Grice
e Gioia: l’implicatura conversazionale -- filosofia ad uso de’ giovanetti –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Piacenza). Filosofo
italiano. Grice: “I joked with the maxim, ‘be polite’ – surely it’s difficult
to make that universalisable into the conversational categoric imperative (‘be
helpful conversationally) – but apparently Italians are less Kantian than I
thought!” -- Grice: “I love Gioia; he is like me, an economist when it comes to
pragmatics – see my principle of ECONOMY of rational effort; I studied
thoroughly his fascinating account about the origin of language, before I
ventured with my pritological progressions!” Dopo gli studi nel Collegio
Alberoni veste l'abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero
tutt'altro che ortodosso tanto in filosofia, per l'influenza dell'utilitarismo
di JBentham, dell'empirismo di Locke e
del sensismo di Condillac, quanto in teologia per l'influenza del pensiero
di Giansenio. Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni
politiche. Vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di
Milano sul tema "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità
d'Italia", alla quale partecipano 52 concorrenti. La sua dissertazione, in
cui sostiene la tesi di un'Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni
democratiche e basata su comuni elementi geografici, linguistici, storici e
culturali, prefigura, come la maggioranza di quelle presentate, l'unità
italiana, benché questa tesi non sia gradita ai francesi che in quel periodo
occupano il nord Italia. La notizia del premio ricevuto gli giunge però in
carcere. Nel frattempo è stato arrestato con l'accusa di aver celebrato a scopo
di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee
politiche giacobine a renderlo inviso all'autorità. Viene scarcerato grazie,
forse, alle pressioni di Bonaparte, e ripara a Milano. Il Trattato di
Campoformio, con la cessione di Venezia ad Austria da parte della Francia in
cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però
ben presto a diventare oppositore della Francia. Dopo aver rinunciato al
sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fonda "Il Giornale
filosofico politico", stroncato dalla rigida censura austriaca per le
posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioja vi sostiene. Dalle
colonne del "Giornale Filosofico Politico" scrive una lettera aperta
al duca Ferdinando d'Asburgo-Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere.
Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi
Ligure e Gioia viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere
scarcerato in seguito alla vittoria francese a Marengo. Viene nominato
storiografo della Repubblica Cisalpina: l'anno successivo pubblica "Sul
commercio de' commestibili e caro prezzo del vitto", ispirato dai tumulti
per il rincaro del pane, e "Il Nuovo Galateo". Viene rimosso dalla
carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo
trattato "Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause,
nuova maniera d'organizzarla" L'apprezzamento per i suoi solidi e
realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente
rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla
direzione del nascente Ufficio di Statistica: in questa veste inizia una
febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici,
raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione
dall'incarico. Tale attività gli rese uno dei primi studiosi ad applicare i
concetti di Statistica alla gestione economica dei conti pubblici (ad esempio
per le tasse, gabelle, e così via). Grazie alle sue conoscenze statistiche
ed economiche elabora concetti fortemente innovativi per l’epoca che ne fanno
il precursore del moderno dibattito giuridico in materia di risarcimento del
danno alla persona con una concezione che supera la questione patrimoniale.
Notissima in medicina legale la sua regola del calzolaio, che anticipa il
concetto di riduzione della capacità lavorativa specifica: "...un
calzolaio, per esempio, eseguisce due scarpe e un quarto al giorno; voi avete
indebolito la sua mano che non riesce più che a fare una scarpa; voi gli dovete
dare il valore di una fattura di una scarpa e un quarto moltiplicato per il
numero dei giorni che gli restano di vita, meno i giorni festivi..".
E ancora, seppur meno noti, concetti come: "Ne' casi d'indebolimento
o distruzione di forze industri, considerando il soddisfacimento come
uguale al lucro giornaliero diminuito o distrutto, moltiplicato per la
rimanente vita utile dell'offeso, noi restiamo molto al di sotto del valore
reale, giacché una forza umana può essere riguardata come Mezzo di sussistenza
Mezzo di godimento Mezzo di bellezza Mezzo di difesa Filosofia
della Statistica (libro originale) “Rendendo paralitico, per es., l'altrui
braccio destro o la mano, voi togliete al musico il mezzo con cui si procura il
vitto divertendo gli altri, al proprietario il mezzo con cui si sottrae alla
noia divertendo se stesso, alla donna il mezzo con cui gestisce e porge
con grazia, a chiunque il mezzo con cui si schernisce da mali eventuali
difendendosi". Si tratta di principi rivoluzionari per l’epoca,
forse frutto di quel particolare mix di cultura che deriva dalla sua formazione
che inizia da sacerdote e approda a concezioni rivoluzionarie; è il primo che
riesce a prefigurare nell’uomo non solo una sorta di macchina che produce
reddito, ma anche un soggetto che attraverso il lavoro realizza la propria
personalità. In Italia oltre un secolo e mezzo dopo, negli anni ’80 del
novecento, in sede giuridica inizierà il dibattito sul superamento del
risarcimento del mero danno patrimoniale per tener conto degli aspetti
relazionali e dinamici della persona riassunti nel concetto di danno biologico.
Sul filone di queste tematiche gli veniva intestata a Pisa un'ssociazione
scientifica medico giuridica che raccoglie giuristi, medici legali e
assicuratori. Il "Nuovo Galateo" Testo fondamentale nella
storia dei Galatei, il "Nuovo Galateo" di Gioja fu scritto per
contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina. Il testo
conosce ben tre edizioni. La prima si sofferma in particolar modo sulla
definizione laica di "pulitezza" – cf. Grice, ‘be polite’ -- intesa
come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i
sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro
stessi. È divisa in tre parti: "Pulitezza dell'uomo privato",
"Pulitezza dell'uomo cittadino", "Pulitezza dell'uomo di
mondo". Nella seconda edizione, Gioja ridimensiona il concetto di
"pulitezza" come l'arte di modellare la persona, le azioni, i
sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l'altrui stima ed affezione. La
vecchia ripartizione è sostituita da: "Pulitezza Generale",
"Pulitezza Particolare", "Pulitezza Speciale". Nella
terza edizione risale, a differenza dell'edizioni precedenti, enfatizza
l'importanza del concetto di "ragione sociale", considerato
dall'autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace
sociale mediante le buone maniere. Fu membro della Loggia massonica "Reale
Amalia Agusta" di Brescia, che prese il nome dalla moglie del principe
Eugenio di Beauharnais, primo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. A lui è
intestata la loggia N. 1114 di Piacenza all’obbedienza del Grande Oriente
d’Italia. Crollato il dominio napoleonica, Gioja produce le sue opere maggiori:
il "Nuovo prospetto delle scienze economiche”; il trattato "Del
Merito e delle Ricompense"; "Sulle manifatture nazionali";
"L'ideologia". Gli ultimi tre libri vengono messi all'Indice e il suo
fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto per aver cospirato contro
l'Austria partecipando alla setta carbonara dei "Federati".
Dopo quest'ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo
austriaco, ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua
ultima opera, "La filosofia della statistica.” Nel cimitero della Mojazza
fra tante ossa ignorate dormono senza fasto di mausoleo le ceneri di Melchiorre
Gioia. Prende il suo nome il Liceo Classico di Piacenza. Rosmini, suo
avversario in politica come in religione, lo accusò di pretendere di proporre
un codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, mentre con
disinvoltura richiedeva sussidi e regali dai titolari del potere politico per
elogiarne le benemerenze nelle proprie pubblicazioni periodiche, e lo dichiara
pubblicamente un "ciarlatano". Altre opera: Del merito e delle
ricompense, 2, Filadelfia, s.n.,
Riflessioni sulla rivoluzione. Scritti politici, Nuovo Galateo, Il Nuovo
prospetto delle scienze economiche, Distribuzione delle ricchezze, Milano,
presso Gio. Pirotta in santa Radegonda, Melchiorre Gioia, Produzione delle
ricchezze, 2, Milano, presso Gio.
Pirotta in santa Radegonda, Consumo delle ricchezze, Milano, presso Gio.
Pirotta in santa Radegonda, Melchiorre Gioia, Azione governativa sulla
produzione, distribuzione, consumo delle ricchezze, 2, Milano, presso Gio. Pirotta in santa
Radegonda, Sulle manifatture nazionali,
Dell'ingiuria, dei danni, del soddisfacimento e relative basi di stima
avanti i tribunali civili. L’Ideologia. Filosofia della statistica. Note:
Francesca Sofia nel Dizionario Biografico degli Italiani. Ettore Rota nella Enciclopedia Italiana, Cfr.
Solmi, L'idea dell'unità italiana nell'età di Napoleone in Rassegna storica del
Risorgimento, Fonte: Francesca Sofia, Dizionario Biografico degli Italiani,
rTreccani L'Enciclopedia Italiana, riferimenti in. Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi
Muratori,Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, Ignazio Cantù, Milano, nei tempi antico,
di mezzo e moderno: Studiato nelle sue vie; passeggiate storiche, Antonio Saltini,
Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i
comuni dell'antica strada consolare, Il Sole, Barucci, Il pensiero economico di
Gioia, Milano, Giuffre, Manlio Paganella, Alle origini dell'unità d'Italia: il
progetto politico-costituzionale di Gioia, Milano, Ares,Dizionario Biografico
degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Nicola Pionetti,
Melchiorre Gioia: il progetto politico per un'Italia unita e repubblicana,
Piacenza, EdizioniLir,. Luisa Tasca, Galatei. Buone maniere e cultura borghese
nell'Italia dell'Ottocento, Firenze, Le Lettere, Gioia (metropolitana di
Milano). Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. MEnciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Melchiorre Gioia, in Dizionario biografico
degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. fare alcun
cangiamento senza indebolirla. Egli previene così i suoi lettori contro ogni
idea di riforma, e svolge nel loro avimo un timor macchinale contro ogni
innovazione delle leggi. In generale tutte le metafore, i paragoni, le parziali
analogie,le somiglianze superficiali non possono far breccia che nell'animo del
volgo. Agl’occhi del filosofo i paragoni non sono ragioni. Essi possono
schiarire una proposizione, provarla mai. Parlare. Abbiamo veduto che le
macchine sono utili e necessarie al chimico, i telescopi all'astronomo, i
disegni al meccanico, le figure al geometra. Le parole sono forse egualmente
utili, egualmente necessarie all'esercizio del pensiero. Tre oggetti simili mi
si presentano facilmente allo spirito, dice Condillac. Se passo al quarto, sono
obbligato, per maggior facilità, d'immaginare due oggetti da una parte, due
dall'altra. Se voglio fissarne sei, fa duopo che li distribuisca due a due, o
tre a tre; crescendo questi oggetti, la mia vista si confonde, io non posso più
numerarli. Al contrario, se dopo d'averne considerato uno gl’unisco un altro, e
a questa unione appongo il nome “due.” Se a questi aggiungo un terzo, ed
allanuova unione appongo il nome “tre,” e cosi di seguito, caratterizzando con
parole distinte ogni aumento progressivo d'unità, arrivo ad annoverare
moltissimi oggetti facilmente. Alla stessa maniera, se ogoi volta che voglio
pensare ad una persona, sono costretto a richiamarmi ad una ad una tutte le sue
qualità, onde non confonderla con un'altra. Le note tracciate sulle carte di
musica rappresentano i suoni che si eseguiscono dagl’istrumenti. Le parole
pronunciate o scritte rappresentano le idee che si piagono nel l'animo. 1
mi troverò nel massimo imbarazzo. Siano,a cagione d'esem pio, come segue,
le qualità d'una persona: Fisiche: Sesso maschile, anni: 20, capelli biondi,
fronte alta, cigli biondi, occhi neri, naso lungo, bocca grande, meoto
prominente, marca nera sulla guancia destra, mano sinistra storpia, piede
destro zoppo, linguaggio balbettante, accento francese. Morali = Melanconia, dissolutezza,
mancanza alle promesse, viltà, abitudine alla menzogoa, jocostanza. Civili =
Patria, Rodez in Francia, condizione, awmo gliato, professione, possidente. Se
la mia attenzione deve afferrare tutte queste idee alla volta, si troverà
insufficiente al bisogno; molto maggiore si farà la difficoltà, se per pensare
nel tempo stesso ad altra persona, sono costretto a schierarmi avanti alla
mente con egual melodo tutte le qualità che la caratterizzano. Se al contrario
chiamo la prima “Pietro”, la seconda “Paolo”, potrò facilmente richiamarmi
l'una e l'altra, distinguerle tra di loro, paragonar!e insieme. Queste parole
sono poi ancora più necessarie, allorchè si vogliono esprimere le qualità
comuni a molti oggetti, a cagione d'esempio, le qualità che si trovano in tutti
gli u o miniod in tutti gli animali, il che costituisce le idee astratte, come
si disse di sopra, ovvero allorchè si vogliono esprimere gli oggetti creati
dalla nostra mente, come le idee di gloria, d'infamia, di virtù, di vizio. Sebbene
quando pronuncio le parole “uomo” , animale. non mi si schiarino alla mente
tutte le idee elementari che bo unito a queste parole , cionnonostante ne veggo
il 140 TEORIA DELLA SENSAZIONE porto, ne seolo le differenze, ne scorgo
le somiglianze, alla stessa maniera che sebbene pronunciando i numeri 100,000 e
10,000 non vegga le unità che li compongono, so però che l'uoo sta all'altro
come 100 a 10, ovvero come to a 1, e conoscendo la maniera con cui questi
dumeri sono stati formali, posso, ogni volta che voglio, separarne le maggiori
masse , scendere alle minori, per arrivare alle minime e fipalmente agli
elementi. Supponete che per isbaglio qualcuno invece di dire che 1000 è decuplo
di100, dica che 100 ė decuplo di 1000. Ben tosto l'abitudine chenoi abbiamo
acquistata d'attribuire a queste parole certe relazioni tra di esse, agisce
sulloro suono, e cifa scorgere all'istante l'as surdità dell'accennata
proposizione. Il linguaggio si è per rap 141 noi come quelle traccie che
il piede del viaggiatore imprime sull'arena di un vasto deserto, le quali lo
guidano, quand'egli voglia,al punto doode parti. Una parola che nella sua
origine e un nome proprio, divenne insensibimente un nome appellativo. Può in
conse guenza accadere in forza delle associazioni ideali e sentimen tali che uo
nome generaleri chiami uno degli individui ai quali s'applica. Ma lungi che ciò
sia necessario alla forza del raziocinio, è sempre una circostanza che tende ad
illuderci.Si può paragonare uno spirito che ragiona ad un giudice che deve
decidere tra contendenti. Se il giudice non conosce se non le loro relazioni al
processo, s' egli ignora i loro pomi, s'egli li designa per lettere
dell'alfabeto o pe’no mi fittizi di Tizio, Cajo, Sempronio, egli è quasi necessaria
mente imparziale. Cosi in una serie di ragionanenti noi corriamo medo rischio
diviolare le regole della logica, allorchè la nostra attenzione si fissa sui
semplici segni,e quando l'immaginazione, presentandoci oggetti individuali, non
esercita sulnostro giudizio la sua influenza e non viene a sedurci con
accidentali associazioni. Le parole facilitano vie maggiormente l'esercizio del
pen iero quando il loro suono imita il suono della cosa espressa, come sono le
parole belato, cigolio, scricchiolare. Anche le parole tracotante, orgoglioso,
baldanzoso. Colle vocali piese rinfiancate dalle acconce consonanti, e colla
moltiplicità delle sillabe spirano una cerla audacia di suono analoga
all'indole dell'oggelto che esprimono. Anche quando accennano l'uso o la
proprietà della cosa indicata; cosi Fieberrinde o scorza della febbre nel
linguaggio tedesco, che accenna l'uso e laproprielà di questo vegetabile, é
preferibile alla parola Quinquina. Per la stessa ragione le parole cui il nuovo
stile indica i mesi nell’anno, hanno più pregi che quelle dell'antico: fiorile
ossia il mese de ' fiori, vendemmi a t o r e ossia il mese della vendemmia, sono
nomi ben più espressivi che maggio e ottobre. ATTENZIONE ERAZIOCINIO. Al
contrario, allorchè si dà il nome di Pino del Nord al'albero prezioso che tutte
le nazioni maritti meriguardano come migliore per le alberature , si fa
supporre che questi bei pininon possono crescere s e donne'climi glaciali,
mentre trovansi nella Lituania, in altre provincie più meridionali, in quelle
stesse i cui fiumi corrono verso il Mar Nero. La parola Gallo d'India
rammentando che questo ani male è natio d'America, e ignoto ai Romani , venne
uel l'Europa del 16.° secolo, è per più titoli preferibile all'insignificante
parola “pollo”. Coquetterie in francese (civetteria) rappresenta al vivo il carattere
d'una donna galante, che tiene a bada mille amanti, a guisa d’no gallo che
vezzeggia cento galline ad un tempo. Al contrario allorchè gl’antichi chimici
ci parlavano del fegalo di zolfo, del butirro d’antimonio dei fiori di zinco. Spingevano
il pensiero sopra immagini non applicabili agli oggetti che volevano iudicare.
Anche quando le parole serbano tra di esse un cerlo rapporto costante, come
leparole quaranta, cinquanta, sessan ta, sellanta, Ollanta, novanta, ciascuna
delle quali avendo la stessa desinenza , è formata dalla moltiplicazione del
fat. comune dieci, ne'numeri naturali quattro, cinque, sei. Dello stesso ordine
progressivo de numeri nalurali. Siano i nomi delle nuove misure Myriametro
uoilà di Kilometro unità di Ectometro unità di (2) L'influenza del linguaggio
sulle operazioni del pensiero si scorge sulla nazione Chinese. La quale, a
fronte delle altre incivilite, TEORIA DELLA SENSAZIONE 0.01 di metro
Centimetro unità di 0.001 di metro Si vede che dalla massima alla minima misura
v'è una progressione decrescente che segue la stessa legge, di modo che essendo
data una di esse, si possoo ritrovare le prece deotie lesus seguenti. Al contrario
leantichemisuredipo sla, lega, lesa, pertica, passo geometrico, passo
ordinario, braccio, auna, piede, pollice, linea, punto....non es sendo crescenti
o decrescenti nella stessa proporzione, D00 aveodo tra di esse rapportocomune,
confondono la memoria (V. p. 80 , 81 ), e colla notizia d'una di esse non si
può giungere alla cognizione d'alcun'altra. Dicasi lo stesso delle altre misure
e de'pesi puovi ed antichi, calcolati I primi in ragione decupla e costante, i
secondi senza nessuna ra gione graduata e regolare. Cesarolti. tore Decimetro
unità di 0.1 di metro Metro upità di 10 metri 10,000 metri 1,000 metri
Decametro 100 metri unità di diritla,ne avrò ildoppio in questa. Dimando
qual è il u nunero de'gettoni che avevo da principio in ciascuoa 6 mano? Qui si
banno due condizioni note, o , per parlare « come i malematici, due dati;
l'uno, che se fo passare 6 un gellone dalla diritta alla sinistra , ne avrò
egual o u u mero in ambe le mani; l'altro che se lo fo passare dalla « sinistra
alla diritta, ne avrò il doppio in questa. Ora roi
«vedete,che,s'eglièpossibiletrovareilnumero ch'iovi u dimando , ciò non può
farsi, se non osservando le relazioni che haono i dati fra loro; e comprendete
che tali « relazioni saranno più o meno sensibili, secondo che i dali « saranno
espressi in un modo più o meno semplice. quan u do le si toglie un gellone , è
eguale a quello che avete u nella sinistra, quando a lei se ne aggiunge uno ,
esprime « reste il primo dato con molte parole. Dite dunque più
ubrevemente:ilnumero dellavostra destra, scemalod'una unità, è uguale a quello
della sinistra più un'unilà; ov « vero:ilnumero della destra meno un'unità è
uguale a si può dire quasi barbara, sottomessa ai pregiudizi più assurdi, sta
zionaria da più secoli, altesa l'imperfezione della sua lingua. Mentre le
nostre liogue d'occidente e le più belle d'oriente riproducono lulle leparole
con un solo numero di lettere diversamente combinate , nella lingua chinese,
quasi ciascuna parola ha il suo segno partico lare; lo studio della scrittura
esige quindi un tempo infinito. L'incertezza e l'indeterminazione del senso
delle parole passando a vi cenda dal linguaggio orale alla scrittura,dalla
scrittura al linguaggio orale, producono una confusione da cui i più dotii
possono appena schermirsi colla più grande fatica. Egli è evidente che
siffattalingua non è buona che a perpetuare l'infanzia d'un popolo ,
desaligando seoza 'frutto le forze degli spiriti più distinti, ed offuscando
nella loro sorgente ipriini Jampi della ragione. Gioja. Elein, di filosofia. Se
voi diceste : il numero che avete nella destra 4. Acciò il discorso
faciliti l'esempio del pensiero,è necessario che sia minimo il numero delle
parole,invariabile l'oggetto indicato,precisata, ovunque è possibile, la
quantità · trarrò l'esempio da Condillac: is Avendo de' gelloni nelle mie mani,
se nefo passar uno dalla mano dirilla alla sinistra, ne avrò tanti nell'una
quanti nell'altra; e se nefo passar uno dalla sinistra alla « Non si tratta
d’indovinare codesto qumero , facendo « delle supposizioni ; bisogna trovarlo
ragionando e passando « dal cognito all'incognito per uoa serie di giudizi.
11 quello della sinistra più un'unità ; o infine ancor più bre
«vemevle:ladestraweno unoegualeallasinistrapiùuno. pio in questa. Dunque il numero
della mia sinistra sce malo d'una unità è la metà di quello della destra accre
« sciuto d'una unità; e per conseguenza esprimerete il se « condo dato dicendo
: il numero della vostra mano diritta « accresciuto d'una unità è uguale a due
volte quello della 6 vostra sioistra scemato d'una unità. « Tradurrete questa
espressione in un'altra più sem “ plice , se direte : la destra accresciuta
d'un'unità è uguale a due sinistre scemate ciascuna d'uu’unità ; e giungerele “
a questa espressione la più semplice di tutte : la dirilla « più uno uguale a
due sinistre meno due. Ecco dunque le « espressioni, alle quali abbiamo ridotti
i dati : u Questa sorta d'espressioni chiamasi equazioni in m a «tematica.Sono
compostediduemembriuguali.Ladirilla u m e n o u no è il primo membro della
prima equazione. La sinistra più uno, il secondo. « Le quantità incognite sono
inescolate alle cognite in 6 ciascuno di questi membri. Le cogoite sono meno
uno più uno , meno due : le incognite sono la diritla e la sini “ sira, coo cui
espriaiete idue numeri che andate cercando. « Finchè le cognite e le incognite
sono cosi mescolate w in ogni membro delle equazioni,non è possibile risolvere
u ilproblema.Ma nou v'è bisogno d'un grande sforzo du « riflessione per
osservare, che se vba un mezzo di traspor “ tare lequantità d'un membro
all'altro, senza alterare l'eguaglianza che passa tra loro, possiano, bon
lasciando in un membro che una sola delle due incogaite; sepa “ l'arla dalle
cognite, colle quali è mescolala. Questo mezzo si preseula da sè stesso; perchè
se la « diritlameno uno è uguale alla sinistra più uno, duoque TEORIA
DELLA SENSAZIONE Per tal guisa di traduzione in traduzione arriviamo alla più
semplice espressione del primo dato. Ora quanto « più abbreviarete il vostro
discorso, più si ravvicioeranno « le vostre idee,e quanto più saraono vicine,
più vi sarà « facile di conoscere tutte le loro relazioni. Ci resla a traltare
il secondo dato come il primo , e bisogna tradurlo u nella più semplice
espressione. Per la seconda condizione del problema, s’io fo pas “ sare un
geltone dalla sioistra alla diritta, ne avrò il dop « La diritta meno uno
uguale alla sinistra più uno. « La dirilta più uno uguale a due sioislre meno
due. ATTENZIONE E 'RAZIOCINIO. 145 « La diritta uguale alla
sinistra più due. « La diritta uguale a due sinistre meno tre. « li primo
membro di queste due equazioni è laslessa quantità; la dirilta; e vedete che
conoscerete questa quan lità, quando conoscerete il valore del secondo membro e
dell'altra equazione. Ma ilsecoodo membro « della prima è uguale al secondo
della seconda , poiché « sono uguali l'uno é o altro alla stessa quantità
espressa “ dalla dritta; duoque potete formare questa terza equa u ziove: « La
sinistra più due uguale a due sinistre meno tre. « Due più tre uguale a due
sinistre meno una sinistra. « Due più treuguale ad una sinistra. “ Cinque
ugualead una sinistra. « Il problema è sciolto. Avete scoperto che il numero
de'geltooi che ho nella mano sinistraè cioque.Nelle equa u zioni , la diritta
uguale alla sinistra più due , la diritla uguale a due sinistre meno tre,
troverete che sette è il nu 6 Inero chc ho vella diritta. Ora questi due numeri
cioque 6 e sette,soddisfanno alle coodizioni del problema. quando un problema è
così facile,come quello scioltopur 6 ora, essa ne abbisogna maggiormeote,
quando iproblemi 66 65 56 dell'una « la diritla jolera sarà uguale alla
sinistra più due: e se la “dirittapiùunoèugualeadue sinistremeno due,dun « que
la diritta sola sarà uguale a due sinistre meno tre: « Sostituirete dunque alle
due prime le due seguenti equa zioni. 6.Allora non vi resta che una incognita,
la sinistra, e a ne conoscerele il valore , quando l'avrete separata, vale a »
dire,falte passare tutte lecogoite dalla stessa parte. Di - rete dunque Voi
vedete sensibilmente in queslo esempio come la asemplicitàdelle
espressionifacilitailraciocinio,ecom ú prevdele che se l'analisi ha bisogno di
tal linguaggio sono complicati. Così il vantaggio dell'analisi nelle male 6
mati che nasce unicamente dal parlare s s e il linguaggio più semplice. Una
leggiera idea dell'algebra basterà per farlo 6 ipleadere. In questa lingua non
si ha bisogno di parole. Il più si sprime col seguoto, il meno cou--; iuguaglianza
con « siindicaou le quantitá con lellere o citre:Ý , per es., sarà ilnu 6 mero
de'geltoni che ho nella destra, e Y quello della sinistra. e Non
sarà fuoridi proposito l'osservare che non alla sola semplicità del linguaggio,
come pretende Condillac, sono debitrici dellaloro perfezione l ematematiche, ma
anche 1.o alla prudenza de'loro seguaci, la quale consiste nel ritenersi nei
limiti delle sensazioni e loro rapporti; 2. all'inva riabilità de’rapporti tra gli
oggetti da essi chiamati ad esa m e ; 3.o alla possibilità di sottomettere le
loro conclusioni alle verificazioni de'sepsi e degli strumenti. Cominciamo dal
1.°:esistono degli oggetti estesi; ecco la sensazione: gli oggetti estesi
possono misurarsi gli uni per gli altri; ecco l'osservazione che produce la
geometria. L'es.senza dell'estensione, gli elementi che la compongono, sono
indagini che i matematici abbandonano agli oziosi metafisici, e quindi non si
espongono ai loro errori. Dite lo stesso delle altre quantità esaminate dai
matematici. a Cosi X – 1 = Y to 1, significa che il numero de'gettoni che ho nella
destra, scemato d'un'unità è uguale a quelloche ho nella asinistra, accresciuto
d'un'unità ,e X41 =2Y -2, significa che il numero della mia destra accresciuto
d'un'unità è uguale due volte a quello della mia sinistra diminuito di due
vuità. Ï due dati del nostro problema sono dunque rinchiusi in queste
equazioni: 5Y. Finalmente da X = Y+ 2, caviamoX = 5 to 2= X = 2 Y - capiamo
egnalıneote X = 10 TEORIA DELLA SENSAZIONE 2. « X fo 1 = 2 Y - 2 che
diventano, separando l'incogoita del primo membro “Y +2= 2Y - 3 a che diventano
successivamente 9 6X uX 2.Y -3. De'due ultimi menibri di queste equazioni
facciamo 2Y "2*3=2Y-Y “2of3= Y la matematica non visono circoli più o meno
ro tondi, linee più o meno perpendicolari, superficie più o meno quadrate, la
misura di tutti i triangoli è uguale alla base moltiplicata per la metà
dell'altezza. E quando un rapporto come quello del diametro alla circonferenza,
cagion d'esempio, non può essere espresso con esattezza i matematici continuano
ad essere esatii, additando la quantità relativa all'uso che se ne debbe fare,
e che i seosi più 6X – 1 = Y to 1 66 Y+2 0 7;cda 3 ATTENZIONE E
RAZIOCINIO. fini non potrebbero additare con precisione maggiore.I m a tematici
non dicono,ilcircolo sirassomiglia al triangolo come un oratore dirà, l'uomo si
rassomiglia al lione, e sarà costretto a lunga circonlocuzione per fissare la
specie di ras somiglianza ch'egli annunzia, Alla sorpresa deve succedere in ciascuno
la persuasione divedere un essere interamente simile a lui, essendo simili le
forme e i moti esteriori. Infatti meolre it selvaggio A, a cagione d'esempio, stacca
un fratto dal vicino albero, il selvaggio B, che si ricorda d'avere fatto più
vollelo stesso, spinto dalla fame, conchiude che A èmosso (1) I tre antecedenti
riflessi dimostrano falsa l'asserzione di Condillac, cioè che le matematiche
non bando sulle altre scienze altro vantaggio che di possedere una migliore
lingua, e che si procure rebbe a queste uguale simplicità e certezza , se si
sapesse dar loro de’ segni simili». Languedu Calcul, pag 7,8,218.
Continuazione dello stesso argomento. Anche, le idee matematiche possono essere
rese esteriori, cioè visibili, palpabili, misurabili, in una parola sono
susceltibili d'essere giudicate dai sensie dagl’istrumenti. Coll'ajuto delle
cifre e delle figure tracciale sulla tavolta,o rappresentate da corpi solidi, I
concetti matematici compariscono rivestiti di forme visibili per chi ha gli
occhi, tangibili per chi ne è privo. L'espressione dei rapporti di quantità è
sol tomessa ad una verificazione sensibile, facile, immediata; nissuno ha
finora osat o r i gettare il giudizio d'una bilancia, o sospettare
l'imparzialità d'una tesa, o la veracità del gra fomeiro. Colla scorta
de'principii esposti nell'antecedente sezione, ci sarà agevole cosa il seguire
i filosofi nelle congetture con cui spiegarono l'origine delle lingue. Si
suppongano due selvaggi A e B che s'incontrano la prima volta. Il primo
sentimento che si svolgerà oel loro animo, sarà lasorpresa sempre figlia della
novilà. Queste conclusioni si rinforzano in ragione de'movimenti e delle azioni
che ciascuno eseguisce, perchè a queste azioni sono associate idee e sentimenti
uguali. B intende dunque le azioni di A , leggeodo nel proprio animo e
consultando la propria memoria. A intende le azioni di B per gli stessi motivi;
si può dire che l'uno è specchio all'altro. B accorgendosi che comprende le
azioni di A, conchiude che A comprende le sue. B compresii sentimenti di
A,vedeodogli eseguire certe azioni; egli cercherà di far comprendere isuoi, ripetendo
le azionistesse: ecco il linguaggio de'gesti. I sentimenti da comunicarsi o
riguardano oggetti esterni presenti o lontani, ovvero riguardano gli interni
sensi del l'animo. Allorchè l'oggetto è presente, gli occhi direlti verso di
esso, il dito che lo accenna, la bacchetta che lo locca, il corpo che si
slancia verso di esso o se ne allontana, formano tutto il dizionario della
lingua. Questi segni possono essere chiamati indicatori. Allorchè si tratta
d'oggetti lontani , per esempio, d'un animale che si riuscì ad uccidere, o d'un
altro da cui si fu morsi, il selvaggio ne ripete l'accento, l'urlo, il grido, e
ne esprime cogli atteggiamenti delle mani, delle braccia, della testa le forme
più rimar che voli. Questi segni possono essere chiamati imitatori. Il rumore
prodotto da un torrente che precipita, da un monte che scoscende, dal vento che
fischia, TEORIA DELLA SENSAZIONE da uguale sentimento. A porta alla bocca
il frutto e lo mastica; B rammentando il piacere che provò mangiandolo, con
chiude che A lo prova ugualmente. Ad improvviso rumore A sospende l'operazione
del mangiare, alza il capo immota col guardo fisso dal lato donde proviene il
romore ed in attodi chi tende l'orecchio; B colpilo dallo stesso rumore e dagl’atti
di A, sente sorpresa e timore, e conchiude che A è sorpreso e intimorito. Cessato
il rumore, A riprende tranquillamente l'operazione del mangiare. La calma che
succede nell'animo di B gli dice che A si è calmato. Dopo questa scoperta, il
bisogno reciproco di comunicarsi a vicenda i propri sentimenti sembra naturale,
perchè è naturale la reciproca debolezza e comuni i pericoli. I due selvaggi
intendendosi reciprocamente, possono sperare un ajuto ne'loro bisogni, un
sollievo de loro dolori, una difesa contro gl’assalti delle beslie feroci. ATTENZIONE
E RAZIOCINIO. I segni indicatori, imitatori, figurati, divengono triplice
canale di comunicazione pe'sentimenti e leidee in forza delle leggi
d'associazione. Classificando gli elementi di questo linguaggio secondo la
natura de materiali che servono a formarlo, se ne distingueranno tre specie, i
gesti, le parole, la scrittura simbolica.La storia antica ricorda spesso l'uso
de' simboli anche presso nazioni già uscite dalla barbarie e sopratutto
pressole nazioni orientali. Dario essendosi inoltrato nel territorio della
Scizia colla sua armata, ricevette dal re degliSciti un messo che, senza
parlare, gli dal tuono che scoppia. Il canto degli uccelli, gli accenti
delle passioni sono altretanti suoni che il selvaggio ripete per farne iolendere
l'oggetto ad ogni momento di bisogno, accompagnandoli per lopiù coi gesti. Se1
Allorché sitratta di esprimere i propri bisogni, i propri timori, in somma le
affezioni che von simostrano ai sensi, il selvaggio ripete dapprima quelle
attitudini del corpo che le accompagnano. Per esempio, B vede o d o il luogo
ove rimase spaventato, ripeterà i gridi e i moti dello spavento, accid A non siespoogaaldaono
cui fu esposto egli stesso. Un sordo e muto volendo indicarci, che fu
calpestato da un cavallo, esprime dapprima con ambe le mani ,il moto preci
pitoso de'piedi del cavallo, quindi accenna ilproprio corpo che cade sul suolo;
posc i a ripete il moto del cavallo, escorre colle mani le varie parti del
corpo nelle quali fu calpestato. Dopo i segni esterni che accompaguano gli
affetti, il selvaggio, aguisade'sordie muti, cogliela somiglianzache scorge tra
i sentimeoti dell'animo e le qualità de'corpi esterni, e si serve di queste per
indicare quelli; per es., le passioni vive s'assomigliano alla fiamma, il loro
contrasto allatempesta,la loro calma a cielo sereno, l'animo dubbioso a due
mani che pesano due corpi. Ecco i gesti simbolici e figurati. La prima specie
comprende le azioni e le attitudini del corpo impiegate per imitare le forme e
i moti degli oggetti esteriori. La seconda, gli accenti della voce con cui si
ripe tono i gridi degli animali, e i suoni che accompagnano il moto degli
esseri inanimate. La terza, la pittura che si farà soventi sulla sabbia, sulla
corteccia degli alberi, od altro, sia degli oggetti che si vuole indicare, sia
delle azioni che vi si riferiscono. I suoni della voce altrondee le
articolazioni che gli accompagnano, possono, sia per sè stessi, sia per la loro
combinazione, presentare colleidee molteanalogie che non col piscono a prima
vista, ma che sono facilmente sentite ed avidamente accolte dalle società che
si pregiano di dire molte cose nel ininimo tempo, e colla minima fatica possi
bile. Il linguaggio articolato dovette dunque arricchirsi di giorno in giorno.
L'invenzione delle parole indicatrici de generi e delle specie,impossibile
aspiegarsi agiudizio di Rousseau, sem bra facilissima, giacchè se un albero
particolare A in dato luogoe tempo fu iodicato colla parola albero, è cosa
natu. rale che la stessa parola venisse applicata ad un albero sia mile ,
quindi ad un terzo, ad un quarto. Cosicch è si per mancanza d'altra parola che
io forza della legge d'aoa. logia (pag. 24 e 25)il nome proprio dovette
divenire no me appellativo. Si giunse finalmente a far uso di segoi affatto
arbitrari e vi si giunse in due maniere; dapprima per la degenera zione
successiva del linguaggio primitivo e imitatore, poscia per convenzioni
espresse. dodicipezziilcadavere,e glispedi alle dodici tribù di Israele,
intendendo cosi di rendere comune ad esse il suo dolore, e chiamarle alla
vendetta. Il suo linguaggio fu inteso e il suo desiderio soddisfatto:la tribù
di Beniamino fu sterminata. TEORIA DELLA SENSAZIONR De'gesti non si può
fare grande uso nelle tenebre de con persone alquanto distavti;la scritlura
simbolica,benchè più perfetta de'gesti e permanente, soggiace agli stessi in
convenienti, oltre di essere più difficile: al contrario gli accentidella
voce,pronti,facili,variabiliintuttelemaniere, pon tolgono dall'occupazione chi
ne fa uso, e lasciano il potere di parlare e diagire; queste ragioni fecero
prevalere i suoni articolati. De'dotti laboriosi hanno spiegato come la lingua
pri mitiva alterata dal tempo, dallamischianza del popolo, e da diverse altre cause,
si trasformò nelle nostre lingue moderne ; presenta un uccello, un sorcio, una
rana e cinque freccie; col quale simbolo il re voleva dire che se i Persiani
non fuggivano come gli uccelli, non si nascondevanointerracomei sorci, nonsisommer.
gevano nell'acqua come le rane, cadrebberovittimedellefrecciedegli Scili Il
Levila d'Efraim volendo vendicare la morte della sua sposa, ne fece 151 e
come questa alterazione seguendo un corso differente nei differenti paesi, rese
le lingue sì dissimili tra di loro. Quanto alle convenzioni che furono
fatte,non è neces sario molto schiarimento. Si osserva che le parole non erano
segni d'idee e di sentimenti, se non perchè gli uomini ac consentivano a
prestar loro lo stesso senso. Allorchè dunque conveone esprimere delle idee
nuove, pulla si trovò di più semplice che d'intendersi per scerre loro una
parola. Questa convenzione, formata dapprima tra di quelli che avevano più
pressante bisogno di designare questa idea, divenne in seguito comune agli
altri. Ciascuna arte, ciascuna scieoza presentò le sue parole alla società, e
lingue particolari. I segni arbitrari dovettero la loro forza solamente alla
doppia abitudine di quelli che gl’impiegano e di quelli a cui si dirigono.
Queste azioni, questi segni esteriori, che il ragazzo imita, sono uniti nella
mente di quelli che gli servono di modello a dei sentimenti; questi sentimenti lo
sono ad alcune idee. I sentimenti e le idee a suoni articolati. Il ragazzo
imita dapprima i movimenti, ripete poscia i suoni articolati o le parole, a cagione
d'esempio, “padre”, “madre”, “vizio”, “virtù”, “religione”, “demonio”. Il
ragazzo non ha bisogno d'inventare i segni artificiali delle idee. Egli gli
impara soltanto; ciò che per gl’antichi fu un lungo sforzo di genio, non è per
lui che un esercizio meccanico della memoria. Bentosto il ragazzo deve provare
un principio di sentimento, ridendo all'altrui riso, piangendo all'altrui
pianto, fremendo all'altrui fremilo benchè ne ignori la causa. Ma l'idea, s'ella
esiste, essendo sempre la più difficile, la più lontana, la meno interessante a
conoscersi, il ragazzo è imitatore come la scimia. Gli altrui moti, i gesti, l'accento,
l’aria, il tono, tutti gli attesteriori lo colpiscono nei primi anni della sua
vita e d o c cupano la sua attenzione;egli è spinto ad imitare ed arió petere
tutto ciò che vede, ed isuoi organi mobili cootrag. gonol'abitudinedimolte
azioni,priache ilpensierosia capace di penetrarne lo scopo e d'osservarne il
motivo: insginocchiarsi, fare il segno della croce, piegare la fronte, giungere
le mani, levarsi il cappello, fuggire nelle tenebre, baciar l'altrui mano, fare
inchini. La ripetizione frequente diquesti suoni, gesti, sentimenti gli unisce
con stretti nodi e tali che quando i suoni vengono a colpire l'orecchio o si presentano
alla memoria, spingono gl’organi motori ai gesti relativi, e il sistema
sensibile agl’associati sentimenti. Questa è la cagione per cui esempi
ripetuti, antiche abitudini forzano la maggior parte degl’uomini ad ammirare,
fremere, tremare, sdegnarsi, passionarsi in tutti imodi al suono delle parole
le più insignificanti, le più vaghe, le più vuote d'idee, e che appunto per la
violenza dei sentimenti associati si sottraggono alla analisi. Conviene anche
osservare che più le parole sono confuse ed oscure, più piacciono e soddisfanno
il gusto degli ignoranti. Queste ragioni ci spiegano il motivo per cui le
stesse cose fanno impressioni diverse, secondo che sono pronunciate in una
lingua o in un'altra. Si osserva, dice Rayoal, che i giudei stabiliti in gran
numero alla Giamaica si facevano giuoco d'ingannare i tribunali di giustizia. Un
magstrato sospetta che tale disordine potesse provenire da ciò che il suo
Testamento, su'di cuido vevano giurare,era tradotta in idioma inglese. E quindi
decretato che per l'avenire I Giudei giurer ebbero sul testo ebraico. Dopo
questa precauzione gli spergiuri divendero infinitamente più rari. Per simile
motivo Augusto lascia sussislere eadem magistratuum vocabula, acciò il popolo romano
conchiudesse che sussisteva ancora la repubblica, sussistendo i nomi delle sue
magistrature, e il rispetto ma c chioale eccitato negl’animi popolari dalle
parole si, fissasse sulle nuove cariche che ritenevano le antiche
denominazioni. Trovandosi Leibnizio a Nuremberg seppe che riera in quella città
una compagnia di chimici, che col più profondo segreto travagliavano alla
ricerca della pietra filosofica. Il desiderio d'entrarvi, gli suggerio l’idea
che produce l'effetto bramato. Egli estragge dagli antichi alchimisti una serie
di frasi oscure, la cui unione forma una lettera più oscura ancora e non
intesada lui stesso. Questa lettera divenne un titolo peressere accolto. Leibnizio,
tanto più ammirato quanto meno inteso, fu riconosciuto addetto e segretario della
società. Bailly, Éloge de Leibnitz. TEORIA DELLA SENSAZIONE. Il ragazzo o
non la verifica che tardi, come l'idea di “padre”, o non la verifica che in
parte, come quella di “vizio”, o,non la verifica mai nè può verificarla, come
l'idea di “demonio”, “magia”, “angelo”, “fortuna” e simili. Per
eguale ragione, allorchè le idee più belle e più sublimi vengono tradotte in
lingua usuale, bassa, plebea, per dono parte di quel pregio che conservano in
una lingua antica o straniera. Quella specie di spregio che si attacca agl’usi
volgari e quella specie di rispetto che va unito alle lingue morte od estere,
sembra comunicarsi all'idea e degra darla a'nostri occhi o sublimarla.
L'indeterminazione del linguaggio più in morale e legi slazione ha luogo, cbe
nelle arti e nella storia naturale: gli oggetti di queste sono verificabili e
misurabili coi sepsie cogli strumenti, quindi le stesse parole risvegliano in
tutti presso a poco lestesse idee:al contrario gli oggetti morali non essendo
verificabili con eguale precisione, restano nella nebbia della fantasia; le
parole, da cui vengono indicati, partecipano della loro oscurità ed incostanza,
e per lopiù risvegliano idee diverse nelle diverse teste in ragione delle
circostanze in cui furono apprese. Pretendere che le stesse parole
(principalmente se trattasi di cose morali) risveglino in tuttele stesseidee, egli
è pretendere che quando è mezzo giorno a Milano sia mezzo giorno dappertutto.
Nei giardini d'Epicuro la parola “virtù” risvegliava idee ridenti e piacevoli.
Sotto i portici di Zenone, idee fosche e melanconiche. “Legge” significa la
volontà di tutti per un greco, la volontà d'un solo per un persiano. le
indicava per l'addietro un despota sciolto da ogni legge, attualmente
quest'idea è più limitata , ed ha diversi significati a Londra, Amsterdam,
Copenhague. “Libertà” nella mente del filosofo indica la somma delle azioni non
vincolate dalla legge. Nella mente del volgo, la facoltà d'invadere i beni
de'ricchi e di far nulla. Il massimo danno dall'indetermina zione delle parole
si fa sentire ne'trattati tra, le nazioni, in cui la loro ambiguità
diviene,causa o pretesto di guerre, nei codici criminali in cui l'oscurità
d'una frase estende l’arbitrio del giudice a danno dell'innocente ne’ contratti,
nei codici civili, nelle tariffe daziarie, in cui l'incertezza d'un'espressiooe
è fonte di mille liti tra i cittadini, e vessazioni a. Havvi alla China una
legge che condanna a morte quegli che non mostra sufficiente rispetto al sovrano.
Comparve un giorno nella gazzetta della corte un aneddoto non raccontato con
perfetta esaltezza. Il redattore fu arrestato, e i tribunali décisero che
mentire nelle gazzette della corte e non mostrare sufficiente rispetto al
sovrano. Quindi il redattore fu messo a morte. ATTENZIONE E RAZIOCINIO.“
commercio. La divisione uniforme del regno in dipartimenti, distretti, cantoni,
comuni, l'uniformità de' pesi, in isure, monete, gli stessi libri nelle
università, la stessa educazione ne’ licei lendono a dare alle parole la stessa
significazione, a diminuire le dispute, e quindi una somma noo de. finibile di
coilisioni sociali. Oltre l'indeterminazione del linguaggio proveniente dal
modo con cui l'impariamo e dalla natura dell'oggetto che esprime, bisogna dire
che in ogni lingua non v'ba quasi una parola che rappresenti sola una idea
chiaro-distinta da se stessa. Tutte prendono sensidiversi dal posto che
occupano nel discorso,dalle parole che le seguono o le precedono, dall'accento,
dal gesto, dagli atti che le accompagnano. La medesima parola unita ad alcune
ti mostra un dato espelto d'idee,uo altro, se si college con altre. Più avanti,
più indietro le ne farà vedere dei diversi. Detta con un tuono asseverante, ha
un senso. Con un tuono di meraviglia, un altro. Con irrisione, un terzo. Con interrogazione,
un quarto. Cosicchè si potrebbe assomigliare le parole ai colori delle peone
d'un colombo, che variano secondo il moto del sole, del colombo, dell'osservatore.
Sono quindi quovi, fonti d'errori i diversi sensi che le stesse parole esprimono
passando da un ordine di cose ad un altro. Un oratore, dopo avere esaltato i
nomi di molti personaggi illustri dell’antichità, si dirige così a'suoi uditori:
ingrati che noi siamo! noi cilngniamo della brevita della vita, mentrei è
innostro polere di renderci immortali. Egli è evidente che questa
argomentazione confonde due maniere di vivere che sono distiolissime e diverse.
Lo stesso difetto si fa vedere nella seguente massima di Rousseau. Se la natura
ci ha destinati ad essere sani, l'uomo che medita è un'animale depravato.
Perchè questa sentenza fosse vera, converrebbe provare che il primo ed unico
destino dell'uomo è di essere sano; che la virtù consiste nella sanità, e che
la meditazione è in compatibile coi buoni costumi. Allora un dollo sarà un
essere depravato come il soldato che espone la sua sanità e la sua vita in
difesa della patria. Si potrà dire che ogni ammalato è uno scellerato, un
mostro; che un monco è un Sano è qui'addiettivo del corpo, e significa uno
stato fisico; depravalo è addiettivo dell'auimo, e significa uno stato
morale. animale depravalo, avendoci la natura destinati ad essere sani
come ci ha destinati ad avere due braccia. Aliro esempio. Bernardin de Saint
Pierre vuole che assolutamente si bandisca l'emulazione dalle scuole pubbliche;
e per provare ch'ella è inutile, argomenta così. Analizziamo questo argomento.
L’emulazione per imparare la lezione, per fare dei temi, per studiare le
scienze è inutile ugualmente che per giocare, bere, mangiare. L'emulazione è
dunque da una parte e dell'altra la ripetizione della stessa inutilità, e per
conseguenza si devono ritrovare pelll'un caso e nell'altro le medesime cause di
questa doppia inutilità. Le funzioni dell'animo non son esse egualmente
naturali, egualmente aggradevoli che quelle del corpo? Egualmente naturali? lo
rispondo di no, se per naturali inten desi necessarie ed imperiose. Egualmente
aggradevoli? Questo è possibile, ma la causa si rifonde nel piacere d'essere applaudito, ammirato,
ricompensato. Quindi l'autore non s'accorge che coi buoni effetti
dell'emulazione lepla di provarne l'inutilità. Finalmente l'interesse, la mala
fede, le passioni lulle abusano delle parole, perciò, al dire di Parini, il
mercante è pronto inventor di lusinghicre fole 6 E liberal di forastieri nomi
6'A merci che non mnaivarcaro imonti. уоро campagna, come sono necessarie
talvolta per farli stu diare? Questa piccolo popolazione ha forse immaginato
delle astuzie, e inventati degl’artifizi per allungare gli studi, e per ottenere
un tema più difficile? Ho io avuto bisogno nell'infanzia di sorpassare i miei
compagni nel bere, mangiare, passeggiare, e per corvi piacere? E perchè è egli slato
necessario che imparassi asor passarli ne’miei studi, per trovarci dilello? Non
ho iopo. tulo instruirmi a parlare e ragionare senza emulazioni? Le funzioni
dell'animo non son esse egualmente naturali, egual mente aggradevoli che quelle
nel corpo? Ora l'emulazione è inutile oel bere e nel mangiare, per che queste
operazioni sono comandate dal più pressante, dal più imperioso de’ bisogoi, l'amore
della vita; ma quantivi e conciliano la santità e la grassezza coll'inerzia e
l'ignoranza? Gli scolari temono forse tanto le ricreazioni quanto temono la
dieta? Sono mai state necessarie le minacce ed i castighi per condurli al
refettorio o farli partire per la Cromwel, per coprire le sue viste
atobiziose col manto della religione, aveva dato alla maggior parte de'suoi
reg.gimentiinomi dei santi del Testamento Vecchio. Cromwel, dice uno scrittore anonimo
di quel tempo, ha ballulo illam buro in tutto il Vecchio Testamento; si può
imparare la genealogia del nostro Salvatore dai nomi de'suoi reggimenti. Il
commissario di guerra non aveva altra lista che ilprimo ca pitolo di S. Matteo.
In tutti itempi, in tutte le religioni,in tuttiipartili,ilfanatismo,ilquale non
sipiccò mai diequità, diede a quelli che voleva perdere, non i nowi che merita
vano, ma inoai che potevano loro nuocere. Socrate,che depurando le idee
superstiziose, le conduceva all'unità di Dio , riceve il titolo d' aleo dai
sacerdoti di Cerere: empio chiamavasi presso gli Egiziani chi von adorava un
gatto, un bue o un coccodrillo. Si da dai Cartaginesi lo stesso titolo a chi abborriva
il sacrifizio delle umane vittime. I romani danno a tutti i cristiani il nome
di galilei o giudei, sforzandosi dire uderli odiosi non potendo dimostrarlı
irragionevoli. Alla China i nostri missionari che diffondeodo la religione dei
galilei diminuiscono il concorso ai tempii de' falsi idoli, e quindi i proventi
de' sacerdoti, vengono da questi dipinti come ribelli ed accusati di congiura
coutro lo Stato. Le espressioni odiose sono uo'arma troppo favorevole alla
calunnia perchè ella non s'affretti a farne uso. Egli è sempre un vantaggio
l'avere pronta una parola di sprezzo per caralterizzare i torti che si
riaproverano ai propri avversari. Con una di queste parole si prova tutto, si
risponde a tutto, si difende la propria opinione, si distrugge l'altrui. APascal,
che con tanta sagacità svela nelle sue lettere provinciali la corruzione della
morale, e risposto ch'egli era quattordici volte eretico. Gli uomini saggi si
guarderaono sempre dalle espressioni dipartito ed esclu sive, e che traggono
seco idee accessorie infinitamente variabili e talvolta cootrarie. Essi
dirapoo, a cagione d'esempio, questa legge è conforme all'interesse pubblico, e
lo prov r'anno svolgendo la somma de’ beni di cui è seconda, ma non diranno,
per es., questa legge è conforme al principio della monarchia o della
democrazia, giacchè se vi sono delle persone nelle cui teste queste parole
risvegliano idee d'approvazione, ve ne sono altre nelle quali succede tulto
l'opposto. Quindi se i due partiti si mettono alle prese, la disputa non finirà
che colla stanchezza de’ combattenti, e per cominciare TEORIA DELLA
SENSAZIONE ATTENZIONE E RAZIOCINIO. Combinare od inventare. La
ninfa della tignuola d'acqua che si trova ne'nostri fiumi, dice Darwin , e la
quale s’involge in cerle casucce di paglia, di sabbia, di gusci,s a ben far si
che questa sua abi lazione sia alla ad equilibrarsi coll'acqua ; e perciò
quando èsoverchiamente pesante, viaggiunge un bocconcello dipa 'gliao dil egno,
equando troppoleggiere, un pezzellodi grossa rena. il vero esame,
converrà rinunciare a queste parole appassionate ed esclusive, per calcolare
gli effetti della legge in bene e in male. Osservano gli storici che nel corso
della guerra del Peloponneso successe taletrambusto nelle idee e ne' principii,
che le parole più usuali cambiarono di senso. Si da il nome di dabbenaggine alla
buonafede, di destrezza alla duplicità, di debolezza alla prudenza, di
pusillanimità alla moderazione, mentre i tratti d'audacia e di violenza
passavano per slaoci d'animo forte e di zelo ardente per la causa pubblica. Una
tale confusione del linguaggio è forse uno de’ sintomi più caratteristici della
depravazione d'un popolo. In altri tempi si può offendere la virtù. Ciò non
ostante se ne riconosce ancora la sua autorità, quando le si assegnano de’ limiti.
Ma quando si giunge sido a spogliarla del suo nome, ella perde i suoi diritti
al trono, e il vizio se ne impadronisce e vi si asside tranquillamente. Per
capire ciò che succede allora in una nazione, basta osservare ciò che succede
nelle società de’ viziosi e scellerati. I ladri, gl’aggressori , i monetari
falsi, i contrabandieri si formano un linguaggio o uo gergo tutto proprio che
confonde tutte le idee di vizio e di virtù. Uniti da sentimenti uniformi,
volendo vendicarsi dell'opinione pubblica che li rispioge da sè, si compiacciono
ad affrontarla. Quindi nel loro dizionario sono escluse tutte le impressioni
del rossore, alterati i sentimenti del giusto e dell'ingiusto, associate idee
scherzevoli ad atti criminosi e nefandi. Una vespa, continua lo stesso
scrittore, ha colla una mosca grossa quasi com'era ella medesima. Posi le
ginocchia a terraper meglio osservare, evidiche ellase paròla coda e la tesla
da quella parle del corpo a cui sono annesse le ale. Prese ella
quindinelle zampe questa porzione di mosca, e s'alza con essa dal terreno circa
due piedi, ma un venticello leggiere scuotendo le ale della mosca, fa
capovolgere l'animale nell'aria, ed egli scese ancora colla sua preda a terra.
Osservai allora distintamenle che colla bocca le taglia primieramente un'ala, e
poi l'altra, e quindi fuggi via non più molestata dal vento. Questi due animale
lti,che sanno disporre le cose in modo, ossia ritrovare mezzi tali da oltenere
il fine bramalo, ci danno le prime idee dell'arte di combinare o invenlare.
Duhamel osserva che il felore delle sale degli spedali cresceva, avvicinandosi
al soffitto. Egli immaginò quindi uo ventilatore che facendo comunicare questa
parte delle sale con l'aria esteriore, caccia laria guasta. La combinazione di
Dubamel oon suppone nella disposizione dei mezzi più cognizioni di quelle della
tigauola e della vespa. Ma il fine ottenuto essendo molto vantaggioso
all'umanità, la combinazione è più pregevole. Il pregio di questa combinazione
cresce, se si riflette ch'ella è applicabile ad altri oggetti, a cagione
d'esempio, ai vascelli in mare. lo fatti vi sono delle combinazioni saggissime
profondissime, e che suppongono infinita destrezza nell'esecuzione. Ma siccome
non arrecano alcun vantaggio, non hanno alcun pregio agl’occhi del saggio.
Boverick, meccanico d'uva de, strezza e d’upa perseveranza prodigiosa, fabbrica
una catena di duecento anelli che col suo catenaccio e la sua chiave pesava
circa un terzo di grano. Questa catena e destinata ad iocatenare una pulce. Egli
fa una carrozza che s'apriva e si chiudeva a inolla, era tratta da sei cavalli,
porta quattro persone e due lacchè, e condolia da un cocchiere, ai piedi del
quale sta assiso un cane, e il lutto venne strascioato da una pulce esercitata
a questo travaglio. L'invenzione e l'esecuzione di questa macchina puerile fa
desiderare che Boverick impiega meglio i suoi talenti. Grice: “”Si suppongano
due selvaggi” – exactly my way of proceeding. Gioia has a lot of sense. An
engraving’s caption has it: ‘statistico e filosofo’ – And I like the fact that
like Socrates he did ‘elementi di filosofia ad uso de’ giovanetti’!” -- Melchiorre
Gioia, Melchiorre Gioja. Gioia. Keywords: filosofia ad uso de’ giovanetti, galateo,
pulitezza, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Gioia” – The Swimming-Pool Library.


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