Grice
e Gentile: l’implicatura conversazionale d'Enea all’inferno – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Taggia). Filosofo italiano.
Grice: “It seems every philosopher has a catabasis – as Eneas did!” “Falamonica
spends a ‘stagione’ in hell, too!” -- “I do like Falamonica – the way he makes
‘Aristoteil’ rhyme! “E vidi alfin colui, che fra’ mortali / più degno par di
tutto quell Collegio, / levarsi contra tutti, e batter l’ali; / dico
Aristotil.” – Grice: Falamonica is interesting: there is Socrates teaching
Alcibiades, and Socrates teaching Plato, and Plato teaching Aristotle, and
Aristotle teaching Alexander!” Figlio di Pancrazio Falamonica Gentile e
Violantina Piccamiglio. Venne in contatto coll’astrologia. Compose i Canti,
poema dottrinale in terzine di 42 canti, chiaramente derivato dalla Commedia di
Dante. Grice: “It is a fun philosophical comedy: “E vidi alfin colui, che fra’
mortali / più degno par di tutto quell Collegio, / levarsi contra tutti, e
batter l’ali; / dico Aristotil.” Opere: “Canti. Dizionario Biografico degli
Italiani. FALLAMONICA GENTILE, Bartolomeo. - Di antica famiglia genovese, che
negli anni 1460-1480 entrò nell'"albergo" dei Gentile (e da qui è
l'origine del doppio cognome con il quale è conosciuto: cfr. Grendi), nacque a
Genova, nella contrada di S. Pancrazio, intorno al 1450, da Pancrazio e da
Violantina Piccamiglio. Nulla si sa intorno alla sua formazione ed ai
suoi studi. Il primo documento nel quale è nominato è il testamento del padre,
del 1469. In una data incerta della fine del sec. XV si trasferì in Spagna,
dove svolse attività mercantile. Durante il soggiorno spagnolo fu tra i
protagonisti della rinascita del lullismo, partecipando alle attività della
scuola di Jaume Janer a Valencia. Fu promotore di iniziative editoriali, fra le
quali la pubblicazione del Liber artis metaphisicalisdello stesso Janer, una
sorta di summaenciclopedica del lullismo, stampata a Valencia nel 1506; dalla
dedicatoria apprendiamo che il F. studiò le dottrine di R. Lullo con Janer. Da
un'altra dedicatoria, quella di Alfonso Proaza, un altro importante membro
della scuola lulliana di Valencia, alla Disputatio Remondi christiani et
Homerii sarraceni del 1510, apprendiamo che il F. si era dedicato anche a studi
di astronomia e di medicina, e che sollecitò Proaza a pubblicare testi di
Lullo. Il F. fu inoltre in possesso di manoscritti di Lullo, del quale subì
l'influenza anche nei testi letterari di cui fu autore. Diciotto sonetti
di argomento religioso, appartenenti alla tipica tradizione poetica catalana
fra XV e XVI secolo e nei quali è anche rilevabile l'influenza delle opere
poetiche di Lullo, furono pubblicati per la prima volta nell'edizione di
Valencia del 1514 del Cancionero general. Nell'edizione del 1520 del Cancionero
(quella da noi consultata) sono suddivisi in cinque sonetti "sobre ecce
homo", un sonetto "in dialogo de Dio", un sonetto "de
trinitate", un sonetto "a la verge Maria par les guerres dela
sglesia", cinque sonetti "en llor del glorios nom de Iesus" e
cinque sonetti "en llahor del nom dela gloriosa verge Maria".
Non si sa di preciso quando il F. rientrò a Genova, dove morì presumibilmente
in una data compresa fra il primo e il secondo decennio del sec. XVI. In
vecchiaia ("Lasciando a dietro il sessagesim anno") si dedicò alla
stesura di un poema, che ci è stato tramandato ed è stato pubblicato con il
generico titolo di Canti. In quarantadue canti in terzine, di cui il primo ha
la funzione di proemio, il F. costruisce un poema dottrinale secondo il modello
dantesco del viaggio nei regni oltremondani. Ma la particolarità del testo del
F., cui non manca una certa abilità nella costruzione del discorso in poesia, è
data dall'aver scelto come guida del viaggio proprio Raimondo Lullo, il
filosofo cui aveva dedicato molti dei suoi studi durante il soggiorno spagnolo.
Nei quarantadue canti troviamo trattati i temi più caratteristici della
filosofia lulliana. I primi canti sono dedicati alla divisione e descrizione
dell'universo ("de' cieli, de' elementi, de' minerali, de' vegetali, degli
animali, dell'uomo, de' morali"), cui seguono canti sulla divinità e sul
messaggio cristiano ("pronostico della cristiana religione, della divina
essenza, della generazione e spirazione eterna, della creazione del mondo,
della natura angelica, della incarnazione, della concezione, della passione,
de' sacramenti, della predestinazione"), sull'uomo e i suoi peccati
("del divino e mondano amore, dell'usura, del giuoco, dello scandalo e
della fama"), e, in ultimo, i canti del vero e proprio viaggio nei regni
dell'oltretomba ("dell'inferno, del purgatorio, del final giudizio, del
paradiso"). La storia del testo dei Canti è stata piuttosto tormentata:
ricordati negli Annali della Repubblica di Genova di Agostino Giustiniani, già
Uberto Foglietta nei Clarorum Ligurum Elogia lamentava l'inaccessibilità del
testo, che si credette perduto durante i secoli XVII e XVIII. Nel 1821 venne
data la notizia del ritrovamento del poema, che venne descritto nella Storia
letteraria della Liguria da Giambattista Spotorno. Dopo alcuni saggi di
pubblicazione, i Canti vennero finalmente editi, in una veste non
particolarmente curata, a cura di Giuseppe Gazzino (Genova 1877). In questa
edizione i Canti sono accompagnati da un canto in terzine Alla Vergine e da tre
sonetti In nome di Lei, che fanno parte di quelli già pubblicati nel Cancionero.
Fonti e Bibl.: R. Soprani, Li scrittori della Liguria, Genova 1687 (reprint,
Bologna 1971), p. 49; (segnalazione in G. Spotomo, Storia letteraria della
Liguria, II, Genova 1824, pp. 189-204; Giorn. stor. della letteratura ital.,
XIV [1889], p. 333); S. Caramella, B. G. F. (contributo alla storia del
lullismo nei primordi del Cinquecento), in Dante e la Liguria. Studi e
ricerche, Milano 1925, pp. 127-176; E. Levi, Un poeta italo-catalano del
Quattrocento, in Estudis Universitaris catalans, XXII (1936), pp. 681-685; M.
Battlori, El lulismo, en Italia, in Revista de filosofia, II (1943), pp. 504
ss.; D.W. McPheeters, The Italian poet and lullist B. G. in XVIth century
Valencia, in Symposium, VII (1953), pp. 375-379; P. Zambelli, Il De audito
cabalistico e la tradizione lulliana nel Rinascimento, Firenze 1965, p. 127; L.
Grillo, Seconda appendice ai tre volumi della raccolta degli Elogi di liguri
illustri, Genova 1976, pp. 183 s.; M. Pereira, Bernardo Lavinheta e la
diffusione del lullismo a Parigi nei primi anni del '500, in Interpres, V
(1983-1984), p. 256; E. Grendi, Profilo storico degli alberghi genovesi, in
Mélanges de l'Ecole Française de Rome, M.-A., - Temps modernes,CRIT ICA. SOPRA
UN POEMA di Bartolommeo Falamonica. N o n sono che pochi anni dacchè si scopri
un poema di B a r tolomeoGentile Falamonica,uomo ligure,daluiscritto tra il
1470 e il 1490. Il Giustiniani e qualche altro G e novese aveano parlato di
quell'uomo con assai lode ; m a deploravano la perdita di quella Opera sua ,
che andava smarrita. Il sig. Spatorno nella recente sua Storia lette raria
della Liguria dà un'analisi di quel Poema,che merita per,ognirispetto d'essere
conosciuto.Il manoscritto oggi trovasi presso il marchese Giancarlo di Negro ,
p a trizio genovesc, amatore e cultore di ogni ottimo studio. Il poema del
Falamonica non ha titolo; la materia diceilcitatoGiustiniani
ėtuttafilosoficaeteologica, con interpretazione di leggi pontificie e cesaree.
Lo stesso attesta ilsig.Spatorno. L'A.incomincia dal favellare de'Cieli; e iprimi
suoi versi sono questi: Nel tempo che s'inclina ilfiore e l'erba, 38 TARIETA':
WY > Perdar lecarespoglieal'aspraterra, Partendo dalla età dolce e superba
, Lasciando addietro il sessagesim ' anno ... Vedea che l'error m 'avea
condotto 39 Aristotil ... Intanto gli apparve dalle parti occidentali una gran
Stella in formadiromito,dinome Raimondo (Lullo) spiegò il suo desiderio di
conoscere la verità , e di lasciare alcun vestigio di sè dopo morte ; e
Raimondo disse:stasecuro. e lo condusse al Sole,acciò lo guidasse ne'Cieli. Per
man mi prese Tornava senza onor dallamia guerra Con tutte mie speranze
sparse al vento , De'miei passati giorni indarno spesi, Ch'ogni piacere in me
restava spento... 2 motor che mi costrinse il senso E mi condusse in una oscura
valle. Iviilpoetaudìprimaun suonodiguerra;poiunaltro come di favelle che
parlavano del Cielo e della Terra. e > Nel Il Canto vede Saturno, poi Marte,
poiGiove; e il Sole gli dice : Già presso al fin che tutto il mondo atterra.
Allor mi ritrovai tutto scontento A volgerealmioverobenlespalle... Ed eccouscir
del Ciel, nonsosiofalle Un gran E vidi ch'eran Spirti in quel deserto Qual
dicea in prosa, e qual cantava in versi. E conobbe tutti esser poeti , e in
tanto numero E vedi alfin colui che fra'mortali Più degno par di tutto quel
Collegio , Levarsi contra tutti e batter l'ali , Questa è la introduzione , e
costituisce il primo Canto del Poema. Nel II Canto si trova in luogo , dal
quale si vede sotto i piedi la Luna e i Pianeti; e sentiva il movimento delle
sfere.VideilcerchiodelleStellefisse edaciòprende occasione di parlare degli
Astronomi , il più moderno dei quali è il Regiomontano , morto nel 1476, ed
afferma non essere possibile l'eternitàdel mondo. Ma qui conviene omai fermar
le piante Ch'ionon potreidituttiinomidirti. Ne dice però una lunga lista di
greci e latini: nd ram menta alcun italiano. "Ei li lasciò tutti per gire
a' filosofi, tra i quali dà il primo luogo ad Aristotele, di cui dice
Perquellestradeluminose e.terse Ch'ionon potealasciarlaviaserena. Il Sole
dà al poeta un de'suoi rai, onde possa vedere gli oggetti terreni. E inquesto
Canto, e nel VI parla dell'aria,!della dell? E la lussuria il buon smeraldo
affrena; Vedi l'assenzio,ch'apre e scalda e sciolve: Che già della bell'arte
han fatto vizio... Vacuando idenari,e non gli umori. Nel Canto IX ragiona della
vitasensitiva degli animali e delleproprietà delle varie specie. E le cicogne
d'empietà nemiche... ecc. d'onde prende occasione di parlare della empietà
degli u o mini, Che gli uomini son fatti fere ed orsi: Qual strazia , qual
uccide, qual graffigna. Cosi servate son le sacre norme. Le cose accennate
formano la prima cantica del poema ; ed incomincia la seconda parlando
dell'uomo. Alzato già del Ciel a tanto lume , acqua e del fuoco. Nel VII
parla de minerali,e delle supposte aque? tempi meravigliose virtù delle pietre
preziose ,dicendo terra , Stringel'acanto> e falevenesalde; Tempo era omai
d'entrar nel mio volume : Dove trovai del mondo tanta parte· Finchè io ti
mostri la mia casa propria. Nel Canto IV visita Venere, Mercurio, e la Luna ; e
fa molte dimande di fisica, elerisolvecolla dottrinape= ripatetica che allora correva.
Nel canto V parla degli elementi ; e vi s'introduce così: Era mia vista di luce
si piena, Son gli ametisti incontro all'ebriopoto , Contra ilvenenoilgran
giacinto è noto. Nel Canto VIII parla della vegetazione, e delle proprietà
vereo immaginarie dellepiante. Torna l'altea la gran durezza in polve. cec. E
contro i Medici. Falcon leale,eladralaperdice... Adulterate son le cose sante
... La genteritornatasimaligna, Come si mostra in le passate carte , Ch'io vidi
in lui siccome linea al punto Quanto Dio crca , e quanto poi comparte ,
Ogni mondana ed immortal bellezza ... Nel Canto Il parla della immortalità
e libertà dell'ani ma ,e delle idee e degli affetti. Ogni pensier, e quanto qui
s'adopra opra In questa nostra carne per sua forina (l'anina) Il lume della
vita è la scienza .. Questa partefilosoficaè chiusa con un pronostico della
Religione cristiana. Il Genio del Sole lascia finalmente il poeta ;e come
questi nell'accomiatarsi sentendo una voce terribile, abbraccia spaventato il
suo duce , esso sdegnato Come uomo irato qui fra noi s' incende , si volge
al'Eterno, e lo prega di far sentire l'indigna zionesuaalla Terra piena di tirannide,
disimoniayd'inu gratitudine e di avarizia. Han fatto un altro Dio tutto mondano
; Creato per usanza un'altra legge; E posto in terraallorquando
s'aggiorna O somma vita, dove son raccolte Ligate qui col tempo , e là
disciolte ; Eterno libro , in cui si nota e scrive E posto già il tuo nome
tutto in vano. E commette al poeta di palesare queste cose a tutto il mondo
escriverlealettered'oro;minacciandochese gliuomini non ritornano buoni, saranno
preda dei Maomet tani,che alloraaveano presa Otranto.Questa secondaCan
ticatermina coi seguenti versi. Che nulla per di fuora par si scopra. Nel I I I
Canto espone il difetto delle virtù , e spezialmente della carità , onde
l'anima va dannata. Chiudendo incrudel pianto sua giornata. 1. Canti I V , V e
V I trattano di cose morali . Nobil naturà , in cui si trova giunto Le
vitenostrepriache insesienvive, Per l'alme che lassù si fanno dive ; Fammi
sentir sìcome dentro s' Mortal non è colui che mai non erra . Ch e per
ricchezza l'uom non è giocondo : Un fonte di sospetti è signoria...
Seguilipochi,e non lavolgargente... Da poimi vidituttii sensi presi: Con un
gridar che uscia da que'paesi Oh ! mondo pravo , torna , tornia, torna.
Ed ecco allor m'apparve quel divino Miomastroantiquo (Lullo). I Canti I e
II trattano della essenza divina secondo la dottrina e le sottigliezze degli
Scolastici. Nel Canto III il poeta si sforza di mettere in versi la generazione
del Verbo, e la spirazione eterna,giusta gli astrusi concetti delle scuole.
NelIVragionadellacreazionedelMondo;nelV della natura angelica con tutte
ledivisioni gerarchiche. Nel VI e VII tratta della incarnazione del Verbo. Poi
dellaconcezione, seguendolanotasentenzadiScoto Più degno , più eccellente, più
gentile , Di non veder la sua vision divina fermazione,dellaEucaristia, dela Penitenza,edelleIna
dulgenze. Nel Codice autografo , dice il sig. Spatorno , è Jasciato in bianco
ciò che apparteneva agli altritre Sacra menti.Favellaposciailpoeta
dellapredestinazioneedel l'amore divino emondano. Quest'ultimo lo ispira contro
Usura in pravi volentier s'annida ... E cresce questa piaga al mondo ognora.
Quanto son pianegià le vie di morte ! Ne’susseguenticanti inveiscecontro
ilgiuoco; indi ra. giona delloscandalo e della fama. La terza parte del Poema
ha per soggetto ilMondo ir. visibile, e comincia dall'Inferno. E più
decente ancora all'Infinito. Della più mite dottrina poi si mostra seguace
rispetto ai fanciulli morti senza battesimo. Che poco curan giàdiveder Dio Di
quanto in sè contien filosofia. In due Canti espone la passione del Redentore ;
nè pia. ceranno a tutti le disperazioni della Vergine a piè della croce.In
duealtriCanti ragiona delBattesimo, dellaCon I La Cantica terza abbraccia la
parte teologica ; e comin cia così. Eragià fattosicom'uom selvaggio. Non hanno
danno alcun , se non quel bando Giocando insieme tutti e giubilando , Non
hannopiù sospiro alcun,nè stento, E sono al lor parer si gloriosi Siccome fanno
al mondo i più viziosi. E lisuppone occupati M Busura. Secondo
differenzia di peccati. A guardiade'superbistannoileoni,de'lasciviiporci;
de'golosi gli orsi: Viensi poial Giudizio universale Così montaro inCiel
disquadrein squadre. Ilpoema si chiude col Paradiso partito in seicapitoli. Nel
I si parla della felicità de'Giusti. Nel IIsono ricor
datituttiipiùcelebripersonaggi dell'anticaalleanza;fra quali ètaciuto
diSaloinone,che secondo l'opinionedel b.Alessandro Sauli si teneva per dannato.
NelIII si trattadegli Apostoli, dei Discepoli e degl'Innocenti, Nel IV
parlandosi de' Martiri cosi dice di S . Lorenzo . Felice tu , mia Genoa , che
l'onori , Eccelsocavalier di Cristo atleta. Giorgio chiamato, e vera insegna e
duce Di nostra gran Liguria. Flegias,Cocito,furie d'Acheronte, Aletto con
Megera e Tesifone. Lascio la Stige , e Lete , e Flegetonte, Ed ogni simulacro
de Poeti Seguendo solo l'ortodossa fonte. Ne fu già l'occhio mio cotanto ardito
Il Purgatorio delFalamonica ha forma di anfiteatro; le grotte che rinchiudono
le anime , sono dispostesotto gli scaglioni, e sopra questistanno demonii in
sembianza di animali. La valle tenebrosa ed ipfelice D'ogni ben priva,e d'ogni
male carca E le corone d'uno e d'altro impero Correr fra l'onde , e naufragar
con elle ... E come il balenar seconda il tuono. M a l'invito del Giudice
eterno agli Eletti, dice il signor Spatorno,sa troppodiquellelicenzedantesche
pena si perdonano all'Autoredella incomparabil Commedia. E
Roma,ovefursparsiisuoidolori. E di S. Giorgio. > cheap Cerbero lascio ,
Minos e Plutone , Da riveder qual fosse quello e questo. Cið gli frutterà
guerra presso gli adoratori d'ogni cosa di Dante. Venite a me del nome mio
maacipio, Diletti e benedetti dal mio padre. Che come miei fratelliio vi
recipio. Felice ancor la Spagna , dov'ei nacque , Nel V Canto si
parla ancora de martiri. Nel VI de' dottori,monaci,ronitieconfessori,ediquesti
l'ul timo è s. Bernardino di Siena. Di Bernardino parlo ,che a l'uscita Di
questa schiera il più moderno parve , Fra tanta moltitudine infinita. E chiama
s.Anna Ava del Figlio , e Socera del Padre Miserere di un cuor che in
tes'adombra ! e dichiarando di sottomettere l'Opera sua al giudizio di Santa
Chiesa. G. B. Nostro celeste in Ciel... Chiude poi ilcapitolo e tutto il
poema, volgendosi a Dio , e pregandolo Ch'io la rimetto a lisuoi santi piedi.
Tale è l'analisi che ci ha data del poema del Fala monica ilsig.Spatorno.Non
potevaquestaesserepiùam pia dovendo costituire parte di un articolo della sua
Opera. Ma egli ha lasciato maggior desideriodel medesimo, poi chè pare anoi,
che altri passi, e forse più felici, dovreb
b'essocontenere,se,comedicegli,questo poemadopola CommediadiDante,eprima
dell'Orlandofuriosodee tenersi per la migliore composizione poetica che in quel
l'intervallo l'Italia abbia avuta. Noi speriamo che il signor di Negro lo
comunicherà al Pubblico colle stampe. E vidi alfin colui che fra’ mortali più
degno par di tutto quell collegio levarsi contra tutti e batter l’ali. Dico
Aristotil posto in sì gran pregio di lor filosofanti un lume acceso E pur dal
ciel si trova dato in spregio si ch’io restai fra me tutto sospeso con l’alma
or. Falamonica. Bartolomeo Fallamonica
Gentile. Gentile. Keywords: Enea all’inferno, parodies of the Divine Comedy,
Raimondo Lullo, Bruno e Lullo, il libro dell’amante e dell’amato, ars amative.
Commedia filosofica. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Gentile” – The Swimming-Pool Library.


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