Grice e Cosmi: l'implicatura conversazionale dei discorsi: corsi e
ricorsi -- metodo dei principi generali del discorso – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Casteltermini). Filosofo italiano. Grice: “I love
Cosmi – for one he uses the very exact phrase I do, ‘the general principles of
discourse,’ and he also finds them to have a rational (‘razionale’) basis –
they involve those desiderata for helpful communication, a co-operative
principle – concerning most constraints I refer to: the necessity to avoid
superfluity (supperfluita) and to maximize clarity (chiarezza) – so that’s genial!”
– Grice: “Cosmi actually has two treatise, a more theoretical one, “General
principles of discourse,” and an applied tract, “Metodo’ – of the “general
principles of discourse’ – he had already elaborated on all the figures of
rhetoric, so he knew what he was talking about and where he was leading --.”
Grice: “The fact that he like me also loved Locke – and perhaps was more of a
‘sensista’ than I am, makes him great, too!” Fu un'imponente filosofo, no
italiano, ma siciliano (Grice: “Sicily is not considered part of the ‘peninsola
italiana’). Formatosi nel Seminario dei Chierici di Agrigento, ricopre la
carica di rettore a Catania. Riceve dal re Ferdinando l'incarico di redigere il
piano regolatore della filosofia siciliana. Da un rilevante contributo all'innovazione
del illuministimo. Fu un grande filosofo, il primo e il più geniale del regno
meridionale e uno dei primi e più geniali del Settecento italiano. Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Principi
generali del discorso, e della ortografia italiana ad uso delle regie scuole
normali di Sicilia by Giovanni Agostino De Cosmi(Book ) 1 edition
published in Italian and held by 2 WorldCat member libraries worldwide. E
primo forne il D2 Cosmi. Questo e un aureo libretto dei "Principi generali
del discorso" – i. e. un principio comune a ogni discorso. Questo affinchè
il filosofo a una nozione direttrice, non superflue. In questo trattato invano
cercheresti quella immensa farragine di precetti disordinati, e quelle infinite
minuterie non necessarie, con cui si sostitoleva confondere e stancare la
prattica conversazionale del giovanetto. Si spone un solo principio generale e
fondamentale, sintetizzato nell'antico ma verissimo motto: precetto uno. Il
resto e uso. Questa mia preziosa filosofia è un sapientissimo essamine pel
filosofo che vuole adoperare il "metodo conversazionale." Quivi si
ricorda dapprimà quanto in occasione di filosofare sulla maniera di dare la
prima istruzione conversazionale al ragazzo, in caso la necessita. Si ricorda
come puo potè attuare la mia prammatica conversazionale, mettendo in esecuzione
un maniobra chiara, spedita, uniforme per ogni topico conversazionale adattata
alla maniera del civil conversare -- è cosa necessaria il sapere la
semantica e le implicature conversazionale del volgare linguaggio. Il
pirincipio della conversazionale e un principio di chiarezza (perspicuita) -- e
un principio di aggiustatezza (approprio_ -- e un principio di mezzana eleganza
(stilo estetico), e un principio senza oscurità, e un principio con univoci e
senza cattive equivoci (un buon aequi-voce e accettable)– sensa non sunt
multiplicanda praeter necessitatem --, e un principio senza superfluità
(economia dello sforzo conversazionale, fortitudine conversazionale, candore
conversazionale -- e un principio senza barbarismi -- imperciochè la perfezione
e efficenza del volgare linguaggio guidato dalla semantica formale e il segno
del reale. E vuole che al giovane si da un principio generale e fondamentale --
e un principio generale della conversazione, esposto con metodo ragionabile e
calculable e con chiarezza. Un solo principio o imperativo categorico, un
principio di efficenza communicative -- un principio soggetto il meno che si
può all'eccezione o la violazione involuntaria si non a la splotazione retorica
-- e un principio stesso ben capito e ben esercitato, chi forma il corpo
di ogni parte della filosofia. Ebbe un giorno a
scrivere di Marco Tullio Cicerone, che questo ingegno eminente prende a gradi
la sua maturità e si perfezionava coll’uso, colla riflessione e col maneggio
dei grandi affair. Or quello che osservo su Cicerone, intervenne proprio me
medesimo, i cui Elementi di filologia, non prometto continuazione; ma
osservazioni su l'uso dei Principj del Discorso, e qualche riflessione su i
primi pensieri, da cui era partito nell'immaginar il mio metodo, gli
somministrarono la materia di un secondo, e anche di un terzo volume di
preziose nozioni di metodica prammatica. Il secondo volume e come il primo, è diviso in due parti.
La prima parte ha per titolo, “Principj generali del Discorso applicati alla
lingua volgare”, per la quale avverto che, sebbene nelle parti già pubblicate
dei “Principj generalie del discorso” siesi detto ciò che basta per
l'istruzione della prima età; la sperienza mi ha fatto conoscere, che,
volendosi col metodo intrapreso tirare innanzi il cammino, per la piena
intelligenza, 1 G. A. De Cosmi, Elem. di filol. ecc., Elem. di filol, ital. e latina, tomo II,
Palermo; pag. III ed imitazione dei classici principalmente
italiani, era necessario ad entrare in qualche più esteso rischiarimento, *non
per multiplicare l’imperativo conversazionale, ma per agevolarne l'uso, senza
di cui inutili sempre la massima conversazionale universalisable si rimarranno.
Dietro di che, in cinque paragrafi, filosofo, con la solita competenza, “Del
Pronome in generale”, “Del Pro-nome ed dell’Articolo”; “Del pronomi e del verbo
che ne dipendono; Della Preposizione, detta “segnacasi”, e “Della Costruzione
irregolare”. I quali cinque paragrafi, con la giunta delle prime due parti dei
Principj Generali del Discorso già stampati a riprese. Egli fece riunire in
separato volumetto per uso degli scolari 3 Io non mi stancherei, dirò col
Mollica Di Blasi, di riportare varie altre sentenze, che oggi pajono roba
fresca, e pure da presso a un secolo il nostro l'aveva annunziato con tanta
chiarezza da farla scorgere anco ai ciechi; ed è per tanto che riferisco
qualche altro criterio, che dovrebbe aver nell'animo e nella coscienza ognuno,
che si dà all'educazione specialmente elementare: Invece di sorprendere,
cosi il De Cosmi, l'età fanciullesca coll' apparenza dottrinale di parole
incognite, ingegnerassi il maestro a far vedere, che ciò che s'insegna di
nuovo, è presso a poco quanto sapeva il fanciullo o quanto avrebbe potuto
agevolmente sapere con un poco di riflessione 5. Anzi che ad un giuoco di
memoria desiderava che lo studio fosse diretto allo sviluppo dell'intendimento;
inculcava lo studio dell' aritmetica fatto a norma delle regole predette, e
indi tornava a ribadire che: Per mantenere sempre desta l'attività nella
mente degli allievi, è di somma importanza il non sgomentarli giammai
coll'apparenza di gravi difficoltà nelle operazioni che loro si propongono;
anzi colla frequenza degli esempi il far loro osservare, che avrebbero da se
sciolto le domande, se avessero fatto riflessione alle cose sa pute 6. E
poi seguiva cosi: Che se alle volte occorrerà di dovere insegnare delle
cose difficili, allora il maestro procurerà di scemare la difficoltà colla
curiosità della ricerca, perchè il piacere della scoverta l'incoraggisca al
tedio dell'operazione. Ma qualora la curiosità non è infiammata, il fanciullo
non sente altro che la fatica, e la fatica sola da se ributta 7. Poi
chiedeva a se stesso: É necessario il rappresentare al naturale lo stato
presente della educazione ncstra letteraria? Lo farò con coraggio. Si è
caricata la nostra memoria; perciò è rimasto senza energia e senza originalità
l'intelletto. La nostra filosofia, in vece 1 G. A. De Cosmi, Metodo
dei principj generali del Discorso, Palermo, Metodo cit., GAETANO MOLLIGA DE
BLABI, Note storiche di G. A. De Cosmi; Palermo, Cosmi, Metodo ecc., d'essere
l'arte di pensare, è stata l'arte di parlare di ciò che non s'intende; la
nostra rettɔrica, l'arte di csaggerare con parole, e di parlare a controsen 30.
Gran servigio, gran servigio, ridico, si presta al pubblico da chi indirizza
per la strada regia del sipere la presente gioventù, da chi coltiva la loro
ragione e il loro cuore. Era tempo oramai di aprirsi a tutti la strada
alla coltura delle scienze e delle arti; di venire nella comune estimazione le
cognizioni realmente utili all'umanità, di siudiarsi la Natura nei suoi varj
regni e nel suo vero prospetto. Era già il tempo ce la pubblica e la privata
utilità fossero rico 103ciute ch.n: la misar di calcolare l'importanza delle
cognizioni; che la Religione s'impari nella sua storia, nei suoi Dogmi, nella
sua Morale, mi senza il pru:ito della costroversia; che nelle lingue doite si
cerchi il gusto, ma senza pedanteria; che le matematiche, e l'analisi ci
servano di guida nelle cognizioni astratte; che nelle scienze naturali si
cerchino i mezzi per accrescere, o conservare la sanità dei nostri corpi, o per
influire ne la ricchezza nazionale, coltivando e migliorando i prodotti
dell'arte e della natura; e che finalmente la volgare e popolare lingua, vero
termometro della coltura nazionale, si perfezioni; che non pud perfezionarsi,
senza che si eserciti la ragione nello stesso tempo '. [ocr errors]
IV. A questa stupenda Direzione pei maestri, il De Cosmi unì la prima
parte dei Principj Generali del Discor30, che già aveva stampato a solo sin.
dal 1790; cui fece seguire ora dalla parte secondo, che delle proposizioni, dei
verbi, dei pronomi, delle congiunzioni s'intertiene, chiudendola con alcune
regole primarie ad illustrazione delle altre, messe in fine della prima parte;
e terminando l'aureo librettino con un capitolo sulla Scelta dei libri
necessari allo studio della lingua italiana; dove vuole che siano preferiti i
libri del Trecento; additando per libro di prima lettura il Fiore di virtù o il
Volgarizzamento dei Gradi di S. Girolamo, 'od anche gli Ammaestra. minti degli
antichi di frate Bartolomeo da San Concordio; e per la seconda classe, il
Trattato del Governo della famiglia di Agnolo Pandolfini 5. A sintesi di
tutto il libretto il De Cosmi conchiude così: Ciò che i maestri debbono
inculcar continuamente alle tenere orecchie degli scolari sarà la necessità
delle regole e dell'uso; perchè l'uso e le regole sono i veri arbitri di ogni
lingua. Nulla contro le regole, nissuna parola fuori dell'uso",
Questo pregevole volumetto incontrò l'applauso di tutti i letterati; e un di
essi, che si volle occultare sotto le iniziali 0. G. R. P., ne fece una
bellissima ed estesa rivista nelle Notizie Letterarie di Cesena-agosto 1792
“. 1 G. A. De Cosmi, Op. cit., p. 17-18. . Vedi sopra pag.
166. • G. A. De Cosat, Metodo ecc., p. 56-57." • Lo stesso,
Op. cit., p. 60-61. * Pag. 55 e seg. L'articolo dell' O. G.
R. P. venne riprodotto da Giov. D'Angelo nelle 840 Memorie per servire alla
Storia letteraria di Sicilia; Ms. della Biblioteca Comunale Cosmi. Discorso
concetto filosofico Lingua Segui Modifica Ulteriori informazioni Questa voce
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Un discorso è una modalità di comunicazionelinguistica mediante cui si parla o
scrive. La definizione del termine varia a seconda dei campi di applicazione
(antropologia, etnografia, cultura, letteratura, filosofia, ecc.). In semantica e analisi del discorso è una
generalizzazione del concetto di comunicazione all'interno di tutti i contesti.
Nel campo dei codici è la totalità del linguaggio utilizzato (vocabolario) in
un determinato settore di pratica sociale o ricerca intellettuale (es: discorso
giuridico, discorso religioso, discorso medico, ecc.). Michel Foucault ha
definito il discorso come "un ensemble de séquences de signes" (un
insieme di sequenze di segni).[1] Per quanto riguarda il campo delle scienze
sociali e delle scienze umanistiche, il termine ha rilevanza riguardo a un
pensiero che si può esprimere mediante il linguaggio. Il discorso si differenzia dall'enunciato e
dalla dichiarazione. Il discorso, infatti, può rappresentare la manifestazione
di un pensiero individuale relativamente o meno a un determinato argomento; la
dichiarazione invece consiste in un atto ufficiale di solito è preparato e
coinvolto in documentazioni. Con il
termine discorso si identifica anche l'esposizione pronunciata in pubblico
relativamente a un argomento o materia (discorso inaugurale, discorso
commemorativo, ecc.). Foucault,
L'archéologie du savoir, Parigi, Gallimard, 1969, p. 141. Voci
correlateModifica Parti del discorso Parresia Discorso diretto Discorso
indiretto Frase Autore Dialettica Retorica Monologo Dialogo «discorso» Portale Antropologia Portale Filosofia Portale Linguistica Portale Sociologia Pregiudizio
Strutturalismo (filosofia) movimento filosofico
Le parole e le cose Libro di Michel Foucault del 1966 Wikipedia Il contenutoV. Cosmi. Giovanni
Agostino De Cosmi. Giovanni Cosmi. R Cosmi.
Keywords: metodo dei principi generali del discorso, discorso, discursus --
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Cosmi” – The Swimming-Pool Library.


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