Grice
e Lazzarelli: l’implicatura conversazionale -- ermetico-esoterica -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (San Severino Marche).
Filosofo italiano. Grice: “I would call Lazzarelli a Pythagorean; most Italian
philosophers are, as most English philosophers are Lockean!” -- Grice: “I would
call Lazzarelli what Italians call ‘un filosofo ermetico.’ He certainly flouts
all my desiderata for conversational clarity!” Il documento più importante per
ricostruire la vita di Lazzarelli è Vita Lodovici Lazzarelli Septempedani
poetae laureati per Philippum fratrem ad Angelum Colotium scritto dal fratello
Filippo subito dopo la morte di Ludovico, e indirizzato all'umanista Angelo
Colocci. Lazzarelli fu educato e visse a Campli, in Abruzzo, dove frequenta la
biblioteca del Convento di San Bernardino da Siena, che egli cita nella sua
opera i Fasti Christianae Religionis, un poema di ispirazione cristiana. Ricevette
da Sforza un premio per un poema sulla battaglia di San Flaviano. Ebbe contatti
con i più importanti studiosi dell'epoca e fu seguace dell'ermetismo. Raccolse
il Pimander di Ficino, l'Asclepio e tre trattati sull'ermetismo realizzando una
versione che amplia il corpus testi ermetici. Autore di opere a carattere ermetico
come il “Crater Hermetis,” in sintonia con il sincretismo religioso dei suoi
tempi e in anticipo sulla filosofia di Pico, con la fusione del cabalistico e il
cristiano, ma anche di poemetti a carattere allegorico come l'”Inno a Prometeo”
o didascalico-allegorici come il “Bombyx”. Altri saggi: “De apparatu Patavini
hastiludii (Padova); “De gentilium deorum imaginibus”, dedicato prima a Borso d'Este,
poi a Federico da Montefeltro; “Fasti christianae
religionis” con mss dedicati a Sisto IV, poi a Ferdinando I d'Aragona e ia Carlo VIII
(Bertolini, Napoli); Epistola Enoch (Brini, in Testi umanistici sull'ermetico”,
Roma; “Diffinitiones Asclepii”; De
bombyce (Lancellotti, Aesii); “Crater Hermetis edito in Pimander Mercurii
Trismegisti liber de sapientia et potestate Dei; “Asclepius eiusdem Mercurii
liber de voluntate divina”; “ Item Crater Hermetis a Lazarelo Septempedano” (Parigi);
Vademecum (M. Brini, in Testi umanistici sull'ermetico”, Roma); “Un carme per
la morte della duchessa d'Atri, Biblioteca del Seminario di Padova; “Carmen
bucolicum” (Biblioteca universitaria di Breslavia, Milich Collection); carmi di
occasione -- tra cui i versi che gli valsero l'incoronazione) (Biblioteca nazionale
di Napoli); epigrammi sullo Pseudo Dionigi l'Areopagita. Il testo dell'opera
può essere letto in M. Meloni ,"Lodovico Lazzarelli umanista settempedano
e il “De Gentilium deorum imaginibus”, in Studia picena, pubblicato in
appendice a C. Vasoli, Temi e fonti della tradizione ermetica in S. Champier,
in Umanesimo e esoterismo, l’esoterico E. Castelli, Padova, pG. Roellenbleck, Opusculum
de Bombyce, anche in edizione moderna integrale in C. Moreschini,
Dall'"Asclepius" al "Crater Hermetis" -- studi
sull'ermetismo latino tardo-antico e rinascimentale, Pisa, Dizionario Biografico
degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Filosofia ermetica, Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Opere, su Ludovico lazzarelli. l rivista Campli Nostra Notizie, su campli nostra
notizie. L. Nacque a San Severino Marche da Alessandro, medico, e da
Lorenza Tosti, di nobile famiglia di Campli. La tradizionale data di nascita è
stata recentemente corretta da Tenerelli sulla base di un'annotazione
manoscritta che si legge nella biografia del L. composta dal fratello Filippo
(meglio trascritta da Meloni) e della notizia d'archivio riferita da Aleandri,
secondo cui il padre risulta già morto. L. stesso ama definirsi
"Septempedanus", dal nome dell'antica colonia romana che sorgeva nei
pressi dell'odierna San Severino Marche. Alla morte del padre, il L. si
trasferì con la madre e i cinque fratelli a Campli, presso Teramo, dove
ricevette la prima educazione e - stando alla citata biografia, non immune da
toni agiografici, scritta subito dopo la morte - egli dimostrò precocemente
inclinazioni poetiche, tanto da comporre, appena tredicenne, un carme sulla
battaglia di San Flaviano, che gli avrebbe meritato le lodi di Alessandro
Sforza, signore di Pesaro, oltre che l'appellativo di "antiquorum poetarum
simia". L'episodio è il primo di una serie di testimonianze che
permettono di ricostruire alcune tappe, peraltro dall'incerta cronologia, della
vita fitta di spostamenti condotta dal L. a partire dalla metà degli anni
Sessanta. Fu dapprima ad Atri, con l'ufficio di istitutore del figlio del
signore della città, Matteo Capuano, dove compose un carme esametrico per la
morte della duchessa Caterina Orsini Del Balzo, indirizzato con un'epistola
accompagnatoria al fratello Filippo, allora studente di diritto a Padova, che,
nella sua biografia, la definirà "sententiis quidem refertam quam optimis
ultra eius aetatem" (Vita Lodovici). Per due anni fu a Teramo presso
Giovanni Antonio Campano, "ut eiusdem Campani fratrem amoenioribus artibus
inficeret simulque ut ipse viri familiaritate doctior fieret" (Lancellotti7),
dove si applicò allo studio del greco, dell'ebraico, della matematica e
dell'astrologia. Il fratello riferisce di essere stato testimone a Teramo di
una sua disputa con un tal Vitale ebreo, che negava la Trinità, e che sarebbe
stato vinto anche grazie all'allegazione da parte del L. di autorità
talmudiche. Di qui passò a Venezia, dove perfezionò lo studio del latino e del
greco alla scuola di Merula. Il componimento esametrico De apparatu Patavini
hastiludii, scritto in occasione dei giochi e nel quale i componenti
dell'Accademia padovana dei giuristi erano comparati a personaggi mitici,
rivela una buona dimestichezza con l'ambiente accademico patavino. Forse su
suggerimento di Merula compose un Carmen bucolicum, costituito da dieci egloghe
di soggetto sacro, dedicate ai principali misteri della vita di Cristo:
l'avvento preannunciato dai profeti, la natività della Vergine, l'incarnazione
del Verbo, la nascita, la passione e la morte, la discesa agli inferi, la
resurrezione, l'ascesa al cielo, la discesa dello Spirito Santo, l'assunzione
di Maria Vergine. Al soggiorno in Veneto è inoltre legato il più importante
riconoscimento pubblico dell'attività poetica del L., l'incoronazione per mano
dell'imperatore Federico III, nella chiesa di S. Marco a Pordenone.
Secondo il racconto del fratello, il L. si sarebbe recato presso l'imperatore,
di passaggio nel suo viaggio verso Roma, e, colta un'occasione propizia, gli
avrebbe declamato un suo carme esametrico, accolto con plauso dall'imperatore
che spontaneamente gli avrebbe conferito l'alloro poetico. Il L. stesso celebrò
poco più tardi l'evento nell'egloga Laurea. Una serie di stampe, del tipo
dei tarocchi del Mantegna, acquistata in una bottega di Venezia, fornì al L. lo
stimolo per la composizione dei due libri De gentilium deorum imaginibus,
poemetto di carattere mitologico-astrologico. I più rilevanti testimoni
dell'opera sono due manoscritti della Biblioteca apostolica Vaticana (Urb.
lat., 716, 717), entrambi di elegante fattura e corredati da una serie di
sontuose miniature (che ricordano, appunto, la tipologia mantegnesca dei
tarocchi). I due codici sono dedicati a Federico di Montefeltro, ma la dedica
del ms. 716 è vergata in modo evidente su una dedica precedente abrasa, che
Augusto Campana è riuscito a leggere parzialmente, quanto basta però per
riconoscervi il nome di Borso d'Este. È così possibile datare il manufatto, e
quindi l'ultimazione dell'opera, al lasso di tempo dall’assunzione del titolo
ducale di Ferrara da parte di Borso alla sua morte. Anche all'interno del testo
il nome di Borso è sistematicamente sostituito con quello di Federico e i
passi relativi sono adattati al nuovo dedicatario. Il ms. è portatore di una
seconda redazione, fin dall'inizio dedicata a Federico già insignito del titolo
ducale di Urbino, quindi posteriore. Meloni ipotizza che si possa riconoscere
in quest'ultimo il codice originariamente pervenuto a Urbino e che il ms. 716
vi sia giunto più tardi, non solo riconfezionato come si è detto, ma anche
corredato di un ulteriore carme finale di congratulazioni per la guarigione di
Federico da una grave malattia, attribuibile alle conseguenze dell'incidente
occorso al duca nel novembre 1477. L'originaria dedica a Borso d'Este è
perfettamente congruente con la cultura astrologica praticata a Ferrara, ma non
estranea neppure alla corte urbinate. L'opera amplifica la consuetudine di
"appropriare", nel gioco praticato a corte, dei versi alle carte,
secondo il modello dei tarocchi boiardeschi. Ma iL. intende riscattare dall'uso
ludico le antiche immagini delle carte, diffuse anche presso il volgo, che
"triumphos / appellat tactu commaculatque rudi / priscorum formas et
simulachra deorum", per restituirle alla loro funzione astrologica e
sapienziale di rivelare il vero "obliquis figuris", poiché
"invenere suis corrispondentia rebus / signa olim vates et simulachra
deum, / quae nunc pro nihilo reputant, gens indiga sensus, / sacrilegi et ludis
asseruere suis.. Nel primo libro sono presentate e descritte, in successione,
le sfere celesti, dalla Prima causa alla Luna, con l'aggiunta di un carme
conclusivo dedicato alla Musica come prodotto delle sfere celesti. Dei pianeti,
identificati con gli dei antichi, sono descritte le immagini, indicate le
rispettive domus (i segni zodiacali), sinteticamente narrati i principali miti
che hanno come protagonista il dio eponimo, fornite essenziali notizie
astronomiche e illustrati gli influssi astrologici. Il secondo libro presenta
le immagini della Poesia, di Apollo e delle nove Muse, di Pallade, Giunone,
Nettuno, Plutone e, infine, della Vittoria (alla quale è dedicato un carme in
versi eroici, mentre tutti gli altri sono in distici elegiaci). Nei due codici
urbinati, come si è detto, la descrizione verbale trova riscontro e
integrazione nel ricco apparato iconografico che, a sua volta, può aver
ispirato elementi decorativi del palazzo ducale di Urbino. La vicenda
compositiva del poemetto probabilmente si compì durante il soggiorno di L. a
Camerino, dove era stato chiamato da Giulio Cesare da Varano per attendere
all'educazione del nipote Fabrizio. L. intraprese quindi la stesura di un nuovo
ambizioso poema, i Fasti Christianae religionis, che portò a compimento in una
prima redazione a Roma, dove si recò al seguito di Lorenzo Zane, patriarca di
Antiochia, presso il quale approfondì gli studi astronomici e
astrologici. La composizione del poema è dai biografi (e, in primis, dal
fratello) addotta a documento dell'ortodossia religiosa del L., contro i
sospetti di esercitare arti magiche: "Quidam, livore atque invidia
perfusi, et palam et in occulto Lodovicum criminari coeperunt, dicentes ipsum
negromanticis magicisque artibus, sive praecantationibus, operari" (Vita
Lodovici, p. 7). L. avrebbe, in effetti, compiuti alcuni esorcismi, vaticini e
guarigioni, ma sempre attraverso il segno della Croce e la mediazione
dell'assistenza divina. Bertolini ha ricostruito la complessa vicenda
compositiva dei Fasti sulla base delle testimonianze manoscritte superstiti
(tra cui il ms. Vat. lat., autografo, nel quale si depositano varie fasi
redazionali) e delle indicazioni cronologiche interne, che permettono di
riconoscere tre redazioni: una prima, dedicata al pontefice Sisto IV, compiuta
entro il 1480; una seconda dedicata al re di Napoli Ferdinando d'Aragona e a
suo figlio Alfonso duca di Calabria, compiuta immediatamente dopo, entro il
1482; una terza più tarda, dedicata al re di Francia Carlo VIII, probabilmente
abbandonata dopo il fallimento dell'impresa italiana del sovrano. Si tratta di
un vasto poema in sedici libri, costruito secondo il modello del Fastiovidiani.
Sono descritte e celebrate le ricorrenze liturgiche cristiane secondo la loro
successione nel calendario; vengono inoltre introdotte osservazioni di
carattere astronomico e saltuarie indicazioni relative alle attività agricole.
I primi tre libri celebrano le feste mobili del calendario liturgico, i dodici
successivi sono dedicati ai singoli mesi, cominciando da marzo, l'ultimo tratta
del Giudizio finale. Il poema ricevette onorata accoglienza da
parte dell'ambiente romano, come dimostrano i due epigrammi del Platina e di
Paolo Marsi riferiti dal fratello Filippo e pubblicati dal Lancellotti, nei
quali il poeta è celebrato come una sorta di OVIDIO (si veda) reincarnato. Al
Platina sono anche indirizzati un paio di epigrammi del L., il secondo dei
quali in morte. Secondo Foà, al 1481 daterebbe la conoscenza con Correggio,
alla quale lo stesso L. attribuisce un ruolo fondamentale per la propria
conversione alle dottrine ermetiche. L'episodio più noto relativo al rapporto
fra i due e al quale il L. stesso fa emblematicamente riferimento risale però
all'11 apr. 1484, domenica delle palme, sotto il pontificato di Sisto IV,
quando assistette all'apparizione romana di Giovanni da Correggio che, a
cavallo e coronato di spine, attraversò la città e, pur privo di qualsiasi
istruzione grammaticale e retorica, predicò al popolo compiendo atti e riti
simbolici e manifestando una sapienza teologica dovuta a una sorta di mistica
ispirazione che gli valse anche incontri con il pontefice e vari prelati.
Gli studi di Kristeller hanno infatti dimostrato l'appartenenza al L. dell'Epistola
Enoch de admiranda ac portendenti apparitione novi atque divini prophetae ad
omne humanum genus, dove è diffusamente narrato il viaggio romano di Giovanni
da Correggio seguito da una dichiarazione dell'autore di piena adesione e di
conversione: "quod novae ac tantae rei sacramentale mysterium ego
attonitis aspiciens oculis, mecumque ipse attente et ex totis animi viribus
tunc revolvens, ne diuturnior obesset mora, relictis Parnasi collibus
ceterisque omnibus, ad montem Syon primus eum sum protinus insequutus"
(ed. Brini). Con lo stesso pseudonimo di Enoch il L. firmò anche alcuni
epigrammi dedicati agli scritti dello Pseudo Dionigi l'Areopagita e,
soprattutto, le prefazioni ai testi contenuti nel ms. II.D.I.4 della Biblioteca
comunale degli Ardenti di Viterbo, una raccolta completa del corpus ermetico
nella traduzione di Marsilio Ficino, integrato dall'Asclepius attribuito ad
Apuleio e dalle Definitiones Asclepii (ignote a Ficino perché mancanti nel suo
codice), tradotte per la prima volta dallo stesso Lazzarelli. Nelle tre
prefazioni, una delle quali in versi, il L. indirizza la sua opera di
raccoglitore e traduttore a Giovanni da Correggio, nel tono solenne e sacrale
dell'iniziato, affermando il sincretismo tra teologia cristiana e teologia
ermetica, sostenendo, contro Ficino, la maggiore antichità di Ermete
Trismegisto rispetto a Mosè e presentando la propria conversione dalla poesia
agli studi sacri come una vera e propria rigenerazione: "quondam poeta
nunc autem per novam regenerationem verae sapientiae filius"
(Kristeller). L. entra quindi in rapporto con Colocci quando questi, avendo con sé il nipote
Angelo, si trovava nel Regno di Napoli come governatore di Ascoli Satriano.
Secondo Fanelli, i Colocci passarono nel Regno di Napoli: poco prima andrebbero
dunque collocate la composizione e la stampa del poemetto del L. De bombyce,
dedicato "ad Angelum Colotium honestae indolis puerum". La
datazione dell'opera è controversa e il più recente editore, Roellenbleck, ne
propone una molto più alta, che peraltro non si concilia con la tematica
ermetica del poemetto né con l'anno di nascita di Colocci, che pare dovesse
avere un'età idonea a essere prescelto come lettore esemplare ("lege
sollicito mea carmina visu"), vero e proprio filius da rigenerare
(l'appellativo di puer può avere un'estensione molto ampia). Il Bombyx si
presenta, infatti, come un poemetto didascalico dedicato all'allevamento del
baco da seta, ma teso a svelarne, sulla traccia di analogie già suggerite da s.
Basilio, la simbologia cristologica e a farne il simbolo di una rigenerazione
alla quale tutti gli esseri umani sono chiamati, compiuta la quale potranno a
loro volta generare una prole divina: "Surgite, terrigenae, bombycum
exempla sequuti. Linquite corporeos sensus, mens candida regnet Sancta
palingenesis vos complectatur et orti / rursus humo coelum penitus penetrate
relicta Gignite divinam repetito semine prolem. Quo pacto id fieri possit, mox
forte docebo, hic gradus aethereo primus
statuatur Olympo. L'ulteriore opera dedicata al tema della generazione divina,
annunciata in chiusura del Bombyx, può forse essere riconosciuta nel De summa
hominis dignitate dialogus qui inscribitur Crater Hermetis. Si tratta di un
dialogo nel quale sono inseriti alcuni componimenti poetici, di vario metro,
nei momenti di maggiore intensità d'ispirazione e di proclamata esaltazione
mistica. Gli interlocutori sono lo stesso L., che ha ruolo di maestro, e il re
di Napoli Ferdinando d'Aragona, dopo che, ormai vecchio, ha ceduto il governo
dello stato al primogenito Alfonso II. Queste indicazioni permettono di
collocare l'azione, e anche la composizione, tra il 1492 e la morte del
re. Il recente editore, Moreschini, ha anche riconosciuto due redazioni
dell'opera, la più antica testimoniata dal ms. della Biblioteca nazionale di
Napoli, la seriore dalla stampa procurata
da J. Lefèvre d'Étaples a Parigi. La differenza più evidente tra le due
redazioni consiste nella presenza, nella prima, di un terzo interlocutore, PONTANO,
con il ruolo, secondario ma non indifferente, di affiancare il re, discepolo
entusiasta e convinto, come poeta desideroso di approfondire anche verità
filosofiche e teologiche. L'origine del titolo è in un passo del Corpus
Hermeticum in cui si parla di un crater inviato d’Ermete sulla terra affinché
in esso gli uomini possano battezzarsi e ricevere così l'intelletto che li
rende capaci di partecipare alla gnosi. A conclusione dell'opera il L. si
autorappresenta come colto da una sublime ispirazione che lo rende capace di rivelare
il mistero della generazione di anime divine da parte del vero uomo, che ha
raggiunto la pienezza della conoscenza e che si rende così simile a un dio.
Moreschini osserva come nella seconda redazione il L. eviti di rendere troppo
espliciti i rapporti tra ermetismo e cristianesimo (lo stesso titolo, nella
prima redazione, recitava: … qui inscribitur via Christi et crater Hermetis),
attenuando, per esempio, le argomentazioni che tendevano ad attribuire
all'ermetismo priorità cronologica (e anche genetica) nei confronti di ebraismo
e cristianesimo. Lo scritto manifesta inoltre ampie conoscenze cabalistiche e
talmudiche, che tradizionalmente si ritenevano patrimonio, in quegli anni, del
solo Giovanni Pico della Mirandola. Ultima opera del L. sembrano essere i
De mathesi et astrologia libri, segnalati da LANCELLOTTI, che invano ne cerca
copia presso gl’eredi del filosofo. Brini ne propone, ma senza indizi veramente
probanti, l'identificazione con un trattato di alchimia, conservato nel ms. 984
della Biblioteca Riccardiana di Firenze: una raccolta di preparazioni
alchimistiche tratte daLullo e da altri, presentate da L. con un breve testo
introduttivo che si apre con un epigramma di sei distici. Il L. stesso,
definendo questo suo libro vademecum, ne indica il contenuto: "agemus in
hoc libro Vade mecum […] de alchimia que est naturalis magia et vocatur
astrologia terrestris. In questa scienza dichiara di essere stato istruito
"a Joane Ricardi de Branchis de Belgica provincia […] qui in hoc fuit
magister meus currente ab incarnatione verbi" (ed. Brini). Nella sua
biografia il fratello attribuisce al L. capacità divinatorie attraverso il
sogno -- habebat somnia, quae potius visiones, sive oracula dici
potuissent" (Vita Lodovici, p. 10) - e in sogno il L. avrebbe anche
antiveduta la propria morte, intervenuta a San Severino a pochi giorni di
distanza da quella del fratello Girolamo. Delle opere del L. sono a
stampa: De apparatu Patavini hastiludii, Patavii 1629; De gentilium deorum
imaginibus, a cura di W.J. O'Neal, Lewiston, NY; Fasti Christianae religionis,
a cura di M. Bertolini, Napoli 1991; Epistola Enoch, Venezia, cfr. Indice
generale degli incunaboli [IGI], VI, p. 225), ora a cura di M. Brini, in Testi
umanistici sull'ermetismo, Roma; la traduzione delle Diffinitiones Asclepii in
appendice a Vasoli, Temi e fonti della tradizione ermetica in uno scritto di
Symphorien Champier, in Umanesimo e esoterismo, a cura di E. Castelli, Padova;
le prefazioni del ms. II.D.I.4 della Biblioteca comunale degli Ardenti di
Viterbo in appendice a P.O. Kristeller, Marsilio Ficino e L.. Contributo alla
diffusione delle idee ermetiche nel Rinascimento, in Annali della R. Scuola
superiore di Pisa, quindi in Id., Studies in Renaissance thought and letters,
Roma; De bombyce [Roma, Eucharius Silber, s.d.] (IGI) quindi in Bombix.
Accesserunt ipsius aliorumque poetarum carmina, a cura di Lancellotti, Aesii, e
ora in G. Roellenbleck, Ludovico Lazzarelli Opusculum de Bombyce, in Literatur
und Spiritualität. Hans Sckommodau zum siebzigsten Geburtstag, a cura di
Rheinfelder, Christophorov, Müller-Bochat, München; Crater Hermetis nel corpus
di testi ermetici raccolti da J. Lefèvre d'Étaples: Pimander Mercurii
Trismegisti liber de sapientia et potestate Dei. Asclepius eiusdem Mercurii
liber de voluntate divina. Item Crater Hermetis a Lazarelo Septempedano,
Parisiis, in officina Henrici Stephani, quindi, in edizione moderna,
parzialmente, a cura di Brini in Testi umanistici sull'ermetismo, e,
integralmente, in C. Moreschini, Il "Crater Hermetis" di L., in Id.,
Dall'"Asclepius" al "Crater Hermetis". Studi sull'ermetismo
latino tardo-antico e rinascimentale, Pisa, Vademecum, a cura di Brini, in
Testi umanistici sull'ermetismo. Ampie sillogi di scritti del L., frutto di
compilazioni sette-sono contenute nei mss. della Biblioteca comunale di San
Severino Marche; il carme per la morte della duchessa d'Atri è conservato nel
ms. della Biblioteca del Seminario di Padova (cfr. A. Tissoni Benvenuti, Uno
sconosciuto testimone delle egloghe di Calpurnio e Nemesiano, in ITALIA
medioevale e umanistica. Il codice unico del Carmenbucolicum si trova nella
Biblioteca universitaria di Breslavia, Milich Collection; una silloge di carmi
di occasione (tra cui i versi che gli valsero l'incoronazione) è nel ms. V. E. della
Biblioteca nazionale di Napoli. Gli epigrammi sullo Pseudo Dionigi l'Areopagita
si leggono nel ms. W.344 della Walters Art Gallery di Baltimora. Fonti e
Bibl.: San Severino Marche, Biblioteca comunale, Mss.; due copie di Lazzarelli,
Vita L. Septempedani poetae laureati per Philippum fratrem ad Angelum Colotium,
da cui deriva in gran parte la biografia premessa da G.F. Lancellotti al
poemetto del L. Bombix…, cit., Aesii; Vecchietti - Moro, Biblioteca picena, V,
Osimo, Lancetti, Memorie intorno ai poeti laureati d'ogni tempo e d'ogni
nazione, Milano, Aleandri, La famiglia L. di Sanseverino (Marche), in Giorn.
araldico genealogico diplomatico italiano, Ohly, Ioannes "Mercurius"
Corrigiensis, in Beiträge zur Inkunabelkunde, Thorndike, A history of magic and
experimental science, V, New York, Donati, Le fonti iconografiche di alcuni
manoscritti urbinati della Biblioteca Vaticana, in La Bibliofilia, vi è
riferita la lettura di Campana della dedica del ms. Urb. lat. Kristeller,
Lodovico L. e Giovanni da Correggio, due ermetici del Quattrocento, e il
manoscritto II.D.I.4 della Biblioteca comunale degli Ardenti di Viterbo, in
Biblioteca degli Ardenti della città di Viterbo. Studi e ricerche, a cura di
Pepponi, Viterbo, Delz, Ein unbekannter Brief von Pomponius Laetus, in Italia
medioevale e umanistica, Ubaldini, Vita di mons. Angelo Colocci, a cura di V.
Fanelli, Città del Vaticano, Moreschini, Il "Crater Hermetis" di L.,
in Res publica litterarum, Sosti, Il "Crater Hermetis" di L. L., in
Quaderni dell'Istituto sul Rinascimento meridionale, Tenerelli, L. ed il
rinascimento filosofico italiano, Bari, Saci, L. L. da Elicona a Sion, Roma; Foà,
Giovanni da Correggio, in Diz. biogr. degli Italiani, LV, Roma, Walker, Magia
spirituale e magia demoniaca da Ficino a Campanella, Torino, Meloni, L. L.
umanista settempedano e il "De gentilium deorum imaginibus", in
Studia picena; Kristeller, Iter Italicum, ad indices; Rep. fontium hist. Medii
Aevi, VII, pp. 159-161.Luigi Lazzarelli. Lodovico Lazzarelli. Ludovico
Lazzarelli. Lazarelli. Keyword: implicatura ermetica, mascolinita romana,
religione officiale romana, campo marzio, marte, dio della guerra, marte come
pianeta, il simbolismo di marte nell’arte e la filosofia, marte e apollo, marte
e Nietzsche --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lazzarelli” – The Swimming-Pool
Library.


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