Grice e Chiocchetti: l'implicatura conversazionale prammatica –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Moena). Filosofo italiano. Grice:
“I like Chiocchetti – a surname most Englishmen are unable to pronounce, but
cf. Chumley! – For one, he exapanded, alla Croce on Vico as proposing
‘espressione’ as prior to ‘communicazione,’ as I do – but he went further – he
studied the Latin-language author, and saint, Aquinas, and his ‘modi di
significare’ – Lastly, he expanded on ‘pragmatism’ as the term of abuse it MUST
be! Why are non-philosophers OBSESSED to keep miscalling me a ‘pragmaticist’
who is into ‘pragmatics’ – It’s totally anti-Oxonian – Oxford being the epitome
of aestheticism – to do so! Chiocchetti also played with the abused term,
‘scolastic’: he thought there are two scolastics: the palaeo-scolastici, or
scolastici simpiciter, and the ‘neo-scolastici,’ like his self! He wrote a
little tract on Gentile, who ungently threw it onto the wastepaper basket!” -- Emilio Chiocchetti (Moena) filosofo. Nato a
Moena, in Val di Fassa, vestì l'abito francescano nel 1896 e l'anno successivo
concluse gli studi secondari a Rovereto. Durante il corso di teologia si
appassionò agli studi biblici, anche se non gli venne concessa la possibilità
di approfondirli presso l'Istituto biblico francescano di Gerusalemme e la
Facoltà teologica di Vienna. Nel 1903 venne ordinato sacerdote. Fino al 1908 studiò filosofia a Roma presso
il Collegio internazionale di San Antonio. Tornò quindi a Rovereto per
insegnare filosofia presso il liceo interno all'Ordine dei Minori e iniziò
un'assidua collaborazione, su invito del padre Agostino Gemelli, alla Rivista
di filosofia neoscolastica fin dalla sua fondazione (1909). Progettò uno studio sistematico sulla
filosofia di Henri Bergson, interrompendolo definitivamente nel 1910 per
approfondire ulteriormente la sua preparazione filosofica a Lovanio, centro
degli studi neoscolastici. Subito dopo si recò in Germania, a Fulda, per
ascoltare Konstantin Gutberlet, e successivamente a Vienna, dove frequentò come
uditore le lezioni di psicologia di Wilhelm Wundt. Tornato all'insegnamento a
Rovereto nel 1912, assunse la direzione della Rivista tridentina. Note
Chiocchetti, Emilio, su siusa.archivi.beniculturali. 20 marzo. G. Faustini,, Emilio Chiocchetti, Antonio
Rosmini e la cultura trentina: un filosofo ladino tra Trentino ed Europa,
Trento, Pancheri, 2008 G. Faustini,, Emilio Chiocchetti: un filosofo
francescano di fronte alle sfide del Novecento: antologia, scritti di filosofia
e cultura, Trento, Pancheri, 2006 Padre Emilio Chiocchetti un filosofo
francescano tra il Trentino e l'Europa: atti del seminario di studio promosso
dal Museo storico in Trento, svoltosi a Trento il 3 dicembre 2004,
"Archivio Trentino", Pietroforte, Storia di un'amicizia filosofica
tra neoscolastica, idealismo e modernismo: il carteggio Nardi-Chiocchetti
(1911-1949), Firenze, Sismel Edizioni del Galluzzo, 2004 R. Centi, Un filosofo
francescanoEmilio Chiocchetti, Trento, Gruppo culturale Civis, C. Coen,
Chiocchetti Emilio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
1981 (Dizionario biografico degli italiani) G. Consolati,, diEmilio Chiocchetti filosofo trentino (Moena
1880-1951) rettore generale francescano e professore di storia della filosofia
moderna alla Università cattolica del S. Cuore, Trento, Saturnia, Emilio
Chiocchetti, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Emilio
Chiocchetti, su siusa.archivi.beniculturali, Sistema Informativo Unificato per
le Soprintendenze Archivistiche. Opere di Emilio Chiocchetti,. Pubblicazioni di Emilio Chiocchetti, su
Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de
l'Innovation. LE GRANDI CORRENTI DEL PENSIERO
(COLLEZIONE DIRETTA DA VALENTINO PICCOLI (L20560 E.
CHIOCCHETTI (0. F. M.) È della Università Cattolica di
Milano IL 5a PRAGMATISMO agi E 7
EDIZIONE ATHENA MILANOVia Vigentina' 7-9
s santo, MRETTRI ProPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
(ORC) s» , è ita, canina eno er insit)
miri iztarta e ea Nihil obstat quominus imprimatur 19
Mediolani, 26 Apr. 1926. : Mons. G. Bernareggi. Nihil obstat
quominus imprimatur Mediolani, 26 Apr. 1926. Mons. Can.
Cavezzali. ALL'AMICO P. ARCANGELO MAZZOTTI CHE NELLA VITA
VISSUTA ANCHE PIÙ TENUE SA CERCARE E COGLIERE LA
FILOSOFIA sg AL LETTORE ca
Ripubblico, a richiesta d'amicì, in volume questi «saggi» sul
Pragmatismo, già pubblicati, parecchi anniì sono nella Rivista di
filosofia Neoscolastica, per- chè il Pragmatismo contiene aspetti
di verità che non A vanno dimenticati. Quali siano quest» aspetti
verrà rilevulo nella esposizione che ne faccio seguendo i Uue principali
rappresentanti di esso il James e lo Schiller. f In
questa esposizione ho introdotto solo mulazioni accidentali, più che
altro verbali, che mettano quella corrente nei tempi suoi, già
mollo lontani spiritual- mente dai nostri. a E.
C. | L LINEE
FONDAMENTALI DEL PRAGMATISMO. Sommarto. II Pragmatismo. Pragmatismo e Umanismo.
Pragmatismo e conoscenza. Nell' Inghilterra e nell'America, come è noto,
la filosofia ha avulo sempre un carattere prevalentemente pratico, cioè, ha
studiato con particolare predilezione quei problemi filosofici che si
riferiscono alla teologia, alla morale, al diritto e alle scienze
pratiche, in generale; e, anche quando si è sollevata alle più alte
speculazioni, non ha mai perduto il contatto intimo con la vita pratica «ed è
stata più sollecita della ricerca del vero in vista dell'orga-
nizzazione della vita reale, che non dell'astrazione collivata per sè
stessa e per la sodisfazione dello | Spirito » (1). Per ciò che
riguarda l'Inghilterra basta pensare alla filosofia di Hobbes e di
Bacone, all filosofi cmpirica e crilica di Locke, alla filosofi
naturale di Newton, alle dottrine teologiche dei De (3) Cfr. «Revue
Néo-Scolastique», dove son tiLortate dall'opera: La Philosophie en
Amérique del VAN B CELAERE' (New-York) le parole citate. La «Revue
Néo-Sc Stiquen ne di un amplo riassunto col titolo: Le mouveme
hilosophiqgue en Amérique, p. 607 seg. Vedi anche i riassunti cli
relazioni sullo stato della filosofia contemporanea in Inghil- Mica in
America: « Rivista di Filosofia Neo-Scolastica wu N. IL
SEE. (6) Linee fondamentali sti, alla fase clica
del movimento empirico del se- colo XVIII, all'Associazionismo e
all'Utilitarismo. — Nell'America i primi a interessarsi di
speculazioni filosofiche furono i colonizzatori della nuova Inghil-
terra, degli inglesi emigrati, i quali naturalmente portarono al di lù
dell'Oceano la caratteristica della filosofia della madrepatria:
l'atteggiamento pratico, che assunse allora, per speciali circostanze
storiche, un carattere religioso. È vero che, nell’Inghilterra,
«una corrente più profonda non ha mai cessalo di rimontare in senso
opposto (alla corrente empirica). Essa si manifesta con Herbert di
Cherbury, con i Platonici di Cambridge, nella scuola scozzese. del
‘senso comune, e apparisce nella sua forma più sor- prendente in
Berkeley, fondatore dell'’idealismo in- glese; è rinforzata più tardi da
Kant, Lichte, Hegel e Lolze; ma anche questa controcorrente non ha
mai perdulo il'carattere pratico, sperimentale, e tende ad appoggiarsi
più volentieri sulla volontà e sul sentimento e a trascurare le categorie
puramen- le logiche dell’Idealismo tedesco » (1). Lo stesso sì deve
dire della filosufia in America. Quando la rivoluzione americana
pose fine al pe- Tiodo coloniale e nel libero paese cominciarono a
manilestarsi varie e nuove correnli filosofiche — ppiella del senso
comune, il Trascendentalismo di Kunt e de’ suvi discepoli, specie di
Hegel; l'Ideali- smo di Berkeley ecc., la filosofia conservò sempre
la tendenza ad avvicinare la speculazione alla vita, a non perdere il
contatto con la realtà, a far risal- lare il carvaltere pratico dei
problemi filosofici. « Ne- gli scritti, p. es., dei seguaci
dell'Idealismo Kan- liano non è la critica che tiene il primo posto, ma
la psicologia cosidella scientifica in opposizione alla psicologia
metufisica» (2). (1) Cfr. in «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica
» (1 i S- sunto della relazione del MACHENZIE: La EIA nea in
Inghilterra, donde sono prese le parole citate. (2) «Revue
Néo-Scolastique », I. c. rat ET tit, 0 ELLI a_n GI Il
Pragmatismo ('S Allualmente i due indirizzi filosofici
predominanti nel mondo inglese-americano sono o erano qualche anno
fa il Neo-hegelianismo e il Neo-volontarismo. Quale dei due trionferà? Se
la storia ci può ammae- strare, se il carattere cinico dei due paesi può
servire di fondamento a una previsione, se, sopratutto, i sc-
si guì dei lempi sono veridici — intendo la reazione "i
Vivissima contro l'indirizzo Neo-hegeliano e la ten- DI denza
della filosofia contemporanea a dare il valore Li principale della
valutazione delle vedule speculative i al sentimento e alla volontà —
possiamo applicare anche all'Inghilterra quello che il Turner scrive
del- l'America: « È verosimile che il corso fuluro del pen- | siero
filosofico non subisca tanto l'influsso dei Neo. hi legeliani
quanto quello dei Neo-volontaristi ». Ebbene, poichè il Neo-volontarismo
americano non è che il Pragmalismo, non sarà senza interesse lo
studiarlo, lauto più che esso non è più limitato a quelle regioni, ma ha
suscitato anni addietro vivo a interesse in lutto il campo filosofico,
dove, accanto e ; ul critici severi, trovò dei caldi ‘ammiratori. 1 suoi
nu espositori cd apostoli più autorevoli ne annunziava-. n° no, con lono
da epinicio, il trionfo sicuro su tutte le filosolie avversarie. Già lo
Schiller aveva annunziato il maturarsi di grandi eventi nel mondo
intellettuale à danno delle antiche forme di pensiero e a tulto
vantaggio di una forma nuova. È, come a sintomi | di un tempo propizio a
nuove intraprese filosofiche secondo la nuova forma, egli guardava con
compia- cenza al successo che ha avuto l'opera del Balfour: «Le
basi della fede»; alla serie di opere popolari. del James: «Lu volontà di
credere, Immortalità _ mana, Le varie forme della cuscienza
religiosa» | alle letture di James \vard « Naturalismo e agno È |
Slicismo», e, sopratutto, all'esser uscito da Oxforà, «una volla centro
di Idealismo, un manifesto così dace com'è «L’'idealismo personale» dello
stesso | Schiller e di altri membri dell’Università, e ai lavori Linee
fondamentali della scuola di Chicago (alla testa della quale slava
è il Prof. Dewey), pubblicali nelle « Decennial Publica ‘ tions»
della Università (1). i; Quivi afferma pure che il Pragmatismo «non
passa più inosservato: esso ha raggiunto la fase del «batti ma ascolta!»
e quando i falsi concetti, È dovuti a prella mancanza di famigliarità con
la dot- |A — trina, saranno dissipati, entrerà in una fase di ulile
D applicazione ». D'allora fino a pochi anni fa, il Pragmatismo s'è
* affermato con sempre crescente energia, suscitando vive
polemiche, incontrando simpatie e disprezzo, seguaci c avversari, così
che polè scrivere il James: «Oggi la parola Pragmatismo empie le pagine
delle .. © riviste filosofiche » (2). E ancora: «Parecchi indirizzi
di pensiero che mancavano di un denominatore comu- ne lo trovano nella
parola Pragmatismo » (3). Esso ha avuto in tutte le nazioni
rappresentanti di grande valore, fra quali, i principali sono: in
America il James e il Dewey; in Inghilterra Jo Schiller; in Ger-
mania il Simmel e il Jerusalem (4), in Ilalia gli seril- tori del
Leonardo, specialmente il Papini; in Francia , (1) ScHiLcen,
IJumanisim, VIII-IX, London, Macmillan 1903. Ri; (9) Der
Pragmatismus. Ein neuer Name fr alte Denkmetho- «en, trad, in tedesco dal
Prof. \VILHELM JERUSALEM, p. 29, Leip- zig 1908. Verlag. von Dr,
Werner Klinkhardt. Di questa tradu- zione tedesca mi servo nella
esposizione del Pragmatismo. (3) Zbid. (4) Sì è
voluto vedere un Pragmatista anche nell'Eucken. In s tà il suo «ttiwismo
non ha niente a che vedere col Pragma- tsmo, L'Attivismo poggia sopra
determinate presupposizioni metafisiche, mentre il Pragmatismo è
puramente empirico; a eno il Pragmatismo inglese e americano, «Il
ripudiare com fa l'Eucken, Ja concezione intellettualistica della vita,
non è una caratteristica del Mo- | | talismo e di
Misticism ca À «
n Pragmatismo ma di ogni specie di (OA 2
vrib CE: Il Pragmatismo . il Blondel, il Le Roy, il
Bergson e molti fra i moderni- sli più avanzati (1). Come si
vede, aveva un po' ragione lo Stein quando scriveva: «Abbiamo di nuovo
una « parola d'ordine» filosofica, che è diventola grido di guerra di un
nuo- vo indirizzo di pensiero, di un movimento filosofico che passa
potentemente dall’ America sul vecchio mondo e comincia a incerospare la
superficie - delle nostre acque stagnanti (2) ». Facciamoci a
considerare davvicino una tale filo- sofia, allenondoci specialmente ai
suoi due rappre- sentanti più illustri: il James e lo Schiller.
gs 2 — Il nome «Pragmatismo » viene dal greco «pragma» che significa
«azione, operazione », vie- ne dalla stessa radice che ha dato origine
alle parole «prassi, pratico»; perciò, più italianamente sì chia-
- mercebhe praticalismo. Jl primo a introdurlo nella fi-
losofia fu Charles Sander Peiîrce (3) «nel senso di un metodo che
consiste nel giudicare del valore di una affermazione dalle sue
conseguenze nella pra- lica », ossia di un metodo che era già stato
applicato dall’Empirismo inglese alla valutazione delle cono-
scerize umane. Ecco in breve Ja sua dottrina. È un falto
psicologico che il dubbio, l'incertezza producono in noi uno stato di
malessere, di irrita- zione; uno stalo spiacevole insomma,
Per uscirne — e noì vogliamo uscirne — è neces- saria una
convinzione, una credenza in cuì l’attività del pensicro possa
riposare: la credenza attutisce le sofferenze del dubbio. Produrre
la credenza è la sola funzione del pensiero: il pensiero in
altività — non persegue allro fine che il riposo del pensiero
e lo distinguono profondamente dall'inglese-americano. (2)
«Archiv. fur system Philos.» (3) Egli
espose il suo sistema fino dal 1878, ma non fu che — | dopo essersi
servito lungo tempo della parola CART EVA nella conversazione, che
la stampò nel 1902 in un articolo . | dizionario del Baldwin. Così
MARCEL HénerT, Le Pragmatism Bi. Alcan, Paris 1908, p. 6.
Lan "a (1) IL pragmatismo francese ha
peculiarità tutte proprie che. 2A f 10
Linee fondamentali quindi tutto ciò che non contribuisce alla
formazione della credenza non fa parte del pensiero propria- mente
detto. La credenza, poi, ha per fine di pro- durre un'abiludine alliva,
che diventa regola per fazione. Se le credenze mettono fine allo slesso
dub- bio, creando la stessa abiludine e la stessa regola d'azione,
non diversificano fra loro. Per sviluppare, quindi, il senso d'un
pensiero non c'è da far altro che determinare quali abitudini essa
produce, poichè il senso d’una cosa consisle sempli- cemente nelle
abiludini che essa implica. Il caral- tere di un'abiludine dipende dal
modo con cui essa ci fa agire in ogui possibile circostanza... e il
fine dell'azione è di condurre a un risultato sensibile. Noi
prendiamo, così, il sensibile e il pralico come base di qualunque
differenza di pensiero, per quanto sottile possa essere. Non v'è nuance
di sigmificalo così sottile da non polev produrre una differenza
nella pratica (1). In allre parole: Il pensiero crea la
“convinzione, la convinzione è regola dell'operare e in tanto vale
in quanto ci fa operare; fine dell’ope- l'are è il risullato sensibile,
pratico: questo, dunque, deve servirmi di crilerio per giudicare del
valore del pensiero, per conoscere con chiarezza il significato dei
concetti. Come render chiare le nostre idec? In- lerpreliumole dal punto
di vista pratico, domandia- nio ad esse quale efficienza pralica
contengono, quali Sensazioni possiamo aspellarci dall'oggetto che
ci bappresentano, e quali reazioni dobbiamo preparare. La
rappresentazione di questa efficienza pratica, me- diaia 0 immediata,
costituisce per noi l'intera rap. presenlazione dell'oggello e in ciò sla
tutto il signi- ficalo positivo della rappresentazione. « L'idea di
una cosa è l’idea dei suoi effelli sensibili », dice il Peir- ce
(2). «E contradittorio il dire che si conosce con (1) Così
nell'articolo «ITow to make our ideas clear pub pippoz pt Egnular Science
SOA Y >, 1878-XII, e tradotto «Rev HosophiQuew 1879-VII: «( x
È ados sansa DI phig TO-VII Comment vendre nos (2) « Revue
philosophique» 1. c. p. 47. | IRIS
Il Prugmatismo precisione l'effetto di una
forza, ma che non si com- prende ciò che è la forza in sè slessa;
conoscendo gli effetti della forza si conoscono tutti i fatti
impli- cili nella affermazione della esistenza della forza e uon
v'è più nulla da conoscere » (1). Come render chiare le nostre idee?
«Pensando », risponde il Des Carles, conducendole alla evidenza
della proposizione: « Cogilo ergo sum ». Agendo, ri sponde il Pcirce;
rendendo esplicita la potenzialità ‘* d'azione che è in esse,
nell'oggetto rappresentato: è ciò che agisce, è distinto ciò che
produce effetti di- stinti nella vila pralica: dunque al: «Cogito
ergo. sum » sì cosliluisca V« Ago ergo sun ». Tulta la funzione
della filosofia è di scoprire quale differenza definitiva forà a ine 0 a
te in definiti istanti della vila se questa è quella formuia del mondo
fosse la vera. 4 Tale è il principio del Pragmatismo. Rimasto
inos- servato per venVansi fu mpreso dal James ed appli calo alla
religione (2), prima, alla conoscenza 10:C Ca nerale poi. D'ullova in por
tanto il nome quanto i principio hanno falto forluna, così che i due
leader: pragmalisti ce no possono dure una esposizione co vaggiosa
e abbastanza sistemalica in due opere ap parse nel niondo anglo-sassone e
diffuse rapidamen- te fra i cultori di filosofia. “a Per
comprendere l'importanza del principio enun: 3 ciato, ci avverte il James
(8), bisogna abiluarsi ad applicarlo vi casi particolari, come fece con
perfetta | chiarezza, senza nominare il Pragmatismo, l' Osl-
- wald nelle sue lezioni sulla filosofia della. nalu -. TTI) Ivi,
p. 92. Ne (2) Tm una conferenza tenuta nel 1898 davanti alla società.
fil “sofica di Howison nella università di California, Al JAMES il
n | me non Dpince, ma ormai «è troppo tardi per cambiarlo »; egli
dice nella prefazione al « Prugmatismus», D. X. (3) Zweite Vorlesung, P.
29. 12 Linee fondamentali conforme a ciò che egli stesso
scrisse al James: « Tutte le realtà influiscono sul nostro operare
c ? questo influsso è quello che per noi esse significano. - Nelle
mie lezioni iv sono solito domandarmi: in qual differente rapporto
starebbe ‘il mondo se fosse vera questa v quella alternaliva? Se non
trovo niente per cui sarebbe differente, l’alternaliva non ha sen-
si so » (1). Che è quanto dire: le opinioni rivaleggianti, «nel caso.
hanno identico significato pratico e non esiste che un solo significato:
il pratico (2). Ossia: qual'è il valore di un’idea? Risolvetela in fatti;
il valore di questi ‘rappresenta il valore dell'idea. E poichè i
falli in tanto sono in quanto sono da noi csperimentali, il valore di
un'idea mi è dato se la risolvo in terraini di esperienza. Applichiamo,
p. es., sil principio del Pragmatismo all'idea di sostanza. Una
sostanza noi la conosciamo per i suoi attributi (accidenti) ai quali si
riduce tulto ciò che di essa si può esperimentare: che sotto gli
accidenti ci sia o di essi, è pralicamente indifferente, lanto
che, se Dio, lasciando l'ordine degli accidenti, distruggesse la
sostanza, noi non lu potremmo neanche sapere. Se del legno mi resta la
combastibililà e la struttura Vascolare che può imporlarmi del quid in sè
inacces- sibile ad ogni forma di esperienza? d Dunque Ja sostanza
come un quid in sè distinto dagli accidenti non ha valore alcuno: per me
la so- | Slanza non è che il complesso de' suoi accidenti. L'unica
applicazione pragmatistica dell'idea di so- Stanza si ha nell'Eucarislia,
dove, per il caltolico non sono gli accidenti che valgono, ma la
soslanza del corpo e del sanguc di G. C. Così la crilica del
Berkeley della sostanza materiale è affatto pragma- lîslica, e
pragmalistica è la critica del Locke e del- l'Hume della
sostanza Spirituale, e, per parte del Bea, o n
() P. 29:50. Anche l'OstwaLo è contato f | dlallo SCHILLEK e dal
JAMES; a ragione, secondo SIT RESTRA 3 oro, secondo il Croce. Cfr.
« Critica» A. VI, {. IÎT ; (2) Ibfa. A non ci sia un quid
come soggetto, sostegno, substrato. ià It Se
ll Pragmatismo 13 Locke, è
l'autocoscienza, cioè, il fatto che noi, in un dato istante della vita,
ci ricordiamo di quello che eravamo in altri istanti e sentiamo questi
istanti co- me parli della stessa serie personale di avvenimenti
vissuti. Se, nella ipolesi dei sostanzialisti, Dio ci to- gliesse
l’'autocoscienza, a che ci gioverebbe la so- slanza dell'anima? Ed ecco
perchè l'Hume e, dopo di lui, la maggior parte dei psicologi empirici,
negò l’anima addimttura (1). Altro esempio. Il teista afferma
che il mondo l'ha cercato Dio; il materialista lo dà come il risultato
di forze fisiche, cieche. Ebbene, le due teorie sono
identiche, se il mondo si. considera come un tutto terminato, completo.
Poi- chè «che valore ha Dio per il mondo, per noi, se Egli non lo
può mutare e far procedere di un passo? Sé il mondo fa lutto quello che
Dio fa?» Ma se il mondo non è al termine della sua evoluzione,
allora la questione: «Materialismo e Teismo» acquista una
importanza vitale. La ‘scienza della natura pre- “dica che la fine di
ogni cosa e di ogni sistema di cose cosmiche è lragica morte! Tutto sarà
come non fosse slato mai: luomo e il mondo, la virlù e gli ideali,
i dolori e gli amori: ceco l’ultima parola del materialismo! Ma se Dio
esisle, se è Dio che dice al mondo l’ullima parola, allora potrà perire
il mon- do materiale, ma gli ideali saranno conservati e
lrionferanno altrove. Il Materialismo nega l'ordine morale e recide le
speranze che su quello si fonda- no; lo Spiritualismo afferma un eterno
ordine mo- rale del mondo e lascia libero spazio alle speranze
(1) Dritte Vorlesung, p. 52 seg. Non per nulla il JAMES ha
dedicato il suo libro alla memoria dello Stuart Mill, confes-
sando la sua dipendenza da lul; «Alla memoria di Giovanni Stuart
MIN, dal quale ho imparato la prima volta la pra- gmatica apertura dello
spirito e che, nella mia fantasia, figuro. così. volentieri come il
nostro duce, se vivesse al presente Non per nulla il sottotitolo
aggiunto al Pragmatismo suon . uun nome nuovo per alcune vecchie maniere
di pensare», sua: sono, nient'altro, che Je maniere del vecchio
Empirismo inglese, 14 Linee fondamentali
dell'uomo (1). Lo slesso principio si deve applicare alla
questione della finalità nella nalura e della li- bera volontà. Dio,
finalità, volontà libera, pragmati- slicamente hanno un senso;
intelleltualisticamente nessuno (2). ) x Empirismo, dunque, e
Pragmatismo applicano lo stesso principio, giungendo, naturalmente, alle
stes- se conseguenze. Con una differenza però, tiene a dirci il
James. I vecchi empiristi non fecero che un uso frammentario del
principio pragmatislico: ne era- no un semplice preludio. Il Pragmatismo
rappre- senta l'empirismo in una forma più radicale e meno aperla
alle obbiezioni. Esso volta le spalle risoluto, una volla per sempre, a
una mollitudine di abitu- dini antiqualo, care ai filosofi di
professione: alle astrazioni e alle sottigliezze, alle soluzioni
puramen- le verbali dei problemi, alle argomentazioni «a prio- bi»
ai principî fissi, ai sistemi chiusi, all’assoluto e all'originario, alla
vecchia melafisica intellettuali- sfica, Insomma, la quale, quando ha
dato al princi. pio dell'universo un nome misterioso: Dio, materia,
ragione, assoluto, energia, crede di possedere il si- smficalo ullimo
dell'essere e di aver raggiunto il fermine delle sue ricerche metafisiche
13). — L'atteo- giamento di opposizione del Pragmatismo all’intel-
Ieltualismo, alla filosofia dell’assoluto, all'a priori è dci più decisi
(4). Il Pragmatismo si volge alla realtà, ai fatti, al-
l'agire, alla forza, è signore della disposizione em- pirica, ama l’aria
libera e le molteplici formazioni della natura, sì oppone al dogma, alle
artificiosità, alla pretesa di aver raggiunto la verità definitiva
(9). (1) Dritle Vorlesung, p. 59 sgg. (2) Ibid. p. 76. «Eine
andere als dicse praktische. Bedeu- tung haben die Worte: Gott,
Will Z, - MO ATADen ensfrelheit, Zweck, ùber (3) Zweite
Vorlesung, D. 31-33. (4) E Spesso violento contro i Neo-hegellani. Più
che nel James tale violenza apparisce nello Schiller, il quale si
trova di fronte ad un hegeliano Vi gni ig non meno
aggressivo, quale è {l (5) IUid. p. 32. ne 1° MN i
14 PACI ZZZ
Il Pragmatismo 15 Il Pragmatismo è radicalmente empirico e anti
intellettualista perchè vuol essere una dottrina per la vita prima
che della vita, un metodo ordinato alla sodisfazione dei bisogni umani
quotidiani. « Esso non ha dogmi, non ha dottrine, non ha che il suo
me- lodo. Ci fa stornare da ciò che è primo, dai principî, dulle
calegorie, da presupposle necessità, e ci fa volgere lo sguardo alle cose
ullime, ai frutti, alle conseguenze, ai fatti (1). Perciò non accella
nulla, non ripudia nulla a priori. a “sso chiede a tulte le teorie,
a tutti i sistemi, a sa lulli i concelli: qual'è il vostro valore
pratico? siete. utili e come e quanto siete ulili alla vila pratica,
— all'adattamento dell’uomo alla natura e della natura all'uomo?
L'uomo ha due grandi bisogni: di fatti e di principî, di scienza e
di religione. Ebbene, quale filosofia si offre all'uomo per soddisfare a
questi suoi bisogni? O l'Empirismo che degrada l'uomo col suo
Materialismo e nega la religione, o il Razionalismo religioso bensi, ma
lontano da ogni contatto col mon- : do, colle nostre gioie e coi noslri
dolori e per il quale le cose reali sono un niente: è questo il dilemma
at- luale nella filosofia (2). ma Il Pragmatismo invece può
soddisfare ambedue quei bisogni: può conservarsi religioso come i
si- 9 slemi razionalistici e può mettersi in intima unione coi
falli (3;. Il Pragmatismo, come dice il Papini, si. trova nel mezzo delle
teorie come un corridoio in un albergo. In una slanza v'è, forse, un uomo
che la-. vora intento ad uno scritlo ateislico; nella stanza
ulligua un allro chiede a Dio con la preghiera fede «e forza; in una
{erza un chimico ricerca le proprietà dei corpi; nella quarla sì sta
abbozzando un sistema »
Vily] (1) Ib2d. n». 34.
«Er hat keine Dogmen und keine Leh ausser . seiner Methode. Die
pragmatische Methode bedeutet. Keineswegs bestimmte Ergebnisse, sondern
nur eine orlentie- — * rende Stellungnahme ». >» (2) Il
JAMES consacra alla illustrazione di questo dilemma tutta la prima lettura:
«Das gegenwàrtige Dilemma in der — Philosophie ». (3) Erste
Vorlesung, DD. 10-12. o
x è 16 2 Linee
fondamentali di metafisica idealistica, nella quinta un Tizio
dimo- stra la impossibilità di ogni metafisica. E il corridoio
appartiene a tutti. Tutti vi debbono passare se ab- SE bisognano di una
via praticabile per entrare e per hi uscire (1). , Così il
Pragmalismo è anzilulto un metodo: il suo fine è di por terminc alle
beghe filosofiche presen- ì lando un criterio Pratico per giudicare del
valore di NY”. lutte Je dotlrine. Il mondo è una uni B va plicità?
— Vi domina il fato 0 vi è una volontà li- bera? — È materiale o
spirituale? — I giudizi dati in Proposito valgono tanto che niente e le
discussioni sono interminabili. Ebbene, in questi casi il metodo ;
Ppragmatistico consiste nel lenlalivo di interpretare a ognuno di questi
giudizi dalle sue conseguenze pra- i tiche. Quale differenza pratica
risulterebbe per qual- cheduno se fosse vero l'uno o l'altro di quei
giudizi? Se nessuna, i due giudizì opposti si equivalgono r.ra-
icamente e ogni discussione è oziosa (2): dove 1.n c'è differenza di
Significato pratico non vi può es- sere differenza di significato
teoretico. Con questo metodo, sempre secondo il James, si sare gli
allriti, attenuare le contese ie intelligenze, riuscire alla concordia e
alla pace, Esso © dunque un mataviglioso eirenicon perchè «non
«Vale la pena di opporre l'una all'altra nel campo «della speculazione
due teorie che abbiano le medesi- f me fo eguenze
pratiche per tutti e in. tutti i fem- LE Pi» (3). . :
Contrariamente alla vecchia metafisica il Inelodo
Pragmalistico non permette ecc. come lermine ultimo
della ‘l'icerca, ma le fa lavorare nella corrente dell'espe- —
rienza: le teorie non sono soluzioni, ma programma per nuovo
lavoro; non risposte definitive, ma stru- menti d'azione, ma
indice che cj addita i mezzi per. Ì ) di considerare le parole :
È __ Dio, materia, energia, ty Gazelle Vorlesung, p.
34, 2) p. 28. Questi concetti sono SvIluppati specialme t Il
Lettura seconda: « ]J'gs will der Praggn, tall, J ll Pragmatismo?),
er Pragpmatismus? (Cosa vuole “Ri ORANDO, La Mlosoha |
«Rivista Rosminiana » A Apologetica Moderna]
dell'azione e vr »
N. I, 1906, not? PO UTNE e ne I Il
Pragmatismo 1? k i) | 1 quali le realtà esistenti
possono esser mulate e adattate all'uomo (1). Il Pragmatismo toglie così
alle i leorie la loru rigidezza, le rende malleabili, le fa
la- j vovare (2). Esso si accorda col Nominalismo nello È
i attenersi al parlicolore, con i’Utilitarismo nell’ac- es |
cenluare gli oggetti pratici, col Positivismo nel di- , i sprezzo
delle questioni inutili, delle soluzioni ver- “@ i bali, delle
astrazioni metafisiche, di tutto ciò in- somma che non serve all'uomo
nella vita reale. Per- chè luomo è il centro dell'universo, afferma
l'Uma- nismo (3) conlro il Noaluralismo che considera l’uomo |
è. come parte della natura e contro l'Idealismo che lo son
subordina ad un Assoluto. Alla concezione cosmo- centrica (Uanlica)
e alla teocentrica (la medioevale) ani deve sosliluirsi
l'aniropocentrica. «L'uomo è la mi- sura di tulle Je cose!» proclama lo
Schiller, il neo- È prolagorista, con Prolagora l’umanista (4). L'Uma-
nismo consiste semplicemente nel rendersi conto che sono degli esseri
umani coloro ai quali è proposto. il problema filosofico, degli esseri
umani che si sfor- zio di comprendere un mondo di esperienza umana
| coi mezzi che fornisce lo spirilo umano. Secondo
l'Umanisimo sono «il sentimento e la vo lonlà che custiluiscono
l'interesse centrale dell’es- sere che usa i sensi e la ragione come suoi
strumenti nel mondo esterno ». (1) « Theorien werden... zu
Werkzeugen », p: 33. (2) Ibid, Macht sie geschmeidig und lisst sie
arbeiten n. (2) Fra V'Umanismo e il Pragmatismo, quale è esposto
dal James, c'è differenza poco più che di nome. Secondo lo Schil-
«_ ler l'Umanisino è più largo, il suo metodo sì applica a tutto: i d@ll'etica,
all'estetica, alla metafisica, alla teologia, mentre il Pragmatismo non
si applica che alla teoria della conoscenza. In realtà Je applicazioni
che fa lo Schiller del suo metodo, — È le sa o le accetta anche il James,
Lo confessa il James stesso, ] P. Al. n° AE | _.,(4)
Protagora l'umanista, è il titolo del «Saggio XIV» d Gli: Studies in
Mumanism, p. 302. A p. 36 egli stesso chiam il suo sistema «
Nèo-Protagoreanismo », > o
ip” td 54 18 - Lince
fondamentali Perciò l'Umanismo implica il Volontarismo,
ossia la filosofia più autropocentrica che si possa dare. L’«ago
ergo sum», del Pierce può essere sostituito «dal «volo ergo sum».
L'Umanismo è anch'esso un melodo: ciò che lo caratterizza è il suo
alleggia- mento benevolo di fronte a tutte le concezioni, pur- che
non si voglia erigerle a un che di « assoluto ”, ma sì prendano come pure
interpretazioni umane 5, dell'esperienza umana. Non si dimentichi —
avverte lo Schiller — «che l’uomo è la misura di tutte le cose,
cioè di iullo il mondo dell'esperienza... non si dimentichi che l'’uomu è
il fattore delle scienze che servono aì fini umani» (1). Tutto dall'uomo,
tutto all'uomo, tutto per l’uomo: ecco l'’Umanismo. Il Pragmatismo
accetta questa dottrina umanistica, e «io — dice il James — la tratto
sotto il nome di Pragmmalismo » (2). L’Uinanismo è, per così dire,
il soflio, l'anima che pervade le affermazioni pragma- |
lisliche: non ha valore che ciò che ha un significato per l'uomo.
$ 3. — La logica finora ha tentalo di essere una pscudo-scienzu di
un, processo non esistente e im- | possibile chiamaio pensiero puro. In
nome di essa ci fu comandalo di espungere dal nostro pensiero Ogni
traccia di sentimento, d'interesse, di desiderio © di emozione, come le
Diù perniciose surgenti di er- tore. Così la logica fu ridolta ad una
pura rappre- | Sentazione sislemalica falsata dal nostro pensare
al- luale, perchè non si è voluto osservare che quegli __
inMussi (sentimento, emozione) sono egualmente fon- le di verità e
pervadono tutto il nostro processo co- | gilulivo (3). Poichè «il Primo
passo nella acquisi- (1) Humanisme,
(Prefazione) p. xx. (2) Lettura seconda, p. 4I, (8)
ScHirLen, Humanism, p. X. E allo Sc € dobbiamo principalmente 10
SEITE ELE 0 logico e gnoseo- zione di
nuove conoscenze è l'intervento di un postu- lato emozionale » (1).
Non si può passare dal noto all'ignoto, o, certo, la natura data di
un conosciutu non può formare il a fondamento logico per la inferenza di
caratteristiche 0 opposte nel non conosciuto, se non c'entra il deside-
|. Ù rio. Come posso, p. es., inferire dal male che c’è nel ò mondo
la necessità dell’esistenza di un mondo mi: gliore, sc il ragionare —
come afferma la logica tra- dizionale — è il prodotto di un pensiero puro
non affetto da volizione? «Sollanto se una trasfigurazione
sconosciuta del- l'altuale è desiderata, può esser pensata e, in
parec- chi casì, ‘rovata. Tutte le concatenazioni di un pen- siero puro
non influenzato dall'affetto non potrebbero mai raggiungere e ancor mero
giustificare quella conclusione: per raggiungerla il nostro pensiero
de- ve ricevere l'impulso ced esser guidato dai suggeri menti della
volizione e del desiderio » (2). La ragione - «pura» e una pretla finzione
c una impossibilità si psicologica; lu strultuva reale della
ragione attuale E è essenzialmente pragmatistica ed è penetrata fino
n] nelle midolla (permeated (lhrough and through) da ulti di fede,
da desiderì di conoscere e da volontà di credere, di non credere, di far
credere. E altrove: Dini” La intellezione pura non è un fatto che abbia
luogo | in natura; essa è una finzione logica. Im realtà il * a
nostro conoscere è condotto e guidato, ad ogni passo, dai nostri
interessi e dalle nostre preferenze, dai | Il
Praghiatismo 19 / i | nostri desiderî, dai
nostri bisogni e dai nostri fini. x Questi formano il potere movente
della nostra vita intellettuale. « Vi souo ragioni del cuore
delle quali la testa non 3: sa nulla (3), postulati di una fede che
sorpassano la È 2 (1) Ibid. p. XI. >»
(2) p. XII «To attain it, cur thougth needs to be impelled vi ‘na guided
by the promptings of volition and desiro ». - POS) (3) L'aforismo, citato
dallo Schiller, è di BIAGIO PASCAL, — _(Pensées), LA
4 20 Linee fondamentali intelligenza
pura e possiedono una razionalità più alta che un gretto inlellettualismo
non è riuscito a comprendere. L'irrazionale si trova ad ogni passo,
in ogni processo della vita conoscitiva ». La fede «sla a base di
ogni «ragione» e la pervade, anzi la razionalità stessa è il
supremo postulato della fede. Senza fede non c'è ragione; la fede è un
ingrediente nel progresso della conoscenza; realizza sè stessa
nella conoscenza che ne abbisogna e ia aiula alle conquiste fulure. Così
sparisce l’antitesi tra fede e ragione perchè la razionalità pura non
esiste (1). Il carattere leleologico della vita mentale influenza e
pervade le nostre ullivilà cognoscilive più remole. Questo, secondo lu
Schiller, è il pensiero centrale del Pragmatismo: ne dà la vera
definizione (2). Il pen- siero Non è un prosesso aslrallo, ma si svolge
in una - psicologia concrela, è una funzione vitale è perciò
finalistica. L'uomo non pensa per pensare e il Prag- malismo è:
«una prolesta sistematica contro l'igno- vanza della finalità
nella‘conoscenza » (3). La volontà, lintenzionalilà è da per tutto: il
Volontarismo si constata nella psicologia, nella logica e nella
meta- fisica, È questo uno dei lralli caratteristici del Punto di
visia leleologico. Il Pragmatismo si formula da per lutto in funzione
della finalili.. «La ragione è un'arma nella lolla per
l'esistenza cun mezzo per l'adattamento » (4). Ne segue che l’uso
pratico che ha presiedulo al suo (della ragione) (1) Questi
concetti lo Schiller li ha svolti speci: te i JI S ° seialmenie in
un articolo: NFailh, reason and religion pubblicato SI The Ilibbert
Journal» 1V, 2. Vi si dice, tra l'altro, che è base es- senziale in
scienza e in religione partire da supposizioni che TS OLolale provate o
che non possono provarsi. Così, se ; Viviaino per fede può anche esser
veri r - Ralemo pen pata L e esser vero che cono (2) Mumanism, D.
8. Cfr. anche Stud. in Ium, p. 4, 5. (3) Stud. in Hum Essay, I
& * Èssay, I $ II — È ques a ses sette definizioni che lo
Schiller ci dà del PRE Se nite e collegate l’una con l'altra
nei S S b ;3 (4) «I cannot but conceive the Or AR] In the
struggle for existence and tation è. pag. 7, Humanism,
reason as being... a weapon a means of achieving adap-
à, cea Il Pragmatismo i svolgimento, deve
essersi impresso profondamente nella sua strullura, se pure non
l’ha formata da istinti prerazionali. Una ragione che non ha valore
n pratico ai fini della vita è una mostruosità, una aber-
razione morbosa, una mancanza di adattamento che la selezione
naturale presto o tardi deve far spari- re {1). Quindi, da questo
punto di vista il Pragma- lismo polrebbe definirsi: « Una
applicazione coscien- le alla epistemologia (0 logica) di una
psicologia te- < leologica, che, in ultima analisi, implica una
metafi- sica voloniaristica » (2). pis TANA Nice di questa
psicologia felcologica applicata alla conoscenza i problemi della logica
devono appa- rire sotto un aspelto nuovo e si deve dare una im-
porlanza decisiva ai concetti di proposito e di fine. Ta conoscenza
presuppone essenzialmente uno sfor- zo diretto a conoscere, che, come
ogni sforzo, è te-: leologico, ispirato da un bene che si vuol
consegnire. SI Non cè conoscenza senza valutazione; la conoscenza è
una forma di malore, 0, in allre parole, un fattore di bene
(3). Lo aveva cià dello il Lotze, nola lo Schiller. Il |
Lofze, come è noto, insegnava che «la scienza, come TU la logica, che ne
è lo strumento, e come la metafi- sica che ne è il coronamento, ha il suo
fine e la sua giuslificazione nell'elica, e irova il suo fondamento
| slabile e sicuro in quel primo dato originario e di | Ù conoscenza
immediata che è la nostra vita interiore, i col suo ricco contenuto di
sensazioni, rappresenta zioni, sentimenti e tendenze e col suo largo
corredo di forme, calegorie e leggi, da cui non possiamo pr
scindere in qualsivoglia nostra concezione e valut zione» (4). (1)
Mumanism, p. 8. (2) È la settima definizione del Pragmatismo. Le altre
Je AFONSTRIDO parlando della verità e della realtà nel Pragma- |
smo. - ae p (3) Humanism, p. 10. — Cfr. anche sl quarto «Essay»
di questo volume: Lotze's Monism, D. 62 SE&. i » = (4) L,
AMBROSI, Per una monografia italiana sopra Herm otze — «La Cultura
Filosofica», A. IMI, N. HI, p. 294-295,
ai dui # iii ar E° vee
Linee fondamentali Non è qui il luogo di dimostrare che, se il
Lotze ha dei punti di cuntalto con l'Umanismo, egli perè non è un
umanista alla Schiller. La ragione nelle sue esplicazioni
molteplici, è una strumento ordinato ai fini della vita. È questa
la concezione strumentalistica della conoscenza esposta dal Dewey e
dallo Schiller (1) e accettata dal James. Essa è un portato del metodo
evolutivo e della con- cezione biologica della conoscenza. Darwin con
la teoria della «lotta per l’esistenza » e della « selezio- “ne
naturale» aveva insegnato «che nulla può sus- Sistere o svolgersi che non
abbia un determinato Significato per l’intera concatenazione della vita
». Scrittori posteriori (Spencer, Romanes, ecc.) sosten- nero che
lu vita è un continuo accomodamento alla natura circostante, fisica,
sociale, morale. E ora la teoria della evoluzione è chiamata da molti a
spie- gare anche il sorgere e il progressivo. svilupparsi ella vita
cognoscitiva (2) e così i principt evolutivi di cambiamento, di
relalività e di movimento sono ipplicali a spiegare l'origine e ‘lo
sviluppo del pen- siero in generale, il suo carallere, il suo valore,
allo 2 Stesso modo che erano già slali assunti a lumeggia- i __Te c
spiegare l'origine, Îo sviluppo, il significato, il — Valore della
stutlura, degli organi, di fulte le dif- __ Ierenziazioni biologiche.
Come in bio non ha valore nè senso che per la sua ulili dine
all’adatlamento dell'individuo condizioni fisiche circostanti, ha, cioè
un valore e un senso puramente Pratico, così in psicologia qua- ai
5 ao (1) L'opera principale del
Dewey è: Studies 1 Theory bey John Dewey, with the Cooperation of
embe Fellows of the Departement of Philosophy. Decennial Pubbli- 1
one of the University of Chigago — Second Series vol. XI e» Peli ha
esposto le sue teorie anche in: The esperimentai Pe: # in: eguig otel
Mina (N. S. 59) 1906, Vol. XV Pp. 293-307; din; nd the Criterion uti Of
Tdeas (N Sì 6) "Vol NV she SII for tne Trutt of Ideas (N. S.
Lol), Cir. Baowr, 7hioughi and rh; i * AP TS, ggpletaco, p. VILe
VII. 11 Salto; Vol. 1: Functional GI dottrina comuni col
Pragmatism DIA ha parecchi puntf Il Pragmatismo 23
lunque differenziazione : sensazione, coscienza, pen- siero ecc., trova
tutta la sua raison d’étre e la sua giuslificazione nell’uso, nelle conseguenze,
nella ef- ficacia pratica. La questione di valore non si può
scindere dalla queslione di origine e di sviluppo; la considerazione
statica deve dar luogo alla conside- vazione dinamica e quindi, per ciò
che riguarda il pensiero, la logica formale alla logica funzionale
(1). La concezione biologica della conoscenza (2) ha fatto un
passo innanzi: non ha detto semplicemente : applichiamo alla psicologia
il metodo evolutivo, (il che, per sè, non inchiude la riduzione della
psico- logia alla biologia) ma ha detto che « tutti i prodotti del
pensiero teorelico hanno un carattere utilitario » (biologico) «cioè
servono come strumenti al conse- guimento di fini essenzialmente
biologici, perchè mi- rano a dare soddisluzione alle esigenze
dell’organi- smo cioè ai bisogni della vita» (3). Questa
subordinazione della vita teoretica alla vita pratica è capilale per il
Pragmatismo: nessuna ma- raviglia quindi se i suoi leaders l'hanno
accettata e fatta oggetto di studi speciali (4). Il Dewey,
oltre alla funzione generale della cono- scenza, ha soltoposto ad analisi
il suo aspetto tipico: il giudizio; mentre lo Schiller s'è occupato
partico. larmente degli assiomi primi della conoscenza. S'è
veduto in che cosa consiste la concezione stru- mentalistica 0 umanistica
della conoscenza ; in base (1)
Baldwin, Op. c. 1. c. passim. (2) È sostenuta specialmente
dall’Avenarius, dal Mach, dal Jerusalem, dall'Ostwald, dal Petzoldt e dal
Simmel. Cfr. le monografie di A. ALIOTTA sull’Avenarius, sul Mach, e sull
Ost- wald in «Cultura Filosofica» a. II, n. 3, 5,7% a. DI, n. 3, 4.
. Lo Psicologismo logico dì A. LEVI: Cuit. Fil. a. III, n. 1, 9, 4,
specialmente pp. 242-255. Vedi anche dell’Aliotta: /l pragmatismo
anglo-americano, — « Cultura Filosofica » a. III, n. 2. (3) A.
LEVI, Lo Psicologismo logico, La « Cult. Fil.» a. IMI, n. 3, p. 254. pà
& {4} Intendiamoci: hanno accettato la dottrina della subor-
‘dinazione della vita teoretica ai fini pratici, in generale, no ai fini
biologici esclusivamente, È 24
Lince fondamentali ad essa il giudizio (dal Dewey) è interpretato
in ter- mini di funzione; esso è una armonizzazione di varie parti
della esperienza; è uno sforzo « per determi. nare gli elementi che
realmente procedono di con- serva e per respingere quelli che solo si
collegano apparentemente »: così esso si forma, per differen-
ziazione, sotto l'impulso del bisogno di armonia e di unità nelle
esperienze (1). To Schiller (2) afferma e dimostra, a modo suo,
che gli assiomi fondamenlali della conoscenza o primi princip! (di
identità, di contradizione, del terzo esclu- so, di causa) sono dei
semplici postulati. Un postu- lato è «una supposizione, che senza dubbio
l’espe- rienza ha suggerilo ad una mente che ricercava, ma che non
è, nè può essere lenuta come provata, poi- chè spesso di poi la si assume
solo perchè la desi- deriaumo, contro tulta l'apparenza dci fatti» (3).
I postulali sono domande che noi facciamo alla espe- rienza;
processo di esperimento ordinato a porre il mondo in armonia coi nostri
desiderì; sono perciò un processo di sviluppo non dissimile dalle altre
at- tività e funzioni umane, derivando dalle esigenze dell’uomo,
dai suoi bisogni, dai suoi desiderì, dal suo volere: sono quindi un prodolto
della attività umana voliliva e affelliva. Noi desideriamo che una
cosa sia quello che è, che 4 sia sempre a, d sempre Db, ecc. perchè
diversamente, come polremo conoscere la sua condotta futura rispetto a
noi? e, per conse- g&uenza noi desideriamo che nulla venga a
distrug- gere quella idenlità: così nascono il principio di
identità e di contradizione, che sono due aspelli (po- Silivo e negalivo)
dello stesso principio, Noi esigia- Mo delie distinzioni precise, delle
disgiunzioni com- plete, perchè con esse possiamo dominare (assimi-
(1) Op. cit. II, passim, Vedi anche N. c. 257 dove si trovano le
parole da’ (2) Personal Idealism — « Arioms 902. La
Cultura Filosofica » me citate, Macmiizs o! as Postulales n —
London, (5) ScHILLER in 3 «The Hibbert Journal» },
e, Il Pragmatismo lando ed eliminando) il lusso
ininterrotto della espe- rienza: vogliamo che una cosa sia o non sia:
ecco il principio del terzo escluso. Noi desideriamo di pro- si
durre degli avvenimenti utili alla vila e di impedire i nocivi; per agire
abbiamo bisogno di un mondo connesso, ordinato, postuliamo, cioè, una
causa € una ragione sufficiente. In realtà nulla è, tulto di-
venta; l'identità perfella non esiste. La enntradizio- ne è pensata
frequentemente contro la grescrizione - della legge; l'esperienza non
sodisfa le nostre esi- ae” genze, perchè in essa non v'è una ragione
suMceiente, e ve la poniamo noi. A chi opponesse a questa
concezione volontari- slica delle leggi del pensiero, i loro caratteri di
uni- versalità e di necessità, lo Schiller risponde che: «Ia
universalità di un postulato deriva dalla sua stessa natura, inquantochè,
quando ci serviamo di una proposizione di cui abbiamo bisogno,
intendiamo di farne uso ogni volta che ci piacerà; la neces- sità
di un postulato designa semplicemente il biso- gno che noi ne abbiamo,
ossia... deriva dalle esì- senze di una volizione intelligente e
finalislica; la incapacità di pensare il contrario di una
proposizione si riduce... ad un nostro rifiuto di compiere un certo
atto del pensiero ». Il James accetta e fa sue le dottrine dello
Schiller e del Dewey (1) ce proclama: «Dalla logica scienti- fica è
stala cacciata la necessità divina, e al suo. posto fu messo l’arbitrio
umano ». E altrove: pla mostri melodi fondamentali di pensare sono inven-
— . zioni dci nostri antichissimi antenati e si sono. potuti —
conservare attraverso {tutte le esperienze successive. — pe
(1) Il James considera gli « Studies in Logical Theory » com |
fondamentali per il Pragmatismo. Cfr. Der Pragmatism Vorwort, XI,
AI ve, 26 Linee
fondamentali Essi formano ciò che si chiama «il senso comune
», che, in filosofia significa l’uso di certe forme dell’in- lelletto
e di determinate categorie del pensiero. Noi pensiamo per calegoric: esse
ci sono necessarie per mettere unità e ordine nella piena confusa,
nella Varietà sensibile delle esperienze, per combinare con meno
dispendio di forze possibili le nuove con le vecchie esperienze, per fare
i nostri piani, per con- neltere il iontano dell'esperienza col vicino,
per adat- lare, in una.parola, la esperienza ai nostri bisogni
dopo averla dominata. E la dominiamo razionaliz- \ zandola.
i «Se fra le impressioni dei sensi e i concetti pos- è».
cai È, t ATI tas siamo trovare rapporti
univoci abbiamo già razio- nalizzato le impressioni sensibili. I senso
comune > mette questa razionalità nelle esperienze (vollzieht
diese Ralionalisirung) con vna serie di concetti, dei î sà
quali i più importanti sono i seguenti ; 4 = Cosa (in sè) —-
Identità e Diversità — Specie — Spi- x , rili -— Corpi — Un lempo —
Uno spazio — Soggello b e ullributo — Influsso causale — Immagini
fanta- > stiche — Realtà (1). 9 Queste categorie
lrovale forse in momenti felici ai nostri antenati si sono conservale e
sono dive- nule la base del nostro pensiero per la loro sufficien-
za a servire ai fini della vita pratica. Ma sarebbe possibile che calegorie
diverse dalle enumerate po- __lessero servirci, come quelle che usiamo ora,
alla elaborazione della nostra esperienza. Del resto il Senso
comune non è che una fase della evoluzione dello spirito umano, c,
nonostante che la filosofia _bemipatelica abbia tentato di fissare per
sempre le Sue categorie, concatenandole ordinandole in si- _
stema, Mon si può dire, tuttavia, che la concezione MICCCALVII È a più
i DI lipi o fasi di pensiero: il naturalistico 6 il car a
scienza della natura e la filos riti hanno. rotto i limiti del pensiero
ATao CECI (1) Finfte Vorlesung. Con la
scienza della natura cessa il Realismo in- genuo. Le qualità secondarie
perdono la loro realtà: non restano che le primarie. La filosofia critica
di- strugge lutto: le categorie del senso comune non si- gnificano
più nienle di reale. Esse non suno che astuti provvedimenti del
pen- siero umano; sono l'unico nostro mezzo per isfug- gire alla
inquietudine in cui ci getta l'incessante cor- rente delle sensazioni
(1). Noi abbiamo così tre tipi caratteristici e diversi di
pensare il mondo: Ugnuno ha i suoi meriti (il natu- ralistico, almeno,
può vantarsi di aver servito ai fini pratici quanto il senso comune; si
pensi al Galilei, ad Ampere, al Faraday! ìl critico invece, pur
trop- po, nun ha dato che soddisfazioni teoretiche, 0 qua- si);
nessuno di essi è assolutamente più giusto e più vero degli altri (2).
e; La loro verità dipende dalla loro utilità nei casi
particolari. Questo il Pragmatismo nel suo metodo e nelle sue
presupposizioni gnoseologiche fondamentali: melodo & presupposizioni
che ne costituiscono la vera es- senza. Il James dice che un aspetto
essenziale del Pragmalismo è anche la sua leoria genetica della ve-
rità (3). Lo Schiller, dal canto suo, scrive che: «pa- rallela alla
teoria della verità è quella della realtà », e perciò la trallazione
della prima non può andar disgiunta dalla esposizione critica della
seconda (4). A me pare che tanto l'una che l'altra, più che dottri-
ne essenziali del Pragmalismo, siano corollari, 0 applicazioni del metodo
alle due forme oggettivo- soggettiva c oggettiva dell’essere. E
Di queste due applicazioni dobbiamo ora occuparci lrattando della
teoria della verità e della realtà nel pragmatismo. \ (1)
Ibid., p. 117. (2) Ibid:; p. 118 Par (3) Der Pragmatismus, p. ki:
Das wdre das Wesen des Pragmalismus: erstens eine Methode und
zweilens cine. gene tische Wahrhettstheorie », (4) Stud, tn
Hum., p. 284, "E lla ate RA A da
LTL LA TEORIA DELLA VERITÀ E DELLA REALTA. La Condotta. La dottrina
della verità. La dottrina della realtà. Che cosa ci sa dire la filosofia
intorno alla condotta? La pone in allo o in basso, la esalta ponen-
dlola sopra un piedestallo all'adorazione del mondo 0 | la deprime perchè
venga calpestata dalle persone i Superiori? In allre parole: qual'è,
secondo la filoso- | fia. lo relazione della lcoria colla pratica della
vita, della cognizione coll’azione, della ragione teoretica colla
pralica? » (1). Così comincia lo Schiller il suo primo saggio del
volume: « Umanismo, — La base È elica dellu metafisica ». E continua: «La
dottrina di È, questo rapporlo coslituisee uno dei capitoli più in-
bi tricali della storia del pensiero. Da questo capitolo della
storia risulla chiaramente un fatto: che le pre- lese delle teorie
antagonistiche (leoreticiste e prali- gra * cisle) sono così larghe e
così insistenti da rendere impossibile ogni compromesso fra loro;
bisogna sce- pai gliere-fra i due estremi: o la condolta è lutta la
vita. i O è nulla; 0 è la sostanza del tutto, o è la visione dì un
sogno: aul Caesar aut nullus » (2). Noi sappiamo a giù quale dei
due estremi abbia scelto il Pragmati- sil smo. Invece di supporre che il
pensiero sia altra cosa o dall'azione, esso tralta il pensiero come una
forma di , È condotta, come una parle integrale della vita attiva.
(1) umanism, Invece di considerare i resultati pratici come
poco o affatto importanti, fa dei valore pratico un deter- minvute
della verilà teoretica. Im una parola: la condotta, in luugo di svanire nella
nullità di una il- lusione, è ristabilita nel potere di controllo di
ogni dominio della vila. Dal punto di vista pragmatislico
della psicologia le- leologica, inlcsa come s'è vedulo, tanto i
problemi logici quanio i metafisici si presentano in una luce |
nuova, poichè vien dala una importanza decisiva i | concetti di proposito
e di line. SH Il Pragmalismo è una protesta sistematica
contro l'abitudine di iguorare, neile nosire lcorie sul pensie- ro
e sulla realtà, la finalità del pensare attuale © i rapporti delle nustre
realtà attuali ai fini della vila; è r'aflermazione delta basc chica
della iogica e della id metafisica. « La valutazione (cologica è una
sfera speciale della ricerca clica, € quindi il Pragmatismo, To con
la sua accentuazione della teleologia in ogni (campo del pensiero,
assegna al metodo lipico «della elica una validità metalisica » (1),
alfermando la su- preva autorità della concezione etica di bene
sopra | da concezione logica di vero € la metafisica di reale. II
bene, il valore pratico © un determinante essen- ziale così della verità
come della realtà. La condotta è la sostanza del tulto. La nostra
apprensione del reale, la nostra comprensione delia verità si effet
luano sempre in esseri che tendono al consegui- mento di qualche
bene: sono penetrate, informate “dalla tendenza a un fine pratico, dalle
esigenze della condotta. pt g 2. — Chi studia
seriamente i processi conoscitivi della intelligenza umana viene subilo a
trovarsi d fronte al problema dell'errore. Tulte le proposizioni La
teoria della realtà e della verità logiche hanno l'audace pretesa, senza
riserva e senza d riguardi alle pretese delle altre, di esser vere.
Eppure gran parle di esse non sono che delle menzogne : non sono
realmente vere e la scienza deve respin- gere la loro pretensione. Per
far questo è necessaria una scella di ciò che è realmente vero dalle
verità apparenti: una condanna del falso ed una ricogni- zione del
vero; il logico, in altre parole, deve valu- tare le ioro prelensioni di
verità (1). Con qual crì- levio? Come dislinguere fra proposizioni che
preten- dono di esser veré c non sono, e le pretese buone che
pussono essere convalidale? Qual'è la nota, il carattere distintivo della
verità? Così si pone il pro- blema crileriologico; e una teoria della
conoscenza che è impolenle a scioglicrio è già condannata (@). ©
Quid est veritas? Per verità noi intendiamo una proposizione alla quale è
stato in qualche modo al- luccalo (attached) ialtributo «vero» e che,
conse- __Suentemento, è riguardala sub specie veri. « La ve- Tila è
la lolalità delle cose alla quale e stato appli- «cato o è applicabile
questo modo di lraltamento sia | ©hesi eslenda o meno alla totalità della
nostra espe- _ Rienza» (3). È una qualità di certe rappresentazioni
«© precisamente: l'accordo di certe rappresentazioni con l’oggello {4). È
questa la definizione comune che | accellano, come qualcosa di evidente,
intellettualisti * pragmalisti. Il dissidio fra le due parti
comincia Quando si tratta di sapere che cosa propriamente si- —_
Bnifichi «waccordu» e « Oggetto »; ovvero la «realtà » con la Tuale
devono convenire le nostre idee (5) |, Secondo la concezione Opolare | n
BRA { ot ROIO Popolare l'accordo consiste > In una copia
dell'oggetto. Alcuni idealisti affer ne ue le nostre idee sono vere
quando corrispondono. a or \<iò che Dio vuole che no pensiamo intorno
al loro alla /eoria della *&gello, Altri,
streltamente fedeli (1) ScHmzLER: Stu (2) Id., Jvta.
(3) Id., p. 14. Essay Y. @ JAMES, Der Pra i o
gmatismus, p, i 0 JAMES, Id., Ibid, D 124, VI, Vor], dies in
MHumantsm, D. 3. Essay I Il Pragmutismo_ 31 i ì tre idee
in copia («copytheory»), dicono che le nostre in nilo sono vere in
quanto corrispondono ai pensieri elerni dell'assoluto. Vediamo quanto
valgano queste concezioni. ; Intanto la verità
assoluta, scrive lo Schiller, non esiste. La storia del pensiero umano è
caratlteriz- zata dalla inslabilità delle opinioni, dalla
mutabilità delle credenze, dalle vicissitudini della scienza, In-
somma. dalla lransitorietà di ciò che è o passa per verità, Ogni verità
umana, com! è attualmente e com'è stata storicamente, sembra fallibile e
transi- toria... le verità del passato sono riconosciute come
errori al presente; quelle del presente sono in via di essere
riconosciule erronee in un domani più o meno lontano. Quindi la verità
umana non può affacciare pretese di assolutezza. Per isfuggire allo scetticismo
che sorge nelle anime di fronte alla ininterrotta. ri- valutazione e
transvalutazione delle verità, che for- ma la storia della conoscenza, si
è ricorso ad una verità assoluta trascendente indipendente dalle
vicis- situdini della verità umana; la quale verità assoluta si
concepisce come un modello da imitarsi, come una misura per la
valutazione delle verità nostre, come una rocca inespugnabile in cui non
può penetrare cangiamento alcuno (1). i Si slabilisce, cioè,
una distinzione fra verità al luale o umuna e verità assoluta, ideale,
che è posta al di fuori e al di sopra del flusso della realtà. Le
nostre verità sarebbero un riflesso dell’Assolulo, ri . flesso
imperfetto, ma valido, misleriosumente tran- sustanziato per la immanenza
in esso dell'Assolulo e per la partecipazione della sua stessa
sostanza. i Mau l'espediente è fulile e dannoso. | l'utile
perchè l'assoluta, eterna verità, rigida e im- a mutabile, non può
discendere dagli eccelsi cieli della logica a
trasformare le nostri ‘i Ì La, e verità e a togliere la
transitorietà alle nostre concezioni; la verità umana, (1)
ScuiLLER. Stud. in Hum,, Essay VIII, p. 204. 32 La teoria della
realtà e della verità dal canto suo, non può SORIrare alle
prerogative so- Rraumane dell’Assoluto (i). Se la verità assoluta
non può identificarsi, in qualche modo con la umana, e se la cognizione
umana non può diventare assolu- la, non può congiungersi con l'Assoluto,
l'Assoluto per nvi non esiste e non può quindi redimere dal ilusso
perpeluo le nostre verita. I che lale unione luon esista, anzi che sia
impossibile, si deduce dal contrasto di caralleri fra la copia (verità
umana) Cc tjuello che dovrebbe essere il suo originale (verità
lrascendente). La verità umana è fluida, non rigida; temporale
e lemporanea, mon elerna e perenne; arbitraria, non necessaria;
scella, non inevilabile ; nata, come Afro dite, di passione e di slancio
da un Inare schiumoso di desideri, non puramente intellettuale e spassio-
nata; incomplela, non perfetla ; fallibile, non iner- tante ; assorbita
nella tendenza di ottenere ciò che ion c uncora compiulo; non beala
nella. sua com- iiulezza. Questi caratteri della verità umana
risul- tano dalle condizioni stesse onde ha origine ogni ve- tilà.
Essa è discorsiva perchè non puo abbracciare lutta la realtà; © fallibile
perchè è ‘essenzialmente parziale € puo quindi Sempre venir corretla e
com- pletala da una cosuizione più vasta. Invece la ve- rità
assolula si estende al lutto e dipende dalla cogni- zione del lutto. Li
sua ussolulezza si fonda sulla sua onMucomprensività (2). Se non V'è
conoscenza conm- pielamente adeguata all'intero sistema della
reallà _ on vi può essere verita assoluta (3). Orbene, la
no- stra mente è capace di {ale conoscenza? No. Ap- punio
perchè parziale, la verità umana poggia su dati parziali, è generala
dalle parzialità dell'alten- stone selelliva ed'e diretla a fini
parziali. Un abisso Separa le due specie di verità: fra loro non vi può
essere ne Corrispondenza nè interazione (4). È quindi verità
attuale sia in « accordo con la b RP assurdo che Ju he
(I) SCHILLER, 07, cl, 7. E (I Ide TER OD. ci, p, 207, via {9) Id.,
4bid. E (4) SCHILLER, 1a., p. 2, i Le
Lia - di asta ideale, eterna,
Irascendente » come pretendono gli as- solutisti. be La concezione
della verità assolula è anche perni ciosa. Poichè: o l'uomo percepisce la
differenza fra ia verità assoluta e la relativa o non la
percepisce. Nel primo caso egli disprezzerà le verità umane, 1m- .
perfette, mutabili, le tratterà come apparenze, € lo | Scelticismo sarà
inevitabile. CIÒ è tanto vero che, ‘anche attualmente, la linea di
divisione. tra questa specie di assolutisti e gli scettici è molto
indecisa: insegni Bradley. Nel secondo caso l'uomo prenderà come
assolute anche le nostre verità. E poichè l’as- soluto non soffre aumento
nè alterazione, egli non _ si sforzerà di migliorarla coi suoi sforzi,
rigetterà come falso tutto il nuovo, non vi-sarà progresso al- cuno
nella conoscenza... ; ecco l’assurdo e con l'as- surdo Ja rovina della
teoria della conoscenza. Nel nostro conoscere c'è aumento, c'è
alterazione: e una teoria della conoscenza che non li può spiegare,
anzi li esclude, non ha certo diritto alla nostra véenera- zione, e
non ci salverà dallo scellicismo, reso anci ui tabil ; SE ’ «anche
du Anevitabile dalla impossibilità e dal rifiuto di ‘0 FUNe I nostro
reale progresso cognosellivo: ud est verilas? È forse un
«accor realtà ; La Accordo » Questa ipotesi reatitiae csfetto, del
fallo. sterno? A LI ‘a — dice ancora lo Schiller ci
conduce ad affer pe encore lo ssChil era 5 CIOS alermare degli
incredibili paradossi, con la cha: 1 SE Rc e
die n 3 n fis aipendente) è conosciuto. da e RI » che «eg
hipothesi » 16/x trascende SD i E oanseo ALU soggeltivalin ACR BS
È e] | Pragmatismo - 3 x = SONA È [e
È |< PRE e %% È Da teoria della
verità e della realtà c) Che noi conosciamo anche questo e cioè che
la «corrispondenza » tra il fallo, quale è in sè stesso fuorì della
noslra-conoscenza, e il fatto, quale appare nella nostra conostenza, è in
qualche modo perfelta e completa {1), il ehe è assurdo, perchè noi non
pos- siamo conoscere indipendentemente da un lato il pen- _ siero,
dall'aîtro Voggello esterno. Nè si può dire che la verilà consista nella
« cocren- za sistematica ». Nell’universo non v'è delermina- “zione
assolula e perciò la verità c la realtà possono «essere costruite im
diverse maniere, cioè in diversi Sistemi, con diverse «cocrenze »
sistematiche: biso- cana lener conto delle possibilità pluralistiche (2).
RR . il problema si ripresenta: «quale dei sistemi è vero e quale è
falso? » Im che consisle la verità del «sistema coerente? » Dal
punlo di visla del razionalismo, cioè «a priori », on è possibile dare
una risposta reale alla questio- ne; non si può indicare nessun metodo
praticabile di ululazione delle verità (e dei sistemi di verità) se
non concedendo alle applicazioni pratiche, alle con- | seguenze, di
saggiare la validità delle rappresenta- zioni (c dei sislemi di
rappresentazioni); se non rica- | Noscendo uno stadio intermedio, nel
facimento della s0 pad, fra Ja semplice pretesa (claim) di esser vero
e tn ideale completo di verità assoluta (3). Il Pragma- smo
è appunto il tentativo dì tracciare il modo del > (I) Id, p.
181, Essay, VII. (2) Di qui 11 nome di pluralismo dato a
dottrina _pragmatistica della verità e della A ita «ex professo «
nella quarta lezione (del vol. cit.): Etn- lett uni Vielheit « Unita e Pluralità.
— © pluralismo è la gucazione Metafisica della realtà come di una
molteplicità di ct Separati, indipendenti. Si divide in matcrialistico
(Ato- TRIaIDO), in spiritualistico (Monadologia) è in duatistico
(Dua» smo). La concezione pluralistica è stata poi dal JAMES ulte-
ente svolta nel volume: .1 pluralistic universe, London, Longman
Green 1909, tradotto in f [cato co. Nolo PRI oS Francese da Le BRUN e
pub- mar ion I titolo: Philosophie de l'erpérience, Paris, Flam-
(3) SCHILLER, Stud. in Hum. facimento aztuale della verità, le maniere
attuali di distinzione tra vero e falso per giungere alle sue ge-
neralizzazioni circa il metodo di determinare la na- tura della verità
(1): mette in luce, in altre parole, lo sladio intermedio del divenire
della verità, il modo della convalidazione delle pretensioni di verità.
Or- bene, come s'è veduto, non si può spiegare il movi- mento del
pensiero verso qualche cosa senza fare appello a motivi psicologici:
desiderio, sentimento, interesse, attenzione ecc. ; non è possibile
descrivere cosa alcuna in puri termini logici e senza costante
ricorso alla psicologia (2), ec quindi «i termini ullimi della
definizione della verità sono anzitutto psicolo- gici»; ogni verità
attuale è, in primo luogo «un pro- cesso psichico, c, come tale,
condizionato dalla va- rietà degli influssi psicologici sentimentali e
voliti- vi» (3). i E così anche i sistemi di verità.
L'esistenza di un numero di giudizì cocrenti connessi in sistema
non basta per avere da noi la ricognizione della verità. li
«sistema» per esser vero, deve anche aver valore ai nostri occhi; la
tendenza al «sistema» è parte della tendenza più vasta all'«armonia
attuale », 0 per lo meno ideale, della nostra esperienza. Il si-
stema non è semplicemente un tutto di consistenza logico-formale, ma
anche il prodotto di influssi ema- <ionali. in vista di soddisfazioni
emozionali. Perciò nessun sistema è giudicato intellettualmente «
vero » se non è migliore — in rapporto alle nostre esigenze -— di
un altro, se non abbraccia e non soddisfa qual- cosa di più che gli
aspetti intellettuali astratti delle. esperienza (4).
(1) 1d., ibid., p. 4-5. « Pragmatism essays to trace out the actual
«making of truth», the aciual ways In which discri- _minations between
the true and the false are effected, and derives from these its
generalisations about the metliod of determining the nature of truth ».
? (2) Id., Humanism, Essay III, p. di. NI (3) Id.,
ibid. Cir.: Riv di Filos. Neo-Scol. A. II, N. 2, Spe- cialmente p. 152
Sgg. (4) ScuiLLer, J/umanism. Essay II, D. 42-50.
‘36 La teoria della realtà e della verità Vi sono dei
sistemi che, nonostante la loro coeren- za, non hanno valore di
verità, perchè non TiMUON Î no e non risolvono un senso di disaccordo
finale nel- l’esistenza; tali sono i sistemi pessimistici (1); e
n sono delle verità, valutate come tali, per la loro effi-
cienza di armonia sebbene non siano connesse in si-| slema (2).
Non si dimentichi mai — ci avverte conti- nuamente lo Schiller —
che la nostra conoscenza èi maleriata di inleresse, di desideri e di
sentimento; che la verità e il sistema della verità è il prodotto
dei mostri sforzi lelcologici (3). Da ciò risulla che il pro- hlema
della verità è essenzialmente psicologico, € deve essere formulato così:
« Qual’è la natura psi- chica della ricognizione della verità? A qual
parte della nostra esperienza è applicata questa ricognizio- ne?»
(4) N Pragmatismo risponde : «La verità è una ferma di valore; la natura
psichica della sua rico- gnizione è la valutazione » (3). « La
valutazione della nostra esperienza è un processo naturale
ininterrotto in una coscienza normale. Sponlaneamente, neces-
sariamente noi giudichiamo le cose « buone» e «cat. live », «belle » e «
prulte », «vere» e «false». È l’osi- stenza di quesl’abito che fa sorgere
le scienze nor- mutive rivolle a dirigere e sistemalizzare le
diverse valutazioni (per esempio «l'estelica » per le valuta- zioni
del «bello» e del « brutto»; Peolica » per le valutazioni del «buono» e
del « cattivo »). Anche la (1) 1d., tDid. «AI pessimismo in
filosofia » lo Schiller consa- cra il IX Essay del sno /umanism. Anche il
« pessimismo, come ogni sistenin, è un determinato atteggiamento di
fronte alla grande classe di tiudizi che sono conosciuti come giudizi
di valore a, « La Vila è adeguata all'ottenimento del fine supremo
dell'azione* Se St. essa ha valore, è degna d'esser vissuta; se no, il
suo valore è nullo e non merita d’esser vissuta. Nel pri- Rpanraso
abbiamo l'ottimismo, nel secondo il pesstalsmo LA . (2)
Mumanism, D. 50, (5) Specialmente là dove tratta del ri a e
Re ti el rapporto fra logica (4) Humanism, Essay III, p. 54.
(5) «Truth is a form of a Value ».. Would be no «tru
ren o na er at - * Without valuation
there Ri the at all» tv p. 55. (4 4umunism, Essay II, p. 55.
> 7 Il Pragmatismo . 37 logica è una scienza
normativa che ha per fine di re- golare e di ridurre a sistema le nostre
valutazioni di «vero » e di «falso » (1). Come in ogni altra
classe di valulazioni anche nella valutazione della verità (2)
l'inleresse umano è vi- tale, il che vuol dire: che una verità ha
conseguenze (ciò che non ha conseguenze è senza significato), ha
una portata sopra qualche interesse umano, e che le conseguenze debbono
valere, debbono essere conse- guenze per qualcheduno, in vista di un fine
determi- nato, cioè, devono essere «buone» e «pratiche ». berciò, a
tulle Ie asserzioni che prelendono di esser vere noi dobbiamo intimare: «
Mostrateci che siet> buone di una bontà pralica, e vi riconosceremo
pet tali. Voi non avete una ragione intrinseca di verità; noi
dobbiamo altenerci alle vostre conseguenze: dal frutto conosceremo l’
albero n. Una asserzione che soddisfa un interesse umano pratico, che
corrispon- de al fini pratici dell'uomo è «vera»: è vero ciò che è
praticamente buono; è falso ciò che è praticamente cattivo (3). 1 predicati
«vero» c «falso» non sono in fondo che indicazioni di valore logico,
comparabili come valori, coì valori «elici» ed «estetici» (4).
Similmente anche W. James: «ll Pragmatismo, invece di considerare
la verità intellettualisticamen- le, cioè, come un rapporto puramente statico
fra rap- presentazione e oggetto, si pone, di fronte ad ogni
pretesa di verita, Ie solile domande. Dato che una rappresentazione 0 un
giudizio affaccino la preten- sione di verita, noi chiediamo: Quale
diffevenza con- creta produce nella vita concreta di un uomo quel
tal giudizio, quella tale asserzione? Come potrà es- sere vissuta? In che
sì moditicherebbe il complesso dell'esperienza se quel tal giudizio fosse
falso (0. 3 (1) Id., bid. La parentesi è mia
|’ (®) Sarebbe meglio dire: «valutazione-verità », perchè que- |
Sta fla verita) non è che il processo della valutazione. Ingl, |
«truth-valuation ». ‘ | (8) Stud. in Hum, p. 5-8: 38
La teoria della realtà e della verità vero)? Qual'è il valore
della verità se noi la cambia: mo în moncla di esperienza? » (1) ue
Per il Pragmatismo porre la questione è scioglier- la: «Sono
vere quelle rappresentazioni che possiamo far nostre, cioè che possiamo
far valere, lrasforma- — re in forza e «verificare», sono false quelle
che non sono suscettibili di lule trasformazione in valore
pra- tico » (2). La verità di una rappresentazione non è
una proprietà immobile che le è inerente: la sua ve- rità è
un accadimento: una rappresentazione non è vera, ma divien vera; è
un divenire, è il progresso della sua auloverificazione (der
Vorgang ihrer Selb- È stbewahreilung); 1 valore della verità non è
altro che il processo del suo farsi valere (3). E si fa va- È:
lere, e si verifica con le sue conseguenze pratiche, con la sua utilità:
anzi il farsi valere e il verificarsi non sono in fondo che queste
conseguenze (4). Dalla definizione della verità come vulore logico (5)
— segue che lutte le verità debbono essere verificate. Una
rappresentazione che non vuole o non può sol: tomettersi alla
verificazione è già condannala. Essa | può avere lull'al più una verità
potenziale, senza si- «| _°‘’‘00‘gnificalo, inintelligibile o
congetturale, e dipendente “fl da condizioni non uvverate. Per diventare
realmente da 3 (1) Der Pragmatismus, VI
Vor, p. 125. < è» (2) « Walre Vorsteltungen sind sotche, die wir
uns aneigqneny die wir gellend machen, in Kraft setzen und
verifizierem hòn- pe; nen, [alsche Vurslellungen sind solche bei denen
dies alles ("g nicht moglich ist», 1A., IUld., p. 125-126. È il
Jaines stesso che n sottolinea. : % (3) Id., 126. E lo SCHILIER:
«Che cosa erano le verità prima p di venir scoperte?» La questione
è oziosa, Se «vero» significa «valutato da noi» è naturale che
ogni verita diventa vera quando è scoperta... Noi possiamo concepire tre
stadi, mel LA processo della verità: verità da venir fatta, verità
diveniente, i verità fatta. Il processo è unico e identico per tutte le
verità a. _ Stud. in Huni. p. 195-199. i (4) JAMES. fui.
SCHILLER, Stud, in Hum. p. 5. Non sono que: Sei in fondo, che formazioni
e syolgimenti del principio del EIKCE. \ (5) È la prima
definizione del Pragmatismo, secondo lo. Schiller: «'The doctrine that
lrw{hs are logical values» (Stud in Hum.) p. 5. Me:
ati t 44 vera deve venir dichiarata e provata, e non
si dichia- ra nè si prova che nell'applicazione, nell'uso che 30.
ne fa: la verità di un'asserzione dipende dalle sue applicazioni (1). Le
verità astralte, come tali, non sono verità. Perfino le verità
aritmetiche derivano il loro esser vere dall'applicazione
all'esperienza. Osservale per esempio ll’ enunciazione
astratta: 22=4. Esso è incompleta. Noi dobbiamo, prima di aderirvi,
conoscere a che cosa si applicano 2 e 4, poichè l’enunciazione non
sarebbe ugualmente vera applicata a due leoni e due agnelli; a due
piaceri e due dispiaceri, a due + due goccie d'acqua, ecc. Così si
dica delle verità tutte in generale (2). Vi sono delle verità fuori
d'uso, e vi sono delle verilà che chiedono d'essere incarnate nella vita
con- creta. Finchè non operano nel mondo della esperien- za
immediala sono ambigue (3); solo la potenza e le conseguenze del loro
operare le tolgono all’ambi- guilà mostrandole, con la verificazione
esperimenta- M le, vere o false. Le verità sono regole per
l'azione; ma una regola che rimane nei campi dell’astratto non
significa nulla, non regola nulla: il significato d'una legge sla nelle
sue applicazioni (4) ec ogni st gnificato dipende dal proposito (5),
perchè qualunque applicazione della verità all'esperienza è in
istretta connessione con qualche fine il quale determina ta natura
dell'intero esperimento. Per ragione della di- pendenza della logica
dalla psicologia, ogni signifi- (1) E la seconda definizione del
Pragmatismo (ivi p. 6). (2) Stud. in Hum. p. 9. ; Ria ioè:
sono in potenza alla verità € alla falsità. 0) mind di questo AT delle
idee astratte lo SCHILLER nana consacrato un saggio intero: il V (Stud.
in Hum): «The ambiguity of Trutn» p. 141-162. > (4) Secondo ALFRED
SinGWicK_ — seguito in questo dallo | ScuiLcer — le parole sot.olincate
contengono l'essenza del med todo |pragmatistico, e ne sono la terza
definizione (Stud. in Hum, p. 9). . , (5) Questa defin. del
Pragmatismo risulta dalle due PD denti. (Id., ibid.). ib pi
A 40 La teoria della verità e della realtà cato è
selettivo e teleologico: il giudizio logico è «va- lutazione » (1).
° Resta da rispondere alla seconda questione: « A qual parte
della nostra esperienza è. attaccata la ri- cognizione della verità? » i
Re: _Ciot: a che cosu riconosciamo o neghiamo noi 1l valore di
verità? Qualìi sono i principi direttivi nella valulazione della nostra
esperienza? È «vero» ciò che è praticamente buono, sta bene; ma che cosa
chiamiamo noi «praticamente buono?» (2). «La risposta a quesla
questione — dice lo Schiller — ci mette nel cuore siesso del Pragmatismo,
ci spiega in che senso il Pragmatismo professi di avere un criterio
di verità » (3). E la risposta non è diflì- cile. Il nostro pensiero
tende all’armonia e alla quic- te del pensiero, a ridurre a sistema, con
un lavoro di selezione guidala dall’interesse, il complesso della
esperienza, a coordinare, in visla d’un fine, tutti gli elementi della
vilu: quindi è vero, (cioè buono, il che è, per lo Schiller lo stesso)
«ciò che armonizza con le leggi proprie del pensiero e con tulta la
nostra esperienza anteriore » (4) e ci serve di base e di cen- tro
vitale per ulteriori esperienze. È vero ciò che ci fa progredire. Il
possesso della verità non è fine a sè stesso, ma mezzo per la
soddisfazione di qualche ne- cessità della vita (5). La verità non è
altro che la via, per la quale noi siamo condotti da un fram- mento
dell'esperienza ad allri frammenti che mette conto di far nostri (6). La
verità è una guida all’a- zione. Mettiamo ch'io mi trovi sperduto in una
selva în pericolo di morir di fame. Scopro qualche cosa che
assomiglia ad una strada, immagino in fondo ad Cssa una casa; mì melto in
viaggio e mi salvo. La (1) Stud, in Hum, Essay I e V, 9 e 154,
passim, (2) Id., ibid. (3) Id., ibid. (4)
IZumunism. Essay JII, p. 57. (5) JAMES, Op. €. VI, Vorl. 127.
(6) JAMES, Op. c. p. 128. 2° Il Pragmatismo
| I rappresentazione della casa è vera perchè è verifi- \i
cala dalla sua ulilità; mi salva facendomi prendere | la strada che vi
conduce (1). Questo semplice e per- | severante carattere di « guida» che
possiede e mo- | stra una rappresentazione è il vero prototipo del
pro- cesso della verità. È vera quando, finche-e in quante |
«conduce n: e si intende vera di verità reale; poten-
zialmente è vera la rappresentazione alla a condur- _ ve, falsa la
inutlu. ’lulto ciò sta bene. Ma un complesso di valutazioni
soggettive, individuali, che sono il prodotto di inte- da ressi
psicologici e mirano ad una soddisfazione s0g- — gettiva, non può formare
che un complesso di verità soggellive, individuali: la mia esperienza è
soltanto n la miu esperienza; le mie valutazioni sono soltanto
valulazioni mie: come si esce dal soggettivo? non x | siamo in pieno
«solipsismo? » (2) No — risponde lo eo Schiller. Nessun protagorcamisla
(umanista), facendo na dell'individuale il suo punto di partenza, intende
fili fermarvisi. Egli sa che 1 giudizi individuali non sono
che una piccola percentuale di quelli riconusciuti come vulidi. Sa
che l'uomo è un animale sociale e che la verità è in gran parle un
prodotto sociale. La verità non ‘si salva finche rimane pura valutazione
individuale: Ra. bisogno di una ricognizione sociale, deve
trasformar- si in proprietà comune, E diventa sociale appunto per
lu sua utilità ed efficienza. Come nell’individuo 3
(1) 10, p. 19). — Anche lo ScuiLLer parla spesso della «con: duciveness a
«proprietà di condurre», come di un criterio di Verità, Le «conseguenze
pratiche» non sarebbero in fondo, che questo « Hinfùhren» che permette
poi uni specie di «previ-. sione » di cio che è utile, Cf, a questo
proposito: «La previ- stone nella teorin dellu conoscenza » (rinnovamento
A. I, Fa- ‘scicolo II, 1907) CALDERUNI. Vi.Si dice tra l'altro: «
Per conseguenze pratiche» vanno intese le esperienze particolari
‘che la dottrina o l'affermazione in questione permette di pre-
«vedere» p. 191. «Esperienze che costituiscono il criterio non |
solo della verità e della falsità ecc...» Id., ivid. -& (2) Del
«solipsismo» lo SCMILLER si occupa nel X Essay (Stud. in Hum.) «
Absolutism and Solipsism» 258-265. Per | questione se «l'empirismo
radicale» sia «solipsistico» ctr ournal of Philosophy, vol. II, N.
V e IX. li 42 La leoria della verità e della
realtà Îl criterio dell'uso, della ulilità regola Ie
valutazioni soggellive, consolida e subordina i vari interessi ai
fini principali delia vila, così lo stesso criterio (del- lVuso) fa una
selezione lra le valutazioni individuali e cosfruisce, con maleriale
delle valutazioni scelle, la verità oggelliva che ottiene la ricognizione
sociale. Ciò che non è socialmente ulile, elliciente, operativo,
presto o lairdi viene eliminato. L'utilità sociale è così l'ultimo
delerminante della verità (1). Protagora ha detlo: «L'uomo è la misura
delle cose ». 1 commen- latori sì domandano: uomo si deve intendere in
sen- so individualislico 0 generico? Tutte e due le inter-
pretazioni sono esatte — dice lo Schiller. L'umani smo di Proiagora era
abbastanza vasto per esten- dersi all'uomo individuale e agli uomini (2),
Egli ri- conosce dolie distinzioni di valore fra le diverse per-
cezioni individuali (3): fra i giudizi di valore indivi- duali si
stabilisce una selezione dei migliori, che so- pravvivono agli altri e si
consolidano in grandi siste- mi di verilà oggellive accettabili da tutti
(4). Ed ora SI capisce anche come la verità è fatta (how truth is
made), «come viene prodotla dalle nostre operazioni sui dali
dell'esperienza umana. La conoscenza. cr'e- sce in estensione e in
fidalezza (trustwartiness) per la fecondità e la buona riuscita del suo
funzionamento, per l'assimilazione e incorporazione di nuovo mate-
riale da parte dei complessi organici preesistenti di cognizioni. I
sistemi (come organismi viventi) sono Im un conlinuo processo di «
auloverificazione » di (1) Humanism. Essay l1I, p. 58-50.
(2) «His Humanism Was Wide enough to em and men», Stud, in Hum.,
Ess. JI DI 34. RIS a (2) Nel Teeteto (16G-S) di Platone sì fa dire
a Protagora che, se le percezioni di uno non possono essere più vere di
cuelle MATA AliTo possono, però est NOLOrI, Sopra il giudizio di mo
ignorante o rdinario sta È saggio. Cfr.: Stud. in Hum. p° 35, sgg. melo
ASI LUoO (4) Humanism, p. 59: «Fra due teorie rivili noi
accettiamo come vera la migliore, quella che possiede «greater
conduci- Veness». Con questo criterio (sclusivamente sì C
astronomia copernicana, così semplice troppo complessi. (Id.,
ibid.) Il Pragmatismo 49 prova della
propria validità dalle conseguenze e dal potere di assimilare, predire,
controllare fatti nuo- vi (1). Ma, a simiglianza di quanto avviene nel
pro- cesso biologico, così anche qui assimilare significa
transformare. Le verità preesistenti, alla luce delle nuove, per la
compenelrazione delle nuove, assu- mono un aspetto dillerente e cambiano
in realtà, in- Irinsecamente poichè diventano più operalive ed effi-
cienli in causa della loro maggior coerenza ed orga- nizzazione; ci
conducono meglio ai nostri fini, acqui- slano maggior capaciià di
armonizzare le esperienze future in reiazione a noi, al nostro interesse
e ai nostri desideri (2). In realtà siamo noi che facciamo la verità.
Dipende da noi l’accettare o il respingere falli nuovi, muove esperienze:
il fattore della sele- ‘zione, è il nostro interesse, è la loro
utilità rispetto a noi. È questo processo di fare la verità è
continuo, progressivo e cumulativo. La soddisfazione di un intento
conoscitivo conduce alla formulazione di un altro; una verità nuova
diventa presupposizione di ulteriori imdagini (3). I così
all’indefinito: la conqui- sla della verita assoluta, cioè della
verità adeguata ad ognì fine umano non è che un ideale, com'è pura:
mente ideale la verità stabile, immutabile, eterna (4). Ogni verilà può
esser mulala da una nuova espe- rienza. La Verità non esiste: esistono le
verità. « La Verità con leltera maiuscola è un mito. In realtà esi-
stono nel mondo umano soltanto le verità, altrettante quanti sono
gli: uomini, cioè le rappresentazioni e le affermazioni praliche di cose
che non sono, ma di- vengono, e divengono per il polere che l'io
esercita su di esse, lanto più eflicace, quanto più, con l’azione
esso passa dall'incosciente al consapevole ed al ri- liesso
(5). 4 (1) Stud. in Iuni., «The Making of Truth», VII Ess. 194-195.
(2) Id,, ibid. 23, (3) «A new truth, when established, naturally
becomes ti e presupposition of SUECASE, SSDIora Ono (Id. ibid.)
E, 4)Id,, Ess. VIII, par. 8, Pp. | ILEN a GIULIO VITALI, Note
pragmatistiche. (Rassegna Nazio ita le, 18 Dicembre ‘1906, p. 646,
S6g.). de 4h La leorìa della verità e della
realtà Qual'è dunque il senso accettabile della nola defi-
nizione della verilà: «accordo con l'oggelto, con lu realtà? » «La parola
accordo — dice James (1) — comprende ogni processo mediante il quale da
una tappresenlazione alluale siamo condotti ad un avve- himento
fuluro corrispondente ai nostri interessi v bisogni, cioè utile alla
nostra progressiva evoluzio- ue» (#). IL nostro dovere, poi, di cercare e
di ricono- scere la verilà non è che una parte del dovere ge-
herale di cercare e di riconoscere ciò che torna conto. Il tornaconto,
contenuto nelle idec, è l’unica ragione che ci obbliga di allenerci ad
esse» 3). k lo Schiller: «La risposla alla questione » Che cos'è la
verità? è la seguente: se si ha di mira il fallo psichico della
verilà-valutazione, là verilà può definirsi: «la fun- zione finale
(ullimate) della nostra allività infellel- liva; se si ha riguardo agli
oggetti valutati come Veri essa è: quella manipolazione di essi che lì
rende Utili primariamente ad ogni fine umano, ultimamen- le allu
perfetta armonia della nostra vita intera che cosliluisce Ja nostra
uspirazione finale » (4). $ 3. — La dottrina della realtà è affine
a quella della verità anzi S’identifica, ìn un certo senso, con
essa. ll principio umanistico di Prolagora è universale: umano
genera e informa lutto ciò che è; anzi...j ma uscolliamo i due leaders
del Pragmatismo. Il Pragmalismo segua un passo in avanli
nell'a- niutusi della nostra esperienza è, quindi, un prog) sso
ln quella cognizione di noi stessi dalla quale dipende. li-cognizione del
mondo. ‘ale passo in avanti non è Ineno imporlanie di Quello che, nella
storia della fi- losofia, ha fatto compiere alla questione
cpistemolo- logica la priorità sulla questione ontologica (5).
(1)-1d., {bid., Vorles, VI, p. 135-136. (2) Id., ibid. e passim in
tutta la medesima lezione. ° (5) «Das Lolnende, das unsere wahren Ideen
enthalten, ist ner DES Grund, der uns verpflichtet uns an sie zu
halten» (4) SCHILLER, Humanism » III, p. 60-61.
(5) Id., Ibid., p. 85. : <> at loin
| + cat ” Il
Pragmatismo : 45 Che cos'è la realtà? Così, cioè in lermini
ontolo- gici, era posta ia questione fino a Kant, Ebbene, fino a
tanto che non si melle in chiaro come la realtà possa venire in noi, è
impossibile qualsiasi risposta alla questione; non esisfe, per noi,
nessun reale se non in quanto è conosebile; una realtà
inaccessibiie alla nostra cognizione è inutile e quindi si
distrugge. Perciò la vera formazione del problema metafisico è
questa: Che cosu posso io conoscere comc reale? (1). La dollrina della
reallà è condizionala dalla dottrina della conoscenza; la ontologia
suppone come fonda- mento la epistemologia: ecco quella che Kant
chia- mava: «la rivoluzione copernicana in filosofia ».
Orbene, una rivoluzione copernicana compie ora il Pragmalismo
rispello alla formula epistemologica. lisso dice: ta nostra conoscenza
non è una operazio- ne meccanica di intelletto puro. spassionato: i
nostri interessi ci impongono le condizioni del rivelarsi a noi delle
reallà. Questa, infalli, ci rivela soltanto quegli aspelli che sono
termine di un nostro deside- rio attuale, di una tendenza a conoscere:
tutti gli altri sono per noi inconoscibili e quindi irreali (2).
(1) Id., Ibhid., p. 9 (2) Il BERGSON +- il rappresentante,
in Francia, della Philo- sophie nouvelle — scrive: «La vita esige che noi
apprendiamo le cose nel rapporto che hanno coi nostri bisogni. Vivere
con- siste nell'agire. Vivere significa accettare degli oggetti
sol- tanto l'impressione wfile », Ze Itire, Paris, Altan 1908, «
Noi cerchiamo fino a qual punto l'oggetto da conoscere è questo o
queto, in qual genere noto rientra, e quale specie di azione 0 di
attitudine dovrebbe suggerirei (Introduction a ta Méta- pliysigue). Cfr.
anche La cultura dell'anima, Vol. 8. ENRICO RerGSON: Lu filosofia
dell'intuizione, trad. del PAPINI, p. 43. Il Bergson è pragmatista?
Risponda lui stesso: « Bisogna distinguere due maniere profondamente
differenti di conoscere una cosa... la prima si ferma al relativo,
l'altra ragglunge l'assoluto...; quella è l’analisi, la cognizione per
simboli, per concetti, condannata ad aggirarsi unicamente intorno
all'og: getto...; questa è la intuizione, ossia quella specie di
simpatia intellettuale per cui ci si trasporta nell'interno d'un oggetto
| per coincidere con ciò che ha di unico e per conseguenzi
d'inesprimibile; con l'assoluto »... «La prima nasce dalle esi- genze
della vila pratica e non è filosofica, ma empirica: lil seconda nasce
dall’affrancamento dagli schemi pratici, dal concetti-ctichette ed è
quella per cui è possibile la vera meta- 46 La teoria della verità
e della realtà Non cè reale per noi, cioè non è conoscibile, se
non ciò che è oggetto di una nostra tendenza, di un no- stro
desiderio e volere; e non si desidera, non sl vuole che il bene. Dal che
si inferisce: nè la questio. «me di fatto (ontologica), nè la questione
di conoscen- 3a (cpislemologica) sono possibili a considerarsi in-
— (ipendentemente e senza coinvolgere come loro base la questione di
valore (psicologico-etica) (1). Le nostre | valutazioni pervadono la
nostra esperienza tulla «quanta e si applicano ad ogni falto, ad ogni
cogni- zione. Perciò la verità della formulazione epistema- logica
del problema della realtà è incompleta finchè «non realizza, tutto quello
che è implicito nella cogni- zione nostra: cioè il desiderio, la
tendenza, l’inte- SEEGS 3 La completa il Pragmatismo così: Che
cos'è la realtà per uno che aspira a conoscerla? «Reale» si- gnifica:
reale per qual proposito? per qual fine? per qual uso? (2). È la «volontà
di conoscere » che pons la questione e quindi non potrà venir risolta che
in termini della volontà di conoscere (3). Ecco la spie- | gazione.
della diversità di dottrine che intorno al «reale» ci hanno dato le
scienze e le filosofie. La di- x rezione della sforzo determinata dalla
«volontà di * conoscere» entra come fattore necessario e isradica-
IN Di ar v fisica, cioè la
cognizione dell'assoluto » (Ibid.} passim). E an- cora: «Il faut
s'habituer à penser l’'Étre directement, sans faire un détour.. Il faut
tAcher ici de voir pour voir er non plus de vor pour agire. (L'Evolutlon
creatrice, p. 323). JI Bergson riedifica sulla intuizione il tempio
dell'Assoluto che prima aveva fatto crollare dimostrando l'inanità
dell'ana- list, della cognizione per idee astratte. Poco importa che
non ci sia riuscito. (Cfr.; La filosofia di Enrico Bergson di Gius.
PREZZOLINI, Rocca S. Casciano, Cappelli 1908; ATTOTTA, L'intui- zionismo
contro la filosofia, La Cult. Filos., A. TIT, N. TIT ecc...) La
distinzione delle due differenti maniere di conoscere; in- tuitiva
(metempirica) e analitica (empirica) spiega l'apparente inconciliabilità
dei passi citati e d'altri ancora, (1) Z/umanism, I, p.
9-10. (2) Id., Ibil. (3)... the answer... comes in terms of
the will to know which puts the question» Ibid., p. il.
Il Pragmatismo urti . bile (ineradicable) in ogni
rivelazione della realtà a nol. i La risposta alle nostre
questioni dipende dal loro carattere, ma questo dipende in tutto da noi.
Siamo noi che le poniamo così e così; l'iniziativa è del tutto
nostra. Dipende da noi il consultare l'oracolo della nalura o
l'astenercene; dipende da noi il formulare le nostre domande alla natura.
Se la domanda è falla bene la nalura risponderà; se è fatta male
non risponderà, e noi dobbiamo ritentare la prova (1).
ci Che cos'è dunque la realtà? Procediamo -con or- dine.
Vediamo prima di lutto quali caratteristiche at- « lribuiscano alla
realtà le scienze. . Scienlificamente, cioè, in quanto entra ed è
trattata nelle scienze, la realtà presenta i seguenti
caratteri: a) non è rigida, ma plastica e capace di sviluppo.
h) non è reale assolutamente e incondizionatamen- le, ma relaliva
alla nostra esperienza e dipendente dallo stato della nostra
cognizione. 7.6) La concezione che noi abbiamo della realtà
cam- bia e perciò: d) riduce spesso all'irreale ciò che è
slato accettalo lungo fempo come reale. e) Una
«realtà iniziale» (come una «verità ini- ziale») è reclamala da ogni cosa
sperimentabile: è necessario, CENCI un principio selellivo che ci
serva come di criterio a distinguere fra «realtà iniziale » e
«realtà reale » (2). (1) «M vecchio oracolo ammonisce: ogni cosa
ha due ma- Michi: bada di prendere quello giusto ». Emerson,
American È Scholar. Rinn. A. (T. Fase. IT, Magia PEZZÈ PASCOLATO. « La
natu- ta, quindi non risponde sempre, a nostro piacere :... «
Natura Mon nisi parendo vincitur», ha seritto Bacone ». Si noti
bene Questa confessione dei pragmatisti: vedremo poi se è in
corri. spondenza con altre loro asserzioni. (2)
SCHILLER. Stud. in Hum. Essay VIII, p. 214. Vedremo tto Ja differenza fra
realtà «iniziale» (primaria) e realtà reale». : VELA
i 48 La teoria della verità e della realtà
Contro la dottrina scientifica il Razionalismo af- ferma: «La
reallà è immutabile, è finita e completa . da tutta VPeternità
(1). Essa è una perehè ha un fine uno, forma un sistema, narra
un'unica storia (2). La nostra esperienza della realtà è mulevole
come la nostra cognizione della verità, non perchè verità e realtà
divengano, mutino, ma perchè la esperienza dell'una e la cognizione
dell'altra sono processi psi- chici: siamo noi che mutiamo 0). Verilà e
Realtà sono indipendenti da noi: noi le scopriamo, cono- scendo,
non le fucciamo. La realtà è-stalica, rigida, uon migliorabile; è e sarà
quello che è stata; non diviene 4). Il Pragmatismo si pone
dal punlo di vista delle scienze. Per csso la reallà assoluta è futile e
dan- nosu come la verilà assoluta per le medesime ra- gioni. Lu
concezione della realtà assoluta non entra nelia nostra cognizione
attuale della realtà (5); non e conoscibile, il che è quanto dire: non
esiste. Non esiste la realtà: csistono le realtà; cioè le nostre
esperienze, che crescono e decrescono. Fingiamo che le realtà ora
conosciute e accetlate siano un milione : tsse non esauriscono
tulle ie possibilità dell'univer- SO: VI possono esistere accanto ad esse
allri dieci milioni, capaci di essere scoperti e riconosciuti-come
lalî se noi applichiamo certi esperimenti che sono in mostro potere:
molle realtà in potenza, cioè irreali, al presente, possono venir
realizzale dai nostri sfor- zi E viceversa: molle delle realtà conosciute
pos- sono benissimo, prima 0 poi, essere dichiarate ir- leali e
rigellale (6). Non v'è nulla di assolutamente posto. La
realtà come la verità, diviene senza posa (7). La natura (1)
James, #0id., VI, Vorl. p. 143 (2) Id., ibid., IV Vorl, p.
ot. (3) Id., ibid., D.. 143. (4) Id., tbid.,
passim. (5) SCHILLER. Stud. in Juri, VITI D. 219, (6) Stud.
in Mum., p. 218. (7) 1d., ibid. È lui che
sottolinea. iii - — —_ _—_ Sali I
Il Pragmatismo 49 delle cose non è delerminata
ma determinabile come quella dei nostri simili. Prima del nostro
esperimento su di essa è indeterminata non solo per la nostra
ignoranza (soggettivamente), ma da ogni punto di vista, cioè anche realmente
(oggellivamente); si de- termina sotto i nostri esperimenti come il
carattere umano. La nozione del «fatto in sè », come quella della
«cosa in sè, è un anacronismo filosofico (1). Noi chiediamo allo
Schiller: su che cosa facciamo i nostri esperimenti se la reallà non c'è
e se è di pendente da noi? Schiller risponde: Noi ammelliamo
bene, a guisa di postulato, una base iniziale di fallo, come condi-
zione dei nostri esperimenti (2), ma quesla prima base è affatto
indelerminala e plaslica: può diven- lare tullo quello che nvi vogliamo
che essa diven- li {8). Fra le infinile possibilità noi possiamo
sce- gliere e realizzare la migliore (4). Noi chiediamo
ancora: «qual'è la natura delia realtà iniziale prima, della base di
fatto dei nostri esperimenti? » E come può ammetterla il
Pragmatismo se essa sfugge alla nostra esperienza, se non è
conoscibile?» Schiller risponde: «La difficoltà di concepire
nel Pragmalismo l’accellazione del falto come base non dev essere
traltala come obbiezione ai metodo prag=* matico, ma come un mezzo per
mettere in rilievo lulto il suo significato. Dalla
pertrallazione di essa potrebbe ricever luce la distinzione importante
tra realtà che è «fatta» soltanto per noi, soggettivamente, cioè
«scoperta », e ciò che noi supponiamo che venga «fatto » real
(1) Humanism, p. 12 in nota (2) Stud. in Mum. vp. 428-XIX. x
- (8) EMERSON scrive: «Com'era plastico e fluido nella mano
di Dio, così Il mondo è in mano nostra». Queste parole sem: brano un
commento alle parole dello Schiller: « Noi possiamo quanto può Dio nello
schema intellettualistico di Leibniz». «E il nostro dovere e il
nostro privilegio di cooperare nella formazione del inondo »,
ibid. (4) Stud. in Hum. mente, oggettivamente, in sè (I). Che noi
facciamo tale dislinzione è chiaro, ma perchè la facciamo? Se tanto
ìl soggettivo come l’oggellivo « facimento della rcalla» {making of
reality) sono il prodotto dello slesso processo cognoscitivo, sotto
l'impulso degli sforzi soggellivi, come può sorgere o mantenersi,
da ullimo, quella distinzione? Ebbene: anzi tutto è chia- «ro
che l'accellazione del metodo pragmatico nè ci ; costringe ad
ignorare quella distinzione, nè ad affer- i mare «the making of
reality » in senso oggettivo. Sia È può benissimo concepire quel
facimento come pura- | mente soggettivo, solo in rapporto alla nostra
co- quizione della realtà e punto in relazione alla sua esistenza
abituale. Il Pragmatismo non fa della me- lafisica, ma della epistemologia:
si può essere prag- mualisli in epistemologia e realisti in metafisica
(2). Sia che si ammetta, sia che si neghi che la realtà è fatta da
noi anche oggettivamente resta sempre vero che sono necessari i nostri
sforzi per iscoprire la _‘—‘vcealtà, che i nostri desideri, i
nostri interessi deb- è bono anticipare le nostre «scoperte» e
farci la via id esse e che, perciò, la nostra concezione del mondo
.clipende sempre dalla nostra selezione soggettiva di Giò che cì
inleressa di scoprire nella tolaliltà dell’esi- stenza (3). }
.__,Noicì proponiamo i nostri fini, noi scegliamo i no- Sti mezzi;
noi foggiamo «cause» ed «effetti» nel Jlusso omogenco degli eventi
(4). Per noi la realtà iniziale è pura potenzialità, come la.
verità iniziale è «Je» {materia prima) di tullo | ciò che è deslinalo a
diventar reale (5). È un concetto # Ride: un: punlo, di appoggio, e
di partenza delia ; U.C0E e; è la possibilità indeterminata
di __ lutto cio che sarà, di lutto ciò che noi facciamo, co-
nuscendo: ogni realtà attualmente riconosciuta si () Id., ivu., p.
428, XIX Gi (2) Id., ibd., p. 42) «in nota», (3) Id., 40id.,
p. 499-XIX «in nota», i) Jd, ibid, IN p. 299. (9) Jd., ibid., XIX
p. 222. (6) Ia., ibia., p, 12 in nota, È Il
Pragmatismo 51 deve concepire come evoluta dal processo e nel
pro: cesso conoscitivo nel quale ora la osserviamo e come destinata
ad avere una storia (1). Per la teoria prag- inalica della conoscenza i
principî iniziali sono lel- teralmente dei semplici termini @ quo, scelti
varia- mente, arbilrariamente, casualmente, nella speran- sa e nel
tentativo di avanzare verso qualche cosa di meglio (2). lullo
ciò che è, è reale. Bisogna distinguere fra vealtà «primaria» (primary reality)
e reallà reale (real realtty). La realtà primaria è semplice
domanda di divenir reale: è la realtà non veryicata © com- pele
anche alle «apparenze ». Non c'è distinzione nè criterio di distinzione a
priori fra apparenza e realtà. La distinzione sorge soltanto quando la
mente, mos- sa dall'interesse, dal desiderio di operare su di essa
passa a controllarla (3). La reallà «primaria » che ri- sponde alle
noslre domande interessate diventa real- la «reale»; quella che non
risponde ad esse si ma- nifesta come apparenza. La realtà «reale» non
è che la realtà primaria passata a traverso il fuoco del criticismo
esperimentale e promossa a un grado su- periore (i). I poiche gli
interessi crescono. e variano continuamente e i propositi sono
continuamente dif- terenziati, anche la realtà « reale » cresce in
comples- stla, viene dillerenziala in serie, le serie si ordinano
in sistemi, i sistemi vengono coordinati e- subordi- nati fva loro
(5). E così all'inciciimto. Il processo della nostra co-,
suizione della realtà (= della nostra creazione delle reullà) si estende
dal caos assoluto fino alla saddi- sfuzione assoluta (6).
(1} 14. td. (2) ju., tbid., p. 439. (3) Id., IX, p. 233-234,
«Watever is, is «real» ls what we begin with,.. (4) Id., p.
244... «real» reality which has survived the fire of criticism and
been promoted to superior rank. - Le conse- % | guenze provano la realtà
come provano e fanno la verità, (6) Id., ebid., VIII 221.
SCART ROTA À ge 52 La teoria
della verità e della realtà La realtà è plastica. Forse (1) la
lasticilà del reale dipende (anche) da una vena di indeterminazione,
di libertà che corre per l'universo: questo giustifica il nostro
trattamento delle idee come di forze reali e Passerzione cho il nostro
fare la verilà è necessarla- menle il /ure ia realtà (2). Conoscendo
facciamo la verità e la realtà. Neila elaborazione connoscitiva.
della nostra esperienza «reallà» e «verità» cresco- no pari pussu (3).
Realtà significa « realtà per noi» precisamente come verità è «verità per
nol». Noi assumiamo come «reale» e accettiamo come « fatto » ciò
che giudichiamo come « Vero » (4). E il vero è il bene, l'ulile; l'elica,
dunque, è la base della me- lafisica e della logica. È il
James: « Keallà è ciò di cui le nostre verità debbono dar ragione,
debbono controllare. Da que- slo punto di visla la corrente delle nostre
sensazio- ni costituisce la prima parte della realtà. Esse ci sono
imposte, ci vengono non si sa donde. Non ab- biamo nessun controllo sulla
loro natura, sul loro ordine e sulla loro quantità (5). Esse non sono
nè vere nè false, ma semplicemente sono. Sollanto ciù che noi
diciamo di esse, i nomi che diamo loro, le teorie intorno alla loro
natura, al loro essere, ai loro rapporti possono essere veri o
falsi. Il secondo elemento della realtà è costituito dai
rapporli tra le sensazioni e le immagini loro nella 4 (1) Siamo in
piena metafisica e come! Non solo la livertà è nel reale ina anche la
cognizione. « L'usare e l'essere usato implicano «conoscere a cd cssere
conosciuto («to use and to be used includes to know and to be know»). La
nozione della « materia » morta... non trova più favore nella scienza
mo: derna » — «Bul is not this sheer hylozolsm?2 Non importa:
l'umanismo è largo: non indietreggia davanti alle parole « ilo- zoisino »
0 « panpsichismo » posto cne siano utili alla interpre- tazione del basso
(inferiore) in termini del superiore, « Sebbene non sia che un metodo,
tuttavia esso inclina a questa 0 & quella metafisica secondo che
meglio corrisponde a’ suoi ca- noni fondamentali ». -— Stud, in Hun, p.
422-4na. (2) Id., p. 427. (3) Id., p. 426.
(4) Id., 20i4, (5) JAMES, iUid., Vorl. VII, p. 155. vr
arde è RS | eee VI Il Pragmatismo
nostra coscienza. Di essi alcuni sono variabili e ac- cidentali; p. es.
quelli di spazio e di tempo, altri sono sempre uguali a sè slessi ed
essenziali perchè si fon- dano sulla intima natura degli oggetti
corrispon- denti. Gli uni c gli altri di questi rapporli
vengono perce- pili immedialamente: sono «falli ». Tultavia la spe-
cie di falli più importanti per la teoria della cono- Fi scenza è
l'ullima, perchè comprende le relazioni e- sas terne, le quali vengono
apprese ogniqualvolta gli Da i oggelli sensibili sono messi in rapporto
fra loro e | debbono essere sempre riconosciute dal pensiero lo- e
> gico-matematico. : Il ferzo elemento della realtà
consta delle verità È antecedenti che debbono esser prese in
considerazio- es ne in ogni nuova ricerca: questo elemento ci
oppone | molto minore resistenza degli altri due: finisce
quasi ty sempre col cederci il passo (1). i Ora, sebbene questi
elementi della realtà siano un po’ fissi, tuttavia, operando in
essi godiamo di una cerla libertà. Le sensazioni, p. es., sono, è vero;
il loro essere non dipende da noi; però dipende da noi, dal nostro
interesse di rivolgere l’attenzione a que- ste più tosto che a quelle;
dipende da noi di tener + a conto di alcune e di tralasciare le altre; dipende
da noi di dare, nei nostri giudizi, una importanza de- + cisiva
alle prime 0 alle seconde (2). LS Noi leggiamo le stesse cose
diversamente secondo il punto di vista da cui le guardiamo. La
battaglia di Waterloo è considerata come riltoria da un ingle- ‘se,
come sconfitta da un francese. Così l’ottimista. legge nell'universo la
parola « vittoria», il pessimi. (1) Id., îbid, Come? tra le verità
antecedenti vi sono ancl le relazioni elerne fondate sull'intima
struttura dell'oggett mi cedono il passe anche queste? Ma il loro valore
non è i discutibile? non formano esse la struttura del nostro
pensiero? ‘Non deve riconoscerle sempre il pensiero
logico-matematico? À parte questa incoerenza, è certo che il James non sl
pre «senta con le audacie quasi spavalde dello Schiller: a vol
sembra di trovarsi, leggendolo, davauti a un realista e intel |
lettualista autentico. Cfr. « Revue Néo-Scholastiguev, Vol. 15, «Bulletin
d’Epistemologie » p. 278-298. = (2) James, î'2d., p. 156, pers i: La teoria della
verità e della realtà È, sta la parola «sconfitta».
«La esistenza della real- © tà appartiene (ad essa) ma il contenuto suo
di- pende dalla nostra scelta, e la scelta dipende da | noi»
(1). La realtà è muta. Le sensazioni dei rap- (SAh porli loro non ci
dicono niente intorno alla propria natura: siamo noì che parliamo per
loro. Noi rice- 2 viamo il blocco di marmo, ma siamo noi che vi
scol- piamo la statua. Giò vale anche per le parli « eterne »
della reallà. Noi scompigliamo le nostre percezioni Mei
rapporli inlrinseci e le ordiniamo a nostro pia- . cere; le
classifichiamo in serie, le raggruppiamo in classi, consideriamo ora
l'una ora l’altra come fon- damentale, finehè le nostre credenze formino
quei sistemi di verilà che conosciamo solto il nome di lo- gica, di
geometria, di aritmetica. Im ognuno di quesli ‘sistemi la forma e
l'ordine è evidentemente opera (umana (2). È difficile parlare di
una realtà indipen- «| ‘dente dal nostro pensiero. Essa si riduce
al concetto di ciò che è già nel campo dell’esperienza, ma non
è | @ncora denominato, oppure all'assolutamente mulo, o
a, un limite puramente immaginario della nostra coscienza (3). Ad
ogni modo è inaccessibile, inaffer- | rabile: quando crediamo
d’'averla còlla noi ci tro- viamo lra Je mani un semplice surrogato, una
crea- . lura del pensiero umano anteriore che ce l'ha rega-
lala per il noslro uso e consumo (4). La corrente delle
sensazioni c'è, chi lo nega? Ma ciò che noi di- ciamo di quel
flusso è creazione nostra dal principio sino alla fine. Noi
condensiamo la corrente plastica | în cose, a nostro capriccio: noi
creiamo i soggetti e 1 predicali*dei nostri giudizi veri e falsi:
tutto cià «che è, è frutto della nostra elaborazione. «Il
mondo «| non è — come vogliono i razionalisti — l'edizione in
(1 1a. dbig. « Die Existenz der Wirklichkeit gehòrt ihr,
aber hr Inhalt hingt von der Auswal ‘ RO vahl, und die
Auswahl hangt (8) 1d., p. 159. | (a) Ia., ivia.
Il Pragmutismo 56 folio infinita, l'edizione di lusso
elernamente com- plota che le coscienze individuali non riescono a
de- cifrare nella sua interezza e rifanno in lante piccole edizioni
finite, piene di errori di stampa, più o meno deformate e mutilate; ma è
un’edizione non ancora perfetta, che viene completandosi a poco a poco
spe- cialmenle per l’attività degli esserì pensanti » (1). E questi
la stampano nelle loro edizioni; la plasmano nei loro schemi
connoscitivi, in mille modi diversi, secondo i loro diversi fini. E quei
modi son lutti veri, hanno tutti lo slesso valore di verità se
rispondono al fine per il quale furono elaborati. L'anatomico con-
sidera l'individuo come un organismo: la sua realtà sono i suoi
organi ; l'istologo vede in esso un comples- È so di cellule, il chimico
un insieme di molecole (2). Il n numero 27 si può considerare come
la terza potenza di 3, come il prodotto di 3 e 9; come la somma di
26 + 1, come 100 — 73, ecc. ecc. Noi siamo creatori nel 0, conoscere come
nell’operare. Il mondo aspetta la sua forma _finale dalle nostre mani,
Così il Pragmatismo apre nuovi orizzonti alla forza divino-creatrice
del- Puomo (3); così il pensatore è rivestito di dignità
LI nuova piena di responsabilità. 6 i Noi «solleviamo ad
altezze nuove la realtà pree- » sistente » se sappiamo credere, agire,
lottare: la fede ci fa salvi, ci porla alla conquista
dell'universo, ul niglioramento progressive della realtà (4) La no:
stra sorle è nelle nostre mani! Lungi da noi il fata- lismo, il
quielismo, l’indifferentismo: la vita è un ar: cobaleno: vi troviamo
tutti i colori, a nostro grado: la noslra azione ve li crea (9). a
VP | (1) 10. ibid., pi 165... Cfr.: La cultura filosofica,
N. 2, Pi 124, > dove ho tolta la traduzione delle parole qui
citate. i (2) Id., p. 161-161; passim. Ù (8) La frase
è del PAPINI, «der Fiihrer der italienischen V80 Pragmatisten » come lo
chiama il JAMES, ibid., p. 104. NP». int (4) Le parole sono prese
dall'EuckeN ima non si ha alcuna e) citazione di opera; EUCKEN parla di
una « Erhohung des vorge- i fundenen Dascins » -- p, 163.
ine. (5), James, p. 170 sgg. SCHILLER: «like a rainbow Life
glitters ti în all the colours». /fum, 16, \?, uindi, o
uomini, imparale a conoscere voi stes- vi consapevoli delle vostre
vocazioni; in- allargate le vostre finalità: sollevatevi i |
dominazione in dominazione; sappiate volere e sappiate creder?, cioè
uermare con tutto il vostro essere che le cuse stanno realmente come voi
le po- ele, © le cose vi ubbidiranno, e la fede \} farà salvi, ioè
vi permetterà di conseguire i. fini della vostra esistenza. Sappiate che
dopo lutto la verità non esi- ste in sè; ma parlate, pensale, agile come
se real ente fosse tal quale voi la vedete, voi non servi, na
padroni suoi © suoi fallori» (1). ‘Questa è lu dottrina della
realtà sostenuta dal agmalismo. INI. LA
RELIGIONE ‘NEL PRAGMATISMO “Sommario: x l. Le
preoccupazioni etiche e religiose. — $ 2. L'esistenza di Dio. — $ 3. Il
concetto di Dio. — \ 4. Religione e religioni. g. 1. —
Esporre con una certa ampiezza le dottrine pragmaliste, senza fare un
posto speciale al modo con cui in esse sono presenlali e risolti i
problemi religiosi, sarebbe una mancanza grave. — Chi ha
studiato o lello con amore, le opere — al meno le principali — dello
Schiller e del James, sa “che, allraverso ad esse, si sentono passare,
come n fremito, più o meno distintamente, due preoccu- | pazioni;
luna, più generale, che tulto pervade, tulto “colora, tulto
fondamenla: la preoccupazione etica: l’altra, più speciale, che nasce
dalla prima come condizione necessaria o postulato del coronamento
dei valori e delle esigenze eliche: la preoccupazione — religiosa (I).
È vero che questa (la religiosa) nello Schiller non è così intensa
e così manifesta come nel James; lo (1) Per questo io credo che,
se si può e si deve parlare di nn pragmatismo religioso (e così pure di
uno epistemologico, metafisico ed estetico) come di un complesso di
applicazioni del principio del Peirce alla religione (alla metafisica
cecc.), non si può invece parlare di un pragmatismo etico, come di
lina specie 0 soltospeci® del pragmatismo: Tutto il pragma- ismo è etico:
l'etica è alla base della epistemologia, della me- a Lab della SESLIgione
°, della IOICUCE Di quest'ultima non È ames e Jo Schiller non se ne son Ù
A articolare, Il non ne sono occupati 5
0 58 La Religione nel Pragmatismo Schiller —
il véro filosofo del pragmatismo, sebbene meno popolare del James — ha
lavorato sopratlulta a stabilire e consolidare la base stessa
dell’edificio: il carattere, cioè feleologico-morale di ogni nostra
at- tività e di ogni prodotto dell’altività umana: tutta- via sono
numerosi i saggi nei quali egli si occupa ex-professo, più o meno
largamente della religione, V, e da per tulto si sente che per lui la
religione vale. - Del resto: non ci dice lui stesso, espressamente,
che il pragmatismo «non è soltanto un movimento che riguarda un
insieme di dottrine tecniche intorno al 7 problema della conoscenza, ma
anche un tentativo di determinare i rapporti tra «fede, ragione e
reli . gione?» (1). Quanto ai James è nolo — per la sua
stessa con- fessione — che la prima applicazione da lui falla del
principio del Peirce fu un'applicazione ai problemi KS. religiosi
(2). Ed è noto del pari che, dal giorno del ; suo primo discorso
pragmatista all'Università di Ca- È lifornia (1898) fino all'opera:
« A _Pluratistic Univer- | Sen, attraverso la «Volontà di credere», « Le
varie forme dell'esperienza religiosa» e «Pragmatism », lulte le
volte che gli si presentò l'occasione, ha posto \ e risollo, a modo suo,
i più fondamentali tra i pro- i blemi della religione. Il James fu un?
anima carat- - leristicamente religiosa. Dice di lui il Boutroux: :
«Egli ebbe da suo padre una tenerezza intima per il inisticismo
del grande pensalore svedese Swe- dlenborg, il principio del quale era la
relazione tra’ gli esseri terrestri e le potenze spirituali. Questa
«dottrina Swedenborshiana. circola traverso tutta la opera del James»
(3). Egli lrovava «la forza e lu pace del cuore e dello spirito nella
fedeltà alla crc- denza che fuori del mondo del nostro «pensiero
co: Sciente ve ne sono altri, ai quali noi allingiamo le energie
capaci di arricchire e di trasformare la no- 4
(1) Studies in Humanism, Essay XVI, p. (2)
Pragmatismus, p. 29. |. 13) E. BOUTROUX, IV. James (Rev. d 5
Novemira, 1919, Db, isa ( © Metaph. et de Morale, 349, SEE.
culi * Il Pragmatismo 59 stra
vila» (1). «Chi sa — scriveva egli, conchiuden- do un’opera classica
sulla religione — se la fedeltà di ogni uomo alle sue umili credenze
personali non possa aiutare Dio stesso a lavorare più efficacemen-
{e ai deslini dell'universo? » (2). Aggruppo l'esposizione intorno
a questi tre punti: 1.) Esistenza di Dio; 2.) Concelto di Dio; 3.)
Reli- gione e Religioni. «2. — Cominciamo col James,
La storia della filosofia è in gran parte la storia del conflitto
dei temperamenti umani, Ogni filosofia è l’espressione, il riflesso del
carattere intimo del- l'uomo, la traduzione in idee del lemperamento;
ogni intuizione dell'universo (We/lanschauung) è nè più nè meno che
un complesso di reazioni del carattere umano assunte, o a propria insapula,
o deliberata- mente, in faccia alla realtà (3). Questo spiega il
sor- gere dci sistemi e il batlagliare continuo dei filosofi.
Noi possiamo distinguere due principali tipi spi- rituali d'uomini
aventi caralterisliche affalto diver- se: l'uomo dalla (empra tenera
(lender-minded) e l'uomo dalla tempra dura (tough-minded), cioè il
tipo simpatico c il cinico (4). Mettele questi due tipi
profondamente diversi in faccia all'universo e chiedele loro una
dottrina: a- vrele da una parle il malerialismo sensualista, con
lutto il suo contenuto di scetticismo e di pessimismo, come traduzione
del temperamento rude e cinico; dall’altra lo spiritualismo con contenuto
ottimistico, quale espressione deì tipo dalla tempra tenera.
L'antagonismo di queste due dottrine, il contrasto dei due
lemperamenti malcrialistico e spiritualisti co assumono tulto il
loro speciale rilievo di opposi- | zione davanti al problema
dell’esistenza di Dio. Il (1) L'Expérience religleuse, p.
436. (2) /ui, p. 437. : Li Mi (3) JAMES, Der
Pragmatismus, I Vorl. p. 3-6; 4 Pluralistio. ; Universe, p.
20 (4) Der Pragmatismus, ivi, p 7: A Plural. Univ. p. 29. »
- ? 60 La Religione nel Pragmatismo
complessa delle cose che vediamo, che esperimentia. mo e che abbiamo
convenuto di chiamare « mondo » sono il prodotto della materia o di Dio
esistente fuo- ri e sopra la maleria? «La materia produce tulte le
cose 0 e'è anche un Dio?» (1). Ecco il problema. Il quale non sarà
risolto mai — e la storia è là a di- mostrarlo — in base alle vuote,
astratte e. sottilis- sime discussioni sull'essenza intima della materia
€ sui suoi caratteri osservabili o su pretese visioni h-
telleltualistiche de! Dio che è in questione (2). Ogni speculazione è
impotente — di fronte al materiali- smo ateo — a dare una solida base
razionale alla re- ligione: i due grandi (entativi sistematici di
dimo- strazione dell’esistenza di Dio — il teismo scolasti-
‘co e l'idealismo trascendentale — hamno fallito al loro scnpo.
‘Tulli conoscono gli argomenti classici della filo- solia
Scolastica. Ebbene, Hume, col cacciare per sempre la causalilà dal mondo
fisico, ha reso impos- sibile ogni inferenza dal creato a una causa
prima; del resto l'idea di causa è troppo oscura per servire di
fondamento a tutta una teologia. Dopo Hume, Kant ha dimostralo che, Dio,
l'immortalità e la li- berlà, non avendo alcun contenulo sensibile,
sono parole vuole di-senso dal punto di vista della cono- scenza
(corica, e ha fatla giustizia una volta per sempre della vecchia
leologia, che ora non regna che nel volto e non è difesa che da qualche
ritardatario. Il darwinismo ha dato il colpo di grazia alla prova
per mezzo delle sue cause finali. L'ordine e il disor- dine che noi
troviamo nel mondo non sono che in- venzioni umane: chiamianio ordine ciò
che corri- sponde a un nostro ideale, disordine ciò che se ne
(1) I metodo praginalista in: Saggi pragmatisti, p. 15 (tra-
duzione PAPINI). (2) Occorre far notare che questa visione degli ontologi
non è da confondersi con la ?n!uizione del sentimento, intuizione
sorda e vivente, della «philosophie nouvelle»? Vedi: PIAT, Insuffisance
des Philosuphies de l'Intuition, p. 129, Sg. Il Pragmatismo
61 allontana (1). Finalmente il pragmalismo, cacciando - dal
mondo la necessità logica, ha tollo ogni speran- a di una soluzione per
coucetti del problema in que- stione, di modo che le prove dell’esistenza
di Dio non sono valide che per coloro che già credono in Dio
i e debbono trovare degli argomenti per difendere tale 3 3
i A “pre credenza (2). ; L'idealismo
trascendentale non è più felice nel suo SG tentativo di dare una base
solida alla fede: vedremo quali assurdilà sono implicite nel concetto di
una coscienza concrela infinita che sarebbe l'anima de! x - inondo:
vedremo a che si riduce l'Assoluto. e «E allora? Quale altra via rimane
aperta per risol vere il problema? Già nell'opera : La volontà di
cre- dere, il James assegnava ai molivi emozionali un valore
definitivo, nel casu che l'intelletto non poles- E se offrire delle
ragioni sulficienti per l'adesione a i doltrine di caraltere religioso.
La via è aperta: met- liamoci in essa. La questione: « Dio esiste? »per
il pragmatismo si risolve in questa, più determinata e più chiara:
«Quali conseguenze pratiche importa (| per la reallà, per noi,
l'esistenza di Dio?» Se prali- = camente, cioè dal punto di vista del
criterio della uti- .lita pratica, la negazione dei malerialisti vale
quan- lo l’allermazione dei leisti, le due teorie sono equi-
valenti in lutto poichè delle teorie non esiste che il di lato e il
valore pratico (9). 7 | Ebbene, la questione se il mondo sia creazione
di Dio o prodotto delle forze materiali può essere con- pe sideralo
da un doppio punto di visla: relrospettivo + e prospettivu. lFingiamo che
il mondo sia completo. ti ed evoluto in tutte le sue partì (punto di
vista retro- | spettivo). Esso non sarebbe che una somma di ri
sultali buoni e caltivi, dalla quale è escluso. qualun- (1) Jaars,
L'Expérience religicuse, D. 418 (in nota), p ce 369-331. ia
a JAMES, L'Erpérience reliyicuse, p. 368-309: « Pour celui qui déjà
croit en Dieu ces arguments sont solides... La On {ltoure... des
arguments pour défendre ces croyances le doit les trouver ». :
di Ò NI Vol., p. 59; L'Experience (3) JAMES,
Der Prugmatismus, religlouse, pas. 132. INA La
Religione nel Pragmatismo que aumento e qualunque alterazione. Da un
mondo lale noi non avremmo nulla da sperare e nulla da temere,
perchè il potere creativo, qualunque fosse slato, si sarebbe esaurito
tutto in quello che è, che è irrevocabilmente, in tulle le sue
particolarità: uno dono che ci è stato dato e che non può essere ripre-
ì so. Orbene, in lale ipotesi, «quale sarebbe il valore «di Dio, sc
ci fosse con la sua opera compiuta e ìl suo mondo già trascorso? » (1).
Egli non varrebbe niente più del suo mondo; da lui, come dal suo mondo,
non avremmo nulla da sperare e nulla da lemere, poichè egli,
secondo tale ipolesi, nulla potrebbe togliere 6 aggiungere a ciò che è. A
un Dio simile noi saremmo riconoscenti per quello che ha fallo, non per
altro. lì ora prendiamo l'ipotesi contraria, che, cioè, le
parlicelle di materia, seguendo le loro «leggi» po- lessero fare lullo
quello che, nell’ipotesi precedente Da fatto Dio: saremmo noi loro meno
riconoscenti che a Dio? «In che soffriremmo noi mancanza se
lasciassimo cader: l’ipotesi di Dio e facessimo respon- subile la sola
maleria? Come, essendo l'esperienza definitivamente cd irrevocabilmente
ciò che è sfata, “polvebbe la presenza di Dio in essa renderla più
vi- vente e più ricca al nostro sguardo?» (2) « Chiamia- mo materia
la causa del mondo e non leviamo nep- pure una parle di quelle che lo
compongono; nè, sc chiamiamo Dio la causa, esse aumentano ». Dunque
«materia e Dio significano precisamente la stessa | cosa, cioè il potere,
nè più né meno, capace di fare | questo mondo celerogeneo, imperfello e
tuttavia ter- | Minato », e perciò «la dispula tra il materialismo e
il leismo diventa, in questo caso, oziosa e insignifi- ante». Se la
presenza di Dio «non porta un giro v lin risultato differente all'insieme
del mondo, non Ù può certumente accrescerne la dignità; nè gli (al:
RE TIE (I) JAMES, 12 metodo
pragmatista, in Saggi È : MES, li SI, gi pragmatisti, x D.
15-17. Noto una volta per sempre che le Datore Calo da 3 Saggi
pragmatisti, e messe tra virgolette sono della traduzione | del PaPINI e
del LruNarbo, Jl PAPINI ha tradotto IL Metodo | pragmatista
dall'inglese, | (2) James, 0 Metodo Prag matista, pp. 16-17;
Dì mus) ip, 06 g Dp. 16-17; Der Pragmatis: — mondo) verrebbe nessuna
indegnità se Dio non hi fosse e se gli atomi rimanessero 1 soli attori ch
È scena» (1). È saggio colui che volta le spalle a siffat- ‘la
inulile discussione (2). 3 ‘Meltiamoci ora a considerare il mondo da un
punto di visla prospellivo; poniamoci « questa volla nel inondo
reale in cui viviamo, mondo che ha un fulu- ro, che è tullavia
incompleto... ». ; 3 «In questo mondo non finilo l’allernativa di
«ma- lerialismo o teismo è intensamente pratica». Essa si può
formulare così: «In qual modo il programma della nostra vila è allo a
variare, secondo che si con- siderano i fatti dell'esperienza come
configurazioni di atomi senza finalità (materialismo), oppure come
dovuli alla provvidenza di Dio?» (teismo). È vero che in questo mondo non
finito la materia fa prati camente lutto ciò che può far Dio, che essa
equivale u Dio, che Dio è superfluo e cessa ogni legiltima ri-
chiesta della sua esisienza? E vero che «la materia, di cui paria
Spencer, per la quale si compie il pro- i cesso dell'evoluzione cosmica,
è veramente un prin- | cipio di perfezione infinita quanto Dio? ». (8)
Vediamo. Secondo il materialismo e la sua « teoria dell'evoluzione
meccanica, le leggi della distribuzione della materia e del moto» sono
rivolte incessante- _Inente al disfacimento del mondo, «a dissolvere
tutte le cose che hanno falto evolvere ». Così il Balfour cl rappresenta
l’ullimo previdibile stato dell'universo quale ce l'ha dalo la scienza
evoluzionista: «Le e- Nergie del nostro sistema si consumeranno ; la
gloria del: TR cselrata, e la terra, inerle e desolata, a
disturbato 1a oltre la razza che per un momento E SS GLILI a sua
soliludine. L'uomo cadrà nel EF va suoi pensieri periranno. La
inquieta a... le «azioni immortali » moriranno, e l'a- i More, più
forte che la morte, sarà come se non foss _ mai slalo. Nè vi ‘'à Il i i
sli se 1 sarà nulla che sia meglio o peggio i fu) Ivi, PP.
17-18; pp. 59-63. a (2) Ivi, p. 81; p. 61. (8) d04, DD. 18-21, pp.
63-64/ 64 La Religione nel
Pragmatismo per lulto ciò che il lavoro, il
genio, la devozione e la sofferenza dell'uomo avranno fentalo di
effettuare durante età innumerabili » (1). Dunque la sorte ulti-
ma di ogni cosa e di ogni sistema di cose cosmica- mente evolute è
tragedia. Nulla rimarrà di ciò che è slalo: non un'eco, non una memoria:
la rovina sarà universale. È si noti: « questa rovina e trage- dia
finale sono nell'essenza del materialismo scien- lifico. Le forze più
basse, e non le più alte, sono le forze eterne o quelle che sopravvivono
ultime nel solo ciclo di evoluzione che noi possiamo definiliva-
mente vedere » (2). Ma se Dio esiste, i risultati pratici
dell'evoluzione dlel mondo saranno ben altri. « Un mondo che con-
lenga un Dio che dica l’ullima parola, può bensi ar- derè o ghiacciare,
ma però noi pensiumo che Egli pensa sempre ar vecchi ideali e ne assicura
che al- riveremo a goderne; perciò il naufragio e la disso- luzione
non sono mai assolulimente finali. Ml bisogno di un ordine morale eterno
è uno dei più profondi bisogni del noslro cuore... ». «Qui
giacciono i significati reali del materialismo e leismo...; matlcrialismo
signitica Ja negazione del. l'ordine morale eterno e l'esclusione delle
speranze ultime; il teismo significa l’afiermazione di un eler- no
ordine morale e dà libero corso alla speranza » (3). Un'altra
conseguenza pralica di grande importan: za deriva dalla affermazione
feislica: il sentimento d'intimità col mondo. I mulerialismo
con la sua visione impersonale dell'universo ci pone di fronte a una
realtà muta, in: differente, brutale che distrugge via via ltutlo ciò
che crea, senza curarsi del bene e del male, e dei biso - gni
umani. I bisogni umani! Ma che cosa è ma l'uomo per il quale si dovrebbe
avere dei riguardi: L'individualità di ciascuno di noi è come una
(1) BalFOUR, The Fondalions of Belie{ (Le basi della fede) p. 30,
citato dal JAMES in; Meludo praymatista, pp. 21-22, in. Der Pragmalsmus,
pp. 64-65. (2) JAMES, IL Met. Pragm., p. 22; Der Pragmat,, D.
66. (3) Zuî, pp. 23-24; p. 66 sg. Il Pragmatismo
= rrasca, 7 are in burra sopra: unt ma senza tre- qui
epolto;che Loano È AESLLUSRANO FOT sj venti e le onde c iizoirenomoni
Uasc due i i non siamo che degli €} gli eventi (1). Come otza (dol
flusso irresistibile deG Letta così falla? È Si simpatia e amore per o a
senoi mettiamo 6, invece, nelle cose 0 MIO a esse ci appariscono n
Dio una som idenzar allora. lime al nostro cuo- | ù calde, viù vicine a e
voni saremo più estra- "o pensiero : > e al Nostro La non
lo saranno a noi. Ri Mg ici co ce eciesse: ‘agmalistico sì polrebbe
dire Da un punto di vista DER fra il maferialismo e il le la
differenza che passa fra de senlire i no: CE "nali el concepire e
sentire ; O spiritualismo) nel concepire : I ROGIE BLOGO SÌ
differenza sociale. £ i rapporti col mondo è una eee iamo
malerialisti, noi dobbiamo DR È SIGrgnn {ra socio, il mondo, difidenti e
USE E guardia che non ci GU slringorit Spiritualisli noi possiamo
fidare li, S SECOLI Nexbitualisti SIAE n ere fidenti sulla nostra
" tai Ise peosstere ident so utile, che on ai Rostri bisogni
emozionali, che ci fa ‘Procedere coraggiosi nelle nostre esperienze
sulla Tealtà nella speranza che ln realtà risponda alle do- —
mande che le rivolgiamo, è una Sani UerisUca della | Verità, noi dobbiamo
concludere che il (eismo è vero © il materialismo è falso. Vi
sonoaltre ragioni che autorizzano a tirare conclusione in favore
dell’esistenza di Dio. Se Dio, Egli produce differenze prati porti
call'universo; se c'è un Dio, renze « nella sorte finale del mondo
: lo. Ma possiamo dire d questa c'è un che nei
nostri lap- questo s'è vedu- i produca differ .
Ina durante tutto il ere che l’esistenza di Mella sorte
finale do» (3) Ammetl ì, L'Expérience
religieuse, D. 409, 411. >, Il Metodo pr agmut., p. 15; 4
Pluratistie Univer Il Met. Ppragm., p. 25. Egli produce
diffe È più: se c'è un Dio noi possia-. no aspellarci che
egl enze non solo, | corso del mon- Dio non possa a
66 La Religione nel Pragmalismo
— cangiar nulla nella nostra esperienza non è affermare
‘l’inverosimile? «il vero significato di « Dio » sla ap- punto in quelle
differenze che debbono essere ammes- se nella nostra esperienza, ove il
concello sia ve- “ro. Ebbene queste esperienze esistono cd hanno un
‘intlusso polente sul sentimento e sulla condolta. La Z esperienza
fisica, o percezione degli oggetti esterni, e la esperienza psicologica
pura c semplice limitata alla tà percezione deil'io, non colgono la
realtà tolale e pie- ‘q namente reale, e non sono le uniche forme di
espe- ricoza: ve n'è una terza: l’esperienza religiosa che (ci dà
una massa di esperienze concrele affalto ori- «_—‘ginali. «Se voi
chiedete cosa sono queste esperienze vi dirò che sono conversazioni
coll’invisibile, voci e visioni, risposte fl preghiere, mutamenti di
cuore, Ta liberazioni da paura, influssi di speranza, assicura
zioni di appoggio, ogni qual volta certe persone si mettono in una cerla
attitudine interna, con certi modi appropriati. Il potere viene, va e si
perde, e può esser trovalo soltanto in una certa direzione de-
terminata, proprio come se fosse una cosa concreta e maleriale» xl},
Vedremo più sotlo perchè pratica- mente parlando è cosa di poco momento
che il Dio della teologia sistemalica esista o non esista; «ma se
il Dio di queste particolari esperienze è falso, è una cosa lerribile per
quelli la cui vita è poggiata su tali esperienze » (2). _,
Concludendo: «la controversia teislica assume un lreniendo significato se
noi la saggiamo coi suoi re- ; sultati nella vita attuale » (3). Il
naluralismo, il posi- ARI livismo e l’agnosticismu possono cominciare con
cu- lusiasmo il lavoro rude della vita, ma liniscono fa- talmente
nella tristezza e nello scoraggiamento inerte. Se invece, come afferma il
teismo, la nostra vita ‘cosciente di lutti i giorni fa parte d'un
universo mo- rale, armonivso, elerno; se ognuna delle nostre
sofl- a O TAES: ALI
relty., ). 432. ‘ AMES, Mel. pragm., pp. 28-29. — Sono appunto
queste | ‘esperienze che formano Ìl tema e l RA) ci CRA la e la
materia di: L'Experience — (3)/£ Metod. Pragni., pp. 29-30.
a N ll Pragmatismo 67°
ferenze ha la sua ragion d'essere e il suo valore; se il cielo sorride
alla terra e se gli dei vengono a visitare gli uomini; se la fede e la
speranza sono come l'atmosfera della nostra anima, allora la no-
stra vila scorre abbondante © colorita in mezzo a grandiose prospellive
(1) i Possiamo tirar subito una conseguenza importan- le dal
punto di vista pragmatlistico ; la speculazione è- impotente a condurci a
Dio; noi affermiamo la gran- de probabilità della sua esistenza in base
alle con- seguenze pratiche, all'utilità reale, in contanti, che
derivano dall'accettarlo come esistente. Naturalmen- te, e lo vedremo
sotto, il pragmatismo non può darci più che una probabilità.
Lo Schiller con lo stesso metodo giunge alle stesse conseguenze.
Col James egli rigetta le prove tradi- zionali dell'esistenza di Div e fa
una guerra spietata alla identificazione con Dio dell’Assoluto degli
idea- lisli trascendentali. Per lui la comune insufficienza
delle prove tradi- zionali sta nella loro astrattezza. Esse, infatti,
sono applicabili alla concezione di un universo qualsiasi, non ul
nostro mondo particolare. Per esempio: l'ar- gomento cosmologico inferisce
Dio dal fatto che vi è eausazione in astratto; l'argomento
fisico-teleologico è costruito arguendo, in maniera affatto
generale, dall'ordine un ordinatore (2). Ebbene questi argomen-
‘li non provano nulla perchè vogliono provar troppo. Dal
momento che si possono applicare ad'ogni sol- ta di mondo, buono o
cattivo che esso sia, ne segue che la divinila inferita con questa specie
di argomen- tazioni è affatto indifferente al contenuto del mondo,
al bene e al male che esso racchiude: è un Dio amorale, che si può
inferire così bene da un universo ollimo come da uno pessimo. La
inferenza di Dio dal mordo sarebbe ugualmente buona nel Cielo e nel
l'inferno, Ecco perchè tutti i lonlativi di ascrivere a Dio attribuli
morali sono condannati a ;certo insuc- (1) Ivi, p. 30. (2)
JAMES, L'Experionce religieuse p. 117. 4
Se | il |
cesso. Trascurando gli aspetli morali del nostro mon- do come si
può giungere a un principio morale gli esso? Ebbene, non è di codeste
prove che noi abbia- mo bisogno; non chiediamo una prova
dell'esistenza di Dio che sia valida per ognì universo pensabile,
mù per il nostro mondo aituale, che tenga conto del con- tenuto
concreto, reale delle cose che noi: esperimen- liamo; ci occorre un Dio
il quale ci dia sicurezza, che nel nostro mondo vi è un polere capace e
disposto a dirigerne il corso (1). È È Il dialogo: Gods and
Priestes (Dei e Sacerdoti) (2) è lullo una critica birichina degli
argomenti raziona- li (teorici) dell’esistenza di Dio. Dice Filono: «Mi
pa- re che Vesislenza degli Dei si possa inferire dall’esi- stenza
dei sacerdoli, poichè, se gli dei non ci fossero, e che ci starebbero a
fare i sacerdoli? » Un argomen- lo puerile, a dir poco, come si vede.
Eppure Anlino- ro risponde: «Questo argomento è... migliore della
più parte di quelli dei teologi » (3). Più oltre Antinoro dice: .« Finchè
il Dio ignoto non è desideralo è inco- moscibile » (4). Noi sappiamo che
« inconoscibile », per l’umanismo, vuole dire «non-esistente ». Ma
dunque il nostro desiderare, volere Iddio è creare, fare Iddio?
Senza dubbio: «il desiderio fa reale l’irreale n. « Gli dei sono reali in
quanto responsi ideuli ai reali biso- gni umani, che ci funno realmente
agire» (5). Dio 6 un postulato della fede ed è delia stessa nalura
dei postulati della scienza (6), cioè una supposizione uli-
(1) SCHILLER, Humanism., Ess, 1V, « Lotze's Monism »; p. 82. = lo non
posso indugiarmi a esporre largamente le teorie re- liglo5e dello
SCHILLE", come ho fatto col JAMES: un articola non basta a ciò, Del
resto non è neanche necessario, perchè lo SCHU.LER, quando pula di
religione. si appoggia spesso al JAMES, €, sostanzialmente, lo
riproditeo (2) ScHiLLER, Studies in Humanism, Essay XV, pp.
326-348. (3) Ivi, p. 227. (4) Ivi, p. 347.
(5) IVI, pp. 340-341: «They (gods) nre real as the ideal re-
sponses to real human needs, which really move us, (6) Studies in
Humanism, p. 136. Lo ScHILLER cita qui: La tolontà di credere del
James, = "i si » etiam Lu e e ir__nnnn_nn_
RPEI EN oli Pragmulismo le, una domanda di qualche
cosa che corrisponda alle esigenze dell'uotno e mella armonia in una
speciale sfera di esperienze. L'uomo fa la verilà e la realtà, come
s'è veduto: È è vero e reale ciò che opera e in quanto opera; la
soslanza è allivilaà, e l'attività non esiste se non come attività per
noî. La domanda di Dio non è la doman- da di un essere lrascendente, ma
di uno perfezio- È nante la esperienza nostra (1). Perciò la questione:
LI, Dio esiste? significa: Qual'è il valore per noi del con- X cetto di
Dio? | siecome le concezioni di Dio sono mol- | le, qual'è il valore di
esse, 0 dei varì tipi ai quali lulte sì possono ridurre? E qual'è il
migliore fra i concetti di Dio? $ 9. — Nella filosofia
spiritualisla noi troviamo due specie di (eismo in senso largo: il leismo
dualistico, o teismo propriamente detlo, e il leismo monistico o
panteislico. Il primo è la elaborazione teologica della filosofia
scolastica, il secondo è proprio dell’idea- lismo posl-kanliano, 0
idealismo assoluto, o ideali- smo simpliciter, che si voglia chiamare
(2). Esponia- noli brevemente ed esaminiamone il valore alla luce
del pragmatismo. >» Il'ieisino scolastico insegna che Dia è la Causa
Pri- ma, la quale differisce tolo genere dalle sue creatu- re. La
sua essenza è di essere a sé. L'ascità è la fon- le di ltulli gli altri
allributi metafisici: necessità e assolutezza, immaterialità e semplicità,
infinità e per- sonalità metafisica, ecc.; e degli attribuli
morali: sanlità e onvipolenza, onniscienza e giustizia, im
mutabilità e amore, ecc. (3). Ebbene, applichiamo a -
(1) ScuuLer, ivi. Considerazioni simili a quelle del James contro
ia visione materialistica della vita nol troviamo li — Humanism, Ess.
XIV, pp. 250 seg.: «The ethical significance. of immortality ». Vi
dintostra che la vita non è degna d'esser "vissuta se non sono
conservati i valori ideali. / (29) JAMES, A Pluralistic Universe
pp. 23-24; Der Pragma- lismus, VIII Vorl. p. 192. a (3) JAMES,
L'Expérience Reltgieuse, pp. 371-376; Saggi prag- mat., IL metod. pragm.,
pp. 25-20. ) ar n .
70 La Religione nel Pragmatismo RO T questi attributi
di Dio il principio del Pierce ec vedre- L mo che fra essi ve n'ha di più
e di meno importanti. i Infatti, dal punto di visla pragmalistico che
diven- N gono gli altribuli metafisici di Dio, distinti dai suol
attributi morali? Quali effetti possono produrre sulla nostra condotta?
Che cosa importa per la vita del. l'uomo che Dio sia a sè, che Dio basti
a sè stesso, che Dio non appartenga & nessun genere ecc. ecc.?
«Come può mai l'« aseità » di Dio loccarmi inlima- mente? Quale speciale
cosa posso io mai fare per adattarmi alla sua « semplicità? n «O
come devo de- terminare lu mia condotta da qui innanzi se la
sua «felicità» è assolutamente completa?» Anche quan- ‘do di quesli
attributi ci si desse una dimostrazione logica rigorosa noi dovremmo confessare
che essi non hanno senso, 4 poichè sono lontani dalla morale,
lontani dai bisogni umani (1). ‘Non è così degli attribuli morali.
Essi risvegliano il limore e la speranza e sono il sostegno
dell’ani- ma. Se Dio è santo non può volere che il bene; se è
onnipotente ne può assicurare il trionfo; con la sua onniscienza ci vede
nelle tenebre; per la sua iustizia, Egli punisce le nostre colpe anche
segrete. ègli è tulto amore, dunque perdona; è immutabile e quindi
possiamo contare sul suo amore. i Iddio, nella creazione, si è proposto
come fine la manifestazione della sua gloria; « questo dogma ha
certamente una qualche elficace connessione pratica ©. colla vila, 0,
meglio, Phu avula per l'enorme influen- | za che ha esercitato sulla
storia ecclesiastica e per ? ripercussione sulla storia degli Stati
curopei» (2). Cerlo, quest'ullimo dogma, connesso con la concezio-
ne monarchica del mondo, di una divinità con la sua corle e le sue pompe
non corrisponde più alla nostra mentalità, ma gli aliri attributi hanno
un valore re- ligioso anche attualmente. Sc la teologia scolastica
(1) JAMES, L'Excpérience religieuse, DD. 375 S86.: Il Metod.
Pragm. (op. c.), p. 25-27. .(2) JAMES, L'Expérience religicuse, p.
376; Il Metod. Pragm. (op. c.), pagina 27-28. i LA
4 s = lì Pragmalismo 1 polesse stabilire
in modo irrefutabile che Dio li pos- e) siede (gli attribuli morali},
darebbe una base solida si alla religione. Ma, come per
l’esistenza di Dio, cusì 19 per gli allribali morali essa ba fallito nel
tentalivo sl {lo Schiller ce ne ba detto il percl®). Si può provare
d storicamente che essi non hanno mai convertito nes- È suno.
Provatevi a dimostrare, scolasticamente, a uno | che dubita della
bontà di Dio, che Dio è buono per- ì chè non vi è non-essere nella sua
essenza! (1) Quegli ni altribuli hanno valore non perchè e in
quanto sono dedolti, dalla scolastica, a filo di logica da certi
du- (erminali concetti o calegorie, ma perchè e in quanto
ur; eccilano in nvi la risposta di qualche sentimento at- A livo e
fanno appello a qualche particolare condotta = da seguire» (2), non
quindi in base a speculazioni, | Pi - ma per la loro efficacia
pratica. |, V'ha di più. La concezione leistica (scolastica)
di- pingeudo Dio e la sua creazione come distinti l'una dall'altra,
anzi come affatto diversi, mette il soggel- lo umano fuori di ogni
contatto con la più profonda realtà dell'universo. Dio è separato dal
mondo e dal- . l'uomo. Fra l’uomo e Dio vi è connessione o rappot=
in - lo unilaterale, non reciproco. La sua azione può toc- :
carci, si afferina, (conte possa toccarci è un misleto) ma Lui non
può essere affetto dalla nostra reazione. Il rapporto fra noi e Dio non è
sociale: i due terni. | ni sono separali da un abisso (8). Dio non è cuore
del nostro cuore, ragione della nostra ragione, ma nostro maestro e
giudice, ll nostro dovere inorale è di obbedire ineccanicamente a’ suoi
comandi, di aderire pussivamente alle verità che non noi faccia
> mo, ma che esistono per sè, « by (iod°s grace QI CE ‘ decrec» (4). Ebbene,
lutto questo meccanismo LEO= N logico, che ha parlato così vivamente
all’animo dei nostri antenati, con la sua limitata elà del mondo, |
con la sua creazione dal nulla, con la sua moralità ta W) JAMES,
L'Erper. relig., DD. 370-977. “26 o). - (2) JAMES, IL Met. pragm., PD. 26
. Ca ye 2 (3) JAMFS, A Plural. Univ., pp. 25-27. “i | (4)
James, «Ad Plural. Univ., pp. 27-23. * |
72 La Religione nel Pragmalismo giuridica ed
escatologica, col suo gusto per le ricom- pense e le punizioni, col suo
considerare Dio cone un Jlegisialore esteriore, suona così vecchio al
piu di noi come se si trattasse di una religione selvag- gia di
stranieri. Le ampie vedute aperte dall’evolu- Zionismo scientifico e lo
marea monlanie degli ideali delia democrazia sociale hanno cambiato il
tipo del la nostra menlalità, e il vecchio leismo monarchico è
vielo e fuori di moda. IL posto del divino nel mon- do dev'essere più
organico G più intimo. Un creatore esteriore e lc sue islituzioni pussono
essere professa- le ancora, verbalmente, nella Chiesa in formule
che sopravvivono grazia aila loro inerzia, ma la vila è lontana da
esse, non lano più adito nei nostri cuo- sti (1). Quel magnifico uomo nou
naturale (2) che è il ‘Dio del teismo non cì soddisfa più; è solto il
livello delle idee morali correnti e perciò condannato dal-
l’'alinosfera morale regnante, divenula per noì indi. spensabile.
«I frulli che un tal Dio ha dato ai nostri avi hanno perduto ogni
valore per noi, le idee morali e sociati nostre ci costringono, sc
abbiamo bisogno di Dio, a foggiarcelo in corrispondenza alle aspirazioni
e agli ideali del lempo nostro (3). Ed ecco che l'anima
contemporanea ha veduto la possibilità di una più intima Weltunschauung;
la vi- sione panteislica di un Dio immanenfe come sostar- za inlima
del mondo, e il mondo come parle di quesia profonda realtà. Questi
concezione hu assunto due forme diverse: la monistica e la pluralislica
(4). (1) Ivi, pp. 29-30. — Lo stesso pensiero è espresso più
lar- gamente in: L'Eaperience reliyteuse, Qhap. IN: Critique de la
Saintele, pp. 250-284 (2) La frase è dell'Arzold. Cir: A Plural.
Univ., p. 24. (3) JAMES, L'Ewper. relig., p. 282. — Si è detto
che”il Dio tiel tolsmo è rigettato dal JAMES semplicemente perchè
così porta la moda, Intendiamoci; se per ni0da si vuol significare
«il complesso delle idee morali e delle forme sociali» di una data epoca,
l'osservazione è giusta; se per moda s'intende quel- la brutta cosa che
tutti conoscono, non credo che sia esatto il dire chè il James giudica di
Dio in base ad essa. Cfr.. L'Erpér, relig., 1. c. (4) JAMES,
LI Plural. Uniw., pp. 30-31. Secondo il monismu la sostanza umana (e
mondia- ©. le) si identifica bensì con Ja divina, ma non
diventa veramente tale che nella forma della totalità. Lo spi- -
3 rifo finito non ha realtà che neila comunione con lo pi
spirito Assoluto; cioè ìl divino esiste autenticamente È solo quando
è esperimentato nella sua assoluta l0- rà lalità. Pev il monista
essere significa due cose: se si È predica delle cose finite
significa: essere un oggetto Ì dell’Assoluto; se si predica
dell’Assoluto stesso vuol i dive: essere il pensamento dell'insieme
degli oggetti. " LvAssolulo ci Îa pensandoci, precisamente
come noi, nei sogno, facciamo gli oggetti sognandoli, o, in una
storia, i personaggi immaginandoli. Mondo e asso- julo sono la stessa
cosa espressa con nomi diversi: " pensiero e pensato (Gedanke
und Gedachles). «Quale grandiosa concezione nella sua terribile unità!»
esela: ma il James (1). Quale intimità fra il mondo e 1 AS- solulo!
> Ma, pur troppo, a un esame diligente questa 31 LI
St x. milà ci apparisce illusoria e materiale; in realtà il
divino è affatto estraneo al mondo come nel teismo monarchico (2). E in
vero: per lassolulisla noi, POSI ad uno ad uno nella nostra
finilezza empirica non abbiamo nessun rapporto con l'Assoluto; per
far (parle di esso dobbiamo perdere l'essere nostro indi- vidnale
con la sua limitatezza e coi suoi difetti. L'As- Ea solulo è noì e lutte
le allre apparenze, ma non è I nessuno di noi in quanto fali, poichè nel
tutto TION x siamo « trasformati» diventiamo altra cosa. Dio qua-
Fat: tenus infinilus est è altro da Dio, qualenus humanam wr mentem
conslituit — ha scritto lo Spinoza, il primo ; grande assolulisla (3). La
vera conoscenza di Div = serive l'Hegel — comincia quando conosciamo che
le cose, quali ci si mostrano immediatamente, non han: ‘no verilà
(4). L'Assoluto — secondo il Taggarl — non è processo, ma stato immobile:
il movimento (1) JAMES, ivi pp. 34-37, (2) Zbta. (3) James, A
Plural. Univ., pp. 40-47, (4) Ivi, p. Di. » DI art ri È
aaa” * -- ul = Pa. ASTRA La Religione nel
Pragmatismo il cangiamento sono assorbiti nella sua
immutabili È i come forme di mera apparenza (1). Che cosa più DA
estranea a noi di un essere che non è nè intelligenza nè volontà, nè una
persona, ne una collezione di per- sone, nè vero, nè bello, nè buono nel
senso che noi diamo a queste parole? — come. ha scritto il Brad-
ley (2). Che cosa facciamo di questo mostro metafi- sico incapace: di
odiare e di amare, di soffrire e di desiderare? (3) L’Assoluto non può
essere personale nel senso ordinario della parola; dunque non può
interessarsi delle persone: la sua relazione con ess? è tutt'al più una
relazione di inclusione, puramente logica, quindi, non morale (4). Io non
posso avere nè cuore nè pensiero per un essere che nulla ha co-
mune con me; se Lui nella sua inerte auto-beatlitu- dine non s’inleressa
di me come posso io interes- sarmi di Lui? (5) = Non solo
l'Assoluto non è un principio morale, ma non ha neppur valore
scientifico. Per aver valore scientifico dovrebbe essere un aiuto alla
compren- sione intellettuale dell'Universo. Ebbene Esso non è la
ragione suprema ed ullima di ogni cosa in par ; ticolare (e l'universo si
compone di cose particolari) > appunto perchè è la ragione esplicativa
di ogni cosa î in generale; e qual'è il valore di una spiegazione
ge- merale che non spiega nulla in particolare? (6). È, come
si vede l'applicazione all’Assoluto dell’astrat- lezza dei concetti
con i quali sì prova, in teologia, 2 che Dio esiste e se ne deiermina
l’essenza, secondo lo Schiller. s (1)
JAMES, Ivi; SClilLLER, Stud, i D p o i ud. in Hum. Essay XII,
passim; (2) JAMES, 0p. cit. pp. 47-48; SCHILLER, iul, p. 286 g. e:
(Essr IV, pagine 111-140. — IDRA RRE (3) JAMIS, ©p. cut., avi,; SCHILLER,
Ess. JV. (4) ScHILLER® Stud. in Hum,, D. 287. | (5) James, A
_Plural Univ., p. id; SCHILLER, Stud. in Hum. — bp, 391; « If th» One is
neither of these {hings (beautiful and | good), I will not worship it.
nor call it Good. If it is indif- ferent to 9ur Gocd, I am indifferent to
its existence n. (6) SCHI,LER, Stud, in IHum., p. 25).
db Ît Pragmatismo Ti) Ma c'è di
più. Uno dei problemi che ha maggior- mente alfalicalo il pensiero umano
è il problema del î male, il più fondamentale e il più pressante dei
pro- blemi religiosi. Esso ha un lalo teorico e uno pratico.
Il teorico si formula: « Com'è possibile il male?» — Il
prutico: « Come liberarci dal male? » Il primo sor- ge
dall’impossibilità di conciliare la bontà di Dio. con la sua onnipolenza
e con la sua infinità. Se Dio è il tutto, la perfezione assoluta,
senza limitazione nè possibilità di limiiazione, donde il nale? Se
Dio è onnipotente perchè non trionfa del male, di tulru
il male? (1). li panteismo assolulista ci dice che la periezione di
Dio è la sorgente delle cose; ebbene, guardate: il primo altu di questa
perfezione è la spa ventevole imperfezione di tutto il finito
sperimenta bile. Come mai la perfezione dell’assoluto, richiede
7 queste schifose forme di vita che troviamo nella real- tà? (2).
Ecco il problema che nessun assolutista € . nessun infiniusta potrà maì
risolvere. Negarlo nou è risolverlo. Lire, come fa l’assolutismo, che la
im- pertezione del tuito non è che apparenza, una illu- sione degli
esseri finiti, che il maligno non esiste 0 è assorbito con Dio nella sintesi
superiore dell’As- soluto, ecc., ecc., non è risolvere, ma
ingarbugliare il problema. Il male c è è noì vogliamo liberarcene.
L ìl problema pratico si presenta: « Come scemulti | x la quantita
del male che è nel mondo? ». Il lato pra- tico del problema, chie è il
solo veramente impor- tante, non ha sensu per l'assolulista: tutto ciò
che è, è necessariamente come apparenza dell’Assoluto : ogni cosa l
determinata nel suo essere e nel suo di- venire; ia connessione fra le
cose è assoluta, ogni —— evento è determinato da lulti gli eventi (3).
Non esi- lai” sad (1) SCHILLER, Ivi, po 287-258.
nati (2) James, 1 Pturat. Univ. p. 117, — Una simile domanda
è rivolta dal James al teismo creazionista del Leibniz (e si può |
rivolgere ad ogui specie di creazionismo). Vedi: A «Plural. Univ., vp.
119 120. « Perchè Dio crea liberamente questo mondo imperfetto, e non si
contenta di contemplarlo nello schema ideale perfetto? » >
95 James, 4 Plural. Univ., pp. 55 © 77. 2a La Religione nel
Pragmatismo ioni; i é che stono possibilità di nuove
connessioni; non vi è c ; DE ‘possibilit: quela che s’identitica Son IP
DESeRa silà. L’indelerminatezza del reale e la bo. FR na sono
chimere. Ecco a che conduce. la Assoluto. Eibovo queste terribili
accuse ACCIAIO deil’Assolulo noi ci aspettiamo di NEdSri dan nato
alla irrealtà dal metodo PrOgmal sa MEO amet no RO . Dal punto di vista
intel: ì es (1), E ris : ) 5 : CRA gua SelSsolnio Do i SA ISRUIL
SDOlai elipotesi RO se l'Assoluto rende dei ser- Di all'uomo.
Orbene, quantunque l'Assoluto sia e non possa essere il Dio della
religione popo- laure ordinaria e non si debba confondere col Dio
del Cristianesimo c della Lcologia ortodossa — ne vedremo più sotto il perchè
— tuttavia è stalo e può essere il Dio di una certa classe. d'uomini, che
in Lui solo trovano la pace {?). Ciò che sembra logica- nente
assurdo c impossihi può essere dimostraio in q non
le — dice lo Schiller ualche modo con una fede eroica e
palelica, Non v'è materiale così poco pro- Inettente che non possa
divenire il fondamento di una veligione. Non' vi sono conclusioni così
bizzarre che non possano essere accellale con fervore religioso.
Non vi sono desideri così assurdi Ia cui soddisfa- zione non possa essere
riguar data come un atto di cullo (3). Perciò
l’assolulo può esistere ed esiste come Dio se ha una reale iniluenza
s ulla vita umana, se è qual- “ehe cosa di vitale e di valutabile
pragmalicamente. Ebbene, la storia delle religioni ne ha dimostrato
l'utilità. Vi sono unime che hanno bisogno di una sicurezza assoluta che
l'esito del mondo sarà buono, che l'universo non audrà in isfacelo sotto
il COZZO (1) Zut, p. 110, (2) Jul, pp. 110, Iii, 1923;
Der Pragmatismus, VIII Vorl., ASSI, (3) SCHILLER, S/ud. in Ilum.,
p. %6. i
Iîì Pragmatismo Ti degli clementi instabili e fortuiti; lale
sicurezza non può aversi che ammettendo un'assoluta necessità e una
interna coerenza del mondo, una determinazione a priori del futuro.
Vi sono anime che provano un sentimento d’orgo- glio al pensiero di
essere una parle, una «manife- stazione », un «veicolo» o una
ripreduzione della Mente Assoluta (1). Vi sono quaggiù anime
stanche, accasciate sotlo il peso del male, incapaci di trovare in
sè stesse la forza di vincerlo; la loro vita si sfa- scia ed hanno
bisogno di risolversi nell’Assolulo, co- me una goccia d'acqua nel mare.
Noi tutti abbiamo dei momenti in cui aspiriamo al Nirvana, alla
libe- razione di noi stessi dalla esperienza finita. Questo stato è
proprio degli Indiani, dei Buddisti e dì certi temperamenti mistici ai
quali è conforto ed ebbrezza il sapere « che tutto è necessario ed
essenziale, anche l’uomo col cuore e con l’anima ammalati: che
tutto è uno in Dio e che in Dio lullo è buono. che in que-. slo
mondo di apparenze, qualunque sia il nostro suc- cesso, siamo sempre dei
miserabili » (2). Vi è dunque un istinto dell’Assoluto.
L’Assoluto può servire all'uomo, e perciò, nonostante le sue as-
surdilà, il pragmatismo lo rispetta — ci dicono a una voce il James. e lo
Schiller — poichè gli istinti uma- ni sono preziosi © sacri (3) e tutto
‘ciò che opera è vero finchè opera. IL’Assoluto è salvo sotto le
grandi ali della misericordia... del pragmatismo. , Il quale
pragmatismo inclina tuttavia ad un'altra concezione del mondo e quindi di
Dio. L’'Assoluto mena necessariamente all’indifferenlismo e al
quie- lismo; non è uno sprone al lavoro audace dei forti che non
rifuggono dal male della vita ma lo affron- tano pur nel dubbio di
trionfarne, esso è per le ani- me un oppio spirituale; è il Dio dei
deboli, degli stan- (1) JAMES, Mer Praymatismus, VITI Vorl., pp.
174-194, passim; SCHILLER, Stwal. in Mum., PP. 289-290. (2)
JAMES, ivi, pp. 187-188. Numerosi esempi di questo singo- lare stato
d'anicao ha offerto il James in: L'Expér. relig., Chap. X, pp.
353-358, (3) JAMES, Der l'ragmat., p. 176; SCHILLEK, op. c., p.
YI. fo) La Religione nel
Pragmatismo chi (1); il pragmatismo non può accertarlo. Si è
aC- cusato il pra matismo di irrceligione; @ torto però. Non è a
credere che la dottrina pragmalista, rigel- tando VAssoluto e il Dio del
teismo monarchico, ne- ghi che il mondo contenga in forma di coscienza
qual- cosa di più grande e di meglio che la nostra co- scienza.
Forse che la nostra fede istintiva in esseri superiori, il nostro
persistente rivolgersi verso una società divina non è che una illusione
patetica di anime incorreggibilmente sociali e immaginative? (2).
No, l'ipotesi di Dio è vera, perchè ha una eMceacia reale; per quanto
possano essere gravi le difficoltà che le si oppongono, l'esperienza
dimostra che essa opera. Il problema di Dio consiste in questo:
come elaborare l'idea di Dio in muniera di farla entrare in accordo
con le allre verità operative? (3), Ebbene, è logicamente possibile di
credere in esseri sovruma- ni senza punto identificarli con l'Assoluto.
Il con- _celto dell’Assoluto sta in funzione del monismo idea-
listico ; il concetto pragmalista di Dio sla in funzio- ne del
pluralismo: è la forma pluralistica del pan- teismo religioso. Il
pluralismo — in quanto ha rapporto con la re- ligione — ammette col
monismo la immanenza di Dio nel mondo, come vita e sostanza profonda
delle “cose, sostanzialmente identica con la vita e con l'es- sere
più vero dell'uomo (4), ma differisce inconcilia- bilmente dal monismo
negli svolgimenti ulteriori della lesi unica. — Per il pluralismo
la vera realtà delle cose è la loro individualità. Il mondo è collezione,
non unità. Ogni (1) JAMES, iui, pp. 176 @ 188. (2)
Jimes, Her Praugmal., pp. 178-192, Anche lo Sc È Ste 4 DI È 162, A
o SCHILLER pro- is contto LASERSA CIFITTRLIEIONO fatta alle nuove
dottrine f adley, Cfr: Stud. in Mum., D. 195. — Per Îl res della
citazione, vedi; A Plural, Unlv., n° 133. Per E (3) Jamrs, ber
Pragmat., p. 192. (4) James, A Plarai. Univ, p. 31 -- Lo Schiller
parla del Pluralisino in generale in: Stud. in Human D 907 è 459;
vl ROSSO alla sfuggita in altri luoghi per la relazione del. plu-
ralismo con l'Umanismo, vedi. Humanism, pagina XX PI
LA SE cosa pensabile, per quanto vasta e inclusiva, ha un
ambiente esteriore: non è mai (ullo-inclusiva (AU inclusive). Nessuna
inchiude lulte le cose assorben- done la realtà tutta, nessuna domina su
tutte. Men- {re la realtà del monismo è caratterizzata dalla All
form (formia del tutto o dell'uni-tulto), quella del plu- valismo è
caratterizzata dalla Zach-form (forma del le individualità o
distributiva, come altrove la chia- ma il James): è la forma dataci dalla
esperienza im- inediata. Il mondo pluralistico è piuttosto una
repub- blica federale che un impero, un regno. L'unione delle cose
singole — atomi e unità spirituali — non è compenetrazione di tulte in
ognuna, non è il tipo del la unione monislica della tosalità-unità
(Alleinheit), non è complicazione universale, ma contiguità, con-
tinuità, concatenazione di individui; è il lipo di unio- ne synechislica
(1), quindi vi è dislinzione e indipen- denza. Perciò nessun centro di
coscienza, nessuna azione puo lutto abbracciare: qualche cosa
sfugge sempre e non può mai essere ridotta all'unità to) Non c'è
un'assoluta unità causale del mondo; non cè un'assolula unila generica;
non e'è un'assoluta unità teologica e morale; non c'è un’assolula
unità estetica, non c'è un’assolula unità noelica attuale
(1) JAMES, A Plural Univ., pp. 34, 321, 325. — Il «synechi- smo» è quella
tendenza del pensiero filosofico che fa dell’idea di continuità una delle
più Importanti in filosofia. Il continuo è inteso come qualens cosa le di
cui possibilità di determina- zione sono inesavribiti. (2)
Oltre questo synechismo — che è metafisico — ve n'è uno
epistemologico, cioè la concezione della verità sistematica come
gradualmente approssimabile, ma non mai interamente taggiunsipilo dal
pensiero. I.'uomo tende a una interpreta- zione scinpre più razionale e
coupleta dell'universo, ma ogni fase del processo conoscitivo non è che
una razionalizzazione parziale della realtà. CIr. l’arucolo del PrRcE
Pragmatism nel ictionary of Philosophy del Bal&win. Secondo il Peirce
il | Pragmatismo è parte deila dottrima più larga del synechismea.
(Credo che il nemne sia del Peirce). Cfr. la bellissima opera Thegries of
Knowledge, del P. WALKER S. T., TLongmans, Lo; dra 1910: da essi
ho prese queste cliazioni n proposito del symechismo, dal
7 9 80 La Religione nel Pragmalismo
dell'universo (1). Vi sono «reali possibilità, reali indelerminazioni,
reali incominciamenti, reali finì, roali mali, reali crisi, reali
catastrofi e reali scom- pi (2). Nel mondo accanto all'ordine vi è il
Cso ne, accanto al sapere, vl è l'ignoranza, accanto a bello il
brutto, accanto al bene il male: non vi è dunque perfetta, unità, ma
molteplicità reale neil u- nità imperfetta. Forse l’unità perfetta non vi
sarà mai; forse non potranno essere liberate dalla di- sgregazione
e dal disordine che certe parli del mon- do, quelle alle quali si estende
la nostra allivilà uni ficatrice. Ad ogni modo la piena unità, se sarà
pos- sibile, nella ipotesi pluralista non è al priucipio ma alla
fine, non un primo ma un ultimo (3); la salute — ogni salule, anche ia
parziale — non è necessa- ria, certa a priori, ma solo possibile. Nella
concezio- ne assolulista il fondamento della realtà è l’unità sta-
tica; nella pluralista sono delle possibilità, pure pos- sibilità. Il
pragmatismo riconosce un valore reale al- la prima, ma preferisce la seconda,
come più in ar- menia col suo temperamento, poichè essa è alta a
suscitare nel nustro spirito un numero maggiore di esperienze future e
sprigiona in noi determinate al- livilà. Il suo effetto sull'uomo non è
il quielismo, 1a il lavoro strenuo, poichè com’essa insegna, da lui
{dall’uomo) dipende la vittoria sul male: vittoria pos- sibile a prezzo
di lotta contro i pericoli e la resi stenza della realtà ad essere
redenta è unificata. Così il jvagmatismo tiene Ja via di mezze fra
l'ollimismo — per il quale la salvezza del mondo e dell’uomo è
“sicura — e il pessimismo per il quale ogni salute an- che parziale è
impossibile. Il pragmatismo è melio- tristi: per esso il fuluro sarà di
più in più migliore del vresente come il presente è migliore del
passato. E la possibilità anzi la probabilità della salvezza per
(1) JAMES, Mer Pragmatismus, p. 79-102; A Puwal. Univ.
specialmente Zesi. VIII pp. 303-331. (2) JAMES, Will to Believe,
p. IX { Schiller: In Huinanism, pagina SI p , Gitato dallo Schiller
(1) JAMES, Der Pragmatismus, pp. 79-102 e 180. _
i mo. il Pragmatismo 8
ja liberazione dal male e per la diminuzione della moltiplicità
non unificata aumenta in proporzione del numero e della bontà delle forze
iiberatrici. Vi sono delle forze sovrumane che lavorano e
lot- tano con noi? Allora la incertezza della salute è
ridoita di mol- lo; possiamo sperare che l'esito del mondo sarà
buo- no. Qui si mostra in tutto il suo valore reale l'ipo- lesi di
Dio; per questo gli uomini religiosi del tipo pluralistice hanno sempre
credulo in Lui (1). Ma chi accelta il pluralismo ed ha bisogno di forze
sovru- mane (2), deve elaborare il concello di queste in mo- do da
accordarlo con le esigenze e con le verità ope- rative di tale dollrina.
Quindi: la realtà divina (o le lealtà: vedremo più sotto se al singolare
o al plura- le) deve coesistere con lulte le altre realtà indivi-
duali inferiori, non assorbirle;j deve lasciar sussiste- re le
possibilità, le indeterminazioni, la libertà e quin- di la incerlezza del
futuro; dev'essere personale al iagdo nostro, poichè diversomente ci è
impossibile 1 mità con essa: in una parola: può e deve es-
SIRO più grande di noi, ma ron infinita, più potente RT Ta Tio
onnipotente. Noi non sappiamo che Alon Si Di s7ranico alla nostra natura;
noi vo: FTT ESAC sla intimo a ciò che è umano in Tondo dr 5 amen e
umano, al mondo in quanto è ONT sperienza. Noi e il mondo di cui
siamo Perche Dig SO nel tempo e abbiamo una storia; RSA la f
apporti reali, non puramente astrat- CES col mondo deve esistere nel
tempo e una storia, deve quindi escludere la staticità
È RE Der Pragmat., pp. 182, 183, 191. IESUe i celli accetta il pluralismo
con tutti i suoi pericoli e Îlifmonda Fuso 4 se la sente di lottare du
solo per rendere Riones E TERE RMS: tali uomini non hanno bisogno ui
reli- Tenero » che pool temperamento diameualmente opposto «al
tieni Ja SR dsc lAssuluto. Come si vede, il pragmatismo sulla AT i mezzo
— che è la via aurea — perchè conta a dleì temperamenti umani. I più
degli sono dai i . I pi egli uomini : si EONANO I SIANZA dei due
temperamenti opposti: a questi mamente ul tipo meltorislico del
telsmo,. Ivi, p. 193- Pragmatismo - 6 v
PEPE], Pg ASS RE. I RARE 1 pragmatismo
È s2 La Religione ne ,” ed avere Un ambienté
esiratemporale dell'Assolulo esterno come noi. essere, IN una
arola, uno degli euch, UD mombro del mondo pluralistico, una conti
nuazione di esso (1). i ; Uno o più? Monoteismo 9 polteismo? Si può
con: cepire Dio monoteisticamente e politeisticamente _. ‘dice il
James — purchè sj ammetta la sua finità; è Vunica via per sfuggire a
tutti gli assurdi e gli 1n- convenienti che por sè l Assoluto (2).
Tuttavia il pragmatismo inclina evidentemente al politeismo, alla
concezione di diversi del, ognuno dei quali Ss! occupa di una frazione
dell'universo; © di una ge- rarchia di coscienze inferiori che vanno
dalla c0- d una suprema, senza soluzione scienza della razza
® | i a non è infinita perchè di continuità; © la suprem
infir ‘sintesi di coscienze finite (3); © è — dice il Boutroux —
‘un sostituto pragmatistico dell'Uno astratto degli idealisti; in
essa € per essa le coscienze inferiori pos- sono entrare in relazione fra
loro, amarsi e compren- dersi (4): sla qui il suo valore pratico.
‘Tanto il James come lo Schiller tengono molto a rovarci che la
loro concezione del divino sì accorda perfettamente con la religione
pratica, con la espe- rienza religiusa dell'uomo ordinario, e con la
teolo- ia orlodossa non inquinata dal veleno monistico. — «Ne
Jehova dell'Antico Testamento nè il Padre Ce- Jeste del Nuovo hanno nulla
di comune con l'Asso- julo se non questo, che lutti e tre sono più
grandi dell'uomo. Difficilmente io posso concepire qualche
fn 9” cosa di più diverso dall'Assoluto del Dio di David 0
(1) JAMES, A putrat, Univ., DI. 318. (2) JAMES; Ivi, p.
310-311. 13) È la teoma di Fechner che il JAMES €S sone nella IV
Let ‘tara del suo: 4 Plural. Unw.: "Concerning. Fechner »:
133-177 0 oo : ì questa coscienza feclneriana « esistente
dietro le quinte ; da È del mendo» e non ienulicabilc con l'Assoluto dei
° rascenden- ‘ ° talisti, il James sveva già pirlato in una conferenza «
sull'im- i Saggi “Pragmatisti: « L'ime | i |
mortalità dell'anima » nel 1898, Cfr: (mortalità dell'anima » p.
199, (4) Op. c. Di JI. = Il Pragmatismo
83 di Isaia. Il loro Dio è un essere essenzialmente fini-
to... nel cosmo; vi ha un'abitazione e attaccamenti locali e personali »
(1). La coscienza religiosa ordinaria postula un Dio par-
ziale, un Dio che ci soccorra e simpatizzi con noi po- veri framinentli
finiti del tutto (2). In nessuna religione il Divino, il principio
dell'aiuto e della giustizia, è ri- guardalo come onnipolente in pratica
(3). Il politeismo originario dell'umanità si è svolto solo
imperfellamente e oscuramente nel monoteismo. E il monoteismo stesso, in
quanto è veramente una reli- gione e non il tema di conferenze
universitarie, ha sempre vedulo in Dio nient’allro che un aiuto, un
primus int:r pares in mezzo alle altre potenze che pre- sicdono alla
storia del mondo e la formano {4). Il tei- simo pratico e popolare è
sempre stato piu o meno francamente un pluralismo, per non dire un politei-
smo. Cioè, il leismo volgare si adatta a un universo risullante di più
principì indipendenti gli uni dagli al- tri, purchè gli sì permetta di
credere che il principio divino (dal quale viene l’aiuto) sia il
principio supre- mo, al quale gli altri sono subordinati (5). E vero
che questo Dio e rivestito anche dal volgo, come dai filo- sofi, di
qualcuno di quegli attributi melafisici che ab- bianìo così severamente
giudicali. È «unico », è «in- finito »; l'idea che possano esistere -più
dei finiti nn è neanche discussa. Ciò si spiega dal falto che il
po- polo s'inchina davanti alla autorità dei filosofi amanti di
unità e dei mistici inclinati al monoteisra9». In reullà la credenza
religiosa è semplicemen'e la fede in qualche cosa di più grande in cui si
può trovare la liberazione dal male. I bisogni pratici e le
esperienze (i; James, A Plural. Univ., pp. 110-111 Cc 194,
(2) SQUILLER, Stud. in Zum., p. 280, Lo Schiller aveva difesa. e
svolta la idea di un Dio finito gia In: Riddles of the SpIinz Cfr.: Le
Dieu fini (par Dessoulavy), Rev. de Fhilos., VIIL, Dp. 447-457, anno
1906. (3) Scun LER, Stud, in IHum., p. 19ì. (4) TAMES, Der
Pragmat., p. 192. (5) JAMES, L'Expér. relig., Chap. V, p.
pormi —_—T—_u__oei”niuocoenau<{iite0tt@ en
TEZZE RR a ge 84 La Religione nel
Pragmatismo dell'anima religiosa NOn esigono altra credenza
che esta: esisle per ogni individuo una porsnza supe: riore &
lui, e a lui favorevole, alla quale può \.nirsl perchè parlecipa della
sua stessa nabvura. Per susci- tare la confidenza dell’uomo pasta che
quel potere sia assai grande, sia più grande dell'io cosciente, non
è necessario che sia infinito © unico. Si potrebbe conce- irlo come
Un “ jo» più grande € più divino, del quale io attuale non sarebbe che
l'espressione in piccolo: Puniverso spirituale sarebbe allora Vinsienic
di questi «io» più 0 meno comprensivi, ma non la uniti usso- luta.
Questa specie di politeismo è sempre stata la religione del popolo e 10 è
ancora (1). La credenza opolare “ ammette ì miracoli e le direzioni
provVI- denziali; non prova nessuna difficolià @ mescolare il mondo
ideale è il mundo reale, i supporre che le po- lenze spirituali
intervengano nel gioco delle forse tisi- Vide che a determinarne gli
avvenimenti particolari ». Qui sta il vero valore di Dio o del Divino e ì
praginaUusti sì schierano tra i difensori di questo sopraunatutali.
smo. Il soprannaturaUsino grossolano? Si, dice il Ja mes; e io sono
persuaso che questa è L'ipotesi che sod- ita disfa un più gran numero di
legittime aspirazioni del cuore e dello spirilo: per questo il
pragmatismo la fa sua, ed anche perchè è mirabilmente confermera da
ai cerle esperienze religiuse. Quelli che le hanno provate st Riti sanno
che nol abillamo in un ambiente spirituale in- visibile, donde ci viene
l’aiuto; che la nostra anima è misteriosamente una con un'animu più vasta
di cul noi siamo gli strumenti. Niente ci forza a credere che uesta
anima sla intinita, perfetta : l'ipotesi più nalu- rale e più probabile è
ammettere che VI ha un Dio, ina finito, sia in potere 0 in sapere 0
nell'uno e neli'al- } tro (2). 1:4% (i)
gas, L'Erpér. relig., DD, 194495 - 7 i, (2) JAMES, LED. 131-193, dove si
trovano le parole sottoli î neate da ine; A piurat. Univ., PD. 308, gli.
— A_PAE: 125 è più Da categorico. DOpu aver dgto ragione 2
Giovanni Mul il quale DI aveva detto che bio non può essere oggetto di
religione ine L che non gli si toglie la onnipotenza, aggiunge: “ To
credo che : unicamente un Dio finito è degno di questo nome »,
appunto perche, per lui, Dio è e dev'essere il Dio della religione.
* bd mici dissi a = o Ie Les E così
è sciollo il problema del male. Im questa con- cezione Dio non è
responsabile dell’esistenza del male, non lo sarebbe nemmeno se il male
non dovesse mai esser vinto, Nel mondo panteistico, come s’è veduto,
- il male, come ogni altra reallà, deve avere il suo prin- cipio in
Dio: e la bontà di Dio, che è essenziale asso- lutaumente alla religione
— dice lo Schiller — come sì salva? Ebbene ammettiamo che fin
dall'origine il mon- do è un insieme di principî distinti, che il male
non è parte essenziale, ma un elemento indipendente e la bontà di
Dio è salva: il problema teorico del male è- sciolto. E col
leorico anche il pratico. Se tullo ciò che è, è essenziale, come parte
dell'Assolulo, il male è indi- struttibile; se invece è elemento non
appartenente al- essenza della realtà, noi possiamo sperare di
poter- Ì lo espellere (il male) presto 0 tardi (1). Perciò lutte a
le forme di teologia, eccettuata quella più filosofica che ee ha subito
l'influsso degli assolutisli, concepiscono di fulto il male come dovuto a
un potere che non è Dio e ne è in qualche modo indipendente: è
denominato variamente: «materia », « volontà libera », 0 « il dia-
volo ». La onnipotenza di Dio dei teologi non è quella dell’Assoluto:
essa è dipendente da necessità metafi- siche (2). HE
Concludendo: In questa concezione di Dio elaborala col criterio del
valore pratico sulle rovine della critica. È dell'Assoluto e del
leismo scolastico e in armonia col si pluralismo, abbiamo tutto ciò che
corrisponde alle. 4 esigenze umane del divino; è salva la libertà
del- l'uomo: è dato un fondamento alle sue speranze è al suoi
desideri di salule ed è resa possibile la massima. intimità fra il mondo
c Dio: intimità di sentimento e intimità morale, cioè la vera religione,
che tanto ha operato e opera sulla condotta. : Noi chiediamo ; « Di
che natura sono le reallà spl TOA =
(1) L'Expér. relig., Chap. V, D. 107. .
“A () ScHILLer, Stud, in Mum., p. 288; JAMES, 4 Plural. Uniw,,
- -.86 La Religione nel Pragmatismo ;
P, rituali più alte? » « Io l’ignoro » risponde il James (1).
Chiediamo ancora: ‘ esistenza di Dio è un puro "contenuto
soggettivo, ovvero è oggettiva? » Poichè am mettiamo bene che
l’azione di Dio, nell'esperienza re- | ligiosa, è reale, che ha
un'efficacia reale e che tutto | accade come Se una forza sopramondana agisse
diret- tamente sul mondo dell'esperienza umana (2); am mettiamo
bene che l’esistenza di Dio ha un reale va- lore pratico quando è
affermata con fede, specialmente coloso com'è quello del pluralismo
; ‘in un mondo peri ina noi sappiamo dal James stesso « che
certi oggetti ovocano in nol delle reazio- uramente
intellettuali pr C i C î ‘così 0 più forli che gli oggetti sensibili o
reali (3). Ora è precisamente questo che domandiamo: le realtà
sovraumane hanno un'esistenza oggeltiva, indipen- dente per
sé dalla nostra esperienza soggettiva, 9 in- dipendente solo perchè
noi, con Patto di [ede, V'alfer- - miamo lale? e
TS il pragmatismo questa domanda non ha sen -S0; richiamiamoci alla mente
la sua dottrina della verità, della realtà e della conoscenza.
Una dottrina che nega il valore rappresentativo dei concetti e
professa il nominalismo; che dichiara di te abbandonare la logica
francamente, recisamente © irrevocabilmente (4) » non può condurre che
all'agno- slicismo e allo scetticismo. È Ben poco ci rimane da dire
dell’applicazione pragmalistica del criterio delle conseguenze alla
reli- gione dopo quanto siamo venuti esponendo fin qui. Che
cos'è la religione? È assai probabile che nen e che quindi è
impossibile definirla. « Religione » non designa un principio unico, ma
piuttosto una collezio- ne: non v'è un'emozione religiosa elementare,
come (1) L'Expér. relig., D. 136. (2) James, L'Erper.
relig.. D. 433, (3) Zut, p. 45. ù (4) A_Plur, Univ., p. 24.
arriveremo mai a scoprire “ l'essenza della religione »-
Il Pragmatismo 87_ non esistono nè un oggelto
religioso nè un atto reli- gioso specificamente determinati. Se è
impossibile da- re una definizione astratta della essenza della
religio- ne non è però impossibile delimitarne il campo e in-
chiudere in una formula i lraiti caratteristici empimci délla religione.
Una divisione salta subito agli occhi: tra istituzioni religiose (0
religioni stabilite) e religioni individuali (0 personali). La religione stabilita
è un in- sieme di istituzioni, di cerimonie, di riti, di sacrifici
propiziatori, di dogmi, di organizzazione del clero; si può definirla:
un'arte pratica di assicurarsi il favore della divinità, La religione
personale è la vita interio- re dell'uomo religioso; gli atti che
essa produce sono | personali, non rituali ; l'individuo sbriga da
sè i pro- pri affari con la divinità ; e la chiesa coi suoi preli,
coi suoi sacrumenti e con tutti i suoi intermediari passa in ultima
linea. Si può definire: «le impressioni, i sentimenti, gli atli
dell'individuo preso isolatamente in quanto si considera in rapporto con
ciò che gli ap- parisce conie divino » (1), comunque poi s'intenda
que- sto divino: come legge dell'universo, come anima del mondo o
come un Dio personale. Parliamo anzitutto del valore della
religione in senso personale e poi del valore delle religioni o
istituzioni religiose. — Per quanto grande sia la differenza con
cui l'elemento religioso si combina nell'uomo con gli altri elementi del
pensiero, anzi, per quanto diverso sia il principio stesso religioso
nella molteplicità delle sette, dei credo, e dei tipi religiosi (2), noi
possiamo affermare che le credenze più caratteristiche della vita
religiosa sono: 1.° Il mondo visibile non è che una parte d'un universo
invisibile e spirituale, dal quale viene lutto il suo valore. 2.° Il fine
dell'uomo è l'unione intima, armoniosa con questo universo.
(1) James, L'Expér. relig., D. 2427. — « Nous entendrons exclusivement
par le divin une réalité première de telle na- ture que l'individu se
sent obbligé de prendre vis-A-vis_ delle ‘une attitude solennelle
et grave, en Jaissant de coté tout blasphème et toute plaisanterie » (p.
34). — Son io che sot» | tolineo. (2) JAMES, L'Expér,
relig., P. 406, tas dee tie. nea
880. La Religione nel Pragmatismo 9.0. La preghiera, cioè la
comunione con lo spirit dell'universo — sio esso un Dio 0 solamente
una ; legge — è UV atto che non resta senza effetto: ne i risulla
un influsso di energia spirituale che può mo- “A ‘ dificare in una
maniera sensibile (anto i fenomeni materiali quanto quelli
dell'anima (1). (ei Nella valutazione di queste credenze il
criterio non sarà, naluralmente, un sistema speculativo o {eolo-
gico, ma i frutti, le conseguenze pratiche : dal frutto . sì conosce.
l'albero. E poichî nella religione il senti- mento vi ha la parte
fondnmentale, vediamo qual'è il valore affettiva della religione. Tolstoi
ha detto che Ja religione fa vivere gli uomini. Il sentimento veli-
gioso è uneccitazione giocunda, un'espansione dine- mogenica che tonifica
e rianima la potenza vitale: aggiunge n valore nuovo alla vita, c agli
oggetti più ore inart un fascino e uno splendore insolili. Se la
religione non avesse che questo valore soggettivo, IR
non fosse che una serie di fenomeni psichici, senza } $ nessull contenuto
intellettuale, vera 0 falsa che cessa RAI — fosse, nol sarebbe meno una
delle funzioni biologi- UU: che più importanti della specie umana;
ciò che ha SRO, fatto dire al Leuba che il fine della religione non
è 373 Dio, ma la vita, una vila più larga, più ricca: Dio 2:
non si conosce, non si comprende, Ma si sfrutta (2). Ma la religione ha
anche un'immensa fecondità pratica sociale. JI frutto della
vila religiosa è la santità, che inchiu- de in sè tutto ciò che di meglio
ci abbia dato la sto- ria. La santità ha avulo bensì delle
manifestazioni ché la coscienza moderna non può acceltare, ma VE
n'ha di quelle — e SONO più numerose — che ci rive- lavo nei santi dei
precursori © dei creatori. La san- lità accresce nel mondo în somma di
energia mora: le, di bontà, d'armonia, di felicità. La santità con
la (1) JAMES, Ivi, p. 405. — Nol sappiamo già a quale fra le
varie convezioni «el divino il pragmatismo dà la preferenza e per quali
ragioni. 2 (2) Citato dal JAN:S, ivi, D. 199-193: «Il ne faut Pas
dire que l’on connalt Dieu, cu qu'on Je comprend; ll faut dire
que l'on s'en serta, sua forza d'animo, col suo amore eroico
pei mise- rabili più ributltanti, col suo spirito di. sacrificio, è
un fallore essenziale del benessere sociale. La reli- gione è la
condizione necessaria di certi effetti, la «fonte dei quali nè l'individuo
nè la società hanno sa- | puto trovare altrove: il disinteresse,
l'energia, la per- severanza (1). : 2 BAR Olire questo valere
affettivo, o biologico, indivi duale e svciale, la religione ha anche un
valore in- lelleltuale? Questa questione si divide in due — dice il
James: — «Solto la moltitudine delle credenze vi sono delle affermazioni
comuni? » E: «sono vere tali affermazioni?» La risposta alla prima
questione è affermativa: in tutte le religioni vi sono due stali —»-
—. d'anima identici: il sentimento d’inquietudine che <S in noi
c'è qualche cosa che va male, e il sentimento che noi siamo salvati dal
male entrando in rapporto con esseri superiori — con qualche cosa più
yrande di noi: lotta e liberazione: ecco la sintesi della reli-
gione personale e il perchè del suo immenso valore sulla vita. Ma che
cos'è questo qualche cosa di più grande? È reale o immaginario? Come
possiamo en- {rare in rapporto con lui? Qual'è, insomma la verità
della religione? Xispondeve a quesle questioni impiicile
nelia se-. conda è costruire delle sopracredenze
(surcroyances) individuali e collettive, tutte buone se aiimentano
il nucleo vitale della religione. Vi possono essere e vi sono di
fatto tante aggiunte individuali alla credenza unica quanle sono le anime
o i lipi religiosi (2), Il «rapporto col divino potendo essere, o essere
inter- { pretato come rapporto o morale o fisico, o rituale,
«Si capisce come possano nascere delle costruzioni 7A _ losofiche e
leologiche — delle quali abbiamo visto | Valore — e anche come sorgano le
Chiese (3). . James, e con lui, naturalmente, più o meno tuil
SA (1) JAMES, L'Expérien. relig., Chap. VIII e IX.
E) (2) JasrEs, ivi, pp, 406 e 423-125, — Ci è nota la sua
croyance. 0% ‘La Religione net Pragmatismo pragmalisti
— non ama — a dir poco — le Chiese, con la loro organizzazione, coi loro.
dogmi, con le loro tradizioni, perchè in esse è uccisa la vita
inte- AQ ogni modo e dogmi e culto e mi debbono es: sere
giudicati daì frutti individuali e social, e i frutti della vita
religiosa sono sommessi alla giurisdizione del buon sense (2) e dei
pregiudizi filosofici e istinti morali — dice allrove (3). Ed essendo
questi pregiu- ‘dizt, questi istinti e questo buon senso frutti,
essi stessi, dî una. evoluzione empirica incessante, anché le idee
religiose si andranno incessantemente modi- ficando. Dal giorno che ìi
frutti di una data forma re- ligiosa perdono ognì valore, dal giorno che
la vec chia credenza è in contraddizione con un nuovo idea- le; dal
giorno che la ragione la dichiara lroppo pue- rile, troppo assurda o
troppo immorale... essa cade trascinando, nella sua caduta, il Dio creato
dall'uo- | mo per «servirsene » (4). E noi confessiamo che in i una
dottrina interamente antropocentrica, nella qua- d le l'uomo è la misura
di iulte le cose, cioè, le esi» È enzo, i desideri e gli interessi umani
nel modo che s'è veduto, lutto ciò è logico ©... anche utile, fino
& un certo punto: Ed è naturale che il pragmatismo creda di
fare un mondo di bene alla religione € alle religioni. Ci dice lo
Schiller: Il pragmatismo jo uma nist,0) ha dimostrato che la volontà di
credere sta. ulla base, non solo della religione, ma di qualunque -
gpecie di inferenza 0 di atto razionale, e che, quindi, la sfera dei
iudizi di valore non è coestensiva solo | |» alle verità religiose, ma a
qualunque verità: la fede i lia così cessato dì essere un ‘avversario e
un sosli- i | futo della ragione ed è diventata un suo costitutivo
| essenziale. ‘ Come potrà la ragione contestare la validità
della dor: L'Erpér. relig., speclalinente Chap. IK, pp.
281-293: IA Ivi, p. 293. (9) /vi, p. 281. 7 (4) Ivi, p.
272. — Pel «s î actetta: p. 27 Pel «servirsene» cita ancora il Lepba
L lì Pragmatismo dI fede, se la fede è essenziale alla
sua stessa validi- tà? (1). — E altrove: « Tutte le religioni
(concrete) possono profillare dell’atteggiamento di simpatia che
l'umanismo assume davanti agli istinti religiosi del- la nalura umana e
verso le evidenze e i metodi delle religioni. 1l pragmatismo, affermando
il fatto reli- gioso e il suo valore sulla base dell'esperienza
inte- riore e dei risultati individuali e sociali, rende vani gli
altacchi razionalistici e mette la religione al sicu- ro dalle
confutazioni dialettiche. Il pragmatismo inol- (re, come si è mostrato un
eccellente « eirenicon » tra le dottrine filosofiche, apparirà un
«eirenicon» non meno efficace tra le religioni. Non è vero che
lutte operano (in senso pragmatista) in una cerchia più o meno
vasta? Ma allora esse sono identiche nella loro parle veramente vilale,
attiva: e che importa sc dif- feriscono teoricamente? Terzo beneficio:
il: pràgma- lismo libera, così, le religioni da ciò che vi è in
esse di non-funzionale, dalle incrostazioni parassilarie ed
csiziali, e, per tal modo, le rinvigorisce. — Che cos'è la parte
non-funzionale della religione? È il suo lato teologico (2). 18 qui una
tirata contro i sistemi teolo- gici, contro le infiltrazioni della
metafisica greca nel « Credo atanasiano » e contro l’identificazione di
Dio con «l'Uno». Già! — La conclusione possiamo ac- cettarla anche
noi, ma basandola su fondamenti af- futio diversi da quelli del
pragmatismo: «La reli- 5 gione più vera è quella che proclama una vita
mi- $ , gliore e la promuove» (8). ; (1) Stud. in Hum., pp.
352-353. | (2) ScurLrer: Stud. in Hum., p. 363. | ,..(8ì E la
conclusione dell'Essay, XVI: Fatt, Reason and Ri ligion in: Stud.
in Humarism, p. 369: «the truest reli tons that Which issues in and
fosters the best life», Rd A eri della
Logica formale nella con= Sommario: S 1. Caratt — { 2. La
validità formale. cezione dello Schiller. gi. Lo
Schiller (1) sotto il nome di « logica formale» inchiude e condanna non solo
quella che da al tri è designata col nome di « logica formalistica »
mn anche la logica formale propriamente detta, e, cri
| licando e condannando quella, presume di aver cri ficato e
condannato anche questa, cioè, in blocco, . tulla la logica tradizionale
e classica, alla quale do- vrà sostituirsi la logica psicologica, 0
psicologistica, cioè quel complesso di leggi o regole o norme del
pensiero che risultano dall'analisi psicologica del pen siero,
ossia dalla considerazione dei processi del pen- | siero, non in
una pretesa forma di esso di materia idel concetto, del giudizio, del
raziocinio con: siderati astraltamente nella loro forma verbale di
temine, proposizione € sillogismo considerai9 esso pure, a sua volla,
astrattamente), ma nel loro sor- gere e syolgersi allraverso la fitta
rete psichica di Fferessi, di desideri, ecc. : la logica dello
psicologi smo e della forma speciale di esso offertaci dal prag-
matismo, insomma. Una logica & posteriori risut 1) F. C. S.
SCHILLER. — Formul Logic. A sclentifle and s0- cial Problem. ——> Un
yol, in:8 pp. XII-123, Macmillan and 0.9, ‘London 1912.
stinta dalla | er selezione, non a priori, una logica,
pare, SOA sì, ma indotta in base a postulati, non dedotta. Il
pensiero puro, così come la forma pura del pensiero non esistono; quindi
ogni logica è neces- sariamente empirica nella sua origine e nel suo
va- lore. E così con la logica sillogislica è condannata anche la
logica del concello col solo semplicismo che abbiamo imparato a conoscere
altre volte nello Schil- ler. Ma, evidentemente, prima di condannare in
bloc- co, bisogna vedere se tra la logica formale e forma- lislica
c'è idenlità, o se non c’è invece una diiferen- za radicale che impone
una pertraltazione a parle e radicalmente diversa di quelle due
discipline. La lo- gica formale vera è la dottrina della forma unica
del pensiero: il concelto, come sintesi di individuale c
come concelto universale contro, come scienza del concetto puro. Per essa
la forma verbale in cui si suole incarnare generalmente il concetto non
ha nes- sun valore logico e si guavda bene dal cousiderane le
distinzioni verbali come distinzioni conceltuali 0 l’identità di forma
verbale come identità concettuale. La logica forinalislica invece,
trasporta nei concetti le qualità e le distinzioni dei termini, trasporta
nei giudizi le modalita e le specie delle proporzioni, lra- sporta
nei raziocinì le figure e ì modì dei sillogismi: anzi la distinzione
stessa delle forme logiche in con- celti, giudizì e raziocini è nient’allro
che una proie- zione di forme verbali nell’altivita del pensiero.
Per- ciò la logica formalistica qua talis, non ha valore
speculativo (logico in senso vero), ima solo empirico © UCSCLILLvo; ci
dà, Massunti, con piu o meno pretese (il copielezza, i modi piu consueti
dei quali l'uomo 51 serve nel suo discorrere, nell'esposizione e
ncila "a discussione delle idee; è un'arte in senso di
tecnica, 9 meglio, è una collezione (non connessione) delle forme
del discorso empirico umano, una specie di leltorica 0 grammatica messa a
servizio non del par- lur bello ma del parlur giusto. Può essere ed è
fino a un certo punto praticamente utile come tutte le.
discipline descriltive assunte a discipline nurmative d
universale, come storia o guidizio sintetico, a priori, . DA |
Sèhiller e la Logica Kormale e precettistiche, ma non ha valore
speculativo, ron ci dè, anzi ci nastonde la forma intima. del
pensiero necessario € unico, © SÌ contenta di offrire! le
forme esteriori, arbitrarie è quindi componibili € combina:
bili all'infinito. - . I Jo Schiller na un buon gioco @
mostrare il caral- tere arbitrario di questa logica, la astrallezza di
essa, la îmulilità e perfino il danno non leggero che essa può
anrecare allo sviluppo Serio delle scienze © della mente individuale. Ha
ragione lo Schiller: « IL îs nol .? ossible t0 abstract {rom the
aclual use of the logical | material and lo consider — forms ol lought —
@ 4 Ihemselves, voilout incurring thereby @ total loss, 1’
hi nol only of Wrui, but also of meaning ” (IX). i s
2. — Ma con ciò non si è déito che ba ragione @ | ‘non riconoscere altre
logica ché que:lu psicolugica, | tutt'altro. Oltre la logica formalistica
(0 tormale cu- | mè la chiama erroneamente lo Schaller), c'è la logica
i formale vera secondo la quale la maleria è fusa nel la forma,
poichè per èssa la forma logica, concel- ‘tuale, sintesi di materia e
forma, di pensiero e lup- ‘esentazione: è forma Non astratta me
concrela ; e tulto il pensiero reale storico
perchè appunto sun: f (esi univarsale individuale: è il razionale-reale,
il fl concetto. È Dio ci salvi dalla logica psicologica 0
psicologi- | stica! Poichè in essa, oltre che non trovare nulla di
# meno arbitrario che nella logica forinalistica non sì ì trova
neanche quella apparenzà di necessità e di as- Solutezza che la logica
tradizionale ci oifre, sia pure solto una forma astratta e verbalistica.
Finchè non si accetta e non SÌ capisce la logitù del concetto puro
e semplice, ogni tentativo di riforme logiche sarà nulla più che un
saltare dall'arbiltàrio all’avbitrario, dall'astratto ali’astratto e un
aggiungere al mele 131 nuovo male o una forma nuova del male. L per
yite- nere questo scopo non mette certo conto di scrivere un grosso
libro come questo. Sé lo Schiller avesse rinesso bene su quelli che
lui ritiene e sono i due caratteri fondamentali della 1o- Ml
Praqmalismo' (h) gica formalistica e cioè: I° la credenza che sia
pos- sibile considerare la «validità formale» come una cosa a parle
e indipendente e astrarre dalla verità «materiale »; 2° la credenza che
sia possibile tratta- re la iogica senza riguardo alla psicologia e di
aslrar- re dal contesto atluale in cui le asserzioni sorgono,
tempo, luogo, circostanze, Scopo, personalilà, ecc. (P. 375) e se avesse
poi esaminato con più spassio- natezza la logica del concetto-sloria, non
avrebbe for- se futto giustizia sommaria di lutta la logica tradi-
zionale cd avrebbe trovato che parecchie delle sue critiche sono state
già fatte da altri, i quali non sen- lirono però il bisogno di
sostituire, come fa lui, le elichelte psicologiche alle elichette della
logica for- malistica. In questo libro c'è molto del buono anche
perchè dai principio alla fine corre nelle pagine una domanda sempre
crescente di concretezza ce, anzi, pare a volte che lo Schiller abbia
colto il centro della critica e della ricostruzione. Purtroppo i:
pregiudizi pragmalislici gli impediscono di assurgere ad un punto
di vista superiore; anche lui, pur nella lotta contro gli schemi e !e
elichetle, maneggia schemi ed etichette; meno mole, anzi molto bene che,
da buon pragmatisla, ne è consapevole. := & | La
reazione contro l'intellettualismo. — Verità e ‘utilità. | gi, —
Del pragmatismo non si parla più che com di un indirizzo di
ricerche e di asserzioni, che ha avi | {fo il suo proverbiale quarto
d'ora di celebrità pei scomparire per sempre e senza visibili influssi
sullu svolgimento complessivo ulteriore del pensiero. Nata da une
reazione all'intellettualismo razionalislico ed empiristico, che non
sapevano valutare l'attività de: soggetto nella creazione del mondo del
pensiero € della vita; allermalosi come volontarismo ceudemo:; nistico
o come filosofia dell'azione utilitaria, non ha sapulo nè volulo evilare,
con una doverosa distin: zione dì logica e psicologia, lo scoglio
terribile dellà formula protagorica: l’uomo è la misura di tutte lt
cose ed'è finito nello agnoslicisnio e nello scellici sino, È inulile she
ci ripetiamo. Iidotla la filoso; fia a un prodolto dell'individuo, © ad
espressioni del la nostra soggellività volitiva e i giudizi
scientifici speculativi a semplici giudizi morali; negala la pos
sibilità di raggiungere l'assoluto, la ragione intima immanente e ascendente
dell'essere o del divenire con l'affermazione della universale
soggettività e Ie ‘natività; posto l’utilitarismo a base di ogni
costruzio: ne concelluale e considerati, quindi, i concetti com‘
funzioni dell'interesse individuale, 0 tutt'al più s0 ciale, il
pragmatismo si risolve logicamente in uni rinunzia a fi osofare. Può
essere metodo per sè, I i UT Il Pragmatismo : i lla vita
colta non filosofia sc IRRMIgSORE E So nella sua razionalità e nei
s o ve omalismo profes- E, infatti, come s'è veduto, 1 flo: «esso
non ha sa di essere semplicemente ua Coe etodo WNGNan: dog int aa
istcao mon è forse una dottrina? Magli vamestto he riassume il me-
Non è una dottrina la formula c arsi tutte todo pragmatistico: « Sono er
6 da acco utili le neri SAS SIE n è forse implicito alla svitaza
in: ilitari ico e, insieme, il n più Sconto no leorecot È esp ducslo
ab: Dima definito, credo, Felino due aspetti più es- ziali la
teoria pragmati nd AR Sa CLES Della quale non è qui il luogo di
TISIRLS estesamente il valore storico. Possiamo dire il nos D
pensiero in due parole: il pragmatismo è andato al- l'eccesso opposto
nella sua reazione all intellettua- lismo, perchè ha negato addirittura
il concetto come tale, ogni concello, rendendo, con ciò stesso,
vano, perchè senza fondamento, la Rane buona . dell'in- dirizzo,
quella che, purificata di tutto l’utilitarismo + materialistico che
troppo spesso la intorbida, si può esprimere nelle parole evangeliche:
«Dai frutti co- noscerete l'albero ». L'utilità — nel senso
spirituale altissimo della parola — è un aspetto della verità: la
verità eleva, la verità libera, la verità sacrifica. Ma, non
dimentichiamolo mai, una dottrina non è vera, a propriamente parlare,
perchè e in quanto è utile, ma è utile perchè‘vera. .La
verità metafisica e logica di una idea e di un Sistema d’idee è il
fondamento di tutti gli altri at- tributi dell'idea e del sistema e di
tutte le loro cor- rispondenze alle esigenze etiche dell'uomo.
Yogi Pragmatis Rimandiamo alle seguenti pibliografie:
« The Pych Zev. » Parini, Sag- gì pragmatisti, R. Carabba,
Lanciano; Ugo SPIRITO, JI pragmatismo nella Jilosofia contemporanea,
Firen- ze, Vallecchi Sinvio TISSI, Nota bibl. al vol. su James,
Milano,. Ed. Athena 1924. | Segnaliamo poi, nella ricchissima
bibliografia del- argomento — oltre ui molti scritti segnalati
occasio- almente nelle note — le seguenti opere: G. VAILATI,
Scritti, Firenze, Secher 1911; G. Papini, Sul Pragma- | lismo, Milano,
Libr. Ed. Milanese 1913 (ripubblicato ‘dal Vallecchi nel 1920); M.
CALDERONI è G. VAILATI, IL $ pragmatismo, Lanciano, R. Carabba, U.
SPr- “RITO, op. cit. ; M. CaLpeRONI, Scritti, a cura di O. CAM- 7
Cna, con pref. di G. PAPINI, Firenze, «La Voce», 1924.
IT. I. III. — INDIVI
- LUO LINEE FONDAMENTALI DEL PRAGMATISMO. Il Pragmatismo
anglo-americano. Pragmatismo e Umanismo.Pragmatismo e conoscenza. LA
TEORIA DELLA VERITÀ E DELLA REALTÀ.La condotta.La dottrina dolla
verità. La dottrina della realtà. LA RELIGIONE NEL PRAGMATISMO. Lo
preoccupazioni etiche e religioso. L’esistonza di Dio. Il concetto di
Dio.Religione e Religioni. SCHILLER E LA LOGICA FORMALE.Caratteri della
logica formale nella concozione dello Schiller. La validità formale Ù 5 5
9 - VALUTAZIONE CRITICA. La reazione contro l’intellottualismo.Verità e
utilità . È. NOTA BIBLIOGRAFICA . I MAESTRI DEL PENSIERO.
VOLUMI CHE INIZIANO LA COLLEZIONE
i) ei n VALENTINO PICCOLI À { Bi: INTRODUZIONE DELLA
FILOSOFIA. ROTTA PAOLO ROTTA. ARISTOTELE BERKELEY | IALENTINO SETCOO LI !
GIUSEPPE TAROZZI | PLATONE LOCKE | S: PICURO. E. PAOLO
LAMANNA AAA ° "KANT 6000 V. ARANGIO-RUIZ na * LOTINO
GIUSEPPE MAGGIORE |» FICHTE HQ P. E.
CHIOCCHETTI AGOSTINO PIETRO MIGNOSI E. CHIOCCHETTI SCHELLING
| "S TOMA ASO GIUSEPPE MAGGIORE | CHIOCCHETTI HEGEL i S.
PONAVENTURA Big ni x TISSI c ARTESI O SCHOPENHAUER i Fa
PAOLO. ROTTA E. MOTOMIL MI o SPINOZA STUART MILL “50 »ALENTINO
PICCOLI E. MORSELLI Î Y MIENIINO PICCOL CUORSEI È Pubblicati: P.
ROTT _ SEINOZS x ì. MiGGIONE HEGE ZINI =. 2 SoioFENnAUER P.
LAMANNA — KA MAGGIORE — FIGI TITE . E. CHIOCCHETTI — S.
TOMASO VICO "TISSI _ GATESIO MORSELLI. COMTE
BOT. ARISTOTELE. SCHELUINO IRINA Kc} fe3: Emilio
Chiocchetti. Chiocchetti. Keywords: prammatico, Grice: “In Italy, just to know
that a philosopher has a religion orientation disqualifies as a philosopher,
and that is at it should. The keyword is: anti-Popish, Vico, Croce, estetica,
Aquino, Gentile, Neo-Scolastica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Chiocchetti” –
The Swimming-Pool Library.


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