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Wednesday, April 3, 2024

GRICE E JULIA: L'IMPLICATURA CONVERSAZINALE -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA

 

Grice e Julia: l'implicatura conversazionale -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Acri). Filosofo italiano. Grice: “Julia was more of a poet than a philosopher; but then for Heidegger, philosophy IS poetry and vice versa!” -- essential Italian philosopher. Figlio di Antonio e da Maria Giuseppa Balsàno. Studia a Cosenza sotto Focaracci. Direttore del Telesio, periodico. Strinse grande amicizia Padula. La temperie culturale in ambito locale vede la difficoltà della Calabria a integrarsi nella nuova entità politica. Area essenzialmente contadina, la regione ha una classe dirigente che preferisce assoggettarla al clientelismo e alla sua arretratezza piuttosto che metterla al passo con zone del Paese più avanzate e progredite; perciò il mondo intellettuale d'avanguardia, deluso dalle speranze del 1848 e conscio del sottosviluppo, si volge verso il positivismo e il socialismo. Vive tra il tardo romanticismo e l'affermarsi delle innovative correnti costituite dal naturalismo e dal verismo, nella scia di Carducci e Verga. Le contraddizioni della sua epoca lo formano come un intellettuale spiritualista che rifiutail materialismo e in parte il mondo contemporaneo, e d'altra parte un sostenitore degli ideali socialisti, del riscatto delle masse disagiate e della glorificazione del passato della Calabria a partire dall'assedio degli Aragonesi e dei suoi conterranei coevi illustri, fra i quali Miraglia, VPadula, Quattromani, Tocco, oltre a Campanella. Accostatosi in un primo tempo al misticismo di Gioberti, si converte al verismo, alla ricerca del pragmatismo e di un modello di poesia di alto civismo che lo stesso Julia proclama nei suoi Sonetti e liriche. Parte dai miti popolari e dalle ballate della tradizione romantica per marcare orgogliosamente la storia della sua terra. Considerato il padre della letteratura calabrese, si interessa alle origini della cultura letteraria della regione analizzando anche alcune opere a lui precedenti. Il suo impegno regionalistico si concretizza in uno studio su Selvaggi, nel quale si individua un collegamento fra Galeazzo di Tarsia e le produzioni romantiche. Vi fu poi un saggio su Padula e un esame delle liriche riferibili all'Accademia Cosentina. Sa però spaziare oltre i confini delle sue terre, fino a richiamare Milton nel suo scritto dedicato a Padula. Oltre a uno studio su Monti, produce dei lavori anche su Mazzini, Poerio, Correnti, legati dall'attenzione alle tematiche relative al Risorgimento e perciò in convergenza con il proprio pensiero, che dal punto di vista della poetica si richiama ai modelli che il letterato individua in Leopardi, Berchet e Giusti, oltre che in Prati. A. Piromalli, La letteratura calabrese” (Pellegrini, Cosenza); Monografia su calabriaonline, su calabriaonline.com. Digital Storytelling su Vincenzo Julia a cura degli studenti del Liceo V. Julia di Acri, CS. Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. Famiglia Julia A cura d iDodaro  Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina  Arma: d’azzurro alla fascia d’oro accompagnata nel capo da un destrocherio di carnagione tenente un uccello di nero e in punta da un albero radicato al naturale(1). Titolo: Nobile di Acri. Arma Famiglia  La famiglia Julia, in origine nota come de Giulia (2), figura fra le antiche e nobili casate di Acri (3) (Cosenza), città dove risulta presente sin dal XVI secolo. I Julia godettero sempre nella locale società di un buon livello di prestigio sociale come testimoniato dalle alleanze matrimoniali contratte con diverse famiglie patrizie fra le quali ricordiamo le seguenti: Benincasa, Candia, Capalbo, de Simone, Dodaro, Falcone, Fusari. Simbolo della condizione privilegiata della famiglia è il grande palazzo sito tra il rione Casalicchio ed il quartiere Piazza. Tale edificio, al cui interno si conserva la ricca biblioteca di famiglia, è abbellito da un portale lapideo sul quale spicca un mascherone sormontato da un’antica riproduzione in pietra dello stemma del casato. Il suddetto blasone è timbrato dalla classica corona a cinque punte che identifica i Julia come nobili. Acri, Palazzo Julia, portale  Nel 1506, con atto del notaio Gaudinieri, il sacerdote Nicola Maria Julia fonda una cappella privata sotto il titolo dell’Immacolata Concezione all’interno della chiesa di San Nicola di Bari in Acri (4) (situata nel rione Casalicchio). Nel 1706, Fabrizio Julia vende a Giuseppe Leopoldo Sanseverino un terreno dove e edificato l’imponente complesso del palazzo acrese dei principi di Bisignano, permutandolo con la casa e il fondo Macchia(5). Dal matrimonio fra il dott. Raffaele e la N.D. Giuseppina Capalbo nacquero Salvatore ed Antonio dei quali il primo (deceduto nel 1851) fu rinomato avvocato mentre Antonio viene ricordato come “Medico illustre” che “in età provetta, in pochi mesi, studiò leggi presso il Focaracci e ne apprese quanto ne anno i più maturi; onde s’incentrarono in lui il medico e l’avvocato” (6). Fra i personaggi celebri di questa famiglia ricordiamo il citato Raffaele, Governatore di S. Giorgio e Vaccarizzo. La figura cui si lega maggiormente la fama del casato è quella di Vincenzo Julia, filosofo, letterato e poeta. Allo stesso è intitolato il Liceo Classico e Scientifico di Acri. Nacque da Antonio e Maria Giuseppa Balsano (7), svolse gli studi presso l’istituto Molinari di Acri ed il seminario di S. Marco Argentano (8). Frequenta il seminario di Bisignano dove ebbe come insegnante il Canonico acrese Francesco Saverio Benvenuto, quest’ultimo colto latinista nonché teologo, filosofo e parroco maggiore di Santa Maria in Acri (9). Intraprese gli studi giuridici e per alcuni anni esercita la professione di avvocato poi accantonata a favore dell’insegnamento di materie letterarie, filosofiche e giuridiche (10).  Quanto alla sua produzione filosofica questa fu “quella del poligrafo (letteratura, filosofia, storia, cultura calabrese)” inoltre “Nei suoi studi predilesse la valorizzazione e la riscoperta di figure regionali poiché gli pareva che la Calabria fosse dimenticata e poco apprezzata dopo la raggiunta Unità”(11). Fra le sue opere ricordiamo: Saggio sulla vita e le opere di G.V. Gravina, Saggio di studi critici su Vincenzo Selvaggi e la Calabra poesia, Terenzio Mamiani e i suoi dialoghi di scienza prima, Francesco Fiorentino filosofo, Lettere al figlio Antonio su Cesare, De Sanctis in Calabria, Vincenzo Monti. Nel 1864 sposò Gabriella Fusari(12) e da tale matrimonio nacquero: Antonio, Francesco, Mariannina e Giulietta(13). Si spense il 4 maggio del 1894 in Acri. “Telesio,” rivista codiretta da Vincenzo Julia    Antonio Julia, figlio di Vincenzo, fu avvocato e raffinato poeta   sposa, in prime nozze (14), Mariantonia Dodaro, figlia dell’avv. Giovanbattista e di Cristina Benvenuto. Il loro fu un matrimonio felice e allietato dalla nascita di Maria Gabriella(15), Vincenzo e Antonietta(16) (1897 † 1978).  Antonio Julia e sua moglie Mariantonia Dodaro  Antonio Julia fu legato da sincero amore a sua moglie e quando questa prematuramente scomparve, riversò il suo dolore in alcuni toccanti componimenti poetici che rappresentano una struggente testimonianza del suo dramma interiore e assieme della sua spiccata sensibilità d’animo.  AL CROCIFISSO DEL SUO LETTO Non più le sue lucenti Pupille a te si volgeran la sera; non più per le dolenti mie stanze echeggerà la sua preghiera…  O tu, che pendi ancora, mistico Iddio, sul vedovo mio letto, volgi le luci ognora sovra i miei figli e sul paterno tetto!  Dimmi che ancor le rose Olezzano per te, vigile Iddio, le parole amorose che a te rivolse, ne l’estremo addio…  Dimmi che ancor tu senti La voce sua, ne l’ombre de la sera, e che, in soavi accenti, mormora pe’ suoi figli una preghiera!..(17) Note: (1) - Gli smalti dello stemma Julia sono noti grazie ad una raffigurazione del blasone in oggetto riportata dallo storico acrese Raffaele Capalbo (1843-1921) in un suo lavoro inedito sull’araldica delle famiglie nobili di Acri. Nella riproduzione del blasone dei Julia, visibile ancora oggi sul portale del loro palazzo in Acri, il destrocherio appare vestito. (2) - Per approfondimenti si rimanda a CHIODO, L’Archivio Privato della famiglia Iulia di Acri - Inventario sommario, in “Archivio Storico per le Province Napoletane” (3) - Per un elenco completo delle famiglie patrizie di Acri si vedaCAPALBO, Memorie storiche di Acri, S. Giovanni in Persiceto (BO), Edizioni Brenner, (4) - R. CAPALBO, op. cit., Ibidem  - Ibidem  - Quest’ultima, appartenente a una famiglia originaria di Rogiano Gravina, era sorella di Ferdinando Balsan,  letterato e deputato del regno d’Italia nonché preside del liceo Telesio di Cosenza. Lo stesso figura tra i maestri del nipote Vincenzo Julia.  A. PIROMALLI, La Letteratura Calabrese, vol. I, Cosenza, Pellegrini Editore,Ibidem (9) - Ibidem  (10) - Ibidem (11) - Ibidem (12) - Per approfondimenti su alcune vicende storiche che interessarono la famiglia Fusari si rimanda a CAPALBO,- https://juliavincenzo.atavist.com  (14) - Alcuni anni dopo il decesso della prima moglie, si unirà in matrimonio con Maria Beatrice Antonietta Romano di Acri. Poi sposatasi con Carlo Giannice Andata successivamente in sposa a Giuseppe dell’Armi  - A. Iulia, Momenti, S. Maria Capua a Vetere, Casa ed. Della Gioventù, p. 36. Si veda anche il componimento intitolato “Alla Vergine della Sua Stanza”. Questo egregio, sucuifondiamo, abuondritto,non pic cola speranza, per le diverse prove del suo nobile ingegno fin'ora dateci, coltiva con forte, inteso amore le filosofiche discipline,tutto solo rannicchiato in piccol paesuccio delle Calabrie, Acri. Egli, da quello n'è sembrato, predilige la filosofia di quel sommo Torinese filosofo, che col suo Primato Civile e Mormale D'Italia fanatizzò tutti isuoi connazionali per la dupla autonomia del loroPaese,Libertà ed Indipendenza;econl'Introduzioneallostudio dellaFilosofia, la Pro tologicaed altre opere speculative ispirò nei cultori di questa no bilissima scienza l'amore delle nazionali dottrine. Vincenzo Julia a dunque è un giobertiano , un ontologo , e per lui quindi sta che l'Ente, il Primo Essere, Colui che dà l'essere a tutte cose, non però spezzandosi, non diffondendosi, nè emanandole dal suo seno, c o m e ilragnoilragnatelo;ma liberamente creandole;per luidico sta, che l'Ente, l'Assolutoreale, non astratto,quale il pose,il procla mò Giorgio Hegel, è il Primo Filosofico, cioè a dire è non solo il Primo Essere o Primo Ontologico ; ma anche la Prima Idea o Pria mo Psicologico. Sicchè non solo anno le cose tutte da Dio l'essere loro, ma anche la loro intelligibilità. Verità già insegnatadal fon datore dell'Accademia , il divino Platone , il quale disse che l'Idea di Dio è pelmondo intelligibile quello che il sole è pel mondo visibi le,e che l'essere assoluto dà alle menti nostre l'esistenza e spande su loro e sugli obbietti della scienza illume della verità« detí v 8.& Tlothuns oùoxv xai adnocías» come il sole, che non solamente rende vi sibili le cose , m a dona loro eziandio il nascimento , l'accrescimento e la maturita « τον ήλιον τοϊς ορωμένοις ου μόνον , οίμαι τήν του οράσθαι δυναμιν παρέχειν φήσεις , αλλά και την γένεσιν αυτών όντα ». Quindi pel'Julia sta quel metodo detto deduttivo,osillogistico, che dai principii va alle conseguenze,ma noncome pretendeva ilfondatoredelPeripato,ilqua le facea il sillogismo posteriore all'induzione, ed il cui scopo non c o n sisteva in altro che in applicare i principii alle cose particolari a meglio rifermarle. Il Julia ha capito bene , che l'induzione non può darci punto tanto iprincipii proprii a ciascuna scienza, quanto iprincipii co muni ed assolutamente universali.I principii sono ontologici edori ginalmente presenti alla intelligenza, secondo diceva ildivino Pla tone,e nongià puramente logicied astratti,secondo diceva Aristo tile, che livoleva prodotti la merce dell'intelligenza con gli elementi fornitici della sensazione. Nè debbe dirsi che il Julia neghi l'indu zione : ei l'ammette, e nel senso di venir essa provocata, sostenuta e guidata in noi dal lume di certe idee generali sempre presenti al l'anima nostra,essendoun impossibile elevarsi da qualche fatto in dividuale e variabile all'idea della legge generale e permanente, sen za averci di già nella mente, almeno in una maniera vaga e con    fusa, l'idea di ordine, di generalità e di stabilità. Laonde dice La foret nella sua Storia dellaFilosofia Antica,in parlando di Aristo tile « Comment s'élever de la perception de faet contingents et relatif à l'idée de principes nécessaires et absolus, si le necessaire et l'abso lu sont entieremant étrangers à l'intelligence? ». Dunque pel Julia , come per ogni giobertiano, si deve partire di Dio per costruire la scienza filosofica « ossia dalla idea somma ed improdotta , perché è quel principio supremo che illumina e rende conoscibili gli altri principiimeno generali e senza di cui non potrebbe aversi quella sintesi obbiettiva, che argumenta di necessità nel suo moto organico la gerarchia dei principii scientifici ; e deve radicarsi in un prin cipio assoluto,supremo,universale,immutabile, ilquale, reggendo colla sua virtù ogni singolar passo del procedimento razionale, ac corda ed unifica tutti imomenti del discorso ideale, e tutta insieme 1.umana enciclopedia. Laonde diceva saviamente nel suo dotto di scorso intorno alPanteismo il Prof. Enciro Attanasio, direttore del Periodico La Carità diNapoli« Sintesi senza gerarchia di priucipii io non intendo nell'ordine dell'idee, come non vedo nell'ordine u mano sociale e nell'ordine fisico di natura. E ingradamento di ge rarchie che ponga in atto una sintesi universale torna impossibile a concepire pur col pensiero senza un principio supremo, essenzial mente uno ed immutabile, che sia il centro immoto che governi i moti del multiplo e del diverso e tragga a sè ed accordi il multi ploedildiverso». Laonde,lasciandochel'induzionenon condu ca ai principii , a ciò che è universale , sia che dessa fosse posi tivistao come la intende ilPositivismo moderno, siache fosse anche nel senso di Aristotile, ci facciamo a lodare il Julia per avere ei scelto quel sistema, che parte dall'idea dell'Assoluto reale per co struirela scienza,non sipotendo,pertanteetanteragionidettee ridette,porsi per primo conoscibileciò che non è prima cosa; per chè sarebbe, seguendo questa via, un turbare l'armonia della scien za filosofica; giusta che vien fatto dai psicologi, i quali partono dal contingente, ed oșano spiegare l'assioma degli assiomi, la verità pri ma con la verità seconda, e separare l'ordine di esistenza da quel lodi conoscenza, ilprimopsicologicodalprimoontologico,dando que stoperprimofilosofico.Diquinonpotremmo essererimproveratiche atorto,sedicessimo,che iseguacidelpsicologismo diAristotile,(non però di quelle di S. Tommaso ch'è ben altro, siccome dimostrammo in un'articolo riguardante questo S. Dottore, già publicato nell'Ate neo di Torino ) siam lontani da una vera scienza; perché, come dicem mo di sopra, la scienza è con la sintesi, e la sintesi co'principii,e la gerarchia dei principii scienziali nel principio sommo, Dio, radica ta.Siechèscienzasull'analesiè scienzaeffimera,èscienzadinome, essendo disgregazione, e tale è la filosofia di Aristotile,siccome è conto da quei due principii ammessi da lui « Nihilest in intellectu,quod prius non fuerit in sensu » e che l'anima nostra si rassomiglia ed una tavolarasa -- Δείδ'ούτως ώσπερεν γραμματειωώ μηθένυ πάρχει εντελεχεία γεγραμένον. È quantunque fosse vero,che Aristotile ammettesse l'intelletto at tivo profondamente distinto dalla sensibilità, essendo quello che opera   83 $¢%su ciò che ci vien porto dalla sensazione, per tirarne od indurne avec lemonde intelligible;sun intervention n'apportedonerien de now eri veau à ce qui est déposé dans l'àme par suite de la perception des 0C sens, il nepeut qu'exercer son activité et travaillier sur ce qui est racu dans l'intellect paseif. L'intellect actif d'Aristote nous semble jouer , redans la formation de la connaessance,un rôle exactement samblable à 1021"celui que joue la reflexion de Locke; ni l'un ni l'autre n'ajoutent ta rien à l'objet fourni par la sensation, toute leur action seborné à éla: )doaborer cet objet» Dunque nonpuò farsi ammeno di ammettere col ret.Julia e la scuola giobertiana l'apprensione diretta ed immediata , din cioè l'intuito dell'Assoluto, e ritenere essere questi la prima idea, la l'oprimaconoscenza,che,perla viadiun primo guardare,vieneal. into:l'intelletto umano nello stato d'intenebramento, che la riflessione di in poi, la quale èun secondo intuito od un ripiegamento dello spirito e sopra il primo intuito, chiarifica e fissa, e non già che la si acqui isti e conosca in forza del raziocinio, passandosi dalla cognizione a iilistratta, ottenuta per la via dell'induzione, a quella concreta del V e on& ro Assoluto, avendo ben dimosorato altrove, che i psicologi si tro fost vino in grande errore, credendo ed insegnando, che Dio siccome ve fosesritàassiomatica,essendouniversale,necersariaed immutabile,debba 18 essere astratta,e che vi bisogna di forza indispensabilmente il ra ley ziocinio per ascendere, mediante essa verità astratta, al vero primo buik ed assoluto, mentre, siccome facemmo notare in proposito del P. M i lone Insomma,senzamenarla piùinlungo,dellainsignescuola on anda tologica è il Julia, siccome l'ha mostrato co'suoi vari scritti di ar veratgomento filosoficoeconquello, veramentestupendo, Discorsointorno alla vita ed alle opera di Balsano, in cui, prendendoa consi ost: der ar e questo disgraziato dotto Calabrese, divenuto vittima del pugnale di un assino, e, considerandolo non solo quale oratore egregio ed acutocritico,ma anche qualeillustre cultore dellescienzefilosofi cincche, e forte amatore del sistema ontologico, pa l e s a a c h i a r e n o t e i suoi O. * pensamenti in fatto di filosofia, che sono indubitatamente quelli del Pladiotonismo, cristianizzato da Agostino, ammirato da S.Tommaso e da Dante, divulgato neitempi modernidalGioberti, ed abbracciatodalla th, maggior parte de'pensatori nostrani. Questo libro del Julia , che ci avemmo in dono da lui medesi i mo , palesa ad evidenza non solo la scuola filosofica cui appartie ne; non solo la lucentezza delle idee , ond'è corredata sua mente ; e nonsolol'affettoperlapatriagrandezzaquantoapolitica,governo e civile,scienze,lettereedarti;ma dàancheprovadellaperiziache l'universale ed elevarci sino alla concezione dei principii; pure non to bisogna dimenticarci che nella teoria dello Stagirita è desso affatto & vuoto, senza alcun rapporto diretto col mondo intelligibile, da potersi pelo dire che nella conoscenza eserciti l'ufficio nè più nè meno della riostruflessione di Locke.Edice bene ilLaforet «Danz latheorieduSta ta, girite l'intellect actif est tout a fait vide et n'a nul rapport direct «Profilo Bibliografico pubb. nella Rivista Itoliana di Palerino ela:Anno IV,N. 11,nonci ha cosa più chiara, che essa verità assio -artormatica primitiva è obbiettiva in sommo grado,appunto per le sue veritacaratteristiche di universalità, necessità ed iminutabilità. COSS me adal tile. // ne    84 ha ei nell'idioma nazionale. Sicchè è a rallegrarci con lui dei buoni studi,dell'amoredellenazionalidottrine dell'eccellenzadelsiste ma che ha adottatonelle scienze speculative,anteponendo (fra idue sistemi che veramente possono dirsi i più perfetti, essendo ambo sin tesisti, cioè a dire razionalo-empirici od empirico-razionali ) l'onto logismo alpsicologismo,e, fuggendo, quelloche èpiù, gli eccessi del razionalismo e dell'empirismo,e quei tali sistemi erronei, idea lismo epositivismo,pei qualidelira lagioventù moderna,da cui cam minandosidiquestopasso,noncipossiamoattendere,senon un ar veniresventurato. Prosegue Julia i suoi studii filosofici, e ci offra lavori speculativi di maggior lena, per poterlo vie meglio ammirarlo, e rallegrarcene con lui.  Delle dottrine filosofiche e civili di G. V. Gravina per Fer dinando Balsano, con saggio sulla vita e sulle opere del Gravinapelprof.VincenzoJulia.— Cosenza,Tip.Mi gliaccio, 1880 (un vol.di pag.CIV-410). G. V. Gravina di Rogiano (1664-1718) è considerato dai più come poeta e letterato segnatamente pel suo trattato della Ragione poetica,e come insigne giureconsulto, specie per lasua opera De ortuetprogressujuriscivilis.Ma eglime rita,sotto un certo rispetto,d'essere altresi considerato come filosofo e per le dottrine speculative che professava e per quei sommi principii a cui s'informano i suoi scritti di G i u risprudenza e di Filosofia civile, dovendo le scienze partico lari e d'applicazione, quali sono appunto le discipline giuri diche e pratiche.esser precedute ed illuminate da una scienza speculativa più alta ed universale,cioè dalla Filosofia pro priamente detta. A nostri giorni il calabrese Ferdinando Balsano si pro pose di far meglio conoscere le dottrine filosofiche e civili del Gravina, studiando accuratamente e con intelletto d'amore le opere del suo grande concittadino.Ma ilBalsano,non che pubblicarlo,non potècompiereilsuolavoro,perchè trafitto dal pugnaledell'assassino!Ilprof. Vincenzo Juliaha raccolto la sacra eredità del suo venerato maestro,dettando un'eru dita ed ampia monografia sulla vita del Gravina, e pubbli candola insieme al lavoro inedito del Balsano. In questa vita  e   troviamo uno specchio breve ma fedele dei tempi del Gra vina, specie riguardo agli studii; la pittura del carattere morale del pensatore rogianese,un cenno de'suoi numerosi scritti e de'suoi meriti letterarii. L'opera del Balsano,dettata in una forma quanto castigata altrettanto elegante ed elevata,contiene una larga esposizione dei pensamenti del Gravina diretti a coordinare tutte le sue meditazioni di filosofia speculativa e di morale , di religione edidiritto,diesteticaed'insegnamento,dipolitica edi civiltà.È divisainduelibri.Nelprimosiragionadelledot trine civili. Quanto alla filosofia, dal Balsamo si cerca dimo strare che il Gravina, studioso delle tradizioni dell'antica filosofiaitalo-greca,siattenne specialmente alla dottrinepla toniche(comeapparisceanchedall'OrazionesuaDe instaura tione studiorum),armoneggiandole col progresso della civiltà cristiana,delle scienze particolari e massime del Diritto,egli cheavevameditatoleoperedeisommi giureconsultiromani, e che aveva piena la mente ed il petto della grandezza di Roma antica. Le dottrine platoniche da lui professate gli fecero innalzare la mente ai principii sommi del Diritto, a meditare la riforma delle dottrine civili,ed a comprendere la sintesi el'armonia delle parti principalidel sapere.Difatti, il Gravina vedeva la scienza umana come un'armonia e ricordava la piramide in cui egli dice espressamente avere gli antichi savi simboleggiato la scienza umana e la natura delle cose : il che significa che per lui l'ordine della scienza risponde a quello della natura, l'idealità alla realità; e come il primo vero è l'idea divina nota da principio all'intelletto creato, così il primo essere è Dio creatore della scienza e dellanatura.Tutto l'ordinedeicontingentirealihasuacausa efficiente nell'Assolutoche licrea;tuttol'ordinedelle cono scenze empiriche ha sua origine nell'idea eterna, presente sempre all'intelletto umano e norma o tipo a cui si riscon trano le cose finiteapprese per esperienza sensibile(pag.162). E sotto questo aspetto può dirsi che ilGravina precorresse al Gioberti,che in cima del sapere e dell'essere doveva porre Diocreatore.Adunqueilcontemporaneo delViconon segui le dottrine del Locke, ma invece quelle più elevate di Pla Vol. XXII.  225 Disp. 2. 15   tone e del Cartesio, quantunque non și mostrasse sempre giusto verso Aristotile. Ma se al Gravina non può negarsi un certo valore filo sofico, i suoi veri meriti risguardano, più che la Filossfia elaLetteratura,laGiurisprudenza.Preceduto daAlberico Gentile, da Francesco Bacone e dal Grozio, il Gravina non solo ricercava l'origine del Diritto e ne indagava iprogressi (De ortu et progressu juris civilis), ma sapeva altresi elevarsi alle idealità o ai principii supremi del Diritto. Quindi è che a lui debbono molto la Storia del Diritto, specie,diquelloromanocheinsegnavainRomastessa,ela Filosofia del Diritto. Il Gravina, esaminando l'origine e la natura del Diritto, non lo separava dalla Morale come oggi fanno taluni, perchè nella legge morale,da cui scaturiscono tutti i doveri umani, trova pure il suo primo e vero fon damento il Diritto. Egli precorse al Savigny da un lato, al Vico e Montesquieu dall'altro, interpretando con larghezza di veduta la storia civile e giuridica di Roma. Il Balsano si era proposto di ritarrre ilGravina non solo qual eminente giureconsulto, sì ancora qual filosofo civile, mostrando com'egli additasse le norme eterne d'ogni società umana (che ammetteva come un portato della natura) nella vita privata e pubblica, nell'ordine privato e politico. Ma ripetiamo,ilBalsano non potè compiere l'opera sua;la quale delresto,merita di essere conosciuta e studiatadai cultori della Filosofia e delle scienze giuridiche, benchè ci sembri scritta con entusiasmo soverchio verso ilproprio concittadino risguardato come filosofo.  DISCORSO Recitato nella sala dell' Accademia Cosentina ). Piansi,o Signori,nella mia pensosa solitudine,la morte immatura del caro Fiorentino, che mi fu amico e fratello !; vengo ora a glorificarne l'ingegno nel tempio della scienza, innanzi al simulacro del vecchio Telesio, al cospetto di dotti Accademici,di fervidigiovani,dieletti ingegni,di distinti Professori, che meglio di m e , nato e cresciuto nelle m o n tagne, potrebbero valutarne i forti studi e la vasta intelli genza. Parlerò con franchezza, senza adulazioni rettoriche, senza intemperanze di lodi; dinanzi ad uomini gravi ed a u steri le apoteosi e la rettorica sono un fuordopera. La pa rola mendace sarebbe un insulto alle ceneri di Fiorentino, uomo sovero ed aperto, che disdegnò il lenocinio e le bel lezze oratorie, seppe dire con schiettezza di calabrese la v e rità ad amici e nemici, e fu audace demolitore del vecchio m o n d o ; inesorabile agl'ipocriti ed ai ciarlatani. Nella rioca personalità del Fiorentino grandeggia il filosofo ed il pensa tore;lascio,per ora,ad altri di me più competenti, esami nare il letterato, lo scrittore, ed il cittadino; io vi parlerò soltanto dell'Autore del Giordano Bruno;del Saggio Storico sulla Filosofia Greca ; del Pomponazzi e del Telesio; quat tro titoli di gloria , che basteranno a rendere immortale il nome di Francesco Fiorentino. 1 Vedi il mio articolo sul Fiorentino pubblicato nell'Avanguardia n u meri 101-102, riprodotto dalla Gazzetta Calabrese e dal Calabro in Catan zaro; dal Corriere del Mattino e dall'Ateneo, in Napoli.  L'Italia , o Signori, fu scossa nei principi del secolo, dopo la grande Rivoluzione dell'ottantanove , dalla parola del nostro Galluppi, che il Gioberti chiamò il Nestore della sapienza italiana. Senza mistiche intemperanze , senza voli metafisici, ei richiamò, nuovo Socrate, la mente degli Ita- liani ad indagare il m e e la coscienza ; a scrutare profon - damente ilsubbietto umano;e,rigettando lequiddità scola- stiche ed il sensismo di Condillac e di Tracy, contribui à rinnovare presso di noi il metodo naturale , e fu salutare reazione all'esorbitanze speculative del secolo decimottavo , Conscio della esigenza storioa del secolo decimonono,il Gal luppi iniziò presso di noi lo studio della storia della filoso. fia ; indovino , pur combattendola fieramente , l'importanza speculativa della sintesi a priori, che in parte accetto ; e, benchè avesse trascurata la Rinascenza,Telesio,Bruno, Cam . panella, può dirsi , il vero educatore dello spirito filosofico in Italia. La Calabria, terra delle grandi iniziative e delle magnanime audacie, si elevò col Galluppi all'altezza del pensiero moderno, e fu, sarei per dire, la squilla settimon tana del Campanella, che risvegliò in Italia il pensiero lai caleedumano,ilpensieropuro eduniversale.IlFiorentino, nella sua prima gioventù , studiò il Galluppi, ne comprese l'indirizzo storico, o gli piacque la nuova e socratica spe culazione, che un modesto filosofo iniziava nella estrema Calabria, sulle rive di quei mari, che ripetono ancor l'eco delle armonie pitagoriche. Il Galluppi, con le sue serene e casalinghe meditazioni, non bastava ad appagare il libero ed irrequieto ingegno del Fiorentino , aquila delle montagne , che volea spezzare le pastoie del vecchio mondo e della speculazione galluppiana. In mezzo a queste ansie intellet. tive sopravvenne il Gioberti a scuotere le menti dei Meri. dionali con la magica parola ; ed il Fiorentino, assetato di ideale e di patria, come tutti i forti ingegni di Calabria, accettò anch'egli la mistica speculazione giobertiana , o fu idealista platonico ed ortodosso. E chi potea, pria del ses    santa, resistere al fascino del Gioberti? Chi rinnegare la p a tria, ch'egli glorificò nelle pagine immortali del Primato ? Il Guerrazzi chiamò il Gioberti scintilla piovuta dal Vesu vio sulla cima delle Alpi : veramente ci è in lui l'audacia, la fiamma profetica, la divinazione geniale del Mezzogiorno; ci è Vico e Campanella , S. Tommaso o G. Bruno ; ci è la fede dei credenti, lo spirito ribelle dei tempi nuovi, l'ome rica fantasia di Platone , l'austero sillogismo di Aristotile. Nei dolori dell'esilio,egli scrisse la Teorica del Sopranna turale, ch'è l'apoteosi della vecchia ortodossia ; riassunge nella Introduzione tutto il passato teologico e tradizionale, rinnovò il realismo del Medio -Evo , sposandolo al pensiero moderno; risuscitò nel Primato, con l'entusiasmo del pro feta, i titoli della nostra grandezza, e lanciandosi col volo dell'Aquila alpigiana nel grembo dell'Essere , credette di averne interrogate le profondità, ringiovanito il vecchio Dio della Scolastica , e sciolti tutti i problemi con la formola ideale e con l'Ente creatore. Gioberti non arrestossi a metà; e,ringagliardito da nuovi studî, ingegno audace e progres · sivo, com'era, accettò gran parte della speculazione moder na, e, spastoiandosi dal vecchio teologismo, dalle utopie del Primato , inaugurò la nuova Italia col Rinnovamento ; la nuova Scienza con la Protologia, e la nuova Chiesa con la Riforma Cattolica , e con la Filosofia della Rivelazione ; sebbene non interamente emancipato dalla vecchia ortodos sia. Ai tempi che il Gioberti pubblicò il Rinnovamento, ed il Massari le Opere postume del suo grande amico, le C a labrie erano chiuse dalla muraglia cinese,ed ilnuovo pen siero laicale del Gioberti non potè penetrare nei nostri b o schi. La gioventù era ancora innamorata del misticismo e della formola ideale; i vecchi eroi della Rinascenza non erano ancora conosciuti tra noi ; o B. Spaventa , esule a Torino, dove pubblicò dal 54 al 56 i suoi stupendi Saggi Critici su Bruno e Campanella, era quasi ignorato in Calabria. Il Fiorentino, non bisogna nasconderlo,avea subito an. Scrisse allora a Napoli il Giordano Bruno , un Saggio giovanile, come schiettamente confessa l'Autore ; composto nel 1861 in tutta fretta nelle vacanze , e disteso in soli v e n totto giorni.Quel Saggio, benchè imperfetto, segna ilprimo momento della critica evoluzione del Nostro in filosofia, il passaggio , cioè , dal vecchio dommatismo giobertiano alla speculazione libera e laicale dei tempi moderni. Nello studio del passato il Fiorentino trovò la spiegazione dei posteriori sistemi;e,poichè non poteva valutare le teoriche del Bruno, senza risalire alle origini,guardò la Dialettica nelle scuole di Crotona , di Elea e di Alessandria , e ne rilevò con sa gace giudizio l'importanza speculativa nel gran dramma del greco pensiero.Si occupò,egli ilprimo,presso di noi,della stupenda Dialettica del Cardinale di Cusa, e ne indagò i le gami col sistema del Nolano , dove causa e principio sono una medesima cosa , e la esteriorità della causa e la inte 1 Leggeva i SS. Padri in una cella di monaci: ne trascrisse molto ; e ne pubblicò alcune opere nel 1858, a Messina, voltandole in italiano. 2 Stefano Cusani; G. B. Aiello; Giuseppe del Re; E. Salvetti; S. Gatti; i Fratelli Spaventa; P. E. Imbriani; De Meis; Tari; Savarese; Perez; M a n cini;De Sanctis;Marselli;Trinchera;Turchiarulo;Floriano Del Zio;F. Quer cia ed altri.  pen siero germanico, diffuso nel Mezzogiorno dal 40 al 60 dai più forti ingegni del Napolitano ?; indovinò la grandezza spe - culativa della Rinascenza , e si sentì attratto dall'eroica fi gura del Nolano. ch'egli l'influsso dei Santi Padri ',e,principalmente, come dicemmo, del filosofo Torinese, che da lui studiato profon damente in gioventù, non fu dimenticato nella età matura, in mezzo ai più splendidi trionfi del suo ingegno. Venne però il sessanta, con le sue titaniche audacie, e con le sue immortali demolizioni a svegliare il Fiorentino dalla sua fede dommatica e dal suo sonno ortodosso;e,benchè non ancora emancipato dal vecchio Gioberti,si volse a studiare il   riorità del principio si ricongiungono nell'Uno ,ch'è insie me causa e principio. L 'Uno nel sistema del Nolano, è to talità assoluta; vale a dire che come principio della forma zione dello cose è minimo,come totalità perfetta ó massimo; come identità delprincipioedellafinepigliailnome diUno, ove tutto si assorbe, come in vasto ricettacolo; ove il pensiero e la realtà si confonde in una identità suprema. In ciò con . siste il Panteismo di G. Bruno , che il Fiorentino rigetta, soggiogato dal vecchio Gioberti , confutando l' eccletismo poco omogeneo , gli ondeggiamenti e le contraddizioni del Nolano , che fonde insieme la Causa dei Pitagorici, l'Uno degli Eleatici , ed il Principio degli Alessandrini. E pure , ad onta delle prevenzioni ortodosse e giobertiane , il F i o rentino non disconosce le novità laicali, di cui è ricco il sistema del Bruno; la maggioranza del pensiero, la menta lità, che splende come intelletto divino, mondano , partico lare,ed ilconcetto direlazione,ch'è tanta parte dellaPro tologia del Gioberti , e costituisce il verace assoluto ; l'asso luto , cioè , della moderna speculazione. Dallo oscillare del Bruno tra la Scolastica e la Rinascenza deriva che il finito ora è una vana parvenza, ora la massima realtà; ed il N o lano ondeggia tra Eraclito e Parmenide , tra il flusso c o n tinuo e la rigida immobilità. Il Fiorentino mette Giordano Bruno in relazione con Spinoza e Schelling , ne nota col solito acume le differenze e le somiglianze, o conclude che i tre filosofi si rassomigliano nella prospettiva generale del sistema, hanno il medesimo intendimento di unificare la scienza e d'immedesimarla col mondo ; cercano fuori del pensiero il centro della loro unità , e costituiscono quella serie di Panteisti, che si dicono obbiettivi; l'Uno, la Sostan za,l'Assoluto sono tre creazioni parallele.Il Fiorentino ana lizza del pari la Dialettica di Hegel e di Gioberti , m o n u menti immortali della moderna speculazione, e nota che in Hegel e Gioberti contrastano due tradizioni, due filosofie, e due nazioni; la filosofia della creazione e la filosofia della   identità, il cattolicismo ed il razionalismo, l’Italia, patria di S. Tommaso o di Dante,e la Germania, patria di Lutero e di Göthe. Fiorentino, senza sconoscere la importanza della filosofia tedesca, glorifica la vecchia formola giobertiana, il cattolicismo e la rivelazione; rigetta quasi il pensiero m o derno, desidera il rinnovamento della antica filosofia italia, na,e,collocandosuglialtariilGiobertidella Teoricaedella Introduzione, chiude il Saggio con queste parole: «Giova « netto ancora,sognava che il nome di V. Gioberti suone « rebbe terribile sui campi di battaglia, e venerando tra le « arcale della Università. Quel mio sogno giovanile si è av « verato in gran parte e la indipendenza e l'unità della « mia patria,propugnata da quel grande statista, è presso « a compiersi; mi sarebbe ora assai dolce il vedere una « scuola ed un'accademia iniziarsi, diffondersi , giganteg « giare in quel nome si caro ad ogni italiano, con quella « formola,che assomma la scienza e la fede dei nostripa. « dri. Da esse soltanto noi potremo sperare giovani, c o m « pagni di quelli che combatterono a Curtatone, e cacciarono « gli Austriaci da Varese e da Como.» Giordano Bruno portò il Fiorentino ad uno studio più accurato della greca filosofia, di cui è anche specchio e ri produzione,inbuona parte,laRinascenza italiana,dellaquale il Nolano è l'eroe ed il martire. Professore straordinario di Storia di filosofia a Bologna nel 1862, il Fiorentino si diede a studiare alacremente e con tenacità di calabrese Aristotile e Platone.Si fatti studii, come racconta egli stesso,gli apri rono nuovi orizzonti, gli allargarono la vista intellettiva, o gli fecero scorgere ildifetto fondamentale della filosofia gio bertiana. Fiorentino si allontano dal vecchio Gioberti, non colcuore,sibeneconlamente,ch:ifortiamori deigiovani anni non possono dimenticarsi.Rude e franco calabrese,intel lettoaustero,ilFiorentinosiemancipò dalla scuola filosofica ortodossa,quando si convinse che il mito e la leggenda pre valevano sulla pura speculazione, sul pensiero libero o laicale. La critica, che Aristotile fa di Platone,a cui Gioberti si rassomiglia,fece schivo il Nostro dal mescolare immagini ad idee, e lo inimicò con le metafore filosofiche la severa, m a ineluttabile critica di Aristotile; non i Tedeschi lo c o n vertirono alla nuova filosofia , degna dei tempi moderni, si bene il rigido, inesorabile Aristotile Cosi Fiorentino scese, calabro atleta, nella arena della greca filosofia, e gio vine ardente fu trasportato lungo le sponde dell' Ilisso , tra gli alberi fragranti, che ne ombreggiano il margine ; sotto il bel cielo di Omero , tra le dispute di Socrate, i simposî platonici , e le austere meditazioni dell'Accademia. Sapeva egli fondere ed accordare insieme l'idea greca all'idea ca labra, rappresentata nei tempi antichi da Pitagora, e tutte e due al nuovo pensiero laicale del Rinascimento , rappre sentato presso di noi da Telesio e Campanella. Ringiovani così il pensiero , irrigidito nelle ferree strette della Scola stica e del vecchio Gioberti ; e farfalla , ch'esce a poco a poco dal suo involucro; montanaro calabrese, che si trasfi guraman mano sottoilsoffiodeinuovi tempi,sisentìumano ed universale nei Dialoghi di Platone e nella Metafisica di Aristotile.La Grecia fu infatti la terra dove sbocciò ilfiore dell'Arte, e germogliò il seme dell'umana ragione ; fu la patria del pensioro speculativo, della Dialettica, e della C a tegoria, a cui metton capo ipiù vasti sistemi dell'antica e dellamoderna filosofia.Fu lapatriadiPlatone,cheperge nialità e divinazione speculativa, per universalità di pensa menti , per movimento drammatico , per colorito artistico e finezza di dialogo, grandeggia su tutti i filosofi; egli fonde in sè l'eloquio facile e maraviglioso di O m e r o e l'attica b e l lezza di Sofocle. La vecchia Grecia s'idealizza e si trasfigura nel gran discepolo di Socrate; la speculazione diviene arte e dramma, ed il pensiero , chiuso nei c ancelli di Talete e di Eraclito, abbraccia ilmondo, si fa universale ed umano,a n  Vedi Filosofia Contemporanea in Italia, p. 152, 153, Napoli, 1876.    ticipa il Cristianesimo e preludia all'età moderna Egli fonde, come disse bene il Ferrai, in una grande unità isofisti e i politici, gli artefici e i guerrieri ; uomini , donne , vecchi, fanciulli, schiavi e liberi, e in questo mondo in azione ti si fa duca e maestro, innalzandoti, migliorandoti, affinando le tue facoltà, spesso spirandoti nell'anima un sacro entusiasmo per il buono , per il vero ; quell'entusiasmo , aggiungo io , che crea i grandi fatti della storia, e quei capolavori del l'arte, che si chiamano Convito ed il Fedro, ove si spec chiatuttoilsorriso dell'Ionio mare,l'apollinea bellezzadei Greci , il fascino di Diotima e di Aspasia ; la morbida poesia dell'Attica e l'arguta ironia di Socrate ; divina bellezza , m u . sica arcana , che rende unica la Grecia tra le nazioni più civili e più artistiche del mondo . N o n volendo abusare della vostra bontà , o Signori , io m i restringo per ora a Platone ; che ci porterebbe assai lungi il voler discorrere completamente del Saggio Storico sulla filosofia Greca ; discutere ed esaminare Aristotele e quanto altro riguarda le Categorie ed i problemi della filosofia m o derna , di cui si occupa il Nostro nel suo stupendo lavoro. Il Fiorentino scrutò con animo libero e spassionato la vec chia speculazione ellenica;laGrecia anteriore a Socrate,ove campeggiano le grandiose figure di Talete, di Senofane, di Eraclito, di Parmenide , di Anassagora ; o dove si elabora a poco a poco l'idea platonica e la categoria aristotelica . È un quadro ricco di pensiero, ed anche di poesia,che con vivi colori ci tratteggia ilFiorentino con quella sua ge nialità, con quella lucida esposizione, che tanta grazia a g giunge ai suoi lavori speculativi; incantevole lucidezza, che ritrae i limpidi Soli diffusi sui patrî vigneti e sulle marine di Cotrone ... Il Saggio Storico sulla filosofia Greca sarà s e m pre, secondo il nostro debole parere, l'opera più bella, più geniale del Fiorentino ; ci è il profumo e l'entusiasmo della gioventù, ci è la vita artistica, anche in mezzo alle severe meditazioni del pensatore ; quella vita, che solo può dare la Giorn.Napol,Vol.I.- Gennaio 1885 (Nuovissima Serie).  6   gioventù , nella sua più rigogliosa fioritura ed espansione. Ciò nonostante,spassionati estimatori dell'ingegno del nostro amico , riconosciamo in quel saggio lacune ed imperfezioni, che l'autore medesimo, uomo schietto e leale,vi riconobbe, ricco di nuovi studi sulla lingua, sulla filosofia, sulla lette ratura greca ; dotto nel tedesco e conoscitore profondo dei moderni lavori alemanni su Platone ed Aristotile. Intanto facciamo notare che il cardine fondamentale della critica del Fiorentino furono le idee platoniche e le categorie aristo teliche , che sono e saranno sempre le colonne e le pietre granitiche dell'umano pensiero. La critica platonica (come nota il Chiappelli nel dottissimo studio sulla interpetrazione panteistica della dottrina platonica) si è a giorni nostri ri fatta da capo ; e la quistione si aggira sui fondamenti di tutto il platonismo, valeadire,sulgenuino valoredelladot trina delle idee, che forma il centro del sistema platonico. Dalla interpetrazione di codesta dottrina dipende quella di tutto il resto del sistema ; è il presupposto , da cui , come tanti corollarii, scendono tutte le altre parti di questo m o numento immortale del genio greco,che scosso dalla potente critica di Aristotile , travisato dal Neo -platonismo , rivive anche oggi , dopo le vicende di tanti secoli. Varie e con traddittorie in ogni tempo furono le interpetrazioni delle idee platoniche;furono scambiate,ora con gl’ideali estetici,che vagheggia l'artista, ora ritenuti come generi logici e c o n cetti intellettivi,ed ora come gli eterni paradimmi del divino artefice,modelli esemplari delle cose, e quindi esistenti per sė;laquale interpetrazione,che sitrova diffusatraiNeo platonici,traiPadridella Chiesa,ed in tuttoilMedio-Evo, anche oggi è sostenuta da valorosi critici. È certo poi che le idee in Platone sono trascendenti , immobili e separate dalla materia,e che carattere principale del Platonismo è la irreconciliabilità tra l'idea e la materia, tra l'intelligibile ed ilsensibile:Le piùingegnose interpetrazioni deicriticimo. derni,e massime del Teicmuller,che fa di Platone un Panteista, non han potuto colmare l'abisso,che nel greco filosofo separa l'idea dal cosmo, l'elemento intelligibile dall'elemento materiale. Relegate, come sono, le idee in un mondo inac cessibile, non possono esercitare nessuna influenza, nè sul l'essere, nè sul divenire delle cose sensibili, nė spiegare il formarsi delle cose medesime.Anche la relazione delle ideo con Dio, osserva il Fiorentino ', rimane indefinita; le idee non hanno causalità, perciò la causa efficiente deve trovarsi accanto a loro , o concorrere con loro alla formazione dei mondo ... Platone non tenta neppure di conciliare Iddio con le idee ; perciò accanto alla speculazione tu trovi ancora il mito, non come semplice ornamento,ma come elemento in tegrale del sistema... Solo è certo che l'altissima idea è per Platone quella del Bene ; la quale ora s'immedesima con la ragione divina, ora è quella, a cui guardando il Demiurgo dà forma al mondo ; se non che non si può risolutamente affermare che il Bene s’immedesimi con Dio,ch'è un dato della tradizione piuttosto che della filosofia , ed in Piatone non essendo chiara quella immedesimazione , non riesce perfetto il collegamento tra le idee e la mente divina, ed il sistema delle idee riesce poco coerente , e sempre o n deggiante ed incerto. Il Fiorentino nel Saggio slorico rigettò la interpetrazionedelle idee platoniche come riminiscenze di una vita anteriore, come modelli e paradimmi del mondo, come pensieri divini ; e ritenne che Platone non è sempre lo stesso ne'suoi Dialoghi ; giovane filosofo da poeta,m a turo senti bisogno di spiegare la scienza,e ricorse alle idee ; negli ultimi anni adottò il linguaggio pitagorico a proposito delle idee , e le considerò come numeri. La dottrina delle idee platoniche , trattata davvero scientificamente , consiste pel Fiorentino nei Dialoghi il Teeteto , il Sofista, ed il P a r . menide. Il Sofista prepara il Parmenide, a cui dà il fonda mento ed ilprincipio;ed ilParmenide sostituisceallame. 1 Manuale di Storia della Filosofia, Parte I, p. 61-65, Napoli, 1879.  1    tessi ed ai simulacri la relazione, ch'è la vera natura e la vera condizione di tutte le idee ; è la loro vita e fecondità . IlFiorentino,austero intellettoelibero pensatore,preferiva alla lirica del Fedro e del Simposio , alla epica narrazione del Timeo ildramma ideale del Parmenide.Fiorentino scrutò profondamente i tre dialoghi platonici , o ne rilevò il vero significato. La scienza, egli disse , non è sola sensazione e sola opinione, come vogliono iJonici, ed ecco ilsignificato del Teeteto; la scienza non è la sola cognizione dell'Uno,come pretende Parmenide,e neanco dell'essenze immobili ed ir relative dei Megarici;ed ecco ilsignificato del Sofista.La scienza è l'una e l'altra opinione e cognizione, relazione di entrambe ; ed ecco il risultato ultimo del Parmenide ; tanto vero che, senza la relatività delle idee, il Parmenide rimarra sempre un enimma, il sistema di Platone un leggiadro tes suto di favole, di reminiscenze oltremondane ed assurde, e di sperticate idealità. Scrutando meglio il Sofista ed il Par . menide, Fiorentino asserisce che il principio da cni muove Platone nel Sofista , ossia l'Ente , e quello da cui m u o v e nelParmenide,ossial'Uno,sonolostesso principio;senon che l'ento è rigido, immobile, indeterminato, e l'Uno è determinato, e produce i Molti. L'uno è il medesimo e dil diverso del Molli; come viceversa il Molti si può dire mede. simo ed altro dell'Uno; tanto che, a parere del Fiorentino, abbiamo nel Parmenido esplicito ildiverso e l'altro; sebbene rimanga in Platone nell'ombra la causa della estrinsecazione della idea, e l'apparire della materia. Platone non colse la vera natura dell'altro,che non può essere nè un'essenza,nė un'idea;sìbene una relazione;egliperciò oscillò dall'uno all'altro di questi due termini,per trovarvi la materia, ed, irresoluto, la fè credere una volta essenza,ed un'altra idea. Pare che in tutte queste sottili ed ingegnose interpetrazioni del Fiorentino entrasse un po ' il sistema e la critica moderna dell’Hegel , sempre caro al Nostro , come quegli che fu la sintesi più stupenda del pensiero laicale tedesco,da Lutero a Kant. Felice Tocco, di cui tanto si onorano le Calabrie, nelle sue dotte Ricerche Platoniche, esplicitamente osserva che il Fiorentino interpetra il Parmenide di Platone alla maniera di Hegel , e che , ad onta delle argute considera zioni sulle stonature della Dialettica platonica, nou tenne iu conto il fare negativo di tutto il dialogo. Il trapasso, dalla teorica della metessi e degl’influssi a quello della dialettica assoluta,èun saltocosìsmisurato,chedifficilmentepotrebbe farsida un uomo,per vastissimo ingegno ch'egli abbia,sopra tutto nel tempo,in cui la speculazione è ancora sul nascere, ed i sistemi filosofici sono appena abbozzati.E ingiusto per ciò, conchiude ilTocco, ilraccostamento della dialettica platonica all’egheliana, e non bisogna interpetrare con Hegel Platone,etrasportare ilmondo antico nel mondo moderno!! Alla origine e natura delle idee è intimamente legata la Dialettica platonica ; essa non è altro , se non che la legge dell'intreccio ideale, il modo come si forma il Logo , o la Ragione universale ed assoluta. Il ritmo della Dialettica vera di Platone, secondo la interpetrazione del Fiorentino,è nel Parmenide ; il contenuto del quale si risolve in una trilo gia,di cui la prima parte presenta la idea solitaria dell'Uno, e l'annulla;la2.lamedesima idea appaiata con quella del l'essere, e con essa in contraddizione ; la 3. risolve la con traddizione nel momento, ch'è il diventare; momento e di venire,che sono mutuati dalla dialettica Hegeliana,e rendono infide e soverchiamente moderne le interpetrazioni del Fio rentino. Egli era convinto, quando scrivea il Saggio Storico, che la dialettica Hegeliana è modellata sulla platonica, e che le prime tre categorie del filosofo alemanno, l'essere, ilnon essere,ed ildivenire ricordano l'uno, l'ente, ed ilmomento del Parmenide. La Dialettica platonica , monumento gran dioso dell'umano pensiero, ispirò in ogni tempo gli Artisti ed i Filosofi; ed ilFiorentino conchiude che Goethe v'im  1 Op. Cit.pag. 132-133,Catanzaro, 1876.   Lo studio della filosofia greca fece rientrare il Fiorentino nel mondo moderno,ch'egli avea sfiorato col lavoro giova- nile del G. Bruno ; il greco pensiero, che più degli altri è pensiero umano ed universale, ricondusse il nostro alla R i nascenza,la quale, se inizia l'epoca moderna con le ribel lioni speculative del Bruno, del Telesio e del Pomponazzi , usufrutta con Telesio e con Bruno la parte viva ed immor . tale della greca filosofia,ilconcetto della natura,autonoma od assoluta, e l'idea dell'Infinito generante.Il Fiorentino,in gegno fecondo e progressivo,accettò i pronunziati, gli ardi menti , o ,le ribellioni della Rinascenza ; nelle fresche c o r renti della natura ei sentì ringiovanirsi, ed il suo 'pensiero divenne più ampio ed umano . L'epoca della Rinascenza è, o Signori , un'epoca gloriosa , battagliera , o titanica ; la Scolastica è assottigliata ; la cavalleria ed il feudalismo se ne vanno;la Teocrazia perde ilsuo prestigio,e la sua uni versalità ; la poesia si emancipa dai terrori mistici ; alle fo. sche pitture del trecento succedono i freschi colori del T i ziano e del Correggio ; nasce lo Stato laicale, e Machiavelli crea la storia moderna. I filosofi rappresentarono in questo gran dramma una parte gloriosa,e specialmente ilmantovano Pomponazzi,che per audacia speculativa,per energia di ca rattere è uno degli eroi più spiccati del Rinascimento ita liano. Il Fiorentino, che come fiero calabrese e libero pen satore,era naturalmente attratto verso i grandi precursori ed apostoli, si mise a studiarlo con coscienza di filosofo e p a zienza di critico; sgobbò sui polverosi volumi in folio, si chiuse come un vecchio anacoreta nella sua cella di Bologna; ed affrontó con leonino coraggio l'intolleranza e lo scherno degl'insipienti , le beffe dei gaudenti, che senza forti stu lii,  86 GIORNALE NAPOLETANO parò la movenza del Dialogo ; Hegel il severo ragionamento ; il Vico vi attinse lo schema della Scienza Nuova ; Rosmini il principio del Nuovo Saggio ; ed a quell'opera immortale bisognerà ricorrere ogni volta,che si vorranno scandagliare davvero le origini dell'umano pensiero senza accurato lavoro vogliono , con la veduta corta di una spanna,giudicare gli uomini serî ed austeri,gli uomini che sacrificano tutto sull'ara del pensiero e della scienza ; indomiti o tetragoni nei loro propositi ; Capanei,che muoiono e non si arrendono. Pomponazzi insorse fieramente contro la Scolastica, e contro la greca filosofia; e nello spiegare la natura dell'a nima, ed il processo del conoscere non ha esitato punto,nè riprodotte, come altri fecero, le incertezze aristoteliche. Sgombrate tali perplessità, il filosofo mantovano si liberò dall' intelletto separato di Averroè , dell'intelletto agente dello Afrodisio, senza però emanciparsi del tutto dagl’in flussi e dalle intelligenze superiori; ondeggiante ancora, come tutti gli uomini della Rinascenza , tra la Scolastica ed il mondo moderno ;tra S. Tommaso e Giordano Bruno. Stremò , è vero, Pomponazzi la trascendenza in filosofia; con siderò l'intelletto umano come sviluppato dalla potenza della materia ; ma non volle attribuire all'intelletto dell'uomo la concezione dell'universale ; e disconobbe la vera m e diazione,che l'uomo fa tra lecose eterne e caduche.Egli scruta insistente i più ardui problemi metafisici, religiosi e morali, la Provvidenza, il Fato, la Libertà, la Predestinazione e la Grazia ; e porta in tutte queste discussioni la novità e l'audacia,proprie dei filosofi del Rinascimento ;piega più dalla parte della determinazione fatale degli Stoici che da quella della vuota determinabilità dell’Afrodisio; che l'arbitrio non può essere primo movente;e l'aver compreso il difettodella dottrina della libertà , come è in Alessandro ed in Aristo tile; l'aver intravveduto nel fato stoico maggior ragione volezza costituisce uno dei massimi pregi della critica del Pom ponazzi . Disconobbe inoltre il valore assoluto delle R e ligioni; ne spiegò con ragioni naturali l'origine, il fiorire, la decadenza ; le riconobbe portato dello spirito, eterno ed irrequieto viaggiatore, che tutto rinnova e distrugge. Con questa divinazione il Pomponazzi fu anche precursore dei nuovi tempi, e della scuola moderna ;se non che mancogli la perfetta coerenza nelle dottrine,e non si sollevò al con cetto profondo dello spirito, come lo intendono i moderni. L'ingegno del Pomponazzi , benchè novatore e ribelle, non si era completamente spastoiato dal vecchio mondo scola stico ed aristotelico ;ei non poteva ai suoi tempi cancellare del tutto il Dio di S. Agostino e di S. Anselmo; non po teva scartare intieramente la Provvidenza oltremondana , von poteva combattere a viso aperto le tradizioni della fede o r todossa. Ei però aveva intravveduto che al Dio estramon dano , collocato fuori la coscienza , dovea fra poco succedere il Dio intimo e vivente; che la vecchia forma religiosa do vea ringiovanirsi e al Motore immobile di Aristotile dovea succedere l'Infinito di G. Bruno. È questo il merito pre cipuo del Pomponazzi , che a buon dritto deve chiamarsi il precursore della Riforma e del mondo laicale moderno ; e l'averlo saputo rilevare con sagacia di critico coscienza di storico è gloria del Fiorentino. Ciò segna un altro m o mento importante nella evoluzione critica e speculativa del Nostro ; la quale avrà il suo compimento ed il suo massi - mo splendore nel Telesio,e negli studii sulla idea della N a tura nel Risorgimento italiano. Il Telesio infatti costituisce l'ultimo e più splendido momento speculativo e storico del Fiorentino, il quale rap presenta perciò in Calabria il più alto grado , la più alta manifestazione dellacriticastorica,edilcompletosvegliarsi presso di noi della coscienza laicale ed u m a n a ; rappresenta la continuazione della Rinascenza,ingrandita, però,trasfor mata e divenuta pensiero europeo ed universale coi Saggi critici di B. Spaventa. Fu primo lo Spaventa in Italia a dare la debita importanza a Bruno ed a Campanella , ed a tutta la filosofia del Rinascimento , rivendicando gli eroi del nostro pensiero, ed i martiri obbliati della ragione. « L ’ I talia, disse B. Spaventa , apre le porte della civiltà m o « derna con una falange di eroi del pensiero. Pomponazzi , « Telesio,Bruno,Vanini, Campanella,Cesalpino paiono figli « di più nazioni. Essi preludiano più o meno a tutti gl'in « dirizzi posteriori , che costituiscono il periodo della filo « sofia da Cartesio a Kant ... Vico è il vero precursore di « tutta l'Alemagna... » (Prolusione alle Lez.di fil. nap.) Le austere parole e i forti ragionamenti del filosofo abruzzese eccitarono il potente ingegno di Fiorentino,e co.. ine il nostro schiettamente confessa , lo fecero orientare in quell' arruffio, ch'è la speculazione della Rinascenza , e lo innamorarono di quel periodo filosofico, che prima si con tentava di ammirare, senza averne perfetta e matura cono scenza,piuttosto,perseguire ifacili lodatori che per veder ne realmente l'importanza coi proprii occhi. Educato dalla critica nuova e poderosa dello Spaventa , Fiorentino percorso da padrone e da maestro il campo glorioso della Rinascenza italiana, e v'impresse orme da gigante.Gli uomini nuovi od audaci;imartiri dell'idea piacquero tanto a Fiorentino,ed eis'immedesimò loro,aspirandone l'immortale profumo,ed il soffio della giovinezza. La Calabria, che, senza conoscersi , spesso si vilipende e si schernisce,non era per lui barbara c selvaggia, covo di briganti, e nido di cannibali; era in vece terra di filosofi, di critici, di poeti ; culla di martiri e di eroi, terra artistica ed originale,a cui,ultimo tra gl’in gegni calabresi,consacrai tutto me stesso,e per la quale non cesserò di combattere, finché avrò forze, finchè in Italia vi saranno uomini senza coscienza storica e senza carità di patria. La Calabria (e perdonate questo amore indomabile alla mia patria nativa , alle mie care montagne ) seppe a n ch'essa indovinare e comprendere i tempi nuovi , uscire dal fondo de'suoi burroni,e mettersi a paro coi più grandi eroi della Rinascenzaitaliana.La Calabriaseppe anch'essa com battere con la sua selvaggia vigoria lo impero , la scuola , edilpotereteocratico.Ilcalabropensiero,che ancorasiac cusadiangustiaemunicipalità,è,com’iodimostrai,un pensie ro,non solo nuovo ed originale,ma eziandio italiano,europeo ed umano . Universale in filosofia, inizid con Telesio lo stu dio dellanatura,sconosciutaaipadrinostri,velatapertanto tempo dalle ombre del Medio-Evo;nel tetro carcere della Vicaria creò col Serra la scienza economica ; con Galeazzo usci dal cerchio della poesia provinciale , e fuse nel calabro Sonetto la vigoria di Dante e la musica del Petrarca ; pre corse col Campanella a Descartes ; e con Gravina anticipo Vico e Montesquieu, o creò la nuova critica italiana. Fiorentino , che , com'egli stesso canto , avea Saldo il voler ne le virili imprese, E indomita la tempra calabrese, innamorato della vecchia Calabria, fa rivivere con magiche tinte le belle ed eroiche figure dei padri nostri, il Parrasio, A. Telesio, il Martirano, il Quattromani, il Tarsia, T. Cornelio,M. A. Severino,loSchettiniecc.;filologi,poeti e critici precursori , che usciti dal fondo dei nostri boschi illustrarono le prime Università, e diedero un potente i m pulso al Rinascimento italiano, col fondare e promuovere quella stupenda Accademia Cosentina, segno in tutti i tempi di odio inestinguibile e di amore indomato,la quale è tanta parte del dramma grandioso della Rinascenza;diede all'Ita lia grandi latinisti da emulare il Poliziano , il Sannazaro , il Fracastoro , e sorpassarne altri con Coriolano Martirano; porta scolpito il fatidico motto : Donec totum impleat orbem ; decrescit numquam ,nec fulmine laeditur;e servi di modello a tutta Europa col Telesio per la scoverta del vero metodo naturale. Sotto questo doppio aspetto la vide l'occhio sagace del Fiorentino, e stupendamente la illustrò , sollevandola a quel posto, che merita, e meriterà sempre, finchè le tradi zioni del pensiero laicale ed umano rimarranno vive in C a labria,e ne trasformeranno lavita,l'arte,elaspeculazione; finchè vi saranno uomini insigni come il Presidente Sca glione,ed ilSegretario Greco,che ne accresceranno le glorie e l'importanza , continuando l'esempio dei loro illustri a n tenati, che noi, gaudenti e borghesi , abbiamo dimenticati, sconosciuti , e fino scherniti.... Il Fiorentino , che il dotto Canonico Scaglione avea precorso con lo studio sul Telesio, pubblicato negli atti dell'Accademia fin dal 1843, studiando a fondo, al lume della nuova Critica, le opere del filosofo cosentino, proclama che il Telesio inaugura i tempi moderni, ritiene la Natura, come il principio universale delle cose , il ricettacoloditutteleforme,e,come schietto naturalista,ri. getta Aristotile e la Scolastica, la Teosofia, e la Magia . Il Telesio, evitando la contraddizione aristotelica , che rompe l'unità della natura,parte da una materia primitiva ed uni ca,e da una contrarietà universalissima, ilcaldo ed ilfred do , nature agenti , dalla cui azione sulla materia nasce la generazione e la corruzione. Telesio , pur ritenendo la necessità di un'opposizione universale e di un'unica materia, il che era anche ammesso d'Aristotile , ne ha profondamente modificato il valore. La forma aristotelica, ch'era sempre assoluta ed estranaturale, non gli parve principio naturale , e la sbandì , e la rigettò dalla sua filosofia, con la rude franchezza del calabrese . In una parola , la natura non ha mestieri per essere spiegata di principi, che non siano naturali; e così fu vinto e sor passato il Medio -Evo, e la Filosofia delle Scuole. Il soffio giovine e fresco delle nostre montagne spazzò lo nebbie sco. lastiche , e Telesio , meditando gli arcani della natura nel suo ameno podere, sito sulle rive pittoresche del fiume Coraci, fu veramente il precursore di Bruno e di Galilei, l'u omo nuovo ed audace, che scrolla il vecchio mondo medie vale, ed inaugura l'epoca moderna. Telesio, rigettando l'entelechia aristotelica, vi sostitui una sostanza sottile , mobile , lucida, che per lui costituiva il principio della vita;semplificò inoltre ilsistema del natu ralismo,tolse ildissidioimmenso,che funel Medio-Evo tra la natura esterna e l'organismo vitale , e fuse insieme nel suo novello sistema la Fisica e la Biologia . Fiero ed i n e sorabilo calabrsse, rovescio tutto, non diè quartiere ad Ari stotile ed alla Scolastica , o combattė senza ipocrisia , ed a    fronte scoverta; diede una nuova teorica dell'anima, sorpas. sando il Fedone platonico, e l'intelletto universale di Ari stotile; fondò sul senso la conoscenza, ed ammise il mondo etico come un effetto e risultato naturale. Nel vasto dramma telesiano, che il Fiorentino stupen damente tratteggia, brilla di nuova luce il martire di Nola , il quale, ebbro del nuovo Dio, dell'Infinito generante, e della Natura,allarga efeconda iconcetti delfilosofocosentino,éd accetta pienamente il naturalismo . Il vero assoluto rimane però in lui un punto oscuro,dove i contrarii si affondano e spariscono; il Nolano, più che cogliere con l'atto intellet tivo l'assoluto, vuole trasformarsi in lui, e divenire Iddio. E leroico furore, che lo trasporta in grembo dell'Infinito, non il sillogismo speculativo, e la serena meditazione; l'ebbrezza dell'amante, che lo trasfigura in grembo alla di vina Anfitrite.Bruno,uomo del Mezzogiorno, nato presso il Vesuvio,ha scosso in ogni tempo la mente dei pensatori, ed il cuore dei poeti. Eroe leggendario del pensiere, ca valiere errante della scienza, mistico o ribelle, inesorabile flagellatore dei cucullati pedanti, egli che avea vestita la bianca tunica di S. Domenico, ilBruno percorse,si può dire, da un capo all'altro l'Europa disputando, combattendo,af. frontando ilvecchio Aristotile,laciarlataneria delleScuole, e l'infallibilità dei dottori. Vilipeso e adorato, schernito glorificato , ora debole innanzi a'suoi carnefici, ed ora su - blime ; tradito a Venezia dal Mocenigo , suo discepolo ed ospite, è consegnato al Sant'Uffizio, dissacrato e condan . nato a morte. Quando in Roma gli fu letta la sentenza, Bruno, con calma eroica e tremenda ironia, ha il coraggio di profferire innanzi ai giudici queste memorande parole: « Maggior timore provate voi nel pronunciar la sentenza contro di me,che non io nel riceverla .»Il 17 Febbraio 1600, l'eroe della verità, e del pensiero laico fu legato come un volgare malfattore ad un'antenna,e,bruciato vivo in Campo di Fiore, imperterrito il Bruno non mandò nè un sospiro,  nè un lamento; le fiamme furono la sua apoteosi;e benchè le sue ceneri fossero state disperse al vento, corsero l'Eu ropa come polline fecondatore, e vi propagarono i semi del libero pensiero, e della filosofia moderna.... F. Fioren tino, pensatore e poeta,che dopo più maturi studî avea ac cettata in tutta la sua pienezza la Rinascenza , ritorna su G. Bruno , e lo vede nel Telesio sotto un nuovo punto di vista; e se prima,nel suo lavoro giovanile, lo avea rigettato, come panteista ed antimistico, ora lo guarda , e lo ammira come ilveroeroe delpensiero,l'araldoeilmartire della nuova e liberafilosofia;degno, come disse B. Spaventa,di avere un posto accanto a Prometeo ed a Socrate. Quel che FIORENTINO scrisse di SPAVENTA, permettete , o Signori, che io lo riferisca al nostro fiero concittadino : « Il grande « ideale del filosofo per Fiorentino era il Bruno ; pari forse « avrebbero avuto il fato, se fossero vissuti nella stessa età. FIORENTINO guarda il rogo con lo stesso corag . « gio; BRUNO avrebb » disprezzato con la stessa serenità, « non il rogo, ma qualcosa di peggio,quella rete sottilissi. « ma di cabale, onde la turba ignara circonda gli animi al « teri;che tentano slacciarsi da maltesi agguati: non ilrogo, «ma lacalunnia divota:dopo ilTorquemada ilTartufo: < siamo ben progrediti noi. » Il vecchio Dio della Scolastica si assottiglia in G. Bru . no; in lui si fondono Dio e l'Universo; la creazione è svi luppo di Dio stesso, processo necessario , che rende cono scibile e reale l'attività di Dio : in una parola, il Dio del Nolano non vive se non per la natura,e nella natura:fuori e senza di lei sarebbe un'astrazione ed un fossile. La n e cessità della creazione, che il Bruno insegna a viso aperto, lo mette di accordo col futuro naturalismo spinoziano , e lo fa precursore della moderna filosofia alemanna. La filosofia del Rinascimento , incarnata in Telesio ed in Bruno , per avere considerato l'assoluto , come natura , ha preparato il grande avvenimento dello Spirito, la cui speculaziane inco  1 2 1   mincia con la coscienza cartesiana. L'infinita natura , ini ziata da un Sofo di Calabria,è la gran parola della R i n a scenza e dei tempi moderni !... Telegio e Bruno preparano inoltre la vasta speculazione di Tommaso Campanella,indo mito Frate, che sopporta,con la fiera costanza del Calabrese 26 anni di carcere,ed un giorno intero di torture. Permet tete,o Signori,ch'io m’inchini al martirio di Campanella, ed al rogo di G. Bruno ; martirio e rogo , che sono la gloria del Mezzogiorno,e del libero pensiero;la condanna più elo. quente dei feroci persecutori dell'umana ragione. CAMPANELLA, che sublima alla dignità di principio speculativo la divinità latente del Bruno, è il vero tipo dell'uomo cala bro, ricco d'ingegno e di cuore, intemperante, battagliero, audace , iniziatore. È uomo originale e contraddittorio ; fa l'apoteosi della teocrazia e della Spagna, della scolastica, del Medio-Evo,e poi scrive la Città delSole, e vagheggia la democrazia ed il socialismo, la sovranità del libero pen siero, e lo Stato laico moderno. Ei fonde in sè due età di verso , la età della fede , e l'età della ragione ; Platone ed Aristotile , Telesio ed il Cusano ; l'austero sillogismo del pensatore,e le vaporosità dell’Astrologo;le apocalittiche visioni dell’Abate Gioacchino, o la fredda sottigliezza del Machiavelli; l'ossequio alle somme chiavi, e l'audace ribellione di Lutero. Campanella, stupendamente tratteggiato da FIORENTINO, ritorna , come metafisico , a Platone, ed al Medio-Evo; come sensista e psicologo, anticipa, nella teorica del senso e della cognizione, Cartesio, ed il mondo moder no . Ei proclama la identità del pensiero e dell'essere; se non che sì fatta unità non acquista la forza di vero prin cipio, e Campanella,ad onta delle sue stupende divinazioni, ondeggia ancora tra lo schietto naturalismo ed il sistema delle cause finali. Alla filosofia naturale , che tolse in p r e stito ed usufruttuò dal nostro Telesio, CAMPANELLA aggiunse una metafisica, che ne rimase staccata; mettendo ogni sforzo per levarsi alle categorie supreme della natura e dell'essere, non seppe applicarle alla natura, e con tutta l'energia p o derosa di assurgere all'Unità, restò nella opposizione, ch'è il carattere principale del naturalismo. Il solo naturalismo, chiarendosi col Campanella impotente a spiegare la genesi della Natura, non potė, esso solo, sciogliere il gran problema del mondo moderno,e conciliare l'universale col particolar :; ricomprendere il senso in una forma di pensiero più larga, dove l'opposizione riapparisse trasformata ed unificata in una sintesi suprema e dialettica. Tale fu il progresso a p portato nel naturalismo, o nella filosofia moderna da Galileo e Descartes; tali sono le glorie del nuovo pensiero, antimi stico e laicale , iniziato da due filosofi, nati tra i selvaggi burroni delle nostre Calabrie. Fiorentino,dopo aver richia mato alla memoria degli Italiani. Cornelio , e Severino, glorie dell'Università Napoletana , e filosofi telesiani; dopo aver valutato la importanza del Galilei e del Bacone, si arresta col Descartes alla soglia della filosofia moderna, lieto che la speculazione filosofica si stacchi dalle scienze naturali,preliminare,per altro,necessario nella evo luzione del pensiero moderno,e siposi nel Cogito cartesiano. La natura si emancipa, il pensiero si scioglie, e diviene più libero e più snello; lo Spirito , che tutto ringiovanisce e trasforma, fondo ed armonizza Telesio e Bruno , Campanella e Galileo , Bacone e Descartes, e la silvosa Calabria entra co'suoi filosofi, e coi suoi profeti, co’suoi martiri, e co'suoi precursori nel dramma glorioso del mondo moderno. Vi rientra sotto l'impulso del Fiorentino , che, nato presso Stilo, tocca di nuovo la squilla dimenticata del Campanella , annunzia ai giovani calabresi l'aurora di nuovi giorni, la completa emancipazione dalla Scolastica e dal Medio-Evo; lar isurrezione del pensiero della Magna-Grecia, fuso, ingrandito, trasformato nel pensiero moderno. La Calabria e l'Accademia Cosentina non potranno dimenticarlo ; non potranno disconoscere l'austero filosofo, che ne illustrò stupendamente le glorie, e con magico pennello ne ritrasse gli apostoli, e gli eroi , rivendicando i padri nostri al c o spetto di un secolo banchiere e borghese. La morte lo colse ancor giovine sulla soglia del tempio del Rinascimento; glo. ria al virile sacerdote della scienza,che muore, adempiendo il suo dovere , mentre si folleggia, deridendo gli eroi del pensiero,imodesti operai del mondo moderno,e sigittalo scherno sulle ossa dei grandi precursori della nuova Filosofia e della nuova Critica. Io ho fede che la gioventù ca labrese, così ricca d'ingegno e di cuore, cosi amante delle patrie glorie,avrà un culto per gli uomini,che muoiono sulla breccia, martiri della scienza e della patria; per le anime generose,che non curano le amarezze della vita, l'esilio,la povertà, la carcere,ed accettano, fino le torture di Campanella, fino il rogo di G.Bruno. Ho fede che la Calabria si rinnovi nel lavacro della Rinascenza e negli studii virili delpassato,elagentileedotta Cosenza, riccaperme di care e dolorose memorie,prodiga di tanto sangue alla patria, di tanto contributo d'ingegno alla storia del pensiero italiano, s'ispiri nell'austera figura del più grande dei suoi figli, il cui busto parla tra il verde degli alberi la gran parola del Risorgimento alla nostra gioventù. Ho fede che l'austera parola del filosofo di Sambiase non suoni più nel deserto, e la sua tomba, su cui piansero amici e nemici,sia un'ara dove le novelle generazioni attingano iforti propo siti, e, quel che più ci preme,la serietà della vita, l'abnegazione, il sacrifizio, ed il libero pensiero. Così,o gio vani, non sarò costretto a ripetere gli amari versi dell’austero poeta di Recanati. Oggi è nefando stile Di schiatta ignava e finta Virtù viva sprezzar lodare estinta. Vincenzo Julia. Julia. Keywords: implicatura, filosofia calabrese, Campanella, Telesio, Sanctis, Leopardi, Mazzini, Garibaldi, Gioberti, Spaventa, Hegel, Aligheri, Serra, Bruno. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Julia” – The Swimming-Pool Library.

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