Grice e Cosottini: L'implicatura conversazionale della MELOPEA –
filosofia italiana –Luigi Speranza (Figline Valdarno). Filosofo
italiano. Grice: “Cosotini considers ‘Home, sweet home,’ in terms of linearity
– surely Miss X can ‘improve’ on the score! Especially if she did visit Payne’s
little cottage by the sea – in Easthampton, and shed a tear!”. Si laurea a
Firenze con “Fenomenologia”. Fonda GRIM, Gruppo per la Reserccia
dell’Improvisazione Musicale. GRICE Gruppo por la research dell’Improvisazione
conversazione espressiva. Insegna Improvvisazione Musicale. Le Fanfole, canzoni
composte su testi del poemetto meta-semantico di Fosco Maraini Gnosi delle
Fanfole. Linearità e Nonlinearita in semiotica – sintagma lineare, sintagma
soprasegmentale – the volume of a sound – a ‘natural’ expression of pain – the
higher the volume, the higher the pine --. Grice on stress, intonation and
implicature. I KNOW it. I KNOW it (you don’t have to tell me). SMITH paid the
bill. Due conversazionaliste si muovono pacatamente per le loro vie, variando
direzioni e anche versi, ascoltandosi sempre, ma con dialoghi liberi e mai
serrati. “La musica dei matti” creazione dialogica di suoni del tutto libera e
interamente legata all'istante, tale da produrre mozzione conversazionale dallo
sviluppo verticale. Improvvisare la verità. Il concetto di ‘improvvisare’
improvissato – cf. English ‘improved’. Improvisation – improvised. Musica e
Filosofia. Realizza la partitura grafica Dettagliper tre esecutori, che
consiste di una mappa e ottantuno carte con segni grafici codificati (la mappa
e le carte sono i “veicoli” e il modo in cui si legge la grafia genera
molteplici possibilità di implicature. “wordless novel”. I suoi studi si
concentrano sulla filosofia della musica e sull’improvvisazione musicale,
scrivendo numerosi saggi per riviste specializzate come Musica Domani,
Perspectives of New Music, Aisthesis, Musicheria e la rivista online De Musica.
Inoltre pubblica un saggio sul silenzio
e sulle sue potenzialità performative. Metodologia dell'Improvvisazione
Musicale. Tra Linearità e Nonlinearità, un libro di metodologia
dell’improvvisazione musicale nel quale Cosottini teorizza la dicotomia tra
Linearità e Nonlineairtà come strumento per l’analisi dell’improvvisazione
musicale. Non-linearita EDT, il silenzio in contesto non lineare, Filosofia
della Musica. Non-linearità. Metodi non
lineari. EDT Non linearità. EDT Ascolto creativo e scrittura creativa di
un’improvvisazione musicale. Metodologia dell’improvvisazione musicale. Tra
Linearità e Nonlinearità Edizioni ETS, L’estetica dell’improvvisazione tra
suono e silenzio in Musica Domani, improvisation-research-center--musica-e-filosofia.
Do You Need A Sign. Wikipedia Ricerca Palazzo Bardi edificio a Firenze
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altri significati, vedi Palazzo Bardi (disambigua). Palazzo Bardi Palazzo
busini-bardi 11.JPG Esterno del Palazzo Bardi Localizzazione StatoItalia Italia
RegioneToscana LocalitàFirenze Indirizzovia de' Benci 5 Coordinate43°46′02.99″N
11°15′32.75″E Informazioni generali CondizioniIn uso CostruzioneXV secolo
Realizzazione Committentebanchieri Busini Il palazzo Bardi o Busini-Bardi-Serzelli
si trova in via de' Benci 5 a Firenze. Palazzo Bardi, il cortile
attribuito a Brunelleschi StoriaModifica Fu costruito su preesistenze negli
anni Trenta del XV secolo per conto della famiglia di banchieri Busini, su
disegno forse di Filippo Brunelleschi: è quindi evidente la sua grande
importanza nel testimoniare, circa quindici anni prima della costruzione di
palazzo Medicidi via Larga ad opera di Michelozzo, il definirsi della tipologia
del palazzo rinascimentale, con cortile centrale, in un momento di
significativa crescita urbana promossa dai ceti dirigenti del tempo.
Giovanni de' Bardi (della linea di Gualtiero, non di quella di Piero, esiliata
nel 1343) acquistò il palazzo nel 1482: la famiglia già nel secolo precedente
aveva significative proprietà di là dal ponte. Agnolo de' Bardi, nipote di
Giovanni, fece fare dei lavori di ammodernamenti al palazzo, forse con il
concorso di Giuliano da Maiano, ma non ne venne modificato l'assetto generale.
Furono chiuse le grandi aperture sul fronte che davano accesso a vari locali
adibiti a botteghe (una successione di fornici è ancora apprezzabile su via
Malenchini e due permangono su via de' Vagellai). Da sottolineare come i
lavori, databili tra il 1488 e il 1498, pur giungendo ad esiti formalmente diversi,
si sviluppassero in parallelo con quelli dell'antistante palazzo Corsi,
ugualmente volti a convertire la più antica struttura medievale in un palazzo
adeguato alla nuova concezione rinascimentale. Preesistenze sul
lato sud in via Malenchini Verso la fine del XVI secolo, come ricorda una
lapide sulla facciata, si riuniva in questo palazzo una comitivadi letterati,
artisti e musicisti, conosciuta sotto il nome di Camerata fiorentina di casa
Bardi, istituita dapprima allo scopo di risuscitare l'antico teatro greco e che
più tardi si occupò del melodramma teatrale, tanto che qui si eseguì per la
prima volta il canto dantesco del conte Ugolino, messo in musica da Vincenzo
Galilei e si eseguirono le Nuove Musiche di Giulio Caccini. Più tardi la
Camerata divenne Accademia, trasferendosi nell'odierno palazzo Corsi-Tornabuoni
in via Tornabuoni. Il palazzo fu abitato dai Bardi fino all'estinzione
del ramo familiare a inizio dell'Ottocento, per poi passare ai Bardi Serzelli,
che l'hanno abitato fino al 1954, anno della morte del conte Alberto.
Successivamente affittato alla Provincia di Firenze, è stato da questa scelto
negli anni settanta per ospitare il III Liceo Scientifico statale. Nel 1983 ha
subito il rifacimento degli intonaci sul fronte di via Malenchini. A partire
dal 1990 circa, oramai liberato dalla presenza della scuola e acquistato da una
società immobiliare, è stato interessato da un complesso cantiere finalizzato
al recupero della fabbrica e alla suddivisione in appartamenti dei grandi
ambienti interni, conclusosi nel 2007. Il palazzo appare nell'elenco
redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale
edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, ed è
sottoposto a vincolo architettonico dal 1913. DescrizioneModifica
Esterno La semplice facciata, sviluppata sui canonici tre piani e graffita con
una finta muratura a conci rinnovata nel 1885 (al tempo della proprietà di
Ferdinando Bardi, comunque da considerare sostanzialmente fedele alle preesistenze),
quindi restaurata e integrata nell'ambito del recente intervento, presenta ai
lati due scudi con le armi, oramai consunte ma ancora ben leggibili, della
famiglia Busini (d'azzurro, a tre fasce increspate d'oro, e alla banda
attraversante di rosso, caricata di tre rosed'argento). Da segnalare sul fronte
anche la lapide che ricorda come, in questo palazzo, Giovanni Bardi conte di
Vernio avesse riunito verso il 1580 la Camerata fiorentina di casa Bardi, in
seno alla quale nacque il melodramma. IN QUESTA CASA DEI BARDI VISSE
GIOVANNI CONTE DI VERNIO CHE AL VALOR MILITARE MOSTRATO NEGLI ASSEDI DI SIENA E
DI MALTA CONGIUNSE LO STUDIO DELLE SCIENZE E L'AMOR DELLE LETTERE COLTIVÒ LA
POESIA E LA MUSICA E ACCOLSE E FU L'ANIMA DI QUELLA CELEBRE CAMERATA LA QUALE
INTESA A RIPORTARE L'ARTE MUSICALE IMBARBARITA DALLE STRANEZZE FIAMMINGHE ALLA
SUBLIMITÀ DELLA GRECA MELOPEA DI CUI SCRISSERO GLI STORICI DELL'ANTICA CIVILTÀ
APRÌ LA VIA GIÀ CHIUSA DA SECOLI AL RECITATIVO CANTATO E ALLA MELODIA E CON LA
RIFORMA DEL MELODRAMMA FU LA CUNA DELL'ARTE MODERNA N. MDXXXII - M. MDCXII
Palazzo busini-bardi, targa camerata dei bardi.JPG Stemma Bardi sul
cancello d'ingresso Di rilievo l'androne, chiuso sul fondo da una elegante
cancellata (presumibilmente databile al Settecento) con sulla rosta l'arme dei
Bardi (d'oro, alla banda di losanghe accollate di rosso) accostata da due
aquile. Le fasce marcapiano aggettanti sono ornate da volute di fiori, primo
esempio di "stile nuovo" fiorentino. Semplici finestre centinate si
allineano su otto assi. all'esterno si trova murato anche un piccolo
tabernacolo con un affresco scarsamente leggibile con la Madonna in gloria
adorata da una monaca. L'elemento più interessante è il bel cortile
centrale porticato sui quattro lati, progettato forse dal Brunelleschi,
probabilmente il primo cortile privato signorile a Firenze (dopo i cortili
pubblici del Palazzo del Bargello e di Palazzo Vecchio): a pianta quadrata,
presenta arcate a tutto sesto con colonne con capitelli corinzi che scandiscono
lo spazio. I volumi sono scanditi ad altezza doppia rispetto al modulo usato
spesso successivamente del cubo sormontato da semisfera: qui l'altezza delle
colonne è doppia rispetto all'intercolumnio (a differenza per esempio del
loggiato dello Spedale degli Innocenti) e, pur mantenendo dimensioni armoniche,
presenta un maggior slancio. Tipicamente brunelleschiana è anche la
disposizione delle porte che si aprono sul cortile. "Si osservi
anche il sonoro androne d'ingresso, con volte a crociera su capitelli pensili
strettamente analoghi a quelli del palazzo di Niccolò da Uzzano; o lo splendido
episodio dei capitelli delle colonne del cortile stesso, che presentano un
singolare episodio di protocorinzio appunto brunelleschiano, cui non a caso
rispondono i capitelli del cortile della casa di Apollonio Lapi, posta in via
del Corso 13, egualmente attribuita all'esordio professionale di Filippo: per
la qual cosa piacerebbe datare pure il prezioso testo architettonico
protobrunelleschiano di palazzo Bardi anche a prima del 1420" (Gabriele
Morolli). All'interno molte stanze presentano dei soffitti in legno
risalenti all'epoca di Agnolo de' Bardi, che li fece uniformare.
BibliografiaModifica Tabernacolo Emilio Burci, Guida artistica della
città di Firenze, riveduta e annotata da Pietro Fanfani, Firenze, Tipografia
Cenniniana, 1875, p. 108; Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione
Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in
Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 252; Janet Ross,
Florentine Palace and their stories, with many illustrations by Adelaide
Marchi, London, Dent, 1905, p. 42; Attilio Schiaparelli, La casa fiorentina e i
suoi arredi nei secoli XIV e XV, volume primo, Firenze, Sansoni, 1908, pp.
29–30, fig. 27; Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten,
Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus,
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Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica
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Poligrafico e Libreria dello Stato, Barfucci, Giornate fiorentine. La città, la
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Thiem, Christel Thiem, Toskanische Fassaden-Dekoration in Sgraffito und Fresko:
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Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti
bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai
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Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di
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di Raffaello Bencini, 4 voll., Firenze, Vallecchi, 1971-1973 (I, Quartiere di
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S. Maria Novella, 1973; IV, Quartiere di Santo Spirirto, 1973), I, 1971, pp.
113–118; Leonardo Ginori Lisci, I palazzi di Firenze nella storia e nell’arte,
Firenze, Giunti & Barbèra, 1972, II, pp. 609–615, p. 670; Giovanni Fanelli,
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Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 178; Gigi
Salvagnini, La guerra degli sporti, in "Granducato", 1976, pp. 3–12.
Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi,
Il Monumento e il suo doppio: Firenze, a cura di Marco Dezzi Bardeschi,
Firenze, Fratelli Alinari Editrice, 1981, pp. 73–75; Firenze. Guida di
Architettura, a cura del Comune di Firenze e della Facoltà di Architettura
dell’Università di Firenze, coordinamento editoriale di Domenico Cardini,
progetto editoriale e fotografie di Lorenzo Cappellini, Torino, Umberto
Allemandi & C., 1992, Gabriele mOROLLI, p. 72, n. 44; Marcello Vannucci,
Splendidi palazzi di Firenze, con scritti di Janet Ross e Antonio Fredianelli,
Firenze, Le Lettere, 1995, pp. 39–41; Guido Zucconi, Firenze. Guida
all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice,
1995, p. 64, n. 71; Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti,
arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso
2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, I,
p. 68; Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring, Pecchioli,
‘Florentia Picta’. Le facciate dipinte e graffite dal XV al XX secolo,
fotografie di Antonio Quattrone, Firenze, Centro Di, 2005, pp. 150–153; Claudio
Paolini, Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce a Firenze, Firenze,
Paideia, 2008, pp. 64–66, n. 74; Claudio Paolini, Lungo le mura del secondo cerchio.
Case e palazzi di via de’ Benci, Quaderni del Servizio Educativo della
Soprintendenza BAPSAE per le province di Firenze Pistoia e Prato n. 25,
Firenze, Polistampa, 2008, pp. 42–45, n. 4; Claudio Paolini, Architetture
fiorentine. Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce, Firenze, Paideia,
Palazzo Bardi Collegamenti esterniModifica Claudio Paolini, scheda nel
Repertorio delle architetture civili di Firenze di Palazzo Spinelli(testi
concessi in GFDL). Una pagina sulla conservazione del palazzo, su limen.org.
Portale Architettura Portale Firenze Ultima modifica 2 anni
fa di Omega Bot Palazzo Malenchini Alberti Palazzo Bardi-Tempi Palazzo de'
Benci Edificio a Firenze, Italia Wikipedia Il contenutoMirio Cosottini.
Cossotini. Grice: “I am sure that a suprasegmental or non-linear segment adds
to what a conversationalist means – he means THAT Smith did not pay the bill,
and that somebody else did” – By stressing on LOVE he means that he likes her
AND that he loves her.” Keywords: melopea, prosodia, Hjelmslev, Hockett,
fonema, tratto sopra-segmentale, stress – Grice’s examples: “Smith kicked the
cat” – “Smith didn’t pay the bill. Nowell did.” “Smith didn’t pay the bill”. “I
knew it” “I love her” -- segno, nonlinearita, codice, soprasegmento. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Cosottini” – The Swimming-Pool Library.


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