Grie e Colazza: l'implicatura conversazionale dell’iniziazione –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Grice:
“Having gone to Clifton, I love Colazza – he is into ‘iniziazione’ – specially
in the equites of ancient Rome, but not much different from mine!” Di una
famiglia dell'alta borghesia romana, e istruito agli studi umanistici e si laurea
a Roma. Cultore dell'esoterismo e delle dottrine massoniche e teosofiche. Fonda
il club antroposofico in Italia. Dall'incontro con l'antroposofia Colazza
apprese l'esigenza di seguire pratiche spirituali di concentrazione adatte al
contesto occidentale, coltivando in particolare la «via del pensiero
cosciente». Altre opere: Dell’iniziazione
(Tilopa); La magia del noi di Ur (Edizioni Mediterranee). Evola e l'esperienza
del Gruppo di Ur. A strong anthroposophical influence came from Giovanni
Colazza and Duke Giovanni Colonna di Cesard. Close to the group, which adopted
the name UR, were Kremmerz, founder of the Fraternity of Myriam. Sedute
spiritiche che si svolgevano in casa dell'amico Giovanni Colazza, e che
talvolta si protraevano sino all'alba. SPUNTI DALLA CONFERENZA TENUTA IN ROMA CIRCA
IL TEMA DELL’INIZIAZIONE. VENERAZIONE E CALMA INTERIORE”. Il saggio
l’Iniziazione mi fu consigliato da Steiner in francese a Piazza Spagna, come un
saggio importante, da tenere sempre presente come guida. L’uomo così come nella vita quotidiana serve a
poco o niente per il mondo dello spirito. Siguo Steiner più o meno il saggio, aggiungendo
poi altri insegnamenti estremamente utili per ottenere reali risultati. La nostra
persona, di cui siamo coscienti, è solo un riflesso del nostro ‘noi’. È molto
utile per giungere alla conoscenza del nascosto ‘noi’, distinguere e separare
in noi il pensare che p, il sentire che p e il volere che p. Cita l’aneddoto di
Eurialo e Niso, che viveno nell’illusione di essere il suo ‘noi’ contingente.
L’esoterismo e facile, se si conforta sempre donandoci personali indicazioni,
circa gli esercizi e la pratica esoterica. Ma ora, invece dobbiamo cercare
fedelmente e scrupolosamente quello che possiamo accogliere e applicare a noi
stessi. Si dice che è importantissimo
cominciare sviluppando il sentimento di ‘venerare’. Non bisogna fraintendere il
concetto di “venerazione” con uno stato di esaltazione interiore dovuto all’insegnamento
che il tutor ci può dare e che noi accettiamo per co-ercizione intellettuale o
sentimentale o per atto di fede: ma non è assolutamente questo. Il fatto da
riconoscere è questo. Il calore dell’anima è vita stessa per l’anima.
L’accogliere freddamente contenuti spirituali, ci riempie soltanto il ‘noi’ di
nozioni, senza far penetrare la forza dello spirito. La venerazione e il calore
di nostre anime sono l’attività di nostre anime stesse. Bisogna aprirsi a tali
rivelazioni della psicologia filosofica come dottrina dell’anima, con
atteggiamento di venerazione. I meravigliosi quadri circa l’evoluzione del
cosmo devono risvegliare in noi ammirazione, meraviglia e riconoscenza per la
gerarchia. Tale stato di nostre anime
destano in noi questo calore, la venerazione per co-esseri e fatti spirituali,
ai quali siamo debitori. Astenersi dalla
critica e dal giudizio, cercare di cogliere nell’altro non il difetto, ma la
qualità migliore, incoraggiare ciò che vi è di meglio. Il biasimo è energia
perduta. Il sentimento positivo e buono e per le nostre anime come la qualità
dell’aria che inspirando mettiamo in circolo nel corpo. Più è pura, più saremo
sani. Il godimento rappresenta una lezione per l’uomo quanto il dolore,
soltanto che è più difficile leggervi dentro. Non bisogna fermarsi alla
sensazione del piacere, ma ricercare nel godimento il contenuto più elevato da
cui promana, che ne è l’artefice e il senso, ma la sua essenza più intima.
Occorre coltivare momenti di raccoglimento, lavorando sui ricordi: rievocare
immagini mnemoniche di fatti passati, o della giornata trascorsa ricercando
nelle nostre anime l’eco di ciò che aleggia in quelle passate percezioni.
Bisogna passare in rassegna gli eventi con meticolosa analisi, oggettivarli,
senza applicare alcuna speculazione né alcun giudizio; osservare tutte le
concatenazioni, semplicemente contemplarle in modo neutro, lasciando che siano
esse a svelarci qualcosa. Noi dobbiamo fare il silenzio. Tale lavoro equivale
ad anticipare ciò che avviene nel sonno, quando la gerarchia penetrando nel
nostro corpo astrale e nel ‘noi’, inseriscono i loro giudizi. L’impazienza è un
perdere energie. Il tono generale della preparazione è quello di una ri-educazione
su nuove basi, della vita di pensiero e di sentimento, tramite speciali
esercizi. Bisogna entrare nel ritmo della ripetizione, senza lasciare che la
nostra natura inferiore si ribelli, rifuggendo gli esercizi. La noia è un
grande nemico.Bisogna osservare una pianta in pieno sviluppo afferrando tutti i
dettagli; osservarla e riceverne una percezione così chiara che, chiudendo gli
occhi, possa rimanere come chiara immagine interiore di fronte a noi.
Esercitarsi con la forma esterna cercando ad occhi chiusi di ricordarla,
visualizzandola. Quando si riceve un’esperienza non bisogna assolutamente
tradurla in concetti con le parole: bensì mantenerla in sé e coltivarla. Altra
cosa importante da fare è dirigere l’attenzione sul mondo dei suoni. Analizzare
e realizzare la differenza fra i suoni di origine minerale immota, e quelli di
natura vegetale o animale. Fra lo scroscio dell’acqua, il fruscio delle foglie
nel vento, il rotolare di una pietra e il rumore di una macchina vi è una
diversa manifestazione delle Forze cosmiche. Cessato il suono, dobbiamo
prolungare in noi il suo effetto, ma non attraverso l’udito, ma tramite
l’orecchio dell’anima, senza immaginare nulla: aspettare in Silenzio il sorgere
di qualcosa. Le potenze spirituali non si trovano e si lasciano trovare come
avviene nel mondo sensibile quando si va a monte di un effetto per ritrovarne
la causa: sono Esse a decidere per loro deliberazione, se è lecito o no farsi
percepire dal ricercatore. Sono Esse che devono e vogliono trovare l’uomo, solo
se posto in un determinato stato di accoglimento interiore. Le percezioni
immaginative si manifestano come impressioni interiori paragonabili ad
impressioni suscitate in noi da un dato colore fisico; la percezione
soprasensibile appare rivestita da un colore perché il suo contenuto animico è
affine a ciò che quel dato colore equivale corrispondentemente come
manifestazione animica. La percezione di un rosso osservato nel mondo fisico,
genera in noi un particolare sentimento, contenente qualità animiche: l’Entità
che ci appare immaginativamente se ha in sé del rosso, significa che contiene
in lei delle qualità e dei contenuti animici affini a ciò che nel mondo fisico
ci appare come rosso. E’ un grave errore ritenere che ci si deva attendere nel
mondo spirituale come una “ripetizione” più sottile delle forme del mondo
fisico. Lo spirituale ha qualità totalmente dissimili dal fisico. Bisogna
sviluppare sempre più simpatia e compassione verso gli uomini e gli animali e
sensibilità per la bellezza della natura. IL NON VEDERE RISULTATI DURANTE IL
TIROCINIO. Spesso il discepolo non si avvede degli effetti e dei risultati derivanti
dagli esercizi occulti. Ciò è dovuto al perché si tende a guardare fisso in una
direzione, attendendosi di ricevere qualcosa solo da quella direzione, senza
accorgersi che ciò che invece è arrivato, promanava a noi da un’altra
direzione. Vi sono due gravi ostacoli nella percezione immaginativa: presupporre
e attendersi in modo personale ciò deve avvenire; confondere le percezioni di
colore con le sensazioni di colore fisico, quasi cercando con gli occhi
all’esterno, ciò che invece può apparire solo interiormente. Le percezioni di
colore o di forma, non promanano dall’ente osservato, ma sorgono in noi,
nascendo dalla nostra interiorità. La conferma circa l’autenticità di aver
avuto una vera esperienza spirituale è confermata dall’avvertire in sé il
sentimento di aver come sperimentato uno stato già provato; non che l’immagine
percepita ci è a noi nota, ma che il sentimento provato durante l’esperienza è
un qualcosa di già vissuto, in un passato remotissimo (atlantideo o
lemurico). È un primo passo verso il
riconoscere in coscienza il proprio primordiale passato, quando si era in
completa unione con il mondo spirituale. ESERCIZIO DEL SEME. Osservare con gli
occhi fisici un seme: forma, colore, peso, dimensioni, rapporti. Fatto ciò,
occorre interiorizzare l’immagine, astraendosi dalla percezione fisica del
seme, sforzandosi di visualizzarlo nel campo della propria coscienza, ad occhi
chiusi. Si pensi che in esso è virtualmente presente in potenza l’intera
pianta: vi è in lui un’Idea, una Legge naturale invisibile che lo governa, la
quale manifesterà in un futuro sulla Terra la pianta in lui ora nascostamente
contenuta. In lui dimora una potentissima forza vivente, che si cela alla
nostra vista, invisibilmente. Rappresentarsi poi il processo temporale, di
crescita in successione, nel triplice ritmo della sua costituzione:
radice, fusto, fogliame, fiori, frutto.
Non è importante curare i dettagli, ma sentire la forza di questa
manifestazione, la potenza creativa che si esprime nell’espansione dirompente
delle forze insite nel seme. Quel che noi sentiremo come potenzialità espansiva
è l’elemento invisibile del seme: la forza eterica. Il ritmo perenne del mondo
vegetale trascende il seme stesso come dato immediatamente sensibile e
percepibile. Ci si volga di nuovo al seme (aprendo gli occhi?) collegando ad
esso l’intero processo immaginativo delle potenziali forme di crescita,
dell’invisibile che è diventato visibile. La forza che ne risulterà si tradurrà
in noi come facoltà di visione: una specie di nube luminosa, una specie di
piccola fiamma di colore lilla-azzurro, aleggiante intorno al seme. Ciò è la
vivente forza vitale che edificherà la pianta. ESERCIZIO DELLA PIANTA. Osservare
una pianta in completo sviluppo, sforzandosi di vedere in essa
immaginativamente l’attuarsi del ciclo seme-pianta-fiore-frutto seme,
realizzando così un senso di perennità della vita vegetale, espressa nella
sintesi della forma della pianta stessa. In un certo senso, è come se dalla
pianta-spazio momentanea, si estraesse la pianta-tempo, ossia l’Idea totale o
Essere di specie vegetale a cui appartiene quella pianta. Pensare poi che vi
sarà un tempo in cui questa pianta non esisterà più, sarà scomparsa. Questa
pianta verrà annientata, ma non la sua specie: essa ha generato dei semi
tramite i quali, l’Idea della specie continua l’esistenza in altre piante.
Senza distogliersi dalla percezione spaziale fisica della pianta, bisogna
sovrapporvi l’immagine di ciò che ella sarà nel futuro, che avvizzisce e che
appassisce, disseccandosi, di quella realtà celata ai nostri occhi. La pianta
morirà, ma non morirà l’idea o la legge che l’ha generata e fatta agglomerare.
Questo trasportarsi nella dimensione delle potenzialità ora latenti, della
pianta in oggetto, produrrà in noi la visione di una fiamma. Un’indicazione
personale che voglio offrire, è di cercare di contemplare le forme, partendo da
una diversa prospettiva rispetto quella usuale. Se si osserva una pianta,
solitamente il fusto è perpendicolare all’asse degli occhi. Si provi a piegare
la testa, in modo che esso diventi parallelo all’asse degli occhi. Il modificare
il modo abituale di vedere, favorirà l’esperienza spirituale. L’obiettivo di
questi esercizi è di trascendere l’oggetto percepito per arrivare al suo
contenuto immaginativo. ESERCIZIO DELL’UOMO. Prendere in esame il ricordo di un
evento in cui abbiamo assistito alla trasfigurazione nei movimenti e nei gesti
di un individuo preda di un fortissimo desiderio. Sforzarsi di sentire in noi
quel sentimento di brama o desiderio. Pur sorgendo, trasferendo in noi tale
sentimento, esso deve rimanerci estraneo, tanto da poterlo osservare
obiettivamente, senza parteciparvi con sentimenti e pensieri. Appariranno
diverse gamme di sfumature di colori. Altro errore è di compiacersi
inavvertitamente o di stupirsi nell’attimo in cui si ha un’esperienza
spirituale: si genera difatti un’onda nel sentire che annega l’esperienza
stessa. Altra qualità indispensabile da sviluppare è il coraggio o
intrepidezza. Certe esperienze spirituali, dalle quali siamo ordinariamente
protetti alla loro percezione, sono impossibili da sostenere senza tale
qualità. Aver fiducia nelle potenze spirituali, è come aprire un varco ad esse
verso di noi: se veramente desideriamo da loro un aiuto, attraverso la fiducia
in esse verremo soccorsi e sostenuti. LA DIETA ESOTERICA. L’alcool è da evitare,
anche durante i pasti e anche se assunto in piccole quantità: esso immette nel
sangue un elemento anti-Io che si oppone all’autonomia dell’Io; una specie di
neutralizzatore fisico dell’esperienza spirituale. L’alcool limita, distorce o
impedisce la possibilità di giungere ad una percezione cosciente del mondo
spirituale. Bisogna giungere a sentire spontaneamente ripugnanza, un naturale
disgusto verso la carne; essa contiene sostanze che favoriscono l’irregolare
autonomia di certe condizioni del corpo astrale. Inoltre essa paralizza le
forze contenute nel ricambio, le quali sono di natura prettamente spirituale. I
vegetali che si sviluppano sotto terra, senza la luce solare, come funghi,
legumi, sono meno indicati di altri che si impregnano di luce solare, come i
pomodori o le arance. GLI EFFETTI SUL CORPO FISICO SUSCITATI DAGLI ESERCIZI. Tutti
gli esercizi antroposofici, tendono a realizzare una maggiore mobilità del
corpo eterico: nell’antichità, per ottenere questo ci si aiutava attraverso
particolari tecniche di respirazione. Oggigiorno, tali pratiche sono dannose:
si realizzano difatti degli strappi fra l’eterico e il fisico; se tuttavia se
si verificasse qualche esperienza spirituale, sarebbe priva di controllo,
casuale. Le pratiche respiratorie sono sconsigliabili. A seguito degli esercizi
antroposofici, la respirazione assume spontaneamente un nuovo ritmo. La
mobilità del corpo eterico offre la possibilità di percepire il proprio corpo
fisico come un elemento estraneo. Si possono, durante il tirocinio esoterico,
avvertire delle trasformazioni che possono, ma non devono venir interpretate
come anomalie patologiche. Si può avvertire, come non prima, il proprio sistema
osseo interno come un peso. Un’altra sensazione è sperimentare i propri muscoli
come percorsi da correnti; si sente scorrere qualcosa nel sistema muscolare,
quale moto del corpo eterico. Si può poi avere la sensazione che la nostra
coscienza sia distesa e diffusa non più solo nella testa, ma lungo tutto il
sistema circolatorio, nel sangue ove vi è il nostro noi. Si avverte poi il il
centro del proprio essere nel centro del cervello, mentre nella periferia di
esso si percepisce la zona ove opera e agisce la memoria rappresentativa. Il
sistema nervoso comincia a rendersi indipendente dalla corrente sanguigna. Si
ha poi la percezione di avvertire l’indipendenza e l’individualità dei singoli
organi interni. Ciò vale anche per gli organi di senso, che sembrano come
“attaccati” al nostro essere. I SENSI. Il tatto non è un senso, ma un urto contro
il mondo esterno; tramite gli altri sensi, evocando le relative percezioni di
gusto, odore, suono e vista per poi cancellarle ispirativamente, è possibile
ritrovare la loro origine spirituale. Il gusto è un organo di percezione
dell’etere cosmico. L’olfatto fa percepire l’etere vitale. L’udito è
l’involuzione di un organo dell’epoca lunare, allora predisposto per la
percezione dell’armonia delle sfere. Il senso del calore ci rimanda all’antico
Saturno. La vista ci permette di percepire la manifestazione dell’etere di
luce. Un sintomo evidente dell’effetto degli esercizi è sulla memoria: essa
viene man mano a perdersi, per venir sostituita da un’altra facoltà mnemonica
non fondata come questa su ricordi visivi e uditivi, ma su ricordi o
immaginazioni eteriche. Il vero serbatoio della memoria non è il cervello, ma
il corpo eterico: qui ogni cosa viene registrata, racchiusa e conservata.
Procedendo dal presente a ritroso, rievocando stati d’animo sperimentati, sarà
possibile ritrovarvi eventi dimenticati. Nel sentire, si risveglia la memoria.
Occorre sviluppare presenza di Spirito: abituarsi ad una grande
autodeterminazione, imparando a decidere con immediatezza, senza esitazioni.
Occorre poi di decidere responsabilmente di non tradire il mondo spirituale,
una volta conseguite le facoltà iniziatiche. Il comunicare insegnamenti a
qualcuno che non ne sia preparato, significa assumersi anche la responsabilità
karmica delle eventuali conseguenze, circa il buono o cattivo uso che questi ne
farà. Lo stare in segreto non deve significare darsi arie misteriose, ma solo
non voler nuocere ad altri. Tutto ciò che ci porta alla nostalgia del nostro
passato, è una tentazione luciferica. Bisogna cessare di contare i giorni, i
mesi e gli anni trascorsi senza risultati nella disciplina. La parola chiave è
“Pazienza”. L’impazienza rappresenta un ostacolo: il mondo spirituale per
potersi rivelare, per aprirsi un varco, ha bisogno di trovare nel discepolo
calma attesa, per potervisi riversare. MITEZZA E SILENZIO. Le potenze spirituali
sono in continuo fermento, in perenne attesa per poter essere accolte
dall’uomo, purché trovino le giuste condizioni che glielo consentano: esse,
datrici di Amore eterno e altruista, trepidano nella fremente attesa di poter
riabbracciare i loro fratelli minori. Più che anelare di muoversi incontro a
loro, è più giusto intendere che la via giusta è sapersi aprire ad esse. Esse
possono riversarsi in noi solo se trovano purezza interiore; esse sono sempre
pronte, dai limiti della nostra coscienza, a connettersi con noi. Sono soltanto
i veli della personalità soggettiva, l’irrequietezza, i timori, gli impulsi
inferiori, a impedire loro di avvicinarsi. Ogni sforzo nel guardare o udire
fisico, ogni reazione istintiva, paralizza i sensi spirituali. Bisogna
rinunciare alla suscettibilità e alla collericità: tacitare le passioni e i
desideri. Bisogna svincolarsi dalla forza del desiderio, che impedisce la
percezione dello Spirito. Padronanza di sé: dominio dei sentimenti che sorgono
spontaneamente in noi. È consigliabile nei rapporti con gli altri, non la
durezza, ma la mitezza. La durezza erige una barriera invalicabile, spezzando
un’ulteriore comunicazione. Mitezza e silenzio: positività e astensione dalla
critica. Si consiglia di ritirarsi ogni tanto dall’ambiente della vita di tutti
i giorni, per raccogliersi e meditare in mezzo alla Natura. Il rumore della
vita quotidiana, può impedire il manifestarsi degli effetti degli esercizi. Il
discepolo mano a mano si libera così della vita istintiva e dei caratteri
ereditari della sua razza e famiglia: si svincola dall’azione delle entità spirituali
corrispondenti. Occorre sempre chiedersi se si è degni di questa libertà
interiore che si vuole conseguire e se si ritiene di avere le forze necessarie
per sostenerla, affinché tale libertà agisca positivamente e correttamente. LE
sette CONDIZIONI PER LA PREPARAZIONE ALLA VIA OCCULTA. La salute fisica è
connessa al karma: molte volte occorre chiedersi se non vi sia qualche cosa nel
campo morale che gravi sul fisico, da purificare o da espiare, che ne impedisca
l’atteso miglioramento. Per la salute del corpo occorre sopratutto coltivare la
chiarezza del pensare e del discernimento nelle impressioni ricevute dal mondo
esterno. Prima di parlare o di esporre una propria considerazione o
un’opinione, occorre stabilire con chiarezza il pensiero da formulare in
immagini: non è bene difatti cercare a tutta prima le parole idonee, ma
soprattutto la figura d’insieme da cui partire. È l’immagine che deve far
scaturire l’espressione dialettica. Sentirsi un arto della vita universale, una
parte di questa, superando ogni senso di separazione. La sostanza divina è solo
apparentemente e necessariamente ripartita nel cosmo: lo scopo finale
dell’evoluzione è comunque ricostituire un’unica entità spirituale. Bisogna
aspirare ad essere ciò che si vorrebbe gli altri fossero. 3- Si deve divenire
consapevoli che i pensieri e i sentimenti hanno la stessa valenza e importanza
che le proprie azioni: il movimento del pensiero e dei sentimenti è altrettanto
concreto quanto le azioni fisiche operate sul mondo esteriore. Ciò originerà
responsabilità per il circostante ambiente animico e fisico. I pensieri
permangono e si diffondono, comprendendo nei suoi effetti una moltitudine di
esseri. Operare secondo i puri impulsi dell’Io superiore, non dell’Io
inferiore. Si deve prendere coscienza che il corpo fisico, nel quale
solitamente ci s’identifica, è solo uno specchio, un arto dell’interiorità. Educarsi
al mantenimento di una decisione presa; il rinunciare è un cadere nel vuoto
dell’incoerenza e dell’indeterminatezza: è mancanza di forza dell’Io. Non
bisogna assolutamente mai, prendere decisioni o fissare regole, mentre ci si
trova travolti dall’onda di un moto passionale o di un impulso emotivo. Occorre
essere riconoscenti, grati al mondo esterno e allo Spirituale. Si deve
ricordare che nell’era di Saturno, “Tutto era Uomo”, e che solo grazie al frutto
del sacrificio di altri esseri spirituali e esseri fisici rimasti indietro nei
regni inferiori, è stato possibile configurare l’umanità attuale. Ringraziare
per il sostentamento giornaliero. Considerare la vita e agire in essa, secondo
la direzione enunciata nelle precedenti condizioni: dare un’impronta unitaria
ed equilibrata alla vita facendo in modo che le finalità delle proprie azioni
siano determinate dalle attitudini sopra descritte. Molte cose devono essere
abbandonate, e molte altre acquisite per porsi al servizio del divino. LA
POSTURA NELLA MEDITAZIONE. La terra è percorsa perpendicolarmente e
orizzontalmente da correnti, che possono favorire o ostacolare la meditazione.
Le correnti perpendicolari favoriscono: occorre pertanto avere la colonna
vertebrale verticale rispetto alla superficie terrestre. La posizione distesa,
supina, invece accoglie le correnti orizzontali dirette alle specie animali,
inducendo automaticamente ad un tipico stato semisognante. I FIORI DI LOTO. Il
corpo eterico è percorso da innumerevoli correnti che muovono in senso
longitudinale o circolare radiale. Durante la veglia, il corpo astrale rimane
connesso spazialmente al corpo fisico; quando si apre nel discepolo la
coscienza spirituale, il corpo astrale si espande in proporzione dello spazio
che può essere percepito, ossia diviene grande quanto il suo campo di
percezione. Non si parla diffusamente del loto a due petali, fra gli occhi,
perché esso è connesso con il risveglio di forze che appartengono alla
chiaroveggenza primitiva. Non vi è alcun cenno, per ragioni di sicurezza, del
loto della zona basale “kundalini” e del loto”1000 petali”, sul capo. In un lontano passato, i fiori di loto erano
attivi; poi lentamente hanno cessato di funzionare. Attualmente solo la loro
metà è attiva; con il lavoro interiore essi si ridestano, cominciando a
muoversi e ad illuminarsi. I centri a sedici, (laringe) dodici (cuore)e dieci
petali (stomaco), attivati, conferiscono la padronanza assoluta sull’Io inferiore.
IL LOTO A SEDICI PETALI (laringe). Gli esercizi della preparazione e dell’illuminazione
tendono ad attivare tale centro. Si tratta principalmente di lavorare nel campo
delle idee, curando la moralità nell’uso delle parole e la qualità di buon fine
delle proprie risoluzioni prese. Tale centro, attivato, conferisce la capacità
di entrare in comunicazione con altri Esseri tramite il pensiero (telepatia). Le
condizioni da realizzare sono otto, ciascuna equivalente ad ogni petalo
dormiente: Formarsi rappresentazioni il più fedeli possibili del mondo esterno,
prive di fantasia personale, eliminare l’impulsività, le reazioni dettate dall’emotività;
le parole usate in un discorso devono essere sempre rigorosamente connesse
all’argomento; ogni gesto e atto deve
essere sempre in piena coerenza alle idee e alle risoluzioni prese; organizzare,
pianificare concretamente la propria vita; verificare la saldezza, la moralità
e la giustezza delle proprie aspirazioni;
imparare ad osservare retrospettivamente gli eventi della vita; la giornaliera meditazione per interrogarsi
sulla propria fedeltà alla linea tracciata dalle sette condizioni precedenti. È
di vitale importanza sviluppare la veridicità; dire sempre la verità
promuovendo la perfetta corrispondenza fra mondo esteriore e mondo
interiore. A volte non è molto
altruistico dire la verità, ma lo scopo morale non evita il senso di giustezza.
Non mentire mai ai bambini e non fare loro mai promesse senza mantenerle. MORALITA’
E CONOSCENZA. Il loto a due petali, nel centro frontale, ha una particolarità:
anziché ruotare come gli altri, una volta attivato, esplica la sua azione
sporgendosi all’esterno, prolungandosi in direzione orizzontale in una forma a
due rami, con il compito di “portare fuori” il corpo eterico. Per mezzo di tale
centro, si formano sia le correnti eteriche che scendono verso la laringe e il
cuore, sia quelle che muovendosi verso le mani, costituiranno il vero e proprio
reticolo che renderà il corpo eterico, un intero organo di percezione. Bisogna suscitare un rispettoso silenzio
riguardo le proprie esperienze, sia con gli altri, sia con sé stessi: occorre
accoglierle così come si presentano, senza tradurle in rappresentazioni. Lo sviluppo dei Fiori di Loto tende a trasformare
tutto quello che, nascendo come natura istintiva, si presenta incoerente e non
ordinato in un volitivo campo d’azione per l’armonia delle forze spirituali. IL
LOTO. A duodice PETALI (cuore). Tale loto conferisce la percezione delle
“forme”. Come gli altri, anche questo
centro si sviluppa coltivando alcune qualità: le condizioni da realizzare sono
sei (i sei esercizi fondamentali), ciascuna equivalente ad ogni petalo
dormiente. Controllo del pensiero; connettere, partendo da un tema o da un
oggetto comune, vari pensieri in modo logico e conseguente, distaccandosi così
dall’usuale pensare automatico istintivo; in presenza di persone che parlano in
modo automatico, superficiale o poco logico, bisogna non intervenire
correggendole, ma comporre mentalmente la corrente dei pensieri deformi e correggerli
dentro di sé, interiormente senza esporli fuori di sé. Controllo delle azioni;
uniformare l’azione al pensiero, perdere l’automatismo dato dagli istinti,
prestando attenzione ai propri gesti, alle posture, ai movimenti, in modo che
non avvenga che le nostre azioni possano venire determinate da impulsi inconsci
non passati al vaglio cosciente del nostro pensiero. Pratica della
Perseveranza; perdere la volubilità, la lunaticità, compiendo e portando sempre
a termine le decisioni, gli obiettivi, i metodi, gli esercizi o le
determinazioni prese. Controllo della tolleranza; sviluppare la conoscenza dei
motivi e dei limiti di chi sbaglia, per giungere alla comprensione degli errori
altrui, onde sostituire l’istintivo impulso di criticare o giudicare; occorre
far nascere in sé il desiderio di voler essere utili all’altro tramite consigli
o considerazioni costruttive, non con giudizi che bloccano la sua evoluzione. Pratica
dell’obiettività o spregiudicatezza; non respingere immediatamente qualcosa che
ci venga detta, e parimenti non rifiutarsi di rivalutare o riconsiderare cose
da noi già appianate e conosciute; Sviluppo dell’Imperturbabilità; equanimità,
equilibrio degli esercizi sopracitati; esercitarsi a controllare o sospendere
le normali reazioni emotive. Lo sviluppo dei fiori di Loto è una disciplina
certamente difficile, ma non impossibile. ESERCIZIO CONTRO L’APPRENSIONE. Un
buon esercizio è, durante la giornata, quando un pensiero particolarmente
importante ci assilla, ci dà apprensione, divenire capaci di sostituirlo con
un’altro pensiero completamente diverso, da noi prescelto. IL LOTO A diedici
PETALI (Stomaco). Il risveglio di tale centro consente di percepire negli altri
le potenzialità future e le capacità latenti di Esseri o Entità. Per il suo
sviluppo non sono state predisposte qualità particolari da sviluppare, ma
piuttosto si tratta di generare un equilibrio armonico, traendolo dall’intera
condotta di Vita. Occorre considerare la
totalità del proprio mondo interiore: l’origine delle cosiddette idee
spontanee, dei gusti personali, dei sentimenti di simpatia e antipatia. Per la
coscienza ordinaria, l’Origine di tali suddette inclinazioni è ignota: esse
risiedono nel corpo eterico, il quale registra molte impressioni che sfuggono
alla nostra coscienza. Per divenire consapevoli delle cause che hanno originato
tali inclinazioni occorre, riandando indietro nel tempo, risvegliare
interiormente il ricordo di ciò che può averle determinate e sottilmente
impresse in noi come tendenza del gusto, dell’istintività, dell’avversione o
simpatia. In tal modo si produce anche un grande risveglio della memoria: ci si
immette nella corrente della memoria eterica. IL LOTO A sei PETALI (all’interno
dell’addome). Tramite esso, si può entrare in intimo contatto con esseri
spirituali. Si sviluppa tramite l’armonica cooperazione di corpo, anima e
spirito. Deve sorgere la spontaneità del pensare, del sentire e dell’agire
immersi nello spirito: incedere senza combattere. Non è bene limitarsi e
insistere nel lottare duramente contro una propria inclinazione o tendenza
molto pronunciata; se tale difetto è così preponderante, a volte lo si può solo
dominare o controllare, ma non annullarlo. Si consiglia piuttosto di nobilitare
e sublimare le proprie passioni e istinti, anziché procedere con fustigazioni
tendenti al voler tenerli a bada con lotte e rinunce. Occorre divenir capaci di
sperimentare la gioia di servire nello spirito e per lo spirito. ALCUNE
PARTICOLARITA’ SUL CORPO ETERICO E SUI CHAKRAS. L’intero corpo eterico è sempre
in perenne movimento: è percorso da correnti che si muovono continuamente,
seguendo la circolazione sanguigna. Il centro, o perno del corpo eterico è da
localizzarsi nel Loto del Cuore: tramite esso tutti i processi si trasmettono
agli altri centri, recando con sé ripercussioni della sua eventuale
imperfezione. Esso è un organo di natura Solare. Nella zona centrale della testa
vi è un punto specialissimo in cui corpo eterico e corpo fisico sono congiunti;
qui inizialmente si formano le correnti del corpo eterico. Prima di rendere
operativo il fiore a 12 petali, nel cuore, occorre predisporre un centro
provvisorio nella testa, per rendere possibile uno sviluppo interiore condotto
in piena coscienza. Successivamente, dopo aver raggiunto un giusto stadio di
controllo cosciente delle attività di pensiero, tale centro dovrà venir
trasferito nella sua vera sede, presso il Cuore. Gli esercizi di concentrazione
e meditazione hanno lo scopo di attivare tale centro nella testa, per poi far
discendere nella Laringe e poi nel Cuore l’attivazione. RIEPILOGO DELLE
ESSENZIALI FACOLTA’ DA SVILUPPARE. Facoltà di discernere il vero dal falso. Capacità
di valutare il giusto dallo sbagliato. I sei esercizi fondamentali. L’amore per
la libertà interiore. CONSIDERAZIONI SULLA VIA INIZIATICA. Durante il cammino
Iniziatico può capitare di avvertire una specie di senso di maturazione
interiore, di compimento; sentire di essere pronti per qualche cosa. E’ relativamente facile contemplare l’intero
cammino iniziatico attraverso un libro, difficile però realizzarlo con la
stessa continuità, puntualità, perseveranza e coerenza nella vita: nella vita
non è come nel libro, dove un passo viene descritto uno dopo l’altro; a seconda
delle occasioni e delle situazioni individuali ogni passo può svilupparsi prima
o dopo, in modo assolutamente non conseguente. L’ESPERIENZA DELL’ NOI’ E LA
“CONTINUITA’ DELLA COSCIENZA”. Il corpo eterico è di per sé, un principio spirituale:
è connaturato con il tempo, è fatto di sostanza temporale. L’uomo non ha
assolutamente alcun potere di interferire o di influenzare le forme pensiero,
di sentimento, di desideri o passioni da lui generate. Una volta emanate,
queste forme non possono più venire controllate. Durante lo sviluppo occulto,
in un primo momento, il sé superiore si pone di fronte al proprio mondo
inferiore, il suo Ego. Si ha la
percezione che tutto che era la nostra natura interiore, prende forme che
tendono a venirci addosso, incontro dal di fuori. Si verifica un rovesciamento
delle immagini, tipico del mondo astrale. Il praticare esercizi in modo non corretto,
disordinato o incosciente, senza essere sorretti da una solida base, potrebbe
causare la percezione di queste forme pensiero in forme ossessionanti ed
aggressive, quali animali o esseri orridi, traendone terrore e anche
possessione. Ciò è la percezione della propria anima: tale evento è però
indispensabile e necessario per la realizzazione del Sé superiore. E’ qui che
comincia l’esperienza dell’Io. La vera realizzazione del Sé superiore comincia
quando, si possa vedere la sua immagine. IL LOTO A due PETALI (Centro frontale).
L’ esperienza immaginativa del Sé superiore viene attuata tramite il loto a 2
petali (fronte), il quale illumine gli enti e gli esseri spirituali. Lo sviluppo del Loto a due petali si consegue
tramite lo studio e la meditazione degli insegnamenti della scienza dello
spirito, in particolar modo ciò che concerne la gerarchia. Tale facoltà
rappresentativa, deve essere coltivata tramite l’immagine interiore dei quadri
immaginativi forniti dall’Antroposofia, inerenti all’azione interattiva,
passata, presente e futura della gerarchia nel cosmo, in tutto ciò che è
rintracciabile come loro impronta. L’intero quadro cosmico dovrebbe venir
sentito il più possibile come un panorama simultaneo. A poco a poco la realtà
spirituale si sostituirà all’immagine, venendo da questa evocata, facendo
apparire veri fatti e veri esseri spirituali. Tutti gli esercizi preparano
nella coscienza la sede atta ad accogliere la realtà spirituale da raggiungere:
costruiscono quasi la sua immagine, affinché questa possa poi diventare reale
esperienza. Si arriva poi alla conoscenza delle proprie ripetute vite terrene:
il karma. A questo punto l’anima si è congiunta con il Sè superiore, con la
sorgente del proprio essere. Da questo momento il discepolo non torna più
indietro perché, compenetrato dal Sé superiore, non sente più l’attrazione di
quanto gli è inferiore. LE COMUNICAZIONI AL RISVEGLIO. Durante la vita di
veglia, l’uomo si trova davanti ad un mondo incompleto, mentre durante il sonno
ha la possibilità di vivere nel mondo delle cause, in una completezza. La
coscienza di sonno senza sogni è una forma di conoscenza superiore; una facoltà
percettiva corrispondente a quella uditiva. I primi messaggi di quel mondo si
percepiscono come pronunciati da sé stessi a sé stessi. Si ha come la
sensazione di parlare a sé stessi, di rispondersi, quando in realtà parlano in
noi esseri spirituali. Tali sensazioni avvengono al mattino, nel risveglio:
sono cenni del progresso spirituale. Prima si sperimenta solo l’impressione di
aver ricevuto qualcosa, qualcosa che non si riesce a definire. Poi, i rapporti con gli esseri spirituali
assumono la caratteristica di domanda e risposta; si sente al risveglio una
voce interna donante luce e chiarezza alla propria vita interiore e alla vita
esteriore. Non è bene sforzarsi di ricordare le esperienze notturne di sogno,
ma lasciarle sorgere spontaneamente. A poco a poco queste sensazioni al
risveglio, questi messaggi diventeranno sempre più chiari, così da portare
nella vita di veglia tutte le esperienze della vita spirituale vissuta durante
la notte: si instaurerà la continuità fra lo stato di veglia e lo stato di
sonno senza sogni. Una volta stabilita, tale continuità di coscienza verrà
portata dal discepolo anche attraverso le porte della morte, e con essa la
stessa pienezza del ricordo nella vita fra morte e nuova nascita. Condizione
indispensabile per tale realizzazione è la pratica della concentrazione,
meditazione e contemplazione. Il discepolo potrà porre delle domande in
meditazione, durante lo stato di veglia: riceverà le risposte durante il sonno
senza sogni: ciò è l’inizio di un colloquio fra esseri spirituali. Il vero
scopo dell’Iniziazione consiste nell’instaurare la continuità della coscienza.
Ciò è una mèta assai lontana, ma dirigendosi verso di essa si possono cogliere
degli sprazzi di luce che indicano le tappe del cammino e ne danno la certezza.
LA SEPARAZIONE DEL PENSARE, SENTIRE E VOLERE. Tale realizzazione pone il
discepolo ad esperienze inevitabili, che sono dure e difficili; la liberazione
delle tre facoltà umane è assolutamente necessaria per lo sviluppo degli organi
spirituali. Sono tre i pericoli in cui si può incombere. Pericolo del Pensare:
divenire astratti teorici pensanti, distaccati dalla vita, freddi e
indifferenti nei confronti dell’esistenza, che trovano soddisfazione solo nel
proprio pensare in solitudine; Pericolo del Sentire: una natura sensuale può
sentirsi trasportata in un sentimento di devozione eccezionale, fanatica, in un
estremo godimento del contenuto della propria coscienza mistica; Pericolo del
Volere: divenire super-attivi, trovando appagamento solo nel modificare il
mondo esteriore, lasciandosi dominare e trasportare da altri. LA LIBERTA’E
L’INDIVIDUALISMO ETICO. Solitamente le tre forze dell’anima si esplicano in
modo immediato, istintivo con un loro habitus personale; il discepolo deve
distaccarsi da tale automatismo innato, predisposto in lui. Il fatto di poter dominare le reazioni e i
sentimenti conferisce a tutto l’essere un senso di forza e di stabilità, poiché
le emozioni non hanno autorità sul suo equilibrio. L’equilibrio interiore si
deve fondare su di una nuova personalità morale, il quale deve conferire al
discepolo la coscienza di ciò che deve agli altri, di ciò che deve al mondo
spirituale e a ciò a cui deve la ragione della propria esistenza. La Libertà
prevede che si sia superato l’egoismo, che si sia raggiunto un tale grado di
moralità e di equilibrio da poter cominciare a vivere non più per sé stessi, ma
per l’umanità.Il discepolo diviene consapevole di dipendere dai mondi
superiori, con la libera decisione di servire la Causa degli esseri spirituali.
Solo in tal modo si può parlare di una Libertà pura e vera, che non porti danno
a lui stesso e agli altri. IL GUARDIANO DELLA SOGLIA. Solo dopo aver liberato
pensare, sentire e volere è possibile accedere all’esperienza del guardiano
della soglia. LA SOGLIA. Il liberare le facoltà dell’anima significa assumersi
direttamente la responsabilità delle proprie azioni. Avendo liberato il corpo
eterico e il corpo astrale dagli automatismi del pensare, sentire e volere, si
avvicina l’esperienza del guardiano della soglia: si rende obiettivamente
visibile il grado a cui si è pervenuti attraverso gli esercizi. Il guardiano
diviene un essere indipendente, al di fuori di noi. Mentre precedentemente si
era intessuti con lui, ovvero con ciò che rappresenta cosmicamente il nostro
essere, ora si presenta esteriormente la nostra interiorità. I propri moti
interiori si traducono nella figura esteriore di questo essere. Il guardiano si
presenta all’improvviso, appena i chakras cominciano ad attivarsi: è la prima
esperienza soprasensibile. Tale esperienza, può suscitare terrore. Molti, al
cospetto del guardiano, che palesa il grado di imperfezione e purezza da noi
raggiunto sinora, riconoscono la propria inadeguatezza, la propria immaturità
nel sopportarne la visione, quindi retrocedono. Si ravvisano le proprie
limitazioni: i difetti assumono un carattere obiettivo. Solitamente questo
essere si presenta per la prima volta al risveglio, la mattina, in un momento
inaspettato, tanto da suscitare terrore. SIMILITUDINE FRA SPECCHIO E GUARDIANO.
Supponiamo che un uomo con il viso deforme, pur sapendo di averlo non abbia mai
potuto specchiarsi; quale sarà la sua reazione di fronte allo specchio, quando
per la prima volta vedrà la sua deformità? Prendere coscienza della propria
figura interiore è l’incontro con il guardiano: egli è noi, che ci appariamo
all’esterno. IL GUARDIANO E IL KARMA INDIVIDUALE. Nel guardiano appare il
nostro karma; la sua figura riassume il nostro passato vivente con tutte le
cause di dolore e gioia. Qualora si trovi la forza d’intrepidezza di guardare
in volto il guardiano, da quel momento ci si assume coscientemente la
responsabilità di pagare i propri debiti karmici, quasi andando incontro a
questi. Ci si accorge che ogni tentativo di evadere o di rimandare il pagamento
del proprio karma, provoca un disastro nell’ordinamento spirituale. Ogni
mancanza si riflette assumendo forma demoniaca. Occorre assolutamente a cagion
di ciò, quali discepoli, superare il sentimento della paura. Il coraggio di affrontare il guardiano è
contemporaneamente il coraggio di prendere il proprio destino nelle proprie
mani: dare coscientemente a sé stessi anche ciò che può causare dolore,
rinuncia, peso. Smettere di evitare la direzione di vita che offre minore
resistenza, per muoversi coscientemente incontro a quanto vi è di più difficile
e arduo. Rimandare significa sempre, ritrovare. Il guardiano muterà di forma in
modo direttamente proporzionale al nostro adempimento karmico, sino ad assumere
figure luminosissime nella misura in cui ci saremo purificati. Fino al momento
dell’incontro con il guardiano si ignorano quali e quanti pesi portiamo nel
nostro fardello karmico; dopo non si è più gli stessi di prima, dopo aver visto
la vera realtà spirituale di sé stessi. Non è più possibile ingannare sé
stessi. Finché non si vede e si conosce il proprio karma, non si può dire di
essere liberi; solo dopo aver allontanato la guida delle Potenze del karma per
prendere noi stessi la responsabile guida di tale compito, solo allora si
comprendono le parole. Il Cristo ci ha reso liberi. Ora le forze del Cristo si
sostituiscono a quelle del karma. LO SCOPO DELL’UOMO NEI CONFRONTI DELLE
GERARCHIE. Bisogna prender coscienza della missione dello spirito di popolo nel
quale si è intessuti, il quale conferisce stimoli e impulsi animici che
condizionano la nostra vita. Rinnegare il proprio ambiente spirituale, nel
quale si è scelto di vivere, è rinnegare la missione di un arcangelo. Il
riconoscimento delle intenzioni del proprio Spirito di popolo, e del motivo che
ci ha spinti ad incarnaci in tale atmosfera animica, deve portarci a scorgere
nel giusto modo cosa vuole dirci la sua forza spirituale, per cogliere appieno
la direzione verso la quale dobbiamo spingerci. L’amato deve associarsi a
quelle potenze spirituali che guidano sulla terra, nelle nazioni, gli uomini
inconsapevoli, verso la stessa mèta che egli cerca oggi lui stesso di
conseguire. Il mondo soprasensibile potrà continuare la sua strada soltanto se
vi saranno sulla terra esseri capaci di comprendere la direzione. La gerarchia attende
qualcosa dall’uomo. E’ la gerarchia umana che deve portare il senso spirituale
nella materia. Dopo la morte fisica tutto ciò che l’uomo ha sperimentato
durante la sua vita, in seguito alla dissoluzione del corpo eterico e
dell’astrale, viene consegnato al mondo spirituale: ciò diviene coscienza del
mondo spirituale. (leggenda dell’uomo che dà i nomi alle cose e il nome di “Adonai”
a Dio) L’uomo deve portare la coscienza al mondo spirituale, la forza
risorgente. Il superamento del mondo sensibile dovrà avvenire, ma i frutti
dell’esperienza e i risultati tramite essa conseguiti durante l’evoluzione
dell’umano, saranno incorporati dalle Gerarchie nei mondi spirituali. L’uomo
nascendo e morendo sulla Terra, genera i germi della vita dell’avvenire:
offrendo un nutrimento spirituale al cosmo intero, in modo direttamente
proporzionale alle sue azioni pure e feconde. IL GRANDE GUARDIANO DELLA SOGLIA.
Tale incontro avviene solo quando il discepolo, dopo aver già sperimentato le
regioni spirituali inferiori e stabilito una continuità della coscienza fra
veglia e sonno, ha attuato in sé la generazione di nuovi organi del pensare,
sentire e volere. L’oltrepassare la soglia del secondo guardiano significa
stabilire la continuità della coscienza fra la vita, la morte e la rinascita. La
vera libertà è conoscere il proprio karma senza alcun veloe adempiervi in
coscienza. All’incontro con il secondo guardiano si palesa una grande
tentazione: quella di abbandonarsi alla beatitudine e al godimento procurato
dalla possibilità di accedere ai mondi spirituali.Tale tentazione, anche se non
detto esplicitamente, sembra essere indotta dagli Asura. L’unica cosa che può salvare l’uomo da tale
seduzione è sentire il dolore del mondo, il silenzio degli esseri umani nel
mondo spirituale. Questo tremendo dolore impedisce di accogliere il sentimento
egoistico della beatitudine; perché la gioia che egli ora ha, non è condivisa
da altri. Se si supera tale ostacolo la liberazione è completa: l’Iniziato
partecipa ora attivamente all’opera delle Gerarchie, nella liberazione di tutti
gli esseri sulla Terra. La decisione di collaborare con i mondi spirituali
porta finalmente l’uomo ad un piano in cui si può dire che la sua volontà ha
compiuto tutto ciò che le era stato prescritto dal Principio. Leo.
Breno. Kur. “ Giardino di Maturità , chiamano
certi antichi saggi il luogo, in cui pone piede l'uomo allorchè gli
divengon palesi gli arcani del mondo. Secondo quei saggi in quel giardino
non ci sarebbe fiore, che non re- casse il suo frutto, non uovo, che non
por- tasse .a maturità la vita in esso germinante. Ma come oscure
e- pericolose vengono al tempo stesso descritte le vie che menano
alla «= Porta Stretta », la quale appunto chiu- de quel giardino. Si
assicura, però, che quel- l'oscurità diviene più chiara del sole e
che quei pericoli non hanno potere contro le forze di cui ferve
l'anima di colui, al quale queste vie sono mostrate con provvida
mano da un “ mistico ,, da un “ /niziato ,. Tutto ciò come
puerile concezione di un' e- poca, in cui nulla si sapeva delle
scienze dei giorni nostri, viene ripudiato dall’ i/lu- minato, che
crede di saper distinguere fra i vaneggiamenti di una fantasia
brancolante e le ponderate vedute d'un intelletto “ scier-
“i So ca | oggi tificamente disciplinato ,. E chi,
ciò nono- stante, parla oggi di coteste concezioni, può Al star certo
di vedere sul volto di molti dei È , suoi contemporanei un sorriso, se.
non di di : ll sprezzo, per lo meno di compassione. Ta
Eppure, anche oggi, ciò malgrado, ci sono I alcuni che, come quegli
antichi saggi, par- MAS lano del « rondo dell'anima , e della “ pa-
“N Cuina 7a dello spirito ». Costoro vengono riputati | fe AMA ì È
3 | persone che parlano di un mondo immagi- fa nario, figurato loro
soltanto dalla propria | » Sbrigliata fantasia. Si deplora perfino che
essi, LA in mezzo a un mondo che ha raggiunto i tanto grandiosi
risultati, grazie alla pura e i, now austera logica, vadano brancolando
come eb- branco ‘@& bri, cui ad ogni momento viene meno la li
sicurezza, perchè non si attengono a ciò È che esiste “ positivamente ,,.
Ora, che cosa dicono questi edbri stessi i a codesti contradittori
? Quando si sentono f arrivati all'alto punto, in cui è loro
conferito il diritto di parlare di sè, allora dalle loro È
labbra si odono uscire le parole seguenti : È “ Noi comprendiamo
benissimo voi, ‘che dovete essere i nostri oppositori. Sappiamo che
molti di voi sono persone da bene, che senza riserva si pongono al
servizio del Vero e del Buono; ma sappiamo altresì che
Bee a), jr er => voi non ci potete capire,
fin tanto che pen- sate come appunto pensate. Sulle cose, delle
quali noi abbiamo da ragionare, potremo di- iscorrere con voî, soltanto
quando vi sarete presi voi stessi la pena di apprendere il lin-
guaggio nostro. Dopo questa nostra dichia- razione molti di voi, certo,
non vorranno più oltre occuparsi di noi, perchè crederanno di aver
riconosciuto che al farneticamento della nostra fantasia si accoppia in
noi an- che un immedicabile orgoglio. Noi però comprendiamo voi
anche in siffatta affer- mazione e sappiamo al tempo stesso che
dobbiamo essere non già superbi, ma mo- desti. Per incitarvi a tentare di
entrare nel nostro ordine di idee non ci resta che una cosa da
dire: Credeteci, noi non ricono- sciamo un vero diritto di parlare delle
no- stre conoscenze se non a colui, il quale sia capace di sentire
con voi ciò che vi co- stringe alle vostre asserzioni, e che cono-
sca a fondo la forza, la potenza convincente e la portata della vostra
scienza. Colui che non reca in sè la sicura consapevolezza di poter
pensare ponderatamente, scientifica mente, come l’ astronomo o il
botanico 0 lo zoologo più obbiettivo, costui in fatto di
vita spirituale, di conoscenze mistiche do- 9 e = e Re vrebbe
contentarsi di apprendere, e non già volere insegnare. Ma non ci si
frain- ‘tenda: noi parliamo soltanto di insegnanti,
non di studiosi, Studioso di misticismo può : divenire chiunque,
giacchè nell’ anima di ogni persona si trovano le facoltà, i
poteri presaghi, che si schiudono al ‘Vero. Il Mi- stico dovrebbe
parlare in modo comprensibile, anche pei più indotti; e a coloro, ai
quali, secondo il grado del loro intendimento, egli non potrebbe dire un
centesimo della verità, ne dirà ‘solo un millesimo. Costoro oggi
riconoscono questa millesima parte ; domani riconosceranno la centesima.
Tutti possono essere “ sfudiosi ,, ma “ insegnante ,, non dovrebbe
voler diventare nessuno, che sia incapace di assoggettarsi alla
disciplina del più austero intelletto e della scienza' più severa.
Sono veri insegnanti di misticismo soltanto coloro che sono stati
precedente- mente rigidi cultori della scienza, e che sanno perciò
che cosa viga nella scienza. Anche il vero mistico ritiene visionario,
inebriato, chiunque non sia capace di deporre in qua- lunque momento
il solenne paludamento del mistico per indossare la modesta tunica
del fisico, del chimico, del botanico “e dello zoologo »,
sitori ;' con la massima modestia li assicura ‘che
intende il loro linguaggio e che non si arrogherebbe il diritto di essere
un mistico, se si sapesse ignaro del loro linguaggio. Al- lora,
però, egli può anche aggiungere di sa- f |pere, e di saperlo come si
sanno i fatti della Ù vita esteriore, che, qualora i suoi Opposi- ®
\tori imparassero il suo linguaggio, cesserebbero di essere suoi oppositori.
Egli sa que- sto come chiunque, il quale abbia studiato
chimica, sa che, date certe condizioni, dal- l'ossigeno e dall' idrogeno
si forma l' acqua. Che Platone non volesse ammettere ai gradi
superiori della sapienza nessuno che > mon conoscesse la
geometria, non significa «già che egli facesse suoi alunni soltanto
i li Y T Così parla il vero mistico ai
suoi oppo- A 9 U L _ dotti in
geometria, ma significa che quei suoi alunni dovevano essersi
educati alla se- vera, rigida, ed esatta investigazione, prima che
venissero loro schiusi gli arcani della vita spirituale. Una tale
esigenza ci appari sce nella sua giusta luce se ‘riflettiamo che
nelle regioni trascendentali viene meno l'ele- | mento di
fatto, a cui si saggia e corregge ad ogni piè sospinto l' investigazione
ordi- naria del mondo. Se il botanico si forma “concetti erronei,
subito i suoi sensi lo illu- n conci
Da (UR IZA — 20 — minano circa il suo errore. Tra lui e
il mi- stico corre il rapporto stesso che intercede fra chi cammina
su strada piana e chi ascende una montagna: il primo può cadere a
terra, ma solo in casi eccezionali potrà causarsi la morte ; all’
altro, invece, questo pericolo sta sempre dinanzi, E certamente
nessuno che non abbia imparato a camminare può ascendere una
montagna. Poichè ; fatti spi- rituali non correggono i concetti allo
stesso modo che li correggono i fatti del mondo esteriore, un
pensare rigorosissimo e degno della massima attendibilità è un ovvio
pre- supposto per l'investigatore mistico. Quando ci si dà tutti a
pensieri siffatti, si riconosce che cosa intendevano dire que- gli
antichi saggi, allorchè parlavano dei pe- ricoli che minacciano chi
voglia penetrare negli arcani del mondo. Se alcuno si ap- pressa a
questi arcani con mente indiscipli- nata, essi determinano nella sua
anima de- plorevoli disordini. Divengono pericolosi come una bomba
di dinamite nelle mani di un fanciullo. Perciò da ogni investigatore
mi- stico si esige rigorosamente che la norma- lità del suo
pensare, di tutta, anzi, la sua vita psichica, abbia saggiato le proprie
forze SE E attorno a problemi
gravi e spinosi, prima che egli si appressi ai compiti più elevati.
Valga ciò come accenno a quel che il mi- stico intenda dire, quando parla
dei primi gradi della Iniziazione nelle verità superiori. Pn
_* * * Moltissimi, i quali reputano di starsi SUI
Mrfica | più alti gradi della cultura moderna, stimano che
sano pensare e misticismo siano due termini incolta sano che
una illuminata educazione scienti- fica debba estirpare dall'individuo
qualunque | tendenza mistica. E costoro trovano in par- b
cora di tali tendenze chi conosca gli impor» tantissimi risultati della
moderna scienza na- | turale. Se avesse ragione chi la pensa così,
| si dovrebbe allora, certo, concedere che la Mistica non abbia nel
nostro tempo se non | piccola probabilità di trovare accesso alle
anime dei nostri contemporanei; giacchè nes- «suno, il quale abbia
intendimento dei biso- gni spirituali di questa nostra età, può du-
bitare che siano pienamente giustificati i trionfi della scienza naturale
già conseguiti. e ancora da conseguire in avvenire. Biso- vi
MER Na bilmefite antitetici. Essi pen- K pate
ticolar modo incomprensibile che abbia an) "fi LI
Peli so Naturalistici itreprimibili do u + Con una certa
tr ‘ zione cotesti insoddisfatti <j O Opère dei mistici, e
]} trovand ciò, I cui le” oro anime han Sete: ]ì gj affaccia loro
ino Copiosa vena IÒ, di cui il loro Cuore ha bj. Sogno: una
effettiva aura di vita Spirituale! Si In contatto con e Sa costoro
sentono | Propria Crescere; ivi tr aNo ciò che ] uomo | eve
incessanternente ce vino! D’ rcare: l’ali Ta parte,
Però, essi sj Petere ;l ito diate a
monito: « Bj ‘formarvi, mediante Ja cie rale, un pen |
non vj chiappanuvole vai monito, l’anima loro sj
inaridisce, econdita , . tò, in fondo all’ an ogni individuo
Verità, e i che grande maestra dell’uomo è la ]
mande AIR Chi potrebbe non dare, per intimo
consenso, ragione al Goethe, allorchè dice che dagli errori e dalle
disarmonie degli uomini egli si ritira sempre con rinnovato contento,
ri- volgendosi alle eterne necessità della natu- ra? E chi potrebbe
leggere senza incondizionato consenso quelle parole, con le quali
il grande poeta descrive i sentimenti che lo assalirono in una
solitaria meditazione sulle ferree leggi, secondo le quali la natura
forma le montagne ? “ Seduto su di un’ alta e nuda
vetta, e spaziando con l'occhio su di una vasta sottostante regione, io
posso dirmi: “ qui tu poggi immediatamente su di un suolo, che
‘arriva fin giù ai più profondi strati della terra.
In_questo istante, in cui le eterne forze di attrazione e di movimento
della terra quasi direttamente agiscono su di me, in cui più
presso a me aliano e mi avvolgono gli influssi del cielo, vengo
come sospinto a drizzare l'animo mio a studi più alti sulla
natura.... Così, dico fra me e me, mentre da questa cima nuda volgo lo
sguardo in giù, così sentesi solitario chi voglia schiu- dere
l'anima propria unicamente ai più pri- mordiali, più antichi e più
profondi senti- — menti del vero. Sì, egli può dire a se
stesso: SONG). pe Qui, sull'antichissimo ed eterno
altare, im- mediatamente eretto sul punto più basso della
creazione, offro sacrifizio all'Essere di tutti gli esseri. »
E' pur naturale che questa disposizione d'animo, per cui si resta
reverenti dinanzi alla grande istruttrice Natura, si trasferisca
sulla scienza ‘che ne discorre. Non deve esistere antinomia fra i
senti- menti che pervadono l'anima, quando essa si approssima alle
“ austere e profondissime verità primordiali , circa la vita
spirituale, e quelli che v'irrompono, quando l'occhio si posa
sull'attività costruttrice della natura. Manca forse intelletto al
mistico per co- testa armonia della natura coi sentimenti più sacri
all'anima umana? Tutt'altro; giacchè al di sopra dell’altare, sul quale
il vero mi- stico offre i suoi sacrifizi, in ogni epoca, in cui può
spingersi l'indagine umana, stette scritto a lettere di fuoco fiammante,
come legge. suprema: “ Natura è la grande guida al divino, e la
conscia ricerca umana delle fonti del Vero deve seguire le orme
della sua recondita, volontà |. Se i Mistici seguono questa
loro norma suprema, nessuna antitesi dovrebbe sussi- stere fra le
vie loro e quelle su cui camminano gli investigatori della Natura. E
tanto meno tale antitesi dovrebbe determinarsi in
un'epoca, che tanto deve alla scienza na- turale. Per
intendere bene quest’ ordine di de occorre domandarci: “ In che, dune
ue consistere l’ accordo fra la Scienza*fi Lie e il Misticismo ? E
in che potrebbe, invece, | aversi un'antitesi? ,,
Ebbene, l'accordo non può venir cercato | se non nel fatto che le
rappresentazioni che ci facciamo intorno alla entità dell’
uomo ‘non siano estranee a quelle che abbiamo in- | torno agli
altri esseri della natura; nel rav- | visare, quindi, nel ’opera della
natura e nella — vita dell'uomo uno stesso e unico tipo di “ ordine
retto da leggi ,. L Un'antitesi, invece, si avrebbe, se si vo-
lesse vedere nell’uomo un essere di specie "completamente diversa
dalle creature natu- rali. Coloro che vogliono un' antitesi in tal
senso si sbigottirono fortemente quando, più di 40 anni fa, il grande
scienziato Huxley, informandosi allo spirito stesso della scienza —
naturale moderna, sulla base della somi- pigliante struttura anatomica,
concluse la stretta parentela fra l’uomo e gli animali supe- ori
con queste parole: “ Possiamo prendere in esame un sistema di organi
qual- siasi; l'esame comparativo di essi nella serie delle scimie
ci conduce sempre a questo me- È desimo risultato: che le diversità
anatomi- che, per le quali l’uomo è distinto dal go- rilla e dallo
scimpanzè, non sono tanto grandi quanto quelle che separano il gorilla
dalle altre scimie inferiori ,,. Una. tale asserzione può,
però, sbigottire solamente quando la si riferisca in modo errato
all’ essezza dell'uomo. Certo ne può. facilmente rampollare il pensiero:
“ Ma come è vicino, dunque, l’uomo alle bestie | , Que- sta stretta
affinità non suscita però nel mi- stico nessuna preoccupazione , giacchè
per lui ne balza subito anche l' altro pensiero: | “A quali fini
superiori, però, possono ser- \vire gli organi che ritrovansi nelle
bestie, — allorchè sono trasformati in organi umani! » Il mistico
sa che l'occulta volontà della na- tura muta la percezione animale in
percezione umana cofì lo sviluppare in altra forma gli-organi animali.
Egli segue le sicure orme della natura e ne continua l'operato. Per
lui i l'opera della natura non è punto terminata con ciò che essa
gli ha donato. Egli diviene un fido discepolo della natura per il
fatto appunto di portarne l’opera a maggiore al- 1
toi tezza. La natura lo ha portato fino al
pen- sare e al sentire umano; egli, però, non prende questo pensare
e questo sentire come qualcosa di fissato, d'immobile; ma li rende
capaci di attività superiori. Avviene per opera della sua volontà ciò,
che nell'ambiente na- turale esteriore avviene indipendentemente da
essa. Gli occhi, come sono ora in lui, attestano che gli organi visivi
sono capaci di ben altro ufficio di quello che compiono «® ©» nelle
scimie. Così l’ occhio può venir tra- stormato. Le facoltà psichiche del
mistico evoluto sono, rispetto a quelle dell’ uomo non evoluto,
nello stesso rapporto in cui sono gli occhi umani rispetto a quelli
delle scimie. Si capisce che chi non è mistico.in- pelende tende
l’anima del_ mistico nella stessa scarsa 64 liel misura, in cui l’animale
può intendere il, mote pensare dell’uomo. E come alla creatura non pensante
si schiuderebbe tutto un nuovo mondo, se potesse svolgere in sè la
facoltà del pensare, così il mistico, dopo lo svi- luppo
delle sue facoltà superiori acquista la visione di un altro mondo. In
questo “ altro mondo ,, egli è “ iniziato ,. Chi_non_ di- Re »Yiene
Mistico rinnega la natura. Ègli non È a progredire ciò che essa ha
prodotto senza di lui con la propria volontà occulta. Per-
di mati Vella lastare Mor pTa ene dPR ULOPY
CELL. PI | Peg) AM e? lug las } "El n fe fest
NL Los ; mid : ni gd ed deli è y villa mM ni collo i fiat 1a
CA di (ANI it pece iò egli si pone in contrasto con la
natura, «giacchè questa trasmuta continuamente le
proprie forme: dal vecchio essa crea eterna- mente il nuovo.
Ora, chi, conformemente %@. alla moderna scienza naturale, crede a
que- sta trasmutazione, crede a questa evoluzione n) e,
ciò nonostante, non vuole trasmutare se esso , costui riconosce,
sì, la natura, ma A; nella sua propria vita si pone in
contradi- &l-zione con essa. Non si deve soltanto rice-
> noscere l'evoluzione, si seno ivato Non si limitino,
dunque, le facoltà della nostra vita ;, col tener conto
esclusivamente della nostra ‘ parentela con gli altri esseri. A chi
per edu- cazione mistica diviene un fido alunno della
natura, si schiude il senso per la superiore evoluzione.
A proposito di questi cenni sulla Mistica e sulla /riziazione
molti diranno: « Ma che ci giova questo discorrere di facoltà a noi
sconosciute! Dateci queste facoltà, e vi cre- deremo ! ,.
Nessuno, però, può dare a un altro cosa che questi rifiuti. E il
più delle volte ciò che incontrano i nostri mistici è .
un brusco rifiuto. Al presente essi non pos- sono fare. molto .di
più che raccontare le loro cognizioni mistiche a quelli che
vo- gliono prestare ascolto. Ciò , naturalmente
n nt x IE RAIPAT cn potima tl — 29 C j Pa
ENTI OT le ero Art 1 er? che, I, , a . = ì” \ wr / a)
i e. e 7 pederntdt hern ci tCAns4- 1 È à a tutta
prima un volersela cavare col RE ce raccontare che cosa c'è in
America a chi ci dicesse: “ Ajutatemi ad andarci! ,,. Ma pare, non
è realmente una scappatoja, perchè i processi dello spirito sono
diversi da. quelli fisici Molto tempo prima che l'uomo sia in grado
di fissare la verità im piena luce, egli ha la possibilità di
intrave- derla, e di accoglierla nel suo sentimento. E questo
sentimento stesso è una forza, che lo può condurre più avanti. E' questa
una fase per cui è necessario passare Chi segue con ricettivo
abbandono la narrazione del Mistico, già calca il sentiero che mena
alle verità superiori. Solo l' Iniziatof'comprende
completamente l’Iniziato: ma angie per vero rende anche il non iniZiato
ricettivo alle parole del Mistico. E questa sua ricet- tività è strumento
con. cui egli lavora a schiu- dere i propri organi mistici. Ciò che
prima-, mente occorre è che si abbia questo senso | della
possibilità di conoscenze superiori: al- | lorà not si passa più
incurantemente ac- canto alle persone che di queste conoscenze
superiori tengono parola. E' stato già detto che anche al
presente ci sono persone che si adoperano a rinno- vare la vita
mistica. Up irene Kona diteou@ crt
u pe ud) fasi cl fa ine piftae 1 Om?
eudere } fnmmale tri rautwews i E Qui vi
voglio intrattenere di due esempi di tal genere, cioè del libro “ //
Cristiane- simo esoterico, (o i Misteri minori) ,,, di Annie
Besant, (1), e su “ / grandi Iniziati » el geniale pensatore e
poeta francese Edoardo Schuré (2). Ambedue queste opere gettano luce
sulla natura della così detta Iniziazione. Annie Besant, mostra come il
Cristianesimo debba venire compreso quale risultato di codesta
Iniziazione. Edoardo Schuré tratteg- gia le figure dei massimi duci
spirituali della umanità, fondandosi sulla convinzione che le
grandi confessioni religiose e le grandi filosofie cosmologiche da quei
duci dispen- sate all'umanità, celano verità eferne, che si
possono cercare e re soltanto in quelle dottrine filosofiche e
religiose. Ambedue queste opere trovano la propria
giustificazione unicamente nel campo del Mi- sticismo. Esse traggono la
loro origine da quella corrente spirituale dei tempi nostri, che è
destinata ad elevare l'umanità da un incivilimento puramente esteriore
all'altezza (1) Traduzione Italiana di D. e O.
Calvari, Roma, 1904, (2) Traduzione Italiana edita da G.
Laterza, Bari, suh Tor ella Vea dii Conti | RA fOdeth4,
nu pori? IU) di vedute spirituali. Verrà tempo, in cui il
“pensiero scientifico,, non potrà più contrapporsi _ostilmente a questa
corrente. La scienza naturale riconoscerà allora che non si comprendé lo
spirito col.negarlo , e che | non si contr lle leogi naturali
col_cer- re Treo © x iii dpi uelle spirituali. Non si designeranno
iù i Mistici come oscurantisti , giacchè si saprà che soltanto pei loro
avversari il campo di cui essi ragionano è oscuro. E non s'irriderà
più l' Iniziazione, come i non si irride l'esigenza, che chi vuole inda-
pla 2 gare la vita dei microrganismi deve prima 4, tyoex94
imparare a userei. microscopio. | "I vv trvalta L'indagine
implica la necessità di adem- ' 3 piere a certe condizioni
preliminari. Queste P** ic; condizioni per l'aspirante mistico non
con- sistono , naturalmente, in pratiche di tecni- | cismo
esteriore, bensì na osservanza di un determinato orientamento della..vita
si- È ‘ chica. Grazie a tale A si dischiude Tide il senso per certe
verità, le quali non con- templano ciò che è FARA, ma ciò, di, A
cui, secondo le parole de Goethe “ ib.tran-\ itori v Bi n_simbolo ». In_s
sid | oe alla esistenza umana giacciono capacità,su- | CRA i GIONO
CA \periori, come il frutto giace.in grembo al fiore. E perciò
nessuna creatura dovrebbe TI YOMOMono wu € 0kL Lia UT E E I
ipa ln Leno el muyert Sace caprata farvi vtuel' fa P
even ord LISI (NE presumere di dire che “ nel
suo mondo vi i è qualche cosa di esauriente, di compiuto ». Il Se
un uonio ha tanta presunzione, assomi- i glia al verme che ritiene_come
orizzonte i | della esistenza il mondo dei suoi sensi. li —_
* Giardino di maturità » Chiamasi quel IR luogo, dove divengono palesi
gli arcani del mondo. Per accedere a tal luogo bisogna tI che
l’individuo stesso. tenda la sua volontà AU x al raggiungimento della
propria maturità. Ù" qultan Vé“ Bisogna che tu rompa e getti via da
te È, È quse: Vle 1 gusci del tuo essere quotidiano, e svegli
| see $ ÎN te la vita intima nascosta, se vuoi
en- n trare per la “ Porta stretta » Nel “ Giardino È di maturità
,. TAR Come molti uomini insigni, anche il p Goethe espresse
numerose verità dalla pro- fonda vena del suo intuito ,
enunciandole non già in diffusi e circostanziati discorsi, bensì in
brevi e spesso enigmatici accenni. sr Uno di tali accenni è in questo
periodo: dg “ Nelle opere dell’ uomo, come in quelle n e della
Natura, sono le intenzioni, che meri- / tano specialmente la nostra
attenzione ,,. E' questo un aforisma che verrà com- preso in
tutta Ia sua profondità quando lo Î si applichi ai più importanti fenomeni
della vita spirituale umana. Giacchè, come pos= Î
sigg siamo acquistarci senso e comprensione
per le azioni di un singolo individuo soltanto quando ne veniamo a
conoscere le_inten- zioni, così ci accade anche per la storia del-
l'intiero genere umano. Ma che abisso in- tercede fra l' osservazione
degli atti che si svolgono palesemente alla luce del giorno, e il
riconoscimento delle intenzioni che giac- ciono nelle regioni occulte
dell'anima! Si può essere addirittura rudimentali quanto a intuito
e a intendimento rispetto ‘a un altro uomo, ed essere tuttavia capaci di
osser- varne le azioni; ma bisognerà avere almeno un po'
delle sue qualità di spirito e della sua levatura psichica, se si vuole
penetrarne le intenzioni. Senza di ciò la sorgente del suo !
agire rimane un arcano, un enigma, alla cui soluzione ci manca la
chiave, Non accade diversamente con i grandi fatti della storia
spirituale dell'umanità. Questi fatti stessi son lì aperti davanti agli
occhi dello storico; ma le intenzioni giacciono in profondità molto
recondite. In queste profondità deve pene- frare colui, che vuol
procurarsi la chiave per la comprensione. Orbene, l'iptenzione di
un’a- zione giacerà tanto più profondamente re- condita, quanto più
questa azione avrà im- portanza e quanto più ampia sarà la sua
8 n ce RR portata. L'intenzione di un
atto della vita quotidiana non è difficile a penetratsi. Ma non può
essere così, naturalmente, di azioni, la cui portata abbraccia una serie di
secoli. Chi a ciò pon mente giunge a presentire che cosa siano i
Misteri: giacchè in cotesti Misteri sono riposte le irzfezzioni dei
grandi fatti dell’ umana evoluzione, involgenti il mondo intero
nella loro portata. E coloro che conoscono queste intenzioni e
posseno con ciò conferire alle proprie azioni stesse \ quel peso
che le rende realmente efficaci per lunga serie di secoli, sono gli
/niziati. Solo chi nella storia del mondo scorge unicamente una
mèra successione di casi fortuiti, può negare l'esistenza dei Misteri
e degli Iniziati. In tal caso non c'è che da attendere che un uomo
siffatto si ponga un bel giorno a studiare con occhio amorevole i
fatti della storia. Allora un po’ per volta albeggerà al suo sguardo un
significato, un nesso, ed egli finirà per non più conside- rare
Tortuiti quei fatti storici, come non con- sidera automa un individuo che
veda muo- versi ed agire. Giungerà così nella sua in- vestigazione
là, donde gli Iniziati dirigono il progresso umano, secondo le
conoscenze the sono avvolte nell'ombra dei Misteri.
AA vila AATZzat fer, i 40 dad x x £ > it hu
v da ORI ig tivfeco Vellar11W; 7 Di cotesti Misteri
parlano i testi religiosi di tutti i tempi. E ad essi vengono
condotti coloro, che non si fermano alla vita estrin- seca dei
fondatori delle varie religioni , nè alle vicende storiche del
propagamento delle loro dottrine; ma che, invece, cercano di
elevarsi_alle intenzioni di quei fondatori di | religioni. Non dovrebbe
eccitare stupore il fatto che queste intenzioni rimangano av- volte
in arcana oscurità e vengano comu- nicate soltanto a degli eletti entro
le scuole di sapienza, che sono appunto i Misteri; giacchè si fa
opera saggia solo quando a un individuo si comunica ciò che egli
può capire, o, con altre parole, quando gli si comunica qualcosa,
soltanto quando egli si sia messo in condizione di capirla. Per
com- piere azioni che abbiano peso e valore oc- |_——corre possedere
un’alta sapienza, e per ap- propriarsi un'alta sapienza bisogna
passare per un periodo lungo e arduo di prepara- zione. Così
avviene nei Misteri. L’ evoluzione spirituale dell'umanità
pro- cede innanzi per opera delle varie religioni e cosmologie. Chi
coopera a questa evolu- zione mette in movimento le forze
spirituali degli uomini. Bisogna che egli conosca le leggi da cui
dipende questo movimento, DE: pri
come deve conoscere le leggi della chimica chi vuol
mescolare le sostanze con effettuale risultato. Néi Misteri vengono insegnate
le . leggi supreme della vita spirituale; viene in- _ segnata
la chimica dell'anima. E bisogna cercare di penetrare nella natura
di queste leggi, se si vogliono sorprendere , o anche solo
presentire, i moventi che stanno alla i A base delle azioni dei grandi
Istruttori della umanità. All'unisono con tutti coloro
che cercano di schiudersi per tale visione gli occhi spi-
rituali, Annie Besant parla nel suo libro « 7/ Cristianesimo
esoterico, (0 I Misteri mino- ré) », di un “ lato occulto delle
religioni , (1). A lea Nell’analisi dei mistici arcani del
Cristiane- 1% simo, del così detto suo contenuto esoterico,
ne. essa luminosamente si addentra e trascina. d il lettore
nell'intimo della questione relativa sperato! scopo delle religioni. ‘a
questo pro- | Posito l'autrice così scrive :..... “ Esse ven-
gono date al mondo da uomini più saggi delle masse etniche ,
alle quali le religioni Stesse sono dispensate e hanno appunto lo
(1) Vedi pure «Il Cristianesimo come fattore mi-, —
stico » di Rudolf Steiner. (Deposito presso l'Ed. Bem- 7 porad,
Firenze). Lolo scrullo du fevomeri sia Pe i Dul
th h Ha DI ire _ eSleeml J > Uibftsore » Sé
Lap de scopo di accelerare l'evoluzione dell'umanità.
Per conseguire ciò effettivamente esse deb- di bono giungere fino agli
individui e avere in- fluenza su loro. Orbene, gli uomini non sono
î tutti allo stesso livello di evoluzione, anzi i l'evoluzione
potrebbe venire rappresentata come una scala ascendente di gradi, su
ognuno asLelo api dei quali si trovano
uomini. I massimamente evoluti stanno di un gran tratto più su dei
meno evoluti, sia in intelligenza che in ca- A rattere; ad ogni grado
varia la capacità di 4 .. comprendere egualmente che quella di agire.
} E' perciò vano dare a tutti ii medesimo in- FE _ segnamento
religioso; quel che gioverebbe all'uomo d'intelletto resterebbe
inintelligibil all'uomo ottuso, laddove ciò che leverebbe e in
estasi il santo lascerebbe del tutto indif- Ì ferente il delinquente...2
LE La religione deve essere graduata con l’e- = voluzione,
altrimenti essa manca al suc scopo SI UGANB: Es. Chr. pag. 3-4): ;
Il modo, dunque, in cui il maestro di re- : ligione parla a uomini di grado
evolutivo i - . diverso, dipende dai bisogni dello spirito e (1 .
del cuore di coloro, ai quali egli vuol giun- N | gere. Per riuscirvi
bisogna che egli stesso | porti nell'anima propria il nocciolo della sa-
"i | pienza, per mezzo della quale egli ha da
START. agire; e il modo come egli porta in sè que- sto
nocciolo deve essere tale da renderlo capace di parlare ad ognuno secondo
la sua comprensione. Perciò chi studia i discorsi degli Istruttori
religiosi dal loro lato este- riore, conosce soltanto un lato e
precisa- mente quello più estrinseco della loro sa- pienza.
Acutamente accenna a questi fatti Edoardo Schuré nel suo libro sui “
Grandi Iniziati ,. Ivi egli descrive i grandi Maestri di sapienza:
Rama, Krishna, Ermete, Mosè, Orfeo , Pitagora, Platone, Gesù, da
quello investigatore intuitivo, da quel nobile artista dei
pensiero, da quell'anima satura di pro- fondo sentimento religioso ch’
egli è. Così nell'introduzione al libro egli espone il suo. modo di
vedere : “ Tutte le grandi religioni hanno una sto- ria
esteriore ed una interiore; l'una visibile, l'altra nascosta. Per istoria
esteriore sono da intendersi i dogmi & i miti pubblicamente ©
insegnati nei fémpli e nelle” scuole, ricono- sciuti nei culti e nelle
superstizioni popolari. Per istoria interiore è da intendersi la
scienza profonda, la dottrina segreta, l’occulto agire dei grandi
Iniziati, profeti o riformatori che hanno istituite, sorrette e propagate
le reli- gioni predette. La prima la storia ufficiale, quella che si
legge dovunque, si svolge alla vista di tutti, ma non per questo è
meno oscura, complicata, contradittoria. — La se- ‘conda, che io
chiamo la tradizione esote- |, rica, o dottrina dei misteri, è
difficilissima € Î a districare dai veli che l’avvolgono. Essa
infatti si svolge nei penetrali dei templi, nelle segrete confraternite,
e i suoi drammi più appassionanti hanno intieramente per iscena
l’anima dei grandi profeti, che non hanno mai nè fissato in pergamena, nè
confidato ‘a nessun discepolo le proprie crisi più acute, o le
proprie estasi più paradisiache. Questa seconda storia vuole essere
indovinata, ma non appena si è scorta, apparisce luminosa,
organica, sempre in armonia con se stessa. Potrebbe essere anche chiamata
la storia della religione eterna e universale. In essa le cose
mostrano il loro rovescio e la co- scienza umana il suo diritto, mentre
la sto- ria non ne offre che il faticoso rovescio. In SD questa
seconda storia cogliamo il punto ge-N netico della religione e della
filosofia , che _ 3) si ricongiungono all’ altro capo dell' ellisse
9/8, per mezzo della Scienza integrale. Cotesto \T} unto è
costituito dalle verità trascendenti. N vi troviamo la causa, l'origine e
il fine del tene prodigioso lavoro dei secoli, l'azione della RES
1; RARO provvidenza mediante i suoi agenti terre- stri.
,, Questi “ messaggeri terreni , lavorano nell'officina
Spiritualistica, nel laboratorio spi- ritualistico della umanità. Ciò che
li abilita a questo lavoro sono le leggi imperiture della chimica
spirituale ed i processi chimici spi- rituali che esse operano: vale a
dire i grandi prodotti intellettuali e morali della storia del
mondo. Ma ciò che fluisce dalle loro labbra è soltanto simbolo, immagine
della sapienza superiore dimorante nella profondità delle loro
anime, immagini e simboli proporzio- nati all'intendimento di coloro, che
ad essi porgono orecchio. Soltanto a coloro che adempiono alle
condizioni, che garantiscono la comprensione e il “ reffo uso » della
sa- pienza superiore, questa può venire dischiusa. E allora. nella
Iniziazione mistica sentono l'immediato contatto coi primordiali
motivi spirituali, con le potenze genitrici della esi-
stenza. Ascoltisi ciò che dice un uomo tutto com- penetrato
di siffatti sentimenti: Clemente Alessandrino, lo scrittore cristiano del
2° e 3° secolo della nostra èra , il quale prima del suo battesimo
fu un “ Misto ,, ossia A EE
un alunno dei Misteri, esalta questi con le seguenti parole :
“O veramente santi Misteri! O puris- sima luce! Una face viene
portata dinnanzi a me allorquando rimiro il Cielo e Dio; io sono
santificato, allorchè ricevo la consacra- zione. Gli arcani però .me li
rivela lo spi- rito primordiale e suggella in me l’Iniziato con l'illuminazione;
iniziato nella Fede mi presenta al Tutt'Uno, affinchè io vega ser=
bato in grembo all’eternità. Tali sono le ce- rimonie iniziatiche dei
miei Misteri! Se tu vuoi, fatti iniziare tu pure, e con le forze
spirituali dell'esistenza tu chiuderai la santa carola attorno all’
increato, all'imperituro, al tutt'uno spirito dei mondi, e la favella
che a te dal Cosmo viene inspirata intonerà gl'inni di lode a
questo Tutt'Uno ,.. . Si comprende la descrizione che fa
Annie Besant dei Misteri, se si riflette che gli Ini- ziati devono
parlare di sè come lo fa Cle- mente Alessandrino con le parole
suriferite: “I Misteri d'Egitto, continua l’autrice, erano il vanto
di quella vetusta contrada e i più nobili figli della Grecia, come ad
esempio | Platone, andavano a Sais e a Tebe per farsi | iniziare
nei Misteri dai maestri della sapienza | iniziatica egizia. I Misteri
Mithriaci dei Per. IDO. JIA siani, i Misteri Orfici e quelli
Bacchici, e i posteriori pseudomisteri di Eleusi in Gre- cia, i
Misteri di Samotracia, della Scizia, della Caldea, sono universalmente
noti, al- meno di nome, come le parole d'uso fami- liare. Persino
nella forma estremamente at- tenuata dei Misteri eleusini il loro
valore viene altamente magnificato dai più eminenti uomini della
Grecia, come Pindaro, Sofocle, Isocrate, Platone e Plutarco ,,. (1). E
nei Misteri non si mira soltanto all’ ampliamento del sapere, alla
sola spiegazione di cose ignorate, ma alla elevazione di tutta la
na- tura umana, di modo ch’ essa si compene- tri di quella “sacra
disposizione iniziatica, che pone in grado di comprendere le fonti
e principi del Cosmo. Il mistico non solo conosce le cose superiori, ina
oltre a ciò la sua propria natura si fonde con esse. Egli deve
quindi essere preparato al fine di po- tere accogliere come si deve le
fonti di ogni vita che in lui affluiscono. Appunto nel no- stro
tempo, in cui si vuol riconoscere come attendibile soltanto ciò che è scientifico
in senso materiale, diviene difficile il credere che, circa le cose
supreme, quello, che im- (1) V. Esot. Chr. pag.
21, a porta veramente è una
disposizione d° a- nimo. Per tal modo si fa della cognizione un
fatto intimo dell'anima umana: e tale essa è per il Mistico. Si dica a
qualcuno la soluzione di tutti gli enigmi del mondo: Il Mistico
troverà sempre che una siffatta esposizione è vuota risonanza, che sfiora
l'o- recchio e svanisce, se |’ anima non. è stata prima preparata
ed innalzata ad un livello superiore ; egli troverà che il sentimento
non ne resta affatto toccato, se non è staîc di- sposto a sentire
l'accoglimenio della sapienza come un “ Sacramento ,. Solo chi
intende ciò conosce |’ atmosfera spirituale dal’ alto della quale discendono
certe espressioni del Mistico, come quelle di Filone: « Sovente,
allorchè mi_riscuoto dal sopore della corpo-4% reità_e rientro in me,
distogliendomi dal mondo esteriore, e penetro dentro me stesso, .
scorgo una mirabile bellezza ; allora io sono certo di essermi internato
nella parte mi- gliore di me; metto in attività la vita vera, sono
unito col divino e in lui fondato, e conseguo la forza di trasferirmi nel
mondo trascendentale. Quando, poi, da codesta contemplazione dell’
Altissimo, e dopo questo riposo nell’ elemento spirituale del
mondo, discendo nuovamente alla consueta forma- 3011. VEDE
zione di pensieri, allora mi domando come potè avvenire che l’
anima mia si impigliasse nel vivere quotidiano, posto che la sua
pa- tria è pur quella dove testè mi sono sof- fermato ! “ — Chi sa
quale grado di puri- ficazione del sentimento e della funzione
intellettiva sia necessario per arrivare a sen- tire così conosce anche
le ragioni per cui la sapienza mistica, la sapienza consacrata non
può essere oggetto della vita consueta quotidiana, nè dell’ insegnamento
ordinario, nè dei documenti della storia esteriore; e perchè essa
stia chiusa nell'anima dei di- vini messaggeri e debba costituire, come
dice E. Schurè, il riservato oggetto della iniziazione in fratellanze
appartate. Ma, quan- tunque questa immediata comprensione della
verità rimanga un fatto d’ insegnamento del tutto intimo, pure tutti gli
uomini parteci- pano dei benefici della sapienza. Come i benefici
delle ferrovie elettriche ricadono su tutta la popolazione, pur restando
monopolio degli elettrotecnici la conoscenza delle. leggi Pe
così avviene, quanto ai frutti, ella efficacia e della sapienza dei
Misteri, E come il beneficio delle cognizioni tecni- che si
traduce nelle istituzioni esteriori della civiltà. così quello della
sapienza dei Mistici si esprime e distribuisce nel contenuto spirituale
della vita dell'umanità: cioè nei suoi miti, nei concetti informatori
delle sue credenze e delle sue religioni, nel suo mondo di leggende
e di fiabe, non solo, ma altresì nelle sue idee di morale e di diritto, e
da ultimo anche nella sua attività artistica, nelle sue scienze e
nelle sue filosofie. Il Mistico mostra «che la sapienza più profonda
della umanità è la radice di tutti questi vari con- tenuti della
vita, rendendosi ben conto che essi tutti possono trovare la loro vera
spie- gazione soltanto in quella sapienza. Clemente
Alessandrino parla del fatto che “ un uomo può avere la fede seriza
posse- dere eru Izione ,, ma al tempo stesso pro- clama essere
impossibile che un uomo senza sapienza comprenda gli oggetti che
vengono spiegati nella fede , (v. Besant, Esot. christ. pag.
84). Ogni Mistico conosce questo vero rapporto fra Fede re e sa che
tra i due non può esistere contraddizione j ma anche alla Mistica
egli può fare riconoscere valore unicamente sulla base della vera
scien- za. Anche di ciò parla Clemente: ... Alcuni che si
ritengono favoriti da na- tura, non desiderano di occuparsi nè di
fi- GE E Je ep 46
losofia, nè di logica; anzi essi non deside- rano di studiare e imparare
la scienza na- turale; essi_ richiedono nuda fede soltanto... Io, pertanto,
chiamo dotto veramente colui che tutto mette a contributo per la
verità, così che traendo dalla geometria e dalla mu- sica, dalla
grammatica o dalla filosofia stessa, ciò che è utile, difende la fede da
ogni as- salto..... Quanto è necessario per chi desidera
par- tecipare dei poteri di Dio il trattare filoso- ficamente
soggetti intellettuali !.... ... Lo gnostico (Mistico) si vale del
rami dello scibile vene di esercizi ausiliari vreparativi. (A. B. Es.
Chr. Pag. 84). Chi ha colto questo profondo accordo della
Fede col Sapere si trova costretto a rile- vare sempre di nuovo una
caratteristica pe- culiarità della nostra civiltà moderna, la quale
ha invece scavato un abisso tra Fede e Scienza. E. Schurè
accenna a questo abisso fin dai periodi introduttivi del suo libro
: “Il peggior male del nostro tempo è il mostrarsi la Scienza
e la Religione come due forze nemiche e irreducibili. Infermità
intellettuale questa tanto più perniciosa in quanto che deriva dall'alto
e furtivamente LT s' infiltra, ma sicuramente,
in tutte le mem- bra, come un veleno sottile che si respiri nell’
aria. Orbene ogni infermità dell’ iritel- ligenza diviene a lungo andare
infermità dell'anima e in conseguenza un male so- ciale.
“« Fintanto che il Cristianesimo non fece che affermare ingenuamente
la fede cristiana in seno a una Europa ancor semibarbara, come era
nel medio evo, esso fu la più grande delle forze morali, e ha plasmato
l’anima dell'uomo moderno. Fin tanto che la scienza sperimentale ,
apertamente ricostituitasi nel secolo 16°, non fece che rivendicare i
legit- timi diritti della ragione e l’ illimitata sua libertà, essa
fu la più grande tra le forze intellettuali; essa ha cambiato faccia al
mondo, liberato l’uomo da secolari catene, e fornito la mente umana di
fondamenta in- crollabili ,,. Non meno energicamente Annie
Besant accenna a questa peculiarità della civiltà spirituale
moderna : “ ... Per ognuno che studi l’ultimo imme- diato
quarantennio del secolo passato è chiaro che persone meditative e morali
sono in gran numero esulate dalle chiesé perchè gl’ inse- gnamenti
che vi ricevevano urtavano, offen- RIN.
PSE devano la loro intelligenza e il loro senso
morale. E' vano pretendere che l’agnosticismo così ue.
largamente diffuso in questi tempi abbia ra- : dice solo nella mancanza
di moralità o in È; una deliberata involuzione della mente. Chiun-
A que attentamente studi gli esposti fenomeni, ammetterà che uomini di
forte intelletto sono stati allontanati dal seno del Cristianesimo
per via della rude goffaggine delle idee re- ligiose loro presentate,
delle contradizioni negli insegnamenti delle varie autorità, nelle
vedute circa Dio, l'uomo e l’universo, idee n che nessun intelletto colto
e metodicamente ; disciplinato potrebbe di leggeri accettare ». a
(A. B. Cris, esot. pag. 32-38). Alla domanda: “ Che cosa è da farsi
in questa direzione ? , Annie Besant risponde inspirandosi alla
veduta che anche la radice del Cristianesimo giace in una sapienza
oc- culta e che la Fede deve, quindi, per sus- I sistere risospingersi
a questa radice: “ Se il Cristianesimo vuol continuare a vi-
i co vere, deve ricuperare il sapere che ha e ria- d | vere la
propria Mise € l propri insegna- sd cculti; deve di nuovo erigersi
come. ‘un istruttore autorevole di verità spirituali, ma rivestito
della sola autorità meritevole .. x * ' Me,
ù Mes di essere alquanto apprezzata, l'
autorità, cicè, della conoscenza. Se questi insegna- menti
‘verranno recuperati, la loro influenza sarà subito constatabile nelle
più ampie e più profonde vedute che si avranno circa la verità,
dogmi che ora sembrano meri gusci ed impacci, saranno riconosciuti subito
quali parziali presentimenti di realtà fonda- mentali. In primo luogo il
Cristianesimo esoterico riapparirà nel /uogo santo, nel Tem- pio,
così che tutti i capaci di riceverlo pos- sano seguirne le linee di
pensiero palese, e secondariamente il Cristianesimo occulto ri-
discenderà nell'adito celato dietro la Cortina che custodisce il « Sancta
Sanctorum , in cui può entrare l’ iniziato soltanto. (A. B. Es.
Chris. Pag. 40-41). Mediante il senso della vista l'uomo per-
cepisce la natura con cento e cento sfumature di luce è di colore. Sono i raggi
della luce solare che, riverberati dagli oggetti, ne determinano
gli aspetti cromatici variamente sfumati. Sebbene per tal fatto la
percezione della luce solare sia una funzione abituale dell'occhio,
tuttavia questo non può impunemente fissare la fonte stessa de a luce:
Sole; esso viene accecato dal contatto im- mediato , diretto, dei raggi
solari. Ciò che ‘ 0° néi suoi effetti è adeguato al
compito quo- tidiano dell'occhio, dà occasione a una sof- ferenza,
quando, come causa in sè, colpisce l'organo sensorio. Chi sa applicare nel
giu- sto modo questa immagine alla vita spiri- tuale dell'uomo,
comprende perchè “ coloro che sanno » parlano di “ pericoli » della
Iniziazione ai Misteri. Cotesti pericoli esi- stono innegabilmente; se
non che, chi ne parla non va preso alla lettera, interpretando la
parola « pericoli ,, nel senso usuale. La intelligenza e la ragione umana
sono tanto poco assuefatte a riconoscere le fonti del vero nel
complesso totale del mondo, quanto poco è capace l'occhio di fissare
direttamente il Sole. Come l'occhio sente a sè rispon- denti gli
effetti delia luce, così intelletto. e ragione sentono a sè rispondenti
gli effetti della sapienza eterna nei fenomeni della na- tura e nel
decorso della storia degli uomini. Ma come l'occhio viene meno.
di.fronte.alla sorgente stessa della luce, così l'intelligenza
umana” vigne meno dinanzi alle fonti pri- mordiali della sapienza. Questo
umano inten- dimento nel subito arretra, rinuncia. Or bi- sogna
assimilare nel debito modo ciò che allora succede nell’ uomo , al fatto
dell’ ab- bacinamento chel’ occhio.subisce dal sole.
veg 3 fer: Poichè l'uomo è assuefatto a scorgere nella
Natura e nell'attività dello spirito soltanto il riflesso della Verità, e
non questa imme- diatamente , egli viene meno di fronte alla verità
stessa, quando questa gli si presenta. Avvezzo a cogliere soltanto la
realtà grossolana, che quotidianamente I prnia, l'uomo sente le
manifestazioni della sapienza supe- riore come illusioni, come
costruzioni di una fantasiosità irreale: esse non gli possono dire
nulla, sono per lui come forme aeree che svaniscono quando egli le vuole
afferrare, così come è solito afferrare gli oggetti della realtà
consueta. Questa lo avvince a sè con mille lacci; ciò che essa gli può
promettere egli lo conosce, lo ha imparato ad apprez- zare in mille
modi. Chi qui vede giusta- mente, comprende che cosa intendano dire
le leggende religiose quando parlano del Tentatore, che promette tutte le
magnifi- cenze di guesto mondo a coloro, i quali vo- gliono
intraprendere il sentiero della illumi- nazione superiore. Se noh è
risvegliata in. loro la forza di resistere a cotesto Tenta- tore,
essi cadono inesorabilmente in sua ba- lia. Con ciò si accenna a quel che
s'intende per “ pericoli della soglia ,, che occorre varcare, se si
vuole calcare il “ sentiero , della sapienza. Niuno
può giungere a que- sto sentiero se non intende valersi dell’ oc-
chio spirituale, dell'intelletto e della ragione, diversamente da come
vengono adoperati) nella vita quotidiana. L'uomo deve porre il
piede sulla soglia come un trasmutato, come "°° uno, il cni°occhio
spirituale è stato raffor- zato; ed è singolarmente difficile nell’
età nostra attuale rinvigorire così.quest'occhio,
x giacchè appunto dalla nostra scienza esso viene rivolto o a.ciò
che è concreto li tangibile. Per compiere le sue conquiste nel
campo delle forze naturali esteriori que- , sta scienza dovè rendere
quest'occhio cieco alle potenze spirituali dell’esistenza. Non si
fraintenda tutto ciò, prendendolo per un rimprovero! Chi vuol comprendere
il mec-\l canismo di un orologio non ha certo biso» i} gno di
risalire con l'indagine fino ai pen-/! ). sieri dell’ inventore
dell’ orologio ; egli può mM bene attenersi a quanto ha imparato
dalla [RUN fisica; può comprendere l’ orologio dal suo
stesso meccanismo. a nessuno può com- preridere come le forze
e le cose che coo- perano nell’ orologio siano state
originaria- mente combinate, se non va in traccia dello
| spirito che le ha combinate e non indaga le ragioni per cui
esse sono state così com- f frze Tmnon © SEXI ma )
fe | fa meda; meo N el Mm NK ke -- bt re e —————€ o’
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b- parte “li (a È Logan Foe. SP RTTO el ppartnzs ti
dae binate. Il naturalista può comprendere giu- stamente la Natura
solo se in lei stessa ri- le cerca anzitutto le forze con cui essa opera.
"° Se afferma che queste si sono combinate | ® cudl da sè,
assomiglia a colui che non si perita Y0Me flat di pensare che un orologio
si sia conge- gnato da sè. S izione-è non il A | lo spirito
Ge Le cose, bensì il trasferirlo alla cieca me/le cose stesse.
Superstizioso è, non colui che cerca l'inventore dell’ orolo-
gio, ma colui che nell’orologio stesso im- magina ‘uno spirito ,
il quale manda avanti Î le lancette. Soltanto quando in questo modo
|| sî fraintendono coloro che vanno in traccia dello spirito
dell'esistenza cosmica, si può metterli in un fascio con quelli che a
buon diritto sono accusati di superstizione e che cen altrettanto
buon diritto vengono oggi riguardati come turbapace, perchè compro-
mettono i “ benefizi , che la nostra coltura scientifica ha prodotto.
(Chi non ha l'occhio _ velato da. preconcetti saprà a chi si vuol
alludere nelle due categorie citate). Chi-pone il piede sulla “ Sogliz »
che d accesso alla visione superiore, se vuole riu i " scire
ad avanzare, deve essere provvisto della 2 sN forza che mena ad avvertire
il Reale là dov@mnn l'intelletto ordinario e la ragione solita scor-
x i T] x > l'intolegione I Lie ii pai de Pe Pe
Pietà sa desti Ann ie —_ | siii nc e a | na ta A in — 54 —
x gono soltanto fantasticaggine ed illusione. . Giacchè il
perenne e l'eterno sono appunto, là, dgye all'occhio rivolto soltanto al
transi* torio e temporaneo altro non appare che fantasticaggine ed
illusione. Nessun utile, dunque, risentirà un uomo che venga con-
dotto dinnanzi alla sorgente della eterna sa- pienza colgalo corredo.della.sua
intelligenza rdinaria. Perciò nei Misteri, il primo grado d
Iniziazione non consiste nell'impartire un nuovo sapere intellettuale, ma
nella com- pleta trasmutazione delle forze conoscitive dell’uomo.
Con fine intuito pertanto, Edoardo Scuré descrive nei suoi “ Grandi Iniziati
, il cammino di chi tende al “ Sapere , me- diante i Misteri:
ALE « L’ iniziazione era a leaneno r, le di futfo l'essere umano
_ad ascen- lere le vette vertiginose dello spirito , dal- l'alto
delle quali si può dominare la vita..... , E più innanzi egli
dice: “«“ Per giungere a questa padronanza l’uomo ha bisogno
di una totale rifusione del pro- prio essere fisico, morale e
intellettuale. Or- bene, questa rifusione non è possibile se non
mediante |’ esercizio simultaneo della volontà, dell’intuito e del
raziocinio. Mercè il loro completo accordo l’ uomo può svi-
} ;) I Fapiecinia TX. iNalonta
Ponso ; I he sli luppare le proprie facoltà
fino a limiti in- definibili. L’ anima ha sensi assopiti ; l' ini-
ziazione li risveglia. Mercè uno studio pro- fondo e un'applicazione
costante l’uomo può _ mettersi in rapporto cosciente con le forze
occulte dell'universo. Con uno sforzo por- entoso egli puo raggiungere la
percezione spirituale diretta, schiudersi i sentieri che portano.
all’olt a, al superfisico, e di- venire capace di regolarvisi. oltanto
allora può dire di aver vinto il destino e di es- Sersi conquistato
fin da quaggiù la propria tiliberi divina. Soltanto allora l’iniziato può
vi divenire inizi.tore, profeta e teurgo, vale a dire veggente e
formatore di anime. Infatti soltanto colui, che comanda a se stesso
può comandare agli altri, e soltanto chi è libero può liberare ».
(Opera cit.). La missione dei Misteri va intesa in tal
senso, per quel che si riferisce al loro primo grado. ‘Non si trattava
solo fi una DUOSA scienza, ma della produzione di nuove forze
| pudore ‘L’individuo=doveva. trasmutarsi, ivenire un altro,
prima di venir condotto al Sole spirituale, alla sorgente della
sa- pienza. Colui, le cui forze non sono temprate al-
/ dl16g — lorchè pone il piede sulla “ Soglia
,,, non sente la realtà dell’eterne. potenze spirituali, (}. che
quivi gli si fanno incontro. In luogo di — entrare in rapporto con_un
mondo supe- riore egli ricade nel mondo inferiore. À que- sto
pericolo trovasi esposto chi va in cerca delle sorgenti della sapienza.
Se egli soc- combe, allora ha temporaneamente ucciso in sè l'eterno
germe. Questo era per l'in- nanzi dormente in lui, ma, pur così
dor- mente, era tuttavia ciò che nobilitava la passeggera,
inferiore natura e la trasfigura- va. Ingenuo ed inconsapevole , l'
individuo viveva con questo rudimento di spiritualità superiore. Dal
mal riuscito tentativo, di.ini- ziazione quel latente rudimento JÉne.
di- strutto. All'individuo non resta che l'istinto di vivere
nel transitorio, di yivere «Soltanto pel regno di guesto mondo. Per il
fatto di. avere sentito come_illusorio il “ divino spi- rituale , ,
egli divinizza il « sensibile_mate- riale ,. In tal modo, sulla “ Soglia
,, può andare perduto per l'individuo il suo più prezioso tesoro,
la sua parte immortale. Que- sto è il pericolo analogo all’
accecamento dell'occhio nella similitudine su riferita. E'
ovvio che coloro, cui nei misteri in- combeva l'ufficio d’iniziatori,
erano per pro- . Wei | Rito
fonda consapevolezza della propria respon- sabilità, estremamente
esigenti verso i disce- poli, giacchè tali esigenze dovevano
servire a temprare nel senso indicato le loro forze spirituali. E.
Schuré descrive la scala gra- duale della Iniziazion ‘a_praticata
I riella scuola di Pitagora (a. 582-507 a. C.) e-la sua descrizione
è tutta improntata di geniale senso d’arte e di mistica profondità.
Mi appoggerò appunto ad essa per parlare di quei gradi iniziatici.
Erano ammessi all’Iniziazione soltanto co- loro che offrivano
sicurezza di riuscita per la costituzione appropriata della loro
natura intellettuale, morale e spirituale. Per costoro cominciava
allora il periodo della « Prepa- razione ,. Per molti anni essi
diventavano itori. Nel tempo nostro, in cui ciascuno sf crede
autorizzato a giudicare e criticare mon appena abbia appreso qualche
cosa, 0, torse anche più sovente, quando non ha an- cora imparato
nulla, non è punto facile ren- dere simpatica l’idea" quel lungo
udito- rato. All'uditore era imposto il più assoluto silenzio,
inteso non nel senso esteriore di ‘ astinenza da ogni parola, bensì
nel senso di | astinenza da qualsiasi critica, STdoveva Accogliere
del tutto spregiudicatamente l’istru- due crilica
PESTO, gp zione, senza turbare questa
spregiudicatezza con una prematura analisi critica. Il saggio
sapeva, e gli uditori avevano fiducia; per un certo tempo non_.era loro
Jlecito..criticare, giacchè il sapere che ricevevano era appunto
ciò che occorreva per renderli maturi all critica. Come è possibile che
impari vera- [mente chi vuole immediatamente criticare \{ quel che
apprende? Con questo metodo di ascoltare in silenzio i Pitagorici hanno
reso maggio a una massima, che sola può fare ascendere i gradini
della conoscenza. Chi ha percorso la via della conoscenza lo sa.
Egli non può che sentire pietà per coloro, che si creano intoppi su tale
strada coi loro giudizi prematuri e con le loro critiche. Il nostro
tempo è tutto pieno di questo_im- maturo spirito di critica: basta
osservare in- torno a noi ciò che i nostri oratori dicono e ciò che
i nostri scrittori scrivono.,Se vi fosse ai tempi nostri solo un pò di
spirito pitagorico, resterebbero. inespressi più dei nove decimi di
quanto vien detto e altret- tanto rimarrebbe non stampato di quanto
vien pubblicato. Oggidì , chi ha messo insieme un paio di osservazioni, o si è
ap- piccicato in testa un paio d'idee, si crede autorizzato a
sputar sentenze e giudizi sui sel RARI TESE, soggetti
più essenziali. Invece un tale di- ritto spetta soltanto a chi abbia
imparato a contenere per anni il suo giudizio e a por- gere ascolto
spregiudicat ea quanto i savi dell'umanità hanno detto. “ Esaminate
tutto e tenetevi il meglio ,, è una fallace norma dell'anima di chi non è
maturo per esaminare. Il nostro giudizio non vale pro- prio nulla,
nulla affatto di fronte alla Ve- rità, fin tanto che non lo abbiamo fatto
esa- minare dalla verità stessa. Invece di dire: “ Io esamino tutto
e voglio tenermi il meglio » , molti dovrebbero dire : “ Io voglio fare
esaminare me stesso dalla Verità, e quando io sia sufficientemente buono
per essa, allora ch' essa mi prenda! , Chi non si è esercitato per
anni ad adattare, a inal- veare la propria vita in questo illimitato
ab- bandono al giudizio delle sagge guide della umanità, non
arriverà mai a formulare giu- dizi che siano più che fumo e vacua
riso- nanza. Pa Una norma siffatta è certamente invisa
in questo nostro tempo “ illuminato ,, in cui dominano la pubblica
criticaglia, e lo spi- rito gazzettaio ; invece gli uditori
pitagorici si attenevano appunto a cotesta norma. Rag- giunta la
voluta maturità, l' uditore vedeva | 4 iena:
acli Neg giunto per lui il “ giorno d'oro ,,, col
quale cominciavano le rivelazioni sull'essenza della natura e dello
spirito umano. A poco a poco i gli si faceva comprendere la “ zomìa »,
le 4 B:, ” leggi della esistenza corporea e psichica. Be" 1
Voglia afferrare questa romia col non raffinato intelletto ordinario non
ne com- prende nulla. Il Goethe una volta accennò a questo.
Allorchè nel suo viaggio per l'I- talia e per la Sicilia si era dato con
tutta lena allo studio delle piante, e si era for- mato quelle sue
vedute tanto citate ma tanto poco comprese sulla_“ pianta archetipa
, scriveva in. Germania che avrebbe voluto fare un viaggio in India,
non per scoprire qualche cosa di nuovo, bensi per guardare
a_Suo..modo_.il già scoperto» Quel che im- porta, appunto, non è il
conoscere le leggi messe in luce dalla botanica “ intellettuale vi
bensi il penetrare coll’aiuto di queste leggi nell’ intima essenza della
vita vegetale. Si fica essere un erudito professore di botanica e non
capir nulla di questa vita vege- tale. | nostri scienziati hauno
veramente delle strane idee a questo proposito. Essi o cre- dono
che, in genere, non si possa penetrare nell'intimo della natura, o
affermano che la nosira indagine non è ancora fanto avan- Db
zata. Essi non sospettano che con questa indagine mediante i sensi
e l'intelletto pos- sono, sì, moltiplicarsi con effetto benefico le
nostre cognizioni, ma che per investigare (| « interno ,, è, invece,
necessaria una ma- niera di pensare tutta diversa da quella che
essi mettono in pratica. Non vogliono sa- perne dell’ “ inventore
dell'orologio ,,, men- | tre studiano l'orologio alla stregua dei prin-
cipi della fisica. Poichè non possono tro- vare nell'orologio nessuno “
spiritello ,, che spinge avanti le lancette, o negano lo spi- rito,
che ha congegnato le ruote, o asseri- scono che esso è inaccessibile
all’umana co- noscenza, 0 del tutto o “ fino ad oggi ,. Chi parla dello
spirito della Natura viene accusato di sbizzarrirsi in vane parole.
Ma non è colpa sua se gli accusatori non sen- tono in ciò altro che
parole! I discepoli pi- tagorici, al secondo grado della loro
istru- zione, venivano introdotti nelloSpirito della Natura.
Soltanto: dopo RARO al questo grado, potevano venir condotti alla
“« grande Ini- ziazione ». A questo punto erano maturi per
accogliere in sè i “ Segreti della esistenza »; il loro occhio spirituale
era ormai sufficien- | temente vigoroso; oramai non
apprendevano 19 6a — i | più
a conoscere soltanto lo spirito delia na- i tura, ma anche le intenzioni
di questo spi- i rito. Da questo punto in poi non sì può più i
parlare dei Misteri col solito linguaggio, ma soltanto per via
d'immagini, giacchè il no- (a stro linguaggio è tutto adeguato
all'intelletto | e non ha parola adatta alla conoscenza su- È
periore, di cui qui ci occupiamo. In questo È senso va inteso pure quanto
segue. Prima di ogni altra cosa l'individuo ap- prendeva a
spingere lo sguardo oltre la pro- pria esistenza personale. Da ciò traeva
l' e- sperienza che quella sua vita era la ripeti- iS . zione di
vite anteriori a un nuovo gradino dell'esistenza. Si poteva convincere
che quel i che è lecito chiamare “ anima , nel giusto senso della
parola, si rincarna ripetutamente, e che le capacità, le vicende e le
azioni della Me sua vita presente erano da interpretarsi come
effetti di cause reperibili in quelle sue vite antecedenti. Egli si
rendeva anche conto che i fatti e gli eventi di quella sua vita
presente dovevano produrre i loro effetti in esistenze 1 avvenire.
i ; Su ciò bastino qui questi pochi cenni, da perchè ho intenzione
di parlare in altro luogo esaurientemente delle grandi leggi
della “ Rincorporazione , e della “ Legge cos- —
ve = Bb: — mica », ovvero, in
altre parole, della “ Rin- carnazione , e del “ Karma ,, (1).
Queste verità potevano divenir convin- zioni per il discepolo dei
Misteri, come è verità per l'uomo comune che 2 x 2-4; per- chè al
terzo grado il discepolo era a ciò maturo. Ma anche a questo grado si
può avere un giudizio completamente sicuro su queste conoscenze,
unicamente perchè si è ormai acquistata la capacità di compren-
derne giustamente il significato. Anche oggi, come in ogni tempo,
molto si criticano tali concetti ;, ma ciò che viene criticato in
realtà sono soltanto le arbitrarie , concezioni dei critici stessi, che
non hanno alcuna importanza. Del resto, però, si deve anche pienamente
convenire che pure molti seguaci della idea della rincarnazione non
hanno di essa concetti migliori di quelli dei suoi oppositori. Non tutti
coloro che oggi difendono queste dottrine, le comprendono
veramente. Anche tra questi difensori ce ne sono molti che sono troppo
scansafatiche 0 troppo.... « consci di sè » per apprendere in
silenzio prima di far da insegnanti. 0° (1) Cfr. dello stesso
autore gli scritti maggiori Teo- sofia — Scienza occulta — e i
minori Azione del Kar- ma. Rincarnazione e Karma come leggi
naturali. LL NEI Ora, se non forse presso i Pitagorici,
c'era, però, in altri Misteri, dopo la grande « Iniziazione rivelatoria
,, il grado della vera “ Iniziazione mistica ,,. In essa non
soltanto l'osservare e il pensare, ma tutto il vivere conscio
veniva esteso oltre l'immediata per- sonalità dello individuo. Per essa
il discepolo non diveniva soltanto un sapiente, soltanto un
veggente. Egli ormai non percepiva l'essenza delle cose, ma la viveva con
esse. Molto arduo è dare una idea di ciò, di cui qui si tratta. Il
veggente non ha soltanto la sen- sazione degli oggetti, bensì sente
regoli og- getti stessi, trasferendosi nel loro interno; egli non
pensa circa la natura, bensì esce di se medesimo e s'interna, pensando,
re//a natura. (E' questo un procedimento noto al Teosofo, il quale
lo chiama.“ lo schiudersi dei sensi astrali ») (1). L'uomo
intellettuale non bada ai veggenti: essi debbono esser per lui dei
visionari, se non peggio. Chi, invece, ha senso per le loro doti, li
ascolta con pio rispetto, giacchè sente parlare in loro non più una
persona umana, bensì la stessa Saggezza vivente. Essi hanno fatto
olocausto delle (1) Cfr. dello stesso autore: « Come si acquista
co- noscenza dei mondi trascendentali v. EA proprie inclinazioni,
simpatie, opinioni per- sonali per poter prestare la propria bocca
all’eterno Verbo, “« mediante il quale fu- rono fatte tutte le cose ,.
Giacchè dove parla ancora l'opinione umana, dove cam- _ peggiano
ancora inclinazioni’e interessi, ivi tace la sapienza eterna. E quando
questa giunge all'orecchio di coloro che non ‘hanno ancora
sentimento per essa, appare loro soltanto come personale parola
umana, per quanto in essa possa chiudersi una forza divina. Ma dai
veggenti stessi, gli uomini ‘potrebbero imparare ad “ ascoltare »,
giac- chè il veggente fa tacere la sua umana per- sonalità quando a
lui parla la voce della Ve- rità. Il suo giudizio tace, i suoi interessi,
le sue inclinazioni gli stanno dinanzi altret- tanto insignificanti
quanto il tavolino che ha davanti a sè: egli è tutto assorto nel- |
l'ascoltazione interiore. . Solo il veggente ascenderà al grado
suc- cessivo, che gli antichi chiamavano del " Teurgo » e che
nella nostra lingua può venire designato come quel grado, in cui si
opera una “ completa riversione , delle facoltà umane. Forze che, di
solito, afflui- scono nell'individuo da/ di fuori, ora si ef-
fondono da /uîi. In certi campi, nei quali 5 RS a l’uomo è
soltanto un servitore, diviene un dominatore colui, le cui facoltà sono “
tra- smutate ,. E poichè solo il veggente è in grado di giudicare
la portata e la maniera “a d’'agire di coteste forze, l'uomo che ne
verrà Ti in possesso senza aver raggiunta la purità _ del
veggente, ne farà mal uso. E questa do « sapienza senza purità ,, è
possibile a causa w di un cencatenamento di circostanze, di cui
<a qui non è il caso di tener discorso. Sulla Ini- ziazione superiore,
a proposito dei Pitago- rici, E. Schuré ha il seguente magnifico
passo : 1 i BRANO Abbiamo, seguendo Pitagora, toc- +. cato
la cima della iniziazione antica. Da dr questa vetta la terra apparisce
come im- cf ersa nell'ombra, come un astro morente. \\*® Di
lì si schiudono le prospettive sideree e eri dispiega nel suo meraviglioso
complesso | Le * Scegatao ii a n 1 la vista dall'alto, l'epifaria
dell'universo. Ma \\®s4* scopo dell'insegnamento non era
l’assorbire VITA l'individuo nella contemplazione o nell'estasi.
È le regioni incommensurabili del Cosmo, li UH aveva tuffati negli
abissi dell'invisibile. I veri pauroso pellegrinaggio fatti
migliori, più forti e meglio temprati pei cimenti della vita.
I, Il Maestro aveva condotto i discepoli per iniziati
dovevano ritornare sulla terra da quei î =Sf ia Alla
iniziazione della intelligenza doveva seguire quella della volontà,
ed era di tutte - la più ardua, giacchè ora per il discepolo
si trattava di far discendere la verità nelle pro- fonde latebre
dell’ esser suo , e di porla in azione nella pratica della vita.
Per raggiungere questo scopo ideale oc- correva secondo Pitagora
riunire tre perfe- zioni: avere realmente la verità
nell’intelletto, la virtù nell'animo, la purezza nel corpo.
Un'igiene sapiente, una regolata continenza dovevano serbare al corpo là
purezza che si richiedeva non come scopo, ma come mezzo, |
Ogni eccesso corporeo lascia una traccia e quasi un imbratto nel corpo
astrale, vivente | organismo dell’ anima, e per conseguenza anche
nello spirito... A questa altezza l'individuo diviene un adepto, e, se
possiede bastante energia, entra in possesso di facoltà e di poteri
novelli. Si schiudono i sensi in- terni animici, e la volontà si riversa
radiosa negli altri sensi.... (vedi E. Schuré op. cit. Cap.
8). Di tutto ciò che l'uomo compie prima di raggiungere
questo grado, le cause sono da ricercare in regioni a lui completamente
sco- nosciute. Lo sguardo del teurgo , invece, | spazia in coteste
regioni, e “ in perfetta &
=. 8-2 consapevolezza , egli irradia da sè quanto
nell'uomo dorme di solito “ inconsciamente , nelle più profonde latebre
dell'anima, Egli trovasi a faccia a faccia con la sua Guida, che
per l’innanzi lo aveva diretto in- visibilmente da “ tergo ». Col
sussidio di siffatti pensieri si dovreb- bero leggere periodi come il
seguente, tratto dall'antico testo di sapienza chiamato il Mundakopanishad: “
Quando il veggente vede l'aureo Creatore, il Signore, lo Spirito, il
cui grembo è Brahman, allora il savi o, dopo che ha gettato via
merito e demerito, raggiunge immacolato l'unione suprema ». Alle
vette, dunque, che vengono così con-. quistate drizza lo sguardo E.
Schuré; e la mistica fede nella fulgida forza di codeste vette gli
conferisce la capacità di trapassare. alcuni dei nebulosi veli che
nascondono la. vera natura delle grandi Guide dell'Umani tà. Ciò lo
rende capace di descriverli, questi “ Grandi Iniziati ,: Rama, Krishna, Ermete,
Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone e Gesù. A grado a grado da coteste
Guide sono state irraggiate nell'umanità le forze a_ seconda della
maturità raggiunta dal genere umano nelle diverse epoche. Rama
condusse alla porta della sapienza; Krishna ed Er-.ai mete ne misero
le chiavi nelle mani di al- «cuni; Mosè, Orfeo e Pitagora
additarono l'interno, e Gesù, il Cristo, presentò il “Sancta
Sanctorum ,, l'intimo sacro. penetrale. Sarebbe sciupare tutto il
singolare incanto del libro dello Schuré il volerne rac- contare il
contenuto, nel quale, così com'è ognuno dovrebbe profondarsi da sè.
Ed, Schurè accenna al fatto che pel tra- mite del Fondatore del
Cristianesimo le forze della sapienza dei Misteri sono state
riversate nelle vene spirituali dell’ umanità in forma tale, che le
orecchie dell’ umanità hanno potuto udirla. E anche in questo ter-
reno la verità deve essere cercata pei sen- tieri che E. Schurè ci
presenta. La forza . che s' irradia dalla personalità di Gesù, è
forza vivente nei cuori di tutti coloro, che la lasciano fluire in sè
stessi. Comprendere la vivente Parola che in questa forza agi- |
sce, può solo colui che se ne procaccia la chiave, mercè la comprensione
della sa- pienza dei Misteri. E a ciò fornisce, per — quanto è
possibile, il fondamento A. Besant | col suo “cristianesimo esoterico ,.
E' questo un libro, per mezzo del quale l'occulto | significato delle
parole bibliche si svela al lettore che tutto vi si
abbandona, Sg VI Siffatti libri-chiave sono necessari ai
no. stri giorni. L'umanità era in condizione del F tutto diversa
dall’odierna, quando ricevè l’Evangelo, “l'annunzio gioioso.”Oggidì l’in-
telletto ha ben altro allenamento che non ne avesse 19 secoli fa. Oggi l’
uomo ‘può trasmutare in vita propria la forza vivente della “
Parola palese » soltanto se riesce ad afferrare cotesta forza mediante la
propria facoltà ragionante. Ma ciò che è vero, resta $ vero
eternamente, anche se il modo come i l'uomo deve afferrarlo si cambia nel
corso i dei tempi. Che oggi l’ intelletto e il razio- 7555 }cinio
facciano valere i propri diritti è una necessità ; chi conosce
l’evoluzione umana sa che deve essere così. E perciò egli dà oggi
all’intelletto, ciò che secoli addietro è stato dato ad altre forze
dell'anima. Da que sta e da nessun’ altra cognizione dovrebbe
scaturire l'attività del vero teosofo , e così vuole essere interpretato
il “« Cristianesimo esoterico , di Besant. Il teosofo sa che nel
Cristianesimo c'è la Verità, e sa al- tresì che Gesù, nel quale s'incarnò
il Cri- ‘sto, non è un “ Duce di morti , bensi un “ Duce di vivi ,.
Il teosofo intende la grande parola del Maestro: “ Io sono con voi
tutti i giorni, sino alla fine ,,. Alla Guida viven- Bla: £
@ÈS te, non a quella dei ragguagli storici, si ri- volge
anzitutto chi, come A. Besant, vuole spiegare il Cristianesimo. Ciò che
la “ Pa- rola vivente , ancora * oggi ,, annunzia al- l'orecchio
che vuol porgerle ascolto, è ciò che poi proietta la sua luce sul
racconto evangelico. Sì, certo, l' Annunziatore della Parola è
rimasto qui fino ad oggi e può dirci come dobbiamo intendere la lettera
dei ragguagli intorno ai Suoi atti e ai Suoi di- scorsi.
“Le buone novelle » debbono essere intese “ esotericamente cioè,
bisogna, prima, che sia svegliata dentro di noi la forza vivente, che
imprime su di esse il sigillo di . Gò che è “ Santo ,,. E poichè
l'intelletto e il razigcinio sono i grandi strumenti della civiltà
d’oggi, bisogna ch’essi vengano libe- rati dai lacci dell’ intendimento
puramente sensistico , della comprensione meramente “ positiva ,
della realtà. L'intelletto stesso dell'umanità presente deve tuffarsi nel
mare che lo riempie di vera religiosità , giacchè non è esatto che
l’assennato intelletto non valga che a distruggere le “ illusioni ,
di cui il sentimento religioso avvolge le cose. Ciò è opera solo
dell'intelletto abbagliato e inceppato dai successi riportati nella
nozione ALI: 000 e nel dominio delle forze puramente
mate- riali della natura. Gli uomini del presente e con essi i
nostri fisici, i nostri biologi e i nostri storici, si credono Ziberi nel
loro mondo intellettuale unicamente edificato sul fatto positivo.
In Verità essi vivono sotto l’azione di una Suggestione dominante
su tutto. Liberi, fino a un certo punto, potre- ste diventare voi
fisici, biologi e storici di oggi, se voleste riconoscere che i vostri
concetti di rea/tà anzi di materie e di forze del mondo, di sforia umana
e di evoluzione della civiltà, non sono altro che « sugge- \stioni
collettive ,. Un giorno vi cadrà la benda dagli.occhi, e allora soltanto
speri- meénterete fino a qual punto è verità e non . errore quel
che voi pensate dell'elettricità e della luce, della evoluzione animale
ed umana; giacchè, notate bene, anche i teosofi riguar- dano le
vostre asserzioni non come errori, ma come verità. Infatti anche la
vostra in- terpretazione della natura è per loro una “ professione
di fede », e quando essi di- cono “ di volere cercare il nucleò della
ve- rità in tutte le religioni ,, fanno ciò non solo riguardo a
Buddha, Mosè e Cristo, ma anche riguardo a Lamark, Darwin ed
Hickel, ay ( (A E opere come queile
citate di Schuré e di Besant sono destinate a togliervi la
benda dagli occhi, debbono insegnarvi a veder chiaro nelle “ vostre
suggestioni ». Conseguentemente, in libri siffatti quel che importa
non è tanto il loro contenuto let- terale, quanto le occulte forze che
mossero la penna dei loro autori e che si trasfon- dono nelle vene
dei lettori, così che questi vengono tutti pervasi da un nuovo “
senso della verità ». 1 lettori che subiscono il giu- sto effetto
di tali libri ricevono sotto un certo rispetto una /riziazione di tipo ,
diremo così, intellettuale. Chi a questa frase mon arriccia il naso, come
alla asserzione di un miracolo, chi è in grado di scorgervi,
invece, qualche cosa di più che una va- cua frase, potrà anche
comprendere, come — libri siffatti gli vengano presentati non già
per allettarlo a fare una delle solite letture, ma con l’altra ben
diversa mira ch' essi, per virtù delle forze con le quali sono stati
scritti, debbono suscitare in lui forze dor- menti, anche se a tutta
prima coteste forze possano essere soltanto quelle dell'arimia in-
tellettiva. Al nostro tempo, peraltro, non c’è vera Iniziazione,
che non passi per l' intelletto. Chi vuole in oggi condurre agl’arcani superiori
, evitando di passare per l' intel- letto, mon capisce nulla dei “ segni
dei | tempi , e non può far altro che porre sug- sa gestioni nuove
al posto delle antiche. Grice: “Of course, Austin thought that the
Saturday mornings should be held on Wednesday midnights at Parson’s Pleasure –
we were into initiation!” Giovanni
Colazza. Keywords. dell’iniziazione, rito di passagio, rito di iniziazione,
iniziazione nel misterio, iniziazione, l’iniziazione di Bacco, la Baccanalia,
il sacrifizio di Bacco, sacrifizio come dolore e piacere, Prosimno, iniziazione
di Bacco, la reazione della religione romana al mistero bacchico, iniziazione,
iniziazione del giovane romano, la toga virile. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Colazza” – The Swimming-Pool Library.


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