Grice e Grazia – il principio di
benevolenza conversazionale -- filosofia italiana – Luigi Speranza
(Mesoraca). Filosofo italiano. Grice: “Grazia is important to understand
Galileo, whom Italians consider a philosopher!” Grice: “Grazia also wrote about
architecture – a truly Renaissance man!”. Studia a Napoli dove venne condotto,
dalla natia Calabria, da uno zio dell'ordine dei Teatini. Si laurea a Napoli.
Studia filosofia. Si oppose al Criticismo kantiano e all'Idealismo hegeliano in
nome dell'esperienza. Saggi: “Discorso sull'architettura del teatro” (Napoli:
Giordano); “La scienza umana” (Napoli: Flautina); “Logica speculativa” (Napoli:
Gemelli); “Filosofia: eterodossa ed ortodossa” (Napoli: Poliorama);
“Considerazioni sopra 'l discorso di Galileo Galilei intorno alle cose che
stanno su l'acqua, e che in quella si muouono. All'Illustriss. ed Eccellentiss.
Sig. don Carlo Medici (Firenze, Pignonj). “Della vita e delle opera: Dizionario
Biografico degli Italiani. Classe Appetito;Volere.Condizionediogni appetito è
l'andarsi rinvigorendo con la reiterazione degli atti fino a rendersi dominante
su gli altri appetiti. Condizione della volontà è l'andar con l'esercizio
acquistando maggior potere su imoti del corpo sog 3.Classe-
Moloriprimitividellavolontà: Tendenza istintiva delle nostre forze all'azione;
appetito istintivo del piacere nella sua triplice forma, e avversione al
dolore; amor di sè stesso co'tre caratteri di concentrazione, di reazione, di
espansione spontanea. Classe- Oggetti dell'amor proprio diconcen nale, onore
esterno. Reazione dell'amor proprio: Emo sentimento. Espansione spontanea.
Benevolenza. Il benessereè certamente oggetto dell'amor proprio; ma nella
classe va distinto dall'amor proprio l'appetito istintivo del piacere, e
l'avversione al dolore. Non è perchè a mi a m o n o i s t e s s i, che
desideriamo il piacere e fuggiamo il dolore. L'amor proprio si pronunzia nel
cercare I mezzi per procurarci l'uno, e per sottrarci all'altro, fino a
contrastare a tale uopo altri appetiti. L'appetito quindi del benessere, una
delle esigenze dell'amor proprio,é precisamente quel principio, in cui Stewart
ha fatto consistere tutto il nostro amor proprio. Un tale appetito abituale non
è getti al suo comando, come anche su l'attenzione riflessiva. Seconda
condizione dell'appetito è l'essere accompagnato da piacere, quando è
soddisfatto; e da dolore, quando essendo istigato non è soddisfatto. È questo
esclusivamente il piacere e il dolore morale. trazione: Benessere, dignità.
perso IL METODO. Classe Stati diversi dell'appetito: Desiderio, o contento;
godimento, o afflizione, o rammarico; speranza, o timore; pentiinento;
disperazione. zione benevola di riconoscenza; ri invero
irreducibile. Ammettendosi in un essere dolori e piaceri ,e ragione e volontà,
esso prevedendo le conseguenze delle sue azioni, non mancherà di formarsi un
piano di condotta per evitare il dolore, per pro cacciarsi il piacere; e la
repressione di altri appetiti entrerà come mezzo in questo piano. Noi intanto a
b biamo notato tra fenomeni irreducibili l'appetito del benessere a sola mira
di esibire intero nella 4. classe ildominiodell'amorproprio. E
lapresenteosserva zione basta a far riguardare con tutto rigore l'addotto
esempio di classificazione. Abbiam già completato il quadro de' fenomeni pri
mitivi del pensiero, distinguendolo in tre categorie corrispondenti a'
fenomeni, Sensazione, Giudizio, Volontà ; e tenendo conto delle condizioni loro
comuni. Pria di progredire nel nostro divisamento, daremo fine a questo
articolo con la seguente generale osservazione. La semplicità di una
classificazione di fenomeni primitivi non si dee giudicare su la classe
suprema. Il numero de' princip jignoti è eguale al numero de' fenomeni distinti
nella totalità della classificazione. Può quindi avvenire, che due
classificazioni sieno nel fondo identiche, mentre si offrono sotto aspetti
assai diversi. Se, per esempio, alla prima classe, che comprende i tre fenomeni
-- sensazione, giudizio, volere – si fosseanche ascritta la memoria, esi fosse
distinta nella riproduzione degli atti mentali, e nel riconosciinento; non si
sarebbe nulla cangiato uel nu Inero de' fenomeni irreducibili. Ciò non dimeno
un tal cangiamento non sarebbe del tutto indifferente .Nella classificazione da
noi preferita i fenomeni della prima classe sono i più differenti di natura. Ma
ciò che si riproduce nella memoria non perde la sua natura primitiva. Le idee
astratte si riproducono nella loro perfetta integrità. Le sensazioni perdono
estremarnente di vivacità al riprodursi nella immaginazione. Niente altro
cangiano di loro condizione primitiva. E lostesso avviene nella riproduzione delle
affezioni morali. La memoria quindi, presa nel suo più ampio significato, non
reca fenomeni di natura differente da que' della sensibilità, dell'intelletto,
e della volontà. Queste ultime facoltà somministrano materiali fra loro
differenti, e la memoria è addetta a ritenerli in deposito. Cosi la prima
classe ha potuto segnalare la prima divisione della scienza ne' tre rami
logica, etica, estetica. Non è certamente questo un vantaggio di allo rilievo,
ma non v'era alcuna ragione per disprezzarlo. Si supponga or che
invece di esibire in più ordinii fenomeni primitivi, si fossero enumerati in
una sola lista , come è costume: sensazione, giudizio, attenzione,
immaginazione, reminiscenza, analisi, sintesi, astrazione, generalizzazione. Il
numero de'fenomeni primitivi potrebbe rimanere lo stesso, ma senza esservi
marcata la dipendenza tra I medesimi. L'attendere è proprio dell'intelletto.
L’immaginazioneè una legge della sensibilità. La reminiscenza o riconoscimento
è un giudizio. L'analisi, la sintesi, l'astrazione, la generalizzazione,
appartengono all'intelletto. Una tale dipendenza è una condizione di più nel
fenomeno: è propriamente una ulteriore parziale riduzione. Così per altro
esempio, se i motori della volontà si enunciassero come segue: Tendenza istintiva
delle nostre forze all'azione; appetito istintivo del piacere; appetito
razionale del benessere; appetito della dignità personale; appetito dell'onore
esterno; emozione benevola di riconoscenza; risentimento; benevolenza ; si
avrebbe completo il numero de' motori primitivi, ma niente apparirebbe della
loro dipendenza. L’enunciazione non darebbe ultimata la loro riduzione, non si
esprimerebbe completo, per quanto a noi si scopre, il sistema della natura de'
fenomeni della volontà. Vedula primordial nelle ricerche della origine e della
reulià della scienza umana. Sula ipotetica origine a priori delle idee e IL
METODO IL METODO VELLA SCIENZA DELLA NATURA. primitivi ..realtà delle
conoscenze. delle conoscenze. Si annunziano I principj, trattida osservazioni
parlicolari, su la origine e Classificazione de'fenomeni primitive. Riduzione
de'fenomeni particolari a' »esempio tratto dalla estetica Classificazione delle
scienze nell'ordine logico. Metodo inventivo nelle scienze nat. Metodo
inventivarella scienza delpen Melodo di esposisione nelle varie.
Metododiesposizionenellascienzadelpensiero - poche idee sul metodo
Utilitàinultimarleriduzioni Classificasione delle scienze. ESPERIMENTI DEL
METODO PER LA SCIENZA PRIMA. CORSO PROGRESSIVO DELLA FILOSOFIA PRIMA, E SUE
DEVIAZIONI. Posizioni diverse nella quistione del Metodo. Esemplare classico
del metodo speculativo. Primo esemplare del metodo di pura osservazione.
Deviazioni del metodo nel periodo sco. Metodo di pura osservazione nella
parte psicologica della Filosofia ortodossa. Progresso della osservazione
analitica nella Filosofia, ad onta che i sistemi: declinassero o al
sensualismo, o al’ idealismo. Idealismo assoluto de’ discepoli di Kant.
Declinazione della osservazione analitica, e rifiuto de’ suoi prodotti
precedenti, surrogandovi una supposta percezione de’.sensi, e una dimessa
ma ra soggettività, e per ultimo rivisioni ontologiche. Sut-nesso detta
discorsa Rassegna ci con la seguente. ESPERIMENTI DELLA FILOSOFIA
SPECULATIVA. SULLA LOGICA DI HEGEL. Su l'identità de’ due contrarii. Le
idee fondamentali dell’ intimo senso Vanno snaturate in ogni panteismo .
Su le categorie, e l'Idea assoluta. . vo nella scienza prima —
tende di continuo ad alterare il genuino valore delle idee fondamentali. SU LA
FILOSOFIA SPECULATIVA. SULLA IMPOTENZA DELLA RAGIONE INDIVIDUALE , SECONDO IL
LAMENNAIS. . ="Sv-t5 EINE DI Dio, DEL cinite, SISI L'ATTO CREATIVO,
SECONDO IL Gro- SERIE input » Sul secondo a della formola. .IN. Su Te
altre parti della Formola, cioè T Enie e l'alto creativo. .Sulla Visione
delle idee in Dio indipendentemente dalle altre parti della iu
DETTE IEEE SU LE CONDIZIONI DELLA FILOSOFIA. Sul concetlualismo, perenne
caasa delle deviazioni della Filosofia. . . Hi. Su i recenti proget di
nuova Filosofia OROCO: «..-_/._. cs. iu » Influenza della sacks tedesca
su la Filosofia. Sulle più famose obbiezioni prodotte da’ moderni contro
la Teologia naturale. VW. Riassunto degli articoli precedenti e conseguenze per
le scuole d’insegnamento. » ÈNTE IN UNIVERSALE, LUME PERENNE DELL'UMANO
INTELLETTO , SECONDO ZL ROSMINI.. Su i modi dialettici adoprati dal
Rosmini nel mostrar conforme al suo sistema la dottrina insegnata da
Aquino. Wl, già un anno decorso che uno dei più profondi filosofi di questa
Italiana provincia faceva da noi dipartila ! Niun periodico della capitale fra
i tanti che pur trattano di futilità e di non nulla , o tutt'al piú di
celebrità di teatro,fecealcunmottodilui:ilsoloOmnibus annun ziandone la grave
perdita, prometteva una biografia dell'estinto:ma tale promessa insino ad ora
non l'ab biamo veduta recare in atto Noi per mera carità di patria e senza
pretenzione letteraria di sorta, diamo questi pochi cenni per come abbiamo
potuti raccogliergli frugando nella nostra memoria (1). A quella regione ferace
di eletti ingegni ed in ispecie di grandi filosofi da Pitagora a Galluppi
(tralasciando tanli altri illustri nomi) appartenne il nostro Filosofo, avendo
avuto i natali verso il 1792 nell'antica Reazio ,oggiM e Ahi sugli
estinli Non sorge fiore ove non sia d'umane Lodi onorato e d'amoroso pianto. .
7 soraca,inProvinciadiCalabriaultra2.dabaronale ed agiatafamiglia.
Passòl'infanzianellaterranatale,ima mostrato avendo svegliato ingegno, fu
pensiero di un suo zio, religioso dello insigne ordine de'Teatini di con durlo
in Napoli per fargli apparare belle lettere e filosofia appo que'RR.Padri.
Quivi dedicandosi alacremente a talistudi,ebbe a con discepoloilfamoso ex
Generale de Teatini, P.Gioacchino Ventura, che se tutti ammirano per non comune
facondia , per vasto sapere ,per rettitudine ed illibatezza di costumi,
gl’Italiani lo avrebbero a ragione desiderato continuatore dell'opera
progreditrice e liberale da lui cominciata a p r o p u g n a r e n e g l i a n
n i 1 8 4 6 e 4 7 . C o n l u i il De Grazia le g o s s i con tale intima
amicizia e scambievole stima , che le m e morie di quella loro prima età
insieme trascorsa, dopo tanto volgere d'anni non più cancellaronsi ,abbenchè
pel diverso stato da essi prescelto, vivuto avessero quasi sempre l'un dall'altro
discosti. Escito il De Grazia da quelle scuole, diessi con tutto ardore agli
studi severi delle matematiche , non pure tra lasciando qnelli della filosofia
, pe ' quali monstrava incli nazione grandissima. Giovane ancora militò per
qualche tempo nel Genio ; m a poscia,smesso il cingolo militare, esercito
professione d'Ingegnere, entrando nel Corpo detto allora de' Ponti e Stradë. Si
nell'una che nell'altra carriera adempi lode volmente ai doveri della sua
carica, e procacciossi giusta estimazione.Ed abbenchè per lasua indipendenza di
pen samenti e per la sua modestia , non venisse adoperato come avrebbesi
dovuto,pure quello che in varie pro vincie per suoi elaborati disegni in opere
pubbliche ed in fatto di edifizi vari, venne eseguito, riusci di uni versale
contentamento,e rivelar seppe la sua valentia, tanto da essere ricercato e
consultato dagli stessi suoi compagni ed emoli nella professione. Ma nel paese
del De Grazia da piú tempo non costruisconsi più quelle opere grandiose da
potersi rivelare il genio artistico di un'ar chitetto;e se pure alcuna fiata
qualche notevole edifizio debbesi costrurre, l'ingegnosirimanefrapastoje;perché
condannato a grame proporzioni di una architettura bor ghese, od a meschine
economie che sovente lasciano le opere pel volgere di più anni
incomplete,ovvero menate a compimento , ma di gran lunga variate dagli
originali disegni. De Grazia, omettendo i lavori per Ponti e Strade e smessa
ogni altra cura ed applicazione, si dedicò con tutto ardore a quegli studi
filosofici che fin dalla gioventù avea mostrato di molto prediligere. Frutto
delle sue lucubrazioni e speculazioni filosofichefulagrave opera:Saggio sulla
realtà della scienza umana ; lavoro sapiente e profondo , che pubblicossi a
Napoli e che il Silvestri in Milano ed ilFontana a Torino voleano ristampato
pe'loro tipi,ma non vedendosi incuorati da chicchessia a tale
pubblicazione , e la stampa tacendo su di un'opera di tanta mole , ne smisero
il pensiero. Non è scopo nostro venire in disquisizione sul suo si stema
filosofico e sulle opere di lui, secondo che ne fac ciamo qui menzione ,pon
sentendoci da tanto,e lasciando a'profondi pensatori un tale incarico. Solo
diciamo ,ch'egli rifuggendo da'sistemi oltramontani e dallaservile imita zione,
ha tutte leproprietà dell'italiano Filosofo, per quella sua maniera di studiare
il mondo esteriore, e per quel pratico senno che loconducono dall'esperienza
alla induzione ,per modo da congiungere sempre l'osservazione di fatto colla
generalità delle idee.In ciò fare egli seguiva in gran parte le dottrine del
sommo Aquinate ,gloria d’l talia e della Chiesa ; senza aver letto ancora Opera
alcuna di questo santo Dottore. Per caso in confutando talune teoriche
dell'altro nostro celebre italiano , l'abate Rosmini , il quale in un luogo
delle sue opere ivaesponendo molte sentenze di S. Tommaso in conferma de'suoi
detti,sorse vaghezza al De Grazia di leggere la somma di esso santo; e
grandissimo fu il suo compiacimento in rilevare l'ac cordo delle loro dottrine
in ciò che concerne ilprincipio di rifuggire da ogni ipotesi speculativa, e di
ricondurre la scienza fondamentale al puro metodo di osservazione; e pieno di
rispetto e di ammirazione pel santo d'Aquino, iva seco stesso facendo le più
alte maraviglie del quanto poco abbia progredito la scienza filosofica in
questi u l timi sei secoli. Oltre a molti altri scritti minori , pubblicati in
parecchi giornali specialmentenel Progresso enel Calabrese,altra grave sua
Opera è quella intitolata : Discorsi sulla Logica di Hegel e sulla Filosofia
speculativa , ove adoprandosi dimostrare l'assurditàdi
taleLogica,confutaque'filosofi che han cercato con malizia o senza addarsene
d'intede scare la filosofia italiana. Per chi le Opere del De Grazia
punto non conosce,riu. scendogli per avventura nuovo un tal nome ,potrebbe di
leggieri riputare sospetti i nostri elogi, se non altro ,per troppa carità di
patria : noi a renderlo persuaso del con trario, e che anzi,il lodato resta
sempre al disotto delle nostre umili laudazioni , citeremo l'autorità di un
giudice assai competente ed in nulla sospetto, qual'è il celebre Professore di
Heidelberg Cav. Carlo Mittermaier. Questi nel suo Libro Condizioni d'Italia
pubblicato nel 1846 e precisimente nella Lettera di appendice indiritta al
chiaro abate Mugna , traduttore del suo libro, dopo aver parlato delle
celebrità letterarie e scientifiche d'Italia , e m o strando desiderio che le
opere filosofiche degl’Italiani fos sero meglio sludiate dagli stranieri ed in
ispecie da'suoi connazionali , venendo a parlare di Napoli dice : « Il genio
della filosofia napoletana è la copiosa e fina analisi dello spirito
umano,sempre unito a grande dovizia d'idee e ad una tendenzapratica ».Ad
essoappartengonoleopere di P. Galuppi e di V. De Grazia, peculiarmente l'opera
di questo:Saggio sulla realtà dellascienzaumana.Esa >
minandol’A. gliscrittide'suoipredecessori,non che de'filosofi tedeschi ed
entrando in minute particolarità (peresempio
vol.2.p.1.174)intornoa'varipensamenti sulla origine delle idee,seguesi con piacere
lo stesso A. nel suo ingegnoso sviluppo e si ammira la sua fina analisi intorno
alla natura delle conoscenze pure intuitive , e c o noscenze dimostrative. «
Fin qui il Mittermaier.Le parole di un tant’uomo sono più che sufficienti a
testificare sul merito filosofico del nostro concittadino , ed altre singole
illustritestimonianzepotremmopurqui addurre;ma le opere di lui per chi vuole e
può leggerle parlano abba stanza.Solo non vogliamo tralasciare di dire che fu
in grand'estimazione tenuto da quell'antico uomo di stato e scienziato profondo
il Conte de' Camaldoli , Francesco Ricciardi,e che ilsuo grand'emulo il
Galluppi (la cui fllosofia era stata in qualche parte del De Grazia confutata
perché non severamente italiana, nè in tutto da lui tro vata scevra di straniere
dottrine) richiesto un giorno del suo parere sul Saggio della realtà
dellascienza umana , rispose:l'operaprocedemoltobene,secondo ilsistema seguito
dall'autore.E qui di volo ci si permetta domandare a noi stessi: chi raggiun se
piú il vero de' due chiari concittadini nei loro rispettivi sistemi? chi più
possedette geniocreatore? A ciòrispondiamoesserpaghidi rilevare inambidue il
positive progresso della filosofia appo noi e possiamo riguardarli come
continuatori delle dottrine sviluppate da' due filosofi Calabresi Telesio e
Campanella che cercarono di richiamare la filosofia del secolo decimo
settimo a'suoi veri principi facendo appello all'esperienza, alla propria
ragione ed all'esatto studio del mondo ,quale si offre alla osservazione, e
sopratutto cercando di sce verare la filosofia dalle quisquiglie scolastiche
del tempo ; per il che ebbero a sostenere aspra guerra per parte de' loro
avversari , seguaci delle dottrine d'Aristotile , più in quanto alla forma che
alla sostanza. Or nella gran serie di sistemi de' filosofi di Europa , ognuno
dei quali nasce per distruggere l'anlecedente , e per essere poi a sua volta
distrutto dal successivo,i sistemi seguiti da' due grandi Calabresi, Galluppi e
De Grazia, sono sistemi italiani, sopratutto quello del secondo , e
sopravviveranno a'posteri assai più,se non c'inganniamo,dell'eccletismo di
Francia e del razionalismo puro di Germania ,il quale ultimo sistema
argutamente il De Grazia chiama: poema filosofico; abbenchè de' filosofi
tedeschiegli faceastima grandissima, especialmentedi Emanuele Kant, ch'èil
primo nella serie di quelli che formano la moderna scuola, per la mente
profonda, vasta e unicamente originale fra tutti i filosofi di Germania ,per
maturo giudizio,fervida imaginazione,esottilissimoingegnoanalitico,ma lamen
lava che il suo genio batté la via del eccletismo scettico e del dommatismo
razionale. Ma benché per noi sian grandi tutt'e due inostri con
cittadini,nondimeno sembra rilevarsi dalle suespresse parole del professore di
Heidelberg che nell'opera,da lui citata e da noi di sopra più volte riferita,la
penetrazione filosofica e la fina analisi del nostro De Grazia abbiano
richiamato la sua attenzione assai più che nol fecero le opere filosofiche del
Galluppi. Eppure questi , sebbene tardi, fü almeno ricordato da quel Governo ,
essendo stato nominato professore di filosofia nella cattedra della
universitàdegli studi di Napoli (2) e nella morte di lui fu r o n v i pubblich
e esequie e recitaronsi funebri elogi m a il De Grazia vive e muore ignorato, e
non fu noto che alla calabraterra, chevidelonascere,edaqualche singola
celebrità nostrana e straniera. Di chi la colpa ? Forse de' tempi ? del governo
? o della propria sua indole? Noi crediamo esservi concorse tutte e tre le
suindicate cagioni. Circa il governo cui appartenne il De Grazia, il merito non
è merce cui è andato per ordinario ed unquemai in traccia; ma nel tempo
presente solo il pensarlo è utopia. E finalmente l'indole di lui rifuggente
dallo adulare potenti,dalcercarmecenati,dalraccomandare odedicare isuoi scritti
achichessia,mantenendosi sempre in dignità Il secolo che corre: e che
appellasi posilivo non ha altripensieridominanticheilcredito,> laborsa,lespe
culazioni commerciali, o tutt'al più qualche progresso materiale da solletitare
l'ardente brama del guadagno (peste della società presente) che di continuo lo
stringe ed arrovella;epperò non è secolo che occupar puotesi di
filosofia. e modestia , coltivando la scienza per abitudine contratta
agli studi severi e per naturale inclinazione del suo genio inventivo e
calcolatore, senza avere unquemai tenuto scuola (che gli scolari molto
influiscono alla fama ed a rendere popolare il nome de’loro maestri)e menando
per conseguenza vita laboriosa e ritirata ; fecer si tutte le cosi
fatteragionicheilnome suorimanesseignotoall'universale. Ma qui non possiamo
fare a meno di non osservare che in questa epoca di generale centralizzazione
governativa negli stati di reggimento assoluto sopratutto, ne' quali ė spesso
negato a privati di fare puranco il bene (4)o altra innocentissima cosa ,senza
previa superiore autorizzazione, o sovrano beneplacito;ove nullapuossi mandare
a stampa senzapreventivarevisioneecontro revisione;non rebbe uu richieder
troppo da cotali governi se alla mania di voler lutto sapere ed operare
aggiungessero un pò di buonavolontàedesideriodiconoscerelegrandi intelli genze
, tenerne nota ed applicarle a vantaggio della n a zione. E grata cosa sarebbe
riuscita al De Grazia,abbenchè dell'indole qui sopra descritta , e sempre
abborrente dalla servitù e dalla vanità, se il governo in modo qualunque
avessegli addimostrato di tenerloin pregio, o nominandolo professore di
filosofia nella Università, dopo la morte del Galluppi, non essendovi in tutto
il reame altri che più diluinefossestatodegno,omostrandogli dipregiarlo in
altra guisa qualunque,ma sempre per moto spontaneo, essendo stata sua massima
indeclinabile che il merito de sa vesi conoscere
volenterosamente dagli altri,senza sforzo di sorta per parte propria. Sonovi
però di momenti nella vita de' popoli in cui l'opinione pubblica si addimostra
regina e manifestasi con tuttalapossibilespontaneità.Un talemomentosifuquando
nel 1848 ilDe Grazia,non pure senza brigarlo,ma senza avervinemmeno
pensalo,vide ilsuo nome con migliaia di voti sortire dalle urne elettorali,
qual depulato cala brese nel Parlamento napoletano.Molto egli si compiacque per
tale dimostrazione di stima e di fiducia da parte dei suoi concittadini;ed
accetatone il grave mandato ,pieno di buon volere e di coraggio si parti con gli
altri deputati per alla volta della capitale. Lusingavansi gli elettori suoi
nella speranza di vederlo presto discendere dalle astrattezze filosofiche,alla
realtà della vita politica:ma tanto non avvenné, Equicisi
permettanoper poco talune reminiscenze, r i andando 'un tempo, che già fu per i
liberali onesti e di buona fede che credevano alla santità ed alla osservanza
di giuramenti e del cui gran numero facevano parle quasituttii liberali
delleprovincie, traqualiil De Grazia, que' tre primi mesi, con assai più
ragione di quello che uno scrittore francese diceva del suo paese nel 1830
furono giorni deliziosi,in cui la generazione nostra conobbe
quell'allegrezza,quella ‘speranza, quel non so che si raro nell'umana storia
che ci fa dimentichi del peso della vita. L'avvenire non più
rappresentavasitristea'nostrisguardi,scoprivasiun'oriz. zonte sconosciuto,
tutto era color di rosa,perché crede vasial progresso
indefinitodell'umanità,ealcompimento insperato di tuttele promesse della
filosofia moderna. Quelle notizie sempre succedentisi di libertà di popoli, di
cessazione di ogni dispotismo e tirannide in quasi tutta Europa, d'indipendenza
ed autonomia di nazioni, eccede vano l'immaginazione e faceano degli uomini
tanti inna morati viventi in un'atmosfera inebbrianto. Tempi felici! e che non
più ritorneranno !perocchè a tutte quelle nobili aspirazioni (forse perché non
provegnenti nella gran maggioranza da vero disinteressamento, abnegazione e
pura virtú) sono troppo rapidamente succedute le idee finanziarie e di materiali
interessi, che stan materializ zandotuttiglispiritiedimmergendoliinunprofondo
le targo daimpedirediaddarsidellalenta,ma sempreognor crescente propagazione
del dispotismo; e che per sopras sello invece di farei indefinitamente
progredire, ci ha fatto, e ne sta facendo precipitosamente indietreggiare (7).E
cio di passaggio. Ma ritornando al nostro Vincenzo, egli era uno di quei tanti
Filosofi che hanno il coraggio del pen. sieroe non quello dell'azione.Uomo
adusato da tanti anni а star chiuso nella rocca della sua mente per dare
corpo e vita a'suoi pensamenti filosofici, riputavasi vestito del lusbergo
delpiùsaldoproposito:ma arrivatoalcontatto della fredda realità, divenne
esangue ed impallidi. Difatto giunto in Napoli, tosto avvidesi del come furono
conce I fatti che vide nel famoso 15 Maggio , al primo scio
gliersidella Camera de'Rappresentanti della nazione, non che nel tempo
successivo (da superare f i n a n c o l e sue previsioni e che iscusano la sua
condotta inverso chi volle accagionarlo di timidità) fecero d' allora in poi
addive nirlo più solitario e ritirato di prima. Lui felice ! che p o teva col
pensiero allontanarsi dalla triste realtà che cir condavalo, e vagare tra i
nobili e pacifici campi della fi losofia. Fu verso quel torno che rivedemmo per
l'ultima volta il'De Grazia,ilquale ci feceaperto diesser egli tuttoap plicato
al compimento di un lavoro già concepito quando legge la Somma dell'Aquinate.A
questonomeglidichia rammo francamente il desiderio nostro, e di altri suoi
amici ancora, che siccome dalle sentenze filosofiche scelte dalla S o m m a
presentar volea la Filosofia di S. T ommaso , coll'esame comparativo delle
dottrine del nostro secolo; cosi dalla scelta di tutte le sentenze politiche,
di che ab bonda quell'aureo libro, ci facesse conoscere la politica di quel
santo dottore, in tutto tendente a fare che la s u prema autorità non
trasmodasse in dispotismo e tirran nide, e che la macchina governativa fosse
tutta intesa a formare il benessere della gran maggioranza della co 48
dute le improvvisate riforme; col suo sguardo scrutatore s'impossesso della
situazione politica del momento, e m i surandone tutta la portata, promise a sé
stesso di non porre piede nell'aula del Parlamento Napoletano. e
mune Patria; che simili scritti, soggiugnevamo,potrebbero
serviredifrenoalpotere,affinchéne'suoiattinon de generasse in forza brutale. Al
che il nostro Filosofo (cui sembravagli ancora di sentire il fragore delle
artiglierie) mestamente rispose: L'eloquenza della bocca de'cannoni fa ammutolire
ogni lingua , e fa cadere la penna dalle p a ralizzatemani.E
noidirimbecco:seilcannonedistrugge, la penna può e sa riedificare. Fu dunque
nel 1851 che il cennato suo lavoro col litolo di:Prospetto della Filosofia
Ortodossa, venne stampato in Napoli, in un volume in 8. di pagine 632. Fra le
molle lodi che questo libro ebbe dalla stampa periodicadi di verse parti,
furono quelle tributategli con molto calore dalla perma'osa Civiltà Cattolica
(8)(anno 3. vol.10. N. 60) connostra grande maravigliaesatisfazione.Ma lamag
gior lode che ridondar possa a vantaggio del De Grazia, si è, che per il primo
ha cercato di far rivivere la Filo sofiadiS.Tommaso,echeilsuo pensieroè
statoposcia seguito dalla Università -parigina e da parecchie di Ger : mania.
Era sua intenzione comporre un'opera di Estetica ed un'altra d'Istituzioni
filosofiche, questa sopratutto, per esservene secondo lui, gran difetto nelle
scuole : m a tale divisamento non potè mandare ad effetto: sonosi tro
vati,èvero,de'manoscrittinellasuacasa,ma forte temiamo che andranno perduti.
Ferale morbo mina da più tempo isuoigiorni,edegli vide approssimare ilsuo fine
con la serenità di un fanciullo e con l'impassibilità di un Filosofo ed il 22
settembre 1857 cessò di vivere. Fu ilDe Grazia di ordinaria statura e di
gracile com plessione; di aspetto nobile e dignitoso, ed insieme di tratti
gentili, e cortesi epperò riusciva piacevole nella conversazione.Nel suo
incesso vedevasi grave e pensoso come se ruminasse qualcosa col cervello,o
talmente era assorto da suoi filosofici pensieri,da non por mente alle cose
esteriori,e da non addarsi degli amici che passavan gli allato, se questi nol
riscuotevano chiamandolo per nome.Visse sempre celibe.Lasciò un'unico nipole,
erede de'suoi beni, mostrandosi pur generoso nelle ultime dis posizioni verso
due suoi antichi compagni ed i suoi d o mestici. Or un tant’uomo disparve dalla
scena di questo mondo senza che nemmeno un fiore si fosse sparso sulla sua
tomba ; senza che nè pietra pè parola additassero ove han riposolesueceneriericordasseroilnome
diluiagli avvenire ! A voi Italiani,che amate gl'illustri figli della comune
sventurata patria nostra, e che vi distinguete per nobili sentimenti di
nazionalità, abbiamo rivolta la nostra p a rola:inscrivete,per come é debito,
il nome di Vin cenzo De Grazia tra quei grandi nomi che passar denno alla
Posterità ! Tu , illustre Mittermaier, che nel fare m e n zione in semplice
lettera, de'chiari Italiani, non potesti fare a meno di non dire parole di lode
sul merito filoso fico del nostro Eroe: spendine altre poche or ch'ei è
trappassato, por vendicare l'ingiusto silenzio tenuto dal 20
21 paese ovo nacque e mori.E tu,o venerando P. Ventura, che non mai
dimenticasti il tuo condiscepolo, abbenché sempre gran distanza da lui ti
divise, e che forse ignori ch'ei non è più , in rilevare la sua dipartita,
scrivi alcun motto per quell'ingegno sdegnoso di ogni schiavitù mas sime se
straniera,che co'suoi scritti fè sempre aperta guerra alla filosofia che non
attinge i suoi lumi alle fonti del Cristianesimo,ciòinfluirànonpocoafarsicheilnome
deltuoanticoamicosiaconto all'universale(9).Le no stre rozze e disadorne parole
rassembreranno talco o mica inruvida roccia,ma
levostresarannoripetutedagliechi, lontani e renderanno al virtuoso obbliato,
dopo morte quel merito che in vita gli fu negato. 0 Napoli febbraio
1858. Sopra un'amena collina distante una diecina di chilometri dal mar
Ionio è situata Mesuraca,paesello che conta un due migliaia e mezzo di
abitanti.Uno scrittore che sognasse,ve gliando,gl'irrevocabili portenti della
Magna Grecia,nei ru deri che ingombrano il vicino monte Matonteo, crederebbe di
scorgere gli avanzi di un vetusto tempio , sacro a Venere ; e nel nome
tradizionale della montagna non mancherebbe lo appiglio di ricordare il riso e
gli amori , fidi compagni della
vezzosaDeadiAmatunta.Noi,nellanostramodestaprosa, ci contentiamo a più vicine,e
più certe memorie. Egli adunque contava quindici anni meno del suo illustre
compaesano,del Galluppi, ch'era nato il 1770, nella stessa provincia di
Catanzaro ,in una piccola cittaduzza posta quasi in riva dell'opposto
mare;e,vedi caso,era nato anche lui di casa baronale ; sicchè pare che su lo
scorcio del passato se colo lo stemma gentilizio non fosse così ostinatamente
avver so agli studi Addi 19 febbraio 1785, in quel paesello
appunto,nasceva da Marco e Laura Brondolillo quel Vincenzo De Grazia, di cui
vogliamo esporre la dottrina filosofica. Nasceva di casa baronale ; ma non è
quel che ci preme ;nè pare importasse neppure a lui, che aveva il buon senso di
segnare a fronte de'suoilibriilproprio nome ecognome asciuttoasciutto,e senza
nessun prefisso. Giovanettino ancora di soli cinque anni lascio, o meglio gli
fu fatto lasciare il paese nativo, e fu condotto a Napoli, e quivi chiuso nel
collegio di San Carlo alle mortelle, dove continuò a studiare,come
sisuole,finoallaprimagioventù. Tra le poche carte,non disperse o
distrutte,dalle quali ho potuto raccogliere qualche scarsa notizia della vita
di lui, avanza una lettera del rettore di quel collegio,certo Teofilo
Misa,sottoladatadel15agosto1795,concuisiraggua gl i a v a il padre della b u o
n a riuscita de' pubblici saggi dati dai figliuoli di lui.Questa lettera giova
non tanto a testimonian za del profitto; chè un baroncino , si sa, fa sempre
bene ; e di fatti il buon rettore si lodava non solo di Vincenzo , m a del
l'altro fratello Domenico ; quanto ad assodare la data della nascita . Eugenio
Arnoni , che laboriosamente s'ingegna di scrivere lememorie
dellaCalabria,lofanato il1792:seil1795 da va pubblici esami , quella data è
dunque sbagliata ; e rimane accertata quella che ho trovata scritta io nel
volume su la logica di Hegel , insieme con l'altra concernente la morte del De
Grazia.Il volume appartiene alla famiglia del filosofo,ed iol'hopotutoavere,insieme
conglialtridocumenti,perla cortese premura di Antonio Serravalle, valoroso
giurecon sulto,e caldo promotore della gloria del nostro paese:qual cuno di
casa vi avrà registrato certamente quelle due date. Forniti i primi studi ,
diessi a coltivare le matematiche, e divenne ingegnere.Ilnapoletano conquistato
dalle armi fran cesi,doveva allora,per l'imitazione de'conquistatori, corre re
dietro al mestiere delle armi . Il 1811 il nostro De Grazia trovavasi arruolato
da sottote nente nel Genio,quando con Decreto Reale comunicatogli da Campredon
a nominato ingegnere aspirante di Ponti e Strade. L'an no appresso,con Decreto
del 22 aprile 1812, fu promosso ad ingegnere ordinario di seconda classe. Qui i
documenti , che abbiamo avuto sott'occhio , finisco no;nèsappiamo,se,cessato
ildecennio,eiritirossi disua 2 scelta, o se fu licenziato dal
Borbone restaurato sul trono. Dal 1812 ci è forza saltare al 1838 . Il 29
giugno di quell'anno la Società Economica di Cala bria Ultra 2.a lo proponeva a
socio : la nomina aveva luogo soltanto il 18 dicembre 1839. Era lentezza,o si
erano incon tratiostacoli?nonsisa,efameraviglia,come diunuomo di vaglia,
vissuto tra di noi, s'ignorino tante circostanze, che ci aiuterebbero a
lumeggiarne meglio la figura. Vero è che le abitudini del filosofo erano molto
casalinghe, che dalla famiglia ei visse diviso , che per le vie raro si faceva
vedere. E di o m i ricordo, c h e a n d a t o studente a Catanzaro benchè
misidicesse cheilDeGraziaci fosseallora, benchèio avessi desiderio di
vederlo,nonmiven ne mai fatto d'imbattermegli per via.
Questariservatausanza,e'lnon averemaiinsegnato,fe cero sì, che poco si
dilatasse la sua fama, e ch'ei passasse quasi sconosciuto. Quando il Serravalle
mandommi le sue carte, credevo di trovarci copiose notizie,od almeno un
frequente carteggio : m'ingannai :corrispondenze non mantenne,o non conservo ;
più facilmente però non mantenne,perchè non ci sarebbe sta ta ragione di
conservare alcune lettere, e di distruggere le altre.Nè
ciòprovenne,aparermio,danoncuranza,ma da impossibilità; correndo tempi
fieramente avversi ad ogni a c comunamento degli animi,pieni di paure e di
sospetti. 3 Dueotrenomine diAccademie glivennero,chenoiab biamo trovate
fra le sue carte,con una certa cura custodite: una ,a socio onorario
dell'Accademia Valentini di Napoli ,che
avevaaprotettoreilContediSiracusa,sottoladatadel4giu gno 1842;una seconda,a
socio corrispondente della R. AC cademia de'Peloritani,sotto la data del 10
ottobre 1842 ;una terza,più tarda, ma non più celebre,a socio onorario della R.
Società Economica della Provincia di Cosenza, sotto la data Ecco gli scarsi
onori fatti ad uomo meritevole di maggior fama ! IlMittermaier,professore
dell'Università diHeidelberg,
scrivevaintantoall'ab.PietroMugna,cheavevavoltatoin italianoilsuolibro
sulecondizioni d'Italia,quest'onore vole giudizio sul nostro filosofo : « Il
genio della filosofia napoletana è la copiosa e fina a n a lisi dello spirito
umano ,sempre unita a grande dovizia d'idee e ad una tendenza pratica.Qui
appartengono le opere di Gal luppi,ediV. deGrazia,peculiarmente
l'ultimadiquesto. Esaminando l'autore gli scritti de'suoipredecessori,anche de
filosofi tedeschi,ed entrando in minute particolarità,(per esempio
vol.II,pag.1-171)intorno a'varî pensamenti sul l'origine delle idee, seguesi
con piacere nel suo ingegnoso sviluppo,e si ammira la sua fina analisi (per
esempio vol.II, pag . 171 ) intorno alla natura delle conoscenze pure e cono
scenze dimostrative ». Così scriveva il giureconsulto tedesco. L'opera del De
Grazia,a cui egli alludeva,e che preferiva a quelle dello stesso Galluppi, era
appunto il Saggio su la realtà della scienza u m a n a cominciato a pubblicare
a N a poliil1839,efinitoil1842. Della importanza di quest'opera,e della mira
che l'autore vi si prefisse, discorreremo ampiamente : per ora giova a v
vertire, che gli stranieri avevano letto ed ammirato un libro che gl’Italiani
di allora quasi ignoravano,e che i contempo r a n e i, per non far torto ai
loro maggiori, continuano ad ignorare. Escludo da questo numero Ferri, che
nelsuo Saggio sulla storia dellafilosofia in Italia lo riporta nel ca talogo
dei libri filosofici (degnazione non piccola) ; guardan dosi,beninteso,di
accennarne almeno lo scopo.Forse non lo aveva letto. IlDe Grazia passava ilpiù
del suo tempo a Napoli, dove il Galluppi fin dal 1831 teneva la cattedra di
filosofia nella 4. Università,ed attirava a sè la gioventù si per
l'insegnamen to vivo, come per la popolarità de'suoi elementi .Al De G r a zia
mancava l'una cosa e l'altra,perciò non gli riuscì di ave re seguaci. E che
desiderasse farsene, l'ho raccolto da una lettera che gli scriveva Lorenzo
Zaccaro il 3 marzo 1842 . Nel saggio medesimo da lui pubblicato le allusioni al
Gallup pieranofrequenti;mavelate,esenzacitarlodinome.La fama del suo illustre
concittadino turbava i suoi sonni ; ma all'emulazione non simescevanessunsenso
d'invidia,e molto meno obblique a r t i per soppiantarlo. Tulelli anzi mi ha
raccontato, che,vacando per la morte del Galluppi la cattedra della Università
napolitana,al De Grazia non sarebbe stato difficile ottenerla,se l'avesse
chiesta.M o stratagli questa agevolezza,eiricusò di chiederla,benchè la
desiderasse,enon lonascondesse:offerta l'avrebbeaccettata; ma
ilGovernonapoletanoparchenonlovedessedibuonoc chio . IlDe
Grazia,intanto,alparidelGalluppi sieratenuto ap partato,nè si era mescolato nei
rivolgimenti politici:entram bi,per usare una frase del Bonnet,s'erano
fabbricato un ri tiro dentro il proprio cervello . Il Galluppi aveva visto le
stra gi del 1799 ,gli spergiuri del 1821 , ed aveva continuato tranquillo le
sue meditazioni : pubblica, in mezzo a que rimescolio , i suoi elementi
di filosofia. Il De Grazia non a vrebbe potuto, per l'età, prender parte ai
casi del 1799;a vrebbe potuto il 1821 , m a nol fece : la filosofia civile e
bat tagliera era finita col patibolo di Mario Pagano ; da indi in poi,nel
mezzogiorno d'Italia,prevalsero le speculazioni soli tariefattene'penetrali
dellacoscienzasubbiettiva.IlGioia ed il Romagnosi scontavano nello Spielberg il
delitto di aver applicato l'ingegno alla Statistica,ed al Dritto pubblico :nel
Napoletano,tra il 1799 ed il 1848, i filosofi furono esclu sivamente psicologi.
Non so se bisogna far eccezione per quel Pasquale Borrelli, che,sotto lo
pseudonimo di Pirro Il 1848 trovavasi il De Grazia avanti negli
anni,dedito da quasi cinque lustri agli studi filosofici, stimato, se non cele
bre; adatto adunque a rappresentare decorosamente alla C a mera la sua
provincia. Pare che questi numeri gli meritas sero isuffragî degli elettori
politici,ed egli riuscì eletto con 5103 voti,terzo fra inove deputati della
provincia di Catan zaro .L'esito gli fu comunicato il 7 maggio 1848 dal
Presiden te Ignazio Larussa, valoroso giureconsulto ,e scelto Deputato anche
lui,con queste parole: Tal verbale , nell'essere il mandato legale de poteri a
Lei conferiti, è in pari tempo la testimonianza più luminosa del le Sue
eminenti virtù ». Il De Grazia però non fece a tempo di saggiarsi nella vita
politica : la mala fede del principe aiutata dalla inesperienza politica del
popolo insanguinava le vie di Napoli e sgomentava naturalmente l'animo di chi
era fatto per la quiete dello scrittoio,anzi che pei clamori e per le zuffe
delle piazze . Il De Grazia, senza infamia e senza lod e , torna agl i studi.
Lallebasque, scriveva aLugano laGenealogia del pensiero, e che quivi pare
balestrato da contrario e prepotente de stino. Dopo lamorte delGalluppi,contro
lacuifilosofiaaveva assiduamente armeggiato nel saggio,era nel mezzodì inval
saquelladelRosmini edelGioberti,ed,oltreaquesteita liane, quella straniera
dell'Ilegel: i due ultimi filosofi aveva no principalmente il sopravvento . Ciò
dava molestia a lui, costante e schietto sostenitore della filosofia della
sperienza. Se gli era parsa incauta e sdrucciolevole quella che il M a miani
chiamava la riservatissima filosofia del Galluppi,è da immaginare quanti
pericoli non temesse dalle ardite sintesi del Gioberti e dell’Hegel. In un
volume raccolse adunque le critiche di questi sistemi, e di quello del francese
Lamen nais,e pubblicollo il 1850. Pur lodando l'impresa del De
Grazia,il Padula non gli dis simulava però che la critica fatta dell'Hegel e
del Gioberti era scarsa al bisogno : instava, che ci tornasse sopra,e che
raddoppiasse i colpi ; sollecitava da ultimo il filosofo a p u b blicare la
Filosofia del pensiero, opera dal De Grazia dovu ta accennare come in via di
esser composta. Quest'opera pe rò non venne , nè la critica contro all'Hegel ed
al Gioberti fu rinforzata: venne bensì fuora il Prospetto di filosofia
ortodossa. L'autore fin dalle prime mosse era dovuto p a rere sospetto di
sensualismo,e quindi pericoloso alle creden ze religiose:a lui l'appunto
rincrebbe,e si risolse di scagio narsene . Divisò quindi invocare a soccorso la
filosofia dell'A quinate, valido usbergo a proteggerlo dai colpi frateschi, ed
amettere in salvo la pericolante ortodossia.IlProspetto,
invero,piacquealcleronapoletano,piacqueaiGesuiti;ras sicurò l'autore
medesimo,che doveva sentirsi in disagio. Padula,ilsolo,credo,cheleggesseallorailibri
delDe Graziain Calabria, glibattevalemani da Acri, suo
paesenativo.LeletteredelPadulailDeGraziaavevacon servate; gradito applauso in
tanto silenzio.Il Padula però gli dipingeva iltrionfo delle idee giobertiane
appresso la gioven tù calabrese, ed in una lettera segnata addi 1 del 1851 ,da
Acri,gli scriveva,non senza un certo sgomento,così : « Sia comunque , l'epopea
giobertiana ha sedotto molti let tori;ed io invano da due anni a questa parte
mi vado adope rando a disingannarli. Altro frutto non colsi, che di essere
chiamato bestia ». A tergo di una lettera del Padula c'è una bozza di risposta
doveilDeGraziaraccontaleliete,enonsoseoneste,acco glienze fatte al suo ultimo
libro dal Sanseverino.Ricopio le sue medesime parole: « Oltre l'articolo inserito
nella Civiltà Cattolica , al quale accenna la sua pregiatissima lettera,un
altro forse se ne pub blicherà nel Periodico la Scienza e la Fede.
Eparmichean 8c h e il clero napolitano a b bia accolto con favore
il mio piccolo lavoro ;ilche io debbo precipuamente alla imparzialità e
dottrina del regio prof. Don Gaetano Sanseverino, profes sore di filosofia nel
Seminario di Napoli, il quale ha una m e r i t a t a r i p utazione presso il
clero anzi detto. È ben s ì indipendente d a t a l favore v o l e opinione il
suffragio de ' redattori della Civiltà cattolica ». Ho detto di dubitare, che
queste accoglienze fossero one s t e , quanto erano liet e . Il clero
napoletano allora, e i Gesuiti specialmente miravano ascalzare la filosofia del
Gioberti,a denigrarla,ametterla inmalavoce.IlGiobertifilosofonon era forse la
secreta n:ira de'loro strali :tiravano al filosofo per colpire l'uomo politico
: guerreggiavano la costui filosofia per vilipendere quel senso d'italianità
che traspirava da tutte le pagine dell'illustre torinese. In quella che il
Padula aveva chiamatal'epopeagiobertiana,lafilosofianonerasenonun e pisodio
solo;e se gran parte de'giovani corse dietro ai pensamenti di Gioberti , vi
cor e s o spinta da quel caldo patriottismo, onde ilfilosofo aveva saputo
ravvivarli.Igiovani hanno più sicuro,che non gliuomini fatti,ilpresentimento
dell'avve nire. I Gesuiti se n'erano accorti, e festeggiavano l'opera del De
Grazia,perchè vi trovavano un poderoso aiuto.Non dico che il De Grazia
sospettasse le riposte intenzioni de'suoi lo datori; egli accettava la lode,
perché la credeva di buona fe de.Nell'annunzio che ne dà al Padula,e che noi
abbiamo ri ferito,c'è la ingenuità, e direi quasi ilcandore di un fanciul lo
che non ha pratica del mondo . Ecco ora l'intonazione dell'articolo della
Civiltà cattolica : ne cito solo il primo periodo: ex ungue leonem . « Lode al
cielo !Mentre tanti italianissimi fanno di tutto per intedescare la filosofia
italiana, intenebrandola colle lar ve di quell'Assoluto che sfuma nel vacuo del
possibile,e colla nullità di una logica che teorizza la contraddizione, sorge
all'estremità d'Italia , nella patria degli Archita, dei Zenoni ,
dei Campanella, dei Galluppi un ingegno sdegnoso di tale schiavitù, che tenta
richiamare gli Italiani a pensamenti meno aerei spezzando gli idoli adorati
oggidì dalla filosofia eterodossa, e congiungendo l'osservazione di fatto colla
ge neralità delle idee ». Qui la frecciata va agli hegeliani ; e'l contrapposto
fra ita lianissimi e tedescanti non poteva essere più abilmente, o più
gesuiticamente messo in rilievo : non basta però a colo rire intero il disegno
dell'articolista, ed ecco un 'altra frec ciata,che mira più addentro. «Oh
questosì,chepotràdirsiunverorinnovamentodifi losofiaitalica!enegode l'animo dipotervaticinarealch.
A. esito migliore e maggior riconoscenza per parte dei suoi concittadini , di
quella che sperar possono certi rinnovamenti di filosofia italica, i quali
tentano di risuscitare i sogni di Pitagora e di Zenone per fingersi Italiani, mentre
in verità altro non sono che triste imitazioni del protestantesimo te desco,o
dell'eccletismo francese. Mentre costoro per dare lo scambio agli Italiani
vanno nella Magnagrecia ad invocare la Pitonessa,perchè risusciti dalla tomba
iprofeti del paga nesimo,all'estremità della Magnagrecia presso la calla del
cattolico Galluppi la Provvidenza fa sorgere un ingegno sin golare, che
passando dalla milizia alla Scuola sembra con trapporsi al Renato ,che
abbandonò la milizia per combattere la Scuola ». FinquiilGesuita.Ordunque,notoio,quandosivuolfi
losofare alla tedesca , l'Italia è la patria degli Archita , e dei Zenoni,e non
istà bene curvarsi a gioghi stranieri: quando poi sirisale a Pitagora,ch'era
stato modello adArchita,ed allo stesso Zenone da voi indicato,ecco che questi
diventano a un tratto profeti del paganesimo : potremo sapere a quali filosofi
bisogna ricorrere per aver il vostro pieno beneplaci to,padre reverendo ?
- « La lettura della bella sua opera mi fa sentire anche più la perdita che io
ho fatta;e che sarebbe per me irreparabile se non mi riuscisse di vederla nelle
poche ore che passerò in Napoli prima di ripartire per R o m a . Se in tale
occasione p o tessiriceverel'onorediunasuavisita,mi stimereifelicedi conoscere
il Ristoratore della filosofia ortodossa ». Mi son fermato su questi
giudizî,perchè qualcuno ne ave va indotto,aver ilDe Grazia nell'ultima opera
cangiato via, ed essersiaccostato alTomismo.IlDe Grazia,qui come nel
Saggio,rimane saldo nella sua dottrina sperimentale: se di fetto v'ha in lui, è
la ripetizione quasi puntuale delle m e d e sime idee,e delle medesime parole
stemperata in molti volu mi;ma cangiamenti non glisipossono imputare.Quel che
si trova dippiù nel Prospetto di filosofia ortodossa è lo sforzo di far parere
tomistica la sua filosofia. Perchè ciò gli pre messe,non indovino : era per
tranquillità della propria co scienza ? era per capacitare gli altri ? era per
aver dalla sua il clero, e col mezzo di questa cooperazione diffondere la sua
dottrina ? nol saprei dire: certo la sua filosofia rimase quasi sconosciuta, nè
le lodi del clero napoletano e de'gesuiti le valsero allora, e forse le
nocquero più tardi : successe di lei ciò ch'era succeduto di un teatro da lui
disegnato,e costruito a Cosenza ; il quale fu disfatto per impiantarvi un
collegio di gesuiti. Ma lasciamolo làil Gesuita,che non siaccorge,quanto la
filosofia del De Grazia possa arrecar di nocumento alla sua fede:ilcritico non
va a cercare tanto per lo sottile,e siap paga dell'autorità di san Tommaso ,e
del titolo del libro:più inlànonvede.NèpiùinlàvideilP.Taparelli,contuttala fama
di dotto, perchè in una lettera scritta al nostro De G r a zia da Sorrento,in
data del 12 agosto 1852,lo salutava,senz'altro, ristoratore della filosofia
ortodossa. Il De Grazia, saputolo a Napoli , era stato a fargli visita : non lo
aveva trovato , e d il Taparelli , i n f o r m a t o n e , gli aveva scritto
così. Meritava egli quest'obblio? Certo che no ; e noi ci studie
remo didimostrarlo,facendouna rapidaesposizionedellesue dottrine contenute
ne'libri finora accennati. E primadi tutto:
qualieranolecondizionifilosofichedelle provincie meridionali , quando egli
diessi a filosofare ? Quale fine si propose egli ? Quali mezzi aveva sotto mano
? Queste notizie sono indispensabili per valutare equamente il risulta to delle
sue ricerche . Vincenzo de Grazia aveva avuto una coltura matematica ; e, come
porta questa coltura, il suo spirito ne aveva attinto un bisogno di
dimostrazioni rigorose,ed un'avversione alle conclusioni frettolose, ed alle
sintesi arrischiate. Da parec chie testimonianze si raccoglie,ch'ei diessi alla
filosofia sui quarant'anni, quando già la fantasia è manco vivace pur n e gli u
o m i n i c h e p i ù n e a b b o n d a n o . E l ' e d u c a zion e a d u n q
u e e l'età lo attiravano per quella via piana e sicura, dove un pie de va
innanzi l'altro, senza intoppi, e senza bisogno di salti. Nel 1825,quando
all'incirca eisimise afilosofare, ilGal luppi aveva lastricato quella via, ed
additatala ai suoi con cittadini.La filosofia sperimentale era in voga.
Erainvoga,ma lestavasempre difronte,temutaavver saria,quella filosofia che
rivendicava all'attività dello spiri to un'attività produttrice ed
indipendente, benchè sotto v a rie forme. Il Locke nel secolo diciassettesimo
aveva combat tuto l'Innatismo cartesiano,ma era stato alla sua volta com
battuto da Leibniz :l'Innatismo ricompariva sotto altro aspet to.Non
dicogiàchelefiguresianobell'edisegnatenelmar mo,dicevaLeibniz;ma ilmarmo
nonèperòliscioeschiet to,c'èuna certavenatura,che messa inrisalto siaccosta as
sai alle linee che ti occorrono a figurarle. Stefano Bonnot di 11 Il De
Grazia mori a Napoli, quasii gnorato : era attorno ad altri lavori , fra i
quali un'Estetica, eleIstituzionidifilosofia;ma diquestimanoscrittiforsela
sciati a Napoli non si è potuto avere nessuna notizia. Condillac
ripigliava l'impresa del filosofo di Wrington , e non c o n t e n t o d i d i v
o l g a r l o t a l e q u a l e , c o m e a v e v a f a t t o il V o l t a i r
e , lo semplificava,lo facilitava,sicchè la sola sensazione faceva a lui
quell'ufficio, pel quale al Locke erano occorsi due coef ficienti : la
riflessione del filosofo inglese era sbandita come
soverchia.IlCondillacaveva,come suolesuccedere,comincia to con ricalcare
fedelmente le orme di Locke , poi aveva ri fatto a modo suo : e la sua
semplicità maravigliosa piacque in Francia più della circospetta indagine del
filosofo inglese. Onde,morto luiil1780,ilsuofilosofarecontinuò,inter r o t t o
a p p e n a d a l l o s t r e p i t o d e l l a r i v o l u z i o n e ,c h e t
e n n e d i e t r o allasuamorte.Cessato,difatti,ilterrore del1793,l'anno
appressoicondillachianiriapparveropadronidelcampo filo
sofico,edebberoinmanolaScuolanormale,el'Istituto,che allora sorgeva per Decreto
della Convenzione attuato dal Di rettorio.Questo gruppo detto degl'Ideologi
contava nomi ce l e b r i : C a b a n i s il f i s i o l o g o d e l l a s c u
o l a , T r a c y l ' i d e o l o g o p r o priamentedetto,Volney
ilmoralista,Garatprofessorealla scuola normale e difensore del sistema ; e poi
con loro altri che dipoi deviarono,chi più chi meno ,ma che allora stavano p e
r la m e d e s i m a d o t t r i n a : il M a i n e d e B i r a n , il D e G e
r a n d o , ilLa Romiguière. Nel decennio corso fra la cessazione del terrore e
la fon dazionedell'Impero,dal1794 al1804,questogruppodiva lentuomini si adunava
nei giardini di Auteuil, e l'amicizia deglianimi siaccoppiava ne'loro convegni
allaconcordia delle dottrine . Sotto l'Impero , il cielo per loro si annuvolo .
Tutti sanno il dispregio in cui il primo Napoleone teneva l'I
deologia;nontuttinesannoilmotivo.Napoleonenon l'odia va tanto come
dottrina,quanto come partito. IlCabanis,ilVolney,ilGarat,ilDeTracy,cheavevan
visto di buon occhio il Nettuno che placava le onde tempe stose della
rivoluzione, non furono più contenti, quando lo videro troneggiare da Giove .
Gli tennero il broncio , ed ei si 12 vendicò nel rimpastare
l'Istituto,scartando la sezione delle scienze morali, e destituendo
l'Ideologia, secondo la frase del Damiron . Il Villemain racconta gli scoppi
della collera napoleonicacontro quegl'innocenti ideologhi,che poinon
lameritavano davvero.All'Ideologia Napoleone imputava di scandagliare le
fondamenta dello Stato col fine di scalzarle. Vera o falsa che fosse
l'accusa,l'Ideologia ne scapitd, alme no perdendo la veste di filosofia
ufficiale, e lo spiritualismo,
chenespiavalemosse,lasoppiantonellascuolanormale, dove ilRoyer Collard
l'introduceva il1811. Seguace del keid,questo eloquente filosofo seppe vincere
la preoccupazio ne invalsa, che filosofare liberamente non si potesse fuori
della Ideologia;e che quindi o bisognava accettare lo spirito teologico del De
Maistre, o schierarsi tra gl'ideologi con a c a p o il T r a c y . C o l R o y
e r C o l l a r d l ' a l t e r n a t i v a f u e v i t a t a , e d inaugurata
la nuova scuola filosofica della Francia , quella ch'è stata da indi in poi
sempre al potere col Cousin ,col R é musat, col Barthélémy de Saint Hilaire,
col Waddington , colSimon. In Italia lo spiritualismo ,rinfiancato
dall'eccletismo cousi njano,benchè tradotto dal Galluppi,non fece fortuna:
gl’Ita liani o tennero la via degl'ideologi, o se ne scostarono per ben altra
filosofia, che non fosse l'eccletismo. Più che la filosofia del senso comune
proposta dal Reid per fronteggiare lo scetticismo di Davide Hume ,ed accettata
dal Royer -Collard per combattere l'Ideologia,diè da pensare agl'I
talianilafilosofiatrascendentale di Emanuele Kant.IlGal luppi se ne mostrava
profondo conoscitore fin dal 1819, quando incominciava la pubblicazione del
Saggio su la cono scenza umana ;sebbene avesse dovuto studiarla nelle scarse e
s p o s i z i o n i d e l V i l l e r s . P i ù t a r d i s o l t a n t o , il
1 8 2 1 , t r a d u c e v a laCriticainitalianoilMantovani;ma
PirroLallebasque,il 1824,era in grado di studiarla su l'originale, come dimo
stra di saper fare nella esposizione che ne dà nella sua Intro 13
duzione alla filosofia del pensiero : caso degno di nota per quel tempo,
quando nè la lingua,né la filosofia tedesca era no divolgate, come oggidì, non
dico in Italia, ma neppure nella rimanente Europa .
Leduevieaperte,daindiinquà,furonoadunque,almeno p e r n o i , q u e s t e d u e
: il s e n s i s m o , e d il c r i t i c i s m o . T r a q u e s t e cercava
di aprirsi un varco intermedio il Galluppi ; al sensi smopropendeva
ilBorrelli,alcriticismo ilColecchi.Pa squale Borrelli scriveva e stampava a
Lugano, quasi con temporaneamente al Galluppi, ch'ei conosceva però soltanto di
nome .Ottavio Colecchi insegnava pure in quel torno,ma le sue questioni
filosofiche non furono pubblicate, se non il 1843. Che ilDe Grazia non abbia
quindi conosciuto gli scritti del Colecchi , è certo ; del Borrelli si può
dubitare, benchè a certi segni,che appresso additeremo, si possa credere di
averne avuto sott'occhio le opere .Indubitato è però che siasi formato sul
Galluppi,e che siasi prefisso di camminare su la via dischiusa dal suo gran
concittadino, evitando gli svia menti ,in cui l'altro era incorso ,e tirando
più dritto alla meta . Più dritto e difilato procedette in realtà;ma verso dove
? ParvealDeGraziacheilGalluppi,scambiodifondarelafi losofia della sperienza,
come si era proposto, per incaute concessioni al Kantismo,era finito con
darsegli in preda. Cotesto sviamento ei combatté a tutt'oltranza ne'primi
libri, come nell'ultimo;primacopertamente,esenzapronunziarne
ilnome,poiallasvelata.Onde amenonpiccolasorpresaha cagionato il giudizio di
certi nostri storici e critici ad orec
chio,iqualiconfondonoilGalluppicolDeGrazia,comese professassero la medesima
dottrina. Capisco che iltitolo, c o m u n e a d e n t r a m b i , di filosofia
s p e r i m e n t a l e , h a p o t u t o t r a r
reinerroreiprelodatigiudici;ecompatirei losbaglio,s'ei fossero dilettanti;ma è
da condannare severamente in loro, che si danno l'aria di scrivere storie e
critiche, senza leg gere neppure ilibri istoriati e criticati. 14
15 TornooraalDeGrazia.Perdimostrareilprocessostori co de'due opposti
avviamenti, ei ricorre alla sorgiva :rifà quindi la storia de sistemi
filosofici moderni,ed ammaestra to dagli errori altrui ripropone il problema, e
si accinge a risolverlo. Anche qui l'influenza del Galluppi è manifesta, avendo
questi pel primo rimesso in onore appresso di noi la storia della filosofia, e
dato il più lucido esempio d'innestare le ricerche proprie con le indagini
fatte prima da altri sul m e d e s i m o s o g g e t t o : il D e G r a z i a t
u t t a v i a r i t e s s e l a m e d e s i m a storia con altro intendimento
;perciò la sua non è ripetizione di quella fatta dal Galluppi, e vale il pregio
di essere esposta e conosciuta in disparte. II. La filosofia pel De Grazia si
aggira sul problema della scien
zaumana,nèpiùnémeno,chepelGalluppi:iltitolodelle due opere capitali scritte dai
due filosofi calabresi accusa la medesima intenzione.Il Galluppi scriveva il
Saggio plosofi co su la critica della conoscenza ; il De Grazia, il saggio su
la realtà della scienza umana . Questa similitudine ha tratto in errore alcuni
storiografi dafrontispizî,perchè dallaintestazionesono corsi,senz'al t r o , a
d a s s e r i r e c h e il G a l l u p p i e d il D e G r a z i a p r o f e s s
a n o l a medesima dottrina.Se non che,questa volta l'hanno sba gliata ; chè se
il problema è lo stesso in entrambi , la solu zione è diversa non solo,ma
opposta.Il De Grazia scrisse col manifesto divisamento di combattere la
soluzione gallup piana. Già nella stessa intestazione il filosofo di Mesuraca
accenna a questo punto capitale del suo Saggio , ch'è la real tà della
scienza,compromessa,a parer suo, dalla spiegazio ne accettata dal filosofo di
Tropea. Ma seguiamo ilprocesso storico delproblema,com'è espo sto dal De
Grazia. IlGalluppi aveva dato l'esempio di accoppiare alla sua
Ancora non gli eran potute essere note le tre epoche di stinte da Augusto Comte
, che par di non aver conosciuto n e p pure
dopo,egiàeglitripartiscelastoriadellafilosofia,aun di presso,con un criterio
analogo a quello del filosofo francese. Nella prima epoca la ragione,baldanzosa
per inesperta gioventù,silibra a volo,e tenta costruzioni metafisiche, te nendo
scarsissimo conto della scienza principale,e facendo ne quasi un'appendice
delle sue fantastiche cosmogonie. Nella seconda,ella piglia per verità le mosse
dal proble madelconoscere;matostoloabbandona,sedottadallame tafisica. Nella
terza,la ragione rinsavita si propone chiaro il suo cômpito,ed'altronon
sibriga;senon che,pur nelle solu zioni del problema conoscitivo,di quando in
quando,fa capo lino ilrazionalismo. Insomma l'esosa metafisica,lo scapestrato
razionalismo s o n o p e r D e G r a z i a il v e r o o s t a c o l o , c h e n
o n l a s c i a p a s s a r l a vera scienza per la sua via. Alle tre epoche
egli assegna questi intervalli di tempo:la prima si stende dai primi abbozzi
ionici fino a Socrate, il fondatore della definizione,e de'ragionamenti
d'induzione ; la seconda da Platone e da Aristotele corre fino a Locke ; in
terrotta qua e là dai tentativi del Galilei, del Bacone,e del Des
Cartes;laterzaduraancora,edènelmeglio delle sue conquiste. 16- dottrina
la genesi storica del problema da lui riproposto ; e
sirifàdaCartesioaquestaparte,daCartesiocheperluiè il padre della filosofia
moderna .Il De Grazia risale più in su , fino ai primordî della filosofia greca
, senza perder d'occhio p e r ò il p r o b l e m a d e l l a s c i e n z a . Il
s u o c r i t e r i o s t o r i c o è s e m plicissimo:v'èduefilosofie,una che
ritienel'osservazione de'sensi,un'altra che l'impugna;e quest'ultima, comechè
si argomenti di ricostruire la impugnata testimonianza,m e ritasempreilnome
dirazionalismo. È mestieri,diceilDe Grazia,distaccardeltutto leme
tafisiche speculazioni dalla scienza del pensiero,per forzar la ragione al
metodo di pura osservazione ». La ragione,secondo lui, ha una tendenza
precisamente contraria; ingegnandosi di rimenare all'ordine a priori quel
chetrovasidatodainduzione.È necessario adunque che la filosofia n e infreni l'
i m p e t o , e n e m o d e r i la foga ; e , p e r n o n
esserviriuscitaancora,lametafisica èrimastastazionaria, piena zeppa di
ambiziose vedute, non avvalorate da'fatti. «Positivoprogresso
dellafilosofiad'oggidì è quello di es
sersiridottelericerchemetafisiche,cheuntempo formava no la sterile ricchezza
degli scritti filosofici ». L a s t e s s a a v v e r s i o n e h a il D e G r
a z i a p e r l o s p i r i t o t e o l o g i c o . « L'intervento divino nella
spiegazione de'fenomeni na turali vale quanto la macchina nello scioglimento
del nodo diuna tragedia.Perocchè è ben facile espediente ilriporta re ad una
causa sovrannaturale quegli effetti, che non siè saputo ricondurre alle cause
naturali ». Soggiunge innotaunariserva,èvero;dichiaradinon v o l e r i m p u g
n a r e i m i r a c o l i : il p u n t o p r i n c i p a l e n o n è m e n
saldo però,l'esclusione loro dalla scienza. QuiilDe Grazia,siacheloconoscesse,oche
s'incontras se col Comte , si mostra cosi aperto avversario dell'interven
todivino,come delleipotesimetafisiche:teologia,erazio nalismo sviano dalla vera
scienza. Il tradizionale metodo della filosofia telesiana rivive dopo tresecolinelDeGrazia:fondamentodellascienzaèlasolaos
servazione;e nondimeno riserva di ossequio verso l'autorità religiosa,da parte
degli autori. IlDeGrazia rivolgeaifenomeni delpensiero quella os servazione,
che il Telesio aveva rivolto a'fenomeni naturali. Ilmetodo ch'ei si traccia,e
che si studia di seguire,è il se guente:osservare ifenomeni primitivi,ridurli
finoagli ele menti irreducibili. 17 3 «La
filosofiaintellettuale,eidice,dopoaverriconosciuto i fatti attuali di coscienza
dee saggiar di risalire di riduzio ne in riduzione al fatto primitivo,alla pura
veduta intellet Quali sono i fenomeni primitivi del pensiero a cui si fer
ma?Sono tre,lasensazione,ilgiudizio,ilvolere;quindi tre parti principali della
filosofia,Estetica,Logica,Etica. Lasciando di vedere se questi tre sono proprio
i fenomeni irreducibili,certo è però che ilmetodo da lui seguito è pre
cisamente quello tenuto dalle scienze esatte.L'autore non dissimula il bisogno
da lui sentito di applicare alla filosofia ilmetodo dellematematiche,allequali
s'era da prima ad detto, e dal cui studio deriva in gran parte il riscontro che
si può scorgere tra la sua filosofia e quella che nel torno m e desimo si
coltivava in Francia sotto il nome di filosofia po sitiva. « E p p u r e , e s
c l a m a il D e G r a z i a , n o n v ' è c h i p a s s a n d o d a l la
evidenza delle matematiche alle ricerche filosofiche non senta irrequieto
ilbisogno di sortir fuori delle incertezze, in cui vede implicato il sistema
della scienza ». Come dalla semplice osservazione lo spirito possa solle v a r
s i a l l a r i d u z i o n e s c i e n t i f i c a d e ' f e n o m e n i , il
D e G r a z i a d e scrive in modo molto preciso;e tale che merita esser riferi
to con le sue stesse parole. « Ma l'esperienza non è l'osservazione
empirica,che si arresta a'fenomeni isolati.Ilmetodo sperimentale sigiova
dituttiinostrimezziperiscovrirelaconnessione de'feno meni;del ragionamento
astratto,della induzione,delle spe rienze artifiziali, delle ipotesi.Con sì
varî mezzi la fisica la vora alle classificazioni de'fenomeni esterni,a ridurre
i fe nomeni particolari a'generali,a rilevare dal corso della na tura le sue
leggi,cioè le costanti condizioni de'fenomeni,le une costanti e permanenti , le
altre costanti nel cangiar dei fenomeni. In tal divisamento non mira soltanto a
minorar tuale ». l'ignoto,che resta limitato a'fenomeni
irreducibili, ma ad uno scopo più positivo,a quello diprevenir l'esperienza,e
somministrar così preziosi materiali a tutte le arti ». C h i r i c o r d a il
m o t t o d e l C o m t e : « s a v o i r c ' e s t p r é v o i r » r i
conoscerà di leggieri il riscontro de due filosofi. Nè risalta meno la comune
mira di ridurre i fenomeni fino all'estremo limite, affine di minorare l'ignoto
. Trasportandoorailmetodotestedescritto alleinvestiga zioni filosofiche, il De
Grazia procede cosi ; osserva , cioè, i fatti della coscienza,qual'è
attualmente, e di riduzione in riduzione risale
finoaiprimielementi,ond'ellaèstata ge
nerata.Eglistessoformolailsuoproblemainquesti termi ni:«coimezzichesonoinnostropotere,ritrovarlagene
razione delle verità,di cui siamo in possesso ». Questo metodo ei lo chiama
genealogico; e la parola ed il concetto sitrovano inun altro filosofo
italiano,noto alDe Grazia,in Pasquale Borelli,che intitolò lasua filosofia,Prin
cipii della genealogia delpensiero.Fino a che punto s'ac cordino nel loro
intento,toccheremo appresso :qui basta n o
tare,chelafilosofiavera,lafilosofiaseriapelDeGrazia co mincia con quest'analisi
minuta degli elementi primi del pensiero.Dimodochè sebbene ei lodi Aristotele
di aver a m messo la realtà delle idee universali,e più ancora di essersi
fondato sul senso,nondimeno,poiché lo Stagirita vi arrivo quasi di lancio,e per
un'affrettata generalizzazione,il n o strofilosofononripiglialaverastoriadalui.Ilprimo
sag gio genealogico del pensiero sembra a lui,essere stato il
Saggiosul'intellettoumano diLocke,chepure ilGalluppi chiamava immortale.
QuelSaggio,cadutopoi indiscredito,ebbe una meritata
rinomanza;elafamafupiùfondatadeldiscredito.La filo sofia inglese mette capo
tutta quanta in esso ; la francese del secolotrascorso
nederivò;allatedesca,iniziatadalKant, d i è il p r i m o u r t o p e r m e z z
o d i H u m e . O g g i d i , a p p r e s s o d i n o i 19 Il
principal merito del filosofo di Wrington era agli occhi del De Grazia quello
di aver combattuto ad oltranza le idee innate.Ritenere tutte,o alcune idee per
innate,porta ne cessariamente per conseguenza di non ricercarne l'origine; e
quindi impedisce il progresso della filosofia, che tutta si dee travagliare
attorno a questa ricerca.Cartesio e Leibniz,
chesicredonodiaverleammesse,inrealtàleritenneroco me semplici disposizioni ;e
fu per colpa di una improprietà dilinguaggio ses'imputòalorodiaverleaccettate.E
qui dava una toccatina alGalluppi. Ma
ilsistemalockiano,nelrintracciarelagenealogia del pensiero, omise moltissimi
atti mentali che vi concorrono ; ed era omissione scusabile in un primo
tentativo,ed in ri cerca cotanto complessa.Locke diè,per dir così,una for mola
generale,allaqualeeranoapplicabilipiùvalori:Con dillac si avvisa di darle un
valore preciso ; ma precisando, disvia.Locke,difatti,aveva riconosciute due
sorgenti delle nostre idee,la sensazione,e la riflessione:quest'ultima non era
ben definita,erauna funzione che accoglieva un po'di
tutto,giudizio,astrazione,ragionamento,volontà,era in definita,siconfondeva con
lacoscienza:Condillac dà un va - 20 -
sièpiùgiustiversodelmodesto,delsincero,del pazientis simo Locke ; smessi i
superbi fastidî delle sintesi frettolose: al tempo che scriveva il De Grazia le
invettive giobertiane erano accolte senza molti scrupoli ; ed al filosofo
calabrese f u g l o r i a n o n e s s e r s e n e l a s c i a t o s m u o v e r
e . Il G a l l u p p i , c o m e abbiamo visto,lo aveva pregiato assai,ma i
consigli del buon vecchio cominciavano ad aver poca presa su gli animi
de'giovani.Fuori d'Italia l'Herbart faceva tanta stima del Saggio lockiano,che
al Consigliere Clemens,il quale lo ri chiedeva intorno alla filosofia da
insegnare ne’ginnasi, riso lutamente rispondeva : dal maestro di filosofia
ne'ginnasi anzi tutto ed assolutamente richiederei che avesse letto Locke
. lore preciso , riduce tutto alla sensazione , o semplice , o t r a
sformata : sentire è giudicare. IlDe Grazia,come abbiamo visto,fa della
sensazione e del giudizio due fenomeni irreducibili ; egli non può dunque nè
contentarsi dell'ambiguità della riflessione lockiana, ne moltomeno
dellasemplicitàdellasensazionecondillachiana. All'osservazione de'fatti gli
pare che il Condillac abbia sosti tuito la tortura del fare sistematico . Gran
merito di Kant è quello di avere scorto l'importanza del giudizio,di questo
fenomeno irreducibile,stato dal Con dillac confuso con la sensazione. Pel
filosofo di Koenisberg gli ultimi elementi delle nostre idee sono da una parte
le sensazioni,dall'altraigiudizî:idueelementi appunto che al nostro filosofo
paiono indispensabili alla soluzione del p r o blemachesièproposto. Ma con
questo gran merito egli imputa al Kant una gran colpa,la soggettività
de’rapporti; vizio che gli sembra infet tare la filosofia contemporanea. L a s
o g g e t t i v i t à d i K a n t p e r ò , e d il D e G r a z i a n e c o n v
i e n e , fu una necessità storica. Locke aveva detto che tutte le n o stre
idee nascono dalla sperienza,e che un'idea originale semplice non può derivare
quindi da un ragionamento : H u
meaccettòlepremesse,econtinuò:mal'ideadicausanon ܚ.ܝ 21- Per lui,come per d'Alembert,lafacoltà distintiva dell'es
sere attivo e intelligente,è quella di poter dare un senso al la parola è:ora
il Condillac questa distinzione l'ha distrutta. ; i J tà el
Seelementisoggettivi,eglinota,simesconoco'dati spe rimentali,in taleipotesinon
conosceremmo quel ch'è nel fattoosservato,ma quelcheciapparisce
esservi;talchese spogliamo ilfattodiciòch'ènostraproprietà,lanostraco noscenza
svanisce.Si vuol che siano elementi soggettivi le
ideedispazio,ditempo,disostanza,dicausa?Togliete via dunque dagli oggetti
esterni e dal proprio essere siffatti ele menti;e la scienza della natura,e
dello spirito è distrutta », può derivare dalla sperienza ;dunque
non c'è.Cosi tutta la scienza della natura andava in aria,e Reid sirifugiò nel
sen so comune ,in una credenza irresistibile,istintiva:Kant a m mise degli
elementi aggiunti dall'attività dello spirito. IlDe Grazia nota con molto
accorgimento,che in sostan zailsensocomune,dicuitantosicompiacciono certi filo
sofi anche oggidi,non salva nulla;che per giunta è pieno di
contraddizioni,perchè introduce classificazioni e distinzioni arbitrarie,mentre
si era prefisso di accettare le comuni cre
denzetaliqualisitrovanonellacoscienzavolgare;che tra Reid e Kant,per ciò che
riguarda la realtà della scienza, nonc'èpuntodidivario.
«Kantnellospiegareilfenomenolosfigura,elascia sco
vrireildubbio:lascuolascozzesetieneoccultato ildubbio perchè non imprende la
spiegazione del fenomeno .... È BravoilDeGrazia!Eglinonsilasciaappagaredallepa
role,e civedebenaddentro;esel'haconKant,saperò rendergli giustizia,nè
condannando lui,assolve quelli che sono intinti della stessa pece. Ed ora viene
ilbuono.Nella dottrina kantiana ei capisce subito, che non il numero degli
elementi soggettivi aggiunti dallo spirito,ma l'aggiunzione sola,quanta che
fosse, era sufficiente a compromettere la realtà della scienza umana . Certi
nuovi critici,che in filosofia credono poter servirsi dellastadera,han
detto,peresempio:ilKantammette in tuizionipure,categorie edidee,tutte
apriori,ilGalluppi, invece, appena appena dà per soggettivi i due rapporti d'i
dentità e di diversità,dunque è lampante ch'ei sian discosti le mille miglia
uno dall'altro. sta dunque la differenza, in quanto alla realtà delle
nostre conoscenze , tra il proscritto sistema kantiano, e la favorita dottrina
della scuola di Reid !> que IlDe Grazia scrive così:«basta ilsupporre una
pura ve duta dello spirito il solo rapporto d'identità e di diversità,
·23 rapporto fondamentale delle nostre conoscenze , per ricadere nel
realismo empirico del sistema kantiano ».(Saggio etc. Vol.2,pag.160 - Napoli
1839). Nè contentoacid,altroverincalzalasuaosservazione in questi termini: « M
e t t i a m o o r a i n d i s p a r t e il s i s t e m a k a n t i a n o ; c a
n g i a m o la sua ripartizione tra gli elementi soggettivi e gli oggettivi
accordando più largamente alla sperienza ; o anche tutte le idee diciamole
derivate dalla sperienza,e riteniamo bensi solamente che non sono condizioni
oggettive i rapporti a n zidetti appresi tra le sensazioni ; noi ricadiamo
apertamen te nel realismo empirico della filosofia critica ». (Vol. 3, p.367).
Pel De Grazia il kantismo consisteva nell'applicazione di elementi soggettivi
alle sensazioni:dovunque riscontra que sto medesimo processo ei riconosce
ritenuto il fondamento della filosofia kantiana. Ei si maraviglia anzi che gli
altri non siansi accorti di questa medesimezza. « La storia nota a stupore
della posterità,che i filosofi tutti hanno accusato d'idealismo il sistema
kantiano, e che niuno aveva avvertito, l'idealismo esser nella supposta n a
tura soggettiva delle idee di rapporto ».(Vol.4,pag.512). Quale sarebbe stata la
maraviglia del De Grazia,se avesse vistoche,quando
ebbenotatacotestasomiglianzaloSpaven ta,controluigridaronotutteleoche,vigili
sentinelledella rocca filosofica. Parve denigrazione della filosofia italiana,
quella ch'era critica aggiustata e seria:parve così a coloro, iquali se ne
predicavano sostenitori,quando non l'avevano studiata,e forse neppure letta. Ma
torniamo al De Grazia. Ei non cita il Galluppi in tutto quanto il Saggio, se
non una volta sola ; egli però scrive il libro per combattere la dottrina del
suo gran concittadino,che glipareva derivata a dirittura da quella di Kant.Che
però miri al Galluppi, ap parisce da un'apposita nota,che aggiunge
a pag.239 del 4° vol.delsuoSaggio. « La dottrina degli elementi soggettivi,ei
dice,è stata da noi detta soggettivismo per denotarla qual vizio radicale del
metodo filosofico.Puòanche dirsiformalismo,riferendosi alleformepure diKant,che
sono gli elementi soggettivi. Noi abbiamo preferito finora la prima espressione
per la c o n siderazione, che nelle dottrine attualmente in vigore si abbraccia
l'ipotesi degli elementi soggettivi,e non vi si parla di forme. E siccome
credono alcuni di non incorrere nell'idealismo di Kant,tuttochè adottano quella
ipotesi;noi nel combatterla sotto qualunque aspetto,dovevamo ritenere il nome
or generalmente adottato, quello di elementi sogget tivi.Se
cifossimoinvecediretticontro ilformalismo, po teasi credere che prendevamo di
mira il solo sistema kantia no.Insostanza,ladistinzionedimateriaediformaintal
sistema serve a render più potente l'idealismo,che si rac chiude nella dottrina
degli elementi soggettivi.Quindi si son messe in disparte le forme kantiane, e
si sono adottati gli elementi soggettivi che Kant appello forme. Ecco come da
taluni si è creduto evitare l'idealismo k a n tiano !» Pel De Grazia adunque il
divario fra Kant e Galluppi, ed anche tra Kant e Rosmini,come vedremo appresso,
era più dinomeched'altro.Checosanediràilprof.Acri?checo sa ne diranno tutti
quei ciarlatani grandi e piccini,che sen zaaverlettoneppureifrontispizîdelleopereche
citano,lo mitriarono vindice della filosofia italiana ? Ai ciarlatani è inutile
rivolgere nessuna domanda;al pro fessore Acri domando che cosa voleva
dire,quando scrisse a proposito del Galluppi il seguente giudizio ricavato dal
De Grazia . 24 « Ma perciò che Galluppi e Kant affermano tutt'e due che
questeidee(identitàediversità)sono soggettive es'accor dano
nelleparole,ne vuoi dedurre che Galluppi sia kantia n o ? Il t u o a r g o m e
n t o s a r e b b e q u e s t o n è p i ù n é m e n o : q u e l l ' a n i m a l
e lì è c a n e ; q u e l l a c o s t e l l a z i o n e lì è c a n e : q u e l l
o a b baia;dunque quell'altra deve pure abbaiare.Se si considera ilpensiero
delGalluppi su questo argomento,quantunque non molto lucido e netto, come ha
notato quel nostro De Graziadegnodimaggiorfama,sivedesubitochel'idea
diidentitàhavaloreoggettivoereale,perchènasce dall'i dentità reale dell'io come
cosa,non altrimenti che l'idea di unità ».(Acri,Critica etc.p.31). Quando lessi
questa scappata dell'Acri,mi misi a ridere: tralasciai pero di tenerne conto
nella risposta che gli feci, non volendo entrare nella esposizione del De
Grazia,che sa pevodidovere scriveredopo:eccomioraapoternefartoc care con mano
la falsità. Stando all'Acri,adunque,quel nostro De Grazia aveva notato
benissimo che per Galluppi le idee di identità e di di versitàerano
oggettive;chesoltantonellaespressioneave va questi mancato di lucidezza.
HailprofessoreAcrilettodavveroilSaggio delDeGra
zia?Iocredo,edebbocrederedino,perchè intutt'iquat tro volumi,quel nostro
valoroso concittadino d'altro non biasimailGalluppi,pursenzacitarlodinome,che
diaver accettato dal kantismo la soggettività de'rapporti, segnata mente poi di
questi due d'identità e di diversità. - 25 Ilprof.Acri,seavesselettoillibro,non
sarebbeuscitoin quella citazione,inesatta non solo,ma assurda ;chi pensi, che
ilDe Grazia ad altro fine non scrisse,che a rilevare la medesimezza
de'risultati, per rispetto alla realtà della n o stra scienza,si delle forme
kantiane,come degli elementi soggettividelGalluppi.Capiscocheilprof.Acri
potevafar a fidanza con l'ignoranza assoluta de'suoi ammiratori in fatto di
storia della filosofia,ma egli non doveva contare per niente,dunque,neppure
isuoi contraddittori? Padronissimo di creder lui,che que'rapporti
pel Galluppi sianooggettivi,ma perchèvolertiraredallasuaancheilDe Grazia,che
tuttalavitascrisseappunto per dimostrare il contrario?È un po'troppo,parmi.
Finchè visse ilGalluppi,ilDe Grazia non riflni dal com batterneladottrina,congrandeinsistenzaforse,delche
si scusava;ma con profondaconvinzione,edopo averne lunga mente ponderato quelli
che a lui parevano inconvenienti gravissimi.Nol nominò però mai,altro che una
volta sola, c o m e a b b i a m o v i s t o , e p e r l o d a r l o . M o r t o
c h e f u il G a l l u p p i , scrivendo egli l'ultima sua opera col titolo di
Prospetto della filosofiaortodossa,smettelaprima riserva,elocombatte no
minatamente .Ripetendo le antiche obbiezioni ,egli scrive cosi : « Su tutto
quel che abbiamo qui osservato intorno alla dottrina della sensazione
essenzialmente percettiva, e della soggettivitàdelleideedirapporto,dobbiamo
anoistessiil far noto a'nostri cortesi lettori,che fin dal 1839 le stesse
osservazioni, più estesamente sviluppate,furono fatte di ra gione pubblica, e
non abbiam poi cessato di riprodurle in parte,e ripetutamente in varii articoli
pubblicati in diversi giornali ».(pag.141-142). Dimodochè rimane fuori di ogni
controversia, che il De Grazia ha inteso combattere la dottrina del Galluppi su
la soggettività de'rapporti,e che ha creduto essere questa dot trina conforme a
quella di Emanuele Kant . Potrei anzi a g giungere,che la soggettività
de'rapporti parve al De Grazia concedere più di quel che Kant medesimo
ricercasse:«tutto, egli avverte, si accordava a Kant , anzi ancor più di quanto
questiesigea,quando glisiaccordava,che le idee di rap porto sono elementi
soggettivi ».(Vol.4,pag.267). Eperchèdippiù?PerchèKantlimitavaalmenoilnumero
delle sue forme; mentre la tesi galluppiana della soggettività spaziava più
largamente. Ecco le strette in cui il De Grazia pone questa filosofia.
26 «Finché siritiene,eidice,da'filosofilanatura soggetti
vadelleideedirapporto,restainconcusso ilprincipio,che
isensinonpossonoaltrodarcichenude sensazioni.Questo p r i n c i p i o o r o v e
s c i a p e r i n t e r o il s i s t e m a s p e r i m e n t a l e , o deve
ammettersi che tutte le nostre idee sono sensazioni:ad un estremo
èilformalismoassoluto,all'altroestremo è il sensualismo. Nelle forme pure dello
spirito si modella in ideel'informemateriasensibile,dice ilformalista:tutte le
nostre idee sono sensazioni, o primitive o trasformate, dice
ilsensualista».(Vol.4,pag.269-270). O Kant,oCondillac:eccoilbivio
dellafilosofia,secondo il nostro filosofo. Perchè questo bivio? Perchè due
soluzioni sono possibili, quando non si tien conto di tutti nostri m e z zi del
conoscere.Questi mezzi sono due :sentire,e giudica re;ridurli entrambi ad un
solo,importa o lasensazione tra sformata di Condillac,o ilformalismo kantiano.
Formalista è dunque il Galluppi, formalista il Rosmini ; entrambi costretti ad
ammettere tutt'igiudizi come sinteti ciapriori. « Se l'idea di identità fosse
un elemento soggettivo,come essi opinano,e perciò addizionale alle due idee,il
nostro giudizio sarebbe in tutti casi sintetico a priori ».(p.286). Ma
ilGalluppicombatteigiudizîsinteticiapriori,sidi ilcorollario previsto dal De
Grazia non lo tocca dun que .Così ragionerebbe chi si fermasse alla buccia
delle q u e stioni;noncosìilDeGrazia,ilquale vipenetraaddentro. È una
contraddizione,eglidice,dicuiilfilosofonon s'èac corto, perchè la vera dottrina
è quella che non dipende dal la intenzione,o dalla professione di fede che fa
un autore, ma quellachesifondanellalogica. Avete un bel dire che giudizi
sintetici a priori non vole 27 rà; « Non si è dunque avvertito, che son
due tesi contraddit torie, il non esservi giudizî sintetici a priori, e
l'essere ele mento addizionale l'idea d'identità ». (loc.cit.). te
ammetterne,quando poisostenete che ogni rapporto è un'identità o totale o
parziale ; e quando soggiungete che questa identità è un'aggiunta dello
spirito. Quale dottrina contrappone ora il De Grazia a quelle del Condillac,e
del Kant ? L'uno diceva : giudicare è sentire ; l'altro, seguito dal Rosmini e
dal Galluppi, diceva:giudicare è a g g i u n g e r e ; il D e G r a z i a , d i
s c o s t a n d o s i d a l p r i m o e d a l s e condo,dice:giudicare
èosservare. Ma prima d'intendere il significato nuovo,ch'ei dà alla funzione
del giudizio,necessita ricordare com'egli abbia in teso la sensazione. Né
Locke, nè Condillac distinsero abbastanza la sensazio ne dalla percezione ;
Condillac anzi le confuse affatto. Alla stessa confusione fu sforzato
ilGalluppi.Tralascio le osser vazioni sui primi due,mi fermo a quelle che vanno
dritte contro la spiegazione galluppiana,ch'è lamira principale del De Grazia .
Due sbagli commette ilGalluppi,uno di confondere ilsen - timento con la
coscienza; l'altro di confondere la sensazione con la percezione. « Il
sentimento e la coscienza del sentimento sono nel n o stro spirito cosi
abitualmente congiunti,che più filosofi han confuso i due fatti affermando, che
sentire ed esser conscio di sentire non sono che una operazione medesima dello
spi rito ».(Vol.4,pag.17). « Confondendo la coscienza della sensazione con la s
e n sazione, non si sono avveduti que'filosofi, che ciò era un confondere il
conoscere, il percepire col sentire, c o n fusione che essi medesimi
rimproverano a'sensualisti ». (loc. cit.). Queste due confusioni erano state fatte
veramente dal G a l luppi,avendoeglicompresosottoilnome disensibilitàin
Il simile si dica della idea dell'ente, che il Rosmini a g giunge ad ogni
giudizio; su la quale torneremo altra volta. 29
«Sentireilmesensitivodiunfuordime,glidiceilDe
Grazia,èlapiùforzatacontrazione,che potea darsi all'e spressione del fatto di
coscienza ».(Vol.4,pag.18). L'industria adoperata dal Galluppi per nascondere
questi giudizî elementari e primitivi proviene,a parer del nostro fi losofo,
dal perchè egli li aveva tenuti per sospetti di sogget tivismo.Questo medesimo
motivo lo indusse ad ammettere le sensazioni oggettive, senza bisogno di
spiegare il passag gio dal sentire al percepire . Leibniz e d'Alembert,
entrambi geometri , e prima di loro anche il Malebranche, avevano riconosciuto
il bisogno di spiegareilpassaggiodalmealfuordime:idueprimiave vano anzi
proceduto più avanti,additando come mezzo l'in
duzione;ilGalluppitagliòcorto,negò ilproblema stesso; affermando non esservi
luogo a passaggio,quando la sensa zione coglie immediatamente l'oggetto. Doppio
sbaglioadunque da partedelGalluppi:primo,aver disconosciuto igiudizî
primitivi;secondo,aver rifiutato,per la conoscenza del mondo
esteriore,ilsoccorso della induzio ne . Contro i giudizî lo aveva prevenuto la
dottrina kantiana de'rapporti soggettivi ; contro l'induzione,il presupposto
che nessun'abitudine posteriore avrebbe potuto fare ciò che un atto primitivo
non aveva potuto.Se una prima sensazio ne non mi
fapassareall'oggettoesterno,come,diceva il Galluppi, mi ci potrebbe abilitare
una seconda od una terza? Eppure de'giudizî abituali che si frammischiano alle
sensa zioni aveva toccato prima il Malebranche , poi il Condillac ; -
ternailsentimentoelacoscienzadelme;esottoilnomedi sensihilità esterna la
sensazione e la percezione . Perchèdalsentimentosivadaallacoscienza,edallasen
sazioneallapercezionecivuoleilgiudizio;non ilgiudizio
galluppianocheaggiungarapportisoggettivi,ma ilgiudi zio che osserva,ed
osservando distingue i rapporti reali delle cose. e della forza dell'abitudine
Hume ,e della efficacia della in duzione avevano accennato il Leibniz ed il
D'Alembert ! IlDe Grazia riassume e tesoreggia isaggi de'suoi prede c e s s o r
i , e li c o m p i e c o s ì . associazione adunque spiega l'origine :
l'induzione as sicura la realtà;come si può assicurare, beninteso, una ve rità
contingente , la quale non esclude mai la possibilità del l'opposto. Coloro i
quali han posto mente alla sola abitudine fonda ta su l'associazione,han detto
:ma qual garantia ci porge ella della sua realtà ? Così son rimasti nel circolo
descritto 'da Davide Hume. Il D e G r a z i a , s c h i v a le p r i m e e le s
e c o n d e difficoltà , e f o r m o l a il p r o c e s s o g e n e a l o g i c
o c o s i : l ' a s s o c i a z i o n e c o m i n c i a , senza badare alla
realtà;l'induzione legittima ciò che trova, senza doversi brigare del
cominciamento. In siffatta guisa il nostro filosofo fa capitale di tutt'i saggi
parziali tentatiprimadilui,licollega,liordina,licompie uno con l'altro :la sensazione
e igiudizî abituali, intrave duti da Malebranche e da Condillac
;l'osservazione, indefi nitatralemanidiLocke,edaluimeglioprecisata;lamas sima
aurea del Kant :pensare è giudicare ;la virtù dell'abi tudine,messa a rilievo
da Hume;la induzione accennata da Bacone in generale,additata da Leibniz e dal
D'Alembert a scenze provvisorie. 30 La sensazione dà iprimi
dati,ilgiudizio osserva i rap
portichevisonocontenuti;l'associazionedelleideecifor nisce leconoscenze prime
concernenti ilmondo esterno,in via provvisoria ;l'induzione,più tardi,legittima
le cono Gli altri,invece,ponendo mente alla tardiva comparsa d e l l a i n d u
z i o n e , h a n n o o s s e r v a t o , c o m e il G a l l u p p i : m a l a
i n duzione vien troppo tardi a farmi passare alla realtà ester na,richiede
troppi congegni,troppe industrie,dicuil'in fante non si può supporre
capace. 31 proposito dellaconoscenzadelleveritàdifatto.Bacone,di
fatti,dicendo:sensus tantum 'de experimento, esperimen tum de rejudicet,aveva
enunciato un canone applicabile piùaifenomeninaturali,chealnostromodo
diconoscerli: l'applicazione speciale alla nostra conoscenza si deve a'due
geometri filosofi, cioè al Leibniz ed al D'Alembert. La storia intanto invece
di attribuire agli anzidetti filosofi la debita lode di essersi accostati
sempre più alla soluzione delproblema delconoscere,ricordalemacchine
artificiose de'lorosistemi,l'occasionalismo,l'armonia prestabilita,e simili
deviamenti dalla salda filosofia. IlGalluppipoiagliocchisuoihailtortonon
solodinon aver profittato de'saggi antecedenti, ma di essere indietreg giato
anche al di là di quel che aveva avvertito ilCondillac. Questi aveva ritenuto
per obbiettivo, o percettivo il solo tatto: Galluppi estese l'obbiettività a
tutti i sensi, occultan do la difficoltà invece di scioglierla.La realtà
oggettiva de gli esseri esteriori,ei dice,ha bisogno di essere legittimata: «
ciò che non veggono alcuni odierni scrittori,iquali sup ponendo naturalmente
percettividell'oggetto esterno i no stri sensi,credono con ciò avere abbastanza
legittimata la realtà dell'oggetto esterno ».(Vol.2,pag.254-255).
IlGalluppidiffidandodituttociòche civieneinorigine per mezzo
de'giudizî,trasporta alla sensazione quanto im mediatamente siapprende con
l'atto del giudizio (pag.316). Ei non s'accorge che c'è una contraddizione
manifesta tra la realtà oggettiva delle idee e la natura soggettiva de'rap
porti (pag.316-317). Ondechesquadrilaquestione,ilDeGraziatorna,edin siste
sempre su questo vizio radicale della dottrina gallup piana;vizio che apparve
chiaro in Kant,e che in lui rimase occulto per aver dichiarate oggettive
leidee,contraddicendo alla loro provenienza . Nel Galluppi rivive la tesi del
concettualismo , che il n o -- stro filosofo combatte
aspramente;nel Galluppi,e più anco ranelRosmini.IlDe Graziafautore del
realismo,non del platonico però,spende molte pagine nel rilevare gl'inconve
nienti del concettualismo medioevale,e più del moderno;ed in questa
disputa,trattata largamente in una rassegna appo sitapubblicatail1850,eidifendeSanTommaso
dallataccia di concettualista, ed impugna la somiglianza che il Rosmini vuol
trovare tra la sua teorica dell'ente possibile, e quella dell'Aquinate. Di
questa particolare ricerca diremo appres so : continuiamo intanto ad avvertire,
con la scorta del De Grazia , le lacune ch'egli addita ne'sistemide'suoi
avversarî. La critica dello stato attuale fu fatta maestrevolmente da K a n t :
il D e G r a z i a è l a r g h i s s i m o d i l o d i a l f o n d a t o r e d
e l C r i ticismo,filosofo per questo verso inarrivabile.Della origine
peròilKantnon occupossi,dichiarandoaggiuntiaprioritut tiquegli elementi, di cui
gli pareva arduo rintracciare la ge nerazione.Quanto sitoglieaiverimezzi
diacquistar cono s c e n z e , t u t t o si a t t r i b u i s c e a d u n a s u
p p o s t a o r i g i n e a p r i o r i , a questo vasto serbatoio di tutte le
perdite dell'analisi . Cosi , con una similitudine arguta,ei battezza per vere
lacune,per difetto di analisi ogni forma a priori. Nella stessa maniera han
combattuto,dopo delDe Grazia,l'apriori ifilosofi po sitivisti.Siricasca
inquesto metodo dunque,sempre che, abbandonatalagenesisperimentale,siricorre
allospedien te di addizioni di forme pure;sia qualunque ilnome con cui si
travestiscano . D'accordo con Kant,dice ilDe Grazia,che la conoscenza risulti
dasensazioniedagiudizî;ma giudicare,perme, semplicemente osservare,e non è
punto aggiungere. La ve duta èprora quando siosserva nell'oggetto,non già
quando - Ilmetodo daseguire,nelproblema dellaconoscenza,era
questo:esaminare lo stato della coscienza,qual'è attualmen
te;risalirealleoriginidelleideecheoravitroviamo;legit timarne la realtà.
O siaggiunge dal soggetto.Aggiuntachel'avretevoi,non è più da discorrere
della sua realtà. Sicché delle tre analisi da fare, Kant fece benissimo la
critica della coscienzaattuale;arrestossi per via nel rintrac ciare le origini
della coscienza primitiva;e conseguentemen te non potè legittimare la realtà
della nostra scienza. La realtà della scienza è collegata con la dottrina del
giu dizio:se questo è una mera osservazione,la realtà è assicu rata;
se,invece,è una funzione addizionale,la realtà non si può a nessun patto
legittimare. Ed ora noi siamo perfettamente in grado dicomprendere, perchè il
De Grazia combatta con tanta insistenza la filoso fia del Galluppi,ed insieme
di valutare,quanto poco la mira delDeGrazia
siastatascortadaquellichenehannofinora discorso.Egli ritorna spesso su la
critica da noi esposta, con una prolissità,ch'è stata non piccola causa
dell'esser passatainavvertita,perchèdileggereiseivolumidelle sue opere i più si
sono sgomentati. Il significato però di tutta la sua discussione si può ridurre
a quest'alternativa in cui egli trovòimpigliatalaricercadellaumana
cognizione:gliuni avevan detto col Condillac: giudicare è sentire ;gli altri a
vevan ripetuto con Kant :le idee di rapporto sono elementi
soggettivi:egliavevarisposto:èfalsal'una el'altraspiega
zione.Ilgiudicarenonèsentire,ma osservare;irapporti sono oggettivi,non
soggettivi. Il Galluppi intanto , destreggiandosi tra le due spiegazioni ,
aveva di ciascuna ritenuto una parte.Pur discostandosi dal
ladottrinacondillachiana,purdistinguendo ilgiudiziodal la sensazione,aveva però
ammesso de'rapporti,iquali era no sentiti:tali erano il rapporto tra
modificazione e sostan za,ed ilrapporto tra effetto e causa. Similmente,pur
promettendo divolersiappartareda Kant, pur professandosi fedele al metodo
sperimentale, aveva a c ce to B EL er EN 5 0 cettato due
rapporti come soggettivi affatto,quello d'identi tà,e quello di diversità. La
sottile e giusta critica del De Grazia aveva messo in e videnza le due capitali
contraddizioni della filosofia del Gal luppi.La consapevolezza
piena,profonda,ch'egli ha delle obbiezioni mosse al suo grande avversario , ve
lo fa insistere forse soverchiamente ;ma non senza rivelare una grande
perspicacia di mente nell'applicazione che ne fa alle singole questioni. «
L'idea di azione,di connessione,egli scrive,è idea di
rapporto;eirapportisigiudicano,non sisentono.Sièdi menticato in questa
occasione,che una sensazione non è più che una nostra modificazione, e per se
stessa non può darci altra idea che quella di un particolar nostro modo di
esistere » (Vol.4,pag.140). L'anno appresso,che ilDe Grazia finiva la
pubblicazione d e l s u o S a g g i o , il 1 8 4 3 c i o è , u n d o t t o a b
b r u z z e s e , O t t a v i o Colecchi,pubblicava in due volumi le sue
Quistioni filosofi che,e vi rifaceva lacritica delGalluppi,muovendo da un
criterio opposto a quello del nostro De Grazia,ed intanto somigliantissima nel
significato. Il Colecchi segue la filosofia kantiana nel concetto fonda
mentale,ma senediparteinmoltiparticolari.Riduceleca tegorie tutte quante a
quelle di sostanza e di causa;le dedu c e n o n g i à d a l l e f o r m e d e l
g i u d i z i o , c o m e a v e v a f a t t o il K a n t , ma dalle anzidette
nozioni di sostanza e di causa, congiun te con quelle di spazio e di tempo ;
rifiuta lo schematismo kantiano, che gli parve complicato, e superfluo ; e
finalmen te crede , che la realtà della nostra scienza non ne sia punto
compromessa . Il Colecchi adunque biasima il Galluppi d'incoerenza per
averammesso alcuni rapportioggettivi,edaltrisoggettivi;
senonche,invecedisoggiungerecomeilDeGrazia:dove
vateritenerlituttiperoggettivi,corregge lacontraddizione io
galluppiana in un modo opposto,soggiungendo:dovevate ammetterli tutti per
soggettivi. Tralasciando ora le modificazioni arrecate dal Colecchi
allafilosofiakantiana,eraffrontandolesueobbiezioni con tro il Galluppi in ciò
che s'accordano con le altre antece dentemente mosse dal nostro De
Grazia,citiamo in compro va testualmente le parole del filosofo
abbruzzese,perchè il lettore ne vegga l'accennata somiglianza. Dopo aver egli
ricordato la soggettività de'rapporti d'i dentità e di diversità ammessa dal
Galluppi contro del Locke , continua così: « Posto ciò si domanda ora:se
rispetto a quelle idee che sono un prodotto dell'analisi che le separa
da'sentimenti, e che sono perciò oggettive,venga lo spirito assistito o no
dalledue ideed'identitàedidiversità?seno,nonpotràegli separarle punto dai
sentimenti;perocchè un bambino puran che ne ha bisogno,per distinguere lasua
nutrice da uno stra niero;e tale distinzione è fuor di dubbio un atto di
analisi : se sì, le due idee d'identità e di diversità devono precedere le
sensazioni:sono dunque per anticipazione,ed anteriori ai sentimenti; e perciò
nell'ordine cronologico delle nostre co gnizioni non possono essere posteriori
alle sensazioni, ne presupporle come condizioni indispensabili.Come dunque so
stenere: che ogni nostra cognizione incomincia con l'analisi, e termina con la
sintesi, se per fare qualunque spezie di a n a lisi,ha bisogno lo spirito delle
due idee d'identità edi diver sità,le quali, per avviso del nostro autore, sono
un prodotto della sintesi che le aggiunge ai prodotti dell'analisi » ? (Qui
stionifilosofiche,vol.1,pag.197-198- Napoli1843).
Potreicitarealtriluoghi,concuiilColecchinota ildi - 35 un li ne ato 4 1
Biasima inoltre il Galluppi di aver detto che sono sogget
tivesololeideedirapporto,perchèegliammette leideedi
spazio,ditempo,disostanza,dicausa,sottoilnome dileggi della intelligenza,che
sono soggettive,senza essere rapporti. verso valore che debbono
avere nella ipotesi del Galluppi le idee di identità e di diversità quando si
applicano o agli o g getti dellamatematica,oaquellidellasperienza;ma usci
reifuoridelmiotema.Amepremeassodarechelecontrad dizioni, in cui s'era avvolta
la filosofia galluppiana per m a n co di coerenza,erano state rilevate con
mirabile acume dal De Grazia e dal Colecchi. Il prof.Ferri,il quale scrisse due
grossi volumi su la sto riadellafilosofiaitaliananelnostrosecolo,non trovòaltro
spazio per ricordare idue anzidetti nostri filosofi, che que sto,occupato dalle
seguenti parole: « Il faudrait enfin mentionner les écrits de Di Grazia, et de
Collecchi , Napolitains, qui, tout en modifiant,ou en c o m battant
Galluppi,n'ont cependant pas dépassé le point de vue de l'expérience ou de la
philosophie critique ».(Essais sur l'histoire etc. tom . 1, p . 334 ). Certo
così il prof. Ferri non si compromette. En m o d i fiant, en combattant, sono
frasi tanto diplomatiche che par c h e d i c a n o , e n o n d i c o n o . Il D
e G r a z i a h a m o d i f i c a t o il G a l l u p p i ; il C o l e c c h i l
' h a c o m b a t t u t o : c i h o g u s t o : s t a b e n e ; m a c h e c o s
a h a n d e t t o ? Q u e s t o è il p u n t o ; e s u q u e s t o , s i l e n
zio perfetto.E poi ilDe Grazia non l'ha punto modificato, l'ha combattuto pure
: l'avesse combattuto, qual lume si ricaverebbedaquestemezzeparole?Nonerameglioconfes
sare di non averne letto sillaba ? E perchè non occuparsene?
Forsechèerandamenoditantialtri?Io,peresempio,sen za far torto a nessuno , e
salvo la disparità per altri riguar di,trovo più ingegno filosofico nel De
Grazia e nel Colecchi, che non nelMamiani.L'ho detta grossa?Chiedo scusa a
tutti quelli che ne prenderanno scandalo ;certo di aver con
mecoloro,chesen'intendonodavvero;eche intendendo sene ardiscono dire il proprio
parere. Del silenzio sul Colecchi il prof. Ferri si scusa quasi ,scri vendo in
una nota così : 36 « Les écrits de Collecchi dispersés dans
les recueils litté raires n'avaient pas encore été publiés en un seul corps il
y a quelques années ». Pardon,prof.Ferri:gliscrittidelColecchi furono stam pati
fin dal 1843 in due volumi,che io ho qui sul tavolo,ed hanno
questaindicazione:Napoli,all'insegnadiAldoMa
nuzio,CarrozzieriaMontoliveton.13,1843.Qualgirodi anni comprendete voi nell'il
y a quelques années ? Venticin que non vi bastano ? E perchè non una parola sul
De Grazia , che doveva es servi noto,poichè ne registrate ilSaggio nell'indice
delle opere filosofiche pubblicate in Italia in questo secolo ? Forse n o n e n
t r a v a n e l d i s e g n o v o s t r o , c h ' e r a d i d e s c r i v e r e
il p e n siero italiano tutto inteso a cercare ciò che poi ha finalmen te
trovato , l'idealismo temperato ? ed allora perchè accusare
diparzialitàloSpaventa,cheavevatrascuratinon soquali filosofi, indotto dal suo
criterio hegeliano ? Ma passiamo oltre,avvertendo soltanto,poichè siamo su q u
e s t o a r g o m e n t o , c h e il c o g n o m e d e l D e G r a z i a n o n
v a s c r i t toDiGrazia;echeilColecchinonvarinforzatocome l'ha
rinforzatoilprof.Ferri,che loscriveCollecchi.Sarebbero minuzie, se non
attestassero la poca diligenza nello scrivere la storia. Morto
chefuilGalluppi,ilDeGrazia,benchèricordiqua e là gli sforzi sostenuti nel
combatterne le dottrine, rivolge però altrove la propria attenzione.
Ne'discorsi pubblicati il 1850 ei se la piglia con la filosofia,che in Italia aveva
preso ilsopravvento,echenonsicuravadinascondereildispre gio in cuiteneva
l'esperienza.Oramai non si tratta più di scoprire un Idealismo,tutto studioso
di occultarsi sotto il nome difilosofiasperimentale,com'erastatoilcasodelGal
luppi,ma di combattere un Idealismo che si presentava alla
svelata,eche,sottonomi diversi,s'eraguadagnate lementi della nuova
generazione.IlDe Grazia comprende tutti que 37
stisistemisotto un nome solo,sottoquello difilosofia spe culativa .
Traquestisistemiperò,secondolavaria importanza,al cuni combatte più
acremente,altri accenna soltanto.Accen na pure del consenso del genere umano
del La Mennais,del tradizionalismo del P. Ventura;delprimo un po'più distesa
mente, perchè s'accorda col sistema del Gioberti nel rifiu tare la testimonianza
e l'autorità della coscienza subbiettiva. Quanto al P. Ventura, poco seguito
aveva trovato in Italia, nèmeritavaimportanza,nèilDeGraziaglienedàmolta. Mente
severa, educata alle scienze matematiche, il De Grazia la giustizia sommaria di
tutti questi sistemi in un fa scio,ai quali a suo avviso mancava e la base
solida, ed il rigoroso ragionamento. «Una
volta,eiscrive,erascrittoall'ingressodellascuo. la:nemo
accedat,nisigeometra;igiovanettioggi leggono: nemo accedat,sigeometra.E non
hanno torto,perché ove si tratta di creare enti, o di manifestazioni del Dio
-Cosmo, e di ispirazioni,e di intuiti,o di nuove logiche trascenden tali,non
può esservi luogo pe'geometri:non è arena per le loro forze ». Ce n'è per
tutti, come si vede, e non risparmia né i si stemi tedeschi,nè i francesi,né i
nostrani ;ma vediamo quali obbiezioni particolari muova a ciascuno ;e basterà
ac cennarle,perchè oramai abbiamo abbastanza conosciuto il suo criterio. « Più
dilettevole trattenimento ci dà il La Mennais nel ravvisar per ogni dove un
riflesso del d o m m a religioso ; che 38 Contro del La Mennais nota che
la ragione umana collet tivaèun'astrazione,che solo l'individuo esiste;e quindi
il c o n s e n s o u n i v e r s a l e n o n h a a l t r o v a l o r e , c h e
q u e l l o d e g l ' i n dividui, da cui proviene. Con non dissimulata
derisione trat ta poi le spiegazioni fantastiche de'fenomeni naturali per mezzo
del domma. Punzecchiando ilGioberti,siricordadelGalluppi,cheper
liberarsidaognimolestiasularealtàde'corpi,concepi ob biettive le sensazioni , e
scrive . Le sue celie su la commodità di questi spedienti sono fre
quenti;senoncheglisembra che nègl'intuiti,néleispi razioni , nè gli istinti, nè
le idee inerenti allo spirito , benchè talvolta simulino l'evidenza,bastano
però a surrogarla pie namente . Se ilDe Grazia tralascia gl'influssi divini,
cið avviene perchè il Mamiani non li aveva ancora escogitati. Ma torniamo agli
appunti ch'ei muove al Gioberti.Come ! eidice,l'intuitoèpresente,enon sivede!È
ecclissato,sirepli ca,estabene;ma comeunmotivofinitobastaadecclissarlo? Il D e
G r a z i a , p e r q u e s t o i n e s p l i c a b i l e e c c l i s s e , s '
i n s o s p e t 39 d'altronde doveasi toccare con più rispettoso
contegno. Fino n e ' s e t t e c o l o r i d e l p r i s m a s c o r g e il t e
r n a r i o , d a c h e t r e s o l i secondo l'autore sono iprincipali ». Che
cosa avrebbe detto ilDe Grazia,se avesse letto la Vita di Gesù Cristo
dell'abate Fornari ? Il Gioberti si studia di sostenere col ragionamento la dot
trinaquasiispiratadelLaMennais:ilDeGraziarendegiu stizia al filosofo
italiano,nè lo confonde con l'autor dell’Ab
bozzo.Eccoperòlasommadegliappunticheglimuove.
IlGioberti,perlui,escludeognianalisi delle idee,eper dispensarci dalle minute
inchieste psicologiche, ci accorda l ' i m m e d i a t a v e d u t a d e l l e
i d e e d i v i n e . C e r t a m e n t e , r i p i g l i a il De
Grazia,eivalmegliocontemplarlenellalorointegritàri flesse dal lume divino su le
parole, che attentarsi di rima neggiarle con profana analisi ! « P e r t o g l
i e r s i d a o g n i i m p a c c i o b a s t a o g g i il d i r e : i o s e n
to i corpi esterni,le mie sensazioni sono percettive de'corpi esterni;ovvero
per risolvere con un solo atto tutte le qui stioni di ontologia e di psicologia
: io intuisco il creato,il creatore,el'atto creativo!»
tiscedellaesistenzadell'intuito.E poi,esso nèsipuòvedere dalla
coscienza,nè dimostrare dalla ragione, come fare dun que a verificarlo ? Nè
piùplausibileèilsussidiochedovrebbearrecarelapa rola, affinchè dall'intuito si
passasse alla riflessione. Il p o t e r e d e l l a p a r o l a , d i c e il D
e G r a z i a , è m i s t e r i o s o : n o n circoscrive l'idea,su la quale
non ha presa n è punto nè poco ; e non accresce la nostra facoltà intellettiva.
Sicchè, tutto ragguagliato, ilGioberti cilasciacon una virtù intellettiva in
potenza , e con una riflessione a nude parole. Dove però il De Grazia va più
addentro nel sistema giober tiano,è,a parer mio,nella seguente osservazione.
«Ma laricercafondamentale,dicuisièsempre taciuto,
concernelapossibilitàdellavisioneinDio.La stessanonè
solamenteunfattogratuitamentesupposto,ma neppurciè dato sapere, se un essere
può vedere le idee di un altro es sere ». Questa obbiezione del De Grazia
equivale a quella dello Spaventa,quando osservava,che l'Ente veduto
dall'intuito giobertiano non può essere uno spirito. Diciamo ora della critica
del Rosmini . Della teorica rosminiana il nostro filosofo s'era occupato nel
Saggio ; ci torna di poi nelle opere posteriori alla morte del Galluppi con più
larghezza. 40 IlDe Grazia continua:vedere le idee in Dio,presuppone
assodato,cheIddioleabbia;ora,cheilmodo dellacono
scenzadivinanonsiaconformealnostro;echequindinon si faccia per idee molteplici
e rappresentative, pare più ac cettato dalla filosofia ortodossa . E qui
riscontra la dottrina giobertiana non solo con quella del Malebranche,ma con
quella di Sant'Agostino,e non la trova somigliante,e quin di non la tiene per
ortodossa. Nel Galluppi il De Grazia aveva combattuto il concettua
l i s m o , a v e v a c o m b a t t u t o l ' a s s e r z i o n e , c h e
le n o s t r e i d e e n o n siano rappresentative.A proposito del Rosmini
ripiglia la controversia del concettualismo . Il concettualismo si fonda su la
subbiettività de'rapporti, onde risultano le idee:contro ilconcettualismo
adunque ba sta contrapporre questa sentenza di san Tommaso : « relatio nem
esserem naturae ». O r q u a l d o t t r i n a s e g u e il R o s m i n i ? F o
r s e q u e s t a d e l l ' A q u i nate,fondatasulpiùschiettorealismo?No;nesegueuna
ambigua , e per tal ambiguità cerca tirar dalla sua l'autorità di San Tommaso .
« L ' e n t e i d e a l e d e l R o s m i n i , d i c e il D e G r a z i a , è
b i f r o n t e ; da un lato offre l'idea universale di esistenza, dall'altro
un ente esistente ». Basterebbe questa profonda osservazione, per dimostrare
diquantaperspicaciafossefornitoilDe Grazia;ma egliva più in là ancora,ed addita
un riscontro, che rivela la forza della sua critica. « M a , ci si dirà, qui non
trattasi di una esistenza sostan ziale, o di accidenti di una sostanza, bensi
di una esistenza ideale, qual può competere ad una idea.Si,ciò ricorda l'Idea
di Hegel , con la differenza che questa contempla sè stessa, e l'idea
universale di esistenza è l'oggetto contemplato da tutte le intelligenze,
differenza che gli hegeliani farebbero sparire.Quanto
allanaturadellaesistenza,l'entedelRosmi ni non è meno lucido e trasparente, che
l'Idea hegeliana, perchè altro non è che l'idea di esistenza, o la possibilità
«Sipongaormente,eglidice,cheiduepuntimessia
maggiorrisaltonelnostrolibrosono:1.che ilconcettuali smo è la causa principale
delle deviazioni della filosofia,e la grande abilitazione de'sistemi
speculativi;2. che l'Aquinate, tenendosi immune dal concettualismo,ha
felicemente seguito il metodo di pura osservazione ». 6 42 -
dell'esistenza,come lo stesso Rosmini ripetutamente va ri cordando a'suoi
lettori ». « Se quindi si ammette una esistenza attuale e indetermi
nata;attuale e non reale; se si ammette la possibilità dell'e sistenza essere
un'attuale esistenza,si avrà il caso proprio di una identità de'due contrari
«.(Esperimenti della filoso fiaspeculativane’sistemidelsecolocorrente
-Napoli1850-- 29 Rassegna,pag.288). Ho notato in corsivo l'ultima conclusione
del De Grazia, perchè il lettore rifletta su la somiglianza da lui additata tra
l'Ente rosminiano,e l'Idea dell'Hegel. Quando lo Spaventa, dopo del De Grazia,e
senza sapere forsedelfilosofocalabrese,lecuiopere,specialmente leul time,erano
rimaste sconosciute,mise in rilievo con più lar g h e z z a q u e l r i s c o n
t r o , la c o s a p a r v e s t r a n a , e ci si v i d e u n o
stiracchiamento forzato de'sistemi in servizio di un criterio
preconcetto.Piùtardi,coloro chesieranoarrogatalarap presentanzadellafilosofiaitaliana,levarono
lavoce,epro testarono contro il malvezzo di voler far parere la nostra
filosofiaun'imitazione dellafilosofiatedesca.Sietematti,si disse !il Galluppi
kantiano ! Il Rosmini hegeliano ! Le son cosedaridere:voiconfondeteitipicon
gliectipi;voi non sapete che in Italia c'è un'abbondanza straordinaria di tipi,
e che voi altri li sfigurate barbaramente per poterli tramu tare in ectipi.
Questa brava gente,veramente tipica,ignorava,che ilri scontro era tanto poco
sforzato, da esser apparso manifesto ad un filosofo, il quale non era punto
tenero della filosofia tedesca,e che di tutto si poteva accusare, salvo che
della smania divoler costruire la storiaapriori.IlDe Grazia, difatti,aveva a
chiare note,e con grande insistenza,segna latoilkantismonelsistemadelGalluppi;econ
menodiffu sione,ma con non minor chiarezza,l'hegelismo nel sistema
delRosmini.Oh!come dunqueivindici,glistoriografi,i rappresentanti
dellafilosofiaitalianaignoravanotuttalacri tica che si era esercitata nel
nostro paese su la nostra filo sofia nazionale ? Ma torniamo alRosmini. IlDe
Grazia,dopo avvertita l'ambigua natura dell'Ente
rosminiano,dopoaverbiasimatoilRosmini dinonaverte nuto fermo in una sola e
medesima sentenza,di averlo una voltachiamatounlumedatodaDio,un'altravoltaillume
divinomedesimo,eidimostraugualeaccorgimento nelrile vare altri difetti.
L'origine delle nostre idee è doppia,una l'idea dell'ente, l'altra
lapercezionesensitiva;ma ilDe Grazia s'accorge, che la vera sorgente,l'unica
sorgente rimane quest'ultima, e domanda : « A che serve il contrarre
l'espressione di quanto si vuol che noi percepiamo immediatamente con una
sensazione ? Il participio sostituito al verbo potrà mai avere ilvalore di
nascondereimoltigiudizî,chesicontengono nellaformola «enteagentesuimieisensi»?
Il participio sostituito al verbo è difatti il ripiego della i d e o l o g i a
r o s m i n i a n a : il D e G r a z i a l ' h a c o l t o a m a r a v i g l i
a . « La percezione sensitiva, ei continua,è,o no, un atto del pensiero ? Se lo
è,siavrà un pensare identico alsentire;
senonloè,siavràunapercezione,allaqualeilnostrospi rito non pensa !O cade in
sensualismo, o è nulla pel nostro pensiero ». La percezione sensitiva adunque
non si vede in che diver sifichi dalla sensazione, posto che in lei non debba
concorre re traccia di pensiero : nè molto proficua è la ragione, che il De
Grazia chiama potenza terza e neutrale. Non è intellet to,non è senso:applica
ildato dell'intelletto ai dati della sensibilità;d'altro non brigasi;ma
chimallevaallorala realtà ?Non l'intelletto che ha da fare col possibile ; non
il senso che non può cogliere altro che nostre modificazioni. « La
capacità di sentire e la facoltà di percepire sono due potenze così
differenti,che dee tenersi per ugual controsenso l' a t t r i b u i r e l a p e
r c e z i o n e a l l a s e n s i b i l i t à , e l ' a t t r i b u i r l a s e
n sazione all'intelletto ». Rosmini con la percezione sensitiva attribuisce al
senso più che la costui capacità non comporti ; ricasca quindi nel difetto del
Galluppi, che fece la sensazione immediatamente percettiva.A questo sbaglio
ecco tener dietro un altro,che a noi piace riferire con le stesse parole del De
Grazia. « Un'altra opinione sui generis è di ammettere nel fatto la percezione
immediata del nostro essere ,e dell'essere ester no , m a il fatto aver bisogno
di venire autenticato da una idea innata, per quanto concerne la vera
esistenza, perchè altri menti quella da noi appresa nella coscienza potrebbe
dirsi apocrifa ! » Meglio non poteasi rilevare la superfluità dell'ente rosmi
niano,dopoaverammesso lapercezionesensitivapercoglie re l'esistenza immediata e
reale. Come impugni il De Grazia le interpetrazioni date dal
RosminialsistemadisanTommasovedremoaltravolta;chè tal ricerca non è semplicemente
storica,e meglio si collega allaesposizione della dottrina del
nostrofilosofo,ilquale altro non pretende di aver fatto,che di aver rinnovata
la filosofia del sommo Aquinate,stata per tanti secoli o scono sciuta o
frantesa. Venghiamo al giudizio su l'Hegel. Già pel De Grazia tutt'i sistemi
nati in Germania dopo del Kant sono « romanzi filosofici »;questo d'Hegel fra
gli altri, anzi a capo degli altri. Ignaro della lingua tedesca,egli tanto sa
de'sistemi tede schi, quanto ne ha appreso dal libro di Ott,ch'era stato pub b
l i c a t o a P a r i g i il 1 8 4 4 . N o n è d a r e c a r m a r a v i g l i
a a d u n q u e , - 44 - Al De Grazia non isfugge nessuno dei tortuosi
giri dell'ideo logia rosminiana. 45 s'ei qui non possa penetrare
sempre addentro nel pensiero dell'Hegel,come ha fatto coi filosofi francesi, e
coi nostri. Onde,mentre lasuacritica della filosofia del Galluppi,del Rosmini
edelGioberti,benchèprolissaestemperata,abbon da di osservazioni sode e
profonde, la critica dell'Hegel rie sce monca e superficiale. A lui mancava la
cognizione pie na ed esatta del sistema;pur tuttavia di alcuni appunti non
sipuò ameno diammirare lasagacia,elaserietà. Attraverso alle incertezze di una
esposizione,dove trovan luogo metafore più proprie ad abbuiare un concetto,che
a lumeggiarlo,èdifficilecogliere ilsignificato genuinodiun sistema . Così al De
Grazia il divenire hegeliano sembra uno strofinamento dell'essere col
non-essere. Par che baleni il sospetto di qualche alterazione al De Grazia
stesso,ma tosto si ripiglia, ed afferma che « si può esser sicuro che le pro
posizioni fondamentali della Logica hegeliana non valgono in tedesco più di
quel che valgano in italiano o in qualsiasi lingua ».Una tal sicurezza
veramente fa un poco a calci col metodo d'osservazione adottato dal nostro
filosofo. Il quale se avesse conosciuto iltedesco, si sarebbe accorto che non
trattavasi nè di movimento,nè molto meno distrofinamento. L'accusaperò,chemuove
allaLogicahegelianadiessere un sistema di rapporti senza termini,è molto più fondata.
SenonchenellaLogica,itermininonsonoenonpossono essere altro,che relazioni
anch'essi ; ma non è vero però, c h ' e i s i a n o u n m e r o n i e n t e , e
c h e t u t t o il p r o c e s s o h e g e l i a no riesca al postutto ad un
movimento da niente a niente. Cotesta esagerazione è in lui derivata dal non
aver c o m p r e s o b e n e il v a l o r e d e l N i c h t - s e i n , c h e n
o n e g l i s o l t a n t o , m a parecchi si sono incaponiti ad intendere per
un bel nulla. Fisso in questa interpetrazione, ei continua a biasimare questo
modo di far della scienzaun tessuto disiedino, lontano da ogni realtà salda,e
solo conveniente a quella fi losofia,che riduceirapportiapurevedute
dellospirito.Qui, come si può scorgere,ei non vuol lasciarsi
fuggir l'occasio ne di scagliare un'altra frecciata alla tanto combattuta filo
sofia del Galluppi, accennando la simiglianza che corre tra la soggettività
de'rapporti e l'Idealismo trascendentale ,che poi
siassolvettenell'Idealismoassoluto.IlDe Graziaconfino accorgimento perseguita
il suo illustre avversario sino alle ultime e non sospettate conseguenze del
suo principio. « Un rapporto ideale senza itermini sarebbe appreso dalla.
nostramente,sesiammettesse lasupposizione,che irap porti sono pure vedute dello
spirito, alle quali nulla corri sponde nelle cose ». Hegel è agli occhi del De
Grazia « un elevato e perspicace p e n s a t o r e » , m a il s u o s i s t e m
a è u n a p e r p e t u a i r o n i a . L a sola istruzione che se ne possa
cavare è quella di capacitarsi della impotenza della filosofia speculativa a
cogliere ed a spiegare la realtà. « Ecco dunque l'istruzione ch'egli (Hegel) ci
dà in forme le più solenni :volete voi passare dal cerchio delle idee astrat te
al mondo reale ? vi è forza porre innanzi tratto, che il reale è lo stesso che
l'ideale ! In altri termini : dalle idee astratte non si può derivare la
realtà; e questa massima può servir di lezione pe'tentativi,in cui con minori
proporzioni, o più propiamente, con meno di purità speculativa, si voles se
maneggiare ilmetodo ontologico ». I due principii che lo informano sono
l'Idealismo,e la con traddizione ; dall'uno il sistema hegeliano piglia le
prime mosse;coll'altraprocede avanti.Che cosa se ne inferisce? Q u e s t o s o
l t a n t o , c h e il c o n c e t t u a l i s m o è f a l s o ; m a l a v e r
a f i losofia rimane illesa dai suoi colpi. Il valore che il De Grazia
attribuisce ad Hegel è lo stesso, benchè egli nol dica espressamente, di quello
che Socrate ebbe verso la Sofistica. L'ironia socratica avrebbe svelato le
contraddizioni della Sofistica, come l'ironia hegeliana avreb be tirato le
ultime conseguenze del Concettualismo moderno . H e g e l , s e c o
n d o il g i u d i z i o d e l D e G r a z i a , a d d i t o il r i m e d i o
contro le forme subbiettive di Kant ,deducendo da quelle pre messe , che dunque
« i fenomeni del pensiero sono la sola v e rità assoluta », Tutta la storia
della filosofia si spiega,adunque, e siran noda intorno al problema della
conoscenza. Tre domande si possono fare: qual è lo stato presente della nostra
coscienza ? qual è stata la sua origine ? qual è la sua realtà ? Il criterio
con cui il nostro filosofo giudica tutt'i sistemi è il s e g u e n t e : « c i
ò c h e l a n o s t r a m e n t e v e d e i n u n f a t t o o è realmente nel
fatto, o la nostra veduta è su tal riguardo il lusoria ». D a u n l a t o a d u
n q u e c ' è il r e a l i s m o , a f a v o r e d e l q u a l e e g l i s i s
c h i e r a ; d a l l ' a l t r o l a t o il c o n c e t t u a l i s m o , c h
e p i g l i a d i v e r se forme, finchè non diventi idealismo assoluto, ossia
l'iro nia hegeliana, che mette a nudo le coperte magagne de'siste mi
antecedenti,Benchè ilibridelDeGraziasianopiuttostopolemiciche dottrinali,pure
in essi,e nel Saggio principalmente,si scor gono le linee di una nuova
soluzione del problema genealo gico delle idee.Il De Grazia fa consistere in
questa soluzio ne tutta la sostanza della filosofia;m a a lui la genealogia non
ha lostessosignificato,chehaalBorrelli,dalqualetolse probabilmente
ilnome.IlBorrelli,quasi almodo stesso,che fa oggidi l'Herbert Spencer, studia
la genesi del pensiero sotto l'aspetto fisiologico : il De Grazia si arresta ai
tre fe nomeni primitivi del sentire,del pensare,e del volere,e di quivi
soltanto piglia le mosse . Qual è ora per lui l'immediato,o ilfatto primitivo,
sul quale riposa la filosofia sperimentale ? IlGalluppi aveva risposto :questo
immediato è ilsenti mentodelmeedelfuordime;ilDeGraziarisponde:ilve
roimmediatoèilsentimentodelmesolo. Questa prima discrepanza si può dire la
origine di ogni divario che corre tra la filosofia de due filosofi calabresi. E
n trambi vogliono partire dalla esperienza immediata, m a i li miti di questa
immediatezza non sono tracciati al modo m e desimo . «Ilmetodo d'osservazione,dice
ilDe Grazia,ciguida a riconoscere,che ilcampo dellaimmediata
percezione di fatti reali è la sola esperienza interna, ove l'oggetto è in noi
, è la nostra esistenza,e quanto apprendiamo nelle nostre m a niere di
essere.Gli oggetti esterni non sono esposti alla im m e d i a t a n o s t r a p
e r c e z i o n e , m a n o i li p e r c e p i a m o c o l m e z z o di più
atti mentali ». Questa confusione sembra al nostro filosofo tanto più ine
scusabile nel Galluppi,quanto più questi si era chiarito con trario alla tesi
della sensazione trasformata . «Potrebbemaicredersi,eidice,chementre egli(ilGal
l u p p i ) c o m b a t t e a v i v a m e n t e il p r i n c i p i o s e n s u
a l i s t a , g i u d i c a r e è s e n t i r e , a b b i a p o i r i t e n u t
o , c h e il s e n t i r e è u n a s p e c i e del pensare ? » Il De Grazia
scorge manifesti gl'inconvenienti della spie gazione galluppiana , e li addita
così . «Quandosiammette,chelerealtàesteriorisonodanoi sentite,e che poi
l'analisi,distinguendo isentimenti che da prima erano confusi,cidàleidee,non
sipuòsfuggirealla conseguenza,che dette idee non sono altro che sentimenti
distinti;poichè l'analisi non ha cangiato la loro natura pri m i t i v a ; o n
d e t u t t o il c a p i t a l e d e l l a e s p e r i e n z a e s t e r n a è
c o stituito da ciò che sisente,e da que'rapporti,che il nostro spirito ha in
pura sua seduta,ma che non sono nelle cose. Si fatte conseguenze vengono poi
confermate ed ampliate con essersidetto,che lacoscienzaèlasensibilità
interna,cioè All'acume del De Grazia non isfuggi la conseguenza,che
avrebbe portato il principio galluppiano. Se la realtà este
rioreècoltaimmediatamente,dunque ilsentire è lostesso c h e il p e r c e p i r
e ; è l o s t e s s o , c h e il p e n s a r e . G a l l u p p i s e n ' e ra
aperto con molta chiarezza: la sensazione,per lui,suppo ne l'oggetto
sentito,come ilpensare suppone l'oggetto pen sato.Ilsentire era dunque una
specie del pensare :sentire e pensare non erano più due fenomeni primitivi, ed
irredu cibili,come ilDe Grazia sostiene. la conoscenza de'fatti
interni è sensibilità. Vedesi quindi che con questi principî ilsentire non fu
distinto dal pen sare ». Gli estremi , tra cui si studia di librarsi il De
Grazia , son questi due:da una parte quello che raccorcia la portata del la
coscienza;dall'altra quello che la dilata oltre il convene vole.Chi
dice:lacoscienzanon coglielanostraesistenza,e
chidice:lacoscienzasiestendeallarealtàesterna,dice u gualmente cosa inesatta
;per difetto, la prima osservazione; per eccesso,la seconda.
IlGalluppiammetteundoppioimmediato,ilme edilnon
me;ilDeGrazianeammetteuno,ilmesolo:dondeproviene siffatto divario ? Eccolo ,con
le parole stesse del De Grazia, le quali compendiano e chiariscono la dottrina
galluppiana. « Il dir che partendo dalle nostre modificazioni sensibili, noi
veniam per via di giudizî acquistando la conoscenza del m o n d o e s t e r i o
r e , v a l q u a n t o il d i r c h e l o s p i r i t o u m a n o c o n i s u
o i p r o p r i i e l e m e n t i c o m p o n e il m o n d o . L a f i l o s o
f i a s p e r i mentale di Francia su questo punto va a coincidere con l'I
dealismo di Kant ». E perchè? Perchè il Galluppi non si affidava ai giudizî per
coglierelarealtà;perchèigiudizî,secondo lui,erano pure v e d u t e dello
spirito ; d i m o d o c h é , se il m o n d o n o n ci fosse a p parso dal bel
principio così,come oggi lo apprendiamo , quel lo costruito di poi sarebbe
stato una mera relazione del n o stro spirito,a cui nulla sarebbe corrisposto
di reale nella natura.Diffidente della sincerità de'nostri mezzi di conosce
re,ilGalluppiquindiappigliossialpartito delReid,edam mise l'immediatezza della
sensazione,confondendola con la percezione esterna. 51 « Si è quindi
detto,osserva il De Grazia,che nel fatto io s e n t o n o n è c o n t e n u t o
il p r o p r i o e s s e r e , e si è t e r m i n a t o d ' a l tra parte con
dire che nel fatto io sento si contiene l'essere straniero,ilnonio».
IlDe Graziaritienelasinceritàdelgiudizio,ritieneirap porti come reali,e
quindi non alla sensazione,ma ad un pro
cessospontaneodell'intelletto,edalconcorso digiudizîdi venuti abituali ed
indiscernibili attribuisce le idee de'corpi, quali nello stato presente le
troviamo nella nostra coscienza . Esclusa dal De Grazia l'immediatezza della
sensazione, non per questo ei mena buoni que'sillogismi, iquali si cre devano
più spedito passaggio dalle nostre sensazioni alm o n do esterno. Il De Grazia
nota che il modello di questi ragionamenti ri sale fino al nostro Campanella ,
il quale lo formolò così: Sia monoichemutiamo:dunquesentiamosolonoistessi,enon
giàlecose.Noisentiamo lecoseesterne,soloperchécisen
tiamomutare,manonsiamonoichecimutiamo;dunqueal tracosacimuta. Questo sillogismo
, che , variamente rimaneggiato , è r i m a sto in sostanza il gran ponte di
passaggio dal mondo interno all'esterno,nonèparsoabbastanzaconcludentealnostro
fi losofo.Le lacune,ch'egliviha scorte,non sipossono logi camente
colmare.Anzitutto :chi vi dice che ilprincipio di ogni nostra mutazione sia la
volontà ? L'associazione delle nostre idee talvolta non è volontaria, ed
intanto è mutazio nenostra.Epoi,poniamochelamutazioneviadditialcun c h è d i e
s t e r n o , c h i v i g a r a n t i s c e c h e il p r i n c i p i o e s t e
r n o s i a un corpo ? A taliobbiezioninonc'èdareplicare:ilsillogismoèim
potente a discoprire un fatto :esso è utile soltanto a disco prire verità di
ragione. Tolta l'immediatezza della sensazione,tolto il sillogismo, il D e G r
a z i a t o r n a a l l e r a p p r e s e n t a z i o n i , c o m e i m m a g i
n i d e l le cose esterne,ed alla induzione,la quale,travagliandosi su quelle
immagini,va legittimando la realtà delle immagini complesse,che l'associazione
ha spontaneamente ed abitual mente formate.Non sarà una dimostrazione
necessaria,ma nelle verità di fatto non si dà mai l'assoluta
impossibilità dell'opposto,e bisogna contentarsi della certezza morale.
L'associazione collega insieme le immagini visive e le tat
tili:igiudizîabitualicolgonoirapportiqualirealmente e sistono ;noi adunque
venghiamo componendo lo spettacolo del mondo esterno non con vedute
subbiettive,ma con ele menti dati dalla realtà stessa dellecose. Questa è stata
pure la dottrina dell'Aquinate,e ditutta la filosofia ortodossa. Nell'ultima
opera pubblicata col titolo di Prospetto della filosofia ortodossa,ilnostro
filosofo sifaforte dell'autorità dell'Aquinate per tutte le parti fondamentali
della sua dot trina,salvoimiglioramentich'eicredediavervi arrecato, supplendo a
quelli ch'ei chiama desiderata della filosofia to
mistica.IlDeGrazianoneraabbastanzaversato nella filo s o f i a a r i s t o t e
l i c a , d a a c c o r g e r s i c h e il m e g l i o d i q u e l l a , c h e
ei battezzava per dottrina ortodossa,era mutuato da Aristo tele.Vediamo intanto
quali principii ei ne accoglie,e ne te soreggia. Primieramente il De Grazia
avverte la differenza che l’A quinate mette tra isensibili proprî,ed
icomuni;differenza, che noi sappiamo appartenere ad Aristotele. Con molto acume
l’Aquinate aveva avvertito di fatti che isensibili proprî sono qualità,come
odori,sapori,suoni,co lori,e simili;e che isensibili comuni,invece,sono quanti
tà o estensiva,o intensiva,o discreta,come figure,distan ze,movimenti,
successione :« sensibilia propria ... sunt qualitates : sensibilia communia
omnia reducuntur ad quantitatem ». Finalmente cita la sentenza che accenna alla
formazione delleimmagini corporee,echeattribuisceallospirito,enon 53
Dipoi ricorda la dottrina sui rapporti,che San Tommaso
hariconosciutocomereali,comeresnaturae,enongiàco me res rationis.
giàaicorpi.«Imaginemcorporisnoncorpus inspiritu, sed ipse spiritus in
seipso facit ». Alla quale ultima sentenza ilDe Grazia aggiunge questa
avvertenza . E l'avvertenza mira visibilmente a cansare l'equivoco del le forme
soggettive,e degli elementi a priori da lui con gran de perseveranza
combattuti.Lo spirito si compone egli le immagini de'corpi esterni, l'idea del
corpo è un prodotto della sintesi , contro alla opinione del Galluppi, m a in
questo raccoglimento non c'è mistura di elementi soggettivi :tutti idati sono
reali.Inquestosignificato,enonaltrimenti va intesalaproposizione
dell'Aquinate,che ad altri potrebbe parere intinta di kantismo, e che suona
così :dat (anima) eisformandisquiddam substantiaesuae. San Tommaso adunque aveva
tracciato le prime linee di quella filosofia sperimentale, di cui ilDe Grazia
si dà per continuatore: i due filosofi cadono d'accordo sui seguenti ri sultati
: 1o che nel senso non v'è altro che il cangiamento del
senso;2ocheleimmaginide'corpi sivan componendo con elementi
nostri;3ochenoigiudichiamo,essere icorpi simili a quelle immagini. S e n o n c
h e S a n T o m m a s o s ' e r a f e r m a t o q u i : il D e G r a zia ha
domandato inoltre:con quali operazioni si son for mate quelle immagini ? Con qual
criterio le giudichiamo si mili ai corpi esterni ? E alla prima domanda ha
risposto : le operazioni sono i giudizî accoppiati alle
sensazioni;l'associazione delle im magini visive con le immagini tattili:
giudizi ed associa zione che si uniscono spontaneamente ed abitualmente. Alla
seconda domanda poi ha risposto: la legittimazione « Quanto però
egli(San Tommaso )enuncia,non lascia dub bio, che nella formazione delle
immagini de'corpi esterni ha inteso non mettersi in opra altri elementi,che
que'del senso e della imaginazione ». Quando , difatti, io applico
ai fenomeni della estensione le verità della geometria,e l'applicazione
riesce,allora è chia ro che alla esistenza de'corpi si aggiunge tutta la forza
della dimostrazione induttiva. Mal si è creduto che ogni nerbo di logica
dimostrazione consistesse soltanto nel sil logismo e nelle sue forme. « Se
l'estensione corporea,dice ilDe Grazia,è reale, la troverò costantemente
conforme alle leggi geometriche,ma se è un'illusione de'sensi,mi sipotrà
presentare nelle vo lubili forme in cuiapparisce ne'sogni.Nella ipotesi affer
mativa v'è la necessità assoluta di trovarsi avverate le ve
ritàmatematiche,come sihanell'esperienza:nellaipotesi negativa,l'evento che ne
dà l'esperienza, è uno degli in finiti eventi possibili. Questo cenno può far
presentire, a qual grado si eleva la pruova induttiva del Leibniz,riguar
dandola dal solo lato delle verità matematiche. Esposta in questi termini la
mente del nostro filosofo, proseguiamo a raffrontare le differenze conseguenti
tra la sua dottrina,e quella del Galluppi. Il Galluppi aveva pareggiata la
sperienza interna con l'e sterna,e quindi ammessa una doppia relazione colta
imme diatamente, quella tra sostanza e modificazione, e l'altra tra
causaedeffetto.IlDeGrazia,invece,distingueleidee pri - si fa non per la
immediatezza della sensazione,e neppure per sillogismo,ma per via
d'induzione,secondo l'addita mento diLeibniz,ediD'Alembert,idue
filosofimatemati ci,mal trascurati dai filosofi posteriori. Non è dimostrazione
apodittica cotesta,certamente : an che un incontro fortuito potrebbe essere
causa di quella cor rispondenza che noi verifichiamo nella sperienza tra i rap
porti quantitativi ideali,eirapporti quantitativi reali dei corpi;ma
aqualestremo siassottiglia questa possibilitàdi un incontro fortuito,e di
quanta forza non s'ingagliardi sce l'ipotesi della realtà de'rapporti tra corpo
e corpo ! mitive dalle derivative ;chiama primitive quelle che sono
ricavate dal fatto immediato della coscienza,da lui circo scritto
nelsoloiosento;echiamaderivativequelleche na scono poi dalla sperienza esterna.
« Si sono messe,ei dice,in una medesima classe,tanto le idee primitive di
numero, di sostanza,e di modificazione, di affermazione e negazione,quanto le
idee derivative di causa,diazione mutua,delcontingente,delnecessario,del
possibile;e non si sono mentovate le idee derivative di spa zio,ditempo,per
essersi supposto venirci date dallasen sibilità senza previo lavoro
dell'intelletto ». L'originale dell'idea di sostanza è dunque ilnostro pro prio
essere:delle modificazioni si dice impropriamente che esistono:ciò ch'esiste è
la sostanza.Però se un essere esi stente non avesse punto di modi,ei non
sarebbe nè in m o to,nèinquiete;nèpensante,nènon pensante,ecisarebbe u n m e z
z o t r a l' e s s e r e e d il n o n e s s e r e ; il c h e è a s s u r d o .
Cosi dice egli parlando delle forme kantiane,e l'appun to si può volgere pure
al Galluppi,che alla sostanza ed alla causa attribuì, come abbiamo visto, la
medesima origine. Pel De Grazia la coscienza è l'lo sento,e in questo fatto
permanente della propria esistenza lo spirito apprende la sostanza, come la
modificazione nelle sensazioni in cui si senteesistere.Ilmododiesisterenon
sipuòdispiccaredal laesistenza,edilDeGraziachiama una rivoluzione filoso fica
quella avvenuta in occasione dello scetticismo di Hume , quando si cominciò ad
affermare che nel fatto di coscienza v'èilsolomodo diessere,enon
giàl'essere.D'allorain poi si cercò di supplire a questo difetto supposto per
via di aggiunzioni provenienti da altresorgenti:così ilRosmini suppose che al
fatto di coscienza si dovesse aggiungere l'i dea dell'essere.Pel De Grazia
ilfatto della coscienza nella sua integrità dà l'uno e l'altro; se non che a
cogliere questo rapporto non è attalasensazione,siveramente ilgiudizio.
Senza avere sperimentato il fatto del passaggio da una modificazione ad
un'altra,noi non avremmo potuto affer marlo : dopo la sperienza però,noi
essendo in un dato m o do pensiamo la tendenza di passare ad un altro; e
cotesta tendenza chiamiamo forza, la quale è dunque ciò che han no di costante
gli stati successivi della sostanza. Nella originedell'idea di causa noi
abbiamo bisogno di al tri dati. a Non siavverte,diceilnostro autore,chelacausa
che produce le sensazioni è quella che mette in esercizio la sen
sibilità;lacausa cheproduceipensierinon èlapotenzadi pensare,ma
èquellachemetteineserciziolapotenzadi pensare;la causa che produce ivoleri non
è la volontà,ma è quella che mette in esercizio la volontà ». Chi ricorda ora
che a queste tre classi di fenomeni ri duce
eglituttalanostraattivitàspirituale,vede chiaramen te
cheperluiselacoscienzaporgeilmodellodellasostan za,non
èperòbastevoleaspiegarel'ideadicausa.Qui oc corrono più sostanze, di cui una
determina l'altra. Nella sostanza la mutazione sopravvenuta è determinata
dallostatoanteriore;nellacausaessamutazione èdeter minata e dallo stato
anteriore e dalla mutua azione. Il De Grazia riassume la sua dottrina su queste
due idee capitali nel seguente modo . « La sostanzapersistenellasuaimmutabilenaturaal
can giar delle modificazioni. Nell'ordine naturale nè possono prodursi nuove
sostanze, nè leattualiannientarsi. I cangiamenti di una sostanza sono cosi
connessi tra lo ro,cheinogniistanteilsuostatoèdeterminatodalsuosta to antecedente,cioè
nel corso de'suoi cangiamenti ha per
modificazionecostanteunatendenzaalcangiamentocheim mediato
vaseguendo,equestatendenzaèquelchenoico - 57 8 nosciamo della
forza interna di una sostanza.La diversa na tura di queste forze ci viene
manifestata dalla esperienza, cioè dai diversi cangiamenti della sostanza.Così
distinguia mo levarieforzeinternediunasostanza,elevarieforzein terne delle
diverse sostanze ». « Una sostanza, che trovasi in uno stato permanente non può
da sè stessa,cioè per propria forza,passare ad altro stato ».
«Oltrelaconnessionetraicangiamentidiunastessaso stanza v'è anche una
connessione tra i cangiamenti di di verse sostanze,cioè una mutua azione tra le
medesime ». « Tutti gli avvenimenti dell'universo saranno necessarii, e l'azzardo
non è che l'incontro di avvenimenti non con nessi tra loro.Ma questo incontro
medesimo è necessario, in quanto son necessarie le serie de'cangiamenti
anteriori, che han determinato quegli stessi avvenimenti che s'incon trano ».
Ecco la somma della sua dottrina,la quale,intorno alla causalità specialmente,
è la traduzione filosofica delle leggi delmoto
diNewton.Questeleggi,osservailDeGrazia,ed a ragione, non sarebbero vere leggi
degli esseri naturali,se fosse falsa l'ipotesi della mutua azione. Locke intanto
aveva negato l'idea di sostanza, Hume la connessione richiesta dalla mutua
azione nella causalita ; entrambi per lo stesso motivo,che noi cioè non
conoscia mo adeguatamente nè quella,nè questa.Pare al nostro au
torecheilragionamentodiHumesiriducaaquestoentime ma:noinonabbiamoideaadeguata
diazione;dunque non ne abhiamo punto. Le ricerche,dalle quali Hume era stato
indotto a questa conclusione ,la quale troncava i nervi ad ogni attività scien
tifica, si possono brevemente esporre così.L'esperienza non dàconnessione,ma
semplicecongiunzione:ilragionamento non dà idee nuove :l'abitudine non cangia
la natura della 58 prinda percezione,come una serie di zeri è
impotente a co stituire una quantità. Con
lacoscienzacolghiamolemutazioninostre,elegiu dichiamo appartenereallanostrasostanza:conl'astrazione
noi rendiamogeneralequestaconnessioneinterna.La spe rienza
esternadipoicimostrafattiincongiunzione,ma con tal costanza,che noi ci
avvezziamo a riferire un fenomeno alla presenza di un dato oggetto:noi
induciamo,che questa congiunzionesiaunaveradipendenza.Eperchè?«Unacon t r a r i
a s u p p o s i z i o n e , ei r i s p o n d e , i m p l i c a l ' a s s u r d
o , c h e d u e sostanze con le stesse modificazioni sono condizionate ad e
sercitare una mutua azione in un tempo più tosto che in altro;in un luogo più
tosto che in altro luogo. In tal guisa tutte quelle funzioni del pensiero,che
isolate non sarebberostatebastevoliafornircilaconnessionecau
sale,intrecciateabilmente insieme bastano. IlKant,come sappiamo,dallepremesse
diHume,lasciate correre senza contrasto,inferi che dunque l'idea di causa è a
priori ; evitando con questa origine le scabrose ricerche de]l'analisi.Altri
aveva inferito,che ilprincipio di causali tà sia,nongiàsinteticoapriori,ma
analiticoadirittura, come trainostriilGalluppiedilRosmini:ilnostroDeGra zia
riconosce che nella idea dell'avvenimento non è racchiu s a l'idea della sua
causa ; dà ragione alla filosofia critica di averlo sostenuto per sintetico;ma
crede di coglierla poi in flagrante contraddizione nel valore che Kant attribuì
a tal principio.Giovaesaminarequest'ultimo aspetto della que stione .
.-59 11DeGraziareplicò:altroèilnonavereunaideaadegua
ta,ilnonconoscereilcomedell'azione;edaltroilnon a verne la menoma idea.Vero è
inoltre,che nè la sperienza, nè il sillogismo,nè l'abitudine bastano da soli,ma
intrecciati insieme forsebasteranno:epoisièlasciatafuordiconto l'in
duzione,laquale èdiunaiutoinestimabile.Ed eccocome. Kant aveva
attribuito al principio di causalità un'origine apriori,epoiavevaattribuitoallostessounvalore
ogget t i v o : il D e G r a z i a i n t e r p e t r a o g g e t t i v o n e l
s e n s o d e l l a f i l o s o fiasperimentale,ed affibbiaalKant una
contraddizione,che proviene da una poco esatta cognizione della Critica della
Ragion pura. «Daunapartesiammette,cheinostriconcettieigiu dizî sintetici a
priori hanno un valore oggettivo nella na tura ... Dall'altra parte si sostiene
che la causalità non è legge degli esseri, ma legge de'lor cangiamenti sommessi
alla nostra esperienza ». Per Kant l'oggettivo non era punto nella natura , m a
era semplicemente ciò che si trovava in ogni coscienza,non co me questa o
quella coscienza empirica ed individuale,ma in ogni coscienza umana in
universale,in ogni coscienza uma na come tale. Onde Kuno Fischer esponendo
questa significazione della parola oggettivo nel sistema kantiano scrive
appunto cosi: « N u n heisst « verknüpft sein in reinen Bewusstsein » soviel
als « obiectiv verknüpft sein ». Ma di tali inesattezze fu causa non la poca penetrazione
dellamente,sil'averluiignoratolalingua tedesca;ilche lo costrinse a servirsi di
poco sicure traduzioni. N e l l ' e s a m e d e l m o d o , c o m e il D e G r
a z i a s p i e g a l ' o r i g i n e dell'idea disostanza,equella dicausa,noi
abbiamo indi cato tutto quanto il suo processo analitico nella genealo gia del
pensiero,perchè la prima idea è primitiva, la se conda derivativa. Pure di
altre principali toccheremo un cenno per chiarezza maggiore,ma prima alleghiamo
testual mente la formola del suo metodo. « Pura osservazione di fatto nelle
idee primitive;pura os servazione di concetti astratti nelle idee derivative
;ecco i due cardini del presente Saggio. La natura oggettiva delle idee di
rapporto , e i giudizî parte integrante di alcune idee sono ledue vedute
primordialinellaquistionedellaorigine e realtà delle nostre conoscenze ». Con
questo criterio ora ilnostro filosofo si fa ad esami nare ilfatto,ediquivi
pervia diastrazione,ossiapervia del giudizio,attinge ogni nostra idea.
Percepire ilpossibilevalgiudicare ciò ch'è possibile, come
percepireilnecessariovalgiudicareciòch'èneces s-ario,e percepire ilgeneraleval
giudicare ciò ch'è gene r ale ». È una falsa opinione il credere che la
necessità,la pos sibilità,launiversalità,come altresì laidentità,ladiversi t à
non siano contenute tutte quante nella realtà che ci sta davanti : il giudizio
non aggiunge nulla di suo, esso è un puro mezzo di osservazione, e nulla più. «
Il nostro spirito ha la virtù di apprendere l'identità e la diversità,con cuisioffronoleideeallanostra
percezio ne:eccoquantodevesisolamentediredalfilosofo». L'infinito non è pel
nostro autore,se non la quantità in finita, e la origine di questa idea è
anch'essa dovuta alla e sperienza. « Partendo dal principio,che ilpositivo dee
precedere il negativo nell'ordine genealogico, abbiamo conchiuso,la quantità
che ha limiti dover precedere la quantità che non ha limiti;ilfinito dover
precedere l'infinito;ilsiavanti al no.L'equivoco ènelcredere,che una
quantitàinfinita non ènegativa». Che sesiosserva,laquantitàinfinitacomprendere
in se tutte le finite, è da osservare altresì ch'essa le comprende non come
negazione,ma come quantità:lanegazione siri ferisce al limite. Tra quelli che
San Tommaso chiamava sensibili comuni c'erano l'estensione e lasuccessione,rapporti
quantitati vi,mentre isensibiliproprîeranoqualità.Oralavorando
Piùcomplicataèlagenesidelleideedispazioeditempo. 62 sopra questi
due dati,vale a dire considerando come as soluta la posizione de'punti nella
estensione,e degl'istanti nella successione, si ha nel primo caso lo spazio,
nel se condo iltempo. « La pura estensione non è tutta intera l'idea dello s p
a zio :in questo v'è dippiù il valore assoluto de'suoi punti . L'idea di
successione non è tutta intera l'idea del tempo : in questo v'è dippiù il
valore assoluto de'suoi istanti ». Che cosa vuol dire questo valore assoluto ?
Ecco:l'estensione consiste nella postura de'punti;e c o testa postura è di sua
natura relativa. Se ora la postura non si riferisce ad alcuni punti soltanto,ma
a tutt'i punti assegnabili,siavrànonpiùunadataestensione,ma lo spa
zio.Cosidicasideltempoperrispettoallasuccessione. C'è successione,se un
istantesiriferisce ad un istante dato : c'è tempo se la relazione si allarga a
tutti gl'istanti a s s e gnabili. Dimodochè lo spazio siha negando illimite
della esten sione finita ; il tempo negando il limite della successione finita.
Ma l'estensione e la successione,si domanderà, donde provvengono ?
IlDeGraziachelichiamasensibilicomuni,ritenendo la nomenclatura tomistica nel
Prospetto della filosofia o r t o dossa,nel Saggio ne attribuisce l'origine non
alla sensibi lità, ma all'intelletto.Egli anzi combatte la dottrina k a n tiana
delle forme pure della sensibilità,osservando che non si può dare estensione e
successione senza apprendere del le sensazioni come moltiplici,e quindi come
diverse, o meidentiche;sicchènumero,diversità,identitàsono con dizioni
dell'apprensione di questi due nuovi rapporti, che si dicono estensione e
successione.Kant che le attribuiva alla sensibilità non si accorgeva del
concorso indispensa bile dell'intelletto che vi si richiedeva ;ed anzi si
contrad CO diceva ammettendo, che la materia sensibile prende
un pri mo ordinenelleformepuredellasensibilità,echeperesse forme la varietà e
la moltiplicità della rappresentazione ac quista un certo ordine. Questa
contraddizione era stata avvertita dal Borrelli pri ma
delGrazia,eforsequestil'hamutuatadall'autoredella
Genealogiadelpensiero.Kant,aveva dettoilBorrelli,tie ne
percategoriedell'intellettoladiversitàelamoltiplicità: e d intanto ammette una
varietà ed una moltitudine anche nella sensibilità: come va ciò ? Nè il
Borrelli, né il De Grazia s'accorsero però che il divario tra categoria, ed
intuizione pura consiste non già nel supporre entrambe una moltiplicità;ma nel
diverso m o do dellegamecategorico,edintuitivo. Ma è tempo omai di giudicare
nel suo insieme il tentati v o del nostro filosofo. Propostosi discoprire
lelacunedellafilosofiadelGallup pi principalmente,e di additare i costui
sviamenti dal m e todo sperimentale, egli si studia di evitare ogni spiegazio n
e ,la quale non si desumesse dal fatto reale.La ragione c'è
nonperprodurre,maperosservare:ilpiùchepossafa re èdiastrarre.Per questa
disposizione d'animo gliando a sanguelafilosofiadell'Aquinate,che,foggiatasul'ari
stotelica, gli parve battesse la stessa via.Ripetendo l'an tico
adagioaristotelicocheilpensareèofantasia,onon senza fantasia,l'Aquinate procede
difatti di astrazione in astrazione,ma senzadispiccarsimaidalfattosensibile.Che
cosaèilfantasma?Similitudinedellacosaparticolare:Si militudo
reiparticularis.Checosaèl'attodell'intendere? È
laspecieintelligibile,speciesintelligibilis,chesitorna ad astrarre
dalfantasma:un'astrazione adoppiogrado.E che
cosavuoldireilluminareifantasmi,equelfamoso lu me divino, sulqualetantoavevadisputatoilRosmini,seera
Dio stesso,ounsuoriflesso?PelDeGrazianonèaltro,se non l'effetto della
attenzione, che vi si presta. Il giudicare era a lui un fatto irreducibile,da
non confondere con la s e n s a zi o n e , m a i n s i e m e e r a u n p u r o
m e z z o d i o s s e r v a z i o n e . Osservare adunque è la parola che
compendia tutta la sua filosofia . Per questo verso la filosofia del De Grazia
è più moderna di quella del Galluppi, e rasenta assai da presso il Positivis mo
contemporaneo,cheinqueltorno sistavaconcependo. Il Corso di filosofia positiva
dettato da Augusto Comte fu pubblicato in Francia. Il De Grazia avrebbe potuto
averne notizia,matuttoinduce acredere,ch'ei non
l'abbiaavuta.L'educazioneprimadellasuamente, che al pari di quella del Comte
era stata avvezza alle scien zeesatte,elapocapropensione per lespiegazioni
trascen dentali poteronlo però sospingere per la medesima via. Il De Grazia al
pari de'positivisti dichiara sconosciute le essenze delle cose, limitata ad una
mera riduzione di feno meni tutta la nostra scienza:crede anche lui doversi
appli care alla filosofia il metodo delle scienze esatte e delle s p e
rimentali,e da qui la grande importanza che attribuisce alla induzione , la
scarsa che attribuisce al sillogismo . Se non che all'osservazione
immediata ei seppe accoppia re l'induzione,ch'è l'osservazione mediata.Della
induzio ne ebbe un concetto preciso,nè lavolle ristretta al sempli
ceradunamento de'fattiosservati,ma ne estese la portata oltre ai limiti della
sperienza.In questo allargamento però essa non genera nell'animo quella
evidenza, che scintilla soltanto dalla osservazione immediata, o dalle verità
di r a gione;ma una certezza morale,laquale ammette la possibi
litàdell'opposto.Tutte lescienzesperimentali debbono te nersi paghi di quello
stato, ch'è pure tanto discosto dal d u b biotormentosolasciatoinereditàdạHume,ilqualedisco
nobbe l'efficacia della induzione. Ecco difatti alcune sentenze,le quali si
potrebbero cre dere imitate da Augusto Comte. « Il metodo è il
ridurre i fenomeni particolari a'fenomeni generali, e questi ad altri più
generali fino ad arrestarsi a pochi fenomeni irreducibili ». « La riduzione
viene operata a lume delle verità neces sarie da un lato,e dalle accurate
osservazioni dall'altro la to.E un fenomeno generale che resiste agli
incessanti rigo rosi tentativi di riduzione,non è perciò dichiarato assolu
tamente irreducibile alle note forze primarie delle sostanze corporee,note però
negli effetti, e per noi sempre ignote nella loro essenza ». « I nostri mezzi
sono impotenti a scovrir la natura degli ésseri.Tutto quel che può scovrire la
nostra ragione nella scienza della natura è riposto nel classificare i fatti
speri mentali con andarrisalendoda’fattiindividualia'generali, e da questi
a'più generali fino a raggiungere ifatti primiti vi,ov'èforzal'arrestarsi». Ma
allatoaquestesomiglianzetroviamonelDeGraziadei tratti, che lo differenziano dal
fondatore del Positivismo francese;ne addito due come principali. Il Comte trascura
affatto il problema della conoscenza , ed invece questo problema rimane pel De
Grazia ilprimo ed il capitale. Il Comte attribuisce alla metafisica un valore
storico sol t a n t o , il De Grazia è per sua s o c h e l a metafisica po s s
a r i m a nere accanto alla scienza sperimentale.Così,sebbene dichia ri
inconoscibilel'essenzadell'anima,enotasolalasuama nifestazione nel pensiero,non
esita poi di affermare che la metafisica ne ha stabilito la spiritualità,
l'immortalità, la vita futura. Questa oscillazione fra le esigenze del suo
metodo e le tra dizioni di quella ch'ei chiama filosofia ortodossa fa sì che in
lui sipuòravvisareorauntomista,edora un positivista, secondo i casi.Se non che
il tomismo stesso a lui or balena 9 va come riflesso dalla filosofia
aristotelica,or come lume r a g giante dallarivelazionedivina; edellaortodossia
del cre dente si faceva schermo a nascondere gli ardimenti del si losofo .
Noiignoriamoqualiaccuseglifuronomosse,equalirim proveri fatti :certo apparisce
da alcuni luoghi dei suoi li bri che qualcosa di simile ci debba essere stato :
eccone u n o per esempio. « Ci crediamo abbastanza fortunati di aver veduto p r
o trattiinostrigiorni,finoall'istantedirassicurarciche il nostro
comunquedebolelavoroerasottolaguarentigiadel l'Aquinate, contro le avventate
odiose imputazioni ». Ed altrove dice esplicitamente ch'ei ricorre all'autorità
diSanTommaso periscagionarsidellatacciad'incredulita. Lo studio di Aquino, e d
il Prospetto della filosofia ortodossa che ne fu ilrisultato,ebbero adunque per
fine ladifesa della propriadottrina.Meglio forse avrebbe fatto a dispregiare
ilvano cicaleccio delvolgo,che di ogni ri
cercafilosoficas'adombraes'insospettisce;ma l'indoledel nostro filosofo era
dimessa e circospetta, e preferi di ripa rarsi sotto l'egida di un dottore di
santa Chiesa; come se u n altrettalespedientefossegiovato al Rosmini edal
Gioberti. Senza il bisogno di questa apologia della sua dottrina a vrebbe
potuto por mano a quella Filosofia del pensiero, a cui accenna;imperciocchè,contutt'iseivolumidaluimessi
a stampa,ilsuo sistema rimane appena delineato nel prin
cipioenelmetodo;nèdelleapplicazioni alla Estetica,oal l'Etica si trova più di
un semplice accenno: la Logica stessa non vi è di stesa pienamente, sebbene
tutto i'l Saggio non s i occupi di altro che di Logica. Stando ai brevi accenni
noi sappiamo che le parti della filosofia per lui sarebbero state la
logica,l'etica,l'estetica, perchè itre fenomeni irreducibili del pensiero sono
ilgiudi care,ilvolere,ilsentire.Ilsillogismo ègiudizio pure;ma 66
un giudizio fondato sopra idee astratte, mentre il giudizio primitivo è
la osservazione immediata della realtà concreta. Il sillogismo è applicabile
alle sole verità di ragione. La prova induttivá si adopera a slargare la cerchia
della sperienza immediata :essa però presuppone la realtà delle idee di
numero,identità, diversità, sostanza,modificazione,
necessità,possibilità.Queste idee non si possono ricavare per induzione,
altrimenti ci sarebbe un circolo:sono ricava te per astrazione dalla
osservazione immediata fatta per m ezzo del giudizio. L'associazione è la
sorgente spontanea,ma illegittima del le nostre idee: l'induzione dipoi
legittima, confermandole , quelle relazioni,che l'associazione delleidee aveva
per ipo tesi anticipato. Ecco adunque delineato il compito della logica:
analisi d e l senso comune, e giustificazione delle credenze spontanee che
quello contiene. E dell'Etica ? Solo per intramessa sappiamo,ch'egli,a
differenza di Elvezio , il quale dà per originario il solo desiderio del
proprio utile, ammette appetiti disinteressati originalmente, non credendo che
l'abitudine potrebbe andare fino al punto di snatu rare
laqualitàstessadeldesiderio.Orsenoiabbiamo nella coscienza attuale de motivi
disinteressati, è necessità che questi motivi si fondino sopra appetiti
primitivameute tali. Anchequiadunqueavrebbe il De Grazia adottatolostesso
procedimento della conoscenza :lo spirito avrebbe legittima to
conlaragioneciòchelanaturaspontaneamenteavesse in 1 Prima la mente crede,
perchè non ragiona ancora ;poi crede,perché laragione ha legittimato
lasuacredenza. Fin chè il dubbio non l'assale,la mente riposa sicura sui nessi
stretti spontaneamente dalla associazione naturale delle sue idee:quando
ildubbio sottentra,la induzione ne la libera, giustificando la spontanea
credenza . origine operato. Se non che, eglisenerimetteaquella Filo
sofiadelpensiero,chepoiononscrisse,ononarrivòsino a noi. Meno preciso è il
disegno, del qua l e si sarebbe dovuto toccare della Estetica. Noi sappiamo
solo, che il Bello è per lui «l'oggetto della percezione,quando ci riesce
piacevole il contemplarlo ». Ma ,oltre a questo effetto prodotto dalla bel
lezza nello spirito contemplatore,invano si cercherebbero altri schiarimenti .
Nei voluminosi libri che scrisse avrebbe il De Grazia po tuto colorire intero
il disegno della sua filosofia, se non si fosse allargato troppo in polemiche
ed in apologie,soventi superflue, e se avesse usato maggior parsimonia nello
stile, ch'èdiffuso,stemperato,eridondante d'interminabiliripe tizioni. I sei
volumi si sarebbero potuti restringere in un solo, o in un paio al più, senza
nessun danno per le idee che viesprime;eforseconquestoguadagnodippiù,diaverpo
tuto trovare maggior numero di lettori. Dobbiamo in questa occasione ricordare,che
il sensua lismo era la dottrina favorita de'giovani italiani, pria di comparire
il Saggio su la critica della conoscenza, che in parte con la forza del
ragionamen to,einparteconquellaautoritàcheilnostroGalluppi ven ne mano mano
acquistando pel valore della sua opera, egli riuscì a sradicare l'errore dalle
menti giovanili,ed avviarle a'sani principi della morale e della
religione.Quindi le sue istituzioni di filosofia, del tutto conformi ai suoi
principi del Saggio,furono adottate per quasi tutte le scuole d'inse gnamento
in Italia.Un tal positivo giovamento recato alla 68 Il De Grazia combatté
la filosofia del Galluppi, finché que sti viveva e professava nella Università
napoletana : la combattè perchè la credette sbagliata e perniziosa. Morto che
fu ilsuo grande avversario,ei,pur rimanendo saldo nella sua sentenza , scrisse
di lui queste parolesua patria è la gloria maggiore cui aspirar mai si possa da
un filosofo». Così il De Grazia giudica il Galluppi morto nel Prospetto di
filosofia ortodossa ; ed il giudizio ci rivela il carattere
integro,leale,generoso di chi lo portava.Combattendo le dottrine di un
avversario,ei rispetto,ei lodò le intenzioni ; ei non disconobbe l'utilità che
aveva arrecato al suo paese . Talvolta anzi ei par che non agogni,che non cerchi
altra gloria, che quella conseguita dal suo valoroso avversario: dispera quasi
di conseguirla vivo,pur se l'augura dopo morto, non tanto per sè, quanto a pro
della sua patria. «Ese non può goderne chi l'ha meritata, pur questa tar
dagloriasiriflettesulasuapatria, servedisprone a'suoi concittadini sopra
tutto,nella faticosa carriera letteraria, e riesce di nobile compiacenza per
tutti gli spiriti fatti per a m mirare,per amar lavirtù ». Chi scriveva queste
magnanime parole ebbe certamente un cuore non minore della mente, e la tarda
gloriadaluiinvo cata è un tributo ben meritato da chi non stimolato da biso
gno, non allettato da premio, passò la vita, non fragliagi ereditati, manella
faticosa palestra dello studio, dove s'in vecchia e simuore anzi tempo,ma dove
siha almeno ildrit todicredereche, morendo, non si muore del tutto.Vincenzo Di
Grazia. Grazia. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Grazia”
– The Swimming-Pool Library.


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