Grice e Donati: l'implicatura conversazionale del fra – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Budrio).
Filosofo italiano. Grice: “I like Donati; most of what he
says is very basic, and he says it from what he thinks is a scientific
perspective – but then he writes about morality and you start to wonder –
anyhow, his central concept is that of reflexitvity, which he multiplies into
goal-centred, rule-centred, means-centred, and value-centred – Since my oeuvre
dwells on rellexivity I feel a lot of affection for Donati and his approach!” Nella
sua filosofia occupano una posizione centrale la tematica epistemologica
inerente alla ri-fondazione della ‘sociologia filosofica’, re-interpretata alla
luce della "svolta relazionale”. Su tali basi, vengono svolte l'analisi
del concetto di ‘cittadinanza’, del fenomeno associativo della società civile e
della politiche di welfare state nelle società altamente differenziate;
l'analisi del ruolo dell’istituzione sociale che emergono dai processi di morfo-genesi
sociale, in particolare nelle sfere di terzo settore; l'apertura di una nuova
prospettiva negli studi sul capitale sociale e sui processi di “riflessività” in
rapporto alla legittimazione di nuove forme di democrazia deliberativa. L'elaborazione
di una ‘sociologia filosofica relazionale' è andata di pari passo con la
fondazione filosofica di un nuovo e più generale ‘paradigma relazionale' che si
pone come superamento della contrapposizione fra realismo e costruttivismo, fra
l’individualismo o intersoggetivismo metodologico e olismo o collettivismo metodologico.
Questa prospettiva porta alla elaborazione di nuovi concetti come quelli di “critica
della ragione relazionale” e bene relazionali, come soluzioni rispettivamente
dei problemi inerenti a idiosincrasie culturale e alla mercificazione del
welfare nelle società. L'etichetta "sociologia filosofia relazionale"
viene usata, oltre che da Donati, da vari filosofi. Emirbayer ha scritto un
‘Manifesto di sociologia relazionale' elaborato in maniera del tutto
indipendente rispetto a Donati. Crossley usa la medesima etichetta. Alcuni
studiosi assimilano la sociologia relazionale alla network analysis (Crossley, Mische
), altri tracciano delle differenze fra questi due modi di intendere l'analisi
della società (Donati, Terenzi, Tronca). Indipendentemente dalla filosofia di
Donati, esistono gruppi e reti di sociologia relazionale in vari paesi, tra cui
il Canada (si veda il sito della Canadian Sociological Association,,
l'Australia (si veda il sito della Australian Sociological Association,). In
Italia, gli filosofi vicini a Donati si riconoscono nel network Relational
Studies in Sociology,). Donati ha prodotto numerosi saggi di carattere
teorico ed empirico. Propone una teoria generale per l'analisi della società:
la “sociologia filosofica relazionale”. Insegna a Bologna, direttore del Centro
Studi di Politica Sociale e Sociologia Sanitaria). Presidente dell'Associazione
Italiana di Sociologia. Direttore dell'Osservatorio Nazionale sulla Famiglia.
Ha fatto parte del comitato scientifico di Biennale Democrazia. Fondatore e
Direttore della Rivista “Sociologia e politiche sociali”, editore FrancoAngeli.
Membro del Comitato Scientifico della Rivista "Sociologia", Istituto Luigi
Sturzo, Roma. Ha ricevuto il riconoscimento dell'ONU come membro esperto
distinto nel corso dell'Anno Internazionale della Famiglia. Premio Capri San
Michele per "Pensiero sociale
cristiano e società post-moderna" (Ave, Roma). Premio San Benedetto per la
promozione della Vita e della Famiglia in Europa. Attraverso la sua filosofia,
Donati mostra con specifiche indagini empiriche in che modo la società possa
essere conosciuta e interpretata come una semplice “relazione sociale” diadica
-- e non come un prodotto culturale. La sociologia relazionale (o teoria
relazionale della società) viene per la prima volta esplicitata con “Introduzione
alla sociologia relazionale”. Questa “Introduzione” è nata come una sorta di
“Manifesto della sociologia relazionale”, anche se da allora pochi se ne sono
accorti. I punti essenziali di quel Manifesto sono varie. La sociologia
relazionale consiste nell'osservare che una società, ovvero qualsiasi fenomeno
o formazione sociale (la famiglia, una impresa o società commerciale, una
associazione, una società nazionale), la società globale, non è né una idea (o
una rappresentazione o una realtà mentale soggetiva) né una cosa materiale (o
biologica o fisica in senso lato), ma è una relazione sociale – una
intersoggetivita. L’intersoggetivo è né un “sistema”, più o meno pre-ordinato o
sovrastante i singoli fatti o fenomeni, né un prodotto di una azione soggetiva,
ma un altro ordine di realtà. L’intersoggetivo è relazione. L’interosggetivo è
fatto di una relazioni fra un soggetto S1 e un soggetto S2, che distinguono la
forma e i contenuti di ogni concreta e specifica “diada. L’intersoggetivo – la
relazione intersoggetiva -- deve essere concepito non come una realtà accidentale,
secondaria o derivata dall’altre entità: il soggetto S1 e il soggetto S2),
bensì come un levello ontologico differente sui generis, appunto,
‘l’intersoggetivo’. Affermare che “la società è relazione” può sembrare quasi
ovvio, ma non lo è affatto ove l'affermazione sia intesa come presupposizione
epistemologica generale e quindi si abbia coscienza delle enormi implicazioni
che da essa derivano. Ogni filosofo parlano dell’intersoggetivo della relazione
di una diada fra soggeto S1 e soggetto S2 (Aristotele: ogni uomo e politico,
Marx, Durkheim, Weber, Simmel, Parsons, Luhman, Grice), ma quasi nessuno ha
compiuto l'operazione che viene proposta dalla sociologia
relazionale: partire dal presupposto che “all'inizio c'è la relazione”,
ossia che ogni realtà sociale emerge da un contesto di relazioni e genera un
contesto di relazioni essendo essa stessa ‘relazione sociale'. Ciò non
significa in alcun modo aderire ad un punto di vista di relativismo. Si tratta
esattamente del contrario: la sociologia relazionale si fonda su una ontologia
dell’intersoggetivo relazionale, e dunque su una ontologia dell’intersoggetivo
della relazione che vede nella relazioni il costitutivo di ogni realtà sociale
seconda la loro propria natura. La sociologia relazionale e una forma del relazionismo
filosofico. Per l’intersoggetivo (la relazione) intende l’intersoggetivo nel
spazio-tempo, dell'inter-umano, ossia ciò che sta fra un soggetto agente S1 e
un soggetto agente S2 chi collaborano, o cooperano. e checome tale costituisce
il loro orientarsi e agire reciproco (o riflessivo, al modo di Grice), per
distinzione da ciò che sta nel singolo attore individualo o collettivo considerati
come poli o termini della relazione. Questa «realtà dell’intersoggetivo – che
Donati chiama ‘il fra’ -- fatta insieme di due soggetti che collaboron, è la
sfera in cui vengono definite sia la distanza sia l'integrazione dei due
soggetti che stanno in società: dipende da questo ‘fra’ – fra tu e me -- (la
relazione sociale in cui le due soggetti si trovano) se, in che forma, misura e
qualità le due soggetti può distaccarsi o coinvolgersi rispetto agli altri
soggetti più o meno prossimi, alle istituzioni e in generale rispetto alle dinamiche
della vita sociale. La teoria relazionale della società ha elaborato nuovi
concetti che sono stati utilizzati non solo da filosofi, ma anche in altri
campi, come il diritto, la legislazione sociale, l'economia. I concetti originali
elaborati da Donati sono varie. Il concetto di ‘privato sociale’ e applicato in
molte leggi dello Stato italiano. Il concetto di ‘cittadinanza societaria è
stato utilizzato dal Consiglio di Stato (Sezione consultiva per gli atti
normativi, Adunanza, N. della Sezione: in importanti deliberazioni. Il concetto
di ‘beni relazionali’ è stato ripreso in campo economico da filosofi come
Zamagni e Bruni. Il concetto di un ‘servizio relazionale’ è stato ripreso nella
legislazione regionale e nazionale in Italia, anche in relazione alla buona
pratica nelle politiche familiari analizzate con le ricerche svolte per
l'Osservatorio nazionale sulla famiglia. Il concetto di ‘lavoro relazionale’ e
il concetto di ‘contratto relazionale’ sono importanti. Il concetto di ‘welfare
relazionale’ e usanto in buona pratica nei servizi alle famiglie (utilizzato
dal Centro studi Erickson). Il concetto di ‘differenziazione relazionale’ si
applica in particolare alla problematica della conciliazione fra lavoro e
famiglia. Il concetto di una critica della ‘ragione relazionale’ e dato come
una possibile soluzione ai problemi dei conflitto. Il concetto di capitale
sociale come relazione sociale con una ridefinizione degli studi sociologici si
applica nel capitale sociale. Il concetto di "riflessività
relazionale" si applica per superare il concetto puramente soggettivo di
riflessività come mera riflessione interiore. Il concetto di "genoma
sociale della famiglia" s’applica nella evoluzione. Ha affrontato una
serie di tematiche di ricerca il cui sviluppo è ancora in corso. La prima e più
estesa riguarda la tematica della sociologia della famiglia. Si vedano I saggi
di Donati, Lineamenti di sociologia della famiglia. Un approccio relazionale
all'indagine sociologica, Carocci, Roma, Donati, Manuale di sociologia della
famiglia, Laterza, Roma-Bari). Si vedano anche i Rapporti Cisf sulla famiglia
in Italia, per gli aspetti applicativi: Sociologia delle politiche familiari,
Carocci, Roma, è il più recenteDonati "La famiglia. Il genoma che fa
vivere la società", Soveria Mannelli, Rubbettino. Un'altra tematica è
quella della salute: si veda Donati Manuale
di sociologia sanitaria” (La Nuova Italia Scientifica, Roma); Sui giovani e le
generazioni nella società dell'indifferenza etica: “Giovani e generazioni.
Quando si cresce in una società eticamente neutral” (il Mulino, Bologna); Sul
cittadinanza e welfare: La cittadinanza societaria, Laterza, Roma- Bari); Sul
welfare state e le politiche sociali, “Risposte alla crisi dello Stato sociale”
(Franco Angeli, Milano); “Lo Stato sociale in Italia: bilanci e prospettive”
(Mondadori, Milano); “Sul privato sociale o terzo settore e la società civile:
Sociologia del terzo settore” (Carocci, Roma); sulla società civile: “La
società civile in Italia, Mondadori, Milano; Generare “il civile”: nuove
esperienze nella società italiana, il Mulino, Bologna); Il privato sociale che
emerge: realtà e dilemmi, il Mulino, Bologna, Sul lavoro: Il lavoro che emerge,
Bollati Boringhieri, Torino); I rapporti fra sociologia relazionale e pensiero
sociale cristiano: Pensiero sociale cristiano e società post-moderna, Editrice
Ave, Roma, La matrice teologica della società, Rubbettino, Soveria Mannelli. Sul
capitale sociale: Donati, Terzo settore e valorizzazione del capitale sociale
in Italia: luoghi e attori, FrancoAngeli, Milano, Donati, I. Colozzi, Capitale
sociale delle famiglie e processi di socializzazione. Un confronto fra scuole
statali e di privato sociale (FrancoAngeli, Milano). Attraverso queste saggi,
la sociologia relazionale ha sviluppato un nuovo quadro teorico e ne ha
dimostrato la validità sia sul piano della ricerca empirica, sia sul piano
delle applicazioni concrete (in termini di legislazione e di programmi di
intervento sociale). La conoscenza sociologica che la sociologia relazionale
intende perseguire non rifiuta a priori nessuna teoria, né vuole “unificare”
tutte le teorie sotto un'unica bandiera, ma tutte le prende in considerazione e
le valuta per mettere in evidenza quelle verità, anche parziali, che ciascuna
di esse contiene. Tuttavia, perché di solito una teoria offre una visione
limitata, se non riduttiva della realtà, la sociologia relazionale è in grado
di inserire ogni teoria in un quadro concettuale più ampio, nel quale ritrovare
le verità parziali ad un livello più elevato, coerente e consistente di
conoscenza della realtà sociale. Terenzi, Percorsi di sociologia
relazionale, FrancoAngeli, Milano,.
Luigi Tronca, Sociologia relazionale e social networks analysis. Analisi
delle strutture sociali, FrancoAngeli, Milano.Enzo Paci, Dall'esistenzialismo
al relazionismo, D'Anna, Messina-Firenze. Per un nuovo welfare locale “family
friendly”: la sfida delle politiche relazionali, in Osservatorio nazionale
sulla famiglia, Famiglie e politiche di welfare in Italia: interventi e
pratiche. I, il Mulino, Bologna,
Politiche sociali e servizi sociali di fronte al modello sociale europeo: lo
scenario del “welfare relazionale”, in C. Corposanto, L. Fazzi, Il servizio
sociale in un'epoca di cambiamento: scenari, nodi e prospettive, Edizioni Eiss,
Roma, Quale conciliazione tra famiglia e lavoro? La prospettiva relazionale, in
Donati, Famiglia e lavoro: dal conflitto a nuove sinergie, Edizioni San Paolo,
Cinisello Balsamo, La valorizzazione del capitale sociale in Italia: luoghi e
attori Donati, I. Colozzi, FrancoAngeli, Milano, Altre opere: “L'enigma della
relazione” Mimesis, Milano); “La famiglia. Il genoma che fa vivere la società”
(Rubbettino, Soveria Mannelli); “Sociologia della riflessività. Come si entra
nel dopo-moderno, il Mulino, Bologna); “I beni relazionali. Che cosa sono e
quali effetti producono (Bollati Boringhieri, Torino); “La matrice teologica
della società, Rubbettino, Soveria Mannelli); “Teoria relazionale della
società: i concetti di base, FrancoAngeli, Milano); “La società dell'umano,
Marietti, Genova-Milano); “Il capitale sociale degli italiani. Le radici
familiari, comunitarie e associative del civismo” (FrancoAngeli, Milano); “Oltre
il multiculturalismo. La ragione relazionale per un mondo comune, Laterza,
Roma-Bari); “Manuale di sociologia della famiglia, Laterza, Roma-Bari); “Sociologia
delle politiche familiari, Carocci, Roma); “Il lavoro che emerge. Prospettive
del lavoro come relazione sociale in una economia dopo-moderna, Bollati
Boringhieri, Torino); “La cittadinanza societaria” (Laterza, Roma-Bari); Teoria
relazionale della società, FrancoAngeli, Milano, 1991 La famiglia come
relazione sociale, FrancoAngeli, Milano, La famiglia nella società relazionale.
Nuove reti e nuove regole, FrancoAngeli, Milano); “Introduzione alla sociologia
relazionale, FrancoAngeli, Milano); “Risposte alla crisi dello Stato sociale.
Le nuove politiche sociali in prospettiva sociologica, FrancoAngeli, Milano); “Famiglia
e politiche sociali. La morfogenesi familiare in prospettiva sociologica,
Angeli, Milano); “Pubblico e privato: fine di una alternativa?” (Cappelli,
Bologna). Der Dual ist ein Numerus, der sich in indogermanischen wie
nicht-indogermanischen Sprachen findet. Die indogermanistisch zentralen
Sprachen Altgriechisch und Altindisch haben diesen Numerus in allen flektierenden
Wortarten; andere Sprachen haben ihn nur in einer Wortart. Die
Minderheitensprachen Ober- und Niedersorbisch pflegen den Dual bis heute. Auch
im Bairischen gibt es noch formale Dualrelikte. Das Buch bietet eine
Darstellung der einzelsprachlichen Dualsysteme in der Indogermania und
Rekonstruktionen der Dualsysteme der Zwischengrundsprachen und des
Ur-Indogermanischen. Neben dem genealogischen Vergleich wird auch der
typologische Vergleich mit Dualsystemen anderer Sprachgruppen wie etwa Finno-Ugrisch,
Semitisch und Bantu angestellt. Der Leser gewinnt so einen Überblick über die
Entwicklung einer typologisch markierten grammatischen Kategorie und einen
Einblick in die kognitiven Prozesse, die zum Werden und Schwinden des Duals im
Wandel der Sprachen führen. Rezensionen "" Salvatore Scarlata
in: Kratylos, Pinault in: Bulletin de la Société de Linguistique de Paris,
Pierce in: Journal of Historical Linguistics, Bohumil Vykypel in: Linguistica
Brunensia,
http://hdl.handle.net/11222.digilib/118249 "" Remo
Bracchi in: Salesianum, Lühr in: Germanistik, Bd. 52 (2011), Heft 1-2, 53f
[314]Duale (linguistica) numero grammaticale Lingua Segui Modifica Ulteriori
informazioni Questa voce sull'argomento grammatica è solo un abbozzo.
Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Il duale in
linguistica è una delle possibili realizzazioni della categoria morfologica del
numero grammaticaleche può essere espressa tanto nel nome (sostantivo e
aggettivo) quanto nel pronome e nel verbo. Benché sia meno diffuso di singolare
e plurale, il duale è presente in molte lingue del mondo. Esso è presente
nelle più antiche lingue indoeuropee, come il sanscrito o il greco antico, nel
lituano, nello sloveno moderno, nel friulano e anche nelle lingue semitiche,
come l'arabo - che ne fa tuttora uso nelle sue varietà moderne, sia pure
limitatamente al nome - l'ebraico e nell'egizio. Il duale è frequente per
indicare parti doppie del corpo, per esempio le mani, le narici, le gambe, ma
nelle lingue che lo possiedono non è raro il suo uso anche per indicare oggetti
a coppie o semplicemente coppie di oggetti o persone casuali: due persone, due
anni, ecc. ("duale occasionale"). Mentre in francese, in
tedesco, in italiano o in spagnolo, tutte lingue che non presentano la forma
duale se non per tracce come per esempio in italiano ambo, si è soliti
anteporre al sostantivo plurale l'aggettivo numerale che ne indica la quantità
esatta (due uova, due amici, ecc.), nelle lingue che posseggono il duale questo
può bastare per indicare una quantità pari a due. Per esempio in arabo sanah
"(un) anno", sanatayn "(due) anni". La mu'allaqa di
Imru l-Qays, una delle più famose poesie arabe, esordisce con un imperativo
duale: Qifâ, nabki... "fermatevi (voi due) e piangiamo...",
riferimento al fatto che il poeta si rivolgeva a due suoi compagni.
Bibliografia Modifica Albert Cuny, Le nombre duel en grec, Paris, Librairie C.
Klincksieck, 1906 Charles Fontinoy, Le duel dans les langues sémitiques, Paris,
Les Belles Lettres, 1969. Marco Molinelli, Il numero duale nel greco antico,
Roma, 2009. Matthias Fritz, Der Dual im Indogermanischen, Heidelberg, Carl
Winter, 2Grammatica Morfologia (linguistica) Portale Linguistica:
accedi alle voci di Wikipedia che trattano di linguistica Ultima modifica 5
mesi fa di Salvatore Talia Numero (linguistica) categoria grammaticale
Grammatica lituana regole della lingua lituana Articoli del greco antico
Wikipedia Il contenuto. Grice: “In my seminars I explained explicitly that we
would be dealing only with conversational DYADS!” Grice: “This was my nod to
the Old Latin dual!” – Grice: “Austin used to say that no distinction is too
fine, or too nice. The origin of the Latin fifth declension out of the dual
number – We can provide an EXPLANATION of the appearance of the Latin fifth
declension (e stems) as a result of the LOSS of an earlier dual inflection,
whose main feature is the suffix jk (full grade ej) . The dual character of the
Latin -ies (series) forms can be demonstrated on the basis of their ‘semantic’
development. The dual number in the Indo-European languages. The most ancient
Indo-European languages had three number categories: the singular, the dual,
and the plural. In the Indo-European languages, the dual number was typically
used for NATURAL PAIRS (‘oculi’, the ‘same’, two hands), sometimes also for an
accidental or artificially arranged pair (‘two men’ (andre), two horses pulling
one carriage, two oxen in one yoke), and possibly for two objects of the SAME
kind (two fires, two lime trees). Elliptical usage of the dual is also
attested, ‘two fathers’, as when Homer refers to ‘Ayax and his brother’ or
Latin ‘octo, ‘eight’, originally, or literally, two sets of four finger-tipes
Wackernagel, Campanile, Malzahn, Clackson). The degree of preservation and
PRODUCTIVITY of the dual in the Indo-European languages differ considerably.
Traces of the dual in Latin. The dual number as a separate CATEGORY was
presumably lost by Latin and the other Italic languages already in the pre-historic
period (Buck). Lat. ‘duo,’ ‘two’ < IE duwo < PIE duwo-hj (Tagliavini).
Lat. ‘okto’ ‘eight’ < IE okto, ‘8’ < PIE hkekto-h0. Lat. viginti,
‘twenty’ (< IE wiknti < PIE dwi-dknt-ih), literally, ‘two tens.’ A few
Latin forms – ambo, duo -- have a specific inflexion which may be the result of
the transformation of the dual form within a declension. Thus we have masc.
nom. ‘ambo’ , duo; gen. ‘amborum’, duorum; dative-ablative ‘ambobus’, duobus;
and acc. ambos/ambo, duos/duo. Lat. masc. ‘ambo’. The inflection of ‘ambo’ and
‘duo’ keeps the original dual ending in the nominative. It does not show the
dual ending in the other four cases – where it adops the regular PLURAL ending.
Here we have a case of an ADAPTATION (SUBSTITUTION_of the dual inflection by
the plural inflection. Traces of the dual number in Latin are restricted to
‘ambo’ , ‘both’, and the numerals (‘duo, octo, viginti) – while some have
traced other dual forms in declesions – Danielsson). The question of a dual
form, e. g. ‘Pomplio,’ (Lat. Pompilio, nom. du. ‘two of the Pompilius family’),
attested in epigraph CIL I 30: M. C. POMPLIO NO. F. DEDRON HERCOLE = ‘Marcus and
Gaius Pompilius, the sons of Novious, gave (this) to Hercules.’ The
interpretation of the form POMPLIO as dual may be implicatural rather than
semantic. The form POMPLIO need not be a dual form -- it may be just the nominative singular with
the final s by custom omitted when there is a formal agreement with the second
prae-nomen, though belonging to both. Dual endings in the Indo-European
languages. In proto-Indo-European hl forms the basic dual ending, which may
have a strong form (ehl or hle) in animate nouns. It is assumed that the
numeral ‘two’ has the form ‘duwo-ehl’ (literally, ‘two persons, or animals’),
which later develops into the masculine form. IE ‘duwo, m. Latin for some time
kept the dual ending -e (PIE ejl). The loss of the dual causes the proto-Latin
forms ending in -e (once dual forms) to generate a separate group: a fifth
declension. From a variant dual ending -e, the -e- would have to have formed in
the oblique cases. The genitive dual ending in Indo-European is -es (PIE ejls
gen. du). Both a dual inflection with -e (gen. du. -es) and -e (gen. du. -es)
would have ensured the stabilization of the feature -e- after the loss of the
dual number in the Italic languages. The cause of the loss of the dual number
in Latin. Most probably, the loss of the dual as a separate CATEGORY takes
place within the a- stem and the -o- stem declensions. In the nominal paradigm,
a specifically Latin innovation causes a change in the infection system. This
innovation is the loss of the old plural ending -os, which are well attested in
the other Italic languages, along with the adaptation of the enings of the
PRO-nominal system -oi -- whence Latin ‘-i.’ – cf. nom. sg. m. -os > -us.
Nom. du. M. -o (ambo, octo, duo). The PLURALISATION of the dual in the -o- stem
declension happens largely without a
problem – providing you keep a Griceian ‘eye’ – Cf. ‘pater,’ father. nom. sg.
m. pater; nom. du. m. ‘patere’. nom. pl. m. ‘pateres’. As Austin pointed out to
me, the loss of the dual in the Indo-European languages suchas Latin did not
happen solely via the good old pluralisattion of the dual form, but also by way
of a ‘singularisation’: i. e. the dual inflection is re-fomed into the SINGULAR
inflection. This way of the elimination of the dual number is very much
attested in Latin, in all the forms ending in -ies, for example. Then we have
the dual forms of the Lat. viginti type. The Latin cardinal number ‘viginti,’
‘twenty,’ is a remnant of the dual number. ‘Viginti’ represents the IE
archetype wiknti nom. acc. du. ‘twenty’, from PIE dwihl-dknt-ihl, literally,
‘two tens’. Since, unlike ‘duo,’ it represents a numeral higher than 4 – and
all Latin numerals from ‘quattuor’ up to ‘mille’ did not decline --, ‘viginti’
simply keeps the shape of the nominative dual. Some dual forms with no singular
form underwent a singularization (or sometimes a collectivization). As a result
of such an adaptation, the dual is re-constructed morphologically, and
re-interpreted pragmatically via implicature. This singularization (but
sometimes collectivization) of a dual form creates the need to establish a
declension. The literally DUAL character of some Latin expressions ending in
-ies may be explained through a detailed pragmatic calculation. Pierpaolo
Donati. Donati. Keywords: il fra, relazionalismo, internal conversation,
l’intersoggetivo, realta fra, il fra, fra tu e io, intersoggetivismo
metodologico, communicazione come realta fra, implicatura, reflessivita,
reciprocita. Ambidue. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Donati” – The
Swimming-Pool Library.


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