Grice
e Gentile: l’implicatura conversazionale -- filosofia italiana – Luigi Speranza
(Trieste). Filosofo italiano. Grice: “I love Gentile; like me, he is interested
in Aristotle’s immotum motor, and the idea of number in Plato – but he extends
his views to all the rest of philosophy of language; if Vitters wrote a
‘trattato,’ so did Gentile!” – Si laurea a Pisa sotto Carlini. Insegna a Mantova,
Vigevano, Padova e Trieste. Fonda il Bollettino filosofico. Considerato il
fondatore della "scuola padovana" di metafisica neo-aristotelica. Altre opera: “La dottrina platonica delle
idee numeri e Aristotele” (Pisa: Tip. Pacini-Mariotti); “I fondamenti
metafisici della morale di Seneca” (Milano: Vita e pensiero); “La metafisica
presofistica; con un'appendice su Il valore classico della metafisica antica,
Padova: MILANI); “La politica di Platone, Padova: MILANI); Institutio: sommario
storico di filosofia dell'educazione, Verona: La Scaligera); “Umanesimo e
tecnica, Verona: Arti grafiche Chiamenti); “Bacone, Brescia: La Scuola); “Didattica:
testo ad uso degli istituti magistrali e dei giovani maestri, Milano:
Marzorati); “Filosofia e umanesimo, Brescia: La scuola); “Il problema della
filosofia moderna, Brescia: La scuola); “Come si pone il problema metafisico,
Padova: Liviana); I grandi moralisti, Torino: Edizioni Radio Italiana); “La
riforma silenziosa della scuola: il completamento dell'istruzione primaria ma
inferiore, Bologna: G. Malipiero); “Se e come è possibile la storia della filosofia,
Padova: Liviana); “Storia della filosofia -- Periodo antico e medioevale -- Dal
Rinascimento fino a Kant -- La filosofia contemporanea -- Padova: RADAR); Saggi
di una nuova storia della filosofia, Padova: MILANI); Breve trattato di filosofia,
Padova: MILANI). Dizionario biografico degli italiani. Gentile occupa
sicuramente un posto importan-te nella storia della filosofia del secolo scorso,
ma – se fin dall’inizio non vogliamo avanzare discorsi di carattere celebrativo
o commemorativo, quanto innanzitutto teoretico – forse dovremmo dire, più
correttamente e semplicemente, che egli occupa un posto importante nella storia
della filosofia. Il senso di questa affermazione, e la ragione per cui vale la
pena di rinnovare, anche in questa sede, la riflessione sul maestro patavino, è
che egli ci rimette davanti alla struttura essenziale del filosofare. La sua
concezione della filosofia come “problematicità pura” si di-mostra infatti quale
dice di essere, veramente “classica”, in quanto, evidenziando in tale
problematicità quella che non può non essere con-siderata la caratteristica
fondamentale e imprescindibile del filosofare, mostra di possedere essa stessa
un valore permanente ed attuale.Ricordato come fondatore della scuola padovana
della metafisica classica, Gentile, proprio in virtù del riconoscimento
dell’attitudine problematica del filosofare, poté affrancarsi dalla sua formazione
idealisti-co-attualista e aderire alla scoperta aristotelica dell’Atto puro
quale princi-pio divino trascendente l’esperienza. Egli sviluppò così una
posizione ori-ginale che, giunta a maturità speculativa negli scritti padovani
del secondo dopoguerra, si distingueva, oltre che dalla corrente neoidealista,
ancora attiva soprattutto nel pensiero di Ugo Spirito, anche dalle due filosofie
di ispirazione cristiana allora prevalenti, la filosofia neotomistica, nelle sue
va-rie declinazioni (Vanni Rovighi, Fabro, Giacon), e la filosofia neoclassica di
Gustavo Bontadini. Le sue opere più significative, in particolare Come si
pone il problema metafisico (Padova 1955), Breve trattato di
filosofia (Padova) e Trattato di filosofia (Napoli), non sono
tuttavia solo innovative per l’epoca in cui sono state concepite, ma, come si
accennava, restano a tutt’oggi testi vivi e parlanti, che, nella radicalità del
domandare su cui si fondano, appaiono in grado di raccordare la prospettiva
metafisica anche alla sensibilità esigente e inquieta del nostro tempo
Sent from the all new AOL app for iOSLa fecondità della problematicità
pura non è peraltro esaurita dai suoi esiti metafisici: il “domandare tutto che
è un tutto domandare” è ben più che una formula descrittiva della natura della
filosofia, è un vero e proprio “metodo”, che il maestro patavino dispiega nei più
diversi ambiti del suo impegno teoretico. E che anche nel nuovo millennio
merita attenzione. Di questo domandare filosofico vogliamo dunque continuare a
va-gliare la profondità speculativa, a cominciare dai “saggi” qui raccolti, che
intendono sviluppare i motivi di interesse riscontrati nel pensiero di Gentile
da alcuni studiosi che lo hanno, direttamente o indiretta-mente, conosciuto.
Questa stessa problematicità può del resto essere assunta anche come chiave di
lettura dei contributi che presentiamo, essendo ravvi-sabile quale principio
animatore, ora espressamente tematizzato, ora silenziosamente sottostante
l’opportuno ripensamento dei vari aspetti dell’opera filosofica del nostro
Autore. Il nesso risulta subito evidente nell’articolo di Enrico Berti, uno dei
primi e forse il principale tra gli allievi, che in un saggio denso di ricordi,
si sofferma su uno scritto apparentemente secondario tra gli ultimi pubblicati
dal Maestro, forse l’ultimo, dedicato alla possibilità di pregare il Motore
immoto. Si tratta infatti sicuramente di un’occasione per ripercorrere nei suoi
tratti essenziali l’interpretazione gentiliana della metafisica aristotelica,
per ripensare le due caratteristiche fondamentali del “Dio” dello Stagirita, la
trascendenza e l’intelligenza, ma anche – ci sembra di poter aggiungere – per
ritrovare in quel pregare l’espressione estrema, e forse più autentica, del
“domandare tutto-tutto domanda-re”, che, di fronte alla Causa suprema
ordinatrice del cosmo, poteva, e forse doveva, assumere connotazioni affettive
e oranti. Il tema del domandare puro e integrale è ancor più pienamente al
centro del saggio di Maria Cristina Bartolomei, che di tale domandare indaga le
potenzialità, sia come ineludibile punto di partenza di ogni ricerca filosofica,
sia come fulcro di “fruttuosi collegamenti” con alcu-ni pensatori
contemporanei, evidenziandone, pur nella distanza e divergenza delle posizioni,
la comunicabilità e l’inaspettata consonanza su punti fondamentali. È quanto si
verifica con Adorno, a proposito della legittimità della problematica metafisica
e delle caratteristiche di apertura e processualità che connotano la conoscenza
dei suoi oggetti, i concetti; con Badiou, per la specifica intenzione di verità
che distin-gue la filosofia dagli altri saperi; con Weischedel, sotto il profilo
della necessaria radicalità dell’interrogare filosofico, che, anche laddove non
giunga ad esiti metafisici o teologici, non può non avvertire la realtàdel mistero
che lo sollecita. In tutti questi casi – conclude l’Autrice – la posizione di
Gentile, interloquendo costruttivamente con linee di pensiero profondamente
differenti da quella propria della metafisica classica, dimostra una inesausta
vitalità filosofica.Il terzo saggio, redatto da Gabriele De Anna, affronta il
problema del valore morale dell’azione cercandone la soluzione nelle pagine
del Trattato di filosofia , e rinvenendola nel ricorso all’uso pratico
dell’intelli-genza che coglie il principio nell’esperienza, e quindi una
normatività nel reale. In questa lettura l’importanza della problematicità
gentiliana emerge specialmente nel farci intendere come il manifestarsi del
principio, e quindi del “valore”, sia inseparabile dall’esperienza, intesa come
atto che precede e trascende continuamente la distinzione soggetto-oggetto
nella sua costitutiva tensione al sapere. Ma essa ci fa anche meglio
compren-dere la prospettiva metafisica di Gentile, che si presenta come ripresa
della concezione aristotelica, ma allo stesso tempo accoglie dal pensiero
moderno l’attenzione al ruolo del soggetto, si dice “classica”, ma non è per
questo “oggettivista”, come altre, più note, versioni della stessa. Una
particolare declinazione dell’azione morale è costituita dalla pra-tica pedagogica,
un altro dei grandi temi della riflessione filosofica gen-tiliana, cui è dedicato
il quarto e ultimo saggio, frutto della riflessione comune di Carla Xodo e Mirca
Benetton. La pedagogia di Gentile è una pedagogia umanista, poiché «l’umanesimo
– egli scriveva – che è ricerca di classicità, si attua come
paideia , cioè come sforzo di realizzare nelle più diverse situazioni
storiche l’essenza dell’uomo», e pertanto non è un si-stema compiuto, ma una
sollecitazione a riprendere instancabilmente la ricerca speculativa sulla
verità della persona, ulteriore espressione di quel domandare radicale in cui
si traduce ogni serio impegno filosofico. Le Autrici sottolineano come in questa
prospettiva, considerando l’essere umano nella sua integralità, l’umanesimo,
anziché contrapporsi, si possa intrecciare fecondamente, anche in ambito
scolastico, con la scienza, la tecnica, e le attività professionali, persino
manuali. L’indicazione è di preziosa attualità e ci fornisce un’altra conferma
della potenza del domandare filosofico, che percorre tutti questi testi. In essi
possiamo infatti vedere tale domandare vigorosamente rinno-varsi tramite la
voce di Gentile. D’altra parte, a sua volta, lo stesso Gentile, in un
necessario scambio di ruoli, tramite questo domandare, persiste a interrogare e
a interrogarci. Ci auguriamo che possa profi-cuamente interrogare anche
l’attento lettore. Marino Gentile. Gentile. Keywords: storia della filosofia
period antico – filosofia romana, la preghiera, segno dei romani – italici
antici – pre-sofistica – pre-Georgia –l’uso di ‘classico’ in latino classico ----
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Gentile” – The Swimming-Pool Library.


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