Grice ed Enzo: l'implicatura conversazionale dell’uomo – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Burano). Filosofo. Grice: “I like Enzo; for one, his “Ubi
es?” is a classic – only in Italy they take the Bible so seriously – “Ubi es”
can be interpreted literally – sans implicature. And that’s what Enzo does.”.
Figlio di Alessandro, vetraio a Murano, un mestiere estremamente usurante,
morirà appena cinquantenne. Uomo concreto e critico nella sua essenziale
bontà. La madre, Flaminia Vio, è una
bravissima maestra merlettaia. Da lei apprende il rigore e lo spirito di
rispetto verso l'istituzione. È lei, una cattolica laica, che vive al servizio
della Chiesa, ad accompagnarlo dalle
suore perché serva come chierichetto alla prima Messa. È lei che accoglie la
proposta del parroco di mandarelo in seminario a Venezia per permettergli di
continuare gli studi, ma preferisce ritardarne l'entrata e chiede alla nipote
di ospitare a Venezia il cugino che posse così frequentare i primi anni come
esterno. Negli anni di studio ginnasiale, si imbatte per la seconda volta nella lettura
della Bibbia. Il primo contatto era stato quando, aveva deciso di leggere ai
fratelli, nella traduzione di Martini, una vecchia Bibbia trovata in casa, per
accompagnarli al sonno. Il contatto è più corposo e sistematico, ma come la
lettura lo entusiasma e nello stesso tempo lo delude, intuisce infatti la
mancanza di adeguate conoscenze e strumenti concettuali per poter penetrare
pienamente il messaggio biblico. Ha la stessa reazione anche quando, finito il
liceo, sceglie gli studi, dove la lettura della Bibbia è seria e critica, ma
rimane, per importanza, sempre la seconda o la terza materia dopo la dogmatica
e la morale. Viene mandato a fare cura pastorale come vicario cooperatore a
Caorle, dove accoglie 350 alluvionati del Polesine. Qui, meta preferita di
turisti tedeschi, studia da auto-didatta la lingua tedesca per meglio servire
la Chiesa. Viene trasferito con lo stesso incarico nella vicina frazioncina di
Ca' Cotoni per divergenze con il parroco di Caorle e nella popolare parrocchia
di S. Giuseppe di Castello a Venezia. Aveva conosciuto questa comunità quando
vi era stato per una stazione quaresimale con il patriarca Piazza e
l'accoglienza ostile degli operai verso una personalità vista come filo0fascista
aveva reso necessaria la scorta della polizia. A S. Giuseppe di Castello compera
un appartamento, indebitandosi, per fare patronato con doposcuola tutti i
pomeriggi sino alle 20, e a sera gli incontri con i ragazzi più grandi. Insegna
al Lido e poi nella vicina "P.F.Calvi", organizzando anche uno
spettacolo per un concorso al teatro "Goldoni". Il vicario generale Gottardi,
dopo essersi consultato con monsignore Capovilla, segretario del cardinale Roncalli,
gli comunica che andrà a studiare a Roma. Gottardi era stato suo insegnante di
teologia e scienze bibliche in seminario e aveva conosciuto il suo profondo
interesse per gli studi biblici, ne aveva poi apprezzato il saggio, “La
'Giustificazione' nella Lettera ai Romani” in cui analizza le varie
interpretazioni bibliche in maniera dia-cronica risalendo sino alle tradizioni
patristiche. Le due omelie di Carlo a S. Giuseppe di Castello ascoltate dallo
stesso vicario generale avevano poi confermato quella scelta. A Roma è ospite presso il Pontificio Collegio
Nepomuceno in via Concordia ed è lì che lo viene a prelevare Capovilla per una
visita guidata alla città, alla vigilia del Conclave da cui uscirà papa Roncalli.
A fargli da cicerone è proprio il futuro papa Giovanni XXIII e le bellezze
della città illustrate da una guida tanto preziosa assieme al paterno congedo
di Capovilla costituiranno il ricordo più bello della sua vita. Consegue la
Licenza con una tesi su "I Carismi" e contemporaneamente i corsi in
scienze bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico, dove perfeziona lo
studio dell'ebraico già iniziato in seminario, ma soprattutto ha l'incontro,
decisivo per i suoi studi, con il grande biblista Schoekel. Segue i corsi del
quinto anno che gli avrebbero permesso di redigere il saggio su "Grazia e
benevolenza" per la laurea, tesi che non può però portare a termine perché
torna a Venezia, chiamato da Urbani a svolgere la funzione di vicerettore del
Seminario Patriarcale, nel burrascoso periodo tra il rettorato di Vecchi e Villa.
Da vicerettore del seminario insegna anche scienze bibliche, diviene in seguito
pro-rettore, sino a quando chiede di essere sollevato dall'incarico per poter
assistere la madre paralizzata ed è quindi ascritto alla parrocchia di S. Zaccaria,
dove abiterà con la madre. Qui si fa promotore dell'allestimento e della
conduzione di un teatro, dell'organizzazione del cinema per ragazzi, del
cineforum, dell'istituzione della biblioteca, mentre cura anche l'esecuzione di
opere di risanamento e ristrutturazione di tutti gli ambienti frequentati dai ragazzi.
Continua ad insegnare in seminario, e dal rettore viene mandato nel
Benedektiner Kloster di Metten a Degendorf (Germania) per preparare alla
maturità i seminaristi che studiano la lingua italiana. Compensa l'esiguo
stipendio con l'insegnamento nella scuola pubblica, come il liceo classico
"M. Polo", dove matura la sua sottoscrizione delle tesi del "Manifesto".
Viene nominato patriarca di Venezia Luciani e pochi giorni dopo il suo
insediamento emerge il suo diverso sentire con Enzo, che, nella mensile lezione
culturale al clero, trattando il tema della "Consumatio saeculi" o
secolarizzazione nella Bibbia, provoca una dura reazione del presule. Dà le
dimissioni dall'insegnamento in seminario, dapprima ritirate, perché lui, che da tempo nella santa messa
pratica l'omelia dialogata, non si sente in consonanza con le direttive
indicategli. Sino a questo momento i patriarchi veneziani che avevano conosciuto
Carlo, Piazza, Agostini, Roncalli ed Urbani, gli avevano dimostrato la loro
stima. Proprio Urbani aveva chiesto ad Enzo un commentario al Vangelo di Marco.
Sin dagli inizi, accompagna la vita sacerdotale di Carlo una costante e intensa
cura pastorale, rivolta sia ai ragazzi che agli adulti, e non solo nelle sue
sedi parrocchiali. Più che trentennale è a questo proposito la collaborazione
che gli chiede Marangoni nella parrocchia di Marghera, nel quartiere Cita, nei
difficili anni Settanta e, dagli anni Ottanta, a San Giacomo dell'Orio a
Venezia, a testimoniare la stima e l'affetto maturati dagli anni del seminario.
Si laurea a Venezia con “Alle origini dell'utopia messianica. Insegna a
Venezia, Oriago, Mestre e Giudecca. Va in pensione dall'insegnamento. Tiene a Venezia dei cicli di seminari di
esegesi biblica nell'ambito dei corsi tenuti dal prof. Arnaldo Petterlini, da
Madera, e allo IUAV di Venezia seminari di antropologia biblica ed esegesi
invitato da Rizzi. Sudia filosofia scolastica, propedeutica alla teologia. Nel
manuale di Calcagno, "Elementa philosophiae scolasticae" trova il
capitolo dedicato alla filosofia immanentistica, che considera Dio la natura o
non considera affatto Dio e considera solo la natura. Lo colpisce Spinoza per
la sua vita nascosta, dimessa, umile, scriveva infatti solo per gli amici. Ne
legge l"Ethica more geometrico", commentata da G. Gentile, più facile
a reperire perché considerata meno sospetta del "Tractatus theologicus politicus"
che studia in seguito, dedicando particolare attenzione al capitolo "De
interpretatione". Spinoza afferma che la Bibbia va letta e interpretata con
la Bibbia, era quanto Enzo aveva intuito sin da ragazzo, ma aveva abbandonato
quella strada in seminario dove si praticava il metodo storico-critico. A Roma,
il Nuovo Testamento viene studiato ed interpretato secondo il metodo della
storia delle forme che applica al testo biblico le regole dello scrivere
greco-latino, mentre per il Vecchio Testamento si segue la teoria dei generi letterari.
Incontra Schoekel, insegnante di teologia, esegesi ed ermeneutica biblica, che ha
un'attenzione speciale alle particolarità stilistiche e semantiche del lessico
biblico che schiudono un nuovo orizzonte metodologico e tematico. Considera
fondamentale per la comprensione dell'intera Bibbia lo studio dei primi tre
capitoli di Genesi e incoraggia Enzo, verso cui dimostra profonda stima e
un'amicizia che durerà sino alla propria scomparsa, ad affinarne l'esegesi e a
continuare il suo lavoro. Torna a Venezia con l'intenzione di mettere a frutto
quanto appreso applicando le indicazioni metodologiche spinoziane. Gli studi su
Genesi 1-3 vengono pubblicati in "Biblica". La interpretazione di
Genesi è alla base di diversi testi, dalla tesi di laurea, all'articolo su Servitium,
al testo "Adamo dove sei?" In parallelo decide di approfondire la
connessione tra i testi di Genesi e il vangelo di Matteo e scrive diversi
appunti che continuamente rivede nel corso degli anni. Da questi nasce il
progetto "La generazione di Gesù Cristo nel vangelo di Matteo". Altre
opere: “Testo e interpretazione in Weber e Bultmann, Unicopli, Milano); Alle
origini dell'utopia messianica, Antenore, Padova); Sulla nascita della
filosofia medievale, Venezia 1984 Sitz im Leben e interpretazione, Venezi); “Individuo
e comunità, nella riflessione biblica delle scritture antiche Servitium:
Quaderni di ricerca spirituale, Adamo dove sei?, il Saggiatore, Milano); La
terza delle dieci parole di “Esodo” 20 nell’interpretazione di Gesù in Le
parole dell'essere: per Emanuele Severino Petterlini A., Brianese G. e Goggi
G., Pearson Italia S.p.a Il Progetto di Mondo e di Uomo delle Generazioni di
Israele (Genesi 1-4), Mimesis, Milano, La Generazione di Gesù Cristo nel
Vangelo secondo Matteo. I. Gli Inizi, Mimesis, Milano, La Generazione di Gesù
Cristo nel Vangelo secondo Matteo. II. La Legge, Mimesis, Milano, Le prime
dieci parole di YHWH a Israele in Panta, Decalogo, Donà M. e Toffolo R.,
Bompiani, La Generazione di Gesù Cristo
nel Vangelo secondo Matteo. III. La Regola dell'Apostolo, Mimesis, Milano, La
Generazione di Gesù Cristo nel Vangelo secondo Matteo. IV. Il Regno dei Cieli,
Mimesis, Milano, La Generazione di Gesù Cristo nel Vangelo secondo Matteo. V.
La Ecclesia di Gesù Cristo, Mimesis, Milano, La Generazione di Gesù Cristo nel
Vangelo secondo Matteo. VII. La consegna del figlio dell'Adamo, Mimesis,
Milano, Genere adamico. Riflessioni sui testi fondativi della tradizione
spirituale occidentale che si trovano nei primi quattro capitoli di Genesi,
Servitium: Quaderni di ricerca spirituale,
Interventi alla radio Giuda: consegnare e tradire: Marco 14,43-52 con
Ludwig Monti, 3 marzo Sulla barca le
parole del regno Matteo 13, con Romano Madera, Le parole del regno Matteo 13; Due
lezioni bibliche: Il “mondo” del nostro Dio, Rovato e L’ “uomo” del nostro Dio,
Rovato, Lo Spirito di Cristo nel
progetto messianico, comunità della parrocchia di S. Giacomo, Venezia La
rivelazione secondo la Bibbia, Università degli studi di Venezia, Dipartimento
di filosofia e Teoria della scienza, Seminario sul “Der Mann Moses und die
monotheistische religion”, Incontro tra Carlo Enzo e Romano Madera, 13 marzo,
IUAV (Venezia) ‘ôLaM, il progetto consegnato, Le decadi, dieci incontri con
pensatori eccellenti sul tema “Le potenze invisibili”, IUAV (Venezia) Scritti
su Carlo Enzo e testimonianze Tagliapietra A. La Bibbia, libro sempre “aperto”,
Gazzettino Tattara G. e altri Per una rilettura del vangelo di Matteo, Mosaico
di pace (on line), Madera R. Date al
cielo quello che è del cielo, L’Unità, Gnoli A. Rileggere la Bibbia, La
Repubblica Della Pergola F. Parola di biblista,
Della Pergola F. La Bibbia svelata,
e in Left, Lamonaca L. Su una nuova lettura della Genesi, Patrignani C.
Laicità: il biblista Carlo Enzo batte i marxisti ratzingheriani, MorettoUn mondo possibile, Della Pergola F.
Il problema dell’unicità e della trascendenza di Dio nella Bibbia ebraica, Della
Pergola F. Il Dio del nulla Tattara G. e altri Gesù e le donne nel vangelo di
Matteo, Della Pergola F. La lunga
battaglia contro la Bibbia e in Left, 1 aprile
Video Da Burano a Roma, parte I, dal progetto Memoro. La Banca della
Memoria La prima visita di Roma, parte II, dal progetto Memoro. La Banca della
Memoria Dal Biblico a Baruch Spinoza, parte III, dal progetto Memoro. La Banca
della Memoria Gesù Maestro ed Elohîm dell'Ecclesìa, parte IV, dal progetto
Memoro. La Banca della Memoria Vai, vai per te, parte V, dal progetto Memoro.
La Banca della Memoria Dalla Bibbia Ebraica alla generazione di Gesù Cristo.
Un'intervista di Romano Màdera La Bibbia non dice quello che ci hanno fatto
credere. Un’intervista a Carlo Enzo Date
al cielo quello che è del cielo di Romano Madera, in L'Unità, Rileggere la
Bibbia di Antonio Gnoli, in La Repubblica. DISCORSO
DELLA RELIGIONE ANTICA DE ROMANI, ’fcSbr lnjìeme <rrn
altro Difcorfo della CaUrametatione , f£) difciplma militare, % agni,
& efferati] an- tichi di detti Xomani, Comporti in Franzefc dal
S.Gugliclmo Choul,GcntiJhuomo Li onde, & Bagty delle Montagne del
Dclfinato, 'otti in Toscano da M. Gabriel Simeoni Fiorentino.
di Medaglie & Figure , tirare de i marmi amichi, quali fi
trouano à Roma , & nella Francia. IN LIONE, APPRESSO ROVILLIO. Armoiries
dudiB S.(juiUdume du Choul. hi'* BEATVS. J
m I r I r Hi. alla christianissim a
et ScreniiTìma Rcinadi Francia, Macia ma Cateri- na de
Medici, Guglielmo Rouillio humiliflìmofcruitore,(aIutc & con^ 'c'N
tentezza Tempi- '% terna. i ^4. purità & dolcetta della
lingua Tofcana pare che fia di prefenre ( Chnfiianifima Reina) falira in
tanto pregio, che doppo la (^re- ca (èj? la Latina fi Toscani medesimi Jludian dolaci ingegnano
ogni giorno di renderla più bella y i letterati firanieriì ammirano, (gj (
come hanno fatta t*Ariofio,il "Bembo, fèd il Sennaz&aro') ne
iloro ferini cercano di imitarla, & in fomma, non fi troua natione à cui
non piaccia cjuafi ogni opera compofiapiù tofio in toscano, che
in altra inguada ejuale cofa conofco io tffere ogni dt più yera nel
fare Jìampare {gfi mandare fuora i miei libri ,nafcendo ( co- me io
credo) <juefio,che poche altre lingue fi pronunziano (tfi fcriuono di
\na medefima maniera, come fanno la Latina & In Toscana, le quali
oltre di ciò hanno Vna certa conformità inferno per la vicinità delle
‘Provincie, che nelfignificato, nel fittone , Qf nell'accento fi poffono
meritamente nominare f or elle. Jtla fi come ogniTofianofe non ben
letterato, non può ne parlare, ne fcriuere bene, cofi e gran felicità disdire
le parole, (gfi leggetegli ferirti di colui che Tofcano (gr letterato fi
ritrova. Traitjuah ha vendo io fempre dito per tale filmare
Jrfejftre (jabncl Symeoni da gli h ut miniì tram ente dotti, oltre à
quelli ' & I ig* 10 che io medefimo ne
ho cognosiuto, (gl egli da fe (leffo ha di' mojlro in più opere fue
fampate in Francia & in Italia, mi fon mojfo à gregario di tradurre in
toscano il libro della Religione antica de Romani, prima composo in Frange fe
dal S. (julielmo Choul,2?agly delle montagne del T> elfinato, la quale
fatica volentieri egli ha fui ito profanarne anchoragia fece dellaltromio libro
della Caframetatione de romani, pur e comporlo dal medesimo autore. Là onde, considerando
futilità grande che di tal libro fi può cauare, egl masime havendolo fiampato
nella più bella forma che io ho saputo imaginare, ho pre/i ardire di
dedicarlo à ZJ.Jrf- parendomi [fe fi debbo hauer ri- guardo che il
prefente habbia qualche proportione con la perdona a cui fi prefenta) non poter
più degnamente quello mio conuenire ad altri che a ZJ.M. come lettura non
meno nobile, che V rile alla Republica, potendo percofi fatti mezzi cono
fiere, che la grandezza & profferita dell’imperio romano non nacque
ctaltroue, che dalla virtù deltarmi proprie, dallagiufitia, (gl dal culto
frequente (anchora chefaljo, altrettanto che 11 noffro ordinato
dalla chiesa catholica, e falutifero (gl vero } della Religione dei loro
falfi Z>q,i quali o come creature (deificando gli fiocchi i loro co fi buoni
come cartiui lmper adori} o come inanimati numi [adorando & temendole
felle, i Fianeti, la forte, (gir gl'accidenti h umani} fe bene non
haueuono poffanza d aiutarli, nondimeno fi vede che fomnipotenre
&> Vero 2 )io, hauendo più riguardo alla /implicita & buono
animo loro t ch e alla loro cieca credenza ,tion anchora illuminata
dal Vero Mefiia gli fauoriua fempre (gl aiuraua, non altrimenti che
io lo priego al prefente che al Re, à U.JM.(gl à tutta la fua regia &
bella prole doni fanitàconrinoua, allegrezza fini# fineffl longa vita. Di
Lione el dì }0.dùdgofio,itf8. Difcor, 'S:5Stata comune
opcnionc d’alcuni hiftori ci antichi che lano, primo Re de Latini,
forte el primo che caificaflc tempio a Dio. Alcuni altri hanno voluto che
quello faccflìno in Candia Foraneo & Dionigi,& che di qui tutte
le republichc, i Principi, & gl’imperatori di buona voluntà, fegunarterodi
poi à fare templi magnifìchi, ornatifsimi & ricchi: tra cuttii quali i
Romani principalmente oflcruorno fopta ognicofa le cerimo- nie,
& culto della Religione, mettendo ogni loro sforfo nel fare chiefc grandi
& merauigliofc, come anchora hoggi fi vede per quella piùintcra &
più bclla, chc in Ra marecc fare M. Agrippa, genero d’Ortauiano
Imp.da; luy chiamata Panteone, & da noi fi oggi la Ritonda rispetto
alla fua forma.. Quello tepio di fuoraecompo- no di mattoni, & dentro
folcua eflcre ornato di marmi di diuerfi colori, con certe cappcflettc,in
ogniuna delle quali era porta laftatua et vno Diodi quel tempo: ma
fopra tutte vi era venerata quella di Mtncrua*fatrada- uorio per
lemanidcl celcbratiflìmo fcultorc FidiaGrc- co:5 e dart'altrapartc quella
di Venerei gl orecchi della A 3 Imo prima
inuentore it templi Tempio dt M.Agrip- JW.P tfó t
Ud- ititi dtUa Perla di Cleopatra. Torma
er ricchezza del Panteone dedicato i
Gioite. Sacrilegio di Costantino impera. quale pendeua la
Pcrla, chc auanzò à Cleopatra Rana d’Egitto , la quale Augufto haucua per
quello effetto fatta diuiderc in due parti, non hauendo potuto
trouar- nein tutto il mondo vn’altra che la fomigliaflc.Concio Ila
che la compagna di quella mangiata da Cleopatra nel conuitodi Marcantonio
pefaflc mezza oncia, che fono l x x x. carati, & folfc (limata cento
fcllerti j , di lc- flertij che al modo nollro varrebbono cc.
cinquanta mila feudi. Di quella Perla Icriuendo Plinio ncll’v ni.
libro dcH’Hilloria naturale, dice che ella era di co lì ma- rauigliofa
grandezza Se bellezza, che la Natura non ha- ucua mai fatto opera ne più
perfetta ne più pretiofa. Ma tornando al proposto del nollro tempio ,
dico che egli ha le porte di bronzo di fmifurata groflezza &
altczza,con colonne innanzi nel medelìmo modo fmifu- ratcrte quali nel
principio lolcuono ellèrc x v i. ma hoggi à x n i. fono ridottc, conciolìa
che due ne fumo guade dal fuoco , & la terza non fi fa ciò che ne lìa
fe- guito. Le traui , architraui & cornici di querto mirabile
tempio erano ùmilmente di bronzo dorato, & finalmcn te fu la fua
principale dedicatone à Giowc Vincitore, ò Vendicatore, quantunque Dione
fcriua che Agrippa lo facerte fare in honorc d’Augudo. Collantino terzo
dipoi, Imperatore & nipote d’Hcraclio,Ieuò la copertu- radi
qucdotcmpio,la quale era di piadrc d’argento , & interne con molte
rtaruedi marmo & di bronzo, che feruiuonodi bellezza &
d’ornamento àRoma, le fece metrere lòpra mare pcnlàndo diportarle in
Codanti- nopoli,il q naie facrilegio non volendo lafciare impuni-
to Iddio, fece che in Siracufa , Città di Sicilia , lì morì
Codand Coftantino,& tante cofefìngulari Se rare fumo
rapite dall'armata dei barbari corfali,& portatelo Egitto. Coi!
fece quello Iceleratifhmo-tyrano più danno invi r. gior- nichcegli (lette
in Roma, che in c c.anni non haucuor- no fatto i Corti & tante altre
barbare narioni. L’archi- tettura di quello tempio (per quello che io ne
hò potuto conofccre)è fopra tutte l'altre bene intefa & mirabile ,
lì come anchora li può vedere inRoma,& vedranno qui quelli,che
non vi fono (lati, per la medaglia di detto Agrippa^riprcfcntata qui
difottoal naturale. MARCO AGRIPPA. BRONZO. Vn’altro firmici
quello tempio fece già fare (pacan- do per Atene) HadrianoImpcratote,il
quale dedicò li- milmcnteà tutti gli Dij,.&lo cinfc di c x x. colonne
di marmo Frigiano,conporrichi&loggieintorno per pai- feggiare
al coperto, limili àichioftri delle nollre chiefe. Fece oltre à quello
nel detto tempio vnn libreria, Se dal fuonomcvngynnafio ornato di cento colonnedi
mar- T empio d‘- H adnano. Librrrié d'HadrU-
no. •HMSfri.v, 8 raufanU. mo che
egli haucua,comc fcriuc negl’ Attici Paufiinia? fatte condurre di Libia:
foggiugncndo il detto Autore che il nome d’Hadriano fi trouaua per infino
nel tem- pio comune à tuttegli Dijila quale verità apparile an-
chora per le medaglie Greche, quiui battute per memo- ria di cofi nobile
edificio:& nelle quali fi vede il*? «fcp.,, chcè il portale della
chicfii, con altre letrerc Greche, che diconoKoiNON&moTNiAs, cioè
tempio com- muneà ruttigli Dij. HADRIANO GRECO.
BRONZO. BRONZO. Ma.lafciando (lare i templi dedicati à
tutti quelli fal- fi Dij & Demonij , pieni di fuperftitioni & di
bugie, venghiamo (blamente à confiderarc la grandezza & Tempio
di ma g n ificcnza di quello di Salomone, il quale di ricchcz Sélmonc. ^
^bellezza ha pafiito tutti gl’altri ,conciofia chcncl- l’ Arca douc erano
ferrate le leggi & comandamenti di Dio, fi vedeuono infinite pietre
pretiofedi grandifiìmo pregio, pregio, & l’Arca medefima
era coperta di grolle piaftre tutte d’oro.Quiui fimilmcnte era vna tauola
tutta do- ro malficcio con innumcrabili vali d’oro &
d’argento, di stlomo - calici , ampolle, & altre cofe, che leruiuono
nell’ammi- Bf ' niftrationc & cerimonie de i facrificij.
Vncandellicre S andiflimo d’oro, del quale vlciuonotre rami da
ogni to con altrettante lucerne, figurate per i fette pianeti, tra
le quali quella del mezzo4'o ftcnuta dal tronco , era più grande à mifura
che il Sole e più bello di tutte l’al- tre ltelle. Et tutte quelle cofe
furono portatcfdoppo la Tempio del prefa di Giudea) innanzi ài trionfo di
Velpafiano & di Titofuo figliuolo, &pofte nel tempio della
PaceàRo- ma, &di poi {colpite nell’Arco trionfale di marmo,
edi- ficato in honoredi Tito Vepafiano dal Senato Roma- no, il
quale Arco con molti facrificij fi vede anchora quafi tutto
intero. Quello tempio di Pace, del quale tra l’altrccofe piu IT
eccellenti della Città di Roma Plinio ha fatto mentione Minio. nc lxxxvi.librodeirHi(lorianaturalc,abbruciò
nel tc- H aodUno. podi Commodo Imp.Sicomc fcriue Herodiano,fog-
giugnendo ch’eglicrafopra ogn’altro ricchiflìmo &or- natiflìmo di
(lame & altre cofc belle coli dentro >comc fuora,ficomc anchora fi
puoconofccrc per le meda- glie de due fopradetti padre & figliuolo
Imperatori. VESTTqvTZd R ITR u TT^i Z> f xArco Triomplfdle
di Tito in Ronu. i BRONZO. BRON ZO. Della bontà & valore di quelli d uc Principi
, che rir duflero(comecdetto)turtala Giudea fotro l’obedicnza de
Romani, & della miferabile prefa &diftruttioncdcl tcjnpio di
Salomone, ha Icritto affai à pieno Iofcpho nel fuo libro, che tratta
della guerra de i Giudei. VESPA SIA NO. "C TITO. ARGENTO.
, BRONZO. Il VESPASIANO. TITO. bronzo. argento.
VESPASIANO. BRONZO. ARGENTO. AMA
i } Jtt *A T l ST *A Z^nTTTZa, quale è nelle
mani Je fautore. gradiftìmo piacere Vefpafiano fopradetto
neir p ^ f edificare & ornare quello tempio di Pace, di tutte le piu
J tUaltm » belIecole,ch’ei potette haucrc,come quello, che doppo
ve- la prefadi Giudca,haucua mcfl'o in pace tutto il mondo: il che
moftrano anchora le Medaglie battute al Tuo tem po cofidi
bronzo,comed'oro,tralcqualifcne trouano alcune colfimulacrodclla pace,
accompagnato da lette- re che dicono,PACi orbis ter rar vm. & in
alcune altre fi vede la Pace con vn torchio accclo in mano, che
abbrucia & diftrugge vn fafeio d’archi, di frcccic, di cela tc,di
fcudi,& di corazze con altri inftrumenti della guer- ra^ nell'altra
mano ha vn ramo d’vliuo & lettere che moftrano la pace d’Augufto, con
quelle parole, pax ptee. avgvsti. VES.
VÌfSPÀS I A NO. DOMINANO. BRONZO. BRONZO.
Et li come Vefpalìano ha di fopra figurata la pace eoa Lvliuo &col
Caduceo di Mercurio, coli Tito la difegnà poi con vn ramo di Palma. Pace
nutrì- Quelle fono tutte le figure antiche della pace, tanto cc detta
feti dcfidcratadaogniuno,comequelIa cheè nutrice della ctu pubti- p U bIi
caV tilita,&con lafclicitàdellaquale fi conferma il mondo.La pace è
quella, per la quale la Natura Huma- na va crefcendojlc richezzc
fimilmcnte multiplicano,la virtù VESPASIANO.
TITO. BRONZO. virtù c in pregio, & finalmente ella
contiene in (e tutte le colcbuone,chcfipoflonodefidcrarein quello
mondo. Et che ciò fia vero, ficonolce, che nel tempo di pace
fiorifeono affai piu i begli ingcgni,& i principi fauorifeo no piu i
letterathcomc quelli , che intrattenendo coli i virtuofi, i lettori
publici, &crcfccndo il numcrodeCol legi&dcllclcuolc,conolcono
pcrtal mezzo, haucreà reltare immortali,elTcndoilibri come vna tromba
per- petua à gl’orccchi de noftri fucccflori : fi come lenza quelli
vegliamo che non farebbe piu memoria de nomi & fatti di Filippo, ò
Aleflandro Re di Macedoni a,diCe (are, ne di Pompeo, di Cyro , de Perii ,
ne de Greci:& la gloria &grandezzade Romani col nome di tanti
huomi ni eccellenti farebbegia del tutto fpentaxhec quella co-
là(Signore illuftriflìmo)Ia quale vi può portare maggio re gloria &
honore,facendoammacftrarc & introdurre nelle buone lettere il
figliuolo del Re, che meritamente fua MaelU haconftituito lòtto
ladifciplina & cuftodia voftra:dclla quale tornando à propofito della
noftra pa- ce,dico che Augnilo Cefarc prima fu quello, che fece fa
re l’altare della Pace in Roma, & Agrippa Tacerebbe , fi comcanchoradimoftra
Ouidio nei Tuoi Falli, doue ci dice, Ipfum no s carmen
deduxit ‘Pack ad /tram, Hac erit a mtnjis jìnefecunda dies.
Veggonfi le forme di quello altare perle Medaglie
diTiberio,battutcin honore d’Augulto, quali limili à quelle di Nerone ,
doue fono lettere che dicono pace avgvsti p erpet v a, & nell’altra,
ara pacis. TI >5 Lf
Intere C T letterati rendono il nome de U principi
im- mortale. V Altare d Pace.
Ouidio. TIBERIO. N E R O N ET
BRONZO. Tempio di Numa Pompilio fu il primo che
infegno di pace edi Un °uJrI & ^ crm ° ^ r ^P‘° Lano,iI quale (come
fcriue Pro - tL ? copio)era quadro &grandecomc vna Capella,
tutto di bronzo,& tanto alto, quanto la ftatua di ramedi Iano
vi potefle ilare dentro, la quale non era lunga piu di cinque
piedi,& con due vifi,l’vno riuolto allenente, & all’occa fo
l’altro ronde ci fu detto Gemino ,& del quale Plinio nel libro xx x
v.de l'hifloria naturale ha cofì fatto men- tione.
unmgcmi' Ianni geminiti a 'Numd Rege dicdttts , qui pdeii, belli que
dr~ gumenro colitur. Augufto A V G V S T O.
BRONZO. Haucua quello tcpio due porte di bronzo, Icquali
in tempo di pace ftauano chiulc, & aperte in quello della
gucrra,ficomc anchora lì vede in Virgilio,doucei dice, Sunt gemina belli
porta. Furono quelle pone tre volte fermate al tepo de Ro-
manica prima lotto Numa, la feconda fotto il Conlòlo Tito Manlio,& la
terza & vltimafotto Augullo,quado piacque al Signorc&fabbricatorc
del’ vniucrlo,vcro au tore& di pace & di luce, pigliare carne
humana: della quale cola lafciò mcmoriail fucccflorcd’ Augullo(dop-
po che ei fu deificato) facccndo battere medaglie, nelle quali lì veggono
due mani llrettcinfieme,convn Cadu eco nel mezzo, & due corni
d’abbondanza con parole, che dicono , p a x. Significando che dalla
concordia dipende la copia di tutù quanti i beni.
Caduceo inftgm pace.
Bavgvsto: ARGENTO. Tito Liuio lcriue,che doppofa guerra
Adliaca,hauc- % do Ccfarc pacificato il mondo per mare & per terra,
fer- mò il tepio di Iano. Et Nerone dipoi lenza haucrc rigar-
do à la pace,mofi:rò per la Icrittura delle fuc medaglie, & la figura
del tepio di Iano,d’haucrc{bFo rcnduto lapacc Umilmente per mare &
per terra al Popolo Romano^, facendo fcolpire coli fatte parole ,pace
popvlo ROMANO TERRA MARIQVE PARTA, I A- NVM CIVSIT.
NERONE. DI BRONZO. Tro . ip
Trouafi vn Marmo in Roma di colore bia co & ton- do/! quale mie
parfo di riprefcntarc qui innanzi, per moftrarcla differenza delle parole
che gli fono intor- no, limili nondimeno nel fenfo à quelle, che nella
meda- glia di Nerone habbiamo viftequi fopra, ianvm c l v-
SIT PACE pRIVS POPVtO ROMANO VBIQVE PARTA. Plinio nel
libro xxm. dell’hiftoria naturale (feri- IANO uendo di Iano gemino) dice
che i Romani nella pri- * min0 ‘ magucrra,chchcbbonocon i
Cartagincfi,fcciono bat- tere molte medaglie di bronzo, da vn de lati
delle quali era la teda di Iano con due vili, & dall’altro la
poppa d'vnanauecon quella parola, Roma. Si trouano ancora
medaglie di Iano,ncllc quali fi ri- prefentano nauili & trofei'Ja
deferittion delle quali fi vedrà piu allongo nel libro de l’Antiquità di
Roma, il quali’ Autor mcttra torto in luce. MEDAGLIA DI I A
Na BRONZO. La caufa perche Iano fi
depingeua con due vili, ella- ta affai benedichiarata da Plucarcho nel
libro delle lue Ijjjf quilUoni,doucdicc chcqùcflo nacque perche Iano era
B aUno con due uijì. Ouidio.
Berofo. Uno Dio- deli pace . IO (lato i! primo che haucua rend u ti i collumi
rozzi delle pedone piu ciuili , dando loro leggi, & inoltrando
che per la commodita de mari Se de fiumi gl'huomini potc- uono
hauerc Tempre abbondanza di tutte le cofc , tranf- portandolc d’vn luogo
ad altro. Alcuni altri dicono che arriuando Saturnoin Italia in vna
naue,& infegnando a Iano l’arte dcllagricultura, & altre cole
vtili & buone, lancio prclèpcr compagno nella Monarchia, &
per eterna memoria del Tuo- nome, fece battere medaglie con due
vilì,& nel roueTeio la nauecon la quale Satur- no era venuto in
Italia:di che anchora. pare che habbia. rcnduto teftimonio Ouidio,doueci
dice, ±At bona pojleritds Unum formante in are Hofitis
aduentum tejlificata Dei. Io nondimeno m’accofterci piu volentieri
all’oppe- nionc di Macrobio, che dice cnc Iano Tu (colpito con due
vift,percflere Rato vn Re molto Tauio , che confi- dcrado le cole
pallatc,giudicaua Se prouedeua à quel- lo che doucuaaucnircjchc e certo,
quella prudenza, la quale epiuneccflaria àtuttc le noftre attioni :
laonde confidcrado la varictadcllc leggi Se manierede collumi de
gli huominbparc che quafimcriramcntelanollravi- ta fi polla aflomigliare
alla figura di Iano con due vili. ScriueBcroTo.che Iano Tu chiamatoDio di
pace Se di co cordia,doppo che Romolo &Tatios’accordornoinfie
mcj&che per la pacc& vnioncchc quelli due popoli ha - ucuonofatta
l’vnacon l'altro, l’imagine di Iano Tu Tcol- pita con due vifi,& nel
tépo pure di Romolo fatta di le- gnoTolamcte/ccondo ilcollumc de
grantichi,volendo mollrare Se fignificarcchclapoucrtaè amica diDio,
come zi come quelle che
contienile in fe l’honcftà , & la pace, quello che conferma Tibullo
ne Tuoi verfi > douepar- ritmilo. landò dellantichcimagini degli Dei,
dice. Ne pudeatprifco Vos ejjìe e Jìipite fatto s. Sic
Reterei fedes incoluijhs aui. Tunc meline renuere fdem } cttm
paupere culeu S tabarin exigua ligneus adcDetts. N urna di
poi fu quello, che fece fare quxfta imagine di bronzo da Mamurio Ofco
,grandi(hmo maeftro di Ju xm<t. fondere ilbronzo&iIramc,ilquaIcda
Numa fu chia- mato àRomaperfondcrcfimilrnentei xn.ancili,che di poi
foleuono portare nei facrificij r faccrdoti detti Salij, come noi
moftraremo apprclfo piu dillcfamcntc nel difcorlo de
noftrifacerdotij. Quello Iano fu chiamato anchora quadriforme,
& dipinto con quattro vili, come quello che haueua fi- gnoreggiato
da tutti iquattro angoli del Mondo, nella qualeforma di poi Ip riprefentò
anchora Hadriano nel- le fuc Medaglie. M. A
VRELIO. DIOCLETIANO. HADRIANO. BRONZO. Etpcrchcgia dal
Signore Iacopo Strada Mantova- no, grandiflìmo & diligente amatore
&inueftigato delle cofe antiche, mi fu altre volte donata la figura
d’ tempio di Ianoquadrifrontc, però mie parfo di fentarlo qui fotto
al naturale, ocr maggiore inrell del lettore. ~Ò CON
z 4 - Hauendo à baldanza fcritto de templi della Pace
&di Iano,ragionercmo al preferite di quelli della Dea Cócor
dia, alla quale gli Antichi ne edificarono tati, che non ha rebbono mai
fineà volerli tutti recitare.Ma purccomin- ciando da quello,che in Roma
per tcftamcnro di Liuia c oneordu ^ ua ^ a< ^ re & mo g^ c
d’Augufto,fece fare Tiberio impe- sto da radore, diremo, chele la
concordia & la pace fono vnà Tiberio.
mcdefimacola,eipotrcbbceflcreforfc quello, del quale Dionr. Dione
haragionato nel libro l v i. dell’ hiftoria Roma- na, fcolpito per le
medaglie di molti Imperadori, nelle quali fi vède la concordia con vna
tazza in mano, in le- gno della fuadcità,& nell’altra tiene vn Corno
d’abbon- danza,fignificatorc della copia di tutti i beni, quando
gli huomimfonoinvnionc: vedefianchora qualche volta con due figure
, che fi danno la mano I’vna all’altra : nel modo che fi vede qui difotto
, potrà il lettor vedere la concordia. «—
wm . aj Et perla medaglia di
Bronzo, di Caracalla, potrà ve- der il lettore la concordia tra lui &
il Tuo fratello Geta, lignificata per la mano delira che fidano l’vno
all’altro, accompagnati da vna vettoria che gli corona améduc.
''che mollrala vettoria d Inghilterra, douc erano Ita- ti tutti
infieme. Nelle McdagliediM. Antonio Triumuiro lì troua
anchorala tefta di Concordia da vn Iato , Se dall’altro duemani ftrette
infieme con vn caduceo nel mezzo, & lettere che dicono, m a r c v s
antonivs, caivs B L I C AE CON- .r Auicuncaltrepure
del mede/ìmo hanno fcolpita la Concordia con ducfcrpichc cingono
vn’altarc , fopraal quale e polla la tcftad Auguflo, lignificando la con-
cordia del Triumuirato:& nelle medaglie d'Augufto li figura dei-
vedcanchorala concordia, che con vna mano tiene U Contar-
cornocopia,&con l’altra prclcnta de frutti àiTriumui ri,quali furono
Lepido, Cclarc& Antonio, per mollra rechc dalla loro vnionc nafceua
il bene della R ca,&di tutta fhumana generinone, fpecificato
mili parole, salvs generis h v m a MARCO ANTONIO.
ARGENTO. AVGVSTO T RI V MV IRÒ. ARGENTO.
Ma volendo vedere quanto folle {limata la concor- dia
àccmpiantichi &da gl'imperatori Romani, & dagli Efferati loro,
riguardiamo alle altre medaglie , che fole- uono fare, in alcune delle
quali fi vedeuano cofi fatte parole, concordia miei tv m , con
vnavettoriache coronaua con due mani à vn tempo medefimoj due
Imperatòri , lignificando d’haucre vinto per fvnionc & vir
Concordi* degli folda- ti Romani, I
& virtù de loro fo!dati:& in altre fi troua la concor- dia con
due infegne militari in mano, & le medefime parole. SEVERIN
A. ARGENTO. C^VINTILIS. ARGENTO B—i. 11*a* ’•/»-••*••
19 Hcbbono Tempre tutti i piu faur Imperatori quefta ferma
Ipcranza^he nella concordia de foldati confi- ftcuono tutte le vettoric
Se la falutc del popolo Roma- no, & pcròfareplicauono fpcflbcon
limile medaglia. HADRIANO BRONZO. BRONZO. Per
alficurarfi poi meglio deirvnionc degli Efferati loro , gli faccuono
giurare per mezzo i facrificij, non trouando colà che piu gli. faccflc
temere, quanto la religione.. , A quefta concordia dcdicomo
glantichi fa Cornac- C om<tcchU chia,&di qui nalce chcEliano ha
Icritto che gl'anticht dcdUaual- ncl far matrimonio inuocauono quello
vccello.Il Po- ^ Con<0, ’ Iitiano fcrittorc diligcntiffimo fa. nelle
lue Mifccllancc mcntionediqucftoi& per mcglioprouarlo, dice haucrc
veduta vna medaglia doro della minore Fauftina, figli- uola di M.
Aurelio, Semoglic di L.Vcro,ncI rouefeio della quale era vna Cornacchia
con lettere, che diccuo- no, concordi a. Et perche io n’ho vn altra
limile nel- fc mani, però mie parfo riprcfcntarla qui difotto.
Fauftina. La quale colà per p UMU vo ! u 1 , °
^ompagnarc la fopradcrra Medaglia con moglie di vn alcra d orodl
Plautilla Augufta, figliuola di Plaudo, cauviu Jaqualc fiotto Scucro
goucrnò tutto Tlmpcrio Roma- ** P ' fu poi moglie d' Anronino Caracalla,
figliuolo di Scucro Impcratore,douc fipotravedcrcinchcmodo fi
dauano la fede in fiegno di concordia due pcrfionc ma- ritate,con quelle
parole, felix concordia.: FAVSTIN A. doro. PLA
VTILLA. D ORO. Vfauono .' Vfauono
limilmcntcgrimpcratori di {tendere la man drittafoprale infegne dciloro
foldati , inoltrando 1 vni~ onc &concordiache doucuaclfcrcin vn
Campo, & dal- lequali nalceuono quali tutte le vettoric loro, li come
io ho già inoltro nel dilcorfo pallàto , che io feci del modo del
campare antiquo de Romani; TRAIANO. FILIPPO.
ARGENTO. BRONZO. Erano à Roma anchora moiri altri
Templi , come quello della Speranza col Tuo limulacro, adorato da i
Romani nel modo, che li vedcperlc mcdaglied’Hadria- no,d’Anronino Pio, di
Traiano & di Plotina, con limili fcritturc, spes popvli roman \ y
spes Temp i 0 a PVBLICA, SPES AVGVSTA. Spirane.
HA 3i HADRIANO. ANTONINO PIO. BRONZO.
BRONZO. Per mezzo di tutte le fopralcrittc imprefe
noihabbia- comegtd n mo conolciuto chiaramente come gl’antichi
figura- gli Tu uono laPace ,Ia Concordia,&la Speranza, reità à
mo- Ttdc. ftrare hora come da quelli era dipinta la Fede. Facccuo-
no quello per mezzo di due mani diritte congiunte in- terne,
nclmodoqualichclioggianchora fanno i nollri orefici in certi anelletti
d’oro: ma l’accompagnauono i Romani con l’H onore, con la Verità , &
con l’Amore, come a Roma li vede anchora hoggi fcolpito in vn mar-
mo bianco. FICV de gl* Antichi romani. F I (j Z/ It D E
L L <A FEDE ritratta da yn marmo antiquo in Roma. lo non
midiltcnderò piu oltre nel inoltrare candì , modi, in quanti gl’antichi
dipingcuono la fedc,& malfi- mccol caduceo, & con le mani,
macontenterommifo- lamenredi ripreientare come priuatamentc &
publica- mcnte ella fu figurata & intrattenuta da i buoni &
cat- tiui Imperatori con fuperflue Ipcfc, nella maniera che lì
PLOTINA BRONZA VESPASIANO. DOMI TI ANO
BRONZO BRONZO. ohi» da vede per la medaglia di Com
modo Imperatore,}! qua - lTj «Unte k con larghiflimi promeflc la foleua
comperare da soli ni, fuoi !bldati,nel modo che fi vede qui difotto.
, -iiDBlnrfj .'ro'ur.icni.IRVW •|f.i Z incuci i nhs-7'i:-'
ìbdo fosiru.rn sfj&rvr/ ac O !tiu 0 • E;n.».v *
i ; ili i ,j& ti i rjjscjj
Hadriano, 1 fclijiàojrn HADRIANO. COMMODO.
BRONZO. BRONZO. Tra tutte le medaglie che io
tengo piucare,io n’ho * vna d’argcnto,donatami già dal
S.TcforicroGrolicro, (iugulari flìmo amatore delle co fc antiche,
nelle quale fi vede daduc lati fcolpitc le mani in legno di concor-
dia,con lettere, che ncll’vno dicono , fidis e x er- oi t v v m, &
nell’altro, fide s provino i a rvm. La quale cola come rara,& poco
vifla da coloro, che fi dilettano delle mcdaglie,potcndo arrecare loro
qualche r 1 marauiglia,pcrò fara caufa che io narrerò qui le
cagio- ni, ond^ ella fu in tal modo battuta. Quello era che
volendo le Prouincic, alla guardia De f critlio , delle quali erano ordinate
le legioni Romane, ogn’an- Ze- no reiterare la fede & patti che
haueuonoinficme, face- uono nel melò di Gennaio battere cofi fatte
monete : & infogno diconcordia ne faccuono prefente l’vno
all’altro. MEDAGLIE. D'ARGENTO. il primo che edificate mai
tempio alla Fedepubliea, piddcUdfe- fu NumaPompiliOjfi come recita
HalicarnalTco, quiui de fatto U facendo lacrificio alle fpefe del comune
, doue i Saccr- N|WM ‘ doti detti Flamini facrificauono fenza fare fangue,
vedi- ti di panni bianchi, & portati in vn carro con vna
mano coperta cerimoniofamentc,pcrmoftrarechc la fede pu- blica,comc
cofafagranon fi debbe violare. Ma perche io mi trouohaucre detto di
foprachegrantichiftimor- hono- no l'honorc come Dio,&gli fecero vn tempio
,come à re. conferuatore della fede promefla: però àconfermatio- ne
di quello dico,chc chi di ciò dubitate , vada à vedere cicerone, il
fecondo libro, che Cicerone ha fatto della nkura de r. Liuto." gli
Dei.Marccllo anchora(comc Icriuc Liuio) fu quello T 'd* m 1"
che f ccc vn tem P‘° a ^ a v * rc,a ^ a lfl lonorc > & Mario
no,*iUvir vn’altro fimilc,come fi vede nelle medaglie di Vitcllio, tù cr
ho- jougfono due figurcttejl’vna delle quali mezza ignuda Tifici, tiene
nella mano delira vn’hafla,& nella finillravn Cor tbonorea- noc0
pja,con il piè deliro fopra vno morrionc: l’altra detta utrta. ^ l
atoraan co con vnmorrione in tcfta,ha vna halla nella mano manca,
& nella ritta vn fccttro,Ie gambe ar- mate, & il pie ritto fopra
vna tcftugginc,con lettere che dicono, ho nos et vi rtvs. Vcggonfi
Umilmen- te nelle medaglie d’Antonino Pio dipinte Iefigure del-
l’honore con il tuo corno d’Abondanza, il quale tie- ne nella mano
mancatchccrinfegnachc portano tutti i noftri Dei & Dee.
VITELLIO. M. A VRELIO. BRONZO. Fu anticamente
collocato il tempio di virtù innanzi T . en !f ,, ' 0 & à quello
dell’honorc, lignificando che all’honorc & di- gnità mondane, non fi
può facilmente peruenirc lenza il mezzo di virtùràpropofito della quale
materia io ho tra l’altrc vna medaglia di Gordiano , nel rouefeio
della quale c vn'HercoIc ignudo , appoggiato fopra la fua jj mazza
,& fopra al braccioha la pelle del Iione,con lette coUfìgura
rcinrorno che dicono, virtvti avgvs.ti. Ma per le t0 ** medaglie di
Traiano, d’Hadriano, di M. Aurelio, & di Filippo fi vede che la virtù
c dipinta in altri modi come qui di lotto. FILIPPO.
GORDIANO." ARGENTO. ARGENTO. Per la dili-
gizafeuie- ne al fine deU'impre- r<-
Come gfan tichi ordi- nauono le eafe [agre 4
iloro Dif. Tempio di Mercurio cr di Bac-
co. Per la medaglia fopradettadi M. Aurelio & quella
di Filippo, fi vede l’Imperatore vcftito della Tua corazza, vn
morrionein tcfta,vn’hafta in mano,& accompagna- to da Tuoi foldati
paflarc fòpravn ponte innanzi à tutti, perfornirela fuaimprefaja quale ha
figurata per le pa- role che dicono, vi rtvs a vgvsti. Et per l’altra
me- daglia di Filippo fi vede il padre & figliuolo correre à
cauallo leggiermente, per moftrare la diligenza ,con la quale ei veniuono
à capo di tutte le loro imprefc,con li- mili parole, virtvs
avgvstorvm. Ma lafciando qui l’interpreratione di tutte
quelle cole , farà piu à propofito tornare alla noflra religione,
& moftrare, fecondo Virruuio, come &douc gl’antichi foleuono fare
iTcpli ài loro Dij,comc quello di Mer- curio nel mercato-.cT A pollo
& di Bacco vicino al Thea- trord’Hercolc nella Citta , douc anchora
non eranoi gynnafij ne gl’anfitcatri : di Marte fuora della terra: di
Venere allacampagna,&à Cerere fopra al porto fuora della Città,
eleggendo femprcluoghi,doue non frequen taflino
35 taffino molto Icpcrfone,fcgià noi riccrcauala ncceffità de
facrificij , & i quali fi guardauono rcligiofamcntc & cattamente.
Il medefimo Autore fcriuendo dcH'archi- tettura dcrcmpli nel fuo terzo
& quarto libro dice,chc a Mmerua,à Marte, &à Hercolcfi doueua
ofleruar l’or- dine Dorico:à Venere, Flora.Profcrpina , & le N ymfc
de Fonti, Corintio, cioè con le colonne Toltili, dilicate, pu-
lite^ ornate de fogliami perla morbidezza delle Dee: & fé Ionico, à
Giunone & Diana, fi doueua nondimeno in ciò alla mediocrità haucrc
riguardo: fcriuendo an- chora appretto le regioni &quarticri,verfo i
quali doue- uono edere volti colifatti templi, altari, ftatuc,& altre
fì- gurccelcfti, per fare loro facrificij : circa che fi conofce,
che nella loro diucrfa& fuperttitiofa religione errorno grandemente i
Romani,& molto piu il popolo, ncll’ha- uerc conofccza d vn folo &
vero Dio, come piu oftina- to in quella imprcffionc che vna volta ha
fattada cagio- ne del quale errore dichiarò affai bene Prudétio ne
Tuoi verfi, quando ditte, Puerorum infanti a primo
Errorem curri latte hibit,gujlauerat inter Uagìtus de ftrre mola.
Madi tutti i Templi che fumo in Roma edificati , il piu celebrato
fu quello di Giouc Capitolino,cofi chia- mato per cffcrc ftato fatto in
Campidoglio, fi come fi vede per la medaglia d’Aurclia Qmrina, Monaca Ve
- ftalc,douc cfcolpito Gioue nel mczzodcl fuo tempio a fcdere,fatto
in forma quadrata con la factta in vna ma- no, & nell’altra vno
feettro con lettere che dicono, iyppi- ter. o p t iu vi max.
capjtolinvs. C 4 Tempio di Minerva,
di Marte , CT d’HcT' cole, di ve- nere, di fio ra , c
di Proftrpina. Errore de Romani nel la
religio- ne. Pruduti io. Tempio
di Gioue Ca- pitolino. Tempio di Giove Veti
dicatore , Olympico, CT Tonile. AVRELIA QVlRINA,
VESTALE. ARGENTO. Quello tempio fu prima deftinato da
TarquinoPu- fco,&dipoi edificato da Tarquino Superbo in forma
quadra, & ogni faccia di CC. piedi con rrc ordini di co- lonne, fi
come lì troua nelle medaglie di Traiano, nel- le quali lìveggono fopra al
detto tempio molti trofei, carri trionfali, vetrorie, & altre cofc
belle. Vna altra mc- daglialìmilmente lì troua di Gioue Vincitore, ò
Ven- dicatore, la quale fece battere Alelìàndro Scuero, figli- uolo
di Mammear&r altre di Gioue Olympico & To- nante, fatte da
Augufio, comepiu àlungo lì vedrà nel mio libro delle Antichità di
Roma. Traiano r*
fe, TRAIANO. ALESS. SEVERO. BRONZO.
4 » BRONZO. A V G v h O, AVGVST
67 argento. MEDA. DE PETIHVS. ARGENTO.
4 + '(co- pura tito-
lano tcile pio, che :
de yit TEMPIO Z> I Cj 1 0 V E,
ritratto dalli Antico. Spefa fatta nel tempia di Gioue.
Cofe ftngu- l ari nelté- pio di Gio- ue Capito-
lino* h aUcmdf feo. Tlinio .
Dicono gl Hiftoriciche Tarquinofuperbo (pcfc nel- la fondanone di quello
tempio x L.mila libre d’argento, nel quale oltre all’altre cole lingolari
fi vedeua vna ftatua d’oro aita dieci piedi, vi. Tazze di fmeraldo, vi.
vali mur rini, che Pompeo portò d’ Alia, truffando di quella pro-
uincia,&vnmatello,o velie di Porpora tanto bella, che melìa àparagonc
con l altre d‘ Aureliano Imperatore, le faceua parere di colore di cenere
pi u tolto che di fcarlac- tordella quale velie dicono che era già fiato
fatto vn pre fcntc (come di cofa rara) dal Rcd’IndiaàqucIlodcPcr-
fiani,&chc quello dipoi l’haucua donata al detto Im- pcratorc.Era
fimilmcntc in quello tempio vna calìa di marmo, guardata da
x.huomini,ch’ci chiamauono Dc- ccmuiri, nella quale erano i libri
Sibillini , contrccap- pellcttc legrctc d’vna medefima maniera, douenon era lecito
à neffuno d'entrarc(comc fcriue HaIicarnalTeo)fi: non à
ifaccrdotidelmcdcfimotépio.NcH'vnadi quelle Cappelle, cioè quclladcl
mezzo, era lartatuadiGioue, nell’altra ama diritta Mincrua, Stalla
finiftra Giunone: douc afferma Plinio hauerc veduto vn cane di
bronzo, che c5 arte marauigliofa fabbricato fi Icccaua vna ferita.
Io nonlafcicrò di fcriucrecomcrAquilafutragral- tri vccelli
dedicata à Gioue,non volédo gli antichi ligni- ficare altra cofa , fc non
che come l’Aquila è Reina de gli vccelli, coli Gioue c Signore di tutti
gli altri Dij,fi co- me hanno mofiro non folamcntci Romani, mai
Gre- ci anchorancllc loro medaglie. Àlefian ALESSAND. RE
DI GLI EPIROTI." ARGENTO. Non voglio mancare d’aucrtire
il Icttorecomc Gio- ue,Giunone,&Mincruafurno figurati da gli antichi
per tre animalirquali furono , per la ductta Minerua, per Giunone
il Pagonc, & per Gioue l’Aquila, fi come fi vede in vna medaglia d
Antonino Pio. ANTONINO PIO. V
arieti deli Aqui- la falla tef- ta di Cio-
Vcdefianchora in dì molte medaglie, tanto di Con- foli,
comcd’Impcratori,che l’Aquila c poftafopra la fa- cttadi
Giouc,altroucchcella porta il Tuo fimulacro ò fi- gura filila tcfta ,
& in altri luoghi lctcftedi Giouc &di Giunone fopra le due
alle. Per la figura d’vna Pila antica che fi vede qui di
fiotto, Giouc c accompagnato della fina Aquila, &Giunonc dal
fuo Pagone,doue c Nettuno col fuo tridente, &pre- fientc al
fiicrificio inficme con Mercurio, col fiuo cadu- ceo, & col Cappello
chiamato Galero da i Latini. V Z>’ V N ? 1 ÌTJl .
"> fica ritratta et\n marmo di Roma. H
AD AVGVSTO. argento. re Den cnc Scappella di
Giunone foflefeome e detto) nel tempio di Giouc, nodimeno haueua
anch’ella il Tuo tempioàpartCjComefi vede nella medaglia di bronzo
d’Augufto,doueè il tempio di Giunone arrichito dinan zi di quattro
colonne Doriche, & nel fregio e tale inferir zione,i vn o n
i.conilnomcdcmacftri di HI ROMANI. HADR. GRECO.
BRONZO. BRONZO. AVGVSTO' n r n m i
n Et come l’Aquila era di Gioue , coli il pagonc&lo bruzzolo
furono cólagrati à Giu none, come fi vede nel- le medaglie di
Fauftina,diGiuliaPia,&di Filippo Impe ratorc,& il Tuo carro
tirato per i Tuoi pauoni, di che ha fatto mentione Ouidio, * Halili
Saturnia curru Ingrediturliquidum fauonibus aera fiBis.
FAVSTI NA FILIPPO ARGENTO G1VLIA PIA. FAVSTINA ARGENTO. BRONZO. FAVSTINA.
BRONZO. ARGENTO. MINER- A
Mincrua(comc c detto) per eflcrc dedicata la Ci- v A - uctta , nafccua
che nelle Medaglie degli Atcniefi fi ve- JJ“J dcua da vn lato la teda
della Dea , & dall’altro il detto Minena. vccello con lettere Greche
che diccuano ,athna, cóli nominata da loro Minerua:&come m olirà il
rouefeio de la prima medaglia, la Ciuctta vola con Tali fpanfe ,
& tenendo vn ramo di Palma co i picdi.Pcr i! volodi la Ci-
uettagli Ateniefi ftimauano il fimbolo de la vittoria. D
5 Giouc Vincitore. Mintruj
nutrice. Lypnuco. MONETA ATHENIESE. ARGENTO. MONETA
ATHENIESE. ARGENTO. Ec fi come Gioue fu
da Greci & Romani chiamato Vincitorc,quadolo faccuono dipingere con
vna vetro- ria nella mano diritta , & nell’altra vn’hafta in luogo
di fccttro,cofi fu Mincrua figurata da loro vettoriofa, ac-
compagnandola con vna vcttoria,ncl modo che fi vede per le medaglie di
Lyfimaco , vno de fucccflbri d’Alef- fandro Magno , doue da vn lato è la
fua teda con vn i Diade u. Diadema,
&dua corna, in fegno di grande honore , per haucrc fermato &
ritenuto vn toro per le corna, il qua- le (cappato delle manidi colui,
che lo menauaper fare facrificio ad Aleflandro,fi
fuggiua. LISIMACO. ARGENTO. LYSIMACO. BRONZO.
Erano principali tutori & auocatidella Città di Ro- ma G ioue, Mi
nenia, & Giunone, &di qui nafccchePol- lioneha fcrittonel libro
della fua Architettura, che il D a ' Si luogo
più a!to,dal quale fi poteua meglio {coprire & Icorgcrc tutto il fito
di Roma, quale c il Capidoglio ,fu eletto per edificami il tempio di
quelli tre dij.Ondc tor- ntdiToZ riandò alla ftolta fupcrllitione de
Gentili , che non fola- nL mente adororno Giouecomc Dio omnipotéte,ne fi
con tcntomo’di dedicarli l'Aquila,come Reina di tutti gl’ vc-
cclI»,penlàndolo maggiore di tutti glabri Dij,ma gli con Ammone f a g
rorno ancho il Montone, chiamadolo Iuppiter Am- moni mettendolo
fopraquello à fcderccon lo Icettro in mano. Nacque quello vocabulo Ammon
dalla rena, che i Greci chiamano «w** .ciochc Plinio (fcriuendo del
Tale Ammoniaco nelxi i. libro) ha meglio dichiarato in quello modo.
Ergo ^AEtbiogU fuhie&d ^AJricd^mmonUci Ucrynum Jìiìldt in drenti
[un, inde etto, nomine w Ammonii oraculo iuxtd quod gignitur drhor.
Quantunque Tinterpreted’ A rato Latino, ò Ballo, ó Celare che fi
fbflcjfcriuachc quello fia il Montone, che anchora di poi fu meflb il
primo tra i legni cclelli per ha uerc infognata a Bacco Tacquaperilfuo ElTercito,chc
da lui condotto per la Libya fi moriua di fete,fi come piu à pieno
potrà il lettore vedere nel mijibro di Q^Curtio, o xv 1 1. di Diodoro
Siciliano, ò nel 11 1. lib. che Arriano ha Icritto de fatti d’ AlclTandro
Magno. Meda. MED.. D’HAD. BATTVTA IN GRECIA,
BRONZO. BRONZO. Fuanchoraà Gioue dedicata la Capra, per
hauerlo t* c*pré nutrito del Tuo Iartc,ondc ei fu detto Egiuco,& da
Greci ùtyic X t f,Ia quale capra intendcuono quella della Nymfa
Amaltea^he l’haucua allcuato, A come afferma Gcrma nico Celare ncAioi
vcrA d’ Arato, douc ci dice, -lUaputatur Nutrix ejje
louu/i 'vere luppicer infdm Ubera Crete* muljìt fidi^ima capra,
Sy dere qua clarograrum cejlaturalumnum. Il che moftrarono
anchora meglio Filippo Se Valc- riano Imperatori , facendo nelle loro
medaglie mettere vna volta la Capra fola con lettere che dicono , io v
i conservatori a v cvsT i, & altrouc la Capra che portaua
addoffo vn Gioue à modo di fanciullo con altre lettere à quello modo ,
iovi crescenti. Vi V
54 Gioite vit- tore.
Calcidonio dittico. DELLA’
FILIPPO. ARGENTO. RELIGIONE
VALERI ANO. ARGENTO. Attribuì Umilmente molti altri nomi & dignità la
fu- perftitiofa antichità à quello Gioue,vna volta chiaman dolo
Vcttoriofojcome quelli che péfauono che ei donaf fclcvcttoricj&cohlo
fugurauonoconvna Vettoriain mano,& con vno fccttro nell’altra:&
vn’altra volta face uonola Vcttoriachccoronaualuid’vnacoronad’ Allo-
ro,(ì come io lapoflo moftrare (colpita in vn mio Calci donio antico,
poco minorcd’vna medagliada quale pie- tra anticamente fu confcgrata à
Gioue Fulguratorc, per vfeirne il fuoco, onde i noftri Soldati
l'adopranoancho ra hoegi all’archibufo. CALCAL CIDONIO ANTICO BRONZO
MEDA. GRECA. BRONZO. DOMITIANO. BRONZO. MARCO
AVRELIO. BRONZO. BRONZa
cottegli Per le medaglie qui appreflo , fi vede Gioue mezzo '•
ignudo di Copra, & dalla cintura in giù vcftito,chc fta à ciò**.
federe nel mezzo di quattro elementi , tenendo da vna mano vna hafta ,
& l’altra la ripofa Copra la tefta de l' A- quila,fi
comclalcultturalo dimoftra peri due carri ce- ledi dclSo!c,&
delaLuna:& per i due fimulachri che fono Cotto i Cuoi piedi,
lignifica gl’altri due elementi, cioè , l’acqua & la terra , hauendo
il Z odiaco attorno, doue Cono riprefentati i dodici Cegni ideili. Et la
ca- gion perche riprefentauano cofi Gioue, era, chcgl’an- tichi
nella loro miftica & occulta theolo^ia volcuono lignificare, che le
cole lupcriori debbono a gli huomini efìcrc celate, & Colamcnte
manifcftc à Dio. Mafuadi- uinità & tutte le Cuc potenze, ci ha
moftrato Alcxan- dro figliuolo di Mammea per i Cuoi medaglioni bat-
tuti in Grecia, doue fi veggono da vn lato caratteri ab- bre
DE GL’ ANTICHI ROMANI. 57 breuiati, che dicono
XrTOKPA'Tnp K^riAP ma'pkos atpe*aioì iebaitòs a* AEfg a n a po z , che
iLatinihan no interpretato ,imperator caesar marcvs AVRELIVS
AVGVSTVS ALEXANDER. Alexandr o mamme a.
bronzo. I Greci chiamorono Gioue per varij nomi,
malfima- mcncci Siraculànijcomc recita Tito Liuio nel quarto libro
della terza Dccadctcon ciò Ila, che hebbero il tem- t empio di pio di
Gioue detto Olimpio,alcrimcnti Eleo , celebrato primajpcril Tuo oracolo,
& dapoi per i giochi publici che lìfaccuono in Elide , nel Campo di
Pifar&di là e ve- nuto il nome di Gioue Elco,come lì potrà vedere per
la medaglia Greca polla quidifotto,nelìa quale lì troua da la
bandadritta il lìmolacrodi la teila di Gioue con que- Gioue Ite lettere
Grechc,s e rs iAET02 > chcfignificano J ciovE ^ ELEO.EtncI rouefcio
elcolpito il fuo Folgore & l’Aqui- la con tale inlcrizionc,zr paro
sion: la quale cifaap- parircchela città di Siracufa portògrandiflimo
honorc a Giouc Eleo, à cui fece edificare vn cofi bcllilfimo
tèni pio,& battere fimili medaglie in fua eterna memoria.
MEDA. DE I SIRACVSANI. BRONZO.
SttBd fot»- tiferà di Giouc. Per le
medaglie d’argento che furono battute per Lucio Lentulo,& Caio
Marcello Confoli,fi troua la te- tta di Giouc d'vna banda con tale
inflizione, ivcio L E N T V L Oj CAIO MARCELLO C ONSVL I»
b v s. &da l’altra è vn Giouc coi fuo Folgore nella man
dritta,& l’Aquila nell’altra , &innanzi aìui vno piccolo
altare,& dietro laftella falutifcra,laquale c polla nel fe- condo
luogo tra le fteile erranti: lignificando tutte que- lle cofc vn
facrificio fatto per detti Confoli à Giouc, per caula del Folgore caduto
fopra il fuo tempio Capitoli- no à Roma. Meda?
ss> MEDA. DI L. LENTVLO, ET C. MARCELLO,
CONSOLI. ARGENTO. I Romani chiamorono quello
Giouc Confèruato- Gioite cc%> re , fi come noi leggiamo nelle medaglie
di Diocletiano { enutort ' Si di Gordiano Imp.che lo dipinlcro ritto eon
due faeffe nella man delira, & nella finiftra vn’hafta, infieme
col medefimo Imperatore fiotto la cuftodia fua,& lettere che
dicono, io vi conservatori. Nclrouelciodcl- l’altra medaglia di
Diocletiano fi troua vn’altro limile Giouc, che prclènta vna vetraria, la
quale ha fiotto i pie- di vnglobo,&Gioue {aquila vicina àifiioi: fi
come Li- cinio ne fece battere vn’altra,doue l'aquila hain becco
vna Corona d’allòro & lettere in quella guifa, ioyi
CONSERVATORI AVGVSTORVM NOSTRORVM. Domi DOMITIANO ANTON.
PIO. ARGENTO. ARGENTO. GORDIANO.
BRONZO. ARGENTO. MASSIMIANO • LICINIO.
ARGENTO. ARGENTO. Oltre à Vettoriofo,Fulguratorc, ò Fulminatore, fu
Dìutrfe po anchora chiamato Statore, Propugnatore, Vendicatore dl
& Cuftode,Anxur, ò Auxur. Et come Marte Vincitore fu honoraro
da Romani, coll ancora fu adorato da loro Gioue Vendicatore, perche da
lui erano punitele cole Gl- owf v j_ malfatte. tote. GORDIANO.
ARGENTO. ALESS. SEVERO. ARGENTO. GORDIANO.
DIOCLETIANO. argento. ARGENTO. Del
Seneca, CJ. della religione Del
foprafiguratoGioueCullodc nella medagliadi Nerone, ha fatto mentionc
Seneca, nel fuo fecondo li- bro delle qucflioni
naturali,douecidice: Quem Iouem tnteUigunr cujlodem rettorémtjue
\niuerf. Qucllo,chc parimente fi vede nelle medaglie d Ha-
driano, douc Gioue c dipinto à Ledere nel fuo Trono conia filetta in mano
dritta, Se lettere chcdicono, ivpi- ter cvstos. Vcfpafiano le fece
battere con inferi - zion diffcrcntc,chc dice, iovis cvstos. Cicerone.
NERO. ORO.VESPASIANO.
ARGENTO. Ma quanto à Gioue Statore, cofi chiamato,
perche, mediante lui, fi confcrua ognicofinli vede che Cicero- ne
ne fece anch’egli mcntione nclloratione, cheei fece innanzi che andare in
cfiglio:doue ei dille; O Gioue Sta- torc,quale i noftri antichi cofi
chiamarono , come con- fèruatoredi quello Imperio,& dalle mura del
cui rem- pio io tenni difcollo le violéti imprefedi Cati!ina,dop-
po che Romolo l’hebbe edificato nel palagio , apprefib la vettoria hauuta
de Sabini, io ti priego d’cllcrc in aiuto alla Rcpublica & Città
diRoma, Stame in tutte le dif- gratie mie. yltore P'S
. <r 3 Vlcorc fu chiamato, & honorato da Romani
come Marce, per edere l’vno & l’altro vendicatore delle cofe
mal fatte: & in Italia , maTTimamcntc nel territorio Ca- pouano detto
Auxur,& figurato il Tuo lìmulacrope r vn Auxun fanciullctto lenza
barba, del qualefcce mentione Vie- Virgilio. gilio nell’ viij.libro dell’
Encida, quando dille: Cyneumejue iugum^uets I uff iter ^Auxttrus
aruis r Pr<efìdet. Et è ancor Giouc coli (colpito (opra
vna medaglia d’argentodi Pania, da vn lato della quale fi vedeà
fede- re nel fuo T rono con vna tazza nella mano mra,& nel- la
manca lo fcettro,con vna corona di Quercia, o d’Vlt- uo,ilchc non ho
potutotroppo bene difccrnerc,per la piccolezza della mcdagliarnondimeno
Phornuto affer- machefolamcnccGiouccra coronato d’Vliuo,in fegno di
perpetuitàrperchc egli è Tempre verde, & tiene qual- che poco del
colore cclcltc. ME DATgTi E DI P ANSAI
ARGENTO. Tempio d'Augufto in Alcjptn
ària. EtlicomcGiouchaucua in Roma (come e dctto)iI
Tuo tempio magnifico , & era chiamato Scruatorc Se Conlcruatorc,coli
in Alcflandria nera vn’altró limile conlagratofcome fcriuc Filone nel
libro della Tua lega- tioncà Caio Ccfarc) à A uguftoConfcruatorc,
chiama- to hauuto in vcncrationcda i nauiganti.Era quello
grandillimo & altiflìmo tempio pollo innanzi al Porto,picno di Tau
ole offerta, di pitture cxccllcnti,& di flacuc
marauigliofamentcfabricatc,& ornate d’argento Se d’oro, con portichi
Se loggic per Ilare al coperto, & palleggiare, & vna libraria
accompagnata dagradilEmc làlc,portali,bofchetti,& lunghe vie, che di
lontano por- geuonofpcranzadi falutc à tutti i nauiganti,che volc-
uono pigliare porto in Alcflandria: benché quali per tutto il modo
foflcro flati dirizati & fatti molti altri tem pii in memoria
d’Augufto & per eternità del fuo nome, li come li troua nelle
medaglie battute al tempo di Ti- berio, il quale cominciò vn tempio in
honorc fuo che Caligula fornì poi,& Io confagro al fuo nomccon
ofH- cij Se facrificij pieni di pietà Se di rcIigione,il che ei
con- ferma perle fuc medagIie,doucda vn Iato è il lìmula- cro della
pietà à federe con vna tazza nella man dritta, & la fianca
ripofafopra vnfanciuIIctto,che moftral'of fido pio che Caligula
faccuainuerfo i fuoi parenti , con quelle parole, e. caesar divi avgvsti
prone- POS AVCVSTVS PONTIF EX MAXIMVS TRIBVNIT1 A POTESTATE QVARTVM
PATER PATR1AE. & poi quella altra appreflo folamcntc, pietas.
Dall’altro Ia- Sdtrificio to mC£ ^ a g* ia fi vede fi tempio
d’Augufto flato ri- diCéU&uU. ccuuto (comeci penfauono) tra gli
Dci:& nel mezzodi detto Librario
b.Uifiinu d'AuguJlo. Tempio tA
ugujlo (omincUto per Tibe- rio, cr for- nito per C4ligula.
- *"* <r 5
detto tempio vn’altare,fopra al quale c vn Buc,tcnuto da colui che
n’haucua la cura, chiamato Vittimario,con vnfaccrdotc chemoftra di volere
fa me facrificio, teneri do vna razza nella mano deftra,& dietro alle
fpalc vn miniftro con vnvafopcrriccuercilfanguc della beftia.
AVG VSTO. ORO. MED ÀGLI ÒNI DI
TIBERIO. Tempio dkugujlo reflituito
per A nto~ nino. Comminciando dipoi quello
tempio col tempo à rovinare, Antonino Pio lo fece inftaurarc, fi come h
ve- de per le Tue medaglie d’argento, d’oro, & di bronzo, douc
fono lettere che dicono .templvm divi avgVsti restitvtvm. Ne contento di
qucfto, ne fece fare vn’altroad Adriano fuo predcceflbrc,comc
ricordeuolc de benefici), che haucua riccuuti da lui. Anto
» c-j ANTONINO PIO. BRONZO.
Oltre à quelli templi , furono anchora fatti molti altari in
honored’Augulto, per moftraremaggiormen- imiti de te, & per diuerfe
vie la fua eternità con quelle parole, providentia, hauendo quei Romani
quella vana opinione, chela deitàd’Augullo potcflèloro concedere
tutto quello,dichehaueuonobifogno per laucnire. tu»-, -Et coli per tutte l’altre
medaglie de gli Imperatori; che erano (lati à modo loro deificati,
folcuono gl’anti- chi (colpire quelli altari in legno della loro
deificatione-. Deferivo* Scriuc Apulco nel dogma di Platone
, chela proui- XkJu denzanon è altroché vnafenccnza diuinachc
mantie- ne femprcfelice colui,checlla piglia vna volta iti cura:
& altri hanno detto che folamenteriguardaua Se pcnlà- Dtuodi
uaalIecofeaucnire:ma i dannati Epicuri£al(amcntecre- zpÙHro. deuonochcDio
non haueflc alcuna cura de mortali. Ond’io à propofito di quella
Prouidenza mi ricordo ha- uerctra molte altre pietre intagliate,
cheiofcrboin ho- nore dell’antichità, vn Diafpro, nel quale è (colpita
vna vtformU* formica con tre fpighc in bocca,fignificatricc della
Pro- K de Polii- uidenza-.la quale pietra fu altre volte trouata ne i
fonda- de*K4. menti d’vna delle torri cheio ho fatte farcnclla mia
cafa della Maddalena, che per edere cofa anttchitfìma &
rà- ra,mi c parlo farla ritrarre qui Cotto al naturale. —
Diafpro Et perche Plotina ha già comporti in 4. libri della
Prouidenza, inoltrando che tanto le piccole come le grancofe
cranogoucrnate per il Dio di natura, io rimet- terò il lettore à quella
lcttione,& ritornando al propoli - to mio, dico chegl’antichi
riputorno la Prouidenza per Dea, come anchora ha inoltrato Cicerone nel
libro del- la naturadegli DcijOndcpcrla Tua figurabile clafem-
bianzad’vna matrona ftolata , ò velata & dritta , che in vnamano
hàlolccttro,&con l’altra moftra vn globo, chcgli Ita à piedi, pare
che voglia lignificare che la Pro- uidenza goucrna tutto il mondo, come
vna buona ma- dre di famiglia, nel modo, che nelle loro medaglie la
fi- gurorno (benché con diuerlì atti) Traiano & Pertinace
Imperatori. r. ;• - fiorini.
PROVI DENZA. Cietront. Alcuni altri
Imperatori, comeTito, la fecionodipin gereconvntymone& vn globo,
inoltrando come ella gouernaua il mondo. Antonino Pio la figurò per vna
filetta di Giouc accompagnata da molte altre. A leda n- droScucroper vn
vaio pieno di fpighe,& Probo & Fio riano per vna fcminaftolatacon
vn globo in mano,vn fccttro &vn Corno d’abbondanza.
rrouidtnz'* diuerfmen tc pinta da antichi.
Caracal Ei mi parrebbcinuano affaticare
,fc io non auertiflì 0 « lettore della pazza fuperftitionc de gli aderbi
Roma ni,i quali durante la vita de i loro Imperaton, o buoni, o
catti u i,cKc ci follerò, in ogni modo non lalciauonodi fare loro
templi,ttatue & altari , & doppo la morte di
lànftificarli,attribuendofaIfamentc loro nomi dibuo ni Principiai
fondatori di pace, & (non ottante che ha - ueflino maltrattato il
Scnato,& Popolo Roman o)di re E 4
CONSE CRATIO- NB. V<tra f a
. flit ione ir Romani nel fanttfi- tar loro
^ imperato^ ri. FLORI AN
A HI S S. MAMM EAT BUON Z O.
. ftauratori della Città di Roma, fteome auenne di Lu-
cio Settimio Scuero,il quale oltre aireflcrehuomobar- baro,beftiale,homicida,&che
di fimplice foldàto pcr- ucnnealla dignità deilTmpcrio, ingannò &
tradì Clo- dio Albino gcntilhuomo Romano per venire à capo dei
fuoidifegni, &: nondimeno s’attribuì & fece dare più per paurache
per volontà dal Senato Romano tùt- ti i titoli di buono Imperatore.
S A R G E N T < Ma che diremo noi di quello Monftro di Natura
co- minciato & non finito,il quale doppo la fua morte fu
connumerato daRomaninelnumerodei buoni Dei,& del quale foleuadirc
Nerone, che l'haueua fatto auelc- nare, che egli era ftato fatto Dio p c
r mezzo del boccone d’vn fungo? clodio;
ORO. Et per contrario furono i buoni Principi, di T
raiano, Antonino Pio,& Marco Aurelio, che per le loro virtù
&: buoni coftumi,mcritarono d’cflcre chiamati ottimi Im- c .
pcratori,& canonizati,fe lecitaméte fifolfc potuto ciò fa re.
Trai quali è pur degno d’clTcrc Tempre nominato& ricordato il nome d
Antonino Pio , lolito dire che piu tofto volcuacolcruarc &faluare la
vita d vn Cittadino, che ammazarc mille defuoinimici. Parola certamente £
Antonino piena di pietà & degna d’vn buono Imperatore, come
cglicra,&:comclo chiamòil Senato, facendoli dirizarc come à Traiano,
vnaColonna,& Templi nel modo che £ Antonino fi vede qui di
fono. 'i .... e $ c w • . • • r 0 amo moftraco
cornea! tempo anticogli ucrrdctì Inipcratorieranoconfngrati, &diuentauonoDijdoppo
^TLi ]aI . 0r ° m05tCj& comc * Romani faccuono tem pii &al-
tio di ttm - rar * * n Sonore loro coni /àcnficij de vitelli
ficdegl’agncl-' & Reonfegnado loro Sacerdoti & Flammini nel modS
che di Celare A ugufto ha già fcrirro Prudcnrio^diccndo: Prudenti».
Hunemorem V ererum docili Um aiate fejnuta ? olì eritas t men fa t atque
adytit } & fiamme^ tris ANTONINO PIO. BRONZO.
ON. PIO. BRONZO. Uuguft AuguJlum
col nitritalo placa uù tgd agno: Strafa ad puluinar iacuit,
refj>onfa popofcit. Tcjlantur tituli,prod»nt confulta
Scnatus Cafareum louis ad ) fecitm Jlatuentia templum.
Equanto al reità della conftgratione , chiamata da Greci &
della quale ha le ritto minutamente He radiano al vij.capitolo del
iii j.Iibro,mi è parlo non fola- ménrc di figurarla cjui fottoal
naturale, ritratta dalle me- daglieantiche d’Antonino Pio,& dt M.
Aurelio, ma tra- durla in volgare,pcr maggiore intelligenza del lettore.
ANTON; Pia M- AVRELIOl BRONZO. BRONZ O.
c Soleuono i Romani confagrarc doppo la morte
lo- ro tuttiquclli Imperatori, i quali làlciauono i figliuoli
heredi dell' Imperio, in quello modo penlando efTcre ri-- ceuutr nel
numero de loto fallì DijrEa Citta tiftta vcftita abruno,&picna di
dolore &di lamenti, folennemente fatta fàrcvnaimaginediccra limile al
morto Imperato re, la poneua dentro a vn ricco letto d’auorio,lcuato in
alto aU’cntrarc del palagio Imperiale. Era quello letto coperto di
prctiofì panni d’oro &dcntroui quella ima- gine
H erodiano. b o«».f W «HV Ccrimonù
de Roma* nella mori de loro l« fe rotori.
ginc pallida àguifa quali di ammalato Imperatore/! ri-
polaua,haucndo dal lato manco à ledere tutti i Senato ri vcftiti di
bruno,chequiuigran parte del giorno dimo rauono.Et dal lato deliro tutte
le Donne Romane, cias- cuna fecondo ladignità & grado dcloro padri,ò
mariti, . fenza ornamento alcuno d’anelli, maniglie, ò catene
d’oro,ma fedamente vcftircdi bianco leggicrmetc(qualì come portano in tal
calo le getildonne in Francia)# tue te piene di maninconia. Durauono
quelle cerimonie vij.giorni,nel qual tempo i Medici ogni giorno
s’apprcf fauonóalla bara, fingendo di toccare il polfo all’amma-
lato,# mollrando che gli andaua fempre peggiorando. Ma fubito che ci
diccuono quello cflèrc fpirato, i primi letto i Up4 Senatori lì lcuauono
il letto Tulle fpallc, portandolo nel YtZ'ZÌ? ^ av ‘ a ^ acra ^ no al
Mercato vecchio, douc i Magillrati tutori Romani Toleuono
fpogliarlidelladignitàdi tutti i loro. officij.Erano in quello luogo da
due lati fatti certi pal- chi con ilcalc,dai’vn de quali tutti i piu
nobili giouani & patritij Romani, & dall’altro le piu illullri
donne canta- Himi tan- uonoHynni & Cantici Iamctcuoli#
pietofi,nelmodo, tati nette po che s’vla ncllcpópe funebri. Dopo quello i
Senatori di pt funebri. nuouo fa lcuauono la bara fullc Ipallc, &la
portauono fuora della Città in vn luogo chiamato il capo di Mar-
te,douecravn tabernacolo quadro fatto di gradirmi legni fcccjii,&
ripieno di fcrméti.di paglia, & di falcine, & di fuora riccamctc
adorno di cortinclauorarc d'oro, di flatucd’auorio,#altrediuerfcdipinturc.Sopraàque
Ho tabernacolo n’era vn altro lìmile,ma piu piccolo,& riccamente
acconcio come l'altro,cccetto che haueua le porte & le fincllre
aperte, & coli di mano in mano mótaua H77 tauapiù
alto nel mcdclimo modo fempre diminoedo. Potrebbe!! quella ftruttura
ailbmigliarc à certe Torri fondate in marc,ò fopra ài Porti, chiamate da
moderni, Fanali, dagl’antichi Phari,douela notte Hanno acccfi lu
TJnaU mi perfarefeorta a inauiganti.Portato adunque ildet- chiamati
to letto fopra al fecondo ftaggio.quiui fpargcuono gra- dequantitàdi
fpcticrie,diprofùmi,difrutti,d’hcrbc, & d’vngucnti odoriferi di tutte
leparri del Mondo, facen- doqualì à gara di chi più , ò meglio, porc/Tc
honorare, & fare quello vltimo prefente al loro
Imperatorc.Fat- to quello, lì moueuono certi Caualicri à corfa
intorno al tabernacolo, facendo vn modo di Morcfcha tonda, MortfAé
Pyrricada gli antichi nominata:& apprefib à quelli fa- ryntt4 '
ceuono il mcdelìmo i Cocchi, ò carrette , fopra lequali i carrettieri
erano vcllitidiporpora,8cdi velluto chcrmi- lì,con mafchcrc fomiglianti à
i Capitani , & principi che haueuonogià fcruito il morto Imperatore.
Et con finite tutte quelle ccrimonie,colui che doueua fuccedcre
all’- Imperio, pigliato vn torchio accefo in mano,mettcua il fuoco
nel Tabernacolo, & il limile faccuono tuttigl'al- trhpoidi mano, in
manoùl quale per la materia tato fec- ca,& le cofc vnte deprofumi,
& olij profumati, leuaua { j, e fubito le fiamme in alto,pcr
mezzo lequali, vfcitavn’ A- t* quila viua del minore & più alto
Tabernacolo, fc n’an- « daua volando in verfo il cielo , quiui di terra
portando i cieli (come crcdeua &gridauala lloltitia de Romani nql
me delìmo tempo) l’anima del loro Imperatore), il quale poi coli
adorauono come Dio, & gli faccuono altari & templi,
come e detto di fopra » Crwr, -* r-’ìRtn '’ M. AVRELIO. FAVSTINA
4U« tu1 PERTINAX. BRONZO. FAVSTINA. ARGENTO.
Crédcuonoi Romani qiicfto mi fieri o non Iblam" elfere
vcro,ma molti giurauono hauerc veduto vfeire del fuoco l’anima dell
Imperatore , & altri pagauono huomini à polla per confermare coli
fatta bugia, diccn - do che l’Axjuila di Gioue l’haucua portata in Ciclo,
& coli ecco in cheniodofu anchora canonizato Seucro lottizzo*
collocato nel numcrodegli Dei, inlìcmccon moltialrri Imperatori &
Imperatrici ch’elPopo.Ro. fece fàlir per forza
9 COM forza alciclo nel medefimo modo che
Scucro. Ma ri - tornando alla materia de noftri templi, doppo
haucrc fcritto de i più trionfanti di tu tti,cioc,di quello di
Giouc Capitolino , di quel d'Augufto à Roma&in Alcflan-
dria,del Pantcone^ di quello della Pace, ci reftai vede- Tempio «K rcil
marauigliofo di Diana Efcfiamcllà fu perba edifica ^j c pg % rione del
quale concorfcro tutti i Re,Potcntati,& Republichc dell* Alia maggiore,
contribuendo ogniuno per lafuaparrc/olamcntcmoflidalzelo di
religionc,qua'n- tunquepcr Ja fuagrandezza folle a pena tornito in
CC. anni,& fondato rifpetto a i tremuoti in vn Pantano, tal-
mente che ci fu connumcrato per vno dei lette miracov li del Mondo, &
di poifcolpito in piu medaglie di di- ucrfi Imperatori. “
CLAVDia ‘ ' A R G E N T O. stnr. *4
• Ma pcrcbeil fimulacro interodi Diana,qualc era nel Àmpio
degli Efcfij,nonfi. può interamcce {cingere nel le med agliedi pi ntedi
fo p ra,mi cpàrfódi farlo-hilthopa di nuouo ritrarre qui di fotto nel
modo , che io ihoirt e ” due '.Ikimfc
K.OII 8o DELLA RELtGIO due medaglie Grechc,l’
vna di C5modo,S: l aura a nn - tonino Pio , nell'vna delle quali e
Icritto aptemhx e «• e x i a n , cioè, Diana degli Efelìj , &
nell’altra quella l ola parola, e « e sia spedendo tutte l’altrc lettere
perdute. ANTOM. PIO. COMMODO.
BRONZO. Dtfcrizìon del tempio di
Diana. Era la lunghezza di quello tempio ccccxxv.
piedi, & la larghezza e e x x. ornato di e x x v 1 1 . colóne,
ogniu- naalta lx. piedi, & nondimeno fu abbruciato da quel- lo
fcclcrato Eroftrato,folamentc per dire che egli hau ua fatto qualche cofa
degna di mctporia:bcnche di poi fu rillaurato & rifatto anchora piu
bello da Dinocratc, Celebrati!) Architettore d’Alellandro Magno. Quiui
aduque lolc- cUDianf* L, ono ogn'anno, nel giorno che lì cclcbraua la
fella di ~ Diana, trouarlì tutti i giouani ,& fanciulle , vergini
del paefe,vcllitidibiaco,doucfpeflò lìmaritauono iUcrne? Il
fimulacro ò imagine di quella Dea fu fccodo le fue dignità & qualità
dipinto & figurato da gli antichi in di- uerfe manierc,lt come ella
fu pariméte chiamata perdi; JSSL. uer/I nomi.ConciòlìachcquàdoIaLunaera
tutta pie- na, la dilegnauono per la lua chiarezza con vno tor-
chio v 8x chioaccelo in ambedue le
mani, come fi vede nelle mc- dagliedi GiuliaPia, moglie di Seuero
Imperatore, con lettere chedicono, di an a lvcifera.
GIVLIA PIA. argento. BRONZO. Et per
inoltrare anchora meglio che Diana &la LlT- na eranoinqucl tempo vna
mcdefimacofa,ioho fatto qui mettere vn'altra medaglia di brózo della
mecfefima Giulia, nella quale e ferino, lvna lvcifer a,&ìI(uo
carro tirato daducccruic, chcfignificauono checll'cra Dea della caccia,
quantunque l’interprete d’Arato hab- bia detto che quello fignificaua la
fila leggerezza. Ma quadogl’antichila figurauono poico
vnolpiedcinma no,& vn ccruio apprcfio,voleuono lignificare che
cac- ciando, ella pigliaua & ammazzauai ccrui pcrforza,no
minadola »^óa«c, & per memoria che ella era la prima
cacciatricc,fofpcndcuono le corna de cerui dinanzi al fuò
tepio.DclIa quale cofahauendo affai à baftazadif- corfo nel libro , che
per comandamento di fua Maefli iohò fittodella naturadc giammai!
ferochpcrò rimette rò il lectorcà vederne quello, chcion’hò quiui
trattato. MEDAGLI E D’H OSTILIO. ARGENTO. Trouanfi
anchoradelle medaglie , doue Dinnac di- pinta, òfcolpitacon Io fpiede, in
legno che ella foleua ammazzarci cingùiali, diche fa chiaro
rcflimoniolamc daglia di Gcta Triumuiro, nella quale da vn lato è
fcol- pita la tefta di Diana , & dall’altro vn cinguialc ,
ferito d’vno fpiede in vna fpalla con vn cane appreffo. GETA
TRIVMVIR Quando i Romani figurauono Diana cacciatrice,
ordinariamente la folcuono accópagnared’vn turchaf- fo,d’vn , arco,&
di frccciccon vn cane da ghignerei fc - gugio,(cnzaraiiirode quali non fi
può cacciarci come mortra la medaglia qui di lotto. med 7 ~d
f C~P OS T VMO. ARGENTO. Ma nelle medaglie d’Augurto fi vede vna
volta Dia- na figurata tutta ritta in habito virginale, con l'arco
in vna mano , & con l’altra /opra al turcharto, facendo le- gno
di cauarne vna freccia pcrtirare,&: nel mezzo lette- re, che
dicono/iM pera t or DECiEs,&di fotto,sici- x.i a. & altre che
dicono , im perator vNDEciEs.Et L nel rouefciod’vn altra fi vede con la
velie alzata, vnar- sthukitl co in vna mano , & nell’altro vno
fccttro, vn can da giu- * gnerc,& gli rtiualcrti infino à mezza gamba
, colà prò- £ 1 pria per lei come cacciatrice, &i quali daPolluccfono
An<lro »”- ftati Endiomidi chiamati. des ' AVGVSTO.
Tra cucce le medaglie d oro, che fanno ìjjj.furnorro uaccàTolofa,
& rraquelleche mi vennero nelle mani, io ne hò vna,nclla quale da vn
lato è fimaginc di Diana, col Tuo arco & la faretra,*: dall'altro vn
tempio, nel cui mezzo c vn trofeo naualc,in cima al quale è vna
celata antica:& della prua della natte, c fitto vn tronco come
vno Itile con due rami, vno riuclliro d’vna corazza, & da l’altro
pendono due dardi & vna rotelIa:& à pie del tron co è vn Ancora
da vn lato,& vn timone da J aItro,in le- gno della rotta di Sello
Pompeo, quando Ccfarc Augu- ro racquiftò la Sicilia, la quale in mezzo al
frontilpi- Tri gSbe, c *° ^ mc J c h mo tempio e figurata per tre gambe,
con impresici lettere che dicono,i mper ator . c ae s ar,co!ì
fignifi- UsùiU can do che Augullo ringratiaua Diana della vettoria
hauutadc nimici Tuoi. - av AVGVSTO. Et nc rouefci delle
medaglie battute in honoredt Mar cello, fi vede parimente-vn facardote,
chccon due mani lebrato in prclcnra al tempia di Diana vn altro trofeo di
Sicilia, s *” a*- ringratiandola delI’Kauuta vittoria di
Siracu(a,&dcl te- foro portatone à Roma,iI quale-fu {limato tanto,
quan- to quello che i Romani cauorno di Cartagine. *
MAJICELLINO BRONZO.. Animali tonfatati i Diana.
Solcuono gl antichi placare Diana imolando la cer- iliaci daino, il
ccruio,& il toro,tutci animali confècrati lei, fi come tcftimoncranno
le medaglie Latine & chc,che io ho fatto ritrarre qui di
lotto. FILIPPO. BRONCO. Tempi o di Scriuc Strabonc nel x
ri 1 1. libro della fua Cofmògra to“ra*ro~ & 1 che quello tempio cra
fondato nclflfola d’Icaria & polon. chiamato Tstupóirtxor. Et Tito
Liuio neh ni. della quinta Decade, lo chiamò parimente Tauropolum , &
Tauro poli* i ficrificij,chclifaccuonoà Diana. Dionilìo nondime- no
nel fuo libro de Sicu Orbis dice,chc Diana non fu chia mataTauropoU dalla
regione, ma dalla quantità de tori, ehcvinalceuonofotto la fua protezione
:& però detta dum Tau eguale colà appari Ice vera per la medaglia
Gre ca qui di fottojdoue fono lettere, che dicono, e petp i-
IÓN DAMASI AZ. MED MEDAGLIA GRECA D I DIANA. ARGENTO. Chequcfto
fiavcro,& che Diana Ila (lata chiamata TaurofoloSybiTdurof oliai Tuoi
facrificij dal toro che l’era confagrato,come il cane, dimoftra anchora
Diodoro nel iti. libro, douc parlando della Rcina delle Amazo- nc
dice, che ella faceua ogni giorno cflcrcitarc le Tue ver- gini
allacaccia, acciò chcpiu facilmente tollcraflino il difagio dcllarme
& della guerra , facendo le fare vn cer- to facrificio, che ella
chiamò T*opej 3 fojo.,benchc gl’ Autori tanto Greci come Latini
habbinoconfufi tutti quelli no mi Tdurouoliumjduropolum, &
Tauropobolum, & malli me Suidane i Collcttanei, chiamando Diana
Tduroholosfal Toro(quello che anchora conferma Euftathio) il quale
l’era facrificato, come fi vede nella medaglia d’argento ' d’ Aulo
Pofthumo, nella quale fi vede da vnlato Diana con vna luna in teda,
l’arco & il turcafTo:& dall'altro il fa orifìcio del toro, nel
modo, che fi vede qui di fotro. F 4 Sacrifìci» di
Diati» ordinato da la regi, na deli a- mazonc.
Diana chi» mata Tau- robolos . A VLO PO
STHVMO. - ~ i ARGENTO. eia, & ma/firneàLettora,doue fe nc vede
grandi/fim» Tùtro gì - quantità, donatimi già da Pietro GiIio,huomo dotto
Se deVanuZ g ranc * c amatore delle cofc antiche, fi
conofcechcifacri- ti ficij fatti anticamente da i facendoti alla madre
degli Dij congrande apparecchio,crano chiamati TAuroj>olium&
•>• altre volte Taurtuolium , &non folamente à Diana
Cibelc,maanchoraàMinerua, volendo maflìmamente credere àSuidas:
benché di coli fatti fiicrificij io habbia, aliai diftefamete fcritto
negli Epigrammi, che io hò rac-' colti di tutta la Francia. *. LeBor*
inpropugrutcttlo \rbis. matri devm pomp. philvmenae
t*VAE PRIMA EECTORAE TAVROBOIIVM F e e r T. .
tìdi°G4f!o fedeli àiichora in vna piccola chiefa di S. Tomafo giuu
mezza rouinata nella medefima terra, vn’altro epitaffio in
vna S* hi vna colonna, che regge l’altare grande, per
il quale fi conolce che i Decurioni di quel tempo , cioè gouucr-
torì della Tcrra,feciono il facrificiodi Tauropolium alla madre degliDij
per la falutc diGordiano Imperato- re, & di Sabina Tranquillina Tua
moglie. In facelle D.Thanutnunc diruto in columna i
aitarli vijìrur. 1 PRO SALVTE I MP. ANTONINI GOR- <
DI ANI PII FEL AVGV. TOTIVSCHE^ DOMVS DI VI N A£, PROQVE STATV C
li V 1 T- LACTOR. TAVROPOLIVM FECIT ÒRDO LACT. D. N. GORDIANO II.
ET POMPEIANO COS. VI. 1D. DEC. CV- " RANTIB. M. EROTIO ET
FESTO CA- NINIO SACÈRD. Di quella Sabina Tranquillina ho io veduto
altre yolte yna medaglia d’argento, & vno Epitaffio fatto in
quello modo, FVRIAE SABINAE TR AN QV 1 LLIN AE SANCTISSIMAE A
V G. CONIVGI DOMI- NI N. M. ANTONINI GORDIANI PII FEL1CIS INVICTI A
V G V STI DECVRIA- LES AEDILIVM PLEBIS C ERI ALI VM DEVOTI NVM1NI
MAIESTATICHE EORVM. Trouafià Roma vn gran marmo antico fcolpitoin
otfmzion honorc della madredegli Dei,douelì fa mentione del- *
cibele Taurouohum,& quiui lì vede l’imagine della Dea coronata d’vna
Torre con vn tamburo nella man manca appoggiato fopra alla
fuacolcia,& con la ritta tiene cer- te fpighe di grano, à federe fui
fuo carro tirato da due liooi,& accompagnata del fuo Atis, che tiene
vna palla in mano, & cappeggiato à vn Pino, come albero con-
F 5 Carro de la madre de gli Dei, tirato di
duo leoni. Dichiara- tionedel'in fegna de
la madre de gli Dei. {agrato arale Dea, à caufa
della monragnad’Ida, eh ciò Candia, òdi quella di Frigia, abondantifiime
ambedue diPinij&doue cllac adorata principalmente per Dea,'
& dedicatele le Pine, onde Marciale ha detto di quelle
parlando, Toma fumus Cybeles. Ma quanto à i due
Iioniche tirano il Tuo carro ,co-. mefcriuc Virgilio, Et
iunBi rerum dominai fubiereleones. voltano i Greci lignificare, che non
fi troua cofi Acrile terra,chc ben coltiuata,non diuenti fertile &
buona. La torre lignifica leCitta & edifìci j de quali la terra è
orna- taci tamburo la mondezza della terra, benché alcuni veglino
che ciò lignifichi i venti rinchiufiui dentro, & le fpighe,ch© la
terra fola è quella che nutrifee l’huomo. Figura u :• '• :•> FJG y R A~ DE LA MADRE DE
I DEI R I 7 RATTA del marmo artico, il qual fi vede in Roma ntll’ecchiefa
di S.Sebafliano. M. d: M. L ET ATTINIS
L. CORNELIVS SCIPIO OREITVS V. C. AVGVR TAVROBOLIVM SIVE
CRIOBOLIVM , FECIT DIE IIII. KAL. MART. TVSCO ET ANNVLLINO
COSS. Cibelt tOf- riU. Nell’altra medaglia
pure Greca li vede da vn lato Cibelc torrira,& dall’altro il folgore
di Giouc con al- tre facttc, la quale c tanto vecchia & frulla, che
non lì c potuto cauare alcun fenfo delle parole Greche.
Meda Vari I nomi de la madre dei
Dei. Diana con- feruatrice, adorata in
Sieilia. Chiamaronlagl’antichi madre degli Dei, perche in guifadi
madreche nutriteci figlìuoli.la terra limilmcn- te nutrilcetuttigrhuomini
& animali del Mondo, coli dice Furnuto.I «Greci & Romani le
dettono più nomi & attribuirne diuerfe virtù.chiamandola Cibelc,
Cere- re,^ Terra,Prolcrpina, &fecondo Lucretio, madre delle
beftie. Veda, &Diana:il che li vede & conferma per due medaglie
di bronzo Greche, ncll’vna delle quali c Dia- na da vn lato con quelle
parole, 2 atei p a, & da l’altro il folgorc,dcdicatole cornea Velia
,& limili parole x i aeqi a r a ©ojc a e n 2, ci oc , medaglia
battuta dal Agatoclc in honoredi Diana confcruatrice. Nel tempo,
che io Faceuo quello 33cor|oi mi fumo mc faglie clonate alcune medaglie
d’argento, di quelle, che viti- doro & inamente furono trouateà
Reims, tutte quafi di Seuc- trouute°t ro,di Giuliani CaracaHa,di Geta,8t
diMacrino. Et per- chcrracfleio netrouaitrc,doue livedcCibelc
convnfolgorc in mano,& à federe fopra vn qucflc parole , ind mi
cparfo non fuora di fotto. L’vna.
GLIA GRECA. bronzo. if pino con- L’vna dell altre due
medaglie e dì Giulia, nella quale madre dc*i ^ vc< ^ c Cibclc tortila
in compagnia di due lioni & àfc- Dd. dere fopra vna Tedia con vn ramo
di pino in vna mano, & nell altra lo fcctcro,chcclIa appoggia
fopra il Tuo tam buro,3c lettere che dicono intorno ,mater devm. Il
medefìmo rouefeio nella medaglia di Fauftina e quali del tutto foni
iglianteà quello. ARGENTO. BRONZO. Figuro MED. DI
C. VOLTEIO. ARGENTO.; ANTO. Pio.
BRONZO. p JJ W Figurornoanchoragl’antichiil
lìmulacro di quella Cibcìe con vn gran numero dipoppe,fignificando‘
che cllanutricaua tutto il Mondo, con vn a torrefalla tefta, due
Honi Copra i bracci , & diuerfr animali incorno, produtei da lei come
Dea della Natura, & di più due ccruie ài piedi, che moftrauono che
Diana, & quella erano vnamedchmacolà.Ncl qual modo nonhd mot-
to tempo che ella fu ricrouata in vna grotta ancichiflì-
maàRomadadipinturadellaqualemi donò altra vol- ta M. Antonio Fantuflì
dipintore Romano, la quale io ho polla nel miolibro de la Natura de gli
dèi , per dame la villa à .gli amatori dell’antichità. Furono tutte
quelle forme attribuite à Dianacondiuertì nomi di triforme, come
per il tellimoniodiPaufania la chiamò Alcamc- nc:& Virgilio,
dichiarandoci che in cielo lì chiamaua Luna, in terra. Diana,&
nell’inferno Profcrpina , coli laf : ciò fcritto,
Tergeminamque Hccaten>trU ùrginìs or a Tfidnx. Et perche
la figuradi Diana, ritratta da vn marmò antico,!! vedrà meglio nelnollro
primo libro dell anti- chitàdiRoma, io non nelcriùero qui altro , ma
fola- mence dirò come fotto la deità & nome d’Hccate i più
ricchi Romani foleuono ogni mefe far facrificio à Dia- na, mettendo fopra
i canti delle llradc della Città, pane & altre cofe,chcfubito da
ipoueri erano leuaje via , co- me fcriuc Ateneo, llimando che Diana, la
Luna, & Pro- ferpina fodero vna mcdclima coCa. Hauendoà
baftanza parlato di Diana , & defìderan- - do venire alladcfcrittionc
degli altri Dij, comincieremo da ^inerita* la quale fccondoi Poeti,
nacque.de l capo diGio Dea di mtura. Diana triforme.
Paufinid. Virgilio. Sacrifìcio fattoi Dia na fotto
il nome di He tate. Ateneo. MINERVA. di
Giouc, pcreflcrcrintcllctto collocato nella certa dell* huomo.Armaronla
oltre à quello gl’antichi d’vno feu- do, nclqnalcera il capo di
Mcdufa,moftradochcrhuo- mo fauiodcbbecon force animo & intrepido vifo
refi- ftcrc aU’aucrficà,& à nimici.il pennachio che ella hauc*
ua fopra al morrionc , fignificaua rornamenro di tutte lefciczc,
&cofcaItenclccruclIo dcH‘huomo:le tre vedi differenti l’vna
all’altra, che la Capienza debbe clferefc- grcta,&l'hafta che ella
haucua in mano, che l’huomo fauio guarda, con fiderà, & batte di
lontano & con van- drdicXt*! taggto. Mala Ciuctta le fu dedicata
(come habbiamo Mintrtu. detto) per moftrarcche la Capienza cuopre con le
tene- bre il fuolplcndore-.i qualitutti lignificati pare chedcf-
criucffc affai bene Ouidio nel Certo libro della fua Mc- tamorfofi,
quando dille, ^t fili datelypeumjat acuta cuflidis hafiam,
Datgaleam capiti, defendituragide pettus, ‘PercuJìa'mejuefua
fimulàt decufiide ferrarti. Edere cu mi; accia factum canentis
oliua , Jrfirartque deos «perù vittoria finis. Minmu
Scriuc Varronc che Mincrua fu quella , che fondò ie untoti Atcne,&
per ciò fu chiamata, aohn a quafi idxraìoe rrdfOt- i- Atene. r e, che voi
dire, vergine immortale, àcaufa chcfcomc fcriue Fulgentio) la
ìapienza non muore mai. Di qui ha voluto Porfirio dire, che Mincrua none
altro che la vir- tù del fole, mediante la quale lafapienza entra &
pene- tra dentro alcuorcdcH’huomo, là onde nafcendodalla
fommkàdcU’aria : però fi vede che i Poeti hanno finto che Mincrua c vfcitadelcapodiGiouc.
I Filici dicono chela virtùintellccciuaècollocata nel cerucllo
deliquio mo,comc denrroalia principale fortezza del redo del corpo.
Chiamaronla Umilmente gl’antichi Bellona, BrBofl4 cioè Dea della guerra,
lignificando chei Soldati debbo- d « * u no non fidamente edere del
continouo armati Spederei- S* frr <- caci, ma proueduri di configlio:
&rprima chccominciarc vn imprcfa,cdàminarc molto bene le forze del
nimico: quello che confermò anchora Saludio dicendo, che ei bifogna
prima configliarfi,& doppo il configlio, & la deliberationc fatta
mandar predo ad effetto ìlfuo dife- gno.Lacaufà perche gl’hiftorici
l’hanno fatta fondatri- ce d’Atcnc, è, che dicono che nafccndo difeordia
tra lei & Nettuno, di chi douede porre nome alla Città, gli Dei
fimedono in mezzo per pacificarli, &giudicorno che Ncttu- qualc di
loro due produrrebbe cofa piu vtilc alla detta Vaim terra, quello le
douede dare il nome, per il che pcrcoccn- do la terra, & facendo
nafcerc Nettuno vn cauallo, & Minerua l’vIiuo,fu fententiato
chcl’vliuo, piu che il ca- uallo fodènccedirio & vtile alla vita humana,&
cofi re- do la Dea vincitrice, con attribuirle l’vliuo &
cdcrechia- mata Pacifera, come fi vede nelle medaglie di M. Aure- vulimit
- Iio,& di Commodo Imperatore. - 4 ut 1 q
ncrua. fT V * 1
t\ e k \l A ,|f I. fi , * . I 1 •
"• «f; IM ,1 - f . n L M. AVRELIO. COMMODO.
BRONZO. Ttfle di mi Scriue Plinio che infino alfuo
tempo duraua ancho- ra la celcbrationc della fella & giuochi di
Minerua, tjuatria. chiamati Quinquatrij, quali erano, che i fanciulli facen-
do vacationc dalle fcuolc & da gli ftudij porrauono la mancia ài loro
maellri in honore della Dea,come quel Jache aiutaua la mcmoriarciò che
Quintiliano a! 1 1 1. li- bro^ nefuoi falli Ouidio anchora meglio ha
dichia- rato, quando ci dice, 'Pallata nunc putrì tener a j
ornate p nella: Qui lene placarit Palla Ja,Jolhuerir.
L’occafione fopradetta della difeordia di Mincrua nettv- & di
Nettuno, pare che mi porgea conuencuolcmare- « n o. ria di ragionare
anchora di quello Dio,il quale (come il Delfino fcriuc Higinio) fi
dipingevi con vn Delfino fotto il dedicato ì piede 5 ò la "mano
mancaappogiataui fopra, hauendo il nettano, tric | enrc nc lJ a r j t ta
, fi come dimollrano i rouefei delle medaglie di M Agrippa.
M.Agr M. AGRIPPA. BRONZO. Fu Umilmente da gl’antichi
dipinto Nettuno con uettunodi vn Tridente & vna Acroftolia (ornamento
antico di galea) in mano , come fi vede ne rouefei di due mie te cr
una medaglie d’argento, l'vnad’ A ugufi:o,& l’altra di Vefpa*
fiano.douc fono lettere che dicono, neptvno redvci, in fegnodi ringratiare lo
Dio del felice ritorno dal- le imprefe nauali. Acrojlolta
dagli antichi. AVGVSTO. VESPASIANO. ARGENTO. G
z 100 ut -inai* : vufciiut
4t- Attribuirno parimente grantichiii Tridente a Nct- mttuno 4 tuno,,n
%no dello feettro , & ancho per efl'erc vno in- perfetttro. frumento
molto ncceflario à i marinai, dipingendolo vna volta pacifico>&
vn’altra adirato ,come fi vede per le medaglie di Pompeo doppol’imprela
fatta, & la vet- roria hanuta de Corlali, donc da vii Iato fono
lettere, che dicono, MAGNVS IMPERATOR ITERVM-.& dell’altro,
PRAEFECTVS CLASSIS ET O ilARITIMAE EX SENATVSCONSV MED. DI PO
MP ioi Io ho tra molte pietre antiche,
intagliate di diuerfc Ag<tu <m- forci, l’Agata di forco figu rata ,
nella quale è il mcdelìmo Nettunoà ledere, con vn braccio appoggiato
fopra vn tmo* va Co alta maniera d'vn fiume,& doppo quella vna Corniolaanticadicolorcdi
rubino, nella quale cvn Nettu- no fui fuo carro, tirato da due caualli,
nel modo , ch’egli tumori- è anchora figurato in vna medaglia di M.
Agrippa con rito dà <a - lertcrc che dicono aeqvoris me omnipotens. AGATA.
CORNIOLO. M. AGRIPPA. argento.
. v."“ v - -m * .... VA
monete ioz N rtttmo i
fiutilo. La caufa perche glancichi dedicorno il causilo à Nettuno,
fu,perchc ci fu il primo che trouò il modo di domarli &frenarli, come
dice Virgilio nel y.dil'EncidL / ungir eejuos curru geni tot fumanti a.
<jue addir Frana f'eris ì manilupjue omnes ejfundit babenat.
Fanno vera teflimonanza di quello, ’ Tarcntini, nelle quali
da vn lato fi vede Nettuno uallo,& dall’altro Taras fuo figliuolo
fopra vn Delfino. HÌppOCTé- tid. Confutili.
Nettuno in h entore di tutte del tuuigtr.
A iNettunocauanere recionoiKomanjgia vn tem- pio,comc fi
leggein Haficarnalco,&chiamaronogl’Ar cadi) il dì della fila fella
Higgocratia , fi come gl'antichi Confualia , nel quale tempo tutti i
causili > muli, & mule non erano in modo alcuno adoperati à
rrauagliare,' madai garzoni di Italia condotti à moftra per tuttala
Città di Roma con la teda coperta di fiori & ornata di ghirlande con
ricchi fornimenti. Scriuc Diodoro che Nettuno fu il primo che
trouò l’arte del nauigarc& didrizarc vna armata di marc,&
che . 103 ' che per quello ci fu fatto da Giouc
Ammiraglio del ma- re^ di poi adoratocome Dio.Et per le due
medaglie, & vn Niccolo, figurate qui Cotto, vollono glantichi
li- gnificare che Nettuno haucua poflanza tanto in mare Ncttuno ^
quanto in terra,figurando vn caualloconla coda tor- gnordrima ta &
diuifà in due partidnfegno de iduc Elementi, l’vno (quale e la terra)
ripreientato dinanzi per il cauailo, & l’altro (qual’ è il
marc)difcgnato dietro per la coda in forma di Delfino. ANTICO
NICCOLO. Qi CREPERIO. GALLIENO. Quando i Romani volcuono
moftrarc di ringratia- rcNettuno di qualche vettoriahauuta in mare, lo
facc- uono Scolpire nelle loro medagliedavn lacoconil Tri- dente^
dall’altro mctteuono vnaVcttoriafulla poppai d’vnaNaucmel quale
modolofcciono già fare Demetrio, Augufto Ccfarc, Vcfpafiano, & Tito fuo figliuolo.
Imp.Rom. MED.DI DEMETRIO. ARGENTO. AVGVSTO. VESPASIANO.
ARGENTO. ARGENTO. Ritor I E
serv- ir API a Machione Ritornando à gl’altri
noflri Dij,& loro templi, altari & fimulachrijdiciamo
chcEfculapio Dio della fa nità,fu il primo chctrouò l’vfo della Medicina,
infcgnataglifor fc prima da qualche Dio flato innazi à lui. Quelli al rem
po di Homero fi vcdcchcnon era anchora flato collo- cato nel numcrodegli
Dei,cóciofìa che il detto Poeta fa medicare àPconcle piaghe di Marte. Ma
quadoci parla diMachaonc,figliuolo d’ÈfcuIapio,ci lo chiama huomo
Ma(hégj figliuolo d’EfcuIàpio Medico, chctrouò molti rimedij figliuolo
ncccflarij perla fanità dcllhuomo , & lo fa tato eccellete in quella
arte, che ci dice che rifufcitaua i morti .Dice Lat Stantio. tantiochc
Efculapio nacque di padre & di madrc,chcn6 fumo da
perfonaconofciuti,& coli lafciato in mezzo à vn campo,& trouato
da certi cacciatori, fu dato i n guar- dia à Chironc
Centauro,chcgl’infegnò lar te di medica- renella quale vfarono dipoi
fempregl’antichi fino al tc- pod’Hippocrate,che la riduflc alla fua
perfezionc.L’ha- Kippocratt birationed’EfcuIapiofugiààRaugiacittàdi
Schiauonia, Umdu^a & dagli antichi chiamata Epidauro,doue ci
fucòfiigra- * pnfctno to, fattogli vn tempio, & vna flarua d’oro
& d’auorio per " f * le mani di Trafimcdc,cccclIcntiflìmo(comc
fcriuc Pau fàniajfculcorcdi queltcpo, &natiuo dcll’IfoladiParos.
^ef^iuio Eufebio nondimeno lo vedi &dipinfenel modo, che in
nedeiima- marmo bianco fi vede anchora à Roma,& in molte me
daglic & pietre antiche, cioè vcflitod’vn mantello alla do Eufebio.
Greca, con vn baflonc in mano, & fopra al quale(attor- cigliato d’
vna ferpe)pare che il Dio s’appoggi, nella ma- niera che io l’hò in
vn’altra belliffima Corniola, &in vno Niccolo, ritratti qui di forco
al naturale. G 5 .ori oia/ì Jr
ioc ‘CORNIOLA ANT. NICCOLO ANT. Tornato.
Microbio. I a Ciuciti dedicata ì Efculapio.
Significai™ la fcrpc (fecondo Fornuto) che fi come quelle fi
fpogliano & mutano la icorza, cofi auiehedc Mcdccichc riducono
gl’ammalaci dalla malaria alla fa- ttiti, rendendo loro vn corpo nuouo.
Altri voglionoche fi come la ferpe lignifica laprudcza,cofi bifogni al
buo Medico edere prudente circa alia finità d’vna perfona. Ma
Plinio rede vn’altra ragione, cioè che la fcrpc fia de- dicata à
Efculapio per edere buona a molte mcdicinc:& Macrobio dice che quello
e, perche la ferpe ha la villa fiottile, come bifiogna che habbia il
Medico nella cura d’vn infermo, &chc il battone fignifica,chcvn
huomo ammalato ha bifiogno di nutrimento che Io fiollcnga, in
modo,ch’ei non caggiaaffatto.EtEufebio,chcilba- ftonegl’è attribuito,
come quello che ^er appoggiarli e ncccdario à vn’ammalato. Fu oltre a
quello dedicata à Eficulapio la Ciuctta, lignificando che il medico
debbe edere vigilante più la notte che il giorno intorno all'in-
fcrmo.fi come lì vede ne rouefici delle medaghedi Nero nc,&di
Vitcllio. Nerone. NERONE. VITE L LrO. ORO. BRONZO. Vcdc(i
anchoraà Roma nel mezzo del Teuero vn’I- foletta à modo d’vna galeotta,
cioè larga nel mezzo,lua- ga due ottani di miglio, appuntata da bado ,
& piu larga di fopra, à modo d’vna poppacL’vna naue:la quale
Ifola fu già confagrata à E(culapio,ati!ina,dop- po che Romolo
l’hebbe edificato nel palagio , apprefib la vettoria hauuta de Sabini, io
ti priego d’cllcrc in aiuto alla Rcpublica & Città diRoma, Stame in
tutte le dif- gratie mie. yltore P'S
<r 3 Vlcorc fu chiamato, & honorato da Romani come
Marce, per edere l’vno & l’altro vendicatore delle cofe mal fatte:
& in Italia , maTTimamcntc nel territorio Ca- pouano detto Auxur,&
figurato il Tuo lìmulacrope r vn Auxun fanciullctto lenza barba, del
qualefcce mentione Vie- Virgilio. gilio nell’ viij.libro dell’ Encida,
quando dille: Cyneumejue iugum^uets I uff iter ^Auxttrus
aruis r Pr<efìdet. Et è ancor Giouc coli (colpito (opra
vna medaglia d’argentodi Pania, da vn lato della quale fi vedeà
fede- re nel fuo T rono con vna tazza nella mano mra,& nel- la
manca lo fcettro,con vna corona di Quercia, o d’Vlt- uo,ilchc non ho
potutotroppo bene difccrnerc,per la piccolezza della mcdagliarnondimeno
Phornuto affer- machefolamcnccGiouccra coronato d’Vliuo,in fegno di
perpetuitàrperchc egli è Tempre verde, & tiene qual- che poco del
colore cclcltc. ME DATgTi E DI P ANSAI ARGENTO. Et
Ti *4 Tempio d'Augufto in
Alcjptn ària. EtlicomcGiouchaucua in Roma (come e
dctto)iI Tuo tempio magnifico , & era chiamato Scruatorc Se
Conlcruatorc,coli in Alcflandria nera vn’altró limile conlagratofcome
fcriuc Filone nel libro della Tua lega- tioncà Caio Ccfarc) à A
uguftoConfcruatorc, chiama- to hauuto in vcncrationcda i
nauiganti.Era quello grandillimo & altiflìmo tempio pollo
innanzi al Porto,picno di Tau ole offerta, di pitture cxccllcnti,&
di flacuc marauigliofamentcfabricatc,& ornate d’argento Se
d’oro, con portichi Se loggic per Ilare al coperto, & palleggiare,
& vna libraria accompagnata dagradilEmc làlc,portali,bofchetti,&
lunghe vie, che di lontano por- geuonofpcranzadi falutc à tutti i
nauiganti,che volc- uono pigliare porto in Alcflandria: benché quali
per tutto il modo foflcro flati dirizati & fatti molti altri
tem pii in memoria d’Augufto & per eternità del fuo nome, li
come li troua nelle medaglie battute al tempo di Ti- berio, il quale
cominciò vn tempio in honorc fuo che Caligula fornì poi,& Io confagro
al fuo nomccon ofH- cij Se facrificij pieni di pietà Se di rcIigione,il
che ei con- ferma perle fuc medagIie,doucda vn Iato è il lìmula-
cro della pietà à federe con vna tazza nella man dritta, & la fianca
ripofafopra vnfanciuIIctto,che moftral'of fido pio che Caligula
faccuainuerfo i fuoi parenti , con quelle parole, e. caesar divi avgvsti
prone- POS AVCVSTVS PONTIF EX MAXIMVS TRIBVNIT1 A POTESTATE QVARTVM
PATER PATR1AE. & poi quella altra appreflo folamcntc, pietas.
Dall’altro Ia- Sdtrificio to mC£ ^ a g* ia fi vede fi tempio
d’Augufto flato ri- diCéU&uU. ccuuto (comeci penfauono) tra gli
Dci:& nel mezzodi detto Librario
b.Uifiinu d'AuguJlo. Tempio tA
ugujlo (omincUto per Tibe- rio, cr for- nito per C4ligula.
-. <r 5 detto tempio vn’altare,fopra al quale c vn
Buc,tcnuto da colui che n’haucua la cura, chiamato Vittimario,con
vnfaccrdotc chemoftra di volere fa me facrificio, teneri do vna razza
nella mano deftra,& dietro alle fpalc vn miniftro con
vnvafopcrriccuercilfanguc della beftia. AVGVSTO. ORO. MED
ÀGLI ÒNI DI TIBERIO. Tempio dkugujlo
reflituito per A nto~ nino.
Comminciando dipoi quello tempio col tempo à rovinare, Antonino Pio lo
fece inftaurarc, fi come h ve- de per le Tue medaglie d’argento, d’oro,
& di bronzo, douc fono lettere che dicono .templvm divi avgVsti
restitvtvm. Ne contento di qucfto, ne fece fare vn’altroad Adriano fuo
predcceflbrc,comc ricordeuolc de benefici), che haucua riccuuti da
lui. Anto c-j
ANTONINO PIO. BRONZO. Oltre à quelli templi ,
furono anchora fatti molti altari in honored’Augulto, per
moftraremaggiormen- imiti de te, & per diuerfe vie la fua eternità
con quelle parole, providentia, hauendo quei Romani quella vana
opinione, chela deitàd’Augullo potcflèloro concedere tutto
quello,dichehaueuonobifogno per laucnire. tu»-,
-ilKrTivb'Jì / Et coli per tutte
l’altre medaglie de gli Imperatori; che erano (lati à modo loro
deificati, folcuono gl’anti- chi (colpire quelli altari in legno della
loro deificatione-. Deferivo* Scriuc Apulco nel dogma di
Platone , chela proui- XkJu denzanon è altroché vnafenccnza diuinachc
mantie- ne femprcfelice colui,checlla piglia vna volta iti cura:
& altri hanno detto che folamenteriguardaua Se pcnlà- Dtuodi
uaalIecofeaucnire:ma i dannati Epicuri£al(amcntecre- zpÙHro. deuonochcDio
non haueflc alcuna cura de mortali. Ond’io à propofito di quella
Prouidenza mi ricordo ha- uerctra molte altre pietre intagliate,
cheiofcrboin ho- nore dell’antichità, vn Diafpro, nel quale è (colpita
vna vtformU* formica con tre fpighc in bocca,fignificatricc della
Pro- K de Polii- uidenza-.la quale pietra fu altre volte trouata ne i
fonda- de*K4. menti d’vna delle torri cheio ho fatte farcnclla mia
cafa della Maddalena, che per edere cofa anttchitfìma &
rà- ra,mi c parlo farla ritrarre qui Cotto al naturale. —
Diafpro. Et perche Plotina ha già
comporti in 4. libri della Prouidenza, inoltrando che tanto le piccole
come le grancofe cranogoucrnate per il Dio di natura, io rimet-
terò il lettore à quella lcttione,& ritornando al propoli - to mio,
dico chegl’antichi riputorno la Prouidenza per Dea, come anchora ha
inoltrato Cicerone nel libro del- la naturadegli DcijOndcpcrla Tua
figurabile clafem- bianzad’vna matrona ftolata , ò velata & dritta ,
che in vnamano hàlolccttro,&con l’altra moftra vn globo, chcgli
Ita à piedi, pare che voglia lignificare che la Pro- uidenza goucrna
tutto il mondo, come vna buona ma- dre di famiglia, nel modo, che nelle
loro medaglie la fi- gurorno (benché con diuerlì atti) Traiano &
Pertinace Imperatori. r. ;• -
fiorini. PROVIDENZA. Cietront. 'V '
> r ! Alcuni altri Imperatori,
comeTito, la fecionodipin gereconvntymone& vn globo, inoltrando come
ella gouernaua il mondo. Antonino Pio la figurò per vna filetta di
Giouc accompagnata da molte altre. A leda n- droScucroper vn vaio pieno
di fpighe,& Probo & Fio riano per vna fcminaftolatacon vn globo
in mano,vn fccttro &vn Corno d’abbondanza.
rrouidtnz'* diuerfmen tc pinta da antichi.
Caracal Ei mi parrebbcinuano affaticare
,fc io non auertiflì 0 « lettore della pazza fuperftitionc de gli aderbi
Roma ni,i quali durante la vita de i loro Imperaton, o buoni, o
catti u i,cKc ci follerò, in ogni modo non lalciauonodi fare loro
templi,ttatue & altari , & doppo la morte di
lànftificarli,attribuendofaIfamentc loro nomi dibuo ni Principiai
fondatori di pace, & (non ottante che ha - ueflino maltrattato il
Scnato,& Popolo Roman o)di re E 4
CONSE CRATIO- NB. V<tra f a
. flit ione ir Romani nel fanttfi- tar loro
^ imperato^ ri. FLORIAN A S S.
MAMMEAT BUONZO. ftauratori della Città di Roma, fteome auenne
di Lu- cio Settimio Scuero,il quale oltre aireflcrehuomobar-
baro,beftiale,homicida,&che di fimplice foldàto pcr- ucnnealla
dignità deilTmpcrio, ingannò & tradì Clo- dio Albino gcntilhuomo
Romano per venire à capo dei fuoidifegni, &: nondimeno s’attribuì
& fece dare più per paurache per volontà dal Senato Romano tùt-
ti i titoli di buono Imperatore. S ARGENT
< 3*23 ‘ 73 Ma che diremo
noi di quello Monftro di Natura co- minciato & non finito,il quale
doppo la fua morte fu connumerato daRomaninelnumerodei buoni
Dei,& del quale foleuadirc Nerone, che l'haueua fatto auelc-
nare, che egli era ftato fatto Dio p c r mezzo del boccone d’vn
fungo? clodio; ORO. Et per
contrario furono i buoni Principi, di T raiano, Antonino Pio,& Marco
Aurelio, che per le loro virtù &: buoni coftumi,mcritarono d’cflcre
chiamati ottimi Im- c . pcratori,& canonizati,fe lecitaméte
fifolfc potuto ciò fa re. Trai quali è pur degno d’clTcrc Tempre nominato&
ricordato il nome d Antonino Pio , lolito dire che piu tofto
volcuacolcruarc &faluare la vita d vn Cittadino, che ammazarc mille
defuoinimici. Parola certamente £ Antonino piena di pietà & degna
d’vn buono Imperatore, come cglicra,&:comclo chiamòil Senato,
facendoli dirizarc come à Traiano, vnaColonna,& Templi nel modo che £
Antonino fi vede qui di fono. amo moftraco cornea! tempo
anticogli ucrrdctì Inipcratorieranoconfngrati,&diuentauonoDijdoppo
^TLi ]aI . 0r ° m05tCj& comc * Romani faccuono tem pii &al-
tio di ttm - rar * * n Sonore loro coni /àcnficij de vitelli
ficdegl’agncl-' & Reonfegnado loro Sacerdoti & Flammini nel modS
che di Celare A ugufto ha già fcrirro Prudcnrio^diccndo: Prudenti».
Hunemorem V ererum docili Um aiate fejnuta ? olì eritas t men fa t atque
adytit } & fiamme^ tris ANTONINO PIO.
BRONZO. ON. PIO. BRONZO.
Uuguft AuguJlum col nitritalo placa uù tgd agno:
Strafa ad puluinar iacuit, refj>onfa popofcit. Tcjlantur
tituli,prod»nt confulta Scnatus Cafareum louis ad ) fecitm Jlatuentia
templum. Equanto al reità della conftgratione , chiamata da
Greci & della quale ha le ritto minutamente He radiano al
vij.capitolo del iii j.Iibro,mi è parlo non fola- ménrc di figurarla cjui
fottoal naturale, ritratta dalle me- daglieantiche d’Antonino Pio,&
dt M. Aurelio, ma tra- durla in volgare,pcr maggiore intelligenza del lettore.
ANTON; Pia M- AVRELIOl BRONZO. BRONZ O. c
Soleuono i Romani confagrarc doppo la morte lo- ro tuttiquclli
Imperatori, i quali làlciauono i figliuoli heredi dell' Imperio, in
quello modo penlando efTcre ri-- ceuutr nel numero de loto fallì DijrEa
Citta tiftta vcftita abruno,&picna di dolore &di lamenti,
folennemente fatta fàrcvnaimaginediccra limile al morto Imperato
re, la poneua dentro a vn ricco letto d’auorio,lcuato in alto aU’cntrarc
del palagio Imperiale. Era quello letto coperto di prctiofì panni d’oro
&dcntroui quella ima- gine H erodiano.
b o«».f W «HV Ccrimonù de Roma*
nella mori de loro l« fe rotori. ginc pallida
àguifa quali di ammalato Imperatore/! ri- polaua,haucndo dal lato manco à
ledere tutti i Senato ri vcftiti di bruno,chequiuigran parte del giorno
dimo rauono.Et dal lato deliro tutte le Donne Romane, cias- cuna
fecondo ladignità & grado dcloro padri,ò mariti,. fenza ornamento alcuno
d’anelli, maniglie, ò catene d’oro,ma fedamente vcftircdi bianco
leggicrmetc(qualì come portano in tal calo le getildonne in Francia)#
tue te piene di maninconia. Durauono quelle cerimonie
vij.giorni,nel qual tempo i Medici ogni giorno s’apprcf fauonóalla bara,
fingendo di toccare il polfo all’amma- lato,# mollrando che gli andaua
fempre peggiorando. Ma fubito che ci diccuono quello cflèrc fpirato, i
primi letto i Up4 Senatori lì lcuauono il letto Tulle fpallc, portandolo
nel YtZ'ZÌ? ^ av ‘ a ^ acra ^ no al Mercato vecchio, douc i
Magillrati tutori Romani Toleuono fpogliarlidelladignitàdi tutti i
loro. officij.Erano in quello luogo da due lati fatti certi pal-
chi con ilcalc,dai’vn de quali tutti i piu nobili giouani & patritij
Romani, & dall’altro le piu illullri donne canta- Himi tan- uonoHynni
& Cantici Iamctcuoli# pietofi,nelmodo, tati nette po che s’vla
ncllcpópe funebri. Dopo quello i Senatori di pt funebri. nuouo fa
lcuauono la bara fullc Ipallc, &la portauono fuora della Città in vn
luogo chiamato il capo di Mar- te,douecravn tabernacolo quadro fatto di
gradirmi legni fcccjii,& ripieno di fcrméti.di paglia, & di
falcine, & di fuora riccamctc adorno di cortinclauorarc d'oro,
di flatucd’auorio,#altrediuerfcdipinturc.Sopraàque Ho tabernacolo n’era
vn altro lìmile,ma piu piccolo,& riccamente acconcio come
l'altro,cccetto che haueua le porte & le fincllre aperte, & coli
di mano in mano mótaua H77 tauapiù alto nel mcdclimo modo
fempre diminoedo. Potrebbe!! quella ftruttura ailbmigliarc à certe
Torri fondate in marc,ò fopra ài Porti, chiamate da moderni,
Fanali, dagl’antichi Phari,douela notte Hanno acccfi lu TJnaU mi
perfarefeorta a inauiganti.Portato adunque ildet- chiamati to letto fopra
al fecondo ftaggio.quiui fpargcuono gra- dequantitàdi
fpcticrie,diprofùmi,difrutti,d’hcrbc, & d’vngucnti odoriferi di tutte
leparri del Mondo, facen- doqualì à gara di chi più , ò meglio, porc/Tc
honorare, & fare quello vltimo prefente al loro
Imperatorc.Fat- to quello, lì moueuono certi Caualicri à corfa
intorno al tabernacolo, facendo vn modo di Morcfcha tonda, MortfAé
Pyrricada gli antichi nominata:& apprefib à quelli fa- ryntt4 '
ceuono il mcdelìmo i Cocchi, ò carrette , fopra lequali i carrettieri
erano vcllitidiporpora,8cdi velluto chcrmi- lì,con mafchcrc fomiglianti à
i Capitani , & principi che haueuonogià fcruito il morto Imperatore.
Et con finite tutte quelle ccrimonie,colui che doueua fuccedcre
all’- Imperio, pigliato vn torchio accefo in mano,mettcua il fuoco
nel Tabernacolo, & il limile faccuono tuttigl'al- trhpoidi mano, in
manoùl quale per la materia tato fec- ca,& le cofc vnte deprofumi,
& olij profumati, leuaua { j, e fubito le fiamme in alto,pcr
mezzo lequali, vfcitavn’ A- t* quila viua del minore & più alto
Tabernacolo, fc n’an- « daua volando in verfo il cielo , quiui di terra
portando i cieli (come crcdeua &gridauala lloltitia de Romani nql
me delìmo tempo) l’anima del loro Imperatore), il quale poi coli
adorauono come Dio,& gli faccuono altari & templi,
come e detto di fopra. » C rwr,-* r-’ìRtn M.
AVRELIO. F AVSTINA 4U« tu 1 -
PERTINAX. BRONZO. F AVSTINA.
ARGENTO. Crédcuonoi Romani qiicfto mi fieri o non
Iblam" elfere vcro,ma molti giurauono hauerc veduto vfeire del
fuoco l’anima dell Imperatore , & altri pagauono huomini à polla per
confermare coli fatta bugia, diccn - do che l’Axjuila di Gioue l’haucua
portata in Ciclo, & coli ecco in cheniodofu anchora canonizato
Seucro lottizzo* collocato nel numcrodegli Dei, inlìcmccon
moltialrri Imperatori & Imperatrici ch’elPopo.Ro. fece fàlir
per forza COM forza alciclo
nel medefimo modo che Scucro. Ma ri - tornando alla materia de noftri
templi, doppo haucrc fcritto de i più trionfanti di tu tti,cioc,di quello
di Giouc Capitolino , di quel d'Augufto à Roma&in Alcflan-
dria,del Pantcone^ di quello della Pace, ci reftai vede- Tempio «K rcil
marauigliofo di Diana Efcfiamcllà fu perba edifica ^j c pg % rione del
quale concorfcro tutti i Re,Potcntati,& Repu blichc dell* Alia maggiore,
contribuendo ogniuno per lafuaparrc/olamcntcmoflidalzelo di religionc,qua'n-
tunquepcr Ja fuagrandezza folle a pena tornito in CC. anni,&
fondato rifpetto a i tremuoti in vn Pantano, tal- mente che ci fu
connumcrato per vno dei lette miracov li del Mondo, & di poifcolpito
in piu medaglie di di- ucrfi Imperatori. “ CLAVDia
‘ ' ARGENTO. stnr. *4 • Ma pcrcbeil
fimulacro interodi Diana,qualc era nel Àmpio degli Efcfij,nonfi.
può interamcce {cingere nel le med agliedi pi ntedi fo p ra,mi cpàrfódi
farlo-hilthopa di nuouo ritrarre qui di fotto nel modo , che io
ihoirt e ” due '.Ikimfc K.OII
8o DELLA RELtGIO due medaglie Grechc,l’ vna di C5modo,S: l
aura a nn - tonino Pio , nell'vna delle quali e Icritto aptemhx e
«• exian , cioè, Diana degli Efelìj , & nell’altra quella l ola
parola, e « e s i a spedendo tutte l’altrc lettere perdute. ANTOM.
PIO. COMMODO. BRONZO. Dtfcrizìon del
tempio di Diana. Era la lunghezza di quello tempio
ccccxxv. piedi, & la larghezza e e x x. ornato di e x x v 1 1 .
colóne, ogniu- naalta lx. piedi, & nondimeno fu abbruciato da
quel- lo fcclcrato Eroftrato,folamentc per dire che egli hau ua
fatto qualche cofa degna di mctporia:bcnche di poi fu rillaurato &
rifatto anchora piu bello da Dinocratc, Celebrati!) Architettore
d’Alellandro Magno. Quiui aduque lolc- cUDianf* L, ono ogn'anno, nel
giorno che lì cclcbraua la fella di ~ Diana, trouarlì tutti i giouani
,& fanciulle , vergini del paefe,vcllitidibiaco,doucfpeflò
lìmaritauono iUcrne? Il fimulacro ò imagine di quella Dea fu fccodo
le fue dignità & qualità dipinto & figurato da gli antichi in
di- uerfe manierc,lt come ella fu pariméte chiamata perdi; JSSL.
uer/I nomi.ConciòlìachcquàdoIaLunaera tutta pie- na, la dilegnauono per
la lua chiarezza con vno tor- chio v 8x
chioaccelo in ambedue le mani, come fi vede nelle mc- dagliedi GiuliaPia,
moglie di Seuero Imperatore, con lettere chedicono, di an a
lvcifera. GIVLIA PIA. argento. BRONZO. Et
per inoltrare anchora meglio che Diana &la LlT- na eranoinqucl tempo
vna mcdefimacofa,ioho fatto qui mettere vn'altra medaglia di brózo della
mecfefima Giulia, nella quale e ferino, lvna lvcifer a,&ìI(uo
carro tirato daducccruic, chcfignificauono checll'cra Dea della caccia,
quantunque l’interprete d’Arato hab- bia detto che quello fignificaua la
fila leggerezza. Ma quadogl’antichila figurauono poico
vnolpiedcinma no,& vn ccruio apprcfio,voleuono lignificare che
cac- ciando, ella pigliaua & ammazzauai ccrui pcrforza,no
minadola »^óa«c, & per memoria che ella era la prima
cacciatricc,fofpcndcuono le corna de cerui dinanzi al fuò
tepio.DclIa quale cofahauendo affai à baftazadif- corfo nel libro , che
per comandamento di fua Maefli iohò fittodella naturadc giammai!
ferochpcrò rimette rò il lectorcà vederne quello, chcion’hò quiui
trattato. MED AGLI E D’H OSTILIO. ARGENTO.Trouanfi
anchoradelle medaglie , doue Dinnac di- pinta, òfcolpitacon Io fpiede, in
legno che ella foleua ammazzarci cingùiali, diche fa chiaro
rcflimoniolamc daglia di Gcta Triumuiro, nella quale da vn lato è
fcol- pita la tefta di Diana , & dall’altro vn cinguialc ,
ferito d’vno fpiede in vna fpalla con vn cane appreffo.
GETA TRIVMVIR 83 Quando i Romani
figurauono Diana cacciatrice, ordinariamente la folcuono accópagnared’vn
turchaf- fo,d’vn , arco,& di frccciccon vn cane da ghignerei fc
- gugio,(cnzaraiiirode quali non fi può cacciarci come mortra la
medaglia qui di lotto. med 7 ~d f C~P OS T VMO.
ARGENTO. Ma nelle medaglie d’Augurto fi vede vna
volta Dia- na figurata tutta ritta in habito virginale, con l'arco
in vna mano , & con l’altra /opra al turcharto, facendo le- gno
di cauarne vna freccia pcrtirare,&: nel mezzo lette- re, che
dicono/iM pera t or DECiEs,&di fotto,sici- x.i a. & altre che
dicono , im perator vNDEciEs.Et L nel rouefciod’vn altra fi vede con la velie
alzata, vnar- sthukitl co in vna mano , & nell’altro vno fccttro, vn
can da giu- * gnerc,& gli rtiualcrti infino à mezza gamba , colà prò-
£ 1 pria per lei come cacciatrice, &i quali daPolluccfono An<lro
»”- ftati Endiomidi chiamati. des ' A V G V S T O.
Tra cucce le medaglie d oro, che fanno ìjjj.furnorro
uaccàTolofa, & rraquelleche mi vennero nelle mani, io ne hò vna,nclla
quale da vn lato è fimaginc di Diana, col Tuo arco & la faretra,*:
dall'altro vn tempio, nel cui mezzo c vn trofeo naualc,in cima al quale è
vna celata antica:& della prua della natte, c fitto vn tronco
come vno Itile con due rami, vno riuclliro d’vna corazza, & da
l’altro pendono due dardi & vna rotelIa:& à pie del tron co è vn
Ancora da vn lato,& vn timone da J aItro,in le- gno della rotta di
Sello Pompeo, quando Ccfarc Augu- ro racquiftò la Sicilia, la quale in
mezzo al frontilpi- Tri gSbe, c *° ^ mc J c h mo tempio e figurata per
tre gambe, con impresici lettere che dicono,i mper ator . c ae s ar,co!ì
fignifi- UsùiU can do che Augullo ringratiaua Diana della vettoria
hauutadc nimici Tuoi. - av AVGVSTO.
Et nc rouefci delle medaglie battute in honoredt Mar cello, fi vede
parimente-vn facardote, chccon due mani lebrato in prclcnra al tempia di
Diana vn altro trofeo di Sicilia, s *” a *- ringratiandola delI’Kauuta
vittoria di Siracu(a,&dcl te- foro portatone à Roma,iI quale-fu
{limato tanto, quan- to quello che i Romani cauorno di Cartagine. MAJICELLINO,.
BRONZO.. Animali tonfatati i Diana.
Solcuono gl antichi placare Diana imolando la cer- iliaci daino, il
ccruio,& il toro,tutci animali confècrati lei, fi come tcftimoncranno
le medaglie Latine & chc,che io ho fatto ritrarre qui di lotto.
FILIPPO. BRONCO. Tempi o di Scriuc Strabonc nel
x ri 1 1. libro della fua Cofmògra to“ra*ro~ & 1 che quello tempio
cra fondato nclflfola d’Icaria & polon. chiamato Tstupóirtxor. Et
Tito Liuio neh ni. della quinta Decade , lo chiamò parimente Tauropolum ,
& Tauro poli* i ficrificij,chclifaccuonoà Diana. Dionilìo
nondime- no nel fuo libro de Sicu Orbis dice,chc Diana non fu chia
mataTauropoU dalla regione, ma dalla quantità de tori,
ehcvinalceuonofotto la fua protezione :& però detta dum Tau eguale
colà appari Ice vera per la medaglia Gre ca qui di fottojdoue fono
lettere, che dicono, e petp i- IÓN DAMASI AZ. MED
f vi. MED AGLIA GRECA D I
DIANA. ARGENTO. Chequcfto
fiavcro,& che Diana Ila (lata chiamata TaurofoloSybiTdurof oliai Tuoi
facrificij dal toro che l’era confagrato,come il cane, dimoftra anchora
Diodoro nel iti. libro, douc parlando della Rcina delle Amazo- nc
dice, che ella faceua ogni giorno cflcrcitarc le Tue ver- gini
allacaccia, acciò chcpiu facilmente tollcraflino il difagio dcllarme
& della guerra , facendo le fare vn cer- to facrificio, che ella
chiamò T*opej 3 fojo.,benchc gl’ Autori tanto Greci come Latini
habbinoconfufi tutti quelli no mi Tdurouoliumjduropolum, &
Tauropobolum, & malli me Suidane i Collcttanei, chiamando Diana
Tduroholosfal Toro(quello che anchora conferma Euftathio) il quale
l’era facrificato, come fi vede nella medaglia d’argento ' d’ Aulo
Pofthumo, nella quale fi vede da vnlato Diana con vna luna in teda,
l’arco & il turcafTo:& dall'altro il fa orifìcio del toro, nel
modo, che fi vede qui di fotro. F 4
Sacrifìci» di Diati» ordinato da la regi, na deli
a- mazonc. Diana chi» mata Tau- robolos .
tttJICi : v ni' A VLO PO STHVMO. - ARGENTO. eia,
& ma/firneàLettora,doue fe nc vede grandi/fim» Tùtro gì - quantità,
donatimi già da Pietro GiIio,huomo dotto Se deVanuZ g ranc * c amatore
delle cofc antiche, fi conofcechcifacri- ti ficij fatti anticamente da i
facendoti alla madre degli Dij congrande apparecchio,crano chiamati
TAuroj>olium& •>- • altre volte Taurtuolium , &non
folamente à Diana Cibelc,maanchoraàMinerua, volendo
maflìmamente credere àSuidas: benché di coli fatti fiicrificij io
habbia, aliai diftefamete fcritto negli Epigrammi, che io hò rac-'
colti di tutta la Francia. * 'a • ; ' b - •• t . * e*
V. ... LeBor* inpropugrutcttlo \rbis. matri devm pomp.
philvmenae t*VAE PRIMA EECTORAE TAVROBOIIVM F e e r T.
. tìdi°G4f!o fedeli àiichora in vna piccola chiefa di S.
Tomafo giuu mezza rouinata nella medefima terra, vn’altro epitaffio
in vna S* hi vna colonna, che regge
l’altare grande, per il quale fi conolce che i Decurioni di quel tempo ,
cioè gouucr- torì della Tcrra,feciono il facrificiodi Tauropolium
alla madre degliDij per la falutc diGordiano Imperato- re, & di
Sabina Tranquillina Tua moglie. In facelle D.Thanutnunc
diruto in columna i aitarli vijìrur. 1 PRO SALVTE I MP.
ANTONINI GOR- < DI ANI PII FEL AVGV. TOTIVSCHE^ DOMVS DI
VI N A£, PROQVE STATV C li V 1 T- LACTOR. TAVROPOLIVM FECIT ÒRDO
LACT. D. N. GORDIANO II. ET POMPEIANO COS. VI. 1D. DEC. CV- "
RANTIB. M. EROTIO ET FESTO CA- » NINIO SACÈRD. Di
quella Sabina Tranquillina ho io veduto altre yolte yna medaglia
d’argento, & vno Epitaffio fatto in quello modo, FVRIAE
SABINAE TR AN QV 1 LLIN AE SANCTISSIMAE A V G. CONIVGI DOMI- NI N.
M. ANTONINI GORDIANI PII FEL1CIS INVICTI A VG V STI DECVRIA- LES
AEDILIVM PLEBIS C ERI ALI VM DEVOTI NVM1NI MAIESTATICHE EO- R
VM. Trouafià Roma vn gran marmo antico fcolpitoin
otfmzion honorc della madredegli Dei,douelì fa mentione del- cibele Taurouohum,& quiui lì vede
l’imagine della Dea co- ronata d’vna Torre con vn tamburo nella man
manca appoggiato fopra alla fuacolcia,& con la ritta
tiene cer- te fpighe di grano, à federe fui fuo carro tirato da due
liooi,& accompagnata del fuo Atis, che tiene vna palla in mano, &
cappeggiato à vn Pino, come albero con- F 5 90 Carro
de la madre de gli Dei , ti- rato di duo leoni.
Dichiara- tionedel'in fegna de la madre de
gli Dei. {agrato arale Dea, à caufa della monragnad’Ida, eh
ciò Candia, òdi quella di Frigia, abondantifiime ambedue
diPinij&doue cllac adorata principalmente per Dea,' & dedicatele
le Pine, onde Marciale ha detto di quelle parlando, Toma
fumus Cybeles. Ma quanto à i due Iioniche tirano il Tuo carro
,co-. mefcriuc Virgilio, Et iunBi rerum dominai
fubiereleones. voltano i Greci lignificare, che non fi troua cofi
Acrile terra,chc ben coltiuata,non diuenti fertile & buona. La
torre lignifica leCitta & edifìci j de quali la terra è orna- taci
tamburo la mondezza della terra, benché alcuni veglino che ciò lignifichi
i venti rinchiufiui dentro, & le fpighe,ch© la terra fola è quella
che nutrifee l’huomo. Figura : - FJG y R
A~ D E LA MADRE DE I DEI R I 7 R ATTA del marmo artico, il qual fi vede
in Roma ntll’ecchiefa di S.Sebafliano. M. d: M. L ET ATTINIS L.
CORNELIVS SCIPIO OREITVS V. C. AVGVR TAVROBOLIVM SIVE CRIOBOLIVM ,
FECIT DIE IIII. KAL. MART. TVSCO ET ANNVLLINO COSS.
Cibelt tOf- riU. Nell’altra
medaglia pure Greca li vede da vn lato Cibelc torrira,& dall’altro il
folgore di Giouc con al- tre facttc, la quale c tanto vecchia &
frulla, che non lì c potuto cauare alcun fenfo delle parole Greche.
Meda Vari I nomi de la madre dei Dei.
Diana con- feruatrice, adorata in Sieilia.
Chiamaronlagl’antichi madre degli Dei, perche in guifadi madreche
nutriteci figlìuoli.la terra limilmcn- te nutrilcetuttigrhuomini &
animali del Mondo, coli dice Furnuto.I «Greci & Romani le dettono più
nomi & attribuirne diuerfe virtù.chiamandola Cibelc, Cere- re,^
Terra,Prolcrpina, &fecondo Lucretio, madre delle beftie. Veda,
&Diana:il che li vede & conferma per due medaglie di bronzo
Greche, ncll’vna delle quali c Dia- na da vn lato con quelle parole, 2
atei p a, & da l’altro il folgorc,dcdicatole cornea Velia ,&
limili parole x i aeqi a r a ©ojc a e n 2, ci oc , medaglia battuta
dal Agatoclc in honoredi Diana confcruatrice. Nel tempo, che
io Faceuo quello 33cor|oi mi fumo mc faglie clonate alcune medaglie
d’argento, di quelle, che viti- doro & inamente furono trouateà
Reims, tutte quafi di Seuc- trouute°t ro,di Giuliani CaracaHa,di Geta,8t
diMacrino. Et per- chcrracfleio netrouaitrc,doue livedcCibelc
convnfolgorc in mano,& à federe fopra vn qucflc parole , ind mi
cparfo non fuora di fotto. L’vna.
GLIA GRECA. bronzo. V «A
» if pino con- L’vna dell altre due medaglie
e dì Giulia, nella quale madre dc*i ^ vc< ^ c Cibclc tortila in
compagnia di due lioni & àfc- Dd. dere fopra vna Tedia con vn ramo di
pino in vna mano, & nell altra lo fcctcro,chcclIa appoggia
fopra il Tuo tam buro,3c lettere che dicono intorno ,mater devm. Il
medefìmo rouefeio nella medaglia di Fauftina e quali del tutto foni
iglianteà quello. ARGENTO. BRONZO.
Figuro MED. DI C. VOLTEIO. ARGENTO.; ANTO. Pio. BRONZO. p
JJ W DE GL’ANTICHI DOMANI. Figurornoanchora gl’antichiil lìmulacro
di quella Cibcìe con vn gran numero dipoppe,fignificando‘ che
cllanutricaua tutto il Mondo, con vn a torrefalla tefta, due Honi Copra i
bracci , & diuerfr animali incorno, produtei da lei come Dea della Natura,
& di più due ccruie ài piedi, che moftrauono che Diana, &
quella erano vnamedchmacolà.Ncl qual modo nonhd mot- to tempo che
ella fu ricrouata in vna grotta ancichiflì-
maàRomadadipinturadellaqualemi donò altra vol- ta M. Antonio Fantuflì
dipintore Romano, la quale io ho polla nel miolibro de la Natura de gli
dèi , per dame la villa à .gli amatori dell’antichità. Furono tutte
quelle forme attribuite à Dianacondiuertì nomi di triforme, come
per il tellimoniodiPaufania la chiamò Alcamc- nc:& Virgilio,
dichiarandoci che in cielo lì chiamaua Luna, in terra. Diana,&
nell’inferno Profcrpina , coli laf : ciò fcritto,
Tergeminamque Hccaten>trU ùrginìs or a Tfidnx. Et perche
la figuradi Diana, ritratta da vn marmò antico,!! vedrà meglio nelnollro
primo libro dell anti- chitàdiRoma, io non nelcriùero qui altro , ma
fola- mence dirò come fotto la deità & nome d’Hccate i più
ricchi Romani foleuono ogni mefe far facrificio à Dia- na, mettendo fopra
i canti delle llradc della Città, pane & altre cofe,chcfubito da
ipoueri erano leuaje via , co- me fcriuc Ateneo, llimando che Diana, la
Luna, & Pro- ferpina fodero vna mcdclima coCa. Hauendoà
baftanza parlato di Diana , & defìderan- - do venire alladcfcrittionc
degli altri Dij, comincieremo da ^inerita* la quale fccondoi Poeti,
nacque.de l capo diGio Dea di mtura. Diana triforme.
Paufinid. Virgilio. Sacrifìcio fattoi Dia na fotto
il nome di He tate. Ateneo. MINERVA.
di Giouc, pcreflcrcrintcllctto collocato nella certa dell*
huomo. Armaronla oltre à quello gl’antichi d’vno feudo, nclqnalcera il capo di
Mcdufa,moftradochcrhuo- mo fauiodcbbecon force animo & intrepido vifo
refi- ftcrc aU’aucrficà,& à nimici.il pennachio che ella hauc*
ua fopra al morrionc , fignificaua rornamenro di tutte lefciczc,
&cofcaItenclccruclIo dcH‘huomo:le tre vedi differenti l’vna
all’altra, che la Capienza debbe clferefc- grcta,&l'hafta che ella
haucua in mano, che l’huomo fauio guarda, con fiderà, & batte di
lontano & con van- drdicXt*! taggto. Mala Ciuctta le fu dedicata
(come habbiamo Mintrtu. detto) per moftrarcche la Capienza cuopre con le
tene- bre il fuolplcndore-.i qualitutti lignificati pare chedcf-
criucffc affai bene Ouidio nel Certo libro della fua Mc- tamorfofi,
quando dille, ^t fili datelypeumjat acuta cuflidis hafiam,
Datgaleam capiti, defendituragide pettus, ‘PercuJìa'mejuefua
fimulàt decufiide ferrarti. Edere cu mi; accia factum canentis
oliua , Jrfirartque deos «perù vittoria finis. Minmu
Scriuc Varronc che Mincrua fu quella , che fondò ie untoti Atcne,&
per ciò fu chiamata, aohn a quafi idxraìoe rrdfOt- i- Atene. r e, che voi
dire, vergine immortale, àcaufa chcfcomc fcriue Fulgentio) la
ìapienza non muore mai. Di qui ha voluto Porfirio dire, che Mincrua none
altro che la vir- tù del fole, mediante la quale lafapienza entra &
pene- tra dentro alcuorcdcH’huomo, là onde nafcendodalla
fommkàdcU’aria : però fi vede che i Poeti hanno finto che Mincrua c
vfcitadelcapodiGiouc. I Filici dicono chela virtùintellccciuaècollocata
nel cerucllo deliquio mo,comc denrroalia principale fortezza del
redo del corpo. Chiamaronla Umilmente gl’antichi Bellona, BrBofl4
cioè Dea della guerra, lignificando chei Soldati debbo- d « * u no non
fidamente edere del continouo armati Spederei- S* frr <- caci, ma
proueduri di configlio: &rprima chccominciarc vn imprcfa,cdàminarc
molto bene le forze del nimico: quello che confermò anchora Saludio
dicendo, che ei bifogna prima configliarfi,& doppo il configlio,
& la deliberationc fatta mandar predo ad effetto ìlfuo dife-
gno.Lacaufà perche gl’hiftorici l’hanno fatta fondatri- ce d’Atcnc, è,
che dicono che nafccndo difeordia tra lei & Nettuno, di chi douede
porre nome alla Città, gli Dei fimedono in mezzo per pacificarli,
&giudicorno che Ncttu- qualc di loro due produrrebbe cofa piu vtilc
alla detta Vaim terra, quello le douede dare il nome, per il che
pcrcoccn- do la terra, & facendo nafcerc Nettuno vn cauallo,
& Minerua l’vIiuo,fu fententiato chcl’vliuo, piu che il
ca- uallo fodènccedirio & vtile alla vita humana,& cofi re-
do la Dea vincitrice, con attribuirle l’vliuo & cdcrechia- mata
Pacifera, come fi vede nelle medaglie di M. Aurevulimit - Iio,&
di Commodo Imperatore. 4 ut 1 q ncrua. fM. AVRELIO.
COMMODO. BRONZO. Ttfle di mi Scriue Plinio che infino alfuo
tempo duraua ancho- ra la celcbrationc della fella & giuochi di
Minerua, tjuatria. chiamati Quinquatrij, quali erano, che i fanciulli
facen- do vacationc dalle fcuolc & da gli ftudij porrauono la
mancia ài loro maellri in honore della Dea,come quel Jache aiutaua la
mcmoriarciò che Quintiliano a! 1 1 1. li- bro^ nefuoi falli Ouidio
anchora meglio ha dichia- rato, quando ci dice, 'Pallata nunc
putrì tener a j ornate p nella: Qui lene placarit Palla Ja,Jolhuerir.
L’occafione fopradetta della difeordia di Mincrua nettv- & di
Nettuno, pare che mi porgea conuencuolcmare- « n o. ria di ragionare
anchora di quello Dio,il quale (come il Delfino fcriuc Higinio) fi
dipingevi con vn Delfino fotto il dedicato ì piede 5 ò la "mano
mancaappogiataui fopra, hauendo il nettano, tric | enrc nc lJ a r j t ta
, fi come dimollrano i rouefei delle medaglie di M Agrippa.
M.Agr IM. AGRIPPA. BRONZO. Fu
Umilmente da gl’antichi dipinto Nettuno con uettunodi vn Tridente &
vna Acroftolia (ornamento antico di galea) in mano , come fi vede ne
rouefei di due mie te cr una medaglie d’argento, l'vnad’ A ugufi:o,&
l’altra di Vefpa* fiano.douc fono lettere che dicono, neptvno redv-
ci, in fegnodi ringratiare lo Dio del felice ritorno dal- le imprefe
nauali. Acrojlolta dagli anti- chi. AVGVSTO. VESPASIANO.
ARGENTO. G z 100 ut inai* : vufciiut
4t- Attribuirno parimente grantichiii Tridente a Nct- mttuno 4 tuno,,n
%no dello feettro , & ancho per efl'erc vno in- perfetttro. frumento
molto ncceflario à i marinai, dipingendolo vna volta pacifico>&
vn’altra adirato ,come fi vede per le medaglie di Pompeo doppol’imprela
fatta, & la vet- roria hanuta de Corlali, donc da vii Iato fono
lettere, che dicono, MAGNVS IMPERATOR ITERVM-.& dell’altro,
PRAEFECTVS CLASSIS ET O ilARITIMAE EX SENATVSCONSV MED. DI PO
MP ioi Io ho tra molte pietre antiche,
intagliate di diuerfc Ag<tu <m- forci, l’Agata di forco figu rata ,
nella quale è il mcdelìmo Nettunoà ledere, con vn braccio appoggiato
fopra vn tmo* va Co alta maniera d'vn fiume,& doppo quella vna
Cor- niolaanticadicolorcdi rubino, nella quale cvn Nettu- no fui
fuo carro, tirato da due caualli, nel modo , ch’egli tumori- è anchora
figurato in vna medaglia di M. Agrippa con rito dà <a - lertcrc che
dicono aeqvoris me omnipotens. AGATA. CORNIOLO. M. AGRIPPA.
argento. v."“ v - -m * .VA monete
ioz N rtttmo i fiutilo. La caufa
perche glancichi dedicorno il causilo à Nettuno, fu,perchc ci fu il primo
che trouò il modo di domarli &frenarli, come dice Virgilio nel
y.dil'EncidL / ungir eejuos curru geni tot fumanti a. <jue addir
Frana f'eris ì manilupjue omnes ejfundit babenat. Fanno vera
teflimonanza di quello, ’ Tarcntini, nelle quali da vn lato fi vede
Nettuno uallo,& dall’altro Taras fuo figliuolo fopra vn
Delfino. HÌppOCTé- tid. Confutili.
Nettuno in h entore di tutte del tuuigtr.
A iNettunocauanere recionoiKomanjgia vn tem- pio,comc fi leggein
Haficarnalco,&chiamaronogl’Ar cadi) il dì della fila fella
Higgocratia , fi come gl'antichi Confualia , nel quale tempo tutti i
causili > muli, & mule non erano in modo alcuno adoperati à
rrauagliare,' madai garzoni di Italia condotti à moftra per tuttala
Città di Roma con la teda coperta di fiori & ornata di ghirlande con
ricchi fornimenti. Scriuc Diodoro che Nettuno fu il primo che
trouò l’arte del nauigarc& didrizarc vna armata di marc,&
che D E GL’ ANTICHI ROMANI. 103 ' che per quello
ci fu fatto da Giouc Ammiraglio del ma- re^ di poi adoratocome Dio.Et per
le due medaglie, & vn Niccolo, figurate qui Cotto, vollono
glantichi li- gnificare che Nettuno haucua poflanza tanto in mare Ncttuno
^ quanto in terra,figurando vn caualloconla coda tor- gnordrima ta &
diuifà in due partidnfegno de iduc Elementi, l’vno (quale e la terra)
ripreientato dinanzi per il cauailo, & l’altro (qual’ è il
marc)difcgnato dietro per la coda in forma di Delfino.
ANTICO NICCOLO. Qi CREPERIO. GALLIENO Quando i Romani
volcuono moftrarc di ringratia- rcNettuno di qualche vettoriahauuta in
mare, lo facc- uono Scolpire nelle loro medagliedavn lacoconil Tri-
dente^ dall’altro mctteuono vnaVcttoriafulla poppai d’vnaNaucmel quale
modolofcciono già fare Demetrio, Augufto Ccfarc, Vcfpafiano, & Tito fuo
figliuolo. Imp.Rom. MED. DI DEMETRIO. ARGENTO. AVGVSTO.
VESPASIANO. ARGENTO. ARGENTO. Ritor
I E serv- ir API a Machione DE GL’ ANTICHI ROMANI.
105 Ritornando à gl’altri noflri Dij,& loro templi, altari
& fimulachrijdiciamo chcEfculapio Dio della fa nità,fu il primo
chctrouò l’vfo della Medicina, infcgnataglifor fc prima da qualche Dio
flato innazi à lui. Quelli al rem po di Homero fi vcdcchcnon era anchora
flato collo- cato nel numcrodegli Dei,cóciofìa che il detto Poeta
fa medicare àPconcle piaghe di Marte. Ma quadoci parla
diMachaonc,figliuolo d’ÈfcuIapio,ci lo chiama huomo Ma(hégj figliuolo
d’EfcuIàpio Medico, chctrouò molti rimedij figliuolo ncccflarij perla
fanità dcllhuomo , & lo fa tato eccellete in quella arte, che ci dice
che rifufcitaua i morti .Dice Lat Stantio. tantiochc Efculapio nacque di
padre & di madrc,chcn6 fumo da perfonaconofciuti,& coli lafciato
in mezzo à vn campo,& trouato da certi cacciatori, fu dato i n
guar- dia à Chironc Centauro,chcgl’infegnò lar te di medica-
renella quale vfarono dipoi fempregl’antichi fino al tc- pod’Hippocrate,che
la riduflc alla fua perfezionc.L’ha- Kippocratt
birationed’EfcuIapiofugiààRaugiacittàdi Schiauonia, Umdu^a & dagli
antichi chiamata Epidauro,doue ci fucòfiigra- * pnfctno to, fattogli vn
tempio, & vna flarua d’oro & d’auorio per " f * le mani di
Trafimcdc,cccclIcntiflìmo(comc fcriuc Pau fàniajfculcorcdi queltcpo,
&natiuo dcll’IfoladiParos. ^ef^iuio Eufebio nondimeno lo vedi
&dipinfenel modo, che in nedeiima- marmo bianco fi vede anchora à
Roma,& in molte me daglic & pietre antiche, cioè vcflitod’vn
mantello alla do Eufebio. Greca, con vn baflonc in mano, & fopra al
quale(attor- cigliato d’ vna ferpe)pare che il Dio s’appoggi, nella
ma- niera che io l’hò in vn’altra belliffima Corniola, &in vno
Niccolo, ritratti qui di forco al naturale. G 5 .ori
oia/ì Jr ioc ‘CORNIOLA ANT. NICCOLO
ANT. Tornato. Microbio.
I a Ciuciti dedicata ì Efculapio.
Significai™ la fcrpc (fecondo Fornuto) che fi come quelle fi
fpogliano & mutano la icorza, cofi auiehedc Mcdccichc riducono
gl’ammalaci dalla malaria alla fa- ttiti, rendendo loro vn corpo nuouo.
Altri voglionoche fi come la ferpe lignifica laprudcza,cofi bifogni al
buo Medico edere prudente circa alia finità d’vna perfona. Ma
Plinio rede vn’altra ragione, cioè che la fcrpc fia de- dicata à
Efculapio per edere buona a molte mcdicinc:& Macrobio dice che quello
e, perche la ferpe ha la villa fiottile, come bifiogna che habbia il
Medico nella cura d’vn infermo, &chc il battone fignifica,chcvn
huomo ammalato ha bifiogno di nutrimento che Io fiollcnga, in
modo,ch’ei non caggiaaffatto.EtEufebio,chcilba- ftonegl’è attribuito,
come quello che ^er appoggiarli e ncccdario à vn’ammalato. Fu oltre a
quello dedicata à Eficulapio la Ciuctta, lignificando che il medico
debbe edere vigilante più la notte che il giorno intorno all'in-
fcrmo.fi come lì vede ne rouefici delle medaghedi Nero nc,&di
Vitcllio. Nerone. NERONE. VITE L LrO. * ORO.
BRONZO. Vcdc(i anchoraà Roma nel mezzo del Teuero vn’I- foletta à
modo d’vna galeotta, cioè larga nel mezzo,lua- ga due ottani di miglio,
appuntata da bado , & piu larga di fopra, à modo d’vna poppacL’vna
naue:la quale Ifola fu già confagrata à E(culapio,doppo che il fuo lìmulacro
fuilato condotto à RomafQttolafbrma d’vnalcr- pc,òpiùtoftod'vnDcmonio:in
honorcdcl quale fedo* no già i Raugei battere monete con la lèrpc &:
conlctre- re Greche, che diceuono epuat pio N,la. quale Città
(comclcriueLiuio)fufoIàmenre nobilitata dal tempio
d’Efculapiojlontanodaquellacinque miglia,douecon molte cerimonie fu
adorato come Dio. MON. Simulacro d'Efculapù
portato fa Roma. Moneta é i Epidauri Quelle
parole Greche attorpatop o taaepia- •NOS, r A A A I E NO X , O
TAAEPIA NOJ KAJXAPES.nOH dinotano altra co(à,fc nonchcVaIeriano
Imp.fccc bat- tere quella medaglia con l’effigie Tua &rde due Tuoi
figli- uoli Gallieno & Va!criano J & i tre tcpli nel rouelcio
con tali parole Greche, tpix neokopoi nikomhaeon: lignificano
chetrc guardiani de detti tcpli pregauono pcrlafanità &
falute(figurataperlafcrpe)dc fopradetti tre Impcradori. iTP I
C N t^KD k PvA-N Nel Vittri
di ThafiU. . io* Ncllhorto dcllachielàdi
S.BartoIomeo,che c ncll’l- fola nominata di (opra, fi vede anchora vna
nauicclladi pietra Thaflìa,chcè molto (limata per la varietà de
(uoi colori, nella qualcdavnlato fi vede (colpita vna ferpe, che
alcuni vogliono che fia delle reliquie del tempio già detto d’Efculapio :
&quafi Tempre nelle medaglie de gli Imperatori fi trouala ferpe con
la fanità,chc fiotto figura SANITA> d’ElcuI.tpiogli fa làcrificiorò veramente
la ticneabbrac- ciata, lignificando che da quello Dio dipendeua la
fani- tàfiola. Anton, pio. BRONZO. M. AVRELIO.
ARGEN TO. M. AC ILI A. ARGENTO.
ARGENTO. Sono no Medaglione din. Aurelio trouato
in JU ione. Pub. Vittore. Sono forfcfei mcfi,ch’eflcndomi
portato vna vecchia medaglia di M. AureIio,ft:ata crociata nc fondamenti
del la vecchia zecca di Lione, mi e parfo di farla ritrarre qui di
fottoalnaturalc,pcrfarc meglio intendere àgl’ama- tori del l'antichità in
che modo,fotro colore d’vna ferpe, gl’antichi fingeuonodi fare facrificio
iEfcuIapio per le manidiMinerua,con vna tazza in mano coperta d’vno
vliuo.&dinazi la Vcttoria,chc porta vn’altra tazza pie- na di frutte.
MEDAGLIONI. M. AVRELIO. COMMODO. Non fi potendo lenza la
finità fare bene alcuna cofa, pare che meritamente ella debbia haucre
luogo tra tanti altri Dijril tempio della qualefcome fcriué Publio Victore)era
nclvi.quartiere della Città di Roma, quantun- que Domitiano le ne faccfTc
edificare vn’altro piccolo, 1 doppo il pericolo che egli haueua portato
nella venuta di Vite Uioà Roma. DO. Ili CASTITÀ.
L’habitodi quella Dea con l’imagine Tua, (colpita nelle medaglie di
Giulia Pia, Donna di Scuero Impera- tore, fu limile à quello d’vna Donna
vedouaaflifafopra vna Tedia con lo feettro in mano, & due colóbc
appref- fo, lignificando che come la colomba c bianca & pura, ^ fo/om
_ coli la caftitàdcbbe edere fenza macchiarla Donna da bt j imbolo
bene fcmplicc&purafimilmentc. dictjUu. gTvlia PIA.
ARGENTO. DOMITIANO. ARGENTO. Quelli, che hanno
dichiarata la Caftità, dicono che dtu cajli - ella c vna virtù, che
cfccd’vn buon cuorc:& piu torto co- fentc di patirc,chc fare atto
lontano dall’honcrto &dal- l'honore.Et le pure egli auicne che
cllafia forzata, non per quello riccue alcun torto, non fi potédo
corrompe- re il cuore accompagnato da vna buona indiamone &
nutrimentoialla quale (come cofa fimilmente chara & li ber P
ret ' 0 ^ a )g^ an fi c ^*^ cttcr0 P cr cópagna la Libcrtà,chia« T a.
madola,comc l'altrc, Dea, amata & cerca da tutti i begli
ingegniionde ci non farebbe polfibile di fcriucre à pieno
lacontentczza di colui, che viuendo liberamente lenza ambinone, fi
contenta di quello checglihà, ncconofcc perfona che per Pallidità de beni
di quello mòdo (fotto- poftiaU‘inuidia& alla fortuna) gli porta
comandare, & farlo pervn poco di bene incorrere
ingrandirtìmima- li, quello che anchorapcr Euripide c ftato
dottamente Euripide. dichiarato,douc ci dice: 'Ham hberum
effe, maximum dico bonum: Quoti fi quii ejl pauper,puter fe
diuirem. Et Cicerone ne Tuoi Paradofli dichiarando la Libertà
fimilmente dille, che la vera libertà non era alerò chcpo Tempio di tere
viucrecomc l’huom volcua.il tépiodi quella Dea uberei. cra nc j m 5 tc Aucntino,
ornato di molte ftatue &r cotóne di bronzo, onde per l’orazione che
Cicerone fece à i Pó- tcfici per la fuacafa, fi conofcc come Claudio
l’haucua conlagrataalla Dea Libertàd’habito della qualeerad’v-
naDonnacon vna Itola, òvn velo addoflb,vn’haftain vna mano, & nell
altra vn capello, folitodarfi àiferui, che erano liberati da i padroni,
quantunque alcuni altri habbino detto che forte vna campana.GAL.
Chequcfìocappcllofairein legno della Libertà(fì co il cappella me io ho
più chiaramente inoltrato nella fine del mio li bro dell’antichità di
Roma)lì vede nelle medaglie battu rein honoredi Brutto libcratoredella
Patri a,& di Ccfa- quidi fotto al naturale. CALIGVLA. BRONZO: GALBA.
~ TRAIANO. BRONZO- ARGENTO. cnc delia libertà
nalcc la felicità, io accompa- FELICI gneròqucltacon quella^ inoltrerò
cornei Romani L- TA ‘ fcciono vn tempio & vn’alcare,dcl quale
fcriuendoPli- H iM •. nio dice che la (latua della Dea
Felicità,crafl:ata fatta da rufits! ° Archcfilao Pla(les,&
coftata à Luculloix.gran fcfter- tij, (limando i Romani cflcre all'hora i
tempi felici , & la vera Felicità regnare per tutto, quando i loro
Imperato- ri haucuono viuuto,ò regnato lungamente:quando ha-
ueuonogencratibci figliuoli,&foggiagati, & vinti i lo- ro
nimicijondclapaccpublica regnaua: quando fi feo- priua qualche tradimento
òcogiuratione contro all lm perio,& quando egli era abbondanza di
grano, ò le naui cariche di quello, & d’altre mercanzie arriuauono
al portod'Oftiaàfaluamento. FAVSTIN A. BRONZO.
BRONZO. CARACALLA. TACITO. ARGENTO. ARGENTO. wj
ANTON. PIO. SEV.ERO. BRONZO. ARGENTO. Maqucllacla vera
felicità quando la Giuftitia regna in vn Reame, laqualefa che
gl'imperatori, i Rc,& le Re ^ia* 71 publichc durano
Iungamente:ondegl’antichifoIeuono i Principi dire che Giouc fenza la
Giuftitia non farebbe potuto fta reinciclo,nclaRepublicain piede pu re
vn’h ora. E v la Giuftitia vna perpetua & ferma volontà di fare
ragione adogniuno, &viuédo virtuofamente, non fare torto à
perfona , rendendo àciafcuno quello che c fuo. Della Giuftitia fono nate
due leggi , l’vna publica , & priuata Lfgg[ fUm l’altra. La publica c
di por méte alla comunefalutc de- blica&pri gli ftati,& la
priuata è quella (come anchoras’accordail uiU ‘ Iurifc5fuIto)de i
particulari. Quella cóccrnc la religio- ne, le colè fagrc,i Sacerdoti
& iMagiftrati:& quella è fon data fulla ragione naturale,
ciuile,&: humana:della qua- le fc piace al lettore di fapcrne piu
oltre, legga Plutarco, v lutano. doue,fcriucndo della dottrina de
principi, moftra aflài: chiaramente quantoprctioIa,fanta , Se
ncccflariacofa è la Giuftitia :lacui forza è tale, che ella regna in
inferno (doue non èvirtùalcuna)quiuicflTendo cadi gate le fcc-
H » rr n:i n* DELLA
RELIGIONE leratczzc degli huomini fecondo i meriti &
grandezze loro.Quefla a Juque volcdo (colpire, ò dipingercglan-
tichija (aceuono con vna taflàin vna mano, che era la gruatMgii r ‘ tta :
& nella manca le dauono lo feettro , ponendola à intubi u federe in
vna Tedia nel modo, che l’hà figurata Hadria- Giujìitia, no nc jj c f uc
mC( J a gIi C- quelli che non hanno co- gnitione delle cole antiche,
l'hanno figurata nel modo, che fi vede hoggi, cioè con la fpada & le
bilancic,che fo - no propriamente le infegne,con le quali foleua
l’Equi- tà cflèrcdifcgnatadagl’antichi. TIBERIO. BRONZO.
BRONZO. I HADRI ANO- ALE X.M
A M M E A. ARGENTO. BRONZO. Che l’Equità folle dipinta nel
modòdettodi fopra,& E ^in luogo dilpadacon vn corno d’abbondanza, li vede
ta. per le medaglie di Gordiano & di Filippo, non altriméti che
fi folle in limile modo il fimulacro della Dea Mone rain quelle di
Collante ,& di Diocleciano,con lettere, che diccuono, sacra moneta
avgvstorvm et nontuf CAESARVM NOSTRORVM. fr< GORDIANO.
ARGENTO. FILIPPO. BRONZO.
«MITCJb MS COSTANTE. DI OC LETI A N O.
BRONZO. MED. D I T. ARGE N Volendo
t»TlmpcracoriRomani dare cimorc ài talli £!$Z ficittori delle
mon'ete,hlccuono in quelle (colpire le ima perfori f, inj
lorojconfidciando che non e cola che piu ìmpedll- ZX. ca
l'abbondanza de iviueciin vna -Città, quanto la mo- ‘ inugini nel nc
rafalfa,aftcncndofi gl'huomini forcOicn di portami u lormonc ^ j oro mcrc
hantic:chec pure vn peccato troppo cnor-
me,chcgrhuomlnifalfificatori(portando fi gran danno all’vniuerfale per
vno vtile particularcjcorrópino quek lo che
-irJP» DE GL’ ANTICHI ROMANI. u*
Io che l'ingiuria dei tempo, nela terra, ne il fuoco non hanno
potuto ne {apuro guaftare.Et di qui nacque chei rrimuin Romani crearono
tre huomini,da loro detti T riumuiri, * te mone- fopraie monete con
autorità di fare battere oro, argéto & bronzo, come fi vede per le
medaglie di Celare Dit- A VGVSTO BH.ONZO.
L'officio di Macftri delle monete era di
guardare,& fa reproua selle erano di buona lega, prima che farle
fta- pare,& poi ch'elle erano battute, selle erano di pefo :
on- d’io penfo che Aùgufto, volendo che quella buona vfim za fi
mantcneflc Tempre conia maelHdcirimperio Ro- mano, ^erò lafirinflè a i
Triumuiri delle monete quella autorità accompagnata dalla poflànzade
Tribuni, co- me fi vede perle medaglie battuteda M. Saluto Otonc,
CaioPlotio Ruffo, &diuerfi altri. UO della religione
AVGVSTO. ' BRONZO. BRONZO. Trouanfi anchora molte altre
medaglie lenza l'ima- ginc d’Augufto,per le quali fi conolcc quello edere
vc- ro,chc noi habbiamo fcritto qui di fopra,&maflìmc per
lcparole,chc accompagnate d’vna corona ciuica, dico- no, avgvstvs tri
bvnitja pot est a t e. & dal- l’altro lato , AERE, ARGENTO, AVRÒ
FLAVO FE- RVNTO. A V.GVST O. ~ BRONZO. BRONZO.
Pc l'cr i quali
tcftimonij chiaramente vergiamo che tale autorità di fare battere monete
, pcfarlc,& e {lami- narle, apparteneua anticamente à i Tribuni ,
& mafiì- tnc che tra le loro leggi fi trouano fcrittc cofi fatte pa-
hrggi (fr _ role, TRIBVNI SVNTO DOMI, PECVNIAM PVBLI-
ttnuirali. CAM CVSTODIVNTO, &! più baffo, AES, ARGENTVM,
AVRVMYE PVBLICE SIGNANTO. Erano tutti huomini da bene &
virtuofi quelli, à qua • li gl’imperatori concedcuono cofi fatto
Magiftrato, con pcrmifiìoncdi fare mettere nelle medaglie i
nomi> loro, per piùficurtà delle monetc,& perche il popolo
conofirefie quando &fotto quali huomini erano fiate battute.Pur
nondimeno mancò col tempo ( come fan- no tuttel'altrc^quefta buona
vfanza,& pallate le meda- gliedi Claudio & di Neronc, non fi
trouò neviddepiù l’Equità dipinta con la bilancia in mano. BRONZO. NERONE.
BRONZO. Soleuono tutti i buoni Principi & Imperatori Ro-
mani vifitando le Prouincic fuggette alloro Imperio H 5 ua
DELLA RELIGIONE fare lcrcparationi per tutto doue erano
neceflàrie,& fo- pra tutto liuiHtarc Je monete , & farne battere
dcllc : nuouc per le Città principali in ogni regione. Ciò che
strabane, conferma Strabonc, quando ci dice, che i Principi Ro- mani
lèdono battere monete d’argento & d’oro nella Luigixm- G*ttà di
Lioneda quale cofa imitò Luigi mi. Impera- perutorc 4 . tore &
Principe virtuofo & bellicolb, amato da tutto il Rrdì ma mondo,
quantunque sfortunato fi trouafleneH’imprelà che ci fece in Vnghcria.
Somigliò molto quello buon Principe Hadriano Imperatore, con ciò lìa che
ei fece-* a#aiviaggi,&nominòlcterrc principali, che egli hauc-ì
ua rillaurateal fuo tempo nelle fue monetc.Et ficomei buoni Principi
Romani ficeuono fcolpirc le* infegne della Religione nelieloro
medaglie,colì quello religio- fó Imperatore mctteua nelle fue monete da
vn lato vn tempio con la figura d’vna Crocc,& parole che
diccuo- no, c hristi an a re Li ciò. & dall’altro , vna Croce
maggiore con qucllcaltrc parole > lvdovicvs impe- rator. MED. DI
LVIGI IMPERATORE 1 1 1 iT RE DI FRANCIA. ARGENTO. Non è
molto tempo éhc vn lauoratore di terranei vafo piena paefedi Lione, trouò
lauorado vnltio campo, vicino à vna tcrricciuola chiamata Anfa,vn gran
vafo di terra troultoa'p- pieno di medaglie d’argéto del detto
Imperatore, delle quali(haucdoncio vnaparte)mi e parfo non fuora'pro-
Uour ' polito di moftrarne qui di Lotto lcflempio al Lettore.
~ MONETA DI LVÌGÌ IlÌL 'Mone li 4 MONETA
DEL MEDESIMO. ARGENTO. tini A' ri.
c icerone. Volle quello magnanimo &
virtuolo Principe (coli valorofamencc operando, & facendo officio di
pio & catholico) moftrarcà i Tuoi fucceflòri in che modo fi
debbe imitare la virtù, honorare la memoria de gl'anti- chi, portare
riucréza alla R cligionc,tcmerc Dio, & ama re la Republica& la
Patria: Quello, che anchora ci ha infegnato Cicerone dicendo, nel fuo
libro della Natura Diffinitio i- degli Dei,chc leflcrc pio none altro che
la riucrenza w dì vut*. c | ie no | debbiamo hauercà Dio, à i noftri
maggiori, ài pitturi de parenti,à gl amici,& alla patria. Quella
virtù fu dipinta da Antonino Pio in habito di Matrona, ò dona
vedoua conia fua verte lunga, vnturibulo in mano, chiamalo da i
Latini ^cerrafic dinanzi vnaltarc cinto d’vn fefto- nccol fuoco accefo
pcrfacrificare. Antonino Wt -r.'- . JWjr .
' £ -pr • Xttrr 4. onci/ ANTONINO PIO.
HADRIANO. BRONZO. ARGENTO. diariamente nel libro della Cita
di Dio, dice chela vera pietà non è altrochel’adoratione d’vnfolo
Dio,creato- re del ciclo & della terra, ribattendo & dannando
l’op- pinioni de gl’antichi Romaniche cglihauclfino inRo- ma(comc
afferma Prudcntio)tanti templi &alcari,quah indenti*. ti penlàuono
edere Dij nella Naturaci che tutta volta fivcdechcnalceuada buona
intentione, facendo que- llo per religione : della quale cofa ci fan fede
le meda- glicdi Giulio Ccfare, di Pompeo, d’Augufto, di Vclpa- ln f egntlìano,
d’Hadriano, d’Antonino Pio, & di Màico Aure- l* rtii&io-
lio,pienc d’antichi inftrumenti di religione, come d’vn cappello,d’vn
lituo, d’vn prcfcriculo, d’vn fimpulo,d’vn coIccllo,chiamatoiVr^//vr,di
taze & validi molte fort£ dequah (come cofa aliai nota) non
bilognagià fare più lunga mcntione. j GIV. ANTONINO PIO.
M. AVRELIO. argento. Argento. PtlUdioii Da
l’atto pio di religione, venendo à quello che fi Tnia. debbe vfareinuerfo
i padri, noi ne faremo qui fede per lemcdaghe di M.Herennio, che
portò fuo padre Tulle fpalle,& per quelle di Cefare,doue fi vede
Enea, che fi- milmente portò Anchife nel medcfimo modo, portan-
doin manpil Palladio di Troiarondc Vergiliolcrifle, ^At t>w
^ÀeneAs. M. HE- DE GL'ANTICHI ROMANI. M. HERENNIO.
GIVLIO CESARE. ARGENTO. ARGENTO. Quello
medefimo ateo pio pare che habbia concefi. Co la Natura infino à
gl’animali bruti, onde veggiamo che la Cicogna fofticne & nutrifee il
padre & la madre vitti di u nella loro vecchiezza: Cofa da farebene
arroflìre , & c,f0 £' w * vergognare gl’ingrati, che rendono male per
bene ài loro benefattori:& da fare adirare infino à Dio, al
quale temendo anchora di non difpiacere i Romani, fi vede vieti di
che fumo amorcuoli & grati fimilmente ne i proprij fi- «<« » nfa
gliuoli,& maflìme Antonino Pio,nel rouefeio d’vna medaglia, nel quale
fi vede la Pietà con due figliuoli in braccio, & due altri ài
piedi:Et nelle medagliedi Domi- na, & di Sabina moglie di Traiano fi
vede anchora la Pietà figurata in diuerfe maniere. Anton.
AV ÌJÌ3K fcl & * l»,° ì'r* iz* ANTON.
PIO. M. AVRELIO. BRONZO. DOMITI A. ARGENTO.
ARGENTO. SABINA. bronzo. .Tv DE G’LANTICHI ROMANI.
izp Per le medaglie battute di Titofigliuolo di Vefpafia -
no, fi vede la Pietà che mette inficine d’accordo i duo fratelli Dominano
& Tito, dandoli la mano l’vno ali ai tro,pcr mofirare l’amore, il
quale debbono duo fratelli portare I’vno all’altro.
TITO. BRONZO ma. Vlinio. CLEMENZA.
Era il tempio della Dea Pietà in Roma, fatto da At- t mpio di tilio fulla
piaza,douc era fiata la cala di quella figliuo-la, che haueua già dato la poppa
à Tuo padre in prigio- nc,conIafua fiatuachcriprcfenraua latto piccolo
vlà- to da lei, & col quale(comcdice Plinio) non fi può fare
comparatione alcuna.Et perche dalla pietà nafee lami*. fericordia& la
clcméza,hò giudicato. non fuora di pròpofico accópagnare con qucfti eflcmpli la
cella di Giulio Celare(comc quello ched’humanicà&di clemenza pafiò
tuttii Principi del mondo) ftampatain vna meda- glia di Tiberio ,
aggiugnendoci vna Temenza antica degna d’efierclcritta con lettere d’oro,
fi come era in vn BcUifiima marmo, che diccua ,nihil est qvod magis
ftntmùu I 1 DECI AT PRINCIPEM QVAM LIBERALITAS
ET ole menti a. Etnei vero, non è cofa nel mondo piu E retiofa
& piùconueneuoleà vn Principe che la liberata & la mifcricordia. TIBERIO.
BRONZO. VITELLIO. ARGENTO. Da quelli atti
pij inuerfo la rcligione, il padre, la madrc,i parenti & la Patria,proccdc
poi l’eternità de nomi di coloro, che fono fiati tali,fi come ci hanno
dimoftra- to i Romani per ifimulacri delle loro vcttoric, perle
fcftc & giuochi fccolari, penanti magnifichi & ricchi templi
&cdifitij, ne i quali faccuono fcolpirc f Eternità come vna Dea in
habito di matrona, con vn’hafta nella man dritta,& nell’altra vn
Corno d'abbondanza, & il pie manco (opravnglobo.Alcuni altri l’hanno
figura- ta con due teAe in mano, fi come fi vede in vna meda-
aliad'Hadriano, ° Tito TITO VESPA. FAVST1NA.
rii. Et Filippo Imperatore riprcfentò l’eternità ne i fuot
giuochi Secolari fopra vno elefante^ quale fignificaua vna longa &
cjuafi eterna vita. I Romani la difpinfero con duo elefanti, & alcune
volte conduolioni cnetira- uono il cirro de glImperatorc> o
Imperatrice eh crano> fiati deificati. W
I x TER- RA. Gl'
titubi ftcnficaut noi la ter- T4. :
TJt GfVLIA PIA. FILIPPO. E certo,cofa molco difficile
(confìderato il numero fìgrandedcgli Dij antichi) di potere crollare Je
meda- glie àpropofito di cutrùpurc fermando la mia imprefa, io m
ingegnerò di ripreientarci tutte quelle, nelle quali furono figurati gli
Dij.ò Dee à modo loro, che portor- noqunlche vrilcalIJuimana natura, come
la terra, alla qualcfc ono vn tempio, & in luogo che a' glabri
Dcifà- crificauono con l’inccnfo J & altri buoni odori, à
quella fàceuono fàcrificio de femi, eccetto che delle faue, &
al- tre colè aromatiche : là onde per la medaglia che fece
ftamjxtrcCómodo in honorc della tcrra,fi vede che ei la fece a giacere in
terra mezza ignuda , come cola ftabilc con vn braccioappoggiato (opra vn
vafo,dcl quale efee vna vite,&con Tauro ripofà fopra vn globo
celefte, in- torno al quale fono un. piccole figure che le prefenra-
' no TvnadclTvuc, l’altra delle fpighccon vna corona di fiori, l
altra vn vaio pieno di liquore,*: l’vltimac la Vct- toriaconvnramodi
palma & lettere che dicono, te l- tvs stabilts, lignificando che
tutte quelle cofechc la tetra produce/onoper lavitadelThuomo. MEDAGLIONE
CO M MODO. Perhaucre affai lungamente trattato
delle feite Ce- C e r e* reali nel mio libro dell’Antichità di Roma, io
non nc RE * parlerò qui altrimente, contentandomi folamétc di met
tcrc innanzi il rouefeio della medaglia di C. Mcmmio c nummi» Edile
Curulc, nella quale fi vede Cerere che hà in vna ^naltQt mano tre
fpighe,& nell'altra vn torchio accefo, &il pie rc»u. manco fopra
vna ferpe, con parole che dicono , mem- I 3 MIVS. AEDILI5 C £ R. £
A L I A PR.IMVS F E C I .tJ Ma per altre medaglie tanto
diVoltcio,chedi Panfa, fi vede femprc Cerere con due torchi nel fuo
carro, tirato da due lerpi.Etin due altre medaglie fi trouacon la
ve- de alzata, con due torchi, & à i piedi la manica di Tara-
ti porto co tro,& nell’ altra ilporco,òla porca, che gli antichi le
fo- enrere. * Ictiono racrificare,pcrchcguada le biade: onde Ouidio
haferitro, Prima Ceres grauid* gauifaejì fanguine porca, i
Ulra fuas merita cade nocentu opes. debutiti ^ comc cra p cr
mcdh d’ammazare il porco, coli era fcfo fra li proibito d’immolarei buoi
nellàcrificio di Cerere, per- Roawni. chelauorano Se non guadano i beni
della terra, onde ouidio. Ouidio xiel 1 1 1 1. de Fadi fende
anchora, kA bone fuccintti cultros remouete minijìri: %os
aree, ignauamfacrijì care fuem. lAptd mgo cern ix non efl ferienda
fecuri: ZJiuaCi&J in dura fape laboret humo. *
« Ve. ME MED. h Óf>ì
» » ùueihi Cerere e la Pace, con ciò
lìache la guerra porga impedimento al lauoratore di coltiuare&lcminare
i campi, eflendo conrtretto di fug- girli &faluarc dentro ài
bofchj.,0 fu per i monti i Tuoi beftiami. Quello che Umilmente ha bene
fcrittoOui- dio nel u n. deludi Farti, doucei dice, Pace
Cerei Uta \os orate coloni . ‘Perpetuam pacem,pacifì cum <jue
Z)eum. EtTibullo quel medelìmo nella x.Elegia>
Intere a pax ama coldt,pax candida p) Z)uxit aratura fub tuga
curila boues. Et poco piu difetto, ‘Pace bidens fornir
yue Vigent-jit trijtta Stillini in tenebra occupat arma
Jìtics. Quando gl’antichi dipingcuono la Pace col Cadu- ceo,
vi aggiugneuonolcfpighcdigranojil corno d’ab- bondanza, lignificando che
la Pace era quella,chcf ce- lia multiplicarc il grano & le frutte per
la vitadcU'hua- i , - \ I
4 uloitioJ - PACE. L4 guerra
contraria à Cerere. Ouùlio» ’i h t%J*v
Tibullo» BACCO. Il buco fi reificato,
Bieco. mojondc il raedelìmo Tibullo nella x.Elegiaparimen- tc
dille, irnobispax alma y>eni,Jj>icdmejue tenero, ‘P erfluat pomis candidai
ante [mot. OTTO. ARGENTO. VESPASIANO.
ARGENTO. Et lì come Cerere haueua la corona di ipighe per
in- fegna,& per vittima la T roia,colì al atdrc Libero, altri-
mente detto Bacco, lì ponetiaintcfta Ta corona d’Ellcra, & il becco à
i piedini quale gl era £acrificato,perchc gua- ita le vignc,ondc Virgilio
dille, Saccho caper omnibus ari* Caditur.
Et nel rouclcio della medaglia di Molò lì vede vn faccrdote col Tuo
habito innanzi à vn’alrarc riucllito d’vn fellone, che con vna mano tiene
il Jituo,&: con l’al- tra il lìmpulo con vn becco innanzi,tcnutoda
vnmini- llro per lacrificarlo.Etio tra l’altrc mie cofc ho longua-
menteferbato vna Corniola antica, nella quale c vn Sa- tiro , che conduce
vn becco fuiralrarc,doue e il fuoco aCccfo per lacrifìcarlo allo Dio
Bacco. Corniola «57 CORNIOLA
ANTICA. f 'Wm. ir ■ Ma perche
di Bacco in diuerfe manicre,come farebbe à dire, in for- e «to'. ma
d'vn fanciullo che abbraccia vn grappolo d’vue,& vn'altra volracome
vngiouane co vn ramo di Pino, nel modo che fi potrà vedere nel libro, che
io ho comporto in Latino delle Imagini de gli Dei antichi:però mi e
par fo di ripreientare qui al naturale il piccolo Bacco di
bronzo,chc ioguardo(comc cofa fi ngu la re & arti fitio* f
à)tra le mie ftatuc & medaglie antiche. l'iCLOLO MMOLACRO DI
BACCO. d’antichi lo leuono dipingercilfimulacrò .
Ciltuv. il V Vogliono
gl’ancichiffigurado Bacco in quello modo) lignificare che vn'huomo troppo
fuggetto al vino,diué- ta limile à vnfanciuIlo,chcnon fa quello clic
fifa. Tro- uomi anchora due Niccoli antichi, i quali riprefentano
quello Bacco ignudo con vnbaftoncin manometto da i Latini Tyrfo,&
nell'altra vn grappolo d’vuc,& intorno kMcIto' a ^ r,lcc *° vni P e ^
c di Tigre, animale particularmentc Bièco. 0 4 confacraro à Bacco.Et
quanto alle Baccanti , ò Bacchi- dc,o Mimalonidcschc cclcbrauono la fella
di Bacco, io ^ ne metterò qui fotto l’eflcmpio d’vna medaglia
Greca, & M , chegiàmi donò M.Giulio di Calcftan da Parma ,gran-
- • • diflimo amatore delle cole antiche idoue da vn laro c Bacco
incoronato d HeIIera,& lettere Greche, chedico- nó avì un, cioè
libcro,& dall’altro fono le Baccanti,chc ballano, facendo vn prclcntc
à Dionifio (chccofi ancho ra era chiamato Bacco)con vn fuoco, in fegno di
facrifì- cio , & lettere che dicono aiowvio acpds. che vuol
dire, Donod Dionifio. • ••••’. .• • » i ,* * *" ,
NICCOLI ANTICHI. Medaglia . m
MEDAGLIA GRECA. ARGENTO. Et per glabri
due medaglioni di Bacco porti qui di fiotto, dequali vno e di Nerone,
& l’alerò d’Antonino Pio, fi vedrano lefefte Baccanali, &vn Bacco
nel Tuo car buccmmIì. rotiraroda d ue Pantere (animali dedicati à lui)
accom- pagnato de Tuoi Satiri con tutto il Tuo mifterio : &
qual- che volta per due tigri, comcdice Propcrtio , parlando
d'Ariadna rapita da Bacco, Lynciius in c*lnm \c&d \ArUdna.
tu'u. Et per le medaglie di Filippo &di Gallieno fi vede
anchora il tigre, il qual ripreienta Bacco, con lettere che dicono
, LI BERO PATRI CONSERVATORI A VQV- - sti, rimettendo il lettorcal
mio primo libro dell’Antichità di Roma, doucpiù lungamente io hòdifeorfo di a
J querti Baccanali.»V, ME 1 ’»t 4 - k V km
LIBERALITÀ. XAuitdeU Oberatiti. FILIPPO MEDAGLIONI.
NERO. ANTONINO PIO. Si come daCcrerc]& Bacco nalce
l’abbondanza d’o- gni cofa,cofi dall’abbondanza dipende la liberalità,
Dea delidcrata & cara acuito il mondo , la quale tira à le il cuore
dcH'huomo.comc la Calamita il ferro, tanto che lìnoà quelli che habitano
nelle eftreme parti del mon- do per la loro liberalità ne vengono lodati,
anchora che non lì fpcri cofa alcunadaloro:!! come vituperati
&in poca Rima fono quelli , che fono tutti lepolti nella loro
GALLIENO. BRONZO auaritia.Là onde fé noi
porremo ben mente allo fplcn- Liberalità dorè della liberalitàdi Celare,
d’Augulto, di Tito, di Vef pafiano,di Traiano,&d’Alcflandro di
Mammca, trouer rcmoch’ei dura infino a hoggi, ne hard forza il tepo
che fi fponga mai : della quale cola fé alcuno dubicalfc, va- da à
leggere Tranquillo, & vedrà come Auguftohauc- sartorio ua per
vfanzadi diltribuirc fpefl'o al popufo Romano
vnagrandiffimafommadidan«iri,dai Latini chiamata Congiarium , da
Tofeanila mancia, & dai Franccfi larghe zarlc quali quando fi dauonoà
i foldati, fi chiamauono Donatiuojcomc fi vede in più luoghi nel libro di
Taci to,douc parlando di Cefarcgiouanedice,0»^/Wr///»7^. pulo,Z)onariuHm
mtlitibus iedit.'Hc mai mancòquefio li- beralifiimo Principe nel Tuo
Imperio, che palio cin- quanta anni, di donare quella mancia,
dilhibuendot.il volta xxx. piccoli feftcrtij per huomo , altre volte x
l. & altre volte, e CL.comediceSuetonio , tantoché non
crafanciullo(purccheci pallafic xi i. anni) che non ha- ueffe qualche
colarla quale vlanza fu conferuata da tut- ti glabri Imperatori buoni
&cattiui,chc voleuonoha- licre lagratia del populo Romano ,come fi
inoltrano le Medaglie di Commodo, di Ncronc.di Tito, di Traia- no,
d’Hadriano,d’ Antonino Pio,di M. Aurelio, &: dimoi ti altri, i quali
tutti farebbono tropo lunghi à raccon- Congiario .
Liberalità di Augufto Ce fare.
tare. TI IV t/i liberatiti
di il. Aure Ito . Pittiti* de U Liberati
ti. TITO. TRAIANO. BRONZO. RRONZO.
La maggioredillributioncnon Ci faccua croppafpcf- fò,mala minore fi
benc,comchà {cricco Succoniordalla quale liberalità cofi
vfacainuerfoilpopolo,nafceua che Ipefio finoà i cacciui Imperacori erano
màtenuti in ilia- co &difefi da lui,& da foldaci nella pacc,&
doppo hauc rcccrminaca qualche pericolofa & difficileimprefa,
nel quale ccmpoquafiordinariamcnccdauono quello con- ciario, &
faceuono quello donaciuo. Onde era le mie medaglie io in ho vna di M.
Aurclio,doucfi vede che egli baucua vlaca quella liberalità già fecce
voice, figurando nelrouefcio di detea medaglia la Liberalicà,vellita d
vna velia funga,. come falere Dee > con lettere che dicono,
liberalitas avgvsti s epti m a. nel modo che anchora fi vede nelle medaglie
di Gordiano minore, & Tacito Imperatore con altre limili parole,
cioè, li b e- RALITAS AVGVSTI T ERTI A ET QVARTA, CÌÒ
che anchora fccionoin vna altra maniera Filippo il pa- dre &
figliuolo, come fi vede per le lor medaglie pólle qui appreflo.
M.Au DE GL’ANTIC HI ROMANI.
*43 M. AVRELIO. GORDIANO. BRONZO. BRONZO.
tt nella medaglia a Adriano &: d’ Alcflandro Seuero Liberatiti
fi veggono ìin.figurc, onde la maggiore è quella dell’- dl 0 Had J]ff Im
pcratoreà federe fopravna Tedia, con vnruotolodi [miro. * carta in
vnamano,& con l'altra moftra di donare qual- che cofaà vno,chc fi
prefenta innanzi àlui:la qualità & Comma della quale,parc che
fia figurata per i punti, che fi veggono notati nel rialto doue ci tiene
i piedi,! quali fa cilmente potrebbono cflère il numero de
feftcrtij:& l’al- tro FILIPPO PADRE.
FILIP. FIGLIVOLO. i44 DELLA RELIGIONE
trochemoftradilalire, e colui che riceuc il donatiuo conlimaginc ritta
della Liberalità da vn lato, che tiene vn Dado in mano con limili parole,
liberalità* a ve v s t i ; \
Dentizio- ne di nobili tì. HADRI
ANO. BRONZO. ALESS. SEVERO.
BRONZO. Ugge de Macedoni/- Ugge
delle Amazzoni, crdrglt Sey ti. Il Dado,
portato dalla Liberalità, è tanto conofciu- to,che io non ne parlerò piu
oltrc,dcliderofo di moftra- re che la liberalità nafee da nobilità di
cuore: la quale co là fola ha cauGito che i nobili virtuofi fono (lati
hono- rati comegiufo, onde c vfcitalapoflanza reale,& tutti gli
altri principati, che mediante la Giu fona & l’Equità hanno mantenuti
i loro fuggetti 3 6r quelli difelì dai loro nimici.Di qui nafee che tutti
coloro , che afpirano alla lode & alia gloria, li danno volentieri
all'eflcrcitio della guerra, per eflèrc tanto priuilegiati:ondeiMacedonijfo
leuono condannare colui àportarcvna corda in luogo di cinturaci quale no
hauefle fatto qualchccola hono- rcuolc alla guerra. Alle Amazzoni non era
permclTo maritarli , fe prima non haueuono fuperato vn loro nimico.
i 45 nimico. EttragliScyti non era lecito a perfona
toccare la tazza òvafovfato nei facrificij, che non hauc/Tc alla
guerra meritato qualche honorc. Di tutte quelle cofc fanno fedele
hiftorieRomanc,douefi leggono le qua- lità de premi) che fi dauonoà
coloniche haueuono fat- toqualchc fcruitio alla Rcpubl.come erano le
corone c " 0 "' ciuichc,Ie trionfali,Ic murali, & le
nauali,infieme con ti- KomLi. toli,cpiteti Sellarne, che fàccuono fede
della virtù loro: onde non c da marauigliarfi,fe Roma venne in coli
fat- ta grandezza, poi che di grado ingrado dTaltaua & ho^
norauai Tuoi foldati, fino alla dignità dell’Imperio,& il Confido ò
Imperatore riftoraua il buon foldaco con ca- tene d’oro,maniglie, corone,
& ricchi fornimenti dica- ualli,fi come moltra vn’Epitaffio che fi
vede in Turino, inoltratomi già dal Symeonc,il cui tenore è quello,
C. G A V IO L. F. STEL. SILVANO PRIMIPILARI LEG. Vili.
A VG. TRIBVNO COHOR. II. VIGILVM TRI B V NO COH. XIII.
VRBAN. TRIBVNO COH. XII. PRAE TOR. DONIS DONATO A DIVO
CLAVD. BELLO BRITANNICO TORQVIBVS ARM1LLIS PHALERIS
CORONA AVREA PATRONO COLON. D D Et fi come dei
buoni Temi nalcono anchora i buoni frutti, cofidegli huomini virtuofinafconoinobili,
purc che fianoeflercitati nelle lettere cneH'armi:lequali quado fono
accompagnate infieme, fanno che la nobilità fia K Cicerone. Dichiaratione
delti nobiliti. Tlinio. Cornelio
Nipote. Tullio. luuenale.
Annotile. perfetta & duri
fiempiternamentc. Stimauafi amicameli te la nobilita che nafceua dalla
gcncrofità del fanguc,di- fcgnata da Cicerone nelle fue Topiche à qucflo
modo, C tntile s fune, qui inter fe todem nomine funr, quia! ingenui
s oriundi funr quorum maiorum nemo feruitutem feruiuit,qui capire
non funr diminuti. La quale definitionc dice Tul- lio edere nata
daSccuolaPontefice,&io l’hò intcrpreca- ra in quello modo, Nobili
fono coloro che ha no vn me • defimo nome, che nafeono di padri &
madri liberi, glan tichide quali non hanno mai fcruiro,nccambiato di
(la to,conciò fia che la mtitatione faccia perdere la nobili- ta
& la gctilczza , la quale gl'antichi riprefentauono per
leimaginijdaloro portate nelle pompe funeralide loro maggiori, come
recita Plinio nel xx x ix.librodeUHiflo' ria naturale , Se Cornelio
Nipote nel libro de gli Huomi ni illuflri.il quale parlando di Portio
Catone òìcc, Ima- go buius funeri* grati* producifolet. Della quale
oppenione canchora M.Tullio, Se gl’antichi chiamorno tali ima- gi
ni Stemmata, come fi vede in lu uenale, quando beffan doli di tale
nobilita fienza l’operc nobili, dice. Stemmata quid ' fucilanti
quid prodejl Pontice longo Sanguine cenferifè) pt&os o fendere
vultas Jrfaiorum?& fante s in curri! us ^AemilUnosI Ariflotilc
nondimeno nclv.libro della Politica dicc,che nobili fono coloro, i
preccfTori de quali fono flati, ò ric- chi,ò virtuofi:effcndolc ricchezze
neceffarie per foccor rere la Rcpnblica,&vfiarelalibcra!ità, la quale
fenza la ricchezza non può flare.Etfc qualcuno domadafleche
differenza c tra la nobilita d’AriflotileSr di Sceuola, tifi- pondo, che
Ariflótile domanda la ricchezza, &Sceu ola non:
nonrattclochc la nobilita può viucrccon la pouertà: benché col
tempo poi(volendofì palcerc di quello fumo di direche fono nobili) fi
muoiam di fame : onde nafee che gli antichi faui hanno Icritto che la
vera nobilita condite nella virtù,comc quella, alla quale non può
mai mancarc:& quello è quello di che ragiona luucnale, di-
cendo: Tota licet Veteres exornent indizile cera
tria:nohiliras fola efyOtque Vmca v ireos. Conciò
lìachcl’huomovitiofocheprcdicalafua nobi- lita, mediante i fattidefuoi
antccclTori,condannafeme- delìmo,non fendo egli virtuofo,& lì può
dire di lui quel locherifpofe Anacarfeà vn’altro che lo chiamaua bar-
Rìjpofta baro,& nato nella Scytia,chc fu tale, la mia patria
****&& COME BARBARA MI ARRECCA QVALCHE 1 N- f AMIA,
MA TV FAI D 1 S H O N OR E ALEA T V A che e' tanto nobile et c e
nti l e. Circa che bifogna conchiudere che la vera nobilita c quella,
g* che procede dalla virtù propria, nel modo cheproua Boetionelm.
libro di Confolatione,doucei dice,^?#^ Jì quid ejl in nobilitate
bonumjd arhitror effe folum,vr impo- rta noi? dii us necefuudo vide a
tur, ne a maiorum V ir tute dege- nerent. il quale propofito feguita
dicendo, TJmu enim rerum pater ejl, XJnus cuntta
mmiBrat-. J Ile dedir Tinello radiati Dediti cornua
Luna: 1 He h ornine s & ferri* Omne
liumanumgenus m terris Similifurgit ah or tu. K i
i 4 » Dedit fè) fiderà Calo: Hic claufit membri! animo
s Celfafedepetitos. Mortale! igitur cunBos Edit nobile
germen. Quid gentts féj proauos Jlrepifù ? Si primordia
'vejlra ^yiutorénujue Deum fieftes, Nullus degener exrat
, Ni 'finn peiora fouens ‘Propriumdeferat ortum.
Parmi d’aucrtirc qui il lettore della differenza eh ed tra nobile
& generoforcon ciò fia che A riftotilc nel prin- cipio dell’Hiltoria
degli animali,fcriue che nobile è quel ladifftren lo che c nato di buona
razza, & colui gencrofo che non ** traligna dalla fua razzala buona ,
ò cattiua , allegando fccrii gt l'eflcmpiodcl lupo& dcllione.
Il lupo (dice egli) farà ne ^[ 0 '. chiamato generofo, ma
ignobile.Gcnerofo, perche non deihpò ©• digcncra dalla fua cattiua
razza:& ignobile perche egli e ieliiooe. nato di cattiuo feme.Ma il
Itone lì può dire nobile & gc- nerofo inficme.Nobilc,perchcè vfeito
di buonfeme, & gencrofo, perche non digcncra dal fuo femeronde
nafee che fi comclc virtù dell’animo meritano d’eflcrc lodate con
parole, l’opere virtuofe richieggono d’cficrc hono- ratecon i
fatti.Cocludédo chcegli è impoffibile che vn principe, fia gràde quato
vuole, poffa nobilitare vn’huo- mo che vuole edere villano : laqualc
nobilita ci ha aliai bene dichiarata in vna fua medaglia Antonino
Gcta, figliuolo di Seuerojhaucndo fatta dipingere la nobilita
inhabitod’vnaDonnada benc,conlofcetrro nella mano dirirra. & nellamanca il
fimulacro di Mincrua , per inoltrare chelarmc& lelcccerefonoduccofe
ccccllcn- 'ti/dallcquali debbe Tempre eflcrc l'huomo nobile ac-
compagnato. GETA O
natura tegli huo.miiu e la no - genio» pinta
conieruata&.crc(ciuta, però non fàràimpertintn- tetrattarc anchqra
qualche colà dello Dio di Natura, G°iró d io chiamato dagl antichi Genio,
& il quale ftimaronopa- dredegli huomini,& figliuolo
diDiorpenfandoncllalo ro rèligiòncehc ciafcuno haueffe particolarmente vn
ge nÌGk& vno intelletto diuerfo Se propriojcomc lì vede per la
medaglia di Nerone, nella quale òlcritto, genio a v- cvsTijin quelle
d’AntoninoPio, genio senatvs, in quelle di Collantino, genio pop vii rom
ani^ in quelledi Claudio, genio exerci t v vMrfigù- randolo
mezzo vcllito& mezzo ignudo, con vno altare ^io. innanzi A: yiì
fuocojvna tazza nella manodiritta, & nel- ,• - ;; » j l’altra vn
Corno d’abbondanza, nel modo che Thà dipia to A m rhi ano Marcelli no nel xxv.
libro che egli ha fatta 'di Giuliano Imperatore.. " K
•n ANT. PIO, BRONZO.
NERONE BRONZO. COSTANTINO
CLAVDIO Scriuc Ccnforinoncl libro da lui fatto De die nautiche
(ubico che noi nasciamo, noi fiamo accompagnati da vngcnio, chcciconducc,guarda
& non mai ci abbati donna. Altri hanno detto, & maflìme Fiacco
nel lib.chc lares. cilafeiò à Ccfarc de lniigitdmtntìi>che Lare &
Genio era b KtUde. no vnamedefima cofa.Et Euclide vuole che ogni huo-
mohabbia due Lari, cioè l’vn buono & l’altro catriuo, chiamado il
buono Larc,&: il cattiuo Lemure, come noi hoggi anchora diciamo buono
Angelo & cattiuo;à pro- { jofito dei quali Icriuc Plutarcbo
nella vita di Bruto } chc a notte mentre che ci penfaua con vna lucerna
accerti alle facccdc della guerra jgl’apjjarfc vno fpirito in for-
ma d’vna perfona tragica, & più grado che il naturateci quale fubito
domandò Bruto (comehuomo intrepido che egli era)chi egli folle , ò quello
che ci cercaflc , & che quello rilpofc,Io folio il tuocattiuo Genio,
il quale tu ve drai à Filippo:di che non punto fpauctatoBrutogli
dif- fe,Adunqucti vcdròioinquelluogoul che auennepot innanzi eh’
eimoriflc:& di quella mcdelima oppcnione fono flati & fonoi
noftriTcologi, cioè che noi flamo Tempre accompagnati (cornee detto) da
vno Angelo buono, che ci guida al bcne,& da vn cattiuo, che ci
mena al male.Platone parlando di Socrate loleuadire,chein lui era
vno fpirito, ò Genio particularc & diucrlo da glaltri-Nel tempo de
Romani non era lccito(comelcri uc il Iurifconfulto fotto il titolo T)e \
erborarti oUigationi- bus) di giurare per i Lari, ne per il Genio del
Principe, ri- putando qucfto giuramento grandiflìmo, però chefàcc-
dolo& fapendofl, erano puniti graueméte, laonde rom peuonograntichi
più torto il giuramento fitto fotto il nome d’ogni loro Iddio, che Torto
il Genio del Principe lorojlìcomehàmoftro Tertulliano nella Apologia
da lui fatta contro à i Gentili, &Ouidio parlando della cu- ra
che hanno di noi i noftri Genij,quando ci dice: Et vigiUntnoJìnt
frmper in \rbt Ldres. Da quelli Lari fuchiamato Larario quel luogo
à par- te &fcgreto nelle cafe,doue gl’antichi adorauonoiloro
K 4 >5* Lare c r L( mure-
Buoni c r canini fal- liti. Genio appi rato
4 Bruto. P Ul* Difefo di giurar per il genio
de t'imperato, re trai Ro- mani.
Tertullia-no. Gnidio, f$i, Xf
tjfmdro Dij domcftici & particulari,il che hà confermato Spar-
baHfMin tiano, quando nella vita d’AlelIandro figliuolo di Mam- fui
Urtino mea, dice che egli haucua nel luo Larario l’imagine di GUfuchrf-
Giefu Chrifto con quelle d’altri Dij.Ne è molto tempo fio. che in Lione
fui monte della croce di Colle fu trouara vna Lucerna ant cadi
bronzo che mi fu donata , nella quale erano fcrittc coli fatte pa rolc, l
a ri b v s sacrvm . 1 con altre più baflc,^ più piccole, che lignificandola
pu blica felicità de Romani, dicono, p ve lic /e telici* tati ro m
a n or v M,nel modo che lì vede qui di fottoi ' ~LV CE jTiTJl JL
KT1 ' di H ronzo , trovata in Lione Canno LARI
B V S SACRVM P. F. ROMAN. Stima
5 r 153 Stimarono gl’antichichei Lari follerò figliuoli della iUri
pgiil Luna & di Mercurio, come fi vedeindiuerfi Autori , la «oli di
uh quale oppenione mi porge materia di parlare di Mer- curio
lecondo la Teologia de gl’antichi , che volcuonò mercv- che la ftella di
quello Pianeta facelle gli huomini elo- R 1 °* ìquenti
&grAmbalciatori,maflìmamente quando egl( stella dì èra congiunto col
Sole & con Gioue,comeper contra- rio volcuonoche ci folle dannofo
cficndo accompagna to da Martc,ò da Saturno Et lacaufa perdici Poeti
nan ilo attribuito à Mercurio Ambalciator de gli Dei il ca- duceo,
il cappello chiamato Galero da Latini, & laiicaf capo & ài piedi,
è, pcrchevolcuono lignificar, che fico- me vn’vcccllo vola leggiermcntepcr
l’aria, coli la paro- Jafàcilmcnte efee della bocca d’vn’huomo
eloquente. I Greci lo chiamornoe PMH2,cioé interprete , ò Tur-
uermet. cimanno,&Dio della Mercatura, perche le parole fo- no
quelle che fono mezzane d fare comperare, ò vende- menadi»- revnacofa.
*'• a 7 r N T O. coprilo di Plauto nondimcmo &
glabri Icmtori più antichi Mercurio hanno chiamato il cappello Pccafo,
come fi vede perle ntafo. Icntture di piu marmi antichi che dicono, cvm m
e r- cvrio petasato, volendo lignificare cheli co- me il
cappello cuoprclatcfta,cofi le parole fcruono per coprirli &
giuflificarlì contro alle falfc calunnie degli huomini maligni &
inuidiolì. Altri hanno detto, che quello cappello lignificauache vn buono
Ambafciado- redoueua goucrnarli nelle fuc faccédc
fegrctamente:& il Caduceo che Mercurio ha in mano,Ia pace che il
piu delle volte lì tratta per mezzo d hu omini eloquenti, co- me lì
vede in diuerle medaglie de glantichi. VESPASlANO. FOSTVMO. ARGENTO.
BRONZO. ylìnio Della lignificatione delle dueferpi intornoai
Cadu- ceo ha Icritto Plinioallài diftefamentc,& però io
(come cofa fu peritinola) rimetterò il lettore à quella lezione: &
pcrfaperncla fauoIa,àHiginio, il qualenel Tuo libro t adirò in
Agronomico ha fatto il medelìmo, confermando che f'gnadip*- J Caduceo fu
concedo à Mercurio in légno della pace: " la i 5f la
quale volendo dipingere gl’imperatori nelle loro monete, &moArarecncei
n’erano flati autori, faceuono battere nelle monete la Dea di Felicità,
con vn Caduceo peuci- invnamano,&neira!travncornod’abbondanza,figni-
T A ficandochc nella pace publica non fi (ènte careflia. GALBA. TITO.
BRONZO. BRON ZO. Ne i Comenrari j di Celare fi troua fcritto che i
Fran- ccfi adorornoMercurio/rome inucncore di tutte Farti, &
guida de camini , (limando che egli hauefle gran pof- fanza per fare
ricchi i mercanti, ciò chcconferma Plinio nclxxxnii. libro dellHiftoria
naturale, parlando de coloflì&ftatue antiche, & doueei dice, che
Scnodoro haueuanel Tuo tempo Superato in grandezza di fiatue tutti
glabri fculcori,haucndo inx.anni fatto in Auuer- nia quella di Mercurio
d'altezza di c c c c. piedi.Solc uonooltreàqucflograntichi attribuire il
galloà Mcrcù rio,figni beando che i mercanti debbono edere vigilati
ti&folliciti lamattinaàbuon’hora, volendo arricchire &farc bene
le faccende loro. Tra le mie pietre antiche, io ho
Mercurio dorato da franctjì. Plinio.
Scnodoro fcultor ec- ctUauifii. mo. Statua
di Mercurio fatta in AuMernia. ij<r io Ho vn Niccolo &dùe
Corniole, ncllequalrfono le fi- gure di Mercurio. Nel Niccolo fi vede con
vna boria in mano,& nell’altra il caduceo. Et nella
Corniolaàfc- dcre fopravn granchio marino: con il caduceo in vna
mano, & con l’altra tiene l'vno de piedi del granchio; col cappello
in tefta.Per Mercurio c fignificata la paro Ja,& per il granchio, che
i mercanti non fi debbono af- frettare nelle parole, ne (penderci loro
danari fenzacon fidcratione. I fi s /
* < /.r V i >
7 Sono (lati alcuni altroché hanno detto che l’eloquen zà fu
attribuita à Mcrcurio,pcrelfere (lato ii primo che haueua ordinate &
meflè le parole inficine per ifprime- fei concetti della mente, deformare
vna bella oratione, ncceflaria à gl'Auocati & Procuratori , &
pero dille Vi- truuiocheil fuo tempio lì doueua edificare preflò
alle piazze. Grande fu certamente la curiofità &
fupcrlìitionc de gl’antichijvolendoche Gioue finalmente fignificaflè
il ciclo, &Giunone l’aria, per cflerecofi vicino l’vnoallal-
tro:Nettuno il mare:&Plutonela terra, 8c che la mo- gi ie di Netruno
folle Salaria, & quella di Plutone Profcr- 1 >ina,fi come
Giunone di Gioue, alla quale attribuirno a cura delle Donne grollèjinuocandola
in quel tempo cheell’crano vicine à partorire , & poi che il
figliuolo era nato (come Diodoro afferma) lalciandone la cura à
Dinna,ncl modo che fi può vedere per l'hynno fatto da Callimaco in honore
della Dea. Et quando le Donne Romane che non potcuonoingrauidare,voleuono
ha- uere figliuoli,cllc andauono al tempiodi Giunone,chia mata Luci
na,douc llaua vn facerdotc detto Lupcrcalc, che fattole fpogliare tutte
ignude & dillcndcre in terra, le pcrcoteuacon vna sferza fitta di
cuoio di becco,co- me fi vede per le medaglie di Lucilla : ne i rouefei
delle quali fi vede Giunone à federe in habito didonna ve- douacol
fuo lecttroinmano come Rcina,& nellaltra vna sferza & lettere che
dicono, ivnoni lvcinae. Lucilla Menurio Dio d’rioquenza. Vitruuio.
GIVNONE. Giunone * - iutrice de le dine gr
4 uide. Diuotione de le donne Romane 4
Giunone Lucina» *J« DELLA
RELIGIONE L VC I L L A~ BRONZO. BRONZO. cerimonie
Quando quelli facerdoti Lupercali corrcuono per dt faccrdo- mezzo le
llradc, erano tutti ignudi,eccctto le parti vcr- t« Lupcrca- g 0 g no f
ejC h c erano coperte di pelli di beccbi,llati faenfi cati fu l'altare di
Giunonc.Et delle coreggie che haueua- no
Era pure grande quella luperllitionc chele Donne Romane pcnlalTino
(clTcndo coli battute da ifacerdoti di Giunone)
d’hauereàingrauidare,&chc la felicità piu grande era di hauer molti
figliuoli, come fi vede perle infraferittte Medaglie. FA V S
T I N A. GIVLIA M A MME A. ARfitNTO. BRONZO 155 no in
manoandauono pcrcotcdo le mani delle Donne che le norgeuono loro per
ingrauidarc. Era qucfto luogo chiamato Lupcrcale nel palagio di Roma,
& de- dicato allo Dio Lupino, chiamato altrimenti daiRo-
maniPan Lyceo.Pcròchequiui haucuono già- poppa- tala lupa Romolo &
Remo, come moftrano le piccole imagini Fatte di bronzo, che hoggi anchora
fi veggono in Campidoglio , & le molte medaglie di Confoli
& d’imperatori. ME DAGL ÌE Di' D io
lupino ò nero, Pan Lyceo. MEDA. DI SESTO P
lOmI l(Zo DE LA RELIGI
ONE DOMITI ANO. HADRI ANO. Fu Romolo di poi la Tua
morte conlagrato & meflo nel numero de gli Dei, come fi vede perle
medaglie d’Anconino Pio, nelle quali è Romolo veftito come vn
Marte,che tiene da vna mano vn’hafta & dall’altra vn trofeo fullcfpallc
con quelle parole , romvlo avg. ANTO N I N G~P To. BRONZO.
BRONZO. La lini plici ta degl’antichi fu tale, che non badando
roma. j oro j iaue r C deificato Romolo, fcciono anchoradiuerfi templi à
Roma, & la chiamorno Dea, dipingendola vna r volta
DE GL’ANTIC HI ROMANI, k;i volta vcttoriofa con vna hafta in vna
mano,& nell altra vna vcttoria che l’incoronaua di lauro , &
altra volta con vn globo, in fegno della Monarchia,& limili paro-
le* r o m ae AETERNAE. NERONE. ARGENTO. FILIPPO.
ARGENTO. Roma eter no. Et nelle medaglie di
Malfientiofitrouano Umilmen- te più templi dedicati i Roma eterna, la
quale i lèdere fopra certe infegne militari,&convn morrione in
tcfla, hi in vna mano lo ficctcro,& nell’altra vn globo, che
ella prefenta all’Imperatore coronato d’alloro, lignificando che
egli era conferuatore del Mondo, come fi vede per ni ff entio vna
Prouincia foggiogata che ei tiene fiotto i piedi , il ‘onferu*- dardoche
egli hi in vna mano,& dell’altra piglia ilglo bordino con la fiua
corazza & mantello militare , & lettere intorno che dicono ,
conservatori vrbis AE T E R N AE. \C l
MA SSENTIO. BRONZO. BRON ZO. Vcfpafiano
fimilmcntcfccc (lampare nelle Tue meda SdTRoM gta Roma con vn celatone
incapo, la veflecinta, mez- nrOr meda- za ignuda, lo feettro in mano, gli
(liualetti in piedi , col glie di ve- Teuero prediche havn giunco in
manovella appog- frajìin 0 . gj ata ( a f cttc co ijj ? lettere che
dicono , Roma.Ec nelle medaglie d’Hadrianofi vcdeconvn ramo d'allo-
ro nella mano manca,& nell altra vna Vetcoria con vn globo fotto i
piedi. VESPA’ iiti M. AVRELIO.
BRONZO. Mentre che io fcriucuo quelle cofc,mi fu
donata vna KmJi. 4 medaglia di bronzo, nella qualeda vn Iato è la
teftadel Sole,& dall’altro vna Luna convn globo, & due
(Ielle r opra,con lettere fottoche dicono, Roma, lignifican- te le
vectorie & fatti de Romani rifplcndeuono , co- ll Sole per tutto il
mondo, &erano (àliti (ino al cielo. ITALIA. MEDAGLIA DI
ROMA? BRONZO. Non ballando à i Romani haucrc
figurata Roma in tanti modijfcciono quel limile d’Italia, coronàdola
co- me Reina del mondo à federe fopra vn globo (Iellato, &
mezza ignuda con vnofcettro&vn corno d’abbódan- za,in fegno della
fertilità del paefe d’Italia, come fi vede nelle medaglie d’Antonino
Pio. ANTONINO PIO. B R O N Z O. BRONZO. Volendo à
pieno narrare le Iodi di queda Prouincia, noi ci diuertiremo troppo dal
nodro intento principale: Pur D E GUANTI CHI ROMANI.
i<r 5 Pur nondimeno non lafciercmo di recitare qui quei yerfi
che il Petrarca , tornando di Proucnzain Italia, Pt(Wrt , cantò arriuato
falla cima del Mon Gencua,in quello modo, Saluecard
T)eo tellnsfdnBifimd ftlue, Teìlus tuta honis } teUus
metuenddfuperbis » Tellus nobilibus multum genero f or oris .
Ne manco voglio lafciare in dietro che Collanti- no Impciatorc fece
battere medaglie di bronzo in Ro- ma,nelle quali da vn lato è la lupa che
lecca Romolo & Remo mentre ch’ci la poppanoj&rdall’altro la Tua
te- tta. Et in Collantinopoli Umilmente dipoi fece batte- re monete
d’argento & d’oro con la Tua tetta , & lettere che dicono,
constantinopolis, lì come in quel Jc di Roma haueua metto, vr b s
koma. Ver fi iti Vttrarcd in lode i'itn-
IU. COSTANTINO. BRONZO. ARGENTO. ScriueStrabone(parlado
d’Italia) che in quettaPro- uincia fitroua il temperamento dell'aria
migliore che in altro luogorl’abbondanza delle fontane & de bagni ft
«* falubri,per Jacommodità&fanità dell'huomo, i frutti i L 3
buonijc mine-di cuttii metalli, & marmi di diucrfi co- ìtJid gU lori,
onde non fcnza ragione, è ella Hata Regina del rtgin* del mondo ,
producendo tutte le cofc neceflarie alla vita mondo. humana:huomini
eccellenti ncllarmc, & nelle lettere, nella pittura, (cultura,
architettura, & in tutte lecofe più rare&fingulari,lc quali con
molti libri farebbono an- chorain piede, fe la maladctta & barbara
natione de Gotti, non l’haueflc tante volte corla &
moleftata.Ma perche di fopranoici trouiamo hauere aliai ragionato
vetto- delle Vcttorieicolpitc per tante medaglie, non faràfuo- radi
proposto (feguitando il fubietto della noftra ma- teria) di
(criucrecomeanchora quella fu da gli antichi riputata vergine & Dea,
& fattili più templi nella Gre- . pittura del cia,douc
(comefcriucTaufaniaró^tf/Và) ella fu adora- la vetto- figuratacon
l’alie,vna corona d’ Alloro in vna mano,& nell’altra vna Palma, ’&
lotto i piedi vn globo :an- chora che Domitiano la facelTc dipingere con vnCornocopia,fignificando
che dalla Vettoria nafee l’abbondanza delle cofc. DOMITIANO.
BRONZO. BRONZO. ic 7 tc perii rouelcio della medaglia
d’argento diL.Ho- ftilioli troua la Vettoria figurata con vn Caduceo
in vna delle maniche lignificala pace di Mercurio, Se ncL- l’altra
vn trofeo delle fpoglie d i ninnici , modrando-chc la guerra & la
Vertoria apportano la pace.JL. HOSTIL1O. ARGENT O. DOMITIANO.
BRONZO. Ma Tuo Imperatore la feccfcolpire nelle
fue meda- vittore del glie d’argento con vna palma & corona d’Alloro
fenza 'alimonie quellochc no voleua chcella difpartiffc mai da.ìui:
Se co fi la dipinfero gli Atenicfi (come dice Pau- fania nelle fue
Attiche) per quella medefima ragione. '“VÈSPA SI ANO. ' TITO VESPA -
. L # ics Labaro in l cm,c medaglie doro io n’ho
vna d’Auguflo,’ ftSM pria- nel rouefeio della quale e vna Vetcoria
Copra vn globo cipde de & l’alie aperte per volare, con vna corona
d’Alloro in ri«per<- vna mano ^ nell’altra il Labaro, infegna dcll’I
mpera- tore,che i Franzefi Hoggi dicono Cornetta, folita por- tarli
innanzi al Principe, quando in perfona fi trouaua alla guerra, come
inoltrano le lettere che intorno alla, medaglia dicono, i mperator
c Nella declinatiòne dell’Imperio Romano,commin-'
linoni ciorno di P oi gl’l m P cratori a fare <ii P in 8 ere l’Aquila
in tT quello labaro, come fi vede nel rouefeio della medaglia
di Maflcntiojdouc fi vede armato della corazza, & velie
militare con il Labaro in vna mano,& nell altra vn ra- mo d’Alloro,le
gambe armate , & vna Prouincia , ò ni- mico folto i piedi, &
lettere che dkono, victqru 1 AVGVSTI LIBERATORI ROM ANOIVM.
Bctt che dipoi folle vinto da Collantino Imperatore , in
virtù d’vna Croce , ò figlilo moftrato al detto Co- , - " llantino
i<r? {lamino in vifionc , & ancho perche fu aiutato
affai i lf'g»optr da 1 medefimi Romani, & chiamato in Italia, non
potè- ^n 0 ^ Un do più fopportarela tyrannide di coli crudele
huomo. Haucndo coli Coflantino reftituito nella fua dignità
Tlmperio, fi fece Chrifliano , & volle che tutti gl abri cojUntino
adoraffino Chrilto, al quale edificò piuchiefc, & per l’innanzi portò
lemprcin tutte lefucimprcle il Labaro (0 Ui tempii pcrinfegna,di
fcarlatto, & d’oro con quello carattere» fesche non lignifica altro
fe non il nome & la virtù di christ o, accompagnata da lettere, A.
& w .cioè , che sìgnìficatio il principio & la fine di tutte le
cole è Di o, & ancho per- nf<u, “ n che i Greci feriuendo il
nome di Chrillo , cominciano per X.la prima lettera diqucllo.Onde molti
hanno er- rato intorno à quello, dicedo che tal fegno era vna Cro-
ce d’oro che Collantino haueua fatta lare partendo di Francia per andare
à combattere in Italia con Malfen- tio. Vfarono poiifucccfiori di
Collantino lungo tempo quella infogna, come fi vede per le monete di
Collante» nelle quali èl lmpcratorc armato col mantello digucr- ra,
vna Vettoriain mano, che lo vuole incoronare d’Al loro,& in vna altra
tiene il labaro col fopradetto fegno di Collantino , pofando i piedi
fulla prua d’vna galea» il tinjone dcllaquale tiene in mano vna Vettoria,
& let - tcrecbc dicono, f elix temporvm reparatio* V, L MASSENTIO.
ARGENTO. COSTANTE. ARGENTO. G'udUno
Dccentio,Coftanzo,& altri Imperatori di poi infino àpojìata. £
j tempi di Giuliano A portata vfarono Tempre quella inlègna&figillodi
Coftantino con limili parole, s a lvs DOM INO RV M NOSTRORVM
AVGVSTORVM LVCET, COSTANZO. DECENTIO.
BRONZO. BRONZO. s. a mbro- Chetale figillo forte il
fegno diChrifto , dimoftra S. I 10 ' Ambrogio nel v. libro, &
nella Epiftola xxix. che egli fcriuciTeodofioImpcratorc,&Prudétio nei
Tuoi verfi àquerto modo: Chrijhts . i 7
x Chrijlus purpureum gemmanti textiu in auro , Signabat
labarum,clypeorum infignia Chrijlus £crip[erat,ardebat fummis crux addita
crijlis. Era quello flcndardo fatto di fcta pagonazza chermi
fina con vna frangia d’oro tutto intorno, ornata di pie- tre pretiofe,nel
mezzo del quale era la Croce di Chrifto fatea di riite uo,& nel mezzo
di quella ricamato il fegno ■di Coftantino,&cofi legata fullacima
d’vna lancia do- rata fi portauain tutte le guerre dinazià fopradetti
Im- peratori, quali nel modo che fanno hoggi gli ftcndardi,
dedicati chià vn Santocchi àvn’altrod’alcu ne religio iccompagnie. Ma
ritornando all’imagini delle noftrc comedipin Vettorie,dicochegrantichi
ladipinferoin formad’An gclo con l’alic,& bene fpefioà federe fopra
le fpogliede torio. nimici con vn trofeo dinanzi, il petto fcopcrto,con
vna palma, &vno feudo &paroleche diceuono,vicTORi a a vg vs
ti, nel modo che l’ha dcfcrittaClaudiano quan- cUudiano. do ci
dice: Jpfa Duci [aerai ZJittoria panderetalos, Et palma
viridi gaudens & amica trophaù. Cujlos imperij 'virgo qua fola
mederii ZJulneribuijnullumque docesfentire dolore m. Et
Plinio dille, Eaborem in vittoria nemo fentit. MEDAGLIONE DI M. IONE
COMMODO. avremo. BRON/O. Et perche la vettoria non fi può
acquetare IcnzaFati- t ° ca >f enza virtu,ne lènza forza, non farà
fuora di propofi- figura codi ragionare qui d’HcrcoIe, che ne guadagnò
tante in <l ucfto raodo > onclc » Romani volédo figurare la
virtiUo ualauirtù leuono dipingere il fuo fimulacro appoggiato fopra
al fuo ballone,& la pelle d’vn lioneauiiuppata intorno al
braccio, & altre volte tenédo abbracciato Anteo, il qua- le vccifc,
come dice Giuucnalc, - Ceraie il us ctquat H erettiti
^Anteum pronti a tellure tenenti*. Nel quale modo lo
dipinfcroanchora nelle loro meda- glie Hadriano& Poftumio, con quelle
parole, hercvli MACVSANO, HA D.
DE HADRIANÒ. POSTVMIO. BRONZO. BRONZO. Et fi come la mazza & in lione fono due
cofc fortiflì- Pm . mc,& la virtù e fiata Tempre figurata ignuda,
come quel tribuirono la che non cerca ricchczzc,ma
immortalità,gloria,& ho norc,comc fi è vifto in vn marmo antico che
dice, vi r- U pelle del T VS NVDO HOMINE CONTENTA EST, Cofi
el’antichi volendo moftrare la virtù d’Hercole , doppo la morte lo
figurorno ignudo , con la pelle del lione & con la mazza, &. la
mazza & la pelle infiemc,comc fi ve- de per le medaglie qui di
fiotto. PRIN. Ss. JW/
»74 PRINCIPESSA DI MACEDONIA. BRONZO. BRONZO. Q^CINCINNIO
III. VIR. AVGVSTO. argento.
ARGENTO. mix* di Fu chiamata da Greci quella mazza
psrraAc*, la quale Htrcole g lamichi fpeflè volte (dipingendo
Hercolc)accompa-] Ja Greci gnorono d’vn trofeo,&Hercolecon vn
ramod’Alloro Kbopalos. nc J} a ma dritta,& nella finiftra la
mazza,& vna pelle di lione,chiamandolo Vincitore: & volédo per la
mazza anchora lignificare la prudenza, conia quale fi gouer- naua in
tutte le fucimprefe. ;; i C. AN.
i 75 uaif f [lor
llc<5 n» ifltf Vii
C. A NT IO. MEDAGLIONE DI ARGENTO. COMMODO. Apulco lo
nominò cercatore del mondo, domatore Epitetili de gl
huomini,&dclIcbeflieferoci:&:Tcocrito,occifore di lioni & di
tori, come moftrano le medaglie (lampare a puleo. In honorc fuo,ncI modo
che fi vede qui di Cotto. t tonilo. MED. GRECA. C.
BRONZO. POBLITIO. ARGENTO. tk ^ | iv laVttUia
i/wiv»»*» » «■»»». w v< » »•»» pelle di lione & della mazza,
fu, perche in quel tempo nons’vfauonoaltrearmijche le pelli
dcgranimalifalua- tichi> per coprire il corpo : & i baffoni per
offendere i nimici, i 7 <r Arme che nimici^
vendicare l’ingiurie. Et perche Homcro con o mo ^‘ a ^ cr * P° ct * hanno
fcritto.chc Hcrcolccauò Cerbe "L Suo ro cane con tre
teftejdell’inferno^crò mi c parfo non HtrcoU. fuoradi propofito
riprefentare qui appreso la figura d’vna pietra antica, fiatami mandata
da Narbona,&ri- trouata in quel tempo che fi cauauono i fondaméti de
i baftioni di quellaCittà,nel modo che fivede qui di fiotto. S1MVLACRO
DI HERCOLE ET DI Cerbcro.ririrato d’vn mattilo antico di Natbona. “Interpretarono
i Teologi antichi quclfo Cerbero per tutti i vitij,lfati fupcrati &
vinti della virtù d’HercoIe, co me più apertamente potrà il lettore
vedere nel trattato * che hà fatto Lilio Gregorio Ferrarefe della vita
d’Herco rarefi leda (fatua del quale fu altrimenti dipinta con tre
palle nella mano diritta, &nclla manca la mazza, volendo Lffr ; wr
. perle tre palle lignificare la virtù di tre colè, cioè, lènza
tudiHcrto ira,fenza auaritia,& lenza defiderij vitiofironde ancho- k
’ ra hoggi li vedeà Roma vna fua (fatua di bronzo con vna palla in
mano trouata, non e lungo tepo,douc era flato il fuo grade altare fulla
piaza del mercato de buoi. Fu oltra à quelfo dedicato à Hercole il
Popolo albero di po o[g A fpctic di Salicio, del quale i fiacerdoti Sali;
fi faceuono ferro dedica girlandc, volédo fare à Hercole làcrificio, come
ha mo- t0 * Hfrf0 " ffro Virgilio, doueci dice, “ Tunc
Sali) ad canta inceri fa altaria circuì n *?opuleid adfunt tuinRi tempora
ramit. Soggiugncndo altroue, Copulai ^Alcida gratif
ima. La quale cofa fi conferma ancora meglio per la me-
daglia Greca d’HcrcoIe, nella quale da vn Iato c la fua telfa coronata di
popolo con la pelle di lione intorno ai collo,& dall’altro il Zodiaco
con tutti iluoi fegni , & Fe- tonte caduto del carro del fole con ini
i.caualli, la fac- cia del fole, & lettere intorno che dicono,
a’at'nata z h t n n, lignificando che ei cercauacofc impolfibilipcr
le forze fiumane. M MED. GRECA D’HERCOLE.
BRONZO. BRONZO. Fuanchoradipintoquefto Hercoledagl’antichiGrc
cicon la pelle della teda del lionc in capo, in cambio di celata,
vn’arco,vn turcaflo,& la mazza,volendo lignifi- care che la virtù
dell huomo fcrcifccdi lontano. MED. GRECA BRONZO.
D’HERCOLE BRONZO. Non V .r ,.t* mi
t'W. §* T* 1 b i^v
flfr m m 17* * Non porto fare che
(criucdo d'HcrcoIe, non mi ricor di&non mi rida anchora della bertialità
di Commodo Imperatore, che vanamente afpirando aU’immorralita p *
zz u del Tuo nomc,8,Tendo emulatore, ò più torto iuuidiofo £
della virtù d’Hercole,rinuntiò il cognome fuo Droprio, &della
carta fua:&in luogo di Comodo figliuolo di M. Aurelio,
vollceflcrc chiamato Hcrcole figliuolo di Gio- uc:& lartciando
I'habito d’imperatore Romano, fi veftì d’vna pelle di lionc, portò vna
mazza in mano:&mefco landò le vcfti di porpora ricamate d oro con
quella altra, non fi vergognò d’vfcircin pub!ico,& mortrarfi al
popo Io per tutto, come fi vede per le file medaglie d oro,d’ar-
gcnto,& di brozo, nelle quali da vn lato eia fua iella ac- concia
come quella d'Hercolecoil la pelle del lione, & d’allaltro l’arco, il
turcaflo,le freccierà mazza, & lettere che dicono, hercvl 1 romano
avgvsto. ■p , MEDAGLIONE DI COMMODO. bronzo. bronzo.
M z i8o Dione. Colonie
Commo- dma. COMMODO.
BRONZO. Ne contento anchora Commodo di quello,
vollc(co me ferine Dionc)eflerc chiamato Hercolc fondatore di Roma,
facendo battere monete, nelle quali fi vedeua in habito d’Hercolc
condurre due buoi, in fegno di nuoua colonia, Scche ci voleua mettere
nuoui habitatori in Roma, la qualcchiamò Commodiana,&Cómodiani
i Tuoi faldati, comefi vedepcr le lettere, chcdicono,coLo N I A
LVCII ANTONINI COM MODIAN A. & altrO- UC, HERCVLES ROMANVS
COND1TOR. COMMODO. Ma quello chein quello moltrò anchora
più la Tua pazia, furono i titoli,! quaIi(fcriuendo al Senato Roma-
nojs'atcribuiua in quello modo, IMPERATOR CAESAR LVCIVS
AELIVS AVRELIVS COMMODVS AVGVSTVS PIVS FELIX SARMATICVS GERMANICVS
MA-XIMVS BRITANNICVS PACATOR ORB1S TERRARVM INVICTVS ROMANVS HER-
CVLES PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNITIAE POTESTATIS XVIII. IMPERATOR Vili.
CONSVL VII. PATER PATRIAE CON- SVL1BVS PRAETORIBVS TRIBVNIS PLEBIS
SENATVIQ^VE C.OMMODIANO FELI- CI SALVTEM. Andando poi per paefe. lì
faccua portare innanzi la mazza,& la pelle di lionc , onde mol-
te ftatuegli furono fatte alla fomiglianza dell’altro Hcr cole antico.Dal
quale propofìto ritornando à quello del noftro Hcrcole vcro, &
lanciando in dietro tutte le fauo- lepcr accodarci alla verità
deirhiiloria, diciamo che(lc- condo Halicarna lTeo) Hcrcolcfu vno
eccellente Capitano, il qualcardito&fauiotrouàdofi vn efferato
gagliar do, pigliauapiaccrcd’andarc per il mondo, riformando i
cattiuicoflumide gl’huomini , ipegnendo i Tiranni,! ladri , & giada
Alni coll Greci , come Barbari , & Latini: edificando
nuouecittà:& drizzando per publica vtilità (quello che è il debito
d’ogni buon Principe) i camini, & fiumi che guadarono il paefcrdella
virtù del quale, qua- tuque iohaueffi deliberato nó fare coli lungo
dffeorfo* nondimenoilgran numero di mcda^licchc iomitroua di lui, mi
conllringono,per piacere ai letterati amatori delle cofc antiche, di
leguitarc & mettere inanzi Hcrco- le,chiamato da i Franiceli
Ogmionffccondo la narratio- r. ri M
3 . rou[' r8i I
nomi is- tituii che fi duua Com- modo.
Qual fu hcrcole fe- condo li Hi fonografi. hcrcole
Gallico . l i$zne di Luciano oratore
&Filofofo Greco, il fenfo della come i Fri quale fatto prima latino
da Erafmo, è tale: I Francefi in « fi dipinfe loro lingua hanno chiamato
Hercole Ogmion,& l’han- roucrtole. n0 formato in vn modo molto nuotio
& Urano, però che ei l'hanno figurato vecchio , canuto , &
decrepito, tutto caluo dinanzi, con pochi capelli , dietro
"rinzuto, & cotto dal Sole come vn contadino vecchio, o
marinic rc,tantocheinaItracofa non pare Hercole fenon per l’habitochc
ci porta, veftito d’vna pelle di lionecon la mazza, l’arco tefo, & il
turcafiòda quale cola io harciccr tamentc penfaro che folle Hata fatta da
i Francefi in dc- Htrtolc rifione & difprcgio di quei Grcci,chc
haueuono fcritto negno^l ^ oro Hercole haueuafeorfo come virtcitorc
ilRe- f ranci*, gno di Francia, {ciò non hauclfi villo vn numero
infini- to di huomini,& di donne legate per gl’orccchicon
cate- • nuzzcd’oro,& d’ambra alla lingua d’HercoIe, lenza fa-
re non folamcntc légno d’cllérccofi menate contro alla loro voglia, &
di volere rompere i legami, ma parendo che tutti facclfinoà gara di
follccitarc il palTo piu di lui, dubitando nonrcllarc indietro, anzi
leccando lecatenc, comecola grata, métrcchc Hercole col vifo volto
inuer fo loro gli guardaua tutti allcgramentcril quale miflcrio
mentre che coli riguardato arrccaua marauiglia à Lucia no, dice che vn
altro Filofofo Francclc,ma dotto in Grc- co,fc gli fece innanzi &
dille. Amico io ti voglio dichia- rare la difficultà di quella dipintura:
Sappi che noi altri Francefi non attribuiamo l’eloquenza à Mercurio,
co- me vo i a Ic r i Greci folcre fare, ma à Hercole, come qucl-
édanreolc. lo che è più robullodi Mercuriodà onde tu non «debbi
marauigliarc fe tu lo vedi vecchio, con ciofiajchel’clo- quen
qucnza rade voice è ne i giouani,eflendo offufcaci dalle
tenebred’ignoranza,ondc la lingua de vecchi lènza paf- jfione pronuncia
più cleganrcmcnrcifuoi concerti,cncc il lignificaco di quella pitcura,
volendo inoltrare, che il parlare ornaco li eira apprcflo le perfone
perlaconue- nicnza,che hàlalinguacongl’orecchi.Ncmcno ci debbi
marauigliarc,ncbialimarc Hcrcolc, che egli habbia la lingua toraca, conlidcrandoche
noi vfiamo nelle nollre Comedicdidire,che cucci coloro hanno bucara la
lin- gua che parlono aflai,& bene, come faceua Hcrcole:che per
ciò(lecondo l’opinione di noi alcri Francclì ) lì rcn- Hfrf0 / f dcua
luggecce cucce lenarionij&orrcneuaciòcheglipia tot fuo fcrf ccua,
mediate léfóttìliflìmc & ingegniolc ragione ch'ci
{àpcuaallcgarc,&concireperfuadercleperfone,la qua- ti™* i fe
leacucezza & foccigliczza d’ingegno c figuraca perle huom *
freccie, per l’arco & pel curcalTo:onde voi alcri Greci lo-
Iecedirechela parola c pennucacome vndardodaqua- lcinccrprecacione ci
fcruiràhora Umilmente per ilcriuc redellefrecc^&dclrarcod’ApollojCon
le quali am- mazzo il TerpencePitone,& per ciò daHomcrofu decco L0>
^oWu^«,cioècheiciraua lonrano:&i Greci Io figu- rornoinquello modo,
come fi vede per le medaglie di Nerone, doue da vn laro c dipinco con vna
corona d’al- loro, il curcaflo Tulle fpalle & la ftella di Febo, con
lectcrc che dicono, a no a aon snrHP.cioc Apollo Conferua tore,lì
come i Greci vfarono faquila,& ilfolgorc nel me defimoTenfo.
A M 4 CLAVD. NERONE. ARGENTO.
MEDAGLIA GRECA. BRONZO. Apollo dio
di [oiukori di lira. Quella lira fu attribuirai
Apollo, perche gl'antichi penfornoche cifofle Dio de fonatori,
dipingendolo ancora con i capei lunghi fenza barbala lira, & vn ramo
d alloro in mano,& vn altra volta con vna tazza & vna, velie
lunga fino à i piedi, per mollrare la fua deità. AN I
l ANTON. PIO. CARACALLA. ARGENTO. ARGENTO.
- Mai Grecigh attribuirne non folamcntclalloro per vdHoroc
5 la fauoladi Dafne, ma per la virtù della pianta Tempre f*sr*to
ai verde, volendo mollare l'ctcrnftà del Sole, & perche - 1
ella feruiua nella purificatone de i facrificij, & perche la è mai
touo factranonla tocca,comciha fcritto Plinio:& pcrchcdi U f* u
~ quella s’ornauonoi turcaflì, le citare, &i cappelli de gli L'alloro
de Imperatori, quando trionfauono con vn ramo d’alloro dic .* t0 *
* in mano, onde il medefimo Plinio la chiamò Portina- ea delle cale
de i Cefiiri & de Pontefici , & nuntiatrice di \ vettoria,
conciò fia chela coróna d'alloro foleua ariti- 1 camente Ilare
legata dinanzialpalagio de gli Imperato- ri, con quella di Quercia in
mezzo, come fi vede per il tcftimoniod’Ouidio nel primo libro del
Mctarriorfo- o iddio. (co douc ci dice, * JMediamtjtie
tuebere ejuercum. Delle quali corone fi rrouano tutte piene le
monete de gl'imperatori in quello modo, < M j
v: c'n;.m r.ll.i: r.:iv i; .«•- ... otr.ooiop tic DE LA
RELIGIONE A VGVSTO. BRONZO. ARGENTO. Plinio.
Inodore di rdUoroftfc ttiU pejle.
Dbterpcpà ture de U flatua d'Ar pollo.
Probo. La virtù di qucfta pianta c tale, che fc nel
tempo di peftc(comc fcriue Plinio) i’huomo (blamente l'odora Se
porta fcco,ei non può hauerc malc:&: per certo fi legge che cflendo
vnagranpeftein Roma, Commodo fi ritirò à Laurentojcoficonhgliacoda i
medici Tuoi, per cflcrc quel luogo abbondante d’allori. Et quanto
alì’imagine d'Apollojoltrc aU’arcoJefrccciej Se la lira, con la
quale lo (oleuonodipingcregl’antichi, l’Imperatore Gallieno
(volendo moftrarela (ua im prefa d’Oriéte) lofecefcol- pire informa di
Ccntauro,con la lira in vna mano, & nell'altra vna palla con quefte
parole., apollini co- miti, moftrando che egli andaua col fauorc del
Sole. Ma Probo lo dipinfc Copra vn carro con piu razzi in ca- po,
& con la briglia in mano di n n.caualli, chiaman- dolo luuitto con
quefte parole, soli invicto. Et glabri Imperatori , come Coftantino ,
Aureliano Se Crifpo ftamporno nelle loro medaglie il Sole ignudo,
coronato di razzi, con vna palla nella mano diritta, Se nella
DE G L' ANTICHI ROMANI. 187 nella manca vnasfcrza, con
limili parole, soli invi- cto coMiTi, fignificando,che con 1 aiuto d Apol-
lo egli haueuono vinto &lbttomeflcdiucrfe regioni. GALLIENO. BRONZO. COSTANTINO.
BRONZO- PROBO. BRONZO. A VP ELIANO. BRONZO.
, Ec perche alcuni hanno detto che il tempio del Soìè Tempio del
era in forma tonda, però mi èparlbdiriprefénrarequi la SoIe ' medaglia di
M.Antonio Triumuiro, nella qualeha fi- figurato il Sole in vn.tcmpio
quadrato,& accompaqna- to da limili. parole, in. v ir r, p. c. cioc,
trxvm- vir i38 vir
reipvblicae constitvendae, &dalf altro Ia- to, MARCVS ANTONIVS
1MPERATOR. M. ANTONIO TRIVMV IRÒ. ARGENTO.
Moneta di I Rodianidipinfono nelle loro monete il Sole coni
KodianL razzi j n capo, lenza barba, & con i capei lunghi da vn
lato, & dall’altro (colpirnovna rolà,Hora in vn modo,& horain
vnoalcrocon quelle parolcpoamN apizto- KPITOI, Se POAION,
MONET ARO PIANA. VVù OiT^ v iV MONE
DE GL'ANTICHI ROMANI. <i8j> MONETA RODI ANA. BRONZO.ALTRA
MON. RODIANA. ARGENTO. Etne roucfci delle medaglie d’oro di Traiano,
Ha- Vorlpat ' driano>& Aureliano Imperatori fi troua ( fecondo
l'v- u°mc2gul fanza de Greci) fcolpito I Oriente per la faccia del So- de
limpt- le,con lettere che dicono, oriens. Ma in quelle di ratoru
Lucio Plaucio fi vede la tetta d’Apollo accompagnara
dadueferpi,comcPythio, & nelroucfcio della medefi- ma medaglia vna
Vettoria,che tiene per la briglia i caualli del Sole. TRA
Coloffo Rodi- T R A I A N CL AVREL1ANO. ORO.
ARGENTO. , ' Non erTlaTnaTa Tintcntionedi fcriuerc
altrimenti del * ColofTodiRodi,il quale era la flatuad Apollo,
perche io ne haueua già parlato.nel fecondo mio libro dell Antichità di
Roma,maeflèndomi flato predato vn certo libro Greco antichiflìmo, &
lenza Autorc/critto a ma- no da M Giorgiodi Vauzelles Caualierc di Rodi,
&h- onore della Torretta,
quale egli haueua portatodi Grccia, non ho voluto mancare di communicarc a gl
altri huomini
ì*r huomini quello, che io ne ho ritratto intorno à quello,
nel modo che fcguc: Tra gl’altri miracoli del mon- do (dice egli)
era il Coloflo di bronzo dentro à Rodi Deferito- fatto in honorcdel Sole,
da Colalìe in dodici anni,& al- todi fettanta cubiti. La bafeche lo
fofteneua era trian a. golare , & ciafcuno lato (ottenuto da fettanta
colon- ne di marmo. La (tatua era tutta vota dentro & fatta à
(cala à vite, per la quale fi faliuafinoà la cima:&quiui erano
diuerfi ftromenti, che in verfi Iambici faccuo- no vna mufica foaue. In
quella (tatua, la quale era volta inuerfo Egitto , fi vedeua tutto il
paefedella Si- ria, & i nauili che andauono in Egitto, mediate vno
fpec- chioche ella haucua legato intorno al collo , cttcndo del
retto tutta ignuda, con vnafpada nella mano diritta, & nella
manca vn’hafta lunga,tanto che la (pefa cofta- ua ccc. Talenti d’oro.
Aucnne di poi, che doppo cinquanta anni, che ella era ftatafatta,ellafu metta
per ter- ra da vntremuoto, che durò vii. giorni , & coli rotta in
Mirrile piu parti (ì trouauono pochi huomini, che potettmo ab- trmuoto
' tracciare vnodei fuoi diti grottì,& colui che ne compe- rò i
pezzi del bronzo, ne caricò 500. Camelli.Ma ritor- nando al noftro
Apollo, & alla diferenzachc egli hebbe rifiorii* con
Marfiafonatore,come ha fcritto Apulco,nel primo ** A P °£ 9 libr.de fuoi
Floridi, dico che à cottui parcua edere coli eccellente, che accecato
dalla fua infolenza , non fi ver- gognò di volere competere nella mufica
cori vntanto . v Dio,allaprc(cnza delle mule, le quali, data la
fentenza in fauorc d’ A pollo,fcciono che legato Marfiaad vno al- M
- bcro per punirlo (come ci meritaua) della fua temerità,
fiortiutt. lo (corticaflc, nel modo che ha moftrato Ouidio ne i. t:
fuoi isn . Tuoi Farti, dicendo, o uidio. ‘Prouocat
& e Phcebum i < Phxbo fuperante pependin . Cafa recejprunt a
cute membra fua. Et Nerone nel fuofuggello, del quale la figura
cpofta qui di fotto. sy OO LL LO DI NERONE RlTRATTO d’ t ma
pietra tattica. Dipingeuono fimilmcntcgrancichi Apollo
accom- dtUc°Mufe pagnato bene (peflo dalle Mule, volendo inoltrare
che con Apollo, tra lui Sdoro, è vna naturale conuentione, fi
comcmo- Virgilio, rtrò Vergilioall’horache della natura di quelle
ragio- nando dille, In medio rejìdens compleBìtur omnia
‘Phccbut. l*. ùv/è Le quali però fumo da gl’antichi vergini figurate(coucrgini.
mc h a fcritto Phumuto) perche il frutto delle feienze « . ' nafee ,
1*3 nafcc dal giuditio dell’ingegno, & perche la virtù occul ta
fi contenta del fuo ornamento naturale: &: che l'ha- bitationc delie
Mule uer i monti &; per i bofchi,non fi- gnifica altrove non cal gli
huominipiù dotti & ccccl- imonti. lenti viuono,& vanno volentieri
foli,& feparati dalla ignoranza della plebe, (blamente (come dille il
Petrar- ca)al vii guadagno intenta, imaginandofi la (ciocca, che le
lue ricchezze le habbinoà infondere ad vn tratto la fapienza,& la
dottrina nel capo , perii che diuenuta infolcntillìma, & volendo
riprendere quei, che fanno più dilei, rimane alla finelcorbacchiata &
fcorticata, co- me vna bcllia della propria pellciilqualc
propofitocoti fermò Plutarcho quando fcrilTechei templi delle Mufe
non fi trouauono altrouc le non lontani alle Citta , & a i eradichi
de gli huomini plebci:& Orfeo & Proclo ha- no voluto che le Mufe
fodero le prime inucntrici della gionc . rc rcligionc,dclla quale ritorneremo fubito a
parlare, che noi haremo inoltrata la figura del Trepie,ò Tripode
d'Apollojgià tanto celebrato & venerato da gl’antichi. S Apollo, Di
quello adunque fi vede il difegno nelle medaglie d’argento di
Vitcllio,& di Vefpafiano,& (quello che io Rimo anchora più cofa
rara) in vn dialpro rollò antico che io hò meco , douc egli e figurato
con vna cornac- a j chia,la lira,& vn ramo d’alloro, tutte cofe
conlagrate à a pollo, lui, come qui fi vede. N t>4 DIASPRO
ANTICO. VITELLI O. ARGENTO. VESPASIANO:
ARGENTO. Il iimu Tf » Il
fimulacro del Sole, che i Fenicij chiamorno nella ìtsoledrt - loro lingua
HeliogabaIo,fu portato à Roma dall’Impe- latore Antonino, coli chiamato
anchora lui, il quale nel (,«/„* monte Palatino gli fece fare vn tempio
(come fcriuc Lampridio)& qui volle che non folamcntci Romani, r
ma i Chriftiani & Giudei facchino tutti i loro facrificij, non per
altra ragione, fe non perche nella fuagiouanez- rèpio dedi za egli era
flato fatto fàcerdotc del Sole , honorato & ** s ®: tenuto in
grande riuerenzada i Fenicij, però che gl’ha- tiero&mo» ueuono fatto
vn tempio marauigliofo di pietre quadra- Antonino te, & (come fcriuc
nel 5. libro Herodiano) ornato dar- gento,d’oro,& di pietre prctiofè
: onde io ho tra le mie le. due medaglie d’argento del detto Imperatore,
nelle quali fi vede in abito di fàcerdotc di Fenicia facrilicare al
Sole con vna tazza in vna mano,& nell’altra vn ra- mo
d’a!loro,&fopra l’altare, doue c il fuoco accefo,fi Vede il
Sole,& lettere che dicono ncll’vna delle meda- glie, svmmvs sa cer do
s, & nell’altra, invictvs sacerdos ,chc fono i medefimi epiteti del
Sole. HELIOGABALÒ. ARGENTO. FORTV NA. t5rf
Io nonmidiftcnderò più oltre àfcriucre la vita fede- rata di quello
Imperatore, ma bene mi dorrò del cieco & tirannico arbitrio della
Fortuna, che lo meflc in quel luogo che ci non mcriraua,ficomcanchora
veggiamo che ella fa di molti altri à i tempi no(lri,onde
gl’antichi volendo moltrarc la fua portanza , & come ella
gouer- naua tutte le cofe del mondo, la dipinfcro con vn corno
pitta* de d’abbondanza in vnamano,& nell'altra con vn timone U
fortund. Ji nauc fopra vna palla. TRAIANO BRONZO. HADRIANO. ORO. ARGENTO.
ANTON. PIO. ARGENTO. 1*7 F,u Umilmente figurata da
glantichi à federe in terra col comocopia,& vn braccio appogiato
fopra vnaruo- ta,per moflrarc la fua inconftanza , & limili
parole, fORTVNAE red ver. Et di qui nacque che A pel le Aprile rr-
cclcbratilfimo pittore Greco,domandato perche hauc- uadipinta la Fortuna
à federe, rifpof? chchaucuaciò fatto per che ella non haucua mai
ripofo. ANTON. GETA TRAIANO. argento. argento.
Ma quella che noi habbiamo chiamata Fortun a, i Greci lachiamorno sella
folle fiata buona,*«^ w, ^ ^ *»»comc fi vedrà per vno intaglio antico
portato di Gre- fortuna cia,& donatomi da Frate Andrea Thcuet
d’Angulcmc, nel ritorno del fuo viaggio di Ierufalem.con molte al-
Caladi tre medaglie antiche, che io moftrerò ritratte, nel libro
che io hò fatto dell’Antichità di Roma, accompagnan- do in quello mezzo
la nollra Fortuna d’vnDiafpro , & d’vna Corniola antica,doueella c
fcolpita con vn cor- no d’abbondanza, & vn ramo d’alloro,
lignificando DIASPRO antico, corni O- LA ANTICA. La
fortuna accompa- gnava il Ut to diCefa- ri.
Vlinio. Difftnition de la fortuna. Arijlofane.
Tempio fuperbo de la Fortuna in Prenefte. Vcdcfi
per l'hifìorie che vna Fortuna tutta doro acr compagnaua Tempre il Ietto
de gl’imperatori , & che quando ci veniuonoà morire, in Tua prefenza
eraporta- taàiloro fuccelforr.ondePlinio la chiama leggiera, in-
conftante,&fallacc,come quella che fauorilcei manco degnirnon dimeno
, alla verità, la Fortuna non c altro che la prouidenza di Dio , dalla
quale fecondo i noftri iteriti noi riceuiamo male,ò benè.Et la caufa
perche gl'antichila dipinfono anchora cieca, fu per la cagione
nominata di fopra-di che ha molto bene icritto Arifto- fahe nel fuo
Plutone,DiodcIleRicchezze:il quale argu • mento hà Tradotto Luciano nel
fuo Mifarftropos.il det- to Ariftofanc fcriue che quando Giouc donale
richczzo à i buoni, ei fi moftra zoppo, & porgedoleà
icattiui,cor- re leggiermente. A‘ Prtfncftc anticamente fu il fupérbo
. tempio di Fortuna cdificatoda Sylla , con la Tua ftatuà di bronzo
dorata, la quale èra di tanta eccellenza cheli foleuadire perproucrbio(volendolodarc
vna cofaben dorata w> dorata) la doratura Prcneltina.
Nc contento Sylla di quello, cominciò à fare il pauimento di detto
tempio di Mufaico,chegl’antichi chiamorno Lytoftrates , con
mirabili figure di diuerlì colorali comcPlimo (parlando dei pauimenti)
fcriuc nel xxxv. capitolo del xxxvi. li- bro dcH’Hiftoria naturale. Et
perche la Fortuna può molto nella guerra, però mie parfo di collocarla
preffo lo Dio Marte, al quale i Romani feciono fare diucrli
templi,&dandoglifacerdoti , detti Salijdo chiamorno vna volta
Vincitore, all'hora cheei porrà vna Vettoria (lilla mano:vn’altra volta
Propugnatore, Vendicatore, &Pacatore, quando egli haucua nella mano
dritta vn ramod’vliuoj&nellaltrala fuahalla con la corazza à i
piedi, & dinanzi targhe, rotelle, & il celatone,con vn pen
nacchio,& lettere cnedicono , Marti pacatori, li- gnificando che
quelli che vanno alla guerra, li debbono lenza paura moftrarc à
inimici. M« [aito. MARTE-
Epiteti di Marte. Qui ua alla guerra non deve ha
tter paura. V1TELLI O. ANTON. PIO. zoo L’haftachc
eiportauafu chiamata Qiiiris dai Sabi- ni,& Romolo Quirino,comefi
vede per le infralcrittc medaglic,doue egli è dipinto tutto armato, per
fignifi- care,che lui era vendicatore, nel modo che lo chiama- rono
i Romani. QniriJ. Marte QH* rtno. ANTON. PIO. BRONZO. V aoi GORDIANO.
ALEX. MAMMEA. BRONZO. HADRI ANO. ARGENTO. CLAVDIO.
BRONZO Il tempio di Marte Vendicatore fu fatto i Roma per
Tépioetifì Cefare Auguftoin forma tóda,à cau fa della gucrra.chc
egli haueua giurata concra Filippo, per vendicare fuopa da a ugufto
dre,come fcriue Suctonio,& Ouidionci Falli, doue ei Ct f* re ’
dice Tempi d feresfè) me vittore Vocaberis Ultori ouidio.
Uoueraty&fufoUtnt ab bojlereJit. Scriue Dione
neliniUibrodellHiftoriaRomana, che OÌ9at » N 5 ARGENTO. r
pmfr. 101 DELLA RELIGIONE Celare Augufto edificò
quello tempio in Campidoglio} & vi fece portare gli ftendardi
&inlcgne militari, con l’Aquila deRomanirondeil Senato dipoi volendo
an- chora maggiormente honorare Ja fua memoria, vi fece condurre il
carro fui quale egli haueua trionfato. A VG V STO. L. - CTN
NX ARGENTO. ARGENTO. Si come gi’antichi
dipinlero Marte, nelle maniere già ville di fopra, chiamandolo infieme
con Giouc Vendica torc & Propugnatore, & in molti altri modi
Greci & La- ùniche forebbono troppo lunghi à raccontare, coli
dir pin AVGVSTO. ' , . Ci , ' *
ARGENTO. . *>3 jpingendo Venere,
la chiamorno Vincitrice, con la Vet- raria, Io feeeero & appogiata
fopra vno grande feudo, & v e n b - altra volta con vn morrionc in
luogo di Vettoria,ò con R E * vna palla, in figno che ella haucua
fupcrate in bellezza tutte Falere Dee. Il fuo carro,fecondoil direde
Poeti, era carro div e tratto daduocigni:Ecper tanto dice Ouidio,
- JuriBif^ue per dir A cygnis 'C arpie iter. CARACALLA
M ACNVR B FcX nere tratto da duo ti- gni.
PLAVTILLA. FA VSTINA. La Ve
io4 venere La Venere chei Greci chiamorno Afroditi ,i Latini
1 hanno detta Dea di bcllcza,&di gencratione,nata(fec6 do i
Poeti)dclla fchiuma del marerEt Cicerone nel libro della Natura de gli
Dei,parlado di i n i. Venere, dice che Tempio di l’vna fu figliuola del
Cielo,& di Giouc,&haucre vifto il eMc* hi o tempio in Elide:
l’altra vfeita della fchiuma del mare: la terza di Gioue& Dione moglie
di Volcano:& la quar ta Siriaca di Siro nominato Allarte,chc fu
quella mari-J D*r vene* tat ‘™l bello Adonc.MaPlatone nel fuo Conuiuio
hàpo re fecondo fto due Venere, vna cclefteche incita
gl’huominialbuo vintone. no amorc> & l’altra terrena che gli muouc
al piacererdi- cendo chela prima fenza madre fu figliuola del
CicIo,& venere uc- 1^ altradi Dione &diGioue:Iaquale 1
Fenicijvenerauo- ne rata Tcnicij. ta
dai no afiai, per cflere (lata moglie d’ Adone, & Adone nato nel
pacic loro, onde in memoria della mortedi quello
lamentandoli lefaccuono facrificio:le quali fàuololc opinioni &
fu perftitioni lanciando tutte in dietro, ven- ghiamoà vedere come fenfa
laVcttoriala dipinfcCe- fare Dittatore nellefue medaglie.
ARGENTO GIVLIO CESARE. Et ne ANTICio*
Et ne i rouelci delle medaglie d’argento di Cefa re mi - norc,fi
veggono due Cupidi condurre il carro di Vene- corrodi ut re volando,
& lei che ticncabbracciato il fuofccttro con 11,. lo d 4
duo lettere che dicono, lvc n ivli lvcii filii. cupidi.
Gl VL. CESARE. ARGENTO. AVGVSTO.
ARGENTO. Auguftodipoi dedicò à Giulio Celare il
tempio di Tempio di Venere Genitrice, coli adorata da i Romani, &alla
qua- j' n ' rede ' le haucua Cefarc fatto vn bullo di perle, le quali
(come A u g u ji 0 fcriue Plinio nel libro xxx vi. dell Hilloria
naturategli Ctfurt, haueua portate d’Inghilterra, hauendo prima
farrofa- bricarla detta figura diVenere Genitrice da Archefi-
lào:& per la fretta di dedicarla,non fi fendo potuta for- nire, coll
imperfetta la collocò nel mezzo del fuo Foro. AVGVSTO CES
ANT I- NOVS. Tempio £ fAntinoo
magnifico e di fiotto da Adriano, fopra il Ni lo.
Taufania in Arta£ck. Io non hareì altrimenti qui
fcritto d’ Antinoo , quali tunqucHadriano Imperatore lo faccflegià
deificare, fc 10 non mi forti per forte ritrouate due fue medaglie,
che 11 detto Imper.fcce battere in honoredi quello, doppo
chcei fu morto, accompagnando Hadriano nellafuapc regrinationc fopra al
Nilo:il quale non cotento di que- llo, & doppo haucrlo pianto molti
giorni, gli fece edifi- care vn tempio, &vno altare, con vna Città
chiamata dal fuo nome,douc meflè faccrdoti & Flamini per farti
làcrificio:&in Arcadia nella Città di Mantinea feccfir milmcntc
vn’altro tempio celebratiflìmo, con ftatuc ne igynnafij,& per tutta
la Città fono nome di Dionifio, come narra Paufania.EtpcriI rouefeio
dvnamcdaglia ch’io mi trouoncllcmanijè riprefentato il tempio ma-
gnifico eh Hadrianp fece edificare fopra il Nilo in fuo honore,&
adornare & arricchire di belle ftatue& indagini, con talcinfcrittione, AAPiANos
okoaomhìen, che voi dire, adrianvs constrvxit, frdifottoil
tempio de gl’Antichi romani. tempio è
vnCrocodilo, animale particolare del fiume Nilo, nel quale mori
Antinoo. MEDAGLIONE GRECO CANTI NO O. k
MEDAGLIONE GRECO D-ANTINOO. Antmoo tu Ma
nell'altra fua medaglia fi vede vn giouane di Biti toin b iti- n i a Ji
marauigliofa bellezza con lettere Greche che dico nO,OZTIAlOZ
MAPKEAA02 O IEPETt TOT AN * » or. & dall’altro lato, t 012
axaioxx an e ©hke , cioè , HOSTILIVS MARCELLVS SACERDOS
ANTIN0I acheis dic avit , & nel rouefeio della medaglia c
il eauJb fcolpito il cauallo Pcgafo,& Mercurio con i talari & il
regdfo. Caduceo. DAGLIONE GRE D'ANTJNOO.
Fina i °9 Finalmente per l'intera cognitionc de i
templi antichi, quanto alla religione io ne ho farti ritrarre 1 1 1 i.qui
di lotto, de quali pcreflère le medaglie logore, non ho potuto tirare
(enfo alcuno. CL. NERONE. TITO. BRONZO.
BRONZO. SEVERO. bronzo. bronzo. L’ vicini
o di quelli quartro templi,fattoin forma ron VESTA - da,parequafi limile
à quello di Velia tanto riuerira da r Romani, per ripofare là dentro
Iaftatuadi Mi nenia, fta- ta portata, da T roia:& la quale era in
tanta vencrationc O no Tempio di
Pace abbru ciato. DELLA RELIGIONE che mai huomo non
l’haucua vida.Nondimeno quado abbrucici il tempio della Pace, il fuoco
s’appicò anchora à qucfto,onde le vergini Vedali prefo il Palladio, &
con cdo paflandoperla via facra, lofaluornofìno al palagio
dcirimpcratorcj&vcdefi il Tuo ritrattone irouefei del- le medaglie di
Vcfpafiano,& di Giulia Pia, che non è altroche vna piccola datua di
PaIlas,con l’hadainvna mano, & nell’altra vno brocchiere.
VESPASIANO. GIVLIA PIA. ARGENTO. ARGENTO. CLAVDIO VESPASIANO. ARGENTO
BRONZO. Fedo DEGL'ANTICHI ROMANI. in Fccionogl’antichi
quello tempio di Vefta informa Tempio di tonda, llimando che tale Dea
folTe la terra, & il primo fu Numaà corniciarlo per addolcire, lòtto
Ipctie direligione, la ferocità de Tuoi fuggetti. EVINTO
ARGENTO. NERONE. ORO. VESPASIANO.
ORO. ~ L’entrata dfq nello tempio era vietata à
gl’liuomini, comeànoi hoggiquclla deMunilleridcIIc nollre Mo- ^
nache già (late riformate :& il numero delle Vertali fu drOcvrfia-
ncl principio mi.&dipoiv i.& coli durò lungarni nte, w - O
‘ z mi come mollrano le medaglie di Fauftina , &
di Lucilla^ ùiu'vr/lì nc ^ c c I ua ^ fi vede il loro modo di
facrificare,con i loro li. vefti menti bianchi.chia mari dai Latini
Sufftul* , lun- ghetti & quadrati , tanto che le ne potcuono coprire
la iella, & Maflìma tralalrrefcome farebbe tra le noftrc la
BadefTa)hauere come prima il fympulo (vafo ordinato peri facrificij)in
mano, & l’altra innanzi alci, chela ri- guardaci turibulo in mano
Umilmente detto ^cerradi Latini, col quale(facendoalIa Dcafacrificio)dà
lo incen- do alla Dea fopra all’altare, dipinto inficmc concila nel
modo che fi vede. '-'FAVSTINA: medaglione di BRONZO. LV
CILLA. Augmcntornocoltcmpo quelle Vertali fino al
nume fiali orditi* ro di vcnth&bifognaua per edere Monache
cheellefof tt al [imi- £ no natc Ji padre libero non feruo, vergini,
& lènza ma fta. 1 Vt ~ cula alcuna nella loro pcrfona,& d’età di
Tei anni fino à dieci, nel qual tempo era loro infegnato 1 vfo del
facrifi- care,comc moflra la medaglia di Fauftina, netta quale fi
vede la piccola Vellalc riceuuta dentro al Munifleroda quale
zi 3 quale à capo d’altri X. anni faceua làcrificio , &
ncl- l’vltimo della fua vecchiezza inlègnaua all'altre que-
fiomedefimo,con qucftaconditionc,chcinxxx. anni vajffti io. fi
poceuonomaritare,quatunquc(pcrquellochc filcg- jj IHp p 0 u ge^tutte
quelle che cxercitorno quella vita, furono sfor uano mari - lunate &.
capitorno male. Etpcrchedi fopra habbiamo ttrc ‘ detto che la principale
di Ioro,cioè la Badeffa fu da i Ro mani chiamata Maflìma : noi prouerremo
quello per due Epitaffi antichi fiati ritrouati à Roma nel noftro
tempo ,1’vno de i quali comincia, &fornilcc in quello modo.
Epitaffio di Fiatila Manilla U e fiale. FL. MANI LI AE
V V. MAXIMAE, CV1VS EGREG1AM SANCTIMONIAM ET VENERABILEM MORVM D1SC1PLLNAM
INDEOS QVOQ. PERVIGILEM ADMINISTRATIONEM SENATVSLAVDANDO COMPROBAV1T
AEM1LIVS FRATER ET RVFINVS FRATER ET FLAV1I SILVANVS ET H IR E N E
V S SOROR 1 S FILII A' MILITUS OB EXIMIAM ERGA SE l’IETATEM PRAESTANTIAM
Q Epitaffio di Claudia Elia Claudiana ZJ e fiale. CL. AE LI AE
CLAVDIANAE V V. MAX. RELI- GIOS1SSIMAE BENLGN1SS1MAE Q. CVIVS RITVS
ET PLENAM SACRORVM ERGA DEOS ADMINISTRATIONEM VRBIS AE- TERNAE LA V
DIBVS SS. COMPROBATA OCTAVIA HONORATA V V. D1V1NIS ADMON1TIONIBVS SEMPER PROVECTA. Erano
quelle vergini Veftali hauute in grandilfima vcnerationcdal popolo
Romano, come fi vede nelquin veneranoto libro della prima Deca, di Tito
Liuio, douc èferitto wrfoUv* c b c rincontrandole vna volta à piede
Albino huomopo fiali. polare,comadòalla moglie & a i figliuoli di
Icéderedel carro, perfarui fiilircfopra levcftali: &quefto aueniua
pcrlarfucrcnzachc i Romani portali ono al fuoco pcr- fuoco per - p Ctuo
,che ledette Monache tcncuono Tempre accefo,d pttU °' qualcfe per
dilgratialafciauonofpegncrc, elle erano dal gran Pontefice
acerbamcte caftigare,quantunquc ogni r inoiutio- annofoflTcda loro
rinouato,quafi nel modo che foglia- ne del fuoco mofarenoidcl gran cero
di Pafqua.Su l’altare degli He U fitto fan brei fimilmcntcftaua Tempre il
lumeaccefo,fignifican- no in anno . do che le grafie di Dio Ita no Tempre
per gl'huominiap- parecchiatc tanto di dì, che di notte:& nella
miftica Tco logia de gl’antichi Verta non fignificaua altroché
fuoco, ilquale(comedicc Furnuto) perche nel Tuo continouo mouimcnto
per le medefimo non genera nulla,però era dalle vernini guardato : &i
Poeti anchora (parlandodi fuoco. Vefta)l’hanno Tempre prefa & intefa
in qucfto fcnlo,co- me fi vede in Ouidio,quando ci dice,
’Nectu aliud "vejlam ejuampuram intelligejlammdm, ‘Natdque de
fiamma, corpora nulla. vides. Iure igìtur virgo e[,(jua [emina
nulla remittìt, *tiec capirà comires virginitatis amar,
dciic’vc- Anzi furono quelle Veftali in tata auroriti,chelpcf-
flali. Co pacificornoinficmeil Popolo Romano nelle guerre
ciuili:& ho ollèruato io che,quado entrauono la prima Lt ve fiali
volta in Muniftero fi tofauono, come anchora hoggi fan togate. no ] c
Monache noftre: ne era loro permelTo di lafciarfi piu DE GL’
ANTICHI ROMANI. più crefcereicapegIi,comcfi vede in Plinio , quando
al xvi.Iibro dcH’Hiftorianaturale fcriue: Antiquior lothos efiejua
C<t pillata dicìtur,quoniam xirginum Uejìalium ad ea capillus
defertur.\\ vitto loro vfciuadal publico, & durò quella vfanza (ino
al tépodiTeodalio Imp.chriftiano, al quale mandorno iGécilhuomini Romani
Symmaco Patritio per ambalciacorc fìnoà Milano (doue all’hora
faceua refideza il detto Impcratore^pregandolodi con- fcruarc i priuilegi
alle loro Vertali, acciò che elle potelfi- no cflèguire i teliamoti
&lafciati ftati loro fatti da diucr Ce pcrfone,però che i loro beni
potcuono cflcrc tali, che di quello che farebbe auanzato loro, harebbono
potu- to aiutare molte pouere pcrfonc,& guardare che aliai di
loro nonfoflero andate mendicando per Roma, & po- tendo giouare
anchora à iforerticri.Nondimcnofu tan to in quello
roftinationedcH’Imperatore,che Symma- co non potette ottenere il
defiderio Tuo, ne del Popolo Romano:& cofì fumo tolte alle Vertali
tutte l’entrate, di che egli dolédofl nella fua oratione,dice limili
parole: Honorauerat lex parentum TJejlales virgines,ac minitlros
Deorum vittu modico, iu fi fijue priudegmfijtt muneris huius integriti
yfque ad degentres trapelerai. Soggiugnen- do più baffo. : Sequura ejl
hoc fames puhlica , & Jf>em prouinciarum omnium me fi agra
decepit,. 'Non fìtnt hac "pitia terrarum , nihil imput ernia aufiu ,
nec rubigofe - getibus ohfuit , nec auena frugei necauit. Sacrilegio
annus exaruit. Ne cefi enim fiit perire omnibus quod religioni- bus
negabatur. Quid tale proauipertulerunt,cum religtonum miniftros honor
publicus pafeeretì A' i quali argu menti rifpofe poi affai bene
Prudentio,moftrando che innan* O 4 ir 5 Le
Veftali haue ujno lor vitto dal publico. Teodofìo
imp. Cbri- ftiano. Symmaco patritio am bafi.
Amba f. di Symmaco nulla . Aifrojìa
de Prudcntioi Symmaco- zi che il Palladio, ncVcfta , ne lari,
ne Dei penati follerò itati portaci àRoma,ilportod’Hoftiacra
picnodinaui- li carichi digrano,i granai pieni iìmilmétc,&
tanta gran de abbondanza di viueri erano in Roma,chc neiTunofo
reitiero che vi venifle per vederci giuochi Circciì,non morì di
famc,& che fc tal volta la terra iterile non ren- derla le biade in
abbondanza, naiceuaqueito,ò per cagio Trudtntio. ne dcH'aria.ò per
altri accidenti naturali, il cheanchora meglio dichiara nel principio del
iuo libro fecondo, do- ue dice parlando contro àSymmaco:
Ultima legati defitta dolore querela ejl , ! Palladiu quod
farra focu,vel quod fip'u ipfs U irgimbm } caìlifque torti alimenta negentur.
h XJeJlales foluù faudenturfumptibus ignei. Doppo
laqualc rifpoitadcicriucndo la vita & modi ho- nciti delle vergini
Vertali, dice in quello modo: Qua nunc Oefalis fu virginità tu bone
fot, 2)ifcutiam,qua lege regat decus omne pudori*. kA c primum
parua teneri i capiuntur in annis, lAnte Voluntati* propria, quam libera
feda Laude pudiciria feruens,(Q amore Deorum, 1 tifa
maritandi condemnat vincala fexus. Captiutts pudor ingrata
addicitur arit , ‘Nec contenta perir miferisfed adempta voluptas
, Corporii intatti meni non intatta tene tur.
’Necrequies dar uri Ila torli , quii ut innuba cacum ZJulnuiy&'
amiffat fujjnratfoemina redat. Tum,quianon totum JJ>es falua
interfeit ignem, Nam refdes quandoquefaccs adolere licebir,
Feda Dtfcrizione della ui ■ ta delle Ve
fiali. FeJldrjue decrepiti s offendere flammea canti Tempore
prafcripto, membra intemerata retjuirens , Tandem virgineam fajlidit
Zdejìa feneBam, 2)um rhalamit habilis timuit Vigor, irrita
nuUns Foecundauit amor materno vifcera par tu , Tdubir anta
veterana [acro perfunBa labore , 2)efertisejue foca, tjuibus ejl famulata
tuuentus, Transfert emerita* ad f ultra iugalia rugar,
Z)ifcit &• in gelido noua nupra repefcere leBo. Intere a
dum torta vagos ligat infula crine s, Fataléfjue adoler primas innupta
facerdos, Fertur per mediai vt publica pompa platea t.
Rilento refdens, molli scejue ore reteBo Imputar attonita virgo
ffeBabilis Vrbi: Inde ad concejfum cauea pudoralmus expers
Sanguina, it pietas hominum vifura cruento s Congrejfu, morte fjue,^d
vulnera Vendita pajlu Spellatura facris oculisfed & illa
Verendis, Vittarum infignU phalerufuiturtjue lanifis. 0
tenerum mirimene animarne onfurgit ad iBus, Et tjuoties viBorferrum
iugulo inferir ,illd T)elicias ait effe fuas,peBufe]ue incentri
TJirgo mode fi a iubet conuerfo pollice rampi, *He lateat pars
‘itila anima vitalibus ima girini impreffd dum palpitar enfe
fecutor. Hoc illud mentum efl,tjuod continuare feruntur
Excubiat, Lari] prò maiejlate palati], Quod redimane viram
populi.procertimaue falutem, ‘Perfundunr quia colla comis bene, Voi bene
cingane Tempora taniolrsjtf litia crinibue addane. 9 5
p ompa iti le V filali nel tempo di
Pruden- ti. Di qual ma feria fabri- cauono
gli antichi le imagini. p aufania in Arcadie if.
\A uite è mtn fugget ta à corro- sione.
U8 Et quia fubterhumum lujlrales rejlibus Ombrìi In
fldmmam tuguUnt pecuJes,&' murmurc mifeent. Quello c tutto quello che
Prudentio fcriue della fuper (licione & pompa delle Vertali , che
acconcic lafciua- mente andauono fopra i loro cocchi, o carrette à
vede- re tutte le felle St giuochi cheli faceuono ne i circhi &
Amfiteatri & (oltre à quello che fi conuienc all’habi- to,&
l’animo pio de i religiofi)pigliauono piacere di vedere i gladiatori
combattere con le beftic feroci, & ammazare le pcrfone,ondc Prudentio
nella fine de ver- fi fopradetti priega l'Imperatore di tor via coli
fatti fpettacoli crudeli, dicendo in quello modo, Te precor ^
Aufonij T)ux ^Auguftifìme regni, TJtum trifie ftcrttm tube *s ,yt
exter a rolli. Hauendo à baftanza fcritto de templi, & nomi
de gli Dei & Dee de gl’antichi Romani ,rcfta à vedere, &
faperela materia della quale ei fabricauono le imagini Sellarne loro. Qucfteerano
(come IcriucPaufania) dc- bano,d’arcipreflb,di cedro, di quercia, di
loto,di milacc, & di boflolo , anchora che Teofrafto vi aggiunga
la radice deU’vliuo per le ftatue minori, & Plinio la vitc^
quando ci dice dhauere veduto nella Città di Polo- nia il fimulacro
antichiflìmo di Gioue fatto di legno di vite : la quale cofa io crederrei
facilmente potere effere fiata vera , confiderato che Ce gl‘antichi
eleggeuono i fopradetti legnami, come quelli che durauono aflai, la
vite fenza dubbio, è quella che è men fuggetta alla cor- rozionc,ficome
fi è villo per diuerfe fperienze, quan- tunque la ftatua di Mercurio in
Arcadia non forte fatta d’alcuno de i fopradetti legnami , ma di quello
che c chiama zip chiamato Thya,& da Homcro
Troìetbes ; la fpctic del rhya. quale è limile aH’arcipreflb di rami, di
foglie, d'odore & di frutto,&comcfcriueTcofrafto, tenuto in
pregio per l’odore tra tutti quelli, che nafeono nella contrada di
Cyrcne,foggiugnendo che della Tua radice fi faccuo- no anchora mille
intagli & cofc pretiofe. Vfiirono fi Gli antichi milmcntc gl’antichi
di fare ftatue di cera & di falc, onde u b aron ? di non è molto
tempo che in vna grotta prefloà Volterra i magni & nefurno alcune
ritrouatc, fi come anchora fi trouano molte cole antiche di vetro, tra le
quali io ho vn vafo fatto in forma della teftad’vn Moro, & ripieno il
fondo di certa compofitionc anticaglie fa molto di buono, il
qualccon molti altri fu trouatogiànel Delfinaroin ca- la del fignore
della Motta, che ne fece prefente alla buo- na memoriadi Monfignore
d’Orliens. Adopcrorno ol- tre à quello gl’antichi nelle imagini loro,
l’oro, l’argcto, il bronzo,il ferro, lo llagno,il piombo, l’auorio,
&ìater ra grafia detta arzilla, accompagnandole permaggiorc
ornamento de iloro templi, di pietre pretiolè, & final- mente fi
feruirono d’ogni forte di marmi, portati dilon tani paefi. Dal quale
ragionamento venendo al modo
&ordinedelorofacerdoti,&facrificij,dircmo cheque- f^dlu Ili fumo
diuerfi,comeil maggiore,& minore Pontefice, Romani. Flamini,
&Archiflamini, che tcneuono i primi ordini fagri:gl’Auguri per
gl’vccelli:i Salijper Marte, & altri preti particulari (quali
come i noftri Canonici) che fur- r rr lì 1 • i i Sacerdoti no afiegnati alla
memoria de loro Imperatori, da poi che Augnati» egl'erano fiati
deificati, come gl’Auguftali d’Augufto, gl’Heluiani d'Heluio,gr
Antoniani d'Antonino, gl’Au - TulTiìanU rcliani d’ Aurelio, & i
Fauftiniani di Faufiina , tutti oidi- f*»fiinia- na nati per la
religione, pietà, & fàntità, la quale Cicerone interpreta per la
fciéza d’adorare i loro Dei, ò più rollo demonij,& per fare
facrificij, cerimonie fagre,dedicatio-
n',confasrationi,(uppIicarioni,proccflìoni, voti &altre loro vane
pompe diaboliche, & vane fupcrllitioni. Sicrrdotio
ic i futi Amili. QUffto fi- enfi do è detto
da Li tini. Ambir tuli fieri. 2) e s^t Cervo ti
1 et fz^ti Ornali elei facrificio chiamato isi mheruale
. Omolofuil primo inuentorc di quello ordinc,8c dicreare il
primo facerdotc per i facrificij publici intorno alle terrc,&
al- le biade , acciochc elle crcfccffino in maggiore
abbondanza , pigliando per infegna vna corona, ògirlanda di fpighe,
legata con vn cintolo bianco, ne palfauono il numerodi xn. Quelli
cofì fatti faccrdoti,&il modo del loro facrificio era tale. Il primo
di quelli facerdoti accompagnato da tutti graltri,&r coronato d’vna
girlandadi quercia , cantando le Iodi di Cerere con vna troia,© vna vacca
pregna cir- cundaua tre voltci campi pieni di biade, & doppo
ha- uerebeuto del vino,& del latte innanzi che fegarc le
biade/acrificauaà Cerere la troia, ò la vacca. Et il pa-
ftorcvolendoalficurarcilfuo belliame dalla rogna & da tutte altre
malattie, gli fpruzaua prima 1 acqua fopra, &di poifatta
vnafaccellinad’aIloro,& di fauina mefeo- lata con zolfo
I’acccndeua,& tre volte circondando il Tuo belliame con certi verlì
facri Io profumaua,facrifi- candoneH’vltimo vna torta di miglio, & di
latte alla Dea Pale,auocata dei pallori, credendo in quello modo rende
, in rendere ficuro( come e detto) il Tuo gregge da
tutti quanti i mali. ~1d E q L‘ V g V X I, ET Z> E U
lor dignità. Verta fpetie di religione fu portata à Ro-
cicerone ma & inlegnata da i Tolcani , la quale A»g»re.
Cicerone (per eflèrc flato di quefto or- dinc^ Icriue nel libro della
Natura de rate di prò gli Dei, 8i doue egli hi parlato de Diin-
^tf^aiKo natione,cllerc fiata tanto venerata da Romaniche non mani.
harebbono mai fatto, ne deliberato cofa alcuna dentro o fuora di Roma,che
prima non haueflìno prefo l’Au- gurio. Anzi venne quella dignità in tale
riputatione, rifpetro allhonorc & vtile , che ne riceucuono
quelli eh erano Auguri,che i primi Romani cercauono d’en- trare in
quefto laccrdotio, come fi vede per le medaglie di Pompeo, &di Ccfarc
Dittatore, che vi mcllèanchora M. Antonio & Lepido, nelle quali fi
troua il lituo(bafto- m. Anio- ne torto & limile alpaftoralcdeinoftri
vclcoui^ilfym- pulo,i 1 cappelloni vafo,&i pulcini , tutte infegne
che moftrano la dignità &cofe necclfaric à quefto officio.
IL LI * « IL L 1 TU 0, S USTORI B UV- gurale
degli antichi Romani. GIVLIO CESARE. POMPEO.
argento. a r r. f. n t o. M. AVR.
zz 5 M. AVR. ANTONINO, ET AEL. VERO. RESTI T.
ARGENTO. ARGENTO. ARGENTO. M. ANTONIO. ARGENTO.
ARGENTO. Erano Nuwfro de gli Auguri.
Auguratorio. jJtuoJbajlo ne Augurale. zi 4 Erano
in quello Collegio degli Auguri tre nel principio diputati,àcaufia delle
treTribu,&di poi quattro comeficriueHalicarnalèo. Madomandando il
popolo col tempo che quello numero folle crclciuto, ve nefuro no
aggiunti cinque della Plebe & mi. Patri tij, & coll continouò
dipoi femprequeftavfanza di noueinterpre- ti de gli Dei fino alla fine.
Il luogo, nel qualcfipiglia- uono gl’Augurijieraà modod’vn tempio, douc
l’Au- guratore ftaua àlcdcrccon latclla velata, & il Lituo in
mano,col quale fegnaua 1 quattro angoli del ciclo, eficn- do veftito
d’vna verta doppia, & lunga,tintain Scarlat- to, &chiamata Lena,
o Trabea da i Latini, come fi vede nelle medaglie di M. Antonio ,
con tale infcrizione, MARCVS ANTONIVS LVCII FILIVS MARCI NEPOS,
AVGVR 1MPERATOR T E R T 1 V M. Et in vn’altra fi vede la terta del Sole ,
con tali parole abbrcuiatc,TRlVMViR REIPVBLICAE consti. TVENDAE
CONSVL DESIGNATVS ITE R VM ET TERTIVM: & figurate con altre di
LcntuloSpin- ter,nel modo che fi vede qui di fiotto. m.
anto"n ia ARGENTO. Lcntu
LENTVLO SPINTE R.. ARGENTO. ARGENTO. Ec
per venire alla conclùfione di quanto io voglio vtjtidift- fcriuerc de
gl’Augurij, io metterò qui dinanzi la. figura a»*
ritrattadVnàmedagliad’argétod’AuguJfto, nella quale SUuU ' fi veggono
ifacerdoti conlorovcfti lunghe, & il fimpu I . lo , & lituo in
mano x tutti inrtrumenti accomodati alla loro religione,
• -V P • H] k i fi Wc ite •
xXrGygt ET SACERDOTI. CHE. PORTANO L'Vfitt- gnt tltld religioni per
mejlrdr U fitti. Quanto all’augurio de Galletti , & del loro
beccare, onde gl’Aurpici de i Romani folcuono pigiare l’augu- rio,
& giudicare delle cofefuture,anchora che io ne hab- bia ragionato qui
difopra,&chciociò ftimicofa ridicu la, vana & piena di
fuperftitionc, io nondimeno non ho voluto mancare per fatisfatione del
lettore & de gli amatori delle buone lettere di moftrarne qui
Ja.prefen- te figura. P a FiayK^f È ITA
ATT A Dt-LL c/f JUXD^GtliA D'iAM- gmtt iiJU.Lef ìit rriummrt. I
Romani hcbbcro in tale venerationc i lacerdoti drepolli allo Aufpicio,
che ei fondauono tutto il loro giuditiodcllccolcaucnire & di quello
che doucuono fare,(opra il beccare de polli, non cominciando alcuna
imprefa che prima non hauclTìno prefo quello augu- rio,ncl quale fé vedeu
ono beccarli allegra mentc,piglia *uonotalcofaperbuonfcgno,&lcalrrimentiaccadcua,
ne de ro- non faccuono in quel giorno cola alcuna. L’huomo, che
baueua la cura di quelli polli, li chiama ua pvll a • Rio, & la
gabbia, ò Hia douc erano rinchinlì, cavea tVL l aria, fatta nella
medelìma forma diqucliachclì vede di marmo nella loggia del palagio dei
Cardinale Cclìsin Roma,accompagnara d’vn bcllilHmo epitaffio pollo
qui di Lotto nel modo chefegue, wt I. 0 ST1U *P
ZJ L L ria, ritratta <Tì>n marmo antico in Roma . M. POMPEIO
M. F. ANI ASPRO LEG. XV. APOLLlNAR.> COH. III. PR. PRIMOP.
LEG. III. CYREN PRAEF. CASTR. LEG. XV. VICTR. ATIMETVS LIO.
PVLLAR1VS FECIT ET SIBI ET M. POMPEIO M. F. ET C1NCIAE
COL. ASPRO SATVRNINAE , FILIO SVO ET VXORI SVAE M. POMPEIO M. F COL. ASPRO FILIO
MINGRI U.varro. 1 fdctrioti differenti
fecondo le dijferentìt de gli Dij. Ornamen- to del
fla- mine Dia- le. Del Flamine Diale. Sacerdoti di
Giouc& di Marte fumo ora- dinari, & chiamati Flamini da
Numa Pompilio: onde Varrone nel libro della Lingua Latina
dicc,chcgrantichi hebbe- ro tanti Flamini j. quanti haueuono Difc
come il Diale di Gioue,il Marnale di Marte, il Quiri- nale di Romolo, il
Volcanale dì V òlcano, & molti altri alla differenza de noltri che
noi chiamiauono Vcfcoui, Archiuefcoui, Patriarchi, Cardinali. Mail
Senatodipoi ordinò anchora Flamini à ^'Imperatori diati da
loro deificati-come gl’Auguftali per Augufto,& gl’ Antoni- ni
per Antoninoctra quali il Diale era meglio vellico de gl'altri, &
haucua la fua Tedia d’auorio, ordinata loia- mente per i Magiftfaci,
&il Flamine lolo portauail cap- pello biancojfcnza.il quale non gli
era lecito vfeire fuo- ra dicafa- CAP .«. z)i
CAPPELLO DEL FLAMINE ritratto et i>n fregio antico di marmo eh e
in /Lorna. De Sali], Ra tutti quelli faccrdoti ne fece
Numa anchorax 1 1. chiamati Salij,da i Etiti Io Icnni,che ei
faccuorio ne i loro facrificij. Et dipoi Tulio Hbftilro gli crebbe
infì- noà x xiiil & di x x 1 1 n. alla fine flir- tanti che
feciono vngran Collegio^, ne potcuono cfleredi quello ordine le non
quelli, che non haueuo- no padre ne madre. Di quelli Icriué Tito
Liuio, egli andauono cantando & ballando per mezzo la Ara- ba,
& cantando veri! Saliarij n<*l melodi Marzo porra- uono in mano lo
feudo célerte 1 chiamato , zHncilè ì in ho- norc di Marte, come lìvedeDtr
le medaglie d’Àu’truAn <^efaxe,& d’Antonino nmm Poi» pii
infittiti iSalif. Tutto fillio. Anale, jcu-
ànrrltM* 1 AVG. CESARE. ARGENTO. ANT. PIO.
BRONZO. totani*- L’acconciatura di quelli Salijcra vna velie
honorc- turddis*- uo I Cj di calore pagonazzo, con vna celata in
capo,& quando ballauono pcrcoteuono i loro feudi con vna daga,o
pugnale che portauonoin mano. Uj, <
Sdendoti tbumeti Epuloni.
2>e \ij. h uomini Epuloni. Er quanto fi è potuto conofccre,
quello ordine d’Epuloni era vna fpetie di faccr- doti,trouatida i
Pontefici ppr ordinare! conuicichei Romani faccuono,cclebran do le
fede de i loro Dij, annuntiando il giorno nel quale fi doueua fare la
cena di Gioue:doucfc per fortuna accadcua che la folcnnità non
foflcintcra- mcnte oflcruata,con ledebite cerimonie, ci lo diccuono
à i Pontefici, che rimediauono à tutto ; quantunque i i lutili*. GrccigHchiamaflbno
piuto{ltì»^«f«, cioè,faccrdoti di buon tem po, che fare facnficio à i
loro Dij. L. CAL xjj L. CALDO SEPTEMVIR EPVLONE.
ARGENTO. Vedeli la memoria di coftuianchorahoggi in
Roma Vir<tm ^ e • 1 _ | \ c ' c * . . , ittica che
per le paroleinragliarcin vna Guglia, o Piramide di mar fìutdcint
*■ jno quadrata, che fono tali, opvs a bsolvtvm D i E _ «irto*.
BVS CxXX. EX TBSTAM. C. CORNELII TRIB. pleb. septemviri
epvlon v m> le quali interpreta* tc voltano dire,ch'ella fu fatta in
ex xx. giorni per tc> ftamenro di Caio Cornelio,Tribuno della plebe,
& del numero di quelli v 1 1. Epuloni, moftrando l’autorità
& portanza che egli haucuono con limili parole, tv c ivs
CALDVS SEPTEMVIR EPVtONVM. De due y cl xv. huomini.
Tarquino fumo ordinati due mini per fare fieri
ficiorà quali ne agg Zeftio & Licinio Tribù olì fletterò lino à
temp Sylla,chc veneaggiunfcv.altri lcuan donc duciamo che in tutto
furnox v.lacerdoci fulamcn M buoni- tc:l’officio de quali era d» leggere
& interpretare i librila- P 3 mento il
tm. — J»< tf- cri; oSibilIini:&rifpondcre
& consigliare al popolo Romano tutte le cole dubbiofcj affiftcndoiifacrif icijd'A*
pollo.romcmoftra il Tri podeftampato nelle medaglie di Vitcllio & di
Velpafiano con lettere che dicono» qvindecim vir sacris fAc ivndis.
\ VITELLIO. VESPASIANOTli '* ARGENTO. ARGENTO. Del gran
‘Pontefice. Ra tutti i Pontefici creaci da Numa nc fu fatto
vno più grande degl altri,il qua* lecol tempo venne in tanta
riputatone chenonpoteua eflerne alcuno fenonSe t l cttione Ba^aa a
natorc,& cofi m orendo glabri Pontefici drigri fon minori
ncelcggeuonovn’altro.come fanno hoggi i nc *É“cZ* ftri Cardinali vn Papa.
Haueua quello gran Pontefice 5 cura delle eofc Sagre, coli priuatc come
publiche» delle cerimonie, prodigi], rnortorijjd’intcrpretarc le cofc
diui? hp.u * nc,fegnare,{criucrc accomandarci qualialtari&r Dij
fi * doucuono fare i facrificij : & Sopra tutto. por mente 8t ■
’ prohibire a x J5
prohibirc che nuoue vfanze non entragno in Roma
perdifturbatc,o corrompere le cerimoniedclla loro pri ma
religione & loro Dij : della quale autorità ha ferino non ricette-
Cicerone nel Po ratio ne che fece per conto della fua prò U0 "‘ 0n 0tte
pria cala in quello modo» Cum multa, diuimtusfponnfi- cerimonie
ces.amaiorilms no (lri« inuenta arane inftirura fune, rum mini rt
^~ , . , J v , , 1 . / _ 1 gwnr. praclanns quam quod
)>o; @T religioni bui Deorum immorta- lium , (g) flemma
Xeipuhlica pratjfe \>oluerunt,'vt ampi fimi clarifiimi Citte;
ReipuMicabene gerendo , ‘Pontifico s reli- gione; fapienttr interpretando
, Rempuilicam conferttarenr. Laonde per meglio inoltrare la lua
autorità & dignità chcgl’antichi (timauono tanta, eiportaua vn
cappello, fatto nel modo che lì vede per le medaglie di Celare Die
tatore in compagnia del fimpulo& lettereche dicono, ^fg^UnPò
CAESAR IM0ERATOR PONTIFEX MAXIMVS. All teficc. chora che in
altre medaglie fi vegghino la tazza, il cappcl lo, il limpulo,&: il
lituo , come proprie infegne del gran Pontefice. GIVL.
CESARE. ARGENTO argento li „
Non ottante quello fi veggono anchora affai meglio cappella ^
quelle inlègnc della religione, & cappello del gran Potè u$xT ° ^ ce
nc » fregi di marmo , che fono in Roma {colpite in quello modo. .MM
CAPPELLO 2) E L ‘Pontefice. confetta- La
confccratione di quello Pontefice è tanto ridicu- tione dipo la &
llrana,che ella merita d’efièrc tutta interamente di- “rldentio. mollrata
nel medefimo modo che l’hà ferina Pruden- tio:il quale dice che quello
Pontefice nel fuo habito P5- tificale,con la miccra in tc(la,& la
velie alzata entraoain vna foflà,fopra la quale era vn pótedi legno tutto
bue- cato,douc dal Victimario era condotto vn toro ornato Horr Mi
tutro fi° r * > & d’oroin torno alcapo , che il detto coa-
ctto,& del fangue co fi caldo che n’v • cr i bufehi del
ponte,cra il detto Pon teficc cerimonie
ductorctcriuanelp Mti - feiua & trapclaua p Cenativi
loridi. il tordo di * litato libo.
*37 teficc tutto imbrattato con fregartene gl’occhi 3 gI’orec-
chUclabia & la bocca, & coll vfeendo fu ora coli fpor- cho &
brutto,& molto terribile a riguardare, era da tut- to il popolo
falutato & adorato. L’altre cerimonie , fatte per i
piccoliPontcfici,Flamini,Archiflamini & albera- no i conuiti
magnificamente apparecchiati, de quali hi jfcritro Macrobio dicendo, che
all'entrare della Cenale tifici, prime viuande prefentate erano fpinofi
di mare, dipoi s P ino fì & peloridi & fpondili,fpetic di nicchi
, o chiocciole mari- spo ^ c p* ne,& tordi,chc i Romani ftimorno cofi
dilicato cibo, che venuti in tauolalafciauono ogni altra viuanda ,
& pc^trouarli mcgliori nel tempo d'Auguftogli riempie- uono
dentro di più buòne cofe. Dipoi feruiuòno fpara- gi con vna gallina
grafia, oingraflàta àpoda, la quale vfanza leuò via pcrleggc & bando
publico Caio Annio cjjoAmifa Eannio, volendo che le galline fi
mangiaflero,comc elle ramo. erano trouatc,dclmodode iquai conuiti
chivuole an- chorapiù àpieno vederne lniftoria, legga Varrone &
ColumcIla,doucegli infognano tutti i modi della gola. Doppo quelle
colè veniuono piatti d’oftrighe, peloridi, che ci chiama , Salanos nigros
ffialbos, fpondilos&gly- BaUnL comandas,fpetie di nicchi &
d'altri pefei che non fi pof- fano (non fendo in vfo) altrimenti
dichiarare al nortro BeccafiebU tepo, bcccafichi, colombcllc,vn’arifta di
porco, cingialc, rorpórj . capretti, bcccafichi impattati,
po!ipi,oporpori et murici «i [angue del (angue de quali gPantichi
faccuono lo fcarlatto , & de quali fcriuédo Seneca nella prima
Epiftoladel x 1 1 1 1. libro dice , marauigliandofi della gola degli
huomini, O quanteforti di Conchili portati di lontani paefi pallazfcUmatti
noper loftomacodell’huqmo,chclbno ben poucri d’in Seneca. gegno. gegno, &dilgratiati
poi che maggiore hanno lappemo che il ventre .El fccòdo piatto era d’vna
teda di cinguia- Ic,vn piatto di pelei fritti nella padella: vn piatto di
Som- sommta. mataj f atta delie poppe d'vna troia, che haucflTc figliato
frclcamente,lequali erano (limate tanto migliori quan- to più erano piene
di latte. Doppo quelle leruiuonoi petti dcH'anitre
faluatiche,ccrucllid’animali Jeifi , lepri, vani detta molti vccelli
arroftiti,con pani della Marca d’Ancona, ^Ancona. * quali fifaccuo no di
farina ftcmpcrata noue giorni ncl^ latifana,oalica,&poiarroftica con
zibibbo in vna pen- tlinio. toladi terra dentro alfornoja quale (come
dice Plinio) non fi poteua poi altrimenti disfarete mangiare fc non
meda nel lattc,o nell’acqua & nel mclIe.Et taleerail mo do del cenare
& l’apparecchio delle viuandede Pontefi- ci, ripiene d’vn fi grande
numero di viuande mefeokte. 2) e fi cerdoti ^ugttjldli^ di
loro collegio* I berlo Celare fu quello chccrcò prima,
il collegio defàccrdoti Augullalijdoppò Ihauerc edificato vn ten^io ad Augu-
ro, che C,. Caligu la co nfiigrò dipoi ap- porne fi vede
rUerio c» fare fondi glihngyfU predo la
morte di Tiberio per la fua medaglia di bronzo..CESARE. CALIGVLA.
BRONZO. BRONZO. Scriuc Strabono nell in.Iibro della Tua Geografia
che Tempio à LyoncdoucilRodano&laSona fi congiungono in- * A w*
ficmc ,fu fatto vn altare, &vn tempio doppo la morte ’^yoM?
d’Augufto,&quiui porta vnaftatua da tutte JcProuin- cic della
Francia, la quale cofa m’hà fatto penfitre che quello
poteflèeflereilluogOjdoucchoggilaBadiad’Ai- colonne di né,rifpctto alle
gran colonne di getto che vi fi veggono w dentro:&quiui penfcrei io
che folle fiato il collegio de i faccrdoti Auguftali, come chiaramente
dimoftra vna pietra antica di marmo, eh e fi vede nella chiefa delle
Mo nache di S. Pietro, in Lyonc, IO VI O. M. (VADCINNIVS VRBId FIL. MARTINVS
SEQ. SACER.DOS ROM AE ET A VG. AD ARAM AD CONFLV ENTES
ARA. RIS ET RHODANI FLAMEN ff. V 1 R IN CIVITATE
SE QJ/AN OR VM. Ter Per il (opra (cricco epitaffio (ì
conofcc , che non Co Ia- menccàRoma&àLyonc,mapcr tutto il
mondodoppo la morte d'Auguflogli furono edificati templi, dcrizati
a ^ CiU ' con vn collegio di Sacerdoti detti Stxtum-'vir't^iu Ut. gujlalesjin
honored’Auguflo, comcanchora fi vedein vna pietra fcritta alla porta di
S.Giufto in Lyone,in que- llo modo, D. M. C AL
VISI AE VBRICAE ET MEMORI AE S A N C TISSI MAE P. POMPONIVS GEME
LLl N VS limi. VIR AVG. LVGD. À CONIVGI CARISSIMAE ET
INCOMPARABILI POS VIT. Tranquillo Quello collegio de gl’
Augurali venne col tempo in sagio gA tanto credito, che( fecondo
che fcriuc Tranquillo) Scr- ba A«gW * gj 0 G a lb a innanzi che fode
Imperatore, vi. volleencrare dentro, & fu riceuutotraifàcerdoti
Auguflali ,de quali inficmecol Scflumuiratohaucndo
àbaflanzafcritto,& maffime neh n.libr.delle mie Antichità di
Roraacócro all’oppenione dclI’Alciato nelm. libro.del Codice, &
moftroqual’era rautoritàdc Decurioni,&comeei dona
uono&diftribuiuono quelli offici) perle Prouincic,tor nero à parlare
della Cittàdi Lyone,la quale doppo ede- re data popolata daPlanco per
ordine del Senato Ro- mano, paflò di grandezza, di magnificenza, & di
richez- za tutte raltrcterrcdelmondo,rifpettoallefierc& traffi-
chi che fempre fono flati in edà fatti , come ^iùi I Ugo io ho moflro ne
detti mici libri dell’Antichità di Roma, cdcndoobligatodi pagare quello
debito alla mia patria. De Aleuto.
lodi della Città di Lyooe. X 2) e
Sacerdoti di Cy Itele Madre degli Dei. Sacerdoti di quella dea fumo detti
Gal- li^ Archigalio il maggiore di loro:i qua li nel principio
della primaucra (come recita Herodiano)vfauonoogn’anno fa re
vnagran fella in honoredi quella, por il lìmulacro.o ftatua della,
acompngnato dalle più prctiolè cole, che haueuono in cala, come
vali riccamente lauorati d’oro & d’argento, elfendo permef- foà
ogniuno di traucllirlì & vcltirlì in che modoglipia- ccua celebrando
quella fella,la quale chiamarono Me- galejìa&ioè, maggiore di tutte
lai tre. Quella fu folcnne- mcntc già fatta da Com modo Impalipoi che
cghhcbbc (campato dallacongiurationedi Materno, & fattoli ta-
gliare la tella, però che clTo Commodo volendo ringra- tiare la dea del
pericolo paflàto,portò egli medelìmo tue tele reliquicdi quella, & il
popolo fecegrandi/Tima alle- grezza & diuerlì giuochiper la falutc
del Principe, chia- mandoli Seteria, cioè,facrifìcij di falutc:dcllc
quali ceri- monie chi vuole più largamente fapere, legga ilxxix.
libro delle Decadi di Liuio.Vedclì adunque che l’officio di tutti quelli
faccrdoti non era altro che fare facrificio à i loro demonij più rollo
che Dij,inlIcmecon procef- fìoni& orationi, oringratiamenti di
qualche vetroria hauuta, opcr mitigare l’ira dclcielo : portando
innanzi il lìmulacro di Giouc,& fu per i canti delle vie
pofando- lo fopra certi altari,quafì comc noi hoggi vlìamo di fa •
re per lafèlla del corpo di Chrillo,anchora che non con uenga quelle vere
& lecite à quelle falfc & profane ceri- ci Calli,
Sacer doli di Cy- bele. Tejla in ho nore di
<jne /la Dea. MrgalcfU. Sacrificio di
falutc d't to Sotcria. Tifo Limo. Qual tra l'officio
d'i faccrdoti. Cofiumi de gli antichi
guardati in trancio. Ordine del le
procreo ni degli an- tichi. Nel I-libr.
degli F ajli. monic aflomigliare.Et à quello propofito io mi
ricordo hauere veduta vna medaglia di Dominano, nel rouclcio della
quale era vna proceflìone fatta da i Romani,do- uc fi vedeuono innanzi à
tutti i fanciulli chetici, & poi i fiiccrdoti più vecchi in habito,
& getto dicaminarei tutti con vna girlanda in tcfta.in mano vn ramo
d’allo; ro,& l’Imperatore ncll’vltimo, vettito di
(carlatro:onde none dubbio alcuno che i prieghi, l'offerte, i voti,i
facri- ficij,& l'orationi fono i mezzi, per i quali s’arriuaàgl’o-,
recchi di Dio: quello che afiai bene haferitto Ouidio quando ei
dice, Fleti itur ir ar ut 'voce rogante Deut. Sape
Iouem \idi,cum fetta mietere pellet Fulmina, th ur e dato
fujlinuijjemanttm. L’orationeha tanta forza,fccondo Pittagora,chc
media te quella fiorirono tutte falere virtù, & ella conduce
l’huomo infino al cielo, eflendo fatta con fede inuerfo Dio.il quale c
quello che ci fa forti contro àtutte le pafi*. fioni&r dilgratie
humane,rifufcitandoinnoi Iafpcran- za che faremo difefi da lui,&per
mezzo dcH’orationcfà remo ripieni di carità con animo di correggerci de
no- ftri errori, &nó tornare piùà peccare, comchabbiamo fatto
per il pattato, trouàdoci tanto fortificati.che cofi fa cilmentenon
potremo piùcrrarc:Sc finalmente delibe- rando di viueregiuftamentc, &
accompagnarci con la temperanza con fermo propofito di vincere tutti
gl’tn- fortunijchecipoccttìnoaueniredi Dio, eflendo ragionc- uole
che fotte ringratiato colui,checidaua&dona tutti i beni, il che non
fi può fare per altro mezzo migliore. fittene, che quello
dcll’orationc:ilchc cófcrmò finalmente Pi* F de
loratione fecondo Pit tagora . cone
tonedicendo,chcà l’huomoera ncccflàrio d’honorarc,
& riuerirc Dio,volcndolo hauerc con elfo Iui,& prolpc murre
in rare in ogni atrionc:ondc fi vede che quelli che di que- ;ìfi
fto non hanno curarono il più delle volte dilgratiati, ne damentode fono
mai eflauditi da Dio, come per contrario fortunati o felici tutti coloro
che ricorrono à Dio, come moftra Homcrodicendo, o't «
èiriT<i'S»T«i, ixdtut Ti<t>u»r iu-n. Cioè,
coluièeffauditodaDio,cheolIcruaifuoi precetti. colui indi Era
parimente l’officio di quelli fiiccrdou di fare ogni [ 0 he annoi voti
publicidoppoleCalendidi Gennaio, come fuoiprtut- fcnueTacito nelfcfto
libro de fuoi Annali, & Plinio Se *«• condo nel fuo Panegirico,
dicendo che i Romani vfauo atiiom* nodi nominarci voti perl’eternità.
deH'Impcrio , per la rL fanità de Cittadini, & principalmente per Ja
falutc de Principi, che è quello che i Latini propriamente hanno
detto, Nuncupare ìord, facendo facrificij publici : onde 2T* 0 * nafccche
fi trouano lettere diuerfe fcritte in quella for- ma , vota PVBLICA, QVIN
QV ENNAL1A, DECEN- N ALI A, VICENN ALIA, TRICENNALIA, QVADRI*
c e nn a l i a , come fi vede in più medaglie di Impera -
severo geta: ARGENTO. ARGENTO. CRISPO. GIVLIANO.
BRONZO . ARGENTO CONSTANTI NO. GIVLIANO. BRONZO.'
BRONZO. Mallìm/a MAòSIMIANO. DIOCLETlANO. BRONZO.
BRONZO. Faccuanfi quefle cerimonie da ifaccrdoti &? Flami- ni vertici
nel loro habito (accrdotalc alla pri Lenza de- Confoli, Pretori
&Cenfori, che pigliauono il votopubli cp innanzi à tutto il popolo
Romano. CARAC ALL A. bronzo MEDAGLIONE
DI CR tSPINA. ' Tutti iM agi tirati di
poifaceuonofcriuerequeftLvo ìuotiferit- ri in vn marmo>o in vna tauola
di ramc.battendo meda wlicchc mollrauono gl’anni domadati per
ricominciar- uolc di t *■ li,cio<ì di cinque in cinque anni, di x.di
xx.di xxx. &tal Wf * Ovolta iniìnoàxL. come moftrano le
medaglieri Maf- fentio & Dccentio,neIlcqualic ferino, votis
qvin- QVENNAL1BYS MVLTiS D E C E NN A LI B VS, ornate di
cappelletti guarniti nella fommitàdel laboro,& intór- no
lettere che dicono, v ictorue do minouvm NOSTRORVM AVCVSTORVM ET
CAESARVM. M ASSENTI O. DECENTI O. BRONZO-
BRONZO. *47 $CUZ> O 7)1 FORM .A oliale gratto del marmo
antico . TERi Etpcr le medaglie d*
Antonino Pio &. di M. Aurelio Ci veggono i voti fatti per zo.anni
conejueftc parole,v ot a syscepta vicennalia,& iUàcerdotc il qual
prò-, metto de render i voti. ; i-
,|K3Kl L'/ * v Ó Q.
4 é MS della religione
FLAVIO Gl VL IO CRISPO ” BRONZO. BRONZO..
Tra l’altrc mie medaglie ione hòdue d’argento l’vna di Valente
& l’altra di Teodono Irap.ne rouefei delle, voti# jo. fi veggono i
voti di xxx.&2fxxx.anni,conrimagi tir 4 m ne di Roma à
federe,chc tiene vn globo io mano con la croce difopra , lignificando
[imperio de principi Chri- ftiani. VALENTE. TEODOSIO.
Quello elici faccrdotidomandauonoin quelli voti inliemecol
popolosa lunghezza di vita per gl’impe- ratori. Ronwiù
w lor uoti,<ì gli Dei. a*? ratori ,
ficurtà dell’Imperio , la grandezza della cala de cfcr donni i
i.Principi,la fortezza delleflercito^a fidelità del Sena- <<4 " 4no
' to,la bontà del popolosa pace del mondo, & Iavctto- ria
contro à nimici,comc li vede per le medaglie polle quidi fopra,doue
habbiamo villo, vie tori a domi- NORVM NOSTROR VM AVGVSTORVM ET
CAE- s a r v m, in maniera che quelli voti hanno durato infi-
no àhogg’,&fubito che i Romani erano giunti al ter- mine di elfi, di
nuouo ringratiauono Dio,& (come fcri- uc Plinio Secondo à
Traiano)faceuono altari con facri p /&„•„ $ f _ ficij, balli, fede
& conuiti, dimando opera rcligiofa & pia,quello che piu torto fi
doucua profano Si empio KO manintt giudicare, poi che egli haueuono
licenzadi fare ogni ma ringratù - lcicon ciò fia infino che negli
Anfiteatri i carcerieri correuòno per il circo, le bertic feroci erano
ammaza- noti «iu- te, i gladiatori sbranati, & gli Imperatori faliti
lopra vn piut, ‘ palco ragionauono di dare la Mancia ai-popolo , che
fdtrimnti gridaua ad alta voce, c<w ?~ Denofins dnnu
dugedt ubi I uff iter dnnos. Latino, cr Et mentre che fi faceuono
quelli voti, il Pontefice era tramo di - vcftito d’vna verta lina tutta
bianca, & lunga fino ài piedijfignificando la fermezza d’vna
rifplendcnte virtù: za. & de gli altriiàcerdoti chi cantaua
hymni &peani,chi fonaua flauti, chi la lira, o la ceterajn tanto che
il mini- ftrodcl facrificio tcneua vn bue,& vn’alcro detto
vitti- roario lammazaua,comc fi potrà vedere nelle Meda- glie di
Dominano, & di Geta per la cclebrarionc de i cMtuu* loro giuochi,
& fcfte feculari. ™ bi 5 ri.
» ■ -enfe- r*b% tljrm 4 FtGVRA ritratta ht*
gmochifeciLm d\yt*g*fb. iiiiiii DOMITIANO ANT.
GETA BRONZO. BRONZO. domiti
ano: BRONZO. BRONZÒ. Facendoli quelli facrificij ,
tutto il popolo in Geme con l lmperatorc fi
inginocchiaua.&adorauono i loro fallì Dij,come lì vede
nelle mcdagliedi Dominano. DOMI Sagrauono nmilmcntc le
imagini de i loro Dij > non firn* togli per amore di quelle (come dice
Platone) ma perche elle fomigliauono le deità di quelli, come noi hoggi
figuria- mo le no(lre,& tral’altrc cofc venerauono affai la faetta
di Gioueffimaginedellaqualccra confagràta dal gran d! UtoZ Pontefice,
(limando che per quella via il popolo &lc fiumi!*» biade farebbono
accurati dalla tempefta del ciclo, co- 4i Romam. me fa vc dcpcr le
medaglie qui di fotto. AVGVSTO! A N T. P 1 0~ A’ que
ijj A' quello mcdcfimo effetto quello che i Cetili oflci>
ùauono& crcdcuono nella loro fupcrftitiofa religione, noi l’vfiamo
hoggi nella conlàcrationcdcllc noftrc cam Confacra- panc, (limando che fonate
caccino il mal tempo, fi co- me egli vfauono ilfalc,l’acqua&gli
cflorcifmi,pcnfan • do che cacciafiìno i cattiui (piriti d intorno à i
luoghi, & à le perfone:ondcio mi marauiglio grandemente
che tanti begli ingegni, & valorofi faui,& prudenti huomi-
ni, come fumo i Romani, penlàflino ((appendo la licen tiofa&
dishonefta vita di Gioue) che egli hauefle forza La uta 4 di tonare,
danneggiare, mandare laette, & beneficare le ^ iou * co le
humanc,chiamandolo Ottimo, Mafiìmo & Omni potente , & perche più
torto non crcdefiìnodi poi che Chrifto era già nato di molto tempo, che
come illoro Efculapiojchci fcciono volare al cielo per forza, non
hrrtligio. poteflè più torto Giefu Chrifto hauere rifulcitato i mor-
• ti,& che ci folTc figliuolo d’vna vergine, come ei diceuo
- no che vergine era Verta &madrc de gli Dei, & chcno- ftro
Signore haueua alluminato vn cicco, come egli af- fermauono hauere veduto
fare quello medefimo mi- racolo à Vcfpafiano in Alertandria.Ma tutta
quella in- credulità nafceua dal demonio che gl’accccaua. Ha- ucndo
aliai à balla nzaoflcruato & Icritto de l’ordine di quelli
facerdoti,facrificij & voti , i quali erano anchora, che fecondo
lefortune che egli haueuono (campate & la qualità de voti fatti, egli
appicauono alle mura de haucr t /Um templi le tauole,douc erano dipinti
tutti i cali, fi come pato qual - hoggi fi coftuma in Fiorenza, & in
molte altre chicfe f . he ca f° d'Italia,ondcHoratio fcriflc; Fortiuw.
Me rnr qual ca gioitegli ut fichi facri
* ficomo. Cerimonie del ftcrifi- ciò.
Moti. Plinio nel 17. libr.de tHifioria
tutur. N«n»M fa- cùfico il primo 4 Dio, fecon- do
il diredi Plinio. Microbio. Virgilio.
purgatione degli anti- chi con l'oc qua ffiarfa. Jrfe
tabula facer ZJ attua paria indicai h umida Sufj>endiJJe
potenti ZJefimenta maria Dee. Refla à vedere tutte le
cerimonie & inftrumcnti vfad da glantichi ne i loro làcrificij,i
quali fc alcuno mi do- mandali! perche erano fatti, rifponderei per tre
cofc. La prima,pcr honore di Diod’altraper vtilcdel faccrdote, che
impetrauafanitàper il Principc,& per il popoIo;co- mc cofa più
prctiofa tra l’altre, & la terza , per doman- dare perdono à Dio
dcgl’crrori commcflì, pregandolo di volere fanarc l’alma inferma. Era
adunque il princi- pio di quello facrificio che il prete innanzi, che
ammaz- zare la bcflia,lcmcttcua fui capo , o Culla fronte della
farina, dell’orzo arroflito,& del fale tutti mcfcolati in- ficine, la
quale millura gl antichi chiamorono Mola, come fi vede in Plinio, quando
ei dice, che Numa fu il primo chcfacrificò à Dio col grano, & lo
pregò con la mola falatarnondimeno innanzi che fàcrificareil faccr-
dote fi lauaua,& quando volcua folamcntc rappacifi- care l'ira de gli
Dei,o rallegrarli fi gettaua l'acqua fopra» come fcriuc Macrobio,&
Vcrgilio parlando di Didone apparecchiata per fare facrificio,
^yfnnam,cara mihi nutrixfuc fi fi e fororem. Die corpus
properet fluuialifargere lympha. Etaltroue quando il detto Poeta
parla della fèpoltura di Mifeno,ci moftra come gl’ailìilenti al
facrificio erano purgati dal facerdote con l’acqua fparfa convn
ramo d’vliuo,o d’alloro nel modo chefeguev Idem ter focios pura
circumtulit inda, Spar $pdrgen$rortleHÌ,(èfr rtmoftlicìi
olia*, _ \ Mai Romani di jjoì in luogo di quelli rami vfarono
vn’afperge, limile a quella che fi colliima hoggi nelle nollre chicle,
come li vede in più medaglie & fregi an- tichi che fono à Romaà
quello modo.Quelta alperge llaua ncll’acqua,douc prima era /la- ro
fpcntovn torchio accerojchchaueuaferuiro al làcri- ficiofu
l’altare. Et di qui nacque l’acqua di Mercurio . predo alla porta
Appia,della quale via ua il popolo Ro" « £££ manoinuocando Mercurio,
& penfando coli fcanccl- s ^ rr fi i ~ Ure i peccati leggieri &
fpccialmcnre la fede rotta , & le ‘ÌZ bugic.Oltrc a quello ho
olléruato che gl’antichi driza- uono innanzi ài loro templi vna Pila
magnifica, douc del continouo teneuonol’acqua, con la quale li
tocca- uono prima che entrare nel tempio per fare fa orificio.
A %}( ‘PILLjl T 1 2t sAT DEL ' marmo
antico. I !» ir
Vfauonodi poi vn’altro vafctto minore & portatile. li con
acqua, limile à quello che portano anchora hoggi uà nelle chicfc
& fuora i noftri preti. 1 1 Fi g V a
sin ir tot tf
VI 257 FigVK^l 2)' UK VASETTO portàtile a
tenere l acqua [aera. Ma gl’Hebrcià l’entrare de loro
templi vfauonovn Tind gran vafo fatto in forma di Tina, chiamato da i
Latini altrimenti lal>rum ì del quale i facerdoti che andauono per
(acrilica- re pigliando dell’acqua lì lauauono le mani,& i piedi,
& il modo di volendola benedire vi gittauono dentro le cenere della f
ar l ac ì u4 vittima arfa,& di quella con vn ramo d’hifopo bagna-
degli h «- uonogl’alfiftenti, benché io ho ofleruatoche nella fine trfi
* de loro facrifìcij, quando il fuoco era per mancare, vi gittauono
fopra certe fcheggicdi cedro, hifopo , & co- rnino, & della
cenere diqucfte tre cofefaceuono l’acqua facra.Douec danotarcchein tutti
i facrifìcij antichi lì rrèfortidi trouauono tre forti di purgationi,cioè
di pino, di zolfo, pmrgationi & d’acqua, quello che conferma Plinio
nel vi. libro quando ei dice che la teda, o vero pino tra tutti
gl’albc- ri, che fanno la ragia, è molto grato per il fuo fuoco nei
R i5 8 vrodo. facrificij. Del zolfo (come dice Proclo)
vfarono i faccr- doticon 1 alphalto o bitume, & acqua di mare nelle
loro purificationi,pcrchc il zolfo per l’acutezzadcf fuo odo-
zoìfo. ^ re ha forza di purificare.Et Plinio /criue che il zolfo è
buonoalla religione &per purgare le cafe col fuo fu- mo. Oltre a
quello i fàccrdoti ftauono conrinenri & di- giunauono prima
checntrarc al facrificio,ondc volen- ti»* ^.° ^ uma Pom P'^° pregare
perla ricolta & facrificnre, Tompj&di s aftenne prima dal
mangiare della carne, & dalle don- GiulUno nc. Et Giuliano
Imperarore(fe noi vogliamo crede- spartùno. re a Spaziano) fi contentò
prima che andare al facri- ficio di cenare d’hcrbe & di pere
folamenteicon ciò fia (come dice Porfirio) che l'vfo della carne nuoca
piùto- fto alla fanità chele gioui,confiderato che le
infermità nenzf. afii ' fi N g uarifcon ° benc fpàfo per dieta. Et
cofi per fobrie- ta,pcr carità, & religione debbiamo cercare di
purgare, & nettare l’anima , acciochc ella viua ficura contro ì
ogni pericolo che le poteflè auenirc, cacciando da noi . tutti i
penfierichecipo{ Tonoporrarepregiudicio, &o£ fufcarci 1 ingegno
& la ragione, confiderato che I’aftinenzaguardal huomo di peccare, la
/obrietà fa finge - TauoUfu- gno fottile, &ildigiuno perl’eflèmpiodellatauoIa
/agra bru'dì ri- & ^ 0 ^ r,a ^ e P‘ ta g or,c, >cifa viucrc
lungamente. La legge tagorid. de i Bracmani era tale, che ella non patiua
, che alcuno ugge de entraflè nelloro collegi o,chc non potelfe aftenerfi
dalla diunto i carne, dal vino, & dal peccato. Et le noi porremo
ben hjUncnzi. mente al x xx v. libro di Tito Liuio, noi troueremo
il digiuno c ^ c il digiuno fu oflcruato per «lamichi, quando ei di-
ojjWo ce, che comandando il Senato all’officio de’Dicci huo- Sf anti '
mini di riguardare i libri Sibillini,pcr intendere il /igni-
iìcato d'alca ni prodigaci rilpofono,chc bilognaua di cinque in
cinque anni ordinare i digiuni in honore del- la Dea Cerere. Ma quanto
alla continenza, ella c vtile all’anima &r al corpo,comc inoltrarono
ilaccrdori de- gli Atenielì chiamati Hierofantes , i quali lìcallrauono h
icrofdn* col bere il fugo di la cicuta.Ne balla quello (blamente, Us
‘ che ei bifogna fpogliarlì d’ogni affezione & pallìone
particulare , come dice Cicerone nelle Tue queltioni cicerone Tulculanc,
chiamandole pcllifercmallattie dell’animo: ondeincambio, che gl’antichi
penlauonodilauare con l’acqua i loro peccati , lauiamo noi con la
penitenzai penitenza noltri euori/eguitandoin quella la Temenza di
Seneca. èilueromo in Thiefte,dooc ei dice, t&fi'ì /£ Qutm
poenitet peccajje,pene e/l innocens.. Iute. La quale cofa ci
feruira di vero zolfo , Se vera bitume , Seneta * come Icriflc Ouidio,nel
libro </r Tonto, ouidio. Sape leuant pcenas,ereptd<jue lumia*
reddunt, Cùm bene peccati poenieuijje V idear. Vlauono
anchora gl’antichi rElcmolìna , come ferme Spartiano nella vita
d’Antonino Caracalla, dicendo, s P* rtiano ' 'Nontenaxin Urgitionem , non
lentus in eleemofynam. Ec La limojìn* Homcro narra d’vn giouaneche
s’adira con Anrinoo “ ^P r< \“ Proco, perche egli haucua ingiuriato vn
pouero huo- m tr^gU mo, che gli domandaua la limolala innanzi aH’vfcio R-
0 '"*'"*"»- della Tua cala, inoltrandogli che Diocclclle
lopunireb- *** ** be.E' certo che i laccrdotidc Gentili innanzi che fare
tf*eerdo i i facrifìcio lì confeflauonod’hauereerrato,domandando
(come dice Pitagora & Orfeo) ài loro Dij Tempre cofe facrip.care
giulle,doppo la quale confcdionc publica il preteche u f auAno ld andaua
innanzi & miniltraualecole fagre vfaua di f lr co ^ c P ,onr ‘
R a 2.60 silcntio ne - mili parole, hoc age , per
fare che il popolo tacef- <'ir™ ncl fc,& ftclfc intento à i
facrificij, facccndo fare largo con grf . 7 vna bacchcttaùlqualcfilentioè
neceffario nelle cofcfa- grc,come Icriuc Ver^ilio quando dice,
Hinc fida filtntia fiacris. Non elfendo dubbio alcuno che
ogni bene procede rune ft- d a l poco parlare. Et coli il prete comandaua
fautrtfa- trfto. crù,ò funere linguis , che altro non è (come dice
Fedo) che honafiari, le quali parole io ho vfate latine per
non vfeirefuora de termini antichi circa ài facrificij, maflì- «
inamente che i noftri poethvolcndo dire filentio, vfa- rono aliai quello
\cxbo fiauere. Finalmente quando il -, . prete s’appreflaua all’altare
per facrificare, ei lo trouaua ornato in quello modo,
FigVX^i 2 ) 1 U ^ LT^XE 0 nato de fiefioni,come fi vede nel marmo
antico Menandro. Et il faccrdotc era coronato d’herbe
chiamate ver- verbene. bene, per edere appropriate,& (limate felici
ne i facrifì- cij.Ie quali coglieuono in luoghi fagri : quantunque
noi impropriamente parlando chiamiamo verbene Tallo- ro,Tvliuo,&
la mortine, nondimeno Mcnandro afferma che quello era proprio la mortine
vfata nelle loropurifi cationi infieme col Pcntafìlo,chc noi diciamo
cinque foglie:anzi erano gTantichi d'oppinione che Tvliuo foflè
proprietà albero tanto netto &puro,che fcvna meretrice, o altra
^Muo. femina impudica lo toccaua , o piantaua,non portadè frutto,
& fi fcccadè.Et benché gTantichi ornaffino i lo- ro altari di quede
foglie , pur nondimeno (limauono che ogni Dio haueife la fua hcrba,&
albero particularc: comeGioue Te(cuIo,ch’è vna fpctiedi quercia,
Apollo l’alloro, Minerua Tvliuo, Venere la mortinc,àcaufadel fuo
buono odore,Pan il pino, & gli Dei infernali Tarci- preflò, per non
rimettere mai quefla pianta vna volta f° tagliato tagliata, non più che
vn morto non e buono à nulla: Bacco Tcllera,& Hercolcil popolo
nominato di (opra. veUeraeo- Stimauonoparimentechc ogni loro Dio hauede
vna- * nimale proprio, come Bacco la capra,o ilbecco, perche ogni
dìo I Romani eonfatraro - no ad ogni Dio
la fua berba. Varcipref- ei nuoce alle vigne.
Cerere la troia, perche guadale *» biade, Diana ilceruio & il cane,
Nettunodl cauallo per proprio. le ragioni allegate di
fopra,Fauno,laca^l,Gioue il to- ro, Efculapio il gallo,
& Ifis , Tocha. NclTimmolaré adunque, o (àcrificarc quedi animali, il
Flamine, o fa'- cerdoteera veditod’vna vede di lino bianca,
chiamata da Latini lignificando che la purità e grata
àDio,& perche ogni colà che efee della terra , è nel fuo t fce di
u principiopura & nettadaquaje vfanza c anchora hoggi terra ' m
~ R 3 “ t0 ' Zdi trai noftri preti nella
popa di loro faenfieij, & nel prin cipio che egli entrano all'altare
: & vogliono alcuni che gl'Egittij ne fodero inuctori,vfando le dette
velli ne i fa- crificij d’vn lino detto A^/flWjonde fu detta la vede
Xylin* rUnio. nel modo che lo IcriuePlinionel xvi ni. libro
dell’Hi- cucrone. fLoria naturale. He Cicerone dice nel libro delle
Leggi, che il colore bipco e molto grato à Dio:&r che le vedi
colorate non debbono fcruire le non à gl'huomini di HrfWfo de
guerra:fomma, che quello habito faccrdotalecra fi lun- [kcerdoti
go,ched’ogni parte dracinaua per terra, come lì vede per la prclcnte
figura. SACRIFICIO TIRATO DEL MARMO ARTI, co Ài Jlom*.
Veluuon a * 3 Veftiuonfi ancora quelli faccrdoti d’vna
tonaca dr- pinta,&foprala tonaca vna falcia intorno al petto,
fi comcparlandodiNuma Pompilio ha fcritto Tito Li- uio,dicendo che
ei creò à Giouc vn Flamine Diale per- petuo, vcftillo d’vna bella verte ,
&gli donò la Iella Cu- rulc:& clic oltre à quello ordinò xii.
preti Salij per fa- re lacrificio à Marte, vertendoli d’vna tonaca
dipinta con vna falcia di rame intorno al petto, quali nella ma-
niera che vlàno hoggi i noftri facerdori.ma di feta orna- ta d’argento,
& d’oro, & di piecre pretiofe.Ornolli Umil- mente d’vn cappello
di la nabiàca, chiamato Albogalc- ro,il quale perche à caufa del troppo
caldo non pote- uono Iellate fopportare,fi legauono vn filo intorno
al capo,non ellendo loro lecito d’andare lènza nulla in te-
rta,nondimeno bifognaua che idi delle felle lo portafli- no,pcr moftrare
meglio la dignità facerdotale: oltre à tutte quelle cofe bifognaua che il
facerdore antico ha- uerteil caporafo/ccondoil modo degli Egitti] ,
come fcriuono Herodoto&Plinio,dicendo che altroue i pre- ti
portauonoi capcgli,main Egitto nonronde Com- modo Antonino volendo
portare (come fcriue Lam- pridio)rimagined’Anubi,bifognòchefiradefie il
capo: ia quale cola gl’interpreti della Icrittura (aera , &
mallì- mc S. Hieronimo hanno interpretata che la tefta rafa non
vuole altro lignificare,, che la depofitionc di tutti i penficri &
cofe temporali, & che la corona, ò cherica de ipreti fignificala
corona del cielo. Ma ritornan- do alle cerimonie de noftri facrificij
antichi , dico che quando fi veniua à facri ficare , il facerdore
voltando- li dallaltarc inuerfo il popolo, fi mcttcua la mano al-
R 4 Tonaca do i fateraori. Tito
Lir. MÌO. A Ihogale- royucjlimtn to del fla- mine
Diale* Alfacerdo- te non tra lecito an- dar con
la tefta ignu- da. il facerdo- te antico
baueua la tejta rafa. Commodo fi fece ra- dere il
ca- po. Hieroni- mo. Cherica de
freti. Segno di fi- lmilo. *?4
DELLA RELIGIONE la bocca, lignificandoli il filcntio, quali nel modo che
fi sonatori volgono i preti di noftra religione : nel quale mezzo *
"io. ^ auc ‘ & ^ cctcrc fonauono,i quali flauti ne i facrificij
erano di boflolo : & nelle fede & giuochi fècolari d’àr-
ornamento g cnto > & la vittima paffo à paflo andaua caminando
4riu uitti- verfo l’altare ornata di fiori intorno al capo, & certi
pa- m ' ternoftri dorati, che le penderono dalla punta de corni,
efifendo condotta da i vittimarij mezi vediti d’altre pelli ntn ,
JU di beftie,chc egli haueuonogia facrificate, comcmoftra Ouidio
dicendo, -Induraque cornilus auro vaglio. Vittima.
EtVergilio, vlinio. ^ ft atUdm ante ar4S dUrata fronte
iuuencum. Quello che ha confermato Umilmente Plinio , nel
xxxiii. libro deH’Hiftoria naturale, douc ci dice, che non fi penfaua nel
fuo tempo ad altra colà che trouare vna gran bcftia,con le corna
doratc,pcr farne honore & facrificio «à gli Dij immortali nel modo
che fi vede qui difotto. FIG V DE
GL ANTICHI ROMANI. is 5 • FiCjVR^ YlrTZrrfZi IdeZ marmo
antico, che fi vede in Roma. Mala viteima minore cheli
doneua imolareà qual- i» oUtione che Dio,era coronata d’vn ramo delle
foglie dell albero dedicato arale Dio,o veramente d’vna falcia di
lana, chiamata infula, dalla quale pendeuonoduc bendedette Tal viti
da Greci, & Vitu & a i Latini, & fe menata all'alta- re Lenza
clfcre legara(quantunquc per l’adietro ella lo fo ledè ellèrcjcome
inoltra Iuuenaledicendo, Sei proctil extenfum perulans <j uatìt
hojìia funem.) segni di ella faccua refiltcza d’accoltarlì , o fi
fuggiua,o che per-, colla gridaua,o cadcua da vn’altro lato che quello,
che lime de ro dilègnauono i Romanici pélauono quello cllere mal- mani
• R 5 Virgilio . 1 Vittima ri
j dowrjli- t duerno le bejUcperle vittime.
Tranquil- lo. Audacia di Ceftre.
Btfticpiù utili ithuo a<r<? ‘l’augurio,#
illacrificio non grato à gli Dij, nondimeno non lafciauonod’ammazzarlaful
luogo medcfìmo,do- ue era fopragiunta, come per
contrario,pigliauonoin bcne/c pacientcmente ella afpcrtaua il
colporqucllo che ha moftro Vcrgilio in quel verfo,chc dice.
Et duElus cornu Jldbit fteer bircus dJ dir dm. & Hadriano
Imperatore nelle fuc medaglie. MED. GRECA D’HAD~RIANO.
BRONZO. BRONZO
Dipoi per ouuiare à quefli dubbi) , Scnondiftur- barei {acri
fìcij,ordinorno gli antichi i vittimarij à polla, che domellicauono le beftie,
& coli facilmente le conduceuonoaH‘altare:quantunque Celare del
fuggire, o non fuggire della vittima(come lèriucTraquilh
faceflèconto,&non IalcialTedi combattere doue rione lì prefentaua :
anzi fumo gl’antichi in quelli, riolì , che prima che itnolare vna
bcftia.la poneuo mentedaleapo lino ài piedi, accioche ella folle
fènz "^ , ~ula,& coli pcnfauonodouerc cflerc molto piùgra-
Ioro Dij.Etfurono le vittime vfatedai Romani,!* ;a,la troiani bue,
&la capra,comebellicpiù man- fuece z6 7
fuctc& facili à condurre douc l’huomo vuole, & an- no,
trono cho come beftìe più vtili alla vira dcH’huomo, con ciò lìache
le pecore danno il latte & la lana, & i buoi lauora- p t u e de
«- noia terra , & del jfelo delle capre gl’antichi faccuono ft
roniin feltri per la pioggia, & delle pelle dccaftroni cucite in- v ^
0 ‘* , ^ oUd ficme , i foldati mantelli perla guerra.Et coli
nelprin cipio del facrificio illàcerdotc Romano veniua all’al- tare
velato Scoronato d’alloro in compagnia del coro di fanciulli^ fonatori di
flauti & di ccrere.che fonauo- no&cantauono,come moftralaprefcnte
medaglia di Longino Triumuiro. ti Romani perla
gu nr ra. LONGINO TRIVMVIRO.
ARGENTO. ARGENTO. Oltre àqueflo non farebbe parfo
interamente buo- no ilfacrificiOjfc illaccrdore non haueflè tenuta la
ma- no fu l’altare , come ha moftro Vergilio nel 4. dell’ Ac-
vtrgilio. neid.doueei dice: Talli ut orantem JiBis ardfijue
tenentem ’ * ^duJtit omniporens. Volta
soltuono i Voltaua Umilmente il iàcerdotc il vifo all’Oriente
nel g^Umt P rc g arc gli Di j, -fida mattina di buon’hora,
{limando titutxr f*- gl’antichi che quello folle il tempo proprio, nel
quale gli ucrfrorié- Dci lecndeuono nel tempio perricctiere & vdirc i
prie* te. ghi,& voti di queflo
&dic]ucllo:Ia<]uaIev{anzahabbia Forano, moritenutaanchora noi
ncllanoflra Rcligione:& Por- fino ha voluto che le ftatue &
entrate de templi fiano tutte volte aH’OrientCjConforme in
<juc{lo(feben miri- cordo)con Vitru uio. ' FiqLm^t
TlTt^T^l Z> L- la colonna di Traiano. tifine 1
Doppo quello il facerdote pigliaua tra le corna della vittima del pelo,
& lo gitrauafoprail fuoco accelo, nel modo che ha fcritto Vergilio
quando dice. Et fummat carpens mediti inter comua feto*»
Jgnibta imponitfacris. La quale fuffumigatione fatta con
altre di frutti & biade primaticcie, chiamate dai Greci come fi
vede per la prelènte figura. i Co
Virgilio . Fl^VR^A T> E COLTURE, don erano
polle le primicie ftj fruttijnnanzi cine facrifìcafiino.
Gl’antichi penfauono quelto cflcreaugurio di futura fertilità,
rendendo gratic à gli Dij d’cflcrc arriuati in vn tempo più ciuile,&
più bcllo,nel quale in cambio di ghi ande & d’orzo potcuono mangiare
viuande più dili- catc. I granelli di quello orzo mclcolati con Tale (
Sic mifcel a 7 o Cerche mef tnifìellam
inteìligunt Oraci ex hordeo, & f*le> mar eri am ) Ronuni f-
fichiamauono Ole&cUle,\ quali coli magiauonagl'an- orzo con il tichi,prima
che folle in vfo il macinare. Ne vi mefcola- rt ficrifi- uono *1 P cr h
fertilità, eflcfndo cola (Ieri le, nc manco àj. per ringratiaregli
Dij,ma perche lo Rimarono vn lega- Uftlcriprc mc £ f e£ , no d’amicitia ,
& di qui nafceua che innanzi à game dumi gl hofti&aglamici
liprclentaua il (ale prima che tutte citu. l’altrccofè, volendo /igni
ficare la fermezza dcH’amici- tia,& moltrarechecomedi più acque
fijfavn corpofo- Iidò(quajc c il (ale)cofi della volontà di più perfone
fi genera vna perfetta concordia & amicitia. il medefimo
faccrdote d ipoi gittaua tra le corna della vittima la mola, & verfaua del
vino,comehà moftroVergilio, douc ei dice. Simbolo di
ucraamici- tu. Mola. Vrobatione -Frontone inuergit
vinafacerdos. della uitti - lignificando per quello che la vittima
era crcfciuta in di ma " gnitàr&ancho lo faceuonopcr prouarc
fecllahaucua paura , {limando che lenza la mola il ficrificio non
era . . grato à i loro Dij:&: il vino era portato in vn vafo
detto l 0 . Prcfcriculo,per vnodei miniflridel lacnficio,nclmodo
chcfe ne veggono à Roma invìi marmo antico. VUSO VUSO,
Tinnirò DEL M^tR- mo antico-, chiamato ^ref inculo.
Ma innanzi che il prete fpargefleil vinofu la tcftadel- Ia
vittima, eil’aflàggiauacoì/ìmpulojchceravnaltro pie s imputo.
colovafo , fatto nel modo che fi vede qui difotto,& ri- tratto
da diuerfi marmi & medaglie antiche. SI MTV LI TIRATI D‘V
2ST fregio dntico cine in Roma. Ne man
t 7 i i Ro»Mn{ Ne manco fi faceuono quelli fiicrificij fenza
fuoco, il non fucrifi- q Ua J c era dilegnc (ceche porte fu
l'altarc,fi come vfiamo ““fuoco, anchora hoggi ne i noftri facrificij
(non per ouuiareallc tcnebre,ma per moftrarc nell’adoratione fegno di
gioia) & come fi vede per il candeliere de gl’antichi, fatto in
quella forma, CERVELL ERE, RITRUT- to del nurmo
antico. Lclegnedel detto facrificiononpoteuonoc/Ièred’v- téttiu o
tu- liuo,d’alIoro,ne di quercia, perche gl’antichi ftimauono *’"*•
che tutti quelli alberi faceflìnocattiuoaugurio:& quan- fidccold il
do il facerdote racccndcua,pigliaua vna fiaccola di pi- P in0 \ • no
guardando bene di non errare fecondo l’ordine delle Cerimonie ’o ,
• i , i i< -t primdch oc loro cerimonie antiche ,doppo le quali
il prete toccaua eiderUuit- | a k e ftj aC0 n vn coltello, dalla iella
per infino allacoda, yergìlìo, come ha moftro Virgilio, douc dice»
Et V 273
(. -Et tempora ferro ' Stimma notar pecudum.
Comandando dipoi al vittimano di mettere i coltelli fo pra alla
bcftia,come dinuouo ha inoltrato Virgilio qua do dice,
Supponunr alif cultros , Et di qui c nato che gl’antichi
diceuono mattare, cioè crefccre,percotcndo la viteima con vn maglio/atto
nel modochefi vede qui difotto, MAGLIO ET SCURE
con quali ammazzinone le Vittime. Non era
lecito à i miniftri di percuotere la vittima» ^ fé il faccrdote non
Io comandaua;gI habiti de quali per i mnìjbi cflerc differenti , mi è
parfo inoltrarne la figura qui di- d, ff eTtnte > (beco. FICfV'R^l
Z>’ l MJlslJSTXJ del facrifdo, ritratta del marmo antico.
Et tutti quelli ch’andauono innanzi 1 . grand jfacrifì
cijdicenro buoi, chiamati Hecntombc,ciòè trombet ti, fonatori di flauti,
o dicorni, & quei chcconduccuo no le vittime , óccheporrauono i vali,
Se altre cofe ne ceflaric per il ficrificio, èrano differen temerne
corona ti, 6i vcftiri *ncl modo che fi vedc.qui difolto,
H eeatobr. SO no innanzi alle
vittime, Quella vittima era bene fpellbammazata di
coltello, colteUochi fubico che il làcerdotc comandaua di ferirla nella
gola, Sf " il quale coltello, chiamato Seeejpira, era limile à
quello ritratto da i marmi & fregi antichi , che fi veggono in
Roma. S a ■v zf? Wf i <K1 / X r z J ! qjj
^ L 1 ammazzino le vittime. Etalcunialtri
tcneuonograndillìmi bacini da loro detti difchi,per riceucre gli
inteftini della beftia,Ia forma de quali Ci vede in Italia & in
Francia in molti luoghi fatta à quello modo. S
Tutte quelle colè non erano fatte lènza millerio, con ciò lìa,chc doppo
haucre glatichi lacrificato i buoi, per Mijitrio memoria del
facrificio,& in honorede loro Dij faccuo- no f u I luogo (colpire 1
bacini, &:i tcfchidc buoi, có fcfto* pojitnticni. # . c • . \ |
. r, nnntorno.comeinpiulati li vede mgran marmi anti- chi, &
maflìme fopraà gl’archi delle pone di S.Giufto in Lyonc. 2) 1 S CO,
0 2 CI Fregio *7* FX3 q io TTYZTro
Wltm marmo antico eh' è in Lyone. Pelle detto vittima
in- Alcuni alcri,lcQrticatada vittima/accuorio rtietrère
la pclleconl’altreinfegne della religione, dormendo bene fpeffone i
templi fopra le dette pelli, per affettare la ri- religione. fpofta de
iloro Dij,come mollraVerglio, quando dice, y ‘Pellihus ine uh ut t
JlratisJomnofque perirne. S 4 vìD l UT''
I Giu Etficomeletcftedc buoi erano quiui collocate per moftrare la
pietà & la religione, & tutte le loro cerimo- nie vfate nei
facrificij, colici mctteuonoanchora quelle de caftroni facrificati,fi
come fi vede nel fopradetto fre- gio, onde io ho fatta ritrarre la
prefente figura. a i ,/V'y, '■ ' . ^ x yfq
i8o' /. TESCHIO DEL' TO X q mejfo tra le infegne della
religione. ito
‘ I Giudei (come fcriue Straberne al vi. libr.)haueuo- i Giudei no
anch’eglino quella vfanza di dormire ne i tcmpli,& di vegliami dentro
, come faccuono i Romani , perche tomcTUo- comehà detto Cicerone, gli
Dei parlano (blamente à mni ' coloro che ei trouano dormendo : la quale
vfiinza (co- me (criucEufebio Panfilo) fu dipoi tolta via daCoftan E “A
bio tino,auertito de i maliche fotto colore di bene fi face- uono
là dentro. ‘PELLE PELLAI VITTIMAI.Vltimamcnte il
fiicerdotefaceuarizarc vna gran ta- uola chiamata EncUhrnjz ome i vafi ,
che fcruiuono per ifacrificij, fumo detti EncUbria, , fopra la quale
faceua porre la vittima (parata percercarcdiligctemente gl’in- QsoUinte-
teftini (quali erano il cuore,iI polmone &il fegato)con vn coltello
di ferro,& cognofcerc fe gli Dei s’erano con- * tentati del
facrificio & pacificatila i Greci (come' fcri- ue Paufania) appreflo
hauere guardati gl’inteftini de Taufaù. glagnclli, capretti, &
vitelli, folcuono predire le cofc ■;.v: - - _ S 5 jl8i della
religione officio de future.EfgrArufpicioflcruauonofolamentclc
fiamme t^nelfacri' delfuoco,dal q ua le era la vittima abbruciata.
Hauen- ficio. do i faccrdoti coli bene effeminati gl’intcftini ,
faccuo- no diuiderele membra della beftia, & quelle coperte di
farina,& polle in vn paniere, ne faceuono offerta à c o-
lui,chehaueua fatto il fecrificio,&cofì (limauono la vit- tima
pcrfetta.il coItcIlo,col quale era la vittimafquar- DoUbré tata, fu
chiamato Dolabra ‘Pontifici* , fi come Tito Liuio ponfj/icu, ha nominato
quello, col quale fe le tagliaua la gola , Se- ua,yel a fecando
SeceJj>ir*.}Az i coltelli, coni quali s’am- mazzauonoi piccoli
animali, fumo detti Cultrii come ottico nel hàmoftro Ouidio quando ci
dice, il TrJff ‘ ‘PercuJJufque [augnine cultros form,
lnficit. Et de gl abri coltelli che feruiuono alla caccia, detti
Ve- natori) cultriy ha fatto mcntione Tranquillo nella vita di Claudio,
douc ei dice , Reperti eejuejlri ordinuduoin pu- hlico cum dolane &
"venatorio cultro. Solamente i Giudei Coltelli di nelle
loro circuncifioni vfaronoi coltcllidi pietra. putra per *
e™™"' ~SCVRE ET COLTELLA [A N TJ CH ì\
Laltro Ì83 L altro coltello , col quale era fquartata la
vittima, coltelli per era fatto nel modo,che fi vede qui (otto. uìttim LTXO CO LTE L LO ^ANTICO.
Inuitami la diuerfitàdi quelli co!telIi,& per fare pia- piwr p f
j ccreàgl’amatori delle cofe antichc,à riprefentare quindi de
coltelli forco la figura dei coltelli antichi, che i vittimarij porta-
* uono appiccati alla cintura in quello modo.
COL i8 4 della religion e • COTTE L Li CHE
‘PORT^V^'HO w »*» ordinariamente i ZJittìmarij alla cintura.
4 Etfc alcuno purefteflc anchora in dubbio del
mo- do di quelli facrificij, mi è parfo di riprefcntarc qui al
naturale quello che fi è potuto ritrarre della colonna di Traiano à Roma.
. S.JCR 1 Bh>'ob -A. ih' iup 31 l MI 51 ■1141^♦Ha
. ; t pn jnnr. 3 KV)*j f ■ :J. ^ 'ff ’ !:Ì,W MJtll
11 * 03 1 n I : ,obomofbop ni Mina; ; sjbinoàiq ; :
onta* zfy s uc r i fTcTo~~u wr Tcori fxZf ttò
dalla colonna diTr alano. Riguardata la vittima,
& fatto preferite al facrifica- tore di pezzi migliori , il prete gli
faceua abbruciare fu l'altare, quantunque benefpclfo la carne reftaflè i
i fa- ccrdoti doppoil (angue fparfo fu l'alrare,come hi tno- ftro
Vergilio quando ei dice, Sanguinis @r [acri patera*.
Mane gran &crificij .dntida i la vittima h gittaua tutta
intera dentro al fuoco , come hi dimoftroil mcdefimo Poeta dicendo,
Etfolida imponunt taurorum inferra fammi s. La
ittLa quale carne non era coli torto porta dentro a 1
fuo- frtu ì'tc- co, che il prete vifpargcua fopra delì incenfo del
corto, nerliiuen- & altre cole odorifere, che ci pigliaua dentro à
vna caf- fetta detta ^ cetra da i Lati n i,& de noi hoggi Turibulum
, come moftrala predente figura, , t ~ . ~ ‘ d C
S S E TT yA DOVE TEMEVANO ifacerdoti line enfi. W ’ : il
uino in Qucfto iflccnfo,o profummo (comeio penfo) s’ab- ufo ntl fa-
bruciaua per amorzarc il cattiuo odore della carne «rifido, abbruciata,
doppo il quale il facerdote vcrfauadcl vino rane in mag fu l’altare
, & all’hora fi ftimaua fornito il facrifici tono in ma
g LU I aitare , oc auuuia u muuw lumuu n facrificio, gior pregio
quantunque il più perfetto & maggiore era tenuto quel mi Curi - j Q ^
c j lc ^faccuad’vnatroiajd’vn toro,d’vn becco, &d’vn montone, &
appreflo àgl’Ateniefi d’vna troia.d’vn mon- tone & d’vn
toro,chiamatodai Romani Solitaurilia , & fatto da Cenfori ogni
cinqueanni,pcrluftrarc,o purga- re la Città di Roma, come qui lo dimoftra
la figura, "" ■'* “ ' ~ “ SjLCZi nel
facrifi ào . Solitaurilia. SACRIFICIO CHIAMA TO S
0 L 1- taurihajirato dui marmo antico. ~ Qiì e ft ovoca
bolo,folo,dirnoflra laqualirà delfacrU ficio, cioc che egli era perfetto
& intero, conciofia che Solum in lingua T ulca lìgnificaua intero,
come dimoierà . Solum - Tito liuio, chiamando gli ftrali fohferrei,cioè
tutti di T i itoiiuio. ferro.Nel refto & vlrimo de làcrificij i
medclìmi preti apparecchiauono la cena, alla quale era permeilo di Ctnd ^
i trouarfì à ciafcuno, che era flato prelènte aIlacrificio:& preti
Ro- di quel che auanzaua,poteua il facrificarorcportarc & mnu
donare ài parenti, &à gli amici,qualì come li fa nella <
noftra religione hoggi del pane ,che ogni domcnicair
diftri nijlribu- diftribuifce per
Icchicfc.il modo del loro mangiare craj tionejetta nc l tempio ftauono
tutti ritti con certi panetti ton- ati anti * diin mano, mentre che
ficantauono d’altra parte le lo- «*>*• di di Dio , facendo cuocere la
loro carne dentro à vn vafo detto Olld,&. da noi Pentola, nel modo che
da i marmi antichi ella fi vede ritratta qui difotco. •
PENTOLA DOVE 1 S UCÌtl El- ettori ftceuano cuocere Ucarne de li
facrijìcij. Hauendo anchora olìcruato per la icultura
d'vn'al- tro marmo antico, che fi vede fopra la porta della chicia
di Bcauieu ixn. leghe di Lyone.comcdoppo che la vit- tima era fiata pofta
morta lu l’altare, il vittimario fe la caricaua fu le (palle,& la
portaua per metterla in pezzi, & farla cuocere, come fi vede
pcrilgiouane vittima- rio,che porta la pentola & la mcfiola,& il
facrificatorc noUfiU- il paniere douc era la mola falata , però mi è
parlo di u, riprefentarne qui la figura al naturale. r • ~ ■
Eigv 4 > M Me
FiqUR^l T12tUT<st' D'V'N fico eh’ è /opra la porta
de la chiefa di Tcauiett in Seauiolois. . J Cerere
lulus^ per le biadc,di Venere Ereriches,c ioc picn d’amore, & di
Bacco, Dityramhus : benché grimbriachi h yanl de haucuono i loro hynni à
parte, i quali Ariltofanc inXd- ba chiamati *ft**yÌHunct , à caufa che i
Greci chiamano e». 4 >1 tremito de la tefta*p>*a'>irr, &
mangiare & bere J troppo. H ora appreflo à tutte quelle cole,
il prete, liccn- venilio. tiaua ogniuno,comc moftra Vcrgilio, quando
dice, -Dixutjue nouifiirru vtrl> 4 . 1* il fine del
^ et: volendo mollrarccheil facrificio eraforni- fecrifieio.
to,comehoggi anchora fanno i noftri preti alla fine del- la mefla, quando
dicono, ItemiJJa e fi. In quelli templi tra l’altrc era vna Tedia à parte
dinanzi all’altare, perii ^ Principe, o quello che tencua la
giuftitia, intorno ali ai- r tare vn coro, & nel rcfto del
tempio erano portichi Ioggie,doucil popolo lpaflcggiaua,afpcttando che
lì facelle il lacrificio. Et certamente che Te noi mettiamo ogni
induftria & facciamo ogni grande fpela per Tare ^ bei palagi,
&: belle cafe,tanto più douerremo ingegnarci ^ di fare beile chielc,
Scorationi à Dio , per intrattenere Religione co *‘ * a P‘ cta, * a
religione & la mifericordia,come ci hati degli enti-
noinfegnatoCefarc Augufto,Vclpafiano,Ncrua,&M. 'Jf ehi impero
Aurelio, tutti buoni & diuoti Impcratori,pcr quanto li tifarne- vede
nelle loro medaglie, doue fono tutte infegne della gnifiebité- antica
loro religione, nel modo che fi trouano qui di- fottO;
ANTON. A Pf- 2*1 ANTON. PIO. M.
AVRELIO. ARGENTO. ARGENTO. Ma perche gl’ Egitcij fono (lati i primi
, che Icuando Religione gl’occhi in verfo ilcielo,& affifando la
mente nella co- E S‘*' gnitione di Dio.trouorno molte cerimonie, &
modi di religione:pcrò ho giudicato non fuora di propofito , Io
fcriuere qui neH’vlfimo qualche colà di loro: & come penfando che il
Sole & la Luna fodero Dij ,chiamorno quello Ofiris,& quell’altra
Ifis, adorata poi infino à Ro- ^ s ' ma,come fi vede per la infraferitta
mcdaglia,dclla qua- le io ho fcritto altroue adai largamente.
MEDAGLIA DEL CINOCEFALO. ARGENTO. T 2 Et Commodo
Imperatore (come fcriuc Spartiano) hpiiorò molto tra gli altri
facrificij, quello di quella Dea, come fi vede nelU fua medaglia , doue
ella tiene vna sfera in mano, come madre di tutti Parti, & vn
vaio, ovcroamfora piena di Ipighe, lignificando la fertilità
d’Egitto. BRONZO. BRONZO. L’vfanza de gl’Egitij
nell’adorarc i loro Dij,fu nel principio pura &femplice,fenza
effuzione di fanguc, o vfare altra crudeltà, però che egli offeriuono fu
l'altare quei mcdcfimi frutti, che ei magiauono, il che fecio-
noanchora tal voltai Romani, come dimoftra Iaprc- fente figura: &
abbruciando le radici & le foglie infic- mc,guardauonoi frutti
offerti all’altare, pacificando gli Dei celefti col fumo fidamente. v
pinzi fo- gli Egitti/ nelTadora- rt » loro X>ij. s^Cz/ SACRIFICIO
2)1 FRVTTI TIRATO del marmo antico di Roma. Scriue Porfirio che in
quel primo tempo non erano Porfirio. invfo ne rincenfo, nc Iamyrra,nc la
cannellate il zol- fine il zafferano, ma l'hcrba verta, la quale moftraua
» la potenza della cerra, & tale facrificio quale fi
faccua propriamente delle herbe fi chiamaua da Greci 5v*t*.
Di poi vennero Hipcrbio & Prometeo che trouorno il Hipfr&io
modo di Eterificare le bclfic,& di conofcere selle erano intere
&fane,& il facrificio grato à gli Disperò chefcil fiacri fi tato-
toro rifiuta u a la farina, o le capre i ceci,chc erano pre- acif ~
(curati loro , giudicauono il facrificio ne le beftie edere buono.Dipoi
offerirno myrra &: zafferano, & ndl'vlti- T 3 Cerimonie
degli Egit- ti f, i felli' tarloroDij ld mattina.
Vitruuio. Itore certe per far ora tione,cr
ci tare. P linio. Tacito. Macrobio,
Marcelli- no, Cojlume t Orfeo à far giurare i
forejiitri entrido nel la fua religione. L
ecofebuo ne communicate ima Ugni, perdo nolorripu-
tatione. mofcciono vna vera beccheria dei facrificij loro. L’al-
tre cerimonie de gl’Egittij erano di falutare la mattina i loro Dij,il
quale modo da gl’antichi fu detto adoratio- nc,comc moftra Vitruuio nel
in i. libro della Aia Ar- chitettura,doueci vuole che i templi de gli Dei
fiano prdl'o alle ftrade macftrc:acciochc i paflànti gli pollino
più commodamentc falutare & adorareda quale vfanza pare che habbino
ritenuta i noftri preti,diccndo il mattutino, &terza &feda, comcgr Egirtij
faccuonoorationc la prima, feconda & terza hora, cantando hynni &
altri canti, fitti in laude del loro Dci,& fcritti (come fcriuc
Plinio) ne i loro libri di Rcligione,per figure & caratteri di
beftic,d’vccelli,& d’altre cofe, che Tacito, Macro- bio &
Marcellino chiamano Hycrogliphice , come an- chora fi può vedere ne i
loro obclifci, o vero piramidi & guglie, delle quali ragiona Plinio
al x x x v i. hb.dcl- fHiftoria naturale in quello modo,Gl’intagli,
caratteri, & imagini,chc noi veggiamo, fono lettere de
gl’Egittij fcnzaordine& inrclligcnza di perfona,fcnondi coloro
che crono prepolli alla religione. Et Orfeo (come narra Firmico)
mollrando à gli huominiforellieri,chc entra - uono nella fua religione, i
lecreti & miflerij di quella, gli faceua prima folla portadel tempio
giurare, che non riuclcrebbono maicofa,che egli hauellìno veduta ài
profani, cioè à quellichcnon erano dell’ordine loro:& certamente non
fenza ragione, conlìdcraco come le co- le buone perdono di
rìputationcquando ellcfonocoftì municatc à huomini ignorami,
incredulfonuidioii, per- fidi & maligni. Vlauono oltre à quello
gl’Egittij, che pi- gIiauonogl’ordinifacri,di pigliare anchora
prefentida ogniuno. a* 5 ogniuno,& poi
faccuonovn conuitoà tutti quelli , che erano flati prefentialle cerimonie
loro: &il gran facer- dote (come noi diremo hoggi vno de i noftri
vefcoui) infegnaua poi lorc^ciò che ci doueflìno fare, dandoli vn
libro, o ruotolo , come quelli che vfauono i Giudei. I Romani poi
(come habbiamo detto) haueuono altri vigniti de ordini tra loro, come il
maggiore & minori Pontefici, flamini,archiflamini,& protoflamini,
limili alnoftro Papa, cardinali, patriarchharchinefcoui, vefcoui ,
abbati* priori, canonici & altri , à i quali porta uono molto
ho- nore& obbediuonogl’antichigrandemcntr-.ondc Cicerone fcriuc,che
la religione fu quella che fece coli gran- urrllgim di i Romani, anchora
che egli haueflino affili nationifu- periori à loro in molte cofe.
Pofledcuono parimente gl’antichi benefici) con la difpenfa del maggiore
Ponte- eB fìce,come fi vede in Tranquillo nella vita di CLAUDIO, &
doti Antichi in LIVIO, quando ci dice che il figliuolo di Fabio
Maflimo haueua due bencficij,quando ci fu fatto Pon- tefice:i quali
benefici) erano di fi gran valuta, che non folamentc ei poteuono intrattenere
le loro cafc& famiglie magnificamcnte,ma peruenire alle fbmmc dignità
de i loro trionfi, nonlafciando perqueftodi tenere altri of- fici)
fecolari & publichhandarc alla guerra, & fare mer- canti a,
fecondo che roccafionc fi prefcntaua:& erano quefli
bcneficijdidueforti d’vnaVfa fuggettaalla colla- tionedc Ponteficbde la Republica,
& degli Imperatori, & l'ahra reftaua libera &
hcreditaria di mano in mano à R 0m JT « i fucceflorijche chiamorno tali
facerdotij Gentilirij,& tuamentr. quafi al modo noftro patronati:de
quali hà coli parlato CICERONE, nel libro de Aruftìcum reftonfìs, Ei fono
(dice citarne. , che hanno fattoi T 4
egli) in qucfto ordine molte perfone intrjte de facrificij
Gentilicij in quello iftclTotcmpio.Nc e dama- tntjiaf. rauigliarfi fc l’enrrattc
di quelli benefici j antichi erano cofi grandi, confidcraro che quando i
ROMANI veniuo- noa fondarctcpli o munillerj,ci gli jfotauono
digran- dilfimi beni, cofi indanari,& penfioni,comcin
tcrre& altre cole (labi li, & i Re &gl IMPERATORI le faccuono
fi- jonluioni a quelle , che in Francia fi chiamono Fondationi
rtélL Realidcntratte delle quali fi coinè fono rifeofTe & pagate dai
Riceuitori del Dominio, cofi quelle de ROMANI paflàuono per le mani de Questori,
o Telorieri, fi co- coUcgìdd m x c m °ft ra LIVIO, quando ei dice che NUMA
ordine V rftaii no i Collegi de i Flamini & delle vergini Vcftali,&:
aflc- - N ^ id4 £ n ° foro entrate & prouifionidei beni publicida
quale vfanza non bifogna dubitare che non fo/Iè poi ofleruata &
matcnuta da gl altri fondatori che vennono do- cSformiti P° lui.
Concludendo che fc noi porremo ben mente,noi troucrrcmo & vedremo che
gl’ordini della noflra reli- Gentili con gionefonóin moire cole limili à
quelli de gl’antichi Egit k nojircin tij, ROMANI, comclbno i camicide
pretine ftolcde piì- netejecherichc ralc, che i Franzcfi, chiamano
Corone, lo inclinare della tcfla, volgendoli all altare, il
principio et la fine del facrificio, i prieghi,i voti,l’orationi , gl’fiy
tini, le mufichc delle voci,ifuonicomequellidegli organi, proccfIìoni, &
molte altre cofc,chc vn buono spirito potrà facilmente ricorre, hauendo
bcneconlideratc quelle cerimonie & qucIle:ecccttoche quelle de Gcn-’
df ti,icrano ^«tlupcrfiitiofe, ma lenollre fono Chri- g aitili. diane
& catholichc, eflèndo fatte inhonoredi Dio Pa- dre Omnitenrc,
&di Gicfu Chrillofoo figliuolo, à cui fia gloria eternalmente. Grice:
“There are many issues about philosophical theology, as we may call it. The
romans were into cult, rather than religion – they didn’t even know where
‘religio’ came from, and Lucrezio famously disagreed with Cicero – It seems it
was all about killing livestock in lieu of humans, as the barbarians did!” -- Grice: “Enzo should concentrate a bit on how the
ancient Romans dealt with their civil religion. Roma and romanitas. Carlo Enzo.
Enzo. Keywords: l’uomo, essegesi, ermeneutica, i quattro sensi – from Genesis
to Revelations: a new discourse on metaphysics, eschatology – perhaps Moses got
more than the 10 comm from Sinai --. Ebraismo e romanita – romanita pagana – la
teologia naturale dei romani antichi – la religione civile dei romani – I simboli
della religione romana pagana --. La religione ufficiale della Roma antica.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Enzo” – The Swimming-Pool Library.
Saturday, April 6, 2024
GRICE ED ENZO: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DELL'UOMO -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA
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