Grice e Corbellini – darwinismo
politizzato – filosofia italiana – Luigi Speranza (Cadeo, Cardeo).
Filosofo italiano. Grice: “I like Corbellini; of course he has to defend
science versus what he calls – alla Popper? – ‘pseudoscenza’ in Italy, which he
calls ‘il paese della pseudoscenza’ – I thought that was Oxford!” I sui
interessi riguardano la grammatical del vivente, la storia della medicina e la
bioetica. Insegna Roma. Si laurea con “L’epistemologia evoluzionistica”.I suoi interessi
di studio hanno riguardato la storia e la filosofia della biologia
evoluzionistica, delle immunoscienze e delle neuroscienze, per includere poi
anche lo studio della storia della malaria e della malariologia in Italia,
delle ricadute della genetica molecolare, delle implicazioni dell’evoluzione e
l'evoluzione. L'approccio storico-epistemologico all'evoluzione trovato una
sintesi nella ricostruzione della storia delle idee di “salute” e malattia e
delle trasformazioni metodologiche a cui è andata incontro la ricerca delle
spiegazione causale della salute. La sua ricerca si è orientata anche verso
l'esame delle radici delle controversie bioetiche. Difende un'idea non
confessionale della bioetica, che ha radici filosofiche in uno scetticismo
morale radicale, naturalistico e non relativista (Bioetica per perplessi. Una
guida ragionata, Mondadori). Coltiva anche
un interesse per la percezione sociale e il ruolo della scienza nella
costruzione del valore civile. Sostiene che l'invenzione e l'espansione del
metodo scientifico hanno consentito e favorito l'evoluzione del libero mercato
e della stato di diritto, ovvero che la scienza ha funzionano come
catalizzatore nella costruzione e manutenzione dei valori critico-cognitivi e
morali che rendono possibile il funzionamento del sistema liberal-democratico. Altre opere: “Nel Paese della Pseudoscienza.
Perché i pregiudizi minacciano la nostra libertà” (Milano, Feltrinelli); “Cavie?
Sperimentazione e diritti animali” (Bologna, Il Mulino); “Tutta colpa del
cervello: un'introduzione alla neuro-etica” (Milano, Mondadori Università,;
Scienza, Torino, Bollati Boringhieri); “Dalla cura alla scienza” (Milano,
Encyclomedia Publishers); “Scienza, quindi democrazia, Torino, Einaudi); “Perché
gli scienziati non sono pericolosi” (Milano, Longanesi); “La razionalità
negata. Psichiatria e antipsichiatria in Italia (con Giovanni Jervis), Torino,
Bollati Boringhieri, EBM); “Medicina basata sull'evoluzione” (Roma-Bari,
Laterza); “Bi(blio)etica” (Torino, Einaudi); “Breve storia delle idee di salute
e malattia” (Roma, Carocci); “La grammatica del vivente. Storia della biologia
e della medicina molecolare” (Roma-Bari, Laterza); “L'evoluzione del pensiero
immunologico” (Bollati Boringhieri, Torino). L’errore di Darwin. Introduzione; 1. Dall’etica medica alla bioetica; 2. Il
senso morale umano e le controversie bioetiche; 3. Sperimentazione sull’uomo e
consenso informato; 4. Scelte di fine vita; 5. Scelte di inizio vita; 6.
Medicina genetica; 7. Sperimentazione animale; 8. Medicina dei trapianti e
definizione di morte; 9. Etica della ricerca responsabile; 10. Medicina
rigenerativa e staminali; 11. Neuroetica; 12. Etica ambientale e OGM; 13. Etica
della comunicazione scientifica, della percezione della scienza e del «gender»;
Indice dei box; Indice analitico; Indice dei nomi. Come nota Gilberto
Corbellini nella prefazione all’edizione italiana del libro di Ru- bin, il tentativo
di applicare l’approccio evoluzionistico alla (filosofia) politica spesso
rischia di venire frainteso. Il frain- tendimento più comune e pericoloso
deriva dalla mancata distinzione tra il “darwinismo politicizzato” e la
“politica darwiniana”: il primo è costituito, come è accaduto nel caso del
socialdarwinismo di fine Ottocento, dall’«interpretazio- ne strumentale e priva
di coerenza logica o di basi scientifi- che delle idee darwiniane per difendere
qualche particolare ideologia politica»; la seconda, invece, consiste nell’«uso
delle conoscenze evoluzionistiche sulla natura umana per meglio comprendere le
origini delle preferenze politiche in- dividuali, la loro distribuzione sociale
e le dissonanze tra gli adattamenti ancestrali e l’ambiente attuale».58 Ridley
si mostra ben consapevole del rischio di trasformare la politi- ca darwiniana
in ideologia. Questo, tuttavia, non gli impe- disce di avanzare alcuni
suggerimenti di politica economica 54. Cfr. Skyrms, The Evolution of Social
Contract, pp. 108-109 e Festa “Teoria dei giochi, metodo delle scienze sociali
e filosofia della politica”, Prefazione a de Jasay, Scelta, contratto,
consenso, pp. 8-9). Alcune immani tragedie che hanno segnato la storia degli
ultimi due secoli sembrano dovute, almeno in parte, all’ignoranza – e,
talvolta, alla ne- gazione – di alcune caratteristiche essenziali della natura
umana. Per esempio, Ridley (p. 322) osserva che «Karl Marx vagheggiava un
sistema sociale che avrebbe funzionato solo se fossimo stati degli angeli, ed è
fallito perché siamo invece degli animali». 55. Peter Singer, Una sinistra
dawiniana. Politica, evoluzione e cooperazione, Torino, Edizioni di Comunità,
2000 (1999). 56. Larry Arnhart, Darwinian Conservatism, Exeter (UK), Imprint
Academic, 2005. 57. Rubin, La politica secondo Darwin. 58. Gilberto Corbellini,
“Politica darwiniana vs darwinismo politicizzato”, prefazione a Rubin, La
politica secondo Darwin, p. 9. 31 Ridley.Origini.Virtu.indd Le origini
della virtù – si vedano soprattutto gli ultimi tre capitoli del libro – che gli
sembrano compatibili con le nostre tendenze evolutive. La prospettiva
filosofico-politica che ne emerge è un libe- ralismo con tendenze anarchiche,
che non sarebbe inappro- priato chiamare “anarco-liberalismo”.59 Tale
prospettiva, ispirata dalla grande fiducia di Ridley negli istinti coopera-
tivi e altruistici degli esseri umani, sfocia infatti nella difesa di un ordine
politico-economico nel quale il ruolo del gover- no e dell’intervento pubblico
è ridotto ai minimi termini: Recuperiamo la visione di Kropotkin, che
immaginava un mondo di liberi individui. [...] Non sono così ingenuo da pensare
che ciò possa accadere da un giorno all’altro, o che qualche forma di governo
non sia necessaria. Ma metto se- riamente in dubbio la necessità di uno Stato
che decide ogni minimo dettaglio della nostra vita e si attacca come una
gigantesca pulce alla schiena della nazione.60 D’altra parte, Ridley si rende
conto che, mentre le solu- zioni politico-economiche da lui favorite si
accordano con alcune tendenze evolutive umane, confliggono però con al- tre.
Per esempio, egli osserva che certe istituzioni economi- camente adeguate nella
società moderna, come la proprietà privata, possono entrare in tensione con le
tendenze primi- tive all’egualitarismo, alla redistribuzione e al rifiuto
dell’accumulazione di ricchezza.61 L’analisi dei conflitti tra le moderne
istituzioni politico-economiche e le nostre ten- denze primitive è uno degli
argomenti centrali del già citato libro di Rubin.Le “Imperfezioni umane” di
Pani e Corbellini Di Valeria Covato | 06/06/2016 - Mailing Le “Imperfezioni
umane” di Pani e Corbellini Fornire un punto di vista innovativo, cioè
evoluzionistico, di tutto quello che riguarda la salute e le disfunzioni
comportamentali, e suggerire qualche punto di vista originale sul perché
nonostante le dissonanze evolutive, la condizione umana è globalmente
migliorata. È questo l’obiettivo del libro dal titolo “Imperfezioni umane.
Cervello e dissonanze evolutive: malattie e salute tra biologia e cultura”
(Rubbettino), scritto da Luca Pani e Gilberto Corbellini, che sarà presentato
domani, martedì 7 giugno, alle ore 16.30 a Roma presso il Centro studi americani
(Via Caetani, 32). Dopo i saluti di Paolo Messa, direttore Centro studi
americani, interverranno alla presentazione moderata da Micaela Palmieri (Tg1)
monsignor Lorenzo Leuzzi, Vescovo ausiliare di Roma, Alberto Mingardi,
direttore generale Istituto Bruno Leoni, Benedetto Ippolito, professore di
storia della Filosofia presso l’università Roma tre. IL VOLUME
“Negli ultimi vent’anni una nuova ipotesi di lavoro si è fatta strada in ambito
medico sanitario, definita nel mondo anglosassone «evolutionary mismatch»
(dissonanza evoluzionistica) – raccontano gli autori -. Questa teoria assume,
in pratica, che l’ambiente nel quale la nostra specie ha acquisito i suoi
tratti adattativi sia drammaticamente cambiato in un tempo troppo breve perché
predisposizioni o tratti genetici e fenotipici dell’organismo fossero in grado
di adeguarsi, per selezione naturale, alle novità”. Le conseguenze di queste
dissonanze? “Disfunzioni o disturbi o rischi che richiedono un approccio
medico”. “Il libro è diviso in tre parti – spiegano Pani e Corbellini –
Si inizia con un’illustrazione dei presupposti di qualunque strategia
motivazionale, cioè dei meccanismi che sono alla base del piacere e delle
ricompense, e da cui deriva – in ultima istanza – la possibilità di acquisire nuove
conoscenze che consentono di affrontare le incertezze psicologiche che si
accompagnano a qualunque comportamento esplorativo. La riflessione prosegue con
esemplificazioni di risposte comportamentali che in particolari (o mutate)
condizioni si manifestano come malattie. Il terzo capitolo è dedicato in modo
specifico al comportamento alimentare e discute l’esempio più eclatante di
dissonanza evoluzionistica: il mismatch metabolico. Gli ultimi due capitoli
affrontano una serie d’imperfezioni e predisposizioni comportamentali umane che
scaturiscono da compromessi evolutivi, e che risultavano vantaggiose o meno nel
contesto dell’adattamento evolutivo, mentre i cambiamenti ambientali
determinati dall’evoluzione culturale hanno generato, a loro volta, ulteriori
fenomeni disadattativi”. Nel dettaglio gli autori descrivono le dissonanze
create dai nuovi contesti di vita per quanto riguarda cicli del sonno, accesso
al cibo, comunicazione, cooperazione ovvero isolamento sociale, oppure di
comportamenti più complessi come la rabbia aggressiva o l’altruismo; ma anche
le preferenze politiche o l’intelligenza. Negli ultimi capitoli del volume
emergono anche idee e ipotesi relative a scoperte cognitive e innovazioni che
hanno migliorato la condizione umana, o reso possibili cambiamenti
comportamentali incredibili.Il concetto di libero arbitrio implica che sussista
nelle persone, dato un certo grado di sviluppo cognitivo e morale, la capacità
di decidere e di agire, scegliendo tra diverse alternative disponibili, senza
essere condizionati da fattori fisici o biologici di qualunque genere. Si
assume, in altri termini, che le persone maturino una cosiddetta “agenticità”,
cioè una capacità di agire e decidere in un quadro di consapevolezza degli
effetti prodotti, che non è riducibile o spiegabile sulla base dei processi
neurobiologici che hanno luogo nel cervello e/o alle leggi fisiche che li
governano. Di libero arbitrio si può parlare, comunque, in molti modi e da
diverse prospettive: filosofica, metafisica, giuridica, psicologica, etc.
Nel corso dell’evoluzione della specie, abbiamo sviluppato strutture
cerebrali che ci fanno appunto “credere” di essere liberi e poter decidere in
completa autonomia, e su questa finzione abbiamo costruito il nostro
straordinario successo di animali sociali Negli ultimi decenni le
neuroscienze cognitive e comportamentali hanno profondamente messo in dubbio,
con una quantità crescente di prove, la visione classica di “libero arbitrio”,
aprendo un dibattito scientifico ancora in corso. Qual è la sua posizione
all’interno del dibattito? La mia posizione è che il libero arbitrio è
una credenza senza senso, come aveva spiegato bene, molto prima delle
neuroscienze, il filosofo Spinoza. Se ci fosse qualcosa come il “libero
arbitrio”, allora davvero potrebbe esserci qualsiasi cosa ci possiamo
immaginare. Tuttavia, è vero che,nel corso dell’evoluzione della
specie,abbiamo sviluppato strutture cerebrali che ci fanno appunto “credere” di
essere liberi e poter decidere in completa autonomia, e su questa finzione
abbiamo costruito il nostro straordinario successo di animali sociali. Il
libero arbitrio è un’illusione, ma un’illusione molto produttiva.
L’intuizione di ritenersi liberi, in un senso vago o indefinito, è una forma di
autoinganno, come tante altre che sono prodotte dalla nostra coscienza, che nel
tempo è stata socialmente addomesticata per inventare un altro autoinganno,
cioè un senso individuale di responsabilità, con tutte le conseguenze che ne
derivano anche per l’organizzazione di un ordine sociale efficiente sulla base
di un sistema di obblighi. Ovviamente questa strategia è modulata da
specifiche condizioni ecologiche e sociali, per cui in alcuni contesti questa
illusione si può espandere e diventare la base di sistemi anche molto progrediti
per qualità di vita, come quelli occidentali, mentre in altri ambienti di vita
sarà più adattativo che tale intuizione e illusione non maturi neppure, o
maturi in forme che sono funzionali a all’accettazione di un comportamento
consapevolmente eterodiretto. L’intuizione di ritenersi liberi è
una forma di autoinganno che nel tempo è stata socialmente addomesticata per
inventare un altro autoinganno, cioè un senso individuale di
responsabilità Quali sono i rapporti fra emozioni e pensiero razionale?
Con quali modalità le due componenti guidano il comportamento umano? In
che misura siamo (o possiamo essere) consapevoli di queste influenze?
Non è del tutto chiaro nei dettagli come interagiscano le strutture del
cervello che controllano le emozioni o le reazioni impulsive, e quelle che
controllano la pianificazione di azioni calcolate. Quello che si sa è che
alcune condizioni, come trovarsi di fronte un’altra persona preferibilmente con
le proprie stesse caratteristiche somatiche o un parente, induca l’inibizione
di un comportamento utilitaristico, cioè volto a massimizzare qualche beneficio
in generale a prescindere dai danni che si possono arrecare alle persone;
ovvero che induca un comportamento di accudimento o altruistico, di carattere
parentale o reciproco. Mentre situazioni contrarie all’ordine morale
appreso socialmente e attraverso l’educazione scatenano quasi automaticamente
reazioni di disgusto o qualche altra avversione emotiva (ad esempio, rabbia o
disprezzo). Se non ci sono di mezzo contatti fisici, o rapporti parentali
con altre persone, o impulsi emotivi avversi, le persone possono applicare un
calcolo razionale e quindi scegliere un’azione in base all’utilità percepita o
calcolata. Comunque esistono diverse teorie su come emozioni e ragione
entrano in gioco nelle scelte in generale, e in quelle morali in particolare.
Quello che si sta sottovalutando, penso, è il ruolo che le emozioni, che
mediano i valori morali, possono giocare nell’apprendimento di comportamenti,
che a loro volta retroagiscono sui valori, cioè che possono cambiare nel tempo
le predisposizioni delle persone nel rispondere a situazioni identiche o
diverse. In altre parole, le emozioni servono direttamente alla sopravvivenza
ed entrano in azione quando è minacciata l’omeostasi funzionale a qualche
livello, e quindi servono a premiare o punire i comportamenti appresi sulla
base della funzionalità che manifestano. Ma questi nuovi comportamenti possono
far scoprire nuovi valori, cioè trovare premianti strategie diverse da quelle
prevalenti nella società, e quindi modulare le emozioni originarie, evitando
che gli impulsi emotivi inducano risposte non calcolate e che potrebbero essere
deleterie. In fondo, dato che noi occidentali sul piano genetico siamo
praticamente uguali agli altri gruppi umani, qualcosa del genere potrebbe
spiegare come ci siamo affrancati moralmente e politicamente da schemi
decisionali tribali od oppressivi. Credits to Unsplash.com Parliamo
del legame tra violenza ed evoluzione: qual è il ruolo ricoperto
dall’aggressività nell’evoluzione della specie, e quali sono le possibili
determinanti genetiche del comportamento aggressivo?
L’aggressività, come la cooperazione, è stata un fattore chiave per la
sopravvivenza e l’evoluzione della nostra specie. Come tutti i tratti,
l’aggressività è polimorfica e quindi ci sono persone geneticamente più
predispostedi altre all’aggressività. È verosimile che la selezione
sociale abbia col tempo reso più vantaggiosi i geni della cooperazione in
alcuni contesti ecologici, e quindi favorito il processo socio-culturale che
nell’età moderna ha ridotto drammaticamente la violenza sul pianeta, e
soprattutto nel mondo che ha inventato la scienza e ha abbracciato lo stato di
diritto. I governi occidentali continuano giustamente la lotta contro la
criminalità e la violenza, ma nella storia del pianeta non c’è mai stata così
poca violenza e aggressività, non solo in occidente ma nel mondo in generale,
rispetto a oggi. Steven Pinker ha dimostrato questo fatto in un
dettagliatissimo e acuto libro, “Il declino della violenza”. Nella
storia del pianeta non c’è mai stata così poca violenza e aggressività, non
solo in occidente ma nel mondo in generale, rispetto a oggi E per quanto
riguarda la differenza di genere? Cosa sappiamo dei rapporti tra cervello
maschile, cervello femminile e comportamento aggressivo? Le differenze di
genere nel comportamento aggressivo esistono. Studiando complessivamente
l’aggressività di bambini e bambine si è visto che i due generi sono egualmente
aggressivi verbalmente, mentre i bambini lo sono di più fisicamente rispetto
alle bambine. Nel complesso i bambini sono più aggressivi delle bambine sul
piano dell’aggressione diretta. Mentre le bambine sono indirettamente
aggressive anche più dei bambini. Queste differenze, come altre, dipendono
verosimilmente da stimoli ormonali nel corso dello sviluppo e rispondono a
strategie adattative selettivamente vantaggiose nell’ambiente dell’evoluzione.
Il modo in cui maturano il cervello maschile e femminile dipende molto dai
contesti e si conoscono diversi fattori ambientali e culturali che influenzano,
ad esempio, la violenza a carico delle donne. Ci sono prove concrete del fatto
che il patriarcato e la sua istituzione giuridica sono fattori importanti per
la persistenza della violenza maschile ai danni delle donne, e del fatto che
ridurre il dominio maschile attraverso delle adeguate politiche sociali riduce
la violenza maschile e che la cooperazione tra donne riduce la violenza
maschile sia contro le donne sia contro altri uomini. Parliamo ora delle
differenze individuali nel controllo degli impulsi… Non ci sono
moltissimi dati, ma uno studio di qualche anno fa ha esaminato cosa avviene nel
cervello quando si fanno scelte impulsive, che svalutano una ricompensa
ritardata, ovvero come viene rappresentata dinamicamente nel cervello la
svalutazione del ritardo quando si sta aspettando e anticipando una
ricompensapossibile che è stata desiderata e scelta. La
corteccia prefrontale ventromedialemanifesta uno schema caratteristico di
attività durante il periodo di ritardo nel ricevere la ricompensa, oltre a
esercitare un’attività modulatoria durante la scelta, che è coerente con la
codificazione del tempo durante il quale avviene una svalutazione del valore
soggettivo. Lostriato ventrale esibisce a sua volta uno schema di attività
simile, ma preferenzialmente negli individui impulsivi. Un profilo contrastante
di attività collegata al ritardo e alla scelta è stata osservata nella
corteccia prefrontale anteriore, ma selettivamente in persone pazienti, cioè
non impulsive. Quindi corteccia prefrontale ventromediale e corteccia
prefrontale anteriore esercitano – sebbene ciò sia ancora da chiarire come –
influenze modulatorie ma opposte rispetto all’attivazione dello striato ventrale.
Ovvero quell’esperimento ci dice che il comportamento impulsivo e
l’autocontrollo sono collegati a rappresentazioni neurali del valore di future
ricompense, non solo durante la scelta, ma anche nelle fasi di ritardo
post-scelta. Cosa può voler dire tutto questo per il nostro discorso? Mi
lasci citare ancora Spinoza, per il quale è «libera quella cosa che esiste e
agisce unicamente in virtù della necessità della sua natura». La vera libertà,
è autonomia e indipendenza, non arbitrio o scelta indeterminata. Quindi si è
tanto più liberi e non soggetti a impulsi, quanto più alcune strutture del
nostro cervello, altamente connesse e addestrate dall’esperienza, lo rendono
autonomo e meno soggetto o costrizioni esterne. Credits to
Unsplash.com Quali sono le possibili influenze delle disfunzioni cognitive e
dei fattori ambientali sulla capacità decisionale (anche ai fini
dell’imputazione penale)? Può condividere con noi qualche caso di studio?
Casi di studio ce ne sono diversi, ma quelli al momento più esemplari
riguardano gli effetti delle varianti alleliche del gene della monoaminossidasi
A (MAOA), detto anche “gene del guerriero”, in quanto collegato
all’aggressività su basi osservazionali mirate. In sostanza le persone con la
variante che produce meno MAOA rispondono in modi più aggressivi e violenti,
rispetto a chi esprime livelli più alti. Il fatto interessante è che se
queste persone predisposte all’aggressività sono state allevate in ambienti
accoglienti, esprimono un’aggressività minore rispetto a omologhi genetici
cresciuti in famiglie disagiate. Anche dati sperimentali in ambito psicologico
e di economia comportamentale dimostrano che le aggressioni hanno luogo con
maggiore intensità e frequenza, quando provocate in un contesto sperimentale,
soprattutto in soggetti con una bassa attività di MAOA (MAOA-L). Gli studi
sperimentali mostrano anche che il MAOA è meno associato con la comparsa
dell’aggressione in una condizione di bassa provocazione, ma predice più
significativamente il comportamento aggressivo in una situazione molto
provocatoria. Esiste ormai una letteratura sterminata anche sui casi di
persone con anomalie morfologiche e funzionali dell’amigdala che regolarmente
esprimono un profilo sociopatico, ovvero che non provano emozioni negative
quando provocano sofferenze in altri individui. Si conoscono inoltre casi di
tumori cerebrali o lesioni neurologiche che alterano la personalità
individuale, e non poche persone hanno commesso crimini in quanto un tumore
cerebrale ha alterato le loro capacità decisionali. La
memoria del testimone: in particolare, come si accerta l’attendibilità della
testimonianza e quali sono i principali metodi di verifica? Il sistema
giudiziario si fonda sulla memoria: interrogatorio/confronto, testimonianze,
ricordo dei giurati al momento di discutere il verdetto. Ma la memoria umana è
falsata: il cervello non è una videocamera né un computer. Siamo suscettibili a
false memorie. Gli stati emotivi influenzano la qualità della memoria. La
nostra storia personale influenza il modo in cui ricordiamo. Gli psicologi e
gli esperti studiano soprattutto il problema della testimonianza oculare,
perché in ben tre casi su cinque le identificazioni si rivelano
sbagliate. Esistono diversi metodi di controllo/verifica e volti a
ridurre gli errori nelle testimonianze. Uno di questi analizza per esempio
l’accuratezzadella testimonianza oculare e delle modalità di interrogatorio del
testimone, per arrivare a una probabilità relativa al caso. Il
sistema giudiziario si fonda sulla memoria. Ma la memoria umana è falsata: il
cervello non è una videocamera né un computer. Siamo suscettibili a false
memorie. Esiste anche un diritto alla riservatezza per i nostri ricordi.
Nel senso che se io non intendo comunicare a qualcuno un ricordo, ho diritto a
tenerlo per me. Un giudice deve avere forti ragioni per forzare l’accesso alla
mia memoria, ed è comunque tenuto a rispettare i miei diritti fondamentali se
ci prova. Se davvero si riuscirà a costruire affidabili brain lie detector,
macchine della verità con accesso alle memorie cerebrali, si configurerà un
problema sul fronte di normare i limiti del diritto di un giudice far rilevare
impronte mnestiche del nostro cervello, i ai fini di un’indagine processuale.
Non tanto per la riservatezza del dato di interesse, cioè se un imputato o un
testimone mentono o dico la verità nel caso in specie, ma per il fatto che
quell’accesso può rendere noti dei fatti che non hanno rilevanza con l’indagine
e che potrebbero danneggiare la persona. Inoltre, alcuni farmaci e
tecnologie possono potenziare la memoria individuale. Ebbene, sarebbe lecito
consentire a o incentivare alcuni attori del procedimento giudiziario (giudici
e giurati) a potenziare le loro memorie ai fini di un più efficiente
funzionamento del sistema? La morale ha, o potrebbe avere,
un fondamento biologico? La morale ha un fondamento biologico. La morale
serve a tenere insieme i gruppi umani sociali, e ha creato le premesse
sociobiologiche per l’affermarsi della religiosità quale sistema di controllo
incorporato nelle persone e alimentato socialmente per garantire che i valori
morali adattativi in società meno complesse delle nostre siano mantenuti e
trasmessi. In prospettiva: quali sono a suo avviso i possibili intrecci
tra acquisizioni neuroscientifiche e diritto penale? Quale impatto potrebbero
avere sugli attuali meccanismi di attribuzione della responsabilità e di
applicazione della pena? Su questo punto la penso come chi ha detto che
con l’arrivo delle neuroscienze, nel diritto, “cambia tutto e non cambia
niente”[1]. Vale a dire che il concetto di libero arbitrio e quello
intuitivo di giustizia come retribuzione (caratteristico del diritto naturale)
sono destinati a essere abbandonati, perché privi di basi teorico-fattuali.
Mentre si potrebbe affermare un concetto consequenzialista(utilitarista) della
concezione della pena, più vicino al diritto positivo. Il concetto
di libero arbitrio e quello intuitivo di giustizia come retribuzione
(caratteristico del diritto naturale) sono destinati a essere abbandonati,
perché privi di basi teorico-fattuali In Italia, come vengono accolte
dalla magistratura le evidenze neuroscientifiche? E a livello
internazionale? L’Italia è all’avanguardia, se così si può dire, nell’uso
di prove neuroscientifiche in tribunale. Due sentenze in particolare, Trieste
2009 e Como 2011, riconobbero il ruolo causale di tratti neurogenetici nel
comportamento delittuoso, e di conseguenza attribuirono uno sconto di
pena. Le sentenze italiane sono state accolte con allarme in diversi
contesti internazionali. Ma c’è poco da fare: se queste conoscenze e tecnologie
acquisiranno una base sperimentalmente solida e consentiranno di prevedere con
buona attendibilità le predisposizioni a commettere reati, è inevitabile che
entreranno a far parte dello strumentario di lavoro dei giudici.
Tuttavia, esiste un’ambivalenza in Italia, come in altri paesi, verso l’uso
delle prove neuroscientifiche. Intanto in Italia non tutti i giudici hanno
ancora chiaro cosa sia una perizia neuroscientifica e ignorano
criteriepistemologicamente validi e formalmente definiti per scegliere periti
che apportino davvero prove scientifiche e controllate nel contesto di un
dibattimento processuale. Ciò sebbene la Cassazione abbia in sentenze recenti
fatto proprio lo Standard Daubert, che elenca regole di ammissibilità delle
prove nei processi statunitensi. Inoltre, si tratta comunque di definire
cosa implica una diminuita imputabilità per colui che commette un reato, in
quanto le sue azioni e decisioni dipendevano dal modo di funzionare del
cervello e dalla sua dotazione genetica. Questo individuo è meno libero di
altri e quindi anche meno responsabile, e quindi le sanzioni dovrebbero essere
volte a ridurre al minimo le probabilità di reiterazione del o dei reati. Il
riferimento è al noto scritto di Greene, J. Cohen, For the law, neuroscience
changes nothing and everything, in Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci, 359,
2004, pp. 1775 ss. Wikipedia Ricerca Storia del pensiero evoluzionista
aspetti storici dell'evoluzionismo Lingua Segui Modifica Evoluzione
CollapsedtreeLabels-simplified.svg Meccanismi e processi Adattamento Deriva
genetica Equilibri punteggiati Flusso genico Mutazione Radiazione adattativa
Selezione artificiale Selezione ecologica Selezione naturale Selezione sessuale
Speciazione Storia dell'evoluzionismo Storia del pensiero evoluzionista
Lamarckismo Charles Darwin L'origine delle specie Neodarwinismo Saltazionismo
Antievoluzionismo Campi della Biologia evolutiva Biologia evolutiva dello
sviluppo Cladistica Evoluzione della vita Evoluzione molecolare Evoluzione
degli insetti Evoluzione dei vertebrati Evoluzione dei dinosauri Evoluzione
degli uccelli Evoluzione dei mammiferi Evoluzione dei cetacei Evoluzione
dei primati Evoluzione umana Filogenetica Genetica delle popolazioni Genetica
ecologica Medicina evoluzionistica Genomica della conservazione Portale
Biologia · V · D · M La prima traccia dell'idea di un'evoluzione
biologicadegli esseri viventi è la teoria sull'origine della vitaattribuita[1][2]
ad Anassimandro di Mileto. Gli animali ebbero origine nell'acqua, dove erano
tutti simili a pesci; con il tempo sono saliti sulla terraferma dove, liberati
dalle scaglie, hanno continuato a vivere. Tale fu anche l'origine
dell'uomo.[3] Con l'avvento del Cristianesimo, e fino almeno all'evo
moderno, l'indagine scientifica fu dominata dall'impianto filosofico
essenzialista di derivazione aristotelica, nel quale la possibilità stessa
della conoscenza si fonda sulla fissità della specie; inoltre, l'evoluzione non
si armonizza con la Genesi e non trova collocazione in un sistema di
riferimento che considera le specie immutabili perché perfette, in quanto
create ex nihilo da Dio. Nel XVII secolo, col riaffiorare delle antiche
concezioni, la parola evoluzione cominciò ad essere utilizzata come riferimento
a un'ordinata sequenza di eventi, particolarmente quando un risultato si
trovava, in qualche modo, già dall'inizio contenuto all'interno di essa.
Nel XVIII secolo la storia naturale si sviluppò enormemente, mirando ad
investigare e catalogare le meraviglie dell'operato di Dio. Le scoperte
effettuate dimostrarono l'estinzione delle specie, che fu spiegata dalla teoria
del catastrofismo di Georges Cuvier, secondo cui gli animali e le piante
venivano periodicamente annientati a causa di catastrofi naturali per poi
essere rimpiazzate da nuove specie create dal nulla. In contrapposizione ad
essa, la teoria dell'Uniformitarismo di James Hutton, del 1785, ipotizzava un
graduale sviluppo della Terra, il cui aspetto non era dovuto ad eventi
catastrofici ma a un lento processo perpetuatosi attraverso gli eoni. Dal
1796, Erasmus Darwin, nonno di Charles, avanzò delle ipotesi sulla discendenza
comune affermando che gli organismi acquisivano "nuove parti" in risposta
a degli stimoli e che questi cambiamenti venivano trasmessi alla loro
discendenza; nel 1802 suggerì la selezione naturale. Nel 1809, Jean-Baptiste
Lamarcksviluppò una teoria simile (l'"ereditarietà dei caratteri
acquisiti"), la quale ipotizzava che tratti "necessari"
venissero ereditati col passaggio da una generazione alla successiva. Queste
teorie di trasmutazione furono sostenute in Gran Bretagna dai Radicali come
Robert Edmond Grant. In questo periodo l'opera di Thomas Malthus, Saggio sul
principio della popolazione, influenzò il libero pensiero mostrando come
l'incremento della popolazione mondiale fosse correlato a un eccesso nelle
risorse disponibili. Varie teorie furono proposte per riconciliare la
Creazione biologica con le nuove scoperte scientifiche, incluso l'attualismo di
Charles Lyellsecondo cui ogni specie aveva un suo "centro di
creazione" ed era progettata per un particolare habitatil cui cambiamento
portava inevitabilmente alla sua estinzione. Charles Babbage ritenne che Dio
avesse creato le leggi per un programma divino che operava per la produzione
delle specie e Richard Owen seguì Johannes Müller nel pensiero che la materia
vivente avesse un'"energia organizzativa", una forza vitale
(Lebenskraft) che, dirigendo lo sviluppo dei tessuti, determinava l'arco di
vita degli individui e delle specie. AntichitàModifica GreciModifica
Ipotesi secondo cui un tipo di animale, perfino l'essere umano, potesse
discendere da altri tipi di animali erano state formulate dai filosofi greci
Presocratici. Anassimandro di Mileto suppose che i primi animali vivessero in
acqua, durante una fase umida del passato della Terra, e che i primi avi
viventi a terra della razza umana dovevano essere nati in acqua, e aver passato
solo una parte della loro vita sulla terraferma. Intuì anche che il primo umano
della forma conosciuta oggi doveva essere stato il figlio di un altro tipo di
animale, perché l'uomo ha bisogno di un lungo periodo di accudimento per
raggiungere l'autonomia. Empedocle (490 - 430 a.C.); intuì che quello che noi
chiamiamo nascita e morte degli animali sono solamente il mischiarsi e il
separarsi degli elementi che formano "l'infinita tribù delle cose
mortali". Più in particolare, i primi animali e le prime piante erano
simili alle parti divise che formano quelli che vediamo oggi, qualcuna delle
quali sopravvisse unendosi in differenti combinazioni, e poi mescolandosi di
nuovo, finché "tutto riuscì come se fosse stato fatto di proposito, lì le
creature sopravvissero, essendo accidentalmente composte in modo corretto".
Altri filosofi diventarono più importanti nel Medioevo, fra cui Platone,
Aristotele, ed esponenti della scuola stoica di filosofia, credevano che le
specie di tutte le cose, non solo viventi, fossero state stabilite da un
progetto divino. Epicuro (341-270 a.C.) ha anticipato l'idea della
selezione naturale. Il filosofo romano e atomistaLucrezio (99 -55 a.C.) espone
queste idee nel suo poema De rerum natura (Sulla natura delle cose). Nel
sistema Epicureo, si è ipotizzato che molte specie siano state generate
spontaneamente da Gea in passato, ma che solo le forme più funzionali siano
sopravvissute e abbiano avuto progenie. Gli epicurei non sembrano aver
anticipato l'intera teoria dell'evoluzione come la conosciamo oggi, ma sembra
che abbiamo postulato una teoria abiogeneticaseparata per ciascuna specie,
piuttosto che postulare un singolo evento abiogenetico con la differenziazione
delle specie a partire da uno o più organismi progenitori originari.
CinesiModifica Antichi pensatori cinesi come Zhuang Zhou (369 -286 a.C.), un
filosofo taoista, hanno espresso varie idee su come le specie biologiche si
siano diversificate. Secondo Joseph Needham, il Taoismo nega esplicitamente la
fissità delle specie biologiche, e filosofi taoisti ipotizzano che le specie
abbiano sviluppato diversi attributi in risposta ad ambienti differenti.[4] Il
Taoismo insegna che gli esseri umani, la natura e il cielo sono in uno stato di
"trasformazione costante" noto come il Tao, una visione della natura
in contrasto con quella più statica tipica del pensiero occidentale.[5]
RomaniModifica Il poema di Lucrezio De rerum natura fornisce la migliore
spiegazione superstite del pensiero dei filosofi epicurei greci. Esso descrive
lo sviluppo del cosmo, la Terra, gli esseri viventi, e la società umana
attraverso meccanismi puramente naturalistici, senza alcun riferimento al
coinvolgimento soprannaturale. De rerum natura potrebbe aver influenzato le
speculazioni cosmologiche ed evolutive di filosofi e scienziati durante e dopo
il Rinascimento.[6] Il suo punto di vista è in forte contrasto con le opinioni
di filosofi romani della scuola stoica come Cicerone, Seneca (4 a.C. - 65
d.C.), e PLINIO il Vecchio che avevano una visione fortemente teleologica del
mondo naturale che ha influenzato la teologia cristiana.[7] Cicerone riporta
che la visione peripatetica e stoica delle natura riguarda fondamentalmente il
produrre vita "capace di sopravvivere nel migliore dei modi", cosa
data per scontata tra l'élite ellenistica.[8] Agostino d'Ippona Modifica
Sant'Agostino d'Ippona in un dipinto di Filippino Lippi In linea con il
precedente pensiero greco, il vescovo e teologo del IV secolo, Agostino di
Ippona, scrisse che la storia della creazione nel libro della Genesi, non
doveva essere letta troppo alla lettera. Nel suo libro De Genesi ad litteram
("Sul significato letterale della Genesi"), ha dichiarato che in
alcuni casi le nuove creature potrebbero essersi originate attraverso la
"decomposizione" di precedenti forme di vita.[9] Per Agostino — a
differenza di quelle che considerava le forme teologicamente perfette degli
angeli, il firmamento e l'anima umana — le "piante, uccelli e la vita
animale non sono perfetti… ma creati in uno stato di potenzialità".[10]
L'idea di Agostino che le forme di vita siano state trasformate
"lentamente nel corso del tempo" ha spinto padre Giuseppe
Tanzella-Nitti, docente di teologia presso la Pontificia Università della Santa
Croce di Roma, a sostenere che Agostino abbia suggerito una forma di
evoluzione.[11][12] Henry Fairfield Osborn scrisse in From the Greeks to
Darwin (1894): "Se l'ortodossia di Agostino fosse rimasta una
dottrina della Chiesa, la scoperta dell'evoluzione sarebbe avvenuta molto prima
di quanto non abbia fatto, certamente nel corso del XVIII invece del XIX secolo,
e la controversia su questa verità della Natura non sarebbe mai sorta…
Chiaramente la creazione diretta o istantanea di animali e piante sembrava
essere insegnata dalla Genesi, Agostino lesse questo alla luce del nesso di
causalità primaria e il graduale sviluppo da imperfetto a perfetto spiegato da
Aristotele. Questo influente insegnante ha così tramandato ai suoi seguaci
pareri strettamente conformi alle vedute progressiste di questi teologi del
nostro tempo che hanno accettato la teoria evoluzione."[13] In
Storia della lotta della scienza con la teologia nella cristianità (A History
of the Warfare of Science with Theology in Christendom, 1896), dove Andrew
Dickson White scrisse sui tentativi di Agostino di preservare l'antico
approccio evolutivo alla creazione: "Per secoli una dottrina
largamente accettata era che l'acqua, la sporcizia, e le carogne avevano
ricevuto il potere dal Creatore per generare vermi, insetti, e una moltitudine
di piccoli animali; e questa dottrina era stata accolta con particolare favore
da Sant'Agostino e molti dei padri fondatori, in quanto solleva l'Onnipotente
dal creare, Adamo dal nominare, e Noè dal vivere nell'arca con queste
innumerevoli specie disprezzate."[14] In De Genesi contra Manichæos,
Agostino dice: "Supporre che Dio creò l'uomo dalla polvere con le mani è
molto infantile… Dio non plasmò l'uomo con le mani né soffiò su di lui con la
gola e le labbra…" Agostino suggerisce in altri lavori la sua teoria dello
sviluppo degli insetti dalle carogne, e l'adozione della vecchia teoria
dell'evoluzione, mostrando che "alcuni animali molto piccoli non possono
essere stati creati nei giorni quinto e sesto, ma possono essere stati
originati in seguito dalla putrefazione della materia." Per quanto
riguarda l'agostiniana De Trinitate ("Sulla Trinità"), Andrew White
ha scritto che Agostino "…sviluppa finalmente l'idea che dietro la
creazione di esseri viventi c'è qualcosa di simile a un'evoluzione, di cui Dio
è l'autore ultimo, che opera attraverso le cause seconde; e, infine, sostiene
che alcune sostanze sono dotate da Dio del potere di produrre alcune classi di
piante e animali."[14] MedioevoModifica Una pagina del Kitāb
al-Hayawān (libro degli animali) di Al-Jāḥiẓ La filosofia islamica e la lotta
per l'esistenzaModifica Anche se le idee evolutive di greci e romani si
estinsero in Europa dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, non furono
abbandonate dai filosofi e scienziati islamici. Nell'Epoca d'oro islamica,
dall'VIII al XIII secolo, i filosofi esplorarono nuove idee nel campo della
storia naturale, quali la trasmutazione dal non vivente al vivente: "dal
minerale al vegetale, dalla pianta all'animale, e dall'animale
all'uomo."[15] Nel mondo islamico medievale, lo studioso
al-Jahiz(776 -868) scrisse un libro sugli animali nel IX secolo, dove descrive
la catena alimentare.[16] Nel 1377, Ibn Khaldun scrisse il Muqaddimah in
cui afferma che gli esseri umani si sono sviluppati dal "mondo delle
scimmie", in un processo attraverso il quale "le specie diventano più
numerose". Alcuni dei suoi pensieri, secondo alcuni commentatori,
anticipano la teoria biologica dell'evoluzione.[17] Nel primo capitolo si
legge: "Il mondo con tutte le cose in esso create ha un certo ordine e la
sua solida costruzione mostra nessi tra cause ed effetti, combinazioni fra
alcune parti della creazione ed altre, trasformazioni di alcune cose esistenti
in altre, in uno straordinario reticolo senza fine. "[18] Filosofia
cristiana e la grande catena dell'essereModifica Tommaso d'Aquino in un
dipinto di Carlo Crivelli Durante il Medioevo, la cultura classica greca
decadde in Occidente. Tuttavia, il contatto con il mondo islamico, dove i
manoscritti greci erano stati conservati e ampliati, ben presto portò a
un'ondata massiccia di traduzioni latine nel XII secolo, che re-introdussero in
Europa le opere greche, nonché quelle del pensiero islamico. La maggior
parte dei teologi cristiani credeva che il mondo fosse progettato secondo una
gerarchia immutabile, la grande catena dell'essere o scala naturae, che
influenzò il pensiero della civiltà occidentale per secoli.[19] Altri
teologi erano più aperti alla possibilità che il mondo si fosse sviluppato
attraverso processi naturali. Tommaso d'Aquino si spinse oltre il pensiero di
Agostino d'Ippona nel sostenere che i testi sacri come la Genesi non dovessero
essere interpretati in modo letterale, poiché ciò si poneva in conflitto con
quello che i filosofi naturali avevano imparato sul funzionamento del mondo
naturale, e li vincolava dallo scoprire nuove cose[non chiaro]. L'Aquinate
pensava che l'autonomia della natura fosse un segno della bontà di Dio, e che
non vi era alcun conflitto tra il concetto di un universo divinamente creato, e
l'idea che l'universo si potesse essere evoluto nel tempo attraverso meccanismi
naturali.[20] Tuttavia, Tommaso contestava i sostenitori di Empedocle, che
sostenevano che l'universo avrebbe potuto svilupparsi anche senza un obiettivo
di fondo.[21] Rinascimento e IlluminismoModifica Comparazione di
uno scheletro umano con uno scheletro di uccello ad opera di Pierre Belon Nella
prima metà del XVII secolo, la filosofia meccanica di René Descartes incoraggiò
l'uso della metafora dell'universo come macchina, un concetto che avrebbe
caratterizzato la rivoluzione scientifica. Tra il 1650 e il 1800, alcuni
naturalisti, come Benoît de Maillet, produssero teorie che sostenevano che
l'universo, la Terra, e la vita, si erano sviluppati meccanicamente, senza una
guida divina. Nel 1751, Pierre Louis Maupertuis virò verso un'idea più materialista,
scrivendo che le modifiche naturali si verificano durante la riproduzione e si
accumulano nel corso di molte generazioni, producendo razze e specie nuove; una
descrizione che ha anticipato il concetto di selezione naturale.[22] La
parola evoluzione (dal latino evolutio, "srotolare, svolgere") è
stata inizialmente utilizzata in riferimento allo sviluppo embrionale; il suo
primo impiego in relazione allo sviluppo della specie è venuto nel 1762, quando
Charles Bonnet la ha utilizzata per il suo concetto di "pre-formazione",
in cui le donne portavano una forma in miniatura di tutte le generazioni
future. Il termine ha poi guadagnato gradualmente il significato più generale
di crescita o sviluppo progressivo.[23] Più tardi nel XVIII secolo, il
filosofo francese Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, uno dei più
importanti naturalisti del tempo, ha suggerito che le specie erano in realtà
solo delle varietà ben delineate, prodotte dalle modifiche, dovute a fattori
ambientali, di un organismo originale. Ad esempio, credeva che leoni, tigri,
leopardi e gatti di casa potessero avere tutti un antenato comune. Leclerc ha
inoltre ipotizzato che le circa 200 specie di mammiferi conosciute in quel
periodo potessero essere derivate da solo 38 forme animali originali. Le idee
evolutive del conte erano però limitate; credeva che ciascuna delle forme
originali fossero sorte per generazione spontanea e che ognuno fosse stata
modellata da "muffe interne" che limitavano la quantità di
cambiamenti possibili. Le opere di Buffon, Histoire Naturelle (1749-1789) e
Époques de la nature (1778), contengono teorie ben sviluppate sull'origine
materialista della Terra; la sua messa in discussione della fissità della
specie è stata estremamente influente.[24] Un altro filosofo francese,
Denis Diderot, scrive che le cose viventi possono essere sorte per generazione
spontanea, e che le specie sono in uno stato di costante evoluzione attraverso
un processo in cui nuove forme di vita sorgono continuamente, e possono
sopravvivere o meno in base al caso; un'idea che può essere considerata
un'anticipazione parziale della teoria della selezione naturale.[22] Tra il
1767 e il 1792, James Burnett, Lord di Monboddo, incluse nei suoi scritti, non
solo il concetto che l'uomo era disceso dai primati, ma anche che, in risposta
all'ambiente, le creature avevano trovato metodi di trasformare le loro
caratteristiche in lunghi intervalli di tempo.[25] Il nonno di Charles Darwin,
Erasmus Darwin, pubblicò Zoonomia (1794-1796), dove suggerì che "tutti gli
animali a sangue caldo sono sorti da un filamento vivente".[26] Nel suo
poema Tempio della Natura (1803), Erasmus ha descritto il progredire della vita
dai minuscoli organismi viventi nel fango fino a giungere alla biodiversità
moderna.[27] La nascita della teoria di DarwinModifica All'Università di
Edimburgo, durante gli studi, Charles Darwin fu coinvolto direttamente negli
sviluppi della teoria evoluzionistica di Robert Edmund Grant, ispirata dalle
idee di Erasmus Darwin e Lamarck. In seguito, all'Università di Cambridge, i
suoi studi di teologia lo convinsero ad accettare le considerazioni di William
Paley sul "disegno" di un Creatore, mentre il suo interesse nella
storia naturale aumentò grazie al botanico John Stevens Henslow e al geologo
Adam Sedgwick, entrambi fermamente credenti in una creazione divina e
nell'antico uniformismo della terra. Durante il viaggio del Beagle, Darwin si
convinse della fondatezza dell'attualismo di Lyell e cercò di conciliare le
varie teorie creazionistiche con le prove che riuscì ad evidenziare. Al suo
ritorno, Richard Owen dimostrò che i fossili che Darwin aveva trovato,
appartenevano a specie estinte mostranti relazioni con delle specie viventi in
alcune località. John Gould rivelò con sorpresa che gli uccelli completamente
diversi ritrovati nelle Isole Galápagos erano, in realtà, 13 specie diverse di
fringuelli (conosciuti ora, volgarmente in tutto il mondo, come i Fringuelli di
Darwin). Schizzo di un albero filogeneticodisegnato da Darwin
negli appunti preparatori del suo First Notebook on Transmutation of
Species(1837) Dagli inizi del 1837 Darwin meditò sulla trasmutazionein una
serie di appunti segreti. Si occupò inoltre della selezione artificiale delle
razze domestiche, consultando William Yarrell e leggendo un opuscolo scritto da
un amico, Sir John Sebright, il quale commentava come "con un severo
inverno, o una scarsità di cibo, attraverso l'uccisione degli individui deboli
e malaticci, si avessero tutti i migliori effetti della più abile
selezione". Nel 1838, in uno zoo, vide per la prima volta una scimmia
antropomorfa: il bizzarro comportamento di un orango lo impressionò per la
somiglianza con quello di un "bambino dispettoso" e, dalla sua
esperienza sui nativi della Terra del Fuoco, lo portò a pensare che non ci
fosse poi un grande abisso tra gli uomini e gli animali, a dispetto della
dottrina teologica che considera solo la specie umana possedente
un'anima. Nel tardo settembre del 1838 Darwin cominciò a leggere la sesta
edizione del Saggio sul principio della popolazione di Malthus, con la quale
ricordò la dimostrazione statistica secondo cui la popolazione umana,
riproducendosi al di sopra dei propri mezzi, competesse per la sopravvivenza.
In questo periodo tentò di applicare per primo questi principi alle specie animali.
Darwin applicò nella sua ricerca il pensiero liberista sulle leggi di Natura,
considerando la pura lotta per la vita priva di sostegni esterni. Dal dicembre
1838 intravide una somiglianza tra il concetto della selezione artificiale e la
Natura Malthusiana che selezionava, attraverso il cambiamento, le varianti da
eliminare, in modo che ogni parte delle nuove strutture acquisite fosse
pienamente pratica e perfetta. L'origine delle specieModifica Magnifying
glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: L'origine delle specie. La
sintesi evolutiva modernaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Neodarwinismo. NoteModifica ^ "Anassimandro di
Mileto afferma che dall'acqua e dalla terra riscaldate sarebbero nati dei pesci
o degli animali molto simili a pesci; in questi concrebbero gli uomini, e i
feti vi rimasero rinchiusi fino alla pubertà. Quando questi si spezzarono,
allora finalmente ne uscirono uomini e donne che potevano già nutrirsi."
(Censorino, De die natali) ^ "[Anassimandro] dice pure che da principio
l'uomo fu generato da animali di altra specie." (Plutarco, Doxa) ^ Franco
Volpi, Dizionario delle opere filosofiche, pag. 31 ^ Colin A. Ronan, The
Shorter Science and Civilisation in China: An Abridgement by Colin A. Ronan of
Joseph Needham's Original Text, vol. 1, Cambridge; New York, Cambridge
University Press, 1995 [originariamente pubblicato nel 1980] , ISBN
0-521-29286-7, Miller James, Daoism and
Nature ( PDF ), su jamesmiller.ca (archiviato dall' url originale il 16
dicembre 2008). ^ David Sedley, Lucretius, in Stanford Encyclopedia of
Philosophy, Stanford, CA, Stanford University, 2013. ^ Peter Bowler, The Earth
Encompassed: A History of the Environmental Sciences., in Norton History of
Science, New Yorki, W. W. Norton & Company, 2000, ISBN 0-393-32080-4, LCCN
00056625, OCLC 44493380. ^ Cicerone, De Natura Deorum. ^ Sant'Agostino, La
genesi alla lettera. ^ Gill, Meredith J., Augustine in the Italian Renaissance:
Art and Philosophy from Petrarch to Michelangelo, Cambridge; New York,
Cambridge University Press, 2005, ISBN 978-0-521-83214-4, LCCN 2004055146, OCLC
65338721. ^ Richard Owen, Vatican buries the hatchet with Charles Darwin, su
Times Online, 11 febbraio 2009 (archiviato dall' url originale il 16 febbraio
2009). ^ Papa Francesco: "Teoria del Big Bang non contraddice la creazione
divina. Dio non è stato un mago", su huffingtonpost.it, Huffington Post,
27 ottobre 2014. ^ Henry Osborn Fairfield, From the Greeks to Darwin: An
Outline of the Development of the Evolution Idea, New York, Macmillan and Co.,
1905, LCCN 04005633, OCLC 6921487. ^ a b Andrew Dickson White, Storia della
lotta della scienza con la teologia nella cristianità, edizione inglese: A
History of the Warfare of Science with Theology in Christendom, vol. 1, New
York, Londra, D. Appleton & Company, 1922 [1896] , LCCN 09020218,
OCLC 780151083. Ospitato su Project Gutenberg. ^ Ben Waggoner, Medieval and
Renaissance Concepts of Evolution and Paleontology, su ucmp.berkeley.edu,
University of California Museum of Paleontology. ^ Frank N. Egerton, A History
of the Ecological Sciences, Part 6: Arabic Language Science Origins and
Zoological Writings ( PDF ), in Bulletin of the Ecological Society of America,
Washington, D.C., Aprile 2002. ^ Kiros Teodros, Explorations in African
Political Thought: Identity, Community, Ethics, in New Political Science Reader
Series, New York, Routledge, 2001, ISBN 0-415-92766-8, LCCN 00032313, OCLC
43913197. ^ Ibn Khaldūn, Chapter 1: "Sixth Prefatory Discussion, in
Muqaddimah. ^ Ian C. Johnston, . . . And Still We Evolve: A Handbook for the
Early History of Modern Science, 3ª ed., Nanaimo, British Columbia, Liberal
Studies Department, Vancouver Island University, 1999. URL consultato il 30
gennaio 2015 (archiviato dall' url originale il 16 aprile 2016). ^
William E. Carrol, Creation, Evolution, and Thomas Aquinas, in Revue des
Questions Scientifiques, vol. 171, n. 4, Namur, Belgium, Scientific Society of
Brussels. ^ Tommaso d'Aquino, Commentario al "De Anima". ^ a b Peter
J. Bowler, Evolution: The History of an Idea, 3ª ed., Berkeley, CA, University
of California Press, 2003, ISBN 0-520-23693-9, LCCN 2002007569, OCLC 49824702.
^ Mark J. Pallen, The Rough Guide to Evolution, in Rough Guides Reference Guides,
Londra, Rough Guides, 2009, ISBN 978-1-85828-946-5, LCCN 2009288090, OCLC
258100820. ^ Edward J. Larston, Evolution: The Remarkable History of a
Scientific Theory, New York, Modern Library, 2004, ISBN 0-679-6Jan-Andrew
Henderson, The Emperor's Kilt: The Two Secret Histories of Scotland, Edinburgh,
Erasmus Darwin, Zoonomia o Le leggi organiche della vita, Londra, Joseph
Johnson, Erasmus Darwin, Tempio della Natura , ossia L'origine della Società:
Un poema con note filosofiche, Londra, Joseph Johnson, 1803. Voci correlateModifica
Evoluzione Creazionismo Dibattito fra creazionismo ed evoluzionismo Altri
progettiModifica Collegamenti esterniModifica ( EN ) Storia del pensiero
evoluzionista, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su
Wikidata Portale Biologia Portale Filosofia
Portale Storia Ultima modifica 7 mesi fa di InternetArchiveBot L'origine
delle specie saggio di divulgazione scentifica di Charles Darwin
Darwinismo teoria dell'evoluzione proposta da Charles Darwin
Evoluzionismo teista dottrina. In the few years of the pre- Christian
period that remained the teaching of Empedocles, and of Epicurus as the
mouthpiece of the y atomic theory, was revived by LUCREZIO in his “De Rerum
Natura.” Of that remarkable man but little is recorded, and the record is
untrustworthy. LUCREZIO died by his own hand, Jerome says, but of this
there is no proof. It is difficult, taking up LUCREZIO’s wonderful poem, to
resist the temptation to make copious extracts from it, since, even
through the vehicle of Munro's annotations, it is probably little
known to the Oxford pupil in Literae Humaniores in these evil days of
snippety philosophy. But the temptation must be resisted, save in
moderate degree. With the dignity which his high mission inspires, LUCREZIO
appeals to us in the threefold character of teacher, reformer, and poet. First,
by reason of the greatness of my argument, and because I set the
mind free from the close-drawn bonds of your Roman superstitions; and next
because, on so dark a theme, I compose such lucid verse, touching every point
with the grace of poesy. As a teacher, LUCREZIO expounds the doctrines of
The Garden (L’Orto) concerning life and nature. As a reformer, LUCREZIO attacks
the Roman superstitions. As a philosophical poet, LUCREZIO informs both the
atomic philosophy and its moral application with harmonious and beautiful verse
swayed by a fervour that is akin to religious emotion. Discussing at the
outset various theories of origins, and dismissing these, notably that which
asserts that things came from nothing — "for if so, any
kind might be born of anything, nothing would require seed," LUCREZIO
proceeds to expound the teaching of the atomists as to the constitution
of things by particles of matter ruled in their movements by unvarying
laws. This theory LUCREZIO works all round, explaining the processes by
which the atoms unite to carry on the birth, growth, and decay of
things, the variety of which is due to variety of form of the atoms and
to differences in modes of their combination; the combinations being
deter- mined by the affinities or properties of the atoms
themselves, " since it is absolutely decreed what each thing can and
what it cannot do by the conditions of Nature." Change is the law of
the universe;. what is, will perish, but only to reappear in another
form. Death is "the only immortal"; and it is that and
what may follow it which are the chief tormentors of men. " This
terror of the soul, therefore, and this darkness, must be dispelled, not
by the rays of the sun or the bright shafts of day, but by the
outward aspect and harmonious plan of Nature." LUCREZIO explains
that the soul, which he places in the centre of the breast, is also formed
of very minute atoms of heat, wind, calm air, and a finer essence, the
pro- portions of which determine the character of both men and
animals. It dies with the body, in support of which statement LUCREZIO
advances XVIII arguments, so determined is he to " deliver those who
through fear of death are all their lifetime sub- ject to
bondage." These themes fill the first three books. In
the fourth he grapples with the mental problems of sensation and
conception, and explains the origin of belief in immortality as due to
ghosts and appari- tions which appear in dreams. " When sleep
has prostrated the body, for no other reason does the mind's
intelligence wake, except because the very same images provoke our minds
which provoke them when we are awake, and to such a degree that we
seem without a doubt to perceive him whom life has left, and death and
earth gotten hold of. This Na- ture constrains to come to pass because
all the senses of the body are then hampered and at rest throughout the
limbs, and cannot refute the unreal by real things." In
the fifth book Lucretius deals with origins — of the sun, the moon, the
earth (which he held to be flat, denying the existence of the antipodes);
of life and its development; and of civilization. In all this he
excludes design, explaining everything as pro- duced and maintained by
natural agents, "the masses, suddenly brought together, became the
rudiments of earth, sea, and heaven, and the race of living
things." He believed in the successive appearance of plants
and animals, but in their arising separately and di- rectly out of the
earth, " under the influence of rain and the heat of the sun,"
thus repeating the old speculations of the emergence of life from
slime, " wherefore the earth with good title has gotten and
keeps the name of mother." He did not adopt Empedocles's theory of the
" four roots of all things," and he will have none of the
monsters — ^the hippo- griflFs, chimeras, and centaurs — ^which form a
part of the scheme of that philosopher. These, he says, ** have
never existed," thus showing himself far in advance of ages when
unicorns, dragons, and such-like fabled beasts were seriously believed to
exist. In one respect, more discerning than Aristotle, he accepts
the doctrine of the survival of the fittest as taught by the sage of GIRGENTI.
For he argues that since upon "the increase of some Nature set
a ban, so that they could not reach the coveted flower of age, nor
find food, nor be united in marriage," ..." many races of
living things have died out, and been unable to beget and continue their
breed." LUCREZIO speaks of GIRGENTI in terms scarcely less
exaggerated than those which he applied to Epi- curus. The latter is
" a god " who first found out that plan of life which is now
termed wisdom, and who by tried skill rescued life from such great
billows and such thick darkness and moored it in so perfect a calm and in
so brilliant a light, ... he cleared men's breasts with truth-telling
precepts, and fixed a limit to lust and fear, and explained what
was the chief good which we all strive to reach." As to GIRGENTI,"
that great country (Sicily) seems to have held within it nothing more
glorious than this man, nothing more holy, marvellous, and dear.
The verses, too, of this godlike genius cry with a loud voice, and make
known his great discoveries, so that he seems scarcely bom of a mortal
stock." Continuing his speculations on the development of
living things, Lucretius strikes out in bolder and l.^
original vein. The past history of man, he says, lies in no heroic
or golden age, but in one of struggle out of savagery. Only when "children,
by their coaxing ways, easily broke down the proud temper of their
fathers," did there arise the family ties out of which the wider
social bond has grown, and soft- ening and civilizing agencies begin
their fair offices. In his battle for food and shelter, " man's
first arms were hands, nails and teeth and stones and boughs broken
off from the forests, and flame and fire, as soon as they had become
known. Afterward the force of iron and copper was discovered, and the
use >^. ' of copper was known before that of iron, as its
nature is easier to work, and it is found in greater quantity. With
copper they would labour the soil of the earth and stir up the billows of
war. . . . Then by slow steps the sword of iron gained ground and the
make of the copper sickle became a byword, and with iron they began
to plough through the earth's [soil, and the struggles of wavering man
were rendered equal." As to language, " Nature impelled them to
utter the various sounds of the tongue, and use struck out the
names of things." Thus does Lucretius point the road along which
physical and mental evolution have since travelled, and make the whole
story subordi- nate to the high purpose of his poem in deliverance
of the beings whose career he thus traces from super- stition. Man "
seeing the system of heaven and the different seasons of the years could
not find out by what causes this was done, and sought refuge
in handing over all things to the gods and supposing all things to
be guided by their nod." Then, in the sixth and last book, the
completion of which would seem to have been arrested by his death, LUCREZIO
explains the law of winds and storms, of earth-quakes and volcanic outbursts,
which men " foolishly lay to the charge of the gods," who
thereby make known their anger. So, loath to suffer
mute, We, peopling the void air, Make Gods to whom to impute
The ills we ought to bear ; With God and Fate to rail at, suffering
easily. And what a motley crowd of gods they were on whose
caprice or indifference he pours his vials of anger and contempt! The tolerant
pantheon of Rome gavie welcome to any foreign deity with respectable
credentials; to Cybele, the Great Mother, imported in the' shape of a
rough-hewn stone with pomp and rejoicings from Phrygia 204 b. c; to
Isis, welcomed from Egypt; to Herakles, Demeter, As- klepios, and
many another god from Greece. But these are dismissed from a man's thought
when the prayer or sacrifice to them had been offered at the due
season. They had less influence on the Roman's life than the crowd of
native godlings who were thinly disguised fetiches, and who controlled
every action of the day. For the minor gods survive the changes in
the pantheon of every race. Of the Greek peasant of to-day Mr. Rennel
Rodd testifies, in his Custom and Lore of Modern Greece, that much
as he would sliudder at the accusation of any taint of paganism,
the ruling of the fates is more immediately real to him than divine
omnipotence. Mr. Tozer confirms this in his Highlands of Turkey. He
says: " It is rather the minor deities and those as- sociated with
man's ordinary life that have escaped the brunt of the storm, and
returned to live in a dim twilight of popular belief. In India, Lyall
tells us that, " even the supreme triad of Hindu allegory, which
represents the almighty powers of creation, preservation, and
destruction, have long ceased to preside actively over any such
correspond- ing distribution of functions. Like limited monarchs, they
reign, but do not govern. They are superseded by the ever-increasing
crowd of godlings whose influence is personal and special, as shown
by Mr. Crooke in his instructive Introduction to the Popular Religion
and Folk-lore of Northern India. The old ROMAN CATALOGUE of spiritual
beings, abstractions as they were, who gfuarded life in minute
detail, is a long one. From the indigitamenta^ as such lists are called,
we learn that no less than forty- three were concerned with the actions
of a child. When the farmer asked Mother Earth for a good harvest,
the prayer would not avail unless he also invoked " the spirit of
breaking up the land and the spirit of ploughing it crosswise; the spirit
of furrow- ing and the spirit of ploughing in the seed; and the
spirit of harrowing; the spirit of weeding and the spirit of reaping; the
spirit of carrying com to the barn; and the spirit of bringing it out
again." The country, moreover, swarmed with Chaldaean astrolo-
gers and casters of nativities; with Etruscan harus- pices full of "
childish lightning-lore, who foretold eve'tits from the entrails of
sacrificed animals; while in competition with these there was the
State-sup- ported college of augurs to divine the will of the gods
by the cries and direction of the flight of birds. Well might the
satirist of such a time say that the place was so densely populated with
gods as to leave hardly room for the men." It will be
seen that the justification for including Lucretius among the Pioneers of
Evolution lies in his two signal and momentous contributions to the
science of man; namely, the primitive savagery of the human race, and the
origin of the belief in a soul and a. future life. Concerning the first,
an- thropological research, in its vast accumulation of materials
during the last sixty years, has done little more than fill in the
outline which the insight of LUCREZIO enabled him to sketch. As to the
second, he anticipates, well-nigh in detail, the ghost-theory of
the origin of belief in spirits generally which Her- bert Spencer and Dr.
Tylor, following the lines laid down by Hume and Turgot (see p. 255),
have formulated and sustained by an enormous mass of evidence. The
credit thus due to Lucretius for the original ideas in his majestic poem
— Greek in con- ception and Roman in execution — has been obscured in the
general eclipse which that poem suf- fered for centuries through its
anti-theological spirit. Grinding at the same philosophical mill,
Aristotle, because of the theism assumed to be involved in his
" perfecting principle," was cited as " a pillar of the
faith" by the Fathers and Schoolmen; while Lucre- tius, because of
his denial of design, was “anathema maranatha.” Only in these days, when
the far-reach- ing effects of the theory of evolution, supported by
observation in every branch of inquiry, are apparent, are the merits of
Lucretius as an original seer, more than as an expounder of the teachings
of GIRGENTI and L’ORTO, made clear. Standing well-nigh on the
threshold of the Chris- tian era, we may pause to ask what is the sum
of the speculation into the causes and nature of things which,
begun in Ionia (with impulse more or less slight from the East), by
Thales, ceased, for many centuries, in the poem of Lucretius, thus
covering an active period of about five hundred years. The caution not to
see in these speculations more than an approximate ap- proach to modern
theories must be kept in mind. There is a primary substance which
abides amidst the general flux of things. All modern research
tends to show that the various combinations of matter are formed of some
prima ma- teria. But its ultimate nature remains unknown. 2.
Out of nothing comes nothing. Modern science knows nothing of a
beginnings and, moreover, holds it to be unthinkable. In this it
stands in direct opposition to the theological dogma that God
created the universe out of nothing; a dogma still accepted by the
majority of Protestants and binding on Roman Catholics. For the doctrine
of the Church of Rome thereon, as expressed in the Canons of the
Vatican Council, is as follows: " If any one confesses not that the
world and all things which are contained in it, both spiritual and
mental, have been, in their whole substance, produced by God out of
nothing; or shall say that God created, not by His free will from
all necessity, but by a necessity equal to the necessity whereby He loves
Himself, or shall deny that the world was made for the glory of God: let
him be anathemaJ' The primary substance is indestructible. The
modern doctrine of the Conservation of Energy teaches that both matter
and motion can neither be ere- ated nor destroyed. The universe is
made up of indivisible particles called atoms, whose manifold
combinations, ruled by unalterable affinities, result in the variety
of things. With modifications based on chemical as well as
mechanical changes among the atoms, this theory of Leucippus and
Democritus is confirmed. (But recent experiments and discoveries show
that reconstruction of chemical theories as to the properties of the atom
may happen.) Change is the law of things, and is brought about
by the play of opposing forces. Modern science explains the changes
in phenomena as due to the antagonism of repelling and attracting
modes of motion; when the latter overcome the former, equilibrium will be
reached, and the present state of things will come to an end.
6. Water is a necessary condition of life. Therefore life had its
beginnings in water; a theory wholly indorsed by modern
biology, Life arose out of non-living matter. Although modern biology
leaves the origin of life as an insoluble problem, it supports the
theory of fundamental continuity between the inorganic and the
organic. Plants came before animals: the higher organ- isms are of
separate sex, and appeared subsequent to the lower. Generally
confirmed by modern biology, but with qualification as to the undefined
borderland between the lowest plants and the lowest animals. And,
of course, it recognises a continuity in the order and succession
of life which was not grasped by the Greeks. Aristotle and others before
him believed that some of the higher forms sprang from slimy matter
direct. 9. Adverse conditions cause the extinction of some
organisms, thus leaving room for those better fitted. Herein
lay the crude germ of the modern doctrine of the survival of the fittest.
Man was the last to appear, and his primi- tive state was one of
savagery. His first tools and weapons were of stone; then, after the
discovery of metals, of copper; and, following that, of iron. His
body and soul are alike compounded of atoms, and the soul is extinguished
at death. The science of Prehistoric Archceology confirms the theory
of man's slow passage from barbarism to civili- zation; and the science
of Comparative Psychology de- clares that the evidence of his immortality
is neither stronger nor weaker than the evidence of the immortality of the
lower animals. Such, in very broad outline, is the legacy of sug-
gestive theories bequeathed by the Ionian school and its successors,
theories which fell into the rear when Athens became a centre of
intellectual life in which discussion passed from the physical to those
ethical problems which lie outside the range of this survey.
Although Aristotle, by his prolonged and careful observations, forms a
conspicuous exception, the fact abides that insight, rather than
experiment, ruled Greek speculation, the fantastic guesses of parts
of which themselves evidence the survival of the crude and false
ideas about earth and sky long prevailing. The more wonderful is it,
therefore, that so much therein points the way along which inquiry
travelled after its subsequent long arrest; and the more apparent is it
that nothing in science or art, and but little in theological
speculations, at least among us Westerns, can be understood without reference
to Greece.Approxi-Namb. Place. mate Speciality. Thales. Miletus.Cosmological (Ionia).Ae
Pri^ f Water.Substance Anaximender. the
Boundless. Anaximenes.Air. Pythagoras. Samos Numbers: the Ionian a
Cosmos built coast). up of geometrical figures/' or(Grote,
Plato, i, 12) "generated out of
number." Xenophanes. Colophon. Founder of the (Ionia). Eleatic
school. Heraditus. Ephesus Ionia Fire. Empedocles. Agrigentum 450 Fire,
Air,Earth, (Sicily). And Water ruled by Love and Strife. Anaxagoras. Clazomenae (Ionia). Nous. Leucippus
Democritus. Abdera. Formulators of the Atomic Thrace Theory Aristotle.
Stagira (Macedonia). 350 Naturalist. i
Epicurus. Samos. Expounder of the Atomic Theory and
Ethical Philosopher. LUCREZIO. Roma Interpreter of Epicurus
and EMPEDOCLE DI GIRGENTI : the first Anthropologist. Gilberto
Corbellini. Keywords: darwinismo politizzato, Dawkins’ selfish gene – read
selfish gene – medicina in Roma antica -- evoluzione, emergentismo, biologia
filosofica, grammatical del vivente, cooperazione, altruismo, razionalita,
utilitarismo, darwinismo sociale, evolluzione, filosofia dell’evoluzione,
progresso ed evoluzione. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Corbellini” – The
Swimming-Pool Library.


No comments:
Post a Comment