Grice
e Cocconato: l'implicatura conversazionale -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino). Filosofo italiano. Grice: “I like Coconato – I
used to say that the first task for the historian of Italian philosophy, unless
you are a member of La Crusca, is to decide on the surname – I like Cocconato!
He spent some time in London, as I did – and he shows that the average Italian
philosopher is a nobleman, or vice versa!” – Grice: “Venturi revived Cocconato,
as did the re-issuing of his “Moral Discourses”!” -- “Manhood and unbelief” -- Alberto
Radicati, conte di Passerano e Cocconato (Torino), filosofo. Libero pensatore,
fu il «primo illuminista della penisola», secondo una definizione di Piero
Gobetti. Cocconato matura il suo pensiero anti-clericale nel clima
dell'anticurialismo sabaudo ben presente in alcuni settori della corte di
Vittorio Amedeo II, re di Sardegna. S'ignora tutto della sua prima formazione,
verosimilmente affidata a qualche ecclesiastico. Un infelice matrimonio
precoce, combinato dalle famiglie, lo coinvolge ventenne, e già due volte
padre, in una serie di penosi contrasti il cui significato travalica i
conflitti coniugali. Mentre a prendere le parti della moglie si mobilita il
partito devoto-clericale, Radicati trova sostegno a corte in chi appoggia il re
sabaudo nei suoi conflitti giurisdizionali con la Curia romana. Il
grottesco-ironico racconto della sua «conversion pubblicato a Londra e
ripubblicato con il titolo “A Comical and True Account of the Modern Cannibal's
Religion” induce a datare intorno agli anni venti il precipitare della crisi
della fede cattolica in cui il conte era stato cresciuto. Nell'opuscolo
autobiografico presenta la sua personale vicenda come un caso emblematico di
«uscita dalla minorità. Narra infatti come, a partire dal contrasto tra santoni
bianchi e santoni neri monaci cistercensi e quelli agostinianisui presunti
miracoli operati da un'immagine della Vergine, rinvenuta nel convento
agostiniano, avesse cominciato a vacillare in lui la fede e come, verso i
vent'anni, avesse cominciato anche in campo religioso “a far uso della mia
ragione.”Importante per la sua ulteriore maturazione intellettuale è il viaggio
compiuto nella Francia della "Reggenza" tin cui poté ampliare il
raggio delle sue conoscenze e forse procurarsi testi libertine come La Sagesse
di Charron, l'Hexameron rustique di Vayer o il Traité contre la Médisance di
Brosse, in cui ricorrono motivi che troveranno eco e sviluppo nelle sue
opere. Il suo scritto principaleI discorsi morali, storici e politici
redatti su diretto incarico di Vittorio Amedeo II nel mutato clima conseguente
alla ratifica del Concordato stipulato tra regno sabaudo e Benedetto XIII
diverrà anche la ragione vera del suo esilio. Il conte, che da un riacquisito
potere dell'Inquisizione a Torino deve temere per la sua libertà e per la sua
stessa incolumità, lascia segretamente il Piemonte per dirigersi a Londra,
dovendo poi subire per questa fuga non autorizzata dal sovrano il sequestro e
la confisca dei beni. A Londra pubblica con un discreto successo
l'instant book che ricostruisce i retroscena della recente abdicazione di
Vittorio Amedeo II mentre, al contempo, lavora alla stesura del più audace e
radicale dei suoi scritti, “La Dissertazione filosofica sulla morte,” che,
tradotta da JMorgan, uscirà dai torchi londinesi destando un enorme scandalo.
Nella Dissertazione, che gli costa anche l'esperienza delle carceri della
tollerante Inghilterra di Walpole, propugna il diritto al suicidio e
all'eutanasia sullo sfondo di una esplicita filosofia materialistica che scorge
nel Deus sive Natura spinoziano-tolandiano il suo unico grandioso orizzonte di
senso. Nella sua meditazione sulla morte e sulla liceità del suicidio si
inserisce in un dibattito che già Montesquieu aveva rilanciato nelle Lettere
Persiane, riprendendo una discussione inaugurata nel Seicento da Donne con il
suo Biothanatos. Interessato a proporre un progetto politico che esige come sua
prima tappa essenziale una riforma radicale della cristianità
occidentale, capace di affrancarla dal giogo clericale- o se si vuole, in
termini più neutri dal potere pastorale- la scelta del tema del diritto individuale
alla morte non è scelta casuale per quanto la meditazione sul suicidio non sia
priva di elementi autobiografici. Le chiese cristiane di ogni confessione
ritengono infatti un loro preciso dovere intervenire direttamente nella
gestione del trapasso a quella che esse, in base alla loro fede, considerano la
vera vita, quella ultraterrena. Del resto non solo il mondo cristiano, lo
stesso ebraismo e l'islam, finendo con il recepire come un dogma
l'interpretazione agostiniana del suicidio come omicidio di se stessi, per
secoli hanno considerato la morte volontaria come il più grave e irreparabile
dei peccati, suprema manifestazione di oltranza e ribellione alla volontà
divina, mentre le autorità statali, dal canto loro, si distinguevano per la
crudeltà inumana con cui trattavano i cadaveri dei suicidi e i beni dei loro
eredi. Se i Discorsi partivano dalla morale ricavata essenzialmente da
una lettura pauperistico-comunistica dei Vangeli che faceva di Cristo, al pari
di Licurgo, il grande critico dell'istituto familiare, nonché il fondatore di
una democrazia perfetta in cui non esiste né il mio, né il tuo»per poi
occuparsi di politica e concludersi in concrete proposte riformatrici, nella
Dissertazione filosofica fornisce una risposta alla legittimità del suicidio
muovendo da una concezione complessiva del mondo e dell'esistenza umana.
Nonostante il suo titolo, la Dissertazione filosofica sulla morte non rinnega
affatto l'istanza spinoziana che intende la filosofia quale gioiosa meditatio
vitae, apertura mentale a una possibile transizione da una condizione di
servitù a una condizione di più ampia libertà che è, simultaneamente,
incremento della capacità del corpo di comporsi e ricomporsi con altri corpi
per realizzare la sua potenza e ampliare la sua capacità di comprendere le
cose. Definisce l'individualità umana a partire dalle relazioni che essa
intrattiene con il tutto. Per quanto grandezze infinitesimali noi siamo materia
della materia che costituisce l'Universo nella sua indefinita immensità. La
certezza che ci resta, quando ci liberiamo dall'ignoranza in cui nasciamo e
dagli idola tribus, i pregiudizi con cui siamo allevati, è che noi siamo
vicissitudini della materia. La materia a cui pensa tuttavia nel suo esilio
londinese e poi olandese non è lo squalificato sostrato inerte che dai greci
giunge fino a Cartesio che, limitandosi a identificare materia ed estensione,
continua ad aspettarsi dal Dio creatore l'impulso motore e la creazione
continua. Come per il Toland delle Lettere a Serena e del Pantheisticon, la
materia pensata dal Radicati è la materia actuosa che reingloba nel
meccanicismo moderno motivi provenienti dal naturalismo rinascimentale a cui
ineriscono direttamente movimento e autoregolazione. L'universo è un
mondo infinito in perpetuo movimento: in esso nulla continua ad essere anche
solo per un istante la stessa cosa. Le continue alterazioni, successioni,
rivoluzioni e trasmutazioni della materia non incrementano né diminuiscono
tuttavia il grande tutto, come nessuna lettera dell'alfabeto si aggiunge o si
perde per le infinite combinazioni e trasposizioni di essa in tante diverse
parole e linguaggi. La natura, mirabile architetta sa sempre come utilizzare
anche il minimo dei suoi atomi. La fine della nostra individualità costituita
dalla morte non è quindi fine assoluta, perché niente si annichila nella
materia e il principio vitale che ci anima come non è nato con noi troverà
sicuramente altre forme di esplicazione: come la nostra nascita non è avvenuta
dal nulla, non sarà nel nulla che ci dissolveremo.-- è estranea ogni forma di
lirismo e, tuttavia, una concezione non lontana dalla sua rifiorirà in una
delle pagine finali di uno dei maggiori romanzi lirici della modernità,
nell'Hyperion di Hölderlin che fa dire alla sua eroina, Diotima: “Noi moriamo
per vivere: «Oh, certo, i miserabili che non conoscono se non il ciarpame
arrabattato dalle loro mani, che sono esclusivamente servi del bisogno e
disprezzano il genio e non ti venerano, o fanciullesca vita della natura, a
ragione possono temere la morte. Il loro giogo è diventato il loro mondo, non
conoscono niente di meglio della loro schiavitù: c'è forse da stupirsi che
temano la libertà divina che ci offre la morte? Io no! Io l'ho sentita la vita
della natura, più alta di tutti i pensierie anche se diverrò una pianta, sarà
poi così grande il danno? Io sarò. Come potrei mai svanire dalla sfera della
vita, in cui l'amore eterno che è partecipato a tutti, riunifica le nature?
come potrei mai sciogliere il vincolo che riunisce tutti gli esseri?» Opere
Antologia di scritti, in Dal Muratori al Cesarotti. Politici ed economisti del
primo Settecento, tomo V, F. Venturi, Milano-Napoli, Ricciardi, Dodici discorsi
morali, storici e politici, T. Cavallo, Sestri Levante, Gammarò editori,
Dissertazione filosofica sulla morte, T. Cavallo, Pisa, Ets Vite parallele.
Maometto e Mosè. Nazareno e Licurgo, T. Cavallo, Sestri Levante, Gammarò
editori, Discorsi morali, istorici e politici. Il Nazareno e Licurgo messi in
parallelo, introduzione di G. Ricuperati (check); edizione e commento di D.
Canestri, Torino, Nino Aragno Editore, Dissertazione filosofica sulla morte, F.
Ieva, Indiana, Milano Piero Gobetti,
Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero nel Risorgimento, Torino, anche in
Opere completeSpriano, Torino, Einaudi Franco Venturi, Adalberto Radicati di
Passerano, Torino, Einaudi, Franco
Venturi, Settecento riformatore, I, Torino, Einaudi, Silvia Berti, Radicati in Olanda. Nuovi
documenti sulla sua conversione e su alcuni suoi manoscritti inediti, in
«Rivista Storica Italiana», S. Berti, Radicali ai margini: materialismo, libero
pensiero e diritto al suicidio in Radicati di Passerano, in «Rivista Storica
Italiana», J. I. Israel, Radical Enlightenment. Philosophy and the Making of
Modernity Oxford, Oxford University Press, passim Tomaso Cavallo, Introduzione
a A. Radicati, Dissertazione filosofica sulla morte, Pisa, Ets, Tomaso Cavallo,
Le divergenze parallele. Mosè, Maometto, Nazareno e Licurgo: impostori e
legislatori nell'opera di Alberto Radicati, introduzione ad A. Radicati, Vite
parallele. Maometto e Sosem. Nazareno e Licurgo, Sestri Levante, Gammarò,
Vincenzo Sorella, Un partigiano della ragione umana, in «I Quaderni di
Muscandia», G. Tarantino, “Alternative Hierarchies: Manhood and Unbelief in
Early Modern Europe, in Governing Masculinities: Regulating Selves and Others
in the Early Modern Period, ed. by S. Broomhall and Jacqueline Van Gent,
Ashgate,,TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario di storia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Opere, M. Cappitti, Le Vite Parallele di Alberto
Radicati su blog.carmillaonline. Se poca fortuna ebbe come uomo politico e
consigliere di monarchi, non diversa fu la sua sorte di filosofo; e la sua
filosofia che ha a tratti momenti di luce viva e che riuscirono a destare
interessi e preoccupazioni persino nelli liberi circoli, giacquero come cose
inanimate dopo la sua morte, come se questa le avesse private, come il loro
autore, di quello spirito vitale che le fa palpitare. E l'oblio scese su di
loro, crudele e inesorabile, facendo perdere la conoscenza di la sua filosofia.
Infatti il Saraceno pubblicando il « Manifesto» e le due « Lettere »
indirizzate, l'una a Vittorio Amedeo II, l'altra a Carlo Emanuele III e
premettendo alla sua edizione alcune notizie di carattere biografico e
bibliografico, limita, pur credendo di darne l'elenco completo la sua filosofia
a quelli saggi da lui pubblicate e a quell'altre contenute nel Recueil edito a
Rotterdam. Cat. del British Museum sotto il nome di Thomas Joseph Morgan, il
suo traduttore. Più la “History” edita a Londra. Da quel momento, per quei
pochissimi che del nostro s'interessarono, le parole del Saraceno furono
vangelo, e la filosofia dimenticata scomparvero definitivamente, come
non-esistente, dalla sua bibliografìa. La sensazione iniziale di una possibile
lacuna nell’elenco della sua filosofia, divenuta certezza in seguito ad alcune
notizie rinvenute nel carteggio diplomatico tra l’inviato piemontese a Londra e
la Corte di Torino, in cui era fatta la sua parola, mi determinò alla ricerca
di questa filosofia sperduta. Quasi del tutto infruttuose furono le ricerche in
Italia -- due sole lettere rinvenni all'Ai-, di Stato di Torino --. Fortunate
invece all'estero e precisamente alla Biblioteca Bodleiana di Oxford, al
British Museum di Londra, ed alla Staats Preusische Bibliothek di Berlino,
dimodoché tenendo conto dei nuovi materiali trovati, la sua filosofia risulta
in una elencazione definitive. Manifesto di A. I. R. di P. (Archivio R. di P.,
Castello di Passerano. Lettera del P. a Vittorio Amedeo II. Memoria rilasciata
al Marchese d'Aix. Lettera scritta dal conte A. R. di P. a S. M. il Re Vittorio
Amedeo lì inserviente di prefazione ai discorsi da lui compilati e che
intendeva dedicare alla prelodata Maestà sua. (Ardi. Stat. di Tor., Storia
della Real Casa, Cat. terza, Storie pari). Lettera alla Contes. di S. Sebastiano.
Lettera del P. a Vittorio Amedeo II. “Christianity set in a True Light” in “XII
Discourses Political and Historical. By a pagan philosopher newly converted”
(London. Printed for J. Peele at Lockes Head in Pater-noster-Row; and sold by
the Booksellers of London and Westminster). “The History of the Abdication of
Victor Amedeus II, Late King of Sardinia with his confinement in the Castle of
Rivole, Shewing the real Motives, which indue'd that Prince to resign the Crown
in Favour of his Son Charles Emanuel the present King, as also how be came to
repent of his Resignation with the secret Reasons that urg’d him to attempt his
Restauration. On a letter frorn the Marquis de T... a Piemonlais now at the
Court of Poland; to the Count de C. in London. Printed and sold by A. Dodd
without, Tempie-Bar; E. Mutt and E. Cooke, at the Royal. Dell'opera n. 9 ne fa
recentemente parola il NATALI, Milano. Royal Exchange; and by the Booksellers
and Pamphletsellers of London and Westminster MDGCXXXII. “A phliosophical [sic]
dissertation upon death composed for the consolation of the unhappy, by a
friend to Truth” (London. Printed for and sold by W. Mears at the Lamb on Ludgate-Hill).
Lettera a S. M. il Re Carlo Emanuele III0 colla quale supplica la prelodata S.
M. di voler gradire la dedica della opera da lui composta e già presentata alla
fu S. M. il Re Vittorio Amedeo IIC. (Arch. Slato Torino - Storia Real Casa -
Cat. Ili - Storie particolari). Twelve discourses concerning Religion and
Governement, Inscribed to all lovers of Truth and Liberty by Albert Comte de
Passeran, Written by Royal Command, The second Edition” (London, printed for
the Booksellers, and at the Pamplet shops in London ad Westminster). Recueuil
de pieces curieuses sur les matieres les plus interessantes – Rotterdam, Chez
la Veuve Thomas Johnson et Fils - contenente: Dedica a Don Carlos; Factum d'A.
R. de P. parce quel on voit les motifs qui l'ont engagé a composer cet ouvrage.
Douze Discours Moraux, historiques et politiques, preceduti da una Declaration
de l'Auteur, Histoire abregée de la profession sacerdotal, ancienne et moderne
a la tres illustre et tres celèbre secte des esprit-forts par un Free-Thinker
Chrètien, Nazarenus et Licurgos mis en parallele par Lucius Sempronius
neophyte, Epitre à l'Empereur Trayan Auguste, Recit fìdelle et comique de la
religion des Cannibales modernes par Zelin Moslem, dans lequel l'auteur declare
les motifs qu'il eut de quitter celte abominable Idolatrie, traduit de l'Arabe
a Rome par M. Machiavel [sic] imprimeur de la Sacrée congregation de Propaganda
fide, con prefazione dell'editore. Projet facile, équitable et modeste, pour
rendre utile à la Nation un grand nombre de pauvres enfans, qui lui son
maintenant fort à charhe, traduit de l'Anglois. Sermon perché [sic] dans la
grande assamblé des Quakers par le fameux frere E. Elwall dit l'Inspirée,
traduit de l'Anglois a Londres, au depens de la Compagnie. La religion Muhammedane
comparée à la paienne de l'Indostan par Ali-Ebn-Ornar, Moslem epitre a
C.inknin, Bramili de Visa - pour traduit de l'Arabe. A Londres au depens de la
Compagnie. Notiamo, ora di queste opere le notizie e di caratteri più salienti.
Fu edita dal Saraceno, nell'opera più volte citata. Il testo rimane nella sua
grafia del tutto immutato, con le inconstanze di scrittura (et, ed; chino e
hanno) caratteristiche del filosofo; alquanto mutata è invece la punteggiatura,
e gli alinea, la prima più scorretta nel testo originale, i secondi inesistenti
nel MS., che corre tutto di seguito. Questa lettera con la quale comunica a
Vittorio Amedeo II il suo desiderio di fargli pervenire la cassetta e di cui
abbiamo notizia sia dalla lett. del March. d'Aix, sia dalla risposta del March,
del Borgo, che c'informa pure del suo contenuto, per quante ricerche abbia
fatte all'Arch. di Stato di Torino, non mi è stata possibile trovarla. Questa
Memoria inedita si trova all'Ardi, di Stato di Torino. Fu edita dal Saraceno ed
è una copia della lettera originale andata perduta. Delle lettere comprese
sotto questi due numeri abbiamo notizia da una lettera del Cav. Ossorio al
March. Del Borgo e dalla risposta del Del Borgo. Ma non mi è stato possibile
poterle rintracciare. Quest'operetta edita, in un elegante Vili0, dopo due anni
di soggiorno in Inghilterra, doveva nella mente dell'Autore essere composta di
dodici discorsi. Fu edita invece incompleta contenendo solamente un
“Preliminary discourse in wich the Author gives a particular account of his
conversion” e il Discourse I, “Of the Precepts and Life of Jesus Clirist”. Al
primo di essi corrisponde alquanto mutato nella forma e nell'estensione il
Recit, contenuto nel Recueil. Al secondo corrisponde invece esattamente il
Discorso I. Cfr. Twelve Discourses riprodotto poi integralmente dal Discours,
Des Preceptes et des Mrnurs de Jesus Christ, dei Douze Discours, moreaux
ecc.editi nel Becueil „. Ritornando al Preliminary discourse abbiamo detto che
questo discorso fu riprodotto nelle sue linee sostanziali dal Recit incluso nel
Recueil, ma molte varianti, e alcune di valore capitale sussistono fra i due
testi. Accenneremo, qui, da un punto di vista generale, le caratteristiche più
salienti dei due testi, e la maggior importanza che può avere, da un punto di
vista biografico, l'edizione inglese; e infatti, pur essendo quest'ultima
mancante dell'introduzione che troviamo nel testo di Rotterdam. L'imprimeur au
lecteur judicieux, e della apocrifa Bolla di Benedetto XtlI, le numerosissime
note esplicative, che svelano luoghi, nomi e date, la rendono di una importanza
capitale per la ricostruzione della vita del filosofo. Senza questa edizione,
corredata di note e di avvertimenti, veramente preziosi, sarebbe stato
impossibile, per qualsiasi biografo, fare risultare dal semplice testo le
notizie importantissime documentanti la conversione del filosofo al calvinismo.
L'assenza di note del Recit e l'espressione più attenuata, in taluni punti, del
testo inglese costituiscono i caratteri differenziali fra le due edizioni. I
titoli dei discorsi annunciati, ma non editi nellla Christianity sono i
seguenti: Discourse II: Of the Doctrine and Manners of the Apostles and
Primitive Christians. Discourse III: The Christian Religion to the Religion of
Nature itself. Discourse IV: What were the Causes of the Corruption of the
Christians. Discourse V. Of the Mischief done to Christianity by the great
Number of Churches and Ecclesiasticks. Discours VI. By what Means the Bishop of
Rome are become Souvereigns of that Capital of the world. Discourse VII: That
neither the spiritual nor temporal power of priests is authorized by the
Gospel. Discourse VIII. Of the claims, by which the Papal Monarchy has
maintained, continues to maintain and will maintain itself, as long as it can
make use of them. Discourse IX. Of the evils caused by priests to sovereigns
and their states. Discourse X: Of Natural right: Of the origin ond Nature of
Government. Discourse XI: Of Religion in General. That all authority Spiritual
as well as Temporal belongs, de jure, to the Sovereign; and how Ecclesiastical
Affair should be regulated. Discourse XII: Of the Advantage that will accrue to
Sovereigns and States, from the Observance of the Rules. Come si può presumere
dai titoli i discorsi mancanti non avrebbero dovuto essere altro che quelli
contenuti nei “Twelve Discourses” come di fatto prova il primo discorso
contenuto nella Christianity del tutto analogo al primo di quelli
contenut i nei “Twelve Discourses” cosa, del resto, ch e si può rilevar e facilmente
confrontando rispettivamente i titoli delle due edizioni, che, pur essendo vi
qualche tenue variante di espressione, sintettizzano reciprocamente un analogo
contenuto. Copia di questa edizione l'ho trovata soltanto al British Museu m di
Londra. Di quest’opera falsamente attribuita al Marchese Trivié o ad un certo
Lamberti ma che già il Saraceno ed il Carutti avevan o rivendicat a al
filosofo, furono fatte numerosissime edizioni. Citiamo quelle che abbiamo
potuto rintracciare e confrontar e con l'edizione inglese che possediamo.
Anecdotes de l'abdication du roy de Sardaigne Victor Amédée II, ou l'on trouve
les vrais motifs qui ont engagé ce prince a resigner la couronne en faveur de
son fils Charles-Emmanuel a présent roi de Sardaigne. Comment il s’en est
repenti, avec les raisons et les intrigues secretes qui l'ont porte à
entreprendre son rétablissement par le marquis de F*** piemontois, à present à
la Gour de Pologne; en forme de lettres écrite au comte de G*** a Londres. S.
1. in Vili. Histoire de l'abdication de Victor Amédé e nel volumetto La
politique des deux partis, ou Recueil de pièces traduites de l'anglois de
Bolingbroke et des Frère s Walpole (la Haye). Con la stessa intitolazione:
Génève contenente una seconda lettera da Ghambery, probabilmente pur essa de
filosofo. Histoire de l'abdication de Victor Amédée, roi de Sardaigne, Paris,
in 4°, erratament e attribuiti dall'Oettinger ad un Lamberti non meglio
identificato. L'Oettinger dà una traduzione tedesca dell’Histoire edita a
Francoforte. Histoire de l'abdication de Victor Amédée roi de Sardaigne, et de
sa detention au Ghateau de Rivoli. Où l'on voit les veritables motifs qui
obligerent ce prince d'abdiquer la couronne en faveur de Charles-Emmanuel, son
fils, et ceux qu'il eut ensuite de s'en repentir et de vouloir la reprendre.
Lettre écrite au Conte de C*** a Londres, par le marquis de Trivié, qui est à
présent à la Gour du roi de Pologne, edita nel " Recueil de pièces qui
regardent le gouvernement du royaume d'Angleterre, et qui ont rapport aux affaires
présentes de l'Europe, traduit de l'Anglois, la Haye. Histoire de l'abdication
de Victor Amédée, roi de Sardaigne, Genève, pure attribuita dall'Oettinger al
Lamberti. Cfr. OETTINGER, Bibliographie biographique universale, Paris.
Histoire de l'abdication de Victor Amédée roi de Sardaigne etc. de sa detention
au Ghateau de Rivoli et des moyens qu'il s'est servi pour remonter sur le
trone, à Turiu. De l'impremerie Royal. Anecdotes de l'abdication du Roi de
Sardaigne Victor Amédée II, Anecdotes de
l'abdication du Roi de Sardaigne Victor Amédée II. Edita sotto il nome di
Marchese di Fleury che il Qnerard ritiene pseudonimo di Marchese di Trivié.
Histoire de l'abdication de Victor Amédée Roi de Sardaigne ecc. De sa detention
au Ghateau de Rivole, et des moyens dont il s'est servi pour remonter sur le
trone. Nouvelle édition sur celle de Turin de 1734-, a Londres, 1782. Non
abbiamo creduto necessario per quanto il testo inglese rappresenti il testo
originale redatto dal P. di annotare le poche varianti che esistono più di
forma che di contenuto. N. 9 di questa operetta, che ho trovato solamente al
British Museum, catalogata sotto il nome di Thomas Morgan (l'indicazione della
bibliografia del B. M. è: " A philosophical dissertation upon Death -
Composed for the consolation of the Unhappy (By A. Badicati Count di Passerano
translated or edited by John, or rather Thomas Morgan? era data notizia tanto
dal Cav. Ossorio, che ne espone in brevissime righe il contenuto e ci avverte
che fu causa di prigionia per l'autore e il traduttore, quanto dal Lilienthals,
dal Kahl e dall'Henke (1). Completamente dimenticata dai più recenti studiosi
del R. compare citata dal Natali senza indicazione nè di data nè di luogo di
stampa. Secondo quanto afferma l'Ossorio, l'operetta stesa in lingua italiana
dal R. sarebbe stata tradotta da " un de ses compagnons „ " en bon
Anglois „ e sotto il nome di questo traduttore, che si seppe più tardi essere,
Thomas Morgan essa andò per alcun tempo. N. 10 fu edita dal Saraceno (4) ed è
una copia della lettera originale andata smarrita. La scoperta di questa nuova
edizione, ricordata in alcune opere Cfr. HENKE, op. cit. loco cit. LILIENTHALS,
op. cit. loco cit. FREYTAG, op. cit. loco cit. VOGT, op. cit. loco cit. BAUER:
op. cit. loco cit., WAHIUS, op. cit. loco cit. Cfr. NATALI: II settecento. Ove
però compare come semplice elencazione bibliografica, senza indicazione nè di
luogo di stampa, nè di data. quasi contemporanee, fa cadere l'affermazione che
i " Discours „ siano stati stampati per la prima volta a Rotterdam nel
" Recueil „, e che quindi sino al 1736 i " Discours „ medesimi siano
rimasti manoscritti nelle mani del R. Risulta invece, (poiché posto che esista
la primissima introvabile edizione in tutti i casi non la possiamo ammettere
edita prima del 1733 per le ragioni stesse che giustificano l'edizione de!
1734) che il nostro si decise a dare alle stampe i " Discours „ dopo aver
visto che non sarebbe mai riuscito a dedicarli a C. E. (3), e che di
conseguenza dallo stampare o no quanto aveva inviato a V. A. non sarebbe più
dipesa la possibilità di ritornare o meno in Piemonte. Comparve in tal modo
l'edizione inglese dei " Discours „, la quale messa in confronto con
quella di Rotterdam ha dato i seguenti risultati: Mancano nell'edizione inglese
la " Dedica „ a Don Carlos (sedizione Rotterdam pag. Ili a pag. X) e il
" Factum „ fonte di preziose notizie biografiche (edizione Rotterdam da
pag. 1 a pag. 10). mentre che la Declaration de Vauteur „ contenente i motivi
che hanno spinto alla compilazione dell'opera, e i criteri seguiti nel suo
svolgimento, che nell'edizione londinese occupa dieci pagine (V-XV) e che sotto
riproduciamo è ridotta nell'ediz. di Rot. ad una pagina e un terzo. TH E
AUTHOR' S DECLARATION. Tho' prefaces are quite out of fashion, I yet hope the
benevolent reader will forgive me for making a short declaration concerning the
publication of this work, as follows. BAUMGARTEN: Narichten von einer
Ilallischen Bibliothec, ENGEL: Bibliotheca selectissima seu catalogus librorum
omni scientiarum genere rarissimorum - BERNAE, TRINIUS: Freydenken Lexicon. -
Leipzig, und Bemberg, Erster Zugabe zu Freydenken Lexicon, Voi. I, pag. 1098.
MASCH I Beilriige zur Geschichte merkwiirdiger Biicher, Wismar, SCHROCK:
Cristliche Kirchengeschichte seil deiReformation - Leipzig SCHLEGELS: Kirchengeschichte des 18
Jahrunderts, Heidelberg. Il RENOUR D nel suo " Catalogne d'un Amateur citato dal QUERARD. Les supercheries
litteraires dévoillés, Paris, sotto il nome Ali-Ebn-Omar-Moslen) afferma parlando
del P: Il n'existe de son Recueil que deux exemplaires sur grand papier, celui
de la Bibliotheque du Roi, et le mien „ Di questa edizione, probabilmente in
foglio o in 4° grande, (" sur grand papier „) non siamo però riusciti ad
averne traccia nè notizia alcuna. Infatti la lettera indirizzata dal P. a CARLO
EMMANUEI.E rimase senza risposta. Cfr. lettera, cit. In primis & ante
omnia. I do declare that this Work was written at the Command of a great
PRINCE, who would be plainly inform'd of all the matters contain'd in it: and
as that PRINCE was then reputed to be one of the greatest Politicians of his
Age, I was oblig'd to proportionate my Labour to his profound Capacity. So that
if I have reveal'd some Religious or Civil Mystery, which had generally been
conceal'd, I have methink given a suffìcient Reason for it: However, I have
alter'd some Passages and soften'd some Expressions, to make them more
intelligible and more agreeable to the Reader. I do solemnly declare, that in
all this Work I had nothing in view but Truth, Equity, or Justice: In a word,
the Good of Mankind in general; and I flatter my self that all who shall peruse
it with candour, shall be convinced of the Rectitude of my Intentions. I do
declare, that I have kept dos e throughout this Work to the Doctrine and
Morality of our Saviour, occording to the best of my knowledge; and I hope I
have not advanc'd anything without good authorities. I do protest before GOD
and Men, that whatever is said in this Work concerning the Church or Clergy is
to be understood of the Popish Church and Clergy only (who really have long
since abandon'd and despis'd the most sacred Precepst of our Blessed LAWGIVER)
and not of any other church whatsoever; whose Clergy and Prelates being very
humble, vastly charitable, pious, and such utter Enemies to Grandeur and
Riches; may justly be stiled the true and only Imitators of Crist's Disciples,
and of those primitive good Prelates (*) instituted by the Apostles. (*) See
the 54th page of this Book, and you will fìnd what their duty was, and with
what Qualities they were endued. Item. I do declare, that I have not her e
opposed the superstitious Tenets of the Popish Church; for this has been so
often done ever since the Reformation, and by so many Learned Divines, that it
would be vain to attempt it. Besides, Popish Princes little regard at this time
wha t is said against Transubstantiation, Purgatory, Confession, Invocation of
Saints, and such like; as (pag. X ) things, which ways affect their temporal
Interest: so, whethe r these opinions are well or ill-grounded; whethe r they
spring from Heaven, or from Huma n Malice, 'tis no matter. But wer e they to
know how prejudicial the Popish Religion is to their AUTHORITY, and to the
WELFARE of their several Countries; they then would undoubtedly think upon the
proper Expedients to preserve themselves and their Subjects from Ruin; and this
is wha t I have endeavour'd (pag. XI ) to make evident in the ensuing Work. I
tlierefore hope it will prove very beneficiai to such Princes, and even be of
some service to this Country, particularly at this time, whe n " the
Emissaries of Popery (as a worthy Divine (*) has observed) have increased their
Diligence in gaining Proselytes, and are now more industriously employ'd in
every Corner of our Metropolis than ha s been any time known in the present Age
„. (*) Dr. Clarke' s Sermons, pag. 18, LASTLY, ] declare that I have made
use of ali the Reason and Understanding 1 ara master of, to discover (pag. XII
) the TRUTH S contained in the sacred Writings, so hidden and involv'd in
Mysteries; in order that by them TRUTH S I might procure my own Happiness and
that of others. I presume I have found them, and for that reason 1 now publish
them. But if I have unluckily fallen into any involuntary Error, as I know
myself not to be infallible. I earnestly entreat ali the orthodox and eminent
Divines of this happy Kingdom, to poiat them out to me, and to convince my
Reason by Reason itself, that I may both retract and avoid them. (pag. XIII )
And I farther beg of our SPIRITUAL DIRECTORS that in case they, f'avour me with
this salutary Advice, to do it not with Passion and Bitterness, but LAWGiVER ha
s expressly commend (*). For nothing is paser, worlliy, and more scandalous;
nay, mor e contrary to the very Principles of the Christian Religion, tlian to
rad, calumniate, to load with odious Appellations, and persecute those who
labour Day and Night to find out the TRUTH, buried as it is in the dark Abvss
of Errors and Superstitions. (*) Matth, XVtlI, 21, ete. AFTER having made this
plain Declaration, as I know myself to be wholly destituted of Freinds; I hope
that the ALIGHTY GOD, whose Powe r is above ali Huma n Artifice and Malice,
will protect me against those, that will certainly promote my Destruction, for
having openly espoused the Cause of TRUTH and EQUITY. Il Discorso I (Ediz. lond.
pag. 1-13; Ediz. Rot. pag. 15-26 ) è integralmente riprodotto nella edizione
olandese: uniche varianti sono le seguenti: Pag. 2 - in not a Collins è
qualificato: 0 great and goodman „ attribut i c h e mancan o nell'Ediz.
de l 1736. Pag. 11 - manc a la not a sul ministr o Jurie u ch e si trov a a pag.
2 4 dell'Edizion e di Rotterdam. Il Discors o II (Ediz. lond. pag. 14-25; Ediz.
Rot. pag. 27-37 ) è pur e ess o integralment e riprodotto. Unich e varianti:
pag. 21 - in not a su Bayl e (cfr. pag. 3 5 ediz. di Bot.) è aggiunt o "
and 1 shall not be tought in the vrong for vanking him withe Heliogabalus „.
Pag. 24-25, nota, dop o le parol e " universally observed „ "
généralement observées „ pag. 3 7 ediz. Rot.) ch e no n si trov a nell'edizion
e del 1736: " I say universally observed: for wer e there a Society or
Republic, however great it might be, that should be inclined to observe the
Laws of Gbrist, it would be obliged for their own preservation, to lay aside
the laws of Christ, or suffer themselves to be destroyed by following them. -
In a word, a Society of true Christians, wer e they as numerous as the whole
Empire of China, could no more make head against a single Infide], who had a
mind to plunder them, than a hundred thousand Rabbits could make head against a
hungry Lion, that should fall in among them. But if ali Men, without
exception, were good Christians, it is most sure they would be exceding happy.
For, being without Ambition, Envy and Revenge, nothing would be capable of di
sturbing Iheir Quiet - Here on Gonsult - Bayle's Pensées diverses chap. 141 -
continuation des Pensées - Ghap. 123 - 124 „. Il Discorso III (Ediz. lond. pag.
26-52; Ediz. Rot. pag. 38-60) ò invece del tutto diverso - Cfr. quindi il
medesimo riportato in Appendice. Il Discorso IV (Ediz. lond.; Ediz. Rot.) è
quasi del tutto riprodotto integralmente; però da pag. 63 (dopo le parole
" le gouvernement de leur Eepublique „, pag. 69 dell'ediz. di Rot.) il
testo prosegue con 2 pagine in più che qui appresso riproduciamo. But they wer
e never practised, for, if we carni fully examine the Epistles of the Apostles,
we shall find that in effect they ali agreed in acknowledging that the
Christian Religion wa s the best, but differed excedingly as to the Principles
of it For, Paul proposing to persuade Christians of the Trut h of that
Religion, and shew them wherein it consisted, says expressly, and in so many
words, that we ar e " not to boast of our good works, but of Faith alone
in Jesus Ghrist, for that good works ncither justify, nor save (*); but to him,
saith he, that worketh not, but believeth on him that justifieth the ungodly,
his Faith is counted for Righteousness (**) and shall save him „. James, on the
other hand, in a few words summing up the Essentials of Religion, and not
amusing himself with vain disputes, as Paul did, tells us; that " Faith
without good woorks will neither justify, nor save „; and gives us to'
understand that " good works will save us independent of Faith”This
Doctrine is highly just and reasonable, and more orthodox than Paul's. For wha
t avails it for a man to bellieve that Ghrist dieci to save him, so long as he
is cruel, covetous, revengful, and i*) Rom. IV. 5. (**) James II, etc. (***)
Rom III. 26, 27, 28. See also Gal lì. 16 {pag. 64) proud? were he not better
without that Belief, but good, charitable, and humble? it is much better for a
man to be a Christian in practice without speculation, than to be a Christian
in speculation, without the practice; that is, it wer e better being a Savage,
who. tho' without any Religion, stili practised the duties of a true Christian,
who is resolved absolutely to obey none of the precepts of his Religion, tlio'
he firmly believes in its mysterles. This notion, so agreeable to the Justice
and Wisdom of God, and Intentions of Ghrist, would be of great advantage to
Society, wer e it put in practice. Now it is indisputable that the Apostles, by
building Religion upon various. and different foundations bave caused an
infinite numbe r of Quarrels and Schisms to spring up in the Christian
Gommon-wealth, by whieh it ha s been, and will ever be tome asunder most
assuredly, if it does not lay aside the mysterious, or incomprehensible
speeulations of Divinity, and frx wholly to those most holy and simple Tenets,
which Christ hath taught us, and are very easy to be observed, being the same
as those of Nature, as he himself has told us, saying: " Come unto me, ali
ye that labour, and are heavy laden, and I will give you Rest (*). Take my yoke
upon you, and learn of me, for I am meek, and lowly in heart, and ye shall find
rest unto (pag. 65) your Souls. For my yoke is easy, and my burden is light„,
and not grievous and insupportable, like that of cruel and ambitious men. (*)
Mat. Xt. 28, 29, 30. Il Discorso V (Ediz. lond. pag. 73-92; Ediz. Rot.) è
riprodotto integralmente. Notiamo soltanto che a pag. 80, in nota su S.
Cipriano dopo la parola " aucupari „, il testo segue: " Non in
Sacerdotibus Religio Devota, non Ministris fides integra, non in operibns
misericordia, non in moribus disciplina; sed ad decipienda corda simplicium
callide fraudes, circumveniendis fratribus subdolae voluntates - Cyprian de
Lapsis „, mentre è mutilo alla medesima parola “aucupari” nella Edizione di
Rotterdam. Il Discorso VI (Ediz. lond. pag. 93-124; Ediz. Rot. pag. 95-123) è
riprodotto nell'Edizione Olandese fedelmente. Il Discorso VII (Ediz. lond. ppg.
125-144; Ediz. Rot.) è riprodotto quasi del tutto integralmente. Uniche
varianti sono: Pag. 129 nota (dopo le parole " alors soni fausses „ pag.
128 Ediz. Rot.): " See what Bayle Says in his Pensées diverses, eh. 49, et
Contin. des Pensées diverses eh. 47. in arder to shew how ridiculous it is lo
enquire whant a thind is, before we have examined whether it really exist „.
Pag. 138 manca la nota della pag. 136 ediz. Rot. la parola “religion” è
tradotta nelle due ultime righe di pag. 139 dell'Edizione Rot. con "
Superstition „. Il Discorso Vili (Ediz. lond. pag. 145-164; Ediz. Rot.) è
riprodotto nell'Ediz. Olandese fedelmente. Il Discorso IX (Ediz. lond. pag.
165-188; Ediz. Rot) è riprodotto quasi del tutto integralmente. Uniche varianti
sono: Pag. 166 manca la nota Ediz. Rot. Pag. 186 manca la nota " cependant
ces Emissaires „ di pag. 180 81 dell'Ediz. Rot. Il Discorso X (Ediz. lond.;
Ediz. Rot.) ha subito una restrizione nelle pagine 189 a 200 ridotte nell'Ediz.
Olandese a sole cinque; riproduciamo qui di seguito il testo inglese. By
natural right (ius naturale), I mean the faculty given by nature to each
individual, whereby each of them is forced or determined to act, according as
he finds it necessary for the preservation of his own being. All animals are
forced by nature to eat, drink, sleep, etc. Therefore it follows, that they
eat, drink, and sleep of natural and absolute right, when they stand in need of
them. In the same manner, fish being by nature determined to swim, and the
greater to devour the smaller, consequently they enjoy water by natural right,
and the greater by the same right devour the smaller. Thus, birds are
determined by nature to fly, and by consequence possess the air by natural
right, and birds of prey by the same right feed upon the tame. For it is most
certain that Nature considered in the general, has an unlimited right over
every part of herself: that is, this right extends as far as her power extends,
so that every thing that she can do is lawful for her to do. For the power of
nature is the very same as that of God, whose right is eternal, and
consequently unalterable. Now as the power of nature is the same with that of
every individual who make up that Nature, without exception, it follows, that the
right of no one is limited, but extends as far as the strength and industry
that nature has bestowed on them; and as it is a general law for all beings,
that each of them in particular shall perpetuate his kind, as far as lies in
his power, without regarding anything save his own preservation. it follows,
that the natural right of every indivual is, to subsist and act to that end
according to the power which nature has given him. In this state man is not to
be distinguished from the rest of natural beings, no more than the words,
reason, or wisdom, and folly; virtue, and vice; honest, and dishonest, just and
unjust are, etc. Wherefore there is no difference between the wise and the
foolish, the virtuous and vicious; for every individual has a right to act according
to the laws of his constitution or organization. that is, according as he is
determined by nature to such and such a thing, without being able to act
otherwise. So that considering man under the empire of nature, as unacquainted
with what philosophers call reason, or virtue; and not having acquired a habit
of either, they have, I say, as much right to life in pursuing the dictates of
their appetite, as they have that live according to the laws of reason, virtue,
and justice, with which they have conneted their ideas. That is, that, as he
who is called wise in society has a right to do any thing that is dictaded to
him by reason, and to live according to the light of it; so the ignorant and
foolish man in the state of nature has a right to every thing his appetite
suggests, and to live according to its dictates. For, according to the
apostle’s opinion before the law, or in the natural state of man, no man could
sin. Rom. 4. V. 15. It is not then the business of that reason, or
justice, to regulate the right of nature, but of the desire or strength of
every individual. For, so far is nature from determining us to live according
to the law and rules of this reason, that, on the contrary, notwithstanding
education, and the penalties appointed in order to natural impulses. Such is
the power of nature. New as we are obliged, as far as in us lies, to preserve
our natural being, so we cannot do it but by acting in obedience to the laws of
appetite, since nature denies us the actual use of that reason, and none of us
are more obliged to live according to the rules of good sense, introduced among
us by the civilised part of mankind, than an ant is to live according to the
nature of an elephant. From whence it follows that, in the state of mere
nature, we have a lawful right (ius iudicatum) to all things whatever without
exception, because nature has given all to every man, and may use it without a
crime, if we can get it, whether by force, or cunning, by entreaties, or
threats, so far as to look any one as enemy, who hinders, or endeavours to
hinder us from satisfying our appetite. Therefore, by natural right, an animal
may wish for whatever he pleases, and do whatever is in his power to support
his own individual, or satisfy his inclination. However we are not to imagine
that so unlimited a liberty can produce any great disorder amongst animals of
the same kind, as many have thought, because nature has previded them
necessaries in abundance; upon which foot, they can have none, no, not thel
esst dissension among them, as I have Lions, Wolves with Wolves. Foxes with
Foxes, Eagles with Eagles, and so all other species who are in the state of
nature. It is to be owned indeed that *discord*, not con-cord, envy, and an
implacable hatred reign between one species and another. And this would in
reality be a great defect and imperfection in nature, if her wisdom consisted
in making an animal happy for ever. For, upon such a supposition, the pidgeon
would have reason to complain of nature for not bestowing upon him a sufficient
strength to defend himself against the eagle. A hare mìght make the same
complaint as to a wolf; and he again as to the lion. But each complaint would
be unjust. For, Nature granted an animal his life but for a certain limited
time, which is an effect of her infinite goodness, to the end that every being
may succeed one another, and enjoy her benefits. Which could never be, if an
animal, once alive, were to be immortal. Therefore, since he must necessarily
die to make room for another, it imports little whether he dies in this or that
manner. Nay more, I insist that a pidgeon that is the eagle's prey, and the
wolf that is the lion’s, are happier than the eagle or lion that have devoured
them. For his death is sudden, and his pain short, whereas the Eagle and Lion,
languish and suffer long before they die, if they die a natural death. Besides,
a Lion or an Eagle may at his death complain of nature's injustice, by making
him the prey of innumerable and invisihle animals, that lodge in their bones,
and throughout their whole bodies, which feeding upon the best and finest
substance in their blood, and wasting alt llieir animal spirit, kill him
without mercy. For, those invisible animals that kill not only a lion, but a
man too, and every beast that dies of a natural death has no more thought of
the mischief they do in feeding upon their blood, than a lion or a man when he
kills another animals for food without mercy, they having ali a power to do so
by an absolute and natural right. An animal therefore, far from complaining,
tough constantly to thank Nature for her infinite justice and goodnes to him,
in giving them a limited life only. For, had she created him immortal, she had
shewed herself exceeding cruel; considering we are all assured there is no
condition of life, however happy, but what at last grows rneasy and burthensom.
As we see by those, who having passed most of their time in the polite world,
are desirous of retiring, and leading a private life in the country; so he that
lives in solitude, often longs for the pleasures of the world; and lastly, he
that has long enjoyed bolli, grows tired and out of humour with them, and
wishes for a new life thro' death. Now since an animal is tired of life, he may
be perpetually diversifying his pleasure, considering the short date of his
life; what would it be, were they to live for ever, without ever varying the
pleasures they (See the account of the Strulbrugs in Gulliver's Travels. Part
3) had tasted in the first fifty years of life? Nay, how justly might not they
complain, who drag an uneasy languishiug life from the infirmities to which
they are subjects, or who perpetually groan under the yoke of another animal,
who makes himself no uneasiness in making him miserable, in order to gratifiy
his appetite? Every animal therefore ought to look upon death as the most
signal blessing he has received from the hands of Nature, and as the effect of
her incomparable wisdom; Death putting an end to their pain, aud making them
equal with his tyrant. What I have been now saying ought to surprise no man,
since Nature is not confined within the bounds of reason, or the instinct of an
animal; for the word Nature, of which an animal is but as so much a small
point, means an infìnity of other things that relate to an eternal order, and
that inviolable law, which gives being, life, and motion to all things. So that
what seems ridiculous, unjust, or wicked to an animal, and above all to a man,
appears such only because we know things but in part, and because we cannot
have an exact idea of the ties and relations of nature, we not comprehending
the immense extent of her wisdom and power. Whence it preceeds, that what
reason sets before us as an evil, is far from it in regard to the order and
laws of universal nature, but only in regard to those of our own. This supreme
natural right, which every animal enjoy, exclude not moral good and evil, which
is really to be found in the state of nature. I call “morally good” any action
of an animal tending to the preservation and propagation of his own individual
or his species, for he is then performing their duty, by aiming at the end,
proposed by Nature in their Greation. On the contrary, I cali moral evil ali
those actions of Animals, that are either in the whole, or in part contrary to
those notions, or sensations that Nature has implanted in each of them, that
they may perceive and know what is proper for their subsistance, and for
perpetuating their Species as far as in them lies. Allwise Nature, the tender
mother of ali Animals, not satisfied with impressing on their mind those
notions, has always affixed a proporlional recompense to moral good, and a like
punishment to moral evil, to the end that ali Animals may chuse the one, and
avoid the other with pleasure. Not that she had any occasion to setlle such
rewards and punishment in order lo be obeyed; for, as she is Almighty, she well
knew she should be obeyed, as she is in fact by ali except one Species, which
is Man. And it was for them se appointed them, because knowing they had several
cavities in their brains fdled with animai spirits, which by a high
fermentalion would so heat their imagination, as to make them fall into a sort
of madness, on Delirium. Nature, I say, to bring them back from their wandring,
has thought lil severely to punisti them, whenever they swerve from their duty
and act agreeably to the false notions with whict that madnes inspires them,
which notions tend to the destruction of their own individuai, and to make
their Species unhappy. I will explain my self. It is well known, that ali
Animals, except Man, act according to the notions infused into them by Nature,
commonly called Instinct, for instance, knows its proper food, and the actions
to be performed in order to live in health, and perpetuate its Species. Consequently
to these notions it acts, by chusing at first such places as are agreable to
it: some live in Marchs, some in the Fields, some in the Plains, and others on
Hills; some swim, other crawl, and in short, some, called amphibious, live bo!h
on Land, and in Water. Ali these Animals perceive what they are to do in order
to subsist Wherefore they eat, drink, and make use of their females, when they
have occasion; mor did, or do, any one of them ever force itself to eat, or
drilli or enjoy its females, when it was satisfied; nor did ever any of them
ever voluntarily refuse to eat, drink, or make use of their females, whenever
Nature required it; thus by denying themselves nothing necessary, and by never
forcing themselves to do what is beyond their strength, they lead a healthy and
a happy life. But this is not the case of Mankind. For, tho' they pretend to a
greater share of wisdom and reason than other Animals, their actions shew they
have less than the rest of them; some thro' excessive folly eating and drinking
when they are neither hungry, nor dry, so far as lo bring distemper upon
and kill Ihemselves; and forcing themselves upon venereal pleasure when they
are exhausted, is so much as to destroy themselves: Others from a contrary
madness, denying themselves meat, and drink, and the enjoyment o' Women, and
dragging a miserable life, consume and pine away. Thus by not allowing Nature
what she absolutely requires, or forcing her beyond her strength, they are
guilty of real moral evil, from whence the Physical takes its rise, which
cruelly torments them their whole life time. Anolher madness, to which Mankind
are subject, is Avarice, which puts Men upon perpetually heaping up riches,
without making any use of them, for fear of wanting; so that the Miser not only
makes himself miserable, but greatly contributes to the misery of others. There
is stili another kind of madness, called ambition, that lords it over Man,
which puts most Men upon depriving themselves of what is really necessary to
life, for Ghimeras, that are entirely useless and superfluous to them. The ili
effects of this last folly have not stopped there, but produced the greatest
disorders amongst Men, and made theme more unhappy than alt other Animals. For,
it has happened, that some of them thinlcing themselves better than others,
have endeavoured to get above them, appropriate to themselves what belonged to
the rest by Naturai right, and make their companions their slaves. which by the
opposition they have found, has occasioned tumults, and civil Wars. These
different Phrensies that have taken possession of the minds of Men, and that
have in ali times scattered trouble and confusion amongst the race of Men, have
from time to time obliged wise Men (who made use of their reason in order to
preserve themselves from falling into that sad and terrible Delirium to which
they were liable) to admonish the rest with a view of reclaiming them from
their errore; and those admonitions had sometimes so good an effect, that a
whole Nation perceiving anddetecting their Frenzy, voluntary submitted to the
decisions of those wise Men, and each Man, renouncing and disclaiming his
naturai right, promised obedience to them, upon condition that they on their
side should always endeavour to make that Nalion happy. This was the rise and
formation of Aristocratical Government. Da pag. 200 in poi (pag. 186 Ecliz.
1736) il test o corrispond e esattament e nelle du e edizioni; salvo le lievi
differenz a qui sott o notate. Pag. 207 - i puntin i di quest a edizione son o
son o sostituiti nell'edizione olandes e (pag. 102) " le coeur de Nobles
en àrbitraire ou absolu „. Pag. 22 3: mancano le ultime due righe del testo di
pag. 20 6 ediz. Rol. 11 Discorso XI (Ediz. lond. pag. 224-248; Ediz. Rot.)
Titolo: "Wherein it is proveci that religion was introduced into Society
by legislatore, in order to give a sanction to their laivs; and that
consequenty ali sacred and civil authority belong de jure to the Prince
„. Le pagine 224 e 236 costituiscono, in confronto dell'edizione
olandese, una parte del tutto nuova, e corrispondente alla prima parte del
titolo, che difatli non si trova nell'Ediz. Rot. Diamo un breve riassunto di
queste pagine, che non parve necessario trascrivere integralmente. Il R. così
comincia: My design then in this Discourse is to make Princes sensible that
Religion was institued by legislators, in order to give strength and credit to
their Laws, and that Sovereign Princes, having the administration of civil
Laws, ought by consequence too have that of Religion; and thereby 1 propose
tvvo benefits. Tho first to Princes, by joining the sacred and civil authority
in one, and the second, to the People, by rescuing the from the Tiranny of
Priests. This then is what the most celebrated Historians teli us concerning
the Establishment of Religions „. A dimostrazione di questa tesi, l'intera
pagina è dedicata ad una di citazione Diodoro Siculo, libr. I pag. 49, Ediz.
Han.; l'inter pag. 227 ad una citazione di Strabone, Geograph. libr. 16 pag.
524, ecc.; indi dicendo di non voler citare anche Plutarco, Polibio, Erodoto e
Livio, il R. procede a citare " a Zaeloux and Leavned Jew „ cioè Flav.
Joseph, contra Appion. libr. 2, pag. 1071 - Edit. 1634, in fol., e " a
very candid popish Priest „ (pag. 230-235) è cioè Gharron, of Widson, book 2 eh.
5. In nota a pag. 235, così meglio identifica il Gharron: " Ile was Canon
and Master of the School of the Church of Bordeaux - He lived in Montagne's
time, and ivas his intimate freind - See Bayle's Did. Artide, Charron „. E con
tutte queste citazioni la dimostrazione è raggiunta: " Wherefore 1 may be
allowed to say without any impietg, that lleligion might be subject to the
Prince, to Religion „ (pag. 235). Dopo di che da pag. 236 a 248 continua con la
seconda parte, che corrisposde all'intero Disc. XI dell'Ediz. Rot. Unica
differenza è che la nota a pag. " See in the life of Peter, late Czar of
Moscow how be wisely reduced the high Priest's exorbitant authority io his own
power „ è estesa nel testo a pag. 211 dell'Ediz. di Rotterdam. " Enfin chacun
fait toutes les autres nouveautéz „. Il Discorso XII (pag. 249-271 Ediz. lond.;
Ediz. Rot. pag. 211-238) è riprodotto integralmente, ed unica differenza è data
dalla mancanza a pag. 259 della esistente nell'Ediz. di Rot. a pag. 228. N. 12:
Abbiamo già parlato a proposito del N. 11 degli scritti " a-b-c „
contenuti nel " Recueil „ ed a proposito del N. 7 dello scritto " f „
ed abbiamo notato come la loro prima comparsa, eccettuato per il " b „,
sia avvenuta in lingua inglese, e quali cambiamenti abbiano subito nella loro
ultima redazione francese. Notiamo invece per le operette " d „,
" e „ che il testo dato dal " Recueil „ deve presumibilmente essere
l'unico lasciato dal P.; nè infatti abbiamo trovato di esse ediz. inglesi,
anteriori o posteriori al 1736, nè elementi o prove che suffraghino questa
possibilità; potrebbe essere presumibile che queste operette scritte dal R.
ancora in Inghilterra e forse già pronte per essere tradotte, siano rimaste a
noi nel loro testo originale per la fuga del P. in Olanda, oppure che compossle
in Olanda, non avendo più possibilità di trovare un traduttore, le abbia
conservate e poi edite nella loro lingua originale. Lo scritto " g „ è la
traduzione dell'operetta analoga dello Svvift: " A modest proposai for
preventnig the children of poor people in Ireland from beìng a burden to their
parents or country, and for making them beneficiai io the publick „ (1). Non
esiste tra le due edizioni alcuna differenza, che possano mutare lo spirito del
testo originale le due uniche varianti che abbiamo notato sono; l'introduzione
a pag. 369 del " Recueil „ della parole: " Gastigat ridendo mores „
immediatamente dopo il titolo, e omesso dall'originale; e la sostitutuzione
della parola " Spain „ del testo inglese, con la parola " Rome „
della versione del R. pure a pag. 369. Fu fatta nel 1749 a Londra una ristampa
di tutto il N. 12 (" Recueil de pieces curieuses sur le matieres les plus
interessantes par A. R. comte d. P. a Londre) ma dall'esame di questa nuova
ediz. posseduta dalla Bib. Querini-Stampalia di Venezia, è risultata
l'identità, persino negli errori di stampa coll'ediz. di Rotterdam. N. 13-14
formano nell'Ediz. originale un volume solo, senza titolo generale, con pagine
numerate progressivamente (da 1 a 47 il testo n. 13, da 49 a 104 il testo n.
14). L'attribuzione di paternità al R. del primo di questi opuscoli, e
convalidata non solo da quanto afferma il " Dictionary of National
Uography „ edito dal Leslie Stephen, il Querard ed il Barbier, ma dalla
rispondenza che questo opuscolo ha con il Discorso III dei " Twelve
discours „. Notiamo le principali variati: Pag. 2: " peché originai „
manca la nota del testo ing. Pag. 4-, nota 2: manca la cit. del testo ingl.;
pag. 5, nota 1 e 3: manca il (1) Cfr. op. cit. in: The Works of Jonathan Swift,
London MDCCLX, V, IV, pag. 66-77. (2) Cfr. Dictionary of national biography,
edited by LESLIE STEPHEN, sotto 'Elicali.’ Cfr. QUERAR D op. cit. Col. 1231, T
III. Cfr. BARBIER: Dictionaire des onorages anonymes etpseudonym.es - Paris,
1827 > T. III. N. 16186. commento e la cit. del testo ingl.; pag. 8,
nota. 1, mancal a cit. del testo ingl.; pag. 10: " vòtre pere celeste „
manca la nota del testo ingl.; pag. 11, nota 2: manca la nota del testo ingl.;
pag. 12 nota 1: manca il lungo commento del testo ingl.; pag. 17 " ces
Docteurs „ il testo ingl. ha “our Priest” e nota 2: manca la cit. e il comrn.
del testo ingl.; pag. 18 " vous dis-je mes Frères „ manca nel testo ingl.;
pag. 19 nota 1: manca la cit, del testo ingl.; pag. 21 nota 2: manca la
spiegaz. esistente nel testo ingl.; pag. 22: "et comment auroit-il mieux „
manca la nota del testo ingl.; pag. 26: " Amerique „ manca la nota del
testo ingl.; pag. 27 e 28 sino ad: " Enfiti temoin... „ mancano nel testo
ingl.; pag. 32, nota 2: manca il lungo coni, del testo ingl.; pag. 24 nota 2;
manca la citaz. del testo ingl.; pag. 35: " les hommes hereux „ manca nel
testo ingl. la nota corrispondente; pag. 38 dopo le parole "... leur
dependence „ manca quasi l'intera pagina 47 del testo ingl.; pag. 40: "
mes cheres Frères „ manca nel testo ingl.; pag. 4 nota 2: differisce dalla
rispondente nel testo ingl.;: l'ultimo periodo (“l'esprit... vrais Quakers”)
manca nel testo ingl. In merito al N. 14 l'attribuzione di esso al R., è
affermata dal Querard (1) e dal Barbier (2) che svolgono lo pseudonimo
Ali-EbnOmar con il nome del R., è confermata dal fatto che a pag. 100
dell'operetta in una nota l'autore citando se stesso rinvia al " Discorso
Ili „ dei “Twelve Discourse” e tale attribuizione, per ambedue, N. 13 e 14,
sostengono pure lo Henke, il Lihienlhals, il Freytag (3). Anzi a proposito di
quest'ultimo che viene ad affermare che spesse volte l'opera n. 13 viene
seguita dalla n. 14 con un seguirsi di pagine progressivamente numerate (tale è
l'ediz. da noi esaminata), come facenti parli del " Recueil „ edito a
Londra e Rotterdam nel 1736, facciamo rilevare come ciò non risponda a verità.
A parte la confusione dell'ediz. londinese del “Recueil” con l'ediz. Olandese,
tanto nell'una che nell'altra non troviamo stampate le operette di cui si
tratta, nè infatti potevano essere incluse nell'ediz. del 1736 essendo venute
alla luce la prima volta nè nell'ediz. del 1749, che riproduce esattamente la
precedente, nè possiamo considerare questa ediz. dell'operette, che abbiamo
esaminata, come stralciata dal volume del 0 Recueil „ stante la
appariscente diversità dei caratteri di stampa. Come mai esse siano state edite
a Londra, mentre già da quattro anni almeno si trovava in Olanda, non siamo in
grado di dire: forse trovate fra le sue dopo la sua morte e fatte stampare da
qualche suo amico nella capitale inglese? e allora non perchè a Rotterdam dove
era già uscito per i tipi della Ved. Johnson il “Recueil” più volte citato?
Sono questi tutti interrogativi che ci poniamo senza avere la possibilità di
potere rispondere, per mancanza di documenti che giustifichino una ragione
piuttosto che un'altra; e questa è un'altra lacuna nella perfetta conoscenza
della vita del R. Cocconato. [H] Desideri: fenomenologia
degenerativa e strategie di controllo 1. I/epithymia nella
fenomenologia degenerativa Il processo degenerativo che dal nobile
desiderio per il sa- pere del filosofo giunge infine alla liberazione e
soddisfazione dei più feroci desideri attuata dal tiranno è innescato, da
una prospettiva psicodinamica, dall'adozione di particolari moda-
lità repressive. Queste, e più in generale le strategie paradig- matiche
di controllo del desiderio, sono il nostro oggetto d'in- dagine
privilegiato. La loro analisi ci condurrà direttamente al- la disamina
delle molteplici specie di desideri, alla caratterolo- gia e alle derive
psicopatologiche tracciate da Platone nel libro Vili, nonché alla
dinamica dei processi onirici e alla mania di- segnate nel IX. Da ultimo
ci soffermeremo sulla contrapposi- zione strutturale tra repressione e
canalizzazione, parimenti inerente a epithymiai ed eros, che attraversa
il grande dialogo. A monte, Yepithymia platonica è un moto psichico
volto a riempire, soddisfare, generando piacere, una mancanza di ori-
gine somatica come di matrice intellettuale; 1 essa viene così a
convergere con l'ampio spettro semantico dischiuso dal termi- 1
Cfr. 585a-b, 437b sgg., 439d8, 571a7; sull'intera questione cfr. qui voi.
Ili, [H], pp. 251 sgg.; sulla "interiorizzazione" della sfera del
desiderio cfr. M. VEGETTI, L'io, l'anima, il soggetto, in S. SETTIS (a
cura di), I Greci, voi. I, Noi e i Greci, Torino 1996; pp. 431-67 (p.
441); sul rapporto complessivo psyche-so- ma, cfr. T.M. ROBINSON, Plato
's Psychology, Toronto 1995 2 , pp. 50-54. 472 ' PLATONE, LA
REPUBBLICA ne "desiderio". 2 Tale estensione, uno dei
cardini metapsicolo- gici della fenomenologia degenerativa del libro
Vili, fa tutt'u- no con la diretta attribuzione ad ogni istanza di una
sfera "pro- pria" di desideri esplicitata nel libro IX:
«siccome tre sono le parti della psyche, triplici mi sembrano anche i
piaceri, ognuno proprio di ciascuna parte; e similmente i desideri e il
loro ruolo di comando» (580d6-7). Con ciò la statica tripartizione
deli- neata nel libro IV (436a7 sgg.) viene calata,
retroattivamente, all'interno della dinamica psico-politica e quindi
delle forme caratteriali disegnata nell'VIII. Più da vicino,
l'attribuzione rende conto del legame tra il governo del logistikon e il
desiderio di sapere del filosofo, il go- verno dello thymoeide s e
il desiderio di onori e gloria del carat- tere timocratico, e le tre
forme caratteriali dischiuse dal gover- no del polimorfo epithymetikon,
contenente tre specie di desi- deri e piaceri: 1) i «necessari», dei
quali «non ci si può libera- re», quali fame, sete ed eros riproduttivo,
il cui appagamento è utile e salutare; 2) i «non necessari», che possono
essere «al- lontanati», la cui soddisfazione non frutta alcun bene,
talvolta anzi un male (558d8-559c7); 3) i paranomoi, fuorilegge,
per- versi e malvagi, sottospecie dei non necessari, anch'essi
allonta- nabili (571a7 sgg.). Partizione metapsicologica sulla quale
pog- gia la fenomenologia caratteriale: l'avaro uomo oligarchico,
do- minato dai desideri necessari, nel quale il legittimo desiderio
per il denaro degenera in ossessione; il disinvolto carattere de-
mocratico, assediato dalla cangiante moltitudine dei desideri non
necessari; le inquietanti e parzialmente convergenti figure 2 La
convergenza con il nostro "desiderio" è già attestata in Marsilio
Fici- no, Sopra il Convito di Platone, ove Amore è sempre "desiderio
di bellezza"; soluzione che venne a sciogliere, indirettamente, le
tensioni tra concupiscentia, appetitus e desiderium derivate dalle
letture scolastiche della metapsicologia aristotelica: cfr., per es.,
TOMMASO d'Aquino, Summa theologiae, 30, 1-4; sul- la revisione
dell'impianto platonico dell'ultimo Aristotele cfr. per es. A. GRAESER,
Probleme der platonischen Seelenteilungslehre, Mùnchen 1969, pp.
22-24. Vm E IX, [H] 473 deYL'erottkos e del tirannico, invasi
e pervasi dai desideri para- nomoi? Questa diairesi delle
specie del desiderio, tassonomica- mente inerente d& epithymetikon,
eccede euristicamente la ca- talogazione tipologica su due fronti. Su un
versante viene con- 3 Sulla convergenza tra la tripartizione delle
specie dei desideri e il poli- morfo epithymetikon, cfr., per es., D.
HELLWIG, Adikia in Platons 'Politela'. Interpretationen zu den Bùchern
Vili undlX, Amsterdam 1980, pp. 47-50. Ha sostenuto la forte
«discrepanza» e «aperta contraddizione» tra la tripartizione psichica e
r«improwisata» diairesi dell' 'epithymetikon, N. BlÓéNER, Dia- logform
und Argument. Studien zu Platons 'Politeia', Stuttgart 1997, soprat-
tutto pp. 61-62, 237-40, -appellandosi alla possibilità che le forme
costituzio- nali e caratteriali potrebbero essere più numerose, e che la
partizione psichica sia forzatamente modellata su quella politica.
Sebbene sia vero che rimangano delle tensioni nel testo - soprattutto
rispetto al desiderio necessario del carat- tere oligarchico:
l'ossessione per il denaro potrebbe a rigore esser interpretata quale
elemento appartenente al regno del non necessario - tuttavia Y epithy-
metikon stesso, in ragione della sua natura polimorfa, supporta
perfettamente i tre tipi caratteriali degenerati, come anche eventuali
altre forme "interme- die". Sul rapporto complessivo tra la
tripartizione psichica e le cinque forme politiche cfr. TJ. Andersson,
Polis and Psyche. A motifin Plato's 'Republic', Goteborg 1971, pp.
155-92. G.R.F. Ferrari, City andSoulin Plato's 'Repu- blic', Sankt
Augustin 2003, ha ultimamente sostenuto, di contro a Andersson, il
carattere meramente «analogico», «non causale» dell'isomorfismo, cfr. so-
prattutto pp. 50-53, 60, 65-66. Tale tesi implica però l'esclusione della
kallipo- lis e della tirannia (p: 53 e pp. 85 sgg.) nonché, di fatto,
della timocrazia (p. 69); vi è poi una tendenza a caricare eccessivamente
alcune tensioni del testo (cfr. per es. p. 71) e a trascurare la
dimensione dialettica e temporale della di- namica degenerativa. Inoltre,
Ferrari è costretto a eludere interi brani, come 544d, e nello specifico
la dimensione sociale nella quale è calata la degenera- zione
caratteriale come a p. 67 ove non considera che il giovane timocratico
«esce di casa» etc. (550a), e che la figura paterna risulta infine «sconfitta»
per- ché è collocata in un contesto etico-politico che osteggia il suo
modello psico- caratteriale (549c, 550b); analoga la questione rispetto
al carattere oligarchico (pp. 71-71) ove Ferrari elude 553a-d, e rispetto
al carattere democratico (p. 74) ove tace su 557b, 563d e 564a, nonché
559d sgg. In breve ritengo, di con- tro a Ferrari, che i due piani,
psicologico e politico, siano in una relazione di corrispondenza
biunivoca circolare che garantisce ad ognuno un'autonomia semi-ontologica
dal punto di vista descrittivo, statico, ma che preserva nel
templata la possibilità che i desideri possano essere allontanati o
meno, approccio che mostra come la materia epithymetica sia analizzata ad
iniziare dalle strategie di controllo adottabili nei suoi confronti. E questa
la prospettiva all'interno della qua- le si articola la catalogazione,
non viceversa. Sull'altro fronte, anche qui sorvolando al di sopra dei
contenuti specifici veico- lati dalle singole epithymiai, viene rimarcato
il peso che la loro soddisfazione gioca rispetto al benessere o al
malessere psicofi- sico complessivo del soggetto. Questi due fattori,
modalità di gestione tese al contenimento e allontanamento del
materiale epithymetico più pericoloso, insidie e derive
psicopatologiche ad esse correlate, sono i primi due assi sui quali corre
la dege- nerazione che conduce infine alla mania. Essi trovano la
loro unità nel concetto di repressione, dal quale cominceremo, ri-
percorrendola a ritroso, la nostra ricostruzione della degenera-
zione. 2. Repressione ed esilio Kolazomenai: i desideri
possono essere e talvolta vengono repressi: Fra i piaceri e i
desideri non necessari, alcuni mi sembrano essere contrari alle leggi.
Essi probabilmente nascono in ognuno, ma se ven- gono repressi
(kolazomenai) dalle leggi e dai desideri migliori con l'aiuto della
ragione, nel caso di alcuni uomini si allontanano del tutto oppure
restano pochi e deboli, in altri (restano) più forti e numerosi
(571b4-cl). La repressione dei desideri non necessari, ed in
particolare di quelli paranomoi, genera una dislocazione topica,
bipartita rispetto alla modalità funzionale, tripartita quanto alle
catego- rie caratterologiche. contempo la relazione
causale circolare dal punto di vista dinamico-tempora- le,
dialettico. E IX, [H] 475
a) L'allontanamento: 1) nel primo caso i desideri repressi «si al-
lontanano del tutto» (pantapasin apallattesthai). Stesso esito viene
ascritto, più in generale, alla repressione giovanile dei de- sideri
genericamente non necessari: «si potrebbero allontanare (apallaxeien) ,
se ci si prendesse cura di farlo fin da giovani» (559a3). Ancora: se il
desiderio non necessario «è represso ed educato {kolazomene kai
paideuomené) fin da giovani, può es- sere tenuto lontano {apallattesthai)
dalla maggior parte degli uomini» (559b9-10). b) La
permanenza: i desideri repressi permangono esplicita- mente (leipesthai)
. Esito a sua volta ramificato: 2) in un caso permangono «pochi e deboli»
desideri; condizione che non viene però contrapposta al loro intero
allontanamento: le due forme riguardano la stessa categoria di persone.
3) Nel terzo caso permangono desideri «più forti e numerosi»» sì che
viene delineata una seconda categoria di persone. 4 Per
comprendere la dinamica, la forma, la topica e le con- seguenze che comporta
l'adozione delle suddette strategie re- pressive fornisce un contributo
essenziale il brano sulla transi- zione dal carattere oligarchico a
quello democratico. Analizzando l'aspro conflitto intrapsichico che
lacera il giovane democratico, 5 Platone traccia anzitutto una
esplicita distinzione inerente alle strategie di repressione e
contenimen- to del desiderio: alcuni desideri (non necessari) vengono
di- strutti {diephtharesan), altri banditi {exepeson) (560a4-7).
Ab- bandonati i desideri banditi al proprio destino, Platone si
con- 4 Analoga la ricostruzione, che coniuga le modalità che
permettono di «abwenden» i desideri non necessari e il «fortdauern» dei
paranomoi attestata dall'analisi dei processi onirici, di H.P.
VoiGTLÀNDER, Die Lust und das Gute bei Platon, Wurzburg I960, pp.
113-15. 5 Cfr. 559e4-560a2: il conflitto vede ivi schierati su un
fronte la specie dei desideri necessari, "alleati" alla figura
paterna, rappresentanti della parte oli- garchica, e la specie dei
desideri non necessari, fomentati dalle cattive compa- gnie,
rappresentanti della parte democratica. I
476 PLATONE, LA REPUBBLICA centra quindi sull'analisi di
«altri desideri affini a quelli che so- no stati messi al bando», dei
quali scrive, in un passaggio ne- vralgico, che, in talune occasioni,
«cresciuti di nascosto» (hypo- trephomenai) , diventano infine «molti e
vigorosi» (560a9-b2). Hypotrephomenai: le epithymiai crescono di
nascosto, in- sensibilmente; carattere subito rimarcato da Platone:
esse «unendosi di nascosto [tra loro] ne partoriscono una folla»
(560b4-5). Essendo tale proliferazione «nascosta», «segreta», «furtiva»
{lathra), 6 siamo di fronte ad una crescita effettiva- mente
«inconsapevole»: ciò alle spalle di cui crescono, ciò da cui si
nascondono non può essere se non ciò che noi usualmen- te indichiamo con
l'espressione «coscienza». In breve, sfuggo- no alla presa di coscienza.
La proliferazione dei desideri non necessari è dunque in questo caso
collocata in un luogo intra- psichico oscuro, nascosto, tenebroso, al di
fuori della sfera co- sciente. Tale sito è quasi certamente lo stesso dei
desideri para- nomoi repressi nel caso in cui restano «forti e
numerosi». L'individuazione e concettualizzazione di processi
psichici pacificamente definibili come «inconsapevoli» è del resto
atte- stata in diversi altri brani della Repubblica. Ad esempio ove
leggiamo che si deve evitare che i giovani, frequentando perso- ne viziose,
ammassino «senza accorgersene {lanthanosin) un'u- nica grande mole di
vizio nelle loro psychai» e che, al contrario, devono crescere tra «opere
belle» così che la loro «aura», «fin da bambini, inconsapevolmente
{lanthane)», li conduca «al- l'armonico accordo con la bella ragione»
(401cl-d3). 7 Ed an- 6 Anche D. HELLWIG, op. cit. (n. 3),
pp. 121-22, 130, sottolinea come le «Begierden gewaltsam unterdriicken»
rompano la Harmonie psichica e pos- sano poi rafforzarsi «in
heimlichem». 7 W. Jaeger, Paideia (1944), trad. it. Firenze 1954,
voi. II, pp. 601, 395 parla a questo proposito di «inconscio», così come
J. Lear, La psicoanalisi e i suoi nemici (1998), trad. it. Milano 1999,
pp. 183, XVIII; il termine «incon- scio» però, in questo caso specifico,
non può essere inteso nel senso classico e ristretto (dinamico) di Freud,
poiché slegato da processi riconducibili alla ri- mozione.
cora ove leggiamo che in certi casi «un'opinione esce dalla mente»
«in modo involontario» (412el0-413al), come accade in «coloro che vengono
indotti a mutare le loro convinzioni e che se le dimenticano, perché agli
uni il tempo, agli altri il ra- gionamento, le portano via di nascosto
{exairoumenos lantha- nei)» (413M-7). Ora, i suddetti
processi repressivi sono collocati da Plato- ne all'interno di una ben
precisa topica metapsicologica: i desi- deri repressi, una volta
rinvigoritisi e cresciuti di nascosto, «hanno infine conquistato
l'acropoli della psyche» (560b7-8). L'acropoli raffigura il centro direttivo
della psyche-polis, il luo- go nel quale si controlla l'azione, dal quale
ognuna delle tre istanze e le particolari sfere di desideri ad esse
pertinenti pos- sono governare l'individuo. I conflitti, lo scontro tra
sfere di desideri alternativi che segnano intimamente la psyche hanno
quindi un obbiettivo ultimo: conquistare la «regale fortezza», penetrare
attraverso i «portali» che conducono al cuore del soggetto, al sé
(553b7-d7). La repressione che si limita ad allontanare, ma forse
anche a bandire, e comunque esclusivamente a dislocare topicamente
il desiderio senza distruggerlo, si lascia allora intendere quale
espulsione dall'acropoli e attività di continua difesa, resistenza e
opposizione al loro rientro in essa. Dinamica raffigurata nel mettere
«guardie e sentinelle» ai suoi portali, che altro non so- no che
discorsi, opinioni, convinzioni che sbarrano l'accesso alla pressione del
materiale pulsionale (560b-e). Anche qui la politicizzazione platonica
della psyche mostra di non esser solo metafora, ma descrizione, non
anatomica o fisiologica, dei pro- cessi psicologici di per se stessi, che
divengono intelligibili, di- rettamente, in questa dimensione
concettuale. Un ultimo elemento chiave inerente alle strategie
repressi- ve, sempre di matrice psico-politica, è la schiavitù cui
sono soggetti i desideri repressi. Una prima chiara indicazione in
tal senso ci è data nella discussione del carattere oligarchico che
letteralmente «rende schiavi», «mette in schiavitù» i desideri non
necessari (554a7: doulomenos). Modalità che riemerge, in generale, anche
ove leggiamo che «bisogna reprimere e mette- re in schiavitù» i «desideri
malvagi» (561c2-3: kolazein te kai doulousthai). Vedremo meglio come
anche nell'analisi dei pro- cessi onirici la «schiavitù» (574d7:
douleia), cui sono soggette le opinioni che sorreggono i desideri
paranomoi, svolga un ruo- lo cruciale. Il punto che ora ci preme
sottolineare è che la re- pressione in taluni casi si configura come un
processo seguito da una forma di controllo radicale, di incatenamento.
In conclusione, la repressione dei desideri, paranomoi ma più in
generale non necessari, è un processo tale per cui essi vengono
allontanati, non distrutti; in alcuni casi essa comporta la loro
esplicita permanenza, in catene, al di fuori della co- scienza,
dell'acropoli; dimensione dalla quale, rinvigorendosi di nascosto,
inconsapevolmente, possono, in un secondo mo- mento, tentare un attacco
alle sue porte. 3. Il ritomo onirico del represso I
desideri paranomoi repressi, scrive Platone all'inizio del libro IX,
«sono quelli che si risvegliano nel sonno» (571c3), inaugurando così
l'analisi dei processi onirici. Disamina che ci offre un contributo tanto
stringato quanto sorprendente per la sua modernità, essenziale nell'architettura
metapsicologica complessiva delle strategie di controllo deH'epithymia
nonché ai fini della definizione della specie dei desideri paranomoi
e della deriva psicopatologica complessiva della fenomenologia
degenerativa. II «risveglio» avviene quando il resto
della psyche - il logistikon e ciò che è socievole e adat- to al comando
- riposa, mentre la parte ferina e selvaggia, piena di ci- bo o di vino,
si sfrena nella sua danza e, scacciando il sonno, cerca di aprirsi la via
per dare sfogo ai suoi abituali costumi (571c3-7). Vi è, dunque,
una condizione positiva: Yepithymetikon, sti- molato fisiologicamente
(cibo e vino), si sfrena e respinge via il sonno; ciò
comporta il sincronico «risveglio» dei suoi desideri; ed una condizione
negativa: il logistikon dorme, perciò non può dominare la parte
desiderante. E associato ad esso anche ciò che è «socievole», 8
probabilmente lo thymoeides. Il proseguo del brano fa luce su tale
stato psicologico: «Sai bene che in un simile stato essa osa fare di
tutto, come sciolta e liberata da ogni freno di vergogna e di
ragionevolezza» (571c7- 9). H sonno del logistikon, l'istanza cui va
ascritta la phronesis, e verosimilmente dello thymoeides, al quale
possiamo attribui- re, quando è sotto l'egida della ragione, Yaischyne,
viene quindi a rappresentare la mancanza di quell'attività di resistenza
che impedisce la manifestazione dei desideri repressi. Il fattore
quantitativo e la struttura dinamica delle due precondizioni so- no
perfettamente convergenti: al «risveglio» indotto dall'ecci- tazione
della parte desiderante, quindi ad una rinnovata pres- sione dei
desideri, segue la loro emersione e soddisfazione per- messa
dall'inattività delle forze razionali, morali. Date tali
condizioni, tentare di accoppiarsi con la madre (così s'immagina)
non la imbaraz- za affatto, o con chiunque altro fra uomini, dèi,
animali, e commette- re qualsiasi assassinio, e non astenersi da alcun
cibo (571c9-d3). Quadro «edipico», 9 perversione, aggressività
omicida. Questo l'inquietante scenario che si apre dinanzi agli
occhi dell'impotente sognatore. Posto che l'attività onirica
rappresenta la «soddisfazione» «immaginaria» o «visionaria» di desideri
repressi (571dl; 572a9-bl), riprendendo la topica dell'acropoli la loro
appari- 8 Su hemeron e thymoeides cfr. W. JAEGER, A New Greek Word
in Plato's 'Republic' (1946), in Scripta Minora, 2 voli., Roma 1960, voi.
II, pp. 314-16. ' Hanno richiamato al riguardo l'edipo freudiano,
tra gli altri, K.R. POP- PER, La società aperta e i suoi nemici (1966 5
), 2 voli., trad. it. Milano 1996, voi. I, p. 421; C.H. Kahn, Plato's
Tbeory of Desire, «Review of Metaphysics», XLI/1 (1987) pp. 77-103 (p.
83); O. GlGON, Erlàuterungen, in Plato. Der Staat, Munchen 1991, p.
506. zione e sincronico appagamento potrebbero essere
interpretati come se essi vi penetrassero nottetempo, superando la
vigilan- za di sentinelle assopite. 10 Trattandosi di una soddisfazione,
an- che se solo immaginaria, è difatti lecito raffigurarsela
nell'uni- co sito nel quale essa sembra poter realizzarsi. Nel sonno
l'a- cropoli si verrebbe così a configurare come sfera della
coscien- za, come teatro dell'immaginazione nel quale i desideri
impon- gono la visione della loro drammatica rappresentazione,
diven- tando coscienti e trovando soddisfazione senza però attivare
le funzioni psico-motorie. La ricostruzione di quest'immagine,
priva di riferimenti diretti, mira soltanto a rendere in termini spaziali
il fatto che, come emerge senza incertezze dal testo, il sogno
rappresenta il momento privilegiato grazie al quale è possibile prendere
coscienza di quei desideri repressi e tenuti in schiavitù che nella
veglia sfuggono al suo sguardo. 11 Platone ha così dischiuso e
percorso la «via regia per l'in- conscio» tracciata nel Novecento da
Sigmund Freud. A monte, la repressione platonica si lascia intendere alla
luce della rimo- zione {Verdràngung), o viceversa, anzitutto perché
quest'ultima, che è una forma particolare di repressione {Unterdrùcken),
12 Cfr. anche E. VEGLEEIS, Platone e il sogno della notte (1982), trad.
it. in G. GuiDOKIZZI (a cura di), Il sogno in Grecia, Roma-Bari 1988, pp.
103-20 (p. 109). La più articolata trattazione platonica di ciò che noi
indichiamo con le espressioni «coscienza» e «autocoscienza» è
probabilmente quella di Filebo 33b-42c. Ivi, utilizzando la metafora del
pittore, Platone scrive che un indivi- duo «vede in qualche modo in se
stesso le immagini delle cose dette o opina- te» (39b-c), poi che egli
«scorge in sé anche se stesso» (40a). Il passo della Re- pubblica,
limitato alla percezione di immagini prodotte psichicamente, pare
presupporre una concezione della «coscienza» simile. u Parlano di
desideri allo stato di «latenza» C.H. Kahn, op. cit. (n. 9), p. 82, e J.
LEAR, op. cit. (n. 7), p. 142. 12 «Ci sono nella vita psichica
desideri rimossi [...]. Ci sono non è inteso storicamente, nel senso che
simili desideri sono esistiti e poi sono stati distrut- ti; per la teoria
della rimozione [...] simili desideri rimossi esistono ancora, ma
contemporaneamente esiste un'inibizione che pesa su di essi. Il
linguaggio COMMENTO Al LIBRI Vm E LX, [H]
481 dal carattere «morale», 13 tesa a contrastare una
sfera di deside- ri «immorali, incestuosi e perversi, o di voglie
omicide, sadi- che», 14 anziché condurre ad «una completa distruzione» 15
dei desideri, si limita al loro «allontanamento» (Entfernung) dalla
coscienza. 16 Questi perciò «permangono» (Fortbesteben) al di là dei
confini della sfera cosciente. 17 In una sola parola, il rimosso è
vogelfrei, 18 ovvero "bandito", "proscritto",
"fuori- legge". La rimozione rappresenta, dunque,
un'arma a doppio ta- glio. Su un fronte, al rimosso viene normalmente
impedito di «scaricarsi nell'azione reale», 19 gli viene metaforicamente
nega- to l'accesso alla Festung freudiana, la «fortezza» dalla quale
si colpisce nel giusto quando parla della
"repressione" (Unterdrucken) di tali impulsi. L'organizzazione
psichica, che permette a codesti desideri repressi di realizzarsi, rimane
intatta e utilizzabile» (S. Freud, L 'interpretazione dei sogni, in Opere
complete, 12 voli., trad. it. Torino 1967-80, voi. Ili, p. 220;
originale: Die Traumdeutung, in Gesammelte Werke, 18 voli., rist.
Frankfurt a. M. 1999, voi. Il/in, p. 241; d'ora in poi, tutti i richiami
a Freud si riferiscono a queste edizioni). 13 S. Freud, L'Io
e l'Es, voi. LX, p. 498; cfr. anche Lo., Breve compendio di psicoanalisi,
voi. IX, p. 592. 14 S. FREUD, Alcune aggiunte d'insieme alla
'Interpretazione dei sogni', voi. X, p. 158. 15 S. Freud,
Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), voi. XI, p. 201
[S. FREUD, Neue Volge der Vorlesungen zur Einfiihrung in die Psychoa-
nalyse, voi. XV, p. 98: «eine vollstandige Zerstòrung»]; il richiamo
successivo è certamente a Id., Il tramonto del complesso edipico, voi. X,
p. 3 1; cfr. anche S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p.
290. 16 S. FREUD, Metapsicologia, voi. Vili, p. 40, e ivi p. 37:
«la sua essenza consiste semplicemente nelPespellere e nel tener lontano
qualcosa dalla co- scienza» [Die Verdràngung, voi. X, pp. 252 250]; cfr.
anche Lo., L'Io e l'Es, voi. IX, p. 480. 17 S. FREUD,
Metapsicologia, voi. Vili, p. 39 [Die Verdràngung, voi X, p. 251].
18 S. FREUD, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p. 300
[Hemmung, Symptom undAngst, voi. XIV, p. 185]. 19 S. FREUD,
Al di là del principio di piacere, voi. IX, p. 205. 482
PLATONE, LA REPUBBLICA «domina la motilità». 20 Sull'altro però
esso «sopravvive al di fuori» della coscienza godendo del «privilegio
della Exterrito- rialùàt»: 21 una volta estromesso dal dominio cosciente
può «sviluppare derivati e annodare connessioni», «prolifera per
così dire nell'oscurità», im Dunkeln. 22 Proliferazione che rap- presenta
la possibilità del suo sempre possibile «ritorno». 23 Da qui la necessità
di una costante attività di «resistenza» alle so- glie della coscienza.
24 In termini spaziali: espulso un ospite in- desiderato si deve «poi far
sorvegliare perennemente la porta da un guardiano giacché altrimenti
l'individuo respinto la for- zerebbe». 25 Poste queste
premesse, Freud, ricalcando ancora le orme platoniche, 26 individua nel
sogno la via regia per l'inconscio perché in esso i desideri repressi,
approfittando del cedimento della sorveglianza deU'«Io dormiente», 27 e
godendo del casuale 20 S. Freud, L 'interpretazione dei
sogni, voi. Ili, p. 517 [Die Traumdeu- tung, voi. II/III, p. 573].
Riprende questa stessa immagine, accostandola ai conflitti della psyche
platonica, M. Stella: cfr. qui voi. III, [J], p. 317. 21 S. FREUD,
Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, pp. 247-48 [Hem- mung, Symptom
und Angst, voi. XIV, p. 125]; cfr. anche Id., Il problema del- l'analisi
condotta da non medici, cit, voi. IX, p. 370. 22 S. Freud,
Metapsicologia, voi. VIII, p. 39 [Die Verdrdngung, voi. X, p. 251].
23 Sui meccanismi di difesa cfr., per es., S. Freud, Metapsicologia,
voi. VILT, p. 44. 24 Sul dispendio psichico della resistenza
cfr. per es. S. Freud, Metapsico- logia, voi. Vili, p. 41; Id.,
Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p. 303. Sulla distinzione tra
derivati e rimosso originario, e tra rimozione originaria e post-
rimozione, cfr. Id., Metapsicologia, voi. Vili, pp. 38 sgg. 25 S.
Freud, Metapsicologia, voi. Vili, p. 43 e nota; cfr. anche Id., Cinque
conferenze sulla psicoanalisi, voi. VI, pp. 143 sgg.; Id., Introduzione alla
psicoa- nalisi, voi. Vili, pp. 454 sgg. 26 Cfr. in questo senso
anche A. KENNY, The Anatomy of the Soul, Oxford 1973, p. 12.
27 S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni),
voi. XI, p. 134. Vili E IX, [H] 483
rinvestimento energetico pre-notturno, 28 riescono talvolta a farsi
breccia nelle «porte custodite da resistenze» della co- scienza. 29 Non
dunque nella Festung, la cui «porta che condu- ce alla motilità» durante
il sonno viene «chiusa» dal «guardia- no», 30 il sogno rappresenta
infatti la «soddisfazione allucinato- ria», non certo reale, del
desiderio. 31 Al di là dei meccanismi peculiari del sogno 32 e delle
possibilità con le quali la censura inconscia può deformare i pensieri
onirici latenti, anche per Freud accade talvolta, sebbene «raramente»,
che si formino sogni che «significano proprio quello che dicono, e non
hanno subito alcuna deformazione dalla censura», 33 «come quello
cui allude Giocasta nell'Edipo re». 34 Infine, considerato
che il concetto di inconscio in senso stretto (dinamico e non
descrittivobè direttamente «ricavato» dalla dottrina della rimozione, nel
senso che il rimosso «è per 28 Cfr. S. FREUD, Inibizione,
sintomo e angoscia, voi. X, p. 304; Id., Intro- duzione alla psicoanalisi
(nuova serie di lezioni), voi. XI, p. 134; Id., Metapsico- logia, voi.
Vili, pp. 40-42; in Id., Analisi terminabile e interminabile, voi. XI, p.
509, viene ribadito «l'irresistibile potere del fattore quantitativo» nei
pro- cessi di rimozione; sulla diversità dei vari stimoli cfr. per es.
Id., L 'interpreta- zione dei sogni, voi. Ili, cap. I, § C.
29 S. Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io, voi. IX, pp.
317-18; cfr. anche Id., Autobiografia, voi. X, p. 111. 30 S.
Freud, Il interpretazione dei sogni, voi. HI, pp. 517-18; al limite ci si
può rifare all'immagine delle «guardie alle porte dell'intelletto», ivi, pp.
104- 05. 31 Ivi, p. 125. Cfr. anche S. FREUD, Introduzione
alla psicoanalisi, voi. VTII, p. 265; Id., Introduzione alla psicoanalisi
(nuova serie di lezioni), voi. XI, pp. 134, 142. 32 Cfr., per
es., S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di le- zioni),
voi. XI, pp. 135 sgg. 33 S. FREUD, Alcune aggiunte d'insieme alla
'Interpretazione dei sogni' , voi. X, p. 158. 34 Ibidem.
Freud allude qui al passo dell'Expo re in cui Giocasta dice: «Tu non
temere le nozze con tua madre: già molti mortali si giacquero in so- gno
con la propria madre» (980-82; trad. it. di R. Cantarella).
4 noi il modello dell'inconscio», ove l'elemento
essenziale è dato dal fatto che i desideri confinati «non possono
divenire co- scienti perché una certa forza vi si oppone», 35 esattamente
co- me accade per i desideri repressi platonici tenuti in
schiavitù, possiamo concludere affermando che, di fronte alle
analogie tra le due concezioni complessive, questi ultimi possono
essere considerati alla stregua di desideri rimossi, dunque inconsci
in senso stretto (dinamico). 36 4. Difese pre-oniriche
La difesa approntata da Platone per prevenire l'emersione onirica
dei desideri repressi o se si vuole «rimossi» è così deli- neata: ci si
deve «accostare al sonno dopo aver tenuto ben de- sto il logistikon»,
facendo nel contempo «rimanere assopito Ye- pithymetikon» - conducendolo
cioè in una condizione tale per cui non resti né «affamato» né sia
«troppo riempito» - ed infi- 55 S. Freud, L'Io e l'Es, voi. IX, pp.
477-78. 36 Cfr. nello stesso senso W. JAEGER, op. cit. (n. 7), voi.
II, pp. 599, 602; T. GOULD, Platonic Love, London 1963, pp. 175, 108; J.
Lear, op. cit. (n. 7), pp. XIX, 34, 140-42; A. HOBBS, Platon and the
Hero. Courage, Manliness and the Impersonai Good, Cambridge 2000, p. 57;
O. GlGON, op. cit. (n. 9), p. 506; L. MONTONERI, Platone: l'eros, il
piacere, la bellezza, in Id. (a cura di), I filosofi greci e il piacere,
Roma-Bari 1994, p. 103; G. REALE, Corpo, anima e salute, Milano 1999, pp.
281, 308-09. Nello stesso senso, ma un po' più cauti, cfr. E.R. DODDS,
Plato and the Irrational Soul, «The Journal of Hellenic Studies», LXV
(1945) pp. 16-25 (p. 22); A. KENNY, op. cit. (n. 26), p. 11. Di diversa
opi- nione G.RF. FERRARI, 'Akrasia' as Neurosis in Plato's 'Protagoras' ,
in Procee- dings of the Boston Area Colloquium in Ancient Philosophy, VI
(1990), pp. 115-140, rispetto a Repubblica cfr. soprattutto pp. 116-18,
135; egli rimanda però alla messa in schiavitù del logistikon da parte
déH'epithymetikon (589c6- 590c6), che abbiamo visto essere di natura
diversa, in quanto tesa allo "sfrut- tamento" e non
all'allontanamento (cfr. n. 42), dalla messa in schiavitù dei de- sideri
paranomoi etc. Ho cercato di affrontare l'intera questione in M. SOLI-
NAS, Unterdrùckung, Traum und Unbewusstes in Platons 'Politeia' und bei
Freud, «Philosophisches Jahrbuch», CXI/1 (2004) pp. 90-112. ne
«ammansendo lo thymoeides»; in questo caso «le visioni fantasticate nei
sogni sono le meno contrarie alle leggi» (571d6-572bl). 37
Rispetto all'emersione" onirica lo thymoeides presenta un
carattere asimmetrico: la sua inattività sembra agevolare l'e- mersione
del materiale represso, il suo risveglio rappresenta però un pericolo.
Ciò è verosimilmente dovuto alla sua costitu- tiva ambivalenza: privo
della guida del logistikon mostra la sua natura bestiale, aggressiva
(cfr. 441a sgg., 590b); caratteristica che potrebbe suggerire che esso
possa contribuire alla manife- stazione stessa dei desideri paranomoi nel
loro carattere marca- tamente omicida, e che renderebbe conto del legame
tra il logi- stikon ed un vago «ciò che è socievole». Quanto
all' epithymetikon, il rimarcare la pericolosità del lasciarlo «affamato»
può esser inteso sia come un richiamo alla concezione del desiderio quale
soddisfazione di una mancanza (cfr. 43 9a), sia alla formazione di sogni
non appaganti, avvalo- rata dal fatto che l'attività onirica dell'
'epithymetikon è detta comprendere oltre alle sue «gioie» anche i suoi
«dolori» (572al: %aipov r\ À.imo'unevov). Richiamo all'incubo che
trova un puntello già nel libro I: l'uomo ingiusto «spesso si
risveglia dal sonno, come i bambini, in preda al terrore» (330e6-7).
Anche rispetto al logistikon, ora nutrito da «buoni discorsi e
ricerche» (571d7), emerge un'asimmetria funzionale: il sonno rappresenta
l'inattività delle sue funzioni di controllo e resi- stenza, il suo
risveglio non comporta però la capacità di svolge- re alcuna attività
inibente, è limitata allo svolgimento di funzio- ni intellettuali
interne: «solo in se stesso nella sua purezza» po- trà «venire in
contatto con la verità» (572al-3). 38 Attività che 37 Anche in
Timeo 45e-46a emerge uno stretto legame tra tranquillità e qualità dei
sogni, e in 71c-d tra condizioni pre-notturna e sogno. 38 Cfr.
nello stesso senso anche E. VEGLERIS, op. cit. (n. 10), p. 108.
Profondamente diversa è la concezione del Timeo ove<è il fegato a fornire
una conoscenza non razionale (cfr. 71d sgg.) che la ragione deve
«interpretare con non ha, quindi, niente a che fare con
l'emersione dei desideri repressi. (Rispetto a Freud si potrebbe pensare
alla netta di- stinzione tra il lavoro intellettuale preconscio svolto
nel sonno dall'Io e l'emersione onirica del rimosso). 39
Platone non afferma del resto mai la possibilità di un inter- vento
diretto (notturno) del logistikon teso a calmare o sedare o compiere una
qualsiasi operazione tesa ad arginare eventuali intemperanze delle altre
istanze. Il loro assopimento, come vie- ne ribadito due volte nel
proseguo del passo, deve essere per- seguito e raggiunto prima di
abbandonarsi al sonno; soltanto dopo aver assolto questo compito ci si
può finalmente conce- dere il riposo (572a7). La non-emersione dei
desideri è, dun- que, garantita univocamente da un intervento
consapevole, pre-notturno. Le possibilità di interrelazioni nei processi
oniri- ci paiono perciò significativamente ridotte rispetto a
quelle della veglia, tanto da non contemplare casi di vero e
proprio conflitto. Tutt'al più la parte razionale può essere
«turbata» dalle gioie o dai dolori dell' epithymetikon (571e2),
accenno che sembra indicare che essa si limiti a percepire passivamente,
ad assistere impotente alle sue turbolente manifestazioni. In
conclusione, il quadro dei processi onirici è così artico- lato: o il
logistikon è desto e le altri parti dormono, ed allora «le visioni
fantasticate nei sogni sono le meno contrarie alle il ragionamento»
(72a) dopo il risveglio. Sempre diversi da quelli di Repubbli- ca sono i
sogni quali appaiono in Fedone 60e, Critone 44b, Leg. 909e-910a,
Epinomide 985c, poiché veicolano messaggi di origine extra-psichica: cfr.
al riguardo E.R. Dodds, I Greci e l'irrazionale (1951), trad. it. Firenze
1997 2 , pp. 122-31. 39 Cfr., per es., S. FREUD, Lio e l'Es,
voi. IX, p. 489: «un lavoro intellet- tuale sottile e difficile, che
normalmente richiede una rigorosa meditazione, può essere effettuato in
modo preconscio senza pervenire alla coscienza. Non vi sono dubbi su casi
del genere: essi si verificano ad esempio nel sonno», e Id., Introduzione
alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), voi. XI, p. 136: la funzione
preconscia svolta dall'Io può ben accadere «durante la notte» ma «non ha
nulla a che fare con il lavoro onirico». leggi», ed esso può attivare le
sue funzioni intellettuali; oppure V epithymetikon e verosimilmente lo
thymoeides son desti e il logistikon dorme, ed allora emergono i desideri
repressi. Es- sendo l'esito univocamente determinato da un intervento
indi- retto e consapevole, tale concezione non ha niente a che fare
con la «difesa» di Freud, incentrata sulla censura onirica, di- retta ed
inconscia. 40 In Platone, nel sogno, i desideri repressi o non
compaiono affatto o dilagano senza indossare maschera alcuna.
5. Strategie di controllo e caratteri universali Ora, poiché
leggiamo che proprio chi «si trovi in una con- dizione di sanità e
moderazione» deve ottemperare alle sud- dette misure preventive prima di
concedersi il riposo, sì da evi- tare la manifestazione delle empie
visioni, è necessario che sia presente, anzi incombente il pericolo della
loro comparsa. La ragione metapsicologica fondamentale della precarietà
di ogni forma di difesa nei confronti dei desideri paranomoi, anche
ri- spetto ai moderati, ci è data nel brano che chiude l'analisi
dei processi onirici: Però parlando di queste cose siamo
andati troppo lontano. Ma ciò che vogliamo capire è questo: in ognuno - anche
in quei pochi di noi che sembrano essere del tutto moderati - è senza
dubbio presente una forma di desideri terribile, selvaggia e illegale,
che si manifesta chiaramente appunto nel sonno (572b2-8). Il
sogno rappresenta, dunque, lo smascheramento delle ap- parenze, il
riconoscimento che «in ognuno», anche in coloro che più sembrano
moderati, nonostante ciò possa parere inam- 40 Cfr. per es. S.
FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di le- zioni), voi.
XI, p. 130; sulla metafora politica del sogno come «conquista» e sulla
«resistenza delle popolazioni soggiogate» cfr. Id., Compendio di psicoa-
nalisi, voi. XI, p. 594. missibile, ebbene anche in loro,
anzi in «noi» - Platone qui sembrerebbe includere anche se stesso -
questa specie di desi- deri esiste: essa «si manifesta appunto nel
sonno». Poiché il moderato è sicuramente colui che ha operato
la migliore repressione, i desideri paranomoi in lui debbono esse-
re stati «interamente allontanati» (57 lb), non sono perciò né pochi né
deboli né schiavi. Ciò nonostante tale operazione la- scia aperta la via
alla possibilità del loro ritorno. Lo stesso peri- colo affiorava del
resto nel brano sull'acropoli, ove Platone scriveva che gli uomini «cari
agli dèi», in altri termini i mode- rati, predispongono la «guardia» alle
porte dell'acropoli (560bl0). Ta hautou ethe: nel sogno V
epithymetikon soddisfa «i suoi abituali costumi» o «i propri caratteri»
(571c7). In questa defi- nizione sta la chiave che spiega l'incombenza del
pericolo: sia- mo di fronte ad una «specie di desideri tremenda,
selvaggia e illegale» che costituisce un elemento strutturale dell'
'epithyme- tikon (572b4-5). Trattandosi di un'istanza costitutiva e
origina- ria della psyche, la specie epithymetica ad essa connaturata
non può che essere presente in ogni uomo. E universale. Con ciò
Platone sembra fugare ogni dubbio rispetto al fatto che i desi- deri
paranomoi «probabilmente nascono in ognuno» C571b5- 6). Del resto i
desideri non necessari bussano alle porte dell'a- cropoli fin dalla
giovane età, come mostrano i molteplici ri- chiami ad operare una loro
repressione ed educazione «fin da giovani» (559al sgg.).
Certo, il fatto che i desideri paranomoi repressi e allontana- ti
«esistano» anche nei moderati non significa che il loro status sia lo
stesso di quelli repressi e tenuti in schiavitù nei non-mo- derati. Con
ciò veniamo all'intreccio tra i vari tipi di repressio- ne i cui fili è
giunto il momento di provare a dipanare. Bipartiamo dal carattere
oligarchico. Egli «rende schiavi» i desideri non necessari (554a7), in
altri termini essi «vengono tenuti sotto controllo con la forza» (554cl:
katechomenas bia); spiega ancor meglio Platone:
[il carattere oligarchico] con una sorta di apprezzabile violenza su
di sé tiene a freno gli altri cattivi desideri interni che pure lo
abitano, non perché li convinca che non vanno nella direzione migliore,
né li ammansisca con un discorso razionale, ma con il peso della
necessità e della paura (554cl2-d3: èrcieiKeì xivi èonnou pm Karéicei
[...] oì> TteiOcov [...] ot>8' finepcòv A,óy(p). La
capacità di convinzione e persuasione {peithó) della sfe- ra razionale è
qui direttamente contrapposta alla forza o vio- lenza (bia) di una
repressione che, sebbene nei suoi intenti sia apprezzabile, lodevole
(epieikei), con le catene della schiavitù non risolve il problema. Siamo
di fronte a due modelli di ge- stione del desiderio alternativi: l'uno
repressivo, negativo, l'al- tro persuasivo, positivo. 41 Di
contro, è anche vero che Platone discutendo del carat- tere democratico
scrive: se accade che qualcuno gli dica che alcuni piaceri sono
relativi ai desi- deri belli e buoni, altri a quelli malvagi, e che bisogna
praticare e ono- rare i primi, reprimere e mettere in schiavitù i
secondi, in tutte queste occasioni scuote la testa e afferma che essi
sono tutti uguali e di pari rispetto (561b8-c4). Poiché qui
la messa in schiavitù assume un valore positivo, sembra emergere una
contraddizione. In verità però come il processo di repressione svolto
dall'oligarchico è «apprezzabi- le» nelle intenzioni, è comunque meglio
di niente per un indi- viduo degenerato, così nel «discorso vero» che
deve esser fatto passare nella psyche del giovane carattere democratico,
che è ancora più avanti nel processo di degenerazione, tanto da non
41 Anche D. Hellwig, op. cit. (n. 3), soprattutto pp. 147-54, insiste
su «die Alternative bia-peitho», ovvero tra l'atteggiamento che «mit
Gewalt un- terdriickt» e quello «durch Peitho», non solo rispetto al
carattere ed alla co- stituzione oligarchica ma nei confronti dell'intera
fenomenologia degenerati- va; la Hellwig inoltre riferisce tale
alternativa, ai paradigmi naturalistici di fon- do adottati da
Platone. preoccuparsi ormai di controllare alcun desiderio, sarebbe
già sufficiente se egli comprendesse che deve tentare di contrasta-
re perlomeno i suoi desideri peggiori. Includendo a tal fine l'a- dozione
della strategia più drastica: la loro repressione e messa in schiavitù.
Del resto, tale strategia dovrebbe essere l'unica a disposizione dei
degenerati caratteri oligarchico e democratico (e anche del timocratico),
nei quali il logistikon, l'unico in gra- do di gestire i conflitti in
modo «armonico», è ormai «asservi- to» 42 all' ' epithymetikon (o allo
thymoeides: 553dl-7) 43 Stringente il parallelismo semantico e
concettuale che si pone a livello politico nell'oligarchia. Ivi la
degenerazione poli- tica e sociale permette la nascita e proliferazione
di «ladri, ta- gliaborse e saccheggiatori» «nascosti» negli angoli della
polis che «le autorità provvedono a tenere sotto controllo con la
for- za» (552d3-e3: . . . ove, èni\i£teiq pUa KoaéxoDow ai àp%ou).
Il circolo della degenerazione, a livello sia psichico che politico,
si avvita su stesso: conflitto e disarmonia generano elementi con-
turbanti, laceranti, patogeni, annidati negli anfratti di psyche e polis,
di fronte ai quali l'unica arma, ormai, è quella inefficace e patogena,
ancorché lodevole, della repressione violenta. 44 42 In
questo caso la «schiavitù» va intesa nel senso dell'asservimento, del- lo
sfruttamento positivo: «l'una calcolando e studiando il modo di aumentare
le ricchezze, l'altro onorando le ricchezze»; viceversa la schiavitù dei
desideri ha carattere esclusivamente negativo: di incatenamento,
espulsione, allonta- namento. 43 Sull'armonia psichica
instaurata dal logistikon nel filosofo, e sulla sua contrapposizione con
la scissione psichica dei caratteri degenerati cfr. R. KRAUT, Plato's
Comparison of Just and Unjust Lives, in O. Hòffe (Hrsg.), Pla- ton.
Politela, Berlin 1997, pp. 271-90 (pp. 277 sgg.). 44 Diversa la
questione che si pone rispetto alla kallipolis in 590c2 sgg., ove
Platone, rimarcando il suo elitarismo e pessimismo antropologico, difen-
de la necessità di «asservire» ai filosofi, ovvero di «imporre dall'esterno le
di- rettive corrette» agli individui ed alle classi sociali da lui
considerate non pie- namente educabili. Se in entrambi i casi si tratta
di una extrema ratio, nell'uno si fa fronte a differenze antropologiche
costitutive, tali per cui l'auspicata ar- monia sociale trova agli occhi
di Platone dei limiti invalicabili; nell'altro inve- Riprendendo i fili
delle diverse strategie di controllo dei desideri non necessari emergono
allora quattro modelli para- digmatici (escludendo la loro
soddisfazione): due repressivi, uno misto, uno persuasivo: 1) quello per
cui essi vengono «di- strutti»; 2) quello che li «reprime e mette in schiavitù»;
3) quel- lo in cui il desiderio «represso ed educato» viene
«allontana- to»; 4) quello in cui il desiderio, anziché esser
«controllato con la forza», è «convinto» e «ammansito». 45
Ciò considerato, l'indeterminata «repressione» dei deside- ri
paranomoi che conduce al loro intero allontanamento od alla loro
esplicita permanenza in condizione di schiavitù non è esattamente una
medesima operazione repressiva come l'ab- biamo interpretata inizialmente,
ma rimanda a due strategie af- fini ma distinte. La prima rientra nel
modello che «reprime e mette in schiavitù» ed ha l'esito univoco di
spostare e incatena- re il desiderio. La seconda rientra nel modello per
cui il deside- rio «represso ed educato [...] viene allontanato». Qui la
com- presenza di repressione e educazione, sì che il desiderio
«allon- tanato» non è né pienamente persuaso né brutalmente incate-
nato, designa un approccio misto, e spiega l'unificazione in un'unica
categoria di persone, i moderati, di coloro che hanno interamente
allontanato i desideri paranomoi o nei quali per- mangono ma sono «pochi
e deboli». Modalità nella quale po- tremmo forse inserire anche quei
desideri «banditi» che Plato- ne abbandonava al proprio destino: in tutti
e tre i casi i deside- ri vengono repressi, non distrutti, ma si tratta
di una repressio- ne per così dire morbida, tendente perlomeno in parte
alla loro «educazione», sì che essi non permangono, in massa, alle
porte dell'acropoli. Viceversa, la strategia puramente repressiva, di
ce viene criticata una modalità di controllo metapsicologica che adotta,
a priori ed unilateralmente, un approccio brutalmente repressivo,
lacerante. 45 Cfr. rispettivamente: 1) 560a5: diepbtbaresan; 2)
561c2-3: kolazein te hai doulousthai; anche 554a7: douloumenos; 3)
559b9-10 kolazomene kaipai- deuomene [...] apallattesthai; anche 559a3:
apallaxeien; 4) 554cl2-d3: bia ka- techei [...] oupeitho [...]
oud'henieron logo. messa in schiavitù, lascia
intonso il potenziale energetico dei desideri; è questa la via che
conduce prima al democratico, poi' alla mania del tiranno. In
conclusione, l'eventualità che anche nei moderati emer- gano oniricamente
i desideri paranomoi si lascia intendere co- me se, piuttosto che singoli
desideri incatenati che premono ininterrottamente alle porte
dell'acropoli, siano gli ethe origina- ri e costitutivi dell' '
epithymetikon a riuscire talvolta ad approfit- tare di una certa
eccitazione pre-notturna e del sonno del logi- stikon per mostrare le
strutture universali, esse stesse «incon- sce», 46 che generano e
sospingono in avanti i singoli desideri paranomoi - come sarà poi per
l'Es, non solo per i singoli desi- deri rimossi, di Freud -, 47 Al di là
di ogni modalità di controllo adottata e adottabile, siano pure le più
persuasive, il sogno mo- stra che è impossibile sradicare definitivamente
la «specie» dei desideri paranomoi in quanto tale, parte propria di
quella «be- stia policefala», tremenda e selvaggia, che abita ogni uomo,
e fa sentire, di tanto in tanto, la sua minacciosa presenza, «anche
in quei pochi di noi che sembrano essere del tutto moderati». 48
46 W. Jaeger, op. cit. (n. 7), voi. II, p. 600, scrive che siamo di
fronte alle «regioni istintive subcoscienti dell'anima»; cfr. nello
stesso senso A. Kenny, op. cit. (n. 26), p. 11; E. Vegleris, op. cit. (n.
10), p. 108; W. Janke, AAH0E- LTATH TPAmiMA, «Archiv fiir Geschichte der
Philosophie», XLVII/3 (1965) pp. 251-60 (pp. 257-59). Anche Freud opera
del resto una distinzione tra singolo desiderio rimosso e strutture
«istintuali», «innate» ed «inconsce» dell'Es, cfr. S. Freud, Compendio di
psicoanalisi, cit., voi. XI, pp. 572 e 590; Id., Luomo Mosè e la
religione monoteistica: tre saggi, voi. XI, pp. 417-18; Id., Metapsicologia,
voi. Vili, pp. 78-79; sulla differenza tra individuo e specie cfr. Id.,
Dalla storia di una nevrosi infantile, voi. VII, p. 591. 47 Cfr.,
per es., S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi, voi. VIII, p. 495:
«tutti gli uomini hanno questi sogni perversi, incestuosi e omicidi», e Id.,
Al- cune aggiunte d'insieme alla Interpretazione dei sogni', voi. X, p.
159; Id., I miei rapporti con Popper-Lynkeus, voi. XI, pp. 311-12; T.
GoULD, op. cit. (n. 36), p. 175. 48 Sostengono apertamente
l'universalità dei desideri paranomoi, tra gli altri, Guthrie, A History
ofGreek Philosophy, IV: Plato, Cambridge Dal sogno alla realtà:
derive psicopatologiche Se ritorniamo alla degenerazione
caratteriale, è facile ora riconoscere come rispetto alle modalità
intrapsichiche di con- tenimento del desiderio l'approccio univocamente
repressivo alle epithymiai sia il principale responsabile della deriva
psico- patologica. La rottura dell'armonia intrapsichica,
condizione necessa- ria dell'integrità, salute e euàaimonia individuale
assicurata dal governo del logistikon, ha inizio con il carattere
timocratico, che colloca sul trono dell'acropoli lo thymoeides (cfr.
550b4 sgg.; 553b7c2). 49 Se egli non rappresenta ancora una figura
pa- tologica in senso stretto le conseguenze del defenestramento si
fanno però sentire nella figura immediatamente successiva: il carattere
oligarchico, dominato ormai dai desideri necessari dell 1 '
epithymetikon, non trova altra strada che reprimere e met- tere in
schiavitù gli altri desideri. Così facendo egli però non ri- solve ma
acuisce la scissione e la lacerazione intrapsichica: «un simile uomo non
potrà dunque esser libero da conflitti interio- ri, e non sarà uno ma in
un certo senso doppio» (554d9-10). In negativo: «la vera virtù, quella
della psyche concorde a armo- niosa, fuggirà via lontano da lui»
(554e4-5). La stessa strategia repressiva è adottata dal giovane
figlio democratico: «Anche lui, dunque, si impegnerà a governare
con la forza quei piaceri che vi insorgono [...] chiamati non 1975,
p. 534; A. BlRAL, Platone e la conoscenza di sé, Roma-Bari 1997, p. 150;
C.H. KAHN, op. cit. (n. 9), p. 83; G. Klosko, The "Rule" ofReason in
Plato s Psychòlogy, «History of Philosophy Quarterly», V/4 (1988) pp.
341-56 (p. 347); H.D. VoiGTLÀNDER, op. cit. (n. 4), pp. 114-55; J. Lear,
op. cit. (n. 7), p. 142, con linguaggio freudiano scrive che «anche nel
migliore dei casi nella psiche vi saranno sempre desideri paranomoi da
rendere inoffensivi o da ri- muovere». 49 L'approccio
duramente repressivo mostra in questo caso la sua nefasta presenza
nell'interazione psyche-polis: i timocrati sono «educati non con la
persuasione ma con la forza» (548b7-8). 4 necessari»
(558d4-6: Bice Sri kou oinoc, ap^cov xcòv év anta» èSovcòv), In questo
modo però, se talvolta alcuni desideri ven- gono distrutti, talaltra
invece proliferano «inconsciamente», rafforzandosi fino alla conquista
dell'acropoli. Saranno allora «i discorsi cialtroni» di cui si fanno
scudo a «chiudere le porte della regale fortezza» a più miti consigli e
ad «esiliare il pudo- re» (560c2 sgg.). 30 Solitamente, tuttavia,
superata la lacerante fase adolescenziale, l'uomo democratico riequilibra
parzial- mente i suoi desideri e richiama a sé alcuni degli elementi
in passato sconsideratamente «esiliati» (561a6-b5). Il passo
che porta alla mania tirannica, nell'arbitrario de- terminismo
degenerativo disegnato da Platone, è però ormai cortissimo: l'Eros
tyrannos, che raccoglie intorno a sé l'intero sciame dei desideri
paranomoi, facendosene «capo» e «guida» (573 a-b), e quelle opinioni che
gli fanno da «scorta», si libera- no definitivamente «dalla schiavitù»,
mentre prima, quando egli «si autogovernava in modo democratico, esse [le
opinioni] si liberavano solo in sogno, nel sonno» (574d5 sgg.). 51 Le
cate- ne della schiavitù sono state spezzate: Ma sotto la
tirannide di Eros, divenuto in ogni momento della sua vi- ta da desto
quello che raramente gli capitava di essere in sogno, non si asterrà da
alcun tremendo assassinio né da alcun cibo né azione (574e2-4).
L'uomo tirannico è «colui che da sveglio è proprio come l'avevamo
descritto nei suoi sogni» (576b4-5). Dal punto di vi- sta della fenomenologia
degenerativa questa figura è dunque dovuta, a livello psicodinamico, al
«ritorno» di un represso che scavalca le barriere oniriche: si transita
dall'appagamento oni- 50 Cfr. anche J. Lear, op. cit. (n. 7), p.
193: «La comparsa dell'uomo de- mocratico è, in linea di principio, il
ritorno del represso nella generazione successiva»; sull'oligarchico cfr.
ivi p. 182. 51 Se sono le opinioni che si liberano dalla schiavitù,
è però l'Eros con i suoi desideri a riempire di contenuti sia le
manifestazioni oniriche sia le azioni dissolute del tiranno. rico
a quello reale dei desideri repressi, dall'estemporanea rap-
presentazione della loro soddisfazione nel teatro dell'immagi- nazione
alla conquista permanente dell'acropoli. L'Eros «spadroneggia» ora
incontrastato, «governa ogni settore della psyche abitandovi come un
tiranno» (577d; 329c- d; 573 d; 575a). I rapporti di forza della
psyche-polis vengono nuovamente ribaltati: è l'Eros a «sopprimere e
scacciare fuori di sé i desideri e le opinioni oneste» (573a3-b7).
Tirannia che genera una profonda lacerazione, un'espropriazione della
«vo- lontà» (577e). 52 Il soggetto è in balìa dei suoi desideri più
sel- vaggi, rafforzatisi al grado estremo, ne ha perso ormai
comple- tamente il controllo e, messo all'angolo dalla loro inappagabile
ed ininterrotta pressione, «ogni giorno e ogni notte», ne cade preda. 53
Siamo alla mania: l'uomo tirannico è «reso folle dai suoi desideri e
amori». 54 Riepilogando, dal punto di vista intrapsichico il
processo di degenerazione avviato dal defenestramento dell'armonico
ed armonizzante logistikon e concludentesi con la tirannia del- l'Eros si
configura, perlomeno nelle sue ultime tre fasi, quale risultato di un
approccio brutalmente repressivo del materiale epithymetico. La
repressione permette difatti la permanenza e il rafforzamento
«inconscio», accertato grazie all'analisi dei processi onirici, dei
desideri repressi, i quali, una volta rinvigo- ritisi, riescono a
penetrare nell'acropoli, generando stati psico- patologici di
lacerazione, frammentazione, dispersione ed espropriazione maniacale.
Dalla nostra prospettiva psicodina- mica è dunque a tale strategia di
controllo che deve essere at- tribuita la più grave responsabilità della
fenomenologia dege- nerativa. 52 Sul doppio livello
psico-politico della «schiavitù» e sulla metameleia, cfr. O. GlGON, Die
Unseligkeit des Tyrannen in Platons Staat (577c-588a), “Museum Helveticum”.
54 578all: navvo|iévcp imo èniQv\ii&v te k<xì épcÓTCOV.
7. L 'altra via: la canalizzazione PLATONE, LA
REPUBBLICA La strategia antitetica alla repressione è quella
della per- suasione e educazione del desiderio. L'architrave
metapsicolo- gico sotto il quale si dispiega tale modalità è
rappresentato dal- l'adozione di un modello pulsionale
"idraulico" che assicura all' epithy mia, e all'eroi-, una
intrinseca malleabilità. Uepithymia, anzi le epithymiai dal punto
di vista dinamico si delineano quale forza fluida, canalizzabile, come
emerge lim- pidamente nei libri VI e V: «Sappiamo che quando le epithy-
miai di una persona si concentrano con forza in una sola dire- zione,
esse ne risultano indebolite nei riguardi di tutto il resto, come una
corrente lì incanalata». 55 Così, prosegue Platone, «in quella persona in
cui esse (le epithymiai) sono rivolte agli studi e a ogni attività
simile, esse riguarderanno, credo, il piacere della psyche per se stessa
e trascureranno i piaceri del corpo», come accade nel philosophos (VI
485dl0-12). Se, allora, si con- sidera non Yepithymia nella sua
fenomenica e contingente sin- golarità, si tratti di specifici desideri
necessari, non necessari e/o paranomoi, ma le epithymiai nella loro
plurale unitarietà, esse risultano essere una forza energetico-pulsionale
unitaria, canalizzabile verso mete diverse, anche opposte, secondo
un modello economico. Anche da qui l'insistere di Platone, a monte,
piuttosto che sui contenuti specifici, sulle strategie di gestione del
materiale epithymetico. Questa è la ragione, dalla nostra
prospettiva psicodinami- ca, con la quale si spiega perché l'estensione
metapsicologica della tripartizione del libro IX poteva coniugare
esplicitamen- te, in modo simultaneo e complementare, piaceri, desideri
e governi: ogni parte, in conformità con la sua natura intrinseca,
«ha» dei desideri specifici, ma essi possono essere preservati,
rinforzati e quindi soddisfatti soltanto in virtù dell'egemonia
intrapsichica raggiunta dalla singola istanza anche perché le
Resp. VI 485d6-8: lóonep pev\ia éiceìae àjicoxexE'Uiiévov.
COMMENTO AI LIBRI VHI E epithymiai sono una risorsa unitaria e limitata.
56 Modello rafforzato, descrittivamente, da una sorta di
estremizzazione erotico-caratteriale operata da Platone: si tratti del
filosofo o meno, chi «ama» veramente una cosa la «ama in tutta la
sua forma» (V 474d8-10), come chi «desidera qualcosa la desidera in
tutta la sua forma». Estremismo che conforta la tipologia caratteriale
del libro Vili. L'integrazione tra queste due dimensioni, psicodinamica
e caratterologica, è, infine, rinsaldata dall'eros: unità di misura
comune à tutti i tipi, dal filosofo, letteralmente erastes della ve-
rità, 57 aìl'erotikos e al tirannico. La stessa contrapposizione
strutturale tra repressione e canalizzazione risulta così radica-
lizzarsi nel nome dell'eros. Ai due estremi: su un versante scor- re il
fiume impetuoso dell'eros tyrannos, ove confluiscono i ter- ribili
desideri paranomoi, che trascina il soggetto verso il mare .aperto
deìl'adikia; sul versante opposto si distende l'intensa ma benefica
corrente epithymetica dell'eros filosofico, la sola forza psichica che in
virtù della sua potenza può supportare la lunga navigazione che permette
infine di approdare nel porto sicuro della dikaiosyne. 38 In
conclusione, posta la permanenza di specie di desideri stabili,
indissolubilmente legate alle tre istanze di riferimento, come quella dei
desideri paranomoi, dalle quali non si può mai svincolarsi del tutto, una
parte cospicua del materiale epithy- metico, decisivo rispetto agli
equilibri o squilibri dei rapporti 56 Cfr. in questo senso anche J.
ANNAS, An Introduction to Plato's 'Repu- blic', Oxford -Sulla centralità
psicologica, etica e politica dell'eros e la possibilità di una sua
«canalizzazione» o «sublimazione» nella Repubblica ma anche nel Simposio
e nel Fedro cfr. M. VEGETTI, Quindici lezioni su Platone, Torino, Rimarca la
necessità di non confinare l'eros nel- la dimensione subconscia L.H.
CRAIG, The War Lover. A Study of Plato's 'Republic', Toronto «a psychology that
confines eros to the sub-rational parts of the soul most definitely falls short
of the truth. PLATONE, LA REPUBBLICA di forza intrapsichici complessivi,
è intrinsecamente trasformabile, manipolabile. E questa l'energia pulsionale,
in gran parte riconducibile all'universo dell'eros, che non è solo
possibile ma doveroso utilizzare, canalizzandola verso nobili mete,
anziché tentare, inutilmente ed invero assai pericolosamente, di
annientarne il potenziale con strategie brutalmente repressive. E questo
lo snodo cruciale di fronte al quale vediamo divaricarsi i due approcci
fondamentali, le due strategie basilari di con- trollo del desiderio
adottate da Platone: repressione versus canalizzazione, violenza versus
persuasione, schiavizzazione versus educazione. È questo il bivio dal quale si
può imboccare la via che conduce all'armonia, alla salute, all'
'eudaimonia e alla giustizia del filosofo, o invece il cammino
psicopatologico che sbocca, da ultimo, nella mania del tiranno. L'uomo
massimamente ingiusto, infelice, malato, espropriato, travolto da una
massa di epithymiai feroci, incontrollabili, ormai liberatesi dal- le
catene di quella schiavitù che le relegava al di là dei confini della
coscienza, sottraendole ad ogni controllo diretto e per- mettendo così il
rafforzamento fino al massimo grado, e quindi l'esplosione finale del
loro devastante potenziale. Alberto Radicati, conte di Passerano e
Cocconato. Keywords: implicature della morte, eros e tanatos, amore e morte. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Cocconato” – The Swimming-Pool Library.


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