Grice e Griffer: l'implicatura conversazionale dell’inter-soggetivo – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Asti).
Filosofo italiano. Grice: “I like Griffero; for one, he has a taste for
neologisms, like his atmospherelogy – He has understood that aesthesis, qua
sensatio, is the basis for aesthetics, and he has explored the philosophies of
Tarso, Spranger, and Schelling!” Insegna a Roma. Studia a Torino sotto Vattimo su“L’ermeneutica.”
Studia Betti (“Interpretare. La teoria di Betti e il suo contesto” – Rosemberg,Torino)
ed il concetto di spirito e forma di vita. La filosofia della cultura (Angeli,
Milano). Si dedica al rapporto tra arte e mito, scrivendo poi Senso e
immagine. Simbolo e mito (Guerini, Milano), Cosmo Arte Natura. Itinerari (Cuem, Milano), nel quale si concentra sulle
caratteristiche del real-idealismo, e infine una ricostruzione dell'apporto
dato da questo autore all'estetica filosofica (Estetica -- Laterza, Roma).
La nozione di "immaginazione transitiva", è invece affrontata in “Immagini
Attive: beve storia dell'immaginazione transitiva (Monnier, Firenze). Ricostruisce
la storia della credenza secondo cui una fantasia particolarmente forte sarebbe
in grado di agire, cambiando o addirittura generando la realtà esterna. In
Realismo e Idealismo (Nike, Segrate) analizza il Pietismo Speculativo. La
corporeità spirituale è il "fine ultimo delle opere di Dio. L'ampia storia
del concetto e esposta in Il corpo spirituale. Ontologie sottili"
(Mimesis, Milano). La ricerca sulla fenomenologia del corpo e della
percezione e l'estetica delle atmosfere è affrontata in “Atmosferologia.
Estetica degli spazi emozionali (Laterza, Roma). Nel libro Quasi-cose. La
realtà dei sentimenti (Mondadori, Milano ) indica e analizza sulla scorta dei
un'estetica neo-fenomenologica i sentimenti atmosferici, il dolore, la
vergogna, lo sguardo, il crepuscono, il corpo vissuto come quasi-cose, entità
aggressive e decisive per la nostra esistenza senza essere riducibili al
paradigma cosale tipico della tradizione occidentale Il pensiero dei sensi. Atmosfere ed estetica
patica (Guerini, Milano) delinea, a partire dalla nozione estetico-fenomenologica
di “atmosfera”, i contorni di un'estetica orientata non allo gnosico ma al
patico, che non tematizza un oggetto (come una espressione) speciali come le
opere d'arte ma il modo in cui “ci si sente” quando ci si espone, soprattutto
involontariamente, ai sentimenti presenti nell'ambiente circostante. Il
tema è sviluppato, esteso a considerazioni sull'atmosfericità del linguaggio, sulla
presenza e la inter-soggettività re-interpretate in chiave fenomenologica.
Altre opera: Storia dell'estetica (Nuova Cultura, Roma). 5. Quali
atmosfere per quali spazi? Dicendo, con precisione tutt’altro che metaforica
(cfr. Griffero 2010d) che, ad esempio, l’aria si è fatta pesante e il suono
opprimente, l’odore penetrante e il silenzio solenne, ci si riferisce non certo
allo spazio locale ma allo spazio assoluto e predimensionale (più o meno
transitorio) delle “isole” leiblich. Ne viene – ed è ciò che ovviamente più
interessa nel nostro più generale progetto atmosferologico (cfr. Böhme 1995,
Griffero 2010 e Griffero 2014) – che lo spazio non locale del sentimento
(Gefühlsraum)14, permeato cioè da sentimenti o tonalità emotive (Gefühle o
Stimmungen) (cfr. Schmitz 1969), intesi ora come atmosfere, come quasi-cose
caratterizzate (quanto meno nella loro forma 12 Una spazialità a rigore non
solo non tridimensionale, ma neppure bidimensionale (superficie),
monodimensionale (retta) o non-dimensionale (nel senso in cui lo è il punto).
13 L’abitare è per Schmitz, propriamente, cultura-coltivazione dei sentimenti
in uno spazio recintato. 14 La tesi secondo cui «i sentimenti sono spazialmente
estesi [...] sarebbe inconcepibile o addirittura comica se si riferisse allo
spazio locale», giacché in tal caso «un sentimento sarebbe forse una sorta di
sfera o un triangolo nel ventre o in prossimità della testa» (Schmitz 1990, p.
292). © SpazioFilosofico 2014 – ISSN: 2038-6788 351 prototipica e
cioè oggettivo-distonica) da direzioni abissali, costituisce l’apriori di ogni
nostra esperienza, specialmente involontaria. Come le valenze espressive delle
singole cose e persone possono invitarci a fare o respingere qualcosa, così le
affordances dello spazio del sentimento, irriducibili all’assetto ottico e agli
effetti solo pragmatici cui pensa James Gibson, portano infatti in luce
l’articolazione decisamente anisotropa (atmosferica) della nostra Lebenswelt.
Ma, se avvertire un’atmosfera significa avvertire la qualità affettiva e
leiblich “espressa” (un termine da non concepire, in una radicale
Erscheinungswissenschaft, nel senso dell’estroflessione di un interno) dai
nostri “intorni”, occorre da ultimo interrogarsi sulle atmosfere specifiche dei
tre livelli di spazialità menzionati. Allo spazio della vastità c)
corrispondono le atmosfere letteralmente s-confinate delle Stimmungen pure,
come tali alla base dell’intero edificio della vita emozionale. Troviamo qui da
un lato l’estensione piena della soddisfazione, concepibile non come gioia ma
come quieto equilibrio (nel senso, ad esempio, dell’intimità famigliare), e
dall’altro l’estensione vuota della disperazione, concepibile più come la
medioevale acedia o l’ennui (nel senso, ad esempio, della lieve noia che ci
coglie nelle stazioni o al cospetto del graduale impallidire serale delle cose)
che non come un cruccio opprimente. Allo spazio direzionale b) corrispondono,
invece, tre forme di atmosfere vettoriali. Anzitutto b1) le Erregungen pure,
vale a dire emozioni strutturate e tuttavia diffuse e prive di un vero tema
specifico (per questo abgründig per Schmitz), le quali, contrariamente alle
fondamentali direzioni leiblich, possono essere anche centripete, aggredirci ab
extra pur in assenza di una fonte precisa (cosa o quasi-cosa che sia) e quindi
di una “ragione”. E poi b2) le emozioni “centrate”, le cui terminazioni e
condensazioni in un oggetto (quando la Sehnsucht, ad esempio, si precisa come
amore), in quanto tali responsabili della (secondo Schmitz fuorviante) teoria
dell’intenzionalità dei sentimenti15, possono essere unilaterali (esaltanti o
deprimenti), onnilaterali, centrifughe (come la Sehnsucht), centripete (come la
paura e la sfiducia indeterminate), ma anche indecise, come nel caso del
“presentimento”. Allo spazio locale a), infine, corrispondono16 le atmosfere
generate dagli oggetti e dalla loro collocazione, relativa fin che si vuole
nella spazialità locale eppure su di noi intensamente “attiva”, ad esempio in
virtù di qualità espressive che, eccedendo di gran lunga l’ufficio delle
proprietà − in linea di principio accidentali e parassitarie rispetto a un
substrato sostanziale (nei sentimenti atmosferici assente in linea di
principio) −, fungono da vere e proprie “estasi” (cfr. Böhme 2001, pp.
193-210). Quasi fossero i “punti di vista” con cui le cose in un certo senso
escono da se stesse (cfr. Griffero 2005) e che appaiono inspiegabili come mera
espressione di un interno (qui propriamente inesistente), le atmosfere o estasi
delle cose paiono analoghe a potenze 15 I presunti sentimenti intenzionali –
l’ira, ad esempio − sarebbero meglio spiegabili, come sentimenti atmosferici
centrati, chiamando in causa una dissociazione tra punto di ancoraggio (lo
stato di cose che suscita l’ira) e zona di condensazione (l’uomo o l’oggetto
con cui si è adirati): due elementi di solito poco connessi sotto il profilo
causale o logico (gestalticamente: figura/sfondo), visto che – ed è forse
illogico ma adattivamente funzionale! – si teme, ad esempio, più la persona che
potrebbe ucciderci (condensazione) che non la morte come tale (cfr. Schmitz
2007, p. 64). 16 Ma Schmitz qui obietterebbe che, le atmosfere non essendo per
lui intenzionalmente producibili e riducibili a cose singole (giusta una più
generale campagna contro la forma mentis singolaristica su cui non possiamo qui
fermarci), le impressioni suscitate dalle cose non sarebbero autentiche
atmosfere. 352 demoniche (numinose) indipendenti dalla nostra
volontà. Sono, in altri termini, qualità espressive (inviti, affordances),
nella cui manifestazione in certo qual modo le cose si esauriscono, esattamente
come il vento coincide col proprio soffiare (cfr. Griffero 2013b). Sono
modi-di-essere pervasivi (cfr. Metzger 1941, pp. 77-78) che, generando lo
spazio affettivo cui il soggetto accede, danno vita a una co-presenza
(proprio-corporea, anzitutto, ma anche sociale e simbolica) di soggetto e
oggetto, a un “tra” (un tema caro a Böhme) anteriore alla distinzione
soggetto/oggetto, a una relazione che paradossalmente (per la logica ordinaria,
s’intende) dev’essere anteriore ai suoi relati, pena una ricaduta nel dualismo
aborrito.Tonino Griffero. Griffero. Keywords: l’inter-soggetivo, Betti,
ermeneutica, fenomenologia, Vico, il circolo dell’implicatura, implicatura
ammosferica-- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Griffero” – The Swimming-Pool
Library.


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