Grice e Colletti: l’implicatura
conversazionale dei curiazi, ovvero, politica romana – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Grice: “I like
Colletti – he takes political philosophy seriously unlike we of the Lit. Hum,
not PPE school, at Oxford! But then he is a Roman and has all the Orazi and
Curiazi traditions!” Si laurea sotto Volpe. Insegna a Roma. “Partito Socialista
Italiano”. Altre opere: “Il marxismo e Hegel, in Lenin, Quaderni filosofici,
Milano, Feltrinelli, 1958. Ideologia e società, Bari, Laterza, Il marxismo e
Hegel, Bari, Laterza, Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo?, e con
Claudio Napoleoni, Bari, Laterza, Intervista politico-filosofica, con un saggio
su Marxismo e dialettica, Roma-Bari, Laterza, Il marxismo e il
"crollo" del capitalismo, a cura di, Roma-Bari, Laterza, Tra marxismo
e no, Roma-Bari, Laterza, Tramonto dell'ideologia. [Le ideologie dal '68 a
oggi; Dialettica e non-contraddizione; Kelsen e il marxismo], Roma-Bari,
Laterza, 1980. Crisi delle ideologie. Intervista politico-filosofica, Il
marxismo del XX secolo, Le ideologie dal '68 a oggi, Milano, Club degli
editori, Pagine di filosofia e politica, Milano, Rizzoli, La logica di
Benedetto Croce, Lungro di Cosenza, Marco, Fine della filosofia e altri saggi,
Roma, Ideazione, Lezioni tedesche. Con Kant, alla ricerca di un'etica laica,
Roma, Liberal, È morto Lucio Colletti voce "contro" di Forza Italia,
su repubblica, Camera dei Deputati, Gruppo Parlamentare di Forza Italia,
Ricordo di Lucio Colletti, Roma, Stampa e servizi, Orlando Tambosi, Perché il marxismo
ha fallito Lucio Colletti e la storia di una grande illusione, Milano,
Mondadori, 2001. 88-04-48844-1 Ministero
per i beni e le attività culturali, Lucio Colletti: il cammino di un filosofo
contemporaneo, Roma, Essetre, 2003 Pino Bongiorno, Aldo G. Ricci, Lucio
Colletti scienza e libertà, Roma, Ideazione, Cristina Corradi, Storia dei
marxismi in Italia, Roma, Manifestolibri. Collétti, Lucio la voce nella
Treccani L'Enciclopedia Italiana. il 20/07/ Lucio Colletti, su CameraXIII
legislatura, Parlamento italiano. Lucio Colletti, su CameraXIV legislatura,
Parlamento italiano. La storia di Lucio Colletti di Costanzo Preve, nel sito
Kelebek Roma. Partito Comunista Italiano” Forza Italia”. Il saggio di Colletti
Marxismo e dialettica fu scritto «a chiarimento di alcuni temi toccati»
nell’intervista apparsa sulla “New Left Review” nel numero di luglio-agosto
1974, e pubblicato con la traduzione italiana dell’intervista. Più esattamente
Colletti si propone di chiarire la «differenza tra “opposizione reale” (la
Realopposition o Realrepugnanz di Kant) e “contraddizione dialettica”». Si
tratta di opposizioni radicalmente diverse: la prima è «senza contraddizione
(ohne Widerspruch)», la seconda è «per contraddizione (durch den Widerspruch)»
(1974: 65). La opposizione dialettica (66-69) è espressa dalla formula «A
non-A», nella quale ciascun opposto è solo la negazione dell’altro, ma non è
niente in sé e per sé. I poli dell’opposizione sono cioè ambedue negativi, più
esattamente ciascuno è la negazione dell’altro, ma solo all’interno dell’unità
con l’altro. Quindi «entrambi gli opposti sono negativi, nel senso che sono
ir-reali, non-cose (Undinge), ma idee». Ciascun opposto «ha la sua essenza
fuori di sé» (67), nell’altro di cui è la negazione. L’origine dell’opposizione
dialettica, e della stessa dialettica, è platonica: l’unità degli opposti è la
koinona ton genon. L’opposizione reale (70-76) è espressa dalla formula «A e
B», nella quale ciascun opposto sussiste di per sé, è positivo, e perciò è
esclusivo dell’altro. La cosa più importante è che Massimiliano Biscuso –
Opposizione reale, contraddizione logica e contraddizione dialettica 4
«nell’opposizione reale o rapporto di contrarietà (Gegenverhältnis), gli
estremi sono entrambi positivi, anche quando l’uno venga indicato come il
contrario negativo dell’altro» (72). Questo accade ad esempio quando ci
rappresentiamo due forze eguali che muovono due corpi in direzione contraria:
il risultato è la quiete, cioè comunque qualcosa (ed essendo qualcosa possiamo
rappresentarcelo). «In altre parole, nella relazione di contrarietà che è
l’opposizione reale, vi è, sì, negazione, ma non nel senso che uno dei due
termini possa essere considerato come negativo di per sé, cioè come non-essere»
(74). Le opposizioni reali non minano, anzi confermano il pdnc, proprio perché
sono «senza contraddizione» (dove è già implicito, come sarà confermato in
seguito, che l’opposizione dialettica nega il pdnc). Il marxismo non ha mai
avuto le idee chiare intorno a questi due diversissimi generi di opposizione, e
non le ha avute anche perché non ha mai chiarito con sufficiente rigorosità il
suo rapporto con la dialettica hegeliana. In Hegel la dialettica delle idee è
al tempo stesso la dialettica della materia, nel senso preciso che è
impossibile in Hegel separare le idee dalla materia: «Se si presta attenzione,
si vede subito che il rapporto finito-infinito, essere-pensiero, segue il
modello della contraddizione “A non-A”. Fuori l’uno dell’altro, cioè al di
fuori dell’Unità, finito e infinito sono entrambi astratti, irreali» (80), e
l’unità che include il finito e il falso infinito (falso perché altrettanto
finito, in quanto limitato dalla sua opposizione al finito) è l’Idea, il vero
infinito. Dunque, commenta Colletti, «dov’era la cosa è ora subentrata la
contraddizione logica» (81 – si badi bene: contraddizione logica e non, come ci
si attenderebbe, contraddizione dialettica). Ora, il «dramma del marxismo» è
aver «ripreso alla lettera» la dialettica hegeliana della materia, scambiandola
per una forma superiore di materialismo. Dramma, perché quella dialettica era
volta: a) alla distruzione del finito, b) alla negazione del pdnc; cioè proprio
a ciò a cui la scienza non può rinunciare, anzi da cui si deve necessariamente
muovere (d’altronde la scienza, che si basa sul pdnc, «è il solo modo di
apprendere la realtà, il solo modo di conoscere il mondo», 112). Avvertiti di
questa difficoltà, negli anni Cinquanta alcuni marxisti polacchi e
tedesco-orientali cercarono di mostrare che «ciò che i “materialisti
dialettici” presentano come contraddizioni nella natura sono, in realtà,
contrarietà, cioè opposizioni ohne Widerspruch; e che, dunque, il marxismo può
benissimo continuare a parlare di conflitti e di opposizioni oggettive, senza,
per questo, essere costretto a dichiarare guerra al principio di
(non-)contraddizione e mettersi così in rotta con la scienza» (86). Tali
risultati convergevano con quelli della ricerca di della Volpe: a costo di
liquidare «gran parte dell’opera filosofica di Engels» (94) in quanto fonte del
Diamat, sembrava però legittimarsi «l’aspirazione del marxismo a costituirsi
come la fondazione delle scienze sociali, cioè come la scienza della società»
(95). In realtà non era possibile ritenere che il Capitale non avesse nulla a
che fare con Hegel: infatti «i processi di ipostatizzazione, la
sostantificazione dell’astratto, www.filosofia-italiana.net 5
l’inversione di soggetto e predicato, ecc., lungi dall’essere per Marx soltanto
modi difettosi della logica di Hegel di riflettere la realtà, erano processi
che egli ritrovava […] nella struttura e nel modo di funzionare della società
capitalistica stessa» (97). Vi sono dunque «due Marx» (99): lo scienziato
dell’economia politica e il critico dell’economia politica. Questo significa
riconoscere i limiti della stessa lettura dellavolpiana, che condivide con
molte altre letture marxiste il difetto di non cogliere le due facce del
pensiero di Marx. «Quando il marxismo è una teoria scientifica del divenire
sociale, è tutt’al più una “teoria del crollo”1, ma non una teoria della
rivoluzione; quando, viceversa, è una teoria della rivoluzione, essendo solo
una “critica dell’economia politica”, rischia di risultare il progetto di una
soggettività utopica» (102). Dunque per lo stesso Marx le contraddizioni del
capitalismo sono non opposizioni reali, bensì contraddizioni dialettiche nel
senso pieno della parola. Da un passo delle Teorie sul plusvalore (la
possibilità della crisi è la possibilità che momenti che sono inseparabili si
separino e quindi vengano riuniti violentemente) Colletti conclude che i poli
dell’opposizione, separandosi, si sono fatti reali, pur non essendolo
veramente: «sono, in breve, un prodotto dell’alienazione, sono entità per sé
irreali seppur reificate» (107). «Teoria dell’alienazione e teoria della
contraddizione, dunque, come una sola e identica teoria» (109): la
contraddizione nasce dal fatto che l’aspetto individuale e quello sociale del
lavoro, pur essendo intimamente connessi, si danno un’esistenza separata. È la
contraddizione di individuo e genere, di natura e cultura, già rilevata dai
maggiori analisti della società civile borghese del Settecento. «La società
moderna è la società della divisione (alienazione, contraddizione). Ciò che un
tempo era unito, si è ora spezzato e separato. È rotta l’“unità originaria”
dell’uomo con la natura e dell’uomo con l’uomo» (111), dove l’unità, essendo
data, non deve essere spiegata, mentre è da spiegare la divisione. «Seppure
modificato, riaffiora lo schema della filosofia della storia di Hegel. E
questo, ci si scopre essere il secondo volto di Marx, accanto a quello dello
scienziato, naturalista e empirico» (112). Georg Wilhelm Friedrich Hegel
versuchte, um die von ihm vertretene Dialektik (im Sinne einer Lehre von den
Gegensätzen in den Dingen) durchzusetzen, die Logik in einer Weise zu erweitern
(sog. dialektische Logik), die den Satz vom Widerspruch außer Geltung setzt.[3]
Damit versuchte Hegel, die Kantische Widerlegung des sogenannten 'Dogmatismus
in der Metaphysik' zu umgehen. Der Wissenschaftstheoretiker Karl Popper
kommentiert: „Diese Widerlegung [Kants] betrachtet Hegel als gültig nur für
Systeme, die metaphysisch in seinem engeren Sinne sind, jedoch nicht für den
dialektischen Rationalismus, der die Entwicklung der Vernunft berücksichtigt
und deshalb Widersprüche nicht zu fürchten braucht. Indem Hegel die Kantische
Kritik in dieser Weise umgeht, stürzt er sich in ein äußerst gefährliches
Abenteuer, das zur Katastrophe führen muss; denn er argumentiert etwa
folgendermaßen: ‚Kant widerlegte den Rationalismus durch die Feststellung, er
müsse zu Widersprüchen führen. Dies gebe ich zu. Aber es ist klar, dass dieses
Argument seine Stärke aus dem Gesetz vom Widerspruch ableitet: es widerlegt nur
solche Systeme, die dieses Gesetz akzeptieren, also solche, die beabsichtigen,
frei von Widersprüchen zu sein. Das Argument ist nicht gefährlich für ein
System wie das meinige, das bereit ist, Widersprüche zu akzeptieren – d.h. für
ein dialektisches System.‘ Es besteht kein Zweifel, dass Hegels Argument einen
Dogmatismus von äußerst gefährlicher Art aufrichtet - einen Dogmatismus, der
keinerlei Angriff mehr zu fürchten braucht [siehe Immunisierungsstrategie].
Denn jeder Angriff, jede Kritik irgendwelcher Theorie muß sich auf die Methode
stützen, irgendwelche Widersprüche aufzuzeigen, entweder in einer Theorie
selbst oder zwischen einer Theorie und irgendwelchen Fakten […].“[4]
Logisches Quadrat Das logische Quadrat Unter der Voraussetzung,
dass ihre Subjekte keine leeren Begriffe sind, bestehen zwischen den
unterschiedlichen Aussagentypen verschiedene Beziehungen: Zwei Aussagen
bilden einen kontradiktorischen Gegensatz genau dann, wenn beide weder
gleichzeitig wahr noch gleichzeitig falsch sein können, mit anderen Worten:
Wenn beide unterschiedliche Wahrheitswerte haben müssen. Das wiederum ist genau
dann der Fall, wenn die eine Aussage die Negation der anderen ist (und
umgekehrt). Für die syllogistischen Aussagentypen trifft das kontradiktorische
Verhältnis auf die Paare A–O und I–E zu. Zwei Aussagen bilden einen konträren
Gegensatz genau dann, wenn sie zwar nicht beide zugleich wahr, wohl aber beide
falsch sein können. In der Syllogistik steht nur das Aussagenpaar A–E in
konträrem Gegensatz. Zwei Aussagen bilden einen subkonträren Gegensatz genau dann,
wenn nicht beide zugleich falsch (wohl aber beide zugleich wahr) sein können.
In der Syllogistik steht nur das Aussagenpaar I–O in subkonträrem Gegensatz.
Zwischen den Aussagetypen A und I einerseits und E und O andererseits besteht
ein Folgerungszusammenhang (traditionell wird dieser Folgerungszusammenhang im
logischen Quadrat Subalternation genannt): Aus A folgt I, d. h., wenn alle S P
sind, dann gibt es auch tatsächlich S, die P sind; und aus E folgt O, d. h.,
wenn keine S P sind, dann gibt es tatsächlich S, die nicht P sind. Diese
Zusammenhänge werden oft in einem Schema, das unter dem Namen „Logisches
Quadrat“ bekannt wurde, zusammengefasst (siehe Abbildung). Die älteste bekannte
Niederschrift des logischen Quadrats stammt aus dem zweiten nachchristlichen
Jahrhundert und wird Apuleius von Madauros zugeschrieben. Wikipedia
Ricerca Orazi e Curiazi figure leggendarie dell'antica Roma Lingua Segui
Modifica Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri
significati, vedi Orazi e Curiazi (disambigua). Gli Orazi e i Curiazi sono
figure leggendarie della Roma antica. Il giuramento degli Orazi
(1784), di Jacques-Louis David, Museo del Louvre Leggenda Modifica Secondo la versione riportata da Tito
Livio (Hist. I, 24-25), durante il regno di Tullo Ostilio (VII secolo a.C.)
Roma e Alba Longa entrarono in guerra, affrontandosi con gli eserciti schierati
lungo le Fossae Cluiliae(sull'attuale via Appia Antica), al confine fra i loro
territori. Ma Roma e Alba Longa condividevano attraverso il mito di
Romolo una sacra discendenza che rendeva empia questa guerra, perciò i
rispettivi sovrani decisero di affidare a due gruppi di rappresentanti le sorti
del conflitto fra le due città, evitando ulteriori spargimenti di sangue.
Furono scelti per Roma gli Orazi, tre fratelli figli di Publio Orazio, e per
Alba Longa i tre gemelli Curiazi, che si sarebbero affrontati a duello alla
spada. Livio afferma che gli storici non erano concordi nello stabilire quale
delle due triadi fosse quella romana; propende per gli Orazi perché la maggior
parte degli studiosi sceglie quella versione. Iniziato il combattimento,
quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo
lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre
nemici, trovandosi in difficoltà, pensò di ricorrere all'astuzia e finse di
scappare verso Roma. Come aveva previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel
correre si distanziarono fra loro, perché, feriti in modo differente,
inseguivano a velocità differenti. Per primo fu raggiunto dal Curiazio
che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Riprese a
correre e fu raggiunto da ciascuno degli altri due, che a causa delle ferite
erano sfiniti, e gli fu facile ucciderli uno alla volta. La vittoria
dell'Orazio fu la vittoria di Roma, cui Alba Longa si sottomise. Camilla
Orazia, sorella dell'Orazio superstite, era promessa sposa di uno dei Curiazi
uccisi e rimproverò violentemente del delitto il fratello, tanto che questi la
uccise per farla tacere. Per purificarsi dovette passare sotto il giogo del
Tigillum Sororium,[1] che da allora i Romani festeggiavano come rito di
purificazione dei soldati ogni 1º ottobre. Inoltre, per il processo al delitto
di perduellio (delitto contro le libertà del cittadino, reato che in realtà fu
istituito dopo la fase regia di Roma[2]), di cui si era macchiato uccidendo
Camilla Orazia, la cui vita - essendo ella estranea al duello pattuito - era
sacra per legge, Tullo Ostilio istituì, secondo la leggenda rielaborata nel
tempo, dei giudici appositi: i duumviri perduellionis (anch'essi da ricondurre,
in realtà, alla successiva fase repubblicana[3]). Le parentele fra Orazi
e Curiazi erano ulteriormente intrecciate, secondo versioni successive della
leggenda, essendo Sabina - nativa di Alba Longa ma romana d'adozione - sia
sorella di uno dei Curiazi sia moglie di Marco Orazio. Realtà
storicaModifica Il cosiddetto Sepolcro degli Orazi e Curiazi ad Albano
Laziale Nell'antica Roma si trovano testimonianze di età augustea attinenti
alla leggenda, come una colonnadel Foro alla quale sarebbero state appese le
spoglie dei Curiazi e il Mausoleo degli Orazi al sesto miglio della via
Appia. Ad Albano Laziale, lungo l'attuale via della Stella, si trova un
sepolcro tardo-repubblicano detto degli "Orazi e Curiazi", ma si
ipotizza che sia tomba di altri personaggi. Nella realtà la guerra fra
Roma e Alba Longa fu cruenta e il re della città sconfitta, Mezio Fufezio,
venne squartato. C'è chi indica San Giovanni in Campo Orazio, nel
territorio di Poli, come luogo dove avvenne la cruenta battaglia. Orazi e
Curiazi nelle artiModifica Gli eroi di questa disfida sono citati da Dante (Che
i tre a' tre pugnar per lui ancora, Par. VI, 39), a essi è dedicata la Sala degli
Orazi e Curiazi del Campidoglio. TeatroModifica Sulla vicenda degli Orazi
e Curiazi si basano alcune opere liriche: Gli Orazi e i Curiazi di
Domenico Cimarosa, opera in tre atti su libretto di Antonio Simeone Sografi, la
cui prima esecuzione ebbe luogo al Teatro La Fenice di Venezia il 26 dicembre
1796. Orazi e Curiazi di Saverio Mercadante, opera in tre atti su libretto di
Salvadore Cammarano, eseguita per la prima volta al teatro San Carlo di Napoli
il 10 novembre 1846. The Horatian - Three Songs di Heiner Goebbels Orazi e
Curiazi (1934) è anche uno dei drammi didattici scritti da Bertold Brecht.
CinemaModifica Orazi e Curiazi, cortometraggio muto del 1910. Orazi e Curiazi,
film del 1961 di Ferdinando Baldi e Terence Young. Orazi e Curiazi 3-2,
film-rivisitazione in chiave farsesca del mito (1977). Curiosità La
vicenda dello scontro tra gli Orazi e i Curiazi viene rievocata nella miniserie
"L'ombra nera del Vesuvio" di Steno con Massimo Ranieri, Carlo
Giuffré e Claudio Amendola. Molto evidente il riferimento al mito quando, per regolare
i conti tra due clan, si scelgono tre rappresentanti per ciascuna delle due
organizzazioni criminali: i fratelli Carità, figli del boss Don Peppe Carità, e
i tre fratelli Sposito per il clan di Gaetano Bonanno. Uno dei fratelli Carità
è sposato con la sorella degli Sposito, e la stessa sorella dei Carità era
promessa come sposa al più giovane degli Sposito. Anche le dinamiche del
combattimento e le relative conseguenze sono identiche. NoteModifica ^
Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 48. Is quibusdam piacularibus sacrificiis
factis quae deinde genti Horatiae tradita sunt, transmisso per viam tigillo,
capite adoperto velut sub iugum misit iuvenem. ^ Osservazioni sulla repressione
criminale romana in età regia, di Bernardo Santalucia, pag.45, § 5 ^
Osservazioni sulla repressione criminale romana in età regia, di Bernardo
Santalucia, pag.46, § 6 Altri progettiModifica Collabora a Wikiquote Wikiquote
contiene citazioni di o su Orazi e Curiazi Collegamenti esterniModifica ( EN )
Orazi e Curiazi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Portale Antica Roma Portale Mitologia Tullo Ostilio terzo re di
Roma Gens Horatia famiglie romane che condividevano il nomen
Horatius Il giuramento degli Orazi dipinto di Jacques-Louis David
Wikipedia IlGrice: “Colletti takes negation more seriously than Popper does.
Colletti examines Hegel’s target, which is Kant’s distinction between ‘real
opposition’ or ‘real repugnance’ and ‘dialectical contradiction.’ Both can
combine. Hegel indeed wishes to go beyond the principle of non-contradiction
instituted in Velia by Parmenides. The Italian language allows for some
distinction that the English language doesn’t. There’s the opposto, which is
combined of posto, posto is cognate with ponere, as in modus ponens, and it’s
also the root for ‘positive’ (as opposed to negative, or strictly, togliere,
tollere modus tollens – to deny). So the the posto, we have the opposto. On the
other hand, there’s the ‘contra’, which translates Greek ‘anti’ – so that ‘apo-phasis’
becomes ‘contra-dictio’ where ‘dictio’ is cognate with ‘deixis,’ and so more to
do with dictiveness and indicativeness than with ‘vocalisation’ qua ‘vox’ (if
not with ‘vocation’ – cf. my extended use of ‘utterance’ to include the
characterization of something that need not be linguistic or conventional but a
characterization of a deed or a product which may be a ‘sound’ among others.
The Germans deal with the ‘widerspruch’ but that’s THEIR problem. So to the
posto we have the opposto. But after Cicero, the use of ‘contrario’ becomes
important. Il contrario and l’opposto then pretty much covered all I failed to
see back with my ‘Negation and privation,’ and my later lectures on ‘Negation’
simpliciter. Both Kant, Hegel Colletti, and I, allow for the good old tilde ‘~’
being all we need!” Lucio Colletti. Keywords: curiazi, ovvero, filosofia
romana, opposition, negazione, la contraddizione dialettica e la
non-contraddizione – hegel – Oxford Hegelian, “Negation and Privation”
“Negation” “Privation” “The Square of Opposition” Das Quadrat – contradictum –
the deicticness of the dictum – contra – counter – anti – antithesis –
apo-phasis – ob-positum – contrarium, il contrario, l’opposto, contra-dictio
and contrario, il contrario, il contradditorio, dialettica ateniese, dialettica
oxoniana. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Colletti” – The Swimming-Pool
Library.


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