Grice
e Lecaldano: l’implicatura conversazionale della traspatia – l’impassibile di
Cicerone -- filosofia italiana – Luigi Speranza
(Treviso). Filosofo italiano. Grice: “Lecaldano is interested in altruism as
the basis for morality; I’m interested in morality as the basis for altruism;
he ain’t Kantian; I am!” -- Grice: “I love Lecaldano; perhaps because he is an
Italian, he focused on Scots! His analyses of Smith and Hume on ‘sympathy’ is
‘simpatico,’ as the Italians say.” Grice: “Lecaldano engages in the kind of
linguistic botanising I do when I reflect on ‘cooperation’ versus ‘benevolence’
versus ‘empathy’ versus ‘sympathy’ versus ‘compassion.’ Unlike Lecaldano, I end
up with a rationality-based account of cooperativeness – or rather a narrowing
of ‘co-operation’ to ‘rational co-operation’ – there are others!” Si laurea a
Roma, insegna a Siena e Roma. Fonda La Società Italiana di Filosofia Analitica
(“to keep us apart from non-analytics like Plato!”). Membro della Società Filosofica
Italiana. Le riflessioni di L. spaziano dalla storia della filosofia morale
sino alle discussioni contemporanee sulla bioetica. Avvalendosi anche del
rigore concettuale della filosofia analitica, indirizza la sua ricerca alla
ricostruzione storiografica della morale anglosassone dal XVII al XIX secolo,
con particolare riferimento ai filosofi scozzesi (David Hume, Adam Smith). Ha
inoltre indagato criticamente i problemi della metaetica. In bioetica, L. si
prefigge l'obiettivo di una chiarificazione delle implicazioni morali legate
alle bio-tecnologie, che sfocia in una prospettiva laica per la pacifica
gestione del conflitto morale che le "tecnologie della vita" hanno
prodotto. Saggi: “Le analisi del linguaggio morale – “Buono" e
"dovere" (Roma, Ateneo), “La fallacia naturalista” (Roma, Laterza); “La
lume della ragione, gl’iluminati”” (Torino, Loescher), “Lo scetticismo” (Roma, Laterza);
“Etica, Torino, POMBA); “Bio-etica: la scelta morale” (Roma, Laterza); “La
morale” (Gaeta, Bibliotheca); “Dizionario di bio-etica” (Roma, Laterza); “Un'etica
secolare – senza Dio” (Roma, Laterza); “Prima lezione di Filosofia Morale” (Roma,
Laterza); “Simpatia, impassibile” (Milano, Cortina); “Senza Dio – gl’atei
romani” (Bologna, Mulino); -- la religione officiale in Roma antica – “Sul
senso della vita, Bologna, Mulino); “Bioetica Comitato Nazionale per la
Bioetica Biotecnologie); “La bioetica. Il punto di vista morale di L. sulla
nascita, la cura e la morte di Corchia. Riflessioni di L. sul Senso della Vita
In Riflessioni. I significati di simpatia tra conversazione comune e
letteratura “La molteplicità di usi di simpatia” È possibile
riconoscere diversi significati nel termine simpatia che di solito è
accompagnato da un significato positivo, anche se in realtà è possibile
estendere il suo significato fino a usarlo con connotazione negativa. Nel
dizionario troviamo distinte 13 accezioni del termine, dall’attrazione
sentimentale alla condivisione di un atteggiamento o posizione politica. Come
notava Hume nel XVIII secolo, è molto difficile parlare delle operazioni
della nostra mente in termini del tutto esatti, perché il linguaggio
comune raramente fa delle sottili distinzioni. Il termine simpatia viene
compreso dalla gran parte delle persone, ma paga la sua ampia diffusione
con l'indeterminazione che ad esso si accompagna. E enorme
l'utilizzazione che ha avuto la simpatia, sia in forma implicita che
esplicita. Lynn Hunt suggerisce che la nozione di simpatia sia la prosecuzione
di quella che nei testi illuministi viene analizzata come simpatia; Hunt,
poi, privilegia la simpatia assimilata alla compassione. Già nel
diciottesimo secolo Rousseau, assimilando la simpatia e la compassione,
la considerava una forma di pietà suscitata solo da pene e dolori. Mentre
Hume e Smith la consideravano come la capacità, più sviluppata negli uomini
che negli animali, di partecipare attivamente alle condizioni altrui, sia
dolorose che gioiose. E’ illuminante la tesi di Hunt secondo cui il
rafforzarsi della simpatia fra gli esseri umani nella cultura europea (reso
possibile dai romanzi) portò a riconoscere l'eguaglianza di molti esseri
umani che fino a quel momento erano stati emarginati. Molti romanzi in
secoli successivi accesero le emozioni e la partecipazione simpatetica
del pubblico.Verosimilmente anche molta della forza espressiva del cinema
può essere identificata nella capacità di quest'arte di rendere conto, con le
sue tecniche, degli stati d'animo e della trasformazione delle emozioni
dei personaggi. (discorso su Kundera) “Un percorso di approfondimento”
Lo sforzo di conoscere il funzionamento della simpatia si connette con la
questione relativa a quanto la simpatia si debba ritenere essenziale per
la genesi della pratica morale diffusa tra gli esseri umani. Cercheremo
di capire se la simpatia sia necessaria o meno per la moralità ed esporremo
le argomentazioni pro e contro questa tesi. Fermo restando che la
simpatia può essere considerata necessaria per la nostra vita etica, ma
non sufficiente. Simpatia può riferirsi a un'attitudine conoscitiva
tramite la quale riusciamo a cogliere le condizioni mentali altrui, oppure a
una reazione affettiva ed emotiva nei confronti dei sentimenti altrui.
Concordando con Stueber, andremo verso la simpatia intesa come
preoccupazione per le altre persone e le loro menti. Vi sono due criteri in
base ai quali individuare tipi diversi di simpatia: Da una parte
quello che considera la simpatia come un'operazione mentale semplice e
istintiva, un contagio emozionale automatico; 2. Dall'altra quello
che considera la simpatia come un processo psicologico più complicato e
che comporta un minimo di riflessione. L'impostazione adeguata è
quella che non confonde i due livelli di simpatia e non semplifica le
cose, presentando una concezione riduttiva. Insisteremo inoltre sulla
connessione tra simpatia e la pratica non solo della moralità, ma della
giustizia, della politica, così come sulla sua incidenza nelle forme di
civilizzazione. Prenderemo le distanze dall'esportazione della simpatia sul
piano normativo che vede in essa ciò che è necessario e sufficiente per
la costruzione di una moralità umana. La nozione di simpatia ha una lunga
tradizione nella storia della filosofia. La prima importante nozione di
simpatia è quella che le riconosce una forza cosmica che tiene insieme tutte le
cose del mondo. Nella cultura classica greca e latina, la simpatia
utilizzata per richiamare una connessione armonica che unisce fra loro
esseri umani e realtà naturali. Inoltre, la nozione di simpatia nella
filosofia antica viene usata per richiamare un processo che si sviluppa nel
mondo fisico e solo secondariamente in quello umano, infatti gli stoici
si riferiscono ad una simpatia universale per indicare l'affinità
oggettiva esistente fra tutte le cose. Gli stoici sono importanti per
l'influenza che ebbero sui moderni interessati alla simpatia come Hume e
Smith. In Plotino troviamo un'immagine che verrà ripresa da Hume. Questo
concetto naturalistico della simpatia è il fondamento della magia e verrà
ripreso dai maghi del Rinascimento. Nella cultura antica la simpatia ha
un'estensione prevalentemente cosmologica e ontologica, identificandosi con un fenomeno
universale e con la forza che tiene insieme tutte le cose in una relazione
automatica. Fin dall'antichità, quindi, la simpatia ha un'accezione
positiva. Prima del passaggio alla modernità c'è un'importante
innovazione nell'uso della simpatia ad opera di Francesco d'Assisi, che nel
“Cantico delle creature” chiama suoi fratelli e sorelle, animali, piante,
ma anche il sole, la luna, l'acqua e il fuoco. Questo atteggiamento è
“empatia” (oriente e Schopenhauer) “Una relazione attiva fra due
poli” La simpatia conquista il suo posto come forza dinamica della natura
umana. Critica a Hobbes che negava qualsiasi presenza di empatia
nell'uomo, visto come essenzialmente egoista. Significativi qui sono
Shaftesbury e Hutchenson che però, pur riconoscendo agli esseri umani un
grado di apertura affettiva l'uno verso l'altro non ne avevano realizzato
quella completa soggettivizzazione che troviamo in Hume e Smith.
Shaftesbury, infatti, con l'impostazione platonizzante tende a considerare
la simpatia come una trama che si estende al di là del mondo umano,
creando armonia fra vite umane ed ordine universale. Hutchenson, invece,
preferisce il termine simpatia quello di “senso pubblico”, facendo
riferimento ad un contagio emotivo. Hume contesterà ad Hutchenson una
trattazione della simpatia erronea perché incapace di cogliere il suo
collegamento con l'immaginazione e la riflessione. Ciò non toglie che le
analisi di Hutchenson siano tornate attuali. Troviamo la trattazione
più approfondita dell'idea di simpatia e si può individuare nelle analisi
di Hume e Smith due diverse concezioni che influenzeranno molti
pensatori. Hume e Smith concordano nel considerare la simpatia solo come
un dato della natura della psicologia umana e non una forza cosmica. Per Hume
la simpatia è un principio psicologico che permette la comunicazione e la
partecipazione fra gli esseri umani; per Smith è altresì un principio psicologico,
ma tende a distinguere fra ciò che possiamo approvare e ciò che dobbiamo
disapprovare. Queste diversità tra i due autori incidono sulla connessione fra
simpatia e moralità: Smith la concepisce come necessaria e sufficiente,
Hume solo necessaria ma non sufficiente. Hume dedica alla simpatia molte
analisi nel “Trattato sulla natura umana”, in cui troviamo una linea
interpretativa ben riconoscibile che sarà illuminante. La simpatia viene
considerata da Hume un principio costitutivo della vita umana ed egli
fissa due punti fondamentali. La simpatia non riguarda le relazioni fra cose o
oggetti, ma solo quelle fra esseri umani, nonostante coinvolga anche
relazioni con gli animali e tra loro stessi; Nella natura umana esiste
una gran tendenza a prestare agli oggetti esterni le stesse emozioni che
osserviamo in noi stessi -- tendenza che si manifesta nei bambini, nei poeti e
nei filosofi. L'estensione della simpatia anche al rapporto tra uomini e
animali ed alla condotta di questi ultimi, è evidente che la simpatia si
manifesta anche negl’animali suscitando le stesse emozioni provocate
nella nostra specie. Hume distingue due livelli di simpatia: quella
istintiva e automatica presente fin dall' infanzia, riscontrabile anche
negli animali e quella che opera in modo indiretto, ricorrendo
all'immaginazione riflessiva e non immediata che genera i sentimenti morali. A
quest'ultima forma di simpatia può essere ricondotto la trattazione della
questione sul coincidere tra morale e simpatia. Hume offre una lunga
analisi per spiegare che la simpatia non è in grado di rendere conto
della distinzione che facciamo tra virtù e vizio. Nella teoria dei
sentimenti morali, Smith presenta una concezione della simpatia
alternativa a quella di Hume. Infatti, a Smith non interessa la simpatia
come contagio emozionale, ma anzi la identifica come una specie di
emozione che si prova quando si concorda con le emozioni e passioni
altrui. Provare simpatia per qualcuno significa provare piacere su nel
condividere emotivamente la risposta che l'altro dà alla situazione. In
Smith, approvare moralmente una condotta significa simpatizzare con essa.
Per Smith la simpatia si presenta come uno stato complesso e articolato: vi è
un primo stadio che è la capacità di ricostruire la passione e condotta
dell'altro, o spiacevole se comporta sofferenza o piacevole se provoca
gioia; un secondo stadio dato dall'approvazione o disapprovazione che si
dà della condotta altrui; infine, uno stadio in cui si troverà un piacere
simpatetico, se le nostre approvazioni concordano e un dispiacere se
discordano. Considerando la simpatia come approvazione, Smith cattura una
nozione più determinata di quella generica analizzata da Hume, ma molto
più aperta per ciò che riguarda il ruolo che gioca in essa l'immaginazione. La
simpatia come approvazione morale in Smith si allarga ad includere in
ogni relazione simpatetica l'intervento di uno spettatore immaginario
capace di far valere le esigenze di una più completa ricerca delle
informazioni rilevanti. Concezione diversa la possiamo trovare in Rousseau, il
quale si riferisce alla simpatia col ter. Grice: “While his research on
sympathy is erudite, he shows little sympathy! As far as his philosophy of
laicity (an Italian obsession) is concerned, he forgets for Romans religio WAS
a matter of state – those who did not submit were thrown to the lions!” –
Grice: “Lecaldano fails to recognize, but then he would, being a
post-Lateran-pact traumatized Italian – that not only religion was for the
romans in the ‘eta antica’ a matter of state, but that the STATE was a matter
of religion. This was well perceived by that branch of fascism who culticated
the ‘paganismo’ which is a misnomer and only applies to the birth of Christ! I
would hardly say a Roman in ‘eta antica’ saw himself as ‘ethnic, ‘ethnicus,
ennico, a pagan, or heathen!” Eugenio
Lecaldano. Keywords: simpatia, simpatico, antipatico, compassione, compassivo,
empatia, impassibile, transpatia, patia, patico, il patico, diapatia.
Psi-transmission. Grice: “Scheler uses ‘transpathy,’ but then he would use
anything!” filosofi italiani della simpatia, croce, l’intersoggetivo, simpatia
ed amore, empatia, impassibile, im- negative, im- enfatico – teorie della
simpatia morale in Italia --. Lecaldano. Keywords: illuminati e illuministi --.
Refs.: transpatia, dia-pathia, trans-passione – trans-passio. Luigi Speranza,
“Grice e Lecaldano” – The Swimming-Pool Library.


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