Grice e Giannetti: l’implicatura conversazionale del corposcolarismo
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Albiano di Magra). Filosofo. Grice: “I like
Giannetti; for one, he is the only philosopher I know whose first name is
‘Pascasio.’ He taught at Pisa, but not in the tower – Oddly, while he is from
Tuscany, there is a street (‘via’) in La Spezia named after him!” – Grice: “His
logic was considered heretic, at least by the duke, who diligently expelled him
from any obligation of teaching!” – Insegna a Pisa. Quando lascio la cattedra, gli successe Grandi. Di formazione galileiana,
fu un acceso nemico dei Gesuiti. Sollecitato da Grandi, che lo aveva anche
introdotto a Newton, cura Galilei (Firenze). Rimosso da Pisa da Cosimo III de'
Medici, vi fece rientro alla morte di quest'ultimo. NC. Preti, Dizionario Biografico degli
Italiani, Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni dell'antica
e moderna Lunigiana, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 54, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. PASCASIO GIANNETTI Essendo Pascasio
Giannetti tra'maestri più singolari di filosofia e di medicina dell' Universi
tàdiPisa,quantoonoreaquelloStudio recasse non si può dire. Costui ebbea quelle
scienze pro clive natura, e tanta forza e vivacità d'ingegno > che a
sermonare e discorrere di materie mediche efilosofichepareanatoaposta.Fu
e'diAlbiano di Lunigiana, e divenne lettore in detta Univer sità nel 1682 ; e
così bene in cattedra sue dottri ne tratto, che per lo più savio discepolo del
M a r chetti e del Bellini, cattedranti nobilissimi, tutti lo conoscevano.
Nulla ignoto eragli di quanto G a lileo e Gassendo aveansi
ritrovato, e sostenitore acerrimo fu della filosofia corpusculare. Per ques
stoguerra eterna pareva intimata avesse a tutti li Peripatetici e Scolastici
ostinati; che ligii si di chiaravano agli antichi sistemi, quali adesso ricor
dansi appenanelle scu ole de'monasteri. Per lo che il Giannetti futenuto per
uno de'più arditi e co raggiosisostenitori degli insegnamenti novelli e assai
molesto riuscì a'superstiziosifilosofanti, ma in particolar modo ai Gesuiti i
quali, potendo al loramoltissimopressoCosmo IIIde'Medici,fece ro in grave
sospetto cadere di errori di religione il Giannetti non solo, ma quasi tutta la
Pisana Università. Per tale cagione , sendo state forti let tere scritte e minaccevoli
ai professori con ordi nare,chenon volevasifilosofiademocratica,ilGian netti,
cui sapea benissimo delle persecuzioni altrui schermirsi e rintuzzare le
dicerie degli imperiti con la dotta e mordace sua lingua, difese con trion fo
la causa per iscrittura,nè mai digua proposta sentenza cesso. Finalmente
costretto nel 1706 di mutarcattedraedileggeremedicina,non ostan te filosofava
su i nuovi sistemi anche interpretan do gliaforismid'Ippocrate e di Galeno,e
men tre con eloquio squisito e con pompa di erudizio ne le materie mediche
spiegavà,senza punto de nigrare alla gravità della scienza e del loco ; l' al
trui cabale e leggerezze con vaghi scherzi e argu ti motti derideva. Moltissimo
ancora si adoperò in fisiciani sperimenti e nelle savie cure di Michela gnolo
Tilli per ogni maniera di lode famoso : nè mezzanamente sidistinse insieme con
lo Zambes cari di Pontremoli suo collega a sperienze fare nti lissime su le
terme del territorio Pisano e Luriena se,che servirono ad ambeduni di grande
merito. Intra le altre fece minute prove su l'acqua salsa di Monzone di
Lunigiana, e trovolla più efficace di quella del Tettuccio di Valdi Nievole, e
poteró 183 Viri Paschasii Giannelli Albianeusis Philosoph. et
Medicin, in Pisau. Acudem . Professoris logeniiacumine eloquen.et ingenua
philosoph. libert. Quam difficillimis temporib, fere solus inter Acadlem.
retinuit ConcesseratAun.S Thomas Perelliuspraecept.et Amico DI PIER CARLO
VASOLI Io non posso tacere di aver molte cose rica vato diquesto librodalle fạtiche
e dagli scritti di questo Pier Carlo Vasoli di Fivizzano, il quale sembra
avesse in mente d'illustrare sua patria , e però non deggio scordarmi di
retribuirlo di grata inemoria, tanto più che molto distinto riuscì nel la
medicina e buon coltivatore della poesia. Q u e
stouomoerudito,comeraccontaincertosuoEr bariolo Lunense m . s., avendo studiato
prima a Bolognae poiaPisaallascuoladelcelebreMar cello Malpighi, dove si
dottorò verso la fine del 184 si estrarre il sale catartico a guisa di
quel d' In ghilterra , se non venisse incautamente adulterata. Benespesso
Pascasio dilettavasi d'investigare le azioni è i consigři degli uomini più che
i segreti dellanatura,equasi Epicuro con aspreparoleab batteva i vizi ele
inezie altrui. Mente profonda mostrò in tutto, ma poca industria: e vivendosi
fino alla vecchiezza, dopo 57 anni di lettura in quella Università, nel 1742
morì in una villetta che avea a Capannoli su quel di Pisa, e sepolto
nellachiesadiquellaterra,fugliperTommaso Pe relli suo scolare messo questo
marmo sopra il se polcro, riferito ancora da inonsignor Fabroni in sua stor.
dell'Univ. Pis. tom . 3. dove parla del Giannetti: = Pijs Manibus et Memoriae
aeternae Cum paucisaetatis suae comparandi Obiit Octuagenario major in proxima
Villula In quam post impetratam a docendo vacationem D. S. O. M. P. GIANNETTI,
Pascasio. - Nacque, da Polidoro, ad Albiano Magra di Aulla in Lunigiana, il 2
ag. 1661. Avviato agli studi filosofici, li coltivò, insieme con quelli
medici, presso l'Università di Pisa, dove era ben viva la tradizione galileiana
e, in fisica e in medicina, era ben rappresentata la corrente
meccanico-corpuscolarista. Fu il gruppo di docenti formatisi alla scuola di
G.A. Borelli a istradarlo verso questa tradizione concettuale; soprattutto A. Marchetti,
L. Bellini e D. Zerilli lo introdussero allo studio delle opere, oltre che di
Galilei, di Gassendi e del Borelli. Parallelamente, il G. attinse da G. Del
Papa gli stimoli di un diverso indirizzo, anch'esso presente nell'ateneo
pisano, teso a far convivere, soprattutto in campo medico, il galileismo con
esigenze di ordine pratico. Laureatosi il 30 maggio 1682 in filosofia e
medicina (promotore fu il Del Papa), il G. ottenne nello stesso anno la lettura
di logica, che conservò fino al 1686, per passare poi a quella di filosofia
naturale. Il suo magistero, argutamente antiaristotelico e apertamente
atomistico, dovette risultare piuttosto efficace. Quando, verso il 1690, si
delineò una reazione generale della Chiesa contro quelle interpretazioni dello
sperimentalismo considerate arbitrarie e potenzialmente eversive
dell'ortodossia religiosa, a causa dei possibili esiti
materialistico-libertini, il G. fu direttamente coinvolto. Nell'ottobre 1691,
insieme con altri sei lettori pisani, si vide intimare dall'auditore F.M.
Sergrifi di non insegnare la filosofia atomistica. Per nulla intimidito, a
detta di A. Fabroni, il G. alimentò le polemiche che seguirono con un libello,
oggi perduto, in difesa dei lettori ammoniti. Poca sorpresa dovette quindi
destare tra i contemporanei il provvedimento, preso dal governo di Cosimo III
nel 1706, di trasferire il G. alla lettura di medicina teorica, mitigato dal
permesso di tenere lezioni domiciliari di filosofia. Come lettore di
questa disciplina medica, il G. mostrò di voler tenere aperti spiragli per un
discorso "moderno". Lesse gli Aforismid'Ippocrate, proclamandosi così
seguace dell'indirizzo che privilegiava la pratica clinica sulle questioni di
teoria medica, ma nel commentarli continuò a seguire i novatori. In particolare,
a quanto sembra, già in questa fase i motivi galileiano-gassendiani si erano
venuti in lui incrociando con motivi della dottrina newtoniana. Da questa aveva
recepito la tesi della struttura porosa della materia, che, attraverso
l'ipotesi dei diversi ordini di combinazione dei corpuscoli, è assunta come
matrice delle qualità macroscopiche dei corpi. È probabile che una delle fonti
attraverso le quali il G. venne a conoscenza della teoria newtoniana sia stata
il padre camaldolese G. Grandi, suo buon amico (Ortes ci riferisce che il
Grandi "solea frequentemente conversare" nella casa del G.), ma, a
differenza del Grandi, il G. non dovette essere pienamente in grado di
coglierne l'impalcatura matematica, tanto da ritenerla conciliabile con la
distinzione gassendiana tra punto matematico e punto fisico. G., insieme
con B. Bresciani, G. Averani e altri, fu coinvolto dal Grandi nella
preparazione della seconda edizione delle Opere di Galilei (Firenze 1718). Più
tardi, alla metà degli anni Venti, il suo nome venne fatto in alternativa a
quello del Grandi quale autore di un libretto pseudonimo (Q. Lucii Alphei
Diacrisis in secundam editionem Philosophiae novo-antiquae r.p. Thomae Cevae
cum notis Ianii Valerii Pansii, Augustoduni 1724), che segnò una nuova occasione
di scontro tra i novatori pisani e i gesuiti del collegio di Firenze. Il
libretto, nato come replica alla prefazione del gesuita M. Dalla Briga al
poemetto Philosophia nova-antiqua (Florentiae), del confratello T. Ceva,
fornisce una descrizione caricaturale delle forme di opposizione allo
sperimentalismo che, a detta dell'autore, circolavano nel collegio
fiorentino. Non è chiaro se sia da collegarsi a questa polemica il basso
profilo assunto dal G. nel quarto decennio del secolo. La relazione sullo stato
dello Studio che G. Cerati presentò ai nuovi governanti nel maggio 1738, ci
informa che "già da alcuni anni" il G., pur retribuito, aveva
interrotto le lezioni pubbliche e si limitava a dare privatamente lezioni di
filosofia. Il Cerati attribuiva ciò a non meglio precisate "indisposizioni
del corpo", ma l'Ortes attesta che il G. godette per tutta la vita di
ottima salute. Priva di riscontri è la notizia di una sua adesione alla loggia
massonica fondata a Firenze nel 1733, loggia che però sicuramente accolse un
buon numero di suoi allievi. Il G. morì a Capannoli, presso Pisa, Quelle
che sembrano essere le sue uniche opere a noi giunte si trovano a Firenze,
Bibl. Riccardiana, ms. 3098 (Tractatus phisici iuxta recentiorum opinionem conscripti
a Paschasio Giannetto) e a Pisa, Bibl. universitaria, ms. 177 (Philosophiae
tractatus, datato 1714). Fonti e Bibl.: Per la collaborazione del G.
all'edizione fiorentina del 1718 delle Opere del Galilei vedi le lettere di T.
Buonaventuri a G. Grandi, Pisa, Bibl. universitaria, Carteggio Grandi, 85,
passim; sei lettere del G. al Grandi e alcune note di argomento fisico ibid.,
92, cc. 19r-28v; Acta graduum Academiae Pisanae, II, a cura di G. Volpi, Pisa
1979, p. 549; G. Ortes, Vita del padre Guido Grandi, Venezia G.A. De Soria,
Raccolta di opere inedite, Livorno, Fabroni, Historiae Academiae Pisanae, III,
Pisis 1795, pp. 410-413; F. Sbigoli, Tommaso Crudeli e i primi framassoni in
Firenze, Milano 1884, p. 71; N. Carranza, Monsignor Gaspare Cerati provveditore
dell'Università di Pisa nel Settecento delle riforme, Pisa, Storia
dell'Università di Pisa, Pisa 1993, Morelli, Per una storia di Andrea Bonducci,
Roma, Livorno nel Settecento, Livorno 1997, pp. 23, 62, 79.Pascasio Giannetti.
Gianetti. Keywords: corpuscolarismo, implicature corpuscolare, Isaaco Newton,
Galilei, Grandi, Giannetti -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Giannetti:
implicatura corpuscolare – The Swimming-Pool Library.


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