Grice
e Lami – la ragione dei antichi romani – la tradizione della polizia romana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. Grice: “I like Lami; he has written interesting approaches
to Plato and Aristotle.” Si laurea e insegna a Roma. Saggi: "La ragione
degli antichi” (Giuffrè, Roma); "La politica di Platone” (Rubettino,
Cosenza); "Tra utopia e utopismo" (Cerchio, Rimini) "Qui ed ora
-- per una filosofia dell'eterno presente" (Cerchio, Rimini); "Il
libro Manifesto – in difesa dell’oggettività" (Heliopolis, Pesaro); G. Sessa,
"Voegelin -- Ordine e Storia” (Angeli, Roma, Filosofia politica Filosofia
della storia nuova destra. Letteratura e Tradizione//miro renzaglia.org letteratura-tradizione-il-resoconto/
Scuola Romana di Filosofia Politica//centro studi la runa Fondazione Julius Evola.
E’ davvero difficile per me, ricordare Gian Franco Lami. In questi giorni, ho
dovuto farlo più volte, intervenendo a pubbliche commemorazioni della Sua
memoria, a cominciare da domenica quando, in un gelido pomeriggio invernale,
improvvisa e sorprendente, ci è giunta la notizia della Sua dipartita, durante
la presentazione di un libro, alla quale avrebbe dovuto essere presente, come
relatore, anche lui. Immediatamente, il pensiero è corso al nostro primo
incontro, quando io, giovane studente di filosofia, lo conobbi in qualità di
assistente di Augusto Del Noce. Fin da allora, non si trattò di un semplice
rapporto professionale, in quanto Lami seppe trasmettere a noi giovani che lo
frequentavamo, l’amore per il sapere autentico, quello che si tramuta in
testimonianza, in vita. Mi coinvolse immediatamente in un progetto ambizioso:
quello di introdurre in un paese dominato culturalmente dalla Sinistra, il
filosofo della storia Eric Voegelin, allora praticamente sconosciuto. Il
risultato di questa ricerca, alla quale ebbi l’onore e il piacere di
partecipare in prima persona, assieme a Giuliano Borghi e pochi altri, si
concretizzò nella pubblicazione di una serie di antologie voegeliniane (qui è
bene rinviare a Eric Voegelin: un interprete del totalitarismo, Astra), che fecero
ampiamente discutere. Il merito maggiore, conseguito da Lami, in questo ambito
di studi, fu di individuare nel filosofo austro-americano, un diagnosta della
crisi della modernità. In particolare, attraverso l’analisi e la traduzione di
Ordine e storia, opera monumentale, Egli presentò l’esperienza classica della
ragione, quale unica terapia possibile delle devianze neo-gnostiche
contemporanee (si veda, prefazione a VOEGELIN, Israele e rivelazione, Aracne,
ma anche Lami, Introduzione a E. Voegelin, Giuffré). Fece propria, in
modo critico e originale, l’eredità di Del Noce, secondo modalità più profonde
rispetto a chi, tra i suoi presunti discepoli, scelse, come il Maestro, una via
di fede. La cosa, è facilmente deducibile dalla lettura dell’organica
monografia che egli dedicò al filosofo cattolico (Introduzione a Augusto Del
Noce, Pellicani), da cui si evincono tanto la gratitudine per il discepolato e
per gli insegnamenti ricevuti, sostanziati da un metodo rigoroso d’analisi
quanto le differenze speculative essenziali, dovute alla valorizzazione
filosofica, propria di Lami, delle qualità virtuose dei singoli, nell’ambito
pratico-politico. A questa scelta, che peraltro individua, nello specifico, il
campo d’indagine della scuola romana di filosofia politica, che a Lui faceva e
fa, tuttora, riferimento, hanno fortemente contribuito gli interessi per gli
autori dimenticati del novecento. Tra essi, TILGHER e EVOLA. Al primo, dedicò
un volume significativo (TILGHER, un pensatore liberale, Seam), nel quale
evidenziò il tema della pluralità delle morali, come caratterizzante il
pensatore napoletano. Ciò, secondo Lami, lo avvicinava al filosofo
tradizionalista, poiché il suo pensiero, individuava effettive vie realizzative
in grado di determinare le tipologie umane dell’eroe, del santo, dell’asceta,
del saggio e del dotto. Sul secondo, dette alle stampe la prima monografia
filosofica (Introduzione a J. Evola. Un passo per la vita e un passo per il
pensiero, Volpe). Inoltre, quale collaboratore della Fondazione Evola, ha
curato diversi volumi della “Biblioteca evoliana” nei quali, come pochi, è
riuscito a contestualizzare storicamente l’opera del pensatore romano e a
coglierne il valore, in un lavoro esegetico sempre aperto alla
comparazione. E’ proprio Evola, l’autore attorno al quale si sono
dipanate, nel corso degli anni, le nostre discussioni. Mi pare, infatti, che
Egli leggesse EVOLA, tentando, almeno su certi aspetti, di andare, con gli
strumenti della tradizione platonico-aristotelica, oltre le posizioni consuete
a quest’ultimo, interpretando, al medesimo tempo, la consolidata lettura di
matrice cristiana del pensiero classico, alla luce dell’esegesi evoliana.
Stigmatizzò sempre negativamente l’abbandono, dovuto all’irruzione della
visione del mondo ebraico-cristiana, della dimensione civico-virtuosa, sulla
quale la civiltà greco-romana tanto aveva insistito. La cosa, è particolarmente
chiara nello studio dedicato a questo specifico tema (Socrate Platone
Aristotele, Rubbettino), nel quale tentò di presentare il simbolo epocale del
mondo antico, la “vita contemplativa”, come realizzantesi pienamente nella
dimensione della Città, a testimoniare della contrapposizione tra tensione
utopica tradizionale, e scacco utopistico, tipicamente moderno. Tema questo,
attorno al quale spese le sue energie intellettuali nel recente volume Tra
utopia e utopismo (Il Cerchio). Corrispondere a quella che è stata la via
da lui indicata, ad un tempo ideale ed esistenziale, a quella che egli definiva
una filosofia dei pochi, del divino e dell’ordine, è compito complesso e
gravoso, al quale comunque, chi come me, gli è stato vicino, non può
permettersi il lusso di sottrarsi. Sarà la memoria della Sua luce interiore,
che accendeva anche negli studenti della “Sapienza”, o in chi lo ascoltava
nelle innumerevoli occasioni culturali per le quali tanto lavorava, dai
Convegni alle presentazioni librarie, a sostenerci nella Sua assenza. Ma, più
in particolare, l’idea di una tradizione sempre viva e presente, che si
realizza, addirittura nella comunanza dei vivi e dei morti, come Roma (ma non
solo) ci ha insegnato, e che rappresenta il suo testamento spirituale più
prezioso (al riguardo si veda, Qui e ora. Per una filosofia dell’eterno
presente, di prossima pubblicazione per i tipi de Il Cerchio). L’università di
Roma, con Lui ha perso una delle ultime personalità carismatiche, in grado di
fare Scuola. Personalmente, non posso che ringraziarlo per avermi onorato, in
questo mondo, della Sua amicizia, rara e preziosa: quella di un
Signore. Tratto da Area. Grice: “Lami touches some crucial points. For
one, he criticizes Jowett for mistranslating Plato. What Plato wrote is fair
and simple, ‘Police’ – Politeia --. Lami as a Roman hates the Pope – who does
he think he is? The Papal dynasty is take in that they cannot reproduce. So we
must go to the civil-political organization of the Romans, as seen from the the
heroic ‘eta’ of Romolo. La citta. La Civilta. La tradizione. La tradizione una.
Espressione varie e tradizione una. With
the birth of Christ, Roman words acquired new implicatures, for bad. Pagan
started to mean ‘heathen’, and ‘ethnicus’ (ennico) more or less the same. Of
course the old Romans were anything but PAGAN or heathen – they did almost
EVERYTHING for Marzio, to whom they dedicated the downtown gym! (Campo Marzio).
Lami knows all this – and more --. Gian Franco Lami. Lami. Keywords: la ragione
degl’antichi, Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Lami” – The Swimming-Pool Library.
Tuesday, April 2, 2024
GRICE E LAMI: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DELLA RAGIONE DEI ANTICHI ROMANI -- LA TRADIZIONE DELLA POLIZIA ROMANA -- FILOSOFIA ITALIAN -- LUIGI SPERANZA
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