Grice e Croce: l’implicatura conversazionale dell’idealismo
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Pescasseroli). Filosofo italiano. Grice: “I would
think the fashionable Englishwoman may think Croce is the most important
philosopher that ever lived!” -- vide under “Grice as Croceian” -- Grice as
Croceian: expression and intention -- Croce, B., philosopher. I genitori
appartenevano a due abbienti famiglie abruzzesi: la famiglia Sipari, quella
materna, originaria della stessa Pescasseroli, ma radicatasi anche in
Capitanata e Terra di Lavoro, particolarmente legata agli ideali liberali, e
l'altra, quella paterna, originaria di Montenerodomo (in provincia di Chieti),
ma trapiantata a Napoli, legata invece ad una mentalità di stampo borbonico. C.
crebbe in un ambiente profondamente cattolico, dal quale però, ancora
adolescente, si distaccò, non riaccostandosi più per tutta la vita alla
religiosità tradizionale. Il terremoto di Casamicciola A diciassette anni
perse i genitori, Pasquale C. e Luisa Sipari, e la sorella Maria, periti durante il terremoto di Casamicciola,
nell'isola d'Ischia, dove C. si trovava in vacanza con la famiglia. Un
terremoto durato non più di 90 secondi ma dalla potenza devastatrice enorme - e
per questo rimasto come esempio terribile di distruzione nel modo di dire delle
popolazioni coinvolte - dove lo stesso Benedetto rimase «sepolto per parecchie
ore sotto le macerie e fracassato in più parti del corpo. Il "problema del
male", in sottofondo alla sua filosofia ottimistica sul progresso, rimarrà
insoluto, se non addirittura negato, e dietro le quinte del suo pensiero,
influenzato da questi eventi giovanili come evidenziato dalle meditazioni private
dei Taccuini personali. Quegli anni furono i miei più dolorosi e cupi: i soli
nei quali assai volte la sera, posando la testa sul guanciale, abbia fortemente
bramato di non svegliarmi al mattino, e mi siano sorti persino pensieri di
suicidio.Fra i primi ad accorrere in suo aiuto fu il cugino Petroni, la
famiglia del quale lo assisté affettuosamente nei mesi seguenti nella loro
residenza di campagna a San Cipriano Picentino, paese non troppo distante da
Salerno. In seguito a questo tragico episodio fu affidato, assieme al fratello superstite
Alfonso, alla tutela del cugino Silvio Spaventa, figlio della prozia Maria Anna
C. e fratello del filosofo Spaventa, che, mettendo da parte dei dissapori
storici che aveva con la famiglia Croce, lo accolse nella propria casa a Roma,
dove il giovane Benedetto trascorse gli anni dell'adolescenza ed ebbe modo di
formarsi culturalmente[14] fino all'età di vent'anni. Nel circolo culturale
nella casa dello zio Silvio, C. ebbe modo di frequentare importanti uomini
politici ed intellettuali tra cui Labriola che lo inizierà al marxismo. Pur
essendo iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Napoli,
Croce frequentò le lezioni di filosofia morale a Roma tenute dal Labriola. Non
terminò mai i suoi studi universitari, ma si appassionò a studi eruditi e
filosofici, trascurando il pensiero hegeliano, di cui criticava la forma
incomprensibile. Il ritorno a Napoli Lasciata la Roma troppo accesa di
passioni politiche, Tornò a Napoli, dove acquistò, per abitarvi, la casa dove
aveva trascorso la sua vita VICO, il filosofo napoletano amato da C. per la
concezione filosofica anticipatrice, per certi aspetti, della sua. Fu tra i
fondatori della Società dei Nove Musi, un cenacolo di intellettuali. Compì
numerosi viaggi in Spagna, Germania, Francia e Regno Unito mentre nella sua
formazione culturale cresceva l'interesse per gli studi storici e letterari, in
particolare per la poesia di Carducci, e per le opere di Sanctis. Attraverso
Antonio Labriola con cui era rimasto in contatto, si interessò al marxismo, di
cui però criticava come astorica la visione che dava del capitalismo. Da Marx
risalì alla filosofia hegeliana che cominciò ad apprezzare e ad
approfondire. La fondazione de La critica e la vita politica Uscì il
primo numero della rivista La critica, con la collaborazione di Gentile, e
stampata a sue spese, allorché subentrò l'editore Laterza. Venne nominato per
censo senator e fu Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto e ultimo
governo Giolitti. Con regio decreto dgli
fu concesso il titolo di "Nobile". Elaborò una riforma della pubblica
istruzione che fu poi ripresa e attuata da Gentile. Posizione nella prima
guerra mondiale «Ardenti e vivacissime furono in quei dieci mesi le polemiche
tra «interventisti» e «neutralisti», come erano chiamati non si può dire che
[gli interventisti] avessero torto, come non si può dire che l'avessero i loro
oppositori, perché dissidî di questa sorta non sono materia, nonché di
tribunali, neppure di critica scientifica, e hanno questo carattere entrambe le
tesi, appassionatamente difese, sono necessarie per l'effetto politico e, come
suona il motto, che, se una delle due opposizioni non ci fosse, converrebbe
inventarla. Più di un cosiddetto «neutralista» si sentiva talvolta scosso dalla
tesi avversaria e inclinava ad accoglierla, e il medesimo accadeva a più di un
«interventista. Storia d'Italia Bari, Laterza) Il filosofo, nella scelta tra le
due posizioni, neutralismo o interventismo alla prima guerra mondiale, si
rivolse alla prima; ma il suo era un neutralismo che contemperava le posizioni
liberali con la possibilità dell'intervento (rimase comunque poco favorevole
alla guerra, e, non obbligato ad arruolarsi, per limiti di età - 49 anni -, non
andò mai al fronte a differenza di altri intellettuali come D'Annunzio,
volontario. Scriveva a Bigot che era pronto ad accettare quella guerra che
saremo costretti a fare, quale che sia, anche contro la Germania, ad accettarla
come una dolorosa necessità, risoluto a non provocarla per ragioni
antinazionali e settarie» (C., Epistolario, Napoli) Il rapporto con il
fascismo L'iniziale fiducia al governo fascista C. nella sua biblioteca
Inizialmente C. fu vicino al fascismo. Ascoltò e applaudì il discorso di MUSSOLINI
al teatro San Carlo di Napoli, durante l'adunata preparatoria per la marcia su
Roma. In occasione delle votazioni al Senato, successive all'uccisione del
deputato socialista Matteotti, fu tra i 225 senatori che votarono la fiducia al
governo MUSSOLINI, insieme a Gentile e Morello. In seguito C. spiegò in
un'intervista che il suo non era stato un voto fascista, ha votato a favore del
regime perché pensava che MUSSOLINI, se sostenuto, puo esser sottratto
all'estremismo fascista a cui C. fa risalire la responsabilità del delitto
Matteotti. Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci,
fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto
esplicitamente che il senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e
la giustizia, come del resto Mussolini ha promesso nel suo discorso. A questo
modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede
alla parola data. Vedete: il fascismo è stato un bene; adesso è divenuto un
male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento
opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di
Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito. C. scrive su Il Giornale
d'Italiache il regime mussoliniano «non poteva e non doveva essere altro che un
ponte di passaggio per la restaurazione di un più severo regime
liberale». La rottura e il Manifesto degli intellettuali antifascisti Il
filosofo abruzzese si allontanò definitivamente dal regime allorché, su
sollecitazione di Amendola, scrisse il Manifesto degli intellettuali
antifascisti in replica al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile. Lo
scritto, pubblicato sul quotidiano Il Mondo, tra l'altro sosteneva. Contaminare
politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando poi si
faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze
e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore
generoso. E non è nemmeno, quello degli intellettuali fascisti, un atto che
risplende di molto delicato sentire verso la patria, i cui travagli non è
lecito sottoporre al giudizio degli stranieri, incuranti (come, del resto, è
naturale) di guardarli fuori dei diversi e particolari interessi politici delle
proprie nazioni. In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova
religione, la nuova fede, non si riesce a intendere dalle parole del verboso
manifesto; e, d'altra parte, il fatto pratico, nella sua muta eloquenza, mostra
allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli
all'autorità e di demagogismo, di proclamata riverenza alle leggi e di
violazione delle leggi, di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di
atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di
corteggiamenti alla Chiesa cattolica, di aborrimenti della cultura e di conati
sterili verso una cultura priva delle sue premesse, di sdilinquimenti mistici e
di cinismo. Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci
sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due
secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva, dell'Italia moderna;
quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia,
di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e
morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni
avanzamento.» Secondo Norberto Bobbio, il Manifesto degli intellettuali
antifascisti sancì l'assunzione da parte di C. del ruolo di coscienza morale
dell'antifascismo italiano» e di «filosofo della libertà. Lo scritto segnò
inoltre la rottura dell'amicizia con Gentile, a causa delle ormai
inconciliabili divergenze filosofiche e politiche. In seguito Croce fu l'unica
voce fuori dal coro tollerata dal regime. Il ruolo di Croce come coscienza
dell'antifascismo è testimoniato, tra gli altri, da Primo Levi, che ricordò che
negli anni del fascismo e della guerra, segnati per gli antifascisti da
smarrimento morale, isolamento e incertezze, solo «La Bibbia, C., la geometria,
la fisica, ci apparivano fonti di certezza. Il mio liberalismo è cosa che porto
nel sangue, come figlio morale degli uomini che fecero il Risorgimento
italiano, figlio di Sanctis e degli altri che ho salutato sempre miei maestri
di vita. La storia mi metterà tra i vincitori o mi getterà tra i vinti. Ciò non
mi riguarda. Io sento che ho quel posto da difendere, che pel bene dell'Italia
quel posto dev'essere difeso da qualcuno, e che tra i qualcuni sono chiamato
anch'io a quell'ufficio. Ecco tutto.» (Lettera a Alfieri) Rifiutò di
entrare nell'Accademia d'Italia, e dopo un breve appoggio al movimento
antifascista Alleanza Nazionale per la Libertà, fondato dal poeta Lauro De Bosis,
si allontanò dalla vita politica, continuando peraltro ad esprimere liberamente
le sue idee politiche, senza che il regime fascista lo censurasse, almeno
esplicitamente. L'unico atto di ostilità violenta ed esplicita compiuto dal
fascismo verso C. fu la devastazione della sua casa napoletana. Negl’anni
successivi, quelli della sua affermazione e del cosiddetto consenso, il
fascismo ritenne C. un avversario poco temibile, sostenitore com'era della tesi
di un fascismo inteso come malattia morale inevitabilmente superata dal
progresso della storia. Inoltre la fama di C. presso l'opinione pubblica
europea lo proteggeva da interventi oppressivi da parte del regime. Ha altresì
blandi rapporti culturali con intellettuali in qualche modo vicini al regime,
anche se marginali, come un carteggio epistolare con il tradizionalista Julius
Evola, a cui espresse l'apprezzamento formale per due opere, da pubblicare
presso Laterza con il benestare dello stesso C., Saggi sull'idealismo magico,
Teoria dell'individuo assoluto e, successivamente, La tradizione ermetica. Il
governo fascista richiese ai docenti delle università italiane un atto di
formale adesione al regime in base all'articolo del regio decreto (il
cosiddetto giuramento di fedeltà al fascismo). A seguito di tale provvedimento,
i docenti avrebbero dovuto giurare di essere fedeli non solo alla patria,
secondo quanto già imposto dal regolamento generale universitario, ma anche al
regime fascista. In quell'occasione, C. incoraggiò professori come Calogero e Einaudi
a rimanere all'università, «per continuare il filo dell'insegnamento secondo
l'idea di libertà. Se la sua figura fu importante per l'area politica del
liberalismo, la sua scuola ha durante tutto il ventennio fascista una platea
assai più ampia di allievi: del resto, già prima dalle sue idee avevano tratto
esempio anche Gramsci e il gruppo comunista de L'Ordine Nuovo.Polemica sulla
Giornata della fede La non adesione di C. al fascismo parve messa in discussione
dal gesto compiuto durante la Guerra d'Etiopia, quando il filosofo, in
occasione della Giornata della fede dona la propria medaglietta da senatore
accompagnandola con questa secca lettera al presidente del Senato. Eccellenza,
quantunque io non approvi la politica del Governo, ho accolto in omaggio al
nome della Patria, l'invito dell'E.V., e ho rimesso alla questura del Senato la
mia medaglia, Il gesto suscita negl’ambienti dell'antifascismo italiano, in
patria e all'estero, sorpresa, dolore e polemiche che colpirono dolorosamente C..
Al termine di un drammatico colloquio con Ceva, inviata a sostenere il punto di
vista degl’antifascisti, dopo un iniziale tentativo di giustificazione, C. affermò.
Dica che io sono sempre lo stesso, che sono sempre con loro. Il regime varò la
legislazione anti-semita. C. non era presente nell'aula del Senato, quale forma
di protesta. Egli fu uno dei pochi a esprimersi contro di esse a livello
pubblico. Il governo invia a tutti i professori universitari e i membri delle
accademie un questionario da compilare ai fini della classificazione
"razziale". Tutti gl’interpellati risposero. L'unico intellettuale
non ebreo che rifiuta di compilare il questionario è Croce. L'unico
effetto della richiesta dichiarazione sarebbe di farmi arrossire, costringendo
me, che ho per cognome CROCE, all'atto odioso e ridicolo insieme di protestare
che non sono ebreo, proprio quando questa gente è perseguitata. Il filosofo,
invece di restituire compilata la scheda, invia una lettera al presidente
dell'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, in cui scrive sarcasticamente.
Gentilissimo collega, ricevo oggi qui il questionario che avrei dovuto
rimandare prima del 20. In ogni caso, io non l'avrei riempito, preferendo di
farmi escludere come supposto ebreo. Ha senso domandare a un uomo che ha circa
sessant'anni di attività letteraria e ha partecipato alla vita politica del suo
paese, dove e quando esso sia nato e altre simili cose? (C. a Messedaglia,
Presidente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti di Venezia, in A.
CAPRISTO, L’espulsione degl’ebrei dalle accademie italiane, Torino, Zamorani. C.
è quindi espulso da quasi tutte le accademie di cui è membro, comprese
l'Accademia Nazionale dei Lincei e la Società Napoletana di Storia
Patria. All'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, unica accademia
che lo mantenne socio, alla fine della guerra C. riconosce il merito di non
averlo espulso durante il regime fascista. Dopo aver denunciato la persecuzione
degl’ebrei, C. però critica anche gli atteggiamenti degl’ebrei stessi, sia
quelli che hanno aderito al fascismo, sia quelli che vivevano separati,
ritenendo la specificità ebraica come pericolosa per gl’ebrei stessi. Quando
s'iniziò l'infame persecuzione contro gl’ebrei, io ebbi, con un brivido di
orrore, la piena rivelazione della sostanziale delinquenza che è nel fascismo,
come chi fosse costretto ad assistere allo sgozzamento a freddo di un innocente
e mi misi di lancio dalla loro parte con tutto l'esser mio per fare quello che
per loro si poteva a lenire o diminuire il loro strazio. Molti danni e molte
iniquità compiute dal fascismo non si possono ora riparare per essi come per
altr’italiani che le soffersero, né essi vorranno chiedere privilegi o
preferenze, e anzi il loro studio dovrebbe essere di fondersi sempre meglio con
gl’altri italiani; procurando di cancellare quella distinzione e divisione
nella quale hanno persistito nei secoli e che, come ha dato occasione e
pretesto in passato alle persecuzioni, è da temere ne dia ancora in avvenire
l'idea di popolo eletto, che è tanto poco saggia che la fece sua Hitler, il
quale, purtroppo, aveva a suo uso i mezzi che lo resero ardito a tentarne la
folle attuazione. Essi disconoscono le premesse storiche -- Grecia, ROMA,
Cristianità -- della civiltà di cui dovrebbero venire a fare parte. Lettera a Merzagora)
Espresse quindi una posizione di perplessità per il sionismo. Il rientro nella
vita politica Dopo la caduta del regime C. rientra in politica, accettando la
nomina a presidente del Partito Liberale Italiano. Durante la Resistenza cercò
di mediare tra i vari partiti antifascisti e fu Ministro senza portafoglio nel
secondo governo Badoglio, benché non stimasse né il Maresciallo né il re
Vittorio Emanuele III, a causa della loro compromissione col fascismo. Subito
dopo la liberazione di Roma entrò a far parte del secondo governo Bonomi,
sempre come ministro senza portafoglio, ma diede le dimissioni qualche mese
dopo. Egli avrebbe preferito
l'abdicazione diretta del sovrano in favore del piccolo Vittorio Emanuele (con
rinuncia di Umberto al trono), la reggenza a Badoglio e l'incarico di capo del
governo a Carlo Sforza, ma i rappresentanti del Regno Unito si opposero. Al
referendum sulla forma dello Stato votò per la monarchia, inducendo tuttavia il
Partito Liberale (di cui rimane presidente) a non schierarsi, per far sì che
prevalesse sulla questione piena ed effettiva libertà di scelta, e dichiarando
in seguito: «il buon senso fece considerare a quei milioni di votanti
favorevoli alla monarchia, che, se anche essi avessero riportato la maggioranza
legale, una monarchia con debole maggioranza non avrebbe avuto il prestigio e
l'autorità necessaria, e perciò meglio valeva accettare la forma nuova della
Repubblica e procurar di farla vivere nel miglior modo, apportandovi lealmente
il contributo delle proprie forze. C. con Altavilla e il Capo provvisorio dello
Stato, Concetti che C. aveva, nella loro sostanza, già espresso; ben prima che
Umberto II, nel messaggio ribadisse tale indicazione. Eletto all'Assemblea
Costituente, non accettò la proposta di essere candidato a Capo provvisorio
dello Stato, così come in seguito rifiutò la proposta, avanzata da Luigi
Einaudi, di nomina a senatore a vita. Si oppose strenuamente alla firma del
Trattato di pace, con un accorato e famoso intervento all'Assemblea
costituente, ritenendolo indecoroso per la nuova Repubblica. Fonda a
Napoli l'Istituto italiano per gli studi storici destinando per la sede un
appartamento di sua proprietà, accanto alla propria abitazione e biblioteca nel
Palazzo Filomarino dove oggi ha sede la Fondazione Biblioteca C. Presidente
dell'associazione PEN International e, negli stessi anni, entrò a far parte del
Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Per
un ictus cerebrale rimase semiparalizzato e si ritirò in casa continuando a
studiare: morì seduto in poltrona nella sua biblioteca. I funerali solenni si
tennero nella sua Napoli e le sue spoglie tumulate nella tomba di famiglia al
Cimitero di Poggioreale. Il rapporto con la cultura cattolica «Pure filosofo
quale sono io stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto
dall'umanità sia stato il cristianesimo, e il cristianesimo ho ricevuto e
serbo, lievito perpetuo, nella mia anima. Il rapporto di C. con la cultura
cattolica varia nel corso del tempo. I filosofi idealisti, come C. e Gentile,
avevano esercitato assieme alla cultura cattolica una comune critica al
positivismo ottocentesco. Alla fine degli anni venti vi era stato un
progressivo allontanamento della cultura laica e idealistica dalla cultura
cattolica. Croce, pur non essendo un anticlericale militante, riteneva
importante la separazione liberale tra culto e stato, propugnata da CAVOUR. Il
culto con i Patti Lateranensi ha ormai raggiunto un rapporto equilibrato con le
istituzioni statali italiane distaccandosi quindi dalle posizioni politiche
antifasciste dell'idealismo crociano. C. fu contrario al Concordato e dichiara
apertamente in Senato che accanto o di fronte ad uomini che stimano Parigi
valer bene una messa, sono altri per i quali l'ascoltare o no una messa è cosa
che vale infinitamente più di Parigi, perché è affare di coscienza. Mussolini
gli rispose dichiarandolo «un imboscato della storia», e accusando il filosofo
di passatismo e di viltà di fronte al progresso storico. Quando C. scrive la
Storia d'Europa, il Vaticano critica aspramente l'autore che difendeva le
filosofie esaltanti una religione della libertà senza Dio. Il Sant'Uffizio pose
all'Indice questo saggio ma, non ottenendo negli anni successivi da C. un qualsiasi
ripensamento, ninserì nell'elenco dei libri proibiti tutti i suoi scritti. La
polemica anti-concordataria crociana vide l'adesione del giovane filosofo
nonviolento e liberalsocialista Aldo Capitini che a Firenze, a casa di Luigi
Russo, aveva avuto modo di conoscere C., a cui aveva consegnato un pacco di
dattiloscritti che il filosofo napoletano aveva apprezzato e fatto pubblicare
nel gennaio dell'anno seguente presso l'editore Laterza di Bari con il titolo
Elementi di un'esperienza religiosa. In poco tempo gli Elementi diventarono uno
tra i principali riferimenti letterari della gioventù antifascista. La
posizione personale di C. nei confronti della religione cattolica è ben
espressa nel suo saggio Perché non possiamo non dirci "cristiani". Il
termine "cristiani" inserito nel titolo tra virgolette non voleva
indicare l'adesione a un credo confessionale, bensì la consapevolezza di
un'inevitabile appartenenza culturale rappresentata nella sua particolare
prospettiva dal fenomeno del cristianesimo: non si trattava di una professione
di fede cristiana dovuta a un rinnegamento dell'agnosticismo come volle fare
intendere la propaganda fascista, ma di riconoscere il valore storico e di
«rivolgimento spirituale»: «Il cristianesimo è stato la più grande
rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e
profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo
attuarsi, che non maraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un
miracolo, una rivelazione dall'alto, un intervento di Dio nelle cose umane, che
da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo. Tutte le altre
rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana,
non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate.
Tutte, non escluse quelle che la Grecia fece della poesia, dell'arte, della
filosofia, della libertà politica, e Roma del diritto: per la capacità dei
princìpi cristiani di contrastare il neopaganesimo e l'ateismo propagandati dal
nazismo e dal comunismo sovietico. Sono profondamente convinto e persuaso che
il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell'impulso dato
da Gesù e da Paolo. Su di ciò ho scritto una breve nota, di carattere storico,
che pubblicherò appena ne avrò lo spazio disponibile. Del resto non sente Ella
che in questa terribile guerra mondiale ciò che è in contrasto è una concezione
ancora cristiana della vita con un'altra che potrebbe risalire all'età
precristiana, e anzi pre-ellenica e pre-orientale, e riattaccare quella anteriore
alla civiltà, la barbarica violenza dell'orda? C., in sintesi, vede nel
cristianesimo il fondamento storico della civiltà occidentale ma non ripudia
l'immanentismo radicale del suo pensiero che vede nella religione un momento
della realizzazione storica dello spirito che si avvia, superandolo, ad una più
alta sintesi. All'Assemblea Costituente lotterà contro l'inserimento,
voluto dalla DC, e dal comunista Togliatti, dei Patti Lateranensi nel secondo
comma dell'articolo della Costituzione della Repubblica Italiana, giudicandolo
come "sfacciata prepotenza pretesca". In vista delle elezioni
politiche, tuttavia, si accordò con il segretario della Democrazia Cristiana,
Alcide De Gasperi, per dare vita a un manifesto comune, Europa, cultura e
libertà, contro i totalitarismi passati e presenti. A seguito della vittoria
della DC, replicò severamente ai laici benpensanti schierati col Fronte
Popolare che sbeffeggiavano il ceto umile e contadino di cui era composto in
prevalenza l'elettorato cattolico: «Beneditele quelle beghine di cui
ridete, perché senza il loro voto e il loro impegno oggi non saremmo liberi. Lasciando
disposizioni per la sua morte (che avverrà tre anni dopo) scriverà invece che
la sensibilità religiosa della moglie cattolica le consentirà di evitare che un
sacerdote tenti di "redimerlo" all'ultimo minuto, perché è "cosa
orrenda profittare delle infermità per strappare a un uomo una parola che sano
egli non avrebbe mai detta". C. fu
legato sentimentalmente e convisse con Angelina Zampanelli, fino alla morte di
lei. La coppia prese alloggio a Palazzo Filomarino, a Napoli. Angelina,
sofferente di cuore, morì poco più che quarantenne a Raiano, dove insieme a
Croce ella soggiornava spesso d'estate, presso il Palazzo Rossi-Sagaria, ospiti
della cugina del filosofo, Petroni, moglie di Rossi. C. sposa a Torino, con
rito religioso e poi civile, Adele Rossi, da cui ha V figli: Giulio, Elena,
Alda, Lidia (moglie dello scrittore e dissidente anticomunista polacco Grudziński)
e Silvia. Il filosofo, oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare
un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.» (C.,
Lettere a Vittorio Enzo Alfieri, Sicilia Nuova Editrice, Milazzo. L'opera di
Croce può essere suddivisa in tre periodi: quello degli studi storici,
letterari e il dialogo con il marxismo, quello della maturità e delle opere
filosofiche sistematiche e quello dell'approfondimento teorico e revisione
della filosofia dello spirito in chiave storicista. Come idealista, ritiene che
la realtà sia quella che viene concepita dal soggetto, in quanto riflesso della
sua idea e interiorità, ed è convinto che la razionalità e la libertà emergano
nella storia, pur tra immani difficoltà. La filosofia idealista riconduce
totalmente l'essere al pensiero, negando esistenza autonoma alla realtà
fenomenica, ritenuta il riflesso di un'attività interna al soggetto;
l'idealismo, come in Hegel, implica una concezione etica fortemente rigorosa,
come ad esempio nel pensiero di Fichte che è incentrato sul dovere morale
dell'uomo di ricondurre il mondo al principio ideale da cui esso ha origine; in
C. questo ideale è la libertà umana. Definito da Gramsci "papa laico della
cultura italiana", a sua filosofia ha goduto di enorme credito nella
cultura italiana del XX secolo, perlomeno fino agli anni settanta e ottanta, in
cui si sono levate molte critiche verso il suo approccio, ritenuto superato. Croce
fu un intellettuale rispettato anche al di fuori dell'Italia: la rivista Time
gli dedicò la copertina e contestualmente alla rivalutazione del pensiero
crociano, si è registrato l'interesse della collana editoriale di Stanford,
mentre la rivista statunitense di politica internazionale Foreign Affairs lo
inserì tra i pensatori più attuali, accanto a intellettuali come Berlin, Fukuyama
e Trotsky. Parallelamente allo studio del marxismo, C. approfondisce anche il
pensiero di Hegel; secondo entrambi la realtà si dà come spirito che
continuamente si determina e, in un certo senso, si produce. Lo spirito è
quindi la forza animatrice della realtà, che si auto-organizza dinamicamente
divenendo storia secondo un processo razionale. Da Hegel egli recupera
soprattutto il carattere razionalistico e dialettico in sede gnoseologica: la
conoscenza si produrrebbe allora attraverso processi di mediazione dal
particolare all'universale, dal concreto all'astratto, per cui C. afferma che
la conoscenza è data dal giudizio storico, nel quale universale e particolare
si fondono recuperando la sintesi a priori di Kant e lo storicismo di VICO, suo
altro filosofo di riferimento. Da destra, Giovanni Laterza, Jacini, C. e Secly.
Il divenire e la logica della dialettica, in Hegel e in Marx, è esso stesso
verità in movimento; anche per C. la verità è dialettica, ma occorre esprimere
un giudizio storico ed esistono delle regole che arginano la pretesa
giustificativa di ogni fenomeno: in Croce lo Spirito - in quanto intelletto
umano - si realizza nella storia ma nel rispetto della libertà. Per questo ogni
fatto è quindi calato nella realtà storica, ma questo non può giustificare, con
la scusa del divenire e del progresso, aspetti deplorevoli come, ad esempio, il
totalitarismo fascista o comunista, il primo come necessario (concezione di Gentile
e della sua idea di realtà come atto puro di pensare e agire) e il secondo come
fase storica obbligata (seguendo il concetto marxiano della dittatura del
proletariato, di cui il filosofo tedesco parla nella sua teoria
"razionalista" del materialismo storico). Quindi il materialismo
dialettico di Engels e quello storico di Marx sono da ritenersi errati. In
questo, il suo storicismo si differenzia dal pensiero di un altro filosofo
liberale, Popper, secondo cui dialettica e storicismo finiscono invece per
generare quasi sempre totalitarismo (concezione assai diffusa nel pensiero del
liberalismo novecentesco). Al contrario di Popper e Arendt, per C. la radice
totalitaria è proprio nell'antistoricismo, cioè nel rifiuto dello storicismo
stesso. Il neoidealismo entrò in crisi, sostituito da nuove filosofie come
l'esistenzialismo e la fenomenologia; sempre in nome del libertà e
dell'umanesimo, C. critica l'esistenzialista Heidegger, divenuto poi
anti-umanistico e colpevole di accondiscendenza verso il nazismo, definendolo
anche "un Gentile più dotto e più acuto, ma sostanzialmente della stessa
pasta morale. Esprime così un tagliente
giudizio sul filosofo di Essere e tempo. Scrittore di generiche sottigliezze,
arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai
segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia,
dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita
spirituale nelle sue varie forme - quale decadenza a fronte dei filosofi, veri
filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! -, oggi
si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la
storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e
materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come
celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e
vero attore, l'umanità. E così si appresta o si offre a rendere servigi
filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la
filosofia.» (Conversazioni Critiche, Serie Quinta, Bari, Laterza. L'asserzione
di Hegel che "la storia sia storia di libertà" viene da Croce
inquadrata nella sua concezione dialettica della libertà vista nel suo iniziale
nascere, nel successivo crescere e infine nel raggiungimento di uno stadio
finale e definitivo di maturità. C. fa proprio questo detto hegeliano chiarendo
però che non si vuole «assegnare alla storia il tema del formarsi di una
libertà che prima non era e che un giorno sarà, ma per affermare la libertà
come l'eterna formatrice della storia, soggetto stesso di ogni storia. Come
tale essa è per un verso, il principio esplicativo del corso storico e, per
l'altro, l'ideale morale dell'umanità». I popoli e gli individui anelano sempre
alla libertà, e come dice Hegel «ciò che è razionale è reale» (cioè la ragione
concepisce quello che può diventare reale) e «ciò che è reale è razionale»
(cioè esiste un'intrinseca razionalità, anche minima, in ogni fenomeno storico,
anche se non tutto il reale è ovviamente razionale). Alcuni storici, senza ben
rendersi conto di quello che scrivono, sostengono che ormai la libertà ha
abbandonato la scena della storia. Ma affermare che la libertà è morta vorrebbe
dire che è morta la vita. Non esiste nella storia un ideale che possa sostituire
quello della libertà «che è l'unica che faccia battere il cuore dell'uomo,
nella sua qualità di uomo». Ciò significa che la libertà non è una fase di
presa di coscienza che conduce allo Stato etico o al socialismo, venendo
superata, ma è essa stessa la verità nel divenire, non una fase. Egli critica
Hegel, poiché secondo lui il filosofo ha concepito la dialettica in modo
riduttivo, ovvero semplicemente come dialettica degli opposti, mentre secondo C.
sussiste anche una logica dei distinti: non ogni negazione è infatti
opposizione, ma può essere semplice distinzione. Ciò significa che certi atti
ed eventi devono essere sempre considerati appunto distinti rispetto ad altri
ordini di atti ed eventi, e non ad essi opposti. Elabora, quindi, un vero e
proprio sistema, da lui denominato la filosofia dello spirito. Inoltre, la
prima importante differenza con Hegel è che nel sistema crociano non vi rientra
né la religione, né la natura. La religione sarebbe infatti un complesso
miscuglio di elementi poetici, morali e filosofici che le impediscono di
presentarsi come forma autonoma dello Spirito. La natura poi non è altro che
l'oggetto "mascherato" dell'attività economica, è il frutto della
considerazione economica diretta al mondo. Qui la realtà in quanto attività
(ovvero produzione dello spirito o della storia) è articolata in quattro forme
fondamentali, suddivise per modo (teoretico o pratico) e grado (particolare o
universale): estetica (teoretica - particolare), logica (teoretica-universale),
economia (pratica - particolare), etica (pratica - universale). La relazione
tra queste quattro forme opera la suddetta logica dei distinti, mentre
all'interno di ognuna di esse si ha la dialettica degli opposti. All'interno
dell'estetica infatti si ha opposizione dialettica tra bello e brutto,
all'interno della logica, l'opposizione è tra vero e falso; nella economia tra
utile e inutile e infine nell'etica tra bene e male. Estetica C. scrisse
anche importanti opere di critica letteraria (saggi su Goethe, Ariosto,
Shakespeare e Corneille, "La letteratura della nuova Italia" e
"La poesia di Dante"). Egli si mosse nell'ambito della sua teoria
estetica che mirava alla scoperta delle motivazioni profonde dell'ispirazione
artistica. Quest'ultima era ritenuta tanto più valida quanto più coerente con
le categorie di bello-brutto. La prima parte della teoria estetica la
ritroviamo in opere come Estetica come scienza dell'espressione e linguistica
generale, Breviario di estetica e Aesthetica in nuce. In seguito modificò
questa iniziale teoria stabilendo per la storia un nesso con la filosofia.
L'estetica, dal significato originario del termine aisthesis (sensazione), si
configura in primo luogo come attività teoretica relativa al sensibile, si
riferisce alle rappresentazioni e alle intuizioni che noi abbiamo della
realtà. Come conoscenza del particolare l'intuizione estetica è la prima
forma della vita dello Spirito. Prima logicamente e non cronologicamente poiché
tutte le forme sono presenti insieme nello spirito. L'arte, come aspetto
dell'Estetica, è una forma della vita spirituale che consiste nella conoscenza,
intuizione del particolare che: come forma dello spirito, come creatività
non è sensazione, conoscenza sensibile che è un aspetto passivo dello spirito
rispetto ad una materia oscura e ad esso estranea; come conoscenza (prima forma
dell'attività teoretica) non ha a che fare con la vita pratica. Bisogna quindi
respingere tutte le estetiche che abbiano fini edonistici, sentimentali e
moralistici; quale espressione di un valore autonomo dello spirito, l'arte non
può né deve essere giudicata secondo criteri di verità, moralità o godimento;
come intuizione pura va distinta dal concetto che è conoscenza dell'universale:
compito proprio della filosofia. L'arte può essere definita quindi come
intuizione-espressione, due termini inscindibili per cui non è possibile
intuire senza esprimere né è possibile espressione senza intuizione. Ciò che
l'artista intuisce è la stessa immagine (pittorica, letteraria, musicale ecc.)
che egli per ispirazione crea da una considerazione del reale, nel senso che
l'opera artistica è l'unità indifferenziata della percezione del reale e della
semplice immagine del possibile. La distinzione tra arte e non arte risiede nel
grado di intensità dell'intuizione-espressione. Tutti noi intuiamo ed
esprimiamo: ma l'artista è tale perché ha un'intuizione più forte, ricca e
profonda a cui sa far corrispondere un'espressione adeguata. Coloro che
sostengono di essere artisti potenziali poiché hanno delle intense intuizioni
ma che non sono capaci di tradurre in espressioni, non si rendono conto che in
realtà non hanno alcuna intuizione poiché se la possedessero veramente essa si
tradurrebbe in espressione. L'arte non è aggiunta di una forma ad un contenuto
ma espressione, che non vuol dire comunicare, estrinsecare, ma è un fatto
spirituale, interiore come l'atto inscindibile da questa che è l'intuizione.
Nell'estetica dobbiamo far rientrare anche quella forma dell'espressione che è
il linguaggio che nella sua natura spirituale fa tutt'uno con la poesia.
L'estetica quindi come una «linguistica in generale». Dall'estetica deriva la
critica letteraria crociana, espressa in molti saggi. Della logica, Croce
tratta essenzialmente nella Logica come scienza del concetto puro); essa
corrisponde al momento in cui l'attività teoretica non è più affidata alla sola
intuizione (all'ambito estetico), ma partecipa dell'elemento razionale, che
attinge dalla sfera dell'universale. Il punto di arrivo di questa attività è
l'elaborazione del concetto puro, universale e concreto che esprime la verità
universale di una determinazione. La logica crociana è anche storica, nella
misura in cui essa deve analizzare la genesi e lo sviluppo (storico) degli
oggetti di cui si occupa. Il termine logica in C. assume quindi un significato
più vicino al termine dialettica ovvero ricerca storiografica. In genere, la
Logica di C. è lontana da criteri scientifico-razionali, e si ispira ai metodi
dell'immaginazione artistica e dell'eleganza estetico-letteraria, nei quali il
filosofo raggiunge risultati eccellenti. Di carattere decisamente diverso è
invece la filosofia delle scienze fisiche, matematiche e naturali delle quali C.
non si occupa affatto nei suoi studi. Del resto, come segnala Geymonat nel suo
Corso di filosofia - immagini dell'uomo, la vera indubbia grandezza di C. va
cercata assai più nella sua opera di storiografo, di critico letterario, ecc.,
che non nella sua opera di filosofo. Gentile ai tempi del direttorato alla
Scuola normale di Pisa. In ogni caso la logica e la filosofia della scienza è
stata sviluppata in Italia da altre correnti di pensiero contemporaneo a quello
crociano, con studiosi fra quali Peano e lo stesso Geymonat. Un orientamento
parzialmente diverso ebbe invece Giovanni Gentile che, pur criticando gli
eccessi del positivismo, intrattenne anche rapporti con matematici e fisici
italiani e cercò di instaurare un rapporto costruttivo con la cultura
scientifica. Invece C. ha con la logica e la scienza un rapporto difficile. La
sua posizione portò in Italia nella prima metà del Novecento ad uno scontro
dialettico fra due culture contrapposte: quella artistico-letteraria e quella
tecnico-scientifica. Il rapporto conflittuale con le scienze matematiche e
sperimentali Un caso emblematico del giudizio di C. nei confronti della
matematica e delle scienze sperimentali è la sua nota diatriba con il
matematico e filosofo della scienza Enriques, avvenuta in seno al congresso
della Società Filosofica Italiana, fondata e presieduta dallo stesso Enriques.
Questi sostene che una filosofia degna di una nazione progredita non potesse
ignorare gli apporti delle più recenti scoperte scientifiche. La visione di
Enriques mal si confaceva a quella idealistica di C. e Gentile, come pure a
gran parte degli esponenti della filosofia italiana di allora, per lo più
formata da idealisti crociani. C., in particolare, rispose ad
Enriques[84], liquidando in modo deciso - "antifilosofico" secondo
Enriques - la proposta di considerare la scienza come un valido apporto alle
problematiche filosofiche e sostenendo, anzi, che matematica e scienza non sono
vere forme di conoscenza, adatte solo agli «ingegni minuti» degli scienziati e
dei tecnici, contrapponendovi le «menti universali», vale a dire quelle dei
filosofi idealisti, come C. medesimo. I concetti scientifici non sono veri e
propri concetti puri ma degli pseudoconcetti, falsi concetti, degli strumenti
pratici di costituzione fittizia. La realtà è storia e solo storicamente
la si conosce, e le scienze la misurano bensì e la classificano come è pur
necessario, ma non propriamente la conoscono né loro ufficio è di conoscerla
nell'intrinseco. Sul tema C. sostenne, tra l'altro, che: «Gli uomini di
scienza [...] sono l'incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla
sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all'organismo
filosofico-storico.» (C. da Il risveglio filosofico e la cultura
italiana, A proposito dello sviluppo della logica matematica e
dell'introduzione dei formalismi simbolici, ad opera di matematici e filosofi
quali Frege, Peano, Russell, C. dichiara. I nuovi congegni della logica
matematica sono stati offerti sul mercato. E tutti, sempre, li hanno stimati
troppo costosi e complicati, cosicché non sono finora entrati né punto né poco
nell'uso. Vi entreranno nell'avvenire? La cosa non sembra probabile e, ad ogni
modo, è fuori della competenza della filosofia e appartiene a quella della
pratica riuscita: da raccomandarsi, se mai, ai commessi viaggiatori che
persuadano dell'utilità della nuova merce e le acquistino clienti e mercati. Se
molti o alcuni adotteranno i nuovi congegni logici, questi avranno provato la
loro grande o piccola utilità. Ma la loro nullità filosofica rimane, sin da
ora, pienamente provata. (C. da Logica come scienza del concetto puro. Anni
dopo, ancora scrive. Le scienze naturali e le discipline matematiche, di buona
grazia, hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità, ed esse
rassegnatamente, o addirittura sorridendo, confessano che i loro concetti sono
concetti di comodo e di pratica utilità, che non hanno niente da vedere con la
meditazione del vero. C. da Indagini su Hegel e e schiarimenti filosofici e
ribadiva come: «Le finzioni delle scienze naturali e matematiche
postulano di necessità l'idea di un'idea che non sia finta. La logica, come
scienza del conoscere, non può essere, nel suo oggetto proprio, scienza di
finzioni e di nomi, ma scienza della scienza vera e perciò del concetto
filosofico e quindi filosofia della filosofia. C. da Indagini su Hegel e schiarimenti
filosofici. Tuttavia ebbe altresì un cordiale e rispettoso scambio epistolare
con Albert Einstein. Secondo diversi storici e filosofi (es. Giorello, Bellone,
Massarenti), l'influenza antiscientifica di C. e di Gentile sarebbe stata
fortemente deleteria sia sul piano dell'istituzione scolastica per gli
orientamenti pedagogici della scuola italiana, che si sarebbe indirizzata
prevalentemente agli studi umanistici considerando quelli scientifici di
secondo piano, sia per la formazione di una classe politica e dirigente che
attribuisse importanza alla scienza e alla tecnica e portando, per conseguenza,
ad un ritardo dello sviluppo tecnologico e scientifico nazionale. La
scuola sarà caratterizzata dal primato dell'umanesimo letterario e in
particolare dell'umanesimo classico. Tutte le istituzioni culturali saranno
improntate al primato delle lettere, della filosofia e della storia. Giorello
nel quarantennale della morte di C. ha scritto che "predicò la religione
della libertà e per questo gli siamo riconoscenti. Ma la sua condanna della
scienza e la sua estetica hanno causato danni gravissimi alla nostra cultura.
Che ora esige riparazione. Lo stesso
Giorello però ha in parte ritrattato l'affermazione, negando che sia da
attribuire a C. il mancato sviluppo scientifico italiano, adducendo che quelle
che lui considerava una "colpa" sarebbero da accreditare maggiormente
alla Chiesa, agli scienziati stessi e alla classe politica, più che
all'idealismo, che trascura le scienze ma nemmeno le ostacola, definendo la
filosofia di Croce «interessante sotto altri profili, ma poco interessante, quando
si parla di scienza. C. riteneva le scienze umane e sociali prive di qualunque
validità e del tutto inutili per lo studio dei fenomeni umani. Lui stesso
dichiarò più volte di non riuscire a capire perché si dovesse sprecare del
tempo a studiare «i cretini, i bambini e i selvaggi, quando esistono pensatori
come Kant. ilosofia della pratica «La legge morale è la suprema forza della
vita e la realtà della Realtà.» (Filosofia della pratica. Etica ed
economica, Laterza, Bari) Economia ed etica vengono trattate in Filosofia della
pratica. Economica ed etica. C. dà molto rilievo alla volizione individuale che
è poi l'economia, avendo egli un forte senso della realtà e delle pulsioni che
regolano la vita umana. L'utile, che è razionale, non sempre è identico a
quello degli altri: nascono allora degli utili sociali che organizzano la vita
degli individui. Il diritto, nascendo in questo modo, è in un certo qual senso
amorale, poiché i suoi obiettivi non coincidono con quelli della morale vera e
propria. Egualmente autonoma è la sfera politica, che è intesa come luogo di
incontro-scontro tra interessi differenti, ovvero essenzialmente conflitto,
quello stesso conflitto che caratterizza il vivere in generale. C. critica
anche l'idea di Stato etico elaborata da Hegel ed estremizzata da Gentile. Lo stato
non ha nessun valore filosofico e morale, è semplicemente l'aggregazione di
individui in cui si organizzano relazioni giuridiche e politiche. L'etica è poi
concepita come l'espressione della volizione universale, propria dello spirito;
non vi è un'etica naturale o un'etica formale, e dunque non vi sono contenuti
eterni propri dell'etica, ma semplicemente essa è l'attuazione dello spirito,
che manifesta in modo razionale atti e comportamenti particolari. Questo
avviene sempre in quell'orizzonte di continuo miglioramento umano. Teoria e
storia della storiografia «La storia non è giustiziera, ma
giustificatrice» C., Teoria e storia della storiografia) La storia e lo
spirito: lo storicismo assoluto VICO Come si evince anche da Teoria e
storia della storiografia la filosofia di C., ispirata soprattutto a VICO, è
fortemente storicista. Per ciò, se volessimo riassumere con una formula la
filosofia di C., questa sarebbe storicismo assoluto, ossia la convinzione che
tutto è storia, affermando che tutta la realtà è spirito e che questo si
dispiega nella sua interezza all'interno della storia. La storia non è dunque
una sequela capricciosa di eventi, ma l'attuazione della Ragione. La conoscenza
storica ci illumina a proposito delle genesi dei fatti, è una comprensione dei
fatti che li giustifica con il suo dispiegarsi. Si delinea in quest'ottica il
compito dello storico: egli, partendo dalle fonti storiche, deve superare ogni
forma di emotività nei confronti dell'oggetto studiato e presentarlo in forma
di conoscenza. In questo modo la storia perde la sua passionalità e diviene
visione logica della realtà. Quanto appena affermato si può evincere dalla
celebre frase «la storia non è giustiziera, ma giustificatrice». Con questo
afferma che lo storico non giudica e non fa riferimento al bene o al male.
Quest'ultimo delinea, inoltre, come la storia abbia anche un preciso orizzonte
gnoseologico, poiché in primo luogo è conoscenza, e conoscenza contemporanea,
ovvero la storia non è passata, ma viva in quanto il suo studio è motivato da
interessi del presente. Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio
storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia
contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino
cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre
riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano
le loro vibrazioni.La storiografia è in seconda istanza utile per comprendere
l'intima razionalità del processo dello spirito, e in terzo luogo essa è
conoscenza non astratta, ma basata su fatti ed esperienze ben precise. Anche se
subisce l'influsso dello storicismo di Voltaire, C. critica gli illuministi e
in generale tutti coloro che pretendono di individuare degli assoluti che
regolino la storia o la trascendano: invece la realtà è storia nella sua
totalità, e la storia è la vita stessa che si svolge autonomamente, secondo i
propri ritmi e le proprie ragioni. La storia è un cammino progressivo per
cui «Nulla c'è al di fuori dello spirito che diviene e progredisce
incessantemente: nulla c'è al di fuori della storia che è per l'appunto questo
progresso e questo divenire. Ma il positivo destinato a superare storicamente
la negatività dei periodi bui della storia non è una certezza su cui adagiarsi:
questa consapevolezza del progresso storico deve essere confermata da un
impegno costante degli uomini in azioni i cui risultati non sono mai scontati
né prevedibili. La storia diviene, allora, anche storia di libertà, dei modi in
cui l'uomo promuove e realizza al meglio la propria esistenza. La libertà si
traduce, sul piano politico, in liberalismo: una sorta di religione della
libertà o di metodo interpretativo della storia e di orientamento dell'azione,
che è imprescindibile nel processo del progresso storico-politico, come si
evince dal volume. La storia come pensiero e come azione Per Croce la libertà
può essere apprezzata solo difendendola costantemente in maniera dialettica,
poiché la storia è necessariamente contrasto. Chi desideri in breve persuadersi
che la libertà non può vivere diversamente da come è vissuta e vivrà sempre
nella storia, di vita pericolosa e combattente, pensi per un istante a un mondo
di libertà senza contrasti, senza minacce e senza oppressioni di nessuna sorta;
e subito se ne ritrarrà inorridito come dall'immagine, peggio che della morte,
della noia infinita.» (La storia come pensiero e come azione). Ciò però
non vuol dire che Croce giustifichi la violenza come necessaria; nello stesso
saggio ammonisce infatti che «la violenza non è forza ma debolezza, né mai può
essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla». La concezione
storica crociana ebbe grande seguito in Italia per molto tempo ed ebbe notevole
influenza anche all'estero, ad esempio per quanto riguarda la formazione del
maggior storico americano del nazismo, George Mosse. C. interviene al congresso
liberale. C. critico letterario, specie quello di Poesia e non poesia, esercitò
molta influenza successiva, quasi una "dittatura intellettuale sulla
cultura italiana, ma ricevette anche critiche: ad esempio furono ritenute
scorrette, "pseudoconcetti" (riprendendo una parola usata da Croce),
poiché non presentate come opinione personale ma come veri canoni estetici,
varie tesi, come la sua opposizione alle novità letterarie europee,
esemplificate dalle stroncature verso gran parte dell'opera di Annunzio, Pascoli
(di cui apprezzò solo alcune parti di Myricae e dei Canti di Castelvecchio
criticando i saggi e le poesie civili), del crepuscolarismo e di Leopardi: di
quest'ultimo salvò, nei Canti, gli idilli e i canti pisano-recanatesi, ma
criticò le poesie "dottrinali" e polemiche (in particolare i
Paralipomeni della Batracomiomachia e la Palinodia al marchese Gino Capponi) e
le opere filosofiche (apprezzò solo una minima parte delle Operette morali),
affermando che quella leopardiana non era vera filosofia, ma solo uno sfogo
poetico in prosa, inferiore comunque alle liriche, dovuto esclusivamente alle
condizioni fisiche e psicologiche del poeta recanatese. C. non considera
Leopardi un vero filosofo, come Schopenhauer, a cui invece riconosce dignità
filosofica ma che non apprezza come individuo poiché ritenuto cinico e
indifferente, ma solo un pensatore, il cui pensiero è essenzialmente al
servizio della sua poesia. Sulla scorta di Sanctis, esprime simpatia umana al
poeta recanatese per lo spirito civile, l'impegno e la lotta eroica contro le
sofferenze fisiche, come espresso nella poesia La Ginestra. Egli fu grande
ammiratore soprattutto del Carducci, in quanto classicista, razionale e
sentimentale al tempo stesso, ma senza scadere nel sentimentalismo irrazionale,
e, a proposito del decadentismo e degli autori di questo movimento, scrisse, in
Del carattere della più recente letteratura italiana: «Nel passare da Carducci
a questi tre, sembra, a volte, come di passare da un uomo sano a tre malati di
nervi». La polemica contro il decadentismo è figlia di quella contro il
positivismo: Croce sostiene che il misticismo decadente, che egli disapprova
come sintomo di vuoto spirituale e filosofico (Croce è razionalista e idealista
al tempo stesso), è figlio dello scientismo positivistico e delle pseudoscienze
da esso generate (come lo spiritismo): «Di qua il positivismo, di fronte il
misticismo; perché questo è figlio di quello: un positivista dopo la gelatina
dei gabinetti, non credo abbia altro di più caro che l'inconoscibile, cioè la
gelatina dove si coltiva il microbio del misticismo». Le opere di Croce
spaziano dalla filosofia, alla storiografia, all'aneddotica, alla critica
letteraria e all'erudizione storica. Qui si indicano le più importanti. Per un
elenco completo si veda L'opera di Benedetto Croce, bibliografia a cura di S.
Borsari, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, I principi
dell'estetica crociana, oltre ad essere formulati in opere organiche, trovarono
anche applicazione critica in prefazioni e curatele di opere altrui. Tale è, ad
esempio, la prefazione all'opera di Parodi, Poesia e letteratura: conquista di
anime e studi di critica, pubblicata postuma da Laterza, a cura di C.. Il
filosofo napoletano collaborò inoltre con numerosi articoli su vari argomenti
pubblicati su molti giornali e riviste stranieri e italiani (Cfr. Panetta,
Settant'anni di militanza: C., tra riviste e quotidiani) Ad esempio la sua
collaborazione con il quotidiano Il Resto del Carlino dura per più di 40 anni. Filosofia
dello spirito Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale
Logica come scienza del concetto puro Filosofia della pratica. Economica ed
Etica Teoria e storia della storiografia; Problemi di estetica e contributi
alla storia dell'estetica italiana La filosofia di VICO Saggio sullo Hegel
seguito da altri scritti di storia della filosofia Materialismo storico ed
economia marxistica Nuovi saggi di estetica Etica e politica. La poesia.
Introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura La storia
come pensiero e come azione Il carattere della filosofia moderna Discorsi di
varia filosofia; Filosofia e storiografia; Indagini su Hegel e schiarimenti
filosofici; Perché non possiamo non dirci "cristiani"; Primi saggi
Cultura e vita morale L'Italia. Pagine sulla guerra Pagine sparse; Nuove pagine
sparse; Terze pagine sparse; Scritti e discorsi politici; Carteggio C.-Vossler;
C. - Papini, Carteggio; Il caso Gentile e la disonestà nella vita universitaria
italiana; Saggi sulla letteratura italiana del Seicento La rivoluzione
napoletana La letteratura della nuova Italia; I teatri di Napoli dal
Rinascimento alla fine del secolo decimottavo La Spagna nella vita italiana
durante la Rinascenza Conversazioni critiche Storie e leggende napoletane
Manifesto degli intellettuali antifascisti Goethe Una famiglia di patrioti ed
altri saggi storici e critici Ariosto, Shakespeare e Corneille Storia della
storiografia italiana nel secolo decimonono; La poesia di Dante Poesia e non
poesia Storia del Regno di Napoli Uomini e cose della vecchia Italia Storia
d'Italia; Storia dell'età barocca in Italia Nuovi saggi sulla letteratura
italiana del Seicento Storia d'Europa nel secolo decimonono Poesia popolare e
poesia d'arte Varietà di storia letteraria e civile Vite di avventure, di fede
e di passione Poesia antica e moderna Poeti e scrittori del pieno e del tardo
Rinascimento La letteratura italiana del Settecento Letture di poeti e
riflessioni sulla teoria e la critica della poesia Aneddoti di varia
letteratura Morra e Castro Edizione nazionale La casa editrice Bibliopolis ha
in corso di pubblicazione l'edizione nazionale delle opere di C., promossa con
Decreto del Presidente della Repubblica. Eugenio Montale, Tutte le poesie,
Milano, Mondadori, Enciclopedia italiana Treccani alla voce
"neoidealismo" Emanuele
Severino, La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea, Milano,
Rizzoli, Giorello, Dimenticare Croce? C.
- Senato Partito Liberale Italiano «nato
nel 1924, sciolto durante il fascismo e ricostituito». In Enciclopedia Treccani
alla voce "Partito Liberale Italiano" Pagina jpg del Corriere
del Mezzogiorno: Luigi Mosca, L'America innamorata di C. La prestigiosa rivista
USA "Foreign Affairs" lo incorona tra i pensatori più attuali, Einaudi
infatti sosteneva che «il liberismo non è né punto né poco "un principio
economico", non è qualcosa che si contrapponga al liberalismo etico; è una
"soluzione concreta" che talvolta e, diciamo pure, abbastanza
sovente, gli economisti danno al problema, ad essi affidato, di cercare con
l’osservazione e il ragionamento quale sia la via più adatta, lo strumento più
perfetto per raggiungere quel fine o quei fini, materiali o spirituali che il
politico o il filosofo, od il politico guidato da una certa filosofia della
vita ha graduato per ordine di importanza subordinandoli tutti al
raggiungimento della massima elevazione umana.» (in Einaudi, Il buongoverno.
Saggi di economia politica, a cura di Rossi, Il filosofo dedica ai paesi degli
avi, sia paterni che materni, due monografie, intitolate Montenerodomo: storia
di un comune e due famiglie e Pescasseroli, uscite per Laterza e in seguito
collocate in appendice alla Storia del Regno di Napoli (Laterza, Bari). È noto, a tal proposito, l'aneddoto narrato
in un testo coevo, secondo il quale il padre del filosofo, prima di morire tra
le macerie, avrebbe detto al figlio «offri centomila lire a chi ti salva». Cfr.
Balzo, Cronaca del tremuoto di Casamicciola, Tip. De Blasio e C., Napoli, Un'analisi
di quella traumatica esperienza anche in relazione all'opera di Croce è in S.
Cingari, Il giovane Croce. Una biografia etico-politica, Rubbettino, Soveria
Mannelli, Il problema del male nell’indagine di Cucci. Testimonianza di Croce
sul terremoto C., Memorie della mia
vita, Istituto italiano per gli studi storici, Napoli. "Il superstite è accolto allora nella
casa romana del politico Silvio Spaventa, cugino del padre e fratello del
filosofo Bertrando. Il lutto, lo spaesamento, l’adolescenza: non stupisce che
questa miscela abbia precipitato il giovane in una crisi d’ipocondria; e
l’ostentato contegno olimpico dell’adulto deriva forse da questo periodo
oscuro. «Quegli anni», confessa l’autore del Contributo, furono «i soli nei
quali assai volte la sera, posando la testa sul guanciale, abbia fortemente
bramato di non svegliarmi al mattino». Nella Roma del trasformismo, Benedetto
si chiude in biblioteca. Ma a scuoterlo è Labriola, che con le lezioni
sull’etica di Herbart gli offre un appiglio cui aggrapparsi nel naufragio della
fede. C. ricorda di averne recitato più volte i capisaldi sotto le coperte,
come una preghiera": v. A cento anni dal “Contributo” di C., di Matteo Marchesini,
Sole 24 ore, Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Ministri
della Pubblica Istruzione, su storia.camera.
Ultimo Governo Giolitti, su storia.camera. Jannazzo, C. e la corsa verso
la guerra, in Idem, C. e il prepartito degli intellettuali, Edizioni La Zisa,
Palermo, Levi della Vida, Fantômes retrouvés, Diogène, Antonio Gnoli, C. e il
suo fantasma, in la Repubblica, Camera dei deputati - Portale storico; citato
in G. Levi Della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia, Salvatore
Guglielmino/Hermann Grosser, Il sistema letterario. Guida alla storia
letteraria e all'analisi testuale: Novecento; Casa Editrice G. Principato
S.p.A.,. Guglielmino/Grosser, Sambugar, Salà, Letteratura italiana, C. e il
manifesto antifascista. Levi, Potassio,
in Il sistema periodico, poi in Opere, Torino, Einaudi, «La più efficace difesa
della civiltà e della cultura si è avuta in Italia, per opera di C.. Se da noi
solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico a
differenza di quel che è avvenuto in Germania, moltissimo è dovuto al C.. (Ruggiero)
Osserva Nicola Abbagnano nella sua Storia della filosofia: «Il regime fascista,
certo per costituirsi un alibi di fronte agli ambienti internazionali della
cultura, consentì tacitamente a C. una certa libertà di critica politica; e
Croce si avvalse di questa possibilità [...] per una difesa degli ideali di
libertà... Negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale la figura di
C. ha assunto perciò, agli occhi degli italiani, il valore di un simbolo della
loro aspirazione alla libertà, e ad un mondo in cui lo spirito prevalga sulla
violenza. E tale si mantiene a distanza di anni. Il terzo volume del carteggio
tra C. e Laterza (l'editore delle opere crociane) offre una grande quantità di
esempi delle difficoltà di mantenersi in equilibrio “tra l'opposizione concreta
e organizzata al fascismo, e l'adesione o la cinica indifferenza”. Esempi
“quasi tutti orientati però verso una precisa direzione: quella
dell'autocensura, a volte praticata, altre volte orgogliosamente respinta...
Tra i molti casi che potrebbero essere citati a illustrazione di questo
atteggiamento, è notevole quello sorto attorno alla dedica apposta da Paolo
Treves, nel libro sulla filosofia di Campanella, al padre Claudio, scrittore e
parlamentare socialista, famigerato tra i fascisti soprattutto per il celebre
duello ingaggiato con Mussolini. La dedica recitava: “A mio padre, che mi
additò con l'esempio la dignità della vita”. Laterza scrive a C. accostando,
con diplomatica sottigliezza, la lettura di un volgare trafiletto anticrociano
e antilaterziano sul “Lavoro fascista” alla questione della dedica, che egli
propone al Treves di limitare “alle prime tre parole essenziali, non essendo
opportuno motivarla allo stato attuale delle cose”. Alla lettera C. risponde il
giorno dopo, tranquillizzando Laterza sulla “purezza” del lavoro storico del
Treves e sull'assenza in esso di riferimenti al presente, e aggiungendo, con
maliziosa e retorica ingenuità: “ma veramente non capisco perché vi abbia fatto
senso quella dedica affettuosa di un figlio al padre. O che la dignità della
vita (il corsivo è ovviamente di Croce) è un fatto politico del giorno?”.
Comunque sia, la dedica uscì poi nella versione “purgata”. Maurizio Tarantino,
recensione a C.-Giovanni Laterza, Carteggio, a c. di Antonella Pompilio,
Napoli, Roma-Bari, Istituto italiano per gli studi storici, Laterza, “L'indice”. L'episodio è narrato con dovizia
di particolari in una lettera di Nicolini a Gentile riportata da Sasso in Per
invigilare me stesso, Bologna, Il mulino, Alessandro Barbera (a cura di), La
biblioteca esoterica. Carteggi editoriali Evola-C.-Laterza, Roma, Fondazione
Julius Evola, Cesare Medail, Evola: mi manda Don Benedetto, in Corriere della
Sera, Cfr. la prefazione del testo Lettere di Julius Evola a C.. Regio Decreto
Legge, Disposizioni sull'istruzione superiore (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del Regno d'Italia, Tacchi, Storia illustrata del fascismo, Giunti, La
Repubblica, Giarrizzo rivendicò con una punta di orgoglio l'essere annoverato
tra i “nipotini” di C. (se, nel corso di uno sgradevole scontro, sono stato per
Martino un «basco verde di Palazzo Filomarino. Giarrizzo, Giuseppe, Di C. e del
filosofare sine titulo, Archivio di storia della cultura: Napoli: Liguori, si veda: Gramsci, Il materialismo storico e
la filosofia di C. C., Epistolario, I,
Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, La vicenda è descritta e
analizzata da Sasso, La guerra d'Etiopia e la “patria”, in Per invigilare me
stesso, Bologna, Il mulino, Battista, Corriere della Sera, B. Croce, Taccuini
di lavoro, Napoli, La tentazione antisemita di tre antifascisti liberali Dante Lattes, Ferruccio Pardo, C. e l'inutile
martirio d'Israele. L'ebraismo secondo C. e secondo la filosofia crociana Sarfatti, Il ritorno alla vita: vicende e
diritti degli ebrei in Italia dopo la seconda guerra mondiale, Tompkins,
L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel
racconto di un protagonista, Il Saggiatore, Croce rimase fermo sulle sue
posizioni: l'unica condizione alla quale i partiti antifascisti
dell'opposizione avrebbero accettato di entrare nel governo di Badoglio era
l'abdicazione di Vittorio Emanuele III. Era stato il re, disse Croce, ad aprire
le porte al fascismo, favorendolo, appoggiandolo e servendolo per vent'anni». Tompkins, Piero Operti, Lettera aperta a C.,
Torino, Lattes, Mazzini, poi in Scritti e discorsi politici, II, Bari, Laterza;
sulle caratteristiche "affettive" del pronunciamento di C. al
referendum, vedi Fulvio Tessitore, Il percorso psicologico dalla monarchia alla
repubblica attraverso i Taccuini di lavoro di C., in C. e la nascita della
Repubblica. Atti del convegno tenutosi presso il Senato della Repubblica,
Soveria Mannelli, Rubbettino, "non
sono veri liberali...coloro che si fregiano, come ora taluni hanno preso a
fare, del nome di monarchici, perché il liberalismo non ha altro fine che
quello di garantire la libertà" e se "la forma Repubblicana gli offre
questa...garanzia quando non gliene offre sicura la monarchia, sarà anche
eventualmente repubblicano" (Taccuini di lavoro; "se il tentativo la
duplice abdicazione di Vittorio Emanuele III e di Umberto II] fallisse, noi
sosterremo il partito della Repubblica, adoperandoci a farla sorgere temperata
e non sfrenata, sennata e non dissennata" (Taccuini di lavoro. C., mai
nominato, formalmente rifiutò prima ancora che la sua ventilata nomina potesse
concretizzarsi.» (In Galliani, Il Capo dello Stato e le leggi, Giuffrè, Ente
Morale, su Uni SOB.na.Senato della Repubblica-Cinecittà Luce, Il filosofo della
libertà: Napoli - il funerale di C. C., Maria Curtopassi, Dialogo su Dio:
carteggio, Archinto, Il carteggio fra C. e Curtopassi è stato pubblicato presso
la casa editrice Archinto da Giovanni Russo, autore anche della nota
introduttiva, Maurizio Griffo, Il pensiero di C. tra religione e laicità. La
citazione è tratta da: C, Taccuini di lavoro, vol. 6, Napoli. C., Perché non
possiamo non dirci anticoncordatari. Discorso contro i patti lateranensi,
tratto da: C., Discorsi parlamentari, Bardi editore, Roma, Atti parlamentari
della Camera: Guido Verucci, Idealisti all'Indice. C., Gentile e la condanna del
Sant'Uffizio, Laterza, Capitini, La compresenza dei morti e dei viventi, Il
Saggiatore, Milano, La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta
da C., Il ministro dell'Educazione Nazionale, Bottai alluse ironicamente
all'operetta crociana con un articolo intitolato Benedetto Croce rincristianito
per dispetto (In Ruggiero Romano, Paese Italia: venti secoli di identità,
Donzelli Editore,Perché non possiamo non dirci "cristiani, in La Critica;
poi in Discorsi di varia filosofia, Laterza, Bari, Croce, M. Curtopassi, Dialogo
su Dio. Carteggio op.cit. ibidem. Focher, Rc. a Capanna, La religione in C.. Il
momento della fede nella vita dello spirito e la filosofia come religione, Bari,
in Rivista di studi crociati, Sandro Magister, Colloquio con Foa (Da
l'Espresso, Documenti) In Vittorio
Messori, Pensare la storia: una lettura cattolica dell'avventura umana,
Paoline, Nello Ajello, Solo per amore, "La Repubblica, Sasso, Per
invigliare me stesso, Bologna, Il mulino, Nel registro mortuario di Raiano,
vicino a L'Aquila, viene indicata erroneamente come "moglie del senatore C."
Benedetto Croce e l'amore Ottaviano
Giannangeli, C. a Raiano, in "L'Osservatore politico letterario",
Milano-Roma, Morta Alda C., figlia di C.
È morta Silvia C. l'ultima nata del filosofo Morta Lidia, l'ultima figlia ancora vivente
di C. Si è spenta a Napoli. Il pensiero filosofico di C. - senato C., La
storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari Saggio sullo Hegel C., da "papa laico" a grande
dimenticato Grassano, La filosofia
politica di Popper: 1 - La critica della dialettica hegeliana e dello
storicismo; commento a La società aperta e i suoi nemici e Miseria dello
storicismo di Popper Croce e il
totalitarismo Carteggio C.-Omodeo Hegel,
Lineamenti di filosofia del diritto, Bompiani, Milano In opposizione al
positivismo che voleva riportare la storia ad una forma della scienza, Croce si
era interessato dell'estetica nella quale avrebbe dovuto essere compresa la
storia; cfr. La storia sotto il concetto generale dell'arte, Bari. Per questo motivo C. della Divina Commedia di
Dante apprezza la prima cantica dell'Inferno in quanto risultato di una forte e
sentita intuizione-espressione, mentre apprezza meno la cantica del Paradiso
dove Dante mescolerebbe poesia e filosofia
Nella premessa C. scrive di aver trattato l'argomento nello scritto
intitolato Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro pubblicato
negli Atti dell’Accademia pontaniana. In effetti però avverte C. che il volume «È
una seconda edizione del mio pensiero, piuttosto che del mio libro» (C.,
Logica, Cent'anni di ricerca in Italia. Un passato da salvare, conferenza del
prof. Bernardini, dal sito Centro Studi Enriques, C., La storia come pensiero e
come azione, Laterza, Bari. Quel che si scrivevano Einstein e C. Dimenticare C.? (Corriere della Sera) La scienza negata. Il caso italiano, Codice,
l'Italia della scienza negata (dal blog de Il Sole 24 Ore) Ministro dell'Istruzione del governo MUSSOLINI,
promotore della riforma scolastica varata in Italia. Radice in O. Pompeo
Faracovi (a cura di), Federico Enriques, Approssimazione e verità, Belforte,
Livorno, Giorello, Dimenticare Croce?, in Il Corriere della Sera, L'arretratezza
dell'Italia in campo scientifico è il risultato di cattive scelte dei politici
da una parte e di resistenze culturali e di incapacità degli scienziati stessi
a comunicare dall'altra e che quindi risultano indipendenti dall'idealismo
crociano. A livello culturale, casomai, esistono altre forze che potrebbero
essere imputate del ritardo scientifico, si veda per esempio la nefasta
influenza della Chiesa in merito ad alcuni aspetti delle ricerche bioetiche. La
mia perplessità nei confronti di Croce non riguarda le pretese conseguenze
della sua filosofia sullo sviluppo tecnico-scientifico del nostro Paese. Mi
sembra che sia una polemica datata e ormai superata. Non credo che dalle
posizioni antiscientifiche di Croce derivi un ritardo della società italiana
nei confronti della scienza. Quella di C. è una filosofia interessante sotto
altri profili, ma poco interessante, quando si parla di scienza e quindi è
deficitaria sotto il profilo di una seria trattazione del problema della
conoscenza.» (Giorello), in È vero che C. odiava la scienza? - Dialogo tra Giorello
e Ocone, Matera, Biscaldi, Giusti, Pezzotti, Rosci, Scienze umane - Corso
integrato, Marietti Scuola, 9. Benedetto
Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari, Abbagnano, Storia
della filosofia, Benadusi, Caravale, M.s Italy: Interpretation, Reception, and
Intellectual Heritage, Palgrave Macmillan, Sambugar, Salà, Letteratura
italiana Paolo Ruffilli, Introduzione
alle Operette morali di Leopardi, ed. Garzanti
Sebastiano Timpanaro, Classicismo e illuminismo nell'Ottocento italiano C., Schopenhauer e il nome del male Si riferisce a d'Annunzio, Fogazzaro e
Pascoli Riportato in Pazzaglia,
Letteratura italiana III C., Del
carattere della più recente letteratura italiana, in Letteratura della nuova
Italia, Bari, Dino Biondi, Il Resto del Carlino, Edizioni Nazionali istituite
anteriormente alla legge su Ministero per i Beni e le Attività Culturali, concernente
l'«Edizione Nazionale delle opere di C. Integrazione della composizione della
Commissione» su Ministero per i Beni e le Attività Culturali, VISTO il D.P.R istitutivo
dell'Edizione Nazionale delle opere di C.».Bibliografia Fassò, C., in Novissimo
Digesto Italiano, diretto da A. Azara e E. Eula, Torino, Pomba, Antoni,
Commento a C., Venezia, Neri Pozza, Alfredo Parente, Il pensiero politico di C.
e il nuovo liberalismo, Solmi, Il C. e noi, in "La Rassegna
d'Italia", La letteratura italiana contemporanea, a cura di Giovanni Pacchiano,
Milano, Adelphi). Nicolini, C., Pomba, Torino, Ottaviano Giannangeli, C. a
Raiano, in "L'Osservatore politico letterario", Milano-Roma, (ora in
Id., Operatori letterari abruzzesi, Lanciano, Itinerari). Damiano Venanzio
Fucinese, Dieci lettere inedite di C., in "Dimensioni", Lanciano, Ulisse
Benedetti, C. e il Fascismo, Roma, Volpe Rditore, Roma, Sasso, C. La ricerca
della dialettica, Napoli, Morano, Badaloni, Muscetta, Labriola, Croce, Gentile,
Roma-Bari, Laterza (in part. di Muscetta: La versatile precocità giovanile di
Benedetto Croce. Profilo della sua lunga operosità, Critica e metodologia
letteraria di C., Croce scrittore: multiforme unità della sua prosa).
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Einaudi, Sasso, La "Storia d'Italia" di C.. Cinquant'anni dopo,
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Per invigilare me stesso. I taccuini di lavoro di C., Bologna, Mulino, Galasso,
C. e lo spirito del suo tempo, Milano, Saggiatore, C. e la cultura meridionale.
Atti del convegno di studi, Sulmona-Pescasseroli-Raiano, a cura di Papponetti,
Pescara, Ediars, Toni Iermano, Lo scrittoio di C. con scritti inediti e rari,
Napoli, Fiorentino, Antonio Cordeschi, C. e la bella Angelina. Storia di un
amore, Milano, Mursia, Sasso, Filosofia e idealismo. I – C., Napoli,
Bibliopolis, Mengaldo, "C.", in: Profili critici del Novecento,
Torino, Bollati Boringhieri, Sartori, Studi crociani, Bologna, Mulino, Giannangeli,
C.e la riconquista dell'Abruzzo e Due monografie e un appunto, in Scrittura e
radici. Saggi, Lanciano, Carabba, C. filosofo. Atti del convegno internazionale
di studi in occasione dell’anniversario della morte: Napoli-Messina, Soveria
Mannelli, Rubbettino, Paolozzi, L'estetica di C., Napoli, Guida, Rizi, C. and
Italian fascism, University of Toronto Press, Toronto, Visentin, Il
neoparmenidismo italiano, I. Le premesse storiche e filosofiche: C. e Gentile,
Napoli, Bibliopolis, Maria Panetta, C. editore, Napoli, Bibliopolis, Verucci,
Idealisti all'indice. C., Gentile e la condanna del Sant'Uffizio, Laterza, Roma,
Cotroneo, C. filosofo italiano, Firenze, Le Lettere, Gembillo, C., filosofo
della complessità, Soveria Mannelli, Rubbettino, Mauro, Il problema religioso
nel pensiero di C., Milano, FrancoAngeli. Marcello Mustè, La filosofia
dell'idealismo italiano, Roma, Carocci, Marcello Mustè, C., Carocci, Roma, Giammattei,
I dintorni di C.. Tra figure e corrispondenze, Napoli, Guida, Giancristiano
Desiderio, Vita intellettuale e affettiva di C., Macerata, Liberi libri, Galasso,
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studio per la voce di un lessico crociano, in JusOnline, IV. Pirro, filosofia e
politica in C., Roma, Bulzoni, Sasso, C.. Storia d'Italia e Storia d'Europa,
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Diacritica Edizioni, Roma, Sasso, Croce e le letterature e altri saggi, Napoli,
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fondato su un’antropologia della libertà”, Annali della Fondazione Luigi
Einaudi, Silvestri Paolo, “Liberalismo, legge, normatività. Per una rilettura
epistemologica del dibattito C.-Einaudi”, in Marchionatti, Soddu, Einaudi nella
cultura, nella società e nella politica del Novecento, Olschki, Firenze, Silvestri
P., Economia, diritto e politica nella filosofia di C.. Tra finzioni,
istituzioni e libertà, Giappichelli, Turin, Russo, C. e il diritto: dalla
ricerca della pura forma giuridica all'irrealtà delle leggi, in Diacronìa.
Rivista di storia della filosofia del diritto, Voci correlate Istituto italiano
per gli studi storici Fondazione Biblioteca C. Liberalismo Manifesto degli
intellettuali antifascisti Premio nazionale di cultura C.. Treccani Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.C., su BeWeb,
Conferenza Episcopale Italiana.C., su Dictionary of Art Historians, Lee
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bibliografia di C., su rivista.ssef. Una bibliografia di C. con corredo di
riassunti delle opere e piccoli s aggi, su nuovorealismo. Biografia di C. con
elenco opere, su giornale difilosofia. net. Il problema dell'impressione nella
ricerca filosofica del giovane C., su giornaledi filosofia.net. L'elenco dei
volumi dell'Edizione Nazionale, su bibliopolis. C., su Camera - Assemblea
Costituente, Parlamento italiano. Le riviste di C. on line. Accesso full text a
«La Critica. Rivista di letteratura, storia e filosofia» ai «Quaderni della
“Critica”» su biblioteca filosofia.uniroma1. C., il filosofo liberale, sul RAI
Filosofia, su filosofia.rai. Alessandra Tarquini, C., il filosofo liberale, Radio3.
Aus dieser Schule sind die beiden großen zeitgenössischen Philosophen Italiens
hervorgegangen, C. und Gentile. Beide Denker knüpfen an die J Gentile, Che
cosa e il fascismo. Gentile hat einen Neudruck seiner Werke veranlaßt. In
seiner ,,Introduzione alla filosotia' sagt er: Damit aus einem Volke eine
Nation werde, muß es sich seiner Nationalität, seiner Kraft und seiner
Kultur bewußt sein. Philosophie Hegels an, die gerade in Italien,
namentlich an der Universität Neapel, von jeher gepflegt wurde. C.
übernimmt von dem großen deutschen Denker den Leitgedanken, nämlich die
Idee des Geistes als einer dialektischen Tätigkeit, die sich im Rhytmus
von Gegensätzen bewegt. Diese Gegensätze formuliert er allerdings etwas
anders als Siegel, indem er zwischen kontradiktorischen und nur konträren
Momenten unterscheidet. Ferner lehnt C. die empirischen Gedanken völlig ab; für
ihn erzeugt nur der Geist die Realität. Es gibt in der Welt nichts, was
nicht Manifestation des Geistes wäre. Er gliedert sich in zwei
Hauptformen: theoretische Aktivität (Erkennen) und praktische (Wollen und
Handeln). Unterformen sind: intuitives Anschauen (Kunst), intellektuelles
Denken (Wissenschaft), ulititalisches Handeln (Ökonomie), moralisches
Wollen (Ethik). So schrieb denn C. ein Buch über Lebendiges und Totes in
Hegels Philosophie und betonte seine innere Verwandtschaft mit Vico,
dessen Lehre er gleichfalls eine besondere Schrift gewidmet hat. Diese
Verwandtschaft tritt besonders in C. Werken über Historik und Ästhetik
hervor. Diese und andere Bücher des italienischen Philosophen haben
internationales Ansehen erlangt. Gentile schließt sich zwar im allgemeinen an
den Geist der Hegelschen Dialektik an. Er faßt sie aber nicht als
abstrakte Reflexion auf, sondern als konkretes Denken, das zugleich ein
landein ist. Daher bezeichnet er seine Philosophie als Aktualismus. Die
wahre Realität liegt in dem schöpferischen Akt des Geistes. Dieser ist
nicht etwa nur Bewußtsein und Kontemplation der Welt, sondern
schöpferisches Hervorbringen der Welt; Ethik und Politik sind daher ein
Ausfluß des Geistes. Selbst die historische Schau bedeutet nicht nur einen
Bericht über Geschehnisse der Vergangenheit, sondern auch eine geistige
Schöpfung 1). In dieser Lehre erblickt Gentile eine Fortführung der
italienischen Tradition, die von Bruno bis auf Vico, Gioberti und
Spaventa reicht. Er hat sich vollkommen dem Faschismus angeschlossen, war
eine Zeitlang Unterrichtsminister und Urheber einer tiefgreifenden
Schulreform. Gentile hat auch wichtige Beiträge zur Staatstheorie des
Faschismus geliefert 2 ), welche weiter unten erwähnt werden sollen. Es
sei noch hinzugefügt, daß auf dem Gebiete der Rechtsphilosophie sich G. Del
Vecchio auch außerhalb Italiens einen Namen gemacht hat durch seinen
Kampf gegen den reinen Rechtspositivismus und seine philosophische
Begründung des Imperialismus; dadurch hat seine Lehre eine nahe Beziehung
zum Faschismus. Von den zahlreichen Schriften Gentiles ist ,,Der aktuale
Idealismus“ auch in deutscher Übersetzung erschienen. -I Vgl.
besonders „Che cosa e il fascismo", „La filosolia de] fascismo“.
Charakteristisch ist der Satz: ,,Lo stato del fascismo e una creazionc tutta
spirituale". Benedetto Croce. Croce. Keywords: idealism, la filosofia di Croce come
antecedente del fascismo, Mussolini giornalista, la ruttura Croce-Gentile –
l’idealismo di Croce pre-fascismo come fascista: hegel, idea dello spirito,
idealism assoluto, la relazione tra Vico e Hegel. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Croce:
implicatura: intenzione, espressione, e communicazione” Croce.


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