Grice e Gregorio: l'implicatura conversazionale dell’arte della grammatica degl’angeli –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo. Da roma -- il grande: Grice: “For one, he is the punning Pope!” Grice: “What WAS Gregorio’s implicatura? A
complex one, since he uses the counterfactual: “si angeli fuessent.” Grice: “In
The Sellars/Yeatman rewrite, the meta-implicata is that you must have read
Bede!” Grice: “Poor Gregorio Magno had to fight with the Lonbards, and the sad
thing is he lost!” -- Grice takes inspiration on Shropshire’s
argument for the immortality of the soul from Gregorio Magno (Dialogo, IV). Figlio
di Gordiano, appartenente all'aristocrazia senatoriale, la classe dominante
dell'antica Roma che mantene prestigio economico e sociale, nonostante la
caduta dell'Impero, e di Silvia, appartenente a una ricca famiglia siciliana. La
sua "ars grammatica" fu limitata e lo stile che denota i suoi scritti
è in linea con quello degli scrittori tardo-antichi. Di questi imita, in
particolare, solo poche figure retoriche come l'anafora ed il gusto
dell'esempio e dell'aneddoto moralizzante. La sua conoscenza del diritto si
centra in Cicerone, da cui riprende anche definizioni e nozioni filosofiche del
stoicismo. Insegna su colle Celio. Secondo la tradizione, mentre Gregorio
attraversava, alla testa della processione, il ponte che collegava l'area del
Vaticano con il resto della città (chiamato allora "Ponte Elio" o
"Ponte di Adriano", oggi Ponte Sant'Angelo), ebbe la visione
dell'Arcangelo Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua
spada. La visione (che secondo alcune fonti fu condivisa da tutti i
partecipanti alla processione) venne interpretata come un “segno” celeste pre-annunciante
l'imminente fine dell'epidemia, cosa che effettivamente avvenne. Da allora i
romani cominciarono a chiamare la Mole Adriana "Castel Sant'Angelo"
e, a ricordo del prodigio, posero più tardi sullo spalto più alto la statua di
un angelo in atto di rinfoderare la spada. Ancora oggi nel Campidoglio è
conservata una pietra circolare con impronte dei piedi che, secondo la
tradizione, sarebbero quelle lasciate da Michele quando si fermò per annunciare
la fine della peste. Vede alcuni giovani schiavi britannici esposti per
la vendita, bellissimi di aspetto e pagani, tanto da aver esclamato,
rammaricato: "Non Angli, ma Angeli dovrebbero esser chiamati…". Comunque in meno di due anni diecimila Angli,
compreso il re del Kent Ethelbert – e la famiglia di Grice -- si
convertirono.Obiettò invece sulla proibizione ai soldati imperiali di diventare
«soldati di Cristo», ovvero di entrare a far parte del clero. Gregorio avrebbe
dettato i suoi canti a un monaco, alternando la dettatura a lunghe pause; il
monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo
separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi,
assistendo così al miracolo di una colomba (che rappresenta naturalmente lo
Spirito Santo), posata su una spalla del papa, che gli dettava a sua volta i
canti all'orecchio. Opere: “Expositio super Cantica canticorum – “Cantico dei
cantici”; “Moralia in Job (Giobbe); “Homiliae in Evangelia”, omelie sui Vangeli;
Homiliae in Hiezechihelem prophetam, oomelie su Ezechiele; A Sacramentarium
Gregorianum con cui riformò il canone della messa, rendendola più semplice ma
più solenne; Antiphonarius centola nuova redazione del libro dei canti
liturgici; Dialoghi; Libro su santi italiani a lui coevi; “San Benedetto da
Norcia” “Sul destino dell'anima” “Su alcune profezie”; “Regula Pastoralisun
manuale per la vita e l'opera dei vescovi e in generale di coloro che ricoprono
il ministero pastorale; Le Epistolaeun registrum,«12 marzoA Roma presso san
Pietro, deposizione di san Gregorio I, papa, detto il grande, la cui memoria si
celebra il 3 settembre, giorno della sua ordinazione.» «3
settembreMemoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere
intrapreso la vita monastica, svolse l'incarico di legato apostolico a
Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le
questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre.”“Si
mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i
bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque
la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale.”Il
Proprio del santo in rito romano contiene la seguente colletta:[ «Deus, qui
pópulis tuis indulgéntia cónsulis et amóre domináris, da spíritum sapiéntiae,
intercedénte beáto Gregório papa, quibus dedísti régimen disciplínae, ut de
proféctu sanctárum óvium fiant gáudia aetérna pastórum. Per Dominum nostrum
Iesum Christum» La Chiesa di Manduria custodisce un frammento d'osso del
suo braccio destro. La Chiesa di Casola custodita un frammento d'osso della sua
mano destra. G. Pepe, Il Medio Evo barbarico d'Italia, Dizionario Biografico degli ItalianiVolume
59, Roma, Claudio Mareschini, Gregorio Magno e la cultura classica” Gregorio
scrisse di sé «ego quoque tunc urbanam praeturam gerens pariter subscripsi», ma
poiché in una variante del testo praeturam è sostituita da praefecturam, dalle
sue epistole non è possibile sapere con esattezza se fu "prefetto
dell'Urbe" o piuttosto "pretore dell'Urbe". S. Gasperri, Italia longobarda, Laterza, Dialogi,
Roma, Tipografia del Senato, Dizionario biografico degli italiani, Opera Omnia
dal Migne patrologia Latina con indici analitici. Gregorio da Roma – Grice:
“Gregory did not know what those were: ‘angeli,’ his companion answered.
Adamant, Gregory corrected him: “No. They are Anglicans, they are not angels!”
-- The grammatical structure of Latin of the seventh to eighth centuries had
changed in comparison with the Latinitas of the fourth century. Although Bede
builds his argument on the Grammar textbooks of Antiquity, he adopts Gregory
the Great’s directive to subject the grammar rules to the language of the
Scriptures and not to ancient Grammar textbooks. GREGORY THE GREAT, Moralia in
Iob, PL 75, col. 516: ‘quia indignum uehementur existimo, ut uerba caelestis
oraculi restringam sub regulis Donati’ (‘I consider it strongly unworthy to
restrict the words of divine revelation to the rules of Donatus’). Gregory did
NOT write an ‘ars grammatica’ – Bonifacio did! – Gregorio does mention the ‘sub
regulis Donati’ – which is worth transcribing: “sed tam pueriliter istum labi
non indignum fortasse fuit, qui litteras fastidit et pro nugis habet, iisque
studere episcopum, impium et profanum putat – et alibi pene gloriatur se artem
loquendi, quam magisterial disciplinae exterioris insinuant, servare
despexisse, non barbarism confusionem devitare, situs motusque praepositionum,
casusque servare contemnere, quia indignum (inquit) vehementur existimo ut
verba caelestis oraculi restringam sub regulis Donati – quasi vero humani
divinique sermonis leges addiscere et observare, id sit caelestia oracular
subiiere. —Non metacismi collisionem fugio, non barbarism confusionem devito,
situs motusque et praepositionum casus servare contemno, quia indignum
vehementer exisitimo ut verba caelestis oraculi restringam sub regulis Donati –
Non rifuggo dalla collisione del metacismo, non evito la mescolanza di
barbarism, non tengo conto della posizione, degli spostamenti e delle
preposizioni con I casi che esse reggono, perche repute cossa assai indegna
coartare le parole del celeste oracolo entro le regole di Donato – Ep. Miss. C.
5 PL LXXXV, 516 B – Cio che a Gregorio sembra indegno non e l’obbedire alle
regole della grammatica – anche in questo e uomo di disciplina – ma la retorica
di Donato, che teoreizza e prescribe, contro la LIBERTA dell’espresione
originale, il capriccio del maestro – Ructat corde bonum sine lege Donati
verbum – la parola buona erompe dal cuore senza le leggi di Donato. –
sommamente disdicevole assogettare le parole dell’oracolo celeste alle regole
di Donato. L’esegeta del libro di Giobbe non trascura di continuo le norme
grammaticali. Gregorio sa scegliere tra due letture di un medesimo vesetto,
indicare I tropi di paragone e di metonimia, il valore della congiunzione di
coordinarzione, l’etimologia di una parola. Insomma, Gregorio non esclude dall
sua esegesi il iicorso ai metodoi di I spegazione grammaticale classica. Facendo
mostra di una conosenza ostentata della tecnologia grammatical Gregorio si
preoccupa evidentemente di far comprendere che il suo NON-VOLERE non e un
NON-Sapere. It was said a pigeon dictated his Gregorian chants. Not only did he
see the angel land on ponte sant’angelo, but was able to retrieve the stone and
give it to the Campidoglio – he joked on the anglii being potentially angels,
should they were Roman!” – I limite dei arti liberali in Gregorio. Grice: “It
was a good thing for Western civilization that Gregorio could care less about
Greek!” -- Gregorio il Grande, Gregorio
I – Gregorio Magno. Gregorio. Keywords: angeli, ars grammatica – Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Gregorio: implicatura e grammatica” – The Swimming-Pool
Library.


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