Grice e Duso: l’implicatura conversazionale di Romolo e compagnia –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Treviso).
Filosofo italiano. Grice: “While Duso is right that Hegel makes constitution
and freedom analytically connected, the Romans didn’t! -- Grice: “My favourite
Duso is his study of Hegel on freedom and the constitution – but Duso, who
could have drawn from ‘diritto romano’ doesn’t!” Studioso dei concetti della
politica moderna e riconosciuto per i suoi interventi su Althusius e sul
giusnaturalismo. Studia a Padova. Si laurea con “Hegel interprete di Platone”
(cf. “L’influenza di Hegel su Platone”). Assistente di Storia della filosofia e
Professore di Storia della logica. Insegna a Padova. Dirige un Gruppo di
ricerca sui concetti politici. È stato membro della redazione delle riviste
"Il Centauro" e Laboratorio politico. Membro della Direzione della
rivista "Filosofia politica", membro fondatore dell'associazione
"Centro di ricerca sul lessico politico europeo", insieme a Roberto
Esposito, Alessandro Biral, Adone Brandalise, Nicola Matteucci e altri. Fonda
con alcuni colleghi il Centro Inter-Universitario di Ricerca sul Lessico
Politico e Giuridico Europeo (CIRLPGE), con sede presso l'Istituto suor Orsola
Benincasa a Napoli, di cui è Direttore. Ha tenuto corsi di Storia della
Filosofia politica, di Filosofia politica e di Analisi dei Linguaggi e dei
Concetti Politici a Padova. In occasione della sua ultima lezione
"ufficiale", gli allievi del gruppo di ricerca padovano sui concetti
politici hanno edito in suo onore il volume "Concordia discors”. Il 27 maggio
l'Universidad Nacional de San Martín gli conferisce la laurea honoris
causa per il suo lavoro accademico in quanto "costituisce un fondamento
teorico indispensabile per comprendere l'attualità" -- è tra i principali
fautori italiani di una riflessione sui concetti del politico, che si inserisce
nel solco della Begriffsgeschichte tedesca di Brunner, Conze, Koselleck. Nei
confronti di quest'ultima il gruppo padovano coordinato da Duso ha elaborato
una originale linea di ricerca caratterizzata in modo duplice dalla filosofia:
in primo luogo in quanto i concetti che si affermano e si diffondono con la
Rivoluzione francese sono esamila loro genesi, che avviene nell'ambito delle
dottrine del ‘contratto’sociale e dei sistemi di ‘diritto’ naturale; ma
soprattutto perché filosofico è il movimento di pensiero di chi pratica una
storia concettuale consistente nell'interrogare e mettere in questione (nel
senso dell'elenchos socratico) il concetto (‘diritto’, ‘ius’, ‘uguaglianza’,
‘libertà’ ‘potere’ ‘democrazia’) che sono in genere ritenuti ovvii sia nel
dibattito intellettuale, sia nella lotta politica. La storia concettuale
consiste in questo modo nel comprendere la genesi, la logica e le aporie dei
fondamentali concetti politici. "Storia dei concetti"
(Begriffsgeschichte) compare per la prima volta nelle “Vorlesungen über die
Philosophie der Geschichte” diHegel. Stanti le caratteristiche di quel testo,
non si sa se ‘Begriffsgeschichte’ sia di conio hegeliano, o non piuttosto
frutto di interpolazione. Esso allude ad una delle tre modalità storiografiche
discusse da Hegel, ed in particolare alla "storia interpretativa" (“reflektierte
Geschichte”), che indirizza la storia generale o storia del mondo o storia
universale (“Weltgeschichte”) alla filosofia, da un punto di vista universale.
Quest'uso della “Begriffsgeschichte” resta senza seguito. La tradizione
storico-concettuale evolve invece, tra il XVIII secolo ed il XIX, nell'alveo della
lessicografia filosofica. Nella
riflessione di Duso, la filosofia politica da una parte coincide con il lavoro
critico della storia concettuale, e dall'altra tende, sulla base delle aporie
emerse, a trovare linee di orientamento per un nuovo pensiero della politica.
In tal modo viene messa in questione la modalità generalmente accettata di
pensare la politica, che ha la sua radice nello sviluppo teorico che va dalla
nascita della sovranità sulla base del concetto di ‘libertà’ ai concetti
fondamentali delle nostre costituzioni democratiche, in particolare ‘sovranità
del popolo’ e ‘rappresentanza politica’. Il lavoro critico sul concetto ha
perciò una sua ricaduta nella messa in questione del dispositivo formale sia
della ‘democrazia rappresentativa’ che della ‘democrazia diretta’, e nel
tentativo di pensare la politica mediante nuove categorie. Altre opere: “Hegel e Platone, Padova; Contraddizione
e dialettica nella formazione in Fichte, Argalìa, Urbino; Weber: razionalità e
politica Arsenale, Venezia; La politica oltre lo Stato: Carl Schmitt Arsenale,
Venezia; Il contratto nella politica (Il Mulino, Bologna); Filosofia politica e
pratica del pensiero: Eric Voegelin, Leo Strauss e Hannah Arendt”
(FrancoAngeli, Milano); “Il potere. Per la storia della filosofia politica
modernaCarocci, Roma (disponibile su cirlpge); “La logica del potere. Storia
concettuale come filosofia politica” (Laterza, Roma-Bari (Polimetrica, Monza (disponibile su cirlpge); “La libertà nella
filosofia classica tedesca. Politica e filosofia tra Kant, Fichte, Schelling e
Hegel (ed. con G. Rametta), Milano, FrancoAngeli); “La rappresentanza politica:
genesi e crisi del concetto, Franco Angeli Milano, cirlpge)(Duncker &
Humblot, Berlin, 2006 (disponibile su cirlpge); “Oltre la democrazia. Un
itinerario attraverso i classici” (Carocci, Roma); Sui concetti giuridici e
politici della costituzione dell'Europa (ed. con S. Chignola), FrancoAngeli,
Milano, Polimetrica, Monza; Ripensare la
costituzione. La questione della pluralità, (ed. con M. Bertolissi e Antonino
Scalone), Polimetrica, Monza, (disponibile su cirlpge) Storia dei concetti e
filosofia politica, (con Sandro Chignola), FrancoAngeli, Milano; Come pensare
il federalismo? Nuove categorie e trasformazioni costituzionali (ed. con A.
Scalone), Polimetrica, Monza
(disponibile su cirlpge). Santander, Il concetto di ‘libertà’ e
costituzione repubblicana nella filosofia politica di Kant, Polimetrica,
Monza, (disponibile su cirlpge)
Ripensare la rappresentanza alla luce della teologia politica, in «Quaderni
fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno», (centropgm.unifi) Libertà
e costituzione in Hegel” (FrancoAngeli, Milano,
Parti o partiti? Sul partito politico nella democrazia rappresentativa,
in «Filosofia politica» cirlpge); “Buon governo e agire politico dei governati:
un nuovo modo di pensare la democrazia? (A proposito di Rosanvallon, Le bon
gouvernement), in «Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno»,
centropgm.unifi. libri scaricabili
gratuitamente in formato dal sito del Centro Interuniversitario di Ricerca sul
Lessico Politico e Giuridico Europeo. Nello stesso sito sono disponibili
inoltre altri saggi dello stesso autore.
Carl Schmitt Georg Wilhelm Friedrich Hegel Johann Gottlieb Fichte
Roberto Esposito Alessandro Biral Adone Brandalise Gianfranco Miglio. CIRLPGE:
Sito Ufficiale. Wikipedia Ricerca Romolo primo
leggendario Re di Roma Lingua Segui Modifica Nota disambigua.svg
Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Romolo (disambigua).
Romolo Brogi, Carlo - n. 8226 - Certosa di Pavia - Medaglione sullo zoccolo
della facciata.jpg Romolo e suo fratello Remo da un fregio del XV secolo,
Certosa di Pavia. 1° Re di Roma In carica753 a.C.[1] - 717 a.C.[2]
Predecessorecarica creata SuccessoreNuma Pompilio[3][4] NascitaAlba
Longa, 24 marzo del 771 a.C.[1] MorteRoma, il 5[5] o il 7 luglio del 716
a.C.[2] Casa realedi Alba Longa DinastiaRe latino-sabini Padre Marte MadreRea
Silvia ConsorteErsilia[8] FigliPrima e Avilio Romolo (in latino: Romulus, in
greco antico: Ῥωμύλος, Rōmýlos; Alba Longa, 24 marzo 771 a.C.[1] – Roma, 5[5] o
7 luglio 716 a.C.[2]), gemello di Remo, è il nome della figura leggendaria a
cui la tradizione annalisticaattribuiva la fondazione di Roma e delle sue
principali istituzioni politiche, nonché il ruolo di primo re della città e
l'origine del toponimo. La sua storicità è oggetto di dibattito da parte degli
studiosi dall'inizio del XIX secolo, così come l'inizio della tradizione
letteraria sulla sua figura. Di origini latine-Sabine, figlio - a seguito
di un rapporto estorto con la forza - del dio Marte e di Rea Silvia,[7]figlia
di Numitore, re di Alba Longa,[1] secondo la tradizione fondò Roma tracciandone
il confine sacro,[7] il pomerio, il 21 aprile 753 a.C..[10] In tale occasione
uccise il fratello gemello Remo, reo di aver varcato in armi il sacro confine
[10]: tale fratricidio è stato sovente evocato come segno violento della
necessaria unicità del potere regale. Una volta costruita la città sul colle
Palatino, egli invitò criminali, schiavi fuggiti, esiliati e altri reietti a
unirsi a lui con la promessa del diritto d'asilo. Così facendo Romolo popolò
cinque dei sette colli di Roma, rapendo poi le donne ai vicini Sabini della
città di Cures, così da dare delle mogli ai suoi uomini. Ciò provocò una guerra
tra i due popoli, che alla fine si risolse con una pace con i Sabini che
poterono insediarsi sul vicino colle del Quirinale con il loro re, Tito Tazio,
che condivise con Romolo il potere per cinque anni. Romolo divise il popolo tra
coloro che potevano combattere e coloro che non potevano farlo. Scelse 100 tra
i più nobili cittadini per formare il Senato, tanto che i loro discendenti
andranno a costituire l'élite nobiliare della Repubblica. Romolo istituì anche
i comizi curiati, a cui spettava il compito di ratificare, tra le altre cose,
le leggi. Romolo condusse, quindi, diverse guerre di conquista. A lui risale la
divisione della popolazione patrizia nelle 3 tribù di Tities, Ramnes e Luceres
- a loro volta suddivise in dieci curie ciascuna - le quali dovevano in caso di
pericolo fornire all'esercito romano un contingente militare costituito da
cento fanti e dieci cavalieri, per un totale complessivo di 3 000 fanti e 300
cavalieri. Dopo aver regnato per poco più di 37 anni, Romolo, secondo la
leggenda, fu rapito in cielo durante una tempesta. Secondo i suoi stessi
desideri, una volta morto fu divinizzato nella figura di Quirino, dio sabino
venerato sul Quirinale. Leggenda Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Romolo e Remo. Origini familiariModifica Magnifying
glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Enea, Alba Longa, Rea
Silvia e Marte (divinità). Secondo la leggenda Romolo e Remo erano figli di
Marte e di Rea Silvia, sacerdotessa vestale figlia del re di Alba Longa,
Numitore, diretto discendente di Enea.[4] Romolo era quindi per parte materna
di stirpe reale albana. Plutarco racconta che un certo Lucio Taruzio,
matematico, astrologo ed amico di Marco Terenzio Varrone (l'autore del De
lingua Latina), aveva calcolato il giorno esatto in cui i due gemelli furono
concepiti (24 giugno del 772 a.C.) e nacquero (24 marzo del 771
a.C.).[1][16] Dopo la fuga da Troia, Enea giunge nel Lazio e viene
accolto dal re Latino, che gli fa conoscere sua figlia Lavinia. Enea se ne
innamora, ma la fanciulla era già promessa a Turno, re dei Rutuli.[4] Il padre
di Lavinia ascolta le intenzioni di Enea ma temendo una vendetta da parte di
Turno si oppone ai suoi desideri. La disputa per la mano della fanciulla
diventa una guerra, a cui partecipano le varie popolazioni italiche, compresi
Etruschi e Volsci; Enea si allea con le popolazioni di origine greca stanziate
nella città di Pallante sul Palatino, regno dell'arcade Evandro e di suo figlio
Pallante. La guerra è molto sanguinosa (subito muore Pallante ucciso da Turno),
e per evitare ulteriori vittime si decide che la sfida fra Enea e Turno dovrà
risolversi in un combattimento tra i due "comandanti" e pretendenti.
Enea ha il sopravvento, sposa Lavinia e fonda la città di Lavinium (l'odierna
Pratica di Mare).[4]Ben diversa la versione di Livio nei capitoli 1 e 2 del I
libro della sua "Ab Urbe Condita" (il titolo è traducibile dal latino
con "dalla Fondazione di Roma"). I Troiani nel loro peregrinare arrivano
nell'agro Laurente e dopo uno scontro Enea addiviene a un patto d'alleanza con
il re Latino e ne sposa la figlia, Lavinia, e fonda la città di Lavinio dal
nome della moglie. Dal loro matrimonio nasce Ascanio.[4] Turno, re dei Rutuli,
a cui era stata promessa in sposa Lavinia, dichiara guerra ai Latini, come si
chiamano le genti del luogo dopo il patto. I Latini hanno la meglio ma Enea
muore combattendo. Infanzia ed adolescenzaModifica Romolo e Remo
allattati dalla Lupa dipinto di Rubens, ca.1616, Roma, Musei capitolini
La lupa, Romolo e Remo, nella monetazione romana del II secolo a.C.. Magnifying
glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lupercale. Dopo
trent'anni, Ascanio (detto anche Iulo) fonda una nuova città, Alba Longa,[18]
sulla quale regnano i suoi discendenti. Molto tempo dopo il figlio e legittimo
erede del re Proca di Alba Longa, Numitore, viene spodestato dal fratello
Amulio,[18] che ne costringe la figlia Rea Silvia a diventare vestale e a fare
quindi voto di castità.[4][19] Tuttavia il dio Marte s'invaghisce della
fanciulla e la rende madre di due gemelli, Romolo e Remo.[20] Il re Amulio
ordina l'uccisione dei gemelli, ma il servo incaricato di eseguire l'assassinio
non ne trova il coraggio e li abbandona alla corrente del fiume Tevere. La
cesta nella quale i gemelli sono stati adagiati si arena sulla riva, presso la
palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio in un luogo chiamato
Cermalus,[22] dove si trovava il fico ruminale.[6] Qui i due vengono trovati e
allevati da una lupa (probabilmente una prostituta, all'epoca chiamata anche
lupa, di cui si ritrova oggi traccia nella parola lupanare) e da un picchio
(animale sacro per i Latini) che li protegge, entrambi animali sacri ad
Ares.[23] Li trova poi il pastore Faustolo (porcaro di Amulio) che insieme alla
moglie Acca Larenzia li cresce come suoi figli. Una volta divenuti adulti e
conosciuta la propria origine, Romolo e Remo fanno ritorno ad Alba Longa,
uccidono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore. Fondazione di
RomaModifica Roma attorno all'anno della sua fondazione, nel 753 a.C.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fondazione di
Roma, Roma quadrata, Roma antica e Septimontium. Romolo e Remo, non volendo
abitare ad Alba Longa senza potervi regnare almeno fino a quando fosse stato in
vita il nonno materno, ottengono il permesso di andare a fondare una nuova
città, nel luogo dove erano cresciuti. Romolo vuole chiamarla Roma ed
edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole battezzare Remoria e fondarla
sull'Aventino. È lo stesso Livio che riferisce le due più accreditate versioni
dei fatti: «Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non
poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano
quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il
nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per
interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il
primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo.[27] Dal momento che a
Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato
annunciato,[28] i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro
contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla
priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque
una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo,
colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale
Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena
erette [più probabilmente il pomerium , il solco sacro] e quindi Romolo, al
colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così,
d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura.» In questo modo
Romolo s’impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome
del suo fondatore.» (Livio, cit., I, 7 , Garzanti 1990, trad. di G.
Reverdito) Regno (753 - 716 a.C.)Modifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo
stesso argomento in dettaglio: Rex (Roma antica) e Lex regia. Plutarco narra
che una volta seppellito il fratello Remo, morto nello scontro che precedette
la fondazione della città, Romolo fece venire dall'Etruria esperti di leggi e
testi sacri che gli spiegassero ogni aspetto del rituale da attuare. Fu scavata
una fossa circolare attorno al Comizio e deposte offerte votive per ottenere il
favore degli Dei. Romolo però aveva bisogno di più abitanti per popolare la nuova
città, e così accolse pastori latini ed etruschi, alcuni anche d'oltre mare,
Frigi affluiti sotto la guida del suo avo Enea, oltre ad Arcadi arrivati sotto
quella di Evandro.[29] «Dopo la fondazione Romolo riunì uomini errabondi,
indicò loro come luogo di asilo il territorio compreso tra la sommità del
Palatino e il Campidoglio e dichiarò cittadini tutti coloro dei vicini villaggi
che si rifugiassero lì.» (Strabone, Geografia, V, 3,2.) Ogni abitante
portò una piccola zolla di terreno e la gettò, mischiata alle altre, nella
fossa chiamata mundus, che costituiva proprio il centro della città. Fu poi
tracciato il solco primigenius tutto intorno alla città, i cui confini ne
rappresentavano il pomerium, racchiuso all'interno delle mura
"sacre".[30] Quindi Romolo chiese al popolo quale forma di
governo volesse per la città appena fondata[31], e questo rispose che avrebbe
accettato Romolo come proprio re. Ma Romolo accettò la nomina solo dopo aver
preso gli auspici favorevoli del volere degli dei, che si manifestò con un
lampo che balenò da sinistra verso destra.[33] Dal ratto delle Sabine
alle guerre di conquista nel Latium vetusModifica Magnifying glass icon
mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia delle campagne dell'esercito
romano in età regia e Latium vetus. Romolo, divenuto unico re di Roma, decise
per prima cosa di fortificare la nuova città, offrendo sacrifici agli dèi
secondo il rito albano e dei Greci in onore di Ercole, così com'erano stati
istituiti da Evandro.[34]; successivamente dotò la città del suo primo sistema
di leggi e si circondò di 12 littori.[35] Con il tempo Roma andò
ingrandendosi, tanto da apparire secondo Livio "così potente da poter
rivaleggiare militarmente con qualunque popolo dei dintorni". Erano le
donne che scarseggiavano.[36]Questa grandezza era destinata a durare una sola
generazione se i Romani non avessero trovato sufficienti mogli con cui procreare
nuovi figli per la città,[37] nonostante Romolo avesse proibito di esporre
tutti i figli maschi e la prima tra le figlie, tranne che fossero nati con
delle malformazioni.[38] «[...] Romolo su consiglio dei Senatori, inviò
ambasciatori alle genti vicine per stipulare trattati di alleanza con questi
popoli e favorire l'unione di nuovi matrimoni. All'ambasceria non fu dato
ascolto da parte di nessun popolo: da una parte provavano disprezzo, dall'altra
temevano per loro stessi e per i loro successori, ché in mezzo a loro potesse
crescere un simile potere.» (Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9.)
L'intercessione delle Sabine, olio su tela di Jacques-Louis David, 1795-1798,
Parigi, Musée du Louvre. La gioventù romana non la prese di buon grado, tanto
che la soluzione che andò prospettandosi fu quella di usare la forza. Romolo,
infatti, decise di dissimulare il proprio risentimento e di allestire dei
giochi solenni in onore di Nettuno equestre,[4] che chiamò Consualia(secondo
Floro erano dei ludi equestri) e che si celebravano ancora al tempo di
Strabone.[4] Quindi ordinò ai suoi di invitare allo spettacolo i popoli vicini:
dai Ceninensi, agli Antemnati, Crustumini e Sabini, questi ultimi stanziati sul
vicino colle Quirinale. L'obiettivo era quello di compiere un gigantesco
rapimento delle loro donne proprio nel mezzo dello spettacolo. Arrivò
moltissima gente, con figli e consorti, anche per il desiderio di vedere la
città nuova.[36] «Quando arrivò il momento stabilito dello spettacolo e
tutti erano concentrati sui giochi, come stabilito, scoppiò un tumulto ed i
giovani romani si misero a correre per rapire le ragazze. Molte cadevano nelle
mani del primo che incontravano. Quelle più belle erano destinate ai senatori
più importanti. [...]» (Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9.) Terminato lo
spettacolo i genitori delle fanciulle scapparono, accusando i Romani di aver
violato il patto di ospitalità. Romolo riuscì a placare gli animi delle
fanciulle e, con l'andare del tempo, sembra che l'ira delle ragazze andò
affievolendosi grazie alle attenzioni ed alla passione con cui i Romani le
trattarono nei giorni successivi. Anche Romolo trovò moglie tra queste
fanciulle, il cui nome era Ersilia. Da lei il fondatore della città, ebbe una
figlia, di nome Prima ed un figlio, di nome Avilio.[40] Tutto ciò diede
origine ad una serie di guerre successive.[36] Dei popoli che avevano subito
l'affronto furono i soli Ceninensi ad invadere i territori romani, ma furono
battuti dalle schiere ordinate dei Romani.[41] Il comandante nemico, un certo
Acrone fu ucciso in duello dallo stesso Romolo, che ne spogliò il cadavere e
offrì gli spolia opima a Giove Feretrio, fondando sul Campidoglio il primo
tempio romano.[41]Eliminato il comandante nemico, Romolo si diresse contro la
loro città che cadde al primo assalto,[2][42]trasferendone, poi, la
cittadinanza a Roma e conferendole pari diritti a quelli dei Romani. Gli stessi
Fasti trionfali celebrano per l'anno 752/751 a.C.:[44] «Romolo, figlio di
Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1º
marzo).» (Fasti trionfali, 2 anni dalla fondazione di RomaFasti
Triumphales : Roman Triumphs.) Tale evento era, invece, avvenuto secondo
Plutarco, basandosi su quanto raccontato a sua volta da Fabio Pittore, solo tre
mesi dopo la fondazione di Roma (nel luglio del 753 a.C.).[45] Dopo la
vittoria sui Ceninensi fu la volta degli Antemnati.[2][46] La loro città fu
presa d'assalto ed occupata, portando Romolo a celebrare una seconda ovatio.[8]
Ancora i Fasti trionfali ricordano sempre per l'anno 752/751 a.C.:[44]
«Romolo, figlio di Marte, re, trionfò per la seconda volta sugli abitanti di Antemnae(Antemnates).»
(Fasti trionfali, 2 anni dalla fondazione di RomaFasti Triumphales : Roman
Triumphs.) Rimaneva solo la città dei Crustumini, la cui resistenza durò ancora
meno dei loro alleati.[2] Portate a termine le operazioni militari, il nuovo re
di Roma dispose che venissero inviati nei nuovi territori conquistati alcuni
coloni, i quali andarono a popolare soprattutto la città di Crustumerium, che,
rispetto alle altre, possedeva terreni più fertili. Contemporaneamente molte
persone dei popoli sottomessi, in particolar modo i genitori ed i parenti delle
donne rapite, vennero a stabilirsi a Roma. Il Latium vetus con le città
elencate in questo capitolo di Caenina, Antemnae, Crustumerium, Medullia,
Fidenae e Veio. L'ultimo attacco portato a Roma fu quello dei Sabini del
Quirinale, nel corso del quale si racconta della vergine vestale, Tarpeia,
figlia del comandante della rocca Spurio Tarpeio, la quale fu corrotta con
dell'oro (i bracciali che vedeva rilucere alle braccia dei Sabini[48]) da Tito
Tazio e fece entrare nella cittadella fortificata sul Campidoglio un drappello
di armati con l'inganno. L'occupazione dei Sabini della rocca, portò i due
eserciti a schierarsi ai piedi dei due colli (Palatino e Campidoglio), dove più
tardi sarebbe sorto il Foro romano,[51][52] mentre i capi di entrambi gli
schieramenti incitavano i propri soldati alla lotta: Mezio Curzio per i Sabini
e Ostio Ostilio per i Romani. Quest'ultimo cadde nel corso della battaglia che
poco dopo si scatenò,[53] costringendo le schiere romane a ripiegare presso la
vecchia porta del Palatino. Romolo, invocando Giove e promettendo allo stesso
in caso di vittoria un tempio a lui dedicato (nel Foro romano),[52]si lanciò
nel mezzo della battaglia riuscendo a contrattaccare e ad avere la meglio sulle
schiere nemiche. Fu in questo momento che le donne sabine, che erano state
rapite in precedenza dai Romani, si lanciarono in mezzo alla battaglia per
dividere i contendenti e placarne la collera. Da una parte supplicavano i
mariti [i Romani] e dall'altra i padri [i Sabini]. Li pregavano di non
commettere un crimine orribile, macchiandosi del sangue di un suocero o di un
genero e di evitare di macchiarsi di parricidio verso i figli che avrebbero partorito,
figli per gli uni e nipoti per altri.» (Tito Livio, Ab Urbe condita
libri, I, 13.) «Là mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono
fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare a parole.
Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una
parte, ed altre dall'altra, in mezzo alle armi ed ai morti, urlando e
minacciando con richiami di guerra i mariti ed i padri, quasi fossero possedute
da un Dio. Alcune avevano tra le braccia i loro piccoli... e si rivolgevano con
dolci richiami sia ai Romani sia ai Sabini. I due schieramenti allora si
scostarono, cedendo alla commozione, e lasciarono che le donne si ponessero nel
mezzo.» (Plutarco, Vita di Romolo, 19, 1-3.) Con questo gesto entrambi gli
schieramenti si fermarono e decisero di collaborare, stipulando un trattato di
pace, varando l'unione tra i due popoli con comunanza di potere e
cittadinanza,[4] associando i due regni (quello di Romolo e Tito Tazio),[57]
lasciando che la città dove ora era trasferito tutto il potere decisionale
continuasse a chiamarsi Roma, anche se tutti i Romani furono chiamati Curiti
(in ricordo della patria natia di Tito Tazio, che era Cures) per venire
incontro ai Sabini.[13][58] Contemporaneamente il vicino lago nei pressi
dell'attuale Foro romano, fu chiamato in ricordo di quella battaglia e del
comandante sabino scampato alla morte (Mezio Curzio), Lacus Curtius,[13] mentre
il luogo in cui si conclusero gli accordi tra le due popolazioni, fu chiamato
Comitium, che deriva da comire per esprimere l'azione di incontrarsi.[59]
Qualche anno dopo Tito Tazio fu ucciso a Lavinium e Romolo, che non reagì al
fatto con alcuna azione militare, rimase unico regnante della
città.[4][60]Successivamente Romolo riuscì prima a conquistare Medullia, poi a
battere Fidenae installandovi 2.500 coloni,[61] a farsi amici ed alleati i
prisci Latini,[62] a battere gli abitanti di Cameria (sedici anni dopo la
fondazione[63][64]) ed infine sconfiggere la potente città etrusca di Veio, sottraendole
i territori dei Septem pagi (ad ovest dell'isola Tiberina) e delle Saline,[64]
in cambio di una tregua della durata di cento anni.[65] Questa fu l'ultima
guerra combattuta da Romolo.[66] IstituzioniModifica Romolo,
uccisore di Acrone, porta le sue spoglie al tempio di Giove dipinto di Jean
Auguste Dominique Ingres, 1812 Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Lex regia, Senato romano, Gentes originarie, Tribù
(storia romana) ed Esercito romano. Al regno di Romolo si attribuiscono i primi
ordinamenti romani. Sembra, infatti, che per prima cosa organizzò l'esercito,
sulla base della popolazione adatta alle armi. Successivamente istituì
un'assemblea, formata da 100 Patres, mentre i loro discendenti furono chiamati
patrizi, a cui diede il nome nella sua globalità di Senato (Senatus da senex
per la loro anzianità). A lui si attribuisce l'istituzione del diritto di
asilo, a quanti erano stati banditi o fuggivano dalle città vicine; la
circostanza si può ricollegare all'esigenza di popolare la città. Gli si
attribuisce anche il fenomeno del patronato dei patrizi nei confronti dei
plebei che gli facevano da garanti e protettori in cambio di favori conosciuto
anche con il termine clientela. Tito Livio racconta che in seguito alla
pace stipulata con i Sabini di Tito Tazio (con il quale regnò in assoluta
armonia, fino a quando quest'ultimo non fu assassinato a Lavinio[60] cinque
anni dopo l'inizio del loro regno congiunto[11]), essendo raddoppiata la
popolazione, non solo furono eletti altri 100 Patres tra i Sabini, e
raddoppiati gli effettivi dell'esercito (ora composto da 6 000 fanti e 600
cavalieri),[70] ma divise anche l'intero popolo in tre tribù: i Ramnes, i
Titiesed i Luceres, a loro volta suddivisi in dieci curie ciascuna, attribuendo
ad esse i nomi di trenta donne. Plutarco racconta che i due re, Romolo e Tazio,
non tennero un consiglio comune tra loro, ma ognuno deliberava prima
separatamente con i propri 100 Patres, e poi si radunavano tutti insieme in uno
stesso luogo per deliberare. Plutarco racconta che Romolo, inorgoglitosi dei
successi conseguiti contro tutte le popolazioni limitrofe alla città di Roma,
con grande arroganza abbandonò la precedente tendenza democratica, per sposare
un modello di monarchia assoluta, opprimente ed intollerabile.[66] Egli
indossava un mantello purpureo e una toga bordata di porpora, dava udienza su
di un trono, attorniato da alcuni giovani, chiamati celeres (una forma di
guardia del corpo reale da lui creata), ed era preceduto da alcuni littori, che
respingevano la folla con dei bastoni a difesa del rex. In effetti si
tratterebbe di un'istituzione già presente nelle città etrusche, dalla quali fu
probabilmente ripresa ed introdotta in Roma in epoca storica. Si
racconta, inoltre, che, quando il nonno Numitore morì, a Romolo spettasse il
governo della città di Alba Longa, ma egli preferì affidarne l'amministrazione
al popolo, attraverso un suo magistrato che eleggeva annualmente, e così
insegnò anche ai cittadini più potenti di Roma a desiderare di vivere in una
città senza un rex, autonoma. Infatti a Roma, da quando Romolo aveva mutato il
suo atteggiamento da democratico a dispotico, i cosiddetti patrizi, pur
partecipando alla vita pubblica, portavano solo un "titolo" onorifico
ed un prestigio apparente, riunendosi in Senato più per abitudine che per
esprimere un parere. Di fatto tutti si limitavano ad obbedire agli ordini di
Romolo, avendo un unico privilegio: quello di essere informati per primi sulle
decisioni de re, rispetto alla moltitudine.[76] Plutarco aggiunge che Romolo
coprì di ridicolo il Senato, distribuendo personalmente ai soldati la terra
conquistata in guerra e restituendo gli ostaggi ai Veienti, senza aver
preventivamente consultato ed ottenuto l'assenso da parte dei
senatori.[77] Prime forme di diritto privato romanoModifica Magnifying
glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diritto romano. A Romolo
si fa tradizionalmente risalire l'introduzione della proprietà terriera privata
a Roma, con l'atto, legato alla fondazione della città, di attribuire ad ogni
gens un heredium di terra, che sarebbe poi passato in proprietà agli
eredi.[78] Romolo stabilì anche una legge secondo la quale una moglie non
potesse lasciare il marito. Al contrario la donna poteva essere ripudiata se
tentava di avvelenare i figli, di sostituire le chiavi di casa o in caso di
adulterio. Nel caso in cui fosse stata ripudiata per altri motivi, il marito
era tenuto a versarle una quota del suo patrimonio e ad offrirne una seconda al
tempio di Demetra. Chi ripudiava la propria moglie era, infine, tenuto a
sacrificare agli dei Inferi.Curioso che Romolo non stabilì alcuna pena contro i
parricidi, ma definì parricidio tutte le forme di omicidio, come se il
parricidio fosse un delitto impossibile da compiersi.[81] Festività e
riti sacriModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in
dettaglio: Religione romana, Festività romane e Mitologia romana. Sabini e
Romani, una volta uniti sotto Tito Tazio e Romolo, parteciparono alle
rispettive feste e riti sacri, senza eliminare nessuno di quelli che ciascun
popolo aveva fino a quel momento celebrato singolarmente. Al contrario ne
istituirono di nuovi, come i Matronalia,[82] i Carmentalia[83] ed i
Lupercali.[84]Romolo decise di accogliere i rituali dedicati ad Ercole, unico
tra i riti non romani da lui accettati,[85] e sempre a lui (o al suo
successore, Numa Pompilio) è inoltre attribuita l'istituzione del culto del
fuoco, con la creazione delle vergini sacre a sua custodia, chiamate Vestali.Calendario
romuleoModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLostesso argomento in dettaglio:
Calendario romano. La tradizione afferma che Romolo avrebbe istituito per primo
il Calendario romano (un calendario lunare con inizio alla luna piena di marzo,
costituito da 10 mesi - 6 mesi di 30 giorni e 4 mesi di 31 giorni, per un
totale di 304 giorni; i restanti 61 giorni di inverno non venivano assegnati ad
alcun mese). Va altresì segnalato che altri storici come Eutropio, sostengono
possa essere stato il suo successore Numa Pompilio.[88] Questo fu un argomento
molto dibattuto dagli storici del tempo (da Tito Livio a Dionigi d'Alicarnasso
o Plutarco) poiché alcuni di loro affermavano trattarsi di un calendario
piuttosto disordinato, dove i mesi variavano da 20 giorni a 35 giorni.
Morte, sepoltura e deificazioneModifica Dopo trentotto anni di regno,[89]
secondo la tradizione (all'età di cinquantaquattro anni[89]), Romolo venne
assunto in cielo[90] durante una tempesta[2] ed un'eclissi,[91] avvolto da una
nube, mentre passava in rassegna l'esercito e parlava alle truppe vicino alla
Palus Caprae in Campo Marzio.[92][93] L'improvvisa scomparsa del loro fondatore
fece sì che i Romani lo proclamassero dio (con il nome di Quirino,[65][94][95]
in onore del quale fu edificato un tempio sul colle, chiamato in seguito
Quirinale[96]), figlio di un dio (Marte), re e pater (padre) di Roma.[97]
Ancora ai tempi di Plutarco si celebravano molti riti nel giorno della sua
scomparsa, avvenuta secondo tradizione il 5[5] o il 7 luglio del 716
a.C.[2] Sembra anche che, per dare maggiore credibilità all'accaduto, la
tradizione racconta che riapparve al suo vecchio compagno albano Proculo
Giulio,[98] il più antico personaggio noto appartenente alla gens Iulia.
«Stamattina o Quiriti, verso l'alba, Romolo, padre di questa città, è
improvvisamente sceso dal cielo e apparso davanti ai miei occhi. [...] Va e
annuncia ai Romani che il volere degli Dei è che la mia Roma diventi la
capitale del mondo. Che essi diventino pratici nell'arte militare e tramandino
ai loro figli che nessuna potenza sulla Terra può resistere alle armi
romane.» (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 16.) L'evidente
somiglianza delle tradizioni, ha indotto alcuni storici a ritenere che questo
racconto abbia ispirato quello relativo alla risurrezione di Gesù.[99]Nella
probabile realtà storica, invece, il primo re di Roma sarebbe morto assassinato
dai Patres durante una seduta del consiglio regio al Volcanal (ovvero il tempio
di Efesto nel Foro romano). Si racconta infatti che, a causa delle continue
limitazioni che aveva posto al Senato, organo divenuto più che altro di
facciata ad una forma di monarchia sempre più "assoluta", soprattutto
dopo la morte di Tito Tazio, caddero sui suoi membri sospetti e calunnie.[77]
Il suo corpo sarebbe stato poi simbolicamente smembrato dai senatori, "a
causa del suo carattere troppo duro"[91] e le sue parti (divise tra gli
stessi membri del Senato[101]) sepolte nelle varie aree componenti il territorio
della città. Dietro la leggenda: la realtà storico-archeologicaModifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Populi
albensese Gentes originarie. La reale esistenza di Romolo è stata lungamente
discussa, ma secondo lo storico Theodor Mommsensarebbe comprovata dalla
presenza tra le gentesoriginarie di Roma (di cui parla Tito Livio) della gens
Romilia, nota da iscrizioni, che è stata identificata con il clan familiare dei
discendenti di Romolo, e che diede anche il proprio nome ad una delle più antiche
Tribù territoriali. Se ne ha conferma da una glossa di Festo(la 331
nell'epitome di Paolo Diacono, edita da Lindsay), che riporta appunto
l'esistenza di una tribù Romulia. Altri autori ritengono sia una creazione
artificiale, fantasiosa quella di Romolo, pur riconoscendo nella stessa figura
"leggendaria" la sintesi di elementi topografici, politici e
religiosi realmente accaduti, a partire dalla tribù dei Romili oltre alla
figura di Remo, identificabile con l'antico centro di Remuria nei pressi della
Roma quadrata(sull'Aventino). Secondo il linguista Carlo de Simone,[105] i nomi
di Roma e Romolo sarebbero collegati ed entrambi deriverebbero da un termine
ricostruito in ruma, al quale la tradizione romana assegnava il significato di
"mammella". Il termine sarebbe di origine etrusca, perché non ne è
stato trovato l'etimo indoeuropeo (e l'unica lingua non-indoeuropea della zona
era appunto l'etrusco). Il termine sarebbe entrato come prestito nel latino
arcaico e avrebbe dato origine al toponimo Ruma (più tardi Roma) e ad un
prenome Rume (in latino divenuto Romus), dal quale sarebbe derivato il
gentilizio etrusco Rumel(e)na[106], divenuto in latino Romilius. Il Villar,
invece, sostiene che il nome Romafosse, molto probabilmente, il nome
preindoeuropeo del Tevere trasferito alla città che esso bagnava, come accadeva
frequentemente a quel tempo. Secondo altre ipotesi (sempre più smentite dalle
campagne archeologiche), i più antichi dei re di Roma sarebbero figure
principalmente simboliche (in particolare sembrano complementari i primi due,
Romolo e Numa Pompilio, che avrebbero introdotto le massime istituzioni
politico-militari e religiose dello stato). La reale esistenza della
figura di Romolo come effettivo fondatore, primo legislatore e re-sacerdote, è
stata rivalutata dall'archeologo Andrea Carandini, sulla base di moderni scavi
condotti alle pendici del Palatino, che avrebbero portato al rinvenimento
dell'area corrispondente alla vera Regia di Romolo, nonché dell'antico
tracciato del pomerio. Ivi sono stati rinvenuti reperti fittili, resti di una
palizzata e di un muro in tufo (derubricato come «muro di Romolo») databili con
certezza al secolo VIII a.C., circostanza che darebbe conferma anche
dell'esattezza cronologica delle fonti storiografiche latine sull'epoca della
fondazione di Roma e della consistenza del suo rito di fondazione. Inoltre,
sulla base di una fonte letteraria, la scoperta del sito del lapis niger fu associata all'ipotesi di un possibile sito
della tomba di Romolo o di un arcaico luogo di culto a lui dedicato. A
possibile conferma di quanto sopra, nel febbraio 2020 nella zona sottostante
alla scalinata di accesso alla Curia è stato rinvenuto un cenotafio ipogeo
databile al VI secolo a.c. dedicato al suo culto, contenente un sarcofago della
lunghezza di circa m 1,50, che alcuni studiosi hanno ipotizzato possa essere
stata la sua tomba, mentre altri hanno escluso tale possibilità. Va osservato
tuttavia che la lunghezza del sarcofago, (corrispondente in modo abbastanza
preciso alla statura media degli uomini di quell'epoca) farebbe pensare ad una
funzione di inumazione di un corpo integro, non delle sue parti. [112]
Antenati Genitori Nonni Bisnonni Dio Giove Dio Saturno Dea OpiDio Marte Dea
GiunoneDio Saturno Dea Opi Romolo Numitore Proca Rea Silvia Eutropio,
Breviarium ab Urbe condita, Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 2. ^ a b
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indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, Romolo e Remo Fondazione di
Roma Gentes originarie Gens Romilia Rex (storia romana) Età regia di Roma lex
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WalrusMichele Età regia di Roma periodo monarchico della città di Roma,
compreso tra il 753 e il 509 a.C. Battaglia del lago Curzio Storia delle
campagne dell'esercito romano in età regia storia delle campagne dell'esercito
romano dal 753 al 509 a.C. Grice: “I consider myself, like Rawls,
a contractualist – my steps towards a quasi-contractualism, are formulated
elsewhere.” Grice: “I should not be confused with Grice – a FULL-BLOWN
contractualist!” Grice: “’May’ only has one sense – it may rain, you may run.
Credibility and desirability modalities are not Fregeian senses! ‘may’ is
aequi-vocal. In Latin it is more obvious, since there is only ‘possum’ for ‘I
may’. ‘Can’ is of course a solecism!” Giuseppe Duso. Bepi Duso. Keywords:
Plato-Hegel, Aristotle-Kant – Plathegel, Ariskant – zoon politikon – contratto
sociale – democrazia – repubblica – il primo contrattualista cita Aristotele –
Contratto nel diritto romano – aporia della rappresentazione – concetto di
politica, concetto di soveranita – concetto di potere – io posso – concetto di
liberta – la filosofia politica italiana – l’influenza di Fichte nell’idealismo
rivoluzionario del risorgimento --. Regime di governo – storia del concetto –
aporia del concetto -- Welsh philosopher
Geoffrey Russell Grice, modalita, verbo modale, verbo servile, verbo
aussiliare, puo, posso, possiamo. Modalita aletica o doxastica (posso passarti
la sale) e deontica (puoi ma non puoi – you can but you may not --. Contract,
pact, compact. Foundations of morality – contract in ethics, meta-ethics,
politics, meta-politics. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Duso: zoon politikon” – The Swimming-Pool Library. Duso.


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