Grice e Grandi: l'implicatura conversazionale del progresso all’infinito della rosa
di Grandi -- implicatura infinita – filosofia italiana – Luigi Speranza (Cremona). Filosofo. Grice: “I like Grandi – and Grandy – for one,
Grandi (if not Grandy) proves that geometry is a branch of mathematics with his
rose curve – a geniality!” – Figlio di Piero Martire, ricamatore, e Caterina Legati, compì i suoi
primi studi di grammatica sotto la guida di Canneti e poi nel locale Collegio
dei Gesuiti, dove ebbe come maestro Saccheri. Entra nel monastero camaldolese
di Classe in Ravenna, assumendo il nome Guido in sostituzione degli originari
Francesco Lodovico, e qui ritrovò il maestro Canneti. Proseguiti gli studi a Roma e Firenze, insegna
a Firenze. Pubblica “La quadratura del cerchio” “La quadrature dell'iperbole”
al cui interno scopre il paradosso: la somma parziale di una serie (“serie di
Grandi) a segni alterni di numeri può non convergere (serie di Grandi). Divenne
membro della corte presso il granduca di Toscana. Insegna a Pisa. Studia la
curva algebrica da lui chiamata "rodonea" per la forma che ricorda il
rosone delle chiese e fu autore degli Elementi di Geometria di Euclide (Venezia,
Savioni). Fu il primo l’analisi degli infiniti. Saggi: “De infinitis
infinitorum”; “Trattato delle resistenze” (Firenze); “Geometrica demonstratio vivianeorum
problematum” (Firenze, Guiducci); “De infinitis infinitorum, et infinite
parvorum ordinibus disquisitio geometrica” (Pisa, Bindi); “Epistola mathematica
de momento gravium in planis inclinatis” (Lucca, Frediani); “Dialoghi circa la
controversia eccitatagli contro Marchetti” (Lucca, Gaddi); “Prostasis ad
exceptiones clari varignonii libro de infinitis infinitorum ordinibus oppositas
circa magnitudinum plusquam-infinitarum vallisii defensionem et anguli
contactus” (Pisa, Bindi); “Del movimento dell'acque trattato geometrico” (Firenze);
“Relazione delle operazioni fatte circa il padule di Fucecchio” (Lucca, Venturini);
“Trattato delle resistenze” (Firenze, Tartini); “Compendio delle Sezioni
coniche d'Apollonio con aggiunta di nuove proprietà delle medesime sezioni” (Firenze,
Tartini); “Instituzioni Meccaniche” (Firenze, Tartini); “Istituzioni di
aritmetica pratica” (Firenze, Tartini); “Sectionum conicarum synopsis” (Firenze,
Giovannelli); “Idraulici italiani."Rodonea" deriva dal greco Ροδή,
rosa. La curva rodonea è anche chiamata "rosa di Grandi" in suo
onore. G. Ortes, Vita del abate camaldolese, matematico dello Studio Pisano,
Venezia, Dizionario biografico degli
italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Enciclopedia Italiana,
Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Rodonea Sofisma algebrico Treccani Enciclopedie
on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Crusca. Carteggi del padre
camaldolese matematico. Francesco Lodovico Grandi – Grice: “I like Grandi: I
have two ways to deal with ‘mean’: ‘no sneaky intention allowed, including this
– (o) all intentions are open ones, including this one – self-reference; or
‘optimal infinite’ potential infinite/actual infinite – titular versus de
facto. In any case, both are better than pseudo-Schiffer!” Grice: “While I say,
“Schiffer and others,” it should be pointed out that the first to show this
was, of all people, my tutee Strawson – Stampe and Patton came close! (I love
them guys! Patton is a gentleman, and Stampe, too! Both brilliant philosophical
gentlemen, too!” -- In geometria è detta rodonea la curva algebrica o
trascendente il cui grafico è caratterizzato da una serie di avvolgimenti
attorno ad un punto centrale. Nei casi più noti tali avvolgimenti producono
figure a forma di rosone, da cui deriva alla curva il nome rodonea (dal greco
rhódon, ròsa). La curva rodonea è chiamata anche rosa di Grandi da Luigi Guido
Grandi, il matematico che la battezzò e studiò intorno al 1725.
Rodonee ottenute per valori diversi del parametro {\displaystyle \omega
={\frac {n}{d}}} Tartapelago rosaGrandi 04.gif Vari modi per la
costruzione di Rose di Grandi. Animazioni realizzate in MSWLogo[1] La rodonea
si può considerare un caso particolare di ipocicloide. Equazione della
curvaL'equazione delle rodonea in coordinate polari {\displaystyle (\rho
,\theta )}è: {\displaystyle \rho =R\sin \omega \theta }, dove R è un
numero reale positivo che rappresenta la massima distanza della curva dal
centro degli avvolgimenti, e \omega è un numero reale positivo che
determina la forma della curva. È possibile anche scrivere la rodonea come
{\displaystyle \rho =R\cos \omega \theta }, che produce una figura analoga, ma
ruotata di un angolo pari a {\displaystyle {\frac {\pi }{2\omega
}}}radianti. Proprietà Se \omega è un numero intero, la curva ha un
numero finito di avvolgimenti, tutti passanti per l'origine degli assi, che
generano una serie di "petali" componenti la figura a forma di
rosone; il numero dei petali è pari a: \omega , se \omega è
dispari; {\displaystyle 2\omega }, se \omega è pari. Osserviamo che non è
possibile ottenere rose con un numero di petali pari a {\displaystyle 4n+2}.
Per {\displaystyle \omega =1} si ottiene un unico petalo, ovvero una
circonferenza non centrata nell'origine. L'area della superficie racchiusa
dalla curva è pari a {\displaystyle {\frac {\pi R^{2}}{2}}} per k pari, a
{\displaystyle {\frac {\pi R^{2}}{4}}} per k dispari. Se \omega è
un numero razionale {\displaystyle {\frac {n}{d}}}, la curva ha un numero
finito di avvolgimenti, che si intersecano in più punti creando una serie di
petali parzialmente sovrapposti; nella figura a fianco sono visualizzate le
rodonee ottenute per alcuni valori di n e d. Come caso particolare, per
{\displaystyle \omega ={\frac {1}{2}}}, si ottiene il folium di Dürer. In
entrambi i casi precedenti, la curva ottenuta è algebrica; se invece
\omega è un numero irrazionale, la curva è trascendente ed ha un numero
infinito di avvolgimenti che non si chiudono e formano un insieme denso,
passando arbitrariamente vicino a ogni punto del cerchio di raggio R.
Note Giorgio Pietrocola, Curve storiche, Rose di Grandi, su Tartapelago,
Maecla, 2005. URL consultato il 26 aprile 2021. BibliografiaRhodonea Curves, in
The MacTutor History of Mathematics archive, School of Mathematics and
Statistics, University of St Andrews, Scotland. URL consultato il 16-07-2008.
Voci correlate Ipocicloide Figura di Lissajous PAGINE CORRELATE Sistema di
coordinate polari sistema di coordinate bidimensionale Atomo di idrogeno
atomo dell'elemento idrogeno Metodo simbolico Il progressus in
infinitum (in italiano «progresso all’infinito») o regressus in infinitum
(«regresso all'infinito») [1], è un'espressione della filosofia scolastica che
indica un modo di argomentare logicamente, quando, per spiegare qualcosa, si
ricorre a un termine, il quale però rende necessario il rinvio a un nuovo
termine, e questo a un ulteriore termine; e cosi via senza che si possa mai
giungere a un punto di spiegazione ultimo e definitivo. Questo procedimento
logico, usato largamente da Aristotele e dagli scettici, vuole quindi
dimostrare l'insufficienza di un'argomentazione. La differenza tra le due
espressioni consiste nel ricercare la causa prima (ad esempio: causalità ideale
platonica) o spiegazione definitiva di una cosa (ad esempio: causalità naturale
aristotelica) procedendo logicamente in avanti (progressus) o all'indietro
(regressus). Un esempio di un procedimento logico basato sul regressus in
infinitum si ritrova nell'"Argomento del terzo uomo" di
Aristotele. Immanuel Kant (1724-1804) nella settima sezione della sua
Critica della Ragion Pura (1781) chiamava «progressus in indefinitum» questo
"infinito per addizione" che «non ammette nessuna limitazione se non
quella provvisoria che gli può essere assegnata ad ogni suo passo, prima di
procedere al passo successivo». Si tratta di un infinito irraggiungibile, non
potendosi contare effettivamente infiniti numeri naturali. Per
questo motivo Aristotele (384-322 a.C.), affermava che «il numero è infinito in
potenza, ma non in atto». [3] come appare chiaro se si rappresentano i numeri
naturali con una serie di punti equidistanti, che si susseguono senza fine
lungo la retta in una successione infinita discreta nel senso che tra due
elementi consecutivi c'è uno spazio vuoto, da intendersi come assenza di
elementi. Si parla anche di un'infinità numerabile, giacché di questi infiniti
elementi è possibile dire qual è il primo, il secondo, il terzo, e così
via. L’infinito potenziale è perciò un infinito ottenuto per divisione;
«la caratteristica di tale infinito, che Kant chiamava “regressus in
infinitum”, è che esso è interamente contenuto in una totalità limitata:
dividendo all’infinito un segmento in parti sempre più piccole, risulta
evidente che tutti gli elementi della divisione sono in realtà già assegnati e
presenti, prima ancora che la stessa divisione abbia inizio; appartenendo ad
una forma limitata essi non possono sfuggire e non possono che essere ritrovati
durante un processo all’infinito che inevitabilmente li raggiunge tutti.
La differenza tra “progressus in infinitum” e “regressus in infinitum”
secondo Kant sta proprio in questo: nel primo caso gli elementi vanno cercati
al di fuori della totalità parziale, sempre finita, che non si cessa mai di
ottenere; nel secondo essi vanno trovati in un tutto preesistente.» [4]
Note Dizionario internazionale.it ^ Enciclopedia Treccani alla voce
"Regressus in infinitum" ^ Bocconi - Aristotele e l'infinito ^
Mathesis Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che
trattano di FilosofiaLuigi Guido Grandi. Grandi. Keywords: infinite implicature
– Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Grandi: implicatura infinita” – The
Swimming-Pool Library.


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