Grice e Curi: l'implicatura conversazionale dei figli di Marte -- passione
e compassione, senso e consenso – filosofia italiana – Luigi Speranza (Verona).
Filosofo italiano. Grice: “I like Curi; unlike me, we would call him a prolific
philosopher; my favourite are his reflections on ‘eros’, ‘amore’ and bello, but
he has also written on various topics related to maleness -- Si laurea a Padova. Insegna a Padova. Membro
dell’Istituto Gramsci Veneto. Formatosi alla scuola di Diano, Gentile e Bozzi, incontra
Cacciari. A partire da quel topos, si avvia un sodalizio estremamente solido e
fecondo, all'insegna di una comune ricerca del nuovo, e di un impegno
teoretico rigoroso, che va oltre il piano strettamente della speculazione, in direzione
di una pratica civile. Filosofa sul nesso politica-civilita e guerra e sul
concetto di ‘polemos’ – cf. Grice epagoge/diagoge “”War is war” – Eirene --,
lungo la linea che congiunge Eraclito a Heidegger. Valorizza la narrazione, sia
intesa come mythos, sia concepita come opera cinematografica. Medita su alcuni
temi fondamentali dell'interrogazione filosofica, quali l'amore e la morte, il
dolore e il destino. Altre opere: “Endiadi: figure della dualità”
(Feltrinelli, Milano); “La filosofia come ‘bellum’” (Bollati Boringhieri,
Torino); “La forza dello sguardo” – Lat. vereor – warten: to see --; “Meglio
non essere nati: la condizione umana” – cf. la condition humaine”, Malraux);
“Lo schermo” (Raffaello Cortina Editore, Milano); “Un filosofo al cinema,
Bompiani, Milano).Quello che non e filosofo, ma ha soltanto una verniciatura di
casi umani, come il maschio abbronzato dal sole, vedendo quante cose si devono
imparare, quante fatiche bisogna sopportare, come si convenga, a seguire tale
studio, la vita regolata di ogni giorno, giudica che sia una cosa difficile e impossibile
per lui. A questo maschio bisogna mostrare che cos'è davvero la filosofia, e
quante difficoltà presenta, e quanta fatica comporta.” (Platone, Lettera
settima). La libertà non è soltanto l'essere-liberati DA lle catene né soltanto
l'esser-divenuti-liberi PER la luce, ma l'autentico essere-liberi è
essere-liberatori DA il buio. La ridiscesa nella caverna non è un divertimento
aggiuntivo che il presunto "libero" possa concedersi così per svago,
magari per curiosita. E esser-ci dentro tutto, essa soltanto, il compimento autentico
del divenire liberi. Heidegger, L'essenza della verità, Franco Volpi, Milano).Ne
“La brama dell'avere” si ha un attento e puntuale riesame sia
storico-filosofico che critico-filologico della fondamentale categoria
esistenziale dell'”avere” – “the have and have-nots” -- alla luce dell'odierno assetto
socio-comunitario. Cf. Grice on “H” for “Hazzes” “x H y” Curi focuses on ‘ekhein’ which would then
correspond to Grice’s “H” --. Altre opere: “Il coraggio di pensare,
manualistica di filosofia, Loescher editore, Torino); “Il problema dell'unità
del sapere nel comportamentismo” (MILANI, Padova); “Analisi operazionale e operazionismo”
(MILANI, Padova); “L'analisi operazionale della psicologia” (Franco Angeli,
Milano); “Dagli Jonici alla crisi della fisica” (MILANI, Padova); “Anti-conformismo
e libertà intellettuale: per una dialettica tra pensiero e politica” (Padova) –
cfr. Grice on non-conformismo – “Psicologia e critica dell'ideologia” (Bertani,
Roma); “La ricerca” (Marsilio, Venezia); “Katastrophé. Sulle forme del
mutamento scientifico” (Arsenale Cooperativa, Venezia); “La linea divisa.
Modelli di razionalita' e pratiche scientifiche nel pensiero occidentale” (De
Donato, Bari); “Pensare la guerra. Per una cultura della pace” (Dedalo, Bari) –
cf. Grice on ‘eirenic effect’ – pax et bellum – si vis pacem para bellum. ex
bello pace. “Dimensioni del tempo” (Franco Angeli, Milano); “Einstein”
(Gabriele Corbo, Ferrara); “La cosmologia filosofica” (Gabriele Corbo,
Ferrara); “La politica sommersa. Per un'analisi del sistema politico italiano,
Franco Angeli, Milan); “Lo scudo di Achille. Il PCI nella grande crisi” (Franco
Angeli, Milano); “L'albero e la foresta. Il Partito Democratico della Sinistra
nel sistema politico italiano, con Paolo Flores d'Arcais, Franco Angeli,
Milano); “Metamorfosi del tragico tra classico e moderno, Bari); “La repubblica
che non c'è” (Milano); “Poròs. Dialogo in una società che rifiuta la bellezza,
Milano); L'orto di Zenone. Coltivare per osmosi” (Milano); “Amore duale”
(Feltrinelli, Milano); “Platone: Il mantello e la scarpa” (Il Poligrafo,
Padova); “Pensare la guerra. L'Europa e il destino della politica, Dedalo,
Bari); “Pólemos. Filosofia come guerra, Bollati Boringhieri, Torino); Ombra
della’ idea. Filosofia del cinema fra «American beauty» e «Parla con lei»,
Pendragon, Bologna); “Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito
moderno, Bruno Mondadori, Milano); “Il farmaco della democrazia. Alle radici
della politica, Marinotti, Milano); “La forza dello sguardo, Bollati
Boringhieri, Torino); “Skenos. Il Don Giovanni nella società dello spettacolo”
(Milano); “Libidine” (Milano). Un filosofo al cinema, Bompiani, Milano); Meglio
non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche, Bollati
Boringhieri, Torino); Miti d'amore. Filosofia dell'eros, Bompiani, Milano); Pensare
con la propria testa” (Mimesis, Milano); “Straniero, Raffaello Cortina Editore,
Milano); “Passione” (Raffaello Cortina Editore, Milano. La porta stretta. Come
diventare maggiorenni” (Bollati Boringhieri, Torino); “I figli di Ares. Guerra
infinita e terrorismo, Castelvecchi, Roma. La brama dell'avere; Il Margine,
Trento); “Il mito di Narciso sul Wikipedia
Ricerca Marte (divinità) dio romano della guerra e dei duelli Lingua Segui
Modifica Marte (in latino: Mars[1]) è, nella religione romana e italica[2], il
dio della guerra e dei duelli e, secondo la mitologia più arcaica, anche del
tuono, della pioggia e della fertilità[3]. Simile alla divinità greca Ares, col
tempo ne ha assorbito tutti gli attributi, fino a venire completamente
identificato con esso. Statua colossale di Marte: "Pirro"
nei Musei capitolini a Roma. Fine del I secolo d.C. Culto. Venere e Marte,
affresco romano da Pompei, 1 secolo d. C. È una divinità sia etrusca[4] che
italica (Mamers nei dialetti sabellici[5]); nella religione romana (dove era
considerato padre del primo re Romolo) era il dio guerriero per eccellenza, in
parte associato a fenomeni atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a
Quirino e Giove, faceva parte della cosiddetta "Triade arcaica", che
in seguito, su influsso della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove,
Giunone e Minerva. Più tardi, identificandolo con il greco Ares, venne detto
figlio di Giunone e Giove e inserito in un contesto mitologico
ellenizzato. Alcuni studiosi del passato (Wilhelm Roscher, Hermann Usner,
e soprattutto Alfred von Domaszewski) hanno parlato di Marte anche nei termini
di divinità "agraria", legata all'agricoltura, soprattutto sulla
scorta del testo di una preghiera rimastaci nel De agri cultura di Catone, che
lo invoca per proteggere i campi da ogni tipo di sciagura e malattia. Secondo
Georges Dumézil tuttavia il collegamento fra Marte e l'ambito campestre non
farebbe di lui una divinità legata alla terra, in quanto il suo ruolo sarebbe
esclusivamente di difensore armato dei campi da mali umani e soprannaturali,
senza diversificazione dalla sua natura intrinsecamente guerresca. Il
dio, inoltre, rappresentava la virtù e la forza della natura e della gioventù,
che nei tempi antichi era dedita alla pratica militare. In questo senso era
posto in relazione con l'antica pratica italica del uer sacrum, la Primavera
Sacra: in una situazione difficile, i cittadini prendevano la decisione sacra
di allontanare dal territorio la nuova generazione, non appena fosse divenuta
adulta. Giunto il momento, Marte prendeva sotto la sua tutela i giovani
espulsi, che formavano solo una banda, e li proteggeva finché non avessero
fondato una nuova comunità sedentaria espellendo o sottomettendo altri
occupanti; accadeva talvolta che gli animali consacrati a Marte guidassero i
sacrani e divenissero loro eponimi: un lupo (hirpus) aveva guidato gli Irpini,
un picchio (picus) i Piceni, mentre i Mamertini derivavano il loro nome
direttamente da quello del dio. Sempre a Marte era dedicata la legio sacrata,
cioè la legione Sannita, detta anche linteata, poiché era bianca.[senza
fonte] Marte, nella società romana, assunse un ruolo molto più importante
della sua controparte greca (Ares), probabilmente perché considerato il padre
del popolo romano e di tutti gli Italici in generale: Marte, accoppiatosi con
la vestale Rea Silvia generò Romolo e Remo, che fondarono Roma.[6] Di conseguenza
Marte era considerato il padre del popolo romano e i romani si chiamavano tra
loro Figli di Marte. I suoi più importanti discendenti, oltre a Romolo e Remo,
furono Pico e Fauno. Marte comparve spesso sulla monetazione romana, sia
repubblicana che imperiale, con vari titoli: Marti conservatori (protettore),
Marti patri (padre), Mars ultor (vendicatore), Marti pacifero (portatore di
pace), Marti propugnatori (difensore), Mars victor (vincitore). Il mese
di marzo, il giorno di martedì, i nomi Marco, Marcello, Martino, il pianeta
Marte, il popolo dei Marsie il loro territorio Martia Antica (la contemporanea
Marsica) devono a lui il loro nome. Leggenda sulla nascita di
MarteModifica Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse
concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a
Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etoliache
permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece
allevare da Priapo, il quale gli insegnò l'arte della guerra. La leggenda è di
tradizione tarda come dimostra la discendenza di Minerva da Giove, che ricalca
il mito greco. Flora, al contrario, testimonia una tradizione più antica:
l'equivalente norreno Thor nasce dalla terra, Jǫrð e così le molte divinità
elleniche. NomiModifica Statua di Marte nudo in un affrescodi
Pompei. Marte era venerato con numerosi nomi dagli stessi latini, dagli
Etruschi e da altri popoli italici: Maris, nome Etrusco da cui deriva il
nome del Dio Romano;[4] Mars, nome Romano; Marmar; Marmor; Mamers, nome con cui
era venerato dai popoli italicidi stirpe osca[7]; Marpiter; Marspiter; Mavors.
EpitetiModifica Diuum deus: 'dio degli dei', nome con cui viene designato nel
Carmen Saliare. Gradivus: 'colui che va', con valore spesso di 'colui che va in
battaglia', ma può essere collegato anche al ver sacrum, quindi 'colui che
guida, che va'. Leucesios: epiteto del Carmen Saliare che significa 'lucente',
'dio della luce', questo epiteto può essere anche legato alla sua caratteristica
di dio del tuono e del lampo. Silvanus: in Catone, nel libro De agri cultura,
83 Marte viene soprannominato Silvanus in riferimento ai suoi aspetti legati
alla natura e collegandolo con Fauno. Ultor: epiteto tardo, dato da Augusto in
onore della vendetta per i cesaricidi (da ultor, -oris: vendicatore).
RappresentazioniModifica Gli antichi monumenti rappresentano il dio Marte in
maniera piuttosto uniforme; quasi sempre Marte è raffigurato con indosso
l'elmo, la lancia o la spada e lo scudo, raramente con uno scettro talvolta è
ritratto nudo, altre volte con l'armatura e spesso ha un mantello sulle spalle.
A volte è rappresentato con la barba ma, nella maggior parte dei casi, è
sbarbato. È raffigurato a piedi o su un carro trainato da due cavalli imbizzarriti,
ma ha sempre un aspetto combattivo. Gli antichi Sabini lo adoravano sotto
l'effigie di una lancia chiamata "Quiris" da cui si racconta derivi
il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo. Bisogna dire che il
nome Quirinus, come il nome Quirites, deriva da *co-uiria, cioè assemblea del
popolo e indicava il popolo in quanto corpus di cittadini, da distinguere con
Populus (dal verbo populari = devastare), che indica il popolo in armi.
Il ruolo di Marte a RomaModifica Venere e Marte, affresco romano da
Pompei, 1 secolo d. C. A Roma Marte era onorato in modo particolare. A partire
dal regno di Numa Pompilio, venne istituito un consiglio di sacerdoti, scelti
tra i patrizi, chiamati Salii, chiamati a vigilare su dodici scudi sacri, gli
Ancilia, di cui si dice che uno sia caduto dal cielo. Questi sacerdoti erano
riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea. I sacerdoti
Salii, in realtà erano un'istituzione ben più antica di Numa Pompilio,
risalivano addirittura al re-dio Fauno, che li creò in onore di Marte,
costituendo così i primi culti iniziatici latini. Nella capitale
dell'impero, vi era anche una fontana consacrata al dio Marte e venerata dai
cittadini. L'imperatore Nerone, una volta, si bagnò in quella fontana, gesto
che fu interpretato dal popolo come un sacrilegio e che gli alienò la simpatia
popolare. A partire da quel giorno, l'imperatore iniziò ad avere problemi di
salute, secondo la gente dovuta alla vendetta del dio. FestivitàModifica
Era venerato fastosamente in marzo, il primo mese dell'anno nel calendario
romano, che segnava la ripresa delle attività militari dopo l'inverno e che
portava il suo nome, con le feriae Martis, Equirria, agonium martiale,
Quinquatrus e tubilustrum. Altre cerimonie importanti avvenivano in febbraio e
in ottobre. Gli Equirria si tenevano il 27 febbraio e il 14 marzo. Erano
giorni sacri con significato religioso e militare; i romani vi mettevano molta
enfasi per sostenere l'esercito e rafforzare la morale pubblica. I sacerdoti
tenevano riti di purificazione dell'esercito. Si tenevano corse di cavalli nel
Campo Marzio. Le feriae Martis si tenevano dal 1º marzo al 24 marzo.
Durante le feriae Martis i dodici Salii Palatinipercorrevano la città in
processione, portando ciascuno un Ancile, uno dei dodici scudi sacri, e
fermandosi ogni notte ad una stazione diversa (mansio). Nel percorso i Salii
eseguivano una danza con un ritmo di tre tempi (tripudium) e cantavano l'antico
e misterioso Carmen Saliare. Il 19 marzo si teneva il Quinquatrus, durante il
quale gli scudi venivano ripuliti. Il 23 marzo si teneva il Tubilustrium,
dedicato alla purificazione delle trombe usate dai Saliie alla preparazione
delle armi dopo la pausa invernale. Il 24 marzo gli ancilia venivano riposti
nel sacrario della Regia. L'October Equus si teneva alle idi di ottobre
(15 ottobre). Si svolgeva una corsa di bighe e veniva sacrificato a Marte il
cavallo di destra del trio vincente tramite un colpo di lancia del Flamine
marziale. La coda veniva tagliata e il suo sangue sparso nel cortile della
Regia. C'era una battaglia tradizionale tra gli abitanti della Suburra che
volevano la coda per portarla alla Turris Mamilia e quelli della Via Sacra che
la volevano per la Regia. Il 19 ottobre si teneva l'Armilustrium,
dedicato alla purificazione delle armi e alla loro conservazione per
l'inverno. Ogni cinque anni si tenevano in Campo Marzio le Suovetaurilia,
dove davanti all'altare di Marte (Ara Martis) il censo veniva accompagnato da
un rito di purificazione tramite il sacrificio di un bue, un maiale e una
pecora. Luoghi di cultoModifica Marte e Venere, copia settecentesca
da I Modi di Marcantonio Raimondi Tra le popolazioni italiche, si sa di un
antico tempio dedicato al dio Marte a Suna,[8] antica città degli Aborigeni, e
di un oracolo del dio, nella città aborigena di Tiora.[9] Animali e
oggetti sacriModifica Lupo: si ricorda il nipote Fauno, il lupo per eccellenza
è la lupa che ha allattato Romolo e Remo[6] Picchio: il picchio è l'uccello del
tuono e della pioggia oracolare, ha nutrito Romolo e Remo insieme alla lupa
Cavallo: simbolo della guerra (si ricorda Nettuno e gli Equirria) Toro: altro
animale molto importante per il ver sacrum e per tutti i popoli italici Hastae
Martiae: sono le lance di Marte che si scuotevano in caso di gravi pericoli,
tenute nel sacrario della Regia Lapis manalis: la pietra della pioggia, in
quanto dio della pioggia OfferteModifica A Marte si offrivano come vittime
sacrificali vari tipi di animali: dei tori, dei maiali, delle pecore e, più
raramente, cavalli, galli, lupi e picchi verdi, molti dei quali gli erano
consacrati. Le matrone romane gli sacrificavano un gallo il primo giorno del
mese a lui dedicato che, fino al tempo di Gaio Giulio Cesare, era anche il
primo dell'anno. Identificazioni con dei celticiModifica Mars Alator:
Fusione con il dio celtico Alator Mars Albiorix, Mars Caturix o Mars Teutates:
Fusione con il dio celtico Toutatis Mars Barrex: Fusione con il dio celtico
Barrex, di cui si ha notizia solo da un'iscrizione a Carlisle Mars Belatucadrus:
Fusione con il dio celtico Belatu-Cadros. Questo epiteto è stato trovato in
cinque iscrizioni nell'area del Vallo di Adriano Mars Braciaca: Fusione con il
dio celtico Braciaca, trovato in un'iscrizione a Bakewell Mars Camulos: Fusione
con il dio della guerra celtico Camulo Mars Capriociegus: Fusione con il dio
celtico gallaico Capriociegus, trovato in due iscrizioni a Pontevedra Mars
Cocidius: Fusione con il dio celtico Cocidio Mars Condatis: Fusione con il dio
celtico Condatis Mars Lenus: Fusione con il dio celtico Leno Mars Loucetius:
Fusione con il dio celtico Leucezio Mars Mullo: Fusione con il dio celtico
Mullo Mars Nodens: Fusione con il dio celtico Nodens Mars Ocelus: Fusione con
il dio celtico Ocelus Mars Olloudius: Fusione con il dio celtico Olloudio Mars
Segomo: Fusione con il dio celtico Segomo Mars Visucius: Fusione con il dio
celtico Visucio Marte nell'arteModifica PitturaModifica Marte, di Diego
Velázquez (1640) Marte che spoglia Venere con amorino e cane, di Paolo Veronese
Marte e Venere sorpresi da Vulcano, di François Boucher (1754) Minerva protegge
la Pace da Marte, di Pieter Paul Rubens (1629-1630) Venere e Marte, di Sandro
Botticelli NoteModifica ^ MARTE su Treccani, enciclopedia ^ MARTE su Treccani,
enciclopedia ^ MARTE su Treccani, enciclopedia ^ a b Pallotino, pp. 29, 30;
Hendrik Wagenvoort, "The Origin of the Ludi Saeculares," in Studies
in Roman Literature, Culture and Religion (Brill, 1956), p. 219 et passim; John
F. Hall III, "The Saeculum Novum of Augustus and its Etruscan
Antecedents," Aufstieg und Niedergang der römischen Welt II.16.3 (1986),
p. 2574. ^ MARTE su Treccani, enciclopedia ^ a b Strabone, Geografia, V 3.2. ^
Nota sul dio Mamerte (o Mamers), in Treccani.it – Enciclopedie on line,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità
romane, I 14.3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 14.5.
BibliografiaModifica Andrea Carandini, La nascita di Roma, Torino, Einaudi. (L'archeologo
Andrea Carandini dà la definitiva rivalutazione del dio Marte). Renato Del
Ponte, Dei e miti italici, Genova, ECIG, Dumézil, La religione romana arcaica,
Milano, Rizzoli, Libro del grande storico delle religioni, che per primo
rivalutò Marte da feroce dio emulo di Ares a divinità più originale e
importante). James Hillman, Un terribile amore per la guerra, Milano, Adelphi,
Un libro che dimostra come questo dio sia presente nelle guerre contemporanee).
Jacqueline Champeux, La religione dei romani, Bologna, Il Mulino, Ares Divinità
della guerra Flamine marziale Fauno Marte (astronomia) Mamerte Pico (mitologia)
Hachiman Altri progettiModifica Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons
contiene immagini o altri file su Marte Collegamenti esterniModifica Fano di
Marmar [collegamento interrotto], su latinae.altervista.org. Portale Antica
Roma Portale Mitologia Salii collegio sacerdotale romano per il
culto di Marte Mamuralia festività Triade arcaica Wikipedia Il
contenuto Umberto Curi. Keywords: passione, have, habere, habitus,
comportamentismo, behaviourism. La brama dell’avere, anticonformismo, guerra e
pace – Eirene – cosmologia anthropologia – l’orto di Zenone – lo scudo
d’Achille – I figli di Marte -- il
mantello e la scarpa libido -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Curi” – The
Swimming-Pool Library.


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