Grice e Contestabile: l'implicatura conversazionale di BRVNO al rogo –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Teano). Filosofo italiano. Grice:
“I love Contestabile; I love a philosopher with a sense of humour! At Oxford,
it has become increasingly difficult to laugh at people’s surnames! But ‘grice’
means ‘pig,’ in Norwegian! – Anyway, Contestabile contests a revisionist
account of Bruno’s life – “surely he wasn’t a coward – I know because of his
links with the Campanella whom my family supported in his fight against the
furriners!” Cacciato con una telefonata» Intervista di Dino Martirano, Corriere
della sera. Con il Psi non ho ricoperto grandi incarichi ma ho avuto l'onore di
essere stato amico di Craxi. Mi mancherà la politica ma non è una tragedia.
Torno ai miei studi, alla filosofia medioevale. Mi mancheranno certi momenti.
Io, che ero stato nel Psi fin quando nel '92 la procura della Repubblica lo ha
sciolto, ricordo bene i mesi trascorsi al ministero della Giustizia: col
ministro Biondi fummo i protagonisti del tentativo fallito, però generoso, di
riportare la giustizia sui binari della normalità. Sciolto il partito [Psi],
chi si è fatto maomettano, chi ebreo, chi cattolico. Però sempre socialisti
siamo rimasti. Domenico Contestabile avvocato e
politico italiano Lingua Segui Modifica Domenico Contestabile Sottosegretario
di Stato del Ministero della Giustizia Durata mandato10 maggio 1994 – 17
gennaio 1995 PresidenteSilvio Berlusconi PredecessoreVincenzo Sorice
SuccessoreAntonino Mirone Vicepresidente del Senato della Repubblica Durata
mandato PresidenteNicola Mancino Senatore della Repubblica Italiana
LegislatureXII, XIII, XIV Gruppo parlamentareForza Italia
CircoscrizioneLombardia CollegioCinisello Balsamo, Vigevano Incarichi
parlamentari Sottosegretario di Stato per la grazia e giustizia Sito istituzionale
Dati generali Partito politicoFI Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
Professioneavvocato Domenico Contestabile (Teano, 11 agosto 1937) è un avvocato
e politico italiano. BiografiaModifica Laureato in giurisprudenza,
esercita la professione di avvocato. Entra in politica iscrivendosi al Partito
Socialista Italiano (partito a cui è appartenuto fino agli eventi che hanno
travolto tale formazione politica)[1]. In seguito aderisce a Forza Italia,
affermando che in tale movimento politico l'area socialista era ben accolta e
rappresentata[2]. Viene eletto senatore per la prima volta nel 1994 ed è
rieletto anche nelle due successive legislature. Dal 16 maggio 1996 al 29
maggio 2001 è stato vicepresidente del Senato[3] Incarichi
parlamentariModifica Ha fatto parte delle seguenti commissioni parlamentari:
Affari costituzionali e giustizia; Difesa. Membro, inoltre, della giunta per le
elezioni e immunità parlamentari. Sottosegretario di StatoModifica È
stato sottosegretario di Stato per la Grazia e giustizia nel primo governo di
Silvio Berlusconi (dal 13 maggio 1994 al 16 gennaio 1995). NoteModifica ^
Tutti i figli e i figliastri del garofano[collegamento interrotto], su
qn.quotidiano.net. ^ Adnkronos - Psi: Contestabile a De Michelis, noi stiamo
bene in FI ^ Senato - XIII legislatura Voci correlate Modifica Governo
Berlusconi I Partito Socialista Italiano Altri progettiModifica Collabora a
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3.0, se non diversamente specificato. Altre opere: Bruno: una revisione contestata”
– La storia della filosofia è continua revisione, e
non mi scandalizzo per il revisionismo bruniano. Mi sembra però che questi non
colga nel segno. La vita diBruno, dalla fuga da S. Domenico Maggiore a Napoli
fino al rogo di Campo dei Fiori a Roma, è di singolare coerenza. Fu una vita “contro”.
L’accusa implicita di opportunism mi sembra perciò singolare. E’ vero che,
durante il processo, ritratta molte sue tesi, e avrebbe avuto salva la vita se
avesse continuato in questo atteggiamento. Alla fine però si stanca, e scelse
lucidamente di morire. E’ opportunista chi cerca solo di salvare la
pelle, e poi decide di morire perché ritiene che il suoi giudice ha esagerato?
In quanto alla tesi sul Bruno spia elisabettiana, essa non è, a mio giudizio,
provata, anzi è smentita dalla comparazione tra la grafia di Bruno e quella dei
biglietti di spionaggio. Infine, la tesi a proposito della relazione tra
Campanella e Bruno non mi ha mai convinto. Campanella (la sua rivolta e finanziata
dalla nobile famiglia Contestabile, come ricorda Firpo nel suo ottimo saggio sul
processo a Campanella) vuole poi un regime “comunista”? A leggere “La città del
sole” non si direbbe. (CA ui i) e iui Mia ba, VA dai
‘agi LS it Il EGR Ln i \ LA va Di = | Pome Rm
Te ti n. i Li I e Aa Kt Hlirpogt] lb pi n 9 ha So Rif [a E Ji
> a ILLE di pe LIS ia
Giordano Bruno DRAMMA
MILANO Tipografia Commercial n
1884 als dtt , TORIO EMANUELE ,
Carnevale 1881 -82. {Resta sapore *
T'ERSONAGGI BRUNO —. . . Sig. G. SALASSA LORENZO
(figlio naturale di GIORDANO BRUNO, «dot- tato:da).. ... ».
> A.D'ANDRADE ROMANO DEI LOMBARDI «+. > F. MIGLIARA
LEANDRO giovine patrizio. S.ra ANGIOLETTI LAURA figlia di ROMANO.
>» A. Busi IL GRANDE INQUISITORE . Sig. SALVARANI —
ROCCO LILLE DAMIANI ANDREA . Ni agN°
UNGUARDIANO) che nonparlano —N. N. UN OsTE .. Ni Ni Giovani
e Nobili Veneziani, Servi di Romano, Gondolieri, Seguaci di Bruno,
Soldati, In- quisitori, Si Servi del S. Uffizio, Frati e
Popolo. L'azione del 1.° e 2.° Atto è in Veni quella del:3.°
e 4.° Atto in Re Anno 1600 ber a
pieni Sofee bi; pece SUIT
ZIA Fitto Primo PIAZZA IN'VENEZIA
Un’Osteria e alcune seggiole. — In fondo un canale praticabile,
che traversa la scena. — Sul canale un ponte, che mette in un viottolo,
sull'angolo del quale sorge a destra, un magnifico Palazzo illumi—
minato a festa, prospiciente sul Canale. —.Un in- gresso laterale,
illuminato da faci fisse ai muri, con- ducedal viottolo nel Palazzo. La
porta principale verso . il Canale è aperta; durante la scena seguente,
visi ve- dono approdare gondole, dalle quali scendono persone
ragguardevoli, che, ricevute dai servi, entrano nel Palazzo. — Sera.
i SCENA TI, GIOVANI e NOBILI VENEZIANI, parte ‘in
abiti fanta- stici con mezza maschera al volto, e parte in abiti
comuni, vengono da sinistra, traversano il ponte, e dalla strada entrano
nel Palazzo. LEANDRO, ROCCO ed altri Giovani vanno e vengono
ferman- dosi sulla Piazza, cantando e ridendo, Poi LQ- RENZO e
LAURA. Leandro (accompagnandosi colla ghitarra)
A te, Venezia bella, adorata, A te, mia sposa, la serenata.
HEVVPETIAIAMITEREZI LIA VITE RENTAL rara rr
ovinantosinezineneisevazize vecio sinioneee IVTIPRErTA:Itr rara
rirevenaatos aes szereris cva:i0e vice vi’ veve’ ’avurecovio sr 0uIvI vare ri
[tti STA Hocco (Volgendosi all’osteria)
Leandro, scuotiti! Le mura adori?... Vieni ove brillano
Divini amori, Ove donzelle Cotanto belle Potrai mirar.
Coro dei nobili Al convito n’andiam! alla festa!
Leandro Prima di venir alla gran festa Distruggere io vo’ un'idea
funesta! Oste, su via porgetemi Vino di Cipro; a questo petto
ardente - - Occorre del più vecchio e più potente. Vivan le
belle Danzanti; volano.... Gli occhi fiammeggiano Più che le
stelle; Ne’ Joro vortici Mi ruban Vanima.... sui Crudo
gioir! «__°—’—Più non mi muovo — Suolo dolcissimo, ir
belt —r____——_———_——_—F—rrrrrr n
-___ a-rt-rvreorosoeeriovoe nueva zeranen sonia mise
eeerarmierereriiovnieteacivoteote0ie Nido mio nuovo!
Muoio in tue braccia... Santo delir! | A te, Venezia
bella, adorata, A te, mia sposa, la serenata,
Coro AI Convito! n’andiam alla festa. (S'appressano in una gondola
LAURA e LORENZO) Eaurna Sul mare immenso — più non
impera Nè sulla terra — che la circonda... Venezia, è fango —
la tua bandiera! Lutto e non feste! — Pianga e s’ asconda.
Core (con alto di cu iosità) E un amante e la sua Della Che
passeggiano alla luna; Laura sembra la sua stella, Ma egli fa poca
fortuna. Seguiam tutti i vaghi amanti, E vediam, se pur n’ è
dato, In fra i suoni, i balli e i canti Di trovar
l’innamorato. È Lorenzo di Giordano, Che fuggì dal
sacro tempio ; lì Lorenzo... il vil, l’insano Che ne porge un
triste esempio. Lorenzo (con ira) .
È rivolta a me l’offesa? L’alma freme, batte il core!
- Già suonaron l’ultim’ ore; - E voi tutti io sfiderò.
Laura E rivolta a te I’effesa; rato L’alma freme, batte il
core!... Già suonaron l'ultim’ ore Io con te li sfiderò.
(LORENZO furente si scaglia contro ROCCO, e gli toglie la spada.
Gli altri NOBILI sguainano. le proprie e si schierano în fondo)
SCENA II. Detti, ROMANO dei LOMBARDI entra frettoloso
dalla casa di destra, seguito da servi con torce accese,
Bomano Chi grida? Chi chiama? Qual chiasso villano? Non son
cîttadini, ma plebe briaca ! Lorenzo, tu?... Il ferro in mano hai
snudato?.... Parla! Che avvenne! Sei pazzo ?... Ti placa!...
Laura (atterrita alla vista del padre) Che mai dirà Al
Genitor?... pa Voce non ha, Non ha più cor. Lorenzo
(con timore) Che mai dirò AI Genitor?... Voce non
ho, Non ho più cor. Leandro (con circospezione)
Il segno di croce facciamoci... e andiam via! Quel vecchio è uno sgherro
dell’ Inquisizione. Partiamo, fuggiamo... La belva più ria, E un
angelo a petto di questo demòne. Romane (ai Nobili)
Non chiedo ragioni di vostra contesa, Fra tenebre nacque... in tenebre
resti; E calmi la notte col sonno gli. ardori Di giovani folli, di
stolti furori.... Partite! Or è cauto lontani restar. Coro
di Nobili (infimoriti da Romano). Fuggiam dal feroce
Vegliardo Romano : Col fiato ne ammorba Il truce, l’insano;
nea Qui tutto è sospetto.... Amici, fuggìam.
1 NOBILI, it CORO, LEANDRO e LAURA sì riti- rano pel ponte ed
entrano nel Palazzo. L’OSTE ha chiuso ed è scomparso durante la rissa,
ROMANO fa un cenno ai Servi di allontanarsi. SCENA
III. ROMANO e LORENZO Romano Vengo, tu il sai,
da Roma; e il Santo Re e Pontefice armava il braccio mio. ‘Or sotto
il ferreo terribil manto Della suprema Città di Dio L’ Inquisizione
veneta sta; E a Roma solo ubbidirà. Dell’ eresia le vampe
infeste Soffocherò —. tutte le teste D’ un colpo all’ idra io
troncherò. Lorenzo Fu il Campanella scoperto e preso?
Romano Libero ei 8° agita... Ma il gran sovrano De’ rei, che
Italia e il mondo ha acceso Contro la Chiesa santa, è
Giordano. Presso i suoi complici quì ascoso stà!
Lorenzo Odio quel uomo tanto... tel giuro. Romano
Non basta odiarlo: questo io non curo; Tu quì arrestarlo ora
dovrai: (Musica da ballo neil’interno del Palazzo) In
fra le maschere lo scoprirai, Ed il porrat — nelle mie man.
Lorenzo Si chiede un atto di traditor?... Romano Queste ai novizi
prove si dan. Lorenzo Tradir ricuso; son uom d’onor. Romano
(con sdegno) A me tu, folle, devi?... RANA RARA
pinete Lorenzo Obbedienza ! Homano Ed alia
Chiesa! Trema... . Lorenzo (soffocando il furore) Obbedienza!
Romano Dunque ?... Lorenzo (con sottomissione) Giordano io
scoprirò! Eomano (ricomponendosi) Tuci giovanili e schictti
Modi ti gioveran, se manca il senno Di età maggior, Tuo sguardo onestà;
ispira, K assai tua voce ad ascoltarti attira. Per la grand’ opra
non sarai solo, D’altri miei fidi 1’ aiuto avrai; Pronto a
miei cenni sempre sarai, Uno per ‘tutti sia il mio voler.
Lorenzo (con dolore) L’iniqua trama ahi mi
colpisce! La terra, il cielo pur n’ hanno orror!... Vile è
colui, ch’ altri tradisce, Nè v' ha pietade pel traditor.
ERomano (imperioso) Come voglio, sia fatto. Or d’ altro; è
m'’ odi. Dal dì che ardenti e improvidi Sguardi su Laura hai
posti, Travolto dalla subita Cicca passion tu fosti; N
| Una rea febbre 1° agita Tutte le membra o siolto, E
vedo nel tuo volto Il fuoco del delir. Bada! io ti scruto, o
giovine, E leggo il tuo desire; Guai se tal fiamma ignobile
Io non vedrò svanire. Tu sogni; ma chi vigila l'e per tuo ben
consiglia; Dimentica mia figlia, O trema del tuo ardir.
(parte da sinistra mentre sì volge ancora con fiero sguardo su
LORENZO). Lorenzo (con dolore): SO Solo alfin... solo
quì sono... Piangere, impallidir, tremar t’è dato sa Povero cor! Ma
dannate in eterno ei Son mie lacrime in lor foco d'inferno. Ci
i . . 0 cielo, perchè l’aere Fa A ._ ©. Spargi de’ tuoi profumi?
CRT a O terra perchè il giubilo. SA Delle tue stelle
assumi? © nare: A me negata è l'estasi. da D’ ogni
dolcezza umana, No: ae d'ogni gioia lè vana (ale EZIO Larva,
che fugge ognor; TERIOS L’ amor che è riso d’ angioli, 0; Di
Nel povero mio cor. i Strazio divien di dèmone, WA Delirio
agitator. pr | Amar non posso... 0° AARON] eta P, ‘L'odio mi
restag» SS CE ao ag Son stretto a questa to; LR 1 sur aRatalità. EI
_: Vò di te vincere. | Con santo zelo, .. Servir vo’ il
Cielo... E questa l’ ultima . «Mia volontà.
. (parte con fretta per il ponte).
‘ Cala la Vela. arnie, Affo Secondo
onere ge oi SALA NEL PALAZZO LOREDANO Una
splendida sala da Ballo nel Palazzo di Lore- dano a Venezia, con
colonnato per modo che si possa figurare l’accesso in altre sale.
Illuminazione splen- didissima. SCENA L Coro
degl’Invitati ($ acc incanto dell’ebbre sale!
Che ballo immenso! Sarà immortale. Quest’ è la reggia della
letizia; Il, paradiso. d’ ogni. delizia. Deh! non fuggire, tempo;
t’ arresta; Bearsi al lungo delir giocondo Della fatata splendida
festa Tutto in. Venezia vorrebbe il mondo. {Gl’invitati
s'allontanano in varie parti) SCENA ILL GIORDANO
entra con cautela e colla maschera in mano, poi gli amici.
drrezadzanzecezanconca n ionici oc. c0100 dna
enricicondiizeotentoro neo dan'ontooarcrroniòolo
/Tasossignorcecanzaraanee Giordano Quì ognun danza e
delira Spensierato e demente. E niun ragiona, E senno e
cuore ha niuno. x tutto quì è in periglio, ove il Leone
Alato di San Marco Prostrato dalla Santa Inquisizione
Ai piè, scordò il ruggito Di cui tremò per secoli ogni
lito (volgendosi in fondo) Ecco gli amici: ma assai lenti e
scarsi. Alcuni dei Primi Luce! Giordano Giustizia a
tutti! E Primi E verità! Alcuni dei Secondi
[venendo oltre) Luce ! Giordano Giustizia a
tutti E Secondi E
libertà! Giordano Grazie diletti ! Sian pochi i
detti; Molta l’opra. A ingannar V'astuta Corio Dei biechi
Inquisitori Ho scelto queste sale Di Loredano. È pronto ognuno
? Coro Ognuno! Giordano L’ ardir pari del
vero alla grandezza? Ed uniti? Coro Siam tuoi,
Giordano Bruno! Giordano e Coro Nel popol vero s’
incominci 1’ opra: S° illumini! Bugiarda è la parola Di
Roma e il suo Re, che Dio si noma, Sull’ alma i Papi vogliono l’
impero Per posseder la terra; E coi libri e col
braccio tt Viva facciasi ovunque eterna
guerra Allo spirito, al verbo, a ogni menzogna, Con che farci suoi
schiavi Roma agogna SCENA III. DETTI e LAURA che
entra anelante dalla sinistra colla maschera in mano. |
Enura Signor, fuggite! Giordano Io? no! non fuggo. Coro
(insospettito) Fuggiamo.... È pazzo! (fuggono da va»ie aio
Giordano (con ira) Vili! Tu hai fede? (a Laura) ERaunna
(sempre ancelante) Gran Dio! In queste sale Circondavi un
estremo ‘ Periglio. Per voi tremo... Fuggite per pietà.
IIIEEZZZERETETTEZIEXIZZELUPPEE PE CETO CE TI CE CES CECI ICI IA CIT ALIZICI
AZIO LETO EI Va besasnza rea dI gra rirvarai tion Giordano
(simulando) Fuggir?... Da chi fuggire? Laura Da
tutti! I delatori, Cui fia virtù tradire, Vi cercano là
fuori... Son mille a me ben noti, Fierissimi e devoti
Al sacro Tribunal. Giordano (sorpreso) Mi
conoscete? Eguana A Padova Vi scorsi il«dì che
ardito Nel fiume vi gettaste, E un fanciullin tornaste Vivo
al materno sen. L’ Inquisizion seguiavi Co’ mille sgherri
suoi Per arrestarvi; e voi Tra il popolo festante Poteste in
un istante Securo allor fuggir. Giordano (simulando la
calma) Bruno era quegli, che allor miraste! Io non lo
sono!... Mal giudicaste, . — 20— i
Laura (sorpresa) Credetti... ho divinato! © ;
Voi siete il gran filosofo. Giordano Oh certo s’ è
ingannato Il vostro giovin cor. Laura Perdonate se un
lembo alzo del velo, Che a me vasconde... (solleva: dl velo) Io v'
ho scoperto!... siete... Celarvi non potete... Giordano E chi
son io? Laura Giordano Bruno, cittadin di Nola!
SCENA IV. (Durante quest’ultimo colloquio, LORENZO entra
da destra, LEANDRO da sinistra; si fermano in - fondo, e, non
veduti funno alto di attenzione). “erimmiberarisisaorizeoeee
— Mi — nisi bro aravrariszazazezea ripa
paio : Lorenza ngi Ho. in mani, alfin 1, dai i
‘Ch’ ha Italia avvelenato; ‘Salvo da Ini mille: anime! a Il mondo
mi sia. EH 9 Leandro (4. LormNZO | con simulata ironia)
% TAL il salverài, mia “tnamo, | 79) È quegli'il gran? ;
Filosofo) di Il celebre Giordanb. VESTA Dal Tribunal del
Dèmoni Ù 401 1 PR. E O ARNO E ‘J RARE. |
Baura (| ‘801 ‘presa vi ala PISAE) | dia 39 DS IDE Lorenzo!
dui GicoL.. (a o pi di te-che mai sarà? F a
iI Gietiala (con dolore) Fui tradito !..-Oh
cerudoltà So IV I Santo phrto) Tana ‘in Cactpnse deg
Di palpiti, di ladina , Tempo,non è, mio cuore; .: .
‘ Salvarlo, fat Miracoli. DERE eo -0t devo ame l'amore. OL
DI Giordano © La luce tua mi sfolgora,
Fanciulla, nel pensiero; Se il mio profeta! Libero
Trionferà il mio vero. (poi fissando LORENZO) Quel
volto! V° è 1’ immagine Impressa di Teresa... Misto è quel
volto... e annunziami La gioia ed il dolor! (Prendendo per
mano LORENZO) Giovane, dimmi: sei tu di Roma? La tua favella
mel dice... Parla! Dimmi: tua madre come sì noma? Teresa
forse? Lorenzo Teresa?... Sì! SCENA V.
(In fondo appare ROMANO con SERVI e SOLDATI poi vengono
gl’Invitati). Giordano L’ inquisizione! Oh quale
orror! (a Lorenzo) E tu con essa? Ah traditor! o Io a te la vita
diedi... e la morte - Tu, iniquo, appresti al Genitor!... A te l’
inferno schiuda le porte... Sii maledetto, vil delator.
fekresrey=neoan0enencastecpregsoneeaossog@zor—rorerovrseereeeericrone
cer csvpirtetronertpariosonnen contiene nanenene Lorenzo
Tu... padre mio? Che mai feci io!... Padre, perdonami
_Se pur ancora ‘ Merto pietà. SCENA VI.
GU INVITATI che riappariscono da destra e sinistra e detti.
GI Envitati e Leandro La festa è orrenda! Fuggiamo
tutti; Qual tradimenti! > > Keco distrutti --- Degl’
innocenti Gli almi piacer. - HEomano
Grazie, o Ciel! Nelle mie mani Or Giordane io vedo tratto! Roma
esulti...! Il suo desìo Finalmente è soddisfatto.
Lerenzo Orrenda infamia! Tu il. padre mio?... Ah me
infelice! Che mai fec? io! Padre, perdonami... O Ciel, pietà!
2 ERA EeIOrtitiezast:nuvo cene cen
vinariesazyaza cc uPONPPA PESSANO MT RI Laura (a GIORDANO)
Delle amarezze il calice Berrò con te, Giordano;
Già in seno il duolo squarciami Il core a brano a brano;
Peno per te, pel figlio Mio primo e solo amor.
Leandro Oh come ovunque penetra La santa Inquisizione
! Come sarà terribile La sua imputazione ! In lui
perdiamo un figlio, Che della patria è onor. Giordano (4
LAURA) Ah no! Laura, non piangere... Giordano ha l’alma
forte ! Pel Vero è pronto a vincere Il duolo pur di morte!
Dio deh! ritorna il figlio A Laura e al Genitor,
Lorenzo Sento nel seno piovermi D'un aspro duol le
stille!... Il padre... oh! il padre scorgere ab 0);
Temon le mie pupille! Com'è infelice un figlio Ribelle al
genitor ! Romano Entro mi serpe un fremito, Che
mi sconvolge il core, Veggendo quest’ eretico Di scismi
banditore, Che, della Chiesa*figlio, Divenne traditor!
Leandro Tu piangi?... Incauto, a Lui {affida Pel
suo perdono; ma l’alma infida Nel suo rimorso gran pena avrà.
Coro (a LORENZO) Che piangi?... Ognuno vile ti grida;
Se’ un traditor; se’ un parricida! Nè Dio, nè il mondo n’avran
pietà. (I SOLDATI circondano GIORDANO e cala la tela/.
IITTTTAAEIAIII RA CORTI Affo
Cerzo IN ROMA Sala
nel palazzo dell’Inquisizione. — In fondo, nel mezzo della parete una
cortina nera che chiudela scena, — A sinistra una finestra aperta con
ferriata. In fondo un tavolo coperto con un tappeto nero, a cui
siedono il grande INQUISITORE e DUE SCRIVANI; ai lati siedono
gl’INQUISITORI, e, di fronte, GIORDANO, R0- MANO e LORENZO, — Porte a
destra e a sinistra. SCENA I. Romano
{> iordano! Voi siete’ D’innanzi ai vostri giudici, al
supremo Tribunal della terra! E qui dovete, Smésso l’antico
stile, Risponder vero, obbediente, umile. “cà ra
G. Inquisitore Vostro nome è Giordan Bruno?
Giordano Di Nola. mrantsiorizea nano (199 AMDI
ATTI ANI ANAZANAZA NZ RATTI TIT IATA TERI ri
prenpanianananananarenaenzana G. Inquisitore Vi
conosciamo! Voi correste in terre D’eretici; lè in Praga, in Francoforte.
‘ E predicaste spesso agl’ infedeli La santissima Chiesa
dileggiando Di Roma, tutti i novator germani Esaltando. D’
Iddio 1’ essenza in false Forme sponeste; come v’ inspirava
Mal talento. D’ Iddio la legge in pubblici E in segreti convegni
commentaste; Le coscienze fùr guaste. Giordano
Mentite! Solo io dissi agli uomini Il mondo ha una
visiera Di antiche, immense tenebre ; Cerchi la luce vera.
Dio vuol che l’uomo spinga L’acuta sua pupilla Fin dove in cielo
brilla L’eterno suo splendor. Coro d’Inquisitori
D’ anime felle Empia utopia! Il tuo, ribelle, Un Dio
non è. Non ha che larve - Tua fantasia; .0 & gi
ver disparve ; “Se in eresia ft fo i AI fuoco, ‘al fuoco: ©
Sia condannato! 1 “REP carcer. poco, s ra ! tal OmpIO, egli
de (Si apre la cortina’ dalla’ quale ‘escono pina DTA io
GRANDE INQUISITORE, quindi ROMANO, poi gli SCRIVANI, ‘gi ISQUISITORI, ed
sea pIoR-SSf DANÒ accompagnato, dalle GUARDIE. : Gala la cortina e
solo LORENZO rimane în ‘scend), SCENA DÒ dt e Laura
01,3 (LAURA entra dalla' sinisird e presi itasi) di LORENZO
| in atto supplichevole). SÉ Roe dia eor ATI v
Rat Laura! moi (HI dÉ tia Koi i È &
Loréiizo i «105 si vo MREPSRI RATA GIL
Lorenzo Di ea DO Ur PA Ale 2 i sd Met: la "I Che
vuoi tut ot Raid) fai I nSetdi o SERRA 2 Senti la
ToRe.e. un uomo Rico tu soi. “ rE: Lorenzo
Tinura! Da me che brami? Sento straziarmi il cuore...
Laura Ah! tu il padre salvar déi, Se una belva ancor non
sei. Lorenzo Tact Laura! Il ver dicesti È
mio padre! Io lo sentìa Quando'.il labbro suo: terribile. Me
colpevole maledia. È mio padre! Ancor lo sento AI perenne! e
fier tormento.‘ ©’ Che m’ opprime e strazia il cor. Laura
| Pietà del misero. Tuo genitor. Lorenzo
L’accento tuo terribile E un dardo al traditor. ebic
Laura Lorenzo. it i #1) Ma shananorazi scenza
sanacenencacaee cena sane oeanconeesccnionaacea—ea—e@ce0cui0reò’npsQa”ncceinci’’’
ne Agp ipmpasrssssso— Lorenzo Nol posso!
Laura Va da me lungi, o perfido, Se nieghi al
genitor Salvar la vita. E sorga il dì terribile
Che ognuno, o traditor, Ti nieghi aita.
Lorenzo Taci!.... e che far poss’ io? Laura
Aiutarmi a salvarlo; tu lo puoi! ‘Ei fugga da quell’ orrida
Fossa in serena terra, Ove su lui degli uomini Taccia sì
cruda guerra. Ove un demén carnefice Non trovi nell’ amico,
Nel figlio, un traditor; Ove il sovran suo spirito Onnipotente e
pio Possa inalzarsi libero Di tutti al Padre, a
Dio; E riabbracciar qui un figlio, Che traviò pentito,
Stringendolo al suo cor. . pra, im
masasenananasasesc’poossoncostor09posporooscoesaesose®
Lorenzo Quell’ardire, che in volto a te
brilla, La speranza, la fede m' ispira: E una sacra, divina
favilla Della fiamma, che tarde nel cor. Raura e
Lorenzo (assieme) Con te nutro la credula speme, Che a
giustizia il trionfo sorrida; Siamo uniti per vincere insieme Od
insieme da forti morir. (partono). Muta la scena. — Carcere di GIORDANO
con porte in fondo: dentro vedesi un giaciglio di pietra, una seg-
giola ed un tavolo su cuì arde una lampada. — A sinistra una scala
da cui si accede agli Uftizii del- l’ Inquisizione. SCENA
III. Giordane (seduto sul giaciglio) «Ecco, o Roma,
l’eretico In questo tetro carcere rinchiuso !.... Del
sangue suo dissetinsi I tuoi Inquisitori Ebbri di gioia
in lor ciechi furori! (Gleaso Sul rabido rogo dall’empio
innalzato La fiamma divampa sanguigna e stridente, Ma
in mezzo all'incendio securà possente Del martire invitto la voce
s’ udrà. Il rogo non strugge — la libera idea; Ma, eterna fenice —
risorge o sfavilla; Del vasto creato — nel verbo
s'inslilla Te dense tenebre — del mondo a fugar. In mano ai
carnefici — chi, miser, mi trasse, Tu fosti, mio figlio; — tu sli
maledetto ' 9 Ma no maledirti, + ma no, nol poss’io: La morte è un
trionfo — per me, figlio mio! SCENA IV. LORENZO apre
con furia la porta del fondo che mette nel carcere; indi entra anche
LAURA. Entrambi «$0NO Raealii in domino nero come i servi del-
V’ Inquisizione. Lorenzo (di piedi di GIORDANO) Padre
mio! Tuo figlio... Giordano Non sogno! Lorenzo
Si, son io, ch’ hai maledetto ; Ma figlio tuo! Ripeti un altra
volta La tua maledizione i Coll’ accento d’ un padre, ed al mio
cuore Più cara suonerà di quel che fora Del sacerdote la
benedizione ; Ah! lasciami morir a pieid tuoi. TIrCItIVISIÀ
poorrcensersantisaazuztt=veSnII=TIERERA TATE conuaca riv ertaziori (apusa ra
rara zar sara ra bist enaneronesane ‘Giordano Felice
è un tal momento! A me t’ adusse Iddio; Ora tu sei redento!
M’ abbraccia, o figlio mio. Lorenzo Padro' i]
mio cuore un balsamo Nella tua voce trova! Col tuo perdon
risorgere Mi sembra a vita nuova. Laura
Redento il figlio, accoglierlo Ben può il paterno core; Quale
inattesa grazia !.., Disparve ogni terrore. Mutti
(inginocchiandosi) Gran Dio, che fra le angoscie Apri a
quest’ alma il riso, E mesci ai loro spasimi In terra
un paradiso. A te, che i santi vincoli Riannodi di
natura, Salga da queste mura L’ inno de’ nostri
cor.
Giordano (STO ER Dal fondo del cor mio
2/0 SARA Grazie a te sien, gran Dio! a Pi E | SCENA
V. re k » à, s ER wr: DETTI, e ROMANO, che presentasi
in cima della >° dente. Fissa collo sguardo
LORENZO, indi scende rapidamente. Lo seguono il GUARDIANO Retles
va x carceri e i SERVI del S. UHEIZIO: - da si ‘Romano <
È Come tu qui?... La figlia ancor Di vedo, ea Oh mio furore ' eco 3 F :
x Laura e Lorenzo 00 o O qual terror! > ua | » Romano
È ‘ Giiordano.. - Questa ou fatale a me una figlia nn
dio Spa ma a te la vita. (LEANDRO, il GUARDIANO delle carceri ei
SERVI. del S. UFFIZIO mascherati ed armati si ap- d
pressano). Lg i VEL 7 Pi AE Li
unisoseorevrespropeosovo ” Romano (a GIORDANO)
Trencar ti voglio, qual vile stelo ; Delle tue carni la terra e il
Cielo Io colle fiamme consolerò. Lorenzo Ed io fidato
m’ ero a tal jena ? Tutto l’inferno qui si scatena, E cielo e terra
han di te orror. Laura e Leandro Sublime martire! La
tua gran vita Tronca in un lampo tra l’infinita Gioia... Qual
strazio sento nel cor! Giordano Del mio carnefice sul volto
scritto Sta col livore il suo delitto; Solo dal Cielo
giustizia avrò. Romano (a° Soldati) Innanzi al Tribunal condotto
sia. Coro (Servi e Soldati) S'innalza un turbine
Di guai novelli. Su de’ fratelli —
Tratti in error. E l’empio eretico < «N° è lavcagionez
9:13 <L Maledizione Sul corruttor! Al rogo ignifico
‘ Condotto Sia. © Chi l’eresia Tra noi portò. . Legge
inviolabile Il turbolento A tal tormento Già condannò.
RIC FROCIO RA ATONTAITA Atto
Quarto Gran sala nel Palazzo
dell’Inquisizione in Roma... —. Nel fondo una Galleria apertà sostenuta
da colonne, fra ile quali: si, aprono grandi fin:stre che lasciano
tra- vedere le cupole e i colli di Roma. — Porta: a de- stra e a
sinistra. — Nelmazzo un tavolo con quattro candelabri. — Siedono al
tavolo il grande INQUI- SITORE, ROMANO e ) UE SCRIVANI. — DUE SERVI
«ai. lati, quindi gl’ INQUISITORI, i SCENA I. Coro
d'Inquisitori || |) eo nembo dall’aere piove Lupa ' Di
Giordano su:l’empia cervice! "Non v'ha niun che l’appelli
infelice, Non v'ha cor che si muova a pietà. Pronto è il
rogo, la fiamma divampa... E pur essa la vittima è pronta !
AI gran Nome Cristiano quest’onta. Or. dal fuoco purgata sarà.
} SCENA II, Giordano (appressandosi). O sommo
Inquisitor! Giunta è l'estrema Ora, che me a gran
prova... al rogo.... appella! G. Inquisitore (alle guardie) Fuor
della porta vigilate ! (le guardie e i servi partono)
O Bruno Di Nola! Quest’ è 1’ ora che vi chiama Alla prova del
fuoco.... a morte.... 0 a vita Lieta d'ogni uom nel mondo! E a voi
concesso Ciò e’ ha nessuno fu giammai; la scelta Fra la vita e la
morte! Scegliete. E in, vostre man la vostra sorte!
Giordano (Mi tentan!) Che si vuol da ms? Parlate. G.
Inquisitore Qui in faccia a tutti, dichiararvi figlio Della
Romana Chiesa ora e in eterno E vi doniam la vita; rimarrete
Prigion; ma al figlio libertà darete! Giordano. Dèmone tentator! Nol
vò.... nol posso! G. Inquisitore (qa RomaANO)] Perduto! Udiste
?... La sentenza è data! (Parte coi servi, Le guardie circondano
GIORDANO e partono). i SCENA II. Romano (in preda a
soffocato sdegno). Cieco sirumento io sono all’empie voglie
Di costoro! Ubbidir sempre... e frattanto Spezzare di mia figlia il
vergin core, Serbando la mia vita al lutto e al pianto! O Laura, tu
l’adori D’averno il rio Filosofo, Che con l'accento magico
Tuo cuor conquise già. Or ei morrà sul rogo!... Ma temo per mia
figlia. Dal duol trafitta, all’empio Vicina ella cadrà!... Senza la
figlia, il padre Più viver non potrà. To l’adoro! In lei
Tiposi Ogni speme ed ogni alta; La mia luce, la mia vita Con
la sua si spegnerà. Volgi, o Dio su me, su lei Un tuo sguardo
protettor, E la figlia, che perdei Deh! ridona al
genitor. (ROMANO parte da sinistra e nell'uscire si. moontra con
LAURA). CA SCENA IV. Laura
(apprdssandosi ‘a ROMANO) Ah! padre caro, mi benedici! Quel
divin spirto, che t’empie il core, Io pur lo sento! Odio i nemici
Di quel gran ùomo;-che' giùsto muore. Ma tu, che. il puoi, deh! tu lo
salva;; Se Do, «con Lui io morirò. : (Romano La
rea fiamma, che in cor ti VE Per chi scuote de’ Papi l’impero,
Sulla fronte il delitto’ ti Stampa Che tu svolgi nel cupo pensiero...
“Salvo tu vuoi Giordano ? Iniqua ! Nol sperar... tu Il chiedi >
invano. i (parte) Laura (con disperazione) Più
di salvarlo non v' ha speranza! L’ ala nel tempo batte spietata!
Ah! la fatale ora 8° avanza. i Con te Giordano io morirò. ( prende
il veleno) A morte infame traggono. ; L’ apostolo del vero;
Ma dal suo rogo. pallida; | La fiamma sorgerà. Che sovra. il cieco
popolo... La luce porterà; COLERE Nè più potrassi spegnere
Quel fuoco che foriero Sarà di libertà. | Coro frecta
judicate filù hominum Laura Quai voci ascolto! Lugubre
E questo il canto estremo, Ch’ ora al supplizio adduce- L’apostolo
del Ver. Coro Recta judicate fili hominum Laura
Con te Giordano! Morir voglio! Al gaudio tuo volar desio.
SCENA Ve {LORENZO e LEANDRO col corteo funebre
s’inol- trano nella scena. GIORDANO Tifo, le guardie si fa avanti
nel mezzo). Giordano. Gran Dio! la vittima. Tu vedi pronta Il
rogo a scendere \a 1 1 Per la tua, fe; CERRI TERA ee
L'ira de’ perfidi, Ovunque. conta, Oggi terribile
Piombò su di me. Coro Etenim in corde iniquilates
operamini; Injustitias manus vestrae concinnant. Lorenzo. Si
squarcino le tenebre Or dell’uman pensiero, E torni vivo a
splendere Il sol di verità, Che strugga alla tirannide L’
atroce maestà, E’ incenerisca i fulmini Del mistico nocchiero
Nella futura età.. Giordano e Leandro Da’ rei carnefici Il
rogo ardente Pel nuovo martire E posto là; Ma la
giustizia Di Dio clemente Le braccia schiudere A Lui vorrà. GIORDANO
circondato ddlle guardie parte col corteo. Leandro, Cero (partendo)
In terra injustitias manus. vestrae concinnant. (LORENZO s’appressa
a LAURA, che si troverd, vicina. a ROMANO), i Lorenzo (con
disperazione) O Padre, addio. Per me l’estrema Ora fatale suonata
è già? Guarda tuo figlio, che più non trema Nel vendicare la
verità. A me di Laura l’amor fu tolto : Perchè un mistero
buio sognai... Ah! padre, credilo, tutto: ignorai; Solo or la luce
scorgo del Ver. ER omamno Lorenzo! Lorenzo
[trattosi dall’ abito uu pugnale, si ferisce. Laura! Laura (riavendosi
avvicinasi a LORENZO) Al gaudio Ei vola. Romane (sorreggendo
LORENZO) Serbate a quanti spasimi E il povero mio cor?
o aaravai -ercerecote e ————merie—i ve oraconcorsoee
«n - peacee -LilsSTFri= pone rete na dor e. Lorenzo È tardi,
o padre, il piangere... . Anche Lorenzo... muor! (gli cadde ai
piedi). Romano. /Odesi “una campana a lenti rintocchi;
avvicinandosi a LAURA e sorreggendola/ Orribil pena mi
strazia il core... Un disumano fui genitore...! Non v’ha infelice
al par di me! Laura (presso LORENZO) Lieta è quest’
ora... della mia vita... Bel paradiso la via... m’ addita
Giordano.... Io volo... In ciel... con tel (Da una finestra
vedonsi le fiamme del rogo, ed un urlo di popolo annunzia la fine
dello spettacolo. Cala la tela], op de nia - oe
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Contestabile. Keywords: BRVNO, nobilita italiana, la famiglia Contestabile
financia la rivolta di Campanella -- filosofia medioevale, Bruno, il
melodramma. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Contestabile” – The Swimming-Pool
Library.


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