Grice e Laurino: l’implicatura conversazionale dei
longobardi – filosofia italiana – Luigi Speranza (Laurino). Filosofo italiano. Duca di Aquara e di Laurino, appartenente alla nobile famiglia
napoletana degli Spinelli. Figlio unico dell’ottavo duca di Laurino, e di
Giovanna Caracciolo, figlia di Ottavio, terzo Principe di Forino, eredita i
titoli paterni. Sposa Beatrice Caterina Pinto y Mendoza, terza Principessa di
Montacuto, figlia ed erede del principe Gregorio. Sposa in seconde nozze Donna
Ottavia Tuttavilla, figlia di Vincenzo II, sesto duca di Calabritto. Allievo
di Vico, si forma al Collegio Clementino a Roma e poi all'Accademia di Loreto.
Ritornato a Napoli, divenne amico di vari illuministi napoletani, quali
Filangieri e Galiani. Autore di varie opere di stampo illuministico, in
particolare nei campi della storia e dell'economia. Il suo saggio a iù
importante, le “Riflessioni politico-filosfiche sopra alcuni punti della
scienza della moneta, rappresenta uno dei primi tentativi di metodo geometrico
applicato all'economia filosofica. In questo opuscolo, si oppone alle teorie
monetarie di Broggia. Fa attivamente parte della massoneria napoletana,
all'epoca diretta dal principe di Sansevero, Raimondo di Sangro. Cavalerie
del Real Ordine di San Gennaro. A Napoli, fa ristrutturare il palazzo di
famiglia, il palazzo Spinelli di Laurino, trasformandolo in una delle più
suggestive realizzazioni del Settecento napoletano. Muore a Napoli e venne
sepolto nella cappella di famiglia nella chiesa di Santa Caterina a
Formiello. Saggi: “Degl’affetti degl’uomini” (Napoli, Muzio); “Della
moneta” (Napoli); “Cronologia dei re di Napoli” (Napoli, Bisogni); “Del nobile”
(Porsile); “Lettera nella quale si dimostra non esser nota di falsità, che nel
diploma di fondazione della chiesa di Bagnara si ritrovi l'anno 1085 segnato
coll'indizione sesta correndo l'ottava del computo volgare, s.d. Troiano Spinelli, Treccani Enciclopedie, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. -- ria che forma la materia del
presente saggio: E metodo col quale questa siè composto. I tutte le città e
popoli dell'Italia ciascuno ha la sua particular forma di governo prima, che sussestato
vinto da’ romani. Ed anche dopo ciò, molte delle città medefime, quantunque al
popolo di Roma veramente ubbedissero. Pure così fatti nomi, e tale forma aveano
di domestica polizia, che libere in certo modo facevanle apparire. Ma essendo
stata dalla legge Giulia a ciascuna di quelle la romana cittadinanza conceduta che
non da tutte senza con Trans 1 AN 1x IN line ill SAGGIO TAVOLA CRONOLOGICA
compongono DI NAPOLI Dalla seconda venuta de LONGOBARDI in Italia fino che
quelle terre furono da NORMANNI della Puglia conquistate. PROΟEMIO trasto è
accettata, e la quale da Marco Aurelio Antonino Caracalla è all'intiero orbe romano
distesa, col vanto di esser parte del capo, a Roma, ed a coloro, che la
ressero, furono tutte senza alcuna dubitazione, anche nell'aspetto, sottoposte.
[tem Civitati ante ferret CICERONE pro Bal CICERONE Pro Balban. Edit.Ve. bon. Edit.Venet.
L. inorbeff. de Stat. hom. L. Roma. Sigon. de Antiquo Jur. Ital. Ad bomnib. Rutil.
Numan. itinerar. In quo magna contention Heracliensium,. Giusep Aloja Ins: DE’ PRINCIPI
E PIÙ RAGUARDEVO LI UFFICIALI, che anno signoreggiato, e retto le PROVINCIE, ch’ora:
[Ι Mich. Fiaschino Inven . e C.I. REGNO DI [Strabon. Geograph. Edit. Parifienf.
Parsin Civitatibus fæderisfui liberta e Neapolitanorum fuit, cum magna| I LL ].
Transferita però la sede del romano imperatore in Costantinopoli, varie BARBARE
NAZIONI con più fortuna di quello, che aveano fattosotto la romana republica, invadero
l'Italia molte volte, e distrusfero. Radagasio Re de’ Goti con MM armati,
cagiona danni gravissimi all'Italia. Ma in Toscana da Stilicone resta con tutto
il suo esercitu vinto e sconfitto. Alarico ed Ataulfo re di que' medesimi BARBARI
che ove Alarico dimora circa II anni, ed ove muore, avidamente sacchegiarono. Attila
re degl’unni in così fatta maniera quella parte dell'Italia av'egliera entrato,
devasta, che IL FLAGELLO DI DIO è nominato. Genserico re de’ vandali chiamato
dall'Africa d’Eudossia moglie di Valentiniano III Imperatore, per vendicarsi di
Massimo, che avea costui ucciso, e lei ignara in prima dell'infame
assassinamento, sposata, ed occupato d’Occidente l'Impero; viene in Italia, ne
scorre molte provincie, devasta la nostra campania e molte città di essa avendo
distrutte, in Cartagine carico di preda se ne ritorna. E finalmente Odoacre co’suoi
Eruli, e Turcilingi, INVADE TUTTA L’ITALIA e Re de Goti, che nella PANNONIA,
ove egli no dimorava, aveano cominciato a tumultuare, gli concedè l'Italia,
acciocchè ne avesse Odoacre discacciato. Ovvero, come altri vogliono, lo stesso
TEODORICO senza la concessione dell'imperadore
in vase quella provincia, ne discaccia Odoacre, che poscia uccise, e re se ne fa
nominare. [Histor, Miscell. est cod. Ambrosiin. in Philostorg, hist.
Ecclesiast. Ma Prosper. Aquitan. Chron. Augut. De Civit. Dei, Marcellin. Chron.
In Sirmond. Philostorg. hist. Eccl. In Vauclid. Chron. Idatius in Chron.
Isidor. Chron. Goth. in rebo Got., Langobard. Jornand. de reb. Get. Agnel.
Pontific. Raven. in S. Joan . Evagr. Schol. hist., Valef Ital. Murat, Cassiod.
in Conf. Boet. Conf.] per essersi fermati poi nell'Occidente si dillero VESTRO-GOTI.
A modo di locuste Roma II volte, ed una gran parte delle nostre Provincie, [Histor.
Miscell. ex cod. Ambro. Olympiod. In Photii Biblioth. Jian, in Murat. Rer. Ital.,
Sigebert. Chrona Jornand. de reb.Goth. Histor. Miscell. ex cod. Ambros. Axon.Valesian.
Sigebert, Procop. De bella Gotb.] Re , e circa anni pacificamente la possiede.
quista, se ne titola colle proprie forze da quella l'Imperatore Zenone vedendo
di non poterlo Teodorico. Perchè discacciare, evolendosi render benevolo bella
parie del suo Impero la con Regi non. [Chron. Histor. Miscell. Paul, Disc, de
Gest. Langob. ex cod. Ambrosian., i Reginou. Chron. Socrat. hist. Ecclesiasi., Jornand.de
reb.Goth. de re- Anon. Cuspiniana Eusippiusin vita S. Severini. znor. success.
Anon Valesian. rer. Ital. Munic. Marcellin. Chron. in Sirmond. L. de Tironib.
C. Theodos. Z fimus Jornand. de reb. Goth. e Idat. Chron .in Du-chesn. de
regnur, success., Prosper. Aquitan. Chron. Procop.de belio Goth. Marcellin. Coron.
in Sirmonds. Casiodor. Chron. Edit. Spicil. Ravenn. histor.Ven., Isidor, Chron.
Goth. Aimon. de Gest. Francor. Sozomen. histor. Ecclesiast. Sigebert. Chron.in an.Vales.
la to Marii Aventic. Chron. in Duchesne, Evagr. Scholast. hist. Eccl. Histor. Miscell.
ex cod. Ambros. in Valef. Histor. Miscell. ex cod. Ambros. In rer. Sigebert. Chron.
Prosper. Aquit. Chron, in Du-Chefne Marii Aventicenf. Chron.in Du-Chesne, pa I
Anon. Cuspin.] Ma dopo di avere e codesto principe, ed alcuni suoi successori
in tal regno per molti anni signoreggiato; circa l'anno della salutifera divina
incarnazione l'Imperadore Giustiniano delibera di toglierlo a codėsti barbari,
col pretesto, che Teodato re di essi non avea vendicata la morte daia ad
Amalasunta già loro Reina; perchè vi manda Belisario, che in breve tempo occupa
conquistato. n cosi fatia espedizione furono in ajuto de' Greci i Longobardi nazione
che nella Pannonia dimorava (4 ): i quali dopo , che fu l'Italia pacificata ,
ivi , e d in casa degli Amici più difordini commettevano, che contro gl'inimici
farenon avrebbono potuto, perchè Narsete caricandoli di doni, contenti nel loro
paese oltre a ciòavea discacciato dall'Italia i francesi, che sotto il lur Duca
Bucelino tutta, o quasi tutta, presa, e devasiata l'aveano; perchè egli era
rimastoin nome dell'Iinperadore, Supremo Governadore di quella Provincia , che
avea all' Impero restituita: quando perque'nembi, che da'più vili, e
fecciəsiluoghi alzandosi nelle Corri, oscurano gli astri più luminosi , e più
chiari , ad istanza de’ Romani fu datal Governo da Giustino che è succeduto a Giustiniano
Imperatore, rimosso: e dall'ingiuria unendo il disprezzo perchè egli era Eu. le
se vissuto, non avrebbe potuto distrigare. Ed alla minaccia segue l'effetto,
dappoichè ritiratosi in Napoli, stimola co’ [Melli Comorimurtom Marcellini
Chronic. Aimon, de Gest. Francor. Joan.
Diac. Chron. Jornand. de regnor. Success. Landul. Sagac. additam. Ad Miscell. Procop.
DE BELL. GOTH. De bell. Goth. Aimon. de Gestis Franccr. Agath. de bell. Goth. Gregor.
Mag. Dial. Excerpt. ex Agat. hist. Aiuion. De Gesti Francor. Anast. Biblioth. Invita
Joan. III. Paul. Disco de Gest. Langobard.]
eunuco l'imperatrice Sofia gli scrive che fosse andato in Costantinopoli a dispensar
la lana alle fanciulle; alla qual cosa si dice, che Narfete sdegnato risposto
avesse, che tal tela egli lo avrebbe ordita, ch’ella mentre avesse vis i longobardi a conquistare l'Italia copiosa di
tutte le naturali ricchezze, la sterile Pannonia abbandonando. Il quale in vito
allegri que’ BARBARI sotto il loro re Albuino vennero abbracciando in Italia. Nello
spazio di VII anni la maggior parte colla [ut citm puellis in Gynaceo. Gregor. Turon.
histor. lanarum faceret pensa dividere. Anast. Biblioth. in Benedict. I.
Landul. Sagac. additam. ad Miscellap. Aimon. de Gest. Francor.] delle armi ne conquistarono.
Forza è fama Ed indi sì inanzi estesero leloro, che Autariuno de loro Re fino
conquiste, che in Regio fusse pervenuto, e che avendo e dindi parte dell'Italia,
éd iessa il rimanente dall'Eunuco Narsete, che a Belisario succede, dopo xvini,
anni di asprissima guerra è interamente [Aimon. de Gest. Francorum] la Sicilia
rimandolli. Avea Narsete vinto i Goti , ed eziandio gl’unni [Histor. Miscell. Aimon
. de Gest. Francor. Isidor. Hispal. Marius Aventic. Aimon. de Gestis Franc.
Procop. de bell. Gotb. Paul. Diac. Paul. Diac. Gregor. Turon. hist. Histor. Miscell.
Paul. Diac. Joan. Diac. Chron. excerpt. Cron. per Fredeg. Scholaft. Landul.
Sagac. additam. ad Miscell. pa hist. Miscell. Aimon.de Gest. Franc. Paul. Diac.
Sigebertus, alii. Joan. Diaz. Chron.] ivi ivi tra le onde del mare una colonna ritrovato
l'avesse collasta per cossa, ed avesse detto, fin qui saranno de’ Longobardi i
confini. Delle terre occupate da Longobardi in Italia se ne forma un Regno il
quale poscia ha alcuni re francesi, e dopo essi altri di diverse nazioni. È
l'Italia in tempo de’ Re Longobardi in II Principati solamente divisa, in
quello dei longobardi, ed in quello de Greci. Ma passato il Regno a Carlo Magno,
surse in quella bella parte del mondo il principato di Benevento, da cui non
molti anni dopo nacque quello di Salerno, e finalmente quello di Capua. Nel
tempo de’ quali Principati per le guerre, che arsero fra di loro furono in
trodotti nelle nostre parti i saraceni, i quali non però, comeche molte terre
avessero conquistate, a varii capitani ubbedirono, almeno pressodi noi non mai
e uno stato formarono. Ed i medesimi Principati di Benevento e di Salerno e di
Capua durarono finchè sono da Normanni che nella Puglia sonsi stabiliti,
interamente conquistati. Imperochè alcuni pellegrini di codesta nazione
ritornando dopo da terra Santa ov'erano andati per la fede a guerreggiare, ajutarono
il Principe di Salerno da’ saraceni assediato; e rimandati da costui a casa con
grandissimi doni, allettarono a venire nelle nostre Parti i Paesani loro, i
quali discesivi, ed ora al soldo del uno de’ nostri Principi, ora a quello dell'altro
rimanendo, alla fine s’istabilirono nel luogo che diceasi in Octaba, e la Città
d'Aversa ivi edificarono. Uno di loro, chiamato Rainolfo per capo, conte, o sia
console stabilendovi. Impresero i Greci in quel tempo di liberare la Sicilia da
saraceni che la tenea no per quasi II secoli sottoposta, ed è capo dell'esercito
greco Maniaco, il quale chiama a’ suoi soldi una parte de Normanni, che sono in
Aversa fermati, e costorovi andarono. Mi dopo qualche tempo disgustati della
sua avarizia, abbandonandolo se ne ritornarono a casa. La qual cosa avendo
conosciuto un certo Auduino a’ Gieci ribelle, propose a Rainulfo di mandare una
parte della sua gente in Puglia a torla al Greco Imperatore, che vi
signoreggiava ed a cosi fattari chiesta Rainulfo acconsentendo, un buon numero de’
suoi capitani e i mandovvi, i quali avendo di repente occupata Melfi città di
quella provincia, ed indi altre terre; fissarono in Melfi la sede loro e
diedero principi o ad un altro Principato, che continuoffi sotto i figliuoli di
Tancredi, Conte d’Altavilla, Gentil-uomo anche egli Normanno -- i quali in varii
tempi nelle no il suo Principato. Ma I Normanni, ch'eransi stabiliti in Melfiforto
i Figliuoli di Tancredi, di ben altre conquiste saziarono la loro ambizione.
Conquistarono tutte le terre, che i Greci aveano in quele nostre Parti. Tolsero
a’Saraceni la Sicilia ed a’ longobardi il Principato di Benevento e di Salerno,
e fino a'lo ro medesimi nazionali il Principato di Capua, siccome finalmente da
una gran parte del ducato di Spoleti i Re d'Italia discacciarono e di tutti
così fatti principati un regno essendosi formato in sul principio Regno di
Sicilia del Ducato di Puglia in didi Sicilia, e l'altro di Napoli è nominato.
Di tutte le cose qui sopra sommariamente esposte, la parte più intrigata ed
oscura è quella che vien compresa dalla SECONDA VENUTA de’ Longobardi in
ltalia, finchèle nostre Provincie da’ Normanni, stabiliti nella Puglia, inun
solcor po forono ridotte .xii )1 e stre parti poi vennero . In tanto I Successori
di Rainulfo aveano tolto a’Longobardi la Città di Capua, ed Puglia, e di
Calabria, e del Principato di Capua fi diske, ed in di in II Regni diviso, uno fu
detto di Trinacria alcuna volta ed pl , è detto, ed il quale per anni è de LONGOBARDI,
o fia d'Italia discese Carlo Signoreggiato. Ma verso da re di quella nazione il
re Desiderio ultimo re Longo in quella Provincia, ed avendo preso Magno, senza
mutarne la natura il Regno bardo, trasfere nella sua persona sopradetto che
Regno I va. [Paul. Diac. Paul Diacon. Supplem.
Longobar. varj Principati, i quali in così fatto spazio di tempo, siccome si è
veduto, te la natural forma diesse fide e a gran fatica, e molto dubbio sa
mente indovinare. De’ Principati che sursero nelle Provincie le quali ora
compongono il Regno di Napoli, in tempi così dubbiosi ed oscuri, io ho
deliberato di scrivere in una Tavola Cronologica i Principi , ed i più
ragguardevoli Officiali, gl’anni de loro Regni ed ufficii, e delle loro morti,
i loro matrimonii; e sommariamente i fatti, che quelli o sovrani od in alcuna maniera
dipendenti o tributarii posso dimostrare ei diritti delle loro signorie anno stabilito.
Ed oltre a 7 ciò dellistesi Principati una, per quanto io ho potuto esatta e particolare
Geografia. E nella Tavola Cronologica io hor accolto tutto ciò che da' varii
filosofi, o Sincroni, o quasi Sincroni, o molto antichi nella proposta materia
si legge scritto, e narrato, come che discordie gli no siano tra loro ramente
appariscano. Senza volerli corregere, ove avesli potuto, o concordare; di
esaminare ne’ loro cetti il vero, o a me medesimo in altro tempo, o a d’altrui,
che mi voglia in ciò precedere, riserbando. Contentandomi per orà di fornire
solamente secondi semi di un’esatta e diffusa storia delle nostra li cose me
Geografia non va ancora sotto il Torchio, in un foglio quella parte di essa ch'è
necessaria alla presente opera, esponere, e dimostrare ho voluto e dalla Tavola
dame scritta il titolo di SAGGIO ho apposto, conoscendo che in essa moltissime
altre cose essere potrebbono a diritta ragione, o d’altri, o da me stesso
pervenisse a' principi l'Impero in ciaseuno de' detti Principati; e quale fuffe
la natura degl’ufficii, a cui in essi il reggimento di Terre cra affidato,
presso il Popolo, o presso una parte di esso, o presso un solo uomo. Dice
Cicerone. “Respublica res est populi.” Cum bene, ac juste geritur, sive ab uno rege.
La seconda perchè suole essere degl’optimati: ARISTOCRAZIA. E l'ultima si
chiama “MONARCHIA,” osia REGNO, il qual nome non perde quantunque eomi, due, o
tre. Principi regnino in essa collegati, com'è avvenuta sovente tra Romani Imperadori
e quasi sempre tra Principi Longobardi, de quali noi descriviamo la Serie;
imperocchè una tal forma di stato essendo molto più distante dall'aristocrazia che
dalla monarchia dalla più vicina piuttosto che dalla più lontana, dee prender esenza
alcun fallo il suo nome. Ed oltre aciò quello ch'è stra-ordinario non dee caggionar
nell’arti divisione regolare. Nè codesti pochi principi costituiscono un collegio
legittimo, in cui ciascuno la sentenza della maggior parte dee seguitare. Ma
ognuno riguardo alla sua amministrazione libero senza alcun fallo rimane.
Scrive Ubero. Monarchiam esse Io note, e più oscure. Ed acciocchè il tutto con
chiarezza si abbia ad intendere, dappoichè la promessa. Quali siano le varie
forme di governo, ed i varj modi di acquistare i regni -- fursero in quella
felice parte del mondo, ora si aggrandirono, ora si diminuiropo, ora dalle potenze
maggiori furono interamente absorti, e quasi distrutti. Tal volta in essi si
viddero eliggersi i principi, tal volta si viddero in essi succedere a’ padri i
figliuoli nella signoria. Quei, che vi regnavano, furono soventi sia te uccisi,
ed i privati il loro luogo occupando, trasmisero a’ loro Posteri l'iniquamente acquistato
Impero. I BARBARI chiamati per difesa di alcuni sistabilirono per ruina di
tutti -- e desolazione. In fine la faccia dell'Italia divenne in que tempi assai
diversa da quello ch'è prima, e che è poi, e la sua Geografia non mai stabile osservossi,
e costante. Nè di tutti così varii, e moltiplici accidenti vi fu chi la storia
distintamente scrivesse. Ma da pochi e quali a frammenti quelli, e BARBARAMENTE
sono esposti, o piuttosto accennati. E le opere de’ filosofi di quei tempi da sin egli genti Copistifurono traseritte, che
spesse fia , > ) 9 > no . in un'altra Edizione, che sene facesse, aggiunte.
Ma prima di ogni altra cosa io ho reputato di far manifesto per quali ragioni di
codeste forme di regimenti con voci greche. La prima si dice “DEMO-CRAZIA”,
feve a paucis optimatibes, sive ab universo populo CICERONE, DE REPUBBLICA. Edit.
Venoye. Se unius imperium solo satis vocabuli argumento constat. Qicod tamen
ita præci Je captari nolim, rat quasi escumque plures in uno regno romini esostitere,
toties Reipublicæ formam mutaris tatuamus. Neque enim recte existimaturus videtur
qui in Romano imperia si quando plures OTTAVIANO fuere, PRINCIPATVM defiisse
contenderet. Cum enim longius ila societas imperantium ab ARISTO-CRATIA, quam a
monarchia distet, confentaneum est, ut ab ea specie, cui proxima est, appellatio
petatur. Ita Lacedemoniis II Reges fuerunt – DIA-ARCHIA --, id que Regnum
vocabatur nec non verum fuisset Regnum,fi potestas vere summa fuisset. Præter quod
extra ordinarius, atque ut ita loquar, accidentalis ile plurium concursus plerumque
habetur. Unde formas peculiares DYARCHIAS out TRI-ARCHIAS in Artem introducere nec congrueret,
neque expediret; tamet si fatendum monarchiæ vocabulum tunc elleminus commodum.
Accedit, quod isti Condomini, ut hivelbis similes a Germanis Jurisconfultis
appellantur, non constituant collegium, adeoque nec mus plurium sententiam
sequi compellatur. Nam ut hocjuris fit, opus est. parto, Condomini autem
Imperium Civitatis habent eodem jure, quo plures eandem remi fine tractatus Societatis
pro indiviso tenent. Quo casu notum est; quemque liberum Juc partis arbitrium,
nec reliqucrum consensui obnoxium, retinere la 28. ff. c o m m .divid. Altri
poi vi aggiungono IV altre forti d’imperi, cioè i III sopra-detti, quando sono corrotii,
ovvero ingiusti, ed il IV da’ due oda III già esposti insieme uniti. Ma
CICERONE stesso con diritta ragione afferma che ne’corrotti imperi la repubblica
non più esiste. Onde di ella non possono essere così fatti imperi. Cum vero in iustus
est Rex, quem tyrannum voca:aut injufti optimates, quorum consensus factio est.
Aut in justus ipse Populus cui nomen usitatum mullum reperio nisi ut etiam ipsum
“tyrannum” appellem. Non jam vitiosa, rola, dappoiche essa nulla alla mia
intenzione può giovare. Or, nella monarchia, o sia nel regno, abbia avuto egli
il suo principio dalla FORZA, o dal volere de cittadini, o dall'utile, o dalla paura
stimolari, abbiano questi la facoltà di stabilire solamente i regnanti, o di conferirle
anche l'impero. Aliter, dice Ubero, ediam etro instituunt, qui imperium
immediate a deo esse volunt. Hi negant, imperium ullo modo a voluntate populi
perdere, nec a civibus quicquam juris ad imperantes manare nec adeo causam monarchie,
aut ullius in civitate potestatis esse populum, quos inter Ziegle rus ad Grotium
Ethidictum P. Apostoliano bisali quoties adduetum, quod imperium sit humanæ
creationis, interpretantur, quod sit hominibus proprium, vel ratione cause
instrumentalis, quia per homines exercetur utuntur argumentis e sacris, de potestate
solvendi ligandi sacramenta administrandi, quce ministro ecclefice competit. Quem
ad modum igirur populus eligen dopaftorem non confert potestate millam nec conferre
potest, quia non habet eam ipse, nihil que agit, quamut personam eleectam potestatia
deo immediati proficiscenti applicet. Sic etiam populu, quando eligit regem,
non confert pote [Huber. de Jur. Civit. Gudling. De Jur. Nat. ac Gent.] omnino
nulla respublica est, quoniam non est res populi sed cum tyrannus eam factiove capesat.
Nec ipse populus iam opulus est, si sit in justus, quoniam nonest multitude juris
consensu et utilitatis communione sociata. E Bodino egregiamente dimostra che
il composto di alcuno o di tutte le suddette III forme d'impero non può una città,
o sia republica che tale sia secondo il fine che si è proposto, cio è la pace ed
il giusto, costituire. Onde Gudlingio ebbea dire. Talem rei publice speciem qui
appellant “mixtam”, ferendi quadantenus sunt. Si mixtum idem fonet atque
irregulare, della qual cosa io non faccio più pa. [Edit. Ven. C. edit. Francf.
an. Hobbes de CICERONE fragm. DE REPUBLICA. Bodino de Republ.] fta Cive. Bodino
de Republ. Hobbes de Civ. Huber. Edit. Francf.] statem imperandi, sed personam
electam producit eamque abhibet exercitio potestatis illia deo immediate conferendse
ego qualis, quanta in ordinee juse fe debeat. Necquo minus populus imperium
retineat, si id expedire judicet, deus intercesit. Multo minus quo parte mali quam
imperii reservaret, umquam prohibuit; quodde ministerio ecclesiæ institutoque
matrimonii nullo moda affirmare licet. Nel regno dico, a sia nella monarchia i principi
anno II sorti di diritti. L’una, che ne costituisce l'impero in mezzo a' Popoli
loro. L’altra, che determina il modo di averlo -- o sia per la quale il principe
regna, o l’impero pofliede che modo di acquistarlo si può anche direttamente
chiamare. Altera cautio est, dice Grozio, aliud efede requærere aliud ese modo
habendi, quod non in corporalibus tantum sed et in in corporalibus procedit (2)
Ed. Ubero:Poft Species Monarchie fequuntur modi,quibus. Regna acquiruntur. Hi
funt velordi narii, vel extra-ordinarii. Priores duo sunt electio, do successio
Extra-ordinarii per inde duo, matrimonium O jus belli. De jure belli o
matrimonio dié tum quod satis sit, in superioribus. De forte nihil quidem, sed
nec rarisime i nu fu est, aut pro electione fungitur; ut olim apud Per fasin
Dario H. Staspide. E Gudlingio. Id queri dignum, an per duret vita O anima civitatis
una, etiam fi vel electio obtineat, vel successio. Et putem id contingentibus
ad numerandum que unitatem nec efficient pror sus, nec tollunt. Scilicet electio
et successio per Jonas tangit, non autem modum regnandi definit, nec illum
impedit imperanti dominica in subjectos, tamquam in servos proprios potestas competit.
Appellatur etiam Dominatus. La qual forma di Regno se giudico, che mai si possa
ritrovare fra gl’uonini, salvo la teo-crazia, bene del suo popolo, e non già di
lui, dee ordinare le cose. Scrive Bodino. Rex est, qui summa potestate constitutus
naturæ legibus non minus obsequentem se præbet, quam sibi subditos, quorum
libertatem, ac rerum domini ac eque ac fucetuctur, fore confilit. Subditorum
libertatem, ac rerum dominationem. adjecimus -- ut Jus Soc., Gent. Huber. De Jur.
Civit. Gudling. de Jur. Nat. ac. Gent. Guiling, pergo Nat. Ac Gent. c. vel
collate. Nec sequitur, cedunt e populi elientis voluntate. Primeva succedere
videntur. Riguardando la prima di codeile II sorti di diritti ne procedono III
forme di reggimento, osiano: di monarchie una in cui il regnante de’ Corpi,
Beni de’ Cittadini dispoticamente dispone, e che perciò Erile o, o lia “barbarica”
vien nominata, scrivendo Ubero. Dominatus finitur, quod sit imperium, quo princeps
sibi subjectis ut pater familias servis imperat, omnium quetam quod ad o civilium
naturam maxime ab effectibus vesti mandammo, rerum moralium, cuius limites
excedere non licet imperii formam, et tenorem Si Deuscertam, electionem persone
fatemur ejus juris vim in fringerenon populis, præscripserit potest auferre jus
ligandi e Solvendi suispa pole, quam cætus fidelium invito adimere potest. Sed
hoc de magis uxor viro principatum domus storibus aut non legimus esse determinatum.
Hatenus quidem de imperio civitatis a deo, cui omnis anima debeat bere aliquem
ese ordinem imperandi, atque parendi ef ita ex cestise subiecto non tamen res quam
corpora dominus existens, actiones publicas ad suam præcipue utilitatem dirigit.
Ed Arrigo Koehlero: Imperium dominicum seu despoticum dicitur osia governo di dio.
E l’altra delle suddette forme di monarchia è quella, nella quale il Principe
pel [Grot. De Jur. bell. Ac pac. Huber. de Jur. Civit.] tum promover. Imo successi
opere nec mul ab antecedente electione pendet. Unde qui luc o de' in quo nec sequitur,
ita pergit Zieglerus, homines ab initio Sponte adanéti in s ocietatem civilem
coierunt ex hoc ortum habet potestas civilis. Ergo talis potestas origine est humana.
Sic enim per indeliceret argumentari. Adam et Evas ponte adducticcierunt in matrimonium.
Ergo matrimonium institutione NON est divinum. Huber. De Jur. Civit. Heinr.
Toebl. Jus Soc., ut Regis, ac Domini distinctionem certam adhiberemus. Ed essa
dicesi civile – leggendosi in Ubero. Nobis
igitur plures monarchie species non sunt considerande, quam hee duce, Regnum, &
Dominatus, five Imperium, ut ARISTOTELE DAL LIZIO loquitier, außacidendo, aut
Baplaponèv. Regnum verum et plenum est, ubi princeps habet summam, liberam potestatem
faciendi in civitate quod ere a petita.,
qui ed appresso. Ex his tertia resultat differentia, a fine diverso
ristabiliti, est utilitas regnantis. Quae nec ipsa tamen absque commodo subjectorum
potest custodiri. Ex his relique differentie, inter dominum, &. Reczorem, servos
ac cives, de quibus Claudius ad Meherdatem apud Tacitum [TACITO (si veda) Annal.
quæque similia per se intelliguntur. Ed anche comune; Scrive Kochlero: Imperium
civile est jus præscribendi ea, quæ ad commune civitatis bonum promovendum
faciunt. Eiusmodi imperium civile dicitur commune ad amplificationem boni
civitatis communis tendat. E la terza delle II sopra-dette forme composta che mista
vien detta. Scrivendo Grozio. Quisibi singulos subjicere potest servitute
personali, nihil mirum est f li i d o universos sive ili Civitas fuerunt, sive Civitatis
pars, subjicere sibi potest subjectione sive mere civili, sive mere herili, suve
MIXTA. Riguardando poi la seconda forte degl’esposti diritti sorgono III altre
forme di nellaquale il principe regna per elezione del suo popolo forma dicesi
ELETTIVA. La II, in cui il principe riceve l’impero per legge generale dello
stesso suo popolo o per CONSUETUDINE da questo ricevuta, per trasmetterlo poi a
colui, che dalla medesima legge, viene stabilito; sia egli il primogenito del
preterito regnante, o calui, che glinacque nel regno. Sia egli il FIGLIUOLO
LEGITTIMO del PRINCIPE; ossia, il NATURALE, maschio, della stessa sua famiglia
o dell'altrui; favorisca finalmente quella legge ipiù vecchi della Prosapia , o
la linea del primo nato, la qual forma di regno da tutti sichia ma SUCCESSIVA, ed
a molti una specie della prima, cio è una diversa sorte d’ELEZIONE essere si crede.
Dappoichè scrive Ubero: Plane, origine cujufqueci vitatis inspecta, nullum non regnum
ex voluntate populiortum, fuit electivum. Sed diversitas est in Regno Civili
ordinaliter utilitas subjectorum. Quamquam illa fine commodo imperantium
obtineri non potest. In Dominatu originalis Scopus Impe una parte di esso ma
pel tempo della sua vita solamente. Venga co tale ELEZIONE, fatta o espressamente,
o per via di sorte, o di deputati. E codesta electionis et successionis deincep
sorta est, cum quædam ex imperiis ita funt delata principibus, ut identidem fedes
vacua per electionem repleretur. Quædam it aut successio secundum ordinem
certum propinqui sanguinis ab uno in alium devolveretur, ex prescripto Legis. Hanc
quidem vocant electionis speciem. Quo modo Althusius in Polit. qui negant, ullum
dari imperiumjure familie hereditarium, sed totum a populo dependens, quod G'
in Anglia multi opinantur. Si dicerent, successione mele nihil, quamele &tionis
primevæ continuationem, nihil errarent. Atfijus Imperiinum quam a populis alienari
velint, resreditad STATUM [STATO] disputationis supra aliquotie speractze. Qua per
electionem, ipsum jus Imperii independenter alienari posse probavimus, ad vitam,
vel etiam pro heredi bus. Quie tunc est successio, non amplius a primis
eligentibus dependens, sed familie propria, per actum alienationis. Gudlingio: Id quæri dignum, an perduret vita
in anima civitatis una, etiam sive lelečžic obtineat, vel successio. Bodin. De Republ.
Grot. De jur. bell. ac. pac. Regni. La
prima, 3 Huber. De jur. Civit., Koehler, de Jur. Soc. Gent.Spe-o sia di princ:
de jur. Nat. ac Gent. Huber. de jur. Civit. Gudlingio, communi videbitur, Salva tamen civium
libertate, proprietate rerum cim.V. de Imp. Civ. cum Et xvii et putem id
contingentibus ad numerandunt, quæ unitatem nec efficiunt prorsus, nectollunt. Scilicet
eleftin, o luccelio personas tangit non autem modum regnandi definit, nec illum
impedit, nec multum promovet ; imo fuccessio pene ab suo. Antecessore , ed ha l’arbitrio
di lasciarlo a chi più gli piaccia, come della sua eredità privata fare ei
potrebbe. E così fatti Regni diconfi EREDITARII. In tutte codeste cinque forme di
regni sono comprese, siccome sarebbe agevole il dimostrare, tutte le
differenze, che de' supremi Imperi delle monarchie si sogliono fare. Ele quali
Ubero per modo di quistioni propone: Junt qui ex alisquo querebus differentiam
fu m m e potestatis colligunt. Primo enim sotto posti. Ma quando vennero in Italia
vi fondarono il regno, che è detto de Longobardi, osia dell'ITALIA e dil quale,
e sotto i re loro, e sotto i re francesi, edi altre nazioni finchè dura è sempre ELETTIVO. Che EREDITARIO è il Principato
di Benevento. Che fimile a lui è il Principato di Salerno. Che non diverso da essi
in tal cosa il Principato di Capua esser si vidde. Ma da poichè il più delle volte
difficil cosa è il determinare daloro principii espo fie forme de sopradetti principati.
Quindi è, che ne conviene sovente immitare
i più saggi investigatori del vero nelle produzioni della natura : iquali non
potendo vedere le occulte caggioni di essa, da’ continui, e costanti effetti
loro, quando esterna violenza non li disturbi, sicuramente le deducono. Scrive Newton
tra quelli filosofi senza alcunfallo il più famoso. Ideo que EFFECTUUM NATURALIUM
EIUSDEM GENERIS E ÆDEM SUNT CAUSÆ. Uti respirationis in homine doo in bestia. Descensus
Lapidum in Europa in qualitates corporum, que intendi o remitti o nequeunt,
queque corporibus omnibres competunt , in quibus experimenta instituere Ticet
nun, a sibi semper consona. Extensio corporum non nisi per sensus innotescit,
nec in omnibus sentitur. Sed quia sensibilibus omnibus competit, de universis
affirmatur. Corpora plura dura este experimur; Oritur autem durities totius a
duritie par tium, et in de non horum tantum corporum quæ fentiuntur, sed aliorum
etiam omnium particulas indivisas es se duras merito concludimus. Corpora omnia
impe netrabilia es se non ratione; sed sensu colligimus. Que tractamus
impenetrabilia; Lucis in igne culinari do in sole; reflexionis lucis in ter
America ra in Planetis inveniuntur, in deo oncliedimus IMPENETRABILITATEM efe proprietatem
corporum universorum. Corpora omniam obilia efle et viribus quibusdam, quas viresiner
tiæ vocamus, perseverare inmotu, velquiete, ex hifce corporum visorum
proprietatibus colligimus. Extenso, Durities, IMPENETRABILITAS, Mobilitas,&
Vis [Gudling., de jur.Nat., ac Gent.; Huber. De jur. Civit. antecedente
electione pendet; unde qui succedunt, e populi eligentis voluntatepri meva succedere
videntur. E finalmente la terza nella quale il principe possiede il regno per
volere del git [Or dichiarari nella maniera sopradetta l'esposte cose io dico che
i lombardi sono inprima nella Pannonia ad un Regno EREDITARIO vel plu , pro qualitatibus
corporum universorum habende sunt TES CORPORUM NONNISI. Nam QUALIT A PER
EXPERIMENT AINNOTESCUNT OQUE GENERALES STATUENDÆ, IDE MENTIS GENERALITER SUNT
QUOTQUOT CUMEXPERI. possunt QUADRANT. De quemimi non possunt auferri. Certe
contra experimentorum tenorem fomnia non funt , nec a Nature analogia
recedendum temere confingendo est, cum ea simplex esse soleato, qua forma
Reipublice Civitas gubernetur, Monarchia tant plurium dispoticum, an Civile regnum
Patrimorium imperio. Et in Monarchia , sit ne Populo volente an invitofit
conftitutum . Eligantur, niale, anquasi fructuarium, an perpetua sit potestas. Non
an successionegaudeant imperantes.Temporalis Imperii variarivi parvitate vel
magnitudine civitatum jus jummi nullis quoque Species hominum judicia sæpe
perstrin fum. Denique, nominum titulorumque interesse pu iner inertie totius,
oritur ab extensione , duritie , impenetrabilitate viribus inertice partium:
inde concludimus omnes omnium corporumpartes minimas extendi, et durasele, o
impenetrabiles et mobiles viribus inertice præditas. E nella festa maniera scrive
Ubero, che s'abbiada giudicare nelle cose morali, e civili. Sed ego ita existi morerum
moralinm, civilium NATURAM maxime ab effectibus cefti mandam. Perchè quando non
ne è conceduto di avere documento dell'istituzione delle repubbliche, osia de'Principati,
di cui ragioniamo. Da quello, che si è veduto sempre accadere in essi, quando
estraneecaggioni l'ordine naturale non abbiano sconvolto, l'istituzioni
suddette possiamo dirittamente argomentare. Egli è vero non però, che non di
leggieri gl' Imperi Ereditari da Successori con regola cosi fatta si possono
distinguere, imperocchè io alcuna forte di regni successivi all' ultimo
Regnante succedono i figliuoli, od i più stretti Congionti ; E lo stesso
avvienene Regni Ereditarjquandocoluisenza Testamento, o senza nomina real. cuno
Estraneo Erede lascia di vivere la vita. Più folto bujo quellume fidee prendere,
che si può, comechè picciolo, ed incerto egli e. Il Regno de’ Longobardi fu
prima Successivo, a Ereditario, ed che, usciti dalla Scandinavia, provincia detta
VAGINA GENTIUM, abitarono di qua dal Danubio ed I quali WINILI erano chiamati furono
poscia detti LOMBARDI, o dalle finte o dalle vere LUNGHE loro BARBE, ovvero ,
secondo scrive Guntero, che altri affermino da’ popoli della Sassonia detti
Bardi. Furono costoro inprimada Duchi eposcia da Refignoreggiati; ed il regno
loro finchè rimasero nel loro paese, e sempre ereditario, ovvero successivo. Newton,
Philus. Natur.princ.Ma Gregor. Turon. Excerp. Chron. ex Reg Fredeg. Schol. hist.
Miscell. Paul. Diac. de Gefie Langob.. Gunt. mobilitate, 9 appreso elettivo non potendosi
che LA NATURALE INCHINAZIONE DEL SANGUE a figliuoli ed a Cogionti, gli Estran gli
abbia permesso diante porre. Scrivendo GROZIO: Succeflio ab intefiato, de qua agimus,
nihil aliud est, quam tacitum testamentum ex voluntatis conjectura. Quintilianus
pater in declamatione: Proximum locum a testamentis habent propinqui: et ita, si
intestatus qui sacfine liberis decefferit. Non quoniam utique jufium fit, ad hos
per venire bona de functorum. Sed quoniam reliéta et velutin medio posita nulli
propius videntur contingere. Quod de bonis noviter quæsitis diximusex NATURALITER
proximis deferri , idem locum habebit in bonis paternis avitisque, finecipsiaquibusvenerunt,
nec eorum liberi extent ita ut gratie Philuf. edit. Ami. Paulo Diac. De Gest. Langob.,
istelod. Huber., de jur. Civ., Reginon. Chron. inprinc. de RegnoWi., Grot. De jur.
bell. Ac pac. nilorum. Constant. Porphyrog. De Themat. Gregor.Turon.Excerp.Chron.exc
Otto Frifingens. De Geft. Friderici Impe credere De Popoli Q. Agle relatiólocum noninveniat. Ondeda Equali essettinonsi
possono argomentare diverse cagioni. Ma nel. Grice: “This conceptual analysis
of the noble is complicated – noble is the male who merits recognition from his
community.” Nono duca di Laurino. Troiano Spinelli, duca di Aquara e di
Laurino. Troiano Spinelli di Laurino. Spinelli di Laurino. Laurino. Keywords:
implicatura, analisi geometrico della’economia razionale, Broggio, lombardia,
lombarda, lunga barba. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Laurino” – The Swimming-Pool Library.


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