Grice e Julia: l'implicatura conversazionale -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Acri). Filosofo italiano. Grice: “Julia was more of
a poet than a philosopher; but then for Heidegger, philosophy IS poetry and
vice versa!” -- essential Italian philosopher. Figlio di Antonio e da Maria
Giuseppa Balsàno. Studia a Cosenza sotto Focaracci. Direttore del Telesio,
periodico. Strinse grande amicizia Padula. La temperie culturale in ambito
locale vede la difficoltà della Calabria a integrarsi nella nuova entità
politica. Area essenzialmente contadina, la regione ha una classe dirigente che
preferisce assoggettarla al clientelismo e alla sua arretratezza piuttosto che
metterla al passo con zone del Paese più avanzate e progredite; perciò il mondo
intellettuale d'avanguardia, deluso dalle speranze del 1848 e conscio del
sottosviluppo, si volge verso il positivismo e il socialismo. Vive tra il tardo
romanticismo e l'affermarsi delle innovative correnti costituite dal
naturalismo e dal verismo, nella scia di Carducci e Verga. Le contraddizioni
della sua epoca lo formano come un intellettuale spiritualista che rifiutail
materialismo e in parte il mondo contemporaneo, e d'altra parte un sostenitore
degli ideali socialisti, del riscatto delle masse disagiate e della
glorificazione del passato della Calabria a partire dall'assedio degli
Aragonesi e dei suoi conterranei coevi illustri, fra i quali Miraglia, VPadula,
Quattromani, Tocco, oltre a Campanella. Accostatosi in un primo tempo al
misticismo di Gioberti, si converte al verismo, alla ricerca del pragmatismo e
di un modello di poesia di alto civismo che lo stesso Julia proclama nei suoi
Sonetti e liriche. Parte dai miti popolari e dalle ballate della tradizione
romantica per marcare orgogliosamente la storia della sua terra. Considerato il
padre della letteratura calabrese, si interessa alle origini della cultura
letteraria della regione analizzando anche alcune opere a lui precedenti. Il
suo impegno regionalistico si concretizza in uno studio su Selvaggi, nel quale
si individua un collegamento fra Galeazzo di Tarsia e le produzioni romantiche.
Vi fu poi un saggio su Padula e un esame delle liriche riferibili all'Accademia
Cosentina. Sa però spaziare oltre i confini delle sue terre, fino a richiamare Milton
nel suo scritto dedicato a Padula. Oltre a uno studio su Monti, produce dei
lavori anche su Mazzini, Poerio, Correnti, legati dall'attenzione alle
tematiche relative al Risorgimento e perciò in convergenza con il proprio
pensiero, che dal punto di vista della poetica si richiama ai modelli che il
letterato individua in Leopardi, Berchet e Giusti, oltre che in Prati. A.
Piromalli, La letteratura calabrese” (Pellegrini, Cosenza); Monografia su
calabriaonline, su calabriaonline.com. Digital Storytelling su Vincenzo Julia a
cura degli studenti del Liceo V. Julia di Acri, CS. Ovvero delle Famiglie
Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro
Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate
chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle
vicende del Sud Italia. Famiglia Julia A cura d iDodaro Socio
Corrispondente dell’Accademia Cosentina Arma: d’azzurro alla fascia d’oro
accompagnata nel capo da un destrocherio di carnagione tenente un uccello di
nero e in punta da un albero radicato al naturale(1). Titolo: Nobile di Acri. Arma
Famiglia La famiglia Julia, in origine nota come de Giulia (2), figura
fra le antiche e nobili casate di Acri (3) (Cosenza), città dove risulta
presente sin dal XVI secolo. I Julia godettero sempre nella locale società di
un buon livello di prestigio sociale come testimoniato dalle alleanze
matrimoniali contratte con diverse famiglie patrizie fra le quali ricordiamo le
seguenti: Benincasa, Candia, Capalbo, de Simone, Dodaro, Falcone, Fusari.
Simbolo della condizione privilegiata della famiglia è il grande palazzo sito
tra il rione Casalicchio ed il quartiere Piazza. Tale edificio, al cui interno
si conserva la ricca biblioteca di famiglia, è abbellito da un portale lapideo
sul quale spicca un mascherone sormontato da un’antica riproduzione in pietra
dello stemma del casato. Il suddetto blasone è timbrato dalla classica corona a
cinque punte che identifica i Julia come nobili. Acri, Palazzo Julia,
portale Nel 1506, con atto del notaio Gaudinieri, il sacerdote Nicola
Maria Julia fonda una cappella privata sotto il titolo dell’Immacolata
Concezione all’interno della chiesa di San Nicola di Bari in Acri (4) (situata
nel rione Casalicchio). Nel 1706, Fabrizio Julia vende a Giuseppe Leopoldo
Sanseverino un terreno dove e edificato l’imponente complesso del palazzo
acrese dei principi di Bisignano, permutandolo con la casa e il fondo
Macchia(5). Dal matrimonio fra il dott. Raffaele e la N.D. Giuseppina Capalbo
nacquero Salvatore ed Antonio dei quali il primo (deceduto nel 1851) fu
rinomato avvocato mentre Antonio viene ricordato come “Medico illustre” che “in
età provetta, in pochi mesi, studiò leggi presso il Focaracci e ne apprese
quanto ne anno i più maturi; onde s’incentrarono in lui il medico e l’avvocato”
(6). Fra i personaggi celebri di questa famiglia ricordiamo il citato Raffaele,
Governatore di S. Giorgio e Vaccarizzo. La figura cui si lega maggiormente la
fama del casato è quella di Vincenzo Julia, filosofo, letterato e poeta. Allo
stesso è intitolato il Liceo Classico e Scientifico di Acri. Nacque da Antonio
e Maria Giuseppa Balsano (7), svolse gli studi presso l’istituto Molinari di
Acri ed il seminario di S. Marco Argentano (8). Frequenta il seminario di
Bisignano dove ebbe come insegnante il Canonico acrese Francesco Saverio
Benvenuto, quest’ultimo colto latinista nonché teologo, filosofo e parroco
maggiore di Santa Maria in Acri (9). Intraprese gli studi giuridici e per
alcuni anni esercita la professione di avvocato poi accantonata a favore
dell’insegnamento di materie letterarie, filosofiche e giuridiche (10).
Quanto alla sua produzione filosofica questa fu “quella del poligrafo
(letteratura, filosofia, storia, cultura calabrese)” inoltre “Nei suoi studi
predilesse la valorizzazione e la riscoperta di figure regionali poiché gli
pareva che la Calabria fosse dimenticata e poco apprezzata dopo la raggiunta
Unità”(11). Fra le sue opere ricordiamo: Saggio sulla vita e le opere di G.V.
Gravina, Saggio di studi critici su Vincenzo Selvaggi e la Calabra poesia,
Terenzio Mamiani e i suoi dialoghi di scienza prima, Francesco Fiorentino
filosofo, Lettere al figlio Antonio su Cesare, De Sanctis in Calabria, Vincenzo
Monti. Nel 1864 sposò Gabriella Fusari(12) e da tale matrimonio nacquero:
Antonio, Francesco, Mariannina e Giulietta(13). Si spense il 4 maggio del 1894
in Acri. “Telesio,” rivista codiretta da Vincenzo Julia
Antonio Julia, figlio di Vincenzo, fu avvocato e raffinato poeta sposa,
in prime nozze (14), Mariantonia Dodaro, figlia dell’avv. Giovanbattista e di
Cristina Benvenuto. Il loro fu un matrimonio felice e allietato dalla nascita
di Maria Gabriella(15), Vincenzo e Antonietta(16) (1897 † 1978). Antonio
Julia e sua moglie Mariantonia Dodaro Antonio Julia fu legato da sincero
amore a sua moglie e quando questa prematuramente scomparve, riversò il suo
dolore in alcuni toccanti componimenti poetici che rappresentano una struggente
testimonianza del suo dramma interiore e assieme della sua spiccata sensibilità
d’animo. AL CROCIFISSO DEL SUO LETTO Non più le sue lucenti Pupille a te
si volgeran la sera; non più per le dolenti mie stanze echeggerà la sua preghiera…
O tu, che pendi ancora, mistico Iddio, sul vedovo mio letto, volgi le luci
ognora sovra i miei figli e sul paterno tetto! Dimmi che ancor le rose
Olezzano per te, vigile Iddio, le parole amorose che a te rivolse, ne l’estremo
addio… Dimmi che ancor tu senti La voce sua, ne l’ombre de la sera, e
che, in soavi accenti, mormora pe’ suoi figli una preghiera!..(17) Note:
(1) - Gli smalti dello stemma Julia sono noti grazie ad una raffigurazione del
blasone in oggetto riportata dallo storico acrese Raffaele Capalbo (1843-1921)
in un suo lavoro inedito sull’araldica delle famiglie nobili di Acri. Nella
riproduzione del blasone dei Julia, visibile ancora oggi sul portale del loro
palazzo in Acri, il destrocherio appare vestito. (2) - Per approfondimenti si
rimanda a CHIODO, L’Archivio Privato della famiglia Iulia di Acri - Inventario
sommario, in “Archivio Storico per le Province Napoletane” (3) - Per un elenco
completo delle famiglie patrizie di Acri si vedaCAPALBO, Memorie storiche di
Acri, S. Giovanni in Persiceto (BO), Edizioni Brenner, (4) - R. CAPALBO, op.
cit., Ibidem - Ibidem - Quest’ultima, appartenente a una famiglia
originaria di Rogiano Gravina, era sorella di Ferdinando Balsan, letterato e deputato del regno d’Italia nonché
preside del liceo Telesio di Cosenza. Lo stesso figura tra i maestri del nipote
Vincenzo Julia. A. PIROMALLI, La Letteratura Calabrese, vol. I, Cosenza,
Pellegrini Editore,Ibidem (9) - Ibidem (10) - Ibidem (11) - Ibidem (12) -
Per approfondimenti su alcune vicende storiche che interessarono la famiglia
Fusari si rimanda a CAPALBO,- https://juliavincenzo.atavist.com (14) -
Alcuni anni dopo il decesso della prima moglie, si unirà in matrimonio con
Maria Beatrice Antonietta Romano di Acri. Poi sposatasi con Carlo Giannice
Andata successivamente in sposa a Giuseppe dell’Armi - A. Iulia, Momenti, S. Maria Capua a Vetere,
Casa ed. Della Gioventù, p. 36. Si veda anche il componimento intitolato “Alla
Vergine della Sua Stanza”. Questo egregio, sucuifondiamo, abuondritto,non pic
cola speranza, per le diverse prove del suo nobile ingegno fin'ora dateci,
coltiva con forte, inteso amore le filosofiche discipline,tutto solo
rannicchiato in piccol paesuccio delle Calabrie, Acri. Egli, da quello n'è
sembrato, predilige la filosofia di quel sommo Torinese filosofo, che col suo
Primato Civile e Mormale D'Italia fanatizzò tutti isuoi connazionali per la
dupla autonomia del loroPaese,Libertà ed
Indipendenza;econl'Introduzioneallostudio dellaFilosofia, la Pro tologicaed altre
opere speculative ispirò nei cultori di questa no bilissima scienza l'amore
delle nazionali dottrine. Vincenzo Julia a dunque è un giobertiano , un
ontologo , e per lui quindi sta che l'Ente, il Primo Essere, Colui che dà
l'essere a tutte cose, non però spezzandosi, non diffondendosi, nè emanandole
dal suo seno, c o m e ilragnoilragnatelo;ma liberamente creandole;per luidico
sta, che l'Ente, l'Assolutoreale, non astratto,quale il pose,il procla mò
Giorgio Hegel, è il Primo Filosofico, cioè a dire è non solo il Primo Essere o
Primo Ontologico ; ma anche la Prima Idea o Pria mo Psicologico. Sicchè non
solo anno le cose tutte da Dio l'essere loro, ma anche la loro intelligibilità.
Verità già insegnatadal fon datore dell'Accademia , il divino Platone , il quale
disse che l'Idea di Dio è pelmondo intelligibile quello che il sole è pel mondo
visibi le,e che l'essere assoluto dà alle menti nostre l'esistenza e spande su
loro e sugli obbietti della scienza illume della verità« detí v 8.&
Tlothuns oùoxv xai adnocías» come il sole, che non solamente rende vi sibili le
cose , m a dona loro eziandio il nascimento , l'accrescimento e la maturita «
τον ήλιον τοϊς ορωμένοις ου μόνον , οίμαι τήν του οράσθαι δυναμιν παρέχειν
φήσεις , αλλά και την γένεσιν αυτών όντα ». Quindi pel'Julia sta quel metodo
detto deduttivo,osillogistico, che dai principii va alle conseguenze,ma noncome
pretendeva ilfondatoredelPeripato,ilqua le facea il sillogismo posteriore
all'induzione, ed il cui scopo non c o n sisteva in altro che in applicare i
principii alle cose particolari a meglio rifermarle. Il Julia ha capito bene ,
che l'induzione non può darci punto tanto iprincipii proprii a ciascuna
scienza, quanto iprincipii co muni ed assolutamente universali.I principii sono
ontologici edori ginalmente presenti alla intelligenza, secondo diceva ildivino
Pla tone,e nongià puramente logicied astratti,secondo diceva Aristo tile, che
livoleva prodotti la merce dell'intelligenza con gli elementi fornitici della
sensazione. Nè debbe dirsi che il Julia neghi l'indu zione : ei l'ammette, e
nel senso di venir essa provocata, sostenuta e guidata in noi dal lume di certe
idee generali sempre presenti al l'anima nostra,essendoun impossibile elevarsi
da qualche fatto in dividuale e variabile all'idea della legge generale e
permanente, sen za averci di già nella mente, almeno in una maniera vaga e
con fusa, l'idea di ordine, di generalità e di stabilità. Laonde
dice La foret nella sua Storia dellaFilosofia Antica,in parlando di Aristo tile
« Comment s'élever de la perception de faet contingents et relatif à l'idée de
principes nécessaires et absolus, si le necessaire et l'abso lu sont
entieremant étrangers à l'intelligence? ». Dunque pel Julia , come per ogni
giobertiano, si deve partire di Dio per costruire la scienza filosofica « ossia
dalla idea somma ed improdotta , perché è quel principio supremo che illumina e
rende conoscibili gli altri principiimeno generali e senza di cui non potrebbe
aversi quella sintesi obbiettiva, che argumenta di necessità nel suo moto
organico la gerarchia dei principii scientifici ; e deve radicarsi in un prin
cipio assoluto,supremo,universale,immutabile, ilquale, reggendo colla sua virtù
ogni singolar passo del procedimento razionale, ac corda ed unifica tutti
imomenti del discorso ideale, e tutta insieme 1.umana enciclopedia. Laonde
diceva saviamente nel suo dotto di scorso intorno alPanteismo il Prof. Enciro
Attanasio, direttore del Periodico La Carità diNapoli« Sintesi senza gerarchia
di priucipii io non intendo nell'ordine dell'idee, come non vedo nell'ordine u
mano sociale e nell'ordine fisico di natura. E ingradamento di ge rarchie che
ponga in atto una sintesi universale torna impossibile a concepire pur col
pensiero senza un principio supremo, essenzial mente uno ed immutabile, che sia
il centro immoto che governi i moti del multiplo e del diverso e tragga a sè ed
accordi il multi ploedildiverso». Laonde,lasciandochel'induzionenon condu ca ai
principii , a ciò che è universale , sia che dessa fosse posi tivistao come la
intende ilPositivismo moderno, siache fosse anche nel senso di Aristotile, ci
facciamo a lodare il Julia per avere ei scelto quel sistema, che parte
dall'idea dell'Assoluto reale per co struirela scienza,non
sipotendo,pertanteetanteragionidettee ridette,porsi per primo conoscibileciò
che non è prima cosa; per chè sarebbe, seguendo questa via, un turbare
l'armonia della scien za filosofica; giusta che vien fatto dai psicologi, i
quali partono dal contingente, ed oșano spiegare l'assioma degli assiomi, la
verità pri ma con la verità seconda, e separare l'ordine di esistenza da quel
lodi conoscenza, ilprimopsicologicodalprimoontologico,dando que
stoperprimofilosofico.Diquinonpotremmo essererimproveratiche
atorto,sedicessimo,che iseguacidelpsicologismo diAristotile,(non però di quelle
di S. Tommaso ch'è ben altro, siccome dimostrammo in un'articolo riguardante
questo S. Dottore, già publicato nell'Ate neo di Torino ) siam lontani da una
vera scienza; perché, come dicem mo di sopra, la scienza è con la sintesi, e la
sintesi co'principii,e la gerarchia dei principii scienziali nel principio
sommo, Dio, radica ta.Siechèscienzasull'analesiè
scienzaeffimera,èscienzadinome, essendo disgregazione, e tale è la filosofia di
Aristotile,siccome è conto da quei due principii ammessi da lui « Nihilest in
intellectu,quod prius non fuerit in sensu » e che l'anima nostra si rassomiglia
ed una tavolarasa -- Δείδ'ούτως ώσπερεν γραμματειωώ μηθένυ πάρχει εντελεχεία
γεγραμένον. È quantunque fosse vero,che Aristotile ammettesse l'intelletto
at tivo profondamente distinto dalla sensibilità, essendo quello che
opera 83 $¢%su ciò che ci vien porto dalla sensazione, per tirarne
od indurne avec lemonde intelligible;sun intervention n'apportedonerien de now
eri veau à ce qui est déposé dans l'àme par suite de la perception des 0C sens,
il nepeut qu'exercer son activité et travaillier sur ce qui est racu dans
l'intellect paseif. L'intellect actif d'Aristote nous semble jouer , redans la
formation de la connaessance,un rôle exactement samblable à 1021"celui que
joue la reflexion de Locke; ni l'un ni l'autre n'ajoutent ta rien à l'objet
fourni par la sensation, toute leur action seborné à éla: )doaborer cet objet»
Dunque nonpuò farsi ammeno di ammettere col ret.Julia e la scuola giobertiana
l'apprensione diretta ed immediata , din cioè l'intuito dell'Assoluto, e
ritenere essere questi la prima idea, la l'oprimaconoscenza,che,perla viadiun
primo guardare,vieneal. into:l'intelletto umano nello stato d'intenebramento,
che la riflessione di in poi, la quale èun secondo intuito od un ripiegamento
dello spirito e sopra il primo intuito, chiarifica e fissa, e non già che la si
acqui isti e conosca in forza del raziocinio, passandosi dalla cognizione a
iilistratta, ottenuta per la via dell'induzione, a quella concreta del V e
on& ro Assoluto, avendo ben dimosorato altrove, che i psicologi si tro fost
vino in grande errore, credendo ed insegnando, che Dio siccome ve
fosesritàassiomatica,essendouniversale,necersariaed immutabile,debba 18 essere
astratta,e che vi bisogna di forza indispensabilmente il ra ley ziocinio per
ascendere, mediante essa verità astratta, al vero primo buik ed assoluto,
mentre, siccome facemmo notare in proposito del P. M i lone
Insomma,senzamenarla piùinlungo,dellainsignescuola on anda tologica è il Julia,
siccome l'ha mostrato co'suoi vari scritti di ar veratgomento
filosoficoeconquello, veramentestupendo, Discorsointorno alla vita ed alle
opera di Balsano, in cui, prendendoa consi ost: der ar e questo disgraziato
dotto Calabrese, divenuto vittima del pugnale di un assino, e, considerandolo
non solo quale oratore egregio ed acutocritico,ma anche qualeillustre cultore
dellescienzefilosofi cincche, e forte amatore del sistema ontologico, pa l e s
a a c h i a r e n o t e i suoi O. * pensamenti in fatto di filosofia, che sono
indubitatamente quelli del Pladiotonismo, cristianizzato da Agostino, ammirato
da S.Tommaso e da Dante, divulgato neitempi modernidalGioberti, ed
abbracciatodalla th, maggior parte de'pensatori nostrani. Questo libro del
Julia , che ci avemmo in dono da lui medesi i mo , palesa ad evidenza non solo
la scuola filosofica cui appartie ne; non solo la lucentezza delle idee , ond'è
corredata sua mente ; e
nonsolol'affettoperlapatriagrandezzaquantoapolitica,governo e civile,scienze,lettereedarti;ma
dàancheprovadellaperiziache l'universale ed elevarci sino alla concezione dei
principii; pure non to bisogna dimenticarci che nella teoria dello Stagirita è
desso affatto & vuoto, senza alcun rapporto diretto col mondo intelligibile,
da potersi pelo dire che nella conoscenza eserciti l'ufficio nè più nè meno
della riostruflessione di Locke.Edice bene ilLaforet «Danz latheorieduSta ta,
girite l'intellect actif est tout a fait vide et n'a nul rapport direct
«Profilo Bibliografico pubb. nella Rivista Itoliana di Palerino ela:Anno IV,N.
11,nonci ha cosa più chiara, che essa verità assio -artormatica primitiva è
obbiettiva in sommo grado,appunto per le sue veritacaratteristiche di
universalità, necessità ed iminutabilità. COSS me adal tile. // ne
84 ha ei nell'idioma nazionale. Sicchè è a rallegrarci con lui dei buoni
studi,dell'amoredellenazionalidottrine dell'eccellenzadelsiste ma che ha
adottatonelle scienze speculative,anteponendo (fra idue sistemi che veramente
possono dirsi i più perfetti, essendo ambo sin tesisti, cioè a dire
razionalo-empirici od empirico-razionali ) l'onto logismo alpsicologismo,e, fuggendo,
quelloche èpiù, gli eccessi del razionalismo e dell'empirismo,e quei tali
sistemi erronei, idea lismo epositivismo,pei qualidelira lagioventù moderna,da
cui cam minandosidiquestopasso,noncipossiamoattendere,senon un ar
veniresventurato. Prosegue Julia i suoi studii filosofici, e ci offra lavori
speculativi di maggior lena, per poterlo vie meglio ammirarlo, e rallegrarcene
con lui. Delle dottrine filosofiche e civili di G. V. Gravina per Fer
dinando Balsano, con saggio sulla vita e sulle opere del
Gravinapelprof.VincenzoJulia.— Cosenza,Tip.Mi gliaccio, 1880 (un vol.di
pag.CIV-410). G. V. Gravina di Rogiano (1664-1718) è considerato dai più come
poeta e letterato segnatamente pel suo trattato della Ragione poetica,e come
insigne giureconsulto, specie per lasua opera De ortuetprogressujuriscivilis.Ma
eglime rita,sotto un certo rispetto,d'essere altresi considerato come filosofo
e per le dottrine speculative che professava e per quei sommi principii a cui
s'informano i suoi scritti di G i u risprudenza e di Filosofia civile, dovendo
le scienze partico lari e d'applicazione, quali sono appunto le discipline
giuri diche e pratiche.esser precedute ed illuminate da una scienza speculativa
più alta ed universale,cioè dalla Filosofia pro priamente detta. A nostri
giorni il calabrese Ferdinando Balsano si pro pose di far meglio conoscere le
dottrine filosofiche e civili del Gravina, studiando accuratamente e con
intelletto d'amore le opere del suo grande concittadino.Ma ilBalsano,non che
pubblicarlo,non potècompiereilsuolavoro,perchè trafitto dal
pugnaledell'assassino!Ilprof. Vincenzo Juliaha raccolto la sacra eredità del
suo venerato maestro,dettando un'eru dita ed ampia monografia sulla vita del
Gravina, e pubbli candola insieme al lavoro inedito del Balsano. In questa
vita e troviamo uno specchio breve ma fedele dei tempi del
Gra vina, specie riguardo agli studii; la pittura del carattere morale del
pensatore rogianese,un cenno de'suoi numerosi scritti e de'suoi meriti
letterarii. L'opera del Balsano,dettata in una forma quanto castigata
altrettanto elegante ed elevata,contiene una larga esposizione dei pensamenti del
Gravina diretti a coordinare tutte le sue meditazioni di filosofia speculativa
e di morale , di religione edidiritto,diesteticaed'insegnamento,dipolitica edi
civiltà.È divisainduelibri.Nelprimosiragionadelledot trine civili. Quanto alla
filosofia, dal Balsamo si cerca dimo strare che il Gravina, studioso delle
tradizioni dell'antica filosofiaitalo-greca,siattenne specialmente alla
dottrinepla toniche(comeapparisceanchedall'OrazionesuaDe instaura tione
studiorum),armoneggiandole col progresso della civiltà cristiana,delle scienze
particolari e massime del Diritto,egli cheavevameditatoleoperedeisommi
giureconsultiromani, e che aveva piena la mente ed il petto della grandezza di
Roma antica. Le dottrine platoniche da lui professate gli fecero innalzare la
mente ai principii sommi del Diritto, a meditare la riforma delle dottrine
civili,ed a comprendere la sintesi el'armonia delle parti principalidel
sapere.Difatti, il Gravina vedeva la scienza umana come un'armonia e ricordava
la piramide in cui egli dice espressamente avere gli antichi savi simboleggiato
la scienza umana e la natura delle cose : il che significa che per lui l'ordine
della scienza risponde a quello della natura, l'idealità alla realità; e come
il primo vero è l'idea divina nota da principio all'intelletto creato, così il
primo essere è Dio creatore della scienza e dellanatura.Tutto
l'ordinedeicontingentirealihasuacausa efficiente nell'Assolutoche
licrea;tuttol'ordinedelle cono scenze empiriche ha sua origine nell'idea
eterna, presente sempre all'intelletto umano e norma o tipo a cui si riscon
trano le cose finiteapprese per esperienza sensibile(pag.162). E sotto questo
aspetto può dirsi che ilGravina precorresse al Gioberti,che in cima del sapere
e dell'essere doveva porre Diocreatore.Adunqueilcontemporaneo delViconon segui
le dottrine del Locke, ma invece quelle più elevate di Pla Vol. XXII. 225
Disp. 2. 15 tone e del Cartesio, quantunque non și mostrasse sempre
giusto verso Aristotile. Ma se al Gravina non può negarsi un certo valore filo
sofico, i suoi veri meriti risguardano, più che la Filossfia
elaLetteratura,laGiurisprudenza.Preceduto daAlberico Gentile, da Francesco
Bacone e dal Grozio, il Gravina non solo ricercava l'origine del Diritto e ne
indagava iprogressi (De ortu et progressu juris civilis), ma sapeva altresi
elevarsi alle idealità o ai principii supremi del Diritto. Quindi è che a lui
debbono molto la Storia del Diritto,
specie,diquelloromanocheinsegnavainRomastessa,ela Filosofia del Diritto. Il
Gravina, esaminando l'origine e la natura del Diritto, non lo separava dalla
Morale come oggi fanno taluni, perchè nella legge morale,da cui scaturiscono
tutti i doveri umani, trova pure il suo primo e vero fon damento il Diritto.
Egli precorse al Savigny da un lato, al Vico e Montesquieu dall'altro, interpretando
con larghezza di veduta la storia civile e giuridica di Roma. Il Balsano si era
proposto di ritarrre ilGravina non solo qual eminente giureconsulto, sì ancora
qual filosofo civile, mostrando com'egli additasse le norme eterne d'ogni
società umana (che ammetteva come un portato della natura) nella vita privata e
pubblica, nell'ordine privato e politico. Ma ripetiamo,ilBalsano non potè
compiere l'opera sua;la quale delresto,merita di essere conosciuta e
studiatadai cultori della Filosofia e delle scienze giuridiche, benchè ci
sembri scritta con entusiasmo soverchio verso ilproprio concittadino
risguardato come filosofo. DISCORSO Recitato nella sala dell' Accademia
Cosentina ). Piansi,o Signori,nella mia pensosa solitudine,la morte immatura
del caro Fiorentino, che mi fu amico e fratello !; vengo ora a glorificarne
l'ingegno nel tempio della scienza, innanzi al simulacro del vecchio Telesio,
al cospetto di dotti Accademici,di fervidigiovani,dieletti ingegni,di distinti
Professori, che meglio di m e , nato e cresciuto nelle m o n tagne, potrebbero
valutarne i forti studi e la vasta intelli genza. Parlerò con franchezza, senza
adulazioni rettoriche, senza intemperanze di lodi; dinanzi ad uomini gravi ed a
u steri le apoteosi e la rettorica sono un fuordopera. La pa rola mendace
sarebbe un insulto alle ceneri di Fiorentino, uomo sovero ed aperto, che
disdegnò il lenocinio e le bel lezze oratorie, seppe dire con schiettezza di
calabrese la v e rità ad amici e nemici, e fu audace demolitore del vecchio m o
n d o ; inesorabile agl'ipocriti ed ai ciarlatani. Nella rioca personalità del
Fiorentino grandeggia il filosofo ed il pensa tore;lascio,per ora,ad altri di
me più competenti, esami nare il letterato, lo scrittore, ed il cittadino; io
vi parlerò soltanto dell'Autore del Giordano Bruno;del Saggio Storico sulla
Filosofia Greca ; del Pomponazzi e del Telesio; quat tro titoli di gloria , che
basteranno a rendere immortale il nome di Francesco Fiorentino. 1 Vedi il mio
articolo sul Fiorentino pubblicato nell'Avanguardia n u meri 101-102,
riprodotto dalla Gazzetta Calabrese e dal Calabro in Catan zaro; dal Corriere
del Mattino e dall'Ateneo, in Napoli. L'Italia , o Signori, fu scossa nei
principi del secolo, dopo la grande Rivoluzione dell'ottantanove , dalla parola
del nostro Galluppi, che il Gioberti chiamò il Nestore della sapienza italiana.
Senza mistiche intemperanze , senza voli metafisici, ei richiamò, nuovo
Socrate, la mente degli Ita- liani ad indagare il m e e la coscienza ; a
scrutare profon - damente ilsubbietto umano;e,rigettando lequiddità scola-
stiche ed il sensismo di Condillac e di Tracy, contribui à rinnovare presso di
noi il metodo naturale , e fu salutare reazione all'esorbitanze speculative del
secolo decimottavo , Conscio della esigenza storioa del secolo decimonono,il
Gal luppi iniziò presso di noi lo studio della storia della filoso. fia ;
indovino , pur combattendola fieramente , l'importanza speculativa della
sintesi a priori, che in parte accetto ; e, benchè avesse trascurata la
Rinascenza,Telesio,Bruno, Cam . panella, può dirsi , il vero educatore dello
spirito filosofico in Italia. La Calabria, terra delle grandi iniziative e
delle magnanime audacie, si elevò col Galluppi all'altezza del pensiero
moderno, e fu, sarei per dire, la squilla settimon tana del Campanella, che
risvegliò in Italia il pensiero lai caleedumano,ilpensieropuro
eduniversale.IlFiorentino, nella sua prima gioventù , studiò il Galluppi, ne
comprese l'indirizzo storico, o gli piacque la nuova e socratica spe culazione,
che un modesto filosofo iniziava nella estrema Calabria, sulle rive di quei
mari, che ripetono ancor l'eco delle armonie pitagoriche. Il Galluppi, con le
sue serene e casalinghe meditazioni, non bastava ad appagare il libero ed
irrequieto ingegno del Fiorentino , aquila delle montagne , che volea spezzare
le pastoie del vecchio mondo e della speculazione galluppiana. In mezzo a
queste ansie intellet. tive sopravvenne il Gioberti a scuotere le menti dei
Meri. dionali con la magica parola ; ed il Fiorentino, assetato di ideale e di
patria, come tutti i forti ingegni di Calabria, accettò anch'egli la mistica
speculazione giobertiana , o fu idealista platonico ed ortodosso. E chi potea,
pria del ses santa, resistere al fascino del Gioberti? Chi rinnegare
la p a tria, ch'egli glorificò nelle pagine immortali del Primato ? Il
Guerrazzi chiamò il Gioberti scintilla piovuta dal Vesu vio sulla cima delle
Alpi : veramente ci è in lui l'audacia, la fiamma profetica, la divinazione
geniale del Mezzogiorno; ci è Vico e Campanella , S. Tommaso o G. Bruno ; ci è
la fede dei credenti, lo spirito ribelle dei tempi nuovi, l'ome rica fantasia
di Platone , l'austero sillogismo di Aristotile. Nei dolori dell'esilio,egli
scrisse la Teorica del Sopranna turale, ch'è l'apoteosi della vecchia
ortodossia ; riassunge nella Introduzione tutto il passato teologico e
tradizionale, rinnovò il realismo del Medio -Evo , sposandolo al pensiero
moderno; risuscitò nel Primato, con l'entusiasmo del pro feta, i titoli della
nostra grandezza, e lanciandosi col volo dell'Aquila alpigiana nel grembo
dell'Essere , credette di averne interrogate le profondità, ringiovanito il
vecchio Dio della Scolastica , e sciolti tutti i problemi con la formola ideale
e con l'Ente creatore. Gioberti non arrestossi a metà; e,ringagliardito da
nuovi studî, ingegno audace e progres · sivo, com'era, accettò gran parte della
speculazione moder na, e, spastoiandosi dal vecchio teologismo, dalle utopie
del Primato , inaugurò la nuova Italia col Rinnovamento ; la nuova Scienza con
la Protologia, e la nuova Chiesa con la Riforma Cattolica , e con la Filosofia
della Rivelazione ; sebbene non interamente emancipato dalla vecchia ortodos
sia. Ai tempi che il Gioberti pubblicò il Rinnovamento, ed il Massari le Opere
postume del suo grande amico, le C a labrie erano chiuse dalla muraglia
cinese,ed ilnuovo pen siero laicale del Gioberti non potè penetrare nei nostri
b o schi. La gioventù era ancora innamorata del misticismo e della formola
ideale; i vecchi eroi della Rinascenza non erano ancora conosciuti tra noi ; o
B. Spaventa , esule a Torino, dove pubblicò dal 54 al 56 i suoi stupendi Saggi
Critici su Bruno e Campanella, era quasi ignorato in Calabria. Il Fiorentino,
non bisogna nasconderlo,avea subito an. Scrisse allora a Napoli il Giordano
Bruno , un Saggio giovanile, come schiettamente confessa l'Autore ; composto
nel 1861 in tutta fretta nelle vacanze , e disteso in soli v e n totto
giorni.Quel Saggio, benchè imperfetto, segna ilprimo momento della critica
evoluzione del Nostro in filosofia, il passaggio , cioè , dal vecchio
dommatismo giobertiano alla speculazione libera e laicale dei tempi moderni.
Nello studio del passato il Fiorentino trovò la spiegazione dei posteriori
sistemi;e,poichè non poteva valutare le teoriche del Bruno, senza risalire alle
origini,guardò la Dialettica nelle scuole di Crotona , di Elea e di Alessandria
, e ne rilevò con sa gace giudizio l'importanza speculativa nel gran dramma del
greco pensiero.Si occupò,egli ilprimo,presso di noi,della stupenda Dialettica
del Cardinale di Cusa, e ne indagò i le gami col sistema del Nolano , dove
causa e principio sono una medesima cosa , e la esteriorità della causa e la
inte 1 Leggeva i SS. Padri in una cella di monaci: ne trascrisse molto ; e ne
pubblicò alcune opere nel 1858, a Messina, voltandole in italiano. 2 Stefano
Cusani; G. B. Aiello; Giuseppe del Re; E. Salvetti; S. Gatti; i Fratelli
Spaventa; P. E. Imbriani; De Meis; Tari; Savarese; Perez; M a n cini;De
Sanctis;Marselli;Trinchera;Turchiarulo;Floriano Del Zio;F. Quer cia ed
altri. pen siero germanico, diffuso nel Mezzogiorno dal 40 al 60 dai più
forti ingegni del Napolitano ?; indovinò la grandezza spe - culativa della
Rinascenza , e si sentì attratto dall'eroica fi gura del Nolano. ch'egli
l'influsso dei Santi Padri ',e,principalmente, come dicemmo, del filosofo
Torinese, che da lui studiato profon damente in gioventù, non fu dimenticato
nella età matura, in mezzo ai più splendidi trionfi del suo ingegno. Venne però
il sessanta, con le sue titaniche audacie, e con le sue immortali demolizioni a
svegliare il Fiorentino dalla sua fede dommatica e dal suo sonno
ortodosso;e,benchè non ancora emancipato dal vecchio Gioberti,si volse a
studiare il riorità del principio
si ricongiungono nell'Uno ,ch'è insie me causa e principio. L 'Uno nel sistema
del Nolano, è to talità assoluta; vale a dire che come principio della forma
zione dello cose è minimo,come totalità perfetta ó massimo; come identità
delprincipioedellafinepigliailnome diUno, ove tutto si assorbe, come in vasto
ricettacolo; ove il pensiero e la realtà si confonde in una identità suprema.
In ciò con . siste il Panteismo di G. Bruno , che il Fiorentino rigetta,
soggiogato dal vecchio Gioberti , confutando l' eccletismo poco omogeneo , gli
ondeggiamenti e le contraddizioni del Nolano , che fonde insieme la Causa dei
Pitagorici, l'Uno degli Eleatici , ed il Principio degli Alessandrini. E pure ,
ad onta delle prevenzioni ortodosse e giobertiane , il F i o rentino non
disconosce le novità laicali, di cui è ricco il sistema del Bruno; la
maggioranza del pensiero, la menta lità, che splende come intelletto divino,
mondano , partico lare,ed ilconcetto direlazione,ch'è tanta parte dellaPro
tologia del Gioberti , e costituisce il verace assoluto ; l'asso luto , cioè , della
moderna speculazione. Dallo oscillare del Bruno tra la Scolastica e la
Rinascenza deriva che il finito ora è una vana parvenza, ora la massima realtà;
ed il N o lano ondeggia tra Eraclito e Parmenide , tra il flusso c o n tinuo e
la rigida immobilità. Il Fiorentino mette Giordano Bruno in relazione con
Spinoza e Schelling , ne nota col solito acume le differenze e le somiglianze,
o conclude che i tre filosofi si rassomigliano nella prospettiva generale del
sistema, hanno il medesimo intendimento di unificare la scienza e
d'immedesimarla col mondo ; cercano fuori del pensiero il centro della loro
unità , e costituiscono quella serie di Panteisti, che si dicono obbiettivi;
l'Uno, la Sostan za,l'Assoluto sono tre creazioni parallele.Il Fiorentino ana
lizza del pari la Dialettica di Hegel e di Gioberti , m o n u menti immortali
della moderna speculazione, e nota che in Hegel e Gioberti contrastano due
tradizioni, due filosofie, e due nazioni; la filosofia della creazione e la
filosofia della identità, il cattolicismo ed il razionalismo,
l’Italia, patria di S. Tommaso o di Dante,e la Germania, patria di Lutero e di
Göthe. Fiorentino, senza sconoscere la importanza della filosofia tedesca,
glorifica la vecchia formola giobertiana, il cattolicismo e la rivelazione;
rigetta quasi il pensiero m o derno, desidera il rinnovamento della antica
filosofia italia, na,e,collocandosuglialtariilGiobertidella Teoricaedella
Introduzione, chiude il Saggio con queste parole: «Giova « netto ancora,sognava
che il nome di V. Gioberti suone « rebbe terribile sui campi di battaglia, e
venerando tra le « arcale della Università. Quel mio sogno giovanile si è av «
verato in gran parte e la indipendenza e l'unità della « mia patria,propugnata
da quel grande statista, è presso « a compiersi; mi sarebbe ora assai dolce il
vedere una « scuola ed un'accademia iniziarsi, diffondersi , giganteg « giare
in quel nome si caro ad ogni italiano, con quella « formola,che assomma la
scienza e la fede dei nostripa. « dri. Da esse soltanto noi potremo sperare
giovani, c o m « pagni di quelli che combatterono a Curtatone, e cacciarono «
gli Austriaci da Varese e da Como.» Giordano Bruno portò il Fiorentino ad uno
studio più accurato della greca filosofia, di cui è anche specchio e ri
produzione,inbuona parte,laRinascenza italiana,dellaquale il Nolano è l'eroe ed
il martire. Professore straordinario di Storia di filosofia a Bologna nel 1862,
il Fiorentino si diede a studiare alacremente e con tenacità di calabrese
Aristotile e Platone.Si fatti studii, come racconta egli stesso,gli apri rono
nuovi orizzonti, gli allargarono la vista intellettiva, o gli fecero scorgere
ildifetto fondamentale della filosofia gio bertiana. Fiorentino si allontano
dal vecchio Gioberti, non colcuore,sibeneconlamente,ch:ifortiamori deigiovani
anni non possono dimenticarsi.Rude e franco calabrese,intel
lettoaustero,ilFiorentinosiemancipò dalla scuola filosofica ortodossa,quando si
convinse che il mito e la leggenda pre valevano sulla pura speculazione, sul
pensiero libero o laicale. La critica, che Aristotile fa di Platone,a cui
Gioberti si rassomiglia,fece schivo il Nostro dal mescolare immagini ad idee, e
lo inimicò con le metafore filosofiche la severa, m a ineluttabile critica di
Aristotile; non i Tedeschi lo c o n vertirono alla nuova filosofia , degna dei
tempi moderni, si bene il rigido, inesorabile Aristotile Cosi Fiorentino scese,
calabro atleta, nella arena della greca filosofia, e gio vine ardente fu
trasportato lungo le sponde dell' Ilisso , tra gli alberi fragranti, che ne
ombreggiano il margine ; sotto il bel cielo di Omero , tra le dispute di
Socrate, i simposî platonici , e le austere meditazioni dell'Accademia. Sapeva
egli fondere ed accordare insieme l'idea greca all'idea ca labra, rappresentata
nei tempi antichi da Pitagora, e tutte e due al nuovo pensiero laicale del
Rinascimento , rappre sentato presso di noi da Telesio e Campanella. Ringiovani
così il pensiero , irrigidito nelle ferree strette della Scola stica e del
vecchio Gioberti ; e farfalla , ch'esce a poco a poco dal suo involucro;
montanaro calabrese, che si trasfi guraman mano sottoilsoffiodeinuovi
tempi,sisentìumano ed universale nei Dialoghi di Platone e nella Metafisica di
Aristotile.La Grecia fu infatti la terra dove sbocciò ilfiore dell'Arte, e germogliò
il seme dell'umana ragione ; fu la patria del pensioro speculativo, della
Dialettica, e della C a tegoria, a cui metton capo ipiù vasti sistemi
dell'antica e dellamoderna filosofia.Fu lapatriadiPlatone,cheperge nialità e
divinazione speculativa, per universalità di pensa menti , per movimento
drammatico , per colorito artistico e finezza di dialogo, grandeggia su tutti i
filosofi; egli fonde in sè l'eloquio facile e maraviglioso di O m e r o e
l'attica b e l lezza di Sofocle. La vecchia Grecia s'idealizza e si trasfigura
nel gran discepolo di Socrate; la speculazione diviene arte e dramma, ed il
pensiero , chiuso nei c ancelli di Talete e di Eraclito, abbraccia ilmondo, si
fa universale ed umano,a n Vedi Filosofia Contemporanea in Italia, p.
152, 153, Napoli, 1876. ticipa il Cristianesimo e preludia all'età
moderna Egli fonde, come disse bene il Ferrai, in una grande unità isofisti e i
politici, gli artefici e i guerrieri ; uomini , donne , vecchi, fanciulli,
schiavi e liberi, e in questo mondo in azione ti si fa duca e maestro,
innalzandoti, migliorandoti, affinando le tue facoltà, spesso spirandoti
nell'anima un sacro entusiasmo per il buono , per il vero ; quell'entusiasmo ,
aggiungo io , che crea i grandi fatti della storia, e quei capolavori del
l'arte, che si chiamano Convito ed il Fedro, ove si spec chiatuttoilsorriso
dell'Ionio mare,l'apollinea bellezzadei Greci , il fascino di Diotima e di
Aspasia ; la morbida poesia dell'Attica e l'arguta ironia di Socrate ; divina
bellezza , m u . sica arcana , che rende unica la Grecia tra le nazioni più
civili e più artistiche del mondo . N o n volendo abusare della vostra bontà ,
o Signori , io m i restringo per ora a Platone ; che ci porterebbe assai lungi
il voler discorrere completamente del Saggio Storico sulla filosofia Greca ;
discutere ed esaminare Aristotele e quanto altro riguarda le Categorie ed i
problemi della filosofia m o derna , di cui si occupa il Nostro nel suo
stupendo lavoro. Il Fiorentino scrutò con animo libero e spassionato la vec chia
speculazione ellenica;laGrecia anteriore a Socrate,ove campeggiano le grandiose
figure di Talete, di Senofane, di Eraclito, di Parmenide , di Anassagora ; o
dove si elabora a poco a poco l'idea platonica e la categoria aristotelica . È
un quadro ricco di pensiero, ed anche di poesia,che con vivi colori ci
tratteggia ilFiorentino con quella sua ge nialità, con quella lucida
esposizione, che tanta grazia a g giunge ai suoi lavori speculativi;
incantevole lucidezza, che ritrae i limpidi Soli diffusi sui patrî vigneti e
sulle marine di Cotrone ... Il Saggio Storico sulla filosofia Greca sarà s e m
pre, secondo il nostro debole parere, l'opera più bella, più geniale del
Fiorentino ; ci è il profumo e l'entusiasmo della gioventù, ci è la vita
artistica, anche in mezzo alle severe meditazioni del pensatore ; quella vita,
che solo può dare la Giorn.Napol,Vol.I.- Gennaio 1885 (Nuovissima Serie).
6 gioventù , nella sua più rigogliosa fioritura ed espansione. Ciò
nonostante,spassionati estimatori dell'ingegno del nostro amico , riconosciamo
in quel saggio lacune ed imperfezioni, che l'autore medesimo, uomo schietto e
leale,vi riconobbe, ricco di nuovi studi sulla lingua, sulla filosofia, sulla
lette ratura greca ; dotto nel tedesco e conoscitore profondo dei moderni
lavori alemanni su Platone ed Aristotile. Intanto facciamo notare che il
cardine fondamentale della critica del Fiorentino furono le idee platoniche e
le categorie aristo teliche , che sono e saranno sempre le colonne e le pietre
granitiche dell'umano pensiero. La critica platonica (come nota il Chiappelli
nel dottissimo studio sulla interpetrazione panteistica della dottrina
platonica) si è a giorni nostri ri fatta da capo ; e la quistione si aggira sui
fondamenti di tutto il platonismo, valeadire,sulgenuino valoredelladot trina
delle idee, che forma il centro del sistema platonico. Dalla interpetrazione di
codesta dottrina dipende quella di tutto il resto del sistema ; è il
presupposto , da cui , come tanti corollarii, scendono tutte le altre parti di
questo m o numento immortale del genio greco,che scosso dalla potente critica
di Aristotile , travisato dal Neo -platonismo , rivive anche oggi , dopo le
vicende di tanti secoli. Varie e con traddittorie in ogni tempo furono le
interpetrazioni delle idee platoniche;furono scambiate,ora con gl’ideali
estetici,che vagheggia l'artista, ora ritenuti come generi logici e c o n cetti
intellettivi,ed ora come gli eterni paradimmi del divino artefice,modelli
esemplari delle cose, e quindi esistenti per sė;laquale interpetrazione,che
sitrova diffusatraiNeo platonici,traiPadridella Chiesa,ed in tuttoilMedio-Evo,
anche oggi è sostenuta da valorosi critici. È certo poi che le idee in Platone
sono trascendenti , immobili e separate dalla materia,e che carattere
principale del Platonismo è la irreconciliabilità tra l'idea e la materia, tra
l'intelligibile ed ilsensibile:Le piùingegnose interpetrazioni deicriticimo.
derni,e massime del Teicmuller,che fa di Platone un Panteista, non han potuto
colmare l'abisso,che nel greco filosofo separa l'idea dal cosmo, l'elemento
intelligibile dall'elemento materiale. Relegate, come sono, le idee in un mondo
inac cessibile, non possono esercitare nessuna influenza, nè sul l'essere, nè
sul divenire delle cose sensibili, nė spiegare il formarsi delle cose
medesime.Anche la relazione delle ideo con Dio, osserva il Fiorentino ', rimane
indefinita; le idee non hanno causalità, perciò la causa efficiente deve
trovarsi accanto a loro , o concorrere con loro alla formazione dei mondo ...
Platone non tenta neppure di conciliare Iddio con le idee ; perciò accanto alla
speculazione tu trovi ancora il mito, non come semplice ornamento,ma come
elemento in tegrale del sistema... Solo è certo che l'altissima idea è per
Platone quella del Bene ; la quale ora s'immedesima con la ragione divina, ora
è quella, a cui guardando il Demiurgo dà forma al mondo ; se non che non si può
risolutamente affermare che il Bene s’immedesimi con Dio,ch'è un dato della
tradizione piuttosto che della filosofia , ed in Piatone non essendo chiara
quella immedesimazione , non riesce perfetto il collegamento tra le idee e la
mente divina, ed il sistema delle idee riesce poco coerente , e sempre o n
deggiante ed incerto. Il Fiorentino nel Saggio slorico rigettò la interpetrazionedelle
idee platoniche come riminiscenze di una vita anteriore, come modelli e
paradimmi del mondo, come pensieri divini ; e ritenne che Platone non è sempre
lo stesso ne'suoi Dialoghi ; giovane filosofo da poeta,m a turo senti bisogno
di spiegare la scienza,e ricorse alle idee ; negli ultimi anni adottò il
linguaggio pitagorico a proposito delle idee , e le considerò come numeri. La
dottrina delle idee platoniche , trattata davvero scientificamente , consiste
pel Fiorentino nei Dialoghi il Teeteto , il Sofista, ed il P a r . menide. Il
Sofista prepara il Parmenide, a cui dà il fonda mento ed ilprincipio;ed
ilParmenide sostituisceallame. 1 Manuale di Storia della Filosofia, Parte I, p.
61-65, Napoli, 1879. 1 tessi ed ai simulacri la relazione,
ch'è la vera natura e la vera condizione di tutte le idee ; è la loro vita e
fecondità . IlFiorentino,austero intellettoelibero pensatore,preferiva alla
lirica del Fedro e del Simposio , alla epica narrazione del Timeo ildramma
ideale del Parmenide.Fiorentino scrutò profondamente i tre dialoghi platonici ,
o ne rilevò il vero significato. La scienza, egli disse , non è sola sensazione
e sola opinione, come vogliono iJonici, ed ecco ilsignificato del Teeteto; la
scienza non è la sola cognizione dell'Uno,come pretende Parmenide,e neanco
dell'essenze immobili ed ir relative dei Megarici;ed ecco ilsignificato del
Sofista.La scienza è l'una e l'altra opinione e cognizione, relazione di
entrambe ; ed ecco il risultato ultimo del Parmenide ; tanto vero che, senza la
relatività delle idee, il Parmenide rimarra sempre un enimma, il sistema di
Platone un leggiadro tes suto di favole, di reminiscenze oltremondane ed
assurde, e di sperticate idealità. Scrutando meglio il Sofista ed il Par .
menide, Fiorentino asserisce che il principio da cni muove Platone nel Sofista
, ossia l'Ente , e quello da cui m u o v e nelParmenide,ossial'Uno,sonolostesso
principio;senon che l'ento è rigido, immobile, indeterminato, e l'Uno è
determinato, e produce i Molti. L'uno è il medesimo e dil diverso del Molli;
come viceversa il Molti si può dire mede. simo ed altro dell'Uno; tanto che, a
parere del Fiorentino, abbiamo nel Parmenido esplicito ildiverso e l'altro;
sebbene rimanga in Platone nell'ombra la causa della estrinsecazione della idea,
e l'apparire della materia. Platone non colse la vera natura dell'altro,che non
può essere nè un'essenza,nė un'idea;sìbene una relazione;egliperciò oscillò
dall'uno all'altro di questi due termini,per trovarvi la materia, ed,
irresoluto, la fè credere una volta essenza,ed un'altra idea. Pare che in tutte
queste sottili ed ingegnose interpetrazioni del Fiorentino entrasse un po ' il
sistema e la critica moderna dell’Hegel , sempre caro al Nostro , come quegli
che fu la sintesi più stupenda del pensiero laicale tedesco,da Lutero a
Kant. Felice Tocco, di cui tanto si onorano le Calabrie, nelle sue dotte
Ricerche Platoniche, esplicitamente osserva che il Fiorentino interpetra il
Parmenide di Platone alla maniera di Hegel , e che , ad onta delle argute
considera zioni sulle stonature della Dialettica platonica, nou tenne iu conto
il fare negativo di tutto il dialogo. Il trapasso, dalla teorica della metessi
e degl’influssi a quello della dialettica assoluta,èun
saltocosìsmisurato,chedifficilmentepotrebbe farsida un uomo,per vastissimo
ingegno ch'egli abbia,sopra tutto nel tempo,in cui la speculazione è ancora sul
nascere, ed i sistemi filosofici sono appena abbozzati.E ingiusto per ciò,
conchiude ilTocco, ilraccostamento della dialettica platonica all’egheliana, e
non bisogna interpetrare con Hegel Platone,etrasportare ilmondo antico nel
mondo moderno!! Alla origine e natura delle idee è intimamente legata la
Dialettica platonica ; essa non è altro , se non che la legge dell'intreccio
ideale, il modo come si forma il Logo , o la Ragione universale ed assoluta. Il
ritmo della Dialettica vera di Platone, secondo la interpetrazione del
Fiorentino,è nel Parmenide ; il contenuto del quale si risolve in una trilo
gia,di cui la prima parte presenta la idea solitaria dell'Uno, e
l'annulla;la2.lamedesima idea appaiata con quella del l'essere, e con essa in
contraddizione ; la 3. risolve la con traddizione nel momento, ch'è il
diventare; momento e di venire,che sono mutuati dalla dialettica Hegeliana,e
rendono infide e soverchiamente moderne le interpetrazioni del Fio rentino.
Egli era convinto, quando scrivea il Saggio Storico, che la dialettica
Hegeliana è modellata sulla platonica, e che le prime tre categorie del
filosofo alemanno, l'essere, ilnon essere,ed ildivenire ricordano l'uno,
l'ente, ed ilmomento del Parmenide. La Dialettica platonica , monumento gran
dioso dell'umano pensiero, ispirò in ogni tempo gli Artisti ed i Filosofi; ed
ilFiorentino conchiude che Goethe v'im 1 Op. Cit.pag. 132-133,Catanzaro,
1876. Lo studio della filosofia greca fece rientrare il Fiorentino
nel mondo moderno,ch'egli avea sfiorato col lavoro giova- nile del G. Bruno ;
il greco pensiero, che più degli altri è pensiero umano ed universale,
ricondusse il nostro alla R i nascenza,la quale, se inizia l'epoca moderna con
le ribel lioni speculative del Bruno, del Telesio e del Pomponazzi , usufrutta
con Telesio e con Bruno la parte viva ed immor . tale della greca
filosofia,ilconcetto della natura,autonoma od assoluta, e l'idea dell'Infinito
generante.Il Fiorentino,in gegno fecondo e progressivo,accettò i pronunziati,
gli ardi menti , o ,le ribellioni della Rinascenza ; nelle fresche c o r renti
della natura ei sentì ringiovanirsi, ed il suo 'pensiero divenne più ampio ed
umano . L'epoca della Rinascenza è, o Signori , un'epoca gloriosa , battagliera
, o titanica ; la Scolastica è assottigliata ; la cavalleria ed il feudalismo
se ne vanno;la Teocrazia perde ilsuo prestigio,e la sua uni versalità ; la
poesia si emancipa dai terrori mistici ; alle fo. sche pitture del trecento
succedono i freschi colori del T i ziano e del Correggio ; nasce lo Stato
laicale, e Machiavelli crea la storia moderna. I filosofi rappresentarono in
questo gran dramma una parte gloriosa,e specialmente ilmantovano Pomponazzi,che
per audacia speculativa,per energia di ca rattere è uno degli eroi più spiccati
del Rinascimento ita liano. Il Fiorentino, che come fiero calabrese e libero
pen satore,era naturalmente attratto verso i grandi precursori ed apostoli, si
mise a studiarlo con coscienza di filosofo e p a zienza di critico; sgobbò sui
polverosi volumi in folio, si chiuse come un vecchio anacoreta nella sua cella
di Bologna; ed affrontó con leonino coraggio l'intolleranza e lo scherno
degl'insipienti , le beffe dei gaudenti, che senza forti stu lii, 86
GIORNALE NAPOLETANO parò la movenza del Dialogo ; Hegel il severo ragionamento
; il Vico vi attinse lo schema della Scienza Nuova ; Rosmini il principio del
Nuovo Saggio ; ed a quell'opera immortale bisognerà ricorrere ogni volta,che si
vorranno scandagliare davvero le origini dell'umano pensiero senza accurato
lavoro vogliono , con la veduta corta di una spanna,giudicare gli uomini serî
ed austeri,gli uomini che sacrificano tutto sull'ara del pensiero e della
scienza ; indomiti o tetragoni nei loro propositi ; Capanei,che muoiono e non
si arrendono. Pomponazzi insorse fieramente contro la Scolastica, e contro la
greca filosofia; e nello spiegare la natura dell'a nima, ed il processo del
conoscere non ha esitato punto,nè riprodotte, come altri fecero, le incertezze
aristoteliche. Sgombrate tali perplessità, il filosofo mantovano si liberò
dall' intelletto separato di Averroè , dell'intelletto agente dello Afrodisio,
senza però emanciparsi del tutto dagl’in flussi e dalle intelligenze superiori;
ondeggiante ancora, come tutti gli uomini della Rinascenza , tra la Scolastica
ed il mondo moderno ;tra S. Tommaso e Giordano Bruno. Stremò , è vero,
Pomponazzi la trascendenza in filosofia; con siderò l'intelletto umano come
sviluppato dalla potenza della materia ; ma non volle attribuire all'intelletto
dell'uomo la concezione dell'universale ; e disconobbe la vera m e diazione,che
l'uomo fa tra lecose eterne e caduche.Egli scruta insistente i più ardui
problemi metafisici, religiosi e morali, la Provvidenza, il Fato, la Libertà,
la Predestinazione e la Grazia ; e porta in tutte queste discussioni la novità
e l'audacia,proprie dei filosofi del Rinascimento ;piega più dalla parte della
determinazione fatale degli Stoici che da quella della vuota determinabilità
dell’Afrodisio; che l'arbitrio non può essere primo movente;e l'aver compreso
il difettodella dottrina della libertà , come è in Alessandro ed in Aristo
tile; l'aver intravveduto nel fato stoico maggior ragione volezza costituisce
uno dei massimi pregi della critica del Pom ponazzi . Disconobbe inoltre il
valore assoluto delle R e ligioni; ne spiegò con ragioni naturali l'origine, il
fiorire, la decadenza ; le riconobbe portato dello spirito, eterno ed
irrequieto viaggiatore, che tutto rinnova e distrugge. Con questa divinazione
il Pomponazzi fu anche precursore dei nuovi tempi, e della scuola moderna
;se non che mancogli la perfetta coerenza nelle dottrine,e non si sollevò al
con cetto profondo dello spirito, come lo intendono i moderni. L'ingegno del
Pomponazzi , benchè novatore e ribelle, non si era completamente spastoiato dal
vecchio mondo scola stico ed aristotelico ;ei non poteva ai suoi tempi
cancellare del tutto il Dio di S. Agostino e di S. Anselmo; non po teva
scartare intieramente la Provvidenza oltremondana , von poteva combattere a
viso aperto le tradizioni della fede o r todossa. Ei però aveva intravveduto
che al Dio estramon dano , collocato fuori la coscienza , dovea fra poco
succedere il Dio intimo e vivente; che la vecchia forma religiosa do vea
ringiovanirsi e al Motore immobile di Aristotile dovea succedere l'Infinito di
G. Bruno. È questo il merito pre cipuo del Pomponazzi , che a buon dritto deve
chiamarsi il precursore della Riforma e del mondo laicale moderno ; e l'averlo
saputo rilevare con sagacia di critico coscienza di storico è gloria del
Fiorentino. Ciò segna un altro m o mento importante nella evoluzione critica e
speculativa del Nostro ; la quale avrà il suo compimento ed il suo massi - mo
splendore nel Telesio,e negli studii sulla idea della N a tura nel Risorgimento
italiano. Il Telesio infatti costituisce l'ultimo e più splendido momento
speculativo e storico del Fiorentino, il quale rap presenta perciò in Calabria
il più alto grado , la più alta manifestazione
dellacriticastorica,edilcompletosvegliarsi presso di noi della coscienza
laicale ed u m a n a ; rappresenta la continuazione della
Rinascenza,ingrandita, però,trasfor mata e divenuta pensiero europeo ed
universale coi Saggi critici di B. Spaventa. Fu primo lo Spaventa in Italia a
dare la debita importanza a Bruno ed a Campanella , ed a tutta la filosofia del
Rinascimento , rivendicando gli eroi del nostro pensiero, ed i martiri obbliati
della ragione. « L ’ I talia, disse B. Spaventa , apre le porte della civiltà m
o « derna con una falange di eroi del pensiero. Pomponazzi , «
Telesio,Bruno,Vanini, Campanella,Cesalpino paiono figli « di più nazioni. Essi
preludiano più o meno a tutti gl'in « dirizzi posteriori , che costituiscono il
periodo della filo « sofia da Cartesio a Kant ... Vico è il vero precursore di
« tutta l'Alemagna... » (Prolusione alle Lez.di fil. nap.) Le austere parole e
i forti ragionamenti del filosofo abruzzese eccitarono il potente ingegno di
Fiorentino,e co.. ine il nostro schiettamente confessa , lo fecero orientare in
quell' arruffio, ch'è la speculazione della Rinascenza , e lo innamorarono di
quel periodo filosofico, che prima si con tentava di ammirare, senza averne
perfetta e matura cono scenza,piuttosto,perseguire ifacili lodatori che per
veder ne realmente l'importanza coi proprii occhi. Educato dalla critica nuova
e poderosa dello Spaventa , Fiorentino percorso da padrone e da maestro il
campo glorioso della Rinascenza italiana, e v'impresse orme da gigante.Gli
uomini nuovi od audaci;imartiri dell'idea piacquero tanto a Fiorentino,ed
eis'immedesimò loro,aspirandone l'immortale profumo,ed il soffio della
giovinezza. La Calabria, che, senza conoscersi , spesso si vilipende e si
schernisce,non era per lui barbara c selvaggia, covo di briganti, e nido di
cannibali; era in vece terra di filosofi, di critici, di poeti ; culla di
martiri e di eroi, terra artistica ed originale,a cui,ultimo tra gl’in gegni
calabresi,consacrai tutto me stesso,e per la quale non cesserò di combattere,
finché avrò forze, finchè in Italia vi saranno uomini senza coscienza storica e
senza carità di patria. La Calabria (e perdonate questo amore indomabile alla
mia patria nativa , alle mie care montagne ) seppe a n ch'essa indovinare e
comprendere i tempi nuovi , uscire dal fondo de'suoi burroni,e mettersi a paro
coi più grandi eroi della Rinascenzaitaliana.La Calabriaseppe anch'essa com
battere con la sua selvaggia vigoria lo impero , la scuola ,
edilpotereteocratico.Ilcalabropensiero,che ancorasiac cusadiangustiaemunicipalità,è,com’iodimostrai,un
pensie ro,non solo nuovo ed originale,ma eziandio italiano,europeo ed
umano . Universale in filosofia, inizid con Telesio lo stu dio
dellanatura,sconosciutaaipadrinostri,velatapertanto tempo dalle ombre del Medio-Evo;nel
tetro carcere della Vicaria creò col Serra la scienza economica ; con Galeazzo
usci dal cerchio della poesia provinciale , e fuse nel calabro Sonetto la
vigoria di Dante e la musica del Petrarca ; pre corse col Campanella a
Descartes ; e con Gravina anticipo Vico e Montesquieu, o creò la nuova critica
italiana. Fiorentino , che , com'egli stesso canto , avea Saldo il voler ne le
virili imprese, E indomita la tempra calabrese, innamorato della vecchia
Calabria, fa rivivere con magiche tinte le belle ed eroiche figure dei padri
nostri, il Parrasio, A. Telesio, il Martirano, il Quattromani, il Tarsia, T.
Cornelio,M. A. Severino,loSchettiniecc.;filologi,poeti e critici precursori ,
che usciti dal fondo dei nostri boschi illustrarono le prime Università, e diedero
un potente i m pulso al Rinascimento italiano, col fondare e promuovere quella
stupenda Accademia Cosentina, segno in tutti i tempi di odio inestinguibile e
di amore indomato,la quale è tanta parte del dramma grandioso della
Rinascenza;diede all'Ita lia grandi latinisti da emulare il Poliziano , il
Sannazaro , il Fracastoro , e sorpassarne altri con Coriolano Martirano; porta
scolpito il fatidico motto : Donec totum impleat orbem ; decrescit numquam ,nec
fulmine laeditur;e servi di modello a tutta Europa col Telesio per la scoverta
del vero metodo naturale. Sotto questo doppio aspetto la vide l'occhio sagace
del Fiorentino, e stupendamente la illustrò , sollevandola a quel posto, che
merita, e meriterà sempre, finchè le tradi zioni del pensiero laicale ed umano
rimarranno vive in C a labria,e ne trasformeranno
lavita,l'arte,elaspeculazione; finchè vi saranno uomini insigni come il
Presidente Sca glione,ed ilSegretario Greco,che ne accresceranno le glorie e
l'importanza , continuando l'esempio dei loro illustri a n tenati, che noi,
gaudenti e borghesi , abbiamo dimenticati, sconosciuti , e fino scherniti....
Il Fiorentino , che il dotto Canonico Scaglione avea precorso con lo
studio sul Telesio, pubblicato negli atti dell'Accademia fin dal 1843, studiando
a fondo, al lume della nuova Critica, le opere del filosofo cosentino, proclama
che il Telesio inaugura i tempi moderni, ritiene la Natura, come il principio
universale delle cose , il ricettacoloditutteleforme,e,come schietto
naturalista,ri. getta Aristotile e la Scolastica, la Teosofia, e la Magia . Il
Telesio, evitando la contraddizione aristotelica , che rompe l'unità della
natura,parte da una materia primitiva ed uni ca,e da una contrarietà
universalissima, ilcaldo ed ilfred do , nature agenti , dalla cui azione sulla
materia nasce la generazione e la corruzione. Telesio , pur ritenendo la
necessità di un'opposizione universale e di un'unica materia, il che era anche
ammesso d'Aristotile , ne ha profondamente modificato il valore. La forma
aristotelica, ch'era sempre assoluta ed estranaturale, non gli parve principio
naturale , e la sbandì , e la rigettò dalla sua filosofia, con la rude
franchezza del calabrese . In una parola , la natura non ha mestieri per essere
spiegata di principi, che non siano naturali; e così fu vinto e sor passato il
Medio -Evo, e la Filosofia delle Scuole. Il soffio giovine e fresco delle
nostre montagne spazzò lo nebbie sco. lastiche , e Telesio , meditando gli
arcani della natura nel suo ameno podere, sito sulle rive pittoresche del fiume
Coraci, fu veramente il precursore di Bruno e di Galilei, l'u omo nuovo ed
audace, che scrolla il vecchio mondo medie vale, ed inaugura l'epoca moderna.
Telesio, rigettando l'entelechia aristotelica, vi sostitui una sostanza sottile
, mobile , lucida, che per lui costituiva il principio della vita;semplificò
inoltre ilsistema del natu ralismo,tolse ildissidioimmenso,che funel Medio-Evo
tra la natura esterna e l'organismo vitale , e fuse insieme nel suo novello
sistema la Fisica e la Biologia . Fiero ed i n e sorabilo calabrsse, rovescio
tutto, non diè quartiere ad Ari stotile ed alla Scolastica , o combattė senza
ipocrisia , ed a fronte scoverta; diede una nuova teorica
dell'anima, sorpas. sando il Fedone platonico, e l'intelletto universale di Ari
stotile; fondò sul senso la conoscenza, ed ammise il mondo etico come un
effetto e risultato naturale. Nel vasto dramma telesiano, che il Fiorentino
stupen damente tratteggia, brilla di nuova luce il martire di Nola , il quale,
ebbro del nuovo Dio, dell'Infinito generante, e della Natura,allarga efeconda
iconcetti delfilosofocosentino,éd accetta pienamente il naturalismo . Il vero
assoluto rimane però in lui un punto oscuro,dove i contrarii si affondano e
spariscono; il Nolano, più che cogliere con l'atto intellet tivo l'assoluto,
vuole trasformarsi in lui, e divenire Iddio. E leroico furore, che lo trasporta
in grembo dell'Infinito, non il sillogismo speculativo, e la serena
meditazione; l'ebbrezza dell'amante, che lo trasfigura in grembo alla di vina
Anfitrite.Bruno,uomo del Mezzogiorno, nato presso il Vesuvio,ha scosso in ogni
tempo la mente dei pensatori, ed il cuore dei poeti. Eroe leggendario del
pensiere, ca valiere errante della scienza, mistico o ribelle, inesorabile
flagellatore dei cucullati pedanti, egli che avea vestita la bianca tunica di
S. Domenico, ilBruno percorse,si può dire, da un capo all'altro l'Europa
disputando, combattendo,af. frontando ilvecchio Aristotile,laciarlataneria
delleScuole, e l'infallibilità dei dottori. Vilipeso e adorato, schernito
glorificato , ora debole innanzi a'suoi carnefici, ed ora su - blime ; tradito
a Venezia dal Mocenigo , suo discepolo ed ospite, è consegnato al Sant'Uffizio,
dissacrato e condan . nato a morte. Quando in Roma gli fu letta la sentenza,
Bruno, con calma eroica e tremenda ironia, ha il coraggio di profferire innanzi
ai giudici queste memorande parole: « Maggior timore provate voi nel pronunciar
la sentenza contro di me,che non io nel riceverla .»Il 17 Febbraio 1600, l'eroe
della verità, e del pensiero laico fu legato come un volgare malfattore ad
un'antenna,e,bruciato vivo in Campo di Fiore, imperterrito il Bruno non mandò
nè un sospiro, nè un lamento; le fiamme furono la sua apoteosi;e benchè
le sue ceneri fossero state disperse al vento, corsero l'Eu ropa come polline
fecondatore, e vi propagarono i semi del libero pensiero, e della filosofia
moderna.... F. Fioren tino, pensatore e poeta,che dopo più maturi studî avea ac
cettata in tutta la sua pienezza la Rinascenza , ritorna su G. Bruno , e lo
vede nel Telesio sotto un nuovo punto di vista; e se prima,nel suo lavoro
giovanile, lo avea rigettato, come panteista ed antimistico, ora lo guarda , e
lo ammira come ilveroeroe delpensiero,l'araldoeilmartire della nuova e
liberafilosofia;degno, come disse B. Spaventa,di avere un posto accanto a
Prometeo ed a Socrate. Quel che FIORENTINO scrisse di SPAVENTA, permettete , o
Signori, che io lo riferisca al nostro fiero concittadino : « Il grande «
ideale del filosofo per Fiorentino era il Bruno ; pari forse « avrebbero avuto
il fato, se fossero vissuti nella stessa età. FIORENTINO guarda il rogo con lo
stesso corag . « gio; BRUNO avrebb » disprezzato con la stessa serenità, « non
il rogo, ma qualcosa di peggio,quella rete sottilissi. « ma di cabale, onde la
turba ignara circonda gli animi al « teri;che tentano slacciarsi da maltesi
agguati: non ilrogo, «ma lacalunnia divota:dopo ilTorquemada ilTartufo: <
siamo ben progrediti noi. » Il vecchio Dio della Scolastica si assottiglia in
G. Bru . no; in lui si fondono Dio e l'Universo; la creazione è svi luppo di
Dio stesso, processo necessario , che rende cono scibile e reale l'attività di
Dio : in una parola, il Dio del Nolano non vive se non per la natura,e nella
natura:fuori e senza di lei sarebbe un'astrazione ed un fossile. La n e cessità
della creazione, che il Bruno insegna a viso aperto, lo mette di accordo col
futuro naturalismo spinoziano , e lo fa precursore della moderna filosofia
alemanna. La filosofia del Rinascimento , incarnata in Telesio ed in Bruno ,
per avere considerato l'assoluto , come natura , ha preparato il grande
avvenimento dello Spirito, la cui speculaziane inco 1 2 1
mincia con la coscienza cartesiana. L'infinita natura , ini ziata da un
Sofo di Calabria,è la gran parola della R i n a scenza e dei tempi moderni !...
Telegio e Bruno preparano inoltre la vasta speculazione di Tommaso
Campanella,indo mito Frate, che sopporta,con la fiera costanza del Calabrese 26
anni di carcere,ed un giorno intero di torture. Permet tete,o Signori,ch'io
m’inchini al martirio di Campanella, ed al rogo di G. Bruno ; martirio e rogo ,
che sono la gloria del Mezzogiorno,e del libero pensiero;la condanna più elo.
quente dei feroci persecutori dell'umana ragione. CAMPANELLA, che sublima alla
dignità di principio speculativo la divinità latente del Bruno, è il vero tipo
dell'uomo cala bro, ricco d'ingegno e di cuore, intemperante, battagliero,
audace , iniziatore. È uomo originale e contraddittorio ; fa l'apoteosi della teocrazia
e della Spagna, della scolastica, del Medio-Evo,e poi scrive la Città delSole,
e vagheggia la democrazia ed il socialismo, la sovranità del libero pen siero,
e lo Stato laico moderno. Ei fonde in sè due età di verso , la età della fede ,
e l'età della ragione ; Platone ed Aristotile , Telesio ed il Cusano ;
l'austero sillogismo del pensatore,e le vaporosità dell’Astrologo;le
apocalittiche visioni dell’Abate Gioacchino, o la fredda sottigliezza del
Machiavelli; l'ossequio alle somme chiavi, e l'audace ribellione di Lutero. Campanella,
stupendamente tratteggiato da FIORENTINO, ritorna , come metafisico , a
Platone, ed al Medio-Evo; come sensista e psicologo, anticipa, nella teorica
del senso e della cognizione, Cartesio, ed il mondo moder no . Ei proclama la
identità del pensiero e dell'essere; se non che sì fatta unità non acquista la
forza di vero prin cipio, e Campanella,ad onta delle sue stupende divinazioni,
ondeggia ancora tra lo schietto naturalismo ed il sistema delle cause finali.
Alla filosofia naturale , che tolse in p r e stito ed usufruttuò dal nostro
Telesio, CAMPANELLA aggiunse una metafisica, che ne rimase staccata; mettendo
ogni sforzo per levarsi alle categorie supreme della natura e dell'essere, non
seppe applicarle alla natura, e con tutta l'energia p o derosa di assurgere
all'Unità, restò nella opposizione, ch'è il carattere principale del
naturalismo. Il solo naturalismo, chiarendosi col Campanella impotente a
spiegare la genesi della Natura, non potė, esso solo, sciogliere il gran
problema del mondo moderno,e conciliare l'universale col particolar :;
ricomprendere il senso in una forma di pensiero più larga, dove l'opposizione
riapparisse trasformata ed unificata in una sintesi suprema e dialettica. Tale
fu il progresso a p portato nel naturalismo, o nella filosofia moderna da
Galileo e Descartes; tali sono le glorie del nuovo pensiero, antimi stico e
laicale , iniziato da due filosofi, nati tra i selvaggi burroni delle nostre
Calabrie. Fiorentino,dopo aver richia mato alla memoria degli Italiani. Cornelio
, e Severino, glorie dell'Università Napoletana , e filosofi telesiani; dopo
aver valutato la importanza del Galilei e del Bacone, si arresta col Descartes
alla soglia della filosofia moderna, lieto che la speculazione filosofica si
stacchi dalle scienze naturali,preliminare,per altro,necessario nella evo
luzione del pensiero moderno,e siposi nel Cogito cartesiano. La natura si
emancipa, il pensiero si scioglie, e diviene più libero e più snello; lo
Spirito , che tutto ringiovanisce e trasforma, fondo ed armonizza Telesio e
Bruno , Campanella e Galileo , Bacone e Descartes, e la silvosa Calabria entra
co'suoi filosofi, e coi suoi profeti, co’suoi martiri, e co'suoi precursori nel
dramma glorioso del mondo moderno. Vi rientra sotto l'impulso del Fiorentino ,
che, nato presso Stilo, tocca di nuovo la squilla dimenticata del Campanella ,
annunzia ai giovani calabresi l'aurora di nuovi giorni, la completa
emancipazione dalla Scolastica e dal Medio-Evo; lar isurrezione del pensiero della
Magna-Grecia, fuso, ingrandito, trasformato nel pensiero moderno. La Calabria e
l'Accademia Cosentina non potranno dimenticarlo ; non potranno disconoscere
l'austero filosofo, che ne illustrò stupendamente le glorie, e con magico
pennello ne ritrasse gli apostoli, e gli eroi , rivendicando i padri
nostri al c o spetto di un secolo banchiere e borghese. La morte lo colse ancor
giovine sulla soglia del tempio del Rinascimento; glo. ria al virile sacerdote
della scienza,che muore, adempiendo il suo dovere , mentre si folleggia,
deridendo gli eroi del pensiero,imodesti operai del mondo moderno,e sigittalo
scherno sulle ossa dei grandi precursori della nuova Filosofia e della nuova
Critica. Io ho fede che la gioventù ca labrese, così ricca d'ingegno e di
cuore, cosi amante delle patrie glorie,avrà un culto per gli uomini,che muoiono
sulla breccia, martiri della scienza e della patria; per le anime generose,che
non curano le amarezze della vita, l'esilio,la povertà, la carcere,ed
accettano, fino le torture di Campanella, fino il rogo di G.Bruno. Ho fede che la
Calabria si rinnovi nel lavacro della Rinascenza e negli studii virili
delpassato,elagentileedotta Cosenza, riccaperme di care e dolorose
memorie,prodiga di tanto sangue alla patria, di tanto contributo d'ingegno alla
storia del pensiero italiano, s'ispiri nell'austera figura del più grande dei
suoi figli, il cui busto parla tra il verde degli alberi la gran parola del
Risorgimento alla nostra gioventù. Ho fede che l'austera parola del filosofo di
Sambiase non suoni più nel deserto, e la sua tomba, su cui piansero amici e
nemici,sia un'ara dove le novelle generazioni attingano iforti propo siti, e,
quel che più ci preme,la serietà della vita, l'abnegazione, il sacrifizio, ed
il libero pensiero. Così,o gio vani, non sarò costretto a ripetere gli amari
versi dell’austero poeta di Recanati. Oggi è nefando stile Di schiatta ignava e
finta Virtù viva sprezzar lodare estinta. Vincenzo Julia. Julia. Keywords:
implicatura, filosofia calabrese, Campanella, Telesio, Sanctis, Leopardi,
Mazzini, Garibaldi, Gioberti, Spaventa, Hegel, Aligheri, Serra, Bruno. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Julia” – The Swimming-Pool Library.


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