 7 §. 16 D. 2,14),  e in ispecie la condicio iurisitirmidi, apposta a una liberalità per atto mortis causa ( Labeone, in Giav., fr. 62  pr. D. 29,2 ; Giuliano, fr. 26 D. 28,7; Marcello, fr. 20  D. 35,1 ; Ulp., fr. 8 §. 5 D. 28,7). Il generale divieto  della condicio iurisiurandi è anteriore a Labeone e posteriore a Cicerone, e coincide per tempo col fiorire della  filosofia del Portico. E F opinione ch'esso sia determinato da influenze di questa parrebbe tanto più attendibile, in quanto  siamo qui in tema di religiosità, dove l'istituzione filosofica  ebbe veramente, in sullo scorcio della repubblica e a' primi  tempi del principato, efficacia non lieve e assai diffusa. Senonchè non so astenermi dal proporre una mia modesta  osservazione. Lo sfavore pel giuramento non è già soltanto  nel Portico, ma risale fino tra le scuole presocratiche, a  quella di Velia, e al fondatore stesso di essa, a Senocrate,  che nel giuramento ravvisava un riprovevole privilegio per  l'empietà (Arisi., Bhet, I, 15) (19). Forse quello sfavore,  che nello spirito filosofico si manifesta cosi da antico, era pure  in origine nello spirito romano, e durava nel patrimonio  d'idee e di tradizioni, che, specialmente in materia di religione, i due popoli ritrassero dal ceppo comune? Il che  solo accenno, pur non volendovi troppo insistere, perchè  non paia amor di sistema. E, lasciando omai d' altri rapporti di minore impor-  tanza, pure del tutto formali, come, per ciò che attiensi  alla salute, la definizione del morbo, di habitus cor-  poris contra naturam (Sab., fr. 1 §. 9 D. 21,1 e in Gellio,  Noci. Att^lY, 2. cfr. fehris: Giul., fr. 60 D. 42,1) evi-  dentemente tolta dallo stoicismo; il concetto del furiosus, che, come privo di mente, stoicamente è detto suus fion est  (Ulp., fr. 7 §. 9 D. 42,4), passiamo senz'altro alle cose e  ai diritti su di esse.  La triplico partizione delle cose, che ci riferisce Pomponio nel lib. 30 ad Sah. (fr. 30 D. 41,3): F una comprendente quod contìnetur uno spirita, graece yivwjxsvov;  l'altra che abbraccia qiiod ex contingentihus hoc est j)ÌU'  rihus interse coherentibus constat, quod atiVTQjAjjievov, e una  terza dei corpora pUira non solata^ ma uni nomini suhiecta, resultanti ex disfantibiis, b T applicazione precisa e  genuina della distinzione del Portico. Al frammento di Pomponio  fauno riscontro testi di Plutarco, Fraec. coniug., 34 ; di  Sesto Empirico, Adi\ Math,, VII, 102; IX, 7S; di Seneca  J^at. qiiaest., II, 2 ; Epist., 102,6 ; e di Achille Tazio,  Isag, in plten. Arati, 14. Che dunque per essa i  giuristi abbiano formalmente attinto dai filosofi non v' ha  dubbio. Il ricordo formale dei filosofi si ha persino nella  esemplificazione consueta nei giuristi delle cose appartenenti  a ciascuna di quelle tre categorie. Ma se ci facciamo a ricercarne le pratiche applicazioni, tosto ci avvediamo come altri principi, del tutto indipendenti da essa, inteivengano. E, invero, il diverso modo con  cui si ammette il possesso e l'usucapione, segnatamente per  le res comiexae e le universitates ex distantibus. La regola  che il possesso di una res connexa implica il possesso  delle cose singole da cui risulta composta, come parti, non  come cose a se stanti, e distinte individualmente, si spiega  col concetto tutto romano del requisito A^' animus nel  possesso. Il quale, dovendosi rivolgere alla res connexa  nella sua essenza, non si concepiva che contemporaneamente si rivolgesse alle parti singole di quella; onde appunto la inammissibilità di un contemporaneo possesso dell' intiero e delle parti, e la impossibilità di acquistare un  diritto sulle parti, in forza del possesso della res conmxa  resultante dalla loro unione. Il che ha segnatamente ef-  fetti importanti per la teoria deirusucapione. Mentre poi, per quanto tocca in ispecie le regole del possesso e deirusucapione dei tigna onde resulta composto un edifizio, concorre anche il riguardo tutto civile che inspirava la lex (le Ugno iuncto (Venuleio, fr. 8 D. 43,24;  GiAVOLENO, fr. 23 pr. D. 41,3; Gaio, fr. 7 §. 11 D. 41,1;  Paolo, fr. 23 §. 7 D. 6,1; Ulp., fr. 7 §. 1 D. 10,4) (21).   Meno ancora può trarsi dalla distinzione fatta dai giuristi delle cose corporali e incorporali. Se per questa, fra il  concetto dei giuristi e quello dei filosofi, può esservi somiglianza, essa è del tutto apparente. Le cose incorporali  dei filosofi, come essenzialmente il tempo e il vacuo, non  hanno nulla di comune colle cose che son chiamate incorporali dai giuristi per la loro funzione sociale e giuridica,  e che hanno sempre in sé per contenuto cose corporali, e  ciò secondo un concetto che ci si presenta tradizionale e  risalente: in modo sopra tutto preciso e spiccato nella hereditas (Pomponio, fr. 37 D. 29,2; fr. 119 D. 50,16; Gaio,  Inst, II, 14; fr. 1 §. 1 D. 1,8; Apric, fr. 208 D. 50,16;  Papin., fr. 50 pr. D. 5,3; Ulp., fr. 178 §. 1 D. 50,16;  fr. 3 §. 1 D. 37,1; Paolo, fr. 4 D. 5,3): e segnatamente,  con mirabile evidenza, nel concetto e nelle regole delF^^t*-  capio prò herede (Gaio, II, 54).  E di questo concetto àeìVheredifas, res corporaUs, che  ha per contenuto normale appunto cose corporali, è assai  notevole come un filosofo del Portico parli come di inutile sotigliezza, deridendo i giuristi che raccolsero (Seneca, De h&n.  VI, 5): e offrendoci con ciò, come fu avvertito, ricordo  certo e perenne della differenza sostanziale che correva, a  proposito di quella partizione, fra il pensiero dei filosofi e  quello dei giuristi. Certo, fra i cor para, la distinzione di quelli che ratione vel anima carente da quelli che careni ratione non  anima o di entrambe, è rivestita di forma del Portico. Ma è  necessario ch'io soggiunga che sotto di essa sta un concetto tanto primitivo, che davvero non occorreva rivestirlo  del lusso d' una veste filosofica ?  Un tema, sul quale insistettero con particolare predilezione tutti i sostenitori dell'influenza del Portico, è quello che  riguarda, tra i modi d' acquisto della proprietà, la specificazione. L'opera diretta che qui esercitò, pel riconoscimento  del lavoro umano di fronte alla materia, la scuola dei ProculeiaDÌ, porse pure argomento per ravvisare una particolare inclinazione di quella verso lo stoicismo: in contrapposto anche qui alla scuola de' Sabioiani. Quasiché,  a spiegare il riconoscimento del lavoro umano non dovesse bastare una considerazione positiva di natura tutta economica: la normale preminenza di valore della nuova specie sopra la materia prima, preminenza che doveva imporsi al  concetto proculeiano, ognora così acuto e vivo e libero, di fronte all'ossequio tradizionale della proprietà, che pur continua un preminente riguardo al proprietario della materia. Le fonti, a cui ci si richiama, pel rapporto inverso  alla specificazione, appunto la riduzione della species alla  materia, confortano questo concetto. Si riferiscono invero  per consueto due testi d'Ulpiano, nei quali questi asserisce  sembrar scomparsa la cosa, di cui sia mutata la forma, benché ne duri la materia (fr. 13 §. 1 D. 50,16), e mutata forma prope interemit suhsiantia rei (fr. 10 §. 9 D.  10,4). Espressamente ciò giustificandosi da Ulpiano stesso,  proprio col criterio economico qmniam plerumque plus est  in manu prctio qtuim in re. E Paolo soggiunge, adducendo l’opinione e di Labeone e di Sabino, che abest la tabula  picta quando ne sia rasa la pittura, o il vestito quando è  scucito, perché appunto earuni rerum pretium non in substantia sed in arte sit positum (Paolo, fr. 14 pr. D. 50,16).  E, partendo da tal concetto, ben s'intende come, all'inversa,  si considerasse economicamente del tutto nuova la cosa formata per mezzo del lavoro sopra materia già esistente, e  come Proculo e Nerva potesser dire, secondo quello che Gaio ricorda, che dopo subita l'opera dello specificatore, essa non  potesse più considerarsi come appartenente al proprietario della materia (Gaio, fr. 7 §. 7 D. 41,1; cfr. Paolo, fr. 3  §. 21 D. 41,2 (24). Né in tema di materia o sabstantia e species, per  r efrore che intervenga su questa o su quella nel con-  tratto di compra vendita, parmi che molto si possa trarre  dalle fonti, per un'essenziale influenza del Portico.  Nel noto passo d' Ulpiano ( fr. 9 §. 2 D. 18,1 ) si riferisce come Marcello ritenesse sussistente la compra vendita,  anche quando, per errore, si fosse dato aceto, invece del vino dedotto in contratto e rame per oro e piombo per argento. Ciò giustificandosi da Marcello stesso colla ragione che sul  corpus intervenne il consenso, ed errore vi fu solo nella  materia. Ulpiano consente per l’aceto, perchè qui la sostanza, r oùjta (appunto secondo il linguaggio del Portico) è  quella dedotta in contratto. Mentre vi ha scambio sostanziale di tale oùjt'a nel caso del rame dato per oro e del piombo per argento. Talché la preoccupazione erronea che  nel concetto di Marcello sembra ingenerare la reminiscenza  del Portico, scompare in Ulpiano, che ne prescinde recisamente,  applicando nel modo più concetto le regole sull' eiTore nell’oggetto del contratto, non importa poi ch'esso errore verta  in corpore o invece in stibstantia. Lo stesso testo vivissimo d' Alfeno ( fr. 76 D. 5,1)  che riproduce, secondo la fisica e dell’Orto (Lucrezio,  Nat. rer. V) e del Portico (Seneca, Ep. 58 ; Plut. Comm.  nat. 39; Antonino, II, 17; V, 33), la mutazione continua  della materia, ricordando come il corpo formato da questa sia sempre lo stesso, per quanto si vengano ognora mutando via via le particelle che lo compongono, e applica  questo principio air organismo di un jiidicium, che rimane  il medesimo col mutarsi de' suoi membri, ritrae in sostanza  un concetto eh' e genetico in Roma, essenzialmente per  la persona giuridica del “populus.” E la fisica del Portico si riduce dunque solo ad illustrare con veste scientifica ciò  che ben prima s'era nella pratica ravvisato. Influenza del Portico si sostenne in un preteso sfavore  alle usure, che si volle dedune da parole di Papiniano che usura non natura pervenif ( fr. 62 pr. D. 6,1 ). Quasiché  non fosse risalente e tradizionale il concetto che distiogue dai frutti naturali i frutti civili, e in materia d'usura non  si avesse in Roma, fin da antico, un'assidua, quanto sterile  attività legislativa.   Ma basti ornai anche sul tema delle cose, intorno al  quale però non voglio astenermi dall' offrirvi esempio di  taluna di quelle aberrazioni, alle quali accennai essere pervenuti scrittori egregi, per passione ch'essi posero nell'esame  di questo tema. Scelgo la teoria del Laferrière, secondo la  quale la regola che richiede i due requisiti dell' animus e del corpus per l'acquisto del possesso e della proprietà per  occupazione, riuscirebbe determinata dal concetto fondamentale del Portico, che distingue nell' uomo 1' elemento spirituale dall' elemento corporeo. Come analogapaente sarebbe  determinata da questo la necessità della tradizione pel trasferimento della proprietà. E d'altre taccio, già essendo queste esempio eloquente,  come presentantesi sotto un nome scientificamente onorato e sotto l'insegna gloriosa dell'Istituto di Francia.  Dovrei ora, accennarvi a tutto il sistema  romano delle obbligazioni, al mutamento eh' esso più specialmente subisce dal rigoroso formalesimo, verso 1' applicazione più agile e diretta della volontà. Mentre pur tutto  il diritto vien ravvivato da raffronti e adattamenti vitali  di elementi nuovi ed estranei coi prischi ed indigeni, e ricordare come questo sia una conseguenza immediata de'  nuovi orizzonti' che omai ha la vita e il commercio di  Roma e delle influenze straniere così continue e multiformi?  E come, a sua volta, il moto potente e continuo di Roma  verso l'universalità, e 1'alito vivificatore che ne deriva sul  diritto, consegua direttamente dalle nuove condizioni politiche ed economiche? Che questo moto grandioso e continuo corrispondesse  alle dottrine stoiche, per le quali tutto il mondo è una grande città, non può negarsi. Che per quello riuscisse ad  esse più agevole l'aver diffusione è pur certo. Ne che per  tal modo esse abbiano anche cooperato con quello, talora  forse per via inconscia, allo svolgimento di taluni istituti  e l'apporti , come ad esempio dello schiavo , di rapporti  relativi alla religiosità e simili, non vorrei disdire.   Ma chi penserebbe sul serio, solo per un istante, che il  moto di Roma verso l’universalità derivi dal Portico,  da alcun'altra delle scuole filosofiche? E che però  da filosofie consegua mediatamente tutta la trasformazione del diritto?   Non però se parmi di dover negare ogni influenza essenziale della filosofia, e in ispecie il Portico, sullo sviluppo della giurisprudenza romana, air infuori di quelle influenze concomitanti con altri elementi che teste toccammo,  sopra singoli rapporti, e delle influenze formali che si vennero annoverando sin qui , voglio io disdire 1' efficacia che  la conoscenza della filosofia ebbe dal secolo di CICERONE in poi, sempre formalmente, ma pur in campo più generale e importante, nel dar struttura di ars al itis civile («quae rem dissolutam divulsamque conglutinaret et ratione quadam constringeret »: Cic, de orat I, 42) (26). Imprimendo con ciò nuova forza e nuovo sviluppo a facoltà  e a tendenze ch'erano in Roma native. che non tolse tuttavia che, ricevuto tale avviamento nella costruzione logica, la giurisprudenza procedesse poi da  sé, indipendente dalla filosofia, elaborando essenzialmente i rapporti pratici della vita, aborrente da ideali astrazioni. E dove la reminiscenza filosofica, cessando d'essere formale  intacca la sostanza giuridica, si ha un fluttuar vago d'idee  incerte e confuse, un' indeterminatezza di linee, che fa eloquente contrasto colla precisione perfetta, sicura, ond'è in Roma esempio mirabile tutto l'organismo del diritto. Voi intendete ch'io accénno al im naturale. Fra il concetto d'Ulpiano che lo designa emanazione della ragione diffusa neir universo, e quello di Paolo che vi ravvisa un' ideale tendenza verso l’ “aequwn bonum”, o quello  di Gaio che lo riaccosta al “ius gentium”, quale dettato dalla  universa ratio; fra i più diversi significati ed applicazioni  di naturalis ratio, di naturalis, di ìiaturaìiter, che occorrono  nelle fonti, o connessi ad uno di quei tre concetti, od oscillanti fra l’uno e l’altro, o indipendenti da ognuno, lo studioso procede incertamente.  Né certo sta a me, ne io presumo di portar giudizio  sulle varie costruzioni che modernamente si tentarono del “ifàs naturale”, concepito, o conforme alle dottrine elaborate in Boma dalla filosofia accademica e del Portico, come  coscienza insita nella umana natura di un diritto universale, e però del tutto distinto dal ius geniium. O, invece, obiettivamente, come ordine naturale contrapposto  air ordine civile, come dettato dalla ratio. O, di nuovo  subbiettivamente, quale concezione dovuta all' idea del diritto dettato dalla ragione naturale a tutto il genere  umano, atteggiatasi in Roma sul “ius gentium” e fusasi  poi con esso, per esplicarsi poi praticamente n^Waequita^, che  è la forza che s'avanza via via nell'editto pretorio e gradatamente vi prevale. O invece senz' altro come derivazione e sviluppo dello stesso ius gentium. A me basta notare sol questo. Quanto d'indeterminato  e d'incerto rimanga tuttavia in ciascuna di quelle costruzioni, e come, s' io non erro, non sia riuscito ad alcuno,  benché ingegni forti e coltissimi vi si accingessero, di  dimostrare che il concetto vago ed astratto del ius naturOfle  scese ad applicazioni pratiche e concrete. Né certo maggior pregio di linee precise e spiccate o  d' importanza diretta e sostanziale per 1'organico sviluppo  del diritto ci presentano nel titolo de “iustitia” et iure le  definizioni astratte, tolte a prestito dal Portico, di giustizia  e di giurisprudenza, e i tre famosi precetti del diritto. L' artificiosa inutilità di tali concetti, tratti più o meno fedelmente dalla filosofìa, spicca in guisa vivissima  nelle definizioni del concetto di “legge”; nelle quali, attraverso a vaghe  reminiscenze di Demostene e di Crisippo, ricompare il concetto, romanamente vero, di coìnmwiìs rei ptiblicae sponsio. La gloria del diritto e dunque riserbata a Roma;  la quale, per opera secolare ed esclusiva del suo genio, affida ai venturi, con eccellenza insuperata, le leggi eterne  dell'umana vita giuridica.   Se v' ha ricordo che debba infiammare e  scuotere i diretti continuatori del sangue e del pensiero latino, è il ricordo di quella gloria. In questa Università che  ha tradizioni nobili e antiche, proseguite degnamente dal  maestro provetto, cui circonda qui da olti-e cinque lustri  reverenza aifettuosa di discepoli, e dall'altro insegnante  che coi lavori acuti e geniali, come coir insegnamento ef-  ficace, onora in Italia le discipline romanistiche, quella  gloria infiammi e riscuota noi pure, o compagni. E com'essa  ravviva e ravvivei-à ognora in me le deboli forze, altrettanto  sia come fuoco sacro ai vostri giovani e ardimentosi intelletti.  Cattanei. P erozzi. Un elenco molto accurato dei lavori appositi scritti sul nostro  tema trovasi nella classica opera deli' Hildenbband, “Gesch. u. System  der Rechts und Siaatsphilos.”, Leipzig.  Lo riporto qui, con alcune aggiunte e avvertenze bibliografiche,  che contrassegno collocandole fra parentesi. Indico con asterisco i lavori che non potei procacciarmi:   Malquytius, De vera non simnìnL<i iurisc, phiL, Paris., 1626  [ristampalo nella Triga ìibelL rariss., Halae Magdeburg]; Paìjaninus Gaudextius, .2>^ j>/i27o«. ap. Bom. in. et progr.  Pisis, 1643, e. 42-3^ pagg. 104-6; | Buaxdes 7->e, vera non simulata  iurisc. phih, Francof. 1626; opuscolo che noto benché certamente privo  di valore, solo per amor di completezza, e seguendo in ciò V e-  sempio dello stesso Hildenbrand, che giustamente tien conto nel  suo elenco anche di lavori senza pregio, come p. e. quelli compresi  nella raccolta dello Slevogt] ; Scuilier, Manud. pliilos. moraliii  ad ver, nec simnl. pini., len., 1696;BonMER, Dephilos, iurisc, stoica^  Halle, 1701 [ristampato nel volume J)e sectis et philos. iurisc. opusc.^  coli, recogn. et praef. et elog. Ictor. rem. ac progr. de disp. fori  aiixit Slevootius, lenae, 1724]; Buddeus, De errar, stoic, negli  Anal. Imt. phiL, Hai., 170G; Voss, De falsis Ictor. ratiocin. ex  parte occas. philos. stoicae enntis, Harderov., 1709; Ev. Otto,  De stoica vet. Ictor. philos.: Id , De vera non simulata philosoph.  Ictor. j nel voi. cit. dello Slevogt; Herjng, De stoica velt. Roman,  philos., ibidem; [Kunholt, Semicenturid comparai, verae et simul.  iurisc. phil., Lipsiae, 1718, che trovo citato dall' Eckardt, Herm.  duriSj *Lips., 1750, cap. 4]; Slevogt, De sectis et philosophia Icforunif len., 1724; *£ggerde8. De stole, Ictor. roman. eìusqiie historia  et ratioìie, Kostoch, 1727: Hofscaxn, De diàUctica vett, Ictor., Francof.,  1735, ne' suoi Melemata ad pandectas; Schaumburg, De iurisprud.  ceti. Ictor. stoica tractatiis, hoc est succincta demotutr. iuriscon-  sultos roman. non vita solum sed etiam doc trina stoicam philoso-  phiam esse profes>ios, lenae, 1745; *Pauli, De utilitatibus quas  attulit philos. ad iurisprud. ronianani, Lips., 1753; Meister, De  plùìos. Ictor. Roman, stoica in doctrina de corpor. eorumque par-  tibus, Gott., 1756 [e neW Opusc. Syll., I, n, 10]; VanHoogwerf, De  car. tur. Boni, partibus stoam redolentibus, Traj ad Bhen., 1760,  e nell'OsLRiCH, Thes. noe. voi. Ili, tom. 2, pagg. 63 e segg. ; Boers^  De antropoì. Ictor. Roman, quatenus stoica est, Lugd. Bat. , 1766  [*Terpstra, De philos., cet. iurtsc, Francof., 1767, che trovo citato  dall*HoLT, Hist. tur. rom. lineam., Leod., 1830] *Ortloff, Ueber  den Eiufluss der stoischen Philosophie auf das rom.Recht.,^ìàng.,  1797; *Vax Vollenhoven, De exigua vi quam philosophia graeca  habuìt in effórmanda iurisprudentia romana, Amstelod.; Ea-  TJEN, Hat die stoische Philos. bedeutenden Einfluss auf die rom.  juristischen Schriften gehabt? Kiel, 1839, ristampato nei lahrb. di  Sell, in, pagg. 66 e segg.; [Trevisani, Lo stoicismo coìisìderato in  relazione colla gìurisprud.'» roìnana, nella Gazzetta dei tribunali,  VI, 1851, pagg. 821 e segg.; VII, 1852, pagg. 7 e segg. ]; Voigt,  lus natur. bon. ti. Aequum, Leipzig, 1856-75, I '^§. 49-51 pagg.  250-66; [Xaferrière, Memoire concernant V influence du stoicisme  sur la doctrine des iurisc. romains, nelle Mevi. de V Acad. des  scienc. mor. et politiques, X, 1860, pagg. 579-685. Fra noi usciva nel  1876 il lavoro dottissimo del MoRIA^'I, La filosofia del diritto nel  pensiero dei giureconsulti romani, Firenze, 1876. Sono ancora a no-  tarsi, benché tocchino solo punti speciali del tema: Eherton, sulla  terminologia stoica nel dir. romano, nella Quaterly RevieWj III, n.  9, 1887, di cui dà un sunto G. Pacciiìoxj, néìV Ardi, ginr., XXXVTII,  fase. 1-2; Lecrivain, Le terme stoicien verecundia dans la langue  des Dig., nella Nouvelle revue hist. de droit frane, et drang., XIV,  1890, pagg. 487-9].   Trattano pure del nostro argomento, benché non di proposito, i  seguenti: [Hopperus, lur. civil. lib. sex, Lovan., 1555, pagg. 554 e  segg.] CuiAcio, Observ.y 56,40; Merillio, Obsero.,\, 8; Turnebo,  Advers., Aurei., 1604, Vili, 20, pag. 151; Lipsius, Manud. ad stoic.  philos..^ nelle Opera.^ Antverpiae, 1737, IV, 473; Io., Physiol. stoic.,  nelle Opera, IV, 542; Kamos, Tribonianus, Lugd. Bat., 1728, pag.  249 e segg. [Bodeus, Observat. et elem. phil. instrumentalis, Halae  Sax., 1732, cap. II §. 27, pag. 308, cap. IV g. 14, pag. 470]; Ma-     'Jìp: SCOTIO, De sectis Sahinian et Proculeian, in iure civili, [ Lipsiae^  1728], Alld., 1740; Eokhardt, Ilerm. luris, Lips., 1750, e. 4; Walch,  Opp.^ I, p. 237 [Gravina, De ortu et progr, iur. civ., Napoli, 1757,  I, 35-6; Brucker, Hist. crii, philos., Lipsiae, 1766, II, pagg. 15 e  segg.; G. B. Bon, praef. al Leibnitz, Opusc. ad iur. peri., nel Leib-  NiTZ, Oper«, Genevae, 1768, IV, p. d, pag. 5, n. 1; Eineccio, Antiq.  rom., Venet., 1792, lib. 2 e 3, pagg. 17, 30-1, 191 e segg.] ; Vico,  Scienza nova, cap. 4; *Welcker, Die letzten Grilnde von Recht  Staat u. Stafe, Giessen, 1813, pag. 492, 500, 522, 578; *Id., Uni-  versa! u. Jurist. poh Encyclopadie, Stuttgart, 1829, pagg. 70 e segg.,  556 e segg.; Veder, Hist, phil. jur. ap. veti,, 319; Zimmern, Gesch.  des rum. Privatr. I^ pagg. 23 e segg.; Pcchta, Cursus der Instit, 2 Aufl.,  pagg. 472 e segg.; Ahrens, Iur. Encyclop., pag. 303, n. 2; 360, n. 1;  [Girard, Hist, du droit rom., Paris Aix, 1841, pagg. 180 e segg.;  OzANAM, Il paganesimo e il cristianesimo nel quinto secolo, trad. Car-  raresi, Firenze, 1857, 1, pagg. 163 e segg.; Voigt, Aeìius und Sabinus-  sijst , pagg.' 19 e segg.; Ianet, Hist. de la science polit., 2 ed., Paris,  1872, I, pag. 281 ; Sumner Maine, Ancien droit, .trad. frane , Paris,  1874, cap. 3 pagg. 51-5, 64, cap. 4, pagg. 70 e sogg. ; Conti, Storia  della fdosofia^ Firenze, 1876, I, pagg. 401 e segg. ; Renan, Marc  Aurèle, 2 ed., Paris, 1882, pagg. 22-3 ; Gregorovius, Der Kaiser  Hadrian, 2 Aufl., Stuttgart, 1884, pagg. 296 e segg.; Hofmann, Der  Verfall der rom. Rechtswiss., nei Krit. stud. im róm. Bechte, Wien,  1885, pag. 9; Ferrini, Storia delle fonti del dir. rom., Milano, 1885,  pagg. 30-1, 100-1 ; Id., note al Gluck, trad. italiana, voi. I, pagg.  64-5. ; Krììgeii, Gesch. der Quell. u. Litteratur des rom. Rechts,  Leipzig, 1888, pagg. 45 e segg., 127 e segg.; Carle, La vita del di-  ritto, 2 ed., Torino, 1890, pagg. 153 e segg.].   (2) Padelletti^ Roma nella storta del diritto, neir Arch. gim\,  XII, nota 2 pagg. 210 e segg.   (3) Per la storia della filosofia in Roma, e per ciò che riguarda  in ispecie le sue attinenze al diritto, cfr. principalmente: Hildenbrand,  op. cit. I, pagg. 523 e segg.   (4) Cfr. sulla filosofia di Cicerone: Ritter, Hist. de la philos,  trad. frane. Tissot, IV, pagg. 121 e segg.; Hildenbrand, op. cit., I,  pagg. 537 e segg., Branbis, Gesch. der Entiv. der griech. Philos,  Berlin, 1862-4, II, pagg. 249 e segg ; Boissusr, La relig. romaine  d* Auguste aux Antonins, Paris, 1878, I, pagg. 4 e segg.   (5) BoissiER, op. cit., I, pagg. 14 e segg.   (6) Leggenda, alla quale porsero principale argomento i punti di  contatto che le dottrine di Seneca presentano con quelle cristiane, in,  ispecie Ruir immortalità dell' anima, sulla provvidenza, e sui doveri di     3^) NOTE   carità (punti toccati con molta diligenza da Fleury, S. Paul et Se-  nèque, Paris, 1853). Altro argomento estrinseco è la simpatia che mo-  strano per Seneca i Padri della chiesa: Seiuca noster: Tertull., De  ,an,, 20; Hieron., De vir. ili, 12; Io., Adv. lovin., 1,49; Lxct. , Inst.  div.y IV, 24. E S. Agostino nota che Seneca non nominò forse i cri-  stiani per non lodarli « cantra suae patriae veterem consuetudine tn »,  né riprenderli « cantra propriam forsan volunlatem »: Auc, De civ.  dei, VI, 11. Il tèrzo argomento dell' amicizia di Seneca con S. Paolo  si fondava sopra una grossolana falsificazione delle Kpistolae Senecae  ad Paullum.   Ricca è la letteratura riguardante questo argomento, che ha  un'importanza assai notevole pel tema che tocca direttamente dei rap-  porti della morale stoica colla cristiana. Cfr. principalmente, oltre Topera  or accennata del Fleury: Boissier, op. cit., II, pagg. 46 e segg., e  nella Revue des deux mondes, XCII (1871) pagg. 40-71; Aubkrtjn,  Senèque et Si. Paul^ Paris, 1869; Bau», Seneca ti, Paulus: das  VerMltn. des Stoiciwius zum Ghriat. n. den Schrift. Senecas, neWHe't-  delherg. Zeitschr. f. iviss. Theol, I, 1858 p. 161-246; 441-70; e Abh.  zur (reseli, d. alt. PhiL, heratisg. v. Zeller, Leipzig, 1876, pagg.  377-480; 'Westerburg, Der Ursprung der Saga das Seneca^ christì.  gewes. sei, Berlin 1881. Tutto il contrario si sostenne dall'EcKHARD in  un curioso opuscolo, di cui basta riportare il titolo perchè se ne com-  prenda lo scopo: Obserc. sistens L. A, Senecam in relig. Christian,  iniuriosum, mella Misceli. Lipsiens., Lipsiae, 1706-22, IX, p. 90-107.   (7) GuEGOROvius, op. cit j pagg. 315-7; Renan, op. cit., pag. 35.   (8) I rapporti che verrò enumerando furono notati, quali dall'uno  quali dall'altro degli scrittori che s'occuparono del nostro tema: quali  in uno quali in altro senso. Io non ho creduto di dover per ciascuno  di essi avvertire da chi fu notato, da chi omesso. Saiebbe inutile pel  lettore, al quale ciò che preme sopratutto si è di aver qui, come in  un quadro, il risultato complessivo delle questioni: quadro eh' io mi  studiai di delineare colla maggior cura e fedeltà che mi fu possibile.   (9) Otto a Boekelen, op. cit., pagg. 24 e segg. Contrariamente  Eckhard, op. cit.,; Merillio, obs. I, 27 pag. 260.   (10) Brini, Delle due sette dei giureconsulti romani^ Bologna,  1890, pag. 19.   (11) Malquytius, op. cit.y pagg. 54-5; Gibbon, Hist. de la dee. de  Temp. rom., I, pagg. 128-31; Eckhard, op, cit., pag. 245; Laperrière,  op. cit, pagg. 606-7; Renan, op. cit., pag. 605; Wjllelms, Droit pubi,  rom., 5 ed., Paris, 1884, pag. 136.   (12) Pernice, M. A. Labeo, Halle, 1873-8, I, pagg. 113 e segg.  Cfr. anche Padelletti noWArch. giur., XIF, pag. 213.    (13) PucHTA, Inst. l 212, II, pag. 83.   (14) Lafehiuère, op. cit.t pagg. 613 e segg.   (15) Cfr. SciALOJA, nel Bull. deìVist. di dir. rom., 1890, III, pagg.  176-7; BoNFANTE, L'origine deìVìiereditas e dei legati nel dir. sìACcess.  romano, Del cit. Bullettino, IV, 1891, pagg. 97-144.   (16) Lafeuuièue, op. city pagg. 621-8.   (17) Il Trevisani, op. cit., nella Gazz. dei 2'rib., VI, 821 e segg.  sostiene che i romani ebbero ognora in gran sfavore il soicidio. Ri-  corda che costituiva vizio redibitorio per lo schiavo il suo tentativo  di suicidio, anteriore alla vendita; ma davvero non occorre osservare  come ciò sia spiegato chiaramente dalla considerazione economica  verso il padrone (fr. 1 l 1, fr. 23 l 3 D. 21,1). E il. tentativo di  suicidio punito per rescr. di Adriano nel soldato, non è spiegato ab-  bastanza da considerazioni di ordine pubblico e dalle necessità della  disciplina militare? Cfr. in questo senso: Ferii ini, Dir. pen. rom., nel  'Tratt. teor. prat. del Cogliolo, I, 18f^8, pagg. 28-9.   (18) Ferrini, Teoria dei leg. e fedecomm,, Milano, 1889, p. 346-9.   T:oiT(xioLi yi] T:XaYYjvat TrpoxaXijaiTO.   Cfr. Keller, Die philos. der Griechen in ihr. geschichll. En-  tivicklung, 4 Aufl., Leipzig, 1876-9, I, pag. 503.   (20) Ravaisson, Mem. sur le stoicisme, nelle Meni, des inst. imper.  de France ; Acad. des inscr. et beli, lettr.^ XXI, 1857, pag. 29 ;  GorpERT, Ueber einheitl. zusammeìvgesetz. u. gesammt. Sachen, Halle,  1871, pagg. 7-13.   (21) Fu oggetto di dispute gravi il fr. 30 §. 1 D. 41,3: Pomp.,  30 ad Sab.: Labeo lìbris epistularuui ait si is, cui ad tegularum vel  columnarum usucapionem decem dies superessent, in aedifìcium eas  coniecisset, nihilo minus cum usucapturum, si aedifìcium possedisset.  quid ergo in bis quae non quidem implicantur rebus soli, sed mobilia  permanent, ut in anulo gemma? in quo veruni est et aurum et gem-  mam possideri et usucapì, cum utrumque maneat integrum.   In esso alcuni scrittori ravvisarono un' eccezione utilitatis causa  alla regola generale formulata nei testi succitati, per la quale ecce-  zione si ammetterebbe il proseguimento deirusucapione delle tegole e  delle colonne, anche pel tempo in cui perdono la loro individua na-  tura, coir entrare a far parte della res connexa^ edifizio. Così Wind-  scheid, Pand , 6 Aufl., Pampaloni, La legge  delle XII Tav. de tigno iunclo, Bologna, 1883, estr. dair^rc^. giur.,  Altri, invece, si sforzò di ricercarvi lo stesso senso dei testi citati^  col dare al nihilominus il sifirnifìcato di non. Così Kjeiiulf, Civilr.,  pagg. 276 e segg ; Uxterholzxkii. Verjà'hrungfilehre hearh. v, Schirmer,  I, 153 »ì segg.; SINTE^'Is, uell' Arcìi, f. civiì, Prax., XX, pagg. 75 e  segg., e System, I, pagg. 449-52.   Altri ancora cercò in vario modo di togliere al testo valore sre-  nerale, limitandone la i)ortata alla specialità in esso contemplata. E  però, intese che vi si trattasse di tegole e di colonne non incorporato  ' solidamente alFedifìzio: (Savigny, Besitz, pag. 269; Randa, Besitz, pag.  429); che la regola formulata nel testo valesse soltanto pel caso in  cui l'incorporazione delle tegole e delle colonne nell'edifizio avvenisse  quando questo già era compiuto, quando cioè, per tal modo, Teventual^  distacco di esse non urta contro la ratio della legge de tigno iuncta  « ne urbe ruinis deformetur » (Scheurl, Ziir Lelire vom rum. B'e^  sitZf §. 23); oppure valesse solo trattandosi di mobili incorporati al-  Tedifizio, ma non parti essenziali di questo ( Ruggieri, Il possesso). Sempre in questa tendenza di limitare il valore del testo,  negando ad esso portata generale, altri scrittori intesero restrittiva-  mente il termine dei decem dies, in esso formulato, in applicazione  della massima romana di non tener conto dei minima ( Thibaut nel-  YArch, f. civ. Prax., VII, pagg. 79 e segg.; Puchta, KÌ, civ. Schrift.Pape, Zeitschr. f. CiviJr. ii, Proc. N. F. XIV,  p. 211); spiegarono la sentenza del testo colla impossibilità dell' ir-  surpatio dei materiali nei 10 giorni mancanti, per la ragione chf , oc-  correndo un termine di almeno 10 giorni dalla editio actionis per  giungere alla litis contestatio^ se si agiva qando mancavano 10 soli  giorni ad usucapire, la ì'ei vindicatio non serviva a rendere innocua  r usucapione ( Savigny, Besitz, Eisele, lahrh. /I  Bogrn., N. F.  o finalmente intesero che nel  testo fosse contemplato il solo caso di unione delle tegole e delle co-  lonne ad un edificio incompiuto e che la legge de tigno iuncto non  impedisse di staccamele, per essere 1' unione recente di 10 giorni  (Meischeider, Besitz u. Besilzschntz,Codeste varie interpretazioni e spiegazioni sono riassunte dal  WiNDSCHEiD, c, più complctamento, dal Pe rozzi, Sui  possesso di parti di cosa^ negli Studi giur. e stor.per VVIII cenfen.  delV Università di Bologna, Roma., il qualo  confuta ciascuna di esse, per giungere alla conclusione che le tegole  e le colonne incorporate all'edifizio sì posseggono e s'usucapiscono non  perse, a parte, ma solo in conseguenza del possesso e dell'usucapione  dell'intero, a differenza della gemma e dell' anello che si posseggono  e s'usucapiscono per se. Hering; Eckhaud, La-  rERiuÈRE, op. cit., pagg. 63-5; Moriani, op. cit., pagg. 54 e segg.   (24) Cfr. Trevisani, op. cit., nella Gazz. dei trib., Laperrière, op. cit,, pagg. 635 e segg.   (26) DiRKSEN, Ueheì' Cicero' s unlergegangene Schri/t: De iure  civili in arte redigendo, nelle philol. u. Philos. Ahhandl. der k. Aka-  demie der Wissensch. zu Berlin, Hjljen-  BRAND, Voigt, Aelivs und Sa-  hinussìjst.., pagg- 19 e segg.   Si connette a questa influenza formale d' ordine generale la ri-  cerca delle etimologie, comune ai giuristi, segnatamente dopo Labeone.  Qui Timitazione degli stoici fu riconosciuta quasi da tutti che ebbero  ad occuparsi del nostro tema. Cfr. da ultimo Lersch, Die Sprach-  philosoph, der Alien, parte 3. Senonchè, nonostante gli sforzi di un re-  cente accurato lavoro (Ceci, Le etimologie dei' giureconsulti romani,  Torino, 1892 ) persisto nel credere che suU' indole e sul valore delle  ricerche etimologiche dei giuristi rimanga saldo tuttavia il giudizio  severo ch'ebbe a formularne il Pernice, M. A. Laheo, Si veggano i testi raccolti ed elaborati, non occorre dire con  quale diligenza- e acutezza, dal Voigt, Ius. natur, MoRiANi, op. cit., pagg. 80 e segg.   (29) Ratio derivazione dall'indiano rita e ratum, ordinamento  dell'universo e della natura terrestre, comprese le cose umane. Così  Leist, Civ. Stad., Ka-  turalis ratio und Natur der Saclie, 1860; Civ. Stud, Gracco ital. Rechtsgesch., Iena, SuMNER Maine, Ancien droit, Etudes sur Vane, droit., pagg. 162-3.   (31) HiLDENBRAND, Cfr. da ultimo l'acuta ricostruzione del Brini, Ius naturale,  Bologna. La condizione patrimoniale del coniage superstite  nel diritto romano classico^ Bologna, Fava e Gara-  gnani, L. 4   Il diritto privato romano nelle comedie di Plauto j   Torino, Fratelli Bocca, 1890 » 10   Le azioni exercitoria e institoria nel diritto romano,   Parma, Battei, 1892 » 3      l' . Guido Ceronetti. Keywords: la lanterna, la lantern di Diogene, poesia latina, Catullo, Marziale, Orazio, Giovenale, il filosofo ignoto, la pazienza del … --. Aforismi. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ceronetti” – The Swimming-Pool Library.

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