Grice e Cusani: l'implicatura conversazionale dell primo hegelista
– lo stato italiano -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Solopaca).
Filosofo italiano. Grice: “I love Cusani; for one, I was born at Harborne, but
nobody cares; Cuasani was born in Solopaca, and there’s a ‘corso Cusani’, and a
‘Biblioteca Cusani’.” Grice: “Cusani would have been friend with Bosanquet;
both are Hegelians – Italians, after SOME Germans, were the first to endorse
the philosophy of the absolute spirit inmanent to dialectic – Cusani does
attempt to respond to a criticism on the ‘assoluto’ brought up by Hamilton (of
all people), and consdtantly refers to the ‘metafisica dell’assoluto’ – a ‘progetto,’
he humply titles it!” Figlio di Filippo e Caterina Cardillo, nacque al capoluogo
distrettuale e di comprensorio del Regno delle Due Sicilie. Membro dei
Pontaniani. Frequenta il circolo del marchese Basilio Puoti, insieme a Sanctis
e Gatti. Punto di partenza della sua
filosofia, comune a buona parte del circolo del’hegelismo di stanza a Napoli,
dei quali e un esponente, fu Cousin, il fondatore della “storiografia
filosofica”. Insegna a Montecassino, e al collegio Tulliano di Arpino, dove fu
affiancato da Spaventa, chiamato poi a sostituirlo. Si stabilisce a Napoli nel
proprio studio privato. I saggi di Cusani furono pubblicati su “Il progresso
delle scienze, delle lettere e delle arti” e “Museo di filosofia”. La seconda
fu da lui stesso fondata. Molti dei saggi di filosofia più impegnati furono
pubblicati in L’Antologia, di Firenze. Scrisse inoltre note e recensioni nel
periodico l'Omnibus e nella Rivista napolitana.
Molte delle sue opere sono archiviate presso la Biblioteca "Stefano
Cusani" di Solopaca. Idealista
hegeliano ed esponente dell’ecletticismo filosofico di Cousin. Opere: “Della
fenomenologia, il fatto di coscienza intersoggetiva”; “Del metodo filosofico”;
“Storia dei sistemi filosofici”; “Della materia della filosofia e del solo
procedimento a poterlo raggiungere”; “Il romanzo filosofico”; “La poesia
drammatica”; “L’assoluto – l’obbjezione d’Hamilton”; “Logica immanente e logica
trascendentale”; “Compendio di storia di filosofia”; “Della lirica considerata
nel suo svolgimento storico e del suo predominio sugli' altri generi di
poesia”; “Economia politica e sua relazione colla morale”; “L’essere e gli
esseri: disegno di una metafisica”; “Percezione dell’esistenza”. Nel comune di
Solapaca è stato indetto nel un anno di
celebrazione in occasione del centenario della nascita nel comune di Solopaca.
Il corso Stefano Cusani gli è stato intitolato a Solopaca. Sanctis lo cita
nella autobiografia. Cusani dato alla stessa filosofia, ha maggiore ingegno del
superbissimo Gatti, ed e mitissima natura d'uomo. Sale al tavolo degli oratori
con tale fervore dialettico che a tutta la persona grondava onorato sudore» (G.
Giucci, Degli scienziati italiani formanti parte del VII congresso in Napoli
nell'autunno del 1845: notizie biografiche, Napoli. L'amico coetaneo Cesare Correnti, patriota
milanese legato ai circoli Napoli, insegnante nella Scuola di lingua italiana
da lui fondata, gli dedicò un necrologio. Ecco un altro amico, un'altra fiorita
speranza di questa nostra Napoli sparire a un tratto a noi d'intorno. Ben dissi
a un tratto, poiché la sua non lunga malattia parve un momento agli amici. La
filosofia specialmente nol sedussero, in modo che a più severi studi non
volgesse l'acuto e fervidissimo spirito, e a bella armonìa si composero
nell'anima sua. Rivista europea», ripr. in Scritti scelti, T. Massarani, Forzani,
Roma). «Rivista europea», ripubblicato in Scritti scelti, T. Massarani,
Forzani, Roma, Dizionario biobibliografico del Sannio, Napoli, "Il Progresso",
"Il Lucifero","Omnibus"; "Rivista napolitana", Sanctis,
La letteratura ital. nel sec. XIX, II, La scuola liberale e la scuola
democratica N. Cortese, Napoli; G. Oldrini, Gli hegeliani di Napoli. A. Vera e
la corrente "ortodossa" (Milano); F. Zerella, Filosofia italiana meridionale”;
“Dall'eclettismo all'hegelismo in Italia”. Cusani e la filosofia italiana:
Vico, Galluppi, Mamiami, Colecchi, Rosmini. Nasceva
in Solopaca, una volta Distretto di Caserta, oggi Circondario di Cerreto
Sannite (Benevento) il 23 dicembre 1816, Stefano Cusani da Filippo e Caterina
Cardillo. Suo padre, insigne avvocato, fu sollecito della educazione di questo
come di altri quattro suoi figliuoli, che, affidati alle cure di un suo
fratello germano a nome Matteo, sacerdote, mandolli in tenera età a
imcominciare e compiere i loro studî in Napoli. Ivi Stefano, ch'era il
secondogenito di cinque fratelli, frequentava i più rinomati Istituti privati
di quel tempo (che allora l'insegnamento pubblico esisteva sol di nome),
si distingueva fra gli altri condiscepoli in ognuno di questi, così che in
breve, compiuti gli studi letterarî fu giocoforza mettersi a studiare le scienze
della facoltà che doveva seguire. Fu questo il solo brutto periodo di sua vita.
Suo padre voleva fare di lui un Avvocato civile, come suol dirsi, e quindi fu
obbligato a studiare leggi e pandette, per le quali discipline non si sentiva
la benchè minima inclinazione, anzi, a dir vero, sentiva per esse la più
marcata avversiono; ma buon figlio e docile essendo, per non dispiacere al
padre, che tanti sacrifizî avea fatti e faceva per lui, come per gli altri
fratelli, a malincuore sempre, ma sempre tacendo, giunse fino ad esser
Avvocato, ed a fare la pratica presso uno de'luminari del Foro Napoletano. Da
questo momento incomincia il suo grande sviluppo intellettuale. Non potendone
più, la rompe col padre, dicendosi avverso ai processi, ed allo studio di essi,
e ad ogni altro artifizio da causidico. La rompe con quella pratica noiosa, che
tralascia ed abbandona; ed ottiene dal padre stesso, che ragionevole e savio
uomo era, di poter attendere a quegli studi che più alla sua indole si
affacevano. Fioriva in quel tempo, a Napoli, la scuola del Marchese Basilio
Puoti, ed egli, incontratosi con Stanislao Gatti che fu poi indivisibile amico
e compagno, vi si getto a capofitto, e fu in poco tempo il più caro e pregiato
discepolo del Marchese, come l'amico e compagno del De Sanctis, del Mirabelli,
e di tutta quella pleiade che in quel tempo arricchirono Napoli di filosofi
insigni. Ma a quell'ingegno che s'andava ogni giorno più sviluppando e
fortificando di sani e severi studî, parve angusto oramai quest'orizzonte, o
volse l'ala, e la di instese con intensità ed ardore allo studio della
filosofia. Ben cinque anni decorsero di volontaria prigionia nel suo
studiolo, ovo ridottosi, o giorno e notte indefessa mente attendeva a'
prediletti studî, e si beava di leggere Platone nel testo, chè familiare la
lingua gli era; come pure si fece a studiare la lingua alemanna per
mettersi al corrente dei progressi della filosofia, e per meditare e studiare
le dottrine e teorie dell'Hegel, ultimo filosofo tedesco di quella epoca.
Uscito dopo questa epoca a nuova vita incominciò a scrivere sul Progresso, una
Rivista di scienze e letteratura, diretta dal Baldacchini, articoli su
questioni filosofiche; e, dopo un anno, era già conosciuto in tutta la Napoli
pensante. In questo torno di tempo si apri un concorso per la Cattedra di
filosofia e matematica, nel Collegio Tulliano di Arpino, e lui fu prescelto per
titoli ad occuparla. Vi andò e vi trovò il suo amico Emmanuele Rocco, che
v'insegnava letteratura. Vi stette un anno e vedendosi in una cerchia troppo
angusta alla sua attività, si dimise, e fece ritorno in Napoli, conducendo con
sè anche l'amico Rocco. Quivi apri studio privato unitamente al Gatti di
filosofia, e dal bel principio quello studio fioriva per numerosa gioventù, che
accorreva a udire le sue lezioni. In breve fu lo studio più affollato di
Napoli. Le ore che aveva libere dallo insegnamento le occupava a scrivere
articoli di filosofia che si pubblicavano sulle Riviste Napoletane di quel
tempo, il Progresso che usciva in fascicoli voluminosi, la Rivista Napoletana
di Scienze, Lettere ed Arti, il Museo di Scienza e Letteratura, ove
collaboravano per la lor parte Antonio Tari, Francesco Trinchera, ed altri; e
sul Progresso il Colecchi ed altri. Non andò guari e s'incontrò col
Mamiani in quistioni di alta Metafisica, o ne usci onorato dell'amicizia e
della riverenza dell'insigno filosofo. Il suo intelletto altamente speculativo
destava ammirazione perchè si elevava ad altezze tali filosofiche che non gli
si potevano contrastare. In quel tempo si agitò una polemica tra V.
Cousin, filosofo francese, ed un insigne filosofo inglese, il cui nome ora non
mi sovviene; dopo varî articoli scambiatisi parea che l'inglese avesse preso il
di sopra, ed il Cousin, che lui credeva più dell'altro stare nel vero, avesse
dovuto soccomberé. Allora senza frapporre tempo in mezzo egli entrò terzo nella
quistione e scrisse epubblico una serie di articoli che costrinse l'inglese a
desistere dalla polemica, ed il Cousin a scrivergli una lettera di ringraziamenti
e di felicitazioni, e con la quale lo chiamava, e si firmava suo cugino.
Si radunava il Congresso dei Filosofi in Napoli nell'ottobre del 1845, o lui ne
dovea far parte; ma non sapendosi se il Borbone lo avesse permesso, o meno,
erasi ridotto in patria a villeggiare con la moglie e due piccini, l'uno
lattante e l'altro di due anni. Il Congresso fu permesso, i filosofi si
riunirono in Napoli, e lui fu invitato espressamente a farvi ritorno; che anzi
il Presidente della Sezione “Filosofia speculativa” a cui egli apparteneva, non
volle aprire la sessione s'egli non fosse arrivato. Cosi corse in Napoli solo,
lasciando in patria la famiglia, che poi sarebbe andato a rilevare, dopo finito
e sciolto il Congresso. Fu questa la causa della sua morte! Arrivato in Napoli
vede gli amici - con essi si intrattiene passeggiando -- suda; è l'ora già che
s'apre la Sessione -- essi ve lo accompagnano a piedi per goderselo di più --
vi si arriva. Egli era sudatissimo -- entra e n'esce dopo quattro lunghe ore di
discussione; quel sudore lo avea già colpito a morte. Si riduce a casa, si
ricambia le mutande - la camicia era troppo tardi! Incomincia dopo poco
tempo una tosse secca, stizzosa, ch'egli non cura, perchè forte e robusto era;
e questo fu il peggiore dei divisamenti. Ritorna in patria per ripigliare la
famiglia e ridursi in Napoli, poiché si era alla vigilia del novembre. Si
riapre lo studio, si riprendono le lezioni; il maggior numero degli alunni
affluito gli rinfocola l'ardore, ch'ei metteva in esse, e parla dalla cattedra
per lunghe ore, e poi agli alunni più provetti che gli propongono dubbi o
problemi a risolvere, parla pure ad alta voce, e quella tosse insidiosa non lo
lascia, anzi invida della sua noncuranza lo avverte spesso del suo malefico
potere, interrompendogli il discorso, e forzandolo per poco a tacere. Le cose
durarono ancora così per altri 10, o 12 giorni, e finalmente la emottisi tenne
dietro a quella tosse funesta, e fu giuocoforza sottomettersi a quanto l'arte
salutare poteva e sapeva consigliare, ma invano tutto! Chè una tisi florida si
svolse, ed in meno di due mesi si spense la robusta complessione di S. Cusani!
Tale fu quest'uomo, che a 30 anni la morte rapiva a'suoi, alla scienza, alla
patria. Nato a 23 dicembre 1816, moriva a 2 gennaio 1816. Dissi rapito alla
patria, e giustamente, poichè egli da giovanissimo appartenne alla Giovine
Italia, e in Napoli fu sempre il più ardente fra i patrioti. Egli con altri
preparò e cooperò con ardore al movimento del '18 che poi non potė vedere! La
sua casa era il convegno di Carlo Poerio, L. Settembrini, S. Spaventa, P.
Mancini, e di tutti gli altri illustri compromessi politici di quel tempo, con
i quali si congiurava, si faceva propaganda, e si organizzava la
rivoluzione. Fu cosi caro a questi tutti che se un giorno solo nol vedeano, si
tenea por certo la visita loro in sua casa; ed il Poerio, addoloratissimo della
sua malattia, volle ed ottenne che fosse stato medicato, curato ed assistito
infino all'ultimo istante di sua vita dal fido o dotto medico Alessandro Lo
Piccolo. L'esequie furono imponenti pel concorso di amici,
che formavano tutte le notabilità scientifiche, patriottiche e
letterarie. Il lutto per la sua perdita fu sentito generalmente per Napoli, che
in lui salutava la giovine scienza, e che per lui si metteva a paro di altre
città d'Italia, che fiorivano per altissimi ingegni ed insigni filosofi, come
il Mamiani, il Rosmini, il Gioberti, ed altri, se quella vita non si fosse
spenta nel mezzo del cammino! La cura della filosofia di Cusani
d’Ottonello ha il merito di riproporre all’attenzione una figura di rilievo
della cultura filosofica napoletana dell'Ottocento. Benché scomparso in
giovanissima età, nel gennaio 1846 (eranato nel dicembre del 1815, o forse del
1816, come i piú sostengono), Cusani lascia di sé traccia profonda,
testimoniata dalla considerazione in cui e tenuto, per tacer d’altri, da
Sanctis, o dalla valutazione che di lui dette Gentile. Con Gatti ed altri può
essere inserito - come nota il curatore nella nitida e puntuale introduzione
nell'ambito dell'hegelismo napoletano, oltrecché in quello piú generale
dell'eclettismo alla Cicerone. Opportunamente si avverte però che Hegel
costituisce per Cusani un potente polo d'attrazione, ma non il filosofo
fondamentale. In realtà si può forse con fondamento aggiungere, pur senza
ricorrere ad una indagine falsamente sottile, che resta in ombra, nellepur
autorevoli e acute analisi dedicate alle ascendenze cousiniane ed hegeliane di
Cusani, un filosofo fondamentale che sicuramente ispira la filosofia piú
significativa di Cusani: Vico. La costruzione del sistema eclettico cui Cusani
dichiara di dedicarsi segna una fase già tarda dell'eclettismo napoletano e
giungeva al termine di un decennio assai ricco di suggestioni in questa
direzione negli ambienti culturali napoletani. È sicuramente da condividere
l'affermazione del curatore secondo il quale il sincretismo avvertibile in
Cusani non impedisce però l'emergere di un nucleo speculativo che deborda dalla
semplice trama delle affermazioni altrui. In questo senso il problema del
metodo filosofico e il connesso problema della storia italiana segnano sin
dall’inizio lo sforzo speculativo di Cusani, la cui originalità trova subito
sulla sua strada Vico. Collaboratore della Temi napoletana, dell'Omnibus letterario,
scrive prevalentemente sul “Progresso.” Sin dalprimo scritto, Filosofia in
Italia, il tema della storia italiana appare questione teorica centrale. Non a
caso una ricerca storica da l'occasione a Cusani di porre il problema che gli
sta acuore, sin dalla citazione tratta da Guizot che apre la nota. I fatti
sonomeme affermazioni al problema della storia trova subito sumanibus
letterario ma are i grandiuti al fatto che risguardato, en per il pensiero, ciò
che le regole della morale sono per la volontà. Egli è tenuto di conoscerli, e
di portarne il peso, ed è solo allorché ha sodisfatto a questo dovere, e ne ha
misurato e percorso tutta l’estensione, che gliè permesso di montare verso i
risultamenti razional. Il rinnovato interesseper la storia italiana che si
registra-- che né l'Antichità, né i tempi di poco anteriori a questi che
viviamo avevano mai risguardato -- non sembrano a Cusani casuali, ma dovuti al
fatto che l'intendimento si rivolge a indagare i grandi ordini di fenomeni per
scoprire e prendere inconsiderazione i fatti e le ragioni, una storia ed una
filosofia. Il bisogno di comprendere e giudicare il fatto, piuttosto che
esserne solo spettatore (e dunque di verificare una diversa attitudine della
storia italiana), esalta questa parte immortale della Storia, cioè il conoscere
il legamento fatalista della causa e dell’effetto, le ragioni, i fatti
generali, le idee da ultimo ch'essi celano sotto il manto della loro
esteriorità. Onde ch’egli è d'uopo sceverar con chiarezza e con precisione la
differenza di queste due parti della storia italiana che sono per cosí dire il
corpo e l'anima, la parte materiale, e la parte spirituale di tutti gli
avvenimenti esterni e visibili, che compongono la nazione italiana, secondo che
dice Vico. Il rifiuto, che Cusani trae dalla lezione vichiana, di affidarsi a
pre-mature generalità, e con formole metafisiche per soddisfare il mero bisogno
intellettivo, è una traccia decisiva per comprendere il suo pensiero.
L'annotazione di Gentile, secondo il quale l'osservazione storica non è piú
l'integrazione della psicologia, bensí la costruzione stessa della filosofia,
può commentare l'intero itinerario filosofico di Cusani, che si consuma
nell'arco di pochissimi anni. Il discorso sul metodo che Cusani compie si basas
in dall'inizio su una acquisizione precisa: un sistema o una filosofia
consistono nel loro stesso metodo. Nel primo saggio veramente organico (Del
metodo filosofico e d'una sua storia infino agli ultimi sistemi di filosofia
che sono si veduri uscir fuori in Germania – Hegel -- e in Francia -- Cousin)
Cusani parla addirittura di un metodo generale, il quale presiede
all'investigazione dell'unica e universal verità. La filosofia è dunque la
regina scientiarum che consente di ricondurre ad “unità” il sapere, e a tal pro-posito
l'assimilazione dei termini è dichiarata apertamente, a proposito dell’analisi
psicologica, la quale segna il punto di partenza della riflessione, ed è la
base unica dell'immenso edificio filosofico, il solo solido fondamento, il suo
atrio e il suo vestibolo. E nel saggio, “Del reale obbietto di ogni filosofia”
(Il Progresso) ribadisce e chiarisce che lo studio de’ fatti della natura
umana, o de’ fenomeni psicologici, vuoto del tutto riuscirebbe, se invece di
tenerlo come base d'ogni ulteriore investigazione, si volesse considerare come
il termine stesso della filosofia. Il secolo decimottavo si è trovato dunque di
fronte al centrale problema del metodo filosofico. Se è vero che nella storia
italiana è tutta quanta la filosofia italiana, occorre riconoscere il merito
insuperabile di quella mente divinatrice e profonda che avea posta nel mondo la
nazione italiana. Vico, definito – nella nota sul Nuovo Dizionario de sinonimi
della lingua italiana di Niccolò Tommaseo, quell'altissimo lume d'Italia, con
una locuzione che introduce un discorso, ingiustamente trascurato, sulla
tradizione filosofica meridionale, piú volte ripreso dal Cusani. Lo studio di
Vico qui esaminato è appunto il “De antiquissima Italorum sapientia”; nel quale
potentemente convinto della relazione che stà tra il pensiero (l’animus, il
segnato) e la parola (il segno), fecesi ad investigar quello degli antichi
romani e italici nostri maggiori, cavandolo per avventura da quella lingua
italiana ch'era nelle bocche volgari degli uomini. Il rapporto tra spontaneità
e riflessione, che tanta parte ha in Cusani, è dunque introdotto sotto il segno
di Vico. Si ponga mente alle affermazioni che seguono il passo già citato,
allorché Cusani insiste sul fattoche veramente il Vico porta opinione che tutto
l'antico (antichissimo) pensiero o sapienza italiana era in quella lingua
italiana ch'egli disamina, e dalla quale intende rimetterlo in luce, e che se
la lingua italiana non e opera di un filosofo, ma sibbene il prodotto spontaneo
delle facoltà nell'uomo italiano, se innanzi che venissero adoperate nella
costruzione e nel concepimento del sistema di un filosofo, di cui pur e il
necessario strumento espressivo e communicativo, esisteva nella massa de’
popolo italiano. Insomma, quella che è stata chiamata la svolta hegeliana del
Cusani, va valutata alla luce di una ispirazione legittimamente riferibile a
Vico. Si veda il Saggio su la realtà della humanitas di Vincenzo De Grazia (Il
Progresso), già sul crinale della svolta hegeliana. L'epigrafe di Cousin posta
all'inizio ritorna sul problema che sta a cuore a Cusani, e che ne determina
l'originale ricerca. Ci ha due spezie di filosofie. La prima spezie di
filosofia studia il fatto, lo disamina, e lo descrive, riordinandoli secondo le
loro differenze o somiglianze, e potrebbesi però denominare filosofia
“elementare” o immanente. L’altra spezie di filosofia comincia ove si ferma la
prima, investigando la *natura* de’ fatti, e intendendo di penetrare la loro
ragione, la loro origine, il lor fine, e potrebbesi denominare filosofia
trascendente, o filosofia prima. La citazione dai Frammenti filosofici serve in
realtà a Cusani pergiungere alla fondamentale affermazione secondo cui,
esaurita nel secolo precedente la filosofia elementare, e necessario che si
cominciasse asentire il bisogno di nuovi problemi, e che l'ontologia
ricomparisse nel dominio della speculazione filosofica. Insomma la disamina del
fatto immanente elementare (il segno) deve servire a rintracciarne la natura,
le origini, le relazioni, che è il vero fine supremo della filosofia prima. Ma
questo è possibile (e l'eclettismo di Cusani si dimostra non mero sincretismo,
ma sapiente innesto di elementi concorrenti a rafforzare le personali ipotesi
speculative) soprattutto all’italiano, chi può vantare una tradizione
filosofica ininterrotta che ha in Vico il suo vate supremo. Il bisogno
dell’ontologia ha ulteriori ragioni in Italia, dove la filosofia trova terreno
fecondo emotivo di continuità. Ed è la tradizione ontologica de’ filosofi
italiani, e il predominio costante della filosofia prima o trascendente in
Italia sulla elementare o immanente, non solo in tempi che era cagione
universale nel mondo della scienza, ma eziandio allorché fortemente altrove
ponevasi la base d'ogni filosofia ed all'apo genere a nostri e quell'indole
elementare, e molto studiavasi in essa. Di qui nacque quell'indole speculativa
che si è sempre accordata in genere al filosofo italiano, anche quando
discendevano alla pratica ed all'applicazione de’ principi. É di vero se si pon
mente alla Storia, e si consideri che dalla scuola italica di Crotone o da
Pittagora suo fondatore, passando per i filosofi di Velia (Senone), arrivando
fino all’apparizione di quella meraviglia del Vico, si troverà che la verità da
noi accennata apparisce luminosa e in tutta la sua pienezza. Dunque continuità
della tradizione, rivendicazione della propria originalità speculativa, e
soprattutto applicazione esemplare del metodo storico come proprio della storia
della filosofia. Già affrontando il problema della fenomenologia semiotica,
Cusani non manca di annotare, con una affermazione che resta sostanzialmente
immutata nella sua produzione, a riprova del vichismo naturale della sua
ispirazione, che l’italiano è cosí fortemente incluso intutta la morale che ne
forma il subbietto perenne, e non si può farne astrazione senza far crollare
tutto l'edificato da quelle. Del resto nel saggio Del reale obbietto d'ogni
filosofia, posto sotto il segno di Vico – la cui “De constantia Philosophiae”
fornisce l’epigrafe, Cusani ha chiarito che la umana intelligenza, di cui si
ricerca e scopre una storia naturale, una volta esaurita l’investigazione della
natura, ripiega progressivamente verso il subbietto stesso di quelle
investigazioni, e rientrando dall'esterno nell'interno, fa se stessa obbietto
della sua conoscenza. La morale nasconode questo percorso, allorché il filosofo
ritorna sopra se stesso dopo indagare il mondo esterno. La svolta hegeliana può
a questo punto arrivare, ma a sua volta innestandosi su questa ricerca di una
legge onde si regge il mondo. Il dilemma su un oggetto immutabile della
conoscenza, e della mutabilità al tempo stesso del fatto che il pensiero
trascendente va indagando, diventatra la questione centrale. Spesso Cusani
torna nella sua opera, che riesce difficile in questa sede indagare in
dettaglio, sulle permanenze della storia italiana e sulle variazioni. Nel
Saggio analitico sul diritto e sulla scienza ed istruzione politico-legale
d’Albini, significativamente impostato il tema, e sempre ricorrendo a Vico. In
Italia fu primo tra tutti Vico che intende ala ricerca d'un principio
universale ed immutabile del diritto e che questo ponesse nella ragione, unica
fonte dell'assoluta giustizia, distinguendo esattamente il diritto universale,
o filosofico, dal diritto storico. Anzi, la debolezza della cultura filosofica
italiana può essere addebitata al mancato studio di Vico il cui esempio non
frutto gran bene, ch'io mi sappia all'Italia,non essendo le sue teorie
accettate da'suoi contemporanei, perché forse troppo superiori all'intelligenza
comune, fino al punto che l’italiano perde, com'a dire, la sua particolare
fisionomia, rivestendo un'indole forestiera – come i fanatici di Hegel con la
sua lingua foresteriera! -- Se non che questo che al presente diciamo fu molto
piú pronunciato in Beccaria e Verri non furono che perfettissimi seguitatori
dell'Helvelvinitius e del Rousseau, quanto all'ipotesi del Contratto sociale,
che in il vichismo dunque, se accolto, avrebbe garantito la continuità e
originalità della filosofia italiana. Infatti la cultura napoletana da in
questo senso testimonianza della continuità speculativa della filosofia proprio
attraverso la tradizione vichiana. Filangieri, ma soprattutto Pagano, ritennero
l'elemento tradizionale italiano, che li riannodava a tutta l'erudizione. Anche
quando nel Museo di letteratura e filosofia soprattutto, e la Rivista
napoletana, piú evidente si coglie la lettura di Hegel, Cusani testimonia la
persistenza sicura della lezione vichiana. Senza rotture, ma sviluppando le
tematiche e gli interessi, nel saggio Della lirica considerata nel suo
svolgimento storico, ove – come ha notato Oldrinisi incontra un esplicito
richiamo alle lezioni hegeliane di filosofia della storia, Cusani riprende con
vigore la questione fondamentale. Ora poiché l'uomo è il subbietto storico per
eccellenza a volere istabilire lal egge che governa tutte le accidentalità
variabili delle vicende umane, la filosofia non puo che cercarla nelle
modificazioni della stessa umanita. Questo punto di partenza, che il Vico, per
il primo, prescrisse alla filosofia della storia, facendo che le sue ricerche
rientrassero nella coscienza psicologica dell’italiano, e si cercasse di
spiegar questo per mezzo della sua propria natura, ma eziandio tutti i fatti di
cui egli è causa, ingenera tanto vantaggio, che da un lato tolse la specie
umana dall'esser considerata come mezzo da servire ad altri fini, e dall'altro
la rialza sopra la natura, di cui vuole sene fare prodotto o artificio. In che
misura l'hegelismo, rintracciabile nella preoccupazione di garantire l'unità
del sistema attraverso l'unità della filosofia, deve tener con toda un lato
della matrice vichiana del pensiero di Cusani e dall'altro dello sforzo di
costruire l'edificio eclettico della filosofia in modo originale? Andrebbe qui
indagato, con cura e minuziosità che questa sede non consente, il tema del
senso comune in piú luoghi richiamato da Cusani. Sipensi al saggio apparso sul
« Museo », Idea d'una storia compendiata della filosofia, proprio dove il tema
della filosofia assume intonazioni sicuramente hegeliane. Purtuttavia, sebbene
l'uomo sia conscio nell'intimo della sua coscienza della sua libertà, e
riconosca in sé stesso il potere di cominciare una serie di atti, di cui egli è
causa; ciò nondimeno non può non iscorgere eziandio, che la sua volontà è posta
sotto il dominio e la soggezione d'una legge, che diversamente vien denominata
secondo che diverse sono le occasioni, alle quali essa si applica,
contrassegnandosi ora come legge morale, ora come ragione, ed ora comesenso
comune. L'indipendenza speculativa che Cusani manifesta nel rimeditare tutti i
contributi all'interno della sua riflessione è evidente, e su questo tema
operante nei confronti dello stesso Vico. Esaminando la questione del fatalism
e della libertà (giustamente si ricorda come sia questa la questione piú
importante che si possa scontrare nella filosofia della storia, dai primi agli
ultimi scritti presente inche di sua volone causar in Cusani), nell'Idea d'una
storia compendiata della filosofia, Cusani ha qualcosa da rimproverare a Vico
stesso, da altri peraltro erroneamente collocate tra gli storici fatalisti --
cosí Livio si distingue da Machiavello e da Vico; e sebbene Livio da maggiore
influenza alla parte passiva e fatale dell’italiano nella storia; ciò nondimeno
non si è data che ai secondi, a cominciar da Machiavello, la nota del storico
fatalista. Se è vero infatti che Vico cerca nell'italiano il principio e la
legge dello svolgimento dell'umanità, egli ebbe però il torto di essere
esclusivo, in quanto non ha riconosciuto l'influenza della natura italiana
sull'italiano. Si annota come a Cusani fin dai primi studi si affacci il
dilemma tra pensiero come condizione e pensiero come condizionato: se una legge
governa lo svolgimento dell'intelligenza, la storia è da intendersi
fatalisticamente costretta entro i termini di una legge fissa del pensiero? Del
resto in un saggio nel Progresso (e non compresa nei due volumi degli Scritti,
forse perché firmata — come del resto altre note raccolte da Ottonello — con la
sola sigla S. C.), Elementi di Fisica sperimentale e di meteorologia di M.
Pouillet, Cusani ritorna sul metodo delle scienze e sulla accostabilità tra
scienze morali e scienze fisiche. Dappoiché la scienza della natura e sottoposta
nella sua ricerca a metodi certi e sicuri, e l'umana intelligenza punto da
quelli non dipartendosi, seguitò attesamente le sue investigazioni, i progressi
rapidi e continuati succedettero ai lenti e quasi invisibili dell'antichità. Il
successo di queste scienze — come di ogni scienza — è nel metodo, cosi che da
meglio che tre secoli lo spirito umano procede, in questa special branca delle
sue conoscenze con tanta fidanza, e direi quasi, contanta certezza de' suoi
risultamenti, che nissun'altra scienza per avventurapuò con questa venire al
paragone. Si badi, le scienze fisiche non costituiscono altro che una special
branca delle conoscenze dello spirito umano. Dunque occorre applicare anche
alle altre branche metodi certie sicuri, come è possibile dal momento che la
storia universale dell'Umanità, che pone la Storia al centro
dell'investigazione, racchiude,com'a dire, in un corpo tutto lo svolgimento
intellettivo della spezie. Ecco perché nel saggio Della lirica, a proposito
della legge della evoluzione ideale dell'umanità nel progresso storico, Cusani
nota che questo è di proprio particolar dominio di quella scienza, che sorta
gigante in Italia per opera di quella maraviglia del Vico, costituisce ora il
centro intorno a cui si svolgono tutti gli sforzi del secolo. Simili le
espressioni usate nella recensione agli Elementi di Fisica sperimentale,
allorché della storia universale dell'Umanità nota che forma a questi nostri
tempi il punto di mezzo, intorno di cui si volge e gravita tutto il processo
del lavori del secolo. Il ricco saggio “Idea d'una storia compendiata della
filosofia” è a questo punto da considerare fondamentale. La connessione che la
storia ci rivelatra libertà e necessità, ci consente di rintracciare la legge
necessaria del progresso storico. Noi sappiamo che la filosofia del popolo
italiano non è altra cosa se non lo spirito del popolo italianom non già
come si manifesta nella sua religione
spontanea, nelle sue arti, nella sua costi-in se stesso aveva, artea, un
concertelli avvenimee metafisica. cipale delle sourcetuzione politica, nelle
sue leggi e costumi, ma come si rivela nell'esilio inviolabile del pensiero
puro, che riferma il piú alto grado al quale possada sé stesso elevarsi. Cusani
ha, a tal proposito, filosofato nel saggio “Della poesia drammatica” un
concetto che poi si ritrova in seguito. Egliè il vero che sotto la varietà
degli avvenimenti del fatto e della vita stessa della società italiana è
nascosa la legge suprema e metafisica che li governa,e che il filosofo tenta di
scoprire, e ne fa l'obbietto principale delle sue ricerche, ma all’italiano,
ch'é, come dice quell'altissimo ingegno di Vico, il senso della nazione
italiana e dato tutto al piú di sentirla, ma non deve essere suo scopo di
manifestarla, dove all'ispirazione vichiana pare già si aggiunga, insinuandosi,
una suggestione hegeliana. Nello saggio Della lirica, Cusani ribadisce
l'argomento. Se la filosofia non deve fat suo scopo, come altrove dicemmo,
parlando della poesia drammatica, la rivelazione di essa legge secondo la quale
l'umanità si svolge nello spazio e nel tempo, puf tuttavia non potrà certo
cansarla nella sua manifestazione storica, cioè nel suo progresso attraverso
delle nazio ultima recension Felice Roman son sottoposti alla legge storica in
generale, la quale le impronta quasi una seconda indole, ed è questa poi, che
fa che i filosofi sieno, come diceVico, il senso della nazione italiana.
Sorprendentemente, nell'ultima recensione pubblicata sulla « Rivista napolitana
», Liriche del Cav. Felice Romani, quasi ad emblematica chiusura, Cusani
ripete. Vico innanzi tuttia veva formolata questa solenne verità, proclamando
che il filosofo e ilblematica sblata
questa sojeni filosofi ne sinnestare Hegedea d'uneinnanzi Qui l'eclettismo
cusaniano ha voluto innestare Hegel sulla tradizione italiana custodita e
proclamata, specie allorché, nella idea d'una storia, riprende il tema di una
ragione fondamentale, di una idea filosofica fondante le manifestazioni della
vita umana, per cui la religione e soprattutto la filosofia già ricordata sono
riconducibili ad una legge razionale. Un'altra citazione, non giustificata in
questa sede, si rende necessaria per la sintesi che riesce a conseguire, in
specie sul tema del senso comune. Allorché il movimento filosofico o riflessivo
passa dalla fede alla scienza,e dalle credenze popolari alle idee della
ragione, e si trova d'essere giunto a scoprire il pensiero celato dapprima
sotto FORMA SIMBOLICA, e che si traduce nell’istituzione, nella costume, nella
filosofia e e nelle industria, egli fatto quasi banditore della verità
scoperta, l'annunzia per farla conoscere alle masse, le quali non avrebbero
potuto pervenire sino a quel segno che tardi e lentamente. È in questo senso
che il filosofo accelera il movimento delle masse, e da qui nasce ancora che
egli stesso e indugiato nel movimento che è loro proprio. Dappoiché se le masse
accettano la nuova luce che loro arreca il filosofo, sono d'altra parte lente e
ritenute nell'abbandonare le vecchie opinioni, che il tempo ha rese abituali, e
bisogna innanzitutto che esse comprendano ciò che loro viene rivelato, e lo
comprendanoa loro modo, cioè facendo che discenda in certa guisa dalle forme
astratte della scienza alle forme pratiche del senso comune. Dunque il filosofo
comprende e spiega nient'altro che ciò che l’intelligenza spontanea dei popoli
crede istintivamente, e pertanto, lafilosofia non è che la spiegazione del
senso comune. Possiamo a questo punto scoprire l'errore di chi ha collocato
Vico e Machiavelli tra un storico fatalista como Livio, dappoiché, se a
tuttaprima poteva parere, che l’italiano appo costoro fosse schiavo
dell’istituzione, in quanto che queste venivano considerate come cose non
procedenti dall’italiano stesso, pure, allorché si vide che l’istituzione none
che la manifestazione esterna, il segno, e la realizzazione delle idee del
popolo italiano, libertà umana nella creazione degli avvenimenti del mondo.
Come si risolve pertanto il problema della libertà? Si pone inquesti termini
l'interrogativo. La ragione è dunque il fondamento della libertà; ma ragione e
libertà sono da intendersi esclusivamente riferitisare appunto che il problema
della libertà investa soltanto l'azione soggettiva (non intersoggetiva o
collettiva) che ha per teatro la storia. In realtà però, proprio per l'ampia
visuale che egli propone della storia globalmente intesa, la libertà non è solo
quella dell'individuo o soggetto italiano che si affranca dai condizionamenti
dell'istinti -- vità, ma anche quella che costituisce la linea intelligibile di
tutto lohere nelle pella sciente quella con il. La soluzione che si può
intravedere in Cusani, concorde ed omogenea allo sviluppo della questione della
scienza e del metodo nell'intera,
intensa elaborazione culturale di Cusani è forse quella contenuta nella Idea
d'una storia. Resta certo il rammarico del mancato approfondimento delle tante
tematiche che a questa risposta devono riferirsi, in particolare sulla politica
e sulla estetica. Ma la sintesi che Cusani propone rimane oltremodo
significativa. L'ordine adunque degli avvenimenti, la provvidenza, o legge
dell'intelligenza umana, è quella legge che Iddio stesso ha imposta al mondo morale, e che non
differisce dalle leggi della natura, se non per questo, cioè che la legge imposta
al mondo morale non distrugge punto la libertà individuale, essendo ché è
permezzo della libertà che si compiono i destini della intelligenza, laddovele
legge della natura e compita senza il concorso della libera volontà.
SCIENZA MORALE E FILOSOFIA CIVILE. “Quando gia la stagione eclettica andava
verso il tramonto”. 1. Cusani si volgeva al metodo storico per tracciare la via
sicura che consentisse, come scrisse nel 1842, all’idea filosofica di “elevarsi
al grado di scienza che si dimostri per se stessa” 2. Giacche se evero che “la
decomposizione (...), o l’analisi psicologica del fatto primitivo della
coscienza e la condizione necessaria d’ogni riflessione, che ritorna sul
proprio pensiero; il che e dire ch’e la condizione necessaria d’ogni
filosofia”, ancor piu essenziale e comprendere che “se l’osservazione minuta, e
l’analisi profonda di tutte le singole parti di quella sintesi primitiva della
coscienza e il punto donde bisogna muovere, perche si possa riuscire a bene
nelle speculazioni filosofiche, essa non e certo al termine; perocche dopo aver
esattamente analizzato tutte quelle parti, ed osservatele da tutti i lati, egli
e mestiere procedere alla cognizione de’ riferimenti che l’une hanno colle
altre, perche si possa risalire a quella ricomposizione del tutto primitivo,
che e lo scopo ultimo della filosofia” 3. E questo il contributo essenziale che
la storia fornisce e senza il quale ogni itinerario verso la conoscenza e
condannato a restare monco, e la scienza filosofica e destinata ar estare
preclusa. Infatti 1. F. Tessitore, Da Cuoco a De Sanctis. Studi sulla filosofia
napoletana nel primo Ottocento, Napoli, 1988, p. 58. 2 Della scienza
assoluta (Discorso I), in “Museo di letteratura e filosofia”, a. II, n. 8, vol.
IV, 1842, p. 116. Al Discorso I non seguirono altre parti. 3. Del metodo
filosofico ed'una sua storia infino agli ultimi sistemi di filosofia che sonosi
veduti uscir fuori in Germania ed in Francia, in “Progresso”,
XXII, 1839, p. 178. Sul pensiero filosofico del
Cusani cfr. G. G, Storia della
filosofia italiana , Firenze, 1969, vol. II, pp.
557-563; S. Mastellone, Victor Cousin e il Risorgimento italiano,
Firenze, 1955, pp. 194-210; S. Landucci, Cultura e ideologia
in Francesco De Sanctis , Milano, 1964, pp.
70-74; G. Oldrini, Gli hegeliani di Napoli, Milano, 1964,
pp.32ss; ID., Il primo hegelismo italiano, Firenze, 1969, pp. 40-64 (della
Introduzione) e pp.125-127; F. Ottonello, Introduzione a S. Cusani, Scritti,
Genova, 1979, voll. 2; F. Tessitore, Op. cit., pp. 64-65.2 “ne e a dire che la
psicologia potrebbe far da se, e proseguire il suo lavoro senza punto brigarsi
della storia; perciocche oltre i danni che potrebbero scaturirne eche noi piu
sopra dicemmo, si eviterebbero i vantaggi che a lei verrebbero dalla storia,
sarebbero infiniti”4. Proprio in relazione a questa fase del pensiero del
giovane napoletano, Giovanni Gentile annota che “pel Cusani, l’osservazione
psicologica diventa la riflessione che rifa la storia dello spirito, una
fenomenologia; el’osservazione storica non e piu l’integrazione della
psicologia, bensi la costruzione stessa
della filosofia” 5. L’eclettismo non poteva piu,
a questo punto, rispondere all’orizzonte intravisto, cosicche “il Cusani,
dopo il 1840, staccatosi dall’eclettismo si diede allo studio della filosofia
hegeiiana” 6. 4 Del metodo filosofico e d'una sua storia, cit., p.183.
Poche righe piu sopra Cusani aveva annotato che “dare una ripruova e un
confronto all’osservazione psicologica, che sia capace di ritrarla
dall’errore, allorche per manco d’esperimento essa cada nell’incompleto,
sarebbe per avventura il regalo piu sicuro, e una norma certissima del metodo
per ben filosofare. E questa ripruova adunque che ci viene insegnata dal metodo
storico, la cui importanza non e certo minore dell’altro, e l’esito altrettanto
giusto e sicuro. (...) Certo che dall’aver dimenticala Storia
ne son proceduti due ordini di mali:
il primo, perche si e rotta quella legge di continuita nel
progresso de’ lavori dell’intelligenza, e si e terminato donde si sarebbe
dovuto cominciare; l’altro perche lo Spirito Umano non si e potuto correggere
delle sue deviazioni nello svolgimento intellettivo, mancandogli la cognizione
de’ suoi passati travisamenti. Nella storia adunque e tutta quanta la
filosofia, e riconoscerla nella storia econdizione non evitabile d’ogni
filosofia” (pp. 182-183). 5 G. Gentile, Op. cit., vol.I, p.639. Lo sforzo di
costruire “l’edificio eclettico della scienza” e condotto da Cusani negli
scritti pubblicati tra il 1839 ed il 1840. In particolare, oltre che nel citato
Del metodo filosofico (pp. 176-215), nei saggi Del reale obbietto di ogni
filosofia e del solo procedimento a poterlo raggiungere, in “Progresso”, XXIII,
1839, pp.27-60; Della scienza fenomenologica e dello studio
dei fatti di coscienza, in “Progresso”, XXIV, 1839, pp.
28-83 (I), e XXV, 1840, pp.16-37(II) e 187-247 (III); D'un'obbiezione
dell'Hamilton intorno alla filosofia dell’Assoluto, in “Progresso”, XXVI, 1840,
pp. 5-31; Della logica trascendentale, in “Progresso”, XXVI, 1840, pp. 161-187.
6 S. Mastellone, Op. cit., p. 210. Sulla cosiddetta “svolta hegeiiana”, oltre
alle valutazioni degli autori le cui opere sono state in precedenza indicate
(nella nota 2), cfr. ancora S. Mastellone, Op. cit., p. 202: “Cusani, che pure
era stato un divulgatore di Cousin, in un articolo apparso nella Rivista
napolitana (1841) dal titolo Del modo da trattare la scienza degli esseri
(ontologia), disegno di una metafisica, alludendo ai rapporti tra l’eclettismo
francese e l’ontologismo tedesco, ossia allapolemica tra Cousin e Schelling,
poneva alcune limitazioni al suo eclettismo (...) Si prepara quel fermento
spirituale che prendera forma coll’hegelismo, il quale, se trasse la prima
radice dal pensieroco usiniano, si rivolgera poi contro di questo”. Infine mi
permetto di rinviare a G. Acocella, Vico e la storia in Cusani, in
“Bollettino del Centro di studi vichiani”, XI,
1981, pp. 214-221, in specie pp. 217-218. Gia nel 1839, in pieno periodo
“eclettico”, Cusani aveva sottolineato il ruoio unificante della
filosofia, e aveva concluso che “la storia della filosofia, la quale disegna
come in una tela tutto lo svolgimento progressivo dello Spirito Umano, non e
che la manifestazione di quel potentissimo bisogno che ha Cuomo di conoscere e
di sapere” 7. In questa direzione, dopo che lo Spirito Umano ha rivolto il
primo scopo della sua investigazione nel “mondo degli obbietti”, ed una volta
esaurita la “investigazione della natura lo Spirito “si viene gradatamente
ripiegando inverso il subbietto stesso di quelle investigazioni, erientrando
dall’esterno nell’interno, fa se stesso obbietto della sua conoscenza”. E cost
“di qui nascono, come da una comune radice, tutte le scienze morali” 8. La
conclusione “eclettica” di Cusani si arricchisce di motivi che preparano
l’accoglimento della lezione hegeliana, la quale di sicuro influenzera gli
scritti successivi al 1840, senza liquidare gli altri elementi che
costituiscono l’originalita del filosofo. L’immenso bisogno di conoscere che
tormenta e percorre la “storia naturale dell’intelligenza” anela alla
ricomposizione unitaria che costituisce la scienza: “Questi tre grandi obbietti
adunque, Dio, l’Universo e l’Umanita; l’assoluto, il non me, e il me, che
racchiudono tutto il campo delle speculazioni, costituiscono l’obietto di tutta
la scienza umana. (...) E si potrebbe da’ tentativi diversi, e da’ diversi
risultamenti ottenuti intorno a questo problema, cercar di fare un ordinamento
compiuto di tutte le scuole filosofiche che dall’antichita insino a’ giorni nostri
sonosi succedute nella Storia dello svolgimento naturale dell’intelligenza” 9.
Rispetto a questo proponimento la lettura di Hegel - del quale pur si doveva
denunciare che fosse partito “da cid che ci ha di piu astratto nella ragione, e
di piu indeterminato, cioe dal pensiero dispogliato di tutte
le cose, e ridotto a pensiero puro, a idea” - offriva contributi rispetto ai
quali Cusani gia dichiarava il suo esplicito interesse: “Ponendo come base del
suo edificio filosofico l’identita dell’idea e dell’essere, del pensiero
e della realta, del subbiettivo e dell’obbiettivo (...) ne procede che cid
che evero del pensiero, evero eziandio della realta, e che le leggi della
logica sono le leggi ontologiche, ed essa stessa si converte in una vera
ontologia” 10. 7. Del reale obbietto di ogni filosofia e del solo procedimento
a poterlo raggiungere, cit., p. 27. 8. Ibidem, pp. 28-29. “Giunto a
quest’altezza, lo Spirito Umano tenta d’impadronirsi quasi dell’infinito,
cacciarsi nel seno stesso di Dio, e discoprire nella loro
sorgente le leggi onde si regge il mondo” (p. 29). 9. Ibidem, p. 30. 10. Del
metodo filosofico, cit., pp. 210-211. In queste pagine Cusani fornisce una 4 II
principio di una idea filosofica capace di fondare le manifestazioni della vita
umana, dunque una ragione “non dispogliata delle cose”, diviene per Cusani
l’efficace punto di equilibrio del suo itinerario tra eclettismo ed hegelismo,
in grado di assicurare gli orientamenti etici di ciascuna eta della storia. Nel
1841 Cusani, nel saggio sulle relazioni tra economia e morale, scrive
significativamente che “Ora non ci ha e non puo esserci scienza morale senza un
principio assoluto e necessario, perche l’assoluto e il necessario e lo scopo
ultimo e il termine degli sforzi del pensiero, e1’ideale della scienza” 51.
Nella stessa prospettiva spiegava, in un corposo saggio pubblicato l’anno
successive 12, il valore filosofico che assumeva la ricerca dei fondamenti
etici della societa, asserendo che “di fatto non si puo concepire una societa
che non abbia un pensro generale, cioe a dire un insieme d’idee acquistate
senza ricercare senza scopo, e che informino tutta la sua vita; perciocche
bisognerebbe allora supporre che possa esserci una societa senza religione,
senza istituzioni politiche, senza costumi e senza industria, non essendo altra
cosa le istituzioni, la religione naturale, l’industria e i costumi, che
effetti naturali delle idee e delle credenze comuni” 53. La filosofia di un
popolo, pertanto, e il pensiero di quello stesso popolo, non nelle semplici
forme nelle quali si manifesta nella religione o nelle istituzioni o nelle
stesse arti, o nel diritto e nei costumi, ma con quei caratteri interpretazione
della filosofia tedesca, in sintonia con il tentativo di rintracciare l’unita
del pensiero perseguita dall’eclettismo. E un’ interpretazione che,
nata in terra di Francia, trovo piu generosa fortuna nell’hegelismo napoletano
da B. Spaventa in avanti. Ecco la pagina del Cusani: “Dappoicche la filosofia
del Fichte, che non era che la filosofia stessa del Kant, risguardata dal punto
di vista subbiettivo, e quella dello Schelling, che nelle sue conseguenze non
fu che il criticismo risguardato dal punto di vista obbiettivo, doveano essere
entrambe porzioni di quel medesimo tutto, che Hegel abbraccio nella sua
filosofia dell’idealismo assoluto. Egli parti dalla ragione, e dal pensiero, ma
da cio che ci ha di piu astratto nella ragione, e di piu
indeterminato, cioe dal pensiero dispogliato di tutte le cose, e ridotto a
pensiero puro, a idea” (p. 210). 11. Dell'economia politica considerata
nel suo principio, e nelle sue relazioni colle scienze morale in “Museo di
letteratura e filosofia”, a.I, n.1, vol. I, settembre
1841, p. 54. Cfr. G. Oldrini, ll primo
hegelismo italiano, cit., pp. 48-49. In nota scrive l’Oldrini che
“il saggio parafrasa e riadatta, per molta parte, concetti delle lezioni
sull’economia smithiana di Victor Cousin” (p.48n.). 12. Idea d’una storia
compendiata della filosofia, in “Museo di letteratura e filosofia”, a, I, n. 2,
vol.I, novembre 1841, pp.113-135 (parti I-II); a I, n. 3, vol. II, gennaio-
febbraio 1842, pp.3-8 (III); a. I. n. 4, vol. II, marzo-aprile 1842, pp. 97-120
(IV, V.VI). 13 Ibidem, p. 119. “lo svolgimento adunque spontaneo e istintivo; e
l’altro filosofico riflesso, che entrambi non si effettuano che sotto le leggi
del pensiero umano, costituiscono il meccanismo, se possiamo cost dire, della
vita sociale dei popoli” (p.121). general del pensiero che di quelle forme
costituiscono la fonte; eppure il “progresso” e reso possibile solo
dall’incontro tra due diverse componenti “Allorche il movimento filosofico o
riflessivo passa dalla fede alla scienza, ed alle credenze popolari alle idee
della ragione, e si trova d’essere giunto a scoprire il pensiero celato
dapprima sotto FORMA SIMBOLICA, e che si traduceva nelle Istituzioni, nei
costumi, nelle Arti e nelle Industrie, egli fatto quasi banditore della verita
scoperta, l’annunzia per farla conoscere alle masse, le quali non avrebbero
potuto pervenire a quel segno che tardi e lentamente” 14. Il debito nei
confronti di Vico appare evidente, tanto piu che - indirizzandosi l’interesse
di Cusani verso le esperienze umane del diritto e dell’economia - le influenze
hegeliane si rivelano in realta filtrate dalla tradizione della filosofia
meridionale, da Vico a Filangieri a Pagano 15. La filosofia e la scienza
compongono insieme la trama che segna l'itinerario travagliato e non lineare
della storia verso il “vero”: “i filosofi accelerano il movimento delle masse,
ed a qui nasce ancora che essi stessi sono indugiati nel movimento che e loro
proprio. Dappoicche se le masse accettano la nuova luce che loro arrecano i
filosofi, sono d’altra parte lente e ritenute nell’abbandonare le vecchie
opinioni, che il tempo ha reso abituali, e bisogna innanzi tutto che esse
comprendano cio che loro vien rivelato, e lo comprendano a loro modo, cioe
facendo che discenda in certa guisa dalle forme astratte della scienza, alle
forme pratiche del senso comune” 16. Il tema del senso comune - cosi
tipicamente vichiano e tanto frequentemente richiamato in piu punti dell’opera
cusaniana - costituisce un elemento fondamentale dell’itinerario che il
filosofo napoletano svolge, rivelandosi capace di svelare la trama della
ragione nella storia. Cosi come nella vita sociale le “branche dell’attivita
umana” precedono la filosofia e la storia [14 Ibidem, p. 121. 15 Cfr. G.
Acocella, Op. cit., pp.216 e 217-218. 16 Idea d’una storia compendiata, cit.,
pp. 121-122. “Insomma non eche dalla combinazione di questi due movimenti che
progrediscono le idee umane, edal progresso delle idee umane nasce la
trasformazione e il miglioramento successivo delle leggi, dei
costumi e delle istituzioni, che sono altrettanti elementi costitutivi della
condizione umana”. Sul senso comune cfr. p. 128: “Purtuttavia, sebbene 1’uomo
sia conscio nell’intimo della sua coscienza della sua liberta, e riconosca in
se stesso il potere di cominciare una serie di atti, di cui egli e causa; cio
nondimeno non puo non iscorgere eziandio, che la sua volonta e posta sotto il
dominio ela soggezione d’una legge, che diversamente vien denominata secondo
che diverse sono le occasioni, alle quali essa si applica, contrasse-gnandosi
ora come legge morale, ora come ragione, ed ora come senso comune”] ria di
quelle precede la storia di questa 17, cosi “l’istoria non si realizza che dopo
un lungo proceder della scienza; perocche se prima non si sono osser-vate molte
variabilita successive, non si sente il bisogno di una storia qualunque; ma
quando non si vuol considerar altro che l’essenza stessa, ola materia di che
componesi la storia della filosofia, si puo dire che essa comincia colla
scienza” 18. Cosl per esempio, rivolgendosi l’attenzione alle esperienze umane
piu rilevanti, per quel che riguarda l’economia politica occorre indagare le
leggi oggettive dell’agire economico, giacche le azioni umane - pur
tenendo conto della liberta che le generavanno ricondotte sempre alia ragione
(o si voglia dire legge morale o senso comune). Massimamente con l’economiala
questione centrale di come si compongano liberta dell’agire individuate e
conseguimento di leggi oggettive dell’economia si pone come un nodo centrale
della scienza morale, nel quale e coinvolto lo stesso tema della relazione tra
natura e ragione. Infatti, “primieramente, e noto che il combattimento, che
l’uomo, forza libera e intelligente, sostiene contro la natura per dominarla e
trasformarla ai suoi bisogni, costituisce un ordine distinto di fenomeni e
d’idee, che rientrano nel dominio dell’Economia politica”, la quale deve pur
pervenire a individuare “leggi necessarie, che stanno a capo della
produzione, consumazione e distribuzione delle ricchezze” 19.
L’interesse mostrato da Cusani verso Adamo Smith e motivate proprio
dal legame tra la liberta umana -che si esplica nel lavoro -e le leggi
necessarie dell’economia, giacche il fondamento del valore Smith ha posto nel
lavoro 20. Ma sbaglierebbe chi si fermasse al lavoro, perche “quantunque il 17
Cfr. Ibidem, pp. 124-125: “Perciocche aquella stessa guisa che nella vita
sociale dei popoli lo stato, le industrie, le arti e la religione precedono la
filosofia, eziandio la storia di tutte queste branche dell’attivita umana
precede quella della filosofia, ultima per avventura a prender corpo nello svolgimento
intellettuale dell’uomo”. 18 Ibidem,p. 124. 19 Dell’economia
politica,cit., p. 41. 20. Mentre Quesnay, con la sua scuola, “tenne che i
prodotti del suolo fossero la sola fonte, e il vero principio del
valore”, invece “Adamo Smith elevo il principio del valore, partendo da questo,
che cio& il lavoro d’una nazione costituisce la sorgente di tutte lc sue
ricchezze”, e quindi che “i bisogni dell’uomo non sono considerati dallo Smith
che subordinatamente al lavoro; il che e molto piu ragionevole che subordinare
il lavoro ai bisogni, come eintervenuto al Say e al Tracy, i quali cio non di
meno hanno comune con esso lo stesso principio del lavoro” (Ibidem, pp. 42 e
43). Nell’esaminare la formazione dela scienza economica Cusani riafferma il
principio della tradizione italiana (come per la scienza della legislazione
ricorda in particolare Filangieri, Pagano e Romagnosi) asserendo:
“L’Economia politica nata adunque in Italia, lavoro nel suo lento o
accelerato esercizio sia quello che ingeneri la ricchezza delle nazioni, e
misuri in un certo modo, esi no a un certo segno, il valore delle cose in
ragione delle difficolta e degli ostacoli che incontra nella sua effettuazione;
purtuttavia esso non deve essere considerato, che come l’effetto della liberta umana,
ultimo principio a cui devesi ricondurre la scienza” 21. Attraverso questo
principio Cusani ricostruisce il percorso che dalla liberta, attraverso la
proprieta, giunge alla formulazione di una scienza morale la quale, proprio
perche scienza, e la “cognizione dell’assoluto invariabile, ultima ragione
delle cose” 22. Se infatti l’osservazione si conferma indispensabile alla
“investigazione scientifica, pure resta essenziale ribadire la ricerca di un
principio morale assoluto perche si possa dare scienza in questo ambito. Le
considerazioni che Cusani - partendo dall’apprezzamento del principio secondo
il quale “senza un’obbligazione assoluta non era ammessa la possibilita d’una
scienza morale” e quindi dell’imperativo categorico 23 - riferisce all’opera di
Kant, mettono a fuoco appunto il significato della liberta per la ragione, ed i
criteri per la individuazione del principio morale assoluto: “Egli
e percio, che rifermossi che il fatto della liberta, che 1’osservazione ci
rivela nel fondo della coscienza come distinto dalla fatalita delle nostre
passioni e delle nostre SENSAZION, e che eguaglia in certez- massime per opera
del Serra, non si svolse dappoi che in Francia nella celebrata setta degli
Economisti, dai quali attinse gran parte delle sue idee lo Smith”(ivi,
p. 41). Sull’interesse della cultura napoletana per il ruolo svolto da
Serra, considerato precursor dello Smith, mi permetto di rinviare a G.
Acocella, La storia degli scrittori politici italiani dopo la “svolta” del 1830
a Napoli, in “Archivio di storia della cultura”, a. VIII, 1990, pp. 69ss. 21
Ibidem, p.45. “Togliete la liberta nell’uomo, e voi avrete esaurito nella
sua sorgente ogni lavoro possibile, essendone essa sola la causa, e
la causa vera, reale, e non immaginaria. Fare adunque l’analisi della liberta,
come produttiva del valore delle cose, sarebbe veramente farla psicologia
dell’Economia politica”(ivi, pp. 45-46). 22 Ibidem, p.54:
Questa verita conosciuta dagli antichi, i quali tenevano non potersi dare scienza
del fenomenico variabile, perciocche il fatto non e il principio ela ragione di
se stesso, estata chiaramente riprodotta dai moderni, quando hanno sostenuto
che la scienza non eche la cognizione dell’assoluto invariabile, ultima ragione
delle cose. Pure, se il fatto non e la scienza, ecertamente prima condizione e
quasi materia della scienza, potendo solo cadere sotto l’occhio
dell’osservazione, e l’osservazione ela vita d’ogni investigazione scientifica.
Tutto cio essendo or amai stato messo fuor di dubbio nel campo dell’intelligenza,
ha fatto, si che nella scienza morale si e cercato il principio morale
assoluto, ed il fatto proprio che n’e la condizione”. 23 Ibidem: “Primamente
non potevasi non vedere che senza un’obbligazione assoluta non era ammessa la
possibilitad’una scienza morale, e che senza la ragione, che sola puo comandare
con un imperativo catagorico, non poteva darsi obbligazione di sorta”. za
tutti gli altri fatti, non rimanendo punto una semplice credenza, come volevail
Kant, dovesse esser solo la condizione del principio morale, trasformato in
legge dalla ragione” 24. Poteva Cusani, in virtu di questa acquisizione,
rintracciare finalmente nella liberta gli orientamenti dell’agire morale e
scoprire il principio morale della stessa economia: “Di qui il principio:
essere libero, conservati libero, cioe resta fedele alla natura, ch’e la
liberta; fu la sorgente d’ogni obbligazione e d’ogni moralita; identificandosi
colla massima degli stoici: sequere naturam. Questo principio della morale
generale stabilito, si vede apertamente che una delle prime relazioni
dell’economia colla morale, sta nell’identita del principio stesso, o meglio,
nel fatto della liberta; solo diversificando, perche l’una lo stabilisce come
trasformato dalla ragione in legge, e 1’altra lo accetta come dato nelle
applicazioni della vita”25. L’unita della scienza, che il “fatto” della
liberta - svelatosi principio unificante dell’azione umana - realizza, e stata
resa possibile dal superamento della “direzione scettica” nella quale Cartesio
getto la filosofia moderna, rendendola incapace di fondare l’oggettivita,
partendo dal soggetto 26, e dunque la comprensione del mondo esterno. Ora,
finalmente, la filosofia, rivelatasi scienza, verifica che “lo Spirito umano e
uno, identico a se stesso in tutti i tempi, in tutti I luoghi, appo tutti
gli uomini; puo esservi varieta nelle sue determinazioni, ma
l’essenza resta immutabile attraverso di tutte queste apparenti mutazioni. La
scienza non rappresenta che l’essenza, ed e percio che l’idea filosofica, o lo
spirito filosofico non e che uno e sempre identico a se stesso” 27. Come per
l’economia anche per il diritto la liberta dell’individuo si afferma per Cusani
quale principiocapace di fondarel’agire morale, confermando l’unitarieta della
scienza. Dedicando nel 1842 una lunga nota in tre parti,
benche incompiuta, all’opera di Giovanni Manna
28, e dopo aver 24 Ibidem, “Dappoiche non potendosi dalla sensazione trar
niente che avesse forza d’obbligazione, e vice versa la ragione scorgendo nel
fatto della liberta una superiorita di principio che procedeva dalla
stessa personality umana, potette scorgervi
il dovere asso-luto di mantenere la
dignita della persona sulla materia, e della
liberta sulla fatalita” (ivi). 25 Ibidem, p. 55. “Sicche, da
questo lato risguardata, l’Economia potrebbe esser considerata come una
derivazione della morale nelle sue piu minute conseguenze” (ivi).
26 Cfr. Della scienza assoluta (Discorso
I), cit., p. 112. 27 Ibidem , p. 116.
Sul punto cfr. G. Oldrini, Gli hegeliani di
Napoli, cit., pp.58-59. 28 Del diritto amministrativo del Regno
delle Due Sicilie. Saggio teoretico storico e positivo, in “Museo di
letteratura e filosofia”, a.I, n. 3, vol.II, gennaio-febbraio
1842, pp.38-45; a.I, n.4, vol.II, marzo-aprile 1842,
pp. 167-172; a. I, n. 5, vol. Ill, maggio- Scienzci 9 affrontato la
questione della individualita nella prima parte, dichiarando il proprio
interesse per le “partizioni teoriche del diritto amministrativo”, Cusani
decisamente ritorna sul problema della scienza avvertendo pero che “nissun
problema che tocchi la scienza sociale pud risolversi, senza aver prima
risoluto l’altro della destinazione dell’individuo, che li contiene e
gl’implica, abbracciandoli tutti nel suo seno” 29. Cosicche si puo considerare
che “se la scienza divide eperche questa e la sua condizione di esistenza, e
perche l’umano intelletto ha bisogno di successiva osservazione, e di notomia,
direi quasi, della cosa che vuol conoscere e sapere. Ma in sostanza ci ha unita
fondamentale qui, come in tutto, e la scienza umana non tende che continuamente
verso questa unita, che la sola ontologia pud promettersi” 30. II richiamo,
costante in tutta la sua opera, all’ontologia consente a Cusani di riaffermare
il principio assoluto e generale da cui discende coerentemente l’ordine morale
che la scienza pud infine conoscere. La visione unitaria perseguita - che,
tanto nella fase eclettica quanto in quella segnata dalla lettura di Hegel,
pone in primo piano la questione dei fini razionali della storia e dell’azione
umana - rivela pero con evidenza il debito comunque contratto nei confronti,
oltre che di Herder, soprattutto di Vico, rimeditato autonomamente ea contatto
con le suggestioni presenti nell’eclettismo napoletano 31. Recensendo nel 1843
la Storia della filosofia di Pasquale Galluppi, Cusani chiarisce in apertura
che “s’egli e vero che la storia della filosofia, come noi abbiamo affermato in
uno de’ fascicoli precedenti non ese non l’idea stessa, e lo spirito dell’umanita,
non quale si rivela nelle sue isti- giugno 1842, pp. 33-37. L’ultima
parte pubblicata concludevac on le parole “sara continuato” (n.5, p.37). Non vi
fu alcun seguito. Gia concludendo la prima parte, pero, Cusani, avvertiva che
“per fame un’analisi compiuta” si era ripromesso “di venir discorrendo di
ciascuna parte in particolare, ma si perche l’opera non evenuta fuori ancor
tutta per le stampe, e si perche la parte positiva del diritto amministrativo
non e in relazione coi nostri studi, cosi ci terremo contend solo ad esaminar
per ora la sola quistione che risguarda la scienza della pubblica
amministrazione, riserbandoci di parlare della parte storica quando l’autore ne
avra fatto dono al pubblico” (n. 3, p. 45). Sul Manna e sulla sua opera cfr. F.
Tessitore, Della tradizione vichiana edello storicismo giuridico nell’Ottocento
napoletano,in Aspetti del pensiero neoguelfo napoletano dopo il Sessanta,
Napoli, s. a. (1962), pp. 118 ss.; G. Rebuffa, L'opera di Giovanni Manna nella
formazione del diritto amministrativo italiano, in La formazione del
dirittoamministrativo in Italia, Bologna, 1981, pp. 33-71. 29 Del diritto
amministrativo, cit., n. 4, p. 168. 30 Ibidem, p. 169. 31 Cfr. F. Tessitore,
Momenti del vichismo giuridico-politico nella cultura meridionale, in
“Bollettino del Centro di studi vichiani”, a. VI, 1976, pp.101ss. Sul vichismo
del Manna cfr. pp. 99-100. tuzioni, nelle arti, nelle legislazioni, ma sibbene
nell’asiio inviolabile del pensiero puro, del pensiero in se; deve esser vero
eziandio che essa non e una raccolta vana di opinioni, nata per soddisfare la
curiosita di alcuni uomini, ma viceversa, secondo che diceva l'Herder, la
catena sacra della tradizione, che opera in massa, con leggi necessarie, e non
a caso ne isolatamente” 32. Si pud pertanto comprendere anche la radicale
nettezza con la quale nella nota sul Manna Cusani afferma che ‘l’ontologia
adunque e la scienza prima, che facendoci conoscere la determinata essenza
degli esseri, ci conduce a discernere il fine a cui essi sono destinati (che e
pure un problema ontologico) e che diventa problema morale se trattasi della
destinazione dell’uomo sopra la terra, problema religioso se trattasi di questa
stessa destinazione innanzi e dopo la vita terrena; problema di filosofia di
diritto, che abbraccia il diritto individual, il diritto pubblico, e il diritto
internazionale, se trattasi della giustizia reciproca che gl’individui, lo
Stato e le nazioni, debbono somministrarsi per raggiungere la loro
destinazione. Questa e l’unita della scienza, la quale non e che un pallido
riflesso dell’unita stessa della causa prima”33. Dove Vico e Herder servono al
disegno hegelia- [32. Recensione a P. Galluppi, Storia della filosofia,
Prefazione, in “Museo di letteratura e filosofia”, a. II. n. 9, vol. IV,
gennaio 1843, p.222. Su Herder e Vico cfr. Idea d’una storia
compendiata della filosofia, cit., pp. 134-135: “Ora questa legge che governa
lo svolgimento dell’umanita, e che costituisce la filosofia della storia, non
poteva che cercarsi successivamente in Dio, nell’uomo, enel mondo,
essendo questi i tre obbietti che si appalesano all’ntelligenza (...) Di qui
nasce che il Bossuet sia stato il primo filosofo della storia, trovando nella
Bibbia la soluzione del problema. A questi successe il Vico, che cerco
nell’uomo il principio e la legge dello svolgimento dell’umanita. E da ultimo
l’Herder che voile trovarlo nel mondo fisico, e nella combinazione speciale
d’influenze esterne. (...) Noi diciamo, che ognuno di essi e stato esclusivo,
in quanto che l’Herder non ha riconosciuta la parte che rappresenta l’uomo
nella evoluzione storica dell’umanita, ed il Vico, in quanto che non ha
riconosciuto l’nfluenza della natura esteriore; ed entrambi poi non
disconoscendo la parte che rappresentala Provvidenza, l’hanno subordinata
all’uomo e alla natura, mentre il Bossuet impadronendosi di questa, ha tutto
subordinate ad essa”. 33 Del dritto amministrativo, cit., p. 169. Sul
problema dello Stato cfr. p.170: “io non so concepire, come l’arte, la scienza,
la morale, e la religione debbano esser fine a loro stesse, e lo Stato debba
esser considerate come mezzo per la societa umana, quando il suo scopo non e
che uno scopo razionale, come quello che tocca in dominio alle altre sfere
dell’attivita sociale. Ne solo io dico che lo scopo e razionale ed ha gli
stessi caratteri di quelli che spettano alle altre sfere dell’attivita sociale,
ma che e identico con tutti nel fondo, e che se uno e il bene assoluto, o
l’ordine assoluto, che riferma lo scopo e la destinazione dell’uomo, non si pud
far dello stato un semplice mezzo ed una via per la conservazione dell’umanita
perfettibile”. no della scienza del’essere. Vale, pero, sottolineare
come, nel confronto con Galluppi, istituito nella nota sopra ricordata, il tema
del “vero” costituisca un interessante nodo che chiarisce il modo con il quale
Cusani interpreta Vico ed il problema della storicita dell’esperienza. Al
Galluppi che affermava che “la storia della filosofia non puo trattarsi
apriori, ma deve dedursi dall’osservazione dei fatti, perche altrimenti avremmo
dovuto trovar prima i problemi relativi alla scienza del pensiero, e poi quelii
relativi all’universo”, Cusani obietta “che la storia della filosofia e
identica colla scienza”, e pertanto “troveremo che il primo mezzo di
trattar la storia della filosofia e il metodo a priori, il quale non deve
ch’esser verificato dall’esperienza” 34. A Cusani, naturalmente, sono chiare le
novita apportate dalla modernita e le conseguenze che ne sono scaturite,
dal momento che la filosofia aveva nell’antichita la definizione di scienza
dell’universale, contrapposta a quella “ricevuta presso i moderni” della
filosofia come scienza del pensiero - per cui la “definizione degli antichi si
faceva per mezzo dell’ontologia, quella de’ moderni viceversa si fa per
mezzo della Psicologia” - ma resta pur sempre certo che in realta “l’ontologia
e la Psicologia non sonoche due determinazioni, o aspetti diversi dell’idea
filosofica, in quanto che l’una considera l’obbietto in se, e per se, l’altra
questo obbietto che divien subbietto” 35. La scienza morale che Cusani intende
definire, dunque, verifica nell’esperienza - nelle diverse “branche di
attivita” nelle quali si manifesta l’azione umana - il principio assoluto e
invariabile che da unita e senso alla scienza moderna. Cosi “l’Economia
politica non dovrebbe rappresentare che quella stessa parte, che rappresenta la
Politica, quanto alla filosofia del diritto. Perciocche laddove questa ci
rivela l’ideale a cui possono pervenire le societa umane, e la politica
determina le relazioni che passano tra l’attuale esistenza di esse, e l’ideale,
poggiando sopra queste relazioni i cangiamenti che possono patire le
istituzioni sociali; l’Economia, rispetto ai monopoli ed agli ostacoli che si
frappongono al libero esercizio del commercio, deve far ragione, prima di
effettuare il suo principio, di tutti gl’interessi attuali della societa dove
questi sistemi proibitivi sono introdotti” 36. D’altro canto la natura di
scienza morale dell’economia (come del diritto o della politica) risulta
evidente nella concezione cusaniana di una filosofia civile moderna:
“come il principio morale riferma la destinazione dell’uomo che precede sempre
dalla sua natura, e questa natura non essendo che [34. Recensione a R Galluppi,
cit., p. 230. 35. Ibidem, p.227. 36. Dell’economia politica, cit., p. 53.
doppia, coesistendo in lui lo spirito e la materia, l’anima e il corpo, la
liberta e la fatalita (sebbene la materia e il corpo non siano che l’inviluppo
esterno della natura umana, stando la sua essenza tutta nella personalita nella
liberta e nell’anima); ne seguita che l’Economia, anche ristretta nel senso di
coloro che non vogliono fame che una scienza del benessere corporate e
dell’agiatezza sociale, dovrebbe serbare alcuna relazione verso la morale” 37.
La difficile relazione tra il “fatto” ed il principio, cioe tra l’obiettivo
immediato dell’azione e lo scopo razionale che ne costituisce il fondamento, e
verificata da Cusani nello sviluppo del pensiero moderno. L’itinerario che dalla
fase delle “utilita” deve condurre a quella dei “fini” viene percorso
analizzando il contratto sociale in Kant e Rousseau 38, in riferimento al quale
Cusani puo criticamente concludere: “Ma l’obbligazione morale e giuridica non
puo mai procedere da un atto volontario, quale e quello che riferma il
contratto e il CONSENSO (con-senso) universale, perche nessuna cosa arbitraria
e volontaria puo costituire un diritto, ed una convenzione non e che la
semplice manifestazione della volonta mutabile degli uomini” 39. Colui che ha
colto piu precisamente - ad avviso di Cusani - il significato profondo del
rapporto tra il fatto ed il fondamento razionale dell’ordinamento estato, a
proposito della questione della proprietya fondamentale per l’ordine sociale,
Fichte: “Piu ragionevolmente adunque il Fichte, che fu il.
37. Ibidem,p. 55. “Ma e perche essa abbraccia tutto il problema della
destinazione dell’uomo nelle conseguenze, che serba per avventura assai piu
intime relazioni colla morale generale” (ivi). Scrive anzi Cusani (p. 56): “La
sola relazione che passa tra il lavoro destinato per il mantenimento della vita
fisica, e il riposo destinato per il compimento della vita morale, puo esser la
misura de’ differenti gradi della ricchezza nazionale, la quale aumenta in proporzione
che cresce il riposo per le occupazioni intellettuali. Insomma, produrre nel
minor tempo possibile cio ch’e necessario per la satisfazione de’ bisogni
materiali della vita, e crescere in ricchezza e moralita” .38 Questo fatto, che
l’obbligazione sia inclusa nella proprieta fu ben vista da Kant, il quale
stabili, che sebbene la specificazione e il lavoro fossero gli atti preparativi
della proprieta cio non di meno perche questa fosse riconosciuta e
rispettata da tutti, bisognava una spezie di contratto sociale, con che
si desse la proprieta definitiva. Vero e che questa idea del contratto sociale,
considerato come base giuridica necessaria del diritto di proprieta, non fu da
lui risguardata quale base della societa stessa, come era addivenuto appo
parecchi pubblicisti, e specialmente appo il Rousseau, che l’ebbero come un
precedente storico; solo voile dire ch’era necessario, accennando ad un fine
razionale avvenire, per cio che egli significava col titolo di proprieta o
possesso intellettuale”. 39 Ibidem, p.50. seguitore del Kant e il suo discepolo
filosofico, voile rifermare, nel suo Manuale e nelle sue Lezioni di Diritto
naturale, la proprieta esser costituita sulla nozione stessa di diritto.
Conciossiache la sua teorica del diritto, procedente dal suo sistema
filosofico, nel quale stabilisce che l’attivita infinita dell’Io che si svolge
come per una retta, pone, nell’urto che incontra, il mondo degli oggetti
esterni, doveva contenere tutta la ragione filosofica della proprieta” 40. Nel
1839, in un’opera segnatamente influenzata dall’eclettismo del Cousin 41, aveva
gia sottolineato la rilevanza dell’osservazione del mondo storico per la
definizione del principio morale. Rispetto al sistema di Locke 42, infine, la
scuola scozzese del Reid aveva fatto compiere un decisivo passo avanti al
“metodo della psicologica osservazione”, consentendo infine di “osservar le
Societa” e di “distinguerne e sceverare la parte sostanziale dall’accidentale,
cio che ne costituisce l’esistenza, la vita, il principio, da cio che non e che
una semplice forma contingente e variabile, secondo la diversita de’ tempi e
de’ luoghi” 43. Ma la questione della legittimita, “trascurata Di fatto,
siccome la personalita umana e dotata, secondo lui, d’una liberta infinita,
cosi e che il diritto non ista che nella limitazione della liberta di ciascuno,
perche possa coesistere la liberta di tutti. Posto cio il diritto deve
garantire a ciascuno il dominio particolare nelquale deve svolgere la sua
liberta”. Nello stesso scritto Cusani torna sul Fichte riguardo alla
relazione tra lavoro e riposo e sul tema della moralita resa possibile dal
produrre nel minor tempo possibile cio che e necessario alla soddisfazione dei
bisogni umani: “Primo tra gli scrittori moderni che rifermasse questa verita
semplice per se stessa, ma troppo spesso disconosciuta, fu il Fichte, uno de’
piu nobili ingegni di Germania: e cio perche vide che la destinazione dell'uomo
non edi essere assorbito dal lavoro destinato alia vita fisica, ma sibbene di
avere a restargli assai tempo per lo svolgimento della sua moralita” (Ibidem,
p.56). 41. Del reale obbietto di ogni filosofia e del solo procedimento a
poterlo raggiungere, in “Progresso”, XXIII, 1839, pp. 27-60. Ha scritto S.
Mastellone, “dichiarazione di fede eclettica puo considerarsi l’articolo di
Cusani: Del reale obbietto d'ogni filosofia e del solo procedimento a poterlo
raggiungere (Progresso, 1839). La lunga dissertazione sulla necessita di porre
a fondamento della filosofia la psicologia per poi passare all’ontologia,
e la definizione dei tre obbietti della filosofia (il mondo, l’anima e Dio) e
dei tre ordini di fenomeni nell’interiore della coscienza (i sensitivi i
volontari e gli intellettivi) sono tratte dall’opera di Cousin”. 42 Cfr.
Del reale obbietto , cit., p. 57: “seguitando lo stesso principio in morale, i
suoi seguitatori non fannosi punto a ricercar quale e la moralita nello
stato attuale dell’uomo, ma invece quali sono state le prime idee di bene e di
male nell’uomo ridotto allo stato selvaggio innanzi ogni civil comunanza”. 43.
Ibidem, p.59. “Cosi questa scuola modesta e timida poneva la quistione
fondamentale di tutta la scienza psicologica; e quantunque non facesse che
circoscrivere l’osservazione, e fermarsi laddove essa cessava, purtuttavia
frutto gran bene alle scienze politiche, e morali, sollevando, per cosi dire,
l’umana natura in una piu pura ragione dalle scuole menzionate”, “richiedeva
una terza scuola, che se ne fosse occupata specialmente, e questa venne su a
Konigsberg promossa da un ingegno meraviglioso” 44. Se certamente il formalismo
kantiano presentava nella interpretazione cusaniana aspetti che attiravano le
riserve del lettore di Cousin e di Hegel, pure esso rappresentava un termine di
confronto essenziale alla definizione dell’obbligazione morale, e di
conseguenza della scienza morale e delle parti in cui questa si articola.
Piuttosto il limite di Kant, come si e poco prima ricordato, consisteva
nell’aver posto il contratto a base dell’obbligazione sociale: “se si fosse
cercata nella ragione, che ci comanda con un imperativo categorico, si avrebbe
per necessita dovuto ammettere una societa a priori del genere umano, e
si sarebbe conchiuso che ci ha un
diritto, che a noi vien da natura, indipendententemente da ogni contratto
e da ogni diritto positivo” 45. La relazione che si istituisce tra l’ideale ed
il reale, tra principio ed esperienza (ed anche tra l’apriori e l’aposteriori)
comporta finalmente la possibilita di definire una scienza sociale coerente con
i principi della scienza morale, giacche nell’unita della Filosofia tutte le
parti vengono ricomposte: “Se lasciamo la morale generale, e ci facciamo a
risguardare l’Economia nelle sue relazioni colla Filosofia del diritto, colla
Legislazione, e colla Politica, siccome queste non sono che parti della
Filosofia morale in generale, cosi non potremo che scorgervi le stesse
relazioni” 46. somigliantemente in Politica, le indagini intorno allo stato
primitivo delle Societa, de’ governi, delle leggi, e la varieta de’ sistemi che
se ne ingeneravano (perocche dove ha luogo la congettura nissuno ha il potere
di limitarla) cessarono del tutto, e cominciossi a osservar le Societa, cosi
com’esse ci si presentano dinanzi”. Dell’economia politica, cit., p. 51: “Ne
sappiamo vedere come il Kant, che aveva cosi bene stabilito l’obbligazione
morale, avesse poi dovuto ripeterla, quanto alla proprieta, da un contratto e
da una convenzione. Certo e vero, che il non aver esaminato punto donde veniva
l’obbligazione attaccata aquest’ atto, ha fatto si che siasi incorso in due
errori, il primo di negare che la proprieta sia di diritto di natura, el’altro
di ammettereuno stato primitivo e selvaggio dell’uomo innanzi della societa;
perciocche se si fosse cercata nella ragione, che ci comanda con un imperativo
categorico, si avrebbe per necessita dovuto ammettere una societa a
priori nel genere umano, esi sarebbe conchiusoche ci ha un diritto, che a noi
vien da natura, indipendentemente da ogni contratto e da ogni diritto positivo.
Ne vale ammetter questo contratto come fatto nel passato, o come da farsi
nell’avvenire, non procedendo da cio nessun’illazione, quando si tiene esser
esso la base e il fondamento della proprieta”. 46. Sull’hegelismo italiano (ed
i specie napoletano) cfr. P. Piovani, Il pensiero idealistico, in Storia
d’ltalia, Torino, I documenti. Cusani puo cosi concludere il suo tentativo -non
dimentico di Fichte, ma sicuramente sensibile alla filosofia vichiana - di
delineare una scienza morale rivelatrice della missione civile della filosofia:
“Ma la scienza sociale non e costituita che dalla filosofia del diritto, la
quale accenna all’ideale che devesi raggiungere nelle societa umane, e dalla
politica che appoggiandosi sui precedenti storici delle societa medesime, ne
osserva lo stato attuale e giudica di quale avanzamento progressivo possono
esser capaci”. Ne sono lontani gli anni nei quali, su altri testi d’una diversa
tradizione, e in cospetto d’una diversa realta socio-economica d’una diversa
regione d’ltalia, Marco Minghetti proporra la sua Economia pubblica. coloritura
hegeliana o hegelianeggiante, l’ammirazione professata verso lo studiato (piu o
meno studiato) filosofo tedesco individua come connotato essenziale questo idealismo,
pur se, in senso tecnico, iconfini effettivi delle conoscenze hegelistiche dei
nostril hegeliani risultano imprecisi, elastici, quasi sempre vicini a uno
Hegel letto prevalentemente in chiave fichtiana o kant-fichtiana”. 47. Ibidem,
pp. 56 e 57. “E di vero, nella filosofia del diritto non si puo far astrazione
dallo scopo che ha l’uomo a raggiungere, se si deve poter determinare le
condizioni esterne di cui abbisogna, procedenti dalla volonta de’ suoi simili,
nel cui insieme sta la scienza del diritto. Ma lo scopo o la destinazione
dell’uomo ingenera delle relazioni tra la morale e l’economia; deve quindi di
necessita ingenerarne eziandio tra il Diritto e l’economia”. Stefano Cusani.
Cusani. Keywords: l’assoluto, il relativo, spirito soggetivo, spiriti
soggetivi, spirito oggetivo, storiografia filosofica di Cousin, unita
latitudinale della filosofia, l’assoluto di Bradley, Hamilton, l’obbjezione
all’assoluto, l’essere e la metafisica, gl’esseri e la metafisica, economia e
morale, la fenomenologia, il fatto di coscienza intersoggetiva, hegelismo,
Vico, Galluppi, Mamiami, Colecchi, Rosmini. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Cusani” – The Swimming-Pool Library.


No comments:
Post a Comment